n. 136 maggio 2008 distribuzione gratuita
il mensile del vivere naturale
TROPPO POTERE PER UN UOMO SOLO
INFRASTRUTTURE “A PRESCINDERE”
ANCORA Là, DOVE TUTTO è COMINCIATO
BELNIAK ADAM TI RICORDO
APPUNTAMENTI DI maggio
Questo numero è dedicato, nel XXX
anniversario della morte, alla memoria di
Aldo Moro e degli uomini della sua scorta:
Oreste Leonardi, Domenico Riccio, Giulio
Rivera, Raffaele Iozzino e Francesco
Zizzi, caduti nella difesa delle ragioni
della democrazia e dei valori della nostra
Costituzione contro la violenza del terrorismo
Questo giornale è stato realizzato da un gruppo di
esseri umani non infallibili, che cercano di scoprire
cosa è successo nel mondo, spesso interrogando
altre persone che a volte sono riluttanti a parlare,
a volte oppongono un deciso ostruzionismo e in
altre occasioni parlano troppo.
I costi di Konrad sono interamente ricoperti dagli
annunci e dalle inserzioni esplicitamente pubblicitarie.
Ma la sua uscita sarebbe impossibile se tutta la
redazione (direttore compreso) non collaborasse
gratuitamente.
http://konradblog.blog.kataweb.it
n. 136 maggio 2008
SOMMARIO
4 Troppo potere per un uomo solo
5 Infrastrutture “a prescindere
6 Ancora là, dove tutto è cominciato
8 La frittata
9 Lettere triestine
10Tibet, un paese che incanta
12Libri
14Belniak Adam ti ricordo
18Malattie, prevenzione e stile di vita
19Evidenze scientifiche...
20Trasporti e ambiente
21Delitti ignorati
22Cinema
23Teatri di confine
24Precisazione di Zigrino
25Shalom
Musica
26Il tovagliolo
27Appuntamenti di maggio
Mensile di informazione
di Naturalcubo s.n.c.
Redatto
dall’Associazione Konrad
Fax 1782090961
[email protected]
www.konradnews.it
Aut. Trib. di Udine n. 485
del 5/9/80 Aut. fil. di Trieste
Direttore editoriale
Roberto Valerio
Direttore responsabile
Luciano Comida
Pubblicità
Alex Cibin
cell. 340 4000934
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Hanno collaborato:
Giulio Barocco
Giacomo e Nadia Bo
Silvia Cappelli
Davide Casali
Walter Chiereghin
Michele Colucci
Stefano Crisafulli
Sergio Franco
Davide Laugelli
Alessandro Lombardo
Giulia Massolino
Luisella Pacco
Dario Predonzan
Daniele Riva
Gianni Ursini
lettere al direttore
[email protected]
Stamattina c’era un bel sole, un cielo terso. Sapeva di primavera. Non per una
parte di questa bellissima città. Ancora una volta siamo costretti a vedere un atto
di vandalismo istituzionalizzato. Come dice il Codice Penale, reati di devastazione
e danneggiamento sono stati perpetrati nell’area dell’ex-ospedale infettivi della
Maddalena. Un parco che risale agli inizi del ‘900, una fila di alberi che sovrastava
la cinta muraria del comprensorio, che evidentemente erano di ingombro per il
nuovo progetto di reimpiego dello spazio. Arbusti, ippocastani centenari, alcuni
frassini e così via. Via per far largo a un progetto di cementificazione che non poteva
lasciare sopravvivere alcuna specie vivente. Compresi gli olivi per la pace donati
nel 2000. Quando si parla di “esigenze di quartiere”, si continua a parlare di spazi
commerciali: non c’è nessuna capacità né volontà di includere spazi aperti e verdi
di socialità o di calcolare banalmente piccole quote di ricambio di CO2. Un’area,
quella della Maddalena, chiusa da cancelli prima, inaccessibile ma sempre lì, che
qualcuno domani ridarà alla cittadinanza in una nuova confezione che abbiamo il
sospetto puzzerà di nuovo e di plastica, come abbiamo visto capitare altrove, in altre
piazze cittadine. “Atti vandalici” vengono definiti i graffiti sui muri da una cultura
perbenista. E questa barbarie come possiamo definirla?
Giorgia
Abbiamo ricevuto questa e altre lettere, telefonate e email di lettrici e lettori
allarmati e arrabbiati che più o meno dicono “ehi! Alla Maddalena sta accadendo
qualcosa di brutto. Stanno tagliando tutti gli alberi. Mi sa che è in corso
un’operazione di speculazione edlizia. Legalizzata oppure no, consentita dalle
carte bollate oppure no, che vantaggio darà ai cittadini? Non ci sarà mica ancora
un altro centro commerciale? Se ne sentiva proprio il bisogno urgentissimo?
Oppure costruiranno delle palazzine residenziali? E chi ci guadagna?”
Proprio perchè condividiamo queste perplessità, ci poniamo le stesse domande.
Ci studieremo l’Accordo di programma di un paio di anni fa, la documentazione
relativa ai sito dell’ex-ospedale Maddalena e gli elaborati del progetto, parleremo
con delle persone, faremo domande, cercheremo di capire meglio.
E poi ve lo racconteremo.
Luciano Comida
http://lucianocomida.blog.kataweb.it
Foto di copertina:
Roberto Valente
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troppo potere
per un uomo solo
Un nuovo giro di giostra con vecchi cavallini
Silvio Berlusconi
Konrad maggio 2008
Il terremoto
elettorale che
ha ridisegnato il
Parlamento italiano
si presta a una serie
di considerazioni
delle quali, ben più
autorevolmente
di come possiamo
ambire a fare noi, ci hanno difatti
sommerso i commentatori politici che
hanno analizzato la situazione nuova che si
è venuta a determinare in conseguenza del
voto del 13 e 14 aprile.
Anche supportato da una legge elettorale
demenziale, il successo della destra
assume un’assolutezza che risulta ancora
più inquietante per la natura delle
formazioni politiche che si sono coalizzate
per vincere, come clamorosamente sono
riuscite a fare, la tornata elettorale e che
rischiano di trasformare in regime (ebbene
sì, imprudentemente adoperiamo la cattiva
parola) un’esperienza politica che travalica
le contingenze per ridisegnare per molti
anni il panorama politico e sociale del
Paese. Tralasciamo parzialmente le cause
per valutarne gli effetti.
Dei due schieramenti che si sono
fronteggiati nella campagna elettorale
sono rinvenibili assai flebili affinità: da un
lato un partito, dall’altro una coalizione,
innanzitutto. Un partito, per di più, formato
dal confluire, attraverso un processo
durato anni, di forze storicamente radicate
nell’humus della politica italiana, con
ascendenze “nobili” che risalgono al CLN
e alla Costituente e, quel che più conta,
coagulate attorno a una leadership
democraticamente voluta dai propri iscritti
e dai simpatizzanti. Il primo caso, anzi,
di un leader politico investito della sua
autorità da una consultazione popolare
che ha visto la mobilitazione di oltre tre
milioni e mezzo di elettori. Dall’altra parte,
una coalizione che si è costituita in un
paio di giorni, autocraticamente chiamata
a raccolta dal predellino di una Mercedes
in piazza San Babila dal leader naturale,
l’ideatore e patron del partito maggiore
della coalizione. Tutti i partiti della
coalizione medesima, inoltre, sono nati
fuori dell’arco di quelli che hanno scritto
la Carta costituzionale, mentre il leader
dello schieramento si è auto-incoronato,
essendo il partito di maggioranza relativa
una sua creazione, costruita a tavolino
con tecniche più proprie del marketing
che della democrazia interna a una
formazione politica. Sembrano, ma forse
non sono, considerazioni banali. Non lo
sono perché dalla natura delle forze che
eserciteranno, per un periodo che esse
si augurano almeno quinquennale, il
potere legislativo e quello esecutivo si
possono desumere alcuni dei tratti di
quello che sarà il panorama politico che
si cercherà di affermare e di consolidare.
E gettare un’occhiata, per quanto ora si
può fare, su tale panorama non risulta
tanto tranquillizzante, ove si pensi alla
divaricazione nella concezione stessa
dello Stato che esiste tra AN e Lega, ove
si pensi, soprattutto, alla straordinaria
concentrazione nelle mani di un solo uomo
di un potere sterminato, estendendosi
da quello del suo personale patrimonio,
al vertice del governo, al controllo della
funzione legislativa del Parlamento, alla
rete di interessi economici, alla posizione di
monopolista dell’informazione televisiva,
a quella derivante dalla proprietà della
maggiore Casa editrice italiana, a quella
derivante dal controllo di una vasta rete
di giornali e periodici, a quella del ruolo
determinante sulla televisione pubblica
(che incidentalmente costituisce l’unico
“concorrente” delle sue stesse televisioni).
Si dirà che sono argomentazioni vecchie,
ma il fatto che permanga tuttora irrisolto
il nodo cruciale del conflitto di interessi
rimane, come un macigno, al crocevia di
ogni ragionamento.
Dell’uso che, nella precedente occasione
di governo, è stato fatto della straordinaria
concentrazione di potere nelle mani di
un solo individuo siamo ormai esperti:
i guai giudiziari dribblati con specifici
provvedimenti legislativi, per sé o per
i propri sodali, l’indebolimento della
funzione e del ruolo della televisione
pubblica, l’ingerenza all’interno di essa
fino all’incredibile (in una democrazia
dovrebbe esserlo) editto bulgaro col
quale si sono allontanati dalla RAI Biagi
e Santoro. Il tutto in una salsa populista,
per cui l’essere eletto dal popolo mandava
assolti da ogni altro possibile giudizio. E
poi i risultati. L’ottantacinque per cento del
“contratto con gli Italiani” disatteso, una
laboriosa riforma istituzionale bocciata dal
referendum confermativo, la situazione
economica lasciata in eredità al governo
di Romano Prodi. Dulcis in fundo, la
legge elettorale imposta nelle ultime
settimane di legislatura, contro il parere
della minoranza parlamentare, che pure
in materia di determinazione delle regole
avrebbe diritto di dire la sua.
I risultati di quella legge scellerata, che
hanno determinato l’ingovernabilità nella
legislatura appena conclusa, offrono
stavolta una possibilità di governare alla
coalizione che l’ha varata e mantenuta
ostinatamente in vita. Si tratta di una
legge palesemente antidemocratica, che
affida alle oligarchie dei partiti (quando
non si tratti addirittura di monarchie)
la possibilità di scegliere d’autorità la
composizione dei gruppi parlamentari,
sottraendola ai cittadini che sono stati
espropriati del diritto di scegliersi i
propri rappresentanti mediante il voto
di preferenza o la scelta nei collegi
uninominali. Un sistema proporzionale col
premio di maggioranza e liste bloccate, se
non è un modello di democrazia avanzata,
se è il contrario di quanto sancito con i
referendum popolari, è tuttavia quanto di
più congeniale può esservi per chi intenda
gestire la cosa pubblica come gestisce le
sue aziende, cooptando la classe dirigente
per motu proprio.
Forse c’è un vizio nemmeno occulto
nella democrazia italiana, se può darsi
la concentrazione di un così sterminato
potere nelle mani di un uomo solo.
Primavera carsica
Il narciso (Narcissus radiiflorus), elegante e profumata
“amarillidacea” dalla vistosa fioritura, rappresenta
il simbolo della primavera carsica, splendidamente
cantata nella sue opere dal poeta Julius Kugy. Tanta
bellezza ha portato il narciso quasi alla scomparsa sul
Carso in seguito alla raccolta indiscriminata di bulbi
ed assi fiorali. Inserito fin dal 1981 nell’elenco delle
specie di flora spontanea particolarmente protette
dalla normativa regionale, oggi sta lentamente
tornando ad abbellire le praterie ed i boschi freschi
del Carso. Nonostante la vigilanza ambientale e le
sanzioni elevate per la raccolta, il narciso rimane
una specie ad alto rischio, come testimonia lo stesso
soggetto dell’immagine, scomparso assieme al
bulbo e a molti altri narcisi dei dintorni, il giorno
dopo lo scatto. Per salvare la nostra preziosa flora
spontanea, oltre al rispetto delle leggi, è fondamentale
la sensibilizzazione di chi è ospite nell’ambiente
naturale, promuovendo la cultura della conoscenza dei
delicati equilibri della “Natura”. L’invito vuole essere
all’osservazione attenta e consapevole cogliendo
l’attimo con un’immagine fotografica o con un disegno
o… fissandolo semplicemente nei nostri ricordi.
Roberto Valenti
Walter Chiereghin
infrastrutture
“a prescindere”
Le ultime puntate telenovela sulla TAV in Friuli Venezia Giulia
Incontrando a Porpetto – in piena
campagna elettorale - il sindaco e
alcuni comitati “No TAV”, Riccardo Illy
aveva proposto un confronto pubblico
tra tecnici, economisti ed esperti dei
trasporti sulla linea ferroviaria ad alta
velocità prevista tra Venezia e Trieste (con
prosecuzione verso Lubiana ed il confine
ucraino). Confronto che avrebbe dovuto
essere promosso e moderato – secondo
Illy - da un soggetto “terzo”, quale il
Comitato promotore Transpadana.
Purtroppo il Comitato Transpadana
non è affatto terzo, trattandosi di
Konrad maggio 2008
un’organizzazione (a suo tempo
presieduta proprio da Illy) nata per
promuovere appunto la realizzazione
di linee ad alta velocità nel Nord Italia.
Malgrado ciò, pare che i comitati abbiano
molto apprezzato l’offerta.
L’episodio è, non di meno, emblematico
di un certo modo di rapportarsi della
politica con il problema delle grandi
opere infrastrutturali. Le quali opere, in
significativa e non certo casuale sintonia
con le posizioni di Confidustria, vengono
assunte come dogmi indiscutibili dai
leader dei principali schieramenti, al di là
di qualsiasi considerazione e di qualsiasi
analisi critica sul merito. S’hanno da fare
“a prescindere”, punto e basta. Nessuna
meraviglia, quindi, che sia Illy sia Tondo
(come, a livello nazionale, Veltroni e
Berlusconi), abbiano dato per scontato
che la TAV si debba fare al più presto,
salvo concedere – ben che vada - alle
voci critiche spazi di “confronto” illusori o
taroccati. Se questa è democrazia…
Dopo di che, naturalmente, si gioca sulle
cifre “per insempiar la gente”.
“Alta velocità completamente finanziata”,
esultava ad esempio in marzo sulla
stampa l’ormai ex-assessore regionale
alle infrastrutture Sonego, riferendosi
all’approvazione, da parte del Parlamento,
del Contratto di programma 2008 tra
lo Stato e RFI, che stanzia tra l’altro 22
milioni di Euro per la progettazione della
linea TAV Trieste-Divaccia e 24 milioni per
la Ronchi—Trieste.
Con l’aggiunta dei 74,7 milioni del
contributo europeo, saranno quindi
disponibili in totale 120,7 milioni di euro,
per le tratte da Ronchi a Divaccia, ma solo
per la progettazione.
Giova ricordare che il costo complessivo
della Venezia – Trieste era stimato
dall’allora ministro per le Infrastrutture,
Di Pietro (nel documento sulle
infrastrutture “strategiche” divulgato nel
novembre 2006), pari a 6.129 milioni
di Euro, comprensivi di progettazioni e
costruzione. Di questi ne erano allora
disponibili soltanto 48,4. Per la TriesteDivaccia, le stime sui costi non sono state
invece finora divulgate.
Il Contratto di programma 2008 aggiunge
quindi, in sostanza, altri 48 milioni per
le progettazioni della Venezia –Trieste,
ai 48,4 dichiarati da Di Pietro. In totale
fanno 96,4 milioni, cioè l’1,57 per cento
(!) dei 6.129 complessivi. Ne rimangono
perciò 6.032,6 da reperire, per l’effettiva
costruzione dell’opera. Più un numero
imprecisato di miliardi di euro per la
Trieste-Divaccia. Più altri miliardi di
euro per l’ulteriore prosecuzione verso
est (trattandosi infatti del “Corridoio 5”
Lisbona – Kiev, la nuova linea dovrebbe
arrivare almeno fino al confine ucraino).
Da dove possano arrivare risorse di tale
entità, e quando, non è dato sapere.
Men che meno si comprende quanti anni
occorrerebbero, ammesso di riuscire a
trovare i soldi, per portare a compimento
l’opera: c’è di mezzo il problemino
rappresentato dall’attraversamento
in tripla galleria dell’altopiano carsico
da Monfalcone a Divaccia (oltre 50
km in un sottosuolo in gran parte
ignoto). Complicazioni ed imprevisti di
natura geologica ed ambientale sono
tutt’altro che improbabili e sono stati
ripetutamente denunciati, non soltanto
dagli ambientalisti.
La realtà appare quindi alquanto lontana
dal trionfale annuncio soneghiano,
mentre del tutto fuori della realtà
appaiono i dieci anni di lavori preconizzati
da Illy per il completamento dell’opera.
Si continua poi a spacciare la nuova
infrastruttura come linea ad “alta capacità”
destinata al traffico misto, passeggeri e
merci, senza che nessuno si preoccupi
di spiegare in che modo treni merci lenti
possano convivere sugli stessi binari con
treni passeggeri ad alta velocità (da 250
km/h e oltre). Non è certo un caso che, ad
esempio, le linee TAV francesi e spagnole
siano riservate esclusivamente al traffico
passeggeri.
Né viene spiegato perché ci si ostini a
parlare di alta velocità – e progettarla
- sul tratto italiano della linea, quando è
noto che il Piano strategico di sviluppo
territoriale della Repubblica di Slovenia
prevede un rinnovato sistema ferroviario
(in cui l’ammodernamento delle linee
esistenti convive con la costruzione di
nuove tratte), ma con velocità di progetto
massima pari a 160 km/h.
In sostanza si chiede ai cittadini un atto
di fede nella capacità taumaturgica della
nuova infrastruttura (se e quando sarà
stata realizzata), di assorbire – di per sé
sola – “quote importanti” di traffico merci
su rotaia. Quanto importanti, non è dato
sapere.
Il fatto è che l’unica analisi “strategica”
sul Corridoio 5, rimane a tutt’oggi quella
(reperibile anche nel sito internet della
Regione) commissionata alla società
Scott Wilson Business Consultancy
dall’Iniziativa Centroeuropea.
Questo studio, da un lato prevede il
completamento dell’intera linea TAV
Lione-confine ucraino entro il 2015 (cosa
che neppure i più sfrenati ottimisti osano
sussurrare). Dall’altro lato, Scott Wilson dà
per scontato che il volume complessivo
del traffico merci su strada crescerebbe
comunque in misura consistente, anche
dopo un trentennio dall’entrata in servizio
della nuova ferrovia: da circa 166 milioni
di tonn/km nel 2015 a 263 milioni nel
2045 (un aumento del 60 per cento),
mentre nello scenario “senza TAV” le merci
su gomma crescerebbero da 174 a 275
milioni di tonn/km (più 62 per cento).
E sì che di interventi molto più semplici,
meno costosi e ambientalmente meno
invasivi, di ammodernamento delle
linee esistenti, se ne potrebbero fare
tanti e subito, per aumentare la capacità
attrattiva del trasporto su ferro rispetto
alla gomma: il raddoppio della linea
Udine-Cervignano, il binario (6 km!)
tra i porti di Trieste e Capodistria, gli
interventi impiantistici per l’aumento (da
180 a 250 treni/giorno) della capacità
sulla Venezia-Trieste, ecc. Senza contare
che il problema vero, in Italia, non sono
tanto le carenze infrastrutturali, quanto
quelle organizzative dei gestori e gli
inammissibili squilibri normativi e tariffari
a favore del trasporto su gomma. Non è
certo un caso, infatti, se le linee ferroviarie
esistenti in Friuli Venezia Giulia - e lo scalo
di Cervignano - sono utilizzate oggi molto
al di sotto della loro capacità.
Intanto però, la gran parte dei politici
continua a ripetere il mantra, che
non riguarda soltanto la TAV ma le
infrastrutture nel loro complesso, sulle
quali si dice (e non è vero) che l’Italia
“è ferma da trent’anni”. Ecco quindi che
accanto alla TAV
Dario Predonzan
ancora là, da dove
tutto è cominciato
Il nostro incontro con Boris Pahor
da sinistra:
Lorenza Rega,
Maria Pirjevec,
Boris Pahor,
Walter Chiereghin,
Francesco Peroni
Konrad maggio 2008
Walter, perché non vuoi scrivere tu il
pezzo sull’incontro pubblico con Boris
Pahor dello scorso 28 marzo?
Per una questione di decenza: io ero
sul palco vicino a lui, gli ho rivolto le
domande cui egli ha risposto con la
consueta verve e chiarezza; il fascicolo
che abbiamo distribuito al pubblico, il
supplemento al numero di marzo che
è andato subito esaurito, si compone
in buona parte di miei articoli… come
vuoi che sia io a scrivere la cronaca di
quell’incontro?
Forse stavolta hai ragione. Però non
posso farlo io, che purtroppo ero
assente, quella sera.
Assente giustificato. Ho spiegato al
pubblico le ragioni per le quali non c’eri,
prima ancora che Pahor entrasse in sala.
Non avrai parlato del modo in cui mi
sono rotto la costola, spero!
Figurati! Ho il massimo rispetto per la tua
privacy…
Allora, vuoi dirmi com’è andata?
Certo non immaginava nessuno, fra
noi di Konrad, nemmeno i più ottimisti,
mentre si preparava l’incontro, che
l’aula magna della Scuola di Lingue
avesse finito per riempirsi così tanto
di persone da dover aggiungere due
file di seggiole, e ancora che la gente
finisse con l’assieparsi in piedi in fondo
alla grande sala e lungo le pareti, ancor
prima dell’orario stabilito. Pure, nel giro
di un quarto d’ora, il miracolo si realizzò
e quando entrò l’anziano scrittore,
annunciato da me che ero già sul palco,
fu accolto da un fragoroso applauso di
saluto. Devo dire che mi ha realmente
toccato il calore di quel saluto: credo
che ripaghi Pahor della disattenzione
della quale per tanti anni è stato oggetto
nella sua città, che è anche la nostra, e in
genere in tutta Italia.
Era presente il Magnifico Rettore?
Non solo era presente, come aveva
richiesto egli stesso di essere, ma devo
dire che il suo saluto è stato assai
poco un discorso di circostanza: lui
stesso ha evidenziato quanto poco si
accordasse il ruolo istituzionale con
la sua personale sensibilità, in quanto
ammiratore di Boris Pahor, da cui è
derivata la sua adesione veramente
entusiastica all’evento che avevamo
messo in cantiere. Peroni ha poi rilevato il
valore simbolico della scelta dell’edificio
che ci ospitava, quella che adesso è la
Scuola Superiore di Lingue, ma che per
Pahor e per gli sloveni triestini è stata,
in conseguenza dell’incendio ad opera
dei fascisti nel ’20, l’episodio doloroso
che ha dato inizio a ogni tragica vicenda
che ad esso è seguita. Da buon giurista,
inoltre, Peroni ha notato come quel
nostro incontro con lo scrittore fosse da
considerarsi una delle celebrazioni che
l’Università intende promuovere per il
sessantennio della Costituzione, i cui
valori e principi ispiratori sono quanto
di più corrispondente alla “drammatica
indicibile esperienza di Boris Pahor”.
Un saluto, come vedi, tutt’altro che
formale e che lo stesso Rettore ha
definito pieno di gratitudine e persino di
affetto.
E il resto di questa parte “istituzionale”,
com’è andato?
In sintonia con l’inizio. Pensa che la
professoressa Rega, la Preside della
Scuola che ci ospitava, ha letto il suo
saluto in sloveno…
Ah, si occupa di lingue slave?
Macché! Insegna lingua tedesca; per
questo è stato un gesto di squisita
cortesia. È stata anche una nota di viva
simpatia, mi pare, che ovviamente lo
stesso Pahor ha decisamente apprezzato.
E la relazione della professoressa
Pirjavec?
Ha parlato della produzione letteraria
di Pahor, in maniera molto esaustiva,
anche considerato che tale produzione
è molto vasta e articolata dal punto di
vista dei temi e dei generi. Per quanto,
come la stessa Pirjavec ha affermato, sia
rinvenibile in essa un nucleo fondante
e presente in ogni sua opera, ossia la
centralità del problema della libertà
dell’Uomo; tutte le variazioni che Pahor
ha inteso rappresentare sono basate
su questo nocciolo essenziale del suo
agire personale e del suo agire letterario.
Del resto la professoressa è stata così
gentile da inviarmi una copia della sua
lezione, che se credi posso girarti. Inoltre
il testo sarà anche pubblicato su Metodi &
Ricerche, una rivista specializzata di studi
regionali.
E l’intervista a Pahor, che doveva
essere ovviamente la parte centrale
dell’incontro?
Anche la cosa più attesa dal pubblico,
ovviamente. Io ho cercato di limitare
al minimo lo spazio delle domande, e
del resto il fluire del discorso di Pahor,
che spesso si esercita in divagazioni,
ricordi e considerazioni assai al di là
della domanda che gli viene posta, ci ha
consentito di conseguire l’obiettivo che ci
eravamo prefissati, cioè di far conoscere
questo personaggio straordinario al
nostro pubblico. Ho iniziato io a porre
venerdì 28 marzo 2008
le domande, cercando
di mantenere un filo
conduttore cronologico,
andando cioè dalle
sue esperienze più
antiche via via fino al
suo oggi. Per quanto
almeno la complessità
delle risposte mi
consentivano di fare. Ho
iniziato, ovviamente, dal
luogo in cui eravamo,
dall’incendio del Narodni
Dom del 13 luglio del
1920, di cui Pahor è
uno dei pochi testimoni
INCONTRO CON BORIS PAHOR
viventi. La risposta ha
SREčANJE Z BORISOM PAHORJEM
rievocato quella scena
terribile cui lui, bambino
di sette anni, aveva
Locandina della
personalmente assistito: le fiamme che
manifestazione
uscivano da ogni finestra, i fascisti che
del 28 marzo 2008
danzavano come selvaggi attorno a
quel rogo, le manichette dei pompieri
tagliate per impedire lo spegnimento.
Confermando quanto aveva detto
poco prima la Pirjevec parlando del
suo racconto Il rogo nel porto, quella
rievocazione gli faceva ripercorrere lo
sbigottimento del fanciullo che non
capiva (e come avrebbe potuto?) quanto
sotto i suoi occhi stava avvenendo, come
del resto non poteva comprendere il
divieto di adoperare la sua lingua, questa
mostruosità normativa che connotò tutta
la sua infanzia, quando, come ha ripetuto
anche l’altra sera, non riusciva più a
immaginare un futuro per sé.
Hai fatto molto bene a incaponirti nel
voler tenere proprio in quell’aula la
manifestazione. Pahor, al suo solito,
avrà risposto assai diffusamente alle
domande che gli venivano rivolte,
immagino?
Tanto da poter difficilmente essere
riassunte in poche parole: nelle sue
Konrad maggio 2008
risposte confluivano una quantità
di fatti, di rievocazioni di memorie
personali e collettive di cui è difficile dar
conto succintamente. Del resto si tratta
dell’esposizione di fatti e circostanze
che coprono quasi un secolo intero e
sarebbe fatale che così fosse, anche se la
vita di Pahor non fosse così straordinaria
come invece è stata. Dai ricordi
dell’infanzia, il padre che vendeva burro
in Ponte Rosso, la madre cuoca, il suo
insuccesso scolastico quando ha dovuto
abbandonare, ancora alle elementari, la
lingua materna, l’umiliazione di essere
denigrato e pubblicamente umiliato
per la sua difficoltà nell’esprimersi in
una lingua non sua, poi gli anni del
seminario, l’incontro con sloveni e croati,
la comprensione e il riappropriarsi della
propria identità nazionale, gli studi
fortunosamente portati a compimento
durante il servizio militare, gli incontri
con personalità che molto hanno
contato nella sua formazione. Come
far stare tutte queste cose nello spazio
di un articolo? Disponiamo però della
registrazione dell’intera manifestazione
e mi piacerebbe trovare il modo per
trascriverla. Non è detto che prima o poi
non ci riesca di farlo: ne verrebbe fuori un
libretto certamente non inutile.
L’incontro che abbiamo organizzato
era anche per festeggiare, assieme al
ventennale di Konrad, la pubblicazione
di Necropoli in italiano ad opera
dell’editore Fazi. Ne avrete ovviamente
parlato diffusamente.
Si è trattato, logicamente, della parte
centrale della nostra conversazione. Era
palpabilmente percepibile l’attenzione
del pubblico, particolarmente quando
Pahor parlava, col suo tono colloquiale,
dell’orrore del campo di sterminio,
riferendo episodi e circostanze, profili
di personaggi e dettagli della vita nel
campo, nei diversi campi anzi per i quali
è passato nella sua detenzione. Erano
tutte cose che più volte ho sentito dalla
sua voce, che tra l’altro ho riletto a
febbraio per preparare la recensione di
Necropoli che abbiamo pubblicato nel
nostro numero di marzo, ma devo dirti
che il risentirle è ogni volta evocativo di
un’emozione profonda, anche perché
Pahor riesce a parlarne senza nessuna
indulgenza a una facile retorica,
senza ricercare una forma ad effetto,
preoccupato, come sempre è, di non
alterare in alcun modo i fatti per come lui
gli ha vissuti direttamente.
Bene, allora. Sei giustamente
soddisfatto per com’è andata, mi pare.
Sai, per noi di Konrad si è trattato di un
“battesimo del fuoco”: è stata la prima
manifestazione pubblica che abbiamo
organizzato e farla su un argomento così
impegnativo per le molte implicazioni
che gli argomenti trattati rivestono nella
ricostruzione della nostra storia recente,
per la complessità umana e letteraria
dell’autore che abbiamo presentato, per
quanto la sua conoscenza aggiunge alla
valutazione anche del nostro presente
è stata davvero un’operazione delicata.
Il successo della partecipazione del
pubblico è stato un riconoscimento
davvero importante. Del resto, la qualità
del personaggio che abbiamo presentato
era una garanzia già in partenza.
Qualcosa che ti rimproveri?
Non mi sono ricordato di ringraziare
quanti, al di là di quelli che erano presenti
con me sul palco, hanno reso possibile la
manifestazione: il contributo del Credito
Cooperativo del Carso, la disponibilità del
personale dell’Università, particolarmente
quella della signora Rossana Stranieri.
Puoi rimediare ora, sul giornale.
Difatti, è proprio quanto stiamo facendo.
Luciano Comida
Robin Hood
La frittata
la vignetta di Colucci
Caro Robin Hood, sono rimasto
sconcertato dall’esito delle elezioni. Mi
sembra che questa volta l’elettorato
italiano abbia fatto con il proprio
voto una colossale frittata. Pensi che
il cittadino medio italiano riuscirà a
salvarsi dalla catastrofe che incombe
sul nostro Paese?
Mai che qualcuno mi ponesse una
domanda facile. La maggioranza
degli elettori crede fermamente
che la salvezza risieda nelle mani
di Berlusconi, che per la seconda
volta dispone in entrambi i rami
del Parlamento di una schiacciante
maggioranza, con la quale potrebbe
far approvare in brevissimo tempo le
riforme che da troppo tempo vengono
promesse senza mai essere realizzate.
Staremo a vedere. In attesa che il
grande leader metta in pratica le sue
promesse, il cittadino medio può
cercare di cavarsela con un pizzico di
cattiveria, molta pazienza, zero illusioni
e tanta buona volontà.
Nel mio piccolo, rinnovo alcuni consigli
di sopravvivenza:
Indebitarsi soltanto per investire in beni
Konrad
maggio 2008
durevoli, come la casa di abitazione,
ma facendo prima un’ approfondita
analisi di più offerte, e mettendo in
concorrenza tra di loro molte banche.
Evitare con ogni mezzo gli intermediari,
gli agenti immobiliari, i produttori
finanziari. Chiedere piuttosto una
consulenza a un avvocato o a un
commercialista, costerà di meno e farà
gli interessi del proprio cliente.
Rifuggire come la peste da ogni tipo di
finanziaria, in particolare di quelle che
fanno pubblicità in TV e con i volantini
porta a porta. Non indebitarsi con la
carta di credito, non rivolgersi mai agli
strozzini, non fare il passo più lungo
della propria gamba.
Aiutare i propri figli a farsi strada
nella vita, ma senza mantenerli con
il rimborso a piè di lista di tutte le
loro spese. Farli partecipare alla vita
economica della famiglia, fargli valutare
sempre le alternative per ogni passo
importante della loro indipendenza
(tipo: spendo 5.000 Euro per comprare
lo scooter – che poi dovrò mantenere
- o mi offro per 10 anni l’abbonamento
rete annuale al trasporto pubblico
e con quello che avanza chiamo
un taxi ogni volta che devo tornare
dalla discoteca?). Si potrebbe fargli
comprare, lavare e stirare i calzini, a
partire dal compimento della maggiore
età e fino a quando non vanno ad
abitare per conto proprio, chissà che
non serva a temprare le giovani leve
come il servizio militare di una volta.
Andare il meno possibile al
supermercato e al centro commerciale.
Fare la spesa nei mercati rionali e
nelle botteghe, fare ogni tanto una
gita fuori porta in cerca delle aziende
agricole che vendono direttamente
i loro prodotti. Tutto quello che
passa dalla grande distribuzione
passa per il commercio all’ingrosso
e per il trasporto, e nella catena di
sant’Antonio della distribuzione e della
pubblicità una bella fetta del prezzo
finale di vendita ingrassa ogni tipo di
mafia, legale e illegale.
Non accettare supinamente i lavori
sottopagati e lo sfruttamento. Iscriversi
sempre alle liste di collocamento, e
attraverso i canali ufficiali accettare
anche qualche lavoro temporaneo
che non rientra nella lista delle proprie
preferenze. Ci sono migliaia di piccole
aziende che non osano assumere
perché temono di non poter licenziare,
ma che hanno disperato bisogno di
manodopera, soprattutto per gli antichi
mestieri che richiedono formazione
e ingegno. In queste aziende, con
un po’ di pazienza, è facile inserirsi
conquistando la fiducia del datore di
lavoro.
Diffidare di chi vuole farsi pagare in
nero. Se gli riesce, lui non paga un Euro
di tasse, pur usando tutte le risorse
pubbliche del paese a suo favore, e chi
acquista da lui risparmia forse l’IVA, ma
paga per altra via con le proprie tasse,
e per entrambi, il costo della pubblica
amministrazione, della previdenza
sociale e della sanità.
Pretendere sempre dal pubblico
dipendente qualità e cortesia, senza
accettare passivamente l’inefficienza e
la negligenza.
Questi piccoli accorgimenti non
bastano a salvarci la vita, ma
potrebbero servire a non peggiorarla
oltre misura. E poi, tutto sommato, se
Veltroni avesse vinto le elezioni, per
il cittadino medio nell’immediato non
sarebbe cambiato poi molto; non credo
proprio che si sarebbe unito agli allegri
compari di Sherwood.
lettere triestine
Giuseppe Petronio
La lezione di un maestro
L’Università di Trieste ricorda Giuseppe Petronio
Lunedì 5 maggio, alle 11, l’Università di
Trieste onorerà un suo debito dedicando
a Giuseppe Petronio l’aula magna della
sede di Androna Campo Marzio n. 10.
Nell’occasione verrà anche presentato e
distribuito un volume edito da Palumbo,
L’attività storiografica, critica, letteraria,
politica di Giuseppe Petronio, che
raccoglie gli interventi di alcuni
suoi colleghi ed allievi in una
giornata di studio a lui dedicata,
celebratasi il 13 gennaio del 2005.
L’evento non è di quelli che di
norma vengono riportati in
questa rubrica, che al solito si
occupa di fornire, mediante
recensioni o interviste (reali o
plausibili) o riflessioni di carattere
più generale, l’immagine di un
autore o di un’opera legati al
mondo delle lettere triestine.
Di Petronio, inoltre, ci eravamo
occupati in un’intervista
“plausibile” solo qualche mese
fa, quando avevamo adattato
le nostre domande a comporre
sulle sue “risposte” (tratte per la
maggior parte dalla sua memoria
autobiografica “Le baracche del quartiere
americano”) il filo di un ragionamento
su quella che è stata la sua esperienza
umana e il suo lavoro. L’occasione
dell’omaggio che l’Università ha inteso
tributargli, tuttavia, ci stimola a tornare
su quella figura che tanto ha contato,
che tanto ancora continua a contare,
nel panorama culturale e anche civile di
questa città, come del resto è anche per
molti altri luoghi, in Italia e all’estero.
Le ragioni di questo interesse e quelle
che ci inducono a fermare di nuovo
l’attenzione dei lettori sulla figura di
questo Maestro sono varie, sicuramente
dettate dalla stima e anche dall’affetto
che ha circondato Petronio nei lunghi
anni in cui è stato Preside della Facoltà
di Lettere e ancora successivamente,
nei suoi frequenti ritorni in questa
città, a tenere conferenze, a presiedere
convegni, a incontrare amici e colleghi
dell’Università o dell’Istituto Gramsci
da lui presieduto. Ma oltre a tali ragioni,
pure validissime, vorremmo cogliere
l’occasione per evidenziare una
caratteristica del modo di operare di
Petronio, quella che è forse, tra le mille
altre che egli ci ha indirizzate, una delle
più importanti sue lezioni.
La sua opera più diffusa, L’attività
letteraria in Italia, è stata pubblicata
nel 1964, ma ha poi subito negli anni
numerosi rimaneggiamenti, al punto che
egli stesso parlò di “rifacimento” nella
prefazione all’edizione del 1979. Ad essa
ha continuato a lavorare, per aggiornarne
i contenuti al suo nuovo modo di vedere
le cose, di pensare all’attività letteraria
sempre più integrandola nel contesto
storico e sociale nel quale si era prodotta
e quindi sempre più adeguandola a
quanto la realtà, di fatto e culturale, gli
veniva proponendo, in una costante
attività di riesame critico, consapevole
del fatto che il continuo modificarsi del
panorama induce a pensare ogni lavoro
dello studioso come costantemente in
fieri, bisognevole di una continua verifica
e, quando necessario, di una revisione
anche radicale.
Questo atteggiamento culturale,
la coscienza della caducità delle
convenzioni, della transitorietà dei giudizi
sono indice di un’umiltà dell’intellettuale
che non esita a mettersi continuamente
in gioco, a riformulare bilanci, come
egli diceva, pur nella coerenza etica con
alcune scelte di fondo.
La sua semplicità è figlia della vastità
della sua comprensione del fenomeno
letterario, il che gli consentì, soprattutto
negli ultimi anni, di essere un divulgatore
della propria disciplina, sempre al
massimo livello di rigore scientifico, ma
al contempo esibendo una prosa, una
piacevole scorrevolezza del discorso
facilmente comprensibili da moltissimi, se
non proprio da tutti.
La sua scelta di raccontare in forma
narrativa i processi storici che
costituiscono contesto e presupposto
della creazione poetica e letteraria si
è esercitata proprio negli anni in cui
la specializzazione degli studi e delle
metodologie finiva spesso per isterilire la
spiegazione del fatto letterario relegando
il dibattito all’interno di recinti paludati
ed autoreferenziali, mentre invece lui
andava a cercare interlocutori fuori
dell’ambito accademico. Tale sua esigenza
di comunicazione, l’attenzione posta
anche al di fuori degli ambiti specialistici,
per rivolgersi ad un pubblico sempre più
vasto, che egli sapeva esistere, di lettori
interessati a comprendere la genesi e
i collegamenti di quanto provavano
piacere a leggere derivavano, oltre che
da una sorta di suo talento naturale per
l’insegnamento, dalla consapevolezza che
in un testo letterario, come forse in ogni
altra cosa, è necessario rinvenire prima di
tutto il calore palpitante della vita.
Walter Chiereghin
Storia di Aaron
Konrad maggio 2008
Il legame tutto speciale che una bimba
percepisce con la figura paterna è destinato,
come ogni altro, a modificarsi nel corso del
tempo, quando le esperienze della vita e la
stessa necessità di autonomia impongono
l’infrangersi o almeno il modificarsi di quella
delicata bolla di affetti che ingloba padre e
figlia. Può succedere, però, che l’improvvisa
scomparsa del genitore infranga quella bolla
e allora l’immagine paterna rimane fissa ed
immutabile nel tempo, evocatrice di una
nostalgia che non lascerà la figlia nemmeno
dopo la sua elaborazione del lutto.
Così è stato per Miriam Goldstein, che narra
in un romanzo autobiografico (Storia di Aaron,
Venilia Editrice, pp. 281, € 15) le vicende del padre Aaron, poi
quelle della famiglia, arrestandosi proprio a questo snodo
drammatico dell’improvvisa scomparsa dal padre, quando lei
appena s’era affacciata alla soglia dell’adolescenza.
Rifugiatosi a Loreto per sfuggire alle persecuzioni razziali, Aaron
v’incontra la giovane Francesca e, convertitosi al cattolicesimo, la
sposa. Da lei avrà tre figli e le vicende del tumultuoso immediato
dopoguerra lo inducono a trasferirsi a Trieste, dove
la famiglia condurrà una vita serenamente piccolo
borghese.
Una storia come tante, che la Goldstein ha scelto
di raccontarci filtrandola attraverso gli occhi
della bambina che è stata, facendoci partecipi
del microcosmo d’affetti che in quella loro casa
s’intrecciavano, dei piccoli, sovente minimi episodi
sui quali s’appuntava la sua curiosità bambina,
delle storie che, con ogni probabilità ripetute
centinaia di volte nel racconto dei grandi, andavano
quietamente a comporre un’articolata mitologia
familiare. Di essa la scrittrice si è fatta cronista
minuziosa e diligente, consegnando con il suo libro
una memoria scritta alla famiglia che si è accresciuta
in tutti gli anni in cui Aaron non c’è più stato. Una toccante breve
lettera a lui chiude in una postfazione il libro, a dare il senso
dello scorrere del tempo, di quanto ancora sia presente nella
famiglia la memoria del suo patriarca, in una concatenazione
d’affetti che nemmeno la sua morte ormai quasi remota è
riuscita a cancellare.
Chie
dežela, ki te zacara
Tibetanci - skrivnostno ljudstvo,
ki nemara premore vedenje onstran racionalnega
Najbolj različni od nas (a pri tem nimam
v mislih oblične različnosti) in največje
bogastvo te dežele pa so njeni čudoviti
ljudje. To so mirni, mehki in odprti ljudje.
Živeti polno duhovno življenje, predvsem
v sozvočju z naravo, je zanje enako
vsakdanje kot dihati redek zrak. Oni
prav zares, vsak dan, povsem naravno,
v popolni predanosti, iz neke notranje
nuje, ki jim je položena že v zibelko,
dejavno živijo Budov nauk v praksi. In
kaj to pomeni? V polni meri zavedanje
o povezanosti in soodvisnosti vseh bitij
na planetu. Od tod njihovo spoštovanje
vsake od oblik življenja – od drobne
cvetlice (ki jih, mimogrede povedano, ne
trgajo, z obrazložitvijo, da so tam zato,
da razveseljujejo vsa bitja in ne le eno),
brinovega drevesa in kamnov, do ptic,
domačih in divjih živali, predvsem pa do
človeka. Kar še bolj navdušuje, je njihova
tiha notranja radost in globok notranji
mir, ki nista plod zunanjih okoliščin ali
dogodkov, ampak ju preprosto izžarevajo
in to v stiku z njimi začutiš. Oči se jim
leskečejo od notranje svetlobe in te
mehko objemajo, da nimaš nobene želje,
da bi umaknil svoj pogled. Zares so te
veseli, brez zadrege te ogledujejo in se
ti smehljajo. In prav nič se ne pritožujejo
10 Konrad maggio 2008
nad svojim življenjem, nimajo nobenih
velikih želja, ne tekmujejo, ne gojijo
zamer in niso zavistni. Krasi jih ljubezen
in sočutje do vseh živih bitij, kar zlahka
opaziš v vsem njihovem ravnanju. Večina
jih je mistično religioznih. Budizem
prežema vsako poro njihovega življenja,
je del njih. Ta odnos do vere ni trdno
zasidrana, večno nespremenljiva dogma,
nauk, ki naj bi ga uresničevali preko
točno določenih obredov, ritualov v
zato namenjenih templjih, ampak se
povežejo s svojimi številnimi božanstvi
in demoni vsak trenutek dneva, kar tam,
kjer so, pri opravilu, ki ga pač počnejo.
Ko se tako poklonijo gori, reki, drevesu,
kamnu…,pomagajo drugemu čutečemu
bitju, s tem najbolj pristno častijo Boga –
Stvarnika. Pravzaprav v njihovi filozofiji ni
trdne meje med stvarnim in nestvarnim.
Zanje so sanje ali privid enako resnični
kot gora ali jezero. Zato lahko govorimo
o srečni naravi Tibetancev, ki jim kljub
trdim življenjskim okoliščinam omogoča
ohranjati notranji mir in radost. Zavedajo
se, da se njihovo življenje zapleta ali
razpleta po načelu vzroka in posledice,
da torej danes žanjejo tisto, kar so včeraj
sejali in da so njihova današnja dejanja
seme prihodnjih življenj. Še posebej
se mi zdi privlačna Budova zapoved, da
ne gre sprejemati ničesar na podlagi
avtoritete, marveč preverjati sleherno
domnevno resnico v jasni luči razuma
in izkustva. Torej gre za mnogo bolj
prožen nauk od recimo nam bolj znanega
krščanskega in v tem dejstvu gre najbrž
iskati vzrok za vedno več privržencev
budizmu na Zahodu.
Iz zdaj naj nekaj stavkov namenim še
orisu našega potovanja. Svoje potepanje
smo praktično začeli in po treh tednih
tudi zaključili v Kathmanduju (Nepal),
kjer so v nas butnili: vlažen, vroč zrak,
kaos in prenapolnjenost mesta, hrup,
onesnaženost, revščina; a so nas na
drugi strani očarali bogati, z mantranjem
in našim ušesom tujo glasbo prežeti
budistični samostani, v svetovno
dediščino uvrščeno zgodovinsko mestno
jedro in še prav posebej Boudnath,
tibetanski predel mesta.
Tretji dan smo z velikimi pričakovanji
poleteli nad himalajskimi očaki, očarani
strmeli navzdol na mogočna gorovja,
široke reke, zelene doline, igračkasta
naselja. Mislim, da ni bilo nikogar v naši
druščini, ki se ne bi že tukaj, visoko nad
oblaki, zaljubil v Tibet, Snežno deželo.
Vznemirjenost, čudovito, izpolnjujoče
notranje ščemenje, čez robove srca
prelivajoča se duša so bile naše stalnice
vseh nepozabnih 16 dni Tibeta.
Seveda na svoji posvečeni poti nismo
obiskali zgolj vseh običajnih turističnih
točk kot so: Lhasa, Tsetang in Samye
ali Gyantse .V tem naštevanju ne smem
mimo zares veličastnega Mont Everesta
ali Qomolangme – »Lepe gospe« kot mu
pravijo Tibetanci. Težko je izbrati prave
besede za to brezčasno lepoto. To moraš
doživeti! A mi smo svoje doživljanje
Tibeta, zahvaljujoč Uršuli in najboljšemu
možnemu vodniku Nyimi, ki se ni nikoli
utrudil pripovedovati nam vedno nove in
nove zgodbice o božanstvih, demonih,
tajnih obredih, poglobili še z mnogimi
drugimi, običajnim turistom neznanimi
cilji. Med njimi se nas je najbolj dotaknila
sveta dolina Lhamo Lhatso. V spodnjem
delu razkošno zelena in obogatena s
cvetočim grmičevjem, v zgornjem delu
pod Dalajlamovim tronom pa alpskih
oblik, s padajočim gruščem, borno travo,
sončnimi rumenimi cvetlicami in ozko
stezico navzgor do najsvetejšega.. Ko
prisopihaš na 5.000 m visoki Dalajlamov
tron, ti zapre sapo majhno, odmaknjeno
zeleno jezero globoko pod tabo.
Sedeš in se vpotegneš v meditacijo
in v svoji notranjosti začutiš svetost
prostora, posebnih energij, prisotnost
nadnaravnega in zalije te milost, ljubezen
do vseh bitij, blaženstvo. In ne čudiš
se Nyimovi razlagi, da gre za enega
najbolj svetih krajev v Tibetu, kamor ob
dalajlamovi smrti pridejo najvišje lame
iskat odgovor, koga in kje naj iščejo
novega dalajlamo. Sama sem bila deležna
močnih, posebnih blagoslovov, ki so me
preobrazili in dvignili mojo zavest na višji
nivo dojemanja. Cel dan sem preživela
kot v transu; čutila sem se povezano
z vsem, kar me je obdajalo: gorami,
jezerom, živalmi, cvetlicami, znanimi in
neznanimi ljudmi; preprosto se mi je
zdelo, da se razlivam po pokrajini, da se z
njo stapljam, da sem eno z njo. Predvsem
pa se je vame naselil globok, izpolnjujoč
mir in neopisljiva sreča. In še zmeraj je
tu! To je bilo darilo, ki me je čakalo, da
bom dozorela zanj. To je nekaj, kar me
je močno zaznamovalo in bo za vedno
ostalo del mene.
Naj zaključim s priznanjem, da je Tibet
prav vsakemu od nas daroval mnogo
novih spoznanj, nas naredil boljše in nas
zavezal k še bolj dejavni pomoči vsem
čutečim bitjem. In to je največ, kar nam je
lahko bilo dano, kajne?!
Maja R. Mrevlje
Op.: članek, objavljen v jesenski številki
revije Soutripanje /oktober 2007/
un paese che incanta
I tibetani, un popolo che (si dice) vede oltre la ragione
La più grande ricchezza di
questo paese però è il suo
meraviglioso popolo. Queste
persone tranquille, tenere
e aperte vivono davvero in
armonia con la natura e con
l’insegnamento del Budda
e rispettano tutti gli esseri
viventi. La loro profonda
gioia e pace interiore non
dipendono dalle cirocstanze
esterne, ma nascono da loro.
La loro mistica religiosità
comprende tutto il creato. La
fede buddista è il loro modo
di vivere, i loro numerosi dei e demoni
sono presenti sempre e dappertutto. Uno
degli insegnamenti che più mi ha colpita
è che non si deve accettare nulla in base
al principio di autorità, ma che ogni verità
deve essere verficata in base alla ragione
e all’esperienza. La loro religione è molto
più elastica della nostra e forse per
questo attira sempre più occidentali.
Ora vorrei dire almeno alcune cose del
nostro viaggio. Che è incominciato
e dopo tre settimane anche finito a
Kathmandu in Nepal. Dove ci hanno
sommersi l’aria calda e umida, il caos,
il rumore e l’inquinamento di una città
sovrafollata, la miseria. Ma anche il
suo centro storico, patrimonio storico
mondiale.
Il terzo giorno l’aereo ci ha portati sopra
le montagne del Himalaya. Nessuno
puo non innamorarsi del Tibet dopo
questo volo. Qui è iniziata la interiore
trepidazione che non ci ha abbandonati
più. Nel nostro viaggio non ci siamo
limitati alle più comuni mete turistiche
come sono Lhasa, Tsetang, Samya,
Gyantse e Shigatse. O il maestoso Mount
Everest o Qomolangma, Bella Signora,
come lo chiamano i Tibetani. Uno
spettacolo che non si può raccontare, si
puo soltanto vivere. Tra le mete meno
tursitiche mi devo soffermare sulla
valle Lhamo Lhatso. Da qui ci siamo
incamminati al Trono del dalai lama, a
5.000 metri, dove dopo un’arrampicata
non indifferente senti la santità del luogo,
le particolari energie e la presenza del
sovrannaturale, dover sei sommerso
dall’amore per tutti gli esseri viventi, dove
senti la beatitudine. Qui vengono i più alti
lama alla morte del dalai lama per cercare
il suo successore. Io ho trascorso l’intera
giornata come in trans, mi sentivo parte
di tutto ciò che mi circondava, sentivo
un’amore icontenibile per tutto, una pace
e una gioia inenarrabili. Questo era il
regalo che mi aspettava, che rimarrà per
sempre parte di me.
Maja R. Mrevlje
(articolo pubblicato nel numero di
ottobre 2007 della rivista Soutripanje)
11 Konrad maggio 2008
In occasione del 200 anniversario dell’organizzazione dei corsi di yoga secondo il sistema
Yoga nella vita quotidiana in Slovenia, siete invitati alla conferenza
“Risveglio spirituale per la pace nel mondo”
dell’autore del sistema
“Yoga nella vita quotidiana”,
dell’autorevole Ambasciatore di pace conosciuto in tutto il mondo
e presidente del Summit per la pace mondiale
Sua Santità Vishwaguru Mahamandaleshwar Paramhans Swami Maheshwarananda.
La conferenza si terrà all’Auditorio di Portorose,
mercoledì 7 maggio alle ore 19.00.
Saremmo onorati se ne prenderete parte!
Vi preghiamo di confermare la Vostra partecipazione
e quella degli accompagnatori fino al 18 aprile.
Unione delle Associazioni Yoga Slovene
Comitato organizzativo dell’Associazione dello Yoga nella vita quotidiana Capodistria
telefono: 051 349 552
E-mail: [email protected]
L’ incasso della vendita dei biglietti verrà devoluto per la costruzione dell’ospedale nel villaggio
Jadan nella regione Pali nel Rajastan.
libri
I quaderni dell’erborista
Il canto dell’orco
di Furio Bordon
Sellerio Editore,
2007
pagine 404
euro 13,00
12 Konrad maggio 2008
Il canto dell’orco
Primi anni ’70. Luca Simoni è un
giovane giornalista di cronaca nera,
dall’indiscutibile talento e il promettente
futuro. Ma è depresso, senza veri amici,
senza un vero amore; si trascura, beve
troppo e fa una vita sregolata in cui il
sonno e la veglia sono torbidamente
confusi.
Se fosse più forte e meno solo, chissà,
affronterebbe diversamente quello che il
destino gli riserva: l’incontro con Martino
Mozzati, meglio conosciuto come il “boia
di Cavalta”.
Arruolato in un reparto di SS italiane tra
il ’43 e il ’45, Mozzati ha ucciso cinquanta
persone durante una repressione
antipartigiana e per questo crimine è
stato condannato e poi amnistiato. Negli
anni successivi è vissuto nell’ombra.
Adesso è accusato della morte
dell’amante, la bellissima Francesca,
e si rivolge a Simoni affinché lo aiuti a
dimostrare la sua innocenza.
Secondo Martino, la donna si è suicidata
e lui, folle d’amore, non ha fatto altro
che vegliarne la salma per un tempo
spaventosamente prolungato. “Non
volevo che la portassero via, che la
toccassero come si toccano i cadaveri, con
indifferenza o con ribrezzo […] Adesso è
finita. Non è più lei. Non c’è più niente di
lei in… in quella cosa sul letto. Quando
verrà la polizia, non la troverà: Francesca è
scomparsa e sono io che le sono rimasto
accanto fino all’ultimo, fino al niente…”
E’ possibile credere a questa versione
dell’amore e della pietà?
Il passato da assassino, il corpo irsuto e
mastodontico, fanno di Martino “l’orco”,
lo scontato colpevole di un delitto
raccapricciante.
Ricercato dalla polizia e considerato un
mostro da tutti, Martino trova solo la
fiducia di Luca che lo aiuta, lo protegge,
per qualche giorno lo ospita persino in
casa sua.
La sua vita privata ne è sconvolta, il suo
lavoro bloccato: indaga solo su Martino,
intervista quanti lo conobbero, analizza
l’amore per Francesca e scava nella
tragedia di Cavalta recandosi al paese
e visitando il Museo della Resistenza
(che, trascurato per mancanza di fondi,
ha perduto una R, ed è diventato Museo
della _esistenza…)
Lì, ancora una volta, affiora la domanda
sulla vera indole del boia: i cinquanta
civili erano appesi al fil di ferro, sarebbero
morti lentamente tra atroci sofferenze.
E Luca si illude: forse Martino sparò loro
per… misericordia?
Sarà lunga la spirale di dipendenza
psicologica, di fascinazione e tenerezza,
che legherà Luca a Martino, in certi
momenti trasformandolo quasi in un
figlio, un ragazzino stanco e smarrito che
chiede solo una figura di riferimento, un
affetto, per quanto alienato e balordo.
Pubblicato già nel 1985 e ora ristampato
dalla casa editrice Sellerio, questo libro
di Furio Bordon (autore di romanzi,
sceneggiature e testi teatrali, tra cui il
notissimo e pluripremiato Le ultime lune) è
un piccolo capolavoro.
Scritto benissimo, con personaggi
tratteggiati magnificamente, dialoghi
illuminanti e descrizioni brevi e perfette
che dicono tutto il necessario, Il canto
dell’orco è – per definizione dell’autore
stesso – un noir morale. Perché di quesiti
morali sono piene le pagine.
Sul Bene, sul Male, sul confine labilissimo
ed osmotico che li separa.
Sull’infinita interpretabilità delle
circostanze.
Sulla quantità di luridume sociale che un
giovane uomo può vedere senza restarne
avvelenato: “La cronaca nera è il centro
incandescente del nostro malessere, il
punto dove tutto è più chiaro e terribile
[…]” dice Luca parlando del suo lavoro,
“non è allegro starci in mezzo, ma io
continuerò a farlo finché mi reggono i
nervi, perché la verità sull’uomo sta di casa
qui”
Sulla guerra, e su quanto possa guastare
il cuore dei sopravvissuti: “Certo, i lager li
abbiamo visti tutti al cinema, ma non basta”
dice un libraio ebreo, “per sapere cos’erano
veramente bisogna esserci stati. Solo che,
dopo esserci stato, non sei più un uomo,
perché ti hanno offeso troppo. Non creda,
dottor Simoni, alla mistica trascendente
della natura umana, al fiore sempre vivo nel
fango e a tutte quelle stupidaggini. L’uomo
può sopportare fino ad un certo limite: se
viene costretto a superarlo, diventa un’altra
cosa. E non mi domandi cosa, perché non
lo so”.
Sulla doppiezza dello Stato: “Non si può
autorizzare un uomo a uccidere in guerra”
polemizza Luca, “insegnargli a farlo,
premiarlo se lo fa bene, punirlo se si rifiuta,
e poi scandalizzarsi se non riesce più a
pensare che la vita umana è sacra”
Forse solo ai bambini è concesso il sollievo
di dividere il mondo in buoni e malvagi.
Agli adulti tocca il dolore di sapere che non
c’è demarcazione possibile.
Luisella Pacco
Saprei partir la rosa dalle spine solo il mio desiderio è senza fine (L. Ariosto)
Tisana tonica alleggerente
(indicata anche per le pene d’amore)
Rosa centifolia (rubra et rosa)
Melissa officinalis Citrus aurantium
Leonorus cardiaca
Cinnamomum verum
Coriandrum sativum
flores
folia
flores
herba
cortex
fructi
Rosebowl...
Catturate il profumo del vostro giardino!
Raccogliete 3-4 litri di petali di rosa. In una
zuppiera di porcellana alternate uno strato di
petali ad uno di sale marino. Premete tutto con un
piatto. Dopo 12 ore rivoltate la mistura e mescolate
giornalmente per 7 dì. Aggiungete 100 gr di pimento
in polvere e 20 gr di cannella. Ponete la mistura
in un vaso e aggiungete spezie e aromi a vostro
piacimento e mezzo cucchiaino di olio essenziale di
geranio. Ogni tanto aprite e mescolate la mistura,
affinchè il profumo possa spandersi nell’ambiente.
Un cucchiaio per tazza, infuso 10 minuti, dolcificare
con miele e sorseggiare al bisogno.
libri
Il mistero
dell’inquisitore
Eymerich
di Valerio Evangelisti,
Mondadori
pagine 307
euro 8,40
Evangelisti:
Eymerich
è tra noi
‘Smisi di fare lo storico perché dovevo essere troppo freddo. Mi
mancava la vita’. Mentre sorseggia ogni tanto un bicchiere di vino
rosso e fuma l’ennesima sigaretta, Valerio Evangelisti, invitato
giovedì 20 marzo dal gruppo anarchico Germinal presso la sede
di via Mazzini 11, racconta la sua storia ad un pubblico incuriosito
e preparatissimo. Racconta di come è diventato uno scrittore di
fantascienza tra i più apprezzati e tradotti all’estero, soprattutto
grazie al personaggio dell’inquisitore Nicolas Eymerich che lo ha
reso famoso. Racconta di sé e della sua vita,
dei suoi libri che riescono ad intersecare piani
diversi di lettura (‘Io cerco, per mezzo di una
narrativa di tipo popolare, di trasmettere
anche dell’altro’) e del suo più recente lavoro,
‘Controinsurrezioni’, scritto assieme ad
Antonio Moresco sul risorgimento italiano e,
in particolare, sulla caduta della Repubblica
Romana del 1849, che rivela ancor più di altri
la sua antica passione di storico.
Protagonista di una saga che è iniziata nel
1994 e non si è ancora conclusa, Eymerich è
un personaggio allo stesso tempo crudele
e intelligente, simbolo e braccio armato del
potere ecclesiastico, eternamente invischiato
in faccende che superano il suo tempo,
per proiettarsi in un futuro inquietante e
spesso carico di orrori. ‘Tutto è nato - ricorda
Evangelisti - da un libro che mi regalò
un avvocato, la Storia dell’intolleranza in
Europa, nel quale si citava continuamente
un inquisitore che di nome faceva Eymerich.
Mi piaceva quel nome, era duro, tagliente
e decisi di inserirlo come protagonista di un racconto. Poi gli
diedi altri significati, rendendolo un fautore di quella personalità
autoritaria che è in ognuno di noi e può scaturire in ogni momento’.
Un personaggio che, tra l’altro, è esistito veramente: ‘Iniziai a parlare
di Eymerich senza sapere nulla di lui. Poi alcuni docenti di storia
dell’inquisizione mi dissero che era molto simile all’originale. Il vero
Eymerich, come o anche peggio del mio, era la personificazione del
potere ed era capace di tutto. Per questo i lettori si identificano: lui
fa cose che loro non farebbero mai e questo è liberatorio. Ma rimane
un modello negativo. Eymerich è tutto ciò che io temo e il nostro
mondo porta i segni della sua presenza: in effetti siamo in piena
barbarie’.
Mentre Evangelisti continua a parlare, passano le ore e, come
accade con le sue storie, non ci si annoia mai, sia che racconti
del Messico, terra che predilige per alcuni mesi all’anno (‘Amo
il caldo, per cui siete fortunati ad avermi qui...’), di quegli storici
revisionisti che ridimensionano le vittime dell’inquisizione o della
vita di Wilhelm Reich, psicoanalista espulso dai freudiani per le sue
idee non ortodosse, geniale teorico della liberazione sessuale e
scopritore dell’energia orgonica, tra i protagonisti del libro ‘Il mistero
dell’inquisitore Eymerich’. Oppure della Repubblica Romana e della
sua fine, così simile al tramonto di quel movimento che nel 1968
cercò di cambiare il mondo e che dieci anni dopo si disperse. Ma
Eymerich, nonostante le recenti invenzioni di ‘Metallo urlante’ e
‘Black flag’ e un romanzo in arrivo sui pirati della Tortuga, rimane la
sua creatura più fertile. Tanto che un nuovo capitolo della saga è già
in cantiere. Stefano Crisafulli
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13 Konrad maggio 2008
Belniak adam ti ricordo
700 studenti ad Auschwitz-Birkenau con il “Treno della Memoria”
14 Konrad maggio 2008
Nel viaggio di febbraio, c’ero anch’io.
L’organizzazione non governativa Terra
del Fuoco e l´associazione ACMOS hanno
organizzato, col contributo di vari enti
locali, la quarta edizione del “Treno della
Memoria”: tra gennaio e febbraio oltre
duemila giovani di mezz’Italia hanno
visto con i propri occhi il più importante
campo di concentramento nazista,
Auschwitz-Birkenau. Nel viaggio dal 4 al
9 febbraio, che ha visto la partecipazione
di 700 studenti delle 4° e 5° superiori (200
dal Friuli-Venezia Giulia), c’ero anch’io.
Si parte lunedì quattro: direzione
Cracovia. Dopo un viaggio interminabile,
martedì ci sistemiamo nelle quattro o
cinque sedi di un ostello della gioventù e
giriamo per Cracovia. Mercoledì: sveglia
presto, verso le nove arriviamo a un
piccolo complesso di case in mattoni
rossi, un piazzale e notiamo di colpo,
di fronte a queste belle casette, due
reticolati di filo spinato separati da un
camminatoio e aperti da un varco sopra
cui ci fulminano le parole ARBEIT MACHT
FREI. Non sembra vero di essere arrivati:
Tutti i Blok, dove “vivevano” i prigionieri,
sono intatti all’esterno ma trasformati a
museo all’interno. Niente è rimasto dei
letti, si vedono solo inquietanti prigioni
nei sotterranei di una palazzina. Guardi
da uno spioncino: una piccola latrina,
una tavola di legno a mo’ di letto e poco
altro. Oltre a fotografie, disegni e mappe,
vedi cataste di scarpe, occhiali, cappelli,
valige, effetti personali ritrovati dai russi
una volta liberato il campo. Una lapide
al margine della strada porta scritto in
molte lingue un passo della Bibbia: “il
mio dolore è sempre davanti a me”, Salmo
38:17. In un vicolo tra due case alte con
le inferriate alle finestre, c’è il punto più
carico di emozioni: una strada chiusa da
un alto muro di mattoni e davanti uno
schermo di materiale particolare che
attutiva il rimbalzo delle pallottole. Ora
è diventato un monumento e sopra il
muro sventola uno stendardo a righe blu
e bianche con un triangolo rosso. Contro
quel muro vennero fucilate ventimila
persone.
Dentro un museo, decine e decine di
hai visto mille foto di questa scritta,
ma quando la vedi ti rendi conto che è
reale e concreta. Entriamo nel campo 1,
molto piccolo, l’aspetto di un paesino
inglese, casette tutte uguali in fila, vie
tutte ordinate. Ti rendi conto di dove sei
solo perchè in fondo alla strada vedi le
torrette d’osservazione, i reticolati di filo
spinato, un muro di cemento armato
che sembra dire “impossibile scappare”.
foto dei prigionieri: li schedavano ma poi
divennero troppi da fotografare. Volti
normali di gente ancora bella e forte...
non sapevano cosa li aspettava. Su
ogni foto c’è scritto “Nome e Cognome,
Numero, Professione, data di ingresso
e data di uscita” (cioè di morte). Noto
con orrore che tutti hanno l’anno 1942:
pochi sono sopravvissuti per un anno
intero. Mi colpisce un uomo le cui date
di entrata e uscita differiscono di un solo
giorno. A questo punto gli organizzatori
ci dicono di scegliere uno dei prigionieri e
immedesimarci in questa persona. Sono
tutti polacchi, penso, i nomi suonano
strani, scelgo uno studente, Belniak
Adam, che non ha resistito tantissimo.
Purtroppo. O per sua fortuna.
Ultime tappe al campo 1: un piazzale, la
forca su cui venne impiccato dai sovietici
il capo di Auschwitz, una struttura
con una porta di ferro malridotta e un
camino. Entriamo, quattro forni crematori
dove bruciavano i cadaveri delle camere
a gas. Usciamo da Auschwitz, fa effetto
percorrere al contrario l’ingresso,
pensando a quanti volevano andarsene e
non potevano farlo.
In pochi minuti, dopo il pranzo al sacco,
il pullman arriva in un altro parcheggio,
dai finestrini intravediamo un edificio
visto in molti film e fotografie: Birkenau.
Io esco mentre gli altri aspettano la
guida, da solo vado a scattare foto
all’esterno del campo. Mi guardo a destra
e a sinistra, non vedo dove finisce. Un
lunghissimo reticolato di filo spinato si
perde in entrambe le direzioni, diverse
torrette ancora intatte fanno la guardia
all’esterno. Arrivo sulle rotaie e mi trovo
di fronte il famoso ingresso, più piccolo
di quanto pensavo, lungo e basso,
chiuso da un cancello, ci sono fiori. Non
è giusto passare di là: entriamo da un
altro accesso, un idiota si fa fotografare
davanti all’entrata dove più di un milione
di persone è passato per non uscirne più.
File e file di capannoni, alcuni di mattoni,
altri di legno, torrette militari. Entriamo
nella torre dell’ingresso (quella sopra
l’entrata delle rotaie) e dall’alto possiamo
vedere il campo. Tutto no perchè è così
grande che fatichiamo a scorgerne la
fine. La giornata è nuvolosa, fredda,
senza neve, la guida parla ma neanche la
ascolto, sono immerso nei pensieri e nel
clik delle foto che scatto, devo mostrare
a tutti ciò che ho visto anche se non si
può capire cos’è Auschwitz se non lo vedi
dal vivo. La prima meta nel campo è il
capannone delle latrine, lunga base di
pietra con decine di fori e sotto uno scolo:
avevi solo due momenti nella giornata
e potevi starci pochi secondi. Altrimenti
dovevi accontentarti del secchio nella
tua baracca. Proseguiamo. Colpisce la
vastità del campo, chilometri di filo
spinato esterno e interno lo dividono
in aree e tu ne sei circondato, ti giri e
vedi un’altra baracca, ti volti e vedi una
torre di guardia. E’incredibile che tutto
sia così ben conservato. Entriamo in un
dormitorio, dei fiori su una vecchia stufa:
ogni baracca ne era dotata ma nessuna
aveva legna da ardere. I letti sono uniti
gli uni agli altri, a castello fatti da tavole
di legno inclinate: non capisco come
si potesse dormire in questo posto.
L’aria entra solo da feritoie sotto il tetto.
Percorriamo il campo e cominciamo
a vedere zone distrutte e vuote, file
di camini di mattoni. Scorgiamo uno
stormo di corvi che gracchia e penso
“chissà quanti ce n’erano quella volta,
quando prima della liberazione i corpi
si ammassavano”. Passiamo vicino alle
macerie delle camere a gas. Non so se
sia meglio così, forse non me la sarei
sentita di vederle. Tutto attorno c’è un
boschetto, una volta era una foresta
come a dire “anche se scappi non andrai
lontano”. A sera giungiamo al grande
monumento in fondo alle rotaie del
treno, in un piazzale dove si trovano
molte aste per le bandiere, utilizzate
nelle commemorazioni. Un ammasso
di pietre nere, una scultura moderna di
dubbio effetto, che a me non dice molto.
Mi dicono di più le lapidi poste davanti
al monumento, tantissime, in lingue
che non conosco e scritture che non
capisco. Leggo quella italiana: “Grido di
disperazione ed ammonimento all’umanità
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gruppo di volontari, soci di Banca
Etica, impegnati a realizzare un
mondo migliore, più vivibile e più
giusto. Si tratta del GIT, Gruppo
di Iniziativa Territoriale, che viene
eletto dalla base sociale del tuo
territorio. Nella nostra Regione
sono attivi i GIT di Pordenone,
Trieste e Udine.
Contattali attraverso i riferimenti
telefonici ed informatici che trovi
qui a lato.
15 Konrad maggio 2008
sia per sempre questo luogo dove i nazisti
uccisero circa un milione e mezzo di uomini,
donne e bambini, principalmente ebrei da
vari paesi d’Europa -- Auschwitz-Birkenau
1940-1945”
Ci raduniamo nel piazzale. La pioggia
smette ed esce il sole, nel cielo appare un
arcobaleno completo come non ne avevo
mai visto. E a sera, davanti a un tramonto
mozzafiato indescrivibile, si riuniscono
tutti i 700 partecipanti al viaggio. Parla
un ex-deportato italiano, che ci dice
le sue emozioni. La sua voce si rompe
dalla commozione, lo incoraggiamo
con un applauso: non dev’essere facile
tornare qui. Poi a a uno a uno andiamo
al microfono, pronunciamo il nome
del prigioniero che abbiamo scelto:
diamo un volto ai nomi, perchè a dire
la cifra “1.500.000” non ti rendi conto
che ognuno di loro aveva una storia e
una vita. Pian piano quasi tutti e 700
passiamo per quel microfono. “Belniak
Adam ti ricordo” Via via accendiamo un
cero e nel buio della sera lo posiamo sul
monumento. Alla fine tutto è illuminato
dalla luce delle candele. L’organizzatore
ci chiede un’ultima cosa, di andare verso
l’uscita in silenzio.
Mi allontano dal gruppo mentre usciamo
ripercorrendo il lungo viale delle rotaie.
Mi volto a destra, a sinistra e l’immagine
di Birkenau nel buio della notte sarà
indelebile nella mia memoria. Lungo
il percorso di una decina di minuti per
raggiungere l’uscita, mi torna in mente la
canzone di Guccini su Auschwitz.
Ho notato che anche i ragazzi più vivaci
hanno mostrato grande rispetto: una
nota positiva perchè alcuni avevano
preso il viaggio come una gita e non
come qualcosa di serio.
Il giorno successivo si parla, si discute, ci
raccontiamo le nostre impressioni. Tutti
d’accordo che Auschwitz 1 non fa molto
effetto, perché non sembra neanche
un campo di concentramento, mentre
Birkenau è un pugno allo stomaco.
Verso sera l’organizzazione tiene una
conferenza, parla di temi attuali come la
tratta degli esseri umani, soprattutto per
la prostituzione. Tenta di smuovere gli
animi di chi sembra non aver idee. Bella la
testimonianza di una ragazza che si dice
stufa di guardare alla televisione quanto
di brutto accade nel mondo e di non fare
niente, vuole alzarsi, impegnarsi, forse
anche grazie a quanto ha visto in questo
viaggio. L’ultimo giorno, venerdì, si esce
presto dall’ostello con le valigie pronte.
Ripercorriamo in pullman Cracovia, una
città stupenda che vorrei rivedere con
calma. Passiamo la Vistola e andiamo in
stazione. Alle 11 partiamo: sono morto
di sonno per la notte in bianco (un po’
di festa l’abbiamo fatta). In treno rivedo
le persone conosciute in questo viaggio
e che probabilmente non rivedrò più, ci
scambiamo le firme su un poster, su e giù
per i vagoni canticchiando e salutando
certi ragazzi della Puglia, che viaggeranno
quasi il doppio di noi. La campagna
della Polonia, la Repubblica Ceca, i bei
paesetti austriaci. Poi mi addormento e
mi svegliano mentre arriviamo a Udine.
Sono le due di notte di sabato. Come uno
zombie scendo dal treno e poi il pullman
ci riporta a Trieste. Abbracci a tutti, un
saluto e un grazie... ora non mi resta che
raccontare.
Daniele Riva
Banca Etica nella regione Friuli Venezia Giulia
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Udine, tel. 0432 294805,
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scita
alimentazione
18 Konrad maggio 2008
Malattie, prevenzione e stile di vita
Si discute molto su quale possa essere
– tra le mille soluzioni offerte sul mercato
– il famoso ‘elisir di lunga vita’, in grado di
risolvere ogni problema e di conseguenza
garantire felicità, benessere e longevità.
Periodicamente, si assiste alla scoperta di
nuovi principi, frutto di intense ricerche
nel campo della chimica, della biologia,
della genetica, che danno poi origine
a prodotti industriali che promettono
miracoli; integratori vitaminici, omega
3, erbe misteriose, ormoni, probiotici,
antiossidanti…
Ad ogni lancio è forte la speranza che
Esistono numerosi studi che mostrano
una relazione tra sviluppo mentale e
nervoso e malattie fisiche in età adulta,
a conferma del fatto che nei primi anni
di vita le energie di crescita dovrebbero
dare priorità principalmente al corpo e
secondariamente al sistema nervoso e al
cervello. Ecco che programmi educativi
che stimolino precocemente attività
intellettuali e di ragionamento possono
interferire con questo delicatissimo
processo.
Una volta impostato alla base, il corpo
umano prosegue il suo sviluppo sulle
queste sostanze possano risolvere
i problemi di salute che affliggono
l’umanità, ma purtroppo ci si ritrova alla
fine a fare i conti con l’amara realtà: la
malattia permane e al limite si è riusciti ad
alleviare i sintomi.
Nei primi anni di vita, l’organismo è
impegnato a crescere, a rafforzarsi e a
trovare i suoi equilibri.
Ancora oggi si sottovalutano gli effetti
positivi per la salute psico-fisica del
nascituro di una buona gravidanza e di
un parto il più naturale possibile.
Un secondo elemento di fondamentale
importanza è l’alimentazione - della
madre e del bambino. L’allattamento
al seno dovrebbe essere la condizione
normale, e anche lo svezzamento
dovrebbe avvenire con consapevolezza
e attenzione, perché anticipare i tempi
significa indebolire il sistema digerente
del neonato, mentre posticiparlo può
facilmente creare situazioni di debolezza
psicologica.
I primi cibi solidi dovrebbero essere
naturali e sani, fatti con verdure e frutta
fresche, cereali in chicchi, proteine
vegetali. Zucchero, uova, latte vaccino,
cereali raffinati e in genere prodotti
industriali dovrebbero essere proibiti per
molti anni.
Un terzo fattore fondamentale per
la salute è il metodo educativo con
cui si sceglie di crescere i bambini.
direttive ricevute nei primi anni, e sarà
il grado di liberare le sue potenzialità in
funzione di quanto ricevuto nella fase
precedente.
Vediamo infatti giovani con già dei
problemi fisici, come brufoli, sovrappeso,
intolleranze alimentari, carie e perdita
della vita. Questi problemi sono
dovuti principalmente ad un errata
alimentazione, troppo povera di frutta
e verdura e troppo carica di proteine
animali, grassi saturi, zuccheri e cereali
raffinati.
Un secondo fattore fondamentale
in questa fase di vita è l’attività
fisica. Mentre il bambino si muove
continuamente, il giovane, complice
la scuola, inizia a rimanere seduto per
troppe ore al giorno.
Terzo e ultimo fattore importante diviene
l’ambiente in cui si vive, perché ora più
che mai l’inquinamento in ogni sua forma
diventa deleterio per la salute.
Nell’uomo adulto ormai la struttura
psico-fisica è completamente formata,
ed il compito consiste ora nel mantenerla
in salute difendendola dalle minacce
dell’ambiente esterno.
L’alimentazione, come già detto, rimane
un pilastro fondamentale. Rispetto
al giovane, diminuisce la necessità di
proteine ed aumenta quella di zuccheri
complessi (gli amidi) per far fronte ad uno
stile di vita più sedentario e basato su
attività intellettuali.
L’ambiente assume un ruolo sempre
più centrale. L’adulto, a contatto con
molteplici fonti di inquinamento dovute
alla propria attività professionale e
alla vita in generale, necessita di una
maggiore protezione, e questa può
avvenire soprattutto all’interno delle
mura domestiche, con una scelta accurata
della casa in cui abitare e dell’ambiente
circostante.
In questa fase di vita si pone
maggiormente in primo piano la salute
psichica e difatti è ora che iniziano i
primi sintomi di malessere, come la
depressione, l’ansia, le nevrosi, l’insonnia
e così via.
Le relazioni con gli altri hanno un ruolo
fondamentale per il benessere generale,
così come la capacità di gestire le proprie
emozioni. Una relazione sentimentale
appagante e in grado di aprire le persone
alle profondità del proprio essere, è una
medicina eccezionale. Se poi questa
relazione viene inserita nel contesto più
ampio della famiglia e dei figli, si creano
veramente le condizioni ottimali di salute.
La fase dai 40 ai 60 anni è quella più critica
dal punto di vista della salute, perché
compaiono le malattie più gravi, come
cancro, diabete, osteoporosi, malattie
cardiovascolari e così via. Qui, potremmo
dire, si pagano gli errori della gioventù.
Lo stile di vita sempre più sedentario
richiede un’alimentazione più leggera,
basata su frutta, verdura e cereali integrali,
pochissimi zuccheri, grassi e proteine.
In questa direzione vanno anche tutta una
serie di pratiche di purificazione, come
i digiuni, la disintossicazione del fegato,
la pulizia dell’intestino e così via, azioni
finalizzate ad aiutare il corpo a ripulirsi
dalle tossine accumulate che sono la
principale fonte di malattie.
All’attività fisica intensa viene sostituita il
riposo ed un’attività motoria moderata,
come il camminare ogni giorno per
almeno un’ora.
L’ultima fase di vita - quella dell’anziano
- al giorno d’oggi viene vissuta nella
maggior parte dei casi in modo
drammatico a causa di gravi malattie
fisiche e mentali che colpiscono la
persona facendogli perdere la gioia del
vivere e la possibilità di godere di ancora
molti anni di vita.
Come vivere questa delicata fase di vita?
Il modo migliore consiste nel coltivare
la parte più profonda e spirituale di se
stessi, nel ricercare i veri valori della
vita, l’amicizia, l’amore per il prossimo,
l’altruismo, invece che chiudersi nei propri
problemi e nell’egoismo.
L’anziano a questo punto diviene
una fonte di luce e di ispirazione per
i giovani e gli adulti, che si ritrovano
come magnetizzati e attratti verso di
lui, affascinati da quel qualcosa che egli
emana inconsapevolmente e che tocca
nel profondo.
Giacomo Bo
Evidenze scientifiche
oppure evidenti ovvietà alimentari
Affrontando i temi delle informazioni in campo alimentare, dalla
regolamentazione dei messaggi pubblicitari alla composizione,
dalle caratteristiche dei prodotti ottenuti con metodo di
produzione biologico alle indicazioni sulla formulazione della
dieta più corretta, si devono prendere a riferimento ricerche
scientifiche validate. Ed è proprio su questo concetto che è utile
riflettere.
È stato dimostrato che gli alimenti arricchiti con acidi grassi
essenziali omega 3 svolgano le stesse funzioni dei loro colleghi
“normali”. L’estratto derivato dall’olio di pesce, notoriamente
ricco di omega 3, ed aggiunto ad esempio ad un latte non
è efficace poiché il nostro corpo non riesce
ad assorbirlo così abbinato. Se invece
consumiamo il pesce tal quale allora i suoi
costituenti, compresi gli importanti
omega 3, vengono assorbiti ed
utilizzati per i vari processi
metabolici.
Alcune ricerche dimostrano la
scarsa utilità dei formulati a base
di latti fermentati poichè parte
dei ceppi di lattobacilli, oramai
divenuti più famosi delle stars
internazionali, raramente sono in
grado di insediarsi e riprodursi nel
tratto intestinale e garantire una
stabile protezione. Perché avvenga
il miracolo promesso dagli slogan è
necessario che la pozione contenga
un miliardo di lattobacilli vivi per
grammo. A causa dei tempi relativamente
lunghi tra la produzione ed il consumo,
delle forti selezioni nel tratto gatro-intestinale
e delle competizioni con la flora intestinale, ovviamente la
concentrazione dei lattobacilli selezionati si abbassa al punto da
non riuscire a compiere grandi cose. Al contrario le popolazioni
caucasiche, notorie consumatrici di latti fermentati secondo
tradizione e preparati in sede domestica, continuano ad
usufruire degli indiscussi vantaggi per la loro salute e longevità a
costo veramente ridotto.
Uno studio mette in relazione il consumo di alimenti ottenuti
con metodo di coltivazione biologico e la concentrazione di
micronutrienti nel latte materno. In questo caso si evidenzia un
marcato aumento degli acidi grassi non saturi, specialmente gli
omega 3, nel latte di un gruppo di donne, alle quali sono stati
somministrarti cibi preparati in prevalenza con prodotti bio, per
un periodo di 5 mesi nella fase post – parto. In pratica quello
che è sempre accaduto prima dell’avvento dell’agricoltura
convenzionale ed i relativi mediti di coltivazione intensivi.
Si potrebbero prendere in esame ancora molti casi per arrivare
alla stessa conclusione e cioè che spesso non è necessario
attingere da approfondite ricerche per giungere alle medesime
conclusioni suggerite dal buon senso e dall’intuito. Conclusioni
così evidenti anche agli occhi di un bambino. Ci ritroviamo
spesso nel dovere di dimostrare ciò che istintivamente riteniamo
vero, anche nei casi più ovvi. Perché siamo giunti fino a questo
punto?
Eppure è sufficiente l’osservazione, ad esempio gli animali,
quando sono liberi di scegliere e non sono
condizionati, preferiscono i prodotti biologici
oppure non toccano assolutamente i
foraggi transgenici. C’è forse il bisogno
di dimostrare il perché? La risposta è
scontata.
Per dimostrare l’evidente, come ad
esempio nel campo dei prodotti
biologici, si è dovuto attendere
molto tempo poiché ricerche
scientifiche del settore non
venivano finanziate, neanche da
istituzioni governative. Sarà forse
per lo scarso / rilevante interesse
economico di qualcuno? La
mancata informazione, o meglio
il vuoto creato, impedisce di poter
dare adeguate risposte in tempi
utili, e contestualmente, consente il
diffondersi di concetti distorti, difficili poi
da sostituire con “nuove” nozioni anche se
vere e validate.
Perché dover dimostrare l’evidente? Perché, almeno nei casi più
semplici, screditare il nostro personale buon senso?
Fa scuola il processo logico applicato nelle linee
dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in merito
all’allattamento al seno. In questo documento, in modo sereno
e lampante, ci ricorda che non c’è bisogno di dimostrare la
superiorità del latte materno rispetto al latte formulato “siamo
mammiferi”. Seguendo un simile principio possiamo dare valide
risposte ad una parte dei dubbi che ci poniamo su prodotti e
relativi comportamenti.
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Strade italiane
Quando si parla di trasporti e ambiente, è
inevitabile riferirsi all’attuale spaventosa
invadenza sulle strade italiane, ma non
soltanto italiane, dei Tir. Una recentissima
inchiesta dell’Espresso si intitolava
significativamente: “Tir licenza di
uccidere”.
Basterà qui soltanto indicare qualche
dato ricavato dall’intervento del
giornalista Marco Ratti: le imprese di
autotrasporto merci per conto terzi sono
in Italia 120mila. I mezzi pesanti per il
trasporto merci contano la bellezza di
3,9 milioni di unità. I conducenti sono
circa 430mila e non tutti italiani. Le
condizioni di lavoro sono spaventose
in tema di orari e di retribuzioni. L’Italia
a questo riguardo sta peggio rispetto
agli altri grandi Paesi. Se l’86,3 per cento
e’ la quota del trasporto via terra nella
penisola, la Francia si colloca al 74,6
per cento, la Germania al 63,8, il Regno
Unito all’83,4. Soltanto la Spagna supera
l’Italia nell’infausta classifica con un
92,1 per cento. La Regione italiana con
la massima densità camionistica, per
cosi’ dire, e’ la Lombardia, seguita da
Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Sicilia,
Campania, Toscana. Il Friuli-Venezia Giulia
fa registrare un totale di 74.687 mezzi
pesanti, che non sono
pochi in relazione alle
modeste dimensioni
della regione. Il
futuro non presenta
prospettive migliori. Le
richieste di trasporto su
gomma provengono
principalmente dalle
grandi catene di
distribuzione, dai centri
commerciali, dalla
stessa produzione
industriale, che non fa
più scorte di magazzino.
Da aggiungere che il
traffico e’ concentrato
per l’80 per cento nel
centro-nord del Paese,
contro il 20 per cento
del Mezzogiorno, a
dimostrazione, se ce
n’era bisogno, dello stato
di relativa arretratezza del Sud.
Qualche speranza di miglioramento, di
minor inquinamento e intasamento delle
strade e autostrade italiane possiamo
trarre dal proposito di dare attuazione
al piano delle Autostrade del Mare
(perdonate le maiuscole, da cui trapela
la nostra simpatia per il progetto). Si
tratterebbe di far viaggiare quanti più Tir
possibile su navi traghetto sia nel Tirreno
che nell’Adriatico. Una direttrice che ci
riguarda da vicino e’ quella del Corridoio
adriatico, che prevede, tra l’altro, il
potenziamento del sistema ferroviario
e la sua integrazione con il sistema
portuale.
Dopo il grigiore e la dura realtà delle cifre,
sia consentito per un attimo di sognare.
Su “Repubblica” del 30 marzo si legge in
un articolo interno: “Ecco il cargo che va
a vela, cosi’ il vento aiuta l’ambiente”. E si
scopre cosi’ che una nave portacontainer
da 80 mertri di lunghezza, utilizzando
il nuovo sistema a vela, risparmierebbe
in un anno centinaia di tonnellate di
carburante e una petroliera da 280
metri di lunghezza farebbe scendere il
consumo di petrolio di qualche migliaio
di tonnellate! La vela sarebbe contenuta
in un albero alto 15 metri e verrebbe
aperta mediante un comando a mezzo
computer sino ad un’altezza tra 100
e 300 metri. L’angolatura della vela
verrebbe regolata dal computer di bordo
in modo da sfruttare al meglio il vento.
Certamente e’ musica dell’avvenire, ma
perche’ non sognare?
Sergio Franco
La tramvia di Firenze
20 Konrad maggio 2008
La scelta della tramvia di superficie come “sistema di trasporto
collettivo” per la città di Firenze risale al Piano Regolatore
Generale del 1993, ma solo nel dicembre del 2004 cominciano
i lavori della linea 1. Nel 2007 su iniziativa del capogruppo
UDC in Comune, Mario Razzanelli, vengono raccolte le firme
per un referendum consultivo che richiede la sospensione dei
lavori per le linee 2 e 3. Le
motivazioni del comitato
antitramvia sono le più
varie: il tram progettato è
troppo invasivo, è grosso
come un treno, anzi come
un Eurostar, passerà davanti
al Duomo danneggiandolo
con le vibrazioni e
deturpandone la vista,
ridurrà il traffico solo del
4%, i mezzi di soccorso non
riusciranno più a passare, la città sarà piena di muretti, creerà
problemi agli abitanti delle strade percorse (ponteggi, pozzi
neri, disabili), sarebbe stato meglio realizzare la metropolitana
leggera. Al referendum, svoltosi il 17 febbraio 2008, ha
partecipato solo il 39,35% degli aventi diritto, dei quali il 53%
si è dichiarato contrario alla tramvia mentre il 47% favorevole
(media tra i due quesiti). A questo punto sorgono spontanee
alcune domande. Valeva la pensa fare questo referendum,
che pare sia costato 1,2 milioni di Euro alle casse del Comune?
Quanti chilometri di piste ciclabili si potevano realizzare con
quei fondi? Perché i contrari alla tramvia non si sono mossi nei
dieci anni precedenti all’inizio dei lavori? Non sarà che dietro
la protesta che vanta velleità ambientaliste (salvaguardia dei
monumenti e degli alberi da abbattere lungo il tragitto) si celi in
realtà il partito dell’auto-dappertutto?
Ci sarebbero molti aspetti sui quali invece i cittadini farebbero
bene a tampinare progettisti e Amministrazione. Per esempio,
vigilare che i lavori vengano fatti in tempi rapidi e con il minimo
disagio possibile e non con i tempi biblici della linea 1, che
vengano mantenute le promesse fatte quanto a piste ciclabili
lungo tutto il percorso della tramvia, quanto a ripristino di aree
verdi su quelle toccate dai lavori, quanto a interscambi efficaci
con la ferrovia e con i bus e tante altre cose. Se tracciamo con
Google map un paio di direttrici che attraversano Firenze da est
a ovest, otteniamo una distanza di circa 10-11 km, percorribile
in circa mezz’ora in bicicletta, ma che comporta quasi un’ora con
gli attuali mezzi pubblici. Date le dimensioni della città quindi
non è giustificato il costo di realizzazione di una metropolitana
ed inoltre, con un piccolo sforzo personale, ciascuno di noi
fiorentini può utilizzare un mezzo ecocompatibile e lasciare
l’auto o lo scooter a casa. Da persona che ha a cuore la qualità
dell’aria della propria città, penso quindi che la tramvia sia un
buon mezzo per abbattere il traffico, ma solo se accompagnata
da tutta una serie di coraggiosi provvedimenti volti a
scoraggiare l’auto privata altrimenti i tram viaggeranno vuoti
contornati dalle solite file di veicoli.
Silvia Cappelli
http://artemisia-blog.blogspot.com
delitti ignorati
Un caso per Amnesty International
Ciudad Juarez e Chiuaua, Messico, sono da 15 anni desolato
palcoscenico di una carneficina tutta al femminile. 600 ragazze
scomparse dal 1993, 400 cadaveri ritrovati. Una tragedia che da
troppo tempo affligge una popolazione impotente ed indifesa,
che chiede giustizia ad un mondo troppo impegnato per
ascoltare.
In soli 15 anni 430 ragazze sono state rapite, violentate
collettivamente, brutalmente torturate, uccise e gettate nel
deserto. Tutto ciò è avvenuto e avviene in Messico, a Chiuaua e
Ciudad Juarez, città di confine con gli Stati Uniti. Le ragazze, tra
i 10 e i 25 anni, tutte appartenenti ad un ceto sociale piuttosto
basso, vengono rapite al rientro a casa da scuola o dal lavoro,
per poi rimanere alcuni giorni in balia dei
loro carnefici, tanto che molti dei cadaveri
ritrovati non possono venir riconosciuti.
Inoltre, almeno altre 200 donne
risulterebbero “desaparecidas”. Soltanto
dall’inizio del 2008 mancano dalle loro
case 4 ragazze; una di queste, violentata e
strangolata, aveva solo 10 anni.
Ad aggravare la situazione ci pensa la
pesante omertà e impunità assicurata
dalla polizia e dal governo, che rende
ragionevole imputare questi delitti alla
mafia locale, signora del narcotraffico
tra Messico e U.S.A.. E’ plausibile che
l’omicidio delle ragazze fosse un omaggio
ai capi e allo stesso tempo una sorta di
rituale di iniziazione. Sicuro, per ora, è
il coinvolgimento della classe dirigente
locale, con la connivenza della polizia
e dei mezzi di informazione, grazie ai
quali lo scandalo è stato coperto. Le
agghiaccianti testimonianze delle poche
ragazze sopravvissute, infatti, fornirebbero
elementi sufficienti ad un’indagine, se non
fosse che nei loro racconti è frequente la
ricorrenza di nomi di poliziotti, dirigenti
Marisela Ortiz Rivera
Marisela Ortiz Rivera, partecipa a Terni, il 5 ottobre 2007, all’Assemblea ONU dei Giovani. (terzo
da sinistra il triestino Giulio Cok responsabile del Coordinamento Giovani di Amnesty International)
L’ 8 marzo il Gruppo Giovani di Amnesty International a Trieste, in piazza Sant’Antonio, in occasione
della Giornata Internazionale della Donna, ha allestito un simbolico cimitero di croci rosa in ricordo
delle ragazze uccise e scomparse a Ciudad Juarez
Auto
e personaggi pubblici. Le famiglie che presentano denuncia
di scomparsa sono derise e ostacolate e, una volta ritrovato
il cadavere, quasi sempre irriconoscibile, viene loro negato il
diritto al test del DNA.
Per fortuna non tutti si son lasciati zittire. Marisela Ortiz Rivera,
coraggiosa e determinata insegnante in una scuola che ha visto
4 vittime tra i suoi banchi, ha creato un’associazione di denuncia
e di appoggio alle madri. L’associazione, “Nuestras Hijas de
Regreso a Casa”, manifesta davanti al Palazzo del Presidente,
porta per il mondo la voce dei familiari, racconta la storia delle
vittime. I membri dell’associazione e i loro collaboratori ricevono
frequentemente minacce di morte; Marisela Ortiz può persino
vantare un tentato omicidio, che l’ha costretta in sedia a rotelle
per diversi mesi.
La sua ostinazione non è stata inutile. Amnesty International,
assieme ad altre organizzazioni per la salvaguardia dei diritti
umani, ha preso a cuore il caso e, all’interno della campagna in
corso da diversi anni “Mai più violenza sulle donne!”, ha lanciato
appelli ed eventi di sensibilizzazione. Grazie ai suoi numerosi
sostenitori, Amnesty International chiede al Governo messicano
di intraprendere azioni immediate ed efficaci per garantire il
diritto delle donne a vivere libere dalla discriminazione e dalla
violenza, di avviare inchieste aperte, approfondite e trasparenti
su tutti i casi di scomparsa e di assassinio, di adottare misure
concrete per garantire la sicurezza e il benessere delle donne, tra
cui efficaci provvedimenti di pronto intervento, pattugliamento
delle strade, miglioramento dell’illuminazione pubblica e servizi
telefonici operativi 24 ore su 24.
Questa tragedia sembra talmente lontana da sembrare effimera.
Ma nell’epoca della globalizzazione nulla è così distante da
poter essere ignorato e persino da qui si può essere utili. Il
primo passo è cambiare mentalità, perché il silenzio è il peggior
contagio l’ignoranza la sua più grave conseguenza, l’indifferenza
il sintomo più preoccupante. Ognuno di noi può spezzare
questo circolo vizioso. La buona
notizia è che la cura è più contagiosa
della malattia stessa!
Giulia Massolino
Informazioni si possono trovare in
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Amore, bugie e calcetto e Tutta la vita davanti
Le nuove strade
della commedia italiana
Il fatto che Amore, bugie e calcetto sia
stato girato a Trieste è cosa assolutamente
ininfluente: poteva andar bene qualsiasi
altra città del centro o del nord Italia. Certo:
per un triestino purosangue (anche se di
sangue gruppo M, cioè Multietnico) come
il sottoscritto la malinconica visione della
sede dell’ex-Pattinaggio del Dopolavoro
Ferroviario in viale Miramare, trasformata da
un paio d’anni a questa parte in un campo
di calcetto, suscita qualche emozione. Ma
nulla di più: nel film di Luca Lucini perfino
la presenza del mare è solo un turistico
optional, dato che il suo è un cinema fatto
soprattutto di sguardi e di primi piani, con
occhi, bocche, e soprattutto mani sempre
in movimento che fanno la parte del leone.
Bravissimi gli attori, da Claudio Bisio ad
Angela Finocchiaro, senza dimenticare
Claudia Pandolfi e Giuseppe Battiston. Come
al solito il regista milanese ha confezionato
un prodotto ottimistico adatto a tutti, con
un gruppo di amici che si trovano ogni
settimana a giocare nei campetti di calcio
a sette, dove sfogano tutte le ansie e le
frustrazioni della vita famigliare. Oddìo, non
è che ci sia niente di drammatico. Nel film
di Luca Lucini nessuno si ammala, la gente
non muore mai e nonostante le buffe e
agre traversie dolci-amare dei protagonisti,
alla fine tutto si mette a posto, in un happy
end quasi obbligatorio. Lucini (che è stato
definito il più americano di tutti i registi
italiani) in realtà sembra un eterno ragazzo
con il complesso di Peter Pan, realizzatore
di operine scacciapensieri adatte a passare
un paio d’ore allegre e tranquille senza
impegnarsi troppo. Molto meno tranquillo
e pacifico appare il film Tutta la vita davanti di Paolo Virzì.
Racconta la storia di Marta (Isabella Ragonese), brillante
laureata in filosofia grazie a una tesi sul filosofo tedesco Martin
Heidegger, premiata con un 110 cum laude. Per campare a Roma
è costretta ad accettare un lavoro part- time in un call-center.
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Anche se non abbandona quasi mai i toni della
commedia, il film di Virzì riesce a comunicare
una certa inquietudine per la mutazione
genetica alla quale è stata sottoposta una
parte del popolo italiano, ormai sottomesso
ai miti del consumismo, della pacchianeria e
dell’egoismo più sfrenato. L’occhio intelligente
di Marta osserva senza giudicare la varia
umanità maschile e femminile con cui si trova a
interagire: estremamente gentile e adattabile,
viene assunta come baby sitter da una ragazza
madre con ambizioni da cubista che le offre di
condividere l’appartamento. Entrando in un
mondo composto da persone spesso sbandate,
a stretto contatto con altra gente ignorante,
presuntuosa, stupida e cretina, Marta non
perde mai il suo buonumore e la sua profonda
solidarietà umana. Tra i bravissimi attori, spicca
l’ottima interpretazione di Sabrina Ferilli nella
parte di una capoturno che ricorda in maniera
inquietante una kapò nazista. Il potente capo
dell’azienda Multiple (Massimo Ghini) è in
realtà un uomo fragilissimo, disperato per il
divorzio voluto dalla moglie interessata solo
al vile denaro, mentre i figli sbattuti da un
parte e dall’altra soffrono le pene dell’inferno.
Alla fine, a differenza di Luca Lucini, Paolo
Virzì nel suo film non esita a mettere in scena alcune morti drammatiche, come la malattia
terminale della madre della protagonista,
la professoressa Del Santo. Che nel liceo di
Palermo dove insegnava viene ricordata dagli
allievi come “la Del Santo che ti fa un culo tanto
tanto“. La calda voce fuori campo di Laura
Morante segue le peripezie della protagonista
accompagnando gli spettatori attraverso un
itinerario variegato e contorto che sbocca in
un finale dolce e amaro che non accontenta
nessuno dei personaggi. Ma che, proprio per questo, risulta
essere molto adatto allo spirito della pellicola e degli anni che
sta vivendo il nostro sbalestrato paese.
Gianni Ursini
teatri di confine
Ascanio Celestini
e la lotta di classe
Cambiano di volta in volta gli ‘Appunti per un film sulla lotta di
classe’ di Ascanio Celestini. Come spiega lui stesso all’inizio dello
spettacolo, necessario e intenso, di cui è autore e interprete,
la riscrittura degli appunti presi a dicembre 2005 presso il call
center Atesia di Roma era inevitabile, perché la storia del lavoro
precario in Italia e, in particolare, della sorte degli operatori
Atesia è cambiata più volte.
Anche venerdì 11 aprile, al Teatro
Comunale di Monfalcone, è andata
così. In due ore di narrazione pura,
alternata a canzoni musicate dai bravi
Matteo D’Agostino (chitarra), Roberto
Boarini (violoncello) e Gianluca Casadei
(fisarmonica), Celestini ha condensato
un ampio dizionario atroce della società
dei consumi, smascherandone le falsità
con l’arma affilata dell’ironia. Come la
pubblicità del Mulino Bianco, dove non
esistono mugnai, ma solo famiglie eleganti
e prati verdi perfettamente rasati, o gli
stessi call center, esternalizzati dalle
aziende, che rendono gli operatori alienati
e schiavizzati dal lavoro a cottimo: un
minuto di telelefonata, trenta centesimi,
e dopo circa due minuti e quaranta cade
inesorabilmente la linea.
Rimanendo in equilibrio (anch’esso)
Ascanio Celestini
precario sul filo della storia principale,
Sotto paga!
Non si paga!
al Teatro Bobbio
Marina Massironi
e Antonio Catania
Quando si apre il sipario del teatro Bobbio, sabato 29 marzo,
una gigantesca riproduzione della celebre opera ‘Il quarto stato’
di Pellizza da Volpedo campeggia su una quinta. Il messaggio è
inequivocabile: ‘Sotto paga! Non si paga’, il remake di un vecchio
cavallo di battaglia di Dario Fo, diretto e riscritto per l’occasione
dallo stesso premio Nobel, mette in scena la difficile situazione
sociale. E cerca di dare una scossa a tutti coloro che non arrivano
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23 Konrad maggio 2008
Celestini non ha risparmiato stilettate a nessuno, da Andreotti
che ‘non muore mai perché gli hanno detto che è senatore a vita’
ai sindacati che, nella questione Atesia, non hanno certo fatto
una bella figura. Già, ma com’è finita la vicenda degli operatori
con il contratto-bomba a termine, che esplode dopo appena
tre mesi? Si sono organizzati in un collettivo e hanno fatto un
esposto all’Ufficio del Lavoro, il quale, dopo una lunga ispezione,
ha dato loro ragione, intimando all’azienda l’assunzione a tempo
indeterminato. Risultato? L’Atesia ha fatto ricorso e, grazie al
condono del governo e con l’assenso dei sindacati, assumerà
gli operatori part-time, ma non pagherà le multe e metà degli
arretrati che avrebbe dovuto pagare.
S.C.
alla fine del mese, qui in Italia nel 2008, per mezzo di una
pièce teatrale che nel 1974 non solo aveva dato espressione
a un disagio reale, ma era divenuta persino un esempio da
seguire. La storia delle donne che in ‘Non si paga! Non si paga’
(questo il titolo originario) decidevano di pagare la merce del
supermercato a metà prezzo perché i soldi non bastavano più
per comprare il necessario, salì agli onori delle cronache quando,
dopo esser andate a teatro, le casalinghe milanesi misero in atto
ciò che avevano visto. E il bello è che, all’epoca, furono rilasciate
perché, come racconta Fo (accusato allora di ‘istigazione a
delinquere’...), i giudici riconobbero che i prezzi erano veramente
troppo alti. Dopo trentaquattro anni, le cose non sono cambiate
poi molto e noi siamo di nuovo qui a lottare con il costo della
vita alle stelle e le paghe da fame. Per cui le disavventure della
casalinga Antonia, ovvero l’inimitabile Marina Massironi, e di
Giovanni, operaio comunista interpretato da un ottimo Antonio
Catania, affiancati da Marina De Juli, Renato Marchetti e Sergio
Valastro, rimangono prepotentemente attuali. Certo, alcuni
argomenti sono stati aggiornati: si parla di call center e di no
global, che nel ‘74 non esistevano, ma le banche, allora come
oggi, vampireggiano i clienti e lo sfruttamento dei lavoratori
ha solo cambiato nome, ora si chiama flessibilità. Eppure c’è
qualcosa che non convince nella legittima riproposizione di
‘Sotto paga! Non si paga!’: da una parte la grande mole di
temi che, non potendo essere approfonditi per ovvie ragioni,
rischiano di disperdersi all’interno del meccanismo farsesco,
dall’altra la struttura stessa di un’opera che, costruita in un
contesto storico preciso e per Dario Fo e Franca Rame come
protagonisti, perde un po’ di smalto, soprattutto nella parte
centrale. Senza nulla togliere, ovviamente, ai due bravissimi
interpreti di oggi, sarebbe come riproporre un film di Woody
Allen senza Woody Allen.
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precisazione di zigrino
Riceviamo e pubblichiamo
24 Konrad maggio 2008
Spettabile Redazione,
faccio seguito alla Vostra cortese richiesta di notizie di
data 17 gennaio u.s. relativa alla vicenda del sequestro
delle apparecchiature di laboratorio presso l’Ospedale di
Cattinara, innescata dalla ( quanto meno ) infondata denuncia
presentata a carico di quest’Azienda Ospedaliero-Universitaria
dall’ex dipendente sig.ra Ida Miser, nonchè alla mia risposta,
sinteticamente pubblicata sul Vostro numero di marzo 2008,
sotto il titolo “Il licenziamento di Zigrino/3”.
Orbene, in data 3 aprile scorso il Tribunale di Trieste - Sez.
Penale, con ordinanza n. 8/08 M.C.R., ha disposto in via definitiva
il totale dissequestro delle apparecchiature in questione,
ritenendo insussistente il fumus del reato contestato ( e cioè
l’asserita violazione dell’art. 256 del codice dell’ambiente ), con
ciò uniformandosi alla sentenza del 29 novembre 2007 della
Suprema Corte di Cassazione.
Si chiude, così, con l’affermazione della totale vittoria di questa
Direzione Generale, la sciagurata vicenda innescata nel giugno
2007 da una denuncia, tanto infondata sia in fatto che in
diritto, quanto basata su meschine vicende interne al Laboratorio
di Cattinara, per la quale, tuttavia, l’Azienda OspedalieroUniversitaria “Ospedali Riuniti” ed io stesso in qualità di suo
Direttore Generale, abbiamo patito enormi danni sia diretti (
rappresentati dagli inutili costi di smaltimento di ingenti quantità
di reflui, pari ad alcune centinaia di migliaia di euro! ) sia
indiretti ( spese legali, danni all’immagine, ecc. ).
In sostanza, l’improvvido comportamento di una ex dipendente,
che in violazione del Codice di comportamento dei dipendenti
pubblici ha ingiustamente leso con affermazioni infondate
l’immagine e gli interessi dell’ente da cui dipendeva, ha
provocato alla collettività un danno complessivamente non
inferiore al milione di euro.
Chi ne risponderà?
E’ ovvio che l’Azienda che dirigo, così come i singoli
ingiustamente indagati, provvederanno in ogni sede alle
doverose rivalse nei confronti di chiunque, nessuno escluso, abbia loro arrecato ingiusto danno.
Al di là di ciò, penso sia doveroso, da parte Vostra, un
ripensamento sulla facilità con cui certi organi di stampa gettano
discredito su persone, senza prima provvedere alle doverose
verifiche in contraddittorio: certo non può bastare, al riguardo,
riportare con enorme ed ingiustificato ritardo ed in modo
arbitrariamente sintetico la mia posizione, dopo che per mesi in
precedenza ero stato additato al pubblico odio e disprezzo, in
articoli dal titolo suggestivo.
Per tale ragione, a mia volta mi riservo ogni tutela nelle sedi
giudiziarie per i danni ingiusti patiti.
Sono comunque sicuro che vorrete provvedere, quanto meno,
alla immediata pubblicazione integrale nel prossimo numero
di Konrad di questa mia lettera, quanto meno al fine di ridurre
il danno già fatto e, conseguentemente, la Vostra specifica
responsabilità in proposito.
Ad ogni modo, dalla vicenda residua, comunque, un lato
positivo per ognuno: l’accertamento definitivo del fatto che il
Laboratorio di Cattinara mai ha inquinato l’ambiente, nè ha
potenzialmente o concretamente violato le norme del codice
dell’ambiente.
In definitiva, per degli appassionati dell’ambiente come è la
Vostra Redazione, e, se permettete, come io stesso sono, ciò non
può che essere una buona notizia.
Distinti saluti.
Franco Zigrino
Direttore Generale dell’Azienda “Ospedali Riuniti” di Trieste
La nostra replica a Zigrino:
Abbiamo riportato qui sopra, il testo integrale della lettera
inviataci dal dottor Zigrino.
Aggiungiamo soltanto alcune osservazioni.
Non abbiamo mai, in alcun modo, affermato l’esistenza di un
comportamento dell’Azienda contrario alla legge in merito agli
ipotizzati inquinamenti derivanti da scarichi abusivi dei reflui
del laboratorio analisi cliniche dell’Ospedale di Cattinara. Della
questione è competente la Magistratura.
Dicevamo, e continuiamo a dire, una cosa del tutto diversa: che
sia stato inopportuno il comportamento dell’Azienda in merito
al licenziamento della signora Miser. Tanto più inopportuno
dal momento che tale provvedimento era stato controfirmato
dal dottor Zigrino, indagato principale (o più elevato in via
gerarchica) per la vicenda degli scarichi abusivi.
Per quanto riguarda la forma con cui la comunicazione del dott.
Zigrino intende ascriverci responsabilità in merito a una nostra
intenzione di averlo “additato al pubblico odio e disprezzo”, per
mesi e mediante articoli dal titolo suggestivo, ci corre l’obbligo di
fare alcune precisazioni:
1. non abbiamo mai additato al pubblico odio e disprezzo né il
direttore dell’ASS, né alcun’altra persona. Se il dr. Zigrino ritiene
il contrario, è ovviamente libero di agire come meglio crede,
ma sta di fatto che in nessun modo riteniamo di avere montato
campagne di odio o disprezzo nei suoi confronti. A meno che,
con quell’espressione, egli non intenda riferirsi all’esercizio di
una libera critica nei confronti di comportamenti che ritenevamo
(e continuiamo a ritenere) inopportuni nella gestione di un
provvedimento disciplinare di inusitata gravità.
2. Il ritardo “abnorme e ingiustificato” con cui il dr. Zigrino afferma
che abbiamo pubblicato la sua precedente precisazione è di
un mese esatto. Ma la sua lettera (che riportava la fotocopia
di un’e-mail peraltro mai pervenutaci) ci era giunta via posta
proprio mentre il numero di febbraio del mensile Konrad era
in tipografia. Tuttavia, abbiamo immediatamente pubblicato il
testo integrale della lettera sul nostro blog (http//konradblog.
blog.kataweb.it) e, nell’articolo comparso sul numero successivo,
abbiamo riportato i motivi del ritardo e i riferimenti del blog, per
chi volesse prendere visione del testo completo. Certo: resta il
fatto che quell’articolo venne pubblicato esattamente un mese
dopo l’arrivo della comunicazione di Zigrino. Ma, del resto,
Konrad è un mensile e dunque la nostra tempestività nel dare
notizia alla sua informazione non avrebbe potuto in alcun modo
essere più solerte.
3. Analogamente abbiamo trattato anche la seconda missiva del
dottor Zigrino, pubblicandola nella sua integrità, qualche ora
dopo averla ricevuta, sul nostro blog e riportandola ora (sempre
integralmente) alla pagina precedente. Anche in questo caso, il
ritardo (nella sola versione a stampa) è dovuto al nostro limite di
fondo, causato dalla periodicità mensile della rivista.
4. È vero che non abbiamo provveduto a fornire le notizie con “il
dovuto contraddittorio”: l’unica voce che ha trovato ampio spazio
(sia sul blog che su Konrad) è stata quella del dottor Zigrino,
lasciato solo a confrontarsi con quanto avevamo scritto. Di ciò ci
scusiamo con i nostri lettori, ma non ci è stato proprio possibile
agire diversamente, visto che la signora Miser e il suo legale
hanno preferito rinunciare al contraddittorio.
Per quanto riguarda l’implicita minaccia di adire alle vie legali
nei nostri confronti, non possiamo certo dire che la cosa ci
lascia indifferenti. Il nostro giornale non dispone di molti fondi
(assai pochi in verità) e i costi delle spese legali ci paiono una
minaccia non da poco, a differenza di quanto sarebbe, con
ogni probabilità, per la nostra controparte, che potrebbe certo
avvalersi anche dei fondi assai ingenti del pubblico denaro
che copre le spese legali dell’Azienda. Ci conforta però, in
questa circostanza, la serena coscienza di aver agito come
ritenevamo giusto e la consapevolezza che ci perviene dall’alta
considerazione che abbiamo nei confronti di chi, eventualmente,
verrà chiamato a giudicare in sede penale o civile il nostro
operato.
Luciano Comida
shalom
Zayin, ottava lettera dell’alfabeto
musica
La triste storia di un mp3
25 Konrad maggio 2008
Bene siamo arrivati
all’ottava puntata e
parliamo della lettera
ZAYIN. La settima
lettera dell’alfabeto
ha il valore di sette, e
come sappiamo già,
è un numero molto
importante sia da
un punto di vista
cabalistico sia per il
fatto che rappresenta
il giorno dello Shabatth giorno in cui il
Santo che egli benedetto Sia si riposa
dopo aver creato il mondo. E così è anche
per tantissimi ebrei che in questo giorno
di riposo si dedicano completamente allo
studio ed alla propria famiglia. Provate
a pensare in una società come la nostra
dove il computer, il telefono cellulare che
squilla in continuazione e la televisione
privano alla componente famigliare
quello stare insieme di cui tutti abbiamo
bisogno. Spesso siamo tutto il giorno
davanti ad un teleschermo e ad una
scrivania con telefono e ci dimentichiamo
di quanto sia bello stare insieme a parlare
ed a discutere insieme alla propria
famiglia. Arriviamo a casa dopo tante
ore di lavoro accendiamo la televisione
(spesso anche a tavola mentre si mangia)
e mentre un tuo famigliare ti parla di cose
profonde, suona il telefono o incomincia
una partita di calcio o un film e il dialogo
famigliare sono messi in secondo o terzo
piano. Bene lo Shabbath permette di
riacquistare tutto questo, è un giorno in
cui tutti i telefoni, le televisioni e il lavoro
si interrompe e dove la componente
famigliare diventa di nuovo la cosa
più importante che abbiamo, questo
dovrebbe esserlo ogni giorno ma la
nostra società ed il nostro lavoro sempre
più frenetico ci fanno dimenticare quali
siano le cose importanti nella vita.
La lettera ZAYIN rappresenta anche lo
spirito, il sostentamento e la lotta.
Rabbi Shimon Bar Yochai dice: Lo Shabbat
andò da Dio lamentandosi: “ogni giorno
della settimana ha il suo partner (il
primo col secondo, il terzo col quarto, il
quinto con il sesto), mentre io sono solo”.
Allora Dio disse: “ Israele è il tuo partner”.
Quindi, quando Dio pronunciò il Quarto
Comandamento sul monte Sinai “Ricorda
il giorno dello Shabbat per santificarlo”
(Esodo 20:8), implicò con ciò il dovere di
Israele di portare spiritualità nell’esistenza
terrena. (Bereshit Rabbà 11:9)
Sette sono i giorni festivi nei quali il
lavoro è proibito: il primo e l’ultimo
giorno di Pesach e Sukkot; Shavuot,
Rosh Hashanà e Yom Kippur. Ognuno dei
primi sei è chiamato SHABATON (giorno
del riposo). A causa delle forti restrizioni
specifiche ad esso, lo Yom Kippur è
Succederà anche agli uomini. Sono già tanti sulla terra. Troppi.
Fra non molto, per contrastare tale densità demografica, l’uomo
dovrà ridurre le proprie dimensioni. O eliminare, che so, le
braccia, la testa…
A quel punto proverà, l’uomo, ciò
che provo io, innocuo file audio
prossimo alla compressione.
Mi presento: il mio nome è
“Tenderly.AIFF” e lo dico subito a
scanso di equivoci: non ho alcun
rapporto di parentela con la celebre
carta igienica.
Sono una traccia di Ultimate, disco
che raccoglie i migliori numeri
pianistici del sublime Art Tatum.
Si sta bene all’interno di un CD,
ve lo assicuro: i miei colleghi si
chiamano Someone to watch over
me, Body and Soul, Over the rainbow,
non so se mi spiego… Ci dividiamo
un territorio immenso, sterminate
praterie che concedono ad ognuno
di noi il giusto Lebensraum (scusate
la citazione hitleriana).
Io sono un file particolarmente
grasso, lo riconosco, ma la mia
stazza, più di 40 MegaByte, rende
l’ascoltatore felice: in me trova tutte le sfumature della musica,
tutte le frequenze, anche quelle (apparentemente) non
percepibili.
Un’atmosfera arcadica che sarà presto un lontano ricordo:
mi attende, infatti, una dieta dimagrante, un’inesorabile
compressione al termine della quale sarò un leggero MP3 di
circa 4 MB, un decimo del mio peso originale.
chiamato SHABAT SHABATON (giorno
di riposo completo) (il Gaon di Vilna,
Divrei Eliyahu) Sette sono anche i giorni
di Pesach, sette quelli di Sukkot, sette
settimane passano da Pesach a Shavuot
(“Omer”), sette anni dura il ciclo della
SHMITA’ (anno sabbatico della terra), e
sette per sette anni portano allo YOVEL
(giubileo)
Il nome ZAN significa alimenta, mentre
ZAYIN significa arma. Ma ciò non è
casuale: la forma della lettera ZAYIN
ricorda un pugnale, come a dire che
l’uomo ottiene il suo alimento attraverso
una metaforica lotta quotidiana.
Voglio ricordare che in questi ultimi
giorni di aprile festeggiamo Pessach, la
pasqua ebraica che ricorda la fuoriuscita
degli ebrei dalla schiavitù egiziana. In
questo periodo si mangia pane azzimo
per ricordare che i nostri avi non avevano
tempo per far lievitare il cibo, si fanno
grandi pulizie all’interno della casa
perché non deve esserci nessuna traccia
di Chametz (cibo lievitato) e che per due
sere si fanno i “Seder” delle letture in cui
si ripercorre la storia degli ebrei che dalla
schiavitù egiziani ritornarono liberi.
Anche questa puntata è finita spero
che sia stato tutto chiaro aspetto vostri
suggerimenti e domande a presto e
Shalom
Davide Casali
Io, nobile traccia jazz impunemente falcidiata, prosciugata,
striminzita per essere costretta in un lettore tascabile. Stipata
tra migliaia di schifosi MP3 ascoltati raramente, perlopiù in
mezzo alla strada, tra i clacson delle automobili, tra le stupide
conversazioni della gente…
Un trattamento così rigido, è evidente, non può che avere effetti
nefasti dal punto di vista qualitativo. La tavolozza sonora, un
tempo ricca, si impoverisce di colpo: alcuni colori vengono
inevitabilmente accantonati per esigenze di spazio. È come
chiedere a Van Gogh di ridipingere i Girasoli, obbligandolo a
utilizzare soltanto due gradazioni di giallo.
Capite come mi sento? Livellato, spogliato della mia profondità
artistica: superficiale.
Sopporterei questo smacco a un’unica condizione, ovvero
trasferirmi nel lettore con i vecchi colleghi. E invece no: al
supplizio ci vado solo; nell’era delle playlist, già oggetto di
motivate prese in giro su queste pagine, la tendenza è creare
polpettoni musicali, vere accozzaglie di suoni accumulati senza
riguardo a generi, epoche, stili…
A costo di apparire snob, affermo con decisione che tutto ciò mi
provoca il voltastomaco. E affermo pure che la futura compagnia
non mi va per nulla a genio: immerso nella folla impersonale,
disperso tra una canzone di Madonna e una di Vasco Rossi,
insomma… io provengo da un certo ambiente, dall’università
dell’ascolto. E provengo da un tempo in cui ascoltare musica
era un’attività indipendente. Cosa fai? Ascolto musica.
Punto. Adesso è diverso. Cosa fai? Ascolto musica e: leggo;
cammino; cucino; parlo; o scrivo, brutta abitudine di chi, devo
riconoscerlo, ha incoraggiato il racconto di questa triste storia
e dato la possibilità, a una povera traccia audio prossimamente
compressa, di sfogare la sua enorme rabbia.
Alessandro Lombardo
il tovagliolo
Buffet Siora Rosa
La qualità della tradizione
È uno dei locali più caratteristici di Trieste, eppure ha un po’
perduto il tono tipico dei buffet triestini: non proprio ristorante,
non soltanto buffet, Siora Rosa è riuscito tuttavia a conservare
la calda ospitalità di tanti anni fa, quando era proprio lei,
Siora Rosa, detta anche Mamma Rosa, a confezionare i suoi
generosissimi panini imbottiti al prosciutto. Una tela collocata
sopra la porta della cucina la ritrae intenta alla sua occupazione
e quel quadro la rende ancora presente, come non se ne fosse
andata nell’ormai lontano 1972.
Ogni mattina, intorno alle nove, gli eredi di quei prosciutti di
allora vengono messi a nudo, ancora fumanti, quando viene
spaccata la crosta di pane che si è impregnata del grasso e
del sapore della tenera carne riscaldata per ore nel forno.
Il prosciutto cotto che viene quotidianamente immolato
a solleticare le trasgressioni dietetiche del passante o
dell’affezionato habitué è sempre di un’elevata qualità, anche
se qualcuno si duole della scarsità, talvolta dell’inesistenza, del
grasso, ma la responsabilità del non trascurabile inconveniente
va ricercata altrove, in mutate abitudini dietetiche che hanno
determinato gli allevatori a crescere i maiali asciutti come le
concorrenti al titolo di Miss Italia.
Ma parlare soltanto dei panini ancora generosamente imbottiti
di cotto sarebbe ingiusto nei confronti del lavoro dei nuovi
gestori, la famiglia Facco, ora rappresentata nel locale di Piazza
Hortis da tre fratelli, il cui nome, quasi a ricordare le sorelle
Malfenti del romanzo di Svevo, iniziano tutti con la medesima
lettera: Monica, domina della cucina, Morena e Maurizio a
I benefici della scienza Ayurvedica
attraverso le tecniche del massaggio
L’Ayurveda, antica scienza indiana, è un sistema
di medicina olistica adatta a chiunque desideri
ritrovare o mantenere il proprio equilibrio psicofisico.
I nostri Trattamenti ristabiliscono l’armonia tra corpo,
mente e anima. Proponiamo inoltre corsi di
Ayurveda, massaggio Ayurvedico, Yoga.
26 Konrad maggio 2008
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servire gli avventori al banco. La famiglia, originaria di Jesolo,
ha preso le redini del locale nel 1975 e da allora ha continuato
a migliorare e diversificare l’offerta gastronomica proposta alla
clientela, lavorando soprattutto sulla qualità dei prodotti di base
e su quella della loro preparazione.
Senza cadere nella trappola di marketing tendente a farne un
qualsiasi anodino ristorantino, i Facco hanno consolidato la fama
del loro locale affiancando all’offerta tipica del buffet (panini
e tartine, porzioni adatte a un “rebechin” di lesso di maiale)
una gamma completa di gustose pietanze adatte a soddisfare
le più diverse esigenze alimentari, dallo spuntino in velocità,
all’insalatona dietetica, al piatto unico oppure a un pasto
completo nella tradizionale articolazione di antipasto, primo e
secondo piatto con contorno e dessert.
Il menù, pur non ricchissimo, consente tuttavia un’ampia scelta.
I piatti più ricorrenti sono quelli della cucina domestica locale,
dalle minestre (orzo e verdura, jota, altre verdure di stagione) ai
primi piatti più consistenti: di solito uno o due tipi di pasta, più
le lasagne al forno con ragù o funghi, gli immancabili gnocchi
di pane o di patate, conditi con il ragù, col gulasch o con il sugo
degli arrosti.
Altrettanto tradizionali i secondi piatti, integrati con la scelta
proveniente dalla caldaia con le carni lesse di maiale e con altri
prodotti da buffet. Scarsi i piatti di pesce, perlopiù calamari o
seppie in umido con la polenta, talvolta, di venerdì, il baccalà.
Anche i dolci sono fatti in casa, attingendo dalle ricette
tramandate da generazioni: strudel, crepes al cioccolato,
tiramisù, qualche bavarese.
È da notare che pur in presenza di tale assortimento così
domestico e tradizionale, i gusti dei clienti hanno avvertito i
gestori delle mutate esigenze di un’alimentazione più leggera,
al limite anche vegetariana ed è così possibile trovare un
menù completo persino per questa frazione di consumatori,
abbinando vari formaggi e le verdure cotte a vapore o alla
piastra, in un assortimento che prevede non meno di una decina
di qualità differenti.
La cantina non è molto fornita: non si scimmiotta certo
un’enoteca, ma è di buona qualità anche il vino sfuso,
rigorosamente prodotto sul Collio. I vini in bottiglia sono locali,
della produzione Skerk: terrano, malvasia e vitoska.
La chiusura al traffico di Piazza Hortis ha consentito di allestire
alcuni tavoli anche all’aperto (maggiorazione 10%), ovviamente
nel periodo estivo.
I prezzi non sono particolarmente popolari (un piatto unico
attorno ai dodici euro, un primo tra i 5 e i 7, un calice di vino
due euro e mezzo) ma, anche se non faremo mai a meno di
lagnarcene, bisogna ammettere che alla fine risultano adeguati
alla qualità del cibo che viene proposto.
Ciacco
Farmacia Alla Borsa
Al servizio della tua salute
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Appuntamenti di maggio
su www.konradnews.it i vostri annunci di giugno entro il 21 maggio
Trieste
2 venerdì
ingresso libero
La saggezza tra oriente e occidente
Swami Abhishiktananda: il viaggio interiore di Henry
Le Saux, videoproiezione presentata e commentata
da Luciano Scarazzato, alle 20.30 all’Institute of Yogic
Culture in via San Francesco 34. Info 040 635718.
3 e 17 sabato
Corso di nutrizione naturale
Corso “Nutrizione Naturale in armonia con l’attuale
periodo e con le esigenze fisico/spirituali” a cura di
Nevio Sgherla alle ore 15 presso la Sala De Banfield in
Via delle Zudecche 1. Info 348 1551267.
4 venerdì
ingresso libero
Crescere attraverso il disegno
La dott.ssa Maria Conte, psicologa, e la dott.ssa Nadia
Mozenic, psicologa, hanno il piacere di invitare tutte
le persone interessate all’incontro culturale sul tema
“Creatività come espressione del linguaggio interiore
tipico del bambino” alle ore 18.30 presso lo Studio
Integrato Therapeia di viale XX Settembre 24.
5 lunedì
ingresso libero
Medicina Hameriana
Perché alcuni si ammalano e altri no. Relatrice
Cristiana Scoppetta. Intervento sui benefici e proprietà
del Noni. Ore 18 in via Concordia 5.
Info Marlène 340 9284661, www.originalnoni.tk,
www.cristianascoppetta.it
5 lunedì
ingresso libero
5 lunedì
ingresso libero
Cerchio di guarigione
Alle ore 19.30 con Mariella Grio. Rituale collegato alle
fasi lunari. (secondo incontro 19/5) c/o Delfino Blu, via
Coroneo 15. Info 339 7516365.
Intestazione aula a Petronio
Alle ore 11, alla presenza del Magnifico Rettore,
del Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia e
del direttore del Dipartimento di Italianistica, verrà
intitolata a Giuseppe Petronio l’Aula Magna in Androna
Campo Marzio 10. Il prof. Vitiglio Masiello, ordinario
all’Università di Bari presenterà il volume L’attività
storiografica, critica, letteraria, politica di Giuseppe
Petronio edito da Palumbo. Seguirà rinfresco.
5-6 e 15 lunedì, martedì e giovedì
Scuola del Vedere - Accademia Belle Arti
I giorni 5, 6 e 15 si avviano 3 mini corsi di pittura e
composizione. Sabato 10 uno stage giornaliero di
nudo con modella ed anche un week-end per un
laboratorio intensivo di disegno e ritrattistica.
Info 347 8554008, www.scuoladelvedere.it
6 martedì
ingresso libero
Presentazione dell’Uzbekistan
Alle ore 10.30, presso la Camera di Commercio
di Trieste, in piazza della Borsa, si terrà una
presentazione dell’Uzbekistan, con la presenza
dell’Ambasciatore dell’Uzbekistan e del presidente
dell’associazione culturale “Uzbekistan-Italia” che
presenteranno il mitico paese di Samarcanda e della
Via della Seta. Durata 1h e 30. Info 348 3555965,
[email protected]
6 martedì
ingresso libero
Dieta d’estate
Perdere peso nella stagione estiva. I consigli della
dietologa per un menù equilibrato. Conduce l’incontro
la Dott.ssa Paola Sbisà, Medico Chirurgo specialista
in scienze dell’alimentazione. Alle ore 17.45 presso la
Farmacia Alla Borsa in Piazza della Borsa 12.
Info 040 367967.
6 martedì
Cerimonia della tradizione pellerossa
Stefano Senni propone all’Associazione Culturale
Delfino Blu, via del Coroneo n. 15 la Cerimonia della
Pipa Sacra ed un Viaggio Sciamanico con canti sacri e
tamburi per un massimo di 40 partecipanti. Alle ore 20.
Info 349 2840064. Prenotarsi per tempo! Offerta libera.
6 martedì
ingresso libero
Parliamo delle api
Conferenza a cura dell’apicoltore Fausto Settimi.
Alle ore 18 presso L’Arnia di piazza Goldoni 5.
Info 040 660805.
7-24 mercoledì e sabato ingresso libero
Concorso i ragazzi raccontano
La Biblioteca Comunale Quarantotti Gambini organizza
la 12a edizione del concorso I ragazzi raccontano…
raccontare Trieste su misura junior. Possono
partecipare i ragazzi dai 6 ai 20 anni con un racconto
ambientato a Trieste, nel genere letterario preferito,
scritto in ex-tempore durante la manifestazione. Si
aderisce mediante l’istituzione scolastica (massimo
due partecipanti per gruppo-classe) o singolarmente.
L’iscrizione è gratuita e deve avvenire entro il 7 maggio
2008, telefonando al Servizio ragazzi 040 631994, 040
634753 – dal lunedì al venerdì ore 8-19; sabato ore
8.30-13. I partecipanti si troveranno alle ore 9 del 10
maggio 2008 presso la sede della Biblioteca in Via del
Rosario 2, muniti di penna. La premiazione avverrà
sabato 24 maggio alle 10 presso la Sala Polifunzionale
della Biblioteca in Via del Teatro Romano 7.
7-12 da mercoledì a lunedì
NodoDocFest,
Festival Internazionale del Film Documentario dal 7
al 12 maggio al Cinema Ariston di Trieste. Info www.
nododocfest.org - [email protected] - www.
myspace.com/nododocfest
8 giovedì
ingresso libero
Invito al benessere
vi offriamo la possibilità di provare il massaggio
othadam (ayurvedico) con sacchetti caldi di erbe
medicate con proprietà rilassanti e depurative aiuta
l’insonnia e la circolazione ecc.la ass cult la giostra
arcobaleno via Brunner 7. Info e prenotazioni 335
6499025 Anna.
9 venerdì
ingresso libero
La nuova medicina del dottor Hamer
Perché alcune persone si ammalano ed altre no?
Conferenza con Cristiana Scoppetta alle ore 20
all’associazione Lam Il Sentiero in piazza Benco 4. Info
Cristiana 349 8606782, www.cristianascoppetta.it
9 venerdì
ingresso libero
9 venerdì
ingresso libero
Menopausa e terapie naturali
incontro con la dottoressa Fiorella Dipietro,
ginecologa, alle ore 20.30 presso l’Institute of Yogic
Culture in via San Francesco 34. Info 040 635718.
Amore: energia terrena o spirituale?
Parleranno Ervino Andolina e Lina Bozzi, alle ore 20.30
presso l’hotel Impero in via S. Anastasio 1 (accanto a
piazza Libertà). Info 347 7498114.
dott. Manuela Zippo
spezie e tè dal mondo - cioccolate selezionate
integratori alimentari - fitocosmesi
Via Combi 7/1 Trieste tel/fax 040 303555
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9 e 23 venerdì ingresso libero
10 sabato
ingresso libero
Nella casa dell’orco
Sala polifunzionaledella Biblioteca Quarantotti Gambini
in via del Teatro Romano 7, alle ore 17. Sarolta
Szulyovszky presenta Orco Osvaldo & Topo Riccardo:
la vera storia del topo dei denti, scritta da Ines Battaino
e illustrata da Sarolta, Falzea 2007. L’illustratrice:
un’artista ungherese, specializzata in illustrazione
per l’infanzia. Il libro: Osvaldo, un omone da tutti
considerato un “orco”, viene accolto dalla comunità
grazie all’amicizia di Riccardo, il topolino dei denti. Un
incontro con le parole e un laboratorio d’illustrazione
alla scoperta dei segreti delle immagini. Info e
prenotazioni 040 634753. Da lun a ven 9–19; sabato
9–13 fax 040 631994, [email protected]
La vecchiaia: valore o incubo?
Riflessioni sulle malattie involutive dell’anziano dal
Parkinson all’Alzheimer. Conferenza con il dott.
Sergio Maria Fracardo, organizzata dalla Società
Antroposofica di Trieste presso il Circolo Culturale Ivan
Grbec via di Servola, 124. Info 339 7809778.
12 lunedì
Costellazioni familiari
12 maggio e 9 giugno: incontri mensili di costellazioni
familiari con la dott.ssa Ylenia Harrison alle ore 19.30
presso Delfino Blu via Coroneo 15. Contributo per soci
euro 25. Info 347 1404116.
13 martedì
ingresso libero
13 martedì
ingresso libero
13 martedì
ingresso libero
15 giovedì
ingresso libero
Elaborazione del lutto
La Società Antroposofica di Trieste organizza un
incontro con il gruppo di sostegno per l’elaborazione
del lutto, seguendo il testo di Rudolf Steiner “Vita da
morte a nuova nascita”. Alle ore 18.15-19.45 in via
Mazzini 30 I p. Info Tullio 040 280533, 339 7809778.
Guarire con la musicoterapia
Presentazione dei CD di Paganelli-Castellarin.
L’incontro è condotto dal Dott. Roberto Pagnanelli,
Psichiatra Psicoterapeuta, alle 17.45 alla Farmacia Alla
Borsa in Piazza della Borsa 12. Info 040 367967.
La parola crerativa
“Dall’ascolto totale alla parola creativa: un percorso di
crescita”, Conferenza a cura di Paolo Loss, cantante
e insegnante della vocalità. Alle ore 18 presso L’Arnia
piazza Goldoni 5. Info 040 660895.
Metodo Tomatis e apprendimento
Il metodo Tomatis e i disturbi dell’apprendimento,
incontro gratuito su prenotazione con il dott. Pillinini
alle ore 20,30 in piazza Ospedale 2. Info 388 7433771.
15 giovedì
Alimentezione ayurvedica
L’Ayurveda ci classifica in tre costituzioni: ad ognuna
di esse corrisponde un tipo di alimentazione diversa.
Vieni a scoprire quella più adatta a te! Conferenza
tenuta dal dott. Basalisco. Info e iscrizioni Centro
Lakshmi 040 362320.
16 venerdì
ingresso libero
Spingendo la notte più in là
Presentazione del libro “Spingendo la notte più in
là” di Mario Calabresi, alle ore 18.30 presso il Centro
Veritas in via Monte Cengio 2/1a. Sarà presente
l’autore. Info 040 569205, www.centroveritas.it
Appuntamenti di maggio
su www.konradnews.it i vostri annunci di giugno entro il 21 maggio
Trieste
16 venerdì
ingresso libero
La geobiologia: energie cosmo-telluriche
in rapporto al nostro benessere. Primo incontro con
Elena Rojac, consulente ambientale, alle ore 20.30
presso l’Institute of Yogic Culture in via San Francesco
34. Info 040 635718.
16 venerdì
ingresso libero
Poesie Prime
Presentazione del libro Poesie Prime di Stefano
Sacher con traduzione di alcune poesie in sloveno da
Aldo Rupel, alle ore 20.30 a cura dell’AssociazioneDrustvo Noè, alla Casa della Pietria ad Aurisina. Info
Lucia Falletig 349 8419497.
17-18 sabato e domenica
Tocco-massaggio riflesso al piede
Uno strumento per affrontare lo stress quotidiano.
Aperto anche a principianti. Conduce Francesco
Minasi. Info e iscrizioni Centro Lakshmi 040 362320.
17-18 sabato e domenica
Arte della parola terapeutica
La cura della parola e lo sviluppo del bambino,
seminario di F. Ghelfi. Società Antroposofica, via
Beccaria 6, sab 15-18.30 e dom 9-16. Iscrizioni 040
412484, 349 1250632, [email protected]
18 domenica
Komyo Reiki: seminario primo livello
IL Komyo Reiki nasce dalla volontà del suo fondatore,
il Rev. Hyakuten Inamoto, di riportare la disciplina Reiki
verso la tradizionale spiritualità del metodo originario
di Mikao Usui. Info Giacomo 347 2637990.
19 lunedì
ingresso libero
20 martedì
ingresso libero
Momenti a Cherso
Proiezione audiovisiva sull’isola ed il mare di Cherso,
colta dalle romantiche immagini di Lucia Crepaldi, alle
ore 19 all’Associazione Culturale Namastè, in piazza S.
Giovanni 2, IV piano
Diete per cani, gatti e conigli
Alimentazione equilibrata per l’animale sano e
alimentazione specifica per l’animale affetto da
patologie. L’incontro è condotto dal Dott. Umberto
Romagnoli, Medico Veterinario. Alle ore 17.45 presso
la Farmacia Alla Borsa in Piazza della Borsa 12. Info
040 367967.
20 martedì
ingresso libero
23 venerdì
ingresso libero
Il ritmo del Siam
Conferenza a cura di Cristina Radivo, Asokananda’s
authorized teacher, alle ore 18 all’Arnia in piazza
Goldoni 5. Info 040 660805.
Elettrosmog
come contenere i campi elettromagnetici. Secondo
incontro con Elena Rojac, consulente ambientale, alle
ore 20.30 presso l’Institute of Yogic Culture in via San
Francesco 34. Info 040 635718.
23 venerdì
Corso massaggio decontratturante
Sette lezioni di massaggio base, eseguito con olio ed
essenze, per rilassare e decontrarre i muscoli irrigiditi
e riequilibrare il sistema nervoso. Ogni Venerdì dalle 20
alle 22, presso Centro Helianthus, Via Filzi 6, IV piano.
Info 334 1559187 Sabrina.
da venerdì 23 a domenica 25
Seminario Theta Healing Orion Technique
Attraverso l’onda Theta possiamo cambiare la nostra
realtà, e creare amore, gioia e abbondanza nella nostra
vita. Seminario con Laura Radicchio all’Incontro, in via
San Francesco 34. Info 349 8720915.
da venerdì 23 a domenica 25
Theta Healing avanzato
in questa sessione speciale il processo meditativo,
basato sull’abbinato di alcune facoltà innate,
come il mantenimento dell’onda cerebrale theta, ci
conduce alla sperimentazione di ultriori applicazioni
di connessione e cambiamento dei diversi livelli
percettivi: Info Giulio Barocco 320 6651584.
24 sabato
Padabyangam: riflessologia ayurvedica
programma di pratica di riflessologia ayurvedica al
piede a Joytinat Yoga Ayurveda dalle ore 9 alle ore 13
in via Felice Venezian 20. Info tel. fax 040 3220384,
www.joytinat-trieste.org
24-25 sabato e domenica
Scopri il mondo dei chakra
tecniche attraverso la conoscenza indiana ed essena
per riportare equilibrio armonia e benessere al nostro
corpo ass. cult. La Giostra Arcobaleno via Brunner 7
inizio seminario alle ore 10 alle 19.
Info e adesioni 335 6499025 Anna.
25 domenica
Seminario: volontà e consapevolezza
attraverso l’autostima. Seminario con prenotazione
tenuto da Cristiana Scoppetta dalle 15 presso
l’associazione Lam Il Sentiero in piazza Benco 4. Info
Cristiana 349 8606782, www.cristianascoppetta.it
25 domenica
Vesak - festa del risveglio e delle rose
meditazione dinamica di liberazione, esercizi creativi e
propiziatori con Maya e G.L.Manco presso Delfino Blu,
via Coroneo 15 alle ore 17.
Info 349 2840064 - offerta libera.
27 martedì
ingresso libero
28 mercoledì
ingresso libero
28 mercoledì
ingresso libero
30 venerdì
ingresso libero
Medicina naturale e medicina innaturale
Conferenza a cura di Giorgio Minca alle ore 18 presso
L’Arnia di piazza Goldoni 5. Info 040 660805.
Meditazione del cuore
ascoltare il proprio cuore e la realtà interiore per
scoprire il tempio dell’amore ass cult La Giostra
Arcobaleno via Brunner 7 inizio ore 20. Info 335
6499025 Anna, 349 0959817 Lucia.
Incontro per medici di base e pediatri
Il Dott. Francesco Strano, psicologo psicoterapeuta,
propone a medici di base e pediatri un ciclo di incontri
per far conoscere la Terapia Breve Strategica utilizza
nei casi di ansia, attacchi di panico, fobie e disturbi
ossessivi compulsivi. Il secondo incontro avra’ luogo
alla Farmacia Alla Borsa in Piazza della Borsa 12 alle
ore 17.45. Info 040 6672571.
Venerdì ci vediamo in biblioteca
Sala Ragazzi della Biblioteca Comunale Quarantotti
Gambini di via del Rosario 2. Alle ore 17, ultimo
appuntamento con le letture per bambini dell’ultimo
venerdì del mese. Le bibliotecarie del Servizio Ragazzi
attendono bambini, genitori, nonni e fratelli maggiori
per tuffarsi in un mare di libri per tutti i gusti e tutte le
età e viaggiare assieme nel fantastico mondo delle
storie. In concomitanza con le letture, il Servizio
Ragazzi rimane chiuso al pubblico dalle 16.45 alle
18.15. Info 040 634753 (lun-ven 9-19, sab 9-13), fax
040 631994, [email protected]
Gli incontri dell’Abc del gusto
L’Università del caffè, struttura di formazione istituita da illy con l’obiettivo di accrescere e diffondere la cultura del caffè e
dell’espresso all’italiana, organizza corsi, eventi e cene a tema dedicati ai consumatori amanti e intenditori del caffè. Presso
Nat_spaziocorti, nel mese di maggio, sono previsti tre appuntamenti con l’Abc del gusto. Ogni corso, dedicato a trasmettere
pillole di cultura del caffè in maniera originale e creativa, avrà una durata di circa due ore.
10 maggio 2008 ore 11.00
Caffè e moka
Un percorso su un metodo di preparazione che è una passione e un rito quotidiano tutto italiano: i segreti della moka dal
punto di vista della tradizione e della scienza, unite per un caffè servito in tazza alla perfezione.
17 maggio 2008 ore 11.00
Caffè e cappuccino
Dagli appunti per un espresso perfetto alla scelta del latte: tutti i segreti per testare e riconoscere a prima vista e al primo
assaggio un cappuccino preparato a regola d’arte.
24 maggio 2008 ore 11.00
Caffè e cioccolato
Un connubio dolce-amaro tanto affascinante e promettente da meritarsi un corso ad hoc, per scoprire le origini,
le differenze e i punti di contatto sul palato.
Per iscrizioni e informazioni Nat_spaziocorti 040 9990006, 3385002574
a Monfalcone il Konrad lo trovi da: il filo di paglia in via Duca D’Aosta 39 - tel. 0481 43164
a Ronchi dei Legionari lo trovi da: Il fiore dell’arte in via Carducci 21 - tel. 0481 475545
Incontri con Legambiente
Puoi trovarci ogni mercoledì
dalle 18 alle 20 nella sede di via
Donizetti, 5/a (presso il punto
informativo dei soci di Trieste
della Banca Popolare Etica). Circolo Verdeazzurro
di Legambiente Trieste. Info 040 577013, fax 040
9890553, [email protected] - Segui le nostre
iniziative su www.legambientetrieste.it
Massaggio ayurvedico
Ottimo contro stress, tensioni,
contratture e molto altro!... per
coccolarsi e riacquistare il buon umore!
Prova gratuita!! Su appuntamento: Gea
340 3963345 presso Centro Heliathus via Filzi, 6
Assoc. Culturale Namastè: corsi di yoga
Corsi di hatha yoga, tecniche di pranayama, mantra,
pratyahara e nidra, improntate sul meteodo del dr.
Bhole, per principianti ed intermedi, ad orari diversi,
all’Associazione culturale Namastè in piazza San
Giovanni 2. Info 347 2364074, 339 6082226.
Società Antroposofica di Trieste
Ogni martedì ore 20-21.30 studio sul testo di Rudolf
Steiner “Dell’iniziazione. Eternità ed attimo”. Ogni
mercoledì ore 20-21.30 incontro con la Sezione
Biodinamica di TS e GO sul testo di Walter Cloos
“L’anima della terra nell’alchimia delle stagioni” e
“L’eterico” di Ernest Mari. Ogni sabato ore 17.30-19
studio su “La scienza occulta” di R. Steiner. Tutte le
attività sono libere e gratuite nella sede di via Mazzini
30,I p. Info 040 280533, 339 7809778.
Benessere psicocorporeo
Alma psicocorporea – ass. sportivo-culturale
– organizza corsi proposti da professionisti della salute
e del benessere (ad es. psicologi, fisioterapisti, ecc.)
per tutti coloro che desiderano riconoscere ed utilizzare
maggiormente le proprie risorse psicofisiche.
A Maggio ricominciano i corsi di rilassamento con
tecniche ad integrazione corporea, ginnastica post-
nascita, sul massaggio del neonato, sul movimento
espressivo. A giugno, iniziano i corsi di massaggio
amatoriale per la famiglia e le “conferenze senza mura”,
incontri all’aria aperta su tematiche di psicologia
applicata. Info e iscrizioni: dal lunedì al venerdì (10.30
– 12.30), 040/412304, [email protected].
Inochi® A.R.T.
Tecnologia per la ricerca della consapevolezza. Il 21
e 22 giugno. Sistema per la ricerca e l’utilizzo delle
proprie capacità per individuare e realizzare la propria
missione nella vita. Relatore Maurizio Battistella. Info
040 382045, 338 7592945, www.inochi.it
Jing tao® - Essenza in Movimento
Proseguono i corsi di Jing Tao® movimento circolare.
Vieni a provare una lezione! Trainer Sonia Rizzi
ideatrice e fondatrice del sistema. Info 040 382045,
338 7592945, www.jingtao.it
Forma fisica e stile di vita sano
Se siete realmente interessati a mantenere la
vostra forma fisica con uno stile di vita sano e
un’alimentazione naturale, contattateci. Info Silvia 333
4011016, Riccardo 349 6182398.
Trattamenti di bio-energetica taoista
Su appuntamento all’ass. Lam in piazza Benco 4,
trattamenti individuali efficaci per combattere stress,
ansia, malessere, tensioni; trovare un equilibrio
energetico psico-fisico ed emozionale; rilassarsi, star
bene con sé stessi e gli altri. Info 349 8606782,
www.cristianascoppetta.it
Sensitiva
Dotata di capacità medianiche ti mette in contatto
con la tua parte non risolta offrendoti una chiave per
ritrovare la serenità. Offerta libera. Info 347 7498114.
L’incontro! il nostro salone è per te
Hai qualcosa da dire o da fare, ma non hai lo spazio a
disposizione? Bene, l’Incontro affitta il suo grande salone
per le tue conferenze e i tuoi corsi! Info 347 2637990,
040 661372, Giacomo De Giosa, via san Francesco 34.
Pordenone
12 lunedì
ingresso libero
Comunicazione analogica
Essa permette di capire le ns vere esigenze emotive
che vanno oltre le nostre credenze. Ci fa comunicare
con l’inconscio per relazionarci in modo efficace con
noi stessi e con gli altri. Si essenzializza nell’utilizzo
della comunicazione non verbale e simbolica
prefiggendosi lo scopo di insegnarci ad interpretare
la comunicazione del corpo, per decifrare tutto ciò
che non diciamo con le parole. Conferenza con G.
Marchetti e F. Vit alle 20.30 nella sala riunioni scuole
elementari Romano di Vigonovo a Fontanafredda. Info
Cinzia 349 2879089.
Udine
2 venerdì
ingresso libero
9 venerdì
ingresso libero
9 venerdì
ingresso libero
La bioimplantologia
Buona masticazione e salute dell’organismo.
Conferenza con Robert Wright, medico statunitense,
alle ore 20.30 alla Bioteca in via Villa Glori 41.
Il Reiki Usui: energia di benessere
Reiki: energia di benessere, equilibrio, armonia. Gisella
de Liddo, Master Reiki Usui e Karuna, spiegherà
l’utilizzo di questa semplice ma potente tecnica di
origine giapponese in grado di stimolare le naturali
difese immunitarie e apportare enegia fisica e
psicologica. Alle ore 20.30 presso la Bioteca Via Villa
Glori 41, Udine. Info 334 7369403.
Gesuiti a Cividale
Presentazione del volume “Gesuiti a Cividale del Friuli.
I Manuscripta Forojuliensia”, Atti del convegno di
studio, alle ore 18 nella Sala consiliare del Comune di
Cividale.
10-11 sabato e domenica
Seminario primo livello Reiki Usui
Primo Livello Reiki Usui. Gisella de Liddo, Master
Reiki Usui e Karuna®. Sabato 10 maggio (14.30-18)
e domenica 11 maggio 2008 (9.30-17), a Lauzzana
(Colloredo di Monte Albano, Udine. Info 334 7369403.
10-17 sabato
Lana cardata
Corso pratico di lavorazione della lana cardata dalle
ore 9.30 alle 13 nella Scuola Waldorf di Borgnano di
Cormòns piazza della Repubblica 33. info 0481 67496.
14 mercoledì
ingresso libero
14 mercoledì
ingresso libero
16 venerdì
ingresso libero
16 venerdì
ingresso libero
Meneghetti: perché siamo robot
Strategie per decondizionarci. Conferenza con il dott.
A. Spreafichi e il sig. A. Furlan, alle ore 20.15 presso
La Via del Guerriero in via Lung’Ausa 11 a Cervignano.
Info Cristiana 349 8606782, www.cristianascoppetta.it
Il potere e il fascino della meditazione
incontro con Giacomo Bo per conoscere la
meditazione e l’Intensivo di Illuminazione, uno
straordinario ritiro famoso in tutto il mondo. Presso
l’Ass.ne “Bioteca” via Villa Glori 41 ore 20.30. Info
0432 728071.
La nuova medicina del dottor Hamer
Vaccini e donazione organi: quello che non sapete!
Relatori: C.Scoppetta e W.Pansini. Ore 20.15 presso
“La Via del Guerriero” via Lung’Ausa 11 Cervignano.
Info 349 8606782, www.cristianascoppetta.it
Santa Ildegarda
Santa Ildegarda (XII secolo) e la sua fitoterapia ancora
attuale” Conferenza con Franco Fornasaro, farmacista,
alle ore 20.30 alla Bioteca in via Villa Glori 41.
Appuntamenti di maggio
su www.konradnews.it i vostri annunci di giugno entro il 21 maggio
Udine
16-30 da ven a ven
ingresso libero
Il ritmo del benessere
Ciclo di conferenze gratuite introduttive alle terapie
alternative: 16 maggio Marco Decorato “Le Acque
di luce”. 30 maggio Dott.ssa Antonella Bonzuan
“Omeopatia e psicobiologia” Le conferenze si terranno
a Remanzacco “al Posto di Conversazione” ore 20.45.
22 maggio Dott. Roberto Colautti “Introduzione alla
medicina Spagirica” Orzano Piazza degli Angeli ore
20.45 Info 349 8901350, www.cieloterra.info
17-18 sabato e domenica
Stage di biodanza nella natura
Stage residenziale di Biodanza per chi già la pratica,
attività in sala e all’aperto in una splendida cornice di
prati e boschi incontaminati, organizzato dall’A.S.D. “La
Sorgente”, si svolgerà dalla mattina del sabato al tardo
pomeriggio di domenica presso la Casa per ferie “S.
Lorenzo” in via Forchia, 1 sul Monte Prat a Forgaria del
Friuli. Info Marco 329 2781520, [email protected]
17-18 sabato e domenica
Seminario: le costellazioni familiari
con la dottoressa Ylenia Harrison psicologa presso
“La Via del Guerriero” via Lung’Ausa 11 Cervignano.
E’ necessaria l’iscrizione. Info Cristiana 349 8606782,
www.cristianascoppetta.it
23 venerdì
ingresso libero
La nuova medicina del dottor Hamer
Perché alcune persone si ammalano ed altre no?
Relatrice C.Scoppetta. Ore 20.30 presso il centro
Diabasi, viale Tricesimo 103. Info 349 8606782, www.
cristianascoppetta.it, 0432 470057, www.diabasi.it
23 venerdì
ingresso libero
Come cucinare le erbe selvatiche
Incontro con Maria Luisa Castelletti, biologa erborista,
alle ore 20.30 alla Bioteca in via Villa Glori 41.
della Carnia alla ricerca dell’Illuminazione, la
consapevolezza della propria natura infinita ed
illimitata. Un’esperienza forte ed intensa, in grado di
trasformare in profondità e ridare pace e serenità. Info
Giacomo Bo 0432 728071, www.ricerchedivita.it
Guarigione ed autoguarigione
Pranic Healing: per conoscere, sentire, utilizzare le
energie sottili per il benessere tuo e dei tuoi cari.
Prossimi corsi: Valli Natisone 3-4 maggio; Pasian di
Prato 17-18 maggio. Info 328 8071323.
Trattamenti di bio-energetica taoista
Su appuntamento da Diabasi in viale Tricesimo 103,
trattamenti individuali efficaci per: combattere stress,
ansia, malessere, tensioni; trovare un equilibrio
energetico psico-fisico ed emozionale; rilassarsi, star
bene con sé stessi e gli altri. Info 349 8606782,
www.cristianascoppetta.it
La primavera del colore
Ecolabio fino al 10 maggio promuove le vernici e
pitture naturali Durga con uno sconto del 15%.
Troverete pitture murali per interni ed esterni,
trattamenti per legno, pietra, cotto, metallo, detergenti
e cere. Ecolabio a Gemona (Ud), Via Lessi 70.
Info 0432 983377.
Mi prendo le mie responsabilita
Un percorso di terapia di gruppo verso l’incontro del
proprio vero SE’, per portare in luce l’amore, migliorare
le relazioni, diventare responsabili della propria vita.
Conduce Miten Veniero Galvagni, con metodologie
orientate al benessere psicofisico e spirituale. Info
AIET, Annitya 338 9458627. Date corso 17 e 18
maggio. Iscrizioni entro 10 maggio
Gorizia
1 domenica
Medianità
L’Associazione Tra Cielo e Terra propone a Udine
un seminario esperienziale di Medianità. Relatrice
Stefania Croce. Info 349 8901350.
Shamballa la via del guerriero
La via che porta a diventare guerrieri in modo
autentico. Orari 9-12 14-17 presso Centro
d’ascensione Sanat Kumara a Ronchi dei Legionari.
Info Paola 338 6195442.
24 sabato
4 domenica
da venerdì 23 a domenica 25
ingresso libero
Scuola di Counseling
Presentazione del triennio 2008/2010 della Scuola di
Counseling ad indirizzo sitemico/transpersonale: ore
18,30 in Via Canova, 13 a Feletto. Info 335 5977306,
www.ilmutamento.it
I sogni natura e cause
Cosa accade veramente quando si dorme. Orari 9-12
14-17 presso Centro d’ascensione Sanat Kumara a
Ronchi dei Legionari. Info Paola 338 6195442.
30 venerdì
Le erbe alimentari della nostra Terra
Incontro con Tonino Danelutto, farmacista e direttore
scientifico dell’orto botanico di Zuglio, alle ore 20.30
alla Bioteca in via Villa Glori 41.
Salute naturale - il nuovo libro di...
Giacomo e Nadia Bo sarà presentato dall’autore
presso l’ass.ne Alabath via Duca d’Aosta 40 a
Monfalcone, ore 20.30. Un occasione per parlare di
salute, alimentazione e stile di vita. Info 0481 43164.
da sabato 31 a lunedì 2 giugno
Satya Istituto di Yoga
ingresso libero
Intensivo di illuminazione
Uno straordinario ritiro di meditazione sulle alpi
23 venerdì
ingresso libero
A Gorizia: Corsi di yoga evolutivo il lunedì dalle ore 9
alle ore 10.30 ed il martedì dalle ore 17,30 alle ore 19.
Inizio lunedì 7 aprile 2008. Corso di qigong (ginnastica
tradizionale cinese) il giovedì, dalle ore 17.30 alle ore
18.30. Inizio giovedì 3 aprile 2008, presso la palestra
Spazio via Marega 26 Lucinico. Info 0481 32990. A
Monfalcone Corsi di yoga evolutivo, ogni lunedì e
mercoledì dalle ore 18 alle ore 19.30 e dalle ore 20 alle
ore 21.30 presso la Casa Albergo di via Crociera 14;
inizio mercoledì 2 aprile 2008. Info 0481 32990.
Fuori Regione
9-11 da venerdì a domenica
Theta Healing base
la tecnica meditativa che permette, attraverso il
mantenimento dell’onda cerebrale theta, di creare
cambiamenti sui vari livelli di convinzione e sui vari
piani percettivi- Cortina.
Info Giulio Barocco 320 6651584.
da sabato 31 a mercoledì 4 giugno
Vacanza depurativa salutista
Con la possibilità di rimanere parte del periodo. A
30 min. da Trieste, in una splendida baia protetta
dall’Unesco. Spiaggia, 2 piscine con acqua
termale, passeggiate nei sentieri e lungo il mare,
camminate Nordic-Walker con guida. Disegno,
massaggi, riflessologia, cataplasmi di Argilla, getti
alternati metodo Abate Kneipp. La depurazione
consiste nell’assumere tisane, decotti, integratori,
spremute. Per chi sceglie di mangiare in ristorante
pasti vegetariani. Ancora pochissimi posti. Info 393
4242113, 0481 42113.
Vacanze sull’isola di Unije (Croazia)
Unije è un’isola incontaminata dove non circolano
automobili. Alimentazione biologica, corsi, escursioni
in barca a vela. Dal 20 al 30 giugno con L’Arnia di
piazza Goldoni 5. Info 040 660805.
Escursioni
18 domenica
Yoga e natura
Escursione con Franco Salvi dell’Institute of Yogic
Culture. Informazioni e adesioni in segreteria. Info 040
635718, [email protected]
24 sabato
Spiagge pulite con Legambiente
il circolo Verdeazzurro di Trieste, in occasione della
campagna nazionale “Spiagge e Fondali puliti”,
organizza la pulizia della spiaggia presso il porticciolo
di Cannovella de’ Zoppoli sabato 24 maggio alle ore
10. Legambiente mette a disposizione tutto il materiale
necessario alla rimozione dei rifiuti. La manifestazione,
che è patrocinata dal Comune di Duino Aurisina, e’
aperta alla partecipazione di tutti gli amanti del mare,
dell’ambiente, del proprio territorio. Info 366 3430369,
[email protected], www.legambiente.it
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Trieste, via Corti 2 - tel. 040 9990006
da martedì a sabato 10-13 e 15.30-19.30
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