180 è il numero delle serate complessive in programma alla Scala e al Teatro degli Arcimboldi tra opere, concerti e balletti nella stagione 2001-2002 46 volte è stato rappresentato al Teatro alla Scala l’attuale allestimento de La Traviata con la regia di Liliana Cavani e la direzione di Riccardo Muti 1964 è l’ultimo anno in cui fu rappresentata La Traviata alla Scala prima della «ripresa» di Muti nel 1990 con l’attuale allestimento dopo 26 anni IN CARTELLONE NELLA FASE DEL TRASFERIMENTO, DOMINANO I CAPOLAVORI DEL GRANDE REPERTORIO La Traviata per brindare al nuovo teatro Dalla Russia le sorprese Iolanta e Boris Laura Dubini DAL GIAPPONE L’allestimento di Madama Butterfly di Puccini avrà la regia di Keita Asari, le scene di Ichiro Takada e i costumi di Hanae Mori. Sarà diretta da Carlo Rizzi. La protagonista sarà Daniela Dessì ono i capolavori, i titoli di grande e solido richiamo per il pubblico, a siglare il cartellone scaligero pregno di novità e di aspettative. Per la prima volta nella sua storia la Scala trasloca per permettere la ristrutturazione necessaria al teatro del Piermarini. Un trasloco vitale che sigilla la consacrazione di un nuovo teatro, gli Arcimboldi, uno spazio moderno, tecnicamente all’avanguardia, in grado di ospitare 2.400 spettatori. Ed è sulle struggenti note di La Traviata che sarà inaugurato, il 19 gennaio, da Riccardo Muti alla guida dell’orchestra scaligera. L’opera verdiana è nel celebre allestimento firmato dalla regista Liliana Cavani, con scene di Dante Ferretti e costumi di Gabriella Pescucci. Nel cast, Cristina Gallardo-Domas, Marcello Alvarez e Roberto Frontali. La perla della nuova stagione è Iolanta di Ciaikovski, rappresentata per la prima volta alla Scala e affidata al grande direttore russo Yuri Temirkanov. Tre sole serate, il 29 giugno e l’1 e il 3 luglio per l’ultima creatura del teatro musicale del compositore russo. «Iolanta» è proposta in forma semiscenica a cura dello stesso Temirkanov, come avvenne nel marzo del 2001 a Roma, a Santa Cecilia. Tratta dal dramma del danese Henrik Hertz, «Iolanta» fu rappresentata per la prima volta al Teatro Marijnskij di San Pietroburgo nel 1892, la stessa sera dello «Schiaccianoci». Racconta la storia di una ragazza, Iolanta, nata cieca e ignara dell’uso della vista perché suo padre l’ha segregata in un castello, che guarisce grazie all’amore. Sempre russo l’altro titolo di spicco nel cartellone, Boris Godunov di Musorgsky, nell’alle- S stimento in coproduzione con il Teatro Marijnskij di San Pietroburgo, sul podio Valery Gergiev, regia di Alexander Galibin, scene di George Tsypin, costumi di Tatian Noginova, nel cast Ferruccio Furlanetto (Boris), Vladimir Vaneev (Pimen) e Fedor Kustnetzov (Varlaam) dal 12 al 21 aprile. E’ la prima volta che alla Scala viene proposto il «Boris» nella prima versione, composta tra il settembre 1868 e il maggio 1869, senza l’atto cosiddetto polacco e la figura di Marina. Versione che venne respinta nel ’70 dalla direzione dei Teatri Imperiali per la struttura inusuale e la mancanza appunto di un ruolo femminile — spiega Paolo Arcà, direttore artistico della Scala —. Questo Boris, di grande interesse e curiosità, si svolge in sette scene senza intervallo, e il carattere drammaturgico è incentrato sulla figura dello zar». Gergiev, che diresse l’originaria versione di Boris per la prima volta a Monaco di Baviera nel ’91 commenta: «Rimasi impressionato dalla compattezza drammatica di questa versione in cui lo zar emerge come protagonista assoluto». Approdano al Teatro degli Arcimboldi dal Carlo Felice di Genova gli allestimenti di due opere, «Samson et Dalila» di Camille Saint-Saëns e «Salome» di Richard Strauss, affidate rispettivamente a Gary Bertini e a Ulf Schirmer, quest’ultimo chiamato dopo la scomparsa di Giuseppe Sinopoli al quale era destinata la direzione. Per Samson et Dalila, il dramma biblico composto nel 1877 e rappresentato per la prima volta a Weimar nel dicembre dello stesso anno, in un primo tempo era previsto l’allestimento, parzialmente da riadattare, di Luca Ronconi al Regio di Torino nel ’97. Ora la Scala ha optato per lo spettacolo in scena proprio in questi giorni a Genova, firmato da Hugo de Ana. Il regista argentino ha creato un allestimento tra il tecnologico e il rivoluzionario, con gli Ebrei circoscritti da una parete di rottami di automobili pressati e con il Tempio del Baccanale formato da gabbie metalliche illuminate da neon incandescenti. Nel ruolo di Sansone, c’è il grande Placido Domingo, mentre Olga Borodina è Dalila e Jean-Philippe Lafon interpreta «le grand prêtre de Dagon» (dal 17 febbraio al 3 marzo). E’ invece firmato dal regista Giancarlo Cobelli l’allestimento di Salome, dramma musicale in un atto di Richard Strauss su testo di Oscar Wilde tradotto da Lachmann, rappresentato per la prima volta a Dresda nel 1905. Cobelli e lo scenografo Paolo Tommasi hanno ideato un palazzo rocca-cittadella, avamposto di un mondo fantastico. Nel cast figurano Wolfgang Schmidt-Herodes, Hanna Schwarz-Herodias, Sylvie Valayre-Salome, Alan Titus-Jochanaan e Christopher Ventris-Narraboth (dal 2 al 16 marzo). Unico titolo mozartiano, e di sicuro successo, sono le Nozze di Figaro nello storico allestimento di Giorgio Strehler (ripreso da Michael Heltau) e con la direzione musicale di Riccardo Muti. Cast collaudato: Ildebrando D’Arcangelo, Barbara Frittoli, Tatiana Lisnic, Monica Bacelli, Angelika Kirchschalager e Francesca Pedaci (dal 14 al 28 maggio). Forte la presenza di giovani talenti italiani ai quali, sostiene Paolo Arcà, «abbiamo voluto offrire un’opportunità». Carlo Rizzi sarà sul podio di Madama Di Verdi anche il «Rigoletto». Le magiche «Nozze» di Strehler dirette da Muti, il «Barbiere» storico di Ponnelle, la raffinata «Butterfly» di Asari, la suggestiva «Lucrezia Borgia» di De Ana. Domingo fa il bis in un «Sansone» tra i rottami di automobili, un mondo fantastico per «Salome» Butterfly di Puccini nell’allestimento firmato dal regista giapponese Keita Asari con Daniela Dessì nel ruolo della protagonista (dal 5 al 21 giugno). Carlo Rovaris dirigerà Il barbiere di Siviglia di Rossini nel celebre spettacolo di Jean-Pierre Ponnelle (recite fra il 20 giugno e il 20 luglio). A Renato Palumbo, al suo debutto scaligero, è affidata la direzione di Lucrezia Borgia di Donizetti, nell’allestimento di Hugo De Ana, protagonista Mariella Devia (recite tra il 27 settembre e l’8 ottobre). Roberto Rizzi Brignoli dirigerà Rigoletto di Verdi, nello spettacolo con scene di Ezio Frigerio, costumi di Franca Squarciapino e regia di Gilbert Deflo. Rigoletto è Leo Nucci (recite tra il 17 ottobre e il 9 novembre). Nel segno del Verdi giovanile, l’opera scelta per «Progetto Giovani» e realizzata con i solisti dell’Accademia di perfezionamento per cantanti lirici del Teatro alla Scala. Si tratta di Oberto, conte di San Bonifacio, primo titolo del cigno di Busseto, composto nel ’39 e assente dal cartellone scaligero da 50 anni. L’allestimento è quello firmato da Pier’Alli a Macerata nel ’99 (recite tra il 7 e il 14 settembre). Sarà rappresentato al Teatro Strehler, segno di una collaborazione con altre realtà italiane, Il processo del piemontese Andrea Colla con libretto tratto da Kafka, opera vincitrice del Concorso internazionale «Giuseppe Verdi» per la composizione di un’opera lirica, indetto dal Comitato nazionale per le Celebrazioni Verdiane. Sul podio, Enrique Mazzola. L’allestimento firmato dal regista Daniele Abbado è in coproduzione con il Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia (recite tra il 26 e il 31 ottobre). LA RICERCA CON «IL PROCESSO» CHE SARA’ MESSO IN SCENA ALLO STREHLER SI LANCIA UN GIOVANE COMPOSITORE PIEMONTESE Kafka e il trentenne Colla, nuova accoppiata per l’opera contemporanea Enrico Girardi anzoni, Nono, Sciarrino, Henze, Vacchi, Clementi, Berio, Corghi... Colla. Continua, dopo un anno di stop dovuto alle celebrazioni per il Centenario verdiano, la tradizione della presenza di un titolo di teatro musicale contemporaneo nel cartellone scaligero. E si spera continui a Per l’allievo di lungo, perché — come dice il regiCorghi, al Daniele Abbado, che nell’occadebutto teatrale, sta sione debutta finalmente alla Scala una partitura in — «il pubblico in realtà, più di tre «stadi» e quanto ritiene la maggior parte dei direttori artistici, desidera assistesette scene re a lavori nuovi, specie se incentrati su temi "forti" della nostra cultura». Tra questi ultimi è certamente il tema dell’identità, del quale tratta Il processo, il romanzo di Kafka pubblicato postumo nel 1924 che ha ispirato l’opera del poco più che trentenne compo- M sitore piemontese Alberto Colla. Primo premio del «Concorso internazionale G. Verdi per la composizione di un’opera lirica» di Parma — la giuria si è formata in seno al Comitato per le Celebrazioni del Centenario verdiano — il lavoro debutterà al Valli di Reggio Emilia il prossimo 24 marzo con la regia appunto di Daniele Abbado (scene di Giovanni Carluccio, costumi di Nanà Cecchi), per approdare poi allo Strehler di Milano a conclusione della stagione scaligera. Nonostante l’età, Alberto Colla, formatosi presso la florida bottega compositiva di Azio Corghi, è autore di un catalogo già cospicuo, comprendente lavori per strumento solo, per formazioni cameristiche e soprattutto per orchestra, essendo proprio quest’ultimo il medium espressivo più congeniale al giovane musicista, abituato a trasformare-trascrivere-trasfigurare, secondo ben meditati processi di elaborazione, materiali di varia origine e prove- nienza, colti ed extracolti. Il gusto per il polistilismo, oltre che per un’originale simbologia di intervalli, di temi e di gesti fa dunque approdare naturalmente Alberto Colla ai lidi del teatro musicale. E Il processo segna il debutto teatrale per il compositore, che dichiara di essersi ispirato a Kafka — suo anche il libretto, tratto dal romanzo senza le mediazioni di un librettista di mestiere — «in ragione del fascino che emana dal potere allusivo della scrittura del praghese, che permette molteplici livelli di lettura: molteplici interpretazioni, che la musica, arte allusiva a sua volta, non può che ulteriormente alimentare». L’opera è strutturata in tre «stadi» (infezione, incubazione, malattia) e sette scene, con intermezzi strumentali per ottoni e clarinetti. Protagonista sarà Alfonso Antoniozzi, scelto — concordano Colla e Abbado — «perché un basso buffo sottolinea meglio quanto di grottesco è originato dal personaggio stesso di Josef». «Un testo spietato per la totale mancanza di affettività nelle relazioni tra i personaggi — ricorda Abbado — che viene solitamente interpretato secondo due filoni: quello della contrapposizione tra l’individuo e il potere e quello della lotta originata dall’interno dell’individuo stesso (Canetti docet)». C’è da aspettarsi dal regista milanese, abituato a lavorare su opere contemporanee aperte a una polifonia di livelli di lettura, una messinscena semplice, un «grande vuoto» in cui vi sia però tutto (la banca, il tribunale, le strade...) , col desiderio di rappresentare l’ambiguità, l’incapacità del soggetto di interpretare gli avvenimenti della vita. CORRIERE EVENTI SCALA 2001-2002 13 LA STAGIONE 13 sono le opere della stagione scaligera. Per il «Progetto giovani» si esibiranno i cantanti dell’Accademia di perfezionamento del Teatro alla Scala I direttori Schirmer Allievo di Maazel Tedesco, quarantadue anni, Ulf Schirmer, direttore di «Salome», ha cominciato a lavorare come assistente di Lorin Maazel alla «State Opera di Vienna». Partecipa regolarmente come direttore ospite alla maggiori orchestre del mondo. Recentemente ha debuttato negli Usa e per il suo disco «Nielsen’s Maskerade» ha ricevuto due Grammy nomination. Attualmente è professore di analisi musicale all’Accademia musicale di Amburgo. Rovaris In viaggio con Rossini Nato a Bergamo, Corrado Rovaris, a cui è affidato «Il barbiere di Siviglia», si è diplomato al Conservatorio «G. Verdi» di Milano in organo e composizione organistica. Dal 1992 al 1996 è stato assistente del Maestro del Coro del Teatro alla Scala. Nel 2000 ha diretto «Il barbiere di Siviglia» al Regio di Torino, «L’elisir d’amore» al Teatro Valli di Reggio Emilia e recentemente «Un giorno di regno» al Teatro alla Scala. Rizzi Accento «british» Milanese, 39 anni, dal ’92 Carlo Rizzi, sul podio per «Madama Butterfly», è direttore della «Welsh National Opera» di Cardiff, nel Galles, dove ha preso il posto di sir Charles Mackerras. Già più volte invitato al Metropolitan di New York e al Covent Garden di Londra, nel luglio scorso ha diretto al Regio di Parma «La Traviata» reinventata da Bertolucci. Palumbo Debutto verdiano Trentotto anni, di Montebelluna (Tv), Renato Palumbo, che dirigerà «Lucrezia Borgia», ha debuttato a soli 19 anni con «Il Trovatore». Ha lavorato soprattutto in Australia, Giappone, Germania e recentemente è stato all’Opera di Washington con «Madame Butterfly» e al Teatro La Maestranza di Sevilla con «Andrea Chenier». Il prossimo anno è atteso all’Opera nazionale di Nizza e al Teatro dell’Opera di Roma con «Les contes D’Hoffmann». Bertini Dalla Russia a Milano Radici russe, dov’è nato, ma israelita nella formazione, Gary Bertini, bacchetta per «Samson et Dalila» ha vissuto molto anche a Milano e a Parigi dove ha ultimato i suoi studi musicali. Ospite nei più prestigiosi teatri del mondo, lo scorso 17 settembre ha diretto il «Requiem» di Verdi alla Gedächtniskirche di Berlino in ricordo delle vittime dell’attentato alle Torri gemelle di New York.