R I V I STA D C I N E M ATO G R A FO WWW.CINEMATOGRAFO.IT MENSILE OTTOBRE 2006 N. 10 € 3,50 MANIPOLATORI DA FILM Il profumiere Ben Whishaw e gli altri VENEZIA 63 Poste Italiane SpA - Sped. in Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27.02.2004, n° 46), art. 1, comma 1, DCB Milano Una storia vera World Trade Center di Oliver Stone. Con i "sopravvissuti" Maria Bello e Nicolas Cage ROMA IN GALA CHI, DOVE E PERCHÉ DELLA FESTA DEL CINEMA Istantanee dalla Mostra Monica Bellucci Tyen www.dior.com rC PUNTI DI VISTA d CINEMA TELEVISIONE RADIO TEATRO INFORMAZIONE Nuova Serie - Anno 76 Numero 10 Ottobre 2006 In copertina Maria Bello in World Trade Center Con Daratt e La guerra dei fiori rossi premiamo il cinema del dialogo interculturale DIRETTORE RESPONSABILE Dario Edoardo Viganò CAPOREDATTORE Marina Sanna REDAZIONE NAVICELLA AFRICANA “Daratt prospetta la necessità del perdono in un’Africa in bilico tra modernità e tradizione e dilaniata dalla guerra. Perdono che diventa valore universale e culturale per il superamento di qualsiasi conflitto nel mondo”. Con questa motivazione Daratt del regista del Chad Mahamat-Saleh Haroun ha vinto il Premio La Navicella Venezia Cinema 2006 promosso dall’Ente dello Spettacolo. Un riconoscimento attribuito a una parabola cinematografica, che inscrive nell’Africa un percorso di salvazione per approdare a un traguardo morale: il perdono, senza se e senza ma. E’ significativo che anche l’altro premio che presentiamo alla Mostra di Venezia, il Robert Bresson, sia andato a un regista extra-europeo, il cinese Zhang Yuan de La guerra dei fiori rossi: per noi cinema significa dialogo tra culture, ponte di comunicazione tra paesi, tradizioni e sensibilità differenti. Mentre è calato il sipario su Venezia, la tribù del cinema si sposta ora in uno dei suoi luoghi d’elezione, Roma. La Festa che inaugura quest’anno promette di resuscitare l’Hollywood sul Tevere e di offrirsi quale vetrina privilegiata per il rilancio della produzione nazionale. Se la manifestazione riuscirà a centrare questi bersagli, la temuta concorrenza tra la Festa e la Mostra si risolverà, viceversa, in una preziosa sinergia, capace di superare antagonismi e sovrapposizioni nell’interesse del cinema italiano. Sempre in questo mese avrà un prologo importante il nostro Festival internazionale del cinema spirituale Tertio Millennio, che dal 9 al 15 ottobre sbarcherà per la prima volta a Lubjana, in Slovenia. Dopo la finestra aperta l’anno scorso in Messico a Guadalajara, dove ritorna dal 3 al 10 novembre, Tertio Millennio giunge alla sua decima edizione intensificando la vocazione internazionale e ampliando l’offerta cinematografica. Dal 14 al 19 novembre a Roma, opere di finzione, documentari, convegni e dibattiti con gli autori cercheranno di esplorare “La cospirazione del silenzio”, portando sullo schermo quanti non riescono a far sentire la propria voce e aprendo all’interiorità e alla spiritualità dell’individuo. Una condanna al silenzio che riguarda anche “Gli invisibili”, tema del concorso cortometraggi: storie di emarginazione, a noi vicine o geograficamente lontane, che il discorso audiovisivo sa togliere dall’anonimato e dall’indifferenza della società. Lo ribadiamo, per noi il cinema significa dialogo. Rosa Esposito, Diego Giuliani, Federico Pontiggia CONTATTI [email protected] [email protected] [email protected] ART DIRECTOR Alessandro Palmieri HANNO COLLABORATO Andrea Agostini, Francesco Alò, Alessandro Boschi, Francesco Bolzoni, Pietro Coccia, Silvio Danese, Bruno Fornara, Cesare Frioni, Enrico Magrelli, Massimo Monteleone, Franco Montini, Morando Morandini, Peter Parker, Luca Pellegrini, Angela Prudenzi, Giorgia Priolo, Valerio Sammarco, Cristina Scognamillo, Alessandro Scotti, Boris Sollazzo, Marco Spagnoli, Chiara Tagliaferri, Chiara Ugolini REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE DI ROMA N. 380 del 25 luglio 1986 Iscrizione al ROC N. 2118 Del 26/9/01 STAMPA Società Tipografica Romana S.r.l. Via Carpi 19 - 00040 Pomezia (RM) Finita di stampare il 28 Settembre 2006 MARKETING E ADVERTISING Eureka! S.r.l. Via L. Tolstoi, 49 - 20146 Milano Fax: 02-45497366 - Cell. 335-5428.710 e-mail: [email protected] PROJECT MANAGER Franco Conta ABBONAMENTI ABBONAMENTO PER L’ITALIA (10 numeri) 30,00 euro ABBONAMENTO PER L’ESTERO (10 numeri) euro 110,00 SERVIZIO CORTESIA Direct Channel S.r.l. – Milano Tel. 02-252007.200 Fax 02-252007.333 [email protected] PROPRIETA’ ED EDITORE E d S ENTE dello SPETTACOLO PRESIDENTE Dario Edordo Viganò COMUNICAZIONE E SVILUPPO Franco Conta COORDINAMENTO SEGRETERIA Livia Fiorentino DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE Via G. Palombini, 6 - 00165 Roma Tel. 06-663.74.55 - Fax 06-663.73.21 [email protected] Associato all'USPI Unione Stampa Periodica Italiana Iniziativa realizzata con il contributo della Direzione Generale Cinema – Ministero per i Beni e le Attività Culturali Ottobre 2006 RdC 5 sommario Numero 10 > Ottobre 2006 In copertina 18 World Trade Center e altre tragedie Paura ed eroismo nel nuovo film di Oliver Stone. Che denuncia: “Dopo l’11 settembre è incominciato il regime di Bush” (Marina Sanna) Servizi 22 Venezia il dopofestival Istantanee e colpi di fulmine dalla 63ª Mostra: ecco i nostri Leoni (Alessandro Boschi, Silvio Danese, Bruno Fornara, Diego Giuliani, Luca Pellegrini, Federico Pontiggia, Boris Sollazzo) 34 Profumo di seduzione Dal protagonista di Tykwer a Orson Welles e la strega di Biancaneve: storia dei manipolatori di celluloide (Chiara Tagliaferri) 22 Venezia, schegge di Festival JULIETTE BINOCHE FOTOGRAFATA DA ALESSANDRO LANARI 54 Deepa Mehta Appello alla purificazione della regista indiana: “Il mio Water contro ogni fondamentalismo” (Luca Pellegrini) 58 Festa del Cinema di Roma La prima edizione dell’attesa Hollywood sul Tevere: anticipazioni, titoli e dietro le quinte (Rosa Esposito, Federico Pontiggia, Cristina Scognamillo) 68 Glenn Ford Addio, faccia d’angelo. Ricordo di un divo sui generis, che col suo candore ha fatto impazzire il mondo (Silvio Danese) Settembre 2006 RdC 7 sommario Numero 10 > Ottobre 2006 I film 38 40 41 41 42 42 44 46 46 48 49 49 50 50 52 52 Miami Vice La commedia del potere Babel La gang del bosco Ti odio, ti lascio, ti… Little Miss Sunshine Clerks II Profumo Lady in the Water La stella che non c’è Uomini & Donne Cambia la tua vita con un click Belle toujours World Trade Center Il Diavolo veste Prada Il mercante di pietre (Francesco Alò, Ermanno Comuzio, Rosa Esposito, Diego Giuliani, Enrico Magrelli, Luca Pellegrini, Federico Pontiggia, Angela Prudenzi, Valerio Sammarco, Marco Spagnoli) Le rubriche 12 Tutto di tutto News, festival, protagonisti e fornelli (Andrea Agostini, Marcello Giannotti, Diego Giuliani, Massimo Monteleone, Morando Morandini, Peter Parker, Chiara Ugolini) 72 Dvd & Extra-Ordinari Wim Wenders e Amos Gitai on the road (Alessandro Scotti, Marco Spagnoli) 78 Inside Cinema Parole d’ordine: comunicazione e digitale (Franco Montini, Marco Spagnoli) 80 Libri Warhol e Dreyer: autori in libertà (Francesco Bolzoni, Giorgia Priolo) 82 Colonne sonore Ritmi veneziani (Ermanno Comuzio) 8 RdC Settembre 2006 58 Sean Connery guest star di Roma Settembre 2006 RdC 8 Nella pioggia si vedono scendere 2 lacrime. L’Alta Definizione si vede. Solo su SKY. Solo con SKY HD, la straordinaria novità di SKY, vedi in Alta Definizione il meglio del cinema, con le prime TV in esclusiva e oltre 150 grandi film all’anno, come Sin City, I Fantastici 4 e Star Wars Episodio III La vendetta dei Sith. In più avrai ogni particolare dello sport in diretta, le emozioni del grande calcio e dei documentari. Dettagli straordinari, colori eccezionali, profondità sorprendente, per vivere un’esperienza unica. Chiama 199.100.450,* vieni in un punto vendita SKY o vai su www.skyhd.it * Tariffa massima da rete fissa 0,15 euro/min. IVA inclusa. BASATO SUL C APOLAVORO D I PHILIP K. KEANU DICK SCRITTO E DIRETTO DA RICHARD ROBERT REEVES WOODY LINKLATER WINONA DOWNEY JR. HARRELSON RYDER PUOI ARRIVARE A SPIARE TE STESSO? WARNER INDEPENDENT PICTURES PRESENTA IN ASSOCIAZIONE CON THOUSAND WORDS UNA PRODUZIONE SECTION EIGHT DETOUR FILMPRODUCTION 3 ARTSMUSICAENTERTAINMENT UN FILM DI DIRETTORE RICHARD LINKLATER DI GRAHAM REYNOLDS DELL’ANIMAZIONE BOB SABISTON KEANU REEVES ROBERT DOWNEY JR.SCENOGRAFIA WOODY HARRELSON WINONA RYDER RORY PRODUTTORI COCHRANE “A SCANNER DARKLY- UN OSCURO SCRUTARE” MONTAGGIO DIRETTORE PRODUTTORI DISANDRA ADAIR,A.C.E. DI BRUCE CURTIS DELLA FOTOGRAFIA SHANE F. KELLY ESECUTIVI GEORGE CLOONEY STEVEN SODEBERGH ESECUTIVI JENNIFER FOX BEN COSGROVE JOHN SLOSS PRODOTTO PRODOTTO PRODOTTO BASATO SUL SCRITTO DA PALMER WEST JONAH SMITH DA ERWIN STOFF DA ANNE WALKER-McBAY TOMMY PALLOTTA ROMANZO DI PHILIP K.DICK E DIRETTO DA RICHARD LINKLATER www.ascannerdarkly.it D A L 2 0 QUESTO O T T O B R E FILM È IL LIBRO E’ EDITO DA FANUCCI A L C I N E M A CONSIGLIATO DA TuttoDiTutto Ultimissime in pillole dal pianeta cinema: tendenze, news, divi e fornelli A cura di Diego Giuliani chi fa cosa di Andrea Agostini Mille Watts di tensione Regista che vince non si cambia. Ma le star (se sconosciute) sì. Saranno Naomi Watts e Tim Roth a sostituire i due interpreti tedeschi (Susanne Lothar e Ulrich Mühe ) nel remake americano di Funny Games, capolavoro di tensione diretto nel 1997 dall’austriaco Michael Haneke di Niente da nascondere e La pianista. Stesso regista, stesso titolo, stessa storia (madre, padre e figlio presi in ostaggio da due giovani psicopatici che si divertono a torturarli), l’aspetto più interessante sarà scoprire come Haneke piegherà uno dei suoi film migliori alle regole del cinema americano. Rachel from Shanghai Tutti pazzi per Rachel Weisz. Fresca di statuetta per The Constant Gardener, l’attrice è ora tra le più contese a Hollywood e non solo. Da poco vista in The Fountain del marito Aronofsky, sarà presto la protagonista della commedia di classe Definitely, Maybe. Ma la sua vera fortuna viene dall’Oriente. Wong Kar-wai l’ha infatti eletta sua musa: dopo My Blueberry Nights, in cui affiancherà Norah Jones, l’ha reclutata anche per fare da spalla a Nicole Kidman nell’atteso The Lady from Shangai. Niente male per una che si era fatta conoscere prendendo a cazzotti La Mummia. Mi resista chi può FOTO: DOMENICA CAPPA Julie Delpy trama vendetta. Scartata da Ron Howard, che le ha preferito Audrey Tatou nel Codice Da Vinci, l’attrice di Prima dell’alba si è presa la sua rivincita. Alla faccia di Hollywood, che continua a corteggiarla, ha scritto, diretto e interpretato la commedia 2 Days in Paris. Da una New York capitale dello stress, lei (francese) porta il fidanzato (americano) in viaggio a Parigi nell’estremo tentativo di salvare la loro relazione. L’incontro con ex fidanzati e genitori, che per di più non spiaccicano una parola d’inglese, trasforma però la vacanza in un inferno. Doccia fredda per Kutcher Famoso più come marito di Demi Moore e comico di MTV che come attore, il giovane Ashton Kutcher non ha perso la speranza di sfondare a Hollywood. Dopo una serie di tentativi fallimentari, ha ora deciso di passare al contrattacco. Con la sua Katalyst Production ha ingaggiato un team di autori. Scopo: scrivere soggetti su misura per lui. I primi due sono The Arrangement, in cui sarà un fiorista esperto in storie d’amore, e The Engineer, dramma che segue le 24 ore di un ingegnere americano fuggito a Tokyo dopo essere stato accusato di terrorismo. 12 RdC Ottobre 2006 Ottobre 2006 RdC 13 TuttoDiTutto f> IL PERSONAGGIO Nome Gianmarco Tognazzi Provenienza Roma Il film d’esordio L’anatra all’arancia Il miglior film Ultrà L’ultimo film (in arrivo) Guido che sfidò le Brigate Rosse > I PREFERITI Pesce congelato Sottaceti e cinghiale in umido Ricette del papà Prima edizione del grande evento un festival che è innanzitutto una festa per il pubblico della Capitale dedicato al cinema ma anche alla città del cinema per eccellenza e ai suoi luoghi simbolici. Si svolge in gran parte all’Auditorium Parco della Musica, e si articola in cinque sezioni principali fra cui la competizione per 14 film inediti di autori internazionali. LE GIORNATE DEL CINEMA MUTO PORDENONE SILENT FILM FESTIVAL Sito web www.cinetecadelfriuli.org/gcm Dove Sacile - Pordenone, Italia Quando 7-14 ottobre Resp. David Robinson tel. (0432) 980458 (riferimento a Gemona - Udine) fax. (0432) 970542 E-mail: [email protected] 14 RdC Ottobre 2006 FILMS FROM THE SOUTH Sito web www.filmfrasor.no Dove Oslo, Norvegia Quando 5-15 ottobre Resp. Lasse Skagen tel. (0047-22) 822480 fax. (0047-22) 822489 E-mail: [email protected] CINEKID Sito web www.cinekid.nl Dove Amsterdam, Olanda Quando 22-29 ottobre Resp. Sannette Naeye tel. (0031-20) 5317890 fax. (0031-20) 5317899 E-mail: [email protected] XVI edizione della vetrina scandinava competitiva sul cinema dell’America Latina, Africa e Asia. Lungometraggi a soggetto, documentari e corti. XX edizione della manifestazione competitiva internazionale di cinema, televisione e new media, indirizzata ai bambini e ai ragazzi. INTERNATIONALES LEIPZIGER FESTIVAL FUR DOKUMENTAR UND ANIMATIONSFILM Sito web www.dokfestival-leipzig.de Dove Lipsia, Germania Quando 30 ottobre - 5 novembre Resp. Claas Danielsen tel. (0049-341) 308640 E-mail: [email protected] 墍> LA SCELTA Alessandro Gassman assicura, per esperienza diretta, che è un cuoco provetto, ma Gianmarco Tognazzi si schermisce: “Mio padre sì che era il vero chef, io sì cucino ma più che altro per eredità. In casa mia c’è sempre stata la tradizione dei fornelli e io non mi sono sottratto ma era Ugo il professionista, la sua cucina era al pari di quella dei più grandi ristoranti”. Anche a Gianmarco però piace sperimentare, come faceva papà Ugo: “Amo cambiare la metodologia delle ricette e contrastare i luoghi comuni. Per esempio ho scoperto da poco che certo pesce congelato è meglio di quello fresco, soprattutto se non si è bravi a riconoscerlo”. Come degustatore invece Gianmarco Tognazzi preferisce il salato. I dolci non li cucina e non ne è ghiotto: “Sul salato invece copro tutta la gamma dai sottoaceti al cinghiale in umido”. FRANCE CINEMA Sito web www.francecinema.it Dove Firenze, Italia Quando 31 ottobre - 5 novembre Resp. Aldo Tassone tel. (055) 214053 fax. (055) 210536 E-mail: [email protected] XXI edizione della rassegna dedicata al cinema francese, organizzata dall’Associazione François Truffaut. In programma una selezione di film-evento della stagione cinematografica parigina 2005-2006, e una retrospettiva su Philippe Noiret. XXV edizione del prestigioso festival del cinema muto mondiale, organizzato dalla Cineteca del Friuli. Rarità ritrovate e classici restaurati. Fra le retrospettive: le Silly Symphonies disneyane e il cinema danese della Nordisk. Ospita la XI edizione di Film Fair, fiera del libro e del collezionismo cinematografici. FILMFEST HAMBURG Sito web www.filmfesthamburg.de Dove Amburgo, Germania Quando 5-12 ottobre Resp. Albert Wiederspiel tel. (0049-40) 39919000 fax. (0049-40) 399190010 E-mail: [email protected] XLIX edizione della storica rassegna competitiva dedicata ai documentari e al cinema d’animazione. Lungometraggi, corti e retrospettive. XIV edizione del festival competitivo la cui selezione ufficiale offre un ricco panorama di prime internazionali, comprese le produzioni indipendenti, i documentari e i film d’animazione. Ospita il Children’s Filmfest. XX edizione del festival internazionale di cinema e televisione. Si svolge sotto l’Alto Patronato dei Presidenti della Repubblica Italiana e Francese, con il patrocinio del Consiglio d’Europa e di numerose altre istituzioni. EUROVISIONI 2006 Sito web www.eurovisioni.it Dove Roma, Italia Quando 20-23 ottobre Resp. Henry Ingberg tel. (06) 59606372 fax. (06) 59606571 E-mail: [email protected] RELIGION TODAY Sito web www.religionfilm.com Dove Trento, Italia Quando 11-14 ottobre Resp. Lia G.Beltrami tel. e fax (0461) 981853 E-mail: [email protected] IX edizione del “Festival internazionale di cinema e religione”, inteso a promuovere la conoscenza delle opere in cui l’esperienza religiosa e il sacro assumono una cifra estetica su cui riflettere. Il tema odierno è “Cielo sulla terra: il miracolo”. Tre sezioni (film a soggetto, documentari, corti). WARSZAWSKI MIEDZYNARODOWY FESTIWAL FILMOWY Sito web www.wff.pl Dove Varsavia, Polonia Quando 6-15 ottobre Resp. Stefan Laudyn tel. (0048-22) 6214647 fax. (0048-22) 6216268 E-mail: [email protected] XXII edizione della rassegna competitiva di lungometraggi internazionali a soggetto e documentari. E’ il più grande happening di cinema in Polonia. FESTIVAL INTERNATIONAL CINEMA MEDITERRANEEN MONTPELLIER Sito web www.cinemed.tm.fr Dove Montpellier, Francia Quando 27 ottobre - 5 novembre Resp. Jean-François Bourgeot tel. (0033-4) 99137373 fax. (0033-4) 99137374 E-mail: [email protected] XXVIII edizione del festival dedicato ai film dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Lungometraggi e corti concorrono all’assegnazione dell’Antigone d’Oro e del Gran Premio del Cortometraggio. festival del mese di Massimo Monteleone divi al fornello di Chiara Ugolini CINEMA. FESTA INTERNAZIONALE DI ROMA – ROME FILM FEST Sito web www.romacinemafest.org Dove Roma, Italia Quando 13-21 ottobre Resp. Giorgio Gosetti tel. (06) 454683900 fax. (06) 454683700 E-mail: [email protected] V I N C I T O R E FESTIV VA AL L DI CANNES MIGLIOR REGISTA ‘ D A L 2 7 O T T O B R E A L C I N E M A TuttoDiTutto Morandini in pillole Quello che di Morando Morandini > 30 Agosto Arrivo in auto al Lido in tempo per perdere > 2 Settembre Sabato in onore di The l’anteprima di De Palma, di cui 24 ore dopo leggerò una perfida sintesi (a pale noir). Decido di cominciare bene la 63ª Mostra con Lettere dal Sahara di De Seta, amico mio coetaneo, “un antropologo che parlava con la voce di un poeta” (Martin Scorsese). Lo è ancora. Completo la giornata con due americani interessanti: Infamous, un altro Capote (era anche lui di origine italiana) e il documentario The U.S. vs. John Lennon, che colma una lacuna della mia ignoranza musical-politica (War is over! If you want it). Queen e della grande Mirren. Doveva capitare a me, repubblicano dall’età di dieci anni (influssi familiari: dormivo con i ritratti di Mazzini e Garibaldi a portata d’occhio) di vedere un film filomonarchico intelligente, divertente e persino commovente. Diretto da Frears, per giunta. > 31 Agosto In un’ideale classifica dei 10 migliori documentari della storia del cinema dovrebbero figurare i 255 minuti del requiem in quattro atti di Spike Lee sulla tragedia (29-8-2005) dell’uragano Katrina a New Orleans. Nessun cineasta bianco, anche il più radicale dei “liberals”, avrebbe saputo rievocare quel disastro e le sue conseguenze come Spike Lee con la sua ottica di afro-americano. > 1 Settembre Resnais ha cambiato il titolo all’ultimo momento, d’accordo, ma che pena vedere annunciato nel catalogo e nei programmi Coeurs così francese e così Resnais con l’inglese Private Fears in Public Places di Ayckbourn. Terza buona giornata anche grazie a Heimat-Fragmente, ma occorre avere molto amato Reitz e le 52 ore della sua saga per apprezzare questi frammenti. A proposito. Dove la mettiamo la sua saga: nella storia del cinema o in quella della tv? > 3 Settembre Che cosa significa in cinese Hei yanquan, cioè Non voglio dormire da solo, nono film di Tsai Ming-liang? Non sono riuscito a saperlo e Marco Müller non l’ho mai visto al Lido nemmeno da lontano. Prima di iniziare le riprese un indovino disse al regista che “nel suo nuovo film ci sarebbe stata una pozza d’acqua scura, come un ricordo molto profondo, e che quando avesse trovato quella pozza, il film avrebbe potuto dirsi concluso”. Sono entrato anch’io in quella pozza d’acqua, incantato e stanco. > 4 Settembre Secondo me in Bobby c’è un piccolo mistero. Perché nel film sulle ultime ore di Robert F. Kennedy, ucciso poco dopo la mezzanotte del 5 giugno 1968 all’Ambassador Hotel di Los Angeles, l’attentatore è messo subito in un angolo, sbrigato in poche immagini, senza dirne il nome (il giordano Sirhan B. Sirhan)? Perché nel prolisso pressbook non è nemmeno citato? Tra i 22 personaggi, comunque, c’è la memorabile parrucchiera di Sharon Stone. Trattiamola con più rispetto, almeno Appuntamento fisso con un ammiratore mascherato. Che si confessa alla Kidman, per parlarle di sé, del cinema e del mondo SulletraccediNicole 16 RdC Ottobre 2006 Snobbato e affondato La tua presenza a Roma? Un messaggio in codice al Lido Sapiente Nicole, lo avevamo detto: la Festa di Roma fa traballare Venezia. Il segno definitivo dell’imminente rischiotrasloco è il tuo arrivo in veste di madrina. Chissà quanti tra i lettori della “Stanza” avevano intuito il mese scorso che insistere nel dire che Roma pestava i piedi a Venezia e rischiava di farle molto male era un modo per annunciare proprio il tuo arrivo. Lasciamo stare le questioni personali: il fatto che tu venga in realtà a trovare me, nella mia città (lo scorso anno di questi tempi la scusa fu la tua partecipazione al programma di Maria De Filippi, il cui ricordo hai giustamente rimosso), e che la tua presenza alla Festa di Roma sarà un modo come un altro per verificare se Keith, tuo marito, continua ad assolvere ai doveri che ha nei tuoi confronti. Quel che conta è che sarai il volto più importante della Festa, capace, da solo, di dare luminosità e dignità internazionale a qualsiasi evento. Quel che Venezia recentemente non è riuscita a fare: ricordo ancora gli ultimi tuoi passaggi al Lido, quando fosti battuta nella Coppa Volpi da Sandra Ceccarelli (anno 2001) e Imelda Staunton (anno 2004). Bene, quei due episodi restino stampati nella mente di chi ancora si chiede come mai il cinema che conta, dunque te, mia adorata Nicole, passi sempre meno per il Lido. A proposito di Testaccio: gli inquilini di un condominio si sono ribellati perché le riprese di un tuo spot li avrebbero disturbati. Così dicono i giornali: in realtà è stato perché, dopo averti vista, sono impazziti d’amore e non volevano più mandarti via. Tuo Peter Parker gli altri non dicono: riflessioni e note a posteriori di un critico DOC come attrice. Qualche stitico giornalista che fa il sopracciò s’è lamentato che sia stato messo in concorso un “work in progress”. La locuzione è stata voluta dal regista Estevez, figlio di Martin Sheen, insoddisfatto della colonna musicale. aggiunge: “Immagine sgranata, qualcuno dice brutta. Ma quando è povera hai molte più ragioni per sognare”. Storie di incubi da esorcizzare, ma il mondo della realtà esiste e fa più paura degli incubi. > 5 Settembre Da dieci anni ormai non lavoro più per quotidiani. Non mi tocca, perciò, stillare bilanci, commenti generali, dissertazioni critiche. A Marco Müller faccio soltanto un rimprovero: avere messo in Orizzonti e non in concorso l’indonesiano Opera Java di Garin Nugroho. L’ho recuperato al Palabiennale su suggerimento di Michel Ciment, cinecritico di prima fila in Francia. E’ un film ricchissimo a tutti i livelli: canto, danza, mimica (diventano espressive persino le dita di piedi), coreografie, scene, costumi, erotismo, violenza tragica. C’è persino una dimensione socio-politica: come quello di Spike Lee, è un requiem per le vittime. > 8 Settembre Uscito da > 6 Settembre Il carattere di un direttore di festival si vede anche da certi accostamenti di programma: Il Diavolo veste Prada, fuori concorso, forse il titolo più propagandato della Mostra, e in concorso i 68 minuti di Quei loro incontri – su dialoghi di Cesare Pavese – di Huillet – Straub, terroristi del rigore e della purezza. Nuovomondo dico agli amici: “Potrebbe mettere d’accordo una giuria come ha già fatto col pubblico”. Esistono film che uniscono e film che dividono. La stella che non c’è di Amelio fa parte dei secondi. Il terzo di Crialese è insieme semplice a livello narrativo e pensato alla grande nelle immagini. Bastano tre esempi: l’avvio dell’arrampicata petrosa, il finale nuotato nel latte e, in mezzo, la nave degli emigranti che si stacca dalla banchina, dividendo in due la folla. > 9 Settembre Il corto d’animazione che fa da sigla a tutti i film della Mostra dura circa mezzo minuto. Un “suiveur” moderato lo vede almeno una trentina di volte. A metà mostra lo si detesta, nell’altra metà si cerca di non guardarlo. > 7 Settembre Leone d’Oro alla carriera a > 10 Settembre Sull’ultimo numero del settimanale Variety David Lynch con proiezione di Inland Empire, titolo topografico losangelino come il precedente Mulholland Drive (2001). Girato in digitale “perché la pellicola è lenta”, spiega il 60enne regista, che (September 4-10-2006) scopiazzato in mezzo mondo, vedo una pagina pubblicitaria in nero con questa scritta in bianco: “Qualcuno doveva dirlo: guardate i film nel modo in cui volevano essere guardati”. Cioè al cinema. appuntamenti Que viva America! Dalla dittatura argentina al golpe in Cile. Trieste non dimentica il sud del continente Dittature, colpi di stato, immigrazione. Filo rosso del Festival del Cinema Latino Americano di Trieste sono quest’anno impegno e memoria storica. Un ricordo, dal 21 al 29 ottobre, va innanzitutto all’altro 11 settembre. Quello del 1973, prima appoggiato e taciuto dagli Stati Uniti e infine messo in ombra dalla più recente tragedia delle Torri Gemelle. A ricordare il sanguinoso golpe che portò al potere il generale Pinochet è una retrospettiva sul regista cileno Manuel Basalto, che al drammatico epilogo del governo Allende dedicò gran parte della sua filmografia. Le ferite aperte dell’America Latina sono poi protagoniste di una mostra fotografica, che, in occasione dei trent’anni dalla dittatura militare, darà voce alla memoria di un evento in Occidente troppo a lungo sottovalutato. Alla presenza di Estela Carlotto, presidentessa delle Abuelas de Plaza de Mayo, la presentazione delle migliori tesi di laurea omaggerà i vent’anni della scuola di cinema e tv, fondata a La Habana da Gabriel Garcia Márquez. Oltre 150 tra film, documentari, corto- e mediometraggi affronteranno poi i temi del “sentiero ebreo” e della presenza italiana in America Latina, insieme a quello del difficile cammino democratico dell’intero continente. Repliche della programmazione sono previste a novembre a Roma, Bolzano, Brescia, Cremona e Verona. Oriente estremo Addio feste in maschera Una maratona horror per la notte di Halloween. Ed è solo l’inizio Non aprite quella sala. Anzi quelle: ben sette, in altrettante città italiane, che il 31 ottobre celebreranno la notte di Halloween con una non-stop dell’orrore. Protagonista assoluto il cinema giapponese di Takashi Miike e Norio Tsuruta, di cui saranno proiettati in loop i più recenti The Call e Premonition. Roma, Bologna, Padova e Napoli fra le piazze che aderiscono all’iniziativa, per appassionati e sopravvissuti l’appuntamento prosegue poi in edicola con l’Asian Terror. The Xtreme Dvd Collection della De Agostini. Fra i titoli in uscita anche The Grudge e il rarissimo Marebito di Takashi Shimizu, The Eye dei gemelli Pang e il The Ring originale di Nakata. Da non perdere, per i fan di Miike, il suo cult Audition del 1999. Ottobre 2006 RdC 17 COVER STORY InWorld Trade Center Oliver Stone racconta la storia vera di due sopravvissuti. Ma l’11 settembre, suggerisce Spike Lee in un documentario, non è l’unica catastrofe “innaturale”… Tamericane raged DI MARINA SANNA 18 RdC Ottobre 2006 ie a stima delle vittime dell’uragano Katrina è ancora vaga, si parla di circa 1800 morti, l’inondazione di New Orleans potrebbe aver fatto sparire per sempre centinaia di corpi. 2749 invece quelle delle Torri Gemelle, 20 i sopravvissuti. Oliver Stone, al festival di Venezia per presentare fuori concorso World Trade Center, la vede così: “L’11 settembre è profondamente diverso da Katrina. L’uragano è una catastrofe naturale, l’attentato alle Torri è aberrante perché opera di esseri umani”. Questione di prospettive. L KATRINA E IL MISTERO DEGLI ARGINI ROTTI Nel bel documentario When the Levees Broke. A Requiem in Four Acts (in anteprima a Venezia, vedi p. 32 ) Spike Lee mostra, senza nulla celare, responsabilità e inadeguatezze dell’amministrazione Bush. La questione cruciale è: perché gli argini che proteggevano New Orleans non hanno retto alla furia dell’uragano? L’ipotesi buttata là dal regista afroamericano e suffragata da diverse testimonianze è che siano stati fatti saltare (era già successo in passato) per far defluire acqua e melma dalla zona francese, quella “in”. Viva i ricchi, a morte i poveri. Nelle ore successive migliaia di donne, vecchi e bambini sono rimasti senza viveri, elettricità e assistenza. Rinchiusi per giorni nel Superdome, lo stadio di Ottobre 2006 RdC 19 COVER STORY “Quel giorno sono corsa all'ospedale per aiutare i feriti. Sono figlia di un'infermiera” Maria Bello, attrice football, sono usciti coperti di escrementi e altro (i video sono terribili) mentre decine di cadaveri giacevano, ai margini delle strade, con appoggiati sopra i biglietti dei famigliari. Il presidente Bush svolazzava nei cieli, a bordo del suo Air Force One, per tenere “sotto controllo” una situazione ai confini della realtà. L’11 SETTEMBRE E IL REGIME DELLA PAURA Da Katrina è trascorso giusto un anno, dall’11 settembre cinque. In entrambi i casi il lutto è ancora in elaborazione. “Le Torri sono assurte a simbolo della paura. E come diceva Roosevelt l’unica cosa che dobbiamo temere è la paura”. Oliver Stone, col passare degli anni è diventato irresistibile. La mente vivace, il passato burrascoso, le rughe profonde, il proverbiale temperamento hanno un alleato in più: l’umorismo. “Invecchiando si cambia. Si affina l’intelligenza, si diventa spiritosi e più umili” dice, alludendo al recente insuccesso di Alexander, l’ambizioso kolossal su Alessandro Magno stroncato da più parti. “Ma io non rinuncio mai. Sto girando una versione più lunga che vedrete in dvd il prossimo anno”. Anche World Trade Center, il film sull’11 settembre interpretato da Nicolas Cage e Maria Bello, ha scatenato polemiche (e apprezzamenti: il Time ad esempio lo ha definito un’opera delicata e profonda). Ma è stato il plauso della destra a lasciare interdetto Stone: “Credo di aver perso ciò che avevo di buono se sono diventato un paladino per i conservatori” ironizza. “In realtà mi interessano le persone, è sempre stato così. Mi sono ispirato agli agenti McLoughlin e Jimeno perché era una storia bella da raccontare. Li ho ascoltati parlare per ore, ho preso appunti. La loro esperienza, il loro dramma, non lasciava 20 RdC Ottobre 2006 Stone con McLoughlin e Jimeno spazio alla politica”. World Trade Center si concentra infatti soprattutto sul salvataggio dei poliziotti McLoughlin e Jimeno intrappolati nelle macerie delle Torri Gemelle per 12 ore e dati per dispersi. “C’è bisogno di speranza - prosegue Stone -. Ogni giorno succede qualcosa di bello nel mondo e non ce ne accorgiamo più. Abbiamo perduto l’empatia, la fiducia degli altri, noi americani però non siamo impazziti e ci auguriamo dal profondo che questa sia solo un’aberrazione momentanea. Le conseguenze dell’11 settembre sono state persino peggiori dell’attentato, abbiamo subito pesanti restrizioni sul piano costituzionale, l’orizzonte si è fatto più cupo. Il terrorismo va combattuto, ma in un sistema di legalità e da professionisti, senza interferenze. Nel marzo del 2002 qualcosa è cambiato: con la guerra in Iraq è incominciato il regime di Bush”. EROISMO DA VENDERE Il sergente McLoughlin, 21 anni di servizio presso il Dipartimento di Polizia di Authority, ce l’ha scritto in faccia: niente sarà come prima. E’ al seguito di Stone con Jimeno ed è quello che ha sofferto di più, 6 mesi di ospedale e 4 anni di riabilitazione non sono serviti a molto: ha metallo dappertutto, nelle gambe, nelle anche, cammina come quei trampolieri un po’ storti che si vedono nei circhi di periferia. Quando ha scelto di diventare poliziotto ci ha pensato a lungo. Conosceva benissimo le Torri, ci ha passato 12 anni, specie dopo l’attentato del ’93. “Le finestre sono esplose davanti ai nostri occhi, è stato impressionante. Pensavamo che si potesse ripetere ma nessuno avrebbe mai immaginato un attacco aereo e soprattutto l’implosione delle Torri. Non era successo allora, quando le bombe erano state messe nel garage del World Trade Center…”. Nel film McLoughlin è interpretato da Nicolas Cage mentre l’attrice Maria Bello fa la parte della moglie. “Nicolas è stato grande continua McLoughlin -. Abbiamo passato molto tempo insieme e fatto un bel lavoro. Quando finalmente io e la mia famiglia abbiamo visto World Trade Center ci siamo emozionati tantissimo. Dimenticare quel giorno, la gente che urlava, il rumore assordante, i colleghi e amici che sono morti, è impossibile”. Medusa Film. Il grande cinema passa per Roma. N - Io e Napoleone La Sconosciuta un film di Paolo Virzì un film di Giuseppe Tornatore Viaggio Segreto The Departed un film di Roberto Andò un film di Martin Scorsese VENEZIA 63 David Lynch mattatore. Il Leone alla Carriera lo ripaga dello smacco subito 20 anni fa. Quando il festival disse no al suo Velluto blu Schegge di Festival Dedichiamo a David Lynch il primo dei nostri colpi di fulmine. A seguire una carrellata dei film più interessanti e dei protagonisti (più simpatici) della Sembra 007 e invece è recente Mostra d'Arte Cinematografica Clive Owen. Con Children Foto di Domenica Cappa e Alessandro Lanari 22 RdC Ottobre 2006 of Men l’attore ha stregato il pubblico femminile (e non solo) Spike Lee non ci sta: “Sulla questione Katrina – fa eco al suo applauditissimo When the Levees Broke – il governo Usa non dice la verità”. Accanto Juliette Binoche con inedita capigliatura bionda. Parrucchiere d’eccezione il regista Hou Hsiao-hsien, che ha imposto l’acconciatura per il suo prossimo Orsay Scarlett Johansson fa la diva per The Black Dahlia. Sotto il fidanzato Josh Hartnett, comprimario nel film di De Palma, e Christian Slater in pasto ai fan Baci, baciamano e sorrisi. Dall’alto la bella Micaela Ramazzotti di Non prendere impegni stasera, il Ministro Rutelli con la presidente di giuria Catherine Deneuve e la soddisfazione di Lindsay Lohan: in Bobby è una rivelazione Ottobre 2006 RdC 23 VENEZIA 63 I FILM h InlandEmpire DI DAVID LYNCH CON LAURA DERN Nella massa inestricabile di visioni associative e coerenti, diciamo coerentemente associative, che inventano e imitano l’invisibile perturbante della mente, la nuova opera di David Lynch è un film che guarda lo spettatore. Senza scampo. Il rifiuto del film come la delittuosa partecipazione si giocano nella capacità di abbandonarsi al flusso del caos invece che alla conferma della logica. Ogni nostro bisogno di rassicurarci nell’organizzazione di narrazioni definite va in frantumi se, con profonda onestà, e aperti al dolore, accettiamo l’altra metà del mondo, e di noi stessi, quella irraccontabile. Disperati, i compilatori del pressbook del nuovo film di David Lynch sono riusciti a scrivere soltanto tre righe della cosiddetta trama: “Il mistero di un mondo all’interno di altri mondi che si svela intorno a una donna innamorata e in pericolo”. A Venezia si sono disperati anche molti spettatori, che hanno rifiutato la più sconcertante e riuscita ipotesi filmica di esperienza dell’altra metà, dopo Murnau, Buñuel, Fellini. Inland Empire è un’opera “ultima”, 24 RdC Ottobre 2006 complessa come un quadro apocalittico di Brugel, profonda come certe pagine di Jung, unica, insostituibile, come un film di David Lynch. Tra gli applausi liberatori, delle tre ore di angosciosa bellezza onirica qualcuno ha detto che si tratta di un’ingiusta aggressione alla fiducia dello spettatore. E’ vero, ma non è lo spettatore fiducioso che cerca Lynch. Come Guernica di Picasso fu l’approdo grandioso di un percorso non prevedibile, e l’Ulisse di Joyce lo squarcio su un nuovo tempo del romanzo, questo film è il gol suberbo e irripetibile di una carriera, il lavoro finale, di trascendenza e superamento, del regista di Twin Peaks, Cuore selvaggio, Strade perdute, a cinque anni di distanza dal congegno che lo predisponeva, Mulholland Drive. Trent’anni fa Lynch definì Eraserhead, che lo impose, “un sogno di cose oscure e inquietanti, un incubo popolato di incubi”. Ma era un work in progress vincolato al realismo. Con il cinema digitale oggi Lynch ha realizzato la più accurata e sconvolgente opera narrativa sul sognare. Lynch sa che nell’era delle immagini si sogna “col” cinema. Dalla collina più celebre del mondo, vediamo a un certo punto la celebre scritta a caratteri cubitali: Hollywood. Visto che Lynch chiede il rispetto della grafia maiuscola, forse il titolo completo è questo: “Hollywood, Inland SILVIO DANESE Empire”. Complesso come un dipinto di Brugel, profondo come Jung I PROTAGONISTI Leoni per tutti I grattacapi di Müller La sorpresa, la certezza, la rivelazione. Ovvero: i tre volti di una premiazione che ha fatto (s)contenti tutti. In ordine rigorosamente sparso: Helen Mirren con la Coppa Volpi per The Queen, il gentiluomo Crialese premiato per Nuovomondo e il cinese Jia Zhang-Ke vincitore con Still Life. Il Direttore nella fossa dei Leoni. Prima doveva sbrigarsela soltanto con quelli d’Oro e d’Argento, ora si moltiplicano a vista d’occhio. A giudicare dallo sguardo perplesso non è andato tutto liscio come l’olio… La principessa e il rospo Mostrami i piedi e ti dirò chi sei. A giudicare dall’impietoso scatto in passerella potrebbe trattarsi della principessa e il rospo. Lei è invece addirittura Sua Maestà Helen Mirren, lui il regista Stephen Frears che l’ha incoronata in The Queen. >>> Ottobre 2006 RdC 25 VENEZIA 63 I FILM h The Queen DI STEPHEN FREARS CON HELEN MIRREN, MICHAEL SHEEN Cinema e storia. Un tema di quelli che ritornano e su cui sono stati scritti libri e libri. I film in costume, la storia come ricostruzione minuziosa, la storia vista dal basso, vista dalla parte dei potenti, nei piccoli segni o nelle grandi strategie. I vincenti e gli sconfitti. Un arco di film dal drammatico al parodistico. E così via, infinite possibilità e discorsi. The Queen è storia contemporanea, i personaggi sono attuali: e tutti si temeva che Frears inciampasse nella piccola quotidianità, nello sbirciare dietro le quinte, che si impantanasse nel gossip e nei retroscena. Invece proprio no: la regina è una grande Regina, l’Inghilterra ha una storia millenaria, Blair è un politico intelligente e astuto, e c’è anche chi ci fa una brutta figura (alla pari, il principe Filippo e la moglie di Blair). La morte di Lady Diana suscita emozione e sgomento. Come reagire? Esporre la bandiera a Buckingham Palace? Funerali con tutti gli onori? La Regina esita, medita, viene visitata da un magnifico cervo e gli rende visita quando lo uccidono: poi scende in campo da vera Regina. Film classicissimo nello stile (che non si sente mai), attori strabilianti (la Mirren è Elisabetta II!), nessun momento di stasi, politica e storia fuse insieme. E Frears fa un bel passo avanti nella considerazione critica. BRUNO FORNARA Still Life DI JIA ZHANG-KE CON ZHAO TAO Nuovomondo DI EMANUELE CRIALESE CON VINCENZO AMATO, CHARLOTTE GAINSBOURG In ogni tempo l’uomo ha cercato una terra ideale, sulle cui asperità si sono spesso dolorosamente infranti sogni e utopie. Emanuele Crialese ha conservato e maturato anche lui, nei quattro anni che lo separano dal fortunato Respiro, l’ideale di un film che raccontasse uno spicchio di passato della sua terra d’origine, la Sicilia. Nuovomondo è la storia in tre parti, scrupolosamente documentata, della coscienza e dei preparativi di un viaggio, del suo procedere, del suo compiersi. La famiglia che parte dalle pietre grezze dell’Isola e approda all’edificio di pietra dell’Island (si tratta di Ellis, “l’isola delle Lacrime”), è il simbolo di chi mette in gioco tutto ed è disposto a perdere il bene prezioso della memoria e della Patria, 26 RdC Ottobre 2006 rischiando di morire lentamente “al passare d’ogni onda dell’Oceano”. Crialese scrive e dirige un film commovente e ben scandito, che mescola rispetto e curiosità per un fenomeno epocale. L’antefatto siciliano è crudo e virato nei colori del grigio; il viaggio in mare è angosciato e appassionato, si stringono rapporti di solidarietà anche tra “diversi”, tra Lucy (Charlotte Gainsburg, ispirata), Salvatore (Vincenzo Amato, ammirevole) e la madre di lui (un’icona, Aurora Quattrocchi); l’arrivo comincia a delinearsi con colori più accesi, a sfruttare una narrazione più distesa. Morale, storia, politica sono estranee: a Crialese interessano i “nuovi” sguardi, le “nuove” parole. LUCA PELLEGRINI La leggenda narra che un vecchio critico sostenesse che per parlare di un film non fosse necessario vederlo, perché la visione avrebbe influenzato il concetto che del film ci si era già fatto. È esattamente quello che è successo a Still life. Leone d’Oro alla 63a Mostra di Venezia, la pellicola di Jia ZhangKe è stata presentata come film a sorpresa e, di sorpresa, ha colto chi non è riuscito a vederlo per motivi legati alla programmazione e, soprattutto, chi se lo è ritrovato trionfatore in barba a ben altre previsioni. Quindi, non potendo giudicare in base alla visione, si è giudicato in base ai più vieti pregiudizi: cinese, lento, noioso. Che tristezza. Still Life è il ritratto commovente di un paese in disfacimento che tenta disperatamente di sopravvivere a se stesso. La lentezza, a volte, è solo un problema di lettura. ALESSANDRO BOSCHI I PROTAGONISTI Charlotte Gainsbourg sbeffeggia la squadra di Gianni Amelio. Tai Ling sorride, ma lui e Castellitto sono perplessi. In tanti, al Lido, hanno cercato invano La stella che non c’è Altro che Siccità Dalla regata storica alla Navicella: il successo di Daratt era nell’acqua. Ironia della sorte, soprattutto per un film che in italiano suona proprio Siccità. Un paradosso che al regista Mahmat-Saleh Haroun è valso una pioggia di riconoscimenti. Dopo quello dell’Ente dello Spettacolo anche il meritatissimo Premio della Giuria. De Palma in fuga dalla Mostra. Il ricordo più nitido del suo Black Dahlia è l’assenza della Johansson in Sala Grande. Bizze col parrucchiere? Macché. Se l’è data alla grande… >>> Ottobre 2006 RdC 27 VENEZIA 63 I FILM Daratt h DI MAHAMAT-SALEH HAROUN CON ALI BACHA BARKAÏ, YOUSSOUF DJORO Una pistola per una vendetta. La impugna il quindicenne Atim, alla ricerca dell’assassinio del padre, trucidato mesi prima durante la guerra civile in Ciad. Lo trova a N’Djamena: è Abdallah Nassara, fornaio. Ignaro, l’uomo assume Atim, gli trasmette i segreti del mestiere, intende adottarlo. Terzo lungometraggio del regista del Ciad Mahamat-Saleh Haroun, Daratt significa “stagione secca”: aridità e siccità non solo climatiche, ma antropologiche. Mancava da tempo l’Africa in concorso alla Mostra, ritorna parlando di sé, delle sue guerre (quarant’anni e quarantamila morti in Ciad), della sua desertificazione socio-ambientale. E lo fa con stile morale, tracciando sullo schermo una parabola di redenzione, dalla coercizione della vendetta alla legge del perdono. Un altro mondo è possibile, per ora sono arrivati i premi: quello Speciale della giuria di Venezia 63, la menzione del Signis e la nostra FEDERICO PONTIGGIA Navicella. Children of Men DI ALFONSO CUARÒN CON CLIVE OWEN, JULIANNE MOORE Realizzare un film dal romanzo di P. D. James Children of Men deve essere stata decisamente un’operazione da far tremare i polsi, in cui si rischiava molto e il passo falso era dietro l’angolo. Alfonso Cuaròn è invece riuscito a mantenere strette le redini di un’operazione che lo vedevano confrontarsi con temi enormi quali la sopravvivenza dell’umanità e la sua triste deriva. Ma anche i fenomeni dell’immigrazione, della fertilità e dell’ambiente. Il protagonista Theo (Clive Owen) si trascina per le strade di Londra, portandosi dentro un terribile dramma e la consapevolezza che tutto stia ormai 28 RdC Ottobre 2006 volgendo al termine. Non nascono più bambini da anni e le farmacie fanno soldi a palate vendendo Quietus, kit per un suicidio veloce e indolore. Ma poi riappare l’amata Julian (Julianne Moore) che, prima di essere uccisa dalla polizia, gli consegna l’ultima, insperata speranza per un futuro che sembrava segnato: una ragazza di colore incinta all’ottavo mese. Da qui parte la seconda parte del film, con il protagonista che deve difendere la futura puerpera e quel lumicino di speranza che vive in lei. Se la parte dedicata alla costruzione della trama e dei personaggi viene risolta brillantemente dal regista messicano, è nelle scene d’azione che egli dà il meglio di sé stesso. Alcuni piani sequenza, come quello dell’assalto al condominio dove si nascondono i rivoltosi, sono autentici pezzi di bravura. ALESSANDRO BOSCHI I PROTAGONISTI Imbucato speciale Il più fotografato è lui: l’ultimo dei Mohicani. Qualcuno giura sia passato al trucco, altri di averlo visto alla proiezione di Quei loro incontri. Mistero svelato? A Tsai Ming-liang poco importa. Pur di avere un po’ d’attenzione, si intrufola anche lui nella sua foto ricordo: He doesn’t Want to Stay Alone. Niente Prada per Prodi Prada non veste Prodi ma Müller (ben cinque le mise che gli ha fornito Miuccia). Messo in ombra anche dal look di Bertinotti, il Presidente del Consiglio guarda con invidia alla guru Meryl Streep. Il calendario gli concede però soltanto Davide Croff. Meryl Streep La stampa la vuole senza occhiali, lei rifiuta con garbo: “I’m a movie star”, risponde ancora in parte >>> Ottobre 2006 RdC 29 VENEZIA 63 I FILM h Bobby DI EMILIO ESTEVEZ CON ANTHONY HOPKINS, SHARON STONE Musica sopraffina, un cast di stelle a getto continuo, un film corale, un omicidio plateale. Non è il Nashville di Altman, ma Bobby, primo film su Robert Fitzgerald Kennedy, fratello minore, solo anagraficamente, del più famoso John. Lo ha girato Emilio Estevez, figlio di Martin Sheen, alla prima regia cinematografica. Ci immerge in un giorno dell’Hotel Ambassador di Los Angeles, quel maledetto 6 giugno del 1968 che vide il trionfo e la morte di Bobby. Così lo chiamavano i diseredati, perché simbolo, soprattutto dopo la morte di Martin Luther King, di un’America diversa e potenzialmente rivoluzionaria, che voleva fare l’amore e non la guerra. Il suo pragmatismo idealista forse avrebbe cambiato il mondo, dal basso. Uno sparo, come nel film di Altman, ucciderà il sogno americano. Lì moriva l’illusione country di un’America profonda forse mai esistita, qui l’utopia della Nuova Frontiera e la speranza di un mondo diverso e possibile. Estevez racconta la Storia attraverso tante piccole vite imperfette, Bob Kennedy è solo nei filmati di repertorio e nelle sue parole più intense. Bravo Estevez, ex scapestrato del Brat Pack, che narra con passione, bravura, sensibilità e BORIS SOLLAZZO delicata retorica. The Magic Flute DI KENNETH BRANAGH CON JOSEPH KAISER, AMY CARSON Potere della musica, magia del cinema: Kenneth Branagh si appropria del famoso Singspiel mozartiano, lo spoglia degli elementi misterici e massonici, adatta allo schermo il testo chiedendo a un letterato-regista come Stephen Fry di tagliare i recitativi e tradurre il libretto in inglese, infine trasporta la narrazione dall’Egitto alle trincee della Prima Guerra Mondiale. Dopo la vorticosa ouverture, ecco apparire le tre dame prima in vesti di crocerossine e poi di esploratrici che cercano di convincere Tamino a liberare Pamina dalle mani di Sarastro e aderire così ai propositi della Regina della Notte, che affronta le agilità della sua prima aria piazzandosi su un carro armato e quelle della seconda piroettando in un cielo senza stelle. Il flauto conserva il suo potere, trasformando alla fine la terra dei morti in terra dei vivi, i campi di battaglia in verdi giardini. Branagh, con le sue ardite, aeree inquadrature, si dimostra uno dei registi di cinema più musicali del mondo. Aiutato da cantanti bravi e belli, accompagnati dalla direzione d’orchestra di James Conlon. Mentre Wolfgang Amadeus sbircia da lassù, soddisfatto, questa nuova incursione tra le arti dell’uomo, a difesa delle sue più belle, eterne aspirazioni. LUCA PELLEGRINI 30 RdC Ottobre 2006 Marco Müller e l’amico Zhang Yuan si sono aggiudicati il nostro Premio Wella. Sottotitolo: a chi troppo e a chi niente I PROTAGONISTI Princess Anne Weisz senza paura L’Oscar e la maternità: è l’anno di Rachel Weisz, alla Mostra con il marito Darren Aronofsky, che l’ha diretta in The Fountain. “Veder lavorare Darren è stato carino, sexy. Ho conosciuto un altro suo aspetto, è un regista duro, tosto”. The Fountain ha avuto un’accoglienza controversa, ma per la Weisz “è un film da rivedere, unisce amore e fantascienza, cerca un impatto emotivo anziché intellettuale”. Premiata dall’Academy quale miglior attrice non protagonista per The Constant Gardener – “un’esperienza surreale, come nuotare sott’acqua -, qui interpreta una regina spagnola, una sposa spaziale e una malata di cancro al cervello: “Per prepararmi al ruolo, ho letto molti libri sulla morte, ho vissuto fianco a fianco con pazienti terminali negli hospice, posti belli e tristi insieme”. E rivela: “Per un momento ho superato la paura della morte”. La chiamano la nuova Audrey, in realtà è un misto di Julia Roberts e Biancaneve. E’ americana di New York ma parla italiano fluidamente, il suo fidanzato (di Foggia) vive a Roma e lei va spesso a trovarlo. “Eravamo in un ristorante, i nostri occhi si sono incrociati e ci siamo innamorati”. A Venezia ha sfilato in passerella per Il Diavolo veste Prada, perfettamente a suo agio accanto a Meryl Streep e Stanley Tucci. Canta, balla e presto la vedremo suonare il piano in Becoming Jane, in cui interpreta la giovane Austen. Complimenti miss Hathaway! >>> Ottobre 2006 RdC 31 VENEZIA 63 I FILM h Cuori DI ALAIN RESNAIS CON SABINE AZEMA, LAURA MORANTE Registro corale e toni agrodolci per l’ottantaquattrenne mostro sacro della Nouvelle Vague Alain Resnais: è Cuori, protagonisti sei personaggi in una Parigi solo evocata, dove nevica costantemente, con i fiocchi che legano le scene. Tutto è piccolo, le case, gli uffici, i bistrot, le esistenze stesse, sospese in una terra simbolica che scoperchia i tetti e sovrappone pubblico e privato. Siamo dalle parti del teatro, e Resnais chiede molto ai suoi ottimi interpreti, tra cui i fedelissimi Pierre Arditi e Sabine Azema e la nostra Laura Morante. Di fronte a una camera che si muove con consumata esperienza, a dipanarsi sono miseria, solitudine e routine del contemporaneo vivere: Cuori si costruisce sull’intensificazione di scene e vissuti analoghi. E mette sottovuoto ansie e timori. E’ invecchiato Resnais, ha cambiato ottiche, e ora si limita a close-up FEDERICO PONTIGGIA psicologici. Ma non ha perso l’ambizione. È recentissima la notizia dell’intenzione di Spike Lee di realizzare il soggetto per un film sulle devastanti conseguenze dell’uragano Katrina sulla città di New Orleans. A nostro avviso sarà però molto difficile, nonostante le oltre quattro ore del documentario-denuncia, realizzare un’opera di altrettanto impatto emotivo. When the Levees Broke, vincitore della sezione Orizzonti Doc alla Mostra veneziana, è stato il primo vero “evento” della prima settimana di programmazione. Realizzato attraverso immagini di repertorio e testimonianze di cittadini appartenenti a tutte le fasce sociali, il film di Spike Lee è riuscito a fare arrivare anche a noi, per la prima volta in tutta la sua portata, la tragedia di una città abbandonata a se stessa dal distratto George W. Bush. ALESSANDRO BOSCHI When the Levees Broke DI SPIKE LEE I Don’t Want to Sleep Alone DI TSAI MING-LIANG CON LEE KANG-SHENG, NORMAN BIN ATUN Sconcertante e lirico, con i suoi tempi circolari, le inquadrature composte, i personaggi alla deriva e i malesseri fisiologici, è un’opera di ellittica purezza, di cinema “nuovo”. In un cantiere abbandonato si rifugiano gli immigrati clandestini. Incomincia con il trasporto faticoso di un materasso. E‘ proprietà di Rawang, immigrato del Bangladesh, che vive in un angolo del palazzo fatiscente. Sul suo nuovo materasso cura il cinese Hsiao, pestato e derubato, tra le più emozionanti e originali scene di pietà del cinema moderno. Simmetricamente, la barista Chiy accudisce il figlio in coma della padrona, un corpo da lavare, massaggiare, cambiare. Una nebulosa di fumo provocata dagli incendi estivi avvolge tutto e la gente gira con mascherine di sopravvivenza. Nella solitudine desolante, Chiy e Hsiao cercano un posto dove fare all’amore, dove però riposa anche Rawang... L’ultima immagine è il materasso che naviga sull’acquitrino del cantiere trasportando i dormienti, sulle note della struggente SILVIO DANESE “Arlecchinata” di Chaplin cantata in cinese. 32 RdC Ottobre 2006 I PROTAGONISTI Oh capitano mio capitano! Nel 2005 al Lido con Persona non grata di Jerzy Stuhr, quest’anno è ospite per la Storia segreta del cinema russo. Il Capitano Mikhalkov non commenta. Per lui parla lo sguardo sbigottito: “Che questa volta non abbia sbagliato rotta?”. Il Bongiorno si vede dal mattino Mike Bongiorno alla Mostra del Cinema. C’è chi maligna sia stato chiamato in fretta e furia per condurre il quiz finale sui vincitori. La giuria scivola sull’ultima domanda: Crialese o il Cinese? Nel dubbio un Leone va a tutti e due. Ma la Rocca strabuzza gli occhi. Ottobre 2006 RdC 33 TENDENZE Cuoredi tenebra L'assassino di Profumo, la Dietrich di L'angelo azzurro, la strega di Biancaneve e la perfida Glenn Close: il fascino pericoloso di demiurghi e manipolatori DI CHIARA TAGLIAFERRI i sono individui in perpetua vendetta con se stessi, si tratta perlopiù di edonisti cerebrali che abusano, esagerano, sono pronti a perdere, accettano il rischio e quando cadono lo fanno senza possibilità di ritorno, ma con un’infinita classe. Di velocità ne hanno da vendere, a loro modo sono dei purosangue, si tratta di perfezionisti della manipolazione. Hanno un’assurda vocazione per la tragedia e la bellezza o, meglio, per la bellezza che dimora essa stessa nella tragedia. Niente a che vedere con i brutti, sporchi e cattivi che vivacchiano tra nefandezze varie in molti film, i manipolatori offrono intelligenza assassina e scelleratezza squisitamente diabolica prive di pentimento, scrupolo o redenzione tardiva. Ad aprire la carrellata di queste perfide figure, capaci di suscitare disastri solo con la loro esistenza è Jean-Baptiste Grenouille, protagonista assoluto de Il profumo di Süskind, portato sullo schermo da Ben Whishaw (Profumo, regia di Tom Tykwer, vedi recensione a pag. 46). “Colui che domina gli odori, domina il cuore degli uomini”, dice Grenouille che, da vittima di una società decisamente poco garbata, ne diventerà a suo modo vendicatore, soggiogando i sensi degli uomini. Attraverso il simulacro del profumo, diviene demiurgo dell’esistenza altrui: l’odore gli apre il cuore degli altri senza che egli debba conquistarselo con mezzi banali come l’amore. In un’epoca di cosiddetto “silenzio olfattivo” come la nostra, quando luoghi e corpi vengono C 34 RdC Ottobre 2006 Ben Whishaw nel Profumo di Tykwer. Accanto Dustin Hoffman, sopra e sotto Glenn Close in Le relazioni pericolose e Marlene Dietrich nell'Angelo azzurro Ottobre 2006 RdC 35 TENDENZE sistematicamente disinfettati fino alla disincarnazione e a una sorta di neutralità percettiva, l’ambizione manipolatoria di Grenouille risalta in tutta la sua organizzata ferocia. Far penetrare molecole nel naso e nella psiche di ogni essere umano è per lui un modo per gestire il mondo attraverso il controllo di quanto esiste di più immateriale eppure pervasivo. L’odore, la forma immateriale delle cose. Grenouille, del resto, è sintesi ed emblema della logica manipolatoria, o meglio della sua necessità. Grenouille è virale, vuole essere virale, infettare di sé i corpi degli altri, venire assorbito e generare metamorfosi. Non è così importante che il contagio produca necessariamente sottomissione alla sua volontà. Per nessun vero manipolatore lo è. A valere è la pura e semplice possibilità di proliferare, di moltiplicarsi nelle cose, di trascendere, cioè, il limite del proprio corpo e della propria storia diventando, compiutamente, gli altri. Perché il movente del manipolatore è la disperazione che nasce dalla consapevolezza di essere obbligati alla separatezza, all’isolamento, all’ergastolo di una sola esistenza. Ma Grenouille è solo l’ultimo manipolatore di celluloide, in ordine cronologico. Incidentale angelo sterminatore degli uomini che vorrebbero amarla, l’olimpo cinematografico delle manipolatrici si apre con Louise Brooks e la sua Lulù – Il vaso di Pandora (1929, regia di Pabst). Il prologo di Wedekind, autore del dittico su cui Pabst ha modellato la sua Lulù, parla chiaro: “E’ qui a recar sventure tra la gente, a sedurre, adescare, avvelenare, e ammazzare come nulla fosse”. E’ lei stessa la prima vittima della sua bellezza; nel suo distruggere e darsi per niente, in fondo ha un che di angelico. Ai maschi, lussuriosamente iracondi e stupiti, rimane poco da fare, se non cercare, vanamente, di sopravvivere attorno a lei. Alla fine del film il suo primo e ultimo cliente sarà Jack lo squartatore, e andranno all’inferno, chi prima e chi poi, insieme. Trascorrono due anni e a cavalcioni di una sedia arriva Marlene Dietrich, L’angelo azzurro (1930, regia di Josef von Sternberg). Frac, cappello a cilindro, giarrettiere, gambe lunghissime e voce roca vestono l’ambiguità livida e peccaminosa della sua Lola Frolich che, cantando “dalla testa ai piedi sono fatta per l’amore, io so soltanto amare”, porta alla vergogna e alla morte il decadente professor Rath. Ride forte, Lola, quando il pavido professore le chiede di sposarlo. Il suo annoiato accettare sarà una trappola perfetta con cui azzannare e poi sputare i valori e il decoro di un mondo ormai disilluso e 36 RdC Ottobre 2006 La dama Rachel Hurd-Wood nel Profumo definitivamente passato. Le manipolatrici, solitamente troppo concentrate sulla loro vanità crudele per accorgersi di chi starnazza intorno, sono comunque pronte a sfoderare perfette unghie laccate e bile da vendere se qualcuno si azzarda a pestar loro i piedi. Ci vuole un niente per far sì che Grimilde, la matrigna-strega di Biancaneve (1937, regia di Walt Disney), prepari con sacralità uno scrigno atto a contenere il cuore della sua figliastra. Molto più fatale ed erotica di Biancaneve, Grimilde preferisce comunque non avere rivali e schiera in campo specchi magici, pozioni e mele avvelenate per toglierla di mezzo; pasticcia talmente tanto col destino che alla fine cade in un burrone, vecchia e brutta, con buona pace di tutti quelli che la trovavano assai più interessante dell’ingenua eroina di Walt Disney. Sarà compito di Orson Welles, con la sua Storia immortale (1968), dare vita al manipolatore più malinconico della storia cinematografica di tutti i tempi. In Il movente è la disperazione che scaturisce dalla consapevolezza di essere obbligati all’isolamento un cortocircuito tra immaginazione e realtà, Welles crea un’altra figura indimenticabile di uomo onnipotente e solo, proprio come il Charles Foster Kane di Quarto potere. La presunzione, e l’incapacità di intendere l’amore se non come forma di possesso, porteranno questo deus ex machina a muovere i fili della storia della vita tentando di trasformare con il potere del denaro una finzione in realtà. Così anche questo burattinaio triste rimarrà imbrigliato nei suoi stessi fili, e alla fine morirà sconfitto. L’onore di chiudere la carrellata di questi loschi individui dal cuore di tenebra spetta comunque a un’altra donna, la perfida marchesa di Merteuil (Le relazioni pericolose, regia di Stephen Frears, 1988). Nel romanzo epistolare di Pierre Choderlos de Laclos la marchesa muore col volto sfigurato dal vaiolo. Nella versione portata sullo schermo da Glenn Close la vediamo levarsi il trucco nell’ultima inquadratura: è come se si scartavetrasse il viso, cercando di ripulirlo dalla scia di cadaveri provocata da lei per puro calcolo seduttivo - si potrebbe quasi dire innocentemente - come passatempo contro il tedio. E’ divenuta preda, ostaggio suo malgrado del destino di sangue e lutto che ha tessuto con pazienza attorno alle sue vittime. Punto critico: manuale per sopravvivere alle uscite in sala MIAMI VICE Tanta sperimentazione ma sceneggiatura lacunosa: Michael Mann punta tutto sul digitale IN USCITA Collateral è un magnifico film aristotelico su Los Angeles. Una sinfonia notturna su una grande città e su due uomini che la attraversano. Miami Vice non è la partitura noir su una metropoli. Le città di frontiera vivono in un limbo dove le identità sono soggette a una dissolvenza incrociata inarrestabile. Il nome della città nel titolo costruisce un doppio regime di attese: la topografia tropicale, torrida, infida e languorosa dello sperone più settentrionale dell’universo caraibico e la memoria di un serial tv che ai picchi di share ha associato una sigla culturale, un arricchimento dell’immaginario narrativo degli anni Ottanta. Il film di Michael Mann non si ancora né al paesaggio urbano (sono poche e funzionano soprattutto come snodo del paesaggio le inquadrature che contestualizzano le azioni, le atmosfere e le sagome dei personaggi), né alla mitologia televisiva della popolare serie in cui i poliziotti agivano e si atteggiavano come star del cinema. Sonny Crockett (Colin Farrell) e Ricardo Tubbs (Jamie Foxx) hanno ereditato i nomi ma non possono essere i cloni degli attori che li hanno preceduti nella giungla d’asfalto e d’acqua di Miami e il regista non intende farne le copie di due personaggi più eleganti, svegli e carismatici del verosimile. Il mondo è molto più veloce delle meravigliose automobili che fanno impazzire il tachimetro in pochi secondi. Ora sono i telefonini più scattanti delle auto di lusso e annullano le distanze in una frazione di secondo. In questo film e in molti altri intrecci del terzo millennio sono i cellulari, insieme ai computer, ai wireless, alle minitelecamere, i coprotagonisti ufficiali del plot. Oggetti-feticcio profilmici che scandiscono la successione degli eventi e la circolazione delle informazioni, comprimono e dilatano la suspense e disegnano le ramificazioni del copione. Non solo oggetti di scena ma corpi tecnologici seduttivi ed essenziali, talvolta, quanto quelli degli attori. Veicoli, tramiti, portatori, depositari di storia e di opzioni della messa in scena. Sonny e Ricardo sono presenze rilevanti (Mann mette più in Wireless, cellulari, telecamere: dentro e fuori dal set la tecnologia è parte integrante della narrazione evidenza la figura di Farrell rispetto a quella di Foxx) e, come Cruise in Collateral, Pacino in Heat, Petersen in Manhunter, questi due personaggi “sono” soltanto quello che fanno, poco o niente di più (il che non esclude ambiguità o flessioni). Perdono continuamente, per colpa di una sceneggiatura lacunosa e reprensibile, con dialoghi spesso mediocri, e per scelta di una regia egregia) il centro dell’inquadratura e della scena. Le macchine digitali con le quali Michael Mann continua a sperimentare nuove dinamiche del lavoro, aspirando a modificare la percezione dello spettatore e la sensorialità del film, a trasformare la focalizzazione del punto di vista della narrazione e la posizione di chi guarda, si beano di lunghi e ripetuti primi piani sulle facce, sugli spasmi nervosi, sulla tensione e sulla paura di uomini che combattono sotto copertura, da infiltrati, contro i criminali, i trafficanti di vite umane e di attitudini morali. Il digitale, per Mann, non sostituisce la pellicola, ha una propria estetica in fieri e molte potenzialità visive da esplorare. La storia, in questo film che non è un capolavoro, sembra passare in secondo piano, prevale il desiderio di modellare e fabbricare immagini, di far esplodere la grana cromatica e ed emotiva della notte. Le corse in motoscafo o i muscoli della schiena di Foxx, le sparatorie e la discoteca affollata della prima sequenza, i sequestri di persona e gli aerei, le auto lanciate con furia lungo le strade, il senso pervasivo di pericolo e la regola rigidissima del sospetto, i blitz cruenti e l’interludio cubano (frammento di mélo, lunghi addii e nuova Casablanca), tra mojito, piroette di salsa e gesti indispensabili della passione di Farrell e di Gong Li (una signora mezzosangue della finanza, della droga e dell’amore), sono i tasselli di una nascente morfologia e fisiologia della nuova fiaba digitale. ENRICO MAGRELLI REGIA Con Genere Distr. Durata 38 RdC Ottobre 2006 MICHAEL MANN Colin Farrell, Jamie Foxx, Gong Li Azione, Colore Uip 154’ iFilmDelMese Ottobre 2006 RdC 39 iFilmDelMese LA COMMEDIA DEL POTERE Attualissimo (e spietato) il dramma di Chabrol su corruzione e giustizia IN USCITA Spietato e col sorriso sulle labbra fin dal titolo: La commedia del potere. Applaudito in concorso all’ultima Berlinale, Chabrol se la prende con la forza corruttrice del potere e l’attualissimo tema dei rapporti fra giustizia e concentrazioni economiche, col sarcasmo e il distacco dei grandi. Gelida e straordinaria protagonista della vicenda è Isabelle Huppert, qui alla sua settima collaborazione col regista francese, insieme al quale ha già vinto due volte la Palma d’Oro a Cannes. L’attrice de La pianista è per l’occasione un inflessibile giudice alle STRAORDINARIA LA HUPPERT NELLA SUA PARABOLA AUTODISTRUTTIVA 40 RdC Ottobre 2006 prese con un caso di corruzione e appropriazione di fondi pubblici, che coinvolge un grande gruppo finanziario. Soprannominata “il piraña” per la sua tenacia e incorruttibilità, si trova a sperimentare in prima persona la forza degli interessi che è andata a toccare. Minacce e sabotaggi da parte delle stesse istituzioni costellano così la sua inchiesta, accompagnando la tagliente ironia che Chabrol affida ai dialoghi. E’ semplice e sofisticata allo stesso tempo la sua operazione. Elementare (e molto efficace) nella suspense a cui si affida per inchiodare lo spettatore, raffinatissima negli artifici con cui illustra la sua parabola. Troppo intelligente per REGIA Con Genere Distr. Durata CLAUDE CHABROL Isabelle Huppert, François Berléand Drammatico, Colore Bim 110’ cadere nella dicotomia, Chabrol evita senso unico e facili conclusioni. Non individua buoni e cattivi, ma vittime di uno stesso, inconsapevole nemico. Al pari dei manager avidi e collusi, per motivi uguali e contrari alle sirene del potere non potrà resistere neanche il Piraña. Incorruttibile sì, ma ugualmente accecato. Ossessionato da una giusta battaglia che assumerà i toni di una crociata autodistruttiva e accecante. La sua relazione va a rotoli, la vita privata diventa un inferno. Un caso emblematico, come sottolinea lo stesso Chabrol, di quanto limitato sia in fondo il potere, anche per un’icona del suo esercizio come il giudice. Più attuale (e globale) di così si muore. DIEGO GIULIANI ANTEPRIMA BABEL Da Iñárritu un atto di dolore potente e visionario. Con qualche formalismo ANTEPRIMA LA GANG DEL BOSCO Le follie dell’uomo dagli occhi degli animali: senza colpi di genio Secondo la Bibbia gli uomini costruirono una torre per raggiungere il paradiso, provocando la collera di Dio, che li divise condannandoli a parlare lingue diverse. Migliaia di anni dopo, il loro destino è ancora votato all’incomprensione. Da questo assunto sono partiti Alejandro González Iñárritu e lo sceneggiatore Guillermo Arriaga per costruire, dopo Amores perros e 21 grammi, l’ultimo capitolo di una trilogia del dolore. La vicenda ruota intorno alle esistenze di più persone, all’apparenza distanti, in realtà legate da avvenimenti tragici che acquisteranno senso nel finale. L’azione si snoda in quattro nazioni, Marocco, Giappone, Stati Uniti e Messico, e mischia lingue e paesaggi. Due fratelli sugli altipiani marocchini giocano con un fucile, quando accidentalmente parte un colpo le vite di una coppia americana in vacanza nel Maghreb, di una tata messicana al lavoro in California e quella di un’adolescente giapponese non saranno più le stesse... Iñárritu come sempre fa a pezzi la cronologia e invita lo spettatore a ricostruire il puzzle, ma qui alza la posta. Non accontentandosi di destrutturare la temporalità, inserisce dunque l’ulteriore elemento destabilizzante della divisione geografica. Una scelta che ammanta il film del fascino della complessità ma anche di un eccesso di cerebralità e di formalismo, che sottrae forza emotiva alla narrazione. Che pure ha momenti alti, soprattutto nella limpidezza degli episodi dei ragazzi maghrebini e della coetanea giapponese, mentre quelli relativi alla babysitter messicana, il cui coprotagonista è la stella nascente Gael Garcia Bernal, e alla coppia americana, interpretata con convinzione da Brad Pitt e Cate Blanchett, soffrono i limiti della costruzione artificiosa. Ciò non toglie che Babel sia la conferma di un autore potente e visionario, giustamente premiato a Cannes per la regia, capace di misurarsi in un colpo solo con pregiudizi razziali, assenza di solidarietà, distanze tra culture diverse, incapacità degli adulti a confrontarsi con i figli. Viaggio straziante nello spirito di un’umanità sempre più globalizzata e tormentata, Babel vive di un montaggio al limite del virtuosismo e di immagini la cui consistenza cambia a seconda degli episodi. Alla fine del percorso pena o redenzione. Che non sempre puniscono o sollevano come ci si aspetterebbe. ANGELA PRUDENZI REGIA Con Genere Distr. Durata ALEJANDRO GONZÁLEZ IÑÁRRITU Brad Pitt, Cate Blanchett Drammatico, Colore 01 Distribution 142’ Nel mirino pregiudizi razziali, egoismo e mancato dialogo fra le culture Animali irrispettosi e aggressivi che inquinano, deturpano e colonizzano senza la minima considerazione. Così vede gli esseri umani la gang del bosco, la colorata combriccola di procioni, tartarughe e orsetti lavatori che dà il titolo all’ultima animazione DreamWorks. Amara la sorpresa che trovano al risveglio dal letargo invernale: appena pochi mesi e il verde ha ceduto il posto al cemento, il supermercato naturale di un tempo a una distesa di villette a schiera. La premessa è quasi dirompente: adottare la prospettiva degli animali, per mostrare all’uomo che brutto animale è. Peccato che tutto si risolva in poco più di venti minuti. Tanto basta agli sceneggiatori per rimettersi in riga: smussati gli angoli, denuncia e spunti di riflessione si immolano sull’altare del politicamente corretto. Le premesse si perdono in pretesti, la storia nell’ennesima, rocambolesca avventura, che pesca a piene mani dall’immaginario animale. Sembra un secolo fa quando l’animazione ancora riusciva a graffiare o semplicemente a sollevare interrogativi (ricordate Monsters & Co.?). Come ammettono gli stessi insider, la parola d’ordine, alla DreamWorks, è oggi compromesso. Una soluzione che al botteghino paga (vedi il caso Madagascar), ma che nel lungo periodo potrebbe rivelarsi un boomerang. Continueranno a bastare piroette e iperrealismo tecnologico per portare gli adulti in sala? DIEGO GIULIANI REGIA Genere Distr. Durata TIM JOHNSON, KAREY KIRKPATRICK Animazione, Colore Uip 90’ Ottobre 2006 RdC 41 iFilmDelMese TI ODIO, TI LASCIO, TI... Vicende tragicomiche di una coppia in crisi. In chiave brillante, con Vaughn e la Aniston Divertente, ma non leggero, perché intriso di una sorprendente dose di realismo, Ti odio, ti lascio, ti… è una sorta di Scene da un matrimonio riletto in chiave postmoderna e adattato all’oggi. Un’anticommedia romantica basata sulle esperienze personali del gruppo di attori che la interpreta, in veste anche di sceneggiatori e produttori. Vince Vaughn e Jennifer Aniston sono una coppia che, all’indomani di un litigio per futili motivi, si dimostra incapace di affrontare i propri problemi in maniera adeguata, lasciandosi così travolgere da un turbine di cattivi sentimenti e buoni consigli, elargiti da una folla eccentrica e nociva di amici e parenti. REGIA Con Genere Distr. Durata IN SALA In un crescendo di situazioni comiche dal retrogusto amaro, i due si allontanano progressivamente l’uno dall’altra, tra colorite litigate e discussioni molto animate. Il punto di vista maschile e quello femminile su gioie ed oneri della vita di coppia viene proposto al pubblico in maniera alternata, ma anche lungimirante. I dialoghi molto realistici sono plasmati sulle accuse che spesso uomini e donne PEYTON REED Vince Vaughn, Jennifer Aniston Commedia, Colore Uip 105’ si scambiano quando il loro rapporto inizia a vacillare. Ti odio, ti lascio, ti… è una commedia generazionale che affronta il tema di amore e separazione, seguendo sensibilità e problematiche esistenziali dei trentenni di oggi in una chiave insolitamente brillante e solida, inattesa in un film commerciale, ma anche abbastanza serio sul piano dei contenuti. MARCO SPAGNOLI LITTLE MISS SUNSHINE Commedia tra le più raffinate degli ultimi tempi. Divertimento e provocazione assicurati Diretto da Jonathan Dayton e Valerie Faris, due registi di videoclip per artisti del calibro di R.E.M. e Red Hot Chili Peppers al loro esordio come autori di un lungometraggio, Little Miss Sunshine è una dark comedy divertente e vagamente provocatoria. Un film leggero, ma al tempo stesso raffinato ed intelligente, popolato da figure anomale e originali, figlie di un immaginario collettivo sicuramente un po’ stravagante, ma anche molto vero e intrigante. Protagonista è la piccola Olive, il cui sogno di bambina di sette anni è quello di vincere il concorso per diventare Miss Sunshine. Sarà lei, con la sua determinazione, a fare in modo – dopo alcune vicissitudini - che tutta la sua eccentrica famiglia salga su un pullmino per intraprendere il viaggio dal New Mexico alla California, affrontando le proprie nevrosi e incertezze. Little Miss Sunshine è pieno REGIA Con Genere Distr. Durata JONATHAN DAYTON, VALERIE FARIS Abigail Breslin, Steve Carell Commedia, Colore 20th Century Fox 99’ 42 RdC Ottobre 2006 IN SALA di attori noti in ruoli quantomeno insoliti: Steve Carell interpreta lo zio Frank, un rinomato studioso di Proust caduto in depressione, mentre Alan Arkin porta sullo schermo un nonno pieno di difetti, ma al tempo stesso molto impegnato nell’aiutare la nipotina nella sua preparazione per il concorso di bellezza. Greg Kinnear e Toni Colette completano il cast di una delle commedie più intelligenti degli ultimi tempi in cui – nonostante la patina molto divertente – il viaggio descritto con grande ironia arriverà – alla fine – a cambiare la vita di tutti i partecipanti. MARCO SPAGNOLI OPUS 2006 Uno spot è pubblicità. Uno spot al cinema è spettacolo. La pubblicità al cinema fa spettacolo. OPUS PROCLAMA S.p.A. - Via G.B. Pirelli, 30 - 20124 Milano - Tel. +39 02.67.143.1 - Fax +39 02.67.07.64.33/31 - E-mail: [email protected] - www.opus.it Sede di Roma - Via Flavio Domiziano, 10 - 00144 Roma - Tel. +39 06.54.11.957/8 - Fax +39 06.54.12.332 - E-mail: [email protected] iFilmDelMese CLERKS II Ritorno in grande stile per i commessi di Kevin Smith. Smagliante la Dawson IN SALA 1994: la commedia giovanilistica tutta dialoghi & sconcezze Clerks lancia la carriera del 24enne commesso di drugstore Kevin Smith. 27 mila dollari di budget, bianco e nero sporco, distribuzione Miramax che all’epoca rendeva il cinema indy molto sexy. 2006: Kevin Smith, 36enne, realizza il sequel Clerks II dopo altre cinque regie, un matrimonio, una figlia e un bel flop (Jersey Girl). Clerks II ha colori sgargianti, un budget da 5 milioni di dollari e una produzione Weinstein Company, la società fondata da Harvey e Bob dopo che la Disney ha tolto loro la Miramax. Come i SEQUEL SBOCCACCIATO IN LINEA CON L’ORIGINALE DEL 1994 44 RdC Ottobre 2006 controversi fratelli, anche Kevin Smith è cambiato. Mentre loro vincevano l’Oscar con Shakespeare in Love e facevano dirigere a Martin Scorsese The Aviator, il cantore della “generazione X” realizzava l’imbarazzante Jay & Silent Bob vanno a Hollywood e il debole, anche se simpatico, Jersey Girl. Attaccato dai fan (Smith segue molto la sua “base” attraverso un sito internet), il nostro ha deciso di tornare alle origini. Dunque bentornati Dante e Randall, adorabili amiconi chiacchieroni questa volta commessi di un fast-food. Non sono cambiati: Dante è dolce, socievole e costruttivo. Randall è sarcastico, nichilista e disperato (“Io e te siamo come lo ying e lo yang” dice a Dante). La coppia è perfetta. D’altronde ancora REGIA Con Genere Distr. Durata KEVIN SMITH Brian O’Halloran, Jeff Anderson Commedia, Colore Mikado 98’ nel 2001, a 7 anni da Clerks, i due ispirarono non poco i nostri Andrea e Burt di Santa Maradona. Lo spirito dell’originale è rispettato: parolacce a gogo, scontri esilaranti su quale sia la “Trilogia del Secolo” (Signore degli Anelli o i primi Guerre stellari, quelli belli?), asini sodomizzati (omaggio al piacere proibito anni ’80, Addio al celibato, fonte d’ispirazione del piccolo Smith insieme a John Landis e John Hughes), amicizia virile, paura di crescere e amore per le donne (Rosario Dawson, mai così bella, naturale e brava). Tornano anche gli spacciatori filosofi Jay e Silent Bob (lo stesso Smith). Da sentirsi male dal ridere. Bentornato Kevin. Ci sei mancato parecchio. FRANCESCO ALÒ iFilmDelMese IN SALA PROFUMO - STORIA DI UN ASSASSINO Affascinante riduzione del romanzo di Süskind. Ma Tykwer è didascalico IN SALA LADY IN THE WATER Shyamalan nel limbo fra simbolismo e realtà: la sua fiaba ne esce imperfetta Pubblicato nel 1985, il romanzo Profumo di Patrick Süskind ha venduto più di 15 milioni di copie in tutto il mondo, in Italia è arrivato alla undicesima ristampa. Il produttore tedesco Bernd Eichinger, habitué degli adattamenti letterari da Il nome della rosa a Particelle elementari, ha acquisito i diritti del libro nel 2001 e affidato la regia al connazionale Tom Tykwer (Lola corre, La principessa e il guerriero). Interpretato da un cast internazionale, in cui spiccano Dustin Hoffman (il profumiere Giuseppe Baldini) e Alan Rickman (Antoine Richis), Profumo – Storia di un assassino segue le vicende di JeanBaptiste Grenouille (l’inglese Ben Whishaw, intenso) nato al mercato del pesce di Parigi nel 1738 e dotato di un olfatto straordinario, che lo condurrà a voler preservare ossessivament odori umani, trasformandosi in un serial-killer. Produzione monstre, con un budget record per il cinema tedesco, Profumo ha sbancato i botteghini in patria e conquistato un mercato difficile come il russo, ponendosi sulla scia del successo del libro di Süskind. Rispetto all’originale cartaceo, la trasposizione diretta e co-sceneggiata da Tykwer opta per un’istanza realistica, con risultati ambivalenti. Se la ricostruzione storica della Francia del XVIII secolo è accurata e visivamente fascinosa, d’altra parte il sottofinale (la 46 RdC Ottobre 2006 piazza gremita di folla intorno al patibolo di Grenouille e la successiva orgia) suona troppo “pieno”, didascalico. Negli spazi bianchi della pagina Süskind evocava l’altro mondo possibile, demiurgico e folle di Grenouille, mentre Tykwer intasa il canale olfattivo, con un profluvio di input che rendono asfittica più di una sequenza. La sfida era se non impossibile, insidiosissima, ma la via intrapresa non fa che indebolire l’anelito vitalistico e disperato del protagonista, in favore di una denotazione olfattiva forse più compatta, certamente meno interessante. Peccato, perché nonostante la durata spropositata (147 minuti, che alla fine non si ricorda se Hoffman vi recitasse) Profumo non è un brutto film, inizialmente illude possa essere un quasi-capolavoro, con la macchina da presa che penetra nelle narici di Grenouille, aprendo a un intimismo psico-olfattivo che, ahinoi, andrà poi disertato. Comunque, a difesa di Tykwer, si ricorderà il fallimento del cinema in Odorama… FEDERICO PONTIGGIA REGIA Con Genere Distr. Durata TOM TYKWER Ben Whishaw, Dustin Hoffman Drammatico, Colore Medusa 147’ I riscontri di pubblico in Germania e Russia lo lanciano verso un successo pari a quello del libro Un merito assoluto di M. Night Shyamalan è la convinzione che il cinema conservi una fascinazione primaria per la fantasia degli spettatori. I suoi film sono merletti dell’immaginario. Vivono di intrecci intrappolati tra due mondi, il qui e l’altrove, il reale e il simbolico. In quest’ultimo film la storia e Story, una narf, una ninfa di un’antica favola per bambini, sono prigioniere tra la piscina di un condominio e il regno incantato da cui arriva la protagonista. Story vorrebbe tornare nel suo mondo ma feroci animali le danno la caccia, fanno la guardia al varco tra i due universi. Il custode/manutentore, Cleveland (Paul Giamatti), che per primo scopre l’eterea e albumosa creatura, con l’aiuto di un gruppo di coinquilini poco ordinari e scientemente tipizzati (lo stesso regista si ritaglia un ruolo più corposo delle sue solite apparizioni) dovranno decrittare codici e segni per liberare la fanciulla. Il nome della protagonista, la liquida, pallida e lunare Bryce Dallas Howard, detta allo spettatore come guardare e ascoltare la fiaba, così come il suo personaggio cieco di The Village ci scortava alla scoperta del segreto di una società autosegregata. Come le favole, il film si appella alla riserva di ingenuità rimasta intatta nella nostra testa. È una richiesta di complicità sostenuta da un meccanismo con qualche falla e da un cast in cui Giamatti ed altri stridono con i loro personaggi. Shyamalan è in pausa tra i due mondi che sillabano la sua immaginazione. ENRICO MAGRELLI REGIA Con Genere Distr. Durata M. NIGHT SHYAMALAN Bryce Dallas Howard, Paul Giamatti Fantastico, Colore Warner Bros. 110’ 800.92.92.92 TUTTI I SERVIZI DI UNA BANCA SENZA I COSTI DI UNA BANCA. CARTA DI CREDITO GRATIS SEMPRE. ANCHE RICARICABILE. PRELIEVI BANCOMAT GRATIS IN TUTTI GLI SPORTELLI. ESTRATTO CONTO DISPONIBILE ONLINE, IN TEMPO REALE. FINECO. PIÙ CHE UN CONTO, È UNO SPETTACOLO. 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Con DAI SILENZI DI CASTELLITTO NON MERGE IL TRAVAGLIO DEL PROTAGONISTA 48 RdC Ottobre 2006 motivazioni interiori che soltanto si riusciranno a percepire in modo rarefatto, Vincenzo parte per l’Hubei, la regione delle immense città-fabbriche, per un incerto viaggio alla ricerca dell’altoforno venduto, di un’esistenza diversa, di ragioni più delineate. Una missione di “carità industriale” molto lontana da esigenze e realtà del moderno capitalismo cinese e tutta motivata, nella sua dinamica, dal pretesto di far viaggiare il personaggio in una Cina mai vista. Motivazione costrittiva, debole per ricavarci un film che tenta, invano, di costruire una forte empatia con lo spettatore. Vincenzo incontra nuovamente Liu Hua (l’espressiva Tai Ling al suo debutto), che in Italia faceva la traduttrice di parole e in Cina, invece, dei suoi REGIA Con Genere Distr. Durata GIANNI AMELIO Sergio Castellitto, Tai Ling Drammatico, Colore 01 Distribution 104’ desideri e delle sue paure. Gianni Amelio è regista che il più delle volte “dice” senza “dire”: in una cultura e società così aliene, il silenzio di Vincenzo è questa volta di poco aiuto, il suo non detto non ci mette in sintonia con i suoi dubbi, i suoi desideri, le sue risposte. Sulla bandiera cinese manca una stella, nella coscienza dei cinesi, di conseguenza, qualche buona virtù; sembra mancare, almeno fino all’epilogo, anche nel firmamento che sovrasta la ricerca di questo “operaio piccolo piccolo”. È debole anche la luce della stella che, in altri viaggi, siano stati essi dell’animo o del corpo, è riuscita ad illuminare, con più nitidezza, il profondo cinema di un profondo regista. VALERIO SAMMARCO UOMINI & DONNE Julianne Moore e la vita di coppia a Manhattan. In un film rosa stinto Stare (o non stare) insieme a Manhattan: è questa la sinossi di Uomini & Donne, commedia sentimentale firmata da Bart Freundlich. Dopo l’esordio I segreti del cuore e World Traveller, il regista dirige per la terza volta Julianne Moore, sua moglie dal 1997. Accanto a lei, un ottimo cast con David Duchovny, Maggie Gyllenhaal, Billy Cudrup, Eva Mendes ed Ellen Barkin impegnati, chi da protagonista, chi da antagonista, a riscrivere le regole della convivenza amorosa. Che non è facile si sa, o almeno si dovrebbe sapere, ma sullo schermo è una consapevolezza che apre scenari usurati, esausti, non più capaci di offrire prospettive REGIA Con Genere Distr. Durata ANTEPRIMA minimamente interessanti. Tra dicotomie (rigorosamente al femminile) carriera-famiglia, casalinghi affetti da priapismo, ragazze che studiano da spose e ragazzi “io vivo alla giornata”, Uomini & Donne si avvicina pericolosamente all’omonimo televisivo targato Maria De Filippi. Forse per una perfetta congruenza mancano solo i tronisti, ma a Manhattan ormai impera (sic!) l’übersexual, per cui tocca BART FREUNDLICH Julianne Moore, David Duchovny Commedia, Colore Moviemax 103’ accontentarsi. Il titolo originale suona Trust the Man: un buon consiglio, da non prendere ironicamente, eccetto che per Freundlich. Peccato, perché gli attori sono affiatati, le musiche dell’aronofskyano Clint Mansel suggestive, qualche sequenza – quelle mutuate dalla propria vita privata, Freundlich dixit – perfino gustosa, ma il rosa ineluttabilmente stinto. FEDERICO PONTIGGIA CAMBIA LA TUA VITA CON UN CLICK Spunto gustoso che funziona a tratti: un telecomando per spegnere gli scocciatori A chi non è capitato, almeno una volta, di desiderare nient’altro che un telecomando per zittire uno snervante interlocutore o per fuggire da qualche imbarazzante situazione? Interessato solo alla carriera e poco accorto nel riservare attenzioni a moglie (Kate Beckinsale) e figli, l’architetto Michael Newman (Adam Sandler) vedrà cambiare in un baleno la sua esistenza: dopo aver incontrato uno strano impiegato (Christopher Walken) di un centro commerciale, si accorgerà che il “telecomando universale” di cui è entrato in possesso è in grado non solo di fare zapping sul televisore, ma anche su tutto quello che lo circonda. Potrà così “forwardare” l’ennesima discussione con la moglie e, soprattutto, correre due o più giorni avanti risvegliandosi coi lavori già pronti, fresco come una rosa. Alle lunghe, però, si dimenticherà ancora una volta delle esigenze dei suoi cari e, fra un salto REGIA Con Genere Distr. Durata FRANK CORACI Kate Beckinsale, Adam Sandler Commedia, Colore Sony Pictures 107’ IN SALA temporale e l’altro, si ritroverà tristemente solo. A meno che… Ennesima divagazione cinematografica stile Ritorno al futuro, Click (questo il titolo originale) di Frank Coraci offre qualche spunto divertente e riesce a sorreggere il peso di una discreta costruzione, anche scenografica. Il finale ad alto tasso moralistico/sentimentale è dietro l’angolo, però. E non basta crogiolarsi nel ricordo di due icone che furono (David Hasselhoff e, soprattutto, Henry Winkler “Fonzie”): il tasto di avanzamento rapido sul telecomando speciale l’avremmo pigiato in più d’un occasione. VALERIO SAMMARCO Ottobre 2006 RdC 49 iFilmDelMese ANTEPRIMA BELLE TOUJOURS Ironico ed elegante, Manoel de Oliveira omaggia Buñuel. Per riflettere sulla memoria IN SALA WORLD TRADE CENTER L’11 settembre di Oliver Stone: un war movie a tutti gli effetti A che anno si va in pensione? E’ in corso un vasto dibattito sull’argomento. Fossero tutti come Manoel de Oliveira, felicemente operativo all’età di novantasette anni, il problema non esisterebbe: uno lavora finché ha forze, intelligenza, volontà di fare. Dopo Un film parlato, Il quinto impero, Lo specchio magico, de Oliveira licenzia – dopo averlo presentato alla Mostra di Venezia – un altro film d’alto livello, in cui alle consuete fonti d’ispirazione – la letteratura, il teatro, la Storia – si unisce il cinema. Belle toujours è infatti un omaggio a Luis Buñuel e al suo sceneggiatore JeanClaude Carrière per Bella di notte, girato nel 1967. Vi si raccontava la singolare vicenda di una signora dell’alta borghesia che, benché innamorata del marito, frequentava bordelli di lusso alla ricerca di piaceri proibiti. Per affermare una specie tutta sua di indipendenza e di libertà, o più semplicemente per sfogare un fondo di depravazione, di sadomasochismo, Buñuel non dava spiegazioni, coltivava anzi l’oscuro con un superiore gioco ironico. Un invito a nozze per de Oliveira, che delle reticenze e dell’ ironia è maestro. Egli riprende quella situazione trentanove anni dopo, facendo incontrare Sévérine, la viziosa signora d’antan, con Husson, grande amico del marito che incoraggiava Sévérine ad affrontare la trasgressione. 50 RdC Ottobre 2006 Husson è ancora Michel Piccoli, come nel film del 1967; lei però non è più Catherine Deneuve – è l’attrice a non averlo voluto essere, peccato – ma Bulle Ogier, d’altronde perfettamente credibile. Se Husson è sempre lo stesso, un signorotto amorale che vive osservando gli altri, compiacendosi cinicamente delle altrui debolezze, Sévérine è profondamente cambiata. Rimasta vedova, sconfessa il suo passato, non ne vorrebbe neppure parlare se non fosse un rovello resuscitato dall’apparizione di Husson: è stato lui a rivelare al marito le sue perigliose abitudini? Neppure ora la verità le sarà rivelata: il Mistero continuerà a rimanere tale. De Oliveira continua il discorso di Buñuel ma lo fa diventare tutto suo, trattando – sempre con leggerezza ed eleganza: la spia è il sorriso costante di Michel Piccoli – temi come il rimpianto, la memoria, la menzogna, il rimorso, la vecchiaia. Con un interrogativo sostanziale: occorre ricordare oppure dimenticare? La memoria è un unguento o un veleno? Ancora una volta, non ci sono risposte. ERMANNO COMUZIO REGIA Con Genere Distr. Durata MANOEL DE OLIVEIRA Michel Piccoli, Bulle Ogier Drammatico, Colore Mikado 72’ Sequel di Bella di giorno, con Michel Piccoli e Bulle Ogier al posto della Deneuve Al lavoro come alla guerra. Gli uomini della polizia portuale si svegliano nel cuore della notte e macinano chilometri prima di raggiungere il luogo della (futura) battaglia. A casa lasciano mogli innamorate, maestre nel far quadrare il bilancio familiare. Manahattan è illuminata dalle luci del mattino quando, improvviso, arriva l’attacco. Come in ogni war movie che si rispetti, il sergente McLoughlin-Nicholas Cage cerca volontari per una missione che intuisce ad alto rischio: in pochi si fanno avanti. Quei pochi si uniscono in una delle eroiche pattuglie in servizio l’11 settembre. Un attimo e poi il bombardamento, il buio a tratti rischiarato da lingue di fuoco, la paura, il dolore. Per Stone, ex combattente in Vietnam che su quel conflitto ha scritto con Platoon una pagina lucida e spietata, si tratta ancora di descrivere cosa significhi fronteggiare un nemico di cui non si conosce il volto e, soprattutto, la reale ragione per combatterlo. Nelle oltre due ore di World Trade Center dei potenti nemmeno l’ombra, a New York come in Vietnam sideralmente distanti dai marines, dai paramedici, dai pomperi e dai poliziotti che rischiano la vita in cambio di un magro salario. Gli eroi hanno facce comuni e si aggrappano al sogno americano per non soccombere. In altri luoghi quello stesso sogno è tradito, lo gridano i media e bene lo sa Stone. Che non si merita certo l’appellativo di reazionario per aver preferito l’elogio del sacrificio alla denuncia. ANGELA PRUDENZI REGIA Con Genere Distr. Durata OLIVER STONE Nicolas Cage, Maria Bello Drammatico, Colore Uip 129’ iFilmDelMese IL DIAVOLO VESTE PRADA Superlativa Meryl Streep in una satira frizzante ispirata alla guru di Vogue Andrea Sachs è un’aspirante giornalista e sogna di lavorare per il prestigioso Newsweek. Fresca di laurea approda invece alla redazione della rivista di moda Runaway, come seconda assistente della osannata e temuta direttrice Miranda Priestly. Il mondo delle grandi firme non è mai stato tra gli interessi di Andrea, che ignora il fatto che Gabbana si scriva con due “b”, ai tacchi a spillo preferisce i mocassini dalla suola rinforzata e per le gonne opta per la fantasia scozzese della nonna. Lavorare un anno alle dipendenze della Priestley – dicono – le aprirà però tutte le porte del giornalismo. Eccola allora sottostare a tutti i capricci e le sue vessazioni. Interpretato in maniera sublime da Meryl Streep (straordinaria nel pronunciare le due uniche parole con cui liquida Andrea: “E’ tutto”) e da Anne Hathaway, perfetta nella parte REGIA Con Genere Distr. Durata ANTEPRIMA DAVID FRANKEL Meryl Streep, Anne Hathaway Commedia, Colore 20th Century Fox 110’ di Andrea, il film si ispira all’omonimo e semibiografico bestseller di Lauren Weisberger, ex assistente della guru di Vogue America Anna Wintour. Peccato che proprio sul finale rinunci all’ironia e i toni salaci che contraddistinguono il libro e regalano alla prima parte momenti esilaranti. Memorabili due sequenze: quella iniziale, una sfilata di piedi inquadrati nell’atto di calzare scarpe e stivali di ogni foggia, e quella della trasformazione in chiave fashion di Andrea, con un cambio di mise quando svolta un angolo, entra dentro un portone o le passa davanti un’auto. ROSA ESPOSITO IL MERCANTE DI PIETRE Martinelli alle Crociate, con Harvey Keitel terrorista islamico. Semplicistico e roboante Il mercante di pietre (preziose) è un cristiano convertito all’Islam, interpretato da Harvey Keitel. Wahabita, il califfo bianco ha ammazzato in nome di Allah, seguendo la strategia della colomba: individuare una donna, sedurla e utilizzarla quale strumento di distruzione. Questa volta mette gli occhi sulla fragile moglie (Jane March) di un docente universitario (Jordi Molla) che ha perso le gambe nell’attentato all’ambasciata Usa di Nairobi nel 1998. E’ la donna, ignara, a portare sul traghetto CalaisDover una bomba sporca fabbricata dal capo della cellula terroristica (F. Murray Abraham). Tra i primi nel panorama cinematografico mondiale, Renzo REGIA Con Genere Distr. Durata Renzo Martinelli Harvey Keitel, F. Murray Abraham Drammatico, Colore Medusa 107’ 52 RdC Ottobre 2006 IN SALA Martinelli si accosta al terrorismo di matrice islamica con una coproduzione italo-inglese ispirata al romanzo Ricorda di dimenticarla di Corrado Calabrò. Frutto di una poderosa documentazione storica, Il mercante di pietre pare tuttavia il topolino partorito dalla montagna. Un topolino roboante (regia esibizionistica, fotografia trademark Martinelli, dolby surround allo spasmo) e unidirezionale nella sua opposizione ideologica a un Islam inteso e mostrato quale monade. Se la tensione è costante, Keitel, Molla e Abraham (quasi) all’altezza delle aspettative, il film non difetta nemmeno in incongruenze, inverosimili coincidenze e costruzione a tesi. Quanti lo vedranno, comunque, capiranno che queste critiche negative sono garanzia di un bel film… FEDERICO PONTIGGIA Vola con da Venezia Bari Lamezia Terme Catania Palermo Linate Genova Torino Trieste Albenga Pisa al ROME FILM FESTIVAL 38 € ,00* www.flyairone.it 199.20.70.80 SERVIZIOATARIFFAZIONESPECIFICA CODICEPRENOTAZIONEh#INEMAv ,ETARIFFEINDICATESONODISOLAANDATAENONINCLUDONOLA)NSURANCE3URCHARGELETASSEAEROPORTUALIELATASSADEMISSIONE )BIGLIETTIPOTRANNOESSEREACQUISTATIDALSETTEMBREALOTTOBREELETARIFFESONOVALIDEPERIVIAGGIDALOTTOBREALOTTOBRE ,ETARIFFESONOAPPLICABILIATUTTIILETTORIDEh,A2IVISTADEL#INEMATOGRAFOvCHEVOGLIONOPARTECIPAREAL2OME&ILM&ESTIVAL ,ETARIFFESONOSOGGETTEALLADISPONIBILITÌDEIPOSTINELLACLASSEDEDICATA ,EPRENOTAZIONIDOVRANNOESSEREEFFETTUATEPRESSOIL#ALL#ENTER!IR/NE )LPAGAMENTODOVRÌAVVENIRECONCARTADICREDITOEVERRANNOUTILIZZATIIBIGLIETTIELETTRONICI ,ETARIFFEINDICATESONOVALIDEPERILSOLOVOLODIANDATAEVICEVERSA INCONTRI Deepa Mehta libertà al femminile L’India, l’acqua e la donna: è la purificazione di Water. Contro il fondamentalismo, per “combattere marginalizzazion P rofonda Deepa. Come le acque del Gange e dell’atto conclusivo della sua trilogia “femminile”, Water. Acque sacre e profane, di vita e di morte. Ma l’essere umano sprigiona anche forza, Fire, fuoco delle passioni e purificatore; ed è fatto di terra, Earth, anch’esso elemento dal forte sapore simbolico. Tre film ispirati alla storia e alle tradizioni della sua terra, l’India. Ma Deepa, che può indossare con disinvoltura 54 RdC Ottobre 2006 uno sfarzoso sahari dorato o una nerissima tuta sportiva con sneaker rosse ai piedi, si sottrae da possibili ruoli ideologici e politici, cui non sente di appartenere. “Non mettetemi delle etichette. Non penso di essere una regista ‘moderna’ investita da missioni umanitarie. Sono soltanto una donna curiosa”. La curiosità può essere pericolosa. Per lei lo è stata certamente fin dai tempi di Fire. Ancor più quando, nel 2000, ha iniziato a girare a Varanasi Water e si è trovata a fronteggiare sabotaggi e minacce di morte. Produzione bloccata per due anni, fuga in Sri Lanka, conclusione delle riprese nel 2004. Ha vissuto con la rabbia nel corpo fino a quando, confessa, non è guarita: solo allora ha potuto girare un film come Water, in cui si parla di compassione. Quale medicina ha usato per guarire dalla rabbia? Osservare e capire che cosa ti succede Un’immagine di Water. A fianco e nella pagina seguente, la regista indiana Deepa Mehta e stereotipi” DI LUCA PELLEGRINI attorno, perché in superficie e d’istinto è molto facile dire che il fondamentalismo indù ha fatto chiudere il set e sospendere le riprese. Ma ciò che è successo ha radici e motivazioni più profonde. E’ la storia dell’India. Quando abbiamo pensato di trasferirci altrove per le riprese, si trattava non semplicemente di trovare un nuovo luogo e dimenticare quanto era successo, ma di riuscire a capire i fatti accaduti. Dovevo smettere di sentirmi una vittima. Soltanto quando ci sono riuscita, ho potuto finalmente ricordare e rivivere tutto con oggettività. In quel momento esatto ho capito che potevo iniziare di nuovo le riprese di Water. Quale tipo di donna preferisce descrivere nei suoi film? Tutte le donne. Come in Water. E’ molto interessante. Ci sono donne di tutte le età, di diversi caratteri. C’è la piccola, innocente Chuya, la giovane Kalayani, la contemplativa Sakuntala, che si tormenta per una crisi di fede, la vecchia che muore diventando bambina. Ci sono tutte le diverse tappe della vita, come in un cerchio. In questo cerchio si trovano, spesso confuse e oppresse, le sue protagoniste. Perché è così interessata, nella sua trilogia, a raccontare storie di donne? Perché io sono una donna. E sono molto preoccupata della marginalizzazione cui sono sottoposte le donne in tutte le Ottobre 2006 RdC 55 INCONTRI “Non c’è un solo paese nel quale le donne siano davvero rispettate” culture, non solo quella indiana. E’ un problema col quale ho avuto a che fare in tutta la mia vita. Lei è convinta che non ci sia un paese sulla terra in cui le donne siano effettivamente rispettate. Le ragioni? Penso che abbia a che fare con l’evoluzione. Il problema inizia con le caverne: gli uomini andavano a cacciare nelle selve e le donne accendevano il fuoco. La donna è da sempre identificata con questo ruolo. Nei secoli, l’umanità è vissuta in una sorta di condizionamento: certe persone sono nate per fare certe cose e soltanto un certo genere è destinato a farle. Fino a che si è cominciato a capire che, tra uomo e donna, c’è una totale eguaglianza. Nei miei film chiedo a me stessa: perché a qualcuno potrebbe piacere un mondo in cui una persona non è uguale alle altre, mentre noi sappiamo che lo è? Per rispondere, lo so, ci vuole del tempo. No, non c’è un solo paese nel quale le donne siano completamente rispettate. Il cinema, secondo lei, può contribuire a risolvere questi problemi di uguaglianza e di rispetto? Io credo fermamente nel mio lavoro. Sono 56 RdC Ottobre 2006 una regista e una sceneggiatrice. Non mi siedo a scrivere i miei film perché ho un messaggio da dare o perché vorrei cambiare il mondo. Ciò che può fare il cinema è dapprima creare una consapevolezza, poi un dialogo. Non penso di potere, da sola o col mio cinema, cambiare proprio nulla. Il cinema indiano sembra molto più interessato alle storie di passioni e di miti. Però in Occidente siamo legati allo stereotipo di Bollywood. Ci sono opere più profonde prodotte oggi in India? In verità nessuno in Occidente aveva mai sentito parlare anche di Bollywood. Poi, da un momento all’altro, è diventato molto popolare. Ma noi abbiamo anche quello che chiamiamo “cinema regionale”: i set di Bollywood sono a Mumbai, ma ci sono altre province in India – soprattutto nel sud, come in Kerala e in Bengala –, dove si producono film meravigliosi. Purtroppo non riescono ad uscire mai dal mercato indiano. I suoi progetti? Il titolo del mio prossimo film è Exclusion. Curioso: sarà tutto al maschile. Una storia ambientata nei due paesi in cui vivo, Canada e India. E’ basata su un incidente storico che accadde in Canada nel 1914, quando 375 uomini, che in India appartenevano alla frange più nazionaliste ed avevano avuto grossi problemi con gli inglesi, decisero di lasciare il paese. Quando arrivarono alla frontiera, i canadesi non li lasciarono passare: il governo era spaventato. Ma la tragedia vera accadde poi e fu più terribile: rispediti indietro, quando arrivarono in India, gli inglesi aprirono il fuoco su di loro. Ne uccisero e ferirono molti. Non sarà un film soltanto sul razzismo e sulle sue cause, legate a fattori di razza e di colore. I fattori socio-economici sono anch’essi determinanti. Deepa, con franchezza: lei è ottimista in questa fase della nostra storia? Sono ottimista riguardo allo spirito umano. Stiamo attraversando un periodo segnato da forti tribolazioni. Singolarmente stiamo tentando di superarle. Ma fin tanto che l’arena politica mondiale è così preoccupante, continuerò ad essere molto turbata. Non sono una pessimista per natura, ma sarebbe naïve non vivere in apprensione per ciò che sta accadendo ogni giorno nel mondo. ROMA ANNO UNO Ecco Giuseppe Tornatore. A destra Richard Gere 58 RdC Ottobre 2006 ECCO LA laFfesta ESTA La manifestazione vista da vicino: contenuti e dietro le quinte della prima edizione. Ce li svela il co-direttore Mario Sesti DI CRISTINA SCOGNAMILLO Ottobre 2006 RdC 59 ROMA ANNO UNO Sean Connery è fra i protagonisti più attesi. Con lui Nicole Kidman e Davide Ferrario iversi anni fa c’erano stati dei contatti informali con il Sindaco e avevo elaborato delle proposte che somigliavano molto all’attuale Festa” ricorda Mario Sesti, critico e documentarista, fra i responsabili della Festa Internazionale del Cinema di Roma. “L’idea fondamentale – dice - era quella di costruire intorno all’attore un’area di ascolto e di attenzione molto simile a quella che storicamente è stata riconosciuta agli autori. Quando poi ho cominciato a lavorare all’Auditorium si è stabilita una sinergia molto positiva con Goffredo Bettini: non solo un appassionato, ma anche un grande esperto di cinema. Grazie al successo dei duetti con gli attori all’Auditorium, è poi nata l’idea di eleggerlo a luogo di un festival. Di qui è cominciato il lavoro sul come farlo. Ci siamo presi molto tempo per ragionare. In una fase decisiva è entrato Giorgio Gosetti. Lui ha una grandissima esperienza, appartiene alla generazione d’avanguardia di coloro che hanno creato i festival in Italia. E poi di lì si è formato un gruppo di persone”. Festa e non Festival. Qual è la differenza? Prima di tutto i biglietti sono accessibili a prezzi nettamente inferiori rispetto a quelli dei festival. Ma Festa anche perché tutto ciò che accade intorno alla proiezione è altrettanto importante della proiezione stessa. Ci saranno tanti momenti in cui il pubblico potrà incontrare gli autori e tutti coloro che lavorano dietro ai film. Con Sean Connery, a cui la Festa tributa l’Acting Award, abbiamo scelto sequenze dei suoi ‘‘D 60 RdC Ottobre 2006 film. Le faremo vedere e lui le commenterà. Ci sarà poi un incontro con le due figlie di Marcello Mastroianni, Barbara e Chiara. Alla Festa saranno protagoniste di un documentario, in cui sembra che si incontrino per la prima volta: si raccontano del padre senza diffidenze, senza competizione. Nella sezione “Extra” presentiamo poi Machinima (acronimo di macchina, animazione e cinema), che ospita lavori costruiti con le immagini e i software dei videogames. Vogliamo cioè anche offrire incontri che abbiano carattere “seminariale”, che diano gli elementi fondamentali della bottega e di tutto ciò che è dietro le immagini. Abbiamo capito che la gente si muove di casa molto più facilmente per sentire che per vedere. Offrire la possibilità di ascoltare coloro che fanno i film, di parlare con loro, di capire il rapporto fra il cinema e la loro vita, fa parte di tutto ciò che un’istituzione che si occupa di cultura dovrebbe fare. E’ il tentativo di declinare il festival in maniera diversa. C’è un filo conduttore? Leit-motiv della Festa sembra essere il ritorno. Ritorna un importante regista, padre del grande cinema di Hong Kong come Patrick Tam, che in concorso presenta After This Our Exile, ma di ritorno si parla anche nei nuovi film di Géla Babluani L’heritage e Otar Iosseliani Giardini in autunno, e ancora in Ritorni di Giovanna Taviani. Ci sarà anche Robert De Niro… La sezione “Extra” ospita alcuni film che sono stati presentati al Tribeca. Una giornata sarà interamente dedicata ai lavori che condividiamo col festival di De Niro. La stessa operazione avverrà al contrario nel corso della sua prossima edizione, che proporrà alcuni film della Festa di Roma. L’Actors Studio a Roma. Che cosa significa? Una grande retrospettiva sull’Actors A MISURA DI SPETTATORE? WORKSHOP, ANTEPRIME, OMAGGI: PER NON PERDERSI CONSIGLIAMO UNA BUSSOLA > PREMIERE E’ la sezione “glamour” della Festa del Cinema di Roma. Quella che ogni sera farà sfilare in passerella divi di Hollywood e star di casa nostra. Sette in tutto le anteprime europee e mondiali organizzate dalla manifestazione, dal biografico Fur con Nicole Kidman a Uno su due con Fabio Volo. > CONCORSO Quattordici i film che si contenderanno il Marc’Aurelio disegnato appositamente per la Festa del Cinema da Bulgari. Opere prime o d’autore provenienti da tutto il mondo e giudicate, per la prima volta, da una giuria popolare presieduta da Ettore Scola e composta da 50 comuni spettatori. Al vincitore un premio di 200.000 euro. > EXTRA Sezione non competitiva interamente dedicata all’esplorazione delle nuove frontiere dell’audiovisivo. Dall’evoluzione del linguaggio cinematografico alle contaminazioni con la televisione, il teatro, il videogame e il videoclip. Opere spesso sperimentali e bordeline selezionate dal curatore Mario Sesti. > L’ATTORE L’omaggio della manifestazione capitolina al mestiere dell’attore e, allo stesso tempo, la celebrazione di un grande attore vivente. Con un premio alla carriera, il Marc’Aurelio d’Oro, una retrospettiva e una serie di workshop, laboratori e incontri con il pubblico. > ALICE NELLA CITTA’ Un vero e proprio “festival nel festival”. Un percorso di film, selezionati da Gianluca Giannelli e mostrati in anteprima internazionale e italiana, rivolto al pubblico dei più giovani. Anche qui 14 i film in concorso e a giudicarli sarà una giuria di 150 ragazzi di età compresa tra gli 8 e i 14 anni. > RETROSPETTIVE Tre gli omaggi della Festa del Cinema: a Marcello Mastroianni che, nel decennale della sua morte viene ricordato con una monumentale retrospettiva alla Casa del Cinema; a Mario Sodati, celebrato dalla Casa delle Letterature a 100 anni dalla nascita per la sua opera di scrittore e cineasta, e al lavoro dell’Actors Studio di New York. Studio di New York con gli attuali direttori Ellen Burstyn e Harvey Keitel. Questa volta prenderemo in considerazione gli anni ’50, ma per il futuro abbiamo già in programma di dedicarci anche agli anni ’60 e ’70. Sugli schermi, alcuni dei classici che hanno contribuito a scrivere la storia del cinema come Fronte del porto, La valle dell’Eden e Baby Doll. A parlare di quegli anni saranno Eli Wallach e Lee Grant. Per la prima volta in Italia gli attori dell’Actors Studio terranno poi un workshop per aspiranti attori. Tra le novità anche una liaison fra attori emergenti e periferia. E’ stato Michele Placido a proporla e la direzione della Festa ha accettato. Tor Bella Monaca accoglierà alcuni programmi dell’Auditorium, anteprime e un incontro “a quattro” con alcuni giovani attori di maggior successo: Jasmine Trinca, Cristiana Capotondi, Silvio Muccino e Riccardo Scamarcio. Ottobre 2006 RdC 61 ROMA ANNO UNO Tu vuò fà l’am Scorsese, De Niro, Ford, Di Caprio, Mortensen e Gere: Hollywood è tornata sul Tevere DI FEDERICO PONTIGGIA 62 RdC Ottobre 2006 DA NON PERDERE er il suo primo compleanno, la Festa di Roma ha precettato la Birthday Girl Nicole Kidman, che inaugura la kermesse “impellicciata” da gran dama. L’ultima star planetaria si mette dietro la (foto)camera in Fur, per impersonare Diane Arbus, una delle ritrattiste più celebri del XX secolo. Nonostante la manifestazione sia declinata al femminile, con venti opere dirette da registe, Nicole si troverà beata fra gli uomini, ovvero divina fra i divi. P MEAN STREETS CAPITOLINE Divismo, party, paparazzi, night club: fu questa l’Hollywood che si trasferì sul Tevere con il Quo vadis? di LeRoy (1949) e le bighe del Ben Hur di Wyler (1959). Un sodalizio destinato a consumarsi in due decadi, lasciando nostalgia e rimpianti. A rinverdire i fasti della RomaHollywood che fu ci ha provato quattro anni fa Martin Scorsese, che a Cinecittà ha girato Gangs of New York. Ora Martin farà Festa, con il suo The Departed e l’aficionado Leonardo Di Caprio. Non solo, con Robert De Niro, il cui TriBeCa Film Festival fa coppia fissa con la Festa, e Harvey Keitel, a Roma in rappresentanza dell’Actors Studio, Scorsese sarà chiamato a trasformare i sampietrini capitolini in Mean Streets. Ovviamente, lastricate di glamour. GLI EVENTI E I FILM IN CONCORSO Borat di Larry Charles ROMAN GIGOLO Se Venezia ha vestito Prada, Roma non poteva che indossare Armani, per interposta persona: Richard Gere, che da American Gigolo in poi non ha mai abbandonato Re Giorgio. Con il consueto fascino, Gere porterà sul red carpet dell’Auditorium una biografia truffaldina di Howard Hughes in The Hoax di Lasse Hallström. PREMIATI DA INDIANA JONES Sarà l’attore più fuggitivo della storia del cinema, Harrison Ford, a consegnare il riconoscimento al miglior agente e manager d’attori intitolato alla memoria di Patricia McQueeney. Se nel 2008 dovrebbe riabbracciarlo da bravo figliolo nel quarto Indiana Jones, per ora Harrison dovrà accontentarsi di duettare a distanza con Sean Connery, premiato con l’Acting Award. Chi vincerà la gara della seduzione? ARAGORN ALL’ATTACCO Azione: è questo che Roma chiede a Viggo Mortensen. L’Aragorn del Signore degli Anelli vestirà i panni di un condottiero spagnolo del XVII secolo in Alatriste: a scapito del titolo, non dovrebbero mancare eroismo e avventura. ericano I> Première La sconosciuta di Giuseppe Tornatore (Italia, Francia) Uno su due di Eugenio Cappuccio (Italia) N (Io e Napoleone) di Paolo Virzì (Italia, Francia, Spagna) Fur: an Imaginary Portrait of Diane Arbus di Steven Shainberg (Usa) The Namesake di Mira Nair (Usa) The Prestige di Christopher Nolan (Usa) The Hoax di Lasse Hallström (Usa) Alatriste di Augustín Díaz Yanes (Spagna) Le Concile de Pierre di Guillaume Nicloux (Francia, Germania, Italia) I> Concorso (e fuori) A casa nostra di Francesca Comencini (Italia) La strada di Levi di Davide Ferrario (Italia) L’aria salata di Alessandro Angelini (Italia) After This Our Exile di Patrick Tam (Hong Kong) L’héritage di Gela Babluani (Georgia, Francia) Giardini in autunno di Otar Iosseliani (Francia, Italia) Nightmare Detective di Shinya Tsukamoto (Giappone) Times and Winds di Reha Erdem (Turchia) Cages di Olivier MassetDepasse (Belgio, Francia) A Few Days Later… di Niki Karimi (Iran) Playing the Victim di Kirill Serebrennikov (Russia) Mon colonel di Laurent Herbiet (Belgio, Francia) Nacido y criado di Pablo Trapero (Argentina, Italia, Gran Bretagna) This is England di Shane Meadows (Gran Bretagna) Le voyage en Arménie di Robert Guediguian (Francia) The Go Master di Tian Zhuangzhuang (Cina) After the Wedding di Susanne Bier (Danimarca) Fuori concorso Offset di Didi Danquart (Germania) Fuori concorso Les Ambitieux di Catherine Corsini (Francia) Fuori concorso I> Eventi speciali The Departed di Martin Scorsese (Usa) Borat: Cultural Learnings of America for Make Benefit Glorious Nation of Kazakhistan di Larry Charles (Usa) Primi amori, primi vizi, primi baci di Éric Toledano, Oliver Nakache (Francia) L’uomo della carità – Don Luigi di Liegro di Alessandro Di Robilant (Italia) Viaggio segreto di Roberto Andò (Italia) Ottobre 2006 RdC 63 ROMA ANNO UNO Italiani contro Fronte comune anti-Usa. Ma non mancano i dualismi nostrani: dalla Buy faccia a faccia con la Golino a Pasotti vs. Volo DI ROSA ESPOSITO I l ritorno al cinema di Giuseppe Tornatore, Ninetto Davoli e Agostina Belli, la docufiction di Davide Ferrario su Primo Levi in concorso e l’atteso N di Paolo Virzì in première. Sono solo alcuni degli eventi della neonata Festa del Cinema di Roma di cui saranno protagonisti film e autori di casa nostra. E in passerella non mancheranno i protagonisti dello star system tricolore. 64 RdC Ottobre 2006 Giorgio Pasotti insieme a Giovanna Mezzogiorno BELLUCCI & Co. Regina tra le regine, Monica Bellucci (inedita nel film di Virzì) troverà pane per i suoi denti nella sfida in bellezza che si terrà sul red carpet. A contenderle gli scatti di fotografi e paparazzi quattro giovani attrici emergenti: la stella di Notte prima degli esami Cristiana Capotondi, la bionda Laura Chiatti, interprete di A casa nostra di Francesca Comencini, la mediterranea Valeria Solarino, scelta da Roberto Andò per il suo Viaggio segreto, e Anita Caprioli che affianca Fabio Volo in Uno su due. IN VOLO VERSO IL SUCCESSO Dopo il successo di critica e pubblico riscosso con La febbre e Casomai e, in attesa di approdare sul set de Il giocatore di Francesco Patierno, lo showman cerca la definitiva consacrazione con il film di Eugenio Cappuccio. A caccia di successo, con un film firmato Francesca Comencini, anche l’ex concorrente del Grande Fratello, e oggi star del piccolo schermo, Luca Argentero. Mentre è già quasi un divo Giorgio Pasotti, costretto a fare da balia a un padre criminale nell’opera prima L’aria salata di Alessandro Angelini. CLAUDIA GERINI SI FA IN DUE Doppiamente protagonista alla Festa del Cinema Claudia Gerini, che divide il grande schermo con Alessio Boni nel film di Roberto Andò, Viaggio segreto, e con un perfido Michele Placido nell’attesissimo La sconosciuta di Giuseppe Tornatore. Dopo Non ti muovere di Castellitto, l’attrice ha deciso, almeno per il momento, di dire addio alla commedia. BUY VS. GOLINO Due ruoli impegnativi anche quelli di Margherita Buy e Valeria Golino. Che si sfideranno in bravura ne La sconosciuta e in A casa nostra. La prima parla di “un’esperienza impressionante e fuori dal mondo” quando ricorda i quattro giorni trascorsi nel carcere di massima sicurezza di Terni, che oggi ospita il superlatitante Bernardo Provenzano e che ha fatto da location al film di Tornatore. La seconda è un comandante della Finanza che indaga sull’affermato commercialista Luca Zingaretti. MIGRAZIONI DI SENSO GIOVANNA TAVIANI E I RITORNI TRA ITALIA E MAGHREB. UN DOCUMENTARIO “EXTRA” Karim tanti anni fa ha lasciato la Tunisia per cercare lavoro in Italia. Oggi vive a Mazara del Vallo, ha una moglie italiana, due figli perfettamente integrati, e un lavoro come docente di lingua araba all’università. E’ uno che ce l’ha fatta. Non dimentica però chi è meno fortunato, e infatti è il punto di riferimento della comunità nordafricana della zona, né la sua terra, dove ogni estate torna per abbracciare la vecchia madre e le sorelle. Un viaggio alle origini che per molti maghrebini in attesa del permesso di soggiorno resta un sogno, se partissero non potrebbero più tornare. E’ il soggetto di Ritorni, secondo documentario realizzato da Giovanna Taviani dopo I nostri trent’anni, a Roma nella sezione Extra e in lizza per il premio messo in palio da Cult. Un’indagine che con sensibilità e pudore cattura sentimenti impalpabili: la nostalgia, i complessi legami tra la cultura d’origine e il patrimonio di conoscenze della terra di accoglienza, il sentirsi perennemente divisi a metà. Ottobre 2006 RdC 65 PROFILI Glenn Ford in Angeli con la pistola e, a fianco, nel Grande caldo e in Cimarron. Sotto, la fiamma Rita Hayworth Glenn FACCIA Storia di Ford, attore dal volto ingenuo ma dal cuore torbido. Che 68 RdC Ottobre 2006 L a violenza, nel gioco di rifiuto e cedimento, era il suo seme. Pistolero o borghese, nel cinema americano era quello che non voleva, ma doveva. A Venezia, a metà degli anni ’50, il suo insegnante combattente, tra la gioventù bruciatissima del Bronx, suscitò l’ira dell’onnipotente ambasciatrice americana Claire Booth Luce che chiese, e naturalmente ottenne, il ritiro del film di Richard Brooks Il seme della violenza. Tra i reduci della guerra, nell’America che aveva fretta di dimenticare con frigoriferi bombati e giardinette bicolore, Ford aveva la faccia dell’uomo tranquillo, del bravo padre di famiglia in giacca e cappello. Soltanto, si poteva permettere Gilda. Perché il suo cuore era torbido. Era lui l’“amado mio” che muoveva le curve più celebri di Hollywood nel feticistico ballo di Gilda, inginocchiato sul ventre di Rita Hayworth nel manifesto-icona della “bomba” e del suo umile servitore, l’uomo, qualsiasi uomo, ma a incominciare da Glenn Ford. Glenn Ford, scomparso a 90 anni, era il nome d’arte di Gwyllyn Samuel Newton Ford, nato il primo maggio 1916 a Sainte-Christine in Quebec, Canada. L’avventura americana incominciò quando si trasferì con la famiglia a Santa Monica in California (venne naturalizzato cittadino statunitense nel 1939). A partire dai primi anni ‘40 incominciò una carriera fortunata nel cinema, con due nomination agli Oscar (nel ‘56 e nel ‘57) e una vita amorosa intensa: si sposò e divorziò quattro volte. Eleanor Powell, la prima moglie, Jeanne Baus è stata la seconda, Kathryn Hays, la terza e Cynthia Hayward, la quarta. Dal suo matrimonio con la Powell ha avuto Peter, che ha seguito le orme del padre. Tra Humphrey Bogart il duro, James Stewart l’idealista o Robert Mitchum l’ozioso, è difficile capire il successo di questa faccia da piccolo borghese schivo, forse codardo, eroe con un passato sepolto, ostinato come un coltivatore con la sua terra. I suoi ruoli sono bilanciati nel tormento tra il bisogno di quiete e l’irruzione della vita che costringe a uscire dal guscio. Come investigatore, è chiamato in causa dall’assassinio di un collega, e la faccenda lo coinvolge inesorabilmente, in uno dei migliori polizieschi della storia del cinema, Il grande caldo (1953) di Fritz Lang. Come insegnante di scuola metropolitana, sobrio e appartato, si trova a fronteggiare una classe aggressiva e razzista, diretto da Richard Brooks in Il seme della violenza (1955). Da povero contadino del West è costretto a sostituirsi allo sceriffo per scortare un pericoloso bandito verso il forte, nell’epico Quel treno per Yuma (1957) di Delmer Daves. Come pistolero che ha appeso la violenza al chiodo, il tranquillo droghiere di The Fasten Gun Alive (1956) di Russell Rouse viene istigato da un killer che lo vuole uccidere, ma chiusa la faccenda torna nell’ombra diffondendo la notizia della sua morte. Viene dal basso anche l’eroe di solidarietà degli Angeli con la pistola (1961) di Frank Capra, un piccolo gangster che si mette cilindro e sciarpa bianca per aiutare la mendicante Bette Davis a ricevere la figlia come merita. Attraversando i generi, dal film di guerra al melodramma, Ford ha fornito una galleria di eroi di media statura e altissima tensione, espressioni di un’epoca di conversione al quotidiano delle divinità del cinema hollywoodiano, da Ombre sul mare a Inferno sul fondo, Parigi brucia?, La battaglia di Midway, per stare ai titoli in cui vestiva con eleganza la divisa con camicia beige e cravattina d’ordinanza, da L’anima e il volto a Gli amori di Carmen, La bestia umana, Martin Eden o La casa del tè alla luna d’agosto, a fianco di Marlon Brando, per citare successi di pubblico in una filmografia lunga quasi duecento titoli. D’ANGELO conquistò Rita Hayworth e non solo DI SILVIO DANESE Ottobre 2006 RdC 69 OK Telecomando Homevideo, musica, industria e letteratura: novità e bilanci dal cinema DVD Inside Cinema Libri Colonne sonore GIRL POWER Da Marilyn Monroe ad Audrey Hepburn: in cofanetto, le dive che hanno rivoluzionato la vecchia Hollywood Ottobre 2006 RdC 71 telecomando DVD Inside Cinema Libri di Alessandro Scotti Wim Wenders on the Road Cuba, Portogallo, Usa: viaggio in quattro titoli, alla ricerca di un’identità che non conosce passaporti. Sulle note di fado, rock’n’roll e rumori della città Una collezione dedicata all’ossessione per il suono, per gli spazi e per il movimento. Elementi cruciali della ricerca di Wim Wenders. Come ha avuto a dire lo stesso autore “i sensi di chiunque sono più all’erta durante un viaggio”. E ancora: “Grazie al rock’n’roll ho cominciato a pensare all’immaginario, alla creatività come uniti alla gioia. L’idea di avere il diritto di godere di qualcosa”. La musica usata non come accompagnamento al cinema ma piuttosto come riferimento culturale; è il caso del rock e del suo contributo alla formazione dell’identità di intere generazioni del dopoguerra, un’identità che supera quella della nazione (vent’anni da dimenticare per i giovani tedeschi del suo tempo) per abbracciare una dimensione Filo rosso tra Buena Vista Social Club e gli altri film della raccolta è l’attenzione alla musica come riferimento culturale globale 72 RdC Ottobre 2006 transnazionale e globale. In Lisbon Story l’autore si fa “ascoltatore” e si lascia guidare delle struggenti note del fado, ma anche dai rumori della città. Aveva cominciato a scriverlo, dopo anni di ricerca e di studio sul suono, ma finì per riscriverlo in itinere, lasciando che le voci della capitale portoghese lo guidassero in un girovagare senza meta. Il ruolo della musica torna prepotente, nel 1998, a coniugarsi con quello del viaggio: Ry Cooder va a Cuba per registrare un album con Ibrahim Ferrer. Wenders è al seguito e, ancora una volta, lascia che il suo sguardo segua il ritmo della musica. Buena Vista Social Club è qui distribuito con un documentario di Sandro Medici sulla musica cubana. Un viaggio nell’incanto sterminato dell’Ovest è quello di Non bussare alla mia porta, dove lo sguardo di Wenders accompagna alla riscoperta del passato attraverso gli scenari della provincia americana. Particolarmente ricca di extra, l’edizione del cofanetto è accompagnata da un contributo testuale su luoghi, storia e personaggi; da interviste ai protagonisti e dalla registrazione di una serie di lezioni tenute da Wenders a Milano. Il viaggio si conclude con La terra dell’abbondanza, un titolo provocatorio per parlare di Los Angeles, uno dei grandi simboli del mito americano. E anche qui il suono rivendica la sua centralità con un doppio piano di lettura, realizzato attraverso le due voci narranti: quella di un reduce della guerra in Vietnam e quella di sua nipote, idealista e impeganta nel sociale. Il film è arricchito da un’intervista al regista e dal backstage. Colonne sonore Ottobre 2006 RdC 73 telecomando DVD Inside Cinema Libri Colonne sonore (Tele) visioni L’‘‘altro’’ Israele di Gitai Trilogia epica contro superficialità e potere. In una confezione ricchissima di extra ESTHER Regia Amos Gitai Genere Drammatico BERLIN JERUSALEM Regia Amos Gitai Con Lisa Kreuzer, Rivka Neuman Genere Drammatico GOLEM – L’ESPRIT DE L’EXIL Regia Amos Gitai Con Hanna Schygulla, Vittorio Mezzogiorno Genere Drammatico Distr. Minerva Pictures - Rarovideo Un percorso impervio in un cinema dal respiro epico. Uno sguardo attento a una terra, Israele, troppo spesso alla ribalta dei grandi conflitti internazionali. Il cinema è lo strumento di Gitai per rendere giustizia alla verità e controbilanciare l’approssimazione e la superficialità dell’immagine televisiva. Per superare i cliché, per contrapporsi al potere. La forma della trilogia gli permette di affrontare lo stesso tema da diversi punti di vista e di guardare la realtà con il necessario distacco. Israele, l’utopia fallita, il “prodotto di un sogno che gli ebrei hanno coltivato nelle condizioni più difficili (...) Ma che una volta materializzato ha tutte le contraddizioni di ogni altro fatto reale”. Da Esther, rivisitazione della storia biblica dei perseguitati che diventano persecutori, a Golem, rilettura del mito ebraico di un popolo che cerca il riscatto attraverso la tecnologia. Chiude il ciclo Berlin-Jerusalem, itinerario politico dell’Utopia e del suo fallimento. In un disco di extra il documentario Birth of Golem, un’intervista di Stefano Curti, una curata da Marco Melani e una conversazione di Enrico Ghezzi. Nel cofanetto anche un’antologia critica bilingue. Rilettura del mito ebraico e fallimento dell'utopia sono il tema portante 74 RdC Ottobre 2006 MIAMI VICE STAGIONE 2 I SIMPSON STAGIONE 8 I 22 episodi della seconda stagione (18 ore in totale) anticipano l’uscita in sala di una delle serie più amate dal pubblico televisivo anni ‘80. Quando il successo arrivò fu eclatante, al punto da influenzare i gusti dell’epoca (un esempio per tutti: i colori pastello degli abiti). L’idea fu di Anthony Yerkovich (ma dietro di lui c’era Michael Mann!) e la fonte ispiratrice un articolo sui traffici illegali in Florida. Miami Vice regalò la fama a Don Johnson, ma fu soprattutto innovativo nell’uso della fotografia e della musica, così come nell’attenzione ai dettagli di messinscena. In 6 dvd. 1° maggio 2005: con 350 puntate, i Simpson sono la serie di animazione più longeva della tv. Nata nell’87 dalla matita essenziale di Matt Groening, la famiglia Simpson spadroneggia da sedici anni (quando nel ’96 furono sospesi dal palinsesto, Mediaset fu invasa da lettere di protesta). L’intera ottava stagione è ora in un’unica raccolta: 4 dischi e 25 episodi, arricchiti da un tripudio di commenti audio, scene tagliate, bozzetti, animatic e featurette. Ma questo non sarebbe nulla: il cofanetto, nella sua edizione limitata, fa anche arredamento: è a forma di testa di Maggie! Freschi di sala NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI Edizione in 3 dischi, inguainata in un cofanetto in tessuto color jeans, per uno dei blockbuster generazionali dell’ultima stagione. Amori, spacconate e timori di un gruppo di maturandi, accompagnati da due dischi di extra: colonna sonora anni ’80, provini, papere e backstage. IL GRANDE SILENZIO Una negoziazione durata un decennio per poter documentare la quotidianità dei monaci della Grande Chartreuse, nei pressi di Grenoble. La parola alle immagini, avvolte da un silenzio irreale. Ricchi interventi nella sezione extra del dvd, fra cui uno del nostro direttore. LE PARTICELLE ELEMENTARI Da un bestseller di Michel Houellebecq la storia di due fratellastri agli antipodi: uno, biologo molecolare ossessionato dalla genetica teorica, l’altro, schiavo della carnalità. Ad unirli amore e disgrazia. Meravigliosamente, drammaticamente, onirico. ★ Riconosciuto di Rilevanza Nazionale dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali ★ Diffuso capillarmente nell’ambiente dello Spettacolo ★ Migliaia di nomi che contano nel “Chi è del Cinema e della TV” ★ Le Ditte del Cinema, della TV, della Comunicazione ★ Tutte le e-mail ed i siti ★ Gli Statuti, le leggi e gli accordi di coproduzione ★ I premiati del Cinema Italiano: Oscar, Venezia, Medaglie d’Oro Una vita per il Cinema, David di Donatello, Nastri d’Argento ★ I film italiani dal 1930 ★ Le sale e le multisale italiane ★ Supporto online www.annuariodelcinema.it Editore: Centro Studi di Cultura, Promozione e Diffusione del Cinema Corso Francia, 211 - 00191 Roma Tel. 06 3296519 - Fax 06 3296339 [email protected] Pubblicità: APS Advertising 56ª edizione Via Collatina, 62 - 00177 Roma Tel. 06 64829419 - 06 64829250 Tel/Fax 06 64829415 [email protected] - www.apsadvertising.it telecomando DVD Inside Cinema Libri Colonne sonore REINCARNATION Il terrore viene dall’Asia: la fucina più spaventosa del nuovo cinema horror. Reincarnation di Takashi Shimizu ha il marchio di fabbrica del produttore dei blockbuster The Ring, The Grudge e Dark Water. Abbastanza per far trepidare gli appassionati della new wave giapponese e tremare gli altri. Grazie ai contenuti speciali, l’attuale edizione entra poi a pieno titolo fra le chicche. Gli ingredienti della trama sono semplici (una strage filmata 35 anni prima dal suo autore e poi rimessa in scena da un regista) ma ciò che conta è la messinscena. 70 anni di dive Katharine Hepburn e compagne: una raccolta in rosa celebra le stelle della Fox Cofanetto da collezione per cuori infranti, inguaribili romantiche e amanti delle dive che hanno reso grandi i settant’anni della Fox. Katharine Hepburn, Barbra Streisand, Marilyn Monroe, Deborah Kerr, Audrey Hepburn: stelle di prima grandezza. Icone e volti che hanno contribuito a modellare l’immagine della donna e HELLO DOLLY! il suo ruolo nella società. Siamo UN AMORE lontani dalla figura femminile postSPLENDIDO Sessantotto, della donna single o COME SPOSARE UN MILIONARIO impegnata. Nell’epoca d’oro delle LA SEGRETARIA major la donna è tale in quanto QUASI PRIVATA parte di una coppia. Il sogno comune COME RUBARE è quello del matrimonio e il verbo UN MILIONE DI “impalmare” è il leit motiv. DOLLARI E Coniugato all’imperativo. Ma VIVERE FELICI qualcosa è cambiato rispetto alla figura dell’angelo custode della famiglia, pronto al sacrificio e votato al silenzioso eroismo: le dive hollywoodiane sono dotate di spirito e poco disposte alle privazioni. Al contrario: inseguono una vita felice accanto a uomini che garantiscano loro un’esistenza piena d’amore e, perché no, di agiatezze. Agognano il principe azzurro, ma subito dopo averlo guardato in volto, abbassano lo sguardo in cerca del portafogli. L’idea, nostrana, del “poveri e felici” è lontana anni luce; così nella Hollywood dei tempi d’oro “amore” e “soldi” armonizzano in un’unica associazione. “Le dive”, quelle vere, sono donne che rivelano qualità fuori dal comune per fare breccia nel cuore di un uomo, donne capaci di sfruttare le proprie capacità, donne che prima dello scorrere dei titoli di coda non mancano mai il bersaglio. BELLISSIME 2 Dalle prime ragazze madri alla minigonna e alle manifestazioni femministe degli anni ’70. Giovanna Gagliardo riprende il filo del precedente Bellissime, tornando a raccontare il Novecento dalla “parte di lei”. Con voci e testimonianze, fra le altre, di Tina Anselmi, Stefania Sandrelli e la vedova Calabresi, il racconto riprende dagli anni ’60. Grazie al ricchissimo materiale d’archivio delle Teche Rai, il risultato è un suggestivo spaccato di storia e costume, su un paese in rapido cambiamento. Presentato nella sezione Orizzonti Doc dell’ultimo festival di Venezia. Extra-Ordinari a cura di Marco Spagnoli 76 RdC Ottobre 2006 ANGEL-A L’UOMO IN PIU’ LE MURA DI MALAPAGA Più che un making of, una piccola guida ideale alla Parigi di Luc Besson. In più il dvd offre la versione francese con l’audio originale più brillante rispetto all’edizione italiana. Il primo grande film di Paolo Sorrentino finalmente in dvd. Oltre alle scene eliminate l’edizione propone l’interessante backstage Il pareggio non esiste. Edizione restaurata per il film di René Clement del 1949 ambientato in una Genova poverissima. Un salto in un’altra epoca della storia del cinema e del nostro paese. GJDSRSPM® ?LRC +4LGTCPQGR§BCEJG2RSBGBG3MPGLMGL AMJJ?@MP?XGMLCAML4-(23F??RRGT?RMCMÁPC LSMTG,?QRCP4LGTCPQGR?PGBG(JGTCJJMB?DPSGPC GLKMB?JGR§RMR?JKCLRC?BGQR?LX?LCJJC QCESCLRG?PCC ,?QRCPGL2APGRRSP?NCPJ?3CJCTGQGMLC CG-SMTG,CBG? 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Parola di spettatori Anche quest’anno, nella seconda metà di agosto, in tutta Italia una serie di anteprime ha proposto alcuni dei titoli più attesi della stagione autunnale. Il 19 al cinema Mignon di Grantola, piccolissima sala in provincia di Varese, ho assistito all’anteprima di Cars. Sono venuto a conoscenza della proiezione perché ho casualmente telefonato al cinema. L’evento non era pubblicizzato in alcun modo: nessun manifesto, né comunicazioni sul quotidiano o il giornale in rete di Varese. Un mese prima, a metà luglio, come diligentemente segnalato dal servizio CineNotes curato da Felice Ambrosino, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha inflitto a Luigi De Pedys, titolare del cinema Splendor di Milano, e alla distribuzione Sony, una multa rispettivamente di 25mila e 33mila euro per aver proiettato abbinato ad un film per bambini il trailer dell’horror The Exorcism of Emily Rose. L’Autorità ha ritenuto entrambe le parti responsabili di Violazione del Codice di Consumo, in base al quale possono essere considerati ingannevoli i messaggi che, in quanto suscettibili di raggiungere bambini ed adolescenti, possano minacciare anche indirettamente la loro sicurezza fisica o psichica. In particolare, per quanto riguarda la Sony, l’Autorità ha ritenuto che: “Nel caso dei cosiddetti lost trailer - la cui consegna agli esercenti avviene senza alcun preventivo abbinamento ad altre pellicole - laddove la loro diffusione possa minacciare la sicurezza psichica dei minori, deve ritenersi diligenza ordinaria da parte del distributore cinematografico segnalare tale circostanza con modalità adeguate al gestore della sala, proprio per la impossibilità di controllarne successivamente l’operato, diffidandolo preventivamente dal cosiddetto mercato di profondità, sta eroicamente resistendo e nel caso specifico lo fa proponendo anche una programmazione di qualità. Semplicemente è il settore cinema che dovrebbe porsi il problema di sollecitare maggiore attenzione dai tradizionali canali stampa e usufruire maggiormente dei nuovi mezzi di comunicazione. Alcune piccole sale già lo fanno e alcuni esercenti inviano regolarmente la propria programmazione agli spettatori via e-mail o via sms. Nel secondo caso si tratta, invece, di utilizzare in maniera corretta, ovvero nel migliore dei modi, uno strumento di Il settore cinema dovrebbe porsi il problema di sollecitare maggiore attenzione dai tradizionali canali stampa trasmettere gli stessi in modi e tempi suscettibili di violare le previsioni dell’articolo 25 del Decreto Legislativo n.206/05”. L’esercente a sua volta secondo l’Autorità - è “il soggetto che ha curato di fatto, in piena autonomia, le modalità di diffusione al pubblico del messaggio”. I due episodi non sembrano avere nulla in comune, ma rappresentano due facce di un problema ancora irrisolto: le carenze della comunicazione cinematografica. Se in Italia il consumo su grande schermo non riesce a decollare è anche perché, oltre ad altre numerose concause, il cinema non riesce a informare tempestivamente e correttamente il pubblico. Il caso dell’anteprima di Cars segnala una carenza di informazione; gli spettatori che affollavano lo scorso 19 agosto il cinema Mignon di Grantola sarebbero realisticamente potuti essere molto di più. Per carità, con ciò non si intende affatto giudicare negativamente l’operato del singolo esercente, che anzi, come molti altri colleghi del 78 RdC Ottobre 2006 promozione come il trailer. Come hanno dimostrato numerose ricerche, è proprio la loro visione su grande schermo che, dopo il passaparola, rappresenta il più efficace mezzo per portare la gente al cinema. E allora lo si usi bene: facendo attenzione agli abbinamenti, ma anche riservando ai trailer la maggior parte del tempo degli intervalli fra uno spettacolo e l’altro. Anche perché, mentre i trailer sono molto amati dal pubblico, gli spot sono tutt’al più sopportati. E allora si pubblicizzino di più i film e meno gelati e automobili, almeno al cinema. CAST & CREW DI MARCO SPAGNOLI Homo Tecnologicus Angelo D’Alessio 2016 rivoluzione in sala: le previsioni di un Robespierre del digitale Qualcuno potrebbe definirlo “il Robespierre” della Rivoluzione Digitale. “Ho iniziato col cacciavite in mano e ne porto sempre uno nel taschino per non dimenticare la gavetta che ho fatto”. Lo dice scherzando, ma l’ingegnere Angelo D’Alessio è una figura chiave. Non solo uno dei maggiori esperti di cinema digitale, ma anche consulente per l’Unione Europea, la Mostra del Cinema di Venezia e l’Agis, ha poi collaborato con DCI, la joint venture delle major Usa impegnate a definire gli standard per il cinema digitale che nel 2016 dovrebbe sostituire la pellicola. Perché individuare standard unici? Per stabilire parametri certi all’interno dei quali tutti possano lavorare. Il nostro lavoro è fare in modo che la tecnologia consenta all’arte di esprimersi al meglio in un contesto di evoluzione continua. Come avete lavorato? Cercando di capire da registi, produttori, distributori, tecnici e ISTRUZIONI PER L’USO associazione degli esercenti americani di che cosa avessero realmente bisogno. La “rivoluzione digitale” è inevitabile? Oggi nel cinema tutto è già digitale. E’ rimasta fuori solo la proiezione. Un passo di cui non ci pentiremo. Il digitale è ecologico e duraturo. Quando ha iniziato a dedicarsi alla tecnologia applicata al cinema? Nel 1968, lavorando all’analisi della “Il pianeta ci ringrazierà per questa scelta. E’ duratura ed ecologica” qualità di proiezione sul grande schermo per la Philips di Milano. Qualità irrinunciabile per il suo lavoro? Amare il cinema, avere una grande passione per “far quadrare i numeri”, sapere mantenere i contatti internazionali e fare una lunga gavetta. Indirizzi e raccomandazioni, per provarci senza fare una brutta fine HOUSTON, ABBIAMO UN PROBLEMA! In una riunione per lo sviluppo digitale nel centro della Nasa, D’Alessio è stato investito da una mole di carta spaventosa: “In caso i pc si guastassero tutto è documentato”. PIRATERIA GLOBALE Per il digitale viene utilizzato lo stesso codice di crittazione di banche, carte di credito e governi: “Se qualcuno superasse questa barriera, la pirateria contro il cinema sarebbe il problema minore”. TANTO PER COMINCIARE Studiare informatica e dotarsi di tutti gli strumenti tecnici per l’analisi qualitativa dell’immagine. Conoscere bene i mezzi di distribuzione e parlare perfettamente inglese. Ottobre 2006 RdC 79 telecomando DVD Inside Cinema Libri Colonne sonore di Francesco Bolzoni Biografie, saggi, interviste Cocktail d’autori Pane e cinema Luciano Vincenzoni Gremese, Roma 2005 Primissimo piano. Incontri con registi, attrici e attori Mario Dal Bello Ente dello Spettacolo, Roma 2006 Andy Warhol. Il cinema della vana vita Mirco Melanico Lindau, Torino 2006 La Grazia e le maschere del demonio. Il cinema dei paesi protestanti Elio Girlanda Cadmo, Fiesole 2006 Colpi di cinema Angelo Moscariello Audino, Roma 2006 Sguardi indiscreti sulla storia del cinema Giuseppe Ferrara Circolo del cinema Angelo azzurro, Castelfiorentino 2005 Sul mio tavolo stanno ammucchiandosi libri, di cinema ma anche di letteratura. Bisognerà sgombrarlo segnalando le ultime acquisizioni. Biografie: la più divertente è Pane e cinema di Luciano Vincenzoni che ripercorre, con l’estrosità (e l’inventiva), dello sceneggiatore di classe le sue avventure nella Treviso del dopoguerra, nella Roma dei gangster che avevano sequestrato un albergo, nell’invasione di Dinocittà dove Dino De Laurentiis lo nominò su due piedi il proprio sceneggiatore ufficiale, nel lungo soggiorno negli Stati Uniti dove l’italiano si fece fregare da ragazzine impertinenti ma conquistò l’amicizia di Billy Wilder. Interviste: la meglio rifornita è Primissimo piano, conversazioni di Mario Dal Bello con registi e attori del nostro cinema: vispe, partecipate, essenziali per intendere un percorso artistico. Saggi: la piacevole prosa conversativa di Marco Melanco su Andy Warhol. Warhol era fra i significativi esponenti della pop art, quando organizzò nella pazza New York tra il 1963 e il ‘68 intorno a sé la Factory, realizzando film “per scherzo”. Adesso li hanno raccolti in dvd e secondo alcuni offrono una traccia luminosa, sospesi come sono tra film di finzione e documentario, soprattutto nell’opera del metodico Paul Morrissey (Flash, Trash e Heat). Personaggio notissimo, amato dalla stampa per le sue battute, eccentrico Warhol evitava ogni tipo di censura morale e anche tecnicoestetica privilegiando atteggiamenti non sempre accettati. Tra i manuali segnalo volentieri La Grazia e le maschere del demonio dove Elio Girlanda s’inoltra, con la competenza storica che gli è riconosciuta, nel cinema dei Paesi protestanti privilegiando le opere di Dreyer, Bergman e del giansenista Bresson. Sono, queste, alcune delle personalità delle quali si occupa Angelo Moscariello nell’originale Colpi di cinema confermando con brevi ma pertinenti analisi che in un film d’autore si rinviene sempre una sequenza riassuntiva di una poetica. Tra il personale tipo di cinema e le ricerche lo hanno preceduto non c’è talvolta continuità. Lo rilevano gli “sguardi indiscreti sulla storia del cinema” (in particolare gli iniziali) di Giuseppe Ferrara: puntali, intuitivi, ben scritti e tali che, se l’inventore di tanti film “scottanti” lo avesse voluto, avrebbero fatto di lui un bravissimo docente universitario (di Storia dell’arte, direi). FOTO: ALESSANDRO LANARI Andy Warhol, Dreyer, Bergman e (tanti) italiani Da non perdere a cura di Giorgia Priolo CON UN ALTRO OBIETTIVO AA.VV, Minimum Fax, € 14,00 “Non so se è possibile cambiare le idee politiche della gente con un film, ma è possibile avviare un dibattito politico”: è quanto sostiene il regista Constantin Costa Gavras in una delle interviste pubblicate dalla rivista americana Cineaste e qui raccolte in volume. Da Jane Fonda a Ken Loach, passando per Fassbinder e Spike Lee, una ventina di approfondite e appassionanti interviste ai grandi della settima arte che affrontano il tema del rapporto tra l’espressione artistica e i valori eticopolitici. Per ricordarci come attraverso l’obiettivo si può raggiungere “un altro obiettivo”: la trasmissione dei propri ideali. 80 RdC Ottobre 2006 L’UOMO PIU’ FELICE DEL MONDO François Truffaut, Minimum Fax, Libro + 2 Dvd, € 28,00 Un cofanetto imperdibile contenente i dvd di due dei più bei film di François Truffaut (I 400 colpi e La signora della porta accanto) e la raccolta Il piacere degli occhi: scritti, saggi e articoli dello stesso Truffaut sul cinema, i suoi registi preferiti (Rossellini, Hitchcock, Welles, etc.), gli attori e soprattutto le attrici (Fanny Ardant, Isabelle Adjani) che hanno segnato la sua carriera e la sua vita. Una colorata galleria di ritratti e un vero e proprio inno d’amore al cinema. Come lui stesso scrive nell’epilogo di questa raccolta: “Sono il più felice degli uomini: realizzo i miei sogni e sono pagato per farlo, sono un regista”. SULLA CARTA Storia e storie della sceneggiatura in Italia A cura di Mariapia Comand, Lindau Editore, € 22,00 Sapevate che l’episodio della Magnani in Roma città aperta fu inventato dallo sceneggiatore Amidei dopo aver letto questo surreale titolo su l’Unità? “Immediata vendetta di una donna uccisa dai tedeschi”. Non solo aneddoti, ma un interessante mix tra un manuale per sceneggiatori e una particolare storia del cinema. Da Gabriele D’Annunzio che scrisse le didascalie per Cabiria a Rulli e Petraglia, pluripremiati autori de La meglio gioventù, passando per i mitici sceneggiatori del neorealismo come Zavattini e della commedia all’italiana come Age e Scarpelli. TERRE INCOGNITE A cura di Francesco Casetti, Mariagrazia Franchi, Carocci Editore, € 14,50 Che il futuro del cinema sia strettamente legato all’evoluzione della tecnica è ormai concetto condiviso. Ma decisive nell’evoluzione del linguaggio filmico sono non soltanto le tecniche di confezione del film (supporto, strumenti di ripresa, montaggio, etc.), bensì anche i modi della fruizione. Questa puntuale, documentata e ricca raccolta di saggi ci conduce in un interessante viaggio di perlustrazione tra gli apparati e i luoghi della fruizione del film: multiplex, home video, peer to peer, ma anche IMAX, drive-in, flash-mob. Un’analisi indispensabile. Ottobre 2006 RdC 81 telecomando DVD Inside Cinema Libri Colonne sonore di Ermanno Comuzio Visto da vicino THE MAGIC FLUTE Regia Kenneth Branagh Musica Wolfgang Amadeus Mozart Operazione legittima, quella di Branagh che filma un nuovo Flauto magico in versione attualizzata. È per riproporlo a un vasto pubblico che, con l’ausilio del commediografo Christopher Fry (che ha “aggiustato” qui e là il testo), è ricorso alla lingua inglese e ha immerso la vicenda nelle trincee della prima guerra mondiale. Il mostruoso serpente dell’inizio, con cui Tamino deve confrontarsi, diventa così la guerra stessa; il tempio di Sarastro – una specie di capo di una Resistenza pacifista - un rifugio per chi è scampato alla morte e le “prove” permettono a Tamino di sconfiggere l’odio e propugnare la volontà di pace. Il messaggio massonico di Mozart diventa così un auspicio di risoluzione dei conflitti che insanguinano il mondo d’oggi. Va perduta la leggerezza favolistica dell’originale (e della insuperata versione di Ingmar Bergman) e alcune riserve vanno fatte su grossolanità presenti qua e là. Ma nell’insieme il risultato è interessante non solo per il senso complessivo ma anche per la cinematograficità della realizzazione e l’impatto di situazioni spettacolari (anche quelle bizzarre come i lunghi carrelli aerei che percorrono le trincee, l’imponente movimento che svela un vasto cimitero di guerra, Papageno allevatore di canarini …). E la musica? Non c’è che dire, Branagh ha scritturato un musicista promettente. Qualche piccola grossolanità non intacca il senso e la riuscita dell’operazione Per tutti i gusti Senza senso IL BANCHETTO OPERA JAWA Singolarissimo “musical” che coniuga un’antica leggenda del Ramayana, classico della letteratura asiatica, con la vicenda di una sposa sottoposta alle profferte di un riccone. Orchestra di “gamelan”, cori, balletti, e personaggi che cantano la vita quotidiana. Un sorprendente Les parapluies de Cherbourg made in Giava. 82 RdC Ottobre 2006 BELLE TOUJOURS L’apertura, un concerto dell’Ottava Sinfonia di Dvorak, è il luogo in cui i protagonisti si rincontrano dopo 39 anni. La musica torna in diversi momenti e conchiude il bizzarro rendez-vous. Perché proprio quella musica? Forse perché sotto le fanfarette trionfali nasconde melanconici momenti di raccoglimento. CEREMUSKI Un film russo del 1963 con la musica di Sostakovic è una chicca rara. Versione di un’operetta del grande musicista, trattata malissimo dai papaveri sovietici. Come colonna sonora è di alto, inconsueto livello. La lode accomuna tutti gli altri 17 musical della rassegna veneziana “Storia segreta del cinema russo”. Regia Feng Xiaogang Musica Tan Dun Versione cinese dell’Amleto che mescola l’opera di Pechino e movimenti sinfonici di tipo hollywoodiano. E così si rovina l’aura di una vicenda ambientata in tempi antichi, privandola della sua coerenza. S h a ro n S t o n e i n d o s s a l e c o l l e z i o n i C ro c i e C u o r i e g l i a n e l l i i n p l a t i n o F o re v e r. Milano, piazza Duomo e nelle migliori gioiellerie. I n f o : 8 0 0 8 6 8 6 8 6 - w w w. s a l v i n i . i t