1945 RIENTRANO A BERGAMO I DEPORTATI NEI LAGER TEDESCHI RITORNANO DALL'INFERNO TEDESCO – CRONISTORIA - Il Giovedì 26 Aprile 1945 le forze partigiane entravano in Bergamo occupando il Palazzo del Governo; il Sabato 28 Aprile una colonna corazzata della Quinta Armata americana entrava in città, proveniente da Colognola e diretta a Como; il Lunedì 30 Aprile il Commissario Alleato Provinciale, il Tenente Colonnello David Morley Fletcher, inglese, si insediava in Prefettura con i suoi aiutanti: Maggiore Jacobs, per gli affari civili, Capitano Brown, per i lavori pubblici e Withman, capo della polizia . Già il 26 Aprile, ad opera del Comitato Liberazione Nazionale (C.L.N.) di Bergamo, veniva ricostituito il governo provvisorio della città e della provincia: Ezio Zambianchi, del Partito Socialista, e Piero Zanetti, del Partito d'Azione, venivano nominati Prefetto e Vice-Prefetto; Antonio Cavalli, del Partito della Democrazia Cristiana, e Alberto Anelli, del Partito Socialista e Carlo Paci, del Partito Comunista venivano nominati Sindaco e ViceSindaco; Giovanni Motta, nome di battaglia ing. Pietro Dolcini, del Partito Comunista, e Ferruccio Galmozzi, del Partito della Democrazia Cristiana, e Angelo Masneri, del Partito Socialista (sostituito poi da Pietro Leidi), venivano nominati Preside della Provincia e Vice-Preside. Vescovo della città era Mons. Adriano Bernareggi, che aveva trattato la resa delle forze tedesche in Bergamo. Sono queste le autorità di Bergamo con le quali i vari enti che sorgeranno in città per prestare assistenza agli ex-internati che rientreranno alle loro case dai campi di prigionia o di deportazione in Germania, verranno in contatto. E già pochi giorni dopo la Liberazione, incominciarono a concretizzarsi iniziative a favore dei reduci dalla Germania. Il Comando Militare della Piazza di Bergamo comunica: Gli ex-internati civili e militari provenienti dalla Germania, possono trovare assistenza alla sede profughi in via Masone 15. (1) Siamo informati che il locale Ente Profughi, con sede in via Masone, è stato trasformato in Ente di Assistenza per i Rimpatriati, e alla sua sede potranno fare capo quanti vi hanno interesse. (2) A Bergamo sono già giunti degli ex-internati e per essi è stato costituito un centro di raccolta per quell'assistenza che non consente dilazioni. Il centro di raccolta è stato istituito presso i Gruppi di Difesa della Donna in via XX Settembre. (3) Il Gruppo di Difesa della Donna, che ha la sua sede in via XX Settembre, lancia un fervido appello alla cittadinanza per concorrere con generosità nel recare aiuti a quanti tornano dai campi di concentramento in Germania. Il Gruppo stesso si fa promotore della raccolta di denaro e indumenti. (4) Ora comincia a funzionare anche un ufficio vescovile di assistenza presso l'Opera Bonomelli, al quale il Vescovo ha chiamato a fare parte il delegato vescovile per l'Azione Cattolica (A.C.I.), i due presidenti delle conferenze maschile e femminile di S.Vincenzo, il presidente degli Uomini Cattolici (U.C.) e il direttore dell'Opera Bonomelli. Un gruppo di giovani volonterosi si darà il turno per assistere, instradare, organizzare l'affluenza e la distribuzione degli aiuti. (5) FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Desiderando collaborare nell'opera di assistenza agli ex- internati in Germania, il Fronte della Gioventù invita la cittadinanza a concorrere nell'invio di denaro e indumenti presso la sede di detto Fronte in Piazza Vittorio Veneto dalle ore 18 alle 20. (6) Il Fronte della Gioventù invita gli ex-internati a presentarsi alla sede del Fronte della Gioventù in P.zza Vittorio Veneto. (7) Presso la nostra stazione FF.SS. si sta istituendo un posto di ristoro per gli ex-deportati in Germania. Il Commissario dott. Giuseppe Panseri fa assegnamento sulla generosità di tutti, perché detto "posto" possa essere dotato dei necessari generi di conforto. Si prega di indirizzare le offerte presso la sede della Croce Rossa Italiana in via XX Settembre 6. (8) Un posto di ristoro per i reduci dalla Germania, organizzato dalla Croce Rossa Italiana (C.R.I.), si va allestendo presso la stazione ferroviaria. (9) L'Ente per l'assistenza ai reduci dall'internamento in Germania e ai profughi, allo scopo di venire incontro alle necessità dei rimpatriati ha disposto: Tutti gli ex-internati devono affluire all'Ente stesso in via Masone No.28, ove saranno loro rilasciati buoni che danno diritto a pasti gratuiti presso la mensa "Dondena" in via Camozzi, Porta Nuova. Gli ex-internati ricevono pure all'Ente, in relazione alle loro necessità, indumenti vari, aiuti in denaro e cestini viveri per la prosecuzione del loro viaggio. Per coloro che transitano per la nostra città nelle ore serali o notturne, un apposito posto di ristoro, istituito a cura dell'Ente alla Stazione FF.SS., distribuirà minestre calde e viveri a secco. Nei locali della scuola "A.Lusardi", nella via omonima, sono approntati posti letto atti ad accogliere gli exinternati in transito, che, per cause di forza maggiore, sono costretti a pernottare in città. In tali locali vi è disponibilità per 100 persone. Altri locali, per circa 300 posti, sono approntati all' Istituto “Dante Alighieri", in via Galliccioli No.1, Porta Nuova, a cura di tale istituzione. L'Ente fa appello alla popolazione bergamasca affinché, con offerte in denaro, di oggetti di vestiario, anche usato, di viveri, ecc., voglia venire incontro alle molteplici esigenze degli ex-internati e dimostrare loro, in forma tangibile, la sua affettuosa solidarietà.Indumenti, generi alimentari, offerte in denaro, devono essere fatte pervenire solamente in via Masone 28 - Economato - o possono essere consegnati ad incaricati dell' Ente, muniti di appositi blocchetti ricevuta all'uopo predisposti.I comitati che attualmente, di propria iniziativa, hanno operato per l'assistenza degli ex-internati reduci dalla Germania, sono pregati di mettersi urgentemente in contatto con l'Ente al fine di concretare un unico e disciplinato piano d'azione. (10) Per avere un'idea delle condizioni nelle quali l'attività di questi enti prese l'avvio, condizioni che avrebbero potuto frenare il sorgere di movimenti volontaristici, basti leggere questa ordinanza emessa dal Questore di Bergamo: In virtù dei poteri conferitimi dal Comando Militare Alleato e dal C.L.N., ordino la immediata sospensione delle fucilazioni arbitrarie imposte in seguito a procedimento sommario da parte di formazioni di volontari o di sedicenti tali. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Tutti coloro che sono da giudicarsi, devono essere immediatamente consegnati, accompagnati da regolare denuncia scritta, alla sede della Questura. E' fatto altresì divieto di eseguire fermi e perquisizioni domiciliari senza mio esplicito mandato. Contro i trasgressori saranno prese dalle Autorità italiane e dal Comando Militare Alleato, provvedimenti di estrema gravità. (11) L'ordinanza venne reiterata, una prima e una seconda volta: Per opportuna norma si avverte che, da oggi, soltanto le Forze di Polizia costituite - Polizia e Carabinieri - sono autorizzate ad eseguire perquisizioni ed arresti. Qualora altri elementi volessero effettuare dette operazioni, deve darsi avviso alla Questura o al Comando Carabinieri. Si avverte inoltre che sino a contrario avviso, il movimento forestieri è autorizzato solo nell'ambito della Provincia. (12) La Questura conferma che nessuno può eseguire fermi di persone o perquisizioni domiciliari se non è munito di specifico ordine del Questore o dai Carabinieri, provvisti di regolari documenti di riconoscimento. Verificandosi abusi i cittadini interessati sono invitati a darne immediato avviso alla Questura, chiamando il numero telefonico 50-81. (13) Questore di Bergamo era il Dott. Bruno Quarti, designato alla carica dal C.L.N. Lasciò la questura il 22 Maggio. (14) Sembra che i primi ex-internati provenienti dalla Germania siano giunti a Bergamo il 6 Maggio; cinque, per la precisione. Vagavano senza meta per le vie del centro, un anonimo giovane li ebbe ad incontrare, li soccorse, diede loro da mangiare. La scena venne osservata da un ignoto cronista che scrisse: Quelli che ritornano Han cominciato a giungere. A frotte o isolati, con i piedi bruciati dalle strade interminabili, qualcuno zoppicando o con quell'andare snodato, ondeggiante di chi ha camminato assolutamente troppo ed è ormai ubriaco di stanchezza; coperti con vecchie irriconoscibili divise militari, con tute sudicie e abiti tirati fuori Dio sa da dove; qualcuno lacero come un figliuol prodigo, patiti, magri, sporchi di polvere e di miseria. Sono i nostri ragazzi dei lager o degli stabilimenti germanici che tornano. Qualcuno ha fatto a piedi la strada da Monaco a Brescia; qualcuno ha attraversato addirittura tutta la Germania e solo in Italia ha trovato qualche mezzo di fortuna. Si trascinavano dietro valigie sconquassate, sacchi da montagna, tascapani con quattro stracci e qualche tozzo di pane mendicato per strada. E' uno spettacolo che angoscia. Partiti dall'Italia, spesso in vagoni piombati e sigillati, tornano ora, finalmente, alle loro case, alle loro famiglie, ma, Dio mio, in che stato! Ragazzi di vent'anni, con certi occhi spenti, sfiniti. La sofferenza ha segnato i lineamenti, ha indurito, invecchiato, devastato. Ma c'è qualcosa d'altro, al di là del fisico, a cui pensiamo con ancor maggiore preoccupazione. Un lavoro immediato attorno al corpo e all'animo di questi nostri figliuoli, è un'urgenza che scandisce il minuto. Ne abbiamo visti, ieri sera, cinque trascinarsi, sperduti, con i piedi doloranti, lungo un marciapiede di una via cittadina. Un giovane venne in loro soccorso. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] [...] Guardai quei cinque poveretti, conciati come zingari. Sotto la patina di sudore e di polvere, sorridevano un po', finalmente. Un sorriso stanco, ma caldo. C'erano fratelli, dunque, che non avevano paura dei loro pidocchi, che li prendevano sottobraccio, che erano lieti del loro ritorno. Forse avevano più bisogno di questo che non di una minestra calda e di un letto. Ecco perché vorremmo ora rivolgere una preghiera a tutta la cittadinanza: sappiamo che le Autorità stanno veramente facendo tutto quello che possono per organizzare un'assistenza attorno ai nostri fratelli, ma c'è qualcosa che le autorità non possono dare e che invece può e deve dare ognuno di noi; ed è un gran senso di amorevolezza, di fraternità cristiana, di rispetto per chi ha tanto sofferto. Proviamo veramente ognuno di noi a metterci sotto i panni di questi poveri figliuoli, ad immaginare l'avvilimento, lo sconforto, allora tutto ci verrà spontaneo e tutto quello che faremo, anche se grandissimo, ci sembrerà completamente poco. (15) Mi piace considerare questo messaggio come il manifesto programmatico di quanti, a Bergamo, si ebbero ad impegnare per assistere gli ex-internati che rientravano alle loro case. Ritorni dal sepolcro dei vivi Dalla "Bonomelli" al "Patronato" con quelli che non piegarono Il grande cuore della Pia Opera Bonomelli, in questi giorni, batte con ritmo accelerato nel calore della sua carità accogliendo i profughi della Germania. Don Piero Bertuletti è tutto in faccende ed il suo viso si è rianimato in un sorriso nuovo; nella sua "casa" sono centinaia le creature senza tetto, stracciate, affamate, sporche, stanche; gente che proviene a piedi da Norimberga, Monaco, Berlino, dalla Iugoslavia; uomini e donne d'ogni regione che ritornano dall'inferno tedesco. Ad ogni ora gruppi di italiani, di fratelli nostri, barbuti, laceri, affamati battono alla porta della "casa di tutti". Una voce pacata ed amorosa risponde: "Vieni, questo è il tuo letto, questo è il bagno o la doccia; riposati, mangia. Tutti questi miei figli vivono della Provvidenza divina ed umana, tu pure avrai il modesto conforto". Le Rev. Suore Poverelle dell'Istituto Palazzolo, si danno tutte, attente e sollecite, a preparare una tazza di brodo caldo al pellegrino che ad ogni ora giunge e che in questi giorni è il fratello tradito dalla propaganda e dalla promessa di un governo omicida. (16) All'Opera Bonomelli sono ospitati, in attesa di essere grado, grado, inviati ai loro paesi, numerose decine di bergamaschi fuggiti dalla Germania, dove erano stati deportati o quali lavoratori o quali internati. Le loro condizioni fisiche sono indescrivibili ed inconcepibili. I racconti ch'essi fanno di quanto visto e sofferto, sorpassa la più macabra fantasia. Ora urge provvedere ad aiutare in qualche modo questi disgraziati. Nella maggior parte, essi sono privi di abiti, di biancheria. Facciamo quindi appello a quanti ancora possono, perché vengano in soccorso a questi derelitti, inviando presso l'Opera Bonomelli, in via F.M. Colleoni, abiti e biancheria fuori uso, o qualsiasi altro indumento. (17) FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Presso l'Ospizio Bonomelli in via Martinengo Colleoni No.1, da oggi funzionerà anche un ufficio per rimpatriati e reduci dalla Germania, con a capo il direttore dell' Ospizio, in ottemperanza al paterno comandamento di Mons. Vescovo. (18) La preghiera, l'invito, la sollecitazione venivano reiterate: E' stato rivolto un urgente invito a trovare immediatamente forme concrete di assistenza fisica e morale ai nostri fratelli che tornano dai campi di concentramento, dai luoghi di prigionia, dagli stabilimenti della Germania. Purtroppo fino ad oggi, l'opera di assistenza risultava sommaria, sporadica e impari al grave compito. Vi avevano, fin dal primo momento, provveduto, così come potevano, l' Opera Bonomelli, che, pur nell'angustia dello spazio, ha trovato modo di dare qualche cosa da mangiare a tutti quelli che vi sono giunti e il Patronato S.Vincenzo, la cui opera è nel cuore di tutti quelli che hanno sofferto, di tutti quelli che hanno avuto bisogno di un pane e di un tetto in questi tempi tribolati. Don Vavassori si è tormentato in tutte le maniere in questi giorni, per poter far fronte, oltre che alla situazione alimentare delle sue centinaia di figliuoli, anche ai molti giovani rimpatriati, che la Provvidenza portava sulla soglia della sua casa. [...] Ora bisogna che la popolazione, che tante volte e così generosamente ha dato, faccia un ulteriore sforzo di bontà e trovi modo di venire in aiuto, concretamente e subito. E' già stato detto di questi nostri fratelli e del miserevole stato in cui ritornano. Hanno bisogno di viveri, di vestiti, di soldi per proseguire per casa loro. La popolazione festeggi la fine della guerra, ricordandosi anche di questi nostri fratelli. Indirizzi gli aiuti presso l' Opera Bonomelli, piazzale della Stazione. (19) E dopo un primo richiamo: Non ci siamo ancora negli aiuti agli ex-internati. (20) e un secondo richiamo: Pur riconoscendo le difficoltà enormi che s'incontrano nel soddisfare le prime e più urgenti necessità degli exinternati e dei profughi che sempre in maggior numero ritornano dalla Germania, si desidererebbe però una maggiore scioltezza di organizzazione e, conseguentemente, di applicazione presso l' Ente Rimpatriati. Le lamentele che ci sono state fatte dagli stessi interessati (e che noi, in parte, giustifichiamo per la constatazione che abbiamo avuto occasione di fare), vorremmo che al più presto si tramutassero in un coro di riconoscenza. Questi uomini stanchi ed esacerbati dalle privazioni e dalle sofferenze, hanno bisogno di essere rivestiti e provveduti del necessario nel più breve tempo, senza attese burocratiche di vecchio e superato stile fascista. L'Ente Nazionale Assistenza Profughi e Rimpatriati, si preoccupi dunque di rinviare al più presto alle loro abitazioni, riforniti e rifocillati, questi fratelli che ritornano dall'inferno tedesco. (21) Un riconoscimento: L'assistenza agli ex-internati. L'organizzazione procede bene. L'organizzazione dell'assistenza agli ex-internati si è messa ora - lo riconosciamo con piacere - su un piano molto fattivo. Abbiamo potuto vedere, per esempio, quanto si sta facendo presso l'Opera Bonomelli e presso l'Istituto Dante Alighieri e abbiamo constatato che si sono fatti passi veloci. Un gruppo di giovani di A.C. di FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] ambo i sessi collaborano con la Commissione Vescovile con uno slancio commovente; frattanto gli aiuti cominciano ad affluire dai paesi di campagna, dove i Parroci si danno veramente attorno con amore a raccogliere viveri e indumenti. (22) Continuo afflusso di ex-internati. L'opera della Commissione Pontificia di Assistenza si svolge alacre e sorretta dall'aiuto di tutti. L'organizzazione che oggi viene maggiormente seguita dalla popolazione è quella del rimpatrio degli internati e lavoratori nostri. L'opera altamente umanitaria è svolta in modo lodevolissimo dall'ex Comitato Diocesano di Assistenza, oggi Commissione Pontificia Assistenza sezione Diocesana di Bergamo, che fin dai primi giorni ha offerto il suo aiuto, sia pure parzialmente limitato, e per le circostanze e per le carenze di sussistenza, a quei fratelli che a piedi percorrono le strade che li allontanava dalla terra maledetta. Successivamente, offrendosi una maggiore possibilità di mezzi di trasporto, la Commissione effettuò ed effettua spedizioni a Brescia e a Verona, riducendo così la lunga via a quegli uomini ridotti per lo più l'ombra di se stessi, a quegli uomini che, ospitati nella nostra città presso l'Istituto Dante Alighieri, l'Opera Bonomelli, l'Ente Profughi, l'Oratorio dell'Immacolata, al Patronato S.Vincenzo, ed ivi ripuliti e rifocillati, vengono posti in grado di proseguire la via del ritorno fino alle loro case. Naturalmente la selezione degli uomini secondo le varie province non è possibile, perché appena un mezzo di trasporto si delinea sulla bianca strada assolata, è un affollarsi e uno sbracciarsi per raggiungere un posto sull'automezzo. In questi giorni, dopo la felice conclusione di varie difficoltà, è stato possibile organizzare una autolinea Bergamo - Padova per il prelievo dei reduci lungo la via Tarvisio - Udine; contando sulla selezione in precedenza operata tra i gruppi dal Comitato di Padova, si raggiungerà così gradualmente lo scopo prefisso, quello cioè di portare nella nostra città un maggior numero di concittadini. Circa gli altri passi alpini di possibile accesso, la Commissione Pontificia di Assistenza assicura che, appena sarà possibile il transito per il passo del Brennero tuttora interrotto, organizzerà un servizio di torpedoni che verrà effettuato a giorni alterni, col quale prevede di provocare un maggior afflusso di bergamaschi; e così pure per recarsi a Innsbruck è in costruzione una colonna. Comunque i nominativi dei concittadini che tuttora giungono alla spicciolata, sono scritti sulla lavagna esposta fuori dalla sede della Commissione Pontificia, sezione Diocesana, presso l'Istituto Dante Alighieri. Come è dimostrato, presso questi centri di raccolta e di assistenza, si lavora e si ha il cuore colmo d'allegrezza. Si lavora per chi più di noi ha sofferto; si ha il cuore in allegrezza perché si è in grado di aiutare, ad esempio, quel ragazzotto romano sbandato che, giunto sabato a Bergamo dopo una vera odissea, riesce ad abbracciare, dopo lunghissimo tempo, il babbo e la mamma a Dalmine; si ha il cuore in allegrezza perché si ha avuto una parola di conforto per quell'anziano che anche a notte fonda percorre il cortile a lunghi passi come un automa, eccitato dalla stanchezza; si è riusciti a rasserenare anche quel ragazzo di Pontassieve (Firenze) che, perduti i genitori in un bombardamento, venne spedito da Pavolini nel lager di Mulhdorf anziché nel promesso collegio di educazione; insomma perché si ha rasserenata la fronte di tanti e tanti infelici, perché ognuno ha la sua triste vicenda. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] E chi assolve il compito d'amore e di carità, oltre al personale direttivo dei centri, sono giovanotti e signorine che non ritengono inutile la loro opera disinteressata e non si lagnano del tempo "sottratto alla passeggiata sul Sentierone". Anche una parola di speranza alla folla che tutti i giorni attende il ritorno del proprio caro, viene rivolta da questi bravi compagni, che non si vergognano di prestare il loro aiuto anche nell'opera più umile. (23) Il Comitato Vescovile Diocesano Assistenza Rimpatriati, il 17 Maggio aveva assunto la denominazione di Sezione Diocesana della Commissione Pontificia di Assistenza. (24). Il perché di questo cambio di denominazione, solo di denominazione e non di finalità, verrà detto più avanti. Ai vari Enti che curavano il rientro degli ex-internati arrivavano cospicue offerte in denaro: la Banca Mutua Popolare di Bergamo ebbe ad offrire lire 500.000, la Banca Provinciale Lombarda lire un milione, il Piccolo Credito Bergamasco lire 500.000, la Società Italcementi lire un milione, il Comando della Divisione Legnano lire 50.000. (25) (26) Cospicue offerte in denaro, significative per la loro provenienza, arrivarono anche in tempi successivi. Il C.L.N. aziendale, d'accordo con la Commissione Interna di Fabbrica della Dalmine S.p.A., ha versato alla Commissione Pontificia di Assistenza, la somma di lire seicentomila, somma consegnata in via Galliccioli da una rappresentanza del lavoratori della Dalmine. (27) Il Partito d'Azione, ad esprimere, una volta ancora, la sua solidarietà ai fratelli internati in Germania e che attendono il rimpatrio, nella impossibilità di provvedere diversamente a causa delle difficoltà di ottenere regolari assegnazioni di carburante, ha messo a disposizione della Commissione Pontificia di Bergamo, incaricata delle operazioni inerenti ai servizi di trasporto per il rimpatrio, la somma di lire 91.000 che, esso, di propria iniziativa, ha raccolto a tale scopo. (28) Offerte di denaro altrettanto significative, anche se meno consistenti, pervennero da molte parti: Il Gruppo Femminile del Partito Socialista, ha raccolto la somma di lire 50.000, che ha immediatamente versato al Gruppo Difesa della Donna, a favore dell' opera di assistenza ai "deportati" reduci dalla Germania. (29) Per interessamento delle signorine Fausta Borroni, Maria Gennari e Vise Calderoli, sono state versate all' Ospizio Bonomelli lire 20.000. Trattenute per confezionare indumenti lire 10.000. La nota degli offerenti si trova presso l' Ospizio. (30) Raccolte sul Sentierone da un gruppo di studenti dell'Istituto Tecnico Industriale di Bergamo lire 7237; il personale dell' Ufficio Controllo Formaggi lire 750; alunni delle scuole elementari di Pontirolo Nuovo lire 100; S.A. Manzoni, sede di Bergamo, lire 1000; Giovanni Malfassi, commercio legnami Bergamo, lire 2500. L'importo totale, lire 11.587, è stato versato al competente ufficio della Croce Rossa Italiana Fra gli scolari delle elementari di Bergamo del II circolo didattico, sono state raccolte lire 6418 e generi alimentari a favore dei rimpatriati dalla Germania. (31) Per valutare l'entità delle offerte basta segnalare che i giornali costavano due lire; che una telefonata urbana costava lire 2,50 su circuiti non superiori ai tre chilometri e lire 5 per circuiti superiori; che una telefonata interurbana, di tre minuti, costava lire 6 fino a 25 chilometri e lire 8 fino a 50 chilometri. (32) FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Sulla base del costo attuale di un giornale, lire 1.500, le 6.418 lire offerte dagli scolari di Bergamo, corrisponderebbero a lire 4.813.500; sulla base del costo attuale di una telefonata interurbana di tre minuti in ore di punta per distanze tra 30 e 50 km, lire 1.524, corrisponderebbero a lire 1.222.629. Non male, se si pensa che quei soldi erano usciti dalle tasche di padri che, molto probabilmente, avevano dato anche altri contributi. Per valutare l' entità delle offerte più consistenti, si può prendere come riferimento la mancia che un autotrasportatore era disposto a pagare per ricuperare un automezzo rubato. MANCIA - lire 200.000 a chi darà modo di rientrare in possesso del camion FIAT 634 con targa 6184 BG, motore 001421, telaio 001334, portata qli.77 a gassogeno con 7 gomme, rubato la notte del 20 corr. sull' autostrada Milano - Bergamo in prossimità di Trezzo. Rivolgersi Giuseppe Maffioletti, via Stezzano 11, Bergamo. Come è stato annunciato, alla Dante Alighieri, così come alla Bonomelli, funziona un centro di assistenza per i nostri fratelli che tornano. Essi arrivano a tutte le ore innanzi alla porta che non si chiude per nessuno: alla spicciolata, o a gruppetti, con i più vari mezzi. Vi è sempre un medico di guardia. Lo collaborano giovani dell'Azione Cattolica (A.C.) e della Federazione Universitari Cattolici Italiani (F.U.C.I.). Nei giorni scorsi abbiamo notato più volte la presenza di S.Eccellenza il nostro Vescovo. Mons. Bernareggi si interessa personalmente di quest'opera tanto benefica. Gli internati, dopo la disinfezione, vengono avviati al refettorio dove consumano un buon pasto. Per coloro che non possono proseguire subito verso le loro case, vi è un posto per dormire in ariose camerate piene di luce. In relazione ai loro bisogni, essi ricevono anche capi di vestiario e sussidi in denaro per poter affrontare le più impellenti necessità. Si fa un caldo appello ai proprietari di autoveicoli, perché nel gran bisogno di mezzi per il trasporto dei rimpatriati, vogliano metterne a disposizione del Comitato Diocesano (via Masone. tel.4162), che ne disporrà per andare a prendere i cittadini bergamaschi e della Provincia bisognosi di trasporto. (33) I primi autocarri erano partiti il 8 Maggio: Ci comunicano che sono partiti per il Brennero tre autocarri con rimorchio della ditta I.B.A. per trasportare a Bergamo degli ex-internati ammalati. (34) Per generosa iniziativa della Impresa Bergamasca Autotrasporti, stamani è partito, alla volta del Brennero, una colonna composta da tre autotreni giganti, con rimorchio, per incontrare a Colle Isarco un numerosissimo gruppo di ufficiali bergamaschi fatti prigionieri dai Tedeschi. (35) Il 16 Maggio arrivarono altri autocarri, partiti da Bergamo qualche giorno prima, con circa 200 ex-internati, in minima parte bergamaschi. Vennero sistemati al "Dante Alighieri". Una grande folla era in attesa, nella speranza che tra essi ci fossero i propri cari. A questo proposito veniva fatto presente: 1) Non è possibile sapere per tempo l'orario degli arrivi; 2) Chi ha automezzi che possono essere messi a disposizione in città e provincia, telefoni al 41-62; urgerebbe trovarne molti; 3) Il pubblico tenga presente che molti degli ex-internati che giungono in città, sono di passaggio. Perciò non prenda d'assalto gli automezzi quando arrivano; i bergamaschi si faranno strada da se. Gli altri occorre lasciarli riposare. Festeggiarli sì, ma senza creare attorno a loro della confusione. (36) FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] L'autocolonna composta da una decina di autotreni, organizzata dalla Banca Mutua Popolare e dal Consorzio Diocesano, giungendo a Bergamo sfilerà per Borgo Palazzo, P.za S.Spirito, via T.Tasso, v,le Roma, sciogliendosi sul Piazzale della Stazione. (37) Le giornate di sabato e domenica hanno concesso qualche ora di riposo al personale volontario e volonteroso che si presta per la prima assistenza a coloro che rimpatriano. Solo poche centinaia di ex-internati di tutte le nazionalità (dalla francese alla russa, alla cecoslovacca) sono affluiti ai posti di ristoro della Bonomelli, dell' Istituto Dante Alighieri, della mensa comunale Dondena. Tuttavia - solo per dare un'idea del numero di coloro che transitano e dei bisogni di rifornimento viveri - un migliaio di pasti al giorno è certamente stato distribuito, tra i vari enti, senza contare le colazioni che vengono date ai pernottanti presso la Dante Alighieri, dove la cucina funziona a tutte le ore e un pasto è sempre pronto per chi arriva lacero e affamato. Pochi invece sono, effettivamente, i bergamaschi arrivati. In ogni modo alla porta della Dante Alighieri una lavagna indica giornalmente i nomi e i paesi dei rimpatriati bergamaschi: una quarantina negli ultimi due giorni. Ma il lavoro non manca lo stesso alla sede del Comitato Vescovile Diocesano (Istituto Dante Alighieri in via Galliccioli, tel. 41-62), dove si smistano persino i pacchi di posta e dei messaggi per la nostra provincia in arrivo con i camion dei rimpatriati, e si esplica un'infinità di pratiche personali del più vario genere nell' interesse degli assistiti. Sabato ne sono affluiti 250 tutti in una volta con due camion diretti a Milano: in tre quarti d'ora si sono potuti lavare, riposare, rivestire (i più bisognosi d'indumenti), rifocillare abbondantemente e ripartire. Ieri sera altri due autocarri, giunti in città, hanno riversato numerosi clienti; e poi altri, alla spicciolata o in gruppi. In ogni modo c'è sempre gente che veglia, sorveglia ed attende anche lungo tutta la notte. [...] Al bar della Stazione funzionano poi ristoratori notturni alle dirette dipendenze dell' Ente Assistenza Rimpatriati di via Masone 28 e del Gruppo Difesa della Donna. Qui i rimpatriati ricevono una buona minestra calda e viveri a secco, indi si sistemano nelle attigue sale o direttamente nelle vetture per poter proseguire il viaggio la mattina dopo. (38) A proposito del Gruppo Difesa della Donna di Bergamo, era stato da questo espresso profondo dispiacere perché, in alcune località della Provincia, qualche sacerdote aveva voluto opporsi al loro lavoro. Ebbe a ricevere, in risposta, un lungo commento, piuttosto sussiegoso e acido, riassumibile in questa domanda: "Ma che cosa vogliono queste donne?" Ora confermiamo che, pure dopo attento esame del documento del Gruppo Difesa Donna, non ci siamo orientati compiutamente a capire, sul terreno concreto, quale sia il programma di questi gruppi di difesa della donna. Anche se l'ideale sarebbe che la donna si potesse occupare solo della sua casa, senza portare anch'essa nel suo cuore la febbre della passione politica, anche se ognuno di noi sogna che la donna, almeno lei, rimanga un angelo sempre sereno a vegliare sul focolare, tuttavia è innegabile che anche la donna ha il diritto di poter guidare la vita pubblica e servire, anche esternamente, la patria e una idea. Quanto non può fare, nel bene, una donna. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] [...] Ma una domanda ci sembra naturale: A che cosa intendono, questi gruppi dedicarsi in concreto? O brave donne scendete. Su diteci, chiarissimamente, il vostro programma sui diversi terreni, religioso, politico, sociale, morale. Nessuno potrà ostacolarvi se la vostra azione si dimostrerà ispirata alla vostra missione genuina di donne, di madri, di cristiane; se lavorerete ad unire, se porterete nella vita il cuore, se non uscirete dai limiti nei quali la vostra azione è alta e nobile. (39) Concetti, e prosa, non sono quelli correnti in questo 1995. Purtroppo non tutto filava liscio e qualche furfante si veniva ad intrufolare nella macchina dei soccorsi. Il comitato Diocesano Assistenza Rimpatriati dalla Germania, avverte il pubblico della Città e Provincia di non dare offerte in generi o in denaro a chi, non munito di espressa autorizzazione scritta, le richiedesse e deplora l'operato di disonesti approfittatori che, abusando del nome del Comitato hanno chiesto e raccolto offerte in nome dello stesso. (40) L'appello non deve aver sortito il desiderato effetto, perché tempo dopo venne ripetuto. La Pontificia Commissione di Assistenza informa che da alcuni giorni circolano in città e nei paesi, giovanotti sedicenti rimpatriati dalla Germania, i quali chiedono offerte pro-assistenza agli ex-internati e forniscono notizie di bergamaschi.La Commissione diffida la popolazione a dare credito alle loro informazioni cervellotiche o a fare offerte a tali individui. (41) Per identificare i veri profughi. L'Ente Provinciale Assistenza Profughi comunica che presso la propria sede di via Masone 28, avrà inizio, con lunedì 28 Maggio, la revisione dei libretti del "Profugo". Pertanto l'Ente stesso avverte che tutti gli interessati dovranno presentarsi col libretto di cui sono in possesso, nel giorno stabilito come da calendario esposto presso il detto Ente. Coloro che non presenteranno tale libretto nel termine stabilito, perderanno il diritto a qualsiasi forma di assistenza. (42) Era questo un messaggio indirizzato solo ai profughi approdati a Bergamo nel corso della guerra dopo i bombardamenti di Milano, o era un messaggio valido anche per gli ex-internati ritornati a Bergamo dalla Germania? Al principio di Giugno una accelerazione nell'opera di assistenza. In seguito ad accordi presi tra il Commissario Provinciale del A.M.G., sign. Ten.Col. David Morley Fletcher, e S.E. il Prefetto di Bergamo, è stato istituito presso la locale Prefettura l'Ufficio Provinciale di Assistenza Sociale. A dirigere detto Ufficio, su designazione di S.E. il Prefetto, è stato nominato dal Commissario alleato, l'avv. Pietro Zanetti. Sotto la presidenza del sign. Fred G.Sigerist della Croce Rossa Americana, è stata tenuta una prima riunione alla quale hanno partecipato il Direttore dell'Ospedale Maggiore di Bergamo, sign. Fara dott. Antonio, il dott Melluso Tomaso della Regia Prefettura, il Medico Provinciale dott. Parigi Ettore, il Commissario della sede di Bergamo della C.R.I., signor Panseri dott. Giuseppe, il Commissario dell'Ente Comunale di Assistenza on. Giuseppe Locatelli notaio, il Magg. Barbagli dell'Ente Profughi, il signor Steiner, il Pastore della Chiesa Valdese dott. Mariano Moreschini, il dott. Ugo Frizzoni dell'Opera Nazionale Maternità Infanzia, il Rev. Don Marco Farina ed il rag. Alessandro Bianchi della Commissione Pontificia di Assistenza. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] In detta riunione sono stati esaminati i problemi principali che dovranno essere affrontati e risolti dal nuovo Ente e particolarmente quello più urgente dell'assistenza ai rimpatriati dall'estero. Verranno successivamente determinate e precisate le norme per la raccolta dei fondi, per le modalità dell'assistenza e per il disciplinamento dei servizi. (43) Sotto la presidenza del Vice-prefetto, avv. Zanetti, designato dal Comando Alleato a reggere l'Ufficio Provinciale di Assistenza Sociale, ed alla presenza del Sign. Fred G.Sigerist, in rappresentanza del A.M.G., sono stati l'altra sera nuovamente convocati in Prefettura i dirigenti di vari enti ed associazioni della città, che hanno sinora provveduto a prestare assistenza ai connazionali testé rimpatriati dalla Germania. Scopo della riunione il coordinamento e la disciplina delle diverse iniziative e la conseguente migliore organizzazione del servizio, specie dal lato igienico-sanitario, tanto più che è previsto l'arrivo a Bergamo, nei prossimi giorni, di numerosi gruppi di ex-internati. E' stata stabilita la istituzione di un unico centro di raccolta dei rimpatriati presso la Casa di Ricovero della Clementina in Bergamo, dove, a cura della Commissione Pontificia di Assistenza, all'uopo espressamente delegata, saranno apprestati, e cominceranno a funzionare da oggi, un ufficio matricola per la registrazione di tutti i rimpatriati, posti di ristoro, mense, bagni, docce, controlli sanitari, infermerie, un reparto sanatoriale e spacci per la distribuzione di viveri, scarpe e indumenti, questi ultimi gentilmente messi a disposizione, nella massima parte, dal A.M.G.. Resta quindi fermo - e di ciò se ne rendano avvertiti i signori Sindaci della Provincia, i Presidenti delle istituzioni pubbliche di beneficenza e tutti gli Enti ed Associazioni che, comunque, hanno finora svolto una qualsiasi attività in proposito - che non debbono essere rilasciate carte annonarie, tessere per il prelevamento dei tabacchi, e prestata assistenza, sotto qualsiasi forma, agli ex-internati in Germania, se non dietro esibizione da parte dei medesimi dell'apposito documento che sarà loro rilasciato, dopo i necessari controlli sanitari alla Clementina, dalla Commissione Pontificia di Assistenza. La stessa Commissione Pontificia provvederà, inoltre, ad allestire speciali automezzi per il trasporto a Bergamo, da Chiasso, Bolzano e Padova, degli ex-internati appartenenti alla Provincia di Bergamo. Per gentile concessione dell'Azienda Tranviaria Municipale e della Società che la gestisce, i rimpatriati potranno usufruire gratuitamente, mediante buoni rilasciati presso la Clementina, l'Opera Bonomelli, la Croce Rossa Italiana, l'Ente Comunale di Assistenza, il Gruppo per la Difesa della Donna, l'Ente Profughi e l'Istituto Dante Alighieri, delle linee tranviarie cittadine e della "Tranvia Bergamo - Monza". La popolazione anche della Provincia alla quale non può e non deve sfuggire né la gravità del compito, né la misura dei mezzi necessari per il funzionamento di tale complessa organizzazione, diretta ad alleviare le prime e più importanti necessità dei fratelli che tornano dal doloroso esilio, è chiamata a dare generosamente per tale scopo, inviando le proprie offerte, anche indumenti e viveri, agli Enti citati, all'uopo esclusivamente delegati. (44) Successivamente venivano diramate le seguenti direttive: Gli ex-militari, lavoratori, detenuti politici della nostra città e provincia, già rimpatriati, nel loro stesso interesse sono pregati di ripassare dalla sede della Commissione Pontificia in via Galliccioli, per ritirare la scheda personale che da' diritto alla visita sanitaria ed a tutte le forme di assistenza per loro istituite. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] I Parroci e le autorità tutte dei vari Comuni, sono vivamente pregati di fare opera di convinzione presso i reduci. (45) Si ricorda a tutti i rimpatriati, di passare dalla Commissione Pontificia in via Galliccioli, per il ritiro della scheda personale, muniti di documenti di riconoscimento attestanti la loro qualifica di ex-internati in Germania.In mancanza di documenti, è necessario che i rimpatriati si presentino con una dichiarazione del loro Comune. (46) Attenzione veniva prestata anche alla raccolta di notizie relative agli internati non ancora rimpatriati. La Commissione Pontificia Assistenza agli ex-internati in Germania, allo scopo di venire incontro alla trepida attesa delle famiglie bergamasche, ha stabilito un servizio regolare di informazioni. I RR. Parroci sono pertanto invitati a raccogliere, con scrupolosa esattezza e al più presto, i dati riguardanti i loro Parrocchiani internati in Germania. L'elenco completo dovrà portare, per ognuno: a) Cognome, Nome, Paternità, Classe, Parrocchia; (meglio se l'elenco sarà corredato da fotografie portanti, a tergo, il nome del ricercato); b) Ultimo indirizzo in Germania (specificare se internato, lavoratore o militare); c) Data dell'ultima notizia; d) Indirizzo dei famigliari. La Commissione Pontificia riceverà gli elenchi in via Galliccioli (Istituto Dante Alighieri), esclusivamente dai RR. Parroci o da un loro incaricato e non dalle singole famiglie, alle quali assicura di fare tutto il possibile per raccogliere notizie dei loro cari. La Associazioni di A.C. collaborino coi RR. Parroci perché la raccolta di indirizzi venga fatta bene e con sollecitudine. (47) A coloro che non avessero ancora mandato alla Commissione Pontificia in via Galliccioli, l'elenco dei loro parrocchiani internati in Germania, con l'indirizzo e tutti i dati richiesti, eventualmente accompagnati da fotografia, si raccomanda di prepararlo e inviarlo con sollecitudine. I RR. Parroci ricordino anche ai già rimpatriati, che per avere diritto alla visita sanitaria alla Clementina ed alle varie forme di assistenza, devono ripassare dall' Istituto Dante Alighieri a riempire e ritirare la scheda personale. (48) Ad intralciare tutte queste attività, sorgevano anche impreviste difficoltà, con spiacevoli conseguenze. Non c'è più carburante per il trasporto dei rimpatriandi. Da oggi la Commissione Pontificia Assistenza ai rimpatriati dalla Germania, si trova costretta, col più vivo dolore, a sospendere i trasporti dei rimpatriandi, perché totalmente sprovvista di carburante. Ci sono ancora tante macchine in giro! Certo, nessuno dei motivi che le fa muovere è paragonabile a quello santo e doveroso di muovere incontro ai fratelli nostri, che più hanno sofferto durante lunghi mesi l'agonia, lenta e straziante, dei campi in Germania. Tante mamme, tante spose, tanti bimbi attendono sempre con ansia angosciosa. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] La Commissione Pontificia fa appello al senso di cristiana e patria carità della nostra gente bergamasca, perché sacrifichi ogni comodità, ogni interesse materiale, pur di venire incontro con un po' di nafta. E' per i fratelli che più in alto di tutti sono saliti nella scala dei sacrifici. (49) Nei prossimi giorni un'autocolonna organizzata della Commissione Pontificia di Roma, si recherà in Germania, nella zona di Amburgo e Wixendorf [...]. La Commissione Pontificia di Bergamo, non potendo fare di più, ha messo a disposizione un'autoambulanza. Occorrono però il carburante (litri 2000 di benzina per un viaggio previsto di km 3500 per la durata di 15 giorni) ed alcune gomme in buono stato per FIAT 1100. Se qualche ditta ritenesse di poter poi mettere a disposizione anche qualche automezzo, farebbe cosa tanto generosa. Necessitano però automezzi in perfetta efficienza, di buona portata e con rimorchio e con la necessaria dotazione di carburante. Ogni automezzo deve essere accompagnato da due autisti. Qualunque segnalazione ed offerta deve essere fatta urgentemente e comunicata non oltre mercoledì alla Commissione Pontificia di Bergamo in via Galliccioli 3, Tel.41-62 o 24-55. Non è il caso di raccomandare perché l'iniziativa abbia a conseguire l'esito migliore, tanto più che la meta dell'autocolonna è proprio nella zona della Germania ove ancora si trova il maggior numero di nostri concittadini. (50) Sabato partirà l'autocolonna della Commissione Pontificia Assistenza per la Germania. Sappiamo che Brescia parteciperà con venti automezzi. Bergamo, fino ad ora, non può prendervi parte, a causa della mancanza di carburante, che con soli due automezzi. Lassù ci sono ancora tanti dei nostri ragazzi che aspettano. E l'attesa comincia a diventare troppo lunga e, per alcuni, purtroppo, esiziale. Abbiamo visto una mamma piangere, perché aveva letto un cartellone affisso in via Galliccioli "Gli automezzi non partono per mancanza di carburante". Piangeva e ci mostrava una lettera del figlio, che si trova nella zona di Berlino, "Sono due mesi, mamma, che aspetto, forse non potrò aspettare ancora tanto". L'appello che ancora una volta lanciamo alla nostra città, che detiene in tante iniziative di bene lodevoli primati, è la voce di questi nostri fratelli lontani, è l'appello di tante mamme, fatto d'ambascia e di disperato amore. (51) Ma quanti erano i bergamaschi internati in Germania? Dalle notizie conosciute attraverso la stampa, prima della Liberazione, si ammetteva che in Germania vi fossero, negli ultimi tempi, da un milione e mezzo a due milioni di italiani, pari, perciò, al 4-5% dell'intera popolazione nazionale [...]. La provincia di Bergamo, con i suoi quasi 600.000 abitanti, avrebbe perciò avuto deportati ed internati in Germania che potrebbero variare dai 25.000 ai 35.000 [...]. Quanti ne sono fin'ora tornati? Purtroppo molto pochi. Dagli accertamenti statistici rilevati fino a questi giorni presso l' Ospedale della Clementina, presso il quale tutti gli ex-internati devono passare, risultano tornati 8734 bergamaschi [...]. Ancora circa 20.000 bergamaschi, e probabilmente più, attendono quindi di essere riportati in patria, in essi, compresi, gli ammalati che, purtroppo, non mancheranno. A questi si dovranno aggiungere i militari prigionieri dei Russi dei quali è pure atteso ed auspicabile il ritorno. Quanti saranno questi ultimi? (52) Nel frattempo la vita in città riprendeva lentamente il suo ritmo normale. Dal 20 Giugno era stata riattivata la linea ferroviaria Bergamo - Milano, via Treviglio; un unico treno: in partenza da Bergamo alle ore 5.10 e arrivo a Milano alle 6.35, in partenza da Milano alle 18.30 e arrivo a FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Bergamo alle 20.08. Dal 3 Luglio era stata istituita una seconda corsa: in partenza da Bergamo alle 19.00 e arrivo a Milano alle 20.25, in partenza da Milano alle 6.05 e arrivo a Bergamo alle 7.37. Le cose andavano un po' meglio sulla linea via Usmate, sulla quale i treni circolavano già dal principio di Maggio, una corsa in partenza da Bergamo alle ore 6.20 e arrivo a Milano alle 7.56 e una corsa in partenza da Milano alle 18.22 e arrivo a Bergamo alle 20.09. Sulla linea della Valle Brembana il servizio venne ripreso il 16 Maggio con un treno in partenza da Bergamo alle 15.30 e arrivo a S. Martino de' Calvi Nord alle 16.56 e un treno in partenza da S. Martino de' Calvi Nord alle 18.41 e arrivo a Bergamo alle 20.04. Anche sulla linea della Valle Seriana il servizio riprese in Maggio. Il 10 Giugno venne abolito il coprifuoco (che durava dalle ore 24 alle ore 5). Le comunicazioni telefoniche vennero ripristinate il 15 Maggio, ma con una importante limitazione: La Questura comunica: Da oggi le comunicazioni telefoniche sono libere per tutta l'Italia senza limitazioni di zone, bene inteso qualora le linee siano state riattivate. (53) Dal 26 al 24 Giugno al Teatro Donizetti aveva avuto luogo una eccezionale stagione lirica a beneficio delle vedove e dei figli dei Caduti per la Libertà. Erano state rappresentate Andrea Chenier di Giordano, Rigoletto di Verdi, Cavalleria Rusticana di Mascagni e i Pagliacci di Leoncavallo; Maestri direttori e concertatori d'orchestra i maestri Adolfo Camozzo e Alfredo Strano. Per alcune rappresentazioni: "è stato degno del nostro Donizetti"; per altre "ottimo esito"; per altre "non è certamente delle meglio riuscite". Alla Clementina avevano avuto luogo intrattenimenti musicali: Soddisfacendo il desiderio dei reduci degenti all' Ospedale della Clementina, giovedì 23 Agosto, il complesso artistico composto dal pianista Erminio Marchetti, dai tenori Alessandro Togni e Tito Pagani, dal baritono Orazio Barbieri, avendo come annunciatore il maestro Gino Plebani, ha offerto un concerto vocale che ha ottenuto un ottimo risultato. Nel pomeriggio di domenica, un gruppo di studentesse bergamasche, e precisamente le signorine Rina Tacchi, Vanna Milesi, Rita Lorandi, Lavinia Rodi, Giuditta Valoti, Antonietta Longoni, Maria Lorandi, Rita Sfondrini, Italia Caruzzi, Gianna Pizzini, Luisa Locatelli e Giuseppina Forlani, dirette dalla Professoressa Benotti, hanno pure offerto uno spettacolo musicale con uguale successo. La direzione dell'Ospedale ringrazia di cuore tutti gli artisti che con generoso impegno si sono prodigati nel donare un po' di serenità ai gloriosi degenti e a rendere meno tediosa la loro permanenza in questo luogo dove con amore viene curato il loro corpo rovinato dalla crudeltà teutonica. (54) Quanti erano i degenti alla Clementina? Alla data del 10 Luglio, quando a farvi visita vi si era recato Mons. Bernareggi, risultavano registrati 167 degenti, dei quali 67 bergamaschi. (55) Con questa notizia viene posta fine alla ricostruzione sbrindellata di brandelli della storia di Bergamo fatta sulle cronache di quei giorni. Milano, 25 Aprile - 8 Maggio 1995 nel Cinquantenario della liberazione di Bergamo e della fine della Seconda Guerra Mondiale FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] LA COMMISSIONE PONTIFICIA DI ASSISTENZA. UN PO' DI STORIA - Tra le organizzazioni che a Bergamo si prodigarono per assistere i deportati che dai campi di concentramento rientravano in Italia, un ruolo di primo piano lo ebbe a svolgere la Commissione Pontificia di Assistenza. Quando e come a Bergamo sia sorta questa Pontificia Commissione di Assistenza non si sa, perché non ne è mai stata scritta una storia completa. Ma già immediatamente alla fine della guerra, nel Maggio del 1945, era in attività presso l'Istituto Dante Alighieri in via Galliccioli. E' probabile che sia stato il Parroco della Chiesa di Santa Maria delle Grazie, Don Marco Farina, a darvi inizio, ma non si sa se su iniziativa sua o se su suggerimento del Vescovo di Bergamo, Mons. Adriano Bernareggi. La mancanza di una storia della Pontificia costituisce una grave lacuna nella storia di Bergamo, e molti Bergamaschi desidererebbero sapere qualche cosa di non ancora noto della "Storia di Bergamo e dei Bergamaschi". Sarebbe bene che di quanto, in quel periodo, è stato fatto a Bergamo in campo assistenziale, rimanesse un ricordo durevole. E' stata una iniziativa di vasta portata, di profonda umanità e solidarietà, che certamente onora Bergamo e i Bergamaschi. Ebbe la forza di coinvolgere molti, moltissimi; ebbe la forza di coinvolgere forse tutta Bergamo. Molti, moltissimi, sia fedeli che laici, vi si dedicarono con massimo impegno. Come propulsori di straordinaria energia e di primissimo piano, ma forse anche come iniziatori, accanto a Don Farina c'erano il Rag. Alessandro Bianchi, e il Rag. Luigi Ciocca. A mettere in moto, e a tenere su di giri, l'impegnativa iniziativa vi avevano partecipato e vi collaboravano anche il Rag. Vincenzo Pinacoli e la signorina Carla Valsecchi. Anche altri vi si dedicavano, in posizioni meno evidenti, perché più impegnati a raccogliere e a rifornire (forse meglio dire "a donare") i fondi necessari per questa tanto impegnativa iniziativa. I loro nomi non si conoscono, e se qualcuno non scriverà una storia completa della Pontificia essi andranno dimenticati. Un suggerimento per qualche studente che voglia compilare una tesi di laurea su un argomento inesplorato della storia di Bergamo ed anche della storia minore della Seconda Guerra Mondiale. La Pontificia (così veniva sbrigativamente nominata la Pontificia Commissione di Assistenza) esisteva solamente a Bergamo o esisteva anche in altre città? O sorta a Bergamo, era stata presa a modello anche da altre città? E perché a Bergamo aveva avuto tanto impulso? Prima di tutto una precisazione sul nome. Si trova indifferentemente “Pontificia Commissione di Assistenza” e “Commissione Pontificia di Assistenza”. In ambito bergamasco è il secondo nome quello che viene più comunemente usato, in ambito milanese, viceversa, è il primo. Pio XII nell'udienza del 22 Gennaio 1945, costituì la Pontificia Commissione di Assistenza riunendo in essa la Pontificia Commissione Profughi, istituita il 18 Aprile 1944, e la Pontificia Commissione Assistenza Reduci. Il 16 Novembre 1945, con biglietto della Segreteria di Stato, il Sommo Pontefice stabilì che la Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano, assumesse il potere di dettare norme regolamentari e di esercitare la più ampia disciplina sia sul personale, sui contratti e sulle altre questioni legali ed amministrative di sua competenza. (1) Su ulteriori sviluppi dell'iniziativa, non è stato possibile raccogliere altre informazioni, perché nella raccolta, in quella disponibile per la consultazione in ambito lombardo, degli atti ufficiali della Santa Sede compiuti nel periodo 15 Dicembre 1939 - 1955, manca, solamente ed esclusivamente, il volume relativo agli atti del periodo 15 Dicembre 1944 - 15 Dicembre 1945. Nel 1953, il 15 Giugno, la Pontificia Commissione di Assistenza (la P.C.A.) fu trasformata in Pontificia Opera di Assistenza (la P.O.A.) per l'Italia, ebbe riconoscimento giuridico e ricevette uno speciale statuto che le diede una definitiva fisionomia. La Pontificia Opera di Assistenza raggruppava tutte le attività caritative ed FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] assistenziali della Santa Sede. Il passaggio da "Commissione" a "Opera" intendeva sottolineare il passaggio da una condizione di provvisorietà a uno stato di stabilità. Presidente era stato nominato Mons. Ferdinando Baldelli. In uno studio, laico, delle attività della P.O.A. vengono ricordati i suoi inizi come Pontificia Commissione Assistenza, ma poco viene detto di quanto la P.C.A. fece per l'assistenza ai rimpatriati al momento della cessazione delle ostilità. Dice solo: Terminate le ostilità, nell'Aprile-Maggio 1945, la P.C.A. iniziò l'assistenza ai reduci dalla prigionia, mediante "Posti di Ristoro", specie al Brennero, a Bolzano, Merano, Genova, Bari, ecc; e mezzi di trasporto per il loro trasferimento: ad esempio il treno ospedale "P.I." che compì 19 viaggi, riportando alle rispettive città oltre 20.000 reduci. (2) In Alta Italia la Pontificia Commissione d'Assistenza, sorse a Milano ad opera del Card. Ildefonso Schuster. Ne venne data notizia il 13 Maggio 1945. In conformità a quanto è già stato fatto nell'Italia Meridionale ed in base alle istruzioni recentemente pervenute dal Vaticano, il Card. Schuster ha costituito la Sezione Diocesana della Pontificia Commissione di Assistenza. A presiedere la Sezione è stato nominato Mons. Pecora e a dirigerne il funzionamento provvede Don Bicchierai, Segretario Generale della medesima. La sottosezione cittadina è stata affidata al Superiore della Compagnia di S.Paolo (Opera Card. Ferrari) Don Penco, che la presiede. I MM.RR. Prevosti e Parroci dei maggiori centri sono delegati a costituire quanto prima la Pontificia Sottosezione Parrocchiale, dandone subito notizia alla Segreteria Generale della Sezione Diocesana. (3) Le istruzioni del Vaticano erano queste: Santo Padre, venuto a conoscenza che gran parte dei prigionieri di guerra, degli internati civili e degli operai italiani si vede costretta a rientrare a piedi dalla Germania, ha disposto che siano portati ai rimpatriati tutti i soccorsi possibili e ha dato disposizioni in questo senso alla Sezione Reduci dell'Ufficio Assistenza e al Campo Profughi dipendenti della Pontificia Commissione di Assistenza. Pertanto hanno lasciato Roma per l'Italia Settentrionale S.Ecc. Mons. Gustavo Testa e Mons. Emilio Rossi, seguiti da una colonna di automezzi carichi di vestiario. (4) All' annuncio della costituzione della P.C.A. a Milano, faceva seguito il seguente appello: La Pontificia Commissione per l'Assistenza ai Reduci eretta presso la Segreteria di Stato di Sua Santità, ha diramato al clero il seguente appello: A questo appello il Card. Arcivescovo di Milano fa seguire il seguente invito: Raccomandiamo vivamente a tutti i Rev.mi Vicari Foranei di organizzare quanto prima coi propri Rev.di Parroci un Comitato Vicariale per l'assistenza dei reduci, secondo le norme qui sopra descritte. E' un'opera di carità che si aggiunge alle cento altre che già si compiono nell'Archidiocesi. Milano, 6 Maggio 1945 Ildefonso Card. Arcivescovo (5) FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Quali siano queste "cento altre" opere di carità lo si può sapere. Nella raccolta degli atti ufficiali dell'Archidiocesi di Milano, vengono riportate le allocuzioni del Card. Schuster in occasione dei bombardamenti di Milano, i suoi appelli per sollecitare le opere di carità a favore dei disastrati e degli ex-internati, la costituzione de “Le misericordie” di Milano ossia la "Pia Opera Arcivescovile di S.Galdino", il plauso del S. Padre per queste iniziative (plauso giunto tramite la Nunziatura di Berna). (6) Nei giorni immediatamente successivi al 6 Maggio partiva da Milano per il Brennero una colonna di autocarri della P.C.A. recante viveri e altri generi ai rimpatriati. S.Em. il Card. Schuster, accompagnato da Don. Bicchierai della P.C.A., aveva preceduto la colonna poiché voleva recarsi di persona sul principale valico di rimpatrio e nei centri di afflusso per portare un saluto e parole di conforto ai fratelli che rientravano e perché voleva rendersi personalmente conto delle più stringenti necessità. Al rientro a Milano il Cardinale indirizzava un saluto di ringraziamento all'Archidiocesi che, con la sua generosità, aveva reso possibile questo primo viaggio di assistenza. (7) A questa prima spedizione facevano seguito altre spedizioni. Il lavoro della P.C.A. era raggruppato in sette settori di attività: Assistenza e trasporto internati; Assistenza vitto e indumenti; Assistenza legale; Assistenza ricerche; Assistenza alloggi; Assistenza sanitaria; Assistenza religiosa. Come dall' esterno poteva essere supportato il lavoro della P.C.A. veniva così indicato: 1) Prestare la propria opera come collaboratore volontario; 2) Mettere a disposizione gratuitamente automezzi per ex-internati; 3) Invitare gli ex-internati rientrati a fornire notizie sui compagni tuttora in Germania ed indirizzarli all'Ufficio Ricerche della P.C.A., possibilmente con i moduli distribuiti ai Parroci; 4) Far pervenire ai magazzini della P.C.A. presso i Frigoriferi Milanesi - via Piranesi 14 - Palazzo del Ghiaccio, Milano, generi alimentari da utilizzare per gli ex-internati. Si raccomandano specialmente grassi e condimenti, oltre a riso, farina, ecc.; 5) Aiutare con offerte in denaro da mandarsi esclusivamente in Piazza Castello 24. La P.C.A. non ha autorizzato alcuno a raccogliere fondi e generi vari e non ha diramato alcun bollettario; 6) Regalare indumenti prevalentemente maschili utilizzabili, recandoli al magazzino vestiario della P.C.A. presso l'Arcivescovado - Piazza Fontana 2; 7) Inviare medicinali, specialmente: sulfamidici, antireumatici, ricostituenti e materiale di medicazione. (8) Al principio di Agosto venne tenuto a Milano, alla presenza del Card. Schuster e del Col. Charles Poletti, capo del A.M.G. (Allied Military Government), il Primo Convegno della P.C.A. a favore dei reduci dalla Germania. In questi giorni si è tenuto a Milano il convegno dirigenti diocesani della P.C.A. dell'Alta Italia. La scelta della sede di Milano non è senza significato. Milano è stata la prima Diocesi dove si è costituita la Pontificia Commissione dopo la Liberazione. Seguendo lo schema milanese molte altre Commissioni diocesane si costituirono poi. Milano intraprese le iniziative a favore dei rimpatriati con uno spirito di grande fraternità, FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] oltrepassante i confini della Diocesi, scevro da ogni campanilismo. Andammo al Brennero a prendere "tutti" e non soltanto i "nostri". Milano divenne naturalmente il centro del movimento assistenziale dove affluirono per consigli ed appoggi, gli esponenti delle Diocesi vicine e lontane; forse anche perché i rapporti con gli Alleati, e specialmente con il Governatore della Lombardia Col. Poletti e col suo amico Col. Bizzozzero - cui va la nostra viva riconoscenza diedero molte possibilità di azione. Dalla Commissione Madre, cioè da Roma, ci venne la delega per questo lavoro di coordinamento fra le Diocesi dell'Alta Italia e specialmente per il triangolo Milano - Torino - Genova; cosicché legittimamente stabilimmo rapporti senza sopraffare o comandare, ma semplicemente aiutando e coordinando. Ci ha facilitato il nostro compito la coscienza di sentirci insufficienti d'innanzi agli innumerevoli e gravi bisogni; e specialmente siamo stati stimolati da Diocesi che, proporzionalmente, hanno fatto più e meglio di noi, come ad esempio Brescia [...]. Ringraziamo quindi Mons. Baldelli d'aver messo in risalto questo indirizzo milanese con la scelta della nostra città come sede del convegno. (9) Chi scrive è Mons. Bicchierai, Segretario Generale della P.C.A. della Diocesi di Milano; Mons. Baldelli era il Presidente di quella centrale di Roma. In un secondo tempo sorse, e si diffuse in tutto il mondo, anche l'Opera Pontificia Internazionale di assistenza ai prigionieri, agli internati e ai deportati. (10) E' probabile che a Bergamo, ereditando le attività del Comitato Vescovile Diocesano di Assistenza iniziato dal Vescovo Mons. Bernareggi, la Commissione Pontificia di Assistenza sia sorta secondo le indicazioni del Card. Schuster. Non è possibile dire nulla in proposito perché gli archivi di Mons. Bernareggi, per disposizione canonica, non possono essere aperti alla consultazione prima che siano trascorsi 70 anni dal periodo interessato. In una biografia di Mons. Bernareggi si trova un dettagliato prospetto cronologico degli eventi della sua vita e della sua attività pastorale. Vi si legge: 1943, Marzo 14 - La città di Bergamo si vota alla Madonna, perché la preservi dai pericoli della guerra; 1944, Luglio 6 - Bombardamento dello Stabilimento di Dalmine; 1945, Maggio 10 - Solenne funzione in Duomo per il termine della guerra; 1945, 19-20 Ottobre - XIX Settimana Sociale dei Cattolici Italiani a Firenze; incontro con De Gasperi; 1945, Novembre - Missioni cittadine; 1950, Settembre - Erezione dell'Opera Apostolica Diocesana. (11) Nulla viene detto del suo operato in favore del Comitato Vescovile Diocesano di Assistenza, confluito in seguito, prima nella Commissione Pontificia di Assistenza, e poi nell'Opera Apostolica Diocesana. Forse sarebbe stato più conveniente che nella biografia di Mons. Bernareggi, venisse ricordato, perché atto più meritorio presso il Padre Eterno e più meritevole agli occhi degli ex-internati che ne hanno tratto vantaggio, il suo contributo alla costituzione, ed al funzionamento, del Comitato Vescovile Diocesano di Assistenza e della Commissione Pontificia di Assistenza, piuttosto che il suo incontro con De Gasperi. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] LA COMMISSIONE PONTIFICIA DI ASSISTENZA A BERGAMO. QUALCHE DATO STATISTICO - Esistono documenti che provano come già dal 9 Maggio 1945, alla Pontificia di Bergamo, facessero capo prigionieri e deportati che rientravano in Italia. Tra il 9 Maggio e il 2 Agosto i rimpatriati approdati alla Pontificia sono stati 6812. I rimpatriati venivano accolti nei locali dell'Istituto Dante Alighieri in via Galliccioli. Di loro veniva registrato cognome, nome, campo di provenienza e località di destinazione. I dati venivano registrati su fogli sciolti che gli incaricati al ricevimento compilavano a mano, ogni foglio conteneva i dati di 26 rimpatriati. In un secondo tempo i dati venivano trascritti in un “Registro Arrivi” rubricato, 30/31 nominativi per pagina. Di questo “Registro Arrivi“ ne vennero compilati due volumi; il primo contente 8232 nominativi, il secondo 1543 (complessivamente 9775 nominativi). La prima data riportata è quella del 9 Maggio 1945, l'ultima quella del 12 Settembre. Non sono conosciuti altri volumi per i rientri avvenuti dopo questa data. I rimpatriati rientravano con mezzi propri o con automezzi messi a disposizione dalla Pontificia. Dal 18 Giugno i rimpatriati potevano usufruire di tradotte che con frequenza giornaliera, partivano da Bolzano. Dal 1 Luglio, per interessamento degli Alleati, le tradotte partivano direttamente da Innsbruck con circa 6000 persone a bordo e giungevano fino a Pescantina, nelle vicinanze di Verona. Anche questi rimpatriati potevano usufruire, durante il viaggio, dell'assistenza della Pontificia. A Pescantina i rimpatriati venivano smistati per tre principali diramazioni: Milano, Mestre, Bologna. Quelli diretti a Bergamo venivano accolti dalla Pontificia di Bergamo e trasportati in via Galliccioli. I rimpatriati venivano richiesti di fornire notizie di compagni bergamaschi conosciuti durante la prigionia e le notizie fornite venivano raccolte in un registro con i seguenti dati: - Nome del bergamasco di cui vengono fornite le notizie; - Notizie fornite; - Nome e indirizzo di chi forniva le notizie. Esempi di questo registro sono i seguenti: - Acerbis Alessandro di Trescore Balneario; - Il giorno 1 Aprile era a S.Pöltken da cui è partito il giorno 8; - Barbitta Massimo - via Molino Vecchio 2 - Seriate. - Andreoletti Giacomo di Bergamo; - Il giorno 5 era partito da Kaffenberg; - Colombo Antonio - via Pasubio 1 - Paderno Dugnano. - Amadio Alfredo, v.le Roma 6 - Bergamo; - Fino al Giugno 1944 era nel Belgio. Stava bene; - Carignano Salvatore, via XX Settembre - Bergamo. - Agazzi Angelo, via Tassis - Bergamo; FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] - Visto il 5 Maggio a Linz. Sta bene. In attesa di rientro; - Losi Pietro, via Torretta - Bergamo. - Andreini Pasquale di Antegnate; - Si trova in viaggio di ritorno da Leoben. - c.m. Biffi Pietro di Ponte S.Pietro; - Nel Settembre 1943 era stato internato nel campo di Morau; - Maffi Elia, via S.Maria 12 - Meda Milanese' - Bonometti, classe 1924 - Seriate; - Si trova a Bolzano; - Monti Eusebio, via Cramer - Milano. Questi esempi vengono riportati non perché siano particolarmente significativi, ma perché sono i primi che compaiono nel registro. Queste erano le notizie che venivano comunicate ai parenti che arrivavano al centro chiedendo notizie dei loro famigliari. O ai Parroci in cerca di notizie dei loro parrocchiani. Veniva anche compilato un registro con le notizie dei compagni deceduti in prigionia. Veniva pure compilato un registro alfabetico con il nome dei campi di prigionia, o di deportazione, dai quali i rimpatriati provenivano. In questo registro compaiono i nomi di Dachau, di Mauthausen, di Bergen Belsen. Non è da escludere che nella trascrizione dei dati dai fogli volanti al « Registro Arrivi », siano stati compiuti errori. Solamente la informatizzazione dei vari elenchi potrebbe mettere in evidenza errori e manchevolezze. E correggerli. Ad ogni modo, se errori ve ne sono, dovrebbero essere di scarsa entità. I rimpatriati che non si eclissavano immediatamente per raggiungere con mezzi propri i luoghi di origine in Bergamo o nei paesi della Bergamasca, venivano sottoposti, se necessario, a visita medica facendo ricorso a sanitari della città che si prestavano gratuitamente alla bisogna. In un secondo tempo i rimpatriati si presentavano, o venivano richiamati, presso l'ospedale militare territoriale “Ospedale Clementina di Seriate” che era stato dato in gestione alla Pontificia. Questo ospedale, più sbrigativamente, era chiamato ”La Clementina”. Per ogni rimpatriato veniva compilata una scheda personale con i seguenti dati: FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] UFFICIO PROVINCIALE ASSISTENZA SOCIALE COMITATO ASSISTENZA RIMPATRIO - BERGAMO OSPEDALE CLEMENTINA - Numero progressivo; - Destinazione ( indirizzo ); - Data di arrivo; - Attraverso; - Data di partenza; - Cognome; - Nome; - Paternità; - Maternità; - Luogo di nascita; - Provincia; - Data di nascita; - Professione; - Indirizzo della famiglia per eventuali comunicazioni; Posizione del Rimpatriato - Ex militare appartenente alla Divisione: - Reggimento-Battaglione - Compagnia; - Lavoratore; - Presso la fabbrica; - Internato politico; - Proveniente da: - Campo di concentramento; - E' in possesso dei documenti di riconoscimento: SI - NO; - E' in possesso dei documenti relativi alla bonifica: SI - NO; - Ha aderito al P.F.R.; - Ha appartenuto alle FF.AA. italiane dislocate all'estero; - A quale reparto; FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] - Dislocato a: Assistenza Sanitaria - Visitato il: - Trovato affetto da: - Bonificato il: - Ricoverato il: - Reparto: - Trasferito il: - All'Ospedale: Note Sanitarie Assistenza in Natura e in Denaro Varie N.B. La presente deve essere conservata con cura. Chi la smarrisse o la deteriorasse, perde il diritto a qualsiasi forma di assistenza. Nelle Note Sanitarie veniva indicato lo stato generale di salute; ad esempio "Trovato in buone condizioni", "Trovato affetto da deperimento organico"; "Postumi di ferita all'arto inferiore sinistro con lieve infiltrazione". Nelle note Assistenza in Natura e in Denaro, veniva per esempio segnato: Percepito Lire 500 dalla Prefettura Ricevuto una maglia e un paio di calze. Di queste cartelle intestate “Ufficio Provinciale Assistenza Sociale - Comitato Assistenza Rimpatrio - Bergamo, Ospedale Clementina” ne sono state compilate 18.788. L'ultima in data 11 Marzo 1946, relativa ad un soldato di Seriate rimpatriato dalle Haway. Può essere che queste cartelle si riferiscano solamente a ex-internati bergamaschi o residenti in bergamasca. Dato che, come indicato prima, alla Commissione Pontificia di Assistenza era stata affidata la gestione dell'ospedale “La Clementina “ e assegnato il compito di apprestare un ufficio matricola per tutti i rimpatriati, alla “Clementina” si ripresentarono, anche in tempi posteriori al loro rimpatrio, tutti i rimpatriati bergamaschi. Forse nessuno di quelli di altre regioni. Questa precisazione è estremamente importante perché a Bergamo ebbero a transitare molti altri ex-internati, che a Bergamo sostavano, in viaggio per i loro luoghi di origine. Anche loro trovarono a Bergamo aiuti ed assistenza. Non è possibile dire quanti siano stati questi. Vale la pena segnalare che, come risulta dal “Registro Arrivi” già citato, al solo Istituto Dante Alighieri, nel periodo 9 Maggio - 2 Agosto, transitarono 6812 ex-internati, numero salito a 9775 alla data del 12 Settembre. I 18.788 registrati alla Clementina si riferiscono all'intero periodo del rientro conclusosi il 11 Marzo 1946. Questo è un indice di quale entità sia stata l'opera assistenziale svolta a Bergamo dai molti enti ed istituzioni, religiose e laiche, a favore degli ex-internati. A Bergamo hanno trovato assistenza ed aiuto molte migliaia di ex-internati. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] I rimpatriati più bisognosi di assistenza sanitaria, venivano ricoverati alla “Clementina”, gestito dalla Pontificia. Per ogni ricoverato veniva compilato un registro con i seguenti dati: - Numero d'ordine; - Numero matricola - Comune di leva - Distretto; - Cognome, Nome, Paternità, Classe di leva; - Data entrata; - Data della uscita o della morte o del trasferimento ad altro Ospedale; - Reparto e numero del letto; - Malattia e annotazioni; Di queste schede ne sono state compilate 1129. I rimpatriati che ne necessitavano, venivano inviati alle Cliniche Gavazzeni per esami radiografici e scopici. Il primo ricovero alla Clementina è del 4 Giugno 1945, il primo trasferimento alla Gavazzeni è del 14 Giugno 1945. Non si esclude che ricoveri ed esami siano stati effettuati anche in date antecedenti, senza che ne sia rimasta traccia. Per l'assistenza ai rimpatriati sono stati sostenuti i seguenti costi: - Presso l'Istituto Dante Alighieri: lire 1.662.051 - Presso l'Ospedale della Clementina: lire 20.376.083 - Per No. 349 viaggi al Brennero e Bolzano e ritorno (per complessivi km 114.370 e litri carburante 35.436) lire 5.989.953 - Per ammalati ricoverati in altri Ospedali o Sanatori lire 200.000 Totale lire 28.228.087 Le schede contenenti i dati sanitari sono state ritenute valide, ed utilizzate, per le pratiche di liquidazione di pensione per invalidità per eventi bellici. Presso l'ospedale “La Clementina”, gestito dalla Commissione Pontificia di Assistenza - Sezione Diocesana di Bergamo, venivano compilate anche altre schede: Ospedale Militare Territoriale di Bergamo Giusto disposto dell'art. 22 della “Parte Prima” e dell'art. 61 della “Parte Seconda” delle “Istruzioni relative al trattamento economico del personale militare e militarizzato mobilitato per la guerra”, io sottoscritto, Direttore dell'Ospedale Militare Territoriale di Bergamo, DICHIARO che la malattia “TBC polmonare bilaterale diffusa” è contratta in zona di guerra nell'inverno 1945 dal soldato ...,di..., classe 1923 del 52o Gruppo Artiglieria. E' “sì” dipendente da cause di servizio. Il Direttore dell'Ospedale Militare Territoriale di Bergamo - Ten. Col. Medico Calì dott. Domenico Bergamo, 12/12/1945 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] La prima scheda è del 12/12/45, l'ultima, la No.183, è del 13 Marzo 1946. Quali rapporti siano intercorsi tra la Commissione Pontificia di Assistenza, o gli altri Enti ed Istituzioni che si occupavano dell'assistenza agli ex-rimpatriati, e le varie autorità in carica, in quel periodo a Bergamo, non è possibile dirlo. Non è stato, per ora, possibile localizzare documenti in proposito. Lo stesso vale per quanto riguarda l'ospedale “La Clementina”. Esiste un “Registro del Protocollo per l'anno 1945 dal 15 Giugno Commissione Pontificia di Assistenza - sezione Diocesana di Bergamo, Ospedale Clementina”, ma non esistono le lettere relative. Al No. 1 delle lettere in arrivo è segnato: "Comitato Liberazione Nazionale, Commissione alimentare - Ricovero rimpatriati presso Ospedale Clementina". Ancora dal Registro del protocollo risultano contatti tra la Pontificia e il Allied Military Government (A.M.G.) del Col. Fletcher, e la Prefettura, e il Comune, per la assegnazione di fondi, materiali, viveri da distribuire ai rimpatriati. E per l'assegnazione di carburante per il funzionamento degli autoveicoli. Purtroppo, come già detto, le lettere relative non sono ancora state localizzate. Ancora dal Registro del Protocollo risultano lettere della Pontificia indirizzate al Partito Comunista Italiano, sez. Borgo Palazzo, e al Partito Democrazia Cristiana per ringraziare dei doni distribuiti ai rimpatriati. E questo a riprova di quanto era già detto che l'attività della Pontificia aveva coinvolto tutta la città di Bergamo e aveva coinvolto tutti i Bergamaschi, senza differenza di credo e di opinioni politiche. D'altra parte anche i due quotidiani di Bergamo, “L'Eco di Bergamo” direttore Don. Andrea Spada e “Il Giornale del Popolo” direttore Avv. Alfonso Vajana, espressione il primo della Curia e il secondo del C.L.N., scrivevano in perfetta sintonia. Sempre dal Registro del Protocollo risulta che il primo contatto tra la Pontificia di Bergamo e la Pontificia di altre Diocesi (Varese, Alessandria, Sondrio, Pavia) avvenne il 24 Settembre 1945 per comunicare dati relativi agli arrivi dei rimpatriati. In date successive avvennero altri contatti; il 7 Ottobre con le Diocesi di Novara, Aosta, Vercelli, Torino, Genova, Brescia, Cuneo, Pavia. Questi contatti tardivi sono forse dovuti al fatto che la Pontificia di Bergamo era già da tempo in attività, mentre quelle di altre Diocesi erano entrate in attività in tempi di molto successivi? Ipotesi suggestiva per avanzare l'ipotesi che la Pontificia di Bergamo, se non la prima, sia stata la seconda, dopo Milano, ad entrare in attività. Ipotesi suggestiva, ma nulla più, almeno fino a quando le lettere relative non saranno state ritrovate. A parte il fatto che a Bergamo agiva, già dall'inizio di Maggio, un Comitato Vescovile Diocesano di Assistenza, che della Pontificia fu l'anticipatore. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] RICORDANDO LA PONTIFICIA COMMISSIONE DI ASSISTENZA - Alle attività della Pontificia io ho partecipato come uno dei bergamaschi che ebbe la ventura di non essere direttamente toccato dalla guerra e vi ho partecipato dal Maggio al Luglio del 1945, dal suo sorgere come movimento quasi spontaneo fino al momento in cui ebbe ad assumere un aspetto più strutturato e organico. Sia chiaro che io alla Pontificia non ho fatto nulla di eccezionale e che il mio apporto è stato modesto, modesto. La Pontificia sarebbe andata avanti benissimo anche senza di me. Un semplice lavoro di supporto, di facchinaggio e di scriba, a vantaggio dei tanti che approdavano in via Galliccioli senza nulla avere, ma con tanto da avere. Credo che la Pontificia, forse non sotto questo nome e non sotto una forma compiutamente strutturata, abbia avuto inizio nell'Agosto del 1943, quando Milano, più volte pesantemente bombardata, venne abbandonata da molti dei suoi abitanti. Nei bombardamenti del 8, del 13, del 15 e del 16 Agosto, dei 930 mila vani destinati ad abitazione ed esistenti nell'anteguerra, 360 mila andarono distrutti o furono gravemente danneggiati, 200 mila furono lesionati. Circa il 40% dei vani disponibili fu reso inabitabile. Delle 200 scuole pubbliche, 48 vennero distrutte o rese inservibili, solo 9 rimasero intatte. Delle 924 vetture in dotazione all'Azienda Tranviaria, 420 andarono bruciate. Il Cenacolo Vinciano venne distrutto, solo la parete con l'affresco di Leonardo rimase fortunosamente in piedi. Stessa sorte ebbe a toccare al Teatro alla Scala e a numerosi altri edifici insigni. (1) (2) E' comprensibile come di fronte a così imponenti distruzioni, quando già tutti si attendevano la fine della guerra a seguito della caduta di Mussolini il 25 Luglio, la popolazione di Milano venisse presa dal panico. Noi avevamo assistito ai bombardamenti notturni di Milano da quell'osservatorio sui tetti e sulla pianura che era il terrazzino sopra il tetto della casa dei Conti Morlani in vicolo S.Lorenzino in Città Alta, dove noi allora si abitava. Da quel punto si dominava la pianura e nei giorni di tempo limpido si vedevano il Monte Rosa, il Monviso, gli Appennini; nei giorni di autunno si vedevano le punte dei campanili di Città Bassa che, inondate di sole, emergevano da un mare di nebbia. Un po' più in alto, nel solaio, una finestruola, sotto il culmine del tetto, dava luce a un ampio spazio che avevo trasformato in studio. Potevo raggiungerlo solo passando, quasi strisciando, sotto una serie di grosse travi di legno che sorreggevano il tetto: due casse di legno, una per tavolo e una per sgabello, un busto in gesso di Carlo Alberto ed uno di Cavour - sfrattati da casa Morlani in tempi andati - costituivano l'arredo del mio studio. Vi andavo, fino a quando il freddo non mi costringeva a sloggiare in cerca di più miti ambienti, per preparare gli esami. E da quella finestruola la visione della pianura era ancora più ampia ed estesa. La nostra era una posizione dominante sulla pianura e la tragedia di Milano, rivelata, nella notte, dalle traiettorie dei proiettili traccianti dell'antiaerea e dal bagliore degli incendi, e, al mattino, dalle colonne di fumo, ci apparve subito evidente. Dal nostro terrazzo di osservazione e dal mio studio avevamo visto la tragedia di Milano, e la avevamo pienamente capita e assorbita. Non fu necessario che i giornali del giorno dopo ce lo dicessero. Così che quando si diffuse la notizia che arrivavano treni carichi di profughi, ci trovammo, in mezzo a tanti altri, alla stazione per portare aiuto, ma in realtà senza sapere che cosa avremmo potuto dare in aiuto. Ma ci trovammo là. E là venimmo a sapere che un primo centro di assistenza ai profughi era stato allestito in via Zambonate. Se ben ricordo presso la sede di un Gruppo Rionale Fascista, abbandonato in seguito agli eventi del precedente 25 Luglio. Vi aveva provveduto la Pontificia? Non so come, ma, rapidamente, vi comparvero letti, coperte, viveri ed una spontanea assistenza che aiutò una folla di "nullatenenti" a superare momenti d'angoscia prima che diventassero momenti di disperazione. Tra l'altro bisognava aiutare a riallacciare i contatti con i parenti lontani per comunicare che le chiamate fatte alle FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] case distrutte, e rimaste senza risposta, non dovevano significare che loro, i fuggiti, giacevano sotto le macerie ma solo che avevano trovato ospitalità presso brava gente. Il fatto è che molti erano fuggiti da Milano come impazziti, di nulla occupandosi che di lasciarsi alle spalle una città che bruciava, nulla portando o portando solo un piccolo fagotto. Non preoccupati di dove andare, ma solo tesi a trovare un treno che, in una direzione o nell'altra, li allontanasse dall'inferno. Credo che molti si siano trovati a Bergamo senza nemmeno sapere che la città che li accoglieva si chiamava Bergamo. E alla stazione questa massa di disperati venne accolta, indirizzata, portata in via Zambonate. Letteralmente portata, perché quelli che non ce la facevano ad andarci con le loro gambe, venivano caricati, loro, i loro bambini, i loro poveri fagotti, sui pesanti carretti dei portabagagli della stazione e portati al centro assistenza. E il viaggio non era cosa da poco: viale Roma non era asfaltato, le rotaie del tram catturavano le ruote delle carrette e tra le stanghe a trascinare quei pesanti e ingovernabili aggeggi non c'erano cavalli, ma ragazzotti più o meno robusti. Non so come i profughi siano poi stati sistemati. Penso che molti, ritrovata un po di serenità, siano ritornati alle loro case o abbiano dato inizio, altrove, ad una nuova vita, precaria ma indipendente. Forse in qualche paese delle valli bergamasche, dove trovarono altri pronti a dare aiuto, e dove diedero vita a nuove vite. Tutti in quel momento si mostrarono grati di quanto veniva loro dato. Solamente anni dopo, ci sarebbero stati i ripensamenti, tanto che alcuni proposero, pensata invero brillante di ingegni brillanti, che per i nuovi nati la carta di identità indicasse, come luogo di nascita, "Milano" e non il paesino bergamasco dove erano effettivamente nati. Non volevano avere nulla in comune con i "gozzatùn": “Milan, el nost Milan, perché Milan e pò pù”. E venne l'8 Settembre, e vennero i giorni bui dell'occupazione nazista e della ferocia repubblichina. Come dal nostro terrazzino sopra i tetti si ebbe la possibilità di assistere alla tragedia che si consumava a Milano sotto le bombe alleate, così, dal nostro osservatorio, si ebbe la possibilità di assistere alla tragedia che si andava consumava ad Orio al Serio. Dopo l'8 Settembre, i tedeschi avevano occupato l'aeroporto e lo utilizzavano per i loro bombardieri in missione sul fronte sud. Erano i giorni dello sbarco degli alleati ad Anzio e tutti facevano voti che la loro avanzata fosse rapida e risolutiva per la conclusione della guerra. Calcolando il tempo che, alla sera, le squadriglie in partenza impiegavano al decollo e il tempo che, alla notte, le squadriglie al rientro impiegavano per l'atterraggio, si cercava di farci un'idea di quanto potesse essere stata dura la loro missione. E l'augurio era che la missione successiva fosse più dura della precedente. Ma presto ogni speranza di una rapida fine ebbe a svanire. E vennero i giorni della Repubblica di Salò, i giorni della guerra civile, del discorso del Duce al Teatro Lirico di Milano, che sembrò ridare vigore a repubblichini, a squadristi, a brigatisti neri. Ma alla fine vennero i giorni della Liberazione. E venne l'8 Maggio del 1945, la fine ufficiale della guerra. E si pose immediatamente il problema del rientro dalla Germania dei prigionieri, politici e militari. Bergamo era stata risparmiata dalla guerra e si trovava sull'itinerario di quanti, dal Brennero, per rientrare alle loro case, si trovavano a dover gravitare sul nodo di Milano. Quelli che rientravano sapevano che Bergamo era stata risparmiata dalla guerra e quindi in loro maggiore era la speranza di trovarvi accoglienza: e molti passavano da Bergamo anche se la via del loro rientro si allungava. La Pontificia entrò immediatamente in attività fin dai primi giorni di Maggio. Si trattava di accogliere, ospitare e poi smistare gli ex prigionieri che rientravano e che ad ogni ora del giorno e della notte venivano a bussare al FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Centro. E accogliere voleva dire sfamare, vestire, curare e dare possibilità di ricuperare energie e speranze. Non so da dove provenissero, ma alla Dante Alighieri arrivavano viveri, letti, materassi, coperte, vestiti e scarpe. Bisognava scaricare, smistare, distribuire, ascoltare e parlare, suggerire e consigliare. E curare come si poteva e quello che si poteva. E poiché per molti il viaggio a Bergamo era avvenuto a piedi, e magari senza nulla ai piedi, la prima cura era proprio dedicata ai piedi. Cominciando dalla lavanda dei piedi. Nel senso più letterale del termine. Bisognava registrare nome e cognome, unità militare di appartenenza, campo di provenienza e destinazione degli arrivati. E raccogliere ogni informazione che potesse essere utile per la loro identificazione. Bisognava essere pronti a dare una risposta ad una madre, ad una moglie che venivano a chiedere, piene di speranza, se dal Centro era transitato qualcuno del tal reggimento, del tale campo di prigionia, con il tal indirizzo di fermo posta, dal quale era arrivata l'ultima lettera del figlio o del marito. Bisognava essere pronti a dire ai Parroci che dal Centro era transitato un tale che aveva avvertito che un gruppo di ex prigionieri del loro paese era in arrivo, non poteva precisare il giorno esatto del loro rientro perché li aveva lasciati ancora al di là del Brennero. Per una informazione di questo tipo un giorno mi sono trovato a Bolzano. Dal Centro, perché non era assolutamente possibile fare affidamento sui trasporti ferroviari, partivano automezzi che si recavano a Bolzano per raccogliere gli ex prigionieri che rientravano dai campi di concentramento della Germania. La benzina per il viaggio di andata non so chi la fornisse, quella per il viaggio di ritorno veniva fornita dalle autorità alleate di Bolzano, dietro presentazione di una richiesta rilasciata dal Centro al momento della partenza da Bergamo. Un giovedì si presenta al Centro un gruppetto di 3 o 4 persone, che chiede di poter avere l'autorizzazione a prelevare benzina a Bolzano, perché loro sanno che al Brennero è in arrivo un gruppo di loro compaesani; non hanno bisogno di altra assistenza perché hanno un camion con benzina sufficiente per il viaggio d'andata e viveri. Poiché la benzina a Bolzano sarebbe stata concessa solo dietro presentazione di una autorizzazione rilasciata del Centro e convalidata da un incaricato del Centro, senza autorizzazione e senza incaricato a bordo, il camion avrebbe fatto un viaggio a vuoto. Così, a pomeriggio avanzato, mi trovo sbalzato a bordo del camion, salutato alla partenza da un gruppo di donne che, con fare deciso e autoritario, dicono "Non azzardatevi a tornare se non ci portate i nostri uomini". Non ricordo con precisione di quale paese fossero - se non erano di Stezzano erano di Zanica o giù di lì - e a bordo del camion avevano messo tanta roba da mangiare raccolta nelle cascine, uova soprattutto. Non credo di sbagliarmi di molto se dico che molta roba, forse parti dello stesso camion, provenivano dai depositi della Wehrmacht, che venivano sistematicamente svuotati di tutto il loro contenuto. Il camion era un vero residuato di guerra, rabberciato alla meno peggio, assemblato il giorno prima con pezzi trovati qua e là. I fari non funzionavano, la marcia di notte sarebbe stata impossibile, le gomme erano lise, il motore bofonchiava, la ruota di scorta mancava. Arrivati all'inizio del Garda ci si ferma in un posto tappa, perché il buio preclude l'andare avanti. Non so perché è vuoto, forse abbiamo sbagliato strada e abbiamo imbroccato un posto fuori dai percorsi abituali. Cenato ci si dispone a dormire su pagliericci posati per terra, con l'intesa che appena si fosse fatto giorno si sarebbe ripresa la marcia. Improvvisamente mi sveglio perché il capannone dove ci siamo fermati è pieno di luce. Non ho orologio per controllare l'ora, ma sveglio gli altri e commento che dovevamo essere proprio stanchi per svegliarci non all'alba ma quando il sole è già alto. Nessuno obietta, tutti in piedi perché il "Capo" ha detto che bisogna alzarsi. Il "Capo" sono io - mi viene da ridere a pensarmi "Capo" - non so perché nominato tale dal gruppetto e come tale subito accettato da tutti. Se non sono reduci dalla Russia sono partigiani. Come "Capo" mi hanno FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] riservato un posto in cabina accanto all'autista, gli altri sono sistemati sul cassone scoperto. Sistemati i pagliericci e mangiato qualche fetta di salame, si esce all'aperto per rinfrescarci la faccia ad una fontanella nel cortile. Ma il sole non c'è, c'è invece una bellissima luna piena, brillante e pulita. Uno spettacolo. Senza alcun mugugno contro il "Capo", ma di buon umore, si torna a dormire. Malgrado l'infortunio non vengo degradato e continuo ad essere "Capo". L'autista del camion, sapendo lo stato pietoso delle gomme del mezzo, percorrendo la strada che dal fondo del Garda porta a Bolzano e che a destra e a sinistra è piena di automezzi e di mezzi corazzati tedeschi rovesciati e abbandonati, tiene d'occhio i mezzi abbandonati per individuare quelli che si potrebbero prestare a fornire ruote di ricambio. Vistone uno che si può prestare allo scopo, si ferma, adocchia una ruota, la sola delle quattro non sventrata, la quinta è già stata prelevata, e tenta di smontarla. Ma con gli attrezzi di cui dispone non ce la fa. Nelle vicinanze c'è un carro armato con la torretta aperta, si infila nella botola e ne riesce poi con una serie di chiavi. C'è anche quella buona per i bulloni del camion tedesco. Si riparte e più avanti può ricuperare altre ruote. Fortunatamente, perché prima di arrivare a Bolzano due delle gomme montate alla partenza si afflosciano e devono essere sostituite. Per buona fortuna, perché da Bergamo il camion è partito senza ruota di scorta. Ad ogni modo, prima di arrivare a Bolzano, tutte e quattro le ruote sono cambiate e il viaggio di ritorno si presenta meno problematico. Anche se non si trova la possibilità di avere la ruota di scorta. Avvicinandosi a Bolzano, tutti i camion sono già stati ripuliti di quanto poteva ancora servire. A Bolzano comincia la ricerca della benzina per il rientro. Le autorità dicono che non ce n'è più e nel serbatoio del nostro mezzo ne è rimasta poca, molto poca. Il compito di trovare benzina tocca a me e per non sciupare quella poca che è rimasta, comincio a girare a piedi da un posto all'altro, rimandato da un posto all'altro da informazioni che si rivelano inattendibili. Il venerdì sera andiamo a dormire non proprio di buon umore. Il sabato mattina riprendo la ricerca, facendomi forte della lettera rilasciata dal Centro. A metà mattina la informazione buona. Vengo autorizzato a prelevare benzina, nel tal posto, dal tal deposito. Ritorno a prendere il camion e finalmente il serbatoio è pieno. Il rientro a Bergamo è assicurato. Ma arriva la notizia che il Brennero è stato chiuso e che di treni per tutta la giornata non ne sarebbero arrivati. Mentre stiamo discutendo sul da farsi, in realtà non molto preoccupati perché di viveri ne avevamo e per questi non dovevamo dipendere da alcuno, veniamo avvicinati da un prete, a tutti sconosciuto, che, con fare imperioso, ci dice "Oggi pomeriggio alle tre voi partite con me". Alle nostre rimostranze che siamo a Bolzano in attesa di riportare a casa un gruppo di prigionieri del paese che ha sovvenzionato il viaggio e che non saremmo ripartiti senza i compaesani ci risponde "Partiamo oggi alle tre, che ci siano o che non ci siano i prigionieri. Partiamo alle tre anche col camion vuoto, perché domani mattina devo essere a Bergamo per dire messa alle sette e mezzo". Una scarica di improperi, sibilati, ma pur sempre inequivocabili improperi, accoglie l'impudente ordine. La decisione viene rapidamente presa, si ubbidirà alle donne del paese e non al prete; si sarebbe ripartiti da Bolzano solo quando i prigionieri del paese fossero arrivati. Anche perché la spedizione era, in definitiva, di carattere privato e non era una spedizione ufficiale del Centro. Poi, inaspettata, la notizia, in contrasto con quelle precedentemente fornite, che alla stazione è in arrivo un treno di prigionieri. Via, immediatamente, alla stazione e attendere per il resto della mattinata e il primo pomeriggio. Per strana ventura proprio uno dei gruppi che primo esce dalla stazione è quello dei prigionieri del paese. Baci, abbracci, pacche sulle spalle e uova trangugiate in fretta e fette di salame e bicchieri di vino ingollati e poi subito via sulla strada per Bergamo. Arrivati alla fine del Garda il buio ci costringe, ancora una volta, a fermarci a un posto tappa; la mancanza dei fari ci impedisce di proseguire. Le proteste dei prigionieri non mancano, e vivaci anche. Ma l'autista non si FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] muove. Quando anche il "Capo" dice che l'autista ha ragione e che non ci si muoverà se non quando si sarà fatto giorno, i prigionieri accettano la decisione e si acquietano. Mentre siamo alle prese con questa situazione, al posto tappa arriva un altro camion targato BG, vuoto, e da questo scende il nostro prete. Come ci vede e ci riconosce, ci sommerge di rimostranze, minaccia fuoco e fiamme e promette di trasmettere le sue più vivaci proteste a chi al Centro comanda. Frattanto, sotto lo stimolo dei nostri prigionieri, il nostro autista si accorda con l'autista dell'altro camion per riprendere la marcia per Bergamo. Il primo camion, a fari accesi, avrebbe aperto la marcia procedendo a velocità moderata compatibile con quella del nostro camion; il nostro camion avrebbe seguito, a fari spenti, a ridosso del primo. Partiti rispettando gli accordi, si percorrono pochi chilometri; poi, dopo una curva, ci troviamo soli, il primo camion ha accelerato e lo vediamo già distante che marcia ad una velocità impossibile per il nostro mezzo. La Santa Romana Chiesa ci ha piantati in asso. Non ci rimane che tornare con fatica al posto tappa, pernottare e ripartire la domenica mattina per rientrare a Bergamo a giorno fatto. In tempo per la messa delle dieci alle Grazie. E' al Centro che per la prima volta ho sentito parlare di Dachau, di Auschwitz, di Buchenwald, di Mauthausen. Ma non ho realizzato cosa quei nomi volessero effettivamente significare. Segnavo quei nomi sul registro delle presenze, come segnavo il nome dei tanti altri campi dai quali provenivano i prigionieri. Non ricordo che qualcuno di loro mi abbia mai dato notizie particolareggiate sui campi di sterminio. Ricordo che alcuni dei prigionieri erano più mal ridotti di altri, ma non posso dire di aver mai collegato il loro stato con il campo di provenienza. Anche perché di prigionieri io in definitiva ne vedevo solo una parte di quelli che transitavano per il Centro. Al Centro approdavano anche russi fuggiti dai campi di concentramento tedeschi e russi sbandati, forse collaborazionisti dei Tedeschi. Con loro non c'era niente da fare, intendersi era impossibile. Allora per un paio di volte telefonai alla mamma di Marcella, pregandola di venirci in aiuto. Da Marcella, anche lei lavorava al Centro, avevo saputo che sua mamma era rientrata dalla clandestinità. Poteva mancare Marcella là dove c'era da fare, e tanto da fare, per portare aiuto a poveri, a bisognosi, a disgraziati? No, non poteva mancare. Ed anche quelle situazioni difficili trovarono una certa soluzione. Ma a un certo momento quei russi improvvisamente scomparvero. Anche per la mamma di Marcella non sempre era facile capire e farsi capire da quelli. Forse non erano russirussi o, forse, non avevano alcuna intenzione di farsi capire e far trapelare la loro vera identità. Nell'estate del 1944, al comando di ex generali zaristi che già avevano partecipato alla lotta antibolscevica del 1918/1921, unità militari cosacche, costituite da elementi che avevano disertato dall'Armata Rossa o che, prigionieri dei Tedeschi, avevano optato per la Germania nazista, erano state trasferite in Italia, nella zona dell'alto Friuli e della Carnia, a protezione dagli attacchi partigiani della linea ferroviaria Villach-Tarvisio-Udine, essenziale via di rifornimento del fronte tedesco in Italia. Impegnate nella lotta antipartigiana vi erano, in Italia, anche altre unità militari costituite da collaborazionisti russi. Sempre nella zona del Friuli e della Carnia, vi erano unità caucasiche; nella zona di Sondrio e di Bergamo contingenti turco-mongolici; nel Veneto, in Piemonte, in Emilia reparti georgiani, azerbaigiani e turkestani. Sul fronte sud operava una intera divisione turkmena. Le unità cosacche, al comando del Gen. Domazov, erano le più consistenti: nell'Aprile del 1945 avevano raggiunto la forza di 20 mila armati (con circa 15 mila cavalli e 50 cammelli). Al loro seguito vi erano altrettanti civili, perché i Tedeschi avevano deciso di ricostituire in Italia - e precisamente nella zona del Friuli-Carnia rinominata "Kosakenland in Nord Italien" dai Tedeschi e "Cossackia" dai Cosacchi - la patria cosacca. Autorità suprema e indiscussa di tutti i Cosacchi, sia militari che civili, era l'atamano del Don, il Gen. Krasnoff. Per fare FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] posto ai civili cosacchi, i residenti italiani dei villaggi scelti per l'insediamento cosacco, vennero in massa allontanati dalle loro case o dovettero condividere con loro le loro case. Quando a Caserta, il 29 Aprile 1945, venne firmata la resa incondizionata di tutte le forze tedesche in Italia, i Cosacchi percepirono il pericolo di essere riconsegnati ai Russi, ed essere giudicati come collaborazionisti. Illudendosi che la Alpenfestung (Fortezza Alpina), vagheggiata da alcuni irriducibili nazisti, potesse essere effettivamente costituita in Austria e illudendosi di potere, da lì, proseguire la guerra fino al momento di poter stipulare una pace negoziata, i Cosacchi decisero di evacuare il Friuli e la Carnia e, attraverso il Plockenpass (Passo di Monte Croce Carnico - mt 1362), di raggiungere l'Austria. La ritirata attraverso il Passo avvenne tra enormi difficoltà per il maltempo, il freddo, la neve, che cadeva abbondante, tra il 1 e il 7 Maggio. Raggiunta, dopo aver superato anche il Passo Gailberg (mt 982), la valle della Drava, si accamparono lungo la sponda sinistra del fiume, a Peggetz di Lienz, occupando vecchi accampamenti della Wehrmacht. Ma presto ebbero a realizzare che non vi era alcuna "Alpenfestung" in preparazione. Nella zona vi confluirono anche altre forze collaborazioniste russe, provenienti da varie parti d'Europa. Gli Inglesi, nella cui zona di occupazione si trovava Lienz, in ottemperanza a quanto deciso a Yalta nel Febbraio 1945 tra Stalin, Roosvelt e Churchill, li disarmarono preparandosi a riconsegnarli alla Armata Rossa. Quando i Cosacchi videro quale destino li attendeva, cercarono di sfondare il cordone di vigilanza inglese che li circondava e tentarono di fuggire. Parecchi riuscirono nell'intento, molti caddero sotto i colpi delle sentinelle inglesi, molti si suicidarono sparandosi o impiccandosi, molti si gettarono nella Drava in piena e volontariamente vi cercarono la morte. Uomini, donne, bambini. La tragedia dei Cosacchi si ebbe a consumare proprio nei primi giorni di Giugno, tra il 1 e il 7. (3) (4) Quelli che riuscirono a fuggire, per un po rimasero nascosti nei boschi, protetti anche dalla gente della zona, e poi cercarono di uscire dalla zona controllata dagli Inglesi, che, inflessibilmente, applicavano l'accordo di Yalta. Alcuni, attraverso il Grossglockner e via Salisburgo e Innsbruck, raggiunsero la zona controllata dai Francesi, che li protessero e non li consegnarono ai Russi. Altri, forse mescolati alla massa dei profughi e dei prigionieri italiani che si muoveva a cavallo del confine italo-austriaco, riuscirono a rientrare in Italia. Forse proprio alcuni di quelli che erano sfuggiti alla tragedia sulla Drava, ebbero a raggiungere il Centro. Ma da questo, dopo avere usufruito di una prima assistenza, scomparvero senza lasciare traccia. Quelli, probabilmente, nulla sapevano e nulla capivano, ma una cosa l'avevano ben chiara in testa: per nessuna ragione si sarebbero avviati sulla via di casa. E poiché una delle attività del Centro era proprio quella di aiutare i profughi a trovare la via di casa, realizzarono presto che il Centro non era fatto per loro. E forse anche l'incontro con una interprete che avrebbe potuto svelare la loro vera identità, era fatto che li allarmava e preoccupava. Anche perché Bergamo era controllata dalle truppe inglesi del Colonnello Fletcher, dalle quali, loro, russi collaborazionisti, nulla di buono potevano aspettarsi. Lo avevano già sperimentato il giorno 1 Giugno, quando, durante la celebrazione di una messa nell'accampamento di Peggetz di Lienz, gli Inglesi avevano, all'improvviso, dato esecuzione all'ordine del Maresciallo Alexander di procedere all'immediato rimpatrio nell'Unione Sovietica di tutti i Cosacchi e di tutti i Russi, civili e militari, presenti nella zona. E per facilitare la sporca operazione, alcuni giorni prima, con un volgare sotterfugio, avevano arrestato tutti gli ufficiali e le autorità cosacche. Per non so quale ragione in quel periodo ebbi modo di andare in via Zambonate, in quel centro di primo intervento che già avevo frequentato nel Luglio-Agosto 1943. Durante il periodo repubblichino era diventato sede di qualche organizzazione repubblichina, fors'anche di una delle Brigate Nere che operavano a Bergamo. Ed ebbi ad osservare gente che procedeva alla sistematica distruzione - o forse ad un programmato FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] trafugamento - di documenti ed elenchi e che operava nel nome della carità cristiana per evitare non cristiane vendette, ma forse anche per evitare ben giustificate condanne o per occultare prove di non limpide collaborazioni. Non connesso con l'attività presso la Pontificia, fu l'intervento a Dalmine in occasione del bombardamento del 6 Luglio 1944 (278 morti, 800 feriti). La visita alla chiesa dove, raccolti in lenzuoli posti sul pavimento, si trovavano i resti, in parecchi casi pochi resti dilaniati, dei molti operai morti; il ricupero di alcune salme delle vittime, i cui documenti ancora leggibili indicavano l'abitazione; la consegna delle salme ai parenti. Ed anche quest'opera, sconvolgente e pietosa, mescolato a tanti che si erano precipitati a Dalmine appena si ebbe a diffondere la notizia della tragedia. Forse sarà stato così in tante altre città e paesi, ma Bergamo si ebbe a mostrare grande in mezzo allo sfacelo che la guerra aveva portato. A Palermo, alla battaglia di Calatafimi, sotto gli occhi di Garibaldi, quando Francesco Nullo comandò "Ché, i bergamasch, teucc inturen a mé" (ma forse disse: Avanti i me Giopì), quelli di Bergamo, quelli della VIII Compagnia che lo stesso Garibaldi aveva soprannominato "La Compagnia di ferro", si ritrovarono davanti a tutti. (5) Questa volta, senza nessun Nullo che desse il comando e nessun Garibaldi che stesse ad osservare per premiare o punire, i Giopì, non mille Giopì, ma tutti i Giopì, tutta la città dei Giopì, dei Giopì di nascita e dei Giopì di elezione, si ritrovarono ancora davanti a tutti, solo per rispondere ad un richiamo di solidarietà verso i più disgraziati. E senza tanto chiasso fecero quello che dovevano fare. E poi tutti a casa senza chiedere e attendere applausi. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] PATRIMONIO GENETICO - In articoli dedicati a Bergamo, è stato detto: Mani Pulite ha appena sfiorato la città di Papa Giovanni....Caso quasi unico fra i capoluoghi della Lombardia degli appalti miliardari. Onestà, professionalità: questo il vaccino contro il virus della corruzione? (1) Finché il vertice della classe politica dava il cattivo esempio, tutti si sentivano giustificati ad agire in modo immorale. L'Italia è in balia della bufera che scuote l'Occidente. Noi siamo i più fragili. Stiamo perdendo le nostre radici. Potremmo perfino spezzarci in due e precipitare nella guerra civile. Occorrono forza, ideali, leadership. Per rispondere a questa sfida, per salvarci, non basta la superficialità del passato. E' venuto il momento di una profonda riflessione su cosa sia la nostra civiltà, la nostra tradizione, le nostre mete, i nostri valori e i nostri doveri. E valutare tutto alla luce di questi solidi principi. (2) Se questo fosse vero, ricordando Bergamo non potrei non ricordare quanti, Bergamaschi di origine o di importazione, di non importa di quale estrazione sociale o cultura o provenienza, hanno contribuito, a qualsiasi livello, a preparare questo vaccino. Senza fare ricorso a complicati procedimenti biologici o a discutibili interventi di ingegneria genetica, solo facendo ricorso al patrimonio etico ereditato dai loro vecchi. Che forse è patrimonio genetico. Non clonabile. Forse con qualche tentennamento, forse con qualche singolo cedimento, Bergamo, tutto sommato, ha retto all'onda di piena della fogna straripante che ha travolto Milano. Ricordo quanti, a mia memoria, hanno contribuito a preparare questo vaccino. Il dott. Ferruccio Galmozzi, primo Sindaco di Bergamo libera, e quanti, nelle due amministrazioni da lui guidate, condividendone l'impegno civico e professionale, si sono impegnati per rinnovare la città. Anche a Bergamo, allora, c'erano macerie, anche se non materiali. Sono state rimosse. Maggioranza e opposizione, il Galmozzi, e i suoi democristiani, così come il Tulli, e i suoi comunisti, con picca e pala, collaborando, non litigando, le hanno sgomberate; divisi dalle ideologie ma uniti dal senso civico e dall'impegno di operare per la città, non curanti delle consorterie di provenienza, senza mai scadere nelle imbarbarite e volgari manifestazioni di intolleranza così comuni nei politici di oggi. I successivi amministratori e tutti i Bergamaschi, più o meno Bergamaschi, che hanno percorso lo stesso cammino lungo il corso di questi anni, cinquanta e più, giù fino ad Alessandro Ferrari, di Gandino, vigile urbano a Milano, morto a Milano il 27 Luglio 1993 nell'attentato terroristico di via Palestro. Medaglia d'Oro al Valor Civile. E poi tutti quelli che li hanno preceduti e che hanno seminato buon seme, seme che, germogliando senza gramigna, ha prodotto buon frutto. Quali sono i presupposti perché il vaccino contro il virus della corruzione e dell'agire immorale possa continuare a funzionare? Non usare diserbanti, non usare immunosoppressori di qualsivoglia specie e origine essi siano, per non distruggere le proprie radici e il proprio patrimonio genetico. Ma come le radici, anche i sogni devono sopravvivere. Ripensando ai fatti del 1945, fatti dolorosi, fatti tragici, non si possono dimenticare i sogni che allora fiorivano per una società migliore, più giusta, più libera. E i sogni erano le speranze racchiuse nella parola LIBERTA': libertà dalla occupazione nazi-fascista, libertà dal filo spinato dei campi di concentramento, libertà dalla paura di un futuro gramo e incerto, libertà dalle birbanterie FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] dei potenti e degli azzeccagarbugli. Anche i Garibaldini sognavano a Calatafimi, ed hanno continuato a sognare anche dopo Calatafimi. E di loro il ricordo non si è spento. E, dati i tempi che corrono, Dio solo sa quanti sogni dovremo ancora sognare. Se le nostre radici sono ben radicate, anche i sogni non appassiranno. Se sopravviverà il ricordo di quel vasto e sentito movimento di solidarietà messo in atto dai Bergamaschi nel 1945, c'è la speranza che anche i sogni abbiano a sopravvivere. In un recente articolo, amaro e disperante, si dice: Ormai sono giunto alla conclusione che la corruzione non ci deriva da questo o quel regime o da questa o quelle "regole", di cui battiamo, inutilmente, ogni primato di produzione. Ci deriva da qualche virus annidato nel nostro sangue e di cui non abbiamo mai trovato il vaccino. Tutto in Italia ne viene regolarmente contaminato. (3) Perché questo virus non abbia a stroncare anche le speranze, le illusioni, i sogni, perché i sogni non abbiano a morire né all'alba né al tramonto, sono state raccolte quelle testimonianze che compaiono nella Parte Prima e nella Parte Seconda di questo scritto. Efficace vaccino contro questo virus devastante possono essere solo le rimembranze. Bergamo, 1 Dicembre 1997 FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] BIBLIOGRAFIA PARTE PRIMA (1) L'Eco di Bergamo, 30 Aprile 1945. (2) Il Giornale del Popolo, 8 Maggio 1945. (3) L'Eco di Bergamo, 7 Maggio 1945. (4) Il Giornale del Popolo, 8 Maggio 1945. (5) L'Eco di Bergamo, 8 Maggio 1945. (6) Il Giornale del Popolo, 8 Maggio 1945. (7) L'Eco di Bergamo, 9-10 Maggio 1945. (8) Il Giornale del Popolo, 8 Maggio 1945. (9) L'Eco di Bergamo, 9-10 Maggio 1945. (10) L'Eco di Bergamo, 11 Maggio 1945. (11) L'Eco di Bergamo, 2 Maggio 1945. (12) Il Giornale del Popolo, 5 Maggio 1945. (13) Il Giornale del Popolo, 23 Maggio 1945. (14) Il Giornale del Popolo, 23 Maggio 1945. (15) L'Eco di Bergamo, 7 Maggio 1945. (16) Il Giornale del Popolo, 7 Maggio 1945. (17) Il Giornale del Popolo, 8 Maggio 1945. (18) Il Giornale del Popolo, 8 Maggio 1945. (19) L'Eco di Bergamo, 8 Maggio 1945. (20) L'Eco di Bergamo, 9-10 Maggio 1945. (21) Il Giornale del Popolo, 12 Maggio 1945. (22) L'Eco di Bergamo, 11 Maggio 1945. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] (23) Il Giornale del Popolo, 24 Maggio 1945. (24) L'Eco di Bergamo, 18 Maggio 1945. (25) L'Eco di Bergamo, 11, 12 Maggio 1945. (26) Il Giornale del Popolo, 25, 28 Maggio 1945. (27) L'Eco di Bergamo, 23 Agosto 1945. (28) L'Eco di Bergamo, 23 Agosto 1945. (29) Il Giornale del Popolo, 11 Maggio 1945. (30) Il Giornale del Popolo, 11 Maggio 1945. (31) Il Giornale del Popolo, 24 Maggio 1945. (32) Il Giornale del Popolo, 26 Giugno 1945. (33) L'Eco di Bergamo, 12 Maggio 1945. (34) L'Eco di Bergamo, 9/10 Maggio 1945. (35) Il Giornale del Popolo, 8 Maggio 1945. (36) L'Eco di Bergamo, 11 Maggio 1945. (37) Il Giornale del Popolo, 16 Maggio 1945. (38) L'Eco di Bergamo, 14 Maggio 1945. (39) L'Eco di Bergamo, 12 Maggio 1945. (40) L'Eco di Bergamo, 15 Maggio 1945. (41) L'Eco di Bergamo, 19 Luglio 1945. (42) Il Giornale del Popolo, 23 Maggio 1945. (43) Il Giornale del Popolo, 28 Maggio 1945. (44) L'Eco di Bergamo, 6 Giugno 1945. (45) L'Eco di Bergamo, 13 Giugno 1945. (46) L'Eco di Bergamo, 7 Luglio 1945. (47) L'Eco di Bergamo, 6 Giugno 1945. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] (48) L'Eco di Bergamo, 22 Giugno 1945. (49) L'Eco di Bergamo, 10 Luglio 1945. (50) L'Eco di Bergamo, 30 Luglio 1945. (51) L'Eco di Bergamo, 2 Agosto 1945. (52) L'Eco di Bergamo, 22 Agosto 1945. (53) Il Giornale del Popolo, 15 Maggio 1945. (54) L'Eco di Bergamo, 31 Agosto 1945. (55) L'Eco di Bergamo, 11 Luglio 1945. PARTE SECONDA (1) Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano, Ente per l'Enc.Cat., 1950, vol IV, p.62. (2) Falconi, C., L'assistenza italiana sotto bandiera pontificia, Milano, Feltrinelli, 1957, p. 7. (3) La Settimana dell'Italia, 13 Maggio 1945. (4) L'Eco di Bergamo, 15 Maggio 1945. (5) La Settimana dell'Italia, 13 Maggio 1945. (6) Rivista Diocesana Milanese, 1943, 1944, 1945. (7) La Settimana dell'Italia, 20 Maggio 1945. (8) L'Eco della Pontif. Comm. Assisten., 5 Agosto 1945. (9) L'Eco della Pontificia Commissione di Assistenza, 12 Agosto 1945. (10) La Settimana dell'Italia, 22 Luglio 1945. (11) Nel X anniver. della morte di S.E.Mons. Bernareggi. PARTE TERZA (1) Touring Club Italiano, Guida Breve d'Italia - Italia Settentrionale, T.C.I. - Milano, 1948. (2) Vitali, G., Una città nella bufera - Milano 25 Luglio 1943/25 Aprile 1945, Milano, Mursia, 1980. (3) Sgorlon, C., L'Armata dei Fiumi Perduti, Milano, Mondadori, 1985. FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] (4) Carnier, P.A., L'Armata Cosacca in Italia, 1944/1945, Milano, Mursia, 1990. (5) Sylva, G., Cinquant'anni dopo la prima spedizione in Sicilia - Impressioni e ricordi di un bergamasco dei Mille, Bergamo, E. Isnenghi, 1910. PARTE QUARTA (1) Corriere della Sera, 3 Settembre 1993, p.36. (2) Corriere della Sera, 13 Settembre 1993, p.1. (3) Corriere della Sera, 23 Novembre 1997, p.31. Pubblicazioni del Museo Storico della Città di Bergamo a disposizione: Per la serie dei Quaderni del Museo Storico della Città: 0. Oscar Castellini, La storia minore. La prima guerra mondiale nei documenti della raccolta Castellini, ergamo, Lubrina editore, 1996 (£ 12.000) 1. Mauro Gelfi, L’economia a Bergamo nell’Ottocento. I primi anni della dominazione austriaca, Bergamo, 1997 (£ 1.000) 2. Mauro Gelfi, La società a Bergamo nell’Ottocento. 1860: la relazione del prefetto Stefano Centurione al Ministro Camillo Benso conte di Cavour, Bergamo, 1997 (£ 1.000) 3. Cesare Fenili, Sanità e assistenza a Bergamo nell’Ottocento. Profili biografici di alcuni medici bergamaschi, Bergamo, 1997 (£ 1.000) 4. Cesare Fenili, Sanità e assistenza a Bergamo nell’Ottocento. Malattie ed epidemie a Bergamo, Bergamo, 1997 (£ 1.000) 5. Cesare Fenili, Sanità e assistenza a Bergamo nell’Ottocento. Il sistema assistenziale a Bergamo dal 1797 al 1880, Bergamo, 1997 (£ 1.000) 6. Barbara Cattaneo, Storia della cultura a Bergamo 1797-1870. I luoghi, le forme e i protagonisti del dibattito culturale fra tradizione e rinnovamento, Bergamo, 1997 (£ 5.000) 7. Mauro Gelfi, L’Africa vista dai soldati italiani, Bergamo, 1997 (£ 2.000) 8. Camillo D. Bianchi, Thomas Coryate, uomo simbolo dell'Europa senza frontiere. 1608: un viaggiatore inglese percorre, per cinque mesi, prevalentemente a piedi, l'Europa e racconta le sue esperienze di viaggio. E parla di Bergamo e dei Bergamaschi, Bergamo, 1997 (£ 2.000) FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected] Margherita Cancarini, Mauro Gelfi, Rosanna Paccanelli (Regia di Alberto Cima), Una città che cambia. Il volto di Bergamo nell’Ottocento, Bergamo, 1996 (VHS, durata 12”50’) (£ 20.000) Mauro Gelfi, Archivio Francesco e Luigi Cucchi. Catalogo, Bergamo, 1997 (£ 20.000) Mauro Gelfi, Francesco Rossi, Terra di San Marco, Bergamo, 1996 (£ 15.000) Sono, inoltre, ancora disponibili alcuni volumi editi da “Civitas Garibaldina”. Si ricorda che per le scuole sono stati attivati dall’Associazione Culturale e didattica del Museo Storico della Città, interventi specifici e mirati, oltre che sul percorso museale, anche su un percorso didattico sulle armi del Museo, sugli aspetti sociali di Bergamo nel XIX secolo, sugli eventi del 1848, sulle leggi razziali del 1938 (in riferimento alla mostra “L’Africa vista dai soldati italiani”). Prossime iniziative del Museo: Marzo 1998: approntamento di un percorso didattico sugli eventi del biennio 1848-1849 Aprile 1998: Mostra sul trentennale del 1968 Ottobre 1998: Mostra “La menzogna della Razza” Chi desiderasse avere notizie sulle attività di mostre e conferenze del Museo può compilare il coupon all’ingresso FONDAZIONE BERGAMO NELLA STORIA Piazza Mercato del fieno, 6/a - 24129 Bergamo Italy - Tel. +39 035 24 71 16 ; +39 035 22 63 32 - Fax 035 21 91 28 P. Iva 02995900160 - [email protected]