NOV 1.qxd:FEBBR 1 8-11-2010 14:05 Pagina 1 LʼOpinione ANCHE LʼOSPEDALE DEL CADORE SUBIRAʼ TAGLI? FONDAZIONE TIZIANO Rilancio del Cadore SINDACI COMPATTI SULLA SANITA’ Coletti presidente “BASTA VOLERE” U na dose d’ottimismo non guasta e Pietro Carrara, imprenditore, settantenne, riesce a dare un’iniezione di fiducia, nonostante i problemi che attanagliano l’economia locale. “E’ una vita che sono in Cadore e come imprenditore commerciale ho fatto un’analisi della situazione. Abbiamo vissuto quarant’anni in dipendenza dell’occhiale, tutti vivevamo di una solida realtà economica, e il concetto di territorio era passato in secondo piano. Purtroppo si deve girare pagina, sta cambiando il tipo di economia e dobbiamo pensare a cosa fare. Oggi, iniziative soprattutto da parte dei giovani rivolte al turismo ce ne sono, ma siccome il turismo è un sistema integrato sul territorio, bisognerebbe che questi giovani che stanno mettendo in piedi iniziative si aggregassero in modo da non creare doppioni, perché dobbiamo creare servizi diversificati. Il turismo è fatto di mille cose. Giro molte aree alpine per lavoro, ma un posto meraviglioso come questo, con una storia pluricentenaria e con una Comunità Cadorina che nei secoli ha dato lustro e fatto da autogoverno al Cadore, ha molto da proporre, basta solo organizzarsi e ritrovare l’orgoglio d’essere cadorini. Dobbiamo acquisire una mentalità anche in termini consumistici, aiutare i nostri paesi, i nostri servizi, i nostri negozi; non a qualsiasi prezzo, ma sapendo che poi non avremo più i negozi e i servizi nei nostri paesi, la qualità della vita scadrà e poi ci sarà il calo dei valori immobiliari. Chi potrebbe prendere in mano la ricostruzione? Penso all’Ascom che ha lanciato dei messaggi: consumare il paese, il territorio… Dovrebbe uscire da quelli che sono i compiti specifici, dovrebbe creare qualcosa di operativo e collegiale. Perché, ci possono essere iniziative egregie però non determinanti se non qualificate e slegate dalle necessità del territorio. Per noi è una novità il turismo, diciamolo pure. Vedrei bene poi una programmazione specifica da parte dei Comuni mediante un ente che coordini tutte le iniziative economiche, super partes, come potrebbe essere la Magnifica Comunità. Nessuno vuole limitare i Comuni ad avere il loro piano regolatore, le loro amministrazioni, il loro individualismo operativo, però se non si parte da un organo condiviso e super partes che vada a coordinare il territorio, non si arriva da nessuna parte. (segue a pag.4) sindaci del Cadore rivendicano il diritto di avere I una sanità efficiente sul proprio territorio e, paventando la chiusura del reparto di pediatria all’Ospedale di Pieve e la soppressione di qualche primariato, si sono riuniti lo scorso 14 ottobre nella sala della Magnifica Comunità per sottolineare la gravità del problema e l’unitarietà d’intenti. E assieme ai 19 Comuni rappresentati, il presidente della Magnifica Comunità di Cadore che aveva promosso l’incontro, le locali associazioni di volontariato che sono coinvolte nel trasporto degli ammalati quali Auser, Ada, Anteas Pèlago della Val Boite, Girasole del Comelico, oltre agli Amici del cuore, al Lion’s Club Cadore, nonché, a titolo tecnico, An- gelo Costola già primario del SUEM bellunese che da sempre si è battuto per qualificare la sanità cadorina. Dal dibattito ne è uscito un documento duro in difesa dell’Ospedale di Pieve, unico in Cadore, sottoscritto nei giorni successivi dai sindaci e dal presidente della Magnifica, inviato poi alla Regione con la richiesta di convocazione da parte del presidente Zaia. Il grido d’allarme è venuto da Maria Antonia Ciotti sindaco di Pieve di Cadore. “Siamo qui a difendere la struttura” - ha detto - “questo è un incontro per chiarire la situazione che si è creata”. E giù a rimarcare una serie di situazioni di difficoltà riscontrate nei servizi (vedi le limitazioni d’accesso al reparto di pediatria, la già nota mancanza del cardiologo durante le notti, il tentativo di tagliare la reperibilità in radiologia, la mancata sostituzione delle apicalità), dimostrando con dati l’evidente volontà della ULSS1 di accentrare sempre più a Belluno. “Chi può fare un’azione se non i sindaci? Alla montagna non si può togliere, anzi deve essere dato il 25 per cento in più” - ha rivendicato la Ciotti. (segue a pag. 3) Renato De Carlo Riunione dʼurgenza dei sindaci del Cadore in Magnifica Comunità Consegnato alla Regione un duro documento per la salvaguardia dei servizi In Cadore a Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore ha un nuovo presiL dente dal 1 ottobre, Maria Giovanna Coletti, assessore al Comune di Pieve di Cadore e alla Magnifica Comunità e già vice presidente della Fondazione. Dopo Vittorio Tabacchi e Livio Barnabò, Maria Giovanna Coletti è stata eletta all’unanimità dal Consiglio di Amministrazione e resterà in carica per il prossimo triennio, assumendo così direttamente l’impegnativo compito di portare avanti i vasti e complessi programmi culturali e editoriali legati alla figura e all’opera di Tiziano ed alla terra del Cadore in cui ebbe i natali. Vice presidente è stato eletto Mirko Zandonella. Il nuovo Cda è composto da: Giancandido De Martin – che in qualità di presidente della Magnifica Comunità promosse la costituzione della Fondazione -, Alessandra Buzzo, Paolo Caldara, Mario Manfreda, Sergio Zandonella, Mario Procidano, Enrico Cian. Non sono ancora stati designati i rappresentanti della Regione e della Provincia. PICCOLI COMUNI O UN COMUNE DEI COMUNI? ’idea di unificare vari comuni montani in un unico L comune suggerito da tanti come la panacea di ogni male contro gli sprechi mi sembra una soluzione controproducente per il nostro territorio ed inutile sotto il profilo del risparmio. Per quanto riguarda i risparmi non abbiamo dati che ci dicano che il costo dei comuni piccoli sia più grande di quelli grandi pro- CAMINADA PAR I RIFUGI “Piccolo è bello e permette a tutti la verifica” dice la Presidente dellʼUnion Ladina Cador de Medo capite a parità di servizi. Sarebbe interessante trovare queste informazioni che invece non ci sono. Unico dato è quello storico: i finanziamenti dei comuni italiani vengono dati in base a fare è avere a disposizione dati che ci consentano di verificare il costo. (segue a Pag. 4) quanto spendevano in passato: quindi chi spendeva tanto in passato continua a ricevere con tagli modesti, chi spendeva poco deve ancora di più tirare la cinghia. Allora la prima cosa da INTERVENTI ALLE PAG. 6-7 Mario Manfreda Pierluigi Svaluto, Mario Tremonti, DOLOMITI DEL CADORE, REGNO DELLE CIASPE Un progetto pubblico-privato di attrattiva turistica per lʼinverno 18 itinerari collegati con 10 rifugi aperti nei fine settimana l Centro Cadore unito come non mai. La poI litica del “fare insieme” sta producendo frutti interessanti. Uno, che punta alla promozione del Centro Cadore come comprensorio vocato all’escursionismo con le ciaspe, è sul trampolino di lancio e sta già richiamando interesse. Si tratta di 18 itinerari da percorrere con le ciaspe o ciaspole, da seguire per un’escursione con gli sci o da salire e scendere scialpinisticamente. Ben 18 itinerari collegati con 10 rifugi che resteranno aperti durante le feste e nei fine-settimana del prossimo inverno. Il progetto è sostenuto, insieme, da Comunità montana e Comuni del Centro Cadore, Magnifica Comunità, Consorzio Bim Piave, Ascom, Consorzio turistico, Pro loco, Sezioni del Cai, Guide alpine del Cadore e Gruppo Roccia- tori Ragni. Il comprensorio, unico nel suo genere e per questo già paragonato ad un vero e proprio “Regno delle ciaspe e dello sci escursionismo”, offre a chi non frequenta le piste da discesa la possibilità di vivere intensamente la montagna anche durante la stagione invernale immergendosi nella natura ai piedi delle Dolomiti più belle. Il valore aggiunto è rappresentato dai 10 rifugi aperti. Il ri- chiamo turistico-sportivo è garantito da una buona organizzazione gestionale degli itinerari, dal fatto che sono ben segnati, che saranno battuti dopo ogni nevicata copiosa e che a vigilare sulla loro sicurezza saranno le Guide alpine. Ma il valore aggiunto che traduce il progetto in proposta allettante è rappresentato dai 10 rifugi aperti dove ci si può riscaldare, rifocillare e si può anche pernottare. B.C. Pag 2_ok:APRILE 4-5 8-11-2010 14:11 Pagina 2 ANNO LVIII Novembre 2010 mod. CHAMPION - PANAMERIKA 1 - 2 carreraworld.com 11 NOV 3.QXD:FEBBR 3 11 8-11-2010 14:13 Pagina 1 ANNO LVIII Novembre 2010 3 I SINDACI DEL CADORE: “I SERVIZI SANITARI dalla prima SUL TERRITORIO NON SI TOCCANO” pagina Ad evidenziare il problema del taglio dei reparti in tutta la sua gravità è stato il dottor Angelo Costola che si è sentito in dovere di informare quanto la Regione aveva messo in cantiere sul ridimensionamento dei piccoli ospedali, tanto che, a dimostrazione, l’ex primario del SUEM elenca alcune situazioni di svuotamento dei servizi del nosocomio cadorino e la mancata indizione di concorsi di primariato per la copertura dei posti vacanti, per concludere che “è questo il momento di assumere una posizione rigida e chiedere l’attuazione del piano sanitario regionale”. Ritiene anche ingannevole la proposta di un nuovo Ospedale delle Dolomiti a Belluno: “è solo un cavallo di Troia e guardate Feltre come si è mossa immediatamente per il proprio Ospedale.” D’accordo sull’obiettivo tutti gli altri sindaci e rappresentanti che si sono susseguiti nei vari interventi, anche se qualcuno si è differenziato sulla tattica da adottare nei confronti della Regione: attrezzarsi sì per dare battaglia affinché i servizi rimangano in montagna e la popolazione non sia costretta ad andarsene, ma niente manifestazioni pubbliche di tipo folcloristico, meglio consegnare direttamente il documento. Non è la prima volta che si vede in Cadore una mobilitazione per la salvaguardia dei servizi e del lavoro, basti Il sindaco di Pieve Ciotti: “Alla montagna non si può togliere, deve essere dato” Il presidente Bortolot: “La Magnifica Comunità non può stare alla finestra” Alcuni dei sindaci e consilieri presenti LE PRECEDENTI MOBILITAZIONI mantenimento della ferrovia fino a Calalzo (1978) opposizione alla chiusura Ospedale Auronzo (1994) contro il trasferimento fabbriche nel bellunese (2005-2007) per il servizio di Cardiologia allʼOspedale di Pieve (2005) pensare alla sollevazione per il mantenimento della ferrovia fino a Calalzo (1978), all’opposizione sulla chiusura dell’Ospedale di Auronzo (1994), alle manifestazioni perché le fabbriche non traslocassero nel bellunese (2005-2007), all’ultima presa di posizione di amministratori del Cadore proprio contro i provvedimenti della ULSS1 sul servizio di Cardiologia dell’Ospedale di Pieve (2005). Questa volta si è vista però una presenza qualificata di amministratori nella sede della Magnifica Comunità di Cadore come a testimoniare l’unitarietà d’intenti. Chissà che non nasca la voglia di rivitalizzare (in modo moderno) l’antico parlamentino del Cadore. LA MOSTRA DELL’ESTATE uon successo di pubblico per la mostra B "Al primo sguardo - Storie d'amore fra occhiali e cinema" tenutasi presso il museo dell’occhiale di Pieve di Cadore. Dal 30 giugno in poi, giorno dell’inaugurazione, fino al 20 agosto, data di chiusura del primo periodo della rassegna, gli ingressi al museo cadorino sono aumentati notevolmente rispetto a due anni fa. Un caso a parte è stato invece il AGENDA L Il presidente Renzo Bortolot che aveva diramato l’invito di convocazione chiarisce subito che “non si vuole scavalcare alcuno”, ma anche che “la Magnifica Comunità non può stare alla finestra, visto che è stata fondatrice dell’Ospedale del Cadore”. Sotto sotto, ci spera. ’attività degli uffici della Magnifica Comunità di Cadore durante lo scorso mese di settembre è stata grandemente incentrata sulla redazione della documentazione utile alle discussioni di Consiglio, tenutosi il 18-9 us. In particolare, si è provveduto ad una puntuale ricognizione delle posta contabili, funzionali all’analisi e ricognizione sullo stato di attuazione dei programmi e permanere degli equilibri di bilancio, da approvare entro il 30 di settembre di ogni anno. E’ stata dunque l’opportunità per valutare l’operatività ed efficienza delle singole aree amministrative ed eventualmente evidenziare i margini e spunti di miglioramento che possono essere adottati attraverso la redazione del nuovo programma di lavoro in vista della redazione del bilancio di previsione 2011. Si è provveduto a raccogliere le informazioni e i preventivi economici riguardo la stampa di un libretto divulgativo sulla Magnifica Comunità di Cadore, da destinar- 2009, una stagione molto particolare per la mostra perché ha ospitato l’evento "Dalla Terra al Cielo - 400 anni di osservazioni astronomiche da Galileo ai giorni nostri" che grazie ai moltissimi appuntamenti correlati e alla singolarità della ricorrenza ha fatto registrare un aumento di visite quasi incalcolabile con turisti e appassionati provenienti da ogni parte del Veneto e anche d’Italia. si alle scuole elementari del territorio. A riguardo, è importante evidenziare che tale pubblicazione, i cui testi sono stati curati dall’Assessore Marigrazia Petroni, riporterà delle nuove e aggiornate immagini dell’Ente, ritratte cortesemente e appositamente per quest’occasione da Giorgio Viani e Tomaso Albrizio, oltre ad alcuni disegni prodotti dai bambini destinatari dell’opera. Si è provveduto a “tirare le somme” circa l’attività museale relativa alla stagione estiva 2010, constatando un risultato più che soddisfacente in termini di ingressi e presenze che, attraverso l’apertura garantita dall’encomiabile opera del volontariato locale, si è riusciti ad ottenere. Si è provveduto all’esame, a seguito della liquidazione dei premi di studio per l’anno 2009, delle modalità di assegnazione stabilite con delibera della Giunta Comunitativa per l’anno 2010. Tutto ciò attivando la procedura, che a breve sarà disponibile anche sul sito dell’Ente, per la prossima apertura del bando edizione 2010. Sono state valutate una serie di informazioni emerse attraverso la redazione del Quest’inizio di parlamentino è un bel interessante sogno. Come sarebbe quello di chiamare a raccolta il popolo. Dopo tutto l’hanno fatto recentemente anche i pusteresi per l’Ospedale di San Candido: “non corteo di protesta - hanno motivato – ma manifestazione d’affetto per la struttura.” (Foto di Tommaso Albrizio) La mostra "Al primo sguardo - Storie d'amore fra occhiali e cinema" ha racchiuso molte scene magistrali della storia del cinema che hanno raccontato il passaggio magico dall'anonimato alla passione proprio attraverso il gesto del togliersi o del togliere gli occhiali. Questa raccolta comprende molti tra i più significativi sguardi d'amore filtrati attraverso le lenti scure o da vista di modelli celebri di occhiali che hanno fatto la storia dello stile e della moda, ma anche la CON LA CULTURA E LʼARTE LA FONDAZIONE TIZIANO DIFFONDE IL NOME DI PIEVE E DEL CADORE n questi anni i valori del pensiero, l’attività intellettuale finalizzata alla crescita morale dell’individuo e della I società vengono facilmente sacrificati all’attuale pragmatismo forsennato, che esige risultati rapidi e esclusivamente misurabili sulla scala del concreto. E’ la conseguenza di una circolarità: la povertà di cultura impedisce di comprenderne il senso e l’importanza sociale, mentre la mancata comprensione è a sua volta causa di quella stessa carenza. Si tenga inoltre presente che la si fa in genere coincidere con la conoscenza, che ne è certo una indispensabile condizione, ma non la esaurisce, perché – come ha detto il filosofo – la cultura è anche e soprattutto organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità e conquista di una coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri. Tutto ciò va detto anche per cercare di capire come mai ci sia sempre chi non avverte l’importanza di lavorare non solo con i cementi o gli asfalti, ma anche con gli antidoti della coscienza, con gli utensili della cultura e dell’arte. Per dire: si pensi solo a quella Fondazione Tiziano e Cadore che ormai da sette anni opera da Pieve e per tutto il Cadore. Una attività ancora troppo spesso misconosciuta, o fraintesa come esercizio di una concezione elitaria della cultura: in realtà si tratta di una istituzione il cui lavoro contribuisce alla diffusione qualificata del nome e della immagine di Pieve e del Cadore ai più alti livelli nazionali e internazionali. Una istituzione che si è formata come centro di specializzazione scientifica specie in ambito tizianesco, ma non solo; fino a esprimersi nelle attuali tre linee editoriali: quella di “Tiziano e l’Europa”, a cui si devono il saggio di Alessandra Cusinato “L’arte in Cadore al tempo di Tiziano”, o il più recente e ponderoso dedicato alle “Botteghe di Tiziano”, oggetto di autorevoli recensioni (l’Osservatore romano, il Sole 24 Ore) e prestigiosi apprezzamenti, come quello del Presidente Napolitano, nonché soggetto di importanti presentazioni, a Cortina, a Venezia, a Roma. C’è poi la linea costituita dai “Quaderni della Fondazione”, dove è appena uscito il volume sulla “Battaglia di Cadore”, e infine, quella rappresentata dall’Annuario, che raccoglie i contributi di studiosi mondiali della materia. Inoltre la Fondazione è presente in alcune delle più famose rassegne d’arte e editoriali, sicché ogni volta Pieve e il Cadore entrano nel novero dei luoghi in cui si è polarizzato un laboratorio di ricerca e di studio tra i più segnalati al mondo. Qualcuno non lo sa, o soffre di qualche pregiudizio di troppo? C’è tempo e modo di rimediare! Ennio Rossignoli storia del cinema. La scelta di far indossare gli occhiali ad un attore in un film, infatti, non è mai neutra: la loro presenza ci aiuta a comprendere qualcosa di più del personaggio o di quello che sta per accadere. L’esposizione sarà nuovamente aperta al pubblico dal primo dicembre fino al 28 febbraio per consentire a quanti non siano ancora riusciti a visitarla di poterla ammirare e per renderla fruibile anche alla nutrita schiera di turisti che durante il periodo invernale popo- lano le montagne del Cadore. Il museo di Pieve ha progettato poi altre attività dedicate alla categoria più verde delle nostre comunità. Il mese di ottobre infatti è stato riservato in gran parte alla didattica per avvicinare all’arte e alla cultura i ragazzi delle scuole del territorio. Il 16 ottobre scorso al Cos.Mo è andato in scena lo spettacolo "Al museo in punta di... naso" dove molti giovani studenti hanno potuto imparare in maniera divertente le bellezze della mostra. Daniele Collavino CONOSCI LA MAGNIFICA COMUNITA’ progetto Archivi del Cadore, che saranno di sicuro indirizzo all’Amministrazione per quanto riguarda il prosieguo delle attività. Inoltre, si sta provvedendo ad intraprendere gli idonei contatti e valutazioni per l’adeguamento e formazione degli uffici all’utilizzo dei più moderni strumenti in materia di archiviazione e protocollo informatico. Si è avuto un contatto con l’Enaip Veneto, ente gestore delle attività di formazione all’interno del progetto Transmuseum nel quale è coinvolto anche il Museo Archeologico del Cadore, per valuare ed eventualmente evidenziare gli aspetti di miglioramento relativamente a quanto sino ad ora svolto. Anche nel mese di ottobre 2010, è stata molto richiesta e utilizzata la Sala Consiliare della Magnifica Comunità di Cadore, ove si sono svolti incontri istituzionali e a carattere culturale organizzati direttamente dall’Ente e anche da soggetti (pubblici e privati) esterni. Si è provveduto inoltre alla pubblicazione dell’avviso di selezione per l’individuazione di un progettista per il rinnovo degli allestimenti del Museo della Casa Natale di Tiziano Vecellio. La Giunta Comunitativa riunitasi il 30-10, ha infatti provveduto alla nomina della commissione deputata all’esame delle proposte e all’intrapresa di una serie di provvedimenti di carattere amministrativo che riguardano la gestione del Patrimonio. Al termine della stessa, è stato organizzato un momento conviviale presso il parco Roccolo a Pieve di Cadore, durante il quale il Presidente Renzo Bortolot ha potuto ringraziare i volontari che si sono occupati della Guardiania dei Musei dell’Ente durante la trascorsa stagione. M. G. NOV 4-5.qxd:FEBBR 4-5 8-11-2010 14:14 Pagina 2 ANNO LVIII Novembre 2010 4 RILANCIO DEL CADORE Pietro Carrara Ci sono ancora persone che intendono investire in Cadore. Io stesso ho cercato di dare un esempio, con l’apertura da parte della Viking Nord Pool della “Stazione Dolomiti a Caralte”, un esempio d’intenti fra pubblico e privato con offerta di servizi plurimi alle migliaia di turisti che transitano alle porte del Cadore: non solo un negozio di abbi- dalla prima pagina gliamento sportivo (che sostiene economicamente il progetto), ma anche, novità, un punto informativo dell’Ufficio Turistico territoriale e un Ufficio Guide alpine per gli appassionati della montagna. D’intorno un parco botanico illuminato e un parco avventura a cui sta provvedendo il Comune di Perarolo. Un bel “benvenuto in Cadore”. Spero che progetti come questo siano contagiosi. Ultima considerazione. Sicuramente le risorse aiutano e fanno decollare, pertanto è vergognoso che esistano ancora delle disparità tra noi e le Regioni contermini. Però, non vorrei che questa considerazione diventasse un alibi, quello del non fare. Dobbiamo crearci cultura turistica, professionalità e progetti credibili, poi i finanziamenti arriveranno.” RDC PICCOLI COMUNI O COMUNE DEI COMUNI? dalla prima pagina Bisogna verificare il costo dei comuni procapite per abitanti a parità di servizi forniti e incidere in questo modo con il concetto dell’equità. Che si comincia a tagliare dove c’è il rapporto dipendenti per abitante più elevato a parità di servizi erogato. Quello che è davanti ai nostri occhi è che la centralizza- zione dei servizi non porta ad un risparmio ma al prolificare della burocrazia e ad un incremento dei costi di livello stratosferico. L’esempio sotto gli occhi di tutti è il costo dell’acqua passata dalla gestione del comune a quella del BIM o come si chiama adesso (cambiamo i nomi ma le bollette sono lievi- 11 “NUOVA CROCE DʼEUROPA” - INCONTRO TRANSFRONTALIERO SUL MONTE CAVALLINO E ’ ormai tradizione del mese di agosto l’incontro sul Monte Cavallino nel segno dell’amicizia e della collaborazione transfrontaliera. “Per una Europa unita e cristiana in pace e in libertà, in memoria di tutti coloro che hanno combattuto e sono caduti lungo questa frontiera. Mai più guerra. Papa Paolo VI”. Basterebbe questa iscrizione contenuta nell’effige bronzea sotto la Croce d’Europa ai quasi 2700 metri sulla vetta del Monte Cavallino, per dare senso al tradizionale momento di incontro tra le comunità di Comelico Superiore e Kartitsch, piccolo comune del Tirolo Orientale. Da sanguinosa linea di confine, a occasione di amicizia e collaborazione, il Monte Cavallino rappresenta il simbolo di secolari legami tra le due comunità. Quello svoltosi è stato il trentunesimo evento dal 1979, anno di posa della cro- ce da parte dei due comuni, un simbolo di pace e amicizia fra Italia e Austria. La croce è stata restaurata di re- In memoria dei combattenti lungo questa frontiera di Livio Olivotto cente con il prelievo in elicottero dalla cima. La cerimonia in quota, come sempre molto partecipata, si è aperta con la celebrazione della Messa in italiano e in tedesco da parte di padre Renee di Lienz, con l’accompagnamento della Musikapelle di Kartitsch, completa di tutti gli strumen- “Comune unico? Meglio le comunità di vallata con servizi comuni” propone Francesca Larese Filon tate di un fattore x10). Il “fondanier” che in ogni comune si occupava dell’acqua poteva venir chiamato ad ogni ora e risolveva il problema in qualche ora. Il prezzo dell’acqua alle famiglie nel territorio del Cadore era basso o anche nullo in qualche comune. Il servizio era sotto gli occhi di tutti e se il “fontanier” inter- veniva con qualche ora di ritardo era la gente che lo cercava e gli indicava dove intervenire. Insomma un controllo sociale massimo che rendeva il servizio dell’acqua ottimizzato, poco costoso ed estremamente efficiente. Con la centralizzazione del servizio dell’acqua il “fontanier” si è dedicato ad altri servizi comunali e l’acqua è stata gestita dalla famosa società. Ora bisogna chiamare il numero verde che dopo innumerevoli passaggi di signorina in signorina forse permette di segnalare il problema a qualcuno. Poi, dopo giorni e giorni (c’è chi ha dovuto telefonare dicendo che era un giornalista per avere il servizio il giorno dopo) arriva il tecnico che, preso nota del problema, invierà la ditta incaricata nei giorni successivi. E non parliamo di bollette dell’acqua: chi ha ricevuto bollettini stratosferici e che poi comunque si è adattato a pagare l’acqua almeno dieci volte più di prima. Ci è stato detto che è comunque meglio di quello che succede altrove: bella consolazione! Forse che con il comune unico si vuole replicare un servizio come questo che mi pare non abbia portato grandi benefici per gli abitanti dei piccoli paesi? Forse in futuro si avranno investimenti per gli acquedotti e le fognature nostrane: ma mi pare che in questi anni l’unificazione del servizio non abbia portato miglior efficienza ma burograzie, lentezze e caotica gestione dei problemi. Piccolo è bello e permette a tutti di verificare il funzionamento di un servizio e di intervenire se questo non viene svolto propriamente con un controllo sociale che è il segreto del benessere del nostro territorio. A ciò deve essere aggiunto il fatto che i nostri comuni sono nati dai centenari e che da millennni ti portati in vetta con non poco sforzo. Quindi sono intervenuti i sindaci di Comelico Superiore, Mario Zandonella e di Kartitsch. Negli interventi delle autorità l’impegno a proseguire nella collaborazione transfrontaliera che ha già portato negli anni scorsi a molteplici progetti di sviluppo, specialmente nel settore turistico, finanziati con fondi dell’Unione Europea, ma anche a promuovere ulteriori incontri per avvicinare le popolazione dei due versanti. Erano presenti molti soci del Cai Val Comelico e tanta gente che risale tutti gli anni da entrambi i versanti. La Croce d’Europa, ai 2689 metri dopo oltre trent’anni dal suo posizionamento, è stata completamente restaurata per iniziativa della compagnia degli Schützen di Kartitsch, presenti alla cerimonia in grande numero, con il contributo del Comune di Kartitsch, della Comunità Montana e di molte persone coinvolte nell’iniziativa. L’incontro sul Monte Cavallino è una iniziativa che ben prima del procedimento di integrazione europea, aveva contribuito a consolidare l’amicizia e la collaborazione tra le comunità dei due versanti. Università Anziani e Adulti di Domegge RIPARTONO I CORSI AUSER C alendario di notevole interesse quello dei corsi dell’Università degli anziani di Domegge presso la casa Barnabò predisposto dal Presidente dell’Auser Irlino Doriguzzi e dai suoi entusiasti collaboratori. Mercoledì pomeriggio dedicati alla medicina, alla cultura, alle tradizioni, al ladino. Pomeriggi dedicati alle lezioni ma anche alla discussione sui temi proposti che vogliono essere uno spunto per conoscere ma anche per confrontarsi con i relatori. Il programma è iniziato il 29 di settembre e si concluderà dopo 14 incontri con la tombola natalizia il 22 dicembre. Le lezioni dell’Università Popolare sono un’occasione per stare insieme e per imparare e discutere sui tanti aspetti del sapere e le lezioni vanno dalla cultura locale, alla conoscenza della natura e del territorio, ad aspetti della medicina con un corso di pronto soccorso ed un pomeriggio dedicato alle erbe medicinali. Dai ladini a Primo Levi, dalle immagini del cielo d’inverno alle fotografie sulle Dolomiti, dalla presentazione del libro Uomini e Macchine idrauliche alla storia di Giovanna Zangrandi. Un programma ampio che coinvolge tutti, anziani, ma anche più giovani, che possono frequentare liberamente le lezioni il mercoledì dalle 15 alle 17.00. svolgono un ruolo importante di aggregazione e di appartenenza per i suoi abitanti: ognuno di noi è orgoglioso del paese in cui vive, vorrebbe che fosse il migliore. Le iniziative di volontariato nascono intorno ai comuni e sono un riferimento per tutti gli abitanti. Un comune unificato avvierebbe un processo di sradicamento gravissimo che porterebbe alla distruzione del nostro territorio. La gente si riconosce nel proprio paese, è abituata ad avere il sindaco come riferimento e consigliere, è pronta a dedicare il proprio tempo libero per migliorare il proprio paese. Esiste ancora oggi un orgoglio legato al proprio territorio che deve essere alimentato e non cancellato. L’unificazione dei comuni porterebbe conseguenze nefaste in un periodo in cui i nostri giovani soffrono di stradicamento e abbandonano il territorio. La ricetta del nostro benessere, della pulizia dei nostri paesi, dei servizi perfettamente funzionanti è proprio quello che ogni cittadino ogni giorno controlla il proprio paese e lo rispetta. Questo non accadrebbe con un Comune Unico localizzato altrove: avremmo un prolificare di burocrazia che darebbe meno servizi e alla fine più costi. Anche il Trentino ha abbandonato l’idea del comune unico e sta lavorando sulle comunità di vallata con servizi comuni. Quindi la ricetta è lasciare il comune e poi consorziare alcuni servizi che vengono ottimizzati da una struttura sovracomunale: è quello che in questi anni hanno fatto le comunità montane gestendo i rifiuti, le strade silvopastorali o l’assistenza domiciliare. Quindi sì ai servizi consorziati e no al comune unico che rischia di snaturare il nostro territorio e renderlo ancora più periferico e disgregato. Per i risparmi non ci credo neanche un poco: i servizi consorziati richiedono maggiori risorse e anche la paga al dirigente che controlli l’operato degli altri. Il conto finale poi lo paga il cittadino come accade negli esempi che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno. Francesca Larese Filon Presidente Union Ladina Cador de Medo NOV 4-5.qxd:FEBBR 4-5 11 8-11-2010 14:14 Pagina 3 ANNO LVIII Novembre 2010 5 “I sogni possono essere orientati verso tanti orizzonti, e tutta la vita è un sogno”. Fa un inno al sogno, Padre Gabicho, perché lui è un sognatore di un mondo giusto e umano. E la platea che ha affollato il CosMo a Pieve di Cadore per vederlo e conoscerlo ne è affascinata, comprende che lui il suo sogno l’ha realizzato: combattere per la libertà e la vita dei suoi indios. E’ un sogno che ha interessato anche il Cadore, da quando per volontà di Fabrizio De Silvestro che aveva conosciuto Padre Gabicho, nel 2005 assieme al figlio Paolo diede vita al Gruppo “Vigilio vive entre los indios” e cominciò ad operare in Equador, sostenuto dal Lion’s Club di Pieve di Cadore. La vita di Padre Gabriel Barriga Arias è presentata in sala da Lombardi. Nato 47 anni fa in una famiglia di 7 figli, genitori contadini con tutti i loro valori, ha lavorato nei campi della regione andina in Equador. Il primo sogno fu di diventare prete e ci riuscì a fatica, e non solo perché dovette mantenersi col proprio lavoro; divenne comunque sacerdote nel 1976 ma... fuori della cattedrale. Per il suo impegno umanitario, per il coraggio e la determinazione nel rivendicare i diritti degli indios e dei bisognosi, Padre Gabicho divenne il “prete comunista” e fu anche arrestato. Ma lui sentiva di avere in eredità il suo popolo indios. Ma come aiutarlo? Chiedendo aiuto a tutto il mondo. Conobbe anche Fabrizio De Silvestro e con lui nacque un progetto per aiutare gli indios. Così “padrecito” potè portare benessere, fondò delle comunità, sulle Ande a 3600 metri di altitudine, costruì casette, due piccole chiese, un asilo nido, diede assistenza ad orfani, risistemò scuole, comprò quaderni e penne, costruì due ponti e riadattò strade, com- Realizzati Lʼimpegno del Lionʼs Club Pieve di Cadore per il difensore degli indios molti progetti di solidarietà con il gruppo “Vigilio vive entre los indios” prò un 4x4 pick-up, fece anche un campo da pallavolo, riunì 300 famiglie a cui affidò 70 lama. Animale molto robusto il lama che è un buon mezzo di trasporto, produce ottima lana ed è anche di eccellente nutrimento. I lama si erano quasi estinti dopo essere stati milioni ai tempi degli Inca, ricordano Di Bona e Gemelli. Anche gli indigeni sono cambiati con la società odierna che sta sfruttando l’ambiente espropriandoli del loro paesaggio, della loro cultura, delle loro risorse, così togliendo loro il concetto del “bon viver”. Aiutare senza creare danno è l’impegno di Padre Gabicho, oggi parroco a Quimiag (Riobamba) e molto noto fra le comunità indigene. Opera ispirata ad una solidarietà “liberatrice” e non assistenziale. Tutta la vita è un sogno, dice Padre Gabicho, e anche questa tappa a Pieve di Cadore il 24 ottobre scorso, fra tanta gente che ha fame di solidarietà, lo è. Nel corso dell’incontro il sindaco Maria Antonia Ciotti porta il saluto della cittadinanza, il governatore Lion’s associa Padre Gabicho al Club di Pieve di Cadore, il presidente Lion’s Cadore Enrico Cian conferma il service di tre anni per il reinserimento dei lama; seguono scambi di cortesie fra Padre Gabicho ed alcuni benemeriti ed un abbraccio con Fabrizio De Silvestro, nonché doni da parte dei bambini del Coro Scuola Primaria di Calalzo che avevano aperto l’incontro con le loro belle voci. (foto T. Albrizio) RDC fondato nel 1953 DIRETTORE RESPONSABILE Renato De Carlo VICE DIRETTORE Livio Olivotto REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE Editrice Magnifica Comunità di Cadore Presidente Renzo Bortolot Cancelliere Marco Genova Segreteria Annalisa Santato Palazzo della Comunità - Piazza Tiziano 32044 Pieve di Cadore tel. 0435.32262 fax 0435.32858 - EMail: [email protected] www.il-cadore.it Spedizione in abbonamento postale - Pubblicità inferiore al 40% Fotocomp.: Aquarello - Il Cadore - Stampa: Tipografia Tiziano Pieve di Cadore Reg.Tribunale di Belluno ordinanza del 5.4.1956 UNA COPIA 8 2.10 - ARRETRATO: IL DOPPIO TARIFFE ABBONAMENTO ITALIA . 25,00 - ESTERO . 25,00 PAESI EXTRAEUROPEI . 34.00 SOSTENITORE . 50,00 - BENEMERITO da . 75,00 in su COME ABBONARSI A MANO: Segreteria Magnifica Comunità di Cadore, Pieve di Cadore CONTO CORRENTE POSTALE: N. 12237327 intestato a “Il Cadore” - Piazza Tiziano - 32044 Pieve di Cadore (BL) ASSEGNO BANCARIO o VAGLIA POSTALE a: ”Il Cadore” Piazza Tiziano - 32044 Pieve di Cadore (BL) - Italia BONIFICO BANCARIO presso: Unicredit Banca Spa di Pieve di Cadore (BL) intestato a “Magnifica Comunità di Cadore”, causale “abbonamento” DALL’ITALIA: UNCRITB1D41 Codice IBAN IT21I0200861230000000807811 DALL’ESTERO: UNCRITB1M90 codice IBAN IT21I0200861230000000807811 TARIFFE INSERZIONI (per un centimetro di altezza, base una colonna): 12 inserzioni mensili E 13,00; 6 inserzioni mensili E 10.20; a 4 colori e in ultima pagina tariffa doppia. IVA sempre esclusa. La Direzione e l’Editore non rispondono delle opinioni degli articolisti. Foto e articoli non pubblicati saranno restituiti solo a richiesta. Resp. trattamento dati (ex D.lgs 30.6.03 n.196): Renato De Carlo QUESTO NUMERO È STATO CHIUSO AL 31.10.2010 PROGETTO “LAMA” PER PADRE GABICHO Padre Gabriel Barriga Arias tra i relatori e l’abbraccio con Fabrizio De Silvestro Il presidente Lion’s Club Cadore e il governatore Lion’s con Padre Gabicho - il numeroso pubblico in sala Cos.Mo NOV- 6-7.qxd:FEBBR 6-7 8-11-2010 14:15 Pagina 2 6 ANNO LVIII Novembre 2010 Mario Manfreda Sindaco di Lozzo di Cadore “Cʼè lʼesigenza di dare risposte rapide e efficaci” M ario Manfreda, sindaco di Lozzo è stato il primo a complimentarsi con il nostro giornale per aver promosso il dibattito sul futuro governo del Cadore. “In realtà - sottolinea - da tempo nella cerchia degli amministratori comunali si discute sulle prospettive amministrative alla luce dei problemi, economici, sociali e strutturali che assillano la vita dei nostro Comuni. E’ giunto il tempo di condividere le nostre riflessioni con la gente. Un bravo dunque a Il Cadore, il giornale della Magnifica Comunità Cadorina, che da sempre, per la verità, sa essere strumento di sintesi identitaria e veicolo per rappresentare istanze, bisogni, aspirazioni e idee progettuali.” Da tempo lei sostiene la necessità di ripensare la gestione dei servizi comunali. Il motivo è legato al taglio delle risorse o alla necessità di ottimizzarne l’erogazione? “Ovviamente i bilanci comunali sempre più poveri condizionano tutto. Ma, al primo posto metterei l’esigenza di dare ai cittadini risposte competenti, rapide ed efficaci. Mi spiego. Gestire alcuni servizi tipo la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, i servizi per l’istruzione, i servizi sociali o l’informatizzazione non è semplice. Se vogliamo gestirli poi con un buon grado di qualità, come ci chiedono i cittadini, allo- ra diventa complicato se non impossibile per i nostri piccoli Comuni che hanno poche risorse. Per questo credo sia necessario ridisegnare l’organizzazione dei servizi.” Torniamo alle risorse. Quanto hanno pesato fin’ora i tagli sul bilancio del Comune di Lozzo? “Nel giro di pochi anni sono spariti 100 mila euro che equivalgono al 20 25 per cento dei trasferimenti dello Stato. Una enormità per un Comune come il mio che, alla pari dei Comuni di montagna, ha sempre ricevuto meno risorse degli altri Comuni d’Italia.” Suppongo che il taglio dei trasferimenti abbia significato un ridimensionamento dei ser vizi. “Con orgoglio posso rispondere di no. Abbiamo fatto i salti mortali e anche qualche piccolo miracolo. Razionalizzando tutte le spese siamo riusciti a garantire i servizi minimi necessari. E, considerata la situazione di difficoltà economica e sociale creatasi con la crisi del settore dell’occhiale, siamo riusciti anche a non aumentare le tasse e le tariffe proprio per non gravare sui bilanci familiari.” Veniamo al quesito che sta alla base di questo dibattito. Il Comune Unico potrebbe essere una soluzione per le municipalità cadorine? “No. Io sono convinto che la tanto auspicata riorganizzazione istituzionale dovrebbe, contemporaneamente, risolvere i problemi economici salvaguardando però anche le identità e le specificità di ogni singola municipalità. Il Comune Unico forse potrebbe risolvere il problema della gestione delle risorse. Ma sicuramente minerebbe il grande valore della vicinanza ai cittadini.” Le piace l’idea del Comune di Comuni? “Si, è buona l’idea di un Comune dei Comuni amministrato dai sindaci dei Comuni che lo compongono. La definizione in sè ha poca importanza. Potrebbe chiamarsi benissimo anche Federazione dei Comuni come ha ipotizzato il presidente della Magnifica Renzo Bortolot. Questo permetterebbe di coniugare la necessità di associare i servizi per renderli più ef ficienti ed economicamente sostenibili con la vicinanza dei cittadini ai propri municipi e con il rispetto per il legittimo sentimento identitario delle singole comunità. Attenzione che, grazie alle Comunità montane e alla gestione associata di alcuni servizi, la strada è già stata intrapresa. E’ indispensabile aumentare il ritmo e crederci di più e lavorare di più insieme. La parola magica per uscire dalle difficoltà in cui ci troviamo è sicuramente ‘insieme’.” Da dove partirebbe? “Facendo tesoro dei frutti raccolti in questi anni io partirei dalla riorganizzazione delle Comunità montane. Personalmente ne ipotizzerei una sola per tutto il Cadore. Ne conseguirebbe un peso politico importante. Solo così saremmo interlocutori autorevoli nei confronti di Provincia e Regione. E solo così avremmo la forza di gestire politiche territoriali incidenti e di pensare progettualmente allo sviluppo del Cadore.” Già, lo sviluppo del Cadore. Allo sviluppo sarà indispensabile rivolgere attenzione, risorse e intelligenze. Chi e come? “Guardi noi abbiamo un ente preparato e collaudato che da oltre cinquant’anni promuove lo sviluppo socioeconomico per conto dei Comuni bellunesi. Si tratta del Consorzio Bim Piave.” E’ vero, il Consorzio BIM Piave sta facendo un lavoro eccezionale per la promozione della nostra montagna. Investendo buona parte del sovracanone nel settore energetico (idroelettrico, gas-metano) ma anche in quelli dell’innovazione 11 Si sta facendo strada sempre più lʼesigenza dʼaggregare i nostri piccoli Comuni COMUNE DEI COMUNI IL DIBATTITO Pier Luigi Svaluto Ferro Sindaco di Perarolo, Presidente Comunità Montana Centro Cadore “In Centro Cadore due sole municipalità” S ul futuro amministrativo del Cadore le Comunità montane si interrogano da tempo. Il presidente della Comunità montana di Centro Cadore Pier Luigi Svaluto ha le idee chiare in proposito. Da anni si trova al centro del dibattito sul futuro governo della montagna. E non solo in qualità di presidente della Comunità montana Centro Cadore e di componente del direttivo dell’Uncem nazionale. Ma anche in qualità di sindaco del Comune di Perarolo. Un Comune piccolo- 400 abitanti - ma che vive tutte le difficoltà e riassume tutte le aspettative che hanno i comuni grandi e piccoli della montagna bellunese. Presidente, sulla situazione economica in cui si trovano i nostri Comuni è stato raccontato tanto. Fino a quando potranno tirare avanti? “Credo sia urgente trovare una qualche soluzione che avanzi un progetto nuovo di governo della montagna. C’è anche da tener conto che stiamo vivendo una fase difficile ed intricata perché se da una parte la situazione imporrebbe di accelerare i tempi dall’altra mancano gli strumenti legislativi che dettano le condizioni e le regole per ripensare un moderno ed efficace modello amministrativo.” Lei sta pensando a quel che sarà il modello federalista. “Esatto. Mi pare di aver capito che sul piano costituzionale non cambierà nulla rispetto all’organizzazione esistente. Resteranno le Regioni, resteranno le Province e resteranno i Comuni.” E allora? “Allora la riorganizzazione passerà soprattutto attraverso gli organismi sovracomunali. Sarà questo l’ambito nel quale si giocherà la razionalizzazione della spesa, l’accorpamento dei servizi e la loro valorizzazione qualitativa.” “Per andare avanti con l’inter vista cerchiamo di capire come la pensa lei. Comune Unico o associazione del maggior numero dei ser vizi per puntare a tagliare quei costi che rappresentano il capestro dei nostri comuni?” “Allora, proprio per mettere le carte in tavola, mi lasci dire che io non credo all’accorpamento dei servizi come metodo per risparmiare sulla spesa. Se fosse così, qui in Centro Cadore, avremmo raggiunto l’ambìto traguardo già negli anni ottanta quando era stato deciso di forzare sul piano dei servizi associati. Furono messi insieme parecchi servizi. Sulla carta tutto sarebbe dovuto andare ottimamente. Invece l’operazione fallì.” Perché l’accorpamento non ha funzionato? Un Comune per ridurre la spesa ha queste possibilità: tagliare i servizi, o gestirli in consorzio, o confluire in una municipalità più grande tecnologica e dei servizi che richiedono interventi su aree vaste. Il BIM ha concorso ad una promozione territoriale che dif ficilmente si sarebbe potuta immaginare in montagna. “Esatto. Il Consorzio è intervenuto finanziando servizi impensabili in una logica di mercato. Anche per questo sono convinto che il suo ruolo sarebbe preziosissimo accanto ad un ente sovracomunale che am- ministra la montagna. Il Cadore in questo caso. Ecco, io allora vedrei bene un soggetto amministrativo unico per tutto il Cadore con un consiglio composto da tutti i sindaci del Cadore che si avvale di un soggetto specializzato nello sviluppo del territorio e nella valorizzazione delle risorse rinnovabili che si chiama Consorzio Bim Piave.” Chiarissimo. NOV- 6-7.qxd:FEBBR 6-7 11 8-11-2010 14:15 Pagina 3 7 ANNO LVIII Novembre 2010 Gestito dai Sindaci di tutti i Comuni del Cadore, sarebbe molto autorevole I O PICCOLI COMUNI? CONTINUA Una sfida da non perdere “I primi ad ostacolare l’operazione sono stati i dipendenti comunali che non accettarono di accollarsi responsabilità diverse da quelle settoriali nelle quali erano impegnati. E’ emerso ad esempio che farsi carico dei compiti gestionali di un piccolo comune comporta diversificare le competenze. Nel mio comune pochi dipendenti fanno tutto. In un comune più grande il lavoro è suddiviso per aree specializzate. Ricordo che allora gli impiegati hanno espresso chiaramente la contrarietà ad intraprendere questo modello.” E gli amministratori hanno assistito passivamente al fallimento? “Evidentemente non erano preparati neanche loro. Ma io ho ricordato quell’esperienza per dire che l’accorpamento dei servizi potrebbe funzionare, anche sul piano economico, a condizione che la gestione dei servizi venga organizzata come un’ azienda privata. Con la possibilità di ottimizzare i costi con gli strumenti dell’organizzazione del lavoro, con la possibilità di razionalizzare la formazione, gli aggiornmamenti e la collocazione produttiva dei dipendenti premiandone competenza e disponibilità.” A questo punto possiamo dire che lei è favorevole ad un Comune Unico per il Cadore? “Io non me la sento di ipotizzare un Comune Unico. Sminuire il ruolo di un Comune è impensabile. Non sarei mai d’accordo, per esempio, di cancellare le specificità del mio piccolo comune. L’originalità e l’identità di ogni singolo comune devono essere salvaguardate. Credo invece che la formula più corretta potrebbe essere quella della municipalità che mette insieme comuni contermini e omogenei per dinamiche e per problemi.” Nel numero del mese scorso de Il Cadore si sono prospettate le formule del Comune dei Comuni e della Federazione di Comuni che assomigliano molto a questa sua idea di grande Municipalità. Proviamo ad ipotizzare una Municipalità grande come la Comunità montana di Centro Cadore. Potrebbe essere questo il modello al quale lei pensa? “Di queste dimensioni potrebbe essere troppo grande. Credo che nell’ambito della Comunità montana di Centro Cadore potrebbe nascere due municipalità: una comprendente i comuni da Perarolo a Valle e Domegge o Lozzo e l’altra comprendente Auronzo, Lorenzago, Vigo. Devono essere Comuni contermini e omogenei.” Non pensa che sarà alquanto difficile concordare il metro dell’omogeneità? “Forse ha ragione lei. Ma, proprio per evitare difficoltà interpretative e confronti inconcludenti auspico arrivino molto presto indicazioni e criteri.” Quindi il Cadore dovrà adottare disposizioni calate dall’alto. Non sarebbe il caso di cominciare a mettere le mani avanti cercando di indirizzare questi criteri? “Credo che l’unica cosa che possiamo fare noi, da subito, è la scelta dei servizi da associare. Come e quando partire, ma soprattutto con quale formula, ce lo diranno le disposizioni legislative del federalismo.” Cosa ne sarà delle Comunità montane? “Mi par di capire che nessuno ha intenzione di eliminarle. Pare ci sia già un disegno preciso che le prospetta nel futuro. Ma nessuno ne conosce i particolari. E’ certo che la presenza di un livello forte capace di collegare e sintetizzare gli interessi di più Comuni e che li supporti, soprattutto nella valorizzazione delle risorse naturali promuovendo progetti di valenza sovracomunale, è indispensabile.” Presidente converrà che non ci sono novità in queste sue considerazioni. “E’ vero, non ci sono novità. La sola filosofia per valorizzare la montagna dovrebbe rispondere alla logica dell’insieme. Ma purtroppo non è così. Purtroppo i campanilismi ostacolano molto spesso la progettualità d’insieme. Ecco, alla luce delle novità amministrative che verranno è indispensabile abbandonare le vecchie divisioni. E’ questa la condizione principale per contare di più. Il peso politico ce l’avrà il territorio non il singolo Comune. E lo sviluppo economico potrà essere soltanto comprensoriale e sarà guidato da un soggetto sovracomunale. Mai e poi mai da un Comune singolo.” azionale e lungimirante il sindaco di Lorenzago analizza R con pragmatismo la riduzione delle finanze che attanaglia anche il suo Comune. Mario Tremonti non nasconde qualche preoccupazione ma, giustamente, legge la situazione sapendo già dove stringere le maglie amministrative. “L’esperienza mi ha insegnato a tenere i piedi per terra. Come amministratore vivo questa stagione di vacche magre cercando di ottimizzare al massimo le spese per poter intaccare il meno possibile i servizi utili ai cittadini. E devo dire che i risultati sono buoni, fin’ora.” Sindaco, è possibile quantificare la riduzione dei trasferimenti statali al Comune di Lorenzago? “Le chiacchere contano poco. Meglio ragionare con i numeri. Raffrontiamo il 2008 con il 2009. Nel 2008 il Comune di Lorenzago ha ricevuto 208.594,73 euro mentre nel 2009 le entrate sono state 198.637, 30 euro. Lascio a voi fare la sottrazione. Vi garantisco che il risultato è impegnativo per un Comune come il mio. Ma non finisce qui. Per capire bene la situazione è indispensabile guardare anche il capitolo delle uscite. Mentre nel 2008 le spese correnti (stipendi, riscaldamento, luce, gas, acqua, ecc.) sono state di 684.962,26 euro, nel 2009 le spese sono lievitate fino ad arrivare a 737.956,62 euro. Anche in questo caso la differenza è quasi vitale.” C’è un sogno amministrativo che aveva nel cassetto e al quale, considerati i tagli, dovrà rinunciare? “Guardi, se mi consente, le racconto un sogno che non ho riposto nel cassetto. Ce l’ho sempre in mente e non riguarda un’opera da realizzare o un miglioramento amministrativo da perseguire - i desideri di questo tipo sarebbero tanti - ma la speranza di vivere fino a quando saranno eliminate le disuguaglianze economiche che premiano i Comuni pieni di debiti come Roma e Catania e penalizzano i Comuni virtuosi come sono le nostre municipalità di montagna.” Con la riduzione delle risorse e per contenere le spese è indispensabile gestire più ser vizi insieme. E’ una strategia che può funzionare? “Unificare i servizi è una scelta necessaria. Per i nostri Comuni è impensabile gestire in proprio la raccolta dei rifiuti piuttosto che l’assistenza domiciliare. Sta qui il vero grande vantaggio dei servizi associati per i Comuni di montagna.” Quali sono i ser vizi che Lorenzago condivide con altri Comuni? “I principali sono: l’assistenza domiciliare delle persone anziane, la rac- Mario Tremonti Sindaco di Lorenzago di Cadore “Comune unico? Meglio governi comunali più snelli” colta differenziata dei rifiuti solidi urbani e la gestione dello sportello unico Suap per le attività commerciali.” E’ soddisfatto del risultato economico e qualitativo di questi ser vizi? “Sono abbastanza soddisfatto.” Quell’abbastanza fa pensare che dovrebbero migliorare. In che senso? “In realtà certi servizi potrebbero migliorare. L’ottimizzazione della loro erogazione, ad esempio, sarebbe quanto mai opportuna. Le soluzioni ci sono. Ma su queste soluzioni è indispensabile trovare un accordo tra tutti gli amministratori che gestiscono questi servizi associati. E qui sta il bello.” Quali altri ser vizi potrebbero essere associati? “A mio avviso si potrebbero unificare i servizi delle ragionerie, quelli dell’anagrafe e dello stato civile, i servizi di gestione ambientale che prevedono l’impiego di operatori ecologici. Ma anche il servizio della Polizia locale potrebbe essere associato territorialmente.” Veniamo al Comune Unico. Lei l’ha prospettato e auspicato molto tempo fa. E’ ancora convinto della bontà di questa formula amministrativa? “Sento che questa mia vecchia proposta non è caduta nel dimenticatoio. Per anni è stato il mio cruccio. Avevo coniato anche il nome. L’avrei chiamato Comune Centro Cadore. Pensavo fosse l’unica soluzione per dar forza al Cadore.” Ne parla come se l’avesse rimossa lei questa sua idea. “Nel corso degli anni l’ho messa in discussione e constatando le difficoltà a metterla in moto l’ho abbandonata.” Cosa significa difficoltà a metterla in moto? “Significa che qui in Cadore nessuno accetterebbe di annullare il proprio Comune. C’è ancora un vivace attaccamento e un senso di appartenenza che accomuna tutti. A suo tempo mi sono reso conto che ad ostacola- re un’eventuale campagna per accorpare i Comuni del Centro Cadore in un Comune Unico sarebbe stata la maggioranza dei cadorini. E i sindaci e i consiglieri comunali avrebbero guidato il fronte del no.” Per questo ha desistito? “Diciamo che mi sono fermato e, per certi versi anche un po’ ravveduto su ispirazione della storia patria che ci insegna che il nostro Paese è l’Italia dei Comuni. Vorrei precisare che non sono stato convinto da chi si dichiarò contrario per paura di perdere l’identità. Secondo me nessuno, neppure il Comune Unico, ha la forza di cancellare la storia, le tradizioni e le specificità delle nostre comunità. E comunque se fossimo stati in grado di avviare il Comune Unico avremmo fatto in modo di salvaguardare l’intero bagaglio culturale che ci caratterizza.” E adesso? “Adesso mi sono convinto che le municipalità devono essere conservate e valorizzate ma con strutture di governo molto più snelle.” Facciamo un esempio “Il Comune deve essere amministrato da un sindaco e due collaboratori-assessori. Il sindaco poi - assieme ai colleghi degli altri Comuni - è chiamato a rappresentare il proprio Comune in seno al consiglio dell’ente sovracomunale che potrebbe essere benissimo la Comunità montana. Ovviamente questi sono pensieri a voce alta. Ma credo meritino una riflessione.” Pensa che la gente capirebbe? “Sicuramente. Quando alla gente si racconta la verità la sua disponibilità a condividere anche qualche sacrificio è garantita. La strategia di unire gli sforzi per far vincere il bene comune è una strategia vincente.” INTERVISTE di Bepi Casagrande NOV - 8-9.qxd:FEBBR 8-9 8-11-2010 14:17 Pagina 2 8 ANNO LVIII Novembre 2010 11 Lettere & Opinioni • Lettere & Opinioni • Lettere & Opinioni SUOR ANGELA SEMPRE L’INVESTIMENTO DELLE FAMIGLIE “EMOZIONI IN PAROLE” PER I GIOVANI LAUREATI DEVONO INNAMORATA DEL SUO CADORE A SAN NICOLO’ COMELICO RITORNARE SUL TERRITORIO Gentile Direttore, dall’inserto Nova del Sole 24 ore del 15.07.2010 a pagina 2 vi è un trafiletto relativo allo sviluppo indotto dalla diffusione della banda larga nei paesi in via di sviluppo, nello stesso inserto la pagina 19 è dedicata ad una softwerehouse che ha prodotto un applicativo rivolto a migliorare la comunicazione, ebbene è questa la via, il modo per concertare il rilancio, lo sviluppo, ottimizzando l’uso delle risorse a disposizione che il Cadore dovrà intraprendere per valorizzare il proprio VERDE ed andare nella direzione esposta dal Presidente dell’UNCEM nel numero di Luglio de “IL CADORE”. L’equazione COMUNICAZIONE = SVILUPPO calza a pennello al fine di abbattere quei campanilismi che minano alla base il rinascere di una unica antica ns. identità che è quella della “PICCOLA PATRIA”, che qualche ns. rappresentante locale ritiene ridicola; parlandoci ed utilizzando i moderni mezzi di comunicazione possiamo rendere partecipi gli altri di quello che abbiamo intenzione di fare o che stiamo facendo in modo tale da scambiare le esperienze e conoscenze evitando di operare in contrapposizione ma nel solco del bene comune che dovrà essere l’unico scopo per così permettere alla gente di continuare ad abitare il ns. bel Cadore. Le conoscenze non vanno disperse e in questa direzione deve andare la politica, bisogna dare spazio e mettere nelle condizioni tutti i laureati del Cadore di opera- re per far crescere il territorio, il loro titolo di studio rappresentativo di conoscenze acquisite è frutto di un investimento delle loro famiglie che vivono sul territorio pertanto la conseguenza logica per crescere è che la ricaduta, il ritorno di tali investimenti sia sul territorio altrimenti se così non è l’impoverimento del territorio è doppio a beneficio dei territori in cui tali laureati, diplomati, artigiani ecc.. saranno costretti a spostarsi.Vanno aumentati gli investimenti nella ricerca ed istruzione togliendoli alla politica e alla burocrazia limitatrici della produttività. Se il Cadore intende puntare sul proprio ecosistema riconosciuto in parte dall’UNESCO, non è poco come biglietto da visita, deve in un qualche modo ritornare al passato per poterne trarre le risorse al fine di dare un futuro alla propria popolazione. (...) L’equazione vale anche nel caso dei Comuni, a cui allo sviluppo si aggiunge il RISPARMIO E L’OTTIMIZZAZIONE DELL’USO DELLE SEMPRE MENO RISORSE A DISPOSIZIONE. Alla base di tutto ci vuole comunque la volontà di andare d’accordo e collaborare con il vicino al fine di fare gruppo unico per contare insieme di più. Bisogna fare “rete” nella mente e con i mezzi messi a disposizione dalla tecnologia! Bruno Comis Grazie per questo contributo alla discussione su un tema così importante, confronto che avrebbe già dovuto portare a qualche obiettivo condiviso. Vedo nel libro d’Onore alla Magnifica Comunità il riconoscimento pubblico a nientemeni dieci cadorini di nascita e di adozione che hanno dato lustro alla “Piccola Patria”: ... Noemi Nicolai di Vigo, il dr. Fausto Pivirotto che tanto lustro fa a Vinigo, suor Silvia... fa veramente piacere vederli tutti su Il Cadore. Bene eh!, è così che si rendono concreti i valori della Comunità. Così, anche i “Veci” nel raduno del loro Battaglione Cadore che non verrà mai dimenticato, bene, direbbe il Piazza. Come vorrei essere lassù nel verde, tra le piante di ogni tipo di legno che in autunno ci regalano le foBondì! Quale prete cadorino “in trasferta” (sono cappellano ad Agordo), mi permetto d’inviare una “nota” per far conoscere l’ultima pubblicazione di padre Piersandro Vanzan, fratello di Pia Vanzan, residente a Tai di Cadore. Mi auguro che l’informazione possa tornare utile per “Il Cadore”. Un sincero e cordiale augurio di buon lavoro! Grazie Don Fabiano Del Favero Agordo «“In Cristo ci è stata rivelata e donata tutta la novità rivoluzionaria del Vangelo: ossia l’amore che ci salva e fa vivere un anticipo di eternità. E di tutte queste meraviglie è segno e strumento il prete santo: che opera in persona Christi e prolunga nel tempo le meraviglie del veniente Regnum Dei” (papa Benedetto XVI). Le parole dell’attuale pontefice ci permettono di glie più belle, gli abeti pomposi e i larici che hanno già il manto giallo... Saluti Suor Angela De Podestà Rengo Padova E’ assidua la corrispondenza di Suor Angela con il suo Cadore, attenta a quanto vi succede e piena di amore per la sua terra. Cari saluti Suor Angela e... grazie della preghiera, c’è n’è sempre bisogno. Nell’ ambito della proposta “Autunno culturale”, l’associazione “La Baita” di S. Nicolò Comelico, che da tempo si occupa di manifestazioni ludiche, ha ospitato nella serata di giovedì 14 ottobre, presso la scuola elementare, il recital del gruppo del Laboratorio di scrittura di Pieve di Cadore, diretto da Antonio Chiades. Le corsiste hanno letto alcune loro poesie e brani tratti dalla pubblicazione “Emozioni in parole” (già presentata a Pieve, Valle di Cadore e Arabba) magistralmente intervallati dalle musiche dell’ ottimo tastierista Mattia Casanova. Il pubblico, in larga parte giovane, ha dimostrato entusiasmo ed apprezzamento. EMI PADRE VANZAN, DOCENTE E PUBBLICISTA CON LEGAMI A TAI DI CADORE inquadrare l’ultima fatica editoriale del gesuita P. Piersandro Vanzan, già apprezzato docente presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale e successivamente presso la Pontificia Università Gregoriana. Il sacerdote è conosciuto in Centro Cadore per i suoi legami familiari, ma anche per la predicazione chiara ed efficace apprezzata dai parrocchiani delle comunità di Nebbiù e Tai di Cadore. Suo campo di apostolato è stato non solo l’insegnamento, ma anche la scrittura nelle sue molteplici forme, il dialogo con il mondo ebraico e, specie negli ultimi anni, l’attenzione alla vicenda umana e cristiana di Giovanni Palatucci, ultimo questore italiano di Fiume, di cui è in corso la causa di beatificazione. “Operai nella vigna del Signore” è il titolo del libro in cui raccoglie i tratti salienti di figure sigificative di sacerdo- ti, religiosi e vescovi, che si sono prodigati con passione all’annuncio del Vangelo. Alcuni nomi: il missionario cappuccino card. Massaja, il beato Comboni, don Calabria, ma anche don Milani, il vescovo Santin e tanti altri...bene ha fatto, quindi la casa editrice Pro Sanctitate a sostenere quest’opera che sicuramente rappresenta un aiuto per i sacerdoti e religiosi nel coglierne i risvolti più profondi del ministero.» ALLA MONTAGNA SERVIZI IN LOCO PER SOPRAVVIVERE, NON UN’AUTOSTRADA Gentile Direttore, a riguardo del prolungamento del A27 verso nord, ritengo quest’opera un danno per le Dolomiti e le popolazioni che ci abitano, costretti ancora una volta a subire gli scempi di una classe politica incapace di difendere il nostro territorio , ma altresì darlo in pasto a operazioni di economia speculativa, facendo credere al popolo di agire per il loro bene. E’ passato un anno dalla nomina da parte dell’UNESCO delle Dolomiti “patrimonio dell’umanità” quando ad Auronzo di Cadore i vertici della politica sia nazionale che locale si riempivano la bocca di belle parole per preservare questo bene unico al mondo che tutti ci invi- diano, è forse questo il modo migliore per tutelarlo? Non mi pare proprio anzi è pura follia. Io personalmente credo che la montagna abbia bisogno di servizi in loco per sopravvivere e non un autostrada che la attraversa depredandola delle sue ricchezze sia naturalistiche che economiche. A riguardo del problema viario la costruzione di quest’opera non risolve il problema dei rientri da e per la montagna dei turisti e residenti, ma, si crea una strada parallela a quella già esistente alla quale manca una sola variante per essere completata cioè bypassare Longarone che è il vero punto dolente della viabilità in questio- ne. Non vedo perché buttare al vento 25 anni di lavori, varianti e migliorie fatte con relativi costi e fare scelte di questo genere con spese che passeremo alle generazioni prossime! Non è meglio valutare il potenziamento della ferrovia? Dando dei ser vizi decenti sul territorio in modo che, il turista che vuole trascorrere una vacanza sulle Dolomiti, possa viverla nel modo migliore dimenticando lo stress del traffico delle città e i residenti possano avere dei ser vizi in più sul territorio spostandosi agevolmente senza dover sempre usare l’auto. (...) Adriano Marengon Movimento 5 Stelle Cadore-Belluno NOV - 8-9.qxd:FEBBR 8-9 11 8-11-2010 14:17 Pagina 3 ANNO LVIII Novembre 2010 9 Lettere & opinioni • Lettere & opinioni • Lettere & opinioni Bortolo De Vido nei ricordi di un cronista I “SALTATORI” RICORDANO VITTORE ZANETTIN “ATTACCO LʼASINO AL CARRETTO E VADO” SEGRETARIO DELLO SCI CLUB CIBIANA L'ultima telefonata, con un filo di voce, di Bortolo. Uno di quei ricordi che ti restano incollati nella memoria. Poche parole, tratte a fatica. Quel tanto che mi bastava per comprendere il dramma che attraversava. Ci lasciammo con l'intento di rivederci quanto prima, quando l'improvvisa bufera in cui era piombato fosse in qualche modo passata. Sapevamo di mentirci reciprocamente. Presentiva che non ne sarebbe uscito e capiva che l'avevo chiaramente intuito. La comunicazione della morte di Bortolo mi giunse in un momento in cui mi trovavo lontano dal Cadore. A una fine così repentina, nonostante tutto, non ero preparato. Era più che un amico. Uno che con me per tanto tempo aveva condiviso la quotidianità del giornale, attraversandone passioni, emozioni e fatiche. Mentre butto giù queste poche righe sfoglio pagine e pagine de "Il Gazzettino" in cui rivedo i suoi pezzi. Quante volte li avevamo costruiti assieme. Erano il frutto del suo consumato fiuto di cronista, della sua dedizione alla testata. Di quanto sapeva scovare un po' dappertutto si discuteva, se ne valutava il taglio e il peso da dare. Altre volte ero io a incaricarlo di seguire questo o quel fatto. Spesso, inchiodato alla sedia in redazione, mi ritrovavo a non sapermi rigirare davanti ad un improvviso avvenimento. Ero però sicuro di poter contare sul suo salvataggio. Lo chiamavo, lo informavo e partiva: «Bruno, basta dirmelo: attacco l'asino al carro e vado». Storceva semmai un po' il naso alle prese con la "nera". Non fece mai mistero del fatto che proprio non gli piaceva. Tuttavia non ci fu una volta che si negasse, animato com'era da quello spirito di servizio che è uno dei requisiti primari per chi pratica il nostro mestiere. Perché i panni del giornalista gli si attagliavano perfettamente. Le notizie che inviava in redazione erano sempre precise, mirate, puntuali. Passavo le sue corrispondenze animato dalla certezza che non avrei dovuto metterci mano, togliere o aggiungere alcunché. Eppoi ci accomunava la passione per la storia. Quella della Valboite la conosceva a menadito e ne scrisse in lungo e in largo. Difficile negargli spazio quando proponeva qualcosa. Gli lasciavo briglia sciolta a piè di pagina, pur preparandomi alle più spericolate acrobazie per ricavar- gli posto senza sacrificare la cronaca. Ma per un'infinità di nostri lettori cadorini quelle rievocazioni e narrazioni erano i pezzi forti, che venivano letti, ritagliati e conservati. Piaceva a tutti il suo modo di scrivere. La giusta partenza, il procedere in maniera chiara e garbata, senza sovrabbondanze o preziosità, ne contraddistinguevano lo stile. Ne era cosciente. Ma non c'era verso di togliergli di dosso quella eccessiva modestia che spesso gli rimproveravo. Se partecipava alla realizzazione di pubblicazioni di valore, si autoritagliava un ruolo secondario. Anche quando, in una certa circostanza, lo chiamarono a parlare di storia colsi una certa qual esitazione nell'accettare l'invito. Non mancai di dirgli che la ritenevo del tutto ingiustificata e che la resa sarebbe stata ottima. Come in effetti fu. Caro Bortolo, eccoci alle pagine bianche. E anche i nostri programmi di gite ed escursioni a rincorrere le orme della nostra storia, sempre rimandati a causa del lavoro, sono saltati. Come le nostre interminabili conversazioni. Che mi mancano terribilmente. Maledetto destino. Bruno De Donà Vittore Zanettin omnipresente segretario dello Sci Club Cibiana è morto il 23 gennaio 2010. In occasione del recente raduno a Cibiana degli azzurri del salto dal trampolino anni ‘50 e ‘60, che Zanettin ha seguito fin da giovani aspiranti, è stato naturale e doveroso ricordarlo. Al funerale in Cibiana, partecipe una grande folla e diversi atleti, il saltatore Amedeo De Zordo gli aveva indirizzato questo “saluto” che aveva scritto col cuore a nome di tutto il gruppo. “Vittore, permetti a tutti noi, sportivi e non, di porgerti un estremo saluto per onorare ancora una volta la tua figura di appassionato segretario ai tempi d’oro dello Sci Club Cibiana. Una figura la tua, che sarà ricordata con stima ed affetto da tutti gli sportivi ed atleti che hanno avuto il piacere di conoscerti. Al termine delle tue innumerevoli lettere che hanno accompagnato il nostro percorso sportivo, con la tua perspicacia unita all’amore per lo sport, hai sempre citato una frase,che è diventata un Motto: Viva l’Italia, viva Gli Azzurri, viva Cibiana!> Con questo ci hai fatto sorridere e allo stesso tempo riempito d’orgoglio. I tuoi aquilotti lo custodiranno gelosamente nei propri cuori. Grazie Vittore, ciao.” Figura caratteristica, Zanettin era stato per decenni un ottimo organizzatore, forniva tutto il supporto tecnico logistico perché i giovani (e inesperti) atleti si potessero muovere per le convocazioni e le gare sia in Italia che all’estero, guai se non ci fosse stato. LEGGI ILCADORE SUL SITO E’ in linea su Internet il sito del giornale e vi si può accedere gratuitamente digitando www.il-cadore.it DA ENRICA LIVA UN SALUTO A BORTOLO Carissimi, ho ricevuto oggi il giornale che è sempre un punto di riferimento importante che ci lega all’Italia. Le scrivo perché ho letto con molto dispiacere della morte di Bortolo De Vido, non lo conoscevo personalmente ma ci siamo scambiati alcune mail in occasione dell’apertura del Museo del- le Nuvole sul Rite. Mi proponevo di conoscerlo di persona ma non è stato possibile, vorrei esprimere le mie sincere condoglianze alla famiglia e a tutti de Il Cadore. Per la stessa occasione un saluto a Serafino De Lorenzo che ha conosciuto bene mio padre Pierin e mamma Lavo Liva, anche loro nati a Nebbiù. Quanti bei ricordi che resteranno per sempre nei miei pensieri dove ho passato la mia giovinezza. Continuate il bel lavoro che fate che per noi lontani è molto importante. Saluti a tutti Enrica Liva Crepaldi Laval - CANADA Cambiavano i presidenti dello Sci Club Cibiana, ma lui era sempre lì al suo posto, fino alla scomparsa. Oggi rimane il suo ricordo. SCI CLUB CIBIANA Gli abbonati possono richiedere la pass direttamente dal sito o per telefono Vi si trovano le News del numero del mese e interamente i numeri arretrati degli ultimi anni. Si potrà consultare in breve la storia del territorio fin dagli Anni Cinquanta, le testate storiche del Cadore, conoscere i vari direttori del giornale. E altro ancora. NOV 10-11.qxd:FEBBR 10-11 8-11-2010 14:18 Pagina 2 10 ANNO LVIII Novembre 2010 11 Lettere & scritti • Lettere & opinioni • Lettere & scritti CARLO RIVA, DA EMIGRANTE SBANDATO AD ASSESSORE A WORMS Gentile redazione, durante la mia visita a Calalzo ho trovato la rivista “Il Cadore”. Mi fa molto piacere già che mi da delle informazioni preziose della nostra patria amata, il Cadore. Specialmente per noi emigrati all’estero è molto importante di mantenere contatti e ricevere delle informazione per non perdere completamente il contatto con il paese in cui siamo nati. Pensavo di offrirvi questo articolo in caso che siate interessati. Lo ha scritto Eleonora Riva. Forse interessa l’uno o l’altro lettore. Cordiali saluti. lettera firmata Worms - Germania <<Carlo Riva è assessore del Comune Tedesco di Worms. Sono molti i cadorini che vivono e si distin- guono all’estero per l’impegno prestato nel sociale e nella politica. Uno di questi è il 52enne originario di Calalzo, figlio di Giorgio Riva (...). Orgoglio e soddisfazione in casa Riva per l’elezione di Carlo nel consiglio comunale di Worms, la più vecchia e affascinante cittadina tedesca che dista circa 80 km da Francoforte. Carlo è il primo migrante italiano a ricoprire la carica di assessore comunale. Straordinario il successo elettorale. Su 88 mila abitanti sono stati ben 9.800 i voti ricevuti. Altrettanto singolare la sua storia. Giunto in Germania negli anni Sessanta, aiutò i genitori nella gelateria di famiglia per poi assumere l’incarico di impiegato per l’esercito Americano. Nel 2002 il primo impegno politico con la presidenza del Consiglio degli stranieri di Worms e nella regione del Palatinato. Diecimila migranti in otto anni, principalmente musulmani turchi e africani si sono rivolto a lui per ottenere aiuto di ogni genere. Di Carlo Riva si sono occupati nel tempo diversi massmedia tedeschi. Appena 18enne venne attirato da un club di teppisti locali e iniziò la sua “carriera” fino a diventare presidente del club. Nel 1979 la svolta. Dopo una condanna per tentato omicidio, fu bollato a tipico “criminale Si è spento a Torino Angelo Ciotti Il ricordo tratteggiato dal figlio don Luigi FU EMIGRANTE CON LA FAMIGLIA A INIZIO ANNI ʼ50 Si è spento a Torino, a 99 anni compiuti da una settimana, Angelo Ciotti, padre di don Luigi, di Irene e di Vanna, marito di Olga Sonaggere, accanto alla quale è stato sepolto. Attorno a lui per l’ultimo saluto e per partecipare alla messa celebrata da don Luigi si sono stretti i tanti amici e conoscenti del Gruppo Abele, ma c’era anche una buona rappresentanza dei bellunesi di Torino e un gruppo di parenti di Sottocastello. Proprio da questo paese, collocato sotto i contrafforti del monte Ricco, dove per secoli c’è stato il Castello del Cadore, erano partiti emigranti per Torino Angelo e Olga, con i tre figli nati nel emigrante”. Iniziò a studiare la Bibbia e divenne credente. Si sposò con una donna francese ed ebbe due figli, Anthony e Fabio. Una vita da “emigrante sbandato”? “Direi di no commenta Carlo, soddisfatto per la nomina - e preferisco dire che la mia è una storia interessante, con una svolta positiva, e un esempio per i giovani che si trovano in situazioni come quella che ho vissuto io e che vorrebbero cambiare in meglio la loro vita”. Notizie sulla vita di Carlo sono reperibili nel sito w w w. o u t l a w s m c . d e , www.auslaenderbeirat.wor ms.de e www.amazon.de dove è reperibile l’autobiografia “Die Story des Guzzi Carlo”. Poco dopo l’elezioni del nuovo Presidente della Repubblica Tedesca, Christian Wulff, Carlo Riva, cittadino cadorino, èstato invitato all “Palazzo Bellevue” a Berlino per la Festa annuale che il Presidente tedesco ha dato a tutti i cittadini che in modo eccezionale abbiano effettuato delle azioni straordinarie nel loro comune.>> periodo della guerra, da 1940 al ’45. Era l’inizio degli anni Cinquanta, quando in Cadore era difficile mantenere una famiglia con la sola agricoltura. E così molti cercavano altre località per lavorare e metter su una nuova casa. Per Angelo e Olga Torino rappresentò un approdo di nuove possibilità. Lavoro da carpentire e operaio edile per lui, lavori occasionali e cura della famiglia in crescita per lei. Poi l’ingresso alla Fiat, accanto ai tanti veneti e meridionali che resero grande la fabbrica torinese in Italia e in Europa. Ma non s’erano perse le radici ed il legame con Sottocastello. Ogni estate, per il mese di ferie o più se possibile, la famiglia Ciotti ritornava nella casa di Sottocastello e riapriva scuri e finestre alla luce delle relazioni comunitarie. Per Angelo il riferimento quotidiano era il grande tabià, dove poteva riporre il fieno raccolto dai prati nei dintorni e passare giornate di recuperato rapporto con la terra. In questo fienile furono ospitati nei primi tempi del Gruppo Abele molti amici di don Luigi. Qui mamma Olga amava fare la polenta da offrire in companatico alle salsicce o al formaggio. Angelo e Olga avevano seguito e sostenuto la scelta del figlio di dedicare la giovinezza all’impegno altruistico e alla scoperta del ministero sacerdotale. Non ebbero dispiacere quando capirono che Luigi non sarebbe mai diventato un monsignore dalle vesti rosse, e che la carriera ecclesiastica non lo avrebbe colmato di onori. Anzi apprezzarono l’intuizione del grande vescovo Michele Pellegrino, che affidò a don Luigi una parrocchia particolare: la strada. E così, accanto agli ultimi e ai margini della società, sul cammino di don Luigi e del Gruppo Abele, fino agli ultimi anni di Libera, ci fu sempre suo padre Ange- lo, “presenza essenziale, silenziosa, autentica”, come lo ha ricordato il figlio in un intervento di memoria, che conferma come don Luigi Ciotti sappia essere profetico anche nei momenti di dolore intimo. Ecco cosa ha detto in ricordo del padre. “Angelo, mio papà, e Michele, ci hanno lasciati a poche ore di distanza. Voglio ricordarli insieme. Il Gruppo è nato anche per questo, per saldare la dimensione personale degli affetti con quella più ampia dell'accoglienza. Angelo è stato per il Gruppo e i tanti che l'hanno conosciuto una presenza essenziale, silenziosa, autentica. Una persona che af fidava ai fatti, prima che alle parole, il significato del suo essere con gli altri e per gli altri. Angelo e mamma Olga hanno dato a me e alle mie sorelle non solo la vita, ma la possibilità di viverla. C'era sobrietà e dignità, in casa nostra, ma anche la dimensione della festa, del calore umano. Non ci hanno mai fatto pesare, nei sacrifici di quegli anni, il distacco doloroso ma inevitabile dalla nostra terra, dal Cadore, dalle "nostre" montagne. Angelo mi è stato sempre accanto: nel Ministero Sacerdotale, in quella Parrocchia che Padre Michele Pellegrino mi affidò: la strada; nel cammino del Gruppo, del Cnca e della Lila, e in questi anni di Libera, stupito e rincuorato dai tanti giovani che vedeva impegnarsi in quei percorsi di libertà, di responsabilità, di giustizia sociale. Da gran lavoratore qual era - conscio che il lavoro e gli affetti sono i muri portanti della nostra identità - non ha mai mancato di dare una mano ad alcune nostre attività. Molti lo ricordano, già avanti con gli anni, sgobbare tra il verde dell'Oasi di Cavoretto, dove era per tutti il "nonno". La sua fede era asciutta, essenziale e verticale come le montagne che tanto amava. Michele Mazzilli è stato con noi in questi ultimi sei mesi, ospite del "Centro crisi" di via Leoncavallo a Torino. Pur essendo molto malato, non ha voluto risparmiarsi, dare retta a chi lo invitava a riguardarsi di più. Ascoltava ma poi faceva di testa sua. Troppo grande era il suo amore per la vita, la vita che stava cominciando a riassaporare. Non si sono mai conosciuti, Angelo e Michele, ma oggi si sono incontrati. Si sono incontrati e riconosciuti in quel luogo che è l'abbraccio con Dio, in quella dimensione a cui ci indirizza il nostro bisogno di giustizia e il nostro desiderio di libertà. Dimensione in cui ci ritroviamo compiutamente umani, prossimi e consapevoli che la vita vera è quella vissuta con gli altri, per gli altri, negli altri.” Lucio Eicher Clere NOV 10-11.qxd:FEBBR 10-11 11 8-11-2010 14:18 Pagina 3 ANNO LVIII Novembre 2010 I RAGAZZI RACCONTANO Claudia di Mauro, anni 9, di Pieve di Cadore è la 1a classificata al Concorso letterario per Ragazzi di Nebbiù LA LEGGENDA DEL LAGO DEL CENTRO CADORE “P er molti secoli, in Cadore, vivevano e regnavano entità misteriose. Le Arial erano (e forse sono) bellissime ragazze con il corpo quasi del tutto trasparente che vivevano in Cadore nei pressi del fiume che scorreva nella valle dove non passava mai nessuno. Queste fanciulle avevano il potere di entrare nei sogni delle persone, modificare i loro comportamenti e in questo modo governavano la valle. Tutti ignoravano la loro presenza. Solo due persone le conoscevano e vivevano vicino a loro: Giuseppe e Antonio. I cadorini pensavano che “Bepi e Toni” fossero un po’ “strambi” perchè erano gli unici a non temere le paurose leggende che riguardavano il fiume ed infatti vivevano in una baracca vicina ad esso pescando trote e raccogliendo bacche , funghi e frutti di bosco. In realtà Giuseppe ed Antonio proteggevano le Arial: andando a mendicare e narrando antiche leggende riportavano, la sera, le novità alle misteriose fanciulle. Le Arial in questo modo vivevano indisturbate. Con il passare del tempo gli abitanti della valle cominciarono ad aumentare: si costruivano nuove case, si tagliavano molti alberi e si allargavano i campi. Bepi e Toni erano ormai molto vecchi e non potevano più fare il loro lavoro. Le ragazze, molto preoccupate per la loro sopravvivenza, decisero di usare i loro poteri e entrando nei sogni di molti abitanti lanciarono un solenne messaggio: “Non vi avventurate lungo il fiume perchè non ritornerete più a casa!” La mattina seguente molti si svegliarono turbati dal misterioso sogno e ricordarono improvvisamente le leggende del fiume. A mezzogiorno ci fu una riunione nella piazza principale per discutere dell’accaduto. Ad un certo punto un uomo anziano e molto rispettato prese la parola e disse: “Amici, qualcuno ci sta avvertendo che è troppo pericoloso per noi avventurarci lungo il fiume. Abbiamo terra per tutti. Pensiamo alle nostre famiglie e fidiamoci delle antiche leggende; forse i nostri avi avevano ragione.” Fu cosi che le Arial vissero tranquille per molti anni ma poi i decenni passarono e la popolazione della valle aumentò anche perchè arrivarono molte famiglie dalle valli vicine. La gente incominciava a non credere più alle antiche credenze. Molti si avventurarono lungo il fiume per pescare. Le Arial si nascosero dentro alcune grotte sotterranee vicino agli argini del fiume. Per paura di essere catturate decisero di entrare di nuovo nei sogni e nelle menti della gente con un nuovo progetto. Molti uomini improvvisamente iniziarono a pensare ad un lago senza sapere da chi erano ispirati. Decisero di costruire una diga. Il fiume si trasformò in un meraviglioso lago: il lago del centro Cadore. I cadorini convinti di aver costruito una diga per produrre elettricità non sanno, in realtà di essere stati condizionati dalle Arial. Queste infatti ora vivono indisturbate nell’isoletta in mezzo al lago.” 11 Marco Bassanello di Casamazzagno - Comelico Superiore si è laureato lo scorso luglio presso l’Università di Padova in Scienze dell’Educazione e della Formazione, discutendo la tesi: “L’integrazione scolastica in Italia verso una prospettiva inclusiva”, relatrice la docente Alessandra Cesaro. Congratulazioni vivissime dai familiari, dalla nonna Gisetta e parenti tutti. Andrea De Lorenzo di Nebbiù - Pieve di Cadore l’11.3.2010 ha conseguito brillantemente il dottorato magistrale in Ingegneria Informatica presso l’Università di Trieste, discutendo la tesi: “Progetto e realizzazione di un sistema per l’annotazione automatica d’immagini con tecniche di web mining”, relatore il Prof. Alberto Bartoli. Congratulazioni dal nonno Serafino, dai genitori, dalla sorella e dagli amici che con lui hanno festeggiato. Jacopo De Vido di San Vito di Cadore ha conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche, discutendo la tesi: “Le guerre in Italia nel ‘500”, relatore Prof. Angelozzi. Congratulazioni vivissime dai genitori, parenti e amici tutti che gli augurano buon proseguimento negli studi e nella vita. Chissà perchè anche nel 2010 nessuno si avventura mai completamente in quella misteriosa isoletta che domina i paesi del centro Cadore e forse i sogni delle persone...! LAUREE Chiara Rova di Selva di Cadore ha conseguito brillantemente il 15 ottobre scorso presso l’Università di Udine la laurea in Medicina e Chirurgia - Clinica medica, discutendo la tesi: “Funzione renale e rischio cardiovascolare in paziente con arteriopatia”, relatore Prof. Alessandro Cavarapa. Congratulazioni vivissime dai genitori Marisa e Ermenegildo, dal fratello Enrico e dagli amici tutti. Irene Volpin di Rovigo ma con famiglia originaria di Vinigo, il 23 settembre scorso ha conseguito brillantemente presso l’Università di Padova la laurea in Storia. Lo annunciano con orgoglio i nonni Vilma e Fausto Pivirotto, anche per fare partecipe la bisnonna Ines di Vinigo che tra poco più di un mese compirà 99 anni. Daniela Zandegiacomo Copetin di Auronzo il 16.7.2010 ha conseguito brillantemente presso l’Università degli Studi di Roma-Tre la laurea magistrale in Giurisprudenza, discutendo la tesi in Diritto Civile: “La responsabilità per danno ambientale”. Auguri dal papà Angelo e mamma Anna, dal fratello Piero, da zii, cugini, parenti e amici. PREMI DI STUDIO istituiti dalla Magnifica Comunità Sono destinati a studenti residenti in Cadore da almeno 10 anni e iscritti per l’anno 2009-10 a Scuole Medie Superiori o a una Facoltà Universitaria. 10 PREMI da 300 euro e 2 BORSE DI STUDIO da 500 euro per studenti SCUOLE MEDIE SUPERIORI 6 PREMI da 750 euro e 2 BORSE DI STUDIO da 1000 euro per studenti UNIVERSITARI La foto ricordo alla premiazione del Concorso letterario per ragazzi svoltosi a Nebbiù a fine estate Le domande di concorso dovranno pervenire esclusivamente in via telematica compilando apposito modulo all’indirizzo www.magnificacomunitadicadore.it/borsedistudio I termini scadono il 12 dicembre 2010. I vincitori verranno informati tramite comunicazione scritta. Le borse di studio saranno consegnate durante una delle cerimonie promosse in Magnifica Comunità di Cadore. NOV - 12-13.qxd:FEBBR 12-13 8-11-2010 14:20 Pagina 2 ANNO LVIII Novembre 2010 12 oco più di 50 anni fa, il 26 settembre 1960, P moriva Italo Lunelli, indiscusso protagonista della Grande Guerra in Comelico. Al suo nome sono legate molteplici imprese in Vallon Popera, a cominciare da quella conquista del Passo della Sentinella, avvenuta il 16 aprile 1916, che fu in definitiva, assieme alla presa di Gorizia, l’unico vero, grande vanto che Cadorna poté accampare in due anni di guerra assai avari di nostre avanzate su tutta la linea del fronte. Egli, nato suddito austriaco a Trento il 6 dicembre 1891, fu valente alpinista e rocciatore, ma anche fervente irredentista, tanto che all’entrata in guerra dell’Italia passò clandestinamente il confine per arruolarsi volontario nell’esercito italiano con il nome di Raffaele Da Basso. Nominato aspirante ufficiale nel gennaio 1916 ed assegnato al 7° Alpini, venne incaricato di formare un plotone di rocciatori scelti e predisporre un’azione di conquista del Passo della Sentinella nel gruppo del Popera. Dopo due mesi di preparazione, il 16 aprile riuscì a piombare di sorpresa sul Pianoro del Dito sovrastante il passo, permettendo l’attacco dei mitici “Mascabroni” del Cap. Sala e costringendo alla resa il presidio austriaco. Per tale brillante azione venne decorato di medaglia d’oro al valore militare, cui seguì un’altra d’argento sul Grappa, nonché un encomio solenne ed una croce al V.M. Congedato nell’agosto 1919, partecipò all’impresa di Gabriele D’Annunzio a Fiume e si laureò poi in lettere. Rientrato a Trento, divenne responsabile della biblioteca comunale e conseguì la seconda laurea in giurisprudenza. Eletto deputato nel 1924 e sposatosi nel 1932 con una bolognese, nel 1940 fu ancora volontario sul fronte greco-albanese, ma dovette essere rimpatriato avendo contratto il tifo. Dopo la guerra esercitò la professione di avvocato, divenendo dal 1950 al 1952 Presidente dell’ANA Bolognese Romagnola. Nel 1954 accettò la consulenza legale di una società di proprietà di un ex commilitone, con sede a Roma, dove, colto da malore, il 25 settembre 1960 morì. Venne sepolto con tutti gli onori nel cimitero del Vera- LA GRANDE GUERRA IN COMELICO Fu impresa unica ed incredibile in quel lontano 1916 la conquista del Passo della Sentinella 11 STORIA di Walter Musizza - Giovanni De Donà ITALO LUNELLI DALLA GLORIA ALLE AMAREZZE Decorato per la brillante azione compiuta con un plotone di rocciatori scelti del 7° Alpini Lunelli sollevò questioni con lo storico Giovanni Fabbiani per il suo ruolo di capo dei Volontari cadorini e feltrini, rasentando il duello no nel reparto dedicato alle medaglie d’oro. Ma se la guerra fu per lui sempre generosa di soddisfazioni e di riconoscimenti, non lo fu altrettanto la pace, che gli riservò inopinati conflitti con molti di coloro che erano stati suoi compagni nella neve e nel ghiaccio. Se è vero che un rifugio porta ancora il suo nome all’ombra di quelle crode testimoni delle sue gesta, ovvero il rifugio in Selvapiana, a 1500 metri di quota, gestito per anni da Bepi Martini, è altrettanto vero che liti e gelosie incrinarono la leggenda, togliendo un po’ di luce all’uomo che l’aveva scritta. Ci furono screzi, ripicche ed offese velenose con Giovanni Sala e Antonio Berti, rei ai suoi occhi di aver ridimensionato il suo ruolo nella ricostruzione degli avvenimenti che portarono alla conquista del passo, mentre con Giovanni Fabbiani, lo storico per eccellenza del Cadore, si rasentò addirittura un cruento duello, come se la verità potesse emergere dall’incrociarsi di due spade. Tutto nacque dal fatto che lo studioso di Lozzo, su basi invero oggettive, non voleva riconoscere al Lunelli il diritto di essere il presidente dei volontari cadorini e feltrini in quanto mai facente parte della loro schiera, insistendo pure sul fatto che mai era stato il loro diretto comandante, come invece lo stesso sosteneva in una lettera al Presidente della Magnifica: “ … i legami che io ebbi con il Battaglione Volontari Cadorini, quando fui di posizione col mio reparto scalatori al loro fianco allo Scheibenkofel e quando li guidai sulle posizioni di Croda Rossa e Popera, ove comandai anche la Compagnia Volontari Alpini del Cadore…”. Tutto ruotava intorno alla pubblicazione, con il patrocinio della Magnifica Comunità di Cadore, del libro “I Volontari alpini del Cadore a difesa delle loro crode – Diario di guerra 1915-18” di Celso Coletti, con l’introduzione del Fabbiani ed i commenti di Antonio Berti. La pubblicazione riportava tra l’altro l’elenco di tutti coloro che avevano fatto parte del reparto, tra i quali non era annoverato Lunelli. Questi, proprio perché paventava che le sue gesta non fossero adeguatamente messe in luce e soprattutto che risultasse che non aveva mai fatto parte di un reparto di cui aspirava di essere presiden- te, pretese fin dall’inizio di esaminare il contenuto, ma i figli di Berti (nel frattempo deceduto) e lo stesso Fabbiani si opposero, presentando il libro proprio all’adunata del 25 agosto 1957 a Pieve di Cadore organizzata dal Lunelli. Nel tentativo di bloccare la diffusione del libro (ad ogni volontario era destinata una copia in regalo) fu fatto intervenire perfino il questore di Belluno, ma ciò non impedì la successiva diffusione, salutata da un grande successo. Nell’agosto 1958, in occasione di un casuale incontro a Pieve alla presenza del Sindaco, Fabbiani rifiutò di stringere la mano a Lunelli e questi arrivò al punto di sollevare una questione cavalleresca. Come racconta Giorgio Tosato nel suo “Volontari Alpini di Feltre e Cadore nella Grande Guerra” (Rasai di Seren del Grappa, 2005, 423) pare che il Fabbiani, ufficiale superiore in congedo, si sia preso un rimprovero dall’autorità militare per essersi rifiutato di nominare i suoi rappresentanti in seguito a siffatta vertenza cavalleresca sorta con un pari grado. E’ facile comprendere come questi ed altri dissidi abbiano avuto esiti devastanti sulla compattezza del gruppo dei reduci volontari, causando la creazione di due distinti e contrapposti sodalizi, in lotta tra loro. Solo alla morte di Lunelli, 50 anni fa, venuta meno la ragione prima del contendere, il gruppo dei volontari ritrovò unità di sede e di intendimenti, anche se il tempo aveva già contribuito alla causa della riconciliazione provvedendo con la sua logica spietata a sfoltire alquanto le file dei sopravvissuti. Ma, nonostante queste ed altre ombre che inficiarono comportamento e stile dell’uomo, rimane pur sempre l’impresa compiuta in quel lontano 1916, unica ed incredibile, e proprio per questo capace da sola di riscattare tutto il resto. Quando nel 1905 Margherita di Savoia percorse in incognito la Val Boite L’ULTIMO AMARO e vacanze cadorine della Regina Margherita a Perarolo (1881 e 1882) e a Misurina (1900) sono ben L note e certo contribuirono a diffondere in Italia e all’estero le bellezze delle nostre valli grazie ai molti giornali dell’epoca che descrissero escursioni, cerimonie e personaggi legati a quegli eventi che - almeno per noi – furono davvero eccezionali. Ma se sotto le luci della ribalta finì prima la giovane regina trentenne e poi la regina madre, ormai vedova e prostrata dal regicidio di Monza, c’è un ulteriore - e piuttosto sconosciuto - episodio che legò ancora una volta la “più amata dagli italiani” al Cadore, e precisamente alla Val Boite. Margherita, ebbe modo infatti, quando ormai era cinquantatreenne, di ritornare tra quelle contrade, che a distanza di vent’anni, in modo così diametralmente opposto, nella gioia e nel dolore, avevano segnato i due archi della sua vita, quello ascendente di giovinezza e maternità, e quello discendente del lutto e della senilità. “L’automobilismo è diventato in casa nostra una malattia di famiglia” ebbe a dire a Bologna il 9 maggio 1905, proprio durante un viaggio in auto che l’avrebbe riportata tra i Monti Pallidi. Era partita due giorni prima da Roma con una Fiat 24 cavalli diretta a Firenze, ma con meta ultima nientemeno NOV - 12-13.qxd:FEBBR 12-13 11 8-11-2010 14:20 Pagina 3 ANNO LVIII Novembre 2010 ’ un autentico nido di aquile ed ha vissuto E tutte le trasformazioni che hanno investito il Pian dei Buoi in pace e in guerra. Compie quest’anno 120 anni. Sì, perché il Rifugio Ciareido (o Ciarido), a 1969 metri di quota, nel cuore delle Marmarole, è nato per la guerra, si è trasformato poi in casera ed è divenuto infine rifugio, scandendo il trapasso del Cadore dagli interessi strategici alle attività di alpeggio, fino alle sorti - magnifiche ma non tanto - dell’alpinismo e del turismo. E proprio quest’anno la costruzione, di proprietà del C.A.I. di Lozzo, ha un nuovo gestore, Enzo Dal Pont, che con la sua famiglia continuerà una lunga tradizione di ospitalità e di amore per le crode cadorine. Lo abbiamo avvicinato in una splendida giornata di fine agosto, con il rifugio gremito di escursionisti incantati dal panorama che si gode da questo eccezionale pulpito. Schivo e modesto, non ha voluto assolutamente essere fotografato, ma dopo essersi detto felice di questa scelta e dei rapporti con il comune di Lozzo, ci ha parlato con entusiasmo dei suoi progetti, primo fra tutti quello di tenere aperto il rifugio anche nella stagione invernale, contando soprattutto sulle comitive in grado di salire fin quassù con le ciaspe dalla Val da Rin e dal Val di Poorse. La storia di questo rifugio 13 Lo storico ricovero Ciarido costruito dagli Alpini per uso militare è lʼunica struttura sopravissuta tra le quattro realizzate alla fine dellʼ800 in Cadore Allʼingresso del rifugio delle lapidi ricordano i Battaglioni “Feltre”, “Pieve”, “Gemona” e lʼalpinista Fanton Trasformato in rifugio dal CAI di Lozzo I 120 ANNI DEL CIAREIDO risale lontano nel tempo, legata com’è allo stesso padre delle truppe alpine, quel colonnello Perrucchetti che con il suo studio sulla difesa dei valichi alpini e sull’ordinamento territoriale delle zone di frontiera lanciò, ancora nel 1872, l’idea del Corpo degli Alpini. La nascita di questi “strani” reparti di fanti con la bombetta impreziosita dalla penna d’aquila, o più spesso di corvo, innescò in Cadore la costruzione di strade, postazioni e naturalmente caserme, necessarie per le esercitazioni e naturalmente per la difesa stessa dei valichi e delle forcelle in previsione di un’invasione austriaca che evidentemen- te i periodici rinnovi della Triplice Alleanza non bastavano a stornare dalla mente dei nostri strateghi romani. Fin dal 23 marzo 1873 era stata stanziata a Pieve di Cadore (località Pecol) la 14a compagnia Alpini che, formata originariamente da 250 uomini (Cap. De Vecchi), diede vita poi nel 1877 al 27° Btg. Cadore, composto dalle compagnie 67a e 68a a Pieve e 65a ad Auronzo. La presenza e le esercitazioni degli Alpini entrarono nella vita di ogni giorno dei paesi cadorini ed il segno primo di questo processo di rafforzamento militare, che portò poi alla costruzione dei grandi forti di fondo val- RO RAID DELLA REGINA Era partita da Roma su una Fiat 24 cavalli per un raid ambizioso e coraggioso verso la Germania Ripercorse quella Cavallera che aveva salito in carozza 25 anni prima nella visita ai paesi cadorini che Wiesbaden in Germania. Attraversava il Po in spaventosa piena a Pontelagoscuro su un ponte di chiatte giovedì 11 maggio e per Treviso, Conegliano, Ponte nelle Alpi, Perarolo e S.Vito raggiungeva Cortina e l’Austria. Sulla splendida vettura aveva tutto l’occorrente per quel “raid” così ambizioso e per molti versi coraggioso: tutti gli itinerari del Touring, uno scrigno con tutti i medicinali di prima necessità e perfino una carabina a ripetizione contro ogni evenienza! Per ripararsi dal freddo portava sul capo una “toque di pelo” senza velo, indossava una pelliccia foderata di “petit gris” e ne aveva pronta un’altra per distendersela sulle gambe in caso di freddo pungente. L’accompagnava come sempre la Marchesa Maria Cristina Pes, figlia della fedele Marchesa di Villamarina, e alla guida era il famoso Cariolato, che aveva alla sua sinistra un fido meccanico pronto ad ogni evenienza. Passò velocemente su per quella “Cavallera” che l’aveva vita salire lentamente in carrozza 25 anni prima, diretta alle festose accoglienze di tanti paesi cadorini, alle allegre refezioni di Cima Gogna e dintorni, alle ardite escursioni fino a Padola o Misurina. Ora la carrozza d’acciaio passava rapida ed incognita rasentando quella Villa Lazzaris-Costantini che apparteneva ormai ad un passato troppo lontano, ad una giovinezza che forse sembrava promettere altro al suo futuro e al suo destino di sposa e di madre. Il piccolo Vittorio che aveva giocato sul sandolino della peschiera Zuliani ora era Re d’Italia e per lei era meglio non ritornare alla ricerca dei fantasmi del passato. Forse scostò per un attimo la tendina per una fugace visione a quella casa di due vacanze felici, o forse neppure volle guardare, chiudendo gli occhi e rifiutando ogni memoria. Avanti Savoia! Accelera Cariolato! La Regina di ogni sorriso, la signora più festeggiata del Cadore non esisteva più. W.M.-G.DD. le presso Pieve fino al 1896 e si dilatò infine ai moderni forti corazzati d’alta quota fino al 1915, furono quattro ricoveri costruiti in altrettante zone di indubbia valenza strategica e tattica, nonché di grande suggestione panoramica oggi. Per favorire le esercitazioni estive ed invernali e per inventare un’efficace rete logistica e di osservatori in caso di guerra, furono ideati e costruiti tre manufatti nella regione di Pian dei Buoi, allora più nota sotto la dizione di “Pian de Sovergna”, ed uno in Val Inferna, non lontano dall’altopiano di Razzo. Si trattava di realizzazioni non certo eclatanti, ma si- gnificative pur sempre dello sforzo economico intrapreso da un’Italia povera ma ambiziosa, da quell’Italietta insomma che il poeta vate Carducci chiamava a traguardi ben più alti. Ai piedi delle Marmarole vennero dunque costruiti tre ricoveri, e precisamente uno sulle pendici orientali del Ciastelin (m 1969), un altro su Col Cervera, sull’orlo est dell’altopiano (m 1920) e l’ultimo poco più a nord (m 1879), verso Col Vidal. Tutti furono improntati agli stessi criteri, per cui consistevano in edifici in muratura con solo pianoterra, nel quale erano ricavati un vano per gli ufficiali, uno per la truppa, una cucina, due magazzini per le provviste e le munizioni, nonché una stalla. Il presidio per ciascuno di essi poteva variare tra 50 e 100 uomini ed in caso di guerra tutti si prestavano ad alloggiare le truppe destinate all’occupazione di tale zona e permettevano di interrompere i collegamenti tra le valli dell’Ansiei e del Piave e il Pian dei Buoi. Dalle posizioni in cui essi si trovavano era possibile dominare tutto l’altopiano e si disponeva di un eccellente colpo d’occhio verso Misurina e il Comelico. Dei tre ricoveri sopravvive oggi solo il rifugio Ciareido, annidato sotto Forcella S. Pietro e Forcella S. Lorenzo, quasi radicato nel masso roccioso con cui sembra far corpo unico contro le offese della natura e degli uomini. Una lapide triangolare posta sopra l’ingresso ricorda come il “Ciarido” fosse il ricovero n. 1, costruito nel 1890 dai Battaglioni “Feltre”, “Pieve di Cadore” e “Gemona”. Più a destra un’altra e successiva lapide intitola la costruzione ai fratelli Umberto ed Augusto Fanton, ufficiali di artiglieria che proprio sulla vicina Croda Bianca scrissero nel 1910 una delle più belle pagine della loro ricchissima carriera alpinistica. Dopo la Grande Guerra il ricovero divenne casera e solo nel 1973 (19 agosto) fu trasformato dal C.A.I. di Lozzo in rifugio, capace di 52 posti letto, molti di più rispetto alla ventina offerti dal sottostante Rifugio “Marmarole”, voluto nel 1961 da Rino Zanella e Vitale Calligaro a Sora Crepa in quello che in origine era stato un fienile con stalla della famiglia Da Pra Colò. Il rifugio oggi è raggiungibile con un breve strappo finale a piedi dopo aver lasciato l’auto in apposito parcheggio sottostante e naturalmente dopo aver percorso l’ardita carrabile militare lunga circa 13 km che sale da Lozzo. Chi volesse raggiungerlo completamente a piedi ha però l’imbarazzo della scelta e può farlo da Auronzo (o per M. Agudo, o per la Valsalega, o per la Val Poorse o per Val Campiviei) oppure da Lozzo stessa per Quoilo. Tra le traversate e collegamenti che esso offre ricordiamo quelli per il Rif. Baion, per il Bivacco Fanton attraverso Cengia dei Camosci, per Forcella Paradiso, per il percorso attrezzato Amalio Da Pra… Insomma tutto un ricco ventaglio di possibilità per escursionisti di ogni età ed ambizione, un’ideale base di partenza per quelle Marmarole in cui il poeta Vate vide un palazzo di fate e che i fratelli Fanton oggi raccomanderebbero senz’altro a chi volesse accedere a quello che fu il loro regno. Walter Musizza Giovanni De Donà Fontana Arreda Santo Stefano di Cadore Ambientazioni personalizzate anche su misura Via Medola, 21 - Tel. 0435.62377 Fax 0435.62985 - Cell. 338.9418974 e-mail: [email protected] NOV - 14-15.qxd:FEBBR 14-15 8-11-2010 14:21 Pagina 2 ANNO LVIII Novembre 2010 14 ei dolcetti e una comparsata sulla “RiD vista illustrata Cadore” fu il premio che il piccolo Mario si aggiudicò alla Festa dei Bambini quel 17 agosto presso il Roccolo di S. Alipio. Era il 1941 e in una Pieve di Cadore ancora protesa a rendere tranquillo il soggiorno ai villeggianti la guerra non si sentiva, se non per quall’aria di mobilitazione dei giovani avviati al fronte, come quello in Montenegro dove il nostro 7° Alpini stava combattendo. Ma quella è un’altra storia. La cosa del premio sarebbe rimasta fra i ricordi personali, foto del bel tempo che fu appese alle pareti del negozio Bacchetti e guardate con curiosità dall’osser vatore, piene di volti anonimi che si perdono fra i vecchi edifici del paese. Se non ci fosse il vecchio, glorioso giornale “Cadore” a certificare che il premio era un fatto di cronaca importante che aveva mobilitato l’intera comunità. E Mario non lo mise mai fra la carta straccia, ma anzi lo esibisce oggi come un vero e proprio trofeo ricevuto. “Avevo solo due anni - ricorda sorridendo, ancora soddisfatto - eppure mi rimane un ricordo vivo, ero circondato da una montagna di gente che mi faceva i complimenti e mi faceva sentire importante. Noi bambini eravamo vestiti in costume cadorino, io da ‘cacciatore’ con tanto di fucile e in mano una beccaccia vera, regalata da Carlo Ferri, un personaggio. Ero emozionato e stordito da quanto mi accadeva intorno.” Ne approfitto per sapere qualcosa di più. “Papà Domenico era un cacciatore appassionato e brigava sempre fra fucili ed uccelli, com’era costume allora quando la cacciagione era molto ambita sul desco. Il vestito l’aveva confezionato mamma Maria, che era anche un po’ sarta e riadattava qualsiasi indumento”. L’ambiente invece, dipinto su fondale con quegl’improbabili quattro uccellini che gli cinguettavano addosso, ce l’aveva messo il fotografo, che poteva così immortalare i sui clienti secondo necessità e senza perdite di tempo. Il Roccolo di S. Alipio posto a belvedere sulla vallata del centro Cadore, ancora priva del lungo lago, allora e fino agli anni ’70 esercitava una grande attrattiva: lì i ragazzi si riunivano, i giovani ballavano, i pittori esponevano i quadri alla Casetta IL “BEL TEMPO CHE FU” PIEVE DI CADORE centro raccolta di ferro per la Patria - 1940 Dalle foto ricordo di una Pieve di Cadore del 1941 alla comparsata di Mario Bacchetti sul “Cadore” di 70 anni fa Lʼimprenditorialità di una famiglia dei cacciatori, le signore passeggiavano e chiacchieravano all’ombra dei grandi faggi. Per dirla con le parole di Gigi Ciotti, allora proprietario del prestigioso Hotel Progresso, che cantò il luogo in un libretto del tempo, la gente la pensava così: “Dove passare la mattinata, il pomeriggio o la serata? Andiamo al roccolo! Dove incontrare una ragazza, bionda o bruna; savia o pazza? Andiamo al roccolo! Lì c’è la gioia, c’è la freschezza c’è un tesor di tenerezza. Andiamo al roccolo!” Forse (si fa per dire) su questo ritrovo si volle e si seppe fare un’operazione di marketing, sostituendo il richiamo turistico esercitato dalla Pieve storica, ben rap- presentata dal vecchio combattente del 1848 e immortalato nelle cartoline del “Bel Cadore” con tanto di fucile e rametto di abete sul cappello”, con il pic- Maria e Domenico Bacchetti sposi colo cadorino cac- a Venezia nel 1921 ciatore che ispira simpatia s’avventuravano in strada e e dà fiducia di una bucolica in piazza, dove, per fortuna, vacanza montana. Non a ca- non c’erano molte auto o also il “Cadore” illustrato, tri pericoli, e anzi, trovavache usciva con la foto del no sempre chi li riportava piccolo Mario, magnificava: dalla mamma; in inverno “PIEVE DI CADORE - con la neve erano invece Grande stazione di villeg- sempre in slittino. Ovviagiatura estiva e di sport in- mente Mario ne aveva uno, bello, perché il papà li venvernali”. Comunque sia andata, deva, slittino che ben preparlando di bambini, anche sto lasciò per gli sci. In una foto, quella della nel 1941 questi erano terribili: oltre a sperare nel dol- raccolta del ferro per la Pacetto e voler essere al cen- tria girando con le liòde fra tro dell’attenzione, se pote- le frazioni, si vede il negozio vano, scappavano di casa e di Domenico Bacchetti. 11 “Era giunto a Pieve nel fine guerra (era il 1919) e aveva aperto un negozio di barbiere su in piazza con un lavorante (Bona); ne aveva aperto poi uno appena sotto l’albergo Progresso, dove provvide a vendere di tutto: giocattoli, articoli d’abbigliamento, profumi: un bazar insomma, come si usava al tempo. Qui, con dei lavoranti, erano occupate anche mamma Maria, Olga mia sorella più grande e mio fratello Neri, e le donne facevano pure le parrucchiere; papà Domenico aveva inoltre un ufficio di navigazione (sì, proprio qui in Cadore), come recitava l’insegna ATTALIA COSULICH del gruppo Loyd Triestino, e accompagnava a Genova gli emigranti per gli imbarchi. Di fianco, c’era anche il negozio della nonna, Orsola Drusi, dove si vendevano casalinghi dal 1924, negozio trasferitosi qui dai locali del palazzo della Magnifica Comunità locati poi al Gran Caffè Tiziano.” Naturale che Mario e la sorella Olga avessero nel Dna il commercio e abbiano voluto continuare l’attività commerciale nell’abbigliamento che è diventata quasi istituzionale nella cittadina di Pieve! Come accennato, nel ‘41 si era in tempo di guerra e di lì a qualche anno il territorio sarebbe diventato Reich subendo l’occupazione tedesca e la lotta partigiana. I bambini ovviamente non ebbero sentore della tragedia. Fra i vivi ricordi di Mario i passaggi di Pippo (un piccolo aereo americano) quando venne a bombardare la stazione di Calalzo; ben diversi i ricordi della più grandicella Olga per via di quei giovani soldati americani appena giunti a Pieve, che costrinsero la mamma a chiuderla in casa quando un ufficialetto fischiettando la venne a cercare. A quasi settant’anni di distanza, si rinnova su “Il Cadore” la comparsata del piccolo Mario, che di cose oggi ovviamente ne avrebbe tante altre da raccontare. Tony Cardel PIEVE DI CADORE - VETERANO 1848 Una cartolina del 1909 NOV - 14-15.qxd:FEBBR 14-15 14:21 Pagina 3 ANNO LVIII Novembre 2010 ortina d'Ampezzo, Ronco, 27 gennaio C 1954 – Campionati mondiali di bob. Gianni Piazza, ventisei anni, membro di un equipaggio integralmente lorenzaghese, affronta coi suoi compagni una delle ultime discese di prova della gara a quattro, per memorizzare il tracciato ottimale. Manovra di spinta e poi giù, lungo i 1.350 metri della pista. Il pilota esegue al meglio le prime curve del percorso (ce ne sono undici), seguendo quel tracciato ideale che mette d'accordo i contrastanti obiettivi di velocità e stabilità; non altrettanto gli riesce nell'impostare quella collocata, nella seconda metà, dopo un lungo tratto rettilineo. All'imbocco la spinta centrifuga è fortissima: il bob, uscito dalle ben note officine di Evaldo D'Andrea “Podar”, prende subito quota fino al limite della pista, lo supera, si impenna per una decina di metri, per poi ricadere sul muro. Piazza, che nella circostanza occupa l'ultima posizione, di “frenatore” (dopo il traguardo, s'intende), batte con la testa contro il manufatto, il casco si infrange, la lesione che riporta al viso è devastante e, ciò che più conta, interessa la zona dell'occhio destro. L'Associated Press batte la notizia, con telefoto, parlando di “un equipaggio italiano composto da Giovanni Piazza, Lucio Tremonti, Ornelio Tremonti e Luigi Gerardini” (sicché tutti i giornali riportano il ferimento del primo, quale “guida”, mentre in realtà, osserva l'interessato, il bob era condotto da Lucio Tremonti), e precisando:“Giovanni Piazza ha riportato una seria ferita ad un occhio, La telefoto lo mostra mentre viene condotto dolorante al pronto soccorso”. In effetti, nella disgrazia, ha la fortuna di essere subito ricoverato al vicino Istituto Codivilla, in cui operano i migliori ortopedici del Rizzoli di Bologna. Al giovane, che vede gli infermieri portare a disposizione dei medici lunghi fili di sutura di diverso colore, sono praticati oltre un centinaio di punti. L'intervento riesce bene, con la dovuta attenzione all'aspetto estetico. Al momento di rimuovere le bende è, tuttavia, panico. Con il solo occhio offeso il paziente dice di non vederci. Il medico gli avvicina una lampada e chiede: vedi qualcosa? Risposta: Solo una luce rossa. Rasserenato in volto, il medico conclude: vedrai che tutto andrà a posto. Sarà così, anche se occorrerà un supplementare delicato inter vento ad hoc di uno specialista. La giovane promessa del bob, imparando a guardare avanti senza recriminazioni, accantona ogni sogno ed ogni rimpianto e decide di affrontare, con gli stessi coraggio e perizia impiegati nella disciplina sportiva, le insidiose cur ve del suo futuro professionale. Ragioniere, dipendente della della S.A.D. – Società 15 CLASSE CRISTALLINA NELLO SPORT E NELLA VITA La giovane promessa del bob GIANNI PIAZZA vide la carriera stroncata al mondiale di Cortina nel 1954 Si risollevò, divenne dirigente industriale alla SAD di Bolzano, coltivò lʼhobby della pittura e si diede a molteplici altre attività A quando lʼinserimento del lorenzaghese Piazza nel “libro dʼOnore” della Magnifica Comunità? automobilistica Dolomiti, in servizio presso gli uffici di Cortina, è invitato, con alcuni colleghi, a trasferirsi presso la direzione generale di Bolzano, che intende garantire una adeguata presenza “italiana” nella struttura aziendale. Non esita ad andarvi e, soprattutto, a differenza degli altri cortinesi, a rimanere, avviandosi ad una rapida carriera. Alla fine del 1970 è nominato “dirigente con funzioni di preposto ai servizi amministrativi”. Il direttore generale, con simpatica iniziativa, invia alla redazione del nostro mensile la completa motivazione della stessa nomina, in cui si dice, tra l'altro, che “la personalità del Rag. Piazza ...si è formata con l'intelligenza e la tenacia caratteristiche della gente della sua terra”. E non è che l'inizio, poiché, anche in relazione alla programmata estensione dell'attività al settore produttivo dei veicoli, l'ambito societario attraversa un periodo di continua fibrillazione e di perpetua modificazione degli organigrammi, tenuto conto, al contempo, delle accennate problematiche di natura geo-etnica, peculiari della sede. Così, Piazza dapprima è sollecitato a qualificarsi come dirigente industriale; cosa che fa, sottoponendosi ad un intenso percorso di formazione (veri e propri masters intensivi), nonché, ottenuta la nuova qualifica, ad un costante monitoraggio del livello di professionalità, in termini di attenta verifica dei concreti risultati operativi raggiunti. Poi è la volta di doversi qualificare come revisore contabile, con appositi esami presso il Ministero di Grazia e Giustizia, che supera nel marzo 1983. A questo punto, la solida e sincretica preparazione, unita ad un connaturato rigore professionale, mette Piazza in condizione di non subire emarginazioni, nemmeno quando l'evoluzione societaria evidenzia il progressivo affermarsi di una leadership “tedesca”, la quale, al di là di qualche reciproca asprezza, lo rispetta per quello che vale. Del resto, tutto gira inevitabilmente attorno ad aspettative non tanto di facciata, ma di stretto rigore economico-finanziario, che egli non delude. Significativa in questo senso è la decisione (gennaio 1987) della Ferrovia del Renon s.p.a. di affidargli, in una delicata fase di riassetto societario, le funzioni ed i compiti di direttore amministrativo della stessa. Riesce a riser varsi un tempo per la pittura e prendere parte a mostre-concorso con obiettivi filantropici. La maestra Lina De Donà, vera istituzione nel suo paese (per inciso, anche il fratello Romano, secondo vocazione e tradizione locale, era bobista), tiene esposto a casa un suo quadro, che le è stato donato e che apprezza. Il dirigente arriva senza incidenti di percorso alla pensione, rimanendo ai massimi livelli, nonostante la qualifica ricoperta non gli assicuri, contro il licenziamento, il paracadute della “giusta causa”. La “quiescenza” rimane, tuttavia, un termine privo di significato, in quanto continua ad occuparsi di varie cose, mettendoci la consueta decisione e pulizia. Il segreto dell'efficienza psico-fisica, anche dopo varcati gli ottanta: la determinazione di un ex atleta, che non si risparmia l'attività fisica, sotto forma di escursioni e di esercizi ginnici. Un'ultima annotazione: il lungo periodo di dirigenza non lo ha fatto allontanare, come non di rado oggi accade, dal rispetto per i valori inculcatogli a casa in gioventù. Nell'accomiatarsi dal proprio ospite, dopo averlo accompagnato in una lunga passeggiata attraverso il centro del lin- do capoluogo altoatesino, gli fa notare la lunga fila che aspetta di visitare Ötzi, l'uomo di Similaun, dicendo: “Non le pare che il business di questa sovraesposizione si traduca in una mancanza di rispetto per un uomo vissuto in montagna, fra dif ficoltà inimmagina- Arch. G. Piazza 11 8-11-2010 bilmente più grandi delle nostre, cinquemila anni fa?”. Dovrebbe bastare, ci pare, affinché, con l'aggiornamento del “libro d'onore”, disposto ogni anno dalla Magnifica Comunità di Cadore, sia inserito il nominativo di Giovanni Piazza di Lorenzago, classe cristallina nello sport e nella vita. Giuseppe De Sandre NOV- 16-17.qxd:FEBBR 16-17 8-11-2010 14:22 Pagina 2 ANNO LVIII Novembre 2010 16 Prati di ottimo pascolo quelli Ampezzani Alcune prescrizioni per servirsene FU SCRITTRICE E STAFFETTA PARTIGIANA ' stato l'anno di Giovanna Zangrandi: tutto un proE RISALE AL 1363 L’ANTICO gramma di manifestazioni coordinate – seminari, letture, mostre, LAUDO DI LARIETO a Nord Ovest a Sud, passando per Est, di D Cortina, eccettuata la porzione di Lerosa, si estendeva la proprietà della Regola di Lareto, nominata la prima volta nel 1317. Il territorio si estendeva su una superficie di 70 chilometri quadrati: i prati di ottimo pascolo erano pochi ed usufruibili soprattutto da pecore e capre le quali li pascolavano per ben poco tempo, visto che l’altitudine va dai 1500 agli oltre 2500 metri. Il prof. Giuseppe Richebuono ebbe ad interessarsi del Laudo sia nel 1962, come nel 1972, quando diffusamente scrisse su questa Regola alta e nelle pubblicazioni comprese la traduzione dei testi latini. La prima stesura del Laudo di Larieto risale al 1363 ed è composta da 28 articoli o poste, scritti in lingua latina. Singolare la prescrizione che si trova alla posta numero 16: “Se qualche pastore si allontana dal monte contro la volontà del cavedagno, questi abbia facoltà di uccidere la prima sua pecora che potrà acchiappare, e di lanciare la testa della pecora dietro quel pastore”. Al 1420 risale il secondo Laudo, che congloba pure le indicazioni per Lerosa e Travenanze ed ha in tutto 75 articoli: si tratta di un Laudo in cui si può riscontrare un notevole miglioramento rispetto all’edizione precedente e ciò lo rende il più completo ed il più sistematico di tutti i Laudi ampezzani. Particolarmente degna di nota la psicologia che si desume dall’articolo numero 2. “Lodarono e stabilirono che ogni singolo anno nella seconda festa della Pasqua di Resurrezione di Nostro Signore si tenga la Regola secondo l’uso solito alla quale devono intervenire tutti i consorti dei detti monti, tutte le volte che a ciascuno di loro ciò sarà comandato e ordinato dal precone o nunzio e se accadrà che il marigo debba fare qualche proposta su qualche fatto che riguarda la Regola, il marigo deve alzarsi e proporre semplicemente senza intonazione particolare, in modo che non si possa capire quale è la sua volontà rispetto alla cosa proposta, e chiedere consiglio sul da farsi. Fatta la proposta e chiesto dal marigo il consiglio sia lecito a ciascun regoliere ivi e non altrove riferire onestamente quello che gli sembra più utile a riguardo della proposta. Fatto questo, il marigo metta ai voti quello che i consorti hanno riferito e ciò che sarà approvato da due terzi di tutta la Regola o almeno dalla maggioranza, ottenga piena efficienza e chi contravverrà a ciò che è stato così stabilito, sia condannato ad una vadia per la comunità”. La multa di una vadia ascendeva a 40 soldi e pertanto la sua consistenza configurava una mancanza abbastanza grave, la seconda, per grandezza, contemplata nel Laudo stesso. Interessanti le notizie riportate alle poste che vanno dal numero 24 al 29 e che riguardano la persona che doveva andare “ad abitare e ad amministrare la casa e l’ospizio della valle oltre il castello di Botestagno. (24) Il tale... entro tre giorni dalla sua elezione, deve giurare sui santi Vangeli di governare e reggere rettamente e fedelmente e senza frode il detto ospizio con tutto quello che gli spetta e di dare acqua, fuoco e tetto a chiunque glielo chiede, senza pretendere pagamento. (25) Ogni singolo anno, la seconda festa di Pasqua quel tale così eletto per l’ospizio della valle predetta sia tenuto ad intervenire alla regola insieme con gli altri consorti, per sentire se vien confermato o se c’è una nuova elezione... (26) Se il tale così eletto sentisse che si aggira per i boschi della detta valle qualche omicida, ladro da strada o qualche altro malfattore, in forza del suo giuramento sia tenuto a denunciano al castello di Bontestagno o alla contrada di Ampezzo il più presto possibile o di persona o per un messo fidato; così pure se fosse commesso qualche reato”.(28) Risulta invece incomprensibile quanto viene notato nella posta numero 43: “Se il cuietro lascerà trascorrere due anni interi dall’inizio del suo incarico senza richiedere, personalmente o per mezzo di un suo procuratore, la pasture e non restituirà le stele delle pecore o non farà citare qualcuno davanti al marigo o all’ufficiale per esigere le pasture e non lo denuncerà e non protesterà. E questa citazione, denuncia o protesta deve risultare da un documento scritto o almeno dalla deposizione di due testimoni. Allora il cuietro perda del tutto il diritto di chiedere le dette pasture. Similmente si faccia per le strade e per i lavori fatti per l’utilità dei detti monti se qualcuno non chiede il pagamento e non protesta”. Ma com’era possibile, vista l’economia di sussistenza di allora e la penuria cronica di denaro che il cuietro, cioè il 11 percorsi memoriali – è servito a riportare alla superficie della comune memoria la storia, i libri, la figura di una donna salita in tempi lontani dalla natale terra d'Emilia tra la gente e le montagne dolomitiche, per amore di quella gente e di quelle montagne. Cento anni dalla nascita, un anniversario e una occasione per ritrovarsi al fianco di una scrittrice a lungo dimenticata e oggi, grazie a studi più recenti, riammessa nel novero succinto della letteratura al femminile più importante del secondo '900. Patrocini, onoranze, organizzazioni, esecuzioni, tutto intestato a enti e singoli in un coinvolgimento che ha visto Comuni e associazioni, la Galliera d'origine e il Cadore adottivo riuniti in una quantità di iniziative che non è difficile interpretare come una sorta di risarcimento postumo, tardivo certo ma necessario, come sempre lo è quando si tratta di colmare qualche vuoto nella percezione della cultura che conta. Una natura imper via, quella di Giovanna, proprio come la sua scrittura, così oltraggiosa nei confronti della misure di quella “prosa d'arte” che continuava a resistere a ogni destrutturazione, a ogni libertà dai vecchi paradigmi formali, a ogni anarchia della parola. Letteratura al femminile, o piuttosto letteratura tout court, in cui la donna diviene protagonista dentro e fuori le storie che occupano l'universo narrativo: “Anna”, la staffetta partigiana nei giorni veri della resistenza cadorina, come l'Agne- tesoriere o cassiere della Regola, responsabile degli ovini e caprini, si dimenticasse di esigere il proprio compenso per il lavoro effettuato nell’alpeggio? Si può comprendere che non abbia restituito le stele, cioè le tessere di legno riproducenti le marchiature all’orecchio fatte agli ovini ed ai caprini, come segno di proprietà, ma che abbia lasciato trascorrere due anni, da quando è stato designato, e non abbia fatto debito reclamo, risulta davvero essere una cosa incredibile. A meno che quel tale non si fosse arrangiato ed avesse provveduto a pagarsi autonomamente... Marcello Rosina Il coinvolgimento di enti e singole persone nelle celebrazioni di Giovanna Zangrandi, a 100 anni dalla nascita - EVENTI a Galliera, in Cadore, a Roma - Una mostra in Magnifica Comunità se della Viganò o la Emilia di Milena Milani è una di queste creature che – pur nella diversità dei timbri stilistici – esprimono il ruolo della donna nella società in trasformazione del dopoguerra, sublimazione letteraria di un rapporto drammatico. Nuovo realismo, per la stretta attinenza alle cose e insieme per l'osservazione minuta, solerte, che penetra nelle sfumature intime e svolge i trapassi dei drammi psicologici: “I Brusaz”, “Gente alla Palua”,”Gli anni con Attila”, corrispondono solo ad alcuni passaggi della sua tormentata vita di scrittrice e di donna impegnata e conflittuale. Oggi il ritorno: propiziato non da venti ideologici – non ci sono più quei tempi, né quei venti – ma da riscoperte critiche imperniate sul riconoscimento di valori inscrivibili nel generale contesto della modernità, e insieme di quella atemporalità che è propria di ogni vero risultato d'arte. Giovanna Zangrandi mise allora in gioco la sua vita per la libertà, e questo la pone di diritto nella generazione che ha preparato la nuova Italia: ha scritto di questo e di altro, e perciò si trova con lo stesso diritto tra coloro che di quella libertà hanno fatto lo strumento di una nuova letteratura. Se non altro per questo occorre continuare a parlarne. Ennio Rossignoli Per i tuoi peccati di gola PASTICCERIA CAFFETTERIA L’AMORE PER LA PROPRIA TERRA NEL SEGNO DELL’ ACCOGLIENZA Il dolce di produzione propria, la ricerca esclusiva di nuove mète del gusto. Prodotti che coniugano esperienza e innovazione confezionati artigianalmente per ritrovare i sapori di una volta Anche da asporto e su ordinazione In un ambiente confortevole potrai trascorrere momenti indimenticabili assaporando bevande di Tuo maggior gradimento Dosoledo di Comelico Superiore (BL) - Borgata” Sacco Via Roma, 18 - Tel. 0435 68376 NOV- 16-17.qxd:FEBBR 16-17 11 8-11-2010 14:22 Pagina 3 ANNO LVIII Novembre 2010 17 VOLONTARIATO L’ANTEAS PELEGO DI MARCO MORETTA essantacinque volontari, disponibili a porS tare aiuto concreto a persone che hanno bisogno di essere accompagnate, per visite mediche o altre necessità. Un bel numero, se si pensa che stiamo parlando di quattro paesi della Valle del Boite: Vodo, Borca, San Vito e Cibiana. Appartengono all’associazione “Anteas Pèlego”, costituitasi ufficialmente nell’aprile 2008. Presidente è Marco Moretta, ingegnere elettronico di Peaio, da tre anni in pensione, dopo un’intensa attività lavorativa svolta alla Telettra di Vimercate, alla Zanussi Elettronica di Pordenone e alla Invensys di Belluno. Ingegner Moretta, anzitutto perché “Anteas Pèlego”? “Pèlego è l’antico nome ladino che noi diamo al Pelmo, la montagna che maggiormente caratterizza i nostri paesi, con la sua maestosità. Anteas sta per “Associazione nazionale terza età attiva per la solidarietà”. Come siete nati? “Negli anni 2005-2006 un primo gruppo di trenta persone aveva accolto la proposta del Comune di Vodo di trasportare anziani e disabili verso luoghi di visite mediche, utilizzando un’auto comunale ottenuta con i finanziamenti del Bim. Fra il 2007 e il 2008 si è poi costituito un gruppo provvisorio, con presidente Mary Da Rin Perette, che ha cercato contatti con il Centro Servizi Volontariato di Belluno per la formazione ufficiale dell’associazione”. Avete ottenuto altri sostegni? “Dopo la costituzione dell’associazione, la Comunità Montana della Valle del Boite ha dato un contributo per l’assicurazione degli aderenti, uno sponsor anonimo ha regalato le divise, inoltre vi è stata l’adesione al Comitato d’Intesa provinciale. Nel 2009 il Comune di San Vito ha promosso l’aggregazione di altri ventisei volontari, mettendo a disposizione un’auto e stipulando una convenzione per il servizio di trasporto “porta a porta”. Quest’anno sono intervenuti il Comune di Borca, con altri aderenti e la parziale disponibilità di un’auto, e ha iniziato a collaborare anche il Comune di Cibiana”. Il vostro ser vizio si estende anche fuori provincia? “Sì, in casi particolari, ma interveniamo specialmente sul territorio. Il viaggio viene richiesto dall’utente “svantaggiato” telefonando al Comune di appartenenza e a breve anche in Comunità Montana. Oltre che per visite mediche e terapie, siamo presenti per l’accompagnamento all’ufficio postale, alla banca, in farmacia, in municipio, ad incontri culturali come ad esempio l’università degli anziani. Anche i bambini che necessitano di recarsi ai campi estivi possono avvalersi del nostro sostegno, qualora la famiglia non fosse in grado di farlo”. Gli interessati devono sostenere dei costi? “No, i nostri volontari agiscono a titolo completamente gratuito”. Ing. Moretta, lei è attivo anche in altri settori? “Nella Union Ladina d’Oltreciusa faccio parte della commissione per il vocabolario, mentre nell’Istituto Ladin de la Dolomites appartengo alla commissione scientifica. Sento molto l’appartenenza a questa terra, del resto mio padre era di Perarolo, mia madre di Peaio. Per questo mi occupo di ricerche storiche locali, “Dal precedente gruppo di volontari di Vodo è nata nel 2008 lʼAnteas Pèlego che opera nella Val Boite” “I nostri paesi si stanno spopolando, bisogna superare le visioni campanilistiche e unificare i servizi” recentemente ho tradotto dal latino antiche sentenze relative ai confini tra Cadore e Zoldo, pubblicate dalla Regola di Vodo”. Come vede, in questo momento, la situazione del Cadore? “In Regione abbiamo attualmente una presenza attiva e significativa, ma sarebbe anche necessaria una voce forte a più alti livelli. I nostri paesi si stanno spopolando, per questo occorre superare le visioni campanilistiche, legate al “particolare”, per unificare i servizi. Un esempio in tal senso è rappresentato proprio dalla nostra associazione “Anteas Pèlego”. Occor re un cambio di mentalità, dunque. “Può sembrare paradossale, gli anziani sono più disponibili all’aggregazione, mentre le persone dell’età di mezzo sembrano meno aperte ad un certo tipo di collaborazione, rivolto al bene comune”. Come mai? “Forse il motivo va ricercato in un certo benessere abbastanza diffuso, almeno fra coloro ai quali il lavoro non manca. Pensano alla casa, allo svago, ma si è perso molto il concetto e il valore della vicinanza, di quel “darsi una mano” tra fami- “FAMIGLIA CERCASI”- CORSO DI FORMAZIONE olteplici le iniziative che il C.A.V. Centro M Aiuto alla Vita di Pieve di Cadore intraprende nel territorio. Dopo il corso dedicato alle neo-mamme, che ha conseguito notevole consenso e che sarà riproposto a breve, le componenti dell’Associazione, accogliendo la proposta dell’Associazione “FA-FAMIGLIE APERTE” di Belluno, hanno promosso una serie d’incontri sotto l’egida della Regione Veneto, dell’ULSS n. 1 di Belluno, del Centro per l’Affido e la Solidarietà Familiare e del Consultorio Familiare di Belluno. Non si finirà mai di ringraziare per la disponibilità mons. Renzo Marinello che con la consueta generosità ha messo a disposizione i locali ove tenere gli incontri cui hanno partecipato, oltre alle rappresentanti istituzionali, delle persone che con la loro presenza e la loro esperienza fattiva, hanno coadiuvato la psicologa d.ssa Patrizia Stevanin. Durante le serate che hanno avuto per tema: “La solidarietà, la comunicazione, le linee guida dell’affido familiare” sono state analizzate le situazioni, ma soprattutto le motivazioni che stimolano il volontariato nel proprio agire, l’importanza nel portare le proprie esperienze, evitando le problematiche che potrebbero bloccare la comunicazione, astenendosi dal formulare giudizi, domande o critiche, sottraendosi dal persuadere con motivazioni logiche ed esponendo le difficoltà incontrate in situazioni analoghe. E’ stata evidenziata l’importanza del saper ascoltare le persone ed i be- Lʼaffido, unʼofferta dʼamore a dei bimbi che hanno bisogno di adulti responsabili nefici che ne possono derivare, proponendo incontri e relazionando, confrontandosi, allo scopo di trovare una soluzione. Fra i vari argomenti è stato trattato l’affido cioè la disponibilità ad allargare la propria famiglia per un po’ di tempo, la capacità di “accogliere” un bimbo e la sua storia quando i suoi genitori, per svariati motivi, non sono in grado di occuparsi di lui nella consapevolezza che, pur considerandolo come “nostro”, nostro non è. Siamo venuti a conoscenza che l’affido ha una durata limitata, consente di mantenere i rapporti con la famiglia d’origine, è finalizzato al rientro del bambino nella famiglia naturale e può essere residenziale, diurno o a tempo parziale. Nella nostra Provincia, allo stato attuale, sussistono 30 “affidi” tra intrafamiliari (con parenti entro il 4° grado) ed eterofamiliari (al di fuori della famiglia). E’ un’esperienza dinamica, sempre in evoluzione e lo scopo è di creare una complementarietà, una collaborazione con i genitori naturali. E’ uno strumento che non deve essere confuso con l’adozione che dà al bambino una famiglia per sempre sua e può essere esercitato da tutte le persone maggiorenni che hanno voglia di “mettersi in gioco” donando tempo, attenzione e soprattutto amore ad un bambino in una fase della sua vita in cui ha bisogno di adulti responsabili, che gli consentano di crescere in un ambiente sereno. Durante gli incontri hanno assunto una rilevanza notevole l’esperienza vissuta concretamente da due nuclei familiari che fanno parte di Famiglie Aperte, un’associazione di volontariato sociale a sostegno del- le famiglie con figli minori che si occupa di promozione d’iniziative volte a creare reti di solidarietà tra le famiglie, accogliere le richieste d’aiuto dei nuclei familiari in difficoltà offrendo sostegno, in collaborazione con altre Associazioni ed Enti. Comunicando telefonicamente con 0437.930510 e 347.4660622 si può offrire o cercare la disponibilità per superare difficoltà di carattere logistico (orari sfalsati lavoro-asilo-scuola, malattia improvvisa, visite mediche, colloqui scolastici) e per promuovere incontri sul territorio provinciale, con personale specializzato, per la divulgazione capillare di questa potenzialità. Ivana Francescutti glie, e quindi anche tra gruppi, che un tempo era molto praticato”. E i giovani? “Diciamo che manca una certa continuità nel ricambio generazionale. Eppure fra i sindaci, ad esempio, noto che esistono nuove presenze, impegnate al di là degli schieramenti tradizionali. E questo è sicuramente un fattore positivo”. E’ cambiato il ruolo della famiglia? “Non poco. Soprattutto a motivo delle frequenti disgregazioni. Ad incidere credo sia stata la maggiore indipendenza economica, che ha sì favorito l’autonomia dei singoli, ma anche contribuito a far “scoppiare” la coppia dopo pochi contrasti”. E la religiosità? “La partecipazione rituale non manca, ma i giovani sono pochi e comunque appare carente l’assiduità alla vita parrocchiale. Esistono tuttavia sul territorio dei gruppi di spiritualità imperniati su una fede molto sentita”. Parliamo di lei: quali le letture preferite? “Amo particolarmente la storia, la saggistica, i testi matematici e i giochi logici. Ma ho anche un debole per i fumetti. Molto sinceramente: è ottimista o pessimista sul futuro del Cadore? “Io sono ottimista per natura. Potrei sintetizzare così: la vita va avanti, speriamo bene”. Antonio Chiades NOV - 18-19.qxd:FEBBR 18-19 8-11-2010 14:23 Pagina 2 ANNO LVIII Novembre 2010 18 MUSICA T PITTURA re mesi fa hanno inciso il loro primo disco, contenente quattro brani inediti e un brano di Gianna Nannini, “America”, riscritto in dialetto. Sono nati otto anni fa e hanno come obiettivo, lo dice il nome stesso, di proporre musica senza porsi alcun limite, senza vincolarsi con pezzi di un solo e determinato genere. Sono i “Senza Filtro”, per l’appunto. Nicola Comis, ventottenne di San Nicolò, storico membro nonché chitarrista del gruppo, ci racconta in un’intervista la storia dei “Senza Filtro”, formatosi “per gioco” e ora uno dei più celebri complessi musicali cadorini. Nicola, raccontaci come è iniziata la vostra avventura. “Come accomuna un po’ tutti i gruppi, il nostro è nato per gioco. Non eravamo interessati a proporre al pubblico la nostra musica, ci bastava ritrovarci nella nostra cantina e dare libero sfogo alla passione per la musica che ci legava profondamente. Eravamo in tre e costituivamo la classica rock band con chitarra, batteria, basso e quest’ultimo era anche la nostra voce. Abbiamo cominciato di lì a poco a suonare in qualche locale, nei bar del nostro paese; da qui è sorto il problema del nostro nome. Senza Filtro nasce per sottolineare il nostro modo di vedere la musica, che non è vincolato da un genere, ma è libero di spaziare dove le nostre note vogliono condurlo in un dato momento. Due anni dopo, il gruppo si è allargato e si sono uniti a noi un tastierista e un altro chitarrista che hanno contribuito a potenziare la qualità della nostra musica. Da quel momento non ci esibivamo più solamente in Comelico, ma iniziavamo a farci conoscere anche nel resto del Cadore. La vera svolta, che ha portato ad un secondo importante salto di qualità, è avvenuta l’anno scorso, quando si sono aggiunti a noi un fonico e un tecnico luci che hanno fatto sì che il nostro diventasse uno spettacolo completo da tutti i punti di vista.” Da chi è formato il gruppo? “In totale siamo sette elementi: il cantante, Lorenzo Casanova, il batterista, Federico Michelazzi, il bassista, Mattia Casanova, tutti e tre di Costalta. Poi abbiamo Mauro De Martin alle tastiere, di Dosoledo, il sottoscritto Nicola Comis alla chitarra; il fonico Ludovico Mar- Nel primo disco, inciso anche un brano di Gianna Nannini, riscritto in dialetto 11 I “SENZA FILTRO” Uno dei più interessanti complessi musicali cadorini Federico Michelazzi Mauro De Martin Nicola Comis racconta storia e programmi del Gruppo Mattia Casanova ca, ovvero il contatto con la gente, il fatto di trasmettere le emozioni dei nostri pezzi. La cosa è reciproca e quello che ci piace è che le emozioni sono per noi di volta in volta differenti, in base al contesto in cui ci troviamo. Continueremo poi a proporre la nostra musica, quindi a promuovere il nostro cd e poi, magari il prossimo anno, a seguito del discreto successo che sta avendo il primo, potremmo inciderne un secondo. I nostri live migliorano di anno in anno perché quello che ricaviamo dalle Nicola Comis serate nei vari locali viene investito poi nella strumentazione, come può essere un impianto audio piuttosto che un impianto luci. Siamo davvero molto soddisfatti dello spettacolo che possiamo proporre ad oggi, con Ludovico Martini un supporto tecnico al limite del e Mattia professionale. Continueremo a suonare perché amiamo la musica. Il nostro è un gruppo solido e in questo ci differenziamo da quelli che si formano e si disfano nel breve volgere di due mesi. Il nostro non è un legame che ci tiene uniti solo sul palco; la nostra è, prima di tutto, una radicata e profonda amicizia, lo testimonia l’attaccamento al gruppo e al nome che ci contraddistingue ormai da quasi otto anni. Abbiamo iniziato per gioco, ma ora facciamo sul serio!” amiamo in particolare della musiMario Da Rin “FACCIAMO SUL SERIO” Lorenzo e Mauro tini di Casamazzagno e Massimiliano De Martin, tecnico luci, di Dosoledo.” Parlaci della vostra musica e delle vostre esibizioni. “Il nostro repertorio è formato da circa ottanta pezzi, soprattutto cover, che spaziano nel mondo del rock. Questo, a dire il vero, è un po’ riduttivo, perché essendo in sette, ognuno ha preferenza per un determinato genere che propone al gruppo e poi insieme decidiamo i brani che entreranno a far parte del nostro repertorio. Principalmente facciamo riferimento alla musica di Ligabue, Vasco Rossi, Bruce Springsteen, dei Creedence, di Gianna Nannini. Proprio quest’ultima ci ha fornito l’idea di utilizzare un suo pezzo, “America”, e di riscriverne il testo in dialetto (“Costauta”) per partecipare a “Ladin Cantando”. Il nostro brano è piaciuto ed è stato pubblicato sulla compilation del concorso; per fare questo, cosa che ci fa piacere ricordare, abbiamo chiesto e ottenuto il permesso dalla casa discografica della Nan- nini, ovvero la “BMG ricordi”. Quest’anno, inoltre, abbiamo partecipato ad un altro concorso, “Giovani di notte”; questo si basava su un minitour di alcune serate in tutta la provincia di Belluno, in cui i giovani potevano proporre i propri inediti. Abbiamo iniziato così a cimentarci nella musica d’autore e abbiamo composto quattro pezzi che, assieme a “Costauta”, sono stati incisi sul nostro primo disco, tre mesi fa. Altre esibizioni che ricordiamo sono la “Notte Bianco-celeste” durante il ritiro della Lazio ad Auronzo dell’anno scorso, la “Festa della birra” a Sappada, la “Festa studentesca” di fine anno a giugno, la “Festa dello sport” a Padola e tutta una serie di altre serate sia in Cadore che in altri parti della provincia come Feltre, del Veneto come Mestre, ed infine in Trentino e in Friuli.” Progetti per il futuro? “Sicuramente continueremo con i live, perché è quello che IL SURREALISMO DI MAURIZIO DE LOTTO H a raccolto un plauso generale la mostra agostana di Maurizio De Lotto al Gran caffè Tiziano di Pieve di Cadore. L’artista ha presentato nel capoluogo cadorino una ventina di quadri che testimoniano la vitalità e la continua capacità di rinnovamento della sua espressione pittorica, che in questa recente produzione ha per certi aspetti decantato i toni prorompenti e provocanti della tradizione surrealista alla quale De Lotto appartiene, per diventare più intensamente indagine introspettiva e intimistica. Significativi a tal proposito alcuni dei titoli dei quadri esposti: Parlami, Voci nel Cielo, Flauto magico, Vicino e lontano, Autoscatto con Pelmo, Rinato, Due Frau al tramonto, e, in particolare, la triade Mi guardo ma non mi vedo, Ti guardo ma non ti vedo, Mi guardo ma non ti vedo. Traspare evidente la sospensione emotiva dell'artista che indugia nella riflessione su ciò che si debba propriamente intendere per conoscenza del mondo a noi esterno, e in questo mondo, in particolare, come possa di fatto accadere un incontro, una comunicazione, una sorta di ricostruzione di una totalità perduta con l'essere privilegiato e speciale che a tal mondo appartiene, e che è per l'appunto l'essere umano. Fino a che punto possiamo essere certi di comunicare, in che senso possiamo avere la percezione di essere capiti, in che cosa consiste il margine di superiorità dell'essere umano rispetto all'infinita e traboccante bellezza della natura, del silenzio cosmico. Questi alcuni dei temi che De Lotto offre al fruitore della sua arte. Un elemento figurativo di raccordo di questa intensa e fertile inquietudine esistenziale è proposto dall'artista nel velo, nella benda, nella grata o finestra, che si frappone come struttura pittorica tra un oggetto e l'altro, assumendo il significato della separazione, della divisione, del confine invalicabile, della cesura, quasi esasperando in questo modo e caricando di passione sensuale ed erotica la ricerca di una unione. Maurizio De Lotto è nato a Domegge nel 1950 e si è laureato in architettura a Venezia. Si dedica alla pittura fin dall'adolescenza. Ha tenuto numerose e prestigiose mostre in Italia e all'estero. Si occupa anche di grafica e di design. Negli anni novanta ha frequentato la scuola internazionale di Grafica di Venezia, dove ha approfondito le tecniche dell'incisione e del libro d'artista. Vive e lavora tra Dolo e San Vito di Cadore. Maria Giacin NOV - 18-19.qxd:FEBBR 18-19 11 8-11-2010 14:23 Pagina 3 ANNO LVIII Novembre 2010 19 Inte chesto sfoi se dora la grafia de l Istituto Ladin de la Dolomites a cura di FRANCESCA LARESE FILON Cadorins Al concorso par na nova musica dle Dolomites “LADINCANTANDO”, PLA SEGONDA EL CIANTADE BTUDE ZUN DISCO a nasché ane l Istituto ladin de la DoD lomites d Borcia inà btu in pes na iniziativa ch voraa inzité i musiciste a scrive canzogn par ladin. L à ciamada “Ladincantando” e inà mandó fora un aviso par föi un concorso intrà i musiciste dla Ladinia nostrana par ch i mande canzogn, e na giuria avraa sintù e considró cualie ch era el pi bele. Dopo la prima edizion, gno ch inà vinto al Grupo musical d Costauta, Aldo De Lotto e Alessandro Sepulcri, iné stada fata na segonda, ch inà coiosto su el canzogn de na desina d autores, e intra cösse anche doi grupes d canai dle scole. Sta segonda iniziativa d Ladincantando iné tacada zal 2009 e ades finalmöinte iné riveda a la conclusion, co la publicazion d un cd con su el canzogn d cöi ch à mandó al so material a l Istituto ladin, e un pai d conzertes gno ch i autores presenta el so canzogn in publico. Sul cd, intitoló “ladincantando 2”, iné stade btude doi canzogn par autor, ch dà na idea d cöl che s riesse a föi zle valade ladine: da Zoldo iné dinze el canzogn d Adriano e Debora Calchera e cölie d Loredana Pra Baldi, riveda segonda zal concorso; da l Agordin cölie de Isabella Lanciato, riveda terza; dal Cadore cölie d Andrea Da Cortà, rivó primo, e cölie de Cosimo Mascolo, autor anche dle musiche dle canzogn di canai dle scòle elementar d Calalzo, ch à partecipó insieme a cöi dle scòle d Sa Stefin. Al cd iné stó stanpó da l Istituto e sarà do fora a duce cöi ch vö sintì el nove canzogn par ladin. Iné stade organisede anche doi söre d conzerto dle canzogn presentade, una a Vallada Agordina, gno che zla sala dla parochia inà ciantó Aldo De Lotto, Isabella Lanciato, Debora e Adriano Calchera e Loredana Pra Baldi, e una a Fusine d Zoldo, gno ch à ciantó anche Andrea Da Cortà. Duta la dente ch à partecipó a sti conzertes inà podù aprezà la dignité dla lönga pizla anche vistida d musica e ciantada con passion da i cantantes. Zla söra d Vallada, organiseda pla sagra d San Simon, duce inà avù el sbatude d mögn, ma picsöia Loredana Pra Baldi da Zoldo, pla so os e l interpretazion dla canzon “Vendeta” e “Solche par ti”, ciantada insieme aped Daniele De Bettin, autor dle musiche. Tance inà insistù parcheche sto concorso vögna continuó anche pi prosme ane, e magare lielo, par i dogns, a cöl organisó da la Provinzia, che s ciama “Giovani di note”, co na sezion special dedicheda al canzogn con parole ladine. (Lec) Tance inà firmó pal referendum dna provinzia autonoma ANCHE IN CADORE S CÒI SU FIRME PAR LA REGION DLE DOLOMITI I n sti möide zun duta la provinzia de Blun inà tacó a còi su l firme par domandà un referendum par föi gni la Provinzia de Blun autonoma conpagn d cölie de Trento e Bolzano, zna unica Region, che s ciamarà Region dle Dolomiti. Anche in Cadore sta iniziativa inà movosto antares e partecipazion, söia zal grupo d parsone ch inà azetó da promöve l informazion e dì in giro a tol su el firme, söia zal numar dle parsone ch inà firmó e continua a firmé. Gno vorala rivé sta iniziativa dal referendum? Par cöi ch l à proposto e organisó iné l unica strada par gni fora da l isolamöinto e da l contà nente dla tera dle Dolomiti dal Veneto. Basta spié come ch vögn considrede el valade d monte dal provinzie de Trento e Bolzano par capì la diferenza ch iné zal Veneto zi confronte dla provinzia de Blun e in particolar pla so banda auta, gno ch el Dolomiti iné la vöra e pi granda parte de ste monte, anche zal teritorio de Trento e Bolzano. Al tentativo da caminé da Veneto iné stó fato da nascuance Comugn tacade al confin con etre provinzie, Lamon e Sovramonte apede Trento, Cortina, Livinallongo e Colle Santa Lucia apede Bolzano, Sapada apede Udin. Duce referen- dum ch inà visto na grön partecipazion de dente e la vitoria dal “si” zun duce i pöide gno ch é stó votó. Ma sta volontà dle magioranze d cöi ch volee caminé dal Veneto ne n é mai stada tlosta in considerazion dal Parlamento taliön, e csi la delusion dla dente iné carsuda ncamò dapì. Ades sta proposta da föi canbié Region a duta la provinzia de Blun prova a föise capì e dopo votà da la magioranza dle dente ch vive zun sta provinzia. I organisatores voraa rivé finamai a 20 mile firme, par portalie in Provinzia e föi che al Consilio provinzial vote la richiesta da canbié Region, com che prevöde l articul 132 dla Costituzion taliana. Sto comitato ch inà dinze omin e fömne de dute el valade dla provinzia, ne n à un color politico e ne n é lió a n partito o a clautro, ma voraa cetà l apogio de dute el forze ch fa politica cialò da nöi. Staron da vöde in particolar la Lega, ch inà dó al so apogio a duce i movimöinte di referendum zi pöide gno ch é stó votó, s la azetarà da portà in Consilio provinzial la proposta da cambié Region e föi votà duta la dente dla provinzia su sto argomöinto. Lucio Eicher Clere LA FESTA DE DUTEI SANTE, I MORTE E HALLOWEEN A des i nostre dovin la siera de l 31 i va n giro mascherade e co le zuce e calchedun pensa che sea parché i a ciapou su da la television le usanze che vien da l America. Ma no è mia così. La festa de la nuote prima de i Sante la è partida n Europa e la à na tradizion che va ndrion a prima de la nasesta de Gesù Cristo. Chesta nuote l è senpre stada considerata magica parché la segnea la fin de l an vecio e l inizio de l an nuou par i Celti. Par luore, che vivea nte duta Europa e anche ca da noi, al 31 de otobre i morte podea vegnì a ciatà i vive. Era na festa par dute, se destusea al fuou vecio e se npizea al fuou nuou. Era la fine de la stagion de l agricoltura e tachea da nou l in- verno. La magia intorno a chesta nuote l è restada par ane anorum e la religion cristiana à trasformou chesta festa pagana nte la festa de dute i Sante e de i Morte. La tradizion de le zuce da npizà e portà ngiro somea che la sea partida proprio ca da noi e che le famee emigranti n Inghiltera e n America le abie portou là de là de l oceano chesta tradizion che è senpre stada n Cadore. Così dis la Filologica Furlana che à studiou pulito la tradizion de le feste de la siera de dute i Sante. Nte dute i paesi de l Cadore se usea girà par le ciase co le zuce desvoitade co inte la candela e dute se pensa de chesto. Io’ deo cuanche ero tosa, me mare la dea i prime ane de l novezento. La tradizion de fei festa, de bete fior e lumin su par le tonbe de i morte la vien proprio da i Celti e ades chel che vivon noi l è algo che va ndrio a prima de Cristo. Ades la festa se ciama Halloween e l è nti pì de moda de na ota ma l è tornada agno’ che l è partida. Alora no stason pensà che fei festa par Halloween sea algo de American che avon nportou. E’ na festa partida cà da noi che continuon a fei e che à radis nte la nostra storia. No è gnente de esotico o de copiou. Ades se dora le zuce finte e se se vieste da fantasmi e giate negre. Na ota se avea le zuce vere e se dea ngiro senza costumi. Ma le usanze le è canbiate parduto. Alora festegion pur Haloween parché de nuou è solo l nome. Francesca Larese Filon LA CARTA DE I TROI DE LOZE E LE NUOVE SU PAR I TOPONIMI L a carta de l comun de Loze stanpada da la Comunità Montana Centro Cadore co l sostegno de l Comun de Loze, de l Cai de Loze, de l BIM e del Gruppo Antichi Sentieri l é na bela ocasion par nparà i nome de lo nostre val e ne i nostre troi. Danilo De Martin che à betesto apede dute le nformazion dopo ane de nterviste a boscador, cazador, guardie l à fato n laoro che contien pì de 700 tonomimi de l Comun de Loze. La cartina la é na ocasion par dì n giro par i troi de Loze ma l é n documento nportante anche par chi che é apasionou de toponimi. Dute le coste à n nome che i ne porta a cuanche no servia cartine ma dute savea girà par i nostre bosche. Ades chesta carta dà la posibilità a dute de cognose come che se ciama i nostre luoghe. No é solo na carta par di n giro ma par cognosse. La carta se la ciata nte i negozie de Loze. E le informazion su par i toponimi le é inte l libro su par i tabià de Loze che l Union Ladina l é davoi a parecià. F. L. Pian Abate Piàn d’Adàmo Agùdo Tabià de Pian d’Adàmo Pala de l’Aier Altàr Troi de le Al Pian de l’Antena Antèaze Giòu Pian dele Aste Val dei Aune Aurère Kròda Bùsa dele Autrèe Kòsta dei Avedìs Pala de Bagnòrse Casèra Baiòn NOV - 20-21.qxd:FEBBR 20-21 8-11-2010 14:24 Pagina 2 ANNO LVIII Novembre 2010 20 11 ulle Dolomiti l’alpinismo ha scritto le pagi- PIEVE DI CADORE CAPITALE S ne più belle. Le prime salite considerate impossibili, il primo 6° grado, le prime scalate strapiombanti, le prime cordate moderne. E sulle Dolomiti si sono organizzati i primi gruppi alpinistici. Nomi altisonanti che hanno tenuto a battesimo i rocciatori più arditi e gli alpinisti più bravi: gli Scoiattoli di Cortina, i Ragni di Pieve di Cadore, i Caprioli di San Vito, i Rondi del Comelico, i Rocciatori di Agordo, i Catores della Val Gardena, le Aquile di San Martino di Castrozza, i Ciamorzes della Val di Fassa. Si sono ritrovati in Cadore e per due giorni Pieve è diventata la capitale dell’alpinismo dolomitico. Dolomia 2010: il titolo del meeting. Un raduno itinerante che ogni anno viene ospitato da un gruppo alpinistico operante nel comprensorio dolomitico. Quest’anno è toccato ai Ragni di Pieve di Cadore. “Faremo conoscere le nostre montagne agli amici trentini e sud-tirolesi. Sarà un’occasione per camminare e scalare insieme ma anche per confrontarci sui valori che stanno alla base della nostra passione e sul livello dei rispettivi programmi di attività.” Così ci aveva detto Ernesto Querencig, segretario del Gruppo Ragni e leader della macchina organizzativa del raduno. Era tutto pronto nei minimi particolari. Le salite sugli Spalti di Toro e sulle Marmarole, la presentazione delle falesie di fondo valle, gli itinera- DELL’ALPINISMO DOLOMITICO Per due giorni il Cadore ha ospitato il raduno degli alpinisti delle Dolomiti Cʼerano i Ragni di Pieve, gli Scoiattoli di Cortina, i Caprioli di San Vito, I Rondi Conferenza sulla qualità del Comelico, il Gruppo Rocciatori di Agordo, le Aquile di San Martino di Castrozza, i Catores della Val Gardena, i Ciamorces della Val di Fassa della montagna ri di collegamento, i rifugi, le cartine. Ma siccome neppure gli alpinisti riescono a comandare al tempo, è arrivata la pioggia che ha compromesso parte dell’attività programmata. L’incontro però non ha perso nulla sul piano dell’intensità e dell’amicizia. Si è salvata la visita ai rifugi cadorini con menu che nessuno dimenticherà e si è salvata la cena sotto il tendone di Calalzo con gli alpini che hanno fatto da cornice ad una serata effervescente. Poi, come vuole la tradizione, Dolomia ha ospitato una conferenza dedicata ad un tema che interessa tutti i gruppi alpinistici delle Dolomiti. Quest’anno si è ra le notizie che hanno tenuto banco a Dolomia T 2010 c’è stata anche quella riguardante l’età del presidente dei Ragni Alex Pivirotto: il più giovane presidente tra quelli dei gruppi alpinistici ospiti oltre che più giovane Guida alpina del Veneto. Lui sa e si schernisce dietro un sorriso radioso ed accattivante che non nasconde contentezza. “Certo che sono orgoglioso. Quando i componenti del Gruppo Ragni mi hanno scelto come loro presidente ho avuto un sussulto. E tanta soddisfazione ho provato quando ho superato l’esame di Guida alpina. Due risultati che considero eccezionali dal momento che concorrono a coltivare la mia passione alpinistica che è anche il mio lavoro.” Cosa sogni per i Ragni? “Di farli diventare sempre più un’attrattiva per i giovani. Del resto tra gli scopi fondativi del gruppo c’è proprio quello della promozione della pratica alpinistica.” Dolomia 2010 ha lasciato un segno? “Diciamo che è stato un grande raduno…nonostante il tempo. parlato di qualità della montagna. Sono inter venuti il presidente del Collegio nazionale delle Guide alpine Erminio Sertorelli e il presidente nazionale dell’Uncem (Unione dei Comuni, degli Enti e delle Comunità della Montagna) Enrico Borghi. Due relazioni interessanti e, per certi versi, anche molto originali. Borghi, per esempio, ha ribadito che il concetto di qualità appartiene vocazionalmente alla montagna. Deriva dalla sua diversità. Una dimensione che non appartiene alla pianura dove a prevalere è soprattutto la quantità. L’offerta della montagna è contrassegnata dall’originalità che molto spesso equivale a unicità. La sua ricchezza è rappresentata dalla bellezza, dalla genuinità, dalla tradizione... dall’identità. Devono essere questi gli ingredienti della promozione turistica della montagna che, valorizzata per questi aspetti, non può che essere di qualità. A garantire poi questo patrimonio è indispensabile che gli operatori della montagna siano professionalmente ben preparati. Solo a queste condizioni possono contribuire a far crescere la valenza economica rappresentata dal turismo. E qui si è inserito l’intervento di Er- QUANDO LA MONTAGNA PARLA GIOVANE Ci sarebbe piaciuto accompagnare i colleghi, giunti dall’intero comprensorio dolomitico, a conoscere alcune vie sulle Marmarole e sugli Spalti e alcune falesie che sicuramente li avrebbero lasciati a bocca aperta. Non è stato possibile ma gliene abbiamo parlato talmente tanto che non possono non tornare. Credo che Dolomia 2010 un segno l’abbia lasciato dal momento che la curiosità scaturita dalla presenza di tanti alpinisti in divisa in giro per il Cadore è stata tanta. Un segno l’ha lasciato anche a livello istituzionale grazie al lavoro di preparazione che ha mobilitato Comunità Montane, Comuni, Associazioni, giornali.” Cosa ti ha colpito degli altri Gruppi? “Lo spirito di corpo, la fede negli stessi valori e la capacità di formare un gruppo unico pur provenendo da valli ed esperien- ze diverse.” E’ vero che nei Ragni il senso di famiglia prevale su ogni altra dinamica? “E’ verissimo. La passione per la montagna e il sentirci appartenenti ad un’una famiglia ci rende vincenti. Sono i chiodi che ci legano sicuri.” E i tuoi lusinghieri risultati alpinistici, che proprio recentemente sono stati riconosciuti con il Premio “Silla Ghedina” per la più bella via alpinistica realizzata nel corso del 2009, traggono forza più dai Ragni o dalla professione di Guida alpina? “Sono state e sono due fonti formative eccezionali. La preparazione tecnica fornitami dal Corso Guide è stata fondamentale ma prima ho avuto la fortuna di conoscere i Ragni. Sono stati loro a stimolarmi a fare il corso e, tutt’ora, sono loro, a cominciare dai minio Sertorelli che ha evidenziato la strategica presenza delle Guide alpine – che compongono buona parte degli storici gruppi alpinistici delle Dolomiti – e ha illustrato la nuova legge quadro sulle figure professionali della montagna in discussione in Parlamento. Rivolgendosi agli enti locali ha sottolineato la necessità di aiutare i giovani ad intraprendere quelle professioni che da sempre sostengono le attività vitali della montagna. E ha invitato tutti a vigilare sull’abusivismo che, oltre a penalizzare le figure giuridicamente riconosciute, squalifica e danneggia la montagna. A complimentarsi con Borghi e Sertorelli per l’interessante contenuto della conferenza sono stati proprio tutti a cominciare dal sindaco di Pieve Maria Antonia Ciotti e dall’assessore alla cultura e allo sport di Pieve Maria Giovanna Coletti che hanno rimarcato con orgoglio il fatto che Pieve di Cadore sia stata per due giorni la capitale dell’alpinismo dolomitico. Anche per questo hanno ringraziato il Gruppo Ragni e tutti i soggetti pubblici e privati che hanno contribuito alla buona riuscita di Dolomia 2010. Bepi Casagrande Intervista a Alex Pivirotto, guida alpina e presidente del Gruppo Ragni Alex con Stefano Dimai presidente degli Scoiattoli di Cortina più vecchi ed esperti, a suggerirmi miglioramenti e tutte quelle accortezze che fanno di un giovane appassionato di montagna co- me me un alpinista che, insieme ai quattro compagni di cordata, si aggiudica il prestigioso Premio “Silla Ghedina”. B. C. C C NOV - 20-21.qxd:FEBBR 20-21 11 9-11-2010 16:05 Pagina 3 ANNO LVIII Novembre 2010 L’ESPERIENZA NELL’ ALPINISMO GIOVANILE A llora ragazzi, vi siete divertiti? Siete usciti in invernale il 21 febbraio lanciandovi giù con la slitta, vi siete inoltrati nella grotta di “Bora” piena di stalattiti e stalagmiti l’11 aprile, avete visitato il forte a Pian dell’Antro il 25 aprile ascoltando vicende di guerra, siete saliti in vetta alla Terza Pala il 13 giugno, avete vissuto memorabili tre giorni in campaggio a Capanna Antracisa assaporando il gusto delle notti in tenda (25-26-27 giugno), avete affrontato la Torre Toblin (2620 m) con tanto di ferrata e scalette il 12 settembre... Non è stato poi tanto difficile. Una montagna di emozioni di fronte a scenari incomparabili di crode e a una natura viva con i suoi boschi e torrenti, fiori e animali, fra tanti amici vecchi e nuovi sempre pronti a divertire, sotto l’attenta e piacevole guida di Rita, Nicola e gli altri, gli esperti accompagnatori del CAI “Alpinismo Giovanile” di Pieve. Eh sì, non sarebbe facile an- 21 CAI PIEVE DI CADORE 81 ANNI MA NON LI DIMO-STRA Si è concluso il programma di attività stagionale della Sezione dar da soli in tutti questi posti, divertirsi all’aperto come tanti esploratori, imparare ascoltando le storie dall’esperienza vissuta degli anziani (si fa per dire, vista la loro seconda gioventù). Allora ragazzi, arrivederci, alla prossima stagione! (rdc) LA MONTAGNA VA CONOSCIUTA PER APPREZZARLA CON IL CAI CI SI CONOSCE, CI SI DIVERTE E SI E’ PIU’ SICURI dieci anni partiva dal paese di Pieve e scarpiA nava fino sopra il Rifugio Antelao per prendere stelle alpine che vendeva poi “ai siore villeggianti”. Oggi, Gianni Vecellio ha 66 anni e si tiene impegnato con il CAI di Pieve organizzando le gite: “Con la stessa voglia di un tempo, magari ho un po’ meno forza, ma... ce la faccio ancora!” - sottolinea con una risatina -. Le gite che organizza la locale Sezione CAI, oltre alle ufficiali con le altre sezioni, si possono mettere nel novero di quelle escursioni che raggiungono le cime per via normale e se capita su per qualche ferrata, talvolta anche in zone lontane dal Cadore. “Fra le ultime escursioni, il giro delle Forcelle di Forni (a Forni di Sopra): notevole, 7 ore di camminata con la sola sosta per uno spuntino sull’ultima forcella prima della discesa, quasi 1600 metri di dislivello.” Il calendario delle escursioni per adulti dal 16 maggio al 19 settembre anche quest’anno è stato vario: al Bivacco Margherita Beghin sulle Pale di San Lucano, a Cima Pape sulle Pale di San Martino, sul Campanile Dimai del Pomagagnon, sull’Hoberdeirer del Gruppo Terze Ciap Siera, sul Monte Sella di Sennes, oltre al giro delle Forcelle di Forni. A queste s’aggiungono quelle ufficiali intersezionali di luglio e agosto sul Sasso Rosso di Braies e il Giro sugli antichi pascoli. Vedi che difficoltà! dirà qualcuno. Beh, per l’accompagnatore Gianni Vecellio c’è un compito in più: “Normalmente io vado prima a verificare il percorso, lo controllo, vedo se dopo l’inverno si è creata qualche pericolosità.” In una battuta: quasi un lavoro! “Per fortuna sono in pensione”, aggiunge ridendo. C’è un’altra particolarità da evidenziare. Al gruppo locale di escursionisti si aggiungono di volta in volta gitanti provenienti dalla “bassa” che la Sezione CAI “raccoglie” tramite il proprio Sito, dimostrando così una vitalità “d’altri tempi”. Un buon modo di contatto e un’inizio d’aggregazione globale. Il che non guasta. (rdc) Gli accompagnatori del gruppo giovanile Rita Frescura e Nicola De Lorenzo e degli escursionisti adulti Gianni Vecellio NOV - 22-23.qxd:FEBBR 22-23 8-11-2010 14:25 Pagina 2 ANNO LVIII Novembre 2010 22 11 LE VECCHIE GLORIE IL PAESE DOVE TUTTI DEL SALTO SI IMPARANO A SALTARE “Il miracolo del RITROVANO A CIBIANA “S Nilo Zandanel recordman a Oberstdorf 1964 C ibiana li accoglie nel tipico clima autunnale, sabato 16 ottobre, ma loro, temprati ‘saltatori’ del tempo che fu, non se ne accorgono neppure, merito della calorosa accoglienza che ricevono dallo Sci Club Cibiana e complice la voglia di incontrarsi dopo tanti anni. Non a caso il raduno si tiene questa volta a Cibiana. Qui hanno iniziato i primi salti dei veri campioni come Bruno Da Col, Dino De Zordo, il recordman Nilo Zandanel; qui in località Strassei fu inalzato il primo trampolino da salto nel 1952 e si tennero tante combattute gare, anche nazionali; qui si formò una scuola di validi saltatori, un nugolo di ragazzi che dal ’50 si fecero onore per un ventennio. Titolò la mitica Domenica del Corriere sul numero del 2.4.1961 “IL PAESE DOVE TUTTI IMPARANO A SALTARE” e descrisse il fatto come “La favola dello sport moderno”. Nella calda atmosfera dell’Albergo Remauro in più di ottanta s’incontrano: i saltatori trentini di Pellizzano e di Pontelegno, quelli di Predazzo, di Asiago, i vicentini di Al Remauro, raduno di due giorni per gli atleti della nazionale di salto e olimpionici, anni ʻ50-ʼ70, provenienti dai più prestigiosi club triveneti Soddisfazione dello Sci Club Cibiana che ha promosso lʼincontro Gallio, i friulani di Tarvisio e Ravascleto, naturalmente loro, gli ex ragazzi saltatori di Cibiana e i familiari di coloro che non ci sono più. Si salutano, si parlano, s’accostano ai pannelli delle foto ricordo, si accomodano a cena raccontandosi storie vecchie e nuove con vera soddisfazione. Per tutti, chiamati dallo speaker Armando, foto ricordo tra le vallette Magda e Patrizia e una serigrafia in tema dell’artista Roberto Bianchi che si va via via riempiendo delle firme di ognuno. Non mancano i saluti e gli aneddoti di un emozionato Umberto Olivotti, il presidente dello Sci Club Cibiana e gran patron del raduno, il saluto del vicepresidente della Regione Veneto Matteo Toscani che sottolinea il valore dello sport e la vitalità di Cibiana, “una comunità che non manca mai di stupirci”, l’intervento del sindaco Guido De Zordo che vuole salutare in Il saluto agli particolare “coloro che videro il paese ieri e lo vedono oggi con meno sport ma con tante attività sociali, il saluto del presidente della Comunità Montana Val Boite Vittore De Sandre, il saluto di Roberto Bortoluzzi presidente Veneto FISI. Al microfono è tutto un susseguirsi di saluti e ringraziamenti, dagli atleti cibianesi a Piero Pertile allenatore della nazionale per un decennio dal 1958, agli ospiti dei diversi Club. Domani il programma prevede la visita guidata ai Murales e pranzo al Dolomites sul Rite. Ma questa sera nessuno ha voglia di andare a dormire. (RDC) atleti del sindaco Guido De Zordo embra una favola la storia dei saltatori italiani. Per narrarla bisogna cominciare, come in tutte le favole che si rispettano, antiche o moderne, con le parole: c’era una volta…” “C’era una volta un paese piccolo, piccolo, che si chiamava Cibiana.” E’ del 1961 questo articolo di Ravegnani apparso sulla Domenica del Corriere, e mai articolo migliore fu scritto sul paesino cadorino, tanto che lo riportiamo, seppure sintesi, perché fissa una delle tappe più prestigiose della storia dello sport invernale. Oggi, forse pochi riconoscono i De Zordo, i Zandanel, i Da Col, gli Olivotti come i saltatori di quell’epopea irripetibile che va dagli anni ’50 ai ‘70, troppo tempo è passato, altri interessi si sono sovrapposti. Ma, ritorniamo a quella che è stata una favola… “Cibiana d’inverno si copriva di neve e i suoi figli non sapevano dove andare a sciare, non c’era una seggiovia o un semplice ski-lift. Un giorno, un bel tipo disse: «Se loro (i cortinesi) hanno le funivie e le seggiovie e i trampolini, noi abbiamo i tetti delle case e la neve, bianca e soffice come la loro, uguale, uguale». «Dei tetti? Che ne facciamo?» «Per saltare, miei cari, come se fossero dei trampolini». Un giorno a Cibiana capitò un signore, vide i ragazzi saltare giù dal tetto, «Vi piacerebbe imparare a saltare veramente, a diventare dei campioni?» Era un tecnico della FISI, dirigente dei Centri Giovanili di Addestramento, si portò con sé i migliori: Nilo Zandanel, Dino e Bruno De Zordo e, più tardi, Agostino De Zordo. Non lo crederete: quei ragazzi sono oggi diventati i più forti saltatori italiani, tra i migliori del mondo. Dino De Zordo ha vinto un mese fa la gara internazionale di Zakopane in Polonia, davanti a celebri specialisti sovietici, polacchi, finlandesi, norvegesi, svedesi, tedeschi e austriaci. E oggi Cibiana è una fucina di piccoli campioni, di grandi saltatori del futuro. Gli Zandanel e i De Zordo sono ormai le glorie del paese: e tutti i ragazzi saltano, prima su quel rudimentale trampolino che parte dal tetto della casa, e poi su un piccolo trampolino della portata di 45 metriche la FISI ha fatto costruire. Gli scolari escono da scuola, gli sci in spalla, e accompagnati dal maestro vanno ad imparare a saltare. Oggi l’Italia può mettere in campo una schiera di ottimi specialisti di alto valore internazionale. Essi sono: Dino De Zordo (24 anni), Nilo Zandanel (23 anni), Bruno De Zordo (20 anni), Giacomo Aimoni di Pontedilegno e il cucciolo della squadra Agostino De Zordo, diciottenne. E dietro agli azzurri preme tutta una schiera di giovanissimi, animati dal sacro fuoco della passione sportiva. Il presidente della Federazione ha chiamato in seno al C.T. Salto un ex saltatore di casa nostra, Pietro Pertile che si è dimostrato un perfetto insegnante delle nuove tecniche elaborate dai saltatori del Nord e del centro Europa, quel particolare stile ‘a penetrazione aereodinamica’ che ha rivoluzionato la specialità. Strumolo, Flumani e Pertile sono i veri autori del miracolo del salto italiano, un miracolo che non sarebbe però avvenuto senza la passione dei ragazzi di Cibiana di Cadore.” salto italiano non sarebbe avvenuto senza la passione dei ragazzi di Cibiana” Dal tetto di quella casetta i ragazzini fanno i loro primi salti Sotto l’occhio vigile del maestro di scuola si affina lo stile dei futuri campioni Il 16 e 17 ottobre 2010 questi “ragazzi” si sono ritrovati a Cibiana assieme a tanti altri amici saltatori dei migliori Club italiani: Dino De Zordo che oltre al mondiale del 1961 a Zakopane ha vinto campionati italiani e diversi titoli; Agostino De Zordo campione europeo juniores, Amedeo De Zordo, Nilo Zandanel recordman mondiale con un salto di 144 metri a Oberstdorf in Germania nel 1964 e vincitore di altri titoli in Italia e Nord America, nonché alfiere già nel 1956 alle Olimpiadi invernali di Cortina; Flavio Olivotti e Aido Olivotti; i saltatori di 2a generazione Gianfranco Da Col e Amedeo Olivotti; i giovanissimi ... Presenti nel ricordo, perché scomparsi, anche altri saltatori: dall’altrettanto mitico Bruno De Zordo, a Amerigo De Zordo, Vittorio De Zordo, Davide Da Col, Agostino Zandanel, al “vecchio” Bruno Da Col, primo a superare i 110 metri di salto a Pontedilegno negli anni successivi alla guerra, cofondatore della scuola di salto (con Amerigo De Zordo) negli anni ’50. Negli anni ’70 c’era ancora un nugolo di giovani saltatori a Cibiana che gareggiavano per l’Italia e nei primi anni ’80 ci fu un nuovo tentativo di rinnovare la tradizione con una gara sul trampolino provvisorio intitolato a “Davide Da Col”: sfortuna volle che avvenisse il fattaccio e morisse Vittorio De Zordo, mentre saltava allenando i ragazzi. Fu la fine di questa meravigliosa avventura. Non di quello che essi furono nella storia dello sport. (RDC) Dino De Zordo vince il mondiale 1961 a Zakopane Fotoservizio in ultima pagina Foto d’archivio di Bruno De Zordo in un salto - I riconoscimenti a Nilo Zandanel, a Dino e Amedeo De Zordo, a Agostino De Zordo e Aido Olivotti, a Pietro Pertile Foto di gruppo a fine serata L s A NOV - 22-23.qxd:FEBBR 22-23 11 8-11-2010 14:26 Pagina 3 ANNO LVIII Novembre 2010 23 uova sede per l'associazione sportiva DoN lomiti Ring. E’ stata inaugurata il 4 settembre scorso l'attrezzata palestra ospitata nei locali dell'edificio dell'ex cooperativa di proprietà del comune di Valle di Cadore, ente che già aveva messo a disposizione per l'allenamento degli atleti uno spazio presso il Palazzo delle Feste. Quella cadorina è la prima scuola di pugilato del bellunese. Inoltre, l'offerta della nuova palestra comprende una ampia gamma di attività sportive. Nel corso dell'inaugurazione è stato possibile avere uno spettacolare “assaggio” delle discipline praticate, oltre a Boxe e Kick boxing, gli affascinanti Brasilian Jiu Jitsu e Aikido, dimostrazioni che hanno entusiasmato e catturato l'attenzione degli intervenuti. La A.S.D. Dolomiti Ring, presieduta da Antonio Staiano, fu fondata nel 2007 presso la palestra di Calalzo da Roberto Barnabò e da Claudio Novelli (attuale allenatore e dirigente), spinti da una grande passione per il pugilato olimpico ma anche dal desiderio di offrire in ASD DOLOMITI RING, PRIMA SCUOLA DI PUGILATO Nuova sede a Valle di Cadore per la ASD che pratica Boxe e Kich boxing, Brasilian Jiu Jitsu e Aikido Soddisfazione espressa dal presidente Staiano, dallʼallenatore Barnabò e dal dirigente Novelli Cadore un'alternativa agli sport cosiddetti “tradizionali”. Dall'iniziale piccolo gruppo, la società conta al momento circa 40 atleti, tra i quali 10 agonisti e 30 amatori con una netta preponderanza maschile anche se il sesso “debole” (si fa per dire), è comunque rappresentato. Queste discipline fino ad alcuni anni fa quasi di nicchia, sono oggi molto in voga e in costante aumento è il numero delle persone che vi si appassionano. Una vera e propria moda che ora è possibile seguire anche tra le montagne del Cadore, area spesso penalizzata dalla sua pur splendida marginalità. Al vice sindaco Daniel Battistella l'onore del taglio del nastro. Un'amministrazione quella del comune di Valle di Cadore particolarmente sensibile e disponibile nel venire incontro alle esigenze della popolazione e in questo caso, lodevole nell'impegno dimostrato EZIO DE LORENZO POZ NEL CLUB DEI 4000 nello sviluppo delle attività giovanili in Cadore. La nuova palestra dell'associazione sportiva Dolomiti Ring propone un'offerta davvero allettante, rivolta ad agonisti e amatori di ambo i sessi e di tutte le fasce di età, che d'ora in avanti potranno cimentarsi in pratiche che vanno ben oltre la sola attività fisica. Rina Barnabò INFO E CONTATTI [email protected] 328 8050540 ' davvero un'impresa quella di Ezio De LorenE zo Poz, l’alpinista comeliano che ha scalato in questi ultimi anni ben trenta vette delle Alpi superiori a 4000 metri. In questo modo Poz, così lo chiamano gli amici, entra nel prestigioso "Club dei 4000", ed è il secondo in provincia di Belluno e il 18° nella Regione Veneto. L’ultima cima è stata il monte Allalinhorn a 4027 metri, nel gruppo del Mischabel uno dei più significativi delle Alpi Pennine nel cantone svizzero del Vallese. “L'iniziativa del Club nasce giusto vent'anni fa quando la rivista Alp dedicò un numero monografico ai 4000. All'interno Luciano Ratto e Franco Bianco, lanciano l'idea di costituire un Club dei collezionisti di 4000, al fine di individuare quali e quanti siano tali appassionati e propongono un elenco di primo riferimento di 87 vette. Tre anni dopo una commissione di esperti dei tre paesi interessati, Italia, Francia e Svizzera, vara l'elenco ufficiale dell 82 vette di 4000 metri delle Alpi, ora accettato da tutti gli organismi competenti”. Quanti sono in Europa i componenti del Club? “Ad oggi poco più di trecento. Con la grande maggioranza di italiani, circa 250, dei quali 18 veneti e due nella nostra Provincia. Per l'Austria c'è anche il mitico Kurt Diemberger”. Cosa ti ha spinto a questa impresa, indubbiamente impegnativa e complessa? “In questi ultimi anni nelle montagne del Comelico ho aperto quasi 60 vie nuove con difficoltà fino al VII grado. Ho effettuato 60 prime assolute fra prime invernali, cascate di ghiaccio, discese di sci ripido, prime in solitaria, concatenamenti e attraversate. Nelle alpi occidentali invece avevo solo fatto qualche uscita: ero salito quattro volte in Cima al Monte Bianco, avevo scalato lo sperone della Brenva con variante Coulouar Gusfeld, la Via Kuffner al Mont Moudit, avevo percorso la fantastica cresta di Rocheford, ero salito due volte sulla Cima del Monte Cervino, sul Monte Rosa avevo percorso la bellissima parete nord del Liskamm orientale. Avevo bisogno di stimoli nuovi, di vedere luoghi nuovi e montagne nuove. Poi ho letto del Club dei 4000 e subito mi è venuto il desiderio di accendere il computer e iniziare nuovamente a fare progetti. L'alpinista ha bisogno di provare emozioni, di sognare nuove avventure prima di metterle in pratica. E cosi con degli amici fantastici quest’anno sono riuscito a salire ben ventuno vette nelle zone delle alpi Bernesi, monte Rosa e Massiccio del Mischabel raggiungendo il numero per entrare nel Club dei 4000”. Ed ora cosa ti attende? “Gli stimoli non sono finiti perché ce ne sono 82 da scalare, con panorami mozza fiato e mille emozioni con i compagni di avventura”. A chi dedichi questo traguardo? “Sicuramente alla mia compagna” conclude Ezio De Lorenzo Poz “che ha capito quanto sia importante per me l'alpinismo e l'emozione della vetta. Livio Olivotto Lʼalpinista comeliano sulla vetta del monte Allalinhorn (4027 m) Il primo mutuo casa con assicurazione sul debito residuo. Vuoi realizzare la casa dei tuoi sogni preservando il benessere della tua famiglia? L’assicurazione sul debito residuo garantisce il rimborso delle rate del mutuo in caso di disoccupazione, invalidità o morte. Diamo vita insieme al tuo progetto! www.bancapopolare.it