Teatro della Società stagione 2015-2016 Teatro d’attore ASCANIO CELESTINI Laika di e con Ascanio Celestini Fisarmonica Gianluca Casadei, voce fuori campo Alba Rohrwacher Produzione Fabbrica srl Ascanio Celestini, uno dei più interessanti e amati protagonisti del teatro italiano, torna con il suo ultimo lavoro: un monologo il cui protagonista è Gesù in persona, affiancato da Simon Pietro. Un Cristo umanissimo, cieco, che sente la responsabilità e il peso di essere solo sul cuor della terra, che dal suo spoglio appartamento di periferia si interessa al barbone che vive nel parcheggio di fronte. SABINA GUZZANTI Come ne venimmo fuori con Sabina Guzzanti regia di Giorgio Gallione Secol Superbo e Sciocco produzioni Fondazione La Città del Teatro di Cascina Sabina Guzzanti torna in teatro per incontrare il pubblico con un monologo satirico esilarante. Uno spettacolo essenziale ed incisivo, nato da approfondite ricerche sul sistema economico postcapitalista o neoliberista su cui l’autrice sta lavorando già da qualche anno. Una donna, SabnaQƒ2, sale sul palco tremolante, emozionata per l’incarico che le è stato affidato. Tocca a lei quest’anno pronunciare il discorso celebrativo sulla fine del periodo storico più buio che l’umanità abbia mai fronteggiato: il periodo che va dal 1990 al 2041, noto a tutti come “il secolo di merda”. Le celebrazioni della fine del secolo, si svolgono ogni anno perché non si perda la memoria di quanto accadde in quegli anni terribili e si scongiuri il pericolo che la storia possa ripetersi. Il fatto è che dopo tanto tempo, nessuno ha più voglia di arrovellarsi a capire le ragioni che avevano spinto gli uomini e le donne dell’epoca a cadere tanto in basso: frustrazione, ignoranza, miseria, compensate da ore e ore trascorse a litigare su facebook e a guardare programmi demenziali, incapaci di reagire alle innumerevoli angherie a cui venivano continuamente sottoposti. In questo futuro felice, si è diffusa l’idea che gli esseri umani vissuti nel secolo di merda fossero semplicemente degli emeriti imbecilli e che studiarli sia una perdita di tempo. Per confutare questa spiegazione sbrigativa, SabnaQƒ2 ha invece preparato una ricerca accurata: ha esaminato la televisione dell’epoca, i suoi leader, le convinzioni economiche e politiche, i passaggi storici nodali: per restituirci una imperdibile conferenza spettacolo sull’attualità politica e sociale, anche attraverso l’interpretazione di una galleria di personaggi contemporanei. ______________________________________________________________________________________ Piazza Diaz, 1 - 23900 LECCO - C.F. e P.IVA 00623530136 - tel. centralino 0341 481111 - fax 0341 286874 - www.comune.lecco.it ANDREA SCANZI - GIULIO CASALE Il sogno di un'Italia 1984-2004 Vent'anni senza andare mai a tempo di Giulio Casale e Andrea Scanzi Produzione Promo Music Il sogno di un’Italia 1984-2004 Vent’anni senza andare mai a tempo analizza quella stagione in cui la generazione dei quarantenni, a cui anche Scanzi e Casale appartengono, sognava di rivoluzionare l’Italia ed ha invece fallito. «Nello spettacolo dal sottotitolo dolentemente jannacciano – scrivono i due autori – c’è la politica che non riesce più a generare appartenenza e c’è l’arte – musica, cinema, letteratura, giornalismo – che diventa fatalmente politica e dunque forse militanza. Un tempo “ragazzi selvaggi”, ma solo nelle canzonacce dei Duran Duran, i quarantenni di oggi sognavano il cambiamento e si sono ritrovati prima Berlusconi e poi Renzi. Volevano la rivoluzione, ma solo nelle t-shirt. Cercavano un nuovo centro di gravità permanente, ma – per ignavia o quieto vivere – rischiano di avere inguaiato l’Italia. Uno spettacolo dedicato a chi quegli anni li ha vissuti, ma rivolto anche a coloro che oggi hanno 20-30 anni e si battono per un Paese migliore». E così le riflessioni di Scanzi viaggiano dalla morte di Enrico Berlinguer all’ultima fuga di Marco Pantani, i video rinforzano le emozioni. La voce di Casale ribadisce le emozioni di quegli eventi, svolge in note il filo del tempo che lega l’edonismo degli Ottanta al sangue del G8 di Genova, intonando canzoni da Bennato agli U2, da Gaber a Jeff Buckley, da De Gregori a Eddie Vedder. Di questi vent’anni si reincontrano miti ed eroi, la disillusione di Mario Monicelli e la lotta solitaria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, il vuoto lasciato da tanti volti e nomi come Troisi, Senna, Pantani. Passando da un errore a un esempio brillante, da un dramma a un sorriso, Scanzi e Casale percorrono questo tempo – che sembra essere volato in un soffio, lasciando la sua generazione quasi incredula – armati di senso critico, ma senza mai abbandonare l’idea e il desiderio di una evoluzione positiva e definitiva, una ripartenza decisa sulla strada indicata dalle eccellenze che comunque, in Italia non sono mai mancate. BEPPE SEVERGNINI La vita è un viaggio Con Beppe Severgnini, con l'attrice Marta Isabella Rizi e la cantante-musicista Elisabetta Spada regia di Francesco Brandi Produzione Mismaonda Per partire non servono troppe parole: ne bastano venti, come i chilogrammi consentiti per il bagaglio in aereo (classe economica). Due viaggiatori, un uomo maturo e una giovane donna, si incontrano in un non-luogo: un piccolo aeroporto, dove restano bloccati la notte, in seguito alla cancellazione di un volo. Non si conoscono. All’inizio si studiano, forse diffidano uno dell’altro. Lui teme di essere paternalista; lei, ingenua. Lui spiega, lei ascolta. Lei chiede, lui risponde. Poi l’intimità forzata cambia i rapporti: i due scoprono di aver molto viaggiato, discutono di arrivi, partenze e bagagli. Poi ragionano di talento e tenacia, tempismo e tenerezza. Scoprono che aver paura – nella vita, nel lavoro – è inevitabile: e forse è giusto. Parlano di brevità e precisione, qualità indispensabili in questi tempi affollati. Dell’importanza di trovare guide e punti di riferimento. Della saggezza di trovare soddisfazione nelle cose semplici. Parlano di atteggiamenti, comportamenti, insidie da evitare e consolazioni a portata di mano. Di ciò che ci si porta dietro e di quello che si potrebbe abbandonare. Di quello che si abbandona e invece ci si dovrebbe portare dietro. Il tempo scorre, la notte passa. Finchè arriva il momento di partire: ognuno per la propria destinazione, che forse diventa la stessa. ______________________________________________________________________________________ Piazza Diaz, 1 - 23900 LECCO - C.F. e P.IVA 00623530136 - tel. centralino 0341 481111 - fax 0341 286874 - www.comune.lecco.it LUCILLA GIAGNONI Il racconto di Chimera da "La chimera" di Sebastiano Vassalli con Lucilla Giagnoni progetto e drammaturgia di Lucilla Giagnoni musiche originali Paolo Pizzimenti scene e luci Lucio Diana, Massimo Violato Produzione CTB Teatro Stabile di Brescia L’incontro con il romanzo La chimera di Sebastiano Vassalli è stato decisivo nella vita, ma soprattutto nel percorso d’interprete ed autrice di Lucilla Giagnoni che, dopo una riflessione sui Grandi Testi ( La Divina Commedia, il Libro della Genesi, l’Apocalisse, Pinocchio), alla scoperta della bellezza, della sapienza, della grandezza che può ancora esprimere l’Umano, ora affronta la storia della tragica vita della strega di Zardino raccontata da Vassalli.. Dal mistero e dalla nebbia dell'oblio e dal nulla riemerge la vicenda della strega, che subì a Novara un processo e una condanna, "correndo l'anno del Signore 1610", e del vescovo Bascapè, del boia Bernardo Sasso, dei bambini abbandonati e umiliati nelle case di carità, dei risaroli schiavi e dei camminanti ribelli, sullo sfondo di un paesaggio storico dominato e oppresso dalla Controriforma e dall'Inquisizione e di un paesaggio naturale dove si staglia il Monte Rosa, presenza immane di granito e ghiaccio. Un "macigno bianco" per Dino Campana, che lo vide una mattina di settembre da dietro le sbarre di un carcere novarese: " un'immagine inafferrabile e lontana - scrive Vassalli - come quell'amore che lui allora stava inseguendo e che non avrebbe mai raggiunto, perché non esisteva...Una chimera!" UGO DIGHERO Apocalisse di Niccolò Ammaniti con Ugo Dighero regia Giorgio Gallione produzione Teatro dell’Archivolto Apocalisse del Teatro dell’Archivolto è una parodia a tinte fosche che, nel tipico stile di Niccolò Ammaniti, utilizza un linguaggio senza ipocrisie, duro, spudorato. Le vicende paradossali, nelle quali convivono il delirio comico e l’immaginario sfrenato, derivano da tre racconti scritti in tempi molto diversi: Lo zoologo (da Fango), Un uccello molto serio (da Il momento è delicato) e Sei il mio tesoro (da Crimini, scritto con Antonio Manzini). In queste tre storie si innesta la vicenda di un uomo colpito da un morbo misterioso, contratto con l’avvicinarsi di una sorta di apocalisse. Ormai qualsiasi processo biologico gli provoca disagio, dolore: dal camminare alla crescita della barba, dal sorridere al fare l’amore. Allora, barricato in casa e con le ultime forze, scrive e racconta alcune storie, simbolo di questo progressivo disfacimento dell’umanità e del mondo, evocando sulla scena personaggi improbabili e folli, rappresentanti di una (neanche poi tanto) surreale società alla deriva. ______________________________________________________________________________________ Piazza Diaz, 1 - 23900 LECCO - C.F. e P.IVA 00623530136 - tel. centralino 0341 481111 - fax 0341 286874 - www.comune.lecco.it Teatro d’autore Calendar Girls di Tim Firth con Angela Finocchiaro e Laura Curino e con Ariella Reggio, Carlina Torta, Matilde Facheris, Corinna Lo Castro e Titino Carrara, Elsa Bossi, Marco Brinzi, Noemi Parroni regia di Cristina Pezzoli Produzione Agidi e Enfi Teatro Una commedia al femminile, con un cast capitanato da due straordinarie attrici: Angela Finocchiaro, beniamina del pubblico teatrale, televisivo e cinematografico, e Laura Curino, la più grande interprete femminile del teatro civile, affabulatrice di talento. Finocchiaro e Curino sono ora insieme per il primo adattamento italiano del testo teatrale scritto da Tim Firth, tratto a sua volta dall’omonimo film con la regia di Nigel Cole. Calendar Girls è una commedia cult, basata su un fatto realmente accaduto nell’Inghilterra degli anni ‘90: un gruppo di amiche di mezza età, molto attive nel volontariato, con l’aiuto di un fotografo amatoriale decide di realizzare un calendario di nudi artistici per una raccolta di beneficenza destinata a salvare l’ospedale dove è morto il marito di una di loro. L’iniziativa riscuote un successo tale da portarle alla ribalta, fino ad essere ospitate in un famoso talk show. L’improvvisa e inaspettata fama, tuttavia, metterà a dura prova le insolite “modelle”… Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand con Jurij Ferrini e con Ilenia Maccarrone, Raffaele Musella, Fabrizio Careddu, Lorenzo Bartoli, Daniele Marmi, Andrea Fazzari, Francesca Turrini, Michele Schiano di Cola, Angelo Tronca, Luca Cicolella regia Jurij Ferrini Produzione Progetto URT srl - Compagnia Jurij Ferrini Accade qualche volta che i destini delle nazioni consegnino inavvertitamente la costruzione mitologica delle proprie culture a figure simboliche che, nel tempo, ne divengono segni inalienabili. Così avvenne nell’ultimo ventennio del XIX secolo, quando francesi e italiani affidarono a un’improbabile appendice di cartilagine, un naso, il compito di rappresentare, nei secoli a venire, quello che sarebbe divenuto un tratto distintivo delle loro identità culturali. Infatti, se da un lato l’eroe del romanzo di formazione italiano per eccellenza, è una marionetta incapace di controllare la retrattilità del suo naso di legno che cresce ad ogni bugia, protagonista di una avventurosa favola per bambini, trasformatosi suo malgrado nel buffonesco emblema di un popolo macchiato dall’onta della menzogna, dal versante francese oltre le alpi, la fine dell’anno 1897 vede – più gloriosamente! – la nascita di una incantevole rivisitazione neoromantica dell’antica fiaba della Bella e la bestia, reincarnatasi, tra eroismo individuale e vocazione al sacrificio, nelle imprese di un poeta, soldato, innamorato ed idealista, scorticato dalla vita, con un naso brutto e grosso…come quello di Cyrano de Bergerac. ______________________________________________________________________________________ Piazza Diaz, 1 - 23900 LECCO - C.F. e P.IVA 00623530136 - tel. centralino 0341 481111 - fax 0341 286874 - www.comune.lecco.it Il vizio dell'arte di Alan Bennett con Ferdinando Bruni, Elio De Capitani, Ida Marinelli, Umberto Petranca, Alessandro Bruni Ocaña, Michele Radice, Vincenzo Zampa, Matteo de Mojana uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia Produzione Teatro dell'Elfo Il vizio dell'arte in inglese The Habit of Art è un esilarante gioco di "teatro nel teatro" che ha debuttato nel 2009 al Royal National Theatre di Londra, proprio dove l’autore l’ha ambientato. Ed è nel più prestigioso teatro londinese che assistiamo alla prova di una nuova produzione, intitolata Il giorno di Calibano: cuore del play è l’incontro tra il poeta Wystan Hugh Auden e il compositore Benjamin Britten, che si rivedono, ormai anziani, dopo vent'anni di lontananza. La corrosiva verve di Bennett trasforma l’incontro tra due uomini straordinari in una straordinaria commedia. Per Bruni e De Capitani Il vizio dell'arte offre due splendidi ruoli con cui confrontarsi: il primo, che firma anche traduzione e regia con Francesco Frongia, interpreta la parte del poeta inglese e il secondo quella del compositore. L'ironia di Bennett emerge nel confronto serrato tra i due protagonisti, vale a dire Bruni e De Capitani che interpretano due attori che a loro volta vestono i panni di due personaggi, in un meccanismo perfetto di teatro nel teatro. Intorno si agitano l'autore, gli altri interpreti, il direttore di scena e i tecnici, tutti alle prese con le idiosincrasie, le insicurezze e i vizi di ogni compagnia teatrale che si rispetti, descritte con l'acutezza e la cattiveria di chi le ha vissute dall'interno. Vita e arte si intrecciano alla perfezione di questo testo, accolto con entusiasmo dalla critica italiana e inglese, basti citare The Telegraph «Pensavamo che Alan Bennett non fosse in grado di ripetere il successo di The History Boys, ma con The Habit of Art è senza ombra di dubbio riuscito di nuovo a fare il botto. Irriverente e spassosa, ma anche profondamente e inaspettatamente commovente, la sua è una pièce che parla di teatro, di poesia e di musica, di etica e della paura di invecchiare, anche se sembra che Bennett, invecchiando, sia diventato più coraggioso e più ambizioso che mai. Sono veramente pochi i lavori che ricordo in cui risate, commozione, ingenuità e tecnica si intrecciano con una simile abilità. The Habit of Art è sicuramente un grande successo. Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello con Roberta Caronia, Valter Malosti, Paola Pace, Vito Di Bella, Paolo Giangrasso e Roberta Crivelli adattamento e regia di Valter Malosti Produzione Teatro di Dioniso “Il berretto a sonagli”, uno dei testi più noti di Luigi Pirandello, affronta un tema molto caro al drammaturgo siciliano, quello della gelosia. Beatrice è convinta che il marito la tradisca con la sposa di Ciampa, suo segretario. Accecata dalla gelosia e punta nell’orgoglio, sporge denuncia alla polizia e architetta un piano per cogliere in flagrante i due amanti. Questi vengono effettivamente sorpresi insieme e arrestati, ma le prove dell’adulterio non ci sono e, come dice il commissario, “la situazione può tornare alla normalità”. Se non per Ciampa che verrà additato da tutto il paese come un “cornuto”. Ma proprio il saggio e mite scrivano sarà capace di trovare una soluzione… Malosti affronta per la prima volta Pirandello, confrontandosi con uno dei suoi testi più popolari e con uno dei personaggi più amati e controversi, cercando di strapparlo allo stereotipo e alle convenzioni, e tentando di restituirgli la sua forza eversiva originaria che vive in massima parte nella violenza beffarda della lingua, una sorta di musica espressionista e tragicomica, e nei “corpi in rivolta” posti al centro della scena che è anche labirinto, entrate e uscite che funzionano come una sorta di macchina/trappola. ______________________________________________________________________________________ Piazza Diaz, 1 - 23900 LECCO - C.F. e P.IVA 00623530136 - tel. centralino 0341 481111 - fax 0341 286874 - www.comune.lecco.it Gabbiano di Anton Cechov con Fausto Russo Alesi, Maria Pilar Pérez Aspa, Giovanni Crippa, Ruggero Dondi, Mariangela Granelli, Igor Horvat, Emiliano Masala, Giorgia Senesi, Anahi Traversi e con la amorevole partecipazione di Antonio Ballerio Maspero regia Carmelo Rifici Produzione LuganoInScena “Perché Gabbiano?”, si chiede per primo Carmelo Rifici. “Intanto è un classico e questo mi permette di lavorare sulla memoria di un testo che ho sempre amato. In secondo luogo mi viene da dire che Il gabbiano parla di cose che tutti sanno: di rapporti familiari, di conflitti e di delusioni, senza averne consapevolezza. ‘Cechov è talmente semplice che fa paura’, diceva Gor’kij. Nel Gabbiano tutti si rappresentano, anzi sono tutti ossessionati dalla rappresentazione. Si impegnano a vivere una vita che non è la loro e tentano di eternarla, di renderla un presente continuo. Non sarà perché tentano disperatamente di fermare la vita e di bloccare dentro di loro il sinistro desiderio di voler uscire, di volare via per fare parte di qualcosa di più grande? Teatro e mistero, verità e sogno. Non a caso i protagonisti sono attori, scrittori, registi, e l’umanità che gira intorno a loro, fatta di contadini, di lavoratori, non sogna altro che d’essere attori e scrittori. Ossessione della rappresentazione di sé. I personaggi recitano su un palcoscenico che si specchia in un lago che mostra a sua volta la loro misera umanità e l’incapacità di volare alto. Il lago li attrae verso il basso. Il lago: il latino Lacus significa cavità, spaccatura, incavo riempito d’acqua, che lega anche con lakkos, cavità, pozzo. Se la parola fosse presa nel suo significato simbolico, potremmo dire che chi vive vicino ad un lago vive su una spaccatura, su un baratro. Il lago, quindi, condiziona le vite di chi lo abita. L’incavo è però riempito d’acqua dolce, piatta, che fa da specchio. Per questo, spesso, il Lago diventa anche sinonimo di occhio: l’occhio (profondo) dentro il quale ci si specchia. Il teatro è il grande specchio del mondo. Non potrebbe essere che il lago e il teatro in Cechov siano la stessa cosa? Non potrebbe essere che è la rappresentazione a spingere l’uomo verso il baratro e a impedirgli di spiccare il volo verso l’alto?" Non ti pago con Luca De Filippo, Carolina Rossi, Nicola Di Pinto, Massimo De Matteo regia Luca De Filippo Produzione Elledieffe Commedia tra le più brillanti del repertorio eduardiano che lo stesso grande drammaturgo napoletano ha definito “una commedia molto comica che secondo me è la più tragica che io abbia mai scritto”. La commedia parla di sogni, vincite al lotto, superstizioni e credenze popolari di un’umanità dolente e sfaccendata, che nella cruda realtà quotidiana fatta di paure, angosce e miseria non rinuncia però alla speranza, all’illusione, all’ingenua attesa di un colpo di fortuna che determini un futuro migliore. Il protagonista Ferdinando Quagliolo, è personaggio ambiguo e surreale, che vive tra sogno e realtà. Gestore di un botteghino del lotto a Napoli è un accanito giocatore eccezionalmente sfortunato. Al contrario un suo impiegato Mario Bertolini, suo futuro genero, interpretando i sogni, colleziona vincite su vincite e addirittura un giorno gli capita di vincere una ricca quaterna di quattro milioni delle vecchie lire datagli in sogno proprio dal defunto padre del suo datore di lavoro. Accecato da una feroce invidia Don Ferdinando si rifiuta di pagargli la vincita e rivendica il diritto di incassare la somma per se. Egli sostiene che lo spirito di suo padre avrebbe commesso un involontario scambio di persona recandosi per errore nella vecchia abitazione della famiglia Quagliolo dove ora risiede il giovane Bertolini. La commedia si sviluppa intorno ai vari tentativi di Ferdinando di appropriarsi del biglietto vincente con esasperate contese, dispute surreali e grottesche maledizioni." ______________________________________________________________________________________ Piazza Diaz, 1 - 23900 LECCO - C.F. e P.IVA 00623530136 - tel. centralino 0341 481111 - fax 0341 286874 - www.comune.lecco.it Teatro per le famiglie La gabbianella e il gatto dal testo di Luis Sepúlveda con Cristiana Voglin,o Pietro Del Vecchio e Andrea Castellini regia Renzo Sicco Produzione Assemblea Teatro Kengah, una gabbiana avvelenata da una macchia di petrolio, in un ultimo gesto affida il suo uovo ad un gatto grande e grosso di nome Zorba, strappandogli tre promesse: di non mangiarlo, di averne cura finché non si schiuderà e di insegnare a volare al nascituro… Luis Sepúlveda – attraverso una storia metafora – racconta con semplicità dell’uomo contemporaneo che, facendo male alla natura, finisce per far male a se stesso. Un gatto d’onore inizia un’avventura lunga quanto un libro, insieme a compagni coraggiosi, scimpanzè nevrotici, ed un’impaurita gabbianella. Luis Sepulveda, con la dolcezza di una favola, parla all’uomo, grande o piccolo che sia, rammentandogli i doveri verso la natura, ma anche verso se stesso. In scena immagini e parole, disegni e voci, unite a musiche che si fondono, con il racconto. Necessario ascoltare e guardare, per lasciarsi sorprendere dal gioco in cui i gatti prendono vita attraverso una esilarante Cristiana Voglino. Ora Segretario, ora Zorba, ora piccola gabbianella, a ogni personaggio un accento, un carattere particolare, che conduce dritti dritti tra gli sviluppi del racconto. Dietro a lei i disegni di Monica Calvi danno forma alle parole, le animano rendendole concrete. Intorno ad un tavolo-uovo, disegnato dal designer Francesco Iannello, si muovono Pietro Del Vecchio e Andrea Castellini, gatti che invitano a tuffarsi in una storia tonda, capace di catturare grandi e piccini attraverso il divertimento e la sincera emozione. La musica, composta appositamente da Matteo Curallo, è un ponte, ad unire i tanti ingredienti, quasi a scivolarci dentro, per trascinare in un viaggio magico. Allo spettatore non resta che partecipare al gioco, ridendo insieme a chi racconta, lasciandosi travolgere da gatti giocherelloni, nel provare a volare. Max Mix e Mex Storia di un gatto e di un topo messicano dal testo di Luis Sepúlveda con Lino Spadaro e Andrea Castellini regia Lino Spadaro e Renzo Sicco Produzione Assemblea Teatro Che insolito inizio di spettacolo! Una giovane maschera saluta i bambini, spegne le luci del teatro, e si prepara per andare a dormire. Sul palco, però, è rimasto qualcosa, o qualcuno. Il grande attore, un poco vecchio e smemorato, si è addormentato sotto una coperta. Svegliatosi, non gli rimane che provare a conoscere Andrea e sfruttare l’occasione di una lunga notte sul palco per raccontare una bellissima storia che parla di un uomo, di un gatto cieco e di un simpaticissimo topo messicano. Ancora una volta sarà l’amicizia in scena, con le parole di Sepulveda che da sempre sa parlare ai bambini, e con una compagnia – Assemblea Teatro – che negli spettacoli rivolti all’infanzia riesce sempre a lanciare messaggi anche agli adulti. Ironico, intelligente, a tratti pungente, “Max Mix Mex” entra nella pelle dei piccoli spettatori – coinvolti nel loro mondo, fatto di amicizia, amore per gli animali e soprattutto gioco – e nella mente dei loro genitori, con spunti di riflessione su che cosa sia davvero il teatro, la vita del teatrante e il senso di raccontare una storia dall’alto di un palcoscenico. ______________________________________________________________________________________ Piazza Diaz, 1 - 23900 LECCO - C.F. e P.IVA 00623530136 - tel. centralino 0341 481111 - fax 0341 286874 - www.comune.lecco.it La mia amica Nuvola Olga di Nicoletta Costa con Gabriella Picciau drammaturgia e regia Giorgio Scaramuzzino musiche Paolo Silvestri Produzione Teatro dell’Archivolto Attenzione, sopra le vostre testoline potrebbe comparire una nuvoletta a cui scappa spesso la…“pioggia”. Eh sì, è bianca, dolce, allegra e sempre piena di amici, però proprio non riesce a trattenersi e…la fa dove capita! Chi è? La Nuvola Olga, naturalmente! Tutte le sere vola dalla sua amica del cuore Lucia, che la aspetta insieme al gatto Pelliccia per vivere tante straordinarie avventure. La Nuvola Olga, una delle più belle creazioni della disegnatrice triestina Nicoletta Costa, compie venticinque anni e ha scelto il Teatro dell’Archivolto per regalare a tutti i bambini e i genitori uno spettacolo davvero divertente e molto speciale. L'Armandone della Pimpa di Francesco Tullio Altan con Giorgio Scaramuzzino drammaturgia e regia Giorgio Scaramuzzino voce Pimpa Francesca Vettori musiche Paolo Silvestri Produzione Teatro dell’Archivolto Quarant’anni fa, ispirato dalla figlia di pochi anni, Francesco Tullio Altan creava la Pimpa e il suo coloratissimo mondo di animali parlanti e oggetti animati, che dai fumetti ai dvd avrebbe divertito intere generazioni di giovanissimi. Il Teatro dell’Archivolto celebra questo importante compleanno, nonché il lungo sodalizio artistico con Altan, con un nuovo spettacolo dedicato alle avventure della cagnolina a pois rossi e del suo amico inseparabile, Armando. E’ mattina, l’Armandone cerca Pimpa e non la trova. Sicuramente sarà andata fuori a giocare. “Chissà cosa combinerà oggi” si chiede lui. La Pimpa riesce sempre a cacciarsi nelle storie più inaspettate”. E mentre lui rievoca le mille avventure vissute insieme, Pimpa si materializza sullo schermo, via Skype (beh, è al passo con i tempi!), e così in diretta inizia a raccontare il suo incredibile viaggio. Ho un lupo nella pancia di Valeria Raimondi e Enrico Castellani con Carlo Presotto, Matteo Balbo e Pierangelo Bordignon Produzione La Piccionaia Dolce, salato, aspro, amaro: il senso del gusto accompagna la costruzione delle nostre relazioni con il mondo. Ci allontiamo dal dolce rassicurante del latte maternoalla ricerca di cibi salati, assaggiamo il mondo e le persone intorno a noi, ridiamo e mastichiamo i sapori aspri che ci fanno fare le boccacce, finché impariamo ad assaporare anche l'amaro, ed iniziamo ad essere grandi. Una storia fantastica, ambientata in una cucina contemporanea, per esplorare attraverso il cibo le relazioni tra bambini e adulti e il bisogno di ogni bambino di trovare nel cibo non solo la possibilità di nutrirsi, ma anche un'occasione per ricevere cura, attenzione e amore." ______________________________________________________________________________________ Piazza Diaz, 1 - 23900 LECCO - C.F. e P.IVA 00623530136 - tel. centralino 0341 481111 - fax 0341 286874 - www.comune.lecco.it Pomeriggi a teatro Al Cavallino Bianco Regia Corrado Abbati Compagnia Corrado Abbati Operetta di Muller Charell Musica di Ralph Benatzky Venite “Al Cavallino Bianco” perché la felicità è in arrivo! Il sole splendente e il cielo azzurro si riflettono nel lago di una nuova scenografia, capace, all’aprirsi del sipario, di creare un ambiente accogliente dove si risveglia la febbre d’amore che, oggi come ieri, agita gli spiriti in vacanza. Gli amori, i sospiri e il sentimentalismo di un turbinio di personaggi pieni di vigore ed esuberanza, rapiscono ed affascinano lo spettatore. Performance virtuosistiche e coreografie scattanti in costumi colorati trasformano l’Austria-clichè in uno spettacolo non banale, facendosi motore di dinamismo e divertimento. Una miscela di commedia musicale, rivista e operetta, capace di emozionare, ieri come oggi, grazie anche allo straordinario talento di Ralph Benatzky e alla sua capacità di evocare con umorismo e spensieratezza gli stati d’animo dei tanti personaggi. Rigoletto Regia, scene, costumi: Rafael Villallobos Jacopo Rivani, direttore Orchestra 1813 Produzione AsLiCo Musica di Giuseppe Verdi, libretto di Francesco Maria Piave, dal dramma Le roi s'amuse di Victor Hugo Ormai alla undicesima edizione, Pocket opera, inaugurato nel 2006 con il sostegno del Circuito Lirico Lombardo e della Regione Lombardia, propone per il 2016 un celebre titolo del grande repertorio lirico. La centralità della voce del baritono, il tema della cinica seduzione al maschile, un’ambientazione cupa, tra tempeste, maledizioni e fantasmi: Rigoletto è tra le opere più popolari di Verdi: ciò che colpisce è la rapidità con cui si susseguono gli eventi, senza mai perdere di vista l’eloquenza scenica dell’ambiente e la caratterizzazione drammatica dei personaggi. Un’opera che si conclude con l’estremo grido disperato del buffone di corte, che beffeggiato dal destino, perde sua figlia. In scena cantanti selezionati e preparati dall’AsLiCo, che con entusiasmo affrontano la tournée in compagnia dell’Orchestra 1813, invadendo i palcoscenici dei piccoli teatri storici della Lombardia, perché il pubblico possa rivivere la grande lirica in edizione tascabile. Aspettando Lecco Lirica Orchestra Sinfonica di Lecco Daniela Stigliano, soprano Enrico Maria Marabelli, baritono Damiano Carissoni, direttore Concerto Lirico/Sinfonico per Soprano, Baritono e Orchestra Musiche di Verdi, Rossini, Donizetti, Puccini, Mozart Ufficio Stampa Comune di Lecco Piazza Diaz, 1 - 0341 481262 [email protected] ______________________________________________________________________________________ Piazza Diaz, 1 - 23900 LECCO - C.F. e P.IVA 00623530136 - tel. centralino 0341 481111 - fax 0341 286874 - www.comune.lecco.it