LUCA MARIA PATELLA
ADDIO, ARTE MADRE,
e che mi fregia?
a cura di Luciano Marucci
Sbèn, 1-2 settembre 1990
..Io sono dentro l’opera (e fuori); se non è così, non m’interessa e non la compio:
cambio. Per questo ti dicevo: se capisco il giuoco dei giuochi.. rischia di non
attirarmi più. È giusto che sia così, perché se no, che faccio: il pappagallo di me
stesso? Ce ne sono tanti! (in altra occasione ti parlavo delle idee, nonché del gusto,
del loro nonno..). A me il mestiere del pappagallo non piace, per quanto sia colorato.
..Che me fregia?
Luca, iniziamo col parlare del lavoro che hai sviluppato in quest’ultimo periodo. Perché sei
tornato al romanzo? Da quali urgenze è nato?
(Prima voglio dirti, per inciso - riferendomi al sottotitolo - che ..però amo gli animali e gli
animati). Sai che le cose di ordine letterario le praticavo già da molto tempo. In questo
momento mi va più di scrivere, di comunicare direttamente, probabilmente per dedicare
meno tempo alla manualità, agli oggetti, e più ai pensieri, ai sentimenti.
Come lo intitolerai?
Probabilmente si intitolerà, su tre linee, in corpo decrescente: “Aphorismes de ma bitte / et
de ma vie / d’artiste”. (Ora che rivedo l’intervista: non sto lavorando al libro, né sto
scrivendo poesie o altro). Ti aggiungo anche che autodefinirmi ‘artista’ (e ancor di più
parlare di vita d’artista), invece che, per esempio, ..‘presente’, è già quasi una concessione,
un po’ ironica e forzata, al sociale. Nessuno, in realtà, dovrebbe.. professare ‘una
professione’, come ti ho detto altrove. Gli umani non sono macchinette sceme.
Perché un titolo così insolito?
Mah, insolito è quello che pratico sempre.
Sentivi il bisogno di uscire dall’ermetismo della poesia di cui ti sei occupato specialmente in
questi ultimi tempi?
No, già la poesia di ora, come hai visto, è meno.. ‘ermetica’ di quella del passato; in più, non
era ‘volutamente’ ermetica nemmeno in passato. Inoltre, dentro a questo cosiddetto
“romanzo” si sconfina spesso in poesie che, poi, ridiventano testo.
Quali sono le sue caratteristiche strutturali?
Beh, non sono degli aforismi veri e propri; ogni tanto ce ne sono, ma, in realtà, si tratta di
più o meno brevi frammenti che si susseguono. Li separerò, forse, con dei piccoli segni grafici invece che con dei vuoti bianchi. Dall’insieme emergono dei ricordi, costruiti con una
struttura comunicativa letteraria.
Puoi descrivermi le parti principali?
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Non ci sono parti principali. Prima c’è uno specchio dei luoghi (e dei tempi in cui si
svolgono le azioni) che sono quattro: prima Montefolle, poi Roma prima, segue Rouguay e
infine Roma seconda. C’è anche ..una piantina ‘geografica’, poi, cominciano questi
frammenti o aforismi del c, ..se ora voglio prendermi in giro. Non sono consequenziali dal
punto di vista cronologico, ma si sconfina da un momento all’altro, dal passato al presente, o
viceversa; non in un guazzabuglio, ma in un rimando sguinzagliato, scodinzolante.
Quindi, si tratta di un testo molto autobiografico, con la tua esperienza esistenziale.
È il racconto di miei sprazzi ..ad hoc o ad hic, di ricordi. Naturalmente, c’è ironia, struttura
narrativa. Essere in me è un po’ il soggetto di sempre. Qui, magari, narrando,
apparentemente è più scoperto.
Ci si riflette la tua tensione col mondo?
Certo, è in ogni mia opera.
Perché lo chiami romanzo e non racconto?
Perché racconto è una cosa breve. Questo, invece, non lo è tanto.
Quanto c’è di vero e quanto di metaforico, in questo romanzo-“saggio”? In altre parole: che
rapporto c’è tra mondo reale ed immaginario?
Il rapporto che io credo ci sia sempre: l’uno comporta l’altro. Questo lavoro non è frutto di
immaginazione. Racconto delle cose più o meno vere, ma non certo tutto di me; poi, t’ho
detto, c’è ironia, costruzione formale ed espressione. Ma già gli dài una definizione, prima
di conoscerlo (se lo conoscerai)? Non è molto saggio, è scapestrato..
Che tipo di linguaggio hai usato?
Un linguaggio abbastanza piano. Anzi, in certi momenti è molto piano, con tante frasi brevi,
punto e di seguito. Anche gli accorgimenti grafici sono volutamente pochi. Poi però lo stile
non è sempre uguale a se stesso, né è un guazzabuglio di stili. Via via si inseriscono le
poesie, richiamate dal momento, e la scrittura diventa più libera, più fremente, poi torna ad
essere calma. C’è tutto un andamento.. Tu stesso, quando hai letto le prime pagine, hai detto
che ti sembravano fin troppo semplici, e dopo hai visto che ci sono altre cose. Gli aforismi
veri e propri, invece, ti sembravano sibillini, ma non è che io faccia apposta, costruisco così
perché penso che così vada bene..
Dentro c’è molto sentimento?
Bah, in tutte le mie opere, tutto sommato, ce n’è molto, ma in un’opera costruita con
strumenti visivi, questo aspetto è più mediato. Inoltre, e in ogni caso, il lavoro non è certo
fatto solo di sentimenti. Qui si narra, ma non è una confidenza di chi parla a quattr’occhi: è
sempre una restituzione formale. L’arte non è una trascrizione della vita.
Celant, recentemente, ha detto che la nostra civiltà è senza sentimento. Tu sei d’accordo?
No, certo. Se ha detto così (l’ho solo intravisto) penserà ai modi che conosce, oppure ai
centri che pratica, piuttosto che all’osservazione delle cose (..di sempre, che sfuggono ai
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luoghi di potere di sempre). ..Non è però che l’espressionismo sia indice di sentimento, eh?!
È indice di cose vecchie.
Allora, il futuro, come dice McLuhan, ha un cuore antico?
Certo, (..lasciando stare MacLuhan), in un lavoro o nell’essere, ci si rifà ad un passato molto
lontano e si è protesi spericolatamente, ci si sporge sull’abisso del futuro (..questo, per
l’optimum del lavoro).
Con le opere scritte ti sembra di poter soddisfare l’esigenza personale di entrare di più nella
vita?
Mah, in questo momento sono un po’ sfiduciato (non nella possibilità di esprimermi) ed è
quel che mi va di fare. Continuo a scrivere; ho questa felice condanna.. (Aggiunta in
revisione: come ti ho detto, ora non sto scrivendo; realizzo opere.. semifredde, ma con la
solita complessità interna).
In questo lavoro c’è una maggiore integrazione tra arte e vissuto?
In un certo senso, più scopertamente.
Cerchi un coinvolgimento emotivo dello spettatore anche con un linguaggio intensamente
espressivo?
Il linguaggio ha delle sue vicissitudini, delle onde, ma il contatto lo cerco sempre, o meglio:
mi esprimo, non è che voglia catturare. Qui, come t’ho detto, è più scoperto, in quanto nasce
dalle cose, però - ti ripeto un’altra volta - non va preso come un colloquio, è sempre una
scrittura, e non solo.. ‘es’ pressiva. (Ora, in revisione, mi viene di lasciar passare una piccola
poesia. È l’unica attuale e onirica, quindi non scelta, anzi, un po’ occasionale (in realtà, avrei
potuto cercare ancora e meglio, nel passato recente). Ma non è nemmeno per contraddirmi; è
forse una associazione, ..così):
3491 Allevi(i)
che edificio grande a sinistro!
(una tranvia va in qua veloce)
e in tanto: ..varî uccelli cantavano!
o forse le foglie per un vento..
C’era gente fitta da urtare,
e lì in quella sala tonda
s’offrivano piatto un corpicino di
coniglio tutto fuso,
macinato
......(interruzione e ripresa)......
Proseguiamo per altre vie.
Oltre al romanzo, cos’altro stai elaborando?
Mah, altre cose. Di idee ne ho sempre molte. Per esempio, qui a Sbèn ho preso una
conchiglia di quelle rosate che sembrano un sesso femminile, probabilmente la metterò
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dentro un tempietto del ‘500. Poi, ci sono altre ideazioni, ma, come discorso generale, se lo
vogliamo tirare fuori ora, ti dirò che sono un po’ negativo. Ci ritorneremo e te l’ho anche
detto, ma intanto te lo riassumo. Esiste tutto l’intrallazzo dell’affermazione del mestiere,
come in ogni mestiere - tu lo sai bene - e questo, avendolo conosciuto, mi va poco di
praticarlo, decisamente poco. Poi esiste il mondo creativo, sempre urgente, anche quando
tende ad astrarti dalla realtà. Anche quello l’ho praticato molto - così diversificato e così
complesso - (diverso da quello degli altri, se voglio riconoscermelo, come me lo riconosco):
anche quello ti astrae. Soprattutto, mi sembra che ho dimostrato a me stesso, prima di tutto
(perché degli altri non è che mi interessi tanto, pur-troppo), di saper andare forte; e, quindi,
mi attrae meno, perché a me interessa sempre quello che è da fare, che non conosco, che è
una sfida continua a me stesso, alla cultura di cui sono al corrente. ..Vuoi che ora (per saltare
di palla in fresca?) ti accenni una delle molte idee di 15-20 anni fa?.. Proposi a Sargentini di
affittare un pullman e fare un giro by night a Roma (a cura della ‘Gazzetta ufficiale di L.P.’),
dove io col microfono in mano avrei illustrato, ai viaggiatori, luoghi e avvenimenti
..piuttosto interni. Teorie, e addirittura bianche statue-viventi ..porno o inculranti, illuminate
su basamenti del Palazzaccio.. Un’altra cosa del genere - un po’ più teorica - la proposi a
Parigi. ..relatività dei tempi e degli spazî (..ohé, ma non era questo, così banale, il tema
illustrato, eh?!).
Continuiamo il discorso. A che punto sei con le riflessioni sul rapporto arte-vita? È ancora
possibile pensare a un’arte per la vita o a un’arte oltre l’arte? Insomma: parlami del tuo
momento creativo.
Non sono riflessioni o calcoli. L’arte che non sia.. ‘per la vita’, che arte è? (intendo, nelle
sue strutture; non retoricamente o ingenuamente). Tu sai che nel nostro libro abbiamo trasformato “la logique du goût” ne “la logique du tout”, ma poi dentro si diceva anche “la
logique pas du tout”, niente affatto la logica.., e non mi ricordo bene cos’altro.. Ora, alla
“logique du Tout”, ..potrei aggiungerti “la logique du tout petit”, “la logica del molto
piccolo..”. Ecco, potrei dirti ciò che forse è stato solo in parte chiarito; che nel mio fare c’è
una contraddizione, un paradosso: da un lato questa volontà di fare tutto, tutto quello che io
conosco: è una volontà che potrebbe sembrare ed essere (psicologicamente e nei fatti) di
centralizzazione, quindi gnoseocentrica, dove la conoscenza sembra voler abbracciare un
po’ tutto e ridurlo ai proprî termini. Andremmo quindi contro le visioni che si propagandano
oggi, o appena ieri. E andremmo contro l’antinevrosi mia, mettendo in campo una.. volontà
di essere una specie di demiurgo che tutto riduce a sé e tutto vuole asservire a sé. Ma
consideriamo che c’è il fatto diametralmente opposto: che proprio il praticare tante cose non solo tecniche, ma tanti luoghi diversi - è la via per non essere in una dimensione sola,
centralizzati in un mestiere, in un luogo. Allora, prima ho parlato dell’aspetto di voler centralizzare tutto, ora invece di quello di voler decentralizzare, parcellizzare, quindi di non
essere fissi in un punto (e anche non essere elementarmente schematici e didascalici; non
voler convincere ed asservire). Questa forse è la cosa migliore del mio lavoro, e la mia vera
proposta, che, penso, devo riconoscermi. Questa decentralizzazione, questo agire, non per
assolutismi, ma per direzioni varie e ..frammenti (però coordinati! non una valanga di
pasticci) sarebbe anche un’ipotesi di un me diverso (meno assolutista, meno esclusivista, e
quindi psicologicamente più sano). Nel mio lavoro, più che nel vissuto, trovi questa matrice,
concreta ed originale. Il mio detto (forse del ‘73) che già ti ho riportato: ‘arte come dialettica
fra totalità e autismo’, esprimeva qualcos’altro: il paradosso psicologico fra la volontà di
espandersi e toccare a vasto raggio, ..che confina invece con l’egoismo accentratore
dell’artista. L’arte-madre non dà più latte: un’arte cioè, vissuta come.. incesto con se stessi, o
unicamente come.. abbandono alla divina provvidenza (già difficile, l’abbandono..). Un’arte
..adulta è un’ ‘arte’ continuamente pronta a farsi e a ..rifondarsi (non affondare). L’arte,
questo importante modo di relazionarsi col mondo e di crearlo, può - data la sua antichità e
complessità - fornirci continui oggetti e strumenti: ma relazionandosi o scontrandosi con
altri modi (non è però ..un ‘dovere’ morale, eh?!), ..in modo che (ora riformuliamo l’assunto
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..anche così; ma non ..‘in assoluto’): tutti siano uno, o viceversa. In altre parole, si potrebbe
anche dire: riprendere la via della sua arcaica profondità. Quindi, abbandono &
affrontamento. L’arte è difficile; ma ogni ‘arte’ è difficile! Sto diventando troppo vago?..
Una cosa non è esauriente forse perché non la voglio capire fino in fondo. Ultimamente dici
spesso che vuoi privilegiare la vita rispetto all’arte. Perché? Come vorresti vivere? Che ti
aspetti di più dalla vita?
Non dico esattamente questo; non deformare le mie parole e i miei pensieri. Trafficando con
i linguaggi, ho dimostrato a me stesso che sono capace di farli vibrare in maniera molto
vitale, però si tratta pur sempre di linguaggi, e allora chissà se ho perso tempo o l’ho
guadagnato? ‘Cosa vorresti fare’? Non credere che non abbia affrontato o conquistato cose
di vita. È che sono molto ‘ambizioso’, non tanto o solo di successo, e meno ancora di
denaro. Un incontentabile, un ricercatore (anche di rogne?). ..È che uno si porta la nevrosi
che lo frena, e, nella parte centrale della vita, è spinto alla concorrenza, alla produzione, poi
s’accorge che non solo la concorrenza, l’intrallazzo, ma anche la ‘produzione dell’arte’,
forse è insufficiente, inefficiente, e quindi, in questo senso, la cosa è un po’ deludente..
D’altra parte è una questione di equilibrio, appunto, e di nevrosi, di non esagerazione, di
estremismi (cosa di cui anche tu, più o meno inconsciamente, soffri). Magari ora mi rimorde
di essere stato capace di mettere in giuoco tanta arte e rapporti fra idee, di cui mi fregio..
(mentre certi altri hanno messo in campo tanta furberia e tanta arte di ‘un’ tipo. Secondo me,
l’arte di un solo tipo non è.. arte, è ..roba vecchia). ..Ecco, allora: la produzione di tanta arte;
ma ho perso molto tempo e di tempo ce n’è poco. Quando poi il tuo tempo è scaduto, se l’hai
impiegato troppo da una parte, non l’hai impiegato da un’altra. Forse dovevo essere meno
nevrotico, lavorare più su me stesso piuttosto che sulla produzione delle mie idee. Bisogna
essere più.. l’uccellino che sta cantando lì fuori, senti? Eh, lo so, quello è aiutato o
osteggiato dalla natura a vivere così, noi, invece, siamo ad altri stadi, e allora ci tocca sopportare questi stadi; se poi uno li porta con un peso troppo morale e intenso, vola troppo
basso o poco e, alla fine.. ci rimette. La società ti fa pagare se sei originale, perché non lo
devi essere troppo, anzi, non lo dovresti essere: o dovresti esserlo solo.. più o meno
fintamente. Ora forse sto esagerando, perché - per parlare di arte - ..è chiaro che non ci sono
solo io che faccio le cose; però ti rivendico ancora una volta che - purtroppo o per fortuna mi sembra, in questo, di essermi.. ‘rovinato’: per produrre troppo. E non intendo solo
quantitativamente.., ma diversificatamente! Ho prodotto qualcosa che non è l’equivalente o
l’analogo di quello che fanno gli altri. Vedi che presunzione? (c’è qualcuno che ne ha di
più? O tutti ne hanno di più?). A proposito di presunzione, sai che Cézanne (un maniaco
importante) quando andò lì un giovane a dirgli che amava il suo lavoro, e forse che lo
riteneva un maestro, dette un forte cazzotto sul tavolo e disse: No, non è possibile!
Ma, concretamente, come lo vorresti impiegare il tuo tempo?
Con più libertà di me stesso, con più trasformazione di me stesso. Sono abbastanza scettico
al riguardo. Ma sai, l’individualismo che ti esprimo e ti svelo (e credo che stai, stiamo
esagerando su questi toni privati..) in parte è espressione nevrotica, in parte è un bisogno di
verità: non solo su base infantile, ma propria della mia personalità e della mia proposta
morale e artistica.
Capisco, ma per concludere, questo tuo tempo lo vorresti utilizzare completamente fuori
dell’arte?
Gli asini non volano.. Tutto è arte e niente è arte. Che è.. ‘st’ arte? Può essere anche altro.
......(interruzione e ripresa)......
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Entriamo nella tua attività artistica.
Nell’intervista del gennaio di quest’anno mi dicesti che vorresti delegare l’esecuzione
dell’opera per poi strafare all’interno di essa. Cosa intendevi dire esattamente?
Non credo che il senso del mio discorso fosse questo, ..un po’ oscuro. Penso che fosse più
articolato. Certi lavori li ho eseguiti.. in maniera pazzesca, proprio concentrandomi su di loro
per mesi, per anni. In questo momento non mi va molto, ma forse può esserci una soluzione
(anche) nel delegare, in parte; ammesso che valga la pena di andare avanti (e qui apriamo
una parentesi per dire che non sono affatto entrato in crisi di idee. Le idee, anzi, tirano le
idee, per cui ora potrei fare più e meglio di prima). È che mi domando, in parte, ..se valga la
pena di fare; non solo nel mondo dell’intrallazzo, ma, come ti dicevo, in quello della
creatività. Allora, fare delle opere - come ne ho anche fatte di grosse - che non sono
realizzate tecnicamente, fisicamente, da me: come prospettiva, può anche darti maggior
respiro.. per ‘andare a spasso’.. Ma poi, penso che la condanna a inventare e realizzare: sia a
vita!..
Quando dici che non sei in crisi, più precisamente, cosa intendi dire?
Ti stavo dicendo: non è che io non sappia cosa fare. Se uno vuol fare, troppo ha da fare,
proprio perché ha già fatto: questo è il problema! Quindi, hai in mano tante cose, non solo
per ripetere te stesso, come si usa (ripetere meglio, più diffusamente, più inserito nel
mercato), ma anche per inventare, che poi è quello che mi riguarda più da vicino, ..perché io
sono uno ..un po’ fra le nuvole creative. E, allora, inventare è il mio mestiere, dove posso
scatenarmi; ma anche questa è una maniera di astrarsi.. Insomma - per descrivere il campo esiste nel fare l’artista, per tutto l’aspetto sociale, l’intrallazzo del farlo, il dover proseguire,
perseguire degli obiettivi continuamente: e questo mi ha mangiato molto tempo, tante
energie. Ora, magari, potrei ottenere più di prima, ma conosco queste cose (che.. mi sono
congeniali, e ancor di più.. non mi sono congeniali); conoscendole, non mi attirano più tanto,
appunto perché so come son fatte e.. quanto tempo mi hanno rubato. Poi (o prima!), al di là
di tutto questo (o al di qua): esiste l’aspetto creativo dove puoi sperdere te stesso e
scatenarti. È qui che non c’è crisi, perché non è che mi manchino le idee. ..Per inciso, non
capisco proprio come l’artista, ad un certo momento, non sappia che fare. Cosa vuoi, se ha
messo in campo tanti strumenti, in tante direzioni, quelle si intersecano sempre di più e lo
portano chissà dove. È che mi domando, invece, dato che il tempo passa e che uno invecchia, se tutto questo bruciare il tempo (non parliamo nemmeno più di intrallazzo, ma di
creazione; e anche quando questa si attui sempre come apprendimento, sorpresa,
incertezza..) ..valga la pena. Quando uno ha capito i giuochi (giuochi anche nel senso più
alto della parola), quando li conosce o fiuta (anche se si addentra in campi sconosciuti), ne
ha capito i dinamismi: perde un po’ interesse a farli, gli sembra quasi.. di sprecare tempo. È
vero che, se non si fossero creati i linguaggi, staremmo ancora a batterci con la clava, ma,
quando uno ne ha creati molti, dice: vale la pena di inventarne altri e allargare questo
dominio? Per questo, ora, più che altro scrivo, perché lì, come t’ho detto, pur essendo assai
importante la dimensione formale, esprimo quello che sento, quello che penso, e non mi
perdo per esempio nelle materie pittoriche, che sono un’altra astrazione. (Aggiunta in
revisione: non vorrei dare di me.. una cattiva impressione, ma ripeto che ora non sto
scrivendo, se non qualche intervento che mi hanno richiesto. Realizzo alcune opere
oggettuali! Per esempio, ..un gregge, un po’ ironico, di ‘Rebis Brebis’: un insieme,
elementare e complesso di.. ‘comodini-pecore’ (chimiche) fornite anche di ‘layettecorredino’).
Comunque, tornando alla domanda, è giusto delegare ad altri la realizzazione della propria
opera?
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Dipende da che tipo di opera, naturalmente. Se è cosa sensibilistica, in genere no. Se invece
faccio una grande “Fontana Fisionomica", non la posso fare io materialmente, devo
progettarla e sopraintendere al fatto che sia eseguita bene in tutti i suoi aspetti. E anche in
questa fase sorgono altri problemi, eventuali interventi e idee a non finire. In altri casi, si
possono assumere tecniche o oggetti industriali, ma anche qui pratico adeguati interventi,
teorici o concreti..
Nel tuo caso, c’è molta differenza tra pittura e scultura?
Mah, sai, pittura e scultura sono termini riesumati; prima erano tabù, poi son tornati troppo
di moda, poi sono diventati un altro pochino tabù di nuovo, o forse no.. (specialmente a
Roma). Un’idea è in genere connaturata di tecnica estetica specifica che va attuata e
approfondita; anche se certo può saltare altrove.. Non parlerei troppo di pittura, e, ancora
meno, di scultura, ..statue equestri e corpi pedestri (..a meno che - tra parentesi - organizzino
sceme & importanti mostre di ‘scultura’, ..a cui mi invitino, a buon diritto!).
Oggi è ancora possibile fare un lavoro artistico radicale sotto l’aspetto formale e
contenutistico?
Ottimisticamente, ti dirò di sì, perché, se non fosse possibile, sarebbe il caso di smettere.
Agire nell’arte, lo intendo come praticare e relazionare e relazionare tutti i miei interessi, e
questo mi sembra che sia un atteggiamento che non è stato realizzato e che quindi lasci
spazio a fare delle cose diverse e nuove. Oltretutto, voglio farti notare che, con questa
necessaria pratica, non si va incontro a ..un nuovo ‘ismo’-accademia. Questo perché ogni
‘artista’ avrebbe un suo punto di vista: un suo ‘tutto’ da elaborare. Ci sono tante cose fra
cielo e terra..
Si può dire che il tuo lavoro abbia un preciso sostegno teorico?
Lo sai già. L’altra volta t’ho detto: pur-troppo!.. (la complessità si sconta socialmente e
psicologicamente. Lo sai.. che devo difendermi dall’assedio delle ‘id’ e e..). Ma, vedi? Ti ho
parlato di Inconscio & idee, perché: non è che il lavoro sia tout-court la realizzazione di una
teoria! (del resto, non ho sempre teorie). Non ci sono, cioè, un prima e un dopo fissi: è un
tutt’uno.
Hai una tua ‘formula’?..
Psicologicamente sarò legato a delle ‘formule’ (condizionamenti) e, forse, anche il lavoro ne
risentirà; ma il lavoro vuol essere proprio al di fuori di una formula.
Procedi più mentalmente o con l’esercizio?
Con tutte e due le cose, perché sono indispensabili reciprocamente. Lo sai anche tu che certe
idee vengono dalla pratica, o che un lavoro estetico si può realizzare mentre si realizza.. Se
operassi solo mentalmente, sarei l’uomo invisibile; ma lo sai quanto io operi mentalmente.
L’esperienza può influire sulla qualità dell’opera?
Beh, certo; anche le tecniche più tradizionali, mentre le impari le realizzi, o viceversa. Non è
che si possano eseguire le cose da naïf, senza sapere come farle. Non solo l’esperienza, ma
la conoscenza (storica e attuale) del campo ( ciò non toglie che, in certi casi, muoversi senza
troppi bagagli conoscitivi, possa risultare positivo. Avrai anche presente il caso di chi, da
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neofita, realizza - o crede di realizzare - le cose con felicità; poi, deve subire la recessione e
il progresso di imparare). È chiaro che non vengo a sostenere che chi ha la conoscenza è un
artista. L’arte è, in partenza, un dono legato all’intelligenza e al talento (che vanno
sviluppati). Mi fai dire delle cose ovvie (è la tua repressione della sensitività che fa questo
genere di domande, sia pur per conto terzi..).
Jung non ti passa mai di moda?
A me non passa mai di moda niente, perché tutto è sempre passato di moda. Io non ho
sostanzialmente mode. Jung è interessante, ma l’ho preso anche molto in giro.. Anzi, in
questo momento non mi interessa molto: vedo più la concretezza. ..Posso autocriticarmi
perché ..mitizzo me, magari? Bah! ..Sono invece molto fermo nel non mitizzare gli altri (ah
ah!).
La psicanalisi è da te vista con fiducia, come verità assiomatica?
No di certo; è un metodo e molto problematico. C’è tanta gente che non fa psicanalisi e.. sta
bene o male lo stesso. Purtroppo il cammino dell’essere (progredito, o semplicemente vivo)
è quello di sapere, e quindi di avere la difficoltà di sapere, perché sapere è anche mettersi
delle pastoie. La dimensione psicanalitica possiede una valenza culturale, ..anche se questo
viene a tradirla (perché un conto è vivere, e un conto è teorizzare, o te lo r..: lì non ho alcun
problema!)
Per iniziare un lavoro aspetti che si sia accumulata dentro di te una certa energia?
Il mio modo di essere lo conosci. Di energia creativa ne ho.. quanta ne vuoi. Non è che bisogna attendere l’ispirazione, o qui o là.. Certo, le idee, le sensazioni, ti vengono da destra, da
manca: però, bisogna organizzarle e realizzarle. Agitando le cose, una tira l’altra, per cui non
c’è bisogno di.. ispirazione; in ogni momento.. posso sputare per terra e far crescere una
pianta.. Poi magari lavoro anni interi a ogni getto o foglia, nel bosco o nel giardino che
cresce (commento a posteriori: un pochino spaccone - perché anche l’invenzione, a volte
esige interessamento e ‘sforzo’ - ma sostanzialmente ho detto il vero).
Come si colloca il tuo lavoro di oggi rispetto a quello degli altri artisti d’avanguardia?
(..Mi fai ripetere.. nel dire che non mi ripeto!) In questa volontà di essere in più luoghi. È
una pratica di tutto quello che ti interessa, in qualsiasi campo, un andare ovunque ti interessi
o tu conosca, e ancora non conosca: per avere sempre in mano degli elementi in divenire, di
novità; quel che è diverso, è necessario. Faccio parte, chiaramente, di un mondo, ma radicalmente la mia proposta, di ieri e di oggi, mi sembra proprio che non abbia parenti, perché è
(scusate l’eccesso) molteplice, ipercreativa, culturale, dilagante in tanti campi. Alla fine dell’
‘800 (al di là dell’illusionismo verista) si era arrivati (..o tornati) alla strutturalità della forma
e del campo. Ormai, e da tempo, questo campo va allargato: si pone il problema di orizzonti
totali ..per migliori coltivazioni! Ma all’atto pratico, ti ho già detto come.. non ci siano artisti
che abbiano una theoria, così come non ci sono teorici che abbiano una pratica artistica..
Tutto questo ridicolo esplosivo..
Spostiamoci su altri territori.. Ti piacerebbe lavorare in America?
Ora come ora, no.
Perché?
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Troppo lontano, e.. non credo che troverei cose particolari (quanto dicevo poco fa, non
significa fare il commesso viaggiatore).
Quale potrebbe essere il luogo ideale?
Sarebbe quello di essere migliori, sentirsi franchi, nella vita (invece: del.. locus ceruleus
mentalis, dei paesi alti ..e bassi, son contento).
Torniamo all’opera.. Molti artisti mostrano sete di luce e tante sono le luci che si possono
trovare dentro le opere d’arte: che tipo di luce c’è nelle tue opere?
Sempre.. con presunzione o con incoscienza, ti dirò che a me sembra che in giro ci sia un
gran buio, cioè che tutto ripeta se stesso. Non è che io sia.. il faro del mondo; sarei un pazzo
a pensarla così, ..anche se devi tener presente che ogni artista è un po’ pazzo, perché fa un
mestiere molto individualistico. Questa luce mia ..(se la vuoi chiamare così, ma.. non so
bene cosa intendi: ..è roba da bere? ..Beh, è un termine che non adopero se non per..
‘scherzarci’ sopra con le parole: Luca-Luce, eccetera) ..questo modo di fare è quello che ti
ho appena detto: fare tutto quello che ‘ti va’ e farlo intensamente, relazionandolo, in un
terreno che non è limitato e, quindi, che è aperto e necessario. L’ ‘arte’ non è fatta per
ammantarsi di una forzata vaghezza romantica, come non deve avere complessi o superiorità
positivistiche. Mettitelo in testa, così non te lo ridico (cioè non ridicolo) più: è dagli anni ‘60
che propongo - al di là di apparenti similitudini - un modo di fare che sconvolge quelli
correnti ..verso il nulla (..osta, purtroppo).
La complessità che persegui può avvicinare al cosmico?
Al cosmico in senso religioso, metafisico? Mah, lì sono abbastanza scettico perché (se vuoi,
particolarmente ora (?)) penso che quando è finito, è finito.. Però, sarebbe altrettanto
ingenuo dire, materialisticamente, che le cose sono così, perché non le vedo altrimenti che
così. Tutti gli animati, passati e presenti, e il loro fare ed essere: sono la verità. E un respiro
ampio, nell’ambito della cultura storica profonda, è aperto sul futuro (..ecc.?).
Da dove sono nate le idee delle tue principali opere?
Questo pone in campo troppi problemi. Sai cosa c’è dietro come supporto e come scontro. In
passato: mio padre, creativo, la mia famiglia, il fatto che ho avuto doti e qualità artistiche fin
da bambino. Poi la mia formazione classica, scientifica, e artistica; il riscatto dell’arte dalla
scienza (nel senso che ho visto che non erano poi così differenti, ma necessarie l’una
all’altra), l’essere sempre contro tutto quello che è convenzionale. Questa è una forma di
nevrosi, perché uno che è d’accordo con gli altri sta meglio, ma se uno è.. contro quasi tutto,
contro tutti e a favore del fare delle cose nuove: magari finisce per star male, ma ha la
chance dell’originalità creativa. Questa tua domanda ha senso, e mi soffermo ancora un po’.
Devo dirti che (anche ripensando a fondo al passato) il mio - più che un problema di
adeguamento ai linguaggi espressivi dei varî momenti, è un cammino di: io e il mondo.
Questo radicale problema resta aperto, in senso esistenziale e culturale. Sai quanta attenzione
sperimentale io presti ai linguaggi e alla loro storia, ma..: l’assunzione dei media
fotocinematografici ‘senza peso’ (mentali-concettuali ed estetici) con il risvolto
comportamentale e ambientale; e poi il passaggio ai veri testi e altro: non mi son venuti da
suggerimenti altrui in ambito artistico; piuttosto: da un far quadrare la mia cultura aperta, e i
miei problemi. Tant’è vero che questi modi sono allacciati sempre in dinamiche complesse e
- è stato detto - anticipatorie. A parte tutte le limitazioni, posso ..fregiarmi di non essere ‘in
mano’ a qualcuno, e di non essere veramente capito dai ‘numeri uno’ smaccati del potere
critico e mercantile. Perché - nella mia radicalità e non specificità - non posso stare al
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giuoco.. reale ma limitato: sono dis-ferente, vado per la tangente.. la Sfera? Così è, se vi pare
o no; se par loro (mai!); e se non appare.. Non è apparente il mio parere: c’è!
Domanda facile: perché si ricorre alla metafora?
Bah, si potrebbe pensare: uno complica le cose metaforizzandole, ma in realtà si tratta di un
linguaggio molto naturale, e che viene a dire cose complesse, non semplificabili. Il sogno,
per esempio, si esprime mediante simbologie e ..metafore; per cui, il punto di vista
positivistico che vede la realtà da leggere in nudi fatti-parole, risulta ingenuo e ‘primitivo’..
Il sogno che tu hai fatto stanotte parlava per simboli (..intendiamoci: non per allegorie,
‘volute’. Jung, per esempio, parla del ‘syn-bolon’ come di riunione di Inconscio e
Coscienza); l’arte preistorica era più astratta che realistica.. Qui ti aggiungerò - per dirne
un’altra - qualcosa riguardo all’uso che ho fatto, a volte (nella ..teoria di miei lavori) di
concetti alchemici. Chiarivo che si trattava di realtà psicologiche, dette in termini ..fantastici.
Ma lo psichico è un mondo complessamente fantastico (con un massimo di percepita
concretezza); quindi, le mie divagazioni non erano improprie o forzate.. Ora ti fornirò una
notizia terminologica (anche se.. allo sparuto e spaurito eventuale lettore, risulterà
peregrina): è curioso che, per linguaggio “simbolico”, la semiotica peirciana, intenda, il
‘segno linguistico’, cioè un simbolo convenzionale, arbitrario e sociale; mentre invece, per
Jung, ti ho già detto che il “simbolo” possiede il massimo di risonanza complessa e
‘naturale’, da integrare nella Coscienza. Un’ultima considerazione (sto saltando a destra e a
manca): la società, l’organizzazione del potere ha il carattere un po’ vacuo della metafora,
..come forse la intendevi tu (un ..giro di parole, che coprono altro). Delle norme che vanno
seguite, a cui bisogna credere (anche se, viste da vicino, sono arbitrarie o fittizie). Ma anche
qui (in questa ..metafora del vivere?) sia pur in mezzo alle tante deformazioni da
smascherare: bisogna ‘attenersi’, almeno in parte (altrimenti ci si trova nel vuoto).
La metafora, l’immaginario che l’artista propone, ha una funzione consolatoria?
Può esserci o non esserci questo (anche se il termine consolazione non lo capisco bene). Un
lavoro individuale ha certo componenti di compensazione, ma anche ben Altro! ..Elabora
una verità. Non vedere l’immaginario, la psicologia (il condizionamento) come qualcosa al
di fuori della realtà. E allora.. l’immaginario - sia pur scadente - della Televisione: che
cos’è?.. Fammi dire ancora qualcos’altro: se vuoi, un mio ..‘complicare le cose’, proviene
dalla nevrosi e tende ad ‘astrarmi’, autoaggressivamente. Ma, parallelamente e all’opposto,
(il mio) essere nella complessità delle cose: è ..l’unica maniera per coglierle, muoverle e
farle; rischiando, e non scivolandovi sopra, protetti dalle convenzioni.
Che valore attribuisci ai dialettismi che talvolta introduci nell’opera?
Un valore di verità e di stuzzicamento. Non di verità della mia parlata, come sai; ma della:
non cretineria-settoriale, quindi della pulsione e dell’ironia.. Parlando più in generale, se uno
pensa che la verità è quello che sta sotto i suoi piedi e basta, ..non ha capito niente. Mi
sembra che tu mi riproponga spesso delle domande, a cui do più o meno le stesse risposte.
Una buona volta dovremo pur fare un discorso più volante: tutto più vero! Lo sai che esiste
la Fantasia, e che, ..al punto che uno è ‘vivo’: è la più grande delle realtà?! (non dobbiamo
sempre avere paura dei pregiudizî nostri, proiettati sugli altri).
Concedimi di replicare alle tue amichevoli punzecchiature.. dif-offensive che ogni tanto mi
dài. I confini miei sono segnati anche da te che riporti sempre il discorso su Patella e che non
incoraggi.. ad andare altrove volando.. Sai che frequentandoti da più di 20 anni ed
essendomi occupato assiduamente e dall’interno del tuo lavoro, conosco forse meglio di ogni
altro l’intera produzione, peraltro così complessa. Molte volte mi metto nei panni degli altri,
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rinunciando ad esibirmi.., per ottenere un risultato leggibile e non oscuro o metaforico come
può essere l’opera visiva o scritta. Perciò, alcune domande tendono a verificare e ad
approfondire per confortare le mie convinzioni, altre per cercare di ottenere risposte utili agli
altri che vogliono capirci qualcosa, a differenza dei tuoi “scritti creativi” piuttosto difficili da
decifrare per i non addetti ai lavori. Inoltre - prima di rivolgerti una delle valanghe di
domande - non posso rivedermi tutto quello che già ti ho chiesto da 5 anni a questa parte,
anche se per questi lavori mi avvalgo del computer che ha una memoria migliore della mia.
Vuol dire che repetita iuvant. Poi tu, come Joyce, hai l’incorreggibile.. vizio di correggere..
all’infinito e non solo formalmente, per cui anche le varianti possono migliorare le risposte
per arrivare alla verità più vera. Quindi, non c’è bisogno di ricorrere all’autodifesa e
all’altrui offesa.. Piuttosto evita la prolissità e l’egocentrismo. Da parte mia, prometto.. che
dalla prossima intervista cercherò di l-evitarmi.. pur rimanendo con i piedi sulla terra. Come
vedi, ho già imparato a giocare abbastanza con le parole e per usarle non mi servono altre
lezioni.., anche se riconosco che la materia.. è difficile e io, talvolta, di fronte a tanta
complessità, posso smarrirmi e reagisco amando anche l’essenzialità.. che nasce dalla
genialità (scusami se chiudo con una frase che rimanda..).
Mandiamo una risposta schematica.. Prolijo, in spagnolo vuol dire preciso (..anche se - come
ti ho già detto - forse è fatica sprecata, ..perché: c’è, per esempio, qualcuno che ha letto un
mio libro?..).
Tu, che ti dichiari razionale, lo sei molto poco: non analizzi le cose (così
come - su un altro versante - non le accetti liberamente.. dall’interno).
Ho premesso e ti
ho concesso che a volte parli anche per conto terzi. Ma io, in un’intervista: di chi vuoi che ti
parli? Di qualcun altro? Non faccio il ‘critico’.
Per non ripetere domande, basta dare
un’occhiata a quelle passate; anche se, a volte - come dici - può essere utile ri-assumerle.
Non si deve chiudere troppo gli occhi alla complessità, almeno in campo culturale.
I
giuochi di parole non sono giuochi innocenti (da titolisti), ma un sistema, e una spia
pericolosa di altro. E: la verità si trasforma; o ..magari si trasformasse! Resta il fatto che
il nostro è un discorso da gretto a gretto: fra due grettini! (e un po’ di provocazione, dovuta,
vivacizza l’intervista che è anche una lezione, sia pur a vuoto).
Se vuoi la vita , o
l’intervista, semplice: cércatela presso artisti di fama o di fame, ma in ogni caso, più
semplificati. Però te l’ho detto - e lo sai bene - che, se sono noti, dopo un po’ troverai le
complicazioni dell’intrallazzo mondano. In chiusura, ti dirò che non mi ritengo il gran genio
(del bene o del male); penso, al contrario, che, se non operassi, non.. succederebbe niente di
grave! (nemmeno nel limitato mondo dell’arte). Propongo, con convinzione, delle cose, ma
non mi sento proprio, né un salvatore, né un ..povero cristo crocifisso. Questo sia chiaro,
anche all’oscuro.
Appendice: far entrare nel ‘giuoco’, anche la critica alle due parti
dell’intervista: non va preso tanto come offesa, quanto come possibile, doveroso (in un
campo serio e complesso) omaggio.., magari a ‘macchinette’ umane: ma almeno non
gettonabili! (altrimenti, alla cassa, ti stampano anche il grazie!).
Proseguendo ..volando, anche se a bassa quota: che importanza ha il movimento, in
particolare, nella grafica, nella fotografia e nel film? Quale esigenza c’è dietro? Vi è una
relazione tra movimento dell’opera e dinamismo mentale, culturale?
..Come problema di fondo, potrei anche ipotizzare che tutto questo dinamismo si
contrapponga ad un immobilismo mio, al paradosso di non riuscire ad essere, a fare
psichicamente.. È forse per la volontà di superare questo, che cerco di essere dovunque,
scodinzolando fortemente?? C’è gente, psicologicamente piazzata meglio di me nel mondo,
che però è più immobile di fronte a se stessa e alla cultura. Potrei aspirare a questa possibilità, ma ne vedo anche l’aspetto di accomodamento, di mancanza di coraggio; nel senso
che, scorrazzando nelle cose, uno rischia, ma.. muove. Certo poi - tornando ai modi
espressivi - una forma molto statica non esprimerebbe, per lo più, il fervere della produzione
culturale.
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Una domanda che non dovrei farti.
L’immagine delle tue opere nasce dal vero o è in gran parte inventata?
Le mie opere e idee sono tante. In linea di massima, sono abbastanza un ..‘realista’. Cioè,
muovo da fatti concreti, oltre che da reali fatti culturali; non sono uno che ama..
l’astrazione.. Ma, appunto - torno alla carica - la realtà non è un sasso piantato lì. Anche
nella descrizione di qualcosa che vedi, fai, hai fatto: sono implicati la tua psicologia, la tua
cultura, il tuo immaginario (continuiamo a dire così, per.. intenderci, anche se non mi
piacciono le parole e le ..frasi fatte e generiche) e quello umano in generale, nonché gli stili
espressivi. L’invenzione, per sua parte, è una oggettivazione del tuo teatro interno, un
progetto più o meno: realistico. Immaginazioni, miti, rimandi culturali: non è che siano
quindi irreali, poco veri. Questo nostro ..rovello (..questo nostro parlare è ‘razionalizzare’) è
ben reale: quanto ci fa affannare! (se mai è poco reale, lì dove proviene da falsi
atteggiamenti, da autogiustificazioni). Invece le cose e le persone che non sentiamo o non
capiamo, e tutta la materia dell’universo, i sassi della Luna o di Marte (materia che oltre
tutto è.. energia, spazio-tempo, vattelappesca) che non ci riguardino direttamente.. sono
irreali! Parlando poi di Tradizioni, vorrei accennare che quella italiana (di derivazione
classica): se vista nel suo aspetto peggiore (e non mi riferisco solo alle arti plastiche), ha alla
base un ..equivoco realista (non derivante - come vedi - solo da atteggiamenti positivistici).
Non ‘capisce’ e non contempla ..l’ironia, l’esistenzialità, le provenienze molteplici; e risulta
riduttiva e gretta, quindi ‘irreale’.
Altra domanda per me scontata.
Hai l’abitudine di appuntarti le idee per le opere da realizzare?
Sì. In questo momento, magari, cerco di respirare di più, ma sai bene quanta congerie di cose
abbia studiato, specialmente in passato, e quante migliaia di fogli, ecc., abbia riempito di
disegni, scritti, ecc.; o quanta ‘materia’ sensibile abbia impressionato.. Ma già questa è una
‘produzione’: non tutto è “opera” (sai, poi, come abbia realizzato installazioni e operazioni).
D’altra parte - e all’opposto - non ci si può limitare solo alle idee; e, se si cercano vie non
oggettive, la scrittura, per esempio, è un bel modo..
Nella formazione dell’opera c’è anche improvvisazione?
Sì, certo, anche; e nel senso migliore del termine. Tu hai visto che la mia opera in certi casi
(ma non sempre) è fatta di fasi molto furenti, alle quali seguono tanti lavori pazienti e che
arrivano fino ai minimi termini e dettagli. Non escludo nemmeno che in casi particolari
quello che aggiungo venga poi tolto di nuovo in parte, perché era meglio uno stadio iniziale.
..Se vuoi, anche in questa intervista, pur dicendo troppo poco, cioè semplificando troppo la
descrizione delle opere, e i miei assunti: mi accorgo che sovraccarico e che.. dovrei ripulire..
D’altra parte, è proprio nel non rimanere in superficie, e nello scartabellare, stuzzicare e..
rompersi le scatole, che il discorso può farsi un po’ ..lavoro, e non semplice colloquio che
lascia il tempo che trova.
L’opera finale rispecchia l’idea iniziale?
In generale, sì; dipende però dal tipo di opera: in certi casi il risultato è conforme al progetto.
Ma il lavoro (..in specie con tecniche d’immagine o anche scrittoriali) si elabora anche
facendolo. Non si parte da idee preconcette, né certo si va a caso. Un’avventura della
sensibilità e dell’intelligenza.
Dove trovi i materiali che usi per la produzione oggettuale?
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Dovunque: per la strada, nei negozi o fornitori vari, dagli antiquari o i rigattieri, nell’alta
tecnologia, nella tradizione, nella mia mente.. Ma le cose non sono, o non sono solo.. trovate
lì; sono fatte, o trasformate, o fatte fare in parte.
In che misura entrano nell’opera i contenuti emozionali rispetto a quelli intellettuali?
C’è un rapporto continuo di tutte e due le cose, anzi una non può fare a meno dell’altra,
naturalmente (..signor gnorri).
La ragione interviene dopo l’emozione?
..Uno potrebbe dire di sì, però non c’è una regola, né un primo e un dopo fissi (..già i termini
che mi proponi - come quasi sempre - potrebbero essere rivoltati: ..la ragione potrebbe essere
copertura di un’emozione, e l’emozione una chiara con-prensione).
L’emozione si nutre sempre dell’esperienza personale?
Se le emozioni non colpiscono me, che emozioni sono, scusa? Per esempio, c’è una frase
molto cretina di Duchamp (è stata usata anche come titolo di una sua mostra a Colonia cui
ho partecipato, al Museum Ludwig): “d’altronde sono sempre gli altri che muoiono”. Mi
sembra sciocco (vorrebbe dire che puoi solo constare che sono morti gli altri, e non te
stesso). Invece la morte degli altri la senti.. perché ti riguarda. Se non la sentissi, se non ti
riguardasse, paradossalmente quasi non esisterebbe la morte.. Si potrebbe dire meglio:
“d’altronde.. siamo sempre noi, sono sempre io che muoio”. Marcellino era.. un freddo
(‘enameled’: verniciato, rimosso nel ‘Sentimento’). John Donne ha detto qualcosa di molto
meno superficiale; all’incirca: “per chi suona la campana? Suona anche per te (..). La morte
di ogni uomo mi diminuisce”. A.. questo problema della costruzione dell’Opera come
repressione affettiva, è dedicato il mio libro “DAN, DEN, PIR, DUCH” (Dante, Diderot,
Piranesi, Duchamp).
Ma il risultato emozionale, parente dell’estetica, è anche calcolato.
Sempre ci sono progetti quando costruisci una cosa: c’è tutta una dinamica complessa che
non è però calcolo, nel senso micragnoso di una ‘captatio’ o di una parola crociata, se mai
una.. crociata di parole, quando si tratta di parole.. E poi, tu sai per esperienza di vita (se non
di arte, storia dell’arte, e psicanalisi) come il ‘caso’ non sia da condannare né sminuire.
Muovi da molte cose, per arrivare ad una organica complessità di risultato (..che non vuol
dire mai ‘complicazione’, perché io anzi cerco perfino - quando è necessario - di spiegare.
Ma il primo esigente interlocutore è chiaro che sono io stesso!). Sai, poi, l’opera figurativa
non suscita tanto emozioni, quanto sensazioni e pensieri.. Se agita tanto sentimento (..come
nei vecchi testi di Storia dell’Arte del Mottini) vuol dire che non è sentita o capita. Non
perché la ..teoria e la prassi dell’arte equivalgano a questo; ma, appunto, perché l’arte non
va: né mitizzata, né avvilita (due modi per toglierle importanza). Capìta, attraverso la propria
sensibilità-esperienza, e con: molto, disinteressato, interessamento-studio!
Guardiamo ora più da vicino l’opera. Puoi commentare il complesso di lavori sul
Mysterium?
Dovrei dirti troppe cose.. Sono partito dall’aver localizzato alcuni ‘spicchî’ stellari, che
vanno a comporre quei cieli seicenteschi calcografici; poi, in Francia ho trovato le lastre di
rame originali, da cui ho potuto ricavare le stampe che mi mancavano per completare
l’opera. Mio padre mi aveva parlato del Coronelli che aveva realizzato quel globo per il Re
Sole. Sempre mio padre aveva ideato il ‘Cosmoscopio’: due semisfere concave orientabili e
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che contengono i Cieli, con al centro la Terra. Così ho pensato di coniugare la sua idea col
globo del Re Sole, che era invece di tipo tradizionale; ho realizzato delle calotte, delle grandi
‘coppe’ o semisfere aperte, con queste rappresentazioni.. stravolgendole, per portarle a livello di quello che aveva fatto mio padre, e mettendo in rapporto la figurazione antica con
quella moderna (che naturalmente è corrispondente, anche nei nomi, a livello di
Costellazioni). Poi, via via, ho ideato molti altri oggetti, che hanno integrato il complesso, i
‘Vasi Fisionomici’. Il ‘Sacellum del Tempus/Templum’, eccetera, eccetera.., un ambiente
dall’apparenza ..classica o barocca, ed estetica (ma non semplicemente citata o trovata); e
dal contenuto mentale. Dentro quelle ‘coppe’ stellari, ribolle il ..calderone dei miti celesti
che sono dei miti psichici. Se Freud ha assunto Edipo, ..anche tutti gli altri miti possono
essere analizzati psichicamente (un mio libretto omonimo accompagna il lavoro). Essi sono
scritti nella lavagna stabile del cielo. ..Ora non ti vengo a dire che non riconosca questo
lavoro, che non mi piaccia: è un lavoro lungo, ci sono stato sopra a costruire tutte queste
cose per anni.., mentre il mondo gira e tu stai chiuso lì a ideare cose, a rappresentarle..
Questo un po’ mi scoccia, perché intanto il tempo è passato. Sul versante pratico, il
‘Mysterium’ è stato esposto in nove prestigiose sedi museali europee (ma non a Roma o
Milano!).
..E il “Sacello” come è nato?
Un “Sacello” allo stato grezzo e vuoto, l’avevo trovato da un antiquario, da un rigattiere (il
contenitore stesso l’ho dovuto tutto sverniciare a fondo, restaurare e lucidare a gommalacca
e spirito: l’ho fatto di persona). In seguito ne ho fatto fare un altro, ho fatto cioè ripetere il
contenitore di legno, su modello del primo. Dentro ho molto lavorato. Mi è venuto in mente
di trasformarlo con un cielo calcografico autentico del tardo ‘600, etc. etc. (ti accenno anche
a misteriose (?) scrittine, fotografie, il ‘rotondum aureum’..); di farci appunto il ‘Sacello’ e
di immetterlo nel ‘Mysterium’, assommando varie cose. Poi hai visto che, anche per ‘Den &
Duch’, ho realizzato diversamente il secondo Sacello, con mondi e falce di luna
fosforescenti, nonché delle luminose Costellazioni, ‘scientifiche’ azzurrine, e ‘artistiche’
rosate; un mondo - malefico? - ‘Poisonville-Juppiter’, etc. ..
Ti ricordi delle fonti e dei materiali dei principali lavori del complesso “D. & D.”?
Sono tante cose diverse - un lavoro di molti anni - ..e per ognuna dovrei parlarti molto a
lungo; il tutto prenderebbe giorni interi di disquisizioni, sia tecniche che teoriche (i materiali
vanno: da un pezzo raccattato per strada, ..a cose progettate con cura, ..al laser o al video..).
Comunque, te lo ripeto, e tienilo ben presente: per il lavoro, non potremmo confinarci in un
dialogo; sconfineremmo invece chissà dove; porterei il visitatore.. sempre più dentro, sempre
più sotto. Accenniamo qualcosa relativo al ‘Letto’: deriva da una considerazione del readymade di Duchamp ‘Apolinère Enameled’. Guardandolo, e riconsiderandolo, m’è venuto in
mente che potevo realizzarlo concretamente (in legno, e poi in ferro) e verificare se era un
paradosso visivo come risultava dall’immagine. Ho notato tante altre cose teoriche, via..
via.. Alla fine ho scritto un saggio complesso. Anzi: un saggio su Duchamp e un altro su
“Jacques le fataliste” di Diderot. (saggi che riguardano loro, me, l’arte, ecc., la psiche..) E
così, da lì è venuta questa comunione di “Den e Duch”, i quali avrebbero fatto delle
‘autoenciclopedie psichiche’ di sé nelle loro opere, al di là dell’aspetto formale. Tutta questa
strada in cui mi sono sperso (non nel senso che non sapessi più quale fosse la strada!) mi ha
portato ad altre vie che si intersecano, si incrociano, divergono: un territorio mio, il territorio
della cultura creativa. Qui, scusa, vorrei di nuovo farti presente che non ci sia il
fraintendimento di dire: ..ma allora tu hai teorizzato troppo, hanno ragione gli altri che
vanno più alla buona, si occupano di cose pratiche. Secondo me, hanno ragione nella vita,
perché ..magari si son fatti la villa, hanno avuto figli, non si sono ..ossessionati; ma: non
come senso di fondo (nel quale sono caricature di se stessi.. o di altri!). Il rischio che ho
messo in campo, non credo che sia sbagliato. È sbagliato che uno lo debba pagare troppo;
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ma la dimensione e la direzione giusta della produzione culturale e creativa: credo che sia
questa, e non quella della sacralità di opere estetiche del cucco o del cocco - calde o fredde,
ma che non fanno né freddo né caldo - e che ..solo stuzzicano lo stomachino stomachevole.
E qui, dato che si accenna agli oggetti ‘strani’ e organici che ho realizzato da anni (..con
mezzi colti, cose industriali, carters di moto o pezzi di armadî, e cose appositamente tornite e
realizzate, o antiche..) fammi riaffermare, senza mezzi termini, che molto spesso sono stato e
sono precorritore dei modi espressivi. Ora, per esempio, rispetto a certe giovani situazioni
..milanesi (?), europee (e magari americane) degli ultimi anni, o attuali (certi giovani mi
fanno anche ..tenerezza, ma non li voglio distinguere per età dagli altri): riconsidera un po’
(tu che non sei un ..critico somaro, cioè con paraocchi, basto e padrone): i miei oggetti, etc.!
Il mio fare.. ironico ribaltante, fischiettante, strappeggiato; e, allo stesso tempo, stringente e
calibrato.. Quel che però il mio fare ha in più: è che (non si tratta solo di allusioni ed
apparenze, e che) è complesso e profondo.. fin dove non si è mai arrivati!.. Se l’ ‘arte’ non è
una ricchezza e una sorpresa sostanziali e problematiche: allora ..che robb’è?! ..C’ ‘a fa’ a
fa’? Ti manca proprio il respiro!
......(interruzione e ripresa)......
Ora, per non essere monotoni, parliamo dell’arte in generale.
Flaubert dice che la grande arte è impossibile, è impersonale. Lo condividi?
Per me l’arte non va mitizzata, l’arte o qualsiasi altra attività. È importante in quanto si
contrappone a tutte le tecniche specifiche, alle settorializzazioni: un respiro di libertà.
Un artista è un trasformista? (per usare un termine del linguaggio politico) Si deve arricchire
il proprio linguaggio guardando.. alle altre esperienze del passato e dell’arte contemporanea?
Direi bene! Ma, scusa, chi ti forma? ..lo Spirito Santo? Non, quindi, per ‘arricchire’, ma
formare e trasformare il linguaggio. ..Però, sai bene che, per me: il campo è totale! (sono
soggetto a influenze di molti tipi; e penso di influenzare. ..Stiamo attenti agli starnuti!). Non
è che dici: ora ti apro questa porta, sei qui nel giardino, questo è il tuo luogo, e tu agisci solo
qui. Io vado fino all’altra porta, esco fuori, ..eventualmente corro sulle strade, prendo il
treno, l’aereo, ..o il pensiero; poi magari sto seduto immobile (non perché stia pensando);
forse dormo disteso? O vado fino all’altro giardino, ..o giardiniere. Devo poter fare tutto, essere dovunque voglia (intendiamoci: non come viaggiatore di commercio, reale).. Sostengo
che la cultura e la creatività debbano essere questo non piantarsi o piantare in quel
giardinetto altrui, starci bene, semiciechi, e coltivarselo a fondo; ma muoversi, se è
necessario: con l’avventura, la realtà e la verità che questo comporta. Perfino la fattura e la
..sintesi (bah) dell’opera non sono ‘semplificazioni’. Non occhiate, quindi, ma: considerazioni ai vasti Cieli. Ciò non vuol dire affatto che il lavoro sia sempre sommovimento e
interrogazione ansiosa; ha anzi bisogno anche di molto tempo, esecutivo e meditativo. E
neppure vuol dire che io sia psichicamente ‘risolto’; anzi, ..forse proprio perché non sono
risolto, mi pongo questi problemi? D’altra parte, t’ho detto che non vedo nemmeno
soluzione in chi, magari, nella vita sta meglio e produce per il mercato, ma poi nella cultura
creativa: riduce e tace.
L’artista, quindi, deve essere sempre un innovatore..
..Fammelo anche ridire così: la gente - dell’ambiente o meno - si aspetta spesso dall’artista,
che sia strano, e che faccia cose abili o sorprendenti.. Non dico che aver naso per architettare
novità, se non ..strampalerie, oppure meticolosità: sia da tutti. Ci vuole (anche se non tiriamo
in ballo la necessaria gestione & indigestione dell’intrallazzo) attitudine e inventiva
..estetica, pratica di essa, ed anche informazione. Eppure, queste abilità ..psicofisiche fine a
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se stesse, superficiali e prive quasi di comprensione: non significano praticamente niente.
Sono - al contrario di quel che si crede - molto poco ‘strane’ e capaci; servono cioè a ripetere
il passato, con variazioni, in realtà: inesistenti. È sorprendente come, spesso, quello che è
superficiale venga preso per significativo; e ..quello che è profondo: per superficiale! Io,
..quasi mi ci diverto.
..Domanda di un Luca maligno, che si inserisce: Non si potrebbe dire (normalizzandoci ed
equiparandoci, riportandoti cioè fra gli altri a livello ambiente) che hai interessi molteplici e
che realizzi, via via, opere variate, accanto a dei libri che hai scritto: il tutto con una
psicologia complicata e sofferente?
Non posso e non voglio eliminare la tua critica. Oltretutto, da un punto di vista psicologico,
le cose sembrerebbero presentarsi così. Ma ora guarda l’ambiente (o gli ambienti), considera
quel che ne dico: ..e penso che converrai che non distorco tanto (..se risulto aggressivo: non
si ha idea della aggressività che vige, nei piccoli e grandi centri di potere). Considera poi
meglio quello che faccio (un elemento importante, su cui ora non insisto: è la relazione fra
..oggetto e testo), ..e poniti il problema - a vasto raggio - di cosa altro si potrebbe fare (io
però non agisco in base a un calcolo derivante da fredde considerazioni!). Che ne dici?
Lasciami quindi continuare ad operare come ho fatto, o come eventualmente sto facendo.
Tu che fai un’arte cólta, come giudichi l’Arte Colta come movimento?
Questi sono modi di dire, sono parole. Cólto come l’intendo io, l’avrai capito, è tutt’altra
cosa, e non è limitato alla storia dell’arte, ..e nemmeno all’ “arte”. A parte questo, io non
intendo che l’arte debba essere cultura, perché la ‘prima materia’, come ti dicevo, è
pulsionale, intelligente (una volta rifondai l’etimologia di intelligenza, facendola derivare da
‘intus-lègere’, lèggere dentro, in profondità; invece che ‘inter-eligere’, scegliere), poi, si va
avanti. Se uno non ha delle tendenze, delle cose che bollono dentro.. D’altra parte, non è che
quell’uno sia un selvaggio che romanticamente esprime le cose, senza sapere nemmeno
quello che fa: non mi sembra la figura adatta all’attualità. E del resto, ci si può
‘appassionare’ alla cultura..
L’arte esprime il represso ed ha una funzione liberatoria?
Sì, può averla, ma una funzione liberatoria possono averla anche altre cose. L’arte, per
esempio, in maniera abbastanza paradossale, ambigua, vorrebbe costruire e ..scrivere il
mondo con dei caratteri di verità.
..È una sublimazione dell’esperienza personale?
Può esserlo, ma non è che sia il suo fine.
Rivolgersi alla storia.. è pensiero forte o debole?
..Pianoforte & pianodebole.., io sono sempre per le ..’sin-fonie (magari, anche suonate.. in
camera) o sinfilosofie non ‘esclusive’: già te ne ho detto, un po’ addietro, nella risposta in
cui parlavo di ‘centralizzazione’ o meno. Rivolgersi alla storia è necessario, ma non per
rinfrancarsi. Come riesci a fare senza ricordare e conoscere? Però non ti devi arroccare nella
storia, devi essere sempre sporto o spericolatamente proteso a camminare.
Quindi, affermi che non si può fare arte prescindendo completamente dalla storia.
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Se uno non ha memoria come fa a camminare? Non sa nemmeno se deve mettere un piede
dietro l’altro o davanti all’altro.. (Vedi? Preferisco continuare a parlarti ..’espressivamente’.
Non le prendere per ..metafore svisanti. È, anzi, per farmi maggiormente capire (altrimenti ..pur senza ‘voler’ spaventare o irritare - dovrei o potrei fare, via via, dei discorsi molto più
tecnici e cólti), per non parlare qui, in astratto, di Storicismi, Idealismo..; e altrove, di tante
altre - magari anche utili e più aggiornate - categorie, usando termini e concetti psicanalitici,
linguistici, tecnico-artistici, e altri..).
Allora l’opera non tende ad uscire dalla storia, ma a rientrarci arricchita delle esperienze
contemporanee.
La storia si fa. L’hanno fatta quelli vissuti prima di te, non è che uno provenga chissà da
dove, dal vuoto.. Fare è essere quello che è stato fatto; ma è: continuare a fare.
Hai ancora l’ansia di andare oltre l’arte?..
Non stravolgere i miei pensieri. ..Per me l’arte non è niente ed è tutto. Al punto che sto
‘operando’: non è che qui è l’arte, di là sta un’altra cosa (che non possa assumere). Ci sono
delle tecniche specifiche, certo. Capisci? Nella produzione (..bah) intellettuale e materiale
(..dell’arte) non è che io ponga preclusioni settoriali, critiche, scientifiche.. Con ciò non
intendo dire che.. lo scienziato fa arte; ma che io devo poter assumere strutturalmente, nel
mio lavoro, dimensioni critiche, scientifiche.. Oltre l’arte, che vuol dire? Sarà un’altra ‘arte’,
se così vogliamo chiamarla. Bisogna andare oltre tutto? Il problema è più quello di: essere se
stessi: andare oltre se stessi, nel senso di essere se stessi.
Forse il problema è di come fare arte rimanendone fuori, stando dalla parte della vita.
Non c’è il fuori e il dentro, tutto è tutto o niente è niente. Fai e basta (..perché, per fare
‘arte’.. bisogna: ‘farla’. E così: ..guarda i miei lavori & i miei scritti; sentili, considerali).
Nel tuo caso l’evoluzione dell’arte segue da vicino quella della vita?
..La mia (produzione) la faccio io: quindi.. è fatta di me! Evoluzione o involuzione di vita..
Invece l’arte, piuttosto, si evolve. Io non mi ritengo affatto risolto, come molte personalità
non sono risolte. Mai nessuno ha messo la parola fine, finché vive. Mi ritengo molto
nevrotico, per cui potrei ..essere molto meglio di come sono; ma l’arte magari si nutre anche
di questo. Potrebbe e può anche non nutrirsi di questo; per cui non ci sono crismi né
formule..
L’arte afferma se stessa o si fa perché si parli dell’artista?
Ogni artista la fa per ‘parlare’ di sé. Poi, però, i risultati non dovrebbero essere così limitati.
Essa può avere influenzato in qualche modo la tua visione del mondo?
.. Se vuoi continuare a limitarti, nel parlare di “arte”: non farne però ..un mestiere,
un’etichetta! Non è nemmeno che nell’arte ‘trovi’ una visione del mondo, ..come se una cosa
fosse l’arte e un’altra, scissa, il mondo, o il sentirlo e pensarlo da parte dell’artista.. A livello
del fare, io non pongo limiti né categorie; i limiti sono in me, nella mia nevrosi o nel mio
esistere. E.. la visione del mondo.. sono io, sono l’arte che faccio e che realizzo.. Tutto
dovrebbe essere tutto e speriamo che niente non sia niente.
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Le opere tendono ad espandersi nello spazio esistenziale che le contiene o si isolano da esso
per esprimere un loro valore autonomo solo per una élite di spettatori?
..Il fatto è che i linguaggi vanno conosciuti, almeno in parte; perché, se tu non sai che.. il
basilico non è velenoso, oppure che lo è ..quel fungo: che fai? Ti azzardi a mangiarli? Devi
conoscere. Non che il fine sia quello di mascherarsi, di immettersi in una cerchia settaria di
conoscitori.. Il fine, per esempio, può essere quello di.. ‘camminare’; per qualsiasi cosa lo è,
..a cominciare dal bambino che inizia ad afferrare, a camminare.. (o che si siede! ha!). Il fine,
o il camminare durante la costruzione della cosa, proviene dal passato e va verso il futuro,
se ci va..
Pensi che le arti visive possano indicare il futuro più di ogni altra forma d’arte?
Questa sarebbe una presunzione sciocca. Già, l’arte: se volesse ridurre a sé il mondo,
sarebbe paranoica. L’arte è arte e non è arte, cioè dovrebbe uscire da sé: non per non essere
sé, ma per essere.. tante cose, che ogni artista dovrebbe poi affrontare a modo suo. Ma non è
che tutto è arte! In arte e ovunque, bisogna, sì: avere conoscenze specifiche dei modi e delle
tecniche. Non è che uno per esempio.. sappia scrivere, solo perché decide di scrivere: scrive
magari come un cane, in quanto non ha esperienza. E, prima di tutto, deve avere un talento al
riguardo. Le.. arti divinatorie poi, sono altra cosa.. del diman non v’è certezza. E nemmeno..
del divan, v’è certezza..: per chi sta stravaccato!..
Spostiamoci su altri territori più pratici. C’è convenienza a sponsorizzare l’arte?
Se non funziona senza sponsorizzazioni, sì.
Come vedi il restauro delle opere d’arte?
In parte andrà fatto, ma è una cosa da prendere molto con le molle, perché, francamente,
andare a mettere le mani su un’opera figurativa è molto rischioso. Quando c’è veramente
bisogno, va fatto, ma il meno possibile, e con grande timore reverenziale: una cosa di
qualità, realizzata, è facile sciuparla, non capendone i parametri, ..che sono quasi
impossibili da dominare.
......(interruzione e ripresa)......
Parliamo della critica d’arte.
Tieni presente che molte delle domande generiche e lapidarie che seguiranno sulle varie
tematiche riflettono più il senso comune che la mia ideologia.
La critica serve a veicolare l’opera verso il mercato?
Uno degli aspetti è questo (ma non farne uno spauracchio).
L’opera parla da sola o deve essere aiutata ad esprimersi?
La funzione della critica in teoria non è che sia sbagliata, inesistente.
Il critico può vedere nell’opera anche ciò di cui l’autore non è cosciente?
Beh, certo. Oltre tutto gli strumenti si diversificano, si elaborano, per cui un quadro di
Tiziano ..o di Fulano, oggi viene letto da punti di vista diversi, con strumenti diversi: riserva
molte sorprese, perché in Tiziano c’era una grande densità di significati e possibilità..
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(repetita iuvant?.. petit à petit.. buon appetito! ..Non causeremo un’indigestione, con questa
gestione di petizioni e ripetizioni?).
Il linguaggio usato dall’artista è sufficientemente comprensibile ai più?
Pretendere che qualsiasi cosa che si apprenda, possa invece essere capita così per natura, è
una pretesa ingenua o idealistica. Uno cerca di farsi capire, io per lo meno ho sempre cercato
di farmi capire, ma non faccio assolutamente delle cose elementari.. solo per farmi capire da
chi non sa niente. Ci sono varî pregiudizi: ..può essere che tu pretenda una lettura facile e
che pensi, meccanicisticamente, che le cose realistiche siano facili da comprendere - cosa
opinabile, perché: non si tratta certo di ..riconoscere le apparenze - mentre altri modi,
apparentemente più divaganti, ti sconcertino. ..Ma molto spesso è solo perché ci si aspetta di
trovare una convenzione, e, non trovandola ci si spaventa. Certe opere mie sono piuttosto
dirette, non pongono problemi ardui di comprensione (anche, proprio, ..favorite dalla loro
sperimentalità che, fra l’altro, può usare tecniche diffuse e note); li pongono se uno vuole
entrare nella complessità di tutta la dinamica, ma l’opera in sé, eccola lì. Se uno si aspetta di
trovare il gusto melenso di suo bisnonno italico, o, che so io, ..il paesaggino coi fiorellini
rossi.. (o ..il pietrone o il freschetto appoggiato al muro da Pierino) allora si informi! Uno
scemo che abbia fatto un salto al di là della verosimiglianza o altro: rimarrà poi incantato di
fronte a una nuova sciocchezza strombazzata. Fammi ora riportare un caso di un mio lavoro
(ma non prenderlo come emblematico). Devo esporre i ‘Letti’ paradossali, non più in ambito
personale, ma in una rassegna collettiva. ..Potrebbero - da un occhio distratto - esser
scambiati per ‘sculture’ e basta. Metterò a parete un quadrettino che ne indica la..
‘provenienza’ duchampiana. Vi indicherò anche (per chi non l’avesse capito) che vanno
guardati dallo “Stand here”: per scoprirne la struttura paradossale, l’ “errore” strutturale che
da lì - da quel punto di osservazione - visivamente si “corregge” (del resto quel cerchio di
legno posto al suolo dice: stai in piedi qui e guarda il letto). Devo quindi richiamare questi
due aspetti - con una breve didascalia - e spero che si capisca che la paradossalità deriva
dalla interpretazione del ready-made, e non è aggiuntiva.. Quando avrò chiarito queste cose:
..può darsi che molti criticuzzi (..se ne prendono atto, e, magari, proprio perché leggono quei
dati): storcano il naso, ..a mio danno! L’opera non è ..‘opera’?! Io, comunque, in mostra ho
detto ancora poco di questo mio lavoro (come sai: vi ho scritto sopra un libro). Per esempio,
tutto l’aspetto dell’interpretazione cromatica è taciuto. E poi, ogni cosa andrebbe oltre..
Appenderò un libro e un catalogo lì: per chi volesse sfogliarli (qualche studente). Ma allora?
Allora.. non è escluso che un bambino capisca e goda tutta l’apparenza e la sorpresa, e che
potrebbe ben seguirmi anche oltre! I ‘Letti’ sono oggetti estetici, da guardare: con la loro
forma, materia, colore.. È sempre così complicato? Non è complicato; e, in altri casi, lo è
assai meno, ..o ancora di più. È che, in genere, l’opera di altri si dà - in definitiva - solo per
vie estetiche, con maggiore o minore decorazione (e tutt’al più, qualche vaga allusione); qui
si dà per quelle vie, e anche per vie ‘scientifiche’ (analisi della psiche di Duchamp). Non ti
spaventare: è solo che così godi di più! Il ..‘razzismo’ di chi vuole l’artista ‘non pensante’: è
una vecchia ..barzelletta romantica o idealistica; analoga poi a quella del ..veteropositivista
che pensa che la “moderna” scienza soppianti l’arte. ..Il buon Leonardo - anche se non sta al
sommo dei miei pensieri - diceva: “la pittura è cosa mentale”, e andava “sempre cose nuove
pensando” (considera, anzi, come oggi il quadro, l’oggetto, siano spesso fatti decorativi, al
contrario di quanto si possa credere, e al contrario di quanto si possa riscontrare in opere
storiche). Riprendendo a parlare dei miei lavori: un’altra volta, in altre opere, ti lascerò solo
‘sentire’. Un’altra ancora, ti accompagnerò a voce e con i libri. Non è il caso di aver paura di
interessarsi. Non è il caso di abbarbicarsi ‘solo’ alle proprie convinzioni e convenzioni.. E
guarda che - fatte le debite distanze - per esempio, ..la Maestà di Duccio, accompagnata da
tutto il popolo senese nella sua installazione: ..non era certo ‘capita’! Forse sto un po’
cavillando, ..tanto più che chi leggerà l’intervista, non starà vedendo i ‘Letti’.. (c’è il
pericolo che si addormenti, o che perda il sonno, o, più semplicemente, che stacchi). Anzi,
fammi chiudere con una considerazione più realistica: per le inaugurazioni e le mostre così
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come sono, tante precisazioni non servono, perché.. non si guarda (e meno che mai si
analizza) pressoché niente. È d’obbligo una superficialità quasi integrale.
Cosa pensi della critica d’arte fatta dai letterati..?
Tutti possono scrivere. C’è il problema che bisogna essere competenti, se no, si fanno
discorsi con parametri sbagliati. Certo il critico spesso fa un discorso su se stesso, se poi lo
fa da uno specifico diverso, non ‘sentendo’ la materia; allora peggio mi sento.. A questo
proposito ti voglio concedere che la tua, la nostra ..’grettezza’, se vista sotto l’aspetto, non
della ..poca ‘fiducia’, ma del rifarsi sempre - nel discorso - a ..cose concrete: è un
bell’antidoto alle parole retoriche o divaganti, che non toccano nemmeno la realtà delle
opere e dei loro significati. E, ancora una volta, ti ripeto che il mio occuparmi di molte cose:
è un entrarvi concretamente - ad ogni livello - e provare a relazionarle, oppure scuoterle.
Non si pone mai come sfoggio culturale; non è la pretesa, tuttologa, del ..sapere, cogliere,
giudicare ed accentrare tutto.. Un simile sorvolo, privo di (auto)ironia, non potrebbe che
risultare: tutto da ridere.. Parliamo ancora un momento del dialogo fra artista e critico, per
esempio anche il nostro dialogo, che pure non è di potere sociale. Io sono sollecitato a
spiegarmi in termini, per quanto è possibile, chiari. Ma devo difendermi dalle deformazioni
e riduzioni che mi proietti addosso; così facendo ..chiarisco forse ulteriormente. Sono
condizionato dal genere di domande.., ma è anche un giuoco che, con i normali ritmi
affrettati, non si potrebbe fare..
..E della critica pragmatica?
Tutto è utile, può andar bene.., se va bene e non crea porcherie! (ma cosa c’entrano i porci,
poveretti, ..che son tanto belli).
La critica ha ancora la funzione di mediazione tra artista e pubblico?
Uno degli aspetti dovrebbe essere questo.
..Limita l’autonomia dell’artista?
Sai, qui subentra tutto un discorso.. (del resto, già te ne ho detto altrove..). Certo, si sono
visti casi in cui la limita fortemente, ma, a volte, erano anche casi di artisti che non sapevano
che fare.
Nella valorizzazione dell’artista conta più il critico o il mercante?
Bisognerebbe vedere caso per caso. In teoria, certo il denaro muove molte cose nel mondo.
Il critico è un narcisista?
Beh, sì, è narcisista come ognuno! Non c’è il diavolo da condannare, le vie del fare sono
infinite. Il difetto è che uno faccia delle cose fasulle, come molto spesso capita. Un sistema
che promuove opere e artisti che hanno magari la complessità mentale di ..un’ameba, è
colpevole (..diciamo la parola grossa).
C’è la capacità di giudicare l’opera con la prospettiva storica?
Una dimensione storica è bene che ci sia, perché se uno non conosce da dove provengono le
cose, non sa nemmeno cosa sono, dove vanno. L’intellettuale critico - come storico serio ma anche il critico come capace organizzatore: hanno una loro funzione assai importante.
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Consideri i critici che lavorano per le gallerie o su richiesta degli artisti dei mestieranti?
In questo campo, come in tutti i campi, ci sono delle regole o delle funzioni, che almeno in
parte devi conoscere, se non accettare o venerare. Che poi il campo sia criticabile, questo sì;
criticabile nel senso di criticarlo, non da parte di un critico, ma di chi guarda.
In realtà, l’artista è libero di dire la verità sui critici?
In linea di massima no, come nessuno è libero di fare niente, in genere. Può capitare anche
che l’artista travisi e s’inventi, o detti legge, a sproposito o proposito..
L’artista che si rivolge al critico per farsi presentare compie un atto di sottomissione o di
stima?
Queste son cose individuali, e tu le poni in senso troppo moralistico. L’organizzazione di
fondo può essere un grosso pasticcio, fasullo, ma non si deve essere così astratti da non
capire la realtà dei fatti. Non stimolare la parte peggiore di me, e non far parlare la tua
peggiore..
Fammi finire.
Sarebbe più giusto che l’artista si presentasse da sé?
Perché mai? Non è che ci siano regole. Chi sarebbe questo artista eremita: un grande
boscaiolo, o un pover’uomo di paese? Ti ripeto: non è che la funzione del critico sia
inesistente. Su un piano radicale di quel fare così ampio che ti presentavo: delegare a, essere
lì e non là, sono tutte cose che non capisco bene. Nel mio lavoro io non escludo certo i
critici, ne parlino, mi aiutino, ..mi osteggino: facciano quel che vogliono. Anzi sono
benvenuti se mi aprono delle strade, se mi fanno capire delle cose dai loro punti di vista (due
aspetti importanti). Poi, certo, l’organizzazione gretta delle cose che si nota, anche se non la
si vuol guardare moralisticamente: non illumina - con la luce dell’intelligenza - una marea di
stupidaggini. Ci sono in giro tante forzature, tanti modi di creare dal nulla cose utili a fini
limitati..; ma non si crea dal nulla.
Nel tuo caso, i critici hanno dato apporti positivi?
Certo, alcuni sì (non solo come organizzatori, ma anche, a volte, come stimolo, culturale e
pratico) anche se una lettura vera del mio lavoro non è stata fatta. È troppo sconcertante, e
non rientra in una logica o illogica comune, quantizzabile e situabile. Poi, io sono così
accentratore da dire che - in questo mio fare vasto - ..mi trovo ad avere dei contatti più
umani che culturali. Posso avere contatti, invece, anche con gente morta da quel dì.. Il
mestiere del critico, dentro di me, non lo capisco del tutto: perché criticare e basta significa
razionalizzare (e magari fare compitini; spesso indipendenti da quelli dell’artista, ..stitico o
diarroico che sia); poi, in pratica, ha il significato opposto, dettato da legami troppo
vitalistici. Questi due estremi non mi piacciono, perché in realtà si dovrebbe essere autentici:
non viscerali, né razionalizzanti.
..Si dimostrano tempestivi?
Secondo i casi. ..Facciamo un po’ i cattivi: a volte precorrono anche i tempi, ..e li perdono di
vista! Altre volte, nella smania di capeggiare, se li inventano, con i conseguenti artisti. Ma
spesso, le decine e oltre, di anni di ritardo, si sprecano. Per esempio.. l’assunzione della
Fotografia o simili - tacciata di compromissione con la tecnologia - e altri modi espressivi,
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malvisti (il tutto negli anni ‘60: gli anni significativi per introdurli): possono venir ..utili nei
‘90 (specialmente se ‘utilizzati’ in malinteso modo superficiale).. E meno che mai è il caso
di andare verso abbinamenti eclettici interdisciplinari! Infine, in altri casi (..ma sono
veramente ‘altri’?) certi personaggi sono irrimediabilmente e visceralmente tradizionalisti,
fissi su schemi che vanno ..dalla figuratività all’astrazione. Tempestività..: il mondo è una
tempesta in cui uno dovrebbe saper navigare in mezzo agli altri, con autonomia.
..Devono essere sempre fedeli all’artista o seguire solo gli innovatori ed essere partigiani?
Questo “deve” fa parte del tuo moralismo; è l’arma dei carabinieri.. In linea di massima,
penso che, se uno non ha delle idee, gusti, tendenze: esiste poco; quindi anche il critico è
bene che ne possieda. ..Già, mi sembra molto avvilente che il critico o lo storico siano
obbligati a parlare.. di quello che c’è (magari nel loro angolino) o è stato, ..per il solo fatto
che esiste o è esistito: può darsi che questo fatto non risulti un diritto/dovere, ma ..una
porcheria! Almeno l’artista: cerca di fare quello che non c’è! Sarebbe poi giusto, se
vogliamo parlare di giustizia, che il critico avesse l’intelligenza di capire se l’artista che ..lo
ispira: ha spessore, se esiste come autenticità, come complessità; perché, se non capisce
questo, che ‘critica’ fa? Allora non gli resta che andare altrove, occuparsi di altre cose,
lasciar cadere (non direi tanto: andare verso gli “innovatori”, ma verso le mode!). Purtroppo,
nel mondo (contemporaneo?) sono scarsi quelli che hanno una densità, un frutto succoso e
nutriente. È difficile trovarne! Son pochi questi frutti artistici. Una volta che l’hanno
odorato, dovrebbero tenerselo, pur continuando a sperimentare..
..Più che essere scelti dagli artisti, dovrebbero essere loro a sceglierli?
Queste dinamiche sono da vedersi all’atto pratico. In linea di massima, in partenza, è il
critico che sceglie, poi l’artista lo può ricattare, in certi casi..
..Possono determinare il cambiamento del gusto e contribuire al progredire dell’arte?
Può anche capitare; ..anche se è un rovesciamento dei fronti; però, ti ripeto, in fin dei conti
non capisco molto la posizione di uno che adopera le sue viscere in pratica - ..per
l’intrallazzo - e il suo cervello in teoria. È creatore, creativo.. e allora? Ma non voglio certo
escludere la figura del critico. Ora - per dirtene una - ti ricorderò come si dice che Diderot ,
storicamente sia stato il primo critico d’arte; e ha scritto anche - e meglio - sul teatro. In
verità, sono attribuzioni piuttosto formali, cioè esterne, ..perché, nelle arti figurative, ha fatto
delle scelte spesso stupide; e nella pratica, come commediografo, non valeva niente. Diderot
è grande per altre cose, perché è stato creatore e critico in altre cose (specialmente in quelle
che io credo di aver messo in luce): cioè prima con l’Encyclopédie, ma poi - e ancor di più con l’aver costruito la controfaccia di essa, implicando nella questione tutto se stesso.. Certi
altri suoi giudizi sono, almeno in parte, ..luoghi comuni, quasi baggianate. Certo, in questo
fare così ampio che sostengo e cerco di praticare io, ..uno è abbastanza senza freni, senza
limiti e senza rapporti, o con dei rapporti tanto complessi, da non essere per forza legati a dei
fatti spiccioli. Poi, invece, bisogna fare i conti con tante cose pratiche, e anche con tante cose
stupide..
Il rapporto personale con l’artista può aiutare a chiarire le intenzioni dell’autore dell’opera?
Sì, tutto è lecito nell’ambito dell’intelligenza, ma purtroppo ce n’è poca. Sai, dialogare con
un critico, ..come due che stanno all’interno di uno o due mestieri (..prima li fanno - ne sono
fatti - e poi ci credono!) e pensano di essere ‘veri’: è tutta una caricatura! (..quali levature, in
genere si agitano..!). Per non essere ridicoli, i cervelli e i sentimenti devono operare a livelli
molto più ampî e ..’imprevedibili’, di umanità. Passando ai dati di fatto, spesso la serietà
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filologica del critico, o di altri (non è che i critici impersonino la categoria delle bestie
nere!), ho constatato che equivale a zero; e molti sono pronti a dimenticare, capovolgere,
fare carte false come fossero ..avventurieri. Si tratta anche di un antidoto allo stress e di un..
sano vitalismo. Ma sono ..il dato acquisito come luogo comune (passivo di fronte al potere),
il risparmio mentale, la convenienza, la rassicurazione e la paura, l’ansia breve, il
guadagnetto.. che spesso dettano legge, ..nazionalmente e internazionalmente. La Storia, in
buona parte, può essere una barzelletta, il Corrierino dei piccoli.. e cattivi pierini e paoloni..
Sono cattivello? (è parola dantesca). In parte, è molto antipatico parlare così (so bene quanto
sia poco conveniente; e, ancor prima: mi dispiace, perché so che ogni persona, o meglio ogni
individuo, ha i suoi diritti e le sue qualità); ma, d’altra parte..
Chi crea i movimenti artistici?
Quella è una dinamica complessa (in parte, anche fasulla, a fini pratici..). Non sono scissi dal
resto. Può essere il critico che chiarisce e organizza certi artisti dispersi (sul piano pratico,
spesso è utile, perché, se non c’è pubblicità..); ma dato che parliamo di arte: dovrebbero
essere gli artisti che hanno delle proposte da fare. La figura del critico è anche importante,
ma per chiarire delle cose, e, specialmente, per leggerle e riconsiderarle ad ampio raggio
culturale e storico.
Per concludere, è normale che l’artista compri il pezzo del critico e lo spazio di una rivista?
Dipende dal livello dell’artista.. Sono temi troppo moralistici. Io non ho mai comprato critici
o spazi di riviste. Che vai a spendere! Già, guadagnare con l’arte mi dà fastidio e mi
interessa poco; un tempo, anzi, ero proprio psicologicamente contrario.. (è tutta
inadeguatezza?). Ti fanno spendere energie; figùrati se uno deve spendere pecunia, pecore in prima persona - per farsi pubblicità..
......(interruzione e ripresa)......
Passiamo al mercato.
Gallerie, fiere d’arte e spettacolari vendite all’asta prendono il sopravvento sulla critica e sul
valore-qualità dell’opera?
Sai, il momento è (e spesso o sempre, è stato) quello che è; ci si muove per fini economici,
di prestigio, si organizza tutto un intrallazzo pubblicitario, per cui il ..detersivo va; poi,
finalmente ci si accorge che inquina l’Adriatico (insieme ai pesticidi, concimi ecc.; più che
la cacca dei porci, ..o le ridicole loffe delle vacche) però, non se ne può fare a meno, fino a
quando se ne dovrà per forza fare a meno.. È tutta una dinamica che conosci bene. È inutile
che te la ribadisca. La comunicazione, vedendola da un altro punto di vista, è anche
necessaria, perché se uno fa qualcosa, la mette lì e pretende che gli altri vengano a cercarlo
perché è il grande genio: è un’altra stupidaggine psicologica, un po’ maniacale. Allora che
succede? Questa organizzazione della diffusione, della conoscenza delle cose, ci vuole; che
poi, così com’è, sia tutta o in gran parte una baggianata, è altrettanto vero. La più autentica
comprensione di cose ravvicinate (quindi, prive di distacco prospettico) non avviene, poi,
secondo punti-qualità, ma attraverso l’autonomia, il coraggio: di una cultura e di una
sensibilità..
La pubblicità promossa dalle gallerie ripaga l’artista?
Eh , beh, ripagherà, se no non la farebbero né le gallerie, né l’artista. Son tutti termini che
non mi interessano molto, ..anche se, all’atto pratico.. devono anche interessare. Resta però,
come più o meno segreto punto fermo: che quel cinismo, espresso da tanti personaggi che
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conosciamo, che dice: qui c’è un campo con una certa organizzazione, noi la creiamo e chi
non è dentro, vuol dire che non vale, non è meritevole di esserci; e, invece, chi più vi sale,
più vale: quel cinismo è (in senso assoluto: separandolo dall’intrallazzo perpetuo, che lo
rende vero e lo ratifica) di una ‘ingenuità’, di una cretineria da far ridere i polli.., che poi ci
cascano e ‘ci beccano’, in più sensi.. In realtà, per produrre: quasi sempre bisogna ‘rompere’
ed opporsi.
Negli anni in cui sorgeva l’Arte Povera, c’era stata una ribellione verso il sistema che
considerava l’opera un oggetto mercificabile; oggi, invece.. È normale che vi sia una
speculazione così spinta sul prodotto creativo?
Mah, sai.. (se ora c’è, per esempio, meno esplicito ‘moralismo’ sociale) ..anche allora era
così come moda, più che come stato reale delle cose..: lo vedevi ieri e lo vedi oggi. (Sai, la
retorica & luogo comune, che a volte rimprovero a te; o la ‘razionalizzazione’ che
rimprovero a me e a te: non credere che non li riscontri - magari assai peggiori - in famosi
..intellettuali tramestoni, che, al di là delle loro capacità pratiche e intrallazzatorie: sono
completamente ridicoli - re spisellati in mutande - e ..piccoli così! ..Accidenti, stavo usando
una ..’colla alitata’, e l’indice mi si è appiccicato al pollice: devo proprio andare a lavarmi le
mani!). C’è una speculazione su tutto (del resto, rientrare definitivamente in una ‘corrente’, è
oltremodo avvilente e paralizzante anche se è.. la via regia per accedere.. all’inconscio! Qui
l’asino critico e il mulo artista costruiscono e cascano, insieme). ..C’erano, se mai, un po’
meno di soldi nell’arte. In definitiva, da un lato non bisogna vestirsi di nero, da prete, e
giudicare le cose da un pulpito, per tante ragioni che t’ho detto: perché la comunicazione è
utile, e perché il mondo va in una certa maniera e uno non deve arroccarsi su posizioni
rinunciatarie, vittimistiche, moralistiche. D’altro canto; quell’uno deve avere l’intelligenza
di capire che tutte le balordaggini che girano, sono balordaggini e basta. Il gioco, in parte va
fatto, in parte va rifiutato, perché la sostanza non è quella.
Come consideri l’azione promozionale sull’artista?
Necessaria, ma che non lo riguarda nell’intimo della costruzione delle cose, anche se lo può
stimolare.. in molti ‘momenti’ (in altri, ci vuole tanta resistenza). Con più malignità o
sfiducia globale, potrei dirti che la promozione ..‘crea’ noi artisti.. (mi contraddico?). No:
vivere è difficile (e anche alla vita mi riferisco, in cui uno.. ‘è fatto’): vedrai, che alla fine del
discorso, tireremo delle somme.. (oltre che delle some).. Del resto, lo sai bene anche tu che come diceva Diderot - nel ‘mondo’, ..ognuno ha un cane, ed è cane di qualcuno. Il metodo di
chi non ha potere è quello di ..attaccarsi alla coda della coda della coda, di chi ce l’ha. E il
metodo di chi vende è quello di avere o crearsi merce e mercato, strombazzando.
Come si muove oggi l’artista nel “sistema dell’arte”?
Se sa muoversi, si muove, se no sta fermo. Come in ogni campo, gli introversi, i sensibili,
ecc., trovano difficoltà. Ma, ancora di più, sono osteggiati.. quelli che propongono
veramente qualcosa! Non riportare troppo specificamente a me, queste affermazioni
disincantate. L’artista può essere promosso, chiamato, spinto, poi alla fine è lui che tira. Sul
versante pratico, può capitare di tutto: che arrivi a sputare in faccia, oppure che stia in un angolo, pover’uomo (o povera donna), e non riesca a farsi largo.. Tutto questo è quanto capita
nel mondo. Un conto è se parliamo di invenzione, un conto se parliamo di realizzazioni
pratiche. Non critico solo la seconda cosa, ma anche l’altra, figùrati.. Se tanta gente (forse
me compreso, per certe o per altre ragioni: di ..sanità) andasse a spasso: non sarebbe male..
I valori creati dal mercato sono autentici?
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Possono anche esserlo, ma scarsamente: perché i valori in giro sono assai pochi; per cui,
molto spesso.. sono creati dal mercato. Ma, a dire il vero, come fai ad attribuire un ‘valore’
autentico, ..come fosse un cartellino?.. E questo, riferito a qualsiasi cosa.
Oggi il valore economico dell’opera corrisponde al suo vero valore?
..Tutto può capitare, per sbaglio anche; ma non è che ci sia una diretta equazione
proporzionale. Dell’aspetto economico non mi sono occupato; anzi prima - come ti ho detto
- avevo molta preclusione; ora mi interessa sempre poco, ma se uno vuole interessarsene,
faccia pure.. (resta però vero, che ..ti porta complicazioni, o peggio). Il valore economico è
cosa aggiuntiva, che non riguarda la sostanza. Questa è sempre problematica.
Quanto dovrebbero costare?
..Come sai, uno ha il piacere di campare; meglio bene (ma: non troppo) che male. Il mondo
è sempre stato un fatto pubblicitario, e quindi non si può fare a meno della pubblicità; né,
d’altra parte, pretendere che ..l’arte non abbia prezzo (..vedi? Mi è venuta una frase a doppio
senso!) non si paghi, in quanto cosa non strettamente utile, puro spirito.. Un valore
economico serve oltretutto a riconoscerla e a difenderla socialmente. Ma bisogna prendere
del tutto le distanze dal credere che l’aspetto economico-pubblicitario sia la verità delle cose
(..col quadro di Van Gogh ci chiudevano un buco nel pollaio).
......(interruzione e ripresa)......
Cambiamo (io-loro e tu) registro con argomenti più personali.
Ti spaventa parlare della morte?
Io, purtroppo, penso che quando è finita è finita.
Quando si parla di cose spiacevoli fai sempre le corna, sei molto attaccato alla vita?
Eh beh, se non ci sono più, che faccio? Più niente..! (e il mondo ‘non esiste’).
Che prezzo ha la vita?
Potrebbe essere quello di saperla vivere; ma ..invece è difficile, perché ogni cosa ne
contrasta un’altra. Se vai da una parte, non vai da quell’altra.. Io, purtroppo, sono
..psicoassolutista. Criticavo te per tutto questo “deve”, “vuole”, “bisogna”, ..ma anch’io - sui
miei piani, o su certi piani - sono così. ..Però, almeno in parte, lo contrasto (..se non altro,
nel lavoro)..
Quali sono le tue più accese passioni letterarie?
È difficile da dire, ci sono tante cose significative, nella storia. Non si finirebbe più. E ci
sono tante stupidaggini. Giudicare, poi, non è sempre così facile! Dante Alighieri è
sicuramente uno che vale molto, un grandissimo artista, ..‘strutturatore’ e inventore!
Qualche altro nome.
Taglio! ..Diderot - reputato (sempre per convenzioni sciocche) più un enciclopedista che un
filosofo e scrittore - con “Giacomo il fatalista”, ha fatto una.. operazione & opera
importante. Nell’ambito molto ravvicinato (o anche non troppo vicino), tanti libri, non solo
di consumo, ma anche di autore o pseudoautore, mi sembrano rimasticature ‘volute’ o
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scarse; non seguo più particolarmente (tanto mi sembra inutile). Come sai, sono molto
critico di tutto, perché, per interessarmi, le cose devono essere altamente (o bassamente)
originali e necessarie.
Le tue preferenze musicali.
Purtroppo, ..conosco tante cose, ma la musica - anche se mi piace e la ascolto (l’ho un
pochino studiata), anche se ho orecchio e lo uso (ed ho introdotto musica ed effetti in certi
lavori) - non è il mio forte (..sarà perché, in famiglia, si ascoltava tanta musica classica..).
Come appendice, ti dirò che non è che non abbia, in qualche modo, realizzato, o, meglio,
pensato di fare cose più estese: con suono e rumore..
Come vedi il futuro?
Nero-rosa.
Duchamp com’è giunto ai tuoi interessi?
Lo conoscevo da tempo (prima metà dei ‘60).. ma, come t’ho detto più volte, io non mitizzo;
ho questo difetto.. di non mitizzare nessuno. Duchamp è stato importante, nei primi anni del
secolo: perché il ready-made ha dimostrato di essere un punto finale per la sensibilità
unicamente artistica (fermandosi alle soglie esterne dell’estetico).. Questo è il fatto. Non è il
caso di ‘ripeterlo’, oggi, come invece si è fatto e si fa, segnando il passo (..spassosamente:
per chi se ne rende conto!).
Quale potrebbe essere il ritratto simbolico di Luca Patella?
Sono abbastanza critico con me stesso, per cui lasciamo stare. Io sono io: che altro ci vuoi
fare?..
Il male fa bene all’artista? Mi spiego: la sofferenza favorisce la creatività?
Può essere uno degli stati di fatto, ma non necessariamente.
L’agiatezza economica può aiutare ad essere se stessi?
Può, ma non può. Una famiglia abbiente, in genere condiziona molto negativamente.
..Anche se le vie del condizionamento sono infinite..
Spesso lavori stando a letto come faceva Proust.. È il tuo luogo preferito per ideare e
scrivere? Ti sono di aiuto il disordine.., l’intimità, il silenzio, il letto come piano di lavoro e
luogo di riflessione?
Sai che quando io lavoro, lavoro. Ho scritto anche dei saggi camminando per la strada con
un quaderno aperto in mano, guardando solo con la coda dell’occhio che gli autobus non mi
mettessero sotto, per cui, in linea di massima, non è che mi ci vuole raccoglimento, silenzio.
Certo, va bene anche quello, ma va bene anche il resto. (Se fossimo furbi, creeremmo il
personaggio patelliano e ti darei corda? Ma siamo scemi: il personaggio c’è, non importa che
si veda). Dunque.. ci si domanda.. cosa sia da fare a questo mondo: il tempo è scarso e, ..allo
stesso tempo, che ci fai con questo tempo? Qui sta un po’ il busillis..
A proposito del tempo, il nostro tempo è senza sentimento?
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Come diceva celiando..? Ma perché? Anzi, ce n’è bisogno. Da un lato devi semiologizzare la
vita, perché se no, non rimane niente: se non hai ricordi, non puoi costruire. ..E c’è il
Sentimento: che è cosa più sciolta, più forte; ma l’una non esiste senza l’altra (vita,
sentimento, e cultura). ..Ti aggiungerò che, per me, la passione e il piacere del lavoro
creativo possono essere una colpa, ..e arrivare ad essere una noia. Non le prendere per
romanticherie d’artista!
Qualche domanda non gradita.
Nel desiderio d’amore c’è un’aspirazione alla dimensione cosmica?
Ripetitonzolo! Tutte cose che rimetti lì o che mi metti addosso.. Potresti invertire i termini, o
dirne altri.. tanto non cambia molto, quando sono un po’ retorici. Sono piuttosto scettico in
tutti i campi: ..né Jung, né il cosmo, che è un punto interrogativo.., né H.S. Sullivan (un
tempo ne parlavo), tutto ‘rapporto’.. È difficile vivere, manca il tempo, e allo stesso tempo si
può non sapere cosa fare del tempo, o saperlo troppo; ti ho appena detto..
Hai mai desiderato di tornare ad uno stato di precultura, di verginità mentale?
Se non hai conoscenza del campo, degli strumenti, non puoi né camminare, né guardare:
tutto è esperienza o ci passa. Poi, nel mio lavoro anche complesso, c’è sempre stata una
partenza istintiva: non ho mai fatto cose a vuoto. Forse, come ipotesi e ..utopesi: sì, alla
tabula rasa; sì, perché, dopo che uno ha costruito tante cose, vorrebbe forse non costruirle,
ma essere costruito, o costruirsi (..buttando il cancellino della ‘tabula’-lavagna in testa ad
altri, ..e aprendolo).
La felicità può essere condizionata dalla cultura, dal consumismo, dai rapporti sociali
dell’attuale civiltà?
La cultura è una cosa, il consumismo è un’altra.. La cultura del consumismo? Il
consumismo, in genere, si basa sulla mancanza di cultura. Anche la cultura è un freno (oltre
che un’effervescenza), ma necessario per costruire. Poi, se il freno frena troppo, emerge
l’aspetto paralizzante che, in linea di massima, si manifesta nella fase centrale della vita.
Siamo stimolati alla costruzione e alla competizione, l’affermazione; non ad una espressione
più piana e vera. Una nevrosi può essere quella di non esprimersi abbastanza, un’altra quella
di non pensare abbastanza.
Tu che per molti anni hai rifiutato l’apparecchio televisivo, come giudichi i programmi che
vengono somministrati?
Tutta roba convenzionale, per cui scadente al 90%, o poco meno.
Quali trasmissioni segui?
..Solo per distrarmi, ..e per notizie (seguo la competizione di varie cose), e per vedere films,
per lo più non recenti (ma questa non è Televisione). Convenzionale per me significa
scadente, inutile e noioso.
Cosa pensi della video-registrazione?
Tutto può andare e non può andare. Se mai, anche il piccolo video è ormai troppo di massa..
C’è inoltre il fatto che non ha una grande durata e stabilità. Adesso esiste anche la videofoto, se ne parlava più di 20 anni fa. Con una macchina fotografica puoi registrare
magneticamente, e vedere subito l’immagine nel monitor, oppure stamparla; ma la qualità
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lascia a desiderare, non può soppiantare la fotografia. Poi, questa video-foto sarà più
deteriorabile della foto a colori normale che, a sua volta, ha soppiantato quella in bianco e
nero, pur essendo assai meno duratura. Anche la foto in bianco e nero - per il risparmio di
sali d’argento - è diventata più instabile. Andando a ritroso, quali sono le tecniche per far
durare le cose? Il monolite, ..la fusione metallica, la pittura preistorica, quella.. dei Senesi,
fatta con ossidi metallici, terre colorate, stese su un supporto piuttosto naturale. Alla fine,
vedi che il progresso qualitativo non c’è assolutamente, come non c’è la durata delle cose..
C’è tutto un sistema usa e getta, di tanta gente che vuol documentare tutto e finisce per non
documentare niente o quasi.. Oltretutto, per ragioni produttive, le imprese ‘devono avere’
sempre maggior concentrazione economica, e, con essa, confezionare scarsa durata. Pensa,
nel produrre un film o un programma televisivo, quanta gente e denaro sono coinvolti, per
risultati che: a parte la pochezza, sono bruciati rapidamente, e su base puramente economica.
..Del registratore come testimone che si intromette.. tra noi anche in questo momento..?
..All’epoca dei Senesi, registrare la voce non era possibile! Però il libro, il codice miniato
che facevano allora.. eccolo lì. Questi libri nostri in qualche decina di anni si spappoleranno.
Certe tecniche che ho affrontato io, si rifanno a quel passato, ma sai che ho ben
sperimentato media moderni, con tutti i ‘sensi’ connessi (e non privilegiando, certo, lati
effimeri).
..Ti crea soggezione? Ti frena?
A questo punto uno è abituato e non ha soggezione. D’altra parte, dovresti stenografare, per
cui, per registrare la parola, è una cosa utile. Ma lo sai bene che ho spesso lavorato, in
passato, e anche ora (per le poesie, ecc.), registrando!..
......(interruzione e ripresa)......
Patella nel sociale, attraverso alcune domande, non alterate.., scontate a metà.., e risposte
ricercate..
Per ..citare Fromm: l’amore può cambiare la società più dell’arte?
Che vuoi, ..a domande così assolute, così generiche, non si può rispondere. Purtroppo, una
cosa non funziona: uno può dare tutto se stesso alla vita per ‘perpetuarsi’, ma poi rischia di
non perpetuare le sue idee. Al contrario: può darsi tutto alle idee, ma dopo rischia di non
perpetuare se stesso. È tutto un equilibrio o uno squilibrio fra gli estremi. ..Vai a fare
innamorare una persona, ai fini di cambiare la società!.. Già, chi la vuole cambiare, lo fa per
altre ragioni. Se uno ama, si sente già cambiato, almeno in parte..
Per i tuoi occhi, quali sono le contraddizioni più vistose della realtà?
La società va per cammini quantitativi, e di ‘produzione’.. L’ ‘intrallazzo’ della Retorica dei
Romani era efficace: l’hanno insegnato loro (e, a loro volta, l’hanno imparato da chissà chi),
all’imbonitore o al copywriter.. o chi sia, della pubblicità odierna (non parlo della retoricaanalisi del linguaggio, ma del suo uso architettato come potere). I.. classici, la Retorica la
studiavano a scuola, invece ora non si studia se non in casi specifici. Allora si studiava il
parlare, e quindi il convincere, ..il gabbare la gente, in sostanza.. Era più seria e cosciente,
come formazione! Le contraddizioni poi non sono tutte da buttar via, ..come diceva la
buonanima. O meglio, come diceva ‘chiaramente’ Eraclito.
Nel fare arte si fa anche opera sociale?
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Sono tutte domande estremistiche. Tutto l’umano è sociale, tutto è psicologico, chimico,
biologico, o quel che vuoi..
Oggi la società emargina l’artista?
Se fa cose da telenovelas.., di cui c’è un grande consumo.., no. Non so in percentuale quanti
stramiliardi vanno dedicati alle fantasie..
Cosa denunci, sia pure indirettamente, con la tua opera?
Io parlo solo di me, attraverso me, ..con l’originalità e l’autenticità del mio lavoro. Cos’altro
c’è da fare? Denuncio tutto, e annuncio altro: non tanto indirettamente! (né come provocazione fine a se stessa).
Come entra la dimensione poetica nel tuo lavoro?
C’entra per forza, perché l’arte è anche poesia, se così la vuoi chiamare.. (non aver tutte
queste paure: ..di troppa o di poca razionalità, o, viceversa, sfrenatezza..).
Il lavoro di un artista, in un certo senso, cammina sul sociale?
Il lavoro dell’artista cammina di fronte a se stesso. (Se vuoi un aneddoto, quando chiesero a
Matisse se nella sua opera ci fossero ..contenuti umani o sociali - in considerazione che era
un edonista e stava sempre a trafficare con lusso, calma e voluttà.. - rispose: io sono un
essere umano, cosa volete che ci sia dentro?).
Il tuo anticonformismo, certe reazioni e denunce, mostrano rabbia sociale. In ciò vi è anche
la tua ideologia politica?
Non sono tempi di politica neanche all’esterno, per cui lasciamo perdere. Quando ho
parlato.. di ‘politica’, l’ho fatto proprio per integrarla con altri atteggiamenti: inconscio,
linguaggio, prassi (in varî lavori anni ‘70: ..’id e azioni’). Una sensibilità o mentalità
..esterna-’ottocentesca’, piuttosto ingenua può aver fame di ‘realtà’, socialità, esistenzialità..;
ed è giusto che l’artista non sia costretto a tagliare.. il vissuto dalla propria.. ‘opera culta’.
Ma ecco che, per esempio, strumenti psicologici (in testi analitici, poesie, oggetti..) possono
riabbordarlo per altre vie, storiche e in atto. Quindi, fuori dalla società e dentro, allo stesso
tempo: non in cose astratte, retoriche o minime; ma in cose concrete e psichiche. In quanto a
comportamenti, lo capisci che: esser ‘presente’ in un ambito sociale (per esempio quello
artistico), ..senza esser suddito o promotore del relativo sistema di potere: è il giuoco
concreto più contestativo che si possa fare. Noo?! ..’Sociale’, in arte, è poi quello che porta
sensibilità, concetti, linguaggi concretamente ‘nuovi’, e quindi anche pericolosi (quello a
cui, in sostanza, tu - ma non certo solo tu - non riesci a dar fiducia ..in te); non quello che
vuol fare propaganda esteriore (con linguaggi comprensibili senza sforzo, perché scaduti).
Secondo te, da che dipende il bisogno del sacro dell’uomo d’oggi?
Bisogna avere delle rassicurazioni. Oppure si hanno delle intuizioni. (Mi sembra che tu senti
troppo rimossa in te questa dimensione, che ti si presenta forse stimolante - come l’arte, e al
di là di essa - e ti pone interrogativi.. E allora, provvedi.). Io penso che la debolezza (non la
cretineria, quasi voluta) degli esseri: è anche una loro bellezza e forza.
Giustifichi gli artisti che, dopo aver trovato il loro linguaggio, si isolano dal contesto
artistico per elaborare il loro mondo poetico? È una giusta scelta o un limite?
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L’artista non può essere scisso dal suo tempo, né dal Tempo. Lì, conosce, fa scelte,
contraddice, e crea (..per quanto è possibile). Se è dentro: bisogna vedere se è un
orecchiante, o se va oltre. Io poi, come sai, non parlo ‘solo’ di necessaria conoscenza dei
linguaggi artistici.. Comunque, lasciamo fare agli individui.
......(interruzione e ripresa)......
Day after interview
Luca, oggi facciamo qualche malignità sugli artisti contemporanei.
È scoppiata l’atomica, o ..la topica? Mi spingi a fare il maligno, dall’alto dei miei cieli o dal
basso della mia caduta. Sono cose che ho già detto. Quello che zappa nello stesso unico
Campo, e quello che per giunta ripete se stesso: non può che essere un perdigiorno o
perdinotte, inutile; ..per quanto il suo perditempo sia ben riformulato o un po’ variato.
..Perfino i corpi animali sono come ..fiamme, non statiche, ma che si
ripropongono/rinnovano, in tutta la loro materia, finché c’è combustibile..: credi che, nel
tempo, siano rimasti, più o meno immutati (parlo dei corpi vivi, eh!), ..ma, in realtà, hanno
cambiato tutti i loro componenti! Bisogna che l’opera non sia fatta, invece, solo di vuote
proiezioni sociali: credi che sia un’altra, ..ed è rimasta la stessa, immutata e ferma.
Facciamo dei nomi iniziando con Beuys.
..Anche l’oggetto di Beuys: è roba che deriva da Dada. L’oggetto - fra trovato e
espressivizzato - il comportamento..: ma queste cose, se prese con superficialità, nude e
crude - cioè senza un debordamento in altri territorî - erano già state fatte all’inizio del
secolo..
È un’analisi un po’ affrettata. Beuys, poi, ha introdotto la dimensione politica che anche in
Duchamp, per esempio, mancava.
Beuys che politica ha fatto? Quella di mercato? O quella dei minestroni scarsi. È un povero..
Christo anche lui. Tu sai quali intrallazzetti-opere s’è prestato a fare; non so se anche con
bonomia.. La politica sarebbe strombazzare col megafono dei testi non tuoi - più o meno
scemi e retrivi - in mezzo ad una piazza, o meglio galleria e museo; o altrimenti, piantare
alberi? Bene per gli alberi, ma quello dovrebbe farlo la Forestale, in un programma
organico.. Duchamp, ti ho detto che è un “artista”, limitato; ma ..non tanto o solo perché si
sentisse - esistenzialmente – “al di sopra della melée”, la mischia.
Sai bene che io, a ragion veduta, gli riconosco dei meriti diversi.., ma non pretendo di
convincerti..
I meriti devono essere sostanziali, ..altrimenti non si sostanziano: come fuochi fatui di
..’artificio’. Sono, ..dantescamente, cattivello?!..
Vogliamo citare anche uno come Paolini? Ritieni che il suo lavoro non abbia una valida
base teorica?
Avere una base teorica, che significa? L’artista non è mica una rampa missilistica..
Mi dirai forse che è troppo coerente ai suoi concetti..
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Coerenza.. colerenza: senza! Quando Freud andò in America, disse: sono venuto a portarvi
la peste. That is the question! (e non andò.. in bianco. Né la cosa tendeva a ripetersi; ..perché
Jung - sulla nave - gli faceva tranelli e raccontava bugie oniriche: per prendere le distanze..).
Parla senza metafora!
..“Metà fora, e ‘nu poco dinto” (..il resto, Mancha; o chissà dove). Questa è la formula; non
quella del tempo pieno (di vuoto). ..Però, non mi far essere antipatico, non c’è tempo per
andare troppo sul particolare, soffermarsi sulle persone singole; così può sembrare che io sia
nemico personale di qualcuno, o che non apprezzi niente. La mia è invece una
considerazione (fin troppo?) generale e culturale. Se son nemico, son ..nemico di tutti, e di
nessuno. Qualità e pregi sono ben individuabili in varî artisti. Non vengo a sostenere di
essere migliore degli altri come produttore di opere, ma - immettendo culture - di aprire una
porta chiusa ed operare strutturalmente in una dimensione diversa (è una pretesa spinta, ma
non cretina).
Facendo riferimento ancora a Paolini; anche il tuo lavoro riparte dalla storia..
Questa storia della storia.. Non mitizziamola, chiariamola! Qui, sì, che si tratta di basi: cioè,
..se uno non nasce da un sostrato, non esiste. Capisci? Questa famosa storia: non è altro che
un presupposto, direi ovvio. Tutto ha una storia alle spalle, ..come puoi non considerarla?
Quale è stata la prima preoccupazione sbarcando sulla luna? Quella di denominare i luoghi;
altrimenti, come orientarsi? (e i nomi generici già si erano attribuiti col cannocchiale). Non
identificare però la dimensione storica solo.. a naso.. subodorandola semplicemente nella
citazione dell’arte antica (citazione che - trascinandosi ..dalle retrivie dechirichiane ecc. ‘finisce’ per assumere modi che - quando non sono da cattivo copista - sanno di
arredamento, grafica pubblicitaria, limitato giuoco mentale.. proprio di risapute boutades o
barzellette..). Inoltre, se uno intendesse la storia come cronaca obiettiva dei fatti passati, da
assumere tranquillamente come verità: rischierebbe di risultare molto ingenuo. ..Vuoi che
scorrazzi e ..’scorazzi’ (tolga cioè, le difese semplificatorie) ancora un po’ di più? Già,
‘denominare’, è - per Saussure - non: attribuire un nome ad un oggetto; ma relazionare un
concetto con un’immagine acustica (cioè un processo interiorizzato - e ..storico - in cui
un’idea di una cosa è associata all’immagine di un suono). ..E osservare o agire - per la
Psicologia - è ..’palleggiare’ con altri: condizionamenti o contenuti interni (e ..lasciamo
perdere l’ipotesi degli archetipi). Vedi come è ..lunga la storia?! e come non è
micragnosamente ‘specifica’ (ovverosia come, psichicamente, proiettivamente - cioè, spesso,
senza nemmeno consapevolezza - profonda nell’interno & esterno?!). La storia non va intesa
come un museo di fatti ed oggetti passati e archiviati, tutt’al più da ..bazzicare. Comunque,
tornando all’..arte, sul fatto che il mio lavoro sia diverso da quello degli altri (te lo ripeto,
non intendo dire: migliore all’interno dello specifico) mi sembra che non ci sia dubbio,
perché varia ed è articolato in diversi campi; questa è la questione (ora ti faccio uno scherzo
etimologico..un po’ assurdo: questione, ..ione - positivo o negativo - di questua in un mondo
ampio e vero!).
In questo contesto metti anche Pistoletto, Merz, Fabro e Kounellis?
Metto dentro tutti [ride]. Ci metto anche me stesso, se vuoi; ..però io galleggio e aleggio,
perché volo in altri luoghi. Non faccio solo opere, di bene, o male.. Fiori, sì, e foglie, e fogli
e piante, nei ‘testi’, i ‘vasa’ per le ‘culture’.. Questa è la vera differenza! E non prendo
ripetizioni..
Ma, allora, dell’arte contemporanea chi stimi?
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In fondo, hai fatto dei nomi stimabili, e abili, abilitati, tati.. Smettiamola con l’eco! Fra
l’altro, in altre valli (anche estere) sentiresti risuonare dei nomi differenti, ma analoghi
(coetanei o più giovani, per non parlar dei più vecchi).. Molti produttori di opere estetiche di
qualità.. Io, immodestamente (un tempo avrei detto: mo’ destamente) pratico l ‘ascensus ad
montem’, e il valicare: non solo a voce.. Cioè non mi limito all’eco dell’arte.. E, sentimi: ‘se
non parlo bene’ di tanti: faccio riferimento all’essere (o, meglio, non essere) ..intellettualiartisti autentici; non parlo tanto, degli esseri umani.. che - in quanto tali, e come tutti gli altri
- stanno sempre al di sopra.
Intellettuali-artisti.. nel contesto internazionale dell’arte?
Eh, sì.. L’è düra! Dato che insistiamo, fammelo ridire ancora una volta, estremizzando: vai!
È vero che il mercato dell’arte, specialmente oggi, crea l’arte, quasi del tutto, e che molto
poco ne esula! ..Questo dipende dal (o è in relazione col) fatto che ..tutti gli ismi recenti e
attuali sono riconducibili all’inizio secolo, o alla fine del precedente. Non c’è
sostanzialmente niente di nuovo, e pertanto si tratta di un mondo di (bravi o scadenti)
zombies, che continuano a pesticciare a vuoto. Esagero, con: tutto & niente? La mia
..travatura nell’occhio (..che non è una pagliuzza nel vento): in che consiste? Io, per
necessità mia, sento e penso che terreni non praticati, sono per esempio: realizzare opere
estetiche varie e problematiche; scrivere saggi teorici (non necessariamente sull’arte, e che
non sono - come è stato fatto - limitate allusioni o pacchiani rimandi di potere, ad autorità);
scrivere testi creativi; ecc. .. Qualcuno potrebbe dire che questo modo di fare è attribuibile
..a più persone. E va bene! Ma la pratica di cui parlo è agire in ambiti differenti, anche
relazionandoli, muovendo da intuizioni di rapporti, e strutturandoli, scavalcandoli, o
..scavallandoli..: così fra opera e teoria - per semplificare: fra arti e scienze - si crea un
complesso rapporto in divenire: dialettico e.. di rimpallo aperto. Ecco, questo relazionare o
meno, e come relazionarlo: sarebbe un argomento da analizzare e discutere! Ma è qualcosa
di molto problematico e ‘in atto’ (è il mio fare); qui non ne possiamo molto considerare i
risultati, privi come siamo di opere, operazioni e illustrazioni inerenti: eppure, in parte, via
via te ne ho detto. Comunque, questo mio fare: credo che non è stato.. fatto, e che quindi può
essere stimolante e promettente. Il tutto esige attitudini e modi impegnativi e non comuni:
che quindi non si praticano; inoltre socialmente difficili, perché capovolgenti. ..Un libertador
sudamericano diceva: “con libertà, presupponendo o con presunzione, non offendo né
temo”. ..Beh, non proprio. ..Son tutte cose autonocive, che appaiono assurde, ma che mi
risultano concrete, ..con crete da plasmare. Basta! Chi ha troppa ragione, avrà torto: questo è
più duro ancora! Per giunta, se ci scherzi sopra con le parole: non ti crederanno, per un altro
motivo, ..un motivetto che mi piace? Mah: per fortuna, ..quasi nessuno occhieggerà questi
scritti (..che però dicono cose molto sentite da me!).
Domanda del Luca cattivo che prende la parola più esplicitamente: solo tu.. sei grande? Non
sarà che questo.. livore o intolleranza ti deriva dal non sentirti abbastanza apprezzato?
..Bah, sia pure, se ti fa piacere; anche se ‘grande’ non è il termine adatto, e anche se con ciò
limiti la questione psicologica: il mio in-potere (o ..sovrastima intellettuale) è infatti così
basale, che, se per caso.. fossi del tutto ‘inserito’, ..non ne sarei all’altezza o bassezza, e non
potrei sopportarlo: anche perché veramente non mi interessa o soddisfa: questo è grave; non
si tratta ..semplicemente della volpe nella vigna alta.. Sono l’ultimo degli scemi ..e il primo
degli intelligenti, ..di quel tipo che quasi non esiste; di quel tipo, per il quale il lavoro è
un’ossessione, bella e molto brutta e pericolosa, allo stesso tempo. Perché: ..eppure / e pure,
‘aver ragione’: è avvilente; non dà scampo.
..Beh, ma lo so che il mondo è grande, con tutta la sua freschezza!..
..E dài!..
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..Darò, ma ora stai tranquillo - lettore - e, se vuoi, puoi rileggerti quanto ho detto poco sopra,
sull’ ‘arte’: non è tutto sfogo sfocato e cotto!..
Giacché hai azzerato la questione.., ora prova ad analizzare me..
..Molto esteriormente ed improvvisando: tu sei uno che si è elevato culturalmente
dall’ambito in cui eri nato o ti eri formato, sei arrivato all’arte, ad altre cose. Ma sei un
grosso nevrotico, magari più rattenuto di me.. Per esempio, mi immagino che tu ti porti
dietro uno scetticismo di un ambiente che non crede alla cultura fino in fondo. In questo c’è
sanità, ma anche cecità: vedi questi due termini opposti, di credere e non credere alla realtà
della cultura? Da lì magari (per non tirare in ballo i più sostanziali rapporti con i genitori, il
rimanere ..infante privilegiato, etc.) sorge il tuo bisogno compulsivo di concretezza e
sicurezza, quel moralismo.., tutta questa sorta di ‘bene’ e di ‘male’, che ricalca e allo stesso
tempo vuol reagire a quello che ti hanno.. inculcato (..direbbe Totò).
Sono costretto a prendere nuovamente la parola per risponderti e per spuntare.. anche altre
tue strumentali frecciatine volanti.
Ripreciso che ho fatto certe domande che non sono solo mie.. Anzi, dentro ci si può leggere
l’ironia di chi non ci crede, di chi non è solidale.. E ti ho chiesto alcune cose per necessità di
essere rassicurato.., ma dalle tue osservazioni, dalle smentite. L’intervistatore deve anche
provocare per ottenere risposte più sentite o risentite come quelle che mi stai dando..
Chiaramente, quando parliamo per noi, parliamo anche per gli altri, se no cosa rappresentiamo: solo le nostre utopie, l’inesistente? Vengo al ritratto.. D’accordo, sono nevrotico
forse più di te e non sento di dovermi difendere. È vero, cerco, forse troppo spesso, la
concretezza, per nevrosi, ma per il bisogno, direi fisiologico, di controbilanciare l’astrazione
dell’attività intellettuale, specialmente quando mi trovo davanti a te che forse credi troppo..
in certa cultura.. Per risponderti più chiaramente: posso confessarti, dopo tante interviste,
che, a parte i miei limiti naturali..., io, a volte, da pragmatico cerco anche di opporre,
radicalmente, alla cultura ufficiale e troppo costruita, quella vitale, realistica, per riportare il
discorso su un terreno.., più ‘umano’ e per non essere “con”, ma “contro”, allo scopo di far
entrare nella cultura - ripeto - fatta spesso solo di intellettualismi e di cose insignificanti..,
anche altre forze salutari... In questo senso, io, rispetto a chi vuole di-mostrare di essere
cólto, ho la virtù di dichiarare, senza diplomazia, quasi spavaldamente.., che ho dei limiti..
Intendiamoci: anch’io sento certe cose - te l’ho già detto - mica appartengono solo alla tua
nevrosi. La mia ossessività, forse ha aspetti più sguinzagliati. Però sono delle domande che,
se uno non si trovasse in un contesto condizionante: non si farebbero. Poi, magari, c’è chi:
..non (se) le fa certe domande, ..solo perché è uno che se ne frega, un immoralista invece che
moralista: e allora è la stessa frittata, rovesciata.
Il fatto che le domande vengano rivolte
pure “per gli altri” è vero se esse “rappresentano” anche il proprio ..”esistente”!. Riguardo
poi alla ..Cultura: non è che io sia un ..asservito scivolatore su questa problematica. Anzi: la
sovverto e agito fortemente! (se segui quel che vo dicendo, e facendo: ti devi esser reso
conto di quanto io - nel lavoro - sia proteso sul vero : psichico. ..Potrei dire che questo
atteggiamento è una mia ..ingenuità, nevrosi, e: moralista).
Attenzione: non è che io non creda nella cultura, ma, a volte, sento anche la necessità di un
suo ridimensionamento, di qualcos’altro che la integri. È vero ho tendenze moralistiche, ma
forse perché credo troppo nei valori più attendibili. Senza moralità profonde, si ha
l’immoralità..
Achtung! Cultura superficiale, snobistica o a senso unico: è il contrario di cultura. Così
come “moralità profonda” è proprio il contrario dei moralismi auto o stereo-repressivi! Ma
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ora torniamo alla mia cosiddetta sfiducia nell’arte, o meglio generale. Per esempio, un’altra
cosa che mi hai detto ieri sera: Duchamp ha abbandonato l’arte e tu vorresti fare forse come
lui, perché lo stimi..”. Ma che: ..giuochiamo a figurine? Figurati se sono il tipo che fa una
cosa.. perché l’ha fatta Duchamp! Se mai.. non la farei proprio perché l’ha fatta qualcun
altro; se hai capito il mio carattere dopo tante interviste! Io faccio quello che sento, fra l’altro
non sento di “abbandonare l’arte”; e non idolatro nessuno, te l’ho detto. Non credo ai ‘genî’.
È quasi ..un dovere umano, essere intelligenti; e, se non lo si è tanto, si possederanno altre
qualità, magari non inferiori. Certo, stimo delle cose di alcuni, perché sono state importanti,
ma non esalto né me, né altri. (..Purtroppo, all’opposto, la disistima degli altri, è un po’ la
disistima di sé, sul piano psicologico; diciamocelo francamente o stancamente..
‘parentesicamente’ chiusi).
Io, francamente, avevo capito che tu volessi allontanarti dall’arte, ma non ne ero convinto,
pur comprendendo certe tue motivazioni in un momento segnato da angosce esistenziali. Ma
ora forse sei meno pessimista.. di alcuni mesi fa. Del resto anch’io avevo avuto una crisi di
fede.., che poi ho superato anche se non fino in fondo. Dopo aver sperimentato altre vie della
concretezza, di fronte a deludenti aspetti della realtà, ho sentito nuovamente un’attrazione
per l’arte, forse anche per la sua azione terapeutica-consolatoria. Ho capito (?), cioè, che per
salvarmi.. dovevo salvare gli ideali che dall’impatto col mondo materiale venivano
calpestati. Non la considero una resa, o forse lo è sul piano individuale, perché avevo
creduto troppo, da estremista e assolutista - come giustamente mi definisci tu - in altre cose.
Non so se la mia esperienza va avanti o indietro rispetto alla tua.. e chi si dovrà pentire.
Come vedi, quando è necessario occorre scoprirsi.. Ho dovuto farlo per evitare di essere
frainteso dallo psicanalista.. E ora avrai capito che pure io mi sono dovuto costruire una
psicologia che, indubbiamente, mi deriva dalla nevrosi, dal voler ‘essere’ me stesso in un
mondo che mi spinge in direzioni non desiderate..
Sono sempre all’opposizione, non temere! Per l’arte, non ci vuole fede, né pentimenti e
cadute.. Basta l’intelligenza creativa (..me dichi gnende!). La nevrosi poi, non è
..nervosismo; è: non voler essere ‘se stessi’; rimanere in balìa dei proprî condizionamenti.
Non ti smentisci mai.. Anche se nel correggere hai tagliato le tue considerazioni su certi
artisti di indubbia validità come Magritte, da me apprezzati e da te un po’ demitizzati,
vanificando la mia risposta; completo ugualmente il pensiero-esempio-intimo che tendeva
anche a farti riflettere, a ridarti fiducia.. (come avevi fatto tu al tempo in cui ero scettico io).
Non è che per me l’arte sia tutto: è quella cosa che può arricchire la vita. E non mi interessa
analizzare lucidamente il fenomeno. Molti, come te, si sono già interrogati sul perché
dell’arte senza peraltro giungere ad un’unica, attendibile conclusione. Del resto, so già che
essa più di tanto non riesce ad incidere nella realtà e che oggi è diventata strumento per
speculatori. Allora, perché dovrei frenare questa sorta di tropismo, peraltro non stabile? Chi
me lo fa fare!? Se poi scopro che non vale veramente la pena?.. Come alternativa, sai che
faccio anche dei viaggi avventurosi.. per cercare di ‘trovarmi’ e per fuggire.. dal mondo
conosciuto.., ma quando torno non saprei dove andare.., perché non sono capace di
trasformarmi o perché sono troppo convinto di avere ‘ragione’.. Ecco, queste confessioni
spiegano forse perché lavoro, con una certa passione, anche per l’ ‘arte’. Ti ricordo, poi, che
io non sono un artista che deve superare tutti e neanche un ‘dadaista distruttivo’, anche se,
come sai, sono ‘oltre’ questo importante movimento e frequento le ultime tendenze più
trasgressive che ad esso si ricollegano. E non mi importa molto se dietro la grande opera c’è
un autore che non sa vivere..
Lo ..tripeto: i padreterni, i cosiddetti geni, vanno visti, ..più semplicemente, come persone
molto ‘intelligenti’, che, in certi momenti storici, hanno avuto la forza di fare certe cose; ma
poi non è che siano da mettere su un altare, contornati dalle loro opere-reliquie; perché da
altri punti di vista ..saranno anche degli stupidi.
Ti ridirò, poi, che, se abbiamo spesso
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parlato del punto di rottura finale, rappresentato dal ready-made.., volendo invece rendere il
discorso un po’ meno stringato: certo Surrealismo ha - per l’ultima volta nelle avanguardie
(e dopo le premesse futuriste e dadaiste) - allargato il campo alla letterarietà, l’esistenzialità,
il pensiero.. Ha ribadito in parte (v. Dalì, Magritte..) un discredito per il quadro che vuol
riassumere il mondo ed elabora sempre nuovi valori formali. Lo ha fatto provando - ultima
ratio - a realizzare opere non (unicamente e ‘progressivamente’) formaliste e pittoriche, ma
ritradizionali-problematiche.. Dietro, c’è anche lo strascico del Simbolismo-Metafisica.. Ma
- appunto! - la Psicanalisi, vista come erede delle misteriosofie (con un pizzico di
..Bretonismo paradechirichiano, ecc.) sarebbe travisata; così come lo sarebbe, se intesa quale
positivistica “scienza esatta”. Torniamo alle tue affermazioni o controaffermazioni: non è
che io mi interroghi sul perché dell’arte - che non ha bisogno di giustificazioni - io la
pratico; se mai sei tu che ti poni queste domande.
L’immaginazione, la sensibilità e
l’idealismo inciderebbero poco sulla realtà? Al contrario! (considera, se non altro, i sogni &
bisogni indotti!).
E perché mai dovresti ridurre il tuo interesse per l’arte? Stai pur sicuro
che la fantasia e l’arte.. valgono la pena! Allora.. vedi che anche il mercato ha i suoi pregi,
nel promuovere e dar sicurezza, far conoscere - bene o male - le cose artistiche?! La
sicurezza, la devi dare anche ‘tu’, all’arte, ecc. Non tanto: cercarla.. in questo vago territorio,
che in realtà ..’svaghi’ (romanesco), conosci meglio di altri, o che puoi intuire, più di quanto
tu ‘ti permetta’.. Rifaccio notare al critico: che le tue domande e le tue opinioni sono troppo
articolate ‘acriticamente’ sulle tue paure & preclusioni).
Dada infine, credo che cercasse
fortemente di ‘fare’, assai più dei movimenti precedenti (un caso di origine psichica di ciò, o
di controfaccia interna del fare arte: l’ho descritto in “DUCH dis-enameled”). Non ti dico
queste cose.. dall’alto della mia saggezza, eh?!
Confermo quanto ho già detto autoesponendomi. Ora, però, mi devi dire perché ti rifiuti di
parlare degli aspetti più intimi anche se legati al tuo lavoro.
Finché confermi, rimani fermo ..Come asini, giriamo la macina delle nostre nevrosi.
Cerchiamo almeno di non ricavarne finta cultura.. Rispondo ora alla domanda: i primitivi
(come sai tu.. esploratore) non si fanno fotografare, perché hanno paura di essere derubati
dell’immagine: hanno ragione a non svendersi.
Do ragione ai primitivi che non devono essere violentati, anche se mi dispiace di non
riuscire a fotografarli quando vado ad incontrarli, ma per te questo può rappresentare anche
uno di quei condizionamenti che cerchi di vincere..
Mostrare le proprie mutande o il sedere, è libertà? ..Perché mi informano per ore su chi è il
lettore del telegiornale, e non mi dicono (addirittura) chi è il conduttore dell’autobus, o il
confezionatore del dentifricio? (..C’è poca democrazia in tutto ciò, ..in ‘Danimarca’, o in
tutto il mondo!).
Quindi, preferisci autolimitarti?
Certo, non è il caso di importunare gli altri, e meno che mai: se stesso. Questa è libertà.
Varie domande - magari anche conturbanti - che potresti rivolgermi, non me le fai. Non
avevi detto, poi: che non ti interessa se dietro l’opera c’è un autore che non sa vivere? O che
sa vivere, aggiungerei.
Mi costringi ad essere noioso. Ti ribadisco che io, in genere e qui in particolare, mi
propongo di fare un lavoro per entrare nell’opera e non per sfiorarla o passarci sopra senza
prima averla capita fino in fondo anche attraverso l’autore. Quindi, per toccare il “vivo”, più
tu ti trinceri, più io sono portato ad insistere, non certamente per sapere il colore dei tuoi
calzini che conosco già.., ma tutto ciò che in qualche modo ha attinenza con la tua opera, per
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farne la genesi completa. E se è vero - come è vero - che fai entrare nel lavoro tutto te stesso
e, quindi, pure la psiche e la tua esistenza, ritengo utile scavare il più possibile, anche se
posso intuire certe cose segrete e capire i tuoi mascheramenti, le tue reticenze. Per certi
aspetti, forse hai ragione di essere sfiduciato-diffidente, o troppo realista, ma sei anche.. un
artista e ti è concessa libertà di aprirti per dare più importanza all’immagine interna che a
quella esterna.. Spesso non ti contesto le risposte, come invece fai tu quando io “insisto” nel
voler esplorare anche in certi strati.., proprio per farti parlare senza autocensure.
Per chiudere quest’altra ripresa.., torno a bomba aggirando l’ostacolo con una domanda che
non dovresti ostacolare: come entra il fattore esistenziale nel tuo lavoro attuale?
No, no; quali ..bombe di profondità?! Non pensare di potermi conoscere promuovendo
troppo facili confidenze. Non dico che la cosa non possa essere divertente, e a volte anche..
chiarificatrice di qualcosa; ma io non mi presto a spogliarelli indiscretini! Inoltre, ti ho già
detto che l’artista non è l’ “artista”, che concede e intercede ..nella sua aura fritta! E, per tua
parte - per converso - sei troppo sospettoso; non vuoi fare uno sforzo per cogliere il rapporto
vivo fra: artista, opera, e mondo! (non ti offendere; non è che io - per mia parte - non abbia
gravi limiti nei riguardi della fiducia, della vita, degli altri, del fare..). E ora - in chiusura ‘riassumiamo’ un momento, il critico e l’amante d’arte, o il collezionista: dell’artista,
dovrebbero saper collezionare, ..non solo e non tanto l’autenticità (che è un dato-base:
ovvio), quanto: risultati concreti, e significati, originalità, vasta concretezza proiettiva..
Dovrebbero avere esperienza di vita e cultura: capacità di intendere.. la ‘polvere di
proiezione’?!!.. E, per riprendere più da vicino il tuo discorso: come.. entra nel lavoro il
(hem! - ride - ) ..fattore (esistenziale)? Te lo ridico: nel senso che c’entro e centro io!
(ovviamente con la mia psicologia). Io sono dentro l’opera, ..l’opus (e fuori); se non ‘ci
sono’ (se non ci sono cioè, come vivo problema), non m’interessa per niente e non la faccio:
cambio. Di cosa parlano i linguaggi, se non del farsi e bruciare del mondo? Per questo ti dicevo: se capisco il giuoco dei giuochi (ad alto livello, quindi) ..rischia di non interessarmi
più. È giusto che sia così, a mio modo di vedere, perché se no, che faccio: il pappagallo di
me stesso? Ce ne son tanti di pappagalli! A me il mestiere del pappagallo non piace, per
quanto sia colorato: ..che me frega?
..Come desidero, disse uno, che un altro pigli pesci, anche dormendo, o in piedi!..
Buonanotte, dolce principio.
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2/continua...
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luca maria patella - Luciano Marucci.it