La voce della Comunità Notiziario Parrocchiale di S. Giuseppe - Dalmine Autunno 2013 DONNE E UOMINI CAPACI DI VANGELO La voce della Comunità • Pasqua 2013 1 editoriale: LA FORZA PIù GRANDE? LA FEDE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 3 donne e uomini capaci di vangelo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 4 25° anniversario di sacerdozio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 9 “everybody” il cre 2013 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 13 un senso... per ogni cosa - babycre 2013 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 17 69° anniversario bombardamento sommario stabilimento della dalmine 2 pag. 19 Il saluto di don giandomenico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 21 ricordo di monsignor giuseppe maggi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 23 la figura dell’animatore caritas . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 25 Corso per fidanzati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 29 Gruppo mercatino parrocchiale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 30 fratelli nella gioia della missione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 31 la santità di vita per noi e per padre pio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 34 la casa sollievo e il ruolo dei medici e dei gruppi . . . . . pag. 37 la preghiera del santo rosario . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 38 Per una chiesa del buon samaritano ... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 39 non solo poesie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 41 anagrafe parrocchiale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 42 calendario pastorale della parrocchia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 44 ....................................................... PRGHIERA PER LA COMUNITÀ PARROCCHIALE O Gesù che hai detto: “dove due o più sono radunati nel mio nome, io sono in mezzo a loro”, si fra noi, che ci sforziamo di essere uniti nel tuo Amore in questa comunità parrocchiale. Aiutaci a essere sempre “un cuor solo e un’anima sola”, condividendo gioie e dolori, avendo una cura particolare per gli ammalati, gli anziani, i soli, i bisognosi. Fa che ognuno di noi si impegni a essere vangelo vissuto, dove i lontani, gli indifferenti, i piccoli scoprono l’Amore di Dio e la bellezza della vita cristiana. Donaci il coraggio e l’umiltà di perdonare sempre, di andare incontro a chi si vorrebbe allontanare da noi, di mettere in risalto il molto che ci unisce e il poco che ci divide. Dacci la vista per scorgere il tuo volto in ogni persona che avviciniamo e in ogni croce che incontriamo. Donaci un cuore fedele e aperto, che vibri a ogni tocco della tua parola e della tua grazia. Ispiraci sempre nuova fiducia e slancio per non scoraggiarci di fronte ai fallimenti, alle debolezze e alle ingratitudini degli uomini. Fa che la nostra parrocchia sia davvero una famiglia, dove ognuno si sforza di comprendere, perdonare, aiutare, condividere; dove l’unica legge che ci lega e ci fa essere veri tuoi seguaci, sia l’amore scambievole. Amen. La voce della Comunità • Autunno 2013 Editoriale R LA FORZA PIù GRANDE? LA FEDE icominciamo un nuovo anno catechistico. È un po’ come respirare. Senza aria non si vive. La comunità cristiana, aprendo un nuovo anno pastorale, si predispone a ricevere il dono di aria nuova, si prepara, aprendo i polmoni, a lasciarsi rigenerare nello spirito. Madre Teresa di Calcutta era solita dire: «La forza più grande? La fede». La fede non è un’ideologia o una morale, ma il rapporto personale e comunitario con il Signore, che chiede la nostra fiducia e ci offre la sua. Fede, infatti, è affidamento che coinvolge il tutto della persona: il corpo, la mente e l’anima; il passato, il presente e il futuro; i sogni e gli impegni; la propria personalità e le relazioni; la vita ecclesiale e sociale. La persona viene così orientata verso il senso globale di se stessa e della realtà, nonché verso l’esperienza liberante della continua ricerca della verità, dell’adesione al bene e della contemplazione della bellezza. La fede è veramente una grande forza per la vita autentica di ciascuno e di tutti: basterebbe constatare i capolavori che ha saputo generare, lungo i secoli, nelle varie forme dell’arte. Nell’attuale urgenza educativa, la fede risponde al bisogno di assoluto e all’esigenza di senso del vivere. Senza radici, la persona diventa incapace di amare se stessa e la vita: senza Dio, l’uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia. Il vescovo sollecita tutti i cristiani adulti di Bergamo ad interrogarsi proprio sulla fede. Donne e uomini capaci di Vangelo, è il titolo della lettera che ha proposto alla Diocesi nella quale indica il percorso pastorale per i prossimi anni. Come comunità cristiana siamo chiamati a partire da tutto ciò che già cerchiamo di fare nell’ambito della catechesi agli adulti e individuare i passi per migliorare le proposte e raggiungere un numero sempre più alto di persone. La preghiera e la catechesi sono per un cristiano come il respiro. Vogliamo respirare la presenza del Signore perché alimenti nella nostra coscienza lo sguardo di fede di speranza. Ricominciamo con gioia un nuovo anno catechistico per sperimentare la forza della fede. Buon anno a tutta la comunità Don Roberto La voce della Comunità • Autunno 2013 3 DONNE E UOMINI CAPACI DI VANGELO Alcuni passaggi della la Lettera Pastorale del Vescovo Francesco presentata alla Diocesi all’inizio del nuovo anno catechistico C are catechiste, cari catechisti, cari sacerdoti e diaconi, care consacrate e consacrati al Signore, care sorelle e fratelli nella fede, desidero iniziare questa lettera con un’immagine che ho raccolto durante il mio recente viaggio missionario in Malawi. Mi sono recato in un villaggio, dove un gruppo di volontari bergamaschi ha costruito una chiesa dedicato a Papa Giovanni. Al termine dell’incontro con la Comunità, ho lasciato in dono una reliquia del Santo Papa. Un uomo, a nome di tutti, mi ha ringraziato con profonda commozione. A un tratto si è rivolto alla Comunità con queste parole: «Oggi abbiamo ricevuto un gronde dono, che deporremo nell’altare della nostra chiesa. Ma questo grande dono rimarrà vuoto, se noi, che formiamo questa Comunità, non diventeremo santi come lo è diventato Papa Giovanni». Non dimenticherò questo insegnamento; non dimenticherò la fede chiara ed essenziale che quest’uomo comunicava alla sua Comunità e a tutti noi; non dimenticherò i suoi piedi nudi, le sue mani nodose, il suo vestito dimesso. In quel momento splendeva ai miei occhi la figura di un credente adulto, di una persona che stava riconoscente, lieta, consapevole, umile ma non sottomessa, accanto al Vescovo e davanti alla Comunità a testimoniare la fede. Era un contadino, era il catechista della Comunità. Porto nel cuore la chiara sensazione di che cosa significhi la dignità di un uomo che ha fatto della fede non un abito da esibire, ma la sorgente viva della propria esistenza. Questa immagine unita a quella di Gesù, Maestro inarrivabile di un’umanità nuova, sulla quale ci soffermeremo più avanti, introduce nel modo più efficace le considerazioni che desidero condividere con voi all’inizio di questo anno pastorale. Si tratta di riflessioni che nascono dalla bella esperienza dell’incontro con i catechisti della nostra Diocesi, ripetuto nei ventotto Vicariati in cui è articolata. Un incontro impegnativo, preparato con cura: un incontro in cui ho potuto 4 La voce della Comunità • Autunno 2013 riconoscere la storia della fede narrata dalle nostre Comunità e particolarmente da coloro che si impegnano come catechisti. (…) Il mio parroco diceva che per un cristiano normale sono necessarie due cose: l’Eucaristia domenicale e la catechesi settimanale. Tutto il resto è di più. Il rischio che corriamo nelle nostre Comunità è di vivere del resto, più che del necessario. IL MOTIVO DI QUESTA LETTERA L‘obiettivo di questa lettera non è di aumentare il numero di adulti cristiani che frequentano la catechesi, ma è quello di risvegliare e rinnovare la consapevolezza che la fede in Cristo Gesù, Crocifisso e Risorto, interpella, illumina, trasforma in maniera decisamente migliore la vita dell’uomo, di ogni uomo, di tutto l’umanità. Questa consapevolezza è trasmessa in modo particolarmente organizzato a bambini e fanciulli, ma fatico a trovare modalità significative ed efficaci per raggiungere giovani e adulti. Le iniziative in questa direzione sono molte e diversificate, ma gli esiti sembrano poco rappresentativi. Non si tratta di quantità, ma di distanza: la distanza tra la fede in Gesù Cristo e la vita quotidiana nei suoi tanti aspetti: la percezione di sé, le relazioni, l’attività umana, la conoscenza, il limite, il bene e il male... LA DOTTRINA CRISTIANA La dottrina cristiana di un tempo, normalmente tenuta dal parroco la domenica pomeriggio, non raggiungeva tutti i cristiani; dal punto di vista quantitativo, forse ne raggiungeva meno di quelli che oggi sono coinvolti dalle proposte di una Parrocchia. La sua efficacia non era determinata dal numero delle persone coinvolte o dalla bravura del parroco (che pur faceva la differenza), ma dal contesto in cui veniva proposta: un contesto in cui tutto parlava a tutti di quella fede che solo alcuni approfondivano nella dottrina insegnata dal loro parroco. Oggi non è scomparsa la dottrina e neppure il parroco: dicevamo che le proposte si sono addirittura moltiplicate. Non mancano i catechismi e un’ampia offerta di mezzi e metodi anche per adulti. Quello che è mutato profondamente con conseguenze rilevanti, è il contesto, come ricordavamo prima. Il contesto non parla più della fede in Gesù Cristo o ne parla in un modo profondamente diverso rispetto ad un passato che si allontana velocemente. Gli anziani sono testimoni significativi di questo: da una parte rimpiangono e cercano di trattenere le forme della fede della loro giovinezza e maturità, dall’altra hanno assimilato rapidamente una cultura che non fa più della fede la sua sorgente ispiratrice. Sotto questo profilo, a riproposizione di forme tradizionali, che mantiene una sua capacità dì conservazione e trasmissione della fede, non è sufficiente a corrispondere all’esigenza di un rapporto significativo tra la fede e la vita e qualche volta è esposta al rischio di marcarne maggiormente la distanza o di alimentare una fede stravolta rispetto al Vangelo. PRENDERE SUL SERIO LA VITA Un’osservazione da prendere molto sul serio è questa: proprio perché la vita appare il luogo decisivo della proposta della fede, non dobbiamo immaginare che un adulto cresca nella fede semplicemente attraverso una proposta ben organizzata di trasmissione di contenuti, di conoscenze, di idee: una riorganizzazione ben strutturata della catechesi degli adulti ha certamente il suo valore, ma esige una considerazione della vita nella sua pregnanza, unicità e valore, bellezza e drammaticità, possibilità e limite, che si esprima in maniera molto concreta e percepibile da parte di chi dice di essere cristiano e dalla Comunità cristiana nel suo insieme. La vita delle persone, di ogni singola persona, è il luogo serio di una catechesi non dottrinale (pur necessaria), ma esistenziale. La vita raccontata, ma soprattutto vissuta, è questo luogo. Proporre luoghi dove sia possibile raccontare e La voce della Comunità • Autunno 2013 5 condividere la vita, nella sua quotidianità e nei suoi momenti più significativi, è la prospettiva che mi sembra corrispondere alle esigenze che abbiamo individuato. In questa prospettiva potremo rileggere e rinnovare, se necessario, le nostre proposte dì catechesi degli adulti. E pure in questa prospettiva che dovremmo immaginare lo figura del catechista degli adulti: non solo e soprattutto un esperto e nemmeno soltanto un testimone) ma un adulto credente che condivide con altri l‘amore per la vita fermentandola dei messaggio e della Grazia evangelici. L’AFFRESCO MERAVIGLIOSO Vorrei, a questo punto, soffermarmi sull’immagine che accompagna la lettera, Si tratta della rappresentazione del Discorso della Montagna, dipinta dal Beato Angelico nel Convento di San Marco a Firenze. La scena rappresenta con efficacia immediata la figura di Gesù Maestro: seduto più in alto, attira su di sé l’ascolto dei suoi, disposti in cerchio davanti a Lui. Gli sguardi, le mani e a posizione del loro corpo comunicano la concentrazione totale rivolta all’insegnamento e alla persona del Maestro. Senza essere irriverenti, questa immagine rappresenta il desiderio di ogni catechista o predicatore della Parola di Dio e se vogliamo di ogni insegnante o educatore o genitore. Ma vi è un particolare che trasforma questa rappresentazione e la rende unica: sono le aureole dorate che circondano il capo di undici degli ascoltatori, mentre rimane in ombra quella di uno, che pure ascolta, anche se dipinto quasi del tutto nascosto. L’aureola rappresenta una santità che si alimenta all’ascolto di Cristo Maestro: si tratta della vita nuova che Gesù inaugura e insegna a partire dal grande affresco delle Beatitudini e poi per tutti i capitoli del Discorso delta Montagna, la cui portata supera i confini stessi della fede. Ma la stessa aureola rappresenta anche e ancora di più la relazione che già si è stabilita tra Gesù e i suoi e tra loro e Gesù: una relazione che precede l’insegnamento stesso; una 6 La voce della Comunità • Autunno 2013 relazione che è frutto di un incontro decisivo non semplicemente con un Maestro, anche il più grande, ma con un uomo riconosciuto come Dio, il Figlio di Dio. L’oscurità dell’aureola di Giuda, non anticipa il suo tradimento, non dice un’indisponibilità all’ascolto, ma rivela l’assenza di questa relazione esistenziale e decisiva con quel Maestro che è anche il Signore. (…) INDICAZIONI PER IL CAMMINO Mi auguro che attraverso passaggi di questa lettera, catechisti, sacerdoti, famiglie e Comunità abbiamo potuto percepire che la comunicazione della fede alle giovani generazioni e agli uomini e donne del nostro tempo avverrà a partire dalla convinzione vissuta di una Comunità di adulti credenti e credibili. In questo senso ho desiderato indicare la priorità ideale e pratica della catechesi degli adulti. Alla luce di questa priorità, propongo alcune indicazioni per il cammino della nostra Diocesi, dei Vicariati, delle Parrocchie e Unità pastorali, nei prossimi anni. ANNO PASTORALE 2013 — 2014 LAVORARE SULL’ESISTENTE • Presa di coscienza da parte di tutta la Comunità, a cominciare dai consigli pastorali, dai catechisti, da tutti gli operatori pastorali e animatori delle attività parrocchiali, dai gruppi di volontariato, delle ragioni che sostengono le proposte di annuncio della fede e di formazione cristiana per gli adulti. • Conoscenza da parte di tutti questi soggetti delle iniziative parrocchiali, vicariali e diocesane esistenti in questo ambito. • Individuazione, nel limite del possibile, delle forme esistenti di secondo annuncio e dei loro destinatari, e di quelle più specifiche di catechesi degli adulti. • Valutazione, con l’aiuto di sussidi diocesani, delle iniziative esistenti e individuazione delle esigenze più importanti da indicare all’Ufficio diocesano per la Catechesi. • Cura rinnovata e condivisa nella preparazione, nella proposta, nella realizzazione delle iniziative di annuncio, catechesi e formazione degli adulti. • Individuazione, condivisa con il Consiglia Pastorale, di persone alle quali proporre il servizio della catechesi degli adulti e della necessaria preparazione. • Considerazione della proposta diocesana del sussidio biblico-catechistico “Prigionieri della speranza” sulla figura dell’adulto credente. • Valutazione, condivisa con il Consiglio Pastorale e accompagnata dai responsabili diocesani, della proposta formativa dell’Azione Cattolica e delle ragioni che la sostengano. • Proposta rispettosa e convinta della fede cristiana a coloro che non sono battezzati: stranieri e italiani. Accoglienza cordiale e responsabile della domanda di diventare cristiani da parte di adulti stranieri e italiani. Introduzione al Catecumenato degli adulti secondo le indicazioni diocesane. • Valorizzazione della figura dell’adulto credente nei diversi ambiti, iniziative, celebrazioni, incontri, avendo particolare attenzione alla vita familiare, alla malattia, alla vecchiaia, alle sofferenze invisibili, al mondo del lavoro, della cultura, della comunicazione, della scuola e dell’educazione, della vita sociale e politica. • Partecipazione all’incontro diocesano dei catechisti, dove condividere e approfondire e celebrare con il Vescovo le ragioni della scelta della catechesi degli adulti. Francesco Beschi Vescovo di Bergamo La voce della Comunità • Autunno 2013 7 8 La voce della Comunità • Autunno 2013 25° ANNIVERSARIO DI SACERDOZIO A La riflessione di don Roberto in occasione della festa del 9 giugno lcuni pensieri fatti a voce alta che voglio condividere con voi. Innanzitutto confesso il disagio che provo. Noi preti siamo abituati ad organizzare le feste. Quando invece tocca a noi essere festeggiati c’è sempre un po’ di imbarazzo. Non penso sia falsa umiltà. Preferiremmo evitare di essere al centro di così tanta attenzione. Ma poi si accoglie con molta gioia la festa. Perché far festa vuol dire far esplodere i motivi per cui si apprezza la vita, la fede e la fraternità. Allora l’imbarazzo si scioglie e con molta riconoscenza ci lasciamo coinvolgere da questo flusso di amore per la chiesa e per il sacerdozio. Il secondo pensiero. Mi sono posto una domanda: che cosa ci sta dietro una festa organizzata per un prete? Un po’ di tempo fa durante la cena in una famiglia, un bambino mi ha chiesto: ma dov’è tua moglie? Io non ho una moglie. Non ho una famiglia. E lui: ma perché i preti non si sposano? Dopo un po’ di silenzio gli ho chiesto: Ma Gesù si è sposato? Credo di no, mi dice lui. Eppure Lui si presentato come lo Sposo. Lo Sposo per eccellenza dell’umanità. E ho cercato di spiegare a quel bambino che anche il prete si sposa. E si sposa con la comunità che gli è affidata. Ecco posso dire che oggi è il giorno in cui si rinnova l’incontro tra la sposa che è la comunità di Dalmine e il suo sposo, il parroco. E se questa non è solo un’immagine, ma la realtà, allora credo che, con tutte le debite precisazioni, questa relazione tra il parroco e la sua comunità debba essere costantemente verificata a partire da ciò che rende autentico un matrimonio: la volontà libera di stare insieme e di darsi la vita, la fedeltà e la fecondità. Anche la celebrazione che stiamo vivendo mette in evidenza questa dinamica di reciproca donazione, una comunità che si è preparata, quasi come si prepara una sposa e un prete che sta di fronte alla sua sposa con la soddisfazione, ma anche con la trepidazione dello sposo, pronto a dare la vita, forse gli anni più belli della mia vita, quelli della maturità e dell’equilibrio, speriamo. La fedeltà a questa unione renderanno feconda la parrocchia, portando copiosi frutti in ciò per cui esiste, in ciò per cui il Signore l’ha voluta come chiesa: l’annuncio del vangelo in un tempo di radicali cambiamenti, ma anche di promettenti speranze, la celebrazione dei sacramenti, i segni della presenza e dell’accompagnamento La voce della Comunità • Autunno 2013 9 del Signore e la testimonianza gioiosa della carità e la sua concreta organizzazione a favore dei poveri che sempre sono in mezzo a noi. Dietro una festa organizzata per un prete ci sta la gioia di essere chiesa, una comunità che cerca di crescere nella fraternità e nella comunione. Di solito si dice: dietro un grande uomo ci sta una grande donna. Oggi potremmo dire: dietro un grande prete (santo) ci sta una grande comunità. Infine un augurio che voglio rivolgere a me stesso. Il mese scorso con i miei compagni di ordinazione, insieme a tutti i sacerdoti che festeggiano l’anniversario siamo stati ospiti del Seminario. Abbiamo celebrato la messa con il Vescovo e poi durante la cena il rettore del seminario ci ha fatto un dono. Un libretto scritto da un giovane prete di Cremona. Il titolo del libro non poteva non colpirci: “Smetto di fare il prete”. E tutti ci siamo detti: che coraggio regalarci questo libro proprio in questa occasione. Quel libretto l’ho divorato in un giorno. Racconta delle difficoltà che un prete incontra oggi nel vivere onestamente il suo ministero, ma anche del desiderio di rinnovare con gioia ogni giorno la sua vocazione. La tesi del libro è questa; smetto di fare il prete, perché voglio essere prete. Questo è l’augurio che vorrei rivolgere a me stesso. Anch’io mi rendo conto che tante volte rischio di fare il prete. Cioè di ridurre la mia vita sacerdotale alle prestazioni che mi vengono richieste. Di fare il prete come se fosse un lavoro. Magari tante richieste che vengono dalla gente mi obbligano il più delle volte a fare il prete. Allora si impongono per forza criteri sbagliati di valutazione: il criterio dell’efficientismo, come se la chiesa fosse un’azienda, o dell’onnipotenza o del marketing, come se la chiesa fosse un supermercato, o del protagonismo come se la chiesa fosse una vetrina, eccetera… 10 La voce della Comunità • Autunno 2013 Smetto di fare il prete, perché voglio essere prete. Questo augurio mi rimette nell’ottica giusta. Perché in una famiglia non si può fare un ruolo, come se si recitasse un personaggio, ma bisogna essere, vivere cioè una vocazione in modo autentico, per quel che si è. Un papà non può fare il papà, ma deve esserlo. Una mamma, un figlio, un fratello, un marito, una moglie… non può solo farlo, ma esserlo. Smetto di fare il prete, perché voglio essere prete. Capisco che è un augurio ardito perché mi chiede ogni giorno di rimettermi in discussione e di non accontentarmi. Vorrei che il mio essere prete sia sempre più secondo il cuore di Gesù. Questa è la preghiera che chiedo a voi per me e per tutti i sacerdoti. In occasione della festa del 25° anniversario di Ordinazione Sacerdotale di don Roberto l’Oratorio ha allestito lo splendido musical su san Francesco La voce della Comunità • Autunno 2013 11 12 La voce della Comunità • Autunno 2013 “EVERYBODY” Il CRE 2013 “E Dio vide che era cosa molto buona”. Raccontano le Scritture che Dio si compiacque così dopo aver plasmato con polvere del suolo il corpo dell’uomo ed avergli donato la vita. Straordinaria macchina il corpo umano, ma anche straordinario tema su cui costruire un CRE. Il resto vien da sé: da quelle centinaia di persone che vivono l’avventura del CRE, creando e coltivando relazioni d’amicizia e di affetto attraverso il proprio corpo, i propri gesti, la propria comunicatività. Così è stato anche per quest’anno: cinque settimane intensissime tra giochi, gite, piscina, laboratori e serate. Cinque settimane stupende, ricche di stimoli e di sorprese, con amicizie di lunga data che si rafforzano e nuovi amici sempre dietro l’angolo. Si impara a stare bene insieme al CRE. S’impara quanto possa essere semplice divertirsi e quanto ogni cosa sia più bella quando abbiamo qualcuno che ci vuole bene con cui condividerla. L’inizio del CRE Come tutti i ragazzi della mia età, non vedevo l’ora che iniziasse il magnifico CRE, centro ricreativo estivo. Di lunedì il CRE inizia alle due di pomeriggio ma già all’una e mezza del primo giorno i ragazzi erano alle sbarre del cancello supplicando il don di aprire prima. L’entrata era molto decorata e quando siamo entrati gli animatori ci hanno fatto passare sotto un tunnel formato da loro stessi mettendosi a coppie uno di La voce della Comunità • Autunno 2013 13 fronte all’altro e unendo le mani. Una volta entrati, gli animatori ci hanno fatto “visitare” l’oratorio (in via di ristrutturazione ormai da settimane). Successivamente ci hanno detto in che squadra saremmo stati. Poi abbiamo assistito a un teatrino intitolato “Pico & il pallone volante”. È stato uno spettacolo molto carino. Dopo la merenda, che consisteva in un biscotto gelato ai gusti panna e cioccolato, abbiamo fatto un gioco chiamato “staffetta amara” dove dovevi bere una bevanda e dire quale era o da cosa era composta. Infine, dopo la preghiera, i ragazzi e i bambini sono andati a casa sudati, ma soddisfatti. Cosa si fa al CRE Il CRE inizia lunedì alle 14. Il lunedì pomeriggio facciamo alcuni giochi “tipici” del CRE. I mezzani (3°-4° Elementare) vanno a divertirsi al CUS. Il martedì mattina mezzani e grandi (dalla 5° Elementare alla 3° Media) vanno in piscina mentre i piccoli (1°-2° Elementare) stanno in oratorio a fare laboratori e giochi. Al pomeriggio diversi gruppetti di bambini si applicano in laboratori come giornalismo, cucina, canto, ecc... Verso le 16.30, dopo la merenda facciamo altri giochi. Il mercoledì si va in gita, solo se non piove e si ritorna alle 19. Il giovedì mattina mezzani e grandi vanno ancora in piscina mentre i piccoli vanno al CUS. Alle 14.30 si fa il grande gioco dove devi fare dei giochi per accumulare punti per la tua squadra. Il venerdì i piccoli vanno in piscina mentre i grandi ed i mezzani stanno in oratorio a giocare e fare tornei, ed alle 18 finisce la settimana del CRE. La piscina A Dalmine, martedì 18 Giugno, i ragazzi del CRE “Everybody di San Giuseppe sono andati in pi14 La voce della Comunità • Autunno 2013 scina. Era la prima volta dopo un anno di attesa stressante! I ragazzi sono partiti alle 9 e, appena arrivati, alcuni si sono subito messi la cuffia e si sono buttati in piscina. Altri invece prendevano il sole, giocavano a palla, scendevano dallo scivolo, ascoltavano la musica o mangiavano uno snack. Si sono divertiti tutti, ma i bagnini di certo non hanno passato una bella giornata! Infine i ragazzi e i loro animatori sono rientrati in oratorio verso mezzogiorno, sani e salvi. Il CUS Lunedì 01 Luglio i mezzani (terza e quarta elementare) del CRE di San Giuseppe sono andati al CUS, il centro universitario sportivo di Dalmine. Lì abbiamo fatti alcuni percorsi, con o senza pallone, che sono stati belli e poi abbiamo giocato a palla prigioniera, affrontandoci con le altre squadre. Infine abbiamo giocato a basket: per qualcuno era la prima volta, ed è stato un successone! Siamo stati proprio contenti di aver provato la giornata al CUS: è stata molto divertente! Le gite Mercoledì 26 Giugno i bambini e gli animatori del CRE sono andati a Lugana, una città sul lago di Garda, per trascorrere tutti insieme una felice giornata. Appena arrivati i ragazzi hanno giocato a “quattro castelli” e poi hanno dovuto cercare gli animatori che solitamente organizzano i giochi che si erano nascosti nel parco del lungolago. Dopo una bella mattinata e dopo il pranzo al sacco, i ragazzi si sono divisi in due gruppi: grandi e piccoli. I piccoli sono andati a fare una passeggiata e i grandi hanno fatto il bagno. Dopo un po’ si sono invertite le parti e anche i piccoli hanno potuto fare il bagno. Infine, dopo la preghiera, sono tornati tutti a casa, stanchi ma molto, molto divertiti! Nelle settimane successive le gite del CRE si sono svolte in montagna a Schilpario e all’Alpe Corte, e infine al Parco acquatico le Vele. Gli Articolati Nomi Delle Squadre... Abbiamo chiesto al Don il significato dei nomi delle quattro squadre del C.R.E.: caviglie, ginocchia, gomiti e polsi. Il Don ci ha risposto che i nomi delle squadre derivano dai nomi delle articolazioni, le parti del nostro corpo che permettono il movimento e che tengono anche unite tutte le parti del corpo. Che significa C.R.E.? Ogni anno moltissimi bambini aspettano impazienti l’estate e il momento di venire al C.R.E. Ma sapete cosa significa C.R.E? Il gruppo dei giornalisti curiosi l’ha scoperto per voi! La sigla C.R.E significa “Centro Ricreativo Estivo” ed è La voce della Comunità • Autunno 2013 15 accompagnata dalla parola GREST che significa “Gruppo Estivo”. Ora potrete rispondere a tutti quelli che vi chiederanno cosa significa C.R.E. senza aver paura di fare figuracce. Nuovo Murale Per Il Nostro Oratorio... In questi giorni i ragazzi di terza media insieme ai loro animatori e ad alcuni papà hanno realizzato un nuovo murale sulla parete dietro il campo da calcetto in cemento. Il murale rappresenta una famiglia che sta facendo un picnic e due ragazzi che giocano al pallone in un prato verde. Nonostante il duro lavoro i ragazzi sono felici di avere contribuito ad abbellire il nostro oratorio che ora apparirà ancora più bello e accogliente. Questo è il racconto di alcune esperienze significative di questo mese passato insieme, raccontato dai protagonisti assoluti di quest’avventura: i bambini. Sogna di poter trasmettere un po’ di quell’aria unica che si respira durante il CRE: tutti che si mettono in gioco, mettendoci tutto di sé. In una parola: “EVERYBODY”. Straordinaria macchina il corpo umano, ma anche straordinaria macchina il CRE. E lassù probabilmente anche Lui se ne compiace e vede che è stata ed è “cosa molto buona”! 16 La voce della Comunità • Autunno 2013 N “UN SENSO…PER OGNI COSA” BABYCRE 2013 el mese di luglio presso la scuola dell’Infanzia “San Filippo Neri” si è svolto il BABYCRE per i bambini dai 3 ai 6 anni, organizzato dalla Parrocchia San Giuseppe di Dalmine. Durante le quattro settimane i bambini hanno avuto la possibilità di conoscere i cinque sensi in compagnia di cinque simpatici gnomi: GHIOTTONE, MANONE, NASONE, TUTT’OCCHI e TUTT’ORECCHI. Ogni gnomo attraverso attività ludiche ed esperienze concrete come assaggiare cibi dolci e amari, toccare oggetti morbidi o duri, annusare profumi e odori, vedere un mondo di colori e sentire suoni e rumori ha fatto scoprire e sperimentare ai bambini l’importanza di ogni senso. Ogni settimana i bambini oltre a vivere esperienze concrete hanno realizzato occhiali con lenti colorate per “vedere”, maracas per “ascoltare”, sacchetti profumati da “annusare”, biscotti e pizzette da “gustare” e pasta di sale da “toccare”. Non sono mancati momenti di divertimento e di svago come l’uscita al parco di Viale Locatelli, dove i bambini per un’intera mattinata oltre a giocare, hanno osservato i colori di alberi e fio- ri; le uscite all’oratorio di Dalmine con (visto il caldo) rinfrescanti e piacevoli giochi d’acqua e successivo pranzo. Grande adesione e partecipazione ha riscontrato la grande gita presso l’azienda agricola “Cà Rossa” a Grumello del Monte, svoltasi il giorno 18 luglio. Arrivati sul posto, ad accoglierci c’erano Ivonne, sorella di don Roberto e proprietaria dell’azienda, con alcune animatrici che ci hanno accompagnato nel bosco. Tra un sentiero e l’altro abbiamo incontrato i cinque gnomi e con loro abbiamo scoperto le meraviglie della natura. Abbiamo anche avuto la possibilità di raccogliere fiori e foglie per colorare un simpatico disegno. La voce della Comunità • Autunno 2013 17 Dopo aver pranzato al sacco e mangiato un gustosissimo ghiacciolo offerto da Ivonne, genitori e nonni hanno realizzato con fiori e foglie dei fantastici braccialetti, mentre i bambini hanno seminato delle piantine di basilico e si sono trasformati “ in frutti tutti colorati” grazie al “trucca bimbi”. Al termine della giornata i piccoli partecipanti, visto il loro impegno, sono diventati “amici del bosco”e hanno ricevuto un cappello da gnomo, un braccialetto, una poesia scritta dagli gnomi e le bolle di sapone. Stanchi ma felici per la bellissima giornata trascorsa siamo rientrati a Dalmine. A conclusione di queste quattro magiche settimane, venerdì 26 luglio si è svolta la festa conclusiva del BABYCRE 2013 presso la sala della comunità vicina all’oratorio. Dopo aver ballato sulle note dell’inno “EVERYBODY”, i bambini con l’aiuto di Elena e Rosita (educatrici della sezione Primavera) e Vivien di Bergamo Danza, si sono esibiti in simpatiche danze legate al tema del corpo e dei 5 sensi… Al termine dello spettacolo un ricco e gustoso rinfresco è stata l’occasione per salutarci e augurare buone Vacanze! E’stato un mese di puro divertimento ma anche ricco di forti emozioni per quello che i bambini ogni giorno ci hanno saputo trasmettere e regalare. Grazie a don Roberto e a suor Ignazia che ci hanno permesso di vivere questa bellissima esperienza! Le animatrici del Babycre 2013 18 La voce della Comunità • Autunno 2013 Mons. Vittorio Nozza, Vicario Episcopale per i laici e per la pastorale, presiede la celebrazione in ricordo del bombardamento 69° ANNIVERSARIO BOMBARDAMENTO STABILIMENTO DELLA DALMINE 1. IL FATTO Una strage: 278 morti e oltre 800 feriti. Faceva già caldo quella mattina di giovedì 6 luglio 1944, dalla città e dai paesi vicini affluivano a piedi e in bicicletta operai e impiegati allo stabilimento della Dalmine S. A. (BG). Andavano in fabbrica, una fabbrica che aveva creato un paese. Alle otto del mattino c’erano già all’interno della fabbrica, tra impiegati e operai, circa 4.000 persone. Dopo il bombardamento, una grande nuvola di fumo e polvere copriva lo stabilimento e un silenzio irreale. Tutto si era fermato. Un monumento, a ricordo dei caduti, è collocato qui accanto alla Chiesa di San Giuseppe sul lato di Via Mazzini. 2. LA PAROLA La Parola, proclamata e accolta, sta già operando frutti di bene nei nostri cuori e nelle nostre menti e porta la nostra DISPONIBILITÀ su due fondamentali PASSAGGI: A. La parola di Genesi ci racconta di un INGANNO e ce ne dà i TRATTI essenziali: c’è un DONO da fare: passare la primogenitura; c’è uno SPIARE le azioni; si strumentalizzano OGGETTI cari; si fa uso dell’IDENTITÀ altrui; si giura il FALSO; si fissano PATTI e ALLEANZE; si promette FUTURO e nello stesso tempo si realizza l’INGANNO. B. La parola del Vangelo, che è NOVITÀ di VITA, chiede CONTENITORI NUOVI . “Vino nuovo in otri nuovi ...”. Al dono della novità del Vangelo deve corrispondere una NOVITÀ di VITA. 3. L’OGGI e il FUTURO L’eucaristia di risurrezione che stiamo celebrando e la vita nuova che la Parola ci propone, ci indicano, alla luce del distruttivo fatto di 69 anni fa, tre PROSPETTIVE ETICHE urgenti per essere globalmente responsabili: ripensare la pace, difendere l’ambiente, cooperare allo sviluppo. a. RIPENSARE LA PACE Non si tratta solo di ridurre gli armamenti, di conoscere e affrontare le 24 guerre in atto nel mondo e non conosciute, dimenticate, perché difendono gli interessi di qualcuno; non si tratta solo di tutelare i 10 milioni di rifugiati, che fuggono dalle guerre, alcune migliaia dei quali arrivano anche in Italia: si tratta di fermare forme inedite di corporativismo, individualismo, di contrapposizione che non aiutano l’apertura e il dialogo sociale, la mediazione sociale, il patto di cittadinanza, la cooperazione sociale innescando nuove lotte e scontri sociali. E’ una questione che passa attraverso un’informazione, una cultura attenta a favorire La voce della Comunità • Autunno 2013 19 dialogo, integrazione e inclusione a diversi livelli: nel mondo del lavoro e della vita culturale, nella società e nella politica. b. DIFENDERE L’AMBIENTE La tematica di un globo, di un mondo creato e che va custodito impegna a una responsabilità personale e comunitaria, sia ecclesiale, che sociale e politica. Alle nuove generazioni non possiamo consegnare gli scarti di un mondo usato irresponsabilmente, ma una nuova qualità sul piano dei luoghi, degli ambienti di vita, delle relazione che in essi si costruiscono. Il territorio locale e mondiale diventa un luogo simbolico dove la cura della salute, il rispetto delle regole di produzione e smaltimento dei rifiuti, l’attenzione ai consumi e alle forme alternative sul piano energetico diventano esemplari per il rispetto non solo di chi vive, ma anche di chi vivrà. 20 La voce della Comunità • Autunno 2013 c. COOPERARE ALLO SVILUPPO La crisi finanziaria, oltre che fare centinaia di milioni di poveri in più nel mondo alla fine di ogni anno, rischia di togliere risorse destinate allo sviluppo. In realtà, solo destinando risorse pubbliche e private allo sviluppo si potrà costruire un sistema finanziario rinnovato capace di sostenere il lavoro e il benessere di persone, famiglie e popoli. L’impresa diventa un luogo simbolico di costruzione dello sviluppo, anche attraverso una responsabilità che coniuga il bilancio, il mercato, l’acquisto e la vendita con la tutela e lo sviluppo di nuovi mercati, coniugando efficienza e solidarietà. Il mondo deve essere il luogo dove uomo e donna, locale e straniero, lavoro e mercato, persona e ambiente, intelligenza e operatività, non sono distanti, separati o peggio in contrapposizione, ma luogo dove si sperimenta con responsabilità una nuova ‘cittadinanza globale’. Un tassello di ‘un altro mondo possibile’. IL SALUTO DI DON GIANDOMENICO Sabato 6 Luglio la comunità ha vissuto l’incontro con l’ex curato, da 10 anni missionario in Africa È ormai giunto il momento di ripartire per l’africa. Martedi 30 luglio da Linate partirò per Abidjan, la capitale della Costa d’Avorio. Le mie vacanze sono finite è giunto il momento di rientrare a Tanda, nella parrocchia dedicata a papa Giovanni XXIII. Con questo breve scritto voglio ringraziare te e tutta la comunità di Dalmine per la serata di sabato 13luglio. Bella la Messa animata dal coretto, la cena all’oratorio con ravioli squisiti e del buon vino. Bello per me rivedere giovani diventati ormai adulti che hanno messo su famiglia e ora sono impegnati in oratorio. Bello sedersi attorno a una grande tavola per condividere la cena e raccontarsi le tante cose vissute in questi venticinque anni trascorsi. Poi la serata conclusa nel cinema guardando alcune foto che ci hanno mostrato i progetti che stiamo portando avanti con la gente di Tanda, grazie anche agli aiuti della chiesa di Bergamo e ai vostri. È bello costruire questi ponti tra chiese sorelle, costruire ponti che permettono questo scambio tra comunità cristiane. In questi giorni ho visitato diverse parrocchie di Bergamo, ho incontrato diversi gruppi missionari e un giorno una persona mi ha chiesto: “cosa ti colpisce di più dei cristiani in Africa”? Per me la cosa che balza all’occhio, vivendo con i cristiani di Tanda, è la fede, la grande fede che hanno in Gesù, fede che si esprime soprattutto nella preghiera, fede che si esprime nella serenità e nella forza di spirito di fronte alle tante difficoltà che la vita riserva ogni giorno,alla mancanza di lavoro , malattie, mancanza di mezzi per mandare a scuola i bambini e i giovani. I cristiani, giovani e adulti pregano molto, e si impegnano nella parrocchia e nella vita della diocesi. Il Papa in questo primo periodo del suo pontificato non smette di ricordarci con gesti e parole che la chiesa questa chiesa fragile fatta di persone, deve essere vicina all’uomo qualunchè sia la sua situazione e condizione sociale. I poveri dell’africa come i poveri delle nostre parrocchie sono sempre lo stesso volto di Cristo che si presenta e si manifesta a noi. Grazie per avermi dato la possibilità di raccontare una parte della mia piccola esperienza, grazie per aver condiviso un tratto del cammino di questa giovane chiesa d’Africa . A presto. Con amicizia don Giandomenico ALCUNI PENSIERI DALL’AFRICA Grazie alla comunità che mi ha offerto l’opportunità di vivere il viaggio in Costa D’Avorio Oggi è l’ultimo giorno pieno della mia permanenza a Tanda. Domani al mattino presto partirò per Abidjan e alla sera ritorno in Italia. Qui ho sperimentato l’incolmabile sproporzione tra la pena di questo popolo e la nostra possibilità di essere utili. Troppe differenze segnano questa sproporzione. Anche le linee assunte dai diversi missionari ricalcano antichi dibattiti sull’evangelizzazione. Cosa è meglio? Cosa è più utile al Vangelo? Di cosa hanno bisogno uomini e donne di queste e di altre terre povere? Qui sono stato giudicato dai bambini che con occhi sbarrati e visi sorridenti purificano i bisogni artefatti dei bianchi. Il loro futuro dipenderà anche dalle scelte quotidiane che farò in Italia oppure nulla mai cambierà e loro mai potranno sapere cosa sono le comodità della vita. E noi possiamo violentare questi occhi sbarrati e sorpresi con le nostre pacchianerie? In quasi tutti i villaggi non La voce della Comunità • Autunno 2013 21 c’è la corrente. Il giorno inizia quando sorge il sole e finisce al suo tramonto. Non si può conservare il cibo e tutto viene fatto con le mani. Qui non esiste la distanza tra la condizione originaria della creazione e la modernità. Qui è tutto come prima, all’inizio. Ci si innervosisce di fronte alla loro passività. Perché non si danno da fare un po’? Perché non ricercano quello sviluppo che permetterebbe loro di stare meglio? Al di là di tanti e complicati discorsi qui ho visto la serenità che i nostri bambini non conoscono. Non ho mai visto un bambino piangere o lamentarsi. Qui la natura, almeno lei, è generosa e i frutti della terra sono regalati, senza grandi sforzi per l’uomo. Qui il cielo si diverte. Il suo azzurro è azzurro, non qualcosa di simile. La sua purezza lascia senza fiato, anche quando non si dimentica di rovesciare generosamente acqua benedetta. Sembra anche più vicino il cielo. In una terra piana, senza alture, è l’unico panorama che ti è consentito di ammirare. Qui ho conosciuto italiani che si dedicano senza misura al bene di questi uomini e di queste donne, italiani per nulla preoccupati di sostituirsi sbattendo in faccia facoltà economiche o giocando con la bacchetta magica per proporre illusioni. Italiani, i missionari, che con molta lucidità analizzano i problemi e offrono pedagogie di crescita, che annunciano un Vangelo senza fronzoli, che celebrano inchinandosi silenziosi e muovendosi ai ritmi di musiche dolci. Qui ho avuto modo di rinsaldare l’amicizia con don Giandomenico, compagno di seminario e di ordinazione. Mon promocionel, come dicono qui. Mi ha edificato la sua intelligenza e la sua concretezza. Delicato nei tratti, sobrio nei movimenti, 22 La voce della Comunità • Autunno 2013 profondo nei pensieri. Con me è stato accogliente fuori misura, attento a farmi comprendere ogni cosa, gustare ogni frutto, evitare ogni pericolo. Ironico al punto giusto e positivo nei giudizi. Libero da manie e consapevole dei suoi mezzi. Non posso che ringraziarlo e insieme a lui ringraziare il Signore per i nostri 25 anni di sacerdozio. Qui ho visto la Chiesa palpitante umile e serena. Ho visto gente che entrava in chiesa in silenzio e con il capo chino genuflettere davanti al Signore. Ho partecipato a liturgie colme di lode e di gloria. Ho ascoltato canti di sangue, struggenti e dolci. Ho visto la gente salutarsi, in ogni momento, porgendosi la mano e guardandosi negli occhi, chiamandosi per nome e dedicandosi attimi di ascolto. Qui ho visto cibi improponibili, bolliti tra carboni infangati, e mangiati in terra, fatti sparire da mani abili e da bocche bramose. Qui ho visto la frutta e l’ho mangiata con gli occhi, colorata e saporita. Ho visto denti bianchissimi e sorrisi luminosi. I sorrisi di chi non ha nulla e ti da l’idea di avere tutto. Ho visto i vestiti più belli. Sarti abili hanno cucito stoffe che sembrano giostre. Ho visto donne bellissime portare in testa carichi di frutta e di gnam. Verticali e armoniche nell’andatura, aliene alla fatica. Qui ho visto bambini fermi, senza fare nulla e senza annoiarsi. Qui ho avuto tempo. Molto tempo. Qui ho sperimentato la forza del legame con le persone che amo e che mi amano perché, come dice Gibran le cose belle si ammirano meglio da lontano. Qui ho ricaricato le batterie per riprendere con più vigore il mio servizio. Don Roberto RICORDO DI MONSIGNOR GIUSEPPE MAGGI S abato 31 Agosto 2013 la Parrocchia di San Giuseppe di Dalmine ha solennemente commemorato i 50 anni dalla scomparsa di Mons. GIUSEPPE MAGGI. Il prof. Claudio Pesenti, co-autore di libri e video sulla storia di Dalmine, ha dato inizio alle ore 18 all’oratorio di Dalmine, alla presentazione del libro: “IL SACRIFICIO E LA SOFFERENZA DI MONS. GIUSEPPE MAGGI PER ESSERE STATO FEDELE AL PAPA ED ALLA CHIESA 1963/2013”. Durante la sua introduzione ha sottolineato l’aspetto particolare del contendere la nascita e la paternità di ben tre Parrocchie: Sabbio — Brembo — Sforzatica S. Andrea. Infatti nascendo nel 1898 nella cascina Maggi, quel territorio si chiamava “Sabbio Bergamasco”. Però attualmente è chiamato Brembo frazione di Dalmine. Venne poi battezzato nella Chiesa Parrocchiale di Sforzatica S. Andrea, frazione di Dalmine, perché a quei tempi era la più vicina alla casa natale. Era presente l’Arcivescovo Emerito di Siena, Mons. Gaetano Bonicelli, che dopo aver ascoltato la testimonianza della pronipote di Mons. Maggi, Suor Melania Balini, confermò quanto da lei affermato: “Mons. Maggi ha subito “un martirio bianco”. Ha fatto seguito un breve cenno di saluto da parte del Vice-Sindaco Alessandro Cividini ed successivamente Padre Giancarlo Politi, missionario P.I.M.E a Hong Kong, ha spiegato come in Cina attualmente possano convivere due Chiese Cristiane. Una breve testimonianza della sig.ra Gisella Aschedamini per far conoscere la sua storia e la motivazione che la incentiva ogni anno a partire per il Bangladesh, per rimanerci l’intero mese di Novembre. Ha preso la parola poi, il collaboratore di Padre Ezio Mascaretti, missionario PIME in Bangladesh Padre Pierfrancesco Corti che ha spiegato con grande entusiasmo, le motivazioni della sua scelta ed ha ricevuto dalla sig.ra Lina Zucchelli Valsecchi, autrice del libro, la busta contenente la fotocopia del bonifico bancario di € 2.000 eseguito a favore delle opere missionarie in Bangladesh. Ha terminato la presentazione del libro la sig.ra Lina Zucchelli Valsecchi, precisando alcune particolarità del libro e la motivazione per la quale ha deciso di intraprendere questa opera, concludendo con i ringraziamenti a tutti i vari collaboratori. La Santa Messa solenne è iniziata alle ore 19.30 nella chiesa S. Giuseppe in Dalmine, presieduta da Mons. Gaetano Bonicelli e concelebrata da: Don Roberto Belotti, parroco di Dalmine, Padre Angelo Lazzarotto, missionario PIME di Milano, Padre Carlo Tinello, Superiore Regionale in Italia del PIME, Padre Giancarlo Politi, missionario PIME a Hong Kong, Padre Pierfrancesco Corti, missionario PIME e collaboratore Padre Ezio in Bangladesh, Don Tullio Pelis, sacerdote consaLa voce della Comunità • Autunno 2013 23 crato il 31.05.1953 da Mons. Maggi, Don Egidio Gregis, parroco di Sforzatica s. Andrea, Don Cristiano Pedrini, parroco di Brembo, Don Giacomo Paratico, residente a Dalmine, da bambino chierichetto di Mons. Maggi e Don Tommaso Barcella, emerito parroco di Brembo. Il coro S. Cecilia di Sforzatica S. Maria, diretto dal maestro Eugenio Fenili, con il violino di Tony Scarpanti, ha accompagnato la S. Messa in modo sublime ed emozionante, eseguendo anche il “Santus di Mozart” da veri professionisti. Sia i celebranti che i fedeli, commossi, hanno salutato il coro con un lungo e calorosissimo applauso. La cerimonia si è conclusa all’Oratorio dove è stata benedetta, dall’Arcivescovo Mons. Gaetano Bonicelli, la targa-ricordo del benefattore Canonico Don Giacomo Maggi e dove era stato allestito un ottimo e gradito rinfresco, offerto a tutti i presenti. Un immenso ringraziamento a S.E. Arcivescovo Emerito di Siena Mons. Gaetano Bonicelli, per la sua grande disponibilità e per aver sottolineato durante l’omelia, quanto sia ammirabile la scelta di una vita Missionaria, confidando che il 24 La voce della Comunità • Autunno 2013 ricordo di Mons. Maggi, possa far nascere nuove vocazioni, che andando per il mondo, portino la parola di Gesù, donando in alcuni casi, anche la loro vita. Durante la cerimonia in Oratorio e durante la celebrazione della S. Messa in Chiesa, sono stati esposti i ritratti di Mons. Giuseppe Maggi, dipinto da O. Facchinetti, gentilmente concesso dalla Parrocchia di Sforzatica S. Andrea e del Canonico Don Giacomo Maggi, dipinto da Gianfranco Sana, gentilmente concesso dalla Curia di Bergamo. Il volume dedicato a Mons. Giuseppe Maggi ed ai Consacrati della famiglia MAGGI, è stato molto apprezzato dai parenti e dai Parrocchiani di Dalmine, ottenendo infiniti complimenti per la grande ricerca che è stata fatta, ma anche per la grande quantità di fotografie. A chi fosse interessato alla sua acquisizione, non essendo disponibile in edicola o in libreria, può farne richiesta alla curatrice Lina Zucchelli Valsecchi di Sorisole, indirizzo e-mail: lynzuba@ a1ice.it. L.Z.V. LA FIGURA DELL’ANIMATORE CARITAS Prosegue l’impegno delle nostre Parrocchie di Dalmine nel cammino della costituzione della Caritas. Nella presente riflessione si delinea il tema della spiritualità che si apre all’attenzione ai poveri SPIRITUALITÀ. UN PERCORSO COINVOLGENTE Per chi esercita il servizio di animatore Caritas all’interno della comunità cristiana diventa necessario precisare le motivazioni profonde ed autentiche che sole possono sostenere un impegno serio. La questione può essere vista in una logica circolare. Si può partire da un robusto cammino di fede e scoprire che la carità fattiva e organizzata è naturale esigenza del Vangelo, ma si può anche arrivare al Vangelo magari al termine di un cammino di servizio iniziato per motivazioni che prescindevano dalla fede in Gesù di Nazaret. Per questo, se in ambito liturgico o catechetico è raro trovare compagni di viaggio su posizioni lontane dalla fede, in ambito caritativo può capitare di condividere l’impegno con persone che non hanno ancora il dono della fede o che ne sono in ricerca. La carità parla il Linguaggio del Vangelo anche senza nominare il nome di Gesù. Si può ricordare a questo proposito il discorso del giudizio universale di Mt 25: “Ogni volta che avete fatto una di queste cose a uno dei miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Siamo così consapevoli che, specie tra gli operatori professionisti, non può essere dato come scontato un percorso di fede ecclesialmente maturo. Questo però non ci fa ignorare la necessità che un animatore Caritas è chiamato ad inserire ed armonizzare l’impegno caritativo all’interno dell’intera missione della Chiesa che prolunga la missione profetica, sacerdotale e regale di Gesù, nella consapevolezza che “La Chiesa non può trascurare il servizio della carità così come non può tralasciare i Sacramenti e La Parola” (DCE n. 22). “CHI CE LO FA FARE?” La fisionomia spirituale dell’animatore Caritas si caratterizza per la capacità di chiarire a se stesso (e, quando è richiesto od opportuno, anche a coloro di cui ci si occupa) il perché ci si impegna nel servizio, o meglio, il per chi. Porsi queste domande può portare progressivamente a scoprire che la carità è l’amore stesso di Dio, è il dono che Egli fa agli uomini di poter amare come ha amato Lui; a crescere nella consapevolezza di essere creature bisognose della misericordia del Padre; a maturare un cuore umile e povero perché affidato ad un Altro. Su questa base si può trovare la forza di sconfiggere la duplice tentazione della superbia che fa mettere su un piedistallo di presunzione e dello scoraggiamento e dello sconforto che possono sorgere nel momento in cui ci si scopre radicalmente incapaci a risolvere bisogni e problemi (cfr. DCE n. 35). La voce della Comunità • Autunno 2013 25 Tutti gli animatori della carità sono così chiamati a una disponibilità a mettersi in cammino e ad approfittare di ogni occasione e incontro per scoprire, riscoprire, approfondire le radici spirituali e propriamente cristiane del proprio impegno. Perché sarà proprio questo il segno di una maturità nel vivere il proprio servizio: la non pretesa di salvare il mondo e la capacità di non cedere alla tentazione della frustrazione. E questo si può capire in profondità nel momento in cui si riesce ad innestare il proprio impegno nel Mistero della morte e risurrezione di Gesù. L’INCONTRO CON I POVERI Per l’animatore Caritas il Luogo privilegiato di crescita spirituale e di maturazione della propria fede è il suo incontro con i poveri. Operare con essi, a loro favore, non può non cambiare l’esistenza. Si finisce per essere chiamati a farsi degni dei poveri, graffiati dalla loro vicinanza. La valorizzazione e la promozione dei poveri possono essere perseguite nella misura in cui coloro che si impegnano al loro fianco non solo accettano di lasciarsi interpellare dalla loro condizione, ma si rendono anche disponibili a un cambiamento personale. 26 La voce della Comunità • Autunno 2013 La relazione con il povero, infatti mette a contatto soltanto con le sofferenze e i problemi di quest’ultimo, ma pure con le sofferenze e le difficoltà personali di coloro di cui vogliamo porci al servizio. Toccati nei propri punti deboli, ci si ritrova poveri e non così tanto diversi da coloro a cui ci si vuole rivolgere. Abbiamo sperimentato che è accettando di farci carico delle nostre sofferenze e difficoltà che potremo anche sostenere la persona povera nell’assumere le proprie paure e sofferenze, nel processo di riconciliazione con la sua storia, nel tentativo di riprogettare la propria esistenza. I poveri ci guidano e ci fanno progredire nella nostra conoscenza di Dio: la loro fragilità e la loro semplicità smascherano le nostre false sicurezze e pretese di autosufficienza, disponendoci a riconoscere e ricevere nelle nostre esistenze personali l’amore di un Altro che, con discrezione e immutata fiducia, si prende cura di noi. Accogliere la propria povertà è un’esperienza che, se vissuta nella fiducia e nella fede, trasforma e mette in una prospettiva eucaristica: ci si rende sempre più conto che tutto è dono. All’ardore degli inizi, in cui il volontarismo ha facilmente largo spazio, segue facilmente un periodo di prova al contatto del reale, un’esperienza della propria debolezza e del proprio peccato. Questo può essere il luogo di una rivelazione, in cui intendere una «seconda» chiamata: la chiamata a offrire la propria povertà perché Dio stesso agisca attraverso di noi. Gli incontri con i poveri non ci forniscono solo una forza interiore o l’occasione per una trasformazione personale. Essi ci aprono al senso più profondo della realtà — quello del dono e della condivisione —, invitano a metterci in movimento, a usare la nostra creatività, sensibilità, intelligenza e tutte le nostre competenze perché si possa concretizzare il progetto di una comunità dalle frontiere aperte in cui ciascuno può avere un posto. I poveri sono fonte inesauribile di creatività per trovare strade attraverso te quali lo stile del dono possa iscriversi in maniera duratura nei modi di vivere, di lavorare, di divertirsi, di impegnarsi insieme. TRASPARENZA DI UN DIO SERVO E a partire da queste esperienze che si fonda la spiritualità dell’animatore Caritas, spiritualità che è portata in maniera sempre imprevedibile a diventare segno — visibile a tutti — dell’amore di Dio per l’uomo, e non tanto della generosità della nostra risposta al suo amore. Se l’evento di Gesù è la rivelazione di come Dio si pone davanti all’uomo, allora anche la spiritualità della vita cristiana è chiamata ad essere il segno di come Dio guarda e ama il mondo. L’animatore Caritas sia consapevole che l’attività caritativa è la visibilità più convincente della Chiesa, ambito di esercizio del dialogo ecumenico ed interreligioso, biglietto da visita generatore di stupore per chi non crede. Da questo punto di vista assume valore particolare il ruolo della testimonianza che fu oggetto del Convegno di Verona dell’ottobre 2006. La “Nota” che i Vescovi italiani pubblicarono al termine del Convegno presentava “la testimonianza, personale e comunitaria, come forma dell‘esistenza cristiana capace di far adeguatamente risaltare il grande “si” di Dio all’uomo, di dare un volto concreto alla speranza, di mostrare l’unità dinamica tra fede e ragione, eros e agape, verità e carità. La scelta degli ambiti esistenziali come luoghi di esercizio della testimonianza conferma che non è possibile dire la novità che procla- miamo in Gesù risorto, se non dentro le forme culturali dell’esperienza umana, che costituiscono la trama di fondo delle esperienze di prossimità”. LA COMUNE CHIAMATA ALLA SANTITÀ In questo cammino infine è auspicabile che l’animatore Caritas guardi ai Santi della carità, a coloro che, a partire dal confronto “faccia a faccia” con Dio, hanno realizzato strutture di accoglienza e ingenti iniziative di promozione umana e formazione cristiana, testimoni di una speranza possibile per l’umanità. Benedetto XVI fa riferimento obbligato alla figura di madre Teresa di Calcutta quale esempio eloquente di come una autentica spiritualità cristiana porti alla operosità dell’amore verso il prossimo; egli ricorda poi una lunga lista di “modelli insigni di carità sociale per tutti gli uomini di buona volontà”, che hanno accompagnato ogni tappa della storia, da Martino di Tours fino ai nostri giorni, e così conclude: “Alla vita dei Santi non appartiene solo la loro biografia terrena, ma anche il loro vivere ed operare in Dio dopo la morte. Nei Santi diventa ovvio: chi va verso Dio non si allontana dagli uomini, ma si rende invece ad essi veramente vicino” (cfr. DCE nn. 36.40.42). La santità non è esigibile, ma non bisogna dimenticare che secondo La Bibbia ogni uomo è chiamato alla santità, a prescindere dalla sua condizione sociale, economica, religiosa... Lo sguardo portato sugli altri (come su se stessi) deve ricordarci che in ogni essere umano risiede questa capacità di amare come Dio ama, e di donarsi concretamente in questa o quella situazione, divenendo unica, santa per colui che La incontra. Tutti, insieme e ciascuno a suo modo, siamo chiamati alla santità. GALBOF di Galli Ciro Via Trento, 14 24044 Dalmine BG MANUTENZIONE e RIPARAZIONE di SCALDABAGNI e CALDAIE CONDUZIONE CENTRALI TERMICHE POMPE di CALORE IMPIANTI SOLARI e di CONDIZIONAMENTO tel: 035.0770874 cell: 349.6092390 [email protected] La voce della Comunità • Autunno 2013 27 UNIVERSITÀ ANTEAS DI BERGAMO Che cos’è l’ANTEAS? L’ANTEAS (Associazione Nazionale Tutte le Età Attive per la Solidarietà), promossa dalla FNP CISL, “persegue il fine della solidarietà civile, culturale e sociale” e vede nella “persona, in particolare quella anziana, il protagonista, valorizzandone la soggettività e il ruolo nella società”. Che cos’è l’Università? L’Università è il settore culturale dell’ANTEAS (Associazione di Promozione Sociale) che attua corsi di istruzione, di formazione e di aggiornamento culturale al fine di contribuire all’affermazione di una nuova “cultura dell’anziano” diffusore di valori, di memorie, di esperienze di vita preziosi per la comunità. L’Università ANTEAS: ieri e oggi L’Università ANTEAS (Anteas Servizi) di Bergamo opera nel Capoluogo con una lunga tradizione e con programmi che hanno spaziato su temi e problemi della cultura locale, nazionale e universale. Da alcuni anni l’Università si sta diffondendo e decentrando sul territorio provinciale con una sorprendente e partecipata adesione di anziani e pensionati. I programmi I corsi decentrati si svolgono in un quadriennnio sotto il titolo generale “L’Uomo e i suoi linguaggi”, articolato in quattro sottosezioni annuali dal titolo: La Memoria, La Conoscenza, La Partecipazione, La Comunicazione. Vengono svolti nell’arco di un trimestre, a cadenza settimanale, e strutturati in: 7 relazioni di esperti, 3 incontri seminariali, 2 visite guidate sul territorio. Con la stessa impostazione organizzativa del quadriennio, sono stati avviati anche due nuovi trienni: il primo, dal titolo “Bergamo e il suo territorio: tra passato e futuro”, con la sucessione dei temi annuali così suddivisa: I, Bergamo nei suoi contesti storico-geografici; II, Bergamo tra Lombardia ed Europa; III, Bergamo sulle soglie del terzo Millennio. Il secondo triennio ha per titolo “Il viaggio”, con la seguente successione: I, Il viaggio: le vie dell’uomo nella storia; II, Il viaggio: tra storia e letteratura; III, Viaggio in un mondo in trasformazione. Le sedi dei corsi I corsi dell’Università ANTEAS di Bergamo, già avviati, hanno le loro sedi di svolgimento nelle seguenti località: Bergamo, Sarnico, Nembro, Romano di Lombardia, Bonate Sotto e Sopra Presezzo, Dalmine, Ponte San Pietro, Paladina - Valbrembo Almè - Villa d’Almè - Villa d’Ogna - Gromo - Gandellino Ardesio - Valbondione, S. Pellegrino Terme, Gazzaniga, Brembate di Sopra, Cisano Bergamasco - Caprino Bergamasco - Pontida, Madone - Bottanuco - Filago, Treviglio, Grassobbio, Bagnatica - Brusaporto - Costa di Mezzate - Montello, S. Omobono Imagna, Fontanella, Sorisole, Osio Sotto, Ambito di Grumello del Monte, Spirano, Brembate, Mapello - Ambivere - Terno d’Isola, Scanzorosciate. Le iscrizioni sono aperte a tutti gli anziani e pensionati e si ricevono a: AZZANO S. PAOLO presso il “Centro Marchesi” tutti i martedì e venerdì dalle ore 9 alle ore 11 CISERANO presso la Biblioteca Comunale il giovedì dalle ore 9 alle ore 11.30 Il Presidente di ANTEAS Bergamo GIUSEPPE DELLA CHIESA Il Responsabile dei Corsi di Università A.N.T.E.A.S. MARIO FIORENDI Il Gruppo Operativo Locale ANTEAS DALMINE 28 Sezione di: DALMINE (Azzano S. Paolo, Ciserano, Dalmine, Lallio, Levate, Osio Sopra, Osio Sotto, Stezzano, Treviolo, Verdellino, Verdello) LALLIO presso il Recapito INAS CISL (Sala AVIS) il venerdì dalle ore 15 alle ore 17 16° Anno Accademico LEVATE presso la sede INAS CISL (Oratorio) il giovedì dalle ore 15 alle ore 16.30 oppure rivolgersi ai Sigg.ri Macetti Stefano Facoetti Angelo - Zucchinali Ferdinando in collaborazione con LA PARROCCHIA DI DALMINE OSIO SOPRA presso il Recapito INAS CISL il mercoledì dalle ore 15 alle ore 17, oppure rivolgersi ai Sigg.ri Modesti Gianfabrizio - Pelicioli Angelo OSIO SOTTO presso la sede FNP CISL (Piazza Giovanni XXIII, 18) il lunedì e il mercoledì dalle ore 9 alle ore 12, oppure rivolgersi al sig. Murtas Luciano STEZZANO presso la sede FNP CISL dal lunedì al giovedì dalle ore 9 alle ore 11, il venerdì dalle ore 14 alle ore 17,30 TREVIOLO presso il Recapito INAS CISL (Via Roma, 77) il giovedì dalle ore 9 alle ore 11.30 L’altro mediterraneo tra storia, arte e cultura VERDELLINO / ZINGONIA presso la sede FNP CISL (Piazza Affari) dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 12 VERDELLO presso il Centro Civico (Piazza Aldo Moro, 1) il martedì dalle ore 10 alle ore 11,30 Gli incontri si terranno presso la “SALA DELLA COMUNITÀ” Viale Betelli, 1 - DALMINE dalle ore 15 alle ore 17 DALMINE Settembre - Dicembre 2013 PROGRAMMA Dopo la bella esperienza dello scorso anno che ci ha visto festeggiare i quindici anni di Università Anteas, con il prossimo settembre riprendiamo il nostro consueto cammino. Con quest’anno vogliamo proporre un itinerario diverso rispetto a quanto approfondito negli ultimi due anni. Il nostro sguardo si rivolge ad un mondo che ci è, per alcuni versi vicino, ma che, per altri aspetti, presenta profonde differenze. Il tema infatti scelto è: Questo mare dalla storia millenaria è al centro delle nostre riflessioni. I vari incontri vengono accostati secondo una logica che è tipica di noi di Università Anteas e cioè in una prospettiva di approfondimento culturale. Conoscere per capire è uno dei principi a cui vogliamo attenerci in ogni circostanza compresa questa. Si parte con aspetti storico-letterali per poi accostarci all’oggi con la volontà di offrire occasioni di apertura a temi che sono al centro di tante analisi nei notiziari dei giornali e delle televisioni di questi giorni. Nella pagina a fianco viene presentato in dettaglio il programma del corso. Vi aspettiamo! S E R V I Z I Associazione Nazionale Tutte le Età Attive per la Solidarietà UNIVERSITÀ ANTEAS DI BERGAMO DALMINE presso la sede CISL dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 12 P R E S E N TA Z I O N E L’ALTRO MEDITERRANEO TRA STORIA, ARTE E CULTURA NTEAS L’ALTRO MEDITERRANEO TRA STORIA, ARTE E CULTURA SETTEMBRE 2013 MARTEDI 24 I VIAGGI DI ULISSE Lorenzo Nardari (Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti di Bergamo) OTTOBRE 2013 MARTEDI 01 1963-2013: IL CONCILIO, PAPA GIOVANNI XXIII. CINQUANT’ANNI DOPO Mons. Gianni Carzaniga (Seminario Vescovile di Bergamo) MARTEDI 08 QUANDO IL MEDITERRANEO ERA MARE NOSTRUM Andrea Locatelli (Docente di Scuola Media Superiore) MARTEDI 15 VISITA GUIDATA: Clusone Centro Storico MARTEDI 22 L’AFRICA MEDITERRANEA AI TEMPI DI S. AGOSTINO E IL SUO INSEGNAMENTO Enzo Pietra (Docente di Scuola Media Superiore, Anteas Dalmine) MARTEDI 29 LE CROCIATE: UN CONFLITTO O UN INCONTRO NEL MEDITERRANEO DEL MEDIOEVO? Mario Fiorendi (Presidenza Anteas) La voce della Comunità • Autunno 2013 NOVEMBRE 2013 MARTEDI 05 L’EGITTO DI GIUSEPPE VERDI Maria Zilocchi (Istituto Musicale “G. Donizetti”, Bergamo) MARTEDI 12 VISITA GUIDATA: Museo della Cattedrale di Bergamo MARTEDI 19 L’ASTRONOMIA DEGLI ANTICHI E QUELLA DI OGGI Davide Dal Prato (Osservatorio Astronomico “La Torre del Sole” Brembate Sopra, Bergamo) MARTEDI 26 LA TURCHIA OGGI Michele Brunelli (Università degli Studi di Bergamo) DICEMBRE 2013 MARTEDI 03 L’AFRICA MEDITERRANEA TRA PASSATO E FUTURO Aurelio Boscaini (Direttore della rivista “Nigrizia”) MARTEDI 10 Appuntamento di Storia Locale “I 150 ANNI DEI CAMOZZI A DALMINE: le proprietà, le residenze e la rete di relazione a livello nazionale” Claudio Pesenti (Ricercatore e Storico) MARTEDI 17 INCONTRO CONCLUSIVO con Luciano Ravasio In cammino verso il SÌ Raccolta iscrizioni sabato 14 dicembre 2013 17.00 - 20.00 e domenica 15 dicembre 2013 10.00-12.00 c/o oratorio di Dalmine: alle coppie chiediamo uno scritto di presentazione da uno dei parroci delle parrocchie di provenienza. Noi due in cammino Insieme verso il SÌ Domenica 12/01/14 ore 20.30 Venerdì 14/02/14 ore 20.30 Ci amiamo tanto da sposarci? Veglia diocesana Maturità personale e scelte di vita per i fidanzati Don Giuseppe Belotti Diocesi Lavoro di gruppo Partecipazione alla veglia Sabato 18/01/14 ore 20.30 Saranno una carne sola L’armonia di coppia tra crisi e conflitti: il perdono Don Giuseppe Belotti Lavoro di gruppo Sabato 22/02/14 ore 20.30 Aspetti giuridici e liturgici del matrimonio Padre Luca Zanchi Relazione e lavoro in assemblea Itinerario di formazione al matrimonio cristiano Sabato 1/03/14 ore 20.30 Sposarsi nel Signore Sabato 25/01/14 ore 19.00 Il senso del matrimonio cristiano Amore e fecondità nella coppia: per una procreazione responsabile Don Cristiano Pedrini Betta e Alberto Lugoboni Lavoro di gruppo Relazione e cena insieme Sabato 8/03/14 ore 20.30 Sabato 1/02/14 ore 20.30 Vivere nella fede l’accoglienza Proiezione del film: “Fireproof” Testimonianze di coppie Lavoro di gruppo Coppie coordinate da Don Massimo Fratus - Lavoro di gruppo Sabato 8/02/14 ore 20.30 Un amore unico e fedele Domenica 16/03/14 ore 9.45-17.30 La morale matrimoniale cristiana Giornata di spiritualità e fraternità Don Umberto Boschini Riflessioni sulla spiritualità di coppia Lavoro di gruppo Don Roberto e Sacerdoti di Dalmine Gruppo Famiglia Parrocchie di Dalmine Mercoledì 26 febbraio 2014 - Ore 20.45 speciale per genitori e suoceri al teatro di Torre Boldone: I nostri figli si sposano: timori e speranze - Relatore don Giuseppe Belotti Ufficio Pastorale della famiglia Diocesi di Bergamo Domenica 6 aprile 2014 ore 10.00 Ritiro diocesano per coppie Per informazioni telefonare (ore serali) al Gruppo Famiglia interparrocchiale: 333 3712845 Manuela • 339 6722332 Elena oppure direttamente alle parrocchie di Dalmine. La voce della Comunità • Autunno 2013 29 Gruppo mercatino parrocchiale A bbiamo trascorso un anno lavorando, dove il nostro Impegno e la costanza sono di casa. Il nostro è un “gioco” di squadra: si procede dividendoci i compiti. Certamente è stato faticoso perché abbiamo dovuto “cucire” molti articoli per poter allestire,durante l’anno, 3 bancarelle; abbiamo infilato numerose perle per confezionare 50 collane, orecchini, braccialetti che poi abbiamo venduto a gentili signore che hanno voluto regalarci un sorriso e un valido aiuto in denaro. Il risultato delle vendite , soddisfacente, è stato devoluto per il “progetto Oratorio”. Inoltre, come ogni anno, per la Festa della Madonna del Rosario, allestiremo presso la sala don Bolis il nostro Mercatino. Apriremo il 4 ottobre e chiuderemo il giorno della processione il 13 ottobre. Abbiamo preparato delle novità che speriamo Vi facciano piacere e avremo piccoli omaggi da donare alle persone che verranno da a trovarci. Ogni persona che verrà a trovarci in oratorio riceverà in omaggio un biglietto numerato. La domenica 13 alla chiusura saranno estratti 6 biglietti e i vincitori riceveranno dei premi messi in palio da noi. L’elenco dei vincitori sarà affisso presso le bacheche della chiesa. Si stanno già vendendo i biglietti della nostra lotteria e come l’anno scorso potrete trovare biglietti omaggio presso i negozi che hanno aderito alla nostra iniziativa. L’estrazione avverrà il 5 ottobre all’oratorio e gli elenchi dei biglietti vincitori verranno esposti nelle bacheche della nostra chiesa e presso i negozi stessi. Vi aspettiamo all’oratorio in molti. Come al solito gli incassi saranno dati a Don Roberto per le spese della nostra Comunità. Gruppo Mercatino parrocchiale 30 La voce della Comunità • Autunno 2013 FRATELLI NELLA GIOIA DELLA MISSIONE! Le mani piene di Vangelo F inalmente il CMD ha consegnato gli Atti del convegno missionario diocesano 2013, con questo strumento si ha l’opportunità di rivivere a pieno la giornata trascorsa in fraternità, in quotidianità, guardando avanti nella prospettiva della missione. La giornata è iniziata con la proiezione in ricordo di Papa Giovanni XXIII, quest’anno infatti ricorre il 50° della sua morte (3 giugno 1963 – 3 giugno 2013). Papa Giovanni XXIII; è certamente il missionario per eccellenza che la terra bergamasca ha donato alla Chiesa e al mondo. Una vita immersa nel Vangelo, perché guidata da una generosa risposta alla chiamata del Signore. Nel filmato si scorge un segreto nel cuore di Angelo Roncalli che riusciamo ad intuire più il tempo passa e ci riconsegna questo uomo, papa, in tutto il suo splendore, nella semplicità dei sui gesti, nella lungimiranza del suo guardo; è il segreto della Provvidenza. È un modo concreto ed immediato, vicino e profondo, per scoprire che Dio cammina in mezzo agli uomini e che, ancora di più, ci aspettava quando ancora non eravamo per strada. La missione non è mai una conquista, non si propone di adescare alla causa persone e luoghi. La missione sceglie di servire soprattutto i poveri, li coinvolge nel vortice del Vangelo fomentato dalla carità, scrive oltre le righe l’esuberanza della speranza. Nell’incontro con Giovanni XXIII viviamo un dialogo sempre vivo ed attuale, riscopriamo la storia della nostra terra e della nostra Chiesa e, soprattutto, siamo incoraggiati a vivere l’impegno missionario nella quotidianità. “Ogni bambino che nasce ha subito una preghiera del papa” questa confidenza, piena di umanità e bontà, diventa nostra come profezia sul futuro. Quel bimbo è una speranza e la speranza è forza di ogni cristiano. Gli interventi sono stati tutti interessanti ma quello che più ha colpito è stato quello di pre- ghiera e meditazione sulla frase del Vangelo : “Rimani saldo in quello che hai imparato” 2 Timoteo 3,10 – 16 tenuto da Francesco Salvador, di cui si riporta integralmente il testo. “Buongiorno a tutti, mi chiamo Francesco ho 28 anni e faccio l’insegnante, sono qui per condividere con voi quella che è stata una mia personale umilissima interpretazione di questo brano della lettera che Paolo scrive all’apostolo Timoteo. In questi mesi ho iniziato ad avere un rapporto più stretto con il Centro Missionario perché nell’agosto scorso sono stato insieme a 19 miei coetanei in Bolivia per una ventina di giorni circa e abbiamo vissuto lì un contatto breve, ma intenso con quella che è appunto la realtà della missione. Ho cercato di rileggere questo brano sia con gli occhi del Francesco che è andato in missione, sia con gli occhi del Francesco giovane, ma soprattutto con gli occhi del “me stesso” che cerca di credere e, quindi, vi ringrazio per l’attenzione che presterete e vi chiedo scusa se non sarò troppo chiaro o troppo preciso, però sono veramente delle cose nate da me e quindi condividerle mette sempre un po’ in soggezione. Quello che mi ha colpito da subito è il fatto che, essendo una lettera, non c’è niente che viene rivolto a se stesso. Paolo non parla con se stesso, Paolo parla con qualcuno, tanto che fa iniziare questa piccola frase con: “Tu mi hai seguito”. L’importanza di avere qualcuno che ci segue: nella fede nessuno di noi è solo. È sempre un rapporto a due, a tre, a tanti, e questo lo vediamo sia nell’essere Chiesa sia nell’essere missione. Iniziamo con i due concetti principali che questo brano ci fa affrontare. La voce della Comunità • Autunno 2013 31 I Missionari bergamaschi “Fidei Donum” Il primo è quello di rimanere saldi; il secondo invece è “quello che abbiamo imparato”. All’inizio Paolo ci fa una specie di dipinto di quella che è la realtà che ogni uomo è chiamato ad affrontare ogni giorno. È un po’ il terreno in cui il seme della fede deve andare ad installarsi. Ci sono cose positive: i progetti, la fede che abbiamo, la magnanimità e la carità. Però ci sono anche cose come le persecuzioni e le sofferenze. Quindi tutti noi siamo chiamati a vivere la nostra fede su entrambi i fronti: il sorriso e le lacrime. Prima abbiamo riascoltato il “discorso alla luna” di Papa Giovanni e diceva che “tornando a casa” avrebbero trovato a quel tempo (ma credo che il discorso valga tutt’oggi), dei bambini, quindi “qualcosa” di bello a cui fare delle carezze, però avrebbero trovato anche delle lacrime da asciugare: ecco la fede va vissuta in tutte e due queste circostanze, sia nel dare amore che nell’asciugare le lacrime, spesso poi i due elementi che si intrecciano. E che cosa significa essere saldi? In che cosa siamo chiamati ad essere saldi? Essere saldi, secondo me, non significa essere rigidi; spessi si dice che chi è saldo non cambia idea. Non credo che sia questo che Paolo ci voleva dire; credo che essere saldi sia più che altro essere sicuri, ed è una sicurezza diversa da tutte le altre sicurezze. Non è la sicurezza matematica del fatto che 2 sommato a 2 dia sempre 4, non è neanche la sicurezza che dopo la pioggia venga il sole, o che dopo la notte viene il giorno. È una sicurezza che si va ad intrecciare con 32 La voce della Comunità • Autunno 2013 un’altra parola fondamentale che è sorella della parola fede, ed è la parola fiducia. Infatti, pensando a ciò che è la fede, l’ho pensata e riesco a concepirla come un concetto troppo grande per essere definito. Ho frequentato la catechesi da quando sono piccolo e non mi hanno mai fatto una lezione selle virtù, né teologali né cardinali, quindi non so bene che cosa sia la fede da un punto di vista tecnico, ho però cercato di vedere come io vivo questa fede. Ho legato questa parola alla parola fiducia e mi sono detto che la parola fede è veramente molto strana perché a volte sembra suggerirci strade totalmente diverse da quelle ce ci aspettiamo e sembrano portare a punti lontanissimi. Innanzitutto, la fede richiede di essere molto forti e nello stesso tempo di essere molto docili, questo mi ha un po’ spiazzato. Nel rapporto con Dio come mi devo comportare? Mi sono risposto che la docilità sicuramente è quella che mi permette di mettermi in contatto con Dio, quindi di ricevere da lui il dono della fede e di ricevere da lui anche il dono della fiducia. Quindi il dono della fede non è un fardello, che mi è imposto, ma una vera scelta di Dio che mi permette di dimostrarmi fedele a lui. Quando spiego, sono un professore delle Scuole Medie, uso sempre delle metafore, perché mi piace che quello che spiego a livello teorico abbia poi anche un riscontro pratico. Per questo ho pensato di dipingere la fede come una chiave, una chiave che apre 3 porte. La prima porta è quella del rapporto con Dio; senza la chiave della fede io non riuscirei mai ad aprire questa porta. Potrei pensare a definizioni razionali e dogmatiche, prendere in considerazione anche la possibilità di confronti e contrapposizioni, persino l’imposizione, ma è indispensabile la fiducia. Quindi credo questa sia la prima grande forza della fede: ci mette in comunicazione con Dio. La seconda porta che apre la chiave, e ce lo dice il brano che abbiamo letto, è la Parola di Dio, la Scrittura. Quello che abbiamo imparato infatti viene tutto da lì. Se non prendessimo il Vangelo e lo leggessimo senza la lente della fede non sarebbero che lettere scritte su carta. È la fede, è questa chiave, che ci permette di aprire uno scrigno, di far diventare il libro uno scrigno. Senza questa credo che la Bibbia e il Vangelo sarebbero solo dei bei libri, spesso in edizioni molto costose da accantonare su una libreria. E invece con la chiave della fede il libro diventa Pane, il libro diventa una mano da stringere, diventa una parola da condividere. L’ultima porta che apre la chiave della fede e anche questo lo dice il brano, è una porta che a volte fa un po’ paura e che spesso è difficile da aprire, è la porta sul domani, non quello delle prossime 24 ore, ma quello della salvezza. Spesso io, ma conosco molti altri giovani che come me riflettono su questi temi, il tema della salvezza, il tema del dopo, tendiamo a evitarlo. Credo però che abbiamo la responsabilità, come credenti e come giovani, di cercare di aprire anche questa porta e di capire, perché la fede può aiutarci a proiettare il nostro domani verso la salvezza. Diciamo che tutte queste chiavi sono utili solo se noi le utilizziamo. La fede quindi non può rimanere solo qualcosa di teorico da custodire gelosamente. Siamo chiamati a essere un popolo del ”fare”, dell’agire, e qui mi ricollego alla frase finale che abbiamo letto, mi permetto di ricordarvela: “tutta la scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare alla giustizia. Un fare ed agire che è identità di presenza. Qui abbiamo quattro grandi azioni che dobbiamo compiere ogni giorno come cristiani e che i missionari compiono ogni giorno proprio come cristiani e missionari. E poi continua: “Perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona”. Non dice: “Perché l’uomo sia preparato a non commettere opere cattive”, ma sottolinea il fatto che noi dobbiamo prepararci a fare, non a descrivere, a teorizzare, ma fare opere buone. Credo sia proprio nelle opere buone che la fede ha la sua dimensione pratica. In queste opera infatti la fede si lega alla speranza, speranza che quello che facciamo ci porti alla salvezza, ma soprattutto si lega a doppia mandata a quella che viene messa tra le virtù quasi come una regina, che è la carità, quindi l’amore: verità che spinge l’uomo e la Chiesa verso il domani. Credo fermamente che non sia facile oggi per nessuno di noi riuscire a proclamare con certezza quello in cui crediamo, e spesso dobbiamo avere la docilità di essere anche dubbiosi, o non sicuri al cento per cento. C’è una bellissima metafora che dice la differenza tra due alberi nella tempesta, tra una quercia e la canna che sta nel lago. La quercia durante una tempesta forte è probabile che si spezzi perché le radici sono talmente forti e il tronco è talmente rigido che il vento la può abbattere, e quindi può farla spostare, può perdere la fede; invece la canna che sta nel lago è talmente flessibile e pronta al cambiamento che, nonostante il vento, riesce a stare ferma. Vorrei veramente condividere con voi questo grande desiderio: “Essere sempre per il Signore come la canna del lago, cioè pronto sempre a volgermi verso il luogo in cui lui vorrà chiamarmi, verso tutto quello in cui lui vorrà utilizzarmi”. Vi ringrazio per l’attenzione. Speriamo che la lettura e la condivisione di questa testimonianza sia uno stimolo per essere sempre più missionari, non è necessario far parte di un gruppo perché la missione è il compito di ogni cristiano ed è quindi un compito che si può portare avanti in qualsiasi momento della giornata. Durante la “cena povera” si sono raccolti € 690 e sono state devolute in parti uguali alla Fondazione Corti e a Don Giandomenico. Il gruppo missionario La voce della Comunità • Autunno 2013 33 Gruppo di Preghiera Padre Pio LA SANTITÀ DI VITA PER NOI E PER PADRE PIO I n occasione del 54° anniversario del nostro Gruppo di Preghiera abbiamo voluto invitare Monsignor Edoardo Sacchella di Verona che ci ha subito introdotto la meditazione sulla santità di vita. La santità di vita – ci ha detto – incomincia dal nostro credere in Dio. E ha poi proseguito – quanto più noi crediamo tanto più ci sforziamo di essere santi e dare il buon esempio ai nostri fratelli. Diventiamo così annunciatori della buona notizia che non è nient’altro che il Vangelo, a loro magari anche inconsapevolmente. Le nostre parole vanno via come il vento e così anche il nostro esempio viene trasportato via e non sappiamo dove va. Sicuramente incontrerà del terreno fertile che porterà molto frutto e allora non disperiamo, ma abbiamo fiducia in Dio che tutto vede e che premia. Magari anche alla fine della nostra vita, che è la cosa più importante. Può essere che siamo tribolati con grandi sofferenze sia nel corpo che nello spirito allora non domandiamoci: dove è Dio ? Perché non interviene? Ma se è un Dio che vuole il bene dell’uomo, perché se ne sta così inerme? Che cosa ho 34 La voce della Comunità • Autunno 2013 fatto io di male per meritarmi questa sofferenza? Tutte domande che portano a una sola risposta: Dio era li con te, soffriva con te. Era li che ti tendeva la mano perché tu non cadessi nel baratro e guardassi ancora una volta verso il cielo, verso il crocifisso dal quale viene ogni salvezza e al quale dobbiamo tendere il nostro sguardo pieno di riconoscenza perché lui ci ha salvato senza nostro merito. Perché lui sa cosa vuol dire la sofferenza sia fisica che spirituale. Ricordate che Gesù ha detto sulla croce “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Si è sentito abbandonato non solo dagli uomini, ma da Dio stesso, da suo Padre che proprio in quel momento avrebbe avuto bisogno del suo conforto. Ma in quel momento Gesù rappresentava il peccato, e per quello Dio lo ha abbandonato. Quale sofferenza più grande di quando il figlio si sente abbandonato dal Padre. Eppure Gesù non ha recriminato contro Dio, ma ha dato fiducia a Dio dicendo: “Padre nelle tue mani io affido lo spirito mio”. E reclinato il capo spirò. Più crediamo in Dio, più ci mettiamo nelle sue mani, più lo amiamo con quell’amore filiale come lo amava Gesù. Amare sempre, amare tutti indistintamente senza esclusione di qualcuno, amare per primi, come Gesù. Perché se Gesù avesse dovuto aspettare un nostro merito non sarebbe più morto in croce per noi. Testimoniare il Signore. La prima testimonianza viene dalla famiglia, non dal sacerdote in chiesa. Insegnare ai nostri figli, ai nostri nipoti le cose che riguardano Dio e poi in un secondo momento sarà il sacerdote che continuerà l’insegnamento che il bambino riceverà frequentando la catechesi parrocchiale. Trasmettere ad altri l’insegnamento ricevuto. Così si diventa testimoni del Risorto. Ricordate i discepoli di Emmaus. In breve: due discepoli vanno verso Emmaus di sera e discutono animatamente di ciò che è capitato in quegli ultimi giorni. Si fa loro incontro Gesù, che non si fa riconoscere. E chiede a loro di che cosa stavano discutendo. Loro glielo dicono. E Gesù di rimando. “ o tardi di cuore a credere. Non doveva forse il Cristo morire e risorgere per la salvezza di tutti?” e così cominciando da Mosè e dai Profeti rivelò loro che cosa sta scritto nelle Scritture che riguardava Gesù. Arrivarono al luogo dove erano diretti. Gesù fece cenno di voler andare oltre, ma dietro l’invito dei due si fermò. Quando ebbero preparato la tavola egli prese il pane lo spezzò lo benedisse e lo diede loro, così fece anche con il vino. In quel momento lo riconobbero, ma Gesù sparì ai loro sguardi. Al che si dissero l’un l’altro: “ Non ci ardeva il nostro cuore al sentire spiegare le scritture” e ritornarono di corsa a Gerusalemme dagli apostoli per riferir loro l’accaduto. Ecco come si diventa testimoni raccontando quanto si è visto e udito del Cristo risorto. Ciò che abbiamo visto e imparato dai nostri cari su il Cristo risorto. Saremo interrogati come e se lo abbiamo fatto conoscere agli altri, alla fine della nostra vita E allora sicuramente non vorremmo in quel momento trovarci a mani vuote davanti al Signore. Riuscire ad amare come ama il Signore senza distinzioni, senza interessi personali e di parte, nel perdono, nella misericordia, nella compassione verso chi è povero e chi soffre, solo così riusciremo a essere dei veri cristiani. Ricordiamoci che Gesù ha detto: “ Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli” e la perfezione si ragginge facendo sempre la volontà di Dio. Mosignor Sacchella ci ha proposto P. Pio come santo dei nostri giorni. Lui ha incarnato le sofferenze del Signore portandole nel suo corpo per ben 50 anni. Ha saputo far tesoro di queste sue sofferenze offrendole a Dio nel nome di La voce della Comunità • Autunno 2013 35 Gesù suo Figlio per tutte le nostre intenzioni di bene. Sovente esclamava: “Mio Dio mio tutto”. Volendo indicare con quelle parole non solo la sofferenza in sè incarnata di Gesù, ma tutte le altre sofferenze dei suoi fratelli e delle sue sorelle che accostava mediante la S. Confessione e altri incontri che ebbe non con loro e non solo quello. Le lettere che riceveva ogni giorno che racchiudevano in sè quel segno di sofferenza trascritta su quelle righe che faceva piangere chi le leggeva. Però erano quasi tutte pervase da una celeste rassegnazione alla volontà di Dio. Quest’anno il nostro Centro compie i suoi 54 anni dalla sua fondazione, da quel lontano 1963. Con la Benedizione di P. Pio in persona che abbiamo sentito vicino a noi quale presenza viva e operante nel nostro Centro. Quante grazie individuali e collettive ci ha fatto P. Pio con la sua preghiera d’ intercessione presso il Signore Gesù! P. Pio ha sempre fatto rifiorire il nostro Centro con nuove iscrizioni e con nuove adesioni. Tutte persone buone e brave che hanno capito le finalità del Centro costituitosi come Gruppo di Preghiera per invocare dal Signore e adesso dal nostro grande San Pio da Pietrelcina tutte le grazie, oltre a quelle che gli domandiamo, necessarie per far vivere le sue opere come l’ospedale di S. Giovanni Rotondo: “ La Casa Sollievo della Sofferenza” da Lui stesso fortemente voluta e inaugurata e oggi all’avanguardia mondiale per la ricerca. Tutte cose che P. Pio ebbe nel suo cuore, ma che soprattutto con intuizione celeste ha fondato nel momento i Gruppi di Preghiera. Quella è una delle più importanti fondazioni di P. Pio. Pregare e tutti insieme, l’unione fa la forza, perché solo così si strappano le grazie, sulle sue opere in particolare riguardo agli infermi che vengono ricoverati ogni giorno nella casa e 36 La voce della Comunità • Autunno 2013 sperano presto di uscirne guariti. Ecco quanto P. Pio ha fatto in noi e ne siamo orgogliosi di appartenere a questo Gruppo di Preghiera. Inoltre il nostro incontro è perfettamente riuscito perché la finalità era di far accedere Gruppi, Associazioni e Movimenti al nostro Gruppo e spiegare loro le vere intenzioni del fondatore, affinchè si possa riuscire a far germogliare la vera pastorale di vita nella preghiera, nella carità e nel servizio. Ciò ha anche fatto presa sulla coscienza dei partecipanti alla riunione, perché ci hanno visto sereni, accoglienti e festosi, nonostante tutte le problematiche di ciascuno. L’allegria è stata il clima di questa giornata e speriamo che questo incontro porti buoni frutti per il futuro. Lunedì 23 Settembre è stata solennemente celebrata la Festa di San Padre Pio LA CASA SOLLIEVO E IL RUOLO DEI MEDICI E DEI GRUPPI L’ anniversario della morte di San Pio da Pietrelcina, ha visto la chiesa, (la nostra parrocchia di San Giuseppe), molto affollata! C’era il nostro gruppo di preghiera e tanti devoti e simpatizzanti venuti da varie parti di Dalmine e dai paesi vicini. Persone che hanno reso grazie attraverso la loro devozione a Padre Pio nel 45esimo anniversario della sua dipartita, partecipando alla Santa Messa e al Santo Rosario dando così la loro testimonianza. L’amore di Padre Pio per i suoi fratelli ammalati, bisognosi di cure sia nell’anima che nel corpo, è proverbiale. Egli è riuscito ad attuare ciò che aveva nel cuore di far costruire la Casa Sollievo della Sofferenza,che fosse all’avanguardia mondiale nella scienza, nella medicina, nella tecnica e nella ricerca. Non l’ha voluta chiamare ospedale o clinica, ma “Casa”, perché ogni paziente deve sentirsi come a casa propria ben curato e ben amato e facciano tutto il possibile per una pronta guarigione. Il paziente, in altre parole, deve sentirsi amato per poter così rispondere positivamente alle cure che riceve. Padre Pio questa la chiamava carità amore, solidarietà, stima verso i suoi fratelli bisognosi, sofferenti sia nel corpo che nello spirito. Se il corpo è ben curato, così anche lo spirito vivrà dell’amore di Dio che si manifesta in Gesù sofferente nella sua passione e morte sulla croce! Questa casa sollievo della sofferenza è un ospedale modernissimo dove il personale che vi prende parte e lavora lo fa non per denaro o notorietà, ma per missio- La voce della Comunità • Autunno 2013 37 ne, vedendo nei pazienti Gesù stesso nel lenire il loro corpo, nell’asciugare le lacrime, nel dare a loro tanto affetto e tanto amore. Padre Pio soleva ripetere ai medici e agli infermieri di portare Dio ai malati che la medicina, la tecnica e la ricerca sono di contorno. Queste cose sono intrinsecamente unite fra di loro e non possono venir meno l’uno dall’altra. Per questo Padre Pio consapevole di quello che faceva, fondò i “gruppi di preghiera” perché ci fossero delle persone che pregassero incessantemente Dio per tutte quelle realtà da Lui fondate e così ottenere tutte le grazie necessarie per poter andare avanti in quella realtà d’unione e d’amore voluta da Lui! Ci sono cinque punti da tener presente per far parte del”gruppo di preghiera”. 1) adesione piena e incondizionata alla parola del Papa e dei Vescovi 2) obbedienza piena alle direttive del Papa e dei Vescovi di cui il nostro direttore spirituale ne è il rappresentante 3) preghiera con la chiesa, per la chiesa e nella chiesa con la partecipazione attiva e realmente vissuta alla vita liturgica e sacramentale come unione all’amore di Dio 4) riparazione mediante una attiva partecipazione alle sofferenze di Cristo nei fedeli 5) carità operosa che diventa sollievo per i sofferenti e i bisognosi I “gruppi di preghiera” sono per una vita in grazia di Dio, nella preghiera, nella carità rispettosa dei sentimenti degli altri, perché ognuno di noi divenga vero testimone libero, senza altri impegni, di quel grande amore che ci riunisce in Dio nostro Padre, Fratello e Amico sincero. Il malato deve trovare in questa “casa” aiuto, conforto e sollievo! E così, ha fondato oltre a questa “casa” tutte le altre realtà che unite in un’unica preghiera e nella collaborazione, formano quella fiamma che incendia anche gli altri in un’unica testimonianza di carità. La manifestazione religiosa si è conclusa poi con IL BACIO DELLA RELIQUIA di Padre Pio e con la benedizione finale davanti alla statua del Padre Anna Roggeri APOSTOLATO DELLA PREGHIERA LA PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO I l mese di Ottobre, dopo Maggio, è il mese in cui si intensifica la preghiera alla Madonna specialmente con la recita del santo rosario. Già nella preghiera-offerta si dice: “..lo ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, madre della Chiesa, in unione al sacrificio eucaristico, le preghiere e le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno Da sempre la Madonna è una potente intermediaria per ottenere grazie dal suo figlio Gesù, è un modo efficace per fare apostolato, cioè del bene, con la preghiera, al nostro prossimo. La preghiera del Rosario, la recita in continuo di cinquanta Ave Maria, è stata fatta per onorare Maria, la Madre di Gesù ed è molto diffusa nella nostra popolazione. Si recita a livello individuale e collettivo, in ogni occasione, nelle attese, in preparazione alla S. Messa, durante la visita ai defunti, in viaggio, usando la corona, oggetto diffuso dai Domenicani in tutto il mondo nei 38 La voce della Comunità • Autunno 2013 primi secoli di evangelizzazione. Il rosario non è un talismano, è un oggetto per pregare, se si espone è un atto di testimonianza, se lo si usa per pregare è meglio! Maria, Madre di Gesù, è la donna più pregata del mondo e attraverso di Lei si ottengono tante grazie. La Chiesa rivolge alla Santa Vergine un culto speciale di venerazione che trova particolare espressione nelle feste liturgiche dedicate alla Madre di Dio e nella preghiera Mariana del Santo Rosario è incentivato il culto con la Lettera Apostolica “Rosarium Virginis Mariae di Papa Giovanni Paolo Il. Ciascuno è stato abituato, in famiglia, fin da piccolo, a rivolgersi alla Madonna in ogni necessità. Educare alla recita del Rosario i propri figli è un dovere primario per i genitori cristiani. Il Rosario è una preghiera che avvicina a Dio tramite la Madonna e aiuta a restare nella loro amicizia e a difendersi dalle tentazioni del maligno e dei suoi accoliti. Si diceva a S. Giovanni Rotondo, quando nel 1956 conobbi Padre Pio, che lui recitasse cento rosari al giorno, Il Rosario era la sua “arma” per strappare le anime al demonio. Lo stesso Papa Giovanni XXIII confidò ai miei colleghi della Conferenza Aziendale della San Vincenzo, in occasione di un pellegrinaggio a Roma per la sua elezione, a proposito del Rosario, che lo recitava ogni giorno e che, se aveva tanto lavoro da fare, ne recitava due! Il mondo cristiano si affida alla Madonna da sempre, in particolare in questo tempo con tanti problemi e la sua devozione cresce sempre più, anche per lo sviluppo dei mezzi di comunicazione che favoriscono pellegrinaggi verso i luoghi dove sono avvenute apparizioni della Madonna (Salette, Lourdes, Fatima, Medjugorje...). Purtroppo oggi la televisione ha preso il posto in famiglia del Rosario che, per tradizione, si recitava tutte le sere anche se occorre riconoscere che molte emittenti come Telepace, Tv 2000, Tele Padre Pio trasmettono in molte occasioni la cele- brazione della S. Messa, la recita del S. Rosario e molte altre manifestazioni locali e nazionali. Occorre sostenere queste emittenti e diffondere la loro conoscenza. Chiediamo alla Madonna con insistenza il dono della Pace per tutti i popoli oltre che per noi. L. C. Papa Francesco invita alla misericordia PER UNA CHIESA DEL BUON SAMARITANO SEMPRE PRONTA A CHINARSI SULLE FERITE DELLE ANIME. PIÙ OSPEDALE DA CAMPO CHE LABORATORIO P apa Francesco continua a sorprendere e ad attirare la simpatia e la benevolenza di chi lo ascolta e lo frequenta. Sentimenti dovuti non solo alla sua affabilità nei confronti della gente, bambini inclusi, ma soprattutto per l’umiltà che sempre dimostra, improntata a quella di Gesù che scelse di “essere piccolo, di stare con i piccoli, con gli esclusi, di stare fra noi peccatori”. Virtù, a suo giudizio, indispensabile anche a chi ricopre una posizione di autorità, perché chi governa “deve amare il suo popolo”. Convinzione tanto profonda che gli fa dire: “Ogni uomo, ogni donna che deve prendere possesso di un servi- zio di governo, deve farsi queste due domande: io amo il mio popolo, per servirlo meglio? Sono umile e sento tutti gli altri, le diverse opinioni, per scegliere la migliore strada?”. E ancora: “La politica è una delle forme più alte della carità, perché è servire il bene comune”. Quindi nessun cittadino può permettersi di “lavarsi le mani” e, pur nel suo piccolo, di non fare qualcosa. Soprattutto pregare perché chi governa sia umile ed agisca per amore del suo popolo. Il Papa non ha dubbi in merito: “Se un cristiano non prega per i governanti, affinché ci governino bene, perché portino la nostra patria, la nostra nazione avanti La voce della Comunità • Autunno 2013 39 e anche il mondo, perché ci sia la pace e il bene comune... non è un buon cristiano!”. Pregare e dialogare, dunque. Per questo Papa Francesco, pur non amando le interviste, cede a quella richiestagli da don Antonio Spadaro, durata 6 ore e suddivisa in 3 giornate (19, 23 e 29 agosto), poi pubblicata in italiano da La Civiltà Cattolica e da Avvenire e, nelle altre lingue, da 15 riviste dirette dai padri Gesuiti. Un lungo colloquio dal quale emerge, tra l’altro, l’invito agli ecclesiastici a portare luce e calore nelle periferie umane e spirituali del mondo; ad essere caritatevoli come “il buon Samaritano”, capaci di “chinarsi sulle ferite” degli animi e di fare, delle Istituzioni ecclesiastiche, più un “ospedale da campo che laboratorio”. Un’esortazione alla carità e all’amore per il prossimo da esprimere con tenerezza ed umiltà per dare, della Chiesa, una “immagine del santo popolo fedele di Dio… la casa di tutti, non una piccola cappella che può contenere solo un gruppetto di persone selezionate”. Da qui la convinzione che il clero, che a volte si è attenuto solo ai precetti e ai comandamenti, debba invece “curare le ferite e riscaldare il cuore dei fedeli”, come fanno i medici in “un ospedale da campo dopo una battaglia”. Deve, cioè, essere capace “di riscaldare il cuore delle persone, di camminare nella notte con loro, di saper dialogare e anche di scendere… nel loro buio senza perdersi, curando ogni tipo di malattia e di ferita. Perché “il popolo di Dio vuole pastori e non funzionari o chierici di Stato”. Papa Francesco non ha dubbi sull’urgenza delle riforme organizzative e strutturali della Chiesa. Per lui è, invece, improrogabile, dati i tempi che corrono, trasformare i sacerdoti in sanitari dell’anima, perché nessuno può salvarsi da solo. Solo la misericordia può aiutare a comprendere che “Dio è nella vita di ciascuno” e che, anche se essa “è stata un disastro, se è distrutta dai vizi, dalla droga o da qualunque altra cosa”, compresa l’idolatria del denaro, Egli può far “crescere il seme buono”, identificato da San Paolo nella giustizia, nella pietà, nella fede, nella carità e nella pazienza. Soprattutto nel perdono. Non a caso il Pontefice ammette di aver commesso nella sua vita errori e peccati a non finire, di essere, quindi, “un peccatore al quale il Signore ha guardato”, facendogli capire quanto sia importante la consultazione che può portare a comprendere e perdonare, nonché disapprovare l’eccessiva rigidità della Chiesa. Per questo, alle domande su come comportarsi nei confronti di divorziati risposati, degli omosessuali o delle donne che 40 La voce della Comunità • Autunno 2013 hanno abortito, risponde che occorre sempre considerare la persona e giudicarla con misericordia, senza condannarla, anzi, perdonandola, se si dimostra pentita. Come con misericordia fece il Figlio di Dio quando, al ladrone ravveduto e crocifisso accanto a Lui, Gesù rispose: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel Paradiso”. Per non rendere “il confessionale un luogo di tortura”, Papa Francesco ritiene necessario dare ai peccatori il tempo necessario per arrivare ad “un cambiamento vero, efficace. Una indulgenza, la sua, notevolmente apprezzata, soprattutto dai diretti interessati, anche se qualcuno ha espresso in proposito qualche perplessità, probabilmente ignorando che, per seguire l’esempio misericordioso di Dio, i sacerdoti devono accompagnare le persone con buon cuore ed umanità, cercando e trovando nuove strade per andare verso chi non crede, chi se n’è andato, chi è indifferente o malfattore: il Padre Eterno diede ad Adamo ed Eva la totale libertà, riconosciuta a tutti gli uomini, di peccare. Purché però si pentano. Ma non basta comprendere e perdonare; le gerarchie ecclesiastiche sono tenute a lavorare di più per far capire quanto possa essere necessario il genio femminile nei luoghi nei quali si prendono le decisioni importanti, anche dove si esercita l’autorità della Chiesa della quale è Madre la Vergine Maria. Da qui la necessità di annunciare il Vangelo, diffondere la buona notizia del Regno e curare, con la predicazione, l’umiltà e la misericordia, ogni tipo di malattia e di ferita. Come ha fatto il Figlio di Dio, morto in Croce per redimere l’umanità. Papa Francesco non ha dubbi: per ritrovare la fede ed amare Gesù, occorre “una Chiesa Madre e Pastora”. Cioè feconda ed amorevole. Egidio Todeschini Non solo Poesie A cura del dott. Fabiani Gloria a Dio, gran Liberatore! Accettiamo di camminargli insieme, del tempo responsabili e di vita, bella giustizia e Verità infinita. Pregando, perdonando, dialogando, senza aspettar il domani a scegliere ma con mano sempre pronta a tendere. La Pace è una risposta personale! Siamo al volante della nostra vita, ma non possiamo scegliere da soli: un’isola siamo! Cristo è la Via e con noi lotta nella notte ria. Illuminami con la Luce vera, dammi la forza di non rifiutare la scelta che per me Tu stai per fare. La Pace è una risposta personale! La Gloria e Pace effondon contagiose a consolar dell’anima il bisogno, a disprezzar dell’odio la violenza, del fratello a lenire la sofferenza. Cambiare per ritrovar l’immagine. Col canto, la preghiera ed il sorriso Costruiamo insieme il Paradiso. Credo nel Dio che dentro ci rinnova perdona colpe e la Morte sconfigge, dà Luce al buio e pace alla guerra. Dio dei Profeti e della Parola trascura i ricchi ed i poveri consola. Recide viti dai tralci ridotti, sarmenti senza linfa per il fuoco; consumismo eversivo eretto a gioco. Con la sua Grazia ha disinfettato la dignità di Creature inquinate, mandando il Figlio avvolto in pannicello, Re degli Angeli, dentro una Capanna. Morto in Croce dopo la condanna. Giunta l’ora segnata da Dio stesso ricominciò con Cristo la Sua Storia offrendo all’uomo ancora amore e gloria. Dio è solo per noi e non per Lui! Lo sguardo dello Spirito al Mistero apre, intonando un cantico di lode, le porte al cuore della Comunione, nel silenzio e la meditazione. L’accoglienza è sicura e va vissuta nel salto culturale d’un bambino. Colui che viene, passa a noi vicino. La voce della Comunità • Autunno 2013 41 anagrafe parrocchiale Battesimi Amaglio Tommaso Renato di Lorenzo e Sbarra Marta il 23 Giugno 2013 Masserini Luigi di Alberto e Tironi Sara il 22 Settembre 2013 Faladun Blessing di Tope e Ogbomo Laurennta il 22 Settembre 2013 Faladun John di Tope e Ogbomo Laurennta il 22 Settembre 2013 Faladun Isaac di Tope e Ogbomo Laurennta il 22 Settembre 2013 Faladun Esther Joy di Tope e Ogbomo Laurennta il 22 Settembre 2013 Bucci Jair di Fancesco e di Ojeda Berta 29 Settembre 2013 Perico Sophie di Maicol e Limpias Nohelia il 29 Settembre 2013 Moretti Edoardo di Omar e di Lavetti Lara il 29 Settembre 2013 Matrimoni Pizzaballa Simone e Artesmisi Monica il 22 Giugno 2013 Ravasio Luca e Albanese Marilù il 5 Luglio 2013 Cicuta Stefano e Veneziano Pasqualina il 30 Agosto 2013 42 La voce della Comunità • Autunno 2013 I nostri cari defunti Gervasoni Arcangelo di anni 83 morto il 4 Giugno 2013 Brughera Angelo di anni 63 morto il 2 Luglio 2013 Perico Archinto di anni 87 morto l’11 Luglio 2013 Triangeli Angela di anni 82 morta il 18 Luglio 2013 Fiorani Bruna di anni 76 morta il 22 Luglio 2013 Gallina Pierina di anni 81 morta il 30 Luglio 2013 Rossi Lida di anni 94 morta il 4 Agosto 2013 Seminato Giovanna di anni 93 morta il 12 Agosto 2013 Piccinni Maria Grazia di anni 86 morta il 15 Agosto 2013 Pellegrino Maria Vincenza di anni 84 morta il 19 Agosto 2013 Benigni Santina di anni 88 morta il 26 Agosto 2013 Rossi Enrico di anni 78 morto il 24 Settembre 2013 La voce della Comunità • Autunno 2013 43 Calendario Pastorale Parrocchiale OTTOBRE 2013 Mar 1 Mer 2 Gio 3 Ven 4 Sab 5 Dom 6 Lun 7 Mar 8 Mer 9 Gio 10 Ven 11 Sab 12 Dom 13 Lun 14 Mar 15 Mer 16 Ven 18 Sab 19 Dom 20 44 Assemblea con i genitori elementari, medie e adolescenti e iscrizione al catechismo Incontro Gruppo Liturgico Consiglio Pastorale Parrocchiale Primo Venerdì del mese: adorazione eucaristica Festa di san Francesco d’Assisi Musical su San Francesco Apertura dell’anno catechistico; Mandato ai catechisti ed educatori; Pellegrinaggio Parrocchiale di apertura dell’anno pastorale inizio settimana della comunità Consiglio società sportiva OSG Incontro interparrocchiale per i catechisti Giornate Eucaristiche Giornate Eucaristiche – Confessioni per i ragazzi Messa Gruppo Padre Pio Giornate Eucaristiche Serata comunitaria con le famiglie per la Festa Patronale Festa della Madonna del Rosario Primo giorno di catechismo Processione con la statua della Madonna Messa per i defunti della comunità Incontro catechisti e animatori degli adolescenti Messa Madri cristiane Primo incontro formativo per genitori alla Scuola Materna San Filippo Scuola di Preghiera in Seminario Corso interparrocchiale per il Battesimo Giornata Missionaria Mondiale – Incontro Azione cattolica Presentazione dei ragazzi della Cresima e primo incontro dei genitori - Castagnata all’oratorio - Celebrazione Battesimi La voce della Comunità • Autunno 2013 Lun 21 Gio 24 Ven 25 Sab 26 Dom 27 Lun 28 Mar 29 Mer 30 Commissione di Pastorale Giovanile Consiglio dell’Oratorio Incontro mondiale delle famiglie a Roma (Scuola Materna san Filippo) Corso interparrocchiale per il Battesimo Presentazione dei ragazzi della Prima Comunione e primo incontro dei genitori In settimana comunione agli ammalati Incontro catechisti e animatori degli adolescenti Giornata Penitenziale con le Confessioni NOVEMBRE 2013 Ven 1 Sab 2 Dom 3 Lun 4 Mer 6 Ven 8 Sab 9 Dom 10 Mar 12 Gio 14 FESTA DI TUTTI I SANTI Commemorazione dei Defunti Presentazione dei ragazzi della Prima Confessione e primo incontro dei genitori Consiglio società sportiva OSG Consiglio Pastorale Parrocchiale Incontro Gruppo Liturgico Adorazione eucaristica Incontro Gruppo Missionario incontro interparrocchiale bambini Prima Comunione Consiglio Pastorale Vicariale Giornata della Carità Incontro diocesano dei catechisti Incontro interparrocchiale per i catechisti e animatori degli adolescenti Messa Gruppo Padre Pio Incontro degli Animatori della Preghiera nelle case La voce della Comunità • Autunno 2013 45 Ven 15 Dom 17 Lun 18 Mar 19 Mer 20 Gio 21 Sab 23 Dom 24 Mer 27 Gio 28 Secondo incontro formativo per genitori Scuola Materna San Filippo Scuola di Preghiera in Seminario Pellegrinaggio cresimandi a Sotto il Monte Incontro Azione cattolica - Celebrazione Battesimi Commissione di Pastorale Giovanile Incontro catechisti e animatori degli adolescenti Messa Madri cristiane Incontro degli Animatori della Preghiera nelle case Ritiro di inizio Avvento per adolescenti e giovani Festa di Cristo Re Centro Ricreativo Invernale per i ragazzi all’Oratorio Consiglio dell’Oratorio Preghiera nelle case DICEMBRE 2013 Dom 1 Lun 2 Mar 3 Mer 4 Gio 5 Ven 6 Sab 7 Dom 8 Lun 9 Mar 10 Mer 11 46 I domenica di Avvento Secondo Incontro dei genitori dei Sacramenti Centro Ricreativo Invernale per i ragazzi all’Oratorio In settimana comunione agli ammalati Settimana di animazione comunitaria: Esercizi Spirituali Settimana di animazione comunitaria: Esercizi Spirituali Settimana di animazione comunitaria: Esercizi Spirituali Settimana di animazione comunitaria: Esercizi Spirituali Settimana di animazione comunitaria: Esercizi Spirituali II Domenica di Avvento Incontro Azione Cattolica: Festa del tesseramento Conclusione Settimana di animazione comunitaria Consiglio società sportiva OSG Consiglio Pastorale Parrocchiale Incontro catechisti e animatori degli adolescenti Riflessione sul Natale con la Scuola Materna San Filippo Neri La voce della Comunità • Autunno 2013 Gio 12 Ven 13 Sab 14 Dom 15 Lun 16 Mar 17 Mer 18 Gio 19 Ven 20 Sab 21 Dom 22 Lun 23 Mar 24 Mer 25 Gio 26 Ven 27 Sab 28 Mar 31 Messa Gruppo Padre Pio Preghiera nelle case Arriva Santa Lucia Incontro Gruppo Missionario Cena dei volontari della Parrocchia e dell’Oratorio III domenica di Avvento - Celebrazione Battesimi Centro Ricreativo Invernale per i ragazzi all’Oratorio Festa di Natale all’oratorio con la Scuola Materna Commissione di Pastorale Giovanile Natale dello sportivo OSG Messa Madri cristiane Consiglio dell’Oratorio Celebrazione della Parola con i gruppi di preghiera nelle case Confessioni adolescenti Elevazione musicale di Natale con la Corale San Giuseppe IV domenica di Avvento Messa alla Solidarietà Giornata Penitenziale con le Confessioni Benedizione del Gesù Bambino; Veglia e Messa di Natale S. NATALE S. STEFANO Gita con le famiglie Gita con le famiglie Gita con le famiglie Messa di ringraziamento, canto del Te Deum Cena di Capodanno La voce della Comunità • Autunno 2013 47 LA PARROCCHIA DI SAN GIUSEPPE NOTIZIE UTILI tel. 338 7791314 Suore Orsoline di Somasca tel. 035 562132 Casa Accoglienza Anziani tel. 035 373422 Segreteria Oratorio tel. 3347058741 48 Parroco tel. 035 561079 La voce della Comunità • Autunno 2013 ORARIO SANTE MESSE Giorni Festivi ore 08.00 ore 10.00 ore 11.30 ore 18.00 Giorni Feriali ore 08.00 ore 16.30 La voce della Comunità • Pasqua 2013 Piazza Manzù , 11 24023 Clusone BG Don Roberto Belotti Casa Parrocchiale via Ozanam 1 Dalmine Don Egidio Gregis