"Life is happiness indeed?" - CANDIDO al Camploy.
Ritorna briosamente in scena il Gruppo Teatrale del Liceo Montanari, che, dopo la "virata"
de L'Asino d'oro, approda a uno stile più comico e parodistico, stile dettato dal testo analizzato e
rappresentato quest'anno: il Candido (o l'Ottimismo) di Voltaire, celeberrimo romanzo "filosofico",
che mette alla berlina e confuta il precetto cardine delle filosofia di Leibniz "viviamo nel migliore
dei mondi possibili".
Lo stile, più "leggero" rispetto ai testi precedenti, non impedisce però al Gruppo e ai suoi attori di
attuare una riflessione sul concetto, non tanto di ottimismo, ma di felicità: da qui il titolo Candido,
o della felicità (?). Il testo dello spettacolo non è una fedele trasposizione del romanzo breve di
Voltaire, (come spiegato ad inizio spettacolo dalla collaboratrice del progetto, la professoressa
Cecilia Iannaccone ma una sorta di pastiche in cui confluiscono sia i brani più celebri del suddetto
romanzo, sia alcuni stralci del libretto del Candide (frizzante musical di Leonard Bernstein) che
alcuni pensieri e riflessioni dei ragazzi sul concetto di felicità.
Il Candido secondo Mirco Cittadini, dunque, vive in un una realtà di mondi "macchiettistici" ed
esagerati: Westfalia è un regime dittatoriale in cui imperano ferree norme sull'igiene, Eldorado un
mondo hippie e colorato, il regno dei Bulgari è governato da donne che fanno degli uomini merce
da acquistare, l'autodafé diventa un bieco reality show sulla morte.
Ognuno di questi quattro mondi interpreta nelle maniere più diverse (ed estreme) il concetto di
Felicità: la ricerca ossessiva della perfezione, il sadico piacere nel vedere le sofferenze altrui, un
distacco dalle cose terrene che rasenta l'ascetismo. Un labirinto di specchietti per allodole in cui
Candido si smarrisce nella (vana) ricerca della sua Felicità. Felicità che, come amaramente scoprirà,
non ha mai conosciuto, impegnato com'era a trovarla nelle vuote parole di altri, invece di cercarla o
comprenderla dentro di sé.
Lo spettacolo è quindi sì leggero e comico, ma in maniera quasi crudele: i bravissimi ragazzi del
Gruppo riescono sapientemente a muoversi sull'orlo di un baratro, in bilico tra la farsa e una
voragine spaventosa, in cui, fortunatamente, non precipitano.
Sugli scudi, nel ruolo eponimo, Francesco Sartori, "candido" e ingenuo al punto giusto. Il suo
Candido, sempre (ipocritamente?) sorridendo, accogliendo, secondo le lezioni del suo maestro, la
Felicità. Le peripezie che subisce, tuttavia, hanno ben poco di positivo da mostrargli, e, man mano
che il viaggio continua, il suo sorriso e il suo candore svaniscono: uccide, ruba e si tiene la donna
che ha amato (solo per la sua bellezza, ormai sfiorita) solo per capriccio personale. Il suo rapporto
con Cunegonda (la "glitter e brillantosa Sara Leoni, spigliatissima scenicamente e in forma
smagliante) appare sin da subito impossibile agli occhi degli spettatori, ma entrambi sono troppo
impegnati ad immaginare il loro futuro (semplice e rustico per lui, sfarzoso e chic per lei). I due
disillusi studenti di filosofia raggiungono la piena "maturità" a discapito del loro Eden, del loro
paradiso terrestre, della loro Felicità.
Esuberante il Pangloss di Stefano Grubissich, che "ringiovanisce" il personaggio del professore,
spesso trasformato in un vegliardo barbuto e avvizzito dall'età. Il Pangloss che ne esce è un giovane
professore universitario, volitivo e a tratti prepotente, ma sempre simpatico. La malizia di Paquette,
cameriera della madre di Cunegonda, viene perfettamente affrontata da Maddalena Sartori, che
crea un personaggio delizioso e irresistibile. Giustamente cinico, disilluso e scontroso il Martino
di Jigoro Sanna.
I ragazzi impegnati nella numerosa massa corale si sono impegnati in più parti e in continui e
velocissimi cambi di costume. Descrivere minuziosamente ogni ruolo affrontato da ciascuno di essi
è compito assai difficile, ma non impossibile. Mi scuso sin da subito con le persone che non riesco a
nominare (per difetto di memoria o per errore) ma ad ognuno va un vivissimo applauso.
Youba Amagour si è calato degnamente nei panni del Barone, padre di Cunegonda, e nella veste
improbabile di "infiltratA" tra l'esercito delle donne. Giustamente vanesio e superficiale l'altro figlio
del Barone, il Maximilian di Michele Chiovetto.
Carismatici e adorabilmente odiosi i tre presentatori del reality sulla morte, ben resi da Claudia
Zenone, Giulia Goffredo e Giacomo Ferrari; parimenti efficaci e irresistibili i "capi-santoni"
dell'etereo mondo di Eldoaro, Riccardo Olivieri, Emma Caliari, Chiara Berzacola ed Elena
Stevanoni.
Nell'universo "femminile" si sono distinte la Presidentessa di Valentina Falco con le sue
soldatesse, Gaia Lorenzoni, Stella Piazzola, Giorgia Travasa ed Elena Qalliu, nonché le
banditrici di Joi Amaechi, e, soprattutto, Sofia Pomari, irresistibile e applauditissima. Bravissime,
pur nella brevità della loro parte, Giorgia Lanza, simpatico carnefice del reality show, Diana
Anselmo, sempre spigliata e divertita, e Sara Salbego, ora venditrice igienista, ora schiavo in
vendita, ora amante di Cunegonda.
Scarna e nuda la scena del Camploy, arricchita dalla bellezza e dalla bravura degli attori in scena,
vestiti ora totalmente di bianco nella pulita Westfalia (un richiamo al "primo" R+G?), ora in tenuta
militare, ora in drappi e gonne coloratissime.
In poco più di un'ora di spettacolo, il pubblico si è lasciato trascinare, divertito o affascinato dalla
trascinante forza di tutti i giovani in scena. Dopo gli applausi, meritatissimi e calorosi, il cast, in
compagnia del regista stesso e dei collaboratori alle musiche e alle luci (Paolo Peruzzi e Joshua
Duò) si è trascinato in una danza corale sulle note di Happy di Pharrell Williams, come in una
grande festa.
Verona, 28 marzo 2014
Martino Pinali
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