FILO DIRETTO
TUTTI NEGATIVI GLI INDICATORI ECONOMICI
VECCHIA
EUROPA
ADDIO?
di Mauro Bossola,
Segretario Generale Aggiunto Fabi
V
NEL NOSTRO
CONTINENTE LA CRISI
ECONOMICA È ANCHE
CRISI POLITICA. E IL
RISULTATO SEMBRA
ESSERE OGNI GIORNO
DI PIÙ L’IMMOBILISMO
2
ista dall’Europa, la crisi sembra invincibile: tutti gli indicatori economici, dal PIL
alla disoccupazione, dall’inflazione ai mercati, hanno un andamento negativo o contrastato; ma se
ci focalizziamo sul resto del mondo, le
cose cambiano. Cambiano negli Stati
Uniti che, con la presidenza Obama,
forte dell’adozione della riforma sanitaria, dell’accordo per il disarmo nucleare e della recente ripresa dell’economia
americana, anche in termini di posti
di lavoro, sembrano riprendere il loro
ruolo di attore mondiale. Ma cambiano soprattutto nei paesi delle emergenti economie asiatiche, che sembrano
infischiarsene della crisi. La crescita in
Cina? I più pessimisti prevedono per
quest’anno un rotondo 8% e i più ottimisti un bel 12%. E in India? Sarà
almeno del 7,5%; così che tutta l’Asia
sarà tirata da queste due locomotive.
Con buona pace della Germania, ancora offesa dal dover intervenire, suo malgrado, per aggiustare i traballanti conti
pubblici greci. E mentre l’Europa si divide sugli aiuti all’economia greca, ancora
la Cina, insieme con Corea, Giappone
e agli altri Paesi dell’Asean (Association
of Southeast Asian Nations), ha appena
dato vita a un fondo di 120 miliardi di
dollari per prevenire le crisi di liquidità
delle economie asiatiche. Lo stesso dinamismo si ritrova a livello delle aziende multinazionali, ma soprattutto fuori
dal vecchio Continente.
Chi ha comprato la Volvo? Il costruttore cinese di automobili Geely, pressoché
sconosciuto al grande pubblico europeo, ma già un colosso in patria.
E chi è diventato il quinto gestore telefonico mondiale, mettendo le mani sui
nuovi network africani di telecomunicazione? Il gigante indiano Bharti.
E chi ha oggi il vento in poppa nel
campo del nucleare civile nei paesi del
Golfo? I gruppi industriali Sud Coreani, che stanno soppiantando gli europei
in quella che per anni è stata la loro riserva privilegiata. Ma le sfide all’Europa non arrivano solo dall’Asia e dal sub
continente indiano; tra qualche mese
il presidente Lula lascerà il suo incarico, forte di avere ritagliato per il suo
Paese un ruolo a livello internazionale:
dissanguato e umiliato dal FMI ancora
fino a pochi anni fa, il Brasile può oggi
permettersi di lanciare un vasto programma d’investimenti pubblici, pari a
600 miliardi di euro in soli sei anni. E
l’uomo più ricco del mondo, secondo la
rivista Fortune, non è più Bill Gates e
tanto meno un europeo, ma il magnate
delle telecomunicazioni: un messicano.
Durante tutto questo periodo, l’Unione Europea è stata come in surplace, in
attesa di chissà quale evento, incapace
di avere una chiara visione del futuro e
di mettersi in gioco. Il problema della
competitività degli anni 80 e dei primi
anni 90 non è mai scomparso; rimasto
nascosto nel periodo della bolla finanziaria, ha continuato a erodere la capacità
delle economie del nostro continente.
Anche i miraggi della delocalizzazione e
dell’outsourcing ad oltranza, propinati
dai manager come l’uovo di colombo
della globalizzazione, non hanno fatto
altro che indebolire le strutture industriali e produttive, in Italia come negli
altri paesi europei. Tutti presi dalle polemiche sull’indebitamento eccessivo,
in Eurolandia sembriamo aver perso di
vista l’importanza, per ogni economia,
del processo di crescita e della capacità d’innovazione che sono le macchine
che generano la ricchezza delle nazioni
e dei loro cittadini. La questione non
è quella di una sfida teorica, o peggio
retorica, come quelle che siamo abituati sterilmente a combattere, tra la
visione “sociale” dell’economia e quella “liberale”. Quanto, piuttosto, quella
d’individuare le priorità e di trovare le
vie per una loro concreta realizzazione.
Purtroppo, spesso si ritiene che questo
modo di ragionare sia troppo pragmatico, e finisca per annacquare gli ideali nobili nella pratica più bieca. Così
facendo, tutti presi da noi stessi e dal
nostro ombelico, come europei non ci
accorgiamo che il mondo è già ripartito
e noi non abbiamo ancora calcolato la
rotta e nemmeno alzato le vele. È venuto, invece, il tempo di recriminare un
po’ meno sull’incapacità della politica e
dei mercati di mettere d’accordo la libertà individuale e la coesione sociale,
per affrontare con maggior concretezza l’effettiva risoluzione dei problemi
di competitività del nostro sistema, e
di come sia possibile coniugarli con i
temi sociali che tanto ci stanno a cuore.
La lezione d’oltreoceano ci dice che la
visione del presidente Obama, sintetizzata nello slogan “Yes We Can” ha avuto successo, anche se ha dovuto passare
attraverso i tortuosi meandri delle negoziazioni parlamentari. Senza questa
combinazione, si rischia il gigantismo
o il particolarismo e, nel caso europeo,
l’immobilismo.
FILO DIRETTO
Bancone deve far rima con occupazione
OBIETTIVO EUROPA:
PARTE LA SVOLTA
Con il progetto di Banca Unica, il grande gruppo dovrà uscire da quelle logiche campanilistiche e regionali che da sempre ne hanno caratterizzato l’azione. Il sindacato avrà però
l’obbligo di essere unito e di vigilare su queste trasformazioni affinché non si rivelino un
boomerang per i lavoratori. La priorità sarà quella di riportare le trattative all’interno di
un piano industriale reale
A
ll’inizio degli anni 2000, aggregando sette banche intorno
all’allora Credito Italiano, nasce il
Gruppo Unicredito e alla fine, tre
anni fa, quasi per obbligo, più che per convinzione, la fusione con Capitalia dà vita al
primo gruppo bancario europeo che ancora
oggi sta cercando, con grande fatica, di dare
un senso all’intera operazione varando un
progetto di fusione delle diverse società esistenti in un'unica grande realtà operativa.
E, mentre fino a poco tempo fa l’utile e le
poltrone sull’investimento fatto, non lasciavano spazio a discussioni tra i grandi investitori e amministratore delegato, oggi, la crisi
globale fa affiorare non solo difficoltà gestionali ed operative ma soprattutto di rapporti tra fondazioni e grandi azionisti sulla
attualità
di Mauro Morelli, Segretario Nazionale Fabi
ripartizione dei poteri. Troppe le pressioni
dei vari soci sugli interessi territoriali, tante le poltrone da sopprimere per non essere
costretti a ricercare un attento equilibrio che
renda possibile questo disegno ambizioso e
nello stesso tempo complesso da realizzare.
Questo gruppo, al tempo della fusione, ha
adottato soprattutto una politica di gestione
unilaterale, mirata al drastico ridimensionamento dei costi del personale anche attraverso l’anomalo ricorso al fondo esuberi
autofinanziato .
In questa fase il gruppo ha tentato, seguendo il modello angloamericano, di svilire le
relazioni periferiche e realizzare l’accentramento, pressoché totale, del potere decisionale di trattativa.
Questi atteggiamenti hanno evidenziato la
necessità di fornire risposte forti a livello
sindacale. La mobilità, il demansionamento professionale, le garanzie occupazionali
uguali per tutti, la carenza cronica degli organici in quasi tutto il territorio, la distribuzione delle deleghe ai quadri intermedi,
la necessità di pronte risposte alle esigenze
della clientela, l’auspicabile senso di appartenenza di tutto il personale a questo nuovo
gruppo, sono solo alcuni dei problemi che
l’azienda dovrà affrontare una volta partito
l’intero progetto di Banca unica. Il Sindacato, ritrovando tutta la sua compattezza,
dovrà essere in grado di riportare la trattativa o all’interno di un piano industriale
reale e salvaguardare il futuro occupazionale
dei lavoratori. Purtroppo anche nel nuovo
gruppo sensibilità diverse tra le organizza-
zioni sindacali hanno di fatto tracciato linee
politiche e strategiche non sempre coerenti
e compatte. Dobbiamo dire, con orgoglio,
che la FABI è riuscita a rifuggire da eccessivi
personalismi individuali, facendo identificare tutti nella squadra che si è andata delineando in questi mesi di lavoro insieme.
I quadri sindacali della FABI hanno tutti
velocemente capito che questa è un’altra
azienda, dove nulla è e sarà più come prima, né per cultura, né per obiettivi, né per
dimensioni. Adesso dovranno capirlo anche
Unicredit e gli azionisti, uscendo da quelle
logiche campanilistiche regionali che non
sembrano assolutamente adeguate anzi, in
aperta contraddizione con gli investimenti
e le ambizioni mondiali di questo gruppo
bancario.
Vi è mai capitato di dipingere il futuro?
IL PATTO D’INSIEME
Un movimento d’opinione che promuove un fronte comune fra generazioni diverse
nel rivendicare e difendere i propri diritti.
di Mattia Pari, Segretario provinciale FABI Rimini
M
ai più espressioni del tipo
‘serve un uomo’. Si tratta,
dice la Cassazione, di una
vera e propria discriminazione nei confronti delle donne, passibile
di condanna per diffamazione. Un’offesa a
tutti gli effetti che fa scattare il risarcimento a favore del gentil sesso. In questo modo
la quinta sezione penale ha reso definitiva
una condanna per diffamazione con tanto
di cospicuo risarcimento nei confronti di
un giornalista di un quotidiano di Caserta e del suo interlocutore, un sindacalista
della Cisl, colpevoli di aver pubblicato un
articolo sul carcere di Arienzo diretto da
una direttrice donna Carmela Campi, in
cui si diceva testualmente ‘Carcere, per
dirigerlo serve un uomo’. Secondo la Cassazione correttamente l’articolo è stato ritenuto diffamatorio dalla Corte d’Appello
di Salerno nel febbraio 2009, in quanto
l’espressione “è riferita al solo fatto di essere una ‘donna’ gratuito apprezzamento
contrario alla dignità della persona perché
ancorato al profilo, ritenuto decisivo, che
deriva dal dato biologico dell’appartenenza all’uno o all’altro sesso”. Per aver sostenuto che nel carcere era meglio la gestione
di un uomo rispetto di quella al femminile, l’articolista e il suo interlocutore sono
stati condannati dalla Corte d’Appello di
Salerno ad una multa per diffamazione e a
risarcire la direttrice offesa con 7.000 euro.
Inutile il ricorso in Cassazione volto a dimostrare che nell’articolo, che tra l’altro
voleva mettere in evidenza i difficili rapporti sindacali con la direttrice, si era esercitato il diritto di cronaca. Piazza Cavour
(sentenza 10164) ha respinto il ricorso e
ha evidenziato che correttamente i giudici
di merito hanno ritenuto che la frase ‘sarebbe meglio una gestione al maschile’ è
“oggettivamente diffamatoria ed è da sola
idonea ad affermare la responsabilità sia
dell’intervistato che dell’intervistatore”.
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FILO DIRETTO
UNA TESTA UN VOTO. IL MODELLO BPM AVANZA
di Mauro Scarin,
Segretario Nazionale FABI
Nell’anno della crisi la Banca
Popolare di Milano ha messo
a segno importanti risultati:
l’utile netto è cresciuto del
37%, gli impieghi sono rimasti
stabili, il Core Tier è salito al
7,9%. Il merito è anche di un
consiglio d’amministrazione
unico nel suo genere, scelto
in larga parte dai lavoratori.
Al momento i bancari soci
della Bpm sono oltre 8000,
ma si sta pensando da
allargare ulteriormente la
rappresentanza
4
“
Quando qualcuno vi parla di una
ricchezza considerevole”, consigliava Gustave Flaubert, “è sempre
bene chiedersi quanto durerà”.
A lungo considerate tradizionali, se non
obsolete, le banche italiane stanno uscendo a testa alta dalla crisi finanziaria internazionale. Molti colossi stranieri si sono
salvati solo con massicci interventi pubblici. Gli istituti italiani, invece, hanno
retto alla bufera contando sulle proprie
forze, grazie anche all’impegno del personale. Un caso particolare è quello della
Banca Popolare di Milano, uno dei maggiori “player” italiani, con 145 anni di
vita. Una banca quotata in Borsa, ma che
conserva la forma originaria di cooperativa, basata sul principio: una testa - un
voto. Le banche cooperative in Italia sono
un comparto attivo e vitale.
Sono circa un centinaio, con 9.500 agenzie. Vi lavorano 83.000 addetti.
Servono 9 milioni di clienti. Annoverano
1 milione di soci. Negli ultimi 10 anni le
popolari sono cresciute e rappresentano
oggi, secondo la Banca d’Italia, il 40%
degli sportelli e il 31% degli impieghi
del sistema. Un trend legato al forte radicamento sul territorio. La particolarità
del “modello BPM” è il forte coinvolgi-
mento dei dipendenti-soci, che si esprime attraverso l’Associazione Amici della
Bipiemme, che ha quasi 10 anni di vita.
L’Associazione raggruppa circa 8.000 soci
BPM, fra i quali circa 6.000 dipendenti.
Esprime la lista che ha ricevuto la maggioranza in assemblea e ha designato 10
dei 18 consiglieri, fra i quali il Presidente, Massimo Ponzellini. In BPM, tuttavia, c’è anche un’ampia rappresentanza
di varie componenti: sono ben 3 le liste
che hanno ottenuto membri nel CDA. I
posti delle minoranze sono 6 su 18, a cui
si aggiungono 2 consiglieri di investitori
istituzionali. Il modello BPM ha confermato la propria validità durante la crisi.
Nel 2009 - anno di straordinarie difficoltà - il Gruppo Bipiemme ha registrato risultati molto positivi. L’utile netto (103,6
milioni di euro) è cresciuto del 37%. Gli
impieghi sono rimasti stabili, a 32,9 miliardi di euro. La BPM ha rafforzato la
sua solidità: il Core Tier 1 ratio è salito
dal 6,5% del 2008 al 7,9% del 2009. Ed
è stato mantenuto invariato il dividendo.
Per consolidare il legame con i soci, la
banca ha lanciato il progetto Club Soci
BPM. Il Club mira ad allargare la base
sociale offrendo ai soci esclusivi servizi in
campi quali investimenti, assicurazioni,
salute, cultura, spettacoli e turismo. L’Associazione Amici della Bipiemme è ora
impegnata in una campagna per promuovere la presenza come soci della BPM dei
dipendenti del Gruppo (oltre 8.000). Il
gruppo comprende istituti di credito tradizionali, una banca online, una banca di
investimento, una società di gestione del
risparmio, una compagnia di assicurazione vita, una SIM nel private banking e
una società attiva nel credito alle famiglie.
In aprile sono stati organizzati incontri
sul territorio con i dipendenti delle diverse realtà a Milano, Roma, Bologna, Foggia, Legnano e Alessandria.
L’Associazione ha anche promosso un
piano d che punta al voto da sedi decentrate (una novità assoluta) e non esclude
un aumento delle deleghe (che oggi sono
2), senza tuttavia stravolgere il principio
del voto capitario. Il voto a distanza favorirà la partecipazione dei soci in sedi decentrate, attraverso un collegamento con
l’assemblea. Sui circa 48.000 soci della
banca, infatti, solo 29.000 sono in provincia di Milano. Va ricordato che all’ultima assemblea, nell’aprile 2009, erano
presenti 5.400 persone che, con le deleghe, hanno espresso voti per circa 10.000
soci. Un vero record.
SPECIALE STATUTO
di Paolo Berti, Avvocato
Lettera aperta allo statuto dei lavoratori
“LUNGA VITA
ALLO
STATUTO!”
È ANCORA LO SCUDO PIÙ FORTE A PROTEZIONE DEI LAVORATORI E DEL SINDACATO
Caro Statuto,
desidero rivolgerTi i miei più calorosi auguri
in vista del Tuo compleanno che si consumerà il prossimo 20 maggio: allora, saranno 40
anni!
Tutti noi sappiamo - ed anche Tu, ne sono
certo - che nei prossimi mesi si succederanno le voci di chi griderà a squarcia gola che
sei vecchio, non più adatto alla modernità e
rappresentativo di quella parte del mondo del
lavoro che si ostina a rimanere prigioniero del
passato.
E pensare che i 40 anni sono l’età di mezzo,
quella della maturità e della forza propulsiva,
quella, per intenderci, che facendo tesoro delle
esperienze passate, guarda al futuro, sognando
nuovi orizzonti e sempre nuovi obiettivi da
conquistare: suvvia, non è ancora giunta l’ora
del commiato!
Ricordo che - tanto per fare un po’ di storia quando fosTi concepito, il Tuo padre putativo,
il Prof. Gino Giungi, volle darTi un secondo
nome, addirittura più altisonante ed aulico
del primo: “Norme sulla tutela della libertà e
dignità dei lavoratori, della libertà sindacale
e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e
norme sul collocamento”.
Era, questo, un modo come un altro per ricordare a tutti noi che Tu nascevi- è vero, con un
po’ di ritardo e dopo un parto lento e travagliato - dal ventre della Carta Costituzionale
(la Tua mamma naturale), da quell’articolo
1) che solennemente dichiarava che “L’Italia è
una Repubblica Democratica fondata sul lavoro..” e da quell’articolo 35) che, affermando
essere, la nostra, Repubblica, tutrice del “..lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni…”,
rappresentava la porta d’ingresso della Casa
del Lavoro in cui trovavano posto i diritti individuali e quelli collettivi.
Nelle intenzioni dei Tuoi “genitori”, la Tua
nascita doveva servire al perseguimento di
tre obiettivi che oggi, a distanza di 40 anni,
5
SPECIALE STATUTO
possiamo dire essere stati brillantemente raggiunti.
Il primo, consisteva, per l’appunto, nella tutela della libertà e della dignità del lavoratore
con riferimento a situazioni repressive che potevano verificarsi nell’impresa (Iddio sa quante ne abbiamo viste in questi anni!); poiché
quest’ultima, basata su un principio di per
sé autoritativo, creava i presupposti per una
situazione di potenziale compressione delle
libertà personali dei lavoratori, era quindi
necessario un intervento del legislatore, che
preservasse questi specifici valori (libertà e
dignità) negli aspetti più minuziosi della vita
aziendale. E così nacquero i divieti di perquisizioni personali (art. 6), e dell’uso di mezzi
audiovisivi e tecnici per il controllo a distanza dei lavoratori (quell’art. 4 che, oggi, tanto
è utile per stoppare le indagini invasive che
l’informatica permette alle Aziende di praticare) ed ancora l’assunzione di informazioni
sui lavoratori stessi (art. 8), insieme con una
disciplina ferrea e garantista per l’esercizio del
potere disciplinare (art. 7), che imponesse al
datore di lavoro il rispetto di rigide forme.
Quanto è stato vasto l’uso di queste norme
nella giurisprudenza di merito e di legittimità, con l’affermazione di principi che hanno
permesso ai lavoratori di sentirsi, se non proprio più forti, un po’ meno soli ed isolati!
Il secondo obiettivo tendeva, invece, a rafforzare il principio di libertà sindacale all’interno dei luoghi di lavoro, con il contestuale
divieto per l’imprenditore di utilizzare comportamenti che compromettessero i diritti di
autotutela del lavoratore: di qui il divieto di
atti e di trattamenti, retributivi e non, di carattere discriminatorio di cui agli artt. 15) e
16), essi stessi anticipatori di future e moderne riforme!
Il terzo scopo - non meno pregnante - era
semplicemente l’espressione di una politica
di sostegno alle Organizzazioni Sindacali
dei lavoratori, che allora si avvertiva come
indispensabile, proprio in coerenza con il
dettato Costituzionale, nella consapevolezza
che il dinamismo dei conflitti richiedeva, da
parte dei protagonisti, un continuo confronto
con il potere datoriale, capace quest’ultimo di
incidere negativamente sulle condizioni dei
propri sottoposti: il diritto di assemblea sui
luoghi di lavoro, quello di propaganda e di
proselitismo, quello di affissione, insieme con
il divieto, per l’imprenditore, di operare il trasferimento del dirigente sindacale da un’unità produttiva ad un’altra, senza il nulla osta
dell’Organizzazione sindacale di riferimento
(art. 13). Proprio queste garanzie e questi diritti furono l’abito confezionato appositamente sul Tuo corpo per dare “dignità”, appunto,
alle variegate compagini dei lavoratori e a chi
li rappresentava.
I diritti sindacali all’interno del luogo di lavoro sono stati una conquista di civiltà ed il
Tuo articolo 28) ha rappresentato un agile
strumento per ottenere, in tempi rapidissimi,
6
la repressione di quelle condotte che intralciavano l’esercizio pratico di tali prerogative.
Tu ben sai - caro Statuto - che l’articolo 28
è la sola norma del nostro ordinamento che
attribuisce una quasi totale libertà al magistrato del lavoro, permettendogli di adottare
le misure più acconce (anche se non richieste
esplicitamente!) per ripristinare i diritti violati dal datore di lavoro.
Naturalmente, in un contesto di tutele qual
è quello che ho descritto, non poteva mancare
l’attenzione verso la salute e l’integrità fisica
dei lavoratori, con una norma (l’articolo 9)
che - mi sia concessa una sola citazione integrale - così recita: “I lavoratori, mediante loro
rappresentanze, hanno diritto di controllare
l’applicazione delle norme per la prevenzione
degli infortuni e delle malattie professionali e
di promuovere la ricerca, l’elaborazione e l’attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la
loro salute e la loro integrità fisica”.
Il decreto legislativo 626/94 ed il dlgs 81/2008
- quelli cioè che vengono additati, forse con eccessiva enfasi, come le svolte epocali della materia della sicurezza sul lavoro - erano ancora
nella pancia del legislatore quando Tu attribuivi ai lavoratori ed alle loro rappresentanze non soltanto il diritto di “ficcare il naso”
nell’attività di prevenzione, ma anche quello,
più propriamente propositivo, di promozione
dell’attività di ricerca.
Che dire, inoltre, di quel Tuo articolo 13) che ricorre per la seconda volta - con il quale
hai dato una spallata, forte e vigorosa, allo
stesso Codice Civile, mutando in radice il testo dell’articolo 2103 che, in origine, riconosceva al datore di lavoro il diritto di modificare unilateralmente (senza limiti e, dunque,
anche in senso peggiorativo) le mansioni assegnate al lavoratore all’atto dell’assunzione?
Oggi, grazie a Te, i lavoratori possono contare su di una norma che, da un lato, vieta il
demansionamento e dall’altro attribuisce loro
il diritto di svolgere le mansioni superiori alle
quali siano stati adibiti (con i conseguenti
superiore inquadramento e miglioramento
salariale), non dimenticando di subordinare
il diritto dell’imprenditore al trasferimento del dipendente (prima, esteso ad libitum)
alla presenza di “comprovate ragioni tecniche,
organizzative e produttive”. Sono formule,
queste, oramai entrate a far parte del nostro
linguaggio corrente, patrimonio di tutti, sindacalisti, avvocati, giudici, lavoratori, imprese… E di questo dobbiamo rendere grazie
anche a Te ed alla Tua inusitata chiarezza.
Infine, come non citare il tanto amato/odiato articolo 18) il quale, ad ogni stormir di
fronde, subisce l’attacco ideologico di chi lo
addita come il male da abbattere, in contrapposizione a chi, altrettanto ideologicamente,
lo erge ad icona delle lotte e delle conquiste
dei lavoratori?!
A me, più semplicemente, preme sottolineare
l’importanza della presenza di una norma che
obbliga il datore di lavoro a riprendere con
sé un lavoratore che abbia illegittimamente
licenziato, per ridare dignità (questo concetto, come vedi, ritorna spesso) a chi l’ha persa
ingiustamente.
Il lavoro - perdonami se sono banale - aiuta
a costruire la persona nelle sue più variegate
sfaccettature, la eleva socialmente: possiamo,
allora, costruire una società solida con la diffusione pandemica del solo germe dell’incertezza? Altrettanto chiari occorre esser nel dire
che gli steccati ideologici fanno perdere di vista
gli aspetti sostanziali dei problemi o, se credi,
i nervi scoperti del diritto del lavoro sostanziale e processuale: mi riferisco, ad esempio,
alla lentezza della Giustizia (che, giungendo
sovente a distanza di anni dal fatto, finisce
per rendere impraticabile la stessa reintegra);
alla disparità di trattamento fra i lavoratori
delle cosiddette piccole imprese e quelli delle
imprese più grandi (fra chi ha diritto alla
reintegra ed al ripristino, con effetto retroattivo, del rapporto di lavoro e chi invece si
deve accontentare di un misero risarcimento);
all’effettività del diritto alla reintegra (oggi
inesistente in quanto, nonostante l’ordine di
reintegrazione emesso dal Giudice, non v’è
modo di costringere legalmente l’azienda ad
eseguirlo fisicamente e materialmente).
Evviva il dibattito, dunque, ma al di fuori
dei rigidi schemi in cui spesso viene costretto!
Rileggendo quanto ho scritto, mi accorgo che,
nell’enfasi di festeggiarTi, ho dimenticato di
citare la Tua “sorella” più piccola, quella riforma del processo del lavoro che vedeva la luce
nel 1973 con la legge n. 533: si passava, in
quella storica data, da un modello processuale
standardizzato (burocratico, legnoso, eterno
nei tempi, costoso) ad un sistema di norme
moderno ed efficiente (libero nelle forme, agile, veloce e - cosa non da poco - gratuito), nel
quale grande importanza rivestiva il ruolo del
Giudice, non più mera comparsa, ma attore
protagonista della scena processuale.
In questo modo - con una coerenza che era
d’altri tempi - i diritti divenivano realtà nel
processo, con il miraggio, per nulla utopistico
s’intende, di una Giustizia che scandiva i tempi del Lavoro stesso e ne seguiva le sorti: anche
questo modello, oggigiorno, è messo fortemente
in discussione, ma questa- se permetti- è un’altra storia che, magari, scriverò più avanti.
A quanti spingono per la Tua abolizione,
chiedo se, oggi, i valori che Tu hai protetto esistano ancora e se, di conseguenza, i lavoratori
abbiano o meno la necessità di essere tutelati e
difesi: chiunque, anche soltanto facendo ricorso alla propria esperienza concreta, è in grado
di dare una risposta.
Ti voglio bene, caro Statuto, come si ama una
persona con la quale si condivide, da molti
anni, un percorso, una strada o piuttosto un
insieme di valori che, pur con l’andar del tempo, non perdono il loro fascino e la loro forza
persuasiva e propulsiva.
Tanti auguri, dunque, per i Tuoi “primi”
quarant’anni.
* Jacopo Carmassi, è economista presso
l’unità di analisi economica di Assonime. Ha conseguito
la laurea in Economia e Commercio presso l’Università
“La Sapienza” di Roma e il dottorato di ricerca in Diritto
e Economia presso l’Università LUISS Guido Carli. Nel
2004-2005 ha lavorato presso l’European Banking
Report, osservatorio permanente dell’ABI sull’industria
bancaria e finanziaria in Europa. Dal 2006 al 2008 è stato
Visiting Scholar presso il Wharton Financial Institutions
Center, University of Pennsylvania; dal 2008 è Fellow del
Wharton Financial Institutions Center. È autore di alcune
pubblicazioni in tema di regolamentazione e vigilanza
bancaria e finanziaria.
** Stefano Micossi, è Direttore generale
dell’Assonime (dall’aprile 1999), e prima direttore
generale dell’Industria alla Commissione europea (19951998), direttore del Centro studi della Confindustria
(1988-1994), direttore del settore internazionale del
Servizio studi della Banca d’Italia (1986-88), dove
aveva lavorato come economista dal 1974. Professore
al Collegio d’Europa, dove insegna il corso base per gli
economisti (post-graduate) sull’integrazione e il mercato
interno (dal 1991, con l’intervallo degli anni della
Commissione). Membro del consiglio di amministrazione
del Ceps di Bruxelles (dal 2002) e del consiglio generale
delle Assicurazioni Generali di Venezia (dal 2001).
DOSSIER
UN NUOVO SISTEMA
DI GARANZIA DEI DEPOSITI
L'assicurazione dei depositi è efficace nella prevenzione del panico bancario, ma indebolisce la disciplina di
mercato su management e azionisti e crea azzardo morale. Necessario, dunque, un nuovo schema europeo di
garanzia dei depositi per i gruppi bancari cross-border. Se ne analizzano i principi nel secondo dei quattro
interventi di sintesi del Rapporto Ceps-Assonime: garanzia limitata ai soli depositi retail, fondo finanziato
con contributi basati sul rischio intrinseco delle banche e meccanismi non discrezionali d’intervento delle
autorità di vigilanza, se il gruppo non è adeguatamente capitalizzato.
di Jacopo Carmassi* e Stefano Micossi**
bancaria senza pagarne il giusto prezzo.
L
e banche sono intermediari
finanziari speciali perché si finanziano attraverso i depositi,
strumenti redimibili su domanda e senza perdite. La più lunga scadenza degli attivi bancari rende il rimborso
dei depositi difficile in caso di un’improvvisa e simultanea domanda di ritiro
da parte dei depositanti. La “corsa agli
sportelli” può contagiare altre banche e
compromettere la stabilità non soltanto
del sistema bancario, ma anche dell’intera economia. Per prevenire tale rischio
un crescente numero di paesi ha istituito un sistema di garanzia dei depositi,
seguendo l’esempio degli Stati Uniti che
istituirono la Federal Deposit Insurance Corporation nel 1933, dopo una crisi
bancaria che vide la temporanea chiusura di tutte le banche. OBIETTIVI E CRITICITA' DEI
SISTEMI DI GARANZIA DEI
DEPOSITI
L’assicurazione dei depositi si è dimostrata efficace nella prevenzione dei panici bancari, ma indebolisce la disciplina
di mercato sul management e gli azionisti e crea azzardo morale. Infatti, attenua l’incentivo dei depositanti al monitoraggio del management della banca;
la scarsa attenzione dei depositanti può
incoraggiare la banca a scegliere impie-
ghi più rischiosi, dato che i profitti le resteranno, ma le eventuali perdite saranno sostenute dal fondo di garanzia dei
depositi e, se questo non bastasse, dai
contribuenti.
Il disegno ottimale di un sistema di assicurazione dei depositi deve perciò trovare un punto di equilibrio in un difficile
trade-off. Da un lato, una protezione
insufficiente può minare la fiducia dei
depositanti e aumentare il rischio di panico dei depositanti; dall’altro, una protezione eccessiva può compromettere la
disciplina di mercato e causare azzardo
morale, sussidiando una eccessiva assunzione dei rischi da parte delle banche. L’azzardo morale è stato aggravato
dal fatto che la garanzia è formalmente
limitata ai depositi, ma spesso in pratica
è stata estesa al gruppo bancario, traducendosi in una promessa implicita, in
caso di crisi, di salvataggio pubblico di
tutti i creditori e degli azionisti.
In generale, i fondi di garanzia sono di
dimensioni insufficienti rispetto ai rischi
effettivi di fallimento di singole banche
(nel caso di crisi sistemica i fondi sono
sempre insufficienti); inoltre, i contributi delle singole banche non sono versati
ex-ante, ma vengono “chiamati” solo
al verificarsi di una crisi bancaria, con
il risultato paradossale che la banca che
fallisce non paga alcun contributo.
Pertanto, è evidente che i gruppi bancari godono di vasti benefici della licenza
La crisi finanziaria ha evidenziato altre
criticità degli schemi di garanzia dei depositi: un basso tasso di copertura dei
singoli depositi (ad esempio, in Inghilterra prima della crisi, l’assicurazione
copriva al cento per cento solo i depositi
fino a 2mila sterline di ammontare, e
poi il 90 per cento dei depositi tra 2mila
e 35mila sterline, senza alcuna copertura
per le eccedenze) e l’incertezza sui tempi di rimborso possono minare la fiducia dei depositanti; per i gruppi bancari
cross-border grandi incertezze hanno
riguardato l’allocazione delle responsabilità di copertura dei depositanti presso
le filiali estere.
Solo un nuovo schema europeo di garanzia dei depositi per i gruppi bancari
cross-border può affrontare in maniera
soddisfacente questi problemi.
PRINCIPI PER UN EFFICACE
SISTEMA DI GARANZIA DEI
DEPOSITI
Il nuovo sistema dovrebbe correggere le
criticità degli attuali schemi che si sono
identificate e ripristinare il giusto prezzo
per la licenza bancaria.
Primo, la garanzia dovrebbe essere strettamente limitata ai soli depositi retail,
escludendo esplicitamente dalla protezione i depositi interbancari, gli altri creditori della banca e gli azionisti.
Questo principio è fondamentale per
minimizzare l’azzardo morale ed evitare
che la garanzia sui depositi si trasformi
in un sussidio alle attività speculative del
gruppo.
Secondo, il fondo di garanzia dovrebbe
essere finanziato dai gruppi bancari con
contributi basati sul rischio intrinseco
della banca, determinato dall’autorità
di supervisione sulla base di una valutazione delle probabilità di fallimento
di ciascuna banca, nell’ambito del pool
delle banche assicurate. La probabilità di
fallimento dovrebbe essere valutata con
riferimento a un ampio spettro di fattori
potenzialmente rilevanti - inclusi la qualità dell’attivo e del passivo, la qualità
del management e dei sistemi interni di
gestione dei rischi e dei controlli, i rischi
di controparte, la complessità organizzativa e la stessa dimensione. Si tratterebbe in ogni caso di una valutazione
complessiva di tipo prudenziale, svolta
dal supervisore, la quale potrebbe dunque tener anche conto delle ripercussioni sistemiche di un possibile fallimento.
Il contributo pagato per la garanzia sui
depositi diventerebbe così il vero strumento per attribuire un giusto prezzo
al rischio bancario, adeguato ai benefici
della licenza bancaria e della relativa rete
di protezione. Sarebbe anche lo strumento per dotare il fondo di garanzia di
risorse sufficienti. Il pagamento anticipato da parte delle banche assicurerebbe una piena internalizzazione dei costi
dell’assicurazione nelle scelte gestionali
della banca.
Terzo, l’assicurazione dei depositi dovrebbe essere affiancata da meccanismi
non discrezionali di intervento da parte delle autorità di vigilanza quando il
gruppo bancario non è adeguatamente
capitalizzato, sul modello della Prompt
Corrective Action introdotta negli Stati
Uniti nel 1991. Poiché l’intero gruppo
bancario usufruisce dei benefici della
licenza bancaria, gli interventi dovrebbero applicarsi al gruppo nel suo insieme, e non solo alle sue entità legali che
raccolgono depositi. Questo strumento
è cruciale per impedire che le autorità
di vigilanza consentano un progressivo deterioramento delle condizioni del
gruppo bancario senza intervenire o intervenendo quando il gruppo è già insolvente.
Tratto da: lavoce.info
7
FOCUS
Prostata,
arrivano i nuovi
check-up
Marcatori più precisi del Psa, terapie combinate e modelli
predittivi di aggressività. Con l’obiettivo di informare e
sensibilizzare sul tema del carcinoma prostatico, che causa
circa 170 mila vittime all’anno e rappresenta la seconda causa
di decesso tra gli adulti e gli anziani
P
revenzione attraverso l’alimentazione, nuovi marcatori
più accurati del Psa, terapie
combinate e un approccio di
sorveglianza attiva sui tumori meno
aggressivi. Con l’obiettivo di informare
e sensibilizzare sul tema del carcinoma
prostatico, che causa circa 170 mila decessi all’anno e rappresenta la seconda
causa di morte tra gli adulti e gli anziani, la World foundation of urology
al 12 al 19 marzo ha organizzato la settimana di prevenzione del tumore della
prostata, dove ampio spazio viene dato
all’alimentazione, prima arma di lotta
a questo tumore, e allo screening. In
tal senso il ruolo e l’affidabilità del Psa
restano sotto stretta osservazione, tanto che tra le novità emerse dall’ultimo
simposio mondiale che ha avuto luogo
a San Francisco dal 5 al 7 marzo c’è
la sorveglianza attiva, atteggiamento
clinico sempre più praticato negli Stati Uniti per contrastare un sovratrattamento del tumore provocato da un
incremento di diagnosi della neoplasia
prostatica. «Non c’è un accordo internazionale in merito allo screening nel
carcinoma della prostata. Il dosaggio
del Psa può rivelarsi utile nella prevenzione, ma può causare anche un eccesso
di diagnosi di tumore indolenti, ossia
malattie scarsamente aggressive che
però vengono trattate con terapie radicali», ha spiegato Riccardo Valdagni,
direttore del Programma Prostata alla
Fondazione Irccs Istituto Nazionale
dei Tumori di Milano, «All’interno di
un protocollo internazionale di sorveglianza attiva abbiamo potuto evitare
trattamenti radicali in 2/3 dei pazienti
tenuti sotto controllo, mentre solo 1/3
viene è stato trattato in seguito alla
progressione della malattia». I marcato-
8
ri più promettenti. La diagnostica è sicuramente uno dei terreni più fertili di
ricerca per quanto riguarda la prostata,
il cui marcatore, ossia l’antigene prostatico specifico, si è rivelato nel tempo
poco accurato rispetto a una diagnosi
certa di tumore. Di recente è stato individuato un nuovo marcatore, il -2 Pro
Psa, una proteina prodotta dal liquido
seminale ma dosabile anche nel sangue
su cui le ricerche iniziali evidenziano
una maggiore accuratezza se misurata
insieme al Psa e al Psa libero (una componente dell’antigene). «I primi dati
confermano che con questo approccio
combinato si può ottenere un indice
più o meno indicativo di presenza del
tumore», ha spiegato Francesco Montorsi, urologo dell’Istituto Scientifico
Universitario San Raffaele di Milano,
«presso la nostra struttura analizzeremo una serie di gruppi di pazienti per
verificare la bontà di queste premesse.
Finora gli studi su questo marcatore sono solo due, ma entrambi hanno
dato buoni risultati». Entro un mese
verrà iniziato l’arruolamento e si stima
di raggiungere 100 malati nei primi
mesi. I pazienti che verranno seguiti
sono coloro per cui, a seguito di una
visita clinica non buona o Psa alterato,
sia indicata una biopsia. Prima di svolgere l’esame di approfondimento istologico si effettua anche la misurazione di
questo marcatore e poi si confrontano i
risultati ottenuti con quelli emersi dalla
biopsia. Un altro aspetto nevralgico è
quello relativo alla classificazione della
malattia, ossia la comprensione della
sua evoluzione e soprattutto della sua
aggressività. Nell’ambito di questo filone si sta diffondendo il ruolo del Pca 3,
ossia un marcatore genetico che si trova
nelle urine raccolte dopo un massaggio
alla prostata (che induce una secrezione rintracciabile nell’urina). «Il dosaggio di questo marcatore è importante
perché non è influenzato, così come
invece accade nel caso del psa, dalla dimensione della ghiandola e quindi non
viene «ingannato» da un’ipertrofia»,
ha aggiunto Montorsi, «non dà quindi
un’informazione sul volume della prostata, bensì sul volume del tumore». Per
poter valutare in modo più corretto su
quali pazienti è opportuno intervenire
e quali invece sono meno a rischio, la
comunità uro-oncologica si sta impegnando nella ricerca e nella definizione di modelli statistico-matematici in
grado di prevedere il comportamento
della malattia neoplastica, ossia la sua
indolenza o aggressività.
Prevenire con soia e licopene. Nell’ottica della prevenzione sono allo studio
alcune sostanze naturali come il se-
SINDACATO E SERVIZI
NUMB3RS
lenio, la vitamina E e la soia e alcuni
farmaci, quali il Toremifene, un antiestrogeno, per verificare la loro capacità di prevenire o ritardare l’insorgenza
dei tumori. «I dati più recenti emersi
da due studi mostrano una riduzione
di manifestazioni tumorali con farmaci che agiscono sul meccanismo di
proliferazione cellulare», ha aggiunto
Valdagni. In occasione della settimana
della prevenzione, invece, è emerso il
ruolo del licopene (nutriente contenuto
negli ortaggi e in particolar modo nel
pomodoro) come antiossidante naturale capace di ridurre l’insorgenza del tumore. Attualmente presso l’Istituto di
Chimica Biomolecolare Cnr di Napoli
si stanno producendo ortaggi con contenuti di licopene e altri antiossidanti
con quantità superiori a quelli comuni. «Questo pomodoro», ha affermato
Mauro Dimitri, presidente della World
Foundation of urology, «possiede un’attività antiossidante totale superiore ad
altri ibridi di pomodoro normalmente
in commercio, maggior contenuto di
licopene e alto contenuto di Vitamina
C».
Più speranza per i pazienti critici. Sono
attualmente disponibili dati preliminari derivanti da studi di fasi I e II su
terapie con inibitori della sintesi degli
androgeni e inibitori dei recettori cellulari degli angrogeni, che hanno mostrato una buona attività nei pazienti che
non rispondono alle terapie ormonali
convenzionali. «Se la loro efficacia verrà
confermata da ulteriori studi e queste
terapie si dimostreranno ben tollerate,
sarà possibile somministrarle anche in
una fase più precoce della malattia», ha
concluso Valdagni. C’è inoltre molto
interesse per le novità che stanno emergendo nell’ambito della chemioterapia.
Al congresso di San Francisco sono
stati presentati dati relativi allo studio
Tropic di fase III sul farmaco Cebazitaxel, che ha mostrato un aumento di
sopravvivenza globale nei pazienti già
sottoposti a una prima fase di chemioterapia. Si prospetta quindi la possibilità di una nuova arma chemioterapica
efficace da utilizzare per contrastare
questa malattia.
Radioterapia e chirurgia insieme. Se per
le malattie precoci il trattamento prevalente è rappresentato dall’intervento
di prostatectomia radicale, effettuato
sempre più spesso con il sistema robotico, in grado di migliorare notevolmente
la visione da parte del chirurgo, fornire
una prospettiva in 3D della ghiandola e
beneficiare di un numero di movimenti
degli strumenti raddoppiati rispetto a
quelli di un polso umano, nelle forme
localmente avanzate si sta dimostrando
utile un approccio combinato di chirurgia e radioterapia intraoperatoria.
Un trial eseguito all’Istituto Europeo
di Oncololgia soprattutto nelle neoplasie mammarie e attualmente in uso anche nei pazienti con tumore prostatico
avanzato ha mostrato alcuni vantaggi
di questo approccio multimodale. «La
terapia consiste nella somministrazione della radioterapia nel corso dell’intervento di prostatectomia e poi nella
prescrizione di radioterapia esterna a
tre mesi dall’operazione con una dose
inferiore a quella usuale. Nei casi più
gravi va aggiunta una terapia ormonale», ha commentato Ottavio de Cobelli, primario della divisione di urologia
dello Ieo, «nonostante questo approccio
sia ancora allo stato di investigazione,
dà risultati confrontabili con la terapia
tradizionale diminuendo però i disagi
di una lunga radioterapia esterna post
operatoria».
NUMB3RS
3 MILIONI
di Flavia Gamberale
Quasi tre milioni. Tanti sono i lavoratori in nero nel nostro Paese. La
stima è stata fornita dal presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, in una
recente audizione alla Commissione Lavoro della Camera. I senza
contratto incidono sul totale della popolazione lavorativa del 12, 2%, un
dato comunque in diminuzione rispetto al 2001 quando rappresentavano
il 13,8%.
2,1%
Sono solo un misero 2,1% le donne che in Italia siedono nei consigli
d’amministrazione di importanti aziende. Un dato che fa guadagnare
al nostro Paese gli ultimi posti nella classifica stilata dalla European
Professionals Women Network. In pole position alla graduatoria c’è invece
la Norvegia, che vanta il 44,2% di presenze femminili nelle stanze dei
bottoni.
3000
Nel 2009 le imprese italiane hanno creato in Francia circa 3mila posti di
lavoro. Per il secondo anno consecutivo, dunque, gli imprenditori made in
Italy sono risultati i maggiori investitori Oltralpe, dopo la Germania e gli
Usa. I motivi di questa massiccia immigrazione a Parigi e dintorni? Il costo
dell’energia molto più basso che in Italia.
6.475.000
In media ogni grande società europea ha 4 Top Managers che detengono
6.475.000 euro in controvalore nella loro società nel 2009. La maggior
parte delle società europee ha piani di azionariato per i dipendenti e la
maggior parte di queste esprime l’idea che debbano essere migliorati per
allineare gli interessi dei dipendenti con quelli degli azionisti.
10.000
I lavoratori impiegati in società con piani di azionariato per i dipendenti
sono 9,3 milioni. Ciascuno dei quali detiene in media 10.000 euro in
controvalore nella loro società nel 2009.
1 MILIONE
Hanno raggiunto quota un milione, in Italia, gli utenti di Linkedin, il
più grande social network dedicato al mondo del lavoro. Secondo le
ultime rilevazioni svolte dalla stessa community, le cinque città italiane
maggiormente connesse sono Milano, Roma, Bologna, Torino e Venezia,
mentre sul fronte delle aziende, spiccano i contatti di Accenture, Telecom
Italia, Studio Tike, Unicredit e Ibm.
9
SINDACATO E SERVIZI
ATTUALITà
Sindacato in prima fila
UN FESTIVAL DEL CINEMA TARGATO FABI VERONA
Si è conclusa con successo, nella città scaligera, la terza edizione di Cinema e lavoro, ciclo di proiezioni sui temi sindacali organizzato
dal Sab veronese e che quest’anno ha ottenuto anche il prestigioso patrocinio del Comune. Di qualità le pellicole proiettate: da Capitalism di Michael Moore a Generazione mille euro di Massimo Venier
di Marco Muratore, Segretario coordinatore Fabi Verona
S
i è conclusa con la proiezione del
film “Capitalism”, il duro atto
d'accusa di Michael Moore contro il sistema economico finanziario americano, la terza edizione della
rassegna “Cinema e lavoro”, organizzata
dalla Fabi di Verona e patrocinata dal
Comune di Verona.
La manifestazione si è svolta dal 17 al
31 marzo presso il Centro Audiovisivi
della Biblioteca Civica della città scaligera, dove ormai dal 2008 la Fabi allestisce ogni anno un ciclo di proiezioni
sui temi del lavoro. Un’iniziativa nata
quasi per scommessa, spiegano al Sab di
Verona. “Tempo fa” - raccontano la segreteria provinciale veronese - ”ci siamo
posti il problema di come noi della Fabi,
sindacato fortemente rappresentativo,
ma poco conosciuto al di fuori del settore del credito, potevamo sensibilizzare
la globalità dei lavoratori, i giovani e la
cittadinanza della nostra provincia sui
temi più delicati del mondo del lavoro.
L'organizzazione di convegni era stata la
prima risposta, che ha riscosso un buon
successo, ma ha coinvolto principalmente
i bancari, nonostante una certa eco sulla
stampa locale. Si è,
quindi, pensato di
sfruttare le opportunità di coinvolgimento offerte dalle
numerose pellicole
che, a vario titolo,
si sono occupate di
lavoro, per portare
all'attenzione del
grande pubblico le
principali questioni
che quotidianamente ci troviamo ad affrontare”.
La prima edizione è stata più intimista,
con la proiezione della pellicola “Mobbing. Mi piace lavorare”, di Cristina
Comencini, che ha raccontato una tipica storia di isolamento e persecuzione di
una lavoratrice, interpretata da una credibile Nicoletta Braschi. Nella seconda
edizione, quella del 2009, non poteva
mancare, visto quanto successo l'anno
prima, il tema della sicurezza sul lavoro,
essendo da poco occorso il grave incidente alla Thyssen
Krupp, e sono stati
proiettati una serie
di “corti” sul tema.
Altro
argomento
trattato: le cessioni
di rami d’azienda,
attraverso “Il grande
capo” di Lars von
Trier, a metà strada
tra il grottesco e il
dramma, e “Volevo
solo dormirle addosso” di Eugenio Cappuccio, la storia di un “tagliatore di teste”
italiano. Nella terza edizione, quella che
si è conclusa recentemente, è arrivato il
patrocinio del Comune di Verona, che
ha ritenuto l'iniziativa di pubblico interesse: una sorta di viatico che “certifica”
come la Fabi sia diventata un soggetto
la cui autorevolezza travalica l'ambito
strettamente sindacale. I temi affrontati
Per la Cassazione discrimina le donne ed è reato
"No all’espressione
serve un uomO”
Niente diritto di cronaca per un giornalista: dovrà
risarcire il direttore donna di un carcere
M
ai più espressioni del tipo
‘serve un uomo’. Si tratta,
dice la Cassazione, di una
vera e propria discriminazione nei confronti delle donne, passibile
di condanna per diffamazione. Un’offesa
a tutti gli effetti che fa scattare il risarcimento a favore del gentil sesso. In questo
modo la quinta sezione penale ha reso
definitiva una condanna per diffamazione con tanto di cospicuo risarcimento nei
confronti di un giornalista di un quotidiano di Caserta e del suo interlocutore,
un sindacalista della Cisl, colpevoli di
10
aver pubblicato un articolo sul carcere di
Arienzo diretto da una direttrice donna
Carmela Campi, in cui si diceva testualmente ‘Carcere, per dirigerlo serve un
uomo’. Secondo la Cassazione correttamente l’articolo è stato ritenuto diffamatorio dalla Corte d’Appello di Salerno nel
febbraio 2009, in quanto l’espressione “è
riferita al solo fatto di essere una ‘donna’
gratuito apprezzamento contrario alla
dignità della persona perché ancorato al
profilo, ritenuto decisivo, che deriva dal
dato biologico dell’appartenenza all’uno
o all’altro sesso”. Per aver sostenuto che
nel carcere era meglio la gestione di
un uomo rispetto di quella al femminile, l’articolista e il suo interlocutore sono
stati condannati dalla Corte d’Appello di
Salerno ad una multa per diffamazione e
a risarcire la direttrice offesa con 7.000
euro. Inutile il ricorso in Cassazione volto a dimostrare che nell’articolo, che tra
l’altro voleva mettere in evidenza i difficili rapporti sindacali con la direttrice, si
era esercitato il diritto di cronaca. Piazza
Cavour (sentenza 10164) ha respinto il
ricorso e ha evidenziato che correttamente i giudici di merito hanno ritenuto
che la frase ‘sarebbe meglio una gestione
al maschile’ è “oggettivamente diffamatoria ed è da sola idonea ad affermare la
responsabilità sia dell’intervistato che
dell’intervistatore”.
in quest'ultima edizione sono stati: il precariato, attraverso un ironico, ma crudo,
“Generazione mille euro”, ritratto delle
difficoltà dei giovani a trovare un minimo
di stabilità nell'occupazione e nelle relazioni sociali; il conflitto nel lavoro, con la
proiezione di un film di montaggio che
recupera le più note scene di lotta dei lavoratori nel cinema, da “Fronte del porto”
a “Riso amaro”, e, in conclusione, la crisi
del modello socioeconomico occidentale,
quel “Capitalism” in cui Michael Moore,
con il suo solito atteggiamento irriverente, si presenta con il megafono a Wall
Street per chiedere conto delle perdite finanziarie degli investitori e degli anomali
compensi milionari al top management.
Il cinema si è rivelato, ancora una volta,
una finestra sul mondo, un'occasione per
pensare. La Fabi si è nuovamente dimostrata un'organizzazione che non solo sa
tutelare i lavoratori, ma anche ragionare
sulle più ampie questioni sociali.
The end.
SPAZIO DONNA
SINDACATO E SERVIZI
ATTUALITà
Anche la FABI all’ombra della Mole antonelliana
TORINO CAPUT MUNDI
DEI GIOVANI
Il 2010 ha consacrato la città piemontese Capitale europea degli under 35. Durante tutto l’anno
le associazioni nazionali e straniere provvederanno alla stesura di documenti e declaratorie con
proposte a sostegno dell’occupazione giovanile da presentare al governo e alle istituzioni europee.
Determinante sarà il contributo del coordinamento Fabi Giovani , da tempo presente all’interno
del Forum nazionale della Gioventù
di Paola Cogli
T
orino è stata selezionata, fra
15 città concorrenti, Capitale Europea dei giovani per il
2010, ricevendo il testimone
da Rotterdam
Siamo davanti ad una Torino attiva e
partecipativa, che punta sulle eccellenze
giovanili e che ha saputo dimostrare una
certa abilità nell’approccio ai temi che
riguardano le politiche della gioventù.
Il riconoscimento è stato assegnato
dall’European Youth Forum, organizzazione internazionale composta dai
Consigli Nazionali della Gioventù e da
Associazioni giovanili, costituita per
rappresentare gli interessi degli under
35 di tutta Europa.
All’European Youth Forum aderisce il
Forum Nazionale dei Giovani.
Il capoluogo piemontese da anni promuove una partnership con questo organismo, all’interno del quale il Coordinamento Nazionale di FABI Giovani
lavora con riconosciuto apprezzamento.
Torino è stata formalmente nominata
Capitale Europea della gioventù lo scorso
31 dicembre. Poco prima dell’investitura ufficiale, il Forum Nazionale dei Giovani, in collaborazione con UNESCO,
ha presentato progetti di integrazione
giovanile tramite meeting e seminari
di rilevanza nazionale, ai quali il nostro
Coordinamento ha collaborato attraverso l’opera di Paola Cogli, Coordinatore
Nazionale di FABI Giovani, e Francesca
Azimonti, Presidente della Commissione Lavoro, Famiglia e Politiche sociali
del Forum.
Durante i convegni e i seminari organizzati, FABI Giovani ha sottolineato come
le trasformazioni del mercato del lavoro
avvenute negli ultimi decenni abbiano
portato a un aumento della povertà per-
cepita, a una maggiore disoccupazione,
a forme di lavoro precario e condizioni
lavorative spesso inaccettabili e non rispettose degli standard minimi di sicurezza.
Tra i soggetti con più difficoltà a trovare
un impiego dignitoso figurano, tra gli
altri, proprio i giovani. Ancora una volta
dunque nasce forte l’esigenza di riuscire
a fare lobby per diventare reali portavoce
degli interessi della categoria.
L’investiture di Torino a Capitale Europea dei Giovani diventa , quindi, un’ occasione importante perché gli under 35
possano farsi sentire. Quest’anno si procederà, infatti, alla stesura di documenti
e declaratorie da presentare all’ Unione
Europea, al Governo ed alle istituzioni
locali.
FABI Giovani detterà come sempre i
temi da porre all’attenzione dei soggetti istituzionali: l’esigenza di facilitazioni per l’ingresso sul mercato del lavoro
delle nuove generazioni, la richiesta di
agevolazioni per l’imprenditoria giovanile e di accesso al credito facilitato, la
richiesta di una maggiore regolamentazione degli stage, affinché non mettano
più i giovani in una condizione di precarietà permanente non tutelata e non
retribuita.
Ancora una volta viene dunque evidenziata la centralità del tema dell’occupazione. Ancora una volta il nostro sindacato ha raccolto la sfida ed è pronto
a contribuire alla costruzione di una
consapevolezza di categoria nelle nuove generazioni. Ancora una volta FABI
Giovani è presente in una Torino 2010
che costituisce il luogo adatto dove mettere in primo piano gli under 35 e le
loro esigenze.
11
SINDACATO E SERVIZI
attualità
Obama ha vinto la difficile battaglia per la
riforma sanitaria USA
MENS SANA
Per noi è incomprensibile come in uno degli stati più ricchi e
avanzati del mondo solo i benestanti avessero accesso agevole alle
cure mediche. Ma quasi tutto quello che viene definito naturale è
in realtà culturale e cioè acquisito nel tempo e nella storia.
di Gianfranco Amato, Presidente Centro Studi “Pietro Desiderato”
S
alvo sorprese, sempre possibili,
la riforma sanitaria di Barack
Obama è passata.
Contro una tradizione sfavorevole – che aveva visto perdenti Roosevelt, Truman e Clinton – Obama ce l’ha
fatta, realizzando la riforma più radicale
che in un Paese come l’America si potesse immaginare; e, insieme, la riforma
più importante del suo primo mandato
presidenziale, dove si gioca il presente
ed il futuro del sistema sanitario americano.
Contro, anche, resistenze così forti da
sembrare addirittura insuperabili. Persino 34 deputati democratici hanno
votato a sfavore, probabilmente per
paura di perdere il seggio nelle elezioni
di mid-term del prossimo novembre, e
altrettanto prigionieri delle lobby che
12
fanno capo alle assicurazioni e alle case
farmaceutiche.
Proprio le grandi compagnie assicurative, infatti, hanno interpretato il blocco
di potere più resistente da scalfire con
la riforma, la quale colpisce, tra l’altro,
comportamenti che non esitiamo a definire disumani. Come, ad esempio, la
rescissione della polizza quando il cliente si ammala, oppure i tetti massimi di
spesa in caso di malattie gravi.
Vengono introdotte, invece, novità favorevoli, come, ad esempio, il diritto a
mantenere i figli (fino a 26 anni di età)
nella copertura della propria assicurazione.
Nei prossimi anni, entro il 2014, andranno a posto altri tasselli della riforma, che porteranno la copertura sanitaria a circa 32 milioni di persone fino ad
ora escluse.
Va sottolineato, comunque, che è assente la caratteristica che appariva più
significativa: l’opzione pubblica, abbandonata di fronte alle accuse della
destra populista del Tea Party Movement di voler adottare un “socialismo
medico di tipo cubano”.
Non c’è lo spazio in questa sede per andare oltre questi rapidi accenni al contenuto della riforma; sarà interessante,
se possibile, approfondirli più avanti,
quando si saranno delineati con un
profilo più chiaro.
Alcune considerazioni tuttavia, si possono fare già ora.
Alla sensibilità ed al giudizio della
cultura europea appare largamente incomprensibile come uno degli stati più
ricchi e più “avanzati” del mondo fosse
ancora fermo, in materia di assistenza,
ad un’epoca pressoché feudataria, dove,
in pratica, solo i benestanti avevano accesso agevole alle cure mediche.
Eppure ad una buona parte degli americani tutto questo sembrava naturale,
tanto era antico e radicato quel sistema
di regole. La lunga battaglia politica e
parlamentare testimonia la difficoltà
incontrata dall’amministrazione democratica nel superare una mentalità ampiamente diffusa.
Ma quasi tutto quello che viene definito naturale è in realtà culturale, e cioè
acquisito nel tempo e nella storia, comunque destinati a cambiare (qualche
volta in meglio) di fronte a comportamenti tenaci e coraggiosi.
Solo una mente sana poteva condurre
questa battaglia.
SINDACATO E SERVIZI
attualità
Quale sarà il futuro
delle banche in Sicilia?
TRINACRIA ADDIO
La “colonizzazione” delle banche del Nord sta privando l’Isola di riferimenti economicofinanziari attenti al territorio ed alle sue esigenze. Insufficiente la copertura offerta dalle
Bcc. In controtendenza la Banca Agricola Popolare di Ragusa, un’azienda al servizio
della gente, che continua a produrre utili e per questo fa gola a molti.
di Gianni Di Gennaro, Segretario coordinatore Fabi Ragusa
L
a Sicilia è una Regione autonoma
a Statuto speciale, uno Statuto che
prevede, tra l’altro, se fosse applicato, che il Governatore può impartire disposizioni persino alle stesse forze
dell’ordine.
Con i suoi 4.800.000 abitanti, con una
densità di 186 abitanti per Km² e con i
suoi 25.708 Km², è l’Isola più grande che si
affaccia sul Mediterraneo.
In Sicilia sono presenti complessivamente, 1.718 sportelli bancari, di cui 686 con
connotazioni esclusivamente territoriali. Tra questi, allo stato, gli istituti isolani
sono: il Banco di Sicilia con 427 sportelli,
le Banche di Credito Cooperativo con 134
sportelli, la Banca Agricola Popolare di Ragusa, con 97 sportelli, e la Banca Popolare
Sant’Angelo con 28 sportelli.
Quasi tutte le banche del nord hanno presidiato l’Isola con l’apertura di filiali e in
alcuni casi hanno collocato una sede di
Direzione Generale. Un interesse, dunque,
quello dei banchieri per la terra siciliana,
che ha determinato scelte economiche e
investimenti non indifferenti, nonché crescita ed espansione continue, consentendo
anche un livello occupazionale di grande
rispetto.
Ma se negli anni 70 in alcune zone dell’Isola, particolarmente nel ragusano c’è stato
il boom dell’oro verde, che ha determinato un forte incremento della crescita della
raccolta e degli investimenti, adesso che
la crisi attanaglia non solo l’economia nazionale, ma l’economia mondiale, cosa sta
accadendo?
Quale sarà il futuro delle banche in Sicilia?
Nessuno riesce a fare previsioni in tal senso,
neanche gli economisti che meglio conoscono il sistema economico territoriale.
Nessuno ha certezze e nessuno azzarda
pronostici, che potrebbero influenzare negativamente un mercato già drogato da
prodotti tossici, che le stesse banche hanno
propinato ad una clientela allettata da offerte inesistenti di interessi esorbitanti.
Il Banco di Sicilia è ormai giunto ad una
fase in cui la perdita di autonomia di gestione e, quindi, di quell’autonomia economico-aziendale che riesce a dare alle imprese
meritevoli l’agognato “fiato”, necessario per
consentire loro di lavorare senza ricorrere
agli strozzini (categoria quest’ultima, purtroppo in forte incremento e non solo in
Sicilia), sembra irreversibile.
Le Banche di Credito Cooperativo, nonostante la loro presenza sul territorio, non riescono a garantire quella copertura a tappeto necessaria per le imprese e per i privati.
La Banca Popolare Sant’Angelo, con i suoi
28 sportelli, è troppo limitata per potere
garantire alla massa una presenza e un’assistenza adeguate.
Rimane la Banca Agricola Popolare di Ragusa, che, nonostante sia governata da un
presidente ottantaduenne, Giovanni Cartia, e nonostante gli appena 97 sportelli,
continua a crescere e a garantire agli azionisti utili degni di molta, molta attenzione.
Una banca al servizio della gente e che per
questo ha stuzzicato l’interesse di grandi
istituti. Ma lui, l’indomabile presidente
Cartia, non cede: la banca è un gioiello di
famiglia e come tale va custodito e preservato da “appetiti” esterni.
Oltre che indomabile, Giovanni Cartia, è
anche risoluto, caparbio e capace, e queste
sue doti avevano indotto, qualche tempo
fa, un delinquente con un corposo casellario giudiziario, ad organizzare il suo rapimento. Rapimento che per fortuna è stato
sventato in tempo dalle forze dell’ordine,
che hanno tratto in arresto l’ideatore.
Una banca, dunque, questa con sede a Ragusa, che oggi rimane l’unico punto fermo
nel mondo del credito in Sicilia.
Non ci è dato di sapere quali saranno le
decisioni assunte in un auspicabile lontano
momento post-Cartia, ma l’attuale management aziendale giura che a nessuno passa
per la mente di cedere l’Istituto ad altri, nonostante le offerte siano piuttosto frequenti
e consistenti.
Noi non vogliamo valorizzare questo per
screditare quell’altro, per un duplice motivo: primo perché non è un compito che ci
compete; secondo perché le aziende le gestiscono i manager e a noi è demandato, semmai, il compito di giudicarne la gestione e
imporre il rispetto delle normative contrattuali o di legge, a difesa dei lavoratori.
Ma non possiamo non tenere conto di una
realtà che, in un momento come quello
attuale, va contromano, nuota controcorrente e continua a produrre utili, pur non
proponendo e non propinando a nessuno
prodotti spazzatura.
Un plauso, dunque, alla politica e alle scelte
aziendali di una banca privata che guarda
oltre i confini e che si è attrezzata e continua ad attrezzarsi per valicare le frontiere.
Infine, un auspicio: quello di un sindacato interno forte, che possa confrontarsi e
possa assumere quel ruolo indispensabile di
difensore dei lavoratori e di mediatore con
l’azienda.
Foto di: Lodovico Antonini
13
SINDACATO E SERVIZI
salute
Una mela al giorno
rafforza sistema immunitario
e riduce infiammazioni
U
na mela al giorno può davvero tenere lontane le malattia. La scienza, infatti,
conferma la validità del vecchio adagio. E il segreto è nelle cosiddette 'fibre solubili', di cui questi frutti
sono ricchi, in grado di rinforzare il
sistema immunitario e ridurre le infiammazioni legate a malattie come
obesità e diabete. Lo indica
uno studio
dell'università dell'Illinois, realizzato
sui topi, secondo il quale servono da
28 a 35 grammi
di fibre solubili
per ottenere
effetti
benefici. Le
mele
sono gli alimenti più ricchi di queste sostanze contenute, però, anche nell'avena, nelle lenticchie, negli agrumi, nella
frutta secca, nelle fragole e nelle carote.
Queste fibre sono benefiche perché aumentano la produzione di una proteina, l'interleuchina 4, conosciuta per le
sue proprietà antinfiammatorie, come
spiega Gregory Freund, uno degli autori dello studio pubblicato su 'Brain,
Behavior, and
Immunity', che
aggiunge:
"queste fibre
contribuiscono
anche ad abbassare il tasso di colesterolo 'cattivo' nel sangue, a prevenire le
malattie coronariche, a ridurre i rischi
di calcoli biliari". Negli esperimenti realizzati sui topi, due gruppi di roditori
hanno seguito una dieta simile, a eccezione del tipo di fibre consumate: un
gruppo mangiava quelle solubili, l'altro
non solubili. Dopo solo sei settimane di
questo regime alimentare, i ricercatori
hanno iniettato a tutti una sostanza che
mima un'infezione batterica. Due ore
dopo, i topi nutriti con fibre solubili si
erano ammalati nella metà dei casi degli
altri roditori e guarivano due volte più
in fretta.
di Silvia Catalucci
ALLARME DIABETE
U
n esercito di 435 milioni di
persone costrette a fare i conti con il diabete. Tra 20 anni
appena, ovvero nel 2030, saranno questi i numeri di una patologia
che già oggi mostra dati da brivido, con
4 mln di morti l'anno e ben due persone
ogni 10 secondi nel mondo che sviluppano la malattia. A fare i conti su quella
che ormai da più fronti viene definita una
vera e propria pandemia, politici e addetti
ai lavori riuniti oggi e domani a Roma per
il Changing Diabetes Barometer Forum.
Obiettivo, discutere proposte dirette a
migliorare le cure, contenere i costi della
sanità pubblica e arginare una pandemia
che fa sempre più paura. La meta prioritaria a cui punta il Forum capitolino è la
costituzione di una 'roadmap', ovvero una
rete di collegamento in grado di armonizzare dati ed evidenze relative allo stato del
diabete a livello locale, favorendo così lo
sviluppo di un piano di azione nazionale
14
A soffrirne saranno 435 milioni di persone nel 2030
coerente ed efficace, nonché un sistema di
cura uniforme e integrato su tutto il territorio, ponendosi come una guida reale
per le Regioni. Il Governo, intanto, "ha
mostrato molta
attenzione per le
malattie croniche
- assicura in un
videomessaggio
il ministro della
Salute Ferruccio
Fazio - compreso
il diabete, patologia che va affrontata sotto diversi
aspetti, da quello
della ricerca scientifica all'impatto
sociale", nonché
"all'organizzazione dei servizi sanitari" che questa
malattia richiede.
Il responsabile della sanità sottolinea
inoltre "l'importanza del territorio" nella
battaglia con questa patologia, e assicura che l'Esecutivo "si sta occupando di
identificare percorsi corretti per
gestire in modo
sempre migliore" questa e altre
malattie croniche.
Dello stesso avviso il sottosegretario Eugenia Roccella, che nel suo
intervento
alla
'due giorni' sul
diabete è tornata
a sottolineare "il
ruolo delle Regioni, perché il Governo sta facendo
la sua parte ma
ha molti limiti, e
le cose deve farle assieme" agli enti locali. "Allearsi contro il diabete - aggiunge
Antonio Tomassini, presidente dell'Associazione parlamentare per la tutela e
la promozione del diritto alla prevenzione e presidente della XII Commissione
Igiene e sanità del Senato - non rappresenta semplicemente un'opzione strategica, ma una scelta necessaria. Questa
malattia deve essere affrontata e analizzata come una pandemia globale che
interessa sempre più tutti noi". A tale
scopo durante il Barometer Forum verrà
presentato anche il 'Think Tank', laboratorio permanente di confronto che verrà
realizzato con l'università di Roma Tor
Vergata e vedrà la partecipazione delle
società scientifiche, delle associazioni dei
pazienti, delle Istituzioni e perfino dei
media, e che si tradurrà in documenti
in grado di individuare le possibili aree
di intervento in contesti politici, sociali,
economici e clinici.
SINDACATO E SERVIZI
salute
Lo rivela uno studio israeliano
I tabagisti sono
meno intelligenti
dei non fumatori
Con un pacchetto al giorno, 7,5 punti in meno di quoziente
intellettivo rispetto ai non fumatori.
N
on bastavano i danni alla salute provocati dal fumo. La
scienza sembra ora dimostrare che i tabagisti sono
meno intelligenti di coloro che non hanno mai acceso una sigaretta. Almeno secondo uno studio condotto dagli esperti
del Sheba Medical Center di Tel Hashomer, in Israele. Sulla rivista 'Addiction',
gli studiosi rivelano un dato scomodo
per gli amanti delle 'bionde': chi è abituato a fumare un pacchetto al giorno ha
almeno 7,5 punti in meno di quoziente
intellettivo rispetto ai non fumatori. E
più si consumano sigarette, più questo
quoziente si abbassa. Mark Weiser spiega
di avere incluso nella ricerca un gruppo
di oltre 20 mila soldati israeliani: il 28%
è risultato fumare almeno una sigaretta
al giorno, il 3% si è dichiarato ex tabagista e il 68% non fumatore. Ebbene, dalle
analisi effettuate è emerso che i fumatori
sono quelli che ottengono i risultati peggiori nei test d'intelligenza e che questo
risultato rimane invariato anche quando
si prendono in considerazione altri fatto-
ri, come lo stato socioeconomico e
il livello degli studi dei genitori. Se
il punteggio medio generale è considerato fra 84 e 116, i ricercatori
sono arrivati a calcolare che i non
fumatori ottengono in media 101,
mentre fra i fumatori si arriva fino a
90, per chi consuma oltre un pacchetto al giorno. Weiser getta però acqua
sul fuoco: secondo lo studioso non è
il tabacco a rendere meno intelligenti.
Il fatto è che le persone con un quoziente intellettivo minore sono quelle
più esposte al vizio. Non una grande
consolazione, in fondo.
Il 35% dei tumori
dovuto a cattiva
alimentazione
I
nformare
correttamente,
sensibilizzare, rendere tutti
consapevoli che la prevenzione rappresenta l’arma migliore per vincere il cancro. Con un
insieme di semplici regole quotidiane, a
cominciare dalla tavola, perché una errata
alimentazione
è responsabile di oltre
il 35% dei
tumori. E'
l'obiettivo della
Settima-
na nazionale per la prevenzione oncologica, presentata oggi nella sala stampa
di palazzo Chigi dalla Lega italiana per
la lotta contro i tumori (Lilt), e in programma dal 14 al 21 marzo. Proprio per
sottolineare l'importanza di fare scelte
sane quando si parla di cibo, testimonial della nona edizione dell'iniziativa
è come sempre l’olio extra vergine di
oliva, alleato del nostro benessere per
le sue qualità protettive non solo nei
confronti delle malattie cardiovascolari
e metaboliche, ma anche per vari tipi di
tumore. "Oggi il 56% delle persone che
si ammala di cancro guarisce - ha assicurato Francesco Schittulli, presidente
della Lilt - mentre 20 anni fa questa
percentuale arrivava solo al 35%. Ma si
potrebbe arrivare all'80% di guarigioni
con una corretta campagna di informazione che coinvolga le istituzioni,
entrando nelle scuole ed educando i
bambini fin dalle elementari a evitare
gli stili di vita sbagliati. Ma ancora oggi
i media non ci sostengono abbastanza e lavoriamo nel silenzio", lamenta
Schittulli. Seguire un salutare regime
alimentare - assicura la Lilt - è semplice
e piacevole. Basta rilanciare e valorizzare la dieta mediterranea. Frutta fresca e
verdure non devono mai mancare nel
nostro menù quotidiano, così come pesce e legumi e, naturalmente, l’olio extra vergine di oliva, principe della dieta
mediterranea, vero e proprio difensore
della buona salute.
15
SINDACATO E SERVIZI
pensionati
Censis: gli anziani potrebbero produrre l'8,7% del PIL
IL TESORO NASCOSTO
Il giovanilismo, la smania di cancellare i segni del tempo e la stupida logica dell’apparire in luogo dell’essere vorrebbero rimuovere gli
anziani dalla società. Occorre un cambiamento culturale per ridare loro il ruolo che meritano e per non perdere risorse preziose per
noi tutti.
di Karen Zanier, Segretario provinciale FABI Udine
I
n una società protesa verso il futuro, travolta da cambiamenti
tecnologici repentini, la sfida, per
l'avvenire, sarà trovare uno spazio
e un ruolo per gli anziani, una comunità in crescita costante, soprattutto nei
Paesi occidentali.
In questo scenario in movimento, anche la vita degli individui all'interno
della società è profondamente cambiata.
In passato, alla vecchiaia biologica si
associava quella sociale: al ridursi delle
capacità funzionali corrispondeva, infatti, l'uscita dal mondo del lavoro.
A sorreggere l'anziano, a quel punto,
erano la sua storia, la consapevolezza di
un vissuto, l'esperienza e la dignità della propria collocazione nella società.
16
Ma ad oggi, questo bastone della vecchiaia resiste ancora contro i colpi inferti dal giovanilismo dilagante, dalla
smania di cancellare i segni del tempo,
dalla rimozione dell'essere in favore del
“mostrare”?
Il pensionamento sempre meno coincide con l'età definibile biologicamente della vecchiaia: ritirarsi dal lavoro è
diventato solo un momento di svolta,
un affrancamento, che porta con sé
anni guadagnati, che rischiano però
di restare vuoti; anni liberati e quindi
disponibili, per costruire nuovi ruoli e
occasioni di realizzazione personale.
Ma solo chi sa dare un senso a questa
vita “altra” e sperimentare ancora, può
reagire al cambiamento senza farsene
travolgere.
E in questo processo, spesso gli anziani
sono aiutati dalla famiglia, vera rete di
sostegno con i suoi prolungamenti e ramificazioni. Ma mentre uomini, donne
e famiglie hanno imparato a rispondere, in modo anche fantasioso e originale, ai possibili problemi suscitati dalla
condizione di “anziano”, la società, nel
suo complesso, appare in ritardo, con
pochi interventi globali e coerenti.
Il ciclo della vita si è modificato, dilatando e comprimendo le varie fasce di
età, a tal punto che gli anziani sono ora
divisi in due classi distinte: la terza e la
quarta età, quella in cui è più facile che
insorgano problemi di salute e si riduca
l'autonomia.
La famiglia, un tempo comunità economica, è diventata il non-luogo dell'inti-
mità e delle relazioni, contrapposto con
il mondo esterno della produzione. Ma
anche questo cambiamento ha contribuito a complicare il quadro sociale,
tessendo una rete che mostra già le prime smagliature: le ridotte dimensioni
familiari sempre più frequenti in Italia,
il disfacimento della famiglia tradizionale, la possibilità che l'attrattiva di un
lavoro da badante nel nostro Paese sia
meno allettante in futuro...
L'obiettivo, per il futuro, deve quindi essere una rete integrata di servizi
alla persona: una sfida che, impensabilmente forse, è culturale, prima che
economica e sociale, basata sulla solidarietà territoriale e sulla rivoluzione
copernicana che l'anziano, pur essendo
potenzialmente più fragile, è una risorsa che può apportare un contributo
importante alla comunità.
Il termine “inattività” associato alla
vecchiaia, contrapposto all'attività del
resto della popolazione sopra i 15 anni,
è provocatorio e offensivo e porta con
sé lo stereotipo del vecchio che, non
producendo, è un peso e, in quanto
tale, dannoso.
Senza tralasciare il tradizionale incarico
di cura dei nipoti, secondo il Censis,
invece, se gli anziani potessero impegnarsi in specifiche e adeguate attività
di economia sociale, potrebbero generare in Italia l'8,7% del PIL!
Il volontariato è un'attività che già impegna molti ultra-sessantacinquenni,
addirittura in misura maggiore rispetto
al totale della popolazione sopra i 14
anni. Le associazioni culturali sono
un'altra occasione di formazione e di
partecipazione, che coinvolge la terza
e la quarta età, facendo riemergere gli
anziani dal rischio della solitudine e dal
circuito perverso che questa può causare. Anche le organizzazioni sindacali
beneficiano molto del contributo dei
pensionati.
La passività improduttiva sembra,
quindi, un retaggio del passato, destinato a ridursi ulteriormente: è ora di
prenderne atto e di pensare a come rivalutare questa risorsa in parte sconosciuta.
SINDACATO E SERVIZI
INTERNAZIONALE & PROGETTI
A ISTAMBUL, CITTÀ PONTE TRA ORIENTE ED OCCIDENTE
IL PROGETTO NORMA TRAINING
APPRODA
IN
TURCHIA
Giunto alla tappa intermedia, il Progetto Norma Training si "affaccia" ad oriente. Il sindacato Turco dei Bancari "Basisen"
è stato, infatti, il partner ospitante della riunione "Focus Group" prima della presentazione finale.
di Pietro Gentile e Susanna Ponti
I
n un momento in cui i gruppi ban- to, di Turchia, Grecia e Cipro, che vede i
cari varcano i loro confini nazionali lavoratori del credito all'avanguardia nel
costruendo colossi di portata euro- dialogo fra paesi un tempo rivali.
pea è sempre più sentita la necessità I partner del progetto si sono ritrovati, il
anche sul tema delle discriminazioni, di 25 e 26 marzo, in una Istanbul cosmocostruire una cultura ed un linguaggio polita, con un clima ancora invernale,
comune forte delle esperienze dei singoli dove docenti ed esperti hanno proposto
paesi .
al dibattito fra i Partners, i contenuti del
Dalla consapevolezza di contribuire ad modello formativo che verrà presentato
una cultura comune europea in tema di in forma definitiva a Bruxelles.
discriminazione
Gli
argomenti
è nata nella Fabi
spaziano da temi
l'idea di un corso
di largo respiro,
formativo sul tema
quali i concetti di
delle discriminadiscriminazione
zioni da mettere
e gli aspetti giua disposizione dei
ridico legali della
sindacati europei
normativa,
per
del credito.
arrivare alle azioni
La scelta di Istanconcrete da mettebul è stata una
re in atto sui luoFABI ad Istanbul.
sfida importante in IlDagruppo
ghi di lavoro.
Sinistra: Franco Savi, Luca Panfietti del
considerazione de- Dipartimento Internazionale, Elisa Gallinaro
Nel
compiere
gli attuali equilibri del Coordinamento Nazionale Giovani, Pietro questo non facipolitici e sociali che Gentile ICT Specialist, Susanna Ponti, Angelo le percorso sono
vedono la nazione Di Cristo.
state fondamentaturca, a cavallo tra
li le competenze
Europa ed Asia, candidata all'ingresso delle Professoresse Luciana Guaglianone
nella Comunità Europea (il 6 ottobre e Marzia Barbera, di Etta Olgiati e del
2004, la Commissione Europea ha dato Professor Nicola Iannello, coordinatore
parere positivo ad una futura adesione) della realizzazione didattica.
misurarsi con l'antica cultura islamica. E' stata anche posta particolare attenzioAltrettanto importante è la partecipazio- ne ai metodi divulgativi, e alla costruzione fianco a fianco, nel medesimo proget- ne del sito web che conterrà tutti i testi
elaborati e permetterà ai singoli paesi di
trovare al suo interno la normativa e gli
studi che saranno prodotti nella lingua
nazionale dei rispettivi paesi.
Pietro Gentile, ICT Specialist e progettista del sito web, ha presentato le principali caratteristiche del nuovo strumento
comunicativo e formativo che permetterà
un rapido aggiornamento e agile consultazione.
Il Dipartimento Internazionale e Progetti,
oltre alla pianificazione e coordinamento
delle attività, ha favorito il giusto clima di
coinvolgimento tra i partecipanti.
Non resta che augurare al gruppo di lavoro di riuscire ad essere come questa
affascinante città che ci ha ospitati: una
porta sul futuro con la capacità di guardare all'Europa, senza perdere la ricchezza
della propria identità.
CHE COS’È NORMA TRAINING
a cura di Elisa Gallinaro
È un'iniziativa finanziata dalla Commissione Europea per studiare
l'applicazione della quattro direttive europee contro le discriminazioni
nei luoghi di lavoro, realizzata dalla FABI per evolvere i contenuti della
ricerca in un risultato di natura formativa.
IL PROGETTO
La costruzione di un corso destinato ai formatori delle organizzazioni
sindacali, strutturato con tutti gli elementi essenziali per diffondere al
meglio la cultura anti discriminatoria.
I PROTAGONISTI
I più rappresentativi sindacati del settore bancario di Italia, Spagna,
Portogallo, Malta, Cipro, Grecia, Bulgaria e Turchia, coordinati
dalla FABI.
GLI STRUMENTI
Sarà disponibile on line il sito web redatto in 8 lingue all’interno del quale
i tutor dei corsi nazionali ed i singoli rappresentanti sindacali potranno
reperire i contenuti formativi corredati da normative vigenti, nazionali e
comunitarie, riferimenti giuridici e casi pratici.
GLI OBIETTIVI
Fornire uno strumento efficace alla lotta contro la discriminazione sul
posto di lavoro, che con i suoi mille volti (dall'età, all'handicap, sino al
genere o all'etnìa) si manifesta con preoccupante frequenza, minando
i diritti fondamentali di ampie fasce di lavoratori, con particolari aspetti
per ogni settore e paese.
LE TAPPE
Etem Agdas, Segretario Nazionale del Basisen,
con la signora Meral Gunenc, sempre del Basisen
La stesura delle linee guida è stata realizzata a fine 2009 a Lisbona,
i contenuti e la struttura del sito sono stati delineati ad Istanbul, e
la versione finale del modulo formativo sarà presentata a Bruxelles
nel settembre prossimo, con la partecipazione di esponenti della
Commissione Europea.
17
SINDACATO E SERVIZI
fisco
Ticket
restaurant
Valori superiori a 5,29 euro giornalieri concorrono interamente a formare il reddito
di Leonardo Comucci Esperto fiscale
P
rendiamo lo spunto da una
recentissima
risoluzione
dell’Agenzia delle Entrate per
commentare la rilevanza fiscale dei ticket restaurant e fugare alcuni
dubbi che stavano sorgendo tra gli addetti ai lavori.
La risoluzione 26/E del 29 marzo 2010
fornisce un chiarimento relativamente
alle prestazioni sostitutive della mensa
aziendale (c.d. ticket restaurant) che –
come sappiamo – non concorrono a
formare il reddito di lavoro dipendente
fino all’importo complessivo giornaliero
di 5,29 euro. Su questa esigua soglia di
esenzione fiscale e sul fatto che non sia
più stata aggiornata da oramai 10 anni
potremmo scrivere numerose pagine
sulla nostra “Voce dei Bancari”, ricordando come più volte, nelle opportune
sedi istituzionali, come Fabi abbiamo
chiesto di rivedere al rialzo tale limite di
esenzione fiscale ma, ahimè, il legislato-
re fiscale non
ha cambiato il
suo indirizzo.
Limitiamoci ai
fatti…L’Agenzia delle Entrate in particolare nega
che l’eventuale importo del
ticket restaurant superiore alla soglia
di esenzione
di 5,29 euro
possa essere
computato nell’ulteriore franchigia di
esenzione dei fringe benefits pari a 258
euro prevista dal comma 3 dell’art.51
del Tuir.
Spieghiamo meglio cosa vuol dire
l’Agenzia delle Entrate. L’art.51, comma
3 del Tuir stabilisce che “Non concorre
a formare il
reddito di
lavoro
dipendente il
valore
dei
beni ceduti
e dei servizi
prestati se
complessivamente di
importo non
superiore
nel periodo
di imposta a
258,23 euro;
se il predetto valore è superiore al citato limite, lo
stesso concorre interamente a formare
il reddito”. Questa norma si riferisce ai
compensi in natura prevedendo l’esclusione dal reddito di lavoro dipendente
per i beni e i servizi di valore complessivo non superiore a 258 euro.
Appartamento
in comodato a un figlio
S
18
pesso giungono a questa redazione alcuni quesiti relativi al
comportamento da tenere in
sede di dichiarazione dei redditi per un contribuente che ha dato in
comodato al figlio un
appartamento di cui
è proprietario. Preliminarmente è
utile ricordare
che per le unità immobiliari
ad uso di abitazione,
possedute in aggiunta a quelle adibite ad
abitazione principale
del possessore o dei suoi
familiari, anche conosciute come residenze
secondarie (casa al
mare etc.), il reddito
Tale ultima disposizione non riguarda
le erogazioni in denaro, per le quali
resta applicabile il principio generale,
secondo cui qualunque somma percepita dal dipendente in relazione al
rapporto di lavoro costituisce reddito
di lavoro dipendente, con soltanto alcune specifiche e tassative esclusioni
(negli anni passati esisteva una norma
agevolativa con la medesima soglia di
esenzione anche per le erogazioni in denaro). L’Agenzia delle Entrate, in pratica, basandosi sul presupposto che ogni
ticket restaurant ha l’evidenziazione del
valore nominale, sostiene che non può
costituire una erogazione in natura; da
ciò discende che l’importo del valore
nominale che ecceda il limite di 5,29
euro non può essere considerato assorbibile dalla franchigia di esenzione prevista dal comma 3 dell’art.51 e, quindi,
concorre alla formazione del reddito di
lavoro dipendente.
Il reddito imponibile
è pari alla rendita catastale
rivalutata del 5 per cento
imponibile è pari alla rendita catastale
rivalutata del 5 per cento e maggiorata
di un terzo.
La maggiorazione di un terzo non si
applica alle unità immobiliari ad uso
abitazione principalmente quando:
• se date in locazione
• se prive di allacciamento per ciò
che concerne energia elettrica,
acqua e gas. In questo caso è necessaria una apposita autocertificazione
• siano date in uso gratuito ad un
familiare che vi dimori e a condizione che lo stesso abbia preso
anche la residenza anagrafica.
• se già utilizzate come abitazione
principale da contribuenti trasferiti temporaneamente per motivi
di lavoro in altro comune
Nel caso prospettato, il contribuente,
relativamente all’unità immobiliare
data in comodato al figlio, dovrà indicare nella dichiarazione dei redditi
la rendita catastale rivalutata del 5 per
cento, senza applicarvi la maggiorazione di un terzo ed indicando il nuovo
codice “10” alla colonna utilizzo.
Chi avesse quesiti di carattere generale attinenti alla materia
fiscale, può inviarli al numero di FAX 06 233 222 788.
SINDACATO E SERVIZI
ATTUALITà
Sileoni interviene al VII Congresso Fisac Cgil
“RECUPERARE L’UNITÀ
SINDACALE IN VISTA DEL
RINNOVO DEL CONTRATTO”
Il segretario generale della Fabi lancia un appello all’unità alle altre sigle: “Si vince solo se si è uniti. L’esperienza Bpm insegna”.
Infine un’anticipazione: “Entro l’estate in esclusiva presenteremo un’indagine sulla nuova condizione di povertà vissuta oggi da
molti bancari precari”
“I
n vista del rinnovo del contratto nazionale e dei prossimi aggiornamenti dei piani
industriali, bisogna ripristinare l’unità sindacale”. Questo in estrema sintesi l’appello lanciato dal segretario generale della Fabi, Lando Sileoni,
al VII Congresso nazionale della Fisac
Cgil, svoltosi a Rimini lo scorso 14 aprile presso il Teatro Novelli.
Sileoni, ospite dell’evento, ha fatto un
intervento conciso, ma denso di contenuti.
“Il movimento sindacale ha bisogno del
vostro insostituibile apporto”, ha esordito riferendosi alla Fisac Cgil, sigla con
la quale la Fabi ha da sempre “buoni
rapporti”, nonostante negli ultimi tempi ci siano state divergenze con conseguente spaccatura dell’unità sindacale
nella Banca di credito cooperativo di
Roma e in Intesa Sanpaolo. Archiviati
i contrasti, è giunta l’ora di recuperare
l’unità sindacale, perché questo “è l’unico strumento che i lavoratori hanno per
migliorare le loro condizioni di vita”,
ha sottolineato Sileoni, ribadendo che
compito del sindacato unito, al rinnovo della piattaforma contrattuale, sarà
quello di siglare un contratto economicamente vantaggioso per i dipendenti
bancari. “Non sarà una passeggiata”, ha
detto Sileoni a proposito di questa sfida,
“perché la recessione pesa sui conti delle
banche, ma noi non dovremo transigere
nelle nostre rivendicazioni, battendoci
inoltre per la riconferma di tutti i giovani precari”.
Infine una chiamata alle armi per quanto riguarda il rinnovo delle agibilità sindacali, su cui l’Abi continua a nicchiare.
“Consideriamo indecente questa posi-
zione dell’Abi, che vorrebbe barattare
il rinnovo delle agibilità sindacali con
il contratto nazionale. Siamo pronti,
se l’associazione bancaria non farà un
passo indietro”, ha scandito forte il segretario generale della Fabi dal palco del
Teatro Novelli di Rimini, “a bloccare gli
aggiornamenti dei piani aziendali, gruppo per gruppo, o in alternativa non consegneremo più una cedola alle aziende”.
Sileoni ha inoltre annunciato che la
Fabi, entro l’estate, presenterà un’indagine che farà scalpore, “un’indagine
da noi commissionata a un’importante
società di ricerche di mercato, che farà
emergere come il lavoratore bancario
viva purtroppo oggi una condizione di
nuova povertà, inimmaginabile fino a
poco tempo fa”, quando quella del bancario era vista ancora come una professione d’oro.
NEWS
lo ha stabilito la cassazione
L
a Cassazione, con la sentenza
n. 6754 del 19 marzo 2010,
ha accolto il ricorso di un contribuente sottolineando che è
soggetto a imposte il denaro percepito
dal dipendente a titolo risarcitorio solo
quando "abbia la funzione di reintegrare un danno concretatosi nella mancata
percezione di redditi". Quindi, sono
esclusi dal prelievo fiscale anche le indennità elargite dall'azienda "a titolo di
risarcimento del danno, per la reinte-
NO AL DANNO
ED ALLA BEFFA…
Non sono imponibili le somme percepite dal lavoratore
a titolo di danno da demansionamento.
grazione delle energie psicofisiche spese
dal lavoratore oltre l'orario massimo di
lavoro esigibile". Tale decisione avvalla
la giurisprudenza secondo cui "in tema
di imposte sui redditi, in base al dettato
del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917,
art. 6, comma 2, le somme percepite
dal contribuente a titolo risarcitorio
possono costituire reddito imponibile,
ma solo quando abbiano la funzione di
reintegrare un danno concretatosi nella
mancata percezione di redditi".
19
SINDACATO E SERVIZI
attualità
PARADOSSI DI UNA BANCA FERMA AL PASSATO DELLE RELAZIONI INDUSTRIALI
LE QUATTRO STAGIONI
DI HYPO ALPE
ADRIA BANK
La scorsa estate il piano di ristrutturazione, in autunno la bizzarra proposta di mandare alcuni
colleghi in Austria per un costoso progetto formativo che coinvolgeva solo 120 dipendenti, in
inverno il niet dei soci a sottoscrivere l’aumento di capitale. Le strane manovre del colosso
austriaco che ancora oggi non concede il contratto integrativo ai suoi dipendenti.
di Nicoletta Si monetti , responsabile coordinamento r.s.a.i hypo alpe adria bank
L
a scorsa estate scrivevamo
della preoccupazione circa
le sorti dei lavoratori
della Hypo Alpe Adria
Bank Spa alla luce del
progetto di ristrutturazione “HERCULES”,
imposto dal governo
tedesco all’allora proprietaria Bayern LB di
Monaco di Baviera.
Confidavamo nell’avvio delle trattative per il
primo Contratto Integrativo Aziwendale, auspicando l’inizio di un
dialogo con l’Azienda,
volto al coinvolgimento
del Sindacato nella gestione di tale processo
di trasformazione.
Vale a dire avvio di veri
rapporti industriali.
Arrivato l’autunno, abbiamo incontrato la
direzione della Banca per valutare il piano
di ristrutturazione del Gruppo denominato Hypo-Fit 2013.
In assenza di convocazioni e di fronte a risposte elusive, il sindacato è stato costretto
a richiedere incontri specifici, comunque
ancora oggi non riscontrati, eccezion fatta per gli incontri annuale/semestrale per
l’anno 2010, che dovrebbero tenersi nel in
aprile.
Nel mese di novembre, apparenti aperture
al riavvio delle trattative per il Contratto
Integrativo Aziendale si sono concretizzate in un solo incontro, che aveva come
unico scopo la richiesta di sottoscrizione
da parte del Sindacato di un verbale di ac-
20
cordo riguardante un progetto di formazione finanziata.
Verbale non sottoscritto da parte nostra
per diverse ragioni: perché in quest’Azienda, dove non si fa la formazione contrattuale obbligatoria (50 ore annue di
cui 28 in aula per ogni dipendente), che
qualche solerte dirigente si permettesse di
accusare le Organizzazioni Sindacali di
non essere disponibili ad una formazione
di settore, riservata a pochi e tutti scelti
solo dall’Azienda, ci pareva quantomeno
ingiusto; perché il progetto, che non ci
era mai stato presentato e che era uscito
improvvisamente dal cassetto del solito
zelante dirigente, aveva la velleità di essere importante solo in quanto si sarebbero
incassati dal fondo di sostegno al reddito
cifre di centinaia di migliaia di euro - caso
strano che da questo cassetto non esca
mai niente quando si devono dare riconoscimenti equi e a tutti i lavoratori! -; perché per le Organizzazioni Sindacali utilizzare i fondi dei lavoratori stanziati per la
formazione finanziata significa attuare un
progetto che riguardi tutti i 550 colleghi
e non solo poco più di 120.
Ancora più paradossali alcune disposizioni dell’azienda, come quella che prevede
la “creazione” dal nulla di 5 colleghi “speciali” da mandare in Austria per fare corsi
“veloci” per diventare docenti “veloci” che
“velocemente” poi formino i 120 colleghi coinvolti nel progetto di formazione
(sic!).
Questi comportamenti, purtroppo contrari alle più elementari regole di buon
senso, si accompagnano da anni ad inesistenti o sporadiche relazioni con il sindacato, verso il quale la Banca ha quasi
sempre tenuto comportamenti poco rispettosi delle forme e della sostanza; alla
mancanza, a tutt’oggi, del Contratto Integrativo Aziendale; al perpetrarsi di modalità di gestione del personale bizzarre,
a dir poco; alla mancata applicazione di
alcune norme previste dal CCNL, in particolare in materia di missioni e trasferte,
orari di lavoro, part-time e maternità e,
addirittura, per quanto concerne l’utilizzo
della saletta sindacale presso la Direzione
Generale.
Tutto ciò ci ha costretto alla rottura delle
trattative per la contrattazione integrativa
e all’attivazione presso l’ABI della procedura prevista al fine di ristabilire una buona condotta e indurre la Banca a comportamenti più rispettosi dei contratti e delle
norme di legge.
Nel frattempo, arrivato l’inverno, oltralpe,
gli allora soci Bayern LB, Grawe Assicurazioni e il Land Carinzia non sottoscrivevano l’aumento di capitale, costringendo
lo Stato Austriaco ad intervenire nazionalizzando la holding Hypo Alpe Adria
Bank International AG.
A nulla sono valsi gli inviti, da parte delle
Segreterie Nazionali delle Organizzazioni
Sindacali rappresentative in Azienda, per
concordare un opportuno incontro informativo e di valutazione.
La secca risposta è stata che quanto sopra
ha coinvolto società di diritto austriaco e
che pertanto non c’è nessun obbligo contrattuale di coinvolgimento delle Organizzazioni Sindacali da parte della Banca.
Risposta che noi proprio non accettiamo.
Nel contempo, ci comunicano che, per
quanto è possibile prevedere al momento,
il piano non avrà ricadute occupazionali.
Ci auguriamo che almeno le tiepide brezze di primavera portino consiglio a dirigenti rimasti congelati nel passato delle
relazioni sindacali.
SINDACATO E SERVIZI
GIURISPRUDENZA
Cassazione:
lavoratore demansionato merita
risarcimento consistente se c'è
mortificazione lavorativa
I
danni da demansionamento vanno risarciti con importi adeguati.
Lo hanno stabilito le Sezioni Unite della Corte di Cassazione che
hanno considerato troppo basso il risarcimento riconosciuto dai giudici di merito a un dirigente del pubblico impiego
per la frustrazione professionale subita.
Dopo un ordine di servizio che lo aveva
assegnato a mansioni di minor livello il
lavoratore era stato posto nell'arco di
pochi mesi in una condizione di
quasi "quasi totale inattività e al
disimpegno di compiti mortificanti" tanto che ne erano seguiti
disturbi di natura psicosomatica che lo avevano indotto al
pensionamento. In primo grado
il Tribunale gli aveva riconosciuto un
risarcimento di circa 17mila euro oltre
2mila euro per differenze retributive. La
Corte d'Appello però aveva ridotto il risarcimento alla somma complessiva di
soli 4mila euro Troppo poco per essere
accettata dal dirigente che rivolgendosi
alla Suprema Corte ha evidenziato come
"la vissuta e credibile mortificazione
accertata dalla stessa sentenza avrebbe
dovuto comportare la configurazione
di danno da mobbing anche a prescindere dal demansionamento e da uno
specifico intento persecutorio". Piazza
Cavour (sentenza 4063/2010) ha accolto il ricorso del dirigente rinviando
il caso alla Corte d'appello di Bologna
che dovrà ora accordare un risarcimen-
to più elevato. Nella parte motiva della
sentenza la Corte osserva che "l'esistenza
del demansionamento e' stata accertata
dai giudici di merito in base ad una ricostruzione puntuale dei compiti affidati
al dipendente dopo la sua assegnazione
alla sede della direzione provinciale sino
alla cessazione del rapporto per pensionamento". Sarebbe oltretutto emersa la
"sostanziale privazione di mansioni" ai
danni del lavoratore che, per "caratteristiche, durata, gravità e frustrazione professionale", e' stata esattamente identificata "negli aspetti di vissuta e credibile
mortificazione derivanti dalla situazione
lavorativa in cui si trovò ad operare".
Cassazione
L
sì al licenziamento
del lavoratore
improduttivo
a sezione lavoro della Corte di Cassazione (sentenza n. 3125/2010) ha
stabilito che le aziende possono legittimamente licenziare il lavoratore nel caso dimostrino che vi è una notevole
sproporzione tra la media produttiva degli
altri dipendenti e quanto egli riesce effetti-
banche e crisi
NEGATIVE
LE PAGELLE
DELLE PMI
vamente a realizzare. Poco importa, scrive
la Corte, che il lavoratore risulti impiegato
solo da pochi mesi giacché se inizialmente
si può comprendere una certa difficoltà di
adattamento a mansioni che risultano nuove, tale adattamento non può essere superiore ad un paio di mesi se si tratta di mansioni
U
na pagella con molti segni
“meno”. È complessivamente negativo il giudizio
che le piccole medie imprese italiane hanno dato dell’operato delle
banche nell’annus horribilis della crisi,
il 2009.
Secondo uno studio condotto dall’osservatorio di Accenturre in collaborazione con Abi, Confindustria, Con-
semplici, manuali e ripetitive. Secondo la cassazione la
Corte territoriale ha correttamente accertato nella fattispecie un’evidente violazione
della diligente collaborazione
dovuta dal dipendente.
fartigianato e Confagricoltura su un
campione rappresentativo di 1.500
aziende, ben il 67% delle piccole e
medie imprese coinvolte ha ritenuto
che nel 2009 la banca non sia stato un
partner strategico nella gestione della
cattiva congiuntura economica, mentre il 18% degli intervistati ha lamentato una restrizione nell’accesso al credito. Solo un’azienda su cinque, invece,
ha riscontrato approcci propositivi di
medio termine da parte della propria
banca.
Ma dall’indagine emergono anche altri
dati interessanti che ben fotografano le
aspettative della clientela nel prossimo
futuro. Il 57% degli intervistati chiede
alla banca velocità, trasparenza e flessibilità e il 51% la vuole ben radicata sul
territorio.
21
Un progetto di solidarietà targato CUORE FABI
IL SOGNO DI ARUNAS
Serve poco per rendere
una vita felice.
NON DEVI METTERE MANO ALLE TASCHE.
BASTA UNA FIRMA PER DONARE IL TUO
5 PER MILLE.
“IL SOGNO DI ARUNAS” onlus
C.F. 98120160175
Via Cefalonia 41/a
25124 Brescia
IBAN IT34C0869211205027000270458
Banca di Credito Cooperativo di Brescia
Via Crotte n. 28 – 25127 Brescia
22
SINDACATO E SERVIZI
attualità
Intervista di Massimo Ponzellini
D
alla primavera 2009 è Presidente della Banca Popolare
di Milano, uno dei big del
credito in Italia. Bolognese, 59 anni, Massimo Ponzellini ha alle
spalle un “cursus honorum” di prestigio. È stato amministratore delegato di
Nomisma, dirigente superiore dell’Iri,
direttore operativo della BERS, amministratore delegato prima della BEI, poi
di Patrimonio dello Stato e Poligrafico
dello Stato.
Come è andato il suo esordio in
BPM?
“Il primo anno è stato un periodo intenso di impegno e scoperta di un modello,
quello cooperativo, che non conoscevo
dall’interno. All’assemblea in cui sono
stato eletto hanno votato migliaia di
persone, dimostrando un attaccamento
incredibile alla banca. Sento, quindi,
il peso della responsabilità. Posso dire
adesso che nel gruppo BPM ho trovato
personaggi di spessore negli organi societari, manager di valore e persone di
professionalità e dedizione.
In febbraio abbiamo organizzato, un
sabato mattina, la prima convention
dei manager del gruppo. C’erano oltre
1.200 persone, arrivate da tutta Italia,
che hanno passato una mattina insieme
a parlare del futuro. C’è un clima di entusiasmo e operosità”.
Come vede lo scenario economico?
“Il 2009 è stato un anno difficile per
tutti: famiglie, imprese, istituzioni e persino alcuni Stati. Consumi, produzione
e commerci sono calati. C’è stato un
aumento preoccupante della disoccupazione.
Adesso, finalmente ci sono segnali di ripresa, ma bisogna fare grandi sforzi per
consolidarli. La crisi è stata molto profonda. L’Italia ne sta uscendo meglio di
altri Paesi, perché i nostri “fondamentali” erano e sono buoni. Siamo abituati a
parlare di deficit e debito pubblico, che è
fra i più elevati del mondo. Ebbene, altri
Paesi ci hanno raggiunto o superato. E
se guardiamo al debito complessivo, che
comprende anche aziende e famiglie,
l’Italia è una nazione assai più solida di
altri partner europei”.
Come è andato il 2009 per la Bpm?
"Nel 2009 il Gruppo Bipiemme ha re-
gistrato risultati molto positivi. L’utile
netto si attesta a 103,6 milioni di euro,
in crescita del 37%. Gli impieghi sono
rimasti stabili, a 32,9 miliardi di euro. La
Bpm ha rafforzato la sua solidità: il Core
Tier 1 ratio è salito dal 6,5% del dicembre 2008 al 7,9% di fine 2009. E siamo
riusciti a mantenere invariato il dividendo a 0,10 euro per azione. Il merito di
questi successi va alle migliaia di persone che lavorano nel Gruppo Bipiemme
e si dedicano ai nostri clienti: famiglie,
professionisti, artigiani, commercianti,
aziende, enti e istituzioni”.
“INDIPENDENTI,
MA VICINI
A CHI VUOL
STARE CON NOI”
è il messaggio che il presidente di BPM lancia ai soci, cui
vuole dedicare la massima attenzione. Crescere e operare
sempre più come un gruppo, valorizzare le professionalità
interne, concentrarsi su clienti e territorio: queste le priorità.
E stare lontani dalle avventure...
È ancora valido il modello delle banche popolari?
“Credo proprio di sì. Le banche cooperative in Italia sono circa 100, con oltre
9 milioni di clienti e annoverano oltre 1
milione di soci. Negli ultimi dieci anni,
secondo la Banca d’Italia, la quota degli
impieghi delle banche popolari, è salita
dal 21% al 31%.
Le banche cooperative hanno dimostrato con i fatti di essere un modello virtuoso. Soprattutto negli anni in cui presunti
campioni del credito crollavano e venivano salvati dagli Stati. Le cooperative
funzionano bene perché chi ci lavora
partecipa alla vita dell’impresa”.
La Bpm è ancora un modello vincente?
“Certamente sì. È una banca con una
lunga e gloriosa storia: è attiva dal 1865.
Si colloca fra i leader del mercato. Ha
dimensioni giuste per competere sul
mercato mantenendo una vicinanza con
i clienti, sia famiglia che piccole e medie
imprese. BPM ha un forte radicamento
sul territorio e opera nelle aree più importanti per l’economia del Paese”.
La natura cooperativa è un limite o un
vantaggio?
“È un grande punto di forza. I dipendenti non solo lavorano con impegno
e dedizione, ma partecipano al capitale
della banca, insieme con altre categorie
di soci. C’è quindi un forte coinvolgimento e attaccamento da parte dei dipendenti-soci. Ma vorrei ricordare che
il consiglio di amministrazione viene
eletto con un voto di lista. Nel cda c’è
un’ampia rappresentanza dei soci non
dipendenti, 6 consiglieri su 18, e dei
soci istituzionali, con 2 rappresentanti.
Massimo Ponzellini è intervenuto al recente Congresso Nazionale FABI
dello scorso febbraio.
Insomma garantiamo rappresentanza a
tutte le categorie di soci”.
Quali sono i piani di sviluppo per il
futuro?
“Siamo stati fra le poche banche e società quotate a presentare un piano
industriale triennale 2010-2012, lo
scorso gennaio. Molti ci hanno detto
che eravamo matti, vista l’incertezza
del mercato. Ma io credo che abbiamo
fatto bene. Una scelta coraggiosa che
ci aiuterà ad affrontare i prossimi anni
con obbiettivi precisi. Il piano si basa
su alcuni capisaldi: centralità del cliente, attenzione ai risultati, valorizzazione
del patrimonio umano e responsabilità
sociale d’impresa. Ci aspettiamo in tre
anni un aumento dei ricavi e un calo
dei costi operativi. Puntiamo ad un recupero di efficienza e allo sviluppo di
nuove attività. E vogliamo dedicare attenzione ai soci, oggi circa 48.000. Per
consolidare il loro legame con la banca
abbiamo lanciato un importante progetto: il Club Soci BPM. Questo mira
ad allargare la base sociale offrendo
a tutti i soci esclusivi servizi in campi
quali investimenti, assicurazioni, salute, cultura, spettacoli e turismo”.
Qual è la vostra sfida per il futuro?
“Dobbiamo crescere e operare sempre
più come un gruppo, valorizzando le
professionalità che già abbiamo. Concentrarci sui clienti e sul territorio. Stare lontani dalle avventure”.
Qual è il messaggio che ha voluto inserire all’assemblea dei soci?
“Indipendenti, ma vicini a chi vuol, stare con noi”.
23
SINDACATO E SERVIZI
ATTUALITà
Baby pensionati per necessità
IL GRANDE ESODO
A seguito delle grandi fusioni bancarie e degli accorpamenti, dal 2000 ad oggi sono stati espulsi dal ciclo produttivo
circa 32mila lavoratori del credito. Ma grazie all’istituzione del Fondo di solidarietà, l’uscita anticipata, quasi sempre
volontaria, è stata soft: i lavoratori hanno potuto beneficiare di un assegno d’esodo in media quasi equivalente allo
stipendio. Nel 2009 sono stati 12mila i bancari che ne hanno usufruito.
di Flavia Gamberale
D
al 2000 ad oggi le banche
hanno espulso dal ciclo
produttivo circa 32mila lavoratori. Bancari andati in
pensione anticipatamente, perlopiù su
base volontaria, a seguito delle grandi
fusioni che hanno modificato il volto (e
soprattutto gli organici) dell’intero sistema creditizio italiano a partire dall’inizio
del nuovo millennio.
Unicredit, Intesa Sanpaolo, Ubi, Banco
popolare, Gruppo Montepaschi, Bnl:
questi i sei giganti, nati da accorpamenti
e fusioni, che più di altri hanno affilato
la loro mannaia sui dipendenti.
Ma non sono mancati prepensionamenti nemmeno in istituti di media grandezza come la banca popolare di Milano e
la Carige, per citarne due. Un fenomeno, quello delle uscite anticipate, che
il sindacato e le banche sono riusciti a
governare con l’attivazione, nel 2000,
del fondo di solidarietà per il sostegno
al reddito, una sorta di ammortizzatore
sociale di categoria istituito attraverso
legge dello Stato, ma totalmente a carico
delle banche, a cui possono accedere i lavoratori prossimi alla pensione.
Al 31 dicembre del 2009, secondo gli ultimi dati in possesso dell’Inps, beneficiavano dell’assegno di prepensionamento
(o esodo) circa 12mila bancari. Il sussidio viene erogato nel quinquennio che
separa il lavoratore dal raggiungimento
della pensione vera e propria. Negli anni
del così detto “esodo”, un ex dipendente
di banca di fascia impiegatizia percepisce fino al 90% del suo stipendio netto,
mentre un quadro o un dirigente circa
il 70%.
“Come sindacato siamo riusciti a garantire un livello di reddito dignitoso a
questi lavoratori”, commenta Vincenzo
Saporito, responsabile della Commissio-
24
ne Fondi Esuberi della Fabi.
Sarà per questo, forse, che non è difficile trovare bancari disposti ad andare
in pensione anticipatamente. Un dato
solo parzialmente positivo, puntualizza
Saporito, perché “molto spesso è segnale
del disagio che i lavoratori vivono all’interno del proprio ambiente lavorativo”.
Gli esodi, disciplinati da accordi sindacali sottoscritti gruppo per gruppo,
negli ultimi anni sono quasi sempre
avvenuti su base volontaria. Sono stati
quindi i lavoratori a scegliere se tirare i
remi in barca o no.
Negli ultimi tre anni si sono verificati
massicci prepensionamenti in Intesa Sanpaolo, che dal 2006 al 2011 ha
programmato l’uscita anticipata di circa
6.500 lavoratori, in Unicredit, (3000
bancari esodati dal 2007 al 2010) e nel
Gruppo Ubi, dove tra il 2009 e il 2011
“esoderanno” in 960, mentre in Bnl,
con l’accordo sottoscritto lo scorso febbraio, tra il 2010 e il 2012 andranno
in pensione con 5 anni d’anticipo 700
persone.
Ma gli esodi non finiscono qui. Con gli
aggiornamenti dei piani industriali dei
principali gruppi bancari, che avverranno entro la fine del 2010 e l’inizio
del 2011, è prevedibile aspettarsi dalle
aziende ulteriori prepensionamenti. Soprattutto in quelle grandi banche che
hanno effettuato piani di ristrutturazione con conseguenti tagli agli sportelli e
alle divisioni. Il caso più emblematico
sarà quello di Unicredit. “Con la nascita di Banca unica, struttura che diverrà
operativa dal primo novembre 2010,
potremmo trovarci di fronte a nuove
dichiarazioni di esuberi”, dice schietto
Saporito. Un’eventualità che il sindacato si sta già preparando ad affrontare,
lancia in resta.
“Saremo inflessibili nel pretendere dalle banche che agli esodi, programmati
e volontari, segua la stabilizzazione dei
tanti precari in organico”.
(continua sul prossimo numero con le testimonianze di colleghi esodati)
SINDACATO E SERVIZI
parere legale
PAROLA DI CASSAZIONE
ASSENZA GIUSTIFICATA
SE SI ASSISTE
UN FAMILIARE
MALATO E SOLO
L’irreperibilità alla visita fiscale dev’essere comunque e sempre
motivata con prove certe ed inoppugnabili
Domanda
Sono un collega bancario iscritto alla Fabi
da moltissimi anni,vorrei sapere quali sono
le giustificazioni alla irreperibilità alla visita fiscale in caso di malattia.
Lettera firmata
Risposta
In merito alle possibili giustificazioni da
apporre alla mancata presenza in casa
per sottoporsi alla visita fiscale segnaliamo una recentissima Sentenza di Cassazione Civile Sez Lavoro n.5718 del 9
marzo 2010 che sottoponiamo alla Sua
attenzione per la novità interpretativa in
essa contenuta.
La vicenda prende avvio dalla non reperibilità del lavoratore per la visita fiscale
durante la prevista fascia oraria.
La giustificazione addotta dal lavoratore
“non essere presente alla visita fiscale, in
quanto si era recato dalla mamma ammalata” non era stata accolta dai giudici
del tribunale, che avevano dato ragione
all’Inps nel non riconoscere allo stesso
l’indennità di malattia con la seguente
motivazione “le assenze alle visite fiscali,
per essere perdonate, devono essere dovute a problemi indifferibili, mentre non
meritano considerazione le assenze fatte
in nome di una utilità anche morale”.
Il lavoratore aveva appellato la sentenza
del Tribunale e la Corte di Appello gli
aveva dato ragione, ritenendo il comportamento dell’Inps illegittimo per aver
trattenuto l’indennità sul presupposto
che il lavoratore era controllo.
L’Inps era ricorso in Cassazione che,
come sopra detto, in data 9 marzo 2010
ha così deciso:
“la situazione addotta dal lavoratore
e accertata dalla sentenza impugnata,
configura un’esigenza di solidarietà
e di vicinanza familiare (consistita in
particolare nell’assistenza alla propria
madre, ricoverata in un centro specialistico di riabilitazione, e priva di altro
sostegno morale in quanto divorziata e
senza altri familiari) senz’altro meritevole di tutela nell’ambito dei rapporti
etico-sociali garantiti dalla Costituzione (art.29)
In conclusione il ricorso è respinto”
COSTITUZIONE ART.29
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul
matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull'uguaglianza
morale e giuridica dei coniugi, con i limiti
stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità
familiare.
FAC SIMILE richiesta pareri legali
a cura del Dipartimento Nazionale Contrattualistica Fabi
Spett.le
La Voce dei Bancari
Mensile di FABI – Federazione Autonoma Bancari Italiani
Via Tevere n. 46 – 00198 Roma
Data ……………………..
Il/La sig./sig.ra .………………………………………, iscritto/a alla FABI (tessera
n° .…………), pone un quesito sul seguente argomento inerente al proprio
rapporto di lavoro:
………………………………………………………………………………………………………………
……………………………………………………
Allega copia della normativa convenzionale di riferimento.
Firma del lavoratore
____________________________________________________________
Informativa e richiesta di consenso a norma del d.lgs. 196 del 2003 (codice
in materia di protezione dei dati personali). I dati della presente scheda
saranno oggetto di trattamento informatico e manuale da parte della
rivista “La Voce dei Bancari” per le seguenti finalità:
a) analisi giuridico-legale; b) risposta al quesito; c) pubblicazione in forma
anonima sulla rivista “La Voce dei Bancari” del quesito e della risposta.
Titolare del trattamento dei dati è la rivista “La Voce dei Bancari” e
responsabile è il Direttore della rivista, Paolo Panerai.
Le chiediamo di prestare il consenso per il trattamento dei dati anche
sensibili contenuti nella presente scheda e nell’allegato promemoria, per
finalità editoriali relativamente alla pubblicazione di quesiti e di risposte
su “La Voce dei Bancari”.
Firma del lavoratore
N.B. Si informano i lettori che la Redazione si riserva di rispondere e di
pubblicare solo i quesiti e le risposte di interesse generale.
25
SINDACATO E SERVIZI
QUADRI DIRETTIVI
Basta con le finzioni e con gli alibi
VOGLIAMO UNA
FORMAZIONE
VERA
Il rinnovo del Contratto dovrà essere l’occasione per
introdurre precisi obblighi formativi e verifiche sui risultati.
Tutto deve confluire in un curriculum formativo individuale. Il
tutto nell’interesse del lavoratore, dell’azienda e del servizio
reso alla clientela.
di Giuliano Xausa,
responsabile nazionale Coordinamento nazionale
Quadri direttivi
26
I
n un recente intervento abbiamo
relazionato in modo generico sul
lavoro svolto dall’Esecutivo Quadri Direttivi in previsione del
rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. Ci addentriamo stavolta in maniera più specifica in uno
dei temi: la Formazione. Dobbiamo
purtroppo premettere che in troppi
casi fino ad oggi l’attività formativa è
stata prevalentemente ancorata alla logica del costo, piuttosto che alla logica
dell’investimento sulle risorse umane.
Tale circostanza ha spesso impedito
l’utilizzo della formazione come leva
fondamentale per lo sviluppo aziendale e la crescita professionale del lavoratore.
Nell’attuale contesto la formazione
deve, invece, essere sicuramente vista
in chiave strategica. Solo tramite essa
è possibile preparare le risorse umane
per seguire prontamente le repentine
svolte del mercato.
Dobbiamo altresì rilevare che fino a
qualche anno fa e, purtroppo, in taluni casi ancora adesso la formazione,
fatta nell’ambiente bancario, era ed è
confusa con “l’addestramento” al lavoro, cioè usata soltanto per insegnare “il
mestiere” agli operatori di banca.
Detto ciò, viene da sé che la formazione deve, invece, avere
una duplice valenza: aiutare
sì i lavoratori ad imparare il
servizio in senso stretto, ma
soprattutto deve aiutare ad
apprendere il modo di svolgerlo al meglio, in relazione
alle responsabilità che esso
determina per il lavoratore
stesso. La formazione deve
consistere in un mezzo, attraverso il quale i lavoratori possono allargare le loro
competenze per fornire un
servizio più ampio e completo: una formazione intesa, quindi, come strategica,
sia per il lavoratore sia per
l’azienda, al fine anche di
migliorare la qualità della
prestazione e la professio-
nalità del collaboratore.
Pensiamo, dunque, che le strade da
percorrere per raggiungere un buon
risultato, in termini di miglioramento
strategico e competitivo, siano quelle
di una formazione articolata e diretta,
che accompagni il lavoratore nella sua
crescita professionale e che lo aiuti a
migliorare, agendo con soluzioni personalizzate.
Quale formazione allora?
La formazione, affinché sia efficace,
non deve essere uno slogan o un mero
obbligo formale, che discende da accordi sindacali, e nemmeno può essere
effettuata solo in presenza di contributi pubblici.
In altre parole, non deve essere percepita dalle aziende come una fastidiosa
formalità fine a se stessa, ma finalizzata
alla crescita del lavoratore, che a sua
volta si tradurrà in un miglioramento del servizio reso all’utenza, con un
ritorno d’immagine e di produttività
per l’azienda stessa.
La disposizione contrattuale del 3°
comma dell’art. 80 del CCNL “la formazione di questa area (quadri direttivi) deve risultare coerente rispetto
ai predetti ruoli di riferimento, con
specifica attenzione allo sviluppo delle competenze gestionali, di coordinamento e di attuazione integrata dei
processi produttivi e/o organizzativi”,
pur apprezzabile come dichiarazione
di principio, è rimasta spesso solo pura
teoria.
Ma certamente non dovrà più essere
così per il futuro.
In conclusione, riteniamo sia opportuno inserire concretamente, nel prossimo CCNL, degli obblighi formativi, con le caratteristiche di cui sopra,
suddivisi tra formazione tradizionale e
non tradizionale. Tale formazione dovrebbe costituire oggetto di verifica e
di valutazione finale, da tradursi in un
curriculum formativo correlato ai ruoli
ricoperti ed alla crescita professionale.
La formazione dovrà altresì essere altamente qualificata e fruibile da tutti.
Sarà impegno della Fabi che ciò avvenga.
QUOTA PERISCOPICA
Solo la Polizia può gestire gli autovelox
Se lo fanno dei terzi, è abuso d’ufficio
C
on la sentenza n. 10620, depositata il 17 marzo 2010, la Corte
di cassazione ha stabilito che
gli autovelox devono essere gestiti dalla polizia stradale: ogni utilizzo da
parte di soggetti privati, configura abuso
d’ufficio, perseguibile ai sensi dell’art.
323 del codice penale: lo ha stabilito la
sesta sezione penale del palazzaccio precisando che l’ “accertamento delle viola-
zioni in materia di circolazione stradale
ricade tra le attività prevista dall’art. 11
lett. a) del codice stradale e quindi costituisce servizio di polizia stradale non
delegabile a terzi” inoltre “le apparec-
chiature eventualmente utilizzate per
tale accertamento debbono essere gestite direttamente da parte degli organi
di polizia stradale e devono essere nella
loro disponibilità”.
RECESSO ILLEGITTIMO
SE L’AZIENDA NON SENTE
PRIMA IL DIPENDENTE
UNICREDIT INDAGATA
PER ESTORSIONE
Il lavoratore va ascoltato anche se contro il licenziamento disciplinare
ha presentato giustificazioni scritte esaustive
U
I
l recesso del datore è illegittimo qualora il dipendente, pur avendo presentato "esaustive giustificazioni scritte",
non è stato ascoltato dall'azienda alla
quale ha fatto formale richiesta. Lo ha
stabilito Cassazione che, con la sentenza
n. 6845 del 22 marzo 2010, ha stabilito
come "il datore di lavoro, il quale intenda
adottare una sanzione disciplinare, non
può omettere l'audizione del lavoratore
incolpato ove quest'ultimo ne abbia fatto
richiesta espressa contestualmente alla
comunicazione, nel termine di cui all'art.
7 dello Statuto di giustificazioni scritte,
anche se queste siano ampie e potenzial-
mente esaustive". Aggiunge, inoltre,
che "la tempestiva presentazione, da
parte del lavoratore incolpato, di giustificazioni scritte non "consuma" l'esercizio del diritto di difesa allorché vi sia
la richiesta di audizione del lavoratore
medesimo, sicché permane l'obbligo
del datore di lavoro di sentire oralmente il dipendente prima di irrogare la
sanzione disciplinare; obbligo questo
che - va ora ulteriormente precisato permane in ogni caso, in presenza di
espressa richiesta di audizione, anche
se le giustificazioni scritte apparissero
già di per sé ampie ed esaustive".
SEI BIONDA?
GUADAGNI IL 7% IN PIÙ
DELLE TUE COLLEGHE MORE
H
ai la fortuna di essere nata con
una fluente chioma bionda?
Bene. Guadagni mediamente
di più delle tue colleghe brune.
Lo rivela un’indagine della Queensland
University of Tecnology di Brisbane, in Australia. I ricercatori dell’ateneo australiano hanno preso in esame le buste paga di
circa 13mila donne che lavorano nei paesi
anglosassoni. Dall’analisi è risultato che
le signore dai capelli d’oro intascano uno
stipendio in media del 7% più alto rispetto
alle loro omologhe dai capelli corvini. Non
solo. Le fortunate risultano anche sposate
con uomini che guadagnano il 6% in più
della media retributiva dei lavoratori. Insomma, secondo gli studiosi, a preferire
le bionde sarebbero non
più solo gli uomini,
ma anche le aziende.
Tempi duri per le italiche more? Non ancora. L’indagine era,
infatti, riferita soltanto ai Paesi di lingua
inglese. Le brune
signore del Belpaese possono,
quindi, dormire
sonni tranquilli
o, in alternativa, andare dal
parrucchiere e
farsi una tinta.
L’inchiesta partita dopo la denuncia di un’impresa pugliese fallita per
aver acquistato dalla banca derivati senza essere informata sui rischi
nicredit finisce nel mirino della
Procura di Bari. Il grande istituto di credito è sotto indagine
per i reati di associazione a delinquere ed estorsione in merito alla vendita di prodotti derivati a Divania, società
pugliese che produceva mobili.
L’inchiesta è partita su denuncia del titolare dell’impresa che ha contestato alla
banca di avergli venduto titoli senza informarlo correttamente dei rischi ad essi
connessi e di averlo portato così sull’orlo
del fallimento, costringendolo a licenziare
i suoi 430 dipendenti.
Unicredit ha però respinto ogni accusa
sostenendo che non vi è alcun nesso dimostrabile “tra il peggioramento dei conti
della società e l’acquisto di titoli derivati”.
L’indagine della Procura, secondo fonti
giudiziarie, sarebbe volgendo alla conclusione e a breve si saprà se i pm chiederanno il rinvio a giudizio di Unicredit.
Nel frattempo, in sede civile, Divania ha
chiesto alla banca la restituzione di 219
milioni di euro, somma investita nei derivati.
DAL 2008 AD OGGI PERSI 6 PUNTI DI PIL
ITALIA TRA I PAESI PIÙ
COLPITI DALLA CRISI
L
’Italia è stato uno dei Paesi più
colpiti dalla crisi. A sostenerlo,
in aperta polemica quanto dichiarato dalla stessa Bankitalia
(che ha sempre propugnato la tesi della sostanziale tenuta dell’economia
italiana rispetto alla recessione),
è un pool di ricercatori di Palazzo Koch. Secondo un rapporto
da loro redatto e recentemente
presentato alla stampa, la cattiva
congiuntura avrebbe sottratto ben
6,5 punti percentuali alla crescita del Pil
del Belpaese nel triennio 2008-2010, che
sarebbero saliti a 10, senza le politiche
economiche e gli stabilizzatori automatici. Gli studiosi affermano che “la maggior parte degli effetti della crisi sarebbe
attribuibile all’evoluzione del contesto
internazionale”. Un ruolo secondario
avrebbero invece “il peggioramento delle
condizioni di finanziamento delle imprese e la crisi da sfiducia che si è accompagnata alla recessione”.
27
non solo banca
avviso ai naviganti
VIAGGIARE SICURI
Per chi intende fare un
viaggio all’estero
di Bruno Pastorelli
S
i avvicina la stagione estiva e
molti di noi si preparano ad
organizzare un viaggio in Italia
o all’estero. Oggi, la maggior
parte dei viaggiatori “fai da te” usano
il Web per informarsi sul paese che vogliono visitare. Le ricerche, anche fatte
da navigatori poco esperti, sono sempre
abbastanza esaustive; c’è poi chi si affida
all’agenzia di viaggi di fiducia, ma nessuno, o quasi, sa di un sito che mette a
disposizione del cittadino informazioni
di carattere generale sui paesi esteri che
si vogliono visitare con notizie sulla sicurezza e quant’altro. Si tratta di un servizio fornito dal Ministero Affari Esteri
e gestito in collaborazione con l'ACI. Le
schede e gli avvisi per i viaggiatori che
si recano all'estero sono basati su informazioni ritenute affidabili e disponibili
alla data della loro pubblicazione.
Registrandovi al sito, avrete a disposizione dei servizi veramente utili, come
I NUOVI CODICI
Alpha Test Editrice
Milano 2010
Quattro volumi per complessive
3922 pagine, € 50,00
di Luca Riciputi (Consulente aziendale ed esperto Risorse umane)
L
a Alpha Test (www.alphatest.
it email: [email protected] ),
consolidata realtà professionale formativa e scientifica, mette
a disposizione di operatori del diritto e
studiosi l’edizione 2010 de “I NUOVI
CODICI”, mantenendo le qualità ed i
pregi editoriali che ne hanno decretato
il meritato successo.
Piccoli, maneggevoli, completi, particolarmente accattivanti sul piano del
design editoriale, raccolti come sono
all’interno di un elegante “rack” mono-
28
cromatico da scrivania, essi offrono le
norme nella loro completezza settoriale, civili e processual-civilistiche, penali
e processual-penali, più le altre normative omogenee e gli ulteriori riferimenti
ed interventi giurisprudenziali anche di
carattere costituzionale, che hanno implicato modifiche a testi ed articoli.
Ogni singolo codice è dotato di un duplice indice, generale ed analitico, mentre in appendice sono fornite le coordinate normative per reperire agevolmente
le singole disposizioni sul web.
ad esempio il servizio di notifica “Viaggiare Sicuri” e sarete avvertiti ogni volta
che viene pubblicato un avviso riguardante il paese o i paesi di vostro interesse, tutto ciò con l’invio di una notifica
e-mail o di un sms.
Perciò, su questo sito, oltre a trovare
tutte le notizie necessarie ed utili per
conoscere il paese che andrete a visitare,
avrete i numeri di telefono ed altri dati
pere contattare il Consolato o l’Ambasciata italiana. C’è anche un servizio del
Ministero degli Affari Esteri, che consente di segnalare - su base volontaria
- i dati personali, al fine di permettere
all'Unità di Crisi, nell'eventualità che si
verifichino situazioni di grave emergenza, di pianificare con maggiore rapidità
e precisione interventi di soccorso.
Allora, non dimenticate di consultare
questo sito prima di mettervi in viaggio.
Buona navigazione e buona vacanza!
Segnalibro
non solo banca
Hi-Tech
Tecnologia e nuove frontiere della comunicazione
Così il giornale
volta
pagina
Come funziona Apple iPad, il rivoluzionario tablet atteso in Italia per fine maggio, che aprirà la strada
a un nuovo modo di fruire dei media digitali, a partire da giornali, libri e video
L
a prova sul campo offre una
sensazione unica. Basta usarlo per pochi minuti per comprendere come iPad, il nuovo
tablet di Apple, apra la strada a un nuovo modo di fruire dei media digitali, a
partire da giornali, libri e video. Non
a caso il lancio internazionale, previsto
per fine aprile, è stato rimandato di un
mese a causa delle vendite ben superiori alle aspettative registrate sul mercato
statunitense, dove sono state vendute
in meno di una settimana oltre mezzo
milione di unità. Il design essenziale ed
elegante, come da tradizione dei prodotti Apple, fa infatti risaltare le caratteristiche dello schermo da 9,7 pollici
retroilluminato a led, a partire da una
nitidezza incredibile. Si tratti di pagine internet, libri in formato elettronico o episodi di serial tv, le immagini
visualizzate sullo schermo hanno una
definizione che appare superiore alla
stessa risoluzione del display, pari a
1.024 x 768 punti. Perfetto quindi per
sfogliare con un dito, nel senso letterale del termine, le pagine di un libro
acquistato su iBooks, il nuovo negozio
digitale pensato da Apple per replicare
nel mercato dell’editoria lo stesso successo riscosso nel campo della musica
con iTunes. L’interfaccia grafica, che simula una libreria virtuale con tanto di
scaffali in legno, permette di scorrere le
copertine dei vari volumi proprio come
in una biblioteca, con la possibilità di
vedere tutti i dettagli di ogni volume
e persino di scaricare gratuitamente le
prime pagine. Esattamente come in
Kindle, il lettore di libri in formato
elettronico di Amazon, l’operazione di
acquisto di un volume si conclude in
pochi secondi senza alcun problema,
dal momento che il costo viene addebitato sulla stessa carta di credito legata all’account iTunes dell’utente. Al
contrario di Kindle, però, iPad offre lo
stesso piacere di lettura di quotidiani e
libri, specie se illustrati, dal momento
che mantiene la formattazione originale
dell’editore al posto di presentare i testi come incolori documenti di Word.
Sempre attenta anche alla forma grafica, Apple ha studiato un’interfaccia che
riproduce graficamente le pagine che si
sfogliano con le dita, come con un vero
libro, mentre ruotando iPad in senso
orizzontale compaiono sul display due
pagine affiancate, proprio come un volume cartaceo. Unico neo, la lettura di
testi in ambienti poco illuminati, dove
la luminosità del display può risultare alla lunga affaticante nonostante la
semplicità di regolazione, disponibile
direttamente all’interno di iBooks attraverso un comando a sfioramento.
Un display perfetto per
fruire di tutti i media.
Esattamente come iPhone e iPod Touch,
con cui condivide il sistema operativo,
iPad utilizza un’interfaccia grafica com-
pletamente basata sul display touchscreen, con l’eccezione del pulsante fisico
posto alla base della cornice nera e dei
comandi per variare il volume e bloccare la rotazione automatica dell’orientamento. Una caratteristica, quest’ultima,
che si è rivelata particolarmente utile
nell’utilizzo pratico, considerato che le
dimensioni di iPad spingono a usarlo
in maniera differente rispetto a iPhone. Nonostante il peso limitato a 680
grammi e uno spessore di 13 millimetri, la larghezza di 19 centimetri porta
a digitare le lettere sulla tastiera virtuale
con una sola mano, e in particolare con
l’indice, utilizzando l’altra per reggere il
dispositivo. Se sfogliare pagine web è,
quindi, un vero piacere, considerata la
risoluzione elevatissima del display e la
reazione istantanea a ogni movimento
delle dita sullo schermo per ingrandire
il testo o spostarsi tra le immagini, scrivere un messaggio di posta elettronica
con la tastiera virtuale è meno rilassante
se non si appoggia iPad alle ginocchia
o su di una superficie piana. Apprezzabile, quindi, il rivestimento olofobico
introdotto con iPhone 3GS, che permette di pulire facilmente il display
dalle impronte digitali, particolarmente
fastidiose leggendo un libro o guardan-
do un filmato.
Nel corso della
prova, effettuata
in anteprima su
un iPad Wi-Fi
da 32 Gb, il dispositivo si è mostrato a suo agio
con tutti i tipi
di applicazioni,
comprese quelle
pensate per iPhone e iPod Touch, che dispongono di un
display assai inferiore per dimensioni e
risoluzione. In questo caso è possibile
visualizzare le applicazioni al centro del
display oppure, premendo l’icona di
una lente d’ingrandimento, allargarle
a tutto schermo, anche se questo comporta un certo effetto di granatura delle
immagini. Eccellenti, in ogni caso, le
prestazioni dimostrate da iPad con tutte le applicazioni, compresi i numerosi
videogiochi già presenti su App store,
grazie al nuovo chip A4 messo a punto
da Apple che integra il processore e la
scheda grafica in un unico processore,
a beneficio dei consumi. Apple dichiara
un’autonomia di dieci ore per il modello dotato della sola connessione Wi-Fi
e nove per quello 3G, capace cioè di
collegarsi a internet in ogni momento
tramite le reti di telefonia mobile degli operatori come Tim, Vodafone e 3,
anche se come sempre questi valori si
riducono nell’uso pratico, specie guardando filmati. Proprio la visione di
episodi di serial tv come Lost, oltre che
veri film, diventa finalmente non solo
possibile su di un dispositivo mobile
senza affaticare troppo la vista come su
di un cellulare, ma anche piacevole per
via della qualità del display di iPad.
29
non solo banca
altroturismo
CENTO ANNI D’ARTE RUSSA, DALLE AVANGUARDIE
DI INIZIO SECOLO AL REALISMO SOCIALISTA
RUSSIe!
A Venezia sono in mostra tre Russie: dall’Impero all’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, alla nuova Federazione. Cento anni d’arte: l’intero Novecento russo, dallo Zar a Stalin, fino a Putin.
di Arturo
L
e opere provengono da due
grandi raccolte private italiane,
tra le più importanti di arte russa al mondo: le collezioni Morgante e Sandretti.
La mostra indaga gli sviluppi della cultura figurativa russa e sovietica del Novecento, dalle avanguardie al realismo
socialista degli anni '30-'50, fino all’underground, per concludere con alcune
opere degli anni '90.
Il Realismo socialista è stato forse il maggiore esperimento mediatico mai compiuto: all’arte fu affidato il ruolo di trasformare la materia prima dell’ideologia
in immagini e miti destinati alle masse.
Le arti figurative, ma anche l’architettura e il cinema, ebbero come funzione la
propaganda e la costruzione del mito del
“radioso avvenire”.
Centrale è la raffigurazione del leader,
soprattutto la monumentale iconografia
di Stalin, che sviluppa quella di Lenin. E
grande attenzione è riservata, in mostra,
al manifesto di propaganda (Majakovskij, Rodčenko, Nal’bandjan, Klucis),
nato nell’ambito dell’attività di agitazione politica, che doveva coinvolgere la
massa con un discorso “facile” ed emotivamente trascinante: celebrare un “nuovo mondo” in cui, secondo il famoso
slogan di Stalin, “vivere è diventato più
allegro”, mostrato in tutto il suo splendore attraverso le realizzazioni “virtuali”
del comunismo.
La grande illusione contribuisce anche
alla mistificazione dello spazio: la costruzione suprema, il centro dei centri
del paese dei soviet doveva essere il monumentale Palazzo dei Soviet che non
fu mai costruito, ma fu percepito come
esistente.
In esposizione, inoltre, opere straordinarie, di artisti del simbolismo e dell’avanguardia prerivoluzionaria come Benois, Gončarova, Chagall, Kandinskij,
Malevič, Tatlin e altri, che guidarono
tutta l’avanguardia mondiale. Stalin,
senza riuscirci, provò a eliminare questa
memoria fondamentale, nascondendo
per anni le opere di questi artisti e negando la possibilità anche fisica di qua-
30
lunque dissenso.
Solo la scomparsa di Stalin, l’avvento
del disgelo e il nuovo indirizzo politico di Chruščev consentirono la timida
Kandaurov Otari, 1970, olio su tela
Malevich Kazimir:
Contadina, 1910, olio su tela
nascita di un'arte non ufficiale. I pittori
esponevano nelle proprie cucine, spazio
privilegiato di quegli anni, e i poeti leggevano le loro opere in casa.
Infine, alcune opere di artisti degli anni
'90 riprendono in modo diverso i tre
grandi temi della mostra: la memoria
dell’avanguardia, la mistificazione del
realismo socialista e l’immaginario della
pittura non ufficiale. In tal modo, diventa evidente come tutto il '900 russo sia
pervaso da linee di tendenza coerenti,
per la prima volta riunite in un’unica
esposizione.
Grazie all'impiego di soluzioni innovative e di tecnologie multimediali d'avanguardia, il visitatore è coinvolto nel
contesto storico russo e sovietico considerato nelle diverse sezioni. Una mostra
avvincente, che consente di rileggere e
rivivere la storia di una nazione che ha
influenzato come poche altre la storia
del mondo per tutto il secolo, una storia
in cui l’arte ha avuto un ruolo primario,
di volta in volta strumento di memoria,
mistificazione, riappropriazione.
RUSSIE!
M
E
M
O
R
I
A
M I S T I F I C A Z I O N E
I M M A G I N A R I O
Arte russa del ‘900 dalle
collezioni Morgante e Sandretti
Burasovskij Anatolij: dalla serie Ferrovia
1998, foto a colori
Venezia, Ca’ Foscari Esposizioni,
fino al 25 luglio 2010
Tatlin Vladimir, 1915, 87x65,5 tempera
carboncino su carta
ORARIO: tutti i giorni 10-18;
chiuso martedì
BIGLIETTI: intero E 7,00; ridotto
(minori di 15 e maggiori di 60 anni; soci e
dipendenti FriulAdria) E 5,00; ridotto
(studenti e docenti delle Università, gruppi
scolastici, gruppi di più di 10 persone,
residenti nel Comune di Venezia) E 3,00
Info e prenotazioni:
tel.041 2346947
Università Ca’ Foscari Venezia,
Servizio Comunicazione e
Relazioni con il Pubblico,
Ivanov Viktor: gouache su carta, 194
Ivanov Viktor: Per il comunismo, 1966,
biacca gouache su carta
tel. 041 2348118-8113
filo diretto
altroturismo
Il Duomo di Orvieto e il suo “universalis caputmagister”
GIOIELLO DI DIO
OMAGGIO A LORENZO MAITANI
di Arturo
Facciata del Duomo di Orvieto
N
ella tarda estate del 1263, un
sacerdote boemo, Pietro da
Praga, fu assalito dal dubbio
sulla reale presenza di Cristo
nel pane e nel vino consacrati.
In un periodo di forti controversie teologiche, il sacerdote intraprese un pellegrinaggio verso Roma, per pregare sulla
tomba di Pietro e placare i suoi dubbi
di fede.
La preghiera nella basilica di San Pietro rinfrancò l'animo del sacerdote, che
decise quindi di far ritorno verso la sua
terra. Percorrendo la via Cassia, si fermò
a pernottare nella chiesa di Santa Cristina a Bolsena e, il giorno dopo, chiese
di celebrare messa. Di nuovo tornarono
incertezze e dubbi, e pregò intensamente
per ritrovare fortezza d'animo e abbandonarsi a Dio. Alla frazione dell'Ostia,
apparve ai suoi occhi un prodigio: l'Ostia
che teneva tra le mani diventò carne stillante sangue. Impaurito e confuso, ma
pieno di gioia, nascose ai presenti quello
che stava avvenendo: terminò la celebrazione, avvolse tutto nel corporale di lino
usato per la purificazione del calice, che
si macchiò immediatamente di sangue, e
fuggì verso la sacrestia.
Il sacerdote corse dal papa, che si trovava a Orvieto, per riferirgli l'accaduto. Il
papa inviò a Bolsena Giacomo, vescovo
di Orvieto, che verificò il fatto e portò al
papa le reliquie, da mostrare ai fedeli.
Lorenzo Maitani,
Crocefisso, interno del
Duomo di Orvieto
Fu proprio per testimoniare la grandezza
del miracolo di Bolsena – che diede origine alla ricorrenza del Corpus Domini
– e custodire il prezioso corporale, che
fu deciso di erigere un’imponente cattedrale a Orvieto. Nel 1290, papa Niccolò
IV impartì la sua benedizione alla prima
pietra. Ai primi del Trecento, tuttavia,
l’opera fu interrotta.
Con l’incarico di dare forma definitiva a
una Cattedrale che, con la sua bellezza e
imponenza, testimoniasse la forza politica ed economica raggiunta dal Comune
e la grandiosità del miracolo eucaristico
di Bolsena, nel 1310 arrivò in città un
architetto senese di gran fama, Lorenzo
Maitani, Egli impose un cambiamento
Lorenzo Maitani,
progetto per la facciata
del Duomo di Orvieto,
1310 circa
profondo nell’impostazione progettuale:
fu costruita una tribuna quadrangolare
al posto dell’abside e delle due grandi
cappelle sui bracci laterali del transetto.
Maitani diede forma a una realizzazione
stupefacente, e alla sua morte, nel 1330,
l’edificio continuò a crescere secondo il
suo progetto, anche sotto la direzione di
altri capomastri, tra i quali Andrea Pisano.
A sette secoli esatti dalla “seconda nascita” della cattedrale (1310-2010), l’Opera del Duomo rende omaggio al genio
di Maitani dedicandogli una mostra ai
Palazzi Papali di Orvieto, che si concentra su alcuni pezzi di straordinario pregio, come i disegni originali, realizzati
in inchiostro su pergamena, approntati
ad uso del cantiere per guidarne la rotta nella lunga, complessa e formidabile
sfida dell’elevazione della meravigliosa
facciata.
La mostra propone anche alcune grandi
sculture tradizionalmente messe in relazione con l’attività orvietana di Lorenzo
Maitani: due monumentali Crocifissi,
uno conservato nella Sacrestia del Duomo, l’altro nella chiesa di San Francesco
e il gruppo scultoreo della Madonna in
trono con Bambino e Angeli. Di grande
interesse, l’apparato documentario relativo all’arrivo di Maitani a Orvieto e
all’avvio della sua lunga e proficua carriera di capomastro della Fabbrica.
Allestimento Palazzi Papali, Orvieto.
Particolare Gruppo scultore della
Maestà
Allestimento Palazzi
Papali, Orvieto.
La mostra consente di seguire l’intera
storia artistica del Duomo, dal Medioevo sino all’ultimo grande intervento: le
porte bronzee di Emilio Greco.
Numerose altre opere di straordinaria
bellezza testimoniano dei sette secoli di
storia della Cattedrale: sculture, dipinti,
pale d’altare, oreficerie, suppellettili e
altri tesori della “Magnifica Fabrica”, a
comporre una mostra emozionante, che
permette di riscoprire la straordinaria
personalità artistica di Lorenzo Maitani,
primo grande universalis caputmagister
del Duomo di Orvieto.
OMAGGIO A LORENZO MAITANI
“Universalis caputmagister”
della Fabbrica del Duomo di Orvieto
Orvieto, MODO - Palazzi Papali
fino al 13 novembre 2010
ORARIO: 9.30 - 19.00
BIGLIETTI: € 5,00
Mostra promossa dall’Opera del Duomo di
Orvieto e dalla Fondazione Cassa di Risparmio
di Orvieto, in collaborazione con il Comune di
Orvieto, con le Soprintendenze BSAE, BAP e
Archivistica dell’Umbria
Info: tel. 0763 343592
www.opsm.it – www.museomodo.it
Maestro Sottile/Lorenzo Maitani
bassorilievo del Giudizio Universale, IV pilastro,
Duomo di Orvieto, Cappella della Corporale
31
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Mostre D’arte Ed Eventi Museali
Jean-Frédéric Neuburger – pianoforte
L.F. Hérold: Concerto pour piano n°2 en mi bémol
majeur; Concerto pour piano n°3 en la majeur;
Concerto pour piano n°4 en mi mineur
Ch. Gounod: Symphonie n°1 en ré majeur
Gillo Dorfles. L’avanguardia tradita
Milano, Palazzo Reale
Fino al 23 maggio
Da Braque a Kandinsky a Chagall. Aimé Maeght e i
suoi artisti
Ferrara, Palazzo dei Diamanti
Fino al 2 giugno
Mario Brunello – Progetto Bach
Milano, Conservatorio – Sala Verdi, il 17 maggio
Mario Brunello – violoncello
I preraffaelliti e il sogno italiano. Da Beato Angelico a
Perugino, da Rossetti a Burne-Jones
Ravenna, MAR
Fino al 6 giugno
Il mistico profano. Omaggio a Modigliani
Gallarate (VA), MAGA
Fino al 19 giugno
Die Walkure
Palermo, Politeama Garibaldi, il 21 e 22 maggio
Orchestra Sinfonica Siciliana
Stefan Soltesz – direttore
Musica: R. Wagner
Fiori. Natura e Simbolo dal Seicento a Van Gogh
Forlì, Musei San Domenico
Fino al 20 giugno
Recital Waltraud Meier
Milano, Teatro alla Scala, il 24 maggio
Waltraud Meier – mezzosoprano
Joseph Breinl – pianoforte
Giovanni Chiaramonte. L’altro nei volti nei luoghi
Acireale (CT), Galleria Credito Siciliano
Fino al 27 giugno
Mario Lattes o la solitudine delle marionette
Monforte d’Alba (CN), Fondazione Bottari Lattes
Fino al 30 giugno
Alessandro Mendini: Alchimie. Dal Controdesign alle
Nuove Utopie
Catanzaro, MARCA
Fino al 25 luglio
Caravaggio e l’arte della fuga. La pittura di paesaggio
nelle Ville Doria Pamphilj
Genova, Villa del Principe
Fino al 26 settembre
Musica Classica
Giovanni Allevi live 2010
Bologna, Teatro delle Celebrazioni, il 5 e 6 maggio
Cesena (FO), Nuovo Carisport, l’8 maggio
Genova, Teatro Carlo Felice, il 23 maggio
Lang Lang
Napoli, Teatro di San Carlo, il 9 maggio
L. van Beethoven: Sonata per pianoforte n. 3 in
do, op. 2; Sonata per pianoforte n. 23 in fa minore,
”Appassionata”, op. 57
S. Prokof’ev: Sonata per pianoforte n. 7 in si bemolle
maggiore op. 83
Niquet / Neuburger – Il pianoforte romantico
Venezia, Scuola Grande San Rocco, il 14 maggio
Hervé Niquet – direttore
32
Andrea Battistoni
Napoli, Teatro di San Carlo, il 27 e 28 maggio
Direttore: Andrea Battistoni
Orchestra del Teatro di San Carlo
A.Dvorák: Concerto per violoncello e orchestra in si
minore op. 104
S. V. Rachmaninov: Sinfonia n. 2 in mi minore op.27
Les musiciens du Louvre
Perugia, Teatro Morlacchi, il 30 maggio
Steinberg - Steinbacher
Cagliari, Teatro Lirico, dal 6 all’8 maggio
Orchestra del Teatro Lirico
Direttore: Pinchas Steinberg
Violinista: Arabella Steinbacher
P. I. Cajkovskij: Concerto per violino e orchestra in re
maggiore op.35; Sinfonia n.5 in mi minore op.64
Grigory Sokolov
Recital pianistico
Bologna, Teatro Manzoni, il 12 maggio
Brescia, Teatro Grande, il 15 maggio
Bergamo, Teatro Donizetti, il 24 maggio
J. S. Bach: Partita n.2 in do minore BWV 826
J. Brahms: Sette Fantasie op.116
R. Schumann: Sonata in fa minore op.14 “Concert
sans orchestre”
Yuja Wang
Recital pianistico
Brescia, Teatro Grande, il 26 maggio
Bergamo, Teatro Donizetti, il 27 maggio
R. Schumann: Studi sinfonici op. 13
F. Schubert / F. Liszt: Tre lieder
S. Prokof'ev: Brani da Visions fugitives op. 22; Sonata
n. 6 op. 82
Daniel Barenboim
Milano, Teatro alla Scala, il 28 maggio
Daniel Barenboim – pianoforte
F. Chopin: Fantasia in fa min. op. 49; Notturno n. 9 in
re bem. magg. op. 27; Sonata n. 2 in si bem. min. op.
35; Barcarolle in fa diesis magg. op. 60; Tre Valzer;
Berceuse in re bem. magg. op. 57; Polacca n. 13 in la
bem. magg. op. 53 “Eroica”
Liadov / Dvorak / Stravinskij
Milano, Auditorium, dal 6 al 9 maggio
Direttore: Wayne Marshall
A. Liadov: Il lago incantato op. 62
A. Dvoràk: Concerto in Si minore per violoncello e
orchestra op. 104
I. Stravinskij: L'uccello di fuoco
Uto Ughi
Milano, Conservatorio – Sala Verdi, il 10 maggio
Roustem Saïtkoulov
Recital pianistico – Omaggio a Chopin
Brescia, Teatro Grande, il 18 maggio
Bergamo, Teatro Donizetti, il 19 maggio
F. Chopin: Preludio op. 45; Studi op. 10; Studi op. 25
Günter Neuhold
Palermo, Teatro Massimo, il 3 giugno
Direttore: Günter Neuhold
Orchestra del Teatro Massimo
W. A. Mozart: Sinfonia n. 35 in re maggiore Kv 385
“Haffner”
Ch. Ives: The Unanswered Question
L. van Beethoven: Sinfonia n. 4 in si bemolle
maggiore op. 60
Opera, Operetta E Balletto
D I
maggio
L'elisir D'amore
Torino, Teatro Regio, dal 9 al 13 maggio
Musiche: G. Donizetti
Direttore: Roberto Forés Veses
Carmen
Opéra-comique in quattro atti
Bologna, Teatro Comunale, dall’11 al 19 maggio
Libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy, dalla
novella omonima di Prosper Mérimée
Musiche: Georges Bizet
Direttore: Michele Mariotti
2 0 1 0
Interpreti: Mariangela Melato
Francesco e il Re
Roma, Teatro Quirino, dal 12 al 23 maggio
Autore: Vincenzo Ziccarelli
Regista: Geppy Gleijeses
Interpreti: Ugo Pagliai, Paola Gassman, Philippe
Leroy
Madame de Sade
Bologna, Teatro Dehon, dal 15 al 23 maggio
Autore: Yukio Mishima
Regista: Piero Ferrarini
Anna Karenina
Genova, Teatro Carlo Felice, dal 12 al 19 maggio
Autore: L. Tolstoij
Compagnia: Eifman Ballet Theatre
Coreografia: Boris Eifman
Musiche: P. I. Cajkovskij
Coppia aperta quasi spalancata
Milano, Teatro Libero, dal 19 al 29 maggio
Autore: Dario Fo e Franca Rame
Compagnia: Teatro Olmetto - Associazione Teatrale
Duende
Regista: Eugenio De’ Giorgi
Das Rheingold
Milano, Teatro alla Scala, dal 13 al 29 maggio
Direttore: Daniel Barenboim
Musiche: R. Wagner
Regista: Guy Cassiers
Interpreti: René Pape, Jan Buchwald, Marco Jentzsch
I Demoni
Milano, Hangar Bicocca, dal 22 al 30 maggio
Autore e regista: Peter Stein, da Fëdor Dostoevskij
Compagnia: Wallenstein Betriebs Gmbh
Il lago dei cigni
Bari, Teatro Petruzzelli, dal 14 al 19 maggio
Musiche: P. I. Cajkovskij
Balletto del Teatro Bolshoi di Mosca
La Bohème
Torino, Teatro Regio, dal 21 al 30 maggio
Libretto: Luigi Illica e Giuseppe Giocosa
Musiche: Giacomo Puccini
Regista: Giuseppe Patroni Griffi
Maria Stuarda
Tragedia lirica in tre atti su libretto di Giuseppe
Bardari dalla tragedia omonima di Friedrich Schiller
Palermo, Teatro Massimo, dal 21 al 28 maggio
Direttore: Fabrizio Carminati
Orchestra e Coro del Teatro Massimo
Giselle
Modena, Teatro Comunale, il 25 e 26 maggio
Balletto del Teatro Bolshoi di Mosca
Coreografia: Jean Coralli, Jules Perrot, Marius
Petipa, Alexander Gorsky, Leonid Lavrovsky, Vladimir
Vasiliev
Musiche: Adolphe Adam
Otello
Trieste, Teatro Lirico G. Verdi, dal 27 maggio all’8
giugno
Direttore: Nello Santi
Libretto: Arrigo Boito
Musiche: Giuseppe Verdi
Teatro, Cabaret, Spettacoli
La signora che guarda negli occhi
Milano, Salone CRT, dal 4 al 16 maggio
Autore: Sabrina Petyx
Regista: Giuseppe Cutino
Interpreti: Filippo Luna
Madama Butterfly
Trieste, Teatro Lirico G. Verdi, fino al 9 maggio
Direttore: Lorenzo Fratini
Libretto: Luigi Illica e Giuseppe Giocosa
Musiche: Giacomo Puccini
Regista: Giulio Ciabatti
Interpreti: Paolo Rumetz
Il Barbiere di Siviglia
Torino, Teatro Regio, fino al 14 maggio
Libretto: Cesare Sterbini
Musiche: Gioachino Rossini
Happy Family
Milano, Elfo Puccini Sala Shakespeare, dal 5 al 30
maggio
Autore: Alessandro Genovesi
Compagnia: Teatridithalia
Interpreti: Gabriele Calindri, Linda Gennari
Romeo e Giulietta
Roma, Teatro Quirino, dal 4 al 9 maggio
Compagnia: Balletto di Milano diretto da Carlo Pesta
Coreografia: Giorgio Madia
Musiche: P. I. Cajkovskij
Una vita da pavura - Giacobazzi
Trieste, Teatro Rossetti, il 10 maggio
La casa di Ramallah
Roma, Teatro India – Sala A, dal 6 al 16 maggio
Trieste, Teatro Rossetti, dal 18 al 23 maggio
Autore e regista: Antonio Calenda
Interpreti: Giorgio Albertazzi, Daniela Giovanetti
Il dolore
Roma, Teatro Valle, dall’11 al 23 maggio
Autore: Marguerite Duras
Romeo and Juliet
Napoli, Teatro Mercadante, dal 4 all’8 giugno
Autore: William Shakespeare
Regista: Alexander Zeldin
Musica Pop, Rock & Jazz
Mario Biondi – Spazio tempo tour
Bologna, Auditorium Teatro Manzoni, il 6 maggio
Genova, Teatro Carlo Felice, il 7 maggio
Trieste, Teatro Rossetti, l’11 maggio
Roma, Gran Teatro, il 17 maggio
Elisa
Padova, Palasport, il 7 maggio
Perugia, Pala Evangelisti, il 10 maggio
Modena, Palapanini, il 12 maggio
Assago (MI), Mediolanum Forum, il 14 maggio
Casalecchio di Reno (BO), Futurshow Station, il 18
maggio
Fiorella Mannoia – Acoustic tour
Bologna, Auditorium Teatro Manzoni, l’8 maggio
Rieti, Palasojourner, il 13 maggio
Bergamo, Palacreberg, il 19 maggio
Gianluca Grignani – Romantico rock show
Bologna, Arena del Sole, il 10 maggio
Roma, Atlantico Live, il 14 maggio
Genova, Politeama, il 18 maggio
The black eyed peas
Assago (MI), Mediolanum Forum, il 12 maggio
Liars
Ravenna, Bronson, il 14 maggio
James Taylor quartet
Roma, Piper Club, il 18 maggio
Kiss
Assago (MI), Mediolanum Forum, il 18 maggio –
Unica data italiana
AC/DC
Udine, Stadio Friuli, il 19 maggio – Unica data italiana
Ray Charles memories – bonnie jones & crossfires
big band
Milano, Auditorium, il 22 maggio
Michael Bublé
Verona, Arena, il 22 maggio
Assago (MI), Mediolanum Forum, il 23 maggio
Thievery Corporation
Roma, Atlantico Live, il 27 maggio
Irene Grandi – Alle porte del sogno
Trieste, Teatro Rossetti, il 30 maggio
Paolo Nutini
Venaria Reale (TO), Teatro della Concordia, il 3 giugno
MUSE
Milano, San Siro, l’8 giugno – Unica data italiana
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