n. 136 maggio 2008 distribuzione gratuita il mensile del vivere naturale TROPPO POTERE PER UN UOMO SOLO INFRASTRUTTURE “A PRESCINDERE” ANCORA Là, DOVE TUTTO è COMINCIATO BELNIAK ADAM TI RICORDO APPUNTAMENTI DI maggio Questo numero è dedicato, nel XXX anniversario della morte, alla memoria di Aldo Moro e degli uomini della sua scorta: Oreste Leonardi, Domenico Riccio, Giulio Rivera, Raffaele Iozzino e Francesco Zizzi, caduti nella difesa delle ragioni della democrazia e dei valori della nostra Costituzione contro la violenza del terrorismo Questo giornale è stato realizzato da un gruppo di esseri umani non infallibili, che cercano di scoprire cosa è successo nel mondo, spesso interrogando altre persone che a volte sono riluttanti a parlare, a volte oppongono un deciso ostruzionismo e in altre occasioni parlano troppo. I costi di Konrad sono interamente ricoperti dagli annunci e dalle inserzioni esplicitamente pubblicitarie. Ma la sua uscita sarebbe impossibile se tutta la redazione (direttore compreso) non collaborasse gratuitamente. http://konradblog.blog.kataweb.it n. 136 maggio 2008 SOMMARIO 4 Troppo potere per un uomo solo 5 Infrastrutture “a prescindere 6 Ancora là, dove tutto è cominciato 8 La frittata 9 Lettere triestine 10Tibet, un paese che incanta 12Libri 14Belniak Adam ti ricordo 18Malattie, prevenzione e stile di vita 19Evidenze scientifiche... 20Trasporti e ambiente 21Delitti ignorati 22Cinema 23Teatri di confine 24Precisazione di Zigrino 25Shalom Musica 26Il tovagliolo 27Appuntamenti di maggio Mensile di informazione di Naturalcubo s.n.c. Redatto dall’Associazione Konrad Fax 1782090961 [email protected] www.konradnews.it Aut. Trib. di Udine n. 485 del 5/9/80 Aut. fil. di Trieste Direttore editoriale Roberto Valerio Direttore responsabile Luciano Comida Pubblicità Alex Cibin cell. 340 4000934 [email protected] Hanno collaborato: Giulio Barocco Giacomo e Nadia Bo Silvia Cappelli Davide Casali Walter Chiereghin Michele Colucci Stefano Crisafulli Sergio Franco Davide Laugelli Alessandro Lombardo Giulia Massolino Luisella Pacco Dario Predonzan Daniele Riva Gianni Ursini lettere al direttore [email protected] Stamattina c’era un bel sole, un cielo terso. Sapeva di primavera. Non per una parte di questa bellissima città. Ancora una volta siamo costretti a vedere un atto di vandalismo istituzionalizzato. Come dice il Codice Penale, reati di devastazione e danneggiamento sono stati perpetrati nell’area dell’ex-ospedale infettivi della Maddalena. Un parco che risale agli inizi del ‘900, una fila di alberi che sovrastava la cinta muraria del comprensorio, che evidentemente erano di ingombro per il nuovo progetto di reimpiego dello spazio. Arbusti, ippocastani centenari, alcuni frassini e così via. Via per far largo a un progetto di cementificazione che non poteva lasciare sopravvivere alcuna specie vivente. Compresi gli olivi per la pace donati nel 2000. Quando si parla di “esigenze di quartiere”, si continua a parlare di spazi commerciali: non c’è nessuna capacità né volontà di includere spazi aperti e verdi di socialità o di calcolare banalmente piccole quote di ricambio di CO2. Un’area, quella della Maddalena, chiusa da cancelli prima, inaccessibile ma sempre lì, che qualcuno domani ridarà alla cittadinanza in una nuova confezione che abbiamo il sospetto puzzerà di nuovo e di plastica, come abbiamo visto capitare altrove, in altre piazze cittadine. “Atti vandalici” vengono definiti i graffiti sui muri da una cultura perbenista. E questa barbarie come possiamo definirla? Giorgia Abbiamo ricevuto questa e altre lettere, telefonate e email di lettrici e lettori allarmati e arrabbiati che più o meno dicono “ehi! Alla Maddalena sta accadendo qualcosa di brutto. Stanno tagliando tutti gli alberi. Mi sa che è in corso un’operazione di speculazione edlizia. Legalizzata oppure no, consentita dalle carte bollate oppure no, che vantaggio darà ai cittadini? Non ci sarà mica ancora un altro centro commerciale? Se ne sentiva proprio il bisogno urgentissimo? Oppure costruiranno delle palazzine residenziali? E chi ci guadagna?” Proprio perchè condividiamo queste perplessità, ci poniamo le stesse domande. Ci studieremo l’Accordo di programma di un paio di anni fa, la documentazione relativa ai sito dell’ex-ospedale Maddalena e gli elaborati del progetto, parleremo con delle persone, faremo domande, cercheremo di capire meglio. E poi ve lo racconteremo. Luciano Comida http://lucianocomida.blog.kataweb.it Foto di copertina: Roberto Valente Il rinvenimento del giornale in luoghi non autorizzati non é di responsabilità dell’editore. Grafica e stampa: Tip. Villaggio del Fanciullo Opicina - Trieste [email protected] è vietata la riproduzione e l’utilizzazione esterna del materiale qui pubblicato, salvo espressa autorizzazione scritta dell’Editore. Tiratura di questo numero 20.000 copie Stampato su carta riciclata Konrad non é responsabile della mancata pubblicazione degli annunci o di eventuali inesattezze. Konrad inoltre non si assume la responsabilità dei contenuti degli annunci e degli spazi pubblicitari. Informativa sulla legge che tutela la privacy. In conformità della legge 675/96 sarà nostra cura inserire nell’archivio informatico della redazione i dati personali forniti, garantendone la massima riservatezza e utilizzandoli unicamente per l’invio del giornale. Ai sensi dell’art. 13 della legge 675/96 i dati potranno essere cancellati dietro semplice richiesta da inviare alla redazione. Puoi scaricare il Konrad in formato pdf dal sito: www.konradnews.it troppo potere per un uomo solo Un nuovo giro di giostra con vecchi cavallini Silvio Berlusconi Konrad maggio 2008 Il terremoto elettorale che ha ridisegnato il Parlamento italiano si presta a una serie di considerazioni delle quali, ben più autorevolmente di come possiamo ambire a fare noi, ci hanno difatti sommerso i commentatori politici che hanno analizzato la situazione nuova che si è venuta a determinare in conseguenza del voto del 13 e 14 aprile. Anche supportato da una legge elettorale demenziale, il successo della destra assume un’assolutezza che risulta ancora più inquietante per la natura delle formazioni politiche che si sono coalizzate per vincere, come clamorosamente sono riuscite a fare, la tornata elettorale e che rischiano di trasformare in regime (ebbene sì, imprudentemente adoperiamo la cattiva parola) un’esperienza politica che travalica le contingenze per ridisegnare per molti anni il panorama politico e sociale del Paese. Tralasciamo parzialmente le cause per valutarne gli effetti. Dei due schieramenti che si sono fronteggiati nella campagna elettorale sono rinvenibili assai flebili affinità: da un lato un partito, dall’altro una coalizione, innanzitutto. Un partito, per di più, formato dal confluire, attraverso un processo durato anni, di forze storicamente radicate nell’humus della politica italiana, con ascendenze “nobili” che risalgono al CLN e alla Costituente e, quel che più conta, coagulate attorno a una leadership democraticamente voluta dai propri iscritti e dai simpatizzanti. Il primo caso, anzi, di un leader politico investito della sua autorità da una consultazione popolare che ha visto la mobilitazione di oltre tre milioni e mezzo di elettori. Dall’altra parte, una coalizione che si è costituita in un paio di giorni, autocraticamente chiamata a raccolta dal predellino di una Mercedes in piazza San Babila dal leader naturale, l’ideatore e patron del partito maggiore della coalizione. Tutti i partiti della coalizione medesima, inoltre, sono nati fuori dell’arco di quelli che hanno scritto la Carta costituzionale, mentre il leader dello schieramento si è auto-incoronato, essendo il partito di maggioranza relativa una sua creazione, costruita a tavolino con tecniche più proprie del marketing che della democrazia interna a una formazione politica. Sembrano, ma forse non sono, considerazioni banali. Non lo sono perché dalla natura delle forze che eserciteranno, per un periodo che esse si augurano almeno quinquennale, il potere legislativo e quello esecutivo si possono desumere alcuni dei tratti di quello che sarà il panorama politico che si cercherà di affermare e di consolidare. E gettare un’occhiata, per quanto ora si può fare, su tale panorama non risulta tanto tranquillizzante, ove si pensi alla divaricazione nella concezione stessa dello Stato che esiste tra AN e Lega, ove si pensi, soprattutto, alla straordinaria concentrazione nelle mani di un solo uomo di un potere sterminato, estendendosi da quello del suo personale patrimonio, al vertice del governo, al controllo della funzione legislativa del Parlamento, alla rete di interessi economici, alla posizione di monopolista dell’informazione televisiva, a quella derivante dalla proprietà della maggiore Casa editrice italiana, a quella derivante dal controllo di una vasta rete di giornali e periodici, a quella del ruolo determinante sulla televisione pubblica (che incidentalmente costituisce l’unico “concorrente” delle sue stesse televisioni). Si dirà che sono argomentazioni vecchie, ma il fatto che permanga tuttora irrisolto il nodo cruciale del conflitto di interessi rimane, come un macigno, al crocevia di ogni ragionamento. Dell’uso che, nella precedente occasione di governo, è stato fatto della straordinaria concentrazione di potere nelle mani di un solo individuo siamo ormai esperti: i guai giudiziari dribblati con specifici provvedimenti legislativi, per sé o per i propri sodali, l’indebolimento della funzione e del ruolo della televisione pubblica, l’ingerenza all’interno di essa fino all’incredibile (in una democrazia dovrebbe esserlo) editto bulgaro col quale si sono allontanati dalla RAI Biagi e Santoro. Il tutto in una salsa populista, per cui l’essere eletto dal popolo mandava assolti da ogni altro possibile giudizio. E poi i risultati. L’ottantacinque per cento del “contratto con gli Italiani” disatteso, una laboriosa riforma istituzionale bocciata dal referendum confermativo, la situazione economica lasciata in eredità al governo di Romano Prodi. Dulcis in fundo, la legge elettorale imposta nelle ultime settimane di legislatura, contro il parere della minoranza parlamentare, che pure in materia di determinazione delle regole avrebbe diritto di dire la sua. I risultati di quella legge scellerata, che hanno determinato l’ingovernabilità nella legislatura appena conclusa, offrono stavolta una possibilità di governare alla coalizione che l’ha varata e mantenuta ostinatamente in vita. Si tratta di una legge palesemente antidemocratica, che affida alle oligarchie dei partiti (quando non si tratti addirittura di monarchie) la possibilità di scegliere d’autorità la composizione dei gruppi parlamentari, sottraendola ai cittadini che sono stati espropriati del diritto di scegliersi i propri rappresentanti mediante il voto di preferenza o la scelta nei collegi uninominali. Un sistema proporzionale col premio di maggioranza e liste bloccate, se non è un modello di democrazia avanzata, se è il contrario di quanto sancito con i referendum popolari, è tuttavia quanto di più congeniale può esservi per chi intenda gestire la cosa pubblica come gestisce le sue aziende, cooptando la classe dirigente per motu proprio. Forse c’è un vizio nemmeno occulto nella democrazia italiana, se può darsi la concentrazione di un così sterminato potere nelle mani di un uomo solo. Primavera carsica Il narciso (Narcissus radiiflorus), elegante e profumata “amarillidacea” dalla vistosa fioritura, rappresenta il simbolo della primavera carsica, splendidamente cantata nella sue opere dal poeta Julius Kugy. Tanta bellezza ha portato il narciso quasi alla scomparsa sul Carso in seguito alla raccolta indiscriminata di bulbi ed assi fiorali. Inserito fin dal 1981 nell’elenco delle specie di flora spontanea particolarmente protette dalla normativa regionale, oggi sta lentamente tornando ad abbellire le praterie ed i boschi freschi del Carso. Nonostante la vigilanza ambientale e le sanzioni elevate per la raccolta, il narciso rimane una specie ad alto rischio, come testimonia lo stesso soggetto dell’immagine, scomparso assieme al bulbo e a molti altri narcisi dei dintorni, il giorno dopo lo scatto. Per salvare la nostra preziosa flora spontanea, oltre al rispetto delle leggi, è fondamentale la sensibilizzazione di chi è ospite nell’ambiente naturale, promuovendo la cultura della conoscenza dei delicati equilibri della “Natura”. L’invito vuole essere all’osservazione attenta e consapevole cogliendo l’attimo con un’immagine fotografica o con un disegno o… fissandolo semplicemente nei nostri ricordi. Roberto Valenti Walter Chiereghin infrastrutture “a prescindere” Le ultime puntate telenovela sulla TAV in Friuli Venezia Giulia Incontrando a Porpetto – in piena campagna elettorale - il sindaco e alcuni comitati “No TAV”, Riccardo Illy aveva proposto un confronto pubblico tra tecnici, economisti ed esperti dei trasporti sulla linea ferroviaria ad alta velocità prevista tra Venezia e Trieste (con prosecuzione verso Lubiana ed il confine ucraino). Confronto che avrebbe dovuto essere promosso e moderato – secondo Illy - da un soggetto “terzo”, quale il Comitato promotore Transpadana. Purtroppo il Comitato Transpadana non è affatto terzo, trattandosi di Konrad maggio 2008 un’organizzazione (a suo tempo presieduta proprio da Illy) nata per promuovere appunto la realizzazione di linee ad alta velocità nel Nord Italia. Malgrado ciò, pare che i comitati abbiano molto apprezzato l’offerta. L’episodio è, non di meno, emblematico di un certo modo di rapportarsi della politica con il problema delle grandi opere infrastrutturali. Le quali opere, in significativa e non certo casuale sintonia con le posizioni di Confidustria, vengono assunte come dogmi indiscutibili dai leader dei principali schieramenti, al di là di qualsiasi considerazione e di qualsiasi analisi critica sul merito. S’hanno da fare “a prescindere”, punto e basta. Nessuna meraviglia, quindi, che sia Illy sia Tondo (come, a livello nazionale, Veltroni e Berlusconi), abbiano dato per scontato che la TAV si debba fare al più presto, salvo concedere – ben che vada - alle voci critiche spazi di “confronto” illusori o taroccati. Se questa è democrazia… Dopo di che, naturalmente, si gioca sulle cifre “per insempiar la gente”. “Alta velocità completamente finanziata”, esultava ad esempio in marzo sulla stampa l’ormai ex-assessore regionale alle infrastrutture Sonego, riferendosi all’approvazione, da parte del Parlamento, del Contratto di programma 2008 tra lo Stato e RFI, che stanzia tra l’altro 22 milioni di Euro per la progettazione della linea TAV Trieste-Divaccia e 24 milioni per la Ronchi—Trieste. Con l’aggiunta dei 74,7 milioni del contributo europeo, saranno quindi disponibili in totale 120,7 milioni di euro, per le tratte da Ronchi a Divaccia, ma solo per la progettazione. Giova ricordare che il costo complessivo della Venezia – Trieste era stimato dall’allora ministro per le Infrastrutture, Di Pietro (nel documento sulle infrastrutture “strategiche” divulgato nel novembre 2006), pari a 6.129 milioni di Euro, comprensivi di progettazioni e costruzione. Di questi ne erano allora disponibili soltanto 48,4. Per la TriesteDivaccia, le stime sui costi non sono state invece finora divulgate. Il Contratto di programma 2008 aggiunge quindi, in sostanza, altri 48 milioni per le progettazioni della Venezia –Trieste, ai 48,4 dichiarati da Di Pietro. In totale fanno 96,4 milioni, cioè l’1,57 per cento (!) dei 6.129 complessivi. Ne rimangono perciò 6.032,6 da reperire, per l’effettiva costruzione dell’opera. Più un numero imprecisato di miliardi di euro per la Trieste-Divaccia. Più altri miliardi di euro per l’ulteriore prosecuzione verso est (trattandosi infatti del “Corridoio 5” Lisbona – Kiev, la nuova linea dovrebbe arrivare almeno fino al confine ucraino). Da dove possano arrivare risorse di tale entità, e quando, non è dato sapere. Men che meno si comprende quanti anni occorrerebbero, ammesso di riuscire a trovare i soldi, per portare a compimento l’opera: c’è di mezzo il problemino rappresentato dall’attraversamento in tripla galleria dell’altopiano carsico da Monfalcone a Divaccia (oltre 50 km in un sottosuolo in gran parte ignoto). Complicazioni ed imprevisti di natura geologica ed ambientale sono tutt’altro che improbabili e sono stati ripetutamente denunciati, non soltanto dagli ambientalisti. La realtà appare quindi alquanto lontana dal trionfale annuncio soneghiano, mentre del tutto fuori della realtà appaiono i dieci anni di lavori preconizzati da Illy per il completamento dell’opera. Si continua poi a spacciare la nuova infrastruttura come linea ad “alta capacità” destinata al traffico misto, passeggeri e merci, senza che nessuno si preoccupi di spiegare in che modo treni merci lenti possano convivere sugli stessi binari con treni passeggeri ad alta velocità (da 250 km/h e oltre). Non è certo un caso che, ad esempio, le linee TAV francesi e spagnole siano riservate esclusivamente al traffico passeggeri. Né viene spiegato perché ci si ostini a parlare di alta velocità – e progettarla - sul tratto italiano della linea, quando è noto che il Piano strategico di sviluppo territoriale della Repubblica di Slovenia prevede un rinnovato sistema ferroviario (in cui l’ammodernamento delle linee esistenti convive con la costruzione di nuove tratte), ma con velocità di progetto massima pari a 160 km/h. In sostanza si chiede ai cittadini un atto di fede nella capacità taumaturgica della nuova infrastruttura (se e quando sarà stata realizzata), di assorbire – di per sé sola – “quote importanti” di traffico merci su rotaia. Quanto importanti, non è dato sapere. Il fatto è che l’unica analisi “strategica” sul Corridoio 5, rimane a tutt’oggi quella (reperibile anche nel sito internet della Regione) commissionata alla società Scott Wilson Business Consultancy dall’Iniziativa Centroeuropea. Questo studio, da un lato prevede il completamento dell’intera linea TAV Lione-confine ucraino entro il 2015 (cosa che neppure i più sfrenati ottimisti osano sussurrare). Dall’altro lato, Scott Wilson dà per scontato che il volume complessivo del traffico merci su strada crescerebbe comunque in misura consistente, anche dopo un trentennio dall’entrata in servizio della nuova ferrovia: da circa 166 milioni di tonn/km nel 2015 a 263 milioni nel 2045 (un aumento del 60 per cento), mentre nello scenario “senza TAV” le merci su gomma crescerebbero da 174 a 275 milioni di tonn/km (più 62 per cento). E sì che di interventi molto più semplici, meno costosi e ambientalmente meno invasivi, di ammodernamento delle linee esistenti, se ne potrebbero fare tanti e subito, per aumentare la capacità attrattiva del trasporto su ferro rispetto alla gomma: il raddoppio della linea Udine-Cervignano, il binario (6 km!) tra i porti di Trieste e Capodistria, gli interventi impiantistici per l’aumento (da 180 a 250 treni/giorno) della capacità sulla Venezia-Trieste, ecc. Senza contare che il problema vero, in Italia, non sono tanto le carenze infrastrutturali, quanto quelle organizzative dei gestori e gli inammissibili squilibri normativi e tariffari a favore del trasporto su gomma. Non è certo un caso, infatti, se le linee ferroviarie esistenti in Friuli Venezia Giulia - e lo scalo di Cervignano - sono utilizzate oggi molto al di sotto della loro capacità. Intanto però, la gran parte dei politici continua a ripetere il mantra, che non riguarda soltanto la TAV ma le infrastrutture nel loro complesso, sulle quali si dice (e non è vero) che l’Italia “è ferma da trent’anni”. Ecco quindi che accanto alla TAV Dario Predonzan ancora là, da dove tutto è cominciato Il nostro incontro con Boris Pahor da sinistra: Lorenza Rega, Maria Pirjevec, Boris Pahor, Walter Chiereghin, Francesco Peroni Konrad maggio 2008 Walter, perché non vuoi scrivere tu il pezzo sull’incontro pubblico con Boris Pahor dello scorso 28 marzo? Per una questione di decenza: io ero sul palco vicino a lui, gli ho rivolto le domande cui egli ha risposto con la consueta verve e chiarezza; il fascicolo che abbiamo distribuito al pubblico, il supplemento al numero di marzo che è andato subito esaurito, si compone in buona parte di miei articoli… come vuoi che sia io a scrivere la cronaca di quell’incontro? Forse stavolta hai ragione. Però non posso farlo io, che purtroppo ero assente, quella sera. Assente giustificato. Ho spiegato al pubblico le ragioni per le quali non c’eri, prima ancora che Pahor entrasse in sala. Non avrai parlato del modo in cui mi sono rotto la costola, spero! Figurati! Ho il massimo rispetto per la tua privacy… Allora, vuoi dirmi com’è andata? Certo non immaginava nessuno, fra noi di Konrad, nemmeno i più ottimisti, mentre si preparava l’incontro, che l’aula magna della Scuola di Lingue avesse finito per riempirsi così tanto di persone da dover aggiungere due file di seggiole, e ancora che la gente finisse con l’assieparsi in piedi in fondo alla grande sala e lungo le pareti, ancor prima dell’orario stabilito. Pure, nel giro di un quarto d’ora, il miracolo si realizzò e quando entrò l’anziano scrittore, annunciato da me che ero già sul palco, fu accolto da un fragoroso applauso di saluto. Devo dire che mi ha realmente toccato il calore di quel saluto: credo che ripaghi Pahor della disattenzione della quale per tanti anni è stato oggetto nella sua città, che è anche la nostra, e in genere in tutta Italia. Era presente il Magnifico Rettore? Non solo era presente, come aveva richiesto egli stesso di essere, ma devo dire che il suo saluto è stato assai poco un discorso di circostanza: lui stesso ha evidenziato quanto poco si accordasse il ruolo istituzionale con la sua personale sensibilità, in quanto ammiratore di Boris Pahor, da cui è derivata la sua adesione veramente entusiastica all’evento che avevamo messo in cantiere. Peroni ha poi rilevato il valore simbolico della scelta dell’edificio che ci ospitava, quella che adesso è la Scuola Superiore di Lingue, ma che per Pahor e per gli sloveni triestini è stata, in conseguenza dell’incendio ad opera dei fascisti nel ’20, l’episodio doloroso che ha dato inizio a ogni tragica vicenda che ad esso è seguita. Da buon giurista, inoltre, Peroni ha notato come quel nostro incontro con lo scrittore fosse da considerarsi una delle celebrazioni che l’Università intende promuovere per il sessantennio della Costituzione, i cui valori e principi ispiratori sono quanto di più corrispondente alla “drammatica indicibile esperienza di Boris Pahor”. Un saluto, come vedi, tutt’altro che formale e che lo stesso Rettore ha definito pieno di gratitudine e persino di affetto. E il resto di questa parte “istituzionale”, com’è andato? In sintonia con l’inizio. Pensa che la professoressa Rega, la Preside della Scuola che ci ospitava, ha letto il suo saluto in sloveno… Ah, si occupa di lingue slave? Macché! Insegna lingua tedesca; per questo è stato un gesto di squisita cortesia. È stata anche una nota di viva simpatia, mi pare, che ovviamente lo stesso Pahor ha decisamente apprezzato. E la relazione della professoressa Pirjavec? Ha parlato della produzione letteraria di Pahor, in maniera molto esaustiva, anche considerato che tale produzione è molto vasta e articolata dal punto di vista dei temi e dei generi. Per quanto, come la stessa Pirjavec ha affermato, sia rinvenibile in essa un nucleo fondante e presente in ogni sua opera, ossia la centralità del problema della libertà dell’Uomo; tutte le variazioni che Pahor ha inteso rappresentare sono basate su questo nocciolo essenziale del suo agire personale e del suo agire letterario. Del resto la professoressa è stata così gentile da inviarmi una copia della sua lezione, che se credi posso girarti. Inoltre il testo sarà anche pubblicato su Metodi & Ricerche, una rivista specializzata di studi regionali. E l’intervista a Pahor, che doveva essere ovviamente la parte centrale dell’incontro? Anche la cosa più attesa dal pubblico, ovviamente. Io ho cercato di limitare al minimo lo spazio delle domande, e del resto il fluire del discorso di Pahor, che spesso si esercita in divagazioni, ricordi e considerazioni assai al di là della domanda che gli viene posta, ci ha consentito di conseguire l’obiettivo che ci eravamo prefissati, cioè di far conoscere questo personaggio straordinario al nostro pubblico. Ho iniziato io a porre venerdì 28 marzo 2008 le domande, cercando di mantenere un filo conduttore cronologico, andando cioè dalle sue esperienze più antiche via via fino al suo oggi. Per quanto almeno la complessità delle risposte mi consentivano di fare. Ho iniziato, ovviamente, dal luogo in cui eravamo, dall’incendio del Narodni Dom del 13 luglio del 1920, di cui Pahor è uno dei pochi testimoni INCONTRO CON BORIS PAHOR viventi. La risposta ha SREčANJE Z BORISOM PAHORJEM rievocato quella scena terribile cui lui, bambino di sette anni, aveva Locandina della personalmente assistito: le fiamme che manifestazione uscivano da ogni finestra, i fascisti che del 28 marzo 2008 danzavano come selvaggi attorno a quel rogo, le manichette dei pompieri tagliate per impedire lo spegnimento. Confermando quanto aveva detto poco prima la Pirjevec parlando del suo racconto Il rogo nel porto, quella rievocazione gli faceva ripercorrere lo sbigottimento del fanciullo che non capiva (e come avrebbe potuto?) quanto sotto i suoi occhi stava avvenendo, come del resto non poteva comprendere il divieto di adoperare la sua lingua, questa mostruosità normativa che connotò tutta la sua infanzia, quando, come ha ripetuto anche l’altra sera, non riusciva più a immaginare un futuro per sé. Hai fatto molto bene a incaponirti nel voler tenere proprio in quell’aula la manifestazione. Pahor, al suo solito, avrà risposto assai diffusamente alle domande che gli venivano rivolte, immagino? Tanto da poter difficilmente essere riassunte in poche parole: nelle sue Konrad maggio 2008 risposte confluivano una quantità di fatti, di rievocazioni di memorie personali e collettive di cui è difficile dar conto succintamente. Del resto si tratta dell’esposizione di fatti e circostanze che coprono quasi un secolo intero e sarebbe fatale che così fosse, anche se la vita di Pahor non fosse così straordinaria come invece è stata. Dai ricordi dell’infanzia, il padre che vendeva burro in Ponte Rosso, la madre cuoca, il suo insuccesso scolastico quando ha dovuto abbandonare, ancora alle elementari, la lingua materna, l’umiliazione di essere denigrato e pubblicamente umiliato per la sua difficoltà nell’esprimersi in una lingua non sua, poi gli anni del seminario, l’incontro con sloveni e croati, la comprensione e il riappropriarsi della propria identità nazionale, gli studi fortunosamente portati a compimento durante il servizio militare, gli incontri con personalità che molto hanno contato nella sua formazione. Come far stare tutte queste cose nello spazio di un articolo? Disponiamo però della registrazione dell’intera manifestazione e mi piacerebbe trovare il modo per trascriverla. Non è detto che prima o poi non ci riesca di farlo: ne verrebbe fuori un libretto certamente non inutile. L’incontro che abbiamo organizzato era anche per festeggiare, assieme al ventennale di Konrad, la pubblicazione di Necropoli in italiano ad opera dell’editore Fazi. Ne avrete ovviamente parlato diffusamente. Si è trattato, logicamente, della parte centrale della nostra conversazione. Era palpabilmente percepibile l’attenzione del pubblico, particolarmente quando Pahor parlava, col suo tono colloquiale, dell’orrore del campo di sterminio, riferendo episodi e circostanze, profili di personaggi e dettagli della vita nel campo, nei diversi campi anzi per i quali è passato nella sua detenzione. Erano tutte cose che più volte ho sentito dalla sua voce, che tra l’altro ho riletto a febbraio per preparare la recensione di Necropoli che abbiamo pubblicato nel nostro numero di marzo, ma devo dirti che il risentirle è ogni volta evocativo di un’emozione profonda, anche perché Pahor riesce a parlarne senza nessuna indulgenza a una facile retorica, senza ricercare una forma ad effetto, preoccupato, come sempre è, di non alterare in alcun modo i fatti per come lui gli ha vissuti direttamente. Bene, allora. Sei giustamente soddisfatto per com’è andata, mi pare. Sai, per noi di Konrad si è trattato di un “battesimo del fuoco”: è stata la prima manifestazione pubblica che abbiamo organizzato e farla su un argomento così impegnativo per le molte implicazioni che gli argomenti trattati rivestono nella ricostruzione della nostra storia recente, per la complessità umana e letteraria dell’autore che abbiamo presentato, per quanto la sua conoscenza aggiunge alla valutazione anche del nostro presente è stata davvero un’operazione delicata. Il successo della partecipazione del pubblico è stato un riconoscimento davvero importante. Del resto, la qualità del personaggio che abbiamo presentato era una garanzia già in partenza. Qualcosa che ti rimproveri? Non mi sono ricordato di ringraziare quanti, al di là di quelli che erano presenti con me sul palco, hanno reso possibile la manifestazione: il contributo del Credito Cooperativo del Carso, la disponibilità del personale dell’Università, particolarmente quella della signora Rossana Stranieri. Puoi rimediare ora, sul giornale. Difatti, è proprio quanto stiamo facendo. Luciano Comida Robin Hood La frittata la vignetta di Colucci Caro Robin Hood, sono rimasto sconcertato dall’esito delle elezioni. Mi sembra che questa volta l’elettorato italiano abbia fatto con il proprio voto una colossale frittata. Pensi che il cittadino medio italiano riuscirà a salvarsi dalla catastrofe che incombe sul nostro Paese? Mai che qualcuno mi ponesse una domanda facile. La maggioranza degli elettori crede fermamente che la salvezza risieda nelle mani di Berlusconi, che per la seconda volta dispone in entrambi i rami del Parlamento di una schiacciante maggioranza, con la quale potrebbe far approvare in brevissimo tempo le riforme che da troppo tempo vengono promesse senza mai essere realizzate. Staremo a vedere. In attesa che il grande leader metta in pratica le sue promesse, il cittadino medio può cercare di cavarsela con un pizzico di cattiveria, molta pazienza, zero illusioni e tanta buona volontà. Nel mio piccolo, rinnovo alcuni consigli di sopravvivenza: Indebitarsi soltanto per investire in beni Konrad maggio 2008 durevoli, come la casa di abitazione, ma facendo prima un’ approfondita analisi di più offerte, e mettendo in concorrenza tra di loro molte banche. Evitare con ogni mezzo gli intermediari, gli agenti immobiliari, i produttori finanziari. Chiedere piuttosto una consulenza a un avvocato o a un commercialista, costerà di meno e farà gli interessi del proprio cliente. Rifuggire come la peste da ogni tipo di finanziaria, in particolare di quelle che fanno pubblicità in TV e con i volantini porta a porta. Non indebitarsi con la carta di credito, non rivolgersi mai agli strozzini, non fare il passo più lungo della propria gamba. Aiutare i propri figli a farsi strada nella vita, ma senza mantenerli con il rimborso a piè di lista di tutte le loro spese. Farli partecipare alla vita economica della famiglia, fargli valutare sempre le alternative per ogni passo importante della loro indipendenza (tipo: spendo 5.000 Euro per comprare lo scooter – che poi dovrò mantenere - o mi offro per 10 anni l’abbonamento rete annuale al trasporto pubblico e con quello che avanza chiamo un taxi ogni volta che devo tornare dalla discoteca?). Si potrebbe fargli comprare, lavare e stirare i calzini, a partire dal compimento della maggiore età e fino a quando non vanno ad abitare per conto proprio, chissà che non serva a temprare le giovani leve come il servizio militare di una volta. Andare il meno possibile al supermercato e al centro commerciale. Fare la spesa nei mercati rionali e nelle botteghe, fare ogni tanto una gita fuori porta in cerca delle aziende agricole che vendono direttamente i loro prodotti. Tutto quello che passa dalla grande distribuzione passa per il commercio all’ingrosso e per il trasporto, e nella catena di sant’Antonio della distribuzione e della pubblicità una bella fetta del prezzo finale di vendita ingrassa ogni tipo di mafia, legale e illegale. Non accettare supinamente i lavori sottopagati e lo sfruttamento. Iscriversi sempre alle liste di collocamento, e attraverso i canali ufficiali accettare anche qualche lavoro temporaneo che non rientra nella lista delle proprie preferenze. Ci sono migliaia di piccole aziende che non osano assumere perché temono di non poter licenziare, ma che hanno disperato bisogno di manodopera, soprattutto per gli antichi mestieri che richiedono formazione e ingegno. In queste aziende, con un po’ di pazienza, è facile inserirsi conquistando la fiducia del datore di lavoro. Diffidare di chi vuole farsi pagare in nero. Se gli riesce, lui non paga un Euro di tasse, pur usando tutte le risorse pubbliche del paese a suo favore, e chi acquista da lui risparmia forse l’IVA, ma paga per altra via con le proprie tasse, e per entrambi, il costo della pubblica amministrazione, della previdenza sociale e della sanità. Pretendere sempre dal pubblico dipendente qualità e cortesia, senza accettare passivamente l’inefficienza e la negligenza. Questi piccoli accorgimenti non bastano a salvarci la vita, ma potrebbero servire a non peggiorarla oltre misura. E poi, tutto sommato, se Veltroni avesse vinto le elezioni, per il cittadino medio nell’immediato non sarebbe cambiato poi molto; non credo proprio che si sarebbe unito agli allegri compari di Sherwood. lettere triestine Giuseppe Petronio La lezione di un maestro L’Università di Trieste ricorda Giuseppe Petronio Lunedì 5 maggio, alle 11, l’Università di Trieste onorerà un suo debito dedicando a Giuseppe Petronio l’aula magna della sede di Androna Campo Marzio n. 10. Nell’occasione verrà anche presentato e distribuito un volume edito da Palumbo, L’attività storiografica, critica, letteraria, politica di Giuseppe Petronio, che raccoglie gli interventi di alcuni suoi colleghi ed allievi in una giornata di studio a lui dedicata, celebratasi il 13 gennaio del 2005. L’evento non è di quelli che di norma vengono riportati in questa rubrica, che al solito si occupa di fornire, mediante recensioni o interviste (reali o plausibili) o riflessioni di carattere più generale, l’immagine di un autore o di un’opera legati al mondo delle lettere triestine. Di Petronio, inoltre, ci eravamo occupati in un’intervista “plausibile” solo qualche mese fa, quando avevamo adattato le nostre domande a comporre sulle sue “risposte” (tratte per la maggior parte dalla sua memoria autobiografica “Le baracche del quartiere americano”) il filo di un ragionamento su quella che è stata la sua esperienza umana e il suo lavoro. L’occasione dell’omaggio che l’Università ha inteso tributargli, tuttavia, ci stimola a tornare su quella figura che tanto ha contato, che tanto ancora continua a contare, nel panorama culturale e anche civile di questa città, come del resto è anche per molti altri luoghi, in Italia e all’estero. Le ragioni di questo interesse e quelle che ci inducono a fermare di nuovo l’attenzione dei lettori sulla figura di questo Maestro sono varie, sicuramente dettate dalla stima e anche dall’affetto che ha circondato Petronio nei lunghi anni in cui è stato Preside della Facoltà di Lettere e ancora successivamente, nei suoi frequenti ritorni in questa città, a tenere conferenze, a presiedere convegni, a incontrare amici e colleghi dell’Università o dell’Istituto Gramsci da lui presieduto. Ma oltre a tali ragioni, pure validissime, vorremmo cogliere l’occasione per evidenziare una caratteristica del modo di operare di Petronio, quella che è forse, tra le mille altre che egli ci ha indirizzate, una delle più importanti sue lezioni. La sua opera più diffusa, L’attività letteraria in Italia, è stata pubblicata nel 1964, ma ha poi subito negli anni numerosi rimaneggiamenti, al punto che egli stesso parlò di “rifacimento” nella prefazione all’edizione del 1979. Ad essa ha continuato a lavorare, per aggiornarne i contenuti al suo nuovo modo di vedere le cose, di pensare all’attività letteraria sempre più integrandola nel contesto storico e sociale nel quale si era prodotta e quindi sempre più adeguandola a quanto la realtà, di fatto e culturale, gli veniva proponendo, in una costante attività di riesame critico, consapevole del fatto che il continuo modificarsi del panorama induce a pensare ogni lavoro dello studioso come costantemente in fieri, bisognevole di una continua verifica e, quando necessario, di una revisione anche radicale. Questo atteggiamento culturale, la coscienza della caducità delle convenzioni, della transitorietà dei giudizi sono indice di un’umiltà dell’intellettuale che non esita a mettersi continuamente in gioco, a riformulare bilanci, come egli diceva, pur nella coerenza etica con alcune scelte di fondo. La sua semplicità è figlia della vastità della sua comprensione del fenomeno letterario, il che gli consentì, soprattutto negli ultimi anni, di essere un divulgatore della propria disciplina, sempre al massimo livello di rigore scientifico, ma al contempo esibendo una prosa, una piacevole scorrevolezza del discorso facilmente comprensibili da moltissimi, se non proprio da tutti. La sua scelta di raccontare in forma narrativa i processi storici che costituiscono contesto e presupposto della creazione poetica e letteraria si è esercitata proprio negli anni in cui la specializzazione degli studi e delle metodologie finiva spesso per isterilire la spiegazione del fatto letterario relegando il dibattito all’interno di recinti paludati ed autoreferenziali, mentre invece lui andava a cercare interlocutori fuori dell’ambito accademico. Tale sua esigenza di comunicazione, l’attenzione posta anche al di fuori degli ambiti specialistici, per rivolgersi ad un pubblico sempre più vasto, che egli sapeva esistere, di lettori interessati a comprendere la genesi e i collegamenti di quanto provavano piacere a leggere derivavano, oltre che da una sorta di suo talento naturale per l’insegnamento, dalla consapevolezza che in un testo letterario, come forse in ogni altra cosa, è necessario rinvenire prima di tutto il calore palpitante della vita. Walter Chiereghin Storia di Aaron Konrad maggio 2008 Il legame tutto speciale che una bimba percepisce con la figura paterna è destinato, come ogni altro, a modificarsi nel corso del tempo, quando le esperienze della vita e la stessa necessità di autonomia impongono l’infrangersi o almeno il modificarsi di quella delicata bolla di affetti che ingloba padre e figlia. Può succedere, però, che l’improvvisa scomparsa del genitore infranga quella bolla e allora l’immagine paterna rimane fissa ed immutabile nel tempo, evocatrice di una nostalgia che non lascerà la figlia nemmeno dopo la sua elaborazione del lutto. Così è stato per Miriam Goldstein, che narra in un romanzo autobiografico (Storia di Aaron, Venilia Editrice, pp. 281, € 15) le vicende del padre Aaron, poi quelle della famiglia, arrestandosi proprio a questo snodo drammatico dell’improvvisa scomparsa dal padre, quando lei appena s’era affacciata alla soglia dell’adolescenza. Rifugiatosi a Loreto per sfuggire alle persecuzioni razziali, Aaron v’incontra la giovane Francesca e, convertitosi al cattolicesimo, la sposa. Da lei avrà tre figli e le vicende del tumultuoso immediato dopoguerra lo inducono a trasferirsi a Trieste, dove la famiglia condurrà una vita serenamente piccolo borghese. Una storia come tante, che la Goldstein ha scelto di raccontarci filtrandola attraverso gli occhi della bambina che è stata, facendoci partecipi del microcosmo d’affetti che in quella loro casa s’intrecciavano, dei piccoli, sovente minimi episodi sui quali s’appuntava la sua curiosità bambina, delle storie che, con ogni probabilità ripetute centinaia di volte nel racconto dei grandi, andavano quietamente a comporre un’articolata mitologia familiare. Di essa la scrittrice si è fatta cronista minuziosa e diligente, consegnando con il suo libro una memoria scritta alla famiglia che si è accresciuta in tutti gli anni in cui Aaron non c’è più stato. Una toccante breve lettera a lui chiude in una postfazione il libro, a dare il senso dello scorrere del tempo, di quanto ancora sia presente nella famiglia la memoria del suo patriarca, in una concatenazione d’affetti che nemmeno la sua morte ormai quasi remota è riuscita a cancellare. Chie dežela, ki te zacara Tibetanci - skrivnostno ljudstvo, ki nemara premore vedenje onstran racionalnega Najbolj različni od nas (a pri tem nimam v mislih oblične različnosti) in največje bogastvo te dežele pa so njeni čudoviti ljudje. To so mirni, mehki in odprti ljudje. Živeti polno duhovno življenje, predvsem v sozvočju z naravo, je zanje enako vsakdanje kot dihati redek zrak. Oni prav zares, vsak dan, povsem naravno, v popolni predanosti, iz neke notranje nuje, ki jim je položena že v zibelko, dejavno živijo Budov nauk v praksi. In kaj to pomeni? V polni meri zavedanje o povezanosti in soodvisnosti vseh bitij na planetu. Od tod njihovo spoštovanje vsake od oblik življenja – od drobne cvetlice (ki jih, mimogrede povedano, ne trgajo, z obrazložitvijo, da so tam zato, da razveseljujejo vsa bitja in ne le eno), brinovega drevesa in kamnov, do ptic, domačih in divjih živali, predvsem pa do človeka. Kar še bolj navdušuje, je njihova tiha notranja radost in globok notranji mir, ki nista plod zunanjih okoliščin ali dogodkov, ampak ju preprosto izžarevajo in to v stiku z njimi začutiš. Oči se jim leskečejo od notranje svetlobe in te mehko objemajo, da nimaš nobene želje, da bi umaknil svoj pogled. Zares so te veseli, brez zadrege te ogledujejo in se ti smehljajo. In prav nič se ne pritožujejo 10 Konrad maggio 2008 nad svojim življenjem, nimajo nobenih velikih želja, ne tekmujejo, ne gojijo zamer in niso zavistni. Krasi jih ljubezen in sočutje do vseh živih bitij, kar zlahka opaziš v vsem njihovem ravnanju. Večina jih je mistično religioznih. Budizem prežema vsako poro njihovega življenja, je del njih. Ta odnos do vere ni trdno zasidrana, večno nespremenljiva dogma, nauk, ki naj bi ga uresničevali preko točno določenih obredov, ritualov v zato namenjenih templjih, ampak se povežejo s svojimi številnimi božanstvi in demoni vsak trenutek dneva, kar tam, kjer so, pri opravilu, ki ga pač počnejo. Ko se tako poklonijo gori, reki, drevesu, kamnu…,pomagajo drugemu čutečemu bitju, s tem najbolj pristno častijo Boga – Stvarnika. Pravzaprav v njihovi filozofiji ni trdne meje med stvarnim in nestvarnim. Zanje so sanje ali privid enako resnični kot gora ali jezero. Zato lahko govorimo o srečni naravi Tibetancev, ki jim kljub trdim življenjskim okoliščinam omogoča ohranjati notranji mir in radost. Zavedajo se, da se njihovo življenje zapleta ali razpleta po načelu vzroka in posledice, da torej danes žanjejo tisto, kar so včeraj sejali in da so njihova današnja dejanja seme prihodnjih življenj. Še posebej se mi zdi privlačna Budova zapoved, da ne gre sprejemati ničesar na podlagi avtoritete, marveč preverjati sleherno domnevno resnico v jasni luči razuma in izkustva. Torej gre za mnogo bolj prožen nauk od recimo nam bolj znanega krščanskega in v tem dejstvu gre najbrž iskati vzrok za vedno več privržencev budizmu na Zahodu. Iz zdaj naj nekaj stavkov namenim še orisu našega potovanja. Svoje potepanje smo praktično začeli in po treh tednih tudi zaključili v Kathmanduju (Nepal), kjer so v nas butnili: vlažen, vroč zrak, kaos in prenapolnjenost mesta, hrup, onesnaženost, revščina; a so nas na drugi strani očarali bogati, z mantranjem in našim ušesom tujo glasbo prežeti budistični samostani, v svetovno dediščino uvrščeno zgodovinsko mestno jedro in še prav posebej Boudnath, tibetanski predel mesta. Tretji dan smo z velikimi pričakovanji poleteli nad himalajskimi očaki, očarani strmeli navzdol na mogočna gorovja, široke reke, zelene doline, igračkasta naselja. Mislim, da ni bilo nikogar v naši druščini, ki se ne bi že tukaj, visoko nad oblaki, zaljubil v Tibet, Snežno deželo. Vznemirjenost, čudovito, izpolnjujoče notranje ščemenje, čez robove srca prelivajoča se duša so bile naše stalnice vseh nepozabnih 16 dni Tibeta. Seveda na svoji posvečeni poti nismo obiskali zgolj vseh običajnih turističnih točk kot so: Lhasa, Tsetang in Samye ali Gyantse .V tem naštevanju ne smem mimo zares veličastnega Mont Everesta ali Qomolangme – »Lepe gospe« kot mu pravijo Tibetanci. Težko je izbrati prave besede za to brezčasno lepoto. To moraš doživeti! A mi smo svoje doživljanje Tibeta, zahvaljujoč Uršuli in najboljšemu možnemu vodniku Nyimi, ki se ni nikoli utrudil pripovedovati nam vedno nove in nove zgodbice o božanstvih, demonih, tajnih obredih, poglobili še z mnogimi drugimi, običajnim turistom neznanimi cilji. Med njimi se nas je najbolj dotaknila sveta dolina Lhamo Lhatso. V spodnjem delu razkošno zelena in obogatena s cvetočim grmičevjem, v zgornjem delu pod Dalajlamovim tronom pa alpskih oblik, s padajočim gruščem, borno travo, sončnimi rumenimi cvetlicami in ozko stezico navzgor do najsvetejšega.. Ko prisopihaš na 5.000 m visoki Dalajlamov tron, ti zapre sapo majhno, odmaknjeno zeleno jezero globoko pod tabo. Sedeš in se vpotegneš v meditacijo in v svoji notranjosti začutiš svetost prostora, posebnih energij, prisotnost nadnaravnega in zalije te milost, ljubezen do vseh bitij, blaženstvo. In ne čudiš se Nyimovi razlagi, da gre za enega najbolj svetih krajev v Tibetu, kamor ob dalajlamovi smrti pridejo najvišje lame iskat odgovor, koga in kje naj iščejo novega dalajlamo. Sama sem bila deležna močnih, posebnih blagoslovov, ki so me preobrazili in dvignili mojo zavest na višji nivo dojemanja. Cel dan sem preživela kot v transu; čutila sem se povezano z vsem, kar me je obdajalo: gorami, jezerom, živalmi, cvetlicami, znanimi in neznanimi ljudmi; preprosto se mi je zdelo, da se razlivam po pokrajini, da se z njo stapljam, da sem eno z njo. Predvsem pa se je vame naselil globok, izpolnjujoč mir in neopisljiva sreča. In še zmeraj je tu! To je bilo darilo, ki me je čakalo, da bom dozorela zanj. To je nekaj, kar me je močno zaznamovalo in bo za vedno ostalo del mene. Naj zaključim s priznanjem, da je Tibet prav vsakemu od nas daroval mnogo novih spoznanj, nas naredil boljše in nas zavezal k še bolj dejavni pomoči vsem čutečim bitjem. In to je največ, kar nam je lahko bilo dano, kajne?! Maja R. Mrevlje Op.: članek, objavljen v jesenski številki revije Soutripanje /oktober 2007/ un paese che incanta I tibetani, un popolo che (si dice) vede oltre la ragione La più grande ricchezza di questo paese però è il suo meraviglioso popolo. Queste persone tranquille, tenere e aperte vivono davvero in armonia con la natura e con l’insegnamento del Budda e rispettano tutti gli esseri viventi. La loro profonda gioia e pace interiore non dipendono dalle cirocstanze esterne, ma nascono da loro. La loro mistica religiosità comprende tutto il creato. La fede buddista è il loro modo di vivere, i loro numerosi dei e demoni sono presenti sempre e dappertutto. Uno degli insegnamenti che più mi ha colpita è che non si deve accettare nulla in base al principio di autorità, ma che ogni verità deve essere verficata in base alla ragione e all’esperienza. La loro religione è molto più elastica della nostra e forse per questo attira sempre più occidentali. Ora vorrei dire almeno alcune cose del nostro viaggio. Che è incominciato e dopo tre settimane anche finito a Kathmandu in Nepal. Dove ci hanno sommersi l’aria calda e umida, il caos, il rumore e l’inquinamento di una città sovrafollata, la miseria. Ma anche il suo centro storico, patrimonio storico mondiale. Il terzo giorno l’aereo ci ha portati sopra le montagne del Himalaya. Nessuno puo non innamorarsi del Tibet dopo questo volo. Qui è iniziata la interiore trepidazione che non ci ha abbandonati più. Nel nostro viaggio non ci siamo limitati alle più comuni mete turistiche come sono Lhasa, Tsetang, Samya, Gyantse e Shigatse. O il maestoso Mount Everest o Qomolangma, Bella Signora, come lo chiamano i Tibetani. Uno spettacolo che non si può raccontare, si puo soltanto vivere. Tra le mete meno tursitiche mi devo soffermare sulla valle Lhamo Lhatso. Da qui ci siamo incamminati al Trono del dalai lama, a 5.000 metri, dove dopo un’arrampicata non indifferente senti la santità del luogo, le particolari energie e la presenza del sovrannaturale, dover sei sommerso dall’amore per tutti gli esseri viventi, dove senti la beatitudine. Qui vengono i più alti lama alla morte del dalai lama per cercare il suo successore. Io ho trascorso l’intera giornata come in trans, mi sentivo parte di tutto ciò che mi circondava, sentivo un’amore icontenibile per tutto, una pace e una gioia inenarrabili. Questo era il regalo che mi aspettava, che rimarrà per sempre parte di me. Maja R. Mrevlje (articolo pubblicato nel numero di ottobre 2007 della rivista Soutripanje) 11 Konrad maggio 2008 In occasione del 200 anniversario dell’organizzazione dei corsi di yoga secondo il sistema Yoga nella vita quotidiana in Slovenia, siete invitati alla conferenza “Risveglio spirituale per la pace nel mondo” dell’autore del sistema “Yoga nella vita quotidiana”, dell’autorevole Ambasciatore di pace conosciuto in tutto il mondo e presidente del Summit per la pace mondiale Sua Santità Vishwaguru Mahamandaleshwar Paramhans Swami Maheshwarananda. La conferenza si terrà all’Auditorio di Portorose, mercoledì 7 maggio alle ore 19.00. Saremmo onorati se ne prenderete parte! Vi preghiamo di confermare la Vostra partecipazione e quella degli accompagnatori fino al 18 aprile. Unione delle Associazioni Yoga Slovene Comitato organizzativo dell’Associazione dello Yoga nella vita quotidiana Capodistria telefono: 051 349 552 E-mail: [email protected] L’ incasso della vendita dei biglietti verrà devoluto per la costruzione dell’ospedale nel villaggio Jadan nella regione Pali nel Rajastan. libri I quaderni dell’erborista Il canto dell’orco di Furio Bordon Sellerio Editore, 2007 pagine 404 euro 13,00 12 Konrad maggio 2008 Il canto dell’orco Primi anni ’70. Luca Simoni è un giovane giornalista di cronaca nera, dall’indiscutibile talento e il promettente futuro. Ma è depresso, senza veri amici, senza un vero amore; si trascura, beve troppo e fa una vita sregolata in cui il sonno e la veglia sono torbidamente confusi. Se fosse più forte e meno solo, chissà, affronterebbe diversamente quello che il destino gli riserva: l’incontro con Martino Mozzati, meglio conosciuto come il “boia di Cavalta”. Arruolato in un reparto di SS italiane tra il ’43 e il ’45, Mozzati ha ucciso cinquanta persone durante una repressione antipartigiana e per questo crimine è stato condannato e poi amnistiato. Negli anni successivi è vissuto nell’ombra. Adesso è accusato della morte dell’amante, la bellissima Francesca, e si rivolge a Simoni affinché lo aiuti a dimostrare la sua innocenza. Secondo Martino, la donna si è suicidata e lui, folle d’amore, non ha fatto altro che vegliarne la salma per un tempo spaventosamente prolungato. “Non volevo che la portassero via, che la toccassero come si toccano i cadaveri, con indifferenza o con ribrezzo […] Adesso è finita. Non è più lei. Non c’è più niente di lei in… in quella cosa sul letto. Quando verrà la polizia, non la troverà: Francesca è scomparsa e sono io che le sono rimasto accanto fino all’ultimo, fino al niente…” E’ possibile credere a questa versione dell’amore e della pietà? Il passato da assassino, il corpo irsuto e mastodontico, fanno di Martino “l’orco”, lo scontato colpevole di un delitto raccapricciante. Ricercato dalla polizia e considerato un mostro da tutti, Martino trova solo la fiducia di Luca che lo aiuta, lo protegge, per qualche giorno lo ospita persino in casa sua. La sua vita privata ne è sconvolta, il suo lavoro bloccato: indaga solo su Martino, intervista quanti lo conobbero, analizza l’amore per Francesca e scava nella tragedia di Cavalta recandosi al paese e visitando il Museo della Resistenza (che, trascurato per mancanza di fondi, ha perduto una R, ed è diventato Museo della _esistenza…) Lì, ancora una volta, affiora la domanda sulla vera indole del boia: i cinquanta civili erano appesi al fil di ferro, sarebbero morti lentamente tra atroci sofferenze. E Luca si illude: forse Martino sparò loro per… misericordia? Sarà lunga la spirale di dipendenza psicologica, di fascinazione e tenerezza, che legherà Luca a Martino, in certi momenti trasformandolo quasi in un figlio, un ragazzino stanco e smarrito che chiede solo una figura di riferimento, un affetto, per quanto alienato e balordo. Pubblicato già nel 1985 e ora ristampato dalla casa editrice Sellerio, questo libro di Furio Bordon (autore di romanzi, sceneggiature e testi teatrali, tra cui il notissimo e pluripremiato Le ultime lune) è un piccolo capolavoro. Scritto benissimo, con personaggi tratteggiati magnificamente, dialoghi illuminanti e descrizioni brevi e perfette che dicono tutto il necessario, Il canto dell’orco è – per definizione dell’autore stesso – un noir morale. Perché di quesiti morali sono piene le pagine. Sul Bene, sul Male, sul confine labilissimo ed osmotico che li separa. Sull’infinita interpretabilità delle circostanze. Sulla quantità di luridume sociale che un giovane uomo può vedere senza restarne avvelenato: “La cronaca nera è il centro incandescente del nostro malessere, il punto dove tutto è più chiaro e terribile […]” dice Luca parlando del suo lavoro, “non è allegro starci in mezzo, ma io continuerò a farlo finché mi reggono i nervi, perché la verità sull’uomo sta di casa qui” Sulla guerra, e su quanto possa guastare il cuore dei sopravvissuti: “Certo, i lager li abbiamo visti tutti al cinema, ma non basta” dice un libraio ebreo, “per sapere cos’erano veramente bisogna esserci stati. Solo che, dopo esserci stato, non sei più un uomo, perché ti hanno offeso troppo. Non creda, dottor Simoni, alla mistica trascendente della natura umana, al fiore sempre vivo nel fango e a tutte quelle stupidaggini. L’uomo può sopportare fino ad un certo limite: se viene costretto a superarlo, diventa un’altra cosa. E non mi domandi cosa, perché non lo so”. Sulla doppiezza dello Stato: “Non si può autorizzare un uomo a uccidere in guerra” polemizza Luca, “insegnargli a farlo, premiarlo se lo fa bene, punirlo se si rifiuta, e poi scandalizzarsi se non riesce più a pensare che la vita umana è sacra” Forse solo ai bambini è concesso il sollievo di dividere il mondo in buoni e malvagi. Agli adulti tocca il dolore di sapere che non c’è demarcazione possibile. Luisella Pacco Saprei partir la rosa dalle spine solo il mio desiderio è senza fine (L. Ariosto) Tisana tonica alleggerente (indicata anche per le pene d’amore) Rosa centifolia (rubra et rosa) Melissa officinalis Citrus aurantium Leonorus cardiaca Cinnamomum verum Coriandrum sativum flores folia flores herba cortex fructi Rosebowl... Catturate il profumo del vostro giardino! Raccogliete 3-4 litri di petali di rosa. In una zuppiera di porcellana alternate uno strato di petali ad uno di sale marino. Premete tutto con un piatto. Dopo 12 ore rivoltate la mistura e mescolate giornalmente per 7 dì. Aggiungete 100 gr di pimento in polvere e 20 gr di cannella. Ponete la mistura in un vaso e aggiungete spezie e aromi a vostro piacimento e mezzo cucchiaino di olio essenziale di geranio. Ogni tanto aprite e mescolate la mistura, affinchè il profumo possa spandersi nell’ambiente. Un cucchiaio per tazza, infuso 10 minuti, dolcificare con miele e sorseggiare al bisogno. libri Il mistero dell’inquisitore Eymerich di Valerio Evangelisti, Mondadori pagine 307 euro 8,40 Evangelisti: Eymerich è tra noi ‘Smisi di fare lo storico perché dovevo essere troppo freddo. Mi mancava la vita’. Mentre sorseggia ogni tanto un bicchiere di vino rosso e fuma l’ennesima sigaretta, Valerio Evangelisti, invitato giovedì 20 marzo dal gruppo anarchico Germinal presso la sede di via Mazzini 11, racconta la sua storia ad un pubblico incuriosito e preparatissimo. Racconta di come è diventato uno scrittore di fantascienza tra i più apprezzati e tradotti all’estero, soprattutto grazie al personaggio dell’inquisitore Nicolas Eymerich che lo ha reso famoso. Racconta di sé e della sua vita, dei suoi libri che riescono ad intersecare piani diversi di lettura (‘Io cerco, per mezzo di una narrativa di tipo popolare, di trasmettere anche dell’altro’) e del suo più recente lavoro, ‘Controinsurrezioni’, scritto assieme ad Antonio Moresco sul risorgimento italiano e, in particolare, sulla caduta della Repubblica Romana del 1849, che rivela ancor più di altri la sua antica passione di storico. Protagonista di una saga che è iniziata nel 1994 e non si è ancora conclusa, Eymerich è un personaggio allo stesso tempo crudele e intelligente, simbolo e braccio armato del potere ecclesiastico, eternamente invischiato in faccende che superano il suo tempo, per proiettarsi in un futuro inquietante e spesso carico di orrori. ‘Tutto è nato - ricorda Evangelisti - da un libro che mi regalò un avvocato, la Storia dell’intolleranza in Europa, nel quale si citava continuamente un inquisitore che di nome faceva Eymerich. Mi piaceva quel nome, era duro, tagliente e decisi di inserirlo come protagonista di un racconto. Poi gli diedi altri significati, rendendolo un fautore di quella personalità autoritaria che è in ognuno di noi e può scaturire in ogni momento’. Un personaggio che, tra l’altro, è esistito veramente: ‘Iniziai a parlare di Eymerich senza sapere nulla di lui. Poi alcuni docenti di storia dell’inquisizione mi dissero che era molto simile all’originale. Il vero Eymerich, come o anche peggio del mio, era la personificazione del potere ed era capace di tutto. Per questo i lettori si identificano: lui fa cose che loro non farebbero mai e questo è liberatorio. Ma rimane un modello negativo. Eymerich è tutto ciò che io temo e il nostro mondo porta i segni della sua presenza: in effetti siamo in piena barbarie’. Mentre Evangelisti continua a parlare, passano le ore e, come accade con le sue storie, non ci si annoia mai, sia che racconti del Messico, terra che predilige per alcuni mesi all’anno (‘Amo il caldo, per cui siete fortunati ad avermi qui...’), di quegli storici revisionisti che ridimensionano le vittime dell’inquisizione o della vita di Wilhelm Reich, psicoanalista espulso dai freudiani per le sue idee non ortodosse, geniale teorico della liberazione sessuale e scopritore dell’energia orgonica, tra i protagonisti del libro ‘Il mistero dell’inquisitore Eymerich’. Oppure della Repubblica Romana e della sua fine, così simile al tramonto di quel movimento che nel 1968 cercò di cambiare il mondo e che dieci anni dopo si disperse. Ma Eymerich, nonostante le recenti invenzioni di ‘Metallo urlante’ e ‘Black flag’ e un romanzo in arrivo sui pirati della Tortuga, rimane la sua creatura più fertile. Tanto che un nuovo capitolo della saga è già in cantiere. Stefano Crisafulli IL TUO CENTRO BENESSERE, LA TUA PALESTRA Scopri i nostri percorsi benessere e dimagranti personalizzati PACCHETTI UOMO e DONNA Classic o De Luxe Promozioni ESTATE 2008 da non perdere! Avalon – Sgonico (TS) Tel. 040 327431 www.avalonwellness.it 13 Konrad maggio 2008 Belniak adam ti ricordo 700 studenti ad Auschwitz-Birkenau con il “Treno della Memoria” 14 Konrad maggio 2008 Nel viaggio di febbraio, c’ero anch’io. L’organizzazione non governativa Terra del Fuoco e l´associazione ACMOS hanno organizzato, col contributo di vari enti locali, la quarta edizione del “Treno della Memoria”: tra gennaio e febbraio oltre duemila giovani di mezz’Italia hanno visto con i propri occhi il più importante campo di concentramento nazista, Auschwitz-Birkenau. Nel viaggio dal 4 al 9 febbraio, che ha visto la partecipazione di 700 studenti delle 4° e 5° superiori (200 dal Friuli-Venezia Giulia), c’ero anch’io. Si parte lunedì quattro: direzione Cracovia. Dopo un viaggio interminabile, martedì ci sistemiamo nelle quattro o cinque sedi di un ostello della gioventù e giriamo per Cracovia. Mercoledì: sveglia presto, verso le nove arriviamo a un piccolo complesso di case in mattoni rossi, un piazzale e notiamo di colpo, di fronte a queste belle casette, due reticolati di filo spinato separati da un camminatoio e aperti da un varco sopra cui ci fulminano le parole ARBEIT MACHT FREI. Non sembra vero di essere arrivati: Tutti i Blok, dove “vivevano” i prigionieri, sono intatti all’esterno ma trasformati a museo all’interno. Niente è rimasto dei letti, si vedono solo inquietanti prigioni nei sotterranei di una palazzina. Guardi da uno spioncino: una piccola latrina, una tavola di legno a mo’ di letto e poco altro. Oltre a fotografie, disegni e mappe, vedi cataste di scarpe, occhiali, cappelli, valige, effetti personali ritrovati dai russi una volta liberato il campo. Una lapide al margine della strada porta scritto in molte lingue un passo della Bibbia: “il mio dolore è sempre davanti a me”, Salmo 38:17. In un vicolo tra due case alte con le inferriate alle finestre, c’è il punto più carico di emozioni: una strada chiusa da un alto muro di mattoni e davanti uno schermo di materiale particolare che attutiva il rimbalzo delle pallottole. Ora è diventato un monumento e sopra il muro sventola uno stendardo a righe blu e bianche con un triangolo rosso. Contro quel muro vennero fucilate ventimila persone. Dentro un museo, decine e decine di hai visto mille foto di questa scritta, ma quando la vedi ti rendi conto che è reale e concreta. Entriamo nel campo 1, molto piccolo, l’aspetto di un paesino inglese, casette tutte uguali in fila, vie tutte ordinate. Ti rendi conto di dove sei solo perchè in fondo alla strada vedi le torrette d’osservazione, i reticolati di filo spinato, un muro di cemento armato che sembra dire “impossibile scappare”. foto dei prigionieri: li schedavano ma poi divennero troppi da fotografare. Volti normali di gente ancora bella e forte... non sapevano cosa li aspettava. Su ogni foto c’è scritto “Nome e Cognome, Numero, Professione, data di ingresso e data di uscita” (cioè di morte). Noto con orrore che tutti hanno l’anno 1942: pochi sono sopravvissuti per un anno intero. Mi colpisce un uomo le cui date di entrata e uscita differiscono di un solo giorno. A questo punto gli organizzatori ci dicono di scegliere uno dei prigionieri e immedesimarci in questa persona. Sono tutti polacchi, penso, i nomi suonano strani, scelgo uno studente, Belniak Adam, che non ha resistito tantissimo. Purtroppo. O per sua fortuna. Ultime tappe al campo 1: un piazzale, la forca su cui venne impiccato dai sovietici il capo di Auschwitz, una struttura con una porta di ferro malridotta e un camino. Entriamo, quattro forni crematori dove bruciavano i cadaveri delle camere a gas. Usciamo da Auschwitz, fa effetto percorrere al contrario l’ingresso, pensando a quanti volevano andarsene e non potevano farlo. In pochi minuti, dopo il pranzo al sacco, il pullman arriva in un altro parcheggio, dai finestrini intravediamo un edificio visto in molti film e fotografie: Birkenau. Io esco mentre gli altri aspettano la guida, da solo vado a scattare foto all’esterno del campo. Mi guardo a destra e a sinistra, non vedo dove finisce. Un lunghissimo reticolato di filo spinato si perde in entrambe le direzioni, diverse torrette ancora intatte fanno la guardia all’esterno. Arrivo sulle rotaie e mi trovo di fronte il famoso ingresso, più piccolo di quanto pensavo, lungo e basso, chiuso da un cancello, ci sono fiori. Non è giusto passare di là: entriamo da un altro accesso, un idiota si fa fotografare davanti all’entrata dove più di un milione di persone è passato per non uscirne più. File e file di capannoni, alcuni di mattoni, altri di legno, torrette militari. Entriamo nella torre dell’ingresso (quella sopra l’entrata delle rotaie) e dall’alto possiamo vedere il campo. Tutto no perchè è così grande che fatichiamo a scorgerne la fine. La giornata è nuvolosa, fredda, senza neve, la guida parla ma neanche la ascolto, sono immerso nei pensieri e nel clik delle foto che scatto, devo mostrare a tutti ciò che ho visto anche se non si può capire cos’è Auschwitz se non lo vedi dal vivo. La prima meta nel campo è il capannone delle latrine, lunga base di pietra con decine di fori e sotto uno scolo: avevi solo due momenti nella giornata e potevi starci pochi secondi. Altrimenti dovevi accontentarti del secchio nella tua baracca. Proseguiamo. Colpisce la vastità del campo, chilometri di filo spinato esterno e interno lo dividono in aree e tu ne sei circondato, ti giri e vedi un’altra baracca, ti volti e vedi una torre di guardia. E’incredibile che tutto sia così ben conservato. Entriamo in un dormitorio, dei fiori su una vecchia stufa: ogni baracca ne era dotata ma nessuna aveva legna da ardere. I letti sono uniti gli uni agli altri, a castello fatti da tavole di legno inclinate: non capisco come si potesse dormire in questo posto. L’aria entra solo da feritoie sotto il tetto. Percorriamo il campo e cominciamo a vedere zone distrutte e vuote, file di camini di mattoni. Scorgiamo uno stormo di corvi che gracchia e penso “chissà quanti ce n’erano quella volta, quando prima della liberazione i corpi si ammassavano”. Passiamo vicino alle macerie delle camere a gas. Non so se sia meglio così, forse non me la sarei sentita di vederle. Tutto attorno c’è un boschetto, una volta era una foresta come a dire “anche se scappi non andrai lontano”. A sera giungiamo al grande monumento in fondo alle rotaie del treno, in un piazzale dove si trovano molte aste per le bandiere, utilizzate nelle commemorazioni. Un ammasso di pietre nere, una scultura moderna di dubbio effetto, che a me non dice molto. Mi dicono di più le lapidi poste davanti al monumento, tantissime, in lingue che non conosco e scritture che non capisco. Leggo quella italiana: “Grido di disperazione ed ammonimento all’umanità BANCA ETICA CERCA VOLONTARI Hai tempo ed energie da dedicare alla finanza etica? Vuoi promuovere idee ed iniziative per un’economia più equa e sostenibile? Nel territorio in cui vivi esiste un gruppo di volontari, soci di Banca Etica, impegnati a realizzare un mondo migliore, più vivibile e più giusto. Si tratta del GIT, Gruppo di Iniziativa Territoriale, che viene eletto dalla base sociale del tuo territorio. Nella nostra Regione sono attivi i GIT di Pordenone, Trieste e Udine. Contattali attraverso i riferimenti telefonici ed informatici che trovi qui a lato. 15 Konrad maggio 2008 sia per sempre questo luogo dove i nazisti uccisero circa un milione e mezzo di uomini, donne e bambini, principalmente ebrei da vari paesi d’Europa -- Auschwitz-Birkenau 1940-1945” Ci raduniamo nel piazzale. La pioggia smette ed esce il sole, nel cielo appare un arcobaleno completo come non ne avevo mai visto. E a sera, davanti a un tramonto mozzafiato indescrivibile, si riuniscono tutti i 700 partecipanti al viaggio. Parla un ex-deportato italiano, che ci dice le sue emozioni. La sua voce si rompe dalla commozione, lo incoraggiamo con un applauso: non dev’essere facile tornare qui. Poi a a uno a uno andiamo al microfono, pronunciamo il nome del prigioniero che abbiamo scelto: diamo un volto ai nomi, perchè a dire la cifra “1.500.000” non ti rendi conto che ognuno di loro aveva una storia e una vita. Pian piano quasi tutti e 700 passiamo per quel microfono. “Belniak Adam ti ricordo” Via via accendiamo un cero e nel buio della sera lo posiamo sul monumento. Alla fine tutto è illuminato dalla luce delle candele. L’organizzatore ci chiede un’ultima cosa, di andare verso l’uscita in silenzio. Mi allontano dal gruppo mentre usciamo ripercorrendo il lungo viale delle rotaie. Mi volto a destra, a sinistra e l’immagine di Birkenau nel buio della notte sarà indelebile nella mia memoria. Lungo il percorso di una decina di minuti per raggiungere l’uscita, mi torna in mente la canzone di Guccini su Auschwitz. Ho notato che anche i ragazzi più vivaci hanno mostrato grande rispetto: una nota positiva perchè alcuni avevano preso il viaggio come una gita e non come qualcosa di serio. Il giorno successivo si parla, si discute, ci raccontiamo le nostre impressioni. Tutti d’accordo che Auschwitz 1 non fa molto effetto, perché non sembra neanche un campo di concentramento, mentre Birkenau è un pugno allo stomaco. Verso sera l’organizzazione tiene una conferenza, parla di temi attuali come la tratta degli esseri umani, soprattutto per la prostituzione. Tenta di smuovere gli animi di chi sembra non aver idee. Bella la testimonianza di una ragazza che si dice stufa di guardare alla televisione quanto di brutto accade nel mondo e di non fare niente, vuole alzarsi, impegnarsi, forse anche grazie a quanto ha visto in questo viaggio. L’ultimo giorno, venerdì, si esce presto dall’ostello con le valigie pronte. Ripercorriamo in pullman Cracovia, una città stupenda che vorrei rivedere con calma. Passiamo la Vistola e andiamo in stazione. Alle 11 partiamo: sono morto di sonno per la notte in bianco (un po’ di festa l’abbiamo fatta). In treno rivedo le persone conosciute in questo viaggio e che probabilmente non rivedrò più, ci scambiamo le firme su un poster, su e giù per i vagoni canticchiando e salutando certi ragazzi della Puglia, che viaggeranno quasi il doppio di noi. La campagna della Polonia, la Repubblica Ceca, i bei paesetti austriaci. Poi mi addormento e mi svegliano mentre arriviamo a Udine. Sono le due di notte di sabato. Come uno zombie scendo dal treno e poi il pullman ci riporta a Trieste. Abbracci a tutti, un saluto e un grazie... ora non mi resta che raccontare. Daniele Riva Banca Etica nella regione Friuli Venezia Giulia Promotore finanziario tel. e fax 040 GON, - Via Donizetti Promotore finanziario Referente FabioTrieste 5/A, tel.638472, 040 AliceAlice Pesiri Pesiri - Via Donizetti tel. 5/A,329 tel. 9724593, 040 638472, e-mail:[email protected], git.trieste@bancaetica. 638472 - 347 2690400, [email protected] org, sito: www.bancaetica.org/trieste www.bancaetica.org/triee-mail: [email protected] Via Donizetti 5/A, ste Udine - c/o “Mossoko”, Via Battisti 7, 34133 Trieste, Pordenone Punti informativi Udine, tel. 0432 294805, c/o “L’altra metà”, Udine tel. e fax 040 638472, e-mail: [email protected], cell. 347 2690400, Via della Motta, c/o “Mossoko”, Gorizia - Referente Fabio GON sito: www.bancaetica.org/udine tel. e fax 0434 524228, ViaViaBattisti 7, 35, [email protected] (Staranzano), tel. 329 9724593, c/o AUTOGEST, dei Brazzà e-mail: [email protected]@libePlaino di Pagnacco, Udine,tel. 0432 541129 c/o Vicini di Casa CE.V.I., Via Torino tel.-0432 294805, Punti informativi ro.it Pordenone 77, Udine, tel. 0432 478652 - 548886 socibancaeticaudine@libeStaranzano (GO)- c/o “L’altra metà”, Via della Motta, tel. 0434 524228, c/o Comunità di Rinascita, Via G. Boro.it, c/o Circolo ACLI, Trieste e-mail: [email protected] nanni 15, Tolmezzo, Tel. 0433 40461 Via Donizetti 5/A, www.bancaetica.org/udine Via De Amicis 10, c/o A Via d Plain tel. 0 fax 0 c/o V Via T tel. 0 c/o C Via G Tolm 4046 amm scita alimentazione 18 Konrad maggio 2008 Malattie, prevenzione e stile di vita Si discute molto su quale possa essere – tra le mille soluzioni offerte sul mercato – il famoso ‘elisir di lunga vita’, in grado di risolvere ogni problema e di conseguenza garantire felicità, benessere e longevità. Periodicamente, si assiste alla scoperta di nuovi principi, frutto di intense ricerche nel campo della chimica, della biologia, della genetica, che danno poi origine a prodotti industriali che promettono miracoli; integratori vitaminici, omega 3, erbe misteriose, ormoni, probiotici, antiossidanti… Ad ogni lancio è forte la speranza che Esistono numerosi studi che mostrano una relazione tra sviluppo mentale e nervoso e malattie fisiche in età adulta, a conferma del fatto che nei primi anni di vita le energie di crescita dovrebbero dare priorità principalmente al corpo e secondariamente al sistema nervoso e al cervello. Ecco che programmi educativi che stimolino precocemente attività intellettuali e di ragionamento possono interferire con questo delicatissimo processo. Una volta impostato alla base, il corpo umano prosegue il suo sviluppo sulle queste sostanze possano risolvere i problemi di salute che affliggono l’umanità, ma purtroppo ci si ritrova alla fine a fare i conti con l’amara realtà: la malattia permane e al limite si è riusciti ad alleviare i sintomi. Nei primi anni di vita, l’organismo è impegnato a crescere, a rafforzarsi e a trovare i suoi equilibri. Ancora oggi si sottovalutano gli effetti positivi per la salute psico-fisica del nascituro di una buona gravidanza e di un parto il più naturale possibile. Un secondo elemento di fondamentale importanza è l’alimentazione - della madre e del bambino. L’allattamento al seno dovrebbe essere la condizione normale, e anche lo svezzamento dovrebbe avvenire con consapevolezza e attenzione, perché anticipare i tempi significa indebolire il sistema digerente del neonato, mentre posticiparlo può facilmente creare situazioni di debolezza psicologica. I primi cibi solidi dovrebbero essere naturali e sani, fatti con verdure e frutta fresche, cereali in chicchi, proteine vegetali. Zucchero, uova, latte vaccino, cereali raffinati e in genere prodotti industriali dovrebbero essere proibiti per molti anni. Un terzo fattore fondamentale per la salute è il metodo educativo con cui si sceglie di crescere i bambini. direttive ricevute nei primi anni, e sarà il grado di liberare le sue potenzialità in funzione di quanto ricevuto nella fase precedente. Vediamo infatti giovani con già dei problemi fisici, come brufoli, sovrappeso, intolleranze alimentari, carie e perdita della vita. Questi problemi sono dovuti principalmente ad un errata alimentazione, troppo povera di frutta e verdura e troppo carica di proteine animali, grassi saturi, zuccheri e cereali raffinati. Un secondo fattore fondamentale in questa fase di vita è l’attività fisica. Mentre il bambino si muove continuamente, il giovane, complice la scuola, inizia a rimanere seduto per troppe ore al giorno. Terzo e ultimo fattore importante diviene l’ambiente in cui si vive, perché ora più che mai l’inquinamento in ogni sua forma diventa deleterio per la salute. Nell’uomo adulto ormai la struttura psico-fisica è completamente formata, ed il compito consiste ora nel mantenerla in salute difendendola dalle minacce dell’ambiente esterno. L’alimentazione, come già detto, rimane un pilastro fondamentale. Rispetto al giovane, diminuisce la necessità di proteine ed aumenta quella di zuccheri complessi (gli amidi) per far fronte ad uno stile di vita più sedentario e basato su attività intellettuali. L’ambiente assume un ruolo sempre più centrale. L’adulto, a contatto con molteplici fonti di inquinamento dovute alla propria attività professionale e alla vita in generale, necessita di una maggiore protezione, e questa può avvenire soprattutto all’interno delle mura domestiche, con una scelta accurata della casa in cui abitare e dell’ambiente circostante. In questa fase di vita si pone maggiormente in primo piano la salute psichica e difatti è ora che iniziano i primi sintomi di malessere, come la depressione, l’ansia, le nevrosi, l’insonnia e così via. Le relazioni con gli altri hanno un ruolo fondamentale per il benessere generale, così come la capacità di gestire le proprie emozioni. Una relazione sentimentale appagante e in grado di aprire le persone alle profondità del proprio essere, è una medicina eccezionale. Se poi questa relazione viene inserita nel contesto più ampio della famiglia e dei figli, si creano veramente le condizioni ottimali di salute. La fase dai 40 ai 60 anni è quella più critica dal punto di vista della salute, perché compaiono le malattie più gravi, come cancro, diabete, osteoporosi, malattie cardiovascolari e così via. Qui, potremmo dire, si pagano gli errori della gioventù. Lo stile di vita sempre più sedentario richiede un’alimentazione più leggera, basata su frutta, verdura e cereali integrali, pochissimi zuccheri, grassi e proteine. In questa direzione vanno anche tutta una serie di pratiche di purificazione, come i digiuni, la disintossicazione del fegato, la pulizia dell’intestino e così via, azioni finalizzate ad aiutare il corpo a ripulirsi dalle tossine accumulate che sono la principale fonte di malattie. All’attività fisica intensa viene sostituita il riposo ed un’attività motoria moderata, come il camminare ogni giorno per almeno un’ora. L’ultima fase di vita - quella dell’anziano - al giorno d’oggi viene vissuta nella maggior parte dei casi in modo drammatico a causa di gravi malattie fisiche e mentali che colpiscono la persona facendogli perdere la gioia del vivere e la possibilità di godere di ancora molti anni di vita. Come vivere questa delicata fase di vita? Il modo migliore consiste nel coltivare la parte più profonda e spirituale di se stessi, nel ricercare i veri valori della vita, l’amicizia, l’amore per il prossimo, l’altruismo, invece che chiudersi nei propri problemi e nell’egoismo. L’anziano a questo punto diviene una fonte di luce e di ispirazione per i giovani e gli adulti, che si ritrovano come magnetizzati e attratti verso di lui, affascinati da quel qualcosa che egli emana inconsapevolmente e che tocca nel profondo. Giacomo Bo Evidenze scientifiche oppure evidenti ovvietà alimentari Affrontando i temi delle informazioni in campo alimentare, dalla regolamentazione dei messaggi pubblicitari alla composizione, dalle caratteristiche dei prodotti ottenuti con metodo di produzione biologico alle indicazioni sulla formulazione della dieta più corretta, si devono prendere a riferimento ricerche scientifiche validate. Ed è proprio su questo concetto che è utile riflettere. È stato dimostrato che gli alimenti arricchiti con acidi grassi essenziali omega 3 svolgano le stesse funzioni dei loro colleghi “normali”. L’estratto derivato dall’olio di pesce, notoriamente ricco di omega 3, ed aggiunto ad esempio ad un latte non è efficace poiché il nostro corpo non riesce ad assorbirlo così abbinato. Se invece consumiamo il pesce tal quale allora i suoi costituenti, compresi gli importanti omega 3, vengono assorbiti ed utilizzati per i vari processi metabolici. Alcune ricerche dimostrano la scarsa utilità dei formulati a base di latti fermentati poichè parte dei ceppi di lattobacilli, oramai divenuti più famosi delle stars internazionali, raramente sono in grado di insediarsi e riprodursi nel tratto intestinale e garantire una stabile protezione. Perché avvenga il miracolo promesso dagli slogan è necessario che la pozione contenga un miliardo di lattobacilli vivi per grammo. A causa dei tempi relativamente lunghi tra la produzione ed il consumo, delle forti selezioni nel tratto gatro-intestinale e delle competizioni con la flora intestinale, ovviamente la concentrazione dei lattobacilli selezionati si abbassa al punto da non riuscire a compiere grandi cose. Al contrario le popolazioni caucasiche, notorie consumatrici di latti fermentati secondo tradizione e preparati in sede domestica, continuano ad usufruire degli indiscussi vantaggi per la loro salute e longevità a costo veramente ridotto. Uno studio mette in relazione il consumo di alimenti ottenuti con metodo di coltivazione biologico e la concentrazione di micronutrienti nel latte materno. In questo caso si evidenzia un marcato aumento degli acidi grassi non saturi, specialmente gli omega 3, nel latte di un gruppo di donne, alle quali sono stati somministrarti cibi preparati in prevalenza con prodotti bio, per un periodo di 5 mesi nella fase post – parto. In pratica quello che è sempre accaduto prima dell’avvento dell’agricoltura convenzionale ed i relativi mediti di coltivazione intensivi. Si potrebbero prendere in esame ancora molti casi per arrivare alla stessa conclusione e cioè che spesso non è necessario attingere da approfondite ricerche per giungere alle medesime conclusioni suggerite dal buon senso e dall’intuito. Conclusioni così evidenti anche agli occhi di un bambino. Ci ritroviamo spesso nel dovere di dimostrare ciò che istintivamente riteniamo vero, anche nei casi più ovvi. Perché siamo giunti fino a questo punto? Eppure è sufficiente l’osservazione, ad esempio gli animali, quando sono liberi di scegliere e non sono condizionati, preferiscono i prodotti biologici oppure non toccano assolutamente i foraggi transgenici. C’è forse il bisogno di dimostrare il perché? La risposta è scontata. Per dimostrare l’evidente, come ad esempio nel campo dei prodotti biologici, si è dovuto attendere molto tempo poiché ricerche scientifiche del settore non venivano finanziate, neanche da istituzioni governative. Sarà forse per lo scarso / rilevante interesse economico di qualcuno? La mancata informazione, o meglio il vuoto creato, impedisce di poter dare adeguate risposte in tempi utili, e contestualmente, consente il diffondersi di concetti distorti, difficili poi da sostituire con “nuove” nozioni anche se vere e validate. Perché dover dimostrare l’evidente? Perché, almeno nei casi più semplici, screditare il nostro personale buon senso? Fa scuola il processo logico applicato nelle linee dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in merito all’allattamento al seno. In questo documento, in modo sereno e lampante, ci ricorda che non c’è bisogno di dimostrare la superiorità del latte materno rispetto al latte formulato “siamo mammiferi”. Seguendo un simile principio possiamo dare valide risposte ad una parte dei dubbi che ci poniamo su prodotti e relativi comportamenti. Giulio Barocco solo S COPRI A EREN Z DI LA FF 19 Konrad maggio 2008 prodotti biologici e biodinamici di qualità l’albero del pane trieste viale Miramare 27 tel. 040 421128 viale XX Settembre 39 tel. 040 636332 Cucina vegetariana e prodotti biologici Aperto sabato, domenica e festivi è gradita la prenotazione. cena giapponese venerdì 23 maggio 2008 prenotate! 333 1070983 trasporti e ambiente ...ogni container, un camion Strade italiane Quando si parla di trasporti e ambiente, è inevitabile riferirsi all’attuale spaventosa invadenza sulle strade italiane, ma non soltanto italiane, dei Tir. Una recentissima inchiesta dell’Espresso si intitolava significativamente: “Tir licenza di uccidere”. Basterà qui soltanto indicare qualche dato ricavato dall’intervento del giornalista Marco Ratti: le imprese di autotrasporto merci per conto terzi sono in Italia 120mila. I mezzi pesanti per il trasporto merci contano la bellezza di 3,9 milioni di unità. I conducenti sono circa 430mila e non tutti italiani. Le condizioni di lavoro sono spaventose in tema di orari e di retribuzioni. L’Italia a questo riguardo sta peggio rispetto agli altri grandi Paesi. Se l’86,3 per cento e’ la quota del trasporto via terra nella penisola, la Francia si colloca al 74,6 per cento, la Germania al 63,8, il Regno Unito all’83,4. Soltanto la Spagna supera l’Italia nell’infausta classifica con un 92,1 per cento. La Regione italiana con la massima densità camionistica, per cosi’ dire, e’ la Lombardia, seguita da Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Sicilia, Campania, Toscana. Il Friuli-Venezia Giulia fa registrare un totale di 74.687 mezzi pesanti, che non sono pochi in relazione alle modeste dimensioni della regione. Il futuro non presenta prospettive migliori. Le richieste di trasporto su gomma provengono principalmente dalle grandi catene di distribuzione, dai centri commerciali, dalla stessa produzione industriale, che non fa più scorte di magazzino. Da aggiungere che il traffico e’ concentrato per l’80 per cento nel centro-nord del Paese, contro il 20 per cento del Mezzogiorno, a dimostrazione, se ce n’era bisogno, dello stato di relativa arretratezza del Sud. Qualche speranza di miglioramento, di minor inquinamento e intasamento delle strade e autostrade italiane possiamo trarre dal proposito di dare attuazione al piano delle Autostrade del Mare (perdonate le maiuscole, da cui trapela la nostra simpatia per il progetto). Si tratterebbe di far viaggiare quanti più Tir possibile su navi traghetto sia nel Tirreno che nell’Adriatico. Una direttrice che ci riguarda da vicino e’ quella del Corridoio adriatico, che prevede, tra l’altro, il potenziamento del sistema ferroviario e la sua integrazione con il sistema portuale. Dopo il grigiore e la dura realtà delle cifre, sia consentito per un attimo di sognare. Su “Repubblica” del 30 marzo si legge in un articolo interno: “Ecco il cargo che va a vela, cosi’ il vento aiuta l’ambiente”. E si scopre cosi’ che una nave portacontainer da 80 mertri di lunghezza, utilizzando il nuovo sistema a vela, risparmierebbe in un anno centinaia di tonnellate di carburante e una petroliera da 280 metri di lunghezza farebbe scendere il consumo di petrolio di qualche migliaio di tonnellate! La vela sarebbe contenuta in un albero alto 15 metri e verrebbe aperta mediante un comando a mezzo computer sino ad un’altezza tra 100 e 300 metri. L’angolatura della vela verrebbe regolata dal computer di bordo in modo da sfruttare al meglio il vento. Certamente e’ musica dell’avvenire, ma perche’ non sognare? Sergio Franco La tramvia di Firenze 20 Konrad maggio 2008 La scelta della tramvia di superficie come “sistema di trasporto collettivo” per la città di Firenze risale al Piano Regolatore Generale del 1993, ma solo nel dicembre del 2004 cominciano i lavori della linea 1. Nel 2007 su iniziativa del capogruppo UDC in Comune, Mario Razzanelli, vengono raccolte le firme per un referendum consultivo che richiede la sospensione dei lavori per le linee 2 e 3. Le motivazioni del comitato antitramvia sono le più varie: il tram progettato è troppo invasivo, è grosso come un treno, anzi come un Eurostar, passerà davanti al Duomo danneggiandolo con le vibrazioni e deturpandone la vista, ridurrà il traffico solo del 4%, i mezzi di soccorso non riusciranno più a passare, la città sarà piena di muretti, creerà problemi agli abitanti delle strade percorse (ponteggi, pozzi neri, disabili), sarebbe stato meglio realizzare la metropolitana leggera. Al referendum, svoltosi il 17 febbraio 2008, ha partecipato solo il 39,35% degli aventi diritto, dei quali il 53% si è dichiarato contrario alla tramvia mentre il 47% favorevole (media tra i due quesiti). A questo punto sorgono spontanee alcune domande. Valeva la pensa fare questo referendum, che pare sia costato 1,2 milioni di Euro alle casse del Comune? Quanti chilometri di piste ciclabili si potevano realizzare con quei fondi? Perché i contrari alla tramvia non si sono mossi nei dieci anni precedenti all’inizio dei lavori? Non sarà che dietro la protesta che vanta velleità ambientaliste (salvaguardia dei monumenti e degli alberi da abbattere lungo il tragitto) si celi in realtà il partito dell’auto-dappertutto? Ci sarebbero molti aspetti sui quali invece i cittadini farebbero bene a tampinare progettisti e Amministrazione. Per esempio, vigilare che i lavori vengano fatti in tempi rapidi e con il minimo disagio possibile e non con i tempi biblici della linea 1, che vengano mantenute le promesse fatte quanto a piste ciclabili lungo tutto il percorso della tramvia, quanto a ripristino di aree verdi su quelle toccate dai lavori, quanto a interscambi efficaci con la ferrovia e con i bus e tante altre cose. Se tracciamo con Google map un paio di direttrici che attraversano Firenze da est a ovest, otteniamo una distanza di circa 10-11 km, percorribile in circa mezz’ora in bicicletta, ma che comporta quasi un’ora con gli attuali mezzi pubblici. Date le dimensioni della città quindi non è giustificato il costo di realizzazione di una metropolitana ed inoltre, con un piccolo sforzo personale, ciascuno di noi fiorentini può utilizzare un mezzo ecocompatibile e lasciare l’auto o lo scooter a casa. Da persona che ha a cuore la qualità dell’aria della propria città, penso quindi che la tramvia sia un buon mezzo per abbattere il traffico, ma solo se accompagnata da tutta una serie di coraggiosi provvedimenti volti a scoraggiare l’auto privata altrimenti i tram viaggeranno vuoti contornati dalle solite file di veicoli. Silvia Cappelli http://artemisia-blog.blogspot.com delitti ignorati Un caso per Amnesty International Ciudad Juarez e Chiuaua, Messico, sono da 15 anni desolato palcoscenico di una carneficina tutta al femminile. 600 ragazze scomparse dal 1993, 400 cadaveri ritrovati. Una tragedia che da troppo tempo affligge una popolazione impotente ed indifesa, che chiede giustizia ad un mondo troppo impegnato per ascoltare. In soli 15 anni 430 ragazze sono state rapite, violentate collettivamente, brutalmente torturate, uccise e gettate nel deserto. Tutto ciò è avvenuto e avviene in Messico, a Chiuaua e Ciudad Juarez, città di confine con gli Stati Uniti. Le ragazze, tra i 10 e i 25 anni, tutte appartenenti ad un ceto sociale piuttosto basso, vengono rapite al rientro a casa da scuola o dal lavoro, per poi rimanere alcuni giorni in balia dei loro carnefici, tanto che molti dei cadaveri ritrovati non possono venir riconosciuti. Inoltre, almeno altre 200 donne risulterebbero “desaparecidas”. Soltanto dall’inizio del 2008 mancano dalle loro case 4 ragazze; una di queste, violentata e strangolata, aveva solo 10 anni. Ad aggravare la situazione ci pensa la pesante omertà e impunità assicurata dalla polizia e dal governo, che rende ragionevole imputare questi delitti alla mafia locale, signora del narcotraffico tra Messico e U.S.A.. E’ plausibile che l’omicidio delle ragazze fosse un omaggio ai capi e allo stesso tempo una sorta di rituale di iniziazione. Sicuro, per ora, è il coinvolgimento della classe dirigente locale, con la connivenza della polizia e dei mezzi di informazione, grazie ai quali lo scandalo è stato coperto. Le agghiaccianti testimonianze delle poche ragazze sopravvissute, infatti, fornirebbero elementi sufficienti ad un’indagine, se non fosse che nei loro racconti è frequente la ricorrenza di nomi di poliziotti, dirigenti Marisela Ortiz Rivera Marisela Ortiz Rivera, partecipa a Terni, il 5 ottobre 2007, all’Assemblea ONU dei Giovani. (terzo da sinistra il triestino Giulio Cok responsabile del Coordinamento Giovani di Amnesty International) L’ 8 marzo il Gruppo Giovani di Amnesty International a Trieste, in piazza Sant’Antonio, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, ha allestito un simbolico cimitero di croci rosa in ricordo delle ragazze uccise e scomparse a Ciudad Juarez Auto e personaggi pubblici. Le famiglie che presentano denuncia di scomparsa sono derise e ostacolate e, una volta ritrovato il cadavere, quasi sempre irriconoscibile, viene loro negato il diritto al test del DNA. Per fortuna non tutti si son lasciati zittire. Marisela Ortiz Rivera, coraggiosa e determinata insegnante in una scuola che ha visto 4 vittime tra i suoi banchi, ha creato un’associazione di denuncia e di appoggio alle madri. L’associazione, “Nuestras Hijas de Regreso a Casa”, manifesta davanti al Palazzo del Presidente, porta per il mondo la voce dei familiari, racconta la storia delle vittime. I membri dell’associazione e i loro collaboratori ricevono frequentemente minacce di morte; Marisela Ortiz può persino vantare un tentato omicidio, che l’ha costretta in sedia a rotelle per diversi mesi. La sua ostinazione non è stata inutile. Amnesty International, assieme ad altre organizzazioni per la salvaguardia dei diritti umani, ha preso a cuore il caso e, all’interno della campagna in corso da diversi anni “Mai più violenza sulle donne!”, ha lanciato appelli ed eventi di sensibilizzazione. Grazie ai suoi numerosi sostenitori, Amnesty International chiede al Governo messicano di intraprendere azioni immediate ed efficaci per garantire il diritto delle donne a vivere libere dalla discriminazione e dalla violenza, di avviare inchieste aperte, approfondite e trasparenti su tutti i casi di scomparsa e di assassinio, di adottare misure concrete per garantire la sicurezza e il benessere delle donne, tra cui efficaci provvedimenti di pronto intervento, pattugliamento delle strade, miglioramento dell’illuminazione pubblica e servizi telefonici operativi 24 ore su 24. Questa tragedia sembra talmente lontana da sembrare effimera. Ma nell’epoca della globalizzazione nulla è così distante da poter essere ignorato e persino da qui si può essere utili. Il primo passo è cambiare mentalità, perché il silenzio è il peggior contagio l’ignoranza la sua più grave conseguenza, l’indifferenza il sintomo più preoccupante. Ognuno di noi può spezzare questo circolo vizioso. La buona notizia è che la cura è più contagiosa della malattia stessa! Giulia Massolino Informazioni si possono trovare in www.amnesty.it e in www.amnesty.fvg.it realizzazione e se r v izio a ll’umanità Meditazione - Ser vizio so ciale i Y Corsi d oga e cucina v e g etariana Cene indiane per benefic en z a Organizzazione Umanitaria Ananda Marga Cordenons PN - Piazza San Pietro 10 Tel. 0434 931364 - Cell. 348 9035858 www.apnu.net 21 Konrad maggio 2008 San Giuliano, 35 - Pordenone ViaVia Mestre 7 - Pordenone 0434 28043 tel. - fax tel./fax: 0434 28043 cinema Amore, bugie e calcetto e Tutta la vita davanti Le nuove strade della commedia italiana Il fatto che Amore, bugie e calcetto sia stato girato a Trieste è cosa assolutamente ininfluente: poteva andar bene qualsiasi altra città del centro o del nord Italia. Certo: per un triestino purosangue (anche se di sangue gruppo M, cioè Multietnico) come il sottoscritto la malinconica visione della sede dell’ex-Pattinaggio del Dopolavoro Ferroviario in viale Miramare, trasformata da un paio d’anni a questa parte in un campo di calcetto, suscita qualche emozione. Ma nulla di più: nel film di Luca Lucini perfino la presenza del mare è solo un turistico optional, dato che il suo è un cinema fatto soprattutto di sguardi e di primi piani, con occhi, bocche, e soprattutto mani sempre in movimento che fanno la parte del leone. Bravissimi gli attori, da Claudio Bisio ad Angela Finocchiaro, senza dimenticare Claudia Pandolfi e Giuseppe Battiston. Come al solito il regista milanese ha confezionato un prodotto ottimistico adatto a tutti, con un gruppo di amici che si trovano ogni settimana a giocare nei campetti di calcio a sette, dove sfogano tutte le ansie e le frustrazioni della vita famigliare. Oddìo, non è che ci sia niente di drammatico. Nel film di Luca Lucini nessuno si ammala, la gente non muore mai e nonostante le buffe e agre traversie dolci-amare dei protagonisti, alla fine tutto si mette a posto, in un happy end quasi obbligatorio. Lucini (che è stato definito il più americano di tutti i registi italiani) in realtà sembra un eterno ragazzo con il complesso di Peter Pan, realizzatore di operine scacciapensieri adatte a passare un paio d’ore allegre e tranquille senza impegnarsi troppo. Molto meno tranquillo e pacifico appare il film Tutta la vita davanti di Paolo Virzì. Racconta la storia di Marta (Isabella Ragonese), brillante laureata in filosofia grazie a una tesi sul filosofo tedesco Martin Heidegger, premiata con un 110 cum laude. Per campare a Roma è costretta ad accettare un lavoro part- time in un call-center. “La Via del Guerriero” Centro di Bio-energetica e studio della persona Via Lung’Ausa 11 33052 Cervignano del Friuli - UD Tel. 349.8606782 www.cristianascoppetta.it ESERCIZIO FARMACEUTICO dott. Marco Esposito FARMACI SENZA OBBLIGO DI RICETTA OMEOPATIA - ERBORISTERIA ARTICOLI SANITARI Misurazione gratuita della pressione Autoanalisi glicemia, colesterolo, trigliceridi. 22 Konrad maggio 2008 Trieste - via Giulia, 61/a - tel 040 5708329 Anche se non abbandona quasi mai i toni della commedia, il film di Virzì riesce a comunicare una certa inquietudine per la mutazione genetica alla quale è stata sottoposta una parte del popolo italiano, ormai sottomesso ai miti del consumismo, della pacchianeria e dell’egoismo più sfrenato. L’occhio intelligente di Marta osserva senza giudicare la varia umanità maschile e femminile con cui si trova a interagire: estremamente gentile e adattabile, viene assunta come baby sitter da una ragazza madre con ambizioni da cubista che le offre di condividere l’appartamento. Entrando in un mondo composto da persone spesso sbandate, a stretto contatto con altra gente ignorante, presuntuosa, stupida e cretina, Marta non perde mai il suo buonumore e la sua profonda solidarietà umana. Tra i bravissimi attori, spicca l’ottima interpretazione di Sabrina Ferilli nella parte di una capoturno che ricorda in maniera inquietante una kapò nazista. Il potente capo dell’azienda Multiple (Massimo Ghini) è in realtà un uomo fragilissimo, disperato per il divorzio voluto dalla moglie interessata solo al vile denaro, mentre i figli sbattuti da un parte e dall’altra soffrono le pene dell’inferno. Alla fine, a differenza di Luca Lucini, Paolo Virzì nel suo film non esita a mettere in scena alcune morti drammatiche, come la malattia terminale della madre della protagonista, la professoressa Del Santo. Che nel liceo di Palermo dove insegnava viene ricordata dagli allievi come “la Del Santo che ti fa un culo tanto tanto“. La calda voce fuori campo di Laura Morante segue le peripezie della protagonista accompagnando gli spettatori attraverso un itinerario variegato e contorto che sbocca in un finale dolce e amaro che non accontenta nessuno dei personaggi. Ma che, proprio per questo, risulta essere molto adatto allo spirito della pellicola e degli anni che sta vivendo il nostro sbalestrato paese. Gianni Ursini teatri di confine Ascanio Celestini e la lotta di classe Cambiano di volta in volta gli ‘Appunti per un film sulla lotta di classe’ di Ascanio Celestini. Come spiega lui stesso all’inizio dello spettacolo, necessario e intenso, di cui è autore e interprete, la riscrittura degli appunti presi a dicembre 2005 presso il call center Atesia di Roma era inevitabile, perché la storia del lavoro precario in Italia e, in particolare, della sorte degli operatori Atesia è cambiata più volte. Anche venerdì 11 aprile, al Teatro Comunale di Monfalcone, è andata così. In due ore di narrazione pura, alternata a canzoni musicate dai bravi Matteo D’Agostino (chitarra), Roberto Boarini (violoncello) e Gianluca Casadei (fisarmonica), Celestini ha condensato un ampio dizionario atroce della società dei consumi, smascherandone le falsità con l’arma affilata dell’ironia. Come la pubblicità del Mulino Bianco, dove non esistono mugnai, ma solo famiglie eleganti e prati verdi perfettamente rasati, o gli stessi call center, esternalizzati dalle aziende, che rendono gli operatori alienati e schiavizzati dal lavoro a cottimo: un minuto di telelefonata, trenta centesimi, e dopo circa due minuti e quaranta cade inesorabilmente la linea. Rimanendo in equilibrio (anch’esso) Ascanio Celestini precario sul filo della storia principale, Sotto paga! Non si paga! al Teatro Bobbio Marina Massironi e Antonio Catania Quando si apre il sipario del teatro Bobbio, sabato 29 marzo, una gigantesca riproduzione della celebre opera ‘Il quarto stato’ di Pellizza da Volpedo campeggia su una quinta. Il messaggio è inequivocabile: ‘Sotto paga! Non si paga’, il remake di un vecchio cavallo di battaglia di Dario Fo, diretto e riscritto per l’occasione dallo stesso premio Nobel, mette in scena la difficile situazione sociale. E cerca di dare una scossa a tutti coloro che non arrivano HIC HABITAT FELICITAS bar - tabacchi - giornali “Un giorno senza sorriso, è un giorno perso”. Charlie Chaplin viale III Armata, 8/a - Trieste - tel. 040 309932 23 Konrad maggio 2008 Celestini non ha risparmiato stilettate a nessuno, da Andreotti che ‘non muore mai perché gli hanno detto che è senatore a vita’ ai sindacati che, nella questione Atesia, non hanno certo fatto una bella figura. Già, ma com’è finita la vicenda degli operatori con il contratto-bomba a termine, che esplode dopo appena tre mesi? Si sono organizzati in un collettivo e hanno fatto un esposto all’Ufficio del Lavoro, il quale, dopo una lunga ispezione, ha dato loro ragione, intimando all’azienda l’assunzione a tempo indeterminato. Risultato? L’Atesia ha fatto ricorso e, grazie al condono del governo e con l’assenso dei sindacati, assumerà gli operatori part-time, ma non pagherà le multe e metà degli arretrati che avrebbe dovuto pagare. S.C. alla fine del mese, qui in Italia nel 2008, per mezzo di una pièce teatrale che nel 1974 non solo aveva dato espressione a un disagio reale, ma era divenuta persino un esempio da seguire. La storia delle donne che in ‘Non si paga! Non si paga’ (questo il titolo originario) decidevano di pagare la merce del supermercato a metà prezzo perché i soldi non bastavano più per comprare il necessario, salì agli onori delle cronache quando, dopo esser andate a teatro, le casalinghe milanesi misero in atto ciò che avevano visto. E il bello è che, all’epoca, furono rilasciate perché, come racconta Fo (accusato allora di ‘istigazione a delinquere’...), i giudici riconobbero che i prezzi erano veramente troppo alti. Dopo trentaquattro anni, le cose non sono cambiate poi molto e noi siamo di nuovo qui a lottare con il costo della vita alle stelle e le paghe da fame. Per cui le disavventure della casalinga Antonia, ovvero l’inimitabile Marina Massironi, e di Giovanni, operaio comunista interpretato da un ottimo Antonio Catania, affiancati da Marina De Juli, Renato Marchetti e Sergio Valastro, rimangono prepotentemente attuali. Certo, alcuni argomenti sono stati aggiornati: si parla di call center e di no global, che nel ‘74 non esistevano, ma le banche, allora come oggi, vampireggiano i clienti e lo sfruttamento dei lavoratori ha solo cambiato nome, ora si chiama flessibilità. Eppure c’è qualcosa che non convince nella legittima riproposizione di ‘Sotto paga! Non si paga!’: da una parte la grande mole di temi che, non potendo essere approfonditi per ovvie ragioni, rischiano di disperdersi all’interno del meccanismo farsesco, dall’altra la struttura stessa di un’opera che, costruita in un contesto storico preciso e per Dario Fo e Franca Rame come protagonisti, perde un po’ di smalto, soprattutto nella parte centrale. Senza nulla togliere, ovviamente, ai due bravissimi interpreti di oggi, sarebbe come riproporre un film di Woody Allen senza Woody Allen. Stefano Crisafulli Impianti elettrici a basso inquinamento elettromagnetico - biointerruttori PACIO IMPIANTI ELETTRICI di Michele Paccione Trieste - Via della Guardia, 14A Tel. 040 3481208 - Fax. 040 3472773 - cell. 337 543834 precisazione di zigrino Riceviamo e pubblichiamo 24 Konrad maggio 2008 Spettabile Redazione, faccio seguito alla Vostra cortese richiesta di notizie di data 17 gennaio u.s. relativa alla vicenda del sequestro delle apparecchiature di laboratorio presso l’Ospedale di Cattinara, innescata dalla ( quanto meno ) infondata denuncia presentata a carico di quest’Azienda Ospedaliero-Universitaria dall’ex dipendente sig.ra Ida Miser, nonchè alla mia risposta, sinteticamente pubblicata sul Vostro numero di marzo 2008, sotto il titolo “Il licenziamento di Zigrino/3”. Orbene, in data 3 aprile scorso il Tribunale di Trieste - Sez. Penale, con ordinanza n. 8/08 M.C.R., ha disposto in via definitiva il totale dissequestro delle apparecchiature in questione, ritenendo insussistente il fumus del reato contestato ( e cioè l’asserita violazione dell’art. 256 del codice dell’ambiente ), con ciò uniformandosi alla sentenza del 29 novembre 2007 della Suprema Corte di Cassazione. Si chiude, così, con l’affermazione della totale vittoria di questa Direzione Generale, la sciagurata vicenda innescata nel giugno 2007 da una denuncia, tanto infondata sia in fatto che in diritto, quanto basata su meschine vicende interne al Laboratorio di Cattinara, per la quale, tuttavia, l’Azienda OspedalieroUniversitaria “Ospedali Riuniti” ed io stesso in qualità di suo Direttore Generale, abbiamo patito enormi danni sia diretti ( rappresentati dagli inutili costi di smaltimento di ingenti quantità di reflui, pari ad alcune centinaia di migliaia di euro! ) sia indiretti ( spese legali, danni all’immagine, ecc. ). In sostanza, l’improvvido comportamento di una ex dipendente, che in violazione del Codice di comportamento dei dipendenti pubblici ha ingiustamente leso con affermazioni infondate l’immagine e gli interessi dell’ente da cui dipendeva, ha provocato alla collettività un danno complessivamente non inferiore al milione di euro. Chi ne risponderà? E’ ovvio che l’Azienda che dirigo, così come i singoli ingiustamente indagati, provvederanno in ogni sede alle doverose rivalse nei confronti di chiunque, nessuno escluso, abbia loro arrecato ingiusto danno. Al di là di ciò, penso sia doveroso, da parte Vostra, un ripensamento sulla facilità con cui certi organi di stampa gettano discredito su persone, senza prima provvedere alle doverose verifiche in contraddittorio: certo non può bastare, al riguardo, riportare con enorme ed ingiustificato ritardo ed in modo arbitrariamente sintetico la mia posizione, dopo che per mesi in precedenza ero stato additato al pubblico odio e disprezzo, in articoli dal titolo suggestivo. Per tale ragione, a mia volta mi riservo ogni tutela nelle sedi giudiziarie per i danni ingiusti patiti. Sono comunque sicuro che vorrete provvedere, quanto meno, alla immediata pubblicazione integrale nel prossimo numero di Konrad di questa mia lettera, quanto meno al fine di ridurre il danno già fatto e, conseguentemente, la Vostra specifica responsabilità in proposito. Ad ogni modo, dalla vicenda residua, comunque, un lato positivo per ognuno: l’accertamento definitivo del fatto che il Laboratorio di Cattinara mai ha inquinato l’ambiente, nè ha potenzialmente o concretamente violato le norme del codice dell’ambiente. In definitiva, per degli appassionati dell’ambiente come è la Vostra Redazione, e, se permettete, come io stesso sono, ciò non può che essere una buona notizia. Distinti saluti. Franco Zigrino Direttore Generale dell’Azienda “Ospedali Riuniti” di Trieste La nostra replica a Zigrino: Abbiamo riportato qui sopra, il testo integrale della lettera inviataci dal dottor Zigrino. Aggiungiamo soltanto alcune osservazioni. Non abbiamo mai, in alcun modo, affermato l’esistenza di un comportamento dell’Azienda contrario alla legge in merito agli ipotizzati inquinamenti derivanti da scarichi abusivi dei reflui del laboratorio analisi cliniche dell’Ospedale di Cattinara. Della questione è competente la Magistratura. Dicevamo, e continuiamo a dire, una cosa del tutto diversa: che sia stato inopportuno il comportamento dell’Azienda in merito al licenziamento della signora Miser. Tanto più inopportuno dal momento che tale provvedimento era stato controfirmato dal dottor Zigrino, indagato principale (o più elevato in via gerarchica) per la vicenda degli scarichi abusivi. Per quanto riguarda la forma con cui la comunicazione del dott. Zigrino intende ascriverci responsabilità in merito a una nostra intenzione di averlo “additato al pubblico odio e disprezzo”, per mesi e mediante articoli dal titolo suggestivo, ci corre l’obbligo di fare alcune precisazioni: 1. non abbiamo mai additato al pubblico odio e disprezzo né il direttore dell’ASS, né alcun’altra persona. Se il dr. Zigrino ritiene il contrario, è ovviamente libero di agire come meglio crede, ma sta di fatto che in nessun modo riteniamo di avere montato campagne di odio o disprezzo nei suoi confronti. A meno che, con quell’espressione, egli non intenda riferirsi all’esercizio di una libera critica nei confronti di comportamenti che ritenevamo (e continuiamo a ritenere) inopportuni nella gestione di un provvedimento disciplinare di inusitata gravità. 2. Il ritardo “abnorme e ingiustificato” con cui il dr. Zigrino afferma che abbiamo pubblicato la sua precedente precisazione è di un mese esatto. Ma la sua lettera (che riportava la fotocopia di un’e-mail peraltro mai pervenutaci) ci era giunta via posta proprio mentre il numero di febbraio del mensile Konrad era in tipografia. Tuttavia, abbiamo immediatamente pubblicato il testo integrale della lettera sul nostro blog (http//konradblog. blog.kataweb.it) e, nell’articolo comparso sul numero successivo, abbiamo riportato i motivi del ritardo e i riferimenti del blog, per chi volesse prendere visione del testo completo. Certo: resta il fatto che quell’articolo venne pubblicato esattamente un mese dopo l’arrivo della comunicazione di Zigrino. Ma, del resto, Konrad è un mensile e dunque la nostra tempestività nel dare notizia alla sua informazione non avrebbe potuto in alcun modo essere più solerte. 3. Analogamente abbiamo trattato anche la seconda missiva del dottor Zigrino, pubblicandola nella sua integrità, qualche ora dopo averla ricevuta, sul nostro blog e riportandola ora (sempre integralmente) alla pagina precedente. Anche in questo caso, il ritardo (nella sola versione a stampa) è dovuto al nostro limite di fondo, causato dalla periodicità mensile della rivista. 4. È vero che non abbiamo provveduto a fornire le notizie con “il dovuto contraddittorio”: l’unica voce che ha trovato ampio spazio (sia sul blog che su Konrad) è stata quella del dottor Zigrino, lasciato solo a confrontarsi con quanto avevamo scritto. Di ciò ci scusiamo con i nostri lettori, ma non ci è stato proprio possibile agire diversamente, visto che la signora Miser e il suo legale hanno preferito rinunciare al contraddittorio. Per quanto riguarda l’implicita minaccia di adire alle vie legali nei nostri confronti, non possiamo certo dire che la cosa ci lascia indifferenti. Il nostro giornale non dispone di molti fondi (assai pochi in verità) e i costi delle spese legali ci paiono una minaccia non da poco, a differenza di quanto sarebbe, con ogni probabilità, per la nostra controparte, che potrebbe certo avvalersi anche dei fondi assai ingenti del pubblico denaro che copre le spese legali dell’Azienda. Ci conforta però, in questa circostanza, la serena coscienza di aver agito come ritenevamo giusto e la consapevolezza che ci perviene dall’alta considerazione che abbiamo nei confronti di chi, eventualmente, verrà chiamato a giudicare in sede penale o civile il nostro operato. Luciano Comida shalom Zayin, ottava lettera dell’alfabeto musica La triste storia di un mp3 25 Konrad maggio 2008 Bene siamo arrivati all’ottava puntata e parliamo della lettera ZAYIN. La settima lettera dell’alfabeto ha il valore di sette, e come sappiamo già, è un numero molto importante sia da un punto di vista cabalistico sia per il fatto che rappresenta il giorno dello Shabatth giorno in cui il Santo che egli benedetto Sia si riposa dopo aver creato il mondo. E così è anche per tantissimi ebrei che in questo giorno di riposo si dedicano completamente allo studio ed alla propria famiglia. Provate a pensare in una società come la nostra dove il computer, il telefono cellulare che squilla in continuazione e la televisione privano alla componente famigliare quello stare insieme di cui tutti abbiamo bisogno. Spesso siamo tutto il giorno davanti ad un teleschermo e ad una scrivania con telefono e ci dimentichiamo di quanto sia bello stare insieme a parlare ed a discutere insieme alla propria famiglia. Arriviamo a casa dopo tante ore di lavoro accendiamo la televisione (spesso anche a tavola mentre si mangia) e mentre un tuo famigliare ti parla di cose profonde, suona il telefono o incomincia una partita di calcio o un film e il dialogo famigliare sono messi in secondo o terzo piano. Bene lo Shabbath permette di riacquistare tutto questo, è un giorno in cui tutti i telefoni, le televisioni e il lavoro si interrompe e dove la componente famigliare diventa di nuovo la cosa più importante che abbiamo, questo dovrebbe esserlo ogni giorno ma la nostra società ed il nostro lavoro sempre più frenetico ci fanno dimenticare quali siano le cose importanti nella vita. La lettera ZAYIN rappresenta anche lo spirito, il sostentamento e la lotta. Rabbi Shimon Bar Yochai dice: Lo Shabbat andò da Dio lamentandosi: “ogni giorno della settimana ha il suo partner (il primo col secondo, il terzo col quarto, il quinto con il sesto), mentre io sono solo”. Allora Dio disse: “ Israele è il tuo partner”. Quindi, quando Dio pronunciò il Quarto Comandamento sul monte Sinai “Ricorda il giorno dello Shabbat per santificarlo” (Esodo 20:8), implicò con ciò il dovere di Israele di portare spiritualità nell’esistenza terrena. (Bereshit Rabbà 11:9) Sette sono i giorni festivi nei quali il lavoro è proibito: il primo e l’ultimo giorno di Pesach e Sukkot; Shavuot, Rosh Hashanà e Yom Kippur. Ognuno dei primi sei è chiamato SHABATON (giorno del riposo). A causa delle forti restrizioni specifiche ad esso, lo Yom Kippur è Succederà anche agli uomini. Sono già tanti sulla terra. Troppi. Fra non molto, per contrastare tale densità demografica, l’uomo dovrà ridurre le proprie dimensioni. O eliminare, che so, le braccia, la testa… A quel punto proverà, l’uomo, ciò che provo io, innocuo file audio prossimo alla compressione. Mi presento: il mio nome è “Tenderly.AIFF” e lo dico subito a scanso di equivoci: non ho alcun rapporto di parentela con la celebre carta igienica. Sono una traccia di Ultimate, disco che raccoglie i migliori numeri pianistici del sublime Art Tatum. Si sta bene all’interno di un CD, ve lo assicuro: i miei colleghi si chiamano Someone to watch over me, Body and Soul, Over the rainbow, non so se mi spiego… Ci dividiamo un territorio immenso, sterminate praterie che concedono ad ognuno di noi il giusto Lebensraum (scusate la citazione hitleriana). Io sono un file particolarmente grasso, lo riconosco, ma la mia stazza, più di 40 MegaByte, rende l’ascoltatore felice: in me trova tutte le sfumature della musica, tutte le frequenze, anche quelle (apparentemente) non percepibili. Un’atmosfera arcadica che sarà presto un lontano ricordo: mi attende, infatti, una dieta dimagrante, un’inesorabile compressione al termine della quale sarò un leggero MP3 di circa 4 MB, un decimo del mio peso originale. chiamato SHABAT SHABATON (giorno di riposo completo) (il Gaon di Vilna, Divrei Eliyahu) Sette sono anche i giorni di Pesach, sette quelli di Sukkot, sette settimane passano da Pesach a Shavuot (“Omer”), sette anni dura il ciclo della SHMITA’ (anno sabbatico della terra), e sette per sette anni portano allo YOVEL (giubileo) Il nome ZAN significa alimenta, mentre ZAYIN significa arma. Ma ciò non è casuale: la forma della lettera ZAYIN ricorda un pugnale, come a dire che l’uomo ottiene il suo alimento attraverso una metaforica lotta quotidiana. Voglio ricordare che in questi ultimi giorni di aprile festeggiamo Pessach, la pasqua ebraica che ricorda la fuoriuscita degli ebrei dalla schiavitù egiziana. In questo periodo si mangia pane azzimo per ricordare che i nostri avi non avevano tempo per far lievitare il cibo, si fanno grandi pulizie all’interno della casa perché non deve esserci nessuna traccia di Chametz (cibo lievitato) e che per due sere si fanno i “Seder” delle letture in cui si ripercorre la storia degli ebrei che dalla schiavitù egiziani ritornarono liberi. Anche questa puntata è finita spero che sia stato tutto chiaro aspetto vostri suggerimenti e domande a presto e Shalom Davide Casali Io, nobile traccia jazz impunemente falcidiata, prosciugata, striminzita per essere costretta in un lettore tascabile. Stipata tra migliaia di schifosi MP3 ascoltati raramente, perlopiù in mezzo alla strada, tra i clacson delle automobili, tra le stupide conversazioni della gente… Un trattamento così rigido, è evidente, non può che avere effetti nefasti dal punto di vista qualitativo. La tavolozza sonora, un tempo ricca, si impoverisce di colpo: alcuni colori vengono inevitabilmente accantonati per esigenze di spazio. È come chiedere a Van Gogh di ridipingere i Girasoli, obbligandolo a utilizzare soltanto due gradazioni di giallo. Capite come mi sento? Livellato, spogliato della mia profondità artistica: superficiale. Sopporterei questo smacco a un’unica condizione, ovvero trasferirmi nel lettore con i vecchi colleghi. E invece no: al supplizio ci vado solo; nell’era delle playlist, già oggetto di motivate prese in giro su queste pagine, la tendenza è creare polpettoni musicali, vere accozzaglie di suoni accumulati senza riguardo a generi, epoche, stili… A costo di apparire snob, affermo con decisione che tutto ciò mi provoca il voltastomaco. E affermo pure che la futura compagnia non mi va per nulla a genio: immerso nella folla impersonale, disperso tra una canzone di Madonna e una di Vasco Rossi, insomma… io provengo da un certo ambiente, dall’università dell’ascolto. E provengo da un tempo in cui ascoltare musica era un’attività indipendente. Cosa fai? Ascolto musica. Punto. Adesso è diverso. Cosa fai? Ascolto musica e: leggo; cammino; cucino; parlo; o scrivo, brutta abitudine di chi, devo riconoscerlo, ha incoraggiato il racconto di questa triste storia e dato la possibilità, a una povera traccia audio prossimamente compressa, di sfogare la sua enorme rabbia. Alessandro Lombardo il tovagliolo Buffet Siora Rosa La qualità della tradizione È uno dei locali più caratteristici di Trieste, eppure ha un po’ perduto il tono tipico dei buffet triestini: non proprio ristorante, non soltanto buffet, Siora Rosa è riuscito tuttavia a conservare la calda ospitalità di tanti anni fa, quando era proprio lei, Siora Rosa, detta anche Mamma Rosa, a confezionare i suoi generosissimi panini imbottiti al prosciutto. Una tela collocata sopra la porta della cucina la ritrae intenta alla sua occupazione e quel quadro la rende ancora presente, come non se ne fosse andata nell’ormai lontano 1972. Ogni mattina, intorno alle nove, gli eredi di quei prosciutti di allora vengono messi a nudo, ancora fumanti, quando viene spaccata la crosta di pane che si è impregnata del grasso e del sapore della tenera carne riscaldata per ore nel forno. Il prosciutto cotto che viene quotidianamente immolato a solleticare le trasgressioni dietetiche del passante o dell’affezionato habitué è sempre di un’elevata qualità, anche se qualcuno si duole della scarsità, talvolta dell’inesistenza, del grasso, ma la responsabilità del non trascurabile inconveniente va ricercata altrove, in mutate abitudini dietetiche che hanno determinato gli allevatori a crescere i maiali asciutti come le concorrenti al titolo di Miss Italia. Ma parlare soltanto dei panini ancora generosamente imbottiti di cotto sarebbe ingiusto nei confronti del lavoro dei nuovi gestori, la famiglia Facco, ora rappresentata nel locale di Piazza Hortis da tre fratelli, il cui nome, quasi a ricordare le sorelle Malfenti del romanzo di Svevo, iniziano tutti con la medesima lettera: Monica, domina della cucina, Morena e Maurizio a I benefici della scienza Ayurvedica attraverso le tecniche del massaggio L’Ayurveda, antica scienza indiana, è un sistema di medicina olistica adatta a chiunque desideri ritrovare o mantenere il proprio equilibrio psicofisico. I nostri Trattamenti ristabiliscono l’armonia tra corpo, mente e anima. Proponiamo inoltre corsi di Ayurveda, massaggio Ayurvedico, Yoga. 26 Konrad maggio 2008 Trieste, via Milano, 35 - tel. 040 362320 [email protected] servire gli avventori al banco. La famiglia, originaria di Jesolo, ha preso le redini del locale nel 1975 e da allora ha continuato a migliorare e diversificare l’offerta gastronomica proposta alla clientela, lavorando soprattutto sulla qualità dei prodotti di base e su quella della loro preparazione. Senza cadere nella trappola di marketing tendente a farne un qualsiasi anodino ristorantino, i Facco hanno consolidato la fama del loro locale affiancando all’offerta tipica del buffet (panini e tartine, porzioni adatte a un “rebechin” di lesso di maiale) una gamma completa di gustose pietanze adatte a soddisfare le più diverse esigenze alimentari, dallo spuntino in velocità, all’insalatona dietetica, al piatto unico oppure a un pasto completo nella tradizionale articolazione di antipasto, primo e secondo piatto con contorno e dessert. Il menù, pur non ricchissimo, consente tuttavia un’ampia scelta. I piatti più ricorrenti sono quelli della cucina domestica locale, dalle minestre (orzo e verdura, jota, altre verdure di stagione) ai primi piatti più consistenti: di solito uno o due tipi di pasta, più le lasagne al forno con ragù o funghi, gli immancabili gnocchi di pane o di patate, conditi con il ragù, col gulasch o con il sugo degli arrosti. Altrettanto tradizionali i secondi piatti, integrati con la scelta proveniente dalla caldaia con le carni lesse di maiale e con altri prodotti da buffet. Scarsi i piatti di pesce, perlopiù calamari o seppie in umido con la polenta, talvolta, di venerdì, il baccalà. Anche i dolci sono fatti in casa, attingendo dalle ricette tramandate da generazioni: strudel, crepes al cioccolato, tiramisù, qualche bavarese. È da notare che pur in presenza di tale assortimento così domestico e tradizionale, i gusti dei clienti hanno avvertito i gestori delle mutate esigenze di un’alimentazione più leggera, al limite anche vegetariana ed è così possibile trovare un menù completo persino per questa frazione di consumatori, abbinando vari formaggi e le verdure cotte a vapore o alla piastra, in un assortimento che prevede non meno di una decina di qualità differenti. La cantina non è molto fornita: non si scimmiotta certo un’enoteca, ma è di buona qualità anche il vino sfuso, rigorosamente prodotto sul Collio. I vini in bottiglia sono locali, della produzione Skerk: terrano, malvasia e vitoska. La chiusura al traffico di Piazza Hortis ha consentito di allestire alcuni tavoli anche all’aperto (maggiorazione 10%), ovviamente nel periodo estivo. I prezzi non sono particolarmente popolari (un piatto unico attorno ai dodici euro, un primo tra i 5 e i 7, un calice di vino due euro e mezzo) ma, anche se non faremo mai a meno di lagnarcene, bisogna ammettere che alla fine risultano adeguati alla qualità del cibo che viene proposto. Ciacco Farmacia Alla Borsa Al servizio della tua salute Trieste - Piazza della Borsa, 12 tel. 040 367967 www.farmaciaallaborsa.it Appuntamenti di maggio su www.konradnews.it i vostri annunci di giugno entro il 21 maggio Trieste 2 venerdì ingresso libero La saggezza tra oriente e occidente Swami Abhishiktananda: il viaggio interiore di Henry Le Saux, videoproiezione presentata e commentata da Luciano Scarazzato, alle 20.30 all’Institute of Yogic Culture in via San Francesco 34. Info 040 635718. 3 e 17 sabato Corso di nutrizione naturale Corso “Nutrizione Naturale in armonia con l’attuale periodo e con le esigenze fisico/spirituali” a cura di Nevio Sgherla alle ore 15 presso la Sala De Banfield in Via delle Zudecche 1. Info 348 1551267. 4 venerdì ingresso libero Crescere attraverso il disegno La dott.ssa Maria Conte, psicologa, e la dott.ssa Nadia Mozenic, psicologa, hanno il piacere di invitare tutte le persone interessate all’incontro culturale sul tema “Creatività come espressione del linguaggio interiore tipico del bambino” alle ore 18.30 presso lo Studio Integrato Therapeia di viale XX Settembre 24. 5 lunedì ingresso libero Medicina Hameriana Perché alcuni si ammalano e altri no. Relatrice Cristiana Scoppetta. Intervento sui benefici e proprietà del Noni. Ore 18 in via Concordia 5. Info Marlène 340 9284661, www.originalnoni.tk, www.cristianascoppetta.it 5 lunedì ingresso libero 5 lunedì ingresso libero Cerchio di guarigione Alle ore 19.30 con Mariella Grio. Rituale collegato alle fasi lunari. (secondo incontro 19/5) c/o Delfino Blu, via Coroneo 15. Info 339 7516365. Intestazione aula a Petronio Alle ore 11, alla presenza del Magnifico Rettore, del Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia e del direttore del Dipartimento di Italianistica, verrà intitolata a Giuseppe Petronio l’Aula Magna in Androna Campo Marzio 10. Il prof. Vitiglio Masiello, ordinario all’Università di Bari presenterà il volume L’attività storiografica, critica, letteraria, politica di Giuseppe Petronio edito da Palumbo. Seguirà rinfresco. 5-6 e 15 lunedì, martedì e giovedì Scuola del Vedere - Accademia Belle Arti I giorni 5, 6 e 15 si avviano 3 mini corsi di pittura e composizione. Sabato 10 uno stage giornaliero di nudo con modella ed anche un week-end per un laboratorio intensivo di disegno e ritrattistica. Info 347 8554008, www.scuoladelvedere.it 6 martedì ingresso libero Presentazione dell’Uzbekistan Alle ore 10.30, presso la Camera di Commercio di Trieste, in piazza della Borsa, si terrà una presentazione dell’Uzbekistan, con la presenza dell’Ambasciatore dell’Uzbekistan e del presidente dell’associazione culturale “Uzbekistan-Italia” che presenteranno il mitico paese di Samarcanda e della Via della Seta. Durata 1h e 30. Info 348 3555965, [email protected] 6 martedì ingresso libero Dieta d’estate Perdere peso nella stagione estiva. I consigli della dietologa per un menù equilibrato. Conduce l’incontro la Dott.ssa Paola Sbisà, Medico Chirurgo specialista in scienze dell’alimentazione. Alle ore 17.45 presso la Farmacia Alla Borsa in Piazza della Borsa 12. Info 040 367967. 6 martedì Cerimonia della tradizione pellerossa Stefano Senni propone all’Associazione Culturale Delfino Blu, via del Coroneo n. 15 la Cerimonia della Pipa Sacra ed un Viaggio Sciamanico con canti sacri e tamburi per un massimo di 40 partecipanti. Alle ore 20. Info 349 2840064. Prenotarsi per tempo! Offerta libera. 6 martedì ingresso libero Parliamo delle api Conferenza a cura dell’apicoltore Fausto Settimi. Alle ore 18 presso L’Arnia di piazza Goldoni 5. Info 040 660805. 7-24 mercoledì e sabato ingresso libero Concorso i ragazzi raccontano La Biblioteca Comunale Quarantotti Gambini organizza la 12a edizione del concorso I ragazzi raccontano… raccontare Trieste su misura junior. Possono partecipare i ragazzi dai 6 ai 20 anni con un racconto ambientato a Trieste, nel genere letterario preferito, scritto in ex-tempore durante la manifestazione. Si aderisce mediante l’istituzione scolastica (massimo due partecipanti per gruppo-classe) o singolarmente. L’iscrizione è gratuita e deve avvenire entro il 7 maggio 2008, telefonando al Servizio ragazzi 040 631994, 040 634753 – dal lunedì al venerdì ore 8-19; sabato ore 8.30-13. I partecipanti si troveranno alle ore 9 del 10 maggio 2008 presso la sede della Biblioteca in Via del Rosario 2, muniti di penna. La premiazione avverrà sabato 24 maggio alle 10 presso la Sala Polifunzionale della Biblioteca in Via del Teatro Romano 7. 7-12 da mercoledì a lunedì NodoDocFest, Festival Internazionale del Film Documentario dal 7 al 12 maggio al Cinema Ariston di Trieste. Info www. nododocfest.org - [email protected] - www. myspace.com/nododocfest 8 giovedì ingresso libero Invito al benessere vi offriamo la possibilità di provare il massaggio othadam (ayurvedico) con sacchetti caldi di erbe medicate con proprietà rilassanti e depurative aiuta l’insonnia e la circolazione ecc.la ass cult la giostra arcobaleno via Brunner 7. Info e prenotazioni 335 6499025 Anna. 9 venerdì ingresso libero La nuova medicina del dottor Hamer Perché alcune persone si ammalano ed altre no? Conferenza con Cristiana Scoppetta alle ore 20 all’associazione Lam Il Sentiero in piazza Benco 4. Info Cristiana 349 8606782, www.cristianascoppetta.it 9 venerdì ingresso libero 9 venerdì ingresso libero Menopausa e terapie naturali incontro con la dottoressa Fiorella Dipietro, ginecologa, alle ore 20.30 presso l’Institute of Yogic Culture in via San Francesco 34. Info 040 635718. Amore: energia terrena o spirituale? Parleranno Ervino Andolina e Lina Bozzi, alle ore 20.30 presso l’hotel Impero in via S. Anastasio 1 (accanto a piazza Libertà). Info 347 7498114. dott. Manuela Zippo spezie e tè dal mondo - cioccolate selezionate integratori alimentari - fitocosmesi Via Combi 7/1 Trieste tel/fax 040 303555 [email protected] 9 e 23 venerdì ingresso libero 10 sabato ingresso libero Nella casa dell’orco Sala polifunzionaledella Biblioteca Quarantotti Gambini in via del Teatro Romano 7, alle ore 17. Sarolta Szulyovszky presenta Orco Osvaldo & Topo Riccardo: la vera storia del topo dei denti, scritta da Ines Battaino e illustrata da Sarolta, Falzea 2007. L’illustratrice: un’artista ungherese, specializzata in illustrazione per l’infanzia. Il libro: Osvaldo, un omone da tutti considerato un “orco”, viene accolto dalla comunità grazie all’amicizia di Riccardo, il topolino dei denti. Un incontro con le parole e un laboratorio d’illustrazione alla scoperta dei segreti delle immagini. Info e prenotazioni 040 634753. Da lun a ven 9–19; sabato 9–13 fax 040 631994, [email protected] La vecchiaia: valore o incubo? Riflessioni sulle malattie involutive dell’anziano dal Parkinson all’Alzheimer. Conferenza con il dott. Sergio Maria Fracardo, organizzata dalla Società Antroposofica di Trieste presso il Circolo Culturale Ivan Grbec via di Servola, 124. Info 339 7809778. 12 lunedì Costellazioni familiari 12 maggio e 9 giugno: incontri mensili di costellazioni familiari con la dott.ssa Ylenia Harrison alle ore 19.30 presso Delfino Blu via Coroneo 15. Contributo per soci euro 25. Info 347 1404116. 13 martedì ingresso libero 13 martedì ingresso libero 13 martedì ingresso libero 15 giovedì ingresso libero Elaborazione del lutto La Società Antroposofica di Trieste organizza un incontro con il gruppo di sostegno per l’elaborazione del lutto, seguendo il testo di Rudolf Steiner “Vita da morte a nuova nascita”. Alle ore 18.15-19.45 in via Mazzini 30 I p. Info Tullio 040 280533, 339 7809778. Guarire con la musicoterapia Presentazione dei CD di Paganelli-Castellarin. L’incontro è condotto dal Dott. Roberto Pagnanelli, Psichiatra Psicoterapeuta, alle 17.45 alla Farmacia Alla Borsa in Piazza della Borsa 12. Info 040 367967. La parola crerativa “Dall’ascolto totale alla parola creativa: un percorso di crescita”, Conferenza a cura di Paolo Loss, cantante e insegnante della vocalità. Alle ore 18 presso L’Arnia piazza Goldoni 5. Info 040 660895. Metodo Tomatis e apprendimento Il metodo Tomatis e i disturbi dell’apprendimento, incontro gratuito su prenotazione con il dott. Pillinini alle ore 20,30 in piazza Ospedale 2. Info 388 7433771. 15 giovedì Alimentezione ayurvedica L’Ayurveda ci classifica in tre costituzioni: ad ognuna di esse corrisponde un tipo di alimentazione diversa. Vieni a scoprire quella più adatta a te! Conferenza tenuta dal dott. Basalisco. Info e iscrizioni Centro Lakshmi 040 362320. 16 venerdì ingresso libero Spingendo la notte più in là Presentazione del libro “Spingendo la notte più in là” di Mario Calabresi, alle ore 18.30 presso il Centro Veritas in via Monte Cengio 2/1a. Sarà presente l’autore. Info 040 569205, www.centroveritas.it Appuntamenti di maggio su www.konradnews.it i vostri annunci di giugno entro il 21 maggio Trieste 16 venerdì ingresso libero La geobiologia: energie cosmo-telluriche in rapporto al nostro benessere. Primo incontro con Elena Rojac, consulente ambientale, alle ore 20.30 presso l’Institute of Yogic Culture in via San Francesco 34. Info 040 635718. 16 venerdì ingresso libero Poesie Prime Presentazione del libro Poesie Prime di Stefano Sacher con traduzione di alcune poesie in sloveno da Aldo Rupel, alle ore 20.30 a cura dell’AssociazioneDrustvo Noè, alla Casa della Pietria ad Aurisina. Info Lucia Falletig 349 8419497. 17-18 sabato e domenica Tocco-massaggio riflesso al piede Uno strumento per affrontare lo stress quotidiano. Aperto anche a principianti. Conduce Francesco Minasi. Info e iscrizioni Centro Lakshmi 040 362320. 17-18 sabato e domenica Arte della parola terapeutica La cura della parola e lo sviluppo del bambino, seminario di F. Ghelfi. Società Antroposofica, via Beccaria 6, sab 15-18.30 e dom 9-16. Iscrizioni 040 412484, 349 1250632, [email protected] 18 domenica Komyo Reiki: seminario primo livello IL Komyo Reiki nasce dalla volontà del suo fondatore, il Rev. Hyakuten Inamoto, di riportare la disciplina Reiki verso la tradizionale spiritualità del metodo originario di Mikao Usui. Info Giacomo 347 2637990. 19 lunedì ingresso libero 20 martedì ingresso libero Momenti a Cherso Proiezione audiovisiva sull’isola ed il mare di Cherso, colta dalle romantiche immagini di Lucia Crepaldi, alle ore 19 all’Associazione Culturale Namastè, in piazza S. Giovanni 2, IV piano Diete per cani, gatti e conigli Alimentazione equilibrata per l’animale sano e alimentazione specifica per l’animale affetto da patologie. L’incontro è condotto dal Dott. Umberto Romagnoli, Medico Veterinario. Alle ore 17.45 presso la Farmacia Alla Borsa in Piazza della Borsa 12. Info 040 367967. 20 martedì ingresso libero 23 venerdì ingresso libero Il ritmo del Siam Conferenza a cura di Cristina Radivo, Asokananda’s authorized teacher, alle ore 18 all’Arnia in piazza Goldoni 5. Info 040 660805. Elettrosmog come contenere i campi elettromagnetici. Secondo incontro con Elena Rojac, consulente ambientale, alle ore 20.30 presso l’Institute of Yogic Culture in via San Francesco 34. Info 040 635718. 23 venerdì Corso massaggio decontratturante Sette lezioni di massaggio base, eseguito con olio ed essenze, per rilassare e decontrarre i muscoli irrigiditi e riequilibrare il sistema nervoso. Ogni Venerdì dalle 20 alle 22, presso Centro Helianthus, Via Filzi 6, IV piano. Info 334 1559187 Sabrina. da venerdì 23 a domenica 25 Seminario Theta Healing Orion Technique Attraverso l’onda Theta possiamo cambiare la nostra realtà, e creare amore, gioia e abbondanza nella nostra vita. Seminario con Laura Radicchio all’Incontro, in via San Francesco 34. Info 349 8720915. da venerdì 23 a domenica 25 Theta Healing avanzato in questa sessione speciale il processo meditativo, basato sull’abbinato di alcune facoltà innate, come il mantenimento dell’onda cerebrale theta, ci conduce alla sperimentazione di ultriori applicazioni di connessione e cambiamento dei diversi livelli percettivi: Info Giulio Barocco 320 6651584. 24 sabato Padabyangam: riflessologia ayurvedica programma di pratica di riflessologia ayurvedica al piede a Joytinat Yoga Ayurveda dalle ore 9 alle ore 13 in via Felice Venezian 20. Info tel. fax 040 3220384, www.joytinat-trieste.org 24-25 sabato e domenica Scopri il mondo dei chakra tecniche attraverso la conoscenza indiana ed essena per riportare equilibrio armonia e benessere al nostro corpo ass. cult. La Giostra Arcobaleno via Brunner 7 inizio seminario alle ore 10 alle 19. Info e adesioni 335 6499025 Anna. 25 domenica Seminario: volontà e consapevolezza attraverso l’autostima. Seminario con prenotazione tenuto da Cristiana Scoppetta dalle 15 presso l’associazione Lam Il Sentiero in piazza Benco 4. Info Cristiana 349 8606782, www.cristianascoppetta.it 25 domenica Vesak - festa del risveglio e delle rose meditazione dinamica di liberazione, esercizi creativi e propiziatori con Maya e G.L.Manco presso Delfino Blu, via Coroneo 15 alle ore 17. Info 349 2840064 - offerta libera. 27 martedì ingresso libero 28 mercoledì ingresso libero 28 mercoledì ingresso libero 30 venerdì ingresso libero Medicina naturale e medicina innaturale Conferenza a cura di Giorgio Minca alle ore 18 presso L’Arnia di piazza Goldoni 5. Info 040 660805. Meditazione del cuore ascoltare il proprio cuore e la realtà interiore per scoprire il tempio dell’amore ass cult La Giostra Arcobaleno via Brunner 7 inizio ore 20. Info 335 6499025 Anna, 349 0959817 Lucia. Incontro per medici di base e pediatri Il Dott. Francesco Strano, psicologo psicoterapeuta, propone a medici di base e pediatri un ciclo di incontri per far conoscere la Terapia Breve Strategica utilizza nei casi di ansia, attacchi di panico, fobie e disturbi ossessivi compulsivi. Il secondo incontro avra’ luogo alla Farmacia Alla Borsa in Piazza della Borsa 12 alle ore 17.45. Info 040 6672571. Venerdì ci vediamo in biblioteca Sala Ragazzi della Biblioteca Comunale Quarantotti Gambini di via del Rosario 2. Alle ore 17, ultimo appuntamento con le letture per bambini dell’ultimo venerdì del mese. Le bibliotecarie del Servizio Ragazzi attendono bambini, genitori, nonni e fratelli maggiori per tuffarsi in un mare di libri per tutti i gusti e tutte le età e viaggiare assieme nel fantastico mondo delle storie. In concomitanza con le letture, il Servizio Ragazzi rimane chiuso al pubblico dalle 16.45 alle 18.15. Info 040 634753 (lun-ven 9-19, sab 9-13), fax 040 631994, [email protected] Gli incontri dell’Abc del gusto L’Università del caffè, struttura di formazione istituita da illy con l’obiettivo di accrescere e diffondere la cultura del caffè e dell’espresso all’italiana, organizza corsi, eventi e cene a tema dedicati ai consumatori amanti e intenditori del caffè. Presso Nat_spaziocorti, nel mese di maggio, sono previsti tre appuntamenti con l’Abc del gusto. Ogni corso, dedicato a trasmettere pillole di cultura del caffè in maniera originale e creativa, avrà una durata di circa due ore. 10 maggio 2008 ore 11.00 Caffè e moka Un percorso su un metodo di preparazione che è una passione e un rito quotidiano tutto italiano: i segreti della moka dal punto di vista della tradizione e della scienza, unite per un caffè servito in tazza alla perfezione. 17 maggio 2008 ore 11.00 Caffè e cappuccino Dagli appunti per un espresso perfetto alla scelta del latte: tutti i segreti per testare e riconoscere a prima vista e al primo assaggio un cappuccino preparato a regola d’arte. 24 maggio 2008 ore 11.00 Caffè e cioccolato Un connubio dolce-amaro tanto affascinante e promettente da meritarsi un corso ad hoc, per scoprire le origini, le differenze e i punti di contatto sul palato. Per iscrizioni e informazioni Nat_spaziocorti 040 9990006, 3385002574 a Monfalcone il Konrad lo trovi da: il filo di paglia in via Duca D’Aosta 39 - tel. 0481 43164 a Ronchi dei Legionari lo trovi da: Il fiore dell’arte in via Carducci 21 - tel. 0481 475545 Incontri con Legambiente Puoi trovarci ogni mercoledì dalle 18 alle 20 nella sede di via Donizetti, 5/a (presso il punto informativo dei soci di Trieste della Banca Popolare Etica). Circolo Verdeazzurro di Legambiente Trieste. Info 040 577013, fax 040 9890553, [email protected] - Segui le nostre iniziative su www.legambientetrieste.it Massaggio ayurvedico Ottimo contro stress, tensioni, contratture e molto altro!... per coccolarsi e riacquistare il buon umore! Prova gratuita!! Su appuntamento: Gea 340 3963345 presso Centro Heliathus via Filzi, 6 Assoc. Culturale Namastè: corsi di yoga Corsi di hatha yoga, tecniche di pranayama, mantra, pratyahara e nidra, improntate sul meteodo del dr. Bhole, per principianti ed intermedi, ad orari diversi, all’Associazione culturale Namastè in piazza San Giovanni 2. Info 347 2364074, 339 6082226. Società Antroposofica di Trieste Ogni martedì ore 20-21.30 studio sul testo di Rudolf Steiner “Dell’iniziazione. Eternità ed attimo”. Ogni mercoledì ore 20-21.30 incontro con la Sezione Biodinamica di TS e GO sul testo di Walter Cloos “L’anima della terra nell’alchimia delle stagioni” e “L’eterico” di Ernest Mari. Ogni sabato ore 17.30-19 studio su “La scienza occulta” di R. Steiner. Tutte le attività sono libere e gratuite nella sede di via Mazzini 30,I p. Info 040 280533, 339 7809778. Benessere psicocorporeo Alma psicocorporea – ass. sportivo-culturale – organizza corsi proposti da professionisti della salute e del benessere (ad es. psicologi, fisioterapisti, ecc.) per tutti coloro che desiderano riconoscere ed utilizzare maggiormente le proprie risorse psicofisiche. A Maggio ricominciano i corsi di rilassamento con tecniche ad integrazione corporea, ginnastica post- nascita, sul massaggio del neonato, sul movimento espressivo. A giugno, iniziano i corsi di massaggio amatoriale per la famiglia e le “conferenze senza mura”, incontri all’aria aperta su tematiche di psicologia applicata. Info e iscrizioni: dal lunedì al venerdì (10.30 – 12.30), 040/412304, [email protected]. Inochi® A.R.T. Tecnologia per la ricerca della consapevolezza. Il 21 e 22 giugno. Sistema per la ricerca e l’utilizzo delle proprie capacità per individuare e realizzare la propria missione nella vita. Relatore Maurizio Battistella. Info 040 382045, 338 7592945, www.inochi.it Jing tao® - Essenza in Movimento Proseguono i corsi di Jing Tao® movimento circolare. Vieni a provare una lezione! Trainer Sonia Rizzi ideatrice e fondatrice del sistema. Info 040 382045, 338 7592945, www.jingtao.it Forma fisica e stile di vita sano Se siete realmente interessati a mantenere la vostra forma fisica con uno stile di vita sano e un’alimentazione naturale, contattateci. Info Silvia 333 4011016, Riccardo 349 6182398. Trattamenti di bio-energetica taoista Su appuntamento all’ass. Lam in piazza Benco 4, trattamenti individuali efficaci per combattere stress, ansia, malessere, tensioni; trovare un equilibrio energetico psico-fisico ed emozionale; rilassarsi, star bene con sé stessi e gli altri. Info 349 8606782, www.cristianascoppetta.it Sensitiva Dotata di capacità medianiche ti mette in contatto con la tua parte non risolta offrendoti una chiave per ritrovare la serenità. Offerta libera. Info 347 7498114. L’incontro! il nostro salone è per te Hai qualcosa da dire o da fare, ma non hai lo spazio a disposizione? Bene, l’Incontro affitta il suo grande salone per le tue conferenze e i tuoi corsi! Info 347 2637990, 040 661372, Giacomo De Giosa, via san Francesco 34. Pordenone 12 lunedì ingresso libero Comunicazione analogica Essa permette di capire le ns vere esigenze emotive che vanno oltre le nostre credenze. Ci fa comunicare con l’inconscio per relazionarci in modo efficace con noi stessi e con gli altri. Si essenzializza nell’utilizzo della comunicazione non verbale e simbolica prefiggendosi lo scopo di insegnarci ad interpretare la comunicazione del corpo, per decifrare tutto ciò che non diciamo con le parole. Conferenza con G. Marchetti e F. Vit alle 20.30 nella sala riunioni scuole elementari Romano di Vigonovo a Fontanafredda. Info Cinzia 349 2879089. Udine 2 venerdì ingresso libero 9 venerdì ingresso libero 9 venerdì ingresso libero La bioimplantologia Buona masticazione e salute dell’organismo. Conferenza con Robert Wright, medico statunitense, alle ore 20.30 alla Bioteca in via Villa Glori 41. Il Reiki Usui: energia di benessere Reiki: energia di benessere, equilibrio, armonia. Gisella de Liddo, Master Reiki Usui e Karuna, spiegherà l’utilizzo di questa semplice ma potente tecnica di origine giapponese in grado di stimolare le naturali difese immunitarie e apportare enegia fisica e psicologica. Alle ore 20.30 presso la Bioteca Via Villa Glori 41, Udine. Info 334 7369403. Gesuiti a Cividale Presentazione del volume “Gesuiti a Cividale del Friuli. I Manuscripta Forojuliensia”, Atti del convegno di studio, alle ore 18 nella Sala consiliare del Comune di Cividale. 10-11 sabato e domenica Seminario primo livello Reiki Usui Primo Livello Reiki Usui. Gisella de Liddo, Master Reiki Usui e Karuna®. Sabato 10 maggio (14.30-18) e domenica 11 maggio 2008 (9.30-17), a Lauzzana (Colloredo di Monte Albano, Udine. Info 334 7369403. 10-17 sabato Lana cardata Corso pratico di lavorazione della lana cardata dalle ore 9.30 alle 13 nella Scuola Waldorf di Borgnano di Cormòns piazza della Repubblica 33. info 0481 67496. 14 mercoledì ingresso libero 14 mercoledì ingresso libero 16 venerdì ingresso libero 16 venerdì ingresso libero Meneghetti: perché siamo robot Strategie per decondizionarci. Conferenza con il dott. A. Spreafichi e il sig. A. Furlan, alle ore 20.15 presso La Via del Guerriero in via Lung’Ausa 11 a Cervignano. Info Cristiana 349 8606782, www.cristianascoppetta.it Il potere e il fascino della meditazione incontro con Giacomo Bo per conoscere la meditazione e l’Intensivo di Illuminazione, uno straordinario ritiro famoso in tutto il mondo. Presso l’Ass.ne “Bioteca” via Villa Glori 41 ore 20.30. Info 0432 728071. La nuova medicina del dottor Hamer Vaccini e donazione organi: quello che non sapete! Relatori: C.Scoppetta e W.Pansini. Ore 20.15 presso “La Via del Guerriero” via Lung’Ausa 11 Cervignano. Info 349 8606782, www.cristianascoppetta.it Santa Ildegarda Santa Ildegarda (XII secolo) e la sua fitoterapia ancora attuale” Conferenza con Franco Fornasaro, farmacista, alle ore 20.30 alla Bioteca in via Villa Glori 41. Appuntamenti di maggio su www.konradnews.it i vostri annunci di giugno entro il 21 maggio Udine 16-30 da ven a ven ingresso libero Il ritmo del benessere Ciclo di conferenze gratuite introduttive alle terapie alternative: 16 maggio Marco Decorato “Le Acque di luce”. 30 maggio Dott.ssa Antonella Bonzuan “Omeopatia e psicobiologia” Le conferenze si terranno a Remanzacco “al Posto di Conversazione” ore 20.45. 22 maggio Dott. Roberto Colautti “Introduzione alla medicina Spagirica” Orzano Piazza degli Angeli ore 20.45 Info 349 8901350, www.cieloterra.info 17-18 sabato e domenica Stage di biodanza nella natura Stage residenziale di Biodanza per chi già la pratica, attività in sala e all’aperto in una splendida cornice di prati e boschi incontaminati, organizzato dall’A.S.D. “La Sorgente”, si svolgerà dalla mattina del sabato al tardo pomeriggio di domenica presso la Casa per ferie “S. Lorenzo” in via Forchia, 1 sul Monte Prat a Forgaria del Friuli. Info Marco 329 2781520, [email protected] 17-18 sabato e domenica Seminario: le costellazioni familiari con la dottoressa Ylenia Harrison psicologa presso “La Via del Guerriero” via Lung’Ausa 11 Cervignano. E’ necessaria l’iscrizione. Info Cristiana 349 8606782, www.cristianascoppetta.it 23 venerdì ingresso libero La nuova medicina del dottor Hamer Perché alcune persone si ammalano ed altre no? Relatrice C.Scoppetta. Ore 20.30 presso il centro Diabasi, viale Tricesimo 103. Info 349 8606782, www. cristianascoppetta.it, 0432 470057, www.diabasi.it 23 venerdì ingresso libero Come cucinare le erbe selvatiche Incontro con Maria Luisa Castelletti, biologa erborista, alle ore 20.30 alla Bioteca in via Villa Glori 41. della Carnia alla ricerca dell’Illuminazione, la consapevolezza della propria natura infinita ed illimitata. Un’esperienza forte ed intensa, in grado di trasformare in profondità e ridare pace e serenità. Info Giacomo Bo 0432 728071, www.ricerchedivita.it Guarigione ed autoguarigione Pranic Healing: per conoscere, sentire, utilizzare le energie sottili per il benessere tuo e dei tuoi cari. Prossimi corsi: Valli Natisone 3-4 maggio; Pasian di Prato 17-18 maggio. Info 328 8071323. Trattamenti di bio-energetica taoista Su appuntamento da Diabasi in viale Tricesimo 103, trattamenti individuali efficaci per: combattere stress, ansia, malessere, tensioni; trovare un equilibrio energetico psico-fisico ed emozionale; rilassarsi, star bene con sé stessi e gli altri. Info 349 8606782, www.cristianascoppetta.it La primavera del colore Ecolabio fino al 10 maggio promuove le vernici e pitture naturali Durga con uno sconto del 15%. Troverete pitture murali per interni ed esterni, trattamenti per legno, pietra, cotto, metallo, detergenti e cere. Ecolabio a Gemona (Ud), Via Lessi 70. Info 0432 983377. Mi prendo le mie responsabilita Un percorso di terapia di gruppo verso l’incontro del proprio vero SE’, per portare in luce l’amore, migliorare le relazioni, diventare responsabili della propria vita. Conduce Miten Veniero Galvagni, con metodologie orientate al benessere psicofisico e spirituale. Info AIET, Annitya 338 9458627. Date corso 17 e 18 maggio. Iscrizioni entro 10 maggio Gorizia 1 domenica Medianità L’Associazione Tra Cielo e Terra propone a Udine un seminario esperienziale di Medianità. Relatrice Stefania Croce. Info 349 8901350. Shamballa la via del guerriero La via che porta a diventare guerrieri in modo autentico. Orari 9-12 14-17 presso Centro d’ascensione Sanat Kumara a Ronchi dei Legionari. Info Paola 338 6195442. 24 sabato 4 domenica da venerdì 23 a domenica 25 ingresso libero Scuola di Counseling Presentazione del triennio 2008/2010 della Scuola di Counseling ad indirizzo sitemico/transpersonale: ore 18,30 in Via Canova, 13 a Feletto. Info 335 5977306, www.ilmutamento.it I sogni natura e cause Cosa accade veramente quando si dorme. Orari 9-12 14-17 presso Centro d’ascensione Sanat Kumara a Ronchi dei Legionari. Info Paola 338 6195442. 30 venerdì Le erbe alimentari della nostra Terra Incontro con Tonino Danelutto, farmacista e direttore scientifico dell’orto botanico di Zuglio, alle ore 20.30 alla Bioteca in via Villa Glori 41. Salute naturale - il nuovo libro di... Giacomo e Nadia Bo sarà presentato dall’autore presso l’ass.ne Alabath via Duca d’Aosta 40 a Monfalcone, ore 20.30. Un occasione per parlare di salute, alimentazione e stile di vita. Info 0481 43164. da sabato 31 a lunedì 2 giugno Satya Istituto di Yoga ingresso libero Intensivo di illuminazione Uno straordinario ritiro di meditazione sulle alpi 23 venerdì ingresso libero A Gorizia: Corsi di yoga evolutivo il lunedì dalle ore 9 alle ore 10.30 ed il martedì dalle ore 17,30 alle ore 19. Inizio lunedì 7 aprile 2008. Corso di qigong (ginnastica tradizionale cinese) il giovedì, dalle ore 17.30 alle ore 18.30. Inizio giovedì 3 aprile 2008, presso la palestra Spazio via Marega 26 Lucinico. Info 0481 32990. A Monfalcone Corsi di yoga evolutivo, ogni lunedì e mercoledì dalle ore 18 alle ore 19.30 e dalle ore 20 alle ore 21.30 presso la Casa Albergo di via Crociera 14; inizio mercoledì 2 aprile 2008. Info 0481 32990. Fuori Regione 9-11 da venerdì a domenica Theta Healing base la tecnica meditativa che permette, attraverso il mantenimento dell’onda cerebrale theta, di creare cambiamenti sui vari livelli di convinzione e sui vari piani percettivi- Cortina. Info Giulio Barocco 320 6651584. da sabato 31 a mercoledì 4 giugno Vacanza depurativa salutista Con la possibilità di rimanere parte del periodo. A 30 min. da Trieste, in una splendida baia protetta dall’Unesco. Spiaggia, 2 piscine con acqua termale, passeggiate nei sentieri e lungo il mare, camminate Nordic-Walker con guida. Disegno, massaggi, riflessologia, cataplasmi di Argilla, getti alternati metodo Abate Kneipp. La depurazione consiste nell’assumere tisane, decotti, integratori, spremute. Per chi sceglie di mangiare in ristorante pasti vegetariani. Ancora pochissimi posti. Info 393 4242113, 0481 42113. Vacanze sull’isola di Unije (Croazia) Unije è un’isola incontaminata dove non circolano automobili. Alimentazione biologica, corsi, escursioni in barca a vela. Dal 20 al 30 giugno con L’Arnia di piazza Goldoni 5. Info 040 660805. Escursioni 18 domenica Yoga e natura Escursione con Franco Salvi dell’Institute of Yogic Culture. Informazioni e adesioni in segreteria. Info 040 635718, [email protected] 24 sabato Spiagge pulite con Legambiente il circolo Verdeazzurro di Trieste, in occasione della campagna nazionale “Spiagge e Fondali puliti”, organizza la pulizia della spiaggia presso il porticciolo di Cannovella de’ Zoppoli sabato 24 maggio alle ore 10. Legambiente mette a disposizione tutto il materiale necessario alla rimozione dei rifiuti. La manifestazione, che è patrocinata dal Comune di Duino Aurisina, e’ aperta alla partecipazione di tutti gli amanti del mare, dell’ambiente, del proprio territorio. Info 366 3430369, [email protected], www.legambiente.it Conosci le migliori marche bio? erboristeria Il Fiore dell’arte di sanare del dott. Dario Blasich ERBE SALUTE ED ALTRO Essenze, fiori di Bach, aura-soma, incensi, cristalli, fitocosmesi, miele, alimenti biologici, libri ...le puoi trovare qui o g ni mese in offerta! Ronchi dei Legionari (Go) - via Carducci 21 - tel. 0481 475545 nat_spaziocorti Trieste, via Corti 2 - tel. 040 9990006 da martedì a sabato 10-13 e 15.30-19.30 [email protected] - www.natdesign.it design e natura design in narava e15