Parrocchia Santa Maria Domenica Mazzarello Anno XI - n. 573 - 13 novembre 2011 - XXXIII settimana del tempo Ordinario Nuovo governo? Elezioni subito? Alcune riflessioni.. DISOCCUPAZIONE E PRECARIETÀ MINACCIANO LA DIGNITÀ UMANA La famiglia, nata dal patto di amore e di offerta totale e sincera di un uomo e di una donna nel matrimonio non è una realtà privata, chiusa in se stessa. Essa per sua propria vocazione offre un meraviglioso e decisivo servizio al bene comune della società. In effetti, la società non è una mera somma di individui, ma il risultato di relazioni fra persone, uomo-donna, genitorifigli, fra fratelli, che hanno il proprio fondamento nella vita familiare e nei vincoli di affetto che da essa derivano. Ogni famiglia offre alla società, attraverso i suoi figli, la ricchezza umana che ha vissuto. Con ragione si può affermare che la salute e la qualità delle relazioni familiari dipende dalla salute e dalla qualità proprio delle relazioni sociali. Il lavoro e la festa sono di particolare pertinenza e sono profondamente vincolati alla vita delle famiglie, influiscono sulle loro scelte, sulle relazioni fra coniugi e fra genitori e figli ed incidono sui vincoli della famiglia con la società e con la Chiesa. Con il lavoro l'uomo si sperimenta come soggetto, partecipe del progetto creatore di Dio. Perciò la mancanza di lavoro e la precarietà minacciano la dignità umana, creando non soltanto situazioni di ingiustizia e di povertà, che sovente degenerano in disperazione, criminalità e violenza, ma anche crisi di identità. È urgente che ovunque siano adottate misure efficaci, approcci seri e ponderati. È necessaria una risoluta e sincera volontà che porti a individuare soluzioni affinché tutti abbiano accesso ad un lavoro degno, stabile e ben remunerato, mediante il quale si santifichino e partecipino attivamente allo sviluppo della società, coniugando un lavoro intenso e responsabile con tempi adeguati per una ricca, proficua e armoniosa vita familiare. Un ambiente familiare sereno e costruttivo, con i suoi doveri domestici e i suoi affetti, è la prima scuola di lavoro e lo spazio più indicato perché la persona scopra le proprie potenzialità, coltivando, oltre al desiderio di migliorarsi, le sue più nobili aspirazioni. Inoltre la vita familiare insegna a vincere l'egoismo, ad alimentare la solidarietà, a non disprezzare il sacrificio per la felicità dell'altro, a dare valore al buono e al giusto, e ad applicarsi con convinzione e generosità alle aree del benessere comune e del bene reciproco, essendo responsabili di fronte a se stessi, agli altri e all'ambiente. La festa, a sua volta, umanizza il tempo volgendolo all'incontro con Dio, con gli altri e la natura. Perciò le famiglie hanno bisogno di recuperare l'autentico senso della festa, specialmente la domenica, giorno del Signore e dell'uomo. Nella celebrazione eucaristica domenicale, la famiglia sperimenta qui e ora la presenza reale del Signore Risorto, riceve la vita nuova, accoglie il dono dello Spirito, accresce il suo amore per la Chiesa, ascolta la divina Parola, condivide il Pane eucaristico e si apre all'amore fraterno. FAMIGLIA, SCUOLA E CITTÀ, LUOGHI FONDAMENTALI PER COSTRURE LA PACE La pace locale è un contributo obbligatorio per arrivare alla pace universale. Sappiamo che l'uomo è un essere sociale fatto per vivere in comunità. Ed è in primo luogo nella comunità che è una piccola società, che noi dobbiamo trovare modelli o insegnamenti per vivere in pace. La famiglia. Se l'uomo deve imparare ad essere umano, è nella famiglia e non altrove che egli comincerà a farlo. La famiglia è lo spazio privilegiato del primo incontro con gli altri. Imparare a vivere in famiglia è dunque una priorità. La scuola è il luogo dove i bambini imparano a comportarsi come esseri sociali. Il bambino ha bisogno di una cultura e di conoscenze diversificate. Tuttavia, la scuola mancherebbe alla sua missione se proponesse soltanto un insegnamento teorico dimenticando di promuovere l'introduzione ad una vita comune serena, necessaria alla pienezza di ogni individuo. Perciò dobbiamo profondere tutti i nostri sforzi affinché i bambini imparino a vivere insieme nel rispetto delle legittime differenze, e facciano l'esperienza della fraternità e dell'amicizia. La saggezza non nasce unicamente da un accumulo d’informazioni; essa è il frutto dell'esperienza e di una arte di vivere, e per i cristiani essa è un dono di Dio. Non si tratta dunque solamente di sapere per potere, ma di sapere per servire, di sapere per essere con gli altri in pace. In un mondo profondamente diviso, minacciato da violenti confronti multiformi, la scuola può formare agenti di pace e promuovere una cultura del dialogo aperto all'autocritica. La scuola può in tal modo combattere, secondo i suoi modi e mezzi, situazioni di grande disuguaglianza, esigere che i diritti umani siano ovunque rispettati e soprattutto può educare a comprendere ciò che noi siamo: una unica famiglia umana!. La famiglia e la scuola si trovano in quella che potremmo chiamare la città. Il nostro mondo è sempre più urbanizzato e la città è divenuta il luogo dove vive la maggioranza dei nostri contemporanei. Essa è divenuta in modo contraddittorio il luogo dove si esprimono e vivono la più raffinata cultura e la più grande violenza, il luogo della ricchezza e quello della povertà. Occorre adoperarsi affinché la città, il paese o il quartiere, siano veramente umani. Al suo interno la comunità di persone che la costituiscono, sia sensibilizzata all'accettazione vitale di fondare la propria esistenza su principi positivi che derivano dalle rispettive culture, portando ad una cultura della pace e bandendo ogni forma di violenza. La costruzione e l'edificazione della pace che utilizzano le tre entità: famiglia-scuola-città, può condurre ad una cultura della pace che può influenzare, più estesamente, il vivere insieme armonioso delle nazioni. LETTERA DEL CARDINAL VICARIO AI PRETI E A TUTTI GLI OPERATORI PASTORALI Carissimi, domenica 13 novembre il calendario della diocesi prevede, come sapete, la “Giornata di Avvenire e dei media diocesani”. Un appuntamento per nulla rituale, nient’affatto estraneo all’itinerario della verifica pastorale sull’iniziazione cristiana su cui si sta svolgendo il nostro lavoro di riflessione comune. È infatti sul terreno educativo che i mezzi di comunicazione giocano un ruolo di rilievo, un ruolo non di rado dis-educativo. Come ho già avuto modo di dirvi nell’incontro con il clero del settembre scorso, il clima pesante che viviamo quotidianamente - con tanti problemi specchio di una profonda crisi di valori - è alimentato ogni giorno dai mezzi della comunicazione che evidenziano quasi esclusivamente ciò che divide, che logora e genera sconforto e sfiducia. Ma è in questa realtà, pur con le sue implicazioni negative, che occorre incarnare la propria testimonianza di fede e sollecitare i laici, le famiglie, i giovani ad un apostolato attivo. E in questa realtà occorre invitare a scorgere i segni di speranza, che pure esistono e sono numerosi; invitare a saper leggere i segni dei tempi per alimentare la propria capacità di visione e di profezia. Per accompagnare le nostre comunità in questo impegno Avvenire è ormai uno strumento indispensabile. Colpisce che, nonostante sia diventato una voce sempre più autorevole nel panorama informativo nazionale e nonostante si proponga come strumento di informazione “altra” rispetto ad un coro dei media spesso omologato ad una cultura relativista, sia ancora poco valorizzato nella comunità ecclesiale. Possiamo fare di più, soprattutto noi sacerdoti, per promuoverne la diffusione e la lettura al fine di favorire la crescita di un laicato maturo al servizio della società. Non può sfuggire, in questo impegno di servizio pastorale e culturale, il lavoro di Roma Sette, dorso diocesano di Avvenire, e della testata on line Romasette.it. Se da un lato i due strumenti sono ovviamente chiamati a dar conto delle iniziative promosse dalla diocesi a beneficio di tutta la comunità diocesana, è però innegabile la crescente attenzione alle parrocchie e lo sguardo attento ai problemi che vive la città, in particolare le famiglie e i giovani. Il settimanale, tra l’altro, proporrà nel tempo di Avvento quattro numeri speciali a 6 pagine proprio per presentare alcune esperienze sull’iniziazione cristiana che potranno così essere portate a conoscenza di tutta la comunità diocesana. Per quanto riguarda Romasette.it, è di indubbio interesse l’opportunità di approfondimento offerta dalle rubriche, in particolare quelle sui temi dell’economia e della comunicazione affidate ad esperti come Fabio Salviato ed Elisa Manna. È poi da sottolineare l’imminente apertura ai social network con l’attivazione della pagina di Romasette.it su Facebook, che consentirà una maggiore vicinanza al pubblico giovanile. Novità che permettono ai media diocesani di stare al passo con i tempi. Per questi motivi, in vista della Giornata del 13 novembre, vi rinnovo l’invito a sostenere Avvenire e i mezzi di comunicazione diocesani, favorendone una promozione capillare nelle vostre comunità. Con sentimenti di affetto paterno, vi benedico nel Signore, AGOSTINO CARD. VALLINI Vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma NOTIZIE DAL BURKINA FASO Cari amici, Sono lieto di annunciarvi che abbiamo iniziato l’anno scolastico lunedì 24 ottobre 2011. L’effettivo generale degli studenti è di 17 celibi, 35 coppie e 67 bambini. Dopo due giorni di sistemazione, gli studenti hanno avuto 3 giorni di ritiro spirituale puoi abbiamo fatto la raccolta del riso, del granturco, della saggina, del miglio.. che durante le vacanze scorse alcuni studenti del secondo anno hanno coltivato. Quest’anno la raccolta è molto scarsa a causa della siccità. Alla Festa di Tutti i Santi abbiamo battezzato il primo bambino dell’anno scolastico. Il figlio di Elia e di Pasqualina è nato il 26 Novembre e si chiama: Narcisse. Novembre è il primo anniversario della visita storica di Mons. Ponzoni nel nostro Centro. Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare tutti voi, nostri cari e generosi benefattori per il vostro sostegno provvidenziale. Con la vostra preziosa offerta avete contribuito grandemente a migliorare la qualita della vita dei bambini del Centro principalmente per l’alimentazione, la cura medica, l’aquisto dei giocattoli e altri materiali educativi. Gli studenti sono molto orgogliosi dei letti che gli avete dato. Don Pasquale, l’economo del Centro fa una buona gestione delle somme che ci inviate come segno della vostra cooperazione ecclesiale. Vi ringraziamo di cuore e auguriamo il proseguimento della cooperazione interecclesiale ispirata dallo Spirito Santo. Con affetto in Cristo, Don Alphonse Kabore XXXIII domenica per Annum A ANTIFONA D'INGRESSO Dice il Signore: “Io ho progetti di pace e non di sventura; voi mi invocherete e io vi esaudirò, e vi farò tornare da tutti i luoghi dove vi ho dispersi”. (Ger 29,11.12.14) COLLETTA Il tuo aiuto, Signore, ci renda sempre lieti nel tuo servizio, perché solo nella dedizione a te, fonte di ogni bene, possiamo avere felicità piena e duratura. O Padre, che affidi alle mani dell’uomo tutti i beni della creazione e della grazia, fa’ che la nostra buona volontà moltiplichi i frutti della tua provvidenza; rendici sempre operosi e vigilanti in attesa del tuo giorno, nella speranza di sentirci chiamare servi buoni e fedeli, e così entrare nella gioia del tuo regno. Per il nostro Signore Gesù Cristo... PRIMA LETTURA (Pr 31,10-13.19-20.30-31) La donna perfetta lavora volentieri con le sue mani. Dal libro dei Proverbi Una donna forte chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore. In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto. Gli dà felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita. Si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani. Stende la sua mano alla conocchia e le sue dita tengono il fuso. Apre le sue palme al misero, stende la mano al povero. Illusorio è il fascino e fugace la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare. Siatele riconoscenti per il frutto delle sue mani e le sue opere la lodino alle porte della città. SALMO RESPONSORIALE (Sal 127) Rit: Beato chi teme il Signore. Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie. Della fatica delle tue mani ti nutrirai, sarai felice e avrai ogni bene. La tua sposa come vite feconda nell’intimità della tua casa; i tuoi figli come virgulti d’ulivo intorno alla tua mensa. Ecco com’è benedetto l’uomo che teme il Signore. Ti benedica il Signore da Sion. Possa tu vedere il bene di Gerusalemme tutti i giorni della tua vita! SECONDA LETTURA (1Ts 5,1-6) Non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro. Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési Riguardo ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte. E quando la gente dirà: «C’è pace e sicurezza!», allora d’improvviso la rovina li colpirà, come le doglie una donna incinta; e non potranno sfuggire. Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro. Infatti siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre. Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri. CANTO AL VANGELO (Gv 15,4.5) Alleluia, alleluia. Rimanete in me e io in voi, dice il Signore, chi rimane in me porta molto frutto. Alleluia. VANGELO (Mt 25,14-30) Sei stato fedele nel poco, prendi parte alla gioia del tuo padrone. Dal Vangelo secondo Matteo In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”». PREGHIERA DEI FEDELI Consapevoli della fiducia che il Signore ha riposto in noi, ma anche della nostra fragilità e dell’incapacità a far fruttificare i doni che ci ha affidato, chiediamogli di aiutarci ad essere come lui ci vuole. Preghiamo dicendo: Ascoltaci Signore. • Perché la Chiesa ami ogni uomo con il cuore di Cristo e annunci il Vangelo sino ai confini del mondo. Preghiamo. • Perché chi è impegnato nelle strutture politiche e sociali si apra al contributo di tutti, collaborando con gli uomini di buona volontà per il bene comune. Preghiamo. • Perché coloro che hanno udito la chiamata del Signore la accolgano e la custodiscano nel cuore, per donarsi agli uomini secondo i disegni di Dio. Preghiamo. • Per i giovani che sprecano i loro talenti nell’edonismo e nel disimpegno, perché il Signore li renda consapevoli del fatto che la loro esistenza è preziosa ed è un dono da far fruttificare. Preghiamo. • Perché nella nostra comunità vengano valorizzati i doni di tutti i suoi membri e si viva nella gioia della comunione fraterna. Preghiamo. Ascolta le nostre preghiere, o Padre, e sostienici con il tuo aiuto, perché ogni nostra azione abbia in te il suo inizio e in te il suo compimento. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. PREGHIERA SULLE OFFERTE Quest’offerta che ti presentiamo, Dio onnipotente, ci ottenga la grazia di servirti fedelmente e ci prepari il frutto di un’eternità beata. ANTIFONA DI COMUNIONE Il mio bene è stare vicino a Dio, nel Signore Dio riporre la mia speranza. (Sal 73,28) “In verità vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato”. (Mc 11,23.24) PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE O Padre, che ci hai nutriti con questo sacramento, ascolta la nostra umile preghiera: il memoriale, che Cristo tuo Figlio ci ha comandato di celebrare, ci edifichi sempre nel vincolo del tuo amore. Il nuovo libretto dei canti.. CANTIAMO AL NOSTRO DIO Il Concilio Vaticano II con parole mirabili definisce la liturgia “culmine e fonte” da cui promana la vita della Chiesa e questo in modo tutto particolare lo riferisce all’Eucarestia. Comprendiamo bene che ogni volta che “celebriamo” mettiamo in gioco qualcosa di veramente grande. Dico “celebriamo” perché il sacerdote presiede ma è tutta l’assemblea dei fedeli che viene coinvolta in una “partecipazione attiva”, è sempre il Concilio che ce lo dice! Celebriamo: il che non vuol dire che nella liturgia tutti o la maggior parte debbano fare qualcosa, bensì “partecipazione attiva” perché tutti, sacerdoti e fedeli, veniamo coinvolti in un dinamismo che ci trasforma, attiva è la disponibilità fattiva a lasciarci trasformare che ci rende attori nuovi non tanto e solamente nel “gesto sacro” ma nella vita. La partecipazione attiva inizia nella Celebrazione ma non si riduce ad essa, la Messa non finisce ma continua.. Ite missa est.. transformati andiamo a trasformare il mondo. Dicevamo: ogni volta che “celebriamo” mettiamo in gioco qualcosa di veramente grande! Ecco, questo non lo dobbiamo mai dimenticare.. e chi nella Liturgia svolge un ministero dovrebbe aiutarci a fare questa memoria trasformante.. Direte ma questa pomposa premessa cosa c’entra col libretto nuovo dei canti? C’entra! C’entra!! Perché la musica ed il canto sacro, adatto e ben fatto, sono strumento indispensabile affichè questa partecipazione attiva possa divampare! Lo scorso anno nella verifica diocesana sull’Eucarestia siamo stati richiamati dal Cardinale Vicario a curare e custodire il canto sacro nelle nostre Messe domenicali. Ecco perché l’Ufficio liturgico diocesano con il contributo delle parrocchie ha elaborato questo nuovo libretto dei canti raccogliendo la ricchezza delle varie realtà (anche noi abbiamo fatto la nostra parte vedi Appendice al libretto) per metterla al servizio della comunione. Dobbiamo dire grazie a Mons. Marco Frisina che ha elaborato la buona sintesi che è tra le nostre mani! Perché cantare? La presentazione alla nostra comunità del nuovo libretto diocesano diventa occasione per ribadire alcuni punti fermi che devono educare il nostro cantare come coro e come assemblea. RIFLETTIAMO.. Il fine della musica sacra resta sempre il raggiungimento di una elevazione spirituale e di un rapporto interiore con Dio; nella musica liturgica, cioè nella musica usata per le celebrazioni, tutto questo diviene più oggettivo, universale, semplice, puro, non legato a gusti del momento, capace di far sentire dentro di essa tutti i duemila anni di arte cristiana e nello stesso tempo capace di essere musica di oggi. La musica sacra scritta per la liturgia deve sempre rispondere ad alcuni criteri: il testo: deve essere sempre sacro e comunque teologico; la qualità musicale: la musica per la liturgia deve essere sempre di qualità alta proprio per il suo uso: nella lode a Dio si dà il meglio!!! Diciamo no! a canzonette, fossero anche simpatiche e significative, forse le potremmo usare a scopo catechetico o di vita di gruppo ma non nell’azione sacra; la semplicità: il canto liturgico è canto di popolo.. popolo radunato per pregare, non dimentichiamo che anche il coro fa parte dell’assemblea. Qualità non fa rima con Complessità! La musica per la liturgia che deve poter essere sempre comprensibile ed eseguibile alla maggior parte.. l’efficacia: un canto liturgico che non muove il cuore verso Dio (che solo è allegro, che solo fa sentire gruppo, è giovanile.. e tanti altri limitati parametri..) non coglie la sua finalità. Se addirittura disturba o per la sua astrusità o per la sua complessità o per il suo stile troppo fuorviante, è al di fuori della sensibilità dell’assemblea, è da evitare; il rispetto della struttura delle celebrazioni: la musica è per la liturgia e non viceversa. Forse tante altre cose si potrebbero dire e molte sono ribadite dai vari documenti pastorali della Chiesa universale e diocesana.. pensiamo che questi siano le cose principali.. basilari.. Ci auguriamo che anche questo piccolo tassello nell’imminenza della MISSIONE POPOLARE PARROCCHIALE possa essere un aiuto ad alimentare e vivere la nostra fede in Lui.. per la vita nostra e dei fratelli! La Bellezza.. Coltivate la bellezza nelle vostre vite, cercatela in quello che fate: vivrà in voi! La bellezza è la voce di Dio, è espressione della Sua purezza e della Sua energia. Risiede già in voi ma è nascosta sotto una coltre di dubbi, paure (specialmente!) ansie e preoccupazioni e pensieri e distrazioni. Apritevi e lasciatela respirare. Chiede solo un po’ di aria. La bellezza è il respiro di Dio, il soffio del Suo Spirito. Dio si riposa in ciò che è bello. Offritegli questo ristoro ! Pensate: essere la consolazione di Dio ! di ROBERTA ARINCI Il valore della musica.. «Il fine e la causa finale della musica non dovrebbero mai essere altro che la gloria di Dio e la ricreazione della mente. Se non si bada a questo, in verità non c'è musica, ma solo grida e strepito». È questo il monito che JOHANN SEBASTIAN BACH indirizzava ai suoi allievi, lui che alle sue partiture imponeva la sigla S.D.G., cioè Soli Dio Gloria, convinto che la musica avesse come scopo la glorificazione divina e, in finale, spesso aggiungeva J.J., cioè Jesu Juva, "Gesù, aiuta!". Sono molti gli spunti che queste sue poche parole ci offrono, a partire dall'amara constatazione sulla musica sgraziata che troppo spesso si eleva a Dio anche nelle nostre chiese. C'è, poi, la cattiva (o inesistente) educazione alla musica all'interno delle nostre scuole. C'è la degenerazione della musica, non di rado ridotta solo a "grida e strepito", generatrice di alienazione e di eccessi. Ma al di là di tutto questo, Bach ci invita a ritrovare l'armonia come segno teologico e umano. La musica ci può aprire una finestra sul divino e sul mistero e può trasfigurare la mente e il cuore. «Dove c'è la vera musica, non ci può essere cattiveria», diceva CERVANTES nel Don Chisciotte. Preghiamo per la Missione popolare.. Gesù Cristo,Tu sei l'unico Salvatore del mondo, Tu sei la Via, la Verità, la Vita! Noi ti preghiamo per la Missione Popolare nella nostra Comunità parrocchiale. Mostraci i tesori della Tua sapienza, riscaldaci con il fuoco dello Spirito Santo. Facci conoscere il Padre, rendici Tuoi veri discepoli. Accresci in noi il desiderio e l'impegno di essere simili a Te. Concedici la grazia di accogliere i Missionari con grande spirito di Fede, sicuri che, ascoltando loro, ascoltiamo Te. Gesù Cristo, per intercessione di Maria, Tua e nostra Madre, di Santa Maria Domenica Mazzarello nostra patrona, fa che per mezzo di questa Santa Missione Popolare nel nostro quartiere venga il Tuo Regno! Amen. La MISSIONE POPOLARE PARROCCHIALE dal 27 novembre all’8 dicembre è evento di Grazia che mi riguarda! Grazie a chi ha capito che anche l’annuncio del vangelo ha dei costi! Continuano le offerte straordinarie per i costi della missione popolare parrocchiale. Il gruppo di catechesi “SARETE MIEI TESTIMONI” ha integrato l’offerta già data di altre €5, alcuni fedeli hanno offerto €30, €50, €20. TEOLOGIA SOLUBILE 2 Dopo la premessa e la spiegazione della scorsa settimana offriamo oggi la seconda puntata della nostra rubrica.. facendo un secondo passo nel SIMBOLO della nostra fede.. Credo.. in un solo Dio.. Si introduce qui la prima delle tre persone della Trinità. Quella, se vogliamo, più vicina all’immaginario di tutti i popoli della terra, il "Creatore". Ma il cristianesimo proprio dall’inizio comincia ad imporre la sua differenza. Sono poche le religioni che si sono permesse di dire "credo in un Dio". I romani, i greci, moltissimi popoli dell’antichità non dicevano "credo in un Dio" perchè non pensavano che la propria religione fosse esclusiva. Diciamo che non è che ci credessero - fossero convinti - veramente. Per cui a Roma antica la stessa persona poteva sacrificare a Giove e a Mitra e Belenos (il Dio celtico del sole), senza sentirsi in contraddizione. La speranza era che almeno uno di questi fosse quello giusto che concedesse quella fortuna sperata. Uno dei motivi per cui il cristianesimo è stato così ferocemente avversato all'inizio della sua storia è proprio questa sua pretesa di esclusività. Diciamo di serietà!!! Un solo riduce ancora di più il campo. Non sono molti dèi, non sono tre dèi, ma è uno solo. Questo spazza il campo da "tutte le religioni sono uguali" e le sciocchezze New Age stile "Dea della Terra". Chi non crede che ci sia un solo Dio non è cristiano. ATTENZIONE.. anche chi non può fare a meno del proprio lavoro, o pensa che la cosa più importante siano i soldi; chi adora il sesso o forme disordinate di piacere; chi farebbe tutto per il potere, fosse anche il potere in un ufficio, un comitato o una parrocchia sta di fatto adorando altri dèi. Usura, Lussuria e Potere, li chiamerebbe un famoso poeta. Non crediamo di esserne immuni. Sono dèi crudeli, e di tanto in tanto ci inginocchiamo ad essi. Dio non è la cosa più importante. Dio è tutto, e tutto il resto arriva da lui. "La verità è che il mondo moderno ha subito un disfacimento mentale molto più rilevante di quello morale". GILBERT KEITH CHESTERTON, La mia fede Giorno DOMENICA 13 LUNEDÌ 14 MARTEDÌ 15 MERCOLEDÌ 16 GIOVEDÌ 17 VENERDÌ 18 DOMENICA 20 Appuntamenti della settimana h. 10,15 Catechesi familiare IO SONO CON VOI h. 10,15 Catechesi SARETE MIEI TESTIMONI 1 h. 11 ADORAZIONE ANIMATA DA VENITE CON ME e SARETE MIEI TESTIMONI 3 h. 11 secondo incontro del dopo-Cresima h. 11,30 Catechesi familiare VENITE CON ME h. 11,30 Catechesi SARETE MIEI TESTIMONI 2 h. 11,30 Catechesi familiare SARETE MIEI TESTIMONI 3 h. 18,30 PREGHIERA CARISMATICA comunità carismatica Gesù Risorto h. 10 incontro di settore per i preti h. 16,45 ADORAZIONE ANIMATA DA VENITE CON ME h. 16,45 Catechesi familiare IO SONO CON VOI h. 16,45 Catechesi familiare VENITE CON ME h. 19 CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE h. 9, h. 18,45 Lectio Divina h. 15,30 - 18 il GRUPPO S.M.D. MAZZARELLO ti aspetta.. h. 16,45 catechesi SARETE MIEI TESTIMONI 1 e 2 h. 16,45 catechesi familiare SARETE MIEI TESTIMONI 3 h. 18,30 ADORAZIONE EUCARISTICA h. 18,30 CAMMINO DI CRESCITA comunità carismatica Gesù Risorto h. 17 - 19 CIRENE: Accoglienza indigenti e centro d’ascolto h. 19,30 gruppo adolescenti IO HO SCELTO VOI h. 21,30 itinerario in preparazione al MATRIMONIO CRISTIANO h. 10,15 Catechesi IO SONO CON VOI h. 10,15 Catechesi familiare SARETE MIEI TESTIMONI 1 h. 11 terzo incontro del dopo-Cresima h. 11,30 Catechesi VENITE CON ME h. 11,30 Catechesi familiare SARETE MIEI TESTIMONI 2 h. 11,30 Catechesi SARETE MIEI TESTIMONI 3 PARROCCHIA SANTA MARIA DOMENICA MAZZARELLO PIAZZA SALVATORE GALGANO, 100 - 00173 ROMA TELEFONO 06.72.17.687 FAX 06.72.17.308 E MAIL: [email protected] [email protected] www.vicariatusurbis.org/santamariadomenicamazzarello/ LA DOMENICA LA MESSA FESTIVA È H. 10, H. 12, H. 17, H. 19 IL SABATO LA MESSA FESTIVA È ALLE H. 18 NEI GIORNI FERIALI LA MESSA È ALLE H. 8.30 e H. 18 CONFESSIONI: MEZZ’ORA PRIMA DELLA MESSA SEGRETERIA: da lunedì a venerdì dalle h. 17 alle h. 19,30