SAN ENRICO DE OSSÓ. “VIVA GESÚ. TUTTO PER GESÚ” “MI FU DATA UN’ANIMA BUONA” Così parla Enrico de Ossó di se stesso in alcuni appunti autobiografici, scritti in fretta e per ubbidienza, quando ancora era molto giovane. E aveva ragione. Dio gli aveva dato un’anima buona, un cuore buono e genitori buoni… ed Enrico seppe far fruttificare i doni ricevuti. Non ebbe una vita facile, tuttavia, seppe superare le contrarietà, fin dall’adolescenza, e le difficoltà quando, ormai sacerdote, iniziò e portò avanti le sue opere apostoliche; e le invidie, le calunnie e le ingiustizie da parte dei rappresentanti della Chiesa, nella sua età matura e fino alla sua morte. Da tutte queste contraddizioni uscì più forte nella fede, con la speranza posta soltanto in Dio, e con amore, disposto a farlo arrivare a tutti, persino ai suoi calunniatori. E’ così che si forgiano i santi. Durante i 55 anni della sua vita fu maestro e catechista ma, soprattutto sacerdote. Un sacerdote diocesano impegnato con il suo tempo e con l’ambiente circostante, tuttavia sempre proiettato verso il mondo intero, che quasi diventava piccolo per le sue ansie di diffondere la conoscenza e l’amore di Gesù. Enrico ebbe come maestra di vita spirituale e apostolica Santa Teresa di Gesù. Quasi si potrebbe dire che una parte della grande Santa di Avila s’incarnò in Enrico de Ossó e gli infuse il suo spirito di orazione, il suo amore a Gesù Cristo e, come frutto di entrambi, la moltitudine di opere apostoliche che lo impegnarono durante tutta la sua vita. Infanzia e vocazione. Enrico de Ossó y Cervelló nasce a Vinebre, un paesino della provincia di Tarragona, Spagna, sulle rive del fiume più grande della penisola Iberica, l’Ebro, che raffigura un po’ gli abitanti del suo intorno, specialmente nelle vicinanze della sua foce, come Vinebre. Enrico, riferendosi alla sua famiglia, dice che ebbe: ”genitori buoni e nonni santi”. La morte della sua mamma, causata dal colera che colpì la Spagna nel 1854, quando egli aveva 14 anni, lo lascia afflitto. Ella spesso gli diceva: “Figlio mio, che gioia mi daresti se diventassi sacerdote”. Ma allora egli invariabilmente le rispondeva: “No, io voglio essere maestro”. Poco tempo dopo, suo padre lo invia a Reus, a lavorare nel negozio di stoffe più importante della città. Ma Enrico, mentre lavora dietro il banco, pensa a tutt’altro per la sua vita. Un bel giorno, lasciando una lettera di congedo, senza farsi notare e a piedi, prende la strada che porta al santuario di Montserrat. Lì, davanti alla Vergine “Moreneta”, decide il suo futuro: “Scopriì la mia vocazione… Sarei stato sempre di Gesù, suo ministro, suo apostolo, suo missionario di pace e di amore”. E proprio a Montserrat, alcuni giorni dopo, lo trova suo fratello, che fa da mediatore presso il loro padre affinché permetta che Enrico entri nel Seminario di Tortosa. Seminarista e sacerdote. Nel 1854, la situazione politica della Spagna non é affatto favorevole a quanti decidono di dedicarsi alla causa di Gesù Cristo. Infatti i seminari non hanno né la struttura né l’ambiente propizi allo studio e alla preparazione richiesta da una buona formazione teologica e spirituale. Enrico abita nella casa di “Mosén” Alabart”, un sacerdote della diocesi. In quel periodo ha un confessore fisso nel duomo, con il quale s’incontra abitualmente, studia con dedizione sotto la tutela del “Domine Sena”, che gli insegna il latino e anche qualcosa di più importante: lo introduce alla conoscenza di Santa Teresa di Gesù. Nel 1856 inizia a studiare “Humanidades”. Nei registri di fine anno i voti di Enrico, sia in filosofia che in Teologia, sono sempre “Meritissimus”. Enrico, inoltre, disegna bene, riesce anche a scolpire belle statuine in legno con un semplice coltellino, e ha una bella voce. Per di più appartiene all’associazione di San Vincenzo di Paoli, ed è assiduo, non soltanto alla riunione settimanale e al ritiro mensile, ma visita anche regolarmente i poveri ogni settimana; così entra in contatto con la gente più povera di Tortosa. Trascorre le vacanze estive nel suo paese natale, Vinebre, nella bella casa paterna. Lì prega, aiuta nei lavori agricoli e, nel tempo che abitualmente tutti dedicano alla “siesta”, Enrico riunisce nella sua casa tutti i bambini del paese per insegnare loro il catechismo. Così inizia la sua missione di catechista e maestro. Alla fine della lezione Enrico li porta a spasso nei dintorni del paese. Non era perciò strano che tutti i bambini corressero dietro a lui e aspettassero ansiosi il suo arrivo al paese ogni estate. Enrique Conclusi i tre anni di Filosofia, i superiori e la famiglia di Enrico decisero che continuasse gli studi nel Seminario di Barcellona, quindi si iscrisse lì nel corso 1860-1861 per frequentare le lezioni di Fisica e Chimica come allievo di un professore eccezionale: il dottor Jaime Arbós. Tra Enrico e Arbós si stabilisce presto una buona amicizia, per cui il professore nominerà Enrico suo assistente, per qualche tempo. La famiglia di Enrico desiderava che egli “eccellesse” e salisse la scala degli onori accademici, ma lui era più preoccupato di prepararsi bene per diventare sacerdote e far brillare, non la propria persona, bensì quella di Gesù. Durante l’estate Enrico si trasferisce a Benincasim, un paese costiero della vicina provincia di Castellón, dove abitavano degli zii. Lì si riposa e riprende le forze venute meno per l’impegno durante l’anno scolastico. Da Benicasim sale le vicine cime del Desierto de las Palmas, dove i Padri Carmelitani hanno un loro convento. Con la comunità carmelitana ricupera le forze dello spirito, e trascorre lunghe giornate dedicate alla preghiera e alla riflessione nel piccolo eremitaggio dedicato a Santa Teresa, situato su una delle cime, da dove si vede in lontananza il mare ed un orizzonte tanto grande quanto i suoi sogni apostolici. Questa bellissima esperienza la ripeterà per quasi tutta la sua vita. Nel settembre di 1861 è già un’altra volta a Tortosa come alunno del primo corso di Teologia, nel seminario. Qualche mese dopo fa la sua entrata nella diocesi il nuovo vescovo, don Benedetto Vilamitjana y Vila. Ben presto Enrico de Ossó non sarà per il vescovo un seminarista tra gli altri, bensì quello seguito personalmente con entusiasmo e speranza. Nonostante ciò, qualche anno dopo il contesto cambierà radicalmente e arriveranno le calunnie e la croce. Tre anni dopo Enrico torna a Barcellona, per frequentare nel seminario, questa volta come interno, il terzo anno di Teologia. Il seminario è diretto dai Padri Gesuiti i quali, oltre a svolgere con competenza il loro lavoro, sono affiancati da validi collaboratori. Enrico stabilisce buoni rapporti e ammira il rettore, P. Fermìn Costa, ma soprattutto il P. Gioacchino Forn, saggio di prestigio, buon professore e buon padre spirituale; Enrico si affida alle sue mani. Il risultato dei tre anni scolastici di Teologia frequentati da Enrico a Barcellona è brillante, come anche la sua condotta morale e disciplinare. Importante anche in questo periodo è la consolidazione di alcune amicizie che dureranno tutta la vita: “Sardá y Salvany, Andrés Martorell, Casanovas, Manuel Domingo y Sol, Juan Bautista Altés…” Nel 1866, quando termina gli studi a Barcellona, il vescovo Vilamitjana lo richiama a Tortosa. Non vuole che Barcellona gli prenda il seminarista Ossó che – il vescovo sa molto bene – è un fuori serie. A Tortosa, il 26 di maggio, riceve il suddiaconato e con esso l’incarico da parte del vescovo di professore di Fisica dei seminaristi, mentre continua gli studi di Teologia. Termina il corso con i voti più alti ed inoltre si presenta nella facoltà civile di Barcellona ed ottiene il titolo di “Baccelliere nelle Arti”. Infine, il 21 settembre del 1867, a Tortosa, il vescovo Vilamitjana gli conferisce l’Ordine sacerdotale. Il 6 ottobre, a Montserrat, celebra la sua prima messa. Finalmente è sacerdote per sempre. 2 Sacerdote a Tortosa. Pochi mesi dopo, nel settembre del 1868, scoppia in Spagna la rivoluzione chiamata da alcuni “la Settembrina”, e da altri “La Gloriosa”, che obbliga la Regina Isabella II ad andare in esilio in Francia. I militari trionfanti, di spiccata linea anticlericale, dettano nuove norme nel paese. Il seminario di Tortosa viene espropriato e chiuso, i seminaristi sono mandati nelle loro famiglie. Enrico trascorre tutto l’anno a Vinebre. Quando tutto torna alla normalità egli, di nuovo, va a Tortosa. Le conseguenze della rivoluzione si fanno notare, soprattutto nei bambini che si trovano “come pecore senza pastore”, imitando tutto quello che hanno sentito e visto durante un anno senza religione e senza guida. E’ necessario cominciare la catechesi, trovare catechisti e dare loro la formazione adeguata. Il vescovo nomina Enrico direttore generale della catechesi della diocesi. Lì comincia il suo magistero catechistico. L’esito dei suoi sforzi è clamoroso. Gli stessi bambini che prima cantavano “Viva la sovranità nazionale”, ora cantano l’Ave Maria per tutte le strade di Tortosa; in pochi mesi sono ormai più di 1.200. Ossó è un bravo stratega, sa che sono i bambini quelli che meglio riescono a convincere i genitori – “per i bambini alla conquista degli uomini” -, e crea, per l’insegnamento della dottrina cristiana, un’associazione che egli dirige, motiva e organizza, ma in collaborazione con altri sacerdoti, seminaristi e laici. E tutti cominciano i loro incontri con le parole che ormai saranno, per sempre, un “leit motiv” nell’apostolato di Enrico: “VIVA GESÙ”. “Incominciammo con alcuni giovani seminaristi questa santa opera e, pochi giorni dopo, arrivammo a circa cinquecento fra bambini e bambine. Si continuò in modo progressivo, e al congedarci per l’inizio delle vacanze ne contavamo circa ottocento. L’anno scolastico successivo, 1870-1871, l’assistenza fu più numerosa perché era migliorata l’organizzazione; così che, quando in occasione della festa di san Giuseppe si riunirono i bambini delle otto sezioni per consacrarli al Santo, il loro numero non era inferiore a milleduecento.1 Questo è l’unico segreto infallibile per ottenere una restaurazione sociale nei nostri giorni: coltivare l’innocenza, facendola crescere nella scienza di Dio nell’amore della Religione. Sacerdoti! Questi bambini, che ora trascurate e guardate con indifferenza come vagabondano per le strade e le piazze sentendo solo bestemmie e perverse dottrine, e vedendo scandalosi esempi, saranno un giorno padri di famiglia, impugneranno le redini del governo di una città di un paese o forse di tutta una nazione: e se sono stati educati nel timore di Dio, ameranno la Religione e i suoi ministri, educheranno i loro figli nella pietà e fiorirà la pratica della Religione.2 Anni più tardi, nel marzo del 1876, istituirà per i bambini una piccola opera di apostolato che seguirà la catechesi propriamente detta e alla quale diede il nome di “Piccolo gregge di Gesù Bambino”. La sua opera catechistica, cioè il suo libro “Guida pratica del Catechista”, la sua visuale trascendente sull’importanza della catechesi fece sì che, nel novembre del 1998, la Sacra Congregazione dichiarasse patrono dei catechisti spagnoli San Enrico de Ossó y Cervelló. Lo meritava. Risulta sommamente difficile riassumere cronologicamente l’opera apostolica del sacerdote Ossó. 3 Sono tante le opere, realizzate simultaneamente, e di tale ampiezza che la brevità di poche pagine risulta insufficiente! Nel 1870 fonda, per i giovani contadini, la Pia associazione della Purissima Concezione e ancora nel ’71, un settimanale dal nome “L’Amico del Popolo” in opposizione all’anticlericale: “L’Uomo”. Ancora nell’ottobre del 1872 esce il primo numero della rivista mensile “Santa Teresa di Gesù”, che Enrico fonda e dirige durante tutta la sua vita, e che la Compagnia di Santa Teresa di Gesù continua anni dopo la sua morte, pubblicandola sotto il nome di “Gesù Mastro” fino al 2005. Anche nel 1872 pubblica la “Guida del Catechista”, “Lo spirito di Santa Teresa” e una “Novena a San Giuseppe”. L’anno 1873 è uno dei suoi anni più pieni. Fonda l’“Associazione delle Figlie di Maria Immacolata e di Teresa di Gesù” per la formazione delle donne. Il fine dell’Associazione è imitare Maria e avere come maestra di vita spirituale Teresa di Gesù. Queste saranno quelle che potranno costruire “un mondo di santi”. Comincia a mostrarsi un’altra delle caratteristiche di Ossó: la sua fiducia nella donna come elemento trasformante la società. L’Associazione si allarga come il fuoco nelle regioni di Catalogna e Aragona e in pochi mesi il numero delle associate arriva a 700. Nel mese di luglio del 1874 firma la dedica del suo libro guida: “Il quarto d’ora di preghiera”, per insegnare a pregare. Già durante la vita dell’autore raggiungerà la 15ª edizione, e ancora si continua ad editare, arrivando alla 58ª. Nell’anno 1875 pubblica un libretto di meditazione per i bambini intitolato “Viva Gesù”. L’anno 1876 è il punto chiave della vita di Enrico de Ossó. Una visita compiuta l’anno precedente ai luoghi dove visse e morì Teresa di Gesú, mette in movimento la sua inesauribile creatività. A marzo firma gli statuti della “Fraternità Giuseppina”, fondata “per portare gli uomini a Cristo”. Contemporaneamente fonda il “Piccolo Gregge del Bambino Gesù”, per i bambini. Il 2 aprile, che coincideva quell’anno con la domenica di Passione, Enrico sentì la forte ispirazione di fondare la “Compagnia di Santa Teresa di Gesù”, destinata a stendere la conoscenza e l’amore di Gesù Cristo per tutto il mondo, per mezzo della preghiera, l’educazione cristiana e il sacrificio della propria vita. Quello stesso anno, nove giovani provenienti dalle schiere dell’“Associazione di Maria e Santa Teresa di Gesù”, si impegnano a cominciare il cammino seguendo le indicazioni del Padre Fondatore. La Compagnia si diffonderà rapidamente in Spagna, in Portogallo, in America e in Algeria, ancora durante la vita di Enrico. Successivamente seguì una notevole espansione. Nel 1879 Enrico de Ossó guida un numerosissimi pellegrinaggi ai luoghi teresiani. Più di 4.000 pellegrini visitano Avila e Alba de Tormes. A Salamanca, con altri teresianisti insigni, stabilisce le basi della “Fraternità Teresiana Universale”, e alcuni giorni dopo, a Montserrat scrive il progetto dei “Missionari di Santa Teresa di Gesù”, pubblicato nel 1882. L’attività senza sosta di Enrico si basa e ha il suo fondamento nella sua vita profondamente unita a Gesú Cristo e nell’insegnamento di Teresa di Gesù. “Quante volte mi sono chiesto: Che succede nel mio intimo? Che osservo nel mio cuore? Da dove mi è venuta questa forza irresistibile, mai sentita, che mi spinge veemente a conoscere e seguire il cammino della virtù, accostato alla forte colonna della preghiera? Da dove proviene che mi senta spinto a provare più affetto verso tutto ciò che è bello e grande nella nostra patria e sia vero gioiello religioso nazionale? Che è questo? Da dove proviene? E dopo un po’ di meditazione, mi rispondo: Tutto è opera della Vergine di Avila” 3. 4 La preghiera giornaliera, gli esercizi spirituali ogni estate, i giorni di riposo spirituale nel suo amatissimo santuario di Montserrat sono per lui fonte inesauribile di ricchezza interiore, di amore di Dio sperimentato, vissuto e manifestato nelle opere apostoliche per la crescita del Regno. Solo da questa sorgente può spiegarsi la sua incessante attività e la sua profondità spirituale. Carico della croce… La vita non è mai facile. Tuttavia nella vita degli eletti di Dio è comune l’apparire della croce. Perché “ il discepolo non è maggiore del maestro”. Enrico de Ossó sperimentò la croce durante diciassette lunghi anni, e di fatto morì crocifisso. La storia inizia il 12 di ottobre del 1877, quando si inaugura un convento di Carmelitane Scalze, giunte a Tortosa e chiamate da Enrico de Ossó. Il terreno era stato donato da una signora a Enrico e ad altri amici sacerdoti; il convento fu costruito principalmente con le elemosine raccolte attraverso la Rivista “Santa Teresa di Gesù” e la sollecitudine di Ossó. L’anno seguente, 1878, proprio un anno dopo, vicino al convento, si mette la prima pietra di quello che dovrà essere Casa Madre e noviziato della Compagnia di Santa Teresa, con grande gioia da parte di tutti: vescovo, sacerdoti amici, Carmelitane Scalze… Il 12 ottobre del 1879, esattamente un anno dopo, le Sorelle della Compagnia prendono possesso dell’edificio, ancora in costruzione, e cominciano ad abitarlo. Il giorno dopo, le Carmelitane Scalze presentano un ricorso presso il tribunale di Tortosa per “i gravi danni che arreca la Casa Madre della Compagnia”. Comincia così un lungo litigio giudiziale che si prolungherà perfino dopo la morte di Enrico de Ossó, e si concluderà con l’abbattimento della Casa Madre e la devoluzione del terreno in questione. Che era successo? E che è successo dopo? La ragione e l’esperienza dimostrano che molte persone sono variabili nei loro affetti, influenzabili nelle loro risoluzioni… Altre sono soggette a sentimenti come l’invidia, il dispiacere causato dai successi altrui, i desideri di occupare i primi posti, oppure di essere i più apprezzati… Alcuni sono codardi e temono di manifestarsi a favore dei perdenti, si piegano alla prepotenza dei più forti o di quelli che vogliono far valere la loro autorità al di sopra di tutto e di tutti, persino della giustizia più elementare… Alcuni, disonesti ed imbroglioni, occultano prove, falsificano documenti e sono capaci di fare qualsiasi cosa pur di far prevalere i loro interessi e non quelli della giustizia. Purtroppo tutto questo confluì nel processo o meglio, nei processi che successivamente sostenne Enrico de Ossó negli ultimi sedici anni della sua vita. Prima nella diocesi di Tortosa, presso il Tribunale Metropolitano di Tarragona, poi anche presso la Rota di Madrid e, infine, anche presso la Rota di Roma. Lo accusarono le Carmelitane, alcuni dei suoi amici e persino il vescovo, di essersi appropriato di ciò che non era suo: il grande terreno dove si trova il convento delle Carmelitane e dove si costruì la Casa Madre e il Noviziato della Compagnia di Santa Teresa di Gesù. Qualcosa d’incomprensibile! Enrico presenta ricorso alle autorità competenti più volte dopo le successive sentenze, non per ostinazione bensì perché pensa che deve difendere ciò che non gli appartiene: il diritto di costruire su quel terreno (sul quale egli personalmente non aveva voluto costruire nel momento opportuno) e le dotazioni delle Sorelle della Compagnia spese nella costruzione dell’edificio. La parte avversa ha nelle sue mani il potere e lo impiega male: si accaniscono contro la persona di Enrico, e anche contro la Compagnia di Santa Teresa con un rancore che si palesa sia nelle parole usate in molte occasioni, sia 5 nelle azioni manifestamente ingiuste, com’è l’interdizione ecclesiastica alla quale sottomettono la Casa Madre e il Noviziato, durante due anni. Il vescovo Vilamitjana, antico amico, che conosce e ha sempre benedetto le opere apostoliche di Enrico e lo ha incoraggiato a continuarle si rivolge contro di lui e arriva a distruggere fraudolentemente la sentenza favorevole emessa dal Tribunale Metropolitano di Tarragona e la fa cambiare con un’altra sfavorevole. In seguito, i documenti in cui si prova la buona fede di Enrico riguardo alla querela, la giustizia del suo operato e l’ingiustizia di coloro che l’accusano, scompaiono misteriosamente all’arrivo delle alte istanze vaticane. Una mano nera li colloca lì, dove non è facile poterli trovare, e non appariranno fino quasi un secolo dopo. Gli avvocati che difendono Enrico de Ossó gli raccomandano di affidare la causa alla giustizia civile, presso la quale sicuramente la vincerà. E un’altra croce quasi più dolorosa lo attendeva. La Compagna da lui fondata, la pupilla dei suoi occhi, per la quale ha consegnato tutto ciò che possiede, tanto la sua persona come i suoi propri beni, vuole volare da sola e, siccome non è preparata per intraprendere tale impresa, cade nel rifiuto e nell’opposizione verso il suo Padre e Fondatore. Enrico de Ossó scrive alcune frasi che non sono solo frasi, bensì verità vissute da lui mentre la croce pesa sopra le sue spalle: “Tutto questo è contraddizione di buoni” e “Non ci dannerà nessuna avversità se non ci domina nessuna iniquità”. Egli non prova risentimento, ma un gran dolore insieme ad una profonda pace interiore, nonostante si senta disprezzato, giudicato e condannato da chi gli sta più a cuore: la Chiesa. Come se non bastasse, Enrico si vede anche allontanato da coloro che gli devono la vita e molto di più: “la Compagnia di Santa Teresa di Gesù”. Stanco sia fisicamente sia spiritualmente, ma mai sconfitto, Enrico si rifugia nel convento francescano di Gilet (Valencia), nel mese di gennaio del 1896. Nella sua testa e nel suo cuore ci sono ancora mille progetti da iniziare per vivere la consegna che presiede a tutte le sue opere: “Viva Gesù. Tutto per Gesù” . Enrico ha dato tutto per Gesú, ma egli non lo sa, il “tutto” diventerà realtà la notte del 27 gennaio. Pochi giorni prima aveva fatto una lunga e sentita confessione con uno dei padri francescani. Prima di ritirarsi a riposare ha esclamato: “Che bel cielo, fratello! Se di fuori è così, come sarà dentro?”. Poche ore dopo il Signore va a prenderlo perché conosca quel cielo tanto bello che egli desiderava. Viene sepolto nel cimitero dei Francescani, come uno dei fratelli, senza nulla. Il giorno dopo, appena ricevuta la notizia, arrivano le Sorelle de la Compagnia. Trascorsi alcuni anni, ormai abbattuta la Casa Madre della Compagnia ed edificato il nuovo Noviziato a Tortosa, la Compagnia trasferisce le spoglie del suo Padre Fondatore nella cappella dell’edificio dove oggi riposano. Dopo un lungo processo di beatificazione e canonizzazione, finalmente appariranno quasi miracolosamente, i documenti probatori della sua assoluta integrità, della sua incondizionata fedeltà alla giustizia e del suo amore alla Chiesa, Enrico de Ossó y Cervelló è dichiarato SANTO da Giovanni Paolo II, a Madrid, il 16 giugno del 1993. “ Beato l’uomo che teme il Signore!”. 6 Dagli scritti Pensare come Cristo Gesù, sentire come Cristo Gesù, amare come Cristo Gesù, agire come Cristo Gesù, conversare come Cristo Gesù, parlare come Cristo Gesù, in una parola conformare tutta la nostra vita a quella di Cristo, rivestirci di Cristo Gesù: in questo consiste l'interesse unico, l'occupazione essenziale e primaria di ogni cristiano. Perché cristiano significa alter Christus, altro Cristo, e non si potrà salvare se non colui che sarà trovato conforme all'immagine di Cristo. E per conformarci alla vita di Cristo è necessario prima di tutto studiarla, conoscerla, meditarla, e non solo nella corteccia esterna, ma penetrando nei sentimenti, affetti, desideri, intenzioni di Cristo Gesù, allo scopo di poter fare tutto in unione perfetta con Lui. Gesù stesso, con la sua bontà e le sue parole, ci invita a questo. Ma, come impareremo, ad esempio, la sua mansuetudine ed umiltà; come in ogni azione ci porremo davanti a Cristo per imitarlo, se non conosciamo i sentimenti del suo Cuore nel compierla? Perché Cristo ha vissuto, ha mangiato, dormito, parlato, ha fatto silenzio, ha camminato, s'è stancato, ha riposato, ha sudato, ha patito fame, sete, povertà, in una parola, ha lavorato, ha patito, è morto per noi, per la nostra salvezza. Per cui dobbiamo rappresentarci Gesù al naturale e nella realtà, e non in maniera teorica e ideale, ciò che porterebbe a non amarlo e imitarlo in tutto, come è nostro dovere. Gesù è nostro fratello, carne della nostra carne, sangue del nostro sangue, ossa delle nostre ossa. Questo è il mio Gesù, Dio e uomo vero, vivo, personale, che si lasciò vedere sulla terra; che visse e conversò con noi uomini per trentatré anni. Infatti: Verbo eterno del Padre, per la nostra salvezza discese dal cielo, s'incarnò, patì, morì, risuscitò, salì al cielo, rimanendo tra noi fino alla consumazione dei secoli nel Santissimo Sacramento dell'altare per essere nostro compagno, conforto, cibo. La vita eterna consiste nel conoscere sempre più Gesù Cristo, nostra unica felicità nel tempo e nell'eternità. Quanto sarà felice l'anima che imparerà ogni giorno questa lezione e la metterà in pratica. Che pensiero soave! Io vivrò, mangerò, dormirò, parlerò, tacerò, lavorerò, patirò, tutto farò e soffrirò in unione con Gesù, conformandomi alla divina intenzione e ai sentimenti con cui operò Gesù e che Gesù vuole siano i miei nell'agire e patire. Colui che agirà così - e dobbiamo farlo tutti -, vivrà sulla terra vita di cielo, si trasformerà in Gesù e potrà ripetere con l'Apostolo: Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me (Gal 2, 20). PREGHIERA PER INIZIARE IL QUARTO D’ORA Padre misericordioso, so che Tu sei per me Padre e amico. So che sei il mio Dio e che tutto debbo a Te. Credo che Tu sei qui, dentro di me che vedi i miei pensieri più occulti e i desideri più intimi del mio cuore. Ti adoro e ti chiedo perdono del male che c’è in me. Aiutami a fare bene questo momento di preghiera. Insegnami a stare con Te, ad ascoltare la tua Parola, a diventare dei tuoi più intimi, affinché io mi conosca e Ti conosca, Svelami chi sono e chi vuoi che io sia, per amarti sempre, per farti conoscere e amare da tutti. Fa’ che, come Santa Teresa di Gesù, mi impegni insieme a te nella costruzione di un mondo migliore. Che io ti ami sempre più e aiuti tutti ad amare Te. AMEN (Sant’Enrico de Ossó) 1. ESSERE TUTTO DI GESÙ MI CONNETTO Preghiera iniziale (pregare tutti insieme) “Padre misericordioso...” LEGGIAMO: Come sono belli i piedi del messaggero che annuncia la pace! Come è bello, sì, -continua il Padre Enrico-, i piedi dei Teresiani inviati solo ed esclusivamente alla maggior gloria di Dio ovunque e in tutte le anime, nella maggior estensione possibile. Ti identifichi con queste parole? Parlerà de ti P. Enrico o di gente che conosci? Come di chi ASCOLTO… Gesù è il missionario della pace e dell’amore. Enrico d’Ossó era consapevole di essere e di sentirsi apostolo, come Gesù. Mette tutti i mezzi a sua disposizione per ricreare questa chiamata a diventare Gesù, perché così lo ha vissuto, e per questo motivo può dire: Che non ci sia nulla dentro o fuori di voi che non predichi Gesù... Tutto te stesso proclamerà nei tuoi atteggiamenti, nelle tue parole e nelle tue azioni: VIVA GESÙ, IO SONO TUTTO DI GESÙ! Il modo migliore per essere un apostolo è dimostrarlo con la vita. Vivi in modo tale da lasciare intorno a te orme la pace. • Se puoi dire come Enrico: VIVA GESÙ... TUTTO PER GESÙ... IO SONO TUTTO DI GESÙ... sei in cammino per convertirti nel vero apostolo, nel profeta, nel missionario, nell’evangelizzatore di cui, oggi, il mondo e la società ha bisogno. Non lasciarti vincere dalle comodità, anche se gli altri facciano così... Tu sei la parte del mosaico necessario, indispensabile per rendere il tutto un'opera d'arte, senza quel mosaico l’opera rimarrà incompleta, incompiuta e... si perderà la bellezza che merita. • Enrico pensò in te, pensa in te, come Teresiano capace di grandi imprese. Sarà la tua mano a ravvivare il fuoco dell'amore che è necessario nel vostro ambiente? Tu hai la parola CONDIVIDO: Come puoi ottenere questo nella tua vita... che puoi fare tu...? Cosa posso fare perché nel mio ambiente tutto sia di Gesù...? PARLO CON GESÙ Ora facciamo qualche momento di silenzio per parlare con Gesù e chiedergli: Gesù, aiutaci a essere persone capaci di rinnovare in tutto il mondo con la nostra fede in Te, la generosità e la dedizione, la luce e l'illusione, fa’ che diventiamo fuoco per incoraggiare le persone tristi, sole, che si sentono male, persone che incoraggiano coloro che si sentono frustrati… aiutaci ad essere strumento che collabori per favorire la rigenerazione della società. PADRE NUESTRO… TUTTO PER GESÙ 2. ENRICO DE OSSÓ, APOSTOLO MI CONNETTO Preghiera iniziale (pregare tutti insieme) “Padre misericordioso...” Gli apostoli furono i primi modelli di vita cristiana autentica. Sono quelli che hanno seguito Gesù e hanno diffuso il suo messaggio, la sua vita e la sua azione apostolica. Gli apostoli e i discepoli che si trovavano insieme, formavano la comunità cristiane dei primi secoli del Cristianesimo. Essi furono chiamati alla conversione, all'amore e si sentirono spinti a proclamare con la parola e con l'esempio, la buona notizia di chi tanto amavano. Gli apostoli, che hanno vissuto con Gesù, erano molto orgogliosi di poter continuare l’opera del suo maestro e Signore, è offrirono persino la loro vita nel martirio per la causa del Regno. LEGGIAMO: PAROLA DI DIO: MT. 10, 1.7-8SS Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. ASCOLTO… Enrico de Ossò è stato uno di quelli che ha ascoltato questo appello e lo ha seguto. Si può dire che era come i primi apostoli di Gesù. Egli è stato attratto in modo tale dalla persona di Gesù, che sin dall'inizio è stato determinato a seguirlo, come Santa Teresa, costi quel che costi... Non esitò a mettere tutte le sue energie, tutte le sue forze in quello che potrebbe servire a proteggere, migliorare e aumentare gli interessi di Gesù. Come gli apostoli, mise la sua vita al servizio del Regno. Enrico de Ossò è stato un innamorato di Gesù. Molto presto si presenta come apostolo della conoscenza e amore di Gesù - apostolo della preghiera -, testimone e portavoce della spiritualità di S. Teresa di Gesù, perché essere devoto di Santa Teresa e non essere una persona di preghiera, è impossibile. Fin dall'inizio gravò nel suo animo: “Sarò sempre di Gesù, il suo ministro, il suo apostolo, il missionario di pace e di amore. Fin da giovane ha mantenuto un intenso rapporto di amicizia con Lui, e così è cresciuto occupandosi solo delle sue cose, dei suoi interessi. La loro prima preoccupazione, i bambini, da loro alla conquista degli uomini. Sapeva che, per mezzo loro, si realizzerebbe la rigenerazione della società che tanto gli faceva soffrire perché stava perdendo i buoni costumi. Enrico de Ossó è l'anima di fuoco che con lo spirito di Teresa riscaldò i cuori della gente del suo tempo e non si fermò in organizzare e lanciarsi, con loro, all'arduo compito di lavorare per il Regno di Gesù, ostacolando con il suo esempio, il male che si avvicinava. Oggi, puoi essere tu chi è stato chiamato da Gesù, attraverso il carisma teresiano, per rigenerare la tua società, per testimoniare con le tue parole e il tuo esempio il messaggio di Gesù. Tu puoi essere oggi l'apostolo, che i bambini, i giovani, la società, il mondo, la Chiesa hanno bisogno. Non perdere l'opportunità di ascoltare la chiamata di Gesù a essere l'anima di fuoco, strumento per servire Dio... IMPEGNO Ogni giorno scegli un impegno che ti aiuti, come a Enrico, la scalata alla cima… PREGHIERA CONCLUSIVA: PADRE NOSTRO TUTTO PER GESÙ 3. LO ZELO APOSTOLICO DI ENRICO DE OSSÓ MI CONNETTO Preghiera iniziale (pregare tutti insieme) “Padre misericordioso...” Lo zelo apostolico di Enrico Osso nasce da un amore ardente per Gesù. Un amore che lo lega totalmente a lui: in Gesù tutto è amore, e amore è unione. Un amore che fa di lui un amico: uniamoci con Gesù per amore. Un amore che porta all'identificazione con Lui: tutto ciò che pensiamo sia in unione con Gesù, tutto ciò che vogliamo sia in unione con Gesù; tutto ciò che facciamo sia in unione con Gesù. LEGGIAMO: PAROLA DI DIO: MT. 10, 14-16 “Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi. 15 In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sòdoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città. Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.” ASCOLTO… Gesù invia i suoi apostoli in missione. Il vero significato di missione è “invio”. Invia nel mondo i suoi messaggeri a trasmettere il suo insegnamento, a moltiplicare le sue opere di BENE. Troveranno molte difficoltà, ma non devono avere paura, Gesù è con loro. L'apostolo deve fare tutto con Gesù. Enrico de Ossó si è sentito inviato anche da Gesù, Egli è il suo Maestro e l'identificazione con Lui è l'obiettivo di Enrico, perché il seguire Gesù non può essere ridotta a una imitazione delle loro azioni esterne, ma porta la persona a diventare, ad avere gli stessi sentimenti di Gesù. Egli realizzò grandi opere. Ebbe nella sua mente i bambini, i giovani, i catechisti laici, uomini e donne ... invitandoli a imparare le beatitudini del Regno. Enrico era un uomo del suo tempo e non si impaurì davanti le difficoltà e gli ostacoli che si presentavano volta per volta nella sua missione. Un innamorato di Gesù, può solo dire, come Lui: TUTTO PER GESÙ. Quanto importante è di essere al passo con i tempi, non essere estraneo alla realtà! Tu sai di cosa la società ha bisogno OGGI: apostoli, profeti che parlino, si esprimano, difendano gli interessi di Gesù in molti aspetti che sono in pericolo. Oggi cresce la menzogna, la falsità, la violenza, gli abusi di potere... Gesù vuole discepoli impegnati, che affrontino e persino mettano a repentaglio la loro reputazione, se necessario, per seminare il BENE, la BONTÀ, l’AMORE, il PERDONO, la GIUSTIZIA... Oggi ti chiama Gesù, attraverso il Padre Enrico, a unirti a Lui mediante l'amore, di quell'amore che ti incoraggi a prendersi cura dei suoi interessi, a essere testimone di valori che collabori a costruire il mondo che tanto sogniamo, ma come ha fatto Gesù: prima si impegnò in prima persona e poi insegnò. Sei depositario, erede di un carisma che devi far fruttificare con l’esempio e con la parola. Non avere paura, “Io sono con te”, dice Gesù. E lo riafferma Enrico in una preghiera, che egli scriveva: "Confesso che senza la grazia di Dio, non possiamo fare nulla, ma riconosco anche che con essa possiamo tutto... Salmo 26 - Con Dio nessun timore Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura? Il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò timore? per gustare la dolcezza del Signore ed ammirare il suo santuario. Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi. Spera nel Signore, sii forte, si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore. IMPEGNO Ogni giorno scegli un impegno che ti aiuti, come a Enrico, a essere silenzio che cerchi Dio… PADRE TUTTO PER GESÙ