r v s 6 8 ( 2 0 1 4 ) 6 7 9 - 7 0 8 ARTI C OLI IL MISTERO DEL NATALE, «MERAVIGLIOSO SCAMBIO» TRA DIO E L’UMANITÀ* Ester Corso N el presente scritto voglio riflettere sul mistero dell’Incarnazione del Verbo, origine della figliolanza divina che appartiene ad ogni uomo alla luce dell’admirabile commercium tra Dio e l’umanità. La mia riflessione prende l’avvio dallo scritto di Edith Stein intitolato Il mistero del Natale e si sviluppa in prospettiva ecclesiologica e sacramentale, dando particolare importanza all’Eucaristia e alla preghiera liturgica. In un contesto sociale come il nostro, in cui la solennità del Natale del Signore è stata mutata in una festa commerciale, si può ancora scorgere il significato profon* Il presente lavoro costituisce il II capitolo della tesi che ho presentato per conseguire il Baccalaureato presso lo Studio Teologico San Paolo di Catania. Il titolo della tesi è: «Dio in noi e noi in Lui. La vocazione dell’uomo alla vita trinitaria negli scritti di Edith Stein». rvs6_14_IIIB.indd 679 18/12/14 14:14 articoli 679-708 do e pieno di vita del Bambino nella mangiatoia? Cosa può avere da dire un Dio che si fa Bambino all’uomo di oggi, che predilige la forza alla debolezza, la grandezza alla piccolezza? L’evento dell’Incarnazione del Verbo può considerarsi definitivamente concluso nella grotta di Betlemme? Cercheremo di rispondere a queste domande nel dispiegarsi del presente lavoro, dando ampio spazio ai vari scritti della nostra Autrice che trattano di questo argomento. L’Incarnazione del Verbo Il Dio cristiano raggiunge il massimo di donazione e di auto-rivelazione nell’Incarnazione, facendosi uomo. L’Incarnazione ci dice un fatto preciso: Dio per salvare l’uomo ha deciso di farsi uomo, entrando nello spazio e nel tempo in maniera concreta. In Gesù, Dio lascia la sua inaccessibilità, si fa compagno di ogni uomo e nella solidarietà più intima apre il cammino a ogni uomo. Dio decide di comunicarsi all’uomo come un Dio che si incarna nella storia; non si tratta quindi di un’idea filosofica o astratta prodotta dall’uomo: «Dio è divenuto uomo per farci di nuovo partecipare alla sua vita»1. Dio, in quanto essere, proviene da se stesso e perviene a se stesso. Dio decide liberamente di pervenire a sé passando per l’uomo mediante la kenosi. Il Dio cristiano non è il Dio dell’assolutezza, ma della kenosi: kenosi della Trinità, kenosi dell’Incarnazione, kenosi della croce: nella «pericoresi» dell’eterno amore, nel dinamismo incessante del reciproco darsi ed accogliersi, aperto a dare l’essere e la vita alle creature e ad assumerle nella comunione eterna delle divine Persone, il Dio cristiano si offre come l’evento irradiante E. Stein, Il mistero del Natale, in Scritti spirituali, Mimep-Docete, Pessano 1999, 416 (da ora MN). 1 680 rvs6_14_IIIB.indd 680 18/12/14 14:14 La rivelazione trinitaria culmina quindi con l’eventoCristo, che è «la rivelazione di Dio fatta carne»3, mandato dal Padre e mosso dallo Spirito. Nel Figlio si ha la pienezza della rivelazione: «Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo» (Eb 1,1-2). Il Dio del cristianesimo è dunque un Dio di uomini, non una divinità lontana o estranea all’uomo: il Figlio di Dio incarnato mette in atto perfettamente l’unione tra Dio e l’umanità. Per vedere il Padre, dobbiamo guardare Gesù e nell’incontro con Lui il credente comprende che Dio si offre all’uomo così come è in se stesso: «chi vede me, vede colui che mi ha mandato» (Gv 12,45), e ancora: «se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio» (Gv 8,19). L’Incarnazione può essere ritenuta la massima teofania: Ester Corso IL MISTERO DEL NATALE, «MERAVIGLIOSO SCAMBIO» TRA DIO E L’UMANITÀ dell’amore eterno. (…) È attraverso la missione del Figlio e dello Spirito che la Trinità viene ad offrirsi come l’origine, il grembo e la patria dell’amore: amato dal suo Dio, l’uomo può divenire capace di amare il suo prossimo2. in Cristo è lo stesso Signore Iddio che ci si presenta. Come il Verbo eterno è l’immagine del Padre, nella quale il Padre contempla se stesso, così nel Verbo incarnato questa immagine del Padre si rende visibile a noi uomini: «Chi vede me, vede il 2 B. Forte, La Chiesa della Trinità. Saggio sul mistero della Chiesa, comunione e missione, San Paolo, Cinisello Balsamo 20033 (Simbolica ecclesiale 5), 31. 3 E. Stein, La struttura ontica della persona e la problematica della sua conoscenza, in Natura, persona, mistica. Per una ricerca cristiana della verità, ed. it. a cura di A. Ales Bello, Città Nuova, Roma 19992, 112. 681 rvs6_14_IIIB.indd 681 18/12/14 14:14 articoli 679-708 Padre» (…). La sua umanità è in tutto e per tutto strumento della sua redenzione4. L’umanità di Gesù rivela e allo stesso tempo nasconde la trascendenza di Dio (cf Mt 11,27). Soltanto a partire dall’umanità di Gesù gli uomini possono avere «accesso al mistero di Dio. Non conosciamo altro cammino che consenta agli uomini di partecipare alla vita divina se non la missione e l’Incarnazione del Figlio, inviato dal Padre affinché potessimo ricevere l’adozione filiale»5. Con il suo comportamento, Gesù attua gli attributi tradizionali che sono stati dati al Dio dei Padri: ogni suo gesto è manifestazione dell’amore fedele di Dio Padre. In Gesù avviene la riconciliazione dell’uomo con Dio, che ci libera dalla schiavitù della legge e ci offre l’adozione divina: «il rapporto del Verbo divino con l’umanità di Gesù rappresenta solo il caso più elevato del rapporto tra Dio e la creatura umana. (…) Il compimento essenziale della realtà umana consiste proprio nell’autoconsegna di se stesso nel mistero di Dio»6. Dio opera questa realtà inviando il Figlio che realizza la nostra salvezza (cf Gal 4,4-7); tuttavia, la salvezza non avviene in maniera automatica, ma l’uomo è chiamato a aderirvi personalmente, con ciò che gli è più proprio: la sua volontà e la sua libertà. L’evento dell’Incarnazione del Figlio di Dio, allora, diventa per l’uomo lo svelarsi delicato di un modo di stare nella storia senza separarsene, distinguendosi solamente per la somiglianza alla passione e allo stile di Gesù. La comprensione di Gesù comporta la risignificazione delle relazioni umane. Id., Problemi dell’educazione della donna, in La donna. Il suo compito secondo la natura e la grazia, ed. it. a cura di A. Ales Bello, Città Nuova, Roma 1987², 218. 5 L.F. Ladaria, Antropologia teologica, Piemme, Casale Monferrato 20075, 425. 6 G. Ruggieri, La verità crocifissa. Il pensiero cristiano di fronte all’alterità, Carocci, Roma 2008 (rist. della 1a ed. 2007), 194. 4 682 rvs6_14_IIIB.indd 682 18/12/14 14:14 Il testo intitolato Il mistero del Natale nasce in realtà come una meditazione che Edith Stein tenne nel 1931 a un’associazione cattolica. Si tratta di «una ventina di pagine, dal ritmo meditativo e contemplativo, intrise d’incanto dinanzi al Verbo fatto bambino e sorrette da un amoroso impegno a vivere in pienezza la sequela Christi»7. L’Autrice medita sulla nascita di Gesù, evento che conferisce un’importanza fondamentale alla corporeità umana, poiché «il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). Cristo è dunque la rivelazione di Dio per eccellenza, poiché è «il mediatore nel quale Dio si è fatto carne»8. Cristo ci dona liberamente la sua vita perché noi possiamo vivere della sua: «il mistero dell’Uomo-Dio Cristo Gesù diventa così il punto di partenza (…) che delinea in senso storico-salvifico tutta l’esperienza umana»9. L’Incarnazione del Verbo non è provocata dalla caduta di Adamo, ma sta al centro del disegno originario di Dio di «ricapitolare tutto in Cristo» (cf Ef 1,10); pertanto, la venuta del Figlio di Dio sulla terra «era prevista indipendentemente dal peccato, in quanto Cristo, consustanziale al Padre fin dall’eternità, era nella mente di Dio ab aeterno come immagine perfetta dell’uomo»10. Cristo porta a compimento la vocazione dell’uomo, quella stessa vocazione che Adamo non Ester Corso IL MISTERO DEL NATALE, «MERAVIGLIOSO SCAMBIO» TRA DIO E L’UMANITÀ Il mistero del Natale Il mistero del Natale secondo Edith Stein, Editoriale de La Civiltà Cattolica 2008, IV, 425. 8 A. Ales Bello, Edith Stein. La passione per la verità, Messaggero, Padova 1998 (Tracce del Sacro nella Cultura Contemporanea 7), 91. 9 G.D. Del Gaudio, «A immagine della Trinità. L’antropologia trinitaria e cristologica in Edith Stein. L’uomo redento in Cristo. Antropologia cristologica», in Teresianum 50 (2005), 395. 10 Id., «Maria modello e compimento della relazione nel pensiero di Edith Stein», in Theotokos 18 (2010) 1, 279. 7 683 rvs6_14_IIIB.indd 683 18/12/14 14:14 articoli 679-708 era riuscito a realizzare in pienezza a causa del peccato. In Cristo invece il progetto divino «giunge a perfezione»11. Solo in Lui, Verbo incarnato, si attua «l’immagine ideale che l’uomo è chiamato a riprodurre nella reciprocità del dono di sé all’altro (…) imparando da Lui a divenire figlio autentico del Padre»12. Il Logos incarnato dà senso e valore alla vita dell’uomo proiettata in Dio: «l’Incarnazione del Verbo nella storia apre inoltre un nuovo capitolo dei rapporti uomo-Dio e di quelli degli uomini tra di loro»13. L’Incarnazione di Cristo e la conseguente chiamata alla filiazione divina ci costituiscono in ciò che di fatto siamo14. Prendendo in prestito il tema dell’admirabile commercium, Edith Stein così descrive lo scambio tra Dio e l’umanità, evento che rende Dio figlio degli uomini e gli uomini figli di Dio, unendoli con un vincolo indissolubile di fratellanza: o scambio mirabile! Il Creatore del genere umano ci conferisce, assumendo un corpo, la sua divinità. Per quest’opera mirabile il Redentore è infatti venuto nel mondo. Dio è diventato un figlio degli uomini, affinché gli uomini potessero diventare figli di Dio. (…) Egli è divenuto uno di noi, anzi di più ancora, perché è divenuto una cosa sola con noi. Questa è infatti la cosa meravigliosa del genere umano, il fatto che siamo tutti una cosa sola15. Incarnandosi, Cristo diventa un uomo tra gli uomini, essendone però l’immagine perfetta: il Verbo, secondo e autentico Adamo, accetta di venire sulla terra, per cui non solo è “archetipo e capo dell’umanità”, ma anche “forma finale” alla quale ogni essere umano è subordinato. L’Incarnazione, con la Id., «A immagine della Trinità», cit., 399. Ibid., 400. 13 Ibid., 402. 14 Cf L.F. Ladaria, Antropologia teologica, cit., 438. 15 E. Stein, MN, cit., 411. 11 12 684 rvs6_14_IIIB.indd 684 18/12/14 14:14 Dio in noi e noi in Lui, questa è la nostra partecipazione al regno di Dio, che ha nell’Incarnazione la sua base. Essere una cosa sola con Dio: questa è la prima cosa. Ma una seconda ne segue immediatamente. Se nel corpo mistico Cristo è il capo e noi le membra, allora noi siamo gli uni degli altri e tutti insieme siamo una cosa sola in Dio, una vita divina. Se Dio è in noi e se Egli è amore, allora non possiamo che amare i fratelli. Per questo l’amore per il prossimo è la misura dell’amore di Dio17. Sembrano fare eco qui le parole di Giovanni: «Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre. Chi ama suo fratello, rimane nella luce e non vi è in lui occasione di inciampo» (1Gv 2,9-10). E ancora: «Se uno dice: “Io amo Dio” e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E questo è il comandamento che abbiamo da Lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello» (1Gv 4, 20-21). Il Verbo incarnato diventa l’immagine ideale che l’uomo è chiamato a riprodurre nella reciprocità del dono di sé all’altro, come modello di figliolanza autentica e di obbedienza al Padre18: Ester Corso IL MISTERO DEL NATALE, «MERAVIGLIOSO SCAMBIO» TRA DIO E L’UMANITÀ sua duplice natura umano-divina, diventa il fondamento dell’unità del genere umano e dei rapporti tra gli uomini e Dio, poiché in Cristo è tutta la pienezza della divinità e dell’umanità16: che significa l’immagine di Dio nell’uomo? Ce ne dà la risposta tutta la storia della salvezza, tutta la soteriologia; risposta che si trova brevemente riassunta nelle parole del Signore: «Siate perfetti come il Padre vostro nei cieli è perfetto». (…) Essa viene Cf G.D. Del Gaudio, «A immagine della Trinità», cit., 406-407. E. Stein, MN, cit., 413. 18 Cf G.D. Del Gaudio, «Maria modello e compimento della relazione», cit., 276. 16 17 685 rvs6_14_IIIB.indd 685 18/12/14 14:14 articoli 679-708 proposta come un compito, come un dovere o una missione dell’uomo19. L’Incarnazione, mistero «che sgomenta e commuove»20 reso visibile nella santa grotta, diventa quindi la via per la “divinizzazione” dell’uomo; Gesù infatti venne per essere un corpo misterioso con noi: Egli il nostro capo, noi le sue membra. Se mettiamo le nostre mani nelle mani del Bambino divino e rispondiamo con un sì al suo Seguimi, allora siamo suoi, e libera è la via perché la sua vita divina possa riversarsi in noi. Questo è l’inizio della vita divina in noi21. L’Incarnazione del Verbo non resta un evento unico vissuto nella grotta di Betlemme una volta per tutte e la Stein ammonisce: «non basta inginocchiarsi una volta all’anno davanti alla mangiatoia e lasciarsi prendere dall’incanto della notte santa»22. Infatti, il senso della solennità del Natale del Signore non può consumarsi solo nello stupore del presepe che avvolge tutti, in quanto effettivamente «sono pochi i cuori che si rifiutano al silente giubilo dell’avvento, all’esultanza festosa del Natale»23. E soprattutto, la commozione che la vista di Gesù Bambino suscita, non deve fare dimenticare il percorso che lo stesso Gesù poi dovrà affrontare e che lo porterà alla sofferenza dell’abbandono e della morte di croce, passaggio obbligatorio per giungere alla gloria della risurrezione: E. Stein, Problemi dell’educazione della donna, in La donna, cit., 201. Il mistero del Natale secondo Edith Stein, cit., 425. 21 E. Stein, MN, cit., 412. 22 Ibid., 417. 23 E. Stein, Tempi difficili e insegnamento, in La vita come totalità. Scritti sull’educazione religiosa, ed. it. a cura di L. Gelber, Città Nuova, Roma 1994, 79. 19 20 686 rvs6_14_IIIB.indd 686 18/12/14 14:14 Il Dio che si fa carne, assumendo in sé la povertà, il vuoto, il peccato e la fragilità umana, chiede che ogni uomo risponda al suo invito, decidendosi per Lui e venendo in comunione con Lui e con i fratelli: la comunione con Dio genera «una nuova Incarnazione» in cui Cristo rivivendo nell’anima la rende feconda di vita nuova in cui predomina l’amore di Dio e l’amore per i fratelli. Ed è proprio questo il fondamento della comunione fraterna che deve sussistere nella comunità dei redenti che è la Chiesa25. L’Incarnazione è dunque un evento che, se storicamente e materialmente fu vissuto all’interno della mangiatoia di Betlemme, spiritualmente non può fermarsi lì, perché, se così fosse, non sarebbe qualcosa di particolarmente significativo per gli uomini del nostro tempo. L’Incarnazione invece deve potersi perpetuare nell’anima umana: Ester Corso IL MISTERO DEL NATALE, «MERAVIGLIOSO SCAMBIO» TRA DIO E L’UMANITÀ sullo splendore luminoso che irradia dalla mangiatoia cade l’ombra della croce. (…) Il Figlio incarnato di Dio pervenne, attraverso la croce e la passione alla gloria della risurrezione. Ognuno di noi, tutta l’umanità perverrà con il Figlio dell’uomo, attraverso la sofferenza e la morte, alla medesima gloria24. I teologi indicano molto volentieri l’assunzione della natura umana dal Verbo divino come matrimonio con l’umanità. L’Uomo Dio con lei si è aperto il cammino ad ogni singola anima. E ogni volta che un’anima si consegna a Lui senza riserve perché Id., MN, cit., 421. G.D. Del Gaudio, «Trinità, persona, Chiesa in Edith Stein», in Teresianum 57 (2006), 556. 24 25 687 rvs6_14_IIIB.indd 687 18/12/14 14:14 articoli 679-708 possa elevarla al matrimonio mistico Egli, per così dire, diviene di nuovo uomo26. La Chiesa, nata dall’Incarnazione del Verbo Come Cristo è venuto dal cielo sulla terra, così anche la sua sposa, la santa Chiesa, ha avuto origine nel cielo: è nata dalla grazia di Dio, anzi, è scesa insieme al Figlio di Dio, unita indissolubilmente a Lui. Costruita di pietre vive, la sua pietra angolare venne posta quando il Verbo di Dio prese la natura umana nel grembo della Vergine27. La Chiesa nasce «come realtà teandrica dal mistero dell’Incarnazione di Cristo e si configura come comunione di persone che (…) costituiscono il “corpo vivente di Cristo” sulla terra»28. Emerge da qui anzitutto la dimensione misterica della Chiesa come Corpo di Cristo e, se consideriamo che nel periodo storico in cui visse la Stein si sottolineava invece la dimensione visibile e gerarchica della Chiesa a scapito dell’aspetto comunionale, possiamo vedere come effettivamente la nostra Autrice ha saputo guardare molto lontano. Infatti, l’idea di “corpo mistico”, che ha il suo retroterra biblico in Paolo (cf Col 1,18; 1Cor 12,27), sarà poi ripresa dal Concilio Vaticano II nella costituzione dogmatica Lumen Gentium29. Dunque «la Chiesa e l’uomo trovano il proprio modello fondativo nella vita della Trinità»30 e la Chiesa è il luogo privile- 26 E. Stein, Scientia Crucis, ed. it. a cura di C. Dobner, Edizioni OCD, Roma 20113, 300-301 (da ora SC). 27 Id., Le nozze dell’Agnello, in Scritti spirituali, cit., 451. 28 G.D. Del Gaudio, «Trinità, persona, Chiesa», cit., 563. 29 Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. dogm. Lumen Gentium (21 novembre 1964), in EV, 1/284-456. 30 G.D. Del Gaudio, «Trinità, persona, Chiesa», cit., 544. 688 rvs6_14_IIIB.indd 688 18/12/14 14:14 Ester Corso IL MISTERO DEL NATALE, «MERAVIGLIOSO SCAMBIO» TRA DIO E L’UMANITÀ giato della chiamata alla salvezza31; essa infatti si configura come lo sviluppo nel tempo e nello spazio del mistero del Dio UniTrino32. Pertanto non può essere una comunità chiusa o esclusiva di pochi eletti, ma per sua natura deve essere «aperta alla comunicazione della grazia a tutti gli uomini»33. Edith Stein possiede un senso fortissimo di unità e di reciproca appartenenza degli uomini, sia sul piano naturale della comune umanità, sia in riferimento alla dottrina del Corpo mistico di Cristo: chi segue Cristo vive l’appartenenza a Lui e a tutte le membra del suo Corpo34. La Chiesa è una realtà comprensibile anche alla luce dell’empatia, tema affrontato da Edith nella sua tesi di dottorato35: «il noi (…) è la realizzazione somma dell’io nel tu, il suo pieno compimento nell’apertura dell’altro che forma la comunità, dalla famiglia, allo stato e alla Chiesa»36. L’empatia è infatti «l’elemento caratterizzante l’intersoggettività dell’essere umano anche in senso trascendente»37. Tutta l’ecclesiologia di Edith Stein possiede un’impronta empatica, che vede la communio ecclesiale come un tutto, un’unità nella molteplicità dei carismi e dei ministeri38: l’umanità è stata creata come un unico organismo, ed è poi stata ricondotta alla struttura di organismo per mezzo del legame a Cf N. Salato, «La fenomenologia della persona in prospettiva ecclesiologica nel pensiero di Edith Stein», in Rassegna di Teologia 47 (2006), 723. 32 Ibid., 725. 33 Ibid. 34 Cf M. Paolinelli, «Natura, spirito e individualità in Edith Stein», in Rivista di filosofia neo-scolastica 98 (2006) 4, 712. 35 Cf E. Stein, Il problema dell’empatia, Studium, Roma 2012. 36 G.D. Del Gaudio, «Maria modello e compimento della relazione», cit., 270. 37 Id., «Trinità, persona, Chiesa», cit., 545. 38 Cf ibid., 556. 31 689 rvs6_14_IIIB.indd 689 18/12/14 14:14 articoli 679-708 Cristo capo. Ogni membro ha l’unica natura di tutto il corpo, ma ognuno, in quanto membro, ha una propria qualità caratteristica, corrispondente alla sua posizione in questo organismo39. La nostra Autrice sottolinea la dimensione mistericosacramentale della Chiesa come comunità in cui fluisce la grazia di Cristo: nei teologi contemporanei e anche nei semplici fedeli, si è imposta nuovamente la concezione paolina di «Cristo Capo e Corpo vivo». Ciò significa che la Chiesa non è una «istituzione» arbitraria, artificiosa, formata dal di fuori, bensì un tutto vivo. (…) La vita che pervade questa totalità vivente (…) è la nuova vita della grazia, che vivifica la Chiesa e che per suo tramite è comunicata ai suoi membri. Senza vita di grazia non c’è Chiesa. Ma la grazia è vita divina partecipata: così nella Chiesa scorre la vita del suo Capo divino. È lo stesso Cristo che le dà vita, che prescrive le leggi della sua vita. (…) Il Capo è Dio e uomo contemporaneamente; per questo, Egli, tramite la sua natura umana, comunica alla Chiesa la vita divina, parla agli uomini con parole umane, e ha disposto che la vita si comunichi in modo tale che dal corpo si giunga all’anima40. Entrando in comunione con Dio e con il prossimo «si compie una nuova Incarnazione di Cristo nel cristiano che si può paragonare a una Risurrezione dalla Morte di Croce»41. La vita di Cristo diventa esemplare per ogni uomo e dona a ogni uomo la figliolanza divina: «l’uomo si può gloriare di essere immediatamente figlio di Dio e di portare nella sua anima un E. Stein, Problemi dell’educazione della donna, in La donna, cit., 213. Id., Essere finito e Essere eterno. Per una elevazione al senso dell’essere, ed. it. a cura di A. Ales Bello, Città Nuova, Roma 19994, 430 (da ora EE). 41 Id., SC, cit., 316. 39 40 690 rvs6_14_IIIB.indd 690 18/12/14 14:14 «amerai il prossimo tuo come te stesso». Questo vale senza condizioni o limitazioni di sorta. Il «prossimo» non comprende solo coloro che «mi piacciono». È ciascuno di coloro che si avvicinano a me senza eccezione. E di nuovo si dice: tu puoi, allora devi! È il Signore che lo esige, e non esige nulla di impossibile. Anzi, rende possibile ciò che non lo sarebbe naturalmente44. Fondamento dell’unione tra gli uomini e tra gli uomini e Dio è proprio «l’unione delle due nature in Cristo (…). Per questa unione Egli è il mediatore fra Dio e gli uomini, la “via” al di fuori della quale nessuno arriva al Padre»45. Solo per mezzo di Cristo infatti è possibile all’uomo realizzare il suo incontro con Dio e vivere in pienezza il dono della fratellanza con ogni uomo e della figliolanza che Cristo stesso, con la redenzione, gli partecipa: Ester Corso IL MISTERO DEL NATALE, «MERAVIGLIOSO SCAMBIO» TRA DIO E L’UMANITÀ sigillo divino irripetibile»42. Il rapporto che l’uomo instaura con l’altro uomo non è dato da una generica affettività; Cristo infatti «ha unito i fedeli in una comunità e vuole che ognuno sia responsabile di ogni altro»43. Inoltre, vige come regola aurea il comandamento dell’amore: la restaurazione della divina figliolanza è lo scopo immediato della redenzione (…). Il ritorno alla figliolanza divina, l’attesa dell’eterna visione di Dio, la piena restaurazione della natura, sono aperti all’uomo dall’opera redentrice di Gesù Cristo; ed ogni singolo vi può accedere mediante l’unione personale all’Uomo-Dio, diventando membro del corpus Christi mysticum, il che lo rende idoneo a collaborare con la propria opera, sotto la Id., EE, cit., 526. Id., MN, cit., 418. 44 Id., EE, cit., 460. 45 Ibid., 528. 42 43 691 rvs6_14_IIIB.indd 691 18/12/14 14:14 articoli 679-708 guida del capo, al completamento dell’opera redentrice in sé e in tutto il corpo mistico. È perciò necessario considerare come fine dell’opera educativa l’incorporazione al corpo mistico, che conduce, conseguentemente, al perfezionamento della natura umana46. Il figlio di Dio che scopre la sua altissima vocazione, desidera dunque portarla a compimento all’interno del Corpo mistico di Cristo che è la Chiesa, per cui all’interno di essa può operare, contribuendo così a perfezionare se stesso e il prossimo, sotto la guida di Cristo per mezzo dei suoi ministri. «Cristo, il solo nel quale la totale pienezza dell’amore divino ha trovato luogo incarnandosi, è (…) il vero capo della comunità, che riunisce l’unica Chiesa»47. E ogni uomo, nel suo piccolo, deve poter essere immagine di Cristo: l’uomo che nella propria piccola comunità vuole essere immagine di Cristo capo della Chiesa, deve comprendere che il suo compito più eccelso consiste nel curare che tutti i membri facciano progressi nella sequela di Cristo, e coltivino con ogni attenzione i semi di grazia posti in loro. Tanto più riuscirà a ottenere ciò, quanto più stretto sarà il suo legame personale con il Signore48. L’origine della Chiesa è da rintracciarsi nell’Incarnazione e questa, a sua volta, era già prevista al momento della creazione del primo uomo, pur con tutte le differenze tra Adamo e Gesù: la creazione del primo uomo deve considerarsi già come l’inizio dell’Incarnazione di Cristo. Certamente nell’Uomo-Dio c’è non solo tutta la pienezza della divinità, ma anche tutta la pienezza Id., Problemi dell’educazione della donna, in La donna, cit., 213. Id., La struttura ontica della persona, in Natura, persona, mistica, cit., 79. 48 Id., Vocazione dell’uomo e della donna secondo l’ordine della natura e della grazia, in La donna, cit., 90. 46 47 692 rvs6_14_IIIB.indd 692 18/12/14 14:14 Tutto ciò che è autenticamente umano, dunque, viene assunto da Cristo prima nel corpo materiale della sua vita terrena, in quanto «l’umanità è la porta attraverso la quale il Verbo di Dio è entrato nella creazione»50; poi nel Corpo mistico che è la Chiesa. Il peccato però non proviene dal Capo, ma dalle membra del Corpo, e influisce negativamente su tutta la compagine ecclesiale. Solo Cristo può portare a compimento la figura dell’Adamo genesiaco: l’Uomo-Dio doveva portare a perfezione ciò che aveva avuto inizio in Adamo. Il fatto che Adamo abbia avuto bisogno della compagna che lo completasse e che entrambi furono destinati a generare una stirpe di uomini mi sembra provi che egli da solo non incarnava la pienezza dell’umanità ma che essa doveva realizzarsi attraverso tutta la stirpe51. Ester Corso IL MISTERO DEL NATALE, «MERAVIGLIOSO SCAMBIO» TRA DIO E L’UMANITÀ dell’umanità. Mi sembra sia connesso al significato del Corpo mistico di Cristo il fatto che non esiste nulla di umano – eccetto il peccato – che non sia appartenuto all’unità vitale di questo Corpo; anche il peccato si opera nelle membra di questo Corpo, ma non come qualcosa proveniente dal Capo, e che fa morire le membra49. Così, ogni uomo è chiamato a configurarsi a Cristo, non ad Adamo: «Adamo era un modello umano che già annunciava il Re venturo, l’Uomo-Dio, padrone della creazione; così ogni uomo nel regno di Dio deve modellarsi su Cristo»52. Inoltre, «Cristo, non Adamo, è il primogenito di Dio e capo dell’umanità. Egli è il primogenito non solo in quanto Figlio eterno di Dio, Id., EE, cit., 532. Ibid., 536. 51 Ibid., 534. 52 Id., Vocazione dell’uomo e della donna, in La donna, cit., 81-82. 49 50 693 rvs6_14_IIIB.indd 693 18/12/14 14:14 articoli 679-708 ma anche, a mio avviso, in quanto Padre degli eletti, Verbo fatto uomo, il cui cammino terreno e il cui splendore celeste erano previsti da Dio fin dall’eternità»53. La continuazione del Corpo di Cristo nella Chiesa ha come scopo che «ogni membro, – che è già di per sé uomo completo, dotato di anima e corpo – giunga alla pienezza della salvezza e della filiazione divina in modo che Dio per la sua sapienza sia glorificato nel tutto: la comunità dei santi»54. Emerge qui un afflato escatologico: la Chiesa viene da Cristo e, quando tutte le cose saranno ricapitolate (cf Ef 1,10), torna a Cristo, poiché tutto «il cammino del genere umano è un cammino da Cristo a Cristo»55. La figliolanza divina vissuta in Cristo è dunque la base per adempiere la propria chiamata: «la vocazione originaria dell’uomo e della donna la si può raggiungere solo nel ritorno a un vero rapporto di figliolanza nei confronti di Dio. È l’opera redentrice di Cristo, se noi vi collaboriamo con la nostra parte, che ci fa accogliere di nuovo nello stato di figli»56. Cristo è il modello dell’umanità e di ogni esistenza vissuta in pienezza: dove possiamo scorgere il quadro concreto dell’umanità piena? La copia di Dio in forma umana è venuta tra di noi nel Figlio dell’uomo, Gesù Cristo. Se fissiamo questo quadro, come ce lo presenta il sobrio racconto evangelico, esso stesso apre i nostri occhi. (…) Ci si aprono gli occhi per la vera conoscenza della nostra umanità, senza illusioni o compromessi. (…) Basta un solo sguardo al Salvatore: Egli non si è ritratto con disgusto dalla nostra miseria, ma proprio per questa miseria è venuto a noi, e di essa si è caricato. (…) Per mezzo suo, dunque, acquistiamo la vera umanità, e insieme il retto orientamento personale. Chi Id., EE, cit., 527. Id., EE, cit., 527. 55 Id., EE, cit., 533. 56 Id., Vocazione dell’uomo e della donna, in La donna, cit., 88. 53 54 694 rvs6_14_IIIB.indd 694 18/12/14 14:14 Qui Edith sembra anticipare quanto il Concilio Vaticano II dirà poi nella Costituzione pastorale Gaudium et Spes: solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo. (…) Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione. (…) Cristo, infatti, è morto per tutti e la vocazione ultima dell’uomo è effettivamente una sola, quella divina58. Più avanti, lo stesso documento conciliare così continua: «chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, si fa pure lui più uomo»59. E, quasi allo stesso modo, Edith prosegue: «l’uomo può corrispondere all’eccelsa chiamata originaria – essere immagine di Dio – solo se cerca di sviluppare le sue potenze in umile soggezione alla guida divina»60. E ancora: «essere perfetti per le creature non può che significare: essere integralmente e genuinamente ciò che debbono essere»61. La perfezione si realizza dunque guardando a Cristo e realizzando la vocazione che Dio ha posto nel cuore di ogni persona umana. Ester Corso IL MISTERO DEL NATALE, «MERAVIGLIOSO SCAMBIO» TRA DIO E L’UMANITÀ guarda a Lui e a Lui si dirige, ha gli occhi fissi in Dio, prototipo di ogni personalità e somma di ogni valore. (…) Cerchiamo allora l’immagine di Dio in tutti gli uomini57. 57 Id., Valore particolare della femminilità nel suo significato per la vita del popolo, in La donna, cit., 283-284. 58 Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes (7 dicembre 1965), 22 in EV, 1/13851390. 59 Ibid., 41, in EV, 1/1446. 60 E. Stein, Vocazione dell’uomo e della donna, in La donna, cit., 85. 61 Ibid., 85. 695 rvs6_14_IIIB.indd 695 18/12/14 14:14 articoli 679-708 L’uomo, volgendosi a Cristo, può e deve restaurare in sé la divina figliolanza che era stata deturpata dal peccato genesiaco e che viene riconquistata dall’opera redentrice del Figlio di Dio: il ritorno alla figliolanza divina, l’attesa dell’eterna visione di Dio, la piena restaurazione della natura, sono aperti all’uomo dall’opera redentrice di Gesù Cristo; ed ogni singolo vi può accedere mediante l’unione personale all’Uomo-Dio, diventando membro del corpus Christi mysticum, il che lo rende idoneo a collaborare con la propria opera, sotto la guida del capo, al completamento dell’opera redentrice in sé e in tutto il corpo mistico. È perciò necessario considerare come fine dell’opera educativa l’incorporazione al corpo mistico, che conduce, conseguentemente, al perfezionamento della natura umana62. Dai testi presi in esame emerge la dimensione ecclesiale della salvezza e della figliolanza, «nell’ottica della comunione agapico-trinitaria»63: l’uomo non si salva da solo, ma all’interno della realtà più grande cui appartiene che è la Chiesa di Cristo. Impegnarsi perciò all’interno di essa per accrescerne la santità nelle membra (non del Capo) è ciò a cui ogni uomo è chiamato. Cristo costituisce il fondamento teologico della dimensione comunionale che deve caratterizzare la comunità dei credenti che si sentono reciprocamente legati dal dono della grazia, promanante da Cristo stesso64. La nostra relazione filiale con il Padre nell’unione con Gesù non può essere vissuta che nella fraternità tra gli uomini65. Id., Problemi dell’educazione della donna, in La donna, cit., 213. N. Salato, «La fenomenologia della persona», cit., 729. 64 Cf G.D. Del Gaudio, «Trinità, persona, Chiesa», cit., 563. 65 Cf L.F. Ladaria, Antropologia teologica, cit., 440. 62 63 696 rvs6_14_IIIB.indd 696 18/12/14 14:14 La Chiesa, per rendere attuale e vivo l’incontro tra il singolo uomo e il Signore Gesù, si serve dei Sacramenti, come segni che realizzano la volontà salvifica di Dio nei confronti dell’uomo: il legame dell’anima a Cristo è qualcosa di diverso dall’unione fra persone terrene: è un radicarsi in Lui e un crescere in Lui (questo ci dice la parabola della vite e dei tralci); inizia col Battesimo, si rinsalda sempre più con gli altri Sacramenti, assumendo nei singoli un diverso orientamento. Questo reale diventar-uno con Cristo ha per conseguenza il diventar membra gli uni negli altri, per tutti i cristiani. E così la Chiesa diviene il Corpo di Cristo. Il Corpo è un corpo vivo, e lo spirito che lo vivifica, è lo Spirito di Cristo, che si diffonde dal Capo nelle membra; ma lo Spirito che si effonde da Cristo è lo Spirito Santo; perciò la Chiesa è tempio dello Spirito Santo66. La mediazione sacramentale della Chiesa è prolungamento dell’Incarnazione del Logos che, mediante la sua azione salvifica attualizzata nei Sacramenti, ci introduce nella sua vita divina intratrinitaria67. Non solo i Sacramenti sono azione di tutta la Trinità santa, ma anche la preghiera che l’uomo eleva a Dio ha un’indole trinitaria: è rivolta al Padre, si realizza per mezzo del Figlio, nello Spirito. I Sacramenti sono lo strumento fondamentale attraverso cui si raggiunge la piena unione con Dio: senza di essi l’incontro con il Dio Uni-Trino rimarrebbe parziale, incompleto. I Sacramenti ci fanno diventare membra del Corpo di Cristo e permettono all’uomo di partecipare alla 66 cit., 261. 67 Ester Corso IL MISTERO DEL NATALE, «MERAVIGLIOSO SCAMBIO» TRA DIO E L’UMANITÀ La vita sacramentale E. Stein, Compito della donna di guidare la gioventù alla Chiesa, in La donna, Cf G.D. Del Gaudio, «Trinità, persona, Chiesa», cit., 559. 697 rvs6_14_IIIB.indd 697 18/12/14 14:14 articoli 679-708 sua opera redentrice; fra tutti i Sacramenti eccelle l’Eucaristia68, con cui Gesù si dona all’uomo nel suo Corpo e nel suo Sangue. L’Eucaristia E il Verbo si fece carne. Ciò è divenuto verità nella stalla di Betlemme. Ma si è adempiuto anche in un’altra forma. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna. Il Salvatore, ben sapendo che siamo uomini e rimaniamo uomini, quotidianamente alle prese con le nostre debolezze, viene in aiuto alla nostra umanità in maniera veramente divina. Come il corpo terreno ha bisogno del pane quotidiano, così anche la vita divina aspira in noi ad essere continuamente alimentata. Questo è il pane vivo, che è disceso dal cielo. Chi lo rende veramente il suo pane quotidiano, in lui si compie quotidianamente il mistero del Natale, l’Incarnazione del Verbo. E questa è indubbiamente la via più sicura per conservare ininterrottamente l’unione con Dio e radicarsi ogni giorno sempre più saldamente e profondamente nel corpo mistico di Cristo69. Cristo, dopo aver assunto l’umanità, per rendersi presente in mezzo agli uomini tutti i giorni fino alla fine del mondo (cf Mt 28,20), sceglie di farsi cibo, comprendendo le esigenze proprie della corporeità delle creature: «la più grande gioia del Salvatore sta nel rimanere in compagnia degli uomini, ed Egli ha promesso di essere con noi sino alla fine del mondo. Ha inverato questa sua promessa con la sua presenza sacramentale sugli altari»70. Edith Stein mette in stretta relazione l’Incarnazione del Verbo con l’istituzione dei Sacramenti e in particolare dell’Eu- Cf N. Salato, «La fenomenologia della persona», cit., 725. E. Stein, MN, cit., 418-419. 70 Id., Educazione eucaristica, in La vita come totalità, cit., 124. 68 69 698 rvs6_14_IIIB.indd 698 18/12/14 14:14 le idee della Chiesa, dell’Eucaristia e della Comunione sono strettamente legate tra loro e all’Incarnazione di Cristo: in Cristo la divinità ha assunto una forma esteriore per dimorare visibilmente in eterno fra gli uomini. Nell’Eucaristia Egli è presente con il Suo Corpo e, attraverso la Comunione, chi la riceve viene trasformato nel Suo Corpo, in maniera tale che la comunità dei credenti riunita nella Chiesa rappresenti, nel senso più letterale del termine, il Corpo di Cristo71. E ancora: si può ben dire che i Sacramenti siano orientati all’organizzazione psicofisica dell’uomo e che si comprendano a partire da essa. (…) Già il fatto che la volontà del Signore si è annunciata nella Parola e il Verbo si è fatto carne non è da intendersi a partire dallo spirito, ma solo come adattamento alla costituzione naturale delle creature alle quali Egli vuole rendersi percepibile72. Ester Corso IL MISTERO DEL NATALE, «MERAVIGLIOSO SCAMBIO» TRA DIO E L’UMANITÀ caristia, pane di vita che Cristo lascia come cibo spirituale ai suoi figli. Infatti, La vita sacramentale, dunque, è necessaria per accrescere e realizzare concretamente la propria adesione al Corpo mistico di Cristo: nel momento della comunione eucaristica si realizza l’unione più stretta con Cristo già su questa terra «perché ci nutriamo del suo stesso corpo e sangue e veniamo così immessi nella sua vita divina in modo unico e reale»73. Senza la vita sacramentale, infatti, l’esistenza cristiana si ridurrebbe ad essere solo adesione teorica a un ideale, ma senza un’attualizzazione pratica, mentre Edith capisce e sperimenta che «l’essenza Id., La struttura ontica della persona, in Natura, persona, mistica, cit., 101. Ibid., 97. 73 G.D. Del Gaudio, «A immagine della Trinità», cit., 419-420. 71 72 699 rvs6_14_IIIB.indd 699 18/12/14 14:14 articoli 679-708 dell’essere cristiano non è il sapere ma l’amore»74. E fu esattamente per questo motivo che la nostra Autrice, subito dopo la conversione avvenuta grazie alla lettura della Vita di santa Teresa d’Avila, partecipò alla sua prima Messa a Bad Bergzabern e al termine della celebrazione si recò dal parroco, chiedendogli di farsi battezzare immediatamente. Questi rimase stupito da una simile richiesta e sottolineò l’importanza di una solida preparazione dottrinale, necessaria per il conferimento del Battesimo. Edith, forte della Verità che aveva incontrato e della preparazione acquisita attraverso un catechismo e un messalino, rispose: «Reverendo Padre, mi esamini». Il presbitero dovette constatare la preparazione soddisfacente della donna e fissò la data del Battesimo per l’1 gennaio 192275. In breve tempo Edith si innamorò della liturgia della Chiesa e iniziò a frequentare l’abbazia benedettina di Beuron, che definì poi «l’anticamera del cielo»76. Qui Edith, che Giovanni Paolo II definisce «vera adoratrice del Padre in spirito e verità»77, poteva gustare la bellezza della liturgia comunitaria con i monaci e la solitudine della preghiera personale come incontro intimo con il Signore. Le abbazie benedettine in quel periodo erano infatti i centri dove prendeva forma il movimento liturgico e dove la partecipazione alla liturgia iniziava ad essere ripensata a favore di un maggiore coinvol- Giovanni Paolo II, Omelia per la beatificazione di Suor Teresa Benedetta della Croce (1 maggio 1987), in http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/ homilies/1987/documents/hf_jp-ii_hom_19870501_messa-stadio-koln_it.html (10 dicembre 2013), 7. 75 Cf Maria Cecilia del Volto Santo, Edith Stein. Un’ebrea testimone per la verità. La vicenda interiore di Teresa Benedetta della Croce, San Paolo, Milano 2013, 81-82. 76 M.A. Neyer, La Beata Edith Stein. Suor Teresa Benedetta della Croce. Immagini e documenti della sua vita, ed. it. a cura di S. Giordano, Edizioni OCD, Roma 1987, 54. 77 Giovanni Paolo II, Omelia per la beatificazione di Suor Teresa Benedetta della Croce, cit., 9. 74 700 rvs6_14_IIIB.indd 700 18/12/14 14:14 l’azione sacrificale ci impregna instancabilmente del mistero centrale della nostra fede, cardine della storia del mondo: del mistero dell’Incarnazione e della Redenzione. Chi può assistere con spirito e cuore aperto al santo sacrificio senza entrare a sua volta nel movimento, senza essere preso dal desiderio d’inserire se stesso e la propria piccola vita personale nella grande opera del Redentore80? Ester Corso IL MISTERO DEL NATALE, «MERAVIGLIOSO SCAMBIO» TRA DIO E L’UMANITÀ gimento del popolo di Dio. E, a proposito della partecipazione del popolo alla liturgia, Edith afferma che «la più perfetta celebrazione del Sacrificio si ha quando i fedeli vi partecipano, pronunziando le preghiere liturgiche insieme col celebrante»78, anticipando in qualche modo quanto dirà il Concilio Vaticano II nella costituzione sulla sacra liturgia in merito alla partecipazione dei fedeli, partecipazione che deve essere attiva, piena, fruttuosa, comunitaria e consapevole79. La liturgia, inoltre, non è una pia attività della Chiesa che inizia e termina dentro le mura dell’edificio sacro, ma deve entrare nella vita dell’uomo e trasformarla: Parlando dell’importanza della liturgia e, in particolare dell’Eucaristia, Edith afferma che essa rende presente Cristo in maniera piena e significativa: nella liturgia Cristo vive ancora, e vive in un’altra maniera ancora che negli uomini che lo servono. La liturgia è la preghiera della Chiesa, nella quale Cristo continua a pregare, come ha pregato nel corso della sua vita terrena, con le parole dei Salmi; è memoria ininterrotta della sua vita, i cui eventi continuano 78 E. Stein, Il contributo reso dagli istituti per l’istruzione di tipo monastico alla formazione religiosa della gioventù, in La vita come totalità, cit., 105. 79 Cf Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium (4 dicembre 1963), in EV, 1/1-244. 80 E. Stein, MN, cit., 421. 701 rvs6_14_IIIB.indd 701 18/12/14 14:14 articoli 679-708 ancora sempre a venirci riproposti, nel grande dramma dell’anno liturgico. (…) Tutta la liturgia è cornice al più centrale e reale atto in cui Cristo continua a vivere nella Chiesa: la sua presenza eucaristica. E come il Venerdì Santo sul Golgota è fulcro della storia universale, così fulcro di ogni vita cristiana è il Santo Sacrificio della Messa81. Celebrando l’Eucaristia, che è azione della comunità e non del singolo, la persona partecipa della vita divina intratrinitaria, formando l’unico corpo ecclesiale: «la Chiesa “per Cristo, con Cristo e in Cristo” rende la sua preghiera al Padre. Mediante la partecipazione al corpo e sangue di Cristo, la Chiesa diventa (…) manifestazione della Koinonìa trinitaria»82. Edith afferma che «dalla fede nelle verità eucaristiche deve scaturire come viva conseguenza che l’Eucaristia è davvero il fulcro della vita comunitaria»83. L’Eucaristia pertanto non si esaurisce solo nell’incontro intimo tra la persona e Dio, ma ha un riverbero necessario nelle relazioni all’interno della comunità tutta. Edith, in un paragrafo dal titolo pregnante “Significato pedagogico delle realtà eucaristiche”, spiega l’importanza del sacramento dell’Eucaristia come azione trasformante la vita del singolo cristiano: l’azione libera del singolo, quella che lo rende partecipe della vita eterna, è la partecipazione al sacrificio eucaristico. Infatti, quando egli, cosciente del suo essere peccatore e con vivo desiderio di essere redento, si accosta all’altare insieme al sacerdote, quando insieme ai doni offre se stesso con sincero spirito di sacrificio, egli viene trasformato in Cristo insieme con i 81 cit., 228. Id., Formare la gioventù alla luce della fede cattolica, in La vita come totalità, N. Salato, «La fenomenologia della persona in prospettiva ecclesiologica», cit., 726. 83 E. Stein, Il contributo reso dagli istituti, in La vita come totalità, cit., 102. 82 702 rvs6_14_IIIB.indd 702 18/12/14 14:14 La celebrazione eucaristica e la preghiera liturgica della Chiesa acquistano una valenza fortemente formativa per l’uomo: «io credo non vi sia mezzo più onnicomprensivo e efficace per la formazione religiosa che la liturgia nella sua duplice fisionomia: liturgia della Messa e preghiera corale dell’Ufficio»85. L’uomo però è sempre in una condizione di natura corrotta dal peccato e i Sacramenti sono istituiti da Cristo proprio per permettere all’uomo di elevarsi dalla condizione lapsaria e vivere una vita di grazia: la libertà umana, condizionata negativamente dagli effetti del peccato originale, viene liberata ed elevata dal dono della grazia accolta mediante la fede, attraverso la dinamica sacramentale, in modo che ciascuno possa raggiungere la piena realizzazione del proprio essere a immagine della Trinità, quando ogni io forma il noi della Chiesa, Corpo di Cristo86. A tal proposito Edith propone come ideale una “vita eucaristica”, poiché il sacrificio eucaristico è «modello e culmine»87 della vita della Chiesa: Ester Corso IL MISTERO DEL NATALE, «MERAVIGLIOSO SCAMBIO» TRA DIO E L’UMANITÀ doni, diventa in modo del tutto reale membro vivo del corpo di Cristo, quando nella santa Comunione riceve dentro di sé il Signore, egli lo porta in sé, vive in Cristo e Cristo in lui84. solo con la forza della grazia, la natura può essere liberata dalle sue ferite, innalzata alla sua vera purezza e resa pronta ad accogliere la vita divina. E questa vita divina è quella forza motrice intima da cui sgorgano le opere di carità. Chi vuol mantenerla perennemente in sé deve nutrirsi continuamente a quelle sorgenti da cui essa sgorga senza posa: i Sacramenti, soprattutto il sacramento dell’Amore. (…) Chi visita il Dio eucaristico e con Id., La struttura ontica della persona, in Natura, persona, mistica, cit., 219. Id., Il contributo reso dagli istituti, in La vita come totalità, cit., 106. 86 Cf G.D. Del Gaudio, «Trinità, persona, Chiesa», cit., 561. 87 Id., A immagine della Trinità, cit., 421. 84 85 703 rvs6_14_IIIB.indd 703 18/12/14 14:14 articoli 679-708 Lui si consiglia in tutte le sue necessità, chi si lascia purificare dalla forza divina promanante dal sacrificio dell’altare e offre se stesso al Salvatore con questo sacrificio, chi lo riceve nella Comunione nel più intimo della sua anima, verrà attratto incessantemente, anzi sempre di più, nella corrente della vita divina, crescerà nel Corpo mistico di Cristo, e il suo cuore si conformerà al modello del Cuore divino88. Inoltre, la vita eucaristica spinge l’uomo a uscire fuori dal solipsismo: «vivere eucaristicamente significa uscire spontaneamente dalla meschinità della propria vita e addentrarsi negli ampi spazi della vita di Cristo. Chi fa visita al Signore nella sua casa, non si occuperà più solo e sempre di sé e delle proprie faccende, ma comincerà a interessarsi delle faccende del Signore»89. Edith comprende il valore profondo della liturgia che, oltre a ripresentare il sacrificio di Cristo, ha una portata pedagogica nel cammino dell’uomo verso Dio: «Dio stesso ci educa ad avanzare con la mano nella sua mano per mezzo della liturgia della Chiesa»90. E ancora: «l’evento eucaristico è l’atto pedagogico essenziale, vale a dire, la collaborazione tra Dio e l’uomo, il cui risultato è il conseguimento della vita eterna»91. L’uomo che nella sua vita terrena compie questo cammino verso Cristo, non può ancora raggiungere definitivamente la meta, ma «si sforza di conoscerlo sempre meglio meditando la sua vita e riflettendo sulle sue parole; ottiene la più intima unione con Lui nell’Eucaristia, e partecipa alla continuazione mistica della sua vita vivendo l’anno liturgico, la liturgia della Chiesa»92. La preghiera, e in particolare la preghiera liturgica, è l’opera dell’amore che può E. Stein, Ethos della professione femminile, in La donna, cit., 64-65. Id., MN, cit., 420. 90 Id., Ethos della professione femminile, in La donna, cit., 65. 91 Id., La struttura della persona umana, ed. it. a cura di A. Ales Bello, Città Nuova, Roma 2000, 219. 92 Id., Vocazione dell’uomo e della donna, in La donna, cit., 89. 88 89 704 rvs6_14_IIIB.indd 704 18/12/14 14:14 Ester Corso IL MISTERO DEL NATALE, «MERAVIGLIOSO SCAMBIO» TRA DIO E L’UMANITÀ abbracciare gli altri in Dio: l’orante infatti porta nel dialogo con Dio tutti coloro che ama, divenendo responsabile della salvezza di tutti93. La preghiera, dunque, non porta la persona a mettersi ai margini del mondo94, ma al contrario, la rende profondamente partecipe della vita del mondo e inserita in esso a pieno titolo, avendo anzi uno sguardo particolare verso gli emarginati e i sofferenti: «l’uomo è chiamato ad essere il redentore di tutte le creature. Può esserlo nella misura in cui egli stesso è salvato»95. Dio non chiede l’evasione dal mondo: impegnarsi per l’umanizzazione del mondo è impegnarsi per Dio. L’ingresso di Edith nella clausura del Carmelo è da vedersi esattamente in quest’ottica: non per una fuga dagli impegni del mondo, ma per voler partecipare più profondamente alla passione di Cristo. Ciò è confermato dal primo colloquio che Edith ebbe con la superiora del monastero, la quale interrogò la nostra Autrice circa le sue intenzioni, volendo verificare l’autenticità di una vocazione così adulta. Edith disse alla madre: «non l’attività umana può aiutarci, ma la passione di Cristo. Esserne parte è il mio desiderio»96. La preghiera della Chiesa Nel libretto intitolato La preghiera della Chiesa, scritto nel 1936, Edith offre preziosi spunti di riflessione in merito alla liturgia della Chiesa e alla preghiera personale, maturati alla luce Cf D. Pancaldo, «La preghiera per Edith Stein», in La Stella del Carmelo 9 (2009) 1, 40-41. 94 Cf V. Aucante, Il discernimento secondo Edith Stein. Che fare della propria vita?, San Paolo, Cinisello Balsamo 2005, 48. 95 E. Stein, La struttura ontica della persona, in Natura, persona, mistica, cit., 84. 96 Giovanni Paolo II, Omelia per la beatificazione di Suor Teresa Benedetta della Croce, cit., 7. 93 705 rvs6_14_IIIB.indd 705 18/12/14 14:14 articoli 679-708 delle profonde esperienze di preghiera che la stessa Autrice aveva vissuto presso l’abbazia benedettina di Beuron: ogni glorificazione di Dio si fa per, con, in Cristo. Per Cristo, perché solo per Lui l’umanità può giungere al Padre e perché la sua esistenza di Uomo di Dio e la sua opera redentrice sono la più perfetta glorificazione del Padre. Con Lui, perché ogni preghiera sincera è frutto dell’unione con Cristo e, è nello stesso tempo, rafforzamento di questa unione (…). In Lui, perché la Chiesa orante è il Cristo stesso, ogni uomo che prega è membro del suo mistico corpo97. In questo stesso testo, la Stein guarda all’Eucaristia alla luce della redenzione, dicendo che «il Verbo si è fatto carne per dare la vita che Egli possiede, per offrire se stesso e la creazione riscattata dalla sua offerta, in sacrificio di lode al Creatore»98. Inoltre, l’Autrice attribuisce all’Eucaristia una portata cosmica: l’Eucaristia [è] azione di grazie per la creazione, per la redenzione e per il suo ultimo compimento. Egli [Gesù] si offre in nome di tutto l’universo creato, di cui è la prima figura e in cui è disceso per rinnovarlo interiormente e per portarlo a perfezione, e chiama tutto il mondo creato a rendere, in unione con Lui, le grazie dovute al Creatore99. Partecipando all’Eucaristia, la persona non resta più la stessa, ma la sua vita viene inserita in quella di Cristo e Cristo abita nell’intimo dell’anima, al punto che la persona rende se stessa uno strumento nelle mani del Creatore: E. Stein, La preghiera della Chiesa, in Scritti spirituali, cit., 423. Ibid., 425. 99 Ibid., 426. 97 98 706 rvs6_14_IIIB.indd 706 18/12/14 14:14 Tutti i Sacramenti muovono la persona a aderire più strettamente a Cristo; ma «più che in tutti i Sacramenti, è nel sacramento in cui Gesù stesso è presente che noi diventiamo membra del suo corpo»101. Questo però non avviene in maniera automatica; infatti la ricezione del Corpo del Signore è vana se la persona non comprende il significato e la portata di tale sacramento e se non si apre all’azione della grazia: «chi riceve in sé il corpo del Signore vedrà santificato il suo stesso corpo vivente. Certo, questo effetto della Grazia penetra nell’anima solo se l’anima è aperta ad essa»102. E ancora: «nella nostra vita dobbiamo far spazio al Salvatore eucaristico, affinché possa trasformare la nostra vita nella sua: è questa una richiesta esagerata?»103. No, ci verrebbe da rispondere, soprattutto perché la presenza di Dio in noi non fa altro che prolungare l’evento dell’Incarnazione: «la vita divina, che viene accesa nell’anima, è la luce che è venuta nelle tenebre, il miracolo della notte santa»104. Per il cristiano, poter essere inabitato dalla presenza viva e reale di Dio dovrebbe essere la massima aspirazione e inoltre «essere legati a Dio nella vita e per tutta la vita, è la vocazione più alta a cui si possa venir chiamati. È la vocazione di ogni anima umana, la vocazione della Chiesa»105. Conseguenza naturale di tutto questo dovreb- Ester Corso IL MISTERO DEL NATALE, «MERAVIGLIOSO SCAMBIO» TRA DIO E L’UMANITÀ il pane di vita, che ci è quotidianamente necessario per crescere nella vita eterna, rende la nostra volontà uno strumento docile alla volontà divina, instaura in noi il regno di Dio (…). La partecipazione al Sacrificio e alla Comunione trasforma l’anima in una pietra viva della città divina e ogni anima in un tempio di Dio100. Ibid., 429. Ibid., 441. 102 Id., La struttura ontica della persona, in Natura, persona, mistica, cit., 96. 103 Id., MN, cit., 419. 104 Ibid., 412. 105 Id., Missione delle accademiste cattoliche, in La donna, cit., 45. 100 101 707 rvs6_14_IIIB.indd 707 18/12/14 14:14 articoli 679-708 be essere l’assunzione dell’impegno costante di contribuire ad adempiere questa vocazione nella maniera più santa e fedele possibile per ciascuno. Conclusione Giungendo al termine di questo percorso, ci si rende conto che molto ancora ci sarebbe da dire e da approfondire, poiché il mistero dell’uomo che si apre al mistero di Dio non può essere certamente comunicato ed esaurito in poche pagine. Tuttavia, abbiamo questa certezza: l’uomo che si scopre chiamato alla vita divina intratrinitaria, si scopre chiamato all’amore: solo rispondendo a questa altissima vocazione e riscoprendo la bellezza del Dio Bambino che viene nel mondo per salvare l’umanità, ogni uomo può vivere in pienezza la sua vita, pur attraversando i momenti di abbandono tipici del portare la croce. Voglio concludere questo studio citando il bel testo del III Prefazio di Natale, che riassume quanto detto finora riguardo l’admirabile commercium tra Cristo e l’umanità: «in Lui oggi risplende in piena luce il misterioso scambio che ci ha redenti: la nostra debolezza è assunta dal Verbo, l’uomo mortale è innalzato a dignità perenne e noi, uniti a te in comunione mirabile, condividiamo la tua vita immortale»106. Conferenza Episcopale Italiana (ed.), Prefazio di Natale III, in Messale romano riformato a norma dei decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II e promulgato da papa Paolo VI, Città del Vaticano 19832, 318. 106 708 rvs6_14_IIIB.indd 708 18/12/14 14:14