Udine da giocare
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Comune di
Circoscrizioni cittadine
[Udine da Giocare]
Concorso di libera espressione
[CATALOGO]
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Udine da giocare
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Comune di
Circoscrizioni cittadine
[Udine da Giocare]
Concorso di libera espressione
ANNO SCOLASTICO 2006 - 2007
[CATALOGO]
Udine da giocare
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[Udine da Giocare ]
Comune di Udine
URP Comunicazione Servizi al Cittadino
Redazione:
Maria Teresa Campaniolo
Laura Meo
Francesca Messina
Paolo Munini
Foto:
Paolo Munini
Stampa:
Graphic Linea
© 2007 – Comune di Udine
Udine da giocare
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Presentazione [Udine da Giocare]
Da molti anni l’Amministrazione comunale dedica particolare attenzione alle attività didattiche e ludiche rivolte ai bambini e ai ragazzi accompagnandoli nel loro percorso formativo.
“Udine da giocare” è l’espressione del linguaggio con cui i ragazzi interpretano il territorio, l’ambiente, la storia e la cultura della nostra città. Questo concorso si è posto l’obiettivo di stimolare l’apprendimento attraverso il gioco, sancendo il
diritto di dedicarsi alle attività ludiche che la Convenzione Internazionale sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza promuove e tutela con grande impegno.
“Udine da giocare” è un concorso che si è proposto di far conoscere ai giovani la vita cittadina in chiave ludica, utilizzando il gioco come mezzo per imparare. Giocare dunque diventa uno strumento formativo che stimola la creatività che i
ragazzi, partecipando al concorso, hanno manifestato attraverso i loro elaborati, utili strumenti per guardare il territorio
con i loro occhi. Queste attività sono rese possibili grazie alla dedizione degli educatori e di tutte le circoscrizioni cittadine
che sostengono le iniziative dedicate ai giovani durante tutto l’anno anche con il Ludobus, il servizio di animazione itinerante che mette in stretto contatto i più piccoli con il territorio in cui vivono. Porgo un sincero ringraziamento agli animatori che rendono possibili le continue e numerose attività rivolte ai giovani.
Porto un sincero augurio a tutti i giovani che hanno partecipato a questa seconda edizione di “Udine da giocare”. Il successo di questa iniziativa, ben rappresentato in questo catalogo, è testimonianza di un’ulteriore esperienza educativa elaborata attraverso il gioco, l’interazione e il confronto. Tutto ciò contribuisce ad una maggiore conoscenza del territorio e
della città in cui viviamo.
IL SINDACO DI UDINE
Prof. Sergio Cecotti
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[Udine da Giocare] Presentazione
Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha voluto con piacere partecipare a questa iniziativa, promossa dalle
Circoscrizioni del Comune di Udine, in quanto ritiene che il diritto al gioco sia senza alcun dubbio fattore fondamentale per
la crescita dei nostri ragazzi.
Oggi, nel mondo, ci sono ancora troppi bambini che, per le ragioni più disparate, non possono godere di questo loro diritto. Forte deve essere l’impegno delle Istituzioni affinchè tutti i bambini possano giocare con serenità e crescere con questa serenità.
Il “gioco”, sviluppato attraverso corretti criteri non è infatti solo movimento, manualità, intelligenza, ma soprattutto un
modo per iniziare a rapportarsi con gli altri, per esprimere le proprie sensibilità, per iniziare una vita sociale e di comunità
che inevitabilmente dovrà sempre più crescere nel tempo.
Credo che queste siano solo alcune delle ragioni che hanno ispirato questo concorso, ma sono certamente i motivi che
hanno indotto il Consiglio regionale ad aderire a questa iniziativa.
Una iniziativa che auspichiamo e vi auguriamo possa vedere la luce anche nei prossimi anni.
Alessandro Tesini
Presidente del Consiglio regionale
del Friuli Venezia Giulia
Il Comitato Regionale per le Comunicazioni del Friuli Venezia Giulia (Corecom FVG) sostiene e promuove già da tempo iniziative scolastiche capaci di stimolare nei giovani un autonoma riflessione sui molteplici aspetti che contraddistinguono il
territorio regionale. Recentemente il Corecom FVG ha promosso un concorso multimediale rivolto alle scuole medie superiori della regione, e quindi ha appoggiato con grande interesse il concorso”Udine da giocare” che si prefigge di incentivare la conoscenza da parte dei più giovani di storia, lingua, costumi e tradizioni locali. Le finalità educative e sociali del
concorso sono particolarmente coerenti con l’attività del Corecom FVG, che da tempo realizza iniziative e ricerche sull’universo dei giovani, troppo spesso opaco e misterioso agli occhi degli adulti.
Franco Del Campo
Presidente Corecom FVG
Udine da giocare
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Estratto dal bando di concorso [Udine da Giocare]
2° Concorso di libera espressione
UDINE DA GIOCARE
luoghi, cultura, storia e tradizioni del territorio descritti, riletti e/o riscoperti attraverso il gioco
PROMOTORI
Il concorso di libera espressione UDINE DA GIOCARE è promosso dal
Comune di Udine e dalle Circoscrizioni cittadine, con la collaborazione del
servizio di animazione itinerante del Ludobus dell’Ambito SocioAssistenziale n. 4.5 dell’Udinese.
PATROCINI E CONTRIBUTI
L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio della Regione Autonoma Friuli
Venezia Giulia, del Comitato Regionale per le Comunicazioni del Friuli
Venezia Giulia (CoReCom FVG), dell’Associazione Italiana dei Ludobus e
delle Ludoteche (ALI per Giocare), dell’Associazione Nazionale Città in
Gioco (GioNa), del Centro Internazionale Ludoteche e del Comitato
Provinciale di Udine per l’UNICEF.
Il concorso si avvale del sostegno della Presidenza del Consiglio Regionale
del Friuli Venezia Giulia e della Fondazione CRUP.
FINALITÀ E OBIETTIVI
Il concorso intende promuovere il valore del gioco, sottolineandone il ruolo
fondamentale nello sviluppo dell’individuo, e ribadire la necessità di salvaguardare tale diritto, sancito dalla Convenzione Internazionale sui diritti
del fanciullo, anche nell’ambiente urbano.
PARTECIPANTI
Possono partecipare, singolarmente o in gruppo, ragazze e ragazzi frequentanti le scuole primarie (classi quarte e quinte) e le scuole secondarie
di primo grado (tutte le classi), statali o paritarie, presenti nel Comune di
Udine.
La partecipazione è libera e gratuita.
ARGOMENTO
Il concorso prevede la produzione di elaborati su luoghi, cultura, aspetti,
storia e tradizioni del territorio udinese, descritti, riletti e riscoperti attraverso l’insolita prospettiva rappresentata dalle molteplici forme che può
assumere l’attività ludica.
Attraverso il gioco si può vivere, scoprire, leggere, immaginare l’ambiente
urbano e rappresentarlo al mondo degli adulti.
CARATTERISTICHE DEGLI ELABORATI
Il tema può essere liberamente sviluppato in forma di:
temi, racconti, storie, filastrocche e poesie (formato max A3, max 2 fogli);
disegni, fumetti, foto (formato max A3, max 2 fogli);
ipertesti, video, musiche (durata max 10 min);
giochi e giocattoli (ingombro massimo un cubo di cm 80);
progetti, plastici (ingombro massimo cm 150x100x50).
Gli elaborati possono utilizzare più tecniche contemporaneamente. È
ammessa la trasmissione nei più comuni formati digitali.
Gli elaborati devono essere inediti, non aver partecipato o partecipare ad
altri concorsi, non essere coperti da diritti d’autore ed essere frutto dell’impegno personale dei partecipanti.
Per ogni elaborato deve essere compilata ed allegata la scheda di partecipazione contenente i seguenti dati: titolo dell’opera, cognome e nome dell’autore, residenza, scuola e classe frequentata, recapiti telefonici e e-mail,
firma del genitore e/o dell’insegnante.
…
PREMI
Saranno assegnati i seguenti premi, consistenti in buoni-spesa presso negozi di materiale ludico-didattico:
A. elaborati individuali
A.1. scuola primaria
1° classificato
€
100,00
2° classificato
€
75,00
3° classificato
€
50,00
segnalazione
€
40,00
segnalazione
€
40,00
A.2. scuola secondaria di primo grado
1° classificato
€
100,00
2° classificato
€
75,00
3° classificato
€
50,00
segnalazione
€
40,00
segnalazione
€
40,00
B. elaborati di gruppo
B.1. scuola primaria
1° classificato
2° classificato
3° classificato
segnalazione
segnalazione
€
€
€
€
€
200,00
150,00
100,00
80,00
80,00
B.2. scuola secondaria di primo grado
1° classificato
€
200,00
2° classificato
€
150,00
3° classificato
€
100,00
segnalazione
€
80,00
segnalazione
€
80,00
C. Premio speciale giuria dei ragazzi
premio unico
€
150,00
Qualora i premi riservati ad alcune categorie non vengano assegnati per
carenza di elaborati presentati o per insufficiente qualità degli stessi, la
giuria può utilizzare gli importi disponibili per incrementare i riconoscimenti delle altre categorie.
Ulteriori premi potranno essere messi a disposizione dalle Circoscrizioni cittadine per gli elaborati riguardanti il territorio di competenza.
CRITERI
I premi saranno assegnati in base alla creatività, originalità, efficacia comunicativa, espressività degli elaborati presentati ed alla loro particolare attinenza con il territorio e la storia della città.
La giuria valuterà in seduta privata e con giudizio insindacabile gli elaborati presentati e renderà note le motivazioni relative alle opere premiate.
PREMIAZIONE
La premiazione si terrà a Udine il 26 maggio 2007, in occasione della
Giornata mondiale del gioco.
I concorrenti premiati saranno contattati dalla segreteria del concorso.
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[Udine da Giocare] Elenco premiati
GIURIA
Presidente
Francesco Milanese
Tutore pubblico dei minori del Friuli Venezia Giulia,
Componenti
Daniela Fattori
artista ed insegnante presso l’Istituto d’Arte “Sello” di Udine,
Francesco Pira
docente di comunicazione pubblica e sociale presso l’Università
degli Studi di Udine,
Beniamino Sidoti,
esperto di giochi,
ELABORATI DI GRUPPO
Scuola Secondaria di Primo Grado
Primo classificato € 200,00
Un castello… per amico
Classi 1ª C, 1ª D, 1ª E
Scuola ex Valussi
Ins. Rosanna Nassimbeni
Segnalazione € 80,00
Sapientudine
Debora Bonino, Nicole Zavattin, Luca Pagnutti
Classe 2ª M
Scuola ex Bellavitis
Segnalazione € 80,00
Memorudine
Debora Bonino, Nicole Zavattin, Luca Pagnutti
Classe 2ª M
Scuola ex Bellavitis
Scuola Primaria
Primo classificato € 200,00
Planis sull’acqua
Classe 5ª
Scuola Bearzi
Ins. Claudia Camellini
Secondo classificato € 150,00
Paderno in limerick
Classi 4ª A e 4ª B
Scuola Giosuè Carducci
Ins. Vania Cattarossi
Terzo classificato ex aequo € 100,00
Riciclopoli
Michela Cum, Lorenzo Cum, Ginevra Amendola,
Francesca Bottega
Classi 4ª e 5ª
Scuola Ippolito Nievo
Terzo classificato ex aequo € 100,00
Liberi di giocare
Classe 4ª
Scuola Emilio Girardini
Ins. Margherita Garro
Terzo classificato ex aequo € 100,00
Giocare insieme
Classi 5ª A e 5ª B
Scuola San Domenico
Ins. Bertilla Trento
Fabio Taroni
pedagogista, vicepresidente di ALI per Giocare,
Mario Turello
critico letterario,
Davide Zoletto
docente di Metodologia del gioco presso la Facoltà di Scienze della
Formazione dell’Università degli Studi di Udine.
La giuria è stata integrata da rappresentanti indicati dalle Circoscrizioni
cittadine per i riconoscimenti aggiuntivi assegnati dalle stesse agli elaborati riguardanti il territorio di competenza.
Una giuria formata dai componenti del Consiglio Comunale dei Ragazzi di
Udine ha assegnato un premio speciale.
Segnalazione € 80,00
6 giochi con le carte “udinesi”
Classe 4ª A
Scuola Antonio Friz
Ins. Fabia Tomasino
Segnalazione € 80,00
Basta semplicemente giocare
Classe 5ª C
Scuola Ada Negri
Ins. Luigina Rous
Segnalazione € 80,00
Udine 3050
Sara Strizzolo, Luca Scilipoti
Classe 5ª
Scuola Bertoni
PREMIO SPECIALE GIURIA DEI RAGAZZI
Premio unico € 150,00
Un castello… per amico
Classi 1ª C, 1ª D, 1ª E
Scuola ex Valussi
Ins. Rosanna Nassimbeni
ELABORATI INDIVIDUALI
Scuola Secondaria di Primo Grado
Primo classificato € 100,00
Questione di news
Martina Zuliani
Classe 2ª A
Scuola ex Manzoni
Secondo classificato € 75,00
Rimbalzando per Udine
Andrea Candusso
Classe 2ª M
Scuola ex Bellavitis
Scuola Primaria
Primo classificato € 100,00
Memorudine
Marco Giorietto
Classe 5ª A
Scuola Ada Negri
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Elenco premiati
Secondo classificato € 75,00
Giochi sotto lo sguardo di Florean e Venturin
Daniel Tosone
Classe 4ª A
Scuola Bearzi
Terzo classificato € 50,00
Un mistero sul giocacolle
Martina Dordolo
Classe 5ª C
Scuola Ada Negri
Segnalazione € 40,00
Il girotondo del gioco
Xenia Rilande
Classe 5ª A
Scuola San Domenico
Segnalazione € 40,00
Miry vai avanti
Francesca Freschi
Classe 5ª B
Scuola San Domenico
Segnalazione € 40,00
La città delle fontane
Lisa Bernes
Classe 4ª B
Scuola Bearzi
PREMI CIRCOSCRIZIONALI
Circoscrizione n. 1
Premio € 100,00
Un castello… per amico
Classi 1ª C, 1ª D, 1ª E
Scuola ex Valussi
Ins. Rosanna Nassimbeni
Premio € 50,00
Riciclopoli
Michela Cum, Lorenzo Cum, Ginevra Amendola,
Francesca Bottega
Classi 4ª e 5ª
Scuola Ippolito Nievo
Circoscrizione n. 2
Premio € 50,00
Il mio prato verde
Anna Letizia Varutti
Classe 5ª
Scuola Enrico Fruch
Premio € 50,00
Il girotondo del gioco
Xenia Rilande
Classe 5ª A
Scuola San Domenico
[Udine da Giocare]
Circoscrizione n. 3
Premio € 100,00
Liberi di giocare
Classe 4ª
Scuola Emilio Girardini
Ins. Margherita Garro
Premio € 100,00
6 giochi con le carte “udinesi”
Classe 4ª A
Scuola Antonio Friz
Ins. Fabia Tomasino
Circoscrizione n. 4
Premio € 150,00
Giocando si impara
Chiara Nazzi
Il gioco è la vita e la speranza dei bambini
Pamela Pucci
Classe 5ªC
Scuola Ada Negri
Ins. Luigina Rous
Circoscrizione n. 5
Premio € 50,00
La storia alternativa
Elisa Codutti
Classe 4ª
Scuola Arturo Zardini
Circoscrizione n. 6
Premio € 50,00
Il parco degli Armeni
Samanta Francescutti
Scuola ex Ellero
Premio € 50,00
Un sorriso come la vita
Beatrice Kaloczy
Classe 2ª
Scuola ex Manzoni
Circoscrizione n. 7
Premio € 70,00
Classe 5ª
Scuola N. S. dell’Orto
Ins. Vania Madussi
Premio € 70,00
Classe 4ª
Scuola N. S. dell’Orto
Ins. Maria Elisabetta Antares
Premio € 60,00
I giochi dei nonni a scuola
Classe 1ª H
Scuola ex Marconi
Ins. Giulietta Pascoli, Dario Colavizza
Udine da giocare
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Riflessioni
Giocare e creare
di Francesco Milanese
Nella mia esperienza di Pubblico tutore ho più volte provato a
riflettere con adulti e ragazzi sul significato che hanno i diritti e da
dove essi originano. Anche i ragazzi e i bambini riescono a capire
molto bene che alla base di un diritto c’è un bisogno, ma è forse
più difficile cogliere il fatto che non sempre ogni bisogno diventa
un diritto. Questa lezione mi viene anche dalla lettura del testo
della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e l’adolescenza che le Nazioni unite hanno approvato a New York nel 1989
e che resta il principale ed essenziale riferimento per tutti coloro
che dei diritti dei bambini vogliono efficacemente occuparsi.
Tutelare i diritti dei bambini oggi non significa né solo pensare ad
una pedagogia curricolare, né ad una società iperprotettiva, né
tanto meno ad una iperbolica capacità di sanzionare ogni violazione.
Il diritto dei bambini non è di minor valore perché minore in estensione di quello godibile dall’adulto, in quanto l’esercizio che ne fa
il minore è proporzionato alle sue capacità, e perciò è comunque
esercizio di un diritto, che è pieno nel momento in cui è posto perché pienamente rispondente all’esercizio possibile della libertà e
responsabilità di quel ragazzo o di quella ragazza in quel determinato contesto di età e di relazione. Esso non deve essere percepito
come una diminutio rispetto all’adulto, bensì come educazione del
fare.
Pur essendo vero che nella realizzazione dei diritti esiste un esercizio pieno e adulto degli stessi, è pur vero che per una personalità
in formazione, l’esercizio graduale di libertà sempre maggiori non
rappresenta mai il vissuto del “già e non ancora”, ma la pienezza
di ciò che è possibile e compatibile con l’età e le capacità proprie.
Con un paradosso si potrebbe dire che la pienezza della possibilità
dell’esercizio del loro diritto sta proprio nella gradualità con cui
imparano a utilizzare lo strumento dei propri diritti. Questo avviene sia in positivo, come acquisizione, che in negativo, come frustrazione.
Ciò non deve però dar luogo ad una paradossale iperbole dell’attenzione educativa adulta che diventa per converso un eccesso di
protezione, una costante presenza vigilatrice capace di soffocare
l’esercizio dell’autonomia del bambino stesso. Si perde così il valore che invece deve presiedere ad ogni intenzione realmente educativa, ossia lo sviluppo della personalità e dell’autonoma libera
espressione della stessa.
Ho cercato di cogliere la positiva diversità rappresentata dal bambino nella società che stiamo attraversando, ma vi sono anche
esempi di segno opposto che rappresentano una indebita intromissione dell’adulto nel territorio della bambinità e che proiettano su
di lui dimensioni di ansia e preoccupazione del tutto inopportune.
Un esempio a mio avviso assai significativo di quanto la preoccupazione dell’adulto si riversi sul bambino, fino ad impedirne il godimento di diritti fondamentali che la Convenzione invece prevederebbe, è dato dal modo in cui spesso si propone il tema del diritto
al gioco.
Nell’art. 31 della Convenzione si recita che il bambino, come il giovane, ha diritto al riposo ed al tempo libero, di dedicarsi al gioco
ed ad attività ricreative proprie della sua età e di partecipare alla
vita culturale ed artistica. Già l’affermazione del diritto al tempo
libero è per certi rivoluzionaria, vista la costante preoccupazione
che noi genitori nutriamo per il tempo dei nostri figli che ci porta
a riempirgli la vita di mille attività, di cadenze quasi frenetiche, di
cose da fare, corsi, palestre, studio... Paradossalmente questa
nostra preoccupazione adulta, oltre che impedire al bambino di
vivere un suo tempo libero, che è anche fonte di creatività, autonomia e socializzazione primaria, costringe noi stessi ad una frenetica attività di accompagnamento che riduce la funzione del genitore a quella di tassista dei propri figli. Ciò che però la lettura
testuale dell’articolo 31 deve indurci a modificare radicalmente è
la concezione del gioco che noi troppo spesso manteniamo. Il bambino non ha, come spesso si dice, diritto al gioco ma di dedicarsi al
gioco ed il verbo dedicarsi non è assolutamente casuale.
È un verbo che indica la possibilità di stare nella dimensione del
gioco, in modo libero e gratuito, ma anche totale; quel verbo,
infatti, è lo stesso che viene usato per indicare quel modo di essere a servizio dell’altro che caratterizza il volontariato, ovvero la
dedizione che riguarda la relazione amorosa e coniugale, ovvero la
dimensione vocazionale di chi vive una missione e ci si dedica.
È, dunque, un approccio totalmente diverso da quello che presiede un certo eccesso di pedagogismo che spesso spinge i genitori e
gli educatori a proporre al bambino il cosiddetto gioco educativo.
Dedicarsi al gioco è un’espressione che richiede l’assoluta gratuità
della dimensione ludica la quale non va finalizzata ad una qualsivoglia prestazione, sia essa di tipo educativo o competitivo; grazie
alla scelta del verbo si intuisce appieno che il valore che si intende
tutelare corrisponde alla dimensione esistenziale insita nella sfera
ludica della persona umana e che presiede la stessa origine della
vita culturale ed artistica. Ridurre il gioco al gioco educativo o al
videogioco, a dimensioni comunque legate alla capacità di prestazione, è ciò che di più lontano c’è dalla espressione libera e semplice della esperienza ludica del bambino, come di ciascuna persona.
Trovo estremamente importante infatti il collegamento espresso
nel testo tra il dedicarsi al gioco ed il partecipare della vita culturale ed artistica quasi a sottolineare che nulla nella cultura e nell’arte sarebbe nato se non per la esaltazione della piacevolezza
ludica e della gratuità del fare che presiede al dato originario dell’arte stessa. Ecco perché un concorso come quello che la città di
Udine propone alle scuole acquista un sapore importante, coglie
una innovazione culturale propone un approccio espressamente e
direttamente creativo al momento ludico. Pur nella forma del concorso non intende generare una vera competizione né stimolare
la performance, bensì offrire uno spunto creare l’occasione per
una partecipazione e condivisione gioiosa cui viene offerto un riconoscimento, più che un vero premio.
Il bello sta nel fare il gioco, nel creare, nel crescere le proprie competenze espressive e ludiche e nel farlo insieme ad altri.
Questa esperienza pregevolmente caratterizzata da un approccio
educativo molto coerente offerto dalle scuole è un bel modo per
incontrare insieme il diritto e il bisogno, l’aspetto formale e quello sostanziale di un diritto ancora da garantire e promuovere per
tutti.
Udine da giocare
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Elaborati premiati [Udine da Giocare]
1° Classificato elaborati di gruppo, Scuola Secondaria di Primo Grado
Premio speciale giuria dei ragazzi
Premio Circoscrizione n. 1
UN CASTELLO... PER AMICO
Classi 1ª C, 1ª D, 1ª E Scuola ex Valussi
Ins. Rosanna Nassimbeni
Regole del gioco
Questo gioco permette di compiere un percorso lungo le vie
della città di Udine per scoprirne gli aspetti più significativi,
curiosi, interessanti e condividerli con amici e amiche provenienti da vari paesi del mondo.
Età dei giocatori
Dai 10 anni in su.
Il gioco è composto da:
• un piano di gioco (con percorso a caselle costruito sulle vie
della città);
• un dado;
• otto segnalini con gli stemmi dei borghi cittadini;
• cinque sagomine “taxi”;
• cartoncini con le domande (otto mazzetti di diverso colore);
• gettoni colorati (costituiti da tesserine da mosaico color: oro,
rosso, lillà, giallo, nero, azzurro, bianco, blu);
• un CD audio;
• un libretto con le domande/risposte e un libretto con le
filastrocche;
• un foglietto con le istruzioni del gioco.
Preparazione del gioco
Aprire il piano di gioco, sistemare i cartoncini con le domande
negli appositi spazi, suddivisi a seconda del colore. Per comodità si consiglia di porre accanto ai cartoncini colorati un gettone dello stesso colore.
Le domande vertono su: arte – architettura; parchi – giardini;
sport; curiosità – cultura; personaggi illustri; musica; enogastronomia; detti e proverbi.
no la squadra a restituire al giudice un gettone dal colore indicato, oppure dei cartoncini che fanno guadagnare alla squadra
un gettone del colore indicato senza dover rispondere ad alcun
quesito. Se la squadra arriva nelle caselle neutre può sostare
senza alcun obbligo di rispondere a domande.
Se si capita nella casella TAXI si vince un buono che consente,
per una volta sola di spostarsi in qualsiasi punto del percorso
tranne sul piazzale del Castello.
Come si gioca
Prima di iniziare è preferibile nominare un giudice a cui verrà
affidato il compito di controllare che tutto si svolga regolarmente.
Ogni squadra sceglie un segnalino e si sistema alla partenza.
Inizia il gioco la squadra che lanciando il dado totalizza più
punti.
Ogni squadra può scegliere il percorso da fare.
Il punto di arrivo è il piazzale del Castello: vincerà il gioco la
squadra che lo raggiungerà per prima.
Per vincere però bisogna prima aver guadagnato: 3 gettoni
blu, 3 gettoni oro, 1 gettone per i rimanenti colori.
Per guadagnare i gettoni è necessario rispondere alle domande indicate nei cartoncini.
Durante il gioco si possono pescare dei cartellini che costringo-
I gettoni azzurri rappresentano gli amici di tutto il mondo.
Per guadagnare i gettoni di questo colore è necessario:
1) ascoltare le frasi e la filastrocca incise sul disco;
2) indovinare di quale lingua si tratta;
3) imparare, ascoltando le seguenti frasi nella lingua parlata:
Come ti chiami? Io mi chiamo…, e tu?
Vuoi giocare con me? Si!
Qualora non si disponesse di un lettore CD ci si limiterà alla lettura del cartellino per imparare le frasi e intuire di quale nazionalità è l’amico/a che parla.
Per concludere il gioco è necessario che il lancio del dado indichi il numero esatto di caselle per raggiungere il castello (se
esce, ad esempio, il numero 6, ma le caselle per arrivare al
castello sono solo 3, si ritenterà fino ad ottenere il numero 3).
Classe 1C: Andreias Gabriel Tonut, Boci Mirsada, Boci Mirsida, Brullo Davide, Cabai Thomas, Catapano Sabato, Codarin Stefano, Croattini Costanza, De
Reggi Simone, De Stefanis Riccardo, De Stefanis Roberto, Del Cet Gabriele, Gagic Nikolina, Halushchynskyi Vasyl, Mattaloni Lorenzo. Mellone Enrica, Miani
Gabriella, Petronio Claudio, Radassao Luca, Rossi Gianluca, Rusciano Rita, Tomasetti Beatrice, Zuccato Alice.
Classe 1D: Asandei Rahela, Bizzarra Silvia, Carbone Gianluca, Cason Florian, Cinefra Vanessa, Esposito Davide, Grani Maria, Hafdaoui Sara, Lena Lorenzo,
Loiacono Martina, Lunari Michele, Marjanovic Dusan, Mashaal Andrea, Parente Luca, Poci Alekiana, Priala Beniamin, Santin Giulia, Tirindelli Chiara,
Vignolo Irene, Vogrig Deborah, Zuniga Laura Isabella.
Classe 1E: Basana Federico, Bevilacqua Tommaso, Brisighelli Giuseppe, Cappellaro Enrico, Cosma Daniel, Del Gobbo Giacomo, Dosmo Elena, Faitini
Edoardo, Flaibani Ivan, Ghibellini Filippo, Marcolin Vittoria, Missio Sara, Msatfi Zakaria, Paron Giada, Patrone Eugenia Vittoria, Pushimaj Gerti, Sabbadini
Lorenzo Maria, Sanzo Emanuele, Sclausero Giulia, Themel Veronica.
MOTIVAZIONE DELLA GIURIA
Un castello per amico è un gioco da tavolo con cd per promuovere la conoscenza del territorio, della storia della città, ma anche delle
altre lingue e culture presenti sul territorio urbano. Il progetto ha visto collaborare tre classi diverse, trasformando un lavoro di esplorazione e storia locale in una progettazione collettiva. Il tabellone riprende il centro di Udine, attraversato da diversi percorsi corrispondenti ciascuno a un approfondimento diverso: arte e architettura, parchi e giardini (domande sulle filastrocche di altre lingue),
sport, cultura, personaggi illustri, musica, enogastronomia, detti e proverbi. Anche nella scelta degli argomenti attraverso cui registrare la storia locale, la cultura “alta” sposa quella “bassa”, con una buona attenzione alla cultura materiale.
Il lavoro si distingue per una grande cura della presentazione e della ricerca, per un’idea di gioco funzionale, per l’ampiezza dei riferimenti.
GIURIA DEI RAGAZZI
Il lavoro che si è deciso di premiare è UN CASTELLO PER AMICO perché è originale e simpatico, ci è piaciuta l’idea di unire al gioco un
CD musicale cantato dai ragazzi, il gioco è costruito con molta cura fin nei dettagli, è il risultato di un lavoro di collaborazione tra le
ragazze e i ragazzi di classi diverse e i loro insegnanti.
Appare subito evidente la relazione del gioco con il territorio udinese, come richiesto dal bando, ci piace l’idea che si possa “imparare” giocando, che è sicuramente divertente.
Udine da giocare
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[Udine da Giocare]
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Elaborati premiati
1° Classificato elaborati di gruppo, Scuola Primaria
PLANIS SULL’ACQUA
Classe 5ª
Scuola Bearzi
Ins. Claudia Camellini (Suor Francesca)
Siamo gli alunni della classe 5 della scuola primaria Bearzi.
Vogliamo spiegare come, per partecipare al concorso Udine da giocare,
abbiamo realizzato il plastico che rappresenta una zona della nostra città.
Abbiamo pensato: siccome ci piacciono molto i giochi sull’acqua (ogni volta
che andiamo a Gardaland li prendiamo d’assalto), perché non proviamo ad
immaginare come potrebbe essere la roggia di via Planis trasformata in un
parco giochi acquatico? Detto fatto, con l’insegnante suor Francesca siamo
andati ad esplorare dal vero come sono le cose e come potrebbero diventare… con la fantasia.
Appena fuori dal Bearzi le sbarre del passaggio a livello ci hanno bloccato
e così, mentre aspettavamo il treno, ci è venuto in mente che, se ci fosse un
passaggio sopraelevato, i pedoni almeno non farebbero la coda. Ma la fantasia ha iniziato a lavorare. Per arrivare a scuola facilmente ci è venuta in
mente una scala mobile, collegata ad un ponte che attraversa la ferrovia
fino al giardino del Bearzi. Per scendere abbiamo pensato ad uno scivolo
che termina con un tappeto elastico. Per chi ha lo zaino pesante… un tunnel lo trasporta fino a terra e così possiamo arrivare a scuola divertendoci.
Quando il treno ci ha permesso di passare siamo arrivati subito all’inizio
della roggia di via Planis, futuro parco acquatico della nostra fantasia.
“Quanti pioppi alti!” abbiamo pensato, così subito è balenata l’idea del
ponte tibetano (per i più coraggiosi) realizzato in alto, fra un albero e l’altro. Per salire sui pioppi ci vogliono semplici scalette e piattaforme di legno
dalle quali partire lungo il filare.
Ma è stata l’acqua della roggia a stuzzicare la nostra creatività.
Sarebbe bello scendere fino al negozio Eurojapan con i gommoni, anche se
ogni tanto qualche ponticello, che mette in comunicazione le villette con
via Planis, potrebbe interrompere la corsa. Ma si potrebbe rimediare innalzando i ponti o… abbassando il fondo della roggia… con la fantasia si può
tutto!
Stando sui gommoni o dai ponti, si potrebbe giocare a prendere all’amo
qualche paperella, di plastica, naturalmente, perché i germani reali, o
“madurins”, sono belli vivi! Chi riesce a pescare più anantrine vince la gara
di discesa. Ma giunti all’Eurojapan, come si fa a far ripartire i gommoni?
Niente paura: un simpatico trenino che fa servizio trasportando i bambini
più piccoli lungo il viale per farli divertire, ha attaccato alla sua coda uno
speciale carrello-vagone. Su di esso si possono caricare i gommoni che vengono trasportati all’inizio della roggia di via Planis, rimessi in acqua e… il
giro ricomincia.
Per chi ama i salti sarebbe bello attaccare grossi elastici ai rami più robusti
di due pioppi, posizionare a terra un maxi tappeto elastico e… jamp jamp;
male che vada si fa un tuffo nella roggia, così il divertimento è assicurato.
D’inverno, quando fa molto freddo, la roggia potrebbe ghiacciare (altrimenti potremmo farlo con speciali macchinari, sempre nella fantasia) e
diventare una simpatica pista di pattinaggio.
Pensiamo che il nostro progetto garantirebbe il divertimento a molti bambini e che il proprietario della gelateria Da Ado farebbe grossi affari:
d’estate venderebbe molti gelati e d’inverno… cioccolate calde a volontà.
Classe 5: Braidot Francesco, Buzzulini Sandri Elena, Camia Matteo, Cesaratto Camilla, Cesaratto Selina, Clocchiatti Simone, Comuzzo Anna, Comuzzo Sara,
Furlan Teresa, Leombruno Jacopo, Leoni Zoe, Lorenzatto Luca, Magagnin Antonia, Marchetti Gaia, Milite Valentina, Nuti Margherita, Patini Celeste,
Peresson Tommaso, Pittino Arianna Egle, Sabot Leonardo, Segatti Samuele, Sella Davide, Serra Vittorio Maria, Tosolini Sebastiano, Zanuttini Luca.
MOTIVAZIONE DELLA GIURIA
La proposta di modifica della roggia in un parco acquatico si compone di un racconto, di un plastico, di una bella suggestione che si
traduce in una visione chiara e allegra. Il lavoro della scuola Bearzi è ben fatto, completo, attento, ma anche possibile, se è lecito suggerire un diverso approccio ai nostri spazi urbani. Un tempo si giocava con l’acqua, senza spazi dedicati, con colonie di bambini che
inventavano propri giochi: allora trasformare una roggia in un parco tematico non é fantascienza ma memoria che suggerisce interventi di uso e non solo di conservazione del territorio.
Udine da giocare
27-11-2007
11:45
Pagina 13
Elaborati premiati
[Udine da Giocare]
2° Classificato elaborati di gruppo, Scuola Primaria
PADERNO IN LIMERICK
Classi 4ª A e 4ª B
Scuola Giosuè Carducci
Ins. Vania Cattarossi
LIMERICK
C’E’ ALBA DI VIA MONTE FESTA
CHE GIOCANDO SENTE MAL DI TESTA,
VA A CASA IMMEDIATAMENTE
E LA MAMMA LA CURA AMOREVOLMENTE.
QUELL’ AMMALATA DI VIA MONTE FESTA!
C’E’ SHANNA DI VIA CARLO PACE
A CUI ANDARE IN BICI MOLTO PIACE.
LA MAMMA IERI GLIEL’ HA COMPRATA
E LEI L’ HA SUBITO PROVATA.
QUELLA CICLISTA DI VIA CARLO PACE!
C’E’ THOMAS DI VIA ALBA
CHE SI SVEGLIA SEMPRE ALL’ ALBA
PER GIOCARE NEL CORTILE
CON LA PALLA IN APRILE.
QUEL GIOCATORE DI VIA ALBA!
C’E’ GIOIA DI VIA MONTE SAN MICHELE
CHE IN ALTALENA VA SEMPRE CON LELE,
MA OGNI TANTO CON LA SUA MAMMA LORETTA
VA ANCHE IN BICICLETTA.
QUELLA SPORTIVA DI VIA MONTE SAN MICHELE!
C’E’ OTTAVIA DI VIA ROSA,
CHE GIOCA CON LE BAMBOLE E LE VESTE DA
SPOSA.
QUANDO GIOCA NON BADA A NESSUNO,
MA POI VI ASCOLTA UNO PER UNO.
QUELLA GIOCATRICE DI VIA ROSA!
C’E’ VICTOR DI VIA MONTE SAN MICHELE
CHE VA SEMPRE A RACCOGLIERE LE MELE.
GLI PIACE TANTO CAMMINARE
E SUL LETTO SALTELLARE.
QUELL’ AVVENTURIERE DI VIA MONTE SAN
MICHELE!
C’E’ CAROLINA DI VIA REANA
CHE QUANDO SALTA SEMBRA UNA RANA.
FA BALZI COME UN CANGURO
MA TALVOLTA SBATTE SUL MURO.
QUELLA SBADATA DI VIA REANA!
Classe 4 A: Accardi Giuseppe,
Apuzzo Thomas, Bevilacqua
Matteo, Gambardella Claudio,
Gardellini
Riccardo,
Grasso
Francesco, Grasso Nicola, Laloun
Mohamed, Librale Jacob, Rosa
Victor, Braidotti Gioia, Brozi Alba,
Carraro Carolina, Noor Shanna,
Piccolo Antonella, Santarelli
Ottavia.
Classe 4 B: Ademi Granit, Cencig
Thomas, Driussi Davide, Lazzaroni
Luca, Marsico Matteo, Pesante
Francesco, Rojatto Alex, Viola
Riccardo, Fabian Michelle, Fabro
Irene, Marchesan Chiara, Miraval
Angela, Spilotti Margherita,
Tosolini Marta, Todorovic Sanja.
C’E’ CHIARA DI VIA FELETTO,
CHE A PIEDI VA NEL GIARDINETTO.
SULL’ ALTALENA LE PIACE ANDARE
E LE SEMBRA DI VOLARE.
QUELLA SOGNATRICE DI VIA FELETTO!
C’E’ IN VIALE VAT MATTEO
CHE VA A PESCA CON TEO,
NELLA ROGGIA LANCIA LA LENZA
CON STRABILIANTE POTENZA.
QUEL FORTUNATO PESCATORE DI VIALE VAT!
C’E’ FRANCESCO DI VIA LIGURIA
CHE SPESSO S’INFURIA.
QUANDO VA IN BICICLETTA
SEMBRA UN’ INCANDESCENTE SAETTA.
QUELL’ INFURIATO DI VIA LIGURIA!
C’E’ ALEX DI VIA DON BOSCO
CHE GIOCA CON UN BAMBINO CHE CONOSCO.
GIOCANO A RUGBY TUTTO IL GIORNO
E DOMANI ANDRANNO IN TRASFERTA A CODORNO.
QUEGLI SPORTIVI DI VIA DON BOSCO!
IN VIA DORMISCH C’E’ LUCA
CHE HA TANTI CAPELLI SULLA NUCA.
UN GIORNO CON UN SOLE PERFETTO
ANDO’ A GIOCARE AL PARCHETTO.
QUEL GIOCHERELLONE DI LUCA!
IN VIA SALUZZO C’E’ MARGHERITA
CHE IN SOFFITTA E’ SALITA.
NEGLI ARMADI VA A CERCARE
DEI GIOCHI DA PROVARE.
QUELL’ AGGUERRITA DI MARGHERITA!
C’E’ ANGELA DI VIA PIEMONTE
CHE CON I ROLLER FA IL GIOCO DEL PONTE.
SI SPINGE VELOCE SU UN PIEDE SOLO
MA, AHIME’, CADE AL SUOLO.
QUELLA SBADATA DI VIA PIEMONTE!
C’E’ IRENE CHE ABITA IN CITTA’
E RACCONTA SEMPRE DELLE BELLE NOVITA’.
LEI SI DIVERTE A GIOCARE CON GLI AMICI
AD ANDARE IN STRADA CON LA BICI.
QUELLA BAMBINA DI CITTA’ SEMPRE IN ATTIVITA’!
MOTIVAZIONE DELLA GIURIA
La piantina tracciata dalle quarte della
Carducci descrive il quartiere abitato dai
bambini dedicando un breve limerick a
ogni via diversa, inserendo tutti i compagni
di classe in un panorama di rime e di giochi.
I limerick composti sono ben fatti, nel rispetto non solo dell’idea ma anche della forma
del limerick: la presentazione, intorno a una
cartina del territorio, dispone dei pallini colorati con le rime dedicate. Un metodo efficace
e bello per conquistare il quartiere al gioco,
giocato o sognato.
Abbiamo
Buttato
Coriandoli
Dovunque.
Eleganti
Farfalle
Gialle
Hanno
Invaso
La
Mia
Notte.
Ohhh
Paderno!
Questo
Ricordo
Sia
Tutto
Un
Vero
“Zioco”
Abbiamo
Ballato,
Cantato
Danzato.
Elegante
Festa
Gioiosa
Ha
Incantato
La
Mia
Notte
Opaca.
Paderno,
Questo
Ricordo
Sia
Totale,
Unico,
Vero
Zuccherino
Udine da giocare
27-11-2007
11:45
[Udine da Giocare]
Pagina 14
Riflessioni
Una città da giocare non è un paese dei balocchi
di Davide Zoletto
Che cosa succede su uniamo le parole “gioco” e “città”? Mi pare ci possano essere almeno due possibili risposte. La prima è che la città, che
di solito vediamo come seria e composta, come un spazio pensato prevalentemente dagli adulti e per gli adulti, si riempia invece di giochi,
perda molta della sua serietà, e diventi uno spazio per i bambini,
magari pensato dai bambini. Non a caso chiediamo ai bambini, non
agli adulti, di immaginare la loro città attraverso il gioco, addirittura di
giocarci. Alla città degli adulti si contrapporrebbe così la città dei bambini, e quest’ultima avrebbe assai poco da spartire con la prima, quasi
una dimensione a parte, un altro mondo. Abbiamo almeno un esempio letterario di questa città dei bambini e per bambini. È il paese dei
balocchi dove vanno a finire Pinocchio e Lucignolo, e che Collodi
descrive come un vero e proprio “passeraio”, in cui il giovedì non si
andava mai a scuola e ogni settimana era composta da sei giovedì e
una domenica. A ben vedere, il paese dei balocchi è un finto paradiso:
in realtà è una specie di riserva indiana per giochi e bambini, o – che è
lo stesso – una specie di ghetto da cui una volta entrati è impossibile
uscire, se non trasformati in “ciuchi”, ovvero, praticamente, trasformati per sempre in non-persone, non-cittadini. Credo che la “Udine da
giocare” che esce dai giochi, dagli elaborati, dai disegni dei bambini
non sia un paese dei balocchi.
Che faccia segno, piuttosto, verso un altro possibile connubio delle
parole “gioco” e “città”: verso una città da giocare. E una città da giocare non è semplicemente una città piena di giochi e di spazi per i giochi, che potrebbero trasformarsi da un momento all’altro in riserve
indiane/ghetti per giochi e bambini, in cui questi possono giocare sicuri, ma dai quali nè i bambini ne i giochi sono autorizzati a uscire per
contaminare con altri punti di vista la città degli adulti. La città da giocare che emerge dai giochi, dagli elaborati e dai disegni dei bambini
potrebbe assomigliare invece a quello che Gregory Bateson chiamava
un “contesto per gioco”, ovvero un diverso modo di vedere e abitare
le situazioni di sempre: non un giocattolo in più, ma un punto di vista
diverso. Il giocare, dopo tutto, anche il giocare una città, è un rapporto diverso con le cose di sempre. Non riguardo solamente i bambini,
perché interroga il nostro modo di essere adulti nella “città da giocare”. Nella speranza che questo modo di essere non sia quello dell’unico adulto che abitava il paese dei balocchi: il conduttore del carro che
portava i bambini nel ghetto.
L’esperienza del concorso Udine da giocare un esempio da imitare
Giochi di bambini troppo cresciuti
di Francesco Pira
Ormai da tantissimi anni mi occupo del rapporto tra infanzia e media
e le mie ricerche si sono caratterizzate per aver reso protagonisti i
bambini.
In pochissimi, anche tra studiosi e ricercatori, ascoltano i bambini.
Spesso si è portati in tv, nei dibattiti, negli incontri a esprimere posizioni molto precise che però non tengono conto di come i bambini vivono la loro realtà ed il loro territorio.
Il concorso Udine da giocare è un’esperienza abbastanza unica e di successo e per questo va consolidata ed ampliata. Stimola la creatività, la
manualità e la fantasia dei bambini, privilegiando la concretezza, lo
studio e l’analisi del territorio trasformando idee e progetti in elaborati scritti, disegnati e giocati, al contrario di alcune tecnologie, che se
usate male, possono appiattire il bambino, farlo diventare “virtuale”
piccolo elemento in un mondo globalizzato ed irreale dove l’esperienza di vivere la città, la propria città, insieme agli altri è quasi diventato un privilegio.
Con le dovute proporzioni forse un po’ di incoerenza c’è anche nel nostro paese dove, negli ultimi tempi si è parlato molto di bambini. E non
per sapere come vivono, come giocano, come si divertono, perchè a
volte sono tristi, se le città sono a loro misura. No, niente di tutto
questo.
Giornali e tv ci hanno intrattenuto su come il mestolo si è abbattuto
sul povero Samuele, e su come potrebbero essere stati violentati i bambini di Rignano, dove però l’accusa di pedofilia pare non reggere, o
anche che l’autista di una gita scolastica sarebbe uscito fuori strada
perchè si faceva le canne. Ve le sto scrivendo con la stessa brutalità con
cui i media ci hanno raccontato queste storie. Terribili storie di cronaca nera che evidenziano una società che per nulla si preoccupa dei propri figli.
Poi aprendo le pagine di alcuni quotidiani capita di trovare la pubblicità di un noto gestore di vacanze che per pubblicizzare i nuovi prodotti utilizza tre bambine ammiccanti, assolutamente adultizzate in
atteggiamento trasgressivo: una trovata del pubblicitario, per far capire che da 0 a 4 anni tutto era gratis. Per rappresentarlo ha scelto di
sfruttare un’immagine deformata della purezza e della bellezza dei
bimbi a quell’età. Mi sembra questo un modo di vendere un prodotto
che non può essere condiviso.
Ho scritto diverse volte, anche nel libro “Infanzia, Media e Nuove
Tecnologie” che ci troviamo davanti quotidianamente a bambini adultizzati, a forme di comunicazione da parte dei piccoli che mirano ad
emulare i più grandi, un voler correre avanti a tappe forzate perdendo così lungo la strada alcuni basilari momenti formativi di crescita
personale. Risultato questo di una società che strumentalizza ed enfatizza, spesso all’eccesso, l’apparire a discapito dell’essere, il possedere
quantità anzichè delle qualità.
Forse sull’uso dei bambini in pubblicità qualcosa dovrebbe essere scritto. Dovrebbe esserci un regolamento, una legge, un provvedimento.
Non si deve criminalizzare nessuno o normare la creatività, ma fornire
giorno dopo giorno esempi di bambine ammiccanti, o di bambini fusti,
che emulano veline e calciatori certamente non aiuta.
Per esempio una pubblicità di un’acqua, mostra bambine e bambini
che chiedono ad un’ex Miss Italia ed ad un campione del calcio come
possono diventare se bevono quel prezioso liquido...
E’ uno spot autoironico, simpatico, ma dà un’immagine troppo disinvolta di bambini spesso ingenui e che proprio per la loro ingenuità possono finire in pericolose reti.
Così come nessuno parla più tanto, se non quando scoppia qualche tragedia, degli mms a buon prezzo ideati per i bambini, che hanno spinto e spingono i pedofili ad offrire 3 euro di ricarica per immagini di piccoli nudi. E questa è una segnalazione della Polizia Postale.
Forse è il caso di pensarci, di fare qualcosa.
Senza voler fare attentati al mercato, per vendere un prodotto è proprio necessario usare i bambini? É il caso di vestirli in maniera sexy o
avvenente, o da veri machi? Si può trasformare la loro immagine nella
fiera della vanità under 12? Perchè non togliere la pubblicità in alcuni
programmi per bambini o segnalarla bene e controllarla perchè non
induca facili suggestioni?
Ecco volevo proporvi il tema.
Perché diversamente tutti ci indigniamo ma aspettiamo con certosina
pazienza il prossimo caso di cronaca. Occorre invece trasparenza nei
gesti, nei modi, nelle scelte; una coscienza e responsabilità da parte di
chi educa, genitori ed insegnanti in primis e soprattutto chi ha in mano
potenti mezzi di comunicazione. Sul quale occorre vigilare perchè corriamo il rischio di vedere il mondo degli adulti con bambini vestiti da
grandi...
Per questo un’esperienza diversa, un concorso di libera espressione sul
tema del gioco come “Udine da giocare”, è un valore aggiunto, ci permette di “vedere il mondo con gli occhi dei bambini” e ci invita a “perdere” costruttivamente il nostro tempo per giocare con loro. Forse
impareremo qualcosa di nuovo, anzi d’antico.
Udine da giocare
27-11-2007
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Pagina 15
Elaborati premiati
[Udine da Giocare]
3° Classificato ex aequo elaborati di gruppo, Scuola Primaria
RICICLOPOLI
Michela Cum, Lorenzo Cum, Ginevra Amendola, Francesca Bottega
Classi 4ª e 5ª
Scuola Ippolito Nievo
Regole del gioco
Componenti del gioco:
• cassonetto di Riciclopoli
• tabellone
• banca di Riciclopoli contenente:
• 6 pedine
• 6 cassonetti
• 36 carte “Occasioni o penalità”
• 6 obbiettivi
• ciri (moneta di Riciclopoli)
• 2 dadi
• 1 clessidra
• prova dei tappi
Spiegazione del gioco:
Numero giocatori da 2 a 6.
Il tabellone è composto dal percorso principale (lungo il quale ci si muove
tirando 2 dadi) e da 4 percorsi interni: Scuola I. Nievo, P.zza I Maggio, Parco
Cairoli, Ecopiazzola) all’interno dei quali bisogna utilizzare solo 1 dado
(questo vale a partire dalla casella di entrata fino alla fine effettiva del percorso).
Ad inizio partita ad ogni giocatore si distribuiscono:
• 50 ciri
• una pedina che lo rappresenta
• 1 obbiettivo (che conterrà il numero dei materiali e dei ciri che dovrà guadagnare e l’indicazione della via nella quale dovrà posizionare il cassonetto specificato e quanto materiale occorre per riuscirci).
Posizionare le carte “Occasioni o penalità” sul tabellone al posto indicato
dalla scritta in giallo.
Un concorrente si occuperà anche della banca.
Comincia il gioco.
È molto semplice: devi terminare su una casella, leggere quello che c’è scritto ed eventualmente riportare sul blocchettino degli obiettivi il materiale
vinto o… perso.
Per entrare in uno dei percorsi interni devi aver terminato il turno sul “cassonetto d’inizio”, pagare eventualmente il costo e tirare un dado solo fino
a completamento del percorso.
Casella del Via
Ogni volta che passi da questa casella (salvo indicazioni diverse) devi ritirare subito 10 ciri.
Casella Vietato abbandonare
Se arrivi in questa casella devi pagare 15 ciri e il turno successivo uscire
tirando i dadi.
Se non vuoi pagare o non hai sufficienti soldi devi saltare un turno e tentare di fare doppio con i dadi.
Casella Barattoclopoli
Quando arrivi in questa casella puoi barattare un qalsiasi materiale con un
concorrnte.
N.B.
Quando riesci a mettere un cassonetto nella via stabilita dal tuo obbiettivo, ogni qualvolta un giocatore sosta su quella casella deve pagare 30 ciri,
se non li ha può convertire, attraverso la banca, del materiale in ciri
(es. 1 pila = 1 ciri).
Buon divertimento!
MOTIVAZIONE DELLA GIURIA
Riciclopoli colpisce anzitutto per la ricchezza delle componenti, belle, elaborate, colorate, molto ben fatte e con una grande cura per
il riciclaggio di materiali poveri. Dentro un grande cassonetto verde di cartone, si trova un tabellone con domande, obiettivi, rifiuti da
raccogliere e smaltire. Il tema del concorso è stato interpretato in maniera curiosa, forse non proprio pertinente: la città come luogo
dove fare e gestire la raccolta dei rifiuti, con vie e luoghi udinesi che compaiono anche nel tabellone, ma forse senza una vera analisi degli incroci fra gioco e territorio. Il gioco, nella sua ricchezza di suggestioni, probabilmente funziona anche.
Udine da giocare
27-11-2007
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[Udine da Giocare]
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Elaborati premiati
3° Classificato ex aequo elaborati di gruppo, Scuola Primaria
LIBERI DI GIOCARE
Classe 4ª
Scuola Emilio Girardini
Ins. Margherita Garro
Parco giochi di Laipacco
Il luogo dei miei giochi all’aperto è un piccolo parco vicino a casa mia. Ci
vado spesso il pomeriggio con mio fratello e la mamma. Mi reco a piedi perché non è molto distante da casa e si trova in via Laipacco.
Il parco è vicino ad una palestra, un campo di calcio, un parcheggio e dei
condomini.
Il parco è molto piccolo, ha come giochi lo scivolo, le altalene e i dondoli e
anche delle panchine.
Io e mio fratello ci divertiamo con altri bambini a salire e scendere sullo scivolo. Con mio fratello quando torniamo a casa, spesso siamo sporchi perché il parco è metà erboso e metà asfaltato. Mi diverto molto quando
siamo al parco.
Sofia D.
Parco giochi via Bariglaria
Non vedo l’ora che sia bel tempo!!!
Quando c’è una bella giornata di sole prendo la bicicletta e vado a correre
fuori divertendomi.
Spesso vado nel parco vicino a casa mia in via Bariglaria dove c’è la scuola
elementare Mazzini.
Tutto il parco è recintato e davanti c’è un grande parcheggio così le
mamme possono stare tranquille che i bambini non escano.
Dentro al parco ci sono gli scivoli, le altalene, la rete per arrampicarsi e
quelle per camminare da un gioco all’altro e molti altri giochi.
Nel parco si può vedere che c’è anche un campo di calcio recintato dove
spesso ci sono dei bambini che giocano a pallone e la sera si allenano o giocano a calcio gli adulti.
Davanti al campo c’è una montagna di terra sopra la quale qualche volta
mi diverto a salirci sopra e a scendere correndo.
C’è anche una pista dove si può andare in bicicletta o con i roller, anche se
ci vanno pochi bambini.
Lì in primavera e in estate ci sono molte margherite e altri fiori di campo.
Giocare all’aria aperta per me è divertentissimo!!!
Giulia P.
“Parco dell’aereo” via di Giusto
Quando c’è il sole vado a giocare nel parco di via Riccardo di Giusto.
Il parco si chiama “Robinson” ma, fin da piccolo, io l’ho soprannominato
2Parco dell’aereo”, perché lì c’è un grande gioco di legno a forma di aereo.
In questo parco ci vado con le bici e spesso con il mio amico Alessio. A volte
partiamo da casa mia, altre ci troviamo là. In questo parco c’è una grande
distesa di erba verde con tanti alberi. Su uno di questi alberi mi piace
arrampicarmi e vedere dall’alto il panorama.
Nel parco c’è una castello per arrampicarsi, fatto con le carde e il metallo
blu che ha la forma di un rombo. Sotto un gioco c’è un mucchio di corteccia e a me piace giocarci con le mani. Ci sono anche quattro altalene e
diverse panchine dove mi siedo a fare merenda o a riposarmi quando sono
stanco. Sulle altalene mi piace andare in vari modi: in piedi, seduto e di
lato.
A volte le arrotolo per farle più alte e potermi lanciare. Questo gioco, però,
è pericoloso e spesso vengo sgridato.
D’estate gioco con le pistole ad acqua perché fa caldo e nel parco c’è una
bella fontana dove ricarico le mie armi. In questo parco incontro tanti bambini con i quali gioco a prendersi o con le carte di YU-GI-OH. Un giorno ho
litigato con un bambino che mi aveva portato via delle carte e non ha voluto ridarmele.
Qualche volta arriva il LUDOBUS che, con il suo furgone, ci fa divertire con
i giochi di una volta. C’è un tratto di parco dove c’è la ghiaia e a me piace
sgommare con la bici. Quando torno dal parco sono esausto, ma vorrei
ancora giocare cosìspero che il giorno dopo ci sia di nuovo il sole per poterci tornare.
Giacomo C.
Classe 4: Bertoldi Massimo, Ceccotti Giacomo, Devilla Sofia, Dorigo Debora,
Di Lenardo Alessio, Filauri Elisabetta, Florida Letizia, Giachin Alba,
Gunbardhi Arbi, Kollcaku Sara, Pizzoni Giulia, Pizzoni Valentina, Puntel
Alessia, Vicario Elisa, Zampella Pasquale.
MOTIVAZIONE DELLA GIURIA
Un reportage attraverso i luoghi del gioco dei ragazzi della classe, visti attraverso disegni e racconti, con suggerimenti di intervento
sul territorio e l’esplorazione attiva dei partecipanti.
Udine da giocare
27-11-2007
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Elaborati premiati
[Udine da Giocare]
3° Classificato ex aequo elaborati di gruppo, Scuola Primaria
GIOCARE INSIEME
Classi 5ª A e 5ª B
Scuola San Domenico
Ins. Bertilla Trento
Perché un’inchiesta?
Per capire meglio i luoghi, i tempi, i modi e le persone con cui ci troviamo
a giocare insieme, abbiamo deciso di fare un’inchiesta.
Abbiamo proposto un questionario ai nostri compagni delle classi quarte,
che sono diventati il nostro “campione”.
Era consentito scegliere al massimo 3 risposte nella maggior parte delle
domande.
Facendo questo lavoro:
- abbiamo discusso e riflettuto sul “ giocare insieme”;
- abbiamo capito quali sono i luoghi in cui giochiamo e in cui ci
piacerebbe giocare, i modi e tempi abituali;
- abbiamo imparato a fare un’inchiesta e i grafici;
- abbiamo espresso le nostre idee tramite i disegni.
1. attrezzature come altalene, scivoli, …..
2. spazi erbosi
3. piste ciclabili e da pattinaggio
4. campetti sportivi
5. fontana
6. spazio con collinette, laghetto, cespugli, alberi, ruscello, …
7. panchine e tavoli
8. attrezzature da prenotare
9. casa di legno sull’albero
10. spazi con oggetti non strutturati per giocare (sassi, rocce, tronchi, …)
11. alcuni grandi spazi chiusi o tettoie
12. altro ……………………………………………………………………
Classe 5 A: Colpi Lorenzo, Cotugno Nicola, Cucci
Gabriele, Fiorino Massimo, Gasparotto Luca,
Lusha Serxihio, Magro Alessandro, Mariani
Samuel, Bernardis Alessandra, Cacchioni Aurora,
Ceka Mariola, Degano Martina, Franzolini
Beatrice, Mannarà Sara, Masutti Isabella,
Medeossi Veronica, Rilande Xenia, Varelli
Francesca.
Classe 5 B: Frizzi Jacopo, Fucci Andrea, Garcia
Eros, Yaboha Samuel, Selan Carlo, Specogna
Leonardo, Comuzzi Tina, Franzolini Tiziana,
Freschi Francesca, Mantoani Veronica, Marino
Karin, Nobile Francesca, Pognici Vanessa,
Quadriglio Francesca, Rizzi Marta, Rumiz
Martina, Susanna Nicoletta.
MOTIVAZIONE DELLA GIURIA
Una bella inchiesta, presentata su supporto multimediale, che mette al centro luoghi e modi di giocare, strategie e ostacoli al gioco:
accanto all’analisi per schede e domande, con grafici e modelli matematici, il gruppo ha imparato anche ad indagare il territorio con
i propri disegni. L’osservazione si è così sposata all’immaginazione, la proposta all’analisi.
Udine da giocare
27-11-2007
[Udine da Giocare]
11:45
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Elaborati premiati
1° Classificato elaborati individuali, Scuola Secondaria di Primo Grado
QUESTIONE DI NEWS
Martina Zuliani
Classe 2ª A
Scuola ex Manzoni
Questione di news…
Mi stavo giusto aggirando tra i vicoli di cui avevo tanto sentito parlare
negli ultimi giorni, quando vidi – per caso, sia chiaro! Non la stavo affatto cercando… – una ben fornita gelateria, con neanche molta fila. Tutto
divenne di colpo grigio e nero e mi resi conto di quanto fortunata fossi
stata ad essere nata negli anni della televisione a colori: era così monotono e spento, senza significato… tuttavia sbucava circondato da un alone
lucente un piccolo edificio grazioso, sgargiante e luminoso, sul quale
v’era scritto a grandi caratteri “Gelateria”.
Bene… visto che era l’unica cosa con un po’ di colore… perché non recarvisi? Percorsi lentamente la via, passo dopo passo, già assaporando il
gusto del freddo gelato che mi sembrava di mangiare. Era di sicuro di
ottima qualità, lo si vedeva, era certo…
Ma cosa stava accadendo?? Piccole onde sonore si diffondevano nell’aria,
lente… la città si tingeva nuovamente dei colori dell’arcobaleno, splendenti… era… era… no, non poteva essere! Di nuovo, che scocciatura!!
Era il capo!
Ricevetti la telefonata con riluttanza, maledicendo chi, ero già certa,
avrebbe risposto.
-P…pronto?
Tremavo dalla testa ai piedi: cosa voleva ancora?
-Mrs News? Eccola, finalmente! L’ho cercata a lungo, sa? Dov’era finita?
Nel mondo dei sogni un’altra volta? Immagino di sì…al solito! Sta già
producendo, svolgendo il suo lavoro? Come procede? Ha trovato materiale? Quante persone ha intervistato?
Bene gente… ora mi sembra chiaro che io debba confessare la mia identità, pur non andando del tutto fiera dei colleghi… ehm… insomma… del
capo, ecco.
Eh, già: sono una giornalista e lavoro per Mr ***, credo l’unica persona
al mondo capace di incutere terrore davvero a chiunque. E, in quel
momento, non mi sembrava affatto opportuno distruggere il suo euforico entusiasmo – cosa rara –, come un sol soffio può distruggere ciò che è
stato costruito in anni e anni, facendo molta meno pubblicità e creando
molto più dolore. Perciò…
-Sì, sir! Molto, molto materiale, non si preoccupi! Eh! Qui procede tutto
a meraviglia! Sì…lei che ne pensa? Mi racconti… aspetti che prendo
appunti … la saluto Mr ***, qui il lavoro avanza!
-Oh, benone, Mrs News! Buon lavoro! A risentirla.
Sì, a risentirla… speriamo non presto! Uffa! E il mio povero pancino brontolava... non c’era nessuno da intervistare, solo la certa convinzione che
se avessi chiesto il parere di qualcuno sarei stata respinta con insistenza.
Quindi rinunciai al gelato e ripensai alle lunghe spiegazioni di Mrs Cap, la
segretaria, ovvero un’altra delle tante vittime cadute ingenuamente negli
artigli di Mr ***… tra cui c’ero anch’io.
L’altra mattina mi aveva consegnato il mio nuovo incarico, e ora maledicevo la mia poca attenzione… ma era praticamente impossibile concentrarsi quando si aveva davanti un così sfarzoso cappello, uno dei tanti
della signorina Cap: lei ne aveva a migliaia. Ma la cosa più difficile era
sempre la stessa, sempre e comunque: mordersi la lingua a sangue per
non chiederle dove l’avevo comprato visto che eravamo sul luogo di lavoro. E quando uscivo dall’ufficio, puntualmente vedevo la sua esile figura
magra sfuggire, che correva a chiamare un taxi o a prendere l’autobus n°
4, quello che l’avrebbe portata a casa. Ah… lei e la sua gioventù, la sua
eleganza… e chiaramente… ah… me e la mia… quella che amo definire
“paffutellaggine”, odio essere chiamata “grassa”, o “cicciona”, non
rispecchia la mia personalità, affatto.
Ora cercavo maledettamente, con tutti i miei sforzi, di ricordare ciò che
quella benedetta fanciulla mi aveva spiegato.
Dovevo intervistare qualcuno… o qualcosa. So soltanto che quando me
l’aveva detto avevo trattenuto le grasse risate che mi sarebbero scappate. Erano… già, erano bambini! Un nuovo grande sorriso mi si dipinse sul
volto: bimbi! Ma mi prendevano in giro? Intervistare dei piccoli nanetti
tappi, poco educati, che molto probabilmente avrebbero ironizzato sulla
mia “paffutellaggine”.
Col mio fare un po’ impacciato, cominciai a percorrere le strette vie, stavolta cercando bambini e non – lo ammetto! – gelaterie ben fornite.
Ne trovai un paio che correvano per una piazza che non avevo mai visto
ma che mi sembrava piuttosto carina… però non c’erano gelat… no!
Dovevo smetterla! Ora dovevo concentrarmi sul lavoro, concentrarmi!
-Scusa! Scusa! Dico a te…! Potresti concedermi solo un momento? Solo
due domandine sulla tua città…
-Certo, signora, mi dica.
Ah che bello! Non tutti i giovani d’oggi sono così maleducati, allora! Le
speranze di una povera giornalista caduta nelle grinfie di un capo maligno cominciavano pian piano a riaccendersi… e poi mi aveva dato del lei!
Ah, che bello avere un’autorità, essere rispettati… e per una volta – e dico
una! – capii che gusto ci provava Mr *** a trattare la gente come da lui
veniva trattata.
-Bene, dunque signorina… la tua città… che ne pensi, piccola?
-Come dici? Chi sei, da dove spunti fuori? Aspetta lì tu, disgraziata… che
io stavo parlando con questa anziana vecchietta qui… mi hai interrotta!
No. Non parlava con me. E le mie speranze cominciarono a salutarmi:
“Arrivederci, Mrs News! A rivederla!” – beh, almeno erano educate, loro!
Continua....
MOTIVAZIONE DELLA GIURIA
Il gioco delle parole e il gioco delle parti, appena velati da una dolce e sottile ironia, sono il fil rouge che accompagna lo svolgersi di questo racconto nel quale si nota da parte dell’autrice, una notevole capacità narrativa evidenziata nella sintesi descrittiva dei diversi personaggi. Una giornalista, disillusa sognatrice ma anche scettica adulta, va a caccia di bambini da intervistare su un argomento insolito: come vedono la propria città.
Le risposte che riceve la spiazzano e la inducono a riflettere sulla capacità dei bambini di”vedere il mondo non come è ma come vorrebbero fosse…
attraverso gli occhi del cuore”.
Udine da giocare
27-11-2007
11:45
Pagina 19
Elaborati premiati [Udine da Giocare]
2° Classificato elaborati individuali, Scuola Secondaria di Primo grado
RIMBALZANDO PER UDINE
Andrea Candusso
Classe 2ª M
Scuola ex Bellavitis
Regole del gioco
Età dei giocatori
Dai 9 anni in su.
Numero dei giocatori
Da un minimo di 2 ad un massimo di 4.
Il gioco è composto da:
una scatola con 3 buchi di diversa grandezza;
tre buste con domande di cultura generale di difficoltà varia;
una busta con domande su Udine;
una pallina.
Preparazione del gioco
La scatola con i buchi viene posta a 1,5 metri dai giocatori preferibilmente sopra un tavolo.
Una volta deciso l’ordine in cui i concorrenti si sfideranno viene data la
pallina a colui che inizia il gioco.
Come si gioca
Il giocatore deve centrare con la pallina uno dei tre buchi contrassegnati
dal Duomo di Udine, da Piazza Libertà e da Piazza San Giacomo.
Ogni buco ha un numero che corrisponde ad una delle buste contenenti
domande di cultura generale e il punteggio che si può ottenere rispondendo correttamente ad esse.
Nel caso in cui il giocatore non riesca, con la pallina, a centrare uno dei 3
buchi il gioco passa al giocatore successivo.
Se la pallina lanciata dal giocatore centra uno dei 3 buchi, il giocatore
deve rispondere ad una delle domande contenute nella busta corrispondente.
Se il giocatore non sa rispondere si ferma un giro.
Se invece risponde correttamente totalizza il numero di punti indicato
accanto al buco e il gioco passa al giocatore successivo.
Il primo concorrente che totalizza 15 punti deve rispondere ad alcune
domande sulla città di Udine.
Se risponde correttamente a 3 domande su 5 VINCE IL GIOCO.
In caso contrario gli vengono sottratti 5 punti dai 15 totalizzati e il giocatore si rimette in gara.
MOTIVAZIONE DELLA GIURIA
Un gioco semplice, con un prototipo essenziale ma pienamente funzionale, che unisce un classico gioco di destrezza a una serie di
domande sulla conoscenza del territorio. Rimbalzando per Udine presenta, attraverso le domande, anche una singolare prospettiva
sulla città, in cui le vicende storiche si affiancano all’attualità, la disponibilità di impianti sportivi e di gioco va di pari passo con la conoscenza delle vie e delle piazze. Il manufatto, nella sua essenzialità, rivela la mano ingenua e genuina del costruttore.
Udine da giocare
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[Udine da Giocare]
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Riflessioni
Dire “Sì” al gioco
di Fabio Taroni
“Non conosco altro modo più serio
di affrontare i problemi della vita che non sia il gioco”
Friedrich W. Nietzsche
Giocare? Sì! Risposta affermativa! Contrapposta a chi ha scelto di
dire di no al gioco, di chi considera l’attività ludica un semplice
accessorio dell’esperienza umana, tradizionalmente relegata in
“riserve” cronologiche (l’infanzia) e culturali (il loisir), una sorta di
isole felici in cui fuggire o ripararsi e, talvolta, riducendola fino alla
soglia di una vera e propria patologia che di ludico non porta più
traccia: si pensi, ad esempio, al gioco d’azzardo o lo sport estremo.
Davanti al gioco non ci si tira indietro! Coinvolge tutta la persona:
i suoi vissuti, le sue esperienze, i suoi atteggiamenti, le sue emozioni, i sui affetti, le sue relazioni, la sua intera vita. È un nostro diritto e soprattutto un diritto dei bambini.
Dire sì al gioco significa avere il coraggio di opporsi all’imperante
visione di considerare la persona un semplice agglomerato meccanico e produttivo; significa prendere sul serio proprio quello che i
bambini considerano la loro attività più seria e imparare che la saggezza adulta è direttamente proporzionale alla riscoperta della
saggezza dei bambini: il bambino gioca con i suoi nemici, mentre
noi li combattiamo; egli sfoga nel fantastico mondo dei balocchi le
sue emozioni, mentre noi le traduciamo negli orrori delle liti e
delle guerre.
Di fronte ad una società che continuamente distorce l’uso e il significato del gioco, utilizzandolo prevalentemente per addormentare
le coscienze, occorre amplificare il valore sano del gioco, quello che
stimola, che fa crescere e che aiuta ad esprimere il proprio essere
unico e originale. Davanti a una forma di gioco che mira sempre
più a massificare e standardizzare i messaggi, occorre contrapporgli l’idea di un gioco che è relazione, scambio, dialogo, incontro. In
un tempo, caratterizzato più che mai da un gioco e da un giocare
intitolato esclusivamente al suo valore economico, è necessario
riscoprire un gioco disinteressato, semplice, gratuito e genuino.
Diventa così necessario attivare nuove energie, nuove strategie,
nuove competenze educative, nuove esperienze ludiche, suggestive ed efficaci per controbilanciare questi effetti perversi.
In poche parole, occorre scegliere: mettersi dalla parte di quel
gioco e di quel modo di giocare attraverso cui ogni persona impara a conoscere il mondo, a sperimentare il valore della vita, a
incontrare e a stare con gli altri, a controllare le proprie emozioni,
a gestire le situazioni di conflitto, a scoprire nuovi percorsi di autonomia, a saggiare il senso della possibilità e della novità.
Dire sì al gioco significa, infine, promuovere una cultura della vita
e della gioia, contribuendo a creare un mondo più a misura di
bambino.
Usando le parole di Fröebel, è nel gioco che si manifesta lo slancio
vitale della personalità, l’intero mondo interiore del bambino con
i suoi bisogni, le sue tendenze, le sue idee e sentimenti. È mediante il possesso del gioco vivo e vissuto che il bambino si muove e si
compie. Questo, più o meno consapevolmente, i bambini già lo
sanno fare; più difficile è per gli adulti.
In questo caso, allora, tornare un po’ bambini o, perlomeno, riscoprire il bambino che siamo stati, diventa una delle vie maestre da
percorrere se vogliamo giocare da protagonisti e al meglio il meraviglioso gioco della vita, che è la vita stessa.
Per conc-ludere non resta che dire un altro sì a quello che considero uno dei modi più efficaci e significativi per ognuno di noi di
stare al mondo: quello di giocare!
Gioco e Letteratura
di Mario Turello
Credo che il gioco sia l’attività educativa per eccellenza. Lo si ritiene comunemente un’attività libera, ma ciò che in realtà s’intende
per “libertà” è il suo non essere finalizzato ad altro che a sé, libero dunque da ogni scopo di diversa natura: la sua gratuità. Mentre
per sua natura il gioco è quanto di più regolato si possa immaginare: il gioco consiste soprattutto nelle e delle proprie regole, esplicite o implicite che siano. Anche senza averle enunciate preliminarmente, ogni giocatore, di qualsiasi età, sa quando obiettare “non
vale”: l’infrazione della regola (la “libertà”) rende impossibile
qualsiasi situazione ludica, e non solo collettiva: anche chi gioca da
solo si fissa delle norme, degli ostacoli, dei tempi ecc.
In quanto regolata, ogni attività umana mantiene una componente ludica, e il gioco ne è modello. Paradossalmente, quando diciamo che qualcosa “non si fa per gioco” equivale a un richiamo alle
“regole del gioco”; altrimenti, l’espressione ha un che di torvo, di
minaccioso.
E’ in campo artistico-letterario che si è giunti a una piena consapevolezza del fatto che anche la creatività è questione non tanto di
“genio” o di “ispirazione”, quanto di adozione di regole costrittive che fungono da attivatori e moltiplicatori di fantasia, di inge-
gno, di novità: l’attività dell’Oulipo (Ouvroire de Littérature
Potentielle) ha fatto proprio il principio per cui “la struttura – dunque le regole – è libertà”.
Tra i suoi membri Italo Calvino, che prima ancora di adottare i principi dei suoi amici francesi per costruzioni narrative alquanto impegnative e inaudite, ha fatto di Cosimo, il Barone Rampante protagonista del suo più bel romanzo, l’eroe di questa idea di libertà:
nel momento in cui si ribella alle imposizioni familiari, il ragazzo
trova la propria libertà non nella assoluta anomia, ma nell’adozione di diverse, proprie, singolari regole: prima tra tutte quella di
trascorrere la vita sugli alberi, con tutto quanto questo comporta
di difficoltà, incomprensione, sacrificio.
C’è in questo un profondo insegnamento etico, e meritoria è stata
l’opera di coloro che, come Gianni Rodari, hanno proposto il gioco
linguistico, poetico, letterario come esercizio fantastico. La valenza pedagogico-didattica del gioco felicemente emerge dai lavori
presentati al concorso Udine da giocare, soprattutto, per quanto
mi riguarda, dai testi: i nonsense, le sinestesie, il ricorso alla rima
sono altrettanti esperimenti - riusciti - con la potenzialità liberatrice dei vincoli formali. La scuola ne faccia tesoro.
Udine da giocare
27-11-2007
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Elaborati premiati [Udine da Giocare]
1° Classificato elaborati individuali, Scuola Primaria
MEMORUDINE
Marco Giorietto
Classe 5ª A
Scuola Ada Negri
Regole del gioco
Il gioco comprende:
• una tavola da gioco con percorso segnato
• tesserine “memory” con foto di Udine (26 coppie)
• 1 dado
• 4 segnalini
Il gioco può essere svolto come un semplice “Memory” oppure seguendo il
percorso predisposto.
In questo caso le regole sono le seguenti:
Max 4 giocatori.
Scegliere 17 coppie fra le tesserine in dotazione, selezionare fra queste 10
foto tutte diverse fra loro. Mescolarle bene e disporle nei quadrati disegnati al centro del piano di gioco (nella piramide) in modo casuale, con l’immagine rivolta verso il basso e quindi non visibile.
Sistemare le rimanenti tesserine (sempre con il lato nero verso l’alto) lungo
il percorso segnato, avendo cura di mescolarle prima molto vene.
L’avanzamento sul percorso avviene a turno lanciando il dado.
Arrivati alla casella corrispondente al numero ottenuto con il lancio del
dado si diventa proprietari della tessera corrispondente (al suo posto il giocatore pone il proprio segnalino per
ricordarsi il quadrato da cui ripartirà).
Lo scopo del gioco è quello di trovare il maggior numero di coppie.
Nel proseguire il percorso si salterà le caselle vuote, contando esclusivamente quelle ancora ricoperte dalle tesserine.
Quando si capita nella casella “JOLLY” si può pescare una tesserina a piacere fra quelle sistemate al centro. Se quella pescata è utile per formare
una coppia – è cioè la corrispondente di una già in possesso del giocatore
– quest’ultimo la può tenere. In caso contrario deve rimetterla al suo posto
com’era prima.
Se la tessera pescata è la coppia di una in possesso dell’avversario è obbligatorio metterla all’asta: entrambi i giocatori lanciano il dado e chi ottiene
il punteggio più alto vince la coppia.
Chi capita nella casella “Cedi un coppia” regalerà una delle sue coppie
all’avversario che sta alla sua destra.
Buon divertimento!
MOTIVAZIONE DELLA GIURIA
MemorUdine è un classico Memory che sfrutta foto di scorci cittadini, utilizzabili anche per un gioco di percorso e di fortuna. Il lavoro messo a punto da Marco Giorietto si distingue per la cura dei materiali, per la ricerca e la scoperta fatta in prima persona dei luoghi del territorio. Inoltre, cosa essenziale per un gioco, i meccanismi, nella loro semplicità, funzionano bene e rendono la gara piacevole e perfino istruttiva. Bello anche sarebbe stato se i luoghi fotografati fossero stati individuati pure nel tabellone.
Udine da giocare
27-11-2007
[Udine da Giocare]
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Pagina 22
Elaborati premiati
2° Classificato elaborati individuali, Scuola Primaria
GIOCHI SOTTO LO SGUARDO DI FLOREAN E VENTURIN
Daniel Tosone
Classe 4ª A
Scuola Bearzi
MOTIVAZIONE DELLA GIURIA
Il disegno di Daniel Tosone riempie lo spazio cittadino di giochi im/possibili, dal toboga al tiro al bersaglio, dalle macchine ai trampolini elastici, fino all’altalena dentro le arcate della loggia del Lionello: il gioco diventa una utopia possibile
di riappropriazione degli spazi urbani, una fantascienza molto concreta. Un Luna Park fatto di memoria, in cui “lo sguardo dei patroni” fa spazio all’ospitalità per i bambini di oggi.
Udine da giocare
27-11-2007
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Elaborati premiati
[Udine da Giocare]
3° Classificato elaborati individuali, Scuola Primaria
UN MISTERO SUL GIOCACOLLE
Martina Dordolo
Classe 5ª C
Scuola Ada Negri
Salve!
Sono Erik, un bambino undicenne.
Vivo a Udine, in via Mercato Vecchio n.27.
Sono nato nell’anno 2020.
Ho una sorellina di sette anni che si chiama Fabiola.
Da alcuni anni il nostro sindaco ha deciso di dedicare a noi bambini della città tutto il colle del castello.
Noi, felici, ci siamo sbizzarriti nel creare nuovi giochi collettivi e
vari campi di calcio, pallavolo, pallacanestro…
Lì io, mia sorella e i miei amici giochiamo anche a “un, due, tre…
stella!”, “campana del futuro”, “nascondino”… e tanti altri giochi
fantastici.
Ogni giorno ci rechiamo in questo magico posto che insieme abbiamo deciso di chiamare “Giocacolle”...
Vi si accede dalla salita di Piazza 1° maggio.
Dopo la prima scalinata, c’è il campo dove io e i miei amici
Ludovico, Edoardo, Leonardo, Roberto, Matteo e Davide facciamo
partite o tornei con i bambini delle altre città che vengono ad
ammirare e giocare sul nostro magnifico colle.
A fianco c’è un prato immenso dove mia sorella e le sue amichette
giocano con i peluches, inventando sempre nuove storie sedute su
una coperta.
Dopo la seconda scalinata, si gira a destra e si trovano altissimi scivoli, tante altalene e molte casette sugli alberi dove ci troviamo il
sabato sera per raccontarci delle storie e per dormire insieme.
Si sale un’altra scalinata e si trova il piccolo campo di pallacanestro
e quello di pallavolo.
Lì i ragazzi si dedicano ai loro sport preferiti.
In cima alla quinta scalinata c’è un’enorme piscina e alla fine della
sesta c’è una piccola casetta chiamata magazzino dove, alla fine di
ogni gioco, riponiamo palloni, bambole, corde, salvagenti, braccioli, cuffie, costumi…
In cima, come nel passato, c’è l’imponente castello, simbolo di
Udine, che noi bambini visitiamo quasi ogni giorno senza rovinare
nulla.
Qualche giorno fa, mentre si stava disputando una piccola partita
di allenamento di calcio, ho sentito mia sorella gridare.
Io allora ho chiamato a raccolta tutti i bambini che si trovavano sul
colle e insieme ci siamo diretti verso il magazzino da dove provenivano le urla.
Quando siamo arrivati, mia sorella ha esclamato:- Ci hanno rubato
tutti i giochi! Ero venuta qui per prendere delle bambole e ho visto
che non c’era più niente!
-Amici, - l’ha interrotta Matteo – volevo dirvi che ieri sono stato io
a chiudere la porta del magazzino.
Mentre giravo la chiave, ho sentito un forte rumore.
Ho pensato che fosse caduto qualcosa e non ci ho più pensato. Ma
ora che Fabiola ci riferisce questo…
- Fabiola, tu hai trovato la porta aperta? – Le ho chiesto.
Mia sorella ha annuito.
Allora Ludovico ha ipotizzato: - Magari ieri è entrato un ladro.
Matteo ha chiuso la porta a chiave e lui per uscire ha forzato la serratura. - Può darsi – ho detto io mentre entravo nel magazzino vuoto – Se
l’ipotesi di Ludovico equivale alla realtà, dobbiamo ispezionare il
magazzino. E così tutti sono entrati nella casetta per cercare qualche traccia.
Ludovico, invece, ha indossato i suoi occhiali infrarossi e ha cominciato a ispezionare il pavimento.
Ad un certo punto ha gridato. – Ragazzi, ho trovato una traccia! Tutti siamo corsi verso di lui.
- Sembrano impronte di piccole ruote. – ci ha spiegato.
Noi ci siamo guardati con occhi stupiti.
Ludovico ci ha chiesto di andare con lui.
Seguendo le tracce, ci siamo ritrovati di fronte al castello. Ma l’insolita scia non finiva lì!
Siamo scesi dal colle e ci siamo diretti verso Piazza Libertà.
Poi abbiamo proseguito verso il Municipio finché non siamo arrivati all’incrocio tra via Rialto e via Pelliccerie. Le tracce, alla fine, ci
hanno condotto in piazza San Giacomo.
Nella piazza si erano radunate tantissime persone adulte. Appena
siamo arrivati hanno gridato. – Sorpresa! Mia mamma ci ha spiegato che esattamente dieci anni fa furono
iniziate le costruzioni dei campi, dei parchi e della piscina del
“Giocacolle”.
E proprio quel giorno ricorreva l’anniversario!
- Ma come abbiamo fatto a scordarcelo? – mi sono chiesto.
- Scusateci se vi abbiamo spaventato - si è scusata mia madre – ma
volevamo attirarvi in qualche modo in piazza senza dirvi nulla e
così abbiamo impostato un robot per “rubarvi” i giochi e condurvi
fin qui. Ci dispiace! - Non dovete dispiacervi! – abbiamo detto loro.
- Anzi, dobbiamo ringraziarvi per questa bellissima festa che ci
avete organizzato! E così è iniziata questa “megafesta” dove sono accorsi giocolieri,
clowns, prestigiatori, burattinai, trampolieri…
Alla fine questo mistero si è risolto di bene in meglio: il ladro era
un robot generalmente usato per i servizi urbani e il movente era
quello di attirarci in piazza San Giacomo per festeggiare insieme
agli altri cittadini di Udine l’anniversario della costruzione del
nostro amato “Giocacolle”.
MOTIVAZIONE DELLA GIURIA
Il racconto di Martina Dordolo si situa in un futuro appena lontano, nel 2020, quando il castello di Udine è ormai stabilmente assegnato ai bambini come spazio di gioco e socializzazione. Un piccolo mistero accompagna lo svelamento di una festa cittadina per bambini e per gioco.
Udine da giocare
27-11-2007
11:45
[Udine da Giocare]
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Riflessioni
FARE UN GIOCO…
di Beniamino Sidoti
Fare un gioco per gioco
è la prova del fuoco.
Fare un gioco è un compito dei più seri
perché il gioco deve funzionare:
bisogna provare provare provare
non può esser fatto solo di idee e pensieri.
Fare un gioco è cosa divertente
è costruirsi da soli un’idea
e frantumarsi come Pangea
che manda alla deriva un continente.
Pensare il gioco è reinventarsi lo spazio
partire dal proprio giardino, dal cortile,
dalla raccolta differenziata delle pile,
per scoprire che non si è mai sazio
di progettare e partecipare
di discutere e ascoltare
di scoprire e raccontare
di considerare
ogni particolare.
Farlo per concorso
è la danza dell’orso
un gioco senza confini
scoprirsi tutti ballerini.
Non si gareggia per il “più bello”
non si sta tra l’incudine e il martello,
si sta al passo di danza
si rimane e si vive nella danza,
si scopre quello che intorno ci vive
che anche le strade sono vive.
Non si sta tra il martello e l’incudine
si scopre come si sta a Udine.
Udine da giocare
27-11-2007
11:45
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Riflessioni [Udine da Giocare]
IL BAULE
di Daniela Fattori
Per poter parlare del gioco devo tornare bambina tra i bambini e mi ci
vuole più di un attimo per ritrovare quello che ho lasciato da molto
tempo, che so di non avere perso ma solo archiviato in strati profondi
del mio baule di memoria. So che torneranno spontaneamente in
superficie quando sarò ancora più vecchia. Per il momento li devo
ancora cercare.
Ci sono le lucertole. Ci sono i grilli. Ci sono le lucciole… -“Tutti a caccia!”Poi a casa, sporchi, sbucciati, affamati con le tasche piene di cose interessanti, buone per giocare ancora, ancora, ancora…
Sono nel mio cortile, nella mia manina aperta cinque noccioli di pesca
ben puliti. Sono a cavallo di una panchina di pietra. Davanti a me, stessa posizione, un’amichetta aspetta il suo turno per giocare. Lancio in
aria il nocciolo e mentre lui va e torna, la stessa mano raccoglie gli altri
rimasti a terra. La mano sinistra? Quella è una fannullona, mi sembra
che solo verso la fine del gioco si mette a ponte in modo che i semi possano essere ricoverati sotto di lei. Dieci maniere diverse per raccogliere
i noccioli, dieci stadi da superare per essere vincente.
Ma come? Devo ancora parlare delle corse in bicicletta per strade sterrate, con il cane che abbaia dietro; del ciupascondere, ovvero contare
fino a dieci e poi a cercare gli altri che si sono nascosti; della sberla più
forte che hai data a quello che è girato perché poi deve indovinare chi
è stato: della bocca riempita d’acqua che si svuota di colpo sui vestiti
degli altri o va di traverso per il troppo ridere; delle minestre fatte con
la terra, fiori e erba fresca, triturati con un sasso grosso e mescolati con
l’acqua; dei disegni fatti sul marciapiede coi gessi o con i cocci di vasi di
fiori caduti, delle unghie multicolori pitturate coi pastelli Giotto; dei
cowboy con le mani a forma di pistole; del telefono senza fili fatto con
le due metà delle scatole di latta della crema da scarpe; delle storie
inventate con i re le regine e le principesse che svengono in continuazione altrimenti il principe azzurro non può dar loro un bacio per risvegliarle… ma il baule ormai è chiuso e quel che è detto è detto! Peccato
però, perché il tuffo nei ricordi è stato tutt’altro che inefficace e potrei
parlare per ore… “Basta basta?” “Chiuso.” “Va bene.”
Se giro la testa vedo l’altalena. Passo ore sull’altalena a tagliare l’aria,
a capire come e quando muovere le gambe per aumentare il volo raggiungendo il limite dello scricchiolio della trave che la sostiene. La testa
avanti e indietro, ad occhi chiusi o aperti, con i capelli sciolti, seduta, in
piedi e a pancia in giù. Se attorciglio le due catene tra loro fino al possibile, l’altalena si accorcia. Quando lascio mi faccio prendere dal vortice, che non solo mi porta con sé ma alla fine mi strattona un po’ di
qua e un po’ di là.
Senza posto fisso. per sua natura, vaga la palla; di una generosità unica
la palla. Viene presa a calci, a manate, sbattuta sul muro, centrata in un
secchio. Presa, ripresa, dimenticata in un angolo per giorni, tutto ad un
tratto cercata. Sporcata di terra, lavata sotto la pompa, asciugata come
un bambino, vestita con un fazzoletto come la testa di una donna con
tanto di occhi dipinti con la penna biro. Morsa dal cane o bucata si trasforma in gnomo e diventa piccola e un po’ più triste, ma non se ne va
mai. Una vera amica, la palla.
La corda è sacra, mi serve! Per saltare da sola con due piedi alternati o uniti contando fino a cento, ma anche un piede alla volta. Con
un’amica, saltiamo contemporaneamente. É divertente ma fa un po’
male per via delle ginocchia che si scontrano; con due amiche si fa a
turno per stare al centro mentre le altre due fanno girare la corda
insieme, per bene se non vogliono fare scherzi…
Se lì al centro viene l’idea di essere al circo, con tanto di vallette laterali, la corda si tende e si trasforma in asse d’equilibrio. Se comincia ad
ondeggiare diventa un serpente affascinante e magico da tenere sempre sott’occhio perché, quando meno te lo aspetti, muta in serpente
traditore stritolante ed affamato che ti lega e a quel punto, ormai, non
possono che arrivare gli indiani. Ovvio!
Oltre al cancello, a sinistra rispetto alla casa, c’è una montagnola di
ghiaia: -“Tutti di corsa su da una parte e giù dall’altra!”- per poi tornare a casa con una tasca pesante di sassolini da tirare al bersaglio stabilito.
C’è un prato con l’erba alta davanti a casa. -“Tutti di corsa!”- Sento il
rumore che l’erba fa quando attraversandola la piego. Sento il profumo del campo libero. -“Tutti giù!”- Sento il rumore degli insetti che si
interrompe o diventa più forte. Vedo tanti fiori. Metto in tasca le margherite più piccole per fare la collana. Per un attimo mi viene in mente
il viso della mamma. Per lei strappo un fiore giallo e lo infilo dentro
l’asola del vestito fatto in casa, proprio da lei -“con due tasche grandi
così”- come le ho chiesto io.
C’è alla fine del prato una casa che sta più in alto delle altre, su una collinetta -“Tutti distesi ad occhi chiusi, braccia stese, rotolare fino in
fondo!” - “Alt, fermi tutti, prima di rotolare devo rubare un po’ di aghi
di pino marittimo e riempire l’altra tasca, che dopo mi servono per fare
la collana con le margherite!”-
Il baule si richiude.
Arrivo ad oggi. Mi chiedo che cosa mi è rimasto in tasca di tutto quel
bel giocare fino all’arsura e allo sfinimento, di quel divertirmi consumando calorie all’aria aperta che mi ha fatto dormire sonni di sasso.
Molto. Credo che tutti quei giochi mi abbiano insegnato a stare in
compagnia, a condividere, ad usare le mani, a costruire. Mi hanno dato
un’esperienza di base per cominciare la vita. Hanno contribuito a far
crescere il mio potenziale di fantasia, la possibilità di inventare e di
saper vedere le cose anche con occhi diversi. Sento che quel gioco
anche mentre insegno, scrivo, disegno, dipingo, fotografo, faccio teatro… coltiva i suoi frutti dentro di me ancora oggi e che a darmi maggiore gioia nel fare di tutti i giorni è proprio il fantasticare, il cercare
nelle cose la faccia che non appare e il sentirmi veicolo, anche se piccolo, di trasformazione.
Faccio un esempio, semplice. Prendi un foglio bianco in mano e compi,
in libertà, su di esso una qualsiasi azione, diventerà subito un’altra
cosa. Se ci scrivi diventa promemoria, avviso, poesia, storia… se lo pieghi aeroplano, barchetta, busta, palla… se lo buchi puoi guardare al di
là, infilarci l’indice e fare cucù ad un bambino, farlo girare attorno
all’asta della biro… se lo disegni può diventare mappa, cane, una faccia che ride… se lo dipingi può essere mare, paesaggio, la tua casa… se
lo tagli può moltiplicarsi, sagomarsi, diventare un arabesco… e questo
solo con un foglio di carta dove le variabili per ogni scelta fatta sono
infinite e mai uguali a quelle fatte da altri. La cosa ancora più bella è
che la parola, il disegno, il colore… che hanno cambiato la vita di quel
foglio, attraverso le tue mani, possono parlare di te agli altri!
Al concorso Udine da giocare c’erano tanti fogli con i disegni di bambini. Quanti discorsi là dentro! Ironia della sorte, c’era tra le tante cose
interessanti, costruite dalle sapienti mani bambine, un gran bel baule
verde, pieno di giochi!
E’ stato un piacere vedere quanto abbiano scritto, disegnato, costruito,
reinventato per ribadire l’importanza del loro gioco, tanto che compilare una graduatoria è stato un compito tutt’altro che facile.
Concludo con una preghiera rivolta a tutti noi adulti, quella di non aver
troppa fretta, di lasciare che il tempo del gioco dei bambini duri il
tempo necessario a loro per crescere attraverso la scoperta, la manipolazione, lo sguardo forse impertinente ma curioso… con l’esortazione
a lasciarli giocare con cose semplici con le quali trovino lo spazio per
potersi inventare il proprio gioco.
Udine da giocare
27-11-2007
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[Udine da Giocare] Terza edizione del concorso di libera espressione
Dopo i concorsi MI SCAPPA DI… GIOCARE e UDINE DA GIOCARE,
il Comune di Udine, tramite l’U.S. Animazione sul territorio e il Ludobus, intende promuovere la terza edizione del concorso di libera espressione sul tema del gioco.
Il concorso diventa biennale e il tema scelto per l’anno scolastico 2008/2009 è:
UN MONDO DI GIOCHI
i giochi e le culture
alla scoperta di identità e differenze attraverso il gioco
Il concorso si rivolge a bambini e ragazzi frequentanti la scuola primaria
(classi quarte e quinte) e la scuola secondaria di primo grado (tutte le classi).
Il bando completo sarà diffuso all’inizio dell’anno scolastico 2008/2009.
La premiazione è prevista a fine maggio 2009
in occasione della giornata mondiale del gioco.
Partecipate!
Per informazioni:
Comune di Udine
Animazione sul territorio – Ludobus
tel. 0432 271677
e-mail: [email protected]
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con il sostegno di
Presidenza del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia
Fondazione Crup
si ringraziano:
La giuria del concorso: Francesco Milanese, Daniela Fattori, Francesco Pira, Beniamino
Sidoti, Fabio Taroni, Mario Turello, Davide Zoletto.
Consiglio Comunale dei Ragazzi di Udine e in particolare:
Francesco Martinuzzi, Francesca Varelli, Veronica Armani, Manuela Mio,
Martina Forgiarini, Giacomo Tulisso, Carlo Selan.
I rappresentanti indicati dalle Circoscrizioni:
Corrado Dalla Libera, Luisa Bocin, Francesca Angelici, Elena Dal Cul,
Luciano Zorzenone, Giancarlo Valerio.
tutti i bambini e i ragazzi, gli insegnanti e i genitori che
hanno partecipato al Concorso
si ringraziano inoltre:
Consorzio Cooperativo Latterie Friulane
Ecomela La Carnica
Servizio Verde Pubblico del Comune di Udine
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Questo catalogo
raccoglie gli elaborati premiati
alla seconda edizione
del Concorso di libera espressione
UDINE DA GIOCARE
(anno scolastico 2006/2007).
I lavori offrono
un punto di vista diverso,
quello dell’infanzia,
sulla città, attraverso
l’insolita chiave di lettura
offerta dal gioco.
Rappresentano un
invito per gli adulti a riflettere
per riconsiderare
i valori del vivere sociale,
attraverso la prospettiva
rivelata dai bambini.
Comune di Udine
Direzione Generale
URP Comunicazione Servizi al Cittadino
Animazione sul territorio - Ludobus
www.comune.udine.it
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