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dalla prima pagina
Periodico mensile - Circolo di Politica e Cultura «Il Centro»
Anno V - n° 51 - Dicembre 2005
Agenzia Viaggi
Forza7
di Etrusca Viaggi S.r.l.
ROSIGNANO SOLVAY
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Aut.ne del Tribunale di Livorno n° 683 del 05/03/2001 - Spediz. in Abb. Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB LIVORNO
L’Editoriale
di Enrico Dello Sbarba
Muoia Sansone
e tutti i filistei
In Israele la coraggiosa decisione del primo ministro Ariel Sharon di liberare i territori occupati dagli insediamenti lungo la
fascia di Gaza ha provocato una grave crisi
nel LIKUD – il partito di destra di maggioranza relativa – che si è conclusa con una
frattura e l’uscita dello stesso Sharon.
Contemporaneamente il consiglio nazionale del partito laburista ha messo in minoranza il leader storico di quel partito
Simon Peres. Entrambi, una volta abbandonati i partiti di appartenenza, hanno
dato vita ad un nuovo movimento politico che si è collocato al centro dello schieramento ed ha ottime probabilità di conquistare la maggioranza alle elezioni del
marzo 2006.
In Germania, il risultato di sostanziale parità nelle elezioni anticipate dello scorso
settembre, ha costretto e convinto i due
partiti maggiori (CDU-CSU e SPD) a costituire “la grande coalizione” con un programma coraggioso contenente interventi, anche impopolari, specialmente in materia economica e fiscale: l’ex cancelliere
Schroeder si è momentaneamente ritirato
dalla politica.
Ed in Italia?
In Italia ci ritroveremo di fronte ad un infinito, ennesimo scontro tra due coalizioni,
entrambe malmesse e disarticolate, in un
presumibile clima da “autentico assedio”.
La modifica della legge elettorale,in senso proporzionale, con le alterazioni in essa
contenute, può produrre problemi di governabilità, surrettiziamente creati dalla
maggioranza di centro destra che, forse
conscia di una probabile sconfitta,cerca
segue a pagina 2
Gli auguri natalizi del Vescovo Diego Coletti
Incontrare Cristo
significa vivere per sempre
Buon Natale a tutti gli uomini!
Quest’anno sui biglietti di auguri per
il Santo Natale ho fatto scrivere questa frase: “All’uomo concreto di oggi
la Chiesa rivolge un potente e amichevole invito a ritrovare, per via di
fraterno amore, quel Dio dal Quale
allontanarsi è cadere, al Quale rivolgersi è risorgere, nel Quale rimanere
è stare saldi, al Quale ritornare è rinascere, nel Quale abitare è vivere”.
È una delle frasi pronunciate da Paolo VI a conclusione del Concilio Vaticano II. Era il 7 dicembre di 40 anni
fa, eppure queste parole sono ancora
così vive e giovani!
Ed è proprio questo che voglio augurare per il Natale che celebreremo tra
pochi giorni.
Diceva ancora il Pontefice in quell’occasione noi ricordiamo come nel volto
d’ogni uomo, specialmente se reso trasparente dalle sue lacrime e dai suoi
dolori, possiamo e dobbiamo ravvisare il volto di Cristo, il Figlio dell’uomo, e se nel volto di Cristo possiamo e dobbiamo poi ravvisare il
volto del Padre celeste: «chi vede me,
disse Gesù, vede anche il Padre», il
nostro umanesimo si fa cristianesimo, e il nostro cristianesimo si fa teocentrico; tanto che possiamo altresì
enunciare: per conoscere Dio bisogna
conoscere l’uomo.
Gesù che si fa uomo ci insegni a guardare i nostri fratelli, a scoprire i loro
La redazione
augura a tutti i
lettori
Buon Natale
e Felice Anno Nuovo
volti, la loro
umanità, a
ritrovare
quel senso di
fratellanza
che unisce
tutti gli uomini della
terra. Perché solo incontrando il
nostro prossimo possiamo incontrare Cristo
e incontrare Cristo significa vivere
per sempre.
+ Diego Coletti, Vescovo di Livorno
All’interno interviste a:
Monica Giuntini
V. Presidente della Provincia di Livorno
Umberto Paoletti
Direttore Confindustria Livorno
Lunedì 19 Dicembre, h. 17.30
presso la
Sala Consiliare Provincia di Livorno
Palazzo Granducale (g.c.)
conferenza su
La Riforma Biagi:
bilanci e prospettive
Relatore:
Prof
Prof. Riccardo Del Punta
Ordinario Diritto del Lavoro
Università degli Studi di Firenze
Presiede:
Dott. Enrico Dello Sbarba
Direttore de “Il Centro”
2
Cultura
Politica
I cattolici e la politica
ALLA SCOPERTA DI JACQUES PREVERT
Un problema che non c’è
di Franco Spugnesi
E’ un argomento che si presenta periodicamente sul fronte della discussione politico/
sociale sollevando ogni volta vibrate reazioni.
Nella fattispecie non si tratta del ruolo e
dell’attività dei cattolici “normali” in politica che, bontà loro, è ormai riconosciuto
anche dai più accaniti laicisti, ma quello di
alcuni cattolici “speciali”, vale a dire i vescovi.
I prelati, riuniti nella CEI (Conferenza Episcopale Italiana) hanno il compito di guidare la chiesa italiana e perciò anche le coscienze dei cristiani che si dovrebbero, se
non attenere, almeno confrontare, con il
magistero.
E’ possibile svolgere questo compito senza
parlare di temi che siano anche politicamente e socialmente sensibili? Certamente non è possibile e in ogni modo non sarebbe possibile parlare ai fedeli tenendo
distinto, come alcuni pretenderebbero, la
sua parte spirituale da quella terrena.
I temi della vita, dell’educazione dei giovani, della pace non possono essere argomenti interessanti solo una parte degli italiani,
né affrontabili in una sterile logica intimistica, ma chiedono totale consapevolezza e
coerenti decisioni operative, cioè scelte politiche.
Quando 40 anni fa’ si concludeva il concilio
Vaticano II il documento finale fu giustamente osannato dalla pubblica opinione
come un avvenimento storico, che aveva
portato il pensiero della chiesa fuori dalle
sacrestie, attento ai “segni dei tempi” ed all’ascolto dei problemi veri dell’uomo.
Il frutto di quell’evento si deve ancora gustare appieno ma ha prodotto encicliche,
movimenti, opere in tutto il mondo.
Conseguentemente a quelle decisioni la
Chiesa interloquisce con maggiore frequenza con il mondo della politica e delle istituzioni!
Fino agli anni ’90, quando ancora esisteva il
partito dei cattolici, la cui classe dirigente
raccoglieva (talvolta male) le indicazione del
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dalla 1ª pagina
Muoia Sansone
e tutti i filistei
di rendere difficile il cammino della probabile nuova maggioranza di centro sinistra:
una eventualità che potrebbe verificarsi
più facilmente al Senato.
La crisi economica, sociale e morale, il crescente clima di sfiducia che circonda la
classe politica, sono indicatori che dovrebbero preoccupare, prima di tutti, le forze politiche. Invece, all’insegna del “muoia Sansone e tutti i filistei”, ci troveremo
immersi in una lunga e defatigante campagna elettorale (costosissima): l’unico
obiettivo di cercare di prevalere l’uno sull’altro e poi, su di uno scenario fatto di
macerie, tentare una difficilissima opera
di ricostruzione.
Se, come probabilmente accadrà, saranno
il Cavaliere per il centro destra ed il Professore per il centro sinistra ad emergere,
l’Italia si ritroverà ad esprimere le candidature di due quasi settantenni che
imperversano,il primo dal 1994 ed il secondo dal 1996: si tratta di un caso limite
nell’Europa Comunitaria dove il rinnovamento della classe dirigente è una costante, contrariamente a quello che accade da
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noi nel bel mezzo della cosiddetta seconda Repubblica. Mi dispiace usare termini
poco eleganti ma è indubbio che saremo
di fronte a due “minestre riscaldate” e non
è certamente questa una prospettiva entusiasmante.
Non ci resta che attendere, a piè fermo, il
risultato elettorale e vedere quali scenari
possono aprirsi in funzione di quello che
sarà lo schieramento delle forze in campo.
Non è nemmeno da escludere che un risultato insoddisfacente e non chiaro, possa provocare la creazione di un terzo polo
di centro in grado di scardinare e di isolare
i radicalismi presenti nelle due coalizioni e
concorrere alla formazione di un governo
che ponga fine ad una penosa e distruttiva conflittualità e mandare così “in pensione” due figure ormai avviate sul viale
del tramonto.
Ci verrebbe voglia di parlare delle incongruenze e della mancanza del senso dello
stato che entrambi gli schieramenti stanno dimostrando anche sull’ennesimo, gravissimo episodio di “ribellismo” che sta
caratterizzando la Val di Susa e che, in passato, ha fatto registrare “analoghi accadimenti” in altre località del paese ma è tempo di Natale e non vogliamo contribuire
ad esacerbare gli animi dei nostri cari lettori a cui rivolgiamo, oltre a quello dell’intera redazione, un affettuoso augurio di
Buon Natale e Buon Anno.
magistero, l’impatto sulla pubblica opinione
era meno forte, ma in certi ambienti l’esistenza della D.C. era considerata almeno
disdicevole, se non addirittura colpevole.
Che obbrobrio il partito unico dei cattolici!
Che si lascino i fedeli operare laicamente
dove ognuno preferisce, possibilmente in
posizione di minoranza, meglio ancora di
totale insignificanza!
Oggi, poiché è andata realmente cosi, sempre più spesso il magistero della chiesa è
costretto a parlare in prima persona e cercare risonanze ovunque negli uomini di buona volontà!
Ma anche questo fa scandalo, guai se Ferrara concorda sul referendum per la procreazione assistita o se Papa Benedetto XVI
parla con Pera, chissà quali indegni commerci si celano!
Leggendo il Tirreno, si nota la preoccupazione del direttore Manfellotto per la sete di
rivincita dei conservatori cattolici crescere
di giorno in giorno; finirà per dormire fuori
casa per paura di essere catturato dall’Inquisizione!
E Fucillo, è addirittura arrivato a rimpiangere i democristiani che tenevano a bada il
Papa!
Il problema è semmai che non sentiamo le
voci dei cattolici, diffusi ovunque ma totalmente sprovvisti di adeguati amplificatori.
L’unica eccezione è l’Udeur di Clemente Mastella, favorito dal fatto che non deve rendere conto a nessuno, anzi dalla opportunità di distinguersi da alleati troppo invadenti, è l’unico partito chiaramente e senza esitazioni filo cattolico.
Le convergenze difficili frenano il centro
sinistra che pure, in momento di elezioni,
pullula di pii fedeli, mentre nel centrodestra Berlusconi trasforma tutto, compreso
Sua Santità in spot elettorali e perde istantaneamente credibilità.
Se un appello allora si deve fare è che i
cristiani, quelli semplici, parlino forte e liberamente e che i vescovi continuino a farlo con uguale libertà.
Qualche rimbrotto della stampa radical/liberal lo possiamo certamente sopportare e
una minore considerazione nella considerazione di certi potenti può divenire, con il
tempo, un merito
E infine, come insegnano i tifosi della curva
nord, quando, dopo aver rivolto il loro rispettoso pensiero al Presidente del Consiglio, certi della sicura multa della Lega, intonano il rituale “ perché no, perché no,
mille euro di multa perché no?” il diritto di
espressione non ha prezzo, (anche perché
a pagare non sono neppure loro).
E allora, anche per noi cattolici, perché no?
Chiuso in tipografia
il 12/12/2005
Incontro con la poesia francese
di Maurizio Piccirillo
Sicuramente la Francia, nella sua
storia culturale ha avuto dei grandi
autori, tra questi c’è sicuramente
Jacques Prevert. Prevert nasce a
Neuilly-sur-Seine, il 4 febbraio 1900,
secondo di tre fratelli, da André, il
quale, pur provenendo da una ricca
famiglia conduceva una vita modesta per le passioni per l’alcool e la
politica, e da Michele, una donna
dolce e saggia.
Ebbe comunque un’infanzia serena
e dimostrò un carattere allegro, ma
insofferente della rigida disciplina e
del grigiore scolastico. Si appassionò prestissimo al cinematografo e al
teatro, dove andava col padre che era
critico teatrale.
Conobbe André Breton, Raymond
Queneau e i surrealisti che lo conquistarono. Negli anni tra il 1932 ed
il 1937 si dedicò al teatro, e scrisse
testi messi in scena dal “Groupe
Octobre”, una compagnia teatrale di
sinistra.
Lavorò anche nel cinema e nel mondo della musica; i testi delle sue prime canzoni, musicate da Joseph
Kosma, verranno interpretate da
cantanti famosi come Julette Grèco
e Yves Montand.
Nel 1938 scrisse il soggetto per un
film di M. Carnè, il celebre ‘Porto
delle nebbie, interpretato da J. Gabin. Gli anni dal 1939 al ’44 sono caratterizzati dalla sua attività cinematografica, ma nel 1945 rappresenta
in teatro un balletto cui collabora
anche P. Picasso.
Nel 1945 pubblica la raccolta di poesia ‘Parole’. Tra il 1951 ed il 1955
escono altre sue raccolte e nel 1955
è pubblicata ‘La pioggia e il bel tempo’.
In quegli anni comincia a dedicarsi
ad un’altra attività artistica, quella
deilcollages, che due anni dopo
esporrà alla galleria Maeght e scrive due saggi: ‘L’univers de Klee’ e
‘Joan Mirò’.
Nel 1963 pubblicò ‘Histories et d’autres histories’ .
Nel 1972 la raccolta ‘Choses et au-
tres’.
Nel 1976, ‘Arbres’.
Muore a Parigi l’11 aprile 1977.
Qui di seguito Vi propongo una delle
poesie più significative del poeta francese.
Déjeuner
du matin
Ha messo il caffè
Nella tazza
Ha messo il latte
Nella tazza di caffè
Ha messo lo zucchero
Nel caffè latte
Con il cucchiaino
Ha girato
Ha bevuto il caffè latte
Senza parlarmi
Si è acceso
Una sigaretta
Ha fatto dei cerchi
Con il fumo
Ha messo la cenere
Nel portacenere
Senza parlarmi
Senza guardarmi
Si è alzato
Ha messo
Il suo cappello sulla testa
Ha messo
Il suo impermeabile
Perché pioveva
E’ parti
sotto la pioggia
Senza una parola
Senza guardarmi
E io io ho preso
la mia testa nella mano
E ho pianto.
Jacques Prevert
Teatro Goldoni
Prossimi
appuntamenti
di Consalvo Noberini
regia di Marco Conte
Domenica 1 gennaio, h. 18
Concerto
di Capodanno
Orchestra dell’Istituto Musicale
“Pietro Mascagni”
Diego Dini Ciacci direttore
Chiara Mattioli soprano
Graziano Polidori basso
Glenda Poggianti pianoforte
Martedì 13, mercoledì 14
e giovedì 15 dicembre, h. 21
Garinei e Giovannini presentano:
Vacanze romane
il musical di Paul Blake
regia di Pietro Garinei
Giovedì 22 dicembre, h. 21
La Compagnia Vertigo presenta
Natale di Olimpia
Sabato 7 gennaio, h. 20.30
Domenica 8 gennaio, h. 16.30
Manon Lescaut
dramma lirico in quattro atti su libretto
anonimo (coautori G. Giacosa, L. Illica, R. Leoncavallo, D. Oliva, M. Praga,
G. Puccini, G. Ricordi) dal romanzo Histoire du Chevalier Des Grieux et de Manon Lescaut di Françoise-Antoine Prevost. Musiche di Giacomo Puccini
18 Attualità
Politica
Lotto “0”: preoccupante inerzia
Suonerà come una provocazione ma
visto la permanenza del silenzio
tombale che sembra sia caduta sulla realizzazione del lotto “0” (Marroccone – Chioma), non ci resta che
invitare il Presidente della Provincia Giorgio Kutufà ed il Sindaco del
Comune di Livorno Alessandro Cosimi a rivolgere un messaggio al
Presidente della Repubblica – livornese doc – perché con la sua autorevolezza cerchi di smuovere le acque stagnanti che dominano incontrastate su di un’opera essenziale
attesa da decine di anni.
Del resto le crescenti difficoltà sulla
soluzione dei collegamenti tra Livorno Grosseto e Civitavecchia anche
per l’accentuarsi delle diatribe che
coinvolgono le Regioni Toscana e
Lazio che, come la tele di Penelope,
riescono a distruggere le proposte faticosamente formulate.
La permanenza di forti contrasti riemersi dopo la elezione di Marrazzo
alla Presidenza della Regione Lazio
hanno vanificato gli sforzi compiuti
dal Presidente della Regione Toscana Martini favorevole alla soluzione
dell’autostrada costiera.
La potente lobby di Capalbio, disponibile solo ad una sistemazione della vecchia Aurelia, dimostra di avere notevoli capacità decisionali se ha
concorso a bloccare l’ipotesi supportata dalla Regione Toscana e forse a
influenzare “il ribaltone” confezionato dalla Regione Lazio.
A questo punto visto che la difficile
ricerca di una soluzione rende praticamente impossibile la realizzazione dell’opera maggiore, sarebbe veramente opportuno che la priorità
cadesse sul lotto “0” per la cui co-
struzione è necessaria una somma
notevole ed un tempo tecnico molto
lungo viste le difficoltà del percorso.
Purtroppo da circa un anno,dopo che
il Comune e la Provincia hanno provveduto, a proprie spese, a redigere il
progetto regolarmente consegnato
all’ANAS, nessuna notizia è più pervenuta: si insiste infatti nel privilegiare la soluzione dell’autostrada
che,come abbiamo visto, incontra
crescenti e forse insuperabili difficoltà vista l’esistenza di veti contrapposti.
Ed allora tanto vale concentrare tutti gli sforzi sulla eliminazione di quel
terrificante imbuto che crea pericolosità al traffico e grave nocumento
alle popolazioni che insistono lungo
quel tratto.
Deludente, praticamente inesistente, il contributo del Ministro dell’Ambiente Altero Matteoli che, pur essendo “un locale” non ha dimostrato, almeno fino ad oggi, quell’impegno e quella determinazione che invece sarebbero stati utili ed importanti.
Ricordiamo, non per caso, che nella
lontanissima stagione dei governi democristiani, sia l’allora Ministro Giuseppe Togni così come il Presidente
Giovanni Gronchi, pur in presenza
di una schiacciante maggioranza dei
partiti di sinistra, si impegnarono e
concorsero in maniera determinante alla soluzione di importanti problemi ed alla realizzazione di opere
prioritarie nella nostra città.
Ed allora, alla luce di questa preoccupante inerzia, un messaggio indirizzato al nostro Presidente della
Repubblica legatissimo alla nostra
terra, potrebbe servire a sbloccare
o,almeno, portare all’attenzione delle Istituzioni regionali e nazionali un
problema di così assoluta priorità.
Il dott. De Martino
Prefetto di Firenze
Il dott. Andrea De Martino già apprezzatissimo prefetto di Livorno nel periodo
1997-2001 è stato nominato prefetto di Firenze.
Il dott.De Martino ha 58 anni.è sposato e
padre di due figlie.Dopo la lodevole esperienza livornese ha ricoperto importanti
incarichi al ministero degli interni prima
come vicecapo di gabinetto del ministro e
poi come vicecapo del dipartimento vicario degli affari interni e territoriali. E’membro del Consiglio nazionale dei Lavori
Pubblici e del Consiglio federale dell’Areo
Club Italia.
Al dott.De Martino, con il quale chi scrive
ha avuto durante la sua permanenza a Livorno rapporti di grande cordialità e di reciproca stima,le più vive felicitazioni per il
suo nuovo prestigioso incarico e gli auguri di buon lavoro.
Associazione
fra gli Industriali
della Provincia di Livorno
Sezione
Costruttori Edili
Impresa
di Costruzioni
+1*)
S.R.L.
Via Piombanti 13
Tel. 0586/425981 - 0586/445832
LIVORNO
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Un intervento del sen. Egidio Pedrini
Il dibattito sul proporzionale
Con questa edizione ha inizio una collaborazione con il
sen. Egidio Pedrini
dell’UDEUR e Sindaco di Zeri un comune in provincia di
Massa Carrara.
In occasione del dibattito tenutosi al
Senato sulla riforma
elettorale ha tra l’altro dichiarato che “la scelta del sistema
maggioritario, sulla base di una intensa
campagna di opinione, venne presentata
come una panacea, la soluzione di tutti i
mali della democrazia”. Con il maggioritario, infatti, i suoi promotori si proponevano di:
- ridurre,fino ad annullarlo, il peso delle
forze politiche che avevano dato luogo
ad un sistema “partitocratrico” secondo
alcuni “corrotto e corruttore” per privilegiare la scelta degli uomini;
- ridare smalto alla funzione parlamentare,
legando i parlamentari del collegio che li
esprime e sottraendo il loro voto all’obbligo della cosiddetta “disciplina di partito”;
- garantire la stabilità dei governi.
E’ appena il caso di accennare come siano effettivamente andate le cose. La partitocrazia è più che mai trionfante, se appena si ricordino le modalità con le quali
sono state scelte le candidature nelle tre
elezioni con il sistema maggioritario che
si sono susseguite a partire dal 1994.
Questo sistema proporzionale, presentato dalla Casa delle Libertà, avrei potuto
anche votarlo se non fosse stato privato
del voto di preferenza.
Il voto di preferenza avrebbe permesso
agli elettori di riappropriarsi della politica
e di poter scegliere i loro rappresentanti
in Parlamento ed impedito agli oligarchi
di decidere le candidature come è regolarmente avvenuto nel regime del maggioritario.
Si sposta,conclude il sen.Pedrini,il dibattito e la politica dal territorio ai media ed
alle grandi capacità finanziarie. Si va verso una democrazia non partecipata ma mediatica. Si va cioè verso una partitocrazia
rigida e burocratica condannata da Don.
Luigi Sturzo nel 1950 come uno dei mali
dell’Italia.
Ma quanto è lontana
la Germania !
(e come è vicino il Kenya)
Per cominciare un po’ di pubblicità : siccome ho studiato il tedesco (vi assicuro
che lo parlo quasi meglio dell’italiano di Schumacher) mi sono visto sul satellite il
grande dibattito elettorale tra Angela Merkel e Gerhard Schroeder.
Mia moglie era seriamente preoccupata , ma l’ho tranquillizzata dicendole che
sarebbe tutto finito in un’oretta.
E’ stato uno spettacolo strano: i duellanti non si offendevano , non si rinfacciavano tutti i crimini della storia, non dicevano di essere la parte migliore della nazione
opposta a quella mafiosa o vagabonda.
Mi tornavano in mente le vecchie Tribune Politiche, con la differenza che al posto
di Ugo Zatterin: c’era un gran bionda (che però non fa politica ma solo le domande).
E’ stato un continuo dibattito sui numeri: La merkel ribadiva con la tipica tenacia
dei tedeschi che la disoccupazione era aumentata e che quindi Schroeder se ne
doveva andare visto che aveva promesso che se non avesse ottenuto il risultato
sarebbe andato a casa: da noi si ragiona così solo per gli allenatori di calcio.
Berlusconi applica questa logica ad Ancellotti, ma non a se stesso.
Il cancelliere uscente si difendeva snocciolando altri dati: export in aumento,
contenimento dell’inflazione .
Dopo quaranta minuti di discussione sui numeri con passaggio in rassegna di
tutti gli indici possibili immaginabili (la Borsa, il prezzo dei wurstel, gli affitti ) si è
passati ai temi dell’Europa e dell’immigrazione .
Nessuno urlava di ammazzare i mussulmani e nessuno ha proposto di islamizzare
la Baviera; semplicemente i socialdemocratici vogliono la Turchia nell’Europa
per contare di più nel mondo, mentre i democristiani dicono che la Geografia non
è proprio un’opinione e che la Turchia è un paese asiatico, con cui è meglio avere
un’alleanza forte piuttosto che una parentela scomoda.
Alla fine è finita come sapete: la Merkel è diventata Cancelliere ma ha dovuto rassegnarsi a governare con i socialdemocratici, che non hanno neppure preso in considerazione l’idea di mettersi insieme agli ex comunisti dell’Est.
Non so se la Grande Coalizione sarà un successo. Di sicuro è l’unico modo per
dare un governo serio al più grande Paese europeo che ora si ritrova comandato
da una donna , ma soprattutto, udite udite, dai democristiani. Gli stessi che governano altri paesi notoriamente arretrati come l’Olanda , l’Austria e il Lussemburgo.
Noi, invece, siccome siamo moderni la DC l’abbiamo buttata via e piantato piantine, fiorellini e listoni che nel resto d’Europa non esistono.
In compenso una cosa del genere esiste in Kenya, dove (è vero) di recente ha
vinto la lista delle Banane battendo quella delle Arance.
Per Natale tutti a Malindi, così ci rifacciamo l’abbronzatura come vuole il Cavaliere che ha a cuore il nostro benessere.
Tanti auguri a noi tutti. Ne abbiamo bisogno sperando che il 2006 ci riporti se non
la Grande Coalizione, una politica meno piccola.
Renato Luparini
Un’occasione per risalire alle radici, quando “le immagini erano fatte solo di parole”, e il computer, la posta elettronica, il fax, il telefono cellulare non avevano ancora semplificato la vita. “Ma
dalle difficoltà del passato viene un insegnamento di passione e d’impegno di cui soprattutto i
giovani, che inseguono la facile notorietà e i relativi guadagni, dovrebbero far tesoro”.
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Turismo
Politica
A proposito di alcune considerazioni di Assuntina Morrisi riportate su un quotidiano laico
Come sono le donne cattoliche?
Il 24 Novembre un quotidiano laico, a
tiratura nazionale, ha pubblicato, a cura
di Assuntina Morrisi, alcune interessanti considerazioni sulla donna cattolica.
Mi pare opportuno riportarne i brani più
salienti:
“Come donna cattolica sono spesso citata quando si aprono polemiche su aborto e contraccezione..... Sono rappresentate, insieme a me, le praticanti secondo un classico stereotipo caricaturale:
schierate nei ‘picchettaggi davanti ai
consultori’, magari col rosario in mano a
mo’ di fionda per tirare alle donne che
vanno ad abortire. Addiruttura c’è chi ci
vede, sempre ,dissidenti, - con convinzioni private disapprovate da ambedue
i papi -, in merito al sesso, alle unioni
non benedette dalla Chiesa e all’aborto.
Si parte, spesso, da un modello unico,
quello dell’emancipazione femminile, e
si considera la diversità come arretratezza. E’ vero: noi, rispetto a quel modello, siamo diverse.In trent’anni dall’approvazione della legge sull’aborto,
per esempio,magari abbiamo parlato
poco sul piano pubblico, ma nel privato,
nella quotidianità della nostra vita, abbiamo agito e scelto. Sono nati 70.000
bambini perché tante, fra noi ,hanno
aperto le porte della propria casa, accogliendo in sorellanza altre donne in difficoltà, spendendo tempo, energie e denaro senza che niente di tutto questo
venisse pubblicamente riconosciuto, e
tantomeno raccontato, neppure nelle riviste femminili”.
A questo punto la Morrisi aggiunge: “Non
si sa dove finisca il comico e dove cominci l’indignazione, quando si legge che il
tipico volontario cattolico, nei confronti
delle donne che vanno ad abortire, sarebbe ‘un po’ fanatico, abbastanza intransigente, uno che può anche minacciarle, descrivendole , le pene dell’inferno’ come ha scritto di recente Eugenio
Scalfari. Insomma, le donne che decidono di non abortire lo farebbero perché
impaurite dalle fiamme dell’inferno prospettate dal Movimento per la Vita, e
non perché i volontari offrono concreta
solidarietà e alleviano una situazione
di solitudine talvolta straziante. La verità è che in quei Centri, come nelle decine e decine di punti di accoglienza che
sono sorti in Italia, le donne cattoliche perché sono soprattutto donne, i volontari che fanno i colloqui - si sono fatte
carico dei bisogni di altre donne, condi-
videndone le difficoltà, rispondendo a
necessità concrete (casa, lavoro, soldi),
ma anche e soprattutto al bisogno di
essere ascoltate, di raccontare ,a qualcuno , storie difficili,o ,anche ,soltanto la
propria paura di affrontare un evento che
cambia radicalmente la vita, scombina
progetti e rimette in discussioni rapporti e priorità.
Non lo abbiamo fatto come “esperte” ginecologhe, psicologhe, assistenti sociali - ma come cattoliche. E’ la nostra fede,
l’esperienza cristiana, che ci porta a voler condividere profondamente e costantemente i bisogni altrui e si deve anche
dire come, in questi trent’anni, non sia
nato in Italia un movimento per la vita
di non credenti.Chi crede ritiene che la
vita valga la pena che sia vissuta perchè
ne ha incontrato il significato: è una per-
sona e si chiama Gesù Cristo, e da questo viene tutto il resto, compresa quella
disposizione all’accoglienza degli estranei, specie se bisognosi, che ha fatto nascere tantissime opere di carità. Parola
in disuso nel linguaggio moderno: carità
cristiana. Per questo preghiamo, anche
recitando il rosario. Qual è il problema?”
Infine, l’autrice, dopo altre ben azzeccate considerazioni, racconta le esperienze eroiche vissute, nei Centri di Aiuto
alla Vita, citando Flora Gualdani che ha
trasformato propria casa, nelle campagne di Arezzo, in centro di accoglienza;
Mafalda che si occupa di bambini fino a
10 anni, nella casa di accoglienza
“Il segno” a Montefiore, vicino Rimini.
Queste sono le donne cattoliche tanto vituperate da certa stampa.
Andrea Jardella
Il diritto di parlare del cardinal Ruini
I silenzi e le esternazioni del cardinale Ruini, e tramite lui, della Conferenza Episcopale
Italiana, sconcertano e scandalizzano. Creano disagio, accendono il dibattito.
I sentimenti in questi casi si intrecciano e si scontrano. Ai sentimenti di esasperazione
per invasioni di campo (invadenza del religioso nel politico) e silenzi sulla illiceità di ben
altre leggi e comportamenti, si contrappone la voglia di far sentire la voce di una Chiesa
svincolata dalle logiche del potere e dall’esercizio “lobbistico” della propria influenza sul
mondo politico. Alla laicità di uno stato libero e sovrano, la libertà dell’uomo: del laico
e del credente, per il quale ci sono decisioni e scelte che Dio ha lasciato alla sua
insindacabile libertà e nessuno può intromettersi nella coscienza umana per sostituirsi a
Dio.
Per molti cattolici e quel clero ai “confini dell’ortodossia”, le cose stanno così.
Dal dibattito ci siamo fatti il convincimento che nel nostro Paese si è creato un nuovo
concetto di laicità: “la laicità a corrente alternata”. E l’alternanza dipende dai pronunciamenti
della CEI e del suo Presidente. Se sono graditi nulla da obiettare, viceversa, se non sono
graditi, apriti cielo! Le reazioni sul pronunciamento dei vescovi italiani a proposito della
devolution ci hanno rinforzato nella nostra opinione.
Ma che modo di ragionare e questo? In tempi di legislazione che riguardano temi che
coinvolgono le coscienze sarebbe assai strano che, quando tanti si pronunciano, soltanto
i vescovi rimanessero assenti e silenziosi, essi che hanno certamente in proposito una
competenza e una responsabilità loro proprie.
E’ un fatto evidente che le esternazioni di Ruini non sono un’interferenza diretta da parte
di ecclesiastici e religiosi nella prassi politica ma sono difesa di valori etici che esigono la
difesa della Chiesa.
Ruini come vescovo “fa sentire la voce dei cattolici”. I cattolici devono avere il coraggio
della fedeltà, della coerenza, dell’obbedienza e … di ascoltare.
Noi ci schieriamo a fianco dei vescovi della CEI per il loro impegno a “illuminare e
motivare le scelte dei cattolici e di tutti i cittadini”, per una strategia atta a salvare il
“presente e il futuro cristiano nelle case e negli animi degli italiani” e in genere le tradizioni
religiose e morali.
L’ascolto …sarà sempre più importante, perché si va verso un periodo storico in cui i
problemi etici, biologici, bioetica saranno dominanti. Chi è che può fare da faro?... La
Chiesa e i suoi vescovi!... Noi ci fidiamo.
DARIO VUKICH
17
Montecatini Val di Cecina: Museo delle Miniere
Tradizioni e cultura
Questo servizio è stato redatto da Renzo
Rossi, ex sindaco protagonista della valorizzazione di Montecatini Val di Cecina.
Dopo cento anni dalla chiusura della miniera di rame, Montecatini Val di Cecina
sta riscoprendo le sue tradizioni e la sua
cultura di lavoro e di fede attraverso la
realizzazione del Museo delle Miniere.
Lo scorso mese è stato completato e inaugurato un altro pezzo del mosaico progettuale con cui, per opera dell’Amministrazione Comunale, è stato realizzato questo
Museo, con la riapertura dell’Oratorio di
Santa Barbara, dopo che ne era stato effettuato il completo restauro strutturale
ed artistico. Infatti, dopo i consolidamenti necessari, le pareti interne sono state
esattamente riportate alle loro immagini
originali e la chiesetta, realizzata nella classica forma a croce, è ritornata ad essere
una pregevolezza artistica sia per l’aspetto che per l’ambiente in cui è posta.
L’Oratorio di Santa Barbara, detto anche
di Caporciano, fu riedificato nel 1787 in
sostituzione di una precedente Cappella.
Fu poi rinnovato ed ampliato nel 1851.
Il Museo delle Miniere rappresenta un sistema museale esclusivamente dedicato
all’archeologia industriale, ma è soprattutto dedicato a riscoprire il lavoro degli
uomini e delle loro fatiche, partendo dalle
tecniche di lavorazione alle conquiste sociali, per finire allo sviluppo che ne è conseguito. Momenti che vogliono rappresentare la parte più importante dell’attività iniziata da poco tempo, di fatto il Museo e l’area mineraria recuperata sono stati
aperti al pubblico il 5 luglio 2003.
Le intenzioni degli amministratori comunali sono state principalmente rivolte alla
missione che questo Museo deve rappresentare. Essi avevano un dovere da compiere, per lungo tempo rimandato, non
poteva essere ulteriormente dimenticato
La chiesina della miniera.
Montecatini Val di Cecina, la miniera.
infatti tutto quanto è stato parte determinante di questo passato, fatto di lavoro,
di conquiste sociali, di solidarietà e di cultura di cui, Montecatini Val di Cecina, per
decenni fu propulsore ed esempio.
Quindi, si può ben dire di aver riaperto la
miniera per leggerne la civiltà, per far conoscere una grande tradizione industriale
del tempo passato che, risalendo agli etruschi, passa dai Medici al Granduca di Toscana, per trovare infine il suo massimo
sviluppo con la costituzione della Società
Montecatini nel 1888 che dal paese prese
il nome ma, figlia ingrata, dopo vent’anni
dalla sua fondazione ne ordinò la chiusura nel 1907, nonostante i grandi successi
ottenuti nei più svariati settori industriali
sia nazionali che internazionali, divenuta
Montedison negli anni ’60.
Sembra impossibile che, a metà dell’ottocento, in questo piccolo paese, sia stato regolamentato il lavoro minorile, sia stata istituita
una cassa mutua, data assistenza alle vedove ed agli orfani e l’insegnamento scolastico
ai figli dei minatori, oltre ad essere istituita
una scuola femminile, vi sia avvenuto l’inizio
della cooperazione e di tante altre conquiste
sociali frutto di intese tra i lavoratori ed un
capitalismo illuminato per l’epoca.
A questa iniziativa, sin dai primi momenti
progettuali, il Comune di Montecatini, non
ha voluto dare un’impronta localistica ma,
di proposito, l’ha ampliata all’intero comprensorio in modo che il Museo delle Miniere potesse divenire un punto di riferimento di un sistema museale territoriale
realizzando nel Centro di Documentazione delle sale tematiche relative alle produzioni minerarie dell’area quali: rame, sale,
geotermia, alabastro, calcedonio e lignite
che, per secoli hanno rappresentato ed in
parte rappresentano ancora (vedi salgemma per la Solvay e fluidi endogeni per
l’ENEL) la ricchezza di questo territorio.
D’intesa con gli Enti Locali dell’Alta Val
di Cecina, furono infatti concordate azioni volte alla valorizzazione dei siti minerari dell’area, per realizzare un percorso che
avesse una visione più ampia per riscoprire questi “tesori sepolti” che, partendo
dal richiamo e dalla indiscussa potenzialità storica, artistica e culturale di Volterra,
si potesse espandere sull’intero territorio
della Comunità Montana, composto dai
Comuni di Montecatini, Volterra, Pomarance, Castelnuovo Vai di Cecina e Monteverdi Marittimo, in modo da favorire l’attrattiva, sempre più in via d’espansione,
rappresentata dall’archeologia industriale e dal ruolo avuto dalle miniere nel progresso sociale ed economico della zona.
Ma la cosa ha avuto un altro notevole risvolto positivo ed ecco che, su questa
spinta, in questo paese si sono riscoperte
e si possono ammirare stupende opere
d’arte: dei Della Robbia, del Pomarancio,
Guido Reni, Lorenzo Bartolini, Neri di Bicci, Mino da FiesoJe, ecc., andando così
verso un museo che si allarga, ma soprattutto serve a far conoscere ed a rieducare
un popolo, se pur piccolo, che improvvisamente sta ritrovando la sua storia e, insieme ad essa, la propria cultura.
Il ricercare momenti importanti del passato, renderlo di nuovo vivo e godibile, rappresenta il grande successo culturale e
turistico della nostre città e di tanti nostri
paesi, rappresenta un valore morale e civile nei confronti delle nostre sterie locali,
ma soprattutto è da ritenersi che possa
essere legato al nostro avvenire.
Il Comune di Montecatini Val di Cecina,
con un’ampiezza territoriale di 156 kmq.,
dai 5300 abitanti degli anni ’60 ha subito
un esodo demografico che non ha eguali,
scendendo ad oggi a poco più di 1900 residenti, pari ad una diminuzione del 66%.
Come detto prima, non si è però dimenticato della sua cultura e delle sue tradizioni e, appressandoci al Natale, vogliamo
ricordare il riprendere di una lodevole e
pregevole iniziativa da parte dell’Associazione Pro-Montecatini relativa ai Presepi
lungo le strade, che da anni si ripete sponsorizzata dal Comune.
Infatti, per l’intero periodo natalizio, camminando
tra i vicoli, i chiassi e nella caratteristica piazza della
Chiesa, attraverso le antiche porte del castello, si
possono scoprire e ammirare, grandi e piccoli Presepi a cui la rusticità degli ambienti in cui sono
realizzati viene a donare un particolare rilievo, così
come dona pace e serenità al visitatore.
Attualità
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Nel numero di dicembre la nostra rubrica di Volontariato si dedicherà all’analisi di un tema di polemica internazionale che ha riguardato lo stemma
di protezione per eccellenza, la Croce
Rossa su fondo bianco. L’uso della semplice inversione cromatica della bandiera svizzera come stemma della Croce
Rossa Internazionale, utilizzato fin dalla metà del 1800, è stato negli anni motivo di svariate polemiche. Già nel 1870
l’Impero Ottomano giudicò questo simbolo un emblema della Cristianità decidendone la sostituzione con la mezzaluna rossa, adottata in seguito anche
dagli altri Paesi Islamici. Nel frattempo la Persia decise di adottare come
emblema un sole che sovrasta un leone
rosso, simbolo che fu poi sostituito dalla mezzaluna rossa con la creazione della Repubblica Islamica dell’Iran. Tuttavia la “guerra” dei simboli non è finita,
nel 1949, infatti, lo Stato d’Israele chiede ed ottiene dalla Croce Rossa Internazionale il riconoscimento della stella di
Davide rossa come proprio emblema.
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Da tale quadro è recentemente emersa
da varie parti la proposta di individuare un nuovo emblema che non possa suscitare perplessità interpretative e che,
indipendentemente da nazionalità, razza e fede religiosa, rappresenti il Sodalizio che per eccellenza deve portare soccorso ai bisognosi.
La proposta più gettonata è quella del
diamante rosso, un rombo di colore rosso che si andrebbe a sostituire, probabilmente solo sugli scenari internazionali, alla tanto discussa Croce.
La certezza è che, qualunque sarà lo
stemma, le migliaia di persone che operano nelle varie realtà nazionali della
Croce Rossa non perderanno mai il loro
spirito di solidarietà.
Parlando di Croce Rossa ci vogliamo
soffermare a riflettere su un aneddoto
che in questi giorni ha riguardato la realtà italiana dell’Ente, il Commissario
straordinario che guida da alcuni anni
la C.R.I., e che entro pochi giorni sarà
sostituito da un Presidente e da un Consiglio Direttivo le cui elezioni si stanno
svolgendo in questo periodo, ha emanato alcune ordinanze decisamente inopportune. Il Senatore Egidio Pedrini,
amico del nostro circolo, ha presentato
un’interrogazione urgente per portare
all’attenzione del Senato della Repubblica e di alcuni Ministri interessati la
questione di cui sopra con particolare
riferimento a due ordinanze con le quali
il Signor Commissario istituisce a decorrere dal primo dicembre 2005 un servizio di tesoreria unica per tutte le unità della C.R.I. d’Italia, annullando, senza preavviso alcuno, l’autonomia patrimoniale delle varie sedi: questa mossa
rischia di paralizzare completamente il
funzionamento amministrativo dell’Ente con probabili conseguenze sul suo indispensabile funzionamento.
Ci auguriamo che la cosa sia risolta al
più presto e che i nuovi vertici della Croce Rossa Italiana possano aver modo di
lavorare con la massima serenità per il
futuro.
DAVIDE LIVOCCI
Istruttore Nazionale dei Soccorsi Speciali
della Croce Rossa Italiana
Il Centro on line
Ricordiamo ai nostri lettori che dallo
scorso mese di novembre è possibile
visionare on-line o scaricare il nostro
periodico visitando il sito internet del
circolo:
www.circoloilcentro-livorno.it
Periodico mensile
del Circolo di Politica
e Cultura
Autorizzazione del Tribunale di Livorno
n° 683 del 5 Marzo 2001
Redazione ed Amministrazione:
Via Trieste 7, tel. 0586/427137 - Livorno
DIRETTORE RESPONSABILE:
Enrico Dello Sbarba
COMITATO DI REDAZIONE:
Daniela Armani
Alberto Conti
Roberto Fiore
Mauro Paoletti
Giovanni Schiano
Enrico Sotgiu
Franco Spugnesi
Dario Vukich
Hanno collaborato a questo numero:
Elda Di Sacco, Andrea Jardella, Davide
Livocci, Mario Lorenzini, Renato Luparini, Maurizio Piccirillo, Giuseppe Rocchi, Marisa Speranza, Franco Spugnesi
si,, Dario Vukich.
STAMPA: Editrice «Il Quadrifoglio»,
Via C. Pisacane 7, tel. 0586/814033, Livorno
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6
Cultura
Spigolature
Per i cretini
non c’è medicina!
“Per me i morti di Nassiriya non sono martiri: sono vittime del lavoro come può essere un operaio che precipita da un’impalcatura”. Così Mauro Bertini - sindaco
di Marano (Na) - ha conquistato le prime
pagine sostituendo la intitolazione di una
strada dedicata ai caduti di Nassiriya con
quella ad Yasser Arafat.
Di fronte ad una decisione così ignobile
ed allucinante non abbiamo da fare commento alcuno; vogliamo solo aggiungere
che Oliviero Diliberto - leader maximo dei Comunisti italiani, ha naturalmente difeso la scelta del suo compagno.
Gradiremmo conoscere il giudizio del prof.
Romano Prodi a cui ci permettiamo suggerire che con alleati del genere, il suo
contendente “il Cavaliere” può anche sperare di non essere “disarcionato”.
Il ritorno di Michele
Si è dimesso dal parlamento europeo Michele Santoro la cui poltrona è rimasta desolatamente vuota perché poche volte,
quasi mai, il plurivotato “presentatore televisivo” esegeta leader della sinistra militante, ha potuto o voluto occuparla.
Adesso torna in mezzo a noi con la sua
consueta e proverbiale tolleranza, buon
gusto, moderazione e “senso dell’humour”.
A questo punto, sommandolo all’episodio del Sindaco di Marano, ci viene il tremendo dubbio che il “Cavaliere” abbia assunto degli “infiltrati” incaricati di sabotare Romano Prodi e la sua coalizione!
Prodi,
forza e coraggio
Il candidato dell’Unione alla presidenza
del consiglio - il prof. Romano Prodi - che
appena esce dalla “Fabbrica” corre di qui
e di là per non scontentare nessuno dei
suoi innumerevoli compagni di cordata,
ha partecipato ad una tavola rotonda di
Legambiente per dire che le energie rinnovabili ed il risparmio energetico saranno tra le priorità assolute del governo che
si augura di guidare.
Per il nucleare, il nostro, ha rinunciato: se
ne riparlerà tra 20 anni.
Forza e Coraggio!
A Cristoforo Colombo
piaceva la Coca Cola...
re
u
t
a
l
o
g
i
Sp
Il Cavaliere invece ha scoperto che il palazzo sede di Forza Italia avrebbe ospitato
il fondatore del Partito Popolare - don Luigi Sturzo - che, lo dice il Cavaliere, sarebbe stato grande sostenitore del federalismo, recentemente approvato in occasione della contestatissima riforma della Costituzione.
Marco Follini - ex segretario dell’UDC - ha
dichiarato a proposito di quella facezia:
“sostenere che don Sturzo è il padre della
“devolution” è come dire che a Cristoforo
Colombo sarebbe piaciuta la Coca Cola.
Inutile sottolineare che siamo d’accordo
con Follini.
Guerra in casa
della Margherita
livornese.
Siamo rimasti sorpresi e sconcertati per la
guerra dei comunicati che ha investito la
disarticolata vita della Margherita livornese. Per la verità non è solo quella livornese a rendere precaria l’esistenza di questo
“strano movimento”che vede Franco Marini insieme al prof. Parisi e Ciriaco De Mita
insieme a Willy Bordon!!!! perché anche
quella nazionale non perde occasione per
confermare e ribadire le contraddizioni di
un ressemblement veramente anomalo. Privo di un serio retroterra ideologico e culturale messo insieme per facilitare le ambizioni di Romano Prodi,le due componenti
che la compongono (l’anima popolare e
quella dei democratici dell’asinello) non
riescono a trovare nessun collante ma solamente a litigare.
Tornando alle vicende livornesi è in corso
una vivace polemica che vede in prima fila
una minoranza quasi tutta “prodiana” integrata da alcuni vecchi popolari insoddisfatti della gestione dell’attuale segretario ed assessore alla provincia Maurizio
Scatena ma il vero obiettivo, in verità, Giorgio Kutufà.
Quello che ha sorpreso non solo noi ma il
mondo politico livornese e l’opinione pubblica più sensisibile, è lo spregiudicato
attacco al Presidente della Provincia reo
di sudditanza nei confronti del partner di
maggioranza (i democratici di sinistra).
Ora non si può ignorare che, dopo oltre 50
anni, di egemonia della sinistra, un cattolico, postdemocristiano, sia stato eletto
alla presidenza di quell’ente. Il buon senso vorrebbe che il delicato compito a cui
Giorgio Kutufà è stato delegato dall’intera Margherita, fosse seguito e sostenuto
con convinzione e lealtà.
Scatenare una bagarre così violenta nei
confronti di un esponente che occupa l’incarico di maggior prestigio assume un preciso significato: quello di volerlo indebolire politicamente proprio quando, in mezzo a comprensibili difficoltà, cerca di portare dei correttivi propedeutici per un miglior funzionamento della macchina burocratica dell’ente dopo una ininterrotta gestione delle sinistre.
Egualmente meritevole di elogio l’aver favorito la nascita di un importante call-center a Guasticce ed avere lanciato l’idea di
una “holding” della logistica nell’area
vasta.
Noi che lo sostenemmo spontaneamente
durante la campagna elettorale proprio per
il significato di “discontinuità” che assumeva la sua candidatura, deploriamo con
forza questi attacchi assolutamente fuori
luogo e gli riconfermiamo la nostra solidarietà ed amicizia.
Non possiamo nemmeno “esimerci” dall’invitare “gli oppositori interni” ad essere più seri e coerenti.
Pro Loco Castiglioncello
L’Associazione Pro-Loco Amici di Castiglioncello attraverso una lettera inviata ai soci da
parte del suo presidente Maurizio Benvenuti
lancia un messaggio opportuno e tempestivo.
La qualificazione di Castiglioncello deve essere sviluppata in modo continuativo.E’ pertanto necessario che “viva” anche in inverno in
modo che l’attenzione sia costante per tutto
l’anno ed a questo proposito è indispensabile
la collaborazione di tutti gli operatori ma anche dei cittadini.
La Pro Loco persegue da tempo una politica
tendente alla sua costante valorizzazione attraverso la funzionalità dei propri uffici e la
organizzazione di iniziative che favoriscono
la permanenza o la visita di tantissimi turisti
in perfetta sintonia con l’Amministrazione Comunale e le altre associazioni insistenti sul territorio.
Perché il ruolo della Pro Loco incida sempre
di più in favore del nostro centro,è necessaria
la partecipazione e l’adesione del più ampio
numero di cittadini.
Da qui l’invito a rinnovare l’adesione ed a
sollecitare altri residenti ad iscriversi.
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Venditore di bugie
- Italo Schirinzi - da “Trenta e lode” - Prospettiva Editrice Nel grande mercato delle cose più impensate, un giorno d’inverno di qualche
anno fa, fui attratto da un fatto apparentemente stravagante ed inusuale.
“Qui si vendono bugie” era scritto su un
cartello. E dietro ad un tavolino, con accanto un gran baule, un vecchietto infreddolito declamava ad alta voce: “ce
ne ho di nuove e di seconda mano, originali o contraffatte a prezzi molto convenienti”.
Mi fermai ad ascoltarlo ed egli continuò
senza nemmeno farci caso.
“Bugie e verità sono aspetti contrastanti di un medesimo problema, non lasciatevi ingannare.
E’ meglio una bugia vera di una falsa
verità” diceva il vecchio, saggiamente
“venite, accostatevi al banchetto delle
bugie, ho il baule pieno zeppo, fatevi
pure avanti, ce ne sono per tutti quanti. Ci sono quelle stagionate e quelle fresche di giornata, dateci pure una guardata.
Alcune sono già confezionate in maniera industriale ed altre sono state preparate con lavorazione artigianale. Sono
bugie di qualità, alcune sono state già
sperimentate con profitto, altre sono di
nuova invenzione ma con effetto garantito. Potreste anche fare un bel regalo ai
vostri amici. Diffidate della verità, che
vi procura antipatia e risentimento, perché molto spesso risulta più gradita una
bugia detta bene. Si può più facilmente
lusingare una persona, farla sembrare
molto meglio di quanto sia veramente
ed illuderla, facendola contenta”.
Intanto, piano piano, si era formata una
piccola folla di curiosi davanti al tavolino ed uno di essi domandò: “c’è parecchia richiesta di bugie?”
“Certamente” rispose l’omino con sicurezza “le bugie sono importanti oggi,
come lo sono state in altri tempi, ne fa
uso ancora tanta gente, poveracci per
nascondere la miseria e benestanti per
nascondere la ricchezza, principi, regnanti, fidanzati oppure amanti. Nella
storia ci sono state bugie clamorose, da
antologia, roba da antiquariato, che hanno a volte deciso le sorti di uno Stato. Io
ho un ricco campionario a vostra disposizione, di bugie adatte per ogni occasione e che catturano l’altrui credenza
in ogni circostanza.
Ci sono le bugie delle giunte comunali e
regionali, dei governi nazionali o internazionali, ci sono quelle dei partiti politici e dei sindacati, degli economisti e
dei commercialisti, queste ultime create appositamente per frodare il fisco. lo
vendo all’ingrosso e al dettaglio e fornisco industriali, commercianti, datori di
lavoro, uomini onesti e lestofanti.
Bugie molto modeste, come quelle necessarie ai mariti traditori per coprire
un’innocente scappatella ed altre molto
grosse, utilizzate da quei generali, che
intendessero oscurare una scomoda verità, come quella di Ustica di tanti anni
fa”.
“Ma io ricordo che una volta la verità
era un valore” dissi incautamente.
“Una volta era un valore, ma ora i tempi
sono cambiati. Anch’io ci avevo creduto
e la vendevo ma, ad un certo momento,
purtroppo, mi sono dovuto adeguare perché sono fallito. Non vi sono più nemmeno ideali, mio caro amico, oggi sono stati sostituiti dagli interessi personali,
dal benessere economico e quella che ti
spiana la via del successo non è più la
verità ma la bugia.
Chi desidera affabulare o chi vuole strumentalizzare le persone, per impadronirsi del potere, deve decidersi a comprare una manciata di bugie. In campagna elettorale potrà promettere mari e
monti impunemente e poi non mantenere niente, senza alcun danno personale né per la sua dignità.
“Può anche promettere di fare le case
senza tetti, come ha fatto Castagnetti?” domandò un signore, che era arrivato in quel momento.
“Chi è lei, scusi, signore?” domandò il
venditore “desidera qualcosa?”
“Sono un candidato al parlamento, sono
un personaggio, modestamente, che va
per la maggiore. Vorrei, per favore, la
bugia sull’ aumento delle pensioni”.
“Sono spiacente, caro signore, ma quella l’ha comprata l’altro ieri Silvio Berlusconi”.
“E la bugia sulla riduzione delle tasse è
ancora libera o è stata già impegnata?”
“Veramente l’aveva chiesta prima Bossi e poi Martelli, ma io l’ho conservata
apposta per Rutelli”.
“Beh! Allora compro la bugia sulla sicurezza dello Stato e sul controllo dell’immigrazione clandestina” .
“L’ha prenotata un’ora fa l’onorevole
Casini in nome e per conto di Gianfranco Fini”.
“E quella sulla riforma della scuola, per
far contento il Vaticano e tenere gli alunni buoni?” “L’avrebbe voluta Walter Veltroni ma, purtroppo per lui, è arrivato
prima Buttiglione”.
“Mi dia allora le bugie sullo stretto di
Messina e sul lavoro nel Meridione, non
mi dica che sono anch’esse andate via”.
“Ad acquistare questa e quella è venuto
già Mastella”.
“Accidenti, questa è proprio sfiga, ora ci
manca solamente che Cossiga si prenda
i rimanenti lotti di bugie, fregando Cossutta e Bertinotti”.
“Non si preoccupi, signore, Cossiga le ha
chieste speciali ed in double face, perché
ancora non ha deciso contro chi utilizzarle”.
“Mi scusi un’ultima domanda, ma il presidente Prodi è rimasto anche questa
volta a mani vuote o è già passato per il
suo fabbisogno?”
“Me ne ha ordinate tante ma non ha saldato il conto, perché sicuramente intende ritornare a fare rifornimento per il
prossimo quinquennio”.
“Vedo che gli affari vanno bene. Durante
la campagna elettorale le bugie vanno a
ruba”.
“Veramente vanno sempre a gonfie vele,
non mi posso davvero lamentare. Io vendo le bugie tutto l’anno e faccio anche un
buon guadagno; ho clienti affezionati,
bugiardi impenitenti. Deve sapere, caro
signore, che per chi vende le bugie l’Italia è un paese con i fiocchi, essendo terra
assai ricca di Pinocchi”.
Anch’io rimasi impressionato dal suo
linguaggio e, quando andai via, educatamente lo salutai.
Lui mi volle regalare una bellissima
bugia da utilizzare al tempo giusto ed
io, per il momento, l’ho riposta in un cassetto.
14
Cultura
Livorno
Presentato alla Libreria Belforte il libro di Eugenio Marcucci
Giornalisti, grandi firme
di Marisa Speranza
“Uno spaccato di storia italiana, un libro di grande interesse che meriterebbe
di essere adottato nelle scuole, ricco com’è di articoli che possono costituire un
motivo di riflessione e di meditazione,
oltre che lezioni di virtù civica”.
Così Guido Guastalla ha introdotto,
presso la libreria Belforte, “Giornalisti,
grandi firme” di Eugenio Marcucci (Rubbettino Editore) con la presentazione di
Gaetano Afeltra. Si tratta dei nomi più
prestigiosi del giornalismo del XX° secolo (ben 58 in tutto) di cui si racconta
la vita, arricchendola con episodi particolari, aneddoti e articoli scelti tra quelli
che ne mettono meglio in luce la personalità e il valore.
E’ il panorama dei protagonisti di quell’“età del mito” che ha preceduto l’arrivo
della rivoluzione tecnologica nel campo
della comunicazione. Perché la presentazione del libro a Livorno? Enrico Dello Sbarba, presidente del Circolo culturale “Il Centro”, ha chiamato in causa
la sua antica amicizia con l’autore e con
Gustavo Selva, presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, intervenuto per l’occasione.
Senza contare la possibilità di un’incursione nella Livorno del primo Novecento, visto che tra le grandi firme figura
anche quella di Giovanni Ansaldo che
fu direttore del Telegrafo, il giornale cittadino di cui era proprietario Galeazzo
Ciano.
“Ho ritrovato in questo libro un sacco di
cose che ho vissuto”, ha poi osservato il
direttore del “Tirreno” Bruno Manfellotto, ripercorrendo, sul filo della memoria , episodi personali legati alla sua
scelta giovanile (“volevo fare il giornalista a tutti i costi”).
Cita il mitico “Corriere della sera” (“La
Cassazione del giornalismo”) e il direttore Alfio Russo che ne fece, negli anni
Sessanta, un giornale moderno e agile.
Cita Indro Montanelli , con cui, negli
anni Settanta, ebbe un incontro accompagnato da un velato avvertimento: “I
giornalisti italiani sono un grande esercito con pochi generali e una numerosa
truppa indistinta”.
Ricorda di avere lavorato a “Paese Sera”
con Arrigo Benedetti (“l’inventore del rotocalco moderno”) e Lamberto Sechi.
Questi, a Panorama, aveva predisposto
un manuale su come andava scritto un
pezzo : la prosa del giornalista doveva
Un momento della presentazione alla Libreria Belforte del libro “Giornalisti, grandi firme”. Da sin.
Guido Guastalla, Eugenio Marcucci, Gustavo Selva, Bruno Manfellotto ed Enrico Dello Sbarba.
“suonare”, e lo stile essere “asciutto, chiaro e con un ritmo”.
Il libro rievoca un clima che non c’è più,
ed è svanito insieme alla mitica “Olivetti lettera 22”.
Oggi, ha osservato Manfellotto, “i giornali sono diventati grandi contenitori” e
sono venute meno le “caratteristiche artigianali” proprie di certe grandi penne,
che erano spesso “ciniche e cattivissime”.
Una lezione mai dimenticata? Quella di
Arrigo Benedetti, che concludeva una
lettera sulle norme da rispettare per
scrivere bene “con preghiera di fare più
giornalismo e meno ideologia”.
Ma per Gustavo Selva “il giornalismo
scritto in Italia non è mai esistito”.
Desideroso di sorprendere, l’ex direttore
del GR2, si è chiesto chi sia mai il giornalista. “E’ il cronista che racconta i fatti”, è stata la sua risposta, “ma, visto
che è impossibile raccontarli tutti, deve
operare una selezione e quindi il giornalista non può essere né obiettivo, ( se
non, in parte, nelle cronache locali), né
completo”.
In conclusione: “Il giornalismo scritto
non può che essere ideologico e dunque
politico”.
Selva ha poi accennato al suo intenso
curriculum vitae che risale al 1946/47,
quando incominciò a fare cronaca dopo
essere stato correttore di bozze. Ha ricordato di essersi occupato del “Triangolo della morte” quando “persino la
Chiesa, che pure aveva avuto 54 sacerdoti uccisi, evitava di parlarne”.
Infine, un tasto dolente: la sua espulsione dal GR2 nel 1982 “in seguito a un
falso” (la supposta appartenenza alla
Loggia P2).
Ma il ricordo di Radio-Selva ( ovvero:
Radio-Belva) lo inorgoglisce ancora.
Alle argomentazioni di Selva, risposta
breve di Manfellotto: “Non sono d’accordo quasi su nulla, eccetto che sull’obiettività che non esiste . La cosa più importante per un giornalista è la sua onestà
professionale: non essere mai omertosi
e nascondere una notizia che si conosce.
Questo sì, sarebbe gravissimo”.
“Non mi ero proposto di fare una teoria
del giornalismo, ma di ricordare grandi
personaggi di cui non si parla più e che i
giovani non conoscono”, ha poi osservato Marcucci, chiarendo che si tratta di
direttori, inviati speciali, corrispondenti, cronisti, da Luigi Alberini a Orio Vergani, tutti accomunati da un appassionato impegno professionale e da straordinarie qualità personali.
Un libro “dedicato ai giovani perché
sappiano e ai non giovani perché ricordino”.
Sono utili i ‘Saloni’
dell’Orientamento?
E’ ormai divenuto una costante ricorrere
ai “Saloni” per orientare gli studenti,da
quelli che terminano la scuola secondaria
di primo grado (secondo la riforma Moratti) a quelli che affrontanno la maturità e
dovranno scegliere o l’Università o il mondo del lavoro. Una specie di “marketing”,
per la verità, non molto interessante, almeno quello che da alcuni anni vediamo
svolgersi, a cura dall’Amministrazione Provinciale, al Terminal della Stazione Marittima.
Sono utili? Sono davvero capaci di aiutare nella scelta del domani?
Noi siamo del parere che l’Orientamento
sia un’altra cosa, da farsi lungo l’anno
scolastico da parte innanzitutto della scuola, magari facendosi aiutare da competenti in materia.
Specialmente la scelta della Facoltà universitaria, con i tanti indirizzi contenuti nei
rispettivi piani di studio, richiede un impegno che non può essere sostituito da
un stand e dai depliant illustrativi.
Uguale discorso si può fare per la scelta
del dopo “scuola media”(non si dice così
ma ci si capisce)
I ragazzi,si sa, affollano il Terminal al mattino saltando una mattinata di lezione(che
non viene recuperata,ci mancherebbe altro), ascoltano distratti gli addetti agli
stand,tornano a casa con una borsa piena
di depliants e forse alle 14 si potrebbe chiudere i battenti perché nel pomeriggio restano solo gli addetti ai lavori.
In un recente pomeriggio a “Futura” di
quest’anno ad ascoltare sei relatori sull’Orientamento eravamo in dieci.Una pena.
E allora un consiglio se ci può essere
consentito.Se proprio non se ne può fare
a meno perché, ripetiamo, tutti lo fanno, e
Livorno non vuole essere da meno, si utilizzi uno spazio ridotto e sicuramente
meno costoso. Con i tempi che corrono...
Mario Lorenzini
Il giuramento degli allievi in Accademia
Domenica 4 novembre,in occasione della ricorrenza di Santa Barbara, festa della Marina,
in Accademia Navale hanno giurato 387 allievi, tra cui 79 donne,alla presenza del sottosegretario alla Difesa Francesco Bosi,del Capo di Stato Maggiore della Difesa Giampaolo Di
Paola,del Capo di Stato Maggiore della Marina Sergio Braghi e dell’Ammiraglio di Divisione Cristiano Bettini che, da circa un mese, è tornato a Livorno,dove era stato negli anni
novanta in qualità di direttore dei corsi allievi,a ricoprire il prestigioso incarico di Comandante dell’Accademia Navale.Nell’occasione erano presenti le massime autorità civili,militari
e religiose della città e un foltissimo pubblico tra cui,al completo, i genitori,i parenti e gli
amici degli allievi giurandi.
Nel suggestivo piazzale del Brigantino,in una mattinata fortunamente risparmiata dal
maltempo,schierati tra gli allievi della prima classe dei corsi normali,anche cinque
stranieri,oltre a 208 allievi del sesto corso in ferma prefissata e 32 allievi del quinto corso
per ufficiali piloti di complemento.
Una mattinata densa di emozioni,iniziata con il saluto dell’ammiraglio Bettini,che ha sottolineato la solennità del particolare momento. “Un impegno-ha detto tra l’altro rivolgendosi agli allievi – che va ben oltre il periodo della formazione.Un giuramento che costituisce
un giorno di festa per la Marina ma,soprattutto,una scelta che vi onora e si radicherà
profondamente in voi per tutta la vita futura.”
Quindi,dopo la consegna delle onorificenze,gli allievi hanno prestato solenne giuramento
alla Repubblica tra gli applausi partecipi e più calorosi del pubblico.La suggestiva mattinata si è infine conclusa con gli interventi del capo di stato maggiore della Difesa –Di
Paola-,del capo di stato maggiore della Marina –Biraghi- e del sottosegretario Bosi che si
è soffermato su quanto i soldati italiani stanno facendo nelle varie missioni all’estero “per
ripristinare o garantire la pace”.
Al termine le autorità ed i moltissimi ospiti hanno partecipato ad un rinfresco.
Giuseppe Rocchi
7
FESTA DELLA TOSCANA
La festa
è qui
E’ stata una bella festa gaia, allegra, movimentata, gettonata da
moltissimo pubblico di ogni età,da
neonati agli anziani,passando attraverso le persone di mezza età e tanti
giovani. Era la festa della Toscana, organizzata dal comune di Collesalvetti nella palestra di Vicarello. Sono ormai cinque anni che si
celebra in tutta la regione, con la
espressa simpatia del nostro caro
presidente Carlo Azeglio Ciampi.
Una festa che ci meritiamo perché
sottolinea come il 30 novembre
1789 il granduca Pietro Leopoldo
d’Asburgo Lorena abolì il primo in
tutto il mondo, la pena di morte.
In Toscana inoltre furono stampate le prime copie dell’Enciclopedia
Francese e quelle del coraggioso
libretto Dei Delitti e delle Pene contro la tortura di Cesare Beccarla
nonno di Alessandro Manzoni.
Questa edizione della Festa ha avuto come centro d’interesse, per
Collesalvetti, la presenza di
extracomunitari,che qui sono circa 400, con un numero rilevante
di bambini nelle scuole, di donne e
uomini che lavorano e non vengono abbandonati a se stessi.
Nella palestra,dove tutti i bambini
hanno giocato nel pomeriggio, erano stati preparati i “banchetti della
solidarietà”,con prodotti stranieri e
locali in assaggio gratuito ed in
vendita,tutti cibi buoni e ben cucinati dalle donne. La festa si è protratta a lungo con esponenti dei vari
paesi esteri di provenienza.del progetto Lima ma anche in costume
di Vicarello.
Al termine un bel concertino del
gruppo Mandragola. Era presente
il Sindaco Nicola Nista ed altre
autorità locali.
E.D.S.
8
Teatro
Livorno
I prossimi appuntamenti
Prevista una spesa di 860.000 mila euro
Il restauro dei monumenti cittadini
Una conferenza stampa di particolare significato quella organizzata dal
comune di Livorno ed impreziosito
dalla presenza dell’assessore alle culture Massimo Guantini, del Sindaco
Alessandro Cosimi e da due architette della Sovrintendenza alle Belle Arti di Pisa.
L’argomento, del resto, era di grande rilievo per la città. Sono stati illustrati i programmi di restauro relativi ad otto interventi su altrettanti
monumenti cittadini,alcuni oggetto
di atti di vandalismo come per le
quattro aquile del monumento a Cavour o alle scritte con vernici da parte di “alcuni idioti”, altri perché bisognosi di urgenti lavori di manutenzione.
Per il monumento a Cavour l’intervento prevede anche la ricostruzione della cancellata originaria rilevata attraverso documentazioni fotografiche d’epoca; naturalmente, l’intervento più delicato, riguarda le
aquile che saranno ricollocate per
mezzo di perni in acciaio inossidabile e mediante l’inserimento di microperni.
In piazza della Repubblica i restauri
riguardano i due monumenti in marmo di Ferdinando III e Leopoldo II:
anche per questi, oltre ai lavori di
stuccatura ed integrazione delle
parti marmoree, sono previste cancellate in ghisa analoghe a quelle originarie.
Il monumento simbolo della città,
quello dei 4 Mori, esposto all’azione
della salsedine ed all’inquinamento,
sarà sottosposto ad un intervento di
manutenzione che permetta di arrestare il degrado in corso.
Per la statua di Vittorio Emanuele
II,in piazza della prefettura, è previsto lo smontaggio, il trasporto e la
messa in sicurezza, successivamente sarà eseguito il restauro della scultura e la sua ricollocazione.
Nell’interessante ed impegnativo
programma sono previsti interventi
per il recupero dell’elegante balaustra in ghisa al moletto di Ardenza,
la pulitura per la eliminazione delle
scritte a vernice del Monumento ai
Caduti ed infine la manutenzione
straordinaria della chiesa canonica
di san Benedetto in piazza XX Settembre: i lavori riguardano la copertura e le pareti esterne della chiesa
ottocentesca e saranno finanziati dal
fondo dell’8% dei proventi da oneri
di urbanizzazione secondaria.
Da sottolineare il contributo di
50.000mila euro della CNA per lo
svolgimento delle importanti opere
destinate a migliorare l’immagine
della nostra città.
I monumenti cittadini, oltre ad essere restaurati, saranno di nuovo provvisti di cancellate in ghisa,
analoghe a quelle originarie dell’inizio dello scorso secolo.
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13
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Geom. LUONGO ANTONIO
Danza e prosa al Teatro Goldoni
La stagione di danza 2005-2006 è iniziata alla grande al Goldoni con un
autentico successo: IL LAGO dei CIGNI – musica di Cjaikoskij, in edizione integrale, coreografia di
A.Vorotmikov, orchestra del teatro
“Carlo Coccia”di Novara diretta da
Vladimir Bogorad.
Ha eseguito l’opera il celebre Balletto di Mosca. “La classique” calorosamente applaudito dal pubblico che
gremiva letteralmente il teatro, giustificato anche dal fatto che a Livorno esistono numerose scuole di
danza,molto frequentate, con bravi
insegnanti ed un nobile passato,a cominciare da quella di Luciana Mariani Evans,giunta a Livorno dall’Opera di Roma.
Il secondo titolo di balletto
classico,in scena sabato 28 gennaio,è
COPPELLA o la ragazza dagli occhi
di smalto,coreografia di Saint Leon,
incantevole musica di Leo Dèlibes,
prima rappresentazione a Parigi,
teatro dell’Opera il 25 maggio 1870.
Coppelia è una storia moderna di una
bambola-automa , di cui si innamora il giovane Franz destando la gelosia della fidanzata Svanilda e creando una generale confusione, fino a
che il suo stesso creatore, Coppellius, non la distrugge.
La presente edizione è interpretata
dai componenti della Compagnia
Nazionale Raffaele Paganini, il prestigioso danzatore che interpreta il
mago Coppelius accanto a Daniela
Morrone nella parte femminile. Le
coreografie sono firmate da Luigi
Martelletta.
Il terzo appuntamento è fissato per
venerdì 10 marzo alle ore 2. Il Balletto di Roma si cimenta in una “Serata per tre, durante la quale verranno eseguiti TURNPIKE, coreografie di Bigonzetti, musiche di Bach;
NOON, coreografie di Scagliano,
musiche di Serra; FIVE SEASONS,
coregorafie di Cannito, musiche di
Schiavoni,il quarto ed ultimo appuntamento scorre il 6 aprile sempre
alle ore 21.
La compagnia di Virgilio Sieni Danza presenta CADO, cinque tavole
tersicoree, regia,coreografia e scene
di Virgilio Sieni,con numerose danzatrici, belle musiche ed eleganti costumi. Ma la compagnia Virgilio Sieni si è già cautelata,per motivi tecnici potrebbe sostituire questo spettacolo.
Nell’ultimo scampolo dell’anno vengono proposti tre significativi appuntamenti di prosa .
Il primo è stato quello con Monica
Guerritore registra ed inteprete di
Giovanna D’Arco di Elsa Scudieri, la
appassionante vicenda della Pulzel-
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la d’Orleans, calorosamente applaudito dal pubblico del Goldoni.
Egualmente dicasi del “divertente e
famoso recital” di Garinei e Giovannini, Vacanze Romane di Paul Blake,
regia di Piero Garinei- che ha consentito di rivivere le bellezze ed il
fascino di Roma degli anni ’60.
Ancora,a conclusione di questo anno,
il Natale di Olimpia, tragicommedia
del livornese, il caro amico Consalvo Noberini, regia di Marco Conti
della compagnia Vertigo che si svolgerà nei giorni di giovedì 22, venerdì 23 e lunedì 26 dicembre.
E’ ormai noto che il Goldoni resterà
chiuso la notte di San Silvestro per
riaprire il pomeriggio del 1 gennaio
2006 con un concerto di Capodanno
organizzato dall’Orchestra dell’Istituto Musicale Mascagni, diretto da
Diego Dino Ciacci. Si esibiscono il
soprano Chiara Mattioli,il basso Graziano Polidori,la pianista Glenda Poggianti. Verranno eseguite musiche di
G. M. Cambini, Mozart, Shostakovic,
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Interviste
12 Rosignano
9
Intervista al Vicepresidente e Assessore a Cultura, Istruzione, Qualità sociale, Comunicazione della Provincia
Gli auguri del Sindaco Nenci
Sono particolarmente lieto di rivolgere attraverso il periodico IL CENTRO che conta molti lettori nel nostro Comune,i migliori auguri per le
prossime festività.
L’occasione mi consente di fare un
bilancio complessivamente positivo
di questo primo anno e mezzo di attività della Civica Amministrazione
da me diretta.
Ritengo opportuno puntualizzare
alcuni punti qualificanti del programma che incontrò, nelle elezioni dello scorso anno, larghi consensi
da parte dei cittadini rosignanesi.
Nel prossimo mesi di gennaio, dopo
una serie di aggiornamenti, sarà finalmente portato all’approvazione
del Consiglio Comunale l’adozione
del piano strutturale: questo passaggio consen tirà l’approvazione
del regolamento urbanistico prima
della prossima estate. Si tratta dello strumento indispensabile per assicurare un moderno sviluppo del
territorio che deve saper saggiamente conciliare le esigenze dei vari
settori economici: quello dell’industria, del turismo,dell’artigianato e
dell’agricoltura.
Nel regolamento troveranno collocazione un insieme di norme che dovranno assicurare alla pianificazione territoriale criteri di qualità
(spazi verdi, parchi giochi,piste ciclabili) che dovranno prevalere sulla quantità: saranno infatti privilegiati i modelli edificatori, contemporaneamente sarà prevista la introduzione di criteri e regole tese
alla costruzione di edifici nel rispetto della bioarchitettura e del risparmio energetico.
E’ allo studio un progetto per la costituzione di un nuovo “soggetto”
destinato a sostituire Armunia che
sopravviverà ancora per un anno
con un consiglio rappresentativo
dei Comuni interessati: il nuovo organismo si occuperà di cultura, di
biamo stanziato risorse aggiuntive
per confermare la priorità che riserviamo a questo settore di primaria rilevanza per le fasce di popolazione più bisognose di assistenza.
Per i giovani, infine, oltre all’attivazione di borse di studio per il
prossimo anno,l’Amministrazione
Comunale sta studiando forme di
interventi tesi a facilitare il superamento del disagio giovanile.
Siamo, per concludere, seriamente
impegnati per elevare, in tutti i
settori,il livello di dignità e di benessere sociale e morale dei cittadini.
Il sindaco Alessandro Nenci.
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Franco Nenci, sindaco di Rosignano
turismo, di convegnistica e del tempo libero.
Per quanto riguarda i rapporti industriali, in particolare con la Soc.
Solvay esprimo vivo compiacimento
per l’intelligente scelta di rinunciare alla figura dei “provider” che
saranno opportunamente sostituiti
da una gestione diretta con un nucleo interno che manterrà rapporti
con le imprese che operano all’interno degli Stabilimenti Solvay.
E’ una scelta che dimostra attenzione e sensibilità nei confronti del territorio. Ho chiesto espressamente
alla dirigenza Solvay di aprire “un
tavolo”per comunicare e discutere
seriamente del parco industriale che
preveda l’insediamento di attività di
imprese in grado di utilizzare le produzioni del ciclo Solvay.
Nel settore del sociale che,da sempre, costituisce il “fiore all’occhiello” del Comune di Rosignano, ab-
La XVIII
Edizione
del Presepe
vivente
Il Presepe vivente che la Pro Loco di Rosignano ha organizzato in collaborazione con il Consiglio di Frazione,la parrocchia ed il patrocinio dell’Amministrazione Comunale, si svolgerà nella Vigilia del Natale dalle ore 21 alle ore
23,30 ed il secondo giorno di Natale dalle ore
15,30 alle ore 19,30.
La manifestazione si svolgerà lungo il tradizionale percorso dell’antica Rosignano e sarà
animata da circa 200 figuranti, centurioni a piedi
ed a cavallo.
Sempre nel quadro delle manifestazioni natalizie, domenica 18 dalle ore 15 alle ore 23 sarà
organizzata la manifestazione “Aspettando
Natale” che si svolgerà in piazza Pietro Gori e
sarà allietata da canti natalizi a cura della Del
Coro delle Sei Rose, in piazza Carducci dove
“Babbo Natale” con il suo cavallino porterà in
giro i bambini con la slitta ed infine in piazza
S. Nicola dove,grazie alla iniziativa dei rioni,si
svolgerà “L’artigianhobby dei rioni” mentre
per i più piccoli sul sagrato è stato organizzato uno spettacolo.
Giuntini “Stiamo lavorando
in una logica di area vasta”
- Quali diversità hai verificato tra la precedente esperienza di Sindaco e quella
attuale di Vicepresidente della Provincia?
“Le diversità sono date soprattutto dalle dimensioni e dalla complessità, inoltre, in un
Comune le risposte ai bisogni,per nuovi servizi possono essere più immediate. La provincia invece oltre alle proprie competenze che
riguardano soprattutto la scuola, la formazione, il lavoro ha un ruolo di coordinamento
e come si sa mettere insieme il contributo di
molti soggetti non è la cosa più facile del mondo e richiede un grande lavoro di studio e di
concertazione.
Tutto questo non vuol dire lavorare di meno e
devo dire che sono sinceramente stupita dal
numero di contatti e di richieste di appuntamenti che ho avuto in questo primo anno di
lavoro in Provincia. Per me fare il Sindaco è
stata un’occasione importante per tentare di
cambiare e di realizzare un po’ di cose, un
mestiere da artisti come ho detto molte volte.
Oggi, a distanza di un anno grazie al feeling
che esiste all’interno della Giunta, trovo molto stimolante il nuovo incarico, che mi permette di entrare in contatto con la complessità
del territorio provinciale, la necessità di conciliare la presenza industriale con la compatibilità ambientale, lo sviluppo del turismo e
dell’agricoltura, i problemi dell’ arcipelago”.
- Quali problemi hai dovuto affrontare
nella nuova realtà?
“Come accennavo precedentemente, esiste una
difficoltà che è legata alla nascita stessa della
Provincia avvenuta solo nel 1925, nel lavorare insieme e nell’elaborare strategie provinciali e condivise. Del resto non sono più
sufficienti neanche politiche provinciali e come
è noto stiamo lavorando in una logica di area
vasta di cui il protocollo d’intesa sulla logistica con la Regione e il territorio pisano rappresenta la punta più avanzata. Aggiungerei
una questione di ordine personale, dovuta alla
difficoltà maggiore di stare con mio figlio Gianmarco. Come capita a tutte le donne che lavorano esiste un problema di conciliazione di
tempi, ma con un po’ di sacrifici riesco lo stesso a passare del tempo con lui, sperando che
conti la qualità del tempo...”.
- Cultura: è il settore che maggiormente
ti trova impegnata. Cosa puoi dire sulla
situazione e sulle prospettive dell’Istituto
Musicale Mascagni, sul Teatro Goldoni e
sul futuro di Armunia?
“La cultura si trova in un momento di grande
difficoltà dopo i tagli consistenti previsti dalla
finanziaria del governo Berlusconi e il dimezzamento del fondo per lo spettacolo che influirà negativamente sull’ attività dei nostri teatri. Per quanto riguarda il Goldoni da circa
un anno ha cominciato a lavorare la Fondazione diretta da Marco Bertini che ha prodotto una stagione importante sulla lirica che
nella città di Livorno ha una grande tradizione e più in generale un cartellone ma anche
tante collaborazioni di tutto rispetto. Su Armunia il giudizio della Provincia è altrettanto
positivo: il direttore Paganelli, quest’anno ha
ricevuto un Premio della critica e riconoscimenti molto importanti per le attività del Festival ma credo che non dobbiamo dimenticare il lavoro fatto con il territorio e con le scuole attraverso le residenze.
Una recente normativa prevede per i Conservatori come l’istituto Mascagni, la trasformazione in scuole di Alta Formazione, ovvero
Università della musica, scelta importante che
va a sostenere l’educazione musicale nel nostro paese, dopo anni di disattenzione, purtroppo però come spesso accade, il Governo
Chi è
Monica
Giuntini
Monica
Giuntini,
Vicepresidente della Provincia di Livorno
Assessore a: Cultura, Istruzione, Qualità sociale, Comunicazione
Nata a Saline di Volterra nel 1963. Residente a Castagneto Carducci. Maturità classica.
Iscritta ai DS, è componente della Direzione della Federazione di Livorno del partito e
di quella Regionale Toscana. Fa parte del
Coordinamento Regionale delle donne DS.
Il suo impegno come amministratore data
dal 1985, quando, eletta nel Consiglio Comunale di Castagneto Carducci, le viene assegnata la delega alla scuola.
Vicesindaco dal 1990, viene eletta Sindaco
nel 1995 con un forte consenso (68%) che
crescerà nel 1999 (72%), quando l’elettorato la conferma nel ruolo.
Nel corso dell’ultimo mandato è anche Presidente del Coordinamento dei Comuni della
Bassa Val di Cecina, che comprende 10 Comuni delle province di Livorno e Pisa.
Negli anni in cui è Sindaco dà impulso particolare al campo della cultura e del sociale e
promuove lo sviluppo economico del territorio in direzione del turismo di qualità e
dell’agricoltura, in particolare nell’ambito
della vitivinicoltura.
al momento non finanzia in nessun modo questa operazione, infatti a tutt’oggi i costi del
Mascagni sono a totale carico dell’Amministrazione provinciale e di quella comunale di
Livorno per le quali comunque l’istituto è uno
dei fiori all’occhiello dell’intera attività culturale”.
- Quote rosa. Giudizi e considerazioni sulla permanenza di difficoltà ad un’apertura adeguata all’inserimento delle donne
nelle liste elettorali.
“Oggi il nostro paese ha un numero di parlamentari donne che sono intorno al 10%, un
numero esiguo di fronte al fatto che le donne
sono la metà della popolazione e soprattutto
se lo si paragona al resto dei paesi europei,
ma per dirla tutta vi sono paesi africani come
il Burkina Faso che hanno una più adeguata
rappresentanza femminile. Tutto ciò è frutto di
un retaggio culturale del passato, di una struttura familiare di tipo patriarcale, che oggi sta
lentamente mutando, ma anche di una mancanza di politiche a sostegno della conciliazione dei tempi e di una ancora inadeguata
rete di servizi per le donne che lavorano.
Bisogna anche dire che se la politica non brilla, i dati sulle donne dirigenti nel nostro paese
sono ugualmente disarmanti, eppure i dati scolastici ci dicono che le donne sono più brave a
scuola, finiscono prima e sono più motivate.
Il problema a mio avviso non è delle donne,
ma della società che sta perdendo energie preziose.
Che dire delle quote? Le quote non sono esaltanti per le donne perché significa tutelare per
legge quello che alle donne spetta di diritto,
ma di fronte ad una democrazia imperfetta,
allora ben vengano anche le quote!!!”.
- Quali problemi per la scuola?
“La scuola è oggi una priorità per la Provincia perché c’è la necessità di sostenere l’offerta formativa in un quadro di azione che mette
in relazione il lavoro con la formazione e la
scuola. Per questo abbiamo costituito una conferenza permanente alla quale partecipano i
dirigenti scolastici, le organizzazioni sindacali e quelle datoriali per mettere sempre più
in collegamento il mondo del lavoro con la
scuola.
Grande impegno anche sul fronte dell’ edilizia
dove per quanto riguarda la sicurezza, vorrei
sottolineare che i nostri istituti scolastici hanno tutti quanti il nop prevenzione incendi. Due
grossi interventi saranno realizzati nella Bassa Val di Cecina, il primo è la costruzione del
nuovo Liceo Fermi e il secondo riguarderà
l’ampliamento dell’Isis Mattei a Rosignano per
riunire in unico complesso anche l’attuale scuola alberghiero qualificandone ulteriormente gli
spazi”.
Interviste
10 Interviste
11
Nostra intervista al Direttore della Conindustria di Livorno
Umberto Paoletti: “La grande industria a Livorno
rappresenta sempre un importante bacino occupazionale”
1.LUCI ED OMBRE DELL’ECONOMIA LIVORNESE – ATTESE
PER IL PROSSIMO FUTURO
Le difficoltà delle nostre imprese industriali si protraggono tuttora, sia pure
in diversa misura e con intensità diversa fra settori ed aziende. Non mancano significativi casi di dinamicità, né
casi d’eccellenza che presentano ottimi risultati, ma in generale, i segnali
provenienti dal mondo imprenditoriale
nel corso del 2005 smentiscono qualunque ipotesi di svolta ciclica.
E’ vero, tuttavia, che la struttura “multidistrettuale” della nostra provincia, ci
ha permesso di resistere meglio di altre zone della Toscana ai contraccolpi
della congiuntura ed alla crisi del
“made in Italy” degli ultimi due anni.
Il nostro modello economico, caratterizzato dalla presenza di più specializzazioni manifatturiere, ha risentito solo
maniera parziale delle pesanti difficoltà che attanagliano le aree toscane a
monocultura produttiva legate alla filiera tessile-abbigliamento e cuoio-pelle-calzature.
Quanto alle previsioni per il futuro, l’attuale fase di accelerazione dell’economia a livello internazionale, combinata ad un recupero del dollaro sull’euro (+15% circa dall’inizio del
2005), potrebbe avere effetti favorevoli, anche se appare difficile prevedere un recupero rilevante.
2. LE PREOCCUPAZIONI PER
IL RUOLO DELLA GRANDE
INDUSTRIA NEI CONFRONTI
DELLE PMI LOCALI
La sfavorevole congiuntura internazionale e le crisi cicliche che investono i
comparti produttivi caratteristici della
nostra provincia, non devono far dimenticare l’elevato livello di specializzazione raggiunto dai grandi stabilimenti della componentistica auto, della chimica e della siderurgia e le potenzialità che ancora oggi riescono ad esprimere, tanto da essere riconosciuti poli
di rilevanza nazionale.
La grande industria a Livorno rappresenta sempre un importante bacino
occupazionale, ed i numeri che riesce
a mettere in campo sono certamente
di tutto rispetto. Ma soprattutto rappresenta una base industriale irrinunciabile, che deve costituire una delle
colonne portanti del piano di sviluppo
economico della provincia.
L’altra colonna portante è rappresentata da quell’articolato tessuto di PMI
che delineano veri e propri sistemi di
subfornitura di beni e servizi: un patrimonio da valorizzare, specializzare e
qualificare a favore dell’intero apparato industriale.
Il modello economico di sviluppo fondato sulle “partecipazioni statali” e da
un indotto di PMI monoclientelari ha
già mostrato tutti i suoi limiti con la crisi degli anni ’80 che ha travolto l’economia livornese: sia le grandi imprese
coinvolte nella dismissione delle partecipazioni statali, sia le PMI, allora
totalmente dipendenti dalla committenza locale.
A partire dalla metà degli anni ‘90 si
sono mostrati i primi segnali dinamici
di reazione ed ha cominciato a svilupparsi tutta una rete di piccole imprese
operanti nei settori della meccanica di
precisione, dell’alta tecnologia e della
manutenzione che, per l’alto livello di
specializzazione raggiunto, hanno saputo acquisire clientela fuori dai confini provinciali, regionali ed anche nazionali, affrancandosi, così, dalle sorti
della committenza unica.
Un esempio per tutti, il polo delle imprese di manutenzione ed impiantistica affermatosi nell’area di Rosignano-Cecina, costituito da piccole e medie aziende che rappresentano un tessuto imprenditoriale dinamico, che è
stato capace nel tempo di operare una
diversificazione geografica e di prodotto, rendendosi autonomo dalla filiera
produttiva del Comprensorio chimico
locale, da cui la maggior parte delle
aziende si è inizialmente sviluppata, e
acquisendo una maggiore indipendenza e un livello di competenza e di competitività di rilevanza nazionale.
3. LE DIFFICOLTA’
DEL “FARE RETE”
Le obiettive difficoltà del fare rete
derivano in larga parte dal modello di
sviluppo provinciale caratterizzato dalla
presenza di micro-imprese locali parcellizzate e senza nessuna vera forza
aggregante. D’altra parte sono sempre mancati i fattori portanti del modello distrettuale, quali l’integrazione
verticale tra aziende di una medesima
filiera produttiva, un fitto tessuto di
servizi tecnici, bancari e logistici a supporto delle imprese industriali, l’accentuata propensione all’innovazione e il
rapido scambio di informazioni tra gli
imprenditori.
Negli ultimi tempi qualche esempio di
aggregazione si comincia ad affermare, principalmente come strumento che
consente alle aziende di rafforzare la
propria presenza su mercati caratterizzati da un elevato livello di competizione.
Deve invece ancora radicarsi il concetto di “rete d’impresa” come leva
strategica di sviluppo e su questo stia-
mo lavorando molto come Associazione, perché vi sono sfide che vanno
affrontate facendo massa critica: il
credito, per una gestione efficiente del
ciclo finanziario a breve ed un costo
del denaro più contenuto; l’innovazione, specialmente di processo organizzativo, coordinando manifatturiero e
terziario, per arricchire il prodotto di
servizi; l’approccio al mercato interno
ed estero, anche nel senso di predisposizione di piani di marketing.
Ma l’azione aziendale per rinnovare
prodotti, processi e approccio al mercato in logica integrativa, per un efficace e reale rilancio delle PMI, deve
essere accompagnata da specifici interventi per abbattere il differenziale
fiscale e di costo del lavoro, per liberalizzare i servizi, ridurre i costi energetici e sburocratizzare le Amministrazioni Pubbliche: tutti ostacoli che rendono meno competitive le imprese locali rispetto alla concorrenza straniera.
4. TERMINAL GAS
ROSIGNANO
Sull’argomento, le questioni da considerare sono di ampia portata.
Nel nostro Paese il costo dell’energia
pagato dagli utenti industriali è di circa il 30% superiore alla media europea e la “questione energia” assume
particolare rilevanza nella provincia di
Livorno, caratterizzata dalla forte presenza di industrie cosiddette “energivore”.
Per abbassare i costi è necessaria una
modifica strutturale del parco produttivo, con un riequilibrio del mix delle
fonti primarie, coniugando la tutela
dell’ambiente con una reale liberalizzazione del mercato dell’energia, l’incremento e la diversificazione dell’of-
ferta energetica.
In tale contesto
l’unico modo per
immaginare una discesa dei prezzi del
gas è ampliare le
fonti: servono, quindi, i rigassificatori.
Se qualche passo in
avanti è stato compiuto per il progetto
della società OLT, ci
auguriamo che lo
stesso accada anche
per il progetto Solvay Edison B.P., che
Dottor Umberto Paoletti, Direttore di Confindustria Livorno
una volta realizzato
completerà efficacemente il Parco Industriale nell’area
iter burocratico per la realizzazione del
Solvay, dando risposta alle esigenze di
tratto autostradale Rosignano – Civiconsolidamento e sviluppo delle attivitavecchia, ad un progetto che integri i
tà industriali del territorio.
Porti di Livorno e Piombino, l’Interporto “A.Vespucci” , la Darsena Pi4. I COLLEGAMENTI
sana e l’aeroporto “G.Galilei” , per
VIARI
garantire un’offerta adeguata rispetto
Nel contesto dell’Alto Tirreno e soai numerosi competitors internazionaprattutto dell’intero Centro-Italia, la noli.
stra provincia ha acquisito il ruolo esIl lotto zero della Variante Aurelia rapsenziale di snodo per il trasporto interpresenta una priorità non ulteriormenmodale, grazie alla presenza dei porti
te rinviabile.
di Livorno e Piombino, dell’interporto
Inoltre, se vogliamo che i Porti di Lidi Guasticce e grazie alla particolare
vorno e Piombino possano svolgere efposizione geografica, punto di partenficacemente la funzione di volano per
za della direttrice che, dalla costa tirl’intera economia, è indispensabile che
renica, va verso il Centro e il Nordsi rendano maggiormente disponibili
Est del Paese e della direttrice che va
aree attrezzate per attrarre insediaverso il Nord-Ovest, con i porti di La
menti produttivi, funzionali anche alle
Spezia e Genova.
attività portuali e allo sviluppo dei trafMa se vogliamo realmente promuovefici esistenti.
re la Piattaforma Logistica Costiera,
Raggiungere questi traguardi, ambiziosi
è necessario che la Regione coordini
ma concreti, significherebbe dare riazioni ed interventi tra i diversi Enti
sposte realistiche anche alle potenziali
competenti, per potenziare la dotaziorichieste di insediamento, sia di indune infrastrutturale del territorio e punstrie nazionali sia estere, a tutto vantare, oltre alla definizione dell’annoso
taggio dell’intera comunità locale.
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Mese di Dicembre 2005