Estratto distribuito da Biblet
Estratto della pubblicazione
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Gli Autori
Sergio Diotti, burattinaio,
regista, autore di teatro, è tra
i rinnovatori del teatro di
figura.
Vladimiro Strinati si è
laureato in pedagogia
all'Università di Bologna con
una tesi sulla drammaturgia
del teatro di burattini.
Contaminazioni Letterarie
Le più belle fiabe e leggende
di
Romagna
di
Sergio Diotti
e
Vladimiro Strinati
Guaraldi
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INDICE
Lo spettacolo Il Tempo delle Fiabe,
da cui ha origine questa edizione,
è stato co-prodotto da Sergio Diotti
e dal Centro Teatro di Figura di Cervia,
nell'ambito del Festival Internazionale dei Burattini
e delle Figure "ARRIVANO DAL MARE!"
ed è stato presentato in prima assoluta
al Festival Santarcangelo dei Teatri d'Europa
nel luglio 1992.Con la sua impostazione
tesa a ricostruire una figura di fulesta-narratore itinerante;
con la presenza in scena di musicisti
impegnati da anni nel recupero della tradizione musicale;
con la possibilità di essere rappresentato
in Emilia-Romagna integralmente in dialetto,
questa produzione ha segnato un momento
di rivitalizzazione dell'attenzione verso il patrimonio
fiabistico della nostra regione.
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Introduzione
Nota al testo
di Andrea Foschi
I L R I T O R N O D E L FULESTA
17 Il ritorno del Fulesta.
Augusto Baioni, l'ultimo narratore di storie
popolari e Vladimiro Zinzani,
il suo alter ego moderno e acculturato
29
Intermezzo
La prima volta di Zinzani
35
La fôla d e ' b d ö c e dia polşa
La favola del pidocchio e della pidee
49
Intermezzo
Anche i muri raccontano storie
53 Zizarcì o m i n o piccino
61
Prima edizione: novembre 1993
© 1993 Gu.fo Edizioni S.r.l.
Via Co vignano 302, 47037 Rimini
Tel. 0541/752218
ISBN 88-86025-63-7
Intermezzo
Paura e meraviglia
63 Mazapòivar!
L'ammazzapepe!
71
Intermezzo
È tornato il tempo delle fiabe
77 La fôla dl'uşël Granflon
La favola dell'uccello Granflone
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Ai raccontatori di storie
che ci hanno preceduto.
A quelli che non ci sono più ed erano
tanto per noi.
87 Intermezzo
I trucchi del mestiere
93 La favola di Caterinina
99 Intermezzo
Un racconto arcaico
101 Urazion ' d ' Sân Z ô r z
La leggenda di San Giorgio
109 Intermezzo
Evviva i Burattini!
113 Le avventure di Pirin Pipetta
129 Intermezzo
Zinzani è cresciuto
131 Canzone degli Undici mesi. Saluto finale
137 Postfazione
Le fiabe e il teatro di figura
di Stefano Giunchi
145 Fonti delle storie
147 Note
Estratto della pubblicazione
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"Chi offre molte cose,
ne offrirà qualcuna a molti"
Goethe
INTRODUZIONE
Mi sono chiesto: c o m e mai nessuno ha mai rappresentato le nostre bellissime fiabe?
Ho realizzato lo spettacolo Il T e m p o delle Fiabe per
offrire al pubblico l'occasione di riscoprire un patrim o n i o di storie e leggende che sembra ormai scomparso, che io ho ritrovato in un libretto ma che sento ancora vivo, disperso in minuscoli frammenti della memoria di tante persone a cui mi s o n o rivolto;
ognuna di loro me ne ha riportato un pezzetto, quasi sempre un ricordo dell'infanzia, di un periodo felice, la visione di una sera passata vicino alla nonna
che racconta. E chi ricorda, vuole anche raccontare,
ripetere, far affiorare, riperpetuare quell'attimo di
c o m m o z i o n e , quasi sempre scusandosi alla fine per
la piccolezza della cosa detta, le sgrammaticature del
dialetto.
Ho letto decine e decine di storie, e tante altre ne ho
ascoltato in registrazione: fortunatamente la narrativa popolare romagnola è stata ben raccolta da lodevoli ricercatori ed editori, vi si trovano tutti i tipi di
fiabe: magiche e fantastiche, ricche di elementi soprannaturali; fiabe a formula, a scherzo, cumulative;
racconti di animali; leggende religiose, storiche, locali; novelle paesane e storielle.
Estratto della pubblicazione
INTRODUZIONE
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SERGIO D I O T T I
Ho viaggiato nel t e m p o , guardando vecchie foto,
stampe, cartoline. Ho scoperto nel territorio luoghi,
personaggi, elementi "fiabeschi". Le montagne e le
zone più integre delle campagne ci tramandano simboli e credenze arcaiche; la storia ci vede l u o g o di passaggio, scontro, scambio tra opposte dominazioni,
ma anche di insurrezione contro i soprusi; le sedi
dove si sono sviluppate le utopie socialiste e repubblicane sono altrettanto diffuse delle semplici chiese
illuminate dalla fede e dalle candele; il mare, c o n l'orizzonte spesso celato dalle nebbie mattutine, le c o ste sabbiose, le pinete, è stato un suscitatore di rèverie sia per i "locali" che per i turisti. Mi sembrava di
non aver mai toccato una regione con un immaginario cosi ricco e c o m p o s i t o , e tanta voglia di raccontarlo, la Romagna è piena di narratori dilettanti
ma appassionati: baristi dalla lingua sciolta e clienti
perditempo, postini, commercianti, venditori ambulanti, gestori dei chioschi di bibite e piadina, rappresentanti, artigiani nelle loro botteghe, casalinghe, preti (a m o d o loro).
Diversi informatori mi hanno portato sulle tracce di
un personaggio tipico della nostra tradizione, il "fulesta" o "fuler". Il m o n d o popolare conosceva questa figura di narratore itinerante, animatore dei "treb",
gli incontri notturni che si tenevano nelle stalle in
inverno e sulle aie durante la bella stagione, depositario di un repertorio ricco e in continua crescita, inglobando anche fatti storici, leggendari, avvenimenti della comunità di appartenenza. Di solito era un
artigiano, che nella stagione invernale si dedicava a
Estratto della pubblicazione
questo secondo lavoro girando di fattoria in fattoria,
o invitato anche in occasione di feste e ricorrenze
importanti. Le donne si esibivano invece in un ambito più familiare, domestico.
La scarsità di testimonianze fotografiche e di registrazioni sull'attività dei "fuler" hanno consentito di
sviluppare una figura di "fulesta", cui ho dato n o m e
"Augusto Baioni", m o l t o più "pubblica", capace di
esibirsi per mestiere anche in piazze e teatri, accompagnato da una piccola corte di teatranti e musicisti.
Tra questi ha preso ben presto corpo il personaggio
di "Zinzani", alter-ego moderno ed acculturato dell'anziano narratore, autodidatta e immerso in un mondo che si esprime soprattutto col dialetto.
S o n o loro a condurre il lettore dentro il m o n d o delle fiabe, qui trascritte in una sorta di "prosa poetica", un flusso incontaminato di italiano e dialetto,
considerati idealmente un'unica lingua. C o m e se la
pagina del libro accogliesse le parole del racconto e
le disponesse sulla carta nella forma più vicina possibile al ritmo e ai tempi impressi alle storie dalla narrazione orale.
Una fiaba è una storia che deve essere raccontata, presuppone in maniera indispensabile la figura del narratore: se le fiabe erano sparite, forse è perché n o n
c'erano più i narratori abituali e nessuno si faceva
avanti al loro posto. Il T e m p o delle Fiabe ha segnato una sorprendente e incoraggiante ripresa di c o n tatti tra un fulesta ed il suo pubblico "naturale": adulti e anziani hanno ritrovato tracce di un repertorio
di storie ormai smarrito, i bambini aderiscono total-
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SERGIO DIOTTI
mente ad un immaginario terragno, oscuro, fantastico fino al delirio.
E m o l t o bello, nella penombra, veder sorridere i
"grandi" per il riaffiorare di una storia, e che mole di
domande e richieste di informazioni al termine delle recite. Ma certo gli spettatori più visceralmente ed
immediatamente disponibili ad ascoltare le nostre storie sono "i piccoli", per loro le fiabe sono un materiale indispensabile, offrono la possibilità di liberare
l'inconscio in condizioni di tranquillità e serenità.
La lotta contro le difficoltà della vita è qualcosa cui
il bambino n o n p u ò delegare qualcun altro, a cui
non p u ò rinunciare, e le fiabe costituiscono una sorta di laboratorio sperimentale in cui attrezzarsi.
Attorno a questa produzione nascono progetti , laboratori con le scuole, conferenze, interventi c o n operatori di altri settori culturali, per esempio: musica,
cinema, video. La stessa messinscena iniziale si è ora
diversificata in tre versioni capaci di raggiungere i pubblici più vari: dai grandi teatri di lirica e prosa ai pubs
e osterie, dalle stagioni di teatro-ragazzi agli interventi in strade, piazze, mercati; in Emilia-Romagna,
poi, è possibile rappresentare lo spettacolo integralmente in dialetto.
Ad un anno esatto di distanza dalla "prima", si sta
via via perseguendo l'obiettivo anche culturale che
questo lavoro artistico si era proposto. E continua la
nostra ricerca: abbiamo scelto di raccontare la nostra
terra, guardandola da altri punti di osservazione, percorrendola s e c o n d o altre traiettorie e in altri orari,
anche lontano dagli stereotipi che ormai l'accompaEstratto della pubblicazione
INTRODUZIONE
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gnano, soprattutto facendo ricorso alle bellezza, intensità, purezza delle sue storie più antiche.
Quante ne sono rimaste escluse! La fôla dla Zindrela, la nostra Cenerentola, m o l t o meno remissiva di
quella disneyana. La fôla de Prenzip Porc, dove emerge l'ambiguità u o m o / b e s t i a . La fôla d ' O h i m è : lo
struggente lamento autobiografico di un ranocchio
contastorie di fronte ad una platea di rane c o n gli
occhioni spalancati, totalmente immedesimate in lui.
E la splendida ballata di M i n g o n e e' su fìg, ovvero:
c o m e fare i conti c o n la Morte. E ancora e ancora.
Tante fiabe che proporremo in un prossimo allestimento, un T e m p o delle Fiabe parte II°.
E nell'attesa, tocca a te, caro lettore, soddisfare ulteriori curiosità, attingere alle fonti, e ancor più, diventar narratore te stesso, perché questo richiede la
materia fiabesca.
Sergio Diotti, novembre 1993
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NOTA AL TESTO
Andrea Foschi
Il testo presentato in questa edizione è la trascrizione di una
rappresentazione sul palcoscenico.
È stato riportato pertanto alla pagina scritta un repertorio orale
contrassegnato da una notevole varietà di registri linguistici: il
racconto in terza persona, i dialoghi fra personaggi, l'interazione tra il testo parlato e la gestualità degli attori e dei pupazzi da
essi animati sulla scena, l'uso del dialetto e della lingua italiana.
Le parole italiane sono rese nella forma letteraria anche quando
vengono pronunciate con particolarità regionali.
Sono segnalati solo i casi limite di pronuncia regionale.
Nella trascrizione del dialetto romagnolo, che appartiene all'area
geografica di Glorie di Bagnacavallo (Ravenna) si è adottata la
grafia di tipo letterario prevista dalle Regole fondamentali di grafia romagnola, Ravenna, Edizioni del Girasole, 1986.
Vocali toniche orali
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Vocali tornelle nasali
Sono indicate da una consonante nasale ad esse seguente, la quale può o avere solo valore diacritico o essere segno diacritico e al
tempo stesso indicare la consonante nasale.
I L R I T O R N O D E L FULESTA
Augusto Baioni, l'ultimo narratore
di storie popolari e Vladimiro Zinzani,
Usuo alter ego moderno e acculturato
Il segno à indica un suono "prodotto con gli organi nella stessa posizione che per [u] e distendendo le connessure delle labbra" (B. Malmberg, Manuale di fonetica generale, Bologna, Il
Mulino, 1977, p. 162).
Consonanti
Accento grafico
I polisillabi in cui la vocale tonica non sia contrassegnata da accento grafico o da altro segno diacritico si intendono tronchi se
terminano in consonante (a meno che una vocale interna non
sia nasale e quindi tonica) e piani se terminano in vocale.
Si è omesso l'intercalare dis (dice) ricorrente di frequente nel
parlato, tranne in alcuni casi in cui si è ravvisata la particolare
intensità espressiva.
Estratto della pubblicazione
IL RITORNO DEL FULESTA
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BAIONI
Bonasera! Mi chiamo Augusto Baioni e il mio mestiere è fare il fulesta.
S o n o nato il 23 maggio del 1915. M a g g i o : mese dei
matti e dei somari. 1 9 1 5 : l'anno della Grande Guerra. 2 3 : pröpi è dè c h ' u m pies a me!
S o n o nato a Bagnacavallo, in provincia di Ravenna,
cosiddetto perché nel medioevo si trovava ancora al
centro di una zona paludosa, poi prosciugata, ricca
di acque minerali dai benefìci effetti sulle gambe dei
cavalli, che infatti vi venivano immersi fino al ginocchio, e loro già che c'erano si mangiavano un ranocchio. Mei d'acsè? Cun la fem ch'u j èra alóra! C o n la
fame che c'era a quei tempi!
Se foste nati nel 1 7 1 5 , l'anno che i vecchi se lo ricordano ancora c o m e l'anno della carestia, avreste visto ancora tanta gente morir di fame. La maggior parte dei contadini svernava con le radici che riusciva a
strappare alla terra e tante famiglie erano ridotte a
fare il pane c o n erbacce e cacca di piccioni. Le cronache del tempo raccontano: "Quest'anno la carestia
n o n ralentò punto, anzi s'accrebbe in guisa tale che
li cavalli et sorci morci eran stimati cibi pretiosissimi."
Póvra zent! Cun sët métar d' budêla svuita!
Quand'ero piccolo mi hanno iscritto alle scuole p o polari: falle una volta, falle due, falle tre, hanno capito che era meglio lasciar perdere. Cosi tutte le foEstratto della pubblicazione
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SERGIO DIOTTI
le che so, più di 9 4 0 , mi si sono infilate un p o ' alla
volta in questa zucca e saltano sempre fuori quando
e c o m e v o g l i o n o loro: stretta la foglia, larga la via,
dite la vostra, che ho detto la mia!
Il m i o mestiere è vecchio c o m e il m o n d o , hanno c o minciato già gli uomini primitivi, quando si rinchiudevano dentro una grotta perché avevano paura della saetta, del rumore del tuono, dei mammuth! Ah
c i ó , avreb avù paura nenca me d e ' mamut, aven paura d'un cân incù, figurat alóra d'un mamut! E c'era
sempre uno tra loro che per vincere la paura si metteva a raccontare delle storie.
Anche a me m'è successo, durante la seconda guerra mondiale: avevo perso i contatti c o n la mia famiglia, giravo di paese in paese per ritrovarli. Mentre le
cannonate cominciavano a dilaniare i campi e le case
c o l o n i c h e , mi rifugiai in una cantina: li c'era tanta
gente, sfollata, c o m e me, e n o n so c o m e mi venne
da raccontare le mie storie, e allora successe una c o sa incredibile: i bambini smisero di piangere, le mamme sorridevano e gli uomini non bestemmiavano più.
E intanto il cannoneggiamento era finito senza che
neanche ce ne fossimo accorti.
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C i ó , la fot una grânda emuzion, fu un gran c o l p o :
avevo già raccontato le mie favole nelle case dei contadini, o in una qualche osteria, mo mai un fat acsè;
e mentre che la mattina d o p o mi slontanavo da quella bona gente che per ringraziarmi aveva voluto darmi tutto quello che poteva, cioè niente!, a dizidet ad
fêr e' fulesta, io decisi di fare il fulesta.
Estratto della pubblicazione
IL RITORNO DEL FULESTA
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Quante volte che ho dormito nella stalla, nella cesta
dla sverna, una cesta grande c o n la paglia che poteva bastare alle bestie anche due o tre giorni se pioveva o nevicava, o se no sotto a un albero, durante la
bella stagione, c o n i grilli che cantano. E' nöstar l'è
un mstir zirlandon, il nostro è un mestiere vagabond o , bisogna spostarsi di paese in paese, e p o i , una volta diventato un p o ' bravo, mi invitavano da tutte le
parti: "Augusto! Ven dmena séra, cun te a n' s'anden mai a lët! Vieni Augusto, che con te n o n andiamo mai a letto!"
Infati prema a cuntemj al fôl par chi tabêch, le favole più adatte per i bambini, e pu quând c h ' u si asréva j u c í bel e u i pindéva la tësta da una pêrt, le donne li portavano a dormire al piano di sopra, d o n d o landoli con una ninna nanna, mo d o p agli avnéva zo
ala svélta, scendevano giù appena potevano, parche
l'éra alóra che contavamo le fole più "grasse", le più
"piccanti"!
M o miga sól:
Favole d'una volta, cun i re e al principes!
Storie di sciocchi, ad quaion, ad bech e imbariegh!
Malelingue su preti, frati, suore e... chi ch' avlí, a richiesta!
Filaströch, dirindëli, pruvérbi, sturiëli,
Barzelette e cumenti sóra i fët d'ogni dè!
Andavo spesso a raccontare le mie storie al mercato,
ma mi ricorderò intanto che campo quel sabato mattina a Cesena, che si fermò davanti a me la celebre
attrice Teresa Franchini:
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SERGIO DIOTTI
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IL RITORNO DEL FULESTA
«Qui non si vendono polli allo spiedo, qui si vende:
canto! Un uomo racconta. Il suo volto è giovane e
forte!»
Sentite come parlava di me!
«Pare cieco...»
- Mo c u ş a dişla!
« N o , non è cieco. E che tiene socchiusi gli occhi per
meglio vedere il suo canto e col gesto della mano lo
accompagna. Il sole gli batte sul volto e la voce
dell'uomo pare la voce del sole.»
A sintí st'al parôli Davide e Stefano, i miei suonato­
ri, cominciano a suonare un gran bel fandango, e lí
nenca: «Vivace motivo di gioia e ringraziamento!» e
la s'aviet, fata döna, ch'l'avéva un spetàcul ch'la séra
ae' Bonci! Debuttava proprio quella sera al Teatro
Comunale di Cesena!
Mo int e' 1960, l'âñ dagli Olimpiadi a Roma, a m'la
so vesta brota, me la son proprio vista brutta: u n '
m'avléva piò nisoun! N o n mi voleva ascoltare più nes­
suno! Se a cuntéva al mi stôri int la strê, sòbit u
s'avsinéva una döna: « M o a n'aví fred a que fura, mo
andiv ben a cà!». Int i marché i n' cumpréva piò gnit,
agli ustarí al sréva tot quânti, int al ca e int i cafè tut­
ti a guardare la televisione, Lascia o Raddoppia!, cun
cla faza da rinciciuí ad Maik Bongiorno!
Quanti lavori ho dovuto cambiare, a m'vargogn nen­
ca un pô: a j ò insena vindù di palon int la spiagia ad
Igea Marina, vendevo palloni e giocattoli per i bam­
bini dei turisti al mare.
Ogni tânt a tir fura una bosta con quêlca futugrafeia:
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i mi sunadúr, sotto a la funtâna in piaza a Fenza; il
mio pubblico aspetta un nuovo pezzo, a Sant'Alber­
to mi pare; la casa dove sono nato e cresciuto, io so­
no quello in mezzo al mucchio di pannocchie; il mio
"maestro" Z v a n í Gambasvélta, da lo a j ò imparê la
magior pêrt dal mi fôli; Oh! Il mio amico Pompeo,
che bevute insieme! Guardi! Guardi! Guardate c o ­
me si divertono in un giorno di festa a Forlì!
Mi ero ormai convinto che il mio mestiere morisse
con me. Mo par furtona un de, un giorno, a Bolo­
gna, ho incontrato un bravo ragazzo, si chiama Vla­
dimiro Zinzani, è uno dei migliori studenti dell'Uni­
versità: si è laureato con 110 ma lode con una tesi
sui burattini. L'è un pô imbranê, u j a mes du eñ par
imparê una fôla, e fa incóra fadiga a c a p í e' dialet,
mo l'è brêv, l'è brêv, è bravo, è bravo! Diventerà un
gran commediante!
E sarà lo e' fulesta de' Domela!
ZINZANI
Grazie, grazie Augusto. Ricordo molto volentieri la
mia storia. Quando ero un giovane e povero stu­
dente e frequentavo la magnifica Università di Bolo­
gna.
Fu una fredda e umida sera d'inverno che ti incon­
trai in una delle tante osterie della città, mentre par­
lavi, parlavi... raccontavi, raccontavi... narravi quel­
le bellissime storie, quelle fantastiche leggende di
Romagna...
Rimasi affascinato da quest'uomo, e da quella sera
volli conoscere e approfondire il mestiere del narra­
Estratto della pubblicazione
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SERGIO DIOTTI
tore, del raccontatore vagante, del Fulesta. E cosi
decisi di seguire Augusto in tutti i suoi viaggi, e lo
accompagnai in tanti luoghi, paesi, piazze, dove era
solito sostare per raccogliere intorno a sè un uditorio inebetito!
E... un p o ' per g i o c o , e... un p o ' per caso, c o n gran
d o l o r e dei miei genitori che vedevano per me un
brillante futuro, da avvocato, da dottore, da professore... da persona importante... fu cosi che diventai
l'aiutante del Fulesta.
Ma lui, povero ignorantone! non sa che io mi sono
documentato, ho studiato il suo lavoro, la sua arte...
Lui, povero ignorantone, non sa che prima di lui,
oltre lui, d o p o di lui, ci sono stati e ci saranno altri
personaggi, altre persone, altri uomini che andranno
in giro per le città a raccontare, raccontare delle storie, a tutti quelli che avranno la pazienza di ascoltare.
Le voci girano, anche senza Augusto, basta che qualcuno le faccia girare.
Il mio barbiere, tutte le volte che vado a farmi la barba e i capelli, mi racconta tutti i fatti del quartiere. A
me non me ne frega niente! Ma lui me li vuole raccontare lo stesso! Poi vado in latteria ed è ancora di
quella... Poi vado alla mensa degli studenti ed è ancora di quella...
A me che sono u n o studente, che devo studiare c o se importanti, difficili, serie... e mi riempiono la testa c o n tutte queste panzane!
Estratto della pubblicazione
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IL RITORNO DEL FULESTA
« I n biblioteca, io ci vado alla mattina e l'altro ieri ho
preso l'autobus che era gremito di gente e procedeva lentissimamente in una strada di Bologna piena di
automobili costrette quasi a fermarsi. I o , che s o n o
sempre informato, conoscevo molto bene la ragione
che motivava l'ingorgo insolito, in un'ora in cui il
traffico è scorrevole: Mario Soares, il Presidente del
Portogallo, stava ricevendo la laurea honoris causa,
nell'Aula Magna dell'Ateneo che è collocata nel pieno centro storico.
Improvvisamente un'anziana signora si è alzata in piedi e ha detto che le ragioni dell'increscioso ingorgo
dovevano essere attribuite ad un attentato certo n o n
m e n o grave di quello del 2 A g o s t o 1 9 8 0 . Molti signori e molte signore c o n i capelli bianchi e dignitosi abbigliamenti, hanno prontamente aderito a questa proposta interpretativa e anzi hanno aggiunto
che si trattava di una b o m b a in piazza, c o n morti e
feriti, mentre qualcuno precisava che l'attentato era
stato compiuto nel corso di una manifestazione c o n tro i ticket sanitari.
Faticosamente l'autobus è poi giunto al capolinea: i
passeggeri, quasi tutti vecchi, sono scesi... e l'ombra
della bomba si è cosi disciolta.»
3
Nel pomeriggio studio a casa mia. Suona il campanello, maledetto campanello! Vado ad aprire.
E il postino che mi consegna una lettera, e mentre
sto chiudendo la porta e dico: « B u o n g i o r n o . . . Arrivederci» lui mette un piede in m e z z o alla porta...
sgrana gli o c c h i . . . mi guarda perplesso e ansioso e...
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SERGIO DIOTTI
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IL RITORNO DEL FULESTA
« M a lo sa? È già la terza volta che suono e busso qui,
alla porta accanto della signorina Marchetti, ma non
mi risponde nessuno...Ma non sarà c h e . . . » Io allora cerco di troncare il discorso, cerco di fermarlo dicendogli che la signorina Marchetti è partita e non
tornerà prima della fine dell'estate. « M a lo sa che l'altro giorno ho consegnato un pacco a Mario, il fruttivendolo, un tipaccio brutto, basso, grasso, maleducato, così maleducato c h e . . . » « L o so, lo so, arrivederci e grazie, mi dispiace non poterla ascoltare ancora, ma sto studiando il latino, e c o m e lei sa è molto difficile...»
« M a lo sa che una coppia di miei amici erano in vacanza nelle Filippine quando un g i o r n o , lungo una
strada, hanno incontrato un animale, u n o strano cagnolino. Era m o l t o amichevole e affettuoso. I due,
gente di Milano, gli davano da mangiare e l'animale
gli stava sempre dietro. Finita la vacanza, i due si erano ormai affezionati e non se la sentivano di abbandonarlo. Cosi, hanno deciso di nasconderlo in una
borsa e di portarselo a casa...
Tornati in Italia, una sera i due milanesi s o n o andati
a cena a casa di amici, tirandosi dietro il cagnolino
trovato nelle Filippine. I loro ospiti avevano in casa
un gatto. Appena i due animali si s o n o trovati di
fronte, c'è stata un p o ' di baruffa. Poi, gatto e "filipp i n o " hanno cominciato a rincorrersi. D o p o un p o ' ,
nessuno li ha più sentiti. A quel punto i rispettivi padroni hanno preso a cercarli per tutta la casa. Finalmente hanno ritrovato il cucciolo in cucina. Il gatto,
però, non c'era più: se lo era mangiato l'animale arrivato dal lontano Oriente. Spaventati, i proprietari
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del cagnolino si s o n o precipitati, c o n la bestia in bracc i o , da un veterinario. E quello, n o n appena si è visto davanti il cucciolo non ha avuto dubbi: "Ma guardate che questo n o n è affatto un cane. E un ratto, il
ratto delle Filippine, un t o p o m o l t o pericoloso perché p u ò trasmettere terribili malattie...".
Il veterinario non ci ha pensato due volte. Ha immediatamente abbattuto il topo e ha invitato i turisti a starsene in quarantena per un p o ' , a scanso di pericoli».
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Finalmente arriva la sera, d o p o mangiato mi metto in
poltrona, prendo il giornale, lo apro e ... :
"DESERTO Z O O DI SARAJEVO: M O R T O DI FAME ANCHE ORSO BRUNO
Sarajevo. E morto l'ultimo animale finora sopravvissuto all'assedio serbo, un orso bruno dello zoo di Sarajevo. «Gli abbiamo portato un pezzo di pane e una mela, mercoledì scorso, ma era troppo debole per riuscire
a mangiare... è morto il giorno dopo» ha detto Pai
Takac, impiegato allo zoo e ha aggiunto: «Mi ha fatto
male vederlo morire... così... dopo tutti questi mesi,
ma adesso ha finito di soffrire.» L'orso è riuscito a resistere più a lungo di tutti gli altri animali, nutrendosi
per un lungo periodo dei resti degli altri due orsi con
cui divideva la cattività. Lo zoo si trova ad appena cento metri dal fronte serbo ed è stato facile bersaglio dei
tiri dei cecchini e delle artiglierie. Un impiegato dello
zoo era rimasto ucciso e un altro ferito mentre tentavano di dar da mangiare agli animali.»
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E c c o , è inutile! Neanche dal giornale mi posso aspettare delle sane ed oggettive notizie. Anche dal gior-
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SERGIO DIOTTI
naie vengono fuori storie che ci colpiscono al cuore
La conclusione della mia ricerca, se proprio la volete sapere, è questa: le storie sfuggono, scappano, non
riescono a stare ferme, non riusciamo a tenerle chiuse da nessuna parte. N o n c'è niente da fare: le storie
ci s o n o . . . le voci girano... e la gente non smetterà
mai di raccontare.
Intermezzo
LA PRIMA
VOLTA
DI ZINZANI
ZINZANI
Non dimenticherò facilmente la prima volta che accompagnai Augusto a recitare le sue storie in piazza.
Aveva cercato di dissuadermi: «E cosa diranno i tuoi
genitori? Stugia. stugia! Studia, studia, te che hai della testa» mi diceva, ma io gli stavo sempre dietro, tentato dalla magnifica possibilità di fare del teatro, di
recitare! E non mi frenava neanche la necessità di percorrere alcuni chilometri in bicicletta per raggiungere il luogo della rappresentazione, tra l'altro in salita,
visto che si trattava di un paesello sulle prime pendici
delle colline vicino alla via Emilia.
1
I musicisti, Davide e Stefano, detto 'Ciuma' per via
di sue presunte capacità divinatorie e taumaturgiche,
ci avrebbero raggiunto dopo, in auto. Ma Augusto su
questo, come su altri punti, era decisissimo: lui andava in bicicletta! C'aveva attaccato delle specie di girandole di latta e plastica, borse e bisacce, un fanale
per i ritorni notturni, un asse di legno per caricare le
ragazze, diceva lui: insomma al solo attraversare i
paesi si faceva della pubblicità. Certo gradiva poco le
salite, e come scalciava per allontanare uno dei tanti
cani che uscivano dai cortili al nostro passaggio; si fermava a bere a una fontana, ma ci teneva a dire che la
Estratto della pubblicazione
Estratto distribuito da Biblet
31
LA PRIMA VOLTA DI ZINZANI
30
SERGIO D I O T T I
ZINZANI
sete andrebbe tolta col vino. Durante un breve riposo
ai bordi di un prato, scoprili nelle sue borse alcuni pupazzi, burattini, strumenti per far rumore, e alcune
scatole contenenti piume e rimedi magici, cosi prometteva l'etichetta.
Arrivati in paese, si fermò al caffè della piazza e mi
meravigliai di quante domande fece: e chi era morto
e chi si era sposato recentemente, e cosa c'era di caratteristico, e quali erano stati i fatti più importanti dalla fine della guerra in qua. Baioni era furbo, e aveva
bisogno di far credere al suo pubblico di essere una specie di indovino, di stupirlo con particolari che faceva
finta di sapere da sempre e che invece aveva appreso
pochi minuti prima. Che scaltro!
Mi venne da dirgli: «Augusto, lei li ha in pugno». Ma
lui si alzò dalla sedia, uscì sotto il portico e...
BAIONI
Fiabe
Fiabe filanti
Fiabe di una volta
Fiabe che non
ricorda più nessuno!
Fôl
Fôl filânti
Fôli d'una vôlta
Fôli ch'un's'arcôrda
piò insun!
Fiabe
Fiabe volanti
Fiabe per i bambini
Fiabe anche
per i grandoni!
Fôl
Fôl filânti
Fôli par chi tabêch!
Fôl nench pr igrandon!
Fiabe
Fiabe fiabesche
Tre fiabe mille lire!
Fôl
Fôl filânti
Tre fôli par mel frânch!
2
Questo dovevo invece dire io, a tutta forza, con un megafono di latta:
«Prego, Signori, avvicinatevi! Prego!
Su questa bellissima pubblica piazza sta per avere inizio lo straordinario spettacolo di fiabe romagnole. Augusto Baioni, uno degli ultimi narratori di storie popolari, ne conosce a memoria, essendo quasi analfabeta, circa 940! Ripeto 940!
Giunge questa sera su questa bellissima pubblica piazza per un'unica straordinaria rappresentazione di
fiabe romagnole.
Prego, Signori, avvicinatevi, prego!»
E intanto che la gente si avvicinava, portandosi una
sedia da casa - nelle campagne si mangia presto la sera - avevamo installato le nostre scenografie dipinte;
erano arrivati i suonatori, salutati da quello che avrei
poi riconosciuto come un benvenuto rituale: 'Taca Zaclèn!';
Baioni mi aveva fatto ripetere più e più volte il mio
Prego, signori!, facendomi quasi perdere la voce, ma
d'altronde, scoprii poi con un po' di delusione, durante lo spettacolo avrei dovuto esibirmi in poche, ridottissime, frasi.
3
BAIONI
E' teatren di Buraten!
Le scene! Le scene!
Che fai tu, luna, in ciel?
Dimmi, che fai, silenziosa luna?
32
SERGIO D I O T T I
ZINZANI
E invece Baioni scatenava l'applauso a ognuna delle
battute iniziali. Ma non ci fu il tempo di pensare a
quanto sarebbe stata dura e difficile la carriera tea­
trale, che Augusto invece mi richiamò a sorpresa in
scena.
BAIONI
Ma prima di iniziare lo spettacolo, permettetemi di pre­
sentarvi il mio aiutante: Vladimiro Zinzani! Un ap­
plauso!
ZINZANI
Grazie, grazie Augusto! Avrei voluto gridare, e inve­
ce non capivo più nulla, e mi beavo dii quel caloroso
ma immeritato trasporto sonoro emesso dal pubblico,
sapientemente sollecitato dal mio maestro.
Mentre sfumavano gli ultimi sbattimani, Baioni si in­
ginocchiò e fece il segno della croce di fronte ad una ef­
fige di madonna appesa alla scenografia, in segno di
devozione e protezione per chi fa spettacolo. In un si­
lenzio carico di attesa il Fulesta si fece togliere la giac­
ca dal suo aiutante, da me che ora lo guardavo con al­
tri occhi, così mi presi cura anche del cappello mentre
lui cominciava a raccontare:
BAIONI
Buonasera Caro Pubblico di... !
Comincerò col raccontarvi la prima favola che mi han­
no raccontato quand'ero così piccino,
ne è passato del tempo ma mi è piaciuta così tanto che
me la ricordo ancora oggi. Accoccolato tra la paglia,
LA PRIMA VOLTA DI ZINZANI
33
vicino ai piedi della mia nonna, acsè... così...
Non la perdevo d'occhio un solo istante mentre, a boc­
ca aperta, le chiedevo:
Nëne, cóntum 'na fôla!
e Lei mi raccontava la favola del pidocchio e della pulce'.
La fôla de' bdöc e dla polşa!
Chi tra voi conosce il dialetto?4
Chi d'vo e' cnos e' dialet?
Mm...
E Chi tra Voi conosce solo l'italiano?
Vargugnìv!
Vergognatevi!
Così vi scordate le nostre più belle tradizioni!
Comunque racconteremo le favole in dialetto roma­
gnolo, e se non capite vi faremo qualche piccola tradu­
zione.
«Ma un applauso anche per i miei bravissimi suonato­
ri, fanno parte della mia banda ormai da quindici
anni.
Davide Castiglia, il maestro del violino! E all'orga­
netto: Ciuma, ovverosia Stefano del Vecchio, da Cese­
na, da Cesena'.»
«E 'lòra uj éra una vôlta... »
Estratto distribuito da Biblet
1
L A F Ô L A D E ' B D Ö C E D I A POLŞA
LA FAVOLA DEL PIDOCCHIO E DELLA PULCE
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LA FA VOLA DEL PIDOCCHIO E DELLA PULCE
BAIONI
C'era una volta un... pidocchio e... una pulce!
Il pidocchio e la pulce si erano sposati.
Avevano fatto la loro casettina e vivevano insieme conten­
ti come due pasque.
Un giorno la pulce mette sul fuoco la pignatta e dice al pi­
docchio: «Mmm... Mmm... Mm...»
Che tradotto sarebbe:
«Ehi, io vado a messa, guarda la pentola e bada a schiu­
marla.
ZINZANI
"Bada a schiumarla"
Fatto secondo il costume tradizionale, il brodo, nel bollire,
produce una schiumina che va asportata di tanto in tanto,
ripulendo la superficie del liquido con una ramina!
BAIONI
Ma stai attento ai pericoli,
bada a non caderci dentro, stai attento, stai attento!»
Dopo tutte queste raccomandazioni,
la pulce andò nella sua camera,
aprì l'armadio, si mise il suo cappottino...
ZINZANI
Perché era freddo! Sissignori era inverno!
LA FÔLA DE' B D Ö C E DLA POLŞA
BAIONI
E 'lóra u j éra una vôlta un... b d ö c e... una polşa!
ch'j avéva mes so fameia da par l ó .
J avéva fat la su casitina e i viveva insen, cuntent c o ­
ma do pascv.
Un dè la polsa la mitet so la pignata e la des ae' b d ö c :
«Mmm... Mmm... Mmm...
Che tradotto sarebbe:
Uhì, digh, me a végh a mesa! Guêrda a la pignata e
bêda a s-ciumêla.»
ZINZANI
"Bada a schiumarla"
Fatto secondo il costume tradizionale, il b r o d o , nel
bollire, produce una schiumina che va asportata di
tanto in tanto, ripulendo la superficie del liquido
c o n una ramina!
BAIONI
« M o sta ben atent t'an parecla,
sta atent t'an i chesca indentar, sta atent!»
D o p a toti stai racumandazion,
la polşa l'andet int la su chêmbra,
l'arvet l'armêri e la s' mitet e' su caputì...
ZINZANI
Perché era freddo! Sissignori era inverno!
Estratto della pubblicazione
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