MENSILE N.10 OTTOBRE 2015 € 3,50 fondazione ente™ dello spettacolo Una love story gotica firmata da Guillermo del Toro Il primo Leone sudamericano e i nostri colpi di fulmine MIA WASIKOWSKA STREGATA DAGLI SPIRITI NEL VISIONARIO CRIMSON PEAK Poste Italiane SpA - Sped. in Abb. Post. - D.I. 353/2003 (conv. in L. 27.02.2004, n° 46), art. 1, comma 1, DCB Milano VENEZIA ANCORA IN MOSTRA SMART TV PC TABLET SMARTPHONE ANDROID IOS WIN8 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo Punti di vista Nuova serie - Anno 85 n. 10 ottobre 2015 In copertina Crimson Peak di Guillermo del Toro Seguici anche su FACEBOOK Cinematografo.it EnteSpettacolo TWITTER @cinematografoIT YOUTUBE EnteSpettacolo Nel segno del dialogo DIRETTORE RESPONSABILE Ivan Maffeis Il meglio di Venezia 72. Calato il sipario sulla 72. Mostra di Venezia ²UPDWDGD$OEHUWR%DUEHUDFKHKDYLVWRLOWULRQIRGHOFLQHPD sudamericano e l’apprezzamento per alcuni autori innovativi, la parola ora passa al pubblico. La Rivista che avete tra le mani offre una guida allo spettatore con tutto il meglio della Mostra, con consigli e recensioni. Da non perdere. CAPOREDATTORE Marina Sanna REDAZIONE Gianluca Arnone, Federico Pontiggia, Valerio Sammarco CONTATTI [email protected] Milano per Pasolini. In occasione dei quarant’anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini, Milano ricorderà il poeta, scrittore e regista friulano con una serie di eventi promossi dal Centro Culturale di Milano. In particolare, la mostra 3DVROLQLLOSRHWDFKHV²GzLOQXOOD, FXLVLDJJLXQJHODSURLH]LRQHGLDOFXQHRSHUHFLQHPDWRJUD²FKH – Accattone, La ricotta e Il Vangelo secondo Matteo – arricchiti da incontri e dibattiti. Il tutto in collaborazione con la Fondazione Ente dello Spettacolo. Per non dimenticare. ART DIRECTOR Alessandro Palmieri HANNO COLLABORATO Pedro Armocida, Angela Bosetto, Orio Caldiron, Gianluigi Ceccarelli, Silvio Danese, Alessandra De Luca, Adriano Ercolani, Bruno Fornara, Giuseppe Gariazzo, Massimo Giraldi, Gianfrancesco Iacono, Michelangelo Iuliano, Nicola Lagioia, Marco Letizia, Miriam Mauti, Massimo Monteleone, Franco Montini, Mattia Pasquini, Manuela Pinetti, Angela Prudenzi, Emanuele Rauco, Marco Spagnoli, Chiara Supplizi REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE DI ROMA N. 380 del 25 luglio 1986 Iscrizione al R.O.C. n. 15183 del 21/05/2007 Rapporto giovani. Verrà presentata alla 10. Festa del Cinema di Roma la ricerca completa Cinema e giovani italiani - (www.rapportogiovani. it) realizzata da Istituto Toniolo con il sostegno di Fondazione Cariplo e di Intesa Sanpaolo, commissionata dalla Fondazione Ente dello Spettacolo. C’è attesa per O¬LQGDJLQHQD]LRQDOHVXOFRQVXPRFLQHPDWRJUD²FR GHL©0LOOHQQLDOVªLQDWLWUDLOHLO3ULPH DQWLFLSD]LRQLLUDJD]]LLWDOLDQLDPDQRLOFLQHPD lo vedrebbero anche in sala ma chiedono spazi tecnologici e biglietti meno cari. Per capire. STAMPA 9DULJUD²FD9LD&DVVLDNP Zona Ind. Settevene - 01036 Nepi (VT) Finita di stampare nel mese di settembre 2015 MARKETING E ADVERTISING (XUHND6UO9LD/6RGHULQL0LODQR 7HO)D[ &HOO HPDLOLQIR#HXUHNDLGHDLW DISTRIBUTORE ESCLUSIVO ME.PE. Milano ABBONAMENTI ABBONAMENTO PER L’ITALIA (10 numeri) 30,00 euro ABBONAMENTO PER L’ESTERO (10 numeri) 110 euro C/C 80950827 - Intestato a Fondazione Ente dello Spettacolo PER ABBONARSI [email protected] Tel. 06.96.519.200 PROPRIETA’ ED EDITORE PRESIDENTE Davide Milani DIRETTORE Antonio Urrata UFFICIO STAMPA XI²FLRVWDPSD#HQWHVSHWWDFRORRUJ COMUNICAZIONE E SVILUPPO Franco Conta - [email protected] COORDINAMENTO SEGRETERIA Marisa Meoni - [email protected] Roberto Santarelli - [email protected] Sfumature di Millennio Tertio Millennio Film Fest. Oltre a questa ricerca, alle iniziative per Festa del Cinema di Roma e Alice nella Città, la Fondazione sarà, ad ottobre, protagonista di XQDOWURLPSRUWDQWHHYHQWRLO7HUWLR0LOOHQQLR)LOP)HVW*LXQWRDOOD 19. Edizione, si rinnova nel segno del dialogo interreligioso, sulla scia GHO©&RUWLOHGHL*HQWLOLªGHO3RQWL²FLR&RQVLJOLRGHOOD&XOWXUDFRQ O¬LQWHQWRGLYLYHUHODFXOWXUDFLQHPDWRJUD²FDTXDOHDPELWRG¬LQFRQWUR Rappresentanti delle comunità cattolica, protestante, ebraica e musulmana stanno lavorando insieme per progettare il Festival a ²DQFRGLSHUVRQDOLWjGHOPRQGRGHOODFXOWXUDGHOO¬LQGXVWULDGHOFLQHPD e dell’audiovisivo. Il Tertio Millennio si svolgerà a Roma dal 25 al 30 ottobre 2015, presso la Casa del Cinema e il Cinema Trevi. Si dialoga FRQFKLVLFRQRVFHLOFLQHPDLQWHVRTXLFRPHVWUXPHQWRGLQDUUD]LRQH della propria identità, diviene occasione di relazione profonda tra le religioni. Come ricorda papa Francesco, il dialogo interreligioso “è una condizione imprescindibile per la pace, e per questo è un dovere per tutti i credenti”. Da scoprire. DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE 9LD$XUHOLD5RPD 7HO)D[ [email protected] Associato all’USPI Unione Stampa - Periodica Italiana Iniziativa realizzata con il contributo della Direzione Generale Cinema - Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo La testata fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250 ottobre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 5 in collaborazione con LA BUSSOLA DEL CINEMA Come girare film in Italia Find your way shooting in Italy www.bussoladelcinema.com seguici anche su SOMMARIO OTTOBRE 2015 8 In vetrina News e tendenze: cartoline dal Lido 12 Brividi di genere Arriva Halloween: da Carpenter al franchise vero e proprio 14 Il Vangelo di PPP Cineasta divenuto “linguaggio”. Morto il 2 novembre 1975 16 COVER STORY Crimson Peak: incubo rosso cremisi 20 Disturbante Jessica 22 Intervista a Guillermo del Toro 26 26 Passeggiata sul vuoto TWIN TOWERS DA BRIVIDO Zemeckis in 3D per l’impresa di Petit: The Walk, funambolico resoconto di una realtà perduta 14 31 31 Venezia Reloaded I nostri imperdibili della 72° Mostra: dal Leone d’oro Desde allà al Leone mancato Behemoth. E non solo 44 Gabriele Muccino Ripartire da Fathers and Daughters. “Un film doloroso, che mi rispecchia molto”, racconta il regista 40 ANNI SENZA PASOLINI 48 La Roma di Piera 16 VALERIA GOLINO COPPA VOLPI MIA WASIKOWSKA TRA I FANTASMI 48 44 )272.$5(1',3$2/$ Detassis e il nuovo (ennesimo) corso della Festa capitolina. Alla decima edizione 52 Ritratti Con il trucco e con l’inganno: Orson Welles 55,²OPGHOPHVH Recensioni, anteprime, colpi di fulmine 72 Dvd, Blu-ray & Serie Tv Collezioni Bond e Sorrentino. Dentro Jurassic World 78 Borsa del cinema 80 Libri PIERA DETASSIS PADRI E FIGLIE 82 Colonne sonore ottobre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 7 a cura di Gianluca Arnone foto Karen Di Paola Ultimissime dal pianeta cinema: news e tendenze Dakota Johnso n Alberto Barbera e Jake Gyllenhaal Cartoline da Venezia Diane Kruger e Elizabeth Banks Kristen Stewart Johnny Depp 8 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 ke Jason Clar Marianna Di Martino k Jones eouf e Nic Shia LaB Ralph Fiennes Tilda Swinto n Bacchi lo e Ivan fa f u R k r Ma ottobre 2015 Stanley Tucci rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 9 inVetrinaAppuntamenti Il nuovo Tertio Millennio La rassegna FEdS si rilancia nel segno del dialogo interreligioso: a Roma, dal 25 al 30 ottobre ante le novità per il Tertio Millennio Film Fest, rassegna della Fondazione Ente dello Spettacolo giunta alla 19ma edizione. Il Festival, inaugurato da san Giovanni Paolo II nel 1997 e con il Patrocinio del 3RQWL²FLR&RQVLJOLRGHOOD &XOWXUDHGHO3RQWL²FLR Consiglio delle Comunicazioni Sociali, che conta il sostegno T Papa Francesco con i rappresentanti di altre religioni 10 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 della Direzione Generale Cinema MiBACT, si rinnova profondamente nel segno del dialogo interreligioso. Prendendo le mosse dal “Cortile GHL*HQWLOLªGHO3RQWL²FLR Consiglio della Cultura, con l’intento di rendere la cultura una soglia d’incontro, spazio di dialogo tra credenti e non credenti, Tertio Millennio invita i rappresentanti delle religioni all’interno del Comitato di Selezione del Festival per sviluppare una SURSRVWDFLQHPDWRJUD²FDQHO segno della pace. Il dialogo interreligioso, come sottolinea papa Francesco, «è una condizione imprescindibile per la pace, e per questo è un dovere per tutti i credenti» (cfr Evangelii gaudium, 250). Rappresentanti delle Comunità cattolica, protestante, ebraica e musulmana partecipano così alla progettazione del Festival insieme a personalità del mondo della cultura e dell’industria del cinema e dall’audiovisivo. Due saranno quest’anno le sale a disposizione del Tertio 0LOOHQQLR)LOP)HVWOD&DVD del Cinema a Villa Borghese e il Cinema Trevi, storica sala della Cineteca Nazionale - Centro Sperimentale di &LQHPDWRJUD²D$GDQWLFLSDUH l’evento un importante incontro culturale tra le Comunità religiose, i membri del Comitato di Selezione e il Comitato Consultivo del Festival con S.E. il card. Gianfranco Ravasi, 3UHVLGHQWHGHO3RQWL²FLR Consiglio della Cultura, e don Davide Milani, Presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo. brividi di genere I FESTIVAL a cura di Massimo Monteleone Agenda del mese: ecco gli appuntamenti da non perdere GIORNATE DEL 1 LE CINEMA MUTO Località Pordenone, Italia Periodo 3-11 ottobre Tel. Web giornatedelcinemamuto.it Mail info.gcm@ cinetecadelfriuli.org Resp. David Robinson – 2 CINEMAMBIENTE ENVIRONMENTAL FILM FESTIVAL Località Torino, Italia Periodo 6-11 ottobre Tel. (011) 8138860 Web cinemambiente.it Mail [email protected] Resp. Gaetano Capizzi TODAY 3 RELIGION FILM FESTIVAL Località Trento-Merano5RPD1RPDGHO²D*5,WDOLD Periodo 9-19 ottobre Tel. Web UHOLJLRQ²OPFRP Mail VHJUHWHULD#UHOLJLRQ²OP com Resp.'DYLGH=RUGDQ.DWLD Malatesta, Francesca Bottari – FESTIVAL 4 DETOUR DEL CINEMA DI /DYHUVLRQH di Rob Zombie, Halloween: 7KH%HJLQQLQJ LA NOTTE DELLE STREGHE 'DO²OPGL&DUSHQWHUDOODFUHD]LRQHGLXQPDUFKLRYHUR e proprio: Halloween di*LXVHSSH*DULD]]R ilm, serie tv, cortometraggi, videogiochi, anche una parodia hardcore. Halloween, dalla sua nascita cinematogra²FDQHOqGLYHQWDWRXQD vera e propria “franchise”, un marchio che, nel corso degli anni, si è allontanato e riavvicinato al testo originale di John Carpenter con fedeltà e libertà nel ri-proporre le gesta di XQ VHULDO NLOOHU 0LFKDHO 0\HUV sempre in grado di rigenerarsi. Una maschera horror che ha segnato con la sua presenza, la sua ombra, le sue soggettive, la storia moderna del ciQHPD GHOOD SDXUD 8QD ²JXUD F 12 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 nata dalla genialità del regista de La cosa (autore anche della celebre colonna sonora) e dalla lungimiranza produttiva del cineasta siriano approdaWR D +ROO\ZRRG 0RXVWDSKD $NNDG Halloween – La notte delle streghe aprì la strada a un lungo elenco di titoli realizzati fra il 1981 e il 2002, fra i quali vanno ricordati Halloween III – Il signore della notte (1982, diUHWWRGD7RPP\/HH:DOODFH legato al cinema di Carpenter GDLWHPSLGL'DUN6WDUHHalloween: 20 anni dopo (1998, per la regia di Steve Miner), con il ritorno di Jamie Lee Curtis nel ruolo di Laurie Strode, sorella minore di Michael. Ci vorrà la creatività anarchiFDGDUNSXQNGL5RE=RPELH per ridare una profonda intensità a Halloween con due opere, Halloween: The Beginning (2007) e Halloween II (2009), capaci di immergersi nella carne e nella mente di corpi urlanti. Un dittico che si aggiunge agli altri otto lunJRPHWUDJJL ²QRUD FRQFHSLWL 3HULIDQGLHFL²OPGLVSRQLELOL anche in un cofanetto “limited edition” uscito negli Stati Uniti. VIAGGIO Località Padova, Italia Periodo RWWREUH Tel. Web GHWRXU²OPIHVWLYDOFRP Mail LQIR#GHWRXU²OPIHVWLYDO com Resp. Francesco Bonsembiante DEL CINEMA 5 FESTA DI ROMA Località Roma, Italia Periodo RWWREUH Tel. Web romacinemafest.it Mail info@romacinemafest. org Resp. Antonio Monda DEL CINEMA 6 FESTIVAL LATINO AMERICANO Località Trieste, Italia Periodo 17-25 ottobre Tel. (riferimento a Venezia) Web cinelatinotrieste.org Mail ODWLQRWULHVWH#\DKRRFRP Resp. Rodrigo Diaz 2015 7 EUROVISIONI Località Roma, Italia Periodo 22-23 ottobre ; 1920 novembre Tel. (06) 59606372 Web eurovisioni.it Mail [email protected] Resp. Giacomo Mazzone – MOSTRA 8 INVIDEO INTERNAZIONALE DI VIDEO E CINEMA OLTRE Località Milano, Italia Periodo 28 ottobre - 1 novembre Tel. (Associazione A.I.A.C.E.) Web mostrainvideo.com Mail [email protected] Resp. Romano Fattorossi, Sandra Lischi European Film Academy THE 28th EUROPEAN FILM AWARDS 12 December 2015 - Berlin Germany I FILM NOMINATI SONO: People’s Choice Award La European Film Academy ti invita a votare il tuo film europeo preferito per il PEOPLE’S CHOICE AWARD 2015 e a vincere un viaggio per due persone agli European Film Awards a Berlino! VOTA ONLINE: www.europeanfilmawards.eu FORZA MAGGIORE SAMBA di Ruben Östlund di Olivier Nakache & Eric Toledano IL SALE DELLA TERRA THE IMITATION GAME di Juliano Ribeiro Salgado & Wim Wenders di Morten Tyldum LA ISLA MÍNIMA UN PICCIONE SEDUTO SU UN RAMO RIFLETTE SULL’ESISTENZA di Alberto Rodríguez di Roy Andersson 28. edizione degli EUROPEAN FILM AWARDS 12 Dicembre 2015 Seguila in diretta online: www.europeanfilmawards.eu LEVIATHAN VICTORIA di Andrey Zvyagintsev di Sebastian Schipper La European Film Academy riunisce 3.000 professionisti del cinema europeo con lo scopo comune di promuovere la cultura cinematografica dell’Europa. Il vincitore del People’s Choice Award sarà annunciato da European Film Academy ed EFA Productions nell’ambito della cerimonia di premiazione. NON SPOSATE LE MIE FIGLIE! WHITE GOD – SINFONIA PER HAGEN di Philippe de Chauveron di Kornél Mundruczó Tutti i voti devono pervenire entro il 1° Novembre 2015. Il concorso è soggetto a norme e regolamenti disponibili su richiesta al tabulatore ufficiale Ernst & Young GmbH. anniversari Il 2 novembre ricorre il quarantennale della morte di Pier Paolo Pasolini. A fianco, La ricotta e Il Vangelo secondo Matteo PASOLINI Non c’è più da 40 anni, ma c’è ancora: l’unico cineasta divenuto linguaggio 14 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 MILANO RICORDA NESSUNO COME LUI, nessuno come Pier Paolo Pasolini. Anche altri, da Rossellini a Fellini, sono divenuti aggettivo, solo PPP è divenuto linguaggio: dire ancora oggi “pasoliniano” non è attributo di stile, ma combinazione e selezione poetica, perché PPP ci ha lasciato i segni per dire del mondo e al mondo in nuova forma poetica e sostanza umana, umanissima. PPP ci ha lasciato un alfabeto, e ci chiede 40 anni dopo il 2 novembre della sua morte di trovare le prove al suo “Io so”: la sua eredità tracima dal biopic, si veda quello stentato di Abel Ferrara (Pasolini) e, addirittura, si fa rimpiangere (Non essere cattivo di Caligari), trova un ubi consistam di stretta osservanza (Su Re di Giovanni Columbu) e ci esorta – intervento al congresso del Partito Radicale, previsto l’indomani della sua morte – a “continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare; a bestemmiare”. Lui, laddove c’era Cristo, l’ha fatto. Ha fatto di Cristo il povero Cristo che è, e non altrimenti. Già ne La ricotta, episodio del collettivo Ro.Go.Pa.G (1963), marcava la propria distanza dal coevo Vangelo hollywoodiano e realizzava un’opera di barocca vitalità in cui Gesù è un sottoproletario costretto quotidianamente a dialogare con fame e disperazione. PPP utilizza la drammaturgia del film sul cinema per calare questo inconsapevole dramma umano nella cornice di un film estetizzante sulla Passione di Cristo: le stupende immagini a colori della Deposizione citano esplicitamente il Pontormo e Rosso Fiorentino, ma a differenza dell’acquiescenza zeffirelliana l’approccio rivela una tensione dialettica straordinaria. Nel sottoproletario Stracci inchiodato sulla Croce (e morto per indigestione) convivono i due versanti del perdono: come buon ladrone fittizio è colui che chiede perdono, come martire nell’indifferenza generale diviene colui che perdona, mimesi imperfetta dell’exemplum cristico. Condannato dallo Stato italiano per vilipendio alla religione, Pasolini ritorna sull’argomento l’anno successivo firmando il più bel film tratto dai sinottici, ovvero il Vangelo secondo Matteo. Recuperando scandalo e bellezza del messaggio evangelico, lo contestualizza nel Sud d’Italia tra gli sguardi trasparenti di attori non professionisti, alternando modalità espressive (macchina a mano e rimandi alti alla pittura quattrocentesca) e soffermandosi laicamente sugli aspetti più disturbanti e crudi del sacro, dall’incontro con i lebbrosi alla crocefissione. Entrando da “profano” nel sacro, PPP profana consapevolmente la tradizione cinematografica della vita di Cristo, ripulendola dagli abbellimenti edificanti e sfrondandola dall’iconografia devozionistica. È VIVO lo scandalo e l’eredità di PPP, di Federico Pontiggia ottobre 2015 “Settimane Pasolini”. Per il 40° anniversario della morte di PPP, il Centro Culturale di Milano e la Galleria Giovanni Bonelli presentano la mostra “Pasolini, il poeta che sfidò il nulla”: documenti inediti, videointerviste realizzate oggi da giovani universitari a personaggi pubblici quali Paolo Mieli, Massimo Recalcati, Giulio Sapelli, Massimo Borghesi, Antonio Polito, Mario Martone, Anna Maria Cascetta, Carlin Petrini, Luca Doninelli; opere fotografiche di Elio Ciol e le opere dei maestri dell’arte del secondo novecento amati da PPP, Rosai, De Pisis, Guttuso, Mafai; letture teatrali e testimonianze. Dal 28 ottobre al 14 novembre in via Carlo Farini 6, in programma anche le proiezioni di Accattone, Il Vangelo secondo Matteo e Uccellacci e uccellini. COVER STORY Benvenuti a CRIMSON PEAK Guillermo del Toro apre le porte della fatiscente Allerdale Hall. Visioni fluttuanti e misteri rosso sangue: quando l’orrore è “di casa” di Valerio Sammarco Mia Wasikowska in Crimson Peak di Guillermo del Toro Camaleontico da sempre, il regista mescola tutte le suggestioni della sua poetica ottobre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 17 COVER STORY U Una montagna rosso sangue. Sulla quale – desolata – si erge una casa tutto fuorché “ospitale”. Il centro nevralgico del nuovo, atteso film di Guillermo del Toro (nelle sale con Universal dal 22 ottobre), è qui. Su una rupe arcigna di fine ‘800, dove l’innocente Edith (Mia Wasikowska) scoprirà poco a poco terribili verità sul fascinoso neomarito, il baronetto inglese Thomas Sharpe (Tom Hiddleston) e la di lui sorella, la bellissima e sfuggente Lucille (Jessica Chastain). Dopo aver giocherellato con gli irresistibili “robottoni” nella total war contro gli alieni di Pacific Rim, il regista messicano torna ad immergersi nel gotico e nel fiabesco, riportandoci indietro di più di un secolo: nella Boston del 1886 la piccola Edith assiste al funerale della mamma, appena morta di colera. Il fantasma della donna – poco dopo – metterà in guardia la sua bambina dai pericoli di Crimson Peak. È un’apparizione tutt’altro che “soave”, e l’orrore di 18 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 quell’ammonimento, pur non compreso nella sua pienezza – come narra la stessa Edith – “avrebbe cambiato la mia vita per sempre”. Già, perché crescendo, la ragazza con aspirazioni da scrittrice non riuscirà a leggere tra le righe di un inganno che potrebbe rivelarsi fatale. A differenza del padre (Jim Beaver), magnate dell’industria ferroviaria, che sin da subito intuisce qualcosa di losco intorno al nuovo spasimante (opportunista?) della figlia. Tanto da ingaggiare un detective privato per tentare di far luce sul passato di Thomas e di Lucille. Informazioni troppo preziose da custodire senza prendere adeguati accorgimenti… Camaleontico da sempre, tra i pochi registi contemporanei a saper spaziare con disinvoltura tra l’horror (Cronos), la fantascienza (Mimic e la serie tv The Strain) e il fumetto (Blade II e Hellboy), a fondere la meccanicità di effetti “artigianali” con le infinite possibilità della CGI, a fronteggiare i fantasmi e i mostri della Storia (La spina del diavolo e Il labirinto del fauno), Guillermo del Toro mai come in questa occasione sembra voler “mescolare” tutte le suggestioni derivanti dal suo cinema stesso. Ed è proprio nelle viscere, nelle fondamenta di Allerdale Hall, l’enorme e fatiscente casa della dinastia Sharpe, che finiremo per ritrovare le ragioni di una follia macabra e al tempo stesso lucidissima, la pastosità cremisi contrapposta alla fluidità di trasparenze minacciose e imprigionate. Spiriti tormentati, che in linea con la migliore tradizione (letteraria, cinematografica) infestano la magione quasi alimentandosi delle paure e dei dubbi della protagonista. Spifferi di un passato che non muore, aliti di vita soffoca(n)ti che, finalmente, potrebbero trovare l’insperata pace eterna. Visioni fluttuanti, contrapposte alla rigidità di costumi troppo stretti per imbrigliare la sensibilità di Edith Altre immagini del film. A sinistra la Wasikowska con Tom Hiddleston (l’unica, non a caso, in grado di percepire quelle oscure presenze) e l’estro di Del Toro: ma bisognerà fare i conti con l’algida severità di Lucille, una Jessica Chastain (vedi servizio successivo, ndr) fortemente voluta dal regista dopo La madre, horror del 2013 da lui prodotto per la regia di Andy Muschietti: un triangolo insolito, quello di Crimson Peak, regolato dalle diverse sfumature che può avere l’amore. Come la vita, e la morte, che nel cinema di Guillermo del Toro continuano a intrecciarsi senza soluzione di continuità. Il taglio con il passato, ammesso che di taglio si tratti, possiamo trovarlo forse in un differente modo di rapportarsi alle immagini: dopo anni di collaborazione con Guillermo Navarro, il regista si avvale stavolta del direttore della fotografia danese Dan Laustsen. Alla ricerca di una nuova “luce” nel buio di paure ancestrali da liberare. Per poi dominarle. settembre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 19 COVER STORY Evoluzione della dark lady: la diabolica Chastain custode del terribile segreto di Crimson Peak DISTURBANTE JESSICA di Angela Bosetto 20 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 Jessica Chastain e Tom Hiddleston nel film S Sin dalla sua nascita, il lato femminile del gotico ruota attorno a due figure chiave: la “Damsel in Distress” (la fanciulla in pericolo, che, però, può riscattarsi prendendo in mano il proprio destino o lasciarsi sedurre definitivamente dal Male) e la “Dark Lady”, la donna fatale. Non stupisce quindi che Crimson Peak, scritto e diretto da Guillermo del Toro allo scopo di celebrare il genere, non si limiti a essere ambientato in un fatiscente castello inglese di fine Ottocento, ma schieri due personaggi che incarnano alla perfezione i ruoli sopracitati, ossia l’indifesa Edith Cushing (Mia Wasikowska) e l’enigmatica Lady Lucille Sharpe (Jessica Chastain), sorella dell’altrettanto ambiguo Sir Thomas (Tom Hiddleston), che contende al dottor Alan McMichael (Charlie Hunnam) il cuore di Edith. Naturalmente sono i fratelli Sharpe a dominare l’intera pellicola, in particolare la diabolica Lucille, il che ci spinge a riflettere su come la tipologia della “female evil” (così la definì William Shakespeare nel Sonetto 144) sia stata raccontata sino a oggi dal punto di vista cinematografico. Al contrario del noir, in ambito gotico la dark lady non è la maliarda fredda e calcolatrice che intrappola il protagonista, ma la custode del terribile segreto su cui poggia la trama. Mistero che, a volte, è lei stessa. Ribelle a ogni norma precostituita (da qui la sua “pericolosità” morale e sociale), è spesso tanto carnefice quanto vittima di emozioni laceranti che la conducono, nella maggioranza dei casi, alla follia e alla distruzione. All’inizio il cinema ne taglia la psicologia con l’accetta e ne fornisce un identikit quasi lombrosiano: zitella psicotica (Judith Anderson in Rebecca – La prima moglie, 1940, Cornelia Otis Skinner ne La casa sulla scogliera, 1944) o ieratica vampira stile Universal (Gloria Holden ne La figlia di Dracula, 1936). La svolta avviene con il capolavoro di Jacques Tourneur Il bacio della pantera (1942, rifatto in chiave erotica da Paul Schrader nel 1982) e al personaggio di Irena Dubrovna (Simone Simon), innocente eppure letale: la “bella” e la “bestia” in un corpo solo. Nel 1959, mentre l’ex Miss Carol Ohmart trama ne La casa dei fantasmi, persino la Disney crea la sua dark lady: Malefica (La bella addormentata nel bosco). L’epoca d’oro delle oscure signore è però quella degli anni sessanta/settanta. Sul primo decennio regna la bruna Barbara Steele (rivelatasi grazie alla doppietta cult La maschera del demonio, 1960/Il pozzo e il pendolo, 1961), sul secondo la bionda Ingrid Pitt (Vampiri amanti, 1970, La morte va a braccetto con le vergini, 1974). Accanto alle giovani streghe e vampire lanciate dalle pellicole europee, a Hollywood si crea un posto d’onore anche per le mature veterane Bette Davis (Piano... piano, dolce Carlotta, 1964, Nanny la governante, 1965) e Joan Crawford (5 corpi senza testa, 1964), già insieme in Che fine ha fatto Baby Jane? (1962). Purtroppo, dagli anni ottanta in poi (salvo rare eccezioni) la dark lady viene privata di ogni ambiguità (c’è quasi da aspettarsi che dica: “Non sono davvero pericolosa, è che mi disegnano cosi”), confusa con la “scream queen” e la maniaca omicida, ridotta a una mera qualifica estetica o descritta esclusivamente come creatura soprannaturale. Solo adesso è stata riportata in auge nella sua forma umana più classica grazie a Lady Lucille e alla medium posseduta Vanessa Ives (protagonista della serie tv Penny Dreadful), interpretata dalla sempre fatale Eva Green. Lucille incarna l'attualizzazione della tipologia di "female evil" definita da William Shakespeare ottobre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 21 COVER STORY PARLA DEL TORO FANTASMI DEL PASSATO “L’ho diretto come facevo una volta, creando una biografia per ogni personaggio, chiedendo agli attori di non condividerla”. Ecco come è nato l’incubo cremisi di Mattia Pasquini empre attivissimo, il cineasta messicano sta per concludere un anno che lo ha visto anche giurato al Festival di Cannes, dove mancava dal 2006 (in concorso con lo splendido Il labirinto del Fauno). Ma Guillermo del Toro è sicuramente più a suo agio nel sostenere i registi, più che nel giudicarli. Soprattutto quelli che decide di produrre, come il Jorge Gutierrez di Il libro della vita. E per quanto ammetta di sentirsi più libero nelle vesti di produttore, sono sempre tanti i suoi progetti da regista in attesa di via libera come anche le creature pronte a prendere vita. Aspettando che qualche major si convinca ad affiancarlo nelle sue passioni e S 22 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 a dargli carta bianca. Su cui lasciar liberi i suoi sogni: dai colossali Kaiju di Pacific Rim al nostro Pinocchio, passando per il gotico Crimson Peak, dal 22 ottobre nelle nostre sale. Come si riesce a convincere gli studios? È stato difficile realizzare Crimson Peak? Spesso sceglie il caso. Ho sempre un portfolio di idee pronte, e a volte i produttori comprano quelle che non ti aspetti. Crimson Peak l’ho scritto con Matthew Robbins otto anni fa, ma la luce verde è arrivata dopo Pacific Rim, per l’ottimo rapporto creatosi con la Legendary Pictures. Qual è stata la differenza principale con gli ultimi film? L’ho diretto come non avevo mai fatto per nessun altro film girato in inglese. Come avevo diretto i miei film spagnoli. Creando una biografia per ogni personaggio, per ogni attore, e chiedendo loro di non condividerla con gli altri. Ha sfruttato molto la computer graphic? Poco, ma in maniera importante. Cerco sempre la realtà nei miei film, a meno di non poter fare altrimenti. Un film cui tiene molto, forse per i trucchi che nasconde? È un film di metafore, di illusioni ottiche e scenografie. C’è il mobilio che cambia dimensioni, messaggi nascosti ovunque, facce intagliate nel legno e scritte mascherate nella carta da parati. Tutto nasconde qualcosa. Scenografie e mobilio che mai come questa volta erano fondamentali, tanto da costruirle realmente. Ci conferma che ha davvero creato gli ambienti della casa che vediamo nel film? Addirittura un ascensore funzionante… È sicuramente più facile realizzare un set in digitale, ma così si guadagna in realtà. Ed è meglio per tutti quelli che ci lavorano, dal montatore al regista al direttore della fotografia. Un set cosi ti dice già ottobre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 23 COVER STORY PARLA DEL TORO crossover "Pinocchio? Gli investitori ci sono, ma manca una distribuzione americana. Se un giorno chiamassero, correrei..." come devi girare. Ogni angolo racconta una storia diversa e ogni oggetto ti parla. Soprattutto se si parla di romanzi gotici. Quello poi è un genere che conosco bene. Ho iniziato a leggerlo da bambino: Ann Radcliffe e Dickens, Jane Eyre, Cime tempestose, Grandi speranze, sono tutti romanzi permeati dal gotico. In fondo si parla sempre di un protagonista che si innamora di uno straniero e compie un viaggio iniziatico molto oscuro nel quale scopre qualcosa sulla vita o su se stesso. Il mio preferito resta Lo zio Silas dell’irlandese Joseph Sheridan Le Fanu, una storia gotico-vittoriana piuttosto disturbata. Sono sempre stato impaziente di mettere in scena quella violenza, quelle componenti psicologiche, favolistiche, per come le intende Bruno Bettelheim. Un gusto che probabilmente viene anche dal suo essere messicano; figlio di un movimento sempre vivo? Un movimento del quale mi sento parte, soprattutto come produttore. Il libro della vita è stato l’ultimo di una serie di film di registi esordienti, l’ennesima dimostrazione che il cinema messicano è in salute, creativo e capace di reinventarsi costantemente. Credo sia perché tutti noi veniamo da background difficili. Certo, il cinema non è la principale o più urgente priorità in Messico, ma credo che sia importante non dimenticare mai le tue radici, qualsiasi cosa tu faccia o chiunque tu sia. Charlie Hunnam e Mia Wasikowska in una scena del film. Nella pagina precedente il regista Guillermo del Toro 24 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 Ci sarà però qualcosa che vi unisce? Noi tutti siamo stati cresciuti o dai film di Bruce Lee e di El Santo, il wrestler mascherato, tanto quanto da altri elementi del nostro folklore. Come il Giorno dei Morti, che nel Libro della vita abbiamo cercato di rendere moderno, pur conservandone il carattere di una celebrazione della esistenza e di quelli che sono venuti prima di noi. E facendone un prodotto per tutti i mercati. Per essere universali abbiamo dovuto essere molto fedeli alla nostra cultura, a quel che siamo. Senza cercare facili guadagni o animali parlanti, una colonna sonora piena di hit o battute a effetto. Ne abbiamo fatto qualcosa di diverso, fresco e meraviglioso. Come il cuore di Jorge, che è pieno di arte e colesterolo. La sua generazione, più attiva oggi, è molto diversa dalla mia, come anche quella precedente, ma ogni generazione ha in parte reinventato il cinema messicano. Ogni anno i nostri produttori producono venti film, ma sono talmente differenti e la varietà è tale che se ne potrebbero produrre migliaia. Da italiani non possiamo non chiederle di Pinocchio... Non mi rassegno. Lo script è pronto e abbiamo gli investitori internazionali, ma non un distributore statunitense, per cui non possiamo partire. Abbiamo preparato un test in stop motion da presentare in giro. Se un giorno mi chiamassero per aprire ‘quella’ porta, correrei in macchina solo per dire loro che li amo. SMART TV PC TABLET SMARTPHONE ANDROID IOS WIN8 THE WALK di Nicola Lagioia A cavallo tra le due Torri, l’artista che sfidò un mondo che non c’è più. Il malinconico omaggio a New York di Robert Zemeckis 26 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 ottobre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 27 THE WALK S e non conoscessimo la storia di Philippe Petit, e non avessimo visto Man on the Wire, il documentario di James Marsh vincitore dell’Oscar nel 2009, diremmo che The Walk, ultima opera di Robert Zemeckis (in programma alla Festa di Roma), è un film di fantascienza. Più che ritorno al futuro c’è qui la rilettura di un passato recente che sembra non essere mai accaduto. A ripercorrere attraverso gli occhi di Zemeckis la storia di Petit, il funambolo che il 7 agosto del 1974 fece l’impresa, camminando tra le due torri del World Trade Center sospeso nel vuoto su un cavo d’acciaio, come uniche armi un bilanciere e una fede in se stesso equidistante tra sogno e fanatismo, sembra impossibile credere che ciò che stiamo vedendo superi l’invenzione cinematografica. Non sono sopravvissuti i testimoni che, quarant’anni fa, mai si sarebbe detto che potessero svanire (le due Torri), non è sopravvissuta la tecnologia e soprattutto la società da cui Petit e soci erano circondati, in Europa come negli States. La stessa New York dei Seventies (mentre Petit si esibiva nella sua passeggiata tra le nuvole, lì sotto erano vive e scalcianti persone come Lou Reed e Andy Warhol e John Lennon) è stata spazzata via da una città completamente nuova (“una metropoli per ricchi e per turisti, non certo un posto dove un artista Quando gli aerei si schiantano contro le Twin Towers nel 2001, quella realtà è andata in pezzi già da tempo sconosciuto possa arrivare dal niente e provarci”, ha dichiarato pochi anni fa David Byrne). E’ allora sì stupefacente come Petit e la sua banda siano riusciti per settimane a eludere controlli e organizzare clandestinamente l’attraversamento delle torri nel modo in cui – dalla notte alla mattina – si Charlotte Le Bon e Joseph GordonLevitt in The Walk di Robert Zemeckis. In alto un'altra scena del film 28 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 consumò davanti a mezza città che guardava a bocca aperta (un equivalente su latitudini diverse può forse considerarsi l’atterraggio sulla Piazza Rossa di Mathias Rust nel 1987 a bordo di un piccolo aereo da turismo). E’ parimenti straordinario il mix di immaginazione ed egotismo, amore per la libertà e spirito dittatoriale che portò Petit a credere di poter fare ciò che i buoni consiglieri consideravano semplicemente una follia. La “vibrazione” più intensa che promana dal film di Zemeckis non riguarda tuttavia lo stupore, ma la malinconia. The Walk è anche cioè un omaggio a un mondo che, se non del tutto scomparso, sopravvive tra di noi (dentro noi) in forma fantasmatica. Scomparso è l’analogico (immaginare Petit infilato dentro una tutina in fibra sintetica, con un bilanciere in carbonio e un navigatore satellitare che lampeggia su un paio di Google Glass non sarebbe esattamente la stessa cosa). Scomparse sono le torri. Scomparso è un mondo in cui le metropoli si lasciavano sfidare con tanta lealtà (oggi la sfida corre sulle autostrade telematiche, ma Snowden e Assange non valgono emotivamente quanto l’immagine di un uomo solo a centinaia di metri dall’asfalto). Scomparso è anche un certo tipo di cinema e la sua promessa. Un anno dopo l’impresa di Petit, quella Nuova Hollywood di cui Zemeckis viene considerato un tardo allievo conosce con Jaws di Spielberg il suo primo enorme successo, ma anche lo snodo oltre il quale il business – oggi soffocante e onnipresente in modo spesso insopportabile – comincia ad avere la meglio non tanto sulla creatività (che tanto spesso gli si concede) ma sull’immaginazione. Immaginare un mondo diverso, per esempio, e poi tradurre l’immagine in realtà. Quando gli aerei si schiantano contro le Twin Towers, l’11 settembre del 2001, quel mondo è andato in pezzi già da tempo. SANDRO PARENZO presenta DAI PRODUTTORI DE ‘LA TEORIA DEL TUTTO’ E DA STEPHEN FREARS REGISTA DI ‘THE QUEEN’ E ‘PHILOMENA’ BEN FOSTER CHRIS O’DOWD DUSTIN HOFFMAN LANCE ARMSTRONG LA VERA STORIA DEL PIÙ GRANDE IMBROGLIO DI TUTTI I TEMPI IN COLLABORAZIONE CON /Theprogramilfilm 8 ottobre AL CINEMA Theprogram.libero.it SMART TV PC TABLET SMARTPHONE ANDROID IOS WIN8 LA MOSTRA È FATTA Dal Leone d'Oro al doppio premio all'opera prima. La IV edizione di Alberto Barbera tra passione e sperimentazione ottobre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 31 Il pagellido Veterani e nuovi autori: i nostri consigli e colpi di fulmine Hanno collaborato Pedro Armocida, Gianluca Arnone, Silvio Danese, Alessandra De Luca, Massimo Giraldi, Michelangelo Iuliano, Miriam Mauti, Federico Pontiggia, Emanuele Rauco, Valerio Sammarco 4 Desde allà [Concorso - Leone d’Oro] D iversi motivi eleggono l'esordio di Vigas, sostenuto d'altra parte da una star dello script come Arriaga: la partitura delle due generazioni a confronto nella relazione omosessuale, la natura contraddittoria della violenza sentimentale incarnata in un volto e in poche mosse (Alfredo Castro), il metabolismo saltato di una nazione con l'inflazione al 200 per cento implicito nello sfondo di vita di strada, ma anche nel freddo e solitario odontotecnico incline alla pederastia, in realtà compromesso con un autentico desiderio di relazione affettiva, impossibile nel clima della folle Caracas. L'utile assassinio, che esce dalla relazione col ventenne, prima ribelle, poi plagiato, è non solo il paradosso del plagio, ma la soluzione di una società di salvi (non estranea alla nostra) che riserva ai figli l'emarginazione, col ragazzo in galera e l'odontotecnico salvo con un problema in meno. Il passo di racconto, fin troppo ellittico, è in realtà disperatamente ridotto all'osso alla ricerca S.D. di una sintonia con l'implacabile, silenzioso protagonista. 32 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 4 El clan [Concorso – Leone d’Argento] C he i rapimenti siano stati in Argentina uno strumento di controllo politico durante la dittatura dei colonnelli, al termine della quale si contarono circa 30mila sparizioni, è cosa nota. La grande idea di Pablo Trapero è di raccontare gli ultimi sussulti di un regime che aveva appena lasciato il posto a una democrazia, dove persisteva un clima di impunità. Per questo Arquimedes Puccio riusciva a rapire i facoltosi vicini di casa piegando a scopo di estorsione le sue abilità di impiegato dell’intelligence. Il regista costruisce il suo teso, disturbante romanzo criminale pensando a Scorsese e De Palma e ci mostra la banalità del male dal punto di vista degli aguzzini. Guillermo Francella, icona comica nazionale, trasformato, non solo dal trucco, in un mostro psicopatico indimenticabile. A.D.L. 4 Per amor vostro [Concorso - Coppa Volpi Valeria Golino] 18 anni dopo Giro di lune tra terra e mare, Giuseppe Gaudino torna alla finzione e si riprova demiurgo: prende il realismo, e il Neorealismo, e lo infetta di onirico, poetico, iperrealistico, fagocitando soap opera e telefoni bianchi, commedia dell’arte e musicarelli, il Quartetto Cetra e gli effetti speciali, Gomorra e Matarazzo, Stromboli e LaChapelle. Film ipertrofico, eppure, geometrico, cartesiano: storia e racconto non si lasciano mai la mano, si guardano negli occhi, quelli liquidi di Valeria Golino, meritata Coppa Volpi. Gaudino abbraccia il barocco, l’horror vacui e la superfetazione, soprattutto, dà uno scossone al cinema italiano che si vorrebbe nuovo ma non è. Sì, Per amor vostro è un titolo che mantiene la dedica. Applausi. F.P. ottobre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 33 Behemoth [Concorso] P otenza visiva e urgenza narrativa si fondono in Behemoth, il film sui minatori della Mongolia cinese. Liang Zhao è riuscito a creare sullo schermo qualcosa di nuovo e di antico, epifania di bellezza e di orrore. Contrappuntato da un coro dantesco, Behemoth riesce a far convivere il documentario e lo sci-fi, il verismo e l’avanguardia, la prosa e la poesia, l’impulso etologico e il lamento dell’umanista. E’ un poema visivosonoro che dischiude tutto lo splendore del 4K per offrire non un 5 4 L’hermine [ Concorso - Coppa Volpi Fabrice Luchini] C appagamento estetico ma l’intensità sconvolgente di un mondo informe e caotico. Acque laviche, nuvole di cenere e lapilli, rocce roventi e fiamme. L’inferno. Nel quale Liang Zhao ci guida come Virgilio, spingendoci nel girone dei minatori, gli ultimi della terra, prima inquadrati da lontano, poi da vicino e da vicinissimo. Lavoro profetico, politico, indelebilmente umano. Inspiegabilmente dimenticato dalla giuria. G.A. 34 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 he bravo, Fabrice Luchini. E che ovvietà dirlo. Che sia cinema o teatro, incanta, e chi ha visto i recenti Nella casa, Gemma Bovery e Molière in bicicletta sa di che parliamo. Stavolta si mette al servizio di Christian Vincent, sceneggiatore e regista de L’hermine (“L’ermellino”), e indossa la toga del signor giudice, anzi, il signor presidente di Corte d’Assise Xavier Racine: non ha buona nomea, per le pene in doppia cifra che commina e per l’abitudine ad asservire il processo alle sue manie di protagonismo. Quando ne facciamo la conoscenza, ha una febbrona e un’iniezione di anti-dolorifico che non può essere rimandata: esce in piena notte, cade pure per strada. Scopriremo, un incidente gli ha lasciato un’anca in pessime condizioni e, sempre sul piano privato, sta divorziando. Al tribunale il caso è quello di una neonata uccisa a calci: il sospetto è il padre, che però dopo una frettolosa confessione ora si dichiara innocente. Tra i giurati c’è una vecchia conoscenza di Racine, l’anestesista che si prese cura di lui durante le sette settimane passate in ospedale sei anni prima: è splendida, è danese, si chiama Birgit LorensenCoteret (Sidse Babett Knudsen) e il nostro Monsieur le President ne è, ancora, innamorato. Interpreti splendidi, Luchini trascina tutti, sceneggiatura che dosa humour e sentimenti con sapienza, L’hermine miscela romance e court drama con gusto, eleganza e sensibilità, ibridando esprit de finesse ed esprit de geometrie. Gioiellino. F.P. 4 Anomalisa [Concorso – Gran Premio della Giuria] L’ animazione a passo uno sull’impasse multiplo delle nostre vite. Charlie Kaufman firma la seconda regia della carriera, perfetta sincronia tra caratteri e setting animati e poetica post-esistenzialista, che gira intorno all’eterno, e kaufmaniano, “chi sono, chi siamo?”. Se Miller poteva teorizzare la Morte di un commesso viaggiatore, 66 anni più tardi ci tocca la Vita di un conferenziere viaggiatore: non sappiamo più ascoltare, ovvero decodificare e discernere parole, voci e individui, nel migliore dei casi sappiamo solo parlare. Anomalisa è Lisa Hesselman (voce di Jennifer Jason Leigh), la sfigata team leader di un call center di Akron, Ohio: è a Cincinnati, nel lussuoso Fregoli Hotel, per sentire la conferenza di Michael Stone (David Thewlis), marito, padre e autore del saggio di successo How May I Help You Help Them?, dedicato al customer care… Kaufman è sempre Kaufman, soprattutto nel bene: forse segnala una nuova via per l’animazione per adulti, di certo, ha humour, tristezza e profondità per mettersi/ci allo specchio. Di Anomalisa dice solo – geniale - che “è circa un’ora e mezza”, noi possiamo aggiungere che è un film sul rumore, quello che disturba il canale delle comunicazioni di noi con noi stessi e di noi con il mondo. Oggi non si può nemmeno più essere John Malkovich, pensarsi sineddoche, nulla: un’anomali(s)a ci salverà? F.P. 4 Abluka [Concorso – Premio Speciale della Giuria] A bluka: follia. Istanbul. Dopo 18 anni in gattabuia, Kadir ottiene la libertà condizionale e lavora nella nuova unità di spionaggio composta da raccoglitori di rifiuti. Sì, perché tra l’immondizia è possibile scovare i resti di qualsiasi materiale utile ai terroristi per la fabbricazione di bombe. Torna anche dal fratello Ahmet, che lavora per il comune come agente di una squadra incaricata di eliminare i cani randagi della città. Strumenti e vittime di una violenza sistematica, i due protagonisti sono valvole periferiche di un meccanismo perverso che non prevede uscite di sicurezza: è un crescendo di chiusure e incubi, di rumore e latrati, di sirene e raid: la follia ha preso il sopravvento. La paranoia è lacerante. I quartieri disagiati di Istanbul bruciano. Il terrore uccide. V.S. ottobre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 35 Elizabeth Banks, Johnny Depp, la rivelazione Abraham Attah, la madrina Elisa Sednaoui. Infine Vasco, e Valeria da coppa Foto Karen di Paola e Pietro Coccia Momenti di gloria 36 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 4 Rabin - The Last Day [Concorso] R abin, the Last Day è metodo d’indagine. Sottoponendo l’assassinio del premier israeliano alla lente d’ingrandimento del montaggio, Gitai ottiene risposte di gran lunga più soddisfacenti di quelle prodotte da 20 anni di inchieste. Il cinema per il regista israeliano resta il raccordo mancante della realtà – così come il piano sequenza, di cui fa ampio ricorso anche stavolta, resta la più forte impronta di realtà nel cinema – che una volta attivato può offrire scorci di verità prima impensabili. Prezioso. F.P. 4 11 Minutes 4 Free in Deed [Orizzonti – Miglior Film] N ella periferia di Memphis (Tennessee) Melva è una ragazza madre di due bambini, Benny e Etta. Benny è affetto da una grave patologia mentale che lo porta a comportamenti autolesionisti. La sua condizione convince la mamma a frequentare una delle cosiddette storefront churches, le chiese ricavate da negozi dismessi che pullulano nelle periferie americane. Qui il pastore Abraham, uomo solo e tormentato, inizia a praticare sempre più spesso delle lunghe sessioni di esorcismo sul bimbo. Jake Mahaffy costruisce un film potente, in cui il tragico racconto della povertà e dell’ignoranza di una comunità abbandonata diventa una denuncia dell’ingiustizia della società americana. Il ritmo angosciante della narrazione è scandito dai canti gospel delle funzioni, riprese dal vivo. Da una storia vera. M.I. 5 [Concorso] L’ ora X scatta alle 17.00. Negli 11 Minutes che seguono accadrà l’impensabile. Gioiello di suspense e montaggio, il film del 77enne Jerzy Skolimowski si muove lungo sentieri battuti altre volte, ma dimostra come il “già visto” possa farsi strumento con cui (ri)utilizzare il cinema per ragionare sulle possibilità dello sguardo. E sulle geometrie del caso, capace di far esplodere il caos in una manciata di se condi. In fondo, basta davvero uno sciocco imprevisto a farci scivolare, a farci inghiottire da una densa nuvola di fumo V.S. Francofonia [Concorso] M etafilm d’impronta godardiana, Francofonia ibrida e mashuppa filmico e profilmico, si destreggia tra formati, supporti, suoni, rumori, selezione e combinazione dei segni. Se l’arte è destinata a perire tra i marosi mondani, che sono insieme della natura e della politica, entrambe senza coscienza, bisogna fare in fretta, bisogna fare cinema. Giugno 1940, i tedeschi hanno preso Parigi: il conte Franz Wolff-Metternich (Benjamin Utzerath), capo del Kunstschutz, la commissione per la protezione delle opere d’arte in Francia, incontra Jacques Jaujard (Louis Do de Lencquesaing), il direttore del Louvre, che ha predisposto il piano d’evacuazione dei musei. La storia e la Storia, il film nel film, l’umanesimo. F.P. ottobre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 37 Boi Neon [Orizzonti - Premio Speciale della Giuria] B rasile Nord Orientale, ai nostri giorni. Iremar lavora alle Vaqueiadas, un rodeo dove lo sport è bloccare un toro tenendolo per le corna. Il camion su cui trasporta gli animali da un luogo all’altro per gli spettacoli è la sua casa dove vive insieme ai colleghi, Gatere, ballerina esotica e madre di Cacà, ragazzina sfacciata, e Ze, il tuttofare del recinto dei tori. E’ bello e forte questo cinema che si getta nella conoscenza di zone inedite o poco frequentate, esplora territori quasi deserti ma vi colloca The Endless River [Concorso] A 4 all’interno uno sguardo acuto e affilato su uomini e donne che vivono ai margini eppure conservano grande consapevolezza di sé. M.G. 3 Hearth Of a Dog [Concorso] Laurie Anderson racconta il suo rapporto con la morte: amore, affetto, bisogno di sentimento e politica attraverso il cuore del suo cane Lollabelle. Un diario che diventa poesia, riflessione spirituale che si apre al saggio, video-installazione che si trasforma in dramma romantico. Ma tra le varie forme che assume il film, quella che più emoziona è l'istantanea del cuore della sua autrice, del suo pensiero, della psiche, delle passioni, svelandosi con un coraggio assoluto, consapevole della sua fragilità e instabilità, mostrandole come fregi. E dando loro uno stile fluido e inafferrabile, comunque essenziale. E.R. 5 38 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 l Lido, la maggioranza dei critici l’ha maltrattato imputandogli le peggiori nefandezze. Posticcio, pretenzioso, senza sbocco. Eppure sin dai titoli di testa – nello stile grafico del cinema americano anni ’40 e ’50 – intuiamo che l’operazione darà una precedenza al modo di dire le cose sulle cose stesse da dire. Hermanus lavora il tessuto del film, creando un efficace riverbero emozionale tra figure umane e paesaggio, suono e colore. Il suo è un film di vittime (dei carnefici non vediamo i volti, se non su un foglio di carta). E di solitudini. E’ vero che non porta la storia da nessuna parte – dove potrebbe portarla del resto? Dove i suoi sconfitti dalla vita potrebbero andare? – ma riesce a farci vedere un lampo di autentico dolore nel buio che avvolge il destino dei protagonisti. Da riscoprire. G.A. 4 Interruption [Orizzonti] I n un teatro di Atene, ai giorni nostri, un gruppo armato fa irruzione durante l’inizio di uno spettacolo ispirato all’Orestea di Eschilo. Le luci del palcoscenico, anziché accendersi, si spengono, ma gli spettatori in sala non si alzano dalle proprie poltrone. Alexandros Vardaxoglou, il leader del gruppo che si autodefinisce il “Coro”, dà inizio a una rappresentazione speciale, in cui l’eterno conflitto tra realtà e finzione trova una nuova, sconvolgente dimensione. Yorgos Zois è un talentuoso giovane regista greco che realizza un film ambizioso: il confronto tra arte e vita diventa il punto di partenza per affrontare, attraverso il linguaggio del Mito e dell’epica, i temi più attuali del terrorismo e della comunicazione contemporanea. M.I. ottobre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 39 Amber Heard infiamma la passerella per The Danish Girl. Mentre Depp dispensa pillole di saggezza: “Le persone che aspettano solo per darmi il benvenuto, non le chiamo fan. Sono i miei capi. Sono loro che ci mettono il cuore e ci sostengono” FOTO KAREN DI PAOLA Hot Carpet 40 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 INDIMENTICABILI: AMBER E JOHNNY, DIANE KRUGER E IL SUO JOSHUA JACKSON ottobre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 41 Childhood of a Leader [Orizzonti - Leone del Futuro e Premio Orizzonti per la miglior regia] N on nasconde la mano il talentuoso Brady Corbet. Nei ringraziamenti di questa sorprendente opera prima ci sono, oltre a Michael Haneke di cui è debitore per certe atmosfere, Hannah Arendt, John Fowles, Robert Musil e soprattutto Jean Paul-Sartre il cui racconto Infanzia di un capo è alla base del film e del suo titolo. Corbet utilizza tutti gli espedienti di regia, tra cui la colonna sonora di Scott Walker, per raccontare le origini del male, del totalitarismo e dei fascismi, attraverso la storia di un bambino ribelle, alla madre cristiana (B. Bejo) e al padre diplomatico statunitense coinvolto nei negoziati del Trattato di Versailles, che da grande farà il dittatore (R. Pattinson, quasi un cameo). Film ambizioso, se non addirittura pretenzioso, ma di grande impatto visivo ed emotivo. Insomma il cinema. P.A. 4 Beasts of No Nation [Concorso – Premio Marcello Mastroianni] L’ 4 42 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 Africa più oscura e violenta. E' lì che ci porta il film prodotto da Netflix e diretto da Cary Fukunaga, regista della prima stagione di True Detective. Che stavolta usa la macchina da presa per portarci nell'inferno della guerra e ce la mostra ad altezza di bambino, un bambino costretto a fare il soldato. In Beasts of No Nation ritroviamo tutta la capacità visionaria di Fukunaga, per una storia su cui ha lavorato dieci anni e che si è concretizzata con l'arrivo di Idris Elba, bravissimo nei panni del comandante, che esercita su quei bambini la violenza ma anche il fascino ambiguo del potere. Un film anche disturbante, come ci hanno mostrato alcune critiche veneziane, forse perché ci mostra quello che non vogliamo vedere. M.M. S N G C I S I N D A C AT O N A Z I O N A L E G I O R N A L I S T I C I N E M AT O G R A F I C I I TA L I A N I intervista A tu per tu con il regista più “americano” degli americani. Che torna nelle sale con Fathers and Daughters: “Un film che mi rispecchia molto”. Con Russell Crowe e Amanda Seyfried di Valerio Sammarco Gabriele Muccino Padri, figlie e... “COME HAI FATTO A SCRIVERE QUESTO ROMANZO in tre mesi? È buono?”. “Non lo so”. L’agente letterario (Jane Fonda) di Jake Davis (Russell Crowe) ancora si lecca le ferite per il precedente fiasco di Tulipani amari. Lo scrittore vincerà invece il (secondo) Pulitzer grazie a Fathers and Daughters (Padri e figlie), omonimo libro (di fantasia) intorno cui ruota il nuovo film di Gabriele Muccino, interpretato da Russell Crowe (anche produttore esecutivo), Amanda Seyfried, Aaron Paul, Jane Fonda, Diane Kruger, Octavia Spencer e Quvenzhané Wallis, nelle sale dall’1 ottobre con 01 distribution. La storia è quella di Katie Davis (Seyfried), giovane psicologa assistente per bambini disagiati, ragazza che non è mai stata in grado di superare il trauma di un abbandono e, oggi, è incapace di instaurare rapporti sani con gli uomini. Prima la tragica scomparsa della mamma in un incidente d’auto, poi i progressivi disturbi psichici del padre: la piccola Kate, siamo nel 1989, viene affidata alla ricca famiglia della zia materna (Diane Kruger) per un periodo di sette mesi. Tornato dopo il ricovero, Jake riporta a casa la sua bambina: il loro è un rapporto speciale, ma la vita ha deciso per entrambi diversamente. Muccino, prendiamo spunto dalla domanda che Jane Fonda rivolge a Russell Crowe: è buono questo Fathers and Daughters? Rispondo proprio come lui: “Non lo so”. È la risposta più realista, scopriamo solo dopo anni la reale natura delle nostre opere. È di sicuro un film onesto e ben fatto, ma sono considerazioni molto tecniche. Ha una sua forte personalità, che mi rispecchia molto, dal punto di vista di padre, di artista, che parte da un copione molto ambizioso, con una storia costruita in maniera particolare, col doppio piano temporale. La vera bontà del film però solo il pubblico potrà stabilirla. Al tempo de L’ultimo bacio – ad esempio – mai avrei pensato potesse avere quel successo. Questo è un film con un cast molto forte, al quale ho chiesto di fare cose emotivamente molto difficili. Per certi versi il film richiama il rapporto padre-figlio già raccontato ne La ricerca della felicità. E anche il discorso sugli “United States of Money” lo ricorda… Il film racconta molti aspetti, tra cui anche quello della pressione economica alla quale l’individuo americano è sottoposto. Il denaro controlla la felicità: è un valore morale, tutti cercano di possedere quei soldi per convincersi di esistere. Qui negli States i pochi soldi ti levano la dignità, ne va dell’educa- settembre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 45 intervista "Ho appena finito di girare L'estate addosso. Ora vorrei fare Paura di volare, tratto da Erica Jong" Russell Crowe è lo scrittore Jake Davis. A sinistra con Jane Fonda, sopra Amanda Seyfried 46 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo zione dei tuoi figli e non solo: la povertà ti porta ad una degenerazione. E Jake Davis è un uomo che deve combattere contro tutti gli ostacoli immaginabili (la malattia, il fallimento, ndr) pur di preservare la felicità della figlia. Da Ecco fatto a Fathers and Daughters: dopo 17 anni e 9 lungometraggi, si sente ancora più “figlio” o definitivamente “padre”? Mi sento padre. Definitivamente. Anche se non da molto. Lo status di figlio, che ti porta a credere di poter contare su qualcun altro, a un certo punto scompare: senti che sei solo anche se per fortuna i miei genitori sono ancora in vita e insieme. Non è una solitudine familiare ma senti che tutto si sorregge sulle tue forze: tu sei il centro e la fine della tua esistenza. Che poi è esattamente quello che capita al personaggio di Russell Crowe, che sa di non poter contare su nessuno. “Mi chiedo perché Dio abbia creato scarafaggi e critici, di sicuro aveva una ragione”. Questa massima di Jake Davis era già presente nello script di Brad Desch o è farina del suo sacco? L’espressione è sua, perché io non la conoscevo. Però anche questa potrebbe essere una cosa che mi corrisponde. L’esposizione alla gogna nella pubblica piazza quando un artista fallisce è qualcosa che ho conosciuto. Una condizione nella quale, però, l’artista si pone volontariamente: potresti fare un altro lavoro, ma la vera peculiarità dell’artista è quella di esporsi a un giudizio pubblico, che varia a seconda dalle mode, dai ottobre 2015 committenti, dai competitor. A proposito della sceneggiatura, inclusa nella “Black List” del 2012: ci racconta come è nata la produzione del film? Lessi la sceneggiatura, incontrai i produttori, gli dissi che mi piaceva molto lo script ma che due tre cose le avrei cambiate. Il film finiva in modo diverso, ma ho avuto piena libertà artistica, quasi da “film europeo”. A volte non basta dire “indipendenti” per dire che il regista è al vertice della piramide, perché anche lì ci sono produttori invadenti: c’è chi esercita questa forza del produttore più di altri, ma stavolta ho avuto la fortuna di essere lasciato libero con le mie scelte. Un cinema “safe” non mi interessa, mi annoia, cerco sempre l’impatto emotivo. Il film ha trovato una distribuzione negli USA? Il film esce a gennaio negli States. Ha impiegato parecchio a essere venduto perché vendere un film drammatico non è facile, c’è stata una lunga negoziazione. Non abbiamo avuto più notizie sulla produzione del fantascientifico Near Death, alla fine si farà? La mortalità infantile dei film è molto alta: Hollywood è una macchina che gira sempre, anche molto nevrotica. Se un progetto stagna per qualche mese perché uno o due attori decidono di non fare quel film, rimangono sugli scaffali degli studios a volte anche per sempre. Per Forrest Gump ci sono voluti dieci anni. È pieno di potenziali capolavori, ma poi rimangono lì. Nuovi progetti? Ho appena finito di girare L’estate addosso, che uscirà nell’autunno 2016. Film in inglese ma realizzato con finanze italiane, realizzato a Roma, negli Stati Uniti e a Cuba. Un film on the road, con giovani protagonisti (Brando Pacitto, Matilde Lutz, Joseph Haro, Taylor Frey, ndr). E poi vorrei fare Paura di volare, stavolta produzione americana, dal romanzo omonimo di Erica Jong. 19 )(67,9$/'(/',$/2*2 ,17(55(/,*,262 25-30 OTTOBRE 2015 &DVDGHO&LQHPDGL5RPD &LQHPD7UHYL_&LQHWHFD1D]LRQDOH&6& FRQLOVRVWHJQRGL caput mundi Piera Detassis, presidente della decima Festa del Cinema di Roma 48 La doppia rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 vita di Piera uando ero direttore non potevo dirlo, ora sì: è una Festa!”. La seconda vita, s’intende romana e cinematografica, di Piera Detassis riparte da 10, il numero delle edizioni della ex Festa, poi Festival, quindi Festaval e ora di nuovo Festa (16 – 24 ottobre), e da 2, due parole: “continuità e apertura”. Di film non parla, ma parla di chi li ha scelti, il direttore Antonio Monda. Detassis, la contagiosa simpatia di Monda aiuterà a far festa? A New York aiuta, qui non abbiamo ancora capito. Il suo salotto a New York è un’istituzione, a qualcosa aiuterà, no? Che rapporto ha avuto con il suo direttore? Tempestoso e vivace, non privo di soddisfazioni. Parola d’ordine, continuità. Sì, eventi tutto l’anno: il CityFest, il Fiction Fest, la Festa. La Fondazione Cinema per Roma non lavora solo otto giorni, sia chiaro. Eppure, verrete giudicati per quegli otto giorni: sensazioni? Film molto buoni, ospiti molto buoni, e tutto molto faticoso. Comunque, mi sento abbastanza tranquilla, anche se mancano ancora delle cose: è un’edizione di transizione. Seconda parola d’ordine, apertura. La Festa deve imparare a uscire dall’Auditorium, altrimenti in un Paese che ha già due grandi festival, Venezia e Torino, non ha senso farla. Per questo lavoriamo con i player dell’industria al MIA, il mercato dell’audiovisivo, e puntiamo forte sull’allargamento alle sale della città. In un’epoca in cui il cinema viene consumato in tutte le forme, un evento come questo serve a ricostruire il tessuto della community, riguadagnare una vicinanza ad autori e attori, riscoprire Q ‘‘ “Ora posso dirlo, è una Festa”: parole, opere e ammissioni della Detassis, presidente di Roma anno X. E sul direttore Antonio Monda: “A qualcosa aiuterà” di Federico Pontiggia ottobre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 49 caput mundi Alice nelle città di Wim Wenders, restaurato a Roma; sotto, La terrazza di Ettore Scola il senso sociale del cinema. Niente premi, nessuna madrina, zero cerimonie di apertura e chiusura. Scelte del direttore Monda. Ma in apertura ci sarà una cena del MIA e un concerto al Pigneto. Politicamente più agevole la vita della Detassis direttore o della Detassis presidente? La seconda: non che nel primo caso mi avessero massacrato, ma quasi. Sappiamo tutti com’è finita, non ci voglio tornare. Torniamo a oggi. I soci della Fondazione mi han dato una mission, fare Festa tutto l’anno, e ho trovato il sostegno del Comune, con l’assessore Marinelli, e della Regione. Clima diverso? Allora il mio unico baluardo fu il presidente Rondi, stavolta ho la sensazione che la cultura sia considerata ancora un valore: non so se residuale o perché son tutti figli di Nicolini, ma un valore. Diciamo che chi fa il mio lavoro non è più nella posizione di sentirsi ridicolo, come capitava ai tempi di Alemanno e Polverini. Da che si giudica una Festa, dagli invitati o sbaglio? Sì, dagli ospiti, ma direi da un mix, un cocktail: non è detto che riesca, è un esperimento. Un esperimento costoso: 3,6 milioni di euro solo per quegli otto giorni. OK, diciamo che il mix ideale è coinvolgimento del territorio, buoni film, 50 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 Alice è teenager! Alice nella città, la sezione autonoma e parallela della Festa di Roma dedicata a giovani e famiglie, fa 13 anni e mette altrettante opere nel Concorso Young Adult, tra cui Mustang del turco Deniz Gamze Ergüven, candidato dalla Francia come film straniero agli Oscar; Microbe & Gasoline di Michel Gondry; Il bambino di vetro di Federico Cruciani. Tra gli eventi speciali, Pan – Viaggio sull’isola che non c’è di Joe Wright, con Hugh Jackman, Amanda Seyfried e Rooney Mara, Game storytelling e ospiti per quel che consente il mercato. L’ingrediente segreto di Piera Detassis? Proiettare La terrazza nella terrazza. Therapy, l’actionfantasy con le webstar Favij, Federico Clapis, Leonardo Decarli e Zoda, nonché in chiusura il restauro 2k di Alice nelle città di Wim Wenders (1974), che dà il nome alla rassegna curata da Fabia Bettini e Gianluca Giannelli. F.P. Considero quello di Scola un film caposaldo. Archiviata la Festa, dall’11 al 15 novembre la aspetta il Roma Fiction Fest: stavolta con le mani in pasta, quelle del coordinatore artistico. Un incarico ad interim, e non da direttore: l’ho voluto io, avrei potuto farlo il direttore, nessun impedimento con la mia carica di presidente della Fondazione. Sono arrivata in corso d’opera, ho ritenuto giusto non prendere il posto di Freccero: faccio la coordinatrice. Ma… Sono diversa da Carlo, ho messo la mia firma con una domanda: a che punto è la fiction o, meglio, la serialità? Vogliamo provare a rispondere. Un titolo? Chiede troppo. Rispondo con un nome: Philip K. Dick. [The Man in the High Castle, la serie Amazon dal libro omonimo di Dick, in italiano La svastica sul sole, NdR] LA COMMEDIA CORALE DI CRISTINA COMENCINI CON L’ULTIMA BRILLANTE INTERPRETAZIONE DI VIRNA LISI. CON VALERIA BRUNI TEDESCHI, ANGELA FINOCCHIARO, FRANCESCO SCIANNA E NERI MARCORÈ. LIONELLO CERRI E RAI CINEMA PRESENTANO Virna Marisa Angela LISI PAREDES FINOCCHIARO Valeria Candela Pihla Nadeah BRUNI TEDESCHI PEÑA VIITALA MIRANDA Latin LOVER 8QÀOPGL CONCEPT BY Cristina COMENCINI Francesco SCIANNA Neri MARCORÈ Claudio GIOÈ Lluís HOMAR Toni BERTORELLI e con Jordi MOLLA IN VENDITA IN DVD E BLU-RAY DISC RITRATTI di Orio Caldiron TRUCCHI E INGANNI Orson Welles: travestimenti, artifici, cammei. Una fisicità marcata dall’eccesso, un genio del secolo breve 52 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 Orson Welles a fine carriera. A sinistra, nel ritratto di Marco Letizia E Ebbe inizio con Il terzo uomo (1949) l’avventura europea di Orson Welles attore tra i palazzi, i vicoli, le fogne della Vienna devastata dalla guerra, in cui l’apparizione di Harry Lime, il morto in permesso che si materializza all’ombra del Prater, deve molto alle esasperate deformazioni del grandangolo di Robert Krasker e alle stranianti suggestioni della cetra di Anton Karas. Se ha sempre rivendicato la paternità del sulfureo personaggio, uno dei pochi girati senza trucco con la sua faccia da bambino viziato, negli anni successivi la galleria delle sue interpretazioni sembra una giostra impazzita in cui lavorando in Francia, Italia, Spagna, Inghilterra, Marocco, Jugoslavia, Senegal, sono numerosi i film anche di modestissimo livello ai quali partecipa soltanto per bisogno di soldi, quando non prende in prestito le attrezzature per i suoi film personali o riesce a trafugare qualche migliaio di metri di pellicola. Sono gli anni in cui il trucco, l’artificio, il travestimento – così importanti fin dal precoce apprendistato teatrale del grande americano nato a Kenosha, Wisconsin, il 6 maggio 1915 e morto a Los Angeles il 10 ottobre 1985 – contrassegnano sempre di più le maschere dell’attore appena riconoscibile sotto la parrucca di Benjamin Franklin, i baffi , le barbe, i nasi finti, dei suoi crudeli conquistatori, magnati corrotti, militari onnipotenti, criminali, prestigiatori, mentre il corpo s’ingrossa fino a raggiungere la stazza debordante, quasi l’emblema di una fisicità marcata dall’eccesso. Se si moltiplicano i cammei nei kolossal più fastosi (Napoleone Bonaparte, Napoleone ad Austerlitz, Waterloo), non esita a figurare in un paio di peplum e di spaghetti-western, senza contare le esibizioni radiofoniche, televisive, pubblicitarie, dove affiora il suo clownesco istrionismo. Non mancano anche i titoli più che dignitosi e persino le occasioni privilegiate in cui riesce a imprimere al personagg io il marchio inconfondibile della sua presenza scenica. Come dimenticare padre Mapple che inveisce dal pulpito a forma di prua di Moby Dick, la balena bianca (1956), l’avvocato Jonathan Wilk di Frenesia del delitto (1959) che nella sua arringa si prodiga per salvare gli accusati dalla pena capitale, il losco baro Le Chiffre di James Bond 007 - Casino Royale (1967), dove si diverte a fare la parodia di se stesso, il folle generale Dreedle assetato di sangue di Comma 22 (1970)? Se l’abilità del performer è fuori discussione, è soltanto nei suoi film di regista che l’attore partecipa al geniale processo creativo che da Quarto potere (1941) a F come falso (1973) disegna il percorso di uno dei più straordinari autori del secolo breve che ha saputo reinventare il cinema. Nella complessa dialettica tra svelamento e artificio, in cui si anima l’identità del Grande Attore, le maschere di Arkadin, di Quinlan, di Falstaff ci accompagnano nel viaggio affacciato sull’abisso. Guardando in macchina, sfida gli spettatori a dialogare con lui, a resistere al fascino dello spettacolo Welles. LE MASCHERE DI ARKADIN, DI QUINLAN, DI FALSTAFF CI ACCOMPAGNANO NEL VIAGGIO AFFACCIATO SULL’ABISSO ottobre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 53 I TOP 5 56 al Cinema OTTIMO BUONO SUFFICIENTE MEDIOCRE SCARSO Un mondo fragile 59 60 Everest 62 Much Loved 67 Sopravvissuto - The Martian The Lobster 61 63 Black Mass Dheepan 65 La legge del mercato 68 Marguerite 56 Un mondo fragile 58 Pecore in erba 58 Viva la sposa 59 The Lobster 60 Everest 60 La prima luce 61 Dheepan 62 Maze Runner – La fuga 62 Much Loved 63 Black Mass – L’ultimo gangster 64 The Program 64 A testa alta 65 La legge del mercato 66 Lo stagista inaspettato 66 Woman in Gold 67 Sopravvissuto – The Martian 68 Marguerite 69 Preview Alaska By the Sea Spectre Hunger Games: Il Canto della Rivolta Parte 2 Dio esiste e vive a Bruxelles Gli ultimi saranno ultimi ottobre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 55 i film del mese I nodi del nostro tempo tradotti in quadri dall’eloquenza straordinaria UN MONDO FRAGILE Tra nostalgia e indignazione, il poema bucolico e visivamente sontuoso di Acevedo: da Camera d’Or In sala Regia César Acevedo Con Haimer Leal, Hilda Ruiz, Marleyda Soto Genere Drammatico (94’) C “ i sono affinità tra questo film colombiano, Camera d’Or allo scorso Festival di Cannes, e il cinese Behemoth, Leone d’Oro mancato all’ultima Mostra. Non a caso entrambi provengono da Paesi non più da terzo mondo e non ancora da primo, con i fenomeni di industrializzazione da tardo ottocento e le contraddizioni da neo-capitalismo. In Behemoth gli schiavi delle miniere sono il primo – e ultimo – anello di una catena produttiva che si conclude con l’edificazione di quartieri residenziali disabitati (la bolla cinese?). In Un mondo fragile, i corteros che si spaccano la schiena nelle piantagioni di canna da zucchero -70 ore a settimana per 200 dollari al mese - non sanno che due terzi del prodotto finale della loro fatica finirà nelle nostre tavole e l’altro terzo, accidentalmente, per terra. Tutti loro – minatori e corteros – hanno problemi seri ai polmoni causati dall’aria malsana che sono costretti a respirare. E ancora: miniere e piantagioni di canna da zucchero crescono sfigurando l’ambiente, provocando fenomeni di erosione e desertificazione, e tutto quello che ne consegue in termini di movimento di popoli, sradicamento identitario e conflitti. Entrambi questi film insomma ci fanno vedere quel che noi occidentali non sappiamo vedere: che il succo di tutta la faccenda del benessere è merda e veleno per miliardi di uomini. Senza scuse. Dimenticatevi faglie culturali e generazionali da cinema post-sessantottino, formalmente scorbutico, ideologicamente netto, intimamente borghese e ormai sepolto. Questi qui sanno mostrare e comprendere. Hanno un background da documentaristi e un occhio da visionari. Liang Zhao non era una novità ok, ma Acevedo è un esordiente classe ’87, capace di trasformare questioni spinose del nostro tempo in quadri dall’eloquenza straordinaria (che sembrano ricreare le atmosfere dei pittori costumbristi alla Millet e la drammaticità chiaroscurale degli interni di Andrew Wyeth) e disinnescare il manicheismo socio/politico dietro l’angolo evocando una storia di fantasmi, una vicenda familiare interrotta, un masticare amaro di radici e di affetti perduti. Cercando la poesia tra i corpi anneriti e innaturalmente invecchiati – gli attori, tutti non professionisti, provengono dalla Valle del Cauca – e il monito nel rantolo del morente, voce di un mondo in via di sparizione. Che torna per un’ora e mezza tra noi, né vivo né morto, come uno spettro esorcizzato dal fotogramma. Che qui non è l’unità minima del discorso, ma il tutto di un linguaggio deliberatamente antimoderno, lento, che sta sulle cose, senza lasciarsi contaminare dalla finta forza di persuasione del montaggio, che tutto vorrebbe accorpare, connettere, unificare, in una parola: dominare. GIANLUCA ARNONE ottobre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 57 i film del mese VIVA LA SPOSA Viaggio al termine del Quadraro: zoppicante dopo Pecora nera (2010) di Ascanio Celestini. Location il Quadraro di Roma, milieu un (sotto)proletariato di marginali offesi ma non vinti, il TSO mortifero della polizia, le truffe e i papponi da stendere per corollari, perché sono sempre i soliti ragazzi, quelli di Pasolini. Ma Celestini pensa anche alla lezione neo-neorealistica dei Dardenne, qui co-produttori, e ai miracoli zavattiniani: tante cose, troppe, e si sente la mancanza di un centro di gravità, una sceneggiatura ben piazzata, e lo sporco che dovrebbe permeare anche le favoleverità. Si confermano le capacità affabulatorie, po-etiche di Celestini, ma vieppiù la difficoltà a fare del cinema non solo un mezzo ma un fine: la strada per il realismo magico non è (ancora) il chilometro del Quadraro. FEDERICO PONTIGGIA PER CARITÀ, qualche momento di poesia c’è. E i personaggi li conosci, e gli vuoi bene. Nicola (Ascanio Celestini) che dice di non bere più ma beve sempre; Salvatore (Francesco De Miranda, una palla di simpatia), che ha madre certa e prostituta, padre ignoto e un disamore per i gelati. E, ancora, Sasà, che vive di incendi e truffe su strada, e Sofia, che non vuole finire alla salsamenteria del padre. Comunque vada, Viva la sposa, opera seconda In uscita Regia Ascanio Celestini Con F. De Miranda, A. Rohrwacher Genere Drammatico (85’) PECORE IN ERBA Divertente falso doc per una denuncia - garbata dell’antisemitismo In sala Regia Alberto Caviglia Con Davide Giordano, Anna Ferruzzo Genere Commedia (87’) CHI È LEONARDO ZULIANI? Un giovane uomo dalle vulcaniche risorse: fumettista di successo, scrittore di discutibili best-seller complottari, imprenditore innovativo, trascinatore di folle e quant’altro. Zuliani ha un unico problema: è antisemita fino al midollo e fin dalla nascita, forse per cause genetiche, e gli ebrei da sempre sono la sua ossessione. Il finto documentario, o mockumentary, scritto e diretto da Alberto Caviglia si rifà al modello, 58 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo luglio-agosto 2015 insuperabile, messo a punto da Woody Allen coi suoi primi film (Zelig su tutti, ovviamente) che, sotto la maschera della deformazione comica e paradossale, scagliavano amari strali contro determinati aspetti della società. Nel nostro caso, ci troviamo di fronte a un’opera di lodevolissime ambizioni e di folgorante attualità, intenta ad attaccare con le armi della satira il becero antisemitismo di moda imperante nei nostri tempi. Non mancano le situazioni divertenti e le gag azzeccate ma, sia chiaro, il cinema abita da un’altra parte e non basta l’imponente sfilata di vip, impegnati in cameo di ogni tipo, a innalzare il livello di un lavoro che si segnala più per un umorismo garbato che per autentica e mordace capacità di denuncia. In Orizzonti a Venezia 72. GIANFRANCESCO IACONO THE LOBSTER Il futuro distopico di Lanthimos: esseri umani come cavie in quadro tragico In uscita Regia Yorgos Lanthimos Con Colin Farrell, Rachel Weisz Genere Documentario (118’) L’AMORE. Cos’è l’amore? Yorgos Lanthimos non è il primo a porsi la domanda, certo tra i più originali nel rispondere attraverso una favola nera ambientata in un mondo in cui gli scambi di coppia prevedono sedute di sesso ma niente palpiti del cuore. Di cui invece avrebbe gran desiderio David, lasciato dalla compagna e approdato suo malgrado in un hotel di lusso dove entro quarantacinque giorni dovrà trovarsi una nuova fidanzata pena la trasformazione in animale. Unica alternativa, fuggire anche lui nella foresta dove altri esseri umani sopravvivono come possono. Si potrebbe pensare comunque una vita migliore perché libera, al contrario anche là vige una regola ferrea: non accoppiarsi mai pena la mutilazione. Un futuro oscuro, quello presagito da Lanthimos, che per l’occasione ha lasciato l’amata Grecia e girato in Irlanda dopo aver chiamato a sé un cast di stelle da Farrell a Séydoux a Weisz. Il cambiamento non ne ha per fortuna addolcito la vena corrosiva, il segno è sempre quello che aveva stupito in Kynodontas e Alps, forse persino più ossessivo perché portato alle massime conseguenze. L’effetto “futuro distopico” gioca a favore del regista, che estremizza la visione del potere, delle regole, dei rapporti vittima/carnefice, delle relazioni e dei comportamenti. Più che nelle opere precedenti insomma, l’impressione è che donne e uomini siano ridotte a cavie per illuminare un quadro – l’esistenza? – che appare decisamente tragico e allarmante. Single per scelta o per legge, entrambi vivono in un mondo senza controllo perché a essere andato perduto è il fattore umano. Tutti, in fondo, già trasformati in animali. Chi cerca di sfuggire a una sorte segnata, su qualsiasi fronte combatta, è destinato a perdersi. Un vuoto di legami ed emozioni che Lanthimos racconta intingendo la penna nel grottesco e posizionando la vicenda in pochi ma efficaci spazi. Il lavoro pesante lo fa la regia, capace di confezionare un’opera ricca di idee e di invenzioni formali. La conferma che è nato un autore ANGELA PRUDENZI Vena grottesca per esaltare un vuoto di legami ed emozioni ottobre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 59 i film del mese LA PRIMA LUCE Lucido e doloroso dramma sui bambini contesi sussurro, dei silenzi, due parole, qualche abbraccio, il carattere e la psicologia dei suoi personaggi. Martina (Ramirez) sente che la sua storia con Marco (Scamarcio, bravo) ormai è finita e vive con disagio la lontananza della terra natia: desidera poter tornare a “casa” sua. Ma l’America Latina è lontana e a Bari, da ormai sette anni, oltre a Marco c’è anche Mateo (Pezzolla), bambino amato da entrambi i genitori che soffre questa situazione di crisi. Martina, senza il consenso del compagno e approfittando di un suo viaggio di lavoro, prende Mateo e scappa oltreoceano. Un giorno, due, cinque, dieci: nessuna notizia. Marco, avvocato cinico e rampante, non può più aspettare, e tenta l’ultima carta: partire anche lui alla volta del Cile per tentare di ritrovare suo figlio… VALERIO SAMMARCO STORIE di “figli contesi”. Terreno scivoloso e delicato, difficile da calpestare in termini emotivi e giuridici, arduo e complesso da percorrere anche nel momento in cui si decide di “romanzarlo” per portarlo sul grande schermo. Ebbene, Vincenzo Marra riesce nella non facile traduzione, realizzando un film tanto doloroso quanto dignitoso: nessun ricorso a scene madri o facili pietismi, piuttosto la volontà di tratteggiare con un In sala Regia Vincenzo Marra Con Riccardo Scamarcio, Daniela Ramirez Genere Drammatico (108’) EVEREST Resoconto fedele, e anonimo, di un disastro annunciato. Si salva il cast In sala Regia Baltasar Kormákur Con Josh Brolin, Jason Clarke Genere Drammatico (121’) NELLA PRIMAVERA del 1996, sul Campo Base dell’Everest, erano una ventina le spedizioni commerciali pronte a lanciare la sfida alla montagna. Troppe. Il film di Kormákur racconta ciò che successe all’Adventure Consultants e alla Mountains Madness, considerate il top dell’alpinismo a pagamento. Un cammino di avvicinamento alla tragedia che galleggia tra l’epica e il privato, la retorica della sofferenza fisica e quella di un dolore intimo, affidata al campo/controcampo delle 60 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 telefonate tra gli scalatori e i familiari rimasti a casa angosciati. Due strategie retoriche che Kormákur porta avanti affidandosi alla performance dei suoi attori, mentre è tutta sua l’incombenza di far parlare la montagna e di farne un personaggio. Compito eseguito con mestiere ma senza quell’ispirazione che avrebbero permesso al film di fare un salto di qualità. Se la scelta di allargare le maglie del racconto si rivela azzeccata perché restituisce allo spettatore un po’ di quello smarrimento che si deve provare lassù, l’approccio del filmaker islandese è limitato, soprattutto tecnico, senza quel fuoco vivo che gli avrebbe permesso di far uscire la montagna dall’anonimato e di scrivere l’articolo determinativo davanti al suo nome: l’Everest. GIANLUCA ARNONE DHEEPAN Audiard e il senso di “integrazione”, sociale e filmica. Palma d’Oro a Cannes Anteprima Regia Jacques Audiard Con A. Jesuthasan, K. Srinivasan Genere Drammatico (111’) PER FUGGIRE dalla guerra civile in Sri Lanka, un ex combattente, una donna e una bambina di 9 anni diventano “una famiglia”, senza essersi mai visti prima. E raggiungono Parigi, dove vengono sistemati in un agglomerato di una banlieue malfamata. L’uomo, Dheepan, inizia a lavorare come tuttofare nei vari palazzoni. La donna, Yalini, si prende cura di un anziano ammalato. La bimba, Illayaal, prova ad integrars i nella “classe speciale” della scuola di quartiere. E giorno dopo giorno, i tre quasi si convincono di essere diventati una famiglia. Una “vera” famiglia. Ma i traffici che vengono gestiti in quei palazzi finiranno per minacciare la loro illusione. Jacques Audiard vince la Palma d’Oro a Cannes 2015 con un film che sembra rileggere gli elementi fondanti dei suoi due lavori precedenti, Il profeta e Un sapore d i ruggine e ossa: da una parte la storia d’integrazione, dall’altra l’interesse nel provare a sviluppare una “love story” partendo da un’angolazione differente, da premesse anomale. Il film funziona, e bene, su entrambi i livelli: Audiard non smette di manipolare il suo cinema, alternando pedinamenti ad astrazioni, tenerezze e brutalità: una scena caotica per catturare quel momento carico di paure e speranz a prima di salire a bordo della barca che li porta via dalla loro terra insanguinata, poi lucine fluorescenti che illuminano il buio di un futuro ancora da decifrare, per poi “trasfocare” sul volto di Dheepan che vende cerchietti luminosi e ammennicoli per le strade di Parigi. “Integrazione”: la vera chiave di Dheepan è quella di voler capire che cosa succede quando il migrante, il rifugiato politico, chiunq ue sia costretto ad abbandonare la propria terra, si ritrova a dover affrontare non solo una trasformazione sul piano sociale, esteriore, “artificiosa”, ma anche più intima, nascosta, domestica, “naturalista”. È dentro le quattro mura di un appartamento fatiscente che quella di Dheepan riesce a farsi davvero “famiglia”, a integrarsi, al netto di un contesto nuovamente ostile. Che riporta in superficie il pas sato da cui si era fuggiti. Per fuggire di nuovo, e (sognare di) ritrovarsi ancor più famiglia di prima. VALERIO SAMMARCO Si fondono aspetti del Profeta e di Un sapore di ruggine e ossa ottobre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 61 i film del mese MAZE RUNNER - LA FUGA Il secondo episodio della saga non tradisce Battle Royale, romanzo e poi film di culto. La stessa Katniss Everdeen discende dall’eroina di un classico, la Batsheba Everdene protagonista di Via dalla pazza folla di Thomas Hardy. Twilight e Hunger Games sono stati fenomeni globali, e probabilmente le operazioni più banali. Molto meglio la saga di Maze Runner, creata da James Dashner e portata sullo schermo da Wes Ball per entrambi i capitoli. Il secondo episodio non tradisce le attese e soprattutto il ritmo e la tensione già vissute. Merito di un ottima sceneggiatura, di un montaggio serrato e del giovane trio di protagonisti dall’indiscusso talento, affiancati qui da uno stuolo di caratteristi che li supporta senza rubare la scena. Perché si sa, il futuro è dei giovani. Basta lasciargliene uno. ALESSANDRO DE SIMONE LA MOLTIPLICAZIONE delle saghe fantasy teen è uno dei fenomeni socioculturali più interessanti degli ultimi anni, conseguenza del successo di Harry Potter, ma che in realtà viene da più lontano. I futuri distopici di Divergent o del sottovalutato The Giver sono figli della Guerra Fredda, dal Bradbury di Fahrenheit 451 al Signore delle Mosche di William Golding, due esempi da cui tutti hanno attinto a piene mani, compreso il giapponese In uscita Regia Wes Ball Con Dylan O’Brien, Kaya Scodelario Genere Azione (132’) MUCH LOVED Ayouch racconta la prostituzione in Marocco. Senza sconti, in cerca dei pochi valori rimasti In uscita Regia Nabil Ayouch Con Loubna Abidar, Asmaa Lazrak Genere Drammatico (105’) MARRAKECH, giorni nostri. Noha, Randa, Soukaina fanno “la vita”. La loro quotidianità è scandita da interminabili notti orgiastiche in cui soddisfano i desideri, e le perversioni, di ricchi clienti sauditi ed europei, e di mattinate vuote trascorse a guardare la tv o a provare nuove pettinature. Le uniche scintille di umanità autentica sono quelle che le tre ragazze ritrovano nella propria intimità, tra 62 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 una famiglia da mantenere, sogni di fatuo romanticismo e voglia d’espatriare. Il degradante universo della prostituzione femminile in Marocco è solo in apparenza rinchiuso fra le camere da letto della città di Marrakech: si allarga, in realtà, sino a dirci qualcosa d’importante sulla ricerca d’identità e sulla percezione della donna, e del suo corpo, nelle società di ogni continente. Il film del regista Nabil Ayouch sconta forse il prezzo di una narrazione episodica e dei tanti, troppi fili annodati e non sviluppati a dovere, ma restituisce con efficacia, e con una buona sostanza filmica, un mondo coerente nella sua brutalità, là dove si è fatta piazza pulita di tutti i valori, eccetto uno: l’amicizia. Tra donne, s’intende. GIANFRANCESCO IACONO BLACK MASS - L’ULTIMO GANGSTER Johnny Depp si trasforma in James “Whitey” Bulger. Dignitoso crime-movie In uscita Regia Scott Cooper Con Johnny Depp, Joel Edgerton Genere Drammatico (120’) CHI ERA JAMES “WHITEY” BULGER? Prova a raccontarcelo Scott Cooper, che al suo terzo lungometraggio decide di “inquadrare” quello che, nel 2007, era considerato dall’FBI il secondo fuggitivo più importante dopo Osama Bin laden. Già, proprio l’FBI, grazie al quale anni prima lo stesso Bulger era riuscito a diventare il boss indiscusso di Boston. Ufficialmente “informatore” da utilizzare per tentare di arrivare alla cattura del clan mafioso degli Angiulo, l’irlandese dagli occhi di ghiaccio sfruttò per anni quella che lui definiva “alleanza” per agire indisturbato e diventare sempre più potente. Ed è questo strano legame ad interessare maggiormente Cooper, deciso a portare in superficie le contraddizioni umane di un criminale senza scrupoli, capace di uccidere a sangue freddo e, al tempo stesso, di accostare l’auto per aiutare un’anziana signora del quartiere dov’è cresciuto. Black Mass si concentra sull’ascesa del boss, partendo da metà anni ’70. Il controllo del territorio, racket e narcotraffico, scommesse e distributori automatici: chi tradisce muore, chi parla muore. Ma Boston rappresenta anche l’infanzia di Bulger, i suoi legami (l’anziana madre, il fratello senatore interpretato da Benedict Cumberbatch, il piccolo figlio che perderà tragicamente…): proprio da lì arriverà il più insperato degli aiuti, dall’agente John Connolly (Joel Edgerton), un tempo compagno di giochi, che intravede in Whitey il modo più veloce per fare carriera. Quello di Cooper è un film che pesca a piene mani dalla tradizione dei gangster-movie americani, ma che riesce anche a smarcarsi con dignità dal peso dei paragoni. L’aiuto che gli porta Johnny Depp (la cui trasformazione fisica, a detta di molti, già gli garantirebbe un ingresso di favore alla cinquina dei prossimi Oscar…) è tutto sommato relativo: vuoi per la natura così distaccata del personaggio, vuoi per la capacità di non anteporsi mai troppo al film stesso, l’attore è il primus inter pares di un meccanismo funzionale e coinvolgente. VALERIO SAMMARCO Al centro dell’attenzione lo strano legame tra il boss e l’FBI ottobre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 63 i film del mese A TESTA ALTA Il disagio giovanile secondo Emmanuelle Bercot rivede la sua adolescenza (Magimel) e di una coetanea (Rouxel) che, senza alcun preconcetto, saprà amarlo. Film d’apertura dello scorso Festival di Cannes, quello di Emmanuelle Bercot è un romanzo di formazione che si inserisce nel solco tracciato dalla cinematografia francofona, quello abitato dai vari Truffaut, Bruno Dumont, i fratelli Dardenne, esempi altissimi verso i quali è impossibile non relazionarsi quando si tratta di accostarsi al disagio del mondo giovanile. Problematiche rese ancor più credibili dall’intensa prova del protagonista, per il quale il passaggio all’età adulta sarà inevitabile: una nuova vita che apre alla speranza ma che, allo stesso tempo, conduce alla scelta forse un po’ forzata di escamotage narrativi vagamente consolatori. VALERIO SAMMARCO MALONY è un bambino problematico. La madre lo abbandona, lasciandolo alle decisioni del giudice minorile (Deneuve). Ormai adolescente, Malony (Paradot) rifiuta qualsiasi convenzione, la sua rabbia è incontenibile, la sua esistenza in bilico tra una libertà ingestibile e la reclusione di centri di recupero e carceri minorili. La speranza di un domani migliore è nelle mani del giudice che l’ha visto crescere, di un assistente sociale che nel ragazzo In uscita Regia Emmanuelle Bercot Con Rod Paradot, Catherine Deneuve Genere Drammatico (120’) THE PROGRAM Il più grande ciclista (dopato) di tutti i tempi In uscita Regia Stephen Frears Con Ben Foster, Chris O’Dowd Genere Biografico (104’) ASCESA e caduta di Lance Armstrong (Foster), ciclista plurivincitore del Tour de France (sette titoli) e responsabile del “più sofisticato programma di doping nella storia recente dello sport”. I primi trionfi nel segno del doping, la vittoria contro il cancro, l’impegno contro la malattia (scudo mediatico per le future malefatte), le confessioni dei compagni di squadra, la pubblica ammissione: a parte Sheryl Crow e Pantani, il biopic di Frears mostra 64 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 l’Armstrong ben noto allo spettatore, ben lieto di ricordare gli eventi prima che il film li proponga su schermo. Ma per il resto, il film è un’occasione perduta: soffocati dall’esibizione voyeuristica di flebo e siringhe, e dalla divulgativa necessità di spiegare tutto coi dialoghi, Frears e lo sceneggiatore John Hodge badano più alla ricostruzione di facciata e alla somiglianza fisica dei personaggi che a mollare un significativo pugno allo stomaco dello spettatore. Il vero dramma sportivo di Armstrong è un dilemma etico: quanto è sbagliato vincere barando, se con le mie vittorie posso far bene a milioni di persone? Dilemma che il film, privo di empatia nei confronti del suo antieroe protagonista, rifiuta sistematicamente di affrontare. GIANLUIGI CECCARELLI LA LEGGE DEL MERCATO Dopo i Dardenne, anche Brizé ragiona sulla “moralità” del lavoro. Lindon maestoso Anteprima Regia Stéphane Brizé Con Vincent Lindon, Karine de Mirbeck Genere Drammatico (93’) 51 ANNI, da 20 mesi disoccupato, 500 euro al mese di sussidio, la vita di Thierry è fatta di colloqui e trattative, di quotidianità in famiglia (una moglie e un figlio ritardato) e di momenti di svago. Poi, finalmente, arriva il lavoro: addetto alla sicurezza di un supermercato. E Thierry, inappuntabile come di consueto, sarà presto messo di fronte ad una situazione difficilmente “negoz iabile”. È molto difficile non pensare all’ultimo film dei Dardenne (Due giorni, una notte), di fronte a La loi du marché di Stéphane Brizé: le analogie sono molte, a partire dall’argomento comune, quello del lavoro e delle implicazioni sociali, poi un rigore e al tempo stesso la scelta di un percorso “semplice” per seguire un personaggio chiamato a far fronte ad uno dei mali del nostro tempo. La differenza s ostanziale tra il film di Brizé e quello dei Dardenne – uniti da due grandi interpretazioni, allora Marion Cotillard, stavolta il sempre convincente Vincent Lindon (premiato a Cannes) – è soprattutto di carattere strutturale: lì la protagonista (depressa, apatica) doveva far di tutto per convincere i colleghi a rinunciare a dei bonus in modo tale che lei non perdesse il lavoro, mentre Brizé si concentra su un personaggio che, una volta riottenuto un impiego, viene messo di fronte ad un impietoso dilemma morale. Brizé si prende il tempo necessario per creare i giusti presupposti di un finale coerente, in linea con quanto mostrato fino a quel momento della vita di Thierry, uomo giusto ma mai accondiscendente: mai una scena madre, o cadute nel patetico, il film sceglie una linea di condotta austera ma non per que sto insincera. E la mantiene anche nel momento cruciale, quando Thierry è costretto, suo malgrado, a smascherare prima qualche taccheggiatore occasionale, poi alcuni colleghi del supermercato dediti a lucrare sulle fidelity card o a nascondere qualche buono sconto. Gente disperata, forse più di lui: e quando “la legge del mercato” viene messa di fronte alla “misura di un uomo” bisogna prendere una decisione. Soccombere e disumanizzarsi, o smettere la divisa di un sistema che non accettiamo più. VALERIO SAMMARCO Disumanizzarsi. O voltare le spalle a un sistema inaccettabile? ottobre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 65 i film del mese LO STAGISTA INASPETTATO Una commedia d’altri tempi grazie a De Niro tempo per la famiglia. Lu i pensionato vedovo riuscito ad entrare nel programma di utilità sociale per “stagisti senior” brevettato dall’azienda di lei. Insieme faranno faville fuori e dentro l’ufficio: perché, ecco la morale, dietro una grande donna c’è un uomo più anziano e saggio. Tranquilli nessun romance fuori tempo massimo in agguato, ma una chimica che sembrava perduta, fatta di lealtà, stima e collaborazione reciproca. Così i l solito canovaccio dolciastro della Meyer si rivela gradevole passo a due, polite e deliziosamente retrò. Nessuna entrata a gamba tesa su item politico/sociali, intendiamoci, ma qualcosa di non scontato sul gender sì. Certo il pacchetto è insopportabilmente pulito no conflitti, no disomogeneità - ma le due ore scivolano via che è una bellezza. GIANLUCA ARNONE DE NIRO ha tanta cose da farsi perdonare, una per ogni volta che ha cercato di buttare nel water una gloriosa carriera con film improponibili. Lo stagista inaspettato poteva prolungare la serie e invece il caro vecchio Bob regala alla commedia di Nancy Meyers un’eleganza e una gentilezza d’altri tempi, pari a quelle portate dal suo personaggio alla lanciatissima start up messa in piedi da Anne Hathaway. Lei classica donna in carriera con poco In uscita Regia Nancy Meyers Con Robert De Niro, Anne Hathaway Genere Commedia (120’) WOMAN IN GOLD Il celebre dipinto di Klimt e l’orrore della Shoah In uscita Regia Simon Curtis Con Helen Mirren, Ryan Reynolds Genere Drammatico (109’) SE GLI ULTIMI SPRAVVISSUTI alla Shoah iniziano a morire spetta all’arte l’onere della memoria. All’arte in generale, come imperativo etico, e a quella rubata da Hitler, pagina rimasta a lungo incollata nel grande libro dell’infamia. Ed ecco il cinema. Prima The Monuments Men, quindi Francofonia, adesso Woman In Gold, che rievoca la battaglia processuale del 1998 tra l’ebrea Maria Altmann, legittima erede della Dama in Oro di Klimt (la dama, Adele, era la zia) e 66 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 l’Austria, che si impossessò del quadro ai tempi dell’Anschluss. Una querelle che lascia le aule giudiziarie per presentarsi davanti al Tribunale della Storia perché, come dice qualcuno nel film, “le opere d’arte trafugate dai nazisti sono gli ultimi prigionieri di guerra”. Simon Curtis stringe la mdp addosso sulla sua eroina, interpretata impeccabilmente da Helen Mirren (con Ryan Reynolds che sembra lo scolaretto sotto tutela), trasformando l’intero affare della restituzione nella vicenda di un risarcimento umano. Opta per una messa in scena ariosa, dagli ingranaggi elementari, tutta incardinata sui flashback. Non convince per intero e l’esito è scontato. Però vedere qualcuno ottenere giustizia resta sempre uno spettacolo gratificante. GIANLUCA ARNONE SOPRAVVISSUTO - THE MARTIAN Ottimo Matt Damon e grande primo tempo. Poi la luce di Ridley Scott si spegne, di nuovo In sala Regia Ridley Scott Con Matt Damon, Jessica Chastain Genere Fantascienza (141’) SE È VERO che Sopravvissuto – The Martian è il miglior film di Ridley Scott da parecchi anni a questa parte, è altrettanto vero che non ci voleva poi molto a diventarlo. L’autore di Alien e Prometheus è tornato ancora una volta nello Spazio impugnando però un registro quasi totalmente differente, più leggero, pur partendo da un assunto altamente drammatico. L’atteggiamento con cui l’astronauta Mark Watney/Matt Damon vive il suo isolamento forzato su Marte è quello di rassegnata ironia, mista alla volontà ferrea di sopravvivere. Finché Scott e il suo film restano attaccati a questo personaggio originale, umanissimo nella sua semplicità, The Martian si mantiene un prodotto di qualità altissima, poiché mescola la messa in scena sempre esteticamente preziosa del cineasta con la forza emotiva della vicenda. Sotto questo punto di vista, fondamentale è l’apporto di un Matt Damon in forma strepitosa: con la sua capacità di dar profondità alla vita interiore dell’uomo comune, l’attore rende Watney uno straordinario eroe di tuti i giorni, commovente nel suo sforzo di rendere “normale” una situazione così straordinaria. Il terrore e l’angoscia che si celano dietro la facciata ironica e soltanto apparentemente serena sono rese perfettamente da Damon, alle prese con una delle migliori interpretazioni della sua ammirevole carriera. Purtroppo però la seconda parte di Sopravvissuto – The Martian si concentra troppo sulla missione di salvataggio del protagonista, inserendo momenti e sottotrame che grondano retorica e sprecano la tensione originale. Il tono leggero che paradossalmente funziona benissimo per delineare la situazione disperata di Watney risulta poi invece immotivato, se non addirittura fastidioso, negli altri personaggi. Quanto di buono mostrato nella prima metà del film viene in molta parte sciupato, facendo dell’operazione complessiva un qualcosa di apprezzabile che però lascia in bocca il sapore dell’occasione persa. Come ormai succede molto, troppo spesso nella filmografia di Ridley Scott. ADRIANO ERCOLANI L’autore di Alien torna nello Spazio con più ironia ottobre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 67 i film del mese MARGUERITE Cantare è la più struggente forma di liberazione. Ce lo ricorda un Giannoli “da urlo” In sala Regia Xavier Giannoli Con Catherine Frot, André Marcon Genere Commedia (127’) LA STONATURA non è un’arte, l’onestà sì. La musica è l’esempio epifenomeno, ma la stonatura sta in ogni attività creativa, e non solo. Se avessimo il fegato di dire la verità agli stonati, cioè a quella particolare categoria di incapaci, spesso ignari del danno, questo sarebbe un mondo migliore. Essere stonati non è una colpa, ma una condizione. Potrebbe non essere immediata questa condizione a chi non sa modulare un’aria come a chi non sa raggiungere un’armonia minima inventando un abito o a chi non sa comunicare, e scrivere, in un certo equilibrio di contesto, dentro un sapere eccetera, insomma “in tono”. Che sia la natura è vero solo in parte, e fuori dal 68 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 canto, dove è evidente, l’intonazione è anche una volontà, un impegno che prevede il coraggio di essere criticati, di capire e migliorare, ovvero di dedicarsi ad altro. Si vede bene quanto questo riguardi la vita di ogni giorno. Ma se siamo circondati da una banda di disonesti? Cioè di pavidi adulatori interessati a illuderci per vantaggio? O soltanto da deboli affetti che più che difenderci dalla verità difendono se stessi dalla fatica di praticare l’onestà? Marguerite è questo, nella materia che fonde, più di ogni altra, natura e cultura, il corpo. Ricostruisce, spostandola in Francia, la paradossale vicenda dell’ereditiera Florence Jenkins, la più stonata soprano dei teatri dei primi ‘900. Inascoltabile esecutrice di Mozart e Verdi, Marguerite è un’anima fragile, indotta da una comunità di feroci approfittatori a “non sapere”, così trasportata dalla musica da essere incapace di ascoltare il proprio disastro (da premio Catherine Frot). Questa Callas al contrario è una vittima: delle menzogne di chi la usa come un mostro e del suo struggente bisogno di esistere come “corpo cantante”, non a caso utilizzato in una performance dadaista contro l’arte edificante e costruttiva (bella la ricostruzione). Il bisogno di cantare è la più struggente forma di liberazione. Più del sesso. Si fa da soli. Può nuocere però agli altri... Finale tragico. SILVIO DANESE Anima fragile, Callas al contrario: straordinaria Catherine Frot i film del mese preview a cura di Manuela Pinetti SPECTRE ALASKA GLI ULTIMI SARANNO ULTIMI C’È ANCHE un po’ di Italia, grazie alle scene girate a Roma, nel ventiquattresimo film della serie 007, nome in codice dell’agente dei servizi segreti britannici e qui interpretato per la quarta volta da Daniel Craig. Il titolo fa riferimento alla misteriosa organizzazione con cui James Bond dovrà confrontarsi quando un suo membro (Christoph Waltz) gli rivelerà di avere un oscuro legame personale con lui. C’È TUTTA LA FRAGILITÀ di due giovani cuori impegnati nella difficile ricerca della felicità nella storia di Fausto e Nadine, che si incontrano per caso a Parigi tra le ricche sale dell’Hotel Ritz dove lui lavora come cameriere e lei tenta la carriera di modella. In attesa di in un futuro migliore, si perderanno tra Parigi, Milano e l’Alto Adige. Dal regista di Lezioni di cioccolato e Una vita tranquilla. UN’OPERAIA prossima al parto irrompe con una pistola sul posto di lavoro: non le hanno rinnovato il contratto, è disperata, è arrabbiata. E rivuole il suo posto. Come si è arrivati a questo epilogo? Una commedia amarissima sull’attualità italiana e un mondo del lavoro sempre più caratterizzato da precarietà e cinismo. Dall’omonimo spettacolo teatrale del 2005 scritto dal regista Massimiliano Bruno. Regia Claudio Cupellini Con Elio Germano, Àstrid Bergès-Frisbey Regia Massimiliano Bruno Con Paola Cortellesi, Alessandro Gassman Regia Sam Mendes Con Daniel Craig, Christoph Waltz BY THE SEA HUNGER GAMES. IL CANTO DELLA RIVOLTA - PARTE 2 DIO ESISTE E VIVE A BRUXELLES A DIECI ANNI da Mr. & Mrs. Smith, il film che li fece innamorare, Angelina Jolie e Brad Pitt tornano a recitare insieme. Stavolta dietro la macchina da presa c’è lei, alla sua terza opera come regista. Cuore del film è una coppia statunitense che cerca di superare una crisi matrimoniale viaggiando in Europa; la tappa in una località balneare francese sarà risolutiva. Sceneggiatura della stessa Jolie. PER LA GIOVANE ARCIERA eroina Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence) è giunta l’ora della battaglia finale contro il potentissimo tiranno di Capital City, il presidente Snow (Donald Sutherland). Il film, quarto della saga di Hunger Games, segna anche l’ultima trasposizione cinematografica tratta dalla trilogia di romanzi firmati da Suzanne Collins, anche se già si vocifera di possibili prequel e sequel. DIMENTICHIAMO l’Antico Testamento, e anche il Nuovo: Dio ne sta scrivendo un altro dalla casa di Bruxelles dove vive con una moglie esasperata dal suo carattere insopportabile e una figlia di dieci anni. Quest’ultima, ribelle come l’altro figlio, si mette in testa di liberare l’umanità dalla divina cattiveria del Padre. Satira, blasfemia e atmosfere surreali dal regista di Mr Nobody e Toto le héros. Regia Francis Lawrence Con Jennifer Lawrence, Liam Hemsworth Regia Jaco Van Dormael Con Catherine Deneuve, Benoît Poelvoorde Regia Angelina Jolie Con Angelina Jolie, Brad Pitt ottobre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 69 Dvd /// Blu-ray /// SerieTv /// Borsa del cinema /// Libri /// Colonne sonore TELE A CURA DI VALERIO SAMMARCO IN QUESTO NUMERO Quando un "pessimo" cineasta scriveva racconti: Ed Wood. Anatomia degli anni ‘70 DA NON PERDERE Nelle fauci di Jurassic World. Youth e True Detective La classe dei classici The Leftovers Candice Renoir Social Surfing Guida all’horror Note di Fantozzi SPECTRE PUÒ ATTENDERE The Ultimate James Bond Collection 73 75 76 79 81 82 TELECOMANDO /// Dvd e Blu-ray ///-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Jurassic World Record d’incassi mondiale, ora in salotto. Con extra giganteschi ltre 1,6 miliardi di dollari nel mondo, terzo incasso di sempre della storia del cinema. Con questo biglietto da visita arriva in homevideo Jurassic World, dal 7 ottobre in Blu-ray, Dvd e in cofanetto due dischi Bluray 3D + Blu-ray. Dimenticate i due sequel (Il mondo perduto e Jurassic Park 3) del prototipo originale: Jurassic World è a tutti gli effetti l’ideale prosecuzione del film diretto da Spielperg nel ’93, tratto dal bestseller omonimo di Michael Crichton: il regista de Lo squalo (che ora è un semplice spuntino per il Mosasauro…) – ancora produttore del franchise – affida la rinascita della sua creatura a Colin Trevorrow, che a sua volta punta forte sull’attrazione di un nuovo O 72 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 dinosauro creato geneticamente, l’agghiacciante Indominus Rex, oltre all’affiatamento tra Bryce Dallas Howard e Chris Pratt. Naturalmente “spaventosi” anche gli extra: scene eliminate, “Benvenuti a Jurassic World” (viaggio alla scoperta della creazione e delle atmosfere del film, con il regista e Spielberg che parlano di come è nata l’idea), “I dinosauri di nuovo in libertà”, “Jurassic World visto da Chris & Colin” e “Jurassic World: Pass universale” (Chris Pratt e Colin Trevorrow si intervistano a vicenda e parlano dei momenti topici del film), “Visita all’Innovation Center con Chris Pratt”. DISTR. UNIVERSAL PICTURES H. E. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Laclasse deiclassici a cura di Bruno Fornara Golfo del Messico Golfo del Messico esce sei anni dopo Acque del Sud di Howard Hawks, che nell’originale, To Have and Have Not, riprendeva il titolo del romanzo di Hemingway. Hawks traspone liberamente. Curtiz, più fedelmente. John Garfield, al penultimo film, finito nelle liste nere, precursore degli attori tormentati della Hollywood che verrà, è Harry, proprietario di una barca che porta a pescare gente ricca. Ce n’è uno uno che vuole però andare in Messico con una donna e scompare senza pagare. Harry, con moglie innamorata e due bambine, non ha più un soldo. Per venirne fuori accetta qualche affare poco pulito: non gliene va bene nessuno. Curtiz tinge di noir il film, tiene dritto il timone della vicenda sentimentale di un Harry sospeso tra l e due donne, l’attiva bionda che il riccone ha mollato e la moglie che, per gelosia, si fa bionda anche lei; descrive con perizia luoghi e personaggi di contorno; porta il film verso la malinconia e la tristezza; lo chiude silenziosamente sul figlioletto, rimasto solo, dell’aiutante di Harry che ha fatto una brutta fine. Regia Michael Curtiz Con John Garfield, Patricia Neal Genere Noir (Usa, 1950) Distr. A&R Productions ottobre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 73 TELECOMANDO /// Dvd e Blu-ray ///-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- The Ultimate James Bond Collection In attesa di Spectre (6 novembre), dal 29 ottobre sarà possibile effettuare una maratona completa dei 23 film finora realizzati su James Bond. Nuovi contenuti speciali che includono due featurette con le interviste agli autori di Bond, Neal Purvis e Robert Wade: “L’ombra di SPECTRE” si concentra sulla storia dell’immaginaria associazione criminale mondiale e organizzazione terroristica. La seconda featurette, “The Story So Far”, riassume e ripercorre i momenti più significativi dei precedenti tre film interpretati da Daniel Craig. L’Edizione Speciale Deluxe del cofanetto, disponibile solo in Blu-ray, include anche un bonus disc con l’esclusivo contenuto “Tutto o Niente”, doc di 90 minuti sulla storia mai raccontata di 007 e un libretto tascabile con le locandine dei 50 Anni di James Bond, tra cui i migliori poster da Dr.No a Spectre. DISTR. 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT Youth e Sorrentino L’ultimo film del regista Premio Oscar e un cofanetto con tutti i suoi lavori Anche in Blu-ray (dal 28 ottobre) l’ultimo film di Paolo Sorrentino, interpretato da Michael Caine e Harvey Keitel, con Backstage, scene tagliate e interviste al regista nei contenuti speciali. L’occasione è ghiotta anche per recuperare i precedenti film di Sorrentino, raccolti in un elegante cofanetto DVD con slipcase: da L’uomo in più a La grande bellezza, che lo scorso anno gli è valso l’Oscar come miglior film straniero. DISTR. MEDUSA/WARNER BROS. H.E. 74 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Extra Serial True Detective, The Leftovers e Wayward Pines Apprezzare nuovamente – in Bluray – alcune tra le serie tv più intriganti dell’ultimo periodo potrebbe essere utile anche per i numerosi extra che le varie edizioni propongono. Per Warner arrivano la stagione 1 di True Detective (making of, interviste, scene eliminate e incontro con Nic Pizzolatto e T Bone Bunett) e The Leftovers, dal creatore di Lost Damon Lindelof (making of, dal romanzo alla serie, Living Reminders). Per Fox invece, solamente in Dvd, arriva Wayward Pines, miniserie in 10 episodi dal romanzo di Blake Crouch: negli extra, “creare una città idilliaca” e “creare una mitologia”. White God Forza maggiore Vincitore di Un Certain Regard a Cannes 2014, è disponibile in homevideo il film dell’ungherese Kornél Mundruczó. Che attraverso una metafora nemmeno troppo sottile, ragiona sul violento ritorno del razzismo nel suo paese. Una nuova legge, che tende a favorire i cani di razza, prevede una tassa gravosa sui cani meticci: la maggioranza dei proprietari abbandona i propri bastardini nei canili. Chi non si vuole arrendere è però la tredicenne Lili (Zsófia Psotta), che combatte disperatamente per proteggere il suo cane Hagen. Nei contenuti speciali il backstage e il trailer del film. Premio della Giuria in Un Certain Regard del 67° Festival di Cannes, arriva in Dvd il film di Ruben Östlund, con Johannes Kuhnke e Lisa Loven Kongsli. Tomas, Ebba e i figli Vera e Harry si rilassano in settimana bianca: un’improvvisa valanga travolge i villeggianti. Tomas, il capofamiglia, reagisce all’evento in un modo che finirà per sconvolgere il proprio matrimonio. Sotto la neve non finisce nessuno, ma le conseguenze sono comunque devastanti, con Ebba che non gli perdona di esser fuggito: come fare per riconquistare il suo ruolo di padre e marito? Negli extra solamente il trailer. DISTR. CG HOMEVIDEO/BOLEROFILM DISTR.CG HOMEVIDEO/TEODORAFILM French Connection Il cielo sopra Berlino Il titolo non inganni: non è il remake del capolavoro di William Friedkin (Il braccio violento della legge), ma l’opera seconda del francese Cédric Jimenez. Che realizza un muscolare polar secondo le tradizioni del genere nazionale, con Jean Dujardin e Gilles Lellouche. Ambientato a Marsiglia nel 1975, il film segue le vicende di un magistrato incaricato di debellare la cosiddetta “French Connection”, che esporta eroina in tutto il mondo. Ma far cadere la mafia marsigliese non sarà impresa da poco… Negli extra il making of, le scene tagliate e il trailer. Torna in homevideo il capolavoro di Wim Wenders, diretto nel 1987. In edizione Dvd doppio disco, con il master HD approvato dallo stesso regista, in versione originale con sottotitoli e con l’audio italiano restaurato. Nel disco 1, oltre al film, il commento al film di Wenders e Peter Falk; nel disco 2, invece, le scene tagliate commentate dal regista, intervistato insieme a Solveig Dommartin e a Peter Falk. Un film sospeso nel tempo, come l’angelo Damiel (Bruno Ganz), che a Berlino incontra Peter Falk, exangelo, e decide di abbandonare l’immortalità per la vita terrena. DISTR. MEDUSA DISTR. RHV ottobre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 75 TELECOMANDO /// Serie Tv /// Candice Renoir [CANALE 116 DI SKY] In prima visione assoluta dal 15 ottobre ogni giovedì alle 21.00 D opo il successo ottenuto su France 2, approda in Italia su Fox Crime (canale 116 di Sky), dal 15 ottobre ogni giovedì alle 21.00, Candice Renoir, un serial poliziesco in 18 episodi che ha sedotto il 20% degli spettatori transalpini nell’ultima stagione. Candice Renoir (Cecile Bois), ha ripreso il suo lavoro di polizia dopo dieci di anni di inattività in cui si è piccolo schermo 76 dedicata ai suoi 4 figli ma non è facile ritornare al comando di polizia criminale con colleghi giovani e scettici davanti a una superiore in tailleur che non sa nemmeno usare il computer. Ma la donna è determinata e coraggiosa e grazie alle sue intuizioni femminili è in grado di incastrare un killer anche perché conosce i componenti chimici di un detersivo. Se Candice sembra un po’ naîve è tutta apparenza, nessuno potrà resisterle… Tra gli altri interpreti Clara Antoons, Étienne Martinelli, Paul Ruscher, Alexandre Ruscher, Arnaud Giovaninetti, Raphaël Lenglet, Samira Lachhab, Gaya Verneuil, Delphine Rich, Stéphane Blancafort, Alix Poisson e Mhamed Arezki. a cura di Federico Pontiggia Orson Welles Halloween Rock Hudson Studio Universal Studio Universal Studio Universal Il 5 e il 10, torna il gigante scomparso 30 anni fa: L’orgoglio degli Amberson, L’infernale Quinlan e Quarto potere. Ogni martedì alle 21.15 + maratona il 31/10, l’horror è Tim Burton, da La sposa cadavere a Beetlejuice e Sweeney Todd. Il lunedì alle 21.15, nel 30° della morte: Torna a settembre, Il capitalista, L’affare Blindfold e Base artica Zebra. rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 WORLDWIDE Ritorno di coppia La Starz riunisce Sam Raimi e Bruce Campbell: splatter e umorismo nero per un format horror comedy già stracult. La notte di Halloween il pilot a cura di Angela Bosetto The Last Kingdom (Première: 10 ottobre) In occasione dell’uscita di Warriors of the Storm (nono romanzo delle Cronache dei Sassoni, la saga storica ambientata nell’Inghilterra del nono secolo e firmata da Bernard Cornwell), BBC America porta sul piccolo schermo le gesta di Uhtred di Bebbanburg (Alexander Dreymon), intrepido guerriero sassone cresciuto tra i vichinghi. Nel cast della serie, già definita “il corris pettivo britannico di Vikings e Il trono di spade”, anche Rutger Hauer, Matthew Macfadyen, David Dawson, Emily Cox e Ian Hart. Wicked City (Première: 27 ottobre) Ash vs. Evil Dead Se gli eroi canonici tornano vent’anni dopo, a quelli groovy ne occorre qualcuno in più. Ventitré nel caso di Ashley J. Williams, per tutti “Ash, reparto ferramenta”, l’indimenticabile protagonista della trilogia de La casa (Evil Dead). E se il fisico non è più quello di un tempo, non importa: la motosega e l’incoscienza sono rimaste le stesse. Solo una rete all’occasione orgogliosamente tamarra come la Starz pote- (Première, 31 ottobre) va avverare il sogno dei fan di Bruce Campbell e dedicare un’intera serie horror comedy al loro beniamino, nuovamente impegnato a lottare contro terribili demoni in un tripudio di splatter e umorismo nero. Sarà lo stracult che gli appassionati sperano o uno scult di dimensioni epocali? Lo scopriremo la sera di Halloween, quando andrà in onda il pilot, diretto da Sam Raimi in persona. La nuova serie crime antologica della ABC è dedicata al lato oscuro di Los Angeles. L’idea del creatore Steven Baigelman è quella di servirsi di un singolo caso per raccontare in ogni stagione un’epoca diversa della città degli angeli. Si comincia dall’edonismo sfrenato del 1982: mentre rock e cocaina scorrono a fiumi, polizia, stampa, spacciatori e proprietari di club si alleano per fermare due giovani assassini che seminano il panico sul Sunset Strip. ottobre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 77 TELECOMANDO /// Borsa del cinema ///----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- CONSUMO PRECOCE Anche per gli incassi ormai domina la logica dell’evento. E le teniture si accorciano sempre di più di Franco Montini C inquanta sfumature di grigio, campione di incassi della stagione 2014-15 con 19,6 milioni di euro, ha rastrellato l’80% del proprio totale nei primi undici giorni di programmazione. Si accettano miracoli, il film italiano di maggior successo, sempre relativamente alla stagione appena conclusa, ha totalizzato il 46% dell’incasso complessivo nei primi quattro giorni. Ma i casi citati non rappresentano un’eccezione, bensì la regola. Tutti i titoli ai primi otto posti del Box Office 2014-15 hanno raccolto la stragrande maggioranza del proprio incasso entro i primi due week end di pro- 78 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 grammazione. La percentuale degli incassi dei primi undici giorni di Fast & Furious 7, Avengers: Age of Ultron, Cenerentola, Jurassic World, Lo Hobbit: la battaglia delle cinque armate, oltre ai due titoli già citati, I SOLDI O SI RACCOLGONO SUBITO O NON SI RACCOLGONO PROPRIO si attesta su quote che variano da un minimo del 74 ad un massimo del 80%. Fra i primi otto in classifica nel box office dell’ultima stagione solo American Sniper, dopo undici giorni di programmazione, ha fatto segnare una percentuale inferiore: era attestato al 64% dell’incasso totalizzato a fine sfruttamento. Insomma le modalità del consumo di cinema in sala si stanno o meglio si sono già profondamente modificate: se una volta, grazie anche all’esistenza delle prime, seconde e terze visioni, la vita in sala di un film durava per mesi e in qualche caso addirittura per anni, oggi i film si ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Surfing Jamie Dornan e Dakota Johnson in Cinquanta sfumature di grigio devono andare a vedere appena usciti. Domina la logica dell’evento e le teniture si accorciano sempre più, perché dopo due settimane lo sfruttamento è in gran parte esaurito, indipendentemente dal gradimento ottenuto. La maggior parte degli spettatori se per qualche motivo impedimenti familiari, impegni di l avo ro, i n f l u e n ze, s e t t i m a n e d i vacanze- ha bucato un certo film al momento dell’uscita, anche se si tratta di un’opera artisticamente o spettacolarmente interessante e riuscita, difficilmente andranno a recuperarla, perché nel frattempo altri nuovi eventi arrivano in sala ed è necessario essere sempre aggiornati sulle novità. Questo spiega perché, almeno per un certo tipo di prodotto, ovvero i film di consumo popolare, le aziende di distribuzione, favorite anche dall’avvento del digitale, che ha abbattuto i costi di stampa e movimentazione, tendano a promuovere uscite a tappeto sempre più larghe, occupando in prima battuta un’infinità di schermi. I soldi o si raccolgono subito o non si raccolgono proprio. Nelle sale monitorate da Cinetel, l’Auditel del mercato cinematografico, che controlla il 90% degli schermi, Cinquanta sfumature di grigio è stato distribuito in prima battuta con 952 copie, ma anche tutti gli altri film in testa al b ox o f f i ce, co n l ’e ccez i o n e d i American Sniper, che è diventato, almeno nelle proporzioni, un successo imprevedibile, hanno potuto contare su distribuzioni con un numero di copie superiore alle 600 unità. Da queste considerazioni appare chiaro come l’aspetto promozionale sia sempre più un elemento determinante nel bene e nel male, perché se da un lato è vitale partire alla grande, dall’altro i film che non possono contare su campagne sostanziose faticheranno ad imporsi a dispetto di qualità e valore. @marco_spagnoli Un post per contratto Non più vetrina “personale”, ma strumento commerciale L’ utilizzo obbligatorio e “disciplinato” dei Social Media è entrato nel mondo dei contratti di Hollywood e dintorni. Diversi attori e attrici, nonché alcune Top Model hanno rivelato nelle ultime settimane come, da qualche tempo, nei loro accordi commerciali gli account Facebook, Twitter e Instagram abbiano iniziato a giocare un ruolo fondamentale anche sul piano economico, con – in più – una valutazione della qualità dei loro post e tweet in termini di contenuti e, perfino, di orari. Una prassi dalle implicazioni rilevanti, perché in grado di determinare e ridefinire il ruolo e la funzione dell’immagine pubblica del talent in questione, secondo regole molto precise, ligie a clausole e codicilli. I Social Media, dunque, entrati nell’era contrattuale non sono più strumenti di comunicazione ‘personale’ per rapportarsi con il pubblico e con l’esterno in generale, bensì canali di sfruttamento di un’immagine dove dietro, si presume, ci sia una persona, ma che in realtà possono celare oltre ad assistenti e società di gestione, veri e propri interessi di carattere commerciale. Eppure, la presenza eterea nell’universo digitale di star e talenti ha avuto, almeno fino adesso, effetti interessanti e importanti, stabilendo un “dialogo” talora perfino utile e costruttivo con le persone che li seguivano. Nel momento in cui, però, entra così marcatamente e dichiaratamente in gioco l’aspetto economico, commerciale, ecco che, perfino, un tweet di sostegno a questo film o a quella persona, potrebbe celare ragioni occulte, dovute più a legami societari che ad altro. Riusciranno, poi, le celebrità più turbolenti a non fare guai, come, invece spesso capita? Come nel caso del regista dei Fantastici 4, Josh Trank, che il giorno prima dell’uscita del film, si lamentava in un post (poi cancellato) che in sala stesse per arrivare una versione meno interessante della ‘sua’ rischiando, così, di danneggiare l’esito commerciale del film. Il regista di Fantastic 4 - I fantastici quattro, Josh Trank ottobre 2015 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 79 TELECOMANDO /// Libri ///----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- B-Side Ed Wood Splatter. Scritture pulp Il folle racconto della vita di Ed Wood, riportata alla ribalta nel 1994 dal genio di Tim Burton, non si esaurisce nei suoi Bmovies. Tra fine anni ‘60 e inizio ‘70, quando il sogno di Hollywood giaceva in un cassetto, spinto da necessità alimentari, Wood avviò un’attività di scrittore per riviste soft porno. Un’avventura breve terminata nel ‘74, con il suo licenziamento. Nei 34 racconti destinati in origine a riempire gli spazi tra le foto di provocanti pin-up, tra cimiteri spettrali, bar desolati e case abbandonate, fiumi di alcool e bagni di sangue, si fanno strada con coraggio le sue ossessioni. La conferma di un mito. (Gallucci Editore, Pagg. 400, € 19,00) Ed Wood racconta Quando “il peggior regista di tutti i tempi” scriveva per campare. Opere prime in Italia: ragioniamoci su CHIARA SUPPLIZI Il grande Chaplin Paul Duncan The Charlie Chaplin Archives Un pezzo costosissimo, ma davvero unico. Con le sue novecento immagini (tra cui fotogrammi ancora inediti, scatti dietro le quinte, promemoria, documenti, storyboard, poster, vari progetti, copioni e immagini di film mai realizzati), il materiale raccolto da oltre centocinquanta tomi di 80 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 rassegna stampa d’epoca, le interviste ai più stretti collaboratori di Chaplin, l’intera filmografia della “prima star della storia del cinema” (corti inclusi), un racconto orale (narrato dal punto di vista di Charlie stesso), questo volume supera persino i già elevati standard Taschen. E non solo: nelle prime 10.000 copie è incluso anche un prezioso ritaglio di dodici fotogrammi di Luci della città (1931), ricavato direttamente da una pellicola 35mm degli archivi Chaplin. (Taschen, Pagg. 560, € 150,00) ANGELA BOSETTO La prima volta Pedro Armocida (a cura di) Esordi italiani. Gli anni dieci al cinema (20102015) Salvo eccezioni, le oltre 250 opere prime italiane prodotte negli ultimi cinque anni sono passate quasi sotto silenzio. Ma quella degli esordienti è una realtà (culturale e sociale) con cui bisogna fare i conti e a esplorare l’altra faccia del nostro cinema provvedo- no, oltre ad Armocida, Nicole Bianchi, Laura Buffoni, Gianni Canova, Jacopo Chessa, Daniele Dottorini, Michela Greco, Raffaele Meale, Andrea Minuz, Franco Montini, Giona A. Nazzaro, Gabriele Niola, Catherine O’Rawe, Arianna Pagliara, Cristiana Paternò, Ivelise Perniola, Federico Pontiggia, Boris Sollazzo, Bruno e Gianmarco Torri, mente Francesca Polici e Antonio Valerio Spera intervistano i nuovi registi più rilevanti, da Aureliano Amadei a Sydney Sibilia. (Marsilio, Pagg. 352, € 28,00) ANGELA BOSETTO -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- mento e terapia. Ma prima di tutto va capito, senza per questo diventare oltranzisti della semiotica. Ecco perché il libro opta per l’approccio divulgativo, così da poter offrire tante possibili chiavi di lettura a chi vorrebbe semplicemente “saperne di più”, dal come guardare e scegliere un film allo scoprire quali sono i generi e i mestieri cinematografici… in attesa che qualche Ministro si decida a renderlo materia di studio basilare pure a scuola. Prefazione di Marco Malvaldi. (Pironti, Pagg. 176, € 12,00) Anni ‘70 Gattopardo Potere all'immaginario: il decennio della nostra rivoluzione audiovisiva di Chiara Supplizi ANGELA BOSETTO L’Orrore! L’Orrore! W. Catalano, R. Chiavini, G. Filippo Pizzo, M. Tetro Guida al cinema horror. Il new horror dagli anni Settanta ad oggi Capire il cinema Domiziano Pontone L’educazione cinematografica Il cinema può essere visto (e vissuto) in molti modi: arte, moltiplicazione di spazio e tempo, proliferare di altre vite, propulsore di fantasia, incarnazione dello spirito del tempo, veicolo di cultura e informazione, svago, mezzo di propaganda, musica, letteratura in movi- Infanti diabolici e bambole assassine, case maledette e giallo all’italiana, demoni e possessioni, streghe e fantasmi, body horror ed esperimenti al limite, natura terribile e feste sanguinose, slasher e mockumentary, trasposizioni letterarie e videoludiche, road movie e teen horror, rape & revenge e torture porn, licantropi e vampiri, mummie e zombie, alieni e cannibali, icone e registi del genere, dai capostipiti ai più visionari. Grazie a questo dettagliatissimo e riccamente illustrato “mostro tetracefalo” (come l’hanno definito i quattro autori, già firme di Guida alla letteratura horror), decidere cosa guardare la notte di Halloween non sarà mai più un problema. (Odoya, Pagg. 670, € 28,00) ANGELA BOSETTO L’immagine politica. Forme del contropotere tra cinema, video e fotografia nell’Italia degli anni Settanta Gli anni Settanta, una delle stagioni più intense del nostro passato recente, segnati dall’incubo della violenza politica e dallo spettro del terrorismo, hanno costituito un momento di crisi ma anche di svolta. Nel panorama generale di grande mobilitazione sociale, le immagini cinematografiche, elettroniche e fotografiche assumono per la prima volta lo statuto di strumento e terreno di lotta politica. Uniche in grado di penetrare all’interno dei fatti, di raccontare l’animo del contropotere, le immagini divengono pratiche sociali al servizio di una battaglia politica contro l’ordine costituito, ma anche contro le regole e gli stilemi del processo audiovisivo e iconico. Media differenti ma non distinti – cinema, video e fotografia – mettono a fuoco in modo nuovo la realtà destrutturandone il linguaggio, ormai atavico. Se nel cinema, che sa di poter dispiegare al meglio le sue capacità militanti grazie all’alleggerimento dei propri dispositivi, si assiste, grazie all’apporto di cineasti come Faenza o Grifi, al proliferare di materiali di matrice documentaria e “di servizio”, il video – con i suoi moderni mezzi produttivi – offre un rinnovato supporto all’attivismo politico e la fotografia, dalle Polaroid delle Brigate Rosse ai frammenti di Tano D’Amico, impone all’immaginario collettivo la propria realtà. Direttrici culturali ancora dense di suggestioni da non dimenticare. TELECOMANDO /// Colonne sonore ///-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- JANIS Dopo il recente, ottimo documentario sulla Winehouse, Amy, dopo il Montage of Heck su Kurt Cobain, arriva un altro ritratto su un esponente (uno dei capostipiti, a dire il vero, insieme a Jimi Hendrix e Jim Morrison) del maledetto “Club 27“: è Janis di Amy Berg (regista nominata all’Oscar per Deliver Us From Evil), già in anteprima a Venezia 72. La volontà, anche stavolta, è quella di tirare fuori l’aspetto più intimo, privato, di Janis Joplin, la prima icona femminile del rock mondiale. “Cry baby, cry baby, cry baby, Honey, welcome back home”. V.S. LEI VENGHI QUA, NO VADI LÀ: E SI MUOVI! “FANTOZZI RAGIONIER UGO, matr. 1001 barra bis, dell’ufficio sinistri”. Così si presenta Paolo Villaggio, prima di infrangere la nuova porta a vetri della Megaditta. È l’inizio del mito: Ugo Fantozzi festeggia quarant’anni e torna al cinema, accompagnato dalla colonna sonora del trio BixioFrizzi-Tempera entrata presto nell’immaginario collettivo nostrano. A partire da La ballata di Fantozzi, blues demenziale reso immortale dai testi di Villaggio, Benvenuti e De Bernardi. Il tema della ballata ritorna in Titoli, che evidenzia maggiormente i famosissimi “uacciuariuari” del coro, per fare un’ultima breve incursione col sintetizzatore ne La nuvola dell’impiegato. Seguono lo swing morbido di Fantozzi innamorato e le incredibili incursioni psichedeliche di Allucinazioni mistiche, con slide guitar e assolo finale di voce bianca. Il tema romantico torna a farla da padrona, con gli archi, in Fantozzi va in montagna e Valzer sulla neve. Se Ristorante giapponese e l’Impiegatango sono più marcatamente goliardici, la vena blues e la libertà creativa dei compositori esplode nella conclusiva Fantozzi e il megadirettore, con organo e chitarra addirittura in odor di progressive. Probabilmente, per riascoltare una simile libertà compositiva in un film commerciale, non basteranno altri quarant’anni. GIANLUIGI CECCARELLI 82 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2015 FROM THE GHETTO Regia di F. Gary Gray, l’ascesa e il declino del gruppo hip-hop N.W.A.: successone al box office Usa (180 milioni di dollari a fronte dei 28 di budget), il titolo Straight Outta Compton viene dall’album del 1988 inciso da Ice Cube, Dr. Dre, Eazy-E. Bella bro! F.P. TEHO IS THE MAN! “Non un accompagnamento musicale tradizionale, ma una sorta di appuntamento nello spazio con Man Ray. Nello spazio la musica risponde a una sola legge: la verità”. Brividi, eh? Teho Teardo musica e, sì, mette in scena acustica tre film di Man Ray: La Retour à la Raison (1923), Emak Bakia (1926) e L’etoile de Mer (1928). Registrato tra marzo 2014 e maggio 2015, l’album vede la partecipazione di Joachim Arbeit (Einsturzende Neubauten), Joe Lally (Fugazi) e David Coulter, complici di un’alchimia di resurrezione: dare voce a chi è muto, (il cinema di) Man Ray. F.P.