IL PALCOSCENICO
Copia omaggio
ISSN 2035-3685
dicembre 2010
«TUTTI ALL’OPERA» CON VERDI E PUCCINI
«Il trovatore», «Madama Butterfly» e «Rigoletto»: tre tra i titoli più celebri
del repertorio per un omaggio ai centocinquanta anni dell’Unità d’Italia.
Il teatro Sociale di Busto Arsizio riscopre la storia delle sue origini e porta sul palco
la lirica, eccellenza italiana nel mondo. In scena il Teatro dell’Opera di Milano,
con l’Orchestra filarmonica di Milano e la Corale lirica ambrosiana.
Firma la regia di tutte e tre i lavori Mario Riccardo Migliara
In questo numero
Da Verdi a Puccini, centoventi anni di lirica al Sociale
Mario Riccardo Migliara: «Vi incanterò con la lirica»
«Il trovatore», quando l’opera lirica racconta il male
«Madama Butterfly», quando l’amore è un’illusione
«Rigoletto», una disputa tra fato e volontà
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pag. 13
focus on
Il sipario si alzò nel settembre 1891 con «La forza del destino»
DA VERDI A PUCCINI, CENTOVENT’ANNI DI LIRICA AL SOCIALE
Tra gli artisti in scena il soprano Emma Carelli, il baritono Carlo Tagliabue e due cantanti nativi del territorio: il fagnanese Renzo Pigni e la bustese Annamaria Pizzoli
(sam) È il 27 settembre 1891 quando il sipario del teatro Sociale di Busto Arsizio si alza
per la sua prima volta. Sul palco salgono la
soprano Bianca Montesini, il baritono Sante
Athos, il mezzosoprano Elvira Ercoli, sotto
la direzione del maestro Giulio Buzenac.
Nella platea e tra i palchetti, ormai ricordo di
un antico passato, si diffondono le note del
melodramma «La forza del destino», su musica di Giuseppe Verdi e con libretto di
Francesco Maria Piave. Ha inizio così la
lunga storia dell’opera lirica nella sala che
Cartolina d’epoca con veduta esterna del teatro
l’architetto milanese Achille Sfondrini, già
Sociale di Busto Arsizio
autore del Carcano di Milano e del Costanzi
di Roma, progetta su modello di uno dei templi internazionali della musica: il teatro alla
Scala di Milano.
Dal 1891 e fino agli anni Cinquanta, con alterne vicende, il Sociale ospita alcuni tra i titoli
più in voga del repertorio, da «Don Pasquale» di Gaetano Donizetti a «La Boheme» di
Giacomo Puccini, da «Il barbiere di Siviglia» di Gioacchino Rossini alla «Carmen» di
Georges Bizet, senza dimenticare «Cavalleria rusticana» di Pietro Mascagni, «Norma» di
Vincenzo Bellini e «Pagliacci» di Ruggero Leoncavallo. Tra gli interpreti di cui le cronache locali serbano memoria ci sono: Emma Carelli, caposcuola dei soprani veristi e compagna di palcoscenico dei tenori Francesco Tamagno ed Enrico Caruso; il baritono Carlo
Tagliabue, grande specialista del teatro verdiano; la soprano Toti Dal Monte, celebrata per
la sua bravura persino da una poesia di Andrea Zanzotto; un’esordiente Lucy Kelston e il
fagnanese Renzo Pigni, entrambi destinati a importanti successi su prestigiosi palcoscenici internazionali.
Gli anni Cinquanta vedono il boom dell’industria cinematografica; mentre per l’opera lirica sembra esserci solo il teatro alla Scala di Milano, dove si litiga per Maria Callas e Renata
Tebaldi, per Giuseppe Di Stefano e Mario Del Monaco. Il Sociale converte l’intera sua struttura al nuovo business con un importante restauro, disattento (così come era uso in quegli
anni) alle preesistenze e alla storia del luogo. Mario Cavallè, il firmatario del progetto,
sostituisce i palchetti con una balconata, sventra l’antico salone delle feste (l’attuale ridotto «Luigi Pirandello») per far posto alla cabina di proiezione, copre la volta affrescata con
allegorie musicali, raffiguranti donne e angeli danzanti tra note e pentagrammi, per migliorare l’acustica della sala.
Di opera lirica si torna a parlare solo nel 1963, in occasione del centenario di elevazione di
Busto Arsizio a città: l’amministrazione comunale organizza una «stagione non più che
dignitosa», ricorda Giuseppe Paciarotti nel volume «Del teatro.150 anni di vita teatrale
a Busto Arsizio». «Tosca» di Giacomo Puccini, «Rigoletto» di Giuseppe Verdi, «Cavalleria
rusticana» di Pietro Mascagni e «Pagliacci» di Ruggero Leoncavallo sono i quattro titoli che
animano la sala nel novembre di quell’anno. Da allora e per tutta la seconda parte del
Novecento, il cartellone del Sociale registra pochi appuntamenti con l’opera lirica, preva-
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focus on
lentemente recital. Tra questi va ricordato il
concerto del novembre 1984, organizzato in
occasione di un convegno di studi su Alessandro Manzoni, che vede salire sul palco la
soprano Annamaria Pizzoli, in una delle rare esibizioni nella sua città natale.
Nel 2004 Delia Cajelli, direttore artistico
del teatro bustese, viene coinvolta nella regia
di un melodramma: «L’aurora di Gerusalemme» del contemporaneo Andrea Arnaboldi,
ispirata al poema epico-religioso «La GeUna scena dell’opera lirica «Il barbiere di Siviglia»
rusalemme liberata» di Torquato Tasso. Da di Gioacchino Rossini che il Teatro dell’Opera di Milano
questa esperienza nasce la volontà di ritornaha presentato a Busto Arsizio, negli spazi
re a proporre opere liriche complete (cioè
del teatro Sociale, nella stagione 2009/2010.
con coro, orchestra e cantanti) negli spazi
Foto: Silvia Consolmagno
fatti costruire dai conti Giulio e Carolina
Durini con l’intento di soddisfare la propria passione per il «Belcanto».
Nel 2008 vengono proposti due capolavori del repertorio verdiano: «La traviata» (aprile
2008), con la direzione del maestro Pierangelo Gelmini, e «Il trovatore» (dicembre 2008),
per la regia del tenore Antonio Signorello.
Della stagione seguente è l’incontro con il Teatro dell’Opera di Milano, diretto da Mario
Riccardo Migliara, giovane compagnia che ha tra i propri obiettivi la rilettura in chiave
moderna dei grandi titoli del repertorio e il «decentramento della cultura lirica» in realtà
provinciali e in teatri non espressamente nati per l’opera. Sul palco salgono «La traviata»
(novembre 2009) e «Il barbiere di Siviglia» (febbraio 2010), allestimenti entrambi molto
apprezzati dal pubblico del Sociale.
Forte di questo risultato positivo, la sala di piazza Plebiscito propone, per «Una Storia, tante
storie - Stagione 2010/’11» e all’interno del cartellone cittadino «BA Teatro», la minirassegna «Tutti all’opera». Tre i grandi capolavori del melodramma internazionale in programma, sempre negli inediti e innovativi allestimenti del Teatro dell’Opera di Milano,
formazione ormai attestatasi come -dichiara Mario Riccardo Migliara- «la prima compagnia itinerante di produzione di allestimenti completi di opera lirica in Italia», con la
sua nuova tournée che proporrà cinque spettacoli in tredici piazze differenti, tra Lombardia,
Liguria, Piemonte e Svizzera, per un totale di quaranta date.
In occasione dei centocinquant’anni dall’Unità d’Italia, grande spazio verrà dato alla
figura di Giuseppe Verdi, simbolo per
eccellenza del Risorgimento musicale italiano, del quale verranno proposte, in continuità con la passata stagione, le due restanti
opere della cosiddetta «trilogia popolare»: la
fosca tragedia di «cappa e spada» del melodramma «Il trovatore» (3 dicembre 2010) e
«Rigoletto» (10 marzo 2011), avvincente
storia dell’eterna diatriba tra fato e volontà,
nella quale si incontrano e si scontrano sentimenti quali la passione, il tradimento, l’amore filiale e la vendetta. Mentre l’estro di
Giacomo Puccini rivivrà in palcoscenico
grazie alla sua «Madama Butterfly» (18 feb- Un particolare degli affreschi conservati sulla cupola del
braio 2011), vicenda d’amore, dolore e lace- teatro Sociale di Busto Arsizio, sotto la controsoffittatura
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notizie flash
focus on
razione interiore, che ha per scenario l’esotico e misterioso
Giappone, terra mito della cultura europea di fin de siècle,
soprattutto dei salotti borghesi e degli ambienti artistici.
«In ogni nostra produzione -spiega Mario Riccardo Migliarasi parte da un mix di elaborazione intellettuale e punto di vista
del pubblico, e viene sviluppato un tema, concentrandosi sull’efficacia comunicativa del melodramma, riportando l’unico
genere veramente popolare al cospetto di ogni platea. È così
che in «Trovatore» si gioca sull’evocazione del maligno, in
«Madama Butterfly» sull’ikebana e sull’illusione, in «Rigoletto» sui Tarocchi».
«Le scenografie come i costumi e l’attrezzeria - prosegue il
regista - vengono realizzate nel laboratorio di Teatro dell’Opera da «Arti di Scena», in un’ottica di semplificazione formale e di pulizia del linguaggio, dalle quali emanano una
Una foto della soprano
forza interna che armonizza canto, musica e regia per appagaamericana Lucy Kelston,
re tutti i sensi».
in scena al Sociale
«Un solido oggetto scenografico, un movimento del cantante, di Busto Arsizio nel febbraio 1951,
un’azione corale particolare, una valutazione illuminotecnica
in un allestimento di «Madama
identificativa in una scena rispetto ad un’altra -afferma ancoButterfly» di Giacomo Puccini
ra l’artista- concorrono a creare la poesia di un’opera». Il concetto di «Gesamtkunstwerk» (opera d’arte totale), di wagneriana memoria, si fa, dunque,
realtà sul palcoscenico bustese grazie all’estro creativo di Mario Riccardo Migliara, un regista ed operatore culturale mosso da un grande, grandissimo sogno: quello di portare la lirica ovunque, anche «a costo di attraversare la giungla amazzonica per il bene della musica».
Un po’ come Brian Sweeny Fitzgerald, ovvero il Fitzcarraldo del regista Werner Herzog,
l’uomo che vagheggiò di costruire un teatro d’opera nel cuore della foresta peruviana, per
farvi esibire i suoi cantanti preferiti, Enrico Caruso su tutti. D’altronde, lo diceva Shakespeare,
«siamo fatti della stessa sostanza dei sogni».
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A NATALE DONA LA LIRICA
Dicembre, tempo di regali. A chi è alla ricerca di un cadeau originale e prestigioso da mettere sotto l’albero di parenti e amici il teatro Sociale di Busto
Arsizio propone, per il quarto anno consecutivo, «A Natale dona…cultura
e divertimento». Per questa edizione, l’iniziativa prevede un mini-abbonamento ideato per l’occasione, «L’Opera, che festa!», al prezzo promozionale di 40,00 euro. Due i melodrammi che sarà possibile vedere:
«Madama Butterfly» di Giacomo Puccini (18 febbraio 2011) e
«Rigoletto» di Giuseppe Verdi (10 marzo 2011) .
Il disegno dell’allegra e colorata confezione della «strenna» natalizia 2010 (nella foto) porta
ancora la firma di Giulia Pezzato, allieva del liceo artistico «Paolo Candiani» di Busto
Arsizio, che ha riletto, in chiave poetica e onirica, le atmosfere raccontate, cinquant’anni fa,
da Gianni Rodari nella favola «Il pianeta degli alberi di Natale».
La promozione, il cui diritto di prevendita è fissato a 1,00 euro più il costo dell’abbonamento, si terrà da sabato 4 a mercoledì 22 dicembre. Il botteghino osserverà gli usuali orari
d’apertura e sarà attivo anche nella serata di martedì 21 dicembre, dalle 20.30 alle 22.00, in
occasione dello spettacolo «Sogno di Natale», tratto dalla produzione novellistica di Luigi
Pirandello, che vedrà salire in scena gli attori del teatro Sociale, sotto la regia di Delia Cajelli.
MARIO RICCARDO MIGLIARA: «VI INCANTERÒ CON LA LIRICA»
Cinque le produzioni in cartellone per la nuova stagione: un viaggio alla riscoperta di
Verdi, Rossini, Puccini e Donizetti
«Chi sogna può muovere le montagne»: questo è il motto di
Fitzcarraldo, il personaggio al centro dell’omonimo film di
Werner Herzog, vincitore del premio per la miglior regia al 35°
Festival di Cannes. Ma è anche un po’ il motto di Mario Riccardo Migliara. Come Fitzcarraldo, il direttore artistico del Teatro
dell’Opera di Milano si è, infatti, proposto di «portare la lirica
ovunque», anche in luoghi digiuni di teatro musicale o in realtà
di provincia.
Negli ultimi anni, il suo sogno è in parte diventato realtà: allestimenti di «Don Giovanni, «Così fan tutte», «Tosca», «Ballo in
maschera» ed «Elisir d’amore», solo per fare qualche titolo, hanno toccato diverse piazze del nord Italia.
L’avventura, peraltro accolta calorosamente dal pubblico, continua quest’anno con la presentazione di cinque produzioni: la
ripresa dell’opera buffa «Il barbiere di Siviglia» di Gioacchino
Rossini e le nuove regie di «Madama Butterfly» di Giacomo
Puccini, di Don Pasquale di Gaetano Donizetti, di «Il trovatore» e «Rigoletto» di Giuseppe Verdi. Di questi lavori,
ma anche di opera lirica abbiamo parlato con Mario Riccardo Migliara.
l’intervista
A colloquio con il regista e direttore artistico del Teatro dell’Opera di Milano
Mario Riccardo Migliara,
regista e direttore artistico
del Teatro dell’Opera di Milano,
al Sociale di Busto Arsizio.
Foto: Silvia Consolmagno
Quando gli eventi vengono promossi con efficacia, il pubblico risponde. Cosa può fare il mondo
del teatro in generale, e dell’opera in particolare, per richiamare spettatori?
Io penso non sia ancora stata fatta della vera didattica dell’opera lirica. Oltre a ciò ritengo che
il video abbia delle grandi potenzialità e non abbia davvero raggiunto lo scopo. Forse si è troppo pensato a divulgare il tema narrativo o per quanto riguarda la televisione il back stage del teatro. Ritengo più necessaria un’operazione legata a dei corti di autore. Sono composti dalla misura necessaria per non affaticare e mandare un messaggio rapido e sintetico.
Teatro dell’Opera di Milano si sta ampliando: cosa vuole dare al suo pubblico variegato, dai
loggionisti della Scala ai giovani, a chi che non conosce l’opera?
Sicuramente qualcosa che ho già spiegato nelle mie prime parole. Regie che non siano solo dei
glamour, ma che riempiano il significante dell’opera con un tocco in più. Non azzardi intellettuali, ma coerenze e scelte equilibrate nei confronti dell’autore. Questo è un aspetto che va curato in ogni settore, dalla parte musicale alla parte del trucco. Produrre coerenze serve a trovare
una forma di armonia. Vorrei ricordare che Armonia era una dea.
Si è appena conclusa la vostra stagione estiva. Che giudizio dà delle rappresentazioni fatte e
della risposta del pubblico?
In un momento di crisi come questo non posso che essere soddisfatto di come sono andate le
cose, e già sto verificando per l’inverno molte più adesioni. La nostra era una sfida sia per tempi
che condizioni e novità proposta. I teatri hanno risposto, la stampa anche, ma soprattutto il pubblico che torna e che ha piacere di chiederci novità e proposte: tutte queste cose fanno parte di
quel fermento culturale giusto, intendo con questo, quello scambio e crescita che ogni realtà che
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l’intervista
struttura spettacolo e arte deve ascoltare. Anche il numero di collaboratori è sempre più numeroso, segno che molti vogliono entrare in questa locomotiva che sta inesorabilmente prendendo
a marciare con il ritmo di una macchina precisa e coordinata.
Qual è l’opera che le ha dato maggiori soddisfazioni?
È difficile una scelta, ma se proprio debbo, penso che «Don Giovanni» abbia dato qualcosa in più.
Come nascono gli spunti per scenografie e messa in scena? Qual è l’idea che vuole trasmettere al pubblico?
Gli spunti sono sempre un mix di elaborazione intellettuale e caso. Faccio un esempio: sono un
amante dei mercatini e spesso mi ritrovo con oggetti che mi possono ispirare un momento scenografico particolare. Dico spesso che i libri e gli oggetti mi trovano e mi indicano un pensiero
che sto sviluppando proprio in quel momento, o diventano cassa di risonanza di un procedimento stilistico di una messa in scena.
Rispetto alle precedenti realizzazioni, quali sono state le novità apportate quest’anno?
Conto molto sull’evocazione del Maligno in un «Trovatore» dove mancava nella mia precedente regia quella magia che ora, se non altro dal punto di vista registico, ho trovato. Sarà una bella
sfida sviluppare questo tema senza cadere nell’ovvio o nel triviale. Ho, poi, una ripresa del
«Rigoletto dei Tarocchi», una regia importante che ha già debuttato al Dal Verme e al Castello,
con gli arcani dei Visconti in prima fila. Una «Madama Butterfly» ambientata inizialmente in
un centro massaggi milanese e, poi, con una serie di Giostre («Les farandoles des Illusions»),
che creano illusioni ottiche e un «Don Pasquale» un bel po’ «pazzeriello». Ovviamente nella
parte musicale avremo sempre più attenzione sulle voci. Basta una voce o un atteggiamento scenico errato e il pubblico lo nota.
Un sogno da realizzare?
Non mi venga richiesto, sono un pragmatico naturale: sono troppo arrogante se dico che faccio
diventare i sogni realtà?
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«IL TROVATORE», QUANDO L’OPERA LIRICA RACCONTA IL MALE
L’allestimento dà voce al concetto di demoniaco attraverso un’eclissi di sole
in scena
Tra i brani indimenticabili «Tacea la notte placida» e «D’amor sull’ali rosee»
(sam) «Con nessun’altra delle sue opere, neppure con il «Nabucco», Giuseppe Verdi toccò così
rapidamente il cuore del suo pubblico»: con queste parole il compianto musicologo Julian
Budden, autore di una monumentale monografia dedicata al maestro di Busseto, parlò de «Il
trovatore».
L’apprezzato melodramma, che insieme al «Rigoletto» e a «La traviata» fa parte della cosiddetta «trilogia popolare verdiana» (quella che «toglie il ruolo di protagonista al signore per
affidarlo all’umile»), sarà al teatro Sociale di Busto Arsizio nella serata di venerdì 3 dicembre.
Sul palco salirà il Teatro dell’Opera di Milano, insieme con l’Orchestra filarmonica
di Milano e la Corale lirica ambrosiana, dirette rispettivamente da Vito Lo Re e Roberto Ardigò.
Il destino come motore cieco di ogni esistenza umana, l’amore e la sete di vendetta quali sentimenti che divorano la vita, e, sullo sfondo, armi, soldati, campi di battaglia e lo scoppiettio
delle faville di fuochi guizzanti: questi gli elementi che plasmano la trama de «Il trovatore»,
melodramma in quattro atti e otto quadri ispirato a «El trobador», fosca tragedia di «cappa
e spada» composta dallo scrittore spagnolo
romantico Antonio García Gutiérrez e andata in scena nei primi mesi del 1836.
Una quindicina di anni dopo il fortunato
debutto teatrale, Giuseppe Verdi, rimasto colpito dalla trama e dalla potenza espressiva dei
personaggi, commissionò la riduzione librettistica del dramma al poeta Salvadore Cammarano, con il quale aveva già lavorato per
«Alzira», «La battaglia di Legnano» e «Luisa
Miller». Nel luglio del 1852, quattro mesi
prima che il compositore emiliano ponesse Una scena del melodramma «Il trovatore» di Giuseppe
mano alla partitura dell’opera (la musica fu Verdi, nell’allestimento del Teatro dell’Opera di Milano
scritta nel novembre 1852, in poco meno di un
mese, anche se sembra che il progetto fosse già tutto nella testa del suo autore dall’inverno precedente), il poeta napoletano morì e il suo testimone venne raccolto, anche su consiglio di
Cesare De Sanctis, da Leone Emanuele Bardare. Il giovane scrittore completò il libretto
seguendo gli appunti lasciati da Salvadore Cammarano e, su precisa direttiva dell’operista,
apportò alcune aggiunte e piccole modifiche: cambiò il metro della canzone «Stride la vampa»
(atto II, scena I), passando da due quartine di settenari a due sestine di quinari doppi, e scrisse
i versi per i cantabili «Il balen del suo sorriso» (atto II, scena III) e «D’amor sull’ali rosee» (atto
IV, scena I). Prima del debutto, lo stesso Giuseppe Verdi apportò, inoltre, delle modifiche ai
versi finali dell’opera, che abbreviò per rendere più intenso il drammatico epilogo.
La «prima» de «Il trovatore» si tenne il 19 gennaio 1853 al teatro Apollo di Roma e, superando problemi di ogni tipo (una piena del Tevere, l’elevato costo dei biglietti, i rapporti un po’ tesi
fra i cantanti), incontrò immediatamente il favore della critica e dei melomani, anche grazie a
un cast di assoluto rilievo, del quale facevano il tenore Carlo Baucardé, il soprano Rosina
Penco, il mezzosoprano Emilia Goggi e il baritono Giovanni Guicciardi. La «Gazzetta musicale» parlò del debutto come di un trionfo meritato e questo successo era destinato ad accre-
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in scena
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scersi negli anni seguenti e a perdurare per
tutto l’Ottocento: nell’arco di pochi anni, «Il
trovatore» fu, infatti, rappresentato in tutte le
principali capitali europee, e poi a New York,
Buenos Aires, Havana, Alessandria d’Egitto,
Bratislava, San Pietroburgo e Bombay.
Già in occasione di questi primi importanti
appuntamenti si parlò per il lavoro verdiano di
«opera rossa»: una tinta forte e tenebrosa,
magica e quasi selvaggia come quella del sangue, del fuoco e della passione colora il melodramma, la cui storia è piena di contrasti
drammatici e di intrecci difficili da raccontare.
Pur basandosi sul tradizionale triangolo Una scena del melodramma «Il trovatore» di Giuseppe
tenore-soprano-baritono, il dramma ha, in- Verdi, nell’allestimento del Teatro dell’Opera di Milano
fatti, una trama giocata su flashback, dei quali
è protagonista la zingara Azucena, un personaggio anticonvenzionale, tormentato e di grande
potenza drammatica, parallelo a quelli del buffone Rigoletto e della prostituta Violetta. Un personaggio, questo, al quale dà voce e corpo un mezzosoprano e che è perno di un’allucinata
azione parallela sospesa fra passato e presente.
Al centro della vicenda, ambientata nella Spagna quattrocentesca e in un’atmosfera notturna,
ci sono due fratelli, il trovatore Manrico e il conte di Luna, che non si conoscono e che si combattono. Entrambi sono innamorati della stessa donna, la dolce e angelicata Leonora, dama
della regina d’Aragona. Il racconto della loro rivalità politica e amorosa, al quale porrà termine la morte della fanciulla contesa, si affianca alla progressiva rivelazione di un orribile antefatto: quindici anni prima, il fratello minore del conte era stato rapito ed ucciso da una zingara,
determinata a vendicare la morte sul rogo della madre, accusata di stregoneria. Quella zingara
viene, ora, riconosciuta in Azucena, che il conte è felice di poter incarcerare anche in odio al
figlio di lei, Manrico. Ma, lentamente, emerge un’altra verità di quell’orribile notte di vendetta: turbata da atroci visioni dell’agonia materna, per un tremendo errore, la zingara gettò nel
fuoco il proprio figlioletto anziché il bambino rapito, allevando quest’ultimo come proprio e
tacendone a tutti l’identità. Le battute finali dell’opera, nelle quali avviene il fratricidio, vedono Azucena svelare il suo segreto al conte di Luna: «Egli era tuo fratello!», «Sei vendicata, o madre!».
«Il trovatore» accosta una grande eleganza musicale, dalla scrittura a tratti quasi schubertiana,
a una fantasia melodica straripante. Cori tripudianti dall’evidente enfasi guerresca si alternano
a delicatezze estreme.
Indimenticabili nell’immaginario collettivo restano arie come «Tacea la notte placida»,
«D’amor sull’ali rosee», il «Coro delle incudini» e la cabaletta «Di quella pira l’orrendo foco»,
motivo di eroica risolutezza con cui Manrico chiude il terzo atto e che è diventato famoso per
quei do di petto finali, non presenti nella partitura originale verdiana e la cui aggiunta si deve,
probabilmente, a Carlo Baucardé o ad Enrico Tamberlick. Tutto questo ha concorso a far definire dalla critica «Il trovatore» come l’opera più melodicamente bella, coinvolgente e ricca dell’intera trilogia; di notevole interesse per gli esperti del settore è, poi, anche la figura di
Manrico, ultimo grande esempio di tenore eroico e lirico allo stesso tempo.
L’allestimento del Teatro dell’Opera di Milano - nell’ideazione scenica di Mario Riccardo
Migliara, che già si era cimentato con questo lavoro verdiano nel 2007, in occasione della manifestazione milanese «Lirica al Castello» - si incentra sul concetto di male e di demoniaco,
dando voce a questi sentimenti attraverso l’immagine di un’eclissi di luna e l’uso di strumenti di tortura e di un trono incastonato in un simbolico abisso per l’ambientazione scenica.
notizie flash
IL TROVATORE
melodramma in quattro atti da «El Trobador» di Antonio García Gutiérrez
musica di Giuseppe Verdi
libretto di Salvadore Cammarano e Leone Emanuele Bardare
con il Teatro dell’Opera di Milano
con l’Orchestra filarmonica di Milano (direttore: Vito Lo Re)
e con la Corale lirica ambrosiana (direttore: Roberto Ardigò)
regia di Mario Riccardo Migliara
scenografia, costumi e attrezzeria: Arti di Scena
produzione: Teatro dell’Opera di Milano
opera lirica
in scena
informazioni utili
venerdì 3 dicembre 2010 - ore 21.00
Ingresso: posto unico € 32,00; ridotto (giovani fino ai 21 anni; ultra 65enni; militari;
Cral, biblioteche, dopolavoro e associazioni con minimo dieci persone) € 22,00; abbonamento «Tutti all’Opera» (tre opere liriche, ossia «Il trovatore» di Giuseppe Verdi,
«Madama Butterfly» di Giacomo Puccini, «Il Rigoletto» di Giuseppe Verdi) € 60,00
UN NATALE TRA PIRANDELLO E MARY POPPINS
È un Pirandello laico, ma aperto al dialogo con
l’Oltre quello che emerge dallo spettacolo «Sogno
di Natale», in programma mercoledì 21 dicembre,
alle 21.00, negli spazi del ridotto «Luigi Pirandello», sala piccola del teatro Sociale di
Busto Arsizio. La pièce, per la riduzione scenica e
la regia di Delia Cajelli, rilegge le oltre mille pagine della raccolta «Novelle per un anno», soffermandosi sui racconti incentrati sul tema della fede.
Il risultato è uno spettacolo, poetico e originale, nel quale spazio preminente hanno
«Sogno di Natale», «Il Natale sul Reno» e «La messa di quest’anno», tre testi nei quali
Luigi Pirandello invita a riflettere sul valore che i simboli hanno nella nostra società consumistica, sulla sordità degli uomini nei confronti del messaggio evangelico e sull’autentico significato della nascita di Gesù. Non manca, in questo percorso, un melanconico ricordo dei primi Natali dello scrittore siciliano, vissuti tra i riti di preparazione dell’albero e i regali, tra il grande presepe illuminato e il suono della zampogna.
In occasione delle festività di fine anno, gli attori del teatro Sociale ritorneranno anche a
cantare «Supercalifragilistichespiralidoso» e «Un poco di zucchero». Sabato 18 dicembre, alle 21.00, la compagnia bustese e la «Star Dance» di Turbigo porteranno, infatti, a
Castellanza, negli spazi del teatro di via Dante, il musical «Mary Poppins» (nella foto),
per la regia di Delia Cajelli e con le coreografie di Elisa Vai.
Lo spettacolo «Sogno di Natale» sostituisce la favola «Canto di Natale» di Charles
Dickens, prevista nell’ambito della stagione cittadina «BA Teatro». Il costo del biglietto è fissato ad euro 16,00 per l’intero ed euro 12,00 per il ridotto, riservato a giovani fino
ai 21 anni, ultra 65enni, militari, Cral, biblioteche, dopolavoro e associazioni con minimo dieci persone. Il musical «Mary Poppins», inserito in «CastellanzaTeatro» è, invece,
a ingresso gratuito.
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in scena
L’allestimento rilegge la storia di Cio-Cio-San attraverso l’antica arte dell’ikebana
«MADAMA BUTTERFLY», QUANDO L’AMORE È UN’ILLUSIONE
In scena i teatrini roteanti di Mario Riccardo Migliara ed Elena Busisi
(sam) «Caro nostro e grande Maestro, / la farfallina volerà: / ha l’ali sparse di polvere, / con qualche goccia qua e là, / gocce di sangue, gocce di pianto. / Vola, vola, farfallina, / a cui piangeva tanto il cuore; / e hai fatto piangere il tuo cantore […]». Così il poeta Giovanni Pascoli, in
una cartolina del febbraio 1904, consolava l’amico Giacomo Puccini dell’iniziale fiasco di «Madama Butterfly», tragedia giapponese, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, tratta dall’omonimo testo teatrale di David Belasco, a sua volta ispirato a un breve racconto di John
Luther Long. Un’affermazione, quella del poeta di «Myricae» e «Canti di Castelvecchio», destinata ad essere profetica: la storia della geisha Cio-Cio-San, da li a poco, avrebbe conquistato il
pubblico del Covent Garden di Londra e del Théâtre National de l’Opéra-Comique di Parigi,
acquistando poi il rango di «grande classico» del teatro musicale.
Le atmosfere esotiche di questo raffinato capolavoro pucciniano, definito dal suo stesso autore
«l’opera più sentita e suggestiva ch’io abbia mai concepito», saliranno sul palco del teatro Sociale
di Busto Arsizio nella serata di venerdì 18 febbraio 2011, in un allestimento che vedrà in scena
il Teatro dell’Opera di Milano, con l’Orchestra filarmonica di Milano e la Corale lirica
ambrosiana, dirette rispettivamente da Claudio Vadagnini e Roberto Ardigò.
Accolta dal pubblico del teatro alla Scala di Milano con «grugniti, boati, muggiti, risa, barriti,
sghignazzate», «Madama Butterfly» fu trascinata al suo infausto esordio, datato 17 febbraio 1904,
da un’infelice trovata dell’editore Tito Ricordi, che volle «colorire il quadro con maggior suggestione» aggiungendo «al cinguettìo della scena» la risposta di «altri stormi dal loggione», dove
erano disseminati «con appositi fischietti intonati musicalmente, alcuni impiegati». Al rivale
Sonzogno e agli schiamazzatori non parve vero poterne approfittare: fu, per usare le parole dello
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in scena
stesso Puccini all’amico Camillo Bondi, un
«vero linciaggio», un’«orrenda orgia».
Il compositore lucchese, tramortito dal fiasco,
ma fiducioso nella sua creazione, decise di apportare delle sostanziali modifiche al lavoro,
operando una serie di tagli radicali al primo atto
e suddividendo il secondo in due parti. Fu la
strada giusta: la ripresa del componimento pucciniano, tenutasi il 28 maggio 1904 al teatro
Grande di Brescia, ottenne una vistosa conferma, un successo che da allora non è mai venuto
meno.
«Madama Butterfly», la cui composizione risaUn’immagine dei bozzetti
le al periodo compreso tra l’estate del 1901 e il
per la scenografia di «Madama Butterfly»
dicembre 1903 e che fu oggetto di svariati rimadi Giacomo Puccini, realizzata da Arti di Scena
neggiamenti fino all’edizione a stampa del
per l’allestimento del Teatro dell’Opera di Milano.
1907, è una storia di amore, dolore e laceraFoto: Archivio Teatro dell’Opera di Milano
zione interiore, ambientata in una cornice esotica e misteriosa, tanto in voga nella cultura europea di fin de siècle, soprattutto nei salotti borghesi e negli ambienti artistici. Basti pensare che l’esotismo aveva fornito lo sfondo, nel campo
della lirica, a molte opere coeve, da «I pescatori di perle» di Georges Bizet a «L’africana» di
Giacomo Meyerbeer, fino a «Iris» di Pietro Mascagni.
Ma il capolavoro pucciniano è anche un atto di condanna contro la violenza ottusa e barbarica
della cosiddetta civiltà occidentale, contro la sua superficialità e il suo infondato senso di superiorità: Pinkerton, ufficiale della marina degli Stati Uniti, sbarca a Nagasaki e, incuriosito dalle
usanze locali, si unisce in matrimonio con una geisha, Cio-Cio-San, ripudiandola, però, dopo un
mese per tornare in patria. La donna, forte della sua passione e dall’imminente maternità, continua ad aspettare spasmodicamente l’amato, sicura del rientro. Ma l’epilogo è tragico: l’uomo
torna con una nuova moglie, per riprendersi il figlio avuto dal suo matrimonio nipponico. Disillusa
per il disonore subito, Butterfly decide di suicidarsi, senza sapere mai del tardivo pentimento di
Pinkerton.
Di grande rilievo è lo stile musicale dell’opera, che non evita contaminazioni linguistiche delle più
ardite: accanto al richiamo a modelli musicali orientaleggianti, che prendono sostanza soprattutto nel frequente ricorso alla scala pentafona,
confluiscono elementi della tradizione occidentale colta (il fugato, gli echi wagneriani, le
reminiscenze di opere come «Bohème» e
«Tosca», ma anche la scala per toni interi e altri
modalismi orientaleggianti derivati dalla musica russa) e di quella d’uso (l’inno della marina
statunitense, oggi inno nazionale americano). Tra le arie entrate nell’immaginario collettivo, la romanza «Un bel dì vedremo» del secondo atto.
L’allestimento del Teatro dell’Opera di Milano
rilegge «Madama Butterfly» attraverso l’antica
Un’immagine dei bozzetti
arte dell’Ikebana, la tecnica di disporre i fiori
per la scenografia di «Madama Butterfly»
recisi mettendo in scena sentimenti ed emoziodi Giacomo Puccini, realizzata da Arti di Scena
ni. Proiezioni di composizioni floreali, «immaper l’allestimento del Teatro dell’Opera di Milano.
gini che hanno - afferma Mario Riccardo
Foto: Archivio Teatro dell’Opera di Milano
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in scena
Migliara - la fragilità di un pizzo e l’inconsistenza di una relazione amorosa nel suo perenne
mutarsi legato al desiderio», ruotano nella piccola casa di Cio-Cio-San. «La chiave di lettura dell’opera -racconta ancora il regista- è l’illusione ottica creata da alcuni teatrini roteanti, realizzati
da me con l’artista Elena Busisi, che riprodurranno in scena un gioco di ombre».
«L’inizio di «Madama Butterfly» - conclude Migliara - sarà deflagrante: due vie parallele costellate di cartelli a led con la scritta «Aperto» porteranno lo spettatore in un mondo maledetto ove
il mercimonio carnale si rende evidente nell’immediato. Potremmo essere nel fassbinderiano
«Querelle de Brest» o in un quartiere rosso di una città dell’Oriente o più semplicemente fuori da
un centro massaggi cinese, tra le vie di Milano». Un espediente, questo, per far capire ciò che realmente è la storia di Cio-Cio-San: un caso di turismo sessuale d’antan, con annessi e connessi.
notizie flash
informazioni utili
venerdì 18 febbraio 2011 - ore 21.00
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MADAMA BUTTERFLY
tragedia in tre atti dall’omonimo tragedia di David Belasco
e dall’omonimo racconto di John Luther Long
musica di Giacomo Puccini / libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
regia di Mario Riccardo Migliara
con il Teatro dell’Opera di Milano
con l’Orchestra filarmonica di Milano (direttore: Claudio Vadagnini)
e con la Corale lirica ambrosiana (direttore: Roberto Ardigò)
scenografia, costumi e attrezzeria: Arti di Scena
produzione: Teatro dell’Opera di Milano
opera lirica
Ingresso: posto unico € 32,00; ridotto (giovani fino ai 21 anni; ultra 65enni; militari;
Cral, biblioteche, dopolavoro e associazioni con minimo dieci persone) € 22,00; abbonamento «Tutti all’Opera» (tre opere liriche, ossia «Il trovatore» di Giuseppe Verdi,
«Madama Butterfly» di Giacomo Puccini, «Il Rigoletto» di Giuseppe Verdi) € 60,00
NUOVE REPLICHE PER «LA NOTTE» E «CUORE»
Successo per le iniziative proposte dal teatro Sociale di Busto Arsizio,
in collaborazione con l’associazione culturale «Educarte», in occasione
della Giornata della memoria e dei 150 anni dell’unità d’Italia.
Registrano giù il tutto esaurito le repliche mattutine degli spettacoli
«La notte» (nella foto) e «Cuore», entrambi per la riduzione scenica e
la regia di Delia Cajelli. Per questo motivo, la direzione artistica del teatro ha deciso di aggiungere nuove date al cartellone «Il teatro dei
ragazzi e per i ragazzi»: gli adolescenti potranno vedere «La notte»,
storia dell’esperienza di Elie Wiesel in campo di concentramento, anche
nella mattinata di mercoledì 26 gennaio 2011; ai bambini verrà proposto «Cuore» di
Edmondo De Amicis, diario immaginario di un anno di scuola nell’Italia post-unitaria,
anche nella giornata di venerdì 18 marzo 2011. Entrambe le repliche avranno inizio alle
ore 10.15. Il costo del biglietto è fissato ad € 6,50 per «La notte» ed € 5,00 per «Cuore».
«RIGOLETTO», UNA DISPUTA TRA FATO E VOLONTÀ
L’allestimento porta in scena le carte dei tarocchi Visconti
in scena
Tra i temi al centro del melodramma: passione, tradimento, amore filiale e vendetta
(sam) «È il più gran soggetto e forse il più
gran dramma dei tempi moderni. [...] È creazione degna di Shakespeare!! [...]». Così
Giuseppe Verdi, in una lettera del 25 aprile
1850 indirizzata al librettista Francesco Maria Piave, descriveva «Le Roi s’amuse» («Il
re si diverte») del drammaturgo e poeta
Victor Hugo. L’opera, convincente affresco
delle dissolutezze che animavano la corte
francese e del libertinaggio di Francesco
I, fece da motivo ispirato al melodramma
«Rigoletto».
Questo primo tassello della «trilogia popolare
verdiana» sarà sul palco del teatro Sociale di
Busto Arsizio nella serata di giovedì 10
marzo, in un allestimento che vedrà in scena
Una scena del melodramma «Rigoletto» di Giuseppe
il Teatro dell’Opera di Milano, con l’Or- Verdi, nell’allestimento del Teatro dell’Opera di Milano
chestra filarmonica di Milano e la Corale
lirica ambrosiana, dirette rispettivamente da Francesco Attardi e Roberto Ardigò.
«Rigoletto» esordì al teatro La Fenice di Venezia la sera dell’11 marzo 1851. Prima del debutto, il capolavoro del compositore emiliano - avvincente storia dell’eterna diatriba tra fato e
volontà - fu oggetto d’attenzione da parte della censura dell’Imperial Regio Governo asburgico, che non accettava l’attribuzione di un ruolo negativo a un sovrano e che riteneva il soggetto di «ributtante immoralità ed oscena trivialità». Giuseppe Verdi optò per qualche compromesso, spostando l’ambientazione dalle rive della Senna a quelle del Mincio, trasformando il re di Francia nel duca di Mantova (con
un richiamo, forse intenzionale, alla figura
dello spregiudicato Vincenzo Gonzaga) e
cambiando l’originale titolo del componimento, «La maledizione», in «Rigoletto».
Passione, tradimento, amore filiale e vendetta sono i temi che innervano quest’opera,
accolta con calore dal pubblico sin dalla sua
prima rappresentazione. La trama è nota: Rigoletto, deforme e pungente buffone alla
corte rinascimentale di Mantova, ha una figlia
«segreta», Gilda, che tiene lontana dal mondo
corrotto di Palazzo ducale. Duro e cattivo con
tutti, sempre pronto a scherzi e vendette crudeli, l’uomo si dimostra, invece, con la ragazza un padre tenero e premuroso. Per uno
Una scena del melodramma «Rigoletto» di Giuseppe
scherzo del destino, la giovane diventa oggetVerdi, nell’allestimento del Teatro dell’Opera di Milano
to delle attenzioni del duca di Mantova, liber-
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in scena
tino impenitente. Nel frattempo, le reazioni dei cortigiani alle malefatte del buffone daranno il via a una
serie di delitti: Gilda sarà rapita e violata dal nobiluomo; Rigoletto, per vendicare l’offesa, pagherà Sparafucile, un bandito, perché uccida il suo padrone, ma a
morire, per mano del sicario sarà l’amata figlia.
Musicalmente, il dramma verdiano dimostra una perfetta combinazione di ricchezza melodica e potenza
drammatica, come ben documentano le due arie più celebri: «La donna è mobile» e «Cortigiani, vil razza dannata», con la quale viene sancita la nascita di una nuova
voce per il melodramma italiano, quella “spinta” del
baritono verdiano, dal potente declamato.
L’allestimento del Teatro dell’Opera di Milano s’ispira
agli studi sulla magia degli Arcani e dei Tarocchi, con
tutte le loro raffigurazioni e simbologie provenienti dal
passato. «Rigoletto - spiega il regista Mario Riccardo
Migliara - s’incarna nella carta numero 0, simbolo dell’inconscio e della follia e, come «Il Matto» dei TaUna scena del melodramma «Rigoletto»
rocchi, cammina con un fardello leggero e non utilizza di Giuseppe Verdi, nell’allestimento del Teatro
l’esperienza. Il principe è «Il Diavolo», la carta numedell’Opera di Milano
ro 15, con tutta la sua capacità di sedurre e di trasformare la materia a suo favore. Gilda è rappresentata dalla carta numero 6, quella de «Gli innamorati», dove la passione e il sentimento predominano su tutto». «Gli arcani maggiori - racconta ancora il regista - non solo sono dentro inconsapevolmente ai personaggi dell’opera, ma
sono anche fatale scenografia delle azioni sceniche, spada di Damocle pendente sulla testa dei
personaggi e del pubblico che, con mistero, guarda il finale, dove il Trionfo della morte è illuminato insieme a Rigoletto, pazzo di dolore».
informazioni utili
giovedì 10 marzo 2011 - ore 21.00
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RIGOLETTO
melodramma in tre atti da «Le Roi s’amuse» di Victor Hugo
musica di Giuseppe Verdi / libretto di Francesco Maria Piave
con il Teatro dell’Opera di Milano
con l’Orchestra filarmonica di Milano (direttore: Francesco Attardi)
e con la Corale lirica ambrosiana (direttore: Roberto Ardigò)
regia di Mario Riccardo Migliara
scenografia, costumi e attrezzeria: Arti di Scena
produzione: Teatro dell’Opera di Milano
opera lirica
Ingresso: posto unico € 32,00; ridotto (giovani fino ai 21 anni; ultra 65enni; militari;
Cral, biblioteche, dopolavoro e associazioni con minimo dieci persone) € 22,00; abbonamento «Tutti all’Opera» (tre opere liriche, ossia «Il trovatore» di Giuseppe Verdi,
«Madama Butterfly» di Giacomo Puccini, «Il Rigoletto» di Giuseppe Verdi) € 60,00
informazioni
Il teatro Sociale di Busto Arsizio partecipa a «BA Teatro», stagione
cittadina che, sotto l’egida e con il contributo economico dell’amministrazione comunale di Busto Arsizio, annette anche le programmazioni di PalkettoStage e dei teatri Manzoni e San
Giovanni Bosco.
Tra gli appuntamenti in programma nei prossimi mesi, oltre ai due
melodrammi inseriti nella rassegna «Tutti all’opera» («Madama
Butterfly» e «Rigoletto»), si segnalano lo spettacolo «La notte», dall’omonimo romanzo di Elie Wiesel (giovedì 27 gennaio 2011-Giornata della memoria); «Cuore», dall’omonimo racconto di Edmondo De Amicis (giovedì 17 marzo
2011-150 anni dall’unità d’Italia); e «Vita» di Karol» di Delia Cajelli (19 aprile
2011). Il costo dei biglietti varia dai 5,00 ai 16,00 euro.
Il botteghino (piazza Plebiscito, 8 - tel. 0331.679000) è attivo nelle giornate mercoledì e venerdì, dalle 16.00 alle 18.00, e il sabato, dalle 10.00 alle 12.00. È possibile
prenotare telefonicamente tutti i giorni feriali, secondo il seguente orario: dal lunedì
al venerdì, dalle 16.00 alle 18.00; il sabato, dalle 10.00 alle 12.00.
Gli uffici sono aperti dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00, e il sabato, dalle 9.30 alle 12.30.
Per informazioni è possibile consultare il sito web www.teatrosociale.it o le pagine
www.facebook.com/pages/Busto-Arsizio-Italy/Teatro-Sociale-di-Busto-Arsizio/120959544605486 e www.facebook.com/teatrosociale.bustoarsizio.
IL PALCOSCENICO
ISSN 2035-3685
Anno III
Numero VI (dicembre 2010)
Registrazione n. 11/08 del 13/10/2008
presso il Tribunale di Busto Arsizio (Varese)
La tiratura di questo numero è di 6000 copie
Chiuso in redazione venerdì 26 novembre 2010
Direttore responsabile:
Annamaria Sigalotti
Redazione:
Silvia Consolmagno (fotoreporter)
Editore:
Associazione culturale «Educarte»
Impaginazione, stampa e pubblicità
SO.G.EDI. srl, via Seneca, 12
21052 Busto Arsizio (Varese)
tel. 0331.302590 - fax. 0331.302560
e-mail: [email protected]
Direzione, redazione e amministrazione:
Il ridotto «Luigi Pirandello»
c/o teatro Sociale, piazza Plebiscito, 8
21052 Busto Arsizio (Varese),
tel. 0331.679000, fax. 0331.637289,
e-mail: [email protected]
[email protected]
In copertina:
Una scena dell’opera lirica «La traviata»
di Giuseppe Verdi, che il Teatro dell’Opera
di Milano ha rappresentato al teatro Sociale
di Busto Arsizio nel novembre 2009,
nell’ambito della stagione
cittadina «BA Teatro».
Foto: Silvia Consolmagno
Si ringraziano, per la collaborazione,
Cristina Santarcangelo
e Mario Riccardo Migliara
del Teatro dell’Opera di Milano
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il palcoscenico dicembre 10