dai giovani per i giovani
lunedì 10 gennaio 2011
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N° tribunale QUOTIDIANO GIOVANI 292/2010 del 22.6.2010
Fabio Caressa racconta
l’Afghanistan
Per due settimane, il telecronista sportivo più
famoso della piattaforma di Sky, è stato nel
lontano Afghanistan per un reportage sui militari
italiani impegnati in quel paese distrutto dalla
guerra.
Cinema
In arrivo i
Golden Globe 2011
03
Intervista esclusiva
a Paolo Di Caro
Musica
Il Direttore dell’Agenzia Nazionale per i Giovani ha
risposto ad alcune nostre domande, fermandosi a
riflettere sull’attuale condizione dei giovani ragazzi
del nostro paese.
Jovanotti-Cattelan,
per “Ora”
06
Se non vi piace la storia,
non andate a Varsavia
Una delle città europee maggiormente distrutta e
fiaccata psicologicamente dalla seconda
guerra mondiale, è stata in grado di lanciarsi nel
terzo millennio con uno spirito di rinascita senza
eguali.
Gossip
L’Eros di Michelle
19
Come combattere l’acne
L’acne è un disturbo tipico della gioventù?
Si, ma ci sono anche fattori psicologici che possono
scatenare questo problema, a qualunque età.
Vediamo come si può sconfiggere.
22
Sport
Dan Peterson torna
a sedersi in panchina
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ditoriale
Buongiorno ragazzi e… buon inizio settimana!
Numerose, come sempre, le notizie del Quotidiano Giovani.
In questo numero abbiamo aperto con Fabio Caressa, il famoso cronista calcistico di Sky, che è stato di recente in Afghanistan per un reportage sui militari italiani
impegnati lì nella missione di pace.
A seguire un fatale fatto di cronaca dalle lontane Filippine e un bando di lavoro piuttosto “bizzarro” dalla Francia.
E ancora: un’intervista esclusiva al direttore dell’Agenzia Nazionale per i Giovani, Paolo di Caro, il quale – insieme a noi – si è soffermato a riflettere sull’attuale condizione dei giovani italiani.
Seguono, come di consueto, tutte le nostre rubriche di Spettacolo, Cinema, Musica, Curiosità, Gossip, Moda, Salute, Viaggi, Cucina… fino ad arrivare – anche oggi – al
nostro “Video del Giorno”.
Buona lettura
Lo staff di Quotidiano Giovani
Concessionaria pubblicitaria: First Class Advertising srl società del Gruppo Montemurro
Via R. Gigante n18 00143 Roma – Tel: 06 50990000 Fax: 06 5018066
Progetto grafico e impaginazione: Am&Partners srl
Editore: Andrea Montemurro
Registrazione Tribunale di Roma: 292/2010 del 22.6.2010
Edizione del 10 Gennaio 2011
dai giovani per i giovani
lunedì 10 gennaio 2011
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pprofondimento
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Dai campi di calcio alla guerra in
Afghanistan:
Fabio Caressa racconta
di Lorenzo Quilici
Fabio Caressa foto fonte internet
Per due settimane Fabio Caressa, il telecronista sportivo più famoso della piattaforma di Sky, ha abbandonato
il suo tranquillo studio tv ed è sceso in campo (ma non
su uno di calcio) per seguire dal vivo una delle partite
più difficili e pericolose della vita: Caressa si è recato nel
lontano Afghanistan per un reportage sui militari italiani
impegnati in quel paese distrutto dalla guerra.
Da Berlino a Herat, la “voce” del calcio di Sky, che accompagnò gli azzurri di Lippi nel Mondiale del 2006, non
perde l’abitudine delle frasi a effetto. Questa, però, sembra meno retorica di quelle di quattro anni fa, anche se il
rischio, visti il personaggio e l’argomento, sarebbe stato
forte. “Mentre ero in Sudafrica, la scorsa estate, Sky mi
ha chiesto di andare in Afghanistan per raccontare cosa
stanno facendo i nostri soldati. E io, che sono curioso di
natura, con il permesso di mia moglie, ho detto di sì”.
Egli ha condiviso le emozioni, i timori, le speranze, le
difficoltà dei nostri soldati impegnati in una difficile
missione: portare la pace in uno dei posti più pericolosi del mondo, dilaniato da decenni di guerra e tensioni.
“Non mi improvviso certo inviato di guerra; presto invece
i miei occhi di persona comune che viene proiettata in
una situazione che di comune non ha davvero nulla”, ha
spiegato Caressa a proposito di questa particolarissima
esperienza.
Il giornalista è stato ospitato nella base di Herat, quartier
generale della missione italiana e di alcune delle nostre
basi avanzate e indossando giubbotto antiproiettile ed el-
metto ha potuto vedere con i propri occhi, senza nessun
filtro, il lavoro e i rischi che corrono i circa 3500 militari
italiani che operano in Afghanistan in prima linea.
Il risultato di questo progetto è senza dubbio molto diverso dal classico reportage ‘embedded’ e più simile invece
al diario di un’esperienza unica, straordinariamente intensa. Un diario corale che tenta di restituire al pubblico
volti, storie, esperienze di un pezzo di Italia che lontano
da casa cerca, con professionalità e senso di umanità,
di aiutare a ricostruire un paese dilaniato da decenni di
guerra, sofferenza e tensioni.
Di questa esperienza è stato tratto il documentario
‘Buongiorno Afghanistan’, andato in onda su Sky e che
rappresenta una sorta di diario, che vuole dare un volto
alla parte d’Italia fatta di tutti quei giovani, ognuno con
la sua storia, che decidono di partire, andare lontano da
casa cercando di aiutare a ricostruire un Paese dilaniato
da decenni di guerra, sofferenza e tensioni.
Questa “meglio gioventù”, racconta Caressa, manda “un
grande messaggio di speranza dalla terra forse più martoriata degli ultimi trent’anni dalla guerra. Il messaggio
di speranza è che le cose pian piano, con l’impegno, si
possono cambiare”. Un’altra occasione per rivendicare l’esistenza di una gioventù italiana sana e con valori
positivi radicati. Al contrario di quello che traspare dai
media, che troppo spesso lasciano passare un’immagine
distorta del nostro intervento militare, Caressa racconta
che in Afghanistan si sta dando un senso alla vita delle
persone sottolineando come quando si dà la possibilità di
stare meglio, si costruisce moltissimo per il futuro. Egli
ha voluto dunque dare un messaggio importante perché,
purtroppo, nel dibattito politico si parla della nostra presenza in Afghanistan solamente quando accade qualcosa
di brutto, come se noi stessimo lì dalla mattina alla sera
a sparare, e invece noi diamo un fondamentale contributo
affinché la vita quotidiana della popolazione civile torni
ad essere, per quello che è possibile, normale.
Per questo motivo il ministro della Gioventù Giorgia Meloni ha espresso il suo apprezzamento per ‘Buongiorno
Afghanistan’ in quanto esso rappresenta “una testimonianza, diciamo così, assolutamente in buona fede, che
racconta quanto questi ragazzi incidano nella vita della
gente”.
dai giovani per i giovani
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E
stero news
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La fatalità (fotografica)
incastra l’assassino
di Ilaria Mulinacci
La fine della storia é tragica, ma grazie alla foto scattata
istanti prima di morire, gli inquirenti riescono a catturare
l’omicida. La foto ha fatto il giro del mondo in poche ore
e trova infatti ampio spazio sulla prima pagina del ‘Daily
Inquirer’, il giornale più venduto nel Paese.
Dopo poche ore dalla pubblicazioni iniziano ad arrivare
segnalazioni di chi potrebbe essere l´assassino del politico filippino. E così si scopre che l´uomo é un malvivente
ben conosciuto dalle forze dell´ordine. Prima di questo
reato, infatti, era giá stato messo in carcere e uscito sotto
cauzione dopo pochi giorni.
foto fonte internet
La notte di Capodanno, Reynaldo Dagsa é stato ucciso a
colpi di pistola. Quest´uomo era membro del consiglio
comunale di Barangay a Manila, nelle Filippine.
L´omicidio puó sembrare comune, ma non lo é stato affatto. Il politico 35enne era sceso in strada per vedere,
come tutti gli altri abitanti i fuochi d´artificio dell´ultimo
giorno dell´anno. Decide di scattare qualche foto ai famigliari, ma da dietro una macchina parcheggiata spunta
un giovane a volto scoperto con una calibro 45 in mano.
È il suo assassino che spara diversi colpi verso Dagsa.
L´uomo muore nell´ambulanza nella quale viene trasportato all´ospedale.
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Il movente?
Sembra evidente. L´uomo che compare nella foto voleva vendicarsi di Reynaldo Dagsa perché aveva ordinato il
suo ingresso in prigione un anno prima. Questo é quanto
riportato da Jude Santos, capo della polizia.
Gli abitanti sono sconvolti da questa tragica storia, dove il
protagonista é stato immortalato dalla sua preda. Infatti
per la seconda volta, e ormai definitiva, Dagsa é riuscito
a mettere in prigione l´assassino dopo un ultimo e drammatico scatto.
Il capo della polizia ha confermato che se non ci fosse
stata la prova fotografica del crimine sarebbe stato davvero molto difficile identificare l´assassino.
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dai giovani per i giovani
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cuola e lavoro
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Una proposta di lavoro…
bizzarra
di Giorgio Laurenti
A mettere l’annuncio è stata l’associazione ‘Bretagne Vivante’, una delle principali associazioni regionali di protezione della natura francese che con i suoi 3.000 membri
gestisce un centinaio di aree protette. Tra le sue attività c’è
anche quella di educazione ambientale e a questo in fondo
servirebbero i sette posti nell’ambito del servizio civile.
I giovani ricercati devono spiegare ai turisti della baia di
Morlaix che se disturbati, questi uccelli potrebbero abbandonare per sempre questi luoghi, nei quali vengono tra
marzo e luglio per nidificare.
La prefettura ha disposto a ottanta metri la distanza di
sicurezza per gli uccelli e la perlustrazione da parte dei
ragazzi sarà fatta a bordo di uno Zodiac.
sterna di Dougall foto fonte internet
Può sembrare uno scherzo ma non è così.
In Francia c’è l’offerta di un lavoro per così dire… poco convenzionale: controllare gli uccelli.
D’altronde dopo la storia di quell’uomo che come lavoro fa
il guardiano di un’isola sulla barriera corallina, ci si poteva
aspettare di tutto…
Il volatile da controllare è la sterna di Dougall, un uccello
tra i più rari in Europa appartenente alla famiglia dei Sternidae, di piccole dimensioni, esclusivamente marino, con
il piumaggio quasi esclusivamente bianco eccetto che per
il nero della testa, presente in tutti i continenti eccetto che
nelle zone artiche e antartiche. Spesso viene confusa con
la sterna hirundo, o più semplicemente rondine di mare.
Il compenso prevede vitto, alloggio e un’indennità di 420
euro. Al momento non si è ancora presentato nessuno, per
cui se siete amanti degli animali e parlate inglese e francese avete tempo fino a marzo per presentarvi!
dai giovani per i giovani
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A Intervista
L’
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Nuove possibilità per i giovani:
parla Paolo Di Caro
di Melania Tarquini
Il Direttore dell’Agenzia Nazionale per i Giovani, Paolo di
Caro, ha risposto ad alcune nostre domande, fermandosi
a riflettere sull’attuale condizione dei giovani ragazzi del
nostro paese.
Ci può parlare brevemente dell’Agenzia Nazionale per i
Giovani?
L’agenzia attua un programma della Commissione Europea: è un programma di scambi giovanili, di servizio volontario europeo, di iniziative giovani sul territorio. L’agenzia
dipende direttamente dalla Commissione Europea ed è
vigilata dal Ministero della Gioventù. Noi raccogliamo le
istanze da parte dei ragazzi e le valutiamo durante l’anno. Il programma si occupa, in generale, di cittadinanza
europea e partecipazione giovanile, di scambi giovanili e
favorisce l’inclusione dei giovani.
Quali sono le iniziative delle quali andate più fieri?
In realtà tutta l’attività è molto gratificante perché, attuando metodologie di educazione non formale, il programma
- contrariamente a quanto accade normalmente - è un
programma aperto a tutti, giovani dai 13 ai 30 anni, senza
necessità di un alto livello di scolarizzazione. Sono molto
belle le esperienze che vengono vissute dai ragazzi in contesti multiculturali, soprattutto negli scambi, ma lo è anche il servizio volontario europeo, che prevede un periodo
tra i 2 e i 12 di mesi di permanenza all’estero per i ragazzi
che fanno delle attività di servizio volontario o anche quelli
che vengono accolti invece nel nostro paese.
Cosa lamentano i giovani?
I ragazzi si lamentano spesso perché non hanno opportunità di lavoro. Quello che cerchiamo di fare nel nostro
piccolo è offrire a questi ragazzi degli strumenti che gli
consentano di essere avvantaggiati in un mercato del lavoro che non è più soltanto locale ma è europeo, addirittura
globale. Per cui la conoscenza delle lingue e la capacità di
vivere in contesti multiculturali è fondamentale in un mondo che è cambiato enormemente.
Cosa critica alle giovani generazioni?
In generale, i giovani hanno anche per ragioni familiari e
culturali poca facilità nel fare esperienze all’estero, una
volta finita la scuola media superiore, esperienze che invece sono fondamentali per acquisire quelle competenze
Paolo Di Caro
linguistiche che altri giovani nei paesi europei hanno subito. Alla fine sono maggiormente competitivi sul mercato
del lavoro di quanto non lo siano i giovani italiani. Ovviamente, bisogna dare una mano attraverso queste opportunità e creare una dinamica mobilità giovanile.
Ormai si chiamano giovani anche i quarantenni, di cosa è
sintomo, secondo lei?
È sintomo di una società gerontocratica, dove si arriva a
posizioni importanti in età avanzata e questa è una tendenza che va assolutamente invertita. È un problema di
sistema e anche un problema culturale. Bisogna capire
che i giovani sono una risorsa, non soltanto un serbatoio
al quale attingere.
Quale crede che sia, in questo particolare momento sociale, il sogno più grande dei giovani?
Ciascuno vive i sogni in maniera individuale, ma credo sia
quello di avere un ventaglio di opportunità che consenta
loro di scegliere in libertà: cosa che oggi non accade.
segue a pag.7
dai giovani per i giovani
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A Intervista
L’
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continua da pag. 6
Giovani e istruzione: un bilancio …
Credo che si stia facendo molto per cercare di invertire la
tendenza, rispetto a un passato che era fatto solo di un
sistema che alimentava se stesso. Noi, contrariamente a
quanto accade negli altri paesi, abbiamo 100 e spendiamo
98 per il pagamento degli stipendi e 2 per tutto il resto. In
altri paesi non accade questo. Anche i tentativi di riforma
hanno la funzione di ribaltare un sistema che finora palesemente non ha funzionato.
La precarietà lavorativa spesso diventa anche uno stato d’animo: crede che il disagio giovanile sia legato alla
progressiva diminuzione di punti di riferimento stabili?
Senza dubbio … Ovviamente questa generazione è un po’
diversa da quella che l’ha preceduta, che viveva nella speranza del posto fisso: il problema è riuscire a reinventarsi,
a capire che oggi sono cambiate molte cose e che bisogna
cercare e trovare nuovi punti di riferimento. La famiglia ha
un ruolo decisivo, bisogna dare ai ragazzi anche certezze
che non siano date solo dal mondo del lavoro, ma siano
legate al loro futuro, per questo bisogna intervenire con
decisione per favorire l’accesso dei giovani alla prima casa
e, nel caso del lavoro precario, favorire che i ragazzi abbiano la possibilità di acquistare una casa. Il sistema bancario ragiona ancora con sistemi vecchi. Ai giovani bisogna
offrire la possibilità di uscire da una situazione di disagio.
Chi sono i bamboccioni?
Non lo so, non credo ce ne siano moltissimi. È un’espressione che non credo abbia un riferimento preciso nella realtà. Credo ci siano molti giovani che si cullano nel fatto
che oggi sia più complicato ottenere un posto di lavoro e
che preferiscono restare sotto le braccia comode e accoglienti della famiglia d’origine. Questo è un discorso che
si può fare per qualsiasi generazione negli ultimi 50 anni,
però è anche vero che c’è una parte di questa generazione
che molto spesso non ha la possibilità di uscire dal nucleo
familiare d’origine. I bamboccioni ci sono, esistono, ma
non sono la stragrande maggioranza dei giovani ragazzi
italiani. Anche perché tra questi ci sono alcuni che sono
delle assolute eccellenze nei loro campi, bisognerebbe
solo farli emergere di più.
Che aggettivi utilizzerebbe per descrivere i giovani d’oggi? ‘Disimpegnati’ rientra nella lista?
No, non credo affatto che i giovani d’oggi siano disimpegnati. Sono impegnati in maniera diversa e sono descritti
in maniera diversa rispetto ai coetanei che li hanno preceduti. Ma non credo affatto che siano disimpegnati!
Un consiglio spassionato ai giovani ragazzi che leggeranno questa intervista
Il consiglio è quello di sfruttare le opportunità che ci sono,
quelle che esistono ma che spesso non sono conosciute.
Sono opportunità che poi torneranno utili domani!
dai giovani per i giovani
lunedì 10 gennaio 2011
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mbiente
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Un “supervulcano”
si nasconde sotto Napoli
foto fonte internet
di Ilaria Mulinacci
La terra ha ondeggiato sui marciapiedi di Napoli. Si sono
generati alcuni piccoli terremoti, che secondo gli esperti
del centro di controllo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e
Vulcanologia, non sono stati generati dal Vesuvio. Queste
scosse stanno provenendo da qualcosa di molto più grande, da uno dei più ampi e pericolosi vulcani del mondo.
I Campi Flegrei, dove si trova il “supervulcano”, si trovano
a nord ovest del capoluogo campano. Il significato greco
del nome vuol dire proprio “campi che bruciano”. Questi
campi si originano nel mare vicino alle isole di Capri e
Ischia. Le conseguenze sono disastrose quando magma e
acqua si uniscono: infatti la capacità di distruzione é cento
volte piú grande del Vesuvio che distrusse Pompei.
Il vulcano ha fatto eruzione 39.000 anni fa… Quando si
formò il territorio collinare su cui poggia oggi la città di
Sorrento. Se un’eruzione analoga dovesse accadere oggi,
l’Italia meridionale cesserebbe di esistere, mentre le nuvole di ceneri provocate dall’eruzione coprirebbero i raggi
solari e abbasserebbero di conseguenza la temperatura
di vaste aree del pianeta. L’Europa intera ne subirebbe le
gravi conseguenze. Interi paesi sarebbero coperti dalle
nuvole di cenere, e l´inverno diventerebbe permanente.
Un team composto di studiosi e ricercatori inglesi sta lavorando sul posto per capire quante siano le possibilità
che questa eruzione mostruosa possa davvero accadere.
Il suolo si sta sollevando da piú di trent´anni. È da notare
come nel biennio 1982-84 siano stati rilevati circa 10.000
terremoti, qualche centinaio avvertiti anche dalla popolazione. Per il professor Chris Kilburn, dell’università di
Londra, da circa vent’anni residente a Napoli, questo fenomeno potrebbe durare ancora una sessantina d’anni,
nel corso dei quali si potrebbe approfittare per studiare in
modo esaustivo le possibilità di una futura esplosione del
magmatica. Come? Perforando il terreno e procedendo
con gli studi sotterranei. Ma non tutti sono d’accordo: perforare una zona magmatica potrebbe risvegliare il “mostro” prima del tempo.
Ma il vulcano partenopeo non é l´unico dalla carica potenzialmente devastante. Basta ricordare quello del parco di
Yellowstone, negli Stati Uniti: si tratta di una lunga serie di
supercaldere, formatesi sopra il magma proveniente dal
mantello della crosta. La successione delle caldere nel
tempo fa vedere il movimento della placca nordamericana
al di sopra del pennacchio da quando 15 milioni di anni fa
incominciò l’attività. E in Indonesia si trova il vulcano Toba:
di arco magmatico, in cui i magmi sono uno degli effetti
della dinamica di due zolle che si scontrano. Rimane solo
sperare che non si scontrino mai.
dai giovani per i giovani
lunedì 10 gennaio 2011
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“Paperissima” è di nuovo qui
di Melania Tarquini
gonista. Negli ultimi tempi non si segue più una logica, assistiamo a battaglie giocate sulle controprogrammazioni,
a direttori generali, parlo della Rai, che se la prendono con
i loro programmi di punta [...]”.
Michelle Hunzike e Gerry Scotti foto fonte internet
Siamo abituati a vederlo sorridente e disponibile, ma stavolta, durante la presentazione della nuova stagione di
“Paperissima”, Gerry Scotti si è tolto qualche sassolino
dalla scarpa. Certo, il famoso conduttore non ha risparmiato elogi e complimenti alla bella Michelle, sua partner
ormai da quattro stagioni – i due ricordano molto Lorella
Cuccarini e Marco Columbro – ma, tanto per ricordare che
anche lui quando vuole sa essere pungente, si è lamentato dell’eccessiva sovraesposizione mediatica: ritiene che
nelle ultime prime serate targate Mediaset lui sia stato
troppo presente, esponendosi più del dovuto.
Ogni tanto è giusto anche fare polemica, soprattutto se
non si è d’accordo con le decisioni prese dalla Rete: “Per
la prima volta anche uno stakanovista come me ha dovuto
mettere dei paletti legali. Ci sono degli errori di valutazione di cui è complice il direttore di Canale 5 Massimo
Donelli, oltre agli amici di Publitalia che magari puntano
solo su me e non su altri. Siamo ancora catalogati come
tv commerciale e finché si firmano contratti solo alzando
la cornetta e facendo il mio nome, è difficile dire di no”, ha
esordito.
Il suo non è rimasto un canto isolato, a dargli ragione c’ha
pensato anche Antonio Ricci, collega e amico: “E’ assurdo
si chieda una tale sovraesposizione a Gerry Scotti e poi si
scelga anche per le serate di Natale un film con lui prota-
Gerry, comunque, è assolutamente soddisfatto del programma, della conduzione e della sua partner, soprattutto
perché, anche dopo tanti anni al timone di “Paperissima”,
riesce sempre e divertirsi, che non è poco! Il programma,
comunque, così spensierato e leggero, ha alle spalle un
serio e duro lavoro di preparazione: “C’è un lavoro mostruoso - spiega il direttore di Canale 5 Massimo Donelli - dietro questa trasmissione, che è leggera, divertente,
veloce ma faticosa da costruire”.
Quest’anno, poi, si è deciso di sperimentare una collocazione diversa per la trasmissione: va in onda a cavallo di
due stagioni, una scelta che Donelli definisce “sperimentale e coraggiosa”.
La partecipazione di Totti e Ilary, sempre più lanciati nel
mondo televisivo, ricorda molto la complicità di Raimondo e Sandra: “Erano il portafortuna di ‘Paperissima’ - dice
Antonio Ricci, autore della trasmissione - da loro abbiamo
preso un certo modo di fare spettacolo, quello basato sul
rispetto e sulla professionalità, quello di chi voleva i copioni prima per studiarli e non arrivare in scena impreparato”. Anche a Michelle piace molto la coppia e, soprattutto,
piace lavorare fianco a fianco con Gerry: “E’ raro trovare
un compagno di lavoro come Gerry; ispira casa, calore,
con lui mi sento in famiglia. Parlando di coppie - aggiunge
la conduttrice - Francesco e Ilary sono simpatici, si vede
che si amano e questo fa sognare gli italiani. E li fa ridere”.
Ricci è dello stesso parere: “Ho detto a Totti che quando
smette con il calcio deve fare Casa Vianello. Tra lui e Ilary
c’è alchimia, lui sempre svagato con un animo popolare,
lei arguta che lo punzecchia e lo aizza”.
Non ci sarà da stupirsi se a breve vedremo Totti in veste di
attore … anche in quel caso, tiferemo tutti per lui!
dai giovani per i giovani
lunedì 10 gennaio 2011
C
inema
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Golden Globe 2011
Candidati al Premio “Miglior film drammatico”:
“Black Swan”, “The Fighter”, “Inception”, “The King’s
Speech” e “The Social Network”.
di Valentina Malgieri
Candidati al Premio “Miglior film comico o musical”:
“Alice In Wonderland”, “I ragazzi stanno bene”, “The Tourist”, “Burlesque” e “Red”.
foto fonte internet
Manca ormai una settimana alla consegna ufficiale dei
premi Golden Globe 2011, la cui cerimonia si svolgerà il
prossimo 17 gennaio al Beverly Hilton Hotel di Beverly
Hills, in California, presentata da Ricky Gervais.
Per chi avesse bisogno di una piccola rinfrescata, il Golden Globe Award è il riconoscimento che viene assegnato
annualmente durante un pranzo di gala ai migliori film e
programmi televisivi della stagione annuale appena conclusa. Istituiti nel 1944 per il cinema, ed estesi dal 1956
alla televisione, i Golden Globe sono assegnati da una giuria di circa novanta giornalisti della stampa estera iscritti
all’HFPA (Hollywood Foreign Press Association). Insieme
col Premio Oscar per il cinema e al Premio Emmy per la
televisione, è infatti il maggiore riconoscimento per chi
opera nel settore dell’intrattenimento cinematografico e
televisivo.
La consegna dei Golden Globe avviene solitamente con
poco meno di due mesi di anticipo rispetto a quella degli
Oscar, nei confronti della quale ha, in un certo senso, una
funzione anticipatrice. Non sarà un caso infatti trovare diverse coincidenze tra quelli che sono i titoli in corsa all’assegnazione dei Golden Globe e quelli che concorreranno
successivamente all’ottenimento dei premi Oscar.
In questa sede vi mostriamo i candidati per le principali
categorie che, come potrete immaginare, sono numerose,
ma attenzione… perché in questa sede ci troviamo costretti a lasciare da parte le nomination televisive, per porre
l’accento invece ai film lungometraggi.
Candidati al Premio “Miglior regista”:
Darren Aronofsky (‘Black Swan’), David Fincher (‘The Social Network’), Tom Hooper (‘The King’s Speech’), Christopher Nolan (‘Inception’) e David O. Russell (‘The Fighter’).
Candidate al Premio “Miglior attrice protagonista in un
film drammatico”:
Halle Berry (‘Frankie and Alice’), Nicole Kidman (‘The
Rabbit Hole’), Jennifer Lawrence (‘Winter’s Bone’), Natalie
Portman (‘Black Swan’) e Michelle Williams (‘Blue Valentine’).
Candidate al Premio “Miglior attrice protagonista in una
commedia”:
Annette Bening (‘I ragazzi stanno bene’), Julianne Moore
(‘I ragazzi stanno bene’), Anne Hathaway (‘Love and other
drugs’), Angelina Jolie (‘The Tourist’) e Emma Stone (‘Easy
A’).
Candidati al Premio “Miglior attore protagonista in un
film drammatico”:
Jesse Eisenberg (‘The Social Network’), Colin Firth (‘The
King’s Speech’), James Franco (‘127 Hours’), Ryan Gosling
(‘Blue Valentine’) e Mark Wahlberg (‘The Fighter’).
Candidati al Premio “Miglior attore protagonista in una
commedia”:
Johnny Depp (‘Alice in Wonderland’ e ‘The Tourist’), Paul
Giamatti (‘La versione di Barney’), Jake Gyllenhaal (‘Love
and Other Drugs’) e Kevin Spacey (‘Casino Jack’).
Candidati al Premio “Miglior sceneggiatura”:
“127 Ore”, “I ragazzi stanno bene”, “Inception”, “The
King’s Speech” e “The Social Network”.
Candidati al Premio “Miglior colonna sonora”:
“The King’s Speech”, “Alice in Wonderland”, “127 ore”,
“The Social Network” e “Inception”.
Candidati al Premio “Miglior lungometraggio d’animazione”:
“Toy Story 3” e “Rapunzel”.
Insomma un pourtpurri di nomination… e immaginate solo
cosa vorrebbe dire parlare di tutte!
Speriamo quindi che questo sintetico mix di informazioni
possa soddisfarvi e prepararvi all’evento Oscar dei prossimi mesi.
dai giovani per i giovani
lunedì 10 gennaio 2011
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Jovanotti-Cattelan,
per “Ora”
di Valentina Malgieri
“Tutto l’amore che ho” video fonte youtube
In questo periodo che ha trovato spazio tra le festività di
Natale, Capodanno e Epifania, abbiamo avuto il tempo
sufficiente non solo per apprezzare e conoscere il nuovo
singolo di Lorenzo Cherubini, ma anche quello di scoprire cosa il famoso Jovanotti abbia in serbo per noi nel suo
prossimo album “Ora” di cui è ormai impellente l’uscita
discografica, attesa per il 25 gennaio prossimo.
La canzone “Tutto l’amore che ho”, il primo singolo lanciato appunto, ha registrato negli ultimi giorni una furiosa
rotazione radiofonica in tutte le emittenti nazionali ed è in
poco tempo diventata un tormentone mediatico, vuoi per
il ritmo che è ormai componente unico ed imprescindibile
della musica di questo artista affermato, che ha sempre
fatto dell’entusiasmo il proprio presupposto musicale, la
propria spinta e il proprio biglietto da visita. Un ingrediente
a quanto pare infallibile vista la continuità della sua carriera musicale e il riscontro del pubblico che, nonostante
la crescita artistica e stilistica di Cherubini, non lo ha mai
abbandonato!
Ma cosa dice Jovanotti in merito a questo suo, ormai attesissimo, ultimo lavoro? Se per quanto riguarda il video
musicale del singolo “Tutto l’amore che ho” si era detto
divertito e soddisfatto, “Ora” gli da modo di mettere sotto i
riflettori una collaborazione che lo stesso cantautore ritiene fondamentale per la riuscita e il successo della sua ultima fatica: ovvero quella intrapresa con Maurizio Cattelan
e Pierpaolo Ferrari per la realizzazione delle immagini di
copertina e dell’intero libretto che accompagnerà il nuovo
disco anche in formato digitale.
Racconta Lorenzo: “Sono da sempre un ammiratore del
lavoro di Cattelan (…) Ci siamo conosciuti e siamo rimasti
in contatto. Poi quando ho iniziato a lavorare al mio disco
nuovo ne abbiamo parlato ed è nata l’idea di realizzare le
immagini per la copertina e per il libretto. Sono davvero al
settimo cielo per questa collaborazione, non avrei potuto
desiderare di più per la copertina di un mio disco, e ancora di più di questo nuovo disco. Questa collaborazione con
Cattelan per me è un sogno che si realizza”. E speriamo
che lo sia veramente e a tutti gli effetti.
dai giovani per i giovani
lunedì 10 gennaio 2011
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uriosita dal web
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Gli errori
dell’evoluzione umana
di Ivana Piazza
foto fonte internet
Da cosa deriva il singhiozzo? E a che serve la pelle d’oca?
E, ancora, perché i denti del giudizio ci provocano intensi
malori?
Spinti da questi e da altri quesiti, gli scienziati dello
Smithsonian Institution hanno stilato un vero e proprio
elenco di imperfezioni evolutive che il genere umano
odierno ha ereditato dai lontani antenati delle caverne.
Già, perché il corpo umano dei nostri avi, cacciatori preistorici del continente africano, obbediva a necessità e stili
di vita molto diversi da quelli dei nostri giorni. Se il processo di evoluzione dunque è andato avanti constante e ininterrotto, qualche piccolo intoppo ha fatto sì, ad esempio,
che continuassero a persistere nel corpo umano alcuni
cosiddetti “relitti evolutivi”, funzionali per i nostri progenitori, ma assolutamente inutili e talvolta fastidiosi per noi.
L’appendice, residuo intestinale erbivoro, ne è l’esempio
lampante: utile soltanto ad infiammarsi gravemente e ad
essere asportata chirurgicamente.
La pelle d’oca, spiegano gli scienziati, è ciò che resta del
meccanismo di orripilazione dei peli che serviva a proteggersi dal freddo e spaventare i nemici.
Il singhiozzo si fa risalire invece ad un passato ancora più
remoto, quando i primi anfibi, nei loro viaggi tra acqua e
terraferma, necessitavano di un meccanismo automatico
che impedisse l’entrata dell’acqua nei polmoni, attraverso
l’abbassamento della glottide.
La posizione eretta sembra essere la causa dei più comuni
mal di schiena: la conformazione a “S” della colonna vertebrale risulta infatti innaturale per una struttura ossea
idonea invece a sopportare un peso orizzontale e un’andatura a quattro zampe.
L’osso del coccige su quale ci sediamo, inoltre, altro non è
che l’antenato della coda.
Dulcis in fundo, il mal di denti è semplicemente il prezzo
che dobbiamo pagare per l’intelligenza: l’ingrossamento
del nostro cervello, con il passare del tempo, ha tolto sempre più spazio alla mandibola, provocando forti dolori ai
denti del giudizio.
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ecnologia
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foto fonte internet
Ordinare al tavolo con
un’applicazione dell’Iphone
di Ilaria Mulinacci
Cameriere, cameriere! A volte dobbiamo aspettare troppo
per essere serviti. Se il bar é pieno, o é il primo giorno del
suddetto cameriere bisogna armarsi di tanta pazienza oppure… possedere Storific!
Si tratta della nuova applicazione dell´iphone. Cosí si può
ordinare qualunque cosa direttamente dal telefonino.
Sembra ficiton, ma é la realtá che ci fa vivere Apple.
L´iphone é sempre il primo in queste innovazioni, ma ci
saranno anche altri smartphone dove si potrá scaricare
Storific. Per ora funziona in 16 locali, tra ristoranti e cafè,
in Francia, Italia, Canada e Stati Uniti. Un ristorante, a
meno che non sia aperto solo ai possessori del melafonino, deve coccolare in egual misura tutti i suoi clienti.
“Mandi un messaggino per richiamare l’attenzione del cameriere”.
Sebbene esistano già delle applicazioni per smartphone che consentono di ordinare qualcosa da mettere sotto ai denti quando si è a casa (come GrubHub, CityMint
e SnapFinger), quando si decide di uscire per godersi un
buon caffè o una bella cena, ci si deve comportare come
tutti i “comuni mortali”: aspettare che il cameriere arrivi a
prendere l’ordinazione.
Il grande vantaggio di Storific? Il risparmio in costi di personale nei locali, visto che i clienti ordinano per conto loro,
e che l’applicazione per iPhone non costa nulla.
Quanti ristoranti accetteranno questo nuovo metodo? Ci
stiamo allontando troppo dai valori tradizionali, dove il cameriere ci consigliava una bella carbonara e c´e la descriveva in un modo delizioso? O forse alcuni camerieri sono
stanchi di servirci e convienve conversare con il nostro
Iphone? Tanto il conto bisogna pagarlo uguale...
Ma con lo Storific non esistono più attese. Se entri in
quest´applicazione vedrai il menú da “sfogliare” e potrai
effettuare le ordinazione, specificando il numero univoco
del tavolo, senza aspettare che qualcuno si faccia vivo…
a meno che non gli mandi un messaggino per chiedere
esplicitamente un aiutino del cameriere di turno.
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REMIO
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L’Eros di Michelle
di Melania Tarquini
Quando il loro matrimonio è finito nessuno voleva crederci,
erano una coppia formidabile, belli e bravi, un connubio
perfetto. Eppure, sono anni che la loro storia è terminata
ed entrambi, in momenti differenti, hanno trovato l’altra
metà della mela.
Ci sono quelli, però, che ancora oggi non si rassegnano e
sperano in un ritorno di fiamma, tifando per il lieto fine,
romantico come le canzoni che scrive lui … Eros, naturalmente!
Quanti di voi sarebbero contenti se Albano e Romina Power tornassero insieme o se Fabrizio Frizzi e Rita dalla
Chiesa si riconciliassero? Non è strano, è normale! Capita
così, che ci si affezioni a una coppia televisiva e che si faccia fatica a pensarla definitamente ‘rotta’.
Simona Ventura sulla sua web tv ha intervistato proprio
Michelle Hunziker e non le ha risparmiato domande sulla
sua vita privata, tantomeno commenti e sensazioni sul suo
periodo ‘nero’, quando era molto legata alla pranoterapeuta Berghella. “Sono passati un po’ di anni. All’inizio ho
avuto attacchi di panico pesanti perché il risveglio è difficile. L’unica cosa che può aiutare è la prevenzione. Chi casca
in queste situazioni è come un tossicodipendente, debole
a livello emotivo e psicologico. Il momento più vulnerabile
è quando ti senti solo o hai perso una persona cara come
mio padre, nel mio caso. Ad uscire da questa situazione mi
ha aiutata l’amore per mia figlia Aurora, che non ho mai
coinvolto assolutamente, e un sogno speciale in cui mio
padre mi è apparso e mi ha esortata a svegliarmi”.
Nonostante questa esperienza traumatica e difficile da superare, Michelle ha saputo reagire e ha messo al primo
posto la famiglia, in particolare Aurora, la figlia avuta da
Eros.
Di lui non dice molto, forse per evitare di essere fraintesa,
e si limita a confidare che il sentimento c’è ancora. Cosa
voglia dire con questa espressione così ambigua non è
dato sapere, ma di certo anche noi speriamo che prima o
poi tra loro torni il sereno!!!
Michelle Hunziker con Eros Ramazzotti foto fonte internet
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“Morgan non mi parla più!”
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di Melania Tarquini
Troianelli
Troianelli
Consulting
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Morgan e Marco Mengoni foto fonte internet
Tra artisti, si sa, è difficile andare d’accordo: i motivi sono
i più disparati, ma di certo l’inclinazione al protagonismo e
una dose celata di invidia, spesso, compromettono rapporti importanti, anche quando uno è stato l’allievo dell’altro
… Anzi, forse è proprio in questi casi che è più difficile trovare un sano equilibrio. Se poi l’allievo ottiene un successo stratosferico e il suo nome è Marco Mengoni, allora è
un’altra storia!
Ebbene sì, il suo rapporto con Morgan pare aver subito un
potente scossone, di quelli forse irreparabili, che allontanano per sempre.
In realtà, non c’è stata nessuna litigata veemente, solo il
silenzio … Che è peggio!
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Mengoni si è sfogato sulle pagine di “Donna Moderna”:
“Non lo sento più da Sanremo. Ce l’ha con me, non so bene
perché. Tra noi del resto - continua l’artista - c’è sempre
stato un rapporto di amore e odio: siamo due personalità
forti, è facile fare a cazzotti”.
Il cantante, che si è aggiudicato anche la statuetta come
migliore artista europeo agli Mtv Europe Music Awards,
confessa che sta facendo di tutto per rimanere con i piedi
per terra: “Oggi ci sei e domani chissà... Per ora lavoro
molto e ho la fortuna di fare quello che mi piace”.
Il suo mondo ideale sarebbe così: “Vorrei che fosse una
specie di Woodstock: pace, amore e musica. Un luogo di
infinita libertà e creatività”.
dai giovani per i giovani
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ot love
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Quando lui… corre troppo
di Ilaria Mulinacci
rivolgersi al medico perché la vivono più come un disagio
che come una patologia”.
foto fonte internet
Eiaculazione precoce: due parole che fanno entrare nel
panico quattro milioni di italiani.
Non é la sentenza di morte di un rapporto, ma bisogna
parlarne. Molti uomini rimangono in silenzio oppure trovano una scusa: sei troppo bella! Sei troppo sexy, non riesco a resistere! Le donne lo assecondano e lasciano e
seppelliscono il discorso.
Simona Izzo, regista e attrice parla di questo problema
nel libro “Quando l´amore non aspetta”, scritto insieme a
Vincenzo Mirone, ordinario di Urologia presso l’Università
Federico II di Napoli. “Mirone mi ha proposto di fare il libro
- ci spiega la Izzo - per aiutare gli uomini a parlare e a curarsi. Mentre le donne hanno infatti un rapporto continuo
col ginecologo, gli uomini vanno dall’andrologo solo a 5560 anni per problemi di prostata quando la natura, nella
sua saggezza, li colpisce negli organi sessuali per indurli
a non procreare più oltre una certa età”.
Una soluzione non può che iniziare con una diagnosi chiara: un’eiaculazione che giunge in un tempo breve (magari
addirittura ante portam, cioè prima della penetrazione),
il mancato controllo del riflesso eiaculatorio e il disagio
individuale e di coppia che ne deriva sono i parametri per
individuare un caso di Eiaculazione Precoce (EP), spiega il
prof. Mirone, che aggiunge: “L’EP può presentarsi in una
forma primaria, che si manifesta fin dalle prime esperienze sessuali (e in questo caso si rimane eiaculatori precoci
per tutta la vita), e in una forma secondaria, che si presenta dopo normali periodi di attività sessuale ed è riconducibile a patologie organiche (per lo più a carico della
prostata) o a sofferenze psicologico/situazionali. La forma
primaria riguarda l’80% dei pazienti, i più restii in genere a
Che fare, quindi?
L’EP si affronta con una terapia farmacologica al bisogno da una a tre ore prima del rapporto - a base di dapoxetina
(farmaco che inibisce la ricaptazione della serotonina) o a
base di creme, gel e spray composti da anestetici locali.
Se il farmaco è sufficiente a sbloccare il paziente, bene,
altrimenti si ricorre a terapie psico-sessuali o comportamentali di supporto per acquisire più autostima e autocontrollo.
Alla base di tutto c’è tuttavia la prevenzione. “Dalla scomparsa della visita di leva - denuncia il prof. Mirone - abbiamo uno spaventoso buco nero dalla pubertà all’età del matrimonio (dai 30 ai 40 anni, ormai): nessun check-up viene
eseguito sui giovani maschi. Questo anche per l’incapacità
dei padri di prendersi cura dell’educazione sessuale dei
figli”.
Si può quindi guarire dall’Ep?
“La terapia farmacologica ha una percentuale di successo
dell’80% - conclude Mirone - Per il restante 20% si ricorre
a una terapia psicologica”.
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dai giovani per i giovani
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Stivaletti di montone,
che passione!
di Valentina Nanni
Facilissimi nell’abbinamento e pratici nell’uso, questi
scarponcini ricordano un po’ i doposci o gli stivaletti indossati dagli astronauti per la loro forma larga e tondeggiante, ma sono in grado di donare un tocco glamour a
qualsiasi mise, anche la meno ricercata.
Unico neo: non sono impermeabili, per cui in caso di pioggia vi conviene optare per un altro paio di scarpe. Per il
resto non avrete che l’imbarazzo della scelta per quanto
riguarda altezze del gambale e materiale in cui è fatto, colori e il design.
foto fonte internet
Li avete visti ai piedi delle star in pieno inverno e sotto il
sole della California. Sotto maxi pull o shorts su gambe
nude e abbronzate. Di qualsiasi altezza o colore. Dal nero
al rosa, con i bottoni e con gli inserti di maglia lana, alti o
bassi non importa, di vero montone e lana o in economiche
riproduzioni.
Sono loro il must have della stagione 2010/2011: gli stivaletti australiani di pelle e lana. Da indossare rigorosamente senza calze per beneficiare al massimo delle proprietà
termiche del morbido vello che ne costituisce la fodera
dalla punta delle dita fino alla fine della gamba dello stivale, queste buffe calzature sono caldissime in inverno e fresche in estate, malgrado il loro aspetto in quella stagione
provochi la claustrofobia al primo sguardo.
Per le più esigenti poi, la più famosa casa produttrice, la
Ugg Australia, ha anche creato una linea di stivaletti in collaborazione con il designer Jimmy Choo che partendo dal
classico modello base li ha rielaborati in chiave fashion
aggiungendo borchie tonde dorate e argentate su uno
scarponcino nero, arricchendoli con frange e borchiette a
forma di stella o producendoli in fantasie zebrate e leopardate.
Un’offerta praticamente infinita quindi disponibile a qualsiasi prezzo.
Ne esistono infatti modelli da poche decine di euro fino ad
arrivare a quelli che invece ne costano qualche centinaio.
Dipende solo da quale sia il vostro budget di spesa. L’importante è però solo avere quest’oggetto del desiderio. Se
poi riuscite a trovarlo firmato a un prezzo ragionevole tanto meglio.
dai giovani per i giovani
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Dan Peterson
torna a sedersi in panchina
di Valentina Iannece
Ai più giovani è noto come
la voce del Basket nostrano,
ma Dan Peterson ha fatto
la storia dell’Olimpia Milano, gloriosa squadra di Basket che tra il 1978 e il 1987
condusse alla conquista di 4
scudetti, 2 Coppe Italia, una
Coppa Korac e una Coppa dei
Campioni.
Ora, dopo 23 anni, Dan tornerà a sedersi su quella stessa
panchina fino a fine stagione. Dan Peterson foto fonte internet
E’ stato chiamato per sostituire l’ormai ex allenatore, parecchio contestato, Piero
Bucchi, il quale era alla guida dell’Armani Jeans Milano
dal 2008, e ha condotto la squadra a due finali di scudetto,
perse poi entrambe con il Montepaschi Siena. L’allenatore
non è mai entrato nel cuore della tifoseria e dopo un buon
inizio di stagione nel 2010 poi l’eliminazione dall’Eurolega,
per mano del Siena e poi il colpo di grazia con il Cantù, rivali di sempre, terza sconfitta in dodici gare di campionato
è costata molto molto cara al tecnico di Bologna.
Dan Peterson ha commentato la notizia dicendo: “c’è stato
un incontro in mattinata con Livio Proli che mi ha chiamato
e chiesto se ero a Milano. Ci siamo visti per pranzo, abbiamo parlato della situazione della squadra in generale e poi
mi ha detto dell’esonero di Bucchi. Quindi mi ha chiesto la
mia disponibilità per la panchina. Io gli ho risposto che ero
disponibile, lui però deve fare delle verifiche, e quindi una
decisione ufficiale ci sarà solo nei prossimi giorni. Il contatto c’è stato non ci piove e io ho dato la mia disponibilità.
Ora aspetto notizie”.
Dan Peterson chiuse la sua carriera di allenatore proprio
con l’Olimpia nel 1987; da quel momento il suo inconfondibile accento americano è diventato il marchio di fabbrica
delle telecronache del basket nostrano in principio su Telemontecarlo passando per Tele+ e Rai ed infine per Sportitalia.
Dan nasce nell’Illinois a Evanston, laureato alla Northwestern University, ha cominciato l’avventura da coach nei
collage USA. Nel 1971 diventa Ct della Nazionale cilena
conducendola al quarto posto nei giochi del Sud America.
In Italia approda nel 1973 alla Virtus Bologna con 84 vittorie nelle cinque stagioni regolari, e poi lo scudetto del ‘76,
due sconfitte finali e la vittoria in Coppa Italia nel 1974.
Insomma una nuova avventura per il coach “Fenomenale”!
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se non vi piace la storia,
non andate a varsavia
di Francesca Salvatore
foto fonte internet
Nomi come il ‘patto di Varsavia’ o il ‘ghetto di Varsavia’ ci
fanno tornare alla mente un passato non troppo lontano,
minaccioso e triste; ma questa città, apparentemente algida e incomprensibile, è stata in grado di rinascere dalle
sue ceneri. Una delle città europee maggiormente distrutta e fiaccata psicologicamente dalla seconda guerra mondiale, è stata in grado di lanciarsi nel terzo millennio con
uno spirito di rinascita senza eguali.
La ricostruzione di Varsavia, e dell’intera Polonia, è soprattutto merito dell’animo instancabile e pacifico dei Polacchi
che, oggi, si presentano come uno dei popoli più ospitali e
gentili di questa grande Europa a 27.
Varsavia, capitale soltanto dal 1596 (la capitale medioevale della Polonia è stata Cracovia), fu protagonista di uno
dei più struggenti episodi della resistenza anti-nazista nel
1944: distrutta completamente durante la seconda guerra
mondiale (tanto da ridurre in lacrime l’impettito generale Dwight Eisenhower, quando né visitò le rovine), venne
ricostruita nei minimi particolari grazie ai suoi cittadini,
che donarono agli ingegneri e urbanisti che si occuparono
della ricostruzione, le proprie fotografie, i propri quadri e
i propri racconti, affinché la nuova città (la ricostruzione
terminò negli anni Sessanta) fosse identica alla vecchia
Varsavia.
E’ proprio questo spirito che l’UNESCO ha voluto premiare, iscrivendo l’intera città, e questo sforzo collettivo, nella
lista dei siti patrimonio dell’umanità.
Ma ora partiamo con la visita! Il centro storico di Varsavia (Stare Miasto) si sviluppa nel quartiere di Srodmiescie:
chiese gotiche e palazzi rinascimentali adornano il fiume
Vistola che taglia la città in due parti, lungo la direttrice
nord-sud.
Il cuore di Stare Miasto è, senza dubbio, Piazza Rynek,
la Piazza del Mercato: qui si mescolano i colori pastello
dei tanti stili architettonici diversi all’odore delle piccole
caffetterie; si ha la sensazione di non essere in un luogo
ricostruito, ma fermo nel tempo: l’ideale è visitare questo grande rettangolo al tramonto, quando restano in giro
poche persone, quando sui banchi della frutta rimangono
solo poche mele e i ritrattisti, sparsi qua e là, iniziano a pulire i propri pennelli. Qui, piccola citazione danese: al centro della piazza, infatti, sorge la statua della Sirenetta di
Varsavia, che ricorda la posizione dell’originale municipio.
Sul lato orientale della Piazza Zamkowy, invece, sorge il
Castello Reale (Zamek Krolewski), antica residenza dei
Re e poi sede del Parlamento. Fortunatamente gli interni
si sono salvati, l’esterno invece è stato ricostruito, come
tutta la città. Oggi è un museo nazionale (ricordate: di domenica l’ingresso è gratuito!) che funge occasionalmente
Piazza del Mercato foto fonte internet
segue a pag.20
dai giovani per i giovani
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continua da pag. 19
da sede di rappresentanza istituzionale per delegazioni
estere. Da qui ha inizio la cosiddetta “Strada Reale”, Trakt
Krolewski, la più antica di Varsavia, appesantita dal grigio
dei quartieri popolari e appena addolcita, in estate, dagli
alberi in fiore.
Attraversare Varsavia, purtroppo o per fortuna, significa
anche non dimenticare: non ha una sua storia, Varsavia
è la storia. Nel tour del centro sarà inevitabile arrivare in
Umschlagplatz: qui i funzionari nazisti ammassavano gli
ebrei da destinare… beh, sappiamo tutti dove.
Al centro della piazza è situato un monumento in marmo
dove sono scolpiti alcuni nomi degli ebrei del tristemente
famoso ghetto (solo 3000 su quasi 400.000 persone che lo
abitarono).
Il ghetto, oggi, è occupato da condomini dell’era comunista, dove cognomi dal suono strano sui citofoni o qualche
kippah, sulla testa di vecchi signori, ricordano che la storia
è passata di qui.
Ma Varsavia è anche allegria, tradizioni, gioventù (qui
ha sede una delle più prestigiose università dell’Europa
dell’Est) e… musica! Forse pochi sanno che il compositore
Frederic Chopin ha vissuto qui (la sua casa padronale, nel
Castello Reale foto fonte internet
Casa del compositore Chopin a Wola Zelazowa foto fonte internet
quartiere Wola Zelazowa, è museo nazionale) e qui ha lasciato il suo cuore: letteralmente!! Dal 1882, infatti, il cuore del celebre artista, racchiuso in un’urna, è stato murato
in un pilastro della barocca Chiesa delle Santa Croce (Kosciol sw. Krzyza): gesto romantico o idea macabra? A voi
il giudizio…
Quello che di più bello vi può capitare è finire a casa di una
famiglia varsavina: sappiate che un motto polacco recita:
“un ospite è come Dio in casa”; perciò preparatevi ad un
bel paio di bevute di vodka (è segno di educazione, purché non diventiate allegri già al primo sorso), evitate se
potete la czernina, una zuppa fatta con sangue di anatra
(attenzione, se vi viene servita questa pietanza vuol dire
che siete poco graditi!), ma sperate nei fantastici piernik
(torte di miele).
E così, una città che dalla lontana Italia poteva apparire
come un fantasma della storia, una città grigia e spenta, vi
coprirà di magia… e allora non la dimenticherete più.
Buon viaggio!
dai giovani per i giovani
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Pierogi e frittelle
di Valentina Nanni
Finora abbiamo sempre mangiato la pasta fatta all’italiana, ma quest’oggi proveremo una ricetta polacca per
la pasta ripiena e poi assaggeremo delle frittelle ripiene
di formaggio che potrete mangiare come antipasto o, se
preferite, come secondo piatto.
Vediamo allora di cosa avremo bisogno per la preparazione:
Pierogi
Frittelle
Per il ripieno di formaggio:
50 gr burro
1 spicchio aglio
1 cipolla
180 gr formaggio fresco
1 patata lessa
1 uovo
Per la pasta:
400 gr farina
1 pizzico sale
1 uovo
Per l’impasto:
225 gr farina
4 uova
30 cl latte
30 cl acqua
1 cucchiaio olio d’oliva
1 noce moscata
1 cucchiaio sale
25 gr burro
Per il ripieno:
250 gr formaggio a scaglie
25 gr burro
1 tuorlo d’uovo
Zucchero
1 cucchiaio essenza di vaniglia
Iniziate la preparazione della vostra cena partendo dai
pierogi scaldando il burro in una casseruola e aggiungendo, non appena il burro sarà sciolto, l’aglio e la cipolla facendoli cuocere fino a farli dorare. Lasciate quindi
freddare e poi lavorate il formaggio fresco, la patata e
l’uovo fino a formare una crema cui aggiungerete il composto ottenuto prima. Fatto ciò, mettete la farina e il sale
su una tavola per dolci, formate una fontana con la farina
e al centro rompete l’uovo, aggiungete un po’d’acqua tiepida e impastate fin quando l’impasto non sarà ben sodo
e non appiccicoso. Dividete a questo punto la pasta ottenuta in quattro pezzi e posateli in una scodella larga,
prima di tagliare dalla pasta ottenuta dei cerchi fatti con
un bicchiere al centro dei quali mettete un po’ di ripieno,
piegate, pressate per bene e poi cuocete in acqua bollente salata.
A questo punto, fatti i pierogi, dedicatevi alla preparazione delle frittelle facendo per prima cosa il ripieno mescolando tutti gli ingredienti fino a formare una crema. Poi
preparate l’impasto mettendo la farina in una scodella
larga, aggiungendovi tre tuorli d’uovo, latte, acqua, olio e
noce moscata e mescolando il tutto fino ad amalgamare
gli ingredienti e poi, in una scodella separata, sbattete il
bianco delle uova con il sale. Scaldate quindi una padella,
ungetela di olio e versatevi la pasta e lasciate cuocere
per un paio minuti circa, al termine dei quali mettete poi
un po’ di ripieno e piegate le frittelle.
Due vite che cambiano
per sempre… e una è la tua
Scopri come!
dai giovani per i giovani
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alute e benessere
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Come combattere l’acne
di Ilaria Mulinacci
i giorni. La cute deve essere lavata mattina e sera con un
detergente non schiumogeno da diluire con acqua tiepida.
La crema é importante, ma non deve essere grassa, perché rischieremmo di chiudere i pori della pelle e far uscire
altri brufoli.
foto fonte internet
L’acne è un disturbo tipico della gioventú? Si, ma ci sono
anche fattori psicologici che possono scatenare questo
problema, a qualunque etá.
Il primo consiglio nella cura dell´acne non piace a nessuno, ma é fondamentale: evitare di
schiacciare i brufoli, perché quelle che inizialmente si presentano come piccole cicatrici con il passare del tempo si
tramutano in macchie scure e segni indelebili della cute.
L´acne lieve é facile da combattere. Basta un gel di fosfolipidi (Fospid) capace di regolarizzare la produzione di sebo
e di migliorare i segni. Il gel va applicato tutte le sere per
2-3 mesi. Non dobbiamo mai perdere di vista l´igiene tutti
Se l´acne é molto sviluppata, con i brufoli rossi e la punta biancastra, è necessario prendere altri provvedimenti:
l’unione di due principi attivi che da un lato bloccano l’infiammazione e dall’altro riequilibrano la cute. La mattina
dobbiamo applicare una crema con sostanze antibiotiche,
come l’eritromicina e la clindamicina - in grado di combattere i batteri. Di sera bisogna invece applicare una pomata
a base di retinoidi che normalizza la produzione di sebo.
L´igiene come sempre resta un fattore fondamentale ogni
giorno. Dopo la pulizia si possono usare estratti naturali decongestionanti (ad esempio la camomilla) o lozioni
astringenti dotate di sostanze lenitive.
Quando l´acne diventa grave bisogna invece intervenire
con antibiotici per via orale da associare a integratori a
base di vitamina H, in grado di equilibrare la produzione di
sebo risolvendo in maniera abbastanza rapida il problema.
Il paziente che segue questa terapia deve evitare l´acqua
marina, il sole e sopratutto l´alcol. I peggioramenti potrebbero essere immediati se non si seguono queste norme basiche per combattere l´acne. Per quanto riguarda
l´alimentazione evitate il salame e la cioccolata!
WWW.MP1SRL.COM
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ideo del giorno
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L’ultima magia di Roger Federer
A Doha, in Qatar, Roger Federer ha inaugurato la nuova
stagione tennistica con un successo, ma soprattutto con
un punto realizzato in modo davvero speciale.
Nel corso del match contro l’olandese Schoorel, partito
dalle qualificazioni e numero 168 Atp, il campione svizzero
si è cimentato in una delle sue specialità: il colpo sotto le
gambe con cui già in passato aveva deliziato il pubblico.
Una magia che è valsa il punto, l’ovazione degli spettatori e
che ha disorientato l’avversario: Schoorel ha infatti impiegato un po’ di tempo prima di ritrovare la giusta concentrazione e riprendere il match.
video fonte internet
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