Left .Umbria .it leggi www. .it - news 24 ore - distribuzione gratuita - numero 0 - marzo 2011 Periodico diUmbria politica Left e cultura a curaaggiornate di www.umbrialeft.it 1 www Con emozione, con emozione altissima DOPPIA CRAVATTA Un piccolo popolo, dai pensieri Le due vite di Capitan Achab. Anni passati in più diversi, ricorda il suo Sudamerica da inviato giornalista. Poi l’amore per cantastorie di Politica e Cosmo la sua città, la poesia e le lotte studentesche Supplemento a www.umbrialeft.it Registrazione al Tribunale di Perugia n. 47/2007 del 16/11/2007. Direttore responsabile Eugenio Pierucci. Redazione e amministrazione: via Campo di Marte 8/M, 06124 Perugia. Tel. +390755055 874 Fax 981 [email protected] Progetto grafico Amedeo A. Babusci. Stampato in 5000 copie presso Rotopress International s.r.l. Via Brecce, 60025 Loreto (AN) Tel. +390717500/739 Fax /570 SUL WEB LE NEWS SULLA CARTA LE ANALISI Redazione I l 19 novembre del 2007, con un manipolo di giornalisti, grafici e appassionati, siamo atterrati sul nuovo pianeta dell’informazione globale: il web. Abbiamo incominciato a lanciare uno stile tutto nostro: rumors, fuoribusta della politica, inchieste, cronache, interviste ed ora persino le partite in diretta del calcio (sponda Perugia). Abbiamo setacciato, metro dopo metro, tutto il centrosinistra che è il nostro punto di riferimento. Setacciandolo abbiamo messo in rilievo difetti, pregi… ma soprattutto debolezze figlie di troppe divisioni. Abbiamo frustato quando era necessario farlo. Abbiamo accarezzato quando la passione, l’onestà e il rispetto sono emerse da vari progetti politici umbri. Abbiamo pianto e lottato per le troppe Merloni e Piselli dell’Umbria. Un mix di passione, volontariato, giornalismo vero e anche militante che ci ha portato ad essere il primo sito web di politica commenti, le inchieste, le rubriche dell’Umbria. Da noi viene anche il sulla vita politica e occupazionale centrodestra, le cui cronache e i die- dell’Umbria e di Perugia in particotro le quinte raccontiamo puntuali. lare. Web e mensile gratuito – 5mila Tanto rumore e copie in tutti i parole che ogni UmbriaLeft oltre il web maggiori pungiorno vengono ti di passaggio diventa mensile gratuito lette da 4mila – per una nuova del capoluogo. lettori, per un stagione umatempo sul sito Sarà il giornale del lavoro, na e politica. Il di 4minuti. A tre della green economy e giornale di oggi anni e mezzo dal della cultura è un numero zero laboratorio web, che tributiamo a abbiamo deciso di entrare nel merca- Paolo. Ma con oggi iniziamo già le to ampliando la redazione e...la so- battaglie per due “sì” per fermare il stanza. Dal 23 marzo 2011 siamo en- nucleare e riportare l’acqua in mano trati nelle rotative per realizzare un ai cittadini. Noi siamo pronti. E voi mensile che sarà tutto incentrato sui siete dei nostri? 2 UmbriaLeft.it Analisi I Le pagelle di Ciuenlai La multinazionale delle chiacchere Katiuscia Marini – Con il sindaco di Perugia mettono su un bordello perché i loro favoriti sono stati esclusi dai piani alti della Fondazione della Cassa di Risparmio. Qualche maligno sussurra sogghignando che “se c’erano La Lorenzetti e Locchi non sarebbe successo”. Magari non è successo nemmeno stavolta. Poco Vigili e molto extraurbani 5 Lamberto Bottini – Dopo aver perso le primarie ad Assisi e prima di affrontare il tremendo “rischio” di quelle di Gubbio e Città di Castello, smentisce “categoricamente” l’eventualità secondo la quale alle prossime comunali il Pd potrebbe anche non avere candidati alla carica di primo cittadino. ”A Trevi e a Bevagna – avrebbe detto – sono stati nominati due dei nostri”. Per la serie “piccolo è bello”. Film consigliato “Bersani mi si sono ristretti i sindaci”. 7 perché metterci la faccia di questi tempi è roba da eroi. Venanzio Nocchi – Vuole candidarsi alle primarie di Città di Castello con Sel dopo aver sentito Vendola dire che ci vuole una nuova narrazione. Altro che una semplice narrazione, a lui per rifarlo sindaco, dopo 40 anni, ci vorrebbe un’intera biblioteca. 4 Renato Locchi – Boccia il “piano pollaio” con il quale tre suoi consiglieri (Smacchi, Barberini e Galanello), per rendere più confortevole gli alloggi per galline, avevano pensato di dotare queste strutture di cucina all’americana, tre camere, due bagni, sala da pranzo, salottino con la tv e garage per il camioncino che le trasporta al mercato. Fonti ben informate di palazzo Cesaroni hanno lasciato trapelare la notizia che i tre, viste le opposizioni sui pollai, avrebbero abbassato le pretese accontentandosi di una legge per l’aumento della cubatura delle cucce per cani e delle gabbie per canarini. 3 di Nicola Bossi Consumatori in Lotta Benzina, lo tsunami non travolge la pompa. Continuano i rincari La crisi che ha colpito il Giappone sta avendo ripercussioni sulle quotazioni dei carburanti, con benzina e gasolio che sui mercati internazionali nell’area del Mediterraneo calano rispettivamente di 35,50 dollari (a 946 dollari/ton) e di 16 dollari (a 990 dollari/ton). Anche il petrolio risente dell’effetto Giappone, e ieri le quotazioni hanno perso il 3,9% a 97,26 dollari al barile. “Tutto ciò avrebbe dovuto rifletter- agli animalisti travestiti da cementieri e 7 al “capomastro pentito” Renato Locchi. Edo Romoli – Sbatte la porta del circolo Pd di Assisi e dichiara “nel gruppo dirigente c’è chi ha puntato a sistemare se stesso e gli amici “. 4 per non esserci riuscito Caccia – L’Idv propone che per ridurne il numero, i piccioni cittadini siano dichiarati “specie cacciabile”. L’apertura della stagione venatoria a questa specie è prevista in Piazza IV novembre, Corso Vannucci e Piazza Italia. E’ la strada dei palazzi. Attenti alla sindrome del Maghreb. Unità D’Italia – Il Pdl per i 150 anni regala il tricolore a tutti. Beh tutti è una parola grossa viste le polemiche sulla festa. No, no tutti, proprio tutti, Bossi e Calderoli “nostrali” compresi. Per evitare imbarazzanti rifiuti che rovinerebbero il senso di “una grande l’iniziativa di stampo patriottico”, sarebbe stata studiata una apposita strategia di distribuzione personalizzata della bandiera” : intera per i fascisti, intera, ma con colori più sbiaditi, per i finiani, intera ma trasparente e senza colori per quelli del Pd, solo il bianco e il rosso per i tifosi del Perugia, solo il bianco e il verde per i Ternani, solo il verde per i leghisti, solo il rosso per i comunisti e solo il bianco per i democristiani, i preti e gli allergici al tuorlo d’uovo. Trasporti – I cittadini sono infuriati perché, secondo loro, il pullman delle 7,04 che parte da San Mariano (Corciano), imbarca 150 persone, quasi il doppio dei passeggeri consentiti. Dice che per risparmiare hanno imboccato la strada delle offerte speciali : Passa uno, monti due. Cartelloni – Accade a Nocera Umbra : il paese è a destra, ma il cartello indica a sinistra. Indovina, indovinello : E’ una località o la sede del Pd? si oggi stesso sui listini di benzina e gasolio, con una riduzione dei prezzi alla pompa, che tuttavia non si è verificata. Ancora una volta abbiamo la dimostrazione dell’iniquità che caratterizza i prezzi dei carburanti in Italia, e della speculazione dettata dal fenomeno della “doppia velocità”. Tutto ciò mentre gli italiani, a causa del caro-benzina, sono costretti a sborsare 300 euro in più all’anno a famiglia”. “Di fronte all’immobilismo totale del Governo – Adoc Umbria chiede un intervento dell’Antitrust, affinché faccia luce su eventuali speculazioni sui carburanti legate alla crisi del Giappone, che avrebbero effetti pesantissimi sulle tasche dei cittadini”. Di questi tempi essere di sinistra assomiglia molto ad essere di destra. In Umbria come in Italia. Prendiamo ad esempio il conflitto in Libia: “il popolo anti-cav si uniforma alla guida del suo Generale Napoletano”. Tutti sognano di colpire con un bel missile quel buffo amico arabo di Berlusconi che si porta sempre dietro tende e bonazze. Ad Assisi non più per la Marcia, ma per il tartufo. Il sindaco di Perugia, Wladimiro Boccali, continua la sua battaglia sulla somministrazione dell’alcol nel centro storico. Per far rispettare la quiete notturna i locali dovranno fornirsi di sorvegliante privato. Insomma un modo per abituarsi velocemente al pizzo dopo la presa definitivamente del potere in Umbria delle Mafie. Terza metamorfosi: diventare magistrato è la massima aspirazione per un uomo o una donna. Una volta secondo De Andrè a fare il magistrato ci pensavano solo i nani e borghesi in cerca di un riscatto sociale o per coprire le loro deformità. Personaggi & Storie lo strano caso di Maria Rosi Chi lo avrebbe mai detto: la neoconsigliere regionale del Pdl, Maria Rosi, non è quella paperonasuper-benestante-milionaria che i suoi compagni di partito dichiaravano ogni qual volta su un territorio si incontravano manifestiricevimenti-assemble-danzanti della ROSI-MARIA. Tutti a dire: “può spendere e spandere quello che vuole....non ha problemi di piccioli….beata lei”. E invece Rosi Maria nata a Roma nel 1966 lottava, sotto campagna elettorale, non solo per degli ideali….. come dimostra il suo reddito imponibile di 873 euro relativo a tutto l’anno 2010. Per fare la campagna elettorale ha investito qualcosa come 24mila euro (così ha dichiarato). Un investimento andato a buon fine. Lo StupiDario “Movimenti Profondi” Santi e Statuto. Statuto provinciale e Santi. Laici contro cattolici. I soliti contro gli arci-soliti. Il Presidente della Provincia di Perugia. MVG, aveva proposto di inserire nel testo provinciale un richiamo a San Francesco e San Benedetto, due grandi santi umbri, dato che non c’era nessun riferimento dell’impegno cristiano e cattolico. Il Pd per evitare le guerre interne ha fatto votare un testo a tutto il centrosinistra che è un esempio di gattopardismo raro che da una parte pare dare qualcosa ai cattolici ma dall’altra non toglie niente ai laici. Come ha fatto? Semplice: franceschini e benedettini sono diventati sinonimi di “movimenti profondi” che “hanno agito sulla nostra terra”. Ma non era meglio dire ai centristi: ragazzi finché comandiamo noi tutto rimane com’è?…meglio passare per bastardi che per ignoranti. leggi www.UmbriaLeft.it - news aggiornate 24 ore 3 Analisi II Delusioni Primarie Metanodotto della discordia Primarie Assisi. L’iviato di RaiNews, Carlo Cianetti - appoggiato dai Partiti della Sinistra più IdV - ha battuto sonoramente la portabandiera del PD, Claudia Travicelli. Ora Bacchetta (PSI) prova l’impresa a Castello contro i “Bersani Boys”. Se la Provincia di Perugia ha firmato gli esposti contro l’avanzata del metanodotto Brindisi-Minerbio; la Regione invece non si opporrà all’impattante opera, convinta dal progetto di risanamento firmato ENI. Il maggioritario ti accorcia la vita Da Nocera ad Amelia la crisi dei sindaci uscenti e le ambiguità del sistema elettorale. E anche per Ricci ad Assisi il risultato non è affatto scontato di Ciuenlai L ’incredibile spettacolo della guerra per le candidature a cui abbiamo assistito in questi mesi e alla quale, purtroppo, continuiamo ad assistere, non è altro che l’atto finale, degli effetti del sistema maggioritario. La personalizzazione è stata spinta ai massimi livelli e ormai è l’unico elemento con il quale viene identificata la politica. I programmi (quando ci sono) vengono sempre dopo. Il processo ha avuto varie fasi, prima di arrivare alla degenerazione attuale. L’avvento dell’elezione diretta di Sindaci e Presidenti è parsa, all’inizio, come un elemento di stabilizzazione del sistema. Ma non ci si è resi conto che il primo periodo fu gestito in maniera proporzionale. I partiti, anche se dimagriti e meno organizzati, erano ancora una cosa seria. La sinistra sfondò perché mise in campo i migliori candidati possibili, gente di grande personalità dando l’impressione di una grande apertura verso al società civile. Ma durò poco; solo 5 anni. Il secondo decennio è quello del ritorno degli apparati e della formazione delle oligarchie. Da qui il passaggio all’individualismo sfrenato è stato, praticamente,automatico. La cultura dell’uomo solo al comando, non poteva che avere questa negativa conclusione. E la presunta stabilità si è trasformata in un inferno, in una competizione ad orario continuato. Quella che era considerata la normalità e cioè la riconferma per la seconda legislatura è diventata, nella maggioranza dei casi, una eccezione. Oggi, in realtà, la battaglia inizia il giorno dopo l’insediamento. E gli oppositori più accaniti e pericolosi sono interni più che esterni alla coalizione che ha vinto. Questo nuoce gravemente alla salute degli enti locali perché la condizione fondamentale per passare all’assalto di sindaci e Presidenti in carica è quella di mettere in difficoltà le varie amministrazioni. Peggio vanno e più aumentano le possibilità di mandare a casa i responsabili. E, lentamente questo assalto avviene ad una distanza sempre più ravvicinata. Prima si aspettava la fine delle due legislature, poi si è passati a sferrare l’attacco alla fine della prima e adesso si comincia a tramare dopo pochi anni dall’insedia- mento (in alcuni casi dopo pochi mesi). In ogni posto i “papabili” creano propri apparati, gruppi di sostenitori, che sfuggono alle strutture di partito e che rispondono solo ad interessi di parte. E’ un po’ come a fine impero, quando ogni generale si faceva incoronare imperatore dalla propria legione. E i generali aumentano ogni ora. Non sono teorie, ne chiacchiere ma fatti di questi tempi e di questi giorni. Basta leggere le cronache elettorali. I sindaci di Nocera Umbra e Di Amelia, che erano al primo mandato, non verranno riconfermati. Ricci di Assisi non avrà tutto il centrodestra con lui perchè il suo vicesindaco Bartolini è diventato un suo concorrente. In città come Spoleto e Terni ci sono forze dentro il Partito Democratico che stanno provando a far saltare il banco prima del 2014. A Perugia una manciata di Consiglieri di maggioranza tiene costantemente “sotto scorta” Boccali. Credo quindi che se si vuole provare a rimettere in campo un pizzico di normalità, bisognerà che, prima o poi qualcuno cominci a fare una seria battaglia contro questo sistema che sta andando in pezzi e che sta mandando in pezzi le istituzioni. Certo la modifica dell’elezione diretta è, per Comuni e Province, una questione nazionale, ma per la Regione è cosa nostra. Una legge elettorale che elimini il listino e che preveda (al massimo) solo l’indicazione del Presidente, potrebbe dare una mano alla democrazia e al buon governo. Zero tagli a Sanità e Welfare Passi in avanti per il bilancio regionale del 2011. La prima commissione – presidente Massimo Buconi – ha espresso un voto favorevole non tanto di circostanza (o meglio dire di maggioranza politica) ma convinto. Merito evidentemente dei conti portati sul tavolo dall’assessore Franco Tomassoni che ha evitato il riflesso dei tagli nazionali sui settori regionali come Sanità e Welfare. Anzi le spese per la sanità aumenteranno dell’1%, confermando investimenti su attrezzature e strutture sanitarie ed abbia mantenuto per il welfare gli stessi impegni finanziari del 2010. Il Covo Freddo della Mafia Dal rapporto sulle infiltrazioni criminali e mafiose in Umbria emerge la validità della teoria del ‘covo freddo: l’Umbria base di smistamento, afflusso e consumo di droga, prostituzione e usura. Per Cittadinanzattiva ben il 23 percento dei capitali investiti in Umbria non passa attraverso gli sportelli bancari e gli appalti al massimo ribasso rappresentano un settore con notevoli criticità. Nel rapporto Ecomafie 2010 di Legambiente vi sono dati preoccupanti che riguardano il territorio umbri, con gestione illegale dei rifiuti (evidenziata dalle operazioni che hanno coinvolto Perugia, Castel Viscardo, Trevi, Orvieto e Terni). 4 Primo piano: proposte e proteste Bolletta idrica, 339 euro all’anno a famiglia UmbriaLeft.it Nuove bottiglie crescono Ancora un record negativo per i perugini e gli umbri in generale. dopo la bolletta della La regione dell’Umbria ha diramato il bollettino del commercio dei 17 marchi toscana, nella speciale classifica di “acqua salata” c’è quella umbra che prevede una di acqua minerale presenti sul territorio. A differenza dell’andamento nazionale, spesa annua di 339 euro a famiglia. E per fortuna che siamo la regione delle acque in Umbria la produzione è aumentata del 3%. Nessun nuovo occupato. Acqua pubblica, il futuro si gioca sui due referendum Il 26 grande manifestazione per bloccare nuovi attingimenti e investitori privati D all’Umbria verso la grande manifestazione del popolo dell’acqua del 26 marzo 2011 di Roma. Dopo aver raccolto oltre 15mila firme per i referendum e soprattutto aver stoppato i nuovi prelievi della Rocchetta spa a Gualdo Tadino (piccolo capolavoro del Comitato Riofergia), il popolo umbro dell’acqua – trasversale politicamente – è pronto al grande sodo nella capitale in nome dell’acqua pubblica. Sono previsti numerosi pullman da Perugia, Città di Castello, Gualdo Tadino e Terni con costo a sottoscrizione libera per finanziare la campagna referendaria. Diversi sono i comitati locali che si occupano della conservazione delle risorse idriche: Il comitato tutela Rio Fergia di Boschetto contro i prelievi di Rocchetta/Idrea, il comitato contro l’acquedotto Scheggino Pentima per la conservazione delle sorgenti del Nera, poi le mobilitazioni contro l’inquinamento del cromo a Terni, l’alluminio Orvieto, il percolato a Pietramelina, e quello degli allevamenti a Bettona. Acqua salata-Grande è la mobilitazione locale contro gli effetti della privatizzazione che anche in questa regione si fanno sentire- aumenti delle tariffe dal 20 al 50 % in 3 anni, aumento di perdite nelle reti fino al 47% per mancanza di investimenti, distacchi delle utenze senza preavviso! 15mila firme contro i “Signori” delle acque minerali e degli acquedotti Grida al successo il Comitato umbro “Acqua pubblica” per i risultati della campagna referendaria contro la privatizzazione dell‘acqua in Umbria. Sono quasi 15mila i cittadini che hanno firmato per i tre referendum per tornare ad una gestione pubblica e partecipata del servizio idrico. E dunque 15mila firme di cittadini umbri faranno Tutto questo grazie alle gestioni miste pubblico private che in Umbria sono partecipate da ACEA quindi da SUEZ e Caltagirone (ATI 1,2 e 4) e, alla gestione in House dell’ATI 3, mentre Umbra Acque brinda ai successi aziendali e alle prospettive di sviluppo e i nostri amministratori regionali puntano all’unificazione dell’ambito per aprire loro la strada. Alle urne-Oltre un milione e quattrocentomila donne e uomini hanno sottoscritto i referendum per togliere la gestione del servizio idrico dal mercato e i profitti dall’acqua. Lo hanno fatto attraverso una straordinaria esperienza di partecipazione dal basso, senza sponsorizzazioni politiche e grandi finanziatori, nel quasi totale silenzio dei principali mass-media. “Siamo convinti – ha spiegato che una vittoria dei SI ai referendum della prossima primavera possa costituire una prima e fondamentale tappa, non solo per riconsegnare il bene comune acqua alla gestione partecipativa delle comunità locali, bensì per invertire la rotta e sconfiggere le politiche liberiste e le privatizzazioni dei beni comuni che negli ultimi trent’anni hanno prodotto solo l’impoverimento di larga parte delle popolazioni e dei territori e arricchito pochi gruppi finanziari con una drastica riduzione dei diritti conquistati, determinando la drammatica crisi economica, sociale, ecologica e di democrazia nella quale siamo tuttora immersi”. parte di quel milione che saranno consegnate domani in Corte d’Appello a Roma per dire no alla privatizzazione dell’acqua Le firme raccolte in Umbra, secondo i dati del comitato promotore, sono state 1500 Orvieto, 1500 a Narni, circa 5000 a Perugia, 1000 a Terni <http://www.ternimania. it/> e 1300 a Gubbio <http://gubbionotizie.blogspot.com/> , 500 a Foligno e Spoleto. Il 31 dicembre 2011, per effetto del decreto Ronchi (dl 135/2009, art. 15, c. 1, lettera d) cesseranno le gestioni di Umbra Acque spa, Vus spa e Sii Terni. leggi www.UmbriaLeft.it - news aggiornate 24 ore 5 Focus lavoro Lotta alla sfruttamento Carne da macello Una legge per far diventare reato penale il caporalato: questo l’obiettivo della Fillea e Flai Cgil, e il PD. Il caporalato esiste anche in Umbria: nel perugino (zona Ponte Felcino) e Alto Tevere. Tra le 83 persone morte sul lavoro nei primi due mesi dell’anno, le donne sono 3 mentre gli stranieri sono 11 ovvero il 13,3% del totale, vale a dire di 2 punti percentuale superiore rispetto alla media 2010. Rumeni ed albanesi i più colpiti. L di Gianluca Pozzi a sicurezza sul lavoro inizia anche in Umbria ad essere un valore da rispettare e far rispettare. Dopo decenni – e le recenti battaglie di sensibilizzazione dell’assessore regionale Stefano Vinti – stanno arrivando i primi risultati seppur parziali. Il primo: l’Umbria non è più maglia nera delle morti sul lavoro. Il secondo:è proprio la Provincia di Perugia quella che è diventata piuttosto virtuosa. Male, anzi malissimo invece Terni che passa al terzo posto nazionale per il luogo dove si muore maggiormente di lavoro rispetto al totale degli occupati. Il rilevamento porta la firma dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro di Vega Engineering di Mestre che ha monitorato i primi due mesi dell’anno su scala nazionale. Dove si muore maggiormente Il dato che emerge dal Paese è comunque sconfortante: 85 vittime da gennaio e febbraio 2011 contro le 65 del 2010; e questo accade quando il 30 per cento degli occupati giace clamorosamente in cassa integrazione. Milano è la provincia maggiormente colpita dall’emergenza con 6 morti, seguita da Catania, Napoli e Torino (4), da Messina e Bologna (3). Sul fronte dell’incidenza è invece Aosta a detenere lo sconfortante primato (35,5). Seguita da Matera (30,7) e da Terni (22,2). Morire di Lavoro l’Umbria sveste la maglia nera I primi dati del 2011 sono positivi: Perugia scende al 53 esimo posto nazionale. Malissimo Terni che sale al terzo posto. Comunque qualcosa nelle coscienze si muove Perugia è all’ultima posizione (52esima) grazie alle zero vittime su bacino di oltre 400mila occupati Tassa di soggiorno- Confindustria attacca: “È un balzello scacciaclienti” Il Federalismo, nonostante sia ancora in stato embrionale, sta creando già i primi grattacapi sia alle amministrazioni locali che a quella regionale. La possibilità di poter mettere una tassa di soggiorno - un euro fino 5 al massimo - per ogni turista che soggiorna in Umbria è vista come fumo negli occhi da Federalberghi Umbria che, nel frattempo, ha già espresso detto un no secco a riguardo. Secondo l’associazione di categoria, infatti, si tratta di una tassa “la cui concreta I settori mortali Ed è nuovamente il settore agricolo ad essere protagonista dell’emergenza con il 36,1 per cento delle morti bianche registrate da Vega Engineering nel primo bimestre dell’anno(dati disponibili nel sito www. vegaengineering.com ), seguito come sempre da quello delle costruzioni (18,1 per cento delle vittime). A distanza si trovano i decessi rilevati nel commercio all’ingrosso e al dettaglio e nelle attività artigianali (9,6 introduzione da parte dei comuni umbri penalizzerebbe un settore strategico in un momento già molto difficile”. Per questo Federalberghi ha sollecitato le istituzioni locali, Regione in primis, ad assumere “scelte responsabili e coerenti con il ruolo trainante dell’economia locale che al turismo viene costantemente attribuito”. Un aspetto sottolineato due giorni fa Il record dei 40-50enni La fascia d’età maggiormente toccata dal dramma delle morti sul lavoro – stando ai dati forniti Engineering nel primo bimestre dell’anno- è quella che va dai 40 ai 49 anni con 25 vittime (30,5 per cento del totale), seguita da quella compresa tra i 30 e i 39 (16 vittime) e tra i 50 e i 59 anni (14 morti). Significativo anche il dato che riguarda gli ultrasessantenni (21 decessi). Quest’ultimi sono spesso vittime nei settori dell’edilizia e in quelli dell’agricoltura. per cento), nei trasporti, magazzinaggi e comunicazioni (7,2 per cento), nei servizi (6 per cento), nello smaltimento rifiuti così come nella produzione distribuzione manutenzione di energia elettrica, acqua e gas (3,6 per cento). Mercoledì il giorno nero Nell’elaborazione dei giorni della settimana in cui si perde la vita è il mercoledì a ‘spiccare’ con il 20,5 per cento degli eventi mortali, seguito dal giovedì (18,1 per cento). Purtroppo l’epigrafe del lavoro non conosce pausa neppure nel fine settimana perché tra sabato e domenica viene accertato il 20,4 per cento delle tragedie. anche da Maria Carmela Colaiacovo, Presidente nazionale di Confindustria Federalberghi, che, in occasione della presentazione di un progetto di promozione turistica a Perugia, ha dichiarato espressamente e senza mezzi termini che “con la tassa di soggiorno noi chiudiamo”. 6 Ciao! IL POPOLO DI PAUL BEATHENS Il rivoluzionario perugino che “amava le elezioni sulle rivoluzioni”. Sognava una vittoria dell’unità e non dei singoli di Renzo Massarelli U na chiesa, anche se secolarizzata da 150 anni, è sempre una chiesa, i segni della sua storia sono talmente forti che non si possono cancellare. Figuriamoci San Bevignate, a Perugia, il luogo di un eremita mai canonizzato e pur sempre santo, santo misterioso perché non è neanche certo che sia esistito. Qui, dove un affresco parla di cosmo e di stelle, gli amici di Paolo Vinti hanno cantato “L’Internazionale”, inno nato in Francia, pur sempre, e comunque il canto dei lavoratori in tutto il mondo, per salutare per l’ultima volta, e non è detto che debba essere davvero l’ultima, il loro compagno. Tutta la cerimonia di addio, in realtà, è stata un canto perché l’acustica della chiesa è pessima e, così, dal fondo, si sentivano soltanto suoni accorati e dimessi, parole smozzicate che rimbalzavano sulle volte gotiche. Quell’inno che piaceva così tanto a Paolo non era una retorica concessione a com’era bella la meglio gioventù degli anni settanta ma un moto dell’animo che finalmente libera un bisogno represso da tempo. Ritrovare “L’Internazionale”, che non è una squadra di calcio ma il simbolo dell’identità per molte generazioni, è stato come risvegliarsi da un lungo torpore e ritrovare un orgoglio di appartenenza smarrito e umiliato da tante vicende storiche. Una liberazione assoluta e senza prezzo. E questo è uno dei tanti regali che ha fatto ai suoi compagni Paolo Vinti. L’altro, è che ha fatto incontrare, dopo chissà quanti anni, gruppettari ormai attempati e amministratori locali in servizio permanente effettivo, autorità e giovani studenti, professori e pensionati. E tanti ex, ex di tutto. Del sindacato e dei partiti soprattutto e anche di quel vasto e sempre più frammentato mondo che è oggi il popolo della sinistra. E’ stato, almeno per le due ore trascorse tutti insieme nella chiesa di San Bevignate, come se il tempo non fosse passato. Sbiadita e dispersa l’appartenenza politica, è rimasta pur sempre quella culturale, un comune sentire e ritrovarsi nelle note di “Bella ciao”, nei vecchi ricordi, nel bisogno di ri- UmbriaLeft.it Speciale Paolo trovare le radici perse per chissà quali strade. Un bisogno di sinistra e di un linguaggio comune dopo i tanti disastri sui dirupi della torre di Babele. Paolo Vinti non l’avrebbe raccontata in modo così complicato questa storia. Non s’era mai visto prima di lui un amante appassionato della falce e martello e, nello stesso tempo, così per nulla dogmatico. Un simbolo è un simbolo, nulla di più e nulla di meno, e lui così deve averla vista questa pesante eredità del comunismo. I simboli restano, ma la storia cammina, va avanti. Per questo seguiva le vicende del mondo, lui che il mondo l’aveva conosciuto e aveva ancora oggi così tanti amici di altri paesi. Seguiva le vicende elettorali in qualsiasi posto si svolgessero ed era come inseguire il sogno di una vittoria della sinistra, ovunque. Da qualche parte si dovrà pur vincere. Non le rivoluzioni, ma le elezioni, e non il comunismo, ma la sinistra e le forze progressiste e democratiche. Oggi si vince di qua e domani da qualche altra parte. Sembrava un gioco, un cercare l’isola che non c’è, ma lui guardava l’orizzonte e i processi reali che non sono così grigi come l’ideologia. Chissà cos’era davvero il comunismo per uno come Paolo. Troppo intelligente per pensare al vecchio e impresentabile socialismo reale e troppo poco realista per restare aggrappato alle mosse furbesche della politica di casa nostra e alle infinite scommesse della tattica che non scopre mai una nuova strada. Per lui la sinistra, in fondo, era una sola e tutti erano “compagni”, compagni per qualche cosa perché un’idea comune si trova sempre e ne basta una per sentirsi l’uno vicino all’altro. Per questo era così amato. Un comunista senza nemici, che cosa strana. Il fatto è che una parola, sia pure così pesante e impegnativa, non dice nulla della complessità delle persone. Per tanti aspetti, Paolo era un figlio profondo della sua terra e di quella fatale attrazione per l’eresia, che è sempre stato il dato più profondo di personalità singolari e, per questo, più alte, di questa regione. Un amico ha detto che lui viveva come in una prigione sui tavoli di Corso Un gratuito vecchio stile per il redattore P. di Eugenio Pierucci P erché sotto sotto è sempre stata una nostra inconfessata aspirazione dialogare con i nostri lettori anche attraverso uno strumento più antico e tradizionale del web. Uno strumento con il quale chi scrive è nato e si è affacciato nel vasto mondo della comunicazione; uno strumento nei confronti del quale nutre, perciò, sentimenti di rispetto e di riconoscenza al tempo stesso ed quale, pur riconoscendone i limiti attuali, si sente di augurare ancora “lunga e gloriosa vita”. E’ con il giornale stampato che si sono diffuse nel mondo, ed in Italia, naturalmente, le idee di giustizia, libertà e di solidarietà alle quali continuiamo ostinatamente ad essere legati: idee che si sono propagate grazie al sacrificio di chi le fissava sulla carta, spesso in ciclostilati prodotti clandestinamente, ma anche di quanti, ancora più numerosi, sprezzanti del pericolo, prestavano loro le gambe per camminare: le staffette partigiane che rischiavano la vita ogni giorno per trasportare quei messaggi il più lontano possibile; i diffusori della stampa comunista e socialista che instancabilmente hanno tenuto in vita gloriose testate operaie che sarebbero state altrimenti sopraffatte dalla marea montante della informazione reazionaria e borghese. Perché ora e, soprattutto, perché dedicare questo numero sperimentale, che non sappiamo se potremo ripetere ancora, e quando, al compagno Paolo Vinti? La risposta che noi forniamo a questo interrogativo potrà apparire semplicistica, ma è quella che ci sentiamo di dare: il leggendario Paolo ha vissuto una breve, ma intensa vita sempre fortemente legata alla “carta stampata” ed ai valori che attraverso questo strumento oggi considerato obsoleto si potevano trasmettere. Lo ha fatto anche “professionalmente” per un periodo circoscritto, ma proficuo, del suo impegno politico; ha continuato a farlo poi scrivendo pensieri ispirati che provvedeva lui in prima persona a fissare sul foglio ed anche a divulgare. In Paolo, insomma, si sono mirabilmente fusi in un unico corpo il giornalista militante e la staffetta partigiana. Questo è la faccia di Paolo che chi scrive, umile artigiano della “penna”, ha privilegiato fra le tante, invidioso di quella sua connaturata capacità di dialogare con tutti e su tutto che lo ha fatto ammirare ed amare da tanti, come le migliaia di adesioni registrate dal sito a lui dedicato ben testimoniano. Per il resto, se mi è consentito, prendo a prestito le parole che Alberto Messazza, uno di questi suoi “amici” ha usato efficacemente per ricordarlo: “Mi viene difficile pensare a Paolo come ad un intellettuale o un artista; mi viene difficile pensarlo come amico o conoscente; mi viene difficile riportarlo a una qualsiasi categoria e metterlo sullo stesso piano di ... “. Concordo, lui era altro ed in mille altri modi lo possiamo ricordare nel nostro intimo. Il sogno di Paolo ora va in stampa Vannucci. Lo aspettavano, e speravano che tornasse di nuovo alle faccende della politica. Le tessere, le riunioni, la stampa, le sezioni. Forse non era questo che voleva. Con il pensiero lui stava già nel posto dove ora è andato davvero, in quel luogo metafisico da dove si possono vedere con più chiarezza le miserie e le virtù del mondo. Se vogliamo capire sul serio cos’era il comunismo di Paolo Vinti, dobbiamo fare un piccolo passo indietro nel tempo. E’ vero che i padri non dovrebbero sopravvivere ai figli, ma qualche volta è altrettanto doloroso il processo inverso. Paolo ha perso il padre Italo appena un mese fa e con lui tutto l’orizzonte che questa complicata ideologia gli offriva. Era la vita e l’esempio di Italo il suo comunismo e, forse, è per questo che se n’è andato così presto. Ora resta da chiedersi perché tanta gente era lì, nella chiesa di San Bevignate. Il popolo di Paolo ha capito improvvisamente, come per un senso di colpa, di aver lasciato quel ragazzo con la barba ormai bianca a presidiare da solo i mille sentieri della speranza mentre ognuno aveva trovato una strada, le proprie certezze, la vita più o meno bella, più o meno desiderabile. In ogni caso, la vita, quella di tutti i giorni, quella che ormai è così lontana da Paolo. leggi www.UmbriaLeft.it - news aggiornate 24 ore P aolo Vinti lo conoscevano in tanti, anche fuori dalla sua città. Ma è certo nella sua relazione simbiotica con Perugia, segnata dalla presenza costante sullo scenario del centro storico, che si è costruito il suo personaggio, così intensamente e affettuosamente ricordato in questi giorni. Sarà l’effetto della distanza dalla dinamiche quotidiane della città (non vivo a Perugia da quindici anni), sarà il velo di nostalgia con cui si scruta la giovinezza, ma mi è sembrato che il tributo a Paolo, concentrato sugli ultimi anni della sua breve e ricca esistenza, abbia in qualche modo trascurato il periodo precedente. In ogni caso credo che l’importanza di Paolo risieda anche nell’avere vissuto, attraverso prove dolorose e traumatiche, fasi diverse: forse una vita sola non bastava per uno come lui. Ho avuto a che fare la prima volta con Paolo nell’autunno del 1978, nelle assemblee degli studenti medi. Si viveva la coda della grande stagione dei movimenti, tuttavia la partecipazione si contava ancora in centinaia. Lui emergeva come leader naturale, affascinava a partire dall’aspetto: alto, asciutto, riccioluto, sorriso ironico; impermeabile bianco sopra la giacca di velluto, polacchine e occhialetti tondi. Lo stesso passo strascicato, lascito di un malattia infantile, si trasformava in un’andatura disinvolta, che mai avrebbe suscitato pietà. Solo più tardi avrei saputo che alla sala dei Notari, durante i giorni di Moro, mentre cercava di prendere la parola, avversari inferociti gli gridavano “Storpio!”. Più di tutto conquistava la sua oratoria, ricca di citazioni, complessa, ma anche sferzante, diretta, trascinante. Non è facile neanche adesso pensare che avesse solo 18 anni. Per circa un decennio ho condiviso con Paolo l’esperienza di Democrazia Proletaria, il residuo più cospicuo di quella che era stata la “nuova sinistra”. La militanza perdeva credito, dovevamo remare controcorrente, mentre cedevano i riferimento teorici e le stesse forme dell’agire politico, e non aiutavano certo Il ricordo di Francesco Mandarini È morto Paolo Vinti, un giovane che aveva fatto del lavoro intellettuale e della passione per la politica lo scopo della sua breve Speciale Paolo Le due vite di un capitano Achab sorridente di Roberto Monicchia gli schiaffi del terrorismo e dell’eroina, il primo visto di riflesso, la seconda ben presente anche in provincia. Nel piccolo gruppo di militanti demoproletari (cito alcuni in ordine sparso: Carlo Baioletti, Luciano Tiecco, Marcello Ricci, Angelo Caporali, Amedeo Zupi, Enrico Mascolini, Gianluca Pignatta, Paolo Gentili, Massimo Camerieri, Stefano Pecugi; i “romani” di agraria e veterinaria: Jean-Claude Saroufim, Rossella Santolamazza, Piero Sunzini, Vincenzo Vizioli) Paolo continuava a spiccare, attento tanto alla lettura dei classici, quanto a problematiche inedite, come l’occupazione dell’opera Pia Marzolini a Prepo, guidata dal “Comitato per una migliore qualità della vita” (autunno 1979). E’ il caso dell’attività giornali- stica, tra cui spicca la breve stagione di “L’orizzonte” (in qualche misura antenato di “micropolis” nella lettura critica dei temi locali). Scriveva bene quanto parlava, con la stessa carica immaginifica. Un nitido ricordo di quegli anni è il congresso nazionale di Dp del 1982, per cui fummo insieme delegati, con Luigino Ciotti e Giorgio Filippi. L’atmosfera da finale di partita era accentuata da una Milano torrida e deserta, dal concomitante svolgimento dei Mondiali e, manco a farlo apposta, da un sciopero della stampa lungo quanto il congresso. Ma ciò non bastava a smussare la contagiosa verve di Paolo, brillante dal palco congressuale come nei giri per la città. La cifra di Paolo era la curiosità umana e intellettuale, l’inesauribile ot- vita. Senza incarichi, senza ruoli, Paolo era diventato l’interlocutore di tanti. La cerimonia si è svolta nella meravigliosa struttura di Fra’ Bevignate. Una pioggia scrosciante non ha impedito la partecipazione di centinaia e centinaia di persone. Impressionante. C’era tutta una città che raramente si ha occasione di vedere. Parlamentari, sindaci, ex sindaci, presidenti ed ex presidenti. Giornalisti, dirigenti di partito, sindacalisti. Giovani, tantissimi, e tanta gente comune di ogni orientamento politico, hanno voluto essere presenti e significare l’affetto e l’apprezzamento per una persona che ha voluto ricordare continuamente ai potenti e alla gente comune che senza politica una società non cresce, si impoveri- 7 timismo della ragione, che lo portava a porsi continuamente nuovi obiettivi politici ed esistenziali. Ecco i viaggi, ecco la frequentazione della Germania (ha scritto per la Tageszeitung, e frequentato la Freie Universität di Berlino), da dove trasmetteva idee e ipotesi. Qualcosa si ruppe in questo continuo alzare la posta. Proprio in Germania, verso la fine degli anni ’80. Il Paolo Vinti tornato a Perugia è stato a lungo imprigionato in un disagio che colpiva di più perché deformava il suo splendido eloquio: la capacità di citare a memoria e insieme di creare immagini inedite che poi tutti usavamo (per anni abbiamo ripetuto il suo saluto-esortazione “daje giù a rotta di collo”, che diceva provenire da Pavese), ridotta ad espressioni ripetute, spezzate. Ho conosciuto pochi segni così crudi dell’insensatezza della vita, e non riesco a non pensare a quanto la sua sofferenza alludesse al destino toccato a tante nostre speranze. Ma Paolo era davvero un fuoriclasse, capace di fare la mossa del cavallo e darsi una nuova dimensione. Comincia così la sua “seconda vita”: non più il predestinato ad una luminosa carriera politica, ma un attore cittadino fuori da copioni prestabiliti: con meno sicurezze, più fragile ed esposto, ma più imprevedibile. Colto e curioso come sempre, ma meno aduso a schemi onnicomprensivi, più portato a domande brucianti. Ne ho fatto la prova nel novembre del 2005 alla presentazione della raccolta delle mie recensioni su “micropolis”. Tra i non molti presenti lui c’era, e non ha mancato di spiazzarmi: – Compagno Bobby (l’appellativo che mi aveva dato vent’anni prima), l’analisi è giusta. Ma qual è la linea? Figurati, Paolo, se ho la risposta. So che senza il tuo ottimismo della volontà, senza la tua carica, il tuo spirito di Achab allegro, senza di te insomma, è più difficile anche porsi le domande giuste. Ma non faremo a te il torto e ai nemici di sempre il piacere di smettere di farci domande, di lottare, e di restare, nonostante tutto, allegri. sce. Prevalgono la barbarie e un individualismo cialtrone. Nel dolore per la perdita di Paolo anche un bagliore di fiducia. “Nel dolore per la perdita di Paolo, un bagliore di speranza” 8 La premessa Speciale Paolo UmbriaLeft.it Speciale Paolo “Cosmo rosso” e “Celeste impero” di Paolo Vinti La valutazione è che alle prossime elezioni politiche il centrosinistra tornerà al governo. La necessità di una svolta nel paese. Il superamento degli industriali come premier. La fondamentabilità imprescindibile della rappresentanza della classe operaia e della sinistra nella maggioranza. È la leggitimità della valutazione. Si aprirà probabilmente un ciclo lungo in cui saranno necessarie riforme e stabilità vera. Un governo di centro sinistra favorisce lo sviluppo del radicalismo in Italia. Così come una maggiore possibilità di emancipazione per la classe operaia e i lavoratori. Si valuta che molti governi europei cambieranno. Cambierà il governo a Berlino e così come a Copenaghen e Dublino. Si andrà a sinistra in questi paesi per la necessità di una svolta, di una rappresentanza maggiore a sinistra per una nuova dimensione internazionale. Cambierà anche il governo a Madrid. È un governo di sinistra a cui è mancata la profondità del riformismo socialista. Quello di Mosca e Washington è un ciclo lungo. Sia i democratici Usa che Russia Unita in Russia hanno prodotto stabilità riforme autorevolezza Internazionale. Sia Obama che Medvedev saranno confermati alle prossime elezioni. La stabilità di Mosca e Washington è indirettamente parallela a quella cinese. Prossimamente al prossimo Congresso del Partito Comunista Cinese diventerà segretario XI Ji Ping. Una donna per la prima volta sarà Presidente della Repubblica in Brasile si tratta di Dilma Russeuf. Come lungo è il ciclo di Chavez a Caracas. Sarà confermato anche il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon. Procede quindi il progressivo movimento a sinistra della politica mondiale dove la rivoluzione ha grande parte nell’ideologia statuale nelle speranze delle masse popolari e nella materialità dei fatti. Articolo tratto da “Blow-up” - dicembre 2010 Rivoluzione, l’ultimo libro di Paolo Vinti Pubblichiamo l’introduzione al testo, edito da Tozzuolo Editore, scritta dallo stesso Paolo O vere il doppio governo la cui edizione precede di poche settimane la presa del potere da parte dei soviet. Sulle opere scelte di Mao Tse Tung c’è la descrizione del passaggio di potere in Cina mediante la Lunga Marcia. La rivoluzione cinese si compie il 1 ottobre 1949. Mao continuerà l’ipotesi rivoluzionaria anche negli anni luzionaria le prime due, mediante referendum ed indipendenza la terza.Precedentemente in europa si era avuto a Lisbona il 25 Aprile 1975 la rivoluzione dei garofani, così come in Polonia nel 1980 l’agosto di Solidarnosc. In Italia l’ipotesi storica è stata ipotizzata dagli anarchici nell’800 dai socialisti e dai comunisti del PCd’I e Con l’affermarsi della fase riformista i rapporti Est-Ovest producono ggetto di questo libro è la nella seconda metà del 900 la necesrivoluzione. Quindi il camsità rivoluzionaria. Con i Quaderni bio di sistema. Quello che rossi si ha l’inizio della composiziosecondo la scienza della politica si ne teorica che porterà negli anni 60 chiama la transizione.Passaggio da alla nascita della sinistra rivoluziouna società ad un’altra. Dal capitanaria o extraparlamentare. Le fonti lismo al socialismo. Dalla società teoriche son state Marx Engels Leattuale alla società futura. L’ipotesi nin Trostkij Mao Tse Tung Rosa Ludell’oggetto e proprio il passaggio. xembourg. L’ipoIl cambio. Quella fase di crisi per “Una società migliore è l’anelito di milioni di uomini...il pensare tesi in avanguardia operaia, in Lotta cui da una società si passa ad un’al- come costruirla e realizzarla oltre che un piacere è anche un dovere” continua, nel Manifesto, in Potere tra. La tecnica della presa del potere. La presa del 60 mediante la rivoluzione cultura- del Pci.L’ipotesi era il cambio di si- Operaio era Marcusiana. L’evitabiPalazzo d’Inverno.L’ipotesi ha una le. L’ipotesi che la rivoluzione con- stema, la rivoluzione. Dal fare come lità della sistematicità per scegliere scientificità teorica da almeno 150 tinua anche dopo la presa del potere alla Comune al fare come in Russia una posizione extrasistemica di roanni. Dal libro di Marx sulla lotta di si situa a Pechino appena 40 anni è stata l’ipotesi dell’800 e 900 ita- vesciamento della società capitaliclasse in Francia su cui si analizza fa.Le rivoluzioni più recenti negli liano. Con Amadeo Bordiga si ha la stica dall’esterno. la presa del potere a Parigi da parte ultimi dieci anni sono in Chiapas in costruzione più compiuta di orga- Con l’introduzione della sinistra ridella Comune. Verrà poi Lenin nel Congo ed a Timor Est. Instaurazione nizzazione per la rivoluzione della voluzionaria alla competizione elettorale nel 1975 sarà l’autonomia ‘17 con Stato e rivoluzione a descri- del socialismo e della società rivo- storia del 900 italiano. operaia che si dislocherà in posizione rivoluzionaria. Negli anni 80 sarà Toni Negri che continuerà in ogni luogo, anche di massima legalità, a continuare l’accumulazione teorica rivoluzionaria. Con l’esplicitazione dell’organizzazione del potere negli anni si ha un’ipotesi di accumulazione teorica epocale. La fonte massima del potere che si esplicita. Produrrà la categoria di Impero all’inizio del Millennio con la continuità dell’ipotesi della rivoluzione comunista. Il cambio di Sistema, la società comunista, l’abolizione del potere sono la continuità dell’ipotizzare di larghe masse del pianeta. In Italia attualmente in posizione c’è il Movimento dei movimenti, i centri sociali, gli anarchici. Il partito della Rifondazione Comunista dedica alla transizione le tesi del V Congresso che poi saranno riprese anche nelle 15 tesi Bertinottiane al VI Congresso. La valutazione è che con un progressivo spostamento a sinistra del quadro politico e sociale, con la presenza di forti movimenti a livello nazionale ed internazionale il ripensa- re la rivoluzione è determinante. Produrre l’ipotesi del cambio di sistema, della transizione, è un’ipotesi che si legittima con la produzione di modelli sociali rientra nei compiti storici dell’ideologia l’esplicitarla è fondamentale. Una società migliore, è l’anelito di milioni di uomini e di donne ancora oggi, il pensare come costruirla e realizzarla oltre che un piacere è anche un dovere. Siamo all’inizio di un nuovo Millennio. Le rivoluzioni in quello precedente sono state determinanti per lo sviluppo dell’Umanità. Dall’anno mille agli anni Duemila le rivoluzioni scientifiche e politiche hanno prodotto sviluppo sostanziale. Pensare al nuovo Millennio come ad un millennio di rivoluzioni è naturale. Pensare a come realizzarle è importante. Questi scritti vanno dal 1998 al 2005. La seconda parte è già stata pubblicata dalla Francesco Tozzuolo Editore. La prima parte è scritta nel 2003-2005. Scrivere del leggendario Paolo Vinti da Perugia senza cadere nella retorica è azione difficile, ma ci provo. Anche perché non ho avuto modo di conoscere la persona che sottende i due supporti fotografici pervenuti finché era in vita, e una beffa del calendario ha traslato la loro trattazione quando da pochi giorni Paolo non è più, sconfitto dal male in un ospedale del capoluogo umbro dove tutti lo amavano mentre dissertava dell’ordine mondiale in Corso Vannucci e nei locali. In uno di questi, il Loop, Gianluca “Prince” Liberali ha musicato alcuni degli Speck di Vinti (o Paul Beathens, come egli stesso ironizzava sul destino), letture dal proprio informatissimo foglio notiziario SpazioRosso con fare di auto-megafono elettorale, aggiuntovi diversi stili riconducili a un’elettronica ritmica e basale. Si ha l’impressione degli Offlaga estremizzati in tesi ipotesi e sintesi (“traiettoria consistenza realizzazione / pensiero idea programma / teoria ideologia rivoluzione”), il comunismo “in una sola persona” declinato con terminologia teoretica pre-crollo, non occidentale, lancio di proclami e annunci di future vittorie tutte da dimostrare, l’ottimismo della speranza che crede più nel globo (Sudamerica) che nell’Italia, finalizzando alla componente umana. Un Gil Scott Heron con voce pastosa, o Saul Williams militante e per pochi, cui Prince addobba le vesti come a una bambola di sostanza: l’afro e La meraviglia cubana, elenco dei risultato castristi in sogno sospeso vagamente psyco-dub, oppire la drum’n’bass casalinga di Declamazione del 14.01.06 per Micelle Bachelet in Cile, l’ambient Dedicata al femminismo, una onirica La pace dove gutta caval lapidem, musicalmente la più interessante nell’elevare i valori universali tra il 1789 e il 1989, come “l’abilizione del limite” (Lo spazio), comizio avulso dalla politica dei giorni, come se ne sono ascoltati a corredo di plurime istallazioni d’arte in…. Loop, l’hegelismo (L’ipotesi è sempre la rivoluzione). Nel cdr “Celeste impero”, bozza rimasta su un vecchio pc e musicata anche da Alessandro Properzi e Cristiano Montesano, si rinvengono il p-funk a la Robespierre di Si vincerà! (ma Hamadinejad e i peronisti rientrano nell’alveo della sinistra mondiale?), i bagliori intermittenti di Astrattività, addirittura una dance solare collegata all’ultimo Four Tet – Magari un’altra volta- “l’abolizione della moneta e delle negazioni”, un apprendimento full immersion quasi da rimatore (Latino America) e pure l’attualità nazionale in levare minimale (Leader), per finire con la strumental trance di Monica Vitti e ancora l’onomastica offlaghiana remixabile di Africa (ma Mugabe?) in mode Fazio/Saviano on. Dati causa e pretesto, con questi due dischi Paolo Vinti mancherà paradossalmente più a chi non lo aveva mai incontrato da vivo, rispetto a chi ne può serbare un ricordo. Senza voto, ma con emozione altissima. 9 10 Il profeta di strada di Wu Ming I l documentario si intitola Film astratto rosso. Cercatelo su Google, è scaricabile gratis. Ritagliatevi un’oretta di tempo e aprite il file avi. Appare un volto un po’ gonfio, sorridente, non bello ma solenne, pieno di dignità. Pelle ruvida e arrossata, barba grigia, capelli solo ai lati del cranio, occhiali tondi e sottili. Due cravatte pendenti dal collo, senza nodo. Postura «sbagliata», innaturale. Storta. Quando s’incammina per Corso Vannucci, nel cuore di Perugia, l’uomo ondeggia, è zoppo. Questo è il corpo. Poi c’è la voce. Cavernosa e suadente, cadenza umbra strascicata. L’uomo racconta, o meglio: declama. Ricorda amici e compagni morti, rievoca progetti, organizzazioni di cui è stato membro, donne amate o vagheggiate, città e nazioni visitate (la Germania di Schmitt, gli USA attraversati su un Greyhound, il Nicaragua della rivoluzione sandinista). Giornali per cui ha scritto, riviste autoprodotte, cortei e scarpinate. Parla di lotte sociali di tanti anni fa come fossero ancora in corso, e in un certo senso ha ragione: quella che descrive è una “idea eterna”. Può sembrare vaneggiamento a ruota libera, e invece no, c’è autodisciplina, un controllo lessicale che lascia sbalorditi. Non dice mai, proprio mai, «io»; se snocciola dati di biografia, lo fa usando la particella «si»: «Si proviene da famiglia operaia e impie- gatizia. Si è fatto il giornalista, si è fatto l’operaio… Circa due anni e mezzo sono passati all’estero, a Berlino Ovest… Si è fatto il corrispondente del Quotidiano dei lavoratori…» Ragion per cui, non dice mai: «Io penso che», «secondo me», «a mio parere». Dice: «La valutazione è…», «L’ipotesi è…» Inoltre, non nega: afferma sempre. Niente negazioni, solo asserzioni. Si cercherà invano una frase con dentro un «non». Poi c’è un aggettivo ricorrente: «leggendario». «Leggendarie» sono le persone salutate per la strada, «leggen- corpo già sghembo. A Perugia, ça va sans dire, lo conoscevano tutti, e lo shock è stato forte. La notizia ha preso a circolare mentre la città era battuta da una pioggia nera, biblica, un fiume verticale che separava le persone, le vite. La notizia ha dovuto nuotare, per giunta controcorrente come i salmoni. Paolo morto? Non era possibile. Perugia non era immaginabile senza di lui, senza «Paul Beathens» (suo trasparentissimo nom de plume). Poi il dolore ha preso corpo e suoni, riversandosi tuonante in rete, su Facebook, nei blog, negli organi di informazione umbri. Una burrasca di pensieri e ricordi da tagliare il respiro. Abbiamo assistito da fuori, da Bologna, all’andirivieni in quelle camere a te, caro Paolo, aveva perduto, già da tempo, la propria anima.» Un altro militante di sinistra, Moreno Pasquinelli, ha commentato: «Per i perbenisti Paolo appariva un “barbone”. Lui che presidiava come una sentinella il centro della città, era come un pugno nello stomaco non solo per i borghesi, ma pure per gran parte dei suoi ex-compagni imboscatisi nelle istituzioni. La coscienza infelice della sinistra che fu? Un pazzoide? No. Paolo aveva scelto deliberatamente la via scandalosa della pauperitas. Il suo dignitoso “mendicare” tra i compagni era la maniera per dirci che ci amava, per ricordarci chi fossimo, ad evocare una comunità politica e umana che fu.» Ma noi che guardiamo Perugia da fuori, noi che assistiamo a questo lutto elaborato coi discorsi, ci chiediamo: una città che risponde in quel modo, che celebra in massa un personaggio tanto singolare, che avverte con tale forza lo «strappo» della sua morte, può davvero dirsi una città che ha perso l’anima? E Paolo Vinti, raccogliendo post mortem ciò che aveva seminato per anni (amore, poesia, visionarietà, senso di continuità tra passato e presente), non è forse riuscito nello scopo a cui accenna Pasquinelli? Paolo ha ricordato a tutti chi erano stati, e fatto riapparire una comunità. Comunità che forse non aveva mai cessato di esistere, si era solo infiacchita, e ha ritrovato vigore nella commemorazione. Il 28 novembre, sotto quell’interminabile acquazzone, gli studenti che occupavano Lettere e Filosofia hanno scritto ed esposto uno striscione, subito ripreso in rete. La frase era un saluto e una rassicurazione: «Paolo, non preoccuparti: te la facciamo la rivoluzione!» “La scomparsa di Paolo è diventata una domanda: in cosa ci siamo trasformati?” Paolo ha riempito Perugia di poesia e rivoluzione di Chiara Cruciati U UmbriaLeft.it Speciale Paolo na scomparsa inattesa quanto imprevedibile era Paolo Vinti. Un personaggio leggendario le cui potenti declamazioni a metà tra poetica e politica hanno scandito per anni la vita della città e le cui lucide analisi sapevano aprire orizzonti e visioni nuove e inaspettate. Il compagno Paolo Vinti se n’è andato domenica 28 novembre. Paolo è stato tanto: leader studentesco negli anni ‘70, giornalista del “Quotidiano dei lavoratori” prima e nel giornale cooperativo tedesco “Die Tageszeitug” poi, scrittore, intellettuale, poeta, artista eclettico e mai banale. Per anni ha riempito Perugia delle sue previsioni geopolitiche e della sua sconfinata cultura dai dario» è l’amico che non c’è più, «leggendario» è il compagno che intervista… «Buon marzo, buon inverno, buon inizio di millennio», scandisce rivolto al suo pubblico in un pub, all’inizio di una delle sue «declamazioni». Le declamazioni: elenchi vorticosi, nomi e luoghi, «ipotesi», vittorie imminenti («Si vincerà a Washington… Si vincerà in Francia… Si vincerà in Venezuela…»), viaggi in un cosmo che è «rosso», destinato alla conquista da parte di un’umanità liberata dallo sfruttamento, un’umanità non più divisa in classi: «L’ipotesi è la strutturazione della libertà nello spazio…» Paolo Vinti. Poeta visionario, giornalista, comunista, profeta di strada, è morto a Perugia il 28 novembre 2010. Gli ultimi giorni li aveva trascorsi in ospedale, dopo un ictus che aveva bloccato metà di quel tavolini dei bar di Piazza della Repubblica, suo ritrovo prediletto, dal quale salutava amici e conoscenti apostrofandoli come maestri leggendari. Ma non solo. Paolo Vinti ha riempito Perugia di poesia e di rivoluzione, di domande inconsuete e penetranti. Tutti noi abbiamo tra i nostri ricordi durante un’assemblea o un incontro la voce inconfondibile, da baritono, di Paolo che si presentava con le sue due cravatte al collo e con la sua bella imponenza poneva una domanda. O meglio, regalava al suo interlocutore le sue tesi, ipotesi e sintesi sul mondo, dal Brasile di Dilma agli Stati Uniti di Obama fino alla bistrattata democrazia italiana sulla quale però il compagno Vinti nutriva la speranza di chi la rivoluzione l’ha fatta. E l’ha fatta anche nel- ardenti virtuali, sbigottiti. Conoscevamo Paolo, sapevamo che era amato, ma peste ci colga se avevamo immaginato qualcosa del genere: la sua morte ha avviato un esame di coscienza, in cui l’essere stati suoi amici era tutt’uno con l’essere di sinistra e con l’essere di Perugia. La scomparsa di Paolo è diventata una domanda: in cosa ci siamo trasformati? Il giorno dopo l’affollatissimo funerale nell’ex-chiesa di San Bevignate, un amico di Paolo, Osvaldo Fressola, ha scritto: «...non sarà più la stessa. Quella stessa Perugia, colta, sensibile, popolare e di sinistra che ieri c’era tutta, come in una grande bellissima manifestazione, con tutte -ma proprio tutte- le proprie anime e sfumature, e che cantava “Bella ciao” con le lacrime agli occhi perché avvertiva, quasi in un sussulto emotivo, che oltre la libertà della sua poesia, ricettacolo di versi sciolti, ipotetici ma potenti, musicali, ciclici ma sempre diversi, quasi fantascientifici, quasi psichedelici. Insomma, erano i versi del suo alter ego, quel Paul Beathens per il quale la declamazione si faceva strumento politico e di elevazione culturale. Versi e musiche immortalati in un documentario tutto incentrato sula sua vita, “Film astratto rosso”, girato nel 2007 dai ragazzi del Collettivo Ipanema. Un ricordo è arrivato anche dalla Presidenza della Repubblica: l’11 dicembre durante la cerimonia di premiazione della stampa umbra indetta dal Corecom umbro, il presidente Napolitano ha fatto pervenire una medaglia in memoria di Paolo Vinti, a cui si è aggiunta la targa ricordo dell’associazione. È stato salutato da una città intera nella ex Chiesa di San Bevignate, tra bandiere rosse e i cori de L’Internazionale. Con emozione altissima. Perché la città lo amava, lo seguiva con attenzione, discuteva insieme a lui e ora ne sentirà una mancanza indicibile. Per questo, i saluti commossi sono giunti da ogni parte d’Italia. Nei giorni della rinnovata contestazione studentesca, a fine novembre, gli studenti di Lettere e Filosofia hanno appeso nella facoltà occupata uno striscione commovente: “Paolo, non preoccuparti. La rivoluzione la faremo”. E c’è già chi dal, tra le pieghe di internet, propone e raccoglie firme per chiedere al sindaco di Perugia di intitolare una piazza al leggendario compagno Paolo: un luogo che lo ricordi diventando centro di confronto e scontro, di scambio di idee e ricettacolo di cultura e arte. Ora che l’anima profonda e la coscienza critica di Corso Vannucci non c’è più, chissà se sarà comunque un buon inizio di millennio. leggi www.UmbriaLeft.it - news aggiornate 24 ore 11 Speciale Paolo In memoria di Paolo Vinti Il ricordo di Moreno Pasquinelli P aolo Vinti. Figlio di comunisti... entrò giovanissimo nelle file di Avanguardia Operaia. Era uno dei militanti più attivi, assieme ad Assuero Becherelli, del Comitato Unitario di Base in quella che era considerata la roccaforte di quel gruppo: l’Istituto per Geometri. Lo conobbi allora, a metà degli anni ’70, io che frequentavo l’Istituto d’Arte, base a sua volta dei trotskysti, dei cui ranghi facevo parte. In quegli anni in cui la politica era tutto, in cui la rivoluzione era la vita, non solo come lontana speranza, ma come pratica quotidiana, i rapporti personali risentivano delle rigidità, a volte settarie, dovute alla diversa appartenenza. Amici, davvero lo diventammo più tardi, quando l’esperienza rivoluzionaria venne sconfitta e calò sul paese la melma del riflusso. E lo diventammo appunto perché ci univa il rifiuto, etico prima ancora che politico, del “riflusso”, ovvero della ritirata nel “vissuto privato”, che travolse tutti o quasi i nostri compagni d’arme dei settanta. Paolo tornò profondamente cambiato da un suo viaggio a Berlino, ai tempi in cui era corrispondente del Quotidiano dei Lavoratori. Cosa accadde a Paolo in quel di Berlino? Se ne dissero tante, per spiegare quella sua palingenesi. Sta di fatto che da allora vestì i panni, per alcuni pittoreschi, dell’intellettuale scanzonato ma arguto, del profeta visionario.. Lo stilita del centro storico di Perugia il quale, pur senza salire sopra a nessuna stele, parla- va ai compagni e ai passanti, discorrendo di rivoluzione e comunismo. Come se il tempo per lui si fosse fermato, come a manifestare un radicale rifiuto del presente. Per questo in molti lo consideravano, e lo trattavano benevolmente, come il “pazzo del villaggio”. La partecipatissima cerimonia funebre di oggi, la calca dentro e fuori la Chiesa sconsacrata di San Bevignate, nota ai più come Chiesa dei Templari —ma perché celebrare lì i suoi funerali? Perché non piuttosto in una fabbrica, o in un capannone dismesso? O nella sua amata Piazza IV Novembre?— dimostra che Paolo era entrato nel cuore di tutti. E perché c’è entrato? L’ha detto, non so fino a che punto consapevolmente, il sindaco di Perugia nella sua orazione: «Paolo è stato ciò che noi dovremmo essere, e che non riusciamo ad essere». Appunto! ...Per i perbenisti Paolo appariva un “barbone”. Lui che presidiava come una sentinella il centro della città, era come un pugno nello stomaco non solo per i borghesi, ma pure per gran parte dei suoi ex-compagni imboscatisi nelle istituzioni. La coscienza infelice della sinistra che fu? Un pazzoide? No. Paolo aveva scelto deliberatamente la via scandalosa della pauperitas. Il suo dignitoso “mendicare” tra i compagni era la maniera per dirci che ci amava, per ricordarci chi fossimo, ad evocare una comunità politica e umana che fu. Come se pulsasse in Paolo la mistica quint’essenza dell’umbritudine. Ci piace pensare che Lui avesse scelto di essere la reincarnazione Francesco, un anacoreta urbano, una vox clamantis nel deserto della moderna solitudine. «Con emozione compagni!», Questa sua esclamazione, che ripeteva in ogni sede politica, ha un che di programmatico, e ci dice ora, alla luce della sua prematura scomparsa, quanto fosse dolorosa la sua solitudine, e quanto amore, e quanta bontà portasse nel suo seno. Profondamente radicato nella sua terra, Paolo teneva tuttavia il suo sguardo vigile sui fatti del mondo. Sempre informatissimo, su ogni paese, su ogni accadimento lontano. Mai è mancato, a nessuna manifestazione cittadina, tanto più a quelle nostre, di sostegno antimperialista a fianco delle Resistenze dei popoli oppressi. E sempre ha preso la parola, e sempre si è speso al nostro fianco, anche nei momenti più difficili, della persecuzione e della calunnia. Questo suo sguardo vigile sul mondo lo avvicina ad altri suoi conterranei, ai Capitini, ai Dino Frisullo. Mistero di questa terra che serba una segreta speranza di riscatto universalistico. Queste cose avrei voluto dire questa mattina, davanti alla sua bara. Non l’ho fatto, per timore di guastare una cerimonia, in questo molto cattolica (o se volete il potente rito totemico del funerale, che tutti riavvicina innanzi all’implacabilità della morte), in cui la comunità spappolata beatifica i buoni al momento del loro trapasso, dopo averli snobbati e tenuti a distanza in vita. La comunità che poi si rituffa nel suo meschino tran tran, e che dimenticherà Paolo, come ha fatto con tutti quelli che l’hanno preceduto. Non l’ho fatto per rispetto di sua sorella e di suo fratello Stefano, che sono stati vicini a Paolo nei giorni del suo trapasso, e a cui ho dato la mia e nostra più sincera vicinanza rivoluzionaria. Il ricordo di Grifotriste Musical Box Eventi Via Emanuele Orlando - 6 (Perugia) Tel. 075 - 5056950 Fax. 075 - 5156508 [email protected] ...Paolo Vinti è stato, per quello che ho visto e sentito nei tanti anni che ho frequentato Piazza della Repubblica, una specie di cantastorie, un “bardo” della politica. Uno di quei personaggi medievali che giravano per il mondo raccontando storie vere o verosimili e che, sotto sotto, pungolavano o deridevano anche i potenti. La differenza, ininfluente in sostanza, è che il popolo e i “potenti” passavano da lui, e che era lui a “dargli” il mondo. “Ciao Tizio! Domani si vince a Mosca!”, “Ciao compagno Caio! Si vince in Birmania e in Congo!”, “Domenica elezioni in Brasile…”. Ecco, il mondo portato alla gente come una storia affascinante. E poi un “ciao” a tutti… “un saluto” alla stampa, alla Rai, al sindacato, al Prefetto, al segretario, al sindaco, al senatore, a Umbria Jazz, ai compagni, però, doveva sembrare quantomeno immeritato o gravoso. Quanti ne ho visti tirare dritto e ignorare quel “un saluto, un’emozione!”, voltare la faccia da un’altra parte e accelerare il passo, come a sentirsi in imbarazzo e scrollarsi di dosso quell’aggettivo, “compagno”, dato da uno che “compagno” lo era davvero. Quante volte ho avuto l’impressione che le persone chiamate a gran voce da Paolo vivessero quel momento come un “peso”, con un senso di colpa nemmeno troppo velato. Ricordo che Ricordi ...da Facebook “leggendario compagno, anima bella, qualcuno passando distrattamente per il centro giura di averti visto ancora disegnare le tue traiettorie di rivoluzione. qualcuno giura di aver sentito il tuo passo battere ancora il corso. e di aver sentito il tuo saluto forte e chiaro: quel “buonasera compagni” così aperto e senza l’ombra della paura. due cravatte svolazzavano in centro stasera, altissime. con emozione” “Una sera, incontrandolo per strada, gli diedi un passaggio in macchina e gli chiesi perchè portava due cravatte: - Paolo? Perchè porti due cravatte?- Perchè una ce l’hanno tutti compagno, una ce l’hanno tutti. Ciao Paolo, un grande saluto. Salutami il compagno Berlinguer” “Ciao Paolo, la tua gentilezza, cortesia e poesia saranno sempre con me. Sarai sempre con noi, con la tua genuinità, pensando che in fondo la vita è un magnifico alternarsi di luci ed ombre Grazie Leggendario Paolo!” “una vera istituzione.... e propongo il paolo vinti day... ogni anno.. il 28 novembre tutti con 2 cravatte al collo... ci siete..?” ad avvicinarlo ai tavoli del bar erano spesso i più giovani, studenti, operai, mentre quelli che contavano o avevano contato si limitavano, raramente, a rispondere al suo saluto con un gesto appena accennato. Consapevolezza di non essere all’altezza? Fastidio per quello che Paolo rappresentava? Forse. Certo, come si suol dire… tra il dire e il fare… tra militanza e millantare… tra la piazza e la poltrona… c’è di mezzo il cuore. E quello di Paolo era un cuore di piazza, era un cuore di lotta, era un cuore di cultura unito alla militanza, era un cuore di vero “compagno” e “guerrigliero”. Ho letto dai resoconti dei giornali i fiumi di parole, giustificate, spese per Paolo Vinti nel giorno della commemorazione. Ho apprezzato e mi sono commosso, nel vedere le immagini in tv. Ma ho provato un gran senso di tristezza nell’associare i volti alle parole… e nell’associare le lacrime (!) a quel guardare da un’altra parte. ...Da diversi giorni non risuona più la sua voce profonda che annuncia la vittoria in qualche misterioso angolo del mondo o la sconfitta del governo, prima o poi. E anche io, abituato a salutare spesso gli amici con la sua inconfondibile cadenza, ho smesso di fargli il verso... 12 Ricordi ...di Paolo “Come non voler bene ad una persona di cosi assoluta purezza morale e intellettuale...” UmbriaLeft.it Speciale Paolo “La città sentirà la sua mancanza” “Corso Vannucci da oggi non sarà più lo stesso luogo: la scomparsa di Paolo Vinti, intellettuale prezioso e figura amatissima dai perugini, lascia un vuoto incolmabile nel cuore del centro storico di Perugia, dove le sue originali ed appassionate discussioni sollevavano riflessioni profonde sul futuro della città e sui grandi temi della politica”. Renato Locchi, capogruppo del Partito democratico alla Regione Umbria, esprime a nome del gruppo consiliare regionale del Pd il più Il ricordo di Renato Locchi sentito cordoglio per la prematura morte di Paolo Vinti, testimoniando sincera commozione al fratello Stefano e alla sorella Barbara. “Paolo era a suo modo una figura centrale nel dibattito cittadino – racconta Locchi – I perugini l’hanno sempre amato e rispettato, riconoscendo in lui un prezioso intellettuale, autonomo e coerente, amabile e sagace. Di impareggiabile spessore umano e politico, era in grado di toccare le corde dell’animo riuscendo a fondere in unico paradigma i grandi temi del di- battito nazionale ed internazionale con gli aspetti quotidiani della vita cittadina”. Nei ricordi di Renato Locchi anche gli inizi dell’impegno di Paolo Vinti nei movimenti studenteschi, dove “si distinse nelle lotte per l’utilizzo di spazi chiusi come villa Marzolini a Prepo e per le prime esperienze di imprenditoria cooperativa giovanile”. “Forza Paolo, non ti dimenticheremo” Il ricordo di Catiuscia Marini “L La morte di Paolo Vinti è un evento lacerante per chi lo ha conosciuto e gli ha voluto bene. Come non voler bene ad una persona di cosi assoluta purezza morale e intellettuale, indissolubilmente legata ai suoi valori, capace di una visione della politica non provinciale, interessata a tutto ciò che accadeva nel mondo oltre i confini delle geografia. Paolo era un eterno ragazzo che non aveva mai smesso di credere che la politica è soprattutto il modo per dare tutela ai deboli, dignità al lavoro, eguaglianza e giustizia per tutti. Ci mancherà il suo saluto, che arrivava spesso da lontano e sorprendeva. Wladimiro Boccali a morte di Paolo Vinti mi addolora profondamente e vorrei trasmettere a suo fratello Stefano, ed alla famiglia, i miei sentimenti di grande cordoglio, unitamente a quelli di tutta la giunta regionale. In questo triste momento siamo vicini al collega di Giunta Stefano, consapevoli dell’inconsolabile lutto che l’ha colpito, a poco tempo dall’altro altrettanto grave della scomparsa di suo padre. Conoscevo da tantissimi anni Paolo e in lui ho sempre apprezzato e ammirato la non comune conoscenza delle cose della politica. Di quella nazionale, ma soprattutto di quella internazionale. Pochi come Paolo erano in grado di seguire, conoscere, analizzare le questioni di politica internazionale. Le sue analisi erano sempre attuali, informate, Il ricordo di Marco Vinicio Guasticchi La scomparsa di Paolo Vinti lascia un vuoto incolmabile in quanti lo conoscevano e ne apprezzavano le doti umane e culturali di profondo conoscitore della politica e della storia della sua amata città. Al fratello Stefano e alla famiglia giun- gano le più sentite condoglianze e la vicinanza della Provincia. Paolo Vinti era una presenza costante ed un punto di riferimento della vita politica cittadina e della sua storia. Il suo ricordo - ha affermato - rimarrà vivo in tutti noi. dettagliate. Ha sempre dimostrato una capacità di lettura della storia delle nazioni e dei loro movimenti politici, segno di uno studio sempre approfondito e rigoroso. E attuale. Non meno acuta e profonda la sua lucida analisi delle questioni nazionali. Della cosiddetta politi- ca interna. A lui nulla poteva sfuggire e nulla sfuggiva del complesso, e talvolta contorto, evolversi della vicenda politica nazionale. Militante da sempre della sinistra, in questi anni, in qualsiasi luogo lo incontrassi, il suo era sempre uno stimolo ad andare avanti, uno spronarmi ed uno spronarci ad avere fiducia, essere ottimisti nelle nostre battaglie politiche. Creativo, appassionato, amante della lettura come della scrittura Paolo non è mai stato banale, superficiale. Al contrario il suo è stato un modo di esserci, di partecipare, di contribuire senza mai aver timore di esporsi. Ha sempre voluto esserci con le sue idee, le sue emozioni, le sue riflessioni. Amante dello stare per strada, del suo essere ‘on the road’ testimone di oggi, delle contraddizioni di questa società e della politica altrettanto contraddittoria se non incomprensibile che essa esprime, Paolo comunicava così con il resto del mondo che lo circondava. Con una forza e un coraggio davvero invidiabili. Paolo ci mancherà. E ci mancherà tanto. A me mancherà il suo urlarmi ovunque mi incontrasse “forza Catiuscia!”. Ora mi permetto di urlargli io forza Paolo, non ti dimenticheremo”. leggi www.UmbriaLeft.it - news aggiornate 24 ore Speciale Paolo 13 PAOLO VINTI: LA POLITICA E LA POESIA di Gianfilippo Della Croce L’ eredità politica e culturale di Paolo Vinti per me resterà per sempre legata al suo “fare poesia”, a quel suo inimitabile modo di essere poeta in un contesto di eccezionale quotidianità, che lui sapeva descrivere nei suoi componimenti che all’apparenza potevano essere scambiati per dei “non sense” ma che non lo erano affatto, in realtà erano un distillato del suo modo di vivere e di intendere la realtà che lo circondava e della quale si sentiva partecipe, nessun estraniamento dunque nella poesia di Paolo, ma una sconcertante contemporaneità. Una contemporaneità basata innanzi tutto sulla politica, ovvero su una chiave di interpretazione della politica contemporanea presumibilmente comunista, ma soprattutto libertaria, piena di una libertà totale perché Paolo Vinti sapeva essere libero come nessun altro. Alla presentazione presso una libreria cittadina, di uno dei suoi non molti ma importanti libri di poesia, paragonai il suo stile a quello di Majakowsky, non era soltanto un complimento, era una chiara visione della sua poetica, che al grande russo si ispirava, e pur non raggiungendone le altezze Paolo era in quella scia, in quel “fare poesia” impegnato, intransigente e nello stesso tempo tenero negli gli affetti che lo assimilava al poeta de “La nuvola in pantaloni” e della “Questione della Primavera”. Paolo fu molto contento di quel mio accostamento, perché aveva centrato l’origine della sua poesia e mi ringraziò molto, commosso e soprattutto “con grande emozione”. A lui piaceva l’impegno, e la sponda della poesia di Majakowsky era l’approdo preferito, fare politica attraverso il fare poesia, una sfida ineguagliabile alla realtà del nostro tempo. Ricordando Paolo dobbiamo quindi ricordarci anche della sua poesia che era anche un modo di vivere la vita, un modo unico e coraggioso, l’eredità del grande poeta russo, che Paolo aveva preso a modello e non poteva che essere quello il suo modello. Non ti preoccupare, Paolo, non ci arrendiamo. Te la facciamo Noi la rivoluzione “La sua vita è stata il nesso tra la scientificità dell’analisi politica e il suo trasfondersi nel calore di una passione ideale, che fa della militanza un’emozione” di Giovanni Russo Spena P aolo Vinti, qualche giorno fa, è morto. La sua città, Perugia, lo ha accolto nel suo grembo con un ricordo, una testimonianza di migliaia di persone. Perché Paolo ha lasciato un vuoto che non è solo politico, ma di cultura, di sensibilità poetica, di autoironia. Paolo costruiva relazioni attente e continue, legami basati su affettività e corporeità. Lo avevo sentito telefonicamente (come accadeva, da trent’anni due o tre volte a settimana) due ore prima che il maledetto ictus lo aggredisse. Parlammo, come al solito, di politiche internazionali, di cui era appassionato e competente; discutemmo della crisi dell’Europa Maastricht, dell’Irlanda, della vittoria dei comunisti in Grecia. La sua lucida cultura non era mai acca- demica; voleva confrontarsi; i suoi pomeriggi trascorsi in Corso Vannucci a parlare con gli studenti così come con i pensionati, erano diventati parte di una città colta, accogliente, meticcia come Perugia. Il suo orizzonte, anche nei momenti più bui, era la capacità di indignazione, di ribellione, l’utopia concreta (alla Bloch, filosofo comunista, che Paolo, militante demoproletario, e poi, tra i fondatori di Rifondazione comunista, amò molto). Le ragazze, i giovani che con lui si intrattenevano in Corso Vannucci, erano sorpresi dalla sua sapienza letteraria, dalla sua sperimentazione musicale, dalla sua irriducibile fede poetica. Perché in lui la memoria storica del militante si ricollegava ad una forte curiosità innovativa, alla necessità della fondazione del pensiero comunista contemporaneo. Militanza politica, cultura, vita in Paolo si fondevano; in maniera quasi naturale, in maniera dolcemente sobria. Quando la malattia tentò di imprigionare corpo e mente in una gabbia, egli seppe romperla, volare via con la sua mente, seguendo la sua ostinazione anticapitalista, la sua amabile ossessione di un altro mondo possibile. Un mondo da cambiare subito, perché Paolo sapeva di non avere molto tempo. Le sue più famose e frequenti espressioni erano “leggendario” e “con emozione”. Nell’aggettivo “leggendario” c’era la sua caparbia non accettazione di una realtà che rifiutava, innalzandosi verso la leggenda. “Con emozione”, per Paolo, significava il nesso tra la scientificità dell’analisi politica e il suo trasfondersi nel calore di una passione ideale, che fa della militanza un’emozione. Ho saputo, arrivando l’altro ieri a Perugia, che studenti e precari in lotta avevano esposto uno striscione: “Non ti preoccupare Paolo, te la facciamo la rivoluzione”. Splendido. Queste ragazze, questi ragazzi hanno saputo entrare dentro Paolo; e lo ricordano non come simulacro del passato ma come vissuto di un futuro, di un percorso di lotte; indicato con la sobrietà e l’umiltà che a Paolo piacevano, senza personalismi e populismi. Non è questa la “connessione sentimentale” tra intellettuale e popolo di cui parlava Gramsci? Non una organicità di tipo pedagogico, ma una connessione con la funzione più generale del partito politico, di cui Paolo fu militante estroso, critico ma perenne, giorno dopo giorno. Costruì sempre, non distrusse mai. Grazie Paolo, per quello che hai saputo dirci. E anche noi, con gli studenti, diciamo: “Non ti preoccupare, non ci arrendiamo; te la facciamo la rivoluzione”. 14 Popoli - Perugia Così non si difendono i diritti umani 10 tesi sull’intervento militare di Flavio Lotti 1. Una cosa è la Risoluzione dell’Onu, un’altra è la sua applicazione. Una cosa è difendere i diritti umani. Un’altra è scatenare una guerra. 2. La Carta dell’Onu autorizza missioni militari (art. 42), non qualsiasi missione militare. 3. L’iniziativa militare contro Gheddafi è stata assunta in fretta da un gruppo di paesi che hanno fatto addirittura a gara per stabilire chi bombardava per primo, che non ha nemmeno una strategia comune, che non ha un chiaro comando unificato ma solo una forma di coordinamento, con una coalizione internazionale che si incrina ai primi colpi e che deve già rispondere alla pesante accusa di essere andata oltre il mandato ricevuto. Si poteva iniziare in modo peggiore? 4. Da tempo si doveva intervenire in difesa dei diritti umani. Lo abbiamo chiesto ripetutamente mentre l’atteggiamento del governo italiano e della comunità internazionale e, diciamolo, di tanta parte dei responsabili della politica oscillava tra l’inerzia e le complicità con Gheddafi. Se si interveniva prima, non saremmo giunti a questo punto. 5. E ancora oggi, mentre si interviene in Libia non si dice e non si fa nulla per fermare la sanguinosa repressione delle manifestazioni in Baharein, nello Yemen e negli altri paesi del Golfo. L’Italia e l’Europa, prima di ogni altro paese e istituzione, devono mobilitare ogni risorsa disponibile a sostegno di chi si batte per la libertà e la democrazia. 6. Ricordiamo che la risoluzione dell’Onu 1973 indica due obiettivi principali: l’immediato cessate il fuoco e la fine delle violenze contro i civili. Qualunque iniziativa intrapresa in attuazione di questa risoluzione deve essere coerente con questi obiettivi. Ovvero deve spegnere l’incendio e non alimentarlo ulteriormente, deve proteggere i civili e non esporli a una nuova spirale della violenza. Gli stati che si sono assunti la responsabilità di intervenire militarmente non possono permettersi di perseguire obiettivi diversi e devono agire con mezzi e azioni coerenti sotto il “coordinamento politico” dell’Onu previsto dalla Risoluzione 1973. 7. Ad attuare quelle decisioni ci doveva essere un dispositivo politico, diplomatico, civile e militare sotto il completo controllo dell’Onu. Quel dispositivo non esiste perché le grandi potenze hanno Gli studenti libici della Stranieri divisi sul futuro ma uniti contro le bombe Attualmente all’Universita’ per stranieri di Perugia sono iscritti poco meno di 250 giovani provenienti dalla Libia. La maggior parte sono giunti nel capoluogo umbro per frequentare un corso di livello base di italiano della durata di tre mesi. Lo hanno fatto grazie a borse di studio finanziate dal Governo di Tripoli nell’ambito di un accordo siglato nel gennaio scorso. Sono tutti laureati, soprattutto in materie umanistiche, e hanno circa 30 anni. L’arrivo del primo scaglione è coinciso con l’inizio della crisi libica e finora non si e’ mai interrotto. Ora a palazzo Gallenga sono in attesa di conoscere la data di arrivo del prossimo gruppo. Quelli che sono già a Perugia continuano a frequentare regolarmen- sempre impedito all’Onu di attuare quanto previsto dall’art. 43 della sua Carta e di adempiere al suo mandato. La costruzione di un vero e proprio sistema di sicurezza comune globale non è più rinviabile. 8. Non è questione di pacifismo. La storia e il realismo politico ci insegnano che la guerra non è mai stata una soluzione. La guerra non è uno strumento utilizzabile per difendere i diritti umani. La guerra non è in grado di risolvere i problemi ma finisce per moltiplicarli e aggravarli. 9. L’Italia ha un solo grande interesse e una sola grande missione da compiere: fermare l’escalation della violenza, togliere rapidamente la parola alle armi e ridare Libia, petrolio o democrazia? di Antonio Torrelli Crisi democratica, internet, petrolio e “no fly zone”. In poche settimane la Libia è passata da una crescete sollevazione popolare ad una nuova missione umanitaria con tanto di bombardamenti. Questo il risultato del concatenarsi degli eventi, che ora vedono il popolo libico stretto tra la morsa di un leader incapace di rinunciare al suo potere (per aprire le porte ad una nuova stagione del dopo “libretto verde”) e il crescente interesse internazionale per il tanto agognato “oro nero”. Con la Francia capofila nella gestione degli attacchi aerei, gli scontri di questi giorni hanno già provocato decine di morti civili e centinaia di feriti. L’Onu ha stabilito i criteri per una “no fly zone” che al momento non serve a nulla perchè non si pone a difesa dell’insurrezione democratica del popolo libico. Che ne sarà, dunque, dei diritti e delle volontà della Libia? Le premesse non fanno ben sperare, perché un attacco congiunto tra le principali forze europee (con il benestare degli Stati Uniti) è, almeno per il momento, uno schema già visto: sostituire il despota, UmbriaLeft.it stroncare l’insurrezione e assumere la gestione delle risorse economiche del posto. In parole povere, prendere il controllo dei pozzi petroliferi. E in tutto questo l’Italia, con la sua debolezza internazionale, rimane a guardare e si accoda all’Onu. Nel frattempo le forze di sinistra si spaccano: il Pd è a favore dell’Onu, Vendola ha detto “sì” alla missione umanitaria esprimendo “cautela nell’utilizzo dei mezzi aerei” e la Federazione della Sinistra è contro e vorrebbe che l’Italia, come ha scritto Fabio Amato, “resti fuori da questa nuova e sciagurata avventura bellica”. E in tutto questo, come sempre, ci sono i risvolti economici. Come ha ben sottolineato Valentino Parlato, l’Eni potrebbe tranquillamente rimanere alla finestra dopo la fine degli attacchi aerei e “non godere più -scrive- degli attuali privilegi”. E allora, oltre alle motivazioni inesistenti di una guerra che non ha nessun interesse a difendere la sete di democrazia del popolo libico, è incomprensibile anche per noi italiani la natura della decisione dell’Onu, che, ancora una volta, è ben interpretata da un quesito sollevato dallo stesso Parlato: “Un giorno saremo forse costretti a rimpiangere Gheddafi?”. te i corsi. Dividendosi comunque tra chi e’ a favore del Governo Gheddafi e chi contro. Rabie, 27 anni, che sta seguendo un corso di relazione internazionali sottolinea di ‘’essere solo a favore della pace’’. ‘’Non penso però - dice - che l’intervento militare sia il sistema per risolvere quello che sta succedendo in Libia. Le armi non servono, bisogna parlare. Non mi piace la guerra nel mio Paese’’. ‘’Vedo nel mondo altri conflitti - sottolinea ancora Rabie -, come in Barehin ma in nessuno si e’ intervenuto come successo in Libia. Mi chiedo perche’? Dicono che lo fanno per la democrazia ma non e’ vero. La Libia e’ vicina al Mediterraneo e ha il petrolio...’’. la parola alla politica, promuovere il negoziato politico a tutti i livelli per trovare una soluzione pacifica e sostenibile. L’Italia deve diventare il crocevia dell’impegno europeo e internazionale per la pace e la sicurezza umana nel Mediterraneo. Per questo l’Italia non doveva e non deve bombardare. Per questo deve cambiare strada. Subito. 10. Ricordiamo nuovamente quello che sta scritto nella Costituzione italiana. Art. 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.” leggi www.UmbriaLeft.it - news aggiornate 24 ore Grifo, un’ottima annata e la promozione a un passo IL FUTURO Il Perugia inizia a guardare al futuro con la promozione che ormai sembra aver conquistato. Che ne sarà quindi del Grifo di domani? La domanda è ardua ma alcune considerazioni si possono già iniziare a fare. La prima è che, vista la crisi nera di diverse società calcistiche, la riforma dei campionati sembra inevitabile riunendo Prima e Seconda Divisione in un solo campionato di Lega Pro. E il Perugia dovrà arrivare attrezzato all’appuntamento. La società si sta già muovendo pur se ancora in maniera celata. Il comando resterà al duo Damaschi-Fedeli ma sembra che proprio quest ultimo potrebbe portare a Pian di Massiano un socio disposto ad investire buone risorse economiche per la causa biancorossa. Un imprenditore molto interessato ad investire nel calcio e che vorrebbe farlo proprio a Perugia. E di conseguenza potrebbero anche esserci cambiamenti in alcuni ruoli all’interno della società perugina. Solo mormorii per il momento comunque che diventeranno parole alla fine della stagione. 36 partite ufficiali disputate fino a oggi tra campionato e Coppa Italia, 63 punti in classifica e un solo rivale: il Todi di Barbara Isidori 36 partite ufficiali disputate fino a questo momento tra campionato e Coppa Italia. 63 punti in classifica e una promozione praticamente quasi in tasca. Inseguitore, resta per la verità solo il Todi, lasciato a -8. La finale della Coppa messa in cassaforte. Sono questi i numeri del Perugia calcio a 6 giornate dalla fine della stagione. Numeri importanti che non possono, almeno nella loro superficialità, non far parlare di un’ottima annata per la squadra biancorossa. Sono solo numeri nudi e crudi ma scavando un po’sotto di essi si nota che c’è molto di più. C’è una società che è risorta da zero dopo un’estate passata tra tribunali, sceicchi arabi, personaggi grotteschi che assomigliavano a una caricatura di loro stessi, fallimenti, cifre da capogiro. Solo Damaschi alla fine ha deciso di prendere sulle sue spalle il carrozzone biancorosso e di farlo ripartire dalla serie D. “Un inferno” aveva detto qualcuno. “Una rinascita pulita” per altri. Un anno di passaggio verso il professionismo sembrerebbe invece essere. Sotto i numeri del Perugia c’è 15 Sport anche questo. Una nuova società che si è dovuta ricostituire da zero, ha dovuto riordinare le idee, costruire una squadra che avrebbe consentito al Perugia di fare il salto di categoria. Guidato dalla sola passione da tifoso vero e da una lucida concretezza, Damaschi, senza fare troppi proclami spettacolari per infiammare le folle, sta riportando la squadra ad un passo dalla Lega Pro. Da quel caldissimo pomeriggio del 25 luglio quando nacque la nuova ASD Perugia calcio tanta acqua sembra essere passata sotto i ponti. Prima pezzi da novanta portati in biancorosso, Frediani, Bartolini, Cacioli, Goretti Mocarelli, Borgese. Tanto per fare qualche nome. Poi l’inizio della stagione andato un po’ così. Squadra che faceva fatica, girava poco e male. Pochi punti e una sconfitta impensabile al Curi. Da buon presidente che sa quello che vuole, Damaschi scelse una soluzione di gaucciana memoria. Un bel ritiro in montagna per ossigenare i tessuti e fare in modo che la fatica fatta mesi prima non andasse sprecata. Da lì in poi il Perugia ha dimostrato che sapeva davvero cosa desiderava e soprattutto aveva i mezzi giusti per ottenerlo. Punti, vittorie, qualche sconfitta, solo 3 per la verità, vetta della classifica. Tutto bene quindi? A conti fatti adesso che siamo a sei giornate dalla fine si può ben dire di si. Anche se è chiaro che si poteva fare di più. Chiudere prima i conti con il campionato ad esempio. O giocare un calcio che avrebbe potuto divertire di più. Essere una squadra che non si lasciasse prendere da improvvisi black out psicologici che spesso hanno compromesso e fatto diventare in salita partite che al contrario sembravano praticamente tutte in discesa. Alla fine, però, in un campionato infernale come quello della serie D, questi sono solo dettagli che alla luce dei risultati sembrano adatti a chi cerca il pelo nell’uovo. Perché in questa stagione infernale di serie D forse occorreva solo una squadra concreta che pur nella sofferenza raggiungesse un traguardo. E quello sembra adesso davvero ad un passo. Il primo quotidiano online regionale di politica 16 Left Umbria .it VENERDÌ 25 MARZO, ORE 16, UMBRIALEFT.IT ORGANIZZA UN INCONTRO PUBBLICO PRESSO LO ZOOLOGICO DI VIA ALESSI, PERUGIA CENTRO STORICO: MOBILITÀ, SOCIALITÀ E DIRITTI Ne discuteranno: ROBERTO CICCONE Assessore alla mobilità, vigilanza e personale del Comune di Perugia FRANCO PARLAVECCHIO Segretario Comunale del Partito Democratico di Perugia Introduce e coordina: ANTONIO TORRELLI, Redazione di Umbria Left