MENSILE N.10 OTTOBRE 2015 € 3,50
fondazione ente™
dello spettacolo
Una love story
gotica firmata
da Guillermo
del Toro
Il primo Leone
sudamericano
e i nostri colpi
di fulmine
MIA WASIKOWSKA STREGATA DAGLI SPIRITI
NEL VISIONARIO CRIMSON PEAK
Poste Italiane SpA - Sped. in Abb. Post. - D.I. 353/2003
(conv. in L. 27.02.2004, n° 46), art. 1, comma 1, DCB Milano
VENEZIA
ANCORA
IN MOSTRA
SMART TV
PC
TABLET
SMARTPHONE
ANDROID
IOS
WIN8
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
Punti di vista
Nuova serie - Anno 85 n. 10 ottobre 2015
In copertina Crimson Peak di Guillermo del Toro
Seguici anche su
FACEBOOK
Cinematografo.it
EnteSpettacolo
TWITTER
@cinematografoIT
YOUTUBE
EnteSpettacolo
Nel segno del dialogo
DIRETTORE RESPONSABILE
Ivan Maffeis
Il meglio di Venezia 72. Calato il sipario sulla 72. Mostra di Venezia
²UPDWDGD$OEHUWR%DUEHUDFKHKDYLVWRLOWULRQIRGHOFLQHPD
sudamericano e l’apprezzamento per alcuni autori innovativi, la
parola ora passa al pubblico. La Rivista che avete tra le mani offre una
guida allo spettatore con tutto il meglio della Mostra, con consigli e
recensioni. Da non perdere.
CAPOREDATTORE
Marina Sanna
REDAZIONE
Gianluca Arnone, Federico Pontiggia, Valerio
Sammarco
CONTATTI
[email protected]
Milano per Pasolini. In occasione dei quarant’anni dalla morte di
Pier Paolo Pasolini, Milano ricorderà il poeta, scrittore e regista
friulano con una serie di eventi promossi dal Centro Culturale di
Milano. In particolare, la mostra 3DVROLQLLOSRHWDFKHV²GzLOQXOOD,
FXLVLDJJLXQJHODSURLH]LRQHGLDOFXQHRSHUHFLQHPDWRJUD²FKH
– Accattone, La ricotta e Il Vangelo secondo Matteo – arricchiti da
incontri e dibattiti. Il tutto in collaborazione con la Fondazione Ente
dello Spettacolo. Per non dimenticare.
ART DIRECTOR
Alessandro Palmieri
HANNO COLLABORATO
Pedro Armocida, Angela Bosetto, Orio Caldiron,
Gianluigi Ceccarelli, Silvio Danese, Alessandra De
Luca, Adriano Ercolani, Bruno Fornara, Giuseppe
Gariazzo, Massimo Giraldi, Gianfrancesco Iacono,
Michelangelo Iuliano, Nicola Lagioia, Marco
Letizia, Miriam Mauti, Massimo Monteleone,
Franco Montini, Mattia Pasquini, Manuela Pinetti,
Angela Prudenzi, Emanuele Rauco, Marco
Spagnoli, Chiara Supplizi
REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE DI ROMA
N. 380 del 25 luglio 1986
Iscrizione al R.O.C. n. 15183 del 21/05/2007
Rapporto giovani. Verrà presentata alla 10. Festa del Cinema di Roma
la ricerca completa Cinema e giovani italiani - (www.rapportogiovani.
it) realizzata da Istituto Toniolo con il sostegno di Fondazione
Cariplo e di Intesa Sanpaolo, commissionata dalla
Fondazione Ente dello Spettacolo. C’è attesa per
O¬LQGDJLQHQD]LRQDOHVXOFRQVXPRFLQHPDWRJUD²FR
GHL©0LOOHQQLDOVªLQDWLWUDLOHLO3ULPH
DQWLFLSD]LRQLLUDJD]]LLWDOLDQLDPDQRLOFLQHPD
lo vedrebbero anche in sala ma chiedono spazi
tecnologici e biglietti meno cari. Per capire.
STAMPA
9DULJUD²FD9LD&DVVLDNP
Zona Ind. Settevene - 01036 Nepi (VT)
Finita di stampare nel mese di settembre 2015
MARKETING E ADVERTISING
(XUHND6UO9LD/6RGHULQL0LODQR
7HO)D[
&HOO
HPDLOLQIR#HXUHNDLGHDLW
DISTRIBUTORE ESCLUSIVO
ME.PE. Milano
ABBONAMENTI
ABBONAMENTO PER L’ITALIA (10 numeri) 30,00 euro
ABBONAMENTO PER L’ESTERO (10 numeri) 110 euro
C/C 80950827 - Intestato a Fondazione Ente dello Spettacolo
PER ABBONARSI
[email protected]
Tel. 06.96.519.200
PROPRIETA’ ED EDITORE
PRESIDENTE
Davide Milani
DIRETTORE
Antonio Urrata
UFFICIO STAMPA
XI²FLRVWDPSD#HQWHVSHWWDFRORRUJ
COMUNICAZIONE E SVILUPPO
Franco Conta - [email protected]
COORDINAMENTO SEGRETERIA
Marisa Meoni - [email protected]
Roberto Santarelli - [email protected]
Sfumature di
Millennio
Tertio Millennio Film Fest. Oltre a questa
ricerca, alle iniziative per Festa del Cinema di Roma
e Alice nella Città, la Fondazione sarà, ad ottobre, protagonista di
XQDOWURLPSRUWDQWHHYHQWRLO7HUWLR0LOOHQQLR)LOP)HVW*LXQWRDOOD
19. Edizione, si rinnova nel segno del dialogo interreligioso, sulla scia
GHO©&RUWLOHGHL*HQWLOLªGHO3RQWL²FLR&RQVLJOLRGHOOD&XOWXUDFRQ
O¬LQWHQWRGLYLYHUHODFXOWXUDFLQHPDWRJUD²FDTXDOHDPELWRG¬LQFRQWUR
Rappresentanti delle comunità cattolica, protestante, ebraica e
musulmana stanno lavorando insieme per progettare il Festival a
²DQFRGLSHUVRQDOLWjGHOPRQGRGHOODFXOWXUDGHOO¬LQGXVWULDGHOFLQHPD
e dell’audiovisivo. Il Tertio Millennio si svolgerà a Roma dal 25 al 30
ottobre 2015, presso la Casa del Cinema e il Cinema Trevi. Si dialoga
FRQFKLVLFRQRVFHLOFLQHPDLQWHVRTXLFRPHVWUXPHQWRGLQDUUD]LRQH
della propria identità, diviene occasione di relazione profonda tra le
religioni. Come ricorda papa Francesco, il dialogo interreligioso “è una
condizione imprescindibile per la pace, e per questo è un dovere per
tutti i credenti”. Da scoprire.
DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE
9LD$XUHOLD5RPD
7HO)D[
[email protected]
Associato all’USPI
Unione Stampa - Periodica Italiana
Iniziativa realizzata con il contributo della
Direzione Generale Cinema - Ministero dei
Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
La testata fruisce dei contributi statali diretti
di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250
ottobre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
5
in collaborazione con
LA BUSSOLA DEL CINEMA
Come girare film in Italia
Find your way shooting in Italy
www.bussoladelcinema.com
seguici anche su
SOMMARIO
OTTOBRE 2015
8 In vetrina
News e tendenze: cartoline dal
Lido
12 Brividi di genere
Arriva Halloween: da Carpenter
al franchise vero e proprio
14 Il Vangelo di PPP
Cineasta divenuto “linguaggio”.
Morto il 2 novembre 1975
16 COVER STORY
Crimson Peak: incubo rosso
cremisi 20 Disturbante Jessica
22 Intervista a Guillermo del
Toro
26
26 Passeggiata sul vuoto
TWIN TOWERS
DA BRIVIDO
Zemeckis in 3D per l’impresa
di Petit: The Walk, funambolico
resoconto di una realtà perduta
14
31
31 Venezia Reloaded
I nostri imperdibili della
72° Mostra: dal Leone d’oro
Desde allà al Leone mancato
Behemoth. E non solo
44 Gabriele Muccino
Ripartire da Fathers and
Daughters. “Un film doloroso,
che mi rispecchia molto”,
racconta il regista
40 ANNI SENZA
PASOLINI
48 La Roma di Piera
16
VALERIA
GOLINO
COPPA VOLPI
MIA WASIKOWSKA
TRA I FANTASMI
48
44
)272.$5(1',3$2/$
Detassis e il nuovo (ennesimo)
corso della Festa capitolina.
Alla decima edizione
52 Ritratti
Con il trucco e con l’inganno:
Orson Welles
55,²OPGHOPHVH
Recensioni, anteprime, colpi di
fulmine
72 Dvd, Blu-ray & Serie Tv
Collezioni Bond e Sorrentino.
Dentro Jurassic World
78 Borsa del cinema
80 Libri
PIERA
DETASSIS
PADRI E
FIGLIE
82 Colonne sonore
ottobre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
7
a cura di Gianluca Arnone
foto Karen Di Paola
Ultimissime dal pianeta cinema: news e tendenze
Dakota
Johnso
n
Alberto Barbera e Jake Gyllenhaal
Cartoline da Venezia
Diane Kruger e Elizabeth Banks
Kristen Stewart
Johnny Depp
8
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
ke
Jason Clar
Marianna Di Martino
k Jones
eouf e Nic
Shia LaB
Ralph Fiennes
Tilda
Swinto
n
Bacchi
lo e Ivan
fa
f
u
R
k
r
Ma
ottobre 2015
Stanley Tucci
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
9
inVetrinaAppuntamenti
Il nuovo Tertio Millennio
La rassegna FEdS si rilancia nel segno del dialogo
interreligioso: a Roma, dal 25 al 30 ottobre
ante le novità per il Tertio
Millennio Film Fest, rassegna
della Fondazione Ente dello
Spettacolo giunta alla 19ma
edizione. Il Festival, inaugurato
da san Giovanni Paolo II nel
1997 e con il Patrocinio del
3RQWL²FLR&RQVLJOLRGHOOD
&XOWXUDHGHO3RQWL²FLR
Consiglio delle Comunicazioni
Sociali, che conta il sostegno
T
Papa Francesco con
i rappresentanti di
altre religioni
10
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
della Direzione Generale
Cinema MiBACT, si rinnova
profondamente nel segno del
dialogo interreligioso.
Prendendo le mosse dal “Cortile
GHL*HQWLOLªGHO3RQWL²FLR
Consiglio della Cultura, con
l’intento di rendere la cultura
una soglia d’incontro, spazio
di dialogo tra credenti e non
credenti, Tertio Millennio
invita i rappresentanti delle
religioni all’interno del
Comitato di Selezione del
Festival per sviluppare una
SURSRVWDFLQHPDWRJUD²FDQHO
segno della pace. Il dialogo
interreligioso, come sottolinea
papa Francesco, «è una
condizione imprescindibile
per la pace, e per questo è un
dovere per tutti i credenti»
(cfr Evangelii gaudium, 250).
Rappresentanti delle Comunità
cattolica, protestante, ebraica
e musulmana partecipano
così alla progettazione del
Festival insieme a personalità
del mondo della cultura e
dell’industria del cinema e
dall’audiovisivo.
Due saranno quest’anno le
sale a disposizione del Tertio
0LOOHQQLR)LOP)HVWOD&DVD
del Cinema a Villa Borghese
e il Cinema Trevi, storica sala
della Cineteca Nazionale
- Centro Sperimentale di
&LQHPDWRJUD²D$GDQWLFLSDUH
l’evento un importante incontro
culturale tra le Comunità
religiose, i membri del Comitato
di Selezione e il Comitato
Consultivo del Festival con
S.E. il card. Gianfranco Ravasi,
3UHVLGHQWHGHO3RQWL²FLR
Consiglio della Cultura, e don
Davide Milani, Presidente
della Fondazione Ente dello
Spettacolo.
brividi di genere
I FESTIVAL
a cura di Massimo Monteleone
Agenda del mese:
ecco gli appuntamenti
da non perdere
GIORNATE DEL
1 LE
CINEMA MUTO
Località Pordenone, Italia
Periodo 3-11 ottobre
Tel. Web
giornatedelcinemamuto.it
Mail info.gcm@
cinetecadelfriuli.org
Resp. David Robinson
–
2 CINEMAMBIENTE
ENVIRONMENTAL
FILM FESTIVAL
Località Torino, Italia
Periodo 6-11 ottobre
Tel. (011) 8138860
Web cinemambiente.it
Mail [email protected]
Resp. Gaetano Capizzi
TODAY
3 RELIGION
FILM FESTIVAL
Località Trento-Merano5RPD1RPDGHO²D*5,WDOLD
Periodo 9-19 ottobre
Tel. Web UHOLJLRQ²OPFRP
Mail VHJUHWHULD#UHOLJLRQ²OP
com
Resp.'DYLGH=RUGDQ.DWLD
Malatesta, Francesca Bottari
– FESTIVAL
4 DETOUR
DEL CINEMA DI
/DYHUVLRQH
di Rob Zombie,
Halloween:
7KH%HJLQQLQJ
LA NOTTE DELLE STREGHE
'DO²OPGL&DUSHQWHUDOODFUHD]LRQHGLXQPDUFKLRYHUR
e proprio: Halloween di*LXVHSSH*DULD]]R
ilm, serie tv, cortometraggi, videogiochi, anche una
parodia hardcore. Halloween,
dalla sua nascita cinematogra²FDQHOqGLYHQWDWRXQD
vera e propria “franchise”, un
marchio che, nel corso degli
anni, si è allontanato e riavvicinato al testo originale di John
Carpenter con fedeltà e libertà nel ri-proporre le gesta di
XQ VHULDO NLOOHU 0LFKDHO 0\HUV
sempre in grado di rigenerarsi.
Una maschera horror che ha
segnato con la sua presenza,
la sua ombra, le sue soggettive, la storia moderna del ciQHPD GHOOD SDXUD 8QD ²JXUD
F
12
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
nata dalla genialità del regista
de La cosa (autore anche della celebre colonna sonora) e
dalla lungimiranza produttiva
del cineasta siriano approdaWR D +ROO\ZRRG 0RXVWDSKD
$NNDG
Halloween – La notte delle
streghe aprì la strada a un
lungo elenco di titoli realizzati
fra il 1981 e il 2002, fra i quali
vanno ricordati Halloween III –
Il signore della notte (1982, diUHWWRGD7RPP\/HH:DOODFH
legato al cinema di Carpenter
GDLWHPSLGL'DUN6WDUHHalloween: 20 anni dopo (1998,
per la regia di Steve Miner),
con il ritorno di Jamie Lee
Curtis nel ruolo di Laurie Strode, sorella minore di Michael.
Ci vorrà la creatività anarchiFDGDUNSXQNGL5RE=RPELH
per ridare una profonda intensità a Halloween con due
opere, Halloween: The Beginning (2007) e Halloween II
(2009), capaci di immergersi
nella carne e nella mente di
corpi urlanti. Un dittico che
si aggiunge agli altri otto lunJRPHWUDJJL ²QRUD FRQFHSLWL
3HULIDQGLHFL²OPGLVSRQLELOL
anche in un cofanetto “limited edition” uscito negli Stati
Uniti.
VIAGGIO
Località Padova, Italia
Periodo RWWREUH
Tel. Web GHWRXU²OPIHVWLYDOFRP
Mail LQIR#GHWRXU²OPIHVWLYDO
com
Resp. Francesco
Bonsembiante
DEL CINEMA
5 FESTA
DI ROMA
Località Roma, Italia
Periodo RWWREUH
Tel. Web romacinemafest.it
Mail info@romacinemafest.
org
Resp. Antonio Monda
DEL CINEMA
6 FESTIVAL
LATINO AMERICANO
Località Trieste, Italia
Periodo 17-25 ottobre
Tel. (riferimento a Venezia)
Web cinelatinotrieste.org
Mail ODWLQRWULHVWH#\DKRRFRP
Resp. Rodrigo Diaz
2015
7 EUROVISIONI
Località Roma, Italia
Periodo 22-23 ottobre ; 1920 novembre
Tel. (06) 59606372
Web eurovisioni.it
Mail [email protected]
Resp. Giacomo Mazzone
– MOSTRA
8 INVIDEO
INTERNAZIONALE DI
VIDEO E CINEMA OLTRE
Località Milano, Italia
Periodo 28 ottobre - 1
novembre
Tel. (Associazione A.I.A.C.E.)
Web mostrainvideo.com
Mail [email protected]
Resp. Romano Fattorossi,
Sandra Lischi
European Film Academy
THE 28th EUROPEAN FILM AWARDS
12 December 2015 - Berlin Germany
I FILM NOMINATI SONO:
People’s
Choice
Award
La European Film
Academy ti invita a
votare il tuo film europeo
preferito per il PEOPLE’S
CHOICE AWARD 2015 e a
vincere un viaggio per due
persone agli European
Film Awards a Berlino!
VOTA ONLINE:
www.europeanfilmawards.eu
FORZA MAGGIORE
SAMBA
di Ruben Östlund
di Olivier Nakache & Eric Toledano
IL SALE DELLA TERRA
THE IMITATION GAME
di Juliano Ribeiro Salgado &
Wim Wenders
di Morten Tyldum
LA ISLA MÍNIMA
UN PICCIONE SEDUTO SU UN RAMO
RIFLETTE SULL’ESISTENZA
di Alberto Rodríguez
di Roy Andersson
28. edizione degli
EUROPEAN FILM AWARDS
12 Dicembre 2015
Seguila in diretta online:
www.europeanfilmawards.eu
LEVIATHAN
VICTORIA
di Andrey Zvyagintsev
di Sebastian Schipper
La European Film Academy riunisce 3.000
professionisti del cinema europeo con lo
scopo comune di promuovere la cultura
cinematografica dell’Europa. Il vincitore del
People’s Choice Award sarà annunciato da
European Film Academy ed EFA Productions
nell’ambito della cerimonia di premiazione.
NON SPOSATE LE MIE FIGLIE!
WHITE GOD – SINFONIA PER HAGEN
di Philippe de Chauveron
di Kornél Mundruczó
Tutti i voti devono pervenire entro il 1° Novembre 2015. Il concorso è soggetto a norme e regolamenti disponibili su richiesta al tabulatore ufficiale Ernst & Young GmbH.
anniversari
Il 2 novembre
ricorre il
quarantennale della
morte di Pier Paolo
Pasolini. A fianco,
La ricotta e Il
Vangelo secondo
Matteo
PASOLINI
Non c’è più da 40 anni, ma c’è ancora:
l’unico cineasta divenuto linguaggio
14
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
MILANO
RICORDA
NESSUNO COME LUI,
nessuno come Pier Paolo
Pasolini. Anche altri, da
Rossellini a Fellini, sono
divenuti aggettivo, solo PPP
è divenuto linguaggio: dire
ancora oggi “pasoliniano”
non è attributo di stile, ma
combinazione e selezione
poetica, perché PPP ci ha
lasciato i segni per dire del
mondo e al mondo in nuova
forma poetica e sostanza
umana, umanissima. PPP ci
ha lasciato un alfabeto, e ci
chiede 40 anni dopo il 2
novembre della sua morte
di trovare le prove al suo
“Io so”: la sua eredità
tracima dal biopic, si veda
quello stentato di Abel
Ferrara (Pasolini) e,
addirittura, si fa
rimpiangere (Non essere
cattivo di Caligari), trova un
ubi consistam di stretta
osservanza (Su Re di
Giovanni Columbu) e ci
esorta – intervento al
congresso del Partito
Radicale, previsto
l’indomani della sua morte –
a “continuare imperterriti,
ostinati, eternamente
contrari, a pretendere, a
volere, a identificarvi col
diverso; a scandalizzare; a
bestemmiare”. Lui, laddove
c’era Cristo, l’ha fatto. Ha
fatto di Cristo il povero
Cristo che è, e non
altrimenti. Già ne La ricotta,
episodio del collettivo
Ro.Go.Pa.G (1963), marcava
la propria distanza dal
coevo Vangelo
hollywoodiano e realizzava
un’opera di barocca vitalità
in cui Gesù è un sottoproletario costretto
quotidianamente a
dialogare con fame e
disperazione. PPP utilizza la
drammaturgia del film sul
cinema per calare questo
inconsapevole dramma
umano nella cornice di un
film estetizzante sulla
Passione di Cristo: le
stupende immagini a colori
della Deposizione citano
esplicitamente il Pontormo
e Rosso Fiorentino, ma a
differenza
dell’acquiescenza
zeffirelliana l’approccio
rivela una tensione
dialettica straordinaria. Nel
sottoproletario Stracci
inchiodato sulla Croce (e
morto per indigestione)
convivono i due versanti del
perdono: come buon
ladrone fittizio è colui che
chiede perdono, come
martire nell’indifferenza
generale diviene colui che
perdona, mimesi imperfetta
dell’exemplum cristico.
Condannato dallo Stato
italiano per vilipendio alla
religione, Pasolini ritorna
sull’argomento l’anno
successivo firmando il più
bel film tratto dai sinottici,
ovvero il Vangelo secondo
Matteo. Recuperando
scandalo e bellezza del
messaggio evangelico, lo
contestualizza nel Sud
d’Italia tra gli sguardi
trasparenti di attori non
professionisti, alternando
modalità espressive
(macchina a mano e
rimandi alti alla pittura
quattrocentesca) e
soffermandosi laicamente
sugli aspetti più disturbanti
e crudi del sacro,
dall’incontro con i lebbrosi
alla crocefissione. Entrando
da “profano” nel sacro, PPP
profana consapevolmente
la tradizione
cinematografica della vita
di Cristo, ripulendola dagli
abbellimenti edificanti e
sfrondandola
dall’iconografia
devozionistica.
È VIVO
lo scandalo e l’eredità di PPP,
di Federico Pontiggia
ottobre
2015
“Settimane Pasolini”. Per il
40° anniversario della morte
di PPP, il Centro Culturale di
Milano e la Galleria Giovanni
Bonelli presentano la mostra
“Pasolini, il poeta che sfidò il
nulla”: documenti inediti,
videointerviste realizzate
oggi da giovani universitari a
personaggi pubblici quali
Paolo Mieli, Massimo
Recalcati, Giulio Sapelli,
Massimo Borghesi, Antonio
Polito, Mario Martone, Anna
Maria Cascetta, Carlin Petrini,
Luca Doninelli; opere
fotografiche di Elio Ciol e le
opere dei maestri dell’arte del
secondo novecento amati da
PPP, Rosai, De Pisis, Guttuso,
Mafai; letture teatrali e
testimonianze. Dal 28 ottobre
al 14 novembre in via Carlo
Farini 6, in programma anche
le proiezioni di Accattone,
Il Vangelo secondo Matteo e
Uccellacci e uccellini.
COVER STORY
Benvenuti a
CRIMSON
PEAK
Guillermo del Toro apre
le porte della fatiscente
Allerdale Hall. Visioni
fluttuanti e misteri rosso
sangue: quando l’orrore
è “di casa”
di Valerio Sammarco
Mia Wasikowska in
Crimson Peak di
Guillermo del Toro
Camaleontico
da sempre, il
regista
mescola tutte
le suggestioni
della sua
poetica
ottobre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
17
COVER STORY
U
Una montagna rosso sangue. Sulla
quale – desolata – si erge una casa
tutto fuorché “ospitale”. Il centro
nevralgico del nuovo, atteso film di
Guillermo del Toro (nelle sale con
Universal dal 22 ottobre), è qui.
Su una rupe arcigna di fine ‘800, dove
l’innocente Edith (Mia Wasikowska)
scoprirà poco a poco terribili verità
sul fascinoso neomarito, il baronetto
inglese Thomas Sharpe (Tom
Hiddleston) e la di lui sorella, la
bellissima e sfuggente Lucille
(Jessica Chastain). Dopo aver
giocherellato con gli irresistibili
“robottoni” nella total war contro gli
alieni di Pacific Rim, il regista
messicano torna ad immergersi nel
gotico e nel fiabesco, riportandoci
indietro di più di un secolo: nella
Boston del 1886 la piccola Edith
assiste al funerale della mamma,
appena morta di colera. Il fantasma
della donna – poco dopo – metterà in
guardia la sua bambina dai pericoli di
Crimson Peak. È un’apparizione
tutt’altro che “soave”, e l’orrore di
18
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
quell’ammonimento, pur non
compreso nella sua pienezza – come
narra la stessa Edith – “avrebbe
cambiato la mia vita per sempre”. Già,
perché crescendo, la ragazza con
aspirazioni da scrittrice non riuscirà a
leggere tra le righe di un inganno che
potrebbe rivelarsi fatale. A differenza
del padre (Jim Beaver), magnate
dell’industria ferroviaria, che sin da
subito intuisce qualcosa di losco
intorno al nuovo spasimante
(opportunista?) della figlia. Tanto da
ingaggiare un detective privato per
tentare di far luce sul passato di
Thomas e di Lucille. Informazioni
troppo preziose da custodire senza
prendere adeguati accorgimenti…
Camaleontico da sempre, tra i pochi
registi contemporanei a saper
spaziare con disinvoltura tra l’horror
(Cronos), la fantascienza (Mimic e la
serie tv The Strain) e il fumetto (Blade
II e Hellboy), a fondere la meccanicità
di effetti “artigianali” con le infinite
possibilità della CGI, a fronteggiare i
fantasmi e i mostri della Storia (La
spina del diavolo e Il labirinto del
fauno), Guillermo del Toro mai come
in questa occasione sembra voler
“mescolare” tutte le suggestioni
derivanti dal suo cinema stesso. Ed è
proprio nelle viscere, nelle
fondamenta di Allerdale Hall, l’enorme
e fatiscente casa della dinastia
Sharpe, che finiremo per ritrovare le
ragioni di una follia macabra e al
tempo stesso lucidissima, la pastosità
cremisi contrapposta alla fluidità di
trasparenze minacciose e
imprigionate. Spiriti tormentati, che in
linea con la migliore tradizione
(letteraria, cinematografica) infestano
la magione quasi alimentandosi delle
paure e dei dubbi della protagonista.
Spifferi di un passato che non muore,
aliti di vita soffoca(n)ti che,
finalmente, potrebbero trovare
l’insperata pace eterna.
Visioni fluttuanti, contrapposte alla
rigidità di costumi troppo stretti per
imbrigliare la sensibilità di Edith
Altre immagini del
film. A sinistra la
Wasikowska con
Tom Hiddleston
(l’unica, non a caso, in grado di
percepire quelle oscure presenze) e
l’estro di Del Toro: ma bisognerà fare i
conti con l’algida severità di Lucille,
una Jessica Chastain (vedi servizio
successivo, ndr) fortemente voluta dal
regista dopo La madre, horror del
2013 da lui prodotto per la regia di
Andy Muschietti: un triangolo insolito,
quello di Crimson Peak, regolato dalle
diverse sfumature che può avere
l’amore. Come la vita, e la morte, che
nel cinema di Guillermo del Toro
continuano a intrecciarsi senza
soluzione di continuità. Il taglio con il
passato, ammesso che di taglio si
tratti, possiamo trovarlo forse in un
differente modo di rapportarsi alle
immagini: dopo anni di collaborazione
con Guillermo Navarro, il regista si
avvale stavolta del direttore della
fotografia danese Dan Laustsen. Alla
ricerca di una nuova “luce” nel buio di
paure ancestrali da liberare. Per poi
dominarle.
settembre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
19
COVER STORY
Evoluzione della dark lady:
la diabolica Chastain
custode del terribile segreto
di Crimson Peak
DISTURBANTE
JESSICA
di Angela Bosetto
20
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
Jessica Chastain
e Tom Hiddleston
nel film
S
Sin dalla sua nascita, il lato femminile
del gotico ruota attorno a due figure
chiave: la “Damsel in Distress” (la
fanciulla in pericolo, che, però, può
riscattarsi prendendo in mano il
proprio destino o lasciarsi sedurre
definitivamente dal Male) e la “Dark
Lady”, la donna fatale. Non stupisce
quindi che Crimson Peak, scritto e
diretto da Guillermo del Toro allo
scopo di celebrare il genere, non si
limiti a essere ambientato in un
fatiscente castello inglese di fine
Ottocento, ma schieri due personaggi
che incarnano alla perfezione i ruoli
sopracitati, ossia l’indifesa Edith
Cushing (Mia Wasikowska) e
l’enigmatica Lady Lucille Sharpe
(Jessica Chastain), sorella
dell’altrettanto ambiguo Sir Thomas
(Tom Hiddleston), che contende al
dottor Alan McMichael (Charlie
Hunnam) il cuore di Edith.
Naturalmente sono i fratelli Sharpe a
dominare l’intera pellicola, in
particolare la diabolica Lucille, il che
ci spinge a riflettere su come la
tipologia della “female evil” (così la
definì William Shakespeare nel
Sonetto 144) sia stata raccontata sino
a oggi dal punto di vista
cinematografico. Al contrario del noir,
in ambito gotico la dark lady non è la
maliarda fredda e calcolatrice che
intrappola il protagonista, ma la
custode del terribile segreto su cui
poggia la trama. Mistero che, a volte,
è lei stessa. Ribelle a ogni norma
precostituita (da qui la sua
“pericolosità” morale e sociale), è
spesso tanto carnefice quanto vittima
di emozioni laceranti che la
conducono, nella maggioranza dei
casi, alla follia e alla distruzione.
All’inizio il cinema ne taglia la
psicologia con l’accetta e ne fornisce
un identikit quasi lombrosiano: zitella
psicotica (Judith Anderson in
Rebecca – La prima moglie, 1940,
Cornelia Otis Skinner ne La casa sulla
scogliera, 1944) o ieratica vampira
stile Universal (Gloria Holden ne La
figlia di Dracula, 1936). La svolta
avviene con il capolavoro di Jacques
Tourneur Il bacio della pantera (1942,
rifatto in chiave erotica da Paul
Schrader nel 1982) e al personaggio di
Irena Dubrovna (Simone Simon),
innocente eppure letale: la “bella” e la
“bestia” in un corpo solo. Nel 1959,
mentre l’ex Miss Carol Ohmart trama
ne La casa dei fantasmi, persino la
Disney crea la sua dark lady: Malefica
(La bella addormentata nel bosco).
L’epoca d’oro delle oscure signore è
però quella degli anni
sessanta/settanta. Sul primo decennio
regna la bruna Barbara Steele
(rivelatasi grazie alla doppietta cult La
maschera del demonio, 1960/Il pozzo
e il pendolo, 1961), sul secondo la
bionda Ingrid Pitt (Vampiri amanti,
1970, La morte va a braccetto con le
vergini, 1974). Accanto alle giovani
streghe e vampire lanciate dalle
pellicole europee, a Hollywood si crea
un posto d’onore anche per le mature
veterane Bette Davis (Piano... piano,
dolce Carlotta, 1964, Nanny la
governante, 1965) e Joan Crawford (5
corpi senza testa, 1964), già insieme
in Che fine ha fatto Baby Jane?
(1962). Purtroppo, dagli anni ottanta
in poi (salvo rare eccezioni) la dark
lady viene privata di ogni ambiguità
(c’è quasi da aspettarsi che dica: “Non
sono davvero pericolosa, è che mi
disegnano cosi”), confusa con la
“scream queen” e la maniaca omicida,
ridotta a una mera qualifica estetica o
descritta esclusivamente come
creatura soprannaturale. Solo adesso
è stata riportata in auge nella sua
forma umana più classica grazie a
Lady Lucille e alla medium posseduta
Vanessa Ives (protagonista della serie
tv Penny Dreadful), interpretata dalla
sempre fatale Eva Green.
Lucille incarna l'attualizzazione
della tipologia di "female evil"
definita da William Shakespeare
ottobre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
21
COVER STORY PARLA DEL TORO
FANTASMI
DEL PASSATO
“L’ho diretto come facevo una volta, creando
una biografia per ogni personaggio, chiedendo
agli attori di non condividerla”. Ecco come
è nato l’incubo cremisi
di Mattia Pasquini
empre attivissimo, il cineasta messicano sta
per concludere un anno che lo ha visto anche
giurato al Festival di Cannes, dove mancava
dal 2006 (in concorso con lo splendido Il labirinto
del Fauno). Ma Guillermo del Toro è sicuramente più
a suo agio nel sostenere i registi, più che nel
giudicarli. Soprattutto quelli che decide di produrre,
come il Jorge Gutierrez di Il libro della vita. E per
quanto ammetta di sentirsi più libero nelle vesti di
produttore, sono sempre tanti i suoi progetti da
regista in attesa di via libera come anche le creature
pronte a prendere vita. Aspettando che qualche
major si convinca ad affiancarlo nelle sue passioni e
S
22
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
a dargli carta bianca. Su cui lasciar liberi i suoi sogni:
dai colossali Kaiju di Pacific Rim al nostro Pinocchio,
passando per il gotico Crimson Peak, dal 22 ottobre
nelle nostre sale.
Come si riesce a convincere gli studios? È stato
difficile realizzare Crimson Peak?
Spesso sceglie il caso. Ho sempre un portfolio di
idee pronte, e a volte i produttori comprano quelle
che non ti aspetti. Crimson Peak l’ho scritto con
Matthew Robbins otto anni fa, ma la luce verde è
arrivata dopo Pacific Rim, per l’ottimo rapporto
creatosi con la Legendary Pictures.
Qual è stata la differenza principale con gli ultimi
film?
L’ho diretto come non avevo mai fatto per nessun
altro film girato in inglese. Come avevo diretto i miei
film spagnoli. Creando una biografia per ogni
personaggio, per ogni attore, e chiedendo loro di
non condividerla con gli altri.
Ha sfruttato molto la computer graphic?
Poco, ma in maniera importante. Cerco sempre la
realtà nei miei film, a meno di non poter fare
altrimenti.
Un film cui tiene molto, forse per i trucchi che
nasconde?
È un film di metafore, di illusioni ottiche e
scenografie. C’è il mobilio che cambia dimensioni,
messaggi nascosti ovunque, facce intagliate nel
legno e scritte mascherate nella carta da parati.
Tutto nasconde qualcosa.
Scenografie e mobilio che mai come questa volta
erano fondamentali, tanto da costruirle realmente.
Ci conferma che ha davvero creato gli ambienti
della casa che vediamo nel film? Addirittura un
ascensore funzionante…
È sicuramente più facile realizzare un set in digitale,
ma così si guadagna in realtà. Ed è meglio per tutti
quelli che ci lavorano, dal montatore al regista al
direttore della fotografia. Un set cosi ti dice già
ottobre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
23
COVER STORY PARLA DEL TORO
crossover
"Pinocchio?
Gli investitori
ci sono, ma
manca una
distribuzione
americana.
Se un giorno
chiamassero,
correrei..."
come devi girare. Ogni angolo racconta una
storia diversa e ogni oggetto ti parla.
Soprattutto se si parla di romanzi gotici.
Quello poi è un genere che conosco bene. Ho
iniziato a leggerlo da bambino: Ann Radcliffe e
Dickens, Jane Eyre, Cime tempestose, Grandi
speranze, sono tutti romanzi permeati dal
gotico. In fondo si parla sempre di un
protagonista che si innamora di uno straniero
e compie un viaggio iniziatico molto oscuro
nel quale scopre qualcosa sulla vita o su se
stesso. Il mio preferito resta Lo zio Silas
dell’irlandese Joseph Sheridan Le Fanu, una
storia gotico-vittoriana piuttosto disturbata.
Sono sempre stato impaziente di mettere in
scena quella violenza, quelle componenti
psicologiche, favolistiche, per come le intende
Bruno Bettelheim.
Un gusto che probabilmente viene anche dal
suo essere messicano; figlio di un movimento
sempre vivo?
Un movimento del quale mi sento parte,
soprattutto come produttore. Il libro della vita
è stato l’ultimo di una serie di film di registi
esordienti, l’ennesima dimostrazione che il
cinema messicano è in salute, creativo e
capace di reinventarsi costantemente.
Credo sia perché tutti noi veniamo da
background difficili. Certo, il cinema non è la
principale o più urgente priorità in Messico, ma
credo che sia importante non dimenticare mai
le tue radici, qualsiasi cosa tu faccia o
chiunque tu sia.
Charlie Hunnam e
Mia Wasikowska in
una scena del film.
Nella pagina
precedente il regista
Guillermo del Toro
24
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
Ci sarà però qualcosa che vi unisce?
Noi tutti siamo stati cresciuti o dai film di
Bruce Lee e di El Santo, il wrestler mascherato,
tanto quanto da altri elementi del nostro
folklore. Come il Giorno dei Morti, che nel Libro
della vita abbiamo cercato di rendere
moderno, pur conservandone il carattere di
una celebrazione della esistenza e di quelli che
sono venuti prima di noi.
E facendone un prodotto per tutti i mercati.
Per essere universali abbiamo dovuto essere
molto fedeli alla nostra cultura, a quel che
siamo. Senza cercare facili guadagni o animali
parlanti, una colonna sonora piena di hit o
battute a effetto. Ne abbiamo fatto qualcosa di
diverso, fresco e meraviglioso. Come il cuore di
Jorge, che è pieno di arte e colesterolo. La sua
generazione, più attiva oggi, è molto diversa
dalla mia, come anche quella precedente, ma
ogni generazione ha in parte reinventato il
cinema messicano. Ogni anno i nostri
produttori producono venti film, ma sono
talmente differenti e la varietà è tale che se ne
potrebbero produrre migliaia.
Da italiani non possiamo non chiederle di
Pinocchio...
Non mi rassegno. Lo script è pronto e abbiamo
gli investitori internazionali, ma non un
distributore statunitense, per cui non possiamo
partire. Abbiamo preparato un test in stop
motion da presentare in giro. Se un giorno mi
chiamassero per aprire ‘quella’ porta, correrei in
macchina solo per dire loro che li amo.
SMART TV
PC
TABLET
SMARTPHONE
ANDROID
IOS
WIN8
THE WALK
di Nicola Lagioia
A cavallo tra le due Torri, l’artista che
sfidò un mondo che non c’è più.
Il malinconico omaggio a New York di
Robert Zemeckis
26
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
ottobre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
27
THE WALK
S
e non conoscessimo la storia
di Philippe Petit, e non
avessimo visto Man on the
Wire, il documentario di
James Marsh vincitore
dell’Oscar nel 2009, diremmo che The
Walk, ultima opera di Robert
Zemeckis (in programma alla Festa di
Roma), è un film di fantascienza. Più
che ritorno al futuro c’è qui la rilettura
di un passato recente che sembra non
essere mai accaduto.
A ripercorrere attraverso gli occhi di
Zemeckis la storia di Petit, il
funambolo che il 7 agosto del 1974
fece l’impresa, camminando tra le due
torri del World Trade Center sospeso
nel vuoto su un cavo d’acciaio, come
uniche armi un bilanciere e una fede
in se stesso equidistante tra sogno e
fanatismo, sembra impossibile credere
che ciò che stiamo vedendo superi
l’invenzione cinematografica. Non
sono sopravvissuti i testimoni che,
quarant’anni fa, mai si sarebbe detto
che potessero svanire (le due Torri),
non è sopravvissuta la tecnologia e
soprattutto la società da cui Petit e
soci erano circondati, in Europa come
negli States. La stessa New York dei
Seventies (mentre Petit si esibiva
nella sua passeggiata tra le nuvole, lì
sotto erano vive e scalcianti persone
come Lou Reed e Andy Warhol e
John Lennon) è stata spazzata via da
una città completamente nuova (“una
metropoli per ricchi e per turisti, non
certo un posto dove un artista
Quando gli aerei si schiantano contro
le Twin Towers nel 2001, quella realtà è
andata in pezzi già da tempo
sconosciuto possa arrivare dal niente
e provarci”, ha dichiarato pochi anni fa
David Byrne).
E’ allora sì stupefacente come Petit e
la sua banda siano riusciti per
settimane a eludere controlli e
organizzare clandestinamente
l’attraversamento delle torri nel modo
in cui – dalla notte alla mattina – si
Charlotte Le Bon e
Joseph GordonLevitt in The Walk
di Robert Zemeckis.
In alto un'altra
scena del film
28
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
consumò davanti a mezza città che
guardava a bocca aperta (un
equivalente su latitudini diverse può
forse considerarsi l’atterraggio sulla
Piazza Rossa di Mathias Rust nel 1987
a bordo di un piccolo aereo da
turismo). E’ parimenti straordinario il
mix di immaginazione ed egotismo,
amore per la libertà e spirito
dittatoriale che portò Petit a credere
di poter fare ciò che i buoni consiglieri
consideravano semplicemente una
follia. La “vibrazione” più intensa che
promana dal film di Zemeckis non
riguarda tuttavia lo stupore, ma la
malinconia. The Walk è anche cioè un
omaggio a un mondo che, se non del
tutto scomparso, sopravvive tra di noi
(dentro noi) in forma fantasmatica.
Scomparso è l’analogico (immaginare
Petit infilato dentro una tutina in fibra
sintetica, con un bilanciere in
carbonio e un navigatore satellitare
che lampeggia su un paio di Google
Glass non sarebbe esattamente la
stessa cosa). Scomparse sono le torri.
Scomparso è un mondo in cui le
metropoli si lasciavano sfidare con
tanta lealtà (oggi la sfida corre sulle
autostrade telematiche, ma Snowden
e Assange non valgono
emotivamente quanto l’immagine di
un uomo solo a centinaia di metri
dall’asfalto). Scomparso è anche un
certo tipo di cinema e la sua
promessa. Un anno dopo l’impresa di
Petit, quella Nuova Hollywood di cui
Zemeckis viene considerato un tardo
allievo conosce con Jaws di Spielberg
il suo primo enorme successo, ma
anche lo snodo oltre il quale il
business – oggi soffocante e
onnipresente in modo spesso
insopportabile – comincia ad avere la
meglio non tanto sulla creatività (che
tanto spesso gli si concede) ma
sull’immaginazione. Immaginare un
mondo diverso, per esempio, e poi
tradurre l’immagine in realtà. Quando
gli aerei si schiantano contro le Twin
Towers, l’11 settembre del 2001, quel
mondo è andato in pezzi già da
tempo.
SANDRO PARENZO
presenta
DAI PRODUTTORI DE ‘LA TEORIA DEL TUTTO’
E DA STEPHEN FREARS REGISTA DI ‘THE QUEEN’ E ‘PHILOMENA’
BEN FOSTER
CHRIS O’DOWD
DUSTIN HOFFMAN
LANCE ARMSTRONG
LA VERA STORIA DEL PIÙ GRANDE IMBROGLIO DI TUTTI I TEMPI
IN COLLABORAZIONE CON
/Theprogramilfilm
8 ottobre AL CINEMA
Theprogram.libero.it
SMART TV
PC
TABLET
SMARTPHONE
ANDROID
IOS
WIN8
LA MOSTRA
È FATTA
Dal Leone d'Oro al doppio premio
all'opera prima. La IV edizione
di Alberto Barbera tra passione e
sperimentazione
ottobre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
31
Il pagellido
Veterani e nuovi autori:
i nostri consigli e colpi
di fulmine
Hanno collaborato Pedro Armocida, Gianluca Arnone,
Silvio Danese, Alessandra De Luca, Massimo Giraldi,
Michelangelo Iuliano, Miriam Mauti, Federico Pontiggia,
Emanuele Rauco, Valerio Sammarco
4 Desde allà
[Concorso - Leone d’Oro]
D
iversi motivi eleggono l'esordio di Vigas, sostenuto d'altra
parte da una star dello script come Arriaga: la partitura
delle due generazioni a confronto nella relazione omosessuale,
la natura contraddittoria della violenza sentimentale incarnata
in un volto e in poche mosse (Alfredo Castro), il metabolismo
saltato di una nazione con l'inflazione al 200 per cento
implicito nello sfondo di vita di strada, ma anche nel freddo e
solitario odontotecnico incline alla pederastia, in realtà
compromesso con un autentico desiderio di relazione affettiva,
impossibile nel clima della folle Caracas. L'utile assassinio, che
esce dalla relazione col ventenne, prima ribelle, poi plagiato, è
non solo il paradosso del plagio, ma la soluzione di una società
di salvi (non estranea alla nostra) che riserva ai figli
l'emarginazione, col ragazzo in galera e l'odontotecnico salvo
con un problema in meno. Il passo di racconto, fin troppo
ellittico, è in realtà disperatamente ridotto all'osso alla ricerca
S.D.
di una sintonia con l'implacabile, silenzioso protagonista.
32
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
4 El clan
[Concorso –
Leone d’Argento]
C
he i rapimenti siano stati in Argentina uno strumento di controllo politico
durante la dittatura dei colonnelli, al termine della quale si contarono circa
30mila sparizioni, è cosa nota. La grande idea di Pablo Trapero è di raccontare gli
ultimi sussulti di un regime che aveva appena lasciato il posto a una democrazia,
dove persisteva un clima di impunità. Per questo Arquimedes Puccio riusciva a
rapire i facoltosi vicini di casa piegando a scopo di estorsione le sue abilità di
impiegato dell’intelligence. Il regista costruisce il suo teso, disturbante romanzo
criminale pensando a Scorsese e De Palma e ci mostra la banalità del male dal
punto di vista degli aguzzini. Guillermo Francella, icona comica nazionale,
trasformato, non solo dal trucco, in un mostro psicopatico indimenticabile.
A.D.L.
4
Per amor vostro
[Concorso - Coppa Volpi Valeria Golino]
18
anni dopo Giro di lune tra terra e mare, Giuseppe Gaudino torna alla
finzione e si riprova demiurgo: prende il realismo, e il Neorealismo, e lo
infetta di onirico, poetico, iperrealistico, fagocitando soap opera e telefoni
bianchi, commedia dell’arte e musicarelli, il Quartetto Cetra e gli effetti speciali,
Gomorra e Matarazzo, Stromboli e LaChapelle. Film ipertrofico, eppure,
geometrico, cartesiano: storia e racconto non si lasciano mai la mano, si
guardano negli occhi, quelli liquidi di Valeria Golino, meritata Coppa Volpi.
Gaudino abbraccia il barocco, l’horror vacui e la superfetazione, soprattutto, dà
uno scossone al cinema italiano che si vorrebbe nuovo ma non è. Sì, Per amor
vostro è un titolo che mantiene la dedica. Applausi.
F.P.
ottobre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
33
Behemoth
[Concorso]
P
otenza visiva e urgenza narrativa
si fondono in Behemoth, il film sui
minatori della Mongolia cinese. Liang
Zhao è riuscito a creare sullo schermo
qualcosa di nuovo e di antico, epifania
di bellezza e di orrore.
Contrappuntato da un coro dantesco,
Behemoth riesce a far convivere il
documentario e lo sci-fi, il verismo e
l’avanguardia, la prosa e la poesia,
l’impulso etologico e il lamento
dell’umanista. E’ un poema visivosonoro che dischiude tutto lo
splendore del 4K per offrire non un
5
4 L’hermine
[ Concorso - Coppa Volpi Fabrice Luchini]
C
appagamento estetico ma l’intensità
sconvolgente di un mondo informe e
caotico. Acque laviche, nuvole di
cenere e lapilli, rocce roventi e fiamme.
L’inferno. Nel quale Liang Zhao ci
guida come Virgilio, spingendoci nel
girone dei minatori, gli ultimi della
terra, prima inquadrati da lontano, poi
da vicino e da vicinissimo. Lavoro
profetico, politico, indelebilmente
umano. Inspiegabilmente dimenticato
dalla giuria.
G.A.
34
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
he bravo, Fabrice Luchini. E che
ovvietà dirlo. Che sia cinema o
teatro, incanta, e chi ha visto i
recenti Nella casa, Gemma Bovery e
Molière in bicicletta sa di che
parliamo. Stavolta si mette al
servizio di Christian Vincent,
sceneggiatore e regista de L’hermine
(“L’ermellino”), e indossa la toga del
signor giudice, anzi, il signor
presidente di Corte d’Assise Xavier
Racine: non ha buona nomea, per le
pene in doppia cifra che commina e
per l’abitudine ad asservire il
processo alle sue manie di
protagonismo. Quando ne facciamo
la conoscenza, ha una febbrona e
un’iniezione di anti-dolorifico che
non può essere rimandata: esce in
piena notte, cade pure per strada.
Scopriremo, un incidente gli ha
lasciato un’anca in pessime
condizioni e, sempre sul piano
privato, sta divorziando. Al tribunale
il caso è quello di una neonata
uccisa a calci: il sospetto è il padre,
che però dopo una frettolosa
confessione ora si dichiara
innocente. Tra i giurati c’è una
vecchia conoscenza di Racine,
l’anestesista che si prese cura di lui
durante le sette settimane passate in
ospedale sei anni prima: è splendida,
è danese, si chiama Birgit LorensenCoteret (Sidse Babett Knudsen) e il
nostro Monsieur le President ne è,
ancora, innamorato. Interpreti
splendidi, Luchini trascina tutti,
sceneggiatura che dosa humour e
sentimenti con sapienza, L’hermine
miscela romance e court drama con
gusto, eleganza e sensibilità,
ibridando esprit de finesse ed esprit
de geometrie. Gioiellino.
F.P.
4 Anomalisa
[Concorso – Gran Premio della Giuria]
L’
animazione a passo uno
sull’impasse multiplo delle nostre
vite. Charlie Kaufman firma la seconda
regia della carriera, perfetta sincronia
tra caratteri e setting animati e poetica
post-esistenzialista, che gira intorno
all’eterno, e kaufmaniano, “chi sono, chi
siamo?”. Se Miller poteva teorizzare la
Morte di un commesso viaggiatore, 66
anni più tardi ci tocca la Vita di un
conferenziere viaggiatore: non
sappiamo più ascoltare, ovvero
decodificare e discernere parole, voci e
individui, nel migliore dei casi sappiamo
solo parlare. Anomalisa è Lisa
Hesselman (voce di Jennifer Jason
Leigh), la sfigata team leader di un call
center di Akron, Ohio: è a Cincinnati, nel
lussuoso Fregoli Hotel, per sentire la
conferenza di Michael Stone (David
Thewlis), marito, padre e autore del
saggio di successo How May I Help You
Help Them?, dedicato al customer
care… Kaufman è sempre Kaufman,
soprattutto nel bene: forse segnala una
nuova via per l’animazione per adulti, di
certo, ha humour, tristezza e profondità
per mettersi/ci allo specchio. Di
Anomalisa dice solo – geniale - che “è
circa un’ora e mezza”, noi possiamo
aggiungere che è un film sul rumore,
quello che disturba il canale delle
comunicazioni di noi con noi stessi e di
noi con il mondo. Oggi non si può
nemmeno più essere John Malkovich,
pensarsi sineddoche, nulla:
un’anomali(s)a ci salverà?
F.P.
4 Abluka
[Concorso – Premio Speciale della Giuria]
A
bluka: follia. Istanbul. Dopo 18 anni in gattabuia, Kadir ottiene la
libertà condizionale e lavora nella nuova unità di spionaggio
composta da raccoglitori di rifiuti. Sì, perché tra l’immondizia è
possibile scovare i resti di qualsiasi materiale utile ai terroristi per la
fabbricazione di bombe. Torna anche dal fratello Ahmet, che lavora
per il comune come agente di una squadra incaricata di eliminare i
cani randagi della città. Strumenti e vittime di una violenza
sistematica, i due protagonisti sono valvole periferiche di un
meccanismo perverso che non prevede uscite di sicurezza: è un
crescendo di chiusure e incubi, di rumore e latrati, di sirene e raid: la
follia ha preso il sopravvento. La paranoia è lacerante. I quartieri
disagiati di Istanbul bruciano. Il terrore uccide.
V.S.
ottobre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
35
Elizabeth Banks,
Johnny Depp, la
rivelazione Abraham
Attah, la madrina Elisa
Sednaoui. Infine Vasco,
e Valeria da coppa
Foto Karen di Paola e Pietro Coccia
Momenti di gloria
36
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
4
Rabin - The
Last Day
[Concorso]
R
abin, the Last Day è metodo
d’indagine. Sottoponendo
l’assassinio del premier israeliano
alla lente d’ingrandimento del
montaggio, Gitai ottiene risposte di
gran lunga più soddisfacenti di quelle
prodotte da 20 anni di inchieste. Il
cinema per il regista israeliano resta
il raccordo mancante della realtà –
così come il piano sequenza, di cui fa
ampio ricorso anche stavolta, resta
la più forte impronta di realtà nel
cinema – che una volta attivato può
offrire scorci di verità prima
impensabili. Prezioso.
F.P.
4
11 Minutes
4
Free in Deed
[Orizzonti – Miglior Film]
N
ella periferia di Memphis (Tennessee) Melva è una ragazza madre di due
bambini, Benny e Etta. Benny è affetto da una grave patologia mentale
che lo porta a comportamenti autolesionisti. La sua condizione convince la
mamma a frequentare una delle cosiddette storefront churches, le chiese
ricavate da negozi dismessi che pullulano nelle periferie americane. Qui il
pastore Abraham, uomo solo e tormentato, inizia a praticare sempre più
spesso delle lunghe sessioni di esorcismo sul bimbo. Jake Mahaffy costruisce
un film potente, in cui il tragico racconto della povertà e dell’ignoranza di una
comunità abbandonata diventa una denuncia dell’ingiustizia della società
americana. Il ritmo angosciante della narrazione è scandito dai canti gospel
delle funzioni, riprese dal vivo. Da una storia vera.
M.I.
5
[Concorso]
L’
ora X scatta alle 17.00. Negli
11 Minutes che seguono accadrà
l’impensabile. Gioiello di suspense e
montaggio, il film del 77enne Jerzy
Skolimowski si muove lungo sentieri
battuti altre volte, ma dimostra come
il “già visto” possa farsi strumento
con cui (ri)utilizzare il cinema per
ragionare sulle possibilità dello
sguardo. E sulle geometrie del caso,
capace di far esplodere il caos in una
manciata di se condi. In fondo, basta
davvero uno sciocco imprevisto a
farci scivolare, a farci inghiottire da
una densa nuvola di fumo
V.S.
Francofonia
[Concorso]
M
etafilm d’impronta godardiana, Francofonia ibrida e mashuppa filmico e
profilmico, si destreggia tra formati, supporti, suoni, rumori, selezione e
combinazione dei segni. Se l’arte è destinata a perire tra i marosi mondani, che sono
insieme della natura e della politica, entrambe senza coscienza, bisogna fare in
fretta, bisogna fare cinema. Giugno 1940, i tedeschi hanno preso Parigi: il conte
Franz Wolff-Metternich (Benjamin Utzerath), capo del Kunstschutz, la commissione
per la protezione delle opere d’arte in Francia, incontra Jacques Jaujard (Louis Do
de Lencquesaing), il direttore del Louvre, che ha predisposto il piano d’evacuazione
dei musei. La storia e la Storia, il film nel film, l’umanesimo.
F.P.
ottobre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
37
Boi Neon
[Orizzonti - Premio Speciale della Giuria]
B
rasile Nord Orientale, ai nostri
giorni. Iremar lavora alle
Vaqueiadas, un rodeo dove lo sport è
bloccare un toro tenendolo per le
corna. Il camion su cui trasporta gli
animali da un luogo all’altro per gli
spettacoli è la sua casa dove vive
insieme ai colleghi, Gatere, ballerina
esotica e madre di Cacà, ragazzina
sfacciata, e Ze, il tuttofare del recinto
dei tori. E’ bello e forte questo cinema
che si getta nella conoscenza di zone
inedite o poco frequentate, esplora
territori quasi deserti ma vi colloca
The Endless River
[Concorso]
A
4
all’interno uno sguardo acuto e affilato
su uomini e donne che vivono ai
margini eppure conservano grande
consapevolezza di sé.
M.G.
3
Hearth Of a Dog
[Concorso]
Laurie Anderson racconta il suo rapporto con la morte:
amore, affetto, bisogno di sentimento e politica
attraverso il cuore del suo cane Lollabelle. Un diario
che diventa poesia, riflessione spirituale che si apre al
saggio, video-installazione che si trasforma in dramma
romantico. Ma tra le varie forme che assume il film,
quella che più emoziona è l'istantanea del cuore della
sua autrice, del suo pensiero, della psiche, delle
passioni, svelandosi con un coraggio assoluto,
consapevole della sua fragilità e instabilità,
mostrandole come fregi. E dando loro uno stile fluido
e inafferrabile, comunque essenziale.
E.R.
5
38
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
l Lido, la maggioranza dei critici l’ha maltrattato
imputandogli le peggiori nefandezze. Posticcio,
pretenzioso, senza sbocco. Eppure sin dai titoli di testa –
nello stile grafico del cinema americano anni ’40 e ’50 –
intuiamo che l’operazione darà una precedenza al modo
di dire le cose sulle cose stesse da dire. Hermanus lavora
il tessuto del film, creando un efficace riverbero
emozionale tra figure umane e paesaggio, suono e
colore. Il suo è un film di vittime (dei carnefici non
vediamo i volti, se non su un foglio di carta). E di
solitudini. E’ vero che non porta la storia da nessuna
parte – dove potrebbe portarla del resto? Dove i suoi
sconfitti dalla vita potrebbero andare? – ma riesce a farci
vedere un lampo di autentico dolore nel buio che
avvolge il destino dei protagonisti. Da riscoprire.
G.A.
4
Interruption
[Orizzonti]
I
n un teatro di Atene, ai giorni nostri, un
gruppo armato fa irruzione durante
l’inizio di uno spettacolo ispirato all’Orestea
di Eschilo. Le luci del palcoscenico, anziché
accendersi, si spengono, ma gli spettatori in
sala non si alzano dalle proprie poltrone.
Alexandros Vardaxoglou, il leader del
gruppo che si autodefinisce il “Coro”, dà
inizio a una rappresentazione speciale, in
cui l’eterno conflitto tra realtà e finzione
trova una nuova, sconvolgente dimensione.
Yorgos Zois è un talentuoso giovane regista
greco che realizza un film ambizioso: il
confronto tra arte e vita diventa il punto di
partenza per affrontare, attraverso il
linguaggio del Mito e dell’epica, i temi più
attuali del terrorismo e della comunicazione
contemporanea.
M.I.
ottobre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
39
Amber Heard
infiamma la passerella
per The Danish Girl.
Mentre Depp dispensa
pillole di saggezza:
“Le persone che
aspettano solo per
darmi il benvenuto,
non le chiamo fan.
Sono i miei capi. Sono
loro che ci mettono
il cuore e ci
sostengono”
FOTO KAREN DI PAOLA
Hot
Carpet
40
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
INDIMENTICABILI:
AMBER E JOHNNY,
DIANE KRUGER E IL SUO
JOSHUA JACKSON
ottobre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
41
Childhood of a
Leader
[Orizzonti - Leone del Futuro e Premio Orizzonti
per la miglior regia]
N
on nasconde la mano il talentuoso Brady
Corbet. Nei ringraziamenti di questa
sorprendente opera prima ci sono, oltre a
Michael Haneke di cui è debitore per certe
atmosfere, Hannah Arendt, John Fowles, Robert
Musil e soprattutto Jean Paul-Sartre il cui
racconto Infanzia di un capo è alla base del film
e del suo titolo. Corbet utilizza tutti gli
espedienti di regia, tra cui la colonna sonora di
Scott Walker, per raccontare le origini del male,
del totalitarismo e dei fascismi, attraverso la
storia di un bambino ribelle, alla madre cristiana
(B. Bejo) e al padre diplomatico statunitense
coinvolto nei negoziati del Trattato di Versailles,
che da grande farà il dittatore (R. Pattinson,
quasi un cameo). Film ambizioso, se non
addirittura pretenzioso, ma di grande impatto
visivo ed emotivo. Insomma il cinema.
P.A.
4
Beasts of No
Nation
[Concorso – Premio Marcello Mastroianni]
L’
4
42
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
Africa più oscura e violenta. E' lì che ci
porta il film prodotto da Netflix e
diretto da Cary Fukunaga, regista della
prima stagione di True Detective. Che
stavolta usa la macchina da presa per
portarci nell'inferno della guerra e ce la
mostra ad altezza di bambino, un bambino
costretto a fare il soldato. In Beasts of No
Nation ritroviamo tutta la capacità
visionaria di Fukunaga, per una storia su
cui ha lavorato dieci anni e che si è
concretizzata con l'arrivo di Idris Elba,
bravissimo nei panni del comandante, che
esercita su quei bambini la violenza ma
anche il fascino ambiguo del potere. Un
film anche disturbante, come ci hanno
mostrato alcune critiche veneziane, forse
perché ci mostra quello che non vogliamo
vedere.
M.M.
S N G C I S I N D A C AT O N A Z I O N A L E G I O R N A L I S T I C I N E M AT O G R A F I C I I TA L I A N I
intervista
A tu per tu con il regista più “americano” degli
americani. Che torna nelle sale con Fathers and
Daughters: “Un film che mi rispecchia molto”.
Con Russell Crowe e Amanda Seyfried di Valerio Sammarco
Gabriele Muccino
Padri, figlie e...
“COME HAI FATTO A SCRIVERE QUESTO ROMANZO
in tre mesi? È buono?”.
“Non lo so”.
L’agente letterario (Jane Fonda) di Jake Davis (Russell Crowe) ancora si lecca le ferite per il precedente
fiasco di Tulipani amari. Lo scrittore vincerà invece il
(secondo) Pulitzer grazie a Fathers and Daughters
(Padri e figlie), omonimo libro (di fantasia) intorno
cui ruota il nuovo film di Gabriele Muccino, interpretato da Russell Crowe (anche produttore esecutivo),
Amanda Seyfried, Aaron Paul, Jane Fonda, Diane
Kruger, Octavia Spencer e Quvenzhané Wallis, nelle
sale dall’1 ottobre con 01 distribution.
La storia è quella di Katie Davis (Seyfried), giovane
psicologa assistente per bambini disagiati, ragazza
che non è mai stata in grado di superare il trauma di
un abbandono e, oggi, è incapace di instaurare rapporti sani con gli uomini. Prima la tragica scomparsa
della mamma in un incidente d’auto, poi i progressivi
disturbi psichici del padre:
la piccola Kate, siamo nel
1989, viene affidata alla
ricca famiglia della zia
materna (Diane Kruger)
per un periodo di sette
mesi. Tornato dopo il ricovero, Jake riporta a casa
la sua bambina: il loro è
un rapporto speciale, ma
la vita ha deciso per entrambi diversamente.
Muccino, prendiamo
spunto dalla domanda che Jane Fonda rivolge a
Russell Crowe: è buono questo Fathers and Daughters?
Rispondo proprio come lui: “Non lo so”. È la risposta
più realista, scopriamo solo dopo anni la reale natura
delle nostre opere. È di sicuro un film onesto e ben
fatto, ma sono considerazioni molto tecniche. Ha una
sua forte personalità, che mi rispecchia molto, dal
punto di vista di padre, di artista, che parte da un copione molto ambizioso, con una storia costruita in
maniera particolare, col doppio piano temporale. La
vera bontà del film però solo il pubblico potrà stabilirla. Al tempo de L’ultimo bacio – ad esempio – mai
avrei pensato potesse avere quel successo. Questo è
un film con un cast molto forte, al quale ho chiesto di
fare cose emotivamente molto difficili.
Per certi versi il film richiama il rapporto padre-figlio già raccontato ne La ricerca della felicità. E anche il discorso sugli “United States of Money” lo ricorda…
Il film racconta molti
aspetti, tra cui anche quello della pressione economica alla quale l’individuo
americano è sottoposto. Il
denaro controlla la felicità:
è un valore morale, tutti
cercano di possedere quei
soldi per convincersi di esistere. Qui negli States i pochi soldi ti levano la dignità, ne va dell’educa-
settembre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
45
intervista
"Ho appena finito di girare L'estate
addosso. Ora vorrei fare Paura di
volare, tratto da Erica Jong"
Russell Crowe è
lo scrittore Jake Davis. A
sinistra con Jane Fonda,
sopra Amanda Seyfried
46
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
zione dei tuoi figli e non solo: la povertà ti
porta ad una degenerazione. E Jake Davis è un
uomo che deve combattere contro tutti gli ostacoli immaginabili (la malattia, il fallimento, ndr)
pur di preservare la felicità della figlia.
Da Ecco fatto a Fathers and Daughters: dopo
17 anni e 9 lungometraggi, si sente ancora più
“figlio” o definitivamente “padre”?
Mi sento padre. Definitivamente. Anche se non
da molto. Lo status di figlio, che ti porta a credere di poter contare su qualcun altro, a un certo punto scompare: senti che sei solo anche se
per fortuna i miei genitori sono ancora in vita e
insieme. Non è una solitudine familiare ma senti
che tutto si sorregge sulle tue forze: tu sei il
centro e la fine della tua esistenza. Che poi è
esattamente quello che capita al personaggio di
Russell Crowe, che sa di non poter contare su
nessuno.
“Mi chiedo perché Dio abbia creato scarafaggi
e critici, di sicuro aveva una ragione”. Questa
massima di Jake Davis era già presente nello
script di Brad Desch o è farina del suo sacco?
L’espressione è sua, perché io non la conoscevo.
Però anche questa potrebbe essere una cosa
che mi corrisponde. L’esposizione alla gogna
nella pubblica piazza quando un artista fallisce è
qualcosa che ho conosciuto. Una condizione
nella quale, però, l’artista si pone volontariamente: potresti fare un altro lavoro, ma la vera peculiarità dell’artista è quella di esporsi a un giudizio
pubblico, che varia a seconda dalle mode, dai
ottobre 2015
committenti, dai competitor.
A proposito della sceneggiatura, inclusa nella
“Black List” del 2012: ci racconta come è nata
la produzione del film?
Lessi la sceneggiatura, incontrai i produttori, gli
dissi che mi piaceva molto lo script ma che due
tre cose le avrei cambiate. Il film finiva in modo
diverso, ma ho avuto piena libertà artistica, quasi da “film europeo”. A volte non basta dire “indipendenti” per dire che il regista è al vertice
della piramide, perché anche lì ci sono produttori invadenti: c’è chi esercita questa forza del
produttore più di altri, ma stavolta ho avuto la
fortuna di essere lasciato libero con le mie scelte. Un cinema “safe” non mi interessa, mi annoia,
cerco sempre l’impatto emotivo.
Il film ha trovato una distribuzione negli USA?
Il film esce a gennaio negli States. Ha impiegato
parecchio a essere venduto perché vendere un
film drammatico non è facile, c’è stata una lunga
negoziazione.
Non abbiamo avuto più notizie sulla produzione del fantascientifico Near Death, alla fine si
farà?
La mortalità infantile dei film è molto alta: Hollywood è una macchina che gira sempre, anche
molto nevrotica. Se un progetto stagna per
qualche mese perché uno o due attori decidono
di non fare quel film, rimangono sugli scaffali
degli studios a volte anche per sempre. Per Forrest Gump ci sono voluti dieci anni. È pieno di
potenziali capolavori, ma poi rimangono lì.
Nuovi progetti?
Ho appena finito di girare L’estate addosso, che
uscirà nell’autunno 2016. Film in inglese ma realizzato con finanze italiane, realizzato a Roma,
negli Stati Uniti e a Cuba. Un film on the road,
con giovani protagonisti (Brando Pacitto, Matilde Lutz, Joseph Haro, Taylor Frey, ndr).
E poi vorrei fare Paura di volare, stavolta produzione americana, dal romanzo omonimo di Erica
Jong.
19
)(67,9$/'(/',$/2*2
,17(55(/,*,262
25-30 OTTOBRE 2015
&DVDGHO&LQHPDGL5RPD
&LQHPD7UHYL_&LQHWHFD1D]LRQDOH&6&
FRQLOVRVWHJQRGL
caput mundi
Piera
Detassis,
presidente
della decima
Festa del
Cinema di
Roma
48
La doppia
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
vita di Piera
uando ero direttore non potevo dirlo, ora
sì: è una Festa!”. La seconda vita, s’intende romana e cinematografica, di Piera
Detassis riparte da 10, il numero delle edizioni della ex Festa, poi Festival, quindi Festaval e
ora di nuovo Festa (16 – 24 ottobre), e da 2, due parole: “continuità e apertura”. Di film non parla, ma
parla di chi li ha scelti, il direttore Antonio Monda.
Detassis, la contagiosa simpatia di Monda aiuterà a
far festa?
A New York aiuta, qui non abbiamo ancora capito. Il
suo salotto a New York è un’istituzione, a qualcosa
aiuterà, no?
Che rapporto ha avuto con il suo direttore?
Tempestoso e vivace, non privo di soddisfazioni.
Parola d’ordine, continuità.
Sì, eventi tutto l’anno: il CityFest, il Fiction Fest, la
Festa. La Fondazione Cinema per Roma non lavora
solo otto giorni, sia chiaro.
Eppure, verrete giudicati per quegli otto giorni:
sensazioni?
Film molto buoni, ospiti molto buoni, e tutto molto
faticoso. Comunque, mi sento abbastanza tranquilla,
anche se mancano ancora delle cose: è un’edizione
di transizione.
Seconda parola d’ordine, apertura.
La Festa deve imparare a uscire dall’Auditorium, altrimenti in un Paese che ha già due grandi festival,
Venezia e Torino, non ha senso farla. Per questo lavoriamo con i player dell’industria al MIA, il mercato
dell’audiovisivo, e puntiamo forte sull’allargamento
alle sale della città. In un’epoca in cui il cinema viene
consumato in tutte le forme, un evento come questo
serve a ricostruire il tessuto della community, riguadagnare una vicinanza ad autori e attori, riscoprire
Q
‘‘
“Ora posso dirlo, è una Festa”: parole, opere
e ammissioni della Detassis, presidente di
Roma anno X. E sul direttore Antonio Monda:
“A qualcosa aiuterà” di Federico Pontiggia
ottobre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
49
caput mundi
Alice nelle città di Wim Wenders, restaurato a Roma; sotto, La terrazza di Ettore Scola
il senso sociale del cinema.
Niente premi, nessuna madrina, zero
cerimonie di apertura e chiusura.
Scelte del direttore Monda. Ma in
apertura ci sarà una cena del MIA e un
concerto al Pigneto.
Politicamente più agevole la vita della Detassis direttore o della Detassis
presidente?
La seconda: non che nel primo caso
mi avessero massacrato, ma quasi.
Sappiamo tutti com’è finita, non ci voglio tornare.
Torniamo a oggi.
I soci della Fondazione mi han dato
una mission, fare Festa tutto l’anno, e
ho trovato il sostegno del Comune,
con l’assessore Marinelli, e della Regione.
Clima diverso?
Allora il mio unico baluardo fu il presidente Rondi, stavolta ho la sensazione
che la cultura sia considerata ancora
un valore: non so se residuale o perché son tutti figli di Nicolini, ma un valore. Diciamo che chi fa il mio lavoro
non è più nella posizione di sentirsi ridicolo, come capitava ai tempi di Alemanno e Polverini.
Da che si giudica una Festa, dagli invitati o sbaglio?
Sì, dagli ospiti, ma direi da un mix, un
cocktail: non è detto che riesca, è un
esperimento.
Un esperimento costoso: 3,6 milioni di
euro solo per quegli otto giorni.
OK, diciamo che il mix ideale è coinvolgimento del territorio, buoni film,
50
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
Alice è teenager!
Alice nella città, la
sezione autonoma e
parallela della Festa di
Roma dedicata a
giovani e famiglie, fa
13 anni e mette
altrettante opere nel
Concorso Young
Adult, tra cui Mustang
del turco Deniz Gamze
Ergüven, candidato
dalla Francia come
film straniero agli
Oscar; Microbe &
Gasoline di Michel
Gondry; Il bambino di
vetro di Federico
Cruciani. Tra gli eventi
speciali, Pan – Viaggio
sull’isola che non c’è
di Joe Wright, con
Hugh Jackman,
Amanda Seyfried e
Rooney Mara, Game
storytelling e ospiti per quel che consente il mercato.
L’ingrediente segreto di Piera Detassis?
Proiettare La terrazza nella terrazza.
Therapy, l’actionfantasy con le webstar
Favij, Federico Clapis,
Leonardo Decarli e
Zoda, nonché in
chiusura il restauro 2k
di Alice nelle città di
Wim Wenders (1974),
che dà il nome alla
rassegna curata da
Fabia Bettini e
Gianluca Giannelli. F.P.
Considero quello di Scola un film caposaldo.
Archiviata la Festa, dall’11 al 15 novembre la aspetta il Roma Fiction Fest:
stavolta con le mani in pasta, quelle
del coordinatore artistico.
Un incarico ad interim, e non da direttore: l’ho voluto io, avrei potuto farlo il
direttore, nessun impedimento con la
mia carica di presidente della Fondazione. Sono arrivata in corso d’opera,
ho ritenuto giusto non prendere il posto di Freccero: faccio la coordinatrice.
Ma…
Sono diversa da Carlo, ho messo la
mia firma con una domanda: a che
punto è la fiction o, meglio, la serialità? Vogliamo provare a rispondere.
Un titolo?
Chiede troppo. Rispondo con un nome: Philip K. Dick.
[The Man in the High Castle, la serie
Amazon dal libro omonimo di Dick, in
italiano La svastica sul sole, NdR]
LA COMMEDIA CORALE DI CRISTINA COMENCINI
CON L’ULTIMA BRILLANTE INTERPRETAZIONE DI VIRNA LISI.
CON VALERIA BRUNI TEDESCHI, ANGELA FINOCCHIARO,
FRANCESCO SCIANNA E NERI MARCORÈ.
LIONELLO CERRI
E
RAI CINEMA
PRESENTANO
Virna
Marisa
Angela
LISI
PAREDES FINOCCHIARO
Valeria
Candela
Pihla
Nadeah
BRUNI TEDESCHI PEÑA VIITALA MIRANDA
Latin
LOVER
8QÀOPGL
CONCEPT BY
Cristina
COMENCINI
Francesco SCIANNA
Neri MARCORÈ
Claudio GIOÈ
Lluís HOMAR
Toni BERTORELLI
e con Jordi MOLLA
IN VENDITA IN
DVD E BLU-RAY DISC
RITRATTI
di Orio Caldiron
TRUCCHI E
INGANNI
Orson Welles:
travestimenti,
artifici, cammei.
Una fisicità marcata
dall’eccesso,
un genio del
secolo breve
52
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
Orson Welles a fine
carriera. A sinistra,
nel ritratto di
Marco Letizia
E
Ebbe inizio con Il terzo uomo (1949) l’avventura europea di Orson Welles attore tra i palazzi, i vicoli, le fogne della Vienna devastata
dalla guerra, in cui l’apparizione di Harry Lime,
il morto in permesso che si materializza all’ombra del Prater, deve molto alle esasperate
deformazioni del grandangolo di Robert Krasker e alle stranianti suggestioni della cetra di
Anton Karas. Se ha sempre rivendicato la paternità del sulfureo personaggio, uno dei pochi girati senza trucco con la sua faccia da
bambino viziato, negli anni successivi la galleria delle sue interpretazioni sembra una giostra impazzita in cui lavorando in Francia, Italia, Spagna, Inghilterra, Marocco, Jugoslavia,
Senegal, sono numerosi i film anche di modestissimo livello ai quali partecipa soltanto per
bisogno di soldi, quando non prende in prestito le attrezzature per i suoi film personali o
riesce a trafugare qualche migliaio di metri di
pellicola.
Sono gli anni in cui il trucco, l’artificio, il travestimento – così importanti fin dal precoce apprendistato teatrale del grande americano nato a Kenosha, Wisconsin, il 6 maggio 1915 e
morto a Los Angeles il 10 ottobre 1985 – contrassegnano sempre di più le maschere dell’attore appena riconoscibile sotto la parrucca
di Benjamin Franklin, i baffi , le barbe, i nasi
finti, dei suoi crudeli conquistatori, magnati
corrotti, militari onnipotenti, criminali, prestigiatori, mentre il corpo s’ingrossa fino a raggiungere la stazza debordante, quasi l’emblema di una fisicità marcata dall’eccesso. Se si
moltiplicano i cammei nei kolossal più fastosi
(Napoleone Bonaparte, Napoleone ad Austerlitz, Waterloo), non esita a figurare in un paio
di peplum e di spaghetti-western, senza contare le esibizioni radiofoniche, televisive, pubblicitarie, dove affiora il suo clownesco istrionismo.
Non mancano anche i titoli più che dignitosi e
persino le occasioni privilegiate in cui riesce a
imprimere al personagg io il marchio inconfondibile della sua presenza scenica. Come dimenticare padre Mapple che inveisce dal pulpito a forma di prua di Moby Dick, la balena
bianca (1956), l’avvocato Jonathan Wilk di
Frenesia del delitto (1959) che nella sua arringa si prodiga per salvare gli accusati dalla pena capitale, il losco baro Le Chiffre di James
Bond 007 - Casino Royale (1967), dove si diverte a fare la parodia di se stesso, il folle generale Dreedle assetato di sangue di Comma
22 (1970)?
Se l’abilità del performer è fuori discussione, è
soltanto nei suoi film di regista che l’attore
partecipa al geniale processo creativo che da
Quarto potere (1941) a F come falso (1973) disegna il percorso di uno dei più straordinari
autori del secolo breve che ha saputo reinventare il cinema. Nella complessa dialettica tra
svelamento e artificio, in cui si anima l’identità
del Grande Attore, le maschere di Arkadin, di
Quinlan, di Falstaff ci accompagnano nel viaggio affacciato sull’abisso. Guardando in macchina, sfida gli spettatori a dialogare con lui, a
resistere al fascino dello spettacolo Welles.
LE MASCHERE DI ARKADIN, DI QUINLAN,
DI FALSTAFF CI ACCOMPAGNANO
NEL VIAGGIO AFFACCIATO SULL’ABISSO
ottobre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
53
I TOP 5
56
al Cinema
OTTIMO BUONO SUFFICIENTE MEDIOCRE SCARSO
Un mondo fragile
59
60
Everest
62
Much Loved
67
Sopravvissuto - The Martian
The Lobster
61
63
Black Mass
Dheepan
65
La legge del mercato
68
Marguerite
56 Un mondo fragile
58 Pecore in erba
58 Viva la sposa
59 The Lobster
60 Everest
60 La prima luce
61 Dheepan
62 Maze Runner – La fuga
62 Much Loved
63 Black Mass – L’ultimo
gangster
64 The Program
64 A testa alta
65 La legge del mercato
66 Lo stagista inaspettato
66 Woman in Gold
67 Sopravvissuto – The
Martian
68 Marguerite
69 Preview
Alaska
By the Sea
Spectre
Hunger Games: Il
Canto della Rivolta Parte 2
Dio esiste e vive a
Bruxelles
Gli ultimi saranno
ultimi
ottobre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
55
i film del mese
I nodi del
nostro tempo
tradotti in quadri
dall’eloquenza
straordinaria
UN MONDO
FRAGILE
Tra nostalgia e indignazione, il poema bucolico e
visivamente sontuoso di Acevedo: da Camera d’Or
In sala
Regia César Acevedo
Con Haimer Leal, Hilda Ruiz,
Marleyda Soto
Genere Drammatico (94’)
C
“
i sono affinità tra
questo film
colombiano, Camera
d’Or allo scorso Festival di
Cannes, e il cinese
Behemoth, Leone d’Oro
mancato all’ultima Mostra.
Non a caso entrambi
provengono da Paesi non più
da terzo mondo e non
ancora da primo, con i
fenomeni di
industrializzazione da tardo
ottocento e le contraddizioni
da neo-capitalismo. In
Behemoth gli schiavi delle
miniere sono il primo – e
ultimo – anello di una catena
produttiva che si conclude
con l’edificazione di quartieri
residenziali disabitati (la
bolla cinese?). In Un mondo
fragile, i corteros che si
spaccano la schiena nelle
piantagioni di canna da
zucchero -70 ore a settimana
per 200 dollari al mese - non
sanno che due terzi del
prodotto finale della loro
fatica finirà nelle nostre
tavole e l’altro terzo,
accidentalmente, per terra.
Tutti loro – minatori e
corteros – hanno problemi
seri ai polmoni causati
dall’aria malsana che sono
costretti a respirare. E
ancora: miniere e piantagioni
di canna da zucchero
crescono sfigurando
l’ambiente, provocando
fenomeni di erosione e
desertificazione, e tutto
quello che ne consegue in
termini di movimento di
popoli, sradicamento
identitario e conflitti.
Entrambi questi film
insomma ci fanno vedere
quel che noi occidentali non
sappiamo vedere: che il
succo di tutta la faccenda del
benessere è merda e veleno
per miliardi di uomini. Senza
scuse. Dimenticatevi faglie
culturali e generazionali da
cinema post-sessantottino,
formalmente scorbutico,
ideologicamente netto,
intimamente borghese e
ormai sepolto. Questi qui
sanno mostrare e
comprendere. Hanno un
background da
documentaristi e un occhio
da visionari. Liang Zhao non
era una novità ok, ma
Acevedo è un esordiente
classe ’87, capace di
trasformare questioni
spinose del nostro tempo in
quadri dall’eloquenza
straordinaria (che sembrano
ricreare le atmosfere dei
pittori costumbristi alla Millet
e la drammaticità
chiaroscurale degli interni di
Andrew Wyeth) e
disinnescare il manicheismo
socio/politico dietro l’angolo
evocando una storia di
fantasmi, una vicenda
familiare interrotta, un
masticare amaro di radici e di
affetti perduti. Cercando la
poesia tra i corpi anneriti e
innaturalmente invecchiati –
gli attori, tutti non
professionisti, provengono
dalla Valle del Cauca – e il
monito nel rantolo del
morente, voce di un mondo
in via di sparizione. Che torna
per un’ora e mezza tra noi,
né vivo né morto, come uno
spettro esorcizzato dal
fotogramma. Che qui non è
l’unità minima del discorso,
ma il tutto di un linguaggio
deliberatamente antimoderno, lento, che sta sulle
cose, senza lasciarsi
contaminare dalla finta forza
di persuasione del
montaggio, che tutto
vorrebbe accorpare,
connettere, unificare, in una
parola: dominare.
GIANLUCA ARNONE
ottobre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
57
i film del mese
VIVA LA SPOSA
Viaggio al termine del Quadraro: zoppicante
dopo Pecora nera (2010) di Ascanio
Celestini. Location il Quadraro di
Roma, milieu un (sotto)proletariato di
marginali offesi ma non vinti, il TSO
mortifero della polizia, le truffe e i
papponi da stendere per corollari,
perché sono sempre i soliti ragazzi,
quelli di Pasolini. Ma Celestini pensa
anche alla lezione neo-neorealistica
dei Dardenne, qui co-produttori, e ai
miracoli zavattiniani: tante cose,
troppe, e si sente la mancanza di un
centro di gravità, una sceneggiatura
ben piazzata, e lo sporco che
dovrebbe permeare anche le favoleverità. Si confermano le capacità
affabulatorie, po-etiche di Celestini,
ma vieppiù la difficoltà a fare del
cinema non solo un mezzo ma un fine:
la strada per il realismo magico non è
(ancora) il chilometro del Quadraro.
FEDERICO PONTIGGIA
PER CARITÀ, qualche momento di
poesia c’è. E i personaggi li conosci, e
gli vuoi bene. Nicola (Ascanio
Celestini) che dice di non bere più ma
beve sempre; Salvatore (Francesco De
Miranda, una palla di simpatia), che ha
madre certa e prostituta, padre ignoto
e un disamore per i gelati. E, ancora,
Sasà, che vive di incendi e truffe su
strada, e Sofia, che non vuole finire alla
salsamenteria del padre. Comunque
vada, Viva la sposa, opera seconda
In uscita
Regia Ascanio Celestini
Con F. De Miranda, A. Rohrwacher
Genere Drammatico (85’)
PECORE IN
ERBA
Divertente falso doc per
una denuncia - garbata dell’antisemitismo
In sala
Regia Alberto Caviglia
Con Davide Giordano, Anna Ferruzzo
Genere Commedia (87’)
CHI È LEONARDO ZULIANI? Un
giovane uomo dalle vulcaniche
risorse: fumettista di successo,
scrittore di discutibili best-seller
complottari, imprenditore innovativo,
trascinatore di folle e quant’altro.
Zuliani ha un unico problema: è
antisemita fino al midollo e fin dalla
nascita, forse per cause genetiche, e
gli ebrei da sempre sono la sua
ossessione. Il finto documentario, o
mockumentary, scritto e diretto da
Alberto Caviglia si rifà al modello,
58
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
luglio-agosto 2015
insuperabile, messo a punto da
Woody Allen coi suoi primi film (Zelig
su tutti, ovviamente) che, sotto la
maschera della deformazione comica
e paradossale, scagliavano amari strali
contro determinati aspetti della
società. Nel nostro caso, ci troviamo di
fronte a un’opera di lodevolissime
ambizioni e di folgorante attualità,
intenta ad attaccare con le armi della
satira il becero antisemitismo di moda
imperante nei nostri tempi.
Non mancano le situazioni divertenti e
le gag azzeccate ma, sia chiaro, il
cinema abita da un’altra parte e non
basta l’imponente sfilata di vip,
impegnati in cameo di ogni tipo, a
innalzare il livello di un lavoro che si
segnala più per un umorismo garbato
che per autentica e mordace capacità
di denuncia. In Orizzonti a Venezia 72.
GIANFRANCESCO IACONO
THE LOBSTER
Il futuro distopico di Lanthimos: esseri umani come cavie in quadro tragico
In uscita
Regia Yorgos Lanthimos
Con Colin Farrell, Rachel Weisz
Genere Documentario (118’)
L’AMORE. Cos’è l’amore? Yorgos
Lanthimos non è il primo a porsi la
domanda, certo tra i più originali nel
rispondere attraverso una favola nera
ambientata in un mondo in cui gli
scambi di coppia prevedono sedute di
sesso ma niente palpiti del cuore. Di cui
invece avrebbe gran desiderio David,
lasciato dalla compagna e approdato
suo malgrado in un hotel di lusso dove
entro quarantacinque giorni dovrà
trovarsi una nuova fidanzata pena la
trasformazione in animale. Unica
alternativa, fuggire anche lui nella
foresta dove altri esseri umani
sopravvivono come possono. Si
potrebbe pensare comunque una vita
migliore perché libera, al contrario
anche là vige una regola ferrea: non
accoppiarsi mai pena la mutilazione.
Un futuro oscuro, quello presagito da
Lanthimos, che per l’occasione ha
lasciato l’amata Grecia e girato in
Irlanda dopo aver chiamato a sé un cast
di stelle da Farrell a Séydoux a Weisz. Il
cambiamento non ne ha per fortuna
addolcito la vena corrosiva, il segno è
sempre quello che aveva stupito in
Kynodontas e Alps, forse persino più
ossessivo perché portato alle massime
conseguenze. L’effetto “futuro
distopico” gioca a favore del regista,
che estremizza la visione del potere,
delle regole, dei rapporti
vittima/carnefice, delle relazioni e dei
comportamenti. Più che nelle opere
precedenti insomma, l’impressione è
che donne e uomini siano ridotte a
cavie per illuminare un quadro –
l’esistenza? – che appare decisamente
tragico e allarmante. Single per scelta o
per legge, entrambi vivono in un
mondo senza controllo perché a essere
andato perduto è il fattore umano. Tutti,
in fondo, già trasformati in animali. Chi
cerca di sfuggire a una sorte segnata,
su qualsiasi fronte combatta, è
destinato a perdersi. Un vuoto di legami
ed emozioni che Lanthimos racconta
intingendo la penna nel grottesco e
posizionando la vicenda in pochi ma
efficaci spazi. Il lavoro pesante lo fa la
regia, capace di confezionare un’opera
ricca di idee e di invenzioni formali. La
conferma che è nato un autore
ANGELA PRUDENZI
Vena grottesca per esaltare un
vuoto di legami ed emozioni
ottobre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
59
i film del mese
LA PRIMA LUCE
Lucido e doloroso dramma sui bambini contesi
sussurro, dei silenzi, due parole, qualche
abbraccio, il carattere e la psicologia
dei suoi personaggi.
Martina (Ramirez) sente che la sua
storia con Marco (Scamarcio, bravo)
ormai è finita e vive con disagio la
lontananza della terra natia: desidera
poter tornare a “casa” sua. Ma l’America
Latina è lontana e a Bari, da ormai sette
anni, oltre a Marco c’è anche Mateo
(Pezzolla), bambino amato da entrambi
i genitori che soffre questa situazione di
crisi. Martina, senza il consenso del
compagno e approfittando di un suo
viaggio di lavoro, prende Mateo e
scappa oltreoceano. Un giorno, due,
cinque, dieci: nessuna notizia. Marco,
avvocato cinico e rampante, non può
più aspettare, e tenta l’ultima carta:
partire anche lui alla volta del Cile per
tentare di ritrovare suo figlio…
VALERIO SAMMARCO
STORIE di “figli contesi”. Terreno
scivoloso e delicato, difficile da
calpestare in termini emotivi e giuridici,
arduo e complesso da percorrere anche
nel momento in cui si decide di
“romanzarlo” per portarlo sul grande
schermo. Ebbene, Vincenzo Marra
riesce nella non facile traduzione,
realizzando un film tanto doloroso
quanto dignitoso: nessun ricorso a
scene madri o facili pietismi, piuttosto
la volontà di tratteggiare con un
In sala
Regia Vincenzo Marra
Con Riccardo Scamarcio, Daniela Ramirez
Genere Drammatico (108’)
EVEREST
Resoconto fedele, e
anonimo, di un disastro
annunciato. Si salva il cast
In sala
Regia Baltasar Kormákur
Con Josh Brolin, Jason Clarke
Genere Drammatico (121’)
NELLA PRIMAVERA del 1996, sul
Campo Base dell’Everest, erano una
ventina le spedizioni commerciali
pronte a lanciare la sfida alla montagna.
Troppe. Il film di Kormákur racconta ciò
che successe all’Adventure Consultants
e alla Mountains Madness, considerate
il top dell’alpinismo a pagamento. Un
cammino di avvicinamento alla
tragedia che galleggia tra l’epica e il
privato, la retorica della sofferenza
fisica e quella di un dolore intimo,
affidata al campo/controcampo delle
60
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
telefonate tra gli scalatori e i
familiari rimasti a casa angosciati. Due
strategie retoriche che Kormákur porta
avanti affidandosi alla performance dei
suoi attori, mentre è tutta sua
l’incombenza di far parlare la montagna
e di farne un personaggio. Compito
eseguito con mestiere ma senza
quell’ispirazione che avrebbero
permesso al film di fare un salto di
qualità. Se la scelta di allargare le
maglie del racconto si rivela azzeccata
perché restituisce allo spettatore un po’
di quello smarrimento che si deve
provare lassù, l’approccio del filmaker
islandese è limitato, soprattutto
tecnico, senza quel fuoco vivo che gli
avrebbe permesso di far uscire la
montagna dall’anonimato e di scrivere
l’articolo determinativo davanti al suo
nome: l’Everest.
GIANLUCA ARNONE
DHEEPAN
Audiard e il senso di “integrazione”, sociale e filmica. Palma d’Oro a Cannes
Anteprima
Regia Jacques Audiard
Con A. Jesuthasan, K. Srinivasan
Genere Drammatico (111’)
PER FUGGIRE dalla guerra civile in Sri
Lanka, un ex combattente, una donna e
una bambina di 9 anni diventano “una
famiglia”, senza essersi mai visti prima. E
raggiungono Parigi, dove vengono
sistemati in un agglomerato di una
banlieue malfamata. L’uomo, Dheepan,
inizia a lavorare come tuttofare nei vari
palazzoni. La donna, Yalini, si prende
cura di un anziano ammalato. La bimba,
Illayaal, prova ad integrars i nella “classe
speciale” della scuola di quartiere. E
giorno dopo giorno, i tre quasi si
convincono di essere diventati una
famiglia. Una “vera” famiglia. Ma i traffici
che vengono gestiti in quei palazzi
finiranno per minacciare la loro illusione.
Jacques Audiard vince la Palma d’Oro a
Cannes 2015 con un film che sembra
rileggere gli elementi fondanti dei suoi
due lavori precedenti, Il profeta e Un
sapore d i ruggine e ossa: da una parte la
storia d’integrazione, dall’altra l’interesse
nel provare a sviluppare una “love story”
partendo da un’angolazione differente,
da premesse anomale. Il film funziona, e
bene, su entrambi i livelli: Audiard non
smette di manipolare il suo cinema,
alternando pedinamenti ad astrazioni,
tenerezze e brutalità: una scena caotica
per catturare quel momento carico di
paure e speranz a prima di salire a bordo
della barca che li porta via dalla loro
terra insanguinata, poi lucine
fluorescenti che illuminano il buio di un
futuro ancora da decifrare, per poi
“trasfocare” sul volto di Dheepan che
vende cerchietti luminosi e ammennicoli
per le strade di Parigi. “Integrazione”: la
vera chiave di Dheepan è quella di voler
capire che cosa succede quando il
migrante, il rifugiato politico, chiunq ue
sia costretto ad abbandonare la propria
terra, si ritrova a dover affrontare non
solo una trasformazione sul piano
sociale, esteriore, “artificiosa”, ma anche
più intima, nascosta, domestica,
“naturalista”. È dentro le quattro mura di
un appartamento fatiscente che quella
di Dheepan riesce a farsi davvero
“famiglia”, a integrarsi, al netto di un
contesto nuovamente ostile. Che riporta
in superficie il pas sato da cui si era
fuggiti. Per fuggire di nuovo, e (sognare
di) ritrovarsi ancor più famiglia di prima.
VALERIO SAMMARCO
Si fondono aspetti del Profeta e di
Un sapore di ruggine e ossa
ottobre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
61
i film del mese
MAZE RUNNER - LA FUGA
Il secondo episodio della saga non tradisce
Battle Royale, romanzo e poi film di
culto. La stessa Katniss Everdeen
discende dall’eroina di un classico, la
Batsheba Everdene protagonista di Via
dalla pazza folla di Thomas Hardy.
Twilight e Hunger Games sono stati
fenomeni globali, e probabilmente le
operazioni più banali. Molto meglio la
saga di Maze Runner, creata da James
Dashner e portata sullo schermo da
Wes Ball per entrambi i capitoli. Il
secondo episodio non tradisce le
attese e soprattutto il ritmo e la
tensione già vissute. Merito di un
ottima sceneggiatura, di un montaggio
serrato e del giovane trio di
protagonisti dall’indiscusso talento,
affiancati qui da uno stuolo di
caratteristi che li supporta senza
rubare la scena. Perché si sa, il futuro è
dei giovani. Basta lasciargliene uno.
ALESSANDRO DE SIMONE
LA MOLTIPLICAZIONE delle saghe
fantasy teen è uno dei fenomeni socioculturali più interessanti degli ultimi
anni, conseguenza del successo di
Harry Potter, ma che in realtà viene da
più lontano. I futuri distopici di
Divergent o del sottovalutato The Giver
sono figli della Guerra Fredda, dal
Bradbury di Fahrenheit 451 al Signore
delle Mosche di William Golding, due
esempi da cui tutti hanno attinto a
piene mani, compreso il giapponese
In uscita
Regia Wes Ball
Con Dylan O’Brien, Kaya Scodelario
Genere Azione (132’)
MUCH
LOVED
Ayouch racconta la
prostituzione in Marocco.
Senza sconti, in cerca dei
pochi valori rimasti
In uscita
Regia Nabil Ayouch
Con Loubna Abidar, Asmaa Lazrak
Genere Drammatico (105’)
MARRAKECH, giorni nostri. Noha,
Randa, Soukaina fanno “la vita”. La
loro quotidianità è scandita da
interminabili notti orgiastiche in cui
soddisfano i desideri, e le perversioni,
di ricchi clienti sauditi ed europei, e di
mattinate vuote trascorse a guardare
la tv o a provare nuove pettinature. Le
uniche scintille di umanità autentica
sono quelle che le tre ragazze
ritrovano nella propria intimità, tra
62
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
una famiglia da mantenere, sogni di
fatuo romanticismo e voglia
d’espatriare. Il degradante universo
della prostituzione femminile in
Marocco è solo in apparenza rinchiuso
fra le camere da letto della città di
Marrakech: si allarga, in realtà, sino a
dirci qualcosa d’importante sulla
ricerca d’identità e sulla percezione
della donna, e del suo corpo, nelle
società di ogni continente.
Il film del regista Nabil Ayouch sconta
forse il prezzo di una narrazione
episodica e dei tanti, troppi fili
annodati e non sviluppati a dovere, ma
restituisce con efficacia, e con una
buona sostanza filmica, un mondo
coerente nella sua brutalità, là dove si
è fatta piazza pulita di tutti i valori,
eccetto uno: l’amicizia. Tra donne,
s’intende.
GIANFRANCESCO IACONO
BLACK MASS - L’ULTIMO GANGSTER
Johnny Depp si trasforma in James “Whitey” Bulger. Dignitoso crime-movie
In uscita
Regia Scott Cooper
Con Johnny Depp, Joel Edgerton
Genere Drammatico (120’)
CHI ERA JAMES “WHITEY” BULGER?
Prova a raccontarcelo Scott Cooper,
che al suo terzo lungometraggio
decide di “inquadrare” quello che, nel
2007, era considerato dall’FBI il
secondo fuggitivo più importante dopo
Osama Bin laden. Già, proprio l’FBI,
grazie al quale anni prima lo stesso
Bulger era riuscito a diventare il boss
indiscusso di Boston. Ufficialmente
“informatore” da utilizzare per tentare
di arrivare alla cattura del clan mafioso
degli Angiulo, l’irlandese dagli occhi di
ghiaccio sfruttò per anni quella che lui
definiva “alleanza” per agire
indisturbato e diventare sempre più
potente. Ed è questo strano legame ad
interessare maggiormente Cooper,
deciso a portare in superficie le
contraddizioni umane di un criminale
senza scrupoli, capace di uccidere a
sangue freddo e, al tempo stesso, di
accostare l’auto per aiutare un’anziana
signora del quartiere dov’è cresciuto.
Black Mass si concentra sull’ascesa del
boss, partendo da metà anni ’70. Il
controllo del territorio, racket e
narcotraffico, scommesse e distributori
automatici: chi tradisce muore, chi parla
muore. Ma Boston rappresenta anche
l’infanzia di Bulger, i suoi legami
(l’anziana madre, il fratello senatore
interpretato da Benedict Cumberbatch,
il piccolo figlio che perderà
tragicamente…): proprio da lì arriverà il
più insperato degli aiuti, dall’agente
John Connolly (Joel Edgerton), un
tempo compagno di giochi, che
intravede in Whitey il modo più veloce
per fare carriera.
Quello di Cooper è un film che pesca a
piene mani dalla tradizione dei
gangster-movie americani, ma che
riesce anche a smarcarsi con dignità dal
peso dei paragoni. L’aiuto che gli porta
Johnny Depp (la cui trasformazione
fisica, a detta di molti, già gli
garantirebbe un ingresso di favore alla
cinquina dei prossimi Oscar…) è tutto
sommato relativo: vuoi per la natura
così distaccata del personaggio, vuoi
per la capacità di non anteporsi mai
troppo al film stesso, l’attore è il primus
inter pares di un meccanismo
funzionale e coinvolgente.
VALERIO SAMMARCO
Al centro dell’attenzione lo strano
legame tra il boss e l’FBI
ottobre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
63
i film del mese
A TESTA ALTA
Il disagio giovanile secondo Emmanuelle Bercot
rivede la sua adolescenza (Magimel) e
di una coetanea (Rouxel) che, senza
alcun preconcetto, saprà amarlo. Film
d’apertura dello scorso Festival di
Cannes, quello di Emmanuelle Bercot è
un romanzo di formazione che si
inserisce nel solco tracciato dalla
cinematografia francofona, quello
abitato dai vari Truffaut, Bruno Dumont,
i fratelli Dardenne, esempi altissimi
verso i quali è impossibile non
relazionarsi quando si tratta di
accostarsi al disagio del mondo
giovanile. Problematiche rese ancor più
credibili dall’intensa prova del
protagonista, per il quale il passaggio
all’età adulta sarà inevitabile: una nuova
vita che apre alla speranza ma che, allo
stesso tempo, conduce alla scelta forse
un po’ forzata di escamotage narrativi
vagamente consolatori.
VALERIO SAMMARCO
MALONY è un bambino problematico.
La madre lo abbandona, lasciandolo alle
decisioni del giudice minorile
(Deneuve). Ormai adolescente, Malony
(Paradot) rifiuta qualsiasi convenzione,
la sua rabbia è incontenibile, la sua
esistenza in bilico tra una libertà
ingestibile e la reclusione di centri di
recupero e carceri minorili. La speranza
di un domani migliore è nelle mani del
giudice che l’ha visto crescere, di un
assistente sociale che nel ragazzo
In uscita
Regia Emmanuelle Bercot
Con Rod Paradot, Catherine Deneuve
Genere Drammatico (120’)
THE
PROGRAM
Il più grande ciclista
(dopato) di tutti i tempi
In uscita
Regia Stephen Frears
Con Ben Foster, Chris O’Dowd
Genere Biografico (104’)
ASCESA e caduta di Lance Armstrong
(Foster), ciclista plurivincitore del
Tour de France (sette titoli) e
responsabile del “più sofisticato
programma di doping nella storia
recente dello sport”. I primi trionfi nel
segno del doping, la vittoria contro il
cancro, l’impegno contro la malattia
(scudo mediatico per le future
malefatte), le confessioni dei
compagni di squadra, la pubblica
ammissione: a parte Sheryl Crow e
Pantani, il biopic di Frears mostra
64
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
l’Armstrong ben noto allo spettatore,
ben lieto di ricordare gli eventi prima
che il film li proponga su schermo.
Ma per il resto, il film è un’occasione
perduta: soffocati dall’esibizione
voyeuristica di flebo e siringhe, e dalla
divulgativa necessità di spiegare tutto
coi dialoghi, Frears e lo sceneggiatore
John Hodge badano più alla
ricostruzione di facciata e alla
somiglianza fisica dei personaggi che
a mollare un significativo pugno allo
stomaco dello spettatore. Il vero
dramma sportivo di Armstrong è un
dilemma etico: quanto è sbagliato
vincere barando, se con le mie vittorie
posso far bene a milioni di persone?
Dilemma che il film, privo di empatia
nei confronti del suo antieroe
protagonista, rifiuta sistematicamente
di affrontare.
GIANLUIGI CECCARELLI
LA LEGGE DEL MERCATO
Dopo i Dardenne, anche Brizé ragiona sulla “moralità” del lavoro. Lindon maestoso
Anteprima
Regia Stéphane Brizé
Con Vincent Lindon, Karine de Mirbeck
Genere Drammatico (93’)
51 ANNI, da 20 mesi disoccupato, 500
euro al mese di sussidio, la vita di
Thierry è fatta di colloqui e trattative, di
quotidianità in famiglia (una moglie e un
figlio ritardato) e di momenti di svago.
Poi, finalmente, arriva il lavoro: addetto
alla sicurezza di un supermercato. E
Thierry, inappuntabile come di consueto,
sarà presto messo di fronte ad una
situazione difficilmente “negoz iabile”. È
molto difficile non pensare all’ultimo film
dei Dardenne (Due giorni, una notte), di
fronte a La loi du marché di Stéphane
Brizé: le analogie sono molte, a partire
dall’argomento comune, quello del
lavoro e delle implicazioni sociali, poi un
rigore e al tempo stesso la scelta di un
percorso “semplice” per seguire un
personaggio chiamato a far fronte ad
uno dei mali del nostro tempo. La
differenza s ostanziale tra il film di Brizé
e quello dei Dardenne – uniti da due
grandi interpretazioni, allora Marion
Cotillard, stavolta il sempre convincente
Vincent Lindon (premiato a Cannes) – è
soprattutto di carattere strutturale: lì la
protagonista (depressa, apatica) doveva
far di tutto per convincere i colleghi a
rinunciare a dei bonus in modo tale che
lei non perdesse il lavoro, mentre Brizé
si concentra su un personaggio che, una
volta riottenuto un impiego, viene
messo di fronte ad un impietoso
dilemma morale. Brizé si prende il
tempo necessario per creare i giusti
presupposti di un finale coerente, in
linea con quanto mostrato fino a quel
momento della vita di Thierry, uomo
giusto ma mai accondiscendente: mai
una scena madre, o cadute nel patetico,
il film sceglie una linea di condotta
austera ma non per que sto insincera. E
la mantiene anche nel momento
cruciale, quando Thierry è costretto, suo
malgrado, a smascherare prima qualche
taccheggiatore occasionale, poi alcuni
colleghi del supermercato dediti a
lucrare sulle fidelity card o a nascondere
qualche buono sconto. Gente disperata,
forse più di lui: e quando “la legge del
mercato” viene messa di fronte alla
“misura di un uomo” bisogna prendere
una decisione. Soccombere e
disumanizzarsi, o smettere la divisa di
un sistema che non accettiamo più.
VALERIO SAMMARCO
Disumanizzarsi. O voltare le spalle
a un sistema inaccettabile?
ottobre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
65
i film del mese
LO STAGISTA INASPETTATO
Una commedia d’altri tempi grazie a De Niro
tempo per la famiglia. Lu i pensionato
vedovo riuscito ad entrare nel
programma di utilità sociale per “stagisti
senior” brevettato dall’azienda di lei.
Insieme faranno faville fuori e dentro
l’ufficio: perché, ecco la morale, dietro
una grande donna c’è un uomo più
anziano e saggio. Tranquilli nessun
romance fuori tempo massimo in
agguato, ma una chimica che sembrava
perduta, fatta di lealtà, stima e
collaborazione reciproca. Così i l solito
canovaccio dolciastro della Meyer si
rivela gradevole passo a due, polite e
deliziosamente retrò. Nessuna entrata a
gamba tesa su item politico/sociali,
intendiamoci, ma qualcosa di non
scontato sul gender sì. Certo il
pacchetto è insopportabilmente pulito no conflitti, no disomogeneità - ma le
due ore scivolano via che è una bellezza.
GIANLUCA ARNONE
DE NIRO ha tanta cose da farsi
perdonare, una per ogni volta che ha
cercato di buttare nel water una gloriosa
carriera con film improponibili. Lo
stagista inaspettato poteva prolungare
la serie e invece il caro vecchio Bob
regala alla commedia di Nancy Meyers
un’eleganza e una gentilezza d’altri
tempi, pari a quelle portate dal suo
personaggio alla lanciatissima start up
messa in piedi da Anne Hathaway. Lei
classica donna in carriera con poco
In uscita
Regia Nancy Meyers
Con Robert De Niro, Anne Hathaway
Genere Commedia (120’)
WOMAN IN
GOLD
Il celebre dipinto di Klimt
e l’orrore della Shoah
In uscita
Regia Simon Curtis
Con Helen Mirren, Ryan Reynolds
Genere Drammatico (109’)
SE GLI ULTIMI SPRAVVISSUTI alla
Shoah iniziano a morire spetta all’arte
l’onere della memoria. All’arte in
generale, come imperativo etico, e a
quella rubata da Hitler, pagina rimasta
a lungo incollata nel grande libro
dell’infamia. Ed ecco il cinema. Prima
The Monuments Men, quindi
Francofonia, adesso Woman In Gold,
che rievoca la battaglia processuale
del 1998 tra l’ebrea Maria Altmann,
legittima erede della Dama in Oro di
Klimt (la dama, Adele, era la zia) e
66
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
l’Austria, che si impossessò del quadro
ai tempi dell’Anschluss. Una querelle
che lascia le aule giudiziarie per
presentarsi davanti al Tribunale della
Storia perché, come dice qualcuno nel
film, “le opere d’arte trafugate dai
nazisti sono gli ultimi prigionieri di
guerra”. Simon Curtis stringe la mdp
addosso sulla sua eroina, interpretata
impeccabilmente da Helen Mirren (con
Ryan Reynolds che sembra lo
scolaretto sotto tutela), trasformando
l’intero affare della restituzione nella
vicenda di un risarcimento umano.
Opta per una messa in scena ariosa,
dagli ingranaggi elementari, tutta
incardinata sui flashback. Non
convince per intero e l’esito è
scontato. Però vedere qualcuno
ottenere giustizia resta sempre uno
spettacolo gratificante.
GIANLUCA ARNONE
SOPRAVVISSUTO - THE MARTIAN
Ottimo Matt Damon e grande primo tempo. Poi la luce di Ridley Scott si spegne, di nuovo
In sala
Regia Ridley Scott
Con Matt Damon, Jessica Chastain
Genere Fantascienza (141’)
SE È VERO che Sopravvissuto – The
Martian è il miglior film di Ridley Scott
da parecchi anni a questa parte, è
altrettanto vero che non ci voleva poi
molto a diventarlo. L’autore di Alien e
Prometheus è tornato ancora una volta
nello Spazio impugnando però un
registro quasi totalmente differente, più
leggero, pur partendo da un assunto
altamente drammatico.
L’atteggiamento con cui l’astronauta
Mark Watney/Matt Damon vive il suo
isolamento forzato su Marte è quello di
rassegnata ironia, mista alla volontà
ferrea di sopravvivere. Finché Scott e il
suo film restano attaccati a questo
personaggio originale, umanissimo
nella sua semplicità, The Martian si
mantiene un prodotto di qualità
altissima, poiché mescola la messa in
scena sempre esteticamente preziosa
del cineasta con la forza emotiva della
vicenda. Sotto questo punto di vista,
fondamentale è l’apporto di un Matt
Damon in forma strepitosa: con la sua
capacità di dar profondità alla vita
interiore dell’uomo comune, l’attore
rende Watney uno straordinario eroe di
tuti i giorni, commovente nel suo sforzo
di rendere “normale” una situazione
così straordinaria. Il terrore e l’angoscia
che si celano dietro la facciata ironica e
soltanto apparentemente serena sono
rese perfettamente da Damon, alle
prese con una delle migliori
interpretazioni della sua ammirevole
carriera. Purtroppo però la seconda
parte di Sopravvissuto – The Martian si
concentra troppo sulla missione di
salvataggio del protagonista, inserendo
momenti e sottotrame che grondano
retorica e sprecano la tensione
originale. Il tono leggero che
paradossalmente funziona benissimo
per delineare la situazione disperata di
Watney risulta poi invece immotivato,
se non addirittura fastidioso, negli altri
personaggi. Quanto di buono mostrato
nella prima metà del film viene in molta
parte sciupato, facendo dell’operazione
complessiva un qualcosa di
apprezzabile che però lascia in bocca il
sapore dell’occasione persa. Come
ormai succede molto, troppo spesso
nella filmografia di Ridley Scott.
ADRIANO ERCOLANI
L’autore di Alien torna nello
Spazio con più ironia
ottobre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
67
i film del mese
MARGUERITE
Cantare è la più struggente forma di liberazione. Ce lo ricorda un Giannoli “da urlo”
In sala
Regia Xavier Giannoli
Con Catherine Frot, André Marcon
Genere Commedia (127’)
LA STONATURA non è un’arte, l’onestà
sì. La musica è l’esempio epifenomeno,
ma la stonatura sta in ogni attività
creativa, e non solo. Se avessimo il
fegato di dire la verità agli stonati, cioè
a quella particolare categoria di
incapaci, spesso ignari del danno,
questo sarebbe un mondo migliore.
Essere stonati non è una colpa, ma una
condizione. Potrebbe non essere
immediata questa condizione a chi non
sa modulare un’aria come a chi non sa
raggiungere un’armonia minima
inventando un abito o a chi non sa
comunicare, e scrivere, in un certo
equilibrio di contesto, dentro un sapere
eccetera, insomma “in tono”. Che sia la
natura è vero solo in parte, e fuori dal
68
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
canto, dove è evidente, l’intonazione è
anche una volontà, un impegno che
prevede il coraggio di essere criticati,
di capire e migliorare, ovvero di
dedicarsi ad altro. Si vede bene quanto
questo riguardi la vita di ogni giorno.
Ma se siamo circondati da una banda
di disonesti? Cioè di pavidi adulatori
interessati a illuderci per vantaggio? O
soltanto da deboli affetti che più che
difenderci dalla verità difendono se
stessi dalla fatica di praticare l’onestà?
Marguerite è questo, nella materia che
fonde, più di ogni altra, natura e
cultura, il corpo. Ricostruisce,
spostandola in Francia, la paradossale
vicenda dell’ereditiera Florence
Jenkins, la più stonata soprano dei
teatri dei primi ‘900. Inascoltabile
esecutrice di Mozart e Verdi,
Marguerite è un’anima fragile, indotta
da una comunità di feroci
approfittatori a “non sapere”, così
trasportata dalla musica da essere
incapace di ascoltare il proprio disastro
(da premio Catherine Frot). Questa
Callas al contrario è una vittima: delle
menzogne di chi la usa come un
mostro e del suo struggente bisogno
di esistere come “corpo cantante”, non
a caso utilizzato in una performance
dadaista contro l’arte edificante e
costruttiva (bella la ricostruzione). Il
bisogno di cantare è la più struggente
forma di liberazione. Più del sesso. Si fa
da soli. Può nuocere però agli altri...
Finale tragico.
SILVIO DANESE
Anima fragile, Callas al contrario:
straordinaria Catherine Frot
i film del mese preview
a cura di Manuela Pinetti
SPECTRE
ALASKA
GLI ULTIMI
SARANNO ULTIMI
C’È ANCHE un po’ di Italia, grazie alle
scene girate a Roma, nel
ventiquattresimo film della serie 007,
nome in codice dell’agente dei servizi
segreti britannici e qui interpretato
per la quarta volta da Daniel Craig. Il
titolo fa riferimento alla misteriosa
organizzazione con cui James Bond
dovrà confrontarsi quando un suo
membro (Christoph Waltz) gli rivelerà
di avere un oscuro legame personale
con lui.
C’È TUTTA LA FRAGILITÀ di due
giovani cuori impegnati nella difficile
ricerca della felicità nella storia di
Fausto e Nadine, che si incontrano per
caso a Parigi tra le ricche sale
dell’Hotel Ritz dove lui lavora come
cameriere e lei tenta la carriera di
modella. In attesa di in un futuro
migliore, si perderanno tra Parigi,
Milano e l’Alto Adige. Dal regista di
Lezioni di cioccolato e Una vita
tranquilla.
UN’OPERAIA prossima al parto
irrompe con una pistola sul posto di
lavoro: non le hanno rinnovato il
contratto, è disperata, è arrabbiata. E
rivuole il suo posto. Come si è arrivati
a questo epilogo? Una commedia
amarissima sull’attualità italiana e un
mondo del lavoro sempre più
caratterizzato da precarietà e cinismo.
Dall’omonimo spettacolo teatrale del
2005 scritto dal regista Massimiliano
Bruno.
Regia Claudio Cupellini
Con Elio Germano, Àstrid Bergès-Frisbey
Regia Massimiliano Bruno
Con Paola Cortellesi, Alessandro Gassman
Regia Sam Mendes
Con Daniel Craig, Christoph Waltz
BY THE SEA
HUNGER GAMES. IL CANTO
DELLA RIVOLTA - PARTE 2
DIO ESISTE E VIVE A
BRUXELLES
A DIECI ANNI da Mr. & Mrs. Smith, il
film che li fece innamorare, Angelina
Jolie e Brad Pitt tornano a recitare
insieme. Stavolta dietro la macchina
da presa c’è lei, alla sua terza opera
come regista. Cuore del film è una
coppia statunitense che cerca di
superare una crisi matrimoniale
viaggiando in Europa; la tappa in una
località balneare francese sarà
risolutiva. Sceneggiatura della stessa
Jolie.
PER LA GIOVANE ARCIERA eroina
Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence)
è giunta l’ora della battaglia finale
contro il potentissimo tiranno di
Capital City, il presidente Snow
(Donald Sutherland). Il film, quarto
della saga di Hunger Games, segna
anche l’ultima trasposizione
cinematografica tratta dalla trilogia di
romanzi firmati da Suzanne Collins,
anche se già si vocifera di possibili
prequel e sequel.
DIMENTICHIAMO l’Antico Testamento,
e anche il Nuovo: Dio ne sta
scrivendo un altro dalla casa di
Bruxelles dove vive con una moglie
esasperata dal suo carattere
insopportabile e una figlia di dieci
anni. Quest’ultima, ribelle come l’altro
figlio, si mette in testa di liberare
l’umanità dalla divina cattiveria del
Padre. Satira, blasfemia e atmosfere
surreali dal regista di Mr Nobody e
Toto le héros.
Regia Francis Lawrence
Con Jennifer Lawrence, Liam Hemsworth
Regia Jaco Van Dormael
Con Catherine Deneuve, Benoît Poelvoorde
Regia Angelina Jolie
Con Angelina Jolie, Brad Pitt
ottobre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
69
Dvd /// Blu-ray /// SerieTv /// Borsa del cinema /// Libri /// Colonne sonore
TELE
A CURA DI VALERIO SAMMARCO
IN QUESTO NUMERO
Quando un "pessimo"
cineasta scriveva
racconti: Ed Wood.
Anatomia degli
anni ‘70
DA NON
PERDERE
Nelle fauci di
Jurassic World.
Youth e True
Detective
La classe dei classici
The Leftovers
Candice Renoir
Social Surfing
Guida all’horror
Note di Fantozzi
SPECTRE
PUÒ ATTENDERE
The Ultimate James Bond Collection
73
75
76
79
81
82
TELECOMANDO
/// Dvd e Blu-ray ///--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Jurassic
World
Record d’incassi mondiale,
ora in salotto. Con extra
giganteschi
ltre 1,6 miliardi di dollari
nel mondo, terzo incasso
di sempre della storia del
cinema. Con questo biglietto da
visita arriva in homevideo Jurassic
World, dal 7 ottobre in Blu-ray,
Dvd e in cofanetto due dischi Bluray 3D + Blu-ray. Dimenticate i
due sequel (Il mondo perduto e
Jurassic Park 3) del prototipo
originale: Jurassic World è a tutti
gli effetti l’ideale prosecuzione
del film diretto da Spielperg nel
’93, tratto dal bestseller
omonimo di Michael Crichton: il
regista de Lo squalo (che ora è
un semplice spuntino per il
Mosasauro…) – ancora produttore
del franchise – affida la rinascita
della sua creatura a Colin
Trevorrow, che a sua volta punta
forte sull’attrazione di un nuovo
O
72
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
dinosauro creato geneticamente,
l’agghiacciante Indominus Rex,
oltre all’affiatamento tra Bryce
Dallas Howard e Chris Pratt.
Naturalmente “spaventosi” anche
gli extra: scene eliminate,
“Benvenuti a Jurassic World”
(viaggio alla scoperta della
creazione e delle atmosfere del
film, con il regista e Spielberg
che parlano di come è nata
l’idea), “I dinosauri di nuovo in
libertà”, “Jurassic World visto da
Chris & Colin” e “Jurassic World:
Pass universale” (Chris Pratt e
Colin Trevorrow si intervistano a
vicenda e parlano dei momenti
topici del film), “Visita
all’Innovation Center con Chris
Pratt”.
DISTR. UNIVERSAL PICTURES H. E.
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Laclasse
deiclassici
a cura di Bruno Fornara
Golfo del Messico
Golfo del Messico esce sei
anni dopo Acque del Sud
di Howard Hawks, che
nell’originale, To Have and
Have Not, riprendeva il
titolo del romanzo di
Hemingway. Hawks
traspone liberamente.
Curtiz, più fedelmente.
John Garfield, al penultimo
film, finito nelle liste nere,
precursore degli attori
tormentati della Hollywood
che verrà, è Harry,
proprietario di una barca
che porta a pescare gente
ricca. Ce n’è uno uno che
vuole però andare in
Messico con una donna e
scompare senza pagare.
Harry, con moglie
innamorata e due
bambine, non ha più un
soldo. Per venirne fuori
accetta qualche affare
poco pulito: non gliene va
bene nessuno. Curtiz tinge
di noir il film, tiene dritto il
timone della vicenda
sentimentale di un Harry
sospeso tra l e due donne,
l’attiva bionda che il
riccone ha mollato e la
moglie che, per gelosia, si
fa bionda anche lei;
descrive con perizia luoghi
e personaggi di contorno;
porta il film verso la
malinconia e la tristezza; lo
chiude silenziosamente sul
figlioletto, rimasto solo,
dell’aiutante di Harry che
ha fatto una brutta fine.
Regia Michael Curtiz
Con John Garfield, Patricia Neal
Genere Noir (Usa, 1950)
Distr. A&R Productions
ottobre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
73
TELECOMANDO
/// Dvd e Blu-ray ///--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
The Ultimate
James Bond
Collection
In attesa di Spectre (6 novembre), dal 29
ottobre sarà possibile effettuare una maratona
completa dei 23 film finora realizzati su James
Bond. Nuovi contenuti speciali che includono
due featurette con le interviste agli autori di
Bond, Neal Purvis e Robert Wade: “L’ombra di
SPECTRE” si concentra sulla storia
dell’immaginaria associazione criminale
mondiale e organizzazione terroristica.
La seconda featurette, “The Story So Far”,
riassume e ripercorre i momenti più
significativi dei precedenti tre film interpretati
da Daniel Craig. L’Edizione Speciale Deluxe del
cofanetto, disponibile solo in Blu-ray, include
anche un bonus disc con l’esclusivo contenuto
“Tutto o Niente”, doc di 90 minuti sulla storia
mai raccontata di 007 e un libretto tascabile
con le locandine dei 50 Anni di James Bond,
tra cui i migliori poster da Dr.No a Spectre.
DISTR. 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT
Youth e Sorrentino
L’ultimo film del regista Premio Oscar e un
cofanetto con tutti i suoi lavori
Anche in Blu-ray
(dal 28 ottobre)
l’ultimo film di Paolo
Sorrentino,
interpretato da
Michael Caine e
Harvey Keitel, con
Backstage, scene tagliate e
interviste al regista nei
contenuti speciali.
L’occasione è ghiotta anche
per recuperare i
precedenti film di
Sorrentino, raccolti in un
elegante cofanetto DVD
con slipcase: da L’uomo in
più a La grande bellezza,
che lo scorso anno gli è
valso l’Oscar come miglior
film straniero.
DISTR. MEDUSA/WARNER BROS. H.E.
74
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Extra Serial
True Detective, The Leftovers e
Wayward Pines
Apprezzare nuovamente – in Bluray – alcune tra le serie tv più
intriganti dell’ultimo periodo
potrebbe essere utile anche per i
numerosi extra che le varie
edizioni propongono.
Per Warner arrivano la stagione 1
di True Detective (making of,
interviste, scene eliminate e
incontro con Nic Pizzolatto e T
Bone Bunett) e The Leftovers, dal
creatore di Lost Damon Lindelof
(making of, dal romanzo alla
serie, Living Reminders). Per Fox
invece, solamente in Dvd, arriva
Wayward Pines, miniserie in 10
episodi dal romanzo di Blake
Crouch: negli extra, “creare una
città idilliaca” e “creare una
mitologia”.
White God
Forza maggiore
Vincitore di Un
Certain Regard
a Cannes 2014, è
disponibile in
homevideo
il film
dell’ungherese Kornél
Mundruczó. Che attraverso
una metafora nemmeno
troppo sottile, ragiona sul
violento ritorno del razzismo
nel suo paese.
Una nuova legge, che tende a
favorire i cani di razza,
prevede una tassa gravosa sui
cani meticci: la maggioranza
dei proprietari abbandona i
propri bastardini nei canili.
Chi non si vuole arrendere è
però la tredicenne Lili (Zsófia
Psotta), che combatte
disperatamente per
proteggere il suo cane Hagen.
Nei contenuti speciali il
backstage e il trailer del film.
Premio della
Giuria in Un
Certain Regard
del 67° Festival
di Cannes, arriva
in Dvd il film di
Ruben Östlund, con
Johannes Kuhnke e Lisa
Loven Kongsli. Tomas, Ebba
e i figli Vera e Harry si
rilassano in settimana bianca:
un’improvvisa valanga
travolge i villeggianti. Tomas,
il capofamiglia, reagisce
all’evento in un modo che
finirà per sconvolgere il
proprio matrimonio. Sotto la
neve non finisce nessuno, ma
le conseguenze sono
comunque devastanti, con
Ebba che non gli perdona di
esser fuggito: come fare per
riconquistare il suo ruolo di
padre e marito? Negli extra
solamente il trailer.
DISTR. CG HOMEVIDEO/BOLEROFILM
DISTR.CG HOMEVIDEO/TEODORAFILM
French Connection
Il cielo sopra Berlino
Il titolo non
inganni: non è il
remake del
capolavoro di
William Friedkin
(Il braccio
violento della legge), ma
l’opera seconda del francese
Cédric Jimenez. Che realizza
un muscolare polar secondo
le tradizioni del genere
nazionale, con Jean Dujardin
e Gilles Lellouche.
Ambientato a Marsiglia nel
1975, il film segue le vicende
di un magistrato incaricato di
debellare la cosiddetta
“French Connection”, che
esporta eroina in tutto il
mondo. Ma far cadere la
mafia marsigliese non sarà
impresa da poco… Negli extra
il making of, le scene tagliate
e il trailer.
Torna in
homevideo il
capolavoro di
Wim Wenders,
diretto nel 1987.
In edizione Dvd
doppio disco, con il master
HD approvato dallo stesso
regista, in versione originale
con sottotitoli e con l’audio
italiano restaurato. Nel disco
1, oltre al film, il commento al
film di Wenders e Peter Falk;
nel disco 2, invece, le scene
tagliate commentate dal
regista, intervistato insieme a
Solveig Dommartin e a Peter
Falk. Un film sospeso nel
tempo, come l’angelo Damiel
(Bruno Ganz), che a Berlino
incontra Peter Falk, exangelo, e decide di
abbandonare l’immortalità
per la vita terrena.
DISTR. MEDUSA
DISTR. RHV
ottobre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
75
TELECOMANDO
/// Serie Tv ///
Candice
Renoir
[CANALE 116 DI SKY]
In prima visione assoluta dal 15 ottobre ogni giovedì alle 21.00
D
opo il successo ottenuto su
France 2, approda in Italia su
Fox Crime (canale 116 di
Sky), dal 15 ottobre ogni giovedì
alle 21.00, Candice Renoir, un serial
poliziesco in 18 episodi che ha
sedotto il 20% degli spettatori
transalpini nell’ultima stagione.
Candice Renoir (Cecile Bois), ha
ripreso il suo lavoro di polizia dopo
dieci di anni di inattività in cui si è
piccolo schermo
76
dedicata ai suoi 4 figli ma non è
facile ritornare al comando di
polizia criminale con colleghi
giovani e scettici davanti a una
superiore in tailleur che non sa
nemmeno usare il computer.
Ma la donna è determinata e
coraggiosa e grazie alle sue
intuizioni femminili è in grado di
incastrare un killer anche perché
conosce i componenti chimici di un
detersivo. Se Candice sembra un
po’ naîve è tutta apparenza,
nessuno potrà resisterle…
Tra gli altri interpreti Clara
Antoons, Étienne Martinelli, Paul
Ruscher, Alexandre Ruscher,
Arnaud Giovaninetti, Raphaël
Lenglet, Samira Lachhab, Gaya
Verneuil, Delphine Rich, Stéphane
Blancafort, Alix Poisson e Mhamed
Arezki.
a cura di Federico Pontiggia
Orson Welles
Halloween
Rock Hudson
Studio Universal
Studio Universal
Studio Universal
Il 5 e il 10, torna il
gigante scomparso 30
anni fa: L’orgoglio degli
Amberson, L’infernale
Quinlan e Quarto potere.
Ogni martedì alle 21.15 +
maratona il 31/10, l’horror
è Tim Burton, da La sposa
cadavere a Beetlejuice e
Sweeney Todd.
Il lunedì alle 21.15, nel
30° della morte: Torna a
settembre, Il capitalista,
L’affare Blindfold e
Base artica Zebra.
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
WORLDWIDE
Ritorno di coppia
La Starz riunisce Sam Raimi e Bruce Campbell:
splatter e umorismo nero per un format horror
comedy già stracult. La notte di Halloween il pilot
a cura di Angela Bosetto
The Last Kingdom
(Première: 10 ottobre)
In occasione dell’uscita di
Warriors of the Storm (nono
romanzo delle Cronache dei
Sassoni, la saga storica
ambientata nell’Inghilterra del
nono secolo e firmata da
Bernard Cornwell), BBC
America porta sul piccolo
schermo le gesta di Uhtred di
Bebbanburg (Alexander
Dreymon), intrepido guerriero
sassone cresciuto tra i
vichinghi. Nel cast della serie,
già definita “il corris pettivo
britannico di Vikings e Il trono
di spade”, anche Rutger
Hauer, Matthew Macfadyen,
David Dawson, Emily Cox e Ian
Hart.
Wicked City
(Première: 27 ottobre)
Ash vs. Evil Dead
Se gli eroi canonici tornano vent’anni
dopo, a quelli groovy ne occorre qualcuno in più. Ventitré nel caso di Ashley J. Williams, per tutti “Ash, reparto
ferramenta”, l’indimenticabile protagonista della trilogia de La casa (Evil
Dead). E se il fisico non è più quello di
un tempo, non importa: la motosega e
l’incoscienza sono rimaste le stesse.
Solo una rete all’occasione orgogliosamente tamarra come la Starz pote-
(Première, 31 ottobre)
va avverare il sogno dei fan di Bruce
Campbell e dedicare un’intera serie
horror comedy al loro beniamino,
nuovamente impegnato a lottare
contro terribili demoni in un tripudio
di splatter e umorismo nero. Sarà lo
stracult che gli appassionati sperano
o uno scult di dimensioni epocali?
Lo scopriremo la sera di Halloween,
quando andrà in onda il pilot, diretto
da Sam Raimi in persona.
La nuova serie crime
antologica della ABC è
dedicata al lato oscuro di Los
Angeles. L’idea del creatore
Steven Baigelman è quella di
servirsi di un singolo caso per
raccontare in ogni stagione
un’epoca diversa della città
degli angeli. Si comincia
dall’edonismo sfrenato del
1982: mentre rock e cocaina
scorrono a fiumi, polizia,
stampa, spacciatori e
proprietari di club si alleano
per fermare due giovani
assassini che seminano il
panico sul Sunset Strip.
ottobre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
77
TELECOMANDO
/// Borsa del cinema ///-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
CONSUMO
PRECOCE
Anche per gli incassi ormai domina
la logica dell’evento. E le teniture si
accorciano sempre di più
di Franco Montini
C
inquanta sfumature di grigio,
campione di incassi della stagione 2014-15 con 19,6 milioni di euro, ha rastrellato l’80% del
proprio totale nei primi undici giorni
di programmazione. Si accettano
miracoli, il film italiano di maggior
successo, sempre relativamente alla
stagione appena conclusa, ha totalizzato il 46% dell’incasso complessivo nei primi quattro giorni. Ma i
casi citati non rappresentano un’eccezione, bensì la regola. Tutti i titoli
ai primi otto posti del Box Office
2014-15 hanno raccolto la stragrande maggioranza del proprio incasso
entro i primi due week end di pro-
78
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
grammazione. La percentuale degli
incassi dei primi undici giorni di Fast
& Furious 7, Avengers: Age of Ultron,
Cenerentola, Jurassic World, Lo
Hobbit: la battaglia delle cinque
armate, oltre ai due titoli già citati,
I SOLDI O SI
RACCOLGONO
SUBITO O NON SI
RACCOLGONO
PROPRIO
si attesta su quote che variano da un
minimo del 74 ad un massimo del
80%. Fra i primi otto in classifica nel
box office dell’ultima stagione solo
American Sniper, dopo undici giorni
di programmazione, ha fatto segnare una percentuale inferiore: era
attestato al 64% dell’incasso totalizzato a fine sfruttamento.
Insomma le modalità del consumo
di cinema in sala si stanno o meglio
si sono già profondamente modificate: se una volta, grazie anche all’esistenza delle prime, seconde e
terze visioni, la vita in sala di un film
durava per mesi e in qualche caso
addirittura per anni, oggi i film si
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Surfing
Jamie Dornan e Dakota
Johnson in Cinquanta
sfumature di grigio
devono andare a vedere appena
usciti. Domina la logica dell’evento e
le teniture si accorciano sempre più,
perché dopo due settimane lo sfruttamento è in gran parte esaurito,
indipendentemente dal gradimento
ottenuto. La maggior parte degli
spettatori se per qualche motivo impedimenti familiari, impegni di
l avo ro, i n f l u e n ze, s e t t i m a n e d i
vacanze- ha bucato un certo film al
momento dell’uscita, anche se si
tratta di un’opera artisticamente o
spettacolarmente interessante e riuscita, difficilmente andranno a recuperarla, perché nel frattempo altri
nuovi eventi arrivano in sala ed è
necessario essere sempre aggiornati
sulle novità.
Questo spiega perché, almeno per
un certo tipo di prodotto, ovvero i
film di consumo popolare, le aziende di distribuzione, favorite anche
dall’avvento del digitale, che ha
abbattuto i costi di stampa e movimentazione, tendano a promuovere
uscite a tappeto sempre più larghe,
occupando in prima battuta un’infinità di schermi.
I soldi o si raccolgono subito o non si
raccolgono proprio. Nelle sale monitorate da Cinetel, l’Auditel del mercato cinematografico, che controlla il
90% degli schermi, Cinquanta sfumature di grigio è stato distribuito in
prima battuta con 952 copie, ma
anche tutti gli altri film in testa al
b ox o f f i ce, co n l ’e ccez i o n e d i
American Sniper, che è diventato,
almeno nelle proporzioni, un successo imprevedibile, hanno potuto contare su distribuzioni con un numero
di copie superiore alle 600 unità. Da
queste considerazioni appare chiaro
come l’aspetto promozionale sia
sempre più un elemento determinante nel bene e nel male, perché se da
un lato è vitale partire alla grande,
dall’altro i film che non possono contare su campagne sostanziose faticheranno ad imporsi a dispetto di
qualità e valore.
@marco_spagnoli
Un post per contratto
Non più vetrina “personale”, ma strumento commerciale
L’
utilizzo
obbligatorio e
“disciplinato”
dei Social Media è
entrato nel mondo
dei contratti di
Hollywood e
dintorni. Diversi
attori e attrici,
nonché alcune Top
Model hanno rivelato
nelle ultime
settimane come, da
qualche tempo, nei
loro accordi
commerciali gli
account Facebook,
Twitter e Instagram
abbiano iniziato a
giocare un ruolo
fondamentale anche
sul piano economico,
con – in più – una
valutazione della
qualità dei loro post
e tweet in termini di
contenuti e, perfino,
di orari.
Una prassi dalle
implicazioni rilevanti,
perché in grado di
determinare e
ridefinire il ruolo e la
funzione
dell’immagine
pubblica del talent in
questione, secondo
regole molto precise,
ligie a clausole e
codicilli.
I Social Media,
dunque, entrati
nell’era contrattuale
non sono più
strumenti di
comunicazione
‘personale’ per
rapportarsi con il
pubblico e con
l’esterno in generale,
bensì canali di
sfruttamento di
un’immagine dove
dietro, si presume, ci
sia una persona, ma
che in realtà
possono celare oltre
ad assistenti e
società di gestione,
veri e propri interessi
di carattere
commerciale.
Eppure, la presenza
eterea nell’universo
digitale di star e
talenti ha avuto,
almeno fino adesso,
effetti interessanti e
importanti,
stabilendo un
“dialogo” talora
perfino utile e
costruttivo con le
persone che li
seguivano. Nel
momento in cui,
però, entra così
marcatamente e
dichiaratamente in
gioco l’aspetto
economico,
commerciale, ecco
che, perfino, un
tweet di sostegno a
questo film o a
quella persona,
potrebbe celare
ragioni occulte,
dovute più a legami
societari che ad
altro.
Riusciranno, poi, le
celebrità più
turbolenti a non fare
guai, come, invece
spesso capita? Come
nel caso del regista
dei Fantastici 4, Josh
Trank, che il giorno
prima dell’uscita del
film, si lamentava in
un post (poi
cancellato) che in
sala stesse per
arrivare una versione
meno interessante
della ‘sua’
rischiando, così, di
danneggiare l’esito
commerciale del
film.
Il regista di
Fantastic 4 - I
fantastici quattro,
Josh Trank
ottobre 2015
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
79
TELECOMANDO
/// Libri ///-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
B-Side
Ed Wood
Splatter.
Scritture pulp
Il folle racconto della vita di Ed
Wood, riportata alla ribalta nel
1994 dal genio di Tim Burton,
non si esaurisce nei suoi Bmovies. Tra fine anni ‘60 e inizio ‘70, quando il sogno di
Hollywood giaceva in un cassetto, spinto da necessità alimentari, Wood avviò un’attività di scrittore per riviste soft
porno. Un’avventura breve terminata nel ‘74, con il suo licenziamento. Nei 34 racconti destinati in origine a riempire gli
spazi tra le foto di provocanti
pin-up, tra cimiteri spettrali,
bar desolati e case abbandonate, fiumi di alcool e bagni di
sangue, si fanno strada con
coraggio le sue ossessioni. La
conferma di un mito.
(Gallucci Editore, Pagg. 400, €
19,00)
Ed Wood
racconta
Quando “il peggior
regista di tutti i tempi”
scriveva per campare.
Opere prime in Italia:
ragioniamoci su
CHIARA SUPPLIZI
Il grande Chaplin
Paul Duncan
The Charlie
Chaplin
Archives
Un pezzo costosissimo, ma
davvero unico. Con le sue novecento immagini (tra cui fotogrammi ancora inediti, scatti dietro le quinte, promemoria, documenti, storyboard,
poster, vari progetti, copioni e
immagini di film mai realizzati), il materiale raccolto da oltre centocinquanta tomi di
80
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
rassegna stampa d’epoca, le
interviste ai più stretti collaboratori di Chaplin, l’intera filmografia della “prima star
della storia del cinema” (corti
inclusi), un racconto orale
(narrato dal punto di vista di
Charlie stesso), questo volume supera persino i già elevati standard Taschen. E non
solo: nelle prime 10.000 copie
è incluso anche un prezioso
ritaglio di dodici fotogrammi
di Luci della città (1931), ricavato direttamente da una pellicola 35mm degli archivi
Chaplin.
(Taschen, Pagg. 560, € 150,00)
ANGELA BOSETTO
La prima volta
Pedro Armocida
(a cura di)
Esordi italiani. Gli
anni dieci al
cinema (20102015)
Salvo eccezioni, le oltre 250
opere prime italiane prodotte
negli ultimi cinque anni sono
passate quasi sotto silenzio.
Ma quella degli esordienti è
una realtà (culturale e sociale) con cui bisogna fare i conti e a esplorare l’altra faccia
del nostro cinema provvedo-
no, oltre ad Armocida, Nicole
Bianchi, Laura Buffoni, Gianni
Canova, Jacopo Chessa, Daniele Dottorini, Michela Greco, Raffaele Meale, Andrea
Minuz, Franco Montini, Giona
A. Nazzaro, Gabriele Niola,
Catherine O’Rawe, Arianna
Pagliara, Cristiana Paternò,
Ivelise Perniola, Federico
Pontiggia, Boris Sollazzo,
Bruno e Gianmarco Torri,
mente Francesca Polici e Antonio Valerio Spera intervistano i nuovi registi più rilevanti, da Aureliano Amadei a
Sydney Sibilia.
(Marsilio, Pagg. 352, € 28,00)
ANGELA BOSETTO
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
mento e terapia. Ma prima di
tutto va capito, senza per questo diventare oltranzisti della
semiotica. Ecco perché il libro
opta per l’approccio divulgativo, così da poter offrire tante
possibili chiavi di lettura a chi
vorrebbe semplicemente “saperne di più”, dal come guardare e scegliere un film allo
scoprire quali sono i generi e i
mestieri cinematografici… in attesa che qualche Ministro si
decida a renderlo materia di
studio basilare pure a scuola.
Prefazione di Marco Malvaldi.
(Pironti, Pagg. 176, € 12,00)
Anni ‘70
Gattopardo
Potere all'immaginario: il
decennio della nostra rivoluzione
audiovisiva
di Chiara Supplizi
ANGELA BOSETTO
L’Orrore! L’Orrore!
W. Catalano, R.
Chiavini, G. Filippo
Pizzo, M. Tetro
Guida al cinema
horror. Il new
horror dagli anni
Settanta ad oggi
Capire il cinema
Domiziano
Pontone
L’educazione
cinematografica
Il cinema può essere visto (e
vissuto) in molti modi: arte,
moltiplicazione di spazio e
tempo, proliferare di altre vite,
propulsore di fantasia, incarnazione dello spirito del tempo,
veicolo di cultura e informazione, svago, mezzo di propaganda, musica, letteratura in movi-
Infanti diabolici e bambole assassine, case maledette e giallo
all’italiana, demoni e possessioni, streghe e fantasmi, body
horror ed esperimenti al limite,
natura terribile e feste sanguinose, slasher e mockumentary,
trasposizioni letterarie e videoludiche, road movie e teen horror, rape & revenge e torture
porn, licantropi e vampiri,
mummie e zombie, alieni e
cannibali, icone e registi del
genere, dai capostipiti ai più visionari. Grazie a questo dettagliatissimo e riccamente illustrato “mostro tetracefalo” (come l’hanno definito i quattro
autori, già firme di Guida alla
letteratura horror), decidere
cosa guardare la notte di Halloween non sarà mai più un
problema.
(Odoya, Pagg. 670, € 28,00)
ANGELA BOSETTO
L’immagine
politica. Forme
del contropotere
tra cinema, video
e fotografia
nell’Italia degli
anni Settanta
Gli anni Settanta, una delle
stagioni più intense del nostro
passato recente, segnati
dall’incubo della violenza politica
e dallo spettro del terrorismo,
hanno costituito un momento di
crisi ma anche di svolta. Nel
panorama generale di grande
mobilitazione sociale, le immagini
cinematografiche, elettroniche e
fotografiche assumono per la
prima volta lo statuto di
strumento e terreno di lotta
politica. Uniche in grado di
penetrare all’interno dei fatti, di
raccontare l’animo del
contropotere, le immagini
divengono pratiche sociali al
servizio di una battaglia politica
contro l’ordine costituito, ma
anche contro le regole e gli
stilemi del processo audiovisivo e
iconico. Media differenti ma non
distinti – cinema, video e
fotografia – mettono a fuoco in
modo nuovo la realtà
destrutturandone il linguaggio,
ormai atavico. Se nel cinema, che
sa di poter dispiegare al meglio le
sue capacità militanti grazie
all’alleggerimento dei propri
dispositivi, si assiste, grazie
all’apporto di cineasti come
Faenza o Grifi, al proliferare di
materiali di matrice documentaria
e “di servizio”, il video – con i
suoi moderni mezzi produttivi –
offre un rinnovato supporto
all’attivismo politico e la
fotografia, dalle Polaroid delle
Brigate Rosse ai frammenti di
Tano D’Amico, impone
all’immaginario collettivo la
propria realtà. Direttrici culturali
ancora dense di suggestioni da
non dimenticare.
TELECOMANDO
/// Colonne sonore ///--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
JANIS
Dopo il recente, ottimo
documentario sulla Winehouse,
Amy, dopo il Montage of Heck su
Kurt Cobain, arriva un altro ritratto
su un esponente (uno dei
capostipiti, a dire il vero, insieme a
Jimi Hendrix e Jim Morrison) del
maledetto “Club 27“: è Janis di Amy
Berg (regista nominata all’Oscar
per Deliver Us From Evil), già in
anteprima a Venezia 72. La volontà,
anche stavolta, è quella di tirare
fuori l’aspetto più intimo, privato, di
Janis Joplin, la prima icona
femminile del rock mondiale. “Cry
baby, cry baby, cry baby, Honey,
welcome back home”.
V.S.
LEI VENGHI QUA, NO VADI LÀ: E SI MUOVI!
“FANTOZZI RAGIONIER UGO, matr. 1001 barra bis,
dell’ufficio sinistri”. Così si presenta Paolo
Villaggio, prima di infrangere la nuova porta a
vetri della Megaditta. È l’inizio del mito: Ugo
Fantozzi festeggia quarant’anni e torna al cinema,
accompagnato dalla colonna sonora del trio BixioFrizzi-Tempera entrata presto nell’immaginario
collettivo nostrano. A partire da La ballata di
Fantozzi, blues demenziale reso immortale dai
testi di Villaggio, Benvenuti e De Bernardi. Il tema
della ballata ritorna in Titoli, che evidenzia
maggiormente i famosissimi “uacciuariuari” del
coro, per fare un’ultima breve incursione col
sintetizzatore ne La nuvola dell’impiegato.
Seguono lo swing morbido di Fantozzi
innamorato e le incredibili incursioni psichedeliche
di Allucinazioni mistiche, con slide guitar e assolo
finale di voce bianca. Il tema romantico torna a
farla da padrona, con gli archi, in Fantozzi va in
montagna e Valzer sulla neve. Se Ristorante
giapponese e l’Impiegatango sono più
marcatamente goliardici, la vena blues e la libertà
creativa dei compositori esplode nella conclusiva
Fantozzi e il megadirettore, con organo e chitarra
addirittura in odor di progressive. Probabilmente,
per riascoltare una simile libertà compositiva in un
film commerciale, non basteranno altri
quarant’anni.
GIANLUIGI CECCARELLI
82
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
ottobre 2015
FROM THE GHETTO
Regia di F. Gary Gray,
l’ascesa e il declino del
gruppo hip-hop N.W.A.:
successone al box office
Usa (180 milioni di dollari
a fronte dei 28 di budget),
il titolo Straight Outta
Compton viene dall’album
del 1988 inciso da Ice
Cube, Dr. Dre, Eazy-E.
Bella bro!
F.P.
TEHO IS THE MAN!
“Non un accompagnamento musicale
tradizionale, ma una sorta di
appuntamento nello spazio con Man
Ray. Nello spazio la musica risponde
a una sola legge: la verità”. Brividi,
eh? Teho Teardo musica e, sì, mette in
scena acustica tre film di Man Ray: La
Retour à la Raison (1923), Emak Bakia
(1926) e L’etoile de Mer (1928).
Registrato tra marzo 2014 e maggio
2015, l’album vede la partecipazione
di Joachim Arbeit (Einsturzende
Neubauten), Joe Lally (Fugazi) e
David Coulter, complici di un’alchimia
di resurrezione: dare voce a chi è
muto, (il cinema di) Man Ray.
F.P.
Scarica

Scarica PDF - Cinematografo