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24 ore - distribuzione gratuita - numero 0 - marzo 2011
Periodico
diUmbria
politica Left
e cultura
a curaaggiornate
di www.umbrialeft.it
1
www
Con emozione, con emozione altissima
DOPPIA CRAVATTA
Un piccolo popolo, dai pensieri Le due vite di Capitan Achab. Anni passati in
più diversi, ricorda il suo Sudamerica da inviato giornalista. Poi l’amore per
cantastorie di Politica e Cosmo la sua città, la poesia e le lotte studentesche
Supplemento a
www.umbrialeft.it
Registrazione al Tribunale
di Perugia n. 47/2007 del
16/11/2007.
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Eugenio Pierucci.
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SUL WEB
LE NEWS
SULLA CARTA
LE ANALISI
Redazione
I
l 19 novembre del 2007, con un
manipolo di giornalisti, grafici
e appassionati, siamo atterrati
sul nuovo pianeta dell’informazione globale: il web. Abbiamo incominciato a lanciare uno stile tutto
nostro: rumors, fuoribusta della politica, inchieste, cronache, interviste
ed ora persino le partite in diretta del
calcio (sponda Perugia). Abbiamo
setacciato, metro dopo metro, tutto
il centrosinistra che è il nostro punto
di riferimento. Setacciandolo abbiamo messo in rilievo difetti, pregi…
ma soprattutto debolezze figlie di
troppe divisioni. Abbiamo frustato
quando era necessario farlo. Abbiamo accarezzato quando la passione,
l’onestà e il rispetto sono emerse da
vari progetti politici umbri. Abbiamo
pianto e lottato per le troppe Merloni
e Piselli dell’Umbria. Un mix di passione, volontariato, giornalismo vero
e anche militante che ci ha portato ad
essere il primo sito web di politica commenti, le inchieste, le rubriche
dell’Umbria. Da noi viene anche il sulla vita politica e occupazionale
centrodestra, le cui cronache e i die- dell’Umbria e di Perugia in particotro le quinte raccontiamo puntuali. lare. Web e mensile gratuito – 5mila
Tanto rumore e
copie in tutti i
parole che ogni UmbriaLeft oltre il web
maggiori
pungiorno vengono
ti di passaggio
diventa mensile gratuito
lette da 4mila
– per una nuova
del
capoluogo.
lettori, per un
stagione
umatempo sul sito Sarà il giornale del lavoro, na e politica. Il
di 4minuti. A tre della green economy e
giornale di oggi
anni e mezzo dal della cultura
è un numero zero
laboratorio web,
che tributiamo a
abbiamo deciso di entrare nel merca- Paolo. Ma con oggi iniziamo già le
to ampliando la redazione e...la so- battaglie per due “sì” per fermare il
stanza. Dal 23 marzo 2011 siamo en- nucleare e riportare l’acqua in mano
trati nelle rotative per realizzare un ai cittadini. Noi siamo pronti. E voi
mensile che sarà tutto incentrato sui siete dei nostri?
2
UmbriaLeft.it
Analisi I
Le pagelle di Ciuenlai
La multinazionale
delle chiacchere
Katiuscia Marini – Con il sindaco di
Perugia mettono su un bordello perché i
loro favoriti sono stati esclusi dai piani
alti della Fondazione della Cassa di Risparmio. Qualche maligno sussurra sogghignando che “se c’erano La Lorenzetti
e Locchi non sarebbe successo”. Magari
non è successo nemmeno stavolta. Poco
Vigili e molto extraurbani 5
Lamberto Bottini – Dopo aver perso le
primarie ad Assisi e prima di affrontare
il tremendo “rischio” di quelle di Gubbio
e Città di Castello, smentisce “categoricamente” l’eventualità secondo la quale
alle prossime comunali il Pd potrebbe
anche non avere candidati alla carica di
primo cittadino. ”A Trevi e a Bevagna – avrebbe detto – sono stati nominati due dei nostri”.
Per la serie “piccolo è
bello”. Film consigliato
“Bersani mi si sono ristretti i sindaci”.
7 perché metterci la faccia di questi tempi è roba
da eroi.
Venanzio Nocchi – Vuole candidarsi alle primarie di Città di Castello con Sel dopo aver sentito Vendola
dire che ci vuole una nuova narrazione.
Altro che una semplice narrazione, a lui
per rifarlo sindaco, dopo 40 anni, ci vorrebbe un’intera biblioteca. 4
Renato Locchi – Boccia il “piano pollaio” con il quale tre suoi consiglieri
(Smacchi, Barberini e Galanello), per
rendere più confortevole gli alloggi per
galline, avevano pensato di dotare queste
strutture di cucina all’americana, tre camere, due bagni, sala da pranzo, salottino
con la tv e garage per il camioncino che
le trasporta al mercato. Fonti ben informate di palazzo Cesaroni hanno lasciato
trapelare la notizia che i tre, viste le opposizioni sui pollai, avrebbero abbassato
le pretese accontentandosi di una legge
per l’aumento della cubatura delle cucce
per cani e delle gabbie per canarini. 3
di Nicola Bossi
Consumatori in Lotta
Benzina, lo tsunami
non travolge
la pompa.
Continuano i rincari
La crisi che ha colpito il Giappone
sta avendo ripercussioni sulle quotazioni dei carburanti, con benzina
e gasolio che sui mercati internazionali nell’area del Mediterraneo
calano rispettivamente di 35,50
dollari (a 946 dollari/ton) e di 16
dollari (a 990 dollari/ton). Anche il
petrolio risente dell’effetto Giappone, e ieri le quotazioni hanno perso il 3,9% a 97,26 dollari al barile.
“Tutto ciò avrebbe dovuto rifletter-
agli animalisti travestiti da cementieri e
7 al “capomastro pentito” Renato Locchi.
Edo Romoli – Sbatte la porta del circolo
Pd di Assisi e dichiara “nel gruppo dirigente c’è chi ha puntato a sistemare se
stesso e gli amici “. 4 per non esserci riuscito
Caccia – L’Idv propone che per ridurne il
numero, i piccioni cittadini siano dichiarati “specie cacciabile”. L’apertura della
stagione venatoria a questa specie è prevista in Piazza IV novembre, Corso Vannucci e Piazza Italia. E’ la strada dei palazzi. Attenti alla sindrome del Maghreb.
Unità D’Italia – Il Pdl per i 150 anni
regala il tricolore a tutti. Beh tutti è una
parola grossa viste le
polemiche sulla festa.
No, no tutti, proprio
tutti, Bossi e Calderoli “nostrali” compresi.
Per evitare imbarazzanti rifiuti che rovinerebbero il senso di “una
grande l’iniziativa di
stampo patriottico”, sarebbe stata studiata una
apposita strategia di distribuzione personalizzata della bandiera” : intera per i fascisti, intera, ma con
colori più sbiaditi, per i finiani, intera ma
trasparente e senza colori per quelli del
Pd, solo il bianco e il rosso per i tifosi
del Perugia, solo il bianco e il verde per i
Ternani, solo il verde per i leghisti, solo
il rosso per i comunisti e solo il bianco
per i democristiani, i preti e gli allergici
al tuorlo d’uovo.
Trasporti – I cittadini sono infuriati perché, secondo loro, il pullman delle 7,04
che parte da San Mariano (Corciano),
imbarca 150 persone, quasi il doppio dei
passeggeri consentiti. Dice che per risparmiare hanno imboccato la strada delle offerte speciali : Passa uno, monti due.
Cartelloni – Accade a Nocera Umbra :
il paese è a destra, ma il cartello indica
a sinistra. Indovina, indovinello : E’ una
località o la sede del Pd?
si oggi stesso sui listini di benzina
e gasolio, con una riduzione dei
prezzi alla pompa, che tuttavia non
si è verificata. Ancora una volta
abbiamo la dimostrazione dell’iniquità che caratterizza i prezzi dei
carburanti in Italia, e della speculazione dettata dal fenomeno della
“doppia velocità”. Tutto ciò mentre
gli italiani, a causa del caro-benzina, sono costretti a sborsare 300
euro in più all’anno a famiglia”.
“Di fronte all’immobilismo totale
del Governo – Adoc Umbria chiede
un intervento dell’Antitrust, affinché faccia luce su eventuali speculazioni sui carburanti legate alla
crisi del Giappone, che avrebbero
effetti pesantissimi sulle tasche dei
cittadini”.
Di questi tempi essere di sinistra assomiglia molto ad
essere di destra. In Umbria
come in Italia. Prendiamo
ad esempio il conflitto in
Libia: “il popolo anti-cav si
uniforma alla guida del suo
Generale Napoletano”. Tutti sognano di colpire con un
bel missile quel buffo amico
arabo di Berlusconi che si
porta sempre dietro tende e
bonazze. Ad Assisi non più
per la Marcia, ma per il tartufo. Il sindaco di Perugia,
Wladimiro Boccali, continua la sua battaglia sulla
somministrazione dell’alcol
nel centro storico. Per far
rispettare la quiete notturna i locali dovranno fornirsi di sorvegliante privato.
Insomma un modo per abituarsi velocemente al pizzo
dopo la presa definitivamente del potere in Umbria delle
Mafie. Terza metamorfosi:
diventare magistrato è la
massima aspirazione per un
uomo o una donna. Una volta secondo De Andrè a fare il
magistrato ci pensavano solo
i nani e borghesi in cerca di
un riscatto sociale o per coprire le loro deformità.
Personaggi & Storie
lo strano caso di Maria Rosi
Chi lo avrebbe mai detto: la neoconsigliere regionale del Pdl, Maria Rosi, non è quella paperonasuper-benestante-milionaria che
i suoi compagni di partito dichiaravano ogni qual volta su un territorio si incontravano manifestiricevimenti-assemble-danzanti
della ROSI-MARIA. Tutti a dire:
“può spendere e spandere quello
che vuole....non ha problemi di
piccioli….beata lei”. E invece
Rosi Maria nata a Roma nel 1966
lottava, sotto campagna elettorale, non solo per degli ideali…..
come dimostra il suo reddito
imponibile di 873 euro relativo
a tutto l’anno 2010. Per fare la
campagna elettorale ha investito
qualcosa come 24mila euro (così
ha dichiarato). Un investimento
andato a buon fine.
Lo StupiDario
“Movimenti Profondi”
Santi e Statuto. Statuto provinciale e Santi. Laici contro cattolici. I
soliti contro gli arci-soliti. Il Presidente della Provincia di Perugia.
MVG, aveva proposto di inserire
nel testo provinciale un richiamo
a San Francesco e San Benedetto, due grandi santi umbri, dato
che non c’era nessun riferimento
dell’impegno cristiano e cattolico.
Il Pd per evitare le guerre interne
ha fatto votare un testo a tutto il
centrosinistra che è un esempio
di gattopardismo raro che da una
parte pare dare qualcosa ai cattolici ma dall’altra non toglie niente
ai laici. Come ha fatto? Semplice:
franceschini e benedettini sono
diventati sinonimi di “movimenti
profondi” che “hanno agito sulla
nostra terra”. Ma non era meglio
dire ai centristi: ragazzi finché
comandiamo noi tutto rimane
com’è?…meglio passare per bastardi che per ignoranti.
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3
Analisi II
Delusioni Primarie
Metanodotto della discordia
Primarie Assisi. L’iviato di RaiNews, Carlo Cianetti - appoggiato dai Partiti
della Sinistra più IdV - ha battuto sonoramente la portabandiera del PD, Claudia
Travicelli. Ora Bacchetta (PSI) prova l’impresa a Castello contro i “Bersani Boys”.
Se la Provincia di Perugia ha firmato gli esposti contro l’avanzata del
metanodotto Brindisi-Minerbio; la Regione invece non si opporrà all’impattante
opera, convinta dal progetto di risanamento firmato ENI.
Il maggioritario ti accorcia la vita
Da Nocera ad Amelia la crisi dei sindaci uscenti e le ambiguità del sistema
elettorale. E anche per Ricci ad Assisi il risultato non è affatto scontato
di Ciuenlai
L
’incredibile spettacolo della
guerra per le candidature a cui
abbiamo assistito in questi mesi
e alla quale, purtroppo, continuiamo ad
assistere, non è altro che l’atto finale,
degli effetti del sistema
maggioritario. La personalizzazione è stata spinta ai massimi livelli e
ormai è l’unico elemento
con il quale viene identificata la politica. I programmi (quando ci sono)
vengono sempre dopo.
Il processo ha avuto varie fasi, prima di arrivare
alla degenerazione attuale. L’avvento dell’elezione diretta di Sindaci e
Presidenti è parsa, all’inizio, come un
elemento di stabilizzazione del sistema.
Ma non ci si è resi conto che il primo
periodo fu gestito in maniera proporzionale. I partiti, anche se dimagriti e meno
organizzati, erano ancora una cosa seria. La sinistra sfondò perché mise in
campo i migliori candidati possibili,
gente di grande personalità dando l’impressione di una grande apertura verso
al società civile. Ma durò poco; solo 5
anni. Il secondo decennio è quello del
ritorno degli apparati e della formazione delle oligarchie. Da qui il passaggio all’individualismo sfrenato è stato,
praticamente,automatico. La cultura
dell’uomo solo al comando, non poteva
che avere questa negativa conclusione.
E la presunta stabilità si è trasformata
in un inferno, in una competizione ad
orario continuato. Quella che era considerata la normalità e cioè la riconferma
per la seconda legislatura è diventata,
nella maggioranza
dei casi, una
eccezione.
Oggi, in realtà, la battaglia inizia
il
giorno
dopo l’insediamento.
E gli oppositori
più
accaniti e
pericolosi
sono interni più che esterni alla coalizione che ha vinto. Questo nuoce gravemente alla salute degli enti locali
perché la condizione fondamentale per
passare all’assalto di sindaci e Presidenti in carica è quella di mettere in difficoltà le varie amministrazioni. Peggio
vanno e più aumentano le possibilità di
mandare a casa i responsabili. E, lentamente questo assalto avviene ad una
distanza sempre più ravvicinata. Prima
si aspettava la fine delle due legislature,
poi si è passati a sferrare l’attacco alla
fine della prima e adesso si comincia a
tramare dopo pochi anni dall’insedia-
mento (in alcuni casi dopo pochi mesi).
In ogni posto i “papabili” creano propri apparati, gruppi di sostenitori, che
sfuggono alle strutture di partito e che
rispondono solo ad interessi di parte. E’
un po’ come a fine impero, quando ogni
generale si faceva incoronare imperatore dalla propria legione. E i generali aumentano ogni ora. Non sono teorie, ne
chiacchiere ma fatti di questi tempi e di
questi giorni. Basta leggere le cronache
elettorali. I sindaci di Nocera Umbra
e Di Amelia, che erano al primo mandato, non verranno riconfermati. Ricci
di Assisi non avrà tutto il centrodestra
con lui perchè il suo vicesindaco Bartolini è diventato un suo concorrente.
In città come Spoleto e Terni ci sono
forze dentro il Partito Democratico che
stanno provando a far saltare il banco
prima del 2014. A Perugia una manciata di Consiglieri di maggioranza tiene
costantemente “sotto scorta” Boccali.
Credo quindi che se si vuole provare a
rimettere in campo un pizzico di normalità, bisognerà che, prima o poi qualcuno cominci a fare una seria battaglia
contro questo sistema che sta andando
in pezzi e che sta mandando in pezzi le
istituzioni. Certo la modifica dell’elezione diretta è, per Comuni e Province, una questione nazionale, ma per la
Regione è cosa nostra. Una legge elettorale che elimini il listino e che preveda (al massimo) solo l’indicazione del
Presidente, potrebbe dare una mano alla
democrazia e al buon governo.
Zero tagli
a Sanità e Welfare
Passi in avanti per il bilancio regionale del 2011. La prima commissione – presidente Massimo Buconi –
ha espresso un voto favorevole non
tanto di circostanza (o meglio dire di
maggioranza politica) ma convinto.
Merito evidentemente dei conti portati sul tavolo dall’assessore Franco
Tomassoni che ha evitato il riflesso
dei tagli nazionali sui settori regionali come Sanità e Welfare.
Anzi le spese per la sanità aumenteranno dell’1%, confermando investimenti su attrezzature e strutture
sanitarie ed abbia mantenuto per il
welfare gli stessi impegni finanziari
del 2010.
Il Covo Freddo
della Mafia
Dal rapporto sulle infiltrazioni criminali e mafiose in Umbria emerge la
validità della teoria del ‘covo freddo:
l’Umbria base di smistamento, afflusso e consumo di droga, prostituzione
e usura. Per Cittadinanzattiva ben il
23 percento dei capitali investiti in
Umbria non passa attraverso gli sportelli bancari e gli appalti al massimo
ribasso rappresentano un settore con
notevoli criticità. Nel rapporto Ecomafie 2010 di Legambiente vi sono
dati preoccupanti che riguardano il
territorio umbri, con gestione illegale
dei rifiuti (evidenziata dalle operazioni che hanno coinvolto Perugia, Castel Viscardo, Trevi, Orvieto e Terni).
4
Primo piano: proposte e proteste
Bolletta idrica, 339 euro all’anno a famiglia
UmbriaLeft.it
Nuove bottiglie crescono
Ancora un record negativo per i perugini e gli umbri in generale. dopo la bolletta della La regione dell’Umbria ha diramato il bollettino del commercio dei 17 marchi
toscana, nella speciale classifica di “acqua salata” c’è quella umbra che prevede una di acqua minerale presenti sul territorio. A differenza dell’andamento nazionale,
spesa annua di 339 euro a famiglia. E per fortuna che siamo la regione delle acque
in Umbria la produzione è aumentata del 3%. Nessun nuovo occupato.
Acqua pubblica,
il futuro si gioca
sui due referendum
Il 26 grande manifestazione per bloccare
nuovi attingimenti e investitori privati
D
all’Umbria verso la grande manifestazione del popolo dell’acqua del 26 marzo 2011 di Roma.
Dopo aver raccolto oltre 15mila firme
per i referendum e soprattutto aver stoppato i nuovi prelievi della Rocchetta spa
a Gualdo Tadino (piccolo capolavoro del
Comitato Riofergia), il popolo umbro
dell’acqua – trasversale politicamente –
è pronto al grande sodo nella capitale in
nome dell’acqua pubblica. Sono previsti
numerosi pullman da Perugia, Città di
Castello, Gualdo Tadino e Terni con costo a sottoscrizione libera per finanziare
la campagna referendaria. Diversi sono i
comitati locali che si occupano della conservazione delle risorse idriche: Il comitato tutela Rio Fergia di Boschetto contro
i prelievi di Rocchetta/Idrea, il comitato
contro l’acquedotto Scheggino Pentima
per la conservazione delle sorgenti del
Nera, poi le mobilitazioni contro l’inquinamento del cromo a Terni, l’alluminio
Orvieto, il percolato a Pietramelina, e
quello degli allevamenti a Bettona.
Acqua salata-Grande è la mobilitazione
locale contro gli effetti della privatizzazione che anche in questa regione si fanno
sentire- aumenti delle tariffe dal 20 al 50
% in 3 anni, aumento di perdite nelle reti
fino al 47% per mancanza di investimenti,
distacchi delle utenze senza preavviso!
15mila firme
contro i “Signori”
delle acque minerali
e degli acquedotti
Grida al successo il Comitato umbro “Acqua pubblica” per i risultati della campagna referendaria
contro la privatizzazione dell‘acqua in Umbria. Sono quasi 15mila
i cittadini che hanno firmato per i
tre referendum per tornare ad una
gestione pubblica e partecipata del
servizio idrico. E dunque 15mila
firme di cittadini umbri faranno
Tutto questo grazie alle gestioni miste
pubblico private che in Umbria sono
partecipate da ACEA quindi da SUEZ e
Caltagirone (ATI 1,2 e 4) e, alla gestione in House dell’ATI 3, mentre Umbra
Acque brinda ai successi aziendali e alle
prospettive di sviluppo e i nostri amministratori regionali puntano all’unificazione
dell’ambito per aprire loro la strada.
Alle urne-Oltre un milione e quattrocentomila donne e uomini hanno sottoscritto
i referendum per togliere la gestione del
servizio idrico dal mercato e i profitti
dall’acqua. Lo hanno fatto attraverso una
straordinaria esperienza di partecipazione
dal basso, senza sponsorizzazioni politiche e grandi finanziatori, nel quasi totale
silenzio dei principali mass-media. “Siamo convinti – ha spiegato che una vittoria dei SI ai referendum della prossima
primavera possa costituire una prima e
fondamentale tappa, non solo per riconsegnare il bene comune acqua alla gestione
partecipativa delle comunità locali, bensì
per invertire la rotta e sconfiggere le politiche liberiste e le privatizzazioni dei beni
comuni che negli ultimi trent’anni hanno
prodotto solo l’impoverimento di larga
parte delle popolazioni e dei territori e
arricchito pochi gruppi finanziari con una
drastica riduzione dei diritti conquistati,
determinando la drammatica crisi economica, sociale, ecologica e di democrazia
nella quale siamo tuttora immersi”.
parte di quel milione che saranno consegnate domani in Corte
d’Appello a Roma per dire no
alla privatizzazione dell’acqua Le
firme raccolte in Umbra, secondo i dati del comitato promotore,
sono state 1500 Orvieto, 1500 a
Narni, circa 5000 a Perugia, 1000
a Terni <http://www.ternimania.
it/> e 1300 a Gubbio <http://gubbionotizie.blogspot.com/> , 500
a Foligno e Spoleto. Il 31 dicembre 2011, per effetto del decreto
Ronchi (dl 135/2009, art. 15, c. 1,
lettera d) cesseranno le gestioni di
Umbra Acque spa, Vus spa e Sii
Terni.
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5
Focus lavoro
Lotta alla sfruttamento
Carne da macello
Una legge per far diventare reato penale il caporalato: questo
l’obiettivo della Fillea e Flai Cgil, e il PD. Il caporalato esiste anche
in Umbria: nel perugino (zona Ponte Felcino) e Alto Tevere.
Tra le 83 persone morte sul lavoro nei primi due mesi dell’anno, le donne sono
3 mentre gli stranieri sono 11 ovvero il 13,3% del totale, vale a dire di 2 punti
percentuale superiore rispetto alla media 2010. Rumeni ed albanesi i più colpiti.
L
di Gianluca Pozzi
a sicurezza sul lavoro inizia anche
in Umbria ad essere un valore da
rispettare e far rispettare. Dopo
decenni – e le recenti battaglie di sensibilizzazione dell’assessore regionale
Stefano Vinti – stanno arrivando i primi
risultati seppur parziali. Il primo: l’Umbria non è più maglia nera delle morti sul
lavoro. Il secondo:è proprio la Provincia
di Perugia quella che è diventata piuttosto virtuosa. Male, anzi malissimo invece
Terni che passa al terzo posto nazionale
per il luogo dove si muore maggiormente
di lavoro rispetto al totale degli occupati. Il rilevamento porta la firma dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro di Vega
Engineering di Mestre che ha monitorato
i primi due mesi dell’anno su scala nazionale.
Dove si muore maggiormente
Il dato che emerge dal Paese è comunque sconfortante: 85 vittime da gennaio
e febbraio 2011 contro le 65 del 2010;
e questo accade quando il 30 per cento
degli occupati giace clamorosamente in
cassa integrazione. Milano è la provincia
maggiormente colpita dall’emergenza
con 6 morti, seguita da Catania, Napoli e
Torino (4), da Messina e Bologna (3). Sul
fronte dell’incidenza è invece Aosta a detenere lo sconfortante primato (35,5). Seguita da Matera (30,7) e da Terni (22,2).
Morire di Lavoro
l’Umbria sveste
la maglia nera
I primi dati del 2011 sono positivi:
Perugia scende al 53 esimo posto nazionale.
Malissimo Terni che sale al terzo posto.
Comunque qualcosa nelle coscienze si muove
Perugia è all’ultima posizione (52esima)
grazie alle zero vittime su bacino di oltre
400mila occupati
Tassa di soggiorno- Confindustria attacca:
“È un balzello scacciaclienti”
Il Federalismo, nonostante sia ancora in
stato embrionale, sta creando già i primi
grattacapi sia alle amministrazioni locali
che a quella regionale. La possibilità di
poter mettere una tassa di soggiorno - un
euro fino 5 al massimo - per ogni turista
che soggiorna in Umbria è vista come
fumo negli occhi da Federalberghi Umbria che, nel frattempo, ha già espresso
detto un no secco a riguardo.
Secondo l’associazione di categoria, infatti, si tratta di una tassa “la cui concreta
I settori mortali
Ed è nuovamente il settore agricolo ad essere protagonista dell’emergenza
con il 36,1 per cento delle
morti bianche registrate da
Vega Engineering nel primo bimestre dell’anno(dati
disponibili nel sito www.
vegaengineering.com ), seguito come sempre da quello delle costruzioni (18,1
per cento delle vittime). A
distanza si trovano i decessi rilevati nel commercio all’ingrosso e
al dettaglio e nelle attività artigianali (9,6
introduzione da parte dei comuni umbri
penalizzerebbe un settore strategico in un
momento già molto difficile”. Per questo
Federalberghi ha sollecitato le istituzioni
locali, Regione in primis, ad assumere
“scelte responsabili e coerenti con il ruolo trainante dell’economia locale che al
turismo viene costantemente attribuito”.
Un aspetto sottolineato due giorni fa
Il record
dei 40-50enni
La fascia d’età maggiormente
toccata dal dramma delle morti
sul lavoro – stando ai dati forniti
Engineering nel primo bimestre
dell’anno- è quella che va dai 40
ai 49 anni con 25 vittime (30,5
per cento del totale), seguita da
quella compresa tra i 30 e i 39 (16
vittime) e tra i 50 e i 59 anni (14
morti). Significativo anche il dato
che riguarda gli ultrasessantenni
(21 decessi). Quest’ultimi sono
spesso vittime nei settori dell’edilizia e in quelli dell’agricoltura.
per cento), nei trasporti, magazzinaggi e
comunicazioni (7,2 per cento), nei servizi (6 per cento), nello smaltimento rifiuti
così come nella produzione distribuzione
manutenzione di energia elettrica, acqua
e gas (3,6 per cento).
Mercoledì il giorno nero
Nell’elaborazione dei giorni della settimana in cui si perde la vita è il mercoledì
a ‘spiccare’ con il 20,5 per cento degli
eventi mortali, seguito dal giovedì (18,1
per cento). Purtroppo l’epigrafe del lavoro non conosce pausa neppure nel fine
settimana perché tra sabato e domenica
viene accertato il 20,4 per cento delle tragedie.
anche da Maria Carmela Colaiacovo,
Presidente nazionale di Confindustria
Federalberghi, che, in occasione della
presentazione di un progetto di promozione turistica a Perugia, ha dichiarato
espressamente e senza mezzi termini che
“con la tassa di soggiorno noi chiudiamo”.
6
Ciao!
IL POPOLO
DI PAUL BEATHENS
Il rivoluzionario perugino che “amava le elezioni sulle
rivoluzioni”. Sognava una vittoria dell’unità e non dei singoli
di Renzo Massarelli
U
na chiesa, anche se secolarizzata da 150 anni, è sempre una
chiesa, i segni della sua storia
sono talmente forti che non si possono
cancellare. Figuriamoci San Bevignate, a Perugia, il luogo di un eremita mai
canonizzato e pur sempre santo, santo
misterioso perché non è neanche certo
che sia esistito. Qui, dove un affresco
parla di cosmo e di stelle, gli amici di
Paolo Vinti hanno cantato “L’Internazionale”, inno nato in Francia, pur
sempre, e comunque il canto dei lavoratori in tutto il mondo, per salutare per l’ultima volta, e non è detto che
debba essere davvero l’ultima, il loro
compagno. Tutta la cerimonia di addio,
in realtà, è stata un canto perché l’acustica della chiesa è pessima e, così,
dal fondo, si sentivano soltanto suoni
accorati e dimessi, parole smozzicate
che rimbalzavano sulle volte gotiche.
Quell’inno che piaceva così tanto a Paolo non era una retorica concessione a
com’era bella la meglio gioventù degli anni settanta ma un moto
dell’animo che finalmente
libera un bisogno represso
da tempo. Ritrovare “L’Internazionale”, che non è una
squadra di calcio ma il simbolo dell’identità per molte
generazioni, è stato come
risvegliarsi da un lungo torpore e ritrovare un orgoglio
di appartenenza smarrito e
umiliato da tante vicende
storiche. Una liberazione assoluta e senza prezzo. E questo è uno dei tanti regali che
ha fatto ai suoi compagni Paolo Vinti.
L’altro, è che ha fatto incontrare, dopo
chissà quanti anni, gruppettari ormai
attempati e amministratori locali in
servizio permanente effettivo, autorità
e giovani studenti, professori e pensionati. E tanti ex, ex di tutto. Del sindacato e dei partiti soprattutto e anche di
quel vasto e sempre più frammentato
mondo che è oggi il popolo della sinistra. E’ stato, almeno per le due ore
trascorse tutti insieme nella chiesa di
San Bevignate, come se il tempo non
fosse passato. Sbiadita e dispersa l’appartenenza politica, è rimasta pur sempre quella culturale, un comune sentire
e ritrovarsi nelle note di “Bella ciao”,
nei vecchi ricordi, nel bisogno di ri-
UmbriaLeft.it
Speciale Paolo
trovare le radici perse per chissà quali
strade. Un bisogno di sinistra e di un
linguaggio comune dopo i tanti disastri
sui dirupi della torre di Babele.
Paolo Vinti non l’avrebbe raccontata
in modo così complicato questa storia. Non s’era mai visto prima di lui
un amante appassionato della falce e
martello e, nello stesso tempo, così per
nulla dogmatico. Un simbolo è un simbolo, nulla di più e nulla di meno, e lui
così deve averla vista questa pesante
eredità del comunismo. I simboli restano, ma la storia cammina, va avanti.
Per questo seguiva le vicende del mondo, lui che il mondo l’aveva conosciuto
e aveva ancora oggi così tanti amici di
altri paesi. Seguiva le vicende elettorali in qualsiasi posto si svolgessero ed
era come inseguire il sogno di una vittoria della sinistra, ovunque. Da qualche parte si dovrà pur vincere. Non le
rivoluzioni, ma le elezioni, e non il comunismo, ma la sinistra e le forze progressiste e democratiche. Oggi si vince
di qua e domani da qualche altra parte.
Sembrava un gioco, un cercare l’isola
che non c’è, ma lui guardava l’orizzonte e i processi
reali che non sono così grigi come l’ideologia.
Chissà cos’era davvero il
comunismo per uno come
Paolo. Troppo intelligente
per pensare al vecchio e
impresentabile socialismo
reale e troppo poco realista
per restare aggrappato alle
mosse furbesche della politica di casa nostra e alle
infinite scommesse della
tattica che non scopre mai
una nuova strada. Per lui la sinistra, in
fondo, era una sola e tutti erano “compagni”, compagni per qualche cosa
perché un’idea comune si trova sempre
e ne basta una per sentirsi l’uno vicino
all’altro. Per questo era così amato. Un
comunista senza nemici, che cosa strana. Il fatto è che una parola, sia pure
così pesante e impegnativa, non dice
nulla della complessità delle persone.
Per tanti aspetti, Paolo era un figlio
profondo della sua terra e di quella fatale attrazione per l’eresia, che è sempre stato il dato più profondo di personalità singolari e, per questo, più alte,
di questa regione.
Un amico ha detto che lui viveva come
in una prigione sui tavoli di Corso
Un gratuito vecchio stile
per il redattore P.
di Eugenio Pierucci
P
erché sotto sotto è sempre stata
una nostra inconfessata aspirazione dialogare con i nostri
lettori anche attraverso uno strumento più antico e tradizionale del web.
Uno strumento con il
quale chi scrive è nato e
si è affacciato nel vasto
mondo della comunicazione; uno strumento
nei confronti del quale
nutre, perciò, sentimenti di rispetto e di riconoscenza al tempo stesso
ed quale, pur riconoscendone i limiti attuali,
si sente di augurare ancora “lunga e gloriosa
vita”.
E’ con il giornale stampato che si sono diffuse
nel mondo, ed in Italia, naturalmente,
le idee di giustizia, libertà e di solidarietà alle quali continuiamo ostinatamente ad essere legati: idee che
si sono propagate grazie al sacrificio
di chi le fissava sulla carta, spesso in
ciclostilati prodotti clandestinamente,
ma anche di quanti, ancora più numerosi, sprezzanti del pericolo, prestavano loro le gambe per camminare: le
staffette partigiane che rischiavano la
vita ogni giorno per trasportare quei
messaggi il più lontano possibile; i
diffusori della stampa comunista e
socialista che instancabilmente hanno
tenuto in vita gloriose testate operaie
che sarebbero state altrimenti sopraffatte dalla marea montante della informazione reazionaria e borghese.
Perché ora e, soprattutto, perché dedicare questo numero sperimentale,
che non sappiamo se potremo ripetere
ancora, e quando, al compagno Paolo
Vinti?
La risposta che noi forniamo a questo
interrogativo potrà apparire semplicistica, ma è quella che ci sentiamo di
dare: il leggendario Paolo ha vissuto
una breve, ma intensa vita sempre fortemente legata alla “carta stampata”
ed ai valori che attraverso questo strumento oggi considerato
obsoleto si potevano
trasmettere. Lo ha fatto
anche “professionalmente” per un periodo
circoscritto, ma proficuo, del suo impegno
politico; ha continuato
a farlo poi scrivendo
pensieri ispirati che
provvedeva lui in prima
persona a fissare sul foglio ed anche a divulgare. In Paolo, insomma,
si sono mirabilmente
fusi in un unico corpo il
giornalista militante e la staffetta partigiana.
Questo è la faccia di Paolo che chi
scrive, umile artigiano della “penna”,
ha privilegiato fra le tante, invidioso
di quella sua connaturata capacità di
dialogare con tutti e su tutto che lo
ha fatto ammirare ed amare da tanti,
come le migliaia di adesioni registrate
dal sito a lui dedicato ben testimoniano.
Per il resto, se mi è consentito, prendo
a prestito le parole che Alberto Messazza, uno di questi suoi “amici” ha
usato efficacemente per ricordarlo:
“Mi viene difficile pensare a Paolo
come ad un intellettuale o un artista;
mi viene difficile pensarlo come amico o conoscente; mi viene difficile
riportarlo a una qualsiasi categoria
e metterlo sullo stesso piano di ... “.
Concordo, lui era altro ed in mille altri
modi lo possiamo ricordare nel nostro
intimo.
Il sogno di
Paolo ora va
in stampa
Vannucci. Lo aspettavano, e speravano che tornasse di nuovo alle faccende
della politica. Le tessere, le riunioni, la
stampa, le sezioni. Forse non era questo che voleva. Con il pensiero lui stava già nel posto dove ora è andato davvero, in quel luogo metafisico da dove
si possono vedere con più chiarezza le
miserie e le virtù del mondo.
Se vogliamo capire sul serio cos’era il
comunismo di Paolo Vinti, dobbiamo
fare un piccolo passo indietro nel tempo. E’ vero che i padri non dovrebbero
sopravvivere ai figli, ma qualche volta
è altrettanto doloroso il processo inverso. Paolo ha perso il padre Italo appena
un mese fa e con lui tutto l’orizzonte
che questa complicata ideologia gli offriva. Era la vita e l’esempio di Italo il
suo comunismo e, forse, è per questo
che se n’è andato così presto.
Ora resta da chiedersi perché tanta
gente era lì, nella chiesa di San Bevignate. Il popolo di Paolo ha capito
improvvisamente, come per un senso
di colpa, di aver lasciato quel ragazzo
con la barba ormai bianca a presidiare
da solo i mille sentieri della speranza
mentre ognuno aveva trovato una strada, le proprie certezze, la vita più o
meno bella, più o meno desiderabile.
In ogni caso, la vita, quella di tutti i
giorni, quella che ormai è così lontana
da Paolo.
leggi www.UmbriaLeft.it - news aggiornate 24 ore
P
aolo Vinti lo conoscevano in tanti, anche fuori dalla sua città. Ma
è certo nella sua relazione simbiotica con Perugia, segnata dalla presenza costante sullo scenario del centro
storico, che si è costruito il suo personaggio, così intensamente e affettuosamente ricordato in questi giorni. Sarà
l’effetto della distanza dalla dinamiche
quotidiane della città (non vivo a Perugia da quindici anni), sarà il velo di
nostalgia con cui si scruta la giovinezza,
ma mi è sembrato che il tributo a Paolo,
concentrato sugli ultimi anni della sua
breve e ricca esistenza, abbia in qualche
modo trascurato il periodo precedente.
In ogni caso credo che l’importanza di
Paolo risieda anche nell’avere vissuto,
attraverso prove dolorose e traumatiche,
fasi diverse: forse una vita sola non bastava per uno come lui. Ho avuto a che
fare la prima volta con Paolo nell’autunno del 1978, nelle assemblee degli studenti medi. Si viveva la coda della grande stagione dei movimenti, tuttavia la
partecipazione si contava ancora in centinaia. Lui emergeva come leader naturale, affascinava a partire dall’aspetto:
alto, asciutto, riccioluto, sorriso ironico;
impermeabile bianco sopra la giacca di
velluto, polacchine e occhialetti tondi.
Lo stesso passo strascicato, lascito di
un malattia infantile, si trasformava in
un’andatura disinvolta, che mai avrebbe suscitato pietà. Solo più tardi avrei
saputo che alla sala dei Notari, durante i giorni di Moro, mentre cercava di
prendere la parola, avversari inferociti
gli gridavano “Storpio!”. Più di tutto
conquistava la sua oratoria, ricca di citazioni, complessa, ma anche sferzante,
diretta, trascinante. Non è facile neanche adesso pensare che avesse solo 18
anni. Per circa un decennio ho condiviso con Paolo l’esperienza di Democrazia Proletaria, il residuo più cospicuo di
quella che era stata la “nuova sinistra”.
La militanza perdeva credito, dovevamo
remare controcorrente, mentre cedevano i riferimento teorici e le stesse forme
dell’agire politico, e non aiutavano certo
Il ricordo
di Francesco Mandarini
È
morto Paolo Vinti, un giovane
che aveva fatto del lavoro intellettuale e della passione per
la politica lo scopo della sua breve
Speciale Paolo
Le due vite
di un capitano
Achab
sorridente
di Roberto Monicchia
gli schiaffi del terrorismo e dell’eroina,
il primo visto di riflesso, la seconda ben
presente anche in provincia. Nel piccolo gruppo di militanti demoproletari
(cito alcuni in ordine sparso: Carlo Baioletti, Luciano Tiecco, Marcello Ricci,
Angelo Caporali, Amedeo Zupi, Enrico
Mascolini, Gianluca Pignatta, Paolo
Gentili, Massimo Camerieri, Stefano
Pecugi; i “romani” di agraria e veterinaria: Jean-Claude Saroufim, Rossella
Santolamazza, Piero Sunzini, Vincenzo
Vizioli) Paolo continuava a spiccare,
attento tanto alla lettura dei classici,
quanto a problematiche inedite, come
l’occupazione dell’opera Pia Marzolini
a Prepo, guidata dal “Comitato per una
migliore qualità della vita” (autunno
1979). E’ il caso dell’attività giornali-
stica, tra cui spicca la breve stagione di
“L’orizzonte” (in qualche misura antenato di “micropolis” nella lettura critica
dei temi locali). Scriveva bene quanto
parlava, con la stessa carica immaginifica. Un nitido ricordo di quegli anni è il
congresso nazionale di Dp del 1982, per
cui fummo insieme delegati, con Luigino Ciotti e Giorgio Filippi. L’atmosfera da finale di partita era accentuata da
una Milano torrida e deserta, dal concomitante svolgimento dei Mondiali e,
manco a farlo apposta, da un sciopero
della stampa lungo quanto il congresso. Ma ciò non bastava a smussare la
contagiosa verve di Paolo, brillante dal
palco congressuale come nei giri per la
città. La cifra di Paolo era la curiosità
umana e intellettuale, l’inesauribile ot-
vita.
Senza incarichi, senza ruoli, Paolo era
diventato l’interlocutore di tanti.
La cerimonia si è svolta nella meravigliosa struttura di Fra’ Bevignate. Una
pioggia scrosciante non ha impedito la
partecipazione di centinaia e centinaia
di persone. Impressionante. C’era tutta una città che raramente si ha occasione di vedere. Parlamentari, sindaci,
ex sindaci, presidenti ed ex presidenti.
Giornalisti, dirigenti di partito, sindacalisti. Giovani, tantissimi, e tanta
gente comune di ogni orientamento
politico, hanno voluto essere presenti e significare l’affetto e l’apprezzamento per una persona che ha voluto
ricordare continuamente ai potenti e
alla gente comune che senza politica
una società non cresce, si impoveri-
7
timismo della ragione, che lo portava a
porsi continuamente nuovi obiettivi politici ed esistenziali. Ecco i viaggi, ecco
la frequentazione della Germania (ha
scritto per la Tageszeitung, e frequentato la Freie Universität di Berlino), da
dove trasmetteva idee e ipotesi. Qualcosa si ruppe in questo continuo alzare
la posta. Proprio in Germania, verso la
fine degli anni ’80. Il Paolo Vinti tornato
a Perugia è stato a lungo imprigionato
in un disagio che colpiva di più perché
deformava il suo splendido eloquio: la
capacità di citare a memoria e insieme
di creare immagini inedite che poi tutti
usavamo (per anni abbiamo ripetuto il
suo saluto-esortazione “daje giù a rotta
di collo”, che diceva provenire da Pavese), ridotta ad espressioni ripetute,
spezzate. Ho conosciuto pochi segni
così crudi dell’insensatezza della vita, e
non riesco a non pensare a quanto la sua
sofferenza alludesse al destino toccato
a tante nostre speranze. Ma Paolo era
davvero un fuoriclasse, capace di fare
la mossa del cavallo e darsi una nuova
dimensione. Comincia così la sua “seconda vita”: non più il predestinato ad
una luminosa carriera politica, ma un
attore cittadino fuori da copioni prestabiliti: con meno sicurezze, più fragile ed
esposto, ma più imprevedibile. Colto e
curioso come sempre, ma meno aduso
a schemi onnicomprensivi, più portato
a domande brucianti. Ne ho fatto la prova nel novembre del 2005 alla presentazione della raccolta delle mie recensioni su “micropolis”. Tra i non molti
presenti lui c’era, e non ha mancato di
spiazzarmi: – Compagno Bobby (l’appellativo che mi aveva dato vent’anni
prima), l’analisi è giusta. Ma qual è la
linea? Figurati, Paolo, se ho la risposta.
So che senza il tuo ottimismo della volontà, senza la tua carica, il tuo spirito
di Achab allegro, senza di te insomma,
è più difficile anche porsi le domande
giuste. Ma non faremo a te il torto e ai
nemici di sempre il piacere di smettere
di farci domande, di lottare, e di restare,
nonostante tutto, allegri.
sce. Prevalgono la barbarie e un individualismo cialtrone. Nel dolore per la
perdita di Paolo anche un bagliore di
fiducia.
“Nel dolore per la
perdita di Paolo,
un bagliore
di speranza”
8
La premessa
Speciale Paolo
UmbriaLeft.it
Speciale Paolo
“Cosmo rosso”
e “Celeste impero”
di Paolo Vinti
La valutazione è che alle prossime elezioni politiche il centrosinistra tornerà al governo.
La necessità di una svolta nel paese. Il superamento degli
industriali come premier. La fondamentabilità imprescindibile della rappresentanza della classe operaia e della sinistra
nella maggioranza. È la leggitimità della valutazione.
Si aprirà probabilmente un ciclo lungo in cui saranno necessarie riforme e stabilità vera. Un governo di centro sinistra
favorisce lo sviluppo del radicalismo in Italia. Così come
una maggiore possibilità di emancipazione per la classe operaia e i lavoratori.
Si valuta che molti governi europei cambieranno. Cambierà
il governo a Berlino e così come a Copenaghen e Dublino.
Si andrà a sinistra in questi paesi per la necessità di una svolta, di una rappresentanza maggiore a sinistra per una nuova
dimensione internazionale.
Cambierà anche il governo a Madrid. È un governo di sinistra a cui è mancata la profondità del riformismo socialista.
Quello di Mosca e Washington è un ciclo lungo. Sia i democratici Usa che Russia Unita in Russia hanno prodotto
stabilità riforme autorevolezza Internazionale. Sia Obama
che Medvedev saranno confermati alle prossime elezioni.
La stabilità di Mosca e Washington è indirettamente parallela a quella cinese. Prossimamente al prossimo Congresso del
Partito Comunista Cinese diventerà segretario XI Ji Ping.
Una donna per la prima volta sarà Presidente della Repubblica in
Brasile si tratta di Dilma Russeuf. Come lungo è il ciclo di
Chavez a Caracas. Sarà confermato anche il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon.
Procede quindi il progressivo movimento a sinistra della politica mondiale dove la rivoluzione ha grande parte nell’ideologia statuale nelle speranze delle masse popolari e nella
materialità dei fatti.
Articolo tratto da “Blow-up” - dicembre 2010
Rivoluzione, l’ultimo libro di Paolo Vinti
Pubblichiamo l’introduzione al testo, edito da Tozzuolo Editore, scritta dallo stesso Paolo
O
vere il doppio governo la cui edizione precede di poche settimane la
presa del potere da parte dei soviet.
Sulle opere scelte di Mao Tse Tung
c’è la descrizione del passaggio di
potere in Cina mediante la Lunga
Marcia.
La rivoluzione cinese si compie il 1
ottobre 1949. Mao continuerà l’ipotesi rivoluzionaria anche negli anni
luzionaria le prime due, mediante
referendum ed indipendenza la terza.Precedentemente in europa si era
avuto a Lisbona il 25 Aprile 1975 la
rivoluzione dei garofani, così come
in Polonia nel 1980 l’agosto di Solidarnosc.
In Italia l’ipotesi storica è stata ipotizzata dagli anarchici nell’800 dai
socialisti e dai comunisti del PCd’I e
Con l’affermarsi della fase riformista i rapporti Est-Ovest producono
ggetto di questo libro è la
nella seconda metà del 900 la necesrivoluzione. Quindi il camsità rivoluzionaria. Con i Quaderni
bio di sistema. Quello che
rossi si ha l’inizio della composiziosecondo la scienza della politica si
ne teorica che porterà negli anni 60
chiama la transizione.Passaggio da
alla nascita della sinistra rivoluziouna società ad un’altra. Dal capitanaria o extraparlamentare. Le fonti
lismo al socialismo. Dalla società
teoriche son state Marx Engels Leattuale alla società futura. L’ipotesi
nin Trostkij Mao Tse Tung Rosa Ludell’oggetto e proprio il passaggio.
xembourg. L’ipoIl cambio. Quella
fase di crisi per “Una società migliore è l’anelito di milioni di uomini...il pensare tesi in avanguardia
operaia, in Lotta
cui da una società
si passa ad un’al- come costruirla e realizzarla oltre che un piacere è anche un dovere” continua, nel Manifesto, in Potere
tra.
La tecnica
della presa del potere. La presa del 60 mediante la rivoluzione cultura- del Pci.L’ipotesi era il cambio di si- Operaio era Marcusiana. L’evitabiPalazzo d’Inverno.L’ipotesi ha una le. L’ipotesi che la rivoluzione con- stema, la rivoluzione. Dal fare come lità della sistematicità per scegliere
scientificità teorica da almeno 150 tinua anche dopo la presa del potere alla Comune al fare come in Russia una posizione extrasistemica di roanni. Dal libro di Marx sulla lotta di si situa a Pechino appena 40 anni è stata l’ipotesi dell’800 e 900 ita- vesciamento della società capitaliclasse in Francia su cui si analizza fa.Le rivoluzioni più recenti negli liano. Con Amadeo Bordiga si ha la stica dall’esterno.
la presa del potere a Parigi da parte ultimi dieci anni sono in Chiapas in costruzione più compiuta di orga- Con l’introduzione della sinistra ridella Comune. Verrà poi Lenin nel Congo ed a Timor Est. Instaurazione nizzazione per la rivoluzione della voluzionaria alla competizione elettorale nel 1975 sarà l’autonomia
‘17 con Stato e rivoluzione a descri- del socialismo e della società rivo- storia del 900 italiano.
operaia che si dislocherà in posizione
rivoluzionaria. Negli anni 80 sarà Toni
Negri che continuerà in ogni luogo,
anche di massima legalità, a continuare l’accumulazione teorica rivoluzionaria. Con l’esplicitazione dell’organizzazione del potere negli anni si ha
un’ipotesi di accumulazione teorica
epocale. La fonte massima del potere
che si esplicita. Produrrà la categoria
di Impero all’inizio del Millennio con
la continuità dell’ipotesi della rivoluzione comunista.
Il cambio di Sistema, la società comunista, l’abolizione del potere sono
la continuità dell’ipotizzare di larghe
masse del pianeta. In Italia attualmente
in posizione c’è il Movimento dei movimenti, i centri sociali, gli anarchici.
Il partito della Rifondazione Comunista dedica alla transizione le tesi del
V Congresso che poi saranno riprese
anche nelle 15 tesi Bertinottiane al VI
Congresso. La valutazione è che con
un progressivo spostamento a sinistra
del quadro politico e sociale, con la
presenza di forti movimenti a livello
nazionale ed internazionale il ripensa-
re la rivoluzione è determinante.
Produrre l’ipotesi del cambio di sistema, della transizione, è un’ipotesi che si legittima con la produzione di modelli sociali rientra
nei compiti storici dell’ideologia
l’esplicitarla è fondamentale. Una
società migliore, è l’anelito di milioni di uomini e di donne ancora
oggi, il pensare come costruirla e
realizzarla oltre che un piacere è
anche un dovere. Siamo all’inizio
di un nuovo Millennio. Le rivoluzioni in quello precedente sono
state determinanti per lo sviluppo
dell’Umanità. Dall’anno mille agli
anni Duemila le rivoluzioni scientifiche e politiche hanno prodotto
sviluppo sostanziale.
Pensare al nuovo Millennio come
ad un millennio di rivoluzioni è naturale. Pensare a come realizzarle è
importante.
Questi scritti vanno dal 1998 al
2005. La seconda parte è già stata
pubblicata dalla Francesco Tozzuolo Editore. La prima parte è scritta
nel 2003-2005.
Scrivere del leggendario
Paolo Vinti da Perugia
senza cadere nella retorica è azione difficile, ma
ci provo. Anche perché
non ho avuto modo di
conoscere la persona che
sottende i due supporti
fotografici pervenuti finché era in vita, e una beffa
del calendario ha traslato
la loro trattazione quando
da pochi giorni Paolo non
è più, sconfitto dal male
in un ospedale del capoluogo umbro dove tutti lo
amavano mentre dissertava dell’ordine mondiale
in Corso Vannucci e nei
locali.
In uno di questi, il Loop, Gianluca “Prince” Liberali ha musicato alcuni degli Speck di Vinti (o Paul Beathens, come egli stesso ironizzava
sul destino), letture dal proprio informatissimo foglio notiziario SpazioRosso con fare di auto-megafono elettorale, aggiuntovi diversi stili
riconducili a un’elettronica ritmica e basale. Si ha l’impressione degli
Offlaga estremizzati in tesi ipotesi e sintesi (“traiettoria consistenza realizzazione / pensiero idea programma / teoria ideologia rivoluzione”),
il comunismo “in una sola persona” declinato con terminologia teoretica pre-crollo, non occidentale, lancio di proclami e annunci di future
vittorie tutte da dimostrare, l’ottimismo della speranza che crede più
nel globo (Sudamerica) che nell’Italia, finalizzando alla componente
umana.
Un Gil Scott Heron con voce pastosa, o Saul Williams militante e per
pochi, cui Prince addobba le vesti come a una bambola di sostanza:
l’afro e La meraviglia cubana, elenco dei risultato castristi in sogno
sospeso vagamente psyco-dub, oppire la drum’n’bass casalinga di Declamazione del 14.01.06 per Micelle Bachelet in Cile, l’ambient Dedicata al femminismo, una onirica La pace dove gutta caval lapidem,
musicalmente la più interessante nell’elevare i valori universali tra il
1789 e il 1989, come “l’abilizione del limite” (Lo spazio), comizio
avulso dalla politica dei giorni, come se ne sono ascoltati a corredo di
plurime istallazioni d’arte in…. Loop, l’hegelismo (L’ipotesi è sempre
la rivoluzione).
Nel cdr “Celeste impero”, bozza rimasta su un vecchio pc e musicata
anche da Alessandro Properzi e Cristiano Montesano, si rinvengono il
p-funk a la Robespierre di Si vincerà! (ma Hamadinejad e i peronisti
rientrano nell’alveo della sinistra mondiale?), i bagliori intermittenti di
Astrattività, addirittura una dance solare collegata all’ultimo Four Tet
– Magari un’altra volta- “l’abolizione della moneta e delle negazioni”,
un apprendimento full immersion quasi da rimatore (Latino America)
e pure l’attualità nazionale in levare minimale (Leader), per finire con
la strumental trance di Monica Vitti e ancora l’onomastica offlaghiana
remixabile di Africa (ma Mugabe?) in mode Fazio/Saviano on. Dati
causa e pretesto, con questi due dischi Paolo Vinti mancherà paradossalmente più a chi non lo aveva mai incontrato da vivo, rispetto a chi ne
può serbare un ricordo. Senza voto, ma con emozione altissima.
9
10
Il profeta di strada
di Wu Ming
I
l documentario si intitola Film astratto
rosso. Cercatelo su Google, è scaricabile gratis. Ritagliatevi un’oretta di
tempo e aprite il file avi. Appare un volto
un po’ gonfio, sorridente, non bello ma
solenne, pieno di dignità. Pelle ruvida e
arrossata, barba grigia, capelli solo ai lati
del cranio, occhiali tondi e sottili. Due
cravatte pendenti dal collo, senza nodo.
Postura «sbagliata», innaturale. Storta.
Quando s’incammina per Corso Vannucci, nel cuore di Perugia, l’uomo ondeggia, è zoppo.
Questo è il corpo.
Poi c’è la voce.
Cavernosa e suadente, cadenza umbra
strascicata. L’uomo racconta, o meglio:
declama. Ricorda amici e compagni morti, rievoca progetti, organizzazioni di cui
è stato membro, donne amate o vagheggiate, città e nazioni visitate (la Germania di Schmitt, gli USA attraversati su un
Greyhound, il Nicaragua della rivoluzione sandinista). Giornali per cui ha scritto,
riviste autoprodotte, cortei e scarpinate.
Parla di lotte sociali di tanti anni fa come
fossero ancora in corso, e in un certo senso ha ragione: quella che descrive è una
“idea eterna”.
Può sembrare vaneggiamento a ruota libera, e invece no, c’è autodisciplina, un controllo lessicale che lascia sbalorditi. Non
dice mai, proprio mai, «io»; se snocciola
dati di biografia, lo fa usando la particella
«si»:
«Si proviene da famiglia operaia e impie-
gatizia. Si è fatto il giornalista, si è fatto
l’operaio… Circa due anni e mezzo sono
passati all’estero, a Berlino Ovest… Si è
fatto il corrispondente del Quotidiano dei
lavoratori…»
Ragion per cui, non dice mai: «Io penso che», «secondo me», «a mio parere».
Dice: «La valutazione è…», «L’ipotesi
è…» Inoltre, non nega: afferma sempre. Niente negazioni, solo asserzioni. Si
cercherà invano una frase con dentro un
«non». Poi c’è un aggettivo ricorrente:
«leggendario». «Leggendarie» sono le
persone salutate per la strada, «leggen-
corpo già sghembo.
A Perugia, ça va sans dire, lo conoscevano tutti, e lo shock è stato forte.
La notizia ha preso a circolare mentre la città era battuta da una pioggia nera, biblica, un fiume verticale che
separava le persone, le vite. La notizia ha
dovuto nuotare, per giunta controcorrente come i salmoni. Paolo morto? Non era
possibile. Perugia non era immaginabile
senza di lui, senza «Paul Beathens» (suo
trasparentissimo nom de plume). Poi il
dolore ha preso corpo e suoni, riversandosi tuonante in rete, su Facebook, nei blog,
negli organi di informazione umbri. Una
burrasca di pensieri e ricordi da tagliare
il respiro. Abbiamo assistito da fuori, da
Bologna, all’andirivieni in quelle camere
a te, caro Paolo, aveva perduto, già da
tempo, la propria anima.»
Un altro militante di sinistra, Moreno Pasquinelli, ha commentato: «Per i perbenisti Paolo appariva un “barbone”. Lui
che presidiava come una sentinella il centro della città, era come un pugno nello
stomaco non solo per i borghesi, ma pure
per gran parte dei suoi ex-compagni imboscatisi nelle istituzioni. La coscienza infelice della sinistra che fu? Un pazzoide?
No. Paolo aveva scelto deliberatamente
la via scandalosa della pauperitas. Il suo
dignitoso “mendicare” tra i compagni
era la maniera per dirci che ci amava, per
ricordarci chi fossimo, ad evocare una comunità politica e umana che fu.»
Ma noi che guardiamo Perugia da fuori,
noi che assistiamo a questo
lutto elaborato coi discorsi, ci
chiediamo: una città che risponde in quel modo, che celebra in massa un personaggio
tanto singolare, che avverte con tale forza
lo «strappo» della sua morte, può davvero dirsi una città che ha perso l’anima? E
Paolo Vinti, raccogliendo post mortem
ciò che aveva seminato per anni (amore,
poesia, visionarietà, senso di continuità
tra passato e presente), non è forse riuscito nello scopo a cui accenna Pasquinelli?
Paolo ha ricordato a tutti chi erano stati,
e fatto riapparire una comunità. Comunità
che forse non aveva mai cessato di esistere, si era solo infiacchita, e ha ritrovato vigore nella commemorazione.
Il 28 novembre, sotto quell’interminabile
acquazzone, gli studenti che occupavano
Lettere e Filosofia hanno scritto ed esposto uno striscione, subito ripreso in rete.
La frase era un saluto e una rassicurazione: «Paolo, non preoccuparti: te la facciamo la rivoluzione!»
“La scomparsa di Paolo è diventata una
domanda: in cosa ci siamo trasformati?”
Paolo ha riempito
Perugia di poesia
e rivoluzione
di Chiara Cruciati
U
UmbriaLeft.it
Speciale Paolo
na scomparsa inattesa quanto
imprevedibile era Paolo Vinti.
Un personaggio leggendario le
cui potenti declamazioni a metà tra poetica e politica hanno scandito per anni la
vita della città e le cui lucide analisi sapevano aprire orizzonti e visioni nuove
e inaspettate. Il compagno Paolo Vinti
se n’è andato domenica 28 novembre.
Paolo è stato tanto: leader studentesco
negli anni ‘70, giornalista del “Quotidiano dei lavoratori” prima e nel giornale
cooperativo tedesco “Die Tageszeitug”
poi, scrittore, intellettuale, poeta, artista
eclettico e mai banale. Per anni ha riempito Perugia delle sue previsioni geopolitiche e della sua sconfinata cultura dai
dario» è l’amico che non c’è più, «leggendario» è il compagno che intervista…
«Buon marzo, buon inverno, buon inizio
di millennio», scandisce rivolto al suo
pubblico in un pub, all’inizio di una delle
sue «declamazioni».
Le declamazioni: elenchi vorticosi, nomi
e luoghi, «ipotesi», vittorie imminenti
(«Si vincerà a Washington… Si vincerà
in Francia… Si vincerà in Venezuela…»),
viaggi in un cosmo che è «rosso», destinato alla conquista da parte di un’umanità liberata dallo sfruttamento, un’umanità non
più divisa in classi: «L’ipotesi è la strutturazione della libertà nello spazio…»
Paolo Vinti. Poeta visionario, giornalista,
comunista, profeta di strada, è morto a
Perugia il 28 novembre 2010. Gli ultimi
giorni li aveva trascorsi in ospedale, dopo
un ictus che aveva bloccato metà di quel
tavolini dei bar di Piazza della Repubblica, suo ritrovo prediletto, dal quale
salutava amici e conoscenti apostrofandoli come maestri leggendari. Ma non
solo. Paolo Vinti ha riempito Perugia di
poesia e di rivoluzione, di
domande inconsuete e penetranti. Tutti
noi abbiamo
tra i nostri ricordi durante
un’assemblea
o un incontro
la voce inconfondibile, da
baritono, di Paolo che si presentava con
le sue due cravatte al collo e con la sua
bella imponenza poneva una domanda.
O meglio, regalava al suo interlocutore
le sue tesi, ipotesi e sintesi sul mondo,
dal Brasile di Dilma agli Stati Uniti di
Obama fino alla bistrattata democrazia
italiana sulla quale però il compagno
Vinti nutriva la speranza di chi la rivoluzione l’ha fatta. E l’ha fatta anche nel-
ardenti virtuali, sbigottiti. Conoscevamo
Paolo, sapevamo che era amato, ma peste
ci colga se avevamo immaginato qualcosa
del genere: la sua morte ha avviato un esame di coscienza, in cui l’essere stati suoi
amici era tutt’uno con l’essere di sinistra e
con l’essere di Perugia. La scomparsa di
Paolo è diventata una domanda: in cosa ci
siamo trasformati?
Il giorno dopo l’affollatissimo funerale
nell’ex-chiesa di San Bevignate, un amico di Paolo, Osvaldo Fressola, ha scritto:
«...non sarà più la stessa. Quella stessa
Perugia, colta, sensibile, popolare e di
sinistra che ieri c’era tutta, come in una
grande bellissima manifestazione, con
tutte -ma proprio tutte- le proprie anime
e sfumature, e che cantava “Bella ciao”
con le lacrime agli occhi perché avvertiva, quasi in un sussulto emotivo, che oltre
la libertà della sua poesia, ricettacolo di
versi sciolti, ipotetici ma potenti, musicali, ciclici ma sempre diversi, quasi fantascientifici, quasi psichedelici. Insomma, erano i versi del suo alter ego, quel
Paul Beathens per
il quale
la declamazione
si faceva
strumento
politico
e di elevazione
culturale.
Versi e
musiche immortalati in un documentario tutto incentrato sula sua vita, “Film
astratto rosso”, girato nel 2007 dai ragazzi del Collettivo Ipanema. Un ricordo è arrivato anche dalla Presidenza
della Repubblica: l’11 dicembre durante
la cerimonia di premiazione della stampa umbra indetta dal Corecom umbro,
il presidente Napolitano ha fatto pervenire una medaglia in memoria di Paolo
Vinti, a cui si è aggiunta la targa ricordo dell’associazione. È stato salutato da
una città intera nella ex Chiesa di San
Bevignate, tra bandiere rosse e i cori de
L’Internazionale. Con emozione altissima. Perché la città lo amava, lo seguiva
con attenzione, discuteva insieme a lui e
ora ne sentirà una mancanza indicibile.
Per questo, i saluti commossi sono giunti da ogni parte d’Italia. Nei giorni della
rinnovata contestazione studentesca, a
fine novembre, gli studenti di Lettere
e Filosofia hanno appeso nella facoltà
occupata uno striscione commovente:
“Paolo, non preoccuparti. La rivoluzione la faremo”. E c’è già chi dal, tra le
pieghe di internet, propone e raccoglie
firme per chiedere al sindaco di Perugia
di intitolare una piazza al leggendario
compagno Paolo: un luogo che lo ricordi
diventando centro di confronto e scontro, di scambio di idee e ricettacolo di
cultura e arte. Ora che l’anima profonda
e la coscienza critica di Corso Vannucci
non c’è più, chissà se sarà comunque un
buon inizio di millennio.
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11
Speciale Paolo
In memoria di Paolo Vinti
Il ricordo di Moreno Pasquinelli
P
aolo Vinti. Figlio di comunisti...
entrò giovanissimo nelle file di
Avanguardia Operaia. Era uno dei
militanti più attivi, assieme ad Assuero Becherelli, del Comitato Unitario di
Base in quella che era considerata la roccaforte di quel
gruppo: l’Istituto
per
Geometri.
Lo conobbi allora, a metà degli anni ’70, io
che frequentavo
l’Istituto d’Arte,
base a sua volta
dei trotskysti, dei
cui ranghi facevo
parte. In quegli
anni in cui la politica era tutto, in cui la
rivoluzione era la vita, non solo come
lontana speranza, ma come pratica quotidiana, i rapporti personali risentivano
delle rigidità, a volte settarie, dovute alla
diversa appartenenza. Amici, davvero lo
diventammo più tardi, quando l’esperienza rivoluzionaria venne sconfitta e
calò sul paese la melma del riflusso. E
lo diventammo appunto perché ci univa
il rifiuto, etico prima ancora che politico, del “riflusso”, ovvero della ritirata
nel “vissuto privato”, che travolse tutti o
quasi i nostri compagni d’arme dei settanta.
Paolo tornò profondamente cambiato da
un suo viaggio a Berlino, ai tempi in cui
era corrispondente del Quotidiano dei
Lavoratori. Cosa accadde a Paolo in quel
di Berlino? Se ne dissero tante, per spiegare quella sua palingenesi. Sta di fatto
che da allora vestì i panni, per alcuni pittoreschi, dell’intellettuale scanzonato ma
arguto, del profeta visionario.. Lo stilita
del centro storico di Perugia il quale, pur
senza salire sopra a nessuna stele, parla-
va ai compagni e ai passanti, discorrendo
di rivoluzione e comunismo. Come se
il tempo per lui si fosse fermato, come
a manifestare un radicale rifiuto del presente. Per questo in molti lo consideravano, e lo trattavano benevolmente, come il
“pazzo del villaggio”.
La partecipatissima cerimonia
funebre di oggi,
la calca dentro e
fuori la Chiesa
sconsacrata di
San Bevignate,
nota ai più come
Chiesa dei Templari —ma perché celebrare lì
i suoi funerali?
Perché non piuttosto in una fabbrica, o
in un capannone dismesso? O nella sua
amata Piazza IV Novembre?— dimostra
che Paolo era entrato nel cuore di tutti.
E perché c’è entrato? L’ha detto, non so
fino a che punto consapevolmente, il sindaco di Perugia nella sua orazione: «Paolo è stato ciò che noi dovremmo essere, e
che non riusciamo ad essere». Appunto!
...Per i perbenisti Paolo appariva un
“barbone”. Lui che presidiava come una
sentinella il centro della città, era come
un pugno nello stomaco non solo per i
borghesi, ma pure per gran parte dei suoi
ex-compagni imboscatisi nelle istituzioni. La coscienza infelice della sinistra
che fu? Un pazzoide? No. Paolo aveva
scelto deliberatamente la via scandalosa
della pauperitas. Il suo dignitoso “mendicare” tra i compagni era la maniera per
dirci che ci amava, per ricordarci chi fossimo, ad evocare una comunità politica e
umana che fu.
Come se pulsasse in Paolo la mistica
quint’essenza dell’umbritudine. Ci piace
pensare che Lui avesse scelto di essere
la reincarnazione Francesco, un anacoreta urbano, una vox clamantis nel deserto
della moderna solitudine. «Con emozione compagni!», Questa sua esclamazione, che ripeteva in ogni sede politica, ha
un che di programmatico, e ci dice ora,
alla luce della sua prematura scomparsa,
quanto fosse dolorosa la sua solitudine,
e quanto amore, e quanta bontà portasse
nel suo seno.
Profondamente radicato nella sua terra,
Paolo teneva tuttavia il suo sguardo vigile
sui fatti del mondo. Sempre informatissimo, su ogni paese, su ogni accadimento
lontano. Mai è mancato, a nessuna manifestazione cittadina, tanto più a quelle
nostre, di sostegno antimperialista a fianco delle Resistenze dei popoli oppressi. E
sempre ha preso la parola, e sempre si è
speso al nostro fianco, anche nei momenti più difficili, della persecuzione e della
calunnia.
Questo suo sguardo vigile sul mondo lo
avvicina ad altri suoi conterranei, ai Capitini, ai Dino Frisullo. Mistero di questa
terra che serba una segreta speranza di
riscatto universalistico.
Queste cose avrei voluto dire questa mattina, davanti alla sua bara. Non l’ho fatto, per timore di guastare una cerimonia,
in questo molto cattolica (o se volete il
potente rito totemico del funerale, che
tutti riavvicina innanzi all’implacabilità
della morte), in cui la comunità spappolata beatifica i buoni al momento del loro
trapasso, dopo averli snobbati e tenuti a
distanza in vita. La comunità che poi si
rituffa nel suo meschino tran tran, e che
dimenticherà Paolo, come ha fatto con
tutti quelli che l’hanno preceduto. Non
l’ho fatto per rispetto di sua sorella e di
suo fratello Stefano, che sono stati vicini a Paolo nei giorni del suo trapasso, e
a cui ho dato la mia e nostra più sincera
vicinanza rivoluzionaria.
Il ricordo di Grifotriste
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Fax. 075 - 5156508
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...Paolo Vinti è stato, per quello che ho visto e sentito nei
tanti anni che ho frequentato Piazza della Repubblica,
una specie di cantastorie, un “bardo” della politica. Uno
di quei personaggi medievali che giravano per il mondo
raccontando storie vere o verosimili e che, sotto sotto,
pungolavano o deridevano anche i potenti. La differenza,
ininfluente in sostanza, è che il popolo e i “potenti” passavano da lui, e che era lui a “dargli” il mondo.
“Ciao Tizio! Domani si vince a Mosca!”, “Ciao compagno Caio! Si vince in Birmania e in Congo!”, “Domenica
elezioni in Brasile…”. Ecco, il mondo portato alla gente
come una storia affascinante. E poi un “ciao” a tutti… “un
saluto” alla stampa, alla Rai, al sindacato, al Prefetto, al
segretario, al sindaco, al senatore, a Umbria Jazz, ai compagni, però, doveva sembrare quantomeno immeritato o
gravoso. Quanti ne ho visti tirare dritto e ignorare quel
“un saluto, un’emozione!”, voltare la faccia da un’altra
parte e accelerare il passo, come a sentirsi in imbarazzo
e scrollarsi di dosso quell’aggettivo, “compagno”, dato
da uno che “compagno” lo era davvero. Quante volte ho
avuto l’impressione che le persone chiamate a gran voce
da Paolo vivessero quel momento come un “peso”, con
un senso di colpa nemmeno troppo velato. Ricordo che
Ricordi
...da Facebook
“leggendario compagno, anima bella, qualcuno passando
distrattamente per il centro
giura di averti visto ancora
disegnare le tue traiettorie di
rivoluzione. qualcuno giura di
aver sentito il tuo passo battere
ancora il corso. e di aver sentito il tuo saluto forte e chiaro:
quel “buonasera compagni”
così aperto e senza l’ombra
della paura. due cravatte svolazzavano in centro stasera, altissime. con emozione”
“Una sera, incontrandolo per
strada, gli diedi un passaggio
in macchina e gli chiesi perchè
portava due cravatte: - Paolo?
Perchè porti due cravatte?- Perchè una ce l’hanno tutti
compagno, una ce l’hanno tutti. Ciao Paolo, un grande saluto. Salutami il compagno Berlinguer”
“Ciao Paolo, la tua gentilezza, cortesia e poesia saranno
sempre con me. Sarai sempre
con noi, con la tua genuinità,
pensando che in fondo la vita è
un magnifico alternarsi di luci
ed ombre Grazie Leggendario
Paolo!”
“una vera istituzione.... e propongo il paolo vinti day... ogni
anno.. il 28 novembre tutti con
2 cravatte al collo... ci siete..?”
ad avvicinarlo ai tavoli del bar erano spesso i più giovani,
studenti, operai, mentre quelli che contavano o avevano
contato si limitavano, raramente, a rispondere al suo saluto con un gesto appena accennato. Consapevolezza di
non essere all’altezza? Fastidio per quello che Paolo rappresentava? Forse. Certo, come si suol dire… tra il dire
e il fare… tra militanza e millantare… tra la piazza e la
poltrona… c’è di mezzo il cuore. E quello di Paolo era un
cuore di piazza, era un cuore di lotta, era un cuore di cultura unito alla militanza, era un cuore di vero “compagno”
e “guerrigliero”.
Ho letto dai resoconti dei giornali i fiumi di parole, giustificate, spese per Paolo Vinti nel giorno della commemorazione. Ho apprezzato e mi sono commosso, nel vedere le
immagini in tv. Ma ho provato un gran senso di tristezza
nell’associare i volti alle parole… e nell’associare le lacrime (!) a quel guardare da un’altra parte.
...Da diversi giorni non risuona più la sua voce profonda
che annuncia la vittoria in qualche misterioso angolo del
mondo o la sconfitta del governo, prima o poi. E anche io,
abituato a salutare spesso gli amici con la sua inconfondibile cadenza, ho smesso di fargli il verso...
12
Ricordi
...di Paolo
“Come non
voler bene ad
una persona di
cosi assoluta
purezza morale e
intellettuale...”
UmbriaLeft.it
Speciale Paolo
“La città sentirà
la sua mancanza”
“Corso Vannucci da oggi non sarà più lo
stesso luogo: la scomparsa di Paolo Vinti,
intellettuale prezioso e figura amatissima
dai perugini, lascia un vuoto incolmabile
nel cuore del centro storico di Perugia,
dove le sue originali ed appassionate
discussioni sollevavano riflessioni profonde sul futuro della città e sui grandi
temi della politica”. Renato Locchi, capogruppo del Partito democratico alla
Regione Umbria, esprime a nome del
gruppo consiliare regionale del Pd il più
Il ricordo di Renato Locchi
sentito cordoglio per la prematura morte di Paolo Vinti, testimoniando sincera
commozione al fratello Stefano e alla sorella Barbara.
“Paolo era a suo modo una figura centrale nel dibattito cittadino – racconta Locchi – I perugini l’hanno sempre amato e
rispettato, riconoscendo in lui un prezioso
intellettuale, autonomo e coerente, amabile e sagace. Di impareggiabile spessore
umano e politico, era in grado di toccare
le corde dell’animo riuscendo a fondere
in unico paradigma i grandi temi del di-
battito nazionale ed
internazionale con
gli aspetti
quotidiani
della vita cittadina”. Nei ricordi di Renato Locchi anche gli inizi dell’impegno di
Paolo Vinti nei movimenti studenteschi,
dove “si distinse nelle lotte per l’utilizzo di spazi chiusi come villa Marzolini
a Prepo e per le prime esperienze di imprenditoria cooperativa giovanile”.
“Forza Paolo, non ti dimenticheremo”
Il ricordo di Catiuscia Marini
“L
La morte di Paolo Vinti è un evento
lacerante per chi lo ha conosciuto e
gli ha voluto bene.
Come non voler bene ad una persona
di cosi assoluta purezza morale e intellettuale, indissolubilmente legata
ai suoi valori, capace di una visione
della politica non provinciale, interessata a tutto ciò che accadeva nel
mondo oltre i confini delle geografia.
Paolo era un eterno ragazzo che non
aveva mai smesso di credere che la
politica è soprattutto il modo per dare
tutela ai deboli, dignità al lavoro,
eguaglianza e giustizia per tutti.
Ci mancherà il suo saluto, che arrivava spesso da lontano e sorprendeva.
Wladimiro Boccali
a morte di Paolo Vinti mi
addolora
profondamente
e vorrei trasmettere a suo
fratello Stefano, ed alla famiglia, i miei
sentimenti di grande cordoglio, unitamente a quelli di tutta la giunta regionale.
In questo triste momento
siamo vicini al collega di
Giunta Stefano, consapevoli dell’inconsolabile lutto che l’ha colpito,
a poco tempo dall’altro
altrettanto grave della
scomparsa di suo padre.
Conoscevo da tantissimi anni Paolo e in lui ho
sempre apprezzato e ammirato la non comune conoscenza delle
cose della politica. Di quella nazionale,
ma soprattutto di quella internazionale. Pochi come Paolo erano in grado di
seguire, conoscere, analizzare le questioni di politica internazionale. Le sue
analisi erano sempre attuali, informate,
Il ricordo
di Marco
Vinicio
Guasticchi
La scomparsa di Paolo Vinti lascia un
vuoto incolmabile in quanti lo conoscevano e ne apprezzavano le doti umane
e culturali di profondo conoscitore della politica e della storia della sua amata
città.
Al fratello Stefano e alla famiglia giun-
gano le più sentite condoglianze e la vicinanza della Provincia.
Paolo Vinti era una presenza costante
ed un punto di riferimento della vita politica cittadina e della sua storia. Il suo
ricordo - ha affermato - rimarrà vivo in
tutti noi.
dettagliate. Ha sempre dimostrato una
capacità di lettura della storia delle nazioni e dei loro movimenti politici, segno di uno studio sempre approfondito
e rigoroso. E attuale. Non meno acuta e
profonda la sua lucida analisi delle questioni nazionali. Della cosiddetta politi-
ca interna. A lui nulla poteva sfuggire e
nulla sfuggiva del complesso, e talvolta
contorto, evolversi della vicenda politica nazionale. Militante da sempre della
sinistra, in questi anni, in qualsiasi luogo lo incontrassi, il suo era sempre uno
stimolo ad andare avanti, uno spronarmi
ed uno spronarci ad avere fiducia, essere
ottimisti nelle nostre battaglie politiche.
Creativo, appassionato, amante della
lettura come della scrittura Paolo non
è mai stato banale, superficiale. Al contrario il suo è stato un modo di esserci,
di partecipare, di contribuire senza mai
aver timore di esporsi. Ha sempre voluto esserci con le sue idee,
le sue emozioni, le sue riflessioni. Amante dello stare per strada,
del suo essere ‘on the road’ testimone di oggi, delle contraddizioni di questa società e della
politica altrettanto contraddittoria se non incomprensibile che
essa esprime, Paolo comunicava
così con il resto del mondo che
lo circondava. Con una forza e
un coraggio davvero invidiabili.
Paolo ci mancherà. E ci mancherà tanto.
A me mancherà il suo urlarmi ovunque
mi incontrasse “forza Catiuscia!”. Ora
mi permetto di urlargli io forza Paolo,
non ti dimenticheremo”.
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Speciale Paolo
13
PAOLO VINTI:
LA POLITICA
E LA POESIA
di Gianfilippo Della Croce
L’
eredità politica e culturale di
Paolo Vinti per me resterà per
sempre legata al suo “fare poesia”, a quel suo inimitabile modo di essere poeta in un contesto di eccezionale
quotidianità, che lui sapeva descrivere
nei suoi componimenti che all’apparenza potevano essere scambiati per dei
“non sense” ma che non lo erano affatto, in realtà erano un distillato del suo
modo di vivere e di intendere la realtà
che lo circondava e della quale si sentiva partecipe, nessun estraniamento
dunque nella poesia di Paolo, ma una
sconcertante contemporaneità.
Una
contemporaneità basata innanzi tutto
sulla politica, ovvero su una chiave di
interpretazione della politica contemporanea presumibilmente comunista, ma
soprattutto libertaria, piena di una libertà totale perché Paolo Vinti sapeva essere libero come nessun altro. Alla presentazione presso una libreria cittadina,
di uno dei suoi non molti ma importanti
libri di poesia, paragonai il suo stile a
quello di Majakowsky, non era soltanto
un complimento, era una chiara visione
della sua poetica, che al grande russo si
ispirava, e pur non raggiungendone le
altezze Paolo era in quella scia, in quel
“fare poesia” impegnato, intransigente e
nello stesso tempo tenero negli gli affetti che lo assimilava al poeta de “La
nuvola in pantaloni” e della “Questione
della Primavera”. Paolo fu molto contento di quel mio accostamento, perché
aveva centrato l’origine della sua poesia e mi ringraziò molto, commosso e
soprattutto “con grande emozione”. A
lui piaceva l’impegno, e la sponda della poesia di Majakowsky era l’approdo
preferito, fare politica attraverso il fare
poesia, una sfida ineguagliabile alla realtà del nostro tempo.
Ricordando Paolo dobbiamo quindi
ricordarci anche della sua poesia che
era anche un modo di vivere la vita, un
modo unico e coraggioso, l’eredità del
grande poeta russo, che Paolo aveva
preso a modello e non poteva che essere
quello il suo modello.
Non ti preoccupare, Paolo, non ci arrendiamo.
Te la facciamo Noi la rivoluzione
“La sua vita è stata il nesso tra la scientificità dell’analisi politica e il suo
trasfondersi nel calore di una passione ideale, che fa della militanza un’emozione”
di Giovanni Russo Spena
P
aolo Vinti, qualche giorno fa, è
morto. La sua città, Perugia, lo
ha accolto nel suo grembo con
un ricordo, una testimonianza di migliaia di persone. Perché Paolo ha lasciato un vuoto che non è solo politico,
ma di cultura, di sensibilità poetica, di
autoironia. Paolo costruiva relazioni
attente e continue, legami basati su affettività e corporeità.
Lo avevo sentito telefonicamente
(come accadeva, da trent’anni due o
tre volte a settimana) due ore prima
che il maledetto ictus lo aggredisse.
Parlammo, come al solito, di politiche
internazionali, di cui era appassionato
e competente; discutemmo della crisi
dell’Europa Maastricht, dell’Irlanda,
della vittoria dei comunisti in Grecia.
La sua lucida cultura non era mai acca-
demica; voleva confrontarsi; i suoi pomeriggi trascorsi in Corso Vannucci a
parlare con gli studenti così come con i
pensionati, erano diventati parte di una
città colta, accogliente, meticcia come
Perugia. Il suo orizzonte, anche nei
momenti più bui, era la capacità di indignazione, di ribellione, l’utopia concreta (alla Bloch, filosofo comunista,
che Paolo, militante demoproletario, e
poi, tra i fondatori di Rifondazione comunista, amò molto).
Le ragazze, i giovani che con lui si intrattenevano in Corso Vannucci, erano
sorpresi dalla sua sapienza letteraria,
dalla sua sperimentazione musicale,
dalla sua irriducibile fede poetica. Perché in lui la memoria storica del militante si ricollegava ad una forte curiosità innovativa, alla necessità della
fondazione del pensiero comunista
contemporaneo. Militanza politica,
cultura, vita in Paolo si fondevano;
in maniera quasi naturale, in maniera
dolcemente sobria. Quando la malattia
tentò di imprigionare corpo e mente in
una gabbia, egli seppe romperla, volare via con la sua mente, seguendo la
sua ostinazione anticapitalista, la sua
amabile ossessione di un altro mondo
possibile. Un mondo da cambiare subito, perché Paolo sapeva di non avere
molto tempo.
Le sue più famose e frequenti espressioni erano “leggendario” e “con emozione”. Nell’aggettivo “leggendario”
c’era la sua caparbia non accettazione
di una realtà che rifiutava, innalzandosi
verso la leggenda.
“Con emozione”, per Paolo, significava il nesso tra la scientificità dell’analisi politica e il suo trasfondersi nel
calore di una passione ideale, che fa
della militanza un’emozione. Ho saputo, arrivando l’altro ieri a Perugia,
che studenti e precari in lotta avevano
esposto uno striscione: “Non ti preoccupare Paolo, te la facciamo la rivoluzione”. Splendido. Queste ragazze,
questi ragazzi hanno saputo entrare
dentro Paolo; e lo ricordano non come
simulacro del passato ma come vissuto
di un futuro, di un percorso di lotte; indicato con la sobrietà e l’umiltà che a
Paolo piacevano, senza personalismi e
populismi. Non è questa la “connessione sentimentale” tra intellettuale e popolo di cui parlava Gramsci? Non una
organicità di tipo pedagogico, ma una
connessione con la funzione più generale del partito politico, di cui Paolo fu
militante estroso, critico ma perenne,
giorno dopo giorno. Costruì sempre,
non distrusse mai. Grazie Paolo, per
quello che hai saputo dirci. E anche
noi, con gli studenti, diciamo: “Non ti
preoccupare, non ci arrendiamo; te la
facciamo la rivoluzione”.
14
Popoli - Perugia
Così non si difendono
i diritti umani
10 tesi sull’intervento militare
di Flavio Lotti
1. Una cosa è la Risoluzione dell’Onu,
un’altra è la sua applicazione. Una cosa è
difendere i diritti umani. Un’altra è scatenare una guerra.
2. La Carta dell’Onu autorizza missioni militari (art.
42), non qualsiasi missione
militare.
3.
L’iniziativa militare
contro Gheddafi è stata assunta in fretta da un gruppo
di paesi che hanno fatto addirittura a gara per stabilire
chi bombardava per primo,
che non ha nemmeno una
strategia comune, che non
ha un chiaro comando unificato ma solo
una forma di coordinamento, con una
coalizione internazionale che si incrina
ai primi colpi e che deve già rispondere
alla pesante accusa di essere andata oltre
il mandato ricevuto. Si poteva iniziare in
modo peggiore?
4. Da tempo si doveva intervenire in
difesa dei diritti umani. Lo abbiamo chiesto ripetutamente mentre l’atteggiamento
del governo italiano e della comunità internazionale e, diciamolo, di tanta parte
dei responsabili della politica oscillava tra
l’inerzia e le complicità con Gheddafi. Se
si interveniva prima, non saremmo giunti
a questo punto.
5. E ancora oggi, mentre si interviene
in Libia non si dice e non si fa nulla per
fermare la sanguinosa repressione delle
manifestazioni in Baharein, nello Yemen
e negli altri paesi del Golfo. L’Italia e
l’Europa, prima di ogni altro paese e istituzione, devono mobilitare
ogni risorsa disponibile a
sostegno di chi si batte per
la libertà e la democrazia.
6. Ricordiamo che la risoluzione dell’Onu 1973
indica due obiettivi principali: l’immediato cessate il
fuoco e la fine delle violenze contro i civili. Qualunque
iniziativa intrapresa in attuazione di questa risoluzione
deve essere coerente con questi obiettivi.
Ovvero deve spegnere l’incendio e non
alimentarlo ulteriormente, deve proteggere i civili e non esporli a una nuova spirale della violenza. Gli stati che si sono
assunti la responsabilità di intervenire
militarmente non possono permettersi di
perseguire obiettivi diversi e devono agire
con mezzi e azioni coerenti sotto il “coordinamento politico” dell’Onu previsto
dalla Risoluzione 1973.
7. Ad attuare quelle decisioni ci doveva
essere un dispositivo politico, diplomatico, civile e militare sotto il completo
controllo dell’Onu. Quel dispositivo non
esiste perché le grandi potenze hanno
Gli studenti libici della Stranieri divisi
sul futuro ma uniti contro le bombe
Attualmente all’Universita’ per stranieri di Perugia sono iscritti poco
meno di 250 giovani provenienti dalla
Libia. La maggior parte sono giunti
nel capoluogo umbro per frequentare
un corso di livello base di italiano della durata di tre mesi. Lo hanno fatto
grazie a borse di studio finanziate dal
Governo di Tripoli nell’ambito di un
accordo siglato nel gennaio scorso.
Sono tutti laureati, soprattutto in materie umanistiche, e hanno circa 30
anni. L’arrivo del primo scaglione è
coinciso con l’inizio della crisi libica
e finora non si e’ mai interrotto. Ora a
palazzo Gallenga sono in attesa di conoscere la data di arrivo del prossimo
gruppo. Quelli che sono già a Perugia
continuano a frequentare regolarmen-
sempre impedito all’Onu di attuare quanto previsto dall’art. 43 della sua Carta e di
adempiere al suo mandato. La costruzione
di un vero e proprio sistema di sicurezza
comune globale non è più rinviabile.
8. Non è questione di pacifismo. La storia e il realismo politico ci insegnano che
la guerra non è mai stata una soluzione.
La guerra non è uno strumento utilizzabile per difendere i diritti umani. La guerra
non è in grado di risolvere i problemi ma
finisce per moltiplicarli e aggravarli.
9. L’Italia ha un solo grande interesse
e una sola grande missione da compiere:
fermare l’escalation della violenza, togliere rapidamente la parola alle armi e ridare
Libia, petrolio o democrazia?
di Antonio Torrelli
Crisi democratica, internet, petrolio e “no fly
zone”. In poche settimane la Libia è passata da una
crescete sollevazione popolare ad una nuova missione umanitaria con tanto di bombardamenti.
Questo il risultato del concatenarsi degli eventi,
che ora vedono il popolo libico stretto tra la morsa
di un leader incapace di rinunciare al suo potere
(per aprire le porte ad una nuova stagione del dopo
“libretto verde”) e il crescente interesse internazionale per il tanto agognato “oro nero”.
Con la Francia capofila nella gestione degli attacchi aerei, gli scontri di questi giorni hanno già provocato decine di morti civili e centinaia di feriti.
L’Onu ha stabilito i criteri per una “no fly zone”
che al momento non serve a nulla perchè non si
pone a difesa dell’insurrezione democratica del
popolo libico.
Che ne sarà, dunque, dei diritti e delle volontà della
Libia?
Le premesse non fanno ben sperare, perché un attacco congiunto tra le principali forze europee (con
il benestare degli Stati Uniti) è, almeno per il momento, uno schema già visto: sostituire il despota,
UmbriaLeft.it
stroncare l’insurrezione e assumere la gestione delle risorse economiche del posto. In parole povere,
prendere il controllo dei pozzi petroliferi.
E in tutto questo l’Italia, con la sua debolezza internazionale, rimane a guardare e si accoda all’Onu.
Nel frattempo le forze di sinistra si spaccano: il Pd
è a favore dell’Onu, Vendola ha detto “sì” alla missione umanitaria esprimendo “cautela nell’utilizzo
dei mezzi aerei” e la Federazione della Sinistra è
contro e vorrebbe che l’Italia, come ha scritto Fabio Amato, “resti fuori da questa nuova e sciagurata avventura bellica”.
E in tutto questo, come sempre, ci sono i risvolti
economici.
Come ha ben sottolineato Valentino Parlato, l’Eni
potrebbe tranquillamente rimanere alla finestra
dopo la fine degli attacchi aerei e “non godere più
-scrive- degli attuali privilegi”.
E allora, oltre alle motivazioni inesistenti di una
guerra che non ha nessun interesse a difendere la
sete di democrazia del popolo libico, è incomprensibile anche per noi italiani la natura della decisione dell’Onu, che, ancora una volta, è ben interpretata da un quesito sollevato dallo stesso Parlato:
“Un giorno saremo forse costretti a rimpiangere
Gheddafi?”.
te i corsi. Dividendosi comunque tra
chi e’ a favore del Governo Gheddafi
e chi contro. Rabie, 27 anni, che sta
seguendo un corso di relazione internazionali sottolinea di ‘’essere solo a
favore della pace’’.
‘’Non penso però - dice - che l’intervento militare sia il sistema per risolvere quello che sta succedendo in
Libia. Le armi non servono, bisogna
parlare. Non mi piace la guerra nel
mio Paese’’. ‘’Vedo nel mondo altri
conflitti - sottolinea ancora Rabie -,
come in Barehin ma in nessuno si e’
intervenuto come successo in Libia.
Mi chiedo perche’? Dicono che lo fanno per la democrazia ma non e’ vero.
La Libia e’ vicina al Mediterraneo e ha
il petrolio...’’.
la parola alla politica, promuovere il negoziato politico a tutti i livelli per trovare
una soluzione pacifica e sostenibile. L’Italia deve diventare il crocevia dell’impegno europeo e internazionale per la pace
e la sicurezza umana nel Mediterraneo.
Per questo l’Italia non doveva e non deve
bombardare. Per questo deve cambiare
strada. Subito.
10. Ricordiamo nuovamente quello che
sta scritto nella Costituzione italiana.
Art. 11: “L’Italia ripudia la guerra come
strumento di offesa alla libertà degli altri
popoli e come mezzo di risoluzione delle
controversie internazionali.”
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Grifo, un’ottima annata
e la promozione
a un passo
IL FUTURO
Il Perugia inizia a guardare al futuro con la promozione che ormai
sembra aver conquistato. Che ne
sarà quindi del Grifo di domani? La
domanda è ardua ma alcune considerazioni si possono già iniziare a
fare. La prima è che, vista la crisi
nera di diverse società calcistiche, la
riforma dei campionati sembra inevitabile riunendo Prima e Seconda
Divisione in un solo campionato di
Lega Pro. E il Perugia dovrà arrivare attrezzato all’appuntamento. La
società si sta già muovendo pur se
ancora in maniera celata. Il comando resterà al duo Damaschi-Fedeli
ma sembra che proprio quest ultimo
potrebbe portare a Pian di Massiano un socio disposto ad investire
buone risorse economiche per la
causa biancorossa. Un imprenditore molto interessato ad investire nel
calcio e che vorrebbe farlo proprio
a Perugia. E di conseguenza potrebbero anche esserci cambiamenti in
alcuni ruoli all’interno della società
perugina. Solo mormorii per il momento comunque che diventeranno
parole alla fine della stagione.
36 partite ufficiali disputate fino a oggi
tra campionato e Coppa Italia, 63 punti in
classifica e un solo rivale: il Todi
di Barbara Isidori
36 partite ufficiali disputate fino a questo
momento tra campionato e Coppa Italia.
63 punti in classifica e una promozione
praticamente quasi in tasca. Inseguitore,
resta per la verità solo il Todi, lasciato a
-8. La finale della Coppa messa in cassaforte. Sono questi i numeri del Perugia
calcio a 6 giornate dalla fine della stagione. Numeri importanti che non possono,
almeno nella loro superficialità, non far
parlare di un’ottima annata per la squadra biancorossa. Sono solo numeri nudi
e crudi ma scavando un po’sotto di essi
si nota che c’è molto di più. C’è una società che è risorta da zero dopo un’estate
passata tra tribunali, sceicchi arabi, personaggi grotteschi che assomigliavano a
una caricatura di loro stessi, fallimenti,
cifre da capogiro. Solo Damaschi alla
fine ha deciso di prendere sulle sue spalle il carrozzone biancorosso e di farlo ripartire dalla serie D. “Un inferno” aveva
detto qualcuno. “Una rinascita pulita”
per altri. Un anno di passaggio verso
il professionismo sembrerebbe invece
essere. Sotto i numeri del Perugia c’è
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Sport
anche questo. Una nuova società che si
è dovuta ricostituire da zero, ha dovuto
riordinare le idee, costruire una squadra
che avrebbe consentito al Perugia di fare
il salto di categoria. Guidato dalla sola
passione da tifoso vero e da una lucida
concretezza, Damaschi, senza fare troppi proclami spettacolari per infiammare
le folle, sta riportando la squadra ad un
passo dalla Lega Pro. Da quel caldissimo pomeriggio del 25 luglio quando
nacque la nuova ASD Perugia calcio
tanta acqua sembra essere passata sotto
i ponti. Prima pezzi da novanta portati
in biancorosso, Frediani, Bartolini, Cacioli, Goretti Mocarelli, Borgese. Tanto
per fare qualche nome. Poi l’inizio della stagione andato un po’ così. Squadra
che faceva fatica, girava poco e male.
Pochi punti e una sconfitta impensabile al Curi. Da buon presidente che sa
quello che vuole, Damaschi scelse una
soluzione di gaucciana memoria. Un
bel ritiro in montagna per ossigenare i
tessuti e fare in modo che la fatica fatta
mesi prima non andasse sprecata. Da lì
in poi il Perugia ha dimostrato che sapeva davvero cosa desiderava e soprattutto
aveva i mezzi giusti per ottenerlo. Punti,
vittorie, qualche sconfitta, solo 3 per la
verità, vetta della classifica. Tutto bene
quindi? A conti fatti adesso che siamo a
sei giornate dalla fine si può ben dire di
si. Anche se è chiaro che si poteva fare di
più. Chiudere prima i conti con il campionato ad esempio. O giocare un calcio che avrebbe potuto divertire di più.
Essere una squadra che non si lasciasse
prendere da improvvisi black out psicologici che spesso hanno compromesso
e fatto diventare in salita partite che al
contrario sembravano praticamente tutte
in discesa. Alla fine, però, in un campionato infernale come quello della serie D,
questi sono solo dettagli che alla luce dei
risultati sembrano adatti a chi cerca il
pelo nell’uovo. Perché in questa stagione infernale di serie D forse occorreva
solo una squadra concreta che pur nella
sofferenza raggiungesse un traguardo.
E quello sembra adesso davvero ad un
passo.
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PERUGIA
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Democratico di Perugia
Introduce e coordina: ANTONIO TORRELLI, Redazione di
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