IL
BORGO
INCANTATO
Progetto extracurriculare della classe IV A
del plesso "S: Maria del Pozzo - ex Di Sarno
a.s. 2013 - 2014
La festa delle lucerne si celebra nel centro storico del nostro paese, il
Casamale, nei primi giorni del mese d’agosto, ogni quattro anni. Questa
festa in onore della Madonna della Neve, nasce in tempi lontani come
ringraziamento del raccolto e per annunciare la morte del ciclo estivo. Il
rituale, ricco di simboli magici e fantastici, prevede l’addobbo dei vicoli
medioevali con migliaia di lucerne su strutture di legno, a forma di triangoli,
quadrati, cerchi e rombi, che a sera, alimentate continuamente di olio, e
che illuminano l’antico borgo di una luce molto suggestiva. Anche
quest'anno, come ogni quattro quindi, si celebrerà questa suggestiva festa
nei primi giorni del mese di Agosto.
La scelta di questo progetto nasce dall'esigenza di divulgare le tradizioni
e la cultura popolare del nostro paese. L'intento principale è quello di far
conoscere in particolare una delle manifestazioni più importanti che si
tengono a Somma Vesuviana che richiama nel nostro paese migliaia di
visitatori dai paesi vicini e da tutta la Campania. Il progetto si propone di
stimolare negli alunni la consapevolezza delle proprie radici di
appartenenza, attraverso la conoscenza di usi, costumi, tradizioni, nel
particolare contesto geografico e culturale.
Le Origini di Somma Vesuviana
Nei luoghi dove ora sorge Somma Vesuviana, era presente in epoca preromana una
colonia italica, abitata da Sanniti, Opici (popolazione di origine campana) ed Osci.
Con la conquista romana della Campania, la cittadina divenne un luogo di villeggiatura
per i ricchi patrizi, che fecero costruire splendide ville.
Fonti storiche sostengono l'esistenza di un grande complesso residenziale, dove Augusto
avrebbe trascorso gli ultimi giorni della sua vita. Dai dati raccolti si pensa che la villa,
come del resto Somma Vesuviana, sia stata seppellita dalla lava proveniente dal Vesuvio
durante l'eruzione del 79 d.C.
La presenza "ufficiale" di Somma Vesuviana, nella storia, potrebbe risalire al 184 a.C.
quando Roma inviò il console Quinto Fabio Labeone a dirimere le controversie territoriali
tra Napoli e Nola e furono eretti per mantenere l'ordine, alcuni presidi militari, i "castri".
Uno di essi fu costruito alle falde del Vesuvio, allora ancora intero ed alto circa 3000 m. e
venne denominato Sussuvio.
Al
tempo
non
esisteva
ancora
Somma,
come
agglomerato
cittadino.
Il primo a parlare di Somma, fu Paolo Diacono, rievocando la conquista di Napoli nel 536
da parte dei Bizantini. Le devastazioni furono continue e incessanti sia per le popolazioni
barbariche che per le eruzioni del vulcano limitrofo e delle innumerevoli alluvioni
verificatesi in questo periodo storico.
Verso la fine dell'8°sec. Somma rientrò nel Ducato Napoletano e fu partecipe delle lotte
contro i Saraceni. I cavalieri di Carlo Magno combatterono contro i saraceni ed ottennero
una schiacciante vittoria in cui però persero la vita 700 francesi, 720 cavalieri, e 2000
fanti e più di 5000 soldati locali.
Nell'834 Somma è di nuovo sotto il dominio longobardo con a capo Sicardo; nell'85 torna
sotto il controllo bizantino.
Nel 1028 Somma passò ai Longobardi. Nel 1038, la zona venne annessa al territorio del
principe di Salerno, che diventò anche principe di Capua. Le terre di Somma furono
regalate alla sorella del principe, Galergrima, che sposò il normanno Giordano I, e grazie ad
esso Somma venne protetta maggiormente.
Nel 1135 arrivò re Ruggiero II ad espugnare Napoli e una parte dell'esercito fu accolta nel
Castello di Somma.
I reali angioini, negli anni del loro governo a Napoli scelsero il castello di Somma come
luogo di villeggiatura per la salubrità dell'aria, per la sua fortificata posizione e anche per i
nobili sentimenti di lealtà della sua posizione. Lo stesso Carlo I d'Angiò vi si recò molto
spesso. La rocca, nel periodo angioino fu quasi del tutto rifatta sulle fondamenta dell'antico
castello svevo.
In seguito Somma per successione paterna fu assegnata alla regina Giovanna I che più
volte si recava al castello. La città ospitò, all'epoca, uomini famosi come il pittore Montano
d'Arezzo, Giovanni Caracciolo. Il periodo feudale della città cominciò con Ferrante
d'Aragona. Dentro la rocca si era rifugiata l'amante del padre Alfonso, Lucrezia d'Alagno nel
1458. Madonna Lucrezia aveva avuto l'intero territorio come eredità e qui si fece costruire
un castello.
Nel 1467 il re Ferrante I d'Aragona ricostruisce le mura dell'antico quartiere della città,
che corrono per circa tre miglia intorno, dando accesso quattro porte (porta "S.Pietro",
del "Castello", dei "Formosi" e dei "Piccioli"), all'attuale centro storico, oggi conosciuto
come rione Casamale. Il re Ferrante strinse assediò la rocca, per tenere sotto controllo
Lucrezia D'Alagno e il suo patrimonio. Egli consapevole dell'importanza strategica della
città, la diede in feudo, prima a suo figlio, il cardinale Giovanni e poi alla propria
moglie.
I successori di Ferrante furono: Alfonso II, Ferrantino, e Federico d'Aragona. La quarta
regina di Napoli fu Giovanna d'Aragona che dimostrò subito il suo attaccamento alla
rocca. Ella conferì alla città il diritto del Mastro-mercato. Tale privilegio rimase fino al
1806, quando le autorità napoleoniche lo annullarono.
Somma comunque riuscì, a costo di duri sacrifici, ad affrancarsi dal feudalesimo,
firmando lo strumento di liberazione, il 3 ottobre 1586.
Iniziò così per tutta la città, un importante periodo di sviluppo ed essa venne governata
da un parlamento, composto da 40 deputati che eleggevano tre sindaci. L'autorità regia
era rappresentata dal governatore.
LA FESTA
Naviga nella mappa
per approfondire
i contenuti
LA FESTA
IL CASAMALE
DELLE
LA LUCERNA
LUCERNE
LE ORIGINI
I VICOLI
DELLA
FESTA
L’ALLESTIMENTO
LA MADONNA
DELLA
NEVE
SIGNIFICATO
DELLA
LUCERNA
SIMBOLOGIA
DELLE
FIGURE
GEOMETRICHE
. L’antico borgo medievale del Casamale si conserva ancora integro, nonostante le evidenti
tracce di manomissioni consistenti in interventi in calcestruzzo tra le antiche murature in
pietra. Il borgo si sviluppa sulla dorsale del Monte Somma, tra i 180 ed i 220 m.s.l.m. e
consiste in uno spazio delimitato da antiche murazioni ancora oggi ben visibili che
individuano un confine con il resto dell’abitato. Il borgo è "astutamente" protetto a Sud dal
Monte Somma, a Est dall’Alveo Fosso dei Leoni e a Ovest dall’Alveo Cavone del Purgatorio.
Attorno al centro, l’attuale Collegiata, si sviluppa un impianto medievale fatto di vie strette,
alcuni archi, con le coperture delle case che sembrano toccarsi non consentendo al sole di
filtrare. Le costruzioni presentano una colorazione grigia e spesso si trovano importanti archi
d’ingresso in piperno. I balconi delle abitazioni, ornati da parapetti di ferro battuto, sono poco
sporgenti e sono impostati su robuste soglie di piperno lavorato. Elementi architettonici del
XVI, XVII e XVIII secolo sorgono accanto alle costruzioni medievali, tra cui palazzo Colletta–
Orsini, il palazzo Basadonna, il Monastero della Monache Carmelitane, palazzo Secondulfo.
Questo importante patrimonio d’arte e di cultura ha subito purtroppo numerose manipolazioni
che hanno distrutto in poco tempo strutture che si mantenevano intatte da secoli. Il Borgo
Casamale è legato da anni alla tradizionale e suggestiva “Festa delle Lucerne”, che si svolge
ogni 4 anni, fatta di vedute pittoresche e di giochi prospettici; le lucerne che nel centro storico
tratteggiano con tocchi di colore e intensa e calda luminosità, angoli e scorci di vicoli,
pongono in risalto il patrimonio storico/artistico e culturale di Somma Vesuviana.
Appassionati artigiani esponendo i propri lavori, mettono in luce un passato su cui continuare
a costruire, un passato che affascina e coinvolge i cittadini e i visitatori.
MAPPA
IL CASAMALE
•
Il borgo del Casamale prende il nome dalla aristocratica
famiglia dei Causamala, che compare per la prima volta in
un atto di locazione del 1011. Circondano il borgo le
antiche mura aragonesi, consolidate nel 1467 dal re
Ferrante d’Aragona. Tali mura servivano per il
contenimento dei terrapieni intorno alla Terra Murata.
Quattro porte si aprono ancora lungo le mura: Porta
Terra o Porta San Pietro situata sul lato Nord, Porta
Formosi o Porta Marina situata sul lato Ovest, Porta della
Montagna o Porta Castello situata sul lato Sud, Porta
Piccioli o Porta Tutti i Santi situata sul lato Est.
Il nucleo centrale del Casamale è un edificio ecclesiastico, il convento dei Padri
Eremitani di Sant’Agostino con la cappella titolata prima a San Giacomo e poi, dopo la
costruzione della chiesa, a Santa Maria della Sanità. Nel 1595 la chiesa fu insignita del
titolo di Collegiata cambiando il nome di Santa Maria Maggiore. Il Casamale racchiudeva
tra le sue mura, oltre alla imponente Collegiata, conventi e palazzi dell’aristocrazia che
occupavano solo in misura parziale le insule. Questi terreni sono stati pian piano
occupati e abitati da coloni, commercianti, artigiani
I VICOLI
Da quando è stata ripristinata, la “festa delle lucerne” è diventata un
richiamo, una curiosità, per tanti visitatori che vengono anche da molto
lontano per vivere un sogno, un incanto.
Ma il sogno lo vivono anche gli abitanti del borgo, perché lo spazio dove si
celebra il rito delle lucerne è racchiuso tra le Mura Aragonesi e prende vita
negli strettissimi vicoli, i cui nomi ricordano episodi, tragedie o
semplicemente famiglie importanti o soprannomi.
E così si illuminano suggestivamente il Vico Torre, Giudecca, Cuonzolo,
Puntuale e il Vico Malacciso, Piccioli, Coppola e altri ancora, come il Vico
Zoppo, Stretto, Lentini e Perzechiello.
MAPPA
LA FESTA DELLE LUCERNE
Oggi la festa delle lucerne si celebra nei primi giorni del mese d’agosto, ogni quattro anni. Il luogo
dove si svolge è il centro storico del nostro paese, il Casamale.Questa festa nasce in onore
della Madonna della Neve, in ringraziamento del raccolto e per annunciare la morte del ciclo
estivo.Il rituale, ricco di simboli magici e fantastici, prevede l’addobbo dei vicoli medioevali
con migliaia di lucerne su strutture di legno, a forma di triangoli, quadrati, cerchi e rombi, che
a sera, alimentate continuamente di olio, illuminano l’antico borgo di una luce molto
suggestiva.Il fascino di questa festa è tutto racchiuso in un gioco di luci e di prospettive, nella
manualità e nella fantasia degli abitanti del luogo che, personalmente, curano la costruzione
delle strutture per le lucerne e preparano festoni con edere e felci.La festa, della durata di tre
giorni, si conclude con la processione della Madonna della Neve nell’ultimo giorno: dai
balconi si leva un canto di donne, raccolto, dolce, una cantilena che è un insieme di lutto e di
malinconia, con le vocali modulate all’infinito, quasi un pianto.Si pensa che sia cantato da
sole donne perché risale alle feste in onore di Adone, il mitico giovanetto amato da Venere,
dea dell’Amore.A questa festa sono stati attribuiti molti significati: che venga celebrata nel
mese di agosto può significare, per esempio, la fine dell’annata agricola.L’addobbo dei vicoli
prevede l’allestimento di scene di vita quotidiana, come tavole apparecchiate alle quali
siedono gli abitanti stessi del vicolo o anche pupazzi. Questo banchetto può anche
simboleggiare il cosiddetto “consuolo”, che nei tempi passati veniva offerto alle famiglie che
avevano perso una persona cara.La presenza della Madonna della Neve in questa festa deriva
da un’antica leggenda del Medioevo nella quale si racconta che nella prima settimana del
mese di agosto, a Roma, sarebbe caduta tantissima neve: come segno miracoloso della
Madonna che fu chiamata, perciò, “della neve”.
MAPPA
LE ORIGINI DELLA FESTA
La manifestazione dell'illuminazione dei vicoli del rione Casamale, con migliaia di
piccole lucerne ad olio, è un rito unico, tramandato da secoli. Oggi,
impropriamente, è chiamata "Festa delle lucerne", ma in origine, come si legge in
un documento del 1757, trovato presso l'Archivio di stato di Napoli, si chiamava
"Rito delle lucernelle".
Non si hanno notizie dello svolgimento di questo rito negli anni. Di certo si sa che
fu interrotta a causa della seconda guerra mondiale. Nel 1951, per volere di Don
Armando Giuliano, parroco della Chiesa di San Pietro, al Casamale, fu ripristinata
ed ebbe molto successo per le sue caratteristiche popolari, poi fu nuovamente
accantonata per circa 20 anni.
Negli anni settanta dopo circa due decenni di interruzione la Festa delle Lucerne
venne ripresa grazie all'interessamento del circolo dell'ARCI che la "riscoprì" e la
ripropose nelle sue forme più autentiche.II Borgo Casamale quartiere del comune
di Somma Vesuviana è l'unico centro murato dell'intera provincia di Napoli e la
festa del 1978 fu l'occasione per lanciare una petizione popolare con lo scopo di
convincere l'amministrazione comunale ad acquistare il Palazzo D'Alagno da
destinare a Museo dell'arte contadina e di tradizioni popolari, nonché sede
dell'archivio multimediale di tutto il materiale documentativo riguardante la Festa
delle Lucerne e le altre feste tradizionali ancora vive sul nostro territorio.
L'edizione del 1981 nacque con l'idea della "festa proposta" con cadenza
quadriennale più consona alle mutate abitudini degli abitanti del Casamale
non più legati, come nel passato, ai ritmi del ciclo agrario. Con l'istituzione
del Parco Nazionale del Vesuvio l'edizione del 1994 la festa fu incentrata
sulla possibilità di commercializzazione dei principali prodotti tipici del
territorio, con la speranza che alcune attività artigianali e turistiche
potessero trovare una loro collocazione permanente anche dopo il periodo
della festa.
Con il passare degli anni la Festa delle Lucerne ha assunto principalmente
un ruolo di opportunità e di emancipazione culturale e sociale del Casamale.
Le piccole lucerne accese vogliono illuminare la necessità di migliorare il
Borgo Antico e restituirne tutta la dignità che merita per la sua unicità e
storicità.
POESIA:
“A’ FESTA D’ ‘E LLUCERNE”
MAPPA
L’ALLESTIMENTO
Ogni 4 anni gli abitanti del Casamale, nei giorni precedenti la festa, si riuniscono per
decidere su tutta l’organizzazione: sulla distribuzione dei compiti, su come addobbare i
vicoli e su tutto ciò che serve per l’allestimento .
C’è chi gira per raccogliere le offerte per affrontare le spese necessarie, chi si occupa
di acquistare con i soldi raccolti l’olio e le lucerne nuove per sostituire quelle rotte o
quelle che sono in cattivo stato, chi prepara gli impalcati di legno, chi raccoglie in
montagna le “frasche” di castagno e di felce per ornare i vicoli, chi prepara festoni di
carta velina colorata e ghirlande di carta come se fossero dei veri merletti.
Tutti, quindi, collaborano e partecipano attivamente e con entusiasmo ai preparativi
della festa facendo a gara affinché tutto sia pronto. Ma la vera gara inizia quando
vengono allestiti i vicoli, perché ognuno vuole illuminare al meglio il proprio vicolo, lo
vuole abbellire, ciascuno con i telai di un’unica forma geometrica assegnata,
ponendoli uno dietro l’altro, dal più grande al più piccolo in modo da formare un effetto
ottico che porta lontano. E si adornano allora i vicoli non solo con le felci e le foglie di
castagno formando “la cupola”, ma vi si aggiungono tante altre decorazioni, come “e
cape e morte”, le zucche svuotate e lavorate per dar loro la forma di teschi e dopo
illuminate, ( come quelle di Halloween), “ ‘o signore e ‘a signora”, fantocci che
rappresentano una coppia, seduti ad una tavola imbandita e vicino attrezzi da lavoro o
oggetti domestici, fontane o laghetti o fiumiciattoli, dando ampio sfogo alla fantasia e
alla creatività manuale.
MAPPA
LA MADONNA DELLA NEVE
Il centro della festa è senz'altro il culto della
Madonna. Inizialmente la festa era certamente
collegata a particolari riti agricoli che celebravano la
fine del ciclo produttivo, quindi come ringraziamento
per il raccolto o, comunque, come momento della
"morte" dell'estate. Il passaggio dalla venerazione
pagana a quella cristiana è collegata alla "morte della
Madonna, (15 agosto) e avviene, presumibilmente,
nel Medioevo, quando viene aggiunto anche
l'appellativo "della Neve", per ricordare l'evento
miracoloso di una abbondantissima nevicata a Roma
verificatasi all'inizio del mese di agosto.
Il 5 agosto, giorno della festa della Madonna della Neve, la statua lignea di fattura barocca
raffigurante la Madonna con il Bambino, viene esposta nella Collegiata alla devozione dei
fedeli.L'ultimo giorno della festa la Madonna viene venerata con una processione molto
commovente; la statua viene portata a spalla sul sagrato della Collegiata, mentre dai
terrazzi intorno,voci di donne nascoste alla vista dei fedeli, intonano un canto che ricorda
una nenia funebre. Dopo il canto, la statua della Madonna viene portata in processione
presso le quattro porte di accesso al borgo murato, quasi a protezione del popolo, per la
benedizione dei fedeli. La processione chiude la festa e, in genere, solo allora, pare, ci si
possa concedere suoni, canti e balli.
TESTO DELLA CANZONE
MAPPA
Madonna della Neve
O MADONNA DELLA NEVE,
O MADONNA DELLA NEVE,
PUOI AIUTARE I TUOI FEDELI,
PUOI AIUTARE I TUOI FEDELI.
TUOI FEDELI LI PUOI AIUTARE,
TUOI FEDELI LI PUOI AIUTARE,
O REGINA DELLA PIETA',
O REGINA DELLA PIETA'.
TUTTI I LUMI ILLUMINATI,
TUTTI I LUMI ILLUMINATI,
O REGINA DELLA PIETA',
O REGINA DELLA PIETA'.
A LI PIEDI DELLA MONTAGNA,
A LI PIEDI DELLA MONTAGNA,
S'E' CALATA NA BELLA STELLA,
S'E' CALATA NA BELLA STELLA
.
AL CHIARORE DEL SOLE ARDENTE,
AL CHIARORE DEL SOLE ARDENTE,
MOLTA NEVE LA BIANCHEGGIO',
MOLTA NEVE LA BIANCHEGGIO'.
NUJE SIMMO DDUJE ANGIULILLE
E DAL CIELO NUJE SCENNIMMO,
E DAL CIELO NUJE SCENNIMMO
.
E SCENNIMMO CU LA REGINA,
PER DAR GLORIA A GESU' BAMBINO,
PER DAR GLORIA A GESU' BAMBINO.
O MADONNA DELLA NEVE,
E TU PROTEGGI E TU SOSTIENI,
E TU PROTEGGI E TU SOSTIENI.
E SOMMA TU LA MANTIENI,
E LA MANTIENI PER OGNI ETA',
E DACCI UN POCO DI FELICITA',
E DACCI UN POCO DI FELICITA'.
MAPPA
LA LUCERNA
Le prime lucerne, come anche
quelle greche e romane, sia di
epoca repubblicana che di epoca
imperiale, erano solo funzionali,
prive di decorazione figurata o
con decorazioni molto semplici.
Successivamente la lucerna fu
usata anche come mezzo per la
distribuzione di messaggi, riferiti
quasi esclusivamente a divinità,
ad attività gladiatorie o a scopo
pubblicitario di vario genere.
Il materiale usato per la fabbricazione delle lucerne fu per lo più l'argilla, ma si
usò anche il bronzo, l'argento, l'oro ed il vetro.
Inizialmente erano modellate a mano, ma in seguito si passò all'uso del tornio
e ad una produzione in serie.
In una lucerna si distinguono 3 parti: corpo,beccuccio e anse; proprio la
variazione delle varie parti, attraverso il tempo, permettono una datazione
delle lucerne.
MAPPA
SIGNIFICATO
DELLA
LUCERNA
Il termine “lucerna” indica una minuscola sorgente di luce e ci riporta subito in un
passato lontano.La lucerna, infatti, era una lampada di uso domestico dove, per
mezzo uno stoppino, venivano bruciati l'olio o il grasso animale.
Oltre a servire per l'illuminazione delle case, le lucerne furono usate anche negli
edifici pubblici e nei templi, al posto delle fiaccole. La lucerna aveva anche una
funzione liturgica e votiva: nelle catacombe, infatti, era usata dai primi cristiani
per l’illuminazione dei luoghi di culto e per onorare Dio; veniva usata, poi, nei riti
funebri, posta sulle tombe o nelle tombe stesse come dono per accompagnare il
defunto, divenendo, quindi, immagine della luce divina e simbolo di rinascita e di
resurrezione. Nel linguaggio figurato mistico e spirituale, il termine "lucerna" è
sinonimo di luce suprema, di purezza e di verità, mentre in quello figurato
indica guida morale.
Nella cultura popolare la lucerna indica gli organi
genitali dell’uomo e della donna, ma raffigura anche il
lumino che portiamo al cimitero; non si può tralasciare
di dire che rappresenta il legame tra la vita e la morte.
Infine, la lucerna significa la vita stessa dell'uomo,
come se l'olio contenuto nella lucerna corrispondesse
al corso della vita: quando la porzione di olio assegnato
si consuma, si "deve morire".
MAPPA
SIMBOLOGIA
DELLE FIGURE GEOMETRCHE
Le figure geometriche sono la metafora della Montagna e fanno parte di un
sistema di collegamento tra diversi elementi: abbiamo così il ciclo dalla luce al
buio e dal buio alla luce, il ciclo Cielo-Terra-Alto-Basso, e il ciclo Vita-Morte-Vita
e così all’infinito, come sottolineato dai prolungamenti che si osservano
guardando il vicolo in tutta la sua lunghezza.
Per dare significato alle varie forme geometriche delle strutture si può dire che:
Il quadrato è il simbolo della Terra, del
creato e delle fondamenta; rappresenta la
delimitazione, una specie di recinto sacro
come un Tempio. Plutarco diceva che nel
quadrato erano presenti i quattro elementi:
Acqua, Fuoco, Terra e Aria, tenuti insieme
da Rhea, madre degli dei e Madre Terra.
Il triangolo contiene anch’esso i quattro elementi, ma a seconda della forma:
quello isoscele è simbolo del Fuoco (i suoi lati salgono insieme verso l’alto,
come le fiamme), quello scaleno, invece, è simbolo dell’acqua, quello equilatero
simboleggia la Terra, mentre quello rettangolo l’Aria. Inoltre il triangolo
rappresenta lo spazio chiuso, perfetto, come il numero 3 e, ancora, con la punta
in su rappresenta il fuoco e con la punta in giù l’acqua.
Il cerchio è simbolo della perfezione, di ciò che non ha inizio e non ha fine; ha
anche il significato del tempo ciclico, così come veniva suddiviso per misurare il
tempo.
La spirale è simbolo della crescita e dello sviluppo, dell’infinito e della vita che
continua.
Il rombo fa riferimento a varie simbologie: i
Greci facevano divinazioni attraverso dei
legnetti a forma di rombo, così come gli Indiani
d’America; in Calabria, ancora oggi durante la
mietitura, viene posto un rombo di legno sui
covoni; anche nei dolci natalizi troviamo il
rombo nel mostacciuolo e
nella pasta di
mandorla; il rombo ricorda anche il terremoto , il
tuono e l’eruzione del vulcano.
MAPPA
'A fèsta d' 'e llucerne
Ogni qquatt’anne a‘ fèsta d’ ‘e llucèrne
Aùsto porta ‘nt’ o paese mìo,
e ppe’ qquatt’anne po’, cresce ‘o desìo
ancora n’ata vota d’ ‘a vedé.
E’ nnata forse pe’ scaramanzìa
contr’ a pperiglio ‘e fuoco d’ ‘o Vesuvio
ch’assaje cchiù ddanno fa de ‘nu diluvio
si - arrassusìa! – se mette a vvummecà?
E ssòrta nun po’ essere da rìto
ca ‘nt’ ‘e ccampagne se facéa ‘na vota
pe’ ffà ch’ ‘a malatìa stesse rimòta,
d’ ogni ffamiglia e d’ogni pproprietà?
‘Nce sta pure chi dice ch’ ‘a lucerna,
vulenne a verità mettere annùra,
è simbolo d’ ‘a Natura,
ca trasmette ‘a vita pe’ ll’eternità.
E cchella lampa ca ‘nce luce arìnto
jenn’ ‘o principio stesso ‘ Matre Tèrra,
ca tuttavòta dint’ a matra ‘nzèrra
‘a forza ca fa crescere e ccrià.
O ca dint’ a cciascuna lampetella
‘nu spireto paisano ‘nce sta ‘ntrìso:
cu ttutto ch’è bbiato ‘mparavìso,
vò ‘nt’ ‘o paese ‘e bbote riturnà.
MAPPA
Prof. Salvatore De Stefano
LA MADONNA
Scarica

festa delle lucerne - Terzo Circolo di Somma Vesuviana