Notiziario n. 6 anno 2008 Carissimo/a, più volte mi sono scoperta a pensarti durante la recita del Rosario. Mai ti ho considerato una distrazione da scacciare, anzi, con piacere, ho continuato ad ascoltarti, a guardarti in ciò che conosco di te, perché così volevo che Maria, Nostra Madre, ti presentasse a Gesù. Diceva Bonhoeffer, noto teologo tedesco, che se non riusciamo a parlare di Dio al nostro fratello, possiamo sempre parlare a Dio del nostro fratello, cioè pregare per lui, per la pace, per la Chiesa del silenzio, perché la vita venga rispettata … Aggiungo io, seguendo il pensiero mariologico della Chiesa, se vogliamo semplificare la cosa affidiamo tutto a Maria attraverso la semplice recita del rosario, preghiera usata da secoli da migliaia di cristiani nel corso dei secoli. Ciascuno di noi, proprio per la sua identità di cristiano, è missionario. Non a tutti ci è dato di partire, né è data la capacità di parlare apertamente, invece tutti ci accorgiamo delle tante resistenze difficili a vincersi con i mezzi umani. Allora perché non essere missionari feriali in modo nuovo, nuovo originale con la corona del rosario in tasca, nel borsello, al braccio pronta all’occorrenza? Non è una preghiera difficile, anzi se vogliamo, ripetitiva come è, può risultare anche rilassante e puoi recitarla ovunque. Unisco al notiziario un semplice libretto che spiega il metodo e riporta i misteri della vita di Gesù da contemplare. Potrebbe esserti utile. Mi piace ricordare le belle parole di Giov. Paolo II: «Il Rosario mi ha accompagnato nei momenti della gioia e in quelli della prova. Ad esso ho consegnato tante preoccupazioni, in esso ho trovato sempre conforto. Quante grazie ho ricevuto dalla Vergine Maria attraverso il Rosario!» (E’ bello sapere che la nostra Rita conserva, come reliquia, la corona di Giovanni Paolo II) che le è stata data da lui stesso. Inoltre teniamo presente che è proprio Maria a portare Gesù a realizzare il suo primo ‘miracolo’ cioè primo ‘segno’ attraverso il quale si fa conoscere per quello che è: Dio. Così, pregando con Maria, ci scopriremo sempre più vicini a Lui. Che c’è tra me e te, o donna?’(cfr. Gv 2,4). Le distanze si accorciano e la confidenza aumenta! Sr Flavia Francesconi, in “Profilo spirituale di Mons Liviero” scrive che il Beato “non separava mai la Madre dal Figlio …” e riporta alcune sue frasi: « È là dove il Re Pacifico e Mansueto fece il suo primo ingresso nel mondo. È là dove iniziò la grande opera di perdono e di amore, lo sfoggio della sua Misericordia infinita per la salvezza dell’umanità …». La recita del Rosario, personalmente o in famiglia, sarebbe un tentativo da fare nel prossimo mese di maggio. Hai tutto il mio incoraggiamento. Ti ricordo gli appuntamenti che stiamo aspettando con una certa ansia: 1-2 giugno il pellegrinaggio nei luoghi in cui è vissuto il B. Carlo L.; 29-30-31 agosto i due giorni di spiritualità, ai quali ti attendiamo con altri amici. A presto sr Carla poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco". Poi disse a lei: "Ti sono perdonati i tuoi peccati". Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: "Chi è quest`uomo che perdona anche i peccati?". Ma egli disse alla donna: "La tua fede ti ha salvata; và in pace!". LA PECCATRICE DEL PROFUMO Protagonista della conversione raccontata in questa pagina evangelica, su cui abbiamo già riflettuto a Poti, è ancora una donna (ricorda Gv 8, 1-11 nel N°5) peccatrice che non confessa le sue colpe, che non parla di pentimento, né promette di non peccare più. Tuttavia parla molto eloquentemente usando il linguaggio dei gesti. Lc 7, 36-50 Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e stando dietro, presso i suoi piedi, piangendo cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato. A quella vista il fariseo che l’aveva invitato pensò tra sé. "Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice". Gesù allora gli disse: "Simone, ho una cosa da dirti". Ed egli: "Maestro, dì pure". "Un creditore aveva due debitori: l’uno gli doveva cinquecento denari, l`altro cinquanta. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?". Simone rispose: "Suppongo quello a cui ha condonato di più". Gli disse Gesù: "Hai giudicato bene". E volgendosi verso la donna, disse a Simone: "Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m`hai dato l`acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. . Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, Pagina 2 «Ed Ed ecco una donna,…»: entra durante il donna banchetto, perché la porta, secondo l’usanza, è aperta, affinché chiunque possa curiosare ed apprezzare la ricchezza del padrone, ma non certo aperta alle donne ‘chiacchierate’. Subito dà inizio ad una scena delicatissima, che impegna tutti i sensi: vista, udito, odorato, tatto, tra un sapore di lacrime e baci. Ormai l’attenzione è tutta concentrata su di lei. Sdegno, sconcerto da parte del fariseo e dei presenti; trepidazione, tenerezza e determinazione da parte sua; compiacenza e piena approvazione da parte di Gesù. Questa donna, rannicchiata « ai piedi» piedi di Gesù, posizione insieme di umiltà e di grande audacia come il suo amore, prorompe in un pianto. Pianto che, a differenza di quello di Pietro ( Lc 22, 62) che è « amaro », è carico di dolcezza, di gioia. È il pianto di chi finalmente trova la propria vera identità in colui che ama perché già amata da lui. Infatti l’amore di questa donna è effetto e causa del perdono (cfr. 41-43; 47) : perché perdonata, ama come risposta al perdono; e, perché ama, accoglie e comprende il perdono che è la forma più alta dell’amore. L’espressione di amore di questa donna è la risposta all’amore che Gesù per primo ci ha rivelato. Anch’Egli ha pianto (Lc 19, 41), ha lavato e asciugato i piedi ai suoi discepoli come colui che serve ( cfr Gv 13). « A quella vista il fariseo …pensò tra sé: se costui fosse un profeta …». Ecco la stranezza della nostra giustizia! Ora lo scandalo non consiste più nei gesti di amore della donna, ma che Gesù li approvi! Che Gesù si lasci toccare da quel tipo di donna! Gesù legge il pensiero e racconta la parabola dei due debitori, piuttosto schematica, ma che mette in gioco, con Simone e la donna, ciascuno di noi. È un forte richiamo per chi si presume giusto e una consolazione per chi accetta di venire perdonato. Ogni uomo è debitore a Dio di tutto: primo, siamo sue creature; inoltre, Egli offre sempre e a tutti il suo perdono. Il peccato di Simone, il fariseo, e di chi si crede giusto consiste nel non accettare di essere e di restare debitore con Dio. È credere di comperarsi l’amore di Dio con le proprie opere buone, sacrifici e preghiere. Dio non è un giudice da rabbonire. Egli è Creatore e Padre. Con Lui non abbiamo nessun conto da saldare per sentirci poi ‘come Dio’. Il fariseo non ammette di essere amato gratuitamente e di essere debitore, o perché pensa di aver meritato l’amore, o perché ritiene che i conti della sua vita, condotta nella rigida osservanza della legge, siano a posto. La donna invece sa di essere una peccatrice amata e perdonata, perciò esprime tutto il suo amore per il Signore Gesù. Vince ogni rispetto umano, ogni sentimento di vergogna e lascia parlare la sua fede. Realizza ciò che Gesù stesso suggerisce di fare per ereditare la vita eterna (cfr Lc 10, 25-28 già visto nel Notiziario N° 1) : « Amerai il Signore Dio tuo, con tutto il tuo cuore, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente», continua poi per raccontare la parabola del buon Samaritano « e il prossimo tuo come te stesso». È evidente che l’amore di questa donna per Gesù è di tutt’altra specie di ciò che alcuni registi volevano insinuare con certe scene dei loro film! Quest’amore per Gesù è il cristianesimo. La fede cristiana che diventa vita. Non a caso i Padri della Chiesa hanno letto nei gesti di premura e di delicatezza della donna concentrati sui «piedi» piedi» di Gesù l’amore per i piccoli, per gli ultimi ed emarginati in quel corpo che è la Chiesa di cui Gesù è il capo, ma anche dell’intera umanità di cui Dio è Padre. Concludendo, è proprio nella distinzione tra donnadonnafariseo che Gesù ci fa capire il suo giudizio: la nostra mancanza non dipende tanto dalle nostre ingiustizie, quanto dalla nostra dura giustizia, non tanto dal male fatto, quanto dal bene non compiuto. Gesù apprezza la giustizia, l’adempimento di ogni legge, ma soprattutto apprezza l’amore e la magnanimità. Il racconto quindi non serve per assolvere la donna peccatrice e condannare il fariseo giusto, ma per smascherare al ’giusto’, a ciascuno di noi, il proprio peccato e a portarci a tanto amare, perché tanto ci è stato perdonato. Tutti noi, come il fariseo, siamo chiamati a riconoscerci nella peccatrice, come, nel capitolo 15, il fratello maggiore nel minore, per partecipare alla festa d’amore di Dio padre e sposo dell’umanità. src Benedetto XVI “ Spe Salvi” n°49 L’attuale Papa chiude la Lettera Enciclica “Spe Salvi” con i due ultimi paragrafi (49-50) dedicati a “Maria, stella della speranza”. Maria, stella della speranza 49. Con un inno dell'VIII/IX secolo, quindi da più di mille anni, la Chiesa saluta Maria, la Madre di Dio, come « stella del mare »: Ave maris stella. La vita umana è un cammino. Verso quale meta? Come ne troviamo la strada? La vita è come un viaggio sul mare della storia, spesso oscuro ed in burrasca, un viaggio nel quale scrutiamo gli astri che ci indicano la rotta. Le vere stelle della nostra vita sono le persone che hanno saputo vivere rettamente. Esse sono luci di speranza. Certo, Gesù Cristo è la luce per antonomasia, il sole sorto sopra tutte le tenebre della storia. Ma per giungere fino a Lui abbiamo bisogno anche di luci vicine – di persone che donano luce traendola dalla sua luce ed offrono così orientamento per la nostra traversata. E quale persona potrebbe più di Maria essere per noi stella di speranza – lei che con il suo « sì » aprì a Dio stesso la porta del nostro mondo; lei che diventò la vivente Arca dell'Alleanza, in cui Dio si fece carne, divenne uno di noi, piantò la sua tenda in mezzo a noi (cfr Gv 1,14)?