La voce
della Comunità
Notiziario Parrocchiale di S. Giuseppe - Dalmine
Autunno 2013
DONNE E UOMINI
CAPACI DI VANGELO
La voce della Comunità • Pasqua 2013
1
editoriale: LA FORZA PIù GRANDE? LA FEDE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 3
donne e uomini capaci di vangelo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
4
25° anniversario di sacerdozio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 9
“everybody” il cre 2013 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 13
un senso... per ogni cosa - babycre 2013 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 17
69° anniversario bombardamento
sommario
stabilimento della dalmine
2
pag. 19
Il saluto di don giandomenico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 21
ricordo di monsignor giuseppe maggi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 23
la figura dell’animatore caritas . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 25
Corso per fidanzati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 29
Gruppo mercatino parrocchiale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 30
fratelli nella gioia della missione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 31
la santità di vita per noi e per padre pio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 34
la casa sollievo e il ruolo dei medici e dei gruppi . . . . . pag. 37
la preghiera del santo rosario . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 38
Per una chiesa del buon samaritano ... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 39
non solo poesie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 41
anagrafe parrocchiale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 42
calendario pastorale della parrocchia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 44
.......................................................
PRGHIERA PER LA COMUNITÀ PARROCCHIALE
O Gesù che hai detto: “dove due o più sono radunati nel mio nome, io sono in mezzo a loro”,
si fra noi, che ci sforziamo di essere uniti nel tuo Amore in questa comunità parrocchiale. Aiutaci a essere sempre “un cuor solo e un’anima sola”, condividendo gioie e dolori,
avendo una cura particolare per gli ammalati, gli anziani, i soli, i bisognosi. Fa che ognuno di noi si impegni a essere vangelo vissuto, dove i lontani, gli indifferenti, i piccoli scoprono l’Amore di Dio e la bellezza della vita cristiana. Donaci il coraggio e l’umiltà di perdonare sempre,
di andare incontro a chi si vorrebbe allontanare da noi, di mettere in risalto il molto che ci unisce e il poco che ci divide. Dacci la vista per scorgere il tuo volto in ogni persona che avviciniamo e in ogni croce che incontriamo. Donaci un cuore fedele e aperto, che vibri a ogni tocco della tua parola e della tua grazia. Ispiraci sempre nuova fiducia e slancio per non scoraggiarci di fronte ai fallimenti, alle debolezze e alle ingratitudini degli uomini. Fa che la nostra parrocchia sia davvero una famiglia, dove ognuno si sforza di comprendere, perdonare, aiutare, condividere; dove l’unica legge che ci lega e ci fa essere veri tuoi seguaci, sia l’amore scambievole. Amen. La voce della Comunità • Autunno 2013
Editoriale
R
LA FORZA PIù GRANDE?
LA FEDE
icominciamo un nuovo anno catechistico. È un po’ come respirare. Senza
aria non si vive. La comunità cristiana, aprendo un nuovo anno pastorale, si predispone a ricevere il dono di aria nuova, si
prepara, aprendo i polmoni, a lasciarsi rigenerare nello spirito.
Madre Teresa di Calcutta era solita dire: «La
forza più grande? La fede». La fede non è
un’ideologia o una morale, ma il rapporto
personale e comunitario con il Signore, che
chiede la nostra fiducia e ci offre la sua. Fede,
infatti, è affidamento che coinvolge il tutto
della persona: il corpo, la mente e l’anima; il
passato, il presente e il futuro; i sogni e gli
impegni; la propria personalità e le relazioni;
la vita ecclesiale e sociale. La persona viene
così orientata verso il senso globale di se stessa e della realtà, nonché verso l’esperienza
liberante della continua ricerca della verità,
dell’adesione al bene e della contemplazione
della bellezza.
La fede è veramente una grande forza per la
vita autentica di ciascuno e di tutti: basterebbe constatare i capolavori che ha saputo generare, lungo i secoli, nelle varie forme dell’arte. Nell’attuale urgenza educativa, la fede
risponde al bisogno di assoluto e all’esigenza
di senso del vivere. Senza radici, la persona
diventa incapace di amare se stessa e la vita:
senza Dio, l’uomo non sa dove andare e non
riesce nemmeno a comprendere chi egli sia.
Il vescovo sollecita tutti i cristiani adulti di
Bergamo ad interrogarsi proprio sulla fede.
Donne e uomini capaci di Vangelo, è il titolo della lettera che ha proposto alla Diocesi nella
quale indica il percorso pastorale per i prossimi anni. Come comunità cristiana siamo chiamati a partire da tutto ciò che già cerchiamo
di fare nell’ambito della catechesi agli adulti
e individuare i passi per migliorare le proposte e raggiungere un numero sempre più alto
di persone.
La preghiera e la catechesi sono per un cristiano come il respiro. Vogliamo respirare la
presenza del Signore perché alimenti nella
nostra coscienza lo sguardo di fede di speranza.
Ricominciamo con gioia un nuovo anno catechistico per sperimentare la forza della fede.
Buon anno a tutta la comunità
Don Roberto
La voce della Comunità • Autunno 2013
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DONNE E UOMINI
CAPACI DI VANGELO
Alcuni passaggi della la Lettera Pastorale del Vescovo Francesco
presentata alla Diocesi all’inizio del nuovo anno catechistico
C
are catechiste, cari catechisti,
cari sacerdoti e diaconi,
care consacrate e consacrati al Signore,
care sorelle e fratelli nella fede,
desidero iniziare questa lettera con un’immagine che ho raccolto durante il mio recente viaggio missionario in Malawi. Mi sono recato in un
villaggio, dove un gruppo di volontari bergamaschi ha costruito una chiesa dedicato a Papa
Giovanni.
Al termine dell’incontro con la Comunità, ho lasciato in dono una reliquia del Santo Papa. Un
uomo, a nome di tutti, mi ha ringraziato con
profonda commozione. A un tratto si è rivolto
alla Comunità con queste parole: «Oggi abbiamo
ricevuto un gronde dono, che deporremo nell’altare della nostra chiesa. Ma questo grande dono
rimarrà vuoto, se noi, che formiamo questa Comunità, non diventeremo santi come lo è diventato Papa Giovanni».
Non dimenticherò questo insegnamento; non
dimenticherò la fede chiara ed essenziale che
quest’uomo comunicava alla sua Comunità e a
tutti noi; non dimenticherò i suoi piedi nudi, le
sue mani nodose, il suo vestito dimesso. In quel
momento splendeva ai miei occhi la figura di un
credente adulto, di una persona che stava riconoscente, lieta, consapevole, umile ma non sottomessa, accanto al Vescovo e davanti alla Comunità a testimoniare la fede. Era un contadino,
era il catechista della Comunità. Porto nel cuore
la chiara sensazione di che cosa significhi la dignità di un uomo che ha fatto della fede non un
abito da esibire, ma la sorgente viva della propria esistenza.
Questa immagine unita a quella di Gesù, Maestro inarrivabile di un’umanità nuova, sulla
quale ci soffermeremo più avanti, introduce nel
modo più efficace le considerazioni che desidero condividere con voi all’inizio di questo anno
pastorale. Si tratta di riflessioni che nascono dalla bella esperienza dell’incontro con i catechisti
della nostra Diocesi, ripetuto nei ventotto Vicariati in cui è articolata. Un incontro impegnativo,
preparato con cura: un incontro in cui ho potuto
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La voce della Comunità • Autunno 2013
riconoscere la storia della fede narrata dalle nostre Comunità e particolarmente da coloro che si
impegnano come catechisti.
(…)
Il mio parroco diceva che per un cristiano normale sono necessarie due cose: l’Eucaristia domenicale e la catechesi settimanale. Tutto il resto è di
più. Il rischio che corriamo nelle nostre Comunità
è di vivere del resto, più che del necessario.
IL MOTIVO DI QUESTA LETTERA
L‘obiettivo di questa lettera non è di aumentare il
numero di adulti cristiani che frequentano la catechesi, ma è quello di risvegliare e rinnovare la
consapevolezza che la fede in Cristo Gesù, Crocifisso e Risorto, interpella, illumina, trasforma in
maniera decisamente migliore la vita dell’uomo,
di ogni uomo, di tutto l’umanità. Questa consapevolezza è trasmessa in modo particolarmente organizzato a bambini e fanciulli, ma fatico a
trovare modalità significative ed efficaci per raggiungere giovani e adulti. Le iniziative in questa
direzione sono molte e diversificate, ma gli esiti
sembrano poco rappresentativi. Non si tratta di
quantità, ma di distanza: la distanza tra la fede
in Gesù Cristo e la vita quotidiana nei suoi tanti
aspetti: la percezione di sé, le relazioni, l’attività
umana, la conoscenza, il limite, il bene e il male...
LA DOTTRINA CRISTIANA
La dottrina cristiana di un tempo, normalmente tenuta dal parroco la domenica pomeriggio,
non raggiungeva tutti i cristiani; dal punto di vista quantitativo, forse ne raggiungeva meno di
quelli che oggi sono coinvolti dalle proposte di
una Parrocchia. La sua efficacia non era determinata dal numero delle persone coinvolte o dalla
bravura del parroco (che pur faceva la differenza), ma dal contesto in cui veniva proposta: un
contesto in cui tutto parlava a tutti di quella fede
che solo alcuni approfondivano nella dottrina
insegnata dal loro parroco. Oggi non è scomparsa la dottrina e neppure il parroco: dicevamo che
le proposte si sono addirittura moltiplicate. Non
mancano i catechismi e un’ampia offerta di mezzi e metodi anche per adulti. Quello che è mutato profondamente con conseguenze rilevanti, è
il contesto, come ricordavamo prima. Il contesto
non parla più della fede in Gesù Cristo o ne parla in un modo profondamente diverso rispetto
ad un passato che si allontana velocemente.
Gli anziani sono testimoni significativi di questo: da una parte rimpiangono e cercano di trattenere le forme della fede della loro giovinezza
e maturità, dall’altra hanno assimilato rapidamente una cultura che non fa più della fede la
sua sorgente ispiratrice. Sotto questo profilo, a
riproposizione di forme tradizionali, che mantiene una sua capacità dì conservazione e trasmissione della fede, non è sufficiente a corrispondere all’esigenza di un rapporto significativo tra la
fede e la vita e qualche volta è esposta al rischio
di marcarne maggiormente la distanza o di alimentare una fede stravolta rispetto al Vangelo.
PRENDERE SUL SERIO LA VITA
Un’osservazione da prendere molto sul serio è
questa: proprio perché la vita appare il luogo decisivo della proposta della fede, non dobbiamo
immaginare che un adulto cresca nella fede semplicemente attraverso una proposta ben organizzata di trasmissione di contenuti, di conoscenze,
di idee: una riorganizzazione ben strutturata
della catechesi degli adulti ha certamente il suo
valore, ma esige una considerazione della vita
nella sua pregnanza, unicità e valore, bellezza e
drammaticità, possibilità e limite, che si esprima
in maniera molto concreta e percepibile da parte
di chi dice di essere cristiano e dalla Comunità
cristiana nel suo insieme. La vita delle persone,
di ogni singola persona, è il luogo serio di una
catechesi non dottrinale (pur necessaria), ma esistenziale. La vita raccontata, ma soprattutto vissuta, è questo luogo.
Proporre luoghi dove sia possibile raccontare e
La voce della Comunità • Autunno 2013
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condividere la vita, nella sua quotidianità e nei suoi momenti più significativi, è la prospettiva che mi
sembra corrispondere alle esigenze
che abbiamo individuato. In questa
prospettiva potremo rileggere e rinnovare, se necessario, le nostre proposte dì catechesi degli adulti.
E pure in questa prospettiva che
dovremmo immaginare lo figura
del catechista degli adulti: non solo
e soprattutto un esperto e nemmeno soltanto un testimone) ma un
adulto credente che condivide con
altri l‘amore per la vita fermentandola dei messaggio e della Grazia
evangelici.
L’AFFRESCO MERAVIGLIOSO
Vorrei, a questo punto, soffermarmi sull’immagine che accompagna
la lettera, Si tratta della rappresentazione del Discorso della Montagna, dipinta dal Beato Angelico nel
Convento di San Marco a Firenze.
La scena rappresenta con efficacia
immediata la figura di Gesù Maestro: seduto più in alto, attira su
di sé l’ascolto dei suoi, disposti in
cerchio davanti a Lui. Gli sguardi,
le mani e a posizione del loro corpo
comunicano la concentrazione totale rivolta all’insegnamento e alla
persona del Maestro. Senza essere
irriverenti, questa immagine rappresenta il desiderio di ogni catechista o predicatore
della Parola di Dio e se vogliamo di ogni insegnante o educatore o genitore.
Ma vi è un particolare che trasforma questa rappresentazione e la rende unica: sono le aureole
dorate che circondano il capo di undici degli
ascoltatori, mentre rimane in ombra quella di
uno, che pure ascolta, anche se dipinto quasi del
tutto nascosto. L’aureola rappresenta una santità
che si alimenta all’ascolto di Cristo Maestro: si
tratta della vita nuova che Gesù inaugura e insegna a partire dal grande affresco delle Beatitudini e poi per tutti i capitoli del Discorso delta
Montagna, la cui portata supera i confini stessi
della fede. Ma la stessa aureola rappresenta anche e ancora di più la relazione che già si è stabilita tra Gesù e i suoi e tra loro e Gesù: una relazione che precede l’insegnamento stesso; una
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La voce della Comunità • Autunno 2013
relazione che è frutto di un incontro decisivo
non semplicemente con un Maestro, anche il più
grande, ma con un uomo riconosciuto come Dio,
il Figlio di Dio. L’oscurità dell’aureola di Giuda,
non anticipa il suo tradimento, non dice un’indisponibilità all’ascolto, ma rivela l’assenza di
questa relazione esistenziale e decisiva con quel
Maestro che è anche il Signore.
(…)
INDICAZIONI PER IL CAMMINO
Mi auguro che attraverso passaggi di questa lettera, catechisti, sacerdoti, famiglie e Comunità
abbiamo potuto percepire che la comunicazione
della fede alle giovani generazioni e agli uomini
e donne del nostro tempo avverrà a partire dalla
convinzione vissuta di una Comunità di adulti
credenti e credibili. In questo senso ho desiderato indicare la priorità ideale e pratica della catechesi degli adulti.
Alla luce di questa priorità, propongo alcune
indicazioni per il cammino della nostra Diocesi,
dei Vicariati, delle Parrocchie e Unità pastorali,
nei prossimi anni.
ANNO PASTORALE 2013 — 2014
LAVORARE SULL’ESISTENTE
• Presa di coscienza da parte di tutta la Comunità, a cominciare dai consigli pastorali, dai catechisti, da tutti gli operatori pastorali e animatori
delle attività parrocchiali, dai gruppi di volontariato, delle ragioni che sostengono le proposte
di annuncio della fede e di formazione cristiana
per gli adulti.
• Conoscenza da parte di tutti questi soggetti
delle iniziative parrocchiali, vicariali e diocesane
esistenti in questo ambito.
• Individuazione, nel limite del possibile, delle
forme esistenti di secondo annuncio e dei loro
destinatari, e di quelle più specifiche di catechesi
degli adulti.
• Valutazione, con l’aiuto di sussidi diocesani,
delle iniziative esistenti e individuazione delle
esigenze più importanti da indicare all’Ufficio
diocesano per la Catechesi.
• Cura rinnovata e condivisa nella preparazione, nella proposta, nella realizzazione delle iniziative di annuncio, catechesi e formazione degli
adulti.
• Individuazione, condivisa con il Consiglia Pastorale, di persone alle quali proporre il servizio
della catechesi degli adulti e della necessaria
preparazione.
• Considerazione della proposta diocesana del
sussidio biblico-catechistico “Prigionieri della
speranza” sulla figura dell’adulto credente.
• Valutazione, condivisa con il Consiglio Pastorale e accompagnata dai responsabili diocesani,
della proposta formativa dell’Azione Cattolica e
delle ragioni che la sostengano.
• Proposta rispettosa e convinta della fede cristiana a coloro che non sono battezzati: stranieri e italiani. Accoglienza cordiale e responsabile
della domanda di diventare cristiani da parte
di adulti stranieri e italiani. Introduzione al Catecumenato degli adulti secondo le indicazioni
diocesane.
• Valorizzazione della figura dell’adulto credente nei diversi ambiti, iniziative, celebrazioni,
incontri, avendo particolare attenzione alla vita
familiare, alla malattia, alla vecchiaia, alle sofferenze invisibili, al mondo del lavoro, della cultura, della comunicazione, della scuola e dell’educazione, della vita sociale e politica.
• Partecipazione all’incontro diocesano dei catechisti, dove condividere e approfondire e celebrare con il Vescovo le ragioni della scelta della
catechesi degli adulti.
Francesco Beschi
Vescovo di Bergamo
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25° ANNIVERSARIO DI SACERDOZIO
A
La riflessione di don Roberto in occasione della festa del 9 giugno
lcuni pensieri fatti a voce alta che voglio
condividere con voi.
Innanzitutto confesso il disagio che provo. Noi preti siamo abituati ad organizzare le feste. Quando invece tocca a noi essere festeggiati
c’è sempre un po’ di imbarazzo. Non penso sia
falsa umiltà. Preferiremmo evitare di essere al
centro di così tanta attenzione.
Ma poi si accoglie con molta gioia la festa. Perché far festa vuol dire far esplodere i motivi per
cui si apprezza la vita, la fede e la fraternità.
Allora l’imbarazzo si scioglie e con molta riconoscenza ci lasciamo coinvolgere da questo flusso
di amore per la chiesa e per il sacerdozio.
Il secondo pensiero. Mi sono posto una domanda: che cosa ci sta dietro una festa organizzata
per un prete?
Un po’ di tempo fa durante la cena in una famiglia, un bambino mi ha chiesto: ma dov’è tua
moglie? Io non ho una moglie. Non ho una famiglia. E lui: ma perché i preti non si sposano?
Dopo un po’ di silenzio gli ho chiesto: Ma Gesù
si è sposato? Credo di no, mi dice lui.
Eppure Lui si presentato come lo Sposo. Lo Sposo per eccellenza dell’umanità. E ho cercato di
spiegare a quel bambino che anche il prete si
sposa. E si sposa con la comunità che gli è affidata.
Ecco posso dire che oggi è il giorno in cui si rinnova l’incontro tra la sposa che è la comunità di
Dalmine e il suo sposo, il parroco.
E se questa non è solo un’immagine, ma la realtà,
allora credo che, con tutte le debite precisazioni,
questa relazione tra il parroco e la sua comunità
debba essere costantemente verificata a partire
da ciò che rende autentico un matrimonio: la volontà libera di stare insieme e di darsi la vita, la
fedeltà e la fecondità.
Anche la celebrazione che stiamo vivendo mette in evidenza questa dinamica di reciproca donazione, una comunità che si è preparata, quasi
come si prepara una sposa e un prete che sta di
fronte alla sua sposa con la soddisfazione, ma
anche con la trepidazione dello sposo, pronto a
dare la vita, forse gli anni più belli della mia vita,
quelli della maturità e dell’equilibrio, speriamo.
La fedeltà a questa unione renderanno feconda
la parrocchia, portando copiosi frutti in ciò per
cui esiste, in ciò per cui il Signore l’ha voluta
come chiesa: l’annuncio del vangelo in un tempo di radicali cambiamenti, ma anche di promettenti speranze, la celebrazione dei sacramenti,
i segni della presenza e dell’accompagnamento
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del Signore e la testimonianza gioiosa della carità e la sua concreta organizzazione a favore dei
poveri che sempre sono in mezzo a noi.
Dietro una festa organizzata per un prete ci sta la
gioia di essere chiesa, una comunità che cerca di
crescere nella fraternità e nella comunione.
Di solito si dice: dietro un grande uomo ci sta una
grande donna. Oggi potremmo dire: dietro un
grande prete (santo) ci sta una grande comunità.
Infine un augurio che voglio rivolgere a me stesso. Il mese scorso con i miei compagni di ordinazione, insieme a tutti i sacerdoti che festeggiano
l’anniversario siamo stati ospiti del Seminario.
Abbiamo celebrato la messa con il Vescovo e poi
durante la cena il rettore del seminario ci ha fatto
un dono. Un libretto scritto da un giovane prete di Cremona. Il titolo del libro non poteva non
colpirci: “Smetto di fare il prete”. E tutti ci siamo
detti: che coraggio regalarci questo libro proprio
in questa occasione. Quel libretto l’ho divorato
in un giorno. Racconta delle difficoltà che un
prete incontra oggi nel vivere onestamente il suo
ministero, ma anche del desiderio di rinnovare
con gioia ogni giorno la sua vocazione. La tesi
del libro è questa; smetto di fare il prete, perché voglio essere prete. Questo è l’augurio che
vorrei rivolgere a me stesso. Anch’io mi rendo
conto che tante volte rischio di fare il prete. Cioè
di ridurre la mia vita sacerdotale alle prestazioni
che mi vengono richieste. Di fare il prete come se
fosse un lavoro. Magari tante richieste che vengono dalla gente mi obbligano il più delle volte a fare il prete. Allora si impongono per forza
criteri sbagliati di valutazione: il criterio dell’efficientismo, come se la chiesa fosse un’azienda,
o dell’onnipotenza o del marketing, come se la
chiesa fosse un supermercato, o del protagonismo
come se la chiesa fosse una vetrina, eccetera…
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La voce della Comunità • Autunno 2013
Smetto di fare il prete, perché voglio essere prete. Questo augurio mi rimette nell’ottica giusta.
Perché in una famiglia non si può fare un ruolo,
come se si recitasse un personaggio, ma bisogna essere, vivere cioè una vocazione in modo
autentico, per quel che si è. Un papà non può
fare il papà, ma deve esserlo. Una mamma, un
figlio, un fratello, un marito, una moglie… non
può solo farlo, ma esserlo. Smetto di fare il prete, perché voglio essere prete. Capisco che è un
augurio ardito perché mi chiede ogni giorno di
rimettermi in discussione e di non accontentarmi. Vorrei che il mio essere prete sia sempre più
secondo il cuore di Gesù.
Questa è la preghiera che chiedo a voi per me e
per tutti i sacerdoti.
In occasione della festa del 25° anniversario di
Ordinazione Sacerdotale di don Roberto l’Oratorio
ha allestito lo splendido musical su san Francesco
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“EVERYBODY” Il CRE 2013
“E
Dio vide che era
cosa molto buona”. Raccontano le
Scritture che Dio si compiacque così dopo aver plasmato
con polvere del suolo il corpo
dell’uomo ed avergli donato
la vita. Straordinaria macchina il corpo umano, ma anche
straordinario tema su cui costruire un CRE. Il resto vien
da sé: da quelle centinaia di
persone che vivono l’avventura del CRE, creando e coltivando relazioni d’amicizia e
di affetto attraverso il proprio
corpo, i propri gesti, la propria comunicatività.
Così è stato anche per quest’anno: cinque settimane intensissime tra giochi, gite, piscina, laboratori e serate. Cinque settimane stupende, ricche di stimoli e di sorprese, con amicizie di lunga data che si rafforzano e nuovi amici sempre
dietro l’angolo. Si impara a stare bene insieme
al CRE. S’impara quanto possa essere semplice
divertirsi e quanto ogni cosa sia più bella quando abbiamo qualcuno che ci vuole bene con cui
condividerla.
L’inizio del CRE
Come tutti i ragazzi della mia età, non vedevo
l’ora che iniziasse il magnifico CRE, centro ricreativo estivo. Di lunedì il CRE inizia alle due di
pomeriggio ma già all’una e mezza del primo
giorno i ragazzi erano alle sbarre del cancello
supplicando il don di aprire prima. L’entrata era
molto decorata e quando siamo entrati gli animatori ci hanno fatto passare sotto un tunnel formato da loro stessi mettendosi a coppie uno di
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fronte all’altro e unendo le mani.
Una volta entrati, gli animatori ci
hanno fatto “visitare” l’oratorio
(in via di ristrutturazione ormai
da settimane). Successivamente
ci hanno detto in che squadra saremmo stati. Poi abbiamo assistito a un teatrino intitolato “Pico
& il pallone volante”. È stato uno
spettacolo molto carino.
Dopo la merenda, che consisteva
in un biscotto gelato ai gusti panna e cioccolato, abbiamo fatto un
gioco chiamato “staffetta amara”
dove dovevi bere una bevanda e
dire quale era o da cosa era composta. Infine, dopo la preghiera,
i ragazzi e i bambini sono andati
a casa sudati, ma soddisfatti.
Cosa si fa al CRE
Il CRE inizia lunedì alle 14. Il
lunedì pomeriggio facciamo alcuni giochi “tipici” del CRE. I
mezzani (3°-4° Elementare) vanno a divertirsi al CUS. Il martedì
mattina mezzani e grandi (dalla 5° Elementare alla 3° Media)
vanno in piscina mentre i piccoli
(1°-2° Elementare) stanno in oratorio a fare laboratori e giochi.
Al pomeriggio diversi gruppetti
di bambini si applicano in laboratori come giornalismo, cucina,
canto, ecc... Verso le 16.30, dopo
la merenda facciamo altri giochi.
Il mercoledì si va in gita, solo se
non piove e si ritorna alle 19. Il
giovedì mattina mezzani e grandi vanno ancora in piscina mentre i piccoli vanno al CUS. Alle
14.30 si fa il grande gioco dove
devi fare dei giochi per accumulare punti per la tua squadra. Il
venerdì i piccoli vanno in piscina mentre i grandi ed i mezzani stanno in oratorio a giocare e
fare tornei, ed alle 18 finisce la
settimana del CRE.
La piscina
A Dalmine, martedì 18 Giugno, i
ragazzi del CRE “Everybody di
San Giuseppe sono andati in pi14
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scina. Era la prima volta dopo un anno di attesa
stressante! I ragazzi sono partiti alle 9 e, appena
arrivati, alcuni si sono subito messi la cuffia e si
sono buttati in piscina. Altri invece prendevano
il sole, giocavano a palla, scendevano dallo scivolo, ascoltavano la musica o mangiavano uno
snack. Si sono divertiti tutti, ma i bagnini di certo non hanno passato una bella giornata! Infine i
ragazzi e i loro animatori sono rientrati in oratorio verso mezzogiorno, sani e salvi.
Il CUS
Lunedì 01 Luglio i mezzani (terza e quarta elementare) del CRE di San Giuseppe sono andati
al CUS, il centro universitario sportivo di Dalmine. Lì abbiamo fatti alcuni percorsi, con o
senza pallone, che sono stati belli e poi abbiamo
giocato a palla prigioniera, affrontandoci con le
altre squadre. Infine abbiamo giocato a basket:
per qualcuno era la prima volta, ed è stato un
successone! Siamo stati proprio contenti di aver
provato la giornata al CUS: è stata molto divertente!
Le gite
Mercoledì 26 Giugno i bambini e gli animatori
del CRE sono andati a Lugana, una città sul lago
di Garda, per trascorrere tutti insieme una felice
giornata. Appena arrivati i ragazzi hanno giocato a “quattro castelli” e poi hanno dovuto cercare gli animatori che solitamente organizzano i
giochi che si erano nascosti nel parco del lungolago. Dopo una bella mattinata e dopo il pranzo al sacco, i ragazzi si sono divisi in due gruppi: grandi e piccoli. I piccoli sono andati a fare
una passeggiata e i grandi hanno fatto il bagno.
Dopo un po’ si sono invertite le parti e anche i
piccoli hanno potuto fare il bagno. Infine, dopo
la preghiera, sono tornati tutti a casa, stanchi ma
molto, molto divertiti!
Nelle settimane successive le gite del CRE si
sono svolte in montagna a Schilpario e all’Alpe
Corte, e infine al Parco acquatico le Vele.
Gli Articolati Nomi Delle Squadre...
Abbiamo chiesto al Don il significato dei nomi
delle quattro squadre del C.R.E.: caviglie, ginocchia, gomiti e polsi. Il Don ci ha risposto che i
nomi delle squadre derivano dai nomi delle articolazioni, le parti del nostro corpo che permettono il movimento e che tengono anche unite tutte
le parti del corpo.
Che significa C.R.E.?
Ogni anno moltissimi bambini aspettano impazienti l’estate e il momento di venire al C.R.E.
Ma sapete cosa significa C.R.E? Il gruppo dei
giornalisti curiosi l’ha scoperto per voi! La sigla
C.R.E significa “Centro Ricreativo Estivo” ed è
La voce della Comunità • Autunno 2013
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accompagnata dalla parola GREST
che significa “Gruppo Estivo”. Ora
potrete rispondere a tutti quelli che
vi chiederanno cosa significa C.R.E.
senza aver paura di fare figuracce.
Nuovo Murale Per Il Nostro Oratorio...
In questi giorni i ragazzi di terza
media insieme ai loro animatori e
ad alcuni papà hanno realizzato un
nuovo murale sulla parete dietro
il campo da calcetto in cemento. Il
murale rappresenta una famiglia
che sta facendo un picnic e due ragazzi che giocano al pallone in un
prato verde. Nonostante il duro
lavoro i ragazzi sono felici di avere contribuito ad abbellire il nostro
oratorio che ora apparirà ancora più
bello e accogliente.
Questo è il racconto di alcune esperienze significative di questo mese
passato insieme, raccontato dai protagonisti assoluti di quest’avventura: i bambini. Sogna di poter trasmettere un po’ di quell’aria unica
che si respira durante il CRE: tutti
che si mettono in gioco, mettendoci
tutto di sé. In una parola: “EVERYBODY”.
Straordinaria macchina il corpo
umano, ma anche straordinaria
macchina il CRE. E lassù probabilmente anche Lui se ne compiace e
vede che è stata ed è “cosa molto
buona”!
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La voce della Comunità • Autunno 2013
N
“UN SENSO…PER OGNI COSA”
BABYCRE 2013
el mese di luglio presso la scuola dell’Infanzia “San Filippo Neri” si è svolto il
BABYCRE per i bambini dai 3 ai 6 anni,
organizzato dalla Parrocchia San Giuseppe di
Dalmine.
Durante le quattro settimane i bambini hanno
avuto la possibilità di conoscere i cinque sensi in
compagnia di cinque simpatici gnomi: GHIOTTONE, MANONE, NASONE, TUTT’OCCHI e
TUTT’ORECCHI. Ogni gnomo attraverso attività ludiche ed esperienze concrete come assaggiare cibi dolci e amari, toccare oggetti morbidi o duri, annusare profumi e odori, vedere un
mondo di colori e sentire suoni e rumori ha fatto
scoprire e sperimentare ai bambini l’importanza
di ogni senso.
Ogni settimana i bambini oltre a vivere esperienze concrete hanno realizzato occhiali con lenti
colorate per “vedere”, maracas per “ascoltare”,
sacchetti profumati da “annusare”, biscotti e pizzette da “gustare” e pasta di sale da “toccare”.
Non sono mancati momenti di divertimento e di
svago come l’uscita al parco di Viale Locatelli,
dove i bambini per un’intera mattinata oltre a
giocare, hanno osservato i colori di alberi e fio-
ri; le uscite all’oratorio di Dalmine con (visto il
caldo) rinfrescanti e piacevoli giochi d’acqua e
successivo pranzo.
Grande adesione e partecipazione ha riscontrato la grande gita presso l’azienda agricola “Cà
Rossa” a Grumello del Monte, svoltasi il giorno
18 luglio. Arrivati sul posto, ad accoglierci c’erano Ivonne, sorella di don Roberto e proprietaria
dell’azienda, con alcune animatrici che ci hanno
accompagnato nel bosco. Tra un sentiero e l’altro
abbiamo incontrato i cinque gnomi e con loro
abbiamo scoperto le meraviglie della natura. Abbiamo anche avuto la possibilità di raccogliere
fiori e foglie per colorare un simpatico disegno.
La voce della Comunità • Autunno 2013
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Dopo aver pranzato al sacco e mangiato un gustosissimo ghiacciolo offerto da Ivonne, genitori e nonni hanno realizzato con fiori e foglie dei
fantastici braccialetti, mentre i bambini hanno
seminato delle piantine di basilico e si sono trasformati “ in frutti tutti colorati” grazie al “trucca bimbi”. Al termine della giornata i piccoli partecipanti, visto il loro impegno, sono diventati
“amici del bosco”e hanno ricevuto un cappello
da gnomo, un braccialetto, una poesia scritta dagli gnomi e le bolle di sapone. Stanchi ma felici
per la bellissima giornata trascorsa siamo rientrati a Dalmine.
A conclusione di queste quattro magiche settimane, venerdì 26 luglio si è svolta la festa conclusiva del BABYCRE 2013 presso la sala della
comunità vicina all’oratorio. Dopo aver ballato
sulle note dell’inno “EVERYBODY”, i bambini
con l’aiuto di Elena e Rosita (educatrici della sezione Primavera) e Vivien di Bergamo Danza, si
sono esibiti in simpatiche danze legate al tema
del corpo e dei 5 sensi… Al termine dello spettacolo un ricco e gustoso rinfresco è stata l’occasione per salutarci e augurare buone Vacanze!
E’stato un mese di puro divertimento ma anche
ricco di forti emozioni per quello che i bambini
ogni giorno ci hanno saputo trasmettere e regalare. Grazie a don Roberto e a suor Ignazia che
ci hanno permesso di vivere questa bellissima
esperienza!
Le animatrici del Babycre 2013
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La voce della Comunità • Autunno 2013
Mons. Vittorio Nozza, Vicario Episcopale per i laici e per la pastorale,
presiede la celebrazione in ricordo del bombardamento
69° ANNIVERSARIO BOMBARDAMENTO
STABILIMENTO DELLA DALMINE
1. IL FATTO
Una strage: 278 morti e oltre 800 feriti. Faceva già
caldo quella mattina di giovedì 6 luglio 1944, dalla città e dai paesi vicini affluivano a piedi e in
bicicletta operai e impiegati allo stabilimento della Dalmine S. A. (BG). Andavano in fabbrica, una
fabbrica che aveva creato un paese. Alle otto del
mattino c’erano già all’interno della fabbrica, tra
impiegati e operai, circa 4.000 persone.
Dopo il bombardamento, una grande nuvola di
fumo e polvere copriva lo stabilimento e un silenzio irreale. Tutto si era fermato.
Un monumento, a ricordo dei caduti, è collocato
qui accanto alla Chiesa di San Giuseppe sul lato
di Via Mazzini.
2. LA PAROLA
La Parola, proclamata e accolta, sta già operando
frutti di bene nei nostri cuori e nelle nostre menti
e porta la nostra DISPONIBILITÀ su due fondamentali PASSAGGI:
A. La parola di Genesi ci racconta di un INGANNO e ce ne dà i TRATTI essenziali: c’è un DONO
da fare: passare la primogenitura; c’è uno SPIARE
le azioni; si strumentalizzano OGGETTI cari; si fa
uso dell’IDENTITÀ altrui; si giura il FALSO; si
fissano PATTI e ALLEANZE; si promette FUTURO e nello stesso tempo si realizza l’INGANNO.
B. La parola del Vangelo, che è NOVITÀ di VITA,
chiede CONTENITORI NUOVI . “Vino nuovo in
otri nuovi ...”. Al dono della novità del Vangelo
deve corrispondere una NOVITÀ di VITA.
3. L’OGGI e il FUTURO
L’eucaristia di risurrezione che stiamo celebrando
e la vita nuova che la Parola ci propone, ci indicano, alla luce del distruttivo fatto di 69 anni fa, tre
PROSPETTIVE ETICHE urgenti per essere globalmente responsabili: ripensare la pace, difendere l’ambiente, cooperare allo sviluppo.
a. RIPENSARE LA PACE
Non si tratta solo di ridurre gli armamenti, di conoscere e affrontare le 24 guerre in atto nel mondo e non conosciute, dimenticate, perché difendono gli interessi di qualcuno; non si tratta solo di
tutelare i 10 milioni di rifugiati, che fuggono dalle
guerre, alcune migliaia dei quali arrivano anche
in Italia:
si tratta di fermare forme inedite di corporativismo, individualismo, di contrapposizione che
non aiutano l’apertura e il dialogo sociale, la mediazione sociale, il patto di cittadinanza, la cooperazione sociale innescando nuove lotte e scontri sociali. E’ una questione che passa attraverso
un’informazione, una cultura attenta a favorire
La voce della Comunità • Autunno 2013
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dialogo, integrazione e inclusione a diversi livelli:
nel mondo del lavoro e della vita culturale, nella
società e nella politica.
b. DIFENDERE L’AMBIENTE
La tematica di un globo, di un mondo creato e
che va custodito impegna a una responsabilità
personale e comunitaria, sia ecclesiale, che sociale
e politica. Alle nuove generazioni non possiamo
consegnare gli scarti di un mondo usato irresponsabilmente, ma una nuova qualità sul piano dei
luoghi, degli ambienti di vita, delle relazione che
in essi si costruiscono. Il territorio locale e mondiale diventa un luogo simbolico dove la cura
della salute, il rispetto delle regole di produzione
e smaltimento dei rifiuti, l’attenzione ai consumi
e alle forme alternative sul piano energetico diventano esemplari per il rispetto non solo di chi
vive, ma anche di chi vivrà.
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La voce della Comunità • Autunno 2013
c. COOPERARE ALLO SVILUPPO
La crisi finanziaria, oltre che fare centinaia di milioni di poveri in più nel mondo alla fine di ogni
anno, rischia di togliere risorse destinate allo sviluppo. In realtà, solo destinando risorse pubbliche e private allo sviluppo si potrà costruire un
sistema finanziario rinnovato capace di sostenere il lavoro e il benessere di persone, famiglie e
popoli. L’impresa diventa un luogo simbolico di
costruzione dello sviluppo, anche attraverso una
responsabilità che coniuga il bilancio, il mercato,
l’acquisto e la vendita con la tutela e lo sviluppo
di nuovi mercati, coniugando efficienza e solidarietà. Il mondo deve essere il luogo dove uomo e
donna, locale e straniero, lavoro e mercato, persona e ambiente, intelligenza e operatività, non
sono distanti, separati o peggio in contrapposizione, ma luogo dove si sperimenta con responsabilità una nuova ‘cittadinanza globale’. Un tassello di ‘un altro mondo possibile’.
IL SALUTO DI DON GIANDOMENICO
Sabato 6 Luglio la comunità ha vissuto l’incontro con l’ex curato,
da 10 anni missionario in Africa
È
ormai giunto il momento di ripartire per
l’africa.
Martedi 30 luglio da Linate partirò per
Abidjan, la capitale della Costa d’Avorio. Le mie
vacanze sono finite è giunto il momento di rientrare a Tanda, nella parrocchia dedicata a papa
Giovanni XXIII.
Con questo breve scritto voglio ringraziare te e
tutta la comunità di Dalmine per la serata di sabato 13luglio.
Bella la Messa animata dal coretto, la cena all’oratorio con ravioli squisiti e del buon vino. Bello per
me rivedere giovani diventati ormai adulti che
hanno messo su famiglia e ora sono impegnati in
oratorio. Bello sedersi attorno a una grande tavola per condividere la cena e raccontarsi le tante
cose vissute in questi venticinque anni trascorsi. Poi la serata conclusa nel cinema guardando
alcune foto che ci hanno mostrato i progetti che
stiamo portando avanti con la gente di Tanda,
grazie anche agli aiuti della chiesa di Bergamo e
ai vostri. È bello costruire questi ponti tra chiese sorelle, costruire ponti che permettono questo
scambio tra comunità cristiane. In questi giorni
ho visitato diverse parrocchie di Bergamo, ho incontrato diversi gruppi missionari e un giorno
una persona mi ha chiesto: “cosa ti colpisce di più
dei cristiani in Africa”? Per me la cosa che balza
all’occhio, vivendo con i cristiani di Tanda, è la
fede, la grande fede che hanno in Gesù, fede che
si esprime soprattutto nella preghiera, fede che
si esprime nella serenità e nella forza di spirito di
fronte alle tante difficoltà che la vita riserva ogni
giorno,alla mancanza di lavoro , malattie, mancanza di mezzi per mandare a scuola i bambini e i
giovani. I cristiani, giovani e adulti pregano molto, e si impegnano nella parrocchia e nella vita
della diocesi.
Il Papa in questo primo periodo del suo pontificato non smette di ricordarci con gesti e parole che
la chiesa questa chiesa fragile fatta di persone,
deve essere vicina all’uomo qualunchè sia la sua
situazione e condizione sociale. I poveri dell’africa come i poveri delle nostre parrocchie sono
sempre lo stesso volto di Cristo che si presenta e
si manifesta a noi. Grazie per avermi dato la possibilità di raccontare una parte della mia piccola
esperienza, grazie per aver condiviso un tratto
del cammino di questa giovane chiesa d’Africa .
A presto. Con amicizia don Giandomenico
ALCUNI PENSIERI DALL’AFRICA
Grazie alla comunità che mi ha offerto
l’opportunità di vivere
il viaggio in Costa D’Avorio
Oggi è l’ultimo giorno pieno della mia permanenza a Tanda. Domani al mattino presto partirò
per Abidjan e alla sera ritorno in Italia. Qui ho sperimentato l’incolmabile sproporzione
tra la pena di questo popolo e la nostra possibilità di essere utili. Troppe differenze segnano questa sproporzione. Anche le linee assunte
dai diversi missionari ricalcano antichi dibattiti
sull’evangelizzazione. Cosa è meglio? Cosa è più
utile al Vangelo? Di cosa hanno bisogno uomini e
donne di queste e di altre terre povere? Qui sono stato giudicato dai bambini che con occhi sbarrati e visi sorridenti purificano i bisogni
artefatti dei bianchi. Il loro futuro dipenderà anche dalle scelte quotidiane che farò in Italia oppure nulla mai cambierà e loro mai potranno sapere
cosa sono le comodità della vita. E noi possiamo
violentare questi occhi sbarrati e sorpresi con le
nostre pacchianerie? In quasi tutti i villaggi non
La voce della Comunità • Autunno 2013
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c’è la corrente. Il giorno inizia quando sorge il
sole e finisce al suo tramonto. Non si può conservare il cibo e tutto viene fatto con le mani. Qui non esiste la distanza tra la condizione originaria della creazione e la modernità. Qui è tutto
come prima, all’inizio. Ci si innervosisce di fronte
alla loro passività. Perché non si danno da fare
un po’? Perché non ricercano quello sviluppo che
permetterebbe loro di stare meglio? Al di là di tanti e complicati discorsi qui ho visto
la serenità che i nostri bambini non conoscono.
Non ho mai visto un bambino piangere o lamentarsi. Qui la natura, almeno lei, è generosa e i frutti della terra sono regalati, senza grandi sforzi per
l’uomo. Qui il cielo si diverte. Il suo azzurro è
azzurro, non qualcosa di simile. La sua purezza
lascia senza fiato, anche quando non si dimentica
di rovesciare generosamente acqua benedetta.
Sembra anche più vicino il cielo. In una terra piana, senza alture, è l’unico panorama che ti è consentito di ammirare. Qui ho conosciuto italiani che si dedicano senza
misura al bene di questi uomini e di queste donne, italiani per nulla preoccupati di sostituirsi
sbattendo in faccia facoltà economiche o giocando con la bacchetta magica per proporre illusioni.
Italiani, i missionari, che con molta lucidità analizzano i problemi e offrono pedagogie di crescita, che annunciano un Vangelo senza fronzoli,
che celebrano inchinandosi silenziosi e muovendosi ai ritmi di musiche dolci. Qui ho avuto modo di rinsaldare l’amicizia con
don Giandomenico, compagno di seminario e di
ordinazione. Mon promocionel, come dicono qui.
Mi ha edificato la sua intelligenza e la sua concretezza. Delicato nei tratti, sobrio nei movimenti,
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La voce della Comunità • Autunno 2013
profondo nei pensieri. Con me è stato accogliente
fuori misura, attento a farmi comprendere ogni
cosa, gustare ogni frutto, evitare ogni pericolo. Ironico al punto giusto e positivo nei giudizi. Libero da manie e consapevole dei suoi mezzi. Non
posso che ringraziarlo e insieme a lui ringraziare
il Signore per i nostri 25 anni di sacerdozio.
Qui ho visto la Chiesa palpitante umile e serena.
Ho visto gente che entrava in chiesa in silenzio e
con il capo chino genuflettere davanti al Signore.
Ho partecipato a liturgie colme di lode e di gloria.
Ho ascoltato canti di sangue, struggenti e dolci.
Ho visto la gente salutarsi, in ogni momento,
porgendosi la mano e guardandosi negli occhi,
chiamandosi per nome e dedicandosi attimi di
ascolto. Qui ho visto cibi improponibili, bolliti tra
carboni infangati, e mangiati in terra, fatti sparire
da mani abili e da bocche bramose. Qui ho visto
la frutta e l’ho mangiata con gli occhi, colorata e
saporita. Ho visto denti bianchissimi e sorrisi luminosi. I sorrisi di chi non ha nulla e ti da l’idea
di avere tutto.
Ho visto i vestiti più belli. Sarti abili hanno cucito
stoffe che sembrano giostre. Ho visto donne bellissime portare in testa carichi
di frutta e di gnam. Verticali e armoniche nell’andatura, aliene alla fatica.
Qui ho visto bambini fermi, senza fare nulla e
senza annoiarsi. Qui ho avuto tempo. Molto tempo. Qui ho sperimentato la forza del legame con
le persone che amo e che mi amano perché, come
dice Gibran le cose belle si ammirano meglio da
lontano. Qui ho ricaricato le batterie per riprendere con
più vigore il mio servizio. Don Roberto
RICORDO DI MONSIGNOR
GIUSEPPE MAGGI
S
abato 31 Agosto 2013 la Parrocchia di San
Giuseppe di Dalmine ha solennemente
commemorato i 50 anni dalla scomparsa di
Mons. GIUSEPPE MAGGI.
Il prof. Claudio Pesenti, co-autore di libri e video sulla storia di Dalmine, ha dato inizio alle
ore 18 all’oratorio di Dalmine, alla presentazione del libro: “IL SACRIFICIO E LA SOFFERENZA DI MONS. GIUSEPPE MAGGI PER ESSERE
STATO FEDELE AL PAPA ED ALLA CHIESA 1963/2013”.
Durante la sua introduzione ha sottolineato
l’aspetto particolare del contendere la nascita
e la paternità di ben tre Parrocchie: Sabbio —
Brembo — Sforzatica S. Andrea.
Infatti nascendo nel 1898 nella cascina Maggi,
quel territorio si chiamava “Sabbio Bergamasco”. Però attualmente è chiamato Brembo frazione di Dalmine.
Venne poi battezzato nella Chiesa Parrocchiale di Sforzatica S. Andrea, frazione di Dalmine,
perché a quei tempi era la più vicina alla casa
natale.
Era presente l’Arcivescovo Emerito di Siena,
Mons. Gaetano Bonicelli, che dopo aver ascoltato la testimonianza della pronipote di Mons.
Maggi, Suor Melania Balini, confermò quanto da
lei affermato: “Mons. Maggi ha subito “un martirio bianco”.
Ha fatto seguito un breve cenno di saluto da
parte del Vice-Sindaco Alessandro Cividini ed
successivamente Padre Giancarlo Politi, missionario P.I.M.E a Hong Kong, ha spiegato come in
Cina attualmente possano convivere due Chiese
Cristiane.
Una breve testimonianza della sig.ra Gisella
Aschedamini per far conoscere la sua storia e la
motivazione che la incentiva ogni anno a partire
per il Bangladesh, per rimanerci l’intero mese di
Novembre.
Ha preso la parola poi, il collaboratore di Padre
Ezio Mascaretti, missionario PIME in Bangladesh Padre Pierfrancesco Corti che ha spiegato
con grande entusiasmo, le motivazioni della sua
scelta ed ha ricevuto dalla sig.ra Lina Zucchelli
Valsecchi, autrice del libro, la busta contenente
la fotocopia del bonifico bancario di € 2.000 eseguito a favore delle opere missionarie in Bangladesh.
Ha terminato la presentazione del libro la sig.ra
Lina Zucchelli Valsecchi, precisando alcune particolarità del libro e la motivazione per la quale
ha deciso di intraprendere questa opera, concludendo con i ringraziamenti a tutti i vari collaboratori.
La Santa Messa solenne è iniziata alle ore 19.30
nella chiesa S. Giuseppe in Dalmine, presieduta
da Mons. Gaetano Bonicelli e concelebrata da:
Don Roberto Belotti, parroco di Dalmine, Padre
Angelo Lazzarotto, missionario PIME di Milano,
Padre Carlo Tinello, Superiore Regionale in Italia del PIME, Padre Giancarlo Politi, missionario
PIME a Hong Kong, Padre Pierfrancesco Corti,
missionario PIME e collaboratore Padre Ezio in
Bangladesh, Don Tullio Pelis, sacerdote consaLa voce della Comunità • Autunno 2013
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crato il 31.05.1953 da Mons. Maggi, Don Egidio
Gregis, parroco di Sforzatica s. Andrea, Don Cristiano Pedrini, parroco di Brembo, Don Giacomo
Paratico, residente a Dalmine, da bambino chierichetto di Mons. Maggi e Don Tommaso Barcella, emerito parroco di Brembo.
Il coro S. Cecilia di Sforzatica S. Maria, diretto dal maestro Eugenio Fenili, con il violino di
Tony Scarpanti, ha accompagnato la S. Messa in
modo sublime ed emozionante, eseguendo anche il “Santus di Mozart” da veri professionisti.
Sia i celebranti che i fedeli, commossi, hanno salutato il coro con un lungo e calorosissimo applauso.
La cerimonia si è conclusa all’Oratorio dove è
stata benedetta, dall’Arcivescovo Mons. Gaetano Bonicelli, la targa-ricordo del benefattore
Canonico Don Giacomo Maggi e dove era stato
allestito un ottimo e gradito rinfresco, offerto a
tutti i presenti.
Un immenso ringraziamento a S.E. Arcivescovo
Emerito di Siena Mons. Gaetano Bonicelli, per
la sua grande disponibilità e per aver sottolineato durante l’omelia, quanto sia ammirabile la
scelta di una vita Missionaria, confidando che il
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La voce della Comunità • Autunno 2013
ricordo di Mons. Maggi, possa far nascere nuove
vocazioni, che andando per il mondo, portino la
parola di Gesù, donando in alcuni casi, anche la
loro vita.
Durante la cerimonia in Oratorio e durante la
celebrazione della S. Messa in Chiesa, sono stati
esposti i ritratti di Mons. Giuseppe Maggi, dipinto da O. Facchinetti, gentilmente concesso dalla
Parrocchia di Sforzatica S. Andrea e del Canonico Don Giacomo Maggi, dipinto da Gianfranco
Sana, gentilmente concesso dalla Curia di Bergamo. Il volume dedicato a Mons. Giuseppe Maggi
ed ai Consacrati della famiglia MAGGI, è stato
molto apprezzato dai parenti e dai Parrocchiani
di Dalmine, ottenendo infiniti complimenti per
la grande ricerca che è stata fatta, ma anche per
la grande quantità di fotografie.
A chi fosse interessato alla sua acquisizione, non
essendo disponibile in edicola o in libreria, può
farne richiesta alla curatrice Lina Zucchelli Valsecchi di Sorisole, indirizzo e-mail: lynzuba@
a1ice.it.
L.Z.V.
LA FIGURA DELL’ANIMATORE CARITAS
Prosegue l’impegno delle nostre Parrocchie di Dalmine nel cammino
della costituzione della Caritas. Nella presente riflessione si delinea il tema
della spiritualità che si apre all’attenzione ai poveri
SPIRITUALITÀ.
UN PERCORSO COINVOLGENTE
Per chi esercita il servizio di animatore Caritas
all’interno della comunità cristiana diventa necessario precisare le motivazioni profonde ed
autentiche che sole possono sostenere un impegno serio.
La questione può essere vista in una logica circolare.
Si può partire da un robusto cammino di fede e
scoprire che la carità fattiva e organizzata è naturale esigenza del Vangelo, ma si può anche arrivare al Vangelo magari al termine di un cammino di servizio iniziato per motivazioni che
prescindevano dalla fede in Gesù di Nazaret.
Per questo, se in ambito liturgico o catechetico
è raro trovare compagni di viaggio su posizioni lontane dalla fede, in ambito caritativo può
capitare di condividere l’impegno con persone
che non hanno ancora il dono della fede o che
ne sono in ricerca.
La carità parla il Linguaggio del Vangelo anche
senza nominare il nome di Gesù. Si può ricordare a questo proposito il discorso del giudizio
universale di Mt 25: “Ogni volta che avete fatto
una di queste cose a uno dei miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Siamo così consapevoli che, specie tra gli operatori professionisti, non può essere dato come
scontato un percorso di fede ecclesialmente maturo. Questo però non ci fa ignorare la necessità
che un animatore Caritas è chiamato ad inserire
ed armonizzare l’impegno caritativo all’interno
dell’intera missione della Chiesa che prolunga la
missione profetica, sacerdotale e regale di Gesù,
nella consapevolezza che “La Chiesa non può
trascurare il servizio della carità così come non
può tralasciare i Sacramenti e La Parola” (DCE
n. 22).
“CHI CE LO FA FARE?”
La fisionomia spirituale dell’animatore
Caritas si caratterizza per la capacità di
chiarire a se stesso (e, quando è richiesto od opportuno, anche a coloro di cui
ci si occupa) il perché ci si impegna nel
servizio, o meglio, il per chi. Porsi queste domande può portare progressivamente a scoprire che la carità è l’amore
stesso di Dio, è il dono che Egli fa agli
uomini di poter amare come ha amato
Lui; a crescere nella consapevolezza di
essere creature bisognose della misericordia del Padre; a maturare un cuore
umile e povero perché affidato ad un
Altro.
Su questa base si può trovare la forza
di sconfiggere la duplice tentazione
della superbia che fa mettere su un
piedistallo di presunzione e dello scoraggiamento e dello sconforto che possono sorgere nel momento in cui ci si
scopre radicalmente incapaci a risolvere bisogni e problemi (cfr. DCE n. 35).
La voce della Comunità • Autunno 2013
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Tutti gli animatori della carità sono così chiamati a una disponibilità a mettersi in cammino e
ad approfittare di ogni occasione e incontro per
scoprire, riscoprire, approfondire le radici spirituali e propriamente cristiane del proprio impegno.
Perché sarà proprio questo il segno di una maturità nel vivere il proprio servizio: la non pretesa di salvare il mondo e la capacità di non cedere
alla tentazione della frustrazione.
E questo si può capire in profondità nel momento in cui si riesce ad innestare il proprio impegno
nel Mistero della morte e risurrezione di Gesù.
L’INCONTRO CON I POVERI
Per l’animatore Caritas il Luogo privilegiato di
crescita spirituale e di maturazione della propria fede è il suo incontro con i poveri. Operare
con essi, a loro favore, non può non cambiare
l’esistenza.
Si finisce per essere chiamati a farsi degni dei
poveri, graffiati dalla loro vicinanza.
La valorizzazione e la promozione dei poveri
possono essere perseguite nella misura in cui
coloro che si impegnano al loro fianco non solo
accettano di lasciarsi interpellare dalla loro condizione, ma si rendono anche disponibili a un
cambiamento personale.
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La voce della Comunità • Autunno 2013
La relazione con il povero, infatti mette a contatto soltanto con le sofferenze e i problemi di
quest’ultimo, ma pure con le sofferenze e le difficoltà personali di coloro di cui vogliamo porci
al servizio.
Toccati nei propri punti deboli, ci si ritrova poveri e non così tanto diversi da coloro a cui ci si
vuole rivolgere.
Abbiamo sperimentato che è accettando di farci carico delle nostre sofferenze e difficoltà che
potremo anche sostenere la persona povera
nell’assumere le proprie paure e sofferenze, nel
processo di riconciliazione con la sua storia, nel
tentativo di riprogettare la propria esistenza.
I poveri ci guidano e ci fanno progredire nella
nostra conoscenza di Dio: la loro fragilità e la
loro semplicità smascherano le nostre false sicurezze e pretese di autosufficienza, disponendoci a riconoscere e ricevere nelle nostre esistenze
personali l’amore di un Altro che, con discrezione e immutata fiducia, si prende cura di noi.
Accogliere la propria povertà è un’esperienza
che, se vissuta nella fiducia e nella fede, trasforma e mette in una prospettiva eucaristica: ci si
rende sempre più conto che tutto è dono.
All’ardore degli inizi, in cui il volontarismo ha
facilmente largo spazio, segue facilmente un periodo di prova al contatto del reale, un’esperienza della propria debolezza e del proprio peccato.
Questo può essere il luogo di una rivelazione,
in cui intendere una «seconda» chiamata: la
chiamata a offrire la propria povertà perché Dio
stesso agisca attraverso di noi.
Gli incontri con i poveri non ci forniscono solo
una forza interiore o l’occasione per una trasformazione personale. Essi ci aprono al senso
più profondo della realtà — quello del dono e
della condivisione —, invitano a metterci in movimento, a usare la nostra creatività, sensibilità,
intelligenza e tutte le nostre competenze perché
si possa concretizzare il progetto di una comunità dalle frontiere aperte in cui ciascuno può avere un posto. I poveri sono fonte inesauribile di
creatività per trovare strade attraverso te quali
lo stile del dono possa iscriversi in maniera duratura nei modi di vivere, di lavorare, di divertirsi, di impegnarsi insieme.
TRASPARENZA DI UN DIO SERVO
E a partire da queste esperienze che si fonda la
spiritualità dell’animatore Caritas, spiritualità
che è portata in maniera sempre imprevedibile a
diventare segno — visibile a tutti — dell’amore
di Dio per l’uomo, e non tanto della generosità
della nostra risposta al suo amore.
Se l’evento di Gesù è la rivelazione di come Dio
si pone davanti all’uomo, allora anche la spiritualità della vita cristiana è chiamata ad essere il
segno di come Dio guarda e ama il mondo.
L’animatore Caritas sia consapevole che l’attività caritativa è la visibilità più convincente della
Chiesa, ambito di esercizio del dialogo ecumenico ed interreligioso, biglietto da visita generatore di stupore per chi non crede.
Da questo punto di vista assume valore particolare il ruolo della testimonianza che fu oggetto
del Convegno di Verona dell’ottobre 2006. La
“Nota” che i Vescovi italiani pubblicarono al termine del Convegno
presentava “la testimonianza, personale e comunitaria, come forma
dell‘esistenza cristiana capace di
far adeguatamente risaltare il grande “si” di Dio all’uomo, di dare
un volto concreto alla speranza, di
mostrare l’unità dinamica tra fede
e ragione, eros e agape, verità e carità. La scelta degli ambiti esistenziali come luoghi di esercizio della
testimonianza conferma che non è
possibile dire la novità che procla-
miamo in Gesù risorto, se non dentro le forme
culturali dell’esperienza umana, che costituiscono la trama di fondo delle esperienze di prossimità”.
LA COMUNE CHIAMATA ALLA SANTITÀ
In questo cammino infine è auspicabile che l’animatore Caritas guardi ai Santi della carità, a coloro che, a partire dal confronto “faccia a faccia”
con Dio, hanno realizzato strutture di accoglienza e ingenti iniziative di promozione umana e
formazione cristiana, testimoni di una speranza
possibile per l’umanità. Benedetto XVI fa riferimento obbligato alla figura di madre Teresa di
Calcutta quale esempio eloquente di come una
autentica spiritualità cristiana porti alla operosità dell’amore verso il prossimo; egli ricorda poi
una lunga lista di “modelli insigni di carità sociale per tutti gli uomini di buona volontà”, che
hanno accompagnato ogni tappa della storia, da
Martino di Tours fino ai nostri giorni, e così conclude: “Alla vita dei Santi non appartiene solo la
loro biografia terrena, ma anche il loro vivere ed
operare in Dio dopo la morte. Nei Santi diventa
ovvio: chi va verso Dio non si allontana dagli
uomini, ma si rende invece ad essi veramente
vicino” (cfr. DCE nn. 36.40.42).
La santità non è esigibile, ma non bisogna dimenticare che secondo La Bibbia ogni uomo è
chiamato alla santità, a prescindere dalla sua
condizione sociale, economica, religiosa... Lo
sguardo portato sugli altri (come su se stessi)
deve ricordarci che in ogni essere umano risiede questa capacità di amare come Dio ama, e di
donarsi concretamente in questa o quella situazione, divenendo unica, santa per colui che La
incontra. Tutti, insieme e ciascuno a suo modo,
siamo chiamati alla santità.
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La voce della Comunità • Autunno 2013
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UNIVERSITÀ ANTEAS DI BERGAMO
Che cos’è l’ANTEAS?
L’ANTEAS (Associazione Nazionale Tutte le Età Attive per la Solidarietà), promossa dalla FNP CISL, “persegue il fine della solidarietà civile, culturale e sociale” e vede nella “persona, in particolare quella
anziana, il protagonista, valorizzandone la soggettività e il ruolo nella società”.
Che cos’è l’Università?
L’Università è il settore culturale dell’ANTEAS (Associazione di
Promozione Sociale) che attua corsi di istruzione, di formazione e
di aggiornamento culturale al fine di contribuire all’affermazione
di una nuova “cultura dell’anziano” diffusore di valori, di memorie,
di esperienze di vita preziosi per la comunità.
L’Università ANTEAS: ieri e oggi
L’Università ANTEAS (Anteas Servizi) di Bergamo opera nel Capoluogo con una lunga tradizione e con programmi che hanno
spaziato su temi e problemi della cultura locale, nazionale e universale. Da alcuni anni l’Università si sta diffondendo e decentrando sul territorio provinciale con una sorprendente e partecipata adesione di anziani e pensionati.
I programmi
I corsi decentrati si svolgono in un quadriennnio sotto il titolo generale “L’Uomo e i suoi linguaggi”, articolato in quattro sottosezioni annuali dal titolo: La Memoria, La Conoscenza, La Partecipazione, La Comunicazione. Vengono svolti nell’arco di un trimestre, a cadenza settimanale, e strutturati in: 7 relazioni di esperti, 3
incontri seminariali, 2 visite guidate sul territorio.
Con la stessa impostazione organizzativa del quadriennio, sono
stati avviati anche due nuovi trienni: il primo, dal titolo “Bergamo
e il suo territorio: tra passato e futuro”, con la sucessione dei temi annuali così suddivisa: I, Bergamo nei suoi contesti storico-geografici; II, Bergamo tra Lombardia ed Europa; III, Bergamo sulle
soglie del terzo Millennio. Il secondo triennio ha per titolo “Il viaggio”, con la seguente successione: I, Il viaggio: le vie dell’uomo nella storia; II, Il viaggio: tra storia e letteratura; III, Viaggio in un
mondo in trasformazione.
Le sedi dei corsi
I corsi dell’Università ANTEAS di Bergamo, già avviati, hanno
le loro sedi di svolgimento nelle seguenti località: Bergamo,
Sarnico, Nembro, Romano di Lombardia, Bonate Sotto e Sopra Presezzo, Dalmine, Ponte San Pietro, Paladina - Valbrembo Almè - Villa d’Almè - Villa d’Ogna - Gromo - Gandellino Ardesio - Valbondione, S. Pellegrino Terme, Gazzaniga, Brembate
di Sopra, Cisano Bergamasco - Caprino Bergamasco - Pontida, Madone - Bottanuco - Filago, Treviglio, Grassobbio, Bagnatica - Brusaporto - Costa di Mezzate - Montello, S. Omobono Imagna, Fontanella, Sorisole, Osio Sotto, Ambito di Grumello del Monte, Spirano, Brembate, Mapello - Ambivere - Terno d’Isola, Scanzorosciate.
Le iscrizioni sono aperte a tutti gli anziani e pensionati
e si ricevono a:
AZZANO S. PAOLO presso il “Centro Marchesi”
tutti i martedì e venerdì dalle ore 9 alle ore 11
CISERANO presso la Biblioteca Comunale
il giovedì dalle ore 9 alle ore 11.30
Il Presidente di ANTEAS Bergamo
GIUSEPPE DELLA CHIESA
Il Responsabile dei Corsi di Università A.N.T.E.A.S.
MARIO FIORENDI
Il Gruppo Operativo Locale
ANTEAS DALMINE
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Sezione di: DALMINE
(Azzano S. Paolo, Ciserano, Dalmine, Lallio, Levate,
Osio Sopra, Osio Sotto, Stezzano, Treviolo, Verdellino, Verdello)
LALLIO presso il Recapito INAS CISL (Sala AVIS)
il venerdì dalle ore 15 alle ore 17
16° Anno Accademico
LEVATE presso la sede INAS CISL (Oratorio)
il giovedì dalle ore 15 alle ore 16.30
oppure rivolgersi ai Sigg.ri Macetti Stefano
Facoetti Angelo - Zucchinali Ferdinando
in collaborazione con
LA PARROCCHIA DI DALMINE
OSIO SOPRA presso il Recapito INAS CISL
il mercoledì dalle ore 15 alle ore 17,
oppure rivolgersi ai Sigg.ri Modesti Gianfabrizio - Pelicioli Angelo
OSIO SOTTO
presso la sede FNP CISL (Piazza Giovanni XXIII, 18)
il lunedì e il mercoledì dalle ore 9 alle ore 12,
oppure rivolgersi al sig. Murtas Luciano
STEZZANO presso la sede FNP CISL
dal lunedì al giovedì dalle ore 9 alle ore 11,
il venerdì dalle ore 14 alle ore 17,30
TREVIOLO presso il Recapito INAS CISL (Via Roma, 77)
il giovedì dalle ore 9 alle ore 11.30
L’altro mediterraneo
tra storia, arte
e cultura
VERDELLINO / ZINGONIA
presso la sede FNP CISL (Piazza Affari)
dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 12
VERDELLO
presso il Centro Civico (Piazza Aldo Moro, 1)
il martedì dalle ore 10 alle ore 11,30
Gli incontri si terranno presso la
“SALA DELLA COMUNITÀ”
Viale Betelli, 1 - DALMINE
dalle ore 15 alle ore 17
DALMINE
Settembre - Dicembre 2013
PROGRAMMA
Dopo la bella esperienza dello scorso anno che ci ha visto festeggiare i quindici anni di Università Anteas, con il
prossimo settembre riprendiamo il nostro consueto cammino.
Con quest’anno vogliamo proporre un itinerario diverso
rispetto a quanto approfondito negli ultimi due anni. Il
nostro sguardo si rivolge ad un mondo che ci è, per alcuni versi vicino, ma che, per altri aspetti, presenta profonde differenze. Il tema infatti scelto è:
Questo mare dalla storia millenaria è al centro delle nostre riflessioni.
I vari incontri vengono accostati secondo una logica che
è tipica di noi di Università Anteas e cioè in una prospettiva di approfondimento culturale.
Conoscere per capire è uno dei principi a cui vogliamo attenerci in ogni circostanza compresa questa.
Si parte con aspetti storico-letterali per poi accostarci all’oggi con la volontà di offrire occasioni di apertura a temi che sono al centro di tante analisi nei notiziari dei
giornali e delle televisioni di questi giorni.
Nella pagina a fianco viene presentato in dettaglio il programma del corso.
Vi aspettiamo!
S E R V I Z I
Associazione Nazionale Tutte
le Età Attive per la Solidarietà
UNIVERSITÀ
ANTEAS
DI BERGAMO
DALMINE presso la sede CISL
dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 12
P R E S E N TA Z I O N E
L’ALTRO MEDITERRANEO
TRA STORIA, ARTE E CULTURA
NTEAS
L’ALTRO MEDITERRANEO
TRA STORIA, ARTE
E CULTURA
SETTEMBRE 2013
MARTEDI 24 I VIAGGI DI ULISSE
Lorenzo Nardari
(Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti di Bergamo)
OTTOBRE 2013
MARTEDI 01 1963-2013:
IL CONCILIO, PAPA GIOVANNI XXIII.
CINQUANT’ANNI DOPO
Mons. Gianni Carzaniga
(Seminario Vescovile di Bergamo)
MARTEDI 08 QUANDO IL MEDITERRANEO
ERA MARE NOSTRUM
Andrea Locatelli
(Docente di Scuola Media Superiore)
MARTEDI 15 VISITA GUIDATA:
Clusone Centro Storico
MARTEDI 22 L’AFRICA MEDITERRANEA AI TEMPI
DI S. AGOSTINO
E IL SUO INSEGNAMENTO
Enzo Pietra
(Docente di Scuola Media Superiore, Anteas Dalmine)
MARTEDI 29 LE CROCIATE:
UN CONFLITTO O UN INCONTRO NEL
MEDITERRANEO DEL MEDIOEVO?
Mario Fiorendi
(Presidenza Anteas)
La voce della Comunità • Autunno 2013
NOVEMBRE 2013
MARTEDI 05 L’EGITTO DI GIUSEPPE VERDI
Maria Zilocchi
(Istituto Musicale “G. Donizetti”, Bergamo)
MARTEDI 12 VISITA GUIDATA:
Museo della Cattedrale di Bergamo
MARTEDI 19 L’ASTRONOMIA DEGLI ANTICHI
E QUELLA DI OGGI
Davide Dal Prato
(Osservatorio Astronomico “La Torre del Sole”
Brembate Sopra, Bergamo)
MARTEDI 26 LA TURCHIA OGGI
Michele Brunelli
(Università degli Studi di Bergamo)
DICEMBRE 2013
MARTEDI 03 L’AFRICA MEDITERRANEA
TRA PASSATO E FUTURO
Aurelio Boscaini
(Direttore della rivista “Nigrizia”)
MARTEDI 10 Appuntamento di Storia Locale
“I 150 ANNI DEI CAMOZZI
A DALMINE: le proprietà, le residenze
e la rete di relazione a livello nazionale”
Claudio Pesenti
(Ricercatore e Storico)
MARTEDI 17 INCONTRO CONCLUSIVO
con Luciano Ravasio
In cammino
verso il
SÌ
Raccolta iscrizioni sabato 14 dicembre 2013 17.00 - 20.00 e domenica 15 dicembre 2013 10.00-12.00 c/o oratorio di Dalmine: alle coppie chiediamo uno scritto
di presentazione da uno dei parroci delle parrocchie di provenienza.
Noi due in cammino
Insieme verso il SÌ
Domenica 12/01/14 ore 20.30
Venerdì 14/02/14 ore 20.30
Ci amiamo tanto da sposarci?
Veglia diocesana
Maturità personale e scelte di vita per i fidanzati
Don Giuseppe Belotti
Diocesi
Lavoro di gruppo
Partecipazione alla veglia
Sabato 18/01/14 ore 20.30
Saranno una carne sola
L’armonia di coppia tra crisi
e conflitti: il perdono
Don Giuseppe Belotti
Lavoro di gruppo
Sabato 22/02/14 ore 20.30
Aspetti giuridici e liturgici
del matrimonio
Padre Luca Zanchi
Relazione e lavoro in assemblea
Itinerario di formazione
al matrimonio cristiano
Sabato 1/03/14 ore 20.30
Sposarsi nel Signore
Sabato 25/01/14 ore 19.00
Il senso del matrimonio cristiano
Amore e fecondità nella coppia:
per una procreazione responsabile Don Cristiano Pedrini
Betta e Alberto Lugoboni
Lavoro di gruppo
Relazione e cena insieme
Sabato 8/03/14 ore 20.30
Sabato 1/02/14 ore 20.30
Vivere nella fede l’accoglienza
Proiezione del film: “Fireproof”
Testimonianze di coppie
Lavoro di gruppo
Coppie coordinate da Don Massimo
Fratus - Lavoro di gruppo
Sabato 8/02/14 ore 20.30
Un amore unico e fedele
Domenica 16/03/14 ore 9.45-17.30
La morale matrimoniale cristiana
Giornata di spiritualità e fraternità
Don Umberto Boschini
Riflessioni sulla spiritualità di coppia
Lavoro di gruppo
Don Roberto e Sacerdoti di Dalmine
Gruppo Famiglia
Parrocchie di Dalmine
Mercoledì 26 febbraio 2014 - Ore 20.45 speciale per genitori e suoceri al teatro di Torre
Boldone: I nostri figli si sposano: timori e speranze - Relatore don Giuseppe Belotti
Ufficio Pastorale
della famiglia
Diocesi di Bergamo
Domenica 6 aprile 2014 ore 10.00 Ritiro diocesano per coppie
Per informazioni telefonare (ore serali) al Gruppo Famiglia interparrocchiale: 333 3712845
Manuela • 339 6722332 Elena oppure direttamente alle parrocchie di Dalmine.
La voce della Comunità • Autunno 2013
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Gruppo mercatino
parrocchiale
A
bbiamo trascorso un anno lavorando, dove il nostro Impegno e la
costanza sono di casa. Il nostro è un “gioco” di squadra: si procede
dividendoci i compiti. Certamente è stato faticoso perché abbiamo
dovuto “cucire” molti articoli per poter allestire,durante l’anno, 3 bancarelle; abbiamo infilato numerose perle per confezionare 50 collane, orecchini,
braccialetti che poi abbiamo venduto a gentili signore che hanno voluto
regalarci un sorriso e un valido aiuto in denaro. Il risultato delle vendite ,
soddisfacente, è stato devoluto per il “progetto Oratorio”.
Inoltre, come ogni anno, per la Festa della Madonna del Rosario, allestiremo
presso la sala don Bolis il nostro Mercatino. Apriremo il 4 ottobre e chiuderemo il giorno della processione il 13 ottobre. Abbiamo preparato delle
novità che speriamo Vi facciano piacere e avremo piccoli omaggi da donare
alle persone che verranno da a trovarci.
Ogni persona che verrà a trovarci in oratorio riceverà in omaggio un biglietto numerato. La domenica 13 alla chiusura saranno estratti 6 biglietti e i vincitori riceveranno dei premi messi in palio da noi. L’elenco dei vincitori sarà
affisso presso le bacheche della chiesa.
Si stanno già vendendo i biglietti della nostra lotteria e come l’anno scorso potrete trovare biglietti omaggio presso i negozi che hanno aderito alla
nostra iniziativa. L’estrazione avverrà il 5 ottobre all’oratorio e gli elenchi
dei biglietti vincitori verranno esposti nelle bacheche della nostra chiesa e
presso i negozi stessi.
Vi aspettiamo all’oratorio in molti. Come al solito gli incassi saranno dati a
Don Roberto per le spese della nostra Comunità.
Gruppo Mercatino parrocchiale
30
La voce della Comunità • Autunno 2013
FRATELLI NELLA GIOIA DELLA MISSIONE!
Le mani piene di Vangelo
F
inalmente il CMD ha consegnato gli Atti del convegno missionario diocesano 2013, con questo strumento si ha l’opportunità di
rivivere a pieno la giornata trascorsa
in fraternità, in quotidianità, guardando avanti nella prospettiva della
missione.
La giornata è iniziata con la proiezione in ricordo di Papa Giovanni XXIII,
quest’anno infatti ricorre il 50° della
sua morte (3 giugno 1963 – 3 giugno
2013).
Papa Giovanni XXIII; è certamente il missionario
per eccellenza che la terra bergamasca ha donato alla Chiesa e al mondo. Una vita immersa nel
Vangelo, perché guidata da una generosa risposta alla chiamata del Signore.
Nel filmato si scorge un segreto nel cuore di
Angelo Roncalli che riusciamo ad intuire più il
tempo passa e ci riconsegna questo uomo, papa,
in tutto il suo splendore, nella semplicità dei sui
gesti, nella lungimiranza del suo guardo; è il segreto della Provvidenza. È un modo concreto ed
immediato, vicino e profondo, per scoprire che
Dio cammina in mezzo agli uomini e che, ancora
di più, ci aspettava quando ancora non eravamo
per strada.
La missione non è mai una conquista, non si propone di adescare alla causa persone e luoghi. La
missione sceglie di servire soprattutto i poveri, li
coinvolge nel vortice del Vangelo fomentato dalla carità, scrive oltre le righe l’esuberanza della
speranza.
Nell’incontro con Giovanni XXIII viviamo un
dialogo sempre vivo ed attuale, riscopriamo la
storia della nostra terra e della nostra Chiesa
e, soprattutto, siamo incoraggiati a vivere l’impegno missionario nella quotidianità. “Ogni
bambino che nasce ha subito una preghiera del
papa” questa confidenza, piena di umanità e
bontà, diventa nostra come profezia sul futuro.
Quel bimbo è una speranza e la speranza è forza
di ogni cristiano.
Gli interventi sono stati tutti interessanti ma
quello che più ha colpito è stato quello di pre-
ghiera e meditazione sulla frase del Vangelo :
“Rimani saldo in quello che hai imparato” 2 Timoteo 3,10 – 16 tenuto da Francesco Salvador, di
cui si riporta integralmente il testo.
“Buongiorno a tutti, mi chiamo Francesco ho 28 anni
e faccio l’insegnante, sono qui per condividere con
voi quella che è stata una mia personale umilissima
interpretazione di questo brano della lettera che Paolo
scrive all’apostolo Timoteo.
In questi mesi ho iniziato ad avere un rapporto più
stretto con il Centro Missionario perché nell’agosto
scorso sono stato insieme a 19 miei coetanei in Bolivia
per una ventina di giorni circa e abbiamo vissuto lì
un contatto breve, ma intenso con quella che è appunto la realtà della missione.
Ho cercato di rileggere questo brano sia con gli occhi
del Francesco che è andato in missione, sia con gli
occhi del Francesco giovane, ma soprattutto con gli
occhi del “me stesso” che cerca di credere e, quindi,
vi ringrazio per l’attenzione che presterete e vi chiedo
scusa se non sarò troppo chiaro o troppo preciso, però
sono veramente delle cose nate da me e quindi condividerle mette sempre un po’ in soggezione.
Quello che mi ha colpito da subito è il fatto che, essendo una lettera, non c’è niente che viene rivolto a se
stesso. Paolo non parla con se stesso, Paolo parla con
qualcuno, tanto che fa iniziare questa piccola frase
con: “Tu mi hai seguito”.
L’importanza di avere qualcuno che ci segue: nella
fede nessuno di noi è solo. È sempre un rapporto a
due, a tre, a tanti, e questo lo vediamo sia nell’essere
Chiesa sia nell’essere missione.
Iniziamo con i due concetti principali che questo brano ci fa affrontare.
La voce della Comunità • Autunno 2013
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I Missionari bergamaschi “Fidei Donum”
Il primo è quello di rimanere saldi; il secondo invece è
“quello che abbiamo imparato”.
All’inizio Paolo ci fa una specie di dipinto di quella
che è la realtà che ogni uomo è chiamato ad affrontare
ogni giorno. È un po’ il terreno in cui il seme della
fede deve andare ad installarsi. Ci sono cose positive:
i progetti, la fede che abbiamo, la magnanimità e la
carità. Però ci sono anche cose come le persecuzioni e
le sofferenze.
Quindi tutti noi siamo chiamati a vivere la nostra
fede su entrambi i fronti: il sorriso e le lacrime. Prima abbiamo riascoltato il “discorso alla luna” di Papa
Giovanni e diceva che “tornando a casa” avrebbero
trovato a quel tempo (ma credo che il discorso valga
tutt’oggi), dei bambini, quindi “qualcosa” di bello a
cui fare delle carezze, però avrebbero trovato anche
delle lacrime da asciugare: ecco la fede va vissuta in
tutte e due queste circostanze, sia nel dare amore che
nell’asciugare le lacrime, spesso poi i due elementi che
si intrecciano.
E che cosa significa essere saldi? In che cosa siamo
chiamati ad essere saldi?
Essere saldi, secondo me, non significa essere rigidi;
spessi si dice che chi è saldo non cambia idea.
Non credo che sia questo che Paolo ci voleva dire; credo che essere saldi sia più che altro essere sicuri, ed è
una sicurezza diversa da tutte le altre sicurezze.
Non è la sicurezza matematica del fatto che 2 sommato a 2 dia sempre 4, non è neanche la sicurezza che
dopo la pioggia venga il sole, o che dopo la notte viene
il giorno. È una sicurezza che si va ad intrecciare con
32
La voce della Comunità • Autunno 2013
un’altra parola fondamentale che è sorella della parola
fede, ed è la parola fiducia.
Infatti, pensando a ciò che è la fede, l’ho pensata e
riesco a concepirla come un concetto troppo grande
per essere definito.
Ho frequentato la catechesi da quando sono piccolo
e non mi hanno mai fatto una lezione selle virtù, né
teologali né cardinali, quindi non so bene che cosa sia
la fede da un punto di vista tecnico, ho però cercato
di vedere come io vivo questa fede. Ho legato questa
parola alla parola fiducia e mi sono detto che la parola
fede è veramente molto strana perché a volte sembra
suggerirci strade totalmente diverse da quelle ce ci
aspettiamo e sembrano portare a punti lontanissimi.
Innanzitutto, la fede richiede di essere molto forti e
nello stesso tempo di essere molto docili, questo mi ha
un po’ spiazzato.
Nel rapporto con Dio come mi devo comportare?
Mi sono risposto che la docilità sicuramente è quella che mi permette di mettermi in contatto con Dio,
quindi di ricevere da lui il dono della fede e di ricevere
da lui anche il dono della fiducia.
Quindi il dono della fede non è un fardello, che mi è
imposto, ma una vera scelta di Dio che mi permette di
dimostrarmi fedele a lui.
Quando spiego, sono un professore delle Scuole Medie, uso sempre delle metafore, perché mi piace che
quello che spiego a livello teorico abbia poi anche un
riscontro pratico.
Per questo ho pensato di dipingere la fede come una
chiave, una chiave che apre 3 porte.
La prima porta è quella del rapporto con Dio; senza la
chiave della fede io non riuscirei mai ad aprire questa
porta. Potrei pensare a definizioni razionali e dogmatiche, prendere in considerazione anche la possibilità
di confronti e contrapposizioni, persino l’imposizione, ma è indispensabile la fiducia. Quindi credo questa sia la prima grande forza della fede: ci mette in
comunicazione con Dio.
La seconda porta che apre la chiave, e ce lo dice il brano che abbiamo letto, è la Parola di Dio, la Scrittura.
Quello che abbiamo imparato infatti viene tutto da lì.
Se non prendessimo il Vangelo e lo leggessimo senza
la lente della fede non sarebbero che lettere scritte su
carta. È la fede, è questa chiave, che ci permette di
aprire uno scrigno, di far diventare il libro uno scrigno. Senza questa credo che la Bibbia e il Vangelo
sarebbero solo dei bei libri, spesso in edizioni molto
costose da accantonare su una libreria. E invece con
la chiave della fede il libro diventa Pane, il libro diventa una mano da stringere, diventa una parola da
condividere.
L’ultima porta che apre la chiave della fede e anche
questo lo dice il brano, è una porta che a volte fa un
po’ paura e che spesso è difficile da aprire, è la porta sul domani, non quello delle prossime 24 ore, ma
quello della salvezza.
Spesso io, ma conosco molti altri giovani che come
me riflettono su questi temi, il tema della salvezza, il
tema del dopo, tendiamo a evitarlo. Credo però che abbiamo la responsabilità, come credenti e come giovani,
di cercare di aprire anche questa porta e di capire, perché la fede può aiutarci a proiettare il nostro domani
verso la salvezza.
Diciamo che tutte queste chiavi sono utili solo se noi
le utilizziamo.
La fede quindi non può rimanere solo qualcosa di teorico da custodire gelosamente.
Siamo chiamati a essere un popolo del ”fare”, dell’agire, e qui mi ricollego alla frase finale che abbiamo letto, mi permetto di ricordarvela: “tutta la scrittura,
ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare alla giustizia. Un fare ed
agire che è identità di presenza. Qui abbiamo quattro grandi azioni che dobbiamo compiere ogni giorno
come cristiani e che i missionari compiono ogni giorno proprio come cristiani e missionari.
E poi continua: “Perché l’uomo di Dio sia completo e
ben preparato per ogni opera buona”.
Non dice: “Perché l’uomo sia preparato a non commettere opere cattive”, ma sottolinea il fatto che noi
dobbiamo prepararci a fare, non a descrivere, a teorizzare, ma fare opere buone.
Credo sia proprio nelle opere buone che la fede ha la
sua dimensione pratica. In queste opera infatti la fede
si lega alla speranza, speranza che quello che facciamo
ci porti alla salvezza, ma soprattutto si lega a doppia
mandata a quella che viene messa tra le virtù quasi
come una regina, che è la carità, quindi l’amore: verità che spinge l’uomo e la Chiesa verso il domani.
Credo fermamente che non sia facile oggi per nessuno
di noi riuscire a proclamare con certezza quello in cui
crediamo, e spesso dobbiamo avere la docilità di essere
anche dubbiosi, o non sicuri al cento per cento. C’è
una bellissima metafora che dice la differenza tra due
alberi nella tempesta, tra una quercia e la canna che
sta nel lago. La quercia durante una tempesta forte è
probabile che si spezzi perché le radici sono talmente
forti e il tronco è talmente rigido che il vento la può
abbattere, e quindi può farla spostare, può perdere la
fede; invece la canna che sta nel lago è talmente flessibile e pronta al cambiamento che, nonostante il vento,
riesce a stare ferma.
Vorrei veramente condividere con voi questo grande
desiderio: “Essere sempre per il Signore come la canna del lago, cioè pronto sempre a volgermi verso il
luogo in cui lui vorrà chiamarmi, verso tutto quello
in cui lui vorrà utilizzarmi”.
Vi ringrazio per l’attenzione.
Speriamo che la lettura e la condivisione di questa testimonianza sia uno stimolo per essere
sempre più missionari, non è necessario far parte di un gruppo perché la missione è il compito
di ogni cristiano ed è quindi un compito che si
può portare avanti in qualsiasi momento della
giornata.
Durante la “cena povera” si sono raccolti € 690
e sono state devolute in parti uguali alla Fondazione Corti e a Don Giandomenico.
Il gruppo missionario
La voce della Comunità • Autunno 2013
33
Gruppo di Preghiera Padre Pio
LA SANTITÀ DI VITA PER NOI
E PER PADRE PIO
I
n occasione del 54° anniversario del nostro
Gruppo di Preghiera abbiamo voluto invitare Monsignor Edoardo Sacchella di Verona
che ci ha subito introdotto la meditazione sulla
santità di vita.
La santità di vita – ci ha detto – incomincia dal
nostro credere in Dio. E ha poi proseguito –
quanto più noi crediamo tanto più ci sforziamo
di essere santi e dare il buon esempio ai nostri
fratelli. Diventiamo così annunciatori della buona notizia che non è nient’altro che il Vangelo,
a loro magari anche inconsapevolmente. Le nostre parole vanno via come il vento e così anche
il nostro esempio viene trasportato via e non
sappiamo dove va. Sicuramente incontrerà del
terreno fertile che porterà molto frutto e allora
non disperiamo, ma abbiamo fiducia in Dio che
tutto vede e che premia. Magari anche alla fine
della nostra vita, che è la cosa più importante.
Può essere che siamo tribolati con grandi sofferenze sia nel corpo che nello spirito allora non
domandiamoci: dove è Dio ? Perché non interviene? Ma se è un Dio che vuole il bene dell’uomo, perché se ne sta così inerme? Che cosa ho
34
La voce della Comunità • Autunno 2013
fatto io di male per meritarmi questa sofferenza? Tutte domande che portano a una sola risposta: Dio era li con te, soffriva con te. Era li
che ti tendeva la mano perché tu non cadessi
nel baratro e guardassi ancora una volta verso
il cielo, verso il crocifisso dal quale viene ogni
salvezza e al quale dobbiamo tendere il nostro
sguardo pieno di riconoscenza perché lui ci ha
salvato senza nostro merito. Perché lui sa cosa
vuol dire la sofferenza sia fisica che spirituale.
Ricordate che Gesù ha detto sulla croce “Dio
mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Si è
sentito abbandonato non solo dagli uomini, ma
da Dio stesso, da suo Padre che proprio in quel
momento avrebbe avuto bisogno del suo conforto. Ma in quel momento Gesù rappresentava
il peccato, e per quello Dio lo ha abbandonato.
Quale sofferenza più grande di quando il figlio
si sente abbandonato dal Padre. Eppure Gesù
non ha recriminato contro Dio, ma ha dato fiducia a Dio dicendo: “Padre nelle tue mani io
affido lo spirito mio”. E reclinato il capo spirò.
Più crediamo in Dio, più ci mettiamo nelle sue
mani, più lo amiamo con quell’amore filiale
come lo amava Gesù. Amare sempre, amare tutti indistintamente senza esclusione di qualcuno,
amare per primi, come Gesù. Perché se Gesù
avesse dovuto aspettare un nostro merito non
sarebbe più morto in croce per noi. Testimoniare
il Signore. La prima testimonianza viene dalla
famiglia, non dal sacerdote in chiesa.
Insegnare ai nostri figli, ai nostri nipoti le cose
che riguardano Dio e poi in un secondo momento sarà il sacerdote che continuerà l’insegnamento che il bambino riceverà frequentando la
catechesi parrocchiale. Trasmettere ad altri l’insegnamento ricevuto. Così si diventa testimoni
del Risorto. Ricordate i discepoli di Emmaus. In
breve: due discepoli vanno verso Emmaus di
sera e discutono animatamente di ciò che è capitato in quegli ultimi giorni. Si fa loro incontro
Gesù, che non si fa riconoscere. E chiede a loro di
che cosa stavano discutendo. Loro glielo dicono.
E Gesù di rimando. “ o tardi di cuore a credere. Non doveva forse il Cristo morire e risorgere
per la salvezza di tutti?” e così cominciando da
Mosè e dai Profeti rivelò loro che cosa sta scritto
nelle Scritture che riguardava Gesù. Arrivarono
al luogo dove erano diretti. Gesù fece cenno di
voler andare oltre, ma dietro l’invito dei due si
fermò. Quando ebbero preparato la tavola egli
prese il pane lo spezzò lo benedisse e lo diede
loro, così fece anche con il vino. In quel momento lo riconobbero, ma Gesù sparì ai loro sguardi. Al che si dissero l’un l’altro: “ Non ci ardeva
il nostro cuore al sentire spiegare le scritture” e
ritornarono di corsa a Gerusalemme dagli apostoli per riferir loro l’accaduto.
Ecco come si diventa testimoni raccontando
quanto si è visto e udito del Cristo risorto. Ciò
che abbiamo visto e imparato dai nostri cari su
il Cristo risorto. Saremo interrogati come e se lo
abbiamo fatto conoscere agli altri, alla fine della
nostra vita E allora sicuramente non vorremmo
in quel momento trovarci a mani vuote davanti
al Signore. Riuscire ad amare come ama il Signore senza distinzioni, senza interessi personali e
di parte, nel perdono, nella misericordia, nella
compassione verso chi è povero e chi soffre, solo
così riusciremo a essere dei veri cristiani. Ricordiamoci che Gesù ha detto: “ Siate perfetti come
è perfetto il Padre vostro che è nei cieli” e la perfezione si ragginge facendo sempre la volontà
di Dio. Mosignor Sacchella ci ha proposto P. Pio
come santo dei nostri giorni. Lui ha incarnato le
sofferenze del Signore portandole nel suo corpo per ben 50 anni. Ha saputo far tesoro di queste sue sofferenze offrendole a Dio nel nome di
La voce della Comunità • Autunno 2013
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Gesù suo Figlio per tutte le nostre intenzioni di
bene. Sovente esclamava: “Mio Dio mio tutto”.
Volendo indicare con quelle parole non solo la
sofferenza in sè incarnata di Gesù, ma tutte le altre sofferenze dei suoi fratelli e delle sue sorelle
che accostava mediante la S. Confessione e altri
incontri che ebbe non con loro e non solo quello.
Le lettere che riceveva ogni giorno che racchiudevano in sè quel segno di sofferenza trascritta
su quelle righe che faceva piangere chi le leggeva. Però erano quasi tutte pervase da una celeste
rassegnazione alla volontà di Dio. Quest’anno il
nostro Centro compie i suoi 54 anni dalla sua
fondazione, da quel lontano 1963. Con la Benedizione di P. Pio in persona che abbiamo sentito
vicino a noi quale presenza viva e operante nel
nostro Centro. Quante grazie individuali e collettive ci ha fatto P. Pio con la sua preghiera d’
intercessione presso il Signore Gesù! P. Pio ha
sempre fatto rifiorire il nostro Centro con nuove
iscrizioni e con nuove adesioni. Tutte persone
buone e brave che hanno capito le finalità del
Centro costituitosi come Gruppo di Preghiera
per invocare dal Signore e adesso dal nostro
grande San Pio da Pietrelcina tutte le grazie,
oltre a quelle che gli domandiamo, necessarie
per far vivere le sue opere come l’ospedale di
S. Giovanni Rotondo: “ La Casa Sollievo della Sofferenza” da Lui stesso fortemente voluta
e inaugurata e oggi all’avanguardia mondiale
per la ricerca. Tutte cose che P. Pio ebbe nel suo
cuore, ma che soprattutto con intuizione celeste
ha fondato nel momento i Gruppi di Preghiera.
Quella è una delle più importanti fondazioni di
P. Pio. Pregare e tutti insieme, l’unione fa la forza, perché solo così si strappano le grazie, sulle
sue opere in particolare riguardo agli infermi
che vengono ricoverati ogni giorno nella casa e
36
La voce della Comunità • Autunno 2013
sperano presto di uscirne guariti. Ecco quanto P.
Pio ha fatto in noi e ne siamo orgogliosi di appartenere a questo Gruppo di Preghiera.
Inoltre il nostro incontro è perfettamente riuscito perché la finalità era di far accedere Gruppi,
Associazioni e Movimenti al nostro Gruppo e
spiegare loro le vere intenzioni del fondatore,
affinchè si possa riuscire a far germogliare la
vera pastorale di vita nella preghiera, nella carità e nel servizio.
Ciò ha anche fatto presa sulla coscienza dei partecipanti alla riunione, perché ci hanno visto
sereni, accoglienti e festosi, nonostante tutte le
problematiche di ciascuno. L’allegria è stata il
clima di questa giornata e speriamo che questo
incontro porti buoni frutti per il futuro.
Lunedì 23 Settembre è stata solennemente celebrata la Festa di San Padre Pio
LA CASA SOLLIEVO
E IL RUOLO DEI MEDICI E DEI GRUPPI
L’
anniversario della morte di San Pio da
Pietrelcina, ha visto la chiesa, (la nostra
parrocchia di San Giuseppe), molto affollata! C’era il nostro gruppo di preghiera e
tanti devoti e simpatizzanti venuti da varie parti
di Dalmine e dai paesi vicini. Persone che hanno
reso grazie attraverso la loro devozione a Padre
Pio nel 45esimo anniversario della sua dipartita,
partecipando alla Santa Messa e al Santo Rosario dando così la loro testimonianza.
L’amore di Padre Pio per i suoi fratelli ammalati, bisognosi di cure sia nell’anima che nel corpo,
è proverbiale. Egli è riuscito ad attuare ciò che
aveva nel cuore di far costruire la Casa Sollievo
della Sofferenza,che fosse all’avanguardia mondiale nella scienza, nella medicina, nella tecnica
e nella ricerca. Non l’ha voluta chiamare ospedale o clinica, ma “Casa”, perché ogni paziente
deve sentirsi come a casa propria ben curato e
ben amato e facciano tutto il possibile per una
pronta guarigione. Il paziente, in altre parole,
deve sentirsi amato per poter così rispondere
positivamente alle cure che riceve. Padre Pio
questa la chiamava carità amore, solidarietà,
stima verso i suoi fratelli bisognosi, sofferenti
sia nel corpo che nello spirito. Se il corpo è ben
curato, così anche lo spirito vivrà dell’amore di
Dio che si manifesta in Gesù sofferente nella sua
passione e morte sulla croce! Questa casa sollievo della sofferenza è un ospedale modernissimo
dove il personale che vi prende parte e lavora
lo fa non per denaro o notorietà, ma per missio-
La voce della Comunità • Autunno 2013
37
ne, vedendo nei pazienti Gesù stesso nel lenire
il loro corpo, nell’asciugare le lacrime, nel dare a
loro tanto affetto e tanto amore. Padre Pio soleva ripetere ai medici e agli infermieri di portare
Dio ai malati che la medicina, la tecnica e la ricerca sono di contorno. Queste cose sono intrinsecamente unite fra di loro e non possono venir
meno l’uno dall’altra. Per questo Padre Pio consapevole di quello che faceva, fondò i “gruppi
di preghiera” perché ci fossero delle persone che
pregassero incessantemente Dio per tutte quelle
realtà da Lui fondate e così ottenere tutte le grazie necessarie per poter andare avanti in quella
realtà d’unione e d’amore voluta da Lui!
Ci sono cinque punti da tener presente per far
parte del”gruppo di preghiera”.
1) adesione piena e incondizionata alla parola
del Papa e dei Vescovi
2) obbedienza piena alle direttive del Papa e dei
Vescovi di cui il nostro direttore spirituale ne è
il rappresentante
3) preghiera con la chiesa, per la chiesa e nella
chiesa con la partecipazione attiva e realmente
vissuta alla vita liturgica e sacramentale come
unione all’amore di Dio
4) riparazione mediante una attiva partecipazione alle sofferenze di Cristo nei fedeli
5) carità operosa che diventa sollievo per i sofferenti e i bisognosi
I “gruppi di preghiera” sono per una vita in grazia di Dio, nella preghiera, nella carità rispettosa
dei sentimenti degli altri, perché ognuno di noi
divenga vero testimone libero, senza altri impegni, di quel grande amore che ci riunisce in Dio
nostro Padre, Fratello e Amico sincero.
Il malato deve trovare in questa “casa” aiuto, conforto e sollievo! E così, ha fondato oltre
a questa “casa” tutte le altre realtà che unite in
un’unica preghiera e nella collaborazione, formano quella fiamma che incendia anche gli altri
in un’unica testimonianza di carità.
La manifestazione religiosa si è conclusa poi con
IL BACIO DELLA RELIQUIA di Padre Pio e con
la benedizione finale davanti alla statua del Padre
Anna Roggeri
APOSTOLATO DELLA PREGHIERA
LA PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO
I
l mese di Ottobre, dopo Maggio, è il mese in
cui si intensifica la preghiera alla Madonna
specialmente con la recita del santo rosario.
Già nella preghiera-offerta si dice: “..lo ti offro
per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, madre della Chiesa, in unione al sacrificio eucaristico, le preghiere e le azioni, le gioie e le sofferenze
di questo giorno
Da sempre la Madonna è una potente intermediaria per ottenere grazie dal suo figlio Gesù, è
un modo efficace per fare apostolato, cioè del
bene, con la preghiera, al nostro prossimo. La
preghiera del Rosario, la recita in continuo di
cinquanta Ave Maria, è stata fatta per onorare
Maria, la Madre di Gesù ed è molto diffusa nella nostra popolazione. Si recita a livello individuale e collettivo, in ogni occasione, nelle attese,
in preparazione alla S. Messa, durante la visita
ai defunti, in viaggio, usando la corona, oggetto diffuso dai Domenicani in tutto il mondo nei
38
La voce della Comunità • Autunno 2013
primi secoli di evangelizzazione. Il rosario non
è un talismano, è un oggetto per pregare, se si
espone è un atto di testimonianza, se lo si usa
per pregare è meglio! Maria, Madre di Gesù, è la
donna più pregata del mondo e attraverso di Lei
si ottengono tante grazie.
La Chiesa rivolge alla Santa Vergine un culto
speciale di venerazione che trova particolare
espressione nelle feste liturgiche dedicate alla
Madre di Dio e nella preghiera Mariana del Santo Rosario è incentivato il culto con la Lettera
Apostolica “Rosarium Virginis Mariae di Papa
Giovanni Paolo Il.
Ciascuno è stato abituato, in famiglia, fin da piccolo, a rivolgersi alla Madonna in ogni necessità.
Educare alla recita del Rosario i propri figli è un
dovere primario per i genitori cristiani. Il Rosario è una preghiera che avvicina a Dio tramite
la Madonna e aiuta a restare nella loro amicizia
e a difendersi dalle tentazioni del maligno e dei
suoi accoliti.
Si diceva a S. Giovanni Rotondo, quando nel
1956 conobbi Padre Pio, che lui recitasse cento
rosari al giorno, Il Rosario era la sua “arma” per
strappare le anime al demonio. Lo stesso Papa
Giovanni XXIII confidò ai miei colleghi della
Conferenza Aziendale della San Vincenzo, in occasione di un pellegrinaggio a Roma per la sua
elezione, a proposito del Rosario, che lo recitava
ogni giorno e che, se aveva tanto lavoro da fare,
ne recitava due!
Il mondo cristiano si affida alla Madonna da
sempre, in particolare in questo tempo con tanti
problemi e la sua devozione cresce sempre più,
anche per lo sviluppo dei mezzi di comunicazione che favoriscono pellegrinaggi verso i luoghi
dove sono avvenute apparizioni della Madonna
(Salette, Lourdes, Fatima, Medjugorje...).
Purtroppo oggi la televisione ha preso il posto
in famiglia del Rosario che, per tradizione, si recitava tutte le sere anche se occorre riconoscere
che molte emittenti come Telepace, Tv 2000, Tele
Padre Pio trasmettono in molte occasioni la cele-
brazione della S. Messa, la recita del S. Rosario
e molte altre manifestazioni locali e nazionali.
Occorre sostenere queste emittenti e diffondere
la loro conoscenza.
Chiediamo alla Madonna con insistenza il dono
della Pace per tutti i popoli oltre che per noi.
L. C.
Papa Francesco invita alla misericordia
PER UNA CHIESA DEL BUON SAMARITANO
SEMPRE PRONTA A CHINARSI SULLE
FERITE DELLE ANIME. PIÙ OSPEDALE DA
CAMPO CHE LABORATORIO
P
apa Francesco continua a sorprendere e ad
attirare la simpatia e la benevolenza di chi
lo ascolta e lo frequenta. Sentimenti dovuti non solo alla sua affabilità nei confronti della
gente, bambini inclusi, ma soprattutto per l’umiltà che sempre dimostra, improntata a quella di
Gesù che scelse di “essere piccolo, di stare con i
piccoli, con gli esclusi, di stare fra noi peccatori”.
Virtù, a suo giudizio, indispensabile anche a chi
ricopre una posizione di autorità, perché chi governa “deve amare il suo popolo”. Convinzione
tanto profonda che gli fa dire: “Ogni uomo, ogni
donna che deve prendere possesso di un servi-
zio di governo, deve farsi queste due domande:
io amo il mio popolo, per servirlo meglio? Sono
umile e sento tutti gli altri, le diverse opinioni,
per scegliere la migliore strada?”. E ancora: “La
politica è una delle forme più alte della carità,
perché è servire il bene comune”. Quindi nessun
cittadino può permettersi di “lavarsi le mani” e,
pur nel suo piccolo, di non fare qualcosa. Soprattutto pregare perché chi governa sia umile ed
agisca per amore del suo popolo. Il Papa non ha
dubbi in merito: “Se un cristiano non prega per
i governanti, affinché ci governino bene, perché
portino la nostra patria, la nostra nazione avanti
La voce della Comunità • Autunno 2013
39
e anche il mondo, perché ci sia la pace e il bene
comune... non è un buon cristiano!”.
Pregare e dialogare, dunque. Per questo Papa
Francesco, pur non amando le interviste, cede
a quella richiestagli da don Antonio Spadaro,
durata 6 ore e suddivisa in 3 giornate (19, 23 e
29 agosto), poi pubblicata in italiano da La Civiltà Cattolica e da Avvenire e, nelle altre lingue,
da 15 riviste dirette dai padri Gesuiti. Un lungo
colloquio dal quale emerge, tra l’altro, l’invito
agli ecclesiastici a portare luce e calore nelle periferie umane e spirituali del mondo; ad essere
caritatevoli come “il buon Samaritano”, capaci
di “chinarsi sulle ferite” degli animi e di fare,
delle Istituzioni ecclesiastiche, più un “ospedale
da campo che laboratorio”. Un’esortazione alla
carità e all’amore per il prossimo da esprimere
con tenerezza ed umiltà per dare, della Chiesa,
una “immagine del santo popolo fedele di Dio…
la casa di tutti, non una piccola cappella che può
contenere solo un gruppetto di persone selezionate”. Da qui la convinzione che il clero, che a
volte si è attenuto solo ai precetti e ai comandamenti, debba invece “curare le ferite e riscaldare
il cuore dei fedeli”, come fanno i medici in “un
ospedale da campo dopo una battaglia”. Deve,
cioè, essere capace “di riscaldare il cuore delle
persone, di camminare nella notte con loro, di
saper dialogare e anche di scendere… nel loro
buio senza perdersi, curando ogni tipo di malattia e di ferita. Perché “il popolo di Dio vuole pastori e non funzionari o chierici di Stato”.
Papa Francesco non ha dubbi sull’urgenza delle
riforme organizzative e strutturali della Chiesa. Per lui è, invece, improrogabile, dati i tempi
che corrono, trasformare i sacerdoti in sanitari
dell’anima, perché nessuno può salvarsi da solo.
Solo la misericordia può aiutare a comprendere
che “Dio è nella vita di ciascuno” e che, anche se
essa “è stata un disastro, se è distrutta dai vizi,
dalla droga o da qualunque altra cosa”, compresa l’idolatria del denaro, Egli può far “crescere
il seme buono”, identificato da San Paolo nella
giustizia, nella pietà, nella fede, nella carità e
nella pazienza. Soprattutto nel perdono. Non a
caso il Pontefice ammette di aver commesso nella sua vita errori e peccati a non finire, di essere,
quindi, “un peccatore al quale il Signore ha guardato”, facendogli capire quanto sia importante
la consultazione che può portare a comprendere e perdonare, nonché disapprovare l’eccessiva
rigidità della Chiesa. Per questo, alle domande
su come comportarsi nei confronti di divorziati risposati, degli omosessuali o delle donne che
40
La voce della Comunità • Autunno 2013
hanno abortito, risponde che occorre sempre
considerare la persona e giudicarla con misericordia, senza condannarla, anzi, perdonandola,
se si dimostra pentita. Come con misericordia
fece il Figlio di Dio quando, al ladrone ravveduto e crocifisso accanto a Lui, Gesù rispose: “In
verità ti dico, oggi sarai con me nel Paradiso”.
Per non rendere “il confessionale un luogo di tortura”, Papa Francesco ritiene necessario dare ai
peccatori il tempo necessario per arrivare ad “un
cambiamento vero, efficace. Una indulgenza, la
sua, notevolmente apprezzata, soprattutto dai
diretti interessati, anche se qualcuno ha espresso
in proposito qualche perplessità, probabilmente
ignorando che, per seguire l’esempio misericordioso di Dio, i sacerdoti devono accompagnare
le persone con buon cuore ed umanità, cercando e trovando nuove strade per andare verso chi
non crede, chi se n’è andato, chi è indifferente o
malfattore: il Padre Eterno diede ad Adamo ed
Eva la totale libertà, riconosciuta a tutti gli uomini, di peccare. Purché però si pentano.
Ma non basta comprendere e perdonare; le gerarchie ecclesiastiche sono tenute a lavorare di
più per far capire quanto possa essere necessario
il genio femminile nei luoghi nei quali si prendono le decisioni importanti, anche dove si esercita l’autorità della Chiesa della quale è Madre
la Vergine Maria. Da qui la necessità di annunciare il Vangelo, diffondere la buona notizia del
Regno e curare, con la predicazione, l’umiltà e
la misericordia, ogni tipo di malattia e di ferita.
Come ha fatto il Figlio di Dio, morto in Croce per
redimere l’umanità. Papa Francesco non ha dubbi: per ritrovare la fede ed amare Gesù, occorre
“una Chiesa Madre e Pastora”. Cioè feconda ed
amorevole.
Egidio Todeschini
Non solo Poesie
A cura del dott. Fabiani
Gloria a Dio, gran Liberatore!
Accettiamo di camminargli insieme,
del tempo responsabili e di vita,
bella giustizia e Verità infinita.
Pregando, perdonando, dialogando,
senza aspettar il domani a scegliere
ma con mano sempre pronta a tendere.
La Pace è una risposta personale!
Siamo al volante della nostra vita,
ma non possiamo scegliere da soli:
un’isola siamo! Cristo è la Via
e con noi lotta nella notte ria.
Illuminami con la Luce vera,
dammi la forza di non rifiutare
la scelta che per me Tu stai per fare.
La Pace è una risposta personale!
La Gloria e Pace effondon contagiose
a consolar dell’anima il bisogno,
a disprezzar dell’odio la violenza,
del fratello a lenire la sofferenza.
Cambiare per ritrovar l’immagine.
Col canto, la preghiera ed il sorriso
Costruiamo insieme il Paradiso.
Credo nel Dio che dentro ci rinnova
perdona colpe e la Morte sconfigge,
dà Luce al buio e pace alla guerra.
Dio dei Profeti e della Parola
trascura i ricchi ed i poveri consola.
Recide viti dai tralci ridotti,
sarmenti senza linfa per il fuoco;
consumismo eversivo eretto a gioco.
Con la sua Grazia ha disinfettato
la dignità di Creature inquinate,
mandando il Figlio avvolto in pannicello,
Re degli Angeli, dentro una Capanna.
Morto in Croce dopo la condanna.
Giunta l’ora segnata da Dio stesso
ricominciò con Cristo la Sua Storia
offrendo all’uomo ancora amore e gloria.
Dio è solo per noi e non per Lui!
Lo sguardo dello Spirito al Mistero apre,
intonando un cantico di lode,
le porte al cuore della Comunione,
nel silenzio e la meditazione.
L’accoglienza è sicura e va vissuta
nel salto culturale d’un bambino.
Colui che viene, passa a noi vicino.
La voce della Comunità • Autunno 2013
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anagrafe parrocchiale
Battesimi
Amaglio Tommaso Renato di Lorenzo e Sbarra Marta il 23 Giugno 2013
Masserini Luigi di Alberto e Tironi Sara il 22 Settembre 2013
Faladun Blessing di Tope e Ogbomo Laurennta il 22 Settembre 2013
Faladun John di Tope e Ogbomo Laurennta il 22 Settembre 2013
Faladun Isaac di Tope e Ogbomo Laurennta il 22 Settembre 2013
Faladun Esther Joy di Tope e Ogbomo Laurennta il 22 Settembre 2013
Bucci Jair di Fancesco e di Ojeda Berta 29 Settembre 2013
Perico Sophie di Maicol e Limpias Nohelia il 29 Settembre 2013
Moretti Edoardo di Omar e di Lavetti Lara il 29 Settembre 2013
Matrimoni
Pizzaballa Simone e Artesmisi Monica il 22 Giugno 2013
Ravasio Luca e Albanese Marilù il 5 Luglio 2013
Cicuta Stefano e Veneziano Pasqualina il 30 Agosto 2013
42
La voce della Comunità • Autunno 2013
I nostri cari defunti
Gervasoni Arcangelo
di anni 83
morto il 4 Giugno 2013
Brughera Angelo
di anni 63
morto il 2 Luglio 2013
Perico Archinto
di anni 87
morto l’11 Luglio 2013
Triangeli Angela
di anni 82 morta
il 18 Luglio 2013
Fiorani Bruna
di anni 76
morta il 22 Luglio 2013
Gallina Pierina
di anni 81
morta il 30 Luglio 2013
Rossi Lida
di anni 94
morta il 4 Agosto 2013
Seminato Giovanna
di anni 93
morta il 12 Agosto 2013
Piccinni Maria Grazia
di anni 86
morta il 15 Agosto 2013
Pellegrino Maria Vincenza
di anni 84
morta il 19 Agosto 2013
Benigni Santina
di anni 88
morta il 26 Agosto 2013
Rossi Enrico
di anni 78
morto il 24 Settembre 2013
La voce della Comunità • Autunno 2013
43
Calendario Pastorale Parrocchiale
OTTOBRE 2013
Mar 1
Mer 2
Gio 3 Ven 4
Sab 5
Dom 6
Lun 7
Mar 8
Mer 9
Gio 10
Ven 11
Sab 12
Dom 13
Lun 14
Mar 15
Mer 16
Ven 18
Sab 19
Dom 20
44
Assemblea con i genitori elementari, medie e adolescenti e iscrizione al catechismo
Incontro Gruppo Liturgico
Consiglio Pastorale Parrocchiale
Primo Venerdì del mese: adorazione eucaristica
Festa di san Francesco d’Assisi
Musical su San Francesco
Apertura dell’anno catechistico; Mandato ai catechisti ed educatori; Pellegrinaggio
Parrocchiale di apertura dell’anno pastorale inizio settimana della comunità
Consiglio società sportiva OSG
Incontro interparrocchiale per i catechisti
Giornate Eucaristiche
Giornate Eucaristiche – Confessioni per i ragazzi
Messa Gruppo Padre Pio
Giornate Eucaristiche
Serata comunitaria con le famiglie per la Festa Patronale
Festa della Madonna del Rosario
Primo giorno di catechismo
Processione con la statua della Madonna
Messa per i defunti della comunità
Incontro catechisti e animatori degli adolescenti
Messa Madri cristiane
Primo incontro formativo per genitori alla Scuola Materna San Filippo
Scuola di Preghiera in Seminario
Corso interparrocchiale per il Battesimo
Giornata Missionaria Mondiale – Incontro Azione cattolica
Presentazione dei ragazzi della Cresima e primo incontro
dei genitori - Castagnata all’oratorio - Celebrazione Battesimi
La voce della Comunità • Autunno 2013
Lun 21
Gio 24
Ven 25
Sab 26
Dom 27
Lun 28
Mar 29
Mer 30
Commissione di Pastorale Giovanile
Consiglio dell’Oratorio
Incontro mondiale delle famiglie a Roma (Scuola Materna san Filippo)
Corso interparrocchiale per il Battesimo
Presentazione dei ragazzi della Prima Comunione e primo
incontro dei genitori
In settimana comunione agli ammalati
Incontro catechisti e animatori degli adolescenti
Giornata Penitenziale con le Confessioni
NOVEMBRE 2013
Ven 1 Sab 2
Dom 3
Lun 4 Mer 6
Ven 8
Sab 9
Dom 10
Mar 12
Gio 14
FESTA DI TUTTI I SANTI
Commemorazione dei Defunti
Presentazione dei ragazzi della Prima Confessione e
primo incontro dei genitori
Consiglio società sportiva OSG
Consiglio Pastorale Parrocchiale
Incontro Gruppo Liturgico
Adorazione eucaristica
Incontro Gruppo Missionario
incontro interparrocchiale bambini Prima Comunione
Consiglio Pastorale Vicariale
Giornata della Carità
Incontro diocesano dei catechisti
Incontro interparrocchiale per i catechisti e animatori degli adolescenti
Messa Gruppo Padre Pio
Incontro degli Animatori della Preghiera nelle case
La voce della Comunità • Autunno 2013
45
Ven 15
Dom 17
Lun 18
Mar 19
Mer 20
Gio 21
Sab 23
Dom 24
Mer 27
Gio 28 Secondo incontro formativo per genitori Scuola Materna San Filippo
Scuola di Preghiera in Seminario
Pellegrinaggio cresimandi a Sotto il Monte
Incontro Azione cattolica - Celebrazione Battesimi
Commissione di Pastorale Giovanile
Incontro catechisti e animatori degli adolescenti
Messa Madri cristiane
Incontro degli Animatori della Preghiera nelle case Ritiro di inizio Avvento per adolescenti e giovani
Festa di Cristo Re
Centro Ricreativo Invernale per i ragazzi all’Oratorio
Consiglio dell’Oratorio
Preghiera nelle case
DICEMBRE 2013
Dom 1
Lun 2
Mar 3
Mer 4
Gio 5
Ven 6
Sab 7
Dom 8
Lun 9
Mar 10
Mer 11 46
I domenica di Avvento
Secondo Incontro dei genitori dei Sacramenti
Centro Ricreativo Invernale per i ragazzi all’Oratorio
In settimana comunione agli ammalati
Settimana di animazione comunitaria: Esercizi Spirituali
Settimana di animazione comunitaria: Esercizi Spirituali
Settimana di animazione comunitaria: Esercizi Spirituali
Settimana di animazione comunitaria: Esercizi Spirituali
Settimana di animazione comunitaria: Esercizi Spirituali
II Domenica di Avvento
Incontro Azione Cattolica: Festa del tesseramento Conclusione Settimana di
animazione comunitaria
Consiglio società sportiva OSG
Consiglio Pastorale Parrocchiale
Incontro catechisti e animatori degli adolescenti
Riflessione sul Natale con la Scuola Materna San Filippo Neri
La voce della Comunità • Autunno 2013
Gio 12
Ven 13
Sab 14
Dom 15
Lun 16
Mar 17
Mer 18
Gio 19
Ven 20
Sab 21
Dom 22
Lun 23
Mar 24
Mer 25
Gio 26
Ven 27
Sab 28
Mar 31
Messa Gruppo Padre Pio
Preghiera nelle case
Arriva Santa Lucia
Incontro Gruppo Missionario
Cena dei volontari della Parrocchia e dell’Oratorio
III domenica di Avvento - Celebrazione Battesimi
Centro Ricreativo Invernale per i ragazzi all’Oratorio
Festa di Natale all’oratorio con la Scuola Materna
Commissione di Pastorale Giovanile
Natale dello sportivo OSG
Messa Madri cristiane
Consiglio dell’Oratorio
Celebrazione della Parola con i gruppi di preghiera nelle case
Confessioni adolescenti
Elevazione musicale di Natale con la Corale San Giuseppe
IV domenica di Avvento
Messa alla Solidarietà
Giornata Penitenziale con le Confessioni
Benedizione del Gesù Bambino; Veglia e Messa di Natale
S. NATALE
S. STEFANO
Gita con le famiglie
Gita con le famiglie
Gita con le famiglie
Messa di ringraziamento, canto del Te Deum
Cena di Capodanno
La voce della Comunità • Autunno 2013
47
LA PARROCCHIA DI SAN GIUSEPPE
NOTIZIE UTILI
tel. 338 7791314
Suore Orsoline di Somasca
tel. 035 562132
Casa Accoglienza Anziani
tel. 035 373422
Segreteria Oratorio
tel. 3347058741
48
Parroco
tel. 035 561079
La voce della Comunità • Autunno 2013
ORARIO SANTE MESSE
Giorni Festivi
ore 08.00
ore 10.00
ore 11.30
ore 18.00
Giorni Feriali
ore 08.00
ore 16.30
La voce della Comunità • Pasqua 2013
Piazza Manzù , 11
24023 Clusone BG
Don Roberto Belotti
Casa Parrocchiale
via Ozanam 1 Dalmine
Don Egidio Gregis
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