STAGIONE
2008-09
e dintorni
Martedì
19 maggio 2009
ore 20.30
Sala Verdi
del Conservatorio
Haydn Ensemble Berlin 22
Hansjörg Schellenberger direttore
Consiglieri di turno
Direttore Artistico
Salvatore Carrubba
Alberto Conti
Paolo Arcà
Con il contributo di
Con il contributo di
Con la partecipazione di
Sponsor istituzionali
Sponsor “Bach e dintorni”
Con il patrocinio e il contributo di
Con il patrocinio di
È vietato prendere fotografie o fare registrazioni, audio o video, in sala
con qualsiasi apparecchio, anche cellulare.
Iniziato il concerto, si può entrare in sala solo dopo la fine di ogni composizione,
durante gli applausi.
Per assicurare agli artisti la migliore accoglienza e concentrazione e al pubblico
il clima più favorevole all’ascolto, si invita a:
• spegnere i telefoni cellulari e altri apparecchi con dispositivi acustici;
• limitare qualsiasi rumore, anche involontario (fruscio di programmi, tosse…);
• non lasciare la sala prima del congedo dell’artista.
Haydn Ensemble Berlin
Hansjörg Schellenberger
direttore
Iwona Sobotka soprano
Mijke Sekhuis soprano
Aleksander Kunach tenore
Leif Aruhn-Solén tenore
Dominik Wörner basso
Franz Joseph Haydn
(Rohrau 1733 - Vienna 1809)
L’infedeltà delusa
Burletta per musica in due atti
Libretto di Marco Coltellini
Atto primo (72’)
Intervallo
Atto secondo (67’)
Il concerto è registrato da
Il primo giorno di settembre del 1773 l’imperatrice Maria Teresa, accompagnata da un nutrito seguito e dai figli più giovani, si recò in visita al castello di
Esterháza. La visita rappresentava il coronamento dell’ascesa politica e sociale
della famiglia Esterházy, legati alla dinastia degli Asburgo da comprovati vincoli di lealtà e fedeltà abbondantemente ricompensati nel corso dei secoli. Maria
Teresa si trattenne soltanto due giorni nella reggia fiabesca eretta nel mezzo di
un territorio desolato e paludoso dal principe Nicolaus, diventato erede del
feudo famigliare nel 1762 alla morte del fratello Paul II Anton. L’augusta visitatrice venne accolta nella maniera più sfarzosa e festeggiata con tutte le risorse
a disposizione, a cominciare dal fiore all’occhiello della corte del Principe, la
famosa orchestra diretta da Franz Joseph Haydn. Il servizio musicale alla corte
di Nicolaus era estremamente ricco e toccava ogni genere di spettacolo musicale, compreso l’opera e il teatro di marionette, sotto il controllo scrupoloso di
Haydn. All’imbrunire del giorno del suo arrivo, Maria Teresa assistette come
primo segno di benvenuto alla rappresentazione di una recente opera di Haydn.
Il libretto in mano all’Imperatrice, rilegato in damasco, recava un’iscrizione in
italiano: “L’infedeltà delusa / Burletta / per musica in due atti / da rappresentarsi / in Esteràz. / nell’occasione del gloriosissimo / arrivo quìvi / de sua Maestia. /
L’Imperatrice Maria / Theresia. / Sul teatro di S.A. il Prencipe / Nicolò /
Esterhazy / de Galantha.”
L’opera era stata scritta poche settimane prima in occasione di un’altra festa
nella reggia, l’onomastico della vedova del principe Paul II Anton, la principessa Maria Anna Luisa, che cadeva il 26 luglio. La vecchia principessa era una
nobildonna italiana, figlia del marchese Ferdinando Lunati Visconti, e viene
definita dal conte von Zinzendorf, nelle sue memorie, “liebens- und verehrungswürdige Dame”, amabile e venerabile dama. La coppia, rimasta senza figli,
aveva a lungo vissuto a Napoli, dove Esterházy era stato inviato come ambasciatore. Una vivace opera buffa italiana rappresentava di conseguenza un opportuno omaggio alla principessa Maria Anna, che poteva apprezzare meglio di chiunque altro probabilmente certe scene comiche dell’opera come il duetto tra
Nencio e Vespina travestita da servo tedesco del Marchese di Ripafratta. Il
libretto di entrambe le rappresentazioni, quella per Maria Anna e quella per
Maria Teresa, taceva tuttavia il nome del poeta. L’autore del testo, Marco
Coltellini, compare invece nel libretto di un’opera omonima rappresentata a
Firenze nel 1783, su musica di un certo Michele Neri Bondi (1750 - 1822 ca.),
prolifico autore e interprete locale di commedie musicali. Grazie a questa notizia e al confronto tra i due libretti sappiamo chi fosse l’autore del testo musicato da Haydn e anche per quale motivo fosse stato omesso il suo nome. Marco
Coltellini era nato a Montepulciano nel 1724, ma aveva cominciato la sua attività
letteraria a Livorno. Qui in particolare aveva avviato un’impresa editoriale, rilevando una stamperia e pubblicando vari lavori di ispirazione illuministica, tra i
quali Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria, libro proibito nell’Impero
asburgico, e la prima versione italiana dell’Encyclopedie di Diderot e
D’Alambert. Nel 1764 Coltellini riuscì tuttavia a farsi nominare poeta di corte a
Vienna, grazie all’influenza di Ranieri de’ Calzabigi, scrivendo libretti per musicisti importanti come Gluck, Salieri e il giovane Mozart (La finta semplice e la
revisione della Finta giardiniera). I rapporti con la corte tuttavia si guastarono, a causa di certi testi satirici a lui attribuiti che colpivano la figura di Maria
Teresa, tanto che nel 1772 Coltellini lasciò Vienna e si recò a San Pietroburgo,
dove morì nel giro di pochi anni.
L’infedeltà delusa è una commedia da annoverare senz’altro tra i lavori convenzionali dell’opera buffa italiana, sebbene sia pervasa da uno spirito improntato
ai valori del Settecento libertario. L’esile trama della vicenda, ambientata nel
mondo dei contadini toscani, è confezionata con gli ingredienti tipici di quel
genere di teatro. Tra i personaggi spicca la figura astuta di Vespina, tagliata su
misura per il talento istrionico della prima interprete Magdalena Frieberth. Nel
repertorio della scaltra contadina, parente per intraprendenza e amore del
denaro della Despina di Mozart, abbondano i personaggi en travesti, che si rincorrono nella seconda parte con un ritmo indiavolato da commedia dell’arte: una
vecchia, un servo tedesco, un nobile d’alto lignaggio, un servitore e un notaio.
Ma erano soprattutto le parole messe in bocca a Vespina, nelle ridicole sembianze del Marchese di Ripafratta, a rappresentare una pericolosa parodia, specie se
pronunciate in presenza della rigida imperatrice Maria Teresa: «Il Marchese
son io di Ripafratta, che ha feudi e marchesati, baronie e principati, e che di
nobilitade a centinaia numera i quarti, e gli misura a staia». Un passo come questo rivela la vena polemica di Coltellini, che contrappone il mondo semplice e
sano dei contadini alle false lusinghe della vita signorile e agli ingiusti privilegi
della nobiltà. La Rivoluzione francese tuttavia è ancora lontana, qui il quarto
stato non assume ancora un aspetto minaccioso e i deboli si accontentano di
ristabilire la giustizia rintuzzando la prepotenza con l’astuzia. I promessi sposi,
Sandrina e Nanni, non appartengono solo al tradizionale gruppo dei “poveri ma
belli”, ma rappresentano anche il nucleo pulito dei sentimenti umani. Attorno a
loro, ruota un mondo inquinato dall’avidità e dal potere del denaro. Il padre di
Sandrina è pronto a sacrificare la figlia per interesse, mentre Vespina, sorella di
Nanni, si ribella solo per non perdere le (modeste) ricchezze di Nencio, il quale
viceversa pensa di poter calpestare per la sua posizione i sentimenti di Sandrina
e della vecchia fidanzata Vespina.
Sulla base di un libretto così esile, Haydn rivelò un istinto teatrale di prim’ordi-
ne, riuscendo a fondere in maniera fluida e naturale il linguaggio della musica
strumentale alle forme tradizionali dell’opera buffa italiana. L’apprendistato con
Nicola Porpora, malgrado i metodi ruvidi dell’anziano maestro, aveva lasciato il
segno, rivelando a Haydn i segreti della scrittura vocale. Le parti dei vari personaggi sono scritte evidentemente sulle caratteristiche individuali degli ottimi
cantanti al servizio del Principe. L’aria di Nencio “Chi s’impaccia di moglie cittadina” (n. 12), benché priva di passaggi virtuosistici, mostra per esempio come
Leopold Dichtler, un cantante che prese parte a tutte le opere di Haydn, dovesse possedere una voce di notevole estensione, oltre due ottave. La serenata di
Nencio alla finestra di Sandrina, tra l’altro, rappresenta una delle più singolari
dichiarazioni d’amore mai ascoltate in palcoscenico, visto che enumera solamente i motivi per cui è preferibile evitare di prender moglie in città, ignorando qualunque pregio della ragazza. La semplicità del mondo contadino non corrisponde tuttavia al linguaggio musicale di Haydn, che infonde nei numeri dell’opera
una vitalità strumentale sconosciuta alla maggior parte dei lavori italiani del
tempo. L’Introduzione (n. 2), per esempio, è costituita da un ampio concertato in
fa maggiore di tutti i personaggi, che esprimono semplicemente il piacere di
stare all’aria aperta in una sera d’estate. La prima parte, senza Sandrina, sfrutta un linguaggio polifonico degno di un lavoro di musica sacra, non privo di alcuni procedimenti contrappuntistici come il canone e l’imitazione. L’ingresso di
Sandrina trasforma la situazione in una scena pastorale, con il nuovo ritmo di 3/8
e il timbro della coppia di oboi in primo piano nell’orchestra. L’azione si finge
infatti in una campagna di cartapesta, in un’Arcadia dove tutto diventa simbolo
e metafora di cose e sentimenti. La sensibilità di Haydn conferisce tuttavia alla
disperazione dei due innamorati, Sandrina e Nanni, degli accenti più realistici,
di autentica passione. L’aria di Sandrina “Che imbroglio è questo!” (n. 6) esprime il subbuglio del suo cuore, dopo la decisione del padre di maritarla al contadino benestante Nencio, con una parallela tensione del tessuto armonico, mentre la successiva aria di Nanni “Non v’è rimedio” (n. 8), reazione impulsiva d’ira
impotente al colloquio con la povera Sandrina, rappresenta l’unico numero
musicale di tonalità minore dell’opera, fa minore, sostenuta da una scrittura
orchestrale robusta nello stile delle Sinfonie Sturm und Drang di quegli anni.
Merita di essere segnalata anche l’insolita distribuzione dei ruoli vocali, che
vede il giovane amoroso impersonato da un basso e il vecchio padre da un tenore. La struttura dell’opera è conforme al modello tradizionale, con un’equa
distribuzione delle arie tra i cinque personaggi, a eccezione di Vespina. La protagonista, infatti, nell’Atto II canta ben tre arie solistiche e in generale domina
la scena con la lunga serie di travestimenti e d’imbrogli per mandare a monte il
matrimonio di Nencio. Da questo punto di vista L’infedeltà delusa manifesta un
certo squilibrio drammaturgico tra le due parti. L’Atto I potrebbe infatti avere
degli sviluppi più interessanti, specie nelle mani di un musicista come Haydn,
che dimostrava con la musica di saper scavare più a fondo nel cuore dei personaggi. La seconda parte invece risolve l’intreccio con mezzi più tradizionali e
sostanzialmente legati al talento comico dell’interprete. La mano di Haydn si
rivela infallibile soprattutto nelle scene concertanti. I due finali, in particolare il
primo, rappresentano delle scene musicali architettate in maniera molto robusta. La struttura tonale dell’opera disegna un arco perfetto, che va dal do maggiore dell’Ouverture al sol maggiore del Finale I e torna alla fine al do maggiore iniziale con l’ultimo concertato. La partitura autografa, priva di una specifica
Ouverture, comincia direttamente dall’Introduzione n. 1. La mancanza di un
foglio d’intestazione, con l’abituale iscrizione “In nomine Domini”, rivela tuttavia l’esistenza di una sinfonia per l’opera. Diverse introduzioni strumentali per
lavori vocali finirono in una raccolta pubblicata a Vienna da Artaria nel 1782,
intitolata Sei Sinfonie a Grand Orchestra. Tra queste gli studiosi hanno individuato quella che in origine doveva appartenere all’Infedeltà delusa e che è stata
adottata a partire dagli anni Cinquanta, nella revisione di Walter Senn, dalla
maggior parte degli interpreti.
Oreste Bossini
Franz Joseph Haydn
L’INFEDELTÀ DELUSA
Burletta per musica in due atti su libretto di Marco Coltellini
Vespina, Iwona Sobotka (soprano)
Sandrina, Mijke Sekhuis (soprano)
Filippo, Aleksander Kunach (tenore)
Nencio, Leif Aruhn-Solén (tenore)
Nanni, Dominik Wörner (basso)
ATTO PRIMO
1.
OVERTURA
Scena prima
Campagna con la casa di Filippo, ed
altre case di contadini in lontananza
2.
INTRODUZIONE
Vespina, Filippo, Nencio, Nanni
Bella sera, ed aure grate,
Che del giorno cancellate
L’eccessivo, e gran calor.
Più serene ancor spirate,
I nostri voti secondate,
Rallegrate il nostro cor.
Filippo
Ehi! Signor ci siamo intesi,
Nencio
Si, Signor il tutto appresi,
Filippo, Nencio
Non occorre più parlar.
(Nencio parte)
Vespina
Parte senza dirmi addio!
Nanni
Dove mai sarà il ben mio?
Vespina, Nanni
Già comincio a sospettar.
Vespina, Filippo, Nanni
Il ciel cospiri al mio disegno
Ché d’un’opra già m’impegno
Con giudizio a trionfar.
Sandrina
Ah padre, che tale mi siete,
E m’amate,
Su ditemi il resto, bel bello parlate,
Ch’or ora per me,
Non c’è niente da far.
Filippo
Adesso mia fìglia tacere conviene,
Discorsi segreti non sempre si tiene
Capisci? M’intendi? Non oso parlar.
Vespina, Nanni
In vero sarebbe grand’inciviltade
Privarvi dell’agio, e la libertade:
Sorella
Andiamo
per ora a cenar.
Fratello
Tutti
Ciascuno si serva,
S’accomodi ognuno,
Potremo vederci
Col tempo opportuno,
Potremo contenti tra noi conversar.
(Vespina e Nanni partono)
3.
RECITATIVO
Filippo
Sì figliola, alla fine
T’ho trovato marito.
Sandrina
E quando?
Filippo
Adesso
S’è conchiuso il negozio.
Sandrina
Con Nanni?
Filippo
Oh Nanni appunto! il poveraccio
Si può spazzar la bocca.
Per questa volta a lui
Non gliene tocca.
Sandrina
Ma...
Filippo
Non c’è tanti ma, figliola mia,
Nanni è povero.
Sandrina
Ed io, che son ricca?
Filippo
Il sarai.
Sandrina
Cosa m’importa
Quando ricca sarò,
Se non sarò contenta?
Filippo
E perché no?
Sandrina
Perché vo’ bene a lui.
Filippo
Tu mi fai ridere.
Or vorrai bene a questo.
Sandrina
E che si puole
Voler ben, quando torna
A chi si vuole?
Filippo
Sicuro. Le ragazze
Non hanno volontà.
Sandrina
Ma quando vien da sé, come si fa?
Filippo
S’ubbidisce e si tace.
Oh questa è bella!
Io ti trovo marito,
Un ottimo partito, un giovanotto
Che lavora sul suo, che il dì di festa
Ha il capello di feltro,
E carne al fuoco.
E fai la schizzinosa, e ti par poco?
Sandrina
Ma il mio Nanni?
Filippo
Al tuo Nanni
Non ci si pensa più.
Sandrina
Non è possibile.
Io lo veggo ogni giorno,
Io lo sogno ogni notte, o non volendo
Mi ci verrà pensato; anzi nel mentre
Che proporrò scordarmene,
Che ubbidirvi vorrò come conviensi,
Bisognerà per rabbia, ch’io ci pensi.
Filippo
Sai tu, ch’io sono stracco
Di stare a tu per tu?
Sandrina
Che andate in collera?
Filippo
Oh cappita! Mi scappa!
Dovrò aver una lite,
Per far la tua fortuna?
Sandrina
Ebben sentite!
Facciam così. Datemi voi marito,
Io lo terrò per ubbidirvi, e poi,
Vorrò bene al mio Nanni.
Filippo
Oh no figliola.
Non s’usa, che in città, cotesta scuola,
È comodo il compenso, e fra Signori
S’è introdotto, e si loda; ma fra noi
Una Donna, che’tien cotesta regola,
Si battezza per frasca,
E per pettegola.
Sandrina
Ma cosa devo far, se Nanni viene
Con tanta leggiadria...
Filippo
Gli si voltan le spalle, e si va via.
4.
ARIA
Filippo
Quando viene a far l’amore,
Gli hai da dir sempre di no.
Mi vuoi bene? No signore.
Vuoi sposarmi? Signor no.
Io so ben quel che mi fo,
Son tuo padre, e vo’ così.
Per non stare a tu per tu
Alla fin si lascia li.
Guarda ben di dir di sì.
Ché pentirtene farò.
(parte)
Scena Seconda
5.
RECITATIVO
Sandrina
Povera me! povero Nanni! a lui
Come potrò così
Dirgli sempre di no,
Quando sempre vorrei dirgli di sì?
Mi vole tanto bene! È tanto tempo
Che facciamo all’amore,
E lasciarlo così? Mi scoppia il core.
Eppur mi converrà
Ubbidire, e crepar. Che carità!
Eccolo; è quasi meglio
Ch’io me ne vada.
Nanni
Dove vai Sandrina?
Sandrina
Non lo so nemmen’io.
Nanni
Sei forse in collera?
Sandrina
No.
Nanni
Ma tu sei turbata. Hai gli occhi rossi.
Sembri quasi piangente.
Dimmi, carina, che c’è stato?
Sandrina
Niente.
Nanni
Ma perché non mi guardi?
Ma perché non mi parli?
Sandrina
Perché no?
Nanni
Come? che mai t’ho fatto?
Sandrina
Non lo so.
Nanni
Povero me! Che vuol dir questo?
Ah forse
Tu non mi vuoi più bene?
Non hai per me più amore?
Sandrina
(Eppur converrà dirlo.) No signore.
Nanni
Come? non son più quello
Che tu amasti finora,
Che sì fedel t’amò,
Che doveva sposarti?
Sandrina
Signor no.
Nanni
Così mi parli, e piangi? Anima nera!
Perfida, malandrina,
Tu vuoi la mia rovina,
Tu vuoi la morte mia. Sarai contenta.
Correrò ad affogarmi
In qualche fosso,
O giù da qualche balza
Anderò a rompicollo.
Con tal spina nel core
Già più viver non posso.
Sandrina
Ah, no, signore!
Nanni
Ma perché mi trattieni?
Che t’importa di me?
Non mi discacci?
Quel cor non m’ingannò?
Non mi lasci, crudele?
Sandrina
Signor no.
Nanni
lo son per impazzir.
Chi t’ha insegnato
Cotesta signoria?
Sandrina
(È meglio in verità, ch’io vada via.)
Nanni
Te ne vai?
Sandrina
No.
Nanni
Mi scacci? Ho da lasciarti?
Sandrina
No.
Nanni
Sei disgustata?
Sandrina
No.
Nanni
Maledetto no!
Sandrina
(Son disperata.)
Nanni
Ma di’, ma parla, ma risolvi alfine.
M’ami, o non m’ami?
Ho da partire, o resto?
Son tuo sposo, o non sono?
6.
ARIA
Sandrina
Che imbroglio è questo?
Che vuoi che ti dica?
Che vuoi che ti faccia?
Il Padre nemico
Mi sgrida, e minaccia,
S’io parlo d’amarti,
S’io dico di sì.
Comanda, e mi dice,
Ch’io trovo il marito,
Che opporsi non lice,
Ch’è meglio partito.
Io devo lasciarti,
Non posso parlarti,
E crepo d’affanno.
Ti basti così.
(parte)
Scena Terza
7.
RECITATIVO
Nanni
Ora intendo cos’è. Quel babbuino,
Quel stregone
Di vecchio imperversato
Mi fa questa solenne baronata.
Ma l’ho a vedere anch’io,
Vo’ sapere a chi tocca
A venirmi a levare il pan di bocca.
Sandra è mia. Senza lei
Già viver non potrei. Povero Nanni!
Son già più di tre anni
Ch’io gli vengo d’intorno,
Ch’io gli reco ogni giorno
I frutti, o il mazzolino,
E che ogni notte sotto la finestra
Gli vengo a strimpellare il chitarrino;
E un altro bellimbusto,
Intanto dal vedere al non vedere,
Verrà a rompermi l’uova nel paniere?
Voglio andar da suo padre,
Vo’ saper chi è costui, vo’ che mi dica
Dall’A sino alla Zeta: e quando poi
Rivelato m’avrá tutto il misterio,
Un di noi due gli ha a ire al cimeterio.
8.
ARIA
Nanni
Non v’è rimedio,
Non v’è compenso,
Mi sento rodere
Quando ci penso.
Son tutto fiele,
Tutto veleno,
M’ardon le viscere,
Mi brucia il seno,
Prima di perderla
Voglio crepar.
Quello vecchiaccio.
Quello stregone,
Che non è altro
Ch’ossa e pellone,
Ha da pentirsene,
S’ha d’impiccar.
(parte)
Scena Quarta
Stanza nella casa di Nanni: Vespina
nettando dell’insalata, e facendo
altre faccende
9.
ARIA
Vespina
Come piglia sì bene la mira
S’ha la benda sugli occhi l’amor?
Come ha l’ali, e d’intorno s’aggira,
Se mi sta sempre fitto nel cor?
Com’è fanciullo
Ch’ama il trastullo,
Se per diletto
C’impiaga il petto,
E poi si ride del nostro dolor?
Mi dicean ch’è una pecchia l’amore,
Che dà il mele, ma pizzica il cor;
Ei m’ha punto, ne sento il bruciore,
Ma del mele non porgemi ancor.
10.
RECITATIVO
Vespina
Ecco fatto da cena, acqua di fonte,
Un po’ d’insalatina, e pan marrocco
Sono un pasto da re. Mai re non
hanno
Per render saporiti i pasti loro,
La salza del digiuno, e del lavoro.
Cappita! or ora è notte,
E Nencio ancor non viene.
Io non vorrei
Che il diascol ci mettesse lo zampino
Per farmelo sviare. In tutto il giorno
Non è comparso mai.
Sta sera l’osservai
Tutto mesto e confuso,
Rispondermi a rovescio,
E farmi muso.
Perch’io son poverina,
Perché egli è ricco,
E ha qualche cosa al sole,
Ognuna me l’invidia, ognuna il vuole.
Se non avesse nulla
Io non avrei rivali,
E sarei più contenta.
A che mai servono
Queste tante richezze?
Forse ad aver più guai,
E a non saziarsi mai. Chi non patisce
O la fame, o la sete,
A chi non mancano
Contro la pioggia e il gel,
Panni e ricovero,
Chi ha braccia e sanità,
Non è mai povero.
Ma sento gente. Eccolo. Ah non è lui,
È il mio Nanni, che torna
Tutto mesto e affannato.
Che domin ci sarà?
Scena Quinta
11.
DUETTO
Nanni
Son disperato:
Ho un diavol per capello;
Mi vo’ precipitar.
Vespina
Parla. Cos’è fratello?
Ah tu mi fai tremar!
Che cos’è stato?
Nanni
Son rovinato.
Vespina
Come? Perché?
Nanni
La mia Sandrina
Non è per me.
Vespina
Chi t’ha fatto la cilecca?
Nanni
Il tuo Nencio me l’azzecca.
Vespina
Il mio Nencio?
Nanni
Signor si.
Vespina, Nanni
Oh che rabbia, oh che rovella!
Sento il cor, che mi martella,
La non vuol finir così,
Vespina
E dov’è quel traditore?
Nanni
Con Sandrina a far l’amore.
Nanni, Vespina
Presto andiamlo a ritrovar:
Io gli vo’ strappare il core.
Io lo voglio sbudellar.
Scena Sesta
Campagna con la casa di Filippo,
Nencio colla chitarra
sotto la finestra,
Filippo alla finestra, e poi
Vespina e Nanni in disparte,
Indi Sandrina
nel luogo dove era suo padre
12.
ARIA
Nencio
Chi s’impaccia di moglie cittadina,
Va cercando di dote, e trova guai:
La notte è a zonzo,
E in letto la mattina;
Ha poca polpa ed apparenza assai.
Se ti mostra una guancia scarnatina,
Fagli lavare il viso, e la vedrai;
Levagli il busto, i fronzoli,
E il tontiglio,
Se la conosci più, mi maraviglio.
Il liscio delle nostre è l’acqua fresca;
Lo specchio è la fontana
Oppur la vasca;
Non han mosconi,
E non aman la tresca;
Sanno più lavorar, che far la frasca:
Ma se una donna di città t’invesca,
Guardati, perché guai
Per chi ci casca,
Guardati ben da lor tienti all’aviso,
Ch’hanno posticcio il cor,
Com’hanno il viso.
13.
RECITATIVO
Vespina
È qui l’amico.
Nanni
Hai tu sentito? È tempo
Di far la mia vendetta.
Vespina
No, lascia fare a me, chetati,
E aspetta.
Filippo
Sei tu Nencio?
Nencio
Son io. Dov’é la sposa?
Filippo
È là che piange.
Nanni
(Poverina!)
Nencio
Forse non mi vuol per marito?
Filippo
Eh no! Ma sai come son le ragazze,
Hanno come le gatte
Un strano umore:
Le senti miaulare,
E fan l’amore.
Nanni
Ne vuoi di più?
Nencio
Per carità, Filippo,
Parlategli per me.
Filippo
Non dubitare.
Nencio
A voi mi raccomando.
S’io potessi parlargli!
Filippo
Or te la mando.
(ritirandosi dalla finestra)
Nanni
Ma la senti?
Vespina
La sento.
Nanni
Ho il fuoco addosso;
Mi divora la rabbia, e la saetta;
Non so frenarmi più.
Vespina
Chetati, e aspetta.
Sandrina
(facendosi alla finestra, e parlando
verso la stanza a suo padre)
Che cosa gli ho da dir?
Nencio
Sei tu Sandrina?
Sandrina
Son io sì.
Nencio
Perché piangi?
Sandrina
Perché n’ho voglia.
Nencio
Non t’ha detto Padre
Che doman s’ha da fare il toccamano,
Ch’io spasimo per te,
Ch’io non ho pace,
Se deluso rimango
Se mia sposa non sei?
Sandrina
Per questo piango.
Nencio
Dunque non mi vuoi bene?
Sandrina
Il Filippo vuol ch’io dica di sì.
Nencio
Ma tu, Sandrina,
Se potessi parlar con libertà,
Mi diresti di no?
Dimmelo schiettamente.
Sandrina
Non lo so.
Nencio
Sentimi. Io non intendo
Di pigliarti per forza. Ov’io mi volga,
Avrò cento partiti
Uno meglio dell’altro, e facilmente,
Se questo matrimonio a te non piace,
Potrò trovarne un’altra,
E darmi pace,
Perché po’ poi non vo’ per maritarmi
Aver a tribolar.
Sandrina
Posso fidarmi?
Nencio
Fidati, e parla chiaro. Io ti prometto
Di non farne lamenti,
Di non parlar nemmeno all’aria.
Sandrina
Or senti:
Mio padre vuol per forza
Obbligarmi a sposarti, e tanto tanto
Farlo potrei. Ma vuol ch’io t’ami;
E in questo ubbidirlo non so.
Mi son provata,
Ma pur, me ne rincresce,
Credilo, Nencio mio, non mi riesce.
Nanni
(Cara semplicità.)
Sandrina
Cercati un’altra
E più bella, e più ricca,
E più accorta di me. Sposa Vespina,
Che per le tue ricchezze
T’amerà quanto vuoi, ch’anzi t’adora;
Forse ancor io ti vorrò bene allora.
Vespina
(Questa vale un milione.)
Sandrina
Ah sopra tutto,
Non ti venisse mai detto a mio padre
Ch’io ti parlo così: vorria per rabbia
Farti sposare a me, mi sgriderebbe,
Mi busserebbe forse ancor, vorria
Farmiti dir per forza.
Ch’io ti vo’ ben,
Che son contenta; ed io
Per la pace di casa, e per la mia,
Direi per ubbidirlo una bugia.
Vespina
(Questo si chiama parlar chiaro,)
Nencio
Eppure, io non credo, Sandrina,
Che tu mi dica il vero.
Sandrina
Oh mi far torto!
Lo giurerò se vuoi.
Nencio
No, vo’ provarmi,
Voglio farti mia sposa.
Amavo anch’io Vespina,
or più non l’amo.
Vespina
(Traditor!)
Nencio
Tu potresti cangiarti ancor.
Sandrina
Non lo sperare.
Nencio
Almeno
Vo’ tentarlo. Chi sa?
Le nozze, l’uso,
Il tempo, le carezze
Ti faranno mutare inclinazione,
Mi vorrai ben.
Sandrina
Ma queste è ostinazione.
Nencio
Tanto è. So che per Nanni,
Per quel guitto di Nanni
Tu mi disprezzi, e mi son fitto in testa
Di pigliarti per forza.
14.
FINALE
Vespina
O piglia questa.
(accostandosi, e dandogli uno
schiaffo)
Infedel così tradirmi?
Nanni
La mia Sandra tu rapirmi?
Nanni, Vespina
Scellerato ingannator!
Nencio
Ola! Gente! Io son perduto.
Nissun viene a darmi aiuto.
Vespina, Nanni
Io ti vo’ strappare il cor.
Vespina
Tu tradirmi?
Nencio
Ah no, t’inganni.
Nanni
Tu burlarmi?
Nencio
Ah no, t’inganni.
Mancando va.
Se non metti più giudizio,
Vuol seguire un precipizio,
Domattina si vedrà.
Sandrina
Ah meschina!
C’è il mio Nanni,
Ah ch’io crepo di timor!
Filippo
(escendo fuori col lume)
Che impertinenza
Che prepotenza,
Cosa è questo che si fa?
Vespina, Nanni
Come c’entrate.
Brutta figura?
Filippo, Nencio
Eh via, non fate
Tanta bravura,
Che la giustizia
Si chiamerà.
Vespina, Nanni
Brutto vecchiaccio,
Vattene via,
Se no, di peggio ti seguirà.
Sandrina
Oh Dio, fermate!
Oh Padre mio,
Tornata in casa
Per carità.
Filippo, Nencio, Sandrina
Eh via, non fate
Tanta bravura,
Che la giustizia
Si chiamerà.
Vespina, Nanni
Dalla saetta
Filippo, Nencio, Sandrina
Dalla paura
Tutti
Sento che l’anima
ATTO SECONDO
SINFONIA
Scena prima
Campagna con la casa di Filippo.
Vespina in abito da vecchia cadente
15.
RECITATIVO
Nanni
Ma che farai con tanti panni addosso,
Che par ch’abbia spogliata la bottega
D’un rigattiere?
Vespina
Oh fratel mio, stanotte
Io non ho fatto come te, che iersera
Facevi tanto chiasso,
E te la sei dormita come un tasso.
Io non ho chiuso un occhio,
E innanzi giorno
Tanto ho di qua e di là girato,
E fatto che,
Se non attraversaci il demonio,
Spero di frastornare il matrimonio.
Eh, chi dorme,
Lo sai, non piglia pesci.
Nanni
Basta, sei una gran donna,
Se riesci.
Vespina
Credi tu, che Filippo
Mi possa ravvisar?
Nanni
Nemmen per ombra.
Vespina
Ci sto bene?
Nanni
D’incanto. In questi panni
Sembri proprio
Una vecchia d’ottant’anni.
Vespina
E coll’altro vestito?
Nanni
In quello poi...
Il voler far da uomo
Una donna mi pare un po’ ridicolo,
E ti potria mancar
Qualche amminicolo.
Vespina
Chetati, sento gente. Al concertato
Bada di stare attento. Ritirati.
Nanni
Son lesto. (si ritira)
Vespina
Ecco il cimento.
Scena Seconda
Filippo, e Sandrina uscendo di casa,
e Vespina in disparte
(RECITATIVO)
Filippo
Sbrigati!
Sandrina
Vengo, e dove andiamo?
Filippo
Al giudice
A dare una querela
A quel briccon di Nanni.
Sandrina
Oh padre mio,
Spirito di paura, e voi vedrete,
Che se il notaio esaminar mi voglia,
Comincerò a tremar com’una foglia.
Filippo
Trema, spirita, crepa.
Tanto ci hai da venir.
Vespina
Dite, signor,
In cortesia, starebbe qui di casa
Un certo Nencio Sgarra?
Filippo
No sorella.
Vespina
Povera me! Mi ci mancava questa
D’aver sbagliata la strada.
Son quattr’ore
Che cammino, signore,
E cerco, e chiedo,
E m’informo, e domando,
E non lo vedo.
Credo d’aver girato tutto il piano.
Filippo
Io ve l’insegnerò, non è lontano.
Vespina
Ah così rifinita, e in quest’età,
Sarà lontan purtroppo.
Filippo
Eccolo là.
Vespina
Il ciel ve lo rimeriti. Oh fratello
Mi rendete la vita. Se sapeste
In che guai mi ritrovo
Per questo bel soggetto! Ma bisogna
Ingozzare e tacer, dice il proverbio,
E chi non ha guidizio
Bisogna ch’abbia gambe.
Filippo
E che interesse avete voi con lui?
Vespina
Parlar non posso,
Mi conviene star zitta, e roder l’osso.
Sandrina
Poverina!
Filippo
(Mi mette in gran curiosità.)
Con me potete parlar liberamente.
Vespina
(Quello è il marito!)
Filippo
Cosa dite?
Vespina
Oh niente.
Parola tratta non ritorna in bocca,
Dice il poverbio, e chi non sa tacere
Non sa viver, lo so.
Non son pettegola...
Tutte buone ricette!
Ma però, chi ha gran guai,
Gran strida mette.
Filippo
Parlate pur, ché non rischiate nulla
A sfogarvi con me,
Vespina
Mi scappa il pianto
Quando ci penso. Povera mia figlia!
Povere creature! Ancora voi
Avete, a quel che vedo, una figliola:
Il ciel ve la conservi e grande, e bella,
E modesta, e da casa!
Aprite gli occhi,
Povera disgraziata,
Non fate come me, che l’ho affogata.
Ell’era al par di voi ragazza mia,
E savia, e bella, e in tutto il vicinato
Se ne facean le maraviglie, tanto
Ch’era un piacer.
Ma finché hai denti in bocca,
Non sai quel che ti tocca,
Dice il proverbio,
E chi non fa, non falla.
Ma pur la verità sta sempre a galla.
Filippo
E cosa gli è successo?
Vespina
Questo Nencio
Un dì di carneval venne a Peretola,
La vide, e s’invaghì. Diceva ognuno
Ch’era sì buon partito, e la ragazza
Si lasciò lusingar. S’accese il fuoco,
E tanto ci soffiò dentro il demonio,
Che si fe’ di soppiato il matrimonio.
Filippo
(Nencio ammogliato! Ah galeotto!)
Vespina
Un pezzo
Fece da buon marito. A poco a poco
Si raffreddò, stancossi affatto.
Adesso son tre giorni, fratello,
Che non si fa vedere, e l’ha piantata,
Senza pan, senza carne,
E sola in letto,
Con due bambini in culla,
Ed uno al petto.
Sandrina
Padre mio! Che briccone!
E voi volevi...
Filippo
Chetati!
Vespina
Ad allattare quel povero bambino,
Immaginate voi come si fa.
Perché la botte dà del vin che ha,
Dice il proverbio,
Chi mangia rabbia e tossico,
Non piglia sonno
Nemmen col papavero,
S’è pieno di metrito,
e fuoco sciavero.
Filippo
Oh che fior di monello! Alla giustizia
Ricorrerete, madonna.
Vespina
Io vo’ vedere
Di ridurlo, se posso, colle buone.
Filippo
Non merita pietà questo briccone.
Vespina
Ah fratello le liti, e i tribunali
Non son per me.
Quattrini ed amicizia
Fanno rompere il collo alla giustizia,
Dice il proverbio,
E chi non ha da ungere,
Ha sempre torto,
E poi messi, precetti,
Appelli, citazioni,
Contraddizioni, esami, e testimoni,
Fratello mio, non si finisce mai.
Ed io son vecchia, e son piena di guai.
16.
ARIA
Vespina
Ho un tumore in un ginocchio,
Che mi sforza a zoppicar.
Una fistola in quest’occhio
Mi fa sempre lacrimar.
Ho una tosse, ah, che m’ammazza,
E patisco a respirar.
Quella povera ragazza
Sta lì lì per dilefíar.
Ah di me, che saria mai,
Se per giunta a tanti guai
Mi toccasse a leticar.
(si ritira)
Scena Terza
17.
RECITATIVO
Sandrina
Che ne dite?
Filippo
Ah figliola,
Son quasi fuor di me.
Sandrina
Se Nencio ha moglie,
Non mi potrà sposar?
Filippo
Lo manderemo a sposar la berlina.
Galeotto! Furfante!
Guai a lui, se mi capita davante.
Sandrina
Eppur dite ch’è ricco.
Filippo
Oh le richezze
Son forse per chi
Ha trista inclinazione
Un privilegio a diventar briccone.
Sandrina
Dunque è meglio esser povero.
Filippo
Sicuro.
Meglio meschin, che tristo.
Ah se il diavolo
Me lo porta d’intorno un’altra volta,
Non so quel che farò
Con quell’indegno.
Sandrina
Eccolo.
Filippo
È meglio, che sfuggiam l’impegno.
(entrano in casa)
Scena Quarta
RECITATIVO
Nencio
Ehi Filippo! Sandrina!
Non serrate, sentite. Che significa
Questo bel garbo? M’han pur visto, e
sanno
Che motivo di lor mi mena in traccia,
E mi sbatton così la porta in faccia.
Vo’ un po’ saper cos’è...
(batte alla porta)
Nessun risponde...
Ehi di casa!
(batte di nuovo)
Nemmen?
Corpo di bacco!
Ehi di casa!
(batte più forte)
Filippo
(di dentro nell’aprire)
Chi è?
Nencio
Son io, Filippo,
Son Nencio, aprite.
Non mi conoscete?
Cappita, ch’eri sordo?
Filippo
E che volete?
Nencio
Oh bella! Cosa voglio? Ho fatto tutto.
Ho trovato il notaio.
Ho invitato i parenti, e se volete,
Lo sposalizio si può far stasera.
Filippo
Tu puoi andare
A sposarti a una galera.
Birbante, mascalzone,
Sciagurato briccone,
Va a trovar la tua moglie,
Va a sfamare i tuoi figlioli, indegno.
Levamiti dinanzi, o piglio un legno.
18.
ARIA
Filippo
Tu sposarti alla Sandrina?
Te lo puoi levar di testa,
O la forca, o la berlina
Forse un dì ti sposerà.
Non venirmi più davanti
Vera schiuma de’ furfanti,
Pien di vizi e di peccati,
Senza amor, né carità.
Tu sposarti alla Sandrina?
I figli piangono.
La gente mormora.
La moglie misera
Chiede pietà.
La sventurata abbandonata
Non ha soccorso,
Pane non ha.
Non venirmi più davanti,
Vera schiuma de’ furfanti,
Senza amor, né carità.
(entra in casa)
Scena Quinta
Vespina travestita da servitor
tedesco, con una bottiglia,
e un bicchiere in mano
19.
RECITATIVO
Nencio
Che faccenda è cotesta?
È matto? È brillo?
È spiritato? Io non so dove io sia.
E mi serra la porta, e scappa via!
Che moglie? Che fíglioli?
Che sogni? Che riboboli?
Ah vecchiaccio!
Questa è una furberia,
Questo è un rigiro
Per ridersi di me, per strapazzarmi.
Ne vo’ vedere il fin, vo’ sincerarmi.
(va per battere alla porta)
Vespina
Paesan!
Nencio
Chi è costui?
Vespina
Tu tolple paur,
Ah tu garstigher cherle!
Non risponder?
Nencio
Signore, io non intendo.
Vespina
Io parlato italiano.
Nencio
Si parlate cristiano
E allor v’intenderò.
Vespina
Dove star mio patrone?
Nencio
E che ne so?
Vespina
Star fenuto a sposar
Ain jonghe meddle
Der paur Filippo.
Mi fermato a pone trinche,
E non trofar.
Tu potere insegnar.
Nencio
Io non intendo nemmeno una parola.
Vespina
Ah star briaco?
Nencio
Bravo! Così va detto.
Vespina
Mi conosciuto tua fisonomia.
Fenir meco tornare all’osteria.
Nencio
Oh giusto, ho altra voglia.
Vespina
Ah tu priccone
Afer beute tropo
Star rausch?
Nencio
Ci mancava questo intoppo.
Vespina
Pigliar star pone trinche.
Nencio
Eh non s’incomodi.
Vespina
Tartoifle! non foller.
Nencio
Che storia è questa?
Vespina
Mi foller dar bottiglia sulla testa.
Nencio
Eh non faccia; berrò.
Vespina
Ah gute froind!
Ah gute paesan!
Quando patrone
Sandrina afer sposata,
Foller dar pone trinche,
Foller impriacar in compagnia,
Foller ballare, e stare in allegria.
Nencio
Come? Il vostro patrone
Deve sposar Sandrina?
Vespina
Sì bella picclina.
Nencio
E si farà oggi lo spozalizio?
Vespina
Ja hoite, ja, ja.
20.
ARIA
Vespina
Trinche vaine allegramente
Ché patrone oggi sposar.
Tu ballare, tu cantar,
Je, foller imbriacar.
Lustig, lustig paesan.
Spaisen vuol non pagar niente.
Paesan allegramente,
Ché patrone far scialar.
Lustig, lustig paesan.
(parte)
Scena Sesta
Vespina vestita da cavaliere
21.
RECITATIVO
Nencio
Ora ho scoperto tutto. Ora capisco
L’escita di Filippo. Egli ha trovato
Meglio partito, e per non comparire,
O girellaio! O pazzo!
Ha finta quella scusa, e mi strapazza:
Ma l’aggiusterò io.
Più non m’importa
Di quella scimunita.
Per me è bella e finita, ma vo’ almeno
Dirle un po’ fuor de’ denti
Il fatto mio,
Farle veder, che so cantar anch’io.
Non mi curo di quella pettegola,
Ma non voglio passar per ridicolo.
Vo’ le cose che vadano in regola,
Non mi voglio lasciar sopraffar.
Non mi preme, non c’è più pericolo
Ch’io con vecchi
Ritorni a impicciarmi;
Ma vo’ dire, ma voglio sfogarmi,
Ma vo’ almeno, che impari a trattar.
(va verso la porta)
Vespina
Galantuomo!
Nencio
Lustrissimo!
Vespina
Che fai?
Nencio
Nulla, signore.
Vespina
Come nulla? Che cerchi
Da quella casa?
Nencio
Andavo
Per parlare a Filippo una parola.
Vespina
Lo conosci?
Nencio
Sicuro.
Vespina
E me?
Nencio
Non credo
D’averla vista mai.
Vespina
Sentimi villanzone, e lo saprai.
Il Marchese son io di Ripafratta,
Che ha feudi, e marchesati,
Baronie, e principati,
E che di nobiltade a centinaia
Numera i quarti, e gli misura a staia.
Nencio
Eh lo credo, Lustrissimo.
Vespina
Non basta.
Sappi che al mio servizio
Ho paggi, ed ho staffíeri,
Lacché, mozzi di stalla, e cappe nere,
Ed un mondo di bestie, e di persone,
E che, se a questa porta t’ardirai
D’accostarti più mai.
Io ti farò morir sotto un bastone.
Nencio
Ah Signor! Non s’incomodi.
Vespina
Hai capito?
Nencio
Eh, Lustrissimo, sì.
Vespina
Guardati bene.
Nencio
Non v’è dubbio.
Ma sappia, che Filippo
M’ha fatto un brutto tiro.
Vespina
E che?
Nencio
Iersera,
Non più tardi d’iersera
Avea promesso
Di darmi la Sandrina.
Vengo questa mattina
Per sposarla secondo il concertato,
E mi ha cacciato via,
Come un frustato.
Vespina
Ah, ah, tu mi fai ridere.
Nencio
E lo so
Che la Sandrina oggi si sposa a Lei.
Ma vorrei ricattarmi con colui.
Vespina
Con chi?
Nencio
Con quello vecchio.
Vespina
E tu t’immagini
Che il nostro matrimonio
È bell’e fatto.
Nencio
Oh purtroppo lo so.
Vespina
Povero matto!
Credi che avvilirei
Tanti titoli miei,
E nobilità sì rancida, e sovrana,
Per sposar una povera villana.
Nencio
Ma un suo servo tedesco...
Vespina
Ei se lo crede, E lo crede Filippo,
E infatti per Sandrina
Io sento dell’amore,
Ma a fargli un grand’onore,
La sposerò al mio mozzo di cucina.
Nencio
Volesse il ciel, che fosse vero! Almeno
Vendicato sarei di quello stolto,
Di questo vecchio malandrino.
Vespina
Ascolta.
Mi sembri un uom di garbo,
È vo’ fidarti tutto il segreto.
A lui dato ho ad intendere,
Col pretesto d’un voto da me fatto,
Che vo’ Sandrina in moglie,
Ma nel fare il contratto
Si cambieranno i nomi,
È un mio domestico
Subentrerà per far lo sposalizio.
E lei sarà mia donna di servizio.
Nencio
Oh bella! Ma scoperta la faccenda.
Filippo che dirà?
Vespina
Che vuoi che dica?
La Sandrina è d’accordo,
E quando sia
Sottoscritto il contratto,
Non v’è rimedio,
E quel ch’è fatto è fatto.
Nencio
Come vuol restar brutta.
Oh quanto pagherei
D’esser presente
A questo matrimonio.
Vespina
Vieni, potrai servir di testimonio.
Nencio
Ah fatelo, signor, per carità!
Vespina
Dove stai tu di casa?
Nencio
Eccola là.
Vespina
Vattene, ed ivi aspetta. Io manderò
Un servitore ad avvisarti.
Nencio
I’ vo.
(Vespina entra in casa di Filippo)
22.
ARIA
Nencio
Oh che gusto! Se mi tocca
A veder questo vecchiaccio
Sputar bava dalla bocca,
Arrabbiarsi, arrapinar.
La marchesa cuciniera,
Quando alfin si scoprirà,
Che gridar, che brutta cera,
Quel stregone che farà?
Io mi credo dalle risa,
Già d’avermi a sbellicar.
(parte)
Scena Settima
Nanni solo, e poi Vespina escendo
dalla casa di Filippo
23.
RECITATIVO
Nanni
Il negozio comincia
A pigliar buona piega,
E anch’io comincio
A ritrovar il bandolo. Oh che testa!
Oh che gran donna
È quella mia sorella!
Veramente colui non era un cavolo,
Che disse quel proverbio,
Che le donne hanno un punto
Più del diavolo.
Ma non capisco ancor come farà
A sbrogliar la matassa:
Io per me credo
Ch’abbia in testa
Di bindoli un vespaio,
E più bugie, e raggiri d’un notaio.
Il ciel sa, colà dentro a quelle donne
Cosa darà ad intendere!
Finora vedo gran carne al fuoco,
Ma non vedo se ne potrò
Cavar qualche costrutto.
Vespina
Vieni, sbrigati Nanni, è fatto tutto.
Nanni
Come?
Vespina
Il vecchio è in trappola,
Andiamo, presto.
Nanni
E dove?
Vespina
A mutare un altro abito.
Nanni
Se dici che la cosa è aggiustata?
Vespina
Non è finita ancor la mascherata.
Nanni
Ma dimmi almen qualcosa.
Vespina
Per or non posso.
Nanni
Almeno
Dimmi come sarà la conclusione?
Vespina
Vieni prima a studiar la tua lezione.
24.
ARIA
Vespina
Ho tesa la rete,
Ho messo il zimbello,
E vedo bel bello
Che più d’un uccello.
Chiapparci potrò.
Non sei persuaso,
Che se mi trastullo,
Se a tempo non tiro,
Se s’alzano a frullo,
Scoperto il rigiro,
Con tanto di naso
Alfin rimarrò.
(partono)
Scena Ottava
Stanza nella casa di Filippo
25.
RECITATIVO
Filippo
Tira in qua quella tavola.
Stendiamoci
Sopra questa coperta. Qua una sedia.
Qua un’altra. Uno sgabello.
Un altro qua. Va bene. Oh figlia mia,
Tu sei nata vestita.
Sandrina
Certo una gran fortuna!
Filippo
Oh scimunita.
Eccola li! Si tratta
Di diventar una gran dama.
Sandrina
E perdere
L’uso di lavorare, e di star sana.
Filippo
Andar sempre in carrozza
O in portantina.
Sandrina
Quando ho sì buone gambe
Mi parrebbe di stare alla berlina.
Filippo
Vestir sempre di stoffa
E di velluto.
Sandrina
Forse paran più il freddolo.
Filippo
Avere il gusto
Di portar sempre il guardinfante.
Sandrina
Oh certo, il piacer non è piccolo
Di sbatacchiar li stinchi
In quel trabiccolo!
Filippo
Aver tante persone
Al suo servizio.
Sandrina
E far sapere al publico
Tutti i fatti suoi.
Filippo
Avere ogni dì in tavola
Non un pranzo, un convito.
Sandrina
Bonissima invenzione
Appunto per far perdere l’appetito.
Filippo
Chetati, pazzarella,
Ché or or ti picchierei.
Sandrina
Come volete
Ch’io mi possa addattare
A far da dama?
Filippo
Che? Sei forse la prima?
Eh figlia mia,
Allor che la fortuna ha fatto il resto,
Il fumo, e le pazzie si piglian presto.
Ma zitto. Sento gente. Sarà forse,
Il marchese, che torna col notaio
Per formar la scrittura. Or or vedrai
Che cosa voglia dire
Cambiar di panni.
Sandrina
Eh no! Pane, e cipolla,
ed il mio Nanni.
26.
ARIA
Sandrina
È la pompa un grand’imbroglio
Per un’alma, che disprezza
Fasto, onor, e la ricchezza.
Io non cerco, ed io non voglio
Che la pace del mio cor.
Scena Nona
Nanni vestito da servitore
con caricatura
27.
RECITATIVO
Nanni
Servo di Vosustrissima.
Sandrina
A chi parla?
Filippo
Con te, ché non lo vedi?
Nanni
Il mio padrone
Mi manda qui, con il signor notaio
Per far la scritta del suo matrimonio,
E m’ha detto,
Ch’io meni un testimonio.
Filippo
Oh bella, oh bella!
Ed il signor Marchese
Non deve esser presente
A questo fatto?
Nanni
Verrà per sottoscrivere il contratto:
Ora è andato a disporre
Gli ordini per la partenza,
Gli abiti per la sposa,
Le carrozze di gala, ed ogni cosa.
Filippo
Oh figlia mia,
Che gran fortuna è questa!
Nanni
Ebben, signor notaio,
Io farei quasi conto
Che incominciaste a scrivere.
Vespina
Son pronto.
28.
FINALE
Vespina
Nel millesettecento
Con pubblico instrumento
Presenti ed accettanti,
Volenti, e consenzienti
Si sposano i seguenti.
I nomi chi li sa?
Filippo
Il nome della figlia
È Sandra di Mugnone.
Vespina
Il nome del padrone?
Filippo
Il servo lo dirà.
Nanni
È conte, ed è barone,
È principe, è marchese.
Nencio, Nanni, Vespina
(Or ora si vedrà.)
Vespina
Cos’è la dote?
Filippo, Sandrina
È una fanciulla
Ch’è poverina,
Che non ha nulla,
Che si marita
Per carità.
Nencio, Nanni
Niente di dote,
Né di corredo;
Questo lo credo,
Questo si sa.
Vespina
Così promettono,
Così si sposano,
Non astringendosi,
Ed obbligandosi;
Basta così.
Filippo, Sandrina
Si sottoscrivano.
Nencio, Nanni
Dove, dove?
Vespina
Costì. I testimoni?
Nanni, Nencio
Eccoli qui.
Filippo
Dov’è il Marchese?
Sandrina
Dov’è lo sposo?
Nanni, Vespina, Nencio
Ora verrà.
(Mi vien da ridere in verità.)
Filippo, Sandrina
Ma quando viene?
Vespina, Nanni
(scoprendosi)
Eccolo quà!
Sandrina
Questo è il mio Nanni.
Nencio
Questa è Vespina.
Vespina, Nanni, Sandrina
Mi vien da ridere, in verità.
Filippo, Nencio
Che baronata,
Che imbroglio è questo?
Nanni, Vespina
Così castigasi
L’infedeltà.
Filippo, Nencio
Non m’accordo aver un patto,
So ben io quel che farò.
Nanni, Vespina, Sandrina
Il contratto è bell’e fatto,
Che più scioglier non si può!
Nanni (a Sandrina)
Tu sei mia moglie.
Vespina (a Nencio)
Tu mio marito.
Nanni, Vespina
Questo è finito
E così va.
Filippo (a Nencio con sdegno)
Sior Gabbagente
Sior Vagabondo
Partite di qua.
Nencio
Nessun per me sente
Pietade al mondo,
Di me che sarà?
Filippo (a Nencio)
Ascolta Galeotto!
Nencio
Mi fate gran torto.
Filippo
La moglie tradita!
Nencio
Bugia finita.
Filippo
I figli piantati!
Nencio
Riggiri inventati.
Vespina
Sentite, tacete:
Or ora vedrete.
Il ver, come sta.
Io finsi la vecchia
Col «dice il proverbio»,
Il servo tedesco;
«Der toifle, star rausch».
Filippo, Nencio
Basta, ch’eri tu Vespina
Donna la più fina, fina;
Ci sapesti girellar.
Ci vuol pazienza,
È un’insolenza.
Ma che si fa?
Tutti
Quel ch’è fatto, fatto sia
Stiamo dunque in allegria,
Ch’in un doppio matrimonio
Oggi almen si scialerà.
Fine
HANSJÖRG SCHELLENBERGER direttore
Nato nel 1948, ha ottenuto il suo primo successo come direttore all’età di
diciassette anni vincendo il secondo premio al Concorso per direttori ad
Interlochen negli Stati Uniti. Oltre allo studio della matematica e dell’oboe, ha
preso lezioni di direzione d’orchestra a Monaco di Baviera con Jan Koetsier e
a Detmold con Martin Stephani.
Dopo gli studi e alcune esperienze alla guida di orchestre giovanili, ha scelto
di dedicarsi allo studio dell’oboe. Oboe solista della Filarmonica di Berlino
per più di vent’anni, è inoltre un affermato solista e camerista con una particolare passione per la musica contemporanea.
Nel 1991 ha fondato il Haydn Ensemble Berlin composto da prime parti dei
Berliner Philharmoniker e musicisti di altre note orchestre berlinesi, del
quale è direttore artistico e con il quale esegue il repertorio originale per
orchestra di Haydn, al tempo in cui il compositore era direttore musicale al
Castello di Eszterháza. Con il Haydn Ensemble, ha eseguito circa sessanta
Sinfonie di Haydn e diretto numerose composizioni contemporanee, dando
anche ampio spazio al repertorio classico viennese.
Nel 1995 ha iniziato la carriera di direttore ospite, sovente nella doppia veste
di direttore e solista, con diverse orchestre italiane e tedesche. Nell’ottobre 1997
ha diretto l’Orchestra di Padova e del Veneto in tournée in Giappone.
È stato subito invitato da molte istituzioni musicali fra le quali Orchestra
Sinfonica del Teatro San Carlo Napoli, Orchestra del Maggio Musicale
Fiorentino, Jerusalem Symphony, Orquesta de la Comunidad di Madrid,
Orchestra Verdi Milano, Orchestra di Santa Cecilia Roma, Orchestra
Sinfonica di Roma, Camerata Salzburg, Tokyo Philharmonic, Göttinger
Symphoniker, Orchestra Sinfonica dell’Arena di Verona, I Pomeriggi
Musicali di Milano dove è tornato per la terza volta nel febbraio 2007,
Orchestra della Toscana, Orchestra del Teatro Comunale di Bologna.
Nell’estate 2006 ha debuttato con l’Orchestra Cherubini diretta da Riccardo
Muti nel Concerto per oboe di Mozart al Festival di Perelada in Spagna e con
l’Orchestra Haydn di Bolzano.
Fra gli impegni futuri, tra gli altri, il ritorno all’Orchestra Nazionale di
Spagna e il debutto con i Düsseldorfer Symphoniker, Berner Sinfonieorchester, l’Orchestra della Radio di Saarbrücken, la Israel Camerata di Tel
Aviv; inoltre è stato invitato da Vladimir Ashkenazy e Zoltán Kocsis a dirigere l’Orchestra Sinfonica NHK di Tokyo e l’Orchestra Filarmonica di
Varsavia.
È stato ospite della nostra Società nel 1997 con l’Ensemble Wien-Berlin.
HAYDN ENSEMBLE BERLIN
Il nome di Joseph Haydn è noto agli amanti della musica di tutto il mondo e
la sua musica gode di grande considerazione. Ciò nonostante i suoi lavori, in
particolare quelli che risalgono al suo primo periodo creativo, sono eseguiti
raramente e rimangono territorio di un piccolo circolo di affezionati specialisti.
È uno degli esempi nella storia della musica di incongruenza tra l’importanza storica e culturale di un compositore e la sua ricezione da parte del pubblico. In particolare Haydn ebbe un’importanza decisiva nel passaggio dal periodo tardo barocco all’inizio del romanticismo eppure gran parte della sua opera
fu messa in ombra dai suoi contemporanei Mozart e Beethoven.
L’Haydn Ensemble Berlin si è formato nel 1991 per contrastare questa incoerenza. Quindici musicisti, prime parti dei Berliner Philharmoniker e
dell’Orchestra della Staatsoper, hanno fondato da un’idea di Hansjörg
Schellenberger, primo oboe e direttore artistico del gruppo, un ensemble che
ricalca alla perfezione l’organico dell’orchestra che alla fine del ‘700 costituì il
laboratorio musicale per le opere di Haydn alla corte dei principi Estherazy:
3 primi e 3 secondi violini, 1 viola, 1 violoncello, 1 contrabbasso e i fiati (di
solito 2 oboi, 2 corni, 1 fagotto) oltre al clavicembalo e al basso continuo e senza
direttore come ai tempi di Haydn che sedeva al clavicembalo.
Il Haydn Ensemble Berlin anima una propria serie di concerti a Berlino di
cui quattro nella stagione cameristica dei Berliner Philharmoniker. All’inizio
i programmi erano dedicati esclusivamente alla musica di Joseph e Michael
Haydn, ma col passare del tempo ci si è resi conto che che l’inserimento di
brani di altre epoche avrebbe messo ancora più in risalto i capolavori haydniani. Da qui è nato il nome “Haydn Contrasts” che definisce oggi i loro concerti berlinesi. Allargando il repertorio l’ensemble ha iniziato ad esibirsi
anche fuori Berlino con il dichiarato intento di promuovere la conoscenza
della musica di Haydn e di raggiungere un pubblico sempre più ampio.
È per la prima volta ospite della nostra Società.
Daria Zappa, Rebecca Schneider, Gunhild Hoelscher violini primi
Isabel Gruenkorn, Sang Ha Wang, Sarah Wieck violini secondi
Martin Stegner viola
Matthias Wagner violoncello
Martin Heinze contrabbasso
Christoph Hartmann, Peter Michel oboi
Felix Winker, Barbara Vogler corni
Constantin Barcov fagotto
Hedwig Bilgram clavicembalo
IWONA SOBOTKA soprano
Nata in Polonia, Iwona Sobotka si è diplomata all’Accademia Fryderyk
Chopin di Varsavia. Ha poi studiato con l’artista e pedagogo Tom Krause alla
Escuela Superior de Música Reina Sofía di Madrid.
Premiata in numerosi concorsi polacchi, ha vinto il primo premio al “The
East and West International Artist Auditions” di New York che le ha dato la
possibilità di debuttare alla Carnegie Hall. Nel 2004 ha vinto il Concorso
Reine Élizabeth di Bruxelles.
Si è esibita con orchestre di primo piano quali Wiener Symphoniker, Wiener
Kammerorchester, Tokyo Ensemble, Orchestre Philharmonique du
Luxembourg, Orchestre Symphonique de l’Opéra de la Monnaie, Orquesta
Metropolitana de Lisboa, Real Orquesta Sinfónica de Sevilla, Orquesta
Sinfonica del Principado de Asturias oltre alle maggiori orchestre polacche in
collaborazione con direttori quali Sir Colin Davis, Sir Simon Rattle, Joji
Hattori, Alessandro De Marchi, Marc Soustrot, Paul Goodwin, Agnieszka
Duczmal, Kazimierz Kord e Jerzy Maksymiuk, ospite delle maggiori sale da
concerto del mondo (Carnegie Hall a New York, Konzerthaus a Vienna, Palais
de Beaux Arts a Bruxelles, Tokyo Opera City Hall, Suntory Hall a Tokyo,
Auditorio Nacional e Teatro Real a Madrid, Palau de la Musica a Barcelona).
Recentemente ha debuttato all’Opéra National di Parigi in Ariane et BarbeBleue di Paul Dukas sotto la direzione di Sylvain Cambreling e nel Flauto
magico di Mozart.
In ambito discografico ricordiamo un CD dedicato all’integrale dei Lieder di
Karol Szymanowski che ha meritato nel 2005 il premio “Fryderyk” per la
migliore incisione di musica polacca e Songs of a Fairy-tale Princess di
Szymanowski, con Sir Simon Rattle e la City of Birmingham Orchestra.
È per la prima volta ospite della nostra Società.
MIJKE SEKHUIS soprano
Mijke Sekhuis ha iniziato a cantare nel coro della cattedrale della sua città
natale, Utrecht. Ha studiato canto con Barbara Pearson al Conservatorio
reale dell’Aia, ha frequentato il “Centre National d’Insertion Professionnelle
d’Artistes Lyriques” di Marsiglia e numerose master class con artisti quali
Tom Krause, Elly Ameling, Graham Johnson e Michael Chance. Attualmente
perfeziona la sua preparazione con Hennie Diemer.
In ambito operistico ha partecipato a numerose produzioni mozartiane. Con
il Utrechts Barok Consort si è esibita nell’Alessandro Severo di Antonio Lotti,
con la compagnia Opera Trionfo in L’Île de Tulipatan di Jacques Offenbach e
Die schöne Galathée di Franz von Suppé, alla Nationale Reisopera in Pelléas
et Mélisande di Debussy.
In ambito contemporaneo ha partecipato con il “Nederlands Vocaal
Laboratoirum” alla produzione dell’opera Parsifal di Boudewijn Tarenskeen.
Al “Reich Festival” dell’Aia è stata primo soprano nell’opera Tehillim di Steve
Reich. Ha inoltre preso parte all’esecuzione in forma di concerto dell’opera
Writing to Vermeer di Louis Andriessen con la Nederlands Jeugd Orkest ed è
stata la voce recitante in Façade di William Walton. Nell’agosto 2008 è stata
Emmy in Der Vampyr di Heinrich Marschner all’Amsterdam Grachtenfestival.
Mijke Sekhuis collabora stabilmente con la pianista Saskia Lankhoorn, con la
quale si esibisce in recital dedicati al repertorio liederistico classico e contemporaneo. In duo hanno vinto il “MCM Masterclass”, il “Grachtenfestival
Audience Prize” e il premio della critica al concorso “Vriendenkrans” del
Concertgebouw e della Royal Concertgebouw Orchestra.
È per la prima volta ospite della nostra Società.
ALEKSANDER KUNACH tenore
Aleksander Kunach è nato a Varsavia nel 1979. Nel 2006 si è diplomato in
canto all’Accademia Fryderyk Chopin. Dall’ottobre 2005 ha studiato con Tom
Krause alla Escuela Superior de la Musica Reina Sofia a Madrid. Ha inoltre
frequentato le master class di Urszula Mitrenga al festival Vratislavia
Cantans e Tom Krause a Savonlinna in Finlandia.
Nel 2001 ha vinto il premio speciale alla Inter-Academical Polish Song
Competition, nel 2002 ha vinto in concorso internazionale di Duszniki-Zdroj.
Nel 2005 è stato premiato alla Young Artists Competition della Polish Cultural
Foundation.
Nel 2007 è stato invitato dall’Academie di Aix-en Provence, dall’International
Summer Academy del Mozarteum di Salisburgo e l’Academie Musicale de
Villecroze.
Il suo repertorio è molto vasto e comprende musica sacra (il ruolo
dell’Evangelista nella Passione secondo Marco di Bach), opera (Il mondo della
luna di Haydn, Il ritorno d’Ulisse in Patria e L’Incoronazione di Poppea di
Monteverdi, Il barbiere di Siviglia e Tancredi di Rossini), musica da camera e
il repertorio liederistico.
Collabora con la Warsaw Chamber Opera e molti direttori polacchi e stranieri quali Agnieszka Duczmal, Paul Goodwin, Paul Mc Creesh, Kai Bumann,
Reiner Schmidt e Phillipe Bender.
In ambito discografico ha al suo attivo numerose registrazioni di musica
polacca medioevale, rinascimentale e barocca come solista o in quartetto.
È per la prima volta ospite della nostra Società.
LEIF ARUHN-SOLÉN tenore
Leif Aruhn-Solén, nato a Stoccolma, ha studiato al Royal College of Music
della sua città e al Oberlin College negli Stati Uniti.
Con un repertorio che spazia dalla musica barocca a Mozart, è stato ospite di
teatri di primo piano quali Grand Théâtre de Genève, Théâtre du Châtelet a
Parigi, Opéra National de Montpellier, New Israeli Opera a Tel Aviv,
Glimmerglass Opera a New York, Chicago Opera Theater, Opera Theatre di
Saint Louis e Göteborg Opera.
In concerto si è esibito in tutto il mondo in collaborazione con prestigiose
orchestre quali Les Arts Florissants diretta da William Christie, Il Giardino
Armonico, Freiburger Barockorchester, Cleveland Orchestra, City of
Birmingham Symphony Orchestra, Ensemble Orchestral de Paris, Oslo
Philharmonic Orchestra, Jerusalem Symphony Orchestra, Singapore
Symphony Orchestra, Orchestra Filarmonica di Belgrado, Swedish Radio
Symphony Orchestra, Gothenburg Symphony Orchestra, Drottningholm
Baroque Ensemble e Stockholm Baroque Orchestra.
Tra gli impegni recenti Les Paladins di Rameau, Zaide e Don Giovanni di
Mozart, L’Orfeo di Monteverdi, Il Barbiere di Siviglia e La Cenerentola di
Rossini e l’opera contemporanea L’Africaine di Graciane Finzi. Specialista nel
ruolo dell’Evangelista nelle Passioni secondo Matteo e Giovanni, è stato anche
solista dell’Oratorio di Natale e della Messa in si minore di Bach, Messia di
Händel e Requiem di Mozart.
Ha al suo attivo numerose incisioni discografiche. Recente è la registrazione
del Judicium Salomonis di Charpentier per Virgin Classics.
È per la prima volta ospite della nostra Società.
DOMINIK WÖRNER basso
Dominik Wörner ha iniziato gli studi a Stoccarda. Ha proseguito con storia
della musica, organo e cembalo a Friburgo, avviando la formazione in canto
con Jakob Stämpfli alla Hochschule für Musik und Theater di Berna. Si è poi
perfezionato con Julia Hamari, Klaus-Dieter Kern, Horst Günter e Rudolf
Piernay, e con Irwin Gage a Zurigo. Nel 2002 ha vinto il XIII Concorso
Internazionale Bach di Lipsia oltre al premio speciale della Leipzig Baroque
Orchester.
Specialista nell’esecuzione dei grandi oratori, è stato ospite di importanti
festival (Flandern-Festival, Boston Early Music Festival, Bach-Fest Leipzig,
Bach-Wochen di Ansbach, Händel-Tage Halle, Tanglewood, Tokyo Suntory
Hall) con direttori quali Carl Saint Clair, Christophe Coin, Thomas
Hengelbrock, Philippe Herreweghe, Manfred Honeck, Sigiswald Kuijken e
Masaaki Suzuki e orchestre quali Collegium Vocale di Gent, Orchestre des
Champs-Élysées, Bamberger Symphoniker, Deutsche Kammerphilharmonie
Bremen. In campo operistico ha debuttato al festival d’opera barocca di
Solothurn nel Devin du village di Jean-Jacques Rousseau.
Si dedica inoltre alla musica contemporanea con numerose prime esecuzioni
assolute: nel Duomo di Trieste Canticum Canticorum di Marco Sofianopoulo,
Lamentatio e Triptychon di Werner Jacob a Norimberga e tre cicli di Lieder
per baritono e pianoforte di Arthur Dangel.
Appassionato del repertorio liederistico, ha eseguito Die Winterreise di
Schubert accompagnato da un pianoforte a martelli storico, e
Kindertotenlieder di Mahler con l’Orchestra Sinfonica di Berna. È inoltre fondatore e direttore artistico della serie di concerti “Kirchheimer
Konzertwinters”.
Ha al suo attivo numerose registrazioni discografiche, radiofoniche e televisive.
È stato ospite delle Settimane Bach nel 2002 (18° ciclo).
Apertura della stagione di concerti 2009-2010:
Martedì 6 ottobre 2009, ore 20.30
Sala Verdi del Conservatorio
Camerata Salzburg
Leonidas Kavakos direttore e solista
La nuova stagione del Quartetto si apre con un concerto sinfonico diretto da
Leonidas Kavakos, uno dei maggiori violinisti del nostro tempo. Kavakos ha
intrapreso negli ultimi anni anche una carriera di direttore d’orchestra, spesso in
aggiunta al ruolo di solista. Da alcuni anni Kavakos è stato nominato direttore
della gloriosa Camerata Salzburg, fondata da uno dei grandi maestri del violino
moderno, Sándor Végh, con la missione di proseguire la tradizione di suono e di
stile interpretativo dell’ensemble. Il programma del concerto d’inaugurazione è un
formidabile banco di prova sia delle qualità del gruppo, sia dell’eccezionale
talento di Kavakos, chiamato a interpretare due capolavori strettamente legati tra
loro del catalogo di Beethoven, il Concerto per violino e la Sinfonia n. 5.
Programma (Discografia minima)
L. van Beethoven
Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 61
(Menuhin / Philharmonia Orchestra / Klemperer, Emi)
nsemble
Sinfonia n. 5 in Berlin
do minore op. 67
direttore
Hans-Jörg
(Sinfonia
VarsoviaSchellenberger
/ Menuhin, Apex)
Iwona Sobotka, Mijke Sekhuis, Aleksander Kunach,
Leif Arun-Solén, Dominik Wörner solisti
Haydn – L’infdeltà delusa
ASSOCIAZIONI E ABBONAMENTI 2009-2010
Associazioni e Abbonamenti si possono sottoscrivere in sede da lunedì 25
maggio a venerdì 17 luglio (ore 10 - 12.30 / 13.30 - 17.30, nei venerdì di luglio
ore 10 - 13.30) e da martedì 1° settembre (ore 10 - 17.30).
Per informazioni si prega di rivolgersi alla segreteria della Società (tel. 02
795.393, [email protected]).
2° Festival del Quartetto di Reggio Emilia, 15 - 21 giugno 2009
L’accordo preso fra la Società del Quartetto e il 2° Festival Internazionale del
Quartetto d’Archi di Reggio Emilia consentirà anche quest’anno ai Soci di
accedere a tutti i concerti del Festival con una riduzione del 10%.
Il Festival, confezionato da Mario Brunello, che ha preso le redini della
direzione artistica dopo la morte di Guido Borciani, si svolge dal 15 al 21 giugno
2009.
Questa edizione vede protagonista il Quartetto Artemis – più volte ospite della
nostra Società e atteso anche la prossima stagione – che 12 anni dopo la vittoria
del concorso Borciani torna a Reggio Emilia con gli artisti che più lo hanno
influenzato, i musicisti con cui ha lavorato, le musiche a cui si è dedicato,
l’insegnamento ai più giovani.
Programma dettagliato e informazioni sul sito www.premioborciani.org,
tel. 0522 458811 / 458908.
I biglietti ridotti devono essere prenotati entro il 9 giugno presso la segreteria
della Società (tel. 02 795393 - [email protected]).
Società del Quartetto di Milano
via Durini 24 - 20122 Milano
tel. 02.795.393 – fax 02.7601.4281
www.quartettomilano.it
e-mail: [email protected]
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programma di sala - Società del Quartetto di Milano