Campo de’ fiori
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Carissimi lettori di “Campo de’ fiori”, saluto cordialmente tutti Voi, che so numerosi, e ciascuno in particolare, unitamente alle Vostre famiglie.
Ai tanti auguri di “Buona Pasqua”, che certamente riceverete in questi giorni, permettete che
aggiunga anche il mio, di Vescovo di Civita Castellana.
Ho un motivo particolare per presentarVi i miei più vivi e cordiali auguri: desidero infatti
augurarVi non solo ogni bene da Voi desiderato per Voi stessi e per le persone a Voi care,
ma l’augurio più grande che Vi faccio è quello di poter “incontrare veramente” – ma non per
questo è necessario che avvenga fisicamente – Colui, nel nome del quale ci diciamo “Buona
Pasqua”, ricordando a noi stessi l’evento della Risurrezione, che riguarda non solo Lui, il
Vivente, ma ciascuno di noi.
Buona Pasqua
Romano Rossi, Vescovo di Civita Castellana
SOMMARIO
Editoriale:
Sempre buona Pasqua..............................3
Intervista:
Michele La Ginestra..................................5
Collezionismo:
Una galleria di preziosi ricordi da lasciare...6
Suonare Suonare:
Mamma, mi compri una chitarra?..............8
Curriculum vitae:
Claudio D’Ottavio....................................10
Contributo alla comprensione del
“secondo” Battisti...............................11
Roma che se n’è andata:
Sant’Andrea della Valle............................12
Cinema News:
Milk.......................................................14
Il piacere dell’agriturismo..................15
Ecologia e ambiente:
La terra e il suo magnetismo...................16
Come eravamo:
Giano Soli, tra passioni, gioie e dolori.......17
Apre un Opificio del Circo a Civita
Foto di copertina di Sisti Bruno
Castellana............................................18
Thinking day 2009..............................19
Una “Fabrica” di ricordi:
Sora Nina, “la mammana”..................20-21
Comunicati stampa Tarquinia............22
Ceral:
Adolescenza ..........................................23
Le guide di Campo de’ fiori:
Tarano ..................................................24
Le (dis)avventure del Sig. G ..............25
Via Amerina ........................................26
Comunicati stampa Fabrica di Roma 27
Ass. Artistica IVNA:
Walter Togni ....................................28-29
Associazione Cobra ............................30
Il Fumetto:
Chonchu ...............................................31
La storia del cimitero di Civita
Castellana ...........................................32
La rubrica dei perchè..........................33
Le storie di Max:
I Pooh....................................................34
Comunicati stampa.............................35
Il mondo del Jazz:
Il Jazz di New York- La Harlem Nera........36
Giuseppa Toni ...................................37
Bruno Fiata..........................................38
Nel cuore - Nuomero unico ...............39
Rumori fuori scena..............................40
L’angolo dell’avvocato:
Cos’è lo stalking ....................................41
L’angolo del Bon Ton:
La colomba di Pasqua.............................42
La “Bastiglia dello Stato Pontificio” ..43
Chi si è riconosciuto ...........................44
I nostri amici ......................................45
Messaggi...............................46-47-48-49
Album dei ricordi.........50-51-52-53-54-55
Carnevale Civitonico.............56-57-58-59
Annunci Gratuiti ............................60-61
Oroscopo..............................................62
Selezione Offerte Immobiliari.......63-64
Campo de’ fiori
di Sandro Anselmi
Buona Pasqua sempre
E’ la sesta buona Pasqua che posso augurarvi con le pagine di
Campo de’ fiori. Mi sento, però, di doverlo fare, quest’anno, in
forma sommessa, senza enfasi, per la gravità del momento che
stiamo attraversando. Tuttavia, il mio augurio non è meno sentito,
anzi!
Ma, toni essenziali sono, ora, più consoni!
Campo de’ fiori, inoltre, festeggia il suo sesto compleanno, ma,
pur mantenendo la soddisfazione di esserci arrivato, non senza
sacrifici di ogni genere, vuole ricordare anche questa ricorrenza in
maniera semplice, senza eccessi.
Non possiamo non incassare la delusione cocente per quanto stiamo vivendo, ma il progetto del destino è a noi ignoto, e l’unica vera
cosa, che dobbiamo comunque fare, è adoperarci in maniera tale
da essere a posto con noi stessi e con gli altri, sempre!
Non bisogna allontanare la morale e perdersi!
Le ristrettezze e le rinunce dovrebbero far ritrovare dentro di noi i
valori, la verità, che sono l’essenziale della vita.
Impariamo a vivere con meno cose e più amore, e allora la ricchezza dei sentimenti combatterà la povertà dei beni , e questo
tesoro incorruttibile passerà in eredità alle future generazioni, che
lo custodiranno, in un fertile terreno, per farne un albero rigoglioso
ed eterno.
Come non si può parlare di speranza?
E’ nella speranza di vedere presto cambiare le cose, che auguro a
tutti una buona Pasqua!
Buona Pasqua a tutti,
ma proprio a tutti,
dalla redazione e
dai collaboratori di
Campo de’ fiori
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Campo de’ fiori
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L
MICHELE LA GINESTRA
E’ sicuramente
il mattatore di
questa stagione
teatrale.
Per Michele La
Ginestra quella
che va a concludersi è stata
senz’altro l’andi Sandro Alessi
nata migliore.
Per
l’autore,
regista ed interprete romano, un successo
di pubblico e di critica. Gli ultimi due spettacoli, “Secondo me” al Teatro della
Cometa e “Radice di due” al Teatro Italia,
ce lo regalano in splendida forma.
Il primo, insieme ad un altro grande attore quale Sergio Fiorentini (la voce di Jane
Hackman), ed il secondo con Edi Angelillo
conosciuta ai tempi del “Rugantino”.
Qual’e’ il segreto del successo di un certo
modo di fare teatro ? “ Ad esser sincero mi
viene da dentro… nei miei testi si ride per
¾ di spettacolo, ma poi si comincia a
riflettere e si arriva con dolcezza ad un
finale inaspettato come hai visto con
Secondo me. Il pubblico sta al gioco e si
accorge che lo stile è sempre lo stesso ,
quello di far arrivare un messaggio di speranza insieme ad un sorriso.” Come abbiamo sottolineato sei stato l’ultimo ad aver
interpretato nel 2005 il Rugantino di
Garinei, cosa ricordi ?
“Devo dire che è una soddisfazione enorme che mi porterò dentro per tutta la vita,
e per un attore romano – ne siamo stati
solo 4 – interpretare questo spettacolo è
coronare un sogno.” Autore, attore, regista
e dal 1997 Direttore Artistico del Teatro
Sette : non si rischia di confonderci un po’
? “No, perché dopotutto è sempre l’arte
che comanda, e con l’arte del teatro l’artista riesce a comunicare al pubblico. Se tu
scrivi, se interpreti, se fai il direttore artistico, percorri sempre la stessa strada e
con i nostri laboratori lo facciamo con i
molti giovani che ci seguono.” Nel 2000
con Solletico (Raiuno) e nel 2001 con I
Fatti Vostri (Raidue) con Roberta Capua
hai sperimentato l’esperienza di presentatore, come è andata ? “Direi abbastanza
bene. La tv è una sirena che chiama ed
allora quando ti viene offerta una possibilità enorme non puoi rifiutare. Però come
tutte le cose facili ed essendo a contatto
con un pubblico numeroso, dopo breve sei
dimenticato, cosa che non accade con il
teatro!” Nel 2003 hai portato sulla scena
“Mi hanno rimasto solo” dove ti presentavi con un baule enorme e tante sorprese.
Se oggi dovessi aprirlo e spiegare ai
giovani il mestiere d’attore, cosa diresti ? “Consiglierei innanzitutto di non
prendere le scorciatoie perché non
servono a nulla. Importanti sono l’applicazione, lo studio e la dedizione a
questo mestiere fa si che devi imparare a viverlo dall’inizio, e che la cosiddetta gavetta è importante, come
conoscere le regole del palcoscenico e
rubare con gli occhi.
Noi siamo attori perché sono 20 anni
che facciamo questo mestiere, abbiamo preso porte in faccia e raggiunto il
successo…Non ci si inventa all’improvviso !” Caporali Coraggiosi, Uno e
Basta, L’altro lato del letto, Ago,
Bianca e…tanti spettacoli premiati con
una larga partecipazione di pubblico :
quanto è importante il pubblico?
“Ognuno di noi ha un suo pubblico
personalissimo che lo segue. Non dico
che quando scrivi o quando reciti finalizzi il tuo mestiere al pubblico, però è
essenziale avere un riscontro. Se
facessi degli spettacoli per una soddisfazione personale senza il riscontro
del pubblico, finirei per recitarmi
addosso e servirebbe a poco. Sicuramente
il pubblico è la miglior benzina per l’attore,
e potrei dire che l’applauso potrebbe essere paragonabile ad un piatto di rigatoni
alla amatriciana…” Ci scappa un sorriso e
dobbiamo dire che Michele La Ginestra ha
colpito ancora una volta nel segno. Come
sempre !
Campo de’ fiori
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UNA GALLERIA DI PREZIOSI RIC
ALLE GENERAZIONI S
Il giornale ha sempre esercitato un
fascino particolare
sul pubblico sin da
quando apparvero i
primi numeri, ma
quello che, ancora
oggi, curiosamente
colpisce, nonostante
internet, è che ci
sono degli appassionati che lo preferiscono a qualsiasi
di Alfonso Tozzi
altro mezzo di informazione.
Il primo giornale a stampa “AVISO-RELATION OTHER ZEITUNG” apparve nel 1609
ad Augusta cui seguirono la pubblicazione
di settimanali a Basilea nel 1610, a
Francoforte nel 1615, ad Anversa nel
1616, a Londra nel 1621 e Parigi nel 1631.
In quanto all’Italia, le prime gazzette furono pubblicate a Venezia cui seguirono
Firenze, Roma e Genova; (il termine
Gazzetta, che ebbe fortuna da noi in quanto deriva dal nome di una moneta veneziana che equivaleva al costo del foglio).
Il primo giornale quotidiano, cioè stampato tutti i giorni, fu probabilmente la
“Leipziger Zeitung” pubblicato a Lipsia nel
1660, mentre in Italia si è inclini a credere
che il primato spetti alla “Gazzetta di
Mantova” nata nel 1664.
In Italia, accanto ai periodici della
Restaurazione,
come la “Biblioteca
Italiana” (1816) e “Il Conciliatore” (1818),
si sviluppò una vivace stampa clandestina
che è all’origine di periodici come “Il
Risorgimento” (1847) e la “Gazzetta del
Popolo” (1848). Fu nella seconda metà del
secolo che vennero fondati quotidiani
ancora
oggi
pubblicati,
come
l’
“Osservatore romano” (1851), “La
Nazione” (1859), il “Corriere della Sera”
(1876), “Il Mattino” (1891), “La Stampa”
(1895) e il primo giornale sportivo, “La
Gazzetta dello Sport” (1896, che divenne
un quotidiano solo a partire dal 1919).
L’affascinante mondo del collezionismo è
sempre fonte di sorpresa, di stupore :
sono così tante le cose che attraggono,
seducono e diventano alle volte oggetto di
culto che è quasi impossibile stilarne un
elenco, tutte comunque contribuiscono,
spesso inconsciamente, a tener vivo il
ricordo del tempo che passa e tutte lasciano tangibili testimonianze per le generazioni che verranno.
In questo ambito si colloca la raccolta dei
numeri Uno di riviste e di quotidiani, raccolta che tanto affascina oggi molte persone.
Affacciatasi timidamente sullo scenario del
collezionismo minore italiano, solo alla fine
della seconda guerra mondiale, questa
tendenza si sta sviluppando in maniera
stupefacente e, caso assolutamente singolare, sta incuriosendo ed interessando il
mondo dei giovani, così come un recente
sondaggio ha evidenziato : su dieci collezionisti emerofili, (collezionisti di giornali)
almeno quattro sono di età inferiore ai
venticinque anni.
Lo stesso sondaggio ha allargato l’indagine conoscitiva ed ha scoperto la tendenza
di questo collezionismo che spazia dalle
riviste ai giornali di cucina, di musica, di
motociclismo, di automatismo, di architettura, di argomenti ferroviari, di cinema, di
sport (inteso in tutte le sue manifestazioni), di erotismo, di fantascienza e via via
fino ad arrivare ad un collezionismo “locale” : si cercano e si raccolgono organi di
stampa con riferimento alla propria provincia, alla regione.
C’è perfino qualcuno che colleziona giornali con riferimento ai maniscalchi, come il
senese Giovanni Regoli o come il palermitano Francesco Spadaro che si interessa
solo ai numeri Uno dell’Ottocento e
Novecento, ma con illustrazioni della Sicilia
e della Calabria.
Si tratta di un campo incredibilmente vasto
perché nel giro di pochi anni sono migliaia
le testate che, nella maggior parte dei
casi, hanno avuto una vita brevissima
come ad esempio l’Italia dei lavoratori di
Torino che è durata soltanto tre giorni;
molte altre sono senz’altro finite negli
archivi dei collezionisti.
Le prime notizie di questo collezionismo si
rilevano tra coloro che conservano tutti i
numeri Uno e spesso anche i numeri Zero;
poi la sfera di interesse si allarga a tutte
quelle riviste che riportano avvenimenti
importanti (numeri speciali) : un terremoto particolarmente disastroso, la morte di
un noto personaggio, la fine o l’inizio di
una guerra, una scoperta medica, scientifica, storico o archeologica di eccezionale
interesse, e l’elenco può continuare secondo i gusti ed il genere preferiti.
Un collezionista romano, l’ammiraglio
Alberto Ghe, con l’hobby della notizia,
Campo de’ fiori
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ORDI DA LASCIARE IN EREDITA’
SUPERTELEMATICHE
riuscì a collezionare, in un cospicuo numero di anni, oltre mezzo milione di colonne
di giornali, suddivise per argomento con
indici perfetti e facilmente rintracciabili.
L’avvento del computer non sembra scalfire minimamente questo tipo di collezione
basata essenzialmente su “memorie di
carta” : carta che, ingiallendosi con il
tempo, diventa più “preziosa” e quindi
ricercata, e costituisce indubbiamente una
patetica galleria di ricordi da lasciare in
eredità.
In merito alle quotazioni di questi periodici si può riferire che una copia de “Il
Regno”, stampata a Firenze nel 1903, ed
una stampata a Roma nel 1947, sono state
recentemente aggiudicate in un’asta intorno ai 40 euro.
La prima copia dell’ “Avanti”, datata
25.12.1896 è ora quotata intorno ai 120
euro, mentre una copia del “Corriere della
Sera” del 30-31 luglio 1900 che riporta a
piena pagina il regicidio di Umberto I vale
oltre i 100 euro; il numero uno di “Kalos”
, una rivista top italiana degli anni 80,
viene ceduta per 30 euro ed il primo
numero di Famiglia Cristiana uscito ad
Alba il 25 dicembre del 1931 è stato offerto ad un’asta a 150 euro, quasi come il
primo numero di Epoca uscito il 14 ottobre
1950. Il primo numero de Il Montirozzo
edito a Iesi il 22 settembre del 1946 viene
ora contrattato a 40 euro.
Fra i grandi collezionisti italiani, Carmelo
Falsaperla di Siracusa è certamente il più
rinomato con la sua poderosa collezione di
giornali quotidiani “storici” italiani e stranieri e testate di quotidiani di tutto il
mondo
con particolare riferimento ai
numeri Zero ed Uno; Cristiano Salvavai
di Torre Annunziata (NA) che preferisce
collezionare i numeri unici di quotidiani
d’epoca e Natoli Lionello di Torre del
Lago (LU) che si interessa esclusivamente a quelli del ventennio.
Campo de’ fiori
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di Carlo Cattani
Mamma mi compri una chitarra?
Mi sono chiesto ,nel tempo, e mi chiedo
ancora , quali siano stati gli elementi che
hanno contribuito alla crescita della mia
passione per la musica e per tutto quello
che le gira intorno ; questa ricerca ,a
ritroso ,mi porta,spesso, al recupero di
frammenti di ricordi collocati nella seconda metà degli anni ’60 ,epoca nella quale
ero una “particella elementare” dell’universo scolastico ! La televisione trasmetteva immagini in bianco e nero ,i canali
erano due e lo “zapping” ,oggi attività
prossima al riconoscimento come pratica
sportiva Olimpica
, muoveva i primi
passi……nel vero senso della parola (!)
,perché la selezione dei canali si effettuava “tastando” direttamente l’apparecchio
! La musica scorreva ,impetuosa, nei solchi dei 45 giri e la televisione non mancava ,nei suoi “mitici” programmi di varietà
,di dare spazio agli artisti “sulle barricate” . Mi rivedo ,piccolo, avvolto nel chiarore bluastro della TV,estremamente incuriosito dall’apparizione di complessi (così si
diceva allora) quali l’ Equipe 84 , i
Camaleonti ,i Dik Dik., i Nomadi ,i Nuovi
Angeli, Gli Alunni Del Sole,che con i loro
abbigliamenti,le movenze ,le forme ,talvolta stravaganti, delle chitarre , la strumentazione esibita nelle loro performance ….le
loro canzoni, ovviamente,mi suscitavano
più di un fremito ,anzi ,in quei momenti mi
sentivo tra loro, “accompagnandoli” nel
corso dell’esecuzione con l’imitazione dei
gesti “del suonare” e,dunque, prima ero
batterista, poi chitarrista a seguire bassista ,quindi tastierista e di nuovo batterista….insomma ,facevo l’ “air musician”
(parleremo, in un prossimo articolo, di “air
guitar” ....e che mai sarà ? ) . Negli anni
a seguire , non ho avuto la costanza di
applicarmi su di uno strumento (nel caso
di una seconda vita ,giuro, lo farò ! ) però
ho coltivato l’interesse per le notizie dall’ambiente musicale e la dedizione all’ascolto della musica ! Sull’onda del rimpianto per gli studi mancati verso uno strumento musicale (la chitarra ? …forse il
basso !) , ricerco , sempre, con curiosità ,
le storie d’iniziazione alla musica di altri
che,diversamente da me …. ce l’hanno
fatta (!) : loro , come minimo ,si divertono e forse ,poi, ci innestano pure un’attività professionale ! Dunque, per dare un
(seconda parte)
seguito a questa
mia curiosità, ho
girato lo sguardo a
360° , raccogliendo le testimonianze degli “inizi” di
alcuni
musicisti
,qualcuno di loro
già presentatovi nel
corso di questi anni
di
pubblicazione
della rubrica . Gli
amici che si sono
prestati a questa
ricognizione
dei Mike ... nel suo habitat ideale
loro primi passi nel
ascoltare di più …. Madonna dei primi
mondo della musica ,hanno dato fondo
album, Duran Duran il pop anni 80.
i ricordi e si sono appassionati alla narraPoi un giorno durante una gita in montazione dei loro “early days” ,delle loro
gna con la famiglia arriva il primo colpo
prime scorribande musicali , fornendomi
d’ariete al mio “fronte del no” verso la
,con entusiasmo , documentazione fotomusica …. se ci ripenso è stato proprio una
grafica ….”infantile” , che , diversamente
botta dritta in mezzo al petto…. un cugi,sarebbe rimasta relegata agli album di
no più grande ascoltava “The dark side of
famiglia : GRAZIE ragazzi di avermi
the moon” dei Pink Floyd ed io lì ad ascolfatto partecipe di un pezzettino della
tare e a chiedergli ben presto una copia in
vostra vita privata e di offrire ,a beneficio
cassetta ….ah la mitica “compact cassetdei ragazzi che leggeranno le prossime
te” che tanto ha fatto prima dell’arrivo
righe , le vostre testimonianze di tenacia
degli mp3 !
ed impegno in un’attività che ,anche se
Quel disco mi ha “acchiappato” immediapraticata in dosi massicce……male non fa
tamente , quelle sonorità, lo stile delle
! Il primo amico ad essere ascoltato come
composizioni: è stato un fulmine a ciel
“persona informata sui fatti” è Mr. MIKE
sereno! Così ,prima di posare le dita su di
3rd
, compositore,chitarrista -vocalist
uno strumento son diventato ascoltatore
,leader della band Veneta “HYPNOISE”
attento e mi sono innamorato della musi(per saperne di più ,recuperate anche i
ca, in particolare dell’universo musicale
n° 25,49 e 50 di Campo De’ Fiori) ,prossiantecedente gli anni 80. Grazie ad un promo ad inaugurare una propria sala di
fessore d’Italiano che era patito dei Pink
registrazione ad alto contenuto “analogiFloyd , sono arrivato in possesso di una
e
co” (www.prosdocimirecording.com)
buona parte dei loro dischi ... “Atom Heart
impegnatissimo nella scrittura delle comMother” , “Meddle” ,”Ummagumma” etc
posizioni per il 3° album degli “Hypnoise” .
etc . Così,nel 1989 ,in casa, pongo la clasCarlo:ciao Mike,ormai sei “di casa” sulle
sica domanda : “Mamma mi compri una
pagine di “SUONARE SUONARE !!!”
chitarra ?“ La santa donna di mamma , la
Mettiamoci comodi e raccontami qualcosa
chitarra classica me la fece arrivare e
del tuo incontro con la musica …
dopo una settimana, per il mio compleanMike 3rd: alle scuole medie ero una frana
no ,arrivò anche il biglietto per il concerto
in musica e in famiglia si diceva che non
dei Pink Floyd all’Arena di Verona….era il
avevo niente a che spartire con le note ;
periodo dell’ “Another Lapse tour”
al flauto dolce ,che cercavano di farmi
…….strepitoso ….. il 16 Maggio 1989
suonare a scuola , proprio non mi appas(nda:è lo stesso tour che li portò, il 15
sionavo e non dimostravo interesse per
luglio ,ad esibirsi a Venezia nel Canale di
la musica classica …insomma ero proprio
San Marco su di una piattaforma gallegnegato !Col passare del tempo e l’arrivo
del primo impianto stereo ho iniziato ad
Campo de’ fiori
giante con il pubblico spettatore sulla
Piazza di San Marco ) .A settembre di quello stesso , presso la biblioteca del mio
paese , iniziarono dei corsi di chitarra :lì il
maestro, una brava persona di stampo
classico, suonava liscio e rock, …con lui ho
imparato i ritmi , diverse canzoni di musica leggera Italiana e qualcosa di internazionale;ricordo che dopo un paio di mesi
tentavo già di mettere assieme le prime
progressioni di accordi per improbabili
composizioni.
E così l’estate successiva, dopo ore spese
applicandomi con costanza sullo strumento, a volte a scapito dello studio a scuola ,
passati i dolorini ai polpastrelli per mancanza dei calli del chitarrista, arrivò la mia
prima chitarra elettrica, una Fender
Stratocaster rossa e bianca made in Japan
con cui poter finalmente suonare ... o
almeno tentare ... di suonare gli assoli dei
miei chitarristi preferiti.Nel frattempo ero
entato in possesso di una raccolta di un
gruppo che non conoscevo, i Cream , e giù
ad ascoltare i riffs e gli assoli di Mr. Eric
Clapton. In quel periodo iniziai ad essere
una “spugna” procedendo ad ascoltare e
ad apprendere le varie tecniche per migliorare ed arrivare a suonare come i miei
idoli. Ricordo che usavo registrarmi e poi
ascoltare quello che facevo. I primi ascolti
erano sempre deludenti ,per usare un termine delicato, ma io son testardo e riprovavo e riprovavo e riprovavo e alla sera
invece di uscire suonavo ... beh i risultati
,dopo tanta tenacia ,arrivarono ben presto
... “Samba Pa ti” di Carlos Santana penso
di averla suonata un centinaio di volte
!Tutto questo l’ho fatto perchè volevo la
mia band !.... volevo andare a suonare
fuori, essere un musicista anche se non
sapevo di preciso come si faceva .Così,
dopo i primi due anni “fatti in casa” , mi
sono iscritto alla scuola jazz frequentata
da mio cugino (nda: è il massiccio e preciso Frez,”cannone” percussivo degli
Il giovane MIKElino on guitar
Hypnoise! )
Carlo: quando e quale fu il tuo primo palcoscenico ?
Mike 3rd:Frequentavo il primo anno di
Scuola Jazz quando maturai la decisione
di voler fare il primo concerto:dove ? Nel
giardino di casa mia davanti a parenti ed
amici , senza impianto voci .Chi eravamo ?
Dunque c’ero io, un amico compagno di
classe tastierista e mio cugino (Frez) che
aveva solo dei fondamenti di rullo. Mi vien
da ridere se penso alle ore spese con lui
ad ascoltare le canzoni e tentare di metter
assieme un tempo che somigliasse all’originale.Così arrivò il primo concerto….
bagnato….visto che a metà serata iniziò a
piovere.
Carlo: e poi ?
Mike 3rd:Passavano i mesi ,si susseguivano le prove e alla formazione di quel
primo concertino “casalingo” si aggiunse,
l’anno dopo ,un bassista in erba, compagno di liceo di mio cugino; (nda:si tratta di
Sanse ex bassista degli Hypnoise) e con
lui le prime canzoni originali si aggiunsero
al repertorio composto per lo più da pezzi
dei Pink Floyd, qualcosa dei Litfiba e altri
gruppi .L’avventura “Essex”, questa era il
nome della formazione degli esordi , continuò fino a dopo l’estate seguente quando , l’abbandono del tastierista mi spinse
alla ricerca di nuovi componenti per una
band migliore. Ognuno di noi prese una
strada alla ricerca di un proprio percorso,
anche se bisogna dire……..le strade non
erano molto lontane, vivendo tutti nella
stessa zona e frequentando la stessa scuola di musica !Così son arrivato a conoscere un batterista canadese ,Joe si chiamava, che era stato professionista negli anni
settanta al fianco del bassista Renato
Cantele e del tastierista Diego Michelon in
una delle varie formazioni progressive di
quegli anni. A dir la verità, se non ricordo
male io avevo espresso il desiderio di suonare con Joe ad un suo amico proprietario
di un negozio di dischi e Joe, che allora
meditava un ritorno sulle scene, colse la
palla al balzo e venne a cercarmi al campo
sportivo mentre giocavo a tennis con un
amico. Così, un’ora dopo in sella al mio
fido “Ciao”, arrivai a casa sua e nello studio mi son giunti alle orecchie nomi come
“Colosseum”, “Traffic”, “Gentle Giant”
...Quello è stato il nucleo della nuova band
... una prova più che soddisfacente e via alla ricerca di un bassista che nei primi tempi fu il
padre di Sanse, anche lui ex
bassista in carriera e poi bassista ufficiale per un po’ di tempo.
Con gli “Harp“,questo il nome
della band che mettemmo su ,
ho suonato per un po’ di anni ed
ho appreso molto : l’esperienza
ed i racconti di Joe sono stati
fondamentali; il gruppo si è
arricchito via via di nuovi elementi ... ricordo che siamo arrivati ad essere anche in nove
musicisti !
Fiati, tastiere, chitarre, cantante, un repertorio di covers e poi anche
tante discussioni perchè ognuno voleva
fare le cose a modo suo, voleva i pezzi che
gli piacevano di più e bla.. bla.. bla… bla.
La situazione si è trascinata per un po’ di
tempo, io iniziavo ad aver qualche sintomo di nausea alle cover songs e allora un
pomeriggio mio cugino mi fa: “perchè non
ci mettiamo a suonare io, te e Sanse e fac-
9
ciamo una band che suoni cose un po’
diverse?”
Carlo:…da qui caro Mike ,la “tua” storia
comincio a saperla anch’io …
Mike 3rd: e già ! Fu così che dopo un
paio di mesi, il 15 Giugno 1996, gli
Hypnoise tennero il primo concerto al
Liceo Tito Livio di Cittadella, un po’ di
covers derivate dall’esperienza della scuola Jazz e due canzoni proprie, una delle
quali l’abbiamo ripresa ed inclusa nel
nostro 1° cd “Opium” del 1999 (nda: il 2°
cd ,uscito 14 Febbraio 2006 ,
è
“St.Valentine’s porno bar”…..molto bello e
di respiro internazionale, davvero (!),non a
caso
pubblicato
da
un’etichetta
Americana/Los Angeles, la ”Veneto West
Records” e presentato nel corso di showcases anche a Londra e Los Angeles ).
Carlo:cosa mi dici riguardo alle “tue
armi” musicali ,gli strumenti e le attrezzature che utilizzi ?
Mike 3rd:L’attrezzatura è sempre una
cosa molto personale e nel mio caso devo
dire che è cambiata e si è evoluta col mio
percorso di musicista, con l’evolversi dell’orecchio e con i consigli di amici ed
addetti al settore.Continua comunque ad
evolversi tutt’ora dopo 11 anni di Hypnoise
e dopo le esperienze che vivo da solista o
collaborando con amici come gli
Statunitensi Willie Oteri (chitarrista ) ed
Ronan Chris Murphy (musicista – produttore-discografico) al quale devo veramente tanto ! ! !Se devo riassumere tutto in
poche righe, tralasciando le chitarre che
per me sono e rimarranno sempre Fender,
gli amplificatori hanno variato dai transistors alle valvole.Dopo l’approdo alle “valvole” , sempre teso alla ricerca del “mio
suono” , sono passati diversi modelli sotto
le mie mani e, oggi ,penso, di aver raggiunto un soddisfacente “mio suono”
.
Carlo: come ti sei “spesato” questi diversi
strumenti ?
Mike 3rd: Beh come le formiche e tanti
altri musicisti , mi son messo via le mance
derivanti da diversi lavori occasionali e poi
anche grazie alla disponibilità dell’amico
Umberto, (proprietario di uno dei più bei
paradisi per musicisti, l’Esse Music
/www.essemusic.it), ho portato a casa
di tutto; è lui che mi ha procurato i miei
echi a nastro che hanno fatto sfoggio della
loro bellezza a Maggio del 2007 a Phoenix
durante la “Supersession di 33 ore ed
1/3”.Potrei continuare a raccontarti ancora
per molto ma concludo dicendo che non
si finisce mai di migliorare e di ricercare
……..... basta aver passione, il resto
vien da solo !
[email protected] (relativo all’attività solista di Mike)
[email protected](relativo all’attività degli
Hypnoise) [email protected] (relativo alla gestione dello studio di registrazione)–www.hypnoise.net
(sito ufficiale degli Hypnoise)
www.myspace.com/hypnoise
10
Campo de’ fiori
CURRICULUM VITAE
Claudia D’Ottavi
di Sandro Alessi
Claudia D’Ottavi nasce a Roma il 23 Aprile
del 1982, segno zodiacale del Toro, e ben
presto eredita dal nonno, pittore di talento, e dal papà, ex batterista e musicista, la
passione per la musica ed il canto.
A nove anni entra a far parte del coro della
sua parrocchia e di lì a poco inizia a partecipare ai concorsi di musica leggera.
Studia tecnica di respirazione e canto
moderno con Antonella Tersigli, tecnica
vocale e interpretativa con Donatella
Pandimiglio, recitazione e dizione con
Floriana Ferrer.
Nel 1997 arriva in finale al
Festival di Castrocaro e l’anno
successivo inizia ad esibirsi
con la sua band in alcuni dei
teatri più importanti della
Capitale, tra cui il Parioli , il
Manzoni ed il Brancaccio. Altra
importante tappa della carriera
di Claudia arriva nel 1999
quanto partecipa all’ Accademia della Canzone di Sanremo
arrivando in finalissima.
Dopo aver ricevuto il primo
vero riconoscimento nel 2000
quando le viene consegnato
l’attestato “Il Colosseo d’ Oro”
ed aver partecipato alla Vita in
Diretta condotta da Michele
Cocuzza (interpreta “Ancora”
di De Crescenzo), nel 2002
arriva il grande incontro con
Riccardo Cocciante e l’interpretazione dell’ opera musicale
“Notre Dame de Paris”.
Le viene affidato il difficile
ruolo della cattiva Fiordaliso e,
nonostante fosse la più giovane della compagnia, prese
parte alle oltre 800 repliche
acquisendo un’ulteriore padronanza del palcoscenico e noto-
rietà. Tra il 2004 ed il 2005 è in tour con lo
spettacolo “Notte da Musical”, tra il 2005
ed il 2006 è chiamata ad aprire il concerto
italiano di Dionne Warwick, nel 2007 riceve il premio internazionale “Ostia nel
Mondo” per la musica leggera e nel 2008
è protagonista del musical “Bernadette” in
scena al Teatro Sistina.
Attualmente il suo nuovo brano “Nel
Sogno Noi” firmato Longo-Laurenti è in
rotation in molte radio italiane.
Campo de’ fiori
11
Contributo alla comprensione
del “secondo” Battisti
di Ettore Racioppa
... continua dal numero 57
Sin qui le cose sentite o già lette. E’
tempo, ora, d’indagare i brani artistici
forse più snobbati o addirittura non riconosciuti doc, quelli, cioè, del “secondo”
Battisti, prodotti col poeta-paroliere
Pasquale Pannella. Voglio subito sgombrare il campo da errate interpretazioni.
Anch’io,come si percepisce da queste
poche righe, sono indissolubilmente attaccato al “primo” Battisti, quello, per intendersi, di Emozioni, Pensieri e parole, La
canzone del sole, Acqua azzurra acqua
chiara, Il nostro caro angelo, La luce
dell’Est, solo per citare vette celeberrime,
e mi sono chiesto, come molti, il perché
Lucio, ad un certo punto del suo percorso,
abbia cambiato rotta in modo talmente
radicale, da rinnegare, secondo alcuni,
persino la sua storia precedente. Ma un
artista, per essere tale, deve restare sempre uguale a se stesso perpetuando scelte
formali e sostanziali che rischiano in modo
naturale di invorticarsi, d’impoverirsi e
persino di compromettere la freschezza e
la genuinità di un filone aureo universalmente riconosciuto? O sia più opportuno,
anche rischiando e di grosso, sperimentare nuovi metodi e nuovi percorsi? Un artista è tale se ha il coraggio di mettersi in
gioco, e, nel caso di Lucio, la cesura col
passato è tanto più apprezzabile se si
pensa che giunse in un periodo di grande
fortuna
commerciale
e
privata.
Intervistato, dichiarò di “non poter mai
ripetere due volte la stessa cosa” e di aver
sempre dentro “un’esigenza di ricerca e di
novità”. E’ lo stesso concetto espresso,
mezzo secolo prima, dal poeta Rainer
Maria Rilke “Da dove dovrebbe emergere
l’arte, se non da questa gioia e della tensione di un infinito ricominciare?”.
D’altro canto, nel campo dell’arte visiva,
sono numerosi i casi di cambiamenti ed
evoluzioni di stili iconografici e temi trattati. Basti pensare, a titolo di esempio, alla
profonda differenza tra la policromia vitale
e squillante delle opere giovanili di Tiziano,
rispetto al suo ultimo periodo, quasi
monocromo e invorticato nel dramma esistenziale con esiti stilistici spezzati, nervosi, espressionistici, al punto d’apparire
opere di autori diversi (si confronti Amor
sacro amor profano -1515- con La punizione di Marsia -1570-). Più vicino a noi è
significativa l’evoluzione artistica di
Picasso, conosciuto ai più come cubista,
ma passato per stagioni classiche, surrealiste, metafisiche, astratte. Dal confronto
delle opere dei vari periodi risultano temi e
tecniche tutt’altro che omogenei (si vedano Les demoiselles d’Avignon -1907- e Tre
donne alla fontana -1922-). Tiziano e
Picasso rappresentano solo due tra i tanti
artisti –non solo figurativi-, che nella ricerca costante hanno percorso stagioni esistenziali con opere apparentemente
distanti e contraddittorie. Solo il critico, l’epoca culturale, le mode ed i mutati atteggiamenti storici ne determinano il valore,
la fortuna, l’oblio. Così accadde per i “primitivi” Cimabue e Giotto, o anche per la
vasta schiera degli artisti barocchi.
Tornando a Battisti, quindi, non ci si deve meravigliare se egli, alla ricerca
di nuove strade da percorrere e di nuova linfa
creativa, ad un certo
punto della sua avventura, tagli col passato e
vada a capo. Senza
temere le critiche ed i
confronti, ma sempre
“dando ascolto a quello
che si ha dentro. Io sono
sempre andato dritto cercando di superarmi.
Verrà il momento in cui
potrei anche staccarmi
dal pubblico, ma non
importa: se avverrà
andrà bene lo stesso,
perché l’ho voluto io,
badando di accontentare
sempre, prima di tutto,
me stesso.” La pagina
bianca vuota è drammati-
ca per chiunque. Va riempita in modo
nuovo, originale. Per questo l’incontro con
Pannella fu deflagrante e fortunato. E’ un
mondo lessicale diverso, fatto di testi
nuovi e struttura musicale rivoluzionaria
con l’inciso che non arriva dopo la strofa o
viceversa. Ciò che più colpisce sono le
parole, i collegamenti, i significati. Tutto
lontano anni luce dalle storie semplici e
comprensibili delle prime canzoni del suo
repertorio. I tempi mutano e con essi il
nostro
approccio
alla
vita.
L’interpretazione stessa dei fatti è pur
sempre relativa alla diversa posizione dell’attore. Una società sempre più dinamica
e sempre più caotica non aiuta a riconoscere le luci vere da quelle riflesse. Per
descriverne la complessità, piuttosto che
storie “lineari” bisognerà comporre
sequenze di flash che bloccano l’attimo,
l’emozione, perfino l’irrazionalità. Ma non
è concezione barocca: falsa, ridondante,
teatrale. E’, piuttosto, un sentire scarnificato, fatto di luci ed ombre, cose dette o
semplicemente evocate con un fermentante immaginario linguistico, parole e suoni
che non ci sono ma che fanno pensare.
E’, insomma, un atto creativo che attacca
la stessa semantica del linguaggio tradizionale per foggiarne uno nuovo. Forse più
criptico e simbolico, ma con tanto spazio
all’interpretazione personale. Nel primo
Battisti-Mogol le frasi erano dirette ed inequivocabili. Nel secondo Battisti-Pannella
c’è ampia libertà interpretativa. E’ proprio
Pannella che traccia l’indirizzo della nuova
fase battistiana: “il difetto della canzone è
quello di avere un senso. Quando sarà
insensata sarà vera. Sarà poesia.” Del
resto il poeta romano, che ha sempre
affermato di non saper niente di musica, è
un personaggio da interpretare senza preconcetti e con grande elasticità mentale.
La sua vorticosa ed invorticata ricerca lessicale lo fanno orbitare nella Transart, mix
di ermetismo, surrealtà, parole d’aria di
matrice shakespeariana. E’ proprio la strada imboccata da Lucio con “Don Giovanni”,
proseguita con “L’apparenza”, “C.S.A.R.”
ed “Hegel”. Nei brani musicali di queste
raccolte, non c’è più un filo che raccorda le
storie facendole vedere e vivere, ma si
possono immaginare momenti di esperienze che ritornano, s’illuminano per un attimo, scompaiono per riapparire in momenti successivi, ma, è questa la novità, ci
lasciano il sorriso sulle labbra, ci fanno
sentire vivi e soddisfatti per essere riusciti
a penetrare nei meandri tortuosi di una
scelta apparentemente impenetrabili.
continua sul prossimo numero ....
Campo de’ fiori
12
Roma che se n’è andata: lu
Sant’Andrea della Valle, Palazzo Farnese
A beneficio dei
pochi lettori che
non ne fossero a
conoscenza, ricordo
brevemente
l’antefatto che ha
dato origine a
Tosca, melodramma legato agli
avvenimenti storici
di Riccardo Consoli
dell’anno 1798.
Dopo le vittorie di
Napoleone nella prima campagna d’Italia,
le truppe francesi occupano Roma, sopprimono il potere temporale dei Papi, costringono all’esilio Pio VI, Giovannangelo
Braschi, 1775 - 1799 e proclamano la
Repubblica Romana che ha però breve
durata, infatti, Napoleone è impegnato
nella spedizione in Egitto, l’esercito napoletano di Ferdinando IV di Borbone approfitta della situazione favorevole, avanza
alla volta di Roma, scaccia il presidio francese, abbatte la Repubblica Romana, processa i suoi componenti e instaura un
durissimo regime di polizia; questo sinteticamente, l’antefatto.
Il dramma Tosca di Victorien Sardou, è
rappresentato per la prima volta a Parigi
nel 1887 destando l’interesse di Alberto
Franchetti, musicista compositore di
Viareggio che nel 1896 decide di cedere il
soggetto a Giacomo Puccini il quale, su un
libretto scritto da Luigi Illica e Giuseppe
Giacosa, porta a compimento l’opera lirica;
il 14 gennaio 1800 Tosca è rappresentata
per la prima volta al Teatro Costanzi di
Roma.
In corrispondenza di uno slargo di corso
Vittorio Emanuele II si affaccia la basilica
di Sant’Andrea della Valle, l’appellativo
“della Valle” sembra possa derivare da
quella che un tempo era una depressione
del terreno dove si raccoglievano le acque
provenienti dal Quirinale e dal Pincio formando un grande stagno oppure, secondo
più attendibile spiegazione, la basilica
sembra possa derivare il suo nome da
Palazzo della Valle, edificio che sorge
accanto alla chiesa sulla stessa via Vittorio
Emanuele II di proprietà della omonima
famiglia di origine spagnola dal trecento
presente in Italia il cui progetto è stato
attribuito: prima a Lorenzo Lotti detto “il
Lorenzetto” quindi ad Andrea Contucci
detto “il Sansovino” e, da ultimo, ad
Antonio da Sangallo “il Giovane”.
Correva l’anno 1591 quando iniziò la
costruzione della chiesa su progetto di
Giovanni Francesco Grimaldi e Giacomo
della Porta per poi essere proseguita e
ultimata dal Maderno a cui si deve la realizzazione della cupola, la terza di Roma
per dimensione, il lanternino è opera di
Francesco Borromini, i lavori furono finanziati da Alessandro Peretti di Montalto,
nipote di Papa Sisto V, Felice Peretti, 1585
- 1590.
Nel 1665 Carlo Rainaldi, volendo modificare parzialmente la facciata, pensò di porre
ai lati della stessa due angeli ma, ultimato
il primo, ad opera dello scultore Giacomo
Antonio Fancelli, non essendo piaciuto e
molto criticato, anche da Papa Alessandro
VII, Fabio Chigi, 1655 - 1667, lo scultore si
rifiutò di scolpire il secondo, la facciata
restò così con uno solo dei due angeli originariamente previsti, quasi fosse un puntello,
maliziosamente
commentava
Pasquino: “ … vorrei volare al pari d’un
uccello, ma qui fui posto a fare da puntello … “.
Un pomeriggio romano, all’interno di
Sant’Andrea della Valle il pittore Mario
Cavaradossi è intento a ritrarre in un quadro Maria Maddalena alla quale dà il volto
della marchesa Attavanti, una giovane e
bella donna che egli ha visto entrare più
volte in una cappella di quella chiesa; dalla
medesima cappella esce Cesare Angelotti
fratello della marchesa, già console di
quella Repubblica Romana soppressa dalle
truppe napoletane, Angelotti è da poco
evaso da Castel Sant’Angelo dove
il barone Vitellio Scarpia, capo
della polizia, lo aveva imprigionato.
Da li a poco sopraggiunge Floria
Tosca, un’avvenente cantante
amante del Cavaradossi la quale,
alla vista del quadro che ritrae il
volto della marchesa si ingelosisce, il pittore la rassicura, egli
non intrattiene alcuna relazione
con la marchesa Attavanti, Tosca
crede alla spiegazione e si allontana, Cavaradossi e Angelotti
lasciano la chiesa nella quale
poco dopo entra il barone Vitellio
Scarpia che ha dato immediatamente corso alle ricerche dell’evaso; ritorna Tosca per avvertire
Cavaradossi che quella stessa
sera si esibirà a Palazzo Farnese
dove si festeggia la vittoria che
l’esercito austriaco ha riportato
su Napoleone a Marengo, ma
Tosca non trova Cavaradossi,
riaffiora impetuosa la gelosia che
il barone Scarpia tenta in ogni
modo di alimentare, egli da tempo desidera Tosca e ordina al poliziotto Spoletta di
pedinarla, si intrattiene quindi in chiesa
per assistere al Te Deum di ringraziamento per la sconfitta subita da Napoleone.
Palazzo Farnese si affaccia sulla omonima
piazza e prende il suo nome da una famiglia molto antica, originaria della provincia
di Viterbo, che compare per la prima volta
nell’XI secolo, il suo nome sembra possa
verosimilmente derivare da Farneto poi
Farnese, numerosi e famosi i suoi membri
tra i quali anche uomini d’arme e cardinali
e, fra questi, Alessandro divenuto Papa
con il nome di Paolo III, 1534 - 1549 che
fu il primo abitante del palazzo; i Farnese
si estinsero nel 1731 ed i loro possedimenti romani vennero assegnati ai
Borbone di Napoli che trasferirono numerose opere d’arte presso il Museo di quella
città e Palazzo Reale di Caserta.
Il progetto originario del palazzo si deve
ad Antonio da Sangallo “il Giovane” su
incarico del cardinale Alessandro Farnese
che aveva acquistato Palazzo Ferriz e altri
edifici a questo adiacenti, i lavori iniziarono nel 1514 ma si interruppero nel 1527 a
causa del “Sacco di Roma”, per essere
successivamente ripresi nel 1541, sopraggiunta la morte del Sangallo, i restanti
lavori furono proseguiti sotto la direzione
di Michelangelo Bonarroti; per la sua mole
Palazzo Farnese era chiamato il “dado dei
Victorien Sardou
Campo de’ fiori
13
uoghi, figure, personaggi.
e, Castel Sant’Angelo, i luoghi di Tosca
Farnese” ed era considerato una della
quattro meraviglie di Roma unitamente al
“cembalo dei Borghese”, alla “scala dei
Caetani” ed al “portone dei Carboniani”.
Giuseppe Vasi, in una sua stampa del
XVIII secolo, indicava questo palazzo
come Palazzo Regio Farnese essendo,
all’epoca, di proprietà di re Carlo III della
famiglia Borbone di Spagna figlio dell’ultima discendente della famiglia Elisabetta
Farnese; quando Giuseppe Garibaldi conquistò il Regno delle due Sicilie, l’esule
Francesco II di Borbone, la regina Maria
Sofia e i figli vennero nel palazzo di Roma
e incaricarono Antonio Cipolla per i lavori
di restauro, dopo il 1870 il palazzo fu dato
in affitto alla Francia e quindi venduto, tuttavia il Governo Italiano nel 1936 riuscì a
riacquistarlo per poi cederlo in affitto alla
stessa Francia.
La sera del medesimo giorno il barone
Scarpia cena in una sala di Palazzo
Farnese, qui gli giunge la voce di Tosca
impegnata in un canto celebrativo, decide
di convocarla, nel frattempo apprende dal
fido Spoletta che Angelotti è irreperibile
ma che Cavaradossi conosce certamente il
suo nascondiglio, quindi, lo ha fatto arrestare e interrogare, il pittore nega tutto
ma non basta, Scarpia lo sottopone a tortura quindi ordina che venga portato via e
preparato per l’esecuzione.
Scarpia e Tosca rimangono da soli, il barone la invita a condividere la cena con lui e
le suggerisce un modo per salvare il suo
amante, deve rassegnarsi a soddisfare la
passione che egli nutre per lei, Tosca resta
inorridita e urla al barone tutto il suo odio,
ma questi le ricorda che Cavaradossi è
ormai prossimo alla morte a meno che lei
non si decida ad accettare la proposta;
Tosca è disperata, inginocchiata di fronte
a Scarpia lo prega di essere clemente.
Gli avvenimenti incalzano, sopraggiunge
Spoletta per annunciare che Angelotti si è
suicidato e che tutto è pronto per l’esecuzione di Cavaradossi, Tosca si convince
allora che l’unico modo per salvare la vita
del suo amante è quella di cedere al barone, dichiara quindi la sua disponibilità; a
questo punto Scarpia ordina di preparare
per Cavaradossi una finta esecuzione,
Spoletta si allontana per eseguire le direttive del suo padrone mentre Tosca richiede un salvacondotto per lei e l’amante che
gli permetta di lasciare il paese.
Scarpia siede alla sua scrivania e comincia
a scrivere una lettera, Tosca nota sulla
scrivania un coltello affilato, lo afferra e lo
nasconde dietro di se, ultimato la lettera
Scarpia si alza e si dirige verso
Tosca, ma invece di ricevere la
tanto sospirata ricompensa
viene pugnalato al petto dalla
donna, il barone muore all’istante e Tosca gli toglie di mano il
salvacondotto.
Castel Sant’Angelo nel corso
della sua lunga vita ha svolto
innumerevoli ruoli trasformandosi da mausoleo a fortezza, da
luogo di detenzione a sontuosa
residenza papale, riuscendo a
vivere sempre da protagonista
alcuni degli eventi più drammatici della storia di Roma.
Nato come monumentale sepolcro dell’imperatore Adriano,
Castel Sant’Angelo ha ospitato i
resti dello stesso imperatore e di
sua moglie Sabina, dell’imperatore Antonino Pio, di sua moglie
Faustina e dei tre loro figli, di
Lucio Elio Cesare, dell’imperatore Commodo, di Marco Aurelio e
di tre dei suoi figli, dell’imperatore Settimio Severo e di sua
moglie Giulia Domna e dei loro
figli e, ancora, di Caracalla.
A partire dal XIV secolo fu fortificato dai papi, cui si deve anche
la
costruzione
del
c.d.
“Passetto”, la passerella sopraelevata che
lo collega direttamente al Vaticano, allo
stesso tempo venne ricavata una prigione
dove fu rinchiuso fra gli altri Benvenuto
Cellini e Papa Clemente VII, Roberto dei
conti del Genevois, 1378 - 1394, miracolosamente scampato ai Lanzichenecchi, vi si
rinchiuse durante terribile “Sacco di
Roma”.
Quale luogo più adatto per la conclusione
di un dramma?
Dalla sua cella in Castel Sant’Angelo
Cavaradossi chiede al suo carceriere l’autorizzazione per scrivere poche righe alla
donna amata, ottenuto il permesso il pittore inizia a scrivere ma viene subito assalito dalla disperazione, quando Tosca arriva l’uomo è in lacrime, gli mostra il salvacondotto e racconta della morte di
Scarpia, quindi gli spiega con quali modalità avverrà la finta esecuzione e prima che
venga portato via si raccomanda di recitare bene la sua parte.
Vengono sparati alcuni colpi di arma da
fuoco, sul corpo del pittore viene posato
un mantello, Tosca è in apprensione per
l’uomo amato, aspetta fino a quando
Spoletta e gli altri si allontanano sussur-
rando a Cavaradossi di non muoversi,
quando tutti sono andati via gli dice di
alzarsi, ma vedendo che l’uomo non si
muove toglie il mantello e con orrore scopre che Scarpia l’aveva ingannata ordinando una vera esecuzione.
Alcune voci annunciano la morte del barone Scarpia, Tosca non deve fuggire!
Spoletta corre verso di lei ma la donna
riesce a respingerlo e si dirige verso il
parapetto, sale sul muro e si getta nel
vuoto dandosi così la morte.
Il melodramma non poteva sfuggire al
cinema e Luigi Magni, coadiuvato da con
un cast di attori straordinari quali Vittorio
Gassman, Gigi Proietti, Monica Vitti, Aldo
Fabrizi e Fiorenzo Fiorentini, lo trasforma
in una tenerissima storia d’amore; in tale
contesto chi volesse conoscere cosa sia
realmente il romanesco basta ascoltare la
parlata di Gigi Proietti e Fiorenzo
Fiorentini, circa la musica che si canta
lungo il Tevere ricordo “Nun jè dà retta
Roma” parole dello stesso di Luigi Magni
e musiche di Armando Trovaioli un motivo
che, da quel momento, diverrà la sigla di
chiusura degli spettacoli Gigi Proietti.
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Milk, Usa, 2008. Genere:
drammatico; regia: Gus
Van Sant; sceneggiatura:
Dustin Lance Black;
interpreti: Sean Penn,
Emile
Hirsch,
Josh
Brolin, Diego Luna,
di
James Franco, Lucas
Maria Cristina
Grabeel, Victor Garber,
Caponi
Joseph Cross; fotografia:
Harris Savides; montaggio: Elliot
Graham; scenografia: Bill Groom,
Barbara Munch; costumi: Danny
Glicker; musica: Danny Elfman; distribuzione: BIM; durata: 128 minuti. Nel
1989 a New York, in Sheridan Square
apparve una lista di eventi storici riguardanti i diritti degli omosessuali: su un
manifesto con lo sfondo nero e le scritte
bianche veniva ripercorso un iter costellato di vittorie e sconfitte dell’ultimo secolo
di vita gay. Il cartellone sciorinava nomi e
date, senza alcun ordine apparente. Si leggeva: “Coalizione delle persone con l’Aids
1985 Molestie della polizia 1969 Oscar
Wilde 1895 Corte Suprema 1986 Harvey
Milk 1977 Marcia su Washington 1987
Ribellione di Stonewall 1969”. Ma chi è
quell’Harvey Milk che, a un tratto, appare
in questo elenco segnato da eventi epocali (associazioni, dimostrazioni, processi,
rivolte, omicidi e ordinanze)? Ci pensa il
regista Gus Van Sant a rispondere a questo interrogativo, confezionando un suggestivo biopic sul primo omosessuale
dichiarato a ricoprire un incarico istituzionale come consigliere nella giunta di San
Francisco, in quell’America così hippie
eppure ancor così profondamente bigotta
di fine anni ’70. Harvey Milk (Sean Penn)
aveva passato i primi quarantanni della
sua vita a cullarsi beato nelle sue contraddizioni, profondamente insoddisfatto della
sua laurea in matematica e della sua poltrona in una prestigiosa società d’investimenti a Wall Street. La sua vita privata era
avvolta da un velo di perbenismo vittoria-
Campo de’ fiori
no, per cui valeva la regola “tutto è lecito,
purché lo si faccia in casa propria e al riparo da sguardi inopportuni”. Ma, la spinta a
squarciare quel drappo di asfissiante ipocrisia giunge nelle inaspettate sembianze
di un bel cherubino riccioluto (James
Franco) rimorchiato la sera del suo compleanno nel metrò. Un’improvvisa consapevolezza si fa strada nel cuore del maturo broker di borsa (“Quaranta anni e non
ho fatto niente di niente”) e la voglia di
dare una virata di 360° alla sua vita
(“Dovresti darti una svegliata, farti nuovi
amici, serve un cambiamento!”) si rivela
senza dubbio il migliore dono che poteva
regalarsi per i suoi quaranta anni. E, allora basta al conformismo e al solito tamtam
di tutti i giorni, un’esistenza trascorsa nella
paura di finire esule nel ghetto degli invertiti; dal freddo sole di New York fa fagotto
e si trasferisce alle calde temperature della
California, nel quartiere cattolico di Castro,
San Francisco. Qui, con il suo compagno
Scott Smith, apre una piccola attività economica, dove ben presto si raccoglieranno
giovani attivisti omosessuali emarginati
dalla società e cacciati fuori di case dalle
stesse famiglie. Tutti loro sono mossi da
un unico fine: essere reintegrati a pieno
diritto da quella collettività ultraconservatrice che si scaglia contro di loro non solo
a parole; ma, soprattutto con i fatti. Per far
sentire la sua voce, Harvey Milk scende
perfino in politica e, pur avendo ricevuto
tre sconfitte consecutive ai seggi elettorali, non demorde. Riuscirà finalmente a
conquistarsi il suo spazio istituzionale solo
nel fatidico anno di grazia 1977. Quella fu
una grande giornata per la democrazia e
non solo per quella statunitense. Tuttavia,
i guai erano subito dietro l’angolo: lo spettro della cosiddetta “Proposition 6”- una
legge secondo cui ai gay sarebbero stati
tolti tutti i diritti civili e rimossi dai propri
posti di lavoro, in specie gli insegnantiavanzava di giorno in giorno e il timore che
sarebbe stata approvata era quasi una terribile certezza. Milk
riesce insperabilmente a scongiurare lo
spauracchio e diviene un eroe per tutti
coloro che omosessuali,
bisessuali,
transgender, lesbiche
(oltre a tutte le altre
minoranze sociali) si
riconoscono in lui.
L’epilogo all’età di
quarantotto
anni,
quando il consigliere
nella giunta di San
Francisco
viene
MILK
assassinato dal bieco Dan White (Josh
Brolin), politico noto per la sua omofobia.
Torniamo ai nostri giorni. Mentre Gus Van
Sant era sul set di Milk, in America gli
omosessuali incassavano a stento un colpo
basso, un boccone amaro veramente difficile da digerire. Invero, negli Usa in quel
periodo è passato un emendamento denominato Proposition 8 per cui il matrimonio
è solo un’unione tra un uomo e una
donna; ne consegue la cancellazione di
tutte le nozze gay dai registri dello stato
civile. Eppure, a quanto sembra, il messaggio di speranza di Harvey Milk non è
seppellito sotto la cenere. Infatti, continua
a rischiarare ancora il nostro presente,
tanto da essere rispolverato da uno slogan
elettorale come “Yes, we can” promosso
da un membro di una minoranza etnica,
un uomo di colore che oggi è riuscito a
prendere le redini di una delle più grandi
potenze internazionali, insediandosi alla
Casa Bianca. L’autore di Da morire abbandona momentaneamente la ricerca linguistica tesa alla destrutturazione della trama
che aveva caratterizzato alcune sue opere
recenti come Elephant, Last Days,
Paranoid Park, per ritornare – da perfetto
“figliol prodigo”- verso una storia narrata
in maniera decisamente più convenzionale, seppur confezionando il tutto con un
livore poetico d’incommensurabile spessore. Non c’è che dire, Van Sant ha portato
sul grande schermo una buona sceneggiatura, nonostante – a volte- il latente desiderio di conquistare a tutti i costi lo spettatore, sommato poi alla mancanza di un
vero e proprio contraddittorio. Perfetta la
ricostruzione d’epoca, merito in primo
luogo del direttore della fotografia Harries
Davies, veterano di lungometraggi
ambientati negli anni della controcultura.
L’Oscar di Sean Penn per il migliore attore
protagonista è solo un’ulteriore conferma
della sua indiscutibile bravura, non solo
davanti alla macchina da presa, ma anche
dietro. Suo, difatti, è l’apprezzato Into the
wild. Perfetta anche l’interpretazione della
sua nemesi ovvero l’ottimo Josh Brolin
(impersona il politico Dan White), ormai
perfettamente a suo agio nei panni dei
grandi perdenti della storia, dopo il personaggio di George Bush in W. di Stone. La
scena finale con la lunga veglia seguita
alla morte di Milk, dove ben trentamila
persone si riversarono sulle strade di San
Francisco per porgere l’ultimo saluto al
loro mentore, è da far venire la pelle d’oca.
Campo de’ fiori
15
Il piacere dell’agriturismo
Nel Settecento
era d’uopo agli
intellettuali agiati d’Europa percorrere l’Italia a
piccole tappe,
per esaminare
costumi e riempirsi gli occhi di
immagini paesaggistiche
incantevoli.
Il
di Secondiano Zeroli
“Belpaese” non
poteva non essere visitato da chi, in quei tempi, contasse
qualcosa nel piano sociale, militare o politico. Anche oggi, per chi ha un concetto
alto del visitare , del capire e del voler partecipare, c’è la possibilità di farlo, e, per
farlo come si deve, occorre servirsi di una
delle oltre quindicimila aziende agricole
che in Italia offrono ospitalità agrituristica,
cioè ristorazione, soggiorno e svago.
Soltanto nella nostra amata Tuscia, ben
centodue sono queste aziende che mettono a disposizione dell’ospite una parte
della struttura stessa della propria azienda, opportunamente attrezzata. E se pochi
anni fa erano soltanto un migliaio i posti
letto disponibili, ora il numero è salito del
40%.
La nostra zona è, infatti, da sempre meta
del turismo archeologico e artistico in
generale, con la fascia costiera che funge
da traino, anche per via di un turismo più
precisamente balneare. I servizi offerti dai
centodue agriturismi operanti nella Tuscia
non sono certamente da sottovalutarsi:
venticinque possiedono, infatti, una piscina; ventidue un maneggio; trentacinque
un parco giochi; mentre quasi tutti mettono a disposizione del cliente i prodotti
della propria azienda o quelli di agricoltori
che operano nelle stesse zone.
Nell’agriturismo in cui ora ci troviamo, ci
sono, ad esempio, sei-sette trattori parcheggiati in un grande capannone aperto
ai due lati, una mietitrebbiatrice, certamente in funzione negli anni Sessanta, ed
un numero impressionante di piccoli
attrezzi agricoli che il cliente può usare a
proprio piacimento. State sorridendo? Non
credo dovreste, perché chi vuol conoscere
la nostra terra è disposto anche a rompersi la schiena su un cassone d’un trattore
traballante, che serve per raggiungere il
vicino frutteto, dove il proprietario gli farà
vedere come si fa un innesto su un pero o
su un albicocco, o gli mostrerà come una
certa varietà di pomodoro va legata al suo
traliccio. Dalla sommità della collina si
scorge intanto un terreno ondulato, fatto
di ampie zone di pascolo erboso, stoppie,
bosco alto e macchia. L’occhio
indugia su questo angolo di
Tuscia, mentre il proprietario, con
aria quasi solenne, ci chiama ad
ammirare un roseto che appare
all’improvviso sottocosta, poco
prima d’un dirupo, al fondo del
quale scorre un limpido corso
d’acqua. Pensiamo candidamente
che il valore di questo e di tutti gli
agriturismi risieda proprio in questo: nel farci meravigliare per
cose assolutamente semplici e
naturali. Se solo pensiamo, per un
attimo, che il cliente è generalmente di Roma o d’una grande
città straniera, possiamo solo
immaginare il suo piacere… Ed è anche un
piacere colloquiare con il padrone di casa,
un vero imprenditore con tanto di diploma
di scuola media superiore (lo sono il 42%
degli imprenditori!) e con una buona conoscenza della lingua francese (il 40% conosce e parla almeno una lingua straniera).
La cascina nella quale il cliente-ospite ha
la sua camera e la sua cucina, ci accoglie
con un morbido odore di pittura fresca,
ma, ben presto, di fronte a salsicce, mazzafegati, formaggi freschi e stagionati, il
nostro olfatto trova altri e ben più catturanti interessi…
La tremula brezza del buio ormai prossimo, ci consente di spaziare tutt’intorno
alla ricerca delle luci di paesi e borghi vicini e lontani. Ne contiamo una decina:
grappoli luccicanti di centri toscani, umbri
e laziali.
Partiamo con la certezza che in questo
nostro crocicchio di culture, di tradizioni e
di idiomi, l’ospite si troverà a proprio agio.
Campo de’ fiori
16
Ecologia e Ambiente
La terra e il suo magnetismo
Questo è un tema
che mi sta particolarmente a cuore,
ne parlo anche nell’ultima parte del
mio libro, che ho
presentato a Roma
lo scorso 13 gennaio, dove descrivo i
possibili
scenari
di Giovanni Francola
futuri che l’umanità
dovrà affrontare nel
prossimo futuro. La Terra non è altro che
un grande circuito elettrico, se non ci fossero fonti di cariche, come i continui temporali, la sua carica si disperderebbe in
poco più di dieci minuti. Infatti, tra la
superficie terrestre e la ionosfera, a circa
55 km di altezza, ci sono onde elettromagnetiche, con cariche totali di 500.000
coulomb. Possiamo immaginare tutto questo come un enorme magnete. Come tale,
l’intensità del suo campo magnetico è proporzionato anche alla velocità di rotazione
del pianeta. Ma c’è anche un altro elemento che fa supporre che qualcosa sta cambiando sul nostro pianeta. Ma c’è anche un
altro elemento che fa supporre che qualcosa sta cambiando sul nostro pianeta, si
tratta del battito cardiaco della Terra o
meglio conosciuto sotto il nome di “risonanza”.
Questa risonanza chiamata anche “risonanza di cavità di Schumann” sta in questi
ultimi anni aumentando notevolmente.
Stando sempre a ricerche scientifiche, si è
potuto rilevare che questi suoi cicli di frequenza hanno raggiunto ben 11,9 cicli al
secondo, presupponendo che quando la
frequenza arriverà a 13 cicli, “previsto per
il 2012”, la Terra raggiungerà il così detto
“Punto Zero”. Se da una parte la risonanza
aumenta, dall’altra i capi magnetici terrestri perdono intensità, causando non pochi
fenomeni quali: perdita di rotta per molti
uccelli migratori e il totale disorientamento di molto balene, che seguendo queste
rotte magnetiche vanno ad arenarsi sulle
spiagge anziché prendere largo.
Ora è importante, al di là di tutte le supposizioni e le teorie scientifiche, come
tutto questo possa influire sull’uomo e
soprattutto sulla propria coscienza.
Sono sempre più convinto che proprio la
coscienza dell’uomo può cambiare e con
lei il proprio corpo, lo stesso DNA potrà
modificarsi, potremmo entrare in una
nuova era dove l’intuizione e tante altre
funzioni potranno notevolmente migliorare, tornando di nuovo a ritmi naturali dettati dalla stessa natura e da tutto l’ambiente. Una vera rinascita di ogni espressione di vita, certo sono solo ipotesi, ma
chi non vede in questo, una probabile possibilità di una totale purezza dell’umanità?
Quando l’uomo troverà questa nuova
dimensione alcuni inspiegabili poteri come
ad esempio la “telepatia o atri sensi”
potrebbero diventare strumenti a nostra
disposizione, sarebbe ancora più interessante sapere con quale intenzione useremo tali poteri.
Acquistate Il profitto e la virtù di Giovanni Francola, edito dalla Ennipilibri. Parte dei diritti d’autore della vendita del
libro verranno devoluti all’organizzazione Medici Senza Frontiere Onlus.
Ricordiamo ai lettori che i libri possono essere richiesti alla propria libreria di fiducia oppure ordinati inviando una e-mail
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addebito di spese postali anche per ordini di una sola copia.
Campo de’ fiori
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Come eravamo
Giano Soli
tra ... passioni, gioie e dolori
di Alessandro Soli
... continua dal numero 57
Era l’ultima figlia, era rimasta una solo una
“I” da assegnare, occasione unica per un
nome mai dato prima agli altri dodici figli,
nacque così nel 1927 Ivana Soli.
Nonno Giano ormai anziano, visse questo
evento come una gioia unica ed inaspettata, la sua numerosissima famiglia si completava con il frutto, forse il più bello, della
sua lunga e avventurosa vita.
Già, perché zia Ivana era una bella “mora”,
ed io la ricordo ancora perfettamente, perché è stata la mia seconda mamma, lei
ultima dei figli, io, fino ad allora, ultimo dei
nipoti di Giano.
Fu lei che mi fece muovere i primi passi,
mamma era impegnata in trattoria, in cucina con mia nonna e le altre zie, ed io venivo affidato alle cure di questa zia ventenne che, come si dice da noi, “me spupazzava”.
Purtroppo un avvenimento triste ed inaspettato, che avrebbe segnato per sempre
la vita della famiglia Soli, e la mia in modo
particolare, sconvolse l’esistenza del vecchio oste-cacciatore : zia Ivana si ammalò.
Fu una diagnosi grave per quei tempi: cisti
da echinococco ai polmoni, causata presumibilmente dall’alito dei vari cani da caccia
di mio nonno, che lei accarezzava e
Alessandro Soli e il suo triciclo
abbracciava continuamente.
Non sto a raccontarvi l’odissea vissuta tra ospedali e
cliniche, perché, data la
mia età, non riuscivo a capire il perché di tante lacrime,
trambusti e cambio di abitudini, so soltanto che non
stavo più con la persona
che mi faceva giocare, che
mi portava coi suoi giovani
amici “giù a’ Madonna de’
Piagge” a rotolarmi sull’erba, che spingeva il mio piccolo triciclo sul terreno
sacro di nonno Giano “il
campo da bocce”. L’ultimo
flash che ricordo: quando
entrai correndo nella sua
camera (una della locanda
paterna), la vidi sul letto,
col suo vestito di seta, tutti
piangevano, mi avvicinai, zia Ivana, perché dormi?Aveva appena 24 anni.
Il vecchio cacciatore, quello
che a sette anni nel 1870,
aveva
visto
passare
Garibaldi lungo la via
Flaminia, quello che aveva
iniziato
qui
a
Civita
Castellana il gioco delle
bocce, quello che aveva
preso due mogli, ed avuto tredici figli, l’oste per eccellenza, celebrato in versi, ed
osannato per la sua cucina fatta di tordi
allo spiedo e di lepri in salmì stava provando il più grande dolore della sua vita.
Non volle mollare, visse ancora tre anni, il
destino però gli riservò un ultimo grande
dolore: dopo la morte dell’ultima figlia,
quella del primo figlio Italo Soli, scomparso nel 1953.
Appena un anno dopo alla veneranda età
di 91 anni il 26/12/1954, nonno Giano,
malgrado la sua infallibile doppietta,
mancò quella preda che ognuno di noi vorrebbe abbattere: “la morte”.
A questo punto voglio ringraziare tutti i
miei parenti, in particolar modo mio padre,
per le notizie, le foto e i documenti, che mi
hanno permesso di far rivivere la storia di
un “vecchio personaggio civitonico”.
Ivana Soli 1927-1951
Alessandro Soli
Campo de’ fiori
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Apre un Opificio del Circo a Civita Castellana
Una novità assoluta per la Tuscia: l’Officina Culturale Quarta Parete
offre ai giovani un’opportunità di crescita e di lavoro nelle arti circensi
Parte in questi giorni, per Officina
Culturale Quarta Parete di Sandro Nardi,un
nuovo cantiere della formazione: è
“Opificio del Circo”, percorso “sul filo di
vibrazioni creative” che propone acrobatica aerea, trapezio, tessuti, cerchio, corda,
acrobatica da terra, giocoleria, trampoli,
monociclo, ma soprattutto insegna a volare con la fantasia, a stare in equilibrio sui
sogni, a misurarsi sul filo dell’esperienza.
Da marzo in un bellissimo spazio sportivo
di Civita Castellana questo laboratorio circense è aperto per giovani dai 14 ai 25
anni che vogliono crescere artisticamente
in un’atmosfera insolita e spettacolare,
diventando protagonisti di una curiosa
avventura e contribuendo alla crescita di
una nuova compagnia teatrale, dove si dà
largo spazio all’individualità di ognuno per
scoprire e scoprirsi, per trovare una
dimensione collettiva dinamica, insomma… per superare le aspettative del possibile e scoprire le proprie capacità creative.
Officina e Opificio sono due termini che
sottolineano la voglia di promuovere un
concetto di teatro da costruire insieme e
non una semplice proposta preconfezionata e pronta all’uso: ecco perché professionisti di lunga esperienza si mettono in
gioco in Opificio del Circo puntando ad una
crescita come individui e come collettività
in un contesto culturale comune. Sandro
Nardi, presidente dell’Associazione culturale Il Cerchio Invisibile, ancora una volta
stupisce con una proposta fuori dalle righe
secondo lo stile ormai inconfondibile del
grande progetto Officina Culturale Quarta
Parete, di cui è l’ideatore, che dallo scorso
novembre si distingue per novità degli
spettacoli e bellezza dei contenuti. Il suc-
cesso di “Oooh, ingenue meraviglie fra
circo e teatro” - con la Compagnia Il
Cerchio Invisibile accompagnata da performers internazionali di circoteatro, in
scena al PalArte di Fabrica di Roma lo scorso dicembre – e della rassegna di teatro
comico Single o Pax, che si conclude sabato 21 marzo, dimostra che questa nuova
idea di teatro è in grado di soddisfare la
domanda culturale del territorio, ed anche
di richiamare pubblico da Roma, dalla
Toscana, dalla Tuscia viterbese… Fino a
dicembre 2009 Officina Culturale sarà
tanto altro: stage residenziale di formazione teatrale nello storico scenario di
Caprarola, performance itinerante teatrale-musicale nei borghi antichi dei paesi,
festival internazionale di circoteatro, teatro
di burattini…e poi magia, esperienza sensoriale e mentale, condivisione e cooperazione artistica e umana. Una grande fabbrica d’arte – patrocinata da MIBAC, ETI,
Provincia di Viterbo, Comuni di Fabrica di
Roma, Vallerano e Civita Castellana - che
giustamente la Regione Lazio ha selezionato come vincitrice del bando Officine
Culturali 2008/2209 dell’Assessore alla
Cultura, Spettacolo e Sport Giulia Rodano,
con il compito di promuovere le arti performative nella provincia di Viterbo. informazioni e iscrizioni 392.5378992
Beatrice Malatesta
Campo de’ fiori
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THINKING DAY 2009: Fermiamo la diffusione delle malattie
Gli Scout AGESCI della Zona Tuscia per “Medici Senza Frontiere”
Le giornate intorno a domenica 22 Febbraio u.s. sono state davvero impegnative
per le Guide e gli Scout dei Reparti AGESCI della Zona Tuscia. La ricorrenza, in
tutto il mondo, della “Giornata del pensiero” (“Thinking Day”) – in occasione dell’anniversario della nascita dei loro fondatori, Lord Robert Baden Powell e sua
moglie Olave – li ha spinti a lanciarsi in una grande “buona azione” a favore della
più grande associazione di soccorso medico privato del mondo: Medici Senza
Frontiere. Nei quartieri e nelle Parrocchie di Viterbo, Civita Castellana, Sutri e
Tuscania i ragazzi e ragazze, con la divisa color del cielo e fazzolettone colorato
(in età tra i 12 ed i 16 anni), hanno organizzato vendite di primule, di simpatici
manufatti e offerto la propria collaborazione per piccoli lavori domestici: tutto
questo al fine di raccogliere fondi per M.S.F., associazione alla quale – nel 1999 –
è stato assegnato il premio Nobel per la Pace.
Nel primo pomeriggio di Domenica 8 marzo u.s. – presso la Parrocchia della
Sacra Famiglia, sede del Gruppo “Viterbo 4” – i circa 100 ragazzi che hanno
preso parte all’evento, hanno coronato la loro opera entrando in contatto diretto con un “Medico senza Frontiere” della nostra terra, precisamente di
Corchiano. Il dottor Bengasi Battisti, recentemente tornato dall’ennesima missione umanitaria nel centro dell’Africa, ha dato la propria testimonianza di vita
vissuta e risposto alle numerose domande dei ragazzi, che si sono dimostrati
partecipi ed interessati all’argomento.
Per la cronaca, il lavoro delle guide e degli scout ha fruttato la bella somma di
1.855,00 €, che è già stata direttamente versata a Medici Senza Frontiere. Sarà
davvero un’utopia “… lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato…” (B.P.)?
Forse, ma è quello che proviamo a fare tutti i giorni.
A.G.E.S.C.I. ZONA TUSCIA
Paolo Moricoli
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Campo de’ fiori
Una “Fabrica” di ricordi
Personaggi, storie e immagini di Fabrica di Roma
di
Sandro Anselmi
Sora Nina “la mammana”
Mattioli Bernardina (Sora Nina) nasce a
Fabrica il 14 Agosto 1891.
Si diploma, giovanissima, in ostetricia e gli
viene subito offerta la condotta di Poggio
Catino, dove inizia a lavorare.
Nel 1924 viene assunta quale ostetrica
condotta dal Comune di Fabrica, dove cesserà di operare nel 1956, lo stesso anno in
cui perde il marito.
Ripercorriamo assieme alla maestra Laura
Bartolacci, figlia primogenita di Sora Nina,
le vicende più significative della carriera
professionale della madre, senza trascurare, però, gli aspetti personali ed umani che
emergono, importanti, dai ricordi.
Siamo davanti ad un bel fuoco acceso e si
aggiunge a noi Giuliana, la nipote prediletta di nonna Nina.
Le parole commosse non riescono a dare
un ordine cronologico ai fatti, e le immagini di quegli anni fluiscono numerose,
sovrapponendosi.
E’ bello, così, scoprire che Sora Nina aveva
già aiutato nel 1925 mia nonna a far
nascere mia madre, e poi aveva assistito
anche me a venire al mondo.
Ci sono, allora, le figure del dottor
D’Antoni e del dottor Zappia con i quali, in
successione, aveva diligentemente collaborato, e poi le corse a casa delle partorienti accompagnata dai mariti che venivano a prenderla con la biga.
Addirittura la contessa Cencelli, non contenta di come era stata assistita a Roma
durante il suo primo parto, volle venire a
Fabrica per mettere al mondo il suo secondogenito, in quanto aveva apprezzato il
lavoro che la Sora Nina aveva svolto
durante il parto di una sua contadina…..
L’abitudine della santa donna di assistere
le “sue mamme” fino all’ottavo giorno era
correvano dal prete per farsi dare in preregola, e quando veniva la bella stagione
stito un collare miracoloso che, fatto
portava con sé, per compagnia, le figlie
indossare ai loro piccoli, pensavano gli
Laura e Franca che, così, potevano fare
avrebbe salvato la vita.
anch’esse un viaggio
con il calesse.
Se il parto portava
delle complicazioni che
né lei né il medico
potevano risolvere, si
doveva correre all’ospedale
di
Civita
Castellana con la macchina di Eliseo (Liseo),
che era l’unica del
paese.
Voglio aggiungere, a
questo proposito, un
racconto
che
mio
nonno mi faceva quand’ero bambino.
Mi raccontava che, agli
inizi del secolo scorso,
quando le donne che
non riuscivano a partorire in paese, venivano
adagiate su una portantina, trasportata a
braccia da robusti giovani, fino all’ospedale
di Civita Castellana.
La signora Laura ricorda che, nel mese di
Agosto, molti bambini
si ammalavano per il
latte riscaldato delle
mamme, a causa del
caldo e della fatica del
lavoro nei campi, ed
allora queste poverine Da sx Laura Bartolocci, Bernardina Mattioli e Franca Bartolocci.
Campo de’ fiori
Ma la campanella, purtroppo, suonava di
continuo per annunciare i tanti funerali.
A quei tempi anche le campane delle
dipartite si differenziavano per le classi
sociali: quella grave era per i signori, quella mezzana per il popolo, quella piccola
per i neonati.
Sora Nina aveva anche un altro gradito
compito, e cioè quello di presenziare tutti i
battesimi del paese.
Questo si rendeva necessario perché solo
lei sapeva seguire tutta la messa in latino,
ed insegnava ai compari le poche risposte
che dovevano dare, facendo spesso da
suggeritrice a quelli che proprio non riuscivano a ricordare.
Questo comportava una grossa responsabilità, perché se il figlio cresceva maleducato e senza rispetto, era colpa di quei
compari che non avevano recitato bene il
Pater Noster!
Al ritorno dalla cerimonia, Sora Nina riconsegnava alla mamma, rimasta a casa, il
bambino, e gli diceva: “me l’hai dato pagano e te lo riporto cristiano!”
Questa donna d’altri tempi, infondeva una
grande fiducia nelle partorienti, tanto che
molte ragazze, che erano andate spose ad
uomini di altri paesi, volevano tornare a
partorire a Fabrica, alloggiando nelle case
21
Sora Nina al matrimonio della figlia Laura
Da sx Lucia Stefanucci, Bernardina Mattioli, Luigi Ricci, Laura Bartolocci, Egisto Bartolocci
e Sante Ricci.
paterne, per farsi assistere da Sora Nina.
Manteneva il più profondo segreto professionale anche quando doveva portare al
brefotrofio i poveri figli indesiderati.
La “mammana” di tutti i bambini del paese
non ebbe, però, il coraggio di assistere i
parti delle sue due figlie…
Questo era il cuore e la sensibilità di una
donna e di una madre!
Per completare il quandro storico delle vicende narrate, ho il piacere di pubblicare l’albero genealogico, semplificato
per linea di discendenza diretta, della famiglia Bartolocci, che sembra provenire da Monteleone (MC).
Egisto Sebastiano Matteo Bartolocci, è infatti il marito di Bernardina Assunta Rosa Mattioli.
Dal loro matromonio sono nate Laura e Franca.
Geneg
Potete richiedere l’albero genealogico della vostra famiglia rivolgendovi presso la nostra
redazione. Verrà elaborato dal nostro collaboratore Geneg.
Se vorrete, potrete vederlo pubblicato sulle pagine di Campo de’ fiori.
22
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Campo de’ fiori
Associazione Umanitaria “Semi di Pace” onlus
La Cittadella dei giovani
Sono trascorsi 9 anni da
quando iniziava, precisamente nel Febbraio del 2000, l’avventura della Cittadella dei
giovani.
In tutti questi anni, l’area
demaniale ha visto molteplici
trasformazioni. Quella era, un
tempo, una zona abbandonata, ricoperta da rovi e da ogni
tipo di immondizia, oggi è divenuto un luogo bellissimo, un parco, un’oasi naturale, richiamo per migliaia di persone.
Numerosissime le iniziative ospitate presso la Cittadella dei giovani, da quelle ricreative, a quelle culturali, da quelle artistiche a quelle
istituzionali. Giovani, famiglie, bambini, scuole, politici ad ogni livello, autorità religiose, come la straordinaria visita della Conferenza dei
Vescovi di Cuba, guidati dal Cardinale Ortega, Ambasciatori, rappresentanti di altri governi, ecc… hanno visitato e partecipato ad iniziative organizzate da “Semi di Pace”. Tanti i benefattori che, generosamente, hanno sostenuto il progetto, con offerte e materiali, e ai
quali è stato dedicato un albero come segno di gratitudine. Oggi sono oltre 150 gli alberi da frutto e ornamentali. Una particolare attenzione, poi, è stata riservata al Gruppo “Sorriso” (ragazzi diversamente abili della nostra città), che settimanalmente si incontrano per
svolgere attività di musico – gioco – terapia e di socializzazione. Per loro, l’impegno di “Semi di Pace”, nella Cittadella dei giovani, è quello di realizzare la Casa Famiglia “Sorriso”, un luogo dove potranno vivere con serenità e al sicuro da qualsiasi forma di emarginazione.
Altre sono le strutture previste nell’area, come una casa per le donne vittime di violenze, una per minori, una per ragazze madri, ecc…
Gli spazi dei parchi gioco finanziati dalla Fondazione CARICIV e da altre istituzioni sono divenuti meta di famiglie con bambini che, anche
durante la settimana, frequentano la Cittadella con forme di spontanea partecipazione. Il Progetto “Amistad”, che ricorda il giovane tarquiniese Luca Leoni, vede proprio nella Cittadella il suo quartier generale, con una costante attività di raccolta vestiario – viveri – medicinali, adeguatamente sistemati dalle volontarie del settore. I numeri del 2008 danno un quadro chiaro di quanto questa area sia stata
un punto di riferimento, non solo per i tarquiniesi, ma anche per il comprensorio. Oltre 10.000 sono le presenze registrate, con una
variegata partecipazione di persone, che hanno trovato accoglienza e disponibilità. La Cittadella si può ben definire come lo spazio di
tutti, realizzato con tanto impegno e sacrifici da numerosi volontari. Il futuro vedrà concretizzarsi nuovi importanti progetti che offriranno servizi sempre più rispondenti alle esigenze del comprensorio. Già da questo mese di Febbraio e fino ad Aprile p.v. verranno organizzati 3 incontri a tema, con le scuole superiori del comprensorio, sulle seguenti tematiche: bambini soldato, shoah, bullismo, tutti tenuti da personale specializzato e diretti testimoni degli eventi.
PUBBLICATO IL BANDO DI PARTECIPAZIONE ALLA TERZA EDIZIONE DEL PREMIO INTERNAZIONALE ARCAISTA DI
PITTURA, SCULTURA E GRAFICA.
È stato pubblicato il Bando di partecipazione alla Terza edizione del Premio Internazionale Arcaista di pittura, scultura e grafica che
si svolgerà a Tarquinia (VT) dal 11 luglio al 19 luglio 2009
Tutte le opere selezionate come “finaliste” saranno esposte da sabato 11 luglio a domenica 19 luglio 2009, in un percorso d’ arte
nei luoghi più suggestivi del centro storico di Tarquinia (Viterbo), città di origine etrusca, oggi riconosciuta per le arti antiche patrimonio mondiale dell’Unesco, ma anche città delle chiese e delle torri di epoca medioevale. La premiazione finale. avrà luogo sabato 18 luglio 2009, alle ore 18.00 nella prestigiosa cornice della chiesa medioevale di Santa Maria in Castello, alla presenza delle autorità e della Giuria, presieduta da Sandro Serradifalco, critico d’arte ed editore della rivista “Boé”.
L’elenco e le foto delle opere di tutti gli artisti finalisti, saranno pubblicati sulle maggiori riviste d’ arte, quotidiani e tv nazionali.
L’emittente Carpe Diem (canale 932 di sky) presenterà le immagini di tutte le fasi della premiazione.
La prima selezione delle opere è gratuita. Si invitano gli artisti interessati, a spedire entro il 30 aprile 2009, per consentire la prima
selezione, una foto dell’ opera partecipante all’evento e brevi cenni critici e biografici, al seguente indirizzo: associazione arcaista
arte e cultura - Via Vitelleschi n. 6 01016 Tarquinia (VT) o telefonare al numero 349.8361981, oppure inviare una mail a:
[email protected].
Massimo STEFANI
Presidente dell’associazione arcaista
arte e cultura
Campo de’ fiori
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ADOLESCENZA:
IDENTITA’ CONCETTO DI SE’ E COMPITI DI SVILUPPO
L’adolescenza è quella fase della vita
umana, normalmente compresa fra gli 11
e i 18 anni, nel corso della quale l’individuo
acquisisce le competenze e i requisiti
necessari per assumere le responsabilità di
adulto. Nel processo di transizione verso lo
stato di adulto entrano in gioco ed interagiscono fra loro fattori di natura biologica,
psicologica e sociale.
Anche se ha cominciato ad essere definita
e studiata come fase specifica della vita
soltanto nel momento in cui la rivoluzione
industriale ha imposto l’esigenza di un
periodo assai prolungato di preparazione
alla vita adulta e anche se si presenta
secondo modalità assai differenti da cultura a cultura , l’adolescenza sembra contrassegnata da alcuni fenomeni peculiari
che possono essere considerati universali.
L’adolescenza inizia con la pubertà ma non
è il solo mutamento biologico connesso
con la pubertà che provoca il momento
adolescenziale. Al cambiamento fisico si
associano esperienze emozionali molto
intense: per la rilevanza dei cambiamenti
corporei e dell’assetto pulsionale che
impongono la ricerca di nuovi equilibri nei
rapporti con il mondo e con il proprio sé;
per la precocità del cambiamento rispetto
a quello dei coetanei ( o coetanee) che lo
fa giungere inaspettato, o per il suo ritardo che suscita in chi si aspetta di cambiare, ansie e incertezze in rapporto a chi è
già cresciuto.
I cambiamenti fisici, d’altronde, fanno sì
che l’individuo sia trattato dalle persone
con cui è abitualmente in contatto, e
anche dagli estranei, in modo diverso da
come era trattato da bambino. Le richieste
che gli sono rivolte si modificano, ci si
aspetta da lui (o da lei) un comportamento da adulto ma contemporaneamente lo
si continua a considerare non autonomo,
non in grado di prendere da solo certe
decisioni rilevanti per il suo destino ( bere
alcool o no, fumare o no, uscire la sera con
i coetanei, scegliere l’orientamento scolastico...).
Di questo mutamento di relazioni l’adolescente è particolarmente consapevole: in
rapporto ad esso modifica il proprio atteggiamento verso se stesso ed il mondo circostante. Il primo indice, frequentemente
conflittuale, di questo cambiamento di
atteggiamenti si manifesta nel fatto che
egli/ella non accetta più di essere totalmente dipendente dalla propria famiglia e
dalle varie forme di sostegno sociale-
affettivo che la famiglia gli/le ha fornito
sino a quel momento.
In parallelo, altri cambiamenti nei confronti del mondo circostante sono attivati dall’aumentato numero di stimoli a cui l’adolescente pone attenzione, in rapporto ad
un incremento del proprio interesse nei
confronti dei sentimenti e stati d’animo,
oltre che del mondo esterno.
L’acquisizione, anche parziale, di autonomia permette di intraprendere nuove attività e di adottare stili di condotta diversi,
collegati a nuove modalità di mettersi
d’accordo con gli altri. I cambiamenti che
si verificano mettono in discussione il
sistema di rappresentazioni e di scemi che
hanno regolato sino a quel momento le
relazioni dell’individuo (ragazzo o ragazza)
con il proprio corpo, con altri individui e
gruppi , con attività, oggetti ed istituzioni
sociali.
Molte certezze consolidate sono così
messe in discussione, anche perché immaginare il proprio futuro e prepararsi ad
affrontarlo può risultare particolarmente
difficile. L’adolescente, in altre parole, si
trova di fronte molte incertezze a proposito di come interpretare la propria esperienza, tanto più che non vuole più applicare ad essa i metri di giudizio familiare.
E’ in momenti critici di questo tipo, in cui è
in atto una vera e propria organizzazione
del sistema di sé, che la specificità di un
sistema sociale offre alla persona la possibilità di trovare soluzioni adeguate.
L’organizzazione della vita sociale di tutti i
giovani in gruppi di età, tipica della società odierna, diviene decisiva. Essendo
costantemente in contatto con tanti coetanei che condividono gli stessi problemi (a
scuola, sul lavoro, nel tempo libero), l’adolescente rafforza ed estende le proprie
relazioni con il gruppo di pari così chetali
relazioni diventano più frequenti , intense
significative.
La riorganizzazione del sistema di sé, dunque, si verifica grazie a questa fitta rete di
relazioni e di scambi in cui il soggetto, consapevole almeno in parte del cambiamento che lo concerne, verifica il proprio valore e riflette su se stesso.
l’adolescenza si conclude quando l’individuo è in grado di stabilire rapporti stabili e
significativi con se stesso, con i gruppi di
riferimento più prossimi e con il proprio
ambiente di vita più ampio. Questa assunzione, fondata sul carattere attivo del rapporto di sé-altri-mondo, indica che nel
corso dell’adolescenza accadono avvenimenti che obbligano l’individuo a comportarsi e a definirsi in rapporto sia con l’ambiente in cui è inserito, sia con i gruppi di
cui è membro, sia con le proprie trasformazioni. Lo stesso soggetto che cresce è
parte attiva, costruttiva, della propria evoluzione. Non ha quindi senso l’adolescenza
come una fase contrassegnata esclusivamente da ribellioni e da conflitti ( sia
intrapsichici, sia fra l’attore e il suo
ambiente più prossimo) né vederla come
un passaggio privo di scosse dalla riva
indistinta e mal strutturata dell’infanzia
alla riva ben costruita, funzionante, sicura
dell’età adulta.
(da Palmonari- Psicologia dell’adolescenza)
Presso il nostro Studio si effettuano
corsi di dizione.
Campo de’ fiori
24
o
an
r
a
T
Le guide di Campo de’ fiori
Sono veramente deliziosi i piccoli borghi
della Sabina, simili per
architettura a quelli
Umbri, caratteristici
del centro Italia e tra i
più belli di tutta la
penisola. Voglio soffermarmi in questo
numero sul paese di
di
Ermelinda Benedetti
Tarano, in provincia di
Rieti, per farvi scoprire
la sua storia e farvelo visitare con l’immaginazione, se non avete mai avuto il piacere di vederlo di persona. Il comune di
Tarano, sito a 234 metri d’altitudine, con
una popolazione di circa 2000 abitanti,
comprende anche la piccola e raccolta frazione di San Polo, altrettanto graziosa.
STORIA Il nome Tarano indica, con molta
probabilità, un luogo posto a confluenza di
due corsi d’acqua. Viene menzionato per
la prima volta, in un documento del 952,
relativo ad una permuta di terreni nei
pressi di Magliano, nel quale vengono, inafatti, citati un certo Sergio da Tarano e
Lupo de Darano. Questo testimonia una
già precedente esistenza del borgo.
Nell’aprile del 1027, si sa, poi, che
Susanna, appoggiata dal marito Attone,
cedette alcune quote dei beni ereditati dal
padre Landolfo e dalla madre Tassia al
monastero di Farfa. Tra essi compaiono i
castelli di Tarano, Mozzano, Cottanello,
Vacone, Asinino, Narni e Configni. Data
l’importanza dell’insediamento, il monastero benedettino provvide ben presto ad
acquistare la restante parte delle quote del
castello di Tarano, che già prima del 1036
vennero vedute al monastero di Farfa da
Berlengario di Pietro e da sua moglie
Bizzanna. Nella seconda metà dell’XI secolo, però, l’Abbazia perde il controllo di questi possedimenti, non potendo contrastare
più gli usurpatori, impegnata com’era nella
lotta per le investiture. Nel frattempo,
Papa Niccolò II, e poi, sempre più, tutti i
suoi successori, iniziò ad impadronirsi delle
proprietà del monastero farfense, attraverso dei castra specialia, controllati direttamente. Addirittura agli inizi del XII secolo,
Pasquale II con il nuovo Vescovo di
Sabina, il Cardinale Crescenzio, della sua
stessa famiglia, fece un viaggio nella zona,
soffermandosi proprio a Tarano il 7 settembre 1109, e assoggettò definitivamente la Sabina allo Stato Pontificio, al quale
Tarano iniziò a corrispondere un censo di
sei libbre di provisini. A partire dal 1200
Tarano acquistò sempre maggior rilievo.
Nel 1283, per contrastare la spinta della
nobiltà romana, strinse un’alleanza quarantennale con il comune di Narni, in base
alla quale il castello sabino avrebbe fatto
pace e guerra su richiesta di Narni, avreb-
be inviato un
esercito
contro
qualsiasi nemico,
tranne la Chiesa
romana e Roma
stessa.
Non
potevano,
inoltre,
essere
ospitati banditi,
mentre si doveva
garantire la sosta
e il transito dei
narnesi senza il
pagamento
di
alcun pedaggio. I
taranesi
erano
tenuti, per di più,
ad offrire un cero
di cera nuova di
40 libbre di peso,
in occasione della
festa di San Giovenale. Di contro il sindaco di Narni si impegnava, allo stesso
modo, di difendere Tarano da qualsiasi
attacco nemico, tranne da attacchi sferrati
dalla Chiesa romana, da Roma, da
Collevecchio, da Castiglione e da
Magliano. Aveva l’obbligo di non ospitare
banditi e anzi di denunciarli all’occasione e
di ospitare, invece, i taranesi nel suo territorio. A dimostrazione dell’importanza di
Tarano vi è anche la rocca, che venne fatta
costruire dai rettori del Patrimonio a rafforzamento della struttura difensiva del
castrum, nel 1341, e repentinamente
ristrutturata in seguito ai danni subiti
durante il terremoto del 1349. Essa era,
inoltre, presidiata da una guarnigione stabile. Nel 1347 si sottomise a Cola di
Rienzo. Più volte, soprattutto tra il 1351 e
il 1352, si ribellò e fu ricondotta all’obbedienza con grandi difficoltà, a causa delle
resistenze opposte dal forte partito ghibellino, incoraggiato da Narni. Nel 1364,
come testimonia il registro camerale del
Cardinale Albornoz, Tarano aveva sotto il
suo dominio i vicini castelli di Cicignano,
Fianello e Montebuono. Ma, a partire dal
1372, quando fu infeudato a terza generazione da un nobile perugino, Francesco
degli Arcipreti, famiglia molto vicina alla
Chiesa, iniziò il suo declino come comune
libero. Nel 1399 Tarano fu occupato con la
violenza da Paolo Savelli, che doveva recuperare un credito di 20.000 fiorini, che il
padre Luca vantava con Papa Bonifacio XI.
La vicenda si concluse solo nel 1401, grazie alla mediazione di Giangaleazzo
Visconti, duca di Milano, quando si decise
la restituzione dei castelli coinvolti nella
controversia, tra cui Tarano. Ma lo stesso
castello, dopo nove anni passò nuovamente sotto il controllo dei Savelli, allorché, nel
maggio del 1409, Gregorio XII infeudò a
terza generazione Tarano e Montebuono a
Battista Savelli. La famiglia governò su
Tarano ininterrottamente, tranne una
breve parentesi tra il 1501 e il 1503, quando Alessandro VI lo concesse come feudo
a Giovanni Paolo Orsini, fino al 1581, anno
della morte di Onorio Savelli, il quale non
aveva avuto eredi legittimi e per questo il
feudo fu confiscato dalla Camera
Apostolica insieme a Montebuono e
Rocchette. Tarano fu nuovamente feudo,
anche se per un periodo molto breve, nel
1727, quando Benedetto XIII lo concesse
a Luzio Savelli come vitalizio. Nel 1817 fu,
invece, appodiato di Montebuono e contava appena 301 abitanti. Divenuto comune
autonomo nel 1853, raggiunse 411 abitanti, di cui 53 sparsi nelle campagne.
Ottantadue erano le famiglie e ottantuno
le abitazioni. Nel paese era possibile trovare un macellaio, una rivendita di sali e
tabacchi, un chiavaro, dei calzolai e dei
vetturini, un maestro di scuola, una maestra pia e una mola a grano dei Valentini.
L’assistenza sanitaria era garantita da un
medico, che percepiva uno stipendio
annuo di 180 scudi più una casa, e dalla
farmacia Ranuzzi. Nei pressi del paese si
trovavano due fonti d’acqua, i cui corsi
scorrevano intorno all’abitato. La principale era chiamata “del lavatore”, poichè forniva l’acqua di un lavatoio per le donne.
Nei dintorni di Tarano si trovavano, inoltre,
delle fabbriche di stoviglie d’argilla e diverse fornaci di tegole e mattoni. Si svolgevano due fiere l’anno, una il 26 maggio, in
occasione della festa di S. Filippo Neri, e
l’altra il 2 settembre, per la festa di S.
Antonino. Il santo protettore era San
Giorgio, onorato il 23 di aprile.
Ma Tarano vanta, nella sua storia, un
santo: Agostino, il cui vero nome era
Matteo, un domenicano, che assunse il
nome con il quale è passato alla storia
entrando, dopo varie vicissitudini della sua
vita, nell’ordine agostiniano.
continua sul prossimo numero ...
Campo de’ fiori
25
Furto
Il cellulare squillava,
proprio mentre si stava
facendo beatamente la
doccia e pregustava
un’abbondante colazione. Oggi non sarebbe
andato al lavoro, era la
vigilia di Natale. Aveva
solo inutilmente speradi Gianni Bracci
to che quel telefono
non avesse squillato…. E invece….. Andò a
prenderlo e vide l’ultima chiamata: 24/12
ore 7.30 “allarme caseificio”. In effetti
quella era la sua giornata di reperibilità e,
come temuto, aveva suonato il sistema
antifurto del magazzino di formaggi per
cui aveva accettato di fare da custode,
come secondo lavoro, per arrotondare lo
stipendio. Doveva rendersi disponibile ad
intervenire nel caso scattasse l’antifurto,
come stava succedendo: qualcuno stava
cercando di intrufolarsi in’azienda, un
ladro o (più probabilmente) un topo.
<<La solita pantegana>> pensò G, appena appena preoccupato ma profondamente scocciato per l’accaduto.
Arrivò presto all’ingresso dell’azienda
guardandosi intorno con circospezione:
avrebbe chiamato il titolare o i Carabinieri
solo quando sarebbe stato sicuro che non
si trattava di un falso allarme.
“C’è nessuno!” esclamò ad alta voce per
far sapere (alla eventuale pantegana di
turno) che era arrivato. <<Se è un topo
sarà già scappato … >> pensò. E infatti
niente, non rispondeva nessuno. E sì, perchè non c’è niente di peggio che intrappolare il proprio nemico, chiunque esso sia:
quando è disperato diventa capace di
tutto. Bisogna sempre lasciargli una via di
fuga. Quando da bambino andava in campagna, suo padre gli aveva insegnato a
battere le mani per far scappare preventivamente gli animali, soprattutto in posti
dove l’erba alta impediva di vedere dove si
mettevano i piedi. Quella pratica gli era
rimasta impressa e la utilizzava ogniqualvolta. Si era armato di bastone, aveva
fatto un giretto di perlustrazione per verificare che non ci fossero segni di infrazione: tutto tranquillo. Aprì una porta secondaria del magazzino inserendovi la testa
per inviare un solo ulteriore avvertimento,
al che sarebbe potuto rientrare finalmente
a casa. ”Chiunque tu sia, esci fuori !”,
gridò perentoriamente fingendo di avere
scorto un fantomatico malfattore.
Dopo qualche interminabile secondo, per
tutta risposta, udì inaspettatamente una
timida, quanto impaurita, voce maschile
provenire dal locale:”La prego non spari,
non voglio fare del male, sono solo un
poveraccio!”. Il signor G trasecolò:
”Cacchio, deve essere proprio un ladro,
altro che topone !”. Era emozionato: incon-
trava personalmente un delinquente colto in flagrante per la
prima volta nella sua vita, in
diretta. Certo, era una possibilità
che avrebbe dovuto prevedere,
visto il secondo lavoro che si era
scelto, ma in realtà non lo aveva
mai fatto seriamente. La cosa
aveva del surreale; certamente si era chiesto tante volte cosa avrebbe fatto se fosse
capitata una situazione simile, ma non era
mai riuscito a darsi una risposta, allora,
figuriamoci se avrebbe potuto farlo lì per
lì. Adesso: cosa doveva fare adesso ?
Pensò di chiudere dentro il malvivente e
limitarsi a sorvegliare lo stabile in attesa
delle forze dell’ordine. Quella voce però
aveva avuto lo straordinario potere di confortarlo, sembrava veramente quella di
una persona terrorizzata, che aveva solo
bisogno di aiuto: la voce di un povero
disgraziato. Decise di fidarsi e, memore
delle numerose guardie prestate quando
faceva il servizio militare, esclamò in modo
deciso, come se imbracciasse veramente
un fucile:”Esci fuori mani in alto !!”
Immediatamente dopo, sentì un botto fortissimo rimbombare tra le mura dell’edificio seguito da un lamentoso:”Porca …” .
Era quel farabutto che, alzandosi, aveva
dato una gran testata al mobile sotto il
quale si era nascosto. Finalmente uscì allo
scoperto: bassetto, baffuto, vestito alla
meglio, aveva un’aria da pelandrone e l’
espressione dolorante di chi si era fatto
male sul serio. “Non ti muovere e alza le
mani, figlio di una buona donna che non
sei altro !” lo attaccò G sempre trepidante,
con quel bastone in mano imbracciato buffamente a mò di arma da fuoco, pronto a
colpire. Con una mano in alto e l’altra per
metà, perchè si massaggiava la testa contusa, il furfante rispose:” Stavo nascosto…
sotto lo scaffale grande… lei ha urlato così
forte che…insomma… ho alzato la testa
e…. porca miseria che botta !! Non spari
eh… non spari: sono un padre di famiglia”.
G lo guardava sempre più sconcertato
anche se si rendeva conto che era semplicemente incappato in un sempliciotto che
giocava a guardia e ladri: “Cosa vuole che
spari… con cosa dovrei spararti…. mica
sono un malvivente… come te!”
“Nò perché a un cugino di mia moglie… a
Roma…gli hanno sparato mentre rubava
un vaso in un ristorante. … è veramente
scandaloso!”
“Scandaloso
cosa
?
Scandalosi sono quelli come te che derubano chi lavora ! In galera, a vita !”
Il sig. G pensò che doveva essere uscito di
senno: stava discutendo di morale con uno
che fino a qualche minuto prima stava per
svuotare un magazzino di formaggi. ”Sei
solo ?” gli urlò contro mentre con una
mano aveva già inviato la chiamata al 112.
“Sì, da solo… Volevo solo prendere un po’
di formaggio per i miei bambini. Non so
come sfamarli…. E’ Natale “
G forse avrebbe dovuto adirarsi, magari
fare il duro e, perché nò, ingaggiare un
combattimento con il balordo, come nei
film, ma non gli riusciva proprio. Anzi, con
quel bastone in mano che voleva velleitariamente sembrare un’arma da fuoco, si
chiedeva chi fosse il più ridicolo tra i due.
Si era semplicemente imbattuto in un
povero disgraziato. Nel piazzale effettivamente non c’erano camion o altri mezzi
per derubare refurtiva e, a giudicare dalla
faccia, sembrava proprio che dicesse la
verità. “Come sei entrato ?” gli chiese.
“Tutti i giorni faccio un giretto qui intorno…
ho notato una finestra socchiusa, un po’
nascosta, l’ho forzata e…. eccomi qua”
“Bravo ! Ti dovrebbero dare una medaglia.
Non ti vergogni ? Non pensi ai tuoi figli ?
Quando i compagni di scuola gli chiederanno che lavoro fa il papà cosa dovrebbero rispondere: il ladro !? Bella figura …
complimenti ….” Lo sconosciuto non rispose, ma G notò un’espressione straordinariamente dolente nel suo viso che gli fece
una gran pena e non dimenticò mai più in
vita sua. D’altronde, chi era lui per stabilire cosa veramente fosse giusto o sbagliato ? Come si poteva permettere di giudicare i comportamenti o la vita altrui ?
“Prendi quello che devi prendere e vattene
…. Vattene e non farti vedere mai più …”
gridò G rosso dalla rabbia mentre nella sua
mente sembravano scorrere le facce
smunte di quei bambini sopraffatti dalla
miseria e dal freddo. Il signore raccolse
faticosamente quella benedetta forma di
cacio e se ne andò più veloce possibile,
sotto lo sguardo di G che richiuse mestamente la porta. Ai Carabinieri disse che si
era sbagliato, che la solita pantegana
aveva fatto suonare l’allarme.
Salì in macchina ed inserì uno dei cd preferiti. Quindi se ne andò a casa sconsolato
sulla voce di Fabrizio De Andrè che cantava:<<…. e adesso imparo un sacco di
cose in mezzo agli altri vestiti uguali, tranne qual’è il crimine giusto per non passare
da criminali. Ci hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane, ora
sappiamo che è un delitto il non rubare
quando si ha fame, ora sappiamo che è un
delitto il non rubare quando si ha
fame….>> e, inspiegabilmente, cominciò
a piangere.
Campo de’ fiori
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AL GLOBE 09
IL PROGETTO DI VALORIZZAZIONE DELLA “VIA AMERINA”
Dalla storia al fascino dei paesaggi, dalla cultura all’enogastronomia e alle tradizioni popolari,
la Via Amerina, ancora oggi presenta un’ampia gamma di potenzialità, in grado di attrarre
un turismo con svariati interessi
In occasione di Globe 09, Regione Lazio
ed AT Lazio promuovono gli ‘Educational’
post-workshop cui partecipano tour operator stranieri. Vengono infatti presentati in
fiera 12 itinerari diversi che partono da
Roma e attraversano tutte le Province del
Lazio, con visite alle strutture ricettive e ai
luoghi d’interesse turistico, seguendo il filo
rosso dell’enogastronomia.
In questo contesto così itinerante e variegato trova spazio, certamente come novità di proposta, il Progetto di Valorizzazione
della Via Amerina, l’antica strada faliscoromana che attraversa i Comuni di
Calcata, Castel Sant’Elia, Civita
Castellana, Corchiano, Fabrica di
Roma, Faleria, Gallese, Nepi, Orte,
Vasanello. Il progetto nasce per volontà
dell’
Assessorato alla Cultura,
Spettacolo, Sport della Regione Lazio
che ha riconosciuto come Area
Integrata il Comprensorio della Via
Amerina e delle Forre, individuando nei
dieci comuni dell’area, di cui Civita
Castellana è soggetto capofila, i beneficiari di un contributo di € 650.000,00, con
una partecipazione finanziaria di una
quota del 20%, proporzionalmente divisa,
dei comuni dell’ “Area Integrata Via
Amerina e delle Forre”.
L’investimento è finalizzato alla realizzazione di un intervento trasversale di valoriz-
zazione e recupero dell’antico tracciato
della Via Amerina e delle emergenze collegate, mentre il progetto si avvale della
presenza
della
Soprintendenza
Archeologica dell’Etruria Meridionale. La
Via Amerina è, in sintesi, la storica strada
romana che attraversa il territorio falisco, conservando l’eco profonda dell’età
medievale e della tradizione cristiana;
in tal senso, è riuscita ad assorbire le
memorie storiche ed artistiche delle
aree interessate proponendosi come
punto di riferimento per l’identificazione di
un preciso itinerario culturale ed ambientale.
La Via Amerina, difatti, forse oggi poco
conosciuta al grande pubblico, presenta,
ed è in grado di offrire, un’ampia gamma
di elementi d’interesse, in grado di attrarre un turismo largamente diversificato. I
primi appuntamenti in calendario per
conoscere questi splendidi itinerari sono,
in vista della Pasqua, il 5 aprile trekking
a Corchiano, un percorso tra archeologia
fallisca e romana e salvaguardia della
natura; ad Orte, la sera del Venerdì Santo,
la toccante Processione del Cristo
Morto, la più antica in Italia nel suo genere -risale al 1200-; ed il martedì successivo alla Pasqua, il 14 aprile, a Civita
Castellana, la Festa di S. Leonardo
con stand, spettacoli teatrali, musicali e
pirotecnici; il 18 aprile a Fabbrica di
Roma, inaugurazione della Settimana
della Cultura che, iniziativa del MIBAC,
apre con un concerto nel suggestivo scenario di Falerii Novi, l’antica città faliscoromana.
Campo de’ fiori
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III° RASSEGNA NAZIONALE DI TEATRO
“PREMIO ANCHISE MARCELLI”
Serata di Gala al “Palarte” di Fabrica di Roma, sabato 18 Aprile
Domenica 15 febbraio ha avuto inizio al
teatro Palarte di Fabrica di Roma la 3° rassegna nazionale di teatro “premio Anchise
Marcelli”. Lo scrittore e giornalista Magdi
Cristiano Allam ,Presidente della giuria, ha
dato ufficialmente il via al concorso che
quest’anno ha visto la partecipazione di 75
compagnie di tutte le regioni d’Italia. Sei
sono le compagnie ammesse a rappresentare le opere proposte sul palcoscenico del
bellissimo ed accogliente teatro tenda di
Fabrica di Roma.
Il direttore artistico Carlo Ciaffardini e l’eclettico presentatore ufficiale Claudio
Ricci, hanno spiegato, al numeroso pubblico accorso alla inaugurazione, che come
ogni anno la scelta delle commedie in cartellone ha ricalcato l’esigenza di proporre
opere di spessore letterario , allestite con
professionalità ed interpretate da attori
preparati e versatili.
Si è voluta proseguire la conoscenza del
teatro intramontabile di Eduardo De
Filippo con le commedie “Natale in casa
Cupiello” che ha aperto il festival domenica 15 febbraio e con “Ditegli sempre di sì”
che verrà rappresentata domenica 15
marzo. Grande interesse susciterà sicuramente “L’opera da tre soldi” di Bertolt
Brecht che andrà in scena il 1 marzo,
opera non facile da vedere nei teatri e di
non facile realizzazione, che sicuramente
attirerà un pubblico di giovani alla riscoperta di un grande mastro del teatro del
novecento. Grande curiosità anche intorno
a “Rumori fuori scena” una delle commedie più comiche e più rappresentate del
teatro comico inglese. Commedia fortunatissima che a Londra ed a Roma, al teatro
Testaccio raggiunse e superò le migliaia di
repliche con la Compagnia Attori e Tecnici
di Attilio Corsini. Infine il pubblico potrà
gustare, domenica 5 aprile “La pulce nell’orecchio” di George Feydeau, il grande
autore francese, padre del Vaudeville,
genere teatrale precursore del teatro
comico moderno e quindi in qualche modo
progenitore della commedia degli equivoci
“Taxi a due piazze” di Ray Cooney, che
sarà rappresentata domenica 29 marzo.
Tutte le rappresentazioni si terranno di
domenica alle ore 17,30 con il prezzo del
biglietto d’ingresso ad appena 5,00 euro,
un altro buon motivo per non perdere questa bellissima rassegna teatrale, che avrà il
suo culmine sabato 18 aprile ,quando con
ingresso gratuito al teatro Palarte si potrà
assistere alla serata degli “Oscar” dedicata
alle premiazioni dei vincitori che riceveranno dalle mani del Presidente della Giuria
Magdi Cristiano Allam e dal Sindaco
Giuseppe Palmeggiani ,gli ambiti premi.
La serata prevede intermezzi musicali e di
danza moderna e sarà presentata da
Claudio Ricci.
Carlo Ciaffardini
I ragazzi di Fabrica di Roma vogliono il Consiglio dei Giovani
Questo è quanto emerge dalla terza riunione del comitato a favore dell’ istituzione del Consiglio. Da alcune settimane il gruppo si sta
adoperando per informare la cittadinanza di questa importante opportunità finanziata dalla regione Lazio. Raccogliendo firme e
attuando una campagna informativa su internet ,con un gruppo apposito su facebook, sperano di smuovere la sensibilità della giunta
comunale e fare si che, anche Fabrica possa avere un suo Consiglio dei Giovani, come sta succedendo anche a Viterbo e altri paesi della
provincia.
Sicuri che il Consiglio sia un’ ottima occasione per avvicinare i giovani alla vita politica e amministrativa sperano che questa opportunità possa diventare al più presto una realtà.
Presidente del comitato promotore
Riccardo Pedica
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Associazione Artistica Ivna
Artisti di Vignanello, Vallerano, Corchiano, Civita Castellana condividono l’arte
POLIMATERIA E POLIESPRESSIVITA’ NELLA DIMENSIONE ARTISTICA CONTEMPORANEA
DI WALTER TOGNI
Poco più di mezzo secolo di esistenza intrisa e
arricchita da abilità pittorico-scultorea e non
soltanto, con vena artistica di talento e formazione specialistica nela cura della
l’ambito dell’arte, tesa,
Prof.ssa
quest’ultima a sviluppaMaria Cristina
re l’ingegno insito nel
Bigarelli
suo essere. Ecco come
introdurre
il pittore,
scultore, sbalzatore, modellista, decoratore e soprattutto ricercatore di nuove e
antiche tecniche, Walter Togni, artista
vignanellese, rivoluzionario, innovativo con
la mira di allineare i postulati ideologici
della
“Bauhaus”,
di
esaltare il passato
che istruisce, che
ispira, che ritorna…,
di
non
dimenticare
le
origini, di assegnare il tributo
culturale a chi ci
ha preceduto, di
cimentarsi
nel
figurativo, attratto mirabilmente
da Caravaggio e dai Maestri Fiamminghi,
di applicare tecniche ceramiche mature e
di segnare indelebilmente il proprio destino d’artista evolvendosi verso l’introspezione attiva e del tutto personale in soluzioni stilistiche che cavalcano leggiadramente l’onda iperrealista…via via fino al
surrealismo e all’informale. Nel ’73 diventa
Maestro d’Arte e nel tempo la sua fantasia,
che schizza e sussulta dall’iperrealismo al
surrealismo, nella sua armonia dinamica,
ormeggia al Panta-rei con un cavallo che
sta sul Partenone, opera nella quale l’intervento dell’uomo è evidente,come la
natura che fagocita l’operato umano, riappropriandosi della realtà naturale.
Nell’opera, le geometrie artificiose apportate dall’uomo scompaiono, nell’atto di
essere inghiottite. Tutte le espressioni
umane hanno un tempo…la natura ingloba
tutto…la bellezza umana è come sabbia al
vento… Ricercatore dell’uso delle tecniche,
del controllo della materia, qualsiasi essa
sia, del terreno che in chiave artistica dà
un messaggio che va al di là della materia
stessa fino ad arrivare a denunciare problemi di alto valore umano, sociale, etico e
morale. Il continuo screening della novità,
della primizia, senza perdere la comunicazione con la realtà che lo ispira, lo conduce a sperimentare e ad esplorare nuovi
ambiti, nuove forme, utilizzando materiale
e stili del tutto contrastanti fra loro. La
ceramica del 500, con gli stessi smalti, gli
stessi modi di cottura, gli stessi supporti,
lo ha sempre affascinato fin dai tempi
della prima formazione. La pittura iperrealista assoggettata ai “pezzi” appoggiati,
sembra
dare consistenza all’opera di
Walter. I decori avviluppati in elementi
della natura, lo inducono a provare l ‘eccitazione e la commozione della “creazione”
non del mondo, ma dei suoi dettagli minuti e preziosi. Le tegole, riprese dalla tradi-
ti, pronto a padroneggiarli e a dominarli al
fine di scatenare l’oggetto, che finalmente
viene alla luce in un alternarsi di ombre e
luci riflesse che donano bellezza interiore
all’immagine. La sua tecnica man mano si
distacca da quelle rinascimentali, con uso
dei colori industriali, al di là e al di sopra
della stessa, perché ciò che conta è il contenuto. L’opera surrealista permette a
Walter di personificare se stesso con il
protagonista, il motore : la macchina che
spersonalizza in opposizione all’urgenza
contingente e all’impulso naturale del pensiero, in quanto l’uomo pensa,costruisce,“crea” per crescere nel suo modo di
essere. Di nuovo ritorna al concetto della
zione persa nel tempo in un contesto
moderno in quanto realizzate in cemento
con regole attuali, lo incoraggiano a cercare le radici senza mai lasciare il contesto
della contemporaneità. I costumi, gli usi e
tutto ciò che riguarda il passato sono la
catapulta per il futuro, perché senza il
basamento non c’è fastigio, senza la terra
non c’è sommità. A tal proposito i temi
freudiani del sogno sono emblematici: una
bimba che sogna mondi fantastici e sembra andare alla deriva in un alveo d’acqua,
viene sorretta sempre dalla mano materna
in una notte lunare durante la quale il
senso della luce argentea, della sensazione della morbidezza spugnosa del grembo
materno, riporta all’origine propria e dello
stesso corpo che accoglie la vita ospitandola nei suoi primi bagliori e alla quale
tutti sono uniti da sempre e per sempre.Uscire dall’utero materno è percorrere
un tunnel rappresentato dal tentativo di
raffigurare un’altra dimensione nel quadro
dei “Cloni”, esseri già vissuti, non embrioni, che passano inesorabilmente in uno
stato di Essere esteso e di diversa entità.
Profondo conoscitore della materia e della
tecnica, assurge a stile e a forma eccellen-
“natura” che si riappropria dei suoi spazi e
dei suoi tempi. “Le rose con i bambini”
rappresentano la purezza della natura allo
stadio primordiale. Purezza, che andrà
persa, con tutta la sua spontaneità e freschezza, entrando in collisione con la corruttibilità del mondo. La tecnica mista e ad
olio, trattato senza solventi, oggi usati
come testimonianza di un’epoca ormai
andata, non danno più emozioni a Togni,
allora, si avvia all’uso della materia in
modo innovativo e straordinariamente
diversificato. Emblematico il bassorilievo in
ceramica ricoperta di bronzo con fusione a
freddo, “Conciliazione”, che rappresenta
una vera e propria frattura sociale con una
evidente ricaduta religiosa e culturale. La
causa è l’adorazione dell’economy-god, il
dio danaro. Togni dichiara che “le cose originariamente e intenzionalmente non
stanno così”, ma che tutte le grandi verità,
i principi umani convergono in un punto
unico: le religioni ebraica, islamica e cristiana hanno lo stesso punto cardine, il
credo nell’unico Padre. Togni con questo
pannello, realizzato con una tecnica di sua
realizzazione, vorrebbe lanciare l’idea della
riunificazione, superando il momento di
Campo de’ fiori
crisi dei valori, fa emergere dalla sabbia gli
anelli che ricuciono le lacerazioni avvenute. Gli elementi iconici a forma di croce
stanno a significare tutto il percorso
umano su una strada fino ad un crocevia
dove si è determinata la spaccatura nell’animo umano e conseguentemente sociale.
Gli anelli di rame intrecciati, torti sono
agganciati e chiusi e inseriti nei fori dell’opera, con l’intento di salvezza.
Togni si ispira, seppur soltanto idealmente,
al caposcuola dell’arte spaziale, Fontana,
per andare alla ricerca della quarta dimensione proposta nelle sue opere a cerchio
intuitivamente considerato l’ingranaggio
centrale per far emergere tutte le verità,
dove non c’è spazio per la menzogna,
dove non c’è spazio per la divergenza conflittuale, ma soltanto per unità di intenti di
crescita culturale e umana. Lo spirito nell’arte di Walter si libra nella defezione dell’immagine sulla superficie, incedendo gradualmente nel dominio dell’astratto dal
punto di vista dello spazio, non necessariamente profondo, ma sensoriale e congetturale.
Tutto si presenta con un dinamismo cromatico e con un’idea misteriosa largita
dalle curve o dai segni sferici tipici del vortice più o meno fluido o consistente che
sembra girare velocemente su sé stesso
trascinando con sé tutto ciò che incontra,
nutrendosi della sostanza. Campi con veloci movimenti rotatori, rapidi susseguirsi di
“eventi, fenomeni, problemi”. In questo
impeto irrefrenabile che sconvolge, trascina e ingloba, i giochi di colore chiaro e
scuro fanno sì che il percorso sia da intuire, perché non chiaramente definito.
Dietro l’opera c’è l’esistenza non tanto e
non solamente personale, ma globale,
nella sua interezza che funge da faro di
identità principalmente umana e spirituale
con sfogo artistico polimaterico e poliespressivo.
Sarà proprio il suo “Impatto globale” a
simboleggiare l’astratto ed il surreale dove
tutti i simboli presenti nell’opera rappresentano l’operato umano, le case, raffigurati in un’icona nella quale l’affetto e la
famiglia sono
oppresse
da
una
bomba.
Quegli affetti,
quella
famiglia…cercano di
sbocciare, però
tutto è oppresso e compresso
e… allora sembra soccombere sotto il peso
e la pericolosità
di
quella
bomba,
ma
nulla si rompe
e deflagra grazie alla duttilità
29
e alla resistenza dei sentimenti e dei valori. Nulla si spezza, la parte buona dell’umanità cerca di difendere e nel contempo
la catapulta è pronta per scaraventare
tutto altrove. Questa immagine scultorea e
le raffigurazioni di dinamicità pittorica
sono il simbolo dell’ingranaggio che travolge, ma non distrugge. Tutto è messo a
dura prova, ma tutto flette, perché il buon
senso della cultura emerge e si impone
sull’uomo primordiale, colui che vincerà
sarà l’Homo Sapiens Sapiens, che ha avuto
pietà di sé con il culto dei morti e che,
mirabilmente, dotato di talento artistico,
rappresenta il passo determinante del progredire della civiltà umana.
Campo de’ fiori
30
Associazione Cobra di Civita Castellana
Cacciatori generosi
di Ermelinda Benedetti
Quella della caccia è un’arte antica quanto
il mondo.
Gli uomini primitivi cacciavano per sopravvivere, i nobili, nel Medioevo e nei secoli
successivi, organizzavano battute per puro
piacere.
Oggi la caccia è diventata, per lo più,
un’occasione di aggregazione, che unisce
uomini di tutte le età, un modo per stare
insieme e condividere esperienze uniche.
Molte specie di animali, in via di estinzione, sono state dichiarate protette, per evitarne l’estinzione; altre, invece, con grande capacità di riproduzione, non rischiano
la scomparsa, come, ad esempio, i cinghiali, che sono in grado di figliare due
volte l’anno.
Con la diffusione dei cinghiali nella nostra
zona, si sono costituiti dei veri e propri
gruppi di caccia, addirittura delle associazioni, che, comunque, vanno oltre il semplice gusto personale e discutibile di uccidere animali selvatici.
L’affiatamento che cresce sempre più nell’affrontare insieme anche i pericoli, fa
nascere in loro il desiderio di realizzare
obiettivi socialmente utili.
Tra questi ne è stato portato a termine uno
molto importante, che fa onore
all’Associazione di caccia al cinghiale
“Cobra” di Civita Castellana.
I componenti del gruppo, infatti, sabato 28
marzo, si sono riuniti presso il complesso
Zia Cathys’cauntry, dove, in una splendida
cornice rustica, immersa nel verde, con
una cena, ovviamente, a base di cinghiale,
hanno donato un Usb Spirometer, una
macchina spirometrica in grado di effettuare uno screening dettagliato a coloro
che ne usufruiranno.
A beneficiare dell’apparecchio è stato il
neoambulatorio civitonico di medicina
dello sport, nato grazie alla collaborazione
del Comune con l’Università di Perugia
Alberto Stinchelli Presidente dell’Associazione Cobra consegna
all’Assessore Carlo Angeletti lo spirometro (foto di Maria Rita Parroccini)
Dipartimento di Specializzazione della
Scuola di Medicina dello Sport.
Già dal mese di aprile sarà messo gratuitamente a disposizione degli studenti di
tutte le scuole della cittadina. Hanno contribuito all’acquisto dell’apparecchiatura: il
centro Tim di Caregnato, l’Azienda Agricola
Cavalieri, la Macelleria da Stefania, l’Erica
Ceramiche, la Coltelleria D’Agostini, la
Ceramica Saturnia, la Tabaccheria
Mascioli, Gianni Finesi, Mondo Fiori, il
Consorzio Salmas e Civita Bevande, che il
presidente dell’Associazione, Alberto
Stinchelli, insieme ai suoi compagni, vuole
ringraziare tramite le pagine della nostra
rivista.
Tra i futuri progetti del “Cobra”, una gior-
nata ecologica, con tutti i volontari che si
vorranno unire al gruppo, per raccogliere i
rifiuti che qualche “educato” cittadino ha
sistemato tra la natura.
“Girando per le campagne ci imbattiamo in
delle vere discariche a cielo aperto”, dice
Alberto.
E’ bello vedere come la caccia, che per
alcuni può sembrare uno sport violento e
cruento, sia, in realtà, un mezzo per fare
amicizia, un’occasione, per i più giovani, di
imparare dai più anziani del gruppo, un
momento dove raccontare e rivivere esperienze indimenticabili e, perché no, un
modo per unirsi ed essere utili a tutti, grazie a progetti come questo.
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Campo de’ fiori
31
“Il Fumetto”
LETTERATURA PER IMMAGINI CHE EMOZIONA
CHONCHU
di Kim Sung-Jae e Kim Byung-Jin – edito da Flashbook Edizioni – 15 volumi, fine prima serie
Entusiasmante e intrigante. Questo manhwa
affascina non solo per i
stupendi disegni, ma
soprattutto per l’umanità dimostrata dai personaggi.
Anche se siamo in un
medioevo dall’ambiendi
Daniele Vessella tazione fantastica, gli
attori di questo fumetto
colpiscono il cuore del
lettore perché sono ricercati, ma veri:
hanno debolezze e punti i forza, contraddizioni e fragilità. Un’opera capace di trasmettere quel valore di non arrendersi
mai, nonostante la vita ti metta davanti dei
problemi apparentemente insuperabili. Ed
è questo che fa Chonchu, il protagonista
della storia.
Il fumetto è caratterizzato dall’esistenza di
diversi clan. Chonchu nasce in quello degli
Yemaeks, dove un oracolo predice che
verrà alla luce il figlio del demonio; egli
porterà morte e devastazione agli
Yemaeks e, quindi, dovrà essere cacciato
dalla tribù.
Vengono al mondo, però, due gemelli:
Chonchu e Ulpasso, e tra i due, solo quello scelto dalla pietra del demonio, simbolo
di immortalità, sarà bandito dai confini territoriali...
Ancora neonato, Ulpasso, figlio del demonio, sacrifica alla Pietra, il fratello Chonchu
che viene quindi maledetto e allontanato
dalla sua tribù. Inizia così la vita di questo
uomo, condannato all’immortalità, alla violenza e all’emarginazione.
Ad uno sguardo superficiale vediamo un
personaggio sanguinario, preso dalla
voglia di scoprire chi l’ha imprigionato in
quella vita e vendicarsi.
Ma da un’analisi più approfondita scopriamo un Chonchu stanco della sua immortalità, desideroso di realizzare i suoi sogni e
allontanare quell’alone di
morte che lo perseguita. “Io
combatto
solo
per
vivere…Anche se mi dicono
che ho meno amor proprio di
un mendicante e sono peggiore del più vile bandito…Io
voglio vivere” Queste parole
pronunciate da Chonchu, a
mio avviso, non potrebbero
descrivere meglio questo protagonista.
Dall’altra parte, Ulpasso,
divenuto sovrano, cerca in
tutti i modi di uccidere il fratello per cancellare ogni
prova sulla sua azione: la
verità non deve emergere.
La storia, che all’inizio può
avere il sapore di “già visto”,
ha uno sviluppo inedito e
interessante, grazie alla
caratterizzazione grafica dei
personaggi e alle loro relazioni che incastrandosi vanno a
costruire un mosaico dalle
mille sfumature.
I due autori hanno fatto un
ottimo lavoro sia per la trama
che per il character design; la
sceneggiatura ha un ritmo
incalzante, ricca di colpi di
scena e i numerosi flashback aiutano a
capire meglio la vita del protagonista, così
come portare alla luce eventi fino ad allora dominati dall’ombra.
E tutti loro lottano, lottano per sé stessi,
lottano contro tutti, ognuno con la propria
convinzione, molti come vittime di un pas-
sato che non muore, pochi per negarlo,
quel passato...
Perché lottare è vivere, o forse soltanto
sopravvivere ma, in ogni caso, sembra che
ne valga la pena.
Lascio
l’indirizzo
del
mio
blog:
http://danielevessella.blogspot.com/
Campo de’ fiori
32
LA STORIA DEL CIMITERO
DI CIVITA CASTELLANA
di Enea Cisbani
Fino agli inizi dell’800, era usanza seppellire i morti nei sotterranei delle chiese cittadine, in particolare nella Cattedrale dei
Cosmati oppure in zone non abitate ed
esterne al centro abitato, ubicate in prossimità delle Chiese di San Giovanni, ora
San Benedetto, in via V. Ferretti, e della
Madonna del Vinciolino (nella via omonima). Non si trattava di cimiteri tradizionali, ma di fosse comuni dove indiscriminatamente venivano gettati i corpi senza alcuna distinzione religiosa e di sepoltura
come avviene oggi.
Nel 1823 le Reverenda Camera Apostolica,
al fine di porre rimedio alla situazione di
degrado civile e religioso, destina la Chiesa
di San Giorgio a Cimitero cittadino.
La stessa chiesa del sec. XII, viene destinata all’ufficio delle celebrazioni religiose
con i locali adiacenti adibiti al ricovero del
carro funebre e a camera mortuaria.
La zona delle sepolture viene ricavata nell’area oggi corrispondente al giardino dell’istituto d’arte e delle scuole elementari di
Via Gramsci.
I frati francescani del Convento di San
Lorenzo, avevano la custodia della chiesa
e il compito di officiare le varie funzioni
religiose e funebri.
Il 6 Luglio del 1873 le autorità amministrative e religiose del tempo decidono di
costruire un nuovo cimitero, date le precarie condizioni igieniche dell’area di San
Giorgio al collasso e troppo vicina al centro abitato allora in forte espansione urbanistica ed edilizia.
Tra il 1823 e il 1873, infatti, Civita
Castellana viene funestata da due grandi
epidemie di colera: la prima tra il 1840/’41
e la seconda che sconvolge la città dal
1854 al 1856 provocando numerose vittime tra la popolazione locale.
Viene scelta come area del nuovo cimitero
cittadino un terreno attiguo al convento di
San Lorenzo in posizione collinare e facilmente raggiungibile, stipulando con la
proprietà un regolare atto d’acquisto e
predisponendo nel contempo le fosse per
le sepolture e i servizi accessori come la
camera mortuaria.
Le prime spese
ammontano a £.517,25. Nel Dicembre del
1874 viene predisposto
un progetto generale di
recupero del nuovo
cimitero: realizzato il
muro di recinzione in
tufo, il monumentale
viale d’ingresso con la
messa a dimora dei
cipressi, sistemazione
del campo delle sepolture, realizzazione del
carro funebre con l’appalto del relativo servizio di trasporto e un
idoneo impianto di
smaltimento
delle
acque meteoriche.
Le
spese
generali
sostenute dal giovane
comune
sono
di
£.5.000,00.
Le vicende del nuovo
cimitero sono intimamente connesse con il
vicino Convento di San
Lorenzo dei padri francescani.
Nel 1875, la Regia
Prefettura di Viterbo
cede gratuitamente al
comune
di
Civita
Castellana la proprietà
della
libreria
del
Convento di San Lorenzo con annessa
chiesa, che nel 1871 era stata espropriata
e dichiarata bene demaniale ad uso pubblico del nuovo Stato Italiano.
Le autorità rinviano l’accettazione della
libreria, in attesa della perizia affidata a un
esperto archivista circa la sua reale consistenza in termini di ricchezza scientifica e
libraria.
Il 16 Aprile 1875 la perizia viene consegnata al comune di Civita Castellana: l’elenco redatto comprende opere di assoluto valore come testi medioevali, di filosofia
e dogmatica, preziosi incunaboli e il celebre “Bollario di Benedetto XIV”. La biblioteca rimane conservata nel Convento di
San Lorenzo fino al 1956 e se ne perdono
poi le tracce. Nel 1875 proseguono ancora
le opere di sistemazione del nuovo cimitero: nuovi campi per la sepoltura, opere
varie di abbellimento e realizzazione dell’attuale viale intitolato a Mons. Tenderini
che collega lo stesso cimitero con Via della
Repubblica.
Il consiglio comunale dell’epoca stabilisce,
inoltre, di costruire un secondo cimitero
cittadino in località Borghetto nel terreno
attiguo alla chiesa diruta che da secoli
domina il paesaggio: il terreno viene ceduto gratuitamente dal proprietario del fondo
come da lettera dell’11 Aprile 1874, stanziate £.298 per le prime opere e dato inizio ai lavori, ma poi tale località viene definitivamente abbandonata senza alcuna
plausibile motivazione.
... continua sul prossimo numero
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La rubrica
33
dei perchè?
Perché il peperoncino e le spezie piccanti provocano una sensazione di calore?
Quando si mangia un piatto piccante, si prova, inevitabilmente, una sensazione di calore, accompagnata all’aumento di sudorazione e arrossamento del viso e delle orecchie.
Ma se questa è la reazione, come mai se ne fa tanto uso nei paesi caldi? Si tratta di un modo per
trarre in inganno il nostro cervello. I principi attivi contenuti nei cibi piccanti, come la capsacina,
eccitano le fibre nervose del dolore e stimolano i recettori per il calore. A questo punto, si scatena
la sensazione di calore e una serie di reazioni tese a “spegnere l’incendio” come sudorazione, vasodilatazione e rallentamento del flusso sanguigno. Quindi la vampata di calore è una sensazione temporanea che il nostro cervello si preoccupa di placare rapidamente, tentando tutti gli espedienti per
far abbassare la temperatura corporea. Anche il mentolo agisce in questo modo, ma invece di stimolare i recettori del calore, eccita quelli del freddo, dandoci un’immediata sensazione di freschezza.
Modi di dire
Fare fiasco
Anticamente c’era a Firenze un artista comico che, ogni sera, si presentava tenendo
fra le mani un oggetto nuovo e, su questo oggetto, immprovvisava dei versi buffi per
far ridere il pubblico. Una sera si presentò con un fiasco, ma i versi non piacquero e
ci fu un concerto di fischi.
Da allora in poi si disse “far fiasco” quando non si riusciva in qualcosa.
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34
i
ie d
r
o
t
s
Le
Max
...continua dal numero 57
Dopo il successo di Nel
buio, però, il gruppo
decide di cambiare
genere, scegliendo una
strada meno pericolosa,
quella del genere pop,
di
visto il boom che stava
Sandro Anselmi
riscuotendo. E’ così che
nasce l’intramontabile Piccola Ketty. Si
cerca, allora, di bissare immediatamente il
trionfo con Buonanotte Penny, che passa,
però, inosservata, come anche poco furore sono destinati a fare l’album Memorie, il
brano Mary Ann, presentato al Cantagiro
‘69 e, dello stesso anno, Good bye
Madame Batterfly, un goffo esempio di
psichedelica.
A seguito di questi insuccessi, il gruppo
I Pooh
decide di lasciare momentaneamente
il panorama musicale e con esso la
casa discografica Vendette, che lo
aveva lanciato, per riflettere sul suo
futuro. La pausa dura circa due anni.
I Pooh, infatti, tornano sulla scena
nel 1791, grazie, soprattutto, a
Giancarlo Locariello, un giovane produttore che lavorava presso la casa
discografica CGD, il quale si ricorda
del gruppo ascoltato in un locale
romano qualche anno prima, e contatta Facchinetti per proporgli un
nuovo affare. Il complesso, dunque,
viene rilanciato sul mercato dall’etichetta CSB, consociata alla CDG, interpretando un genere più definito, il pop
melodico, meravigliosamente espresso in
Tanta voglia di lei, la cui origine piuttosto
travagliata, portò in compenso ad un successo plurigenerazionale. Non si
riusciva, infatti, a completare il testo,
tanto che ci misero le mani diverse
persone, tra cui Daniele Pace, proponendo Lei è la mia croce, che
divenne Meno male con Valerio
Negrini, fino ad assumere il titolo e
la forma definitivi di Tanta voglia di
lei, che nel ’71 entra ufficialmente
nella classifica dei 45 giri, annunciata da Lelio Luttazzi, conduttore della
Hit Parade.
Da allora di pezzi travolgenti, appassionati ed emozionanti i Pooh ne
hanno scritti e suonati tantissimi, e,
pur subendo qualche variazione
ancora nel tempo, come ad esempio
l’abbandono del gruppo da parte di
Riccardo Fogli, hanno lasciato intatto il mito di un tempo, arricchendolo
di generazione in generazione, fino
ad arrivare a collezionare quasi
mezzo secolo di storia e successi.
Campo de’ fiori
35
COMUNICATI STAMPA
.
Arrivato alla sua XIX edizione, si riaffaccia
alla ribalta dell’estate il Festival della
Canzone Romana: il 20 aprile prossimo
scadrà infatti il termine per l’ iscrizione dei
brani originali da presentare al Festival.
Ideato da Lino Fabrizi nel 1991, la manifestazione ha lo scopo di promuovere canzoni inedite in dialetto, ma anche in lingua
italiana, purchè parlino di romanità.
Possono partecipare alle selezioni tutti i
candidati che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età.
Le domande con i brani dovranno pervenire alla Roman Millennium (via di Castel
Giubileo, 62 - 00138 Roma) secondo
modalità che possono essere richieste al
numero tel. 06 88331208 oppure tramite il
sito web www.festivaldellacanzoneromana.com, dove sarà possibile scaricare
anche il regolamento dettagliato del concorso.
La Commissione esaminatrice sarà composta da discografici, autori, docenti di dialettologia, giornalisti, cantautori e ammetterà alla selezione del Festival al massimo
20 brani.
Le selezioni si svolgeranno – attraverso
una kermesse
musicale itinerante - nei luoghi all’aperto
della
città,
davanti a un
p u b b l i c o
appassionato
della canzone
romana. Si canterà la Roma
folkloristica,
con le sue carrozzelle, i suoi
tramonti, le sue
fontane,
ma
anche quella
più quotidiana,
con i suoi crucGabriella Ferri, il simbolo della canzone romana
ci e le sue storie d’amore.
In passato, tra
gli altri e in ruoli diversi, sono intervenuti
Stefano Masciarelli, il Maestro Stelvio
al Festival artisti come Renato Zero, Nino
Cipriani, Manuela Villa…
Manfredi, Carlo Verdone, Franco Califano,
La finale del Festival avrà luogo probabilEnrico Brignano, Mario Scaccia, Fiorenzo
mente al Teatro Olimpico di Roma nel
Fiorentini, Gigi Sabani, Rodolfo Laganà,
mese di ottobre
PREMIO OPERA IMAIE 2009
E UNO SPECIALE PREMIO ALLA CARRIERA AD ARNOLDO FOA’
Documentari, Corti, Videoteatro, Videodanza, Videoarte, Animazione, Teatro-Canzone, Musica e reportage sui mestieri di attore, doppiatore, musicista e direttore d’orchestra: questi i generi presentati nella lunga maratona d’autore il 3, 4 e 5 aprile alla
Casa del Cinema di Roma
La terza edizione del Premio Opera Imaie,
in gara ravvisano una cospicua presenze di
sito www.imaie.it nella sezione dedicata
anche quest’anno, riserverà al pubblico
nomi di rilievo, in attesa di un verdetto che
al Premio Opera Imaie.
delle gradite sorprese: all’interno dei due
verrà decretato la sera del 5 aprile alla
settori Musica e Audiovisivo, si preannunCasa del Cinema, in una speciale serata ad
ciano lavori di massima qualità, a testimoinviti.
nianza del prezioso contributo che attori,
I Premi, realizzati sul disegno dell’artista
registi, danzatori e musicisti offrono a
Pablo Echaurren, verranno consegnati
testimonianza della cultura italiana nel
dal Presidente dell’IMAIE Edoardo
mondo. E oltre all’ascolto/visione delle
Vianello e consisteranno in tre riconoscicirca 350 opere in concorso, una gradita
menti per ciascuna area (Musica e
sorpresa per la serata finale: un premio
Audiovisivo) per i progetti dei soci/aventi
speciale alla carriera ad Arnoldo Foà,
diritto, un premio per ciascuna area per i
che l’Imaie, ente che tutela da oltre trenprogetti realizzati da organismi esterni, un
t’anni i diritti degli artisti interpreti-esecupremio per la Danza e un premio speciale
tori e promotore della manifestazione, ha
del Presidente da assegnarsi tra tutti i prodeciso di consegnare per gli alti meriti congetti presentati in concorso. La visione
feriti dall’attore/autore/regista italiano in
delle opere è aperta al pubblico venerdì 3
quasi settant’anni di attività. Selezionati da
aprile (orario 15-24), sabato 4 aprile (15una doppia giuria, presieduta dal direttore
24) e domenica 5 (15-20) La schedatura di
Arnoldo Foà
artistico Enzo Aronica, i progetti artistici
tutte le opere in concorso è presente sul
di Riccardo Consoli
... continua dal numero 57
Il primo musicista al mondo ad usare il termine Swing non fu il bianco Benny
Goodman o uno dei suoi solisti, come si
potrebbe pensare, bensì il nero Duke
Ellington che, nel febbraio 1932 e, quindi, non certamente durante la Swing Era,
con la sua orchestra e la cantante Ivie
Anderson, incide il brano: I Don’t Mean
A Thing If It Ain’t Got That Swing non significa nulla se non ha quel
certo Swing e, tutto ciò, in compagnia
del trombettista Cootie Williams, dei
trombonisti Tricky Sam Nanton e
Lawrence Brown, del clarinettista
Barney Bigard e dei saxofonisti Johnny
Hodges e Harry Carney, insomma, tutta
l’aristocrazia ellingtoniana. Comunque,
quel fenomeno degli anni venti opportunamente definito “musical business”, che alimenta il mondo del Jazz traendone considerevoli profitti, è in ben altre mani che
non in quelle dei veri creatori del Jazz e
dello Swing; ad esempio chi detta legge è
Paul Whiteman un grosso e grasso violinista bianco che, nell’epoca d’oro della sua
presenza nel mondo musicale americano,
si sarebbe auto proclamato re del Jazz.
Questo personaggio, nella sua non breve
carriera e con il suo particolare fiuto, capisce che cosa vuole il pubblico americano e
da vita, più con spirito di manager che con
vocazione di musicista, ad una particolare
musica che, utilizzando alcuni evidenti stili
Jazzistici, si presenta per così dire in
modo pulito, scartando ogni possibile
implicazione che può turbare l’ascoltatore
il quale, in cambio del denaro che spende,
pretende soltanto divertimento. Pur tuttavia a Paul Whiteman va riconosciuto il
merito di avere ingaggiato solisti di indiscusso valore rigorosamente bianchi ai
quali non consentì mai di suonare Jazz
chicagoano ma, soprattutto ebbe il merito di aver commissionato ad un giovane
compositore ebreo, occasionalmente
conosciuto in un bar dove eseguiva al pianoforte un motivo pseudo Rag dal titolo
Alexander Rag-time Band, una intera
opera Jazzistica; questo giovane compositore altri non era che George
Gershwin. Quest’opera, nata dall’accoppiata costituita dal giovane compositore
ebreo e dal leader bianco, è la famosissima Rapsodia in Blu che, per decenni,
sarebbe stata citata a testimonianza di ciò
che il Jazz sarebbe potuto essere, determinando la nascita di quello che venne
definito Jazz sinfonico; un particolare
tipo di musica che, aprendo una nuova
grande strada maestra, permette di produrre autentici capolavori che nessun
Paul Whiteman o suo simile sarebbe mai
riuscito a far nascere. Harlem definita da
Garcia Lorca: “ … Gran Rey prisongiero
en un traje de conserje - un gran re prigioniero in una livrea da maggiordomo …
”, seppe difendere molto bene il Jazz con
i suoi locali dove non si rese mai disponibile un posto per un nero, anche se elegantemente vestito e provvisto di molti
dollari; quì lo spettacolo, che peraltro
annovera diversi artisti neri, viene offerto
ad un pubblico bianco e ciò non solo al
Cotton Club dove si è stabilmente trasferito Duke Ellington dal meno lussuoso
Kentucky, locale dal quale vengono regolarmente trasmessi programmi via radio,
ma anche dallo Small’s Paradice, dal
Connie’s Inn, dal Lenox. Nel 1929 Fats
Waller scrive le musiche di Connie’s Hot
Chocolate, Adelaide Hall mette in
scena Shuffle Along e Blackbirds, due
Show dal successo travolgente; la cantante Blues Ethel Waters è la vedette di
Miss Calico, Africana e Rapsody in
Black, ma nel contempo non poche
orchestre bianche stanno nascendo consolidando la loro presenza; durante il proibizionismo la 52° Strada vanta decine di
mescite clandestine che con la fine del c.d.
“regime secco” diventano, uno dopo l’altro, locali Jazzistici. In questi locali emerge, tra gli altri, il cornettista bianco Ernest
Loring nato a Odgen nello Utah il cui
nome, per la sua rossa capigliatura, viene
presto modificato in Red Nichols il quale
è un convintissimo seguace di Bix
Beiderbecke e che, per un non breve
periodo, diviene leader di molte formazioni nelle quali militano musicisti che avrebbero rappresentato l’elite del c.d. Stile
New York Dixieland. Qui suonano le
orchestre organizzate e dirette da Jean
Goldkette un francese nato alla fine del
secolo a Valenciennes e proveniente da
Detroit, come la Casaloma Orchestra,
la McKinney’s Cotton Pickers e la
Charioteers che però non posseggono lo
Swing dei fratelli Jimmy e Tommy
Dorsey (clarinettista e trombonista).
Qui c’e, ancora, il batterista di Chicago
Ben Pollack che aveva debuttato con la
New Orleans Rhythm Kings e che si
era poi spostato in California con Benny
Goodman, Glenn Miller e Jimmy
McPartland, prima di approdare a New
York al Central Park Hotel alla fine
degli anni venti; con lui c’erano molti grossi nomi del Jazz bianco come Harry
James, Muggsy Spanier, Yank
Lawson, Ray Bauduc, e persino il futuro big della musica leggera Mel Tormè,
oltre agli oriundi Joe Venturi e
Salvatore Massaro noto come Eddie
Lang, musicisti che negli anni quaranta
sarebbero stati i protagonisti del c.d.
Dixieland revival. Tra l’altro Joe Venuti
e Eddie Lang avrebbero dato il la’ alla
moda delle piccole formazioni di Jazz da
camera precorrendo Benny Goodman
che, a loro volta, molti anni prima, erano
state precedute dalle “small combinations”
costituite da Jelly Roll Morton il quale
potè avvalersi di quel formidabile clarinettista che era Volly De Faut. Ad Harlem
non era stato di certo dimenticato il Blues
che però era quì diventato anch’esso musica cittadina, cosi il Country Blues blues di campagna, un po per volta si
trasformava in City Blues - blues cittadino per cui, non più pochi spettatori presenti al momento dell’esecuzione, bensì un
folto pubblico che del Blues conosceva
soltanto quello che era interessato a conoscere, non più un chitarra e un traballante
pianoforte, bensì studi di registrazione,
chitarre accordate, pianoforti efficienti e,
naturalmente, case discografiche pronte a
ricavare utili non indifferenti da questa
popolarissima musica nera. Il Blues, come
il Jazz diveniva un fatto spettacolare a
New York ma anche nel Midwest con la
differenza che in città come Detroit e
Kansas City ad impugnare le redini del
Blues furono gli uomini del Jazz, nacque
una generazione di Blues shouters urlatori di blues che, senza saperlo,
furono i veri antenati del Blues di ogni
epoca, ma trovarono spazio anche i vecchi
Bluesmen che l’industria discografica si
era preoccupata di andare a scovare nel
sud attraverso i propri talent - scouts.
In buona sostanza erano quelli gli anni in
cui allo schiavismo si stava sostituendo
una altrettanto tragica condizione, quella
fatta di razzismo feroce e segregazione,
fenomeni che per decenni avrebbe infettato al pari di un male incurabile la Società
Nord Americana.
Campo de’ fiori
37
Giuseppa Toni,
un singolare modo di dipingere
di Ermelinda Benedetti
L’arte del dipingere, come per esempio
anche quella del cantare, spesso è frutto
di una qualità innata, di una predisposizione naturale. Ci si trova, così, a volte, di
fronte a persone, che pur non avendo mai
frequentato scuole di perfezionamento, ci
stupiscono con le loro opere. Il caso della
pittrice autodidatta Giuseppa Toni di
Magliano Sabino è alquanto particolare.
Qualcuno, qualche anno fa, lo definì addirittura “inquietante”. Certo è che dietro la
sua pittura spontanea si cela qualcosa di
più misterioso.
Purtroppo non ho ancora avuto l’opportunità di conoscerla personalmente e di
vederla all’opera, ma le testimonianze che
ho raccolto sono sufficienti a farmi credere che sia una persona speciale e che i
suoi dipinti esprimano qualcosa che va
oltre, rispetto a ciò che si percepisce semplicemente con gli occhi.
Peppa, diminutivo tipico, con il quale tutti
la chiamano confidenzialmente e affettuosamente, nasce nel piccolo comune della
Sabina il 17 maggio 1925. Cresce nelle
vicinanze del Santuario della Madonna di
Uliano, al quale è tuttora fortemente legata, e dove, di tanto in tanto, “va per ricaricarsi”, come dice lei stessa. Possiede una
piccola bottega nel centro del paese, una
di quelle caratteristiche della metà del
Novecento, dove si può trovare di tutto,
dai generi alimentari, alla merceria, ai casalinghi e così via. Un
evento tragico segna, però, fortemente la sua vita: la perdita del
figlio Fabio di soli venti anni. Un
duro colpo per una mamma. Ma
il rapporto tra Peppa e il figlio
sembra non essersi interrotto
così repentinamente, con la sua
scomparsa. Peppa, infatti, sostiene di essere rimasta in contatto
con il figlio e che sia stato proprio
lui, apparsole in sogno, a incitarla ad iniziare a dipingere, nonostante lei non lo avesse mai
fatto prima. “Ti aiuto io”, le
avrebbe detto Fabio. Peppa
sente, così, il bisogno di esaudire
il desiderio del figlio e trasforma
la sua vecchia bottega in un laboratorio di pittura, realizzando
dipinti in grande quantità e di
tutte le dimensioni. La sua prima
particolarità sta nel fatto che lei
scrive normalmente con la mano
destra, ma dipinge stranamente
con la mano sinistra. Inoltre, da
quando ha iniziato, ha usato
sempre e solo lo stesso pennello,
ormai vecchio e quasi completamente privo di peli, che, oltretutto, non
pulisce mai e nonostante questo i colori
non si mescolano tra loro. Non sarebbe lei
a dipingere, ma la sua mano, guidata da
una forza superiore, tanto che quando
dipinge sembra cadere in trans. Le sue
opere non nascono da un’idea, ma si formano a mano a mano che il colore viene
posto sulla tela, un colore abbondante,
che rimane in rilievo rispetto alla superficie
sulla quale si stende. Peppa, nella sua bottega-laboratorio, non è mai sola. Tante
sono le persone che si recano a farle visita, a tenerle compagnia e a chiederle
anche consiglio, perché “è come una
mamma, che sa risollevarti nei momenti
tristi, ti dà speranza”, mi raccontano Rita e
Stefania, che hanno un rapporto speciale
con lei. Peppa ha trascorso l’inverno a
Soriano nel Cimino, dalla figlia, e tutti, al
suo paese, ne sentono la mancanza e
aspettano che, con l’arrivo della buona
stagione, torni nella sua bottega a regalare dipinti e sorrisi a chi ne ha bisogno.
38
Campo de’ fiori
“Ogni ora del giorno, tutte le stagioni del cuore...”
Della Prof.ssa Maria Cristina Bigarelli
Questa è la copertina dell’ultima raccolta di poesie di Bruno Fiata, presentata nel mese di dicembre a
Caprarola, negli ambienti delle exScuderie di Palazzo Farnese, agli studenti e al personale docente
dell’IPSSAR.
Il titolo “Ogni ora del giorno, tutte le stagioni del cuore…” racchiude il significato
che l’autore, Bruno Fiata, ha voluto dare
nell’atto di rendere pubblica la sua raccolta di poesie. Pezzi di luce che attraverso la
feritoia della poesia passano squarciando il
buio dell’esistenza contemporanea, illuminando il cuore delle emozioni e dei sentimenti che oggi più che mai vengono sviliti
all’occhio del grande impulso dell’istintività, che ha sovvertito la ragionevolezza e la
consapevolezza del sé in nome del cinico
istinto programmato e ben organizzato da
numerose emittenti televisive o alcuni giochi da play-station più o meno accattivanti che non portano ad altro che a stimolare gli impulsi primordiali dell’essere, senza
far sviluppare la parte più preziosa e interessante di esso. Questi un po’ i sentimenti che hanno animato l’incontro. Presenti il
Dirigente Scolastico Prof. Bernardino De
Marino, la Vice-Preside Maria Giuditta
Moretti, l’Assessore alla Cultura e allo
Sport del Comune di Caprarola Luigi
Pecorelli e Barbara Mastrogiovanni della
redazione del libro. La raccolta di poesie,
edita da “La Caravella editrice” , si divide
in due parti. La prima è dedicata alla
nascita e alla morte, intitolata “Il tempo
che abitiamo”, la seconda, il cui titolo è
“Terra, Aria, Fuoco, Acqua” ci rimanda alla
semplice azione del guardare, dell’osservare e conseguentemente alla possibilità
di descrivere tutto ciò che ci circonda. Il
filo conduttore delle due parti della raccolta è il rispetto per la natura e per l’uomo,
la cui ispirazione può nascere da elementi effettivamente “banali”, successivamente identificabili con principi dagli alti vertici: talvolta basta “un ciocco di legno”, “un
gufo che spiega le ali”, “il vento”, che “sta
spirando”,”lo squillo di campane festose”,
“la pioggia”, per far percepire al poeta
“una richiesta di aiuto”. Non c’è un preciso periodo nel quale si possa provare un
sentimento, un’emozione…esse ci sono
sempre, dalla mattina alla sera, la notte,
col vento, col freddo, col sole…basta semplicemente raccoglierle… Le cose più semplici generano situazioni difficili, le cose
più difficili si confrontano con la semplicità
degli elementi naturali, tutto si trova, si
ritrova, si affronta e si confonde, per poi
emergere con delle emozioni mutevoli, ma
non inaffidabili, plasmabili, ma non definibili, perché ognuno di fronte alla fonte
ispiratrice, prova peculiari emozioni soggettive che taluni, più di altri, riescono a
trasmettere con un’opera d’arte, perché
dotati di un talento naturale, sviluppato
nel tempo, in questo tempo nel quale
abbiamo in dotazione strumenti che fanno
“somigliare” l’Umano al Soprannaturale e
di cui l’uomo stesso non può che esserne
grato. A tal scopo è ben introdotto il libro
dei poemi di Bruno con la celeberrima
frase “…fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e conoscenza!” La
prof.ssa Moretti e la Prof.ssa Gialloreti
hanno invitato tutti i presenti a leggere il
libro di poesie, meditandole, augurandosi
di poter “uscire” dalla lettura con un’emozione diversa, tale da poter essere da
sprone a vedere, con gli occhi del “poeta”,
il mondo nel quale viviamo, riscoprendone
la sua bellezza. Il suggerimento viene ribadito dall’Assessore Pecorelli che invita alla
riflessione per scoprire quanta sensibilità
c’è nel cuore di ognuno al fine di crescere
e di far maturare i propri sentimenti con
l’ausilio dei versi di Fiata. Momenti toccanti sono stati quelli in cui la Prof.ssa Moretti
e alcuni ragazzi hanno declamato i componimenti poetici con pathos ed espressività
soggettive che hanno arricchito di significato la versificazione stessa. Ognuno ha
interpretato il ruolo del poeta, pur leggendo quello che il Poeta Fiata ha saputo trasmetterci con i suoi toni eccezionali, di
ammirazione per la natura e per l’uomo,
talvolta con veli trasparenti di rimprovero
ed indignazione per gli atteggiamenti irriverenti che l’uomo stesso fa nei suoi confronti e quelli del suo habitat. Riflessioni,
emozioni, sentimenti che hanno indotto
molti studenti a costruire un dialogo aperto con il Vate. Fiata ha espresso gran
rispetto verso i giovani, che ha definito
“futuro della vita, un meraviglioso mare di
erba spesso circondato da un deserto. Il
vostro compito è quello di mandare segni
oltre, anche nel deserto, in maniera tale
che questo mare, con le sue idee ed i suoi
comportamenti, pian piano avanzi, rendendo sempre più esigua l’area desertica.”
Continuando il suo dialogo con i giovani
studenti, Bruno Fiata esprime con pacatezza un concetto che vuole sanare il gap
generazionale di cui tanto si parla: “ Non
pensiate che l’età possa essere motivo di
differenza tra i vostri pensieri, i vostri sentimenti, le vostre emozioni e quelli delle
persone più grandi di voi. In realtà non c’è
differenza nel sentire, nel provare sentimenti e sensazioni, perché il cuore che
batte dentro di voi è lo stesso che batte
dentro di noi. Le emozioni che voi vivete,
le viviamo anche noi. C’è soltanto una differenza sostanziale che spesso deriva dalla
frenesia della giovane età e nella presunta
calma degli adulti. La vita dà la possibilità
di riflettere, di guardare e approfondire…”.
La poesia è un mezzo che unisce chi scrive a chi legge arricchendo i sentimenti in
un confronto leale e gradevole, senza
alcuna vanagloriosa pretesa da parte di
colui che scrive…ed “il Poeta è colui che ha
la disposizione d’animo capace di recepire
le emozioni e di comunicarle,” come ha
esposto il Dirigente Scol. Prof. Bernardino
De Marino, che efficacemente ha definito
“la poesia un profumo che, a seconda
della pelle su cui cade, ha un variegato e
distinto effetto. La poesia è un unico seme
che, sparso in campi disparati, può dare
piante differenti unite dalla stessa origine”.
Quel seme fa nascere la commozione lirica
che fa sbocciare tanti fiori, le poesie, tanti
frutti, i desideri come quelli di Bruno Fiata:
“L’ultimo desiderio” scritto per sua moglie,
la donna che ama da più di quarant’anni.
Ancora una volta una traccia, un segno, un
indizio dei sentimenti di colui che compone delicatamente il canto, plasmando verbalmente la voce del cuore.
L’ultimo desiderio
Un nome
Un volto
Un’emozione.
Profondi più del mare
i tuoi occhi
Lontani più del cielo.
Si protende la mano
Si scansa l’orizzonte.
Una rosa
Una spina.
L’alba per vivere
Il tramonto per sognare.
Piena di stelle la notte.
Lo sguardo cerca la luna.
Il cuore Te.
Svaniscono nel buio
l’uomo
l’ombra,
i desideri.
Silenzio…
Restano i ricordi.
Campo de’ fiori
Nel Cuore
39
UN RICORDO CHE NON MUORE MAI.
Il 2 Aprile di quattro anni fa, Giovanni Paolo II raggiungeva la
Casa del Padre. Sentiamo di doverlo ricordare particolarmente in
questo giorno, ma la sua immagine dolce e serena, resta indelebile
nei nostri ricordi.
...”Ora non volo ma cammino assieme a te
a fianco a te. Io sono il tuo angelo
quello della tua anima, del tuo cuore
quell’angelo che ogni mattina ti sveglia con un bacio
e ogni notte, apre le sue ali per scaldarti il cuore”.....
Arrivederci Nonna
Letizia e Agnese
Civita Castellana, 1967 – Rossi Dante detto “Palommella” posteggiatore dell’A.C.V.: baffi primo
Novecento, occhiali da professore, atteggiamento cortese ma fermo, ecco come si presenta il
primo ed unico posteggiatore civitonico.
Lo abbiamo intervistato mentre stava allineando la Jaguar di un turista inglese, e siamo rimasti
sorpresi dal suo linguaggio mimico, accompagnato da frasi tronche e smozzicate di tipo internazionale: “Stop, ancor ancor, tres bien, più avan, ecc!”
“La soddisfa il suo lavoro?” abbiamo chiesto. “Certamente! Anche se a volte per l’inclemenza del
tempo richiede sacrificio”. “E quali sono i parcheggiatori più brontoloni ed esigenti?”. “Perugini
e ternani… cioè gli stessi rompicollo che vogliono sorpassarti a tutti costi sulle strade!”. “E i parcheggiatori più gentili?”. “I civitonici… anche se a volte vorrebbero fare i “portoghesi”, ma
Palombella li conosce a vista… e li pesca sempre”. “A proposito! Ci riferisca un episodio curioso
tra i tanti che le saranno certamente capitati”. “ Tempo indietro un distinto signore con una macchina targata Perugia, si rifiutava di pagare il posteggio e ne indicava il motivo: “Come? Dopo
che vi sfamo con i miei prodotti pretendete anche il pagamento?” Alle mie rimostranze volle
mostrarmi il contenuto delle scatole: minigonne a fantasia, femminili e maschili, ultimo grido per
le spiagge. Lì per lì mi venne l’idea di sradicare un alberello dalle aiuole vicine… ma poi prevalse la ragione ed il buon senso.”
Campo de’ fiori
40
RUMORI FUORI SCENA AL TEATRO DI RONCIGLIONE
Michael Frayn interpretato dall’ Associazione Culturale “il Collegio”
Alina Selegi
“Delizioso mulino XVI secolo; attrezzato
di tutti i confort del vivere moderno; stupendamente ammobiliato; affittasi per un
minimo di tre mesi. Rivolgersi all’ agenzia: Squire, Squire, Ackam e Dudley”. Se
cercate casa vi consiglio di non puntare
su questa: non sapreste cosa aspettarvi
o… CHI aspettarvi. A partire dall’ eccentrica vecchia governante, la signora
Clackett (Marta Federici), che, avendo il
pomeriggio libero, si fa sorprendere dall’
agente
immobiliare
Trampelmain
(Gabriele Morandi), venuto a far vedere
“il villino” alla giovane e bella Vichy
(Giorgia Verzari). Per seguire con i reali
padroni di casa che rientrano, ignari di
tutto: Philip e Flavia Brent (Simone
Balletti ed Elisa Angeli), una brillante coppia perseguitata dal fisco. Fino all’ anziano scassinatore pasticcione (Giuseppe
Mascini), che ingarbuglierà ulteriormente
l’intreccio. Questi sono i personaggi della
commedia sexy che il povero regista
Lloyd Dallas (Diego Lombroni) cercherà di
mettere in scena con la sua assistente
Poppy Norton Tylor (Milly Provinciali) ed il
suo direttore di scena tuttofare Tim
Allgood (Alessandro Giova). Con questo
esilarante e non poco difficile spettacolo i
ragazzi dell’ Associazione Culturale “Il
Collegio” tornano a sfidare se stessi sul
palco del teatro “Ettore Petrolini” di
Ronciglione. Con la regia di Simone
Balletti, le immancabili e insostituibili presenze di Mario Palozzi e Maria Stella Neri
(direttore e coordinatrice della compagnia) questi ragazzi tornano a cavalcare
la scena nei panni di un gruppo di attori
scalcinati che cercano di districarsi tra
amori improbabili, liti dietro le quinte,
bugie e inganni fino a giungere al disastroso estenuante ed isterico epilogo. Le
accese scenografie del grande scenografo prof. Mauro Passeri, realizzate dalla
“Emergency Exit” (composta da alcuni
degli stessi attori) anche questa volta non
passeranno inosservate. Da più di tredici
anni infatti la compagnia, nata come “I
ragazzi del collegio”, si diletta a trasformare adrenalina in emozioni ogni volta
che si apre il sipario. Per passione e dedi-
In alto da sx: Remo Stella, Diego Lombroni, Giulio Maltempi, Simone Balletti, Federico Dezi,
Fabrizio Mascini, Alessandro Giova, Simone Provinciali.
Al centro da sx: Elisa Angeli, Milly Provinciali, Marta Federici, Giorgia Verzari, Alice
Vigliani, Giulia Torselli, Lucia Palozzi, Cristina Urilli.
In basso da sx: Andrea Pinelli, Giuseppe Mascini, Gabriele Morandi, Francesco Pinelli.
zione propri di chi ama il teatro, un po’
per esibizionismo, ma soprattutto per
realizzare insieme un sogno e regalare al
proprio pubblico qualche ora di svago dai
problemi quotidiani, la compagnia si
destreggia tra i diversi grandi autori di
teatro tra cui Molière ,Goldoni, Lesage,
Ricciardi, Sforzano, Scarpetta, Christie e
Petrolini. Dal 1996 questi ragazzi sono
cresciuti e cambiati anche con il sostituirsi negli anni di alcuni elementi. Sempre
affiatatissimi tra loro, collaborano con
altre compagnie teatrali, partecipano ai
concorsi e spesso li vincono. Il grande
successo arriva nel 2006 con la messa in
scena del loro primo musical “Rugantino”
di Garinei e Giovannini, allestito nella
splendida cornice dei borghi medievali di
Ronciglione. Da quel momento è irrefrenabile l’ascesa della compagnia tra il
favore del pubblico, con un’altra commedia brillante di Ray Cooney, “Taxi a due
piazze”, magistralmente interpretata dalle
punte di diamante della compagnia; e l’o-
maggio che i ragazzi hanno voluto fare al
noto artista di origini ronciglionesi con lo
spettacolo “Petrolini è ancora quella
cosa”. Ed ora eccoli qui, di nuovo pronti
con uno spettacolo brioso e simpatico,
una commedia semplicemente fantastica
che si può guardare più volte sganasciandosi ogni volta dalle risate. “Rumori fuori
scena”, colma di situazioni deliranti,
mostra tanti luoghi comuni della vita dietro le quinte e riesce a trasmettere l’ansia
del debutto, l’eccitazione della tournee e
come cambiano le relazioni tra persone
quando diventano personaggi in scena.
Perciò per chi ha voglia di farsi una sana
e bella risata e di un livello di sensata
comicità, che rimane alto dall’inizio alla
fine della commedia, lo invito ad andare a
vedere questi ragazzi dell’Associazione
Culturale “Il Collegio” al teatro comunale
“Ettore Petrolini” di Ronciglione nei giorni
24\25\26 Aprile alle ore 21,00.
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Campo de’ fiori
41
L’ANGOLO DELL’AVVOCATO
COS’E’ LO STALKING
La parola stalking letteralmente significa
“caccia in appostamento, pedinamento
silenzioso“. In termini
psicologici, lo stalking è un complesso
fenomeno relazionale
che viene indicato
anche come “sindrodella Dott.ssa
me del molestatore
Ilaria Becchetti
assillante” ed indica
una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge
un’altra persona, spesso di sesso opposto,
perseguitandola ed ingenerando stati di
ansia e paura, che possono arrivare a
comprometterne il normale svolgimento
della quotidianità. Nel Protocollo d’intesa
contro lo stalking, firmato dai Ministri delle
Pari Opportunità e della Giustizia, si fa riferimento ad “atti persecutori, violenti, sessualmente finalizzati o vessativi verso vittime vulnerabili, non già diversamente tutelate”.
LO STALKER
Il soggetto attivo del reato è detto “stalker“ o “molestatore assillante” e
può essere un conoscente, un collega, un
completo estraneo, oppure, nella maggior
parte dei casi, un ex-partner. In genere gli
stalker agiscono, in quest’ultimo contesto,
per recuperare il rapporto precedente o
vendicarsi per essere stati lasciati. Alcuni
hanno semplicemente l’intento di stabilire
una relazione sentimentale perché, presumibilmente, mostrano gravi difficoltà nell’instaurare un rapporto affettivo significativo. Altri, invece, possono soffrire di gravi
disturbi mentali che li inducono a credere
con convinzione nell’esistenza di una relazione, che in realtà non c’è, o comunque
nella possibilità di stabilirne una. Altri,
ancora, molestano persone conosciute
superficialmente o addirittura sconosciuti
allo scopo di vendicarsi per qualche torto
reale o presunto. La persecuzione avviene
solitamente mediante reiterati tentativi di
comunicazione verbale e scritta, appostamenti, telefonate assillanti ed intrusioni
nella vita privata. Per il molestatore, la vittima, non è più un “soggetto” autonomo e
dotato di diritti, ma diviene l’“oggetto” su
cui investire i propri bisogni di riconoscimento e di attenzione.
Secondo le storie personali, familiari ed
affettive di ognuno, e a prescindere dalle
motivazioni poste alla base della nascita
dell’ossessione, lo stalker in generale
manifesta un’evidente problematica nell’area affettivo-emotiva, relazionale e comunicativa.
Il confine fra corteggiamento e stalking,
all’inizio, può essere impercettibile, ma
diventa significativo quando limita la vita
della vittima ponendola in una condizione
di allerta per la paura di un pericolo imminente.
L’evoluzione delle condotte persecutorie
risulta nel tempo ambivalente: a momenti
di apparente sottomissione e disperazione
si alternano atti improntati all’odio e ad
un’aggressività manifesta.
LA VITTIMA
Lo stalking vede, nella maggior parte delle
volte, donne vittime e uomini persecutori,
anche se non mancano casi inversi (il rapporto è di circa 3:1), uomini e donne che
in oltre l’80% dei casi si conoscevano o
perché ex partner (il 50% di tutti i casi) o
perché amici, o colleghi di lavoro. L’età
delle vittime varia dai 14-16 anni fino all’età adulta, mentre il fenomeno sembra
diminuire dopoi 50anni.
La vita di una persona perseguitata cambia radicalmente fino a impregnarsi di
paura per l’imprevedibilità di quello che
potrebbe accadere. La vittima si sente
costantemente controllata e “guardata a
vista”, è vessata da chiamate ed sms e
subisce continue umiliazioni per le scritte
oscene lasciatele sotto casa, sulla macchina, o per il danneggiamento delle proprie
cose. Tutto questo può provocare ansia,
insonnia fino a sfociare in un vero e proprio disturbo post traumatico da stress,
compromettendone l’attività lavorativa e le
relazioni sociali.
Alcuni studi hanno stabilito che lo stalking
si manifesta essenzialmente attraverso
due categorie di comportamenti:
1. le comunicazioni intrusive che includono
tutti i tentativi di comunicazione attraverso
telefonate, lettere, sms, e-mail o perfino
graffiti o murales;
2. i contatti, che si concretizzano sia tramite comportamenti di controllo diretto,
come ad esempio pedinare o sorvegliare,
sia mediante condotte di confronto diretto
come visite sotto casa o sul posto di lavoro, minacce o aggressioni.
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Campo de’ fiori
42
L’angolo del Bon Ton
La colomba di Pasqua
di Letizia Chilelli
Per l’Angolo Bon Ton di
questo mese, visto
l’avvicinarsi della festa
di Pasqua ritengo sia
molto utile regalarvi la
ricetta della colomba
pasquale. La quantità
degli ingredienti è per
una dose per circa 8
persone.
Ingredienti:
1,2 Kg di farina;
9 uova;
50 grammi di lievito di birra;
450 grammi di burro ammorbidito;
1 dl di latte;
300 grammi di zucchero;
1 limone (possibilmente non trattato);
300 grammi di frutta candita;
20 mandorle;
50 grammi di zucchero in granella;
sale;
burro e farina quanto basta.
Preparazione:
Sciogliete in 50 grammi di acqua tiepida, i
50 grammi di lievito di birra e impastatelo
poi con 120 grammi di farina. Formate una
palla infarinandola poi abbondantemente
e sulla superficie incidete una croce.
In una casseruola, fate intiepidire 2 litri di
acqua nella quale immergerete poi la palla
di pasta preparata in precedenza per circa
10 minuti. Passato questo tempo noterete
che la palla si staccherà dal fondo e galleggerà. Rigiratela di tanto in tanto per
altri 15 minuti. Sulla tavola (o spianatora)
disponete la restante farina, i tuorli un pizzico di sale, la scorza grattugiata del limone, i 250 grammi di burro ammorbidito, lo
zucchero il latte e la palla di pasta lievitata. Lavorate per 20 minuti questo composto (capirete che il composto sarà pronto
quando non si appiccicherà più alle mani).
Infarinate quindi il composto e mettetelo
in una ciotola molto capiente, copritela
con un canovaccio e lasciatela lievitare
possibilmente ad una temperatura di circa
25 gradi. Il composto deve aumentare il
suo volume di circa 1/3. Accendete il
forno. Impastate di nuovo il composto
aggiungendovi 75 grammi di burro, riponete di nuovo l’impasto nella ciotola e
lasciatelo lievitare finchè non avrà raddoppiato il suo volume. A questo punto
aggiungete all’impasto, amalgamando il
tutto, altri 75 grammi di burro e i canditi.
Imburrate ed infarinate lo stampo, modellatevi la pasta e copritela per altri 30 minuti con la carta da forno. Spennellate con il
tuorlo dell’uovo la superficie e cospargetevi sopra le mandorle e la granella di zucchero. Realizzate con mezza ciliegia l’occhio della colomba ed infornate in forno
caldo (a gas: 180 gradi, elettrico 200
gradi) per 10 minuti. Abbassate ora la
temperatura del forno di 10 gradi e cuocete per altri 30 minuti. La vostra colomba è
pronta per essere gustata da parenti e
amici. Accompagnate questo dolce con un
moscato servito ad una temperatura di 11
gradi. Vedrete che con questa ricetta sarà
proprio una dolcissima festa…
Non mi resta quindi che augurarvi una
serenissima Pasqua all’insegna di tanta
gioia e tanto amore!
(Ricetta tratta da “Il Pasticcere Insegna”
Fabbri Editori)
Campo de’ fiori
43
La “Bastiglia dello Stato Pontificio”
Ovvero il Forte Sangallo
Nel 1817, in alcune province dello Stato
Pontificio, venivano eseguiti molti arresti
per motivi politici. Il Governo credette,
così, opportuno formare un solo reclusorio
politico e sceglieva il Forte di Civita
Castellana, fatto erigere da Alessandro VI,
restaurato ed ampliato da altri Pontefici, in
particolare da Giulio II, stabilendo che
fosse l’unico a reclusione politica, anche
perché negli anni precedenti era servito
come bagno di pena per molti forzati. L’11
febbraio 1819 vi arrivava il primo convoglio di condannati politici. Al comando
della piccola guarnigione vi era il tenente
Lucarelli. Successivamente, il Governo
Pontificio decise di nominare un comandante del Forte, sotto il quale dovevano
sottostare tutti i detenuti, e, nel 1821,
Lucarelli fu sostituito dal capitano Trulli,
promosso poco dopo al grado di maggiore, il quale restò in carica fino al 10 agosto
1829, giorno della sua morte. Venne rimpiazzato dal Maggiore Ferdinando Cav.
Colasanti, il quale venne, poi, richiamato
altrove e cedeva il comando, il 22 novembre 1838, al capitano Luigi Cav. Labruzzi.
Il reclusorio fu un carcere duro, tanto da
essere chiamato “la Bastiglia dello Stato
Pontificio”. Vi soggiornarono molti patrioti
famosi, nomi ormai dimenticati, come i
fratelli Ricciotti. Giacomo Ricciotti fu con-
dannato
nel
marzo del 1822
al carcere duro
a vita, che fu
ridotto a vent’anni di detenzione, da scontare nel reclusorio di Civita
Castellana. Morì
il 2 giugno 1827, per una violenta setticemia provocata dai ferri arrugginiti che gli
cingevano costantemente i polsi e le caviglie. Fu seppellito sotto il pavimento della
Cattedrale di Civita Castellana nella notte
del 3 giugno. L’ospite più famoso fu, nel
1859, Giuseppe Rosi, soprannominato il
“poeta pastore”, per la facilità con cui
improvvisava rime. Grande patriota, partecipò ai moti del 1848, 1859 e 1870. Fu
capitano dello Stato Maggiore di Garibaldi.
Il suo busto si trova al Gianicolo, a Roma,
vicino alla statua di Garibaldi.
Nel febbraio del 1831 le province settentrionali dello Stato Pontificio si sollevarono,
coinvolgendo anche parte delle Marche e
dell’Umbria e creando un governo provvisorio. Una colonna dell’armata rivoluzionaria, al comando del generale Giuseppe
Sercognani, avanzò verso Roma con un
piccolo esercito di tremila uomini, male
armati e male addestrati, tra i quali si trovavano i fratelli Napoleone, il carbonaro
Michele Accursi, che, il 20 febbraio, cercarono di espugnare il reclusorio del Forte. Il
Cardinale Bernetti inviò a Civita Castellana
un reparto di volontari e ne affidò il
comando al tenente colonnello Lazzaroni.
I ribelli furono sconfitti e costretti alla
fuga. Alcuni condannati politici vennero
liberati, non per un atto di clemenza, ma
per gettare fumo negli occhi e sedare gli
animi. Nel 1870, una colonna del generale
Cadorna, in marcia verso Roma, puntò
nuovamente su Civita. La guarnigione del
Forte si arrese dopo una breve resistenza.
Finiva così la Bastiglia dello Stato
Pontificio.
di Francesca Pelinga
44
Campo de’ fiori
Foto pubblicata su Campo de’ fiori n. 57. Civita Castellana - Carnevale 1985.
Sono stati riconosciuti: In alto da sinistra: Davide Boninsegna, Luca Antonini, Giuliano Rossi, Roberto Pistola, Andrea Massaccesi,
Alessandro Longo, Andrea Purgatori.
In basso da sinistra: Elsa Drusiani, Tiziana Giandomenico, Silvia Paludi, Tamara Mastrangeli, Maruska Pistola, Barbara Migliorelli,
M.Luisa Matteucci, Simona Moretti, Daniele Bartocci.
Tra le tante foto del Carnevale Civitonico
pervenute in redazione, abbiamo deciso di
pubblicare quella di Bruno Sisti per la sua
originalità, l’armonia dei colori e la speciale
elaborazione.
www.campodefiori.biz
[email protected]
Campo de’ fiori
45
“…La cosa particolarmente buffa nei cocker è la loro andatura ondeggiante
quando sono di umore faceto; è come se delle piccole molle, avvitate sotto le
zampe, li proiettassero verso l’alto, ma dolcemente, senza sbalzi. Questo stesso
movimento agita anche le zampe e le orecchie come il rollìo con una barca e il
cocker, piccola nave simpatica che solca la terraferma, porta in questi luoghi
urbani un tocco marittimo di cui sono ghiotta…”
Da L’eleganza del riccio, di Muriel Barbery, il romanzo che ha venduto 700.000 copie
ed è stato il caso letterario del 2007 in Francia.
Il cocker della foto si chiama Cindy, è di razza pura, ed è stato messo al mondo in
provincia di Macerata. Appartiene ad Eleonora Zeroli di Bolsena, studentessa all’Università
di Perugia.
Cindy compirà 1 anno il 7 aprile.
Frau,
cucciolo femmina
di meticcio di due
mesi, abbandonato, attende un
padroncino che lo
coccoli.
Vaccinato.
Tel. 340.2265493
Femmina di un anno,
sterilizzata, docile,
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Sono quattro lupoidi femmine socievolissime di cui una sola
sterilizzata... La fabbrica dove sono sempre vissute chiuderà
a breve e hanno bisogno di una nuova casa. Per la loro
mole e per la vita che hanno condotto fino ad oggi, hanno
senz'altro bisogno di spazio.
Per contatti: 335/390939- 338/6907422
La Redazione di Campo de’ fiori si associa agli auguri
Nicole Selli ha ricevuto il
sacramento del battesimo l’8
Febbraio. Tanti auguri da
mamma, papà, il fratellino
Lorenzo e tutti quelli che gli
vogliono bene.
Tantissimi auguri a
Francesco Latini che compie
2 anni il 6 Marzo, da
mamma, papà, i fratellini
Simone, Federico e
Valentina, nonna e nonno.
Tanti
auguri a
Elisa
Crescenzi
che compie
6 anni l’11
Marzo
dalla
sorellina
Elena, da
mamma e
papà.
Tanti auguri a Per il 7 Marzo arriva
un trenino pieno di
Eleonora Di
coccole e auguri a
Cosimo
Niki
per il suo comper i suoi 18
pleanno, da mamma,
anni, da
papà, la sorellina
mamma, papà
Linda, nonna Maria,
e Vanessa.
zio Cosimo, zio Giovanni e zia Teresa.
Gianluca Petrucci di Civita Castellana
già laureato nel 2005 in Scienze
Ambientali, ha conseguito il 19
Febbraio il Dottorato di Ricerca
discutendo una tesi sulla
“Caratterizzazione dei tessuti
legnosi e analisi dei gas svolti”. Al
neo-dottore gli auguri da parte dei
famigliari e dalla Redazione di
Campo de’ fiori.
Tantissimi auguri di Buon
Compleanno a Gloria Mariani e
Eleonora Di Cosimo che hanno
compiuto 18 anni!!
Con tanto affetto Agnese,
Letizia, Claudia, Chiara,
Benedetta, Eugenia, Sara,
Gessica, Emiliano, Federico,
Stefano e Daniele.
Tantissimi auguri di buon
compleanno a Mattia
Rocchi che il 16 Marzo
compie 10 anni,
dai fratellini Daniele e
Gabriele, dalla mamma,
papà e tutti
i nonni e gli zii.
Tanti auguri a Luca e Mattia
che l’ 11 e il 27 marzo
compiono gli anni, da Sandro,
Maria Rita, Francesco,
Emanuele, Elisa e i nonni e le
caprette.
Sorpresa! Tanti auguri a Dado per il
suo ……settesimo compleanno dalla sua
mogliettina Kiara!! Auguri dalle tre
stelle Mattia, Daniele e Gabriele!!!
Tantissimi auguri
di buon compleanno al piccolo
Simone che il 9
Marzo ha
compiuto 6 anni.
Ti vogliamo tanto
bene mamma,
papà, babbo, nonni,
zii, Andrea e
Maria Grazia.
Volevo fare i
complimenti al
mio bravissimo
Emiliano che si
è laureato con
100/110!
Ti voglio bene.
Maria Rita.
Congratulazioni
a Piera
Pangallozzi che
il 24 Febbraio
si è laureata in
Scienze della
Comunicazione.
Con l’augurio
di una vita
piena di soddisfazioni,
mamma, papà, i nonni, gli zii, i cugini e gli amici.
Buon compleanno ad Alessio Francola
di Fabrica di Roma, che il 5 aprile
compie 10 anni. Tanti auguri ed un
mondo di bene da mamma, papà, il fratello Daniele, i nonni e zia Lele.
Tantissimi auguri buon
compleanno al piccolo Giulio
Pistola che compie 1 anno l’8
marzo,
dal fratellino Andrea, la
mamma Veronica, il papà
Alessandro e i nonni.
Tanti auguri a Eneide e
Giuseppe Martani che
festeggiano 50 anni di
matrimonio il 4 Aprile,
da Roberto, Piero,
Marina, Serena e
Alessia.
Tanti auguri a Lucrezia
che il 28 Aprile compie 3
anni da mamma, papà, il
fratellino Lorenzo, i nonni
e gli zii.
Ben arrivata nella nostra vita, sei la gioia di
mamma e papà
Tantissimi auguri al neo
dottore Davide Frate per
Tantissimi
aver conseguito la laurea
auguroni ad Asia
in Economia Aziendale!!
Ridolfi di
Oggi hai smesso di studiaCorchiano che
re... adesso ti tocca lavo- il 5 aprile compie
rare... ma che dici...ci vuoi
3 anni,
ripensare? L’abbiamo semdai genitori, i
pre saputo … sei GRANnonni e gli zii
DE!!! Congratulazioni da
Tanti auguri a Pasquetta
tutti i tuoi amici!!!!
Marconi in
Evangelista di
Corchiano che il 7
Aprile
raggiunge il grande
traguardo dei 100
anni.
Auguri dai figli Carlo
e Lidia, la nuora
Marilena, da tutti i
nipoti e pronipoti.
Tanti auguri da Danilo e Noemi a papà.
Tanti auguri a Lido
e Sira che il 27
Aprile festeggiano
il loro 59° anniversario di matrimonio.
Auguri dai figli
Marco, Mauro e
Marina, dalle nuore,
il genero, i nipoti e
i pronipoti.
Congratulazioni
alla Dott.sa
Ilaria Bertocci
che il giorno 13
Marzo ha conseguito la laurea in
Giurisprudenza.
Tanti auguri dai
genitori, dalla
sorella, il fidanzato, i nonni e i
parenti tutti.
Tanti auguri a Attilio e Marzia
che il 3 marzo hanno compiuto
8 anni di matrimonio,
dai figli Martina, Alberto e
Giada e dai genitori.
Tantissimi auguri ad
Eleonora Mascarucci
che compie 5 anni l’8
aprile. Dai genitori,
dal fratello, dai
nonni e dagli zii
Tanti auguri a Rinaldo ed
Alessandra che il 13 aprile
compiono 12 anni di matrimonio, dai figli Michele e
Tiziano e dai genitori.
Tanti auguri di buon compleanno a Erika Giorgetti
che il 26 Marzo compie
19 anni ! ….
Le amiche di Faleri
Un dolce pensiero a Giulia e
Aurora Di Niccola, le mie piccole
principesse. Vi voglio tanto
bene, mamma Tiziana.
Un augurio speciale ad Aurora
per i suoi 6 anni.
Tanti auguri al
piccolo Mirko
Ceccani
che il 23 aprile
compie 10 anni,
Congratulazioni
da papà,
vivissime a
mamma, nonno,
Eleonora
nonna, zii e zie.
Bernabei di
Corchiano che il
18
marzo si è laureata in Medicina e
Chirurgia con la votazione di 110 e
lode! Un abbraccio da mamma
Laura, papà Sergio, Luca e Anna
Maria.
Tantissimi auguri di buon
compleanno
alla piccola Giada
Crescenzi
che compie 1 anno
il 30 marzo,
dai nonni Anna e Gianni
e dalla zia Federica.
Tantissimi
auguri a
Luisa
Spadoni
per la sua
laurea e
per il suo
compleanno…
Ti voglio
bene!
50
Campo de’ fiori
Album d
Campo de’ fiori
Civita Castellana 1980/81 - In piedi da sx: Barbara Migliorelli, Alessia Sansonetti, Adriano Nelli, Marco Malatesta, Vincenza Guariglia Migliore,
..., Stefano Marcellini, Stefano Marziani, Dimitri, Stefano Guariglia Migliore, Guglielmo Rossi.
Seduti da sx: Simone Chilini, Federico Migliorelli, Sergio Annesi, Fabrizio Tomei, Fabio Annesi, Simona Tomei, Fabio Mozzicarelli, Simona
Belloni, Giuseppe Filoscia. Maestra Francesca Annesi
Campo de’ fiori
Civita Castellana - Scuola Gianni Rodari - Carnevale 1984 - In piedi da sx I°fila: Tiziana Valeri, Tiziana Profili, Graziella, Rosanna, Saverio,
Sara Rillo. In piedi da sx II° fila: Daniele, Riccardo Meraglia, Francesca D’Aquanno, Rita Germini, Federica Vitali, Luca Mozzicarelli, Giorgia
Mancini, Silvia Della Porta. In ginocchio da sx: Rachele Belloni, Moira Corciulo, Davide Manca, Arianna Piacentini, Stefano Guariglia Migliore.
Campo de’ fiori
51
dei ricordi
Campo de’ fiori
Civita Castellana
Partenza per la colonia
anno 1970-71
Foto del Sig. Ulisse Frezza
1.Katia
2.Paola Fantera
3. Quirino Quirini
4.Giovanni Frezza
5. Rosa Merlini Frezza (Assessore
ai servizi sociali)
6. Ricci
7. Paolo Frezza
8. Rosaria Frezza
9. Russo
10. Martelletti Anna Maria
11. Rosina
3
6
11
5
2
1
10
4
8
9
7
5
3
4
2
1
Campo de’ fiori
Civita Castellana
Carnevale 1970
La Rustica
Foto della Sigra.
Giovanna Patrizi
1. Aurelio Morganti
2. Aldo Serraglini
3. Palmiro Lanzi
4. Baiocco
5.Mei
Campo de’ fiori
52
Album d
Campo de’ fiori
Civita Castellana 1967 - Squadra Juniores Provinciali - 3° classificata
In piedi da sx: Fabio Patrizi, Danilo Brandi, Gian Paolo Pellegrini, Ivano Gabrielli, Massimo Ricci, Sandro Santori, Puddu, Fabrizio Flori.
In basso da sx: Fabrizio Sansonetti, Alberto Fabiani, Tonino Armagno, Mimmo Berardi, Amedeo Spitoni, Giulio Basili.
Campo de’ fiori
Civita Castellana - Via del tiratore
Da sx Checca Gabrielli, Santina Coracci e Francesca Tomei
Campo de’ fiori
Capranica anni ‘50
Matrimonio della famiglia Valentini
Campo de’ fiori
53
dei ricordi
9
1
6
3
2
4
5
11
13
14
7
8
12
17
15
10
18
16
Campo de’ fiori
Civita Castellana - Fine anni 50 - Sala Cicuti - Veglione di Carnevale - Foto della Sig.ra Lucia Midossi
1.Giuseppe Rita, 2. Liana Belloni, 3. Luisa Mossi, 4. Pina Rita, 5. Ada Mossi, 6. Lucia Mossi, 7. Giovanna Belloni,
8. Lucia Midossi, 9. Alfonsa Fantera, 10. Gianna, 11. Gino Fantera, 12. Lamberto Pagani, 13. Enrico Todini, 14. Eraldo Cingolani,
15. Franco Cingolani, 16. Erminio Boccini, 17. Isolo Mossi, 18. Nando Patrizi.
Civita castellana
1932
Nati nel 1926
Foto della
Sig.ra Rossi
Campo de’ fiori
54
Campo de’ fiori
Album d
Campo de’ fiori
Fabrica di Roma 1972 - Carnevale all’asilo delle suore
Campo de’ fiori
Fabrica di Roma anni ‘70 - scuola elementare classe mista. In alto da sx: FRanco Mattioli, Emilio Alessi, Massimo Panichelli, Giuseppe Tirittera,
Renzo Cencelli. In basso da sx: Danilo Baldassi, Luigi Ferri, Roberto Rapiti, Fernando Monfeli, Sabrina Alessandrini, Eleonora Puri, Rosella
Massaccesi. Maestra Capparella
Campo de’ fiori
55
dei ricordi
Campo de’ fiori
I fedeli di Carbognano in pellegrinaggio a Roma per l’Anno Santo del 1950
Campo de’ fiori
Carbognano - gli alleati accolti dagli abitanti del paese
60
Campo de’ fiori
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Campo de’ fiori
62
Oroscopo
ARIETE Se l’amore va
discretamente bene, il
lavoro non è da meno.
Certo è prevedibile qualche
ostacolo, ma hai la capacità e l’energia per superarlo, energia e carica che non mancano di
sicuro.
LEONE Mese molto positivo, con picchi di fortuna…
Puoi essere più sereno e
splendere della tua luce…
Grazie alle tue capacità
intuitive risolverai bene i
problemi che ti si presentano. Tuffati nel
lavoro adesso. L’amore c’è.
TORO E’ il momento di
realizzare un po’ delle idee
che ti frullano in testa. Dal
punto di vista economico
riuscirai a risolvere, almeno
in parte. Il coraggio non ti mancherà per
affrontare certe situazione. Ci sono cambiamenti.
VERGINE Il lavoro non va
per il verso giusto, occorre
una correzione di rotta.
Sarai comunque in grado di
fronteggiare i problemi,
che si manifestano anche
GEMELLI Questo mese
sarà ricco di risultati soddisfacenti. Le tue angustie
saranno attenuate e l’amore splenderà. Dovrai controllare un po’ di più le tue
nevrosi e la tua ansia, ma tutto sommato
è ok.
CANCRO Se avrai fatto
tesoro dei consigli, il lavoro, adesso, ti darà parecchie soddisfazioni.
Il momento è favorevole,
perciò datti da fare, molte opportunità ti si
offrono. L’amore ha un po’ rallentato, ma
va ancora bene. Non mollare.
negli affetti.
BILANCIA Devi fare in
modo che l’emisfero destro
del tuo cervello faccia pace
con il sinistro… I contrasti
con gli altri sono generati
dal tuo atteggiamento
spesso superficiale ed arrogante. Cerca di
normalizzare i tuoi alti e bassi.
SCORPIONE Occhio alle
questioni economiche. Per
il resto, sei riuscito a
domare situazioni un po’
pericolose. L’amore ed i
viaggi sono piuttosto favorevoli. L’energia arriva in gran quantità,
fanne buon uso.
SAGGITTARIO Il tuo
umore soffre un po’ per lo
stress. Tante sono le cose
da fare, perciò occorre che
ti organizzi meglio dando la
precedenza alle priorità. La
tua intolleranza e la tua irritabilità ti danneggiano, quindi calma. Un po’ di evasione è utile.
CAPRICORNO Esiste una
certa tensione nel rapporto
di coppia. Attenta al partner, difficilmente passerà
sopra…Devi chiederti se
vale la pena correre dei
rischi. Abbi cura di quel che hai e vai avanti nei tuoi progetti.
ACQUARIO
Contrasti
familiari, superabili con il
buonsenso. Non sottovalutare le avvisaglie di incomprensione. Momento delicato. Cerca di essere
disponibile e diplomatico. Non rovinare ciò
che, a fatica, hai costruito.
PESCI Ancora strasci e
tensioni che danno alla tua
vita un tono un po’ convulso. Rilassati, sii paziente. Il
lavoro ti impegna, ma ti
soddisfa. In amore non
correre, il partner potrebbe non gradire, e
poi, con la calma e la tranquillità, la vita si
gusta meglio.
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