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“Voi, chi dite che io sia?”
Vangelo secondo Marco
I. Una narrazione biografica su Gesù Cristo, Figlio di Dio
Esordio: inizio dell’evangelo, Giovanni Battista e Gesù, Mc 1,1-13
Prima parte: Chi è Gesù?: il “Cristo”, Mc 1,14-8,30
1. Gesù annuncia il regno di Dio con un insegnamento autorevole e gesti potenti: raccolta di
controversie, reazioni nei diversi ambienti: la folla, i parenti, i discepoli, gli avversari, Mc
1,14-3,6
2. Gesù insegna e compie miracoli: raccolta di parabole e libretto dei miracoli, Mc 3,7-6,6a
3. Missione di Gesù tra nella terra di Israele e fuori: sezione del “pane”, Mc 6,6b-8,30
Seconda parte: Il destino del “Figlio dell’uomo”, Mc 8,31-16,8 (9-20)
1. Il cammino del “Figlio dell’uomo” e la sequela dei discepoli, Mc 8,31-10,52
2. Gesù a Gerusalemme e l’annuncio della venuta del “Figlio dell’uomo”, Mc 11,1-13,37
3. Gesù Cristo, “Figlio dell’uomo”, condannato e crocifisso dagli uomini, ma risuscitato da
Dio, Mc 14,1-16,8
Epilogo: finale canonica di Marco, Mc 16,9-20
II. Interessi vitali
1. Identità e ruolo di Gesù Cristo, Figlio di Dio, che si manifesta attraverso i segni potenti e si
nasconde: il “segreto/riserva messianica”
2. Identità e ruolo dei discepoli: tensione tra istruzione/comprensione e ignoranza
/incomprensione.
III. Origine storica
(autore, destinatari e scopo della composizione del Vangelo)
1. La testimonianza di Papia
(vescovo di Gerapoli, 130 ca. d.C.) riportata in Eusebio di Cesarea, nella Storia Ecclesiastica,
III, 39,15:
«Anche questo diceva il presbitero: Marco, che fu interprete - ermeneutês - di Pietro, mise
per iscritto con esattezza, non però con ordine, tutto ciò che ha riferito di quanto era stato
detto o fatto dal Signore. Né infatti aveva udito il Signore, né lo aveva accompagnato, ma più
tardi, come ho detto, aveva accompagnato Pietro, il quale impartiva via via i suoi
insegnamenti secondo le esigenze, ma non come componesse una sintesi organica degli
oracoli - lógia - del Signore, di modo che Marco non ha commesso un errore mettendo per
iscritto alcune cose così come ha redatto. Ha avuto, infatti, una sola preoccupazione, di non
tralasciare nulla di quanto aveva udito e di non falsarne alcunché». (E. Norelli [ed.],
Esposizione degli oracoli del Signore. I frammenti, Paoline, Milano 2005, p. 237-238).
2. Marco nel Nuovo Testamento
•
Marco è detto “figlio/discepolo” di Pietro; da questo testo forse dipende la notizia del
presbitero citato da Papia, 1Pt 5,13
•
Giovanni Marco di Gerusalemme, compagno di Paolo e di Barnaba nella missione a
Cipro, At 12,12.25; 15,37.39
•
Marco collaboratore di Paolo, Fm 24; Col 4,10; 2Tm 4,11
2
I. Il vangelo del “Regno di Dio”
(Mc 1,1-45)
1. “Inizio” del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio: Giovanni Battista
(Mc 1,1-8)
Giovanni predica un battesimo di conversione e annuncia la venuta di uno più forte che
battezzerà nello Spirito santo.
2. Battesimo di Gesù e tentazioni nel deserto
(Mc 1,9-13)
Dopo il suo battesimo nel fiume Giordan,o Gesù è rivelato da Dio come “il mio Figlio
prediletto”. Nel deserto Gesù è tentato da satana per quaranta giorni.
3. Gesù proclama il “Vangelo di Dio”
(Mc 1,14-15)
Dopo l'arresto di Giovanni Gesù inizia la sua attività in Galilea proclamando il “vangelo di
Dio”.
4. Gesù chiama i primi quattro discepoli
(Mc 1,16-20)
Chiama i fratelli Simone e Andrea, e i due figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni.
5. Prima attività di Gesù in Galilea
(Mc 1,21-45)
Gesù insegna con autorità nella sinagoga di Cafarnao e guarisce la suocera di Pietro. Si dà
una prima sintesi – sommario - dell'attività di Gesù, che risana tutti i malati e libera gli
indemoniati. Gesù lascia Cafarnao per proclamare il vangelo altrove. Egli “purifica” un
lebbroso e gli impone di non dire niente a nessuno: si avverte la tensione tra “silenzio” e
“proclamazione”.
Per la Lectio personale
•
la “via” di Gesù, Mc 10,17.32.46.52; 12,14; 14,27-28; 16,6-7
•
Gesù “il più forte”, Mc 3,27
•
il “vangelo di Dio”, Mc 8,35; 10,29-30; 13,10; 14,9; 16,15
•
il “regno di Dio”, Mc 3,24; 4,11; 4,26.30.34; 9,47; 10,14-15.23-25; 11,10; 12,34;
14,25 (Sal 99,1-2.4; Is 52,7; Dan 2,18-19.27-30; 7,13-14)
•
la chiamata dei discepoli: la sequela, Mc 8,34-38; 10,28-30
•
il “silenzio” e la “proclamazione” della parola, Mc 3,11-12; 4,21-23; 5,19-20.43;
7,24.36; 8,26.30; 9,9.30; 16,6-7.
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II. Ricerca della volontà di Dio
(Mc 2,1-3,6)
Nella prima parte del Vangelo di Marco, ambientata in Galilea, sono raccolte alcune
controversie o dibattiti tra Gesù e i suoi oppositori, farisei e scribi. L’insegnamento di Gesù è
riassunto in una sentenza in forma di mašàl, “proverbio-parabola”. A questa prima raccolta di
controversie corrisponde quella ambientata a Gerusalemme, nei capitoli XI-XII del Vangelo
di Marco. La serie delle sei controversie si conclude con il primo complotto dei farisei,
assieme agli Erodiani, per uccidere Gesù.
1. Perdono dei peccati e guarigione di un paralitico a Cafarnao
(Mc 2,1-12)
Gesù annuncia il perdono dei peccati a un paralitico. Di fronte alla reazione dei maestri ebrei,
che considerano questo un abuso di potere divino – bestemmia – Gesù guarisce il paralitico e
lo rimanda a casa libero e sano.
2. Gesù chiama Levi, figlio di Alfeo a Cafarnao
(Mc 2,13-14)
Tra i primi discepoli di Gesù c’è un “pubblicano”, un impiegato della riscossione delle tasse,
considerato dagli ebrei osservanti un “impuro”.
3. Gesù condivide la mensa con i peccatori e i pubblicani
(Mc 2,15-17)
Gesù giustifica la sua condivisione della mensa con i “peccatori”, appellandosi all’agire di
Dio che si prende cura del suo popolo (Es 15,26).
4. Il digiuno e la novità del regno di Dio
(Mc 2,18-22)
Ai discepoli di Giovanni e dei farisei che praticano il digiuno due volte alla settimana e
criticano i suoi discepoli perché non digiunano allo stesso modo, Gesù risponde dichiarando
che essi sono come gli invitati a nozze. Il loro digiuno sarà segno di lutto per la separazione
dallo sposo. Egli fa intravedere la novità inaugurata dall’irruzione del regno di Dio con le
immagini del vestito nuovo e del vino nuovo.
5. Le spighe raccolte dai discepoli di Gesù in giorno di sabato
(Mc 2,23-28)
Il comandamento del riposto del sabato, memoriale della creazione e dell’esodo, è dato da
Dio per il bene dell’essere umano: vita e libertà.
6. La guarigione di un uomo in giorno di sabato
(Mc 3,1-6)
La serie delle sei controversie si conclude con il complotto dei farisei, che si riuniscono
assieme agli Erodiani per uccidere Gesù.
Per la meditazione personale
• quali sono i criteri che ispirano l’azione di Gesù?
- il bene della persona umana, fragile, bisognosa di cura e perdono?
- il confronto con la Legge e con la tradizione giudaica?
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III. Attività di Gesù e reazioni nei vari ambienti
(Mc 3,7-35)
1. Sintesi dell’attività di Gesù
(Mc 3,7-12)
Marco segnala la preoccupazione di Gesù di essere schiacciato dalla folla al punto da chiedere
do temere una barca pronta per ogni evenienza (cf. anche Mc 4,1;6,31-32;6,45). Di fronte alla
proclamazione messianica degli indemoniati Gesù impone il silenzio. Gesù è il Figlio di Dio,
rivelato dalla voce dal cielo al battesimo (Mc 1,11). L’identità di Gesù non si manifesta in
azioni spettacolari, ma con gesti e parole, che impegnano a seguirlo fino alla morte e
risurrezione (cf. Mc 15,39).
2. La scelta dei “Dodici”
(Mc 3,12-19)
Il numero “Dodici” richiama i dodici figli di Giacobbe - Israele. Gesù fa ripartire la storia del
popolo di Israele sulla base dei dodici discepoli-patriarchi. Egli li sceglie perché stiano con lui
per condividere il suo destino, e partecipare al suo compito di annunciare il regno di Dio con i
gesti di liberazione. L'elenco dei dodici incomincia con il nome di Simone e termina con
quello Giuda. Del primo è indicato il nuovo nome, Pietro, Gesù gli attribuisce come segno del
suo nuovo destino e compito. Di Giuda Iscariota si ricorda il ruolo nel dramma finale di Gesù.
Anche dei due figli di Zebedeo, i fratelli Giacomo e Giovanni, è riportato il soprannome dato
da Gesù, Boanerghés, che Marco interpreta come “figli del tuono”. L'appellativo di Giuda,
(I)škariot - “uomo,’iš, di Kerioth” - potrebbe riferirsi alla località della sua origine.
3. Tensioni e conflitti
(Mc 3,20-21.22-30)
I parenti e familiari temono che l’attività di Gesù, che suscita l’entusiasmo popolare,
comprometta il buon nome della famiglia. Decidono di intervenire per prenderne il controllo.
Con la sua attività taumaturgica e il suo ruolo di maestro sapiente Gesù suscita la perplessità
dei suoi compaesani (cf. Mc 6,4). All’accusa degli scribi – “sei un indemoniato” - Gesù
risponde interpretando la sua attività come vittoria e liberazione dalla potenza demoniaca nel
mondo. Nella Bibbia l'intervento salvatore di Dio è presentato con le immagini di un
combattente vittorioso (Is 49,24.25; cf. 42,13). Nei suoi gesti e nelle sue parole Gesù rende
presente la vittoria di Dio nel mondo. Chi “bestemmia contro lo Spirito santo”, si chiude alla
di salvezza che Dio offre attraverso Gesù (Mc 3,28-30). Questo è un peccato irremissibile
perché esclude l'atteggiamento di fede e di conversione.
4. La nuova “famiglia” di Gesù: chi fa la volontà di Dio
(Mc 3,31-34)
Sono “parenti” di Gesù quanti si lasciano coinvolgere nel suo stesso progetto di vita. Il grado
di parentela umana non dà titoli per far parte della sua comunità. Vi partecipa chi s’impegna a
fare la volontà di Dio, con fedeltà anche a rischio della vita (cf. Mc 14,36).
Per la meditazione personale
Di fronte a Gesù si deve prendere posizione:
• stare con i “parenti”, preoccupati di tutelare la sicurezza
• con i “maestri”, preoccupati dell’ortodossia e della tradizione
• con i “Dodici” che s’impegnano a fare la volontà di Dio
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IV. Il “mistero del regno di Dio”
(Mc 4,1-34)
1. La parabola del “seminatore”
(Mc 4,3-9)
La parabola del seminatore rivela la situazione in cui viene a trovarsi l'ascoltare. Soltanto se
rimane coinvolto nel dramma proposto da Gesù con la parabola, l'ha capita. Gettare il seme è
un gesto umano di speranza. Nella tradizione biblica esso descrive l'intervento decisivo e
salvifico di Dio (cf. Os 2,25; Ger 31,27). La descrizione dell’esito del seme nei tre terreni è un
crescendo dal negativo al positivo. Il rendimento del seme nel terreno buono compensa la
triplice perdita nei terreni precedenti. Di fronte al rischio o all'insuccesso del seminare, il
risultato finale è sicuro.
2. Dichiarazione di Gesù ai “Dodici” sul “mistero del regno di Dio”
(Mc 4,10-12)
La parola di Gesù rende attuale la salvezza, dono di Dio, ma nello stesso tempo annuncia il
giudizio per chi la rifiuta. Questo corrisponde al modo di agire di Dio che incarica il profeta
Isaia di smascherare la cecità e la sordità del suo popolo (Is 6,9-10). La linea di demarcazione
tra quelli a quali è dato il mistero del regno di Dio e quelli di fuori, passa nel cuore di ogni
essere umano e all'interno della comunità discepoli di Gesù (cf. Mc 4,13; 8,17-18).
3. La spiegazione della parabola del “seminatore”
(Mc 4,13-20)
Nella spiegazione-applicazione della parabola del seminatore si riflettono le situazioni della
comunità cristiana, dove si ascolta la parola di Dio. La parabola di Gesù è un invito a vivere
l'esperienza della fede, che parte dall'ascolto della parola di Dio e dalla risposta dell'uditore,
minacciato da difficoltà esterne – persecuzioni – e interne: rilassatezza, tentazioni, ricchezza,
preoccupazioni, inganni, ecc.
4. Come ascoltare/proclamare la “parola”
(Mc 4,21-25)
5. Le parabole del contadino e del seme di senapa
(Mc 4,26-32)
La mietitura corona l'attesa del contadino. Il processo del regno di Dio, iniziato con
l'annuncio, giungerà sicuramente al compimento per un dinamismo intrinseco e irresistibile.
Nella parabola del seme di senapa è il contrasto tra l’inizio insignificante e l’esito finale che si
apre all’universalità dell’azione di Dio.
6. Conclusione: Gesù-folla-discepoli
(Mc 4,33-34)
Per la meditazione personale
• che cosa dice a me oggi la parabola di Gesù?
• quali sono le mie resistenze all’ascolto fruttuoso della parola di Dio?
• quali sono le mie speranze e attese di fronte all’azione di Dio?
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V. “Fede e miracoli”
(Mc 4,35-5,43)
1. Liberazione dalla paura del naufragio sul lago di Galilea
(Mc 4,35-41)
L’immagine di Gesù che con la sua parola placa la tempesta richiama il Salmo 107,23-30,
dove i naufraghi raccontano la loro esperienza delle “grandi opere di Dio”, Signore della
creazione (cf. Sal 44,24-25; 89,10-11). La domanda finale dei discepoli è il filo conduttore
della narrazione: scoprire chi è Gesù attraverso i suoi gesti e le sue parole.
2. Liberazione dell'indemoniato di Gèrasa
(Mc 5,1-21)
Nella regione dei Geraseni, un territorio non abitato da Ebrei, Gesù incontra una persona
sconvolta dalle forze di morte e alienanti. L’indemoniato vive dissociato, nella totale
solitudine, lacerato nella sua personalità. Con la sua azione e parola Gesù mette in crisi il
dominio degli spiriti nel territorio da essi controllato. Gli spiriti, che cercano di sottrarsi
all’azione di Gesù, scelgono la loro rovina. Il trasferimento nel branco dei porci, che
precipitano giù dal monte e scompaiono nel mare, fa intravedere la fine del mondo
dell’idolatria che sta sotto il controllo dei demoni. I porci - animali impuri (Lv 11,7; Dt 14,8) sono associati al culto idolatrico dei popoli che non conoscono Dio (Is 66,3-4). I sacrifici agli
idoli in realtà sono fatti ai demoni (cf. Dt 32,16-17.21.38; Bar 4,7; Sal 96,5; 106,36-37; 1Cor
10,20-21). Con la forza della sua parola Gesù scaccia gli spiriti impuri, ma gli abitanti
scacciano Gesù dal loro territorio, perché avvertono nella sua presenza una minaccia.
Nell'ambiente ancora dominato dalle forze che generano paura, Gesù lascia una persona
risanata come testimone della sua potenza liberatrice.
3. Guarigione dell’emorroissa e risurrezione della figlia di Giàiro
(Mc 5,21-24.25-34.36-43)
I due episodi sono connessi tra loro per il tema della “fede”. Si tratta di due donne: una soffre
di perdite di sangue da “dodici anni”, l’altra è una ragazza di “dodici anni”, figlia del
presidente della Sinagoga di Cafarnao, Giàiro. Alla donna, esclusa dalla vita sociale e
religiosa per la sua infermità, Gesù annuncia che la sua fede l'ha salvata. Al padre della
ragazza annuncia la vittoria sulla morte, nonostante le resistenze degli scettici di fronte alla
morte. Egli invita il padre della ragazza e i discepoli ad avere fede. Il gesto di Gesù è un
segno anticipatore della piena vittoria sulla morte che avverrà con la sua risurrezione. Per
questo i testimoni della risurrezione della figlia di Giàiro devono mantenere il silenzio sulla
loro esperienza, come i tre discepoli che scendono dal monte della trasfigurazione, in attesa
della piena rivelazione di Dio che risuscita i morti (Mc 9,9).
Per la meditazione personale
• qual è il significato dei miracoli nel Vangelo di Marco?
• che cosa vuol dire “credere” secondo il Vangelo di Marco?
• che senso hanno oggi i “miracoli” per un cammino di fede?
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VI. “Il dono del pane?”
(Mc 6,1-8,26)
Il filo conduttore della narrazione è suggerito dalle espressioni: “mangiare il pane/i pani”. I
termini ártos-ártoi, “pane-pani” - 21 ricorrenze complessive nel Vangelo di Marco compaiono in Mc 2,26; 3,20 (2x); Mc 6,8.37.38.41.41.44.52 (=7x); Mc 7,2.5.27 (3x); Mc
8,4.5.6.14.14.16.17.19 (=8x); Mc 14,22 (cena eucaristica).
1. Gesù a Nazaret
(Mc 6,1-6a)
Gli abitanti di Nazaret si interrogano sull’identità di Gesù, il “profeta” contestato.
2. Istruzioni e invio dei “Dodici”
(Mc 6,6b-13)
Gesù associa i “Dodici” al suo potere di guarire i malati e liberare gli indemoniati. Lo stile di
vita dell’inviato – povertà e libertà – è coerente con il metodo dell’annuncio che può contare
solo sulla forza della parola.
3. Gesù e Giovanni Battista
(Mc 6,14-16)
Gli interrogativi alla corte di Erode e tra il popolo sull’identità di Gesù in rapporto a Giovanni
Battista, preparano il dialogo di Gesù coni suoi discepoli nei pressi di Cesarea di Filippo.
4. Il racconto della “passione” di Giovanni Battista
(Mc 6,17-29)
La passione di Giovanni, il profeta, “giusto e santo”, prelude a quella di Gesù.
5. Primo racconto della donazione del pane
(Mc 6,30-44)
Dopo il ritorno degli “apostoli” dalla missione, sulla riva del lago Gesù incontra la folla che
lo cerca. Mosso a compassione, si mette a insegnare, perché sono come pecore senza pastore.
Alla sera fa distribuire pani e pesci per tutti – cinquemila persone – e si raccolgono dodici
sporte di pani e pesci avanzati.
6. Incontro notturno di Gesù con i discepoli sul lago
(Mc 6,45-52)
Dopo la donazione del pane alla folla, Gesù si manifesta nella notte ai discepoli come il
Signore che cammina sulle acque. Nell’annotazione finale si mette in rapporto questa
esperienza dei discepoli con la donazione dei “pani”.
7. Sommario di guarigioni a Genesaret
(Mc 6,53-56)
Il contatto con la persona di Gesù – frange della veste – ha un’efficacia terapeutica-salvifica.
8. Dibattito sulla purità della mensa e dei cibi
(Mc 7,1-23)
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A maestri ebrei che criticano i discepoli di Gesù perché non osservano le regole della purità
rituale - lavarsi le mani prima di prendere il cibo - egli risponde appellandosi alla parola di
Dio che smaschera la pratica del korbàn: offrire al tempio il denaro che deve servire per
l’assistenza dei genitori. Il rapporto con Dio non si basa sulla “purità” della mensa o sulle
abluzioni rituali, ma sul cuore puro.
9. Liberazione della figlia della donna siro-fenicia
(Mc 7,24-30)
L’unica condizione per accedere alla mensa – “pane dei figli” (doni messianici), è la fede che
la donna greca esprime con forza nel dialogo con Gesù.
10. Guarigione di un sordomuto nella Decapoli
(Mc 7,31-37)
La guarigione di un sordomuto nel territorio della Decàpoli prelude all’annuncio di salvezza
ai popoli.
11. Secondo racconto della donazione del pane
(Mc 8,1-9.10)
Si racconta una seconda donazione dei pani distribuiti a una folla di quattro mila persone: alla
fine si raccolgono di sette sporte di pani avanzati.
12. Dibattito con i farisei sul “segno” dal cielo
(Mc 8,11-13)
Gesù rifiuta di dare un segno di legittimazione dal “cielo/Dio” ai farisei.
13. Dialogo con i discepoli sul lievito dei farisei e di Erode
(Mc 8,14-21)
I farisei e gli Erodiani, che complottano per uccidere Gesù – Mc 3,6 – sono una minaccia
anche per i discepoli, che non devono lasciarsi influenzare dal loro “lievito”. Ai discepoli che
discutono sulla mancanza di “pane” Gesù richiama il gesto della duplice donazione dei pani,
compreso nella prospettiva della fede che si apre al dono di Dio. Anche i discepoli di Gesù
hanno bisogno di essere liberati dal cuore indurito per cogliere il significato dei suoi gesti e
delle sue parole.
Per la meditazione personale
La missione
• che cosa vuol dire oggi “scacciare i demoni”?
• quale rapporto c’è tra “guarire” i malati e “annunciare” Gesù Cristo?
• come vivere oggi la povertà-libertà nello stile di vita degli inviati in missione?
• chi sono oggi i destinatari della missione cristiana?
Il cuore indurito
• quali sono le condizioni per riconoscere ed accogliere il dono del pane che è Gesù, la sua
parola e la sua vita?
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VII. “Chi è Gesù?”
1. Interrogativi su “Gesù”
Mc 1,27---------2,7------------4,41-----------6,2-3-----------6,14-16--------8,27-30----------------(la folla)
(gli scribi) (i discepoli) (i compaesani) (la folla)
(i discepoli)
(a Cafarnao)
(sul lago)
(a Nazareth)
(a Cesarea di Filippo)
2. L’ordine di tacere
Mc 1,2425--------------1,34--------------1,44--------------3,11-------------------5,43----------------(a un indemoniato) (agli indemoniati) (al lebbroso) (agli indemoniati) (in casa di Giàiro)
7,36.37------------8,26-----------8,30----------------------------------------9,9-------------------------(al sordomuto) (al cieco) (ai discepoli a Cesarea di Filippo)
(ai discepoli)
3. Gesù “Figlio di Dio” rivelato dalla “voce dal cielo”
Mc 1,1 1--------------------------------------------------9, 7---------------------------------------------(dopo il battesimo nel Giordano) (davanti ai discepoli sul monte della trasfigurazione)
4. Gesù il “Cristo”, il “Figlio dell’uomo” e “Figlio di Dio”
Mc 8,26-20)----------------------------Mc 14,61-62---------------------Mc 15,39--------------------(a Cesarea di Filippo)
(davanti al Sinedrio) (al momento della sua morte in croce)
5. Nel Vangelo di Marco Gesù è chiamato
•
•
•
•
•
“il Cristo” (sette volte)
“il figlio di Davide” Mc 12,35-37
“il Figlio dell’uomo” (quattordici volte)
“il Figlio di Dio”, Mc 14,61; 15,39
“il Figlio”, Mc 13,32
Per la meditazione personale
• chi è Gesù per la “gente”?
• chi è Gesù per me?
• come esprimo la mia fede in Gesù?
• le formule tradizionali della fede cristiana – il “Credo” – mi aiutano a vivere il rapporto
di fede in Gesù Cristo?
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VIII. Sulla “via della croce”
(Mc 8,31-10,52)
Dopo il dialogo nei pressi di Cesarea di Filippo circa la sua identità - risposta di Pietro: “Tu
sei il Cristo” - Gesù incomincia a istruire i discepoli sul suo destino paradossale di “Figlio
dell'uomo”. Da questo momento inizia il suo cammino verso Gerusalemme, dove sarà
riconosciuto come il Figlio Dio che muore in croce. Sulla “via della croce” Gesù propone ai
discepoli un progetto di vita, che riguarda la relazione di coppia, l'accoglienza dei piccoli,
l'uso dei beni materiali e i ruoli nella comunità.
1. Prima parola profetica sul destino del Figlio dell’uomo e reazione di Pietro
(Mc 8,31-9,1)
Il senso dell'espressione “il Figlio dell'uomo” dipende dalle rielaborazioni degli ambienti
apocalittici – Libri di Enoch – delle visioni del Libro di Daniele, dove il Figlio dell'uomo,
contrapposto alle potenze politiche - le quattro bestie - ottiene da Dio il potere e il regno
definitivo (Dan 7,13-14). Il Figlio dell'uomo è il rappresentante dei “Santi”, il popolo
d’Israele (cf. Dan 7,18.21.27). Il destino del Figlio dell'uomo ha i tratti del “servo” del
Signore che, dopo molte tribolazioni e umiliazioni, vedrà la luce e sarà glorificato da Dio (Is
53,3.11-12). Alla fine il Figlio dell’uomo verrà come giudice che, davanti a Dio (il Padre
suo), decide il destino di tutti gli esseri umani. La sua venuta gloriosa, annunciata nello stile
apocalittico – “subito”, cioè “certamente” – fonda la fiducia dei discepoli nelle prove.
2. La trasfigurazione di Gesù
(Mc 9,2-8.9-13)
Nel racconto della trasfigurazione, per la seconda volta la voce di Dio presenta Gesù ai
discepoli come il “il Figlio amato”, che essi devono seguire sulla via della croce. L’ordine di
Gesù ai discepoli - “non dire niente a nessuno fino alla risurrezione dai morti” – mette in
rapporto la sua “trasfigurazione” con la “risurrezione-glorificazione” del Figlio dell’uomo.
3. Guarigione di un ragazzo epilettico
(Mc 9,14-29)
Nella descrizione dello stato del ragazzo si elencano i sintomi tipici dell'epilessia, attribuiti
allo spirito impuro. Il racconto presenta Gesù che si oppone alle “forze” di morte. Chi si
affida a Dio in modo incondizionato (il padre del ragazzo), fa l’esperienza della forza
liberatrice della sua parola. I discepoli possono condividere la potenza liberatrice di Gesù
attraverso la preghiera.
4. Seconda istruzione sul Figlio dell’uomo
(Mc 9,30-37.38-42.43-50)
La seconda parola profetica di Gesù sul destino del Figlio dell’uomo, è la più concisa ed
enigmatica: “Sarà consegnato (da Dio) nelle mani degli uomini”. Seguono alcune istruzioni ai
discepoli, che restano estranei alla logica della sequela di Gesù sulla via della croce.
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5. Matrimonio e divorzio
(Mc 10,1-12)
Rispetto alla disciplina e alla prassi del divorzio, fondate sul Dt 24,1-4 - libello del ripudio Gesù si richiama all’agire di Dio creatore, presentando il suo progetto sulla relazione di
coppia (Gen 1,27; 2,24).
6. Accogliere il regno di Dio come un bambino
(Mc 10,13-16)
Il regno di Dio, che si rende presente nell'azione e nella persona di Gesù, è offerto
gratuitamente a coloro che sono privi di prestigio e di diritti, di difese e pretese come sono i
bambini nella società antica.
7. Valutazione e uso dei beni
(Mc 10,17-31)
Per chi vuole seguire Gesù i beni posseduti devono essere messi a disposizione dei poveri per
imitare Dio, l'unico “buono”. Questa è la condizione per entrare nella vita eterna o nel regno
di Dio: la scelta di seguire Gesù risale all'iniziativa gratuita di Dio. I discepoli, che per amore
di Gesù e del Vangelo hanno lasciato tutto per seguirlo, ritrovano, nell'ambito della comunità,
centuplicati i beni e le relazioni che hanno abbandonato.
8. La terza istruzione sul Figlio dell'uomo
(Mc 10,32-40.41-45)
Per parlare della sua morte Gesù ricorre alle immagini del battesimo e del calice. Il
“battesimo” rappresenta la sua scelta di condividere la condizione umana, segnata dal male e
dalla morte (Sal 69,3.15). Il “calice” richiama il giudizio di Dio sulla condizione umana
pervertita dal peccato: Gesù affronta la sua morte come conseguenza della storia umana di
peccato (Sal 75,9; Is 51,17-23). Gesù è “il Figlio dell'uomo” e il “servo del Signore”, solidale
con il destino dell'umanità peccatrice, restando fedele a Dio come Figlio (Is 53,10-12). I
rapporti tra i discepoli sono modellati su Gesù, il Figlio dell'uomo che dona la sua vita per
costituire una comunità di persone libere.
Per la meditazione personale
Portare la croce
• che cosa significa oggi “portare la croce” al seguito di Gesù?
• qual è il valore e il significato delle “sofferenze” secondo il vangelo?
• che cosa comporta per un cristiano oggi seguire Gesù sulla “via della croce”?
-
Seguire Gesù
• quali sono le condizioni per seguire Gesù oggi?
povertà come condivisione dei beni
fedeltà nella scelta dello stato di vita (matrimonio)
autorità e obbedienza: i ruoli nella comunità
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IX. Gesù a Gerusalemme
(Mc 11,1-13,35)
L’attività e insegnamento di Gesù a Gerusalemme si sviluppano in un contesto di conflitti e
tensioni che esploderanno alla vigilia della Pasqua. A Gerusalemme, nell’area del tempio,
avviene l'ultimo e decisivo confronto tra Gesù e le autorità giudaiche. Con una serie di gesti
provocatori e dichiarazioni esplicite, Gesù espone il suo progetto e svela il suo destino. Marco
condensa nello spazio di tre giorni il materiale, che prende dalla tradizione, scegliendo i temi
e gli insegnamenti che rispondono alle esigenze della sua comunità.
1. Ingresso messianico di Gesù a Gerusalemme
(Mc 11,1-11)
Gesù lascia Betania ed entra a Gerusalemme a dorso di un asino, accolto con acclamazioni
festanti dai pellegrini. Questo ingresso evoca le scene d’intronizzazione regale e gli annunci
dei profeti del Messia portatore di pace. La giornata si conclude a Betania, appena fuori di
Gerusalemme, sul monte degli Ulivi.
2. Intervento di Gesù nel tempio di Gerusalemme
(Mc 11,12-25[26])
Gesù lascia Betania per andare a Gerusalemme, nel tempio, dove compie un gesto simbolico:
caccia i venditori dai piazzali riservati a gentili (Mc 11,12-15). La scena è incorniciata
dall'episodio del fico sterile e maledetto (Mc 12,12-14.20-21). Nel contesto del racconto di
Marco la maledizione del fico è un segno profetico di minaccia contro il popolo di Dio
infedele e sterile. Dopo il secondo giorno Gesù passa ancora la notte a Betania.
3. Confronto di Gesù con le autorità nell'area del tempio
(Mc 11,27-33)
Gesù è di nuovo a Gerusalemme, nel tempio, dove hanno luogo le cinque controversie, che
per numero e stile ricordano quelle poste all'inizio dell'attività in Galilea (Mc 2,1-3,6). Si
tratta di discussioni più o meno polemiche con i rappresentanti del giudaismo a Gerusalemme:
sacerdoti, scribi, farisei, erodiani, sadducei. In queste controversie Marco concentra
l'opposizione della classe dirigente di Gerusalemme e anticipa i motivi della condanna di
Gesù. I capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo chiedono a Gesù le credenziali di
legittimazione per il suo intervento nell'area del tempio.
4. La parabola dei vignaioli ribelli
(Mc 12,1-12)
Alle autorità del tempio di Gerusalemme Gesù racconta la parabola dei vignaioli ribelli.
L'immagine della vigna (=rapporti di alleanza di Dio con Israele) rimanda al testo di Is 5,1-7
(cf. Sal 80). Nel dialogo si fa l’applicazione della parabola, a cui seguono un’amplificazione e
un commento della parabola stessa. Nella citazione del Sal 118-22-23 si avvertono le riletture
cristiane del tema della “pietra angolare” (cf. At 4,11; Rm 9,33; 1Pt 2,6-8). Alla fine si
segnala la reazione degli ascoltatori-destinatari della parabola (cf. Mc 11,18). Il “figlio
amato”, agapētós, s’identifica con Gesù, il Figlio di Dio, rivelato nella teofania del battesimo
e della trasfigurazione (Mc 1,11; 9,7; cf. Gen 37,20).
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5. Dibattito con i farisei e gli erodiani sul tributo a Cesare
(Mc 12,13-17)
Nel dibattito sul tributo da pagare all'imperatore di Roma la sentenza di Gesù ha una grande
risonanza, perché tocca un ambito in cui si incontrano e si scontrano diversi e molteplici
interessi, politici e religiosi, materiali e spirituali. Il testo di Marco si colloca nel contesto
della situazione sociale e politica della terra di Israele nella prima metà del primo secolo
dell'era volgare sotto l’occupazione romana, dove il tributo a Cesare (imperatore) ha un
risvolto politico e religioso.
6. Dibattito con i sadducei sulla risurrezione dei morti
(Mc 12,18-27)
La terza controversia di Gesù a Gerusalemme riguarda una questione molto dibattuta tra
farisei e sadducei. Questi ultimi sono caratterizzati da Marco come negatori della risurrezione.
Questo corrisponde alle informazioni fornite da Flavio Giuseppe al riguardo: «Essi negano la
sopravvivenza dell'anima, le pene dell'aldilà e i premi».
7. Dialogo con uno scriba sul primo e più grande comandamento
(Mc 12,28-34)
Gesù concentra tutte le esigenze etiche nel comando dell'amore che abbraccia Dio e il
prossimo. Marco riporta questo insegnamento nel contesto di una pacifica discussione con
uno scriba giudeo a Gerusalemme. La cordiale ammirazione dello scriba per Gesù e la lode
che ne riceve sono un'eccezione nel secondo Vangelo canonico.
8. Il Messia, figlio di Davide-Figlio di Dio,
(Mc 12,35-37)
L controversia con i sadducei si chiude con la nota redazionale: «E nessuno osava più
interrogarlo». Gesù allora parla direttamente alla folla nel tempio della sua identità di Messia
davidico, ponendo il risalto la tensione tra “figlio di Davide” e “Figlio di Dio” sulla base del
Sal 110,1.
9. Denuncia del formalismo degli scribi
(Mc 12,38-40)
Gesù critica duramente la categoria degli scribi. La sua denuncia è un indizio della sua rottura
con gli scribi che hanno un grande ascendente sul popolo.
10. L’offerta di una povera vedova
(Mc 12,41-44)
A conclusione dell'attività e dell'insegnamento di Gesù a Gerusalemme si trova l'episodio
della vedova che mette nella cassetta delle offerte del tempio ciò che serve al suo
sostentamento quotidiano. L'episodio della vedova al tempio offre lo spunto per mettere in
risalto il contrasto tra la cupidigia degli scribi e la generosità della povera vedova.
11. La piccola “apocalisse” del Vangelo di Marco
(Mc 13,1-37)
La “fine” del tempio e della città di Gerusalemme sono inseriti nella cornice di uno
sconvolgimento cosmico e sociale, che prelude alla venuta del Figlio dell'uomo “con grande
potenza e gloria”. L’insegnamento di Gesù ai discepoli è il suo testamento spirituale, nel
quale egli indica il fondamento della loro speranza nel tempo di crisi che precede la sua
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venuta finale. Lo scopo del genere “apocalittico”, dove si descrivono i segni dell'imminente
giudizio di Dio, è di sostenere la fiducia dei giusti sottoposti alla tribolazione.
11.1. L’annuncio della distruzione del tempio di Gerusalemme
(Mc 13,3-4)
La parola profeta di Gesù sulla distruzione del tempio di Gerusalemme si colloca sullo sfondo
della tradizione profeta di Geremia (Ger 7; 26). Le parole di Gesù sul destino del tempio
saranno riprese come accusa e provocazioni nel racconto della passione (Mc 14,58;15,29.38).
11.2. I “segni” anticipatori della fine
(Mc 13,5-13)
Il discorso inizia con gli avvertimenti contro i falsi profeti-messia (Mc 13,5-6). Segue
l’annuncio degli sconvolgimenti sociali e cosmici che precedono la fine (Mc 13,7-8; cf.
4Esdra 5,1-13). La persecuzione esterna e i conflitti interni offrono alla comunità cristiana
l’occasione di testimoniare e proclamare il Vangelo a tutte le genti (Mc 13,9-12). Il brano si
conclude con l’esortazione alla perseveranza (Mc 13,13).
11.3. Il “tempo” della fine
(Mc 13,14-37)
Al centro e culmine del discorso è l’annuncio della “grande tribolazione” e della venuta del
Figlio dell'uomo. La profanazione del tempio di Gerusalemme è il segno prototipo della
grande tribolazione (Mc 13,14-23; cf. Dan 12,1). La venuta del Figlio dell'uomo e la
convocazione degli eletti sono motivo di speranza per i fedeli (Mc 13,24 27; cf. Mc 9,1).
La parabola del fico, che annuncia la buona stagione (Mc 13,28-29). Essa conferma l'efficacia
profetica delle parole di Gesù sul compimento della storia e sul giudizio di Dio (Mc 13,3032). L’invito finale a vigilare fa leva sulla parabola del padrone di casa e dei servi (Mc 13,3337). La speranza dei discepoli si fonda sulla parola di Gesù, il Figlio dell'uomo, atteso come
protagonista del giudizio di Dio sul mondo e sulla storia umana. I discepoli vivono il tempo
dell'attesa proclamando e testimoniando il Vangelo a tutte le genti.
Per la meditazione personale
Il santuario di Dio e il culto
• qual è il ruolo del luogo di culto – santuario - nella mia esperienza di fede?
• la celebrazione liturgica mi aiuta a incontrare il Signore vivente?
In attesa della venuta del Signore
• quali sono le ragioni della mia speranza?
• vivo con senso di responsabilità il ruolo di guida della comunità cristiana?
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X. Passione, morte e risurrezione di Gesù secondo Marco
(Mc 14,1-16,20)
Il racconto della passione e morte, culmina nell'annuncio della risurrezione di Gesù presso la
sua tomba a Gerusalemme. Gesù è il “servo” fedele, il Cristo e il Figlio di Dio, prototipo dei
discepoli, chiamati a seguirlo e a condividerne il destino. Nessuna parola umana è in grado di
dire il mistero del regno di Dio, che Gesù rende presente nel suo annuncio e soprattutto nella
sua passione e morte. Chi legge il Vangelo di Marco sa che Gesù risorto, come pastore, guida
dei suoi discepoli. Il racconto rimane aperto. La conclusione del Vangelo non coincide con la
fine di un libro, ma ritorna all'inizio dell'esperienza da cui è nato.
1. Il complotto dei capi giudei e la cena-unzione di Betania
(Mc 14,1-9.10-11)
Sullo sfondo del complotto dei capi giudei – autorità del tempio – si racconta il segno
“profetico” della morte di Gesù: l’unzione funebre anticipata nel contesto di una cena a
Betania. Giuda va a trattare con i capi giudei per “consegnare” Gesù.
2. Preparazione della cena “pasquale” di Gesù
(Mc 14,12-16)
La cena finale di Gesù con i discepoli si colloca nel contesto della Pasqua ebraica.
3. Annuncio del tradimento di Giuda
(Mc 14,17-22)
Nel dramma della morte di Gesù ha un ruolo determinante la figura di Giuda, che lo
“consegna” alle autorità ebraiche.
4. La cena di addio di Gesù con “dodici” - eucaristia
(Mc 14,23-25)
Nella cena finale con i discepoli, Gesù interpreta la sua morte come atto estremo di
donazione, sigillo dell’alleanza definitiva con Dio. Con la sua morte egli inaugura il Regno di
Dio (Mc 14,25). L’efficacia salvifica della morte di Gesù si prolunga nella celebrazione
liturgica della cena.
5. Gesù annuncia il rinnegamento di Pietro
(Mc 14,26-31)
I discepoli sono coinvolti nel dramma della morte di Gesù. L’annuncio della dispersione del
gregge con la morte del Pastore, prelude all’annuncio della sua risurrezione.
6. La preghiera di Gesù al Getsèmani
(Mc 14,32-42)
Nella preghiera del Getsemani Gesù si rivolge al Padre per trovare la fonte della sua fedeltà
nell'ora in cui è consegnato ai peccatori.
7. L’arresto notturno di Gesù
(Mc 14,43-52)
Il racconto dell’arresto di Gesù offre lo spunto per introdurre il suo intervento con il quale
denuncia la violenza delle autorità del tempio nei suoi confronti.
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8. Gesù davanti al Sinedrio
(Mc 14,53-65)
La scena dell’interrogatorio di Gesù e della sua dichiarazione: “Io lo sono!”, davanti al
Sinedrio, presieduto dal Sommo sacerdote, è simmetrica a quella di Pietro, che nel cortile lo
rinnega davanti ai servi e alle serve del sommo sacerdote.
9. Pietro rinnega Gesù
(Mc 14,66-72)
Nel racconto della passione si invitano i lettori a prendere posizione di fronte a Gesù, il Figlio
dell’uomo, condannato dagli uomini, ma intronizzato alla destra di Dio.
10. Gesù davanti a Pilato
(Mc 15,1-15)
In una riunione di tutto il Sinedrio al mattino si prende la decisione di “consegnare” Gesù al
governatore romano, Ponzio Pilato, che dura in carica dal 26 al 36 d.C. come praefectus
Iudaeae (iscrizione di Cesarea Marittima). L’interrogatorio di Gesù davanti Pilato segue lo
schema di quello davanti al Sinedrio: domanda di Pilato sul ruolo politico di Gesù, accusato di
proclamarsi “Re di Giudei”, silenzio di Gesù, accuse dei capi dei sacerdoti.
La proposta di liberazione-amnistia pasquale di Gesù, scambiato con Barabba, un ribelle
omicida, non ottiene l’esito perseguito da Pilato, che vorrebbe liberarlo. Sa che i capi dei
sacerdoti l’hanno consegnato per invidia. Alla fine si rimette alla decisione della folla.
L’immagine di Pilato nel “processo di Gesù” non corrisponde a quello che dicono le fonti
storiche ebraiche (Flavio Giuseppe e Filone). L’evangelista si preoccupa di togliere ogni
sospetto che Gesù sia stato condannato per motivi politici: insurrezione antiromana.
11. La parodia d’incoronazione regale
(Mc 15,16-20)
I soldati del pretorio, siriani o greci, prendono lo spunto dall’accusa: “Re dei Giudei”, per
inscenare una parodia d’investitura regale, che corrisponde alla scena di insulti nella notte
dopo la sentenza del Sinedrio.
12. La crocifissione di Gesù
(Mc 15,21-32)
Marco riporta la scena della requisizione di Simone, originario della colonia ebraica di Cirene
– attuale Shahhat nella Libia orientale, “Cirenaica” – costretto a portare la croce di Gesù per
drammatizzare la sentenza sulla sequela: “Chi vuol venire dietro a me… prende la sua
croce…” (Mc 8,35). Alessandro e Rufo forse sono due cristiani di Roma (cf. Rm 16,13). Il
luogo della crocifissione di Gesù, appena fuori delle mura della città di Gerusalemme,
chiamato in aramaico Gulgultha (ebr. Gulgoleth, “cranio”), è una vecchia cava di pietra
dismessa, usata come zona cimiteriale. La bevanda drogata, la divisione delle vesti e la scena
di dileggio-provocazione, sono rilette alla luce dei Salmi 22,8.19 e 69,22. Il titulus –
iscrizione – apposto sulla croce corrisponde a quello che dicono le fonti storiche sulla
crocifissione: il condannato, che porta la croce – patibulum - reca appesa al collo la tavoletta
con l’iscrizione.
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13. La morte di Gesù in croce
(Mc 15,33-41)
Il quadro narrativo della morte di Gesù in croce si ispira alla tradizione biblica. Quando parla
del “giorno del Signore”, il profeta Amos, annuncia: «In quel giorno… farò tramontare il sole
a mezzogiorno» (Am 8,9-10; cf. Es 10,22). Nel suo grido orante Gesù riprende in aramaico le
prime parole del Samo 22,2. Egli esprime la sua relazione profonda con Dio nel momento in
cui avverte la lacerazione della morte (abbandono di Dio). Alla domanda-invocazione di
Gesù, risponde l’esclamazione dell’ufficiale di guardia – il centurione romano – che lo
proclama “Figlio di Dio”. La presenza delle donne a un’esecuzione di carattere politicomilitare è plausibile sul piano storico. Sono le donne che hanno seguito Gesù in Galilea (cf.
Lc 8,1-3).
14. La sepoltura di Gesù
(Mc 15,42-47)
Un membro del Sinedrio – Giuseppe, originario della città di Arimatea - provvede alla
sepoltura del corpo di Gesù, dopo aver ottenuto il permesso dell’autorità romana. In Giudea i
corpi dei crocifissi potevano essere sepolti e non gettati nella fossa comune, se qualcuno dei
parenti (amici) ne faceva richiesta (Flavio Giuseppe; cf. tomba dei resti di un crocifisso,
trovata vicino a Gerusalemme: a Giv‘at ha-Mivtar nel 1968). Il particolare della pietra fatta
rotolare davanti all’imboccatura del sepolcro prepara la scena delle donne, che, il primo
giorno della settimana, trovano la tomba aperta.
15. L’annuncio della risurrezione di Gesù
(Mc 16,1-8)
Il primo giorno della settimana, dopo la morte e sepoltura di Gesù, un inviato di Dio - un
angelo - annuncia la sua risurrezione alle donne con l'incarico di trasmettere l’annuncio ai
discepoli e a Pietro in Galilea. L’invito dell’angelo: “Non abbiate paura”, richiama le parole
di Gesù ai discepoli sul lago nella notte della tempesta (Mc 4,35-41; cf. 6,46-52). L’annuncio:
“Gesù Nazareno, il crocifisso... è risorto”, corrisponde alle parole di Gesù che pre-annuncia la
sua risurrezione ai discepoli sulla via della croce (Mc 8,31-32; 9,31; 10,32-34).L’incarico di
dire ai discepoli e a Pietro che Gesù risorto li precede in Galilea, rimanda al suo annuncio alla
fine della cena di addio (Mc 14,27-31; cf. Zac 13,7). La promessa: “Là lo vedrete…”
riecheggia l’esperienza della trasfigurazione di Gesù sul monte (Mc 9,4) e 1'annuncio della
venuta/visione del Figlio dell'uomo nella gloria (Mc 13,26; 14,62). Il “silenzio” delle donne”
prolunga il “silenzio” imposto da Gesù dopo i suoi gesti taumaturgici e la sua trasfigurazione.
16. Apparizioni e glorificazione di Gesù
(Mc 16,9-20)
Questo brano non fa parte del Vangelo originario di Marco. Uno scrittore anonimo fa un
riassunto dei racconti di apparizione che si trovano nei Vangeli di Luca e Giovanni,
aggiungendo l'incarico di missione degli apostoli e un breve racconto dell'ascensioneintronizzazione di Gesù. Con il racconto della missione universale dei discepoli, dotati di
poteri carismatici, si vuole affermare che Gesù risorto è presente nella comunità cristiana e
manifesta la sua potenza salvifica per mezzo dell'azione dei suoi inviati.
La tomba di Gesù, trovata vuota a Gerusalemme, è il “segno” della sua risurrezione. La
fede in Gesù risorto si fonda sulla rivelazione di Dio e la testimonianza dei suoi discepoli.
Dalla fede in Gesù Cristo risorto nasce la missione della Chiesa, che prolunga quella del
suo Signore.
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Il Vangelo di Marco presenta un profilo storico e concreto di Gesù, che proclama e rende
presente il regno di Dio nei suoi gesti e parole.
L’autore del terzo Vangelo canonico traccia un cammino per quanti si mettono al seguito
di Gesù riconosciuto e accolto come Cristo e Figlio di Dio, solidale con il destino umano
per superare il peccato, il male e la morte, e vivere in nuovo rapporto con Dio (da figli) e tra
loro (come fratelli).
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Voi, chi dite che io sia?