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e gli altri
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Abb. Post. - D.L. 353/2003
(conv. in L. 27.02.2004, n° 46),
art. 1, comma 1, DCB Milano
Una storia
vera
World Trade Center di Oliver Stone.
Con i "sopravvissuti"
Maria Bello e Nicolas Cage
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CHI, DOVE E PERCHÉ
DELLA FESTA DEL
CINEMA
Istantanee
dalla Mostra
Monica Bellucci
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rC
PUNTI DI VISTA
d
CINEMA TELEVISIONE RADIO
TEATRO INFORMAZIONE
Nuova Serie - Anno 76
Numero 10
Ottobre 2006
In copertina
Maria Bello in
World Trade Center
Con Daratt
e La guerra
dei fiori
rossi
premiamo
il cinema
del dialogo
interculturale
DIRETTORE RESPONSABILE
Dario Edoardo Viganò
CAPOREDATTORE
Marina Sanna
REDAZIONE
NAVICELLA
AFRICANA
“Daratt prospetta la necessità del perdono in un’Africa in
bilico tra modernità e tradizione e dilaniata dalla guerra.
Perdono che diventa valore universale e culturale per il
superamento di qualsiasi conflitto nel mondo”. Con questa
motivazione Daratt del regista del Chad Mahamat-Saleh
Haroun ha vinto il Premio La Navicella Venezia Cinema
2006 promosso dall’Ente dello Spettacolo. Un
riconoscimento attribuito a una parabola cinematografica, che
inscrive nell’Africa un percorso di salvazione per approdare a
un traguardo morale: il perdono, senza se e senza ma.
E’ significativo che anche l’altro premio che presentiamo
alla Mostra di Venezia, il Robert Bresson, sia andato a un
regista extra-europeo, il cinese Zhang Yuan de La guerra dei
fiori rossi: per noi cinema significa dialogo tra culture, ponte
di comunicazione tra paesi, tradizioni e sensibilità differenti.
Mentre è calato il sipario su Venezia, la tribù del cinema si
sposta ora in uno dei suoi luoghi d’elezione, Roma. La Festa
che inaugura quest’anno promette di resuscitare l’Hollywood
sul Tevere e di offrirsi quale vetrina privilegiata per il rilancio
della produzione nazionale. Se la manifestazione riuscirà a
centrare questi bersagli, la temuta concorrenza tra la Festa e la
Mostra si risolverà, viceversa, in una preziosa sinergia, capace
di superare antagonismi e sovrapposizioni nell’interesse del
cinema italiano.
Sempre in questo mese avrà un prologo importante il
nostro Festival internazionale del cinema spirituale Tertio
Millennio, che dal 9 al 15 ottobre sbarcherà per la prima volta
a Lubjana, in Slovenia. Dopo la finestra aperta l’anno scorso
in Messico a Guadalajara, dove ritorna dal 3 al 10 novembre,
Tertio Millennio giunge alla sua decima edizione
intensificando la vocazione internazionale e ampliando
l’offerta cinematografica. Dal 14 al 19 novembre a Roma,
opere di finzione, documentari, convegni e dibattiti con gli
autori cercheranno di esplorare “La cospirazione del silenzio”,
portando sullo schermo quanti non riescono a far sentire la
propria voce e aprendo all’interiorità e alla spiritualità
dell’individuo. Una condanna al silenzio che riguarda anche
“Gli invisibili”, tema del concorso cortometraggi: storie di
emarginazione, a noi vicine o geograficamente lontane, che il
discorso audiovisivo sa togliere dall’anonimato e
dall’indifferenza della società. Lo ribadiamo, per noi il cinema
significa dialogo.
Rosa Esposito, Diego Giuliani,
Federico Pontiggia
CONTATTI
[email protected]
[email protected]
[email protected]
ART DIRECTOR
Alessandro Palmieri
HANNO COLLABORATO
Andrea Agostini, Francesco Alò,
Alessandro Boschi, Francesco Bolzoni,
Pietro Coccia, Silvio Danese, Bruno
Fornara, Cesare Frioni, Enrico Magrelli,
Massimo Monteleone, Franco Montini,
Morando Morandini, Peter Parker, Luca
Pellegrini, Angela Prudenzi, Giorgia
Priolo, Valerio Sammarco, Cristina
Scognamillo, Alessandro Scotti, Boris
Sollazzo, Marco Spagnoli, Chiara
Tagliaferri, Chiara Ugolini
REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE DI ROMA
N. 380 del 25 luglio 1986
Iscrizione al ROC N. 2118 Del 26/9/01
STAMPA
Società Tipografica Romana S.r.l.
Via Carpi 19 - 00040 Pomezia (RM)
Finita di stampare il 28 Settembre 2006
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Via L. Tolstoi, 49 - 20146 Milano
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PROPRIETA’ ED EDITORE
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ENTE dello SPETTACOLO
PRESIDENTE
Dario Edordo Viganò
COMUNICAZIONE E SVILUPPO
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COORDINAMENTO SEGRETERIA
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DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE
Via G. Palombini, 6 - 00165 Roma
Tel. 06-663.74.55 - Fax 06-663.73.21
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Associato all'USPI
Unione Stampa
Periodica Italiana
Iniziativa realizzata con il
contributo della Direzione
Generale Cinema – Ministero
per i Beni e le Attività Culturali
Ottobre 2006 RdC 5
sommario
Numero 10 > Ottobre 2006
In copertina
18 World Trade Center e
altre tragedie
Paura ed eroismo nel
nuovo film di Oliver Stone.
Che denuncia: “Dopo l’11
settembre è incominciato
il regime di Bush”
(Marina Sanna)
Servizi
22 Venezia il dopofestival
Istantanee e colpi di
fulmine dalla 63ª Mostra:
ecco i nostri Leoni
(Alessandro Boschi, Silvio
Danese, Bruno Fornara,
Diego Giuliani, Luca
Pellegrini, Federico
Pontiggia, Boris Sollazzo)
34 Profumo di seduzione
Dal protagonista di Tykwer
a Orson Welles e la strega
di Biancaneve: storia dei
manipolatori di celluloide
(Chiara Tagliaferri)
22
Venezia,
schegge di
Festival
JULIETTE BINOCHE FOTOGRAFATA DA ALESSANDRO LANARI
54 Deepa Mehta
Appello alla purificazione
della regista indiana: “Il
mio Water contro ogni
fondamentalismo”
(Luca Pellegrini)
58 Festa del Cinema di Roma
La prima edizione
dell’attesa Hollywood sul
Tevere: anticipazioni, titoli
e dietro le quinte
(Rosa Esposito, Federico
Pontiggia, Cristina
Scognamillo)
68 Glenn Ford
Addio, faccia d’angelo.
Ricordo di un divo sui
generis, che col suo candore
ha fatto impazzire il mondo
(Silvio Danese)
Settembre 2006 RdC 7
sommario
Numero 10 > Ottobre 2006
I film
38
40
41
41
42
42
44
46
46
48
49
49
50
50
52
52
Miami Vice
La commedia del potere
Babel
La gang del bosco
Ti odio, ti lascio, ti…
Little Miss Sunshine
Clerks II
Profumo
Lady in the Water
La stella che non c’è
Uomini & Donne
Cambia la tua vita con un
click
Belle toujours
World Trade Center
Il Diavolo veste Prada
Il mercante di pietre
(Francesco Alò, Ermanno
Comuzio, Rosa Esposito, Diego
Giuliani, Enrico Magrelli, Luca
Pellegrini, Federico
Pontiggia, Angela Prudenzi,
Valerio Sammarco, Marco
Spagnoli)
Le rubriche
12 Tutto di tutto
News, festival, protagonisti
e fornelli
(Andrea Agostini, Marcello
Giannotti, Diego Giuliani,
Massimo Monteleone,
Morando Morandini, Peter
Parker, Chiara Ugolini)
72 Dvd & Extra-Ordinari
Wim Wenders e Amos Gitai
on the road
(Alessandro Scotti, Marco
Spagnoli)
78 Inside Cinema
Parole d’ordine:
comunicazione e digitale
(Franco Montini, Marco
Spagnoli)
80 Libri
Warhol e Dreyer: autori in
libertà (Francesco Bolzoni,
Giorgia Priolo)
82 Colonne sonore
Ritmi veneziani
(Ermanno Comuzio)
8 RdC Settembre 2006
58
Sean Connery
guest star di
Roma
Settembre 2006 RdC 8
Nella pioggia si vedono scendere 2 lacrime.
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TuttoDiTutto
Ultimissime in pillole dal pianeta cinema: tendenze, news, divi e fornelli
A cura di Diego Giuliani
chi fa cosa di Andrea Agostini
Mille Watts di tensione
Regista che vince non si cambia. Ma le star (se sconosciute) sì. Saranno Naomi Watts e Tim Roth a
sostituire i due interpreti tedeschi (Susanne Lothar e Ulrich Mühe ) nel remake americano di Funny
Games, capolavoro di tensione diretto nel 1997 dall’austriaco Michael Haneke di Niente da nascondere
e La pianista. Stesso regista, stesso titolo, stessa storia (madre, padre e figlio presi in ostaggio da due
giovani psicopatici che si divertono a torturarli), l’aspetto più interessante sarà scoprire come Haneke
piegherà uno dei suoi film migliori alle regole del cinema americano.
Rachel from Shanghai
Tutti pazzi per Rachel Weisz. Fresca di
statuetta per The Constant Gardener,
l’attrice è ora tra le più contese a
Hollywood e non solo. Da poco vista in
The Fountain del marito Aronofsky, sarà
presto la protagonista della commedia di
classe Definitely, Maybe. Ma la sua vera
fortuna viene dall’Oriente. Wong Kar-wai
l’ha infatti eletta sua musa: dopo My
Blueberry Nights, in cui affiancherà Norah
Jones, l’ha reclutata anche per fare da
spalla a Nicole Kidman nell’atteso The
Lady from Shangai. Niente male per una
che si era fatta conoscere prendendo a
cazzotti La Mummia.
Mi resista chi può
FOTO: DOMENICA CAPPA
Julie Delpy trama vendetta. Scartata
da Ron Howard, che le ha preferito
Audrey Tatou nel Codice Da Vinci, l’attrice
di Prima dell’alba si è presa la sua
rivincita. Alla faccia di Hollywood, che
continua a corteggiarla, ha scritto, diretto
e interpretato la commedia 2 Days in
Paris. Da una New York capitale dello
stress, lei (francese) porta il fidanzato
(americano) in viaggio a Parigi
nell’estremo tentativo di salvare la loro
relazione. L’incontro con ex fidanzati e
genitori, che per di più non spiaccicano
una parola d’inglese, trasforma però la
vacanza in un inferno.
Doccia fredda per Kutcher
Famoso più come marito di Demi Moore e
comico di MTV che come attore, il giovane
Ashton Kutcher non ha perso la speranza di
sfondare a Hollywood. Dopo una serie di
tentativi fallimentari, ha ora deciso di
passare al contrattacco. Con la sua Katalyst
Production ha ingaggiato un team di autori.
Scopo: scrivere soggetti su misura per lui. I
primi due sono The Arrangement, in cui sarà
un fiorista esperto in storie d’amore, e The
Engineer, dramma che segue le 24 ore di un
ingegnere americano fuggito a Tokyo dopo
essere stato accusato di terrorismo.
12 RdC Ottobre 2006
Ottobre 2006 RdC 13
TuttoDiTutto
f> IL PERSONAGGIO
Nome Gianmarco Tognazzi
Provenienza Roma
Il film d’esordio
L’anatra all’arancia
Il miglior film
Ultrà
L’ultimo film (in arrivo)
Guido che sfidò le Brigate Rosse
> I PREFERITI
Pesce congelato
Sottaceti e cinghiale in umido
Ricette del papà
Prima edizione del grande evento un festival che è innanzitutto una
festa per il pubblico della Capitale dedicato al cinema ma anche alla
città del cinema per eccellenza e ai
suoi luoghi simbolici. Si svolge in
gran parte all’Auditorium Parco della
Musica, e si articola in cinque sezioni
principali fra cui la competizione per
14 film inediti di autori
internazionali.
LE GIORNATE DEL CINEMA MUTO
PORDENONE SILENT FILM FESTIVAL
Sito web
www.cinetecadelfriuli.org/gcm
Dove Sacile - Pordenone, Italia
Quando 7-14 ottobre
Resp. David Robinson
tel. (0432) 980458
(riferimento a Gemona - Udine)
fax. (0432) 970542
E-mail:
[email protected]
14 RdC Ottobre 2006
FILMS FROM THE SOUTH
Sito web www.filmfrasor.no
Dove Oslo, Norvegia
Quando 5-15 ottobre
Resp. Lasse Skagen
tel. (0047-22) 822480
fax. (0047-22) 822489
E-mail: [email protected]
CINEKID
Sito web www.cinekid.nl
Dove Amsterdam, Olanda
Quando 22-29 ottobre
Resp. Sannette Naeye
tel. (0031-20) 5317890
fax. (0031-20) 5317899
E-mail: [email protected]
XVI edizione della vetrina
scandinava competitiva sul cinema
dell’America Latina, Africa e Asia.
Lungometraggi a soggetto,
documentari e corti.
XX edizione della manifestazione
competitiva internazionale di
cinema, televisione e new media,
indirizzata ai bambini e ai ragazzi.
INTERNATIONALES LEIPZIGER
FESTIVAL FUR DOKUMENTAR
UND ANIMATIONSFILM
Sito web www.dokfestival-leipzig.de
Dove Lipsia, Germania
Quando 30 ottobre - 5 novembre
Resp. Claas Danielsen
tel. (0049-341) 308640
E-mail: [email protected]
墍> LA SCELTA
Alessandro Gassman
assicura, per esperienza
diretta, che è un cuoco
provetto, ma Gianmarco
Tognazzi si schermisce:
“Mio padre sì che era il vero
chef, io sì cucino ma più che
altro per eredità. In casa
mia c’è sempre stata la
tradizione dei fornelli e io
non mi sono sottratto ma
era Ugo il professionista, la
sua cucina era al pari di
quella dei più grandi
ristoranti”. Anche a
Gianmarco però piace
sperimentare, come faceva
papà Ugo: “Amo cambiare la
metodologia delle ricette e
contrastare i luoghi comuni.
Per esempio ho scoperto da
poco che certo pesce
congelato è meglio di quello
fresco, soprattutto se non
si è bravi a riconoscerlo”.
Come degustatore invece
Gianmarco Tognazzi
preferisce il salato. I dolci
non li cucina e non ne è
ghiotto: “Sul salato invece
copro tutta la gamma dai
sottoaceti al cinghiale in
umido”.
FRANCE CINEMA
Sito web www.francecinema.it
Dove Firenze, Italia
Quando 31 ottobre - 5 novembre
Resp. Aldo Tassone
tel. (055) 214053
fax. (055) 210536
E-mail: [email protected]
XXI edizione della rassegna dedicata
al cinema francese, organizzata
dall’Associazione François Truffaut.
In programma una selezione di
film-evento della stagione
cinematografica parigina 2005-2006,
e una retrospettiva su Philippe Noiret.
XXV edizione del prestigioso
festival del cinema muto mondiale,
organizzato dalla Cineteca del
Friuli. Rarità ritrovate e classici
restaurati. Fra le retrospettive: le
Silly Symphonies disneyane e il
cinema danese della Nordisk.
Ospita la XI edizione di Film Fair,
fiera del libro e del collezionismo
cinematografici.
FILMFEST HAMBURG
Sito web www.filmfesthamburg.de
Dove Amburgo, Germania
Quando 5-12 ottobre
Resp. Albert Wiederspiel
tel. (0049-40) 39919000
fax. (0049-40) 399190010
E-mail: [email protected]
XLIX edizione della storica rassegna
competitiva dedicata ai documentari
e al cinema d’animazione.
Lungometraggi, corti e retrospettive.
XIV edizione del festival
competitivo la cui selezione
ufficiale offre un ricco panorama di
prime internazionali, comprese le
produzioni indipendenti, i
documentari e i film d’animazione.
Ospita il Children’s Filmfest.
XX edizione del festival
internazionale di cinema e
televisione. Si svolge sotto l’Alto
Patronato dei Presidenti della
Repubblica Italiana e Francese, con il
patrocinio del Consiglio d’Europa e
di numerose altre istituzioni.
EUROVISIONI 2006
Sito web www.eurovisioni.it
Dove Roma, Italia
Quando 20-23 ottobre
Resp. Henry Ingberg
tel. (06) 59606372
fax. (06) 59606571
E-mail: [email protected]
RELIGION TODAY
Sito web www.religionfilm.com
Dove Trento, Italia
Quando 11-14 ottobre
Resp. Lia G.Beltrami
tel. e fax (0461) 981853
E-mail: [email protected]
IX edizione del “Festival
internazionale di cinema e
religione”, inteso a promuovere la
conoscenza delle opere in cui
l’esperienza religiosa e il sacro
assumono una cifra estetica su cui
riflettere. Il tema odierno è “Cielo
sulla terra: il miracolo”. Tre sezioni
(film a soggetto, documentari,
corti).
WARSZAWSKI MIEDZYNARODOWY
FESTIWAL FILMOWY
Sito web www.wff.pl
Dove Varsavia, Polonia
Quando 6-15 ottobre
Resp. Stefan Laudyn
tel. (0048-22) 6214647
fax. (0048-22) 6216268
E-mail: [email protected]
XXII edizione della rassegna
competitiva di lungometraggi
internazionali a soggetto e
documentari. E’ il più grande
happening di cinema in Polonia.
FESTIVAL INTERNATIONAL
CINEMA MEDITERRANEEN
MONTPELLIER
Sito web www.cinemed.tm.fr
Dove Montpellier, Francia
Quando 27 ottobre - 5 novembre
Resp. Jean-François Bourgeot
tel. (0033-4) 99137373
fax. (0033-4) 99137374
E-mail: [email protected]
XXVIII edizione del festival
dedicato ai film dei paesi che si
affacciano sul Mediterraneo.
Lungometraggi e corti concorrono
all’assegnazione dell’Antigone
d’Oro e del Gran Premio del
Cortometraggio.
festival del mese di Massimo Monteleone
divi al fornello di Chiara Ugolini
CINEMA. FESTA INTERNAZIONALE
DI ROMA – ROME FILM FEST
Sito web www.romacinemafest.org
Dove Roma, Italia
Quando 13-21 ottobre
Resp. Giorgio Gosetti
tel. (06) 454683900
fax. (06) 454683700
E-mail: [email protected]
V I N C I T O R E
FESTIV
VA
AL
L DI CANNES
MIGLIOR REGISTA
‘
D A L
2 7
O T T O B R E
A L
C I N E M A
TuttoDiTutto
Morandini in pillole
Quello che
di Morando Morandini
> 30 Agosto Arrivo in auto al Lido in tempo per perdere
> 2 Settembre Sabato in onore di The
l’anteprima di De Palma, di cui 24 ore dopo leggerò una perfida
sintesi (a pale noir). Decido di cominciare bene la 63ª Mostra con
Lettere dal Sahara di De Seta, amico mio coetaneo, “un
antropologo che parlava con la voce di un poeta” (Martin
Scorsese). Lo è ancora. Completo la giornata con due americani
interessanti: Infamous, un altro Capote (era anche lui di origine
italiana) e il documentario The U.S. vs. John Lennon, che colma
una lacuna della mia ignoranza musical-politica (War is over! If
you want it).
Queen e della grande Mirren. Doveva
capitare a me, repubblicano dall’età di dieci
anni (influssi familiari: dormivo con i ritratti
di Mazzini e Garibaldi a portata d’occhio) di
vedere un film filomonarchico intelligente,
divertente e persino commovente. Diretto
da Frears, per giunta.
> 31 Agosto In un’ideale classifica dei 10 migliori documentari
della storia del cinema dovrebbero figurare i 255 minuti del
requiem in quattro atti di Spike Lee sulla tragedia (29-8-2005)
dell’uragano Katrina a New Orleans. Nessun cineasta bianco, anche
il più radicale dei “liberals”, avrebbe saputo rievocare quel
disastro e le sue conseguenze come Spike Lee con la sua ottica di
afro-americano.
> 1 Settembre Resnais ha cambiato il titolo all’ultimo
momento, d’accordo, ma che pena vedere annunciato
nel catalogo e nei programmi Coeurs così francese e
così Resnais con l’inglese Private Fears in Public
Places di Ayckbourn. Terza buona giornata anche
grazie a Heimat-Fragmente, ma occorre avere
molto amato Reitz e le 52 ore della sua saga per
apprezzare questi frammenti. A proposito. Dove la
mettiamo la sua saga: nella storia del cinema o in
quella della tv?
> 3 Settembre Che cosa significa in cinese Hei yanquan, cioè
Non voglio dormire da solo, nono film di Tsai Ming-liang? Non sono
riuscito a saperlo e Marco Müller non l’ho mai visto al Lido nemmeno
da lontano. Prima di iniziare le riprese un indovino disse al regista
che “nel suo nuovo film ci sarebbe stata una pozza d’acqua scura,
come un ricordo molto profondo, e che quando avesse trovato quella
pozza, il film avrebbe potuto dirsi concluso”. Sono entrato anch’io in
quella pozza d’acqua, incantato e stanco.
> 4 Settembre Secondo me
in Bobby c’è un piccolo mistero.
Perché nel film sulle ultime ore di
Robert F. Kennedy, ucciso poco
dopo la mezzanotte del 5 giugno
1968 all’Ambassador Hotel di Los
Angeles, l’attentatore è messo
subito in un angolo, sbrigato in poche immagini, senza dirne il nome
(il giordano Sirhan B. Sirhan)? Perché nel prolisso pressbook non è
nemmeno citato? Tra i 22 personaggi, comunque, c’è la memorabile
parrucchiera di Sharon Stone. Trattiamola con più rispetto, almeno
Appuntamento fisso con un ammiratore mascherato. Che si confessa alla Kidman, per parlarle di sé, del cinema e del mondo
SulletraccediNicole
16 RdC Ottobre 2006
Snobbato e affondato
La tua presenza a Roma? Un messaggio in codice al Lido
Sapiente Nicole,
lo avevamo detto: la Festa di
Roma fa traballare Venezia. Il
segno definitivo dell’imminente rischiotrasloco è il tuo arrivo in veste di
madrina. Chissà quanti tra i lettori della
“Stanza” avevano intuito il mese scorso
che insistere nel dire che Roma pestava i
piedi a Venezia e rischiava di farle molto
male era un modo per annunciare proprio
il tuo arrivo. Lasciamo stare le questioni
personali: il fatto che tu venga in realtà a
trovare me, nella mia città (lo scorso
anno di questi tempi la scusa fu la tua
partecipazione al programma di Maria De
Filippi, il cui ricordo hai giustamente
rimosso), e che la tua presenza alla Festa
di Roma sarà un modo come un altro per
verificare se Keith, tuo marito, continua
ad assolvere ai doveri che ha nei tuoi
confronti. Quel che conta è che sarai il
volto più importante della Festa, capace,
da solo, di dare luminosità e dignità
internazionale a qualsiasi evento. Quel
che Venezia recentemente non è
riuscita a fare: ricordo ancora gli ultimi
tuoi passaggi al Lido, quando fosti
battuta nella Coppa Volpi da Sandra
Ceccarelli (anno 2001) e Imelda
Staunton (anno 2004). Bene, quei due
episodi restino stampati nella mente di
chi ancora si chiede come mai il cinema
che conta, dunque te, mia adorata
Nicole, passi sempre meno per il Lido. A
proposito di Testaccio: gli inquilini di un
condominio si sono ribellati perché le
riprese di un tuo spot li avrebbero
disturbati. Così dicono i giornali: in
realtà è stato perché, dopo averti vista,
sono impazziti d’amore e non volevano
più mandarti via.
Tuo Peter Parker
gli altri non dicono: riflessioni e note a posteriori di un critico DOC
come attrice. Qualche stitico giornalista che fa il sopracciò s’è
lamentato che sia stato messo in concorso un “work in progress”. La
locuzione è stata voluta dal regista Estevez, figlio di Martin Sheen,
insoddisfatto della colonna musicale.
aggiunge: “Immagine sgranata, qualcuno dice brutta. Ma quando
è povera hai molte più ragioni per sognare”. Storie di incubi da
esorcizzare, ma il mondo della realtà esiste e fa più paura degli
incubi.
> 5 Settembre Da dieci anni ormai non lavoro più
per quotidiani. Non mi tocca, perciò, stillare bilanci,
commenti generali, dissertazioni critiche. A Marco
Müller faccio soltanto un rimprovero: avere messo in
Orizzonti e non in concorso l’indonesiano Opera Java di
Garin Nugroho. L’ho recuperato al Palabiennale su
suggerimento di Michel Ciment, cinecritico di prima fila
in Francia. E’ un film ricchissimo a tutti i livelli: canto, danza, mimica
(diventano espressive persino le dita di piedi), coreografie, scene,
costumi, erotismo, violenza tragica. C’è persino una dimensione
socio-politica: come quello di Spike Lee, è un requiem per le vittime.
> 8 Settembre Uscito da
> 6 Settembre Il carattere di un direttore di festival si
vede anche da certi accostamenti di programma: Il Diavolo
veste Prada, fuori concorso, forse il titolo più propagandato
della Mostra, e in concorso i 68 minuti di Quei loro incontri –
su dialoghi di Cesare Pavese – di Huillet – Straub, terroristi del
rigore e della purezza.
Nuovomondo dico agli amici:
“Potrebbe mettere d’accordo una
giuria come ha già fatto col
pubblico”. Esistono film che uniscono
e film che dividono. La stella che non
c’è di Amelio fa parte dei secondi. Il
terzo di Crialese è insieme semplice a
livello narrativo e pensato alla grande
nelle immagini. Bastano tre esempi:
l’avvio dell’arrampicata petrosa, il
finale nuotato nel latte e, in mezzo, la nave degli emigranti che si
stacca dalla banchina, dividendo in due la folla.
> 9 Settembre Il corto d’animazione che fa da sigla a tutti i
film della Mostra dura circa mezzo minuto. Un “suiveur” moderato
lo vede almeno una trentina di volte. A metà mostra lo si detesta,
nell’altra metà si cerca di non guardarlo.
> 7 Settembre Leone d’Oro alla carriera a
> 10 Settembre Sull’ultimo numero del settimanale Variety
David Lynch con proiezione di Inland Empire,
titolo topografico losangelino come il precedente
Mulholland Drive (2001). Girato in digitale “perché
la pellicola è lenta”, spiega il 60enne regista, che
(September 4-10-2006) scopiazzato in mezzo mondo, vedo una
pagina pubblicitaria in nero con questa scritta in bianco: “Qualcuno
doveva dirlo: guardate i film nel modo in cui volevano essere
guardati”. Cioè al cinema.
appuntamenti
Que viva America!
Dalla dittatura argentina al golpe in Cile.
Trieste non dimentica il sud del continente
Dittature, colpi di stato, immigrazione. Filo
rosso del Festival del Cinema Latino
Americano di Trieste sono quest’anno
impegno e memoria storica. Un ricordo, dal
21 al 29 ottobre, va innanzitutto all’altro 11
settembre. Quello del 1973, prima appoggiato
e taciuto dagli Stati Uniti e infine messo in
ombra dalla più recente tragedia delle Torri
Gemelle. A ricordare il sanguinoso golpe che
portò al potere il generale Pinochet è una
retrospettiva sul regista cileno Manuel
Basalto, che al drammatico epilogo del
governo Allende dedicò gran parte della sua
filmografia. Le ferite aperte dell’America
Latina sono poi protagoniste di una mostra
fotografica, che, in occasione dei trent’anni
dalla dittatura militare, darà voce alla
memoria di un evento in Occidente troppo a
lungo sottovalutato. Alla presenza di Estela
Carlotto, presidentessa delle Abuelas de
Plaza de Mayo, la presentazione delle
migliori tesi di laurea omaggerà i vent’anni
della scuola di cinema e tv, fondata a La
Habana da Gabriel Garcia Márquez.
Oltre 150 tra film, documentari, corto- e
mediometraggi affronteranno poi i temi del
“sentiero ebreo” e della presenza italiana in
America Latina, insieme a quello del difficile
cammino democratico dell’intero continente.
Repliche della programmazione sono
previste a novembre a Roma, Bolzano,
Brescia, Cremona e Verona.
Oriente estremo
Addio feste in
maschera
Una maratona horror per la notte
di Halloween. Ed è solo l’inizio
Non aprite quella sala. Anzi quelle: ben
sette, in altrettante città italiane, che il 31
ottobre celebreranno la notte di Halloween
con una non-stop dell’orrore. Protagonista
assoluto il cinema giapponese di Takashi
Miike e Norio Tsuruta, di cui saranno
proiettati in loop i più recenti The Call e
Premonition. Roma, Bologna, Padova e
Napoli fra le piazze che aderiscono
all’iniziativa, per appassionati e
sopravvissuti l’appuntamento prosegue poi
in edicola con l’Asian Terror. The Xtreme
Dvd Collection della De Agostini. Fra i titoli
in uscita anche The Grudge e il rarissimo
Marebito di Takashi Shimizu, The Eye dei
gemelli Pang e il The Ring originale di
Nakata. Da non perdere, per i fan di Miike, il
suo cult Audition del 1999.
Ottobre 2006 RdC 17
COVER STORY
InWorld Trade Center Oliver Stone racconta la
storia vera di due sopravvissuti. Ma l’11 settembre,
suggerisce Spike Lee in un documentario, non è
l’unica catastrofe “innaturale”…
Tamericane
raged
DI MARINA SANNA
18 RdC Ottobre 2006
ie
a stima delle vittime dell’uragano
Katrina è ancora vaga, si parla di
circa 1800 morti, l’inondazione di
New Orleans potrebbe aver fatto
sparire per sempre centinaia di corpi. 2749
invece quelle delle Torri Gemelle, 20 i
sopravvissuti. Oliver Stone, al festival di
Venezia per presentare fuori concorso
World Trade Center, la vede così: “L’11
settembre è profondamente diverso da
Katrina. L’uragano è una catastrofe
naturale, l’attentato alle Torri è aberrante
perché opera di esseri umani”.
Questione di prospettive.
L
KATRINA E IL MISTERO DEGLI
ARGINI ROTTI
Nel bel documentario When the Levees
Broke. A Requiem in Four Acts (in
anteprima a Venezia, vedi p. 32 ) Spike
Lee mostra, senza nulla celare,
responsabilità e inadeguatezze
dell’amministrazione Bush. La questione
cruciale è: perché gli argini che
proteggevano New Orleans non hanno
retto alla furia dell’uragano? L’ipotesi
buttata là dal regista afroamericano e
suffragata da diverse testimonianze è che
siano stati fatti saltare (era già successo in
passato) per far defluire acqua e melma
dalla zona francese, quella “in”.
Viva i ricchi, a morte i poveri. Nelle ore
successive migliaia di donne, vecchi e
bambini sono rimasti senza viveri,
elettricità e assistenza. Rinchiusi per
giorni nel Superdome, lo stadio di
Ottobre 2006 RdC 19
COVER STORY
“Quel giorno sono corsa
all'ospedale per aiutare i feriti.
Sono figlia di un'infermiera”
Maria Bello, attrice
football, sono usciti coperti di escrementi
e altro (i video sono terribili) mentre decine
di cadaveri giacevano, ai margini delle
strade, con appoggiati sopra i biglietti dei
famigliari. Il presidente Bush svolazzava nei
cieli, a bordo del suo Air Force One, per
tenere “sotto controllo” una situazione ai
confini della realtà.
L’11 SETTEMBRE E IL REGIME
DELLA PAURA
Da Katrina è trascorso giusto un anno,
dall’11 settembre cinque. In entrambi i casi
il lutto è ancora in elaborazione. “Le Torri
sono assurte a simbolo della paura. E come
diceva Roosevelt l’unica cosa che
dobbiamo temere è la paura”. Oliver Stone,
col passare degli anni è diventato
irresistibile. La mente vivace, il passato
burrascoso, le rughe profonde, il
proverbiale temperamento hanno un
alleato in più: l’umorismo. “Invecchiando
si cambia. Si affina l’intelligenza, si diventa
spiritosi e più umili” dice, alludendo al
recente insuccesso di Alexander,
l’ambizioso kolossal su Alessandro Magno
stroncato da più parti. “Ma io non
rinuncio mai. Sto girando una versione più
lunga che vedrete in dvd il prossimo anno”.
Anche World Trade Center, il film sull’11
settembre interpretato da Nicolas Cage e
Maria Bello, ha scatenato polemiche
(e apprezzamenti: il Time ad esempio lo ha
definito un’opera delicata e profonda). Ma
è stato il plauso della destra a lasciare
interdetto Stone: “Credo di aver perso ciò
che avevo di buono se sono diventato un
paladino per i conservatori” ironizza. “In
realtà mi interessano le persone, è sempre
stato così. Mi sono ispirato agli agenti
McLoughlin e Jimeno perché era una storia
bella da raccontare. Li ho ascoltati parlare
per ore, ho preso appunti. La loro
esperienza, il loro dramma, non lasciava
20 RdC Ottobre 2006
Stone con
McLoughlin
e Jimeno
spazio alla politica”. World Trade Center si
concentra infatti soprattutto sul salvataggio
dei poliziotti McLoughlin e Jimeno
intrappolati nelle macerie delle Torri
Gemelle per 12 ore e dati per dispersi. “C’è
bisogno di speranza - prosegue Stone -.
Ogni giorno succede qualcosa di bello nel
mondo e non ce ne accorgiamo più.
Abbiamo perduto l’empatia, la fiducia
degli altri, noi americani però non siamo
impazziti e ci auguriamo dal profondo che
questa sia solo un’aberrazione
momentanea. Le conseguenze dell’11
settembre sono state persino peggiori
dell’attentato, abbiamo subito pesanti
restrizioni sul piano costituzionale,
l’orizzonte si è fatto più cupo. Il terrorismo
va combattuto, ma in un sistema di legalità
e da professionisti, senza interferenze.
Nel marzo del 2002 qualcosa è cambiato:
con la guerra in Iraq è incominciato il
regime di Bush”.
EROISMO DA VENDERE
Il sergente McLoughlin, 21 anni di servizio
presso il Dipartimento di Polizia di
Authority, ce l’ha scritto in faccia: niente
sarà come prima. E’ al seguito di Stone con
Jimeno ed è quello che ha sofferto di più,
6 mesi di ospedale e 4 anni di riabilitazione
non sono serviti a molto: ha metallo
dappertutto, nelle gambe, nelle anche,
cammina come quei trampolieri un po’
storti che si vedono nei circhi di periferia.
Quando ha scelto di diventare poliziotto ci
ha pensato a lungo. Conosceva benissimo le
Torri, ci ha passato 12 anni, specie dopo
l’attentato del ’93. “Le finestre sono esplose
davanti ai nostri occhi, è stato
impressionante. Pensavamo che si potesse
ripetere ma nessuno avrebbe mai
immaginato un attacco aereo e soprattutto
l’implosione delle Torri. Non era successo
allora, quando le bombe erano state messe
nel garage del World Trade Center…”. Nel
film McLoughlin è interpretato da Nicolas
Cage mentre l’attrice Maria Bello fa la parte
della moglie. “Nicolas è stato grande continua McLoughlin -. Abbiamo passato
molto tempo insieme e fatto un bel lavoro.
Quando finalmente io e la mia famiglia
abbiamo visto World Trade Center ci siamo
emozionati tantissimo. Dimenticare quel
giorno, la gente che urlava, il rumore
assordante, i colleghi e amici che sono
morti, è impossibile”.
Medusa Film.
Il grande cinema
passa per Roma.
N - Io e Napoleone
La Sconosciuta
un film di Paolo Virzì
un film di Giuseppe Tornatore
Viaggio Segreto
The Departed
un film di Roberto Andò
un film di Martin Scorsese
VENEZIA 63
David Lynch mattatore.
Il Leone alla Carriera
lo ripaga dello smacco
subito 20 anni fa.
Quando il festival disse
no al suo Velluto blu
Schegge
di Festival
Dedichiamo a David Lynch il primo dei nostri colpi di
fulmine. A seguire una carrellata dei film più interessanti
e dei protagonisti (più simpatici) della
Sembra 007 e invece è
recente Mostra d'Arte Cinematografica
Clive Owen. Con Children
Foto di Domenica Cappa e Alessandro Lanari
22 RdC Ottobre 2006
of Men l’attore ha
stregato il pubblico
femminile (e non solo)
Spike Lee non ci sta:
“Sulla questione Katrina
– fa eco al suo
applauditissimo When the
Levees Broke – il governo
Usa non dice la verità”.
Accanto Juliette Binoche
con inedita capigliatura
bionda. Parrucchiere
d’eccezione il regista Hou
Hsiao-hsien, che ha
imposto l’acconciatura
per il suo prossimo Orsay
Scarlett Johansson fa la diva
per The Black Dahlia. Sotto
il fidanzato Josh Hartnett,
comprimario nel film di De Palma,
e Christian Slater in pasto ai fan
Baci, baciamano e sorrisi.
Dall’alto la bella Micaela
Ramazzotti di Non prendere
impegni stasera, il Ministro
Rutelli con la presidente di
giuria Catherine Deneuve e la
soddisfazione di Lindsay
Lohan: in Bobby è una
rivelazione
Ottobre 2006 RdC 23
VENEZIA 63
I
FILM
h
InlandEmpire
DI DAVID LYNCH CON LAURA DERN
Nella massa inestricabile di visioni
associative e coerenti, diciamo
coerentemente associative, che inventano e
imitano l’invisibile perturbante della mente,
la nuova opera di David Lynch è un film che
guarda lo spettatore. Senza scampo. Il
rifiuto del film come la delittuosa
partecipazione si giocano nella capacità di
abbandonarsi al flusso del caos invece che
alla conferma della logica. Ogni nostro
bisogno di rassicurarci nell’organizzazione
di narrazioni definite va in frantumi se, con
profonda onestà, e aperti al dolore,
accettiamo l’altra metà del mondo, e di
noi stessi, quella irraccontabile.
Disperati, i compilatori del pressbook
del nuovo film di David Lynch sono
riusciti a scrivere soltanto tre righe
della cosiddetta trama: “Il mistero
di un mondo all’interno di altri
mondi che si svela intorno a una
donna innamorata e in
pericolo”. A Venezia si sono
disperati anche molti
spettatori, che hanno
rifiutato la più sconcertante
e riuscita ipotesi filmica di
esperienza dell’altra metà,
dopo Murnau, Buñuel,
Fellini. Inland Empire è
un’opera “ultima”,
24 RdC Ottobre 2006
complessa come un quadro apocalittico di
Brugel, profonda come certe pagine di Jung,
unica, insostituibile, come un film di David
Lynch. Tra gli applausi liberatori, delle tre
ore di angosciosa bellezza onirica qualcuno
ha detto che si tratta di un’ingiusta
aggressione alla fiducia dello spettatore. E’
vero, ma non è lo spettatore fiducioso che
cerca Lynch. Come Guernica di Picasso fu
l’approdo grandioso di un percorso non
prevedibile, e l’Ulisse di Joyce lo squarcio su
un nuovo tempo del romanzo, questo film è
il gol suberbo e irripetibile di una carriera, il
lavoro finale, di trascendenza e
superamento, del regista di Twin Peaks,
Cuore selvaggio, Strade perdute, a cinque
anni di distanza dal congegno che lo
predisponeva, Mulholland Drive. Trent’anni
fa Lynch definì Eraserhead, che lo impose,
“un sogno di cose oscure e inquietanti, un
incubo popolato di incubi”. Ma era un work
in progress vincolato al realismo. Con il
cinema digitale oggi Lynch ha realizzato la
più accurata e sconvolgente opera narrativa
sul sognare. Lynch sa che nell’era delle
immagini si sogna “col” cinema. Dalla collina
più celebre del mondo, vediamo a un certo
punto la celebre scritta a caratteri cubitali:
Hollywood. Visto che Lynch chiede il
rispetto della grafia maiuscola, forse il titolo
completo è questo: “Hollywood, Inland
SILVIO DANESE
Empire”.
Complesso come
un dipinto di Brugel,
profondo come Jung
I PROTAGONISTI
Leoni
per tutti
I grattacapi di Müller
La sorpresa, la
certezza, la
rivelazione. Ovvero:
i tre volti di una
premiazione che ha
fatto (s)contenti
tutti. In ordine
rigorosamente
sparso: Helen Mirren
con la Coppa Volpi
per The Queen, il
gentiluomo Crialese
premiato per
Nuovomondo e il
cinese Jia Zhang-Ke
vincitore con Still
Life.
Il Direttore nella fossa dei Leoni. Prima doveva sbrigarsela
soltanto con quelli d’Oro e d’Argento, ora si moltiplicano a vista
d’occhio. A giudicare dallo sguardo perplesso non è andato
tutto liscio come l’olio…
La principessa e il rospo
Mostrami i piedi e ti dirò chi sei. A giudicare dall’impietoso
scatto in passerella potrebbe trattarsi della principessa e il rospo.
Lei è invece addirittura Sua Maestà Helen Mirren, lui il regista
Stephen Frears che l’ha incoronata in The Queen.
>>>
Ottobre 2006 RdC 25
VENEZIA 63
I
FILM
h
The Queen
DI STEPHEN FREARS CON HELEN MIRREN, MICHAEL SHEEN
Cinema e storia. Un tema di
quelli che ritornano e su cui sono
stati scritti libri e libri. I film in
costume, la storia come
ricostruzione minuziosa, la storia
vista dal basso, vista dalla parte dei
potenti, nei piccoli segni o nelle
grandi strategie. I vincenti e gli
sconfitti. Un arco di film dal
drammatico al parodistico. E così
via, infinite possibilità e discorsi.
The Queen è storia contemporanea,
i personaggi sono attuali: e tutti si
temeva che Frears inciampasse
nella piccola quotidianità, nello
sbirciare dietro le quinte, che si
impantanasse nel gossip e nei
retroscena. Invece proprio no: la
regina è una grande Regina,
l’Inghilterra ha una storia
millenaria, Blair è un politico
intelligente e astuto, e c’è anche
chi ci fa una brutta figura (alla pari,
il principe Filippo e la moglie di
Blair). La morte di Lady Diana
suscita emozione e sgomento.
Come reagire? Esporre la bandiera
a Buckingham Palace? Funerali con
tutti gli onori? La Regina esita,
medita, viene visitata da un
magnifico cervo e gli rende visita
quando lo uccidono: poi scende in
campo da vera Regina. Film
classicissimo nello stile (che non si
sente mai), attori strabilianti (la
Mirren è Elisabetta II!), nessun
momento di stasi, politica e storia
fuse insieme. E Frears fa un bel
passo avanti nella considerazione
critica.
BRUNO FORNARA
Still Life
DI JIA ZHANG-KE CON ZHAO TAO
Nuovomondo
DI EMANUELE CRIALESE CON VINCENZO AMATO, CHARLOTTE GAINSBOURG
In ogni tempo l’uomo ha cercato una terra
ideale, sulle cui asperità si sono spesso
dolorosamente infranti sogni e utopie.
Emanuele Crialese ha conservato e maturato
anche lui, nei quattro anni che lo separano
dal fortunato Respiro, l’ideale di un film che
raccontasse uno spicchio di passato della
sua terra d’origine, la Sicilia. Nuovomondo è
la storia in tre parti, scrupolosamente
documentata, della coscienza e dei
preparativi di un viaggio, del suo procedere,
del suo compiersi. La famiglia che parte dalle
pietre grezze dell’Isola e approda all’edificio
di pietra dell’Island (si tratta di Ellis, “l’isola
delle Lacrime”), è il simbolo di chi mette in
gioco tutto ed è disposto a perdere il bene
prezioso della memoria e della Patria,
26 RdC Ottobre 2006
rischiando di morire lentamente “al passare
d’ogni onda dell’Oceano”. Crialese scrive e
dirige un film commovente e ben scandito,
che mescola rispetto e curiosità per un
fenomeno epocale. L’antefatto siciliano è
crudo e virato nei colori del grigio; il viaggio
in mare è angosciato e appassionato, si
stringono rapporti di solidarietà anche tra
“diversi”, tra Lucy (Charlotte Gainsburg,
ispirata), Salvatore (Vincenzo Amato,
ammirevole) e la madre di lui (un’icona,
Aurora Quattrocchi); l’arrivo comincia a
delinearsi con colori più accesi, a sfruttare
una narrazione più distesa. Morale, storia,
politica sono estranee: a Crialese
interessano i “nuovi” sguardi, le “nuove”
parole.
LUCA PELLEGRINI
La leggenda narra che un vecchio
critico sostenesse che per parlare
di un film non fosse necessario
vederlo, perché la visione avrebbe
influenzato il concetto che del film
ci si era già fatto. È esattamente
quello che è successo a Still life.
Leone d’Oro alla 63a Mostra di
Venezia, la pellicola di Jia ZhangKe è stata presentata come film a
sorpresa e, di sorpresa, ha colto
chi non è riuscito a vederlo per
motivi legati alla programmazione
e, soprattutto, chi se lo è ritrovato
trionfatore in barba a ben altre
previsioni. Quindi, non potendo
giudicare in base alla visione, si è
giudicato in base ai più vieti
pregiudizi: cinese, lento, noioso.
Che tristezza. Still Life è il ritratto
commovente di un paese in
disfacimento che tenta
disperatamente di sopravvivere a
se stesso. La lentezza, a volte, è
solo un problema di lettura.
ALESSANDRO BOSCHI
I PROTAGONISTI
Charlotte Gainsbourg sbeffeggia
la squadra di Gianni Amelio. Tai Ling
sorride, ma lui e Castellitto sono perplessi.
In tanti, al Lido, hanno cercato invano
La stella che non c’è
Altro che Siccità
Dalla regata storica alla Navicella: il successo di
Daratt era nell’acqua. Ironia della sorte, soprattutto
per un film che in italiano suona proprio Siccità. Un
paradosso che al regista Mahmat-Saleh Haroun è
valso una pioggia di riconoscimenti. Dopo quello
dell’Ente dello Spettacolo anche il meritatissimo
Premio della Giuria.
De Palma in fuga
dalla Mostra. Il
ricordo più nitido del
suo Black Dahlia è
l’assenza della
Johansson in Sala
Grande. Bizze col
parrucchiere?
Macché. Se l’è data
alla grande…
>>>
Ottobre 2006 RdC 27
VENEZIA 63
I
FILM
Daratt
h
DI MAHAMAT-SALEH HAROUN CON ALI BACHA BARKAÏ, YOUSSOUF DJORO
Una pistola per una vendetta. La impugna il quindicenne Atim, alla ricerca
dell’assassinio del padre, trucidato mesi prima durante la guerra civile in Ciad.
Lo trova a N’Djamena: è Abdallah Nassara, fornaio. Ignaro, l’uomo assume
Atim, gli trasmette i segreti del mestiere, intende adottarlo. Terzo
lungometraggio del regista del Ciad Mahamat-Saleh Haroun, Daratt significa
“stagione secca”: aridità e siccità non solo climatiche, ma antropologiche.
Mancava da tempo l’Africa in concorso alla Mostra, ritorna parlando di sé,
delle sue guerre (quarant’anni e quarantamila morti in Ciad), della sua
desertificazione socio-ambientale. E lo fa con stile morale, tracciando sullo
schermo una parabola di redenzione, dalla coercizione della vendetta alla
legge del perdono. Un altro mondo è possibile, per ora sono arrivati i premi:
quello Speciale della giuria di Venezia 63, la menzione del Signis e la nostra
FEDERICO PONTIGGIA
Navicella.
Children of Men
DI ALFONSO CUARÒN CON CLIVE OWEN, JULIANNE MOORE
Realizzare un film dal romanzo di P. D.
James Children of Men deve essere stata
decisamente un’operazione da far tremare i
polsi, in cui si rischiava molto e il passo falso
era dietro l’angolo. Alfonso Cuaròn è invece
riuscito a mantenere strette le redini di
un’operazione che lo vedevano confrontarsi
con temi enormi quali la sopravvivenza
dell’umanità e la sua triste deriva. Ma anche i
fenomeni dell’immigrazione, della fertilità e
dell’ambiente. Il protagonista Theo (Clive
Owen) si trascina per le strade di Londra,
portandosi dentro un terribile dramma e la
consapevolezza che tutto stia ormai
28 RdC Ottobre 2006
volgendo al termine. Non
nascono più bambini da anni e
le farmacie fanno soldi a palate
vendendo Quietus, kit per un
suicidio veloce e indolore. Ma
poi riappare l’amata Julian
(Julianne Moore) che, prima di
essere uccisa dalla polizia,
gli consegna l’ultima,
insperata speranza per
un futuro che sembrava
segnato: una ragazza di
colore incinta all’ottavo
mese. Da qui parte la
seconda parte del film, con il
protagonista che deve difendere la
futura puerpera e quel lumicino di
speranza che vive in lei. Se la parte
dedicata alla costruzione della trama e
dei personaggi viene risolta
brillantemente dal regista messicano,
è nelle scene d’azione che egli dà il
meglio di sé stesso. Alcuni
piani sequenza, come
quello dell’assalto al
condominio dove si
nascondono i rivoltosi,
sono autentici pezzi di
bravura.
ALESSANDRO BOSCHI
I PROTAGONISTI
Imbucato
speciale
Il più fotografato è
lui: l’ultimo dei
Mohicani. Qualcuno
giura sia passato al
trucco, altri di averlo
visto alla proiezione
di Quei loro incontri.
Mistero svelato? A
Tsai Ming-liang poco
importa. Pur di
avere un po’
d’attenzione, si
intrufola anche lui
nella sua foto
ricordo: He doesn’t
Want to Stay Alone.
Niente Prada per Prodi
Prada non veste Prodi ma Müller (ben
cinque le mise che gli ha fornito Miuccia).
Messo in ombra anche dal look di Bertinotti,
il Presidente del Consiglio guarda con invidia
alla guru Meryl Streep. Il calendario gli
concede però soltanto Davide Croff.
Meryl Streep
La stampa la vuole senza
occhiali, lei rifiuta con
garbo: “I’m a movie star”,
risponde ancora in parte
>>>
Ottobre 2006 RdC 29
VENEZIA 63
I
FILM
h
Bobby
DI EMILIO ESTEVEZ CON ANTHONY HOPKINS, SHARON STONE
Musica sopraffina, un cast di stelle
a getto continuo, un film corale, un
omicidio plateale. Non è il Nashville
di Altman, ma Bobby, primo film su
Robert Fitzgerald Kennedy, fratello
minore, solo anagraficamente, del
più famoso John. Lo ha girato Emilio
Estevez, figlio di Martin Sheen, alla
prima regia cinematografica. Ci
immerge in un giorno dell’Hotel
Ambassador di Los Angeles, quel
maledetto 6 giugno del 1968 che
vide il trionfo e la morte di Bobby.
Così lo chiamavano i diseredati,
perché simbolo, soprattutto dopo la
morte di Martin Luther King, di
un’America diversa e
potenzialmente rivoluzionaria, che
voleva fare l’amore e non la guerra.
Il suo pragmatismo idealista forse
avrebbe cambiato il mondo, dal
basso. Uno sparo, come nel film di
Altman, ucciderà il sogno
americano. Lì moriva l’illusione
country di un’America profonda
forse mai esistita, qui l’utopia della
Nuova Frontiera e la speranza di un
mondo diverso e possibile. Estevez
racconta la Storia attraverso tante
piccole vite imperfette, Bob
Kennedy è solo nei filmati di
repertorio e nelle sue parole più
intense. Bravo Estevez, ex
scapestrato del Brat Pack, che narra
con passione, bravura, sensibilità e
BORIS SOLLAZZO
delicata retorica.
The Magic Flute
DI KENNETH BRANAGH CON JOSEPH KAISER, AMY CARSON
Potere della musica, magia del cinema: Kenneth
Branagh si appropria del famoso Singspiel mozartiano, lo
spoglia degli elementi misterici e massonici, adatta allo
schermo il testo chiedendo a un letterato-regista come
Stephen Fry di tagliare i recitativi e tradurre il libretto in
inglese, infine trasporta la narrazione dall’Egitto alle
trincee della Prima Guerra Mondiale. Dopo la vorticosa
ouverture, ecco apparire le tre dame prima in vesti di
crocerossine e poi di esploratrici che cercano di
convincere Tamino a liberare Pamina dalle mani di
Sarastro e aderire così ai propositi della Regina della
Notte, che affronta le agilità della sua prima aria
piazzandosi su un carro armato e quelle della seconda
piroettando in un cielo senza stelle. Il flauto conserva il
suo potere, trasformando alla fine la terra dei morti in
terra dei vivi, i campi di battaglia in verdi giardini.
Branagh, con le sue ardite, aeree inquadrature, si
dimostra uno dei registi di cinema più musicali del
mondo. Aiutato da cantanti bravi e belli, accompagnati
dalla direzione d’orchestra di James Conlon. Mentre
Wolfgang Amadeus sbircia da lassù, soddisfatto, questa
nuova incursione tra le arti dell’uomo, a difesa delle sue
più belle, eterne aspirazioni.
LUCA PELLEGRINI
30 RdC Ottobre 2006
Marco Müller e l’amico Zhang
Yuan si sono aggiudicati il nostro
Premio Wella. Sottotitolo: a chi
troppo e a chi niente
I PROTAGONISTI
Princess
Anne
Weisz senza paura
L’Oscar e la maternità: è l’anno di Rachel
Weisz, alla Mostra con il marito Darren
Aronofsky, che l’ha diretta in The Fountain.
“Veder lavorare Darren è stato carino,
sexy. Ho conosciuto un altro suo aspetto, è
un regista duro, tosto”. The Fountain ha
avuto un’accoglienza controversa, ma per
la Weisz “è un film da rivedere, unisce
amore e fantascienza, cerca un impatto
emotivo anziché intellettuale”.
Premiata dall’Academy quale miglior
attrice non protagonista per The Constant
Gardener – “un’esperienza surreale, come
nuotare sott’acqua -, qui interpreta una
regina spagnola, una sposa spaziale e una
malata di cancro al cervello: “Per
prepararmi al ruolo, ho letto molti libri
sulla morte, ho vissuto fianco a fianco con
pazienti terminali negli hospice, posti belli e
tristi insieme”. E rivela: “Per un momento
ho superato la paura della morte”.
La chiamano la
nuova Audrey, in realtà
è un misto di Julia
Roberts e Biancaneve.
E’ americana di New
York ma parla italiano
fluidamente, il suo
fidanzato (di Foggia)
vive a Roma e lei va
spesso a trovarlo.
“Eravamo in un
ristorante, i nostri
occhi si sono incrociati
e ci siamo innamorati”.
A Venezia ha sfilato in
passerella per
Il Diavolo veste Prada,
perfettamente a suo
agio accanto a Meryl
Streep e Stanley Tucci.
Canta, balla e presto la
vedremo suonare il
piano in Becoming
Jane, in cui interpreta
la giovane Austen.
Complimenti miss
Hathaway!
>>>
Ottobre 2006 RdC 31
VENEZIA 63
I
FILM
h
Cuori
DI ALAIN RESNAIS CON SABINE AZEMA, LAURA MORANTE
Registro corale e toni agrodolci per l’ottantaquattrenne mostro sacro della
Nouvelle Vague Alain Resnais: è Cuori, protagonisti sei personaggi in una Parigi
solo evocata, dove nevica costantemente, con i fiocchi che legano le scene.
Tutto è piccolo, le case, gli uffici, i bistrot, le esistenze stesse, sospese in una
terra simbolica che scoperchia i tetti e sovrappone pubblico e privato. Siamo
dalle parti del teatro, e Resnais chiede molto ai suoi ottimi interpreti, tra cui i
fedelissimi Pierre Arditi e Sabine Azema e la nostra Laura Morante. Di fronte a
una camera che si muove con consumata esperienza, a dipanarsi sono miseria,
solitudine e routine del contemporaneo vivere: Cuori si costruisce
sull’intensificazione di scene e vissuti analoghi. E mette sottovuoto ansie e
timori. E’ invecchiato Resnais, ha cambiato ottiche, e ora si limita a close-up
FEDERICO PONTIGGIA
psicologici. Ma non ha perso l’ambizione.
È recentissima la notizia dell’intenzione di
Spike Lee di realizzare il soggetto per un
film sulle devastanti conseguenze
dell’uragano Katrina sulla città di New
Orleans. A nostro avviso sarà però molto
difficile, nonostante le oltre quattro ore del
documentario-denuncia, realizzare un’opera
di altrettanto impatto emotivo. When the
Levees Broke, vincitore della sezione
Orizzonti Doc alla Mostra veneziana, è stato
il primo vero “evento” della prima settimana
di programmazione. Realizzato attraverso
immagini di repertorio e testimonianze di
cittadini appartenenti a tutte le fasce
sociali, il film di Spike Lee è riuscito a fare
arrivare anche a noi, per la prima volta in
tutta la sua portata, la tragedia di una città
abbandonata a se stessa dal distratto
George W. Bush.
ALESSANDRO BOSCHI
When the Levees Broke
DI SPIKE LEE
I Don’t Want to Sleep Alone
DI TSAI MING-LIANG CON LEE KANG-SHENG, NORMAN BIN ATUN
Sconcertante e lirico, con i suoi tempi circolari, le inquadrature
composte, i personaggi alla deriva e i malesseri fisiologici, è
un’opera di ellittica purezza, di cinema “nuovo”. In un cantiere
abbandonato si rifugiano gli immigrati clandestini. Incomincia
con il trasporto faticoso di un materasso. E‘ proprietà di Rawang,
immigrato del Bangladesh, che vive in un angolo del palazzo
fatiscente. Sul suo nuovo materasso cura il cinese Hsiao, pestato
e derubato, tra le più emozionanti e originali scene di pietà del
cinema moderno. Simmetricamente, la barista Chiy accudisce il
figlio in coma della padrona, un corpo da lavare, massaggiare,
cambiare. Una nebulosa di fumo provocata dagli incendi estivi
avvolge tutto e la gente gira con mascherine di sopravvivenza.
Nella solitudine desolante, Chiy e Hsiao cercano un posto dove
fare all’amore, dove però riposa anche Rawang... L’ultima
immagine è il materasso che naviga sull’acquitrino del cantiere
trasportando i dormienti, sulle note della struggente
SILVIO DANESE
“Arlecchinata” di Chaplin cantata in cinese.
32 RdC Ottobre 2006
I PROTAGONISTI
Oh capitano mio capitano!
Nel 2005 al Lido con Persona non grata di Jerzy
Stuhr, quest’anno è ospite per la Storia segreta del
cinema russo. Il Capitano Mikhalkov non commenta.
Per lui parla lo sguardo sbigottito: “Che questa volta
non abbia sbagliato rotta?”.
Il Bongiorno si vede
dal mattino
Mike Bongiorno alla Mostra del Cinema. C’è chi maligna sia
stato chiamato in fretta e furia per condurre il quiz finale sui
vincitori. La giuria scivola sull’ultima domanda: Crialese o il
Cinese? Nel dubbio un Leone va a tutti e due. Ma la Rocca
strabuzza gli occhi.
Ottobre 2006 RdC 33
TENDENZE
Cuoredi
tenebra
L'assassino di Profumo, la Dietrich di L'angelo azzurro, la strega di Biancaneve
e la perfida Glenn Close: il fascino pericoloso di demiurghi e manipolatori
DI CHIARA TAGLIAFERRI
i sono individui in perpetua
vendetta con se stessi, si tratta
perlopiù di edonisti cerebrali che
abusano, esagerano, sono pronti a
perdere, accettano il rischio e quando
cadono lo fanno senza possibilità di
ritorno, ma con un’infinita classe. Di
velocità ne hanno da vendere, a loro
modo sono dei purosangue, si tratta di
perfezionisti della manipolazione. Hanno
un’assurda vocazione per la tragedia e la
bellezza o, meglio, per la bellezza che
dimora essa stessa nella tragedia. Niente a
che vedere con i brutti, sporchi e cattivi
che vivacchiano tra nefandezze varie in
molti film, i manipolatori offrono
intelligenza assassina e scelleratezza
squisitamente diabolica prive di
pentimento, scrupolo o redenzione
tardiva. Ad aprire la carrellata di queste
perfide figure, capaci di suscitare disastri
solo con la loro esistenza è Jean-Baptiste
Grenouille, protagonista assoluto de Il
profumo di Süskind, portato sullo
schermo da Ben Whishaw (Profumo,
regia di Tom Tykwer, vedi recensione a
pag. 46). “Colui che domina gli odori,
domina il cuore degli uomini”, dice
Grenouille che, da vittima di una società
decisamente poco garbata, ne diventerà a
suo modo vendicatore, soggiogando i
sensi degli uomini. Attraverso il
simulacro del profumo, diviene
demiurgo dell’esistenza altrui: l’odore gli
apre il cuore degli altri senza che egli
debba conquistarselo con mezzi banali
come l’amore. In un’epoca di cosiddetto
“silenzio olfattivo” come la nostra,
quando luoghi e corpi vengono
C
34 RdC Ottobre 2006
Ben Whishaw nel
Profumo di Tykwer.
Accanto Dustin
Hoffman, sopra e
sotto Glenn Close in
Le relazioni
pericolose e Marlene
Dietrich nell'Angelo
azzurro
Ottobre 2006 RdC 35
TENDENZE
sistematicamente disinfettati fino alla
disincarnazione e a una sorta di neutralità
percettiva, l’ambizione manipolatoria di
Grenouille risalta in tutta la sua
organizzata ferocia. Far penetrare
molecole nel naso e nella psiche di ogni
essere umano è per lui un modo per
gestire il mondo attraverso il controllo di
quanto esiste di più immateriale eppure
pervasivo. L’odore, la forma immateriale
delle cose. Grenouille, del resto, è sintesi
ed emblema della logica manipolatoria, o
meglio della sua necessità. Grenouille è
virale, vuole essere virale, infettare di sé i
corpi degli altri, venire assorbito e
generare metamorfosi. Non è così
importante che il contagio produca
necessariamente sottomissione alla sua
volontà. Per nessun vero manipolatore lo
è. A valere è la pura e semplice possibilità
di proliferare, di moltiplicarsi nelle cose,
di trascendere, cioè, il limite del proprio
corpo e della propria storia diventando,
compiutamente, gli altri. Perché il
movente del manipolatore è la
disperazione che nasce dalla
consapevolezza di essere obbligati alla
separatezza, all’isolamento, all’ergastolo di
una sola esistenza. Ma Grenouille è solo
l’ultimo manipolatore di celluloide, in
ordine cronologico. Incidentale angelo
sterminatore degli uomini che vorrebbero
amarla, l’olimpo cinematografico delle
manipolatrici si apre con Louise Brooks e
la sua Lulù – Il vaso di Pandora (1929,
regia di Pabst). Il prologo di Wedekind,
autore del dittico su cui Pabst ha
modellato la sua Lulù, parla chiaro: “E’
qui a recar sventure tra la gente, a sedurre,
adescare, avvelenare, e ammazzare come
nulla fosse”. E’ lei stessa la prima vittima
della sua bellezza; nel suo distruggere e
darsi per niente, in fondo ha un che di
angelico. Ai maschi, lussuriosamente
iracondi e stupiti, rimane poco da fare, se
non cercare, vanamente, di sopravvivere
attorno a lei. Alla fine del film il suo
primo e ultimo cliente sarà Jack lo
squartatore, e andranno all’inferno, chi
prima e chi poi, insieme. Trascorrono due
anni e a cavalcioni di una sedia arriva
Marlene Dietrich, L’angelo azzurro (1930,
regia di Josef von Sternberg). Frac,
cappello a cilindro, giarrettiere, gambe
lunghissime e voce roca vestono
l’ambiguità livida e peccaminosa della sua
Lola Frolich che, cantando “dalla testa ai
piedi sono fatta per l’amore, io so soltanto
amare”, porta alla vergogna e alla morte il
decadente professor Rath. Ride forte,
Lola, quando il pavido professore le
chiede di sposarlo. Il suo annoiato
accettare sarà una trappola perfetta con
cui azzannare e poi sputare i valori e il
decoro di un mondo ormai disilluso e
36 RdC Ottobre 2006
La dama Rachel
Hurd-Wood
nel Profumo
definitivamente passato. Le manipolatrici,
solitamente troppo concentrate sulla loro
vanità crudele per accorgersi di chi
starnazza intorno, sono comunque pronte
a sfoderare perfette unghie laccate e bile
da vendere se qualcuno si azzarda a pestar
loro i piedi. Ci vuole un niente per far sì
che Grimilde, la matrigna-strega di
Biancaneve (1937, regia di Walt Disney),
prepari con sacralità uno scrigno atto a
contenere il cuore della sua figliastra.
Molto più fatale ed erotica di Biancaneve,
Grimilde preferisce comunque non avere
rivali e schiera in campo specchi magici,
pozioni e mele avvelenate per toglierla di
mezzo; pasticcia talmente tanto col
destino che alla fine cade in un burrone,
vecchia e brutta, con buona pace di tutti
quelli che la trovavano assai più
interessante dell’ingenua eroina di Walt
Disney. Sarà compito di Orson Welles,
con la sua Storia immortale (1968), dare
vita al manipolatore più malinconico della
storia cinematografica di tutti i tempi. In
Il movente è la disperazione
che scaturisce dalla
consapevolezza di essere
obbligati all’isolamento
un cortocircuito tra immaginazione e
realtà, Welles crea un’altra figura
indimenticabile di uomo onnipotente e
solo, proprio come il Charles Foster Kane
di Quarto potere. La presunzione, e
l’incapacità di intendere l’amore se non
come forma di possesso, porteranno
questo deus ex machina a muovere i fili
della storia della vita tentando di
trasformare con il potere del denaro una
finzione in realtà. Così anche questo
burattinaio triste rimarrà imbrigliato nei
suoi stessi fili, e alla fine morirà sconfitto.
L’onore di chiudere la carrellata di questi
loschi individui dal cuore di tenebra
spetta comunque a un’altra donna, la
perfida marchesa di Merteuil (Le relazioni
pericolose, regia di Stephen Frears, 1988).
Nel romanzo epistolare di Pierre
Choderlos de Laclos la marchesa muore
col volto sfigurato dal vaiolo. Nella
versione portata sullo schermo da Glenn
Close la vediamo levarsi il trucco
nell’ultima inquadratura: è come se si
scartavetrasse il viso, cercando di ripulirlo
dalla scia di cadaveri provocata da lei per
puro calcolo seduttivo - si potrebbe quasi
dire innocentemente - come passatempo
contro il tedio. E’ divenuta preda,
ostaggio suo malgrado del destino di
sangue e lutto che ha tessuto con pazienza
attorno alle sue vittime.
Punto critico: manuale per
sopravvivere alle uscite in sala
MIAMI VICE
Tanta sperimentazione ma sceneggiatura lacunosa: Michael Mann punta tutto sul digitale
IN USCITA
Collateral è un magnifico film
aristotelico su Los Angeles. Una
sinfonia notturna su una grande città
e su due uomini che la attraversano.
Miami Vice non è la partitura noir su
una metropoli. Le città di frontiera
vivono in un limbo dove le identità
sono soggette a una dissolvenza
incrociata inarrestabile. Il nome della
città nel titolo costruisce un doppio
regime di attese: la topografia
tropicale, torrida, infida e languorosa
dello sperone più settentrionale
dell’universo caraibico e la memoria di
un serial tv che ai picchi di share ha
associato una sigla culturale, un
arricchimento dell’immaginario
narrativo degli anni Ottanta. Il film di
Michael Mann non si ancora né al
paesaggio urbano (sono poche e
funzionano soprattutto come snodo
del paesaggio le inquadrature che
contestualizzano le azioni, le
atmosfere e le sagome dei
personaggi), né alla mitologia
televisiva della popolare serie in cui i
poliziotti agivano e si atteggiavano
come star del cinema. Sonny Crockett
(Colin Farrell) e Ricardo Tubbs (Jamie
Foxx) hanno ereditato i nomi ma non
possono essere i cloni degli attori che li
hanno preceduti nella giungla d’asfalto
e d’acqua di Miami e il regista non
intende farne le copie di due
personaggi più eleganti, svegli e
carismatici del verosimile. Il mondo è
molto più veloce delle meravigliose
automobili che fanno impazzire il
tachimetro in pochi secondi. Ora sono i
telefonini più scattanti delle auto di
lusso e annullano le distanze in una
frazione di secondo. In questo film e in
molti altri intrecci del terzo millennio
sono i cellulari, insieme ai computer, ai
wireless, alle minitelecamere, i
coprotagonisti ufficiali del plot.
Oggetti-feticcio profilmici che
scandiscono la successione degli
eventi e la circolazione delle
informazioni, comprimono e dilatano la
suspense e disegnano le ramificazioni
del copione. Non solo oggetti di scena
ma corpi tecnologici seduttivi ed
essenziali, talvolta, quanto quelli degli
attori. Veicoli, tramiti, portatori,
depositari di storia e di opzioni della
messa in scena. Sonny e Ricardo sono
presenze rilevanti (Mann mette più in
Wireless, cellulari, telecamere: dentro e fuori dal set la
tecnologia è parte integrante della narrazione
evidenza la figura di Farrell rispetto a
quella di Foxx) e, come Cruise in
Collateral, Pacino in Heat, Petersen in
Manhunter, questi due personaggi
“sono” soltanto quello che fanno, poco
o niente di più (il che non esclude
ambiguità o flessioni). Perdono
continuamente, per colpa di una
sceneggiatura lacunosa e reprensibile,
con dialoghi spesso mediocri, e per
scelta di una regia egregia) il centro
dell’inquadratura e della scena. Le
macchine digitali con le quali Michael
Mann continua a sperimentare nuove
dinamiche del lavoro, aspirando a
modificare la percezione dello
spettatore e la sensorialità del film, a
trasformare la focalizzazione del
punto di vista della narrazione e la
posizione di chi guarda, si beano di
lunghi e ripetuti primi piani sulle facce,
sugli spasmi nervosi, sulla tensione e
sulla paura di uomini che combattono
sotto copertura, da infiltrati, contro i
criminali, i trafficanti di vite umane e di
attitudini morali. Il digitale, per Mann,
non sostituisce la pellicola, ha una
propria estetica in fieri e molte
potenzialità visive da esplorare. La
storia, in questo film che non è un
capolavoro, sembra passare in
secondo piano, prevale il desiderio di
modellare e fabbricare immagini, di far
esplodere la grana cromatica e ed
emotiva della notte. Le corse in
motoscafo o i muscoli della schiena di
Foxx, le sparatorie e la discoteca
affollata della prima sequenza, i
sequestri di persona e gli aerei, le auto
lanciate con furia lungo le strade, il
senso pervasivo di pericolo e la regola
rigidissima del sospetto, i blitz cruenti
e l’interludio cubano (frammento di
mélo, lunghi addii e nuova
Casablanca), tra mojito, piroette di
salsa e gesti indispensabili della
passione di Farrell e di Gong Li (una
signora mezzosangue della finanza,
della droga e dell’amore), sono i
tasselli di una nascente morfologia e
fisiologia della nuova fiaba digitale.
ENRICO MAGRELLI
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
38 RdC Ottobre 2006
MICHAEL MANN
Colin Farrell, Jamie Foxx, Gong Li
Azione, Colore
Uip
154’
iFilmDelMese
Ottobre 2006 RdC 39
iFilmDelMese
LA COMMEDIA DEL POTERE
Attualissimo (e spietato) il dramma di Chabrol su corruzione e giustizia
IN USCITA
Spietato e col sorriso sulle
labbra fin dal titolo: La
commedia del potere. Applaudito in
concorso all’ultima Berlinale, Chabrol
se la prende con la forza corruttrice
del potere e l’attualissimo tema dei
rapporti fra giustizia e
concentrazioni economiche, col
sarcasmo e il distacco dei grandi.
Gelida e straordinaria protagonista
della vicenda è Isabelle Huppert, qui
alla sua settima collaborazione col
regista francese, insieme al quale ha
già vinto due volte la Palma d’Oro a
Cannes. L’attrice de La pianista è per
l’occasione un inflessibile giudice alle
STRAORDINARIA LA HUPPERT NELLA
SUA PARABOLA AUTODISTRUTTIVA
40 RdC Ottobre 2006
prese con un caso di corruzione e
appropriazione di fondi pubblici, che
coinvolge un grande gruppo
finanziario. Soprannominata “il
piraña” per la sua tenacia e
incorruttibilità, si trova a
sperimentare in prima persona la
forza degli interessi che è andata a
toccare. Minacce e sabotaggi da
parte delle stesse istituzioni
costellano così la sua inchiesta,
accompagnando la tagliente ironia
che Chabrol affida ai dialoghi. E’
semplice e sofisticata allo stesso
tempo la sua operazione. Elementare
(e molto efficace) nella suspense a
cui si affida per inchiodare lo
spettatore, raffinatissima negli
artifici con cui illustra la sua
parabola. Troppo intelligente per
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
CLAUDE CHABROL
Isabelle Huppert, François Berléand
Drammatico, Colore
Bim
110’
cadere nella dicotomia, Chabrol evita
senso unico e facili conclusioni. Non
individua buoni e cattivi, ma vittime
di uno stesso, inconsapevole nemico.
Al pari dei manager avidi e collusi,
per motivi uguali e contrari alle
sirene del potere non potrà resistere
neanche il Piraña. Incorruttibile sì,
ma ugualmente accecato.
Ossessionato da una giusta battaglia
che assumerà i toni di una crociata
autodistruttiva e accecante. La sua
relazione va a rotoli, la vita privata
diventa un inferno. Un caso
emblematico, come sottolinea lo
stesso Chabrol, di quanto limitato sia
in fondo il potere, anche per un’icona
del suo esercizio come il giudice. Più
attuale (e globale) di così si muore.
DIEGO GIULIANI
ANTEPRIMA
BABEL
Da Iñárritu un atto di dolore potente e visionario. Con qualche formalismo
ANTEPRIMA
LA GANG DEL
BOSCO
Le follie dell’uomo dagli occhi degli
animali: senza colpi di genio
Secondo la Bibbia gli uomini
costruirono una torre per
raggiungere il paradiso, provocando la
collera di Dio, che li divise
condannandoli a parlare lingue diverse.
Migliaia di anni dopo, il loro destino è
ancora votato all’incomprensione. Da
questo assunto sono partiti Alejandro
González Iñárritu e lo sceneggiatore
Guillermo Arriaga per costruire, dopo
Amores perros e 21 grammi, l’ultimo
capitolo di una trilogia del dolore. La
vicenda ruota intorno alle esistenze di
più persone, all’apparenza distanti, in
realtà legate da avvenimenti tragici
che acquisteranno senso nel finale.
L’azione si snoda in quattro nazioni,
Marocco, Giappone, Stati Uniti e
Messico, e mischia lingue e paesaggi.
Due fratelli sugli altipiani marocchini
giocano con un fucile, quando
accidentalmente parte un colpo le vite
di una coppia americana in vacanza nel
Maghreb, di una tata messicana al
lavoro in California e quella di
un’adolescente giapponese non
saranno più le stesse... Iñárritu come
sempre fa a pezzi la cronologia e invita
lo spettatore a ricostruire il puzzle, ma
qui alza la posta. Non accontentandosi
di destrutturare la temporalità,
inserisce dunque l’ulteriore elemento
destabilizzante della divisione
geografica. Una scelta che ammanta il
film del fascino della complessità ma
anche di un eccesso di cerebralità e di
formalismo, che sottrae forza emotiva
alla narrazione. Che pure ha momenti
alti, soprattutto nella limpidezza degli
episodi dei ragazzi maghrebini e della
coetanea giapponese, mentre quelli
relativi alla babysitter messicana, il cui
coprotagonista è la stella nascente
Gael Garcia Bernal, e alla coppia
americana, interpretata con
convinzione da Brad Pitt e Cate
Blanchett, soffrono i limiti della
costruzione artificiosa. Ciò non toglie
che Babel sia la conferma di un autore
potente e visionario, giustamente
premiato a Cannes per la regia, capace
di misurarsi in un colpo solo con
pregiudizi razziali, assenza di
solidarietà, distanze tra culture diverse,
incapacità degli adulti a confrontarsi
con i figli. Viaggio straziante nello
spirito di un’umanità sempre più
globalizzata e tormentata, Babel vive di
un montaggio al limite del virtuosismo
e di immagini la cui consistenza cambia
a seconda degli episodi. Alla fine del
percorso pena o redenzione. Che non
sempre puniscono o sollevano come ci
si aspetterebbe.
ANGELA PRUDENZI
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
ALEJANDRO GONZÁLEZ IÑÁRRITU
Brad Pitt, Cate Blanchett
Drammatico, Colore
01 Distribution
142’
Nel mirino
pregiudizi
razziali,
egoismo e
mancato
dialogo fra
le culture
Animali irrispettosi e aggressivi
che inquinano, deturpano e
colonizzano senza la minima
considerazione. Così vede gli esseri
umani la gang del bosco, la colorata
combriccola di procioni, tartarughe e
orsetti lavatori che dà il titolo
all’ultima animazione DreamWorks.
Amara la sorpresa che trovano al
risveglio dal letargo invernale:
appena pochi mesi e il verde ha
ceduto il posto al cemento, il
supermercato naturale di un tempo a
una distesa di villette a schiera. La
premessa è quasi dirompente:
adottare la prospettiva degli animali,
per mostrare all’uomo che brutto
animale è. Peccato che tutto si risolva
in poco più di venti minuti. Tanto
basta agli sceneggiatori per
rimettersi in riga: smussati gli angoli,
denuncia e spunti di riflessione si
immolano sull’altare del
politicamente corretto. Le premesse
si perdono in pretesti, la storia
nell’ennesima, rocambolesca
avventura, che pesca a piene mani
dall’immaginario animale. Sembra un
secolo fa quando l’animazione ancora
riusciva a graffiare o semplicemente
a sollevare interrogativi (ricordate
Monsters & Co.?). Come ammettono
gli stessi insider, la parola d’ordine,
alla DreamWorks, è oggi
compromesso. Una soluzione che al
botteghino paga (vedi il caso
Madagascar), ma che nel lungo
periodo potrebbe rivelarsi un
boomerang. Continueranno a bastare
piroette e iperrealismo tecnologico
per portare gli adulti in sala?
DIEGO GIULIANI
REGIA
Genere
Distr.
Durata
TIM JOHNSON, KAREY KIRKPATRICK
Animazione, Colore
Uip
90’
Ottobre 2006 RdC 41
iFilmDelMese
TI ODIO, TI LASCIO, TI...
Vicende tragicomiche di una coppia in crisi. In
chiave brillante, con Vaughn e la Aniston
Divertente, ma non leggero,
perché intriso di una
sorprendente dose di realismo, Ti odio,
ti lascio, ti… è una sorta di Scene da un
matrimonio riletto in chiave
postmoderna e adattato all’oggi.
Un’anticommedia romantica basata
sulle esperienze personali del gruppo di
attori che la interpreta, in veste anche
di sceneggiatori e produttori. Vince
Vaughn e Jennifer Aniston sono una
coppia che, all’indomani di un litigio per
futili motivi, si dimostra incapace di
affrontare i propri problemi in maniera
adeguata, lasciandosi così travolgere
da un turbine di cattivi sentimenti e
buoni consigli, elargiti da una folla
eccentrica e nociva di amici e parenti.
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
IN SALA
In un crescendo di situazioni comiche
dal retrogusto amaro, i due si
allontanano progressivamente l’uno
dall’altra, tra colorite litigate e
discussioni molto animate. Il punto di
vista maschile e quello femminile su
gioie ed oneri della vita di coppia viene
proposto al pubblico in maniera
alternata, ma anche lungimirante. I
dialoghi molto realistici sono plasmati
sulle accuse che spesso uomini e donne
PEYTON REED
Vince Vaughn, Jennifer Aniston
Commedia, Colore
Uip
105’
si scambiano quando il loro rapporto
inizia a vacillare. Ti odio, ti lascio, ti… è
una commedia generazionale che
affronta il tema di amore e
separazione, seguendo sensibilità e
problematiche esistenziali dei trentenni
di oggi in una chiave insolitamente
brillante e solida, inattesa in un film
commerciale, ma anche abbastanza
serio sul piano dei contenuti.
MARCO SPAGNOLI
LITTLE MISS SUNSHINE
Commedia tra le più raffinate degli ultimi tempi. Divertimento e provocazione assicurati
Diretto da Jonathan Dayton e
Valerie Faris, due registi di
videoclip per artisti del calibro di R.E.M.
e Red Hot Chili Peppers al loro esordio
come autori di un lungometraggio,
Little Miss Sunshine è una dark
comedy divertente e vagamente
provocatoria. Un film leggero, ma al
tempo stesso raffinato ed intelligente,
popolato da figure anomale e originali,
figlie di un immaginario collettivo
sicuramente un po’ stravagante, ma
anche molto vero e intrigante.
Protagonista è la piccola Olive, il cui
sogno di bambina di sette anni è quello
di vincere il concorso per diventare
Miss Sunshine. Sarà lei, con la sua
determinazione, a fare in modo – dopo
alcune vicissitudini - che tutta la sua
eccentrica famiglia salga su un
pullmino per intraprendere il viaggio
dal New Mexico alla California,
affrontando le proprie nevrosi e
incertezze. Little Miss Sunshine è pieno
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
JONATHAN DAYTON, VALERIE FARIS
Abigail Breslin, Steve Carell
Commedia, Colore
20th Century Fox
99’
42 RdC Ottobre 2006
IN SALA
di attori noti in ruoli quantomeno
insoliti: Steve Carell interpreta lo zio
Frank, un rinomato studioso di Proust
caduto in depressione, mentre Alan
Arkin porta sullo schermo un nonno
pieno di difetti, ma al tempo stesso
molto impegnato nell’aiutare la nipotina
nella sua preparazione per il concorso
di bellezza. Greg Kinnear e Toni Colette
completano il cast di una delle
commedie più intelligenti degli ultimi
tempi in cui – nonostante la patina
molto divertente – il viaggio descritto
con grande ironia arriverà – alla fine – a
cambiare la vita di tutti i partecipanti.
MARCO SPAGNOLI
OPUS 2006
Uno spot è pubblicità.
Uno spot al cinema è spettacolo.
La pubblicità al cinema fa spettacolo.
OPUS PROCLAMA S.p.A. - Via G.B. Pirelli, 30 - 20124 Milano - Tel. +39 02.67.143.1 - Fax +39 02.67.07.64.33/31 - E-mail: [email protected] - www.opus.it
Sede di Roma - Via Flavio Domiziano, 10 - 00144 Roma - Tel. +39 06.54.11.957/8 - Fax +39 06.54.12.332 - E-mail: [email protected]
iFilmDelMese
CLERKS II
Ritorno in grande stile per i commessi di Kevin Smith. Smagliante la Dawson
IN SALA
1994: la commedia giovanilistica
tutta dialoghi & sconcezze Clerks
lancia la carriera del 24enne
commesso di drugstore Kevin Smith.
27 mila dollari di budget, bianco e nero
sporco, distribuzione Miramax che
all’epoca rendeva il cinema indy molto
sexy. 2006: Kevin Smith, 36enne,
realizza il sequel Clerks II dopo altre
cinque regie, un matrimonio, una figlia
e un bel flop (Jersey Girl). Clerks II ha
colori sgargianti, un budget da 5
milioni di dollari e una produzione
Weinstein Company, la società fondata
da Harvey e Bob dopo che la Disney ha
tolto loro la Miramax. Come i
SEQUEL SBOCCACCIATO IN LINEA
CON L’ORIGINALE DEL 1994
44 RdC Ottobre 2006
controversi fratelli, anche Kevin Smith
è cambiato. Mentre loro vincevano
l’Oscar con Shakespeare in Love e
facevano dirigere a Martin Scorsese
The Aviator, il cantore della
“generazione X” realizzava
l’imbarazzante Jay & Silent Bob vanno
a Hollywood e il debole, anche se
simpatico, Jersey Girl. Attaccato dai
fan (Smith segue molto la sua “base”
attraverso un sito internet), il nostro ha
deciso di tornare alle origini. Dunque
bentornati Dante e Randall, adorabili
amiconi chiacchieroni questa volta
commessi di un fast-food. Non sono
cambiati: Dante è dolce, socievole e
costruttivo. Randall è sarcastico,
nichilista e disperato (“Io e te siamo
come lo ying e lo yang” dice a Dante).
La coppia è perfetta. D’altronde ancora
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
KEVIN SMITH
Brian O’Halloran, Jeff Anderson
Commedia, Colore
Mikado
98’
nel 2001, a 7 anni da Clerks, i due
ispirarono non poco i nostri Andrea e
Burt di Santa Maradona. Lo spirito
dell’originale è rispettato: parolacce a
gogo, scontri esilaranti su quale sia la
“Trilogia del Secolo” (Signore degli
Anelli o i primi Guerre stellari, quelli
belli?), asini sodomizzati (omaggio al
piacere proibito anni ’80, Addio al
celibato, fonte d’ispirazione del piccolo
Smith insieme a John Landis e John
Hughes), amicizia virile, paura di
crescere e amore per le donne
(Rosario Dawson, mai così bella,
naturale e brava). Tornano anche gli
spacciatori filosofi Jay e Silent Bob (lo
stesso Smith). Da sentirsi male dal
ridere. Bentornato Kevin. Ci sei
mancato parecchio.
FRANCESCO ALÒ
iFilmDelMese
IN SALA
PROFUMO - STORIA DI UN ASSASSINO
Affascinante riduzione del romanzo di Süskind. Ma Tykwer è didascalico
IN SALA
LADY IN THE
WATER
Shyamalan nel limbo fra simbolismo
e realtà: la sua fiaba ne esce imperfetta
Pubblicato nel 1985, il romanzo
Profumo di Patrick Süskind ha
venduto più di 15 milioni di copie in
tutto il mondo, in Italia è arrivato alla
undicesima ristampa. Il produttore
tedesco Bernd Eichinger, habitué degli
adattamenti letterari da Il nome della
rosa a Particelle elementari, ha
acquisito i diritti del libro nel 2001 e
affidato la regia al connazionale Tom
Tykwer (Lola corre, La principessa e il
guerriero). Interpretato da un cast
internazionale, in cui spiccano Dustin
Hoffman (il profumiere Giuseppe
Baldini) e Alan Rickman (Antoine
Richis), Profumo – Storia di un
assassino segue le vicende di JeanBaptiste Grenouille (l’inglese Ben
Whishaw, intenso) nato al mercato del
pesce di Parigi nel 1738 e dotato di un
olfatto straordinario, che lo condurrà a
voler preservare ossessivament
odori umani, trasformandosi in un
serial-killer. Produzione monstre, con
un budget record per il cinema tedesco,
Profumo ha sbancato i botteghini in
patria e conquistato un mercato
difficile come il russo, ponendosi sulla
scia del successo del libro di Süskind.
Rispetto all’originale cartaceo, la
trasposizione diretta e co-sceneggiata
da Tykwer opta per un’istanza
realistica, con risultati ambivalenti. Se
la ricostruzione storica della Francia del
XVIII secolo è accurata e visivamente
fascinosa, d’altra parte il sottofinale (la
46 RdC Ottobre 2006
piazza gremita di folla intorno al
patibolo di Grenouille e la successiva
orgia) suona troppo “pieno”,
didascalico. Negli spazi bianchi della
pagina Süskind evocava l’altro mondo
possibile, demiurgico e folle di
Grenouille, mentre Tykwer intasa il
canale olfattivo, con un profluvio di
input che rendono asfittica più di una
sequenza. La sfida era se non
impossibile, insidiosissima, ma la via
intrapresa non fa che indebolire
l’anelito vitalistico e disperato del
protagonista, in favore di una
denotazione olfattiva forse più
compatta, certamente meno
interessante. Peccato, perché
nonostante la durata spropositata (147
minuti, che alla fine non si ricorda se
Hoffman vi recitasse) Profumo non è
un brutto film, inizialmente illude possa
essere un quasi-capolavoro, con la
macchina da presa che penetra nelle
narici di Grenouille, aprendo a un
intimismo psico-olfattivo che, ahinoi,
andrà poi disertato. Comunque, a
difesa di Tykwer, si ricorderà il
fallimento del cinema in Odorama…
FEDERICO PONTIGGIA
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
TOM TYKWER
Ben Whishaw, Dustin Hoffman
Drammatico, Colore
Medusa
147’
I riscontri
di pubblico in
Germania
e Russia
lo lanciano
verso un
successo
pari a quello
del libro
Un merito assoluto di M. Night
Shyamalan è la convinzione che il
cinema conservi una fascinazione
primaria per la fantasia degli spettatori.
I suoi film sono merletti
dell’immaginario. Vivono di intrecci
intrappolati tra due mondi, il qui e
l’altrove, il reale e il simbolico. In
quest’ultimo film la storia e Story, una
narf, una ninfa di un’antica favola per
bambini, sono prigioniere tra la piscina
di un condominio e il regno incantato
da cui arriva la protagonista. Story
vorrebbe tornare nel suo mondo ma
feroci animali le danno la caccia, fanno
la guardia al varco tra i due universi. Il
custode/manutentore, Cleveland (Paul
Giamatti), che per primo scopre l’eterea
e albumosa creatura, con l’aiuto di un
gruppo di coinquilini poco ordinari e
scientemente tipizzati (lo stesso regista
si ritaglia un ruolo più corposo delle sue
solite apparizioni) dovranno decrittare
codici e segni per liberare la fanciulla. Il
nome della protagonista, la liquida,
pallida e lunare Bryce Dallas Howard,
detta allo spettatore come guardare e
ascoltare la fiaba, così come il suo
personaggio cieco di The Village ci
scortava alla scoperta del segreto di
una società autosegregata. Come le
favole, il film si appella alla riserva di
ingenuità rimasta intatta nella nostra
testa. È una richiesta di complicità
sostenuta da un meccanismo con
qualche falla e da un cast in cui
Giamatti ed altri stridono con i loro
personaggi. Shyamalan è in pausa tra i
due mondi che sillabano la sua
immaginazione.
ENRICO MAGRELLI
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
M. NIGHT SHYAMALAN
Bryce Dallas Howard, Paul Giamatti
Fantastico, Colore
Warner Bros.
110’
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iFilmDelMese
LA STELLA CHE NON C’E’
Gianni Amelio senza meta. Al suo viaggio in Cina mancano verità ed emozioni
IN SALA
Dismessa la fabbrica con i suoi
operai, dismesso un dirigente
cinese, dismesso anche il cuore e le
meccaniche spirituali che innescano le
ragioni del vivere. A Bagnoli le
architetture industriali alla deriva
accolgono un gruppo di cinesi per
l’acquisto di altoforni usati: uno di
questi è difettoso, come la vita di
Vincenzo Buonavolontà, tecnico
disoccupato, nome che racchiude tutto
il protagonismo del personaggio
interpretato dal bravo Sergio
Castellitto nel film che Gianni Amelio
ha liberamente tratto dal romanzo La
dismissione di Ermanno Rea. Con
DAI SILENZI DI CASTELLITTO NON MERGE
IL TRAVAGLIO DEL PROTAGONISTA
48 RdC Ottobre 2006
motivazioni interiori che soltanto si
riusciranno a percepire in modo
rarefatto, Vincenzo parte per l’Hubei, la
regione delle immense città-fabbriche,
per un incerto viaggio alla ricerca
dell’altoforno venduto, di un’esistenza
diversa, di ragioni più delineate. Una
missione di “carità industriale” molto
lontana da esigenze e realtà del
moderno capitalismo cinese e tutta
motivata, nella sua dinamica, dal
pretesto di far viaggiare il personaggio
in una Cina mai vista. Motivazione
costrittiva, debole per ricavarci un film
che tenta, invano, di costruire una forte
empatia con lo spettatore. Vincenzo
incontra nuovamente Liu Hua
(l’espressiva Tai Ling al suo debutto),
che in Italia faceva la traduttrice di
parole e in Cina, invece, dei suoi
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
GIANNI AMELIO
Sergio Castellitto, Tai Ling
Drammatico, Colore
01 Distribution
104’
desideri e delle sue paure. Gianni
Amelio è regista che il più delle volte
“dice” senza “dire”: in una cultura e
società così aliene, il silenzio di
Vincenzo è questa volta di poco aiuto,
il suo non detto non ci mette in
sintonia con i suoi dubbi, i suoi
desideri, le sue risposte. Sulla bandiera
cinese manca una stella, nella
coscienza dei cinesi, di conseguenza,
qualche buona virtù; sembra mancare,
almeno fino all’epilogo, anche nel
firmamento che sovrasta la ricerca di
questo “operaio piccolo piccolo”. È
debole anche la luce della stella che, in
altri viaggi, siano stati essi dell’animo o
del corpo, è riuscita ad illuminare, con
più nitidezza, il profondo cinema di un
profondo regista.
VALERIO SAMMARCO
UOMINI & DONNE
Julianne Moore e la vita di coppia a
Manhattan. In un film rosa stinto
Stare (o non stare) insieme a
Manhattan: è questa la sinossi di
Uomini & Donne, commedia
sentimentale firmata da Bart
Freundlich. Dopo l’esordio I segreti del
cuore e World Traveller, il regista dirige
per la terza volta Julianne Moore, sua
moglie dal 1997. Accanto a lei, un ottimo
cast con David Duchovny, Maggie
Gyllenhaal, Billy Cudrup, Eva Mendes ed
Ellen Barkin impegnati, chi da
protagonista, chi da antagonista, a
riscrivere le regole della convivenza
amorosa. Che non è facile si sa, o
almeno si dovrebbe sapere, ma sullo
schermo è una consapevolezza che
apre scenari usurati, esausti, non più
capaci di offrire prospettive
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
ANTEPRIMA
minimamente interessanti. Tra
dicotomie (rigorosamente al femminile)
carriera-famiglia, casalinghi affetti da
priapismo, ragazze che studiano da
spose e ragazzi “io vivo alla giornata”,
Uomini & Donne si avvicina
pericolosamente all’omonimo televisivo
targato Maria De Filippi. Forse per una
perfetta congruenza mancano solo i
tronisti, ma a Manhattan ormai impera
(sic!) l’übersexual, per cui tocca
BART FREUNDLICH
Julianne Moore, David Duchovny
Commedia, Colore
Moviemax
103’
accontentarsi. Il titolo originale suona
Trust the Man: un buon consiglio, da
non prendere ironicamente, eccetto
che per Freundlich. Peccato, perché gli
attori sono affiatati, le musiche
dell’aronofskyano Clint Mansel
suggestive, qualche sequenza – quelle
mutuate dalla propria vita privata,
Freundlich dixit – perfino gustosa, ma il
rosa ineluttabilmente stinto.
FEDERICO PONTIGGIA
CAMBIA LA TUA VITA CON UN CLICK
Spunto gustoso che funziona a tratti: un telecomando per spegnere gli scocciatori
A chi non è capitato, almeno una
volta, di desiderare nient’altro che
un telecomando per zittire uno
snervante interlocutore o per fuggire
da qualche imbarazzante situazione?
Interessato solo alla carriera e poco
accorto nel riservare attenzioni a
moglie (Kate Beckinsale) e figli,
l’architetto Michael Newman (Adam
Sandler) vedrà cambiare in un baleno la
sua esistenza: dopo aver incontrato uno
strano impiegato (Christopher Walken)
di un centro commerciale, si accorgerà
che il “telecomando universale” di cui è
entrato in possesso è in grado non solo
di fare zapping sul televisore, ma anche
su tutto quello che lo circonda. Potrà
così “forwardare” l’ennesima
discussione con la moglie e, soprattutto,
correre due o più giorni avanti
risvegliandosi coi lavori già pronti,
fresco come una rosa. Alle lunghe, però,
si dimenticherà ancora una volta delle
esigenze dei suoi cari e, fra un salto
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
FRANK CORACI
Kate Beckinsale, Adam Sandler
Commedia, Colore
Sony Pictures
107’
IN SALA
temporale e l’altro, si ritroverà
tristemente solo. A meno che…
Ennesima divagazione cinematografica
stile Ritorno al futuro, Click (questo il
titolo originale) di Frank Coraci offre
qualche spunto divertente e riesce a
sorreggere il peso di una discreta
costruzione, anche scenografica. Il
finale ad alto tasso
moralistico/sentimentale è dietro
l’angolo, però. E non basta crogiolarsi
nel ricordo di due icone che furono
(David Hasselhoff e, soprattutto, Henry
Winkler “Fonzie”): il tasto di
avanzamento rapido sul telecomando
speciale l’avremmo pigiato in più d’un
occasione.
VALERIO SAMMARCO
Ottobre 2006 RdC 49
iFilmDelMese
ANTEPRIMA
BELLE TOUJOURS
Ironico ed elegante, Manoel de Oliveira omaggia Buñuel. Per riflettere sulla memoria
IN SALA
WORLD TRADE
CENTER
L’11 settembre di Oliver Stone: un war
movie a tutti gli effetti
A che anno si va in pensione? E’ in
corso un vasto dibattito
sull’argomento. Fossero tutti come
Manoel de Oliveira, felicemente
operativo all’età di novantasette anni, il
problema non esisterebbe: uno lavora
finché ha forze, intelligenza, volontà di
fare. Dopo Un film parlato, Il quinto
impero, Lo specchio magico, de Oliveira
licenzia – dopo averlo presentato alla
Mostra di Venezia – un altro film d’alto
livello, in cui alle consuete fonti
d’ispirazione – la letteratura, il teatro, la
Storia – si unisce il cinema. Belle
toujours è infatti un omaggio a Luis
Buñuel e al suo sceneggiatore JeanClaude Carrière per Bella di notte,
girato nel 1967. Vi si raccontava la
singolare vicenda di una signora
dell’alta borghesia che, benché
innamorata del marito, frequentava
bordelli di lusso alla ricerca di piaceri
proibiti. Per affermare una specie tutta
sua di indipendenza e di libertà, o più
semplicemente per sfogare un fondo di
depravazione, di sadomasochismo,
Buñuel non dava spiegazioni, coltivava
anzi l’oscuro con un superiore gioco
ironico. Un invito a nozze per de
Oliveira, che delle reticenze e dell’ ironia
è maestro. Egli riprende quella
situazione trentanove anni dopo,
facendo incontrare Sévérine, la viziosa
signora d’antan, con Husson, grande
amico del marito che incoraggiava
Sévérine ad affrontare la trasgressione.
50 RdC Ottobre 2006
Husson è ancora Michel Piccoli, come
nel film del 1967; lei però non è più
Catherine Deneuve – è l’attrice a non
averlo voluto essere, peccato – ma
Bulle Ogier, d’altronde perfettamente
credibile. Se Husson è sempre lo
stesso, un signorotto amorale che vive
osservando gli altri, compiacendosi
cinicamente delle altrui debolezze,
Sévérine è profondamente cambiata.
Rimasta vedova, sconfessa il suo
passato, non ne vorrebbe neppure
parlare se non fosse un rovello
resuscitato dall’apparizione di Husson:
è stato lui a rivelare al marito le sue
perigliose abitudini? Neppure ora la
verità le sarà rivelata: il Mistero
continuerà a rimanere tale. De Oliveira
continua il discorso di Buñuel ma lo fa
diventare tutto suo, trattando – sempre
con leggerezza ed eleganza: la spia è il
sorriso costante di Michel Piccoli – temi
come il rimpianto, la memoria, la
menzogna, il rimorso, la vecchiaia. Con
un interrogativo sostanziale: occorre
ricordare oppure dimenticare? La
memoria è un unguento o un veleno?
Ancora una volta, non ci sono risposte.
ERMANNO COMUZIO
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
MANOEL DE OLIVEIRA
Michel Piccoli, Bulle Ogier
Drammatico, Colore
Mikado
72’
Sequel
di Bella di
giorno, con
Michel Piccoli
e Bulle Ogier
al posto della
Deneuve
Al lavoro come alla guerra. Gli
uomini della polizia portuale si
svegliano nel cuore della notte e
macinano chilometri prima di
raggiungere il luogo della (futura)
battaglia. A casa lasciano mogli
innamorate, maestre nel far quadrare
il bilancio familiare. Manahattan è
illuminata dalle luci del mattino
quando, improvviso, arriva l’attacco.
Come in ogni war movie che si rispetti,
il sergente McLoughlin-Nicholas Cage
cerca volontari per una missione che
intuisce ad alto rischio: in pochi si
fanno avanti. Quei pochi si uniscono in
una delle eroiche pattuglie in servizio
l’11 settembre. Un attimo e poi il
bombardamento, il buio a tratti
rischiarato da lingue di fuoco, la
paura, il dolore. Per Stone, ex
combattente in Vietnam che su quel
conflitto ha scritto con Platoon una
pagina lucida e spietata, si tratta
ancora di descrivere cosa significhi
fronteggiare un nemico di cui non si
conosce il volto e, soprattutto, la reale
ragione per combatterlo. Nelle oltre
due ore di World Trade Center dei
potenti nemmeno l’ombra, a New York
come in Vietnam sideralmente distanti
dai marines, dai paramedici, dai
pomperi e dai poliziotti che rischiano
la vita in cambio di un magro salario.
Gli eroi hanno facce comuni e si
aggrappano al sogno americano per
non soccombere. In altri luoghi quello
stesso sogno è tradito, lo gridano i
media e bene lo sa Stone. Che non si
merita certo l’appellativo di
reazionario per aver preferito l’elogio
del sacrificio alla denuncia.
ANGELA PRUDENZI
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
OLIVER STONE
Nicolas Cage, Maria Bello
Drammatico, Colore
Uip
129’
iFilmDelMese
IL DIAVOLO VESTE PRADA
Superlativa Meryl Streep in una satira frizzante ispirata alla guru di Vogue
Andrea Sachs è un’aspirante
giornalista e sogna di lavorare
per il prestigioso Newsweek. Fresca di
laurea approda invece alla redazione
della rivista di moda Runaway, come
seconda assistente della osannata e
temuta direttrice Miranda Priestly. Il
mondo delle grandi firme non è mai
stato tra gli interessi di Andrea, che
ignora il fatto che Gabbana si scriva
con due “b”, ai tacchi a spillo
preferisce i mocassini dalla suola
rinforzata e per le gonne opta per la
fantasia scozzese della nonna.
Lavorare un anno alle dipendenze
della Priestley – dicono – le aprirà
però tutte le porte del giornalismo.
Eccola allora sottostare a tutti i
capricci e le sue vessazioni.
Interpretato in maniera sublime da
Meryl Streep (straordinaria nel
pronunciare le due uniche parole con
cui liquida Andrea: “E’ tutto”) e da
Anne Hathaway, perfetta nella parte
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
ANTEPRIMA
DAVID FRANKEL
Meryl Streep, Anne Hathaway
Commedia, Colore
20th Century Fox
110’
di Andrea, il film si ispira all’omonimo
e semibiografico bestseller di Lauren
Weisberger, ex assistente della guru
di Vogue America Anna Wintour.
Peccato che proprio sul finale rinunci
all’ironia e i toni salaci che
contraddistinguono il libro e regalano
alla prima parte momenti esilaranti.
Memorabili due sequenze: quella
iniziale, una sfilata di piedi inquadrati
nell’atto di calzare scarpe e stivali di
ogni foggia, e quella della
trasformazione in chiave fashion di
Andrea, con un cambio di mise
quando svolta un angolo, entra
dentro un portone o le passa davanti
un’auto.
ROSA ESPOSITO
IL MERCANTE DI PIETRE
Martinelli alle Crociate, con Harvey Keitel
terrorista islamico. Semplicistico e roboante
Il mercante di pietre (preziose) è
un cristiano convertito all’Islam,
interpretato da Harvey Keitel.
Wahabita, il califfo bianco ha
ammazzato in nome di Allah, seguendo
la strategia della colomba: individuare
una donna, sedurla e utilizzarla quale
strumento di distruzione. Questa volta
mette gli occhi sulla fragile moglie
(Jane March) di un docente
universitario (Jordi Molla) che ha perso
le gambe nell’attentato all’ambasciata
Usa di Nairobi nel 1998. E’ la donna,
ignara, a portare sul traghetto CalaisDover una bomba sporca fabbricata dal
capo della cellula terroristica (F. Murray
Abraham). Tra i primi nel panorama
cinematografico mondiale, Renzo
REGIA
Con
Genere
Distr.
Durata
Renzo Martinelli
Harvey Keitel, F. Murray Abraham
Drammatico, Colore
Medusa
107’
52 RdC Ottobre 2006
IN SALA
Martinelli si accosta al terrorismo di
matrice islamica con una coproduzione italo-inglese ispirata al
romanzo Ricorda di dimenticarla di
Corrado Calabrò. Frutto di una
poderosa documentazione storica, Il
mercante di pietre pare tuttavia il
topolino partorito dalla montagna. Un
topolino roboante (regia esibizionistica,
fotografia trademark Martinelli, dolby
surround allo spasmo) e unidirezionale
nella sua opposizione ideologica a un
Islam inteso e mostrato quale monade.
Se la tensione è costante, Keitel, Molla
e Abraham (quasi) all’altezza delle
aspettative, il film non difetta
nemmeno in incongruenze, inverosimili
coincidenze e costruzione a tesi.
Quanti lo vedranno, comunque,
capiranno che queste critiche negative
sono garanzia di un bel film…
FEDERICO PONTIGGIA
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INCONTRI
Deepa
Mehta
libertà al femminile
L’India, l’acqua e la donna: è la purificazione di Water. Contro il fondamentalismo, per “combattere marginalizzazion
P
rofonda Deepa. Come le acque
del Gange e dell’atto conclusivo
della sua trilogia “femminile”,
Water. Acque sacre e profane, di
vita e di morte. Ma l’essere umano
sprigiona anche forza, Fire, fuoco delle
passioni e purificatore; ed è fatto di terra,
Earth, anch’esso elemento dal forte sapore
simbolico. Tre film ispirati alla storia e alle
tradizioni della sua terra, l’India. Ma
Deepa, che può indossare con disinvoltura
54 RdC Ottobre 2006
uno sfarzoso sahari dorato o una nerissima
tuta sportiva con sneaker rosse ai piedi, si
sottrae da possibili ruoli ideologici e
politici, cui non sente di appartenere.
“Non mettetemi delle etichette. Non penso
di essere una regista ‘moderna’ investita da
missioni umanitarie. Sono soltanto una
donna curiosa”.
La curiosità può essere pericolosa. Per lei lo
è stata certamente fin dai tempi di Fire.
Ancor più quando, nel 2000, ha iniziato a
girare a Varanasi Water e si è trovata a
fronteggiare sabotaggi e minacce di morte.
Produzione bloccata per due anni, fuga in
Sri Lanka, conclusione delle riprese nel
2004. Ha vissuto con la rabbia nel corpo
fino a quando, confessa, non è guarita: solo
allora ha potuto girare un film come Water,
in cui si parla di compassione.
Quale medicina ha usato per guarire
dalla rabbia?
Osservare e capire che cosa ti succede
Un’immagine di Water.
A fianco e nella pagina
seguente, la regista
indiana Deepa Mehta
e stereotipi”
DI LUCA PELLEGRINI
attorno, perché in superficie e d’istinto è
molto facile dire che il fondamentalismo
indù ha fatto chiudere il set e sospendere le
riprese. Ma ciò che è successo ha radici e
motivazioni più profonde. E’ la storia
dell’India. Quando abbiamo pensato di
trasferirci altrove per le riprese, si trattava
non semplicemente di trovare un nuovo
luogo e dimenticare quanto era successo,
ma di riuscire a capire i fatti accaduti.
Dovevo smettere di sentirmi una vittima.
Soltanto quando ci sono riuscita, ho
potuto finalmente ricordare e rivivere tutto
con oggettività. In quel momento esatto ho
capito che potevo iniziare di nuovo le
riprese di Water.
Quale tipo di donna preferisce
descrivere nei suoi film?
Tutte le donne. Come in Water. E’ molto
interessante. Ci sono donne di tutte le età,
di diversi caratteri. C’è la piccola, innocente
Chuya, la giovane Kalayani, la
contemplativa Sakuntala, che si tormenta
per una crisi di fede, la vecchia che muore
diventando bambina. Ci sono tutte le
diverse tappe della vita, come in un cerchio.
In questo cerchio si trovano, spesso
confuse e oppresse, le sue protagoniste.
Perché è così interessata, nella sua
trilogia, a raccontare storie di donne?
Perché io sono una donna. E sono molto
preoccupata della marginalizzazione cui
sono sottoposte le donne in tutte le
Ottobre 2006 RdC 55
INCONTRI
“Non c’è un solo
paese nel quale
le donne siano
davvero rispettate”
culture, non solo quella indiana. E’ un
problema col quale ho avuto a che fare in
tutta la mia vita.
Lei è convinta che non ci sia un paese
sulla terra in cui le donne siano
effettivamente rispettate. Le ragioni?
Penso che abbia a che fare con l’evoluzione.
Il problema inizia con le caverne: gli
uomini andavano a cacciare nelle selve e le
donne accendevano il fuoco. La donna è da
sempre identificata con questo ruolo. Nei
secoli, l’umanità è vissuta in una sorta di
condizionamento: certe persone sono nate
per fare certe cose e soltanto un certo
genere è destinato a farle. Fino a che si è
cominciato a capire che, tra uomo e donna,
c’è una totale eguaglianza. Nei miei film
chiedo a me stessa: perché a qualcuno
potrebbe piacere un mondo in cui una
persona non è uguale alle altre, mentre noi
sappiamo che lo è? Per rispondere, lo so, ci
vuole del tempo. No, non c’è un solo paese
nel quale le donne siano completamente
rispettate.
Il cinema, secondo lei, può contribuire a
risolvere questi problemi di uguaglianza
e di rispetto?
Io credo fermamente nel mio lavoro. Sono
56 RdC Ottobre 2006
una regista e una sceneggiatrice. Non mi
siedo a scrivere i miei film perché ho un
messaggio da dare o perché vorrei cambiare
il mondo. Ciò che può fare il cinema è
dapprima creare una consapevolezza, poi
un dialogo. Non penso di potere, da sola o
col mio cinema, cambiare proprio nulla.
Il cinema indiano sembra molto più
interessato alle storie di passioni e di
miti. Però in Occidente siamo legati allo
stereotipo di Bollywood. Ci sono opere
più profonde prodotte oggi in India?
In verità nessuno in Occidente aveva mai
sentito parlare anche di Bollywood. Poi, da
un momento all’altro, è diventato molto
popolare. Ma noi abbiamo anche quello
che chiamiamo “cinema regionale”: i set di
Bollywood sono a Mumbai, ma ci sono
altre province in India – soprattutto nel
sud, come in Kerala e in Bengala –, dove si
producono film meravigliosi. Purtroppo
non riescono ad uscire mai dal mercato
indiano.
I suoi progetti?
Il titolo del mio prossimo film è Exclusion.
Curioso: sarà tutto al maschile. Una storia
ambientata nei due paesi in cui vivo,
Canada e India. E’ basata su un incidente
storico che accadde in Canada nel 1914,
quando 375 uomini, che in India
appartenevano alla frange più nazionaliste
ed avevano avuto grossi problemi con gli
inglesi, decisero di lasciare il paese.
Quando arrivarono alla frontiera, i
canadesi non li lasciarono passare: il
governo era spaventato. Ma la tragedia vera
accadde poi e fu più terribile: rispediti
indietro, quando arrivarono in India, gli
inglesi aprirono il fuoco su di loro. Ne
uccisero e ferirono molti. Non sarà un film
soltanto sul razzismo e sulle sue cause,
legate a fattori di razza e di colore. I fattori
socio-economici sono anch’essi
determinanti.
Deepa, con franchezza: lei è ottimista in
questa fase della nostra storia?
Sono ottimista riguardo allo spirito umano.
Stiamo attraversando un periodo segnato
da forti tribolazioni. Singolarmente stiamo
tentando di superarle. Ma fin tanto che
l’arena politica mondiale è così
preoccupante, continuerò ad essere molto
turbata. Non sono una pessimista per
natura, ma sarebbe naïve non vivere in
apprensione per ciò che sta accadendo ogni
giorno nel mondo.
ROMA ANNO UNO
Ecco
Giuseppe
Tornatore.
A destra
Richard Gere
58 RdC Ottobre 2006
ECCO
LA
laFfesta
ESTA
La manifestazione vista da vicino: contenuti
e dietro le quinte della prima edizione. Ce li
svela il co-direttore Mario Sesti
DI CRISTINA SCOGNAMILLO
Ottobre 2006 RdC 59
ROMA ANNO UNO
Sean Connery è fra i
protagonisti più attesi.
Con lui Nicole Kidman
e Davide Ferrario
iversi anni fa c’erano stati dei
contatti informali con il Sindaco e
avevo elaborato delle proposte che
somigliavano molto all’attuale Festa”
ricorda Mario Sesti, critico e
documentarista, fra i responsabili della
Festa Internazionale del Cinema di
Roma. “L’idea fondamentale – dice - era
quella di costruire intorno all’attore
un’area di ascolto e di attenzione molto
simile a quella che storicamente è stata
riconosciuta agli autori. Quando poi ho
cominciato a lavorare all’Auditorium si è
stabilita una sinergia molto positiva con
Goffredo Bettini: non solo un
appassionato, ma anche un grande
esperto di cinema. Grazie al successo dei
duetti con gli attori all’Auditorium, è poi
nata l’idea di eleggerlo a luogo di un
festival. Di qui è cominciato il lavoro sul
come farlo. Ci siamo presi molto tempo
per ragionare. In una fase decisiva è
entrato Giorgio Gosetti. Lui ha una
grandissima esperienza, appartiene alla
generazione d’avanguardia di coloro che
hanno creato i festival in Italia. E poi di lì
si è formato un gruppo di persone”.
Festa e non Festival. Qual è la
differenza?
Prima di tutto i biglietti sono accessibili a
prezzi nettamente inferiori rispetto a
quelli dei festival. Ma Festa anche perché
tutto ciò che accade intorno alla
proiezione è altrettanto importante della
proiezione stessa. Ci saranno tanti
momenti in cui il pubblico potrà
incontrare gli autori e tutti coloro che
lavorano dietro ai film. Con Sean
Connery, a cui la Festa tributa l’Acting
Award, abbiamo scelto sequenze dei suoi
‘‘D
60 RdC Ottobre 2006
film. Le faremo vedere e lui le
commenterà. Ci sarà poi un incontro
con le due figlie di Marcello Mastroianni,
Barbara e Chiara. Alla Festa saranno
protagoniste di un documentario, in cui
sembra che si incontrino per la prima
volta: si raccontano del padre senza
diffidenze, senza competizione. Nella
sezione “Extra” presentiamo poi
Machinima (acronimo di macchina,
animazione e cinema), che ospita lavori
costruiti con le immagini e i software dei
videogames. Vogliamo cioè anche offrire
incontri che abbiano carattere
“seminariale”, che diano gli elementi
fondamentali della bottega e di tutto ciò
che è dietro le immagini. Abbiamo
capito che la gente si muove di casa
molto più facilmente per sentire che per
vedere. Offrire la possibilità di ascoltare
coloro che fanno i film, di parlare con
loro, di capire il rapporto fra il cinema e
la loro vita, fa parte di tutto ciò che
un’istituzione che si occupa di cultura
dovrebbe fare. E’ il tentativo di declinare
il festival in maniera diversa.
C’è un filo conduttore?
Leit-motiv della Festa sembra essere il
ritorno. Ritorna un importante regista,
padre del grande cinema di Hong Kong
come Patrick Tam, che in concorso
presenta After This Our Exile, ma di
ritorno si parla anche nei nuovi film di
Géla Babluani L’heritage e Otar Iosseliani
Giardini in autunno, e ancora in Ritorni
di Giovanna Taviani.
Ci sarà anche Robert De Niro…
La sezione “Extra” ospita alcuni film che
sono stati presentati al Tribeca. Una
giornata sarà interamente dedicata ai
lavori che condividiamo col festival di De
Niro. La stessa operazione avverrà al
contrario nel corso della sua prossima
edizione, che proporrà alcuni film della
Festa di Roma.
L’Actors Studio a Roma. Che cosa
significa?
Una grande retrospettiva sull’Actors
A MISURA DI SPETTATORE?
WORKSHOP, ANTEPRIME, OMAGGI: PER NON PERDERSI CONSIGLIAMO UNA BUSSOLA
> PREMIERE
E’ la sezione “glamour” della Festa
del Cinema di Roma. Quella che
ogni sera farà sfilare in passerella
divi di Hollywood e star di casa
nostra. Sette in tutto le anteprime
europee e mondiali organizzate
dalla manifestazione, dal biografico
Fur con Nicole Kidman a Uno su
due con Fabio Volo.
> CONCORSO
Quattordici i film che si
contenderanno il Marc’Aurelio
disegnato appositamente per la
Festa del Cinema da Bulgari. Opere
prime o d’autore provenienti da
tutto il mondo e giudicate, per la
prima volta, da una giuria popolare
presieduta da Ettore Scola e
composta da 50 comuni spettatori.
Al vincitore un premio di 200.000
euro.
> EXTRA
Sezione non competitiva
interamente dedicata
all’esplorazione delle nuove
frontiere dell’audiovisivo.
Dall’evoluzione del linguaggio
cinematografico alle
contaminazioni con
la televisione, il teatro, il
videogame e il videoclip. Opere
spesso sperimentali e bordeline
selezionate dal curatore Mario
Sesti.
> L’ATTORE
L’omaggio della manifestazione
capitolina al mestiere dell’attore e,
allo stesso tempo, la celebrazione
di un grande attore vivente. Con un
premio alla carriera, il Marc’Aurelio
d’Oro, una retrospettiva e una serie
di workshop, laboratori e incontri
con il pubblico.
> ALICE NELLA CITTA’
Un vero e proprio “festival nel
festival”. Un percorso di film,
selezionati da Gianluca Giannelli e
mostrati in anteprima
internazionale e italiana, rivolto al
pubblico dei più giovani. Anche qui
14 i film in concorso e a giudicarli
sarà una giuria di 150 ragazzi di età
compresa tra gli 8 e i 14 anni.
> RETROSPETTIVE
Tre gli omaggi della Festa del
Cinema: a Marcello Mastroianni
che, nel decennale della sua morte
viene ricordato con una
monumentale retrospettiva alla
Casa del Cinema; a Mario Sodati,
celebrato dalla Casa delle
Letterature a 100 anni dalla nascita
per la sua opera di scrittore e
cineasta, e al lavoro dell’Actors
Studio di New York.
Studio di New York con gli attuali
direttori Ellen Burstyn e Harvey Keitel.
Questa volta prenderemo in
considerazione gli anni ’50, ma per il
futuro abbiamo già in programma di
dedicarci anche agli anni ’60 e ’70. Sugli
schermi, alcuni dei classici che hanno
contribuito a scrivere la storia del cinema
come Fronte del porto, La valle dell’Eden e
Baby Doll. A parlare di quegli anni
saranno Eli Wallach e Lee Grant. Per la
prima volta in Italia gli attori dell’Actors
Studio terranno poi un workshop per
aspiranti attori.
Tra le novità anche una liaison fra
attori emergenti e periferia.
E’ stato Michele Placido a proporla e la
direzione della Festa ha accettato. Tor
Bella Monaca accoglierà alcuni
programmi dell’Auditorium, anteprime e
un incontro “a quattro” con alcuni
giovani attori di maggior successo:
Jasmine Trinca, Cristiana Capotondi,
Silvio Muccino e Riccardo Scamarcio.
Ottobre 2006 RdC 61
ROMA ANNO UNO
Tu vuò fà l’am
Scorsese, De Niro, Ford, Di
Caprio, Mortensen e Gere:
Hollywood è tornata sul Tevere
DI FEDERICO PONTIGGIA
62 RdC Ottobre 2006
DA NON PERDERE
er il suo primo compleanno,
la Festa di Roma ha
precettato la Birthday Girl
Nicole Kidman, che inaugura la
kermesse “impellicciata” da gran
dama. L’ultima star planetaria si
mette dietro la (foto)camera in Fur,
per impersonare Diane Arbus, una
delle ritrattiste più celebri del XX
secolo.
Nonostante la manifestazione sia
declinata al femminile, con venti
opere dirette da registe, Nicole si
troverà beata fra gli uomini, ovvero
divina fra i divi.
P
MEAN STREETS
CAPITOLINE
Divismo, party, paparazzi, night
club: fu questa l’Hollywood che si
trasferì sul Tevere con il Quo vadis?
di LeRoy (1949) e le bighe del Ben
Hur di Wyler (1959). Un sodalizio
destinato a consumarsi in due
decadi, lasciando nostalgia e
rimpianti. A rinverdire i fasti della
RomaHollywood che fu ci ha
provato quattro anni fa Martin
Scorsese, che a Cinecittà ha girato
Gangs of New York. Ora Martin farà
Festa, con il suo The Departed e
l’aficionado Leonardo Di Caprio.
Non solo, con Robert De Niro, il
cui TriBeCa Film Festival fa coppia
fissa con la Festa, e Harvey Keitel, a
Roma in rappresentanza dell’Actors
Studio, Scorsese sarà chiamato a
trasformare i sampietrini capitolini
in Mean Streets. Ovviamente,
lastricate di glamour.
GLI EVENTI E I FILM IN CONCORSO
Borat di
Larry Charles
ROMAN GIGOLO
Se Venezia ha vestito Prada, Roma
non poteva che indossare Armani,
per interposta persona: Richard
Gere, che da American Gigolo in poi
non ha mai abbandonato Re
Giorgio. Con il consueto fascino,
Gere porterà sul red carpet
dell’Auditorium una biografia
truffaldina di Howard Hughes in
The Hoax di Lasse Hallström.
PREMIATI DA INDIANA JONES
Sarà l’attore più fuggitivo della storia
del cinema, Harrison Ford, a
consegnare il riconoscimento al
miglior agente e manager d’attori
intitolato alla memoria di Patricia
McQueeney. Se nel 2008 dovrebbe
riabbracciarlo da bravo figliolo nel
quarto Indiana Jones, per ora
Harrison dovrà accontentarsi di
duettare a distanza con Sean
Connery, premiato con l’Acting
Award. Chi vincerà la gara della
seduzione?
ARAGORN ALL’ATTACCO
Azione: è questo che Roma chiede a
Viggo Mortensen. L’Aragorn del
Signore degli Anelli vestirà i panni di
un condottiero spagnolo del XVII
secolo in Alatriste: a scapito del
titolo, non dovrebbero mancare
eroismo e avventura.
ericano
I> Première
La sconosciuta
di Giuseppe Tornatore
(Italia, Francia)
Uno su due
di Eugenio Cappuccio
(Italia)
N (Io e Napoleone)
di Paolo Virzì
(Italia, Francia, Spagna)
Fur: an Imaginary
Portrait of Diane Arbus
di Steven Shainberg (Usa)
The Namesake
di Mira Nair (Usa)
The Prestige
di Christopher Nolan (Usa)
The Hoax
di Lasse Hallström (Usa)
Alatriste
di Augustín Díaz Yanes
(Spagna)
Le Concile de Pierre
di Guillaume Nicloux
(Francia, Germania, Italia)
I> Concorso (e fuori)
A casa nostra
di Francesca Comencini
(Italia)
La strada di Levi
di Davide Ferrario (Italia)
L’aria salata
di Alessandro Angelini
(Italia)
After This Our Exile
di Patrick Tam (Hong Kong)
L’héritage
di Gela Babluani
(Georgia, Francia)
Giardini in autunno
di Otar Iosseliani
(Francia, Italia)
Nightmare Detective
di Shinya Tsukamoto
(Giappone)
Times and Winds
di Reha Erdem (Turchia)
Cages di Olivier MassetDepasse (Belgio, Francia)
A Few Days Later…
di Niki Karimi (Iran)
Playing the Victim
di Kirill Serebrennikov
(Russia)
Mon colonel
di Laurent Herbiet
(Belgio, Francia)
Nacido y criado
di Pablo Trapero
(Argentina, Italia, Gran
Bretagna)
This is England
di Shane Meadows
(Gran Bretagna)
Le voyage en Arménie
di Robert Guediguian
(Francia)
The Go Master
di Tian Zhuangzhuang
(Cina)
After the Wedding
di Susanne Bier
(Danimarca) Fuori concorso
Offset
di Didi Danquart
(Germania) Fuori concorso
Les Ambitieux
di Catherine Corsini
(Francia) Fuori concorso
I> Eventi speciali
The Departed
di Martin Scorsese (Usa)
Borat: Cultural Learnings
of America for Make
Benefit Glorious Nation of
Kazakhistan
di Larry Charles (Usa)
Primi amori, primi vizi,
primi baci
di Éric Toledano, Oliver
Nakache (Francia)
L’uomo della carità –
Don Luigi di Liegro
di Alessandro Di Robilant
(Italia)
Viaggio segreto
di Roberto Andò
(Italia)
Ottobre 2006 RdC 63
ROMA ANNO UNO
Italiani contro
Fronte comune anti-Usa. Ma non mancano i dualismi nostrani: dalla Buy faccia a faccia con la Golino a Pasotti vs. Volo
DI ROSA ESPOSITO
I
l ritorno al cinema di Giuseppe
Tornatore, Ninetto Davoli e
Agostina Belli, la docufiction
di Davide Ferrario su Primo Levi
in concorso e l’atteso N di Paolo
Virzì in première. Sono solo
alcuni degli eventi della neonata
Festa del Cinema di Roma di cui
saranno protagonisti film e autori
di casa nostra. E in passerella non
mancheranno i protagonisti dello
star system tricolore.
64 RdC Ottobre 2006
Giorgio Pasotti
insieme a Giovanna
Mezzogiorno
BELLUCCI & Co.
Regina tra le regine, Monica Bellucci
(inedita nel film di Virzì) troverà pane
per i suoi denti nella sfida in bellezza
che si terrà sul red carpet. A contenderle
gli scatti di fotografi e paparazzi quattro
giovani attrici emergenti: la stella di
Notte prima degli esami Cristiana
Capotondi, la bionda Laura Chiatti,
interprete di A casa nostra di Francesca
Comencini, la mediterranea Valeria
Solarino, scelta da Roberto Andò per il
suo Viaggio segreto, e Anita Caprioli che
affianca Fabio Volo in Uno su due.
IN VOLO VERSO IL SUCCESSO
Dopo il successo di critica e pubblico
riscosso con La febbre e Casomai e, in
attesa di approdare sul set de Il giocatore
di Francesco Patierno, lo showman cerca
la definitiva consacrazione con il film di
Eugenio Cappuccio. A caccia di
successo, con un film firmato Francesca
Comencini, anche l’ex concorrente del
Grande Fratello, e oggi star del piccolo
schermo, Luca Argentero. Mentre è già
quasi un divo Giorgio Pasotti, costretto
a fare da balia a un padre criminale
nell’opera prima L’aria salata di
Alessandro Angelini.
CLAUDIA GERINI SI FA IN DUE
Doppiamente protagonista alla Festa del
Cinema Claudia Gerini, che divide il
grande schermo con Alessio Boni nel
film di Roberto Andò, Viaggio segreto, e
con un perfido Michele Placido
nell’attesissimo La sconosciuta di
Giuseppe Tornatore. Dopo Non ti
muovere di Castellitto, l’attrice ha
deciso, almeno per il momento, di dire
addio alla commedia.
BUY VS. GOLINO
Due ruoli impegnativi anche quelli di
Margherita Buy e Valeria Golino. Che si
sfideranno in bravura ne La sconosciuta e
in A casa nostra. La prima parla di
“un’esperienza impressionante e fuori
dal mondo” quando ricorda i quattro
giorni trascorsi nel carcere di massima
sicurezza di Terni, che oggi ospita il
superlatitante Bernardo Provenzano e
che ha fatto da location al film di
Tornatore. La seconda è un comandante
della Finanza che indaga sull’affermato
commercialista Luca Zingaretti.
MIGRAZIONI DI SENSO
GIOVANNA TAVIANI E I RITORNI TRA ITALIA E MAGHREB. UN DOCUMENTARIO “EXTRA”
Karim tanti anni fa ha lasciato la Tunisia per cercare
lavoro in Italia. Oggi vive a Mazara del Vallo, ha una
moglie italiana, due figli perfettamente integrati, e un
lavoro come docente di lingua araba all’università. E’
uno che ce l’ha fatta. Non dimentica però chi è meno
fortunato, e infatti è il punto di riferimento della
comunità nordafricana della zona, né la sua terra,
dove ogni estate torna per abbracciare la vecchia
madre e le sorelle. Un viaggio alle origini che per molti
maghrebini in attesa del permesso di soggiorno resta
un sogno, se partissero non potrebbero più tornare.
E’ il soggetto di Ritorni, secondo documentario
realizzato da Giovanna Taviani dopo I nostri trent’anni,
a Roma nella sezione Extra e in lizza per il premio
messo in palio da Cult. Un’indagine che con sensibilità
e pudore cattura sentimenti impalpabili: la nostalgia, i
complessi legami tra la cultura d’origine e il
patrimonio di conoscenze della terra di accoglienza, il
sentirsi perennemente divisi a metà.
Ottobre 2006 RdC 65
PROFILI
Glenn Ford in
Angeli con la pistola
e, a fianco, nel Grande
caldo e in Cimarron.
Sotto, la fiamma Rita
Hayworth
Glenn
FACCIA
Storia di Ford, attore dal volto ingenuo ma dal cuore torbido. Che
68 RdC Ottobre 2006
L
a violenza, nel gioco di rifiuto e
cedimento, era il suo seme.
Pistolero o borghese, nel cinema
americano era quello che non voleva, ma
doveva. A Venezia, a metà degli anni ’50,
il suo insegnante combattente, tra la
gioventù bruciatissima del Bronx, suscitò
l’ira dell’onnipotente ambasciatrice
americana Claire Booth Luce che chiese, e
naturalmente ottenne, il ritiro del film di
Richard Brooks Il seme della violenza.
Tra i reduci della guerra, nell’America che
aveva fretta di dimenticare con frigoriferi
bombati e giardinette bicolore, Ford aveva
la faccia dell’uomo tranquillo, del bravo
padre di famiglia in giacca e cappello.
Soltanto, si poteva permettere Gilda.
Perché il suo cuore era torbido. Era lui
l’“amado mio” che muoveva le curve più
celebri di Hollywood nel feticistico ballo
di Gilda, inginocchiato sul ventre di Rita
Hayworth nel manifesto-icona della
“bomba” e del suo umile servitore,
l’uomo, qualsiasi uomo, ma a
incominciare da Glenn Ford.
Glenn Ford, scomparso a 90 anni, era il
nome d’arte di Gwyllyn Samuel Newton
Ford, nato il primo maggio 1916 a
Sainte-Christine in Quebec, Canada.
L’avventura americana incominciò
quando si trasferì con la famiglia a Santa
Monica in California (venne naturalizzato
cittadino statunitense nel 1939). A partire
dai primi anni ‘40 incominciò una
carriera fortunata nel cinema, con due
nomination agli Oscar (nel ‘56 e nel ‘57)
e una vita amorosa intensa: si sposò e
divorziò quattro volte. Eleanor Powell, la
prima moglie, Jeanne Baus è stata la
seconda, Kathryn Hays, la terza e Cynthia
Hayward, la quarta. Dal suo matrimonio
con la Powell ha avuto Peter, che ha
seguito le orme del padre.
Tra Humphrey Bogart il duro, James
Stewart l’idealista o Robert Mitchum
l’ozioso, è difficile capire il successo di
questa faccia da piccolo borghese schivo,
forse codardo, eroe con un passato
sepolto, ostinato come un coltivatore con
la sua terra. I suoi ruoli sono bilanciati nel
tormento tra il bisogno di quiete e
l’irruzione della vita che costringe a uscire
dal guscio. Come investigatore, è
chiamato in causa dall’assassinio di un
collega, e la faccenda lo coinvolge
inesorabilmente, in uno dei migliori
polizieschi della storia del cinema, Il
grande caldo (1953) di Fritz Lang. Come
insegnante di scuola metropolitana, sobrio
e appartato, si trova a fronteggiare una
classe aggressiva e razzista, diretto da
Richard Brooks in Il seme della violenza
(1955). Da povero contadino del West è
costretto a sostituirsi allo sceriffo per
scortare un pericoloso bandito verso il
forte, nell’epico Quel treno per Yuma
(1957) di Delmer Daves. Come pistolero
che ha appeso la violenza al chiodo, il
tranquillo droghiere di The Fasten Gun
Alive (1956) di Russell Rouse viene
istigato da un killer che lo vuole uccidere,
ma chiusa la faccenda torna nell’ombra
diffondendo la notizia della sua morte.
Viene dal basso anche l’eroe di solidarietà
degli Angeli con la pistola (1961) di Frank
Capra, un piccolo gangster che si mette
cilindro e sciarpa bianca per aiutare la
mendicante Bette Davis a ricevere la figlia
come merita.
Attraversando i generi, dal film di guerra al
melodramma, Ford ha fornito una galleria
di eroi di media statura e altissima tensione,
espressioni di un’epoca di conversione al
quotidiano delle divinità del cinema
hollywoodiano, da Ombre sul mare a Inferno
sul fondo, Parigi brucia?, La battaglia di
Midway, per stare ai titoli in cui vestiva con
eleganza la divisa con camicia beige e
cravattina d’ordinanza, da L’anima e il volto
a Gli amori di Carmen, La bestia umana,
Martin Eden o La casa del tè alla luna
d’agosto, a fianco di Marlon Brando, per
citare successi di pubblico in una
filmografia lunga quasi duecento titoli. D’ANGELO
conquistò Rita Hayworth e non solo
DI SILVIO DANESE
Ottobre 2006 RdC 69
OK
Telecomando
Homevideo, musica, industria e letteratura: novità e bilanci dal cinema
DVD
Inside Cinema
Libri
Colonne sonore
GIRL POWER
Da Marilyn Monroe ad Audrey Hepburn:
in cofanetto, le dive che hanno
rivoluzionato la vecchia Hollywood
Ottobre 2006 RdC 71
telecomando
DVD
Inside Cinema
Libri
di Alessandro Scotti
Wim Wenders
on the Road
Cuba, Portogallo, Usa: viaggio in quattro titoli, alla ricerca di un’identità che non
conosce passaporti. Sulle note di fado, rock’n’roll e rumori della città
Una collezione dedicata
all’ossessione per il suono, per
gli spazi e per il movimento.
Elementi cruciali della ricerca di Wim
Wenders. Come ha avuto a dire lo
stesso autore “i sensi di chiunque
sono più all’erta durante un viaggio”.
E ancora: “Grazie al rock’n’roll ho
cominciato a pensare
all’immaginario, alla creatività come
uniti alla gioia. L’idea di avere il
diritto di godere di qualcosa”.
La musica usata non come
accompagnamento al cinema ma
piuttosto come riferimento culturale;
è il caso del rock e del suo contributo
alla formazione dell’identità di intere
generazioni del dopoguerra,
un’identità che supera quella della
nazione (vent’anni da dimenticare
per i giovani tedeschi del suo tempo)
per abbracciare una dimensione
Filo rosso tra Buena Vista Social Club e gli
altri film della raccolta è l’attenzione alla
musica come riferimento culturale globale
72 RdC Ottobre 2006
transnazionale e globale. In Lisbon
Story l’autore si fa “ascoltatore” e si
lascia guidare delle struggenti note
del fado, ma anche dai rumori della
città. Aveva cominciato a scriverlo,
dopo anni di ricerca e di studio sul
suono, ma finì per riscriverlo in
itinere, lasciando che le voci della
capitale portoghese lo guidassero in
un girovagare senza meta. Il ruolo
della musica torna prepotente, nel
1998, a coniugarsi con quello del
viaggio: Ry Cooder va a Cuba per
registrare un album con Ibrahim
Ferrer. Wenders è al seguito e,
ancora una volta, lascia che il suo
sguardo segua il ritmo della musica.
Buena Vista Social Club è qui
distribuito con un documentario di
Sandro Medici sulla musica cubana.
Un viaggio nell’incanto sterminato
dell’Ovest è quello di Non bussare
alla mia porta, dove lo sguardo di
Wenders accompagna alla riscoperta
del passato attraverso gli scenari
della provincia americana.
Particolarmente ricca di extra,
l’edizione del cofanetto è
accompagnata da un contributo
testuale su luoghi, storia e
personaggi; da interviste ai
protagonisti e dalla registrazione di
una serie di lezioni tenute da
Wenders a Milano. Il viaggio si
conclude con La terra
dell’abbondanza, un titolo
provocatorio per parlare di Los
Angeles, uno dei grandi simboli del
mito americano. E anche qui il suono
rivendica la sua centralità con un
doppio piano di lettura, realizzato
attraverso le due voci narranti:
quella di un reduce della guerra in
Vietnam e quella di sua nipote,
idealista e impeganta nel sociale. Il
film è arricchito da un’intervista al
regista e dal backstage.
Colonne sonore
Ottobre 2006 RdC 73
telecomando
DVD
Inside Cinema
Libri
Colonne sonore
(Tele) visioni
L’‘‘altro’’ Israele di Gitai
Trilogia epica contro superficialità e potere.
In una confezione ricchissima di extra
ESTHER
Regia Amos Gitai
Genere Drammatico
BERLIN
JERUSALEM
Regia Amos Gitai
Con Lisa Kreuzer,
Rivka Neuman
Genere Drammatico
GOLEM – L’ESPRIT
DE L’EXIL
Regia Amos Gitai
Con Hanna
Schygulla, Vittorio
Mezzogiorno
Genere Drammatico
Distr. Minerva
Pictures - Rarovideo
Un percorso impervio in un cinema dal respiro
epico. Uno sguardo attento a una terra, Israele,
troppo spesso alla ribalta dei grandi conflitti
internazionali. Il cinema è lo strumento di Gitai per
rendere giustizia alla verità e controbilanciare
l’approssimazione e la superficialità dell’immagine
televisiva. Per superare i cliché, per contrapporsi al
potere. La forma della trilogia gli permette di
affrontare lo stesso tema da diversi punti di vista e di
guardare la realtà con il necessario distacco. Israele,
l’utopia fallita, il “prodotto di un sogno che gli ebrei
hanno coltivato nelle condizioni più difficili (...) Ma che
una volta materializzato ha tutte le contraddizioni di
ogni altro fatto reale”. Da Esther, rivisitazione della
storia biblica dei perseguitati che diventano
persecutori, a Golem, rilettura del mito ebraico di un
popolo che cerca il riscatto attraverso la tecnologia.
Chiude il ciclo Berlin-Jerusalem, itinerario politico
dell’Utopia e del suo fallimento. In un disco di extra il
documentario Birth of Golem, un’intervista di Stefano
Curti, una curata da Marco Melani e una conversazione
di Enrico Ghezzi. Nel cofanetto anche un’antologia
critica bilingue.
Rilettura del mito
ebraico e fallimento
dell'utopia sono il
tema portante
74 RdC Ottobre 2006
MIAMI VICE
STAGIONE 2
I SIMPSON
STAGIONE 8
I 22 episodi della
seconda stagione
(18 ore in totale)
anticipano l’uscita in
sala di una delle serie
più amate dal
pubblico televisivo
anni ‘80. Quando il
successo arrivò fu
eclatante, al punto da
influenzare i gusti
dell’epoca (un
esempio per tutti: i
colori pastello degli
abiti). L’idea fu di
Anthony Yerkovich
(ma dietro di lui c’era
Michael Mann!) e la
fonte ispiratrice un
articolo sui traffici
illegali in Florida.
Miami Vice regalò la
fama a Don Johnson,
ma fu soprattutto
innovativo nell’uso
della fotografia e
della musica, così
come nell’attenzione
ai dettagli di
messinscena. In 6 dvd.
1° maggio 2005: con
350 puntate, i
Simpson sono la
serie di animazione
più longeva della tv.
Nata nell’87 dalla
matita essenziale di
Matt Groening, la
famiglia Simpson
spadroneggia da
sedici anni (quando
nel ’96 furono
sospesi dal
palinsesto, Mediaset
fu invasa da lettere
di protesta). L’intera
ottava stagione è ora
in un’unica raccolta:
4 dischi e 25 episodi,
arricchiti da un
tripudio di commenti
audio, scene tagliate,
bozzetti, animatic e
featurette. Ma questo
non sarebbe nulla: il
cofanetto, nella sua
edizione limitata, fa
anche arredamento:
è a forma di testa di
Maggie!
Freschi di sala
NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI
Edizione in 3 dischi, inguainata in un cofanetto in
tessuto color jeans, per uno dei blockbuster
generazionali dell’ultima stagione. Amori,
spacconate e timori di un gruppo di maturandi,
accompagnati da due dischi di extra: colonna
sonora anni ’80, provini, papere e backstage.
IL GRANDE SILENZIO
Una negoziazione durata un decennio per poter
documentare la quotidianità dei monaci della
Grande Chartreuse, nei pressi di Grenoble. La
parola alle immagini, avvolte da un silenzio irreale.
Ricchi interventi nella sezione extra del dvd, fra
cui uno del nostro direttore.
LE PARTICELLE ELEMENTARI
Da un bestseller di Michel Houellebecq la storia
di due fratellastri agli antipodi: uno, biologo
molecolare ossessionato dalla genetica teorica,
l’altro, schiavo della carnalità. Ad unirli amore e
disgrazia. Meravigliosamente,
drammaticamente, onirico.
★ Riconosciuto di Rilevanza Nazionale dal
Ministero per i Beni e le Attività Culturali
★ Diffuso capillarmente nell’ambiente dello
Spettacolo
★ Migliaia di nomi che contano nel “Chi è del
Cinema e della TV”
★ Le Ditte del Cinema, della TV, della
Comunicazione
★ Tutte le e-mail ed i siti
★ Gli Statuti, le leggi e gli accordi di coproduzione
★ I premiati del Cinema Italiano: Oscar, Venezia,
Medaglie d’Oro Una vita per il Cinema, David
di Donatello, Nastri d’Argento
★ I film italiani dal 1930
★ Le sale e le multisale italiane
★ Supporto online www.annuariodelcinema.it
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DVD
Inside Cinema
Libri
Colonne sonore
REINCARNATION
Il terrore viene dall’Asia: la fucina
più spaventosa del nuovo cinema
horror. Reincarnation di Takashi
Shimizu ha il marchio di fabbrica
del produttore dei blockbuster The
Ring, The Grudge e Dark Water.
Abbastanza per far trepidare gli
appassionati della new wave
giapponese e tremare gli altri.
Grazie ai contenuti speciali,
l’attuale edizione entra poi a pieno
titolo fra le chicche. Gli ingredienti
della trama sono semplici (una
strage filmata 35 anni prima dal
suo autore e poi rimessa in scena
da un regista) ma ciò che conta è
la messinscena.
70 anni di dive
Katharine Hepburn e compagne: una raccolta in rosa celebra le stelle della Fox
Cofanetto da collezione per
cuori infranti, inguaribili
romantiche e amanti delle dive che
hanno reso grandi i settant’anni
della Fox. Katharine Hepburn,
Barbra Streisand, Marilyn Monroe,
Deborah Kerr, Audrey Hepburn:
stelle di prima grandezza. Icone e
volti che hanno contribuito a
modellare l’immagine della donna e
HELLO DOLLY!
il suo ruolo nella società. Siamo
UN AMORE
lontani dalla figura femminile postSPLENDIDO
Sessantotto, della donna single o
COME SPOSARE
UN MILIONARIO impegnata. Nell’epoca d’oro delle
LA SEGRETARIA major la donna è tale in quanto
QUASI PRIVATA parte di una coppia. Il sogno comune
COME RUBARE
è quello del matrimonio e il verbo
UN MILIONE DI
“impalmare” è il leit motiv.
DOLLARI E
Coniugato all’imperativo. Ma
VIVERE FELICI
qualcosa è cambiato rispetto alla
figura dell’angelo custode della
famiglia, pronto al sacrificio e votato
al silenzioso eroismo: le dive
hollywoodiane sono dotate di spirito
e poco disposte alle privazioni. Al
contrario: inseguono una vita felice
accanto a uomini che garantiscano
loro un’esistenza piena d’amore e,
perché no, di agiatezze. Agognano il
principe azzurro, ma subito dopo
averlo guardato in volto, abbassano
lo sguardo in cerca del portafogli.
L’idea, nostrana, del “poveri e felici”
è lontana anni luce; così nella
Hollywood dei tempi d’oro “amore”
e “soldi” armonizzano in un’unica
associazione. “Le dive”, quelle vere,
sono donne che rivelano qualità
fuori dal comune per fare breccia
nel cuore di un uomo, donne capaci
di sfruttare le proprie capacità,
donne che prima dello scorrere dei
titoli di coda non mancano mai il
bersaglio.
BELLISSIME 2
Dalle prime ragazze madri alla
minigonna e alle manifestazioni
femministe degli anni ’70. Giovanna
Gagliardo riprende il filo del
precedente Bellissime, tornando a
raccontare il Novecento dalla “parte
di lei”. Con voci e testimonianze, fra
le altre, di Tina Anselmi, Stefania
Sandrelli e la vedova Calabresi, il
racconto riprende dagli anni ’60.
Grazie al ricchissimo materiale
d’archivio delle Teche Rai, il risultato
è un suggestivo spaccato di storia e
costume, su un paese in rapido
cambiamento. Presentato nella
sezione Orizzonti Doc dell’ultimo
festival di Venezia.
Extra-Ordinari a cura di Marco Spagnoli
76 RdC Ottobre 2006
ANGEL-A
L’UOMO IN PIU’
LE MURA DI MALAPAGA
Più che un making of,
una piccola guida
ideale alla Parigi di
Luc Besson. In più il
dvd offre la versione
francese con l’audio
originale più brillante
rispetto all’edizione
italiana.
Il primo grande film di
Paolo Sorrentino
finalmente in dvd.
Oltre alle scene
eliminate l’edizione
propone
l’interessante
backstage Il pareggio
non esiste.
Edizione restaurata
per il film di René
Clement del 1949
ambientato in una
Genova poverissima.
Un salto in un’altra
epoca della storia del
cinema e del nostro
paese.
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DVD
Inside Cinema
Libri
Colonne sonore
ECONOMIA DEI MEDIA DI FRANCO MONTINI
Segnali di fumo
Anteprime fantasma, troppi spot, pochi trailer: la comunicazione
deve ripartire da zero. Parola di spettatori
Anche quest’anno, nella
seconda metà di agosto, in
tutta Italia una serie di
anteprime ha proposto alcuni dei
titoli più attesi della stagione
autunnale. Il 19 al cinema
Mignon di Grantola, piccolissima
sala in provincia di Varese, ho
assistito all’anteprima di Cars.
Sono venuto a conoscenza della
proiezione perché ho
casualmente telefonato al
cinema. L’evento non era
pubblicizzato in alcun modo:
nessun manifesto, né
comunicazioni sul quotidiano o il
giornale in rete di Varese.
Un mese prima, a metà luglio,
come diligentemente segnalato
dal servizio CineNotes curato da
Felice Ambrosino, l’Autorità
Garante della Concorrenza e del
Mercato ha inflitto a Luigi De
Pedys, titolare del cinema
Splendor di Milano, e alla
distribuzione Sony, una multa
rispettivamente di 25mila e
33mila euro per aver proiettato
abbinato ad un film per bambini
il trailer dell’horror The
Exorcism of Emily Rose.
L’Autorità ha ritenuto entrambe
le parti responsabili di
Violazione del Codice di
Consumo, in base al quale
possono essere considerati
ingannevoli i messaggi che, in
quanto suscettibili di
raggiungere bambini ed
adolescenti, possano minacciare
anche indirettamente la loro
sicurezza fisica o psichica. In
particolare, per quanto riguarda
la Sony, l’Autorità ha ritenuto
che: “Nel caso dei cosiddetti lost
trailer - la cui consegna agli
esercenti avviene senza alcun
preventivo abbinamento ad altre
pellicole - laddove la loro
diffusione possa minacciare la
sicurezza psichica dei minori,
deve ritenersi diligenza ordinaria
da parte del distributore
cinematografico segnalare tale
circostanza con modalità
adeguate al gestore della sala,
proprio per la impossibilità di
controllarne successivamente
l’operato, diffidandolo
preventivamente dal
cosiddetto mercato di
profondità, sta eroicamente
resistendo e nel caso specifico lo
fa proponendo anche una
programmazione di qualità.
Semplicemente è il settore
cinema che dovrebbe porsi il
problema di sollecitare maggiore
attenzione dai tradizionali canali
stampa e usufruire
maggiormente dei nuovi mezzi
di comunicazione. Alcune
piccole sale già lo fanno e alcuni
esercenti inviano regolarmente
la propria programmazione agli
spettatori via e-mail o via sms.
Nel secondo caso si tratta,
invece, di utilizzare in maniera
corretta, ovvero nel migliore dei
modi, uno strumento di
Il settore cinema dovrebbe porsi il
problema di sollecitare maggiore
attenzione dai tradizionali canali stampa
trasmettere gli stessi in modi e
tempi suscettibili di violare le
previsioni dell’articolo 25 del
Decreto Legislativo n.206/05”.
L’esercente a sua volta secondo l’Autorità - è “il
soggetto che ha curato di fatto,
in piena autonomia, le modalità
di diffusione al pubblico del
messaggio”. I due episodi non
sembrano avere nulla in comune,
ma rappresentano due facce di
un problema ancora irrisolto: le
carenze della comunicazione
cinematografica. Se in Italia il
consumo su grande schermo
non riesce a decollare è anche
perché, oltre ad altre numerose
concause, il cinema non riesce a
informare tempestivamente e
correttamente il pubblico. Il caso
dell’anteprima di Cars segnala
una carenza di informazione; gli
spettatori che affollavano lo
scorso 19 agosto il cinema
Mignon di Grantola sarebbero
realisticamente potuti essere
molto di più. Per carità, con ciò
non si intende affatto giudicare
negativamente l’operato del
singolo esercente, che anzi,
come molti altri colleghi del
78 RdC Ottobre 2006
promozione come il trailer.
Come hanno dimostrato
numerose ricerche, è proprio la
loro visione su grande schermo
che, dopo il passaparola,
rappresenta il più efficace
mezzo per portare la gente al
cinema. E allora lo si usi bene:
facendo attenzione agli
abbinamenti, ma anche
riservando ai trailer la maggior
parte del tempo degli intervalli
fra uno spettacolo e l’altro.
Anche perché, mentre i trailer
sono molto amati dal pubblico,
gli spot sono tutt’al più
sopportati. E allora si
pubblicizzino di più i film e
meno gelati e automobili,
almeno al cinema.
CAST & CREW DI MARCO SPAGNOLI
Homo Tecnologicus
Angelo D’Alessio
2016 rivoluzione in sala: le previsioni di un Robespierre del digitale
Qualcuno potrebbe definirlo “il
Robespierre” della Rivoluzione
Digitale. “Ho iniziato col cacciavite in
mano e ne porto sempre uno nel
taschino per non dimenticare la
gavetta che ho fatto”. Lo dice
scherzando, ma l’ingegnere Angelo
D’Alessio è una figura chiave. Non solo
uno dei maggiori esperti di cinema
digitale, ma anche consulente per
l’Unione Europea, la Mostra del Cinema
di Venezia e l’Agis, ha poi collaborato
con DCI, la joint venture delle major
Usa impegnate a definire gli standard
per il cinema digitale che nel 2016
dovrebbe sostituire la pellicola.
Perché individuare standard unici?
Per stabilire parametri certi all’interno
dei quali tutti possano lavorare.
Il nostro lavoro è fare in modo che la
tecnologia consenta all’arte di
esprimersi al meglio in un contesto di
evoluzione continua.
Come avete lavorato?
Cercando di capire da registi,
produttori, distributori, tecnici e
ISTRUZIONI PER L’USO
associazione degli esercenti americani
di che cosa avessero realmente
bisogno.
La “rivoluzione digitale” è
inevitabile?
Oggi nel cinema tutto è già digitale.
E’ rimasta fuori solo la proiezione. Un
passo di cui non ci pentiremo.
Il digitale è ecologico e duraturo.
Quando ha iniziato a dedicarsi alla
tecnologia applicata al cinema?
Nel 1968, lavorando all’analisi della
“Il pianeta ci ringrazierà per questa
scelta. E’ duratura ed ecologica”
qualità di proiezione sul grande
schermo per la Philips di Milano.
Qualità irrinunciabile per il suo
lavoro?
Amare il cinema, avere una grande
passione per “far quadrare i numeri”,
sapere mantenere i contatti
internazionali e fare una lunga
gavetta.
Indirizzi e raccomandazioni, per provarci senza fare una brutta fine
HOUSTON, ABBIAMO UN
PROBLEMA!
In una riunione per lo sviluppo
digitale nel centro della Nasa,
D’Alessio è stato investito da
una mole di carta spaventosa:
“In caso i pc si guastassero
tutto è documentato”.
PIRATERIA GLOBALE
Per il digitale viene utilizzato
lo stesso codice di crittazione
di banche, carte di credito e
governi: “Se qualcuno
superasse questa barriera, la
pirateria contro il cinema
sarebbe il problema minore”.
TANTO PER COMINCIARE
Studiare informatica e dotarsi
di tutti gli strumenti tecnici
per l’analisi qualitativa
dell’immagine. Conoscere
bene i mezzi di distribuzione
e parlare perfettamente
inglese.
Ottobre 2006 RdC 79
telecomando
DVD
Inside Cinema
Libri
Colonne sonore
di Francesco Bolzoni
Biografie, saggi, interviste
Cocktail d’autori
Pane e cinema
Luciano
Vincenzoni
Gremese, Roma
2005
Primissimo
piano. Incontri
con registi,
attrici e attori
Mario Dal Bello
Ente dello
Spettacolo,
Roma 2006
Andy Warhol. Il
cinema della
vana vita
Mirco Melanico
Lindau, Torino
2006
La Grazia e le
maschere del
demonio. Il
cinema dei paesi
protestanti
Elio Girlanda
Cadmo, Fiesole
2006
Colpi di cinema
Angelo
Moscariello
Audino, Roma
2006
Sguardi
indiscreti sulla
storia del
cinema
Giuseppe
Ferrara
Circolo del
cinema Angelo
azzurro,
Castelfiorentino
2005
Sul mio tavolo stanno
ammucchiandosi libri, di
cinema ma anche di
letteratura. Bisognerà
sgombrarlo segnalando le
ultime acquisizioni. Biografie:
la più divertente è Pane e
cinema di Luciano Vincenzoni
che ripercorre, con l’estrosità
(e l’inventiva), dello
sceneggiatore di classe le sue
avventure nella Treviso del
dopoguerra, nella Roma dei
gangster che avevano
sequestrato un albergo,
nell’invasione di Dinocittà dove
Dino De Laurentiis lo nominò
su due piedi il proprio
sceneggiatore ufficiale, nel
lungo soggiorno negli Stati
Uniti dove l’italiano si fece
fregare da ragazzine
impertinenti ma conquistò
l’amicizia di Billy Wilder.
Interviste: la meglio rifornita è
Primissimo piano,
conversazioni di Mario
Dal Bello con registi e attori del
nostro cinema: vispe,
partecipate, essenziali per
intendere un percorso
artistico. Saggi: la piacevole
prosa conversativa di Marco
Melanco su Andy Warhol.
Warhol era fra i significativi
esponenti della pop art,
quando organizzò nella pazza
New York tra il 1963 e il ‘68
intorno a sé la Factory,
realizzando film “per scherzo”.
Adesso li hanno raccolti in dvd
e secondo alcuni offrono una
traccia luminosa, sospesi come
sono tra film di finzione e
documentario, soprattutto
nell’opera del metodico Paul
Morrissey (Flash, Trash e
Heat). Personaggio notissimo,
amato dalla stampa per le sue
battute, eccentrico Warhol
evitava ogni tipo di censura
morale e anche tecnicoestetica privilegiando
atteggiamenti non sempre
accettati. Tra i manuali segnalo
volentieri La Grazia e le
maschere del demonio dove
Elio Girlanda s’inoltra, con la
competenza storica che gli è
riconosciuta, nel cinema dei
Paesi protestanti privilegiando
le opere di Dreyer, Bergman e
del giansenista Bresson. Sono,
queste, alcune delle
personalità delle quali si
occupa Angelo Moscariello
nell’originale Colpi di cinema
confermando con brevi ma
pertinenti analisi che in un film
d’autore si rinviene sempre
una sequenza riassuntiva di
una poetica. Tra il personale
tipo di cinema e le ricerche lo
hanno preceduto non c’è
talvolta continuità. Lo rilevano
gli “sguardi indiscreti sulla
storia del cinema” (in
particolare gli iniziali) di
Giuseppe Ferrara: puntali,
intuitivi, ben scritti e tali che,
se l’inventore di tanti film
“scottanti” lo avesse voluto,
avrebbero fatto di lui un
bravissimo docente
universitario (di Storia
dell’arte, direi).
FOTO: ALESSANDRO LANARI
Andy Warhol, Dreyer, Bergman e (tanti) italiani
Da non perdere a cura di Giorgia Priolo
CON UN ALTRO OBIETTIVO
AA.VV, Minimum Fax, € 14,00
“Non so se è possibile cambiare le idee politiche della
gente con un film, ma è possibile avviare un dibattito
politico”: è quanto sostiene il regista Constantin Costa
Gavras in una delle interviste pubblicate dalla rivista
americana Cineaste e qui raccolte in volume. Da Jane
Fonda a Ken Loach, passando per Fassbinder e Spike Lee, una ventina di
approfondite e appassionanti interviste ai grandi della settima arte che
affrontano il tema del rapporto tra l’espressione artistica e i valori eticopolitici. Per ricordarci come attraverso l’obiettivo si può raggiungere “un
altro obiettivo”: la trasmissione dei propri ideali.
80 RdC Ottobre 2006
L’UOMO PIU’ FELICE DEL MONDO
François Truffaut, Minimum Fax, Libro + 2 Dvd, € 28,00
Un cofanetto imperdibile contenente i dvd di due dei più bei
film di François Truffaut (I 400 colpi e La signora della
porta accanto) e la raccolta Il piacere degli occhi: scritti,
saggi e articoli dello stesso Truffaut sul cinema, i suoi registi
preferiti (Rossellini, Hitchcock, Welles, etc.), gli attori e
soprattutto le attrici (Fanny Ardant, Isabelle Adjani) che hanno segnato la
sua carriera e la sua vita. Una colorata galleria di ritratti e un vero e proprio
inno d’amore al cinema. Come lui stesso scrive nell’epilogo di questa
raccolta: “Sono il più felice degli uomini: realizzo i miei sogni e sono pagato
per farlo, sono un regista”.
SULLA CARTA
Storia e storie della sceneggiatura in Italia
A cura di Mariapia Comand, Lindau Editore, € 22,00
Sapevate che l’episodio della Magnani in Roma città
aperta fu inventato dallo sceneggiatore Amidei dopo aver
letto questo surreale titolo su l’Unità? “Immediata
vendetta di una donna uccisa dai tedeschi”. Non solo
aneddoti, ma un interessante mix tra un manuale per sceneggiatori e una
particolare storia del cinema. Da Gabriele D’Annunzio che scrisse le
didascalie per Cabiria a Rulli e Petraglia, pluripremiati autori de La meglio
gioventù, passando per i mitici sceneggiatori del neorealismo come
Zavattini e della commedia all’italiana come Age e Scarpelli.
TERRE INCOGNITE
A cura di Francesco Casetti, Mariagrazia Franchi, Carocci
Editore, € 14,50
Che il futuro del cinema sia strettamente legato
all’evoluzione della tecnica è ormai concetto condiviso.
Ma decisive nell’evoluzione del linguaggio filmico sono
non soltanto le tecniche di confezione del film (supporto,
strumenti di ripresa, montaggio, etc.), bensì anche i modi della fruizione.
Questa puntuale, documentata e ricca raccolta di saggi ci conduce in un
interessante viaggio di perlustrazione tra gli apparati e i luoghi della
fruizione del film: multiplex, home video, peer to peer, ma anche IMAX,
drive-in, flash-mob. Un’analisi indispensabile.
Ottobre 2006 RdC 81
telecomando
DVD
Inside Cinema
Libri
Colonne sonore
di Ermanno Comuzio
Visto da vicino
THE MAGIC FLUTE
Regia Kenneth Branagh
Musica Wolfgang Amadeus Mozart
Operazione legittima, quella di Branagh
che filma un nuovo Flauto magico in
versione attualizzata. È per riproporlo a
un vasto pubblico che, con l’ausilio del
commediografo Christopher Fry (che ha
“aggiustato” qui e là il testo), è ricorso alla
lingua inglese e ha immerso la vicenda
nelle trincee della prima guerra mondiale.
Il mostruoso serpente dell’inizio, con cui
Tamino deve
confrontarsi, diventa così
la guerra stessa; il
tempio di Sarastro – una
specie di capo di una
Resistenza pacifista - un
rifugio per chi è
scampato alla morte e le
“prove” permettono a
Tamino di sconfiggere
l’odio e propugnare la volontà di pace. Il
messaggio massonico di Mozart diventa
così un auspicio di risoluzione dei conflitti
che insanguinano il mondo d’oggi. Va
perduta la leggerezza favolistica
dell’originale (e della insuperata versione
di Ingmar Bergman) e alcune riserve
vanno fatte su grossolanità presenti qua e
là. Ma nell’insieme il risultato è
interessante non solo per il senso
complessivo ma anche per la
cinematograficità della realizzazione e
l’impatto di situazioni spettacolari (anche
quelle bizzarre come i lunghi carrelli aerei
che percorrono le trincee, l’imponente
movimento che svela un vasto cimitero di
guerra, Papageno allevatore di canarini …).
E la musica? Non c’è che dire, Branagh ha
scritturato un musicista promettente.
Qualche piccola
grossolanità non
intacca il senso e
la riuscita
dell’operazione
Per tutti i gusti
Senza senso
IL BANCHETTO
OPERA JAWA
Singolarissimo “musical” che
coniuga un’antica leggenda
del Ramayana, classico della
letteratura asiatica, con la
vicenda di una sposa
sottoposta alle profferte di un
riccone. Orchestra di
“gamelan”, cori, balletti, e
personaggi che cantano la
vita quotidiana. Un
sorprendente Les parapluies
de Cherbourg made in Giava.
82 RdC Ottobre 2006
BELLE TOUJOURS
L’apertura, un concerto
dell’Ottava Sinfonia di Dvorak,
è il luogo in cui i protagonisti
si rincontrano dopo 39 anni.
La musica torna in diversi
momenti e conchiude il
bizzarro rendez-vous. Perché
proprio quella musica? Forse
perché sotto le fanfarette
trionfali nasconde
melanconici momenti di
raccoglimento.
CEREMUSKI
Un film russo del 1963 con la
musica di Sostakovic è una
chicca rara. Versione di
un’operetta del grande
musicista, trattata malissimo
dai papaveri sovietici. Come
colonna sonora è di alto,
inconsueto livello. La lode
accomuna tutti gli altri 17
musical della rassegna
veneziana “Storia segreta del
cinema russo”.
Regia Feng Xiaogang
Musica Tan Dun
Versione cinese dell’Amleto
che mescola l’opera di
Pechino e movimenti sinfonici
di tipo hollywoodiano. E così
si rovina l’aura di una vicenda
ambientata in tempi antichi,
privandola della sua coerenza.
S h a ro n S t o n e i n d o s s a l e c o l l e z i o n i C ro c i e C u o r i
e g l i a n e l l i i n p l a t i n o F o re v e r.
Milano, piazza Duomo e nelle migliori gioiellerie.
I n f o : 8 0 0 8 6 8 6 8 6 - w w w. s a l v i n i . i t
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