Il mondo di Jimmy Fontana Manuel Frattini ballerino e interprete di musical Sfilata di solidarietà in ricordo di Maria Chiara Segato Il palio di Siena: 30 anni di Marasma 2 Campo de’ fiori SOMMARIO Editoriale: Tu come noi, un progetto una sfida...........3 L’intervista: Jimmy Fontana......................................4-5 Manuel Frattini......................................6-7 Curriculum vitae: Saggio spettacolo al Teatro Olimpico ........8 Cinema News: L’uomo nell’ombra ...................................9 Lavoro e fatica.....................................11 Roma che se n’è andata: Il ghetto di Roma...............................12-13 360° Horse..........................................14 Suonare Suonare: L’AIR guitar.......................................16-17 Sfilata di solidarietà............................18 Primo memorial Osvaldo Prosperi.....19 Una “Fabrica” di ricordi: La bottega di Assunta.............................20 Il Bio Postural Test ............................22 Le guide di Campo de’ fiori: Valentano...............................................24 L’altro volto di Carosello.....................25 Le storie di Max: Equipe 84...............................................26 Ass. Artistica IVNA: Chi è Paolo Andreocci.............................28 30 anni di Marasma ...........................29 Il santo più amato da papa Ratzinger.............................................30 Il Fumetto: Bambole di carne....................................31 Ecologia e ambiente: Lago di Vico una lenta agonia..................32 Come eravamo: Soprannome de paese............................33 Cesare Borgia .....................................34 Non fatevi ingannare dagli eredi di Nietzsche.............................................35 Il mondo del Jazz: Chetney Baker........................................36 L’angolo Bon Ton Il matrimonio..........................................37 Per ricordare Don Marciano Ercolini............................................38-39 Che differenza c’è tra artrite e artrosi..................................................40 Civita Castellana e il muro di Via del Forte....................................................41 Il giornalino eco-bimbi..................42-43 Il diario dei girasoli.............................44 Fiera - esposizione zoo tecnica .........45 Oroscopo..............................................46 Niente forno per un dolce estivo........47 Agenda ................................................48 Messaggi..............................................50 Università della libera età - associazione ATAMO - Mostra Sarandrea ...51 I nostri amici ......................................52 Roma com’era.....................................53 Album dei ricordi.........54-55-56-57-58-59 Annunci Gratuiti ............................60-61 Selezione Offerte Immobiliari.......62-63 Incontriamoci su facebook! richiedete la nostra amicizia e vi terremo aggiornati!!! Grazie per essere in tanti... continuate cosi’, saremo sempre di piu’ Campo de’ fiori OGNI MESE E’: INTERVISTE IN ESCLUSIVA A PRO- TAGONISTI DEL MONDO DELLA CULTURA, DELLO SPORT E DELLO SPETTACOLO, VECCHIE STORIE E PERSONAGGI DELLA NOSTRA TERRA, EVENTI E MANIFESTAZIONI DI ATTUALITA’, UN TUFFO NEL PASSATO CON L’ALBUM DEI RICORDI E MOLTO ALTRO ANCORA... Campo de’ fiori PUOI TROVARLO PRESSO TUTTI I NOSTRI SPONSOR ED IN TANTE ALTRE ATTIVITA’ COMMERCIALI E LUOGHI PUBBLICI DELLA TUA CITTA’!!! OPPURE, PUOI AVERLO OGNI MESE DIRETTAMENTE A CASA TUA ABBONANDOTI (COMPILA E SPEDISCI IL COUPON CHE TROVI A PAG. 48)! Campo de’ fiori 3 Tu come noi, un progetto una sfida La mia rivista e l’A.I.D.I. hanno già fatto tante cose per il sociale e grazie al contributo sincero e spontaneo di tanti amici, abbiamo forse un po’ cambiato il modo di vedere e di considerare i diversi almeno nella nostra zona d’influenza. Vorrei fare, adesso, qualcos’altro di veramente utile! Perché allora non provare a raccogliere testimonianze della vita di coloro che amano solo amore e regalano incondizionatamente a tutti teneri, innocenti sorrisi? Voglio scuotere l’indifferenza per ricordare che spesso un falso pietismo, una prebenda assolutoria, esaltano quella falsa morale che, invece, alimenta il pregiudizio ed incentiva azioni discriminatorie e segreganti! Umiliazioni inconsolabili sono spesso vissute con una dignità esemplare. Come fanno a sorridere persone diverse, spesso ammalate, che sopravvivono con la sola pensione d’invalidità di 230,00 euro al mese? Come fanno a sorridere coppie di anziani che non possono più uscire di casa perché le cinque di Sandro Anselmi rampe di scale sono senza ascensore? Noi vediamo solo la metà della faccia degli altri, quella che riflette lo specchio, non quella che si specchia nell’anima! Ciò che è offerto alla vista non è quello che alberga giù, nel fondo. E’ troppo facile vedere il diverso come un prossimo senza disagi: è come voler vedere solo la metà della faccia, quella dello specchio… e non quella dell’anima! Così lo facciamo sparire dalla vita felice della collettività!Per poter sensibilizzare al problema sempre più persone, intendo bandire un concorso fotografico e cinematografico, nella misura del corto, a carattere nazionale. Esso sarà denominato “Tu come noi” (già titolo di un mio brano musicale per i ragazzi speciali). Le opere dovranno contenere testimonianze di vita reale o storie di fantasia. Esse verranno divulgate e pubblicizzate sulla rivista e su tutti i nostri siti web e presentate durante importanti manifestazioni, oltre alla loro produzione commerciale. Il periodo dell’evento e le eventuali, opportune, contestualizzazioni, avrò cura di pubblicarli quanto prima, assieme alle modalità ed ai termini di partecipazioni. Campo de’ fiori 4 Oltre ad essere in teatro insieme ai figli Luigi ed Andrea, continua a girare per le piazze di tutta Italia Il mondo di Jimmy Fontana “Rimpiango di non aver avuto una band tutta mia e di non essermi potuto dedicare alla recitazione” Oggi non c’è più possibilità di fare musica attiva, un discorso, quindi, che interessi la vendita. Oggi si bada solo alla forma esteriore, ai presentatori, agli abiti, agli sponsor da ricercare, all’odiens da registrare. Non si dà più importanza primaria alla musica, ma alle apparenze! Finchè Sanremo ce l’avrà la in mano la Rai non ci sono alternative. La Rai lo tiene su solo per un fatto commerciale, non di musica, il fine dell’azienda è solo il ritorno economico. Puoi presentare una bella canzone, ma non conta più, viene scartata perché la logica e i criteri da seguire sono altri, che esulano ormai dalla musica. Chi di noi non ha mai pensato: “Che sarà della mia vita”, oppure non si è mai pronunciato, sospirando, l’espressione “Eh… il mondo..”, senza proseguire dicendo “non si è fermato mai un momento”? Be’, credo tutti, e questo lo dobbiamo a Jimmy Fontana, che con i suoi due grandissimi successi, Il mondo e Che sarà, è entrato nel linguaggio comune! Quante volte, allora, il nostro pensiero è stato rivolto a lui e quante altre ci siamo ritrovati a canticchiare questi bellissimi pezzi della musica italiana. Io, finalmente, ho avuto l’opportunità di conoscerlo personalmente, grazie ad un nostro amico comune, Marco Antonangeli, in arte Marco Song’s, collaboratore di uno dei quattro figli di Jimmy, Luigi, anche lui con spiccate qualità artistiche di musicista. Lo raggiungo nella sua villa alle porte di Roma, per realizzare l’attesa intervista. Ripercorriamo brevemente le tappe più importanti della sua lunga carriera, partendo proprio dall’origine del suo nome d’arte: Jimmy Fontana. Ci racconti come è nato. Il nome Jimmy è stato un omaggio al jazzista, tra l’altro bianco, Jimmy Giuffre, che, pur non essendo famosissimo, io, da appassionato di jazz quale sono, ho apprezzato particolarmente. Il cognome Fontana, invece, l’ho scelto insieme a quella che sarebbe diventata mia moglie, Leda, sfogliando le pagine dell’elenco telefonico di Roma. Di Fontana ce n’erano tanti ed il nome di Jimmy Fontana, così composto, suonava bene in tutte le lingue, perchè a quei tempi si sognava di andare a cantare all’estero e diventare famosi in tutto il mondo. In quel periodo, oltretutto, andava di moda usare nomi americani, come, infatti, avevano fatto anche Jonny Dorelli, Bobby Solo, Little Tony e tanti altri. Il suo primo vero e proprio successo, quello che l’ha lanciata in tutto il mondo, è stato appunto Il mondo, nel 1965. Si, questo brano era il frutto già di una mezza carriera artistica, perché io ho iniziato effettivamente nel 1957. Ma all’epoca non era come oggi che se fai dei provini, magari per Sanremo, e non va bene, sei subito scartato, non interessi più ai media, alle case discografiche, ammesso che ci siano. Prima, si provava con un disco, poi con un altro, uno poteva avere successo e l’altro no. Si tentava, ma si rimaneva comunque in gioco. Le case discografiche erano dei vivai dove si coltivavano i talenti. A proposito di Sanremo, lei ha partecipato agli inizi della sua carriera a diversi Festival ed ha chiuso nel ‘94 insieme al gruppo “I superquattro”. Ecco, viste le sue esperienze, ed osservando i Sanremo di oggi, come è cambiato, secondo lei, il mondo del Festival canoro più importante d’Italia? Nel ’71, poi, la grande delusione che ha segnato la sua vita. Si è visto soffiare da sotto il naso il brano da lei composto, a cui teneva particolarmente e destinato ad essere un successo indiscusso: Che sarà. Direi molto più che sotto il naso, perchè io avevo già fatto l’80% di quello che c’era da fare: la produzione del disco, il contratto col partener. Ormai, a soli venti giorni da Sanremo, quando doveva debuttare la coppia Fontana-Felisiano, la coppia venne cambiata. Ma io lì sono stato un po’ scemo, perché se avessi insistito con la casa discografica avrei potuto evitarlo. Il brano era ancora nuovo e, da autore, avevo tutto il diritto di farne ciò che volevo, mentre una volta uscito non si può impedire a nessuno di cantarlo. Se potessi tornare indietro lotterei con tutte le forze per presentarlo interpretato da me, con la convinzione di vincere. E la scelta del gruppo de I ricchi e poveri? Io non c’entro niente, era la casa discografica che doveva lanciare questo giovane gruppo. Era un tentativo che poteva anche andare male, ma non c’erano tante incognite, visto che Felisiano era il migliore in campo in quel momento e la canzone parla da sola. Tutti mi dicevano di non prendermela perché io continuavo ad essere comunque l’autore, ma non consideravano quello che consideravo io e che dovrebbero considerare tutti i cantanti: il Campo de’ fiori l’attore leggero, magari legato Da sx: Jimmy Fontana alla musica. Ho fatto esperienza e suoi due figli Andrea in teatro con la commedia all’itae Luigi liana La voglia matta e non mi sarebbe dispiaciuto continuare. In questi anni avrà avuto tante soddisfazioni, ma qual è stata la più grande, quella che ha particolarmente a cuore? Ho avuto celebrazioni importanti soprattutto all’estero, ho vinto diversi concorsi canori in tutto il mondo. Sono state tutte grandi soddisfazioni e la più bella, credo, sia proprio quella di essere riuscito a far conoscere due brani della musica italiana, come Il mondo e Che sarà, ovunque. Non è assolutamente facile. risvolto del successo di una canzone, sta nel fatto che essa deve portarti lavoro con serate e spettacoli. A proposito di serate. Lei continua a girare per le piazze ed è ancora molto amato. Certo, in questo periodo di crisi, purtroppo il lavoro è calato anche per noi. Anzi, forse per me, che rappresento un repertorio classico, è calato un po’meno che per altri. Le faccio un paio di domande più personali. C’è qualcosa che avrebbe voluto fare e che ancora non è riuscito a realizzare? Nelle carriere degli artisti ci sono sempre i sogni. Io onestamente non ho potuto mai realizzare l’idea di poter cantare con una band avendo una radice essenzialmente jazzistica e musicale. Non tutti lo sanno, ma ho iniziato in questo campo e prima di approdare alla musica leggera, ero il numero uno del jazz in Italia. Questo è uno dei rimpianti. L’altro è che, durante la mia carriera, buttata un po’ di qua e di là, nelle piazze d’Italia e di tutto il mondo, non ho mai considerato seriamente la possibilità di far teatro come si deve. Ho dei risvolti per i quali avrei potuto fare anche Adesso invece collabora con due dei suoi figli, Luigi ed Andrea, che hanno seguito un la sua strada. Cosa state preparando insieme? Abbiamo esplorato il mondo del teatro, portando in scena uno spettacolo dove loro due raccontano la musica degli anni ’70 e ’80, ripercorrendo gli avvenimenti musicali principali, con particolare attenzione per la mia carriera ed io entro in scena di tanto in tanto, riproponendo alcuni dei più bei brani dell’epoca. Mi piacerebbe molto portarlo avanti, ma ci siamo scontrati con grossi problemi organizzativi, perché il teatro, se fatto bene, costa molto e fino a che non si arriva a certi livelli non ci si può permettere di intraprenderlo. Purtroppo in Italia non c’è una cultura radicata del teatro, se non per i piccoli teatri, o per il teatro d’essay, al contrario di quanto avviene in Francia, dove ce n’è almeno uno per ogni paese. Noi siamo abituati alle piazze, che danneggiano gravemente il teatro. Luigi, visto che c’è anche lei, vuole aggiungere qualcosa? Come diceva anche papà, oggi non c’è 5 spazio per fare musica leggera nuova. Ci sono solo tante meteore. Tendenzialmente si prendono ragazzini di 16 anni che, a 20, vengono già considerati vecchi, ma in realtà a quell’età non si può essere veri artisti, soprattutto qui in Italia, a meno che non si è un genio. Vengono proposte cose che si consumano subito, perché non hanno gli ingredienti per durare nel tempo. Questo per quanto riguarda i dischi. Per il teatro, invece, il problema è proprio quello di riuscire a portare gente agli spettacoli. Tutto è ammalato dalle feste di piazza perché si preferisce andare a vedere Jimmy Fontana gratuitamente, piuttosto che pagare in teatro. Noi facciamo parte, come dico io, della “fabbrica del futile” (n.d.r. le virgolette sono le mie), anche se così non è, e la gente, se deve far a meno di qualcosa, elimina subito i concerti, gli spettacoli teatrali. Aggiunge Jimmy: Altrimenti bisogna fare la scelta di non tenere più concerti nelle piazze per qualche anno, così chi ci ama è incentivato a seguirci in teatro. Ma personalmente a questa età, e a questo punto della mia carriera, non posso permettermi di perdere anni in questo modo. Continuo a cantare nelle piazze! L’augurio, allora, è quello di poterlo rivedere presto in una delle piazze o dei teatri della nostra zona, per poter ascoltare una ventata di buona musica che non guasta mai! Ermelinda Benedetti NOVITA’:Potrete ascoltare l’intervista integrale di Jimmy Fontana sulle frequenze di Radio Punto Zero Jimmy Fontana ed Ermelinda Benedetti Campo de’ fiori 6 Dopo Robin Hood e Peter Pan, è Pinocchio nell’omonimo musical scritto dai Pooh. Presto vestirà i panni di Aladino Sua “eminenza” il ballerino Manuel Frattini! “Continuo a realizzare il mio sogno da bambino: interpretare musical...” “Nasco come ballerino...ma ho fatto qualsiasi cosa per arrivare fin qui” Un teatro affascinante: il Sistina di Roma. Uno show entusiasmante per grandi e piccini: Pinocchio. Sua eminenza: il ballerino Manuel Frattini. Ingredienti che ci spingono a raccontarvi la storia dell’ambasciatore del musical italiano nel mondo… Dopo un appuntamento preso alcune ore prima dell’ennesima replica a Roma del musical Pinocchio scritto dai Pooh, ed interpretato dalla Compagnia della Rancia, lo stesso Manuel ci spiega che per questo spettacolo ha bisogno di molto tempo per prepararsi ad entrare in scena. “Eminenza! Ma mi fate arrossire!” Beh, dopo i numerosi premi ricevuti, tra cui l’ Arca d’Argento (2005) per la straordinaria capacità di interpretare e promuovere il musical in Italia… “E’ una soddisfazione grandissima… ricevere questi premi che sono arrivati nel corso della mia carriera e che considero come valori aggiunti; Realizzare musical è sempre stoto il mio sogno fin da bambino e vorrei continuare su questa strada. Nel 1991 l’esordio con la Compagnia della Rancia in “A Chorus Line”… “Io nasco esclusivamente come ballerino e nel periodo della mia formazione non si parlava ancora di musical; non c’erano scuole che come oggi ti preparano al canto ed alla recitazione. “A Chorus Line” è proprio il musical per eccellenza e, per un ballerino quale inizio migliore….” Hai fatto molta gavetta? “Credo di aver fatto qualsiasi cosa per arrivare fin qui e ne vado fiero. Sono veramente contento di tutto il mio percorso, delle cose belle, anche di quelle brutte e, se posso dare un consiglio a chi ancora sta studiando, suggerisco di fare qualsiasi tipo di esperienza perché poi ve la ritroverete nel futuro ed andrà ad aggiungersi al vostro bagaglio personale”. Tra le tue interpretazioni ricordiamo “Cantando sotto la Pioggia”(‘96/‘97), Sette Spose per Sette Fratelli (1998), “Un’Americano a Parigi” (2000), anche se il sogno si è avverato quando nel 2001 hai ideato “Musica Maestro” “E’ stata un’idea di Fabrizio Angelini, un collega che ora è anche regista, e coreografo fantastico, oltre ad essere un attore molto bravo. In quel periodo infatti, pensando a cosa avremmo potuto fare, mi chiese di raccontargli un po’ della mia vita artistica, come fossi cresciuto artisticamente, così abbiamo scritto e portato sulla scena questo musical che racconta proprio quella che è stata la mia ascesa professionale; Detta così potrebbe sembrare uno spettacolo auto-celebrativo, in realtà racconta il percorso che segue una persona che vuole fare questo mestiere, e lo fa in maniera molto divertente ed ironica.” Oggi, invece, ritorni ad essere Pinocchio… “Dal 2003 questo musical viene replicato con grande successo e quindi avrà sicuramente qualcosa di particolare! Se ha debuttato sette anni fa e non ha avuto mai crisi (si dice la crisi del settimo anno) un motivo ci sarà, e’ uno spettacolo un pò magico, pieno di entusiasmo che si rinnova tutte le sere… Vi assicuro che ritornare in scena per interpretare questo Pinocchio e solcare la scena del Teatro Sistina è sempre un’ emozione incredibile… Il segreto dell’amore dei fans verso la storia del burattino lascia sorpresi anche noi, basta leggere i messaggi, le mail, i commenti che provengono sia dai grandi che dai piccoli, per rimanere meravigliati. Forse racchiude davvero qualche formula magica a partire dalla musica dei Pooh, alla regia di Saverio Marcone fino ad arrivare al cast affiatatissimo… il tutto, shekerato insieme, esplode nel vero senso della parola!” Dopo “Peter Pan” (2006) e “Robin Hood” (2008) sta per arrivare “Aladin” … ”Aladin, che da tempo era in stand-by, credo sia un altro di quei personaggi che possono calzarmi a pennello. Con orgoglio posso dire che ritroveremo i Pooh, insieme a Stefano D’Orazio, che ha curato anche il testo dello spettacolo, e Fabrizio Angelini, regista e coreografo, e mi auguro che possa ripetersi un po’ la magia di Pinocchio.” Ti hanno paragonato al grande Charlie Chaplin, un pò guitto, un pò maschera, ma tu come definisci il tuo stile da ballerino? “Io sono sempre stato un istintivo condizionato da tutti i musical, daii film ameri- Campo de’ fiori cani degli anni ‘50, dal periodo d’oro di Hollywood… Adoro Gene Kelly, Fred Astaire e credo siano stati dei grandi esempi che non sò se rinasceranno di nuovo; Li considero dei miti, mi hanno ispirato… Ecco, penso di aver preso un po’ da tutti loro!” Dopo questa bella chiacchierata ringraziamo Manuel Frattini per la sua gentilezza e disponibilità e ci andiamo a sedere in platea: si apra il sipario! Il ballerino e interprete di musical Manuel Frattini nei panni di alcuni dei suoi personaggi più famosi: Pinocchio, Robin Hood e Peter Pan Sandro Alessi e Manuel Frattini 7 Campo de’ fiori 8 CURRICULUM VITAE Tutto è Show: Saggio Spettacolo al Teatro Olimpico Questo mese vogliamo riservare la nostra rubrica degli emergenti ad un intero corpo di Ballo, quello della Santinelli Dance Academy, che ho avuto il piacere di presentare insieme alla presentatrice RAI Vira Carbone al Teatro Olimpico, in quello che è considerato uno dei saggi più spettacolari di fine anno. Più di duecento bambini e ragazzi, dai 3 anni in su, si sono alternati sul palco di fronte ad un teatro esaurito in ogni ordine di posto. “Tutto è show” il titolo dello spettacolo che ha visto la presentazione in tre tempi di Fame, Mamma Mia, Hanna Montana, Cenerentola (le più piccoline) insieme ad un esempio di teatro in Rugantino. Bravissimi gli allievi ballerini coordinati e guidati da Paola e Stefania Santinelli, ballerine un tempo e straordinarie insegnanti ora, affiancate da Francesca Antonelli, Serena Di Vincenzo, Micaela Lancione, Marika Mazzacchera, Flavia Gianiorio, Irma di Paola, Alessandra Caruso, Chiara Chiaretti, Francesca Marafioti, Stefania Calabrese. La scuola, presieduta da tantissimi anni da Gina e Walter Santinelli, presidente della Federazione Italiana Tecnici Danza Sportiva, ha sempre avuto un suo stile particolare per la formazione e tantissimi allievi hanno raggiunto negli anni il successo. Presenti in sala il coreografo di “Amici” Marco Garofalo e la vincitrice dell’ultima edizione Emma Marrone; Simona Mastrecchia, coreografa della trasmissione di Simona Clerici “Io Canto”; Pamela Petrarolo ex ragazza “Non è la Rai” impegnata ora a Domenica 5; Micol Olivieri dalla fortunata fiction “I Cesaroni”;il piccolo Tommaso Olivieri attore di “18 anni dopo” con Sabrina Impacciatore. Tanti i momenti di grande danza nello show grazie alle straordinarie coreografie di Paola e Stefania Santinelli oltre alle performance nella stupenda interpretazione di piccoli e grandi esordienti in un Rugantino che strappa applausi! Insomma una serata da ricordare e quattro ore di spettacolo per un saggio da non dimenticare, con qualche allievo di cui sentiremo sicuramente parlare in seguito. Sandro Alessi Campo de’ fiori 9 CINEMA NEWS L’uomo nell’ombra The Ghost Writer; USA, Germania, Francia, 2010. Regia: Roman Polanski; sceneggiatura: Robert Harris, Roman Polanski; intepreti: Ewan McGregor, Pierce Brosnan, Kim di Cattrall, Olivia Maria Cristina Williams, James Caponi Belushi, Timothy Hutton, Eli Wallach, Tom Wilkinson, Robert Pugh, Jaymes Butler, Daphne Alexander, Marianne Graffam, Nyasha Hatendi, Angelique Fernandez, Glenn Conroy, Kate Copeland, Jon Bernthal; fotografia: Pawel Edelman; montaggio: Hervé De Luze; scenografia: Albrecht Konrad, Katharina Birkenfeld, Bernhard Henrich; costumi: Dinah Collin; musiche: Alexandre Desplat; produzione: R.P.Films, France 2 Cinema, Elfte Babelsburg Film, Ruteam III Ltd; distribuzione: 01 Distribution; durata: 131 minuti Vita difficile per i ghost writer dei politici, soprattutto se il tuo predecessore è stato ritrovato stecchito su una spiaggia dopo aver banchettato con i pesci in fondo al mare e dai profondi abissi non giunge una soluzione razionale per una morte del tutto irrazionale. Comunque, si proceda con ordine. Nella sua ultima opera tratta dall’omonimo romanzo di Robert Harris, Roman Polanski escogita una sorta di trappola narrativa, quasi un moderno “McGuffin” hitchcockiano che -per chi ne fosse all’oscuro- è un’espressione ermetica atta ad indicare un bersaglio qualunque cui mira un personaggio all’interno di un thriller. Qui si tratta della prima stesura dell’autobiografia dell’ex primo ministro inglese Adam Lang. Il timido personaggio di Ewan McGregor sin da subito assurge al ruolo di prigioniero dell’oceano, né più né meno dell’agente Leonardo di Caprio visto nel recente Shutter Island di Martin Scorsese. La personalità di entrambe le isole si manifesta nella metafora dell’ “estraniamento dal mondo esterno” in quanto sinistra fonte di un’atmosfera che potremmo definire a dir poco mortale. Non è un caso che in ambedue le pellicole, una martellante pioggia infernale minacci di continuo i protagonisti, tenendosi appena un passo fuori dal massacro di un Io debole -sebbene il violento nubifragio in qualche modo tenda a precederlo e a preannunziarlo. L’uomo nell’ombra si presenta alla stregua di un incubo realistico e insieme inverosimile poiché tutto sembra fin troppo calcolato, persino l’intervento accidentale del destino nell’insulso pre-finale. È il caso di non andare oltre per evitare di svelare tutto ciò che Polanski ha filmato. Questo thriller difetta fin troppo della cosiddetta “sensibilità da montagne russe” ovvero una percettività che è scissa in istanti di stasi, cui vengono dietro i sucgut-spilling, gut-wrenching cessivi moments (attimi di tensione). La prima vera e propria scena di suspense del lungometraggio arriva addirittura solo dopo un’ora. Giusto il tempo per un brusco risveglio tra due atti deboli. Ritornando al paragone con l’altro già citato campione di opera incompiuta che passa sotto il nome di Shutter Island, la lunga ombra della noia condanna irrimediabilmente tanto la prima parte della pellicola di Polanski quanto la seconda sezione di quella di Scorsese. Chissà, magari opportunamente tagliate e ri-assemblate insieme le unità migliori di ciascuno dei due film, potrebbe uscire fuori un ibrido alquanto accettabile -naturalmente, si fa tanto per dire, giacché questa è solo una provocazione… Nell’animo angariato dell’autore di Rosemary’s Baby il principio dell’incertezza fa sì che la sua mano esiti nel filmare la solita congiura di colpevoli. Tutto si riduce a un teorema di causa ed effetto, per una vertigine alimentata solo da un’ottima scenografia e dalla seduzione di un’affascinante fotografia. Ma, forse, anche in questo caso Polanski calca troppo la mano, tanto che si potrebbe rimpiangere una ben più proficua economia dei mezzi. L’attore scozzese Ewan McGregor s’impegna a fondo, facendo del suo meglio per rendere credibile la figura di una povera vittima, sempre pronta (abbastanza illogicamente) a vuotare il sacco di fronte a chiunque gli stia accanto, “angelo o demone” che sia. Ad impersonare il leader carismatico accusato di crimini contro l’umanità, il cineasta ha richiesto l’aplomb di Pierce Brosnan che, purtroppo, non riesce granché a far uscire dal campo visuale dello spettatore l’immagine patinata di 007, l’eroe di Fleming per cui è divenuto celebre in tutto il mondo. In ruoli di contorno alcuni nomi celebri del jet-set hollywoodiano come James Belushi, Timothy Hutton e Kim Cattrall (la Samantha della serie tv Sex and the City). Ci sarebbe da chiedersi il perché del riconoscimento alla regia all’ultimo Festival di Berlino; di sicuro, avrà indorato la pillola degli arresti domiciliari in Svizzera a cui l’artista è da qualche tempo costretto per uno stupro commesso trent’anni fa. Campo de’ fiori 11 Lavoro & fatica – il lavoro è fatica? “Guadagnerai il pane con il sudore della tua fronte” LAVORO: in siciliano si chiama “Travagghiu”; in napoletano “Fatica”; in milanese “Sgobada”; in Latino “Labor” (fatica, pena, disgrazia, malattia più ancora che “lavoro”); in Greco “Ergazomai” (da cui “ergastolo” ed “ergaPaolo Balzamo stolani”, letteralmente Responsabile “lavoro” e “lavoratori”); Formazione in Francese “travail” (che ed Informazione significa anche travaglio Centri Ottici Lisi da parto), passando per & Bartolomei il Tedesco “Arbeitslager” www.lisi- barto(campo “lager” di lavoro lomei.com “Arbeit”), il termine “lavoro” quindi richiama alla mente punizione, travaglio, pena, fatica, dolore di schiena … Ma davvero dev’essere così? Forse un tempo, quando il lavoro era solo una cosa da schiavi ed era sempre duro e manuale. Oggi, che la maggior parte dei lavori sono di tipo intellettuale, siamo però lo stesso tanto culturalmente condizionati dall’equazione lavoro = pena da non pensare che della fatica e del disagio correlato ne possiamo fare facilmente a meno! Arrossamenti oculari, sonno, stanchezza, bruciori agli occhi, mal di testa, ma anche sonnolenza, scarso rendimento, errori, tutti disagi legati al lavoro al computer o alla lettura, li conosciamo benissimo, chi più chi meno. Ma a creare tutti questi disagi non è il lavoro da vicino in se stesso, ma la mancanza di una correzione visiva calcolata per quella distanza, la posizione scomoda e l’immobilità protratta per lungo tempo. Sono tutti fastidi facilmente evitabili, se solo si sa come fare. Il computer, nato come strumento di élite, per pochi scienziati, oggi ha prepotentemente colonizzato ogni attimo della nostra giornata, e delle nostre attività. Studio, socialità, gioco, comunicazione, acquisti, lavoro, svago, hobby; tutto è mediato dal computer, ed anche in espansione è il mercato dei computer, non solo delle play stations, dedicati ai bimbi a partire dai due anni di vita. L’impegno visivo da vicino inizia subito, e prosegue in modo esponenziale, ma i nostri occhi non sono fatti per lavorare a lungo da vicino, né tantomeno per fissare schermi luminosi. Per sostenere agevolmente lo sforzo, piccolo ma continuo, rappresentato da lettura, studio o comunque applicazione al video, occorre un aiuto espressamente calcolato. Studenti che trovano lo studio faticoso, bimbi che giocano con i videogames, giovani lavoratori che soffrono di mal testa, miopi che usano per vicino gli stessi occhiali che usano per guidare la sera, tutti hanno bisogno di un occhiale anti fatica, ben calcolato per l’impegno visivo specifico di ciascuno, non solo i presbiti. Spesso nella misurazione della vista ci si limita a determinare la lente che fa vedere bene il tabellone da lontano, quando invece la fatica la si accusa dopo il lavoro da vicino prolungato. Per questo nei nostri centri poniamo un’attenzione particolare alla misurazione della vista da vicino, perché è proprio da vicino, soprattutto per i giovani, che nascono i problemi. L’occhiale (Genesi, 3:19) adeguato, con lenti rilassanti e selettive, aumenta il contrasto, riduce le emissioni dello schermo e diminuisce la fatica della lettura, e quindi consente di leggere più a lungo, con meno errori e ricordando meglio quello che si è letto: una marcia in più per gli studenti. E’ anche opportuno prendersi delle brevissime ma frequenti pause durante la lettura o il lavoro. Leggendo un libro o studiando, è utile, ad esempio, mettere un segnalibro ogni due o tre pagine. Quando lo si raggiunge, bisogna alzare lo sguardo e guardare lontano, strizzare con forza tre o quattro volte gli occhi, raddrizzare molto la schiena alzando il più possibile la testa e poi ritornare a leggere: in tutto dieci secondi ogni dieci minuti, ossia un minuto per ogni ora di lavoro: non un spreco, ma un gran risparmio di tempo, tenendo conto di quanto, così facendo, aumenta il rendimento! Chi poi lavora al computer, digitando su un qualsiasi motore di ricerca “reblink”, può scaricare un programmino semplice, leggero ed assolutamente gratuito che ricorda, ad intervalli fissi e programmabili, di smettere qualche secondo per ammiccare e fare i movimenti appena detti. Se però avete bisogno di una vista “super”, in grado di affrontare sforzi prolungati, allora occorre mantenere tonici ed attivi gli occhi, con gli opportuni esercizi. Se ne sentite la necessità, nei nostri centri potrete godere di una consulenza optometrica gratuita, per stabilire assieme gli esercizi più opportuni per farvi leggere a lungo e senza sforzo. Campo de’ fiori 12 Roma che se n’è andata: luoghi, figure, personaggi Il Ghetto di Roma. Memoria di un’epoca, storia di un popolo - Bolognetti, realizzato nell’ottocento su un’area precedentemente occupata da alcune case facenti parte della c.d. Isola Cenci di cui ci siamo occupati in altra sede, il nome è dovuto all’unione di due famiglie avvenuta nel 1772 tra i Conti Bolognetti e Girolamo, unico erede della Famiglia Cenci. L’attuale Piazza delle Cinque Scole insiste su un’area già divisa in due parti dal muro del Ghetto, all’interno di questo confine ricadeva Piazza delle Scòle e una parte di Piazza Giudea, all’esterno il Vicolo dei Cenci, Piazza dei Cenci e la rimanente parte di Piazza Giudea che venne successivamente intitolata a Santa Maria del Pianto; sulla piazzetta antistante il ricordato Palazzo Cenci - Bolognetti, insiste la c.d. Fontana del Pianto fatta erigere da Gregorio XIII, Ugo Boncompagni, 1572 1585 nella seconda metà del XVI secolo su progetto di Giacomo Della Porta, affinché, questo il pensiero del pontefice: “anche gli ebrei avessero refrigerio dell’acqua et abbellimento“. Collocata in prossimità del Palo dove si faceva Justitia degli ebrei per i reati da questi commessi, era originariamente abbellita da due draghi, emblema araldico delle famiglie Boncompagni e Borghese, casate alle quali appartenevano i pontefici Gregorio XIII e Paolo V, Camillo Borghese, 1605 1621, che gettavano l’acqua nella grande vasca e, da quì, per mezzo di conchiglie sulle quali era scolpito il Candelabro a sette bracci, si riversava in due abbeveratoi; successivamenInnocenzo X, te Giovanni Battista Pamphili, 1644 1655, diede disposizioni affinchè la fontana fosse rimpiccioliPiazza delle Cinque Scole. Racc. A.. Ravaglioli Dopo la soppressione dell’antico Ghetto di Roma, avvenuto nel 1870 e il raggiungimento dell’emancipazione da parte degli ebrei di quella Comunità, ultimi ebrei italiani ad ottenere i diritti di tutti gli di Riccardo Consoli altri cittadini, il quartiere venne trasformato e totalmente ricostruito al punto che, soltanto lo stile umbertino dei palazzi, ci ricorda che si tratta di edifici costruiti per sostituire le case fatiscenti del c.d. Recinto degli ebrei, un orribile recinto che oggi è possibile immaginare non senza fatica, eppure, nonostante questa radicale trasformazione, quel luogo è più che mai denso di memorie, restano le strade, i vicoli, le pietre e i luoghi della sua lunga storia. Soffermiamoci su Piazza delle Cinque Scole, il cui nome deriva dall’edificio situato nella medesima piazza che ospitava le cinque Scuole ebraiche ossia: la Scola Nova, la Scola del Tempio, la Scola Siciliana di rito italiano, la Scola Castigliana di rito spagnolo e la Scola Catalana; sul lato meridionale della piazza Palazzo Cenci Fontana delle Tartarughe, nel cuore del Ghetto ta con la conseguenza che la decorazione scomparve. Demolita all’epoca dei lavori di trasformazione della zona, venne custodita nei magazzini comunali per un lungo periodo, per l’esattezza fino all’anno 1930, quando venne definitivamente collocata nell’attuale posizione. Altra fontana che insiste nel cuore del Ghetto è la c.d. Fontana delle Tartarughe costruita a partire dal 1581 su progetto di Giacomo della Porta per l’esecuzione dello scultore Taddeo Landini, gli elementi che l’adornano erano inizialmente previste in marmo, ma successivamente si decise per il bronzo; le Tartarughe che le danno il nome furono aggiunte per volere di Alessandro VII, Fabio Ghigi, 1655 - 1667, in occasione di un restauro del 1658 ricordato da un’iscrizione su quattro cartigli in marmo. Alimentata dall’acquedotto dell’acqua Vergine, era stata inizialmente prevista nella vicina piazza dove si teneva il mercato della Comunità ebraica, ma Muzio Mattei esercitò tutta la sua influenza affinchè fosse costruita al centro della piazza dove sorgevano i palazzi della sua famiglia. Sulle condizioni igieniche all’interno del Ghetto di Roma ci siamo soffermati in altra occasione, semplicemente spaventose, erano causa di frequenti epidemie anche Campo de’ fiori per dell’enorme affollamento dovuto all’arrivo degli ebrei espulsi dal Regno di Napoli e da altre città pontificie, il Ghetto era infatti, oltre ad Ancona, l’unica località degli Stati Pontifici ove fosse loro consentito vivere. Una superficie davvero piccola e decisamente insufficiente a contenere il gran numero di abitanti; a causa delle frequenti inondazioni del Tevere, si rese via via necessario aumentare il numero delle unità abitative che, naturalmente, potevano svilupparsi soltanto in altezza mediante disordinate sopraelevazioni o con la costruzione di ballatoi, sovrappassi, scale esterne e ponti aerei, accorgimenti questi che, con il trascorrere del tempo, divennero la regola che caratterizzò il Ghetto di Roma per più di tre secoli costituendo un agglomerato urbano, sovraffollato, degradato, apportatore di malattie e di morte. Oltre a tutte le altre discriminazioni, gli abitanti del Ghetto dovevano sottostare a diverse tradizioni e rituali umilianti come, per esempio, quello del Carnevale Romano, infatti, questa festa vedeva come protagonisti gli ebrei nel senso che fungevano da somari cavalcati da popolani che lottavano a Testaccio e a Piazza Navona, mentre il lunedì grasso correvano un Palio tutto loro durante il quale un certo numero di ebrei anziani erano costretti a correre lungo l’arteria centrale della città, mentre la folla li beffeggiava e lanciava loro ogni sorta di rifiuti, come ricordato da Giuseppe Gioachino Belli nel sonetto dal titolo: Le curze d’una vorta. “Antro che rrobbi-vecchi!, antro c’aèo! / Don Diego c’ha studiato l’animali / der Muratore, e ha lletto co l’occhiali / xuanti libbri stracciati abbi ar museo, “disce ch’er Ghetto adesso dà li palj / pe vvia c’anticamente era l’ebbreo / er barbero de cuelli carnovali / a Testaccio e ar piazzon der culiseo. “Pe ffalli curre, er popolo romano / je spolverava intanto er giustacore / tutti co un nerbo o una bbattecca in mano. “E sta curza, abbellita da sto pisto, / l’inventò un Papa in memoria e in onore / della fraggellazzion de Ggesucristo. Queste disgustose servitù furono poi abolite, ma in compenso la Comunità ebraica Via Rua In Ghetto By Roesler Franz fu costretta a pagare un tributo di 851 scudi l’anno, da corrispondersi in occasione di quella festività. Attorno al 1820 Leone XII, Annibale Della Genga, 1823 - 1829, concesse un ulteriore allargamento dei confini del Ghetto, inglobando un nuovo braccio compreso fra Via della Reginella e Via di Sant’Ambrogio fino a Piazza Mattei aggiungendo altri tre portoni, quello della Reginella, di Pescheria e il portone grande di Piazza Giudia che dovevano rimanere chiusi dal tramonto fino all’alba; chi usciva dal Ghetto era obbligato ad indossare una sciarpa o un cappello di colore giallo in modo che si potesse distinguere dal resto del popolo romano. Il Ghetto di Roma determinò, tra l’altro, una sostanziale differenza sociale, infatti, le famiglie ricche abitavano nelle case poste verso l’esterno del recinto e lontane dal fiume dove vivevano i poveri; era questa la zona che per prima veniva invasa dalle acque del Tevere e non soltanto in occasione delle piene eccezionali, le abitazioni poi rimanevano spesso sommerse fino ai piani alti e dopo era sempre molto difficile liberare queste case degradate e molto spesso prive di sole, dalla melma e dall’umidità. Nel 1848, anno in cui il governo papale cadde, Pio IX, Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846 - 1878, eliminò quella sconcezza rappresentata c.d. Serraglio ma soltanto nel 1870, il muro di recinzione e le porte dell’odioso Recinto vennero abbattute. Da quel momento gli ebrei romani furono liberi di lasciare il quartiere e vennero restituiti loro gli stessi diritti civili della 13 popolazione cristiana; con la costruzione dei muraglioni e l’apertura dei Lungotevere il Ghetto di Roma fu definitivamente abolito e con l’attuazione del nuovo Piano Regolatore la maggior parte delle antiche strade, dei vicoli e degli edifici furono demoliti, scomparivano così Via della Scuola Catalana, Vicolo Capocciuto, Vicolo del Pancotto, Via della Stufa, Via delle Animelle e la pittoresca Via della Rua. Ma non tutto era finito, un dramma se possibile ancora più grande arrivò il 16 ottobre 1943, quando le S.S. Naziste rastrellarono e deportarono nei campi di concentramento più di mille ebrei, dei quali, soltanto diciotto faranno ritorno, gli autocarri destinati al trasporto degli ebrei razziati si fermarono nel largo ora dedicato al quel tragico 16 ottobre; in buona sostanza fra le due guerre mondiali del secolo scorso il Nazismo aveva restaurato il Ghetto, un luogo che serviva come contenitore per il concentramento della popolazione ebraica, allo scopo di facilitarne il controllo; gli abitanti del Ghetto furono tra i primi ad essere deportati nei campi di sterminio durante l’olocausto. In quel tragico giorno, gli ebrei romani probabilmente si aspettavano che il Pontefice attraversasse il fiume e scendesse nella piazza dell’antico Ghetto per riaffermare il suo rapporto con i suoi ebrei e per proteggerli dallo sterminio, ma gli ebrei non erano più, per la Chiesa privata del potere temporale, gli ebrei del Papa. Idealmente il Ghetto finisce per sparire definitivamente proprio in quei giorni. Quello che fu il Ghetto di Roma è oggi un piccolo quartiere che conserva un’atmosfera del tutto particolare, una miscela di storia, architettura e tradizione; questo luogo rappresenta una realtà sempre viva, la Memoria di un’ epoca e la Storia di un popolo. Qualche ristorante mantiene ancora viva la cucina giudaico - romanesca, una tradizione vecchia di secoli che accomuna tipici piatti ebraici con le più antiche ricette romane, fra cui i famosi carciofi fritti alla Giudìa; in alcuni di questi locali si ricordano i c.d. Fagottari, ossia quegli avventori che usavano portare il proprio pasto in un fagotto e che, seduti al tavolo, ordinavano soltanto il vino. 14 Campo de’ fiori 360° HORSE: IL PRIMO MEGASTORE DEDICATO ESCLUSIVAMENTE ALL’EQUITAZIONE Prossima apertura a Campagnano di Roma A breve aprirà a Campagnano 360° HORSE, il primo megastore tutto dedicato all’equitazione: 1800 metri quadri di esposizione da far perdere la testa a voi appassionati del dell’Avv. Ilaria cavallo! Becchetti All’interno troverete, infatti, una variegata offerta di merci, per soddisfare tutte le necessità di cavalieri ed amazzoni: abbigliamento, selleria, integratori, cardiofrequenzimetri, gps, mangimi e una linea di borse e cinte assolutamente originale e soprattutto made in italy. Un enorme spiazzale esterno ospita giostre e recinzioni, beverini e cariole, erpici, trattori, trailer, lettiere e box. Insomma 360° HORSE è davvero a misura di cavallo anche perchè potrete raggiungerlo addirittura insieme a lui, lasciandolo ad aspettarvi fuori, in “poste” apposita- mente montate per il vostro amico. I marchi trattati sono i più famosi ed importanti del mondo dell’equitazione: Podium, Equipe, Delgrange, Billy Cook, Kingsland, Horseweare, Umbria, Garmin, Polar, Las e molti altri. Ad aspettarvi troverete personale altamente qualificato, in grado di consigliarvi per il meglio, magari mentre sorseggiate un caffè o una bibita fresca; il megastore dispone infatti anche di un piccolo bar con divanetti per ospitare i suoi clienti e farli sentire completamente a loro agio. Il negozio si trova sulla cassia bis al km 31,400. Maggiori informazioni su www.360horse.com o scrivendo a [email protected]. 360° HORSE vi aspetta! Le difficoltà delle librerie indipendenti... Le librerie indipendenti vengono così definite perché non sono di proprietà dei gruppi editoriali, ma si tratta di attività commerciali libere, senza altro interesse se non quello di vendere libri, tutti i libri! Questo tipo di librerie devono fare i conti con costi di gestione sempre più alti, ma soprattutto con gli sconti indiscriminati sul prezzo di copertina, stabilito dall’editore, che vengono praticati dalla grande distribuzione. Il libraio indipendente, pur non condividendo questa logica è costretto ad adeguarsi, altrimenti si vede sottrarre gran parte della clientela da una concorrenza non corretta. La libreria subisce un danno irreversibile, a volte sopravvive a stento e sempre più spesso abbassa la serranda in modo definitivo. Gli esempi nella nostra Penisola sono tantissimi. Si sta assistendo ad una vera e propria desertificazione culturale con zone d’Italia totalmente prive di librerie, laddove storicamente esse avevano svolto un ruolo di servizio alle famiglie ed al Paese. sconto del 15% sul prezzo di copertina dei libri scolastici ordinati dalla clientela entro il mese di Agosto. L’iniziativa è riproposta anche quest’anno! Proprio per questo motivo la nostra libreria, già l’anno scorso, aveva praticato uno Il fatturato scolastico, per una piccola libreria è fondamentale alla sua sopravvivenza, e siccome durante l’anno noi non vendiamo frutta, pasta, salumi… ma libri, anche i cittadini devono fare la scelta di acquistare in libreria, senza precludersi di poter usufruire del servizio offerto dalla libreria del proprio paese. Vi aspettiamo come sempre numerosissimi!!!!! Campo de’ fiori 16 di Carlo Cattani L’ A I R Nonostante la mia età sia, ormai, ben lontana dall’adolescenza, ho sempre riposta nell’armadio, compressa tra giacche-camicie, cravatte e ….mutande, la mia fida “air guitar”! Quale modello? Beh, dipende da quello che “pompa” al momento il mio stereo! Ho “air” suonato tante volte ,nei miei anni d’oro più di oggi (sigh!), una “air “Gibson Explorer per immaginarmi, bandiera sudista alle spalle, su di un palco con gli americani Lynyrd Skynyrd, nell’acme degli assoli delle tre chitarre durante l’esecuzione della loro mitica “Freebird”…… ho provato anche la “air” Gibson “ Les Paul deluxe” per “Samba Pa Ti” di Carlos ….si, proprio lui, Santana …..e che dire dell’ “air” Gibson SG “diavoletto” per stare dietro ad Angus Young degli AC/DC in Back In Black? Potrei parlarvi della “air” Gibson “double neck” mentre “air “ ,spesso, suonavo “Stairway to heaven“ imitando Mr. Jimmy Page, oppure della mia “air” Fender Stratocaster al seguito di Ritche Blackmore in “Smoke On The Water” o “Black Night” oppure dell’ “air “ Gibson” sempre “diavoletto” di Mr. Tony Iommi dei sulfurei Black Sabbath di, un brano CLASSICO a caso?…… “Paranoid”, ovviamente! Insomma, più mi “sfrucuglio” e più sono i modelli di chitarre che potrei tirare fuori dalla mia “air” custodia per arrivare a parlarvi di un ‘attività, l’AIR GUITAR, che fino ad una decina di anni fa Copertina libro Air Guitar GUITAR …. ti mette le aliiii ! Ian Gillan, Deep Purple <mi è impossibile resistere ai riffs di Ritche (Blackmore) e Steve (Morse)> era una pratica “da camera” per molti di noi amanti…….della musica e che, oggigiorno, è assurta a fenomeno di piazza, con la disputa di veri e propri campionati, anche a livello mondiale, davanti ad un pubblico che è chiamato a votare il miglior AIR GUITAR HERO! L’air guitar man è colui che finge di suonare, agitandosi ben bene durante l’uso, una chitarra immaginaria, assumendo pose ed espressioni facciali che cercano di essere quanto più fedeli ai VERI guitar heroes …. quelli con le chitarre fra le mani per intenderci, mentre si ascolta “a tutta manetta” un brano ANTHEMICO (che parolaccia per dire …esaltante, trascinante, coinvolgente)! Naturalmente, si può “air” suonare qualsiasi strumento e seguire un genere musicale in dipendenza dei propri gusti/ascolti così come si può “air” dirigere un’orchestra immedesimandosi, magari, in un “indiavolato” Herr Herbert von Karajan alle prese con un’immaginaria Filarmonica di Berlino “in picchiata” sugli spartiti di una sinfonia di Beethoven! Insomma di materia musicale da “air” suonare ce n’é! In casa, chi non ha mai messo lo stereo “a palla”, una superficie riflettente a disposizione …. lo specchio di un armadio o del bagno, lo schermo spento di un televisore...... meglio a diversi pollici … per entrarci quasi tutto (!), restituisce l’immagine dello scalmanato di turno, solitario e, molto spesso, in canotta e mutande, intento a brandire la sua “air guitar” ben sincronizzato con un assolo di Jimmy Page piuttosto che di Hendrix o Joe Satriani. Ma, come si diceva, ormai la pratica solitaria è primitiva: così come è accaduto con il canto sotto la doccia evolutosi in una forma più tecnologica e condivisa, il karaoke, anche per la “suonata solitaria” si è scesi in piazza e molti cultori della “chitarra invisibile” si sono organizzati in tribù di “air guitar musicians” con propri siti web-blog-leghe-associazioni-campionati interregionali-nazionalifederali-internazionali-universali…..fermatemiiii !!!! Dalla metà degli anni ’90 si svolgono i campionati del mondo e la città che li ospita da sempre, nell’ambito di un più ampio festival, è Oulu in quel della Finlandia .Quest’anno, in particolare, si terrà la XV edizione e dal sito ufficiale (www.airguitarworldchampionships.com) gli organizzatori da tempo riscaldano il clima per la finalissima del 27 agosto dove si svolgerà lo scontro tra “titani“ di air guitar del pianeta convenuti ad Oulu da oltre 20 nazioni che, dopo aver sostenuto durissime selezioni nei rispettivi luoghi di origine verranno giudicati da una giuria di ….VERI CHITARRISTI in ragione della tecnica (di finzione), il look e la presenza sul palco:in palio? Il titolo di “ the airiest of them all “ …… come dire ……“ER PIU’ AIR Campo de’ fiori DI TUTTI!!!! E non finisce qui: ci sono siti che vendono “air guitars” ed “air accessori“ per tutti i gusti (!!!) come è il caso di www.air-guitars.net che pone tra tante “air” cose in vendita anche delle “air corde” di prima qualità realizzate con materie prime ad alto contenuto tecnologico ……..aria asportata dalle prossimità di “aeroporti” o di “autostrade” ! Vi dirò di più: nel 2005 è anche uscito un libretto (io ce l’ho …. ma è stato un acquisto assolutamente imprevisto, “air” giuro!) dal titolo originale “Better living through air guitar” pubblicato in Italia nel 2007 da Castelvecchi editore e tradotto semplicemente in “AIR GUITAR” che si annuncia nelle intenzioni degli autori come un libro “che spacca” e spiega filosofia e regole da tenere per la giusta “air” pratica musicale, con tanto di illustrazioni. Come nelle barzellette ,quelle per intenderci che partono sempre con “<c’è un Inglese… un Americano… un Giapponese…>…. c’è anche un Italiano a difendere la gloria Nazionale: tale Daniel “Fahnderstruck” Faranna da Bolzano che fino allo scorso anno deteneva il titolo Italiano di “air guitar” e che aveva ben figurato nel world champion 2008 piazzandosi al 13° posto: cercatelo su youtube 17 per rendervi conto, dai filmati della sua esibizione, di cosa vi ho raccontato. BRAVI, BRAVI, BRAVI…… ma de che ? 18 Campo de’ fiori L’Associazione Arnies no profit raccoglie fondi per una scuola nella Repubblica del Congo, in ricordo di Maria Chiara Segato Sfilata di solidarietà In passerella l’eleganza degli abiti dell’atelier Essenza Moda A Maria Chiara sarebbe senz’altro piaciuta l’idea e si sarebbe impegnata quanto più possibile affinché tutto fosse riuscito per il meglio e, soprattutto, affinché si raggiungesse l’ammirevole obbiettivo per il quale è stato realizzato: la fondazione di una scuola che dia la possibilità a tanti poveri bambini della Repubblica del Congo di avere un minimo d’istruzione. Maria Chiara è, però, senz’altro fiera dell’ottima riuscita della serata e, soprattutto, della generosità di tante persone che l’hanno conosciuta o che hanno semplicemente voluto sposare questa causa, credendo in questo progetto e contribuendo alla sua concretizzazione. Dopo la sua tragica scomparsa, tutti i suoi familiari e i suoi amici più cari hanno preso il suo posto alla guida dell’Arnies, l’associazione no profit di cui lei era presidente, che opera da anni nel campo della cooperazione tra i popoli, portando quanto a noi sembra scontato, ai meno fortunati del Congo, per i quali, invece, è indispensabile, tramite raccolte di fondi, ma anche favorire l’integrazione aiutando quotidianamente gli immigrati e i disagiati locali. Gioved’ 17 Giugno, nella splendida cornice di una delle più eleganti ville della Tuscia viterbese, messa a disposizione per l’occasione, ha avuto luogo la splendida sfilata di solidarietà, grazie agli abiti da cerimonia e agli abiti da sposa messi a disposizione dall’atelier Essenze Moda di Santina Menicocci, alla quale ha seguito, poi, l’originale sfilata dei coloratissimi e tradizionali abiti pakistani, proprio a sottolineare il convivere di culture diverse nel nostro paese, nel rispetto l’una dell’altra. I prota- Campo de’ fiori gonisti del musical La Divina Commedia, nella rivisitazione di A. Spaziano, hanno riproposto alcuni dei più bei brani del recital. La serata, che si era aperta con un aperitivo a bordo piscina, si è conclusa con un buffet di prodotti tipici, offerti da ristoranti e attività locali, allietato dalla musica del Trio Essenza. Trucco e parrucco per le modelle è stato curato da Rosanna Montico, una delle ideatrici dell’evento, Sara Iannoni, entrambe grandi amiche di Chiara, e Sofia. Il ricavato dei quattrocento biglietti venduti in prevendita e delle molte altre offerte e ingressi extra, verrà a breve consegnato da Paolo e Gertrude Segato, i genitori di Maria Chiara, e da Rosanna Montico, che si recheranno personalmente in Africa, nelle mani dell’Associazione non governativa Kakasu di Kinshasa, impegnata a racco- gliere i ragazzi di strada congolesi e fondata del sacerdote Padre Celestino, che è arrivato a Corchiano per l’occasione, portando la sua testimonianza e ringraziando tutti, insieme al Sindaco Dott. Battisti Bengasi, anche lui impegnato in prima persona. Tutto era perfetto, solo una cosa mancava: Chiara, in mezzo alla mamma, al babbo e al fratello e in mezzo a noi, ma tutti sapevamo che c’era, perché la manifestazione non era di Chiara o per Chiara, ma con Chiara, come ha precisato all’inizio il fidanzato Marco, e l’augurio è che si possa ripetere ogni anno, per poter far sempre qualcosa di più! 19 Ermelinda Benedetti Servizio fotografico realizzato da Foto Eleven Focus Corchiano La IV° edizione di Sinfonia di solidarietà ha ospitato il torneo dedicato al giovane di Corchiano scomparso poco tempo fa I°Memorial “Osvaldo Prosperi” Campo de’ fiori assegna la coppa alla terza qualificata Si è conclusa lunedì 21 Giugno, la VI edizione di Sinfonia di Solidarietà, organizzata dalla Parrocchia Santa Maria del Rosario di Corchiano e dall’Oratorio San Luigi Gonzaga, a chiusura dell’anno catechistico. La manifestazione che si è svolta in quattro giorni, aveva avuto inizio in realtà il 31 maggio, con il 1° Memorial “Osvaldo Prosperi”. Più di 80 ragazzi di età compresa tra i 15 e i 23 anni si sono affrontati nel segno del rispetto e dell’amicizia. Tutti volevano arrivare in finale per onorare la memoria dell’amico Osvaldo, venuto a mancare tragicamente poco più un mese fa. Le dieci squadre iscritte sono state divise in due gironi da cinque squadre ciascuno. Le prime due classificate di ogni girone si sono scontrate per accedere alla finalissima. In una palestra comunale gremita, domenica 20 Giugno alle ore 19.00, si sono affrontate la squadra dei Fiorellini, guidata da Roberto Fioretti e la formazione all’Arrembaggio, guidata da Luca Passini. Dopo un saluto rivolto ad Osvaldo, scritto dagli amici e letto dalla sorella Mariella, c’è stato l’atteso fischio d’ inizio. Le due contendenti , sostenute da una gran folla, hanno dato il meglio di sé, correndo e lottando su ogni pallone. E’ stata una bellissima partita, incerta fino alla fine, che si è conclusa con il risultato di 10 a 7 per i Fiorellini, al termine della quale hanno avuto inizio i festeggiamenti per i vincitori. Alle ore 21.30, dopo il concerto del giovane gruppo musicale I Mille Miglia Oltre, tutti i partecipanti sono intervenuti alle premiazioni avvenute in piazza San Biagio. Prima della consegna dei trofei, i familiari hanno voluto proiettare un video che ha ripercorso la vita di Osvaldo… Un breve momento che ha toccato il cuore di tutti. Poi, i genitori, con grande commozione, hanno premiato le squadre in gara. La serata precedente, invece, aveva visto protagonista il complesso degli Smarties, che ha tenuto a battesimo una nuova formazione musicale di giovanissimi di Corchiano, I Bo, alla loro prima uscita in pubblico. A chiudere l’evento, nel giorno di San Luigi, è stato Don Giosy Cento con i Parsifal. Massimo Benedetti 20 Campo de’ fiori Una “Fabrica” di ricordi Personaggi, storie ed immagini di Fabrica di Roma La bottega di Assunta 5 “Bizerba” era la marca della bilancia del negozio di Assunta. L’ago fine che andava avanti e indietro sui numeri, superava poche volte il 100, che era la media del peso dei prodotti di Sandro Anselmi acquistati da ogni famiglia. “Un etto di mortadella, un etto di sgombro, un etto di conserva…” chiedevano tutti, e gli occhi erano inchiodati sull’ago che avanzava leggero per soffermarsi sul peso da segnare, fino a bloccarsi come una pallina da roulette. Non c’era allora il registratore di cassa né altre diavolerie moderne e l’unico strumento “tecnologico” di tutto il negozio era la bilancia. La bottega di Assunta era l’ultima del paese, andando verso San Rocco, e serviva, per lo più, le famiglie che abitavano il Borgo, la Madonna della Vittoria, l’ Amandoli e San Rocco. Gli altri botteganti erano Eralda e Rosina, sempre al Borgo, Tiziana e Giovannina in Via Alberto Cencelli, poi Pozzo sulle scalette di Piazza del Duomo, Mimma in Piazza di Sotto, Ponti a For de’ Porta, Alba all’inizio di Via della Fontanella, Ulisse alla Variana e Apponina a Materano. C’era, invece, un unico negozio di frutta e verdura perché le famiglie, al novanta per cento contadine, non mancavano certo di coltivarle direttamente. La frutteria era di Iolanda ed era all’inizio delle scalette, prima di Pozzo, a far angolo con la piazza. Per tornare alla bottega di Assunta, io ricordo che venivo comandato continuamente da mia madre e mia nonna per andarci a fare la spesa. Vi andavo con la bici che lasciavo ben appoggiata al muro laterale del negozio, lungo Via delle Scalette e, perché non scivolasse giù, met- 6 tevo anche un sasso sotto la ruota. Il carattere aperto, deciso e 4 simpatico di 3 Assunta allonta2 nava un po’ la mia grande timi1 dezza, e visto che io non ero carattere da attaccar bottone con tutte le donne che 1. Ofelia Cola, 2. Maria Adeladide De Mari, 3. Orietta Cola De Mari, a p p r o f i t t a va n o 4. Assunta Cola, 5. Climene Cola, 6. Aristide Cola. della spesa per parlare e sparlalre un po’ di tutti, al mio turno era proprio complimenti per la mia educazione, provolei che diceva “Tocca a Sandro”. Ho a cando immancabilmente un visibile rossomemoria le scatole di sardine, sgombri, re sul mio viso. alici e conserva di pomodoro; la mortadelOggi si fa spesa ai supermercati, scorrenla, i formaggi e, tra tutti, l’invitante cioccodo col carrello tra gli scaffali, attratti e lata a due colori, bianca e nera, da tagliadistratti dalle tante offerte. Tra i conoscenre a fette e comprare a peso (sempre quel ti c’è appena il tempo di accennare un famoso ettogrammo). saluto, mentre nella bottega di Assunta, le Una volta, quand’ero già un pochino più donne facevano volentieri salotto. grande, ma ancora molto timido, chiesi ad Assunta di mettermi da parte i contenitori Nota. Assunta Cola rilevò il negozio già di di latta rotondi delle alici o del pomodoro, zia Peppina e nonno Camillo e lo gestì dal con i quali io e mio cugino avremmo 1949 per sedici anni consecutivi. Ha costruito pesi da culturisti. Assunta, allora, coperto, perciò, tutto l’arco della mia incaricò di questo Giovannino, il marito, infanzia e parte della mia giovinezza. che me ne procurò in abbondanza. La simpatica bottegante aveva sempre pronta una serie di battute per tutti, ed a me diceva “A Sa’, stai zitto perché te suda la lingua?”. Era velocissima ad arrotolare i cartocci di carta paglia a forma di cono dove mettere la pasta che era riposta nei cassetti incastonati a file parallele negli scaffali. C’era, mi ricordo, la moglie dell’avvocato Migliarini che, lì, passava spesso del tempo seduta a parlare e mi faceva sempre i Campo de’ fiori 22 Il “Bio Postural Test” La postura si cura Richiedi oggi stesso il Bio Postural Test perché prevenire è meglio che soffrire La postura è, in senso generico, il mantenimento dell’equilibrio nei confronti della gravità e delle informazioni che il nostro corpo riceve dall’ambiente esterno. Una corretta postura corrisponde ad un idoneo allineamento scheletrico che non generi tensioni muscolari e quindi sovraccarichi articolari. La postura è la risultante di tutte le informazioni somato – sensoriali esterno e propriocettive che riceviamo dall’ambiente circostante, pertanto è fondamentale averne cura. È importante una corretta postura Certamente si, poiché ci consente di svolgere le nostre funzioni con il minor dispendio energetico. Le informazioni che contribuiscono a mantenere una corretta postura provengono da afferenze visive, uditive, vestibolari, occlusali, linguali e dalla pianta del piede. Un disturbo ad uno solo di questo livelli crea disturbi a tutto il corpo. Da un’attenta analisi del paziente ci si può rendere conto dell’eventuale livello di alterazione del sistema posturale e intraprendere la giusta straregia terapeutica, attra- verso trattamenti mirati (quali ad esempio riequilibrio del piede con ortesi plantari, fisioterapia, bite posturali ecc.). Come si studia la postura Attraverso un’indagine clinica strumentale atta ad individuare il livello d’alterazione del sistema posturale. Questo tipo d’indagine, denominata Bio Postural Test, consiste nel valutare globalmente le anomalie posturali del paziente diagnosticando la situazione attuale e l’eventuale progetto terapeutico totale. Con quali esami si controlla la postura Il Bio Postural Test è supportato da una serie d’indagini biometriche digitali diagnostiche e non invasive, quali l’esame dell’appoggio plantare (test barapodometrico), l’esame del corpo (test morfologico), l’esame dell’equilibrio (test stabilometrico), i cui dati permettono allo specialista di monitorare l’esatta situazione del paziente. I dati provenienti dall’esame biometrico sono allegati alla cartella Bio Posturale per documentare in maniera chiara e dettagliata, al paziente, le caratteristiche delle alterazioni. Un mal di schiena che persiste nonostante le cure o un dolore al ginocchio che non ci permette di camminare bene può dipendere da problemi ai denti. Una rotazione verso l’esterno del piede durante il cammino può essere originata da un problema visivo. Ecco perché se è a tutti noto che per avere sotto controllo il proprio stato di salute è importante sottoporsi periodicamente ad un Check-Up diagnostico, oggi diventa fondamentale effettuare un Bio Postural Test. Dott. Daniele Cervoni Laureato in Tecniche Ortopediche Per maggiori informazioni o appuntamenti: Centro Ortopedico Flaminio [email protected] Tel. 0761.517744 Campo de’ fiori 24 o n a t n e l a V Le guide di Campo de’ fiori ....continua dal n. 70 ITINERARIO TURISTICO Passeggiare per le vie del centro storico di Valentano è un vero piacere. Il cuore dell’antico ed originario borgo è di Ermelinda imperniato attorno Benedetti all’attuale Piazza Cavour, dove è sito il palazzo comunale, e al Largo Paolo Ruffini. Iniziamo proprio dal Municipio. Il Palazzo, la cui costruzione originaria, realizzata verso il 1552, consisteva in un porticato inferiore e in un primo piano, agli inizi del 1700 venne ampliato per ospitare gli uffici giudiziari che erano stati trasferiti in questo centro dopo la distruzione di Castro. La loggia a piano terra, sormontata da un artistico balcone con ringhiera in ferro battuto del sec. XVII, ospita oggi alcune importanti testimonianze storiche: lo stemma civico del 1400 proveniente dalla fontana di Acquaiela (un termine alto-medievale che contraddistingueva una sorgente di acqua gelida), lo stemma di papa Martino V Colonna unito agli scudi farnesiani (inserito nella porta principale di accesso al paese nel 1417), uno stemma quattrocentesco dei Farnese con i tradizionali sei gigli, lo stemma del pontefice Papa Paolo III (Alessandro Farnese) eletto nel 1534 e morto nel 1549. Una lapide a ricordo e memoria di Giuseppe Garibaldi (1910) e la cosiddetta “Lapide dei Caduti” eretta in memoria dei soldati di Valentano periti nella Prima Guerra. Piazza Paolo Ruffini, invece, termina con la Porta Magenta, edificata nel 1779 su disegno del Vignola, in sostituzione dell’antica Porta Romana, crollata nel 1774. Sulla sommità esterna della volta si trova il celebre “Mascherone”, che, si dice, si stato voluto dallo stesso artista per stigmatizzare qualche locale “linguaccia”, che lo infastidiva.Per quanto riguarda le chiese, esse sono piuttosto numerose e dislocate in diversi punti del territorio comunale di Valentano. Edificata attorno all’anno 1000 in stile romanico, la Chiesa di San Giovanni Evangelista, è stata più volte ristrutturata sino a presentarsi nello stato attuale, con facciata ricostruita attorno alla metà del sec. XV con la collocazione degli stemmi del Card. Alessandro Farnese, (Valentano 1520 - Roma 1589), del Vescovo di Montefiascone (Card. Bentivoglio) e della Comunità di Valentano (immagine di S. Giovanni Evangelista, che ha preceduChiesa to l’altro stemma cittadino con l’emblema dell’albero di ontano). Nel 1253, per volere di papa Innocenzo IV, gli venne attributo il titolo di pieve. L’interno si presenta in tutto il suo splendore Barocco, così come si volle trasformare l’antico monumento, tra la fine del 1600 e gli inizi del 1700. Degli interventi precedenti si è salvato un pregevole affresco della Crocifissione attributo a Marcello Venusti. Della metà del sec. XVII è la pregevole statua lignea della Madonna Assunta donata alla Chiesa dal sacerdote G.B. Lazzari. Altre splendide tele sono opera di Corrado Giaquinto (Madonna, Bambino e anime purganti), di Pietro Lucatelli (Madonna del Rosario con San Domenico e Santa Caterina, del 1700). Due tele dedicate al patrono San Giovanni sono opera del pittore Pietro Padroni, fine sec. XVIII, originario di Città della Pieve e quindi dimorante in Valentano. Tra le altre tele sono da segnalare quella di Alessandro Mattia da Farnese, da taluni definito il “pittore di Valentano” (Madonna con Bambino e i Santi Pietro e Paolo, proveniente dalla Chiesa di S. Maria) e un’altra del pittore viterbese Francesco Maria Bonifazi con San Francesco, Santa Lucia e Sant’Agata del 1711 (opera questa in cattivo stato di conservazione). Sotto l’altare maggiore si conserva l’urna artistica con le reliquie del compatrono Giustino Martire. La chiesa di Santa Maria, posta lungo la via omonima (oggi Via Matteotti) ha origini antichissime, da far risalire almeno al sec. XV. Si presenta oggi completamente trasformata, secondo la ristrutturazione eseguita dal 1736 al 1744 per iniziativa del sacerdote Pietro Amari. Originariamente di San Giovanni Evangelista era orientata verso settentrione, al tempo dei Farnese (ca. 1520) venne orientata verso levante per allineare l’ingresso lungo la nuova Via di Santa Maria, tracciata e realizzata da Pier Luigi Farnese. Vi è un bell’affresco con l’immagine della cosiddetta “Madonna della Rosa”, di cui non si conosce l’autore ma che appare come una delle primitive immagini sacre venerate nella Chiesa. Di rilievo oggi sono la ricostruita Immagine lignea della Madonna della Coroncina (verso il 1736), un “Ecce Homo” ligneo del 1700 e un dipinto ad olio su parete di S. Cannucciari con la Crocifissione, del 1897. La Chiesa di Santa Croce è una delle più antiche del paese e vi si conserva un affresco pregevole, di scuola umbro-senese, della metà del sec. XV: la Madonna con Bambino e “flagellanti” o “battenti”, un movimento penitenziale attivo in Umbria sin dal 1200. La Chiesa, oggi, si presenta in base alla ristrutturazione dell’antico sacello di “Santa Maria dei Battenti” avvenuta verso la metà del 1600. Nell’alto della collina di Montenero che sovrasta Valentano, sorge la piccola Chiesa della Madonna del Monte, o della “Madonna della Pietà”, edificata attorno al 1853. Il piccolo dipinto ad olio ivi venerato, raffigurante la Madonna con il Cristo morto fra le braccia, della metà del sec. XIX, è conservato nella Collegiata. Continua sul prossimo numero… Campo de’ fiori 25 L’ALTRO VOLTO DI CAROSELLO Dopo i siparietti di carosello una nuova epoca pubblicitaria si affaccia sul panorama televisivo, stravolgendo gli schemi del suo grande antenato. di Milena Romoli Dott.ssa in Scienze e Tecniche della Comunicazione Nel lungo viaggio che ci porterà a scoprire il variegato mondo televisivo la prima cosa da fare, in ordine di logica, è proprio quella di tentare di conoscere al meglio la nostra tv, la stessa che ci fa divertire e, perché no, dimenticare, anche solo per un attimo, il mutuo da pagare. Ebbene, detto questo, e illusioni a parte, è d’obbligo sapere che i destinatari privilegiati di questa tv non siamo di certo noi, bensì qualcun altro chiamato “sponsor”. Del resto, come contravvenire a tale informazione di fatto? Esistono spot all’inizio di un programma, alla fine, nel mezzo di una fiction, prima di un tg o di un cartone animato. Oggi, infatti, nostro malgrado, la pubblicità è inserita con continuità nel palinsesto giornaliero, ed avendo acquisito nel tempo una forte autonomia, oltre ad aver ridefinito e rafforzato la propria identità, conferisce a noi spettatori la possibilità di poterla ormai considerare un vero e proprio genere televisivo alla pari di un quiz o di una soap - opera. Sono ormai lontani i tempi in cui essa era relegata al Carosello, la trasmissione più longeva e più seguita della storia della televisione, (durò infatti vent’anni), che va in onda per la prima volta la sera del 2 febbraio 1957. Ma cos’è stato Carosello? E cos’è ancora oggi? Certamente un bel ricordo per i bambini di allora che oggi, da adulti, rimpiangeranno quelle storielle, quei personaggi accodati che sfilavano all’interno del programma in una mise di autopromozione piacevole e non martellante agli occhi dei telespettatori. “A letto dopo Carosello”, dicevano le mamme, quasi fossero un premio quei 10 minuti d’allegria e canzonette, ma Carosello era anche pubblicità, pubblicità di prodotti di consumo nominati, però, solo nel cosiddetto “codino” finale di 15 secondi, in quanto, saggia antichità, non si potevano nominare all’interno delle storielle. Il nesso sostanziale, dunque, che lega oggi la storia e il marchio lasciava spazio ad un simpatico e conclusivo gioco di parole. Nulla a che vedere con la pubblicità odierna, onnipresente, veloce, ritmata, colorata e affascinante; il suo scopo è quello di vendere il prodotto ma non solo, pretende, infatti, che esso giunga diritto alla mente e al cuore dei consumatori adottando la tecnica dell’emozione. Un bravo pub- blicitario non vende un detersivo, un giocattolo o un’automobile, un bravo pubblicitario vende l’emozione che si associa a quel prodotto. Triste, ma doveroso ammettere, come la pubblicità di oggi abbia capito fin troppo bene come va il mondo tanto da assumersi, senza alcun permesso, il ruolo di ricreare e di presentare in maniera fresca e convincente quei modelli o quegli ideali che tutti vorremmo condividere e ai quali tutti aspireremmo. Prendiamo la pubblicità della Mastercard, un’organizzazione di proprietà di oltre 25000 istituti finanziari che emettono la sua carta, e diventata ormai celebre per i suoi spot (quanti di voi non hanno mai utilizzato l’espressione “Per tutto il resto c’è Mastercard“?); analizziamone uno, ovvero quello che mostra un ragazzo che suona la tromba ad un matrimonio che si scoprirà poi essere, da una voce fuori campo ironica quanto sarcastica, il matrimonio della ragazza che lo ha lasciato. Ebbene, diamo un’occhiata a cosa proclama questa pubblicità: un qualcosa che non si può comprare, ovvero l’autostima. Pensiamo, ancora, alla pubblicità della Replay dove si vede un giovane uomo tatuato, con un fare piuttosto trasgressivo, che ricorda di andare a trovare i propri genitori, etichettandoli come veri ribelli,” prima che sia troppo tardi“. Davvero abbiamo bisogno di una pubblicità, alias diavolo tentatore, per ricordare, rivivere o manifestare quella sfera di valori in cui crediamo? Davvero è diventata la pubblicità la paladina dei nostri valori? Sta a noi non permettere che questo accada; i valori non sono prodotti da vendere, le nostre emozioni non possono cadere in mano ad un gioco comunicativo che sà di marketing aziendale. Il mondo ideale creato dagli spot non esiste, la realtà è un’altra, basta guardarsi intorno per scorgere a pochi passi da noi l’impoverimento delle famiglie, la mancanza di futuro per molti giovani promossi a dottori che vagano disperati alla ricerca di un lavoro. Stacchiamoci dal credere all’intenzione pubblicitaria che tenta di scacciare il pessimismo e la sfiducia incoraggiando la vita e i consumi perché, ragioniamo, se questi valori fossero la realtà non ci sarebbe poi così tanto bisogno di invocarli... Pensate, il colibrì, l’uccellino più piccolo del mondo, grazie alla sua bussola interna, vola senza perdersi per più di 8000 chilometri all’anno...E noi vorremmo perderci nel mondo idealizzato della pubblicità? Campo de’ fiori 26 Equipe 84 ie di r o t s Le Max I precursori del beat italiano La nascita del vero beat italiano degli anni ’60, si può attribuire ad un gruppo di giovani modenesi, che, come molti ragazzi dell’epoca, si attrezzano per mettere in di Sandro Anselmi piedi un complesso musicale proprio e imitare i già grandi del momento, nella speranza di diventarlo anche loro. In quegli anni i sogni e le speranze di molti si realizzeranno, quelli di altri rimarranno a metà, ma l’entusiasmo e l’impegno è stato uguale per tutti. Il complesso di cui stiamo parlando, di gavetta ne ha fatta davvero tanta. Nei locali modenesi d’inverno e in quelli della costa romagnola d’estate, li conoscevano tutti. Erano solo in attesa che qualche nota casa discografica li scoprisse e offrisse loro un buon contratto. Maurizio Vandelli, già appartenente al gruppo I Giovani Leoni, Victor Sogliani, Franco Ceccarelli e Alfio Cantarella, sono i membri di un gruppo denominato I Gatti, e già in precedenza chiamato I Marinos, che tutte le sere si riuniscono per ascoltare attentamente la trasmissione radiofonica di Radio Luxembourg e per registrarne con il loro Gelosino le novità discografiche di tutto il mondo, per poi scopiazzarne lo stile. Con il loro repertorio di canzoni prevalentemente italiane, successi stranieri e anche qualche rock’n’roll, si ritrovano spesso presso il bar Grande Italia, dove si raccolgono molti altri appassionati di musica per confrontarsi. Siamo agli inizi del 1963, in piena esplosione beat generation e il gruppo si sente pronto per spingersi oltre, approdare su qualche importante palco, ed iniziare a vendere, poi, dischi in tutta la Penisola. Il primo passo da fare è trovare un nuovo nome, più esplosivo, meno provinciale. Ci si rifà ad un gruppo folcloristico tahitiano, Equipe Tahitienne, al quale si aggiunge il numero 84, che non è la somma dell’età dei componenti in quel momento, come molti hanno ipotizzato, ma più semplicemente la cifra che accompagnava una nota marca di cognac, lo Stock 84. Ecco come nasce il nome completo dell’Equipe 84. Servono, però, anche dei nuovi strumenti, più professionali, e, per quelli, i ragazzi devono impegnarsi economicamente, firmando un bel pacco di cambiali per una cifra complessiva di centodiecimila lire, da saldare pagando cinquemila lire al mese. Con i primi guadagni si attrezzano, poi, anche di microfoni nuovi e luci giuste. Nonostante il successo di pubblico e la evidente preparazione musicale, nessuna etichetta sembra, ancora, interessarsene, fino a che la quasi sconosciuta Caravel, non propone loro di incidere l’inno per la squadra del Modena che, in quell’anno, sarebbe tornata in serie A: Canarino va. La proposta non li entusiasma di certo, ma potrebbe essere l’opportunità per nuove, importanti occasioni, tanto più che nel retro del 45 giri, riesco a far inserire un pezzo a loro certamente più congeniale intitolato: Liberi d’amore. Il disco è, oggi, praticamente introvabile, anche perché venne realizzato per il circuito regionale. Poco dopo vengono ingaggiati dal noto locale riminese La Stalla, dove oltre a tanti giovani che apprezzano sempre più il loro singolare modo di usare le voci in falsetto, accompagnati da due chitarre, un basso ed una batteria, c’è il giornalista sportivo Italo Cucci, che dedica al gruppo emergente un piccolo spazio sulla rivista Stadio. Lo stesso giornalista procura loro anche un provino presso la RCA, che però li scarta subito. Circa un mese dopo, nell’Aprile del ’64, è il musicista-discografico Armando Sciascia, titolare dell’etichetta Vedette, ad interessarsi di loro e ad offrire al gruppo il primo vero contratto della carriera. L’Equipe 84 ripropone i due brani scartati dalla RCA: Papà e Mammà, versione italiana di Papa-Oom-Mow-Mow dei Rivingtons e Quel che ti ho dato, splendida rivisitazione del brano Tell me dei Rollings Stones. Questa volta il successo è assicurato e sarà destinato a non arrestarsi. Continua sul prossimo numero… Campo de’ fiori 28 Associazione Artistica Ivna CHI E’ PAOLO ANDREOCCI? della Prof.ssa Maria Cristina Bigarelli Personaggio della cultura contemporanea alquanto poliedrico, arguto, riflessivo, maturo, nel contempo fresco e giovane intellettualmente, gradevolmente spontaneo, immediato ed efficace! La risposta ci viene fornita dal sito personale www.paoloandreocci.it ed anche dopo aver letto il suo ultimo Romanzo “EOS E TITONE”, andiamo ad informarci sui suoi dati biografici sul risvolto di copertina del libro. Nato a Roma, Paolo Andreocci, dopo gli studi giuridici e filosofici, ha collaborato con “Rinascita”, come african corrispondent (con lo pseudonimo di Paolo Leonardo), “Democrazia e Diritto”, “Africa”, eccetera. Ha vissuto la swinging London, dove ha frequentato la … scuola internazionale di Speaker’s Corner ad Hyde Park, fumando coi Figli dei Fiori. E ha partecipato ai “Sessantotto” di Roma, Parigi e Praga. Infine è entrato nel mondo cosmopolita dell’industria petrolifera e c’è rimasto per più di trent’anni, viaggiando come un pacco postale. E’ stato redattore capo e quindi direttore editoriale della rivista Ecos, la rivista dell’Eni, e per Ecos ha realizzato reportages in tutto il mondo. Ha pubblicato un romanzo: La soglia della Yurta (Il Ventaglio, 1988) e numerosi racconti, alcuni dei quali figurano in prestigiose antologie a cura di Gabriele La Porta. Nel 2006 ha pubblicato Le ricette di nonna Angelina (Davide Ghaleb, editore): un libro di ricette, ma anche il racconto di un’atmosfera familiare e gastronomica del paese di Vignanello (Tuscia), in un’epoca non troppo lontana, quando non c’erano ancora i supermercati e i piatti si preparavano solo con i prodotti della stagione e del territorio. Come dirigente di En Comunicazione si è occupato di Riviste, Internet e Prodotti Multimediali. Ora si dedica ai suoi libri, alla gastronomia e al giardinaggio. A tempo perso svolge attività di consulenza per la comunicazione e l’editoria. Nel 2010 ha pubblicato il romanzo Eos e Titone (ed. Serarcangeli, Roma). Dalle esperienze della sua vita emergono i numerosi luoghi lontani dai normali circuiti turistici, dalle sue attività di scrittore possiamo attingere ai racconti, ai romanzi, racconti nuovi di zecca, reporta- ges gastronomici, ricette nostrane ed esotiche ed inoltre dalla sua passione personale di giardinaggio, qualche consiglio per creare nel giardino l’angolo delle delizie. Ha scritto diversi racconti “notturni”. La notte, si sa, accadono cose speciali. Cose apparentemente banali, che sembrano, ma sono altro. Su questa doppiezza sono basati i suoi racconti. Qui ne riproponiamo alcuni: Metamorfosi, Black Out, Il figlio di Obafemi, Il cielo di giada, La soglia della Yurta, Eos e Titone. In questo singolare romanzo si parla di bellezza, di giovinezza, di vecchiaia, di sesso e di spiritualità. Si narrano i fatti inseriti in uno scenario di idillio dell’amore che tanto sa di terreno, di corporeo, di lussurioso e sensuale quale è la bellezza di Eos con rilanci spirituali concretizzati da baci come “il bacio sulla fronte” in occasione dell’ultimo atto d’amore tra i due. Un amore che subisce una trasformazione, quella fisica di Titone che invecchia , un amore che rimane eterno nonostante il passare del tempo, dello scorrere dei secoli, dei millenni. Questi sono i pilastri di queste 261 pagine…Si parte da uno dei più antichi miti indoeuropei e greci…Eos è la dea dell’Aurora, considerata nel mito una donna abbastanza libera e procace, si innamora di Titone che è il fratello minore di Priamo troiano, e lo porta nel mar orientale e l’amore tra loro due è meraviglioso tanto che Eos chiede a Zeus di rendere Titone immortale e i due amanti si illudono di poter vivere felicemente sesso e spiritualità per sempre. Invece un giorno Titone, che è immortale, comincia a imbiancare e diventa vecchio, ma non morirà mai, continuerà a vivere e ad invecchiare eternamente. Eos si era dimenticata di chiedere l’eterna giovinezza. Che cosa possiamo dedurre, leggendo il vecchio mito? Che Eos è viva, la vediamo tutti i giorni che sorge e passa sopra di noi. Titone, essendo immortale, qualsiasi cosa gli sia accaduta, non è morto e quindi è qui da qualche parte. L’autore Paolo Andreocci ci rende piacevolmente partecipi del fatto che lui “ha rintracciato Titone, ha visto Eos sopra di noi e ha descritto la loro vita, il loro amore drammatico da allora a oggi”. …Eos continuò ad arrazzare il cielo col suo corpo luminoso… a sorgere smagliante…”, Sono tremila anni di storia di un amore che ci riguarda da vicino, molto più di quello che ciascuno di noi possa pensare. L’ eccellenza del sentimento indissolubile, che non si sfalda, non si perde, non si distrugge, non si dissolve nel tempo...anzi in esso si rafforza, si rinnova nella caducità umana aleggiando su di essa come FONTE SORGIVA DI SPERANZA. UN AMORE TRA GIOIA E DOLORE quello di EOS e TITONE, TRA IL CARNALE E LO SPIRITUALE che accompagna misteriosamente l’esperienza di ciascuno di noi in un gioco sottile di rilanci al chiaroscuro, alla luce e all’ombra, alla perfezione e alla fragilità... La Presentazione del romanzo di Paolo Andreocci “Eos e Titone” segue un percorso a tappe che ha avuto il suo esordio anche su RAI NOTTE con Gabriele La Porta, anche al Teatro degli Archi, Via Taro 33/a, 00199, Roma, grazie all’ospitalità dell’Associazione Culturale MUSENCANTE di Ernesta Galeoni. Non è stata la solita presentazione, ma uno Show Culturale. Gabriele La Porta e la Compagnia Circolare hanno parlato di Eos e Titone e dell’Amore in tutte le sue forme. Letture di Gianni De Lellis, una mostra di selezionatissime opere dedicate all’Amore . La presentazione del Romanzo EOS E TITONE di PAOLO ANDREOCCI si realizza anche a cura di IVNA Associazione Artistica, recensita dal Dott. Livio Martini. La serata arricchita da opere pittoriche a tema, da musiche eseguite con violino e pianoforte che hanno accompagnato le ispirazioni poetiche recitate dall’attrice Raffaella Aldrighetti, con lettura di due brani del Romanzo , come omaggio all’ Eterno Amore di EOS e TITONE, come richiamo a questo sentimento nei suoi vari aspetti, non soltanto tragici, ma come un ‘Ode, un Canto nel quale si narra e si vive anche gioia nelle sequenze storiche più vivide …donate dalla scintilla di Paolo Andreocci come un vero e proprio Inno d’Amore! Campo de’ fiori 29 Il 2 Luglio 1980, Mauro Matteucci, civitonico doc, soprannominato Marasma, vinceva il Palio di Siena 30 ANNI DI MARASMA Incredibile come a tutt’oggi il suo nome scateni ancora un mix di emozioni di provenienza civito-senese. Anche Civita Castellana è riuscita ad aggiudicarsi un posto d’onore nell’ album dei ricordi di uno dei pali più emozionanti della storia, stiamo parlando del Palio di Siena, la famosa competizione che vede scontrarsi le diciassette contrade, o suddivisioni storiche della città, in una sorta di giostra equestre a dir poco suggestiva e allo stesso tempo molto popolare. Mauro Matteucci, questo il nome del fantino civitonico che, il 2 luglio del 1980, vinse il famoso palio nella contrada dell’Onda scardinando tutte le previsioni che vedevano Miura, il cavallo montato da Mauro, come il cavallo meno favorito. Ed ora, in occasione del trentennale di un evento supercitato anche nel web (basta , infatti, digitare Mauro Matteucci nei più famosi motori di ricerca per ritrovare un pezzo di Civita anche nell’anonimo mondo della rete), è Antonio Armagno, ex fantino professionista, amico fraterno dello storico vincitore e suo compagno di battaglia nelle tante gare negli ippodromi di zona, a voler ricordare questo trionfo; un trionfo forse inaspettato, ma che a tutt’oggi emette ancora un’eco di emozioni in un continuum che unisce il cuore dei civitonici a quello dei senesi. Sarà per il suo carattere schivo, o per quell’alone di umile bravura che lo avvolge, che Mauro, soprannominato dai senesi Marasma, desta ancora tenerezza quanto solennità; non proprio il ritratto, dunque, di un uomo spavaldo assetato di vittoria, bensì tutt’altro. Chi ha vissuto quei momenti ricorda bene come egli abbia condotto la gara fin dall’inizio dimostrando doti non indifferenti come destrezza e possenza, quasi volutamente incurante delle oltre settantamila persone presenti unite in unico vociare assordante; come se il suo carattere introverso si fosse metamorfosizzato in un altro più forte, così forte da sfidare paure ed apprensioni quasi dovute in un’occasione come il famoso Palio di Siena. Come se la passione per i cavalli, che accompagnò Mauro fin da bambino, lo avesse portato a rompere quegli schemi ben definiti del suo essere, facendo impazzire una miriade di persone entusiaste di una vittoria forse poco annunciata. All’età di quattordici anni, infatti, Mauro, è già un assiduo frequentatore del galoppatoio di Renzo Fantera dove viene scoperto dal capitano Ferdinando Angellotti, che lo indirizza al ruolo di allievo-fantino. Dopo le sue conti- Mauro in testa ai fantini nel Palio della vittoria nue vittorie, Marasma arriva a Milano dove le sue grandi capacità lo incoroneranno titolare di importanti scuderie, nonché uno dei beniamini dell’ippodromo di San Siro. Fu, però, l’incontro con Peppe Gentili, veterano del palio senese, che lo fece approdare alla notorietà convincendolo ad affrontare una nuova avventura, invitandolo a guardare oltre le varie gare disputate e vinte nei più importanti ippodromi di allora e per le maggiori scuderie (Fiore e Settimi di Anguillara, Peruzzi di Vignanello, Gregori di Civita Castellana, Alessandrini di Fabrica di Roma, solo per citarne alcuni). La prima esperienza al famoso palio di questo piccolo grande eroe civitonico, però, riporta la data del 1979, quando montando il cavallo Rimini per la contrada del Bruco, cadde all’ultimo giro allontanandosi dal traguardo per poi tagliarlo il 2 luglio del 1980. E se oggi basta collegarsi a youtube, il sito web per eccellenza che ospita contenuti video caricati da tutto il mondo, per rivivere gli attimi della vittoria ed assaporare quell’euforia e quell’atmosfera unica e difficilmente descrivibile, ai tempi di allora furono i telegiornali nazionali i paladini di queste immagini a dir poco complete, perché non bisognose di speaker e didascalie, ma allo stesso tempo complesse se solo si pensa a tutto ciò che una competizione tale può comportare in termini di uomini, mezzi e quant’altro. Mauro, secondo da sx, insieme ad alcuni rappresentanti della contrada dell’Onda Antonio Armagno, amico di Mauro e, anche lui, ex fantino professionista Trent’ anni e non dimostrarli, direbbe qualcuno, perché l’emozione che quest’uomo ha regalato all’Italia, ai cittadini di Civita Castellana, e senz’altro ai suoi amici, parole non ne ha, è sempre fresca, vivace e genuina. Grazie ancora Mauro!!! Milena Romoli Campo de’ fiori 30 Chi è San Bonaventura da Bagnoregio IL SANTO PIU’ AMATO DA PAPA RATZINGER La polemica sugli ordini mendicanti ...continua dal numero 70 A complicar ancor più le cose ci si mettono anche le zuffe fra studenti, zuffe violente e sanguinose. Nel corso di una di queste, interviene inopinatamente la “Guardia Cittadina” e di Secondiano Zeroli dopo duri scontri ed incandescenti colluttazioni, rimangono, su quello che oggi si definirebbe il Campus Universitario, diversi studenti feriti ed uno addirittura agonizzante. Il consiglio universitario, riunitosi d’urgenza, delibera uno sciopero sine die, inoltra una vibrata lettera di protesta al conte Alfonso, che governa in assenza del re Luigi IX, e chiede a tutto il corpo insegnante di giurare di non riprendere le lezioni fino a quando le autorità non avessero dato le più ampie garanzie sulla non ingerenza della polizia nei fatti che accedevano all’interno dell’Università. Ad un tale giuramento francescani e domenicani non vollero sottostare e continuarono anzi le loro lezioni. Nemmeno il personale intervento di Giovanni da Parma valse a placare gli animi e a trovare una soddisfacente via d’uscita. I frati regolari non intendevano aderire alla serrata e allo sciopero, pur deprecando fermamente l’inopportuno intervento delle guardie in affari di non loro competenza. Anche le loro lezioni sono giocoforza sospese giacché i secolari organizzano una vera e propria campagna di denigrazione contro i “crumiri”, dipingendoli agli occhi degli studenti come il pericolo maggiore per la cultura filosofica e teologica e per l’autonomia e l’indipendenza dell’università. Con il montare di tali proteste arrivano le scuse ufficiali dello Stato e le severe punizioni inflitte ai poliziotti colpevoli. Il consiglio accademico, con alle spalle i vescovi, profitta maliziosamente della favorevole occasione per far passare uno statuto, secondo il quale nessun nuovo professore potrà da quel momento iniziare il suo insegnamento, senza aver prima giurato d’osservare tutte le leggi dell’Università. L’ultima delle quali, di nuovo conio, diceva che si dovevano sospendere immediatamente le lezioni nel caso ci fosse stato un’irruzione di gendarmi nell’Università. Anche in questo caso domenicani e francescani non ritennero opportuno aderire e l’Università con un nuovo decreto decise di escluderli dal rango di dottori e li privò della cattedra. A questo punto fece sentire la sua voce il pontefice, che comandò al vescovo di Evreux e al maestro Luca Canonico di Parigi, di ridare le loro legittime cattedre ai mendicanti, con la minaccia di ecclesiastiche censure ai renitenti. Spalleggiati dagli studenti i maestri secolari si ribellano apertamente ad Innocenzo IV e gli stessi studenti affermano che sono pronti a perdere i loro privilegi riconosciuti dal Papa, piuttosto che avere a che fare ancora con i maestri regolari. La bagarre si protrae per alcuni anni, senza sblocchi. Nella primavera del 1256 viene organizzata una vera e propria caccia ai frati per le vie delle città; studenti si sguinzagliano a caccia di religiosi. In un rapporto del ministro generale dei domeni- cani, facendo fede al Fabretti, si legge: “Per le strade di Parigi non si odono che latrati di cani, ruggiti di orsi, sibili di serpenti e nefandi insulti; non si vedono che tumultuosi assembramenti. Ci sputano in faccia, ci schiaffeggiano, ci maledicono … Contro la nostra dimora, per mezzo di baliste viene scagliata una pioggia di saette”. Retorica e simbolismi a parte, la situazione era tutt’altro che rosea per i mendicanti. ...continua sul prossimo numero Campo de’ fiori 31 “Il Fumetto” LETTERATURA PER IMMAGINI CHE EMOZIONA BAMBOLE DI CARNE di Francesca Da Sacco – edito da Edizioni Arcadia – volume unico di Daniele Vessella Emozionante ed inquietante. Questo fumetto tratta un tema delicatissimo: la pedofilia. Ma Francesca orchestra il tutto sotto forma di fiaba, portando la storia sui binari della discrezione dove mostra qualcosa di brutalmente reale in maniera sur- reale. Ed è questo che colpisce il cuore. L’autrice non ci fa vedere gli abusi subìti dai bambini, bensì i piccoli perdono la loro innocenza perché tramutati in bambole, divenendo così il gioco dei grandi. Troviamo il paese senza tempo e senza nome, l’eroe nato in circostanze miracolose, una manciata di personaggi eccentrici, fanciulle da salvare e il mostro da abbattere, ma l’atmosfera fiabesca non nasconde il tema scottante. Come ogni favola ha il suo contenuto horror sullo sfondo, anche Bambole di Carne ha il suo, ma in quest’opera Cappuccetto Rosso non viene salvata dal cacciatore… anzi, il finale non è propriamente felice. Il disegno si adatta perfettamente al genere di storia raccontata e i “colori” danno il giusto senso di cupezza, senza essere opprimenti… si parla pur sempre di bambini. I personaggi sono caratterizzati in maniera ineccepibile, tutti con le proprie manie e i propri sogni che si incastrano tra loro per comporre un puzzle angosciante, ma pulsante di emozioni. Emozioni, che senti vibrare più intensamente man mano che prosegui la lettura. Emozioni, che ti trascinano dentro al fumetto procurandoti brividi per quello che accade. Emozioni, che ti danno una stretta al cuore facendoti scendere qualche lacrimuccia. Emozioni forti. Emozioni pure. Emozioni, provocate dalla sensibilità di Francesca che, alla sua prima opera da autrice completa, ha creato un piccolo capolavoro. Credo, però, che solo l’animo di una donna poteva toccare un tema così scottante con tanta dolcezza, ma questa è solo una mia convinzione… Lascio l’indirizzo del mio blog: http://danielevessella.blogspot.com/ Campo de’ fiori 32 Ecologia e Ambiente LAGO DI VICO, UNA LENTA AGONIA Una nuova alga di colore rossastro e altre sostanze tossiche minacciano le sue acque La leggenda vuole che il lago di Vico sia nato dopo una gara di forza, nella quale Ercole conficcando un grande tronco nel terreno, aprì la via alle acque che a sua volta allagarono la di Giovanni base del grande Francola cratere. Questa ovviamente è soltanto una leggenda, ma a differenza di questa storia, ora, di questo bellissimo specchio d’acqua, c’è ben altro da raccontare. In questi ultimi anni questa stupenda e suggestiva riserva naturale è sempre più sottoposta ad un continuo inquinamento da parte dell’uomo che per i suoi fini non si accorge del male che sta provocando a tutto l’habitat naturale. Infatti le sue calme acque si colorano sempre più spesso di un colore rossastro, per colpa di un alga denominata “Plankthotrix Rubescens”, in grado di determinare gravissime patologie per la salute umana e danno alla flora e alla fauna lacustri. Quello che urge è capire questa esponenziale crescita di questa alga che ogni anno è sempre più persistente, per evitare situazioni di serio pericolo. Non è del tutto facile provare scientificamente le cause di tale fenomeno, di certo è che i trattamen- ti chimici che vengono puntualmente utilizzati per tutte le piantagioni di nocciole presenti sulle rive del lago, non rendono la situazione migliore di quanto vorremmo. Ricordo che molti anni fa, fare il bagno nel lago era una gioia sia dei bambini che dei loro genitori, mentre ora c’è soltanto la paura che uscendo dall’acqua, si vada incontro ad una qualsiasi allergia alla pelle, cosa, questa, avvenuta già più volte in passato. Purtroppo questo lago è interessato anche da altri tipi di inquinamento, che rendono la situazione molto delicata. Si è potuto riscontrare la presenza nelle acque sia di metalli pesanti che di arsenico al di sopra dei valori e non solo, infatti sarebbero presenti anche altre sostanze tossiche e cancerogene, di norma estra- nee alle acque del lago sono presenti come: mercurio, idrocarburi policiclici aromatici, cadmio e nichel. Credo che di fronte a questo scenario il minimo che si possa fare è cercare di monitorare ampiamente con ogni mezzo questo specchio d’acqua, occorre quindi un insieme di studi, sia delle acque che di tutto il territorio circostante per avere un quadro chiaro e trasparente sugli interventi eventualmente da porre in essere per la salvaguardia della biodiversità a breve ed a lungo termine. Mi auguro che le comunità che vivono a pochi chilometri da questo meraviglioso lago, comprendano per intero l’importanza di tutelare per loro, e per le future generazioni, un bene così importante e unico nel suo genere, interrompendo per sempre questa lenta agonia. DA FABRICA DI ROMA ARRIVA GI.ON.GI., LA BICICLETTA PIU’ PICCOLA DEL MONDO Dopo il Sunny, il piccolo scooter alimentato ad energia solare, brevettato nel 2005 da Giovanni Francola, ideatore e coordinatore del progetto realizzato insieme ad un team di ricercatori viterbesi, oggi, a distanza di pochi anni, nasce Gi.On.Gi., la bicicletta più piccola del mondo, che si propone come un ottimo contributo alla mobilità sostenibile. Grazie al suo peso, ed alle sue dimensioni ridotte, il velocipede può essere tranquillamente richiuso in pochi secondi per poi essere portato ovunque, compresi i più noti mezzi di trasporto come tram, taxi o metro. Un guadagno, dunque, non solo per l’ambiente, che non può che trarne giovamento, ma anche per la nostra salute, rappresentando questa piccola bicicletta, oltre che un simbolo della praticità, anche un affondo alla pigrizia. Ideatori di questo veicolo alternativo ed ecologico, oltre a Giovanni Francola, già noto per aver messo a punto il Sunny, Giovanni Testa, esperto di elettronica, ed Onorio Pecoroni Sciarrini, conoscitore di ingegneria meccanica. La speranza è quella che questa piccola bicicletta possa davvero rivoluzionare, presto ed in maniera capillare, la nostra mobilità urbana, salvaguardando l’ambiente in cui viviamo e cambiando le nostre abitudini, forse fin troppo spesso radicate e poco al passo con i tempi. Gi.On.Gi aperta Gi.On.Gi chiusa Campo de’ fiori Come eravamo 33 Soprannome de paese, sì va bè ..., ma senza offese! Man mano che vado avanti nella ricerca e nell’analisi dei soprannomi “civitonici”, mi accorgo di essermi imbarcato in un’impresa tutt’altro che semplice. La gente che incontro per strada mi di Alessandro Soli ferma, mi chiede, mi fa notare che ho tralasciato qualche nome, quasi mi sgrida, ed io a spiegare che non sono dimenticanze, ma il frutto di una suddivisione cercata e voluta per semplificare il tutto. Questa volta vado sui diminutivi con finali in etto,etta,ella,ello, che sono tantissimi, ecco allora: Ciuchetto, Zeppoletto, Stronzetto, Cacetto, Trippaccetto, Biboletto, Merluzzetto, Musetto, Magichetto, Diavoletto,Picchietto,Caterinetto,Ch ecculetto,Spaghetto,Sdrifoletto,Brus chetto Bomboletto, Stocchietto, Facioletto, L’arberetto, Abbacchietto, Betto ed ancora; Bazzichetta, Trezzichetta, Bommetta, Mazzetta, Pappetta, Bocaletta, Cazzetta, Bicicletta, passiamo poi a: Pastacalla, Cacarella, Luminella, Sgummella, Puntella, Caramella, Buciardella, Mosciarella, Ruelle, Treppelle, Chiucchiuelle, Pistello, Sardarello, Petello, Lucibello, Limoncello, Fringuello. Mentre trascrivevo quanto sopra, sono stato assalito da mille ricordi, i soprannomi lasciavano il posto ai volti di questi miei concittadini, veri e propri personaggi che vorrei analizzare uno per uno, ma ragioni di spazio mi impongono a focalizzarne solo due e precisamente “Sgummella” alias Antonio Petroni, e “Cacarella” quell’Alessandro Zitelli di datata memoria. Il primo è stato per intere generazioni il simbolo del motociclismo civitonico. Una vita vissuta in tuta da meccanico, con le mani unte di grasso, sempre alla ricerca di una rettifica o di una modifica da apportare ai bolidi nostrani. Un amore immenso, disinteressato, che ha reso felici i tanti giovani che avevano fatto della moto la loro unica ragione di vita. Personalmente lo ricordo insieme a mio zio Vincenzo Tarducci, anch’esso meccanico, passare ore e ore su Rumi, Motobi, Gilere e Laverda, smontando e rimontando motori e studiando piccoli accorgimenti per velocizzare quei mezzi. Lo ricordo in corse varie e gimkane su al campo Madami, quando noi ragazzini di allora ci emozionavamo vedendo le evoluzioni e le impennate di Antonio “Sgummella” attorniato dai numerosi figli cresciuti tra l’acre odore dei gas di scarico e le sinfonie “rombanti” che solo uno spartito a due o a quattro tempi sa dare. Altra figura indimenticabile è stata Lisandro Zitelli, detto “Cacarella”. Il suo Civita Castellana fine anni ‘50 - Piazza Matteotti habitat era il Cinema Flaminio dove Antonio Petroni “Sgummella” sulla moto con ogni domenica pomeriggio aspettal’amico Sergio Topini. va a piè fermo nella sala d’ingresso l’orda barbarica di noi ragazzini, che per rivederlo, noncuranti della fila formadopo spinte e pugni avevamo superato le tasi all’esterno, in attesa del nuovo inizio. porte a vetri e ci rovesciavamo verso la Era allora che Lisandro “Cacarella” entrabiglietteria della signorina Ines. Il suo era va in azione, riusciva a pizzicarti e a farti un compito di arginamento ed incolonnauscire per liberare il posto. Aveva una mento, facilitato dall’immancabile “frustino memoria fotografica, era veramente difficidi bambù” che ci incuteva quel rispetto e le sfuggirgli, anzi, la “cacarella” te la facequel timore che forse era all’origine del suo va venire lui. Posso però confidarvi che io soprannome. Poi, una volta entrati, controlqualche volta il film sono riuscito a vederlava la sala durante la proiezione del film, lo due volte, specialmente i primi in pronto a sedare piccole scaramucce e batCinema Scope. Ah dimenticavo, con questi tibecchi sempre aiutato dalla sua arma econuovi 47, siamo arrivati ad un totale di logica. Ricordo un piccolo particolare : 133 soprannomi. quando il film era particolarmente bello e interessante, non avendo altri divertimenti continua sul prossimo numero.... alternativi, cercavamo di rimanere in sala Campo de’ fiori 34 Cesare Borgia: il condottiero che amava dimorare nel Forte Sangallo di Civita Castellana. “Viva Giulio Cesare Borgia” è un’iscrizione tuttora ben leggibile nelle volte del porticato del Cortile Maggiore del Forte Sangallo. Lo stemma del Valentino con il simbolo di Cancelliere della Chiesa campeggia sull’architradi Francesco ve del portale che dal Peri Cortile Minore immette Architetto negli spalti superiori del Forte. Fino a qualche anno fa, sulla parete frontale, in fondo al cortile minore, era murata una stela marmorea che riproduceva la figura di Cesare Borgia, nello strano atteggiamento dell’ECCE HOMO. Numerose sono le testimonianze che ricordano il secondogenito di Papa Alessandro VI nel Forte! Perché tanto amato? Perché tanto osannato? A Civita Castellana, ma anche in Italia!, in Francia! In Spagna!Perché era colto, raffinato, scaltro, bello ed intelligente, aveva studiato a Perugia, poi all’Università di Pisa, amava l’attività fisica, si diceva di lui, ciò che si raccontava anche di Leonardo Da Vinci,cioè che sapesse piegare un ferro a forma di cavallo con la sola forza delle braccia. Era figlio del Papa, a sedici anni era già Vescovo a diciotto addirittura Cardinale! Aveva addirittura ucciso il fratello Giovanni per prendere il suo posto politico e militare, spettante all’epoca al primogenito. I Colonna, gli Orsini, i Della Rovere, e altre potenti famiglie della nobiltà pontificia ed italiana tremavano solo a sentire pronunciare il nome di quel “diavolo d’uomo”. Nel 1498 si reco’ in Francia dove sposò, per scopi puramente politici, la dolcissima e fedele Carlotta D’Albret, sorella del Re di Navarra. Al Re di Francia promise aiuto per il possesso del Regno di Napoli ed in cambio ricevette il Ducato di Valentinois, (da qui il Duca Valentino). Con l’appoggio del Re Francese, il Valentino, conquistò molte città romagnole: Imola, Forli’ Ravenna ed Urbino nelle Marche. Il padre gli procurava i denari per assoldare soldati, e lui occupava città e Cesare Borgia (1475-1507) terre con una decisione e una temerarietà in uno dei suoi tanti ritratti sorprendenti. Nulla lo fermava! I principi lo odiavano, i cittadini di Civita Castellana lo amavano, Lui ma anche per la posa della prima pietra Niccolo’ contraccambiava. della sede municipale, sempre per mano Macchiavelli applaudiva questo principe, dell’architetto fiorentino Antonio da nel quale vedeva un uomo, l’unico, in quei Sangallo il Giovane. tempi, capace di riunire l’Italia intera: si Continua sul prossimo numero .... narra che i due si fossero incontrati a Civita, nel Forte, più e più volte. La sua morte fu epica, leggendaria, da vero principe: una sera inseguì fin sotto le mura un drappello di soldati, improvvisamente venne circondato, si difese come un leone, ma rimase solo contro un semicerchio di spade. Alla fine Cesare Borgia cadde martoriato da decine di ferite: l’enigmatico principe aveva solo trentuno anni. Era il 12 Marzo del 1507, regnante Giulio II della Rovere, il Papa condottiero, ricordato a Civita non solo per la costruzione del Mastio Ottagonale del Forte, Viva Cesar,Viva Alexander nelle grottesche del Cortile Maggiore del Forte (Archivio Pulcini) Il Valentino in un documento inedito del Cinquecento Campo de’ fiori 35 Non fatevi ingannare…dagli eredi di Nietzsche. Sono contraddittori e paradossali: parlano di un cristianesimo senza religione. del Prof. Massimo Marsicola Una volta c’erano gli dei. Essi nascevano dalle idee degli uomini in cerca di un Principio, di una causa prima, trascendente, in grado di spiegare ciò che altrimenti era inspiegabile. Gli dei sono stati annientati dalla manifestazione del Cristo. Dopo il Cristo gli dei non sono più. Sono dissolti dalla verità che questi ha proclamato attraverso il Vangelo. E le sue “spiegazioni” sono state accompagnate da segni inequivocabili. Solo il Figlio di Dio poteva sapere tali cose! (segni di sapienza) Solo il Figlio di Dio poteva fare certe cose! (segni di potenza) Nessuno ha detto e ha fatto, nel corso dei secoli, ciò che il Cristo ha detto e ha fatto. Ciò, oltre che molto significativo, è di per sé eloquente. Eppure, in tempi a noi non troppo lontani, un filosofo tedesco ha riproposto gli dei. Peggio! Ha detto che ognuno di noi, ogni uomo, reinventando ogni giorno se stesso, è un dio. Molti, anche inconsapevolmente, sono caduti in questo errore. La esasperata ricerca dell’originalità, l’individualismo, l’idea di dominare gli altri, spingono l’uomo, indaffarato nella quotidianità, a dare un senso, un contenuto alla vita prendendo per utile tutto ciò che trova nell’immediatezza del presente. Mentre i colti, che riprendono rilanciando il pensiero di Nietzsche, dicono di essere dei moderati, mostrano il volto di chi nega la verità (degli altri) pretendendo di mettere in bella vista la loro. Comportamento paradossale. Sono vittime del circolo dell’errore. L’insegnamento di Nietzsche è sbagliato perché se fosse accolto condurrebbe l’uomo in una condizione peggiore rispetto a quella in cui era quando cercava gli dei. Porterebbe all’idolatria di se stessi. All’innalzamento di sé, una creatura, a livello divino. E tutti concordano nel vedere nel nazismo la realizzazione pratica di questa idolatria. Nietzsche parla della morte di Dio. Ma non parla della sua resurrezione. Ciò comporta che chi segue il filosofo tedesco sceglie di seguirlo nella morte. In lui la morte viene innalzata al di sopra della vita in un nichilismo irrazionale e ributtante.. Chi segue il Cristo segue la sorgente stessa della vita. Segue il custode, il curatore, il buon pastore dell’uomo. Colui che ti conduce su pascoli erbosi. Come si vede, i due sono all’opposto. Per avere la vita è necessario rinunciare a mettere se stessi al centro e accogliere Dio. Occorre svuotarsi di sé, occorre svuotarsi dei poveri, limitati, asfittici pensieri umani, per riempirsi di Dio. Questo è il nobile compito che l’uomo ha davanti a sé. Se fa questo è Dio stesso che lo conduce alla divinità in piena coerenza della parola biblica “siete dei”. Questo è il lavoro che in se stesso deve affrontare. Io ho mostrato e dimostrato “razionalmente” tutto questo in un libro, l’Egologia, che gli editori del nostro tempo hanno sin ad ora voluto evitare di pubblicare. Persino Gianni Vattimo, pur dicendosi cristiano, abbraccia le idee di Nietzsche e di Heidegger, condite con un po’ di marxismo, nella speranza, lui dice, di vincere definitivamente la violenza che sta dietro all’idea di verità, retaggio della metafisica. La verità, non è mai violenza! Nel Vangelo si legge infatti: “ la verità vi farà liberi”. Cristo non era ambiguo. E non era nemmeno diplomatico. Non si potrebbe essere liberi con la violenza; le due cose sono in stridente contraddizione. La libertà la si ha quando conosci come stanno le cose e puoi scegliere! Friedrich Nietzsche Sei libero quando puoi chiamare le cose con il loro nome. Solo allora le conosci e le domini. Altrimenti sei dominato dalle cose. Ma se a qualcuno la verità dovesse sembrare violenza, io la paragonerei alla violenza santa che si usa nei confronti di chi fosse impantanato nelle sabbie mobili e si trovasse, perciò, in grave pericolo di vita. Tirarlo fuori con forza è violenza, sì. Ma violenza che salva la vita. I veri violenti invece sono quelli che negano la verità. Essi hanno presa sugli incolti, i nuovi poveri. E su quelli che cercano un appoggio dagli uomini invece che da Dio. di Riccardo Consoli A partire dal 1940 il Jazz propone ai suoi fans una serie di rivoluzioni, infatti, dopo i famosi Boppers della California, un gruppo di musicisti bianchi accentua ancor di più il distacco con il loro pubblico rendendo la musica, come dire, più intellettuale. Assieme a questi innovatori operano anche alcuni grandi artisti negri, primi fra tutti, il trombettista Miles Davis e il pianista Lennie Tristano, ma sono soprattutto quattro musicisti bianchi che si fanno notare; i sassofonisti Lee Konitz, Stan Getz, Gerry Mulligan e il trombettista Chet Baker. La loro musica viene definita Cool Jazz Jazz freddo, ed è imparentato con talune strutture musicali classiche europee e con certi movimenti della pittura d’avanguardia, ma per quanto superficialmente affascinante, appare assolutamente sterile e, infatti, viene in breve abbandonata. Sono proprio due dei suddetti musicisti che provocano un nuovo scisma, Gerry Mulligan e Chet Baker che si riuniscono in un quartetto e, senza l’impiego del pianoforte, danno vita ad una musica dinamica e divertente che qualcuno definisce subito Neodixieland; tuttavia la voce della tromba di Chet Baker rimane quella che era, conservando quelle caratteristiche di profondità e amarezza come il canto del trombettista che, di tanto in tanto, si compiace di interpretare canzoni sentimentali. Chet Baker è senza dubbio un notevole talento e il suo modo dolce e amaro di suonare si integra perfettamente col Sound di Gerry Mulligan, per quanto, nessuna regola riesce ad adattarsi alla sua complessa personalità. Chet Baker nasce a Yale nell’Oklahoma nel 1929, non è un virtuoso come Gizzy Gillespie, non è un lirico come Miles Davis, ma in alcune occasioni riesce a rappresentare una parte della nuova gioventù degli Stati Uniti meglio dell’uno e dell’altro; è un drogato, entra ed esce dagli ospedali e, successivamente, dalle prigioni, tenta di trasferirsi in Europa e vive a lungo anche in Italia dove finisce ospite del carcere di Lucca. Fa ritorno negli USA e, dopo un lungo periodo di silenzio, ricomincia ad incidere come tromba solista di una grande orchestra commerciale senza che venga menzionato il suo nome; soltanto gli appassionati che non hanno dimenticato le dolenti cadenze della sua musica, sono in grado di riconoscerlo allorquando, di tanto in tanto, incide qualche disco. Chet Baker conclude la sua esistenza da dimenticato, ma proprio per questo va ricordato, per i suoi indiscutibili valori e per ciò che ha rappresentato sul piano umano, un tragico esempio che, purtroppo, nel mondo del Jazz non è rimasto l’unico. Protegge i tuoi valori Silvia Malatesta - Via S. Felicissima, 25 01033 Civita Castellana (VT) Tel.0761.599444 Fax 0761.599369 [email protected] Campo de’ fiori 37 L’angolo del Bon Ton Il Matrimonio ...continua dal numero 69 Continuiamo il nostro discorso nelle tradizioni del matrimonio, ecco, infatti, tutto quello che, sempre secondo la saggezza popolare, gli sposi di Letizia Chilelli devono evitare di fare prima del fatidico giorno “del si”. Le fedi nuziali e l’anello di fidanzamento non devono essere acquistati lo stesso giorno, gli anelli nuziali verranno messi per sempre al dito il giorno del matrimonio e non prima, eccezion fatta per il momento della prova in gioielleria. E’ vietato dormire nella casa coniugale la notte prima delle nozze. Mai mostrare l’abito da sposa al futuro marito prima delle nozze. La sposa, nel giorno del matrimonio, non dovrebbe mai specchiarsi nel momento in cui è pronta per uscire, se proprio non dovesse resistere alla tentazione è consigliato, prima di guardarsi allo specchio, di togliersi una scarpa, o comunque un accessorio. L’abito da sposa non deve essere mai cucito dalla sposa stessa. La sposa non deve piangere prima della funzione religiosa o civile, le lacrime verranno riservate al momento successivo al “sì”. E’ vietato agli sposi parlarsi e vedersi il giorno prima delle nozze e, la mattina prima della funzione vera e propria, la comunicazione tra i due dovrà essere effettuata tramite parenti o amici. Lo sposo, una volta lasciata la sua casa per andare in Chiesa o in Comune, per nessun motivo deve tornare indietro: per qualsiasi dimenticanza c’è il testimone. Se durante la funzione una fede dovesse cadere, per scongiurare i litigi tra i futuri sposi, l’anello dovrà essere raccolto solo dal prete o dall’Ufficiale di Stato Civile. Per concludere questo piccolo excursus sulle tradizioni popolari legate al giorno del “sì”, passiamo in rassegna anche le superstizioni che, per intere generazioni, hanno accompagnato, accompagnano e accompagneranno tutti i matrimoni. Contrariamente a quanto si pensa, tutti i mesi sarebbero favorevoli al matrimonio eccetto Maggio tranne che per alcuni giorni di questo mese, ovvero: il 2, il 4, il 13 e il 23. Per essere fortunato un matrimonio non va mai celebrato dopo il tramonto. L’acqua marina indossata il giorno del “sì” assicura fedeltà e matrimonio felice. Né di Venere, né di Marte non si sposa… Secondo la tradizione, infatti venerdì è il giorno in cui secondo la cabala furono creati gli spiriti cattivi, mentre il martedì è dedicato a Marte, dio della guerra; in altre parti d’Europa, soprattutto in Norvegia, i matrimoni vengono, però, celebrati proprio il venerdì, giorno dedicato alla dea Venere (dea dell’amore), giorno quindi fortunato per eccellenza. Un diamante portato durante la funzione al polso sinistro conserva l’amore coniugale, l’importante però è che sia stato regalato. La pioggia durante il matrimonio è portatrice di gioia, fortuna e abbondanza, ecco il perché del detto “Sposa bagnata, sposa fortunata”. Suonare il clacson al “corteo nuziale” porta fortuna, allontana gli spiriti poco propizi per il matrimonio. Per garantire agli sposi ricchezza e gioia, alla loro uscita dalla chiesa o dal comune, è bene lanciare, oltre al riso, monetine e confetti. Porta sfortuna agli sposi, e all’invitato, rifiutare o non mangiare una fetta di torta nuziale. Tutte le ragazze, di tutte le epoche, siano state esse principesse o semplici dame, hanno sognato il loro matrimonio con il tanto amato principe azzurro… Credo, oggi più che mai, in barba a tutte le tradizioni e a tutte le superstizioni, che sia solo l’amore incastonato in un cuore puro e semplice, donato o dalle principesse o dalle semplici dame al cuore del principe azzurro, che ci permetterà di continuare a sognare, per sempre. Campo de’ fiori 38 Per ricordare Don Marciano Ercolini Ufficiale e Sacerdote (quarta ed ultima parte) ...continua dal numero 70 La località emblematica per le celebrazioni del disastro della Galilea è situata nel comune di Ragogna in provincia di Udine; di Arnaldo Ricci [email protected] in questo comune esiste una frazione chiamata Muris dove sorge una chiesetta dedicata alle celebrazioni religiose per ricordare gli Alpini deceduti in tutte le guerre. Ebbene, il 28 marzo 1965, Don Marciano fu invitato a Muris per celebrare una messa in ricordo dei suoi commilitoni deceduti in seguito all’affondamento della Galilea. In occasione di quell’evento, Don Marciano pronunciò un discorso che egli aveva scritto di suo pugno qualche giorno prima. Mi è risultato alquanto complicato decifrare la sua calligrafia; vi sono inoltre cancellature, correzioni ed aggiunte che aumentano la difficoltà di comprensione; dopo giorni di lavoro per cercare di capire, sono riuscito a decifrare chiaramente le sue parole, alla fine è venuto fuori il suo inequivocabile nonché commovente discorso che riporto integralmente sotto. Frazione di Muris, comune di Ragogna, prov. di Udine, ore 11.20 del 28 marzo 1965, Don Marciano inizia a parlare durante la predica della Santa Messa in corso, pronunciando le seguenti testuali parole: “…Ci siamo radunati in questa chiesetta votiva per commemorare tutti gli Alpini della divisione Julia ed in modo particolare quelli che scomparvero nel naufragio della “Galilea” il 28 marzo 1942. Questa data 28 Marzo 1942- resterà scolpita nei nostri cuori, perché in quella notte perirono tragicamente tanti giovani che prima, sulle balze nevose della Grecia, coi loro sacrifici In questa foto scattata il 28 marzo 1965 a Muris nel comune di Ragogna in provincia di Udine, si vede Don Marciano mentre pronuncia il discorso citato, in onore ai suoi commilitoni caduti. tero di Prevesa, molti nel seno del mare e con il loro valore, avevano resa leggenIonio, ma la loro presenza aleggia oggi in daria la gloriosa divisione “ Julia”. mezzo a noi e conserveremo per loro un Essi morirono nel nome e con la benediricordo ed un amore imperituro, proprio zione di Dio. Quando sulla tolda della come diceva il poeta: “ prima divelte, in nave, già colpita da siluro nemico, io mi mar precipitando, spente nell’ imo stridevidi circondato da tutti i soldati; benché ran le stelle, che la memoria e il vostro fossi impietrito dal dolore, ebbi la forza di amor trascorra o scemi” ………………beati pronunciare le estreme parole di conforto perché parevan dire morendo - o patria e di incoraggiamento. Soldati, commilitoni mia la vita che mi desti ecco ti rendo” – dissi con voce rotta dall’emozione- sol…………Iddio benedica questi umili e dati, eleviamo il nostro pensiero affettuomagnifici Alpini della divisione Julia. so ai nostri cari, che forse ci aspetteranno Nel fango delle trincee, sulle vette del invano; alla patria che abbiamo servito Golico e del Piredo, nella immensità del con lealtà ed onore, a Dio perché abbia mare e nelle steppe sterminate della pietà e misericordia di noi. Russia, il supremo sacrificio della loro resiDal profondo dei nostri cuori salga a Dio, stenza accenda nel cuore degli italiani, un atto di pentimento per le nostre debouna fiamma inestinguibile di amore di lezze! patria………………….fate che il vostro sacriChe spettacolo commovente! Tutti ingificio, non sia stato compiuto invano! nocchiati in coro, recitammo l’atto di doloNoi cademmo col pensiero a Dio ed il re – mio Dio mi pento dei miei peccacuore alla famiglia, col santo nome della ti…….e poi si udì la Patria sulle labbra……………………” voce del Cappellano – la mia voce – che diceAd un certo punto del suo discorso, Don va: ego vos absolvo ad Marciano, cita alcune parole di un poeta omnibus peccatis senza specificarne il nome. Ebbene, dalle vestris, in nomine patri mie ricerche, risulta che quel poeta è et fillis et spiritus sancGiacomo Leopardi che le scrisse nella sua tis. opera intitolata “I Canti” e precisamente Purtroppo molti all’innel canto primo dedicato a l’Italia. domani mancarono Don Marciano, sempre nel suo discorso, all’appello. Molti dorafferma, inoltre, che molti Alpini deceduti mono nel piccolo ciminel naufragio, sono sepolti nel cimitero della cittadina di Prevesa; i loro corpi venChiesetta di Muris, una nero in quel luogo sepolti perché la corfrazione nel comune di rente li trascinò verso la costa, nei pressi Ragogna in provincia di di quel centro abitato ed il mare continuò Udine Campo de’ fiori a restituire i corpi per circa un mese su quelle spiagge! Negli anni successivi alla guerra, la maggior parte di quelle salme vennero riportate in Italia. Non sono in grado di dire con sicurezza se tutti quei corpi attualmente sono rientrati in patria. Dopo la guerra, Don Marciano, trascorse lunghi mesi di convalescenza dopo essere stato ricoverato in diversi ospedali militari; quando la sua salute lo consentì, egli continuò ad esercitare la funzione di Cappellano, ovviamente non più Militare, presso il nostro ospedale Andosilla; quando dico “ nostro “ lo dico con grande rispetto, ma anche con grande affetto. Egli aveva una camera al primo piano (dove per tanti anni è stato ubicato il reparto medicina) vicino alle cucine, arredata spartanamente con un letto ed un comodino esattamente uguale a quello degli ammalati ed una piccola scrivania; praticamente dormiva all’interno dell’ospedale. Aveva anche un suo appartamento a Civita Castellana in corso Bruno Buozzi N°40, esattamente sopra al negozio di Marcellina, dove si era trasferito verso metà anni ‘60; precedentemente abitava con il suo papà in via di Corte N°65, di fronte a Baiocco. Comunque, quando non veniva chiamato (era sempre reperibile 24 ore su 24 ) andava a trascorrere qualche ora pomeridiana al circolo ricreativo ubicato nel palazzo Trocchi, proprio di fronte alla sua abitazione. Il circolo, che non era pubblico ma privato, veniva chiamato in dialetto dai civitonici: “o circolo di signori”. Mi ricordo che un civitonico, una volta, disse a Don Marciano: “………a Don Marcià…. si amico de tutti…….si amico de tutti……ma stai sembre liddo circolo di signori!.....” Egli, che aveva sempre ed immancabilmente una risposta pronta, disse: “……. “ o signori o nun zignori ce vò perché me sta davandi casa…..e me fa commido “. Don Marciano, in realtà aveva amicizie con tutti (come direbbe Totò a prescindere) e quando parlava con i civitonici, utilizzava sempre il dialetto. Il nostro personaggio, il quale, nel contempo si sentiva Ufficiale e Sacerdote, quando si recava a Roma per vari motivi, non mancava mai all’appuntamento del pranzo con altri suoi ex colleghi presso la mensa del circolo Ufficiali in congedo, ubicata a piazza Barberini. Egli morì, presso il suo ospedale Andosilla dove aveva prestato preziosissima opera di Cappellano per lunghi anni fra le braccia del nipote Gratiliano Angeletti il 15 settembre 1990, un giorno prima di compiere 81 anni. La cerimonia del funerale si svolse presso la chiesetta del citato ospedale; ero presente anch’io; ricordo ancora con estrema chiarezza il piccolo e commovente discorso di addio pronunciato dal suo amico Maresciallo Falchi (Maresciallo A.M. in pensione anche lui, ex combattente). 39 La sua figura, oltre che meritare il giusto ricordo fra gli Alpini della Julia, merita anche quello doveroso di tutti i civitonici e della popolazione dei paesi limitrofi, avendo anche segnato la storia del nostro ospedale nella seconda metà del ventesimo secolo. Fine Don Marciano in una foto scattata agli inizi degli anni ‘80 Campo de’ fiori 40 Che differenza c’è fra artrite e artrosi? Spesso vengono confuse, ma sono patologie ben diverse, che vanno curate in modo molto differente Quasi sempre si pensa che dire «artrite» o dire «artrosi» sia sostanzialmente la stessa cosa. Ed è comprensibile visto che il risultato, in fondo, è sempre lo stesso: dolgono le «giuntua cura del Dott. re». Ma, in realtà, si Patrizio Lazzarini, tratta di due patolofisioterapista gie molto diverse fra loro, con cause e cure differenti. L’artrosi è particolarmente diffusa tra la popolazione che ha superato i 65 anni. È causata dal progressivo assottigliamento della cartilagine che riveste i capi ossei delle articolazioni. Il deterioramento della cartilagine, provocando un crescente attrito tra le ossa dell’articolazione, produce la formazione degli osteofiti, ovvero degli “speroni ossei”, che causano un irrigidimento progressivo dell’articolazione, fino all’immobilità completa. Normalmente l’artrosi colpisce le articolazioni maggiormente sollecitate come ginocchia, anche, spalle, mani, piedi e colonna vertebrale. Il dolore è accompagnato da deformazione ossea, tumefazione articolare, e progressiva limitazione del movimento. L’artrite, invece, può colpire qualsiasi fascia d’età e le cause possono essere di origine metabolica, traumatica, infettiva, autoimmune, idiopatica. Ne esistono di diversi tipi, ma quella più diffusa è senz’altro l’artrite reumatoide che colpisce più spesso le donne tra i 40 e i 60 anni di età, ma che può colpire anche i bambini (artrite giovanile). Tutti i tipi di artrite sono accomunate dallo stesso fenomeno infiammatorio a carico del tessuto sinoviale, ovvero il rivestimento delle articolazioni incaricato di produrre il liquido necessario alla lubrificazione delle giunture ossee. L’artrite causa rigidità dell’articolazione, dolore, calore, tumefazione articolare e dei tessuti circostanti e rossore; in alcuni casi anche stanchezza, febbre, anemia. Fra le numerosissime artriti in campo medico sono state prevalentemente studiate per l’artrite batterica, l’artrite enteropatica, l’artrite fungina, l’artrite gottosa, l’artrite mutilante (la forma più distruttiva), l’artrite psoriasica, l’artrite reattiva, l’artrite reumatoide, l’artrite settica, l’artrite tubercolare........Un’ulteriore differenza tra le due malattie reumatiche è data dalla tipologia del dolore che le caratterizza. Il dolore causato dall’artrosi è infatti di tipo meccanico, mentre quello tipico dell’artrite è di tipo infiammatorio. Il dolore meccanico dell’artrosi tende ad aumentare con l’attività fisica o a causa di posture che sollecitano la parte interessata. Si riduce con il riposo ed è causa di una temporanea rigidità mattutina che va attenuandosi dopo circa una mezz’ora dal risveglio. Il dolore infiammatorio dell’artrite si manifesta con più facilità durante la notte e le prime ore del mattino. E’ sempre associato a rigidità articolare. Riguardo al trattamento possiamo dire che per l’artrosi il calore va bene, mentre per l’artrite essendo una patologia infiammatoria è controindicato. Trenta anni di Semi di Pace L’Associazione tarquinese festeggia il suo anniversario e cambia sede Il 12 giugno in occasione della Giornata Mondiale contro il lavoro minorile Semi di Pace International ha festeggiato il suo 30° anno di fondazione. In tutti questi anni l’Associazione ha realizzato, nel mondo, molteplici progetti umanitari al fianco ed in aiuto di bambini in difficoltà. Una data scelta non casuale perchè Semi di Pace sente forte l’impegno di salvaguardare i diritti dell’infanzia ed intende affermarlo con decisione anche per il futuro. E’ stata una data importante anche per un altro aspetto: l’inaugurazione della nuova Sede dell’Associazione nel Monastero delle Benedettine, luogo denso di storia e di spiritualità. Sono stati presenti oltre all’On. Carlo Casini, Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo e Presidente del Movimento Per la Vita Italiano, anche alcuni ambasciatori degli Stati dove Semi di Pace opera nel mondo, tra cui quelli di Cuba e della Repubblica Dominicana presso la Santa Sede. L’evento del 12 giugno è stata un’occasione in più per ribadire non solo una decisa presa di posizione contro lo sfruttamento dei minori ma l’essere consapevoli che l’educazione, cure mediche, accoglienza sono di fatto la barriera di protezione più efficace affinchè questi bambini del mondo non cadano nella rete dello sfruttamento, ma vedano, invece assicurato il loro diritto ad avere un futuro sereno. LA TUA PUBBLICITA’ NON PUO’ MANCARE SU CAMPO DE’ FIORI, la rivista più letta ed amata! Contattaci allo 0761.513117 o [email protected] Se anche tu stai collezionando Campo de’ fiori, corri in redazione a recuperare i numeri che ti mancano!!! LEGGI Campo de’ fiori E PASSA PAROLA Campo de’ fiori 41 CIVITA CASTELLANA E IL MURO DI VIA DEL FORTE Un documento, rinvenuto in un importante archivio romano, ci permette di conoscere una storia ormai dimenticata e lontana nel tempo che si svolge a Civita Castellana nell’Ottobre del 1867:”….. le attuali questioni insorte con la magistratura di Civita Castellana con tutte che conosciute, giuste e ragionevoli per parte del comune, qui tuttavia formano un dispiacere e rammarico fra gli attori che sono sempre quelli dell’istessa città e tendenti nell’unità di bene amministrare, reggere e governare ognuno nel proprio officio. E che trovandosi scisse fra di loro recano grave danno, dispendio e disdoro al pubblico della città ed uno scandalo alle persone ed ai limitrofi paesi. La seconda scabrosa ed inconciliabile questione è quella della chiusura della pubblica Piazza di Massa, dico inconciliabile giacchè promossa dalla popolazione e dalli limitrofi abitanti della Via del Governo, e non dalla magistratura giacchè questa non si è data alcun carico, ha fatto l’indifferente ed ha chiuso gli occhi alla chiusura e se la causa ha progredito fu per ordine della suprema congregazione presso li giusti reclami avanzati dalli abitanti della Via del Governo quali si pretende rinchiuderli in un pozzo, rendendolo un vicolo cieco, privo del trapasso di genti, di legna e aria, oppure lasciarla un piccolo viottolo…..non conoscendosi il piano di esecuzione della intrapresa chiusura, quei poveri abitanti mai si calmeranno e potrebbe darsi il caso che uniti ad altra gente della popolazione, venissero a passi dispiacentissimi, e clamorosi gesti intrapresi dalla disperazione, che oltre ad essere naturalmente un vicolo privo di sole e di aria, chiudendolo o ristringendolo, memori degli anni 1864 e 65. Perché ivi ebbe principio e fece strage il colera per due anni consecutivi ecco perché si disse scabrosa ed inconciliabile ed anche scabroso il piano che se intrapreso sarebbe di qualche dispendio. Per il palazzo Petroni, sarebbe di grande utilità riunire alla fabrica una buona por- zione della piazza, ma sarebbe bene lasciare una fetta almeno di quattro metri, che dalla via del forte mettesse alla Via del Governo, comprare una picciola casetta dalla vedova Masciolini con sottoposta stalla dello spedale a ridosso della parte di levante del palazzo, tagliare una fetta dell’orto del governatore e formare un vicolo che dalla strada del forte mettesse alla corriera incrociando la strada del governo. Questa nuova apertura darebbe un giro di aria maggiore agli abitanti di quella via e allo stesso palazzo e così si placherebbero gli abitanti reclamanti e si quieterebbe l’intera popolazione per l’interrotto giro delle solenni processioni che ivi potrebbero passare. Su tali spese potrebbe supplire anche il comune in via di conciliazione…..” Il documento in esame evidenzia che era stato sviluppato il progetto di chiusura di Piazza di Massa, mediante la realizzazione su via del forte di un’alto muro, in modo da creare un giardino attiguo al Palazzo Petroni, ma chiudendo, nel contempo, l’attuale Via del Governo Vecchio con grave danno degli abitanti della stessa via. Ma per capire in che modo si è sviluppato il piano, bisogna collegarsi ad un altro importante documento:”... “Passammo davanti al monte Soratte, le cui nevi sono state cantate da Orazio, e il nostro quartiere notturno si mostrò ai nostri occhi con antiche mura coperte di muschio, quasi nascoste dalle piante rampicanti. L’acqua spumeggiava bianca sui blocchi di roccia. Civita Castellana è una di quelle città belle se viste di passaggio, ma un orribile luogo per sostare. di Enea Cisbani Scendemmo all’albergo Croce di Malta, un antico convento francescano trasformato in locanda. Dalla strada entrammo direttamente nella stalla a volta, che sembrava essere stata in passato una sala di preghiera. Un’altra, ripida scala portava alle stanze per gli ospiti; gatti e galline correvano in giro. Le porte si reggevano solo su un cardine, o mancavano del tutto. Le donne di casa stavano sedute a intrecciarsi i capelli e non sapevano se accoglierci o no………………….. Indovina... indovinello... Ho gambe ma non cammino. Una forte schiena ma non lavoro. Due buone braccia ma non reggo nulla. Un posto a sedere ma non mi siedo e nulla attendo. Cosa sono? II primi 3 che comunicheranno in redazione al numero 0761.513117, la risposta esatta riceveranno un regalo dal Covo della Bomboniera. Inoltre... per ogni 30 € di spesa un piccolo regalo ai clienti 42 Campo de’ fiori Il giornalino Inserto speciale di Campo de’ fiori dedicato ai più piccoli (Anno 2010 – N. 2) Coordinatore del progetto: Giovanni Francola. Responsabile del gruppo: Stefania Tabacchini. Gruppo di lavoro: Teresa Noviello, Patrizia Caprioli, Elisa Ermini, Marcello Ernoni. Grafica: Monia Tamburi. Il mondo pulito di Alice Campo de’ fiori 43 o “Eco-bimbi” Ingredienti: 500 gr di farina, 250 gr di zucchero, 150 gr di burro, L’ANGOLO DEL PROF. A cura di Patrizia Caprioli Mini spazio dedicato a siti, portali, risorse in rete (gratis!), da poter usufruire come supporto didattico per gli insegnanti interessati a dare sempre nuovi input ai loro piccoli studenti. “DOCENTE ONLINE”: http://spazioinwind.libero.it/liberoscuola/index.htm. Guida per insegnanti e non solo all’uso del personal computer e di internet 3 uova, 1 bicchiere di latte, 1 pizzico di sale, scorza lavata e grattiggiata di limnoe, 100 gr di zucchero a granella, 1 bustina di lievito vanigliato, 172 kg di farina. Preparazione: sulla spianatoia disporre la farina a fontana e, fatto un buco nel mezzo, versarvi lo zucchero, il burro ammorbidito tagliato a pezzetti, i tuorli d’uovo, il sale, la scorza di limone ed il latte intiepidito a piccole dosi. Aggiungere da ultimo il lievito vanigliato, avendo cura di distribuirlo uniformemente. Lavorare l’impasto fino ad ottenere un composto omogeneo e lasciarlo riposare per 20 minuti. Prendere, poi, una piccola porzione di pasta, formare un bastoncino e lavorarlo con le mani, arrotolandolo e dandogli la forma di un cornetto, fino a che non sia esaurito l’impasto. Spennellare le ciambelline con le chiare di uovo sbattuto, cospargerle con lo zucchero a granella, disporle su una placca ricoperta di carta d’alluminio e inserirle nel forno tiepido. Lasciarle cuocere per 30 minuti a temperatura moderata. Campo de’ fiori 44 Il diario dei Giras questa è la pagina dei ragazzi speciali li Sabato 22 maggio al Boschetto c’è stata una gran festa. La pista di pattinaggio era piena di persone, come non la si vedeva da tempo. Presenti i ragazzi del Centro Socio Educativo “Rosa Merlini Frezza” accompagnati da operatori e familiari, gli alunni del Liceo Artistico “Midossi” insieme ai professori (Coppola e Primanni), al tecnico di laboratorio (Vittori) e al preside Chericoni; una nutrita rappresentanza dell’amministrazione comunale, che ha patrocinato il progetto, e gente comune intervenuta per l’occasione. Tutti accorsi per ammirare l’opera installata all’entrata del Parco I Maggio: un pannello in ceramica realizzato dai ragazzi con disabilità in collaborazione con alcuni studenti dell’Istituto “Midossi” tramite il progetto “Incontriamoci facendo arte”. Mesi di incontri, cooperazione, camici sporchi, risate, colori e lavorazione dell’argilla. E’ stata un’esperienza formativa, di vera integrazione ed abbattimento della barriere mentali, che spesso sono più alte di quelle architettoniche. L’opera è stata apprezzata da tutti gli intervenuti. In mostra tante foto che testimoniavano il lavoro di squadra effettuato presso i laboratori del Liceo Artistico. C’è stato anche un gradito buffet offerto dalle famiglie dei ragazzi con l’aiuto del Centro sociale Anziani del Boschetto. Insomma tanti i soggetti coinvolti: il sindaco Angelelli nel suo intervento ha ringraziato tutti ed ha sottolineato come l’abbellimento del Boschetto per mezzo del pannello è solo l’inizio, in quanto sono stati stanziati in bilancio oltre 200 mila euro per la rivalutazione dell’area verde. L’assessore ai servizi sociali Gasperini e Daniela Pelosi, coordinatrice del Cse, hanno concordato sul fatto che questo sia stato solo il primo ottimo risultato raggiunto, ne seguiranno altri: l’integrazione passa innanzitutto attraverso la conoscenza e la valorizzazione delle capacità di ciascuno, per una realtà in cui ci sia spazio e rispetto per ogni persona. E’ questo, in fondo, il messaggio più importante che l’opera vuole esprimere. “Ma cosa vuol dire <Nel mondo di GiuDaNeSe>? hanno chiesto in molti: semplicemente sono le iniziali di Giuliana-Daniele-Neno-Sergio, gli artisti del Cse “Merlini Frezza”! Le attività subacquee sono alla portata delle persone diversamente abili HSA Italia – Associazione Nazionale Attività Subacquee e Natatorie per Disabili – ONLUS è stata voluta, fondata e promossa da Aldo Torti sin dalla metà degli anni 80 unitamente a tantissimi amici che hanno condiviso e continuano a condividere con lui le motivazioni di fondo. Questo ha permesso di superare le tante difficoltà iniziali creando le condizioni per lo sviluppo dell’associazione che oggi è diventata un ampio, forte e strutturato movimento specifico costruito da istruttori, medici, volontari, supporter. HSA Italia opera in qualità di agenzia indipendente di formazione e certificazione subacquea; i prestigiosi programmi di educazione subacquea sono riconosciuti internazionalmente e ineguagliati nel settore. Si tratta di programmi elaborati all’origine in collaborazione con le più grandi agenzie didattiche di certificazione. Il Centro Formazione Istruttori e GOLD PALM RESORT PADI 1000 BOLLE BLU offre la possibilità a persone diversamente abili ( paraplegia, quadriplegia, emiplegie, pararalisi cerebrali, amputazioni, sordità, cecità, sclerosi multipla, distrofia muscolare, sindrome di Down, pazienti malati di cancro ) di effettuare una valutazione gratuita delle capacità dell’allievo in piscina, al fine di valutare se sussistano i presupposti per procedere ad una certificazione subacquea H.S.A. OPEN WATER DIVER di Livello A-B-C. Siete i benvenuti al nostro diving romano in Via Pescosolido, 54 ( Zona Tiburtina, Metropolitana S.M. Soccorso ). La nostra piscina “ Fulvio Bernardini “ è in Via dell’ Acqua Marcia, 51 a 500 metri dal diving; dispone di un elevatore Hand Movy per permettere alle persone diversamente abili un’entrata in acqua agevole e in totale sicurezza. Fabrizio Angeloro è un Istruttore HSA ( # 136277 ) abilitato all’insegnamento della didattica HSA all’ interno del GOLD PALM RESORT 1000 BOLLE BLU. Infoline: Fabrizio Angeloro ( Cell. 368 - 474293 ) [email protected] Facebook: www.facebook.com/www.fabrizioangeloro.it www.fabrizioangeloro.it Campo de’ fiori 45 Dopo l’istituzione della Cattedra Ambulante, la Fiera Esposizione Zootecnica a Civita Castellana Ideata nel 1910 per premiare i migliori soggetti equini, bovini, ovini e suini allevati nelle aziende agrarie della provincia Nel 1910 la cattedra Ambulante d’Agricoltura di Civita, il cui direttore era il dott. Mario Fantozzi, viste le migliorate condizioni economiche delle classi lavoratrici (il consumo di di carne era sensibilFrancesca Pelinga mente aumentato tanto che l’Italia da esportatrice era diventata importatrice) creò insieme al sindacato degli allevatori di bestiame bovino una società anonima cooperativa per azioni fra i possidenti e gli allevatori di questo tipo di bestiame e, coll’aiuto economico del Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, una stazione di monta taurina con toro di razza maremmana a Rignano Flaminio. Ma eravamo ancora lontani dall’aumentare e migliorare il bestiame, bisognava aumentare la produttività delle terre per coltivare più foraggio, bisognava anche riprodurre bovini di buona taglia, c’era bisogno di sceltissimi tori e ottime fattrici per creare un’ aristocrazia di bovini con albero genealogico. Per questo da qualche anno era nata la Fiera - Esposizione Zootcnica per premiare i migliori soggetti equini, bovini, ovini e suini allevati nelle aziende agrarie della provincia (facevamo parte della provincia di Roma), per sviluppare un uso più razionale e moderno delle diverse razze e si teneva a Civita. Nel 1910 vi parteciparono molti allevatori di bestiame sollecitati dal concorso a premi indetto dalla Cattedra, dal Ministero d’Agricoltura dall’onorevole Deputazione Provinciale, dalla Camera del Commercio di Roma, dal Comune e dai Consorzi Agrari di Civita e Castelnuovo di Porto. La giuria era composta dal prof. Mario Fantozzi direttore della cattedra ambulante, Pietro Ferrauti, dal Cav. Avv. Felice Franchetti, Ascanio Morelli, dott. Riccardo Riccioni, Umberto Severini, prof. Giulio Strambelli. Nella fiera – esposizione zootecnica che si tenne l’8 maggio 1910 gli animali erano divisi in classe Seconda - Equini con cavalle di tre anni ed oltre seguite da redo o coperte da un cavallo stallone governativo: vinse Montanari Filippo con la razza indigena un premio di L.75, oltre al diploma, l’agente era Cavalieri Rinaldo. Nella Sezione Puledre nate nel 1908, e destinate alla riproduzione sempre razza indigena, vinse il primo premio di L.50, con diploma, la cavalla di Tarquini Domenico, al secondo posto i F.lli Vanni con un premio di L.30 il cui agente era Pistola Francesco, al terzo posto Montanari Filippo con un premio di L.20, al quarto posto Magnanti Vito con un diploma di merito. Nella Classe Terza Sezione UnicaVerri e Scrofe pregne con lattonzi di razza jorkshire il primo premio andò a Tarquini Domenico, il quale vinse L.10, il diploma e una solforatrice Bidoli, il secondo classificato, fu con razza indigena, Magnanti Vincenzo, che ricevette L.10 e un diploma, il terzo posto fu vinto dai F.lli Vanni che ricevettero L.5 di premio. Nella Classe IV Sezione Unica - Gruppi di pecore con arieti vinsero il primo premio F.lli Vanni, Tarquini Domenico e Quirino Marino; ricevettero una solforatrice Bidoli e diploma. Nella sezione I - Gruppi di vacche e vitelli di razza maremmana (tale razza era rustica e frugale, resistente alle malattie, alle difficoltà climatiche, e si adattava ai foraggi scadenti, ha contraddistinto per secoli le zone paludose della Maremma, si dimostrava particolarmente adatta all’allevamento allo stato brado in ambienti marginali) vinse il primo premio Santina ved. Galiani che ricevette L.30, Quirini Marino, con L.20, al terzo posto Basili Francesco, agente Tancredi Pizzi con premio di L.10, al quarto posto Zefferino Orazi, agente Biondi Angelo. Nella sezione III- Pariglie di Buoi da lavoro il primo premio andò a Montanari Filippo, agente Cavalieri Rinaldo, ricevette L.30, al terzo posto il prof. Giulio Strampelli, agente Melchiorri Venanzio, con L.10. Infine nella sezione IV - Tori e Torelli da monta Basili Francesco ricevette il quarto premio con un diploma di merito. Nella classe II – Gruppi di Giovenche e Giovenchi vinse il Conte Ugo Feroldi De Rosa, agente Moscioni Domenico. Si cercavano cosi le premesse per far ritenere alla gente che il sogno poteva realizzarsi e che la cattedra dell’Agricoltura era uno dei pochi strumenti che potesse permettere alle classi contadine di sperare in un avvenire migliore, peccato che ad usufruire dei vantaggi fossero sempre le stesse persone. Campo de’ fiori 46 Oroscopo di Luglio Ariete Sarà un mese caldo, ma voi lo sarete ancor di più. Il vostro spirito di iniziativa e il vostro brio vi permetteranno di godervi a pieno questo meritato periodo di riposo insieme al partner. Non azzardate spese che non potrete sostenere, siate prudenti. Toro Siete ancora tanto impegnati nel lavoro, che vi offrirà grandi opportunità. Trovate un po’ di tempo, però, anche per cercare le persone con cui trascorrere questi mesi di sole. Ci saranno sorprese molto gradite da qualcuno a cui avete fatto del bene. Gemelli Vi sentite un po’ insoddisfatti a causa di un desiderio di concretezza che recalcitra dentro di voi da tempo e di qualche incomprensione col partner! Ma non perdete tutto quello che l’estate sta mettendo a vostra disposizione. Attenzione al sole! Cancro Scompariranno le nubi del mese scorso. Venere vi offrirà tenerezza, romanticismo e felicità da condividere con il partner. Sarete affascinanti! Rimarrà qualche tensione sul lavoro che però saprete tenere a bada, al contrario della vostra dieta! ...dall’ Leone Riuscirete ad affrontare molti problemi e questioni delicate, che coinvolgono anche persone a voi care. Siate concreti e smettetela di inseguire chimere. In amore lasciatevi andare e guidare dalle emozioni! Mettete da parte la pigrizia! Vergine Ritroverete finalmente la grinta e l’energia di cui avete bisogno. La passione con cui affronterete le cose coinvolgerà anche chi vi sta intorno, che, però, non vuole essere trascurato. Prendetevi una pausa dal lavoro, siete troppo stressati! Bilancia Sarà un mese di alti e bassi, ma non lasciatevi innervosire, rischierete di arrabbiarvi per cose futili e passeggere, compromettendo i rapporti con chi vi ama. Cercate di rilassarvi ma attenzione a chi vi avvicina solo per sfruttare le vostre capacità. Scorpione Finisce un periodo da incubo e inizia un’estate perfetta. Saprete farvi amare dal partner e trascorrere momenti indimenticabili. Raccoglierete buoni frutti anche nel lavoro. Non fatevi rovinare le vacanze da chi vuole rifilarvi qualche fregatura. by Cosmo Sagittario Siete ancora in tempo per reagire ad una situazione pesante che vi soffoca. Le persone che vi amano vi sosterranno. Siate decisi e concreti e attenzione a non ripetere vecchi errori. Luglio vi porterà tante novità in campo lavorativo. Capricorno Siete dei grandi sognatori, ma questo è il momento buono per realizzare i vostri progetti. Sarà un mese intenso, che vi porterà grandi soddisfazioni, ma non pensate solo al lavoro. Approfittate delle belle giornate per divertirvi con la vostra famiglia. Acquario Sarete ancora un po’ troppo agitati e spesso anche polemici nei confronti del partner. Solo a fine mese arriverà una vera e propria rinascita in tutti i campi. Non perdete le occasioni ma non fatevi coinvolgere in situazioni che potrebbero risultare spiacevoli. Pesci Il mese inizierà un po’ sottotono, ma l’estate poi si rivelerà piena di emozioni e occasioni. Il lavoro, nonostante i successi dei mesi passati, vi darà qualche preoccupazione, che saprete come affrontare. Una vacanza al mare, con il partner, è ciò che ci vuole. Album dei ricordi dello scorso numero Vi riproponiamo la presente foto, già pubblicata sul numero 71 di Campo de’ fiori, a pagina 59, corredata dei nomi esatti dei ritratti, grazie alla cortese collaborazione ed attenzione di un nostro affezionato lettore, il Sig. Elio Arpini. Nepi - Castel Sant’Elia Famiglia Arpini In alto da sx: Mauro, Celeste, Tommaso. Fila centrale, da sx: Maria, Rosa, Quintilia, Pasqua, Giuseppe, Ottavio. In prima fila seduti da sx: Petronilla, Valeria, nonna Angela Maria Argenti, Elisa, Elena. Campo de’ fiori 47 Niente forno per un dolce estivo Perché la cucina è combinazione di ingredienti e procedimenti, condita con la conoscenza delle tecniche e delle attrezzature; altresì la pasticceria è tutto questo e anche di più. di Giulia Mancini Come in nessuna altra sezione della gastronomia la rilevanza che la fisica e la chimica assumono nell’arte dolciaria diventa preponderante. Per questo motivo pasticceri non ci si improvvisa, ma bisogna seguire nel dettaglio le ricette e i passaggi, pesare gli ingredienti e controllare le temperature. Combinando e lavorando gli ingredienti in apertura danno luogo al gelato! Ma chimicamente cosa è in realtà? È una soluzione se intendiamo il sistema omogeneo decomponibile con mezzi fisici; è una dispersione se pensiamo che le fasi disperse sono eterogenee; è una sospensione perché i componenti sono finemente dispersi, così da non sedimentare velocemente; è un’emulsione di piccolissime bollicine d’aria in un fluido immiscibile; è un piacere per il palato che rinfresca i pensieri e aggrada lo spirito. Dunque il gelato è costituito da aria e dalla miscela base, durante la lavorazione vengono inglobate minuscole bolle d’aria alla base rendendo così il prodotto finale soffice, voluminoso e palatabile. Essenzialmente possiamo suddividere i componenti in due categorie: liquidi (acqua) che possono congelare e dar luogo alla formazione di cristalli di ghiaccio e solidi (zucchero e grassi): alcuni solubili in acqua abbassano il punto di congelamento in proporzione alla loro presenza e altri non idrosolubili -grassi- ritardano lo scioglimento del gelato. La giusta proporzione tra le due componenti migliora la tessitura del prodotto: un elevato tenore di liquidi provocherebbe la formazione di scaglie di ghiaccio rendendolo duro, privo di corposità e veloce a sciogliersi. In particolare lo zucchero (saccarosio) se in quantità bassa rispetto alla ricetta indurisce il gelato, troppo lo rende molle e stucchevole. In alcuni casi si utilizza anche lo zucchero invertito (circa 20% zucchero totale) per la sua azione riducente che favorisce la conservazione del prodotto e anti cristallizzante perché assorbe molecole di acqua evitando la formazione di cristalli troppo grandi. Nella ricetta del gelato alla vaniglia Maurizio Santin ha previsto l’utilizzo del latte in polvere. Questo ingrediente apporta proteine del latte aggiuntive rispetto a quelle apportate dal latte e dalla panna; così facendo aumenta il tenore proteico al fine di evitare la diminuzione di volume del gelato durante la conservazione, innalza il punto di fusione della miscela in modo che, una volta servito, mantenga l’aspetto vellutato e mantecato. Fin qui la chimica degli ingredienti base, ma in che modo la fisica migliora un gelato? In questa considerazione partiamo da un presupposto: cosa ci fa ritenere un gelato migliore di un altro, al di là dei gusti personali? Ci aspettiamo che abbia un aspetto cremoso e vellutato, che in bocca sia giustamente pastoso, che non si sciolga al contatto con il calore della lingua ma nemmeno che il freddo la anestetizzi impedendoci di sentirne il sapore; vorremmo che non si sciolga troppo velocemente sporcando le mani ma che non sia un unico blocco di ghiaccio, desideriamo che la sua consistenza accarezzi dolcemente il palato senza lasciare la sensazione sabbiosa. Nei gelati industriali questi scopi vengono raggiunti mediante l’utilizzo di additivi alimentari (emulsionanti e stabilizzanti); per quanto non siano nocivi alla salute e impiegati secondo il rigido disciplinare che li regolamenta il nostro scopo è quello di ottenere un buon gelato in casa senza il loro impiego. Quindi di seguito riportiamo alcune brevi considerazioni sui principali passaggi di lavorazione, per mettere in luce gli aspetti igienici e organolettici del prodotto in opera: - Scelta degli ingredienti: come per tutte le ricette il successo proviene in primo luogo dall’uso di materie prime fresche e di qualità. - Pastorizzazione: passaggio indispensabile per abbattere la flora microbica patogena con il calore, senza tuttavia variare il gusto degli ingredienti. * Bassa pastorizzazione – miscela portata a 65°C per 30 minuti, successivamente raffreddata velocemente a temperature inferiori ai 5°C. * Media pastorizzazione – miscela portata a 75°C per 15 minuti, poi raffreddata velocemente a temperature inferiori ai 5°C. * Alta pastorizzazione – miscela portata a 82°C per 5 minuti e raffreddata velocemente a temperature inferiori ai 5°C. Per ovvie motivazioni di misurazione delle temperatura e di tempo consigliamo sempre l’ultima ipotesi. La carica batterica non viene completamente eliminata, quella residua è paralizzata dalla bassa temperatura di conservazione. - Omogeneizzazione: data la natura degli ingredienti è evidente ritenere che i globuli di grasso, non solubili in acqua, debbano essere frantumati quanto più possibile per ottenere una dispersione omogenea nel liquido. Questo passaggio in casa è garantito dall’azione meccanica delle fruste nelle prime fasi di lavorazione e successivamente dall’azione della clocea della gelatiera. - Maturazione: in questa fase il composto del gelato riposa in frigorifero a temperatura intorno ai 4°C. questo passaggio consente di inserire nella gelatiera un preparato con densità maggiore in grado di inglobare quanta più aria possibile nella mantecazione. - Mantecazione: una volta riposta la miscela nella gelatiera avviene l’ultimo e decisivo passaggio di lavorazione. Essenzialmente quello che avviene è un raffreddamento dai 4°C ai -15°C in un tempo relativamente breve (dipende dalle caratteristiche dell’apparecchiatura), si immette aria sotto forma di minuscole bollicine che si disperdono nella miscela, aumentandone il volume e dandole morbidezza, e il continuo mescolamento della pala riduce la crescita dei cristalli di ghiaccio, favorendone l’aumento in numero e non in dimensioni, così da avere una consistenza pastosa e liscia. Un gelato cremoso contiene al suo interno cristalli di ghiaccio piccolissimi, quindi durante la conservazione bisogna evitare di riporre in prodotto in freezer dopo che si sia sciolto; questa disattenzione porterebbe inevitabilmente alla formazione di cristalli più grandi, cioè a consumare la volta seguente un gelato duro e sabbioso. Inoltre è bene segnalare che le componenti grasse sono particolarmente abili nell’assorbire odori dall’ambiente circostante per cui è bene sigillare il nostro prodotto con apposita carta alimentare. Gelato gusto fiordilatte Ingredienti: 450 g di latte 200 gr di panna fresca 180 g di zucchero semolato Procedimento: in una casseruola preferibilmente in acciaio riscaldare il latte e 100 g di panna; giunti a ebollizione allontanare dal fuoco. Aggiungere la restante panna e lo zucchero; mescolare con un cucchiaio fino a quando lo zucchero sarà completamente sciolto. Avviare una seconda cottura a fuoco basso, mescolando con una frusta a mano. Appena si accenna nuovamente il bollore allontanare dalla fonte di calore. Trasferire il composto in una bacinella e, sempre con l’aiuto della frusta a mano, lasciar raffreddare. Coprire con la pellicola da cucina e riporla in frigorifero per ultimare il raffreddamento. Ultimare la preparazione del gelato nella gelatiera secondo i modi e i tempi indicati dal vostro elettrodomestico. Questa semplice preparazione può essere aromatizzata con la polpa di un baccello di vaniglia aggiunta al latte prima del riscaldamento o con scaglie di cioccolato fondente, inserite prima del passaggio in gelatiera, per il gusto stracciatella. Campo de’ fiori 48 AGENDA Tutti gli appuntamenti più importanti “Circolo polivalente il boschetto” 3° Festa del Bambino 10/11 Luglio – Campo Primo Maggio (Boschetto) Sabato 10 Luglio Ore 15.00. Inizio giochi tradizionali(tiro alla fune, ruba bandiera, corsa al sacco, scuola di ballo). Musica dal vivo con dj Emix e la partecipazione esclusiva di Alessandro Marcucci. Durante la manifestazione sarà allestito uno stand per ragazzi diversamente abili “SOI”, campioni d’Europa di bocce a coppia. Ore 17.00. Apertura stand gastronomico (panino con salsiccia, wurstel, bruschetta con pomodoro e bevande). Ore 17.30. Simulazione primo soccorso Croce Rossa Italiana. Domenica 11 Luglio Ore 15.00. Giochi tradizionali (tiro alla fune, ruba bandiera, corsa al sacco, scuola di ballo). Ore 17.00 Torneo di pallavolo “Memorial Baccanali Cascinai”. Ore 18.00: Apertura stand gastronomico con menù a sorpresa. Musica dal vivo con dj Emix e “il tamburino senza tamburo” Alessandro Marcucci. Brindisi di arrivederci SOSTENETE CAMPO DE’ FIORI CON IL NOSTRO ABBONAMENTO CARTOLINA DI ABBONAMENTO ANNUALE SI desidero abbonarmi a : Campo de’ fiori (12 numeri) a € 25,00 I miei dati Nome___ ____ __________________________________ Cognome________________________________________________ data di nascita_______________ __________Città________________________________________________________Prov._______ Via_______________________________________________________________Telefono____________________________________ Desidero regalare l’abbonamento a: Campo de’ fiori (12 numeri) a € 25,00 Il regalo è per: Nome_______________________________Cognome_________________________________________________________________ data di nascita___________________________Città______________________________________________________Prov.________ Via_________________________________________________________________Telefono__________________________________ effettuerò il pagamento con c/c postale n. 42315580 intestato alla Associazione Accademia Internazionale D’Italia - P.za della Liberazione n. 2 - Civita Castellana Data______________Firma__________________________________ Autorizzo il trattamento dei miei dati personali secondo quanto disposto dalla legge n. 675 del 31.12.1996 in materia di “Tutela dei dati personali”. Titolare del trattamento dei dati è Campo de’ fiori - P.za della Liberazione,2 - 01033 Civita Castellana (VT) Data______________Firma__________________________________ Per abbonarti puoi spedire questa cartolina a Campo de’ fiori - P.za della Liberazione, 2 - 01033 Civita Castellana (VT) o puoi trasmetterla per fax allo 0761 . 513117 Campo de’ fiori 49 PE’ FRANCESCO E IDA VINCENZINA OGGI SPOSI Du’ parole scritte in versi, io l’ho fatte a tutti, pe’ ogni occasione, stavorta che ‘o faccio pe’ Francesco e Ida Vincenzina, me scuserete ‘na certa emozione! Parlà d’amore, oggi po’ sembrà ‘na cosa strana, poi, uno ce ripenza, e si ce crede, ringrazia a Provvidenza! ‘A vita che edè? E’ un teatro, da la sera, a la mattina: Francesco è Arlecchino e Ida è Colombina. Arlecchino sarta e balla pe’ mannà avanti la baracca, Colombina innamorata, de amallo mai se stracca! Er monno va così : gioie e dolori, ce stanno i fiji, che poi saranno genitori. E’ ‘na rota che gira e nun se ferma mai, oggi è festa, lasciamo pèrde i guai! A Francè, mò che Ida stà co’ te, de’ padroni, dovrai servirne TRE! Francesco Soli (figlio del nostro collaboratore Alessandro) e Ida Vincenzina Ruggiero il giorno del loro matrimonio. Auguri con tutto il cuore, da…… papà Civita Castellana li 5 Giugno 2010 Visita il nostro sito www.campodefiori.biz La Redazione di Campo de’ fiori si associa agli auguri Tanti auguri a Matteo Longo che il 10 Giugno ha festeggiato i suoi 3 anni, dalla mamma, il papà, i nonni e le cugine. I migliori auguri ad Emili Pacelli e Alessio Roncoloni che il 16 maggio si sono uniti in matrimonio, dalla sorella Alessandra, i genitori Natale e Norina, i cugini, gli zii e i nonni. Piccola Trilli,il 24 giugno hai compiuto 4 anni e gli zii volevano farti un mare di auguroni. Sei la nostra piccola stellina,un bacione grande da zio Marco e da zia Elisa. Tanti auguri al piccolo Federico che ha ricevuto il sacramento del Battesimo il 6 Giugno, da mamma Siumona, papà Mario, tutti i parenti e lo staff di Campo de’ fiori. aggi s s e M re d’amo Ogni anno nasce una stella e il cielo si riempie di luce… ma solo tu sei capace di scaldare l’universo con la tua dolcezza, con la tua simpatia e con il tuo essere speciale. Auguri amore mio per i tuoi 17 anni. Da “Piccola Tua”. E così il nostro piccolo Riccardo è arrivato ai suoi cinque mesi di vita, un trenino colmo di baci e coccole dai suoi zii Giovanni, Teresa, nonna Maria e i cuginetti Linda e Niki. Tanti, tantissimi auguri a Serena Basili che il 29 giugno compie gli anni da Luisa. Amore,è il nostro 8° anniversario e a me non sembra ancora vero, con te un anno è come un minuto, e io sono innamorata più che mai. Questo è il mio modo per farci gli auguri e per dimostrarti quanto ti amo, per sempre tua ..... per sempre mio .... per sempre ....... Tanti auguri a Alessio Sabatini che compie 18 anni il 5 Luglio dalla mamma, papà, il fratello, la nonna, gli zii e i cugini. Tanti auguri a Laurina di Civita Castellana che il 30 Giugno compie gli anni, da Carla e Teresa. Auguri a Giacomo Ricci di Capraola che ha compiuto 100 anni il 6 Giugno dalla figlia Elvira, da tutti i parenti, gli amici e lo staff di Campo de’ fiori Campo de’ fiori 51 Fabrica di Roma. Università della libera età Concluso il primo corso dedicato all’apprendimento della lingua inglese Circa un anno fa è stata fondata a Fabrica di Roma, ad iniziativa di alcuni cittadini volenterosi ed amanti della cultura, l’Università Falisca della Libera età; essa opera, senza fini di lucro, nel settore del volontariato e della promozione sociale, ai sensi della legge n. 383/2000; agisce come onlus e si ispira alla carta dei valori dell’Auser, senza discriminazioni di età, genere, cultura, religione, cittadinanza. Il presidente di questa organizzazione è il sig. Ferdinando Melissano ed i soci sono alcuni cittadini di Fabrica. L’iscrizione ai corsi è aperta a tutti, pagando una semplice quota simbolica che va a coprire, tra l’altro, anche le spese di assicurazione alla persona. Le aule sono messe a disposizione dalla struttura scolastica pubblica, per gentile concessione del Preside Dott. Mariano Ghirighini e vengono riconsegnate pulite dopo la fine di ogni lezione a cura dell’organizzazione dell’Università. Il primo corso svolto è iniziato il 1 marzo scorso e si è concluso il 17 maggio. L’argomento trattato riguardava la lingua inglese di primo livello, il tutto con un impegno di quattro ore settimanali. L’insegnante di madrelingua è stata la Le quattro allieve, l’unico allievo e l’insegnante, nel momento della sig.ra Daniela Bultrini che ha svolto le lezioni con estrema profes- consegna dei diplomi, rilasciati durante una cerimonia svolta presso il sionalità e pazienza; all’inizio erano presenti circa dodici allievi, ma centro anziani di Fabrica. Da sinistra a destra: insegnante sig.ra solo cinque di loro hanno avuto la costanza di continuare e di ter- Daniela Bultrini, allieva sig.ra Lucia Gagliardi, allieva sig. ra Bianca minare con successo il corso secondo le norme dettate dal regola- Onori, allieva sig.ra Anna Francola, allieva sig.ra Francesca mento, precedentemente stabilito dall’organizzazione della stessa Mecarelli, allievo sig. Mario Marcelli. Università. La redazione di Campo de’ fiori esprime i suoi complimenti agli “studenti” per la costanza applicativa dimostrata, nonché ai soci organizzatori per la serietà nel portare a termine gli impegni assunti nell’atto costitutivo della suddetta Università. Chiunque fosse interessato ai futuri corsi dell’Università Falisca della libera età, può rivolgersi al Presidente sig. Ferdinando Melissano presso il centro sociale tel. 0761 569733. Arnaldo Ricci Una nuova Combo per l’ATAMO di Civita Castellana MOSTRA DEL PITTORE PIETRO Moltissimi cittadini si chiederanno che esito abbia avuto la lotteria promossa dalla società di pesca sportiva “I due laghi”, che prevedeva di devolvere una buona parte del ricavato a favore dell’ Associazione ATAMO (Associazione per la Tutela e l’Assistenza dei Malati Oncologici) di Civita Castellana, per l’acquisto di una nuova autovettura da adibire al trasporto dei malati in chemio o radioterapia. Ebbene, la risposta dei cittadini di Civita Castellana e dei paesi limitrofi, siano essi casalinghe, operai, imprenditori, artigiani o commercianti è stata davvero straordinaria; la solidarietà espressa infatti, è andata oltre ogni più rosea aspettativa. L’intensa partecipazione inoltre, ha dato maggior coraggio e slancio alle volontarie che hanno operato in stretta collaborazione con i promotori della manifestazione. Ad iniziativa conclusa, c’è da dire che il bilancio è stato eccellente, sia come esperienza umana sia come risultato economico. Grazie al ricavato (ottenuto dalla vendita di migliaia di biglietti), la società “I due laghi” ha messo generosamente a disposizione dell’Associazione ATAMO la cospicua somma di 12.000,00 € per procedere all’acquisto di una solida e comoda autovettura, una Opel Combo 1400 cavalli a benzina, adatta al trasporto di persone. La pratica per l’acquisto è già stata avviata, anche se i tempi della consegna sono piuttosto lunghi: come ci è stato detto, l’attesa si protrarrà per circa quattro mesi. E’ per questo motivo che abbiamo voluto anticipare la notizia a tutti coloro che ci hanno sostenuto ed aiutato, con la promessa che alle cerimonie d’inaugurazione, alla presenza delle autorità civili e religiose, saranno invitati a partecipare indistintamente tutti i cittadini della nostra meravigliosa città, oltre a quelli dei paesi vicini. Successo della mostra di Pietro Sarandrea a Sutri Galleria Irtus, il 12 Giugno scorso, grande affluenza di pubblico. Interventi dello stesso artista, dell’esperta d’arte Paola Lamonica e del critico d’arte Giorgio Palumbi. Inoltre Sarandrea inaugurerà sabato 17 Luglio un’altra mostra presso il Comune di Capranica (VT) Piazza San Francesco alle ore 19:00, rimarrà aperta fino al giorno 24 dalle 17:00 alle 20:00. Nella foto 2 il critico Giorgio Palumbi mentre spiega le opere. L’ATAMO di Castellana Civita SARANDREA Campo de’ fiori 52 Campagna contro l’abbandono degli animali L’avvicinarsi della tanto agognata estate e delle vacanze porta ogni anno il solito problema. Vogliamo in qualità di associazione animalista dare un contributo di sensibilizzazione contro l’abbandono di animali che aumenta vertiginosamentein questa stagione. Qualcuno pensa che abbandonare un animale, quando non si ha più la voglia o la possibilità di occuparsene, sia quasi dargli un’opportunità di farsi un’altra vita... È invece solo un modo per assolvere la propria coscienza, convincendosi che qualcun’altro lo prenderà e lo accudirà. In realtà il cane o il gatto ha tantissime probabilità di morire di stenti o sotto le ruote di un autoveicolo o, ancora, una volta catturato, di andare ad aumentare l’elevatissimo numero di animali già stipati nei canili. . Se si assiste a un caso di abbandono è bene segnalarlo alle autorità giudiziarie (Carabinieri/Polizia di Stato/Corpo Forestale/Polizia Urbana o Veterinari ASL e Sono DIANA Associazioni), perché abbandonare gli animali è un l'ultima trovatella... reato. forse ho nel mio Art. 727. - (Abbandono di animali). - Chiunque abbandona DNA anche qualanimali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cosa di un cane da cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’amcaccia... Mi vuoi menda da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena sogadottare? giace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili Tel. 3391123663 con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze. Mi chiamo MAYA e sono una lupetta piccola piccola. Amorevole e che abbia voglia di perdere un pò di tempo con me perchè voglio giocare... Tel. 3391123663 Sono PIPPO, il setter, sono stato raccolto in condizioni disperate... .Vorrei una famiglia disposta ad aprirmi casa e cuore.. Tel. 3391123663 Io sono BELLA, sterilizzata, giovane e giocherellona...Sono un incrocio tra un lupo e un rottweiller in....miniatura. Cerco una casa magari con un giardino e ho tanta voglia di giocare. Ovviamente sono stata abbandonata cucciola.Tel. 3391123663 STELLINA, ormai "addomesticata" ha conosciuto solo il canile... Attualmente in pensione a pagamento come la maggior parte dei cani salvati dall'Associazione. Tel. 3391123663 Mi chiamo SID, ho circa due anni. Ero felice, tanto felice,,Voglio tornare ad essere un cane allegro. Sono a Civita Castellana. Tel. 3391123663 Sono KIKKA e non conosco ne collare ne guinzaglio... Sono giovane e sterilizzata e anche un pò diffidente. Sono a Fabrica di Roma. Tel. 0761577122 (orario negozio) Vuoi partecipare alla classifica di Campo de’ fiori del Guinness dei primati dei cani della nostra regione? Il più grasso, il più vecchio, il più brutto, le orecchie più lunghe e qualsiasi altra caratteristica che lo renda protagonista. Inviare foto e descrizione a: [email protected] Per altre proposte di adozione visitate il sito: www.incrociamolezampe.org Campo de’ fiori 53 Roma com’era Autosalone FIAT (Fabrica Italiana Automobili Torino). Maggio 1964. Presentazione di una delle vetture che ha fatto storia! La mitica 850, auto dei signori perbene e sogno di tanti ragazzi dell’epoca. Oggi vederla stupisce! Visita il nostro sito www.campodefiori.biz Campo de’ fiori 54 Album d Campo de’ fiori Civita Castellana - Scuola elementare anni ‘60. In alto da sx: Vasco Marchetti, …Sansonetti, Maestro Bramini, … , Sandro Balducci, …, …, …, …, …, Mario Meraglia, Vittorio Rossi, Fabio Mozzicarelli, … Sisti, Antonio Armagno,… Nando Mariani, Giuseppe Annesi, … Manoni. Campo de’ fiori Civita Castellana. Galoppatoio. Metà anni ’70. Da sx: Mauro Lazzaroni, … Becchetti, Antonio Armagno, Renato Lazzaroni, Pierino Pavan Campo de’ fiori dei ricordi “Foto a puntate” - Questa foto viene pubblicata a sezioni per poter evidenziare i volti delle tante persone che in essa compaiono. Il resto alle prossime uscite. Civita Castellana - foto della signora Verena Baldassi 55 Campo de’ fiori 56 Album d Fabrica di Roma. Anno 1952. Classe II elementare. Foto della Sig.ra Rina Tabacchini Campo de’ fiori Campo de’ fiori Fabrica di Roma. Anno 1931. In alto da sx: Francesca Anselmi, Laura Alessi, Lavinia Censi. Al centro da sx: Antonia Narduzzi, ..., Vittorina Pacelli, Fernanda Narduzzi. In basso da sx: Ugo Pacelli, Quinto Pacelli, ..., Renato Pacelli Campo de’ fiori Fabrica di Roma - anni ‘40. Paolo Carosi e Rosa Anselmi Campo de’ fiori 57 dei ricordi Campo de’ fiori Fabrica di Roma. Giugno 1976. Infiorata del Corpus Domini. Da sx: Fernanda Narduzzi, Iolanda Ricci, Marietta Tabacchini, Lavina Censi, Nina Mastrantoni, Teresa Pacelli. Campo de’ fiori Fabrica di Roma - anni ‘50. Classe maschile della Maestra Annunziata Cencelli. Campo de’ fiori 58 Album d 4 3 5 6 2 1 Corchiano 1965. Classica colazione in oratorio dopo la Prima Comunione. 1. Maria Fioretti, 2. Franca Crescenzi, 3. Edvige Profili, 4. Don Domenico Anselmi, 5. Gelsira Agostini 6. Albertina Prosperi Campo de’ fiori Campo de’ fiori Corchiano - anni ‘60. In piedi da sx:Ernesto Di Giuseppe, Maria Di Giuseppe, Elena Di Giuseppe, Marianna Di Giuseppe, Natalina Di Giuseppe, Domenico Di Giuseppe. Seduti da sx: Teodoro Di Giuseppe, Rosa..., Francesco Di Giuseppe, Carmela... Campo de’ fiori 59 dei ricordi Campo de’ fiori Carbognano 1970 - Reduci della Prima Guerra Mondiale Carbogano 1931 Foto di gruppo dei bambini dell’asilo Campo de’ fiori Campo de’ fiori 60 Annunci LAVORO CERCO - AGRICOLA VALLE SANTA ricerca nella tua zona:Collaboratori marketing Per svolgere attività di presentazione aziendale, distribuendo cataloghi ed omaggi alimentari, al fine di acquisire nuovi clienti e promuovere i prodotti aziendali. (NO VENDITA). Requisiti: età 20/40 anni, buona presenza, capacità di public relation, flessibilità oraria ed auto propria. Si offre:fisso mensile, elevata provvigione sul numero dei clienti acquisiti e rimborso spese auto. - SIGNORA CINQUANTENNE italiana, cerca lavoro come baby sitter e badante (per donne) zona Fabrica di Roma, esperienza e massima serietà tel. 334 8877864. - RAGAZZA 33ENNE cerca lavoro come babysitter, pulizie ad ore. Automunita, zona Fabrica di Roma e dintorni. Urgente! 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