1 “Voi, chi dite che io sia?” Vangelo secondo Marco I. Una narrazione biografica su Gesù Cristo, Figlio di Dio Esordio: inizio dell’evangelo, Giovanni Battista e Gesù, Mc 1,1-13 Prima parte: Chi è Gesù?: il “Cristo”, Mc 1,14-8,30 1. Gesù annuncia il regno di Dio con un insegnamento autorevole e gesti potenti: raccolta di controversie, reazioni nei diversi ambienti: la folla, i parenti, i discepoli, gli avversari, Mc 1,14-3,6 2. Gesù insegna e compie miracoli: raccolta di parabole e libretto dei miracoli, Mc 3,7-6,6a 3. Missione di Gesù tra nella terra di Israele e fuori: sezione del “pane”, Mc 6,6b-8,30 Seconda parte: Il destino del “Figlio dell’uomo”, Mc 8,31-16,8 (9-20) 1. Il cammino del “Figlio dell’uomo” e la sequela dei discepoli, Mc 8,31-10,52 2. Gesù a Gerusalemme e l’annuncio della venuta del “Figlio dell’uomo”, Mc 11,1-13,37 3. Gesù Cristo, “Figlio dell’uomo”, condannato e crocifisso dagli uomini, ma risuscitato da Dio, Mc 14,1-16,8 Epilogo: finale canonica di Marco, Mc 16,9-20 II. Interessi vitali 1. Identità e ruolo di Gesù Cristo, Figlio di Dio, che si manifesta attraverso i segni potenti e si nasconde: il “segreto/riserva messianica” 2. Identità e ruolo dei discepoli: tensione tra istruzione/comprensione e ignoranza /incomprensione. III. Origine storica (autore, destinatari e scopo della composizione del Vangelo) 1. La testimonianza di Papia (vescovo di Gerapoli, 130 ca. d.C.) riportata in Eusebio di Cesarea, nella Storia Ecclesiastica, III, 39,15: «Anche questo diceva il presbitero: Marco, che fu interprete - ermeneutês - di Pietro, mise per iscritto con esattezza, non però con ordine, tutto ciò che ha riferito di quanto era stato detto o fatto dal Signore. Né infatti aveva udito il Signore, né lo aveva accompagnato, ma più tardi, come ho detto, aveva accompagnato Pietro, il quale impartiva via via i suoi insegnamenti secondo le esigenze, ma non come componesse una sintesi organica degli oracoli - lógia - del Signore, di modo che Marco non ha commesso un errore mettendo per iscritto alcune cose così come ha redatto. Ha avuto, infatti, una sola preoccupazione, di non tralasciare nulla di quanto aveva udito e di non falsarne alcunché». (E. Norelli [ed.], Esposizione degli oracoli del Signore. I frammenti, Paoline, Milano 2005, p. 237-238). 2. Marco nel Nuovo Testamento • Marco è detto “figlio/discepolo” di Pietro; da questo testo forse dipende la notizia del presbitero citato da Papia, 1Pt 5,13 • Giovanni Marco di Gerusalemme, compagno di Paolo e di Barnaba nella missione a Cipro, At 12,12.25; 15,37.39 • Marco collaboratore di Paolo, Fm 24; Col 4,10; 2Tm 4,11 2 I. Il vangelo del “Regno di Dio” (Mc 1,1-45) 1. “Inizio” del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio: Giovanni Battista (Mc 1,1-8) Giovanni predica un battesimo di conversione e annuncia la venuta di uno più forte che battezzerà nello Spirito santo. 2. Battesimo di Gesù e tentazioni nel deserto (Mc 1,9-13) Dopo il suo battesimo nel fiume Giordan,o Gesù è rivelato da Dio come “il mio Figlio prediletto”. Nel deserto Gesù è tentato da satana per quaranta giorni. 3. Gesù proclama il “Vangelo di Dio” (Mc 1,14-15) Dopo l'arresto di Giovanni Gesù inizia la sua attività in Galilea proclamando il “vangelo di Dio”. 4. Gesù chiama i primi quattro discepoli (Mc 1,16-20) Chiama i fratelli Simone e Andrea, e i due figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni. 5. Prima attività di Gesù in Galilea (Mc 1,21-45) Gesù insegna con autorità nella sinagoga di Cafarnao e guarisce la suocera di Pietro. Si dà una prima sintesi – sommario - dell'attività di Gesù, che risana tutti i malati e libera gli indemoniati. Gesù lascia Cafarnao per proclamare il vangelo altrove. Egli “purifica” un lebbroso e gli impone di non dire niente a nessuno: si avverte la tensione tra “silenzio” e “proclamazione”. Per la Lectio personale • la “via” di Gesù, Mc 10,17.32.46.52; 12,14; 14,27-28; 16,6-7 • Gesù “il più forte”, Mc 3,27 • il “vangelo di Dio”, Mc 8,35; 10,29-30; 13,10; 14,9; 16,15 • il “regno di Dio”, Mc 3,24; 4,11; 4,26.30.34; 9,47; 10,14-15.23-25; 11,10; 12,34; 14,25 (Sal 99,1-2.4; Is 52,7; Dan 2,18-19.27-30; 7,13-14) • la chiamata dei discepoli: la sequela, Mc 8,34-38; 10,28-30 • il “silenzio” e la “proclamazione” della parola, Mc 3,11-12; 4,21-23; 5,19-20.43; 7,24.36; 8,26.30; 9,9.30; 16,6-7. 3 II. Ricerca della volontà di Dio (Mc 2,1-3,6) Nella prima parte del Vangelo di Marco, ambientata in Galilea, sono raccolte alcune controversie o dibattiti tra Gesù e i suoi oppositori, farisei e scribi. L’insegnamento di Gesù è riassunto in una sentenza in forma di mašàl, “proverbio-parabola”. A questa prima raccolta di controversie corrisponde quella ambientata a Gerusalemme, nei capitoli XI-XII del Vangelo di Marco. La serie delle sei controversie si conclude con il primo complotto dei farisei, assieme agli Erodiani, per uccidere Gesù. 1. Perdono dei peccati e guarigione di un paralitico a Cafarnao (Mc 2,1-12) Gesù annuncia il perdono dei peccati a un paralitico. Di fronte alla reazione dei maestri ebrei, che considerano questo un abuso di potere divino – bestemmia – Gesù guarisce il paralitico e lo rimanda a casa libero e sano. 2. Gesù chiama Levi, figlio di Alfeo a Cafarnao (Mc 2,13-14) Tra i primi discepoli di Gesù c’è un “pubblicano”, un impiegato della riscossione delle tasse, considerato dagli ebrei osservanti un “impuro”. 3. Gesù condivide la mensa con i peccatori e i pubblicani (Mc 2,15-17) Gesù giustifica la sua condivisione della mensa con i “peccatori”, appellandosi all’agire di Dio che si prende cura del suo popolo (Es 15,26). 4. Il digiuno e la novità del regno di Dio (Mc 2,18-22) Ai discepoli di Giovanni e dei farisei che praticano il digiuno due volte alla settimana e criticano i suoi discepoli perché non digiunano allo stesso modo, Gesù risponde dichiarando che essi sono come gli invitati a nozze. Il loro digiuno sarà segno di lutto per la separazione dallo sposo. Egli fa intravedere la novità inaugurata dall’irruzione del regno di Dio con le immagini del vestito nuovo e del vino nuovo. 5. Le spighe raccolte dai discepoli di Gesù in giorno di sabato (Mc 2,23-28) Il comandamento del riposto del sabato, memoriale della creazione e dell’esodo, è dato da Dio per il bene dell’essere umano: vita e libertà. 6. La guarigione di un uomo in giorno di sabato (Mc 3,1-6) La serie delle sei controversie si conclude con il complotto dei farisei, che si riuniscono assieme agli Erodiani per uccidere Gesù. Per la meditazione personale • quali sono i criteri che ispirano l’azione di Gesù? - il bene della persona umana, fragile, bisognosa di cura e perdono? - il confronto con la Legge e con la tradizione giudaica? 4 III. Attività di Gesù e reazioni nei vari ambienti (Mc 3,7-35) 1. Sintesi dell’attività di Gesù (Mc 3,7-12) Marco segnala la preoccupazione di Gesù di essere schiacciato dalla folla al punto da chiedere do temere una barca pronta per ogni evenienza (cf. anche Mc 4,1;6,31-32;6,45). Di fronte alla proclamazione messianica degli indemoniati Gesù impone il silenzio. Gesù è il Figlio di Dio, rivelato dalla voce dal cielo al battesimo (Mc 1,11). L’identità di Gesù non si manifesta in azioni spettacolari, ma con gesti e parole, che impegnano a seguirlo fino alla morte e risurrezione (cf. Mc 15,39). 2. La scelta dei “Dodici” (Mc 3,12-19) Il numero “Dodici” richiama i dodici figli di Giacobbe - Israele. Gesù fa ripartire la storia del popolo di Israele sulla base dei dodici discepoli-patriarchi. Egli li sceglie perché stiano con lui per condividere il suo destino, e partecipare al suo compito di annunciare il regno di Dio con i gesti di liberazione. L'elenco dei dodici incomincia con il nome di Simone e termina con quello Giuda. Del primo è indicato il nuovo nome, Pietro, Gesù gli attribuisce come segno del suo nuovo destino e compito. Di Giuda Iscariota si ricorda il ruolo nel dramma finale di Gesù. Anche dei due figli di Zebedeo, i fratelli Giacomo e Giovanni, è riportato il soprannome dato da Gesù, Boanerghés, che Marco interpreta come “figli del tuono”. L'appellativo di Giuda, (I)škariot - “uomo,’iš, di Kerioth” - potrebbe riferirsi alla località della sua origine. 3. Tensioni e conflitti (Mc 3,20-21.22-30) I parenti e familiari temono che l’attività di Gesù, che suscita l’entusiasmo popolare, comprometta il buon nome della famiglia. Decidono di intervenire per prenderne il controllo. Con la sua attività taumaturgica e il suo ruolo di maestro sapiente Gesù suscita la perplessità dei suoi compaesani (cf. Mc 6,4). All’accusa degli scribi – “sei un indemoniato” - Gesù risponde interpretando la sua attività come vittoria e liberazione dalla potenza demoniaca nel mondo. Nella Bibbia l'intervento salvatore di Dio è presentato con le immagini di un combattente vittorioso (Is 49,24.25; cf. 42,13). Nei suoi gesti e nelle sue parole Gesù rende presente la vittoria di Dio nel mondo. Chi “bestemmia contro lo Spirito santo”, si chiude alla di salvezza che Dio offre attraverso Gesù (Mc 3,28-30). Questo è un peccato irremissibile perché esclude l'atteggiamento di fede e di conversione. 4. La nuova “famiglia” di Gesù: chi fa la volontà di Dio (Mc 3,31-34) Sono “parenti” di Gesù quanti si lasciano coinvolgere nel suo stesso progetto di vita. Il grado di parentela umana non dà titoli per far parte della sua comunità. Vi partecipa chi s’impegna a fare la volontà di Dio, con fedeltà anche a rischio della vita (cf. Mc 14,36). Per la meditazione personale Di fronte a Gesù si deve prendere posizione: • stare con i “parenti”, preoccupati di tutelare la sicurezza • con i “maestri”, preoccupati dell’ortodossia e della tradizione • con i “Dodici” che s’impegnano a fare la volontà di Dio 5 IV. Il “mistero del regno di Dio” (Mc 4,1-34) 1. La parabola del “seminatore” (Mc 4,3-9) La parabola del seminatore rivela la situazione in cui viene a trovarsi l'ascoltare. Soltanto se rimane coinvolto nel dramma proposto da Gesù con la parabola, l'ha capita. Gettare il seme è un gesto umano di speranza. Nella tradizione biblica esso descrive l'intervento decisivo e salvifico di Dio (cf. Os 2,25; Ger 31,27). La descrizione dell’esito del seme nei tre terreni è un crescendo dal negativo al positivo. Il rendimento del seme nel terreno buono compensa la triplice perdita nei terreni precedenti. Di fronte al rischio o all'insuccesso del seminare, il risultato finale è sicuro. 2. Dichiarazione di Gesù ai “Dodici” sul “mistero del regno di Dio” (Mc 4,10-12) La parola di Gesù rende attuale la salvezza, dono di Dio, ma nello stesso tempo annuncia il giudizio per chi la rifiuta. Questo corrisponde al modo di agire di Dio che incarica il profeta Isaia di smascherare la cecità e la sordità del suo popolo (Is 6,9-10). La linea di demarcazione tra quelli a quali è dato il mistero del regno di Dio e quelli di fuori, passa nel cuore di ogni essere umano e all'interno della comunità discepoli di Gesù (cf. Mc 4,13; 8,17-18). 3. La spiegazione della parabola del “seminatore” (Mc 4,13-20) Nella spiegazione-applicazione della parabola del seminatore si riflettono le situazioni della comunità cristiana, dove si ascolta la parola di Dio. La parabola di Gesù è un invito a vivere l'esperienza della fede, che parte dall'ascolto della parola di Dio e dalla risposta dell'uditore, minacciato da difficoltà esterne – persecuzioni – e interne: rilassatezza, tentazioni, ricchezza, preoccupazioni, inganni, ecc. 4. Come ascoltare/proclamare la “parola” (Mc 4,21-25) 5. Le parabole del contadino e del seme di senapa (Mc 4,26-32) La mietitura corona l'attesa del contadino. Il processo del regno di Dio, iniziato con l'annuncio, giungerà sicuramente al compimento per un dinamismo intrinseco e irresistibile. Nella parabola del seme di senapa è il contrasto tra l’inizio insignificante e l’esito finale che si apre all’universalità dell’azione di Dio. 6. Conclusione: Gesù-folla-discepoli (Mc 4,33-34) Per la meditazione personale • che cosa dice a me oggi la parabola di Gesù? • quali sono le mie resistenze all’ascolto fruttuoso della parola di Dio? • quali sono le mie speranze e attese di fronte all’azione di Dio? 6 V. “Fede e miracoli” (Mc 4,35-5,43) 1. Liberazione dalla paura del naufragio sul lago di Galilea (Mc 4,35-41) L’immagine di Gesù che con la sua parola placa la tempesta richiama il Salmo 107,23-30, dove i naufraghi raccontano la loro esperienza delle “grandi opere di Dio”, Signore della creazione (cf. Sal 44,24-25; 89,10-11). La domanda finale dei discepoli è il filo conduttore della narrazione: scoprire chi è Gesù attraverso i suoi gesti e le sue parole. 2. Liberazione dell'indemoniato di Gèrasa (Mc 5,1-21) Nella regione dei Geraseni, un territorio non abitato da Ebrei, Gesù incontra una persona sconvolta dalle forze di morte e alienanti. L’indemoniato vive dissociato, nella totale solitudine, lacerato nella sua personalità. Con la sua azione e parola Gesù mette in crisi il dominio degli spiriti nel territorio da essi controllato. Gli spiriti, che cercano di sottrarsi all’azione di Gesù, scelgono la loro rovina. Il trasferimento nel branco dei porci, che precipitano giù dal monte e scompaiono nel mare, fa intravedere la fine del mondo dell’idolatria che sta sotto il controllo dei demoni. I porci - animali impuri (Lv 11,7; Dt 14,8) sono associati al culto idolatrico dei popoli che non conoscono Dio (Is 66,3-4). I sacrifici agli idoli in realtà sono fatti ai demoni (cf. Dt 32,16-17.21.38; Bar 4,7; Sal 96,5; 106,36-37; 1Cor 10,20-21). Con la forza della sua parola Gesù scaccia gli spiriti impuri, ma gli abitanti scacciano Gesù dal loro territorio, perché avvertono nella sua presenza una minaccia. Nell'ambiente ancora dominato dalle forze che generano paura, Gesù lascia una persona risanata come testimone della sua potenza liberatrice. 3. Guarigione dell’emorroissa e risurrezione della figlia di Giàiro (Mc 5,21-24.25-34.36-43) I due episodi sono connessi tra loro per il tema della “fede”. Si tratta di due donne: una soffre di perdite di sangue da “dodici anni”, l’altra è una ragazza di “dodici anni”, figlia del presidente della Sinagoga di Cafarnao, Giàiro. Alla donna, esclusa dalla vita sociale e religiosa per la sua infermità, Gesù annuncia che la sua fede l'ha salvata. Al padre della ragazza annuncia la vittoria sulla morte, nonostante le resistenze degli scettici di fronte alla morte. Egli invita il padre della ragazza e i discepoli ad avere fede. Il gesto di Gesù è un segno anticipatore della piena vittoria sulla morte che avverrà con la sua risurrezione. Per questo i testimoni della risurrezione della figlia di Giàiro devono mantenere il silenzio sulla loro esperienza, come i tre discepoli che scendono dal monte della trasfigurazione, in attesa della piena rivelazione di Dio che risuscita i morti (Mc 9,9). Per la meditazione personale • qual è il significato dei miracoli nel Vangelo di Marco? • che cosa vuol dire “credere” secondo il Vangelo di Marco? • che senso hanno oggi i “miracoli” per un cammino di fede? 7 VI. “Il dono del pane?” (Mc 6,1-8,26) Il filo conduttore della narrazione è suggerito dalle espressioni: “mangiare il pane/i pani”. I termini ártos-ártoi, “pane-pani” - 21 ricorrenze complessive nel Vangelo di Marco compaiono in Mc 2,26; 3,20 (2x); Mc 6,8.37.38.41.41.44.52 (=7x); Mc 7,2.5.27 (3x); Mc 8,4.5.6.14.14.16.17.19 (=8x); Mc 14,22 (cena eucaristica). 1. Gesù a Nazaret (Mc 6,1-6a) Gli abitanti di Nazaret si interrogano sull’identità di Gesù, il “profeta” contestato. 2. Istruzioni e invio dei “Dodici” (Mc 6,6b-13) Gesù associa i “Dodici” al suo potere di guarire i malati e liberare gli indemoniati. Lo stile di vita dell’inviato – povertà e libertà – è coerente con il metodo dell’annuncio che può contare solo sulla forza della parola. 3. Gesù e Giovanni Battista (Mc 6,14-16) Gli interrogativi alla corte di Erode e tra il popolo sull’identità di Gesù in rapporto a Giovanni Battista, preparano il dialogo di Gesù coni suoi discepoli nei pressi di Cesarea di Filippo. 4. Il racconto della “passione” di Giovanni Battista (Mc 6,17-29) La passione di Giovanni, il profeta, “giusto e santo”, prelude a quella di Gesù. 5. Primo racconto della donazione del pane (Mc 6,30-44) Dopo il ritorno degli “apostoli” dalla missione, sulla riva del lago Gesù incontra la folla che lo cerca. Mosso a compassione, si mette a insegnare, perché sono come pecore senza pastore. Alla sera fa distribuire pani e pesci per tutti – cinquemila persone – e si raccolgono dodici sporte di pani e pesci avanzati. 6. Incontro notturno di Gesù con i discepoli sul lago (Mc 6,45-52) Dopo la donazione del pane alla folla, Gesù si manifesta nella notte ai discepoli come il Signore che cammina sulle acque. Nell’annotazione finale si mette in rapporto questa esperienza dei discepoli con la donazione dei “pani”. 7. Sommario di guarigioni a Genesaret (Mc 6,53-56) Il contatto con la persona di Gesù – frange della veste – ha un’efficacia terapeutica-salvifica. 8. Dibattito sulla purità della mensa e dei cibi (Mc 7,1-23) 8 A maestri ebrei che criticano i discepoli di Gesù perché non osservano le regole della purità rituale - lavarsi le mani prima di prendere il cibo - egli risponde appellandosi alla parola di Dio che smaschera la pratica del korbàn: offrire al tempio il denaro che deve servire per l’assistenza dei genitori. Il rapporto con Dio non si basa sulla “purità” della mensa o sulle abluzioni rituali, ma sul cuore puro. 9. Liberazione della figlia della donna siro-fenicia (Mc 7,24-30) L’unica condizione per accedere alla mensa – “pane dei figli” (doni messianici), è la fede che la donna greca esprime con forza nel dialogo con Gesù. 10. Guarigione di un sordomuto nella Decapoli (Mc 7,31-37) La guarigione di un sordomuto nel territorio della Decàpoli prelude all’annuncio di salvezza ai popoli. 11. Secondo racconto della donazione del pane (Mc 8,1-9.10) Si racconta una seconda donazione dei pani distribuiti a una folla di quattro mila persone: alla fine si raccolgono di sette sporte di pani avanzati. 12. Dibattito con i farisei sul “segno” dal cielo (Mc 8,11-13) Gesù rifiuta di dare un segno di legittimazione dal “cielo/Dio” ai farisei. 13. Dialogo con i discepoli sul lievito dei farisei e di Erode (Mc 8,14-21) I farisei e gli Erodiani, che complottano per uccidere Gesù – Mc 3,6 – sono una minaccia anche per i discepoli, che non devono lasciarsi influenzare dal loro “lievito”. Ai discepoli che discutono sulla mancanza di “pane” Gesù richiama il gesto della duplice donazione dei pani, compreso nella prospettiva della fede che si apre al dono di Dio. Anche i discepoli di Gesù hanno bisogno di essere liberati dal cuore indurito per cogliere il significato dei suoi gesti e delle sue parole. Per la meditazione personale La missione • che cosa vuol dire oggi “scacciare i demoni”? • quale rapporto c’è tra “guarire” i malati e “annunciare” Gesù Cristo? • come vivere oggi la povertà-libertà nello stile di vita degli inviati in missione? • chi sono oggi i destinatari della missione cristiana? Il cuore indurito • quali sono le condizioni per riconoscere ed accogliere il dono del pane che è Gesù, la sua parola e la sua vita? 9 VII. “Chi è Gesù?” 1. Interrogativi su “Gesù” Mc 1,27---------2,7------------4,41-----------6,2-3-----------6,14-16--------8,27-30----------------(la folla) (gli scribi) (i discepoli) (i compaesani) (la folla) (i discepoli) (a Cafarnao) (sul lago) (a Nazareth) (a Cesarea di Filippo) 2. L’ordine di tacere Mc 1,2425--------------1,34--------------1,44--------------3,11-------------------5,43----------------(a un indemoniato) (agli indemoniati) (al lebbroso) (agli indemoniati) (in casa di Giàiro) 7,36.37------------8,26-----------8,30----------------------------------------9,9-------------------------(al sordomuto) (al cieco) (ai discepoli a Cesarea di Filippo) (ai discepoli) 3. Gesù “Figlio di Dio” rivelato dalla “voce dal cielo” Mc 1,1 1--------------------------------------------------9, 7---------------------------------------------(dopo il battesimo nel Giordano) (davanti ai discepoli sul monte della trasfigurazione) 4. Gesù il “Cristo”, il “Figlio dell’uomo” e “Figlio di Dio” Mc 8,26-20)----------------------------Mc 14,61-62---------------------Mc 15,39--------------------(a Cesarea di Filippo) (davanti al Sinedrio) (al momento della sua morte in croce) 5. Nel Vangelo di Marco Gesù è chiamato • • • • • “il Cristo” (sette volte) “il figlio di Davide” Mc 12,35-37 “il Figlio dell’uomo” (quattordici volte) “il Figlio di Dio”, Mc 14,61; 15,39 “il Figlio”, Mc 13,32 Per la meditazione personale • chi è Gesù per la “gente”? • chi è Gesù per me? • come esprimo la mia fede in Gesù? • le formule tradizionali della fede cristiana – il “Credo” – mi aiutano a vivere il rapporto di fede in Gesù Cristo? 10 VIII. Sulla “via della croce” (Mc 8,31-10,52) Dopo il dialogo nei pressi di Cesarea di Filippo circa la sua identità - risposta di Pietro: “Tu sei il Cristo” - Gesù incomincia a istruire i discepoli sul suo destino paradossale di “Figlio dell'uomo”. Da questo momento inizia il suo cammino verso Gerusalemme, dove sarà riconosciuto come il Figlio Dio che muore in croce. Sulla “via della croce” Gesù propone ai discepoli un progetto di vita, che riguarda la relazione di coppia, l'accoglienza dei piccoli, l'uso dei beni materiali e i ruoli nella comunità. 1. Prima parola profetica sul destino del Figlio dell’uomo e reazione di Pietro (Mc 8,31-9,1) Il senso dell'espressione “il Figlio dell'uomo” dipende dalle rielaborazioni degli ambienti apocalittici – Libri di Enoch – delle visioni del Libro di Daniele, dove il Figlio dell'uomo, contrapposto alle potenze politiche - le quattro bestie - ottiene da Dio il potere e il regno definitivo (Dan 7,13-14). Il Figlio dell'uomo è il rappresentante dei “Santi”, il popolo d’Israele (cf. Dan 7,18.21.27). Il destino del Figlio dell'uomo ha i tratti del “servo” del Signore che, dopo molte tribolazioni e umiliazioni, vedrà la luce e sarà glorificato da Dio (Is 53,3.11-12). Alla fine il Figlio dell’uomo verrà come giudice che, davanti a Dio (il Padre suo), decide il destino di tutti gli esseri umani. La sua venuta gloriosa, annunciata nello stile apocalittico – “subito”, cioè “certamente” – fonda la fiducia dei discepoli nelle prove. 2. La trasfigurazione di Gesù (Mc 9,2-8.9-13) Nel racconto della trasfigurazione, per la seconda volta la voce di Dio presenta Gesù ai discepoli come il “il Figlio amato”, che essi devono seguire sulla via della croce. L’ordine di Gesù ai discepoli - “non dire niente a nessuno fino alla risurrezione dai morti” – mette in rapporto la sua “trasfigurazione” con la “risurrezione-glorificazione” del Figlio dell’uomo. 3. Guarigione di un ragazzo epilettico (Mc 9,14-29) Nella descrizione dello stato del ragazzo si elencano i sintomi tipici dell'epilessia, attribuiti allo spirito impuro. Il racconto presenta Gesù che si oppone alle “forze” di morte. Chi si affida a Dio in modo incondizionato (il padre del ragazzo), fa l’esperienza della forza liberatrice della sua parola. I discepoli possono condividere la potenza liberatrice di Gesù attraverso la preghiera. 4. Seconda istruzione sul Figlio dell’uomo (Mc 9,30-37.38-42.43-50) La seconda parola profetica di Gesù sul destino del Figlio dell’uomo, è la più concisa ed enigmatica: “Sarà consegnato (da Dio) nelle mani degli uomini”. Seguono alcune istruzioni ai discepoli, che restano estranei alla logica della sequela di Gesù sulla via della croce. 11 5. Matrimonio e divorzio (Mc 10,1-12) Rispetto alla disciplina e alla prassi del divorzio, fondate sul Dt 24,1-4 - libello del ripudio Gesù si richiama all’agire di Dio creatore, presentando il suo progetto sulla relazione di coppia (Gen 1,27; 2,24). 6. Accogliere il regno di Dio come un bambino (Mc 10,13-16) Il regno di Dio, che si rende presente nell'azione e nella persona di Gesù, è offerto gratuitamente a coloro che sono privi di prestigio e di diritti, di difese e pretese come sono i bambini nella società antica. 7. Valutazione e uso dei beni (Mc 10,17-31) Per chi vuole seguire Gesù i beni posseduti devono essere messi a disposizione dei poveri per imitare Dio, l'unico “buono”. Questa è la condizione per entrare nella vita eterna o nel regno di Dio: la scelta di seguire Gesù risale all'iniziativa gratuita di Dio. I discepoli, che per amore di Gesù e del Vangelo hanno lasciato tutto per seguirlo, ritrovano, nell'ambito della comunità, centuplicati i beni e le relazioni che hanno abbandonato. 8. La terza istruzione sul Figlio dell'uomo (Mc 10,32-40.41-45) Per parlare della sua morte Gesù ricorre alle immagini del battesimo e del calice. Il “battesimo” rappresenta la sua scelta di condividere la condizione umana, segnata dal male e dalla morte (Sal 69,3.15). Il “calice” richiama il giudizio di Dio sulla condizione umana pervertita dal peccato: Gesù affronta la sua morte come conseguenza della storia umana di peccato (Sal 75,9; Is 51,17-23). Gesù è “il Figlio dell'uomo” e il “servo del Signore”, solidale con il destino dell'umanità peccatrice, restando fedele a Dio come Figlio (Is 53,10-12). I rapporti tra i discepoli sono modellati su Gesù, il Figlio dell'uomo che dona la sua vita per costituire una comunità di persone libere. Per la meditazione personale Portare la croce • che cosa significa oggi “portare la croce” al seguito di Gesù? • qual è il valore e il significato delle “sofferenze” secondo il vangelo? • che cosa comporta per un cristiano oggi seguire Gesù sulla “via della croce”? - Seguire Gesù • quali sono le condizioni per seguire Gesù oggi? povertà come condivisione dei beni fedeltà nella scelta dello stato di vita (matrimonio) autorità e obbedienza: i ruoli nella comunità 12 IX. Gesù a Gerusalemme (Mc 11,1-13,35) L’attività e insegnamento di Gesù a Gerusalemme si sviluppano in un contesto di conflitti e tensioni che esploderanno alla vigilia della Pasqua. A Gerusalemme, nell’area del tempio, avviene l'ultimo e decisivo confronto tra Gesù e le autorità giudaiche. Con una serie di gesti provocatori e dichiarazioni esplicite, Gesù espone il suo progetto e svela il suo destino. Marco condensa nello spazio di tre giorni il materiale, che prende dalla tradizione, scegliendo i temi e gli insegnamenti che rispondono alle esigenze della sua comunità. 1. Ingresso messianico di Gesù a Gerusalemme (Mc 11,1-11) Gesù lascia Betania ed entra a Gerusalemme a dorso di un asino, accolto con acclamazioni festanti dai pellegrini. Questo ingresso evoca le scene d’intronizzazione regale e gli annunci dei profeti del Messia portatore di pace. La giornata si conclude a Betania, appena fuori di Gerusalemme, sul monte degli Ulivi. 2. Intervento di Gesù nel tempio di Gerusalemme (Mc 11,12-25[26]) Gesù lascia Betania per andare a Gerusalemme, nel tempio, dove compie un gesto simbolico: caccia i venditori dai piazzali riservati a gentili (Mc 11,12-15). La scena è incorniciata dall'episodio del fico sterile e maledetto (Mc 12,12-14.20-21). Nel contesto del racconto di Marco la maledizione del fico è un segno profetico di minaccia contro il popolo di Dio infedele e sterile. Dopo il secondo giorno Gesù passa ancora la notte a Betania. 3. Confronto di Gesù con le autorità nell'area del tempio (Mc 11,27-33) Gesù è di nuovo a Gerusalemme, nel tempio, dove hanno luogo le cinque controversie, che per numero e stile ricordano quelle poste all'inizio dell'attività in Galilea (Mc 2,1-3,6). Si tratta di discussioni più o meno polemiche con i rappresentanti del giudaismo a Gerusalemme: sacerdoti, scribi, farisei, erodiani, sadducei. In queste controversie Marco concentra l'opposizione della classe dirigente di Gerusalemme e anticipa i motivi della condanna di Gesù. I capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo chiedono a Gesù le credenziali di legittimazione per il suo intervento nell'area del tempio. 4. La parabola dei vignaioli ribelli (Mc 12,1-12) Alle autorità del tempio di Gerusalemme Gesù racconta la parabola dei vignaioli ribelli. L'immagine della vigna (=rapporti di alleanza di Dio con Israele) rimanda al testo di Is 5,1-7 (cf. Sal 80). Nel dialogo si fa l’applicazione della parabola, a cui seguono un’amplificazione e un commento della parabola stessa. Nella citazione del Sal 118-22-23 si avvertono le riletture cristiane del tema della “pietra angolare” (cf. At 4,11; Rm 9,33; 1Pt 2,6-8). Alla fine si segnala la reazione degli ascoltatori-destinatari della parabola (cf. Mc 11,18). Il “figlio amato”, agapētós, s’identifica con Gesù, il Figlio di Dio, rivelato nella teofania del battesimo e della trasfigurazione (Mc 1,11; 9,7; cf. Gen 37,20). 13 5. Dibattito con i farisei e gli erodiani sul tributo a Cesare (Mc 12,13-17) Nel dibattito sul tributo da pagare all'imperatore di Roma la sentenza di Gesù ha una grande risonanza, perché tocca un ambito in cui si incontrano e si scontrano diversi e molteplici interessi, politici e religiosi, materiali e spirituali. Il testo di Marco si colloca nel contesto della situazione sociale e politica della terra di Israele nella prima metà del primo secolo dell'era volgare sotto l’occupazione romana, dove il tributo a Cesare (imperatore) ha un risvolto politico e religioso. 6. Dibattito con i sadducei sulla risurrezione dei morti (Mc 12,18-27) La terza controversia di Gesù a Gerusalemme riguarda una questione molto dibattuta tra farisei e sadducei. Questi ultimi sono caratterizzati da Marco come negatori della risurrezione. Questo corrisponde alle informazioni fornite da Flavio Giuseppe al riguardo: «Essi negano la sopravvivenza dell'anima, le pene dell'aldilà e i premi». 7. Dialogo con uno scriba sul primo e più grande comandamento (Mc 12,28-34) Gesù concentra tutte le esigenze etiche nel comando dell'amore che abbraccia Dio e il prossimo. Marco riporta questo insegnamento nel contesto di una pacifica discussione con uno scriba giudeo a Gerusalemme. La cordiale ammirazione dello scriba per Gesù e la lode che ne riceve sono un'eccezione nel secondo Vangelo canonico. 8. Il Messia, figlio di Davide-Figlio di Dio, (Mc 12,35-37) L controversia con i sadducei si chiude con la nota redazionale: «E nessuno osava più interrogarlo». Gesù allora parla direttamente alla folla nel tempio della sua identità di Messia davidico, ponendo il risalto la tensione tra “figlio di Davide” e “Figlio di Dio” sulla base del Sal 110,1. 9. Denuncia del formalismo degli scribi (Mc 12,38-40) Gesù critica duramente la categoria degli scribi. La sua denuncia è un indizio della sua rottura con gli scribi che hanno un grande ascendente sul popolo. 10. L’offerta di una povera vedova (Mc 12,41-44) A conclusione dell'attività e dell'insegnamento di Gesù a Gerusalemme si trova l'episodio della vedova che mette nella cassetta delle offerte del tempio ciò che serve al suo sostentamento quotidiano. L'episodio della vedova al tempio offre lo spunto per mettere in risalto il contrasto tra la cupidigia degli scribi e la generosità della povera vedova. 11. La piccola “apocalisse” del Vangelo di Marco (Mc 13,1-37) La “fine” del tempio e della città di Gerusalemme sono inseriti nella cornice di uno sconvolgimento cosmico e sociale, che prelude alla venuta del Figlio dell'uomo “con grande potenza e gloria”. L’insegnamento di Gesù ai discepoli è il suo testamento spirituale, nel quale egli indica il fondamento della loro speranza nel tempo di crisi che precede la sua 14 venuta finale. Lo scopo del genere “apocalittico”, dove si descrivono i segni dell'imminente giudizio di Dio, è di sostenere la fiducia dei giusti sottoposti alla tribolazione. 11.1. L’annuncio della distruzione del tempio di Gerusalemme (Mc 13,3-4) La parola profeta di Gesù sulla distruzione del tempio di Gerusalemme si colloca sullo sfondo della tradizione profeta di Geremia (Ger 7; 26). Le parole di Gesù sul destino del tempio saranno riprese come accusa e provocazioni nel racconto della passione (Mc 14,58;15,29.38). 11.2. I “segni” anticipatori della fine (Mc 13,5-13) Il discorso inizia con gli avvertimenti contro i falsi profeti-messia (Mc 13,5-6). Segue l’annuncio degli sconvolgimenti sociali e cosmici che precedono la fine (Mc 13,7-8; cf. 4Esdra 5,1-13). La persecuzione esterna e i conflitti interni offrono alla comunità cristiana l’occasione di testimoniare e proclamare il Vangelo a tutte le genti (Mc 13,9-12). Il brano si conclude con l’esortazione alla perseveranza (Mc 13,13). 11.3. Il “tempo” della fine (Mc 13,14-37) Al centro e culmine del discorso è l’annuncio della “grande tribolazione” e della venuta del Figlio dell'uomo. La profanazione del tempio di Gerusalemme è il segno prototipo della grande tribolazione (Mc 13,14-23; cf. Dan 12,1). La venuta del Figlio dell'uomo e la convocazione degli eletti sono motivo di speranza per i fedeli (Mc 13,24 27; cf. Mc 9,1). La parabola del fico, che annuncia la buona stagione (Mc 13,28-29). Essa conferma l'efficacia profetica delle parole di Gesù sul compimento della storia e sul giudizio di Dio (Mc 13,3032). L’invito finale a vigilare fa leva sulla parabola del padrone di casa e dei servi (Mc 13,3337). La speranza dei discepoli si fonda sulla parola di Gesù, il Figlio dell'uomo, atteso come protagonista del giudizio di Dio sul mondo e sulla storia umana. I discepoli vivono il tempo dell'attesa proclamando e testimoniando il Vangelo a tutte le genti. Per la meditazione personale Il santuario di Dio e il culto • qual è il ruolo del luogo di culto – santuario - nella mia esperienza di fede? • la celebrazione liturgica mi aiuta a incontrare il Signore vivente? In attesa della venuta del Signore • quali sono le ragioni della mia speranza? • vivo con senso di responsabilità il ruolo di guida della comunità cristiana? 15 X. Passione, morte e risurrezione di Gesù secondo Marco (Mc 14,1-16,20) Il racconto della passione e morte, culmina nell'annuncio della risurrezione di Gesù presso la sua tomba a Gerusalemme. Gesù è il “servo” fedele, il Cristo e il Figlio di Dio, prototipo dei discepoli, chiamati a seguirlo e a condividerne il destino. Nessuna parola umana è in grado di dire il mistero del regno di Dio, che Gesù rende presente nel suo annuncio e soprattutto nella sua passione e morte. Chi legge il Vangelo di Marco sa che Gesù risorto, come pastore, guida dei suoi discepoli. Il racconto rimane aperto. La conclusione del Vangelo non coincide con la fine di un libro, ma ritorna all'inizio dell'esperienza da cui è nato. 1. Il complotto dei capi giudei e la cena-unzione di Betania (Mc 14,1-9.10-11) Sullo sfondo del complotto dei capi giudei – autorità del tempio – si racconta il segno “profetico” della morte di Gesù: l’unzione funebre anticipata nel contesto di una cena a Betania. Giuda va a trattare con i capi giudei per “consegnare” Gesù. 2. Preparazione della cena “pasquale” di Gesù (Mc 14,12-16) La cena finale di Gesù con i discepoli si colloca nel contesto della Pasqua ebraica. 3. Annuncio del tradimento di Giuda (Mc 14,17-22) Nel dramma della morte di Gesù ha un ruolo determinante la figura di Giuda, che lo “consegna” alle autorità ebraiche. 4. La cena di addio di Gesù con “dodici” - eucaristia (Mc 14,23-25) Nella cena finale con i discepoli, Gesù interpreta la sua morte come atto estremo di donazione, sigillo dell’alleanza definitiva con Dio. Con la sua morte egli inaugura il Regno di Dio (Mc 14,25). L’efficacia salvifica della morte di Gesù si prolunga nella celebrazione liturgica della cena. 5. Gesù annuncia il rinnegamento di Pietro (Mc 14,26-31) I discepoli sono coinvolti nel dramma della morte di Gesù. L’annuncio della dispersione del gregge con la morte del Pastore, prelude all’annuncio della sua risurrezione. 6. La preghiera di Gesù al Getsèmani (Mc 14,32-42) Nella preghiera del Getsemani Gesù si rivolge al Padre per trovare la fonte della sua fedeltà nell'ora in cui è consegnato ai peccatori. 7. L’arresto notturno di Gesù (Mc 14,43-52) Il racconto dell’arresto di Gesù offre lo spunto per introdurre il suo intervento con il quale denuncia la violenza delle autorità del tempio nei suoi confronti. 16 8. Gesù davanti al Sinedrio (Mc 14,53-65) La scena dell’interrogatorio di Gesù e della sua dichiarazione: “Io lo sono!”, davanti al Sinedrio, presieduto dal Sommo sacerdote, è simmetrica a quella di Pietro, che nel cortile lo rinnega davanti ai servi e alle serve del sommo sacerdote. 9. Pietro rinnega Gesù (Mc 14,66-72) Nel racconto della passione si invitano i lettori a prendere posizione di fronte a Gesù, il Figlio dell’uomo, condannato dagli uomini, ma intronizzato alla destra di Dio. 10. Gesù davanti a Pilato (Mc 15,1-15) In una riunione di tutto il Sinedrio al mattino si prende la decisione di “consegnare” Gesù al governatore romano, Ponzio Pilato, che dura in carica dal 26 al 36 d.C. come praefectus Iudaeae (iscrizione di Cesarea Marittima). L’interrogatorio di Gesù davanti Pilato segue lo schema di quello davanti al Sinedrio: domanda di Pilato sul ruolo politico di Gesù, accusato di proclamarsi “Re di Giudei”, silenzio di Gesù, accuse dei capi dei sacerdoti. La proposta di liberazione-amnistia pasquale di Gesù, scambiato con Barabba, un ribelle omicida, non ottiene l’esito perseguito da Pilato, che vorrebbe liberarlo. Sa che i capi dei sacerdoti l’hanno consegnato per invidia. Alla fine si rimette alla decisione della folla. L’immagine di Pilato nel “processo di Gesù” non corrisponde a quello che dicono le fonti storiche ebraiche (Flavio Giuseppe e Filone). L’evangelista si preoccupa di togliere ogni sospetto che Gesù sia stato condannato per motivi politici: insurrezione antiromana. 11. La parodia d’incoronazione regale (Mc 15,16-20) I soldati del pretorio, siriani o greci, prendono lo spunto dall’accusa: “Re dei Giudei”, per inscenare una parodia d’investitura regale, che corrisponde alla scena di insulti nella notte dopo la sentenza del Sinedrio. 12. La crocifissione di Gesù (Mc 15,21-32) Marco riporta la scena della requisizione di Simone, originario della colonia ebraica di Cirene – attuale Shahhat nella Libia orientale, “Cirenaica” – costretto a portare la croce di Gesù per drammatizzare la sentenza sulla sequela: “Chi vuol venire dietro a me… prende la sua croce…” (Mc 8,35). Alessandro e Rufo forse sono due cristiani di Roma (cf. Rm 16,13). Il luogo della crocifissione di Gesù, appena fuori delle mura della città di Gerusalemme, chiamato in aramaico Gulgultha (ebr. Gulgoleth, “cranio”), è una vecchia cava di pietra dismessa, usata come zona cimiteriale. La bevanda drogata, la divisione delle vesti e la scena di dileggio-provocazione, sono rilette alla luce dei Salmi 22,8.19 e 69,22. Il titulus – iscrizione – apposto sulla croce corrisponde a quello che dicono le fonti storiche sulla crocifissione: il condannato, che porta la croce – patibulum - reca appesa al collo la tavoletta con l’iscrizione. 17 13. La morte di Gesù in croce (Mc 15,33-41) Il quadro narrativo della morte di Gesù in croce si ispira alla tradizione biblica. Quando parla del “giorno del Signore”, il profeta Amos, annuncia: «In quel giorno… farò tramontare il sole a mezzogiorno» (Am 8,9-10; cf. Es 10,22). Nel suo grido orante Gesù riprende in aramaico le prime parole del Samo 22,2. Egli esprime la sua relazione profonda con Dio nel momento in cui avverte la lacerazione della morte (abbandono di Dio). Alla domanda-invocazione di Gesù, risponde l’esclamazione dell’ufficiale di guardia – il centurione romano – che lo proclama “Figlio di Dio”. La presenza delle donne a un’esecuzione di carattere politicomilitare è plausibile sul piano storico. Sono le donne che hanno seguito Gesù in Galilea (cf. Lc 8,1-3). 14. La sepoltura di Gesù (Mc 15,42-47) Un membro del Sinedrio – Giuseppe, originario della città di Arimatea - provvede alla sepoltura del corpo di Gesù, dopo aver ottenuto il permesso dell’autorità romana. In Giudea i corpi dei crocifissi potevano essere sepolti e non gettati nella fossa comune, se qualcuno dei parenti (amici) ne faceva richiesta (Flavio Giuseppe; cf. tomba dei resti di un crocifisso, trovata vicino a Gerusalemme: a Giv‘at ha-Mivtar nel 1968). Il particolare della pietra fatta rotolare davanti all’imboccatura del sepolcro prepara la scena delle donne, che, il primo giorno della settimana, trovano la tomba aperta. 15. L’annuncio della risurrezione di Gesù (Mc 16,1-8) Il primo giorno della settimana, dopo la morte e sepoltura di Gesù, un inviato di Dio - un angelo - annuncia la sua risurrezione alle donne con l'incarico di trasmettere l’annuncio ai discepoli e a Pietro in Galilea. L’invito dell’angelo: “Non abbiate paura”, richiama le parole di Gesù ai discepoli sul lago nella notte della tempesta (Mc 4,35-41; cf. 6,46-52). L’annuncio: “Gesù Nazareno, il crocifisso... è risorto”, corrisponde alle parole di Gesù che pre-annuncia la sua risurrezione ai discepoli sulla via della croce (Mc 8,31-32; 9,31; 10,32-34).L’incarico di dire ai discepoli e a Pietro che Gesù risorto li precede in Galilea, rimanda al suo annuncio alla fine della cena di addio (Mc 14,27-31; cf. Zac 13,7). La promessa: “Là lo vedrete…” riecheggia l’esperienza della trasfigurazione di Gesù sul monte (Mc 9,4) e 1'annuncio della venuta/visione del Figlio dell'uomo nella gloria (Mc 13,26; 14,62). Il “silenzio” delle donne” prolunga il “silenzio” imposto da Gesù dopo i suoi gesti taumaturgici e la sua trasfigurazione. 16. Apparizioni e glorificazione di Gesù (Mc 16,9-20) Questo brano non fa parte del Vangelo originario di Marco. Uno scrittore anonimo fa un riassunto dei racconti di apparizione che si trovano nei Vangeli di Luca e Giovanni, aggiungendo l'incarico di missione degli apostoli e un breve racconto dell'ascensioneintronizzazione di Gesù. Con il racconto della missione universale dei discepoli, dotati di poteri carismatici, si vuole affermare che Gesù risorto è presente nella comunità cristiana e manifesta la sua potenza salvifica per mezzo dell'azione dei suoi inviati. La tomba di Gesù, trovata vuota a Gerusalemme, è il “segno” della sua risurrezione. La fede in Gesù risorto si fonda sulla rivelazione di Dio e la testimonianza dei suoi discepoli. Dalla fede in Gesù Cristo risorto nasce la missione della Chiesa, che prolunga quella del suo Signore. 18 Il Vangelo di Marco presenta un profilo storico e concreto di Gesù, che proclama e rende presente il regno di Dio nei suoi gesti e parole. L’autore del terzo Vangelo canonico traccia un cammino per quanti si mettono al seguito di Gesù riconosciuto e accolto come Cristo e Figlio di Dio, solidale con il destino umano per superare il peccato, il male e la morte, e vivere in nuovo rapporto con Dio (da figli) e tra loro (come fratelli).