FILO DIRETTO TUTTI NEGATIVI GLI INDICATORI ECONOMICI VECCHIA EUROPA ADDIO? di Mauro Bossola, Segretario Generale Aggiunto Fabi V NEL NOSTRO CONTINENTE LA CRISI ECONOMICA È ANCHE CRISI POLITICA. E IL RISULTATO SEMBRA ESSERE OGNI GIORNO DI PIÙ L’IMMOBILISMO 2 ista dall’Europa, la crisi sembra invincibile: tutti gli indicatori economici, dal PIL alla disoccupazione, dall’inflazione ai mercati, hanno un andamento negativo o contrastato; ma se ci focalizziamo sul resto del mondo, le cose cambiano. Cambiano negli Stati Uniti che, con la presidenza Obama, forte dell’adozione della riforma sanitaria, dell’accordo per il disarmo nucleare e della recente ripresa dell’economia americana, anche in termini di posti di lavoro, sembrano riprendere il loro ruolo di attore mondiale. Ma cambiano soprattutto nei paesi delle emergenti economie asiatiche, che sembrano infischiarsene della crisi. La crescita in Cina? I più pessimisti prevedono per quest’anno un rotondo 8% e i più ottimisti un bel 12%. E in India? Sarà almeno del 7,5%; così che tutta l’Asia sarà tirata da queste due locomotive. Con buona pace della Germania, ancora offesa dal dover intervenire, suo malgrado, per aggiustare i traballanti conti pubblici greci. E mentre l’Europa si divide sugli aiuti all’economia greca, ancora la Cina, insieme con Corea, Giappone e agli altri Paesi dell’Asean (Association of Southeast Asian Nations), ha appena dato vita a un fondo di 120 miliardi di dollari per prevenire le crisi di liquidità delle economie asiatiche. Lo stesso dinamismo si ritrova a livello delle aziende multinazionali, ma soprattutto fuori dal vecchio Continente. Chi ha comprato la Volvo? Il costruttore cinese di automobili Geely, pressoché sconosciuto al grande pubblico europeo, ma già un colosso in patria. E chi è diventato il quinto gestore telefonico mondiale, mettendo le mani sui nuovi network africani di telecomunicazione? Il gigante indiano Bharti. E chi ha oggi il vento in poppa nel campo del nucleare civile nei paesi del Golfo? I gruppi industriali Sud Coreani, che stanno soppiantando gli europei in quella che per anni è stata la loro riserva privilegiata. Ma le sfide all’Europa non arrivano solo dall’Asia e dal sub continente indiano; tra qualche mese il presidente Lula lascerà il suo incarico, forte di avere ritagliato per il suo Paese un ruolo a livello internazionale: dissanguato e umiliato dal FMI ancora fino a pochi anni fa, il Brasile può oggi permettersi di lanciare un vasto programma d’investimenti pubblici, pari a 600 miliardi di euro in soli sei anni. E l’uomo più ricco del mondo, secondo la rivista Fortune, non è più Bill Gates e tanto meno un europeo, ma il magnate delle telecomunicazioni: un messicano. Durante tutto questo periodo, l’Unione Europea è stata come in surplace, in attesa di chissà quale evento, incapace di avere una chiara visione del futuro e di mettersi in gioco. Il problema della competitività degli anni 80 e dei primi anni 90 non è mai scomparso; rimasto nascosto nel periodo della bolla finanziaria, ha continuato a erodere la capacità delle economie del nostro continente. Anche i miraggi della delocalizzazione e dell’outsourcing ad oltranza, propinati dai manager come l’uovo di colombo della globalizzazione, non hanno fatto altro che indebolire le strutture industriali e produttive, in Italia come negli altri paesi europei. Tutti presi dalle polemiche sull’indebitamento eccessivo, in Eurolandia sembriamo aver perso di vista l’importanza, per ogni economia, del processo di crescita e della capacità d’innovazione che sono le macchine che generano la ricchezza delle nazioni e dei loro cittadini. La questione non è quella di una sfida teorica, o peggio retorica, come quelle che siamo abituati sterilmente a combattere, tra la visione “sociale” dell’economia e quella “liberale”. Quanto, piuttosto, quella d’individuare le priorità e di trovare le vie per una loro concreta realizzazione. Purtroppo, spesso si ritiene che questo modo di ragionare sia troppo pragmatico, e finisca per annacquare gli ideali nobili nella pratica più bieca. Così facendo, tutti presi da noi stessi e dal nostro ombelico, come europei non ci accorgiamo che il mondo è già ripartito e noi non abbiamo ancora calcolato la rotta e nemmeno alzato le vele. È venuto, invece, il tempo di recriminare un po’ meno sull’incapacità della politica e dei mercati di mettere d’accordo la libertà individuale e la coesione sociale, per affrontare con maggior concretezza l’effettiva risoluzione dei problemi di competitività del nostro sistema, e di come sia possibile coniugarli con i temi sociali che tanto ci stanno a cuore. La lezione d’oltreoceano ci dice che la visione del presidente Obama, sintetizzata nello slogan “Yes We Can” ha avuto successo, anche se ha dovuto passare attraverso i tortuosi meandri delle negoziazioni parlamentari. Senza questa combinazione, si rischia il gigantismo o il particolarismo e, nel caso europeo, l’immobilismo. FILO DIRETTO Bancone deve far rima con occupazione OBIETTIVO EUROPA: PARTE LA SVOLTA Con il progetto di Banca Unica, il grande gruppo dovrà uscire da quelle logiche campanilistiche e regionali che da sempre ne hanno caratterizzato l’azione. Il sindacato avrà però l’obbligo di essere unito e di vigilare su queste trasformazioni affinché non si rivelino un boomerang per i lavoratori. La priorità sarà quella di riportare le trattative all’interno di un piano industriale reale A ll’inizio degli anni 2000, aggregando sette banche intorno all’allora Credito Italiano, nasce il Gruppo Unicredito e alla fine, tre anni fa, quasi per obbligo, più che per convinzione, la fusione con Capitalia dà vita al primo gruppo bancario europeo che ancora oggi sta cercando, con grande fatica, di dare un senso all’intera operazione varando un progetto di fusione delle diverse società esistenti in un'unica grande realtà operativa. E, mentre fino a poco tempo fa l’utile e le poltrone sull’investimento fatto, non lasciavano spazio a discussioni tra i grandi investitori e amministratore delegato, oggi, la crisi globale fa affiorare non solo difficoltà gestionali ed operative ma soprattutto di rapporti tra fondazioni e grandi azionisti sulla attualità di Mauro Morelli, Segretario Nazionale Fabi ripartizione dei poteri. Troppe le pressioni dei vari soci sugli interessi territoriali, tante le poltrone da sopprimere per non essere costretti a ricercare un attento equilibrio che renda possibile questo disegno ambizioso e nello stesso tempo complesso da realizzare. Questo gruppo, al tempo della fusione, ha adottato soprattutto una politica di gestione unilaterale, mirata al drastico ridimensionamento dei costi del personale anche attraverso l’anomalo ricorso al fondo esuberi autofinanziato . In questa fase il gruppo ha tentato, seguendo il modello angloamericano, di svilire le relazioni periferiche e realizzare l’accentramento, pressoché totale, del potere decisionale di trattativa. Questi atteggiamenti hanno evidenziato la necessità di fornire risposte forti a livello sindacale. La mobilità, il demansionamento professionale, le garanzie occupazionali uguali per tutti, la carenza cronica degli organici in quasi tutto il territorio, la distribuzione delle deleghe ai quadri intermedi, la necessità di pronte risposte alle esigenze della clientela, l’auspicabile senso di appartenenza di tutto il personale a questo nuovo gruppo, sono solo alcuni dei problemi che l’azienda dovrà affrontare una volta partito l’intero progetto di Banca unica. Il Sindacato, ritrovando tutta la sua compattezza, dovrà essere in grado di riportare la trattativa o all’interno di un piano industriale reale e salvaguardare il futuro occupazionale dei lavoratori. Purtroppo anche nel nuovo gruppo sensibilità diverse tra le organizza- zioni sindacali hanno di fatto tracciato linee politiche e strategiche non sempre coerenti e compatte. Dobbiamo dire, con orgoglio, che la FABI è riuscita a rifuggire da eccessivi personalismi individuali, facendo identificare tutti nella squadra che si è andata delineando in questi mesi di lavoro insieme. I quadri sindacali della FABI hanno tutti velocemente capito che questa è un’altra azienda, dove nulla è e sarà più come prima, né per cultura, né per obiettivi, né per dimensioni. Adesso dovranno capirlo anche Unicredit e gli azionisti, uscendo da quelle logiche campanilistiche regionali che non sembrano assolutamente adeguate anzi, in aperta contraddizione con gli investimenti e le ambizioni mondiali di questo gruppo bancario. Vi è mai capitato di dipingere il futuro? IL PATTO D’INSIEME Un movimento d’opinione che promuove un fronte comune fra generazioni diverse nel rivendicare e difendere i propri diritti. di Mattia Pari, Segretario provinciale FABI Rimini M ai più espressioni del tipo ‘serve un uomo’. Si tratta, dice la Cassazione, di una vera e propria discriminazione nei confronti delle donne, passibile di condanna per diffamazione. Un’offesa a tutti gli effetti che fa scattare il risarcimento a favore del gentil sesso. In questo modo la quinta sezione penale ha reso definitiva una condanna per diffamazione con tanto di cospicuo risarcimento nei confronti di un giornalista di un quotidiano di Caserta e del suo interlocutore, un sindacalista della Cisl, colpevoli di aver pubblicato un articolo sul carcere di Arienzo diretto da una direttrice donna Carmela Campi, in cui si diceva testualmente ‘Carcere, per dirigerlo serve un uomo’. Secondo la Cassazione correttamente l’articolo è stato ritenuto diffamatorio dalla Corte d’Appello di Salerno nel febbraio 2009, in quanto l’espressione “è riferita al solo fatto di essere una ‘donna’ gratuito apprezzamento contrario alla dignità della persona perché ancorato al profilo, ritenuto decisivo, che deriva dal dato biologico dell’appartenenza all’uno o all’altro sesso”. Per aver sostenuto che nel carcere era meglio la gestione di un uomo rispetto di quella al femminile, l’articolista e il suo interlocutore sono stati condannati dalla Corte d’Appello di Salerno ad una multa per diffamazione e a risarcire la direttrice offesa con 7.000 euro. Inutile il ricorso in Cassazione volto a dimostrare che nell’articolo, che tra l’altro voleva mettere in evidenza i difficili rapporti sindacali con la direttrice, si era esercitato il diritto di cronaca. Piazza Cavour (sentenza 10164) ha respinto il ricorso e ha evidenziato che correttamente i giudici di merito hanno ritenuto che la frase ‘sarebbe meglio una gestione al maschile’ è “oggettivamente diffamatoria ed è da sola idonea ad affermare la responsabilità sia dell’intervistato che dell’intervistatore”. 3 FILO DIRETTO UNA TESTA UN VOTO. IL MODELLO BPM AVANZA di Mauro Scarin, Segretario Nazionale FABI Nell’anno della crisi la Banca Popolare di Milano ha messo a segno importanti risultati: l’utile netto è cresciuto del 37%, gli impieghi sono rimasti stabili, il Core Tier è salito al 7,9%. Il merito è anche di un consiglio d’amministrazione unico nel suo genere, scelto in larga parte dai lavoratori. Al momento i bancari soci della Bpm sono oltre 8000, ma si sta pensando da allargare ulteriormente la rappresentanza 4 “ Quando qualcuno vi parla di una ricchezza considerevole”, consigliava Gustave Flaubert, “è sempre bene chiedersi quanto durerà”. A lungo considerate tradizionali, se non obsolete, le banche italiane stanno uscendo a testa alta dalla crisi finanziaria internazionale. Molti colossi stranieri si sono salvati solo con massicci interventi pubblici. Gli istituti italiani, invece, hanno retto alla bufera contando sulle proprie forze, grazie anche all’impegno del personale. Un caso particolare è quello della Banca Popolare di Milano, uno dei maggiori “player” italiani, con 145 anni di vita. Una banca quotata in Borsa, ma che conserva la forma originaria di cooperativa, basata sul principio: una testa - un voto. Le banche cooperative in Italia sono un comparto attivo e vitale. Sono circa un centinaio, con 9.500 agenzie. Vi lavorano 83.000 addetti. Servono 9 milioni di clienti. Annoverano 1 milione di soci. Negli ultimi 10 anni le popolari sono cresciute e rappresentano oggi, secondo la Banca d’Italia, il 40% degli sportelli e il 31% degli impieghi del sistema. Un trend legato al forte radicamento sul territorio. La particolarità del “modello BPM” è il forte coinvolgi- mento dei dipendenti-soci, che si esprime attraverso l’Associazione Amici della Bipiemme, che ha quasi 10 anni di vita. L’Associazione raggruppa circa 8.000 soci BPM, fra i quali circa 6.000 dipendenti. Esprime la lista che ha ricevuto la maggioranza in assemblea e ha designato 10 dei 18 consiglieri, fra i quali il Presidente, Massimo Ponzellini. In BPM, tuttavia, c’è anche un’ampia rappresentanza di varie componenti: sono ben 3 le liste che hanno ottenuto membri nel CDA. I posti delle minoranze sono 6 su 18, a cui si aggiungono 2 consiglieri di investitori istituzionali. Il modello BPM ha confermato la propria validità durante la crisi. Nel 2009 - anno di straordinarie difficoltà - il Gruppo Bipiemme ha registrato risultati molto positivi. L’utile netto (103,6 milioni di euro) è cresciuto del 37%. Gli impieghi sono rimasti stabili, a 32,9 miliardi di euro. La BPM ha rafforzato la sua solidità: il Core Tier 1 ratio è salito dal 6,5% del 2008 al 7,9% del 2009. Ed è stato mantenuto invariato il dividendo. Per consolidare il legame con i soci, la banca ha lanciato il progetto Club Soci BPM. Il Club mira ad allargare la base sociale offrendo ai soci esclusivi servizi in campi quali investimenti, assicurazioni, salute, cultura, spettacoli e turismo. L’Associazione Amici della Bipiemme è ora impegnata in una campagna per promuovere la presenza come soci della BPM dei dipendenti del Gruppo (oltre 8.000). Il gruppo comprende istituti di credito tradizionali, una banca online, una banca di investimento, una società di gestione del risparmio, una compagnia di assicurazione vita, una SIM nel private banking e una società attiva nel credito alle famiglie. In aprile sono stati organizzati incontri sul territorio con i dipendenti delle diverse realtà a Milano, Roma, Bologna, Foggia, Legnano e Alessandria. L’Associazione ha anche promosso un piano d che punta al voto da sedi decentrate (una novità assoluta) e non esclude un aumento delle deleghe (che oggi sono 2), senza tuttavia stravolgere il principio del voto capitario. Il voto a distanza favorirà la partecipazione dei soci in sedi decentrate, attraverso un collegamento con l’assemblea. Sui circa 48.000 soci della banca, infatti, solo 29.000 sono in provincia di Milano. Va ricordato che all’ultima assemblea, nell’aprile 2009, erano presenti 5.400 persone che, con le deleghe, hanno espresso voti per circa 10.000 soci. Un vero record. SPECIALE STATUTO di Paolo Berti, Avvocato Lettera aperta allo statuto dei lavoratori “LUNGA VITA ALLO STATUTO!” È ANCORA LO SCUDO PIÙ FORTE A PROTEZIONE DEI LAVORATORI E DEL SINDACATO Caro Statuto, desidero rivolgerTi i miei più calorosi auguri in vista del Tuo compleanno che si consumerà il prossimo 20 maggio: allora, saranno 40 anni! Tutti noi sappiamo - ed anche Tu, ne sono certo - che nei prossimi mesi si succederanno le voci di chi griderà a squarcia gola che sei vecchio, non più adatto alla modernità e rappresentativo di quella parte del mondo del lavoro che si ostina a rimanere prigioniero del passato. E pensare che i 40 anni sono l’età di mezzo, quella della maturità e della forza propulsiva, quella, per intenderci, che facendo tesoro delle esperienze passate, guarda al futuro, sognando nuovi orizzonti e sempre nuovi obiettivi da conquistare: suvvia, non è ancora giunta l’ora del commiato! Ricordo che - tanto per fare un po’ di storia quando fosTi concepito, il Tuo padre putativo, il Prof. Gino Giungi, volle darTi un secondo nome, addirittura più altisonante ed aulico del primo: “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”. Era, questo, un modo come un altro per ricordare a tutti noi che Tu nascevi- è vero, con un po’ di ritardo e dopo un parto lento e travagliato - dal ventre della Carta Costituzionale (la Tua mamma naturale), da quell’articolo 1) che solennemente dichiarava che “L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro..” e da quell’articolo 35) che, affermando essere, la nostra, Repubblica, tutrice del “..lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni…”, rappresentava la porta d’ingresso della Casa del Lavoro in cui trovavano posto i diritti individuali e quelli collettivi. Nelle intenzioni dei Tuoi “genitori”, la Tua nascita doveva servire al perseguimento di tre obiettivi che oggi, a distanza di 40 anni, 5 SPECIALE STATUTO possiamo dire essere stati brillantemente raggiunti. Il primo, consisteva, per l’appunto, nella tutela della libertà e della dignità del lavoratore con riferimento a situazioni repressive che potevano verificarsi nell’impresa (Iddio sa quante ne abbiamo viste in questi anni!); poiché quest’ultima, basata su un principio di per sé autoritativo, creava i presupposti per una situazione di potenziale compressione delle libertà personali dei lavoratori, era quindi necessario un intervento del legislatore, che preservasse questi specifici valori (libertà e dignità) negli aspetti più minuziosi della vita aziendale. E così nacquero i divieti di perquisizioni personali (art. 6), e dell’uso di mezzi audiovisivi e tecnici per il controllo a distanza dei lavoratori (quell’art. 4 che, oggi, tanto è utile per stoppare le indagini invasive che l’informatica permette alle Aziende di praticare) ed ancora l’assunzione di informazioni sui lavoratori stessi (art. 8), insieme con una disciplina ferrea e garantista per l’esercizio del potere disciplinare (art. 7), che imponesse al datore di lavoro il rispetto di rigide forme. Quanto è stato vasto l’uso di queste norme nella giurisprudenza di merito e di legittimità, con l’affermazione di principi che hanno permesso ai lavoratori di sentirsi, se non proprio più forti, un po’ meno soli ed isolati! Il secondo obiettivo tendeva, invece, a rafforzare il principio di libertà sindacale all’interno dei luoghi di lavoro, con il contestuale divieto per l’imprenditore di utilizzare comportamenti che compromettessero i diritti di autotutela del lavoratore: di qui il divieto di atti e di trattamenti, retributivi e non, di carattere discriminatorio di cui agli artt. 15) e 16), essi stessi anticipatori di future e moderne riforme! Il terzo scopo - non meno pregnante - era semplicemente l’espressione di una politica di sostegno alle Organizzazioni Sindacali dei lavoratori, che allora si avvertiva come indispensabile, proprio in coerenza con il dettato Costituzionale, nella consapevolezza che il dinamismo dei conflitti richiedeva, da parte dei protagonisti, un continuo confronto con il potere datoriale, capace quest’ultimo di incidere negativamente sulle condizioni dei propri sottoposti: il diritto di assemblea sui luoghi di lavoro, quello di propaganda e di proselitismo, quello di affissione, insieme con il divieto, per l’imprenditore, di operare il trasferimento del dirigente sindacale da un’unità produttiva ad un’altra, senza il nulla osta dell’Organizzazione sindacale di riferimento (art. 13). Proprio queste garanzie e questi diritti furono l’abito confezionato appositamente sul Tuo corpo per dare “dignità”, appunto, alle variegate compagini dei lavoratori e a chi li rappresentava. I diritti sindacali all’interno del luogo di lavoro sono stati una conquista di civiltà ed il Tuo articolo 28) ha rappresentato un agile strumento per ottenere, in tempi rapidissimi, 6 la repressione di quelle condotte che intralciavano l’esercizio pratico di tali prerogative. Tu ben sai - caro Statuto - che l’articolo 28 è la sola norma del nostro ordinamento che attribuisce una quasi totale libertà al magistrato del lavoro, permettendogli di adottare le misure più acconce (anche se non richieste esplicitamente!) per ripristinare i diritti violati dal datore di lavoro. Naturalmente, in un contesto di tutele qual è quello che ho descritto, non poteva mancare l’attenzione verso la salute e l’integrità fisica dei lavoratori, con una norma (l’articolo 9) che - mi sia concessa una sola citazione integrale - così recita: “I lavoratori, mediante loro rappresentanze, hanno diritto di controllare l’applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l’elaborazione e l’attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica”. Il decreto legislativo 626/94 ed il dlgs 81/2008 - quelli cioè che vengono additati, forse con eccessiva enfasi, come le svolte epocali della materia della sicurezza sul lavoro - erano ancora nella pancia del legislatore quando Tu attribuivi ai lavoratori ed alle loro rappresentanze non soltanto il diritto di “ficcare il naso” nell’attività di prevenzione, ma anche quello, più propriamente propositivo, di promozione dell’attività di ricerca. Che dire, inoltre, di quel Tuo articolo 13) che ricorre per la seconda volta - con il quale hai dato una spallata, forte e vigorosa, allo stesso Codice Civile, mutando in radice il testo dell’articolo 2103 che, in origine, riconosceva al datore di lavoro il diritto di modificare unilateralmente (senza limiti e, dunque, anche in senso peggiorativo) le mansioni assegnate al lavoratore all’atto dell’assunzione? Oggi, grazie a Te, i lavoratori possono contare su di una norma che, da un lato, vieta il demansionamento e dall’altro attribuisce loro il diritto di svolgere le mansioni superiori alle quali siano stati adibiti (con i conseguenti superiore inquadramento e miglioramento salariale), non dimenticando di subordinare il diritto dell’imprenditore al trasferimento del dipendente (prima, esteso ad libitum) alla presenza di “comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive”. Sono formule, queste, oramai entrate a far parte del nostro linguaggio corrente, patrimonio di tutti, sindacalisti, avvocati, giudici, lavoratori, imprese… E di questo dobbiamo rendere grazie anche a Te ed alla Tua inusitata chiarezza. Infine, come non citare il tanto amato/odiato articolo 18) il quale, ad ogni stormir di fronde, subisce l’attacco ideologico di chi lo addita come il male da abbattere, in contrapposizione a chi, altrettanto ideologicamente, lo erge ad icona delle lotte e delle conquiste dei lavoratori?! A me, più semplicemente, preme sottolineare l’importanza della presenza di una norma che obbliga il datore di lavoro a riprendere con sé un lavoratore che abbia illegittimamente licenziato, per ridare dignità (questo concetto, come vedi, ritorna spesso) a chi l’ha persa ingiustamente. Il lavoro - perdonami se sono banale - aiuta a costruire la persona nelle sue più variegate sfaccettature, la eleva socialmente: possiamo, allora, costruire una società solida con la diffusione pandemica del solo germe dell’incertezza? Altrettanto chiari occorre esser nel dire che gli steccati ideologici fanno perdere di vista gli aspetti sostanziali dei problemi o, se credi, i nervi scoperti del diritto del lavoro sostanziale e processuale: mi riferisco, ad esempio, alla lentezza della Giustizia (che, giungendo sovente a distanza di anni dal fatto, finisce per rendere impraticabile la stessa reintegra); alla disparità di trattamento fra i lavoratori delle cosiddette piccole imprese e quelli delle imprese più grandi (fra chi ha diritto alla reintegra ed al ripristino, con effetto retroattivo, del rapporto di lavoro e chi invece si deve accontentare di un misero risarcimento); all’effettività del diritto alla reintegra (oggi inesistente in quanto, nonostante l’ordine di reintegrazione emesso dal Giudice, non v’è modo di costringere legalmente l’azienda ad eseguirlo fisicamente e materialmente). Evviva il dibattito, dunque, ma al di fuori dei rigidi schemi in cui spesso viene costretto! Rileggendo quanto ho scritto, mi accorgo che, nell’enfasi di festeggiarTi, ho dimenticato di citare la Tua “sorella” più piccola, quella riforma del processo del lavoro che vedeva la luce nel 1973 con la legge n. 533: si passava, in quella storica data, da un modello processuale standardizzato (burocratico, legnoso, eterno nei tempi, costoso) ad un sistema di norme moderno ed efficiente (libero nelle forme, agile, veloce e - cosa non da poco - gratuito), nel quale grande importanza rivestiva il ruolo del Giudice, non più mera comparsa, ma attore protagonista della scena processuale. In questo modo - con una coerenza che era d’altri tempi - i diritti divenivano realtà nel processo, con il miraggio, per nulla utopistico s’intende, di una Giustizia che scandiva i tempi del Lavoro stesso e ne seguiva le sorti: anche questo modello, oggigiorno, è messo fortemente in discussione, ma questa- se permetti- è un’altra storia che, magari, scriverò più avanti. A quanti spingono per la Tua abolizione, chiedo se, oggi, i valori che Tu hai protetto esistano ancora e se, di conseguenza, i lavoratori abbiano o meno la necessità di essere tutelati e difesi: chiunque, anche soltanto facendo ricorso alla propria esperienza concreta, è in grado di dare una risposta. Ti voglio bene, caro Statuto, come si ama una persona con la quale si condivide, da molti anni, un percorso, una strada o piuttosto un insieme di valori che, pur con l’andar del tempo, non perdono il loro fascino e la loro forza persuasiva e propulsiva. Tanti auguri, dunque, per i Tuoi “primi” quarant’anni. * Jacopo Carmassi, è economista presso l’unità di analisi economica di Assonime. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l’Università “La Sapienza” di Roma e il dottorato di ricerca in Diritto e Economia presso l’Università LUISS Guido Carli. Nel 2004-2005 ha lavorato presso l’European Banking Report, osservatorio permanente dell’ABI sull’industria bancaria e finanziaria in Europa. Dal 2006 al 2008 è stato Visiting Scholar presso il Wharton Financial Institutions Center, University of Pennsylvania; dal 2008 è Fellow del Wharton Financial Institutions Center. È autore di alcune pubblicazioni in tema di regolamentazione e vigilanza bancaria e finanziaria. ** Stefano Micossi, è Direttore generale dell’Assonime (dall’aprile 1999), e prima direttore generale dell’Industria alla Commissione europea (19951998), direttore del Centro studi della Confindustria (1988-1994), direttore del settore internazionale del Servizio studi della Banca d’Italia (1986-88), dove aveva lavorato come economista dal 1974. Professore al Collegio d’Europa, dove insegna il corso base per gli economisti (post-graduate) sull’integrazione e il mercato interno (dal 1991, con l’intervallo degli anni della Commissione). Membro del consiglio di amministrazione del Ceps di Bruxelles (dal 2002) e del consiglio generale delle Assicurazioni Generali di Venezia (dal 2001). DOSSIER UN NUOVO SISTEMA DI GARANZIA DEI DEPOSITI L'assicurazione dei depositi è efficace nella prevenzione del panico bancario, ma indebolisce la disciplina di mercato su management e azionisti e crea azzardo morale. Necessario, dunque, un nuovo schema europeo di garanzia dei depositi per i gruppi bancari cross-border. Se ne analizzano i principi nel secondo dei quattro interventi di sintesi del Rapporto Ceps-Assonime: garanzia limitata ai soli depositi retail, fondo finanziato con contributi basati sul rischio intrinseco delle banche e meccanismi non discrezionali d’intervento delle autorità di vigilanza, se il gruppo non è adeguatamente capitalizzato. di Jacopo Carmassi* e Stefano Micossi** bancaria senza pagarne il giusto prezzo. L e banche sono intermediari finanziari speciali perché si finanziano attraverso i depositi, strumenti redimibili su domanda e senza perdite. La più lunga scadenza degli attivi bancari rende il rimborso dei depositi difficile in caso di un’improvvisa e simultanea domanda di ritiro da parte dei depositanti. La “corsa agli sportelli” può contagiare altre banche e compromettere la stabilità non soltanto del sistema bancario, ma anche dell’intera economia. Per prevenire tale rischio un crescente numero di paesi ha istituito un sistema di garanzia dei depositi, seguendo l’esempio degli Stati Uniti che istituirono la Federal Deposit Insurance Corporation nel 1933, dopo una crisi bancaria che vide la temporanea chiusura di tutte le banche. OBIETTIVI E CRITICITA' DEI SISTEMI DI GARANZIA DEI DEPOSITI L’assicurazione dei depositi si è dimostrata efficace nella prevenzione dei panici bancari, ma indebolisce la disciplina di mercato sul management e gli azionisti e crea azzardo morale. Infatti, attenua l’incentivo dei depositanti al monitoraggio del management della banca; la scarsa attenzione dei depositanti può incoraggiare la banca a scegliere impie- ghi più rischiosi, dato che i profitti le resteranno, ma le eventuali perdite saranno sostenute dal fondo di garanzia dei depositi e, se questo non bastasse, dai contribuenti. Il disegno ottimale di un sistema di assicurazione dei depositi deve perciò trovare un punto di equilibrio in un difficile trade-off. Da un lato, una protezione insufficiente può minare la fiducia dei depositanti e aumentare il rischio di panico dei depositanti; dall’altro, una protezione eccessiva può compromettere la disciplina di mercato e causare azzardo morale, sussidiando una eccessiva assunzione dei rischi da parte delle banche. L’azzardo morale è stato aggravato dal fatto che la garanzia è formalmente limitata ai depositi, ma spesso in pratica è stata estesa al gruppo bancario, traducendosi in una promessa implicita, in caso di crisi, di salvataggio pubblico di tutti i creditori e degli azionisti. In generale, i fondi di garanzia sono di dimensioni insufficienti rispetto ai rischi effettivi di fallimento di singole banche (nel caso di crisi sistemica i fondi sono sempre insufficienti); inoltre, i contributi delle singole banche non sono versati ex-ante, ma vengono “chiamati” solo al verificarsi di una crisi bancaria, con il risultato paradossale che la banca che fallisce non paga alcun contributo. Pertanto, è evidente che i gruppi bancari godono di vasti benefici della licenza La crisi finanziaria ha evidenziato altre criticità degli schemi di garanzia dei depositi: un basso tasso di copertura dei singoli depositi (ad esempio, in Inghilterra prima della crisi, l’assicurazione copriva al cento per cento solo i depositi fino a 2mila sterline di ammontare, e poi il 90 per cento dei depositi tra 2mila e 35mila sterline, senza alcuna copertura per le eccedenze) e l’incertezza sui tempi di rimborso possono minare la fiducia dei depositanti; per i gruppi bancari cross-border grandi incertezze hanno riguardato l’allocazione delle responsabilità di copertura dei depositanti presso le filiali estere. Solo un nuovo schema europeo di garanzia dei depositi per i gruppi bancari cross-border può affrontare in maniera soddisfacente questi problemi. PRINCIPI PER UN EFFICACE SISTEMA DI GARANZIA DEI DEPOSITI Il nuovo sistema dovrebbe correggere le criticità degli attuali schemi che si sono identificate e ripristinare il giusto prezzo per la licenza bancaria. Primo, la garanzia dovrebbe essere strettamente limitata ai soli depositi retail, escludendo esplicitamente dalla protezione i depositi interbancari, gli altri creditori della banca e gli azionisti. Questo principio è fondamentale per minimizzare l’azzardo morale ed evitare che la garanzia sui depositi si trasformi in un sussidio alle attività speculative del gruppo. Secondo, il fondo di garanzia dovrebbe essere finanziato dai gruppi bancari con contributi basati sul rischio intrinseco della banca, determinato dall’autorità di supervisione sulla base di una valutazione delle probabilità di fallimento di ciascuna banca, nell’ambito del pool delle banche assicurate. La probabilità di fallimento dovrebbe essere valutata con riferimento a un ampio spettro di fattori potenzialmente rilevanti - inclusi la qualità dell’attivo e del passivo, la qualità del management e dei sistemi interni di gestione dei rischi e dei controlli, i rischi di controparte, la complessità organizzativa e la stessa dimensione. Si tratterebbe in ogni caso di una valutazione complessiva di tipo prudenziale, svolta dal supervisore, la quale potrebbe dunque tener anche conto delle ripercussioni sistemiche di un possibile fallimento. Il contributo pagato per la garanzia sui depositi diventerebbe così il vero strumento per attribuire un giusto prezzo al rischio bancario, adeguato ai benefici della licenza bancaria e della relativa rete di protezione. Sarebbe anche lo strumento per dotare il fondo di garanzia di risorse sufficienti. Il pagamento anticipato da parte delle banche assicurerebbe una piena internalizzazione dei costi dell’assicurazione nelle scelte gestionali della banca. Terzo, l’assicurazione dei depositi dovrebbe essere affiancata da meccanismi non discrezionali di intervento da parte delle autorità di vigilanza quando il gruppo bancario non è adeguatamente capitalizzato, sul modello della Prompt Corrective Action introdotta negli Stati Uniti nel 1991. Poiché l’intero gruppo bancario usufruisce dei benefici della licenza bancaria, gli interventi dovrebbero applicarsi al gruppo nel suo insieme, e non solo alle sue entità legali che raccolgono depositi. Questo strumento è cruciale per impedire che le autorità di vigilanza consentano un progressivo deterioramento delle condizioni del gruppo bancario senza intervenire o intervenendo quando il gruppo è già insolvente. Tratto da: lavoce.info 7 FOCUS Prostata, arrivano i nuovi check-up Marcatori più precisi del Psa, terapie combinate e modelli predittivi di aggressività. Con l’obiettivo di informare e sensibilizzare sul tema del carcinoma prostatico, che causa circa 170 mila vittime all’anno e rappresenta la seconda causa di decesso tra gli adulti e gli anziani P revenzione attraverso l’alimentazione, nuovi marcatori più accurati del Psa, terapie combinate e un approccio di sorveglianza attiva sui tumori meno aggressivi. Con l’obiettivo di informare e sensibilizzare sul tema del carcinoma prostatico, che causa circa 170 mila decessi all’anno e rappresenta la seconda causa di morte tra gli adulti e gli anziani, la World foundation of urology al 12 al 19 marzo ha organizzato la settimana di prevenzione del tumore della prostata, dove ampio spazio viene dato all’alimentazione, prima arma di lotta a questo tumore, e allo screening. In tal senso il ruolo e l’affidabilità del Psa restano sotto stretta osservazione, tanto che tra le novità emerse dall’ultimo simposio mondiale che ha avuto luogo a San Francisco dal 5 al 7 marzo c’è la sorveglianza attiva, atteggiamento clinico sempre più praticato negli Stati Uniti per contrastare un sovratrattamento del tumore provocato da un incremento di diagnosi della neoplasia prostatica. «Non c’è un accordo internazionale in merito allo screening nel carcinoma della prostata. Il dosaggio del Psa può rivelarsi utile nella prevenzione, ma può causare anche un eccesso di diagnosi di tumore indolenti, ossia malattie scarsamente aggressive che però vengono trattate con terapie radicali», ha spiegato Riccardo Valdagni, direttore del Programma Prostata alla Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, «All’interno di un protocollo internazionale di sorveglianza attiva abbiamo potuto evitare trattamenti radicali in 2/3 dei pazienti tenuti sotto controllo, mentre solo 1/3 viene è stato trattato in seguito alla progressione della malattia». I marcato- 8 ri più promettenti. La diagnostica è sicuramente uno dei terreni più fertili di ricerca per quanto riguarda la prostata, il cui marcatore, ossia l’antigene prostatico specifico, si è rivelato nel tempo poco accurato rispetto a una diagnosi certa di tumore. Di recente è stato individuato un nuovo marcatore, il -2 Pro Psa, una proteina prodotta dal liquido seminale ma dosabile anche nel sangue su cui le ricerche iniziali evidenziano una maggiore accuratezza se misurata insieme al Psa e al Psa libero (una componente dell’antigene). «I primi dati confermano che con questo approccio combinato si può ottenere un indice più o meno indicativo di presenza del tumore», ha spiegato Francesco Montorsi, urologo dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano, «presso la nostra struttura analizzeremo una serie di gruppi di pazienti per verificare la bontà di queste premesse. Finora gli studi su questo marcatore sono solo due, ma entrambi hanno dato buoni risultati». Entro un mese verrà iniziato l’arruolamento e si stima di raggiungere 100 malati nei primi mesi. I pazienti che verranno seguiti sono coloro per cui, a seguito di una visita clinica non buona o Psa alterato, sia indicata una biopsia. Prima di svolgere l’esame di approfondimento istologico si effettua anche la misurazione di questo marcatore e poi si confrontano i risultati ottenuti con quelli emersi dalla biopsia. Un altro aspetto nevralgico è quello relativo alla classificazione della malattia, ossia la comprensione della sua evoluzione e soprattutto della sua aggressività. Nell’ambito di questo filone si sta diffondendo il ruolo del Pca 3, ossia un marcatore genetico che si trova nelle urine raccolte dopo un massaggio alla prostata (che induce una secrezione rintracciabile nell’urina). «Il dosaggio di questo marcatore è importante perché non è influenzato, così come invece accade nel caso del psa, dalla dimensione della ghiandola e quindi non viene «ingannato» da un’ipertrofia», ha aggiunto Montorsi, «non dà quindi un’informazione sul volume della prostata, bensì sul volume del tumore». Per poter valutare in modo più corretto su quali pazienti è opportuno intervenire e quali invece sono meno a rischio, la comunità uro-oncologica si sta impegnando nella ricerca e nella definizione di modelli statistico-matematici in grado di prevedere il comportamento della malattia neoplastica, ossia la sua indolenza o aggressività. Prevenire con soia e licopene. Nell’ottica della prevenzione sono allo studio alcune sostanze naturali come il se- SINDACATO E SERVIZI NUMB3RS lenio, la vitamina E e la soia e alcuni farmaci, quali il Toremifene, un antiestrogeno, per verificare la loro capacità di prevenire o ritardare l’insorgenza dei tumori. «I dati più recenti emersi da due studi mostrano una riduzione di manifestazioni tumorali con farmaci che agiscono sul meccanismo di proliferazione cellulare», ha aggiunto Valdagni. In occasione della settimana della prevenzione, invece, è emerso il ruolo del licopene (nutriente contenuto negli ortaggi e in particolar modo nel pomodoro) come antiossidante naturale capace di ridurre l’insorgenza del tumore. Attualmente presso l’Istituto di Chimica Biomolecolare Cnr di Napoli si stanno producendo ortaggi con contenuti di licopene e altri antiossidanti con quantità superiori a quelli comuni. «Questo pomodoro», ha affermato Mauro Dimitri, presidente della World Foundation of urology, «possiede un’attività antiossidante totale superiore ad altri ibridi di pomodoro normalmente in commercio, maggior contenuto di licopene e alto contenuto di Vitamina C». Più speranza per i pazienti critici. Sono attualmente disponibili dati preliminari derivanti da studi di fasi I e II su terapie con inibitori della sintesi degli androgeni e inibitori dei recettori cellulari degli angrogeni, che hanno mostrato una buona attività nei pazienti che non rispondono alle terapie ormonali convenzionali. «Se la loro efficacia verrà confermata da ulteriori studi e queste terapie si dimostreranno ben tollerate, sarà possibile somministrarle anche in una fase più precoce della malattia», ha concluso Valdagni. C’è inoltre molto interesse per le novità che stanno emergendo nell’ambito della chemioterapia. Al congresso di San Francisco sono stati presentati dati relativi allo studio Tropic di fase III sul farmaco Cebazitaxel, che ha mostrato un aumento di sopravvivenza globale nei pazienti già sottoposti a una prima fase di chemioterapia. Si prospetta quindi la possibilità di una nuova arma chemioterapica efficace da utilizzare per contrastare questa malattia. Radioterapia e chirurgia insieme. Se per le malattie precoci il trattamento prevalente è rappresentato dall’intervento di prostatectomia radicale, effettuato sempre più spesso con il sistema robotico, in grado di migliorare notevolmente la visione da parte del chirurgo, fornire una prospettiva in 3D della ghiandola e beneficiare di un numero di movimenti degli strumenti raddoppiati rispetto a quelli di un polso umano, nelle forme localmente avanzate si sta dimostrando utile un approccio combinato di chirurgia e radioterapia intraoperatoria. Un trial eseguito all’Istituto Europeo di Oncololgia soprattutto nelle neoplasie mammarie e attualmente in uso anche nei pazienti con tumore prostatico avanzato ha mostrato alcuni vantaggi di questo approccio multimodale. «La terapia consiste nella somministrazione della radioterapia nel corso dell’intervento di prostatectomia e poi nella prescrizione di radioterapia esterna a tre mesi dall’operazione con una dose inferiore a quella usuale. Nei casi più gravi va aggiunta una terapia ormonale», ha commentato Ottavio de Cobelli, primario della divisione di urologia dello Ieo, «nonostante questo approccio sia ancora allo stato di investigazione, dà risultati confrontabili con la terapia tradizionale diminuendo però i disagi di una lunga radioterapia esterna post operatoria». NUMB3RS 3 MILIONI di Flavia Gamberale Quasi tre milioni. Tanti sono i lavoratori in nero nel nostro Paese. La stima è stata fornita dal presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, in una recente audizione alla Commissione Lavoro della Camera. I senza contratto incidono sul totale della popolazione lavorativa del 12, 2%, un dato comunque in diminuzione rispetto al 2001 quando rappresentavano il 13,8%. 2,1% Sono solo un misero 2,1% le donne che in Italia siedono nei consigli d’amministrazione di importanti aziende. Un dato che fa guadagnare al nostro Paese gli ultimi posti nella classifica stilata dalla European Professionals Women Network. In pole position alla graduatoria c’è invece la Norvegia, che vanta il 44,2% di presenze femminili nelle stanze dei bottoni. 3000 Nel 2009 le imprese italiane hanno creato in Francia circa 3mila posti di lavoro. Per il secondo anno consecutivo, dunque, gli imprenditori made in Italy sono risultati i maggiori investitori Oltralpe, dopo la Germania e gli Usa. I motivi di questa massiccia immigrazione a Parigi e dintorni? Il costo dell’energia molto più basso che in Italia. 6.475.000 In media ogni grande società europea ha 4 Top Managers che detengono 6.475.000 euro in controvalore nella loro società nel 2009. La maggior parte delle società europee ha piani di azionariato per i dipendenti e la maggior parte di queste esprime l’idea che debbano essere migliorati per allineare gli interessi dei dipendenti con quelli degli azionisti. 10.000 I lavoratori impiegati in società con piani di azionariato per i dipendenti sono 9,3 milioni. Ciascuno dei quali detiene in media 10.000 euro in controvalore nella loro società nel 2009. 1 MILIONE Hanno raggiunto quota un milione, in Italia, gli utenti di Linkedin, il più grande social network dedicato al mondo del lavoro. Secondo le ultime rilevazioni svolte dalla stessa community, le cinque città italiane maggiormente connesse sono Milano, Roma, Bologna, Torino e Venezia, mentre sul fronte delle aziende, spiccano i contatti di Accenture, Telecom Italia, Studio Tike, Unicredit e Ibm. 9 SINDACATO E SERVIZI ATTUALITà Sindacato in prima fila UN FESTIVAL DEL CINEMA TARGATO FABI VERONA Si è conclusa con successo, nella città scaligera, la terza edizione di Cinema e lavoro, ciclo di proiezioni sui temi sindacali organizzato dal Sab veronese e che quest’anno ha ottenuto anche il prestigioso patrocinio del Comune. Di qualità le pellicole proiettate: da Capitalism di Michael Moore a Generazione mille euro di Massimo Venier di Marco Muratore, Segretario coordinatore Fabi Verona S i è conclusa con la proiezione del film “Capitalism”, il duro atto d'accusa di Michael Moore contro il sistema economico finanziario americano, la terza edizione della rassegna “Cinema e lavoro”, organizzata dalla Fabi di Verona e patrocinata dal Comune di Verona. La manifestazione si è svolta dal 17 al 31 marzo presso il Centro Audiovisivi della Biblioteca Civica della città scaligera, dove ormai dal 2008 la Fabi allestisce ogni anno un ciclo di proiezioni sui temi del lavoro. Un’iniziativa nata quasi per scommessa, spiegano al Sab di Verona. “Tempo fa” - raccontano la segreteria provinciale veronese - ”ci siamo posti il problema di come noi della Fabi, sindacato fortemente rappresentativo, ma poco conosciuto al di fuori del settore del credito, potevamo sensibilizzare la globalità dei lavoratori, i giovani e la cittadinanza della nostra provincia sui temi più delicati del mondo del lavoro. L'organizzazione di convegni era stata la prima risposta, che ha riscosso un buon successo, ma ha coinvolto principalmente i bancari, nonostante una certa eco sulla stampa locale. Si è, quindi, pensato di sfruttare le opportunità di coinvolgimento offerte dalle numerose pellicole che, a vario titolo, si sono occupate di lavoro, per portare all'attenzione del grande pubblico le principali questioni che quotidianamente ci troviamo ad affrontare”. La prima edizione è stata più intimista, con la proiezione della pellicola “Mobbing. Mi piace lavorare”, di Cristina Comencini, che ha raccontato una tipica storia di isolamento e persecuzione di una lavoratrice, interpretata da una credibile Nicoletta Braschi. Nella seconda edizione, quella del 2009, non poteva mancare, visto quanto successo l'anno prima, il tema della sicurezza sul lavoro, essendo da poco occorso il grave incidente alla Thyssen Krupp, e sono stati proiettati una serie di “corti” sul tema. Altro argomento trattato: le cessioni di rami d’azienda, attraverso “Il grande capo” di Lars von Trier, a metà strada tra il grottesco e il dramma, e “Volevo solo dormirle addosso” di Eugenio Cappuccio, la storia di un “tagliatore di teste” italiano. Nella terza edizione, quella che si è conclusa recentemente, è arrivato il patrocinio del Comune di Verona, che ha ritenuto l'iniziativa di pubblico interesse: una sorta di viatico che “certifica” come la Fabi sia diventata un soggetto la cui autorevolezza travalica l'ambito strettamente sindacale. I temi affrontati Per la Cassazione discrimina le donne ed è reato "No all’espressione serve un uomO” Niente diritto di cronaca per un giornalista: dovrà risarcire il direttore donna di un carcere M ai più espressioni del tipo ‘serve un uomo’. Si tratta, dice la Cassazione, di una vera e propria discriminazione nei confronti delle donne, passibile di condanna per diffamazione. Un’offesa a tutti gli effetti che fa scattare il risarcimento a favore del gentil sesso. In questo modo la quinta sezione penale ha reso definitiva una condanna per diffamazione con tanto di cospicuo risarcimento nei confronti di un giornalista di un quotidiano di Caserta e del suo interlocutore, un sindacalista della Cisl, colpevoli di 10 aver pubblicato un articolo sul carcere di Arienzo diretto da una direttrice donna Carmela Campi, in cui si diceva testualmente ‘Carcere, per dirigerlo serve un uomo’. Secondo la Cassazione correttamente l’articolo è stato ritenuto diffamatorio dalla Corte d’Appello di Salerno nel febbraio 2009, in quanto l’espressione “è riferita al solo fatto di essere una ‘donna’ gratuito apprezzamento contrario alla dignità della persona perché ancorato al profilo, ritenuto decisivo, che deriva dal dato biologico dell’appartenenza all’uno o all’altro sesso”. Per aver sostenuto che nel carcere era meglio la gestione di un uomo rispetto di quella al femminile, l’articolista e il suo interlocutore sono stati condannati dalla Corte d’Appello di Salerno ad una multa per diffamazione e a risarcire la direttrice offesa con 7.000 euro. Inutile il ricorso in Cassazione volto a dimostrare che nell’articolo, che tra l’altro voleva mettere in evidenza i difficili rapporti sindacali con la direttrice, si era esercitato il diritto di cronaca. Piazza Cavour (sentenza 10164) ha respinto il ricorso e ha evidenziato che correttamente i giudici di merito hanno ritenuto che la frase ‘sarebbe meglio una gestione al maschile’ è “oggettivamente diffamatoria ed è da sola idonea ad affermare la responsabilità sia dell’intervistato che dell’intervistatore”. in quest'ultima edizione sono stati: il precariato, attraverso un ironico, ma crudo, “Generazione mille euro”, ritratto delle difficoltà dei giovani a trovare un minimo di stabilità nell'occupazione e nelle relazioni sociali; il conflitto nel lavoro, con la proiezione di un film di montaggio che recupera le più note scene di lotta dei lavoratori nel cinema, da “Fronte del porto” a “Riso amaro”, e, in conclusione, la crisi del modello socioeconomico occidentale, quel “Capitalism” in cui Michael Moore, con il suo solito atteggiamento irriverente, si presenta con il megafono a Wall Street per chiedere conto delle perdite finanziarie degli investitori e degli anomali compensi milionari al top management. Il cinema si è rivelato, ancora una volta, una finestra sul mondo, un'occasione per pensare. La Fabi si è nuovamente dimostrata un'organizzazione che non solo sa tutelare i lavoratori, ma anche ragionare sulle più ampie questioni sociali. The end. SPAZIO DONNA SINDACATO E SERVIZI ATTUALITà Anche la FABI all’ombra della Mole antonelliana TORINO CAPUT MUNDI DEI GIOVANI Il 2010 ha consacrato la città piemontese Capitale europea degli under 35. Durante tutto l’anno le associazioni nazionali e straniere provvederanno alla stesura di documenti e declaratorie con proposte a sostegno dell’occupazione giovanile da presentare al governo e alle istituzioni europee. Determinante sarà il contributo del coordinamento Fabi Giovani , da tempo presente all’interno del Forum nazionale della Gioventù di Paola Cogli T orino è stata selezionata, fra 15 città concorrenti, Capitale Europea dei giovani per il 2010, ricevendo il testimone da Rotterdam Siamo davanti ad una Torino attiva e partecipativa, che punta sulle eccellenze giovanili e che ha saputo dimostrare una certa abilità nell’approccio ai temi che riguardano le politiche della gioventù. Il riconoscimento è stato assegnato dall’European Youth Forum, organizzazione internazionale composta dai Consigli Nazionali della Gioventù e da Associazioni giovanili, costituita per rappresentare gli interessi degli under 35 di tutta Europa. All’European Youth Forum aderisce il Forum Nazionale dei Giovani. Il capoluogo piemontese da anni promuove una partnership con questo organismo, all’interno del quale il Coordinamento Nazionale di FABI Giovani lavora con riconosciuto apprezzamento. Torino è stata formalmente nominata Capitale Europea della gioventù lo scorso 31 dicembre. Poco prima dell’investitura ufficiale, il Forum Nazionale dei Giovani, in collaborazione con UNESCO, ha presentato progetti di integrazione giovanile tramite meeting e seminari di rilevanza nazionale, ai quali il nostro Coordinamento ha collaborato attraverso l’opera di Paola Cogli, Coordinatore Nazionale di FABI Giovani, e Francesca Azimonti, Presidente della Commissione Lavoro, Famiglia e Politiche sociali del Forum. Durante i convegni e i seminari organizzati, FABI Giovani ha sottolineato come le trasformazioni del mercato del lavoro avvenute negli ultimi decenni abbiano portato a un aumento della povertà per- cepita, a una maggiore disoccupazione, a forme di lavoro precario e condizioni lavorative spesso inaccettabili e non rispettose degli standard minimi di sicurezza. Tra i soggetti con più difficoltà a trovare un impiego dignitoso figurano, tra gli altri, proprio i giovani. Ancora una volta dunque nasce forte l’esigenza di riuscire a fare lobby per diventare reali portavoce degli interessi della categoria. L’investiture di Torino a Capitale Europea dei Giovani diventa , quindi, un’ occasione importante perché gli under 35 possano farsi sentire. Quest’anno si procederà, infatti, alla stesura di documenti e declaratorie da presentare all’ Unione Europea, al Governo ed alle istituzioni locali. FABI Giovani detterà come sempre i temi da porre all’attenzione dei soggetti istituzionali: l’esigenza di facilitazioni per l’ingresso sul mercato del lavoro delle nuove generazioni, la richiesta di agevolazioni per l’imprenditoria giovanile e di accesso al credito facilitato, la richiesta di una maggiore regolamentazione degli stage, affinché non mettano più i giovani in una condizione di precarietà permanente non tutelata e non retribuita. Ancora una volta viene dunque evidenziata la centralità del tema dell’occupazione. Ancora una volta il nostro sindacato ha raccolto la sfida ed è pronto a contribuire alla costruzione di una consapevolezza di categoria nelle nuove generazioni. Ancora una volta FABI Giovani è presente in una Torino 2010 che costituisce il luogo adatto dove mettere in primo piano gli under 35 e le loro esigenze. 11 SINDACATO E SERVIZI attualità Obama ha vinto la difficile battaglia per la riforma sanitaria USA MENS SANA Per noi è incomprensibile come in uno degli stati più ricchi e avanzati del mondo solo i benestanti avessero accesso agevole alle cure mediche. Ma quasi tutto quello che viene definito naturale è in realtà culturale e cioè acquisito nel tempo e nella storia. di Gianfranco Amato, Presidente Centro Studi “Pietro Desiderato” S alvo sorprese, sempre possibili, la riforma sanitaria di Barack Obama è passata. Contro una tradizione sfavorevole – che aveva visto perdenti Roosevelt, Truman e Clinton – Obama ce l’ha fatta, realizzando la riforma più radicale che in un Paese come l’America si potesse immaginare; e, insieme, la riforma più importante del suo primo mandato presidenziale, dove si gioca il presente ed il futuro del sistema sanitario americano. Contro, anche, resistenze così forti da sembrare addirittura insuperabili. Persino 34 deputati democratici hanno votato a sfavore, probabilmente per paura di perdere il seggio nelle elezioni di mid-term del prossimo novembre, e altrettanto prigionieri delle lobby che 12 fanno capo alle assicurazioni e alle case farmaceutiche. Proprio le grandi compagnie assicurative, infatti, hanno interpretato il blocco di potere più resistente da scalfire con la riforma, la quale colpisce, tra l’altro, comportamenti che non esitiamo a definire disumani. Come, ad esempio, la rescissione della polizza quando il cliente si ammala, oppure i tetti massimi di spesa in caso di malattie gravi. Vengono introdotte, invece, novità favorevoli, come, ad esempio, il diritto a mantenere i figli (fino a 26 anni di età) nella copertura della propria assicurazione. Nei prossimi anni, entro il 2014, andranno a posto altri tasselli della riforma, che porteranno la copertura sanitaria a circa 32 milioni di persone fino ad ora escluse. Va sottolineato, comunque, che è assente la caratteristica che appariva più significativa: l’opzione pubblica, abbandonata di fronte alle accuse della destra populista del Tea Party Movement di voler adottare un “socialismo medico di tipo cubano”. Non c’è lo spazio in questa sede per andare oltre questi rapidi accenni al contenuto della riforma; sarà interessante, se possibile, approfondirli più avanti, quando si saranno delineati con un profilo più chiaro. Alcune considerazioni tuttavia, si possono fare già ora. Alla sensibilità ed al giudizio della cultura europea appare largamente incomprensibile come uno degli stati più ricchi e più “avanzati” del mondo fosse ancora fermo, in materia di assistenza, ad un’epoca pressoché feudataria, dove, in pratica, solo i benestanti avevano accesso agevole alle cure mediche. Eppure ad una buona parte degli americani tutto questo sembrava naturale, tanto era antico e radicato quel sistema di regole. La lunga battaglia politica e parlamentare testimonia la difficoltà incontrata dall’amministrazione democratica nel superare una mentalità ampiamente diffusa. Ma quasi tutto quello che viene definito naturale è in realtà culturale, e cioè acquisito nel tempo e nella storia, comunque destinati a cambiare (qualche volta in meglio) di fronte a comportamenti tenaci e coraggiosi. Solo una mente sana poteva condurre questa battaglia. SINDACATO E SERVIZI attualità Quale sarà il futuro delle banche in Sicilia? TRINACRIA ADDIO La “colonizzazione” delle banche del Nord sta privando l’Isola di riferimenti economicofinanziari attenti al territorio ed alle sue esigenze. Insufficiente la copertura offerta dalle Bcc. In controtendenza la Banca Agricola Popolare di Ragusa, un’azienda al servizio della gente, che continua a produrre utili e per questo fa gola a molti. di Gianni Di Gennaro, Segretario coordinatore Fabi Ragusa L a Sicilia è una Regione autonoma a Statuto speciale, uno Statuto che prevede, tra l’altro, se fosse applicato, che il Governatore può impartire disposizioni persino alle stesse forze dell’ordine. Con i suoi 4.800.000 abitanti, con una densità di 186 abitanti per Km² e con i suoi 25.708 Km², è l’Isola più grande che si affaccia sul Mediterraneo. In Sicilia sono presenti complessivamente, 1.718 sportelli bancari, di cui 686 con connotazioni esclusivamente territoriali. Tra questi, allo stato, gli istituti isolani sono: il Banco di Sicilia con 427 sportelli, le Banche di Credito Cooperativo con 134 sportelli, la Banca Agricola Popolare di Ragusa, con 97 sportelli, e la Banca Popolare Sant’Angelo con 28 sportelli. Quasi tutte le banche del nord hanno presidiato l’Isola con l’apertura di filiali e in alcuni casi hanno collocato una sede di Direzione Generale. Un interesse, dunque, quello dei banchieri per la terra siciliana, che ha determinato scelte economiche e investimenti non indifferenti, nonché crescita ed espansione continue, consentendo anche un livello occupazionale di grande rispetto. Ma se negli anni 70 in alcune zone dell’Isola, particolarmente nel ragusano c’è stato il boom dell’oro verde, che ha determinato un forte incremento della crescita della raccolta e degli investimenti, adesso che la crisi attanaglia non solo l’economia nazionale, ma l’economia mondiale, cosa sta accadendo? Quale sarà il futuro delle banche in Sicilia? Nessuno riesce a fare previsioni in tal senso, neanche gli economisti che meglio conoscono il sistema economico territoriale. Nessuno ha certezze e nessuno azzarda pronostici, che potrebbero influenzare negativamente un mercato già drogato da prodotti tossici, che le stesse banche hanno propinato ad una clientela allettata da offerte inesistenti di interessi esorbitanti. Il Banco di Sicilia è ormai giunto ad una fase in cui la perdita di autonomia di gestione e, quindi, di quell’autonomia economico-aziendale che riesce a dare alle imprese meritevoli l’agognato “fiato”, necessario per consentire loro di lavorare senza ricorrere agli strozzini (categoria quest’ultima, purtroppo in forte incremento e non solo in Sicilia), sembra irreversibile. Le Banche di Credito Cooperativo, nonostante la loro presenza sul territorio, non riescono a garantire quella copertura a tappeto necessaria per le imprese e per i privati. La Banca Popolare Sant’Angelo, con i suoi 28 sportelli, è troppo limitata per potere garantire alla massa una presenza e un’assistenza adeguate. Rimane la Banca Agricola Popolare di Ragusa, che, nonostante sia governata da un presidente ottantaduenne, Giovanni Cartia, e nonostante gli appena 97 sportelli, continua a crescere e a garantire agli azionisti utili degni di molta, molta attenzione. Una banca al servizio della gente e che per questo ha stuzzicato l’interesse di grandi istituti. Ma lui, l’indomabile presidente Cartia, non cede: la banca è un gioiello di famiglia e come tale va custodito e preservato da “appetiti” esterni. Oltre che indomabile, Giovanni Cartia, è anche risoluto, caparbio e capace, e queste sue doti avevano indotto, qualche tempo fa, un delinquente con un corposo casellario giudiziario, ad organizzare il suo rapimento. Rapimento che per fortuna è stato sventato in tempo dalle forze dell’ordine, che hanno tratto in arresto l’ideatore. Una banca, dunque, questa con sede a Ragusa, che oggi rimane l’unico punto fermo nel mondo del credito in Sicilia. Non ci è dato di sapere quali saranno le decisioni assunte in un auspicabile lontano momento post-Cartia, ma l’attuale management aziendale giura che a nessuno passa per la mente di cedere l’Istituto ad altri, nonostante le offerte siano piuttosto frequenti e consistenti. Noi non vogliamo valorizzare questo per screditare quell’altro, per un duplice motivo: primo perché non è un compito che ci compete; secondo perché le aziende le gestiscono i manager e a noi è demandato, semmai, il compito di giudicarne la gestione e imporre il rispetto delle normative contrattuali o di legge, a difesa dei lavoratori. Ma non possiamo non tenere conto di una realtà che, in un momento come quello attuale, va contromano, nuota controcorrente e continua a produrre utili, pur non proponendo e non propinando a nessuno prodotti spazzatura. Un plauso, dunque, alla politica e alle scelte aziendali di una banca privata che guarda oltre i confini e che si è attrezzata e continua ad attrezzarsi per valicare le frontiere. Infine, un auspicio: quello di un sindacato interno forte, che possa confrontarsi e possa assumere quel ruolo indispensabile di difensore dei lavoratori e di mediatore con l’azienda. Foto di: Lodovico Antonini 13 SINDACATO E SERVIZI salute Una mela al giorno rafforza sistema immunitario e riduce infiammazioni U na mela al giorno può davvero tenere lontane le malattia. La scienza, infatti, conferma la validità del vecchio adagio. E il segreto è nelle cosiddette 'fibre solubili', di cui questi frutti sono ricchi, in grado di rinforzare il sistema immunitario e ridurre le infiammazioni legate a malattie come obesità e diabete. Lo indica uno studio dell'università dell'Illinois, realizzato sui topi, secondo il quale servono da 28 a 35 grammi di fibre solubili per ottenere effetti benefici. Le mele sono gli alimenti più ricchi di queste sostanze contenute, però, anche nell'avena, nelle lenticchie, negli agrumi, nella frutta secca, nelle fragole e nelle carote. Queste fibre sono benefiche perché aumentano la produzione di una proteina, l'interleuchina 4, conosciuta per le sue proprietà antinfiammatorie, come spiega Gregory Freund, uno degli autori dello studio pubblicato su 'Brain, Behavior, and Immunity', che aggiunge: "queste fibre contribuiscono anche ad abbassare il tasso di colesterolo 'cattivo' nel sangue, a prevenire le malattie coronariche, a ridurre i rischi di calcoli biliari". Negli esperimenti realizzati sui topi, due gruppi di roditori hanno seguito una dieta simile, a eccezione del tipo di fibre consumate: un gruppo mangiava quelle solubili, l'altro non solubili. Dopo solo sei settimane di questo regime alimentare, i ricercatori hanno iniettato a tutti una sostanza che mima un'infezione batterica. Due ore dopo, i topi nutriti con fibre solubili si erano ammalati nella metà dei casi degli altri roditori e guarivano due volte più in fretta. di Silvia Catalucci ALLARME DIABETE U n esercito di 435 milioni di persone costrette a fare i conti con il diabete. Tra 20 anni appena, ovvero nel 2030, saranno questi i numeri di una patologia che già oggi mostra dati da brivido, con 4 mln di morti l'anno e ben due persone ogni 10 secondi nel mondo che sviluppano la malattia. A fare i conti su quella che ormai da più fronti viene definita una vera e propria pandemia, politici e addetti ai lavori riuniti oggi e domani a Roma per il Changing Diabetes Barometer Forum. Obiettivo, discutere proposte dirette a migliorare le cure, contenere i costi della sanità pubblica e arginare una pandemia che fa sempre più paura. La meta prioritaria a cui punta il Forum capitolino è la costituzione di una 'roadmap', ovvero una rete di collegamento in grado di armonizzare dati ed evidenze relative allo stato del diabete a livello locale, favorendo così lo sviluppo di un piano di azione nazionale 14 A soffrirne saranno 435 milioni di persone nel 2030 coerente ed efficace, nonché un sistema di cura uniforme e integrato su tutto il territorio, ponendosi come una guida reale per le Regioni. Il Governo, intanto, "ha mostrato molta attenzione per le malattie croniche - assicura in un videomessaggio il ministro della Salute Ferruccio Fazio - compreso il diabete, patologia che va affrontata sotto diversi aspetti, da quello della ricerca scientifica all'impatto sociale", nonché "all'organizzazione dei servizi sanitari" che questa malattia richiede. Il responsabile della sanità sottolinea inoltre "l'importanza del territorio" nella battaglia con questa patologia, e assicura che l'Esecutivo "si sta occupando di identificare percorsi corretti per gestire in modo sempre migliore" questa e altre malattie croniche. Dello stesso avviso il sottosegretario Eugenia Roccella, che nel suo intervento alla 'due giorni' sul diabete è tornata a sottolineare "il ruolo delle Regioni, perché il Governo sta facendo la sua parte ma ha molti limiti, e le cose deve farle assieme" agli enti locali. "Allearsi contro il diabete - aggiunge Antonio Tomassini, presidente dell'Associazione parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione e presidente della XII Commissione Igiene e sanità del Senato - non rappresenta semplicemente un'opzione strategica, ma una scelta necessaria. Questa malattia deve essere affrontata e analizzata come una pandemia globale che interessa sempre più tutti noi". A tale scopo durante il Barometer Forum verrà presentato anche il 'Think Tank', laboratorio permanente di confronto che verrà realizzato con l'università di Roma Tor Vergata e vedrà la partecipazione delle società scientifiche, delle associazioni dei pazienti, delle Istituzioni e perfino dei media, e che si tradurrà in documenti in grado di individuare le possibili aree di intervento in contesti politici, sociali, economici e clinici. SINDACATO E SERVIZI salute Lo rivela uno studio israeliano I tabagisti sono meno intelligenti dei non fumatori Con un pacchetto al giorno, 7,5 punti in meno di quoziente intellettivo rispetto ai non fumatori. N on bastavano i danni alla salute provocati dal fumo. La scienza sembra ora dimostrare che i tabagisti sono meno intelligenti di coloro che non hanno mai acceso una sigaretta. Almeno secondo uno studio condotto dagli esperti del Sheba Medical Center di Tel Hashomer, in Israele. Sulla rivista 'Addiction', gli studiosi rivelano un dato scomodo per gli amanti delle 'bionde': chi è abituato a fumare un pacchetto al giorno ha almeno 7,5 punti in meno di quoziente intellettivo rispetto ai non fumatori. E più si consumano sigarette, più questo quoziente si abbassa. Mark Weiser spiega di avere incluso nella ricerca un gruppo di oltre 20 mila soldati israeliani: il 28% è risultato fumare almeno una sigaretta al giorno, il 3% si è dichiarato ex tabagista e il 68% non fumatore. Ebbene, dalle analisi effettuate è emerso che i fumatori sono quelli che ottengono i risultati peggiori nei test d'intelligenza e che questo risultato rimane invariato anche quando si prendono in considerazione altri fatto- ri, come lo stato socioeconomico e il livello degli studi dei genitori. Se il punteggio medio generale è considerato fra 84 e 116, i ricercatori sono arrivati a calcolare che i non fumatori ottengono in media 101, mentre fra i fumatori si arriva fino a 90, per chi consuma oltre un pacchetto al giorno. Weiser getta però acqua sul fuoco: secondo lo studioso non è il tabacco a rendere meno intelligenti. Il fatto è che le persone con un quoziente intellettivo minore sono quelle più esposte al vizio. Non una grande consolazione, in fondo. Il 35% dei tumori dovuto a cattiva alimentazione I nformare correttamente, sensibilizzare, rendere tutti consapevoli che la prevenzione rappresenta l’arma migliore per vincere il cancro. Con un insieme di semplici regole quotidiane, a cominciare dalla tavola, perché una errata alimentazione è responsabile di oltre il 35% dei tumori. E' l'obiettivo della Settima- na nazionale per la prevenzione oncologica, presentata oggi nella sala stampa di palazzo Chigi dalla Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt), e in programma dal 14 al 21 marzo. Proprio per sottolineare l'importanza di fare scelte sane quando si parla di cibo, testimonial della nona edizione dell'iniziativa è come sempre l’olio extra vergine di oliva, alleato del nostro benessere per le sue qualità protettive non solo nei confronti delle malattie cardiovascolari e metaboliche, ma anche per vari tipi di tumore. "Oggi il 56% delle persone che si ammala di cancro guarisce - ha assicurato Francesco Schittulli, presidente della Lilt - mentre 20 anni fa questa percentuale arrivava solo al 35%. Ma si potrebbe arrivare all'80% di guarigioni con una corretta campagna di informazione che coinvolga le istituzioni, entrando nelle scuole ed educando i bambini fin dalle elementari a evitare gli stili di vita sbagliati. Ma ancora oggi i media non ci sostengono abbastanza e lavoriamo nel silenzio", lamenta Schittulli. Seguire un salutare regime alimentare - assicura la Lilt - è semplice e piacevole. Basta rilanciare e valorizzare la dieta mediterranea. Frutta fresca e verdure non devono mai mancare nel nostro menù quotidiano, così come pesce e legumi e, naturalmente, l’olio extra vergine di oliva, principe della dieta mediterranea, vero e proprio difensore della buona salute. 15 SINDACATO E SERVIZI pensionati Censis: gli anziani potrebbero produrre l'8,7% del PIL IL TESORO NASCOSTO Il giovanilismo, la smania di cancellare i segni del tempo e la stupida logica dell’apparire in luogo dell’essere vorrebbero rimuovere gli anziani dalla società. Occorre un cambiamento culturale per ridare loro il ruolo che meritano e per non perdere risorse preziose per noi tutti. di Karen Zanier, Segretario provinciale FABI Udine I n una società protesa verso il futuro, travolta da cambiamenti tecnologici repentini, la sfida, per l'avvenire, sarà trovare uno spazio e un ruolo per gli anziani, una comunità in crescita costante, soprattutto nei Paesi occidentali. In questo scenario in movimento, anche la vita degli individui all'interno della società è profondamente cambiata. In passato, alla vecchiaia biologica si associava quella sociale: al ridursi delle capacità funzionali corrispondeva, infatti, l'uscita dal mondo del lavoro. A sorreggere l'anziano, a quel punto, erano la sua storia, la consapevolezza di un vissuto, l'esperienza e la dignità della propria collocazione nella società. 16 Ma ad oggi, questo bastone della vecchiaia resiste ancora contro i colpi inferti dal giovanilismo dilagante, dalla smania di cancellare i segni del tempo, dalla rimozione dell'essere in favore del “mostrare”? Il pensionamento sempre meno coincide con l'età definibile biologicamente della vecchiaia: ritirarsi dal lavoro è diventato solo un momento di svolta, un affrancamento, che porta con sé anni guadagnati, che rischiano però di restare vuoti; anni liberati e quindi disponibili, per costruire nuovi ruoli e occasioni di realizzazione personale. Ma solo chi sa dare un senso a questa vita “altra” e sperimentare ancora, può reagire al cambiamento senza farsene travolgere. E in questo processo, spesso gli anziani sono aiutati dalla famiglia, vera rete di sostegno con i suoi prolungamenti e ramificazioni. Ma mentre uomini, donne e famiglie hanno imparato a rispondere, in modo anche fantasioso e originale, ai possibili problemi suscitati dalla condizione di “anziano”, la società, nel suo complesso, appare in ritardo, con pochi interventi globali e coerenti. Il ciclo della vita si è modificato, dilatando e comprimendo le varie fasce di età, a tal punto che gli anziani sono ora divisi in due classi distinte: la terza e la quarta età, quella in cui è più facile che insorgano problemi di salute e si riduca l'autonomia. La famiglia, un tempo comunità economica, è diventata il non-luogo dell'inti- mità e delle relazioni, contrapposto con il mondo esterno della produzione. Ma anche questo cambiamento ha contribuito a complicare il quadro sociale, tessendo una rete che mostra già le prime smagliature: le ridotte dimensioni familiari sempre più frequenti in Italia, il disfacimento della famiglia tradizionale, la possibilità che l'attrattiva di un lavoro da badante nel nostro Paese sia meno allettante in futuro... L'obiettivo, per il futuro, deve quindi essere una rete integrata di servizi alla persona: una sfida che, impensabilmente forse, è culturale, prima che economica e sociale, basata sulla solidarietà territoriale e sulla rivoluzione copernicana che l'anziano, pur essendo potenzialmente più fragile, è una risorsa che può apportare un contributo importante alla comunità. Il termine “inattività” associato alla vecchiaia, contrapposto all'attività del resto della popolazione sopra i 15 anni, è provocatorio e offensivo e porta con sé lo stereotipo del vecchio che, non producendo, è un peso e, in quanto tale, dannoso. Senza tralasciare il tradizionale incarico di cura dei nipoti, secondo il Censis, invece, se gli anziani potessero impegnarsi in specifiche e adeguate attività di economia sociale, potrebbero generare in Italia l'8,7% del PIL! Il volontariato è un'attività che già impegna molti ultra-sessantacinquenni, addirittura in misura maggiore rispetto al totale della popolazione sopra i 14 anni. Le associazioni culturali sono un'altra occasione di formazione e di partecipazione, che coinvolge la terza e la quarta età, facendo riemergere gli anziani dal rischio della solitudine e dal circuito perverso che questa può causare. Anche le organizzazioni sindacali beneficiano molto del contributo dei pensionati. La passività improduttiva sembra, quindi, un retaggio del passato, destinato a ridursi ulteriormente: è ora di prenderne atto e di pensare a come rivalutare questa risorsa in parte sconosciuta. SINDACATO E SERVIZI INTERNAZIONALE & PROGETTI A ISTAMBUL, CITTÀ PONTE TRA ORIENTE ED OCCIDENTE IL PROGETTO NORMA TRAINING APPRODA IN TURCHIA Giunto alla tappa intermedia, il Progetto Norma Training si "affaccia" ad oriente. Il sindacato Turco dei Bancari "Basisen" è stato, infatti, il partner ospitante della riunione "Focus Group" prima della presentazione finale. di Pietro Gentile e Susanna Ponti I n un momento in cui i gruppi ban- to, di Turchia, Grecia e Cipro, che vede i cari varcano i loro confini nazionali lavoratori del credito all'avanguardia nel costruendo colossi di portata euro- dialogo fra paesi un tempo rivali. pea è sempre più sentita la necessità I partner del progetto si sono ritrovati, il anche sul tema delle discriminazioni, di 25 e 26 marzo, in una Istanbul cosmocostruire una cultura ed un linguaggio polita, con un clima ancora invernale, comune forte delle esperienze dei singoli dove docenti ed esperti hanno proposto paesi . al dibattito fra i Partners, i contenuti del Dalla consapevolezza di contribuire ad modello formativo che verrà presentato una cultura comune europea in tema di in forma definitiva a Bruxelles. discriminazione Gli argomenti è nata nella Fabi spaziano da temi l'idea di un corso di largo respiro, formativo sul tema quali i concetti di delle discriminadiscriminazione zioni da mettere e gli aspetti giua disposizione dei ridico legali della sindacati europei normativa, per del credito. arrivare alle azioni La scelta di Istanconcrete da mettebul è stata una re in atto sui luoFABI ad Istanbul. sfida importante in IlDagruppo ghi di lavoro. Sinistra: Franco Savi, Luca Panfietti del considerazione de- Dipartimento Internazionale, Elisa Gallinaro Nel compiere gli attuali equilibri del Coordinamento Nazionale Giovani, Pietro questo non facipolitici e sociali che Gentile ICT Specialist, Susanna Ponti, Angelo le percorso sono vedono la nazione Di Cristo. state fondamentaturca, a cavallo tra li le competenze Europa ed Asia, candidata all'ingresso delle Professoresse Luciana Guaglianone nella Comunità Europea (il 6 ottobre e Marzia Barbera, di Etta Olgiati e del 2004, la Commissione Europea ha dato Professor Nicola Iannello, coordinatore parere positivo ad una futura adesione) della realizzazione didattica. misurarsi con l'antica cultura islamica. E' stata anche posta particolare attenzioAltrettanto importante è la partecipazio- ne ai metodi divulgativi, e alla costruzione fianco a fianco, nel medesimo proget- ne del sito web che conterrà tutti i testi elaborati e permetterà ai singoli paesi di trovare al suo interno la normativa e gli studi che saranno prodotti nella lingua nazionale dei rispettivi paesi. Pietro Gentile, ICT Specialist e progettista del sito web, ha presentato le principali caratteristiche del nuovo strumento comunicativo e formativo che permetterà un rapido aggiornamento e agile consultazione. Il Dipartimento Internazionale e Progetti, oltre alla pianificazione e coordinamento delle attività, ha favorito il giusto clima di coinvolgimento tra i partecipanti. Non resta che augurare al gruppo di lavoro di riuscire ad essere come questa affascinante città che ci ha ospitati: una porta sul futuro con la capacità di guardare all'Europa, senza perdere la ricchezza della propria identità. CHE COS’È NORMA TRAINING a cura di Elisa Gallinaro È un'iniziativa finanziata dalla Commissione Europea per studiare l'applicazione della quattro direttive europee contro le discriminazioni nei luoghi di lavoro, realizzata dalla FABI per evolvere i contenuti della ricerca in un risultato di natura formativa. IL PROGETTO La costruzione di un corso destinato ai formatori delle organizzazioni sindacali, strutturato con tutti gli elementi essenziali per diffondere al meglio la cultura anti discriminatoria. I PROTAGONISTI I più rappresentativi sindacati del settore bancario di Italia, Spagna, Portogallo, Malta, Cipro, Grecia, Bulgaria e Turchia, coordinati dalla FABI. GLI STRUMENTI Sarà disponibile on line il sito web redatto in 8 lingue all’interno del quale i tutor dei corsi nazionali ed i singoli rappresentanti sindacali potranno reperire i contenuti formativi corredati da normative vigenti, nazionali e comunitarie, riferimenti giuridici e casi pratici. GLI OBIETTIVI Fornire uno strumento efficace alla lotta contro la discriminazione sul posto di lavoro, che con i suoi mille volti (dall'età, all'handicap, sino al genere o all'etnìa) si manifesta con preoccupante frequenza, minando i diritti fondamentali di ampie fasce di lavoratori, con particolari aspetti per ogni settore e paese. LE TAPPE Etem Agdas, Segretario Nazionale del Basisen, con la signora Meral Gunenc, sempre del Basisen La stesura delle linee guida è stata realizzata a fine 2009 a Lisbona, i contenuti e la struttura del sito sono stati delineati ad Istanbul, e la versione finale del modulo formativo sarà presentata a Bruxelles nel settembre prossimo, con la partecipazione di esponenti della Commissione Europea. 17 SINDACATO E SERVIZI fisco Ticket restaurant Valori superiori a 5,29 euro giornalieri concorrono interamente a formare il reddito di Leonardo Comucci Esperto fiscale P rendiamo lo spunto da una recentissima risoluzione dell’Agenzia delle Entrate per commentare la rilevanza fiscale dei ticket restaurant e fugare alcuni dubbi che stavano sorgendo tra gli addetti ai lavori. La risoluzione 26/E del 29 marzo 2010 fornisce un chiarimento relativamente alle prestazioni sostitutive della mensa aziendale (c.d. ticket restaurant) che – come sappiamo – non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente fino all’importo complessivo giornaliero di 5,29 euro. Su questa esigua soglia di esenzione fiscale e sul fatto che non sia più stata aggiornata da oramai 10 anni potremmo scrivere numerose pagine sulla nostra “Voce dei Bancari”, ricordando come più volte, nelle opportune sedi istituzionali, come Fabi abbiamo chiesto di rivedere al rialzo tale limite di esenzione fiscale ma, ahimè, il legislato- re fiscale non ha cambiato il suo indirizzo. Limitiamoci ai fatti…L’Agenzia delle Entrate in particolare nega che l’eventuale importo del ticket restaurant superiore alla soglia di esenzione di 5,29 euro possa essere computato nell’ulteriore franchigia di esenzione dei fringe benefits pari a 258 euro prevista dal comma 3 dell’art.51 del Tuir. Spieghiamo meglio cosa vuol dire l’Agenzia delle Entrate. L’art.51, comma 3 del Tuir stabilisce che “Non concorre a formare il reddito di lavoro dipendente il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati se complessivamente di importo non superiore nel periodo di imposta a 258,23 euro; se il predetto valore è superiore al citato limite, lo stesso concorre interamente a formare il reddito”. Questa norma si riferisce ai compensi in natura prevedendo l’esclusione dal reddito di lavoro dipendente per i beni e i servizi di valore complessivo non superiore a 258 euro. Appartamento in comodato a un figlio S 18 pesso giungono a questa redazione alcuni quesiti relativi al comportamento da tenere in sede di dichiarazione dei redditi per un contribuente che ha dato in comodato al figlio un appartamento di cui è proprietario. Preliminarmente è utile ricordare che per le unità immobiliari ad uso di abitazione, possedute in aggiunta a quelle adibite ad abitazione principale del possessore o dei suoi familiari, anche conosciute come residenze secondarie (casa al mare etc.), il reddito Tale ultima disposizione non riguarda le erogazioni in denaro, per le quali resta applicabile il principio generale, secondo cui qualunque somma percepita dal dipendente in relazione al rapporto di lavoro costituisce reddito di lavoro dipendente, con soltanto alcune specifiche e tassative esclusioni (negli anni passati esisteva una norma agevolativa con la medesima soglia di esenzione anche per le erogazioni in denaro). L’Agenzia delle Entrate, in pratica, basandosi sul presupposto che ogni ticket restaurant ha l’evidenziazione del valore nominale, sostiene che non può costituire una erogazione in natura; da ciò discende che l’importo del valore nominale che ecceda il limite di 5,29 euro non può essere considerato assorbibile dalla franchigia di esenzione prevista dal comma 3 dell’art.51 e, quindi, concorre alla formazione del reddito di lavoro dipendente. Il reddito imponibile è pari alla rendita catastale rivalutata del 5 per cento imponibile è pari alla rendita catastale rivalutata del 5 per cento e maggiorata di un terzo. La maggiorazione di un terzo non si applica alle unità immobiliari ad uso abitazione principalmente quando: • se date in locazione • se prive di allacciamento per ciò che concerne energia elettrica, acqua e gas. In questo caso è necessaria una apposita autocertificazione • siano date in uso gratuito ad un familiare che vi dimori e a condizione che lo stesso abbia preso anche la residenza anagrafica. • se già utilizzate come abitazione principale da contribuenti trasferiti temporaneamente per motivi di lavoro in altro comune Nel caso prospettato, il contribuente, relativamente all’unità immobiliare data in comodato al figlio, dovrà indicare nella dichiarazione dei redditi la rendita catastale rivalutata del 5 per cento, senza applicarvi la maggiorazione di un terzo ed indicando il nuovo codice “10” alla colonna utilizzo. Chi avesse quesiti di carattere generale attinenti alla materia fiscale, può inviarli al numero di FAX 06 233 222 788. SINDACATO E SERVIZI ATTUALITà Sileoni interviene al VII Congresso Fisac Cgil “RECUPERARE L’UNITÀ SINDACALE IN VISTA DEL RINNOVO DEL CONTRATTO” Il segretario generale della Fabi lancia un appello all’unità alle altre sigle: “Si vince solo se si è uniti. L’esperienza Bpm insegna”. Infine un’anticipazione: “Entro l’estate in esclusiva presenteremo un’indagine sulla nuova condizione di povertà vissuta oggi da molti bancari precari” “I n vista del rinnovo del contratto nazionale e dei prossimi aggiornamenti dei piani industriali, bisogna ripristinare l’unità sindacale”. Questo in estrema sintesi l’appello lanciato dal segretario generale della Fabi, Lando Sileoni, al VII Congresso nazionale della Fisac Cgil, svoltosi a Rimini lo scorso 14 aprile presso il Teatro Novelli. Sileoni, ospite dell’evento, ha fatto un intervento conciso, ma denso di contenuti. “Il movimento sindacale ha bisogno del vostro insostituibile apporto”, ha esordito riferendosi alla Fisac Cgil, sigla con la quale la Fabi ha da sempre “buoni rapporti”, nonostante negli ultimi tempi ci siano state divergenze con conseguente spaccatura dell’unità sindacale nella Banca di credito cooperativo di Roma e in Intesa Sanpaolo. Archiviati i contrasti, è giunta l’ora di recuperare l’unità sindacale, perché questo “è l’unico strumento che i lavoratori hanno per migliorare le loro condizioni di vita”, ha sottolineato Sileoni, ribadendo che compito del sindacato unito, al rinnovo della piattaforma contrattuale, sarà quello di siglare un contratto economicamente vantaggioso per i dipendenti bancari. “Non sarà una passeggiata”, ha detto Sileoni a proposito di questa sfida, “perché la recessione pesa sui conti delle banche, ma noi non dovremo transigere nelle nostre rivendicazioni, battendoci inoltre per la riconferma di tutti i giovani precari”. Infine una chiamata alle armi per quanto riguarda il rinnovo delle agibilità sindacali, su cui l’Abi continua a nicchiare. “Consideriamo indecente questa posi- zione dell’Abi, che vorrebbe barattare il rinnovo delle agibilità sindacali con il contratto nazionale. Siamo pronti, se l’associazione bancaria non farà un passo indietro”, ha scandito forte il segretario generale della Fabi dal palco del Teatro Novelli di Rimini, “a bloccare gli aggiornamenti dei piani aziendali, gruppo per gruppo, o in alternativa non consegneremo più una cedola alle aziende”. Sileoni ha inoltre annunciato che la Fabi, entro l’estate, presenterà un’indagine che farà scalpore, “un’indagine da noi commissionata a un’importante società di ricerche di mercato, che farà emergere come il lavoratore bancario viva purtroppo oggi una condizione di nuova povertà, inimmaginabile fino a poco tempo fa”, quando quella del bancario era vista ancora come una professione d’oro. NEWS lo ha stabilito la cassazione L a Cassazione, con la sentenza n. 6754 del 19 marzo 2010, ha accolto il ricorso di un contribuente sottolineando che è soggetto a imposte il denaro percepito dal dipendente a titolo risarcitorio solo quando "abbia la funzione di reintegrare un danno concretatosi nella mancata percezione di redditi". Quindi, sono esclusi dal prelievo fiscale anche le indennità elargite dall'azienda "a titolo di risarcimento del danno, per la reinte- NO AL DANNO ED ALLA BEFFA… Non sono imponibili le somme percepite dal lavoratore a titolo di danno da demansionamento. grazione delle energie psicofisiche spese dal lavoratore oltre l'orario massimo di lavoro esigibile". Tale decisione avvalla la giurisprudenza secondo cui "in tema di imposte sui redditi, in base al dettato del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 6, comma 2, le somme percepite dal contribuente a titolo risarcitorio possono costituire reddito imponibile, ma solo quando abbiano la funzione di reintegrare un danno concretatosi nella mancata percezione di redditi". 19 SINDACATO E SERVIZI attualità PARADOSSI DI UNA BANCA FERMA AL PASSATO DELLE RELAZIONI INDUSTRIALI LE QUATTRO STAGIONI DI HYPO ALPE ADRIA BANK La scorsa estate il piano di ristrutturazione, in autunno la bizzarra proposta di mandare alcuni colleghi in Austria per un costoso progetto formativo che coinvolgeva solo 120 dipendenti, in inverno il niet dei soci a sottoscrivere l’aumento di capitale. Le strane manovre del colosso austriaco che ancora oggi non concede il contratto integrativo ai suoi dipendenti. di Nicoletta Si monetti , responsabile coordinamento r.s.a.i hypo alpe adria bank L a scorsa estate scrivevamo della preoccupazione circa le sorti dei lavoratori della Hypo Alpe Adria Bank Spa alla luce del progetto di ristrutturazione “HERCULES”, imposto dal governo tedesco all’allora proprietaria Bayern LB di Monaco di Baviera. Confidavamo nell’avvio delle trattative per il primo Contratto Integrativo Aziwendale, auspicando l’inizio di un dialogo con l’Azienda, volto al coinvolgimento del Sindacato nella gestione di tale processo di trasformazione. Vale a dire avvio di veri rapporti industriali. Arrivato l’autunno, abbiamo incontrato la direzione della Banca per valutare il piano di ristrutturazione del Gruppo denominato Hypo-Fit 2013. In assenza di convocazioni e di fronte a risposte elusive, il sindacato è stato costretto a richiedere incontri specifici, comunque ancora oggi non riscontrati, eccezion fatta per gli incontri annuale/semestrale per l’anno 2010, che dovrebbero tenersi nel in aprile. Nel mese di novembre, apparenti aperture al riavvio delle trattative per il Contratto Integrativo Aziendale si sono concretizzate in un solo incontro, che aveva come unico scopo la richiesta di sottoscrizione da parte del Sindacato di un verbale di ac- 20 cordo riguardante un progetto di formazione finanziata. Verbale non sottoscritto da parte nostra per diverse ragioni: perché in quest’Azienda, dove non si fa la formazione contrattuale obbligatoria (50 ore annue di cui 28 in aula per ogni dipendente), che qualche solerte dirigente si permettesse di accusare le Organizzazioni Sindacali di non essere disponibili ad una formazione di settore, riservata a pochi e tutti scelti solo dall’Azienda, ci pareva quantomeno ingiusto; perché il progetto, che non ci era mai stato presentato e che era uscito improvvisamente dal cassetto del solito zelante dirigente, aveva la velleità di essere importante solo in quanto si sarebbero incassati dal fondo di sostegno al reddito cifre di centinaia di migliaia di euro - caso strano che da questo cassetto non esca mai niente quando si devono dare riconoscimenti equi e a tutti i lavoratori! -; perché per le Organizzazioni Sindacali utilizzare i fondi dei lavoratori stanziati per la formazione finanziata significa attuare un progetto che riguardi tutti i 550 colleghi e non solo poco più di 120. Ancora più paradossali alcune disposizioni dell’azienda, come quella che prevede la “creazione” dal nulla di 5 colleghi “speciali” da mandare in Austria per fare corsi “veloci” per diventare docenti “veloci” che “velocemente” poi formino i 120 colleghi coinvolti nel progetto di formazione (sic!). Questi comportamenti, purtroppo contrari alle più elementari regole di buon senso, si accompagnano da anni ad inesistenti o sporadiche relazioni con il sindacato, verso il quale la Banca ha quasi sempre tenuto comportamenti poco rispettosi delle forme e della sostanza; alla mancanza, a tutt’oggi, del Contratto Integrativo Aziendale; al perpetrarsi di modalità di gestione del personale bizzarre, a dir poco; alla mancata applicazione di alcune norme previste dal CCNL, in particolare in materia di missioni e trasferte, orari di lavoro, part-time e maternità e, addirittura, per quanto concerne l’utilizzo della saletta sindacale presso la Direzione Generale. Tutto ciò ci ha costretto alla rottura delle trattative per la contrattazione integrativa e all’attivazione presso l’ABI della procedura prevista al fine di ristabilire una buona condotta e indurre la Banca a comportamenti più rispettosi dei contratti e delle norme di legge. Nel frattempo, arrivato l’inverno, oltralpe, gli allora soci Bayern LB, Grawe Assicurazioni e il Land Carinzia non sottoscrivevano l’aumento di capitale, costringendo lo Stato Austriaco ad intervenire nazionalizzando la holding Hypo Alpe Adria Bank International AG. A nulla sono valsi gli inviti, da parte delle Segreterie Nazionali delle Organizzazioni Sindacali rappresentative in Azienda, per concordare un opportuno incontro informativo e di valutazione. La secca risposta è stata che quanto sopra ha coinvolto società di diritto austriaco e che pertanto non c’è nessun obbligo contrattuale di coinvolgimento delle Organizzazioni Sindacali da parte della Banca. Risposta che noi proprio non accettiamo. Nel contempo, ci comunicano che, per quanto è possibile prevedere al momento, il piano non avrà ricadute occupazionali. Ci auguriamo che almeno le tiepide brezze di primavera portino consiglio a dirigenti rimasti congelati nel passato delle relazioni sindacali. SINDACATO E SERVIZI GIURISPRUDENZA Cassazione: lavoratore demansionato merita risarcimento consistente se c'è mortificazione lavorativa I danni da demansionamento vanno risarciti con importi adeguati. Lo hanno stabilito le Sezioni Unite della Corte di Cassazione che hanno considerato troppo basso il risarcimento riconosciuto dai giudici di merito a un dirigente del pubblico impiego per la frustrazione professionale subita. Dopo un ordine di servizio che lo aveva assegnato a mansioni di minor livello il lavoratore era stato posto nell'arco di pochi mesi in una condizione di quasi "quasi totale inattività e al disimpegno di compiti mortificanti" tanto che ne erano seguiti disturbi di natura psicosomatica che lo avevano indotto al pensionamento. In primo grado il Tribunale gli aveva riconosciuto un risarcimento di circa 17mila euro oltre 2mila euro per differenze retributive. La Corte d'Appello però aveva ridotto il risarcimento alla somma complessiva di soli 4mila euro Troppo poco per essere accettata dal dirigente che rivolgendosi alla Suprema Corte ha evidenziato come "la vissuta e credibile mortificazione accertata dalla stessa sentenza avrebbe dovuto comportare la configurazione di danno da mobbing anche a prescindere dal demansionamento e da uno specifico intento persecutorio". Piazza Cavour (sentenza 4063/2010) ha accolto il ricorso del dirigente rinviando il caso alla Corte d'appello di Bologna che dovrà ora accordare un risarcimen- to più elevato. Nella parte motiva della sentenza la Corte osserva che "l'esistenza del demansionamento e' stata accertata dai giudici di merito in base ad una ricostruzione puntuale dei compiti affidati al dipendente dopo la sua assegnazione alla sede della direzione provinciale sino alla cessazione del rapporto per pensionamento". Sarebbe oltretutto emersa la "sostanziale privazione di mansioni" ai danni del lavoratore che, per "caratteristiche, durata, gravità e frustrazione professionale", e' stata esattamente identificata "negli aspetti di vissuta e credibile mortificazione derivanti dalla situazione lavorativa in cui si trovò ad operare". Cassazione L sì al licenziamento del lavoratore improduttivo a sezione lavoro della Corte di Cassazione (sentenza n. 3125/2010) ha stabilito che le aziende possono legittimamente licenziare il lavoratore nel caso dimostrino che vi è una notevole sproporzione tra la media produttiva degli altri dipendenti e quanto egli riesce effetti- banche e crisi NEGATIVE LE PAGELLE DELLE PMI vamente a realizzare. Poco importa, scrive la Corte, che il lavoratore risulti impiegato solo da pochi mesi giacché se inizialmente si può comprendere una certa difficoltà di adattamento a mansioni che risultano nuove, tale adattamento non può essere superiore ad un paio di mesi se si tratta di mansioni U na pagella con molti segni “meno”. È complessivamente negativo il giudizio che le piccole medie imprese italiane hanno dato dell’operato delle banche nell’annus horribilis della crisi, il 2009. Secondo uno studio condotto dall’osservatorio di Accenturre in collaborazione con Abi, Confindustria, Con- semplici, manuali e ripetitive. Secondo la cassazione la Corte territoriale ha correttamente accertato nella fattispecie un’evidente violazione della diligente collaborazione dovuta dal dipendente. fartigianato e Confagricoltura su un campione rappresentativo di 1.500 aziende, ben il 67% delle piccole e medie imprese coinvolte ha ritenuto che nel 2009 la banca non sia stato un partner strategico nella gestione della cattiva congiuntura economica, mentre il 18% degli intervistati ha lamentato una restrizione nell’accesso al credito. Solo un’azienda su cinque, invece, ha riscontrato approcci propositivi di medio termine da parte della propria banca. Ma dall’indagine emergono anche altri dati interessanti che ben fotografano le aspettative della clientela nel prossimo futuro. Il 57% degli intervistati chiede alla banca velocità, trasparenza e flessibilità e il 51% la vuole ben radicata sul territorio. 21 Un progetto di solidarietà targato CUORE FABI IL SOGNO DI ARUNAS Serve poco per rendere una vita felice. NON DEVI METTERE MANO ALLE TASCHE. BASTA UNA FIRMA PER DONARE IL TUO 5 PER MILLE. “IL SOGNO DI ARUNAS” onlus C.F. 98120160175 Via Cefalonia 41/a 25124 Brescia IBAN IT34C0869211205027000270458 Banca di Credito Cooperativo di Brescia Via Crotte n. 28 – 25127 Brescia 22 SINDACATO E SERVIZI attualità Intervista di Massimo Ponzellini D alla primavera 2009 è Presidente della Banca Popolare di Milano, uno dei big del credito in Italia. Bolognese, 59 anni, Massimo Ponzellini ha alle spalle un “cursus honorum” di prestigio. È stato amministratore delegato di Nomisma, dirigente superiore dell’Iri, direttore operativo della BERS, amministratore delegato prima della BEI, poi di Patrimonio dello Stato e Poligrafico dello Stato. Come è andato il suo esordio in BPM? “Il primo anno è stato un periodo intenso di impegno e scoperta di un modello, quello cooperativo, che non conoscevo dall’interno. All’assemblea in cui sono stato eletto hanno votato migliaia di persone, dimostrando un attaccamento incredibile alla banca. Sento, quindi, il peso della responsabilità. Posso dire adesso che nel gruppo BPM ho trovato personaggi di spessore negli organi societari, manager di valore e persone di professionalità e dedizione. In febbraio abbiamo organizzato, un sabato mattina, la prima convention dei manager del gruppo. C’erano oltre 1.200 persone, arrivate da tutta Italia, che hanno passato una mattina insieme a parlare del futuro. C’è un clima di entusiasmo e operosità”. Come vede lo scenario economico? “Il 2009 è stato un anno difficile per tutti: famiglie, imprese, istituzioni e persino alcuni Stati. Consumi, produzione e commerci sono calati. C’è stato un aumento preoccupante della disoccupazione. Adesso, finalmente ci sono segnali di ripresa, ma bisogna fare grandi sforzi per consolidarli. La crisi è stata molto profonda. L’Italia ne sta uscendo meglio di altri Paesi, perché i nostri “fondamentali” erano e sono buoni. Siamo abituati a parlare di deficit e debito pubblico, che è fra i più elevati del mondo. Ebbene, altri Paesi ci hanno raggiunto o superato. E se guardiamo al debito complessivo, che comprende anche aziende e famiglie, l’Italia è una nazione assai più solida di altri partner europei”. Come è andato il 2009 per la Bpm? "Nel 2009 il Gruppo Bipiemme ha re- gistrato risultati molto positivi. L’utile netto si attesta a 103,6 milioni di euro, in crescita del 37%. Gli impieghi sono rimasti stabili, a 32,9 miliardi di euro. La Bpm ha rafforzato la sua solidità: il Core Tier 1 ratio è salito dal 6,5% del dicembre 2008 al 7,9% di fine 2009. E siamo riusciti a mantenere invariato il dividendo a 0,10 euro per azione. Il merito di questi successi va alle migliaia di persone che lavorano nel Gruppo Bipiemme e si dedicano ai nostri clienti: famiglie, professionisti, artigiani, commercianti, aziende, enti e istituzioni”. “INDIPENDENTI, MA VICINI A CHI VUOL STARE CON NOI” è il messaggio che il presidente di BPM lancia ai soci, cui vuole dedicare la massima attenzione. Crescere e operare sempre più come un gruppo, valorizzare le professionalità interne, concentrarsi su clienti e territorio: queste le priorità. E stare lontani dalle avventure... È ancora valido il modello delle banche popolari? “Credo proprio di sì. Le banche cooperative in Italia sono circa 100, con oltre 9 milioni di clienti e annoverano oltre 1 milione di soci. Negli ultimi dieci anni, secondo la Banca d’Italia, la quota degli impieghi delle banche popolari, è salita dal 21% al 31%. Le banche cooperative hanno dimostrato con i fatti di essere un modello virtuoso. Soprattutto negli anni in cui presunti campioni del credito crollavano e venivano salvati dagli Stati. Le cooperative funzionano bene perché chi ci lavora partecipa alla vita dell’impresa”. La Bpm è ancora un modello vincente? “Certamente sì. È una banca con una lunga e gloriosa storia: è attiva dal 1865. Si colloca fra i leader del mercato. Ha dimensioni giuste per competere sul mercato mantenendo una vicinanza con i clienti, sia famiglia che piccole e medie imprese. BPM ha un forte radicamento sul territorio e opera nelle aree più importanti per l’economia del Paese”. La natura cooperativa è un limite o un vantaggio? “È un grande punto di forza. I dipendenti non solo lavorano con impegno e dedizione, ma partecipano al capitale della banca, insieme con altre categorie di soci. C’è quindi un forte coinvolgimento e attaccamento da parte dei dipendenti-soci. Ma vorrei ricordare che il consiglio di amministrazione viene eletto con un voto di lista. Nel cda c’è un’ampia rappresentanza dei soci non dipendenti, 6 consiglieri su 18, e dei soci istituzionali, con 2 rappresentanti. Massimo Ponzellini è intervenuto al recente Congresso Nazionale FABI dello scorso febbraio. Insomma garantiamo rappresentanza a tutte le categorie di soci”. Quali sono i piani di sviluppo per il futuro? “Siamo stati fra le poche banche e società quotate a presentare un piano industriale triennale 2010-2012, lo scorso gennaio. Molti ci hanno detto che eravamo matti, vista l’incertezza del mercato. Ma io credo che abbiamo fatto bene. Una scelta coraggiosa che ci aiuterà ad affrontare i prossimi anni con obbiettivi precisi. Il piano si basa su alcuni capisaldi: centralità del cliente, attenzione ai risultati, valorizzazione del patrimonio umano e responsabilità sociale d’impresa. Ci aspettiamo in tre anni un aumento dei ricavi e un calo dei costi operativi. Puntiamo ad un recupero di efficienza e allo sviluppo di nuove attività. E vogliamo dedicare attenzione ai soci, oggi circa 48.000. Per consolidare il loro legame con la banca abbiamo lanciato un importante progetto: il Club Soci BPM. Questo mira ad allargare la base sociale offrendo a tutti i soci esclusivi servizi in campi quali investimenti, assicurazioni, salute, cultura, spettacoli e turismo”. Qual è la vostra sfida per il futuro? “Dobbiamo crescere e operare sempre più come un gruppo, valorizzando le professionalità che già abbiamo. Concentrarci sui clienti e sul territorio. Stare lontani dalle avventure”. Qual è il messaggio che ha voluto inserire all’assemblea dei soci? “Indipendenti, ma vicini a chi vuol, stare con noi”. 23 SINDACATO E SERVIZI ATTUALITà Baby pensionati per necessità IL GRANDE ESODO A seguito delle grandi fusioni bancarie e degli accorpamenti, dal 2000 ad oggi sono stati espulsi dal ciclo produttivo circa 32mila lavoratori del credito. Ma grazie all’istituzione del Fondo di solidarietà, l’uscita anticipata, quasi sempre volontaria, è stata soft: i lavoratori hanno potuto beneficiare di un assegno d’esodo in media quasi equivalente allo stipendio. Nel 2009 sono stati 12mila i bancari che ne hanno usufruito. di Flavia Gamberale D al 2000 ad oggi le banche hanno espulso dal ciclo produttivo circa 32mila lavoratori. Bancari andati in pensione anticipatamente, perlopiù su base volontaria, a seguito delle grandi fusioni che hanno modificato il volto (e soprattutto gli organici) dell’intero sistema creditizio italiano a partire dall’inizio del nuovo millennio. Unicredit, Intesa Sanpaolo, Ubi, Banco popolare, Gruppo Montepaschi, Bnl: questi i sei giganti, nati da accorpamenti e fusioni, che più di altri hanno affilato la loro mannaia sui dipendenti. Ma non sono mancati prepensionamenti nemmeno in istituti di media grandezza come la banca popolare di Milano e la Carige, per citarne due. Un fenomeno, quello delle uscite anticipate, che il sindacato e le banche sono riusciti a governare con l’attivazione, nel 2000, del fondo di solidarietà per il sostegno al reddito, una sorta di ammortizzatore sociale di categoria istituito attraverso legge dello Stato, ma totalmente a carico delle banche, a cui possono accedere i lavoratori prossimi alla pensione. Al 31 dicembre del 2009, secondo gli ultimi dati in possesso dell’Inps, beneficiavano dell’assegno di prepensionamento (o esodo) circa 12mila bancari. Il sussidio viene erogato nel quinquennio che separa il lavoratore dal raggiungimento della pensione vera e propria. Negli anni del così detto “esodo”, un ex dipendente di banca di fascia impiegatizia percepisce fino al 90% del suo stipendio netto, mentre un quadro o un dirigente circa il 70%. “Come sindacato siamo riusciti a garantire un livello di reddito dignitoso a questi lavoratori”, commenta Vincenzo Saporito, responsabile della Commissio- 24 ne Fondi Esuberi della Fabi. Sarà per questo, forse, che non è difficile trovare bancari disposti ad andare in pensione anticipatamente. Un dato solo parzialmente positivo, puntualizza Saporito, perché “molto spesso è segnale del disagio che i lavoratori vivono all’interno del proprio ambiente lavorativo”. Gli esodi, disciplinati da accordi sindacali sottoscritti gruppo per gruppo, negli ultimi anni sono quasi sempre avvenuti su base volontaria. Sono stati quindi i lavoratori a scegliere se tirare i remi in barca o no. Negli ultimi tre anni si sono verificati massicci prepensionamenti in Intesa Sanpaolo, che dal 2006 al 2011 ha programmato l’uscita anticipata di circa 6.500 lavoratori, in Unicredit, (3000 bancari esodati dal 2007 al 2010) e nel Gruppo Ubi, dove tra il 2009 e il 2011 “esoderanno” in 960, mentre in Bnl, con l’accordo sottoscritto lo scorso febbraio, tra il 2010 e il 2012 andranno in pensione con 5 anni d’anticipo 700 persone. Ma gli esodi non finiscono qui. Con gli aggiornamenti dei piani industriali dei principali gruppi bancari, che avverranno entro la fine del 2010 e l’inizio del 2011, è prevedibile aspettarsi dalle aziende ulteriori prepensionamenti. Soprattutto in quelle grandi banche che hanno effettuato piani di ristrutturazione con conseguenti tagli agli sportelli e alle divisioni. Il caso più emblematico sarà quello di Unicredit. “Con la nascita di Banca unica, struttura che diverrà operativa dal primo novembre 2010, potremmo trovarci di fronte a nuove dichiarazioni di esuberi”, dice schietto Saporito. Un’eventualità che il sindacato si sta già preparando ad affrontare, lancia in resta. “Saremo inflessibili nel pretendere dalle banche che agli esodi, programmati e volontari, segua la stabilizzazione dei tanti precari in organico”. (continua sul prossimo numero con le testimonianze di colleghi esodati) SINDACATO E SERVIZI parere legale PAROLA DI CASSAZIONE ASSENZA GIUSTIFICATA SE SI ASSISTE UN FAMILIARE MALATO E SOLO L’irreperibilità alla visita fiscale dev’essere comunque e sempre motivata con prove certe ed inoppugnabili Domanda Sono un collega bancario iscritto alla Fabi da moltissimi anni,vorrei sapere quali sono le giustificazioni alla irreperibilità alla visita fiscale in caso di malattia. Lettera firmata Risposta In merito alle possibili giustificazioni da apporre alla mancata presenza in casa per sottoporsi alla visita fiscale segnaliamo una recentissima Sentenza di Cassazione Civile Sez Lavoro n.5718 del 9 marzo 2010 che sottoponiamo alla Sua attenzione per la novità interpretativa in essa contenuta. La vicenda prende avvio dalla non reperibilità del lavoratore per la visita fiscale durante la prevista fascia oraria. La giustificazione addotta dal lavoratore “non essere presente alla visita fiscale, in quanto si era recato dalla mamma ammalata” non era stata accolta dai giudici del tribunale, che avevano dato ragione all’Inps nel non riconoscere allo stesso l’indennità di malattia con la seguente motivazione “le assenze alle visite fiscali, per essere perdonate, devono essere dovute a problemi indifferibili, mentre non meritano considerazione le assenze fatte in nome di una utilità anche morale”. Il lavoratore aveva appellato la sentenza del Tribunale e la Corte di Appello gli aveva dato ragione, ritenendo il comportamento dell’Inps illegittimo per aver trattenuto l’indennità sul presupposto che il lavoratore era controllo. L’Inps era ricorso in Cassazione che, come sopra detto, in data 9 marzo 2010 ha così deciso: “la situazione addotta dal lavoratore e accertata dalla sentenza impugnata, configura un’esigenza di solidarietà e di vicinanza familiare (consistita in particolare nell’assistenza alla propria madre, ricoverata in un centro specialistico di riabilitazione, e priva di altro sostegno morale in quanto divorziata e senza altri familiari) senz’altro meritevole di tutela nell’ambito dei rapporti etico-sociali garantiti dalla Costituzione (art.29) In conclusione il ricorso è respinto” COSTITUZIONE ART.29 La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare. FAC SIMILE richiesta pareri legali a cura del Dipartimento Nazionale Contrattualistica Fabi Spett.le La Voce dei Bancari Mensile di FABI – Federazione Autonoma Bancari Italiani Via Tevere n. 46 – 00198 Roma Data …………………….. Il/La sig./sig.ra .………………………………………, iscritto/a alla FABI (tessera n° .…………), pone un quesito sul seguente argomento inerente al proprio rapporto di lavoro: ……………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………… Allega copia della normativa convenzionale di riferimento. Firma del lavoratore ____________________________________________________________ Informativa e richiesta di consenso a norma del d.lgs. 196 del 2003 (codice in materia di protezione dei dati personali). I dati della presente scheda saranno oggetto di trattamento informatico e manuale da parte della rivista “La Voce dei Bancari” per le seguenti finalità: a) analisi giuridico-legale; b) risposta al quesito; c) pubblicazione in forma anonima sulla rivista “La Voce dei Bancari” del quesito e della risposta. Titolare del trattamento dei dati è la rivista “La Voce dei Bancari” e responsabile è il Direttore della rivista, Paolo Panerai. Le chiediamo di prestare il consenso per il trattamento dei dati anche sensibili contenuti nella presente scheda e nell’allegato promemoria, per finalità editoriali relativamente alla pubblicazione di quesiti e di risposte su “La Voce dei Bancari”. Firma del lavoratore N.B. Si informano i lettori che la Redazione si riserva di rispondere e di pubblicare solo i quesiti e le risposte di interesse generale. 25 SINDACATO E SERVIZI QUADRI DIRETTIVI Basta con le finzioni e con gli alibi VOGLIAMO UNA FORMAZIONE VERA Il rinnovo del Contratto dovrà essere l’occasione per introdurre precisi obblighi formativi e verifiche sui risultati. Tutto deve confluire in un curriculum formativo individuale. Il tutto nell’interesse del lavoratore, dell’azienda e del servizio reso alla clientela. di Giuliano Xausa, responsabile nazionale Coordinamento nazionale Quadri direttivi 26 I n un recente intervento abbiamo relazionato in modo generico sul lavoro svolto dall’Esecutivo Quadri Direttivi in previsione del rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. Ci addentriamo stavolta in maniera più specifica in uno dei temi: la Formazione. Dobbiamo purtroppo premettere che in troppi casi fino ad oggi l’attività formativa è stata prevalentemente ancorata alla logica del costo, piuttosto che alla logica dell’investimento sulle risorse umane. Tale circostanza ha spesso impedito l’utilizzo della formazione come leva fondamentale per lo sviluppo aziendale e la crescita professionale del lavoratore. Nell’attuale contesto la formazione deve, invece, essere sicuramente vista in chiave strategica. Solo tramite essa è possibile preparare le risorse umane per seguire prontamente le repentine svolte del mercato. Dobbiamo altresì rilevare che fino a qualche anno fa e, purtroppo, in taluni casi ancora adesso la formazione, fatta nell’ambiente bancario, era ed è confusa con “l’addestramento” al lavoro, cioè usata soltanto per insegnare “il mestiere” agli operatori di banca. Detto ciò, viene da sé che la formazione deve, invece, avere una duplice valenza: aiutare sì i lavoratori ad imparare il servizio in senso stretto, ma soprattutto deve aiutare ad apprendere il modo di svolgerlo al meglio, in relazione alle responsabilità che esso determina per il lavoratore stesso. La formazione deve consistere in un mezzo, attraverso il quale i lavoratori possono allargare le loro competenze per fornire un servizio più ampio e completo: una formazione intesa, quindi, come strategica, sia per il lavoratore sia per l’azienda, al fine anche di migliorare la qualità della prestazione e la professio- nalità del collaboratore. Pensiamo, dunque, che le strade da percorrere per raggiungere un buon risultato, in termini di miglioramento strategico e competitivo, siano quelle di una formazione articolata e diretta, che accompagni il lavoratore nella sua crescita professionale e che lo aiuti a migliorare, agendo con soluzioni personalizzate. Quale formazione allora? La formazione, affinché sia efficace, non deve essere uno slogan o un mero obbligo formale, che discende da accordi sindacali, e nemmeno può essere effettuata solo in presenza di contributi pubblici. In altre parole, non deve essere percepita dalle aziende come una fastidiosa formalità fine a se stessa, ma finalizzata alla crescita del lavoratore, che a sua volta si tradurrà in un miglioramento del servizio reso all’utenza, con un ritorno d’immagine e di produttività per l’azienda stessa. La disposizione contrattuale del 3° comma dell’art. 80 del CCNL “la formazione di questa area (quadri direttivi) deve risultare coerente rispetto ai predetti ruoli di riferimento, con specifica attenzione allo sviluppo delle competenze gestionali, di coordinamento e di attuazione integrata dei processi produttivi e/o organizzativi”, pur apprezzabile come dichiarazione di principio, è rimasta spesso solo pura teoria. Ma certamente non dovrà più essere così per il futuro. In conclusione, riteniamo sia opportuno inserire concretamente, nel prossimo CCNL, degli obblighi formativi, con le caratteristiche di cui sopra, suddivisi tra formazione tradizionale e non tradizionale. Tale formazione dovrebbe costituire oggetto di verifica e di valutazione finale, da tradursi in un curriculum formativo correlato ai ruoli ricoperti ed alla crescita professionale. La formazione dovrà altresì essere altamente qualificata e fruibile da tutti. Sarà impegno della Fabi che ciò avvenga. QUOTA PERISCOPICA Solo la Polizia può gestire gli autovelox Se lo fanno dei terzi, è abuso d’ufficio C on la sentenza n. 10620, depositata il 17 marzo 2010, la Corte di cassazione ha stabilito che gli autovelox devono essere gestiti dalla polizia stradale: ogni utilizzo da parte di soggetti privati, configura abuso d’ufficio, perseguibile ai sensi dell’art. 323 del codice penale: lo ha stabilito la sesta sezione penale del palazzaccio precisando che l’ “accertamento delle viola- zioni in materia di circolazione stradale ricade tra le attività prevista dall’art. 11 lett. a) del codice stradale e quindi costituisce servizio di polizia stradale non delegabile a terzi” inoltre “le apparec- chiature eventualmente utilizzate per tale accertamento debbono essere gestite direttamente da parte degli organi di polizia stradale e devono essere nella loro disponibilità”. RECESSO ILLEGITTIMO SE L’AZIENDA NON SENTE PRIMA IL DIPENDENTE UNICREDIT INDAGATA PER ESTORSIONE Il lavoratore va ascoltato anche se contro il licenziamento disciplinare ha presentato giustificazioni scritte esaustive U I l recesso del datore è illegittimo qualora il dipendente, pur avendo presentato "esaustive giustificazioni scritte", non è stato ascoltato dall'azienda alla quale ha fatto formale richiesta. Lo ha stabilito Cassazione che, con la sentenza n. 6845 del 22 marzo 2010, ha stabilito come "il datore di lavoro, il quale intenda adottare una sanzione disciplinare, non può omettere l'audizione del lavoratore incolpato ove quest'ultimo ne abbia fatto richiesta espressa contestualmente alla comunicazione, nel termine di cui all'art. 7 dello Statuto di giustificazioni scritte, anche se queste siano ampie e potenzial- mente esaustive". Aggiunge, inoltre, che "la tempestiva presentazione, da parte del lavoratore incolpato, di giustificazioni scritte non "consuma" l'esercizio del diritto di difesa allorché vi sia la richiesta di audizione del lavoratore medesimo, sicché permane l'obbligo del datore di lavoro di sentire oralmente il dipendente prima di irrogare la sanzione disciplinare; obbligo questo che - va ora ulteriormente precisato permane in ogni caso, in presenza di espressa richiesta di audizione, anche se le giustificazioni scritte apparissero già di per sé ampie ed esaustive". SEI BIONDA? GUADAGNI IL 7% IN PIÙ DELLE TUE COLLEGHE MORE H ai la fortuna di essere nata con una fluente chioma bionda? Bene. Guadagni mediamente di più delle tue colleghe brune. Lo rivela un’indagine della Queensland University of Tecnology di Brisbane, in Australia. I ricercatori dell’ateneo australiano hanno preso in esame le buste paga di circa 13mila donne che lavorano nei paesi anglosassoni. Dall’analisi è risultato che le signore dai capelli d’oro intascano uno stipendio in media del 7% più alto rispetto alle loro omologhe dai capelli corvini. Non solo. Le fortunate risultano anche sposate con uomini che guadagnano il 6% in più della media retributiva dei lavoratori. Insomma, secondo gli studiosi, a preferire le bionde sarebbero non più solo gli uomini, ma anche le aziende. Tempi duri per le italiche more? Non ancora. L’indagine era, infatti, riferita soltanto ai Paesi di lingua inglese. Le brune signore del Belpaese possono, quindi, dormire sonni tranquilli o, in alternativa, andare dal parrucchiere e farsi una tinta. L’inchiesta partita dopo la denuncia di un’impresa pugliese fallita per aver acquistato dalla banca derivati senza essere informata sui rischi nicredit finisce nel mirino della Procura di Bari. Il grande istituto di credito è sotto indagine per i reati di associazione a delinquere ed estorsione in merito alla vendita di prodotti derivati a Divania, società pugliese che produceva mobili. L’inchiesta è partita su denuncia del titolare dell’impresa che ha contestato alla banca di avergli venduto titoli senza informarlo correttamente dei rischi ad essi connessi e di averlo portato così sull’orlo del fallimento, costringendolo a licenziare i suoi 430 dipendenti. Unicredit ha però respinto ogni accusa sostenendo che non vi è alcun nesso dimostrabile “tra il peggioramento dei conti della società e l’acquisto di titoli derivati”. L’indagine della Procura, secondo fonti giudiziarie, sarebbe volgendo alla conclusione e a breve si saprà se i pm chiederanno il rinvio a giudizio di Unicredit. Nel frattempo, in sede civile, Divania ha chiesto alla banca la restituzione di 219 milioni di euro, somma investita nei derivati. DAL 2008 AD OGGI PERSI 6 PUNTI DI PIL ITALIA TRA I PAESI PIÙ COLPITI DALLA CRISI L ’Italia è stato uno dei Paesi più colpiti dalla crisi. A sostenerlo, in aperta polemica quanto dichiarato dalla stessa Bankitalia (che ha sempre propugnato la tesi della sostanziale tenuta dell’economia italiana rispetto alla recessione), è un pool di ricercatori di Palazzo Koch. Secondo un rapporto da loro redatto e recentemente presentato alla stampa, la cattiva congiuntura avrebbe sottratto ben 6,5 punti percentuali alla crescita del Pil del Belpaese nel triennio 2008-2010, che sarebbero saliti a 10, senza le politiche economiche e gli stabilizzatori automatici. Gli studiosi affermano che “la maggior parte degli effetti della crisi sarebbe attribuibile all’evoluzione del contesto internazionale”. Un ruolo secondario avrebbero invece “il peggioramento delle condizioni di finanziamento delle imprese e la crisi da sfiducia che si è accompagnata alla recessione”. 27 non solo banca avviso ai naviganti VIAGGIARE SICURI Per chi intende fare un viaggio all’estero di Bruno Pastorelli S i avvicina la stagione estiva e molti di noi si preparano ad organizzare un viaggio in Italia o all’estero. Oggi, la maggior parte dei viaggiatori “fai da te” usano il Web per informarsi sul paese che vogliono visitare. Le ricerche, anche fatte da navigatori poco esperti, sono sempre abbastanza esaustive; c’è poi chi si affida all’agenzia di viaggi di fiducia, ma nessuno, o quasi, sa di un sito che mette a disposizione del cittadino informazioni di carattere generale sui paesi esteri che si vogliono visitare con notizie sulla sicurezza e quant’altro. Si tratta di un servizio fornito dal Ministero Affari Esteri e gestito in collaborazione con l'ACI. Le schede e gli avvisi per i viaggiatori che si recano all'estero sono basati su informazioni ritenute affidabili e disponibili alla data della loro pubblicazione. Registrandovi al sito, avrete a disposizione dei servizi veramente utili, come I NUOVI CODICI Alpha Test Editrice Milano 2010 Quattro volumi per complessive 3922 pagine, € 50,00 di Luca Riciputi (Consulente aziendale ed esperto Risorse umane) L a Alpha Test (www.alphatest. it email: [email protected] ), consolidata realtà professionale formativa e scientifica, mette a disposizione di operatori del diritto e studiosi l’edizione 2010 de “I NUOVI CODICI”, mantenendo le qualità ed i pregi editoriali che ne hanno decretato il meritato successo. Piccoli, maneggevoli, completi, particolarmente accattivanti sul piano del design editoriale, raccolti come sono all’interno di un elegante “rack” mono- 28 cromatico da scrivania, essi offrono le norme nella loro completezza settoriale, civili e processual-civilistiche, penali e processual-penali, più le altre normative omogenee e gli ulteriori riferimenti ed interventi giurisprudenziali anche di carattere costituzionale, che hanno implicato modifiche a testi ed articoli. Ogni singolo codice è dotato di un duplice indice, generale ed analitico, mentre in appendice sono fornite le coordinate normative per reperire agevolmente le singole disposizioni sul web. ad esempio il servizio di notifica “Viaggiare Sicuri” e sarete avvertiti ogni volta che viene pubblicato un avviso riguardante il paese o i paesi di vostro interesse, tutto ciò con l’invio di una notifica e-mail o di un sms. Perciò, su questo sito, oltre a trovare tutte le notizie necessarie ed utili per conoscere il paese che andrete a visitare, avrete i numeri di telefono ed altri dati pere contattare il Consolato o l’Ambasciata italiana. C’è anche un servizio del Ministero degli Affari Esteri, che consente di segnalare - su base volontaria - i dati personali, al fine di permettere all'Unità di Crisi, nell'eventualità che si verifichino situazioni di grave emergenza, di pianificare con maggiore rapidità e precisione interventi di soccorso. Allora, non dimenticate di consultare questo sito prima di mettervi in viaggio. Buona navigazione e buona vacanza! Segnalibro non solo banca Hi-Tech Tecnologia e nuove frontiere della comunicazione Così il giornale volta pagina Come funziona Apple iPad, il rivoluzionario tablet atteso in Italia per fine maggio, che aprirà la strada a un nuovo modo di fruire dei media digitali, a partire da giornali, libri e video L a prova sul campo offre una sensazione unica. Basta usarlo per pochi minuti per comprendere come iPad, il nuovo tablet di Apple, apra la strada a un nuovo modo di fruire dei media digitali, a partire da giornali, libri e video. Non a caso il lancio internazionale, previsto per fine aprile, è stato rimandato di un mese a causa delle vendite ben superiori alle aspettative registrate sul mercato statunitense, dove sono state vendute in meno di una settimana oltre mezzo milione di unità. Il design essenziale ed elegante, come da tradizione dei prodotti Apple, fa infatti risaltare le caratteristiche dello schermo da 9,7 pollici retroilluminato a led, a partire da una nitidezza incredibile. Si tratti di pagine internet, libri in formato elettronico o episodi di serial tv, le immagini visualizzate sullo schermo hanno una definizione che appare superiore alla stessa risoluzione del display, pari a 1.024 x 768 punti. Perfetto quindi per sfogliare con un dito, nel senso letterale del termine, le pagine di un libro acquistato su iBooks, il nuovo negozio digitale pensato da Apple per replicare nel mercato dell’editoria lo stesso successo riscosso nel campo della musica con iTunes. L’interfaccia grafica, che simula una libreria virtuale con tanto di scaffali in legno, permette di scorrere le copertine dei vari volumi proprio come in una biblioteca, con la possibilità di vedere tutti i dettagli di ogni volume e persino di scaricare gratuitamente le prime pagine. Esattamente come in Kindle, il lettore di libri in formato elettronico di Amazon, l’operazione di acquisto di un volume si conclude in pochi secondi senza alcun problema, dal momento che il costo viene addebitato sulla stessa carta di credito legata all’account iTunes dell’utente. Al contrario di Kindle, però, iPad offre lo stesso piacere di lettura di quotidiani e libri, specie se illustrati, dal momento che mantiene la formattazione originale dell’editore al posto di presentare i testi come incolori documenti di Word. Sempre attenta anche alla forma grafica, Apple ha studiato un’interfaccia che riproduce graficamente le pagine che si sfogliano con le dita, come con un vero libro, mentre ruotando iPad in senso orizzontale compaiono sul display due pagine affiancate, proprio come un volume cartaceo. Unico neo, la lettura di testi in ambienti poco illuminati, dove la luminosità del display può risultare alla lunga affaticante nonostante la semplicità di regolazione, disponibile direttamente all’interno di iBooks attraverso un comando a sfioramento. Un display perfetto per fruire di tutti i media. Esattamente come iPhone e iPod Touch, con cui condivide il sistema operativo, iPad utilizza un’interfaccia grafica com- pletamente basata sul display touchscreen, con l’eccezione del pulsante fisico posto alla base della cornice nera e dei comandi per variare il volume e bloccare la rotazione automatica dell’orientamento. Una caratteristica, quest’ultima, che si è rivelata particolarmente utile nell’utilizzo pratico, considerato che le dimensioni di iPad spingono a usarlo in maniera differente rispetto a iPhone. Nonostante il peso limitato a 680 grammi e uno spessore di 13 millimetri, la larghezza di 19 centimetri porta a digitare le lettere sulla tastiera virtuale con una sola mano, e in particolare con l’indice, utilizzando l’altra per reggere il dispositivo. Se sfogliare pagine web è, quindi, un vero piacere, considerata la risoluzione elevatissima del display e la reazione istantanea a ogni movimento delle dita sullo schermo per ingrandire il testo o spostarsi tra le immagini, scrivere un messaggio di posta elettronica con la tastiera virtuale è meno rilassante se non si appoggia iPad alle ginocchia o su di una superficie piana. Apprezzabile, quindi, il rivestimento olofobico introdotto con iPhone 3GS, che permette di pulire facilmente il display dalle impronte digitali, particolarmente fastidiose leggendo un libro o guardan- do un filmato. Nel corso della prova, effettuata in anteprima su un iPad Wi-Fi da 32 Gb, il dispositivo si è mostrato a suo agio con tutti i tipi di applicazioni, comprese quelle pensate per iPhone e iPod Touch, che dispongono di un display assai inferiore per dimensioni e risoluzione. In questo caso è possibile visualizzare le applicazioni al centro del display oppure, premendo l’icona di una lente d’ingrandimento, allargarle a tutto schermo, anche se questo comporta un certo effetto di granatura delle immagini. Eccellenti, in ogni caso, le prestazioni dimostrate da iPad con tutte le applicazioni, compresi i numerosi videogiochi già presenti su App store, grazie al nuovo chip A4 messo a punto da Apple che integra il processore e la scheda grafica in un unico processore, a beneficio dei consumi. Apple dichiara un’autonomia di dieci ore per il modello dotato della sola connessione Wi-Fi e nove per quello 3G, capace cioè di collegarsi a internet in ogni momento tramite le reti di telefonia mobile degli operatori come Tim, Vodafone e 3, anche se come sempre questi valori si riducono nell’uso pratico, specie guardando filmati. Proprio la visione di episodi di serial tv come Lost, oltre che veri film, diventa finalmente non solo possibile su di un dispositivo mobile senza affaticare troppo la vista come su di un cellulare, ma anche piacevole per via della qualità del display di iPad. 29 non solo banca altroturismo CENTO ANNI D’ARTE RUSSA, DALLE AVANGUARDIE DI INIZIO SECOLO AL REALISMO SOCIALISTA RUSSIe! A Venezia sono in mostra tre Russie: dall’Impero all’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, alla nuova Federazione. Cento anni d’arte: l’intero Novecento russo, dallo Zar a Stalin, fino a Putin. di Arturo L e opere provengono da due grandi raccolte private italiane, tra le più importanti di arte russa al mondo: le collezioni Morgante e Sandretti. La mostra indaga gli sviluppi della cultura figurativa russa e sovietica del Novecento, dalle avanguardie al realismo socialista degli anni '30-'50, fino all’underground, per concludere con alcune opere degli anni '90. Il Realismo socialista è stato forse il maggiore esperimento mediatico mai compiuto: all’arte fu affidato il ruolo di trasformare la materia prima dell’ideologia in immagini e miti destinati alle masse. Le arti figurative, ma anche l’architettura e il cinema, ebbero come funzione la propaganda e la costruzione del mito del “radioso avvenire”. Centrale è la raffigurazione del leader, soprattutto la monumentale iconografia di Stalin, che sviluppa quella di Lenin. E grande attenzione è riservata, in mostra, al manifesto di propaganda (Majakovskij, Rodčenko, Nal’bandjan, Klucis), nato nell’ambito dell’attività di agitazione politica, che doveva coinvolgere la massa con un discorso “facile” ed emotivamente trascinante: celebrare un “nuovo mondo” in cui, secondo il famoso slogan di Stalin, “vivere è diventato più allegro”, mostrato in tutto il suo splendore attraverso le realizzazioni “virtuali” del comunismo. La grande illusione contribuisce anche alla mistificazione dello spazio: la costruzione suprema, il centro dei centri del paese dei soviet doveva essere il monumentale Palazzo dei Soviet che non fu mai costruito, ma fu percepito come esistente. In esposizione, inoltre, opere straordinarie, di artisti del simbolismo e dell’avanguardia prerivoluzionaria come Benois, Gončarova, Chagall, Kandinskij, Malevič, Tatlin e altri, che guidarono tutta l’avanguardia mondiale. Stalin, senza riuscirci, provò a eliminare questa memoria fondamentale, nascondendo per anni le opere di questi artisti e negando la possibilità anche fisica di qua- 30 lunque dissenso. Solo la scomparsa di Stalin, l’avvento del disgelo e il nuovo indirizzo politico di Chruščev consentirono la timida Kandaurov Otari, 1970, olio su tela Malevich Kazimir: Contadina, 1910, olio su tela nascita di un'arte non ufficiale. I pittori esponevano nelle proprie cucine, spazio privilegiato di quegli anni, e i poeti leggevano le loro opere in casa. Infine, alcune opere di artisti degli anni '90 riprendono in modo diverso i tre grandi temi della mostra: la memoria dell’avanguardia, la mistificazione del realismo socialista e l’immaginario della pittura non ufficiale. In tal modo, diventa evidente come tutto il '900 russo sia pervaso da linee di tendenza coerenti, per la prima volta riunite in un’unica esposizione. Grazie all'impiego di soluzioni innovative e di tecnologie multimediali d'avanguardia, il visitatore è coinvolto nel contesto storico russo e sovietico considerato nelle diverse sezioni. Una mostra avvincente, che consente di rileggere e rivivere la storia di una nazione che ha influenzato come poche altre la storia del mondo per tutto il secolo, una storia in cui l’arte ha avuto un ruolo primario, di volta in volta strumento di memoria, mistificazione, riappropriazione. RUSSIE! M E M O R I A M I S T I F I C A Z I O N E I M M A G I N A R I O Arte russa del ‘900 dalle collezioni Morgante e Sandretti Burasovskij Anatolij: dalla serie Ferrovia 1998, foto a colori Venezia, Ca’ Foscari Esposizioni, fino al 25 luglio 2010 Tatlin Vladimir, 1915, 87x65,5 tempera carboncino su carta ORARIO: tutti i giorni 10-18; chiuso martedì BIGLIETTI: intero E 7,00; ridotto (minori di 15 e maggiori di 60 anni; soci e dipendenti FriulAdria) E 5,00; ridotto (studenti e docenti delle Università, gruppi scolastici, gruppi di più di 10 persone, residenti nel Comune di Venezia) E 3,00 Info e prenotazioni: tel.041 2346947 Università Ca’ Foscari Venezia, Servizio Comunicazione e Relazioni con il Pubblico, Ivanov Viktor: gouache su carta, 194 Ivanov Viktor: Per il comunismo, 1966, biacca gouache su carta tel. 041 2348118-8113 filo diretto altroturismo Il Duomo di Orvieto e il suo “universalis caputmagister” GIOIELLO DI DIO OMAGGIO A LORENZO MAITANI di Arturo Facciata del Duomo di Orvieto N ella tarda estate del 1263, un sacerdote boemo, Pietro da Praga, fu assalito dal dubbio sulla reale presenza di Cristo nel pane e nel vino consacrati. In un periodo di forti controversie teologiche, il sacerdote intraprese un pellegrinaggio verso Roma, per pregare sulla tomba di Pietro e placare i suoi dubbi di fede. La preghiera nella basilica di San Pietro rinfrancò l'animo del sacerdote, che decise quindi di far ritorno verso la sua terra. Percorrendo la via Cassia, si fermò a pernottare nella chiesa di Santa Cristina a Bolsena e, il giorno dopo, chiese di celebrare messa. Di nuovo tornarono incertezze e dubbi, e pregò intensamente per ritrovare fortezza d'animo e abbandonarsi a Dio. Alla frazione dell'Ostia, apparve ai suoi occhi un prodigio: l'Ostia che teneva tra le mani diventò carne stillante sangue. Impaurito e confuso, ma pieno di gioia, nascose ai presenti quello che stava avvenendo: terminò la celebrazione, avvolse tutto nel corporale di lino usato per la purificazione del calice, che si macchiò immediatamente di sangue, e fuggì verso la sacrestia. Il sacerdote corse dal papa, che si trovava a Orvieto, per riferirgli l'accaduto. Il papa inviò a Bolsena Giacomo, vescovo di Orvieto, che verificò il fatto e portò al papa le reliquie, da mostrare ai fedeli. Lorenzo Maitani, Crocefisso, interno del Duomo di Orvieto Fu proprio per testimoniare la grandezza del miracolo di Bolsena – che diede origine alla ricorrenza del Corpus Domini – e custodire il prezioso corporale, che fu deciso di erigere un’imponente cattedrale a Orvieto. Nel 1290, papa Niccolò IV impartì la sua benedizione alla prima pietra. Ai primi del Trecento, tuttavia, l’opera fu interrotta. Con l’incarico di dare forma definitiva a una Cattedrale che, con la sua bellezza e imponenza, testimoniasse la forza politica ed economica raggiunta dal Comune e la grandiosità del miracolo eucaristico di Bolsena, nel 1310 arrivò in città un architetto senese di gran fama, Lorenzo Maitani, Egli impose un cambiamento Lorenzo Maitani, progetto per la facciata del Duomo di Orvieto, 1310 circa profondo nell’impostazione progettuale: fu costruita una tribuna quadrangolare al posto dell’abside e delle due grandi cappelle sui bracci laterali del transetto. Maitani diede forma a una realizzazione stupefacente, e alla sua morte, nel 1330, l’edificio continuò a crescere secondo il suo progetto, anche sotto la direzione di altri capomastri, tra i quali Andrea Pisano. A sette secoli esatti dalla “seconda nascita” della cattedrale (1310-2010), l’Opera del Duomo rende omaggio al genio di Maitani dedicandogli una mostra ai Palazzi Papali di Orvieto, che si concentra su alcuni pezzi di straordinario pregio, come i disegni originali, realizzati in inchiostro su pergamena, approntati ad uso del cantiere per guidarne la rotta nella lunga, complessa e formidabile sfida dell’elevazione della meravigliosa facciata. La mostra propone anche alcune grandi sculture tradizionalmente messe in relazione con l’attività orvietana di Lorenzo Maitani: due monumentali Crocifissi, uno conservato nella Sacrestia del Duomo, l’altro nella chiesa di San Francesco e il gruppo scultoreo della Madonna in trono con Bambino e Angeli. Di grande interesse, l’apparato documentario relativo all’arrivo di Maitani a Orvieto e all’avvio della sua lunga e proficua carriera di capomastro della Fabbrica. Allestimento Palazzi Papali, Orvieto. Particolare Gruppo scultore della Maestà Allestimento Palazzi Papali, Orvieto. La mostra consente di seguire l’intera storia artistica del Duomo, dal Medioevo sino all’ultimo grande intervento: le porte bronzee di Emilio Greco. Numerose altre opere di straordinaria bellezza testimoniano dei sette secoli di storia della Cattedrale: sculture, dipinti, pale d’altare, oreficerie, suppellettili e altri tesori della “Magnifica Fabrica”, a comporre una mostra emozionante, che permette di riscoprire la straordinaria personalità artistica di Lorenzo Maitani, primo grande universalis caputmagister del Duomo di Orvieto. OMAGGIO A LORENZO MAITANI “Universalis caputmagister” della Fabbrica del Duomo di Orvieto Orvieto, MODO - Palazzi Papali fino al 13 novembre 2010 ORARIO: 9.30 - 19.00 BIGLIETTI: € 5,00 Mostra promossa dall’Opera del Duomo di Orvieto e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto, in collaborazione con il Comune di Orvieto, con le Soprintendenze BSAE, BAP e Archivistica dell’Umbria Info: tel. 0763 343592 www.opsm.it – www.museomodo.it Maestro Sottile/Lorenzo Maitani bassorilievo del Giudizio Universale, IV pilastro, Duomo di Orvieto, Cappella della Corporale 31 'è C è s C' tolycu I H u C A di I L C A R T E L L O N E Mostre D’arte Ed Eventi Museali Jean-Frédéric Neuburger – pianoforte L.F. Hérold: Concerto pour piano n°2 en mi bémol majeur; Concerto pour piano n°3 en la majeur; Concerto pour piano n°4 en mi mineur Ch. Gounod: Symphonie n°1 en ré majeur Gillo Dorfles. L’avanguardia tradita Milano, Palazzo Reale Fino al 23 maggio Da Braque a Kandinsky a Chagall. Aimé Maeght e i suoi artisti Ferrara, Palazzo dei Diamanti Fino al 2 giugno Mario Brunello – Progetto Bach Milano, Conservatorio – Sala Verdi, il 17 maggio Mario Brunello – violoncello I preraffaelliti e il sogno italiano. Da Beato Angelico a Perugino, da Rossetti a Burne-Jones Ravenna, MAR Fino al 6 giugno Il mistico profano. Omaggio a Modigliani Gallarate (VA), MAGA Fino al 19 giugno Die Walkure Palermo, Politeama Garibaldi, il 21 e 22 maggio Orchestra Sinfonica Siciliana Stefan Soltesz – direttore Musica: R. Wagner Fiori. Natura e Simbolo dal Seicento a Van Gogh Forlì, Musei San Domenico Fino al 20 giugno Recital Waltraud Meier Milano, Teatro alla Scala, il 24 maggio Waltraud Meier – mezzosoprano Joseph Breinl – pianoforte Giovanni Chiaramonte. L’altro nei volti nei luoghi Acireale (CT), Galleria Credito Siciliano Fino al 27 giugno Mario Lattes o la solitudine delle marionette Monforte d’Alba (CN), Fondazione Bottari Lattes Fino al 30 giugno Alessandro Mendini: Alchimie. Dal Controdesign alle Nuove Utopie Catanzaro, MARCA Fino al 25 luglio Caravaggio e l’arte della fuga. La pittura di paesaggio nelle Ville Doria Pamphilj Genova, Villa del Principe Fino al 26 settembre Musica Classica Giovanni Allevi live 2010 Bologna, Teatro delle Celebrazioni, il 5 e 6 maggio Cesena (FO), Nuovo Carisport, l’8 maggio Genova, Teatro Carlo Felice, il 23 maggio Lang Lang Napoli, Teatro di San Carlo, il 9 maggio L. van Beethoven: Sonata per pianoforte n. 3 in do, op. 2; Sonata per pianoforte n. 23 in fa minore, ”Appassionata”, op. 57 S. Prokof’ev: Sonata per pianoforte n. 7 in si bemolle maggiore op. 83 Niquet / Neuburger – Il pianoforte romantico Venezia, Scuola Grande San Rocco, il 14 maggio Hervé Niquet – direttore 32 Andrea Battistoni Napoli, Teatro di San Carlo, il 27 e 28 maggio Direttore: Andrea Battistoni Orchestra del Teatro di San Carlo A.Dvorák: Concerto per violoncello e orchestra in si minore op. 104 S. V. Rachmaninov: Sinfonia n. 2 in mi minore op.27 Les musiciens du Louvre Perugia, Teatro Morlacchi, il 30 maggio Steinberg - Steinbacher Cagliari, Teatro Lirico, dal 6 all’8 maggio Orchestra del Teatro Lirico Direttore: Pinchas Steinberg Violinista: Arabella Steinbacher P. I. Cajkovskij: Concerto per violino e orchestra in re maggiore op.35; Sinfonia n.5 in mi minore op.64 Grigory Sokolov Recital pianistico Bologna, Teatro Manzoni, il 12 maggio Brescia, Teatro Grande, il 15 maggio Bergamo, Teatro Donizetti, il 24 maggio J. S. Bach: Partita n.2 in do minore BWV 826 J. Brahms: Sette Fantasie op.116 R. Schumann: Sonata in fa minore op.14 “Concert sans orchestre” Yuja Wang Recital pianistico Brescia, Teatro Grande, il 26 maggio Bergamo, Teatro Donizetti, il 27 maggio R. Schumann: Studi sinfonici op. 13 F. Schubert / F. Liszt: Tre lieder S. Prokof'ev: Brani da Visions fugitives op. 22; Sonata n. 6 op. 82 Daniel Barenboim Milano, Teatro alla Scala, il 28 maggio Daniel Barenboim – pianoforte F. Chopin: Fantasia in fa min. op. 49; Notturno n. 9 in re bem. magg. op. 27; Sonata n. 2 in si bem. min. op. 35; Barcarolle in fa diesis magg. op. 60; Tre Valzer; Berceuse in re bem. magg. op. 57; Polacca n. 13 in la bem. magg. op. 53 “Eroica” Liadov / Dvorak / Stravinskij Milano, Auditorium, dal 6 al 9 maggio Direttore: Wayne Marshall A. Liadov: Il lago incantato op. 62 A. Dvoràk: Concerto in Si minore per violoncello e orchestra op. 104 I. Stravinskij: L'uccello di fuoco Uto Ughi Milano, Conservatorio – Sala Verdi, il 10 maggio Roustem Saïtkoulov Recital pianistico – Omaggio a Chopin Brescia, Teatro Grande, il 18 maggio Bergamo, Teatro Donizetti, il 19 maggio F. Chopin: Preludio op. 45; Studi op. 10; Studi op. 25 Günter Neuhold Palermo, Teatro Massimo, il 3 giugno Direttore: Günter Neuhold Orchestra del Teatro Massimo W. A. Mozart: Sinfonia n. 35 in re maggiore Kv 385 “Haffner” Ch. Ives: The Unanswered Question L. van Beethoven: Sinfonia n. 4 in si bemolle maggiore op. 60 Opera, Operetta E Balletto D I maggio L'elisir D'amore Torino, Teatro Regio, dal 9 al 13 maggio Musiche: G. Donizetti Direttore: Roberto Forés Veses Carmen Opéra-comique in quattro atti Bologna, Teatro Comunale, dall’11 al 19 maggio Libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy, dalla novella omonima di Prosper Mérimée Musiche: Georges Bizet Direttore: Michele Mariotti 2 0 1 0 Interpreti: Mariangela Melato Francesco e il Re Roma, Teatro Quirino, dal 12 al 23 maggio Autore: Vincenzo Ziccarelli Regista: Geppy Gleijeses Interpreti: Ugo Pagliai, Paola Gassman, Philippe Leroy Madame de Sade Bologna, Teatro Dehon, dal 15 al 23 maggio Autore: Yukio Mishima Regista: Piero Ferrarini Anna Karenina Genova, Teatro Carlo Felice, dal 12 al 19 maggio Autore: L. Tolstoij Compagnia: Eifman Ballet Theatre Coreografia: Boris Eifman Musiche: P. I. Cajkovskij Coppia aperta quasi spalancata Milano, Teatro Libero, dal 19 al 29 maggio Autore: Dario Fo e Franca Rame Compagnia: Teatro Olmetto - Associazione Teatrale Duende Regista: Eugenio De’ Giorgi Das Rheingold Milano, Teatro alla Scala, dal 13 al 29 maggio Direttore: Daniel Barenboim Musiche: R. Wagner Regista: Guy Cassiers Interpreti: René Pape, Jan Buchwald, Marco Jentzsch I Demoni Milano, Hangar Bicocca, dal 22 al 30 maggio Autore e regista: Peter Stein, da Fëdor Dostoevskij Compagnia: Wallenstein Betriebs Gmbh Il lago dei cigni Bari, Teatro Petruzzelli, dal 14 al 19 maggio Musiche: P. I. Cajkovskij Balletto del Teatro Bolshoi di Mosca La Bohème Torino, Teatro Regio, dal 21 al 30 maggio Libretto: Luigi Illica e Giuseppe Giocosa Musiche: Giacomo Puccini Regista: Giuseppe Patroni Griffi Maria Stuarda Tragedia lirica in tre atti su libretto di Giuseppe Bardari dalla tragedia omonima di Friedrich Schiller Palermo, Teatro Massimo, dal 21 al 28 maggio Direttore: Fabrizio Carminati Orchestra e Coro del Teatro Massimo Giselle Modena, Teatro Comunale, il 25 e 26 maggio Balletto del Teatro Bolshoi di Mosca Coreografia: Jean Coralli, Jules Perrot, Marius Petipa, Alexander Gorsky, Leonid Lavrovsky, Vladimir Vasiliev Musiche: Adolphe Adam Otello Trieste, Teatro Lirico G. Verdi, dal 27 maggio all’8 giugno Direttore: Nello Santi Libretto: Arrigo Boito Musiche: Giuseppe Verdi Teatro, Cabaret, Spettacoli La signora che guarda negli occhi Milano, Salone CRT, dal 4 al 16 maggio Autore: Sabrina Petyx Regista: Giuseppe Cutino Interpreti: Filippo Luna Madama Butterfly Trieste, Teatro Lirico G. Verdi, fino al 9 maggio Direttore: Lorenzo Fratini Libretto: Luigi Illica e Giuseppe Giocosa Musiche: Giacomo Puccini Regista: Giulio Ciabatti Interpreti: Paolo Rumetz Il Barbiere di Siviglia Torino, Teatro Regio, fino al 14 maggio Libretto: Cesare Sterbini Musiche: Gioachino Rossini Happy Family Milano, Elfo Puccini Sala Shakespeare, dal 5 al 30 maggio Autore: Alessandro Genovesi Compagnia: Teatridithalia Interpreti: Gabriele Calindri, Linda Gennari Romeo e Giulietta Roma, Teatro Quirino, dal 4 al 9 maggio Compagnia: Balletto di Milano diretto da Carlo Pesta Coreografia: Giorgio Madia Musiche: P. I. Cajkovskij Una vita da pavura - Giacobazzi Trieste, Teatro Rossetti, il 10 maggio La casa di Ramallah Roma, Teatro India – Sala A, dal 6 al 16 maggio Trieste, Teatro Rossetti, dal 18 al 23 maggio Autore e regista: Antonio Calenda Interpreti: Giorgio Albertazzi, Daniela Giovanetti Il dolore Roma, Teatro Valle, dall’11 al 23 maggio Autore: Marguerite Duras Romeo and Juliet Napoli, Teatro Mercadante, dal 4 all’8 giugno Autore: William Shakespeare Regista: Alexander Zeldin Musica Pop, Rock & Jazz Mario Biondi – Spazio tempo tour Bologna, Auditorium Teatro Manzoni, il 6 maggio Genova, Teatro Carlo Felice, il 7 maggio Trieste, Teatro Rossetti, l’11 maggio Roma, Gran Teatro, il 17 maggio Elisa Padova, Palasport, il 7 maggio Perugia, Pala Evangelisti, il 10 maggio Modena, Palapanini, il 12 maggio Assago (MI), Mediolanum Forum, il 14 maggio Casalecchio di Reno (BO), Futurshow Station, il 18 maggio Fiorella Mannoia – Acoustic tour Bologna, Auditorium Teatro Manzoni, l’8 maggio Rieti, Palasojourner, il 13 maggio Bergamo, Palacreberg, il 19 maggio Gianluca Grignani – Romantico rock show Bologna, Arena del Sole, il 10 maggio Roma, Atlantico Live, il 14 maggio Genova, Politeama, il 18 maggio The black eyed peas Assago (MI), Mediolanum Forum, il 12 maggio Liars Ravenna, Bronson, il 14 maggio James Taylor quartet Roma, Piper Club, il 18 maggio Kiss Assago (MI), Mediolanum Forum, il 18 maggio – Unica data italiana AC/DC Udine, Stadio Friuli, il 19 maggio – Unica data italiana Ray Charles memories – bonnie jones & crossfires big band Milano, Auditorium, il 22 maggio Michael Bublé Verona, Arena, il 22 maggio Assago (MI), Mediolanum Forum, il 23 maggio Thievery Corporation Roma, Atlantico Live, il 27 maggio Irene Grandi – Alle porte del sogno Trieste, Teatro Rossetti, il 30 maggio Paolo Nutini Venaria Reale (TO), Teatro della Concordia, il 3 giugno MUSE Milano, San Siro, l’8 giugno – Unica data italiana La Redazione declina ogni responsabilità per cambiamenti di programmi, date e luoghi degli eventi segnalati.