RASSEGNA STAMPA CGIL FVG – venerdì 9 ottobre 2015 (Gli articoli di questa rassegna, dedicata prevalentemente ad argomenti locali di carattere economico e sindacale, sono scaricati dal sito internet dei quotidiani indicati. La Cgil Fvg declina ogni responsabilità per i loro contenuti) Indice articoli ATTUALITÀ, ECONOMIA, REGIONE (pag. 2) Assegni antipovertà, corsa dal 22 ottobre (Piccolo) Sforbiciata alle Regioni. Sonego e Pegorer infuriati (M. Veneto) Le coop sociali chiedono trasparenza (Piccolo) Cgil e studenti contro la “Buona scuola” (Piccolo) Il Foglio contro Udine: «Città di morte e ubriachi» (M. Veneto) CRONACHE LOCALI (pag. 6) Scatta la gara ufficiale per Porto vecchio (Piccolo Trieste) La Cgil chiede personale per il Pronto soccorso (Piccolo Trieste) Chiude il supermercato Coopca di Chiarbola (Piccolo Trieste) I capigruppo comunali ricevono una delegazione Revas (Piccolo Trieste) La crisi Mibb approda in Regione (Piccolo Gorizia-Monfalcone) Un’operatrice ai giudici: «Mai violenze» (Piccolo Gorizia-Monfalcone) Automedica al bivio: in città o a Gradisca, Gorizia esclusa (Piccolo Gorizia-Monfalcone) Operatori del Cup senza stipendio: si rischia lo sciopero (M. Veneto Udine) Danieli, slitta a gennaio il processo per il caso della presunta frode fiscale (Gazzettino Ud) Nuova emigrazione, udinesi in testa (Gazzettino Udine) «Oltre 400 milioni spariti a Torviscosa. Ora indaghi Roma» (M. Veneto Udine) Scuola, tra edilizia e trasporti tanti nodi ancora aperti (Gazzettino e M. Veneto Pn, 2 articoli) Studenti in piazza contro la “Buona scuola” (M. Veneto Pordenone) Dirigenze vacanti, si spera in due nomine (M. Veneto Pordenone) Sindacato di Polizia: addio a Prefettura gravissimo rischio per la sicurezza (Gazzettino Pn) Posta a giorni alterni, scatta il piano (M. Veneto Pordenone) ATTUALITÀ, ECONOMIA, REGIONE Assegni antipovertà, corsa dal 22 ottobre (Piccolo) di Gianpaolo Sarti TRIESTE C’è una data chiara, stavolta: giovedì 22 ottobre. Tra poco meno di due settimane i cittadini del Friuli Venezia Giulia potranno rivolgersi ai servizi comunali e fare domanda per ricevere l’assegno antipovertà. La conferma arriva dall’assessorato al Welfare e dal presidente della terza commissione in Consiglio regionale, Franco Rotelli, tra i maggiori artefici del provvedimento. Il primo in Italia, uno dei più attesi di questa legislatura. Una precisazione necessaria per fornire spiegazioni alle numerose persone che nelle ultime settimane si sono recate dagli assistenti sociali comunali per avere informazioni. Tecnicamente, questo è l’iter: oggi, salvo intoppi dell’ultimo momento, la giunta Serracchiani approva in via definitiva il regolamento. La pubblicazione sul Bur, invece, è programmata per mercoledì 21 ottobre, stando ai calcoli degli uffici competenti. Visto che il regolamento prevede l’entrata in vigore immediata, già il giorno successivo e dunque giovedì 22 sarà possibile rivolgersi agli sportelli e presentare la documentazione. Lo stesso Rotelli invita i potenziali beneficiari a farsi avanti subito: «Vorrei che le persone facessero domanda già in ottobre in modo che possano maturare il diritto a partire da novembre, con l’erogazione del denaro prevista a gennaio. Quindi, ripeto, se si fa domanda già in ottobre, la decorrenza parte dal primo novembre. È cioè da quella data che si apre il credito, come una pensione. Per noi, dal punto di vista amministrativo, sarebbe anche un primo passo importante per renderci conto quel è l’effettivo bisogno nella popolazione e valutare come gestire e tarare, eventualmente, il provvedimento visto che ad oggi disponiamo soltanto di una simulazione». Come emerso in sede di commissione, nella prima rata di gennaio (che viene riconosciuta a chi fa richiesta entro novembre) i cittadini potranno incassare gli importi di due bimestri, quindi riceveranno un doppio versamento che copre il periodo novembre-dicembre 2015 e gennaiofebbraio 2016. Una sorta di anticipo, deciso su spinta sia di Rotelli che dell’assessore Maria Sandra Telesca, convinta dell’opportunità «di andare incontro alle aspettative suscitate in questi mesi». Il meccanismo funziona a scaglioni, con la possibilità di ricevere da un minimo di 70 euro a un massimo di 550. Con famiglie senza figli, anche con un solo componente, l’assegno può variare dai 70 ai 400 euro mensili (ma l’erogazione è bimestrale) a seconda dell’Isee: da 0 a 1.000, da 1.000,01 a 2.000, da 2.000, 01 a 3.000, da 3.000,01 a 4.000, da 4.000,01 a 5.000, da 5.000,01 a 6.000. Con un figlio a carico l’integrazione al reddito va da 170 ai 500 euro, mentre con 2 o più figli la Regione concede dai 220 ai 550 euro. Oltre a un Isee sotto i 6 mila euro, è necessario dimostrare – per almeno un componente del nucleo – la residenza di 24 mesi come minimo. Il potenziale beneficiario, inoltre, non deve risultare intestatario di autovetture di grossa cilindrata (non oltre i 2.000 cc se a benzina e i 2.500 cc se diesel, per le moto il limite è di 750 cc) e usufruire di altri trattamenti economici di natura previdenziale, indennitaria e assistenziale di valore complessivo superiore a 600 euro, elevati a 900 euro in caso di presenza nel nucleo di persona non autosufficiente. Condizione necessaria per ottenere il contributo regionale sarà la sottoscrizione di un patto di inserimento lavorativo, che comporta la ricerca attiva di un’occupazione, l’adesione a progetti di formazione o inclusione professionale, un impegno scolastico con regolare frequenza, comportamenti di prevenzione e cura volti alla tutela della salute, svolgimento di attività utili alla collettività, anche nell’ambito di progetti realizzati da realtà del terzo settore, enti locali e amministrazioni pubbliche. La Regione, per coprire l’intera misura, ha messo a disposizione in Finanziaria 10 milioni di euro, con l’intento di rafforzare lo stanziamento nel corso del 2016. La platea degli aventi diritto è stimata, grossomodo, attorno a 10 mila cittadini. Sforbiciata alle Regioni. Sonego e Pegorer infuriati (M. Veneto) ROMA La riforma del Senato è a un passo dall’approvazione da parte di Palazzo Madama. Oggi gli ultimi sì agli articoli rimanenti. E martedì il voto finale sul complesso del provvedimento. Ieri è stato dato il via libera agli articoli delle riforme che introducono il nuovo federalismo, tra l’altro aumentando le materie su cui sarà possibile la devoluzione delle competenze dallo Stato alle Regioni. Ma il colpo di scena è arrivato dall’accoglimento da parte del governo di un ordine del giorno di Raffaele Ranucci (Pd) che impegna l’esecutivo a presentare a breve una riforma che tagli il numero delle Regioni. La presentazione di un emendamento dell’esecutivo sulla discussa norma transitoria certifica l’intesa interna al Pd, mentre l’opposizione si divide e dentro forza Italia si registra una spaccatura verticale. Una miccia che scatenerà il dibattito anche in Friuli, dopo le prese di posizione dell’ex sindaco di Udine Sergio Cecotti e degli autonomisti e il dibattito sulla macroregione del Nordest. Intanto insorgono i senatori friulani Lodovico Sonego e Carlo Pegorer. «Nell’ambito della discussione per la riforma costituzionale il senatore del Pd Ranucci ha proposto un ordine del giorno per ridurre a 12 il numero delle regioni - scrivono in una nota Sonego e Pegorer -. Il governo lo ha accolto condividendolo, ma togliendo il riferimento al numero delle regioni sopravviventi e prevedendo l’apertura di una apposita sessione di revisione costituzionale sull’argomento. Abbiamo preso atto che dopo la riformulazione governativa la proposta era da ascriversi a tutti gli effetti alla paternità politica del governo manifestando un totale dissenso. Il deliberato dell’Aula è frutto di un’iniziativa affrettata, senza una adeguata istruttoria e persino in assenza di un dibattito trasparente e consapevole con la stessa Conferenza Stato-Regioni». Il Senato ha approvato l’articolo del ddl Boschi che riscrive l’articolo 117 della Costituzione, cioè l’assetto federale. Il nuovo testo abroga le materie di competenza concorrente tra Stato e Regioni, e riporta in capo allo Stato alcune materie, tra cui la tutela dell’ambiente e dei beni culturali, l’energia, le infrastrutture strategiche, la protezione civile. In più nel nuovo articolo 117 c’è la cosiddetta clausola di salvaguardia dell’unità nazionale: lo Stato potrà riprendersi alcune competenze «quando lo richiede la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica della Repubblica o lo rende necessario la realizzazione di programmi o di riforme economico-sociali di interesse nazionale». A compensare la centralizzazione di alcune competenze, c’è però l’approvazione di un emendamento di Francesco Russo (Pd), fatto proprio e riformulato dal governo, che amplia le materie che potranno essere devolute dallo Stato alle Regioni, purché esse abbiano i conti a posto. Potranno essere devolute l'organizzazione della giustizia di pace, l’istruzione, le politiche attive del lavoro e la formazione professionale, la valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, e il governo del territorio. L’emendamento di Russo aggiunge a tali materie le «disposizioni generali e comuni per la tutela della salute, per le politiche sociali» e il commercio con l’estero. Ma ad animare il dibattito ci ha pensato l’ordine del giorno di Ranucci che impegna il governo a presentare una riforma che riduca il numero delle Regioni, prima che entri in vigore il ddl Boschi. In pratica da qui ad ottobre 2016. L’accettazione da parte del governo, con il sottosegretario Pizzetti, non ha nemmeno reso necessario il voto. M5s ha attaccato con Endrizzi e Taverna, ma anche nel Pd Walter Tocci, da sempre sostenitore del taglio del numero delle Regioni, ha definito l’ordine del giorno «un modo surrettizio di affrontare il tema». Uras, di Sel, ha affermato che «con le macroregioni si faranno più forti le spinte scissioniste. L’Italia finirà come l’Urss». Le coop sociali chiedono trasparenza (Piccolo) TRIESTE Il percorso di approfondimento avviato da tempo dalla II Commissione consiliare presidente Alessio Gratton (Sel) - in tema di cooperazione, in vista della riforma della legge 27 del 2007 riguardante promozione e vigilanza del sistema cooperativo, si è arricchito di nuovi contributi con l’audizione dei rappresentanti della cooperazione sociale nella sede della Regione a Udine, presente l’assessore Sergio Bolzonello. Invitati all’incontro anche i consiglieri delle Commissioni I e III. Presenti gli esponenti di Confcooperative, Federsolidarietà-Fvg, Filcams-Cgil, Agci-Fvg e Legacoop Fvg, è stato Gianluigi Bettoli - responsabile del settore cooperazione sociale di quest’ultima - a illustrare a nome di tutti i punti salienti, sottolineando che da una dozzina d’anni questo settore della cooperazione in Friuli Venezia Giulia lavora in maniera unitaria, cosa che si qualifica come buona pratica a livello nazionale. Così le questioni esaminate in dettaglio sono state innanzitutto relative agli appalti, importanti nella tutela e nella gestione dei servizi; le coop hanno evidenziato le difficoltà che incontrano nella partecipazione alle gare, è stata chiesta maggiore trasparenza per quanto riguarda le modalità di svolgimento degli appalti e il superamento del massimo ribasso. Fra gli altri aspetti cruciali la situazione del personale e la necessità di regole precise per la formazione. Oggi il settore si avvale di circa diecimila lavoratori, per tre quarti donne, quasi tutti con livelli di studio alti senza tuttavia veder riconosciute le proprie qualifiche professionali nei campi in cui operano. Cgil e studenti contro la “Buona scuola” (Piccolo) «Piena adesione alle manifestazioni indette per oggi dalla Rete Studenti medi per protestare contro la legge sulla “Buona scuola”». A esprimerla Adriano Zonta, segretario generale della Flc-Cgil del Fvg, che ribadisce il pieno sostegno alle rivendicazioni degli studenti, «i più direttamente colpiti da una riforma che, a dispetto dei titoli e degli slogan, peggiora la qualità della scuola pubblica nel nostro Paese». Le manifestazioni indette dagli studenti per questa mattina a Udine e Pordenone, quindi, vedranno sfilare anche le bandiere e gli striscioni della Cgil. Il Foglio contro Udine: «Città di morte e ubriachi» (M. Veneto) di Anna Buttazzoni UDINE Un buon vino. Una bella donna. Una città facile da vivere. Basta prendere gli ingredienti e shakerare un po’ per assistere alla vittoria dei luoghi comuni. I friulani lo sanno, abituati a far spallucce davanti allo stereotipo che descrive la maggior parte di loro ubriachi da mattina a sera. Camillo Langone fa di più e meglio, va oltre. Racconta in poche righe, nella rubrica che tiene per il quotidiano Il Foglio, Udine vista con i suoi occhi. Udine capitale del Friuli (ma è un dettaglio). Udine capitale della cultura della morte. Udine città di donne bellissime, che bevono tantissimo, dal bianco al rosso agli spritz. Si direbbe ironia, se le parole fossero state ripulite da una cattiveria nemmeno malcelata. Sufficiente a far esplodere la polemica. Non ci sono preamboli. Langone prova ad asfaltare due simboli di diritti civili per il Friuli, Eluana Englaro e Loris Fortuna. Del socialista, che fu ministro e parlamentare negli anni Ottanta, scrive: «Scopro che nella capitale del Friuli hanno dedicato un giardino a Loris Fortuna, mi fa l’effetto di un asilo di Gerusalemme intitolato a Erode. Il politico udinese si è battuto più di ogni altro per introdurre in Italia il divorzio e dopo averlo ottenuto si è impegnato, con malthusiana coerenza, per la soppressione di vite troppo deboli per discuterne (feti, vecchi, malati)». Da Erode – che uccise i figli – al malthusianesimo – dottrina economica per il controllo delle nascite e per disincentivare la natalità –, i richiami sono dotti quanto inappropriati. «A proposito – continua Langone nella rubrica “Preghiera” –, a Udine è morta Eluana Englaro, la prima disabile italiana uccisa per sentenza». Forse per lui si equivalgono, o almeno gli fanno lo stesso effetto, una persona disabile e un’altra in stato vegetativo da 17 anni. Eppure, nonostante in città si compia ogni sorta di nefandezza, Langone vivrebbe volentieri a Udine. «Siccome ha ragione Hannah Arendt (il male è banale), Udine è città molto piacevole, dove abiterei volentieri. Oltre che del Friuli e della cultura della morte, è una capitale della bellezza femminile: mai viste tante donne tanto belle, tanto alte e tanto bionde. Bevono moltissimo, a casa e in osteria, vino bianco, vino rosso e spritz, prima dei pasti, durante i pasti e dopo i pasti, le donne di Udine: forse per consolarsi della gran probabilità di arrivare alla menopausa senza diventare madri. Bevo moltissimo anch’io, a Udine: oltre ai motivi soliti, per dimenticare che la bellezza che vedo è l’ultima». Forse Langone non voleva dare alle stampe un nuovo “angolo del misogino”, certo è che dovrà cercare altrove il motivo per cui le signore bevono molto, perché la diminuzione delle nascite a Udine è inferiore alle medie registrate nel Nordest e in Italia. È sopra la media, invece, in quanto a bellezza delle donne. Inutile cercare rifugio nell’ironia o nella banalità. La polemica è già alta. «Se una persona crede di farsi un nome insultando e ripetendo slogan superficiali – dice il sindaco di Udine Furio Honsell – gli suggerirei di approfondire le questioni. Certamente l’impegno politico di Loris Fortuna è stato sempre a difesa dei diritti civili e dei più deboli. E la vicenda di Eluana Englaro per fortuna ha trovato a Udine il luogo nel quale si è riusciti a riaffermare che l’Italia è uno Stato di diritto e in questa città Englaro si è dimostrato un eroe civile nell’affrontare una vicenda così tremenda, nel rispetto e per amore di sua figlia. La superficialità ridanciana di questa presenza sul giornale fa rabbrividire e spero che oltre al giornalista e al direttore che gli ha dato spazio, pochi altri condividano lo stile dell’articolista, altrimenti c’è davvero ancora molto da fare per promuovere l’educazione ai diritti civili nel nostro Paese. Udine è una delle città espressione dell’innovazione e dei diritti civili», chiude Honsell. Langone, cin cin. CRONACHE LOCALI Scatta la gara ufficiale per Porto vecchio (Piccolo Trieste) di Marco Ballico La caccia all’advisor chiamato a mettere a punto il miglior futuro possibile per Porto Vecchio è ufficialmente scattata. Ci sono ora pure i contributi, da 50mila euro ciascuno più Iva, di AcegasApsAmga e di Trieste Trasporti, per una base di gara da complessivi 170mila euro. L’obiettivo è individuare entro l’anno, spiega Roberto Cosolini, il consulente che supporterà Comune e Autorità portuale nell’impostazione, redazione, condivisione e approvazione del Piano strategico per la valorizzazione dell’area. La scelta finale, con il sindaco che già pensa al polo museale del mare come a una priorità, terrà conto in primis dell’aspetto qualitativo della proposta. La partita è strategica. E quella dell’advisor una tappa «non troppo meno importante della firma per la sdemanializzazione». Nell’ultima giunta sono state approvate le convenzioni che concretizzano il rinforzo chiesto alle due partecipate più importanti. I complessivi 100mila euro di AcegasApsAmga e Trieste Trasporti si aggiungono ai 70mila già resi disponibili dall’Autorità portuale e l’amministrazione comunale può ora avviare la procedura. L’avviso che verrà pubblicato la prossima settimana aprirà una fase a due step. Per una quindicina di giorni, e dunque nella seconda metà di ottobre, il Comune raccoglierà le manifestazioni d’interesse. A farsi avanti saranno società di progettazione e consulenza strategica che dovranno dimostrare il possesso di alcuni requisiti chiave: un fatturato «significativo» nell’ultimo triennio per progetti strategici, immobiliari e logistici, oltre che per incarichi di advisoring per trasformazioni urbane o riqualificazione di siti dismessi, e un curriculum che contenga negli ultimi cinque anni almeno due lavori di riconversione di aree urbane o portuali. Nell’avviso di gara si richiederanno inoltre professionalità di programmazione strategica, pianificazione urbana, analisi di mercati immobiliari internazionali, valutazioni d’impatto e del contesto socio-economico. «Sarà una selezione molto attenta – precisa Cosolini –. Puntiamo a una partecipazione di soggetti di grande affidabilità nazionale e internazionale». A novembre inizierà quindi la gara vera e propria «con le regole dell’offerta economicamente più vantaggiosa, ma una valutazione complessiva che ci vedrà esaminare in particolare la qualità del dossier: dalle precedenti esperienze alla stesura del progetto, fino alle concrete modalità con le quali il soggetto intende collaborare». Una volta assegnato l’incarico (il sindaco assicura che ci si arriverà entro l’anno), il vincitore dovrà interagire con il Comune per stendere un Piano strategico «che inevitabilmente conterrà alcune idee di fondo già emerse dalle storie di pianificazione urbana su Porto Vecchio: dagli insediamenti scientifici alle marine per i megayacht, dai servizi di interesse pubblico alle attività turistiche». Cosolini non dimentica il polo museale del mare, «infrastruttura di interesse pubblico che potrebbe trovare una collocazione ottimale. Nessun altro avrebbe un contenitore simile in Italia, credo si tratti di una priorità». Più in generale la capacità che dovrà dimostrare l’advisor «sarà di adeguarsi alle potenzialità del sito, senza farsi mettere in difficoltà dalle criticità». La principale? «Porto Vecchio è un’area estremamente grande in una città di poco più di 200mila abitanti. Dev’essere chiaro che Trieste non è Barcellona, Buenos Aires o Città del Capo. Di qui l’opportunità di un ampio dialogo che consenta di definire condizioni, insediamenti, bacino di attrattività». Il sindaco, che annuncia fasi di incontro, scambio e ascolto con i portatori di interesse di Trieste, in risposta alle critiche di Italia Nostra sull’affidamento a un advisor esterno delle decisioni essenziali per lo sviluppo di Porto Vecchio, garantisce infine che «gli aspetti paesaggistici saranno sicuramente determinanti nel progetto» e che «il processo sarà assolutamente partecipativo», ma sottolinea che «si devono costruire concrete possibilità di ritorno di un simile investimento». L’advisor dunque «è scelta mirata». Il tutto nel quadro della trasparenza: «Contemporaneamente all’avvio della gara, nel sito di Rete Civica comparirà uno spazio specifico su Porto Vecchio. I cittadini vi troveranno i materiali e le notizie, gli avvisi e i documenti, ma potranno anche interagire e portare le loro proposte». Una seduta straordinaria in Consiglio Il Porto vecchio di Trieste arriva sotto la lente del Consiglio comunale. La seduta straordinaria, inizialmente prevista per il primo ottobre, si terra giovedì 15 ottobre. Un dibattito che arriverà così dopo la Barcolana e dopo l’apertura sperimentale di una parte del Porto vecchio con il trenino di collegamento. Al centro del dibattito ci sarà il processo avviato di sdemanializzazione dell’area dopo la storica firma dello scorso luglio che ha sancito la nuova linea di demarcazione tra gli immobili dell’antico scalo che saranno trasferiti al patrimonio disponibile del Comune e quelli che resteranno al Demanio marittimo (oltre che Punto Franco). La seduta sarà divisa in due parti: nella prima ci sarà spazio per le relazioni del sindaco Roberto Cosolini e del commissario dell’Autorità portuale Zeno D’Agostino, mentre nella seconda per una serie di mozioni presentate sul tema. Otto in totale, proposte sia dai consiglieri di maggioranza che d’opposizione. Si va dalla questione generale sulla sdemanializzazione del Porto vecchio, con mozioni a firma Lorenzo Giorgi (Pdl), ma anche Fds, Sel e liste civiche (Furlani›, Sossi, Decarli, Karlsen e Cetin), passando per i decreti attuativi dei Punti franchi a firma Piero Camber (Forza Italia), fino alla questione Trieste “città-porto autonoma” (un nuovo modello amministrativo alla luce dell’abolizione delle Province e del superamento della legge 84/94 sulla portualità) presentata da Paolo Rovis (Trieste Popolare). C’è poi la proposta di visite didatticoculturali in Porto vecchio siglata sempre da Rovis. E, per finire, la questione dell’Ursus come “logo” del progetto di riuso del Porto vecchio presentata, inutile dirlo, da Roberto de Gioia (Lista civica indipendente) che è ormai l’ambasciatore dello storico pontone. «Un processo, quello di sdemanializzazione, che inevitabilmente non potrà essere immediato e sul quale emergono posizioni diverse - ha spiegato Iztok Furlani›, presidente del Consiglio comunale -. È fondamentale quindi che il Consiglio comunale si presenti quale interlocutore attivo su questo processo». Tra le questioni da definire c’è soprattutto quella che riguarda l’imminente spostamento del Punto franco (500mila metri quadrati). «L’idea - ha assicurato il sindaco Cosolini - è quella che ci sia un confronto e un aggiornamento continuo e costante sul cronoprogramma con il Consiglio comunale». La Cgil chiede personale per il Pronto soccorso (Piccolo Trieste) Tempi di attesa, personale e fondi. La Cgil boccia categoricamente gli interventi messi in atto dalla giunta regionale e dal Commissario straordinario dell’Azienda ospedaliera e sanitaria Nicola Delli Quadri per migliorare la gestione del Pronto soccorso di Cattinara. «Non vediamo alcun aspetto positivo nonostante quanto annunciato nella riforma della Sanità», accusa Rossana Giacaz, segretaria provinciale per la Funzione pubblica. «La riforma è sempre ferma, mentre avrebbe dovuto portare risorse nuove al sistema ma non è successo nulla e quindi la gestione dell’emergenza ne paga le conseguenze». Il sindacato ha portato i numeri: 200 accessi al giorno in media, 46 nel pomeriggio e pazienti che aspettano anche fino a dieci e dodici ore. Talvolta privi di barella. «Questa è la situazione ha rilevato Francesca Fratianni - e gli assistenti di sala, la novità introdotta, sono insufficienti. Anche perché - ha spiegato - spesso forniscono informazioni e assistono le persone nella zona delle barelle e non nel triage, con l’effetto che molta gente alla fine rimane sola. Queste figure quindi devono essere rafforzate magari inserendo Oss e infermiere che sono in servizio in ospedale con mansioni ridotte». Un analogo scenario, per quanto riguarda le code e i tempi di attesa, si starebbe registrando anche a Udine, a detta della Cgil. «Proprio così - rincara Giacaz - ciò perché la riforma a Trieste e in Fvg non sta dimostrando alcun effetto, nulla è cambiato rispetto a prima. È sempre uguale. Il Commissario Delli Quadri sta facendo da parafulmine a una Regione incapace di dare risposte ed elaborare proposte». Un problema di personale e risorse, oltre che di carattere organizzativo. «Se la giunta regionale non si decide a investire per migliorare i servizi - riprende la responsabile della Funzione pubblica - se non si aggiungono finanziamenti concreti a beneficio dell’intero sistema, non basta un Commissario straordinario a cambiare alcunché. Nemmeno superman basterebbe. Gli infermieri - prosegue - sono sottoposti a un forte stress. Ci sono colleghi che chiedono di cambiare mansioni e posto di lavoro. Il personale, lo ribadiamo, è poco e non è messo nelle condizioni di lavorare bene. Tutto ciò si trascina da troppo tempo, la riforma finora non ha portato alcun risultato positivo. Così non si può più andare avanti, servono decisioni e serve un cambiamento di rotta, altrimenti sarà sempre peggio. È da anni che lo denunciamo», conclude la sindacalista. Il tema sarà materia di dibattito, il prossimo 13 ottobre, in un convengo che la Cgil sta organizzando a Cervignano, a Villa Chiozza. «Faremo il punto sulla riforma fa sapere Giacaz - e vedremo quali sono le criticità del sistema che non sono state ancora affrontate e se questa amministrazione regionale intende risolverle e in quale modo». (g.s.) Chiude il supermercato Coopca di Chiarbola (Piccolo Trieste) di Giuseppe Palladini Non bastava lo sconvolgimento creato nella grande distribuzione dal crac delle Cooperative Operaie. Un’altra spada di Damocle pende ora su una struttura di vendita cittadina, legata a una grande cooperativa regionale: il supermercato Coopca di via Pirano, da decenni nella rete commerciale del rione, coinvolto, al pari di una quarantina di altri negozi e supermercati della regione e del Veneto, nel crac della Cooperativa carnica di consumo. La cassa integrazione per i 14 dipendenti proseguirà fino al 19 aprile 2016, ma per il pubblico la saracinesca del supermercato Coopca, come quelle delle altre strutture di vendita della cooperativa, si abbasserà il 31 dicembre, secondo quanto ha stabilito il Tribunale di Udine. Si tratterà di un disagio non da poco per molti consumatori del rione di Chiarbola - i clienti giornalieri del supermercato si aggirano sui 500 - un centinaio dei quali è colpito in maniera più pesante essendo anche socio della Coopca, con depositi che si aggirano sui 20-30mila euro a testa. Non solo, per molti di essi il danno è stato duplice: erano anche soci delle Cooperative Operaie, e nel corso degli anni avevano affidato i loro risparmi anche alla Coopca, confidando nella buona gestione dei friulani... Tutti clienti che, dopo la doppia “scottatura”, chiaramente non si sono fatti più vedere in via Pirano. Anche diversi dei 14 dipendenti sono soci prestatori della Coopca, poichè gli stipendi venivano accreditati sul libretto del risparmio sociale. Somme poi bloccate alla fine del 2014, dopo che la Coopca ha consegnato i libri al Tribunale di Udine. Dall’aprile scorso i 14 lavoratori, tutti dipendenti “storici”, sono, come detto, in cassa integrazione. Ma il supermercato deve continuare a funzionare. «Operiamo con metà personale. Metà lavora e metà resta a casa, a rotazione», spiega Arianna Sal, responsabile della struttura di vendita e dipendente della stessa da 28 anni. Arianna Sal è responsabile del supermercato dal 2000, anno in cui avvenne la cessione dell’attività alla Coopca, che prese il locale in affitto. «Vennero cedute le strutture - racconta - l’avviamento e anche i dipendenti, compresi i nostri Tfr che ora sono bloccati. In tutti questi anni non ho mai avuto sentore che le cose potessero andare male, al punto che anche alcuni miei familiari si sono fatti soci». Per anno c’era dunque fiducia nella Coopca, azienda che inoltre remunerava i depositi dei soci al 3,25%. Quando però le cose hanno cominciato a mettersi male quel rapporto di fiducia con i soci-prestatori si è inevitabilmente incrinato. «Quando abbiamo cercato di ritirare i nostri soldi - ricorda sempre Arianna Sal - l’azienda ha bloccato tutto, dicendo che se tutti avessero prelevato i depositi la cooperativa sarebbe fallita. In realtà era già crollata, ma noi non lo sapevamo». A fine mese, davanti al giudice delegato del Tribunale di Udine, è fissata l’udienza in cui, se non ci saranno opposizioni, verrà approvato il concordato preventivo. «Viviamo nel limbo - osserva Gloria D’Alessandro, dipendente del supermercato e sindacalista della Filcams-Cgil - perchè non abbiamo alcun tipo di tutela futura. E dire che si tratta di una struttura con potenzialità enormi non sfruttate. Per questo punto di vendita, in Friuli non hanno avuto la minima considerazione!». In questi mesi, intanto, qualche imprenditore, non solo triestino, ha mostrato interesse per il supermercato di via Pirano, ma sempre in forma anonima. Il futuro delle strutture di vendita sarà comunque nella mani del liquidatore giudiziale (ancora da nominare), che tra i vari compiti avrà anche quello di esaminare le proposte di acquisto arrivate entro il termine del 20 giugno, ed altre giunte successivamente, come pure quelle che potrebbero pervenire nei prossimi mesi. I capigruppo comunali ricevono una delegazione Revas (Piccolo Trieste) E in extremis giunse la convocazione da parte dei capigruppo consiliari comunali: il presidente dell’assise municipale, Iztok Furlanic (Fds), ha comunicato alla Fiom che una delegazione della Revas verrà ricevuta oggi pomeriggio alle 14 in piazza Unità. La convocazione ha bloccato le iniziative “clamorose” che erano in cantiere per sfruttare il palcoscenico offerto dalla Barcolana. Durante l’incontro con i capigruppo, i lavoratori Revas si riuniranno sotto la residenza comunale in piazza Unità. Stamane alle 9, invece, i sindacati valuteranno in una riunione con il curatore fallimentare Piergiorgio Renier come rinnovare la cassa integrazione straordinaria, che al momento riguarda 20-25 dipendenti. Passiamo ora a Fincantieri. C’è tensione a palazzo della Marineria dove è Fiom ancora alla ribalta nel confronto con le altre sigle sindacali Fim Cisl e Uilm. Ieri è arrivata, con la duplice firma di Sasha Colautti e Andrea Millo, la risposta dei metalmeccanici cigiellini alle accuse lanciate da Fim e Uilm, che in una nota congiunta avevano sostenuto che la posizione ideologica della Fiom rendeva impossibile la trattativa per l’integrativo in Fincantieri. Gli esponenti della Fiom replicano che è Fincantieri a fare ideologia e a tenere posizioni pregiudiziali, in quanto pretende libertà totale nella gestione degli orari e toglie «unilateralmente parti dello stipendio acquisito negli anni addietro e questo nonostante l’azienda stia macinando utili». Fincantieri - scrivono ancora Colautti e Millo - è la controparte di Fim e Uilm, non Fiom. Fiom - continua la risposta - che per il rinnovo dell’integrativo ha presentato una propria piattaforma «votata dai lavoratori». Il comunicato Fiom pone in dubbio la rappresentatività delle altre sigle, perchè nell’incontro del 1° ottobre la dirigenza Fincantieri avrebbe dichiarato che «gli accordi separati fatti con Fim e Uilm in passato sono serviti a poco». magr La crisi Mibb approda in Regione (Piccolo Gorizia-Monfalcone) CORMONS Interrogazione in Cconsiglio regionale da parte di Forza Italia sulla crisi della Mibb di Cormons. Sensibilizzati sulla questione dall'esponente di Forza Italia Ettore Ribaudo, i consiglieri Rodolfo Ziberna e Riccardo Riccardi hanno presentato un'interrogazione a risposta scritta alla presidente Debora Serracchiani riguardo all’ipotesi di riunire attorno a un tavolo tutte le realtà interessate al futuro dell'impresa cormonese. «Appreso dagli organi di stampa che l'azienda Mibb con sede a Cormons, produttrice di camerette per bambini, sta attraversando una grave crisi economica, rilevato che trattasi della più antica realtà del Cormonese da oltre 40 anni e vede impiegati ben 30 lavoratori, tutti della zona, considerato che il settore produttivo nell'Isontino non ha mai visto periodi di forte sviluppo e a oggi può contare su poche e piccole imprese, e ricordato che al momento i 30 lavoratori si trovano tutti in cassa integrazione straordinaria e che i vertici aziendali hanno presentato richiesta di concordato in bianco al giudice fallimentare i due forzisti interrogano il presidente della Regionale se intenda aprire un tavolo di confronto con l'azienda e le maestranze o ritenga «di rimanere inerte di fronte al rischio della perdita di una realtà imprenditoriale storica e di una crisi occupazionale che potrebbe ripercuotersi sui già duramente colpiti lavoratori». (m.f.) Un’operatrice ai giudici: «Mai violenze» (Piccolo Gorizia-Monfalcone) di Domenico Diaco «Non ho mai usato violenza nei confronti degli anziani della casa di riposo di Farra d’Isonzo, né psicologica, né fisica». Si è difesa così T.S, l’operatrice sessantatreenne di origine russa occupata nella struttura assistenziale comunale “Contessa Beretta” finita nel mirino dei carabinieri assieme ad altre due colleghe, E.B., di 49 anni, moldava, e G.S. di 49 anni, romena, per una serie di presunti maltrattamenti che alcuni aspiti avrebbero subito. Lo ha detto ieri mattina nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip del Tribunale di Gorizia Santangelo e del pubblico ministero Iozzi, cui è stato affidato il caso. La straniera, assistita dall’avvocato d’ufficio Marco Buffolin, ha risposto per circa un’ora alle domande che le venivano di volta in volta poste sia dal gip, sia dal pm. Ha riferito che la situazione all’interno della casa di riposo era diventata critica da quando erano arrivate tre nuove operatrici, con le quali i rapporti erano assai tesi. Ma per quanto riguarda le violenza sugli anziani ricoverati ha escluso ogni addebito. Ha però riferito che in effetti con un anziano ricoverato c’erano dei problemi. Un paziente difficile da gestire, riottoso, che ostacolava l’intervento delle operatrici e che le insultava pure, ha riferito l’avvocato Buffolin. Relativamente alle registrazioni effettuate dai carabinieri attraverso l’utilizzo di microspie, di ciò, ha detto ancora il legale, durante l’interrogatorio si è parlato poco. «Del resto - ha aggiunto - è difficile da stabilire, trattandosi di registrazioni audio e non anche video, stabilire a chi appartengono le voci captate dalle “cimici” e finite nei verbali dei carabinieri poi trasmessi alla Procura della repubblica. E se l’operatrice russa ha replicato alle domande del giudice per le indagini preliminari e a quelle del pubblico ministero, la sua collega moldava, E.B., che era assistita dall’avvocato di fiducia Elisabetta Brazzale, si è avvalsa, come consentito dal codice, di non rispondere. «Non perché abbia voluto nascondere qualcosa, ma perché non aveva nulla da dire. Ha sempre svolto il suo lavoro con serietà e dedizione». La terza operatrice indagata, invece, la romena G.S. si trova nel suo Paese. Quando rientrerà in Italia verrà anche lei ascoltata, sempre che lo voglia fare, nel corso dell’interrogatorio di garanzia. Per le tre indagate la magistratura ha fatto scattare il divieto di rimettere piede nel territorio comunale di Farra d’Isonzo, dove ha sede la casa di riposo. Un provvedimento preso precauzionalmente per tenerle lontane dagli anziani ricoverati. Per quanto rigurda la donna difesa dall’avvocato Brazzale, lo stesso legale sta valutando l’ipotesi di presentare ricorso al Tribunale della libertà per far revocare la misura coercitiva che appunto vieta alla donna di entrare nel territorio di Farra. Un possibilità, questa, che potrà essere esercitata entro dieci giorni dalla data della notifica, cioè entro fine della settimana. Anche l'inchiesta interna della Coop La coopepraitva Ambra che ha sede a Regio Emilia non ha preso al momento alcun provvedimento nei confornti delle tre dipendenti indagate dai carabinieri per presunti maltrattamenti posti in esser nei confronti degli anziani opsiti della casa di rispoto Contessa Beretta di Farra. Da qunto accadra nei prossimi dipenderà anche la decione del difensore dell’operatrice russa di presetare ricorso al Tribunale della libertà come ventilato dalla collega avvocato Brazzale per la revoca del divieto delle tre indigate di entrar enel terriotrio di Farra. Sulla vicenda interviene il consigliere regionale della Lega Nord Barbara Zilli che sollecita la Regione a fare chiarezza. «L'assistenza alle persone anziane, visto anche il crescente invecchiamento della popolazione è un settore nel quale non esistono deroghe. Formazione e vigilanza devono essere in cima alle priorità e le pene per chi non si comporta correttamente devono essere esemplari», afferma Zilli, che insieme a Fabio Verzegnassi, consigliere comunale a Farra e responsabile Sanità della Ln Fvg, commentano l’indagine. «Nonostante i regolamenti emanati, la Regione latita ancora sul controllo del personale e sulla sua formazione e questa è una mancanza inaccettabile. È assolutamente necessario - continua la consigliera della Lega Nord - che la Giunta acceleri i tempi sulla definizione di un programma formativo per il personale (non qualificato), al fine di evitare che persone non qualificate siano dedicate all'assistenza degli anziani». Automedica al bivio: in città o a Gradisca, Gorizia esclusa (Piccolo Gorizia-Monfalcone) di Laura Blasich L’unica automedica prevista per l’Isontino dal Piano dell’emergenza al vaglio della Regione sarà posizionata in modo baricentrico rispetto al territorio provinciale. Quindi a Monfalcone, anche a fronte di una valutazione dei dati di attività dei mezzi di soccorso e del Dipartimento dell'emergenza, o a Gradisca. Gorizia, di fatto, viene esclusa come sede dell’automedica che deve avere un raggio d’intervento di 30 chilometri, come spiegato alla commissione Salute del Consiglio comunale di Monfalcone dal primario del Pronto soccorso del San Polo, Alfredo Barillari. «Poi a decidere la collocazione sarà la politica», ha aggiunto, ribadendo comunque che due automediche per la provincia di Gorizia non sono giustificate per il numero della popolazione e l’estensione territoriale. Vista la complessità della sua situazione, dettata banalmente soprattutto dalla posizione geografica, Grado potrà contare sulla presenza costante di un mezzo di soccorso, con tutta probabilità di tipo Als (Advanced life support). Grado, come Cormons, potrà poi contare su un Centro di assistenza primaria, ha confermato il direttore generale dell’Azienda per l’assistenza sanitaria Bassa friulana Isontina, Giovanni Pilati. Rispondendo alle domande poste dal capogruppo della Lega Nord Federico Razzini, ma anche dalla consigliere del Gruppo misto Suzana Kulier e dal consigliere di Cambiamo Monfalcone Gianpiero Fasola, il consigliere regionale Diego Moretti, delegato a rappresentare la Regione dall’assessore alla Sanità Telesca, ha affermato che «un documento ufficiale ancora non c’è e la III Commissione del Consiglio regionale fornirà il suo parere lunedì». Moretti ha però subito dopo aggiunto di «credere di poter dire che ci sono tutte le condizioni perché nel parere della III commissione il posizionamento dell’automedica possa essere più baricentrico rispetto a quello attuale. Non si dovrebbe comunque far diventare questa questione localistica», ha detto, ricordando come in ogni caso «i medici impiegati nel servizio di automedica non sono a supporto dell’attività del Pronto soccorso». Rispetto al futuro della Terapia intensiva cardiologica, rispondendo al consigliere Fasola, Pilati ha affermato invece che presenterà come soluzioni possibili sia l’integrazione nella Terapia intensiva di ciascuno dei due ospedali, sia la concentrazione in uno solo dei due nosocomi. All’audizione della commissione consiliare monfalconese, presieduta dalla consigliere Marina Turazza, hanno preso parte i sindaci, oltre che della città Silvia Altran, di Staranzano Riccardo Marchesan e di Fogliano Redipuglia Antonio Calligaris, oltre all’assessore ai Servizi socio-assistenziali di Sagrado Franca Zotti. «A conferma di come mi sia attivata anche sulla questione dell’emergenza, coinvolgendo gli amministratori del territorio», ha ribattuto il sindaco Altran a Suzana Kulier. Per l’ex consigliere Anna Cisint, presente alla seduta, il territorio, però, ne esce sconfitto. «Domani mattina saremo quindi presenti, assieme agli amici di Monfalcone Domani, della Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d'Italia e dei Pensionati in piazza a Monfalcone per informare la cittadinanza - ha detto dopo la riunione Anna Cisint - e lunedì mattina saremo sotto il palazzo della Regione, dove si riunirà la commissione che esprimerà il parere sul Piano di emergenza per testimoniare la volontà del cittadino di riappropriarsi del proprio diritto alla salute. In commissione abbiamo compreso che i mezzi e le risorse per l’Isontino non verranno ricostituiti per come oggi le conosciamo». Operatori del Cup senza stipendio: si rischia lo sciopero (M. Veneto Udine) Presidi, scioperi e azioni forti. Sono disposti a tutto i cinquanta dipendenti di I&T impegnati nel “Front office” per la gestione dei servizi Cup, Anagrafe sanitaria e Accettazione prelievi in Aas4 “Friuli centrale”, Azienda ospedaliero universitaria e Aas3. Lo hanno fatto intendere chiaramente nel corso dell’assemblea convocata mercoledì su richiesta della Cisl da Giuseppe Sedola (Fim) e Giuseppe Pennino (Fp) e con la partecipazione della Uil (Piero Rampazzo). All’incontro erano presenti i direttori amministrativi dell’Aas4 Saverio Merzliak, dall’Aou Andrea Cannavacciuolo e dell’Aas3 Carlo Matterazzo. Per i dipendenti, assunti dalla ditta con contratto da metalmeccanici e che non ricevono la paga da due mesi, la situazione è diventata ormai insostenibile. Da anni gli stipendi vengono erogati in acconto, in ritardo e mai a regime, nonostante la puntualità dei pagamenti delle aziende alla ditta. L’Ass3 ha ereditato questa realtà dal gennaio scorso e vede esternalizzati i Cup di Codroipo e San Daniele, per l’Aas tutti gli sportelli del Distretto sanitario di Udine via San Valentino (Cup- Anagrafe sanitaria) sono gestiti dalla ditta a cui si aggiungono il Gervasutta (Cup- Accreditamento prelievi) e alcune sedi distrettuali periferiche, in Azienda ospedaliera l’accettazione prelievi. Tra i dipendenti c’è chi lavora ancora da prima dell’esternalizzazione con contratto a tempo determinato prima, con agenzie interinali poi. La situazione è spinosa, il personale è esasperato, e le organizzazioni sindacali sono pronte ad adottare iniziative che determinerebbero il blocco di queste attività e metterebbero in crisi il sistema dei pagamenti, dei prelievi, e ditutte le procedure legate all’attività di anagrafe sanitaria dove oltre a scegliere e revocare il medico o il pediatra si svolgono altre importanti attività amministrative. I direttori delle tre aziende hanno anche ipotizzato un subentro negli stipendi nel caso non si arrivi a uno sblocco della vertenza, resta l’incognita sul futuro, visto che l’appalto è in scadenza a ottobre, una situazione che potrebbe spingere le aziende a tentare un affido d’urgenza. «Abbiamo sempre utilizzato il buon senso, ma adesso la situazione è al tracollo – è sbottato Pennino della Cisl chiedendo ai tre direttori di farsi carico delle istanze dei lavoratori con la Direzione centrale salute – spendiamo nell’aggregato appalti di milioni di euro per attività amministrative e poi qualcuno sostiene che il personale amministrativo nelle Aas e Ao è troppo, si sposta la spesa su una voce di bilancio diversa ma la sostanza non cambia, non si assumono amministrativi da anni a fronte di competenze aumentate e di un processo di digitalizzazione e semplificazione amministrativa avviato e mai concluso». (a.c.) Danieli, slitta a gennaio il processo per il caso della presunta frode fiscale da 281 milioni (Gazzettino Udine) È slittato al 18 gennaio il processo per il caso della presunta frode fiscale da 281 milioni di euro che la Procura contesta, a vario titolo, a Giampietro Benedetti e altri sei dirigenti del Gruppo Danieli di Buttrio, tra Danieli e Abs. Il rinvio è stato accordato dal giudice Angelica Di Silvestre su richiesta del difensore, l'avvocato Maurizio Miculan, a cui si è associato anche il Procuratore aggiunto Raffaele Tito. Il rinvio consentirà la riunificazione del procedimento con quello che dovrebbe aprirsi l'11 dicembre nei confronti di 5 amministratori lussemburghesi che per la stessa vicenda erano accusati della sola omessa dichiarazione, per cui era stata fatta una citazione diretta a giudizio. Lo slittamento dell'udienza consentirà anche di studiare l'impatto di recenti novità normative, come quella che esclude la rilevanza penale dell'abuso del diritto o dell'elusione fiscale e quella pubblicata ieri in Gazzetta ufficiale che riforma i reati fiscali e che potrebbe avere un effetto diretto sull'articolo 3 (dichiarazione fraudolenta). Si tratterà di capire se l'esterovestizione societaria possa essere qualificata come abuso del diritto alla libertà di stabilimento e se vi sia ancora la rilevanza penale o meno del reato di dichiarazione fraudolenta, alla luce della nuova riforma che cambia la struttura del reato. Temi giuridici che saranno sicuramente affrontati alle prossime udienze. Nuova emigrazione, udinesi in testa (Gazzettino Udine) (p.d.) Si parte dal Friuli, anche se non più per sfuggire dalla miseria e dalla fame. Non è più un "scugnì là" come nel dopoguerra, si va per cercare di cogliere migliori opportunità, fosse a Londra o in una gelateria in Germania. Il Rapporto italiani nel mondo 2015 della Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Cei, presentato in questi giorni a Roma, fa emergere come sia sempre più dal Settentrione, anche dalla nostra regione, che ci si sposta. Nel 2014 sono stati in 4831 i corregionali che si sono trasferiti all’estero (più 32%). Si parte soprattutto da Udine, quinta provincia italiana per partenze: 2699 nel 2014. «Gli aumenti più consistenti fra le prime 10 province per numero di partenze si sono registrati a Udine (86,1%) e Varese (46.2%) - hanno evidenziato i ricercatori - Udine è anche il territorio con una variazione annuale più alta (46.3%)». E ciò in un quadro di crescita degli iscritti all’Aire, l’Anagrafe dei residenti all’estero, che sono passati a livello nazionale dai 3.106.251 del 2006 ai 4.636.647 del 2015: più 49.3% in dieci anni. «L’Italia, in questo contesto internazionale ed europeo, sta vivendo una delle più lunghe recessioni economiche e occupazionali. I giovani, i lavoratori, le famiglie, persino gli anziani sono in partenza» sottolinea Migrantes. Il Friuli Venezia Giulia spicca perchè è l’unica regione ad avere più donne residenti all’estero che uomini (1134 in più). Al gennaio 2015 risultavano iscritti all’Aire in 167.170, dei quali 76.406 in provincia di Udine. Scorporando i "vecchi" iscritti da oltre dieci anni all’Aire, che sono circa 100 mila, resta un numero consistente di persone di più recente inserimento: 33.367 sono iscritte da oltre 5 anni ed entro i 10, 26.669 da oltre un anno ed entro i 5 e 6.867 da meno di dodici mesi. Un fenomeno che colpisce, soprattutto se si considera che la prospettiva di un rientro in Italia non è percepita come molto probabile da una buona fetta dei nuovi migranti più qualificati. Quasi la metà delle destinazioni rimane all’interno dei confini europei mentre in valori assoluti è l’Argentina a guidare la graduatoria dei primi 25 Paesi di emigrazione (seguita da Francia, Svizzera, Croazia, Germania, Belgio, Brasile, Canada, Australia, Regno Unito, Usa). Udine è il secondo comune in regione dopo Trieste per iscritti all’Aire con 6.069, seguono Pordenone con 3.488 e Gorizia, mentre la capitale del terremoto, Gemona con 3.179 iscritti ha un’incidenza del 28.6, una delle più elevate in Italia nei centri tra i 10 mila e i 100 mila abitanti; invece tra i comuni minori è Drenchia a figurare in decima posizione nazionale. «Oltre 400 milioni spariti a Torviscosa. Ora indaghi Roma» (M. Veneto Udine) di Francesca Artico TORVISCOSA Una commissione parlamentare d’inchiesta per far luce «sugli oltre quattrocento milioni di euro transitati per Torviscosa e destinati al risanamento ambientale e al rilancio industriale». Lo chiede con una mozione presentata al sindaco Roberto Fasan, l’assessore comunale Mareno Settimo, per «porre fine a questo calvario politico-amministrativo e per far luce sulle vicende del Consorzio depurazione Laguna (Tubone), Centrale a turbogas, fallimento Aussa Corno, mettendo in evidenza le singole responsabilità». Settimo, nel documento, sottolinea come questo enorme fiume di denaro sia «miseramente sparito lasciando debiti, fallimenti e devastazioni ambientali». Parte raccontando la storia del “Tubone” (oggi confluito nel Consorzio acquedotto Friuli Centrale), costato 160 miliardi di vecchie lire, «costruito, aggirando le norme europee, per depurare i liquami della Chimica del Friuli», ma mai utilizzato a questo scopo in quanto il reparto cellulosa è stato chiuso due mesi prima dell’attivazione dell’impianto consortile. Racconta poi della storia della centrale a turbogas. «I 220 milioni di euro che Caffaro-Snia aveva ricevuto a seguito della vendita delle centrali del Meduno e delle autorizzazioni per la nuova centrale a turbogas - dice Mareno Settimo - dovevano essere reinvestiti in nuovi impianti e in bonifiche: sono stati, invece, girati su aziende biomedicali e, molto probabilmente, anche in alcuni paradisi fiscali». L’assessore comunale parla, inoltre, della storia delle mancate bonifiche del Sin (Sito d’interesse nazionale della Laguna di Grado e Marano) «dove decine e decine di milioni di euro sono stati sperperati in carotaggi fatti e rifatti senza che sia stato bonificato un solo metro cubo dell’area Caffaro». E infine rammenta la storia del fallimento del Consorzio industriale Aussa Corno che «ha messo in luce, eufemisticamente parlando, la pochezza della classe politica e industriale friulana. 50 milioni di euro di debiti e la svalutazione del patrimonio netto per oltre 30 milioni». L’assessore Settimo sottolinea come tutte queste vicende siano successe in Friuli, retoricamente conosciuto come “salt, onest e lavoradôr”, quel Friuli in cui su questi stessi argomenti «sta calando un incredibile silenzio. Vorrei anche si tenesse presente che molti dei politici e dei “tecnici” coinvolti in queste vicende continuano impunemente a operare e a imperversare, dispensando proposte e progetti per dare soluzioni ai disastri che essi stessi hanno in buona misura creato. Di qui - conclude l’assessore municipale - la mia richiesta al sindaco Fasan di attivarsi con tutte le istituzioni per l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta». Scuola, tra edilizia e trasporti tanti nodi ancora aperti (Gazzettino Pordenone) Tanto da fare ancora sul fronte dell'edilizia scolastica, soprattutto sul territorio provinciale. Mentre gli istituti in città chiedono nuove aule più capienti per far fronte a classi numerose che necessitano di una didattica moderna e innovativa richiesta dalla Riforma e dalle ultime tendenze, in provincia mancano spazi adeguati. Maglia nera per gli istituti comprensivi: a Cordenons mancano le palestre, fanno sapere dalla Flc-Cgil, problematiche relative agli spazi investono pure l'Ic di Fiume Veneto. Il rischio è che Pasiano possa scomparire come istituto comprensivo, per questo ci sono movimenti in atto per creare una nuova scuola dell'infanzia pubblica. Ormai è una triste realtà, quella negata dal Ministero, ovvero la mancata concessione di una seconda classe prima al liceo sportivo di Maniago. Anche il liceo artistico Galvani da anni chiede un'unica sistemazione degli allievi che devono fare la spola tra Cordenons dove insiste la sede principale e Pordenone. Nonostante il Leomajor abbia gestito al meglio i numerosi allievi su più sedi, vista l'importanza dell'istituto, ci si auspica che prima o poi possa esserci un unico edificio che contenga i tre indirizzi. Meglio sta il liceo Grigoletti che ha un'unica sede e che con il nuovo anno potrà usufruire di nuove vetrate per contenere l'elevata dispersione termica in un'ottica di risparmio energetico. Oltre alle problematiche relative all'edilizia, Mario Bellomo, segretario provinciale della Flc-Cgil ribadisce che i trasporti continuano ad avere costi elevati per gli studenti. «Abbiamo notato i buoni guadagni dell'Atap - dichiara - e per questo chiediamo un reinvestimento per favorire i prezzi degli abbonamenti per gli studenti». Infatti, non è difficile comprendere come in un momento di crisi quale quella attraversata da molte famiglie, anche l'abbonamento diventi a tutti gli effetti un costo insostenibile. Finestrone si schianta sui banchi del liceo (M. Veneto Pordenone) di Chiara Benotti Crolla una finestra e rompe due banchi nell’aula del liceo Leopardi-Majorana al primo piano del Bronx: attimi di panico sono stati vissuti, ieri poco dopo le 11, nella classe prima A scientifico, quando la finestra si è staccata dai ganci che la trattenevano al telaio ed è crollata di peso all’interno dell’aula, durante la ricreazione. Era stata aperta dagli studenti per arieggiare il locale durante l’intervallo. La grande paura. «L’abbiamo scampata bella – hanno raccontato i ragazzi –. Per fortuna nessuno si trovava sui banchi». Un paio di liceali si è allontanato dalla vetrata poco prima dello schianto, sotto gli occhi sbarrati dei compagni e di un docente che erano rimasto nell’aula. Il vetro non si è rotto e nessuno si è fatto male, ma il rischio per 27 studenti della prima A scientifico è stato alto. Inagibile l’aula, dopo il crollo: i tecnici della Provincia sono intervenuti immediatamente per sistemare la vetrata e i liceali sono stati trasferiti in un’altra stanza. Il crollo. La notizia è rimbalzata sui social network pochi minuti dopo: qualche genitore, preoccupato per l’accaduto e per quello che potrebbe succedere, ha invitato a segnalare situazioni a rischio. L’appello corale è stato per la “scuola sicura” e gli investimenti nell’edilizia. Nel Bronx non è la prima volta che viene segnalata la presenza di finestre pericolose anche per i davanzali bassi: lo aveva fatto il sindacato Cgil dopo il trasloco delle classi, il 22 ottobre 2006, negli ex uffici del Centro direzionale. Il bilancio. «Per fortuna stanno tutti bene – è stato il commento della dirigente Teresa Tassan Viol che si divide con le altre sedi liceali in piazza Maestri del lavoro e via Colvera –. Abbiamo segnalato alla Provincia la necessità di controlli alle finestre, che sono molto pesanti. Chiediamo e ci sono sempre concesse periodiche verifiche. Serve una revisione complessiva». La Provincia ha spiegato che c’è un utilizzo non corretto: le finestre non si possono aprire. Le aule nel Bronx sono in affitto (con un costo annuale circa 500 mila euro per la Provincia) da una società di Verona. La manutenzione della scuola pare dipendano anche dalla proprietà. I problemi. E’ la prima volta che crolla una finestra nella sede liceale al Bronx, ma i problemi erano stati segnalati nove anni fa. Interventi per migliorare il livello di sicurezza nelle aule erano stati chiesti dai sindacati confederali alla Provincia nel 2006. I controlli alle finestre sono prioritari e lo stesso vale per l’impianto di aerazione. La Provincia è sempre intervenuta per la manutenzione. «Quel vetro ci poteva schiacciare – hanno detto alcuni ragazzi –, meno male che il tutto è avvenuto una volta che eravamo usciti dall’aula». Un attimo prima che la finestra crollasse sul banco tutti gli studenti si erano alzati per l’intervallo. È andata bene: le richieste di intervento e di controllo sono state tante e pressanti da parte dei genitori. Sede provvisoria? Nel 2006 il taglio del nastro per 12 aule aggiunte, sala video, bagni e atrio in tre piani di luce che si affacciano sulla “sky line” del centro storico a Pordenone era stato effettuato dall’allora presidente della Provincia Elio De Anna e dal dirigente Sergio Chiarotto. Erano a quota 850 gli studenti in Borgo Sant’Antonio: nel 2015 sono scesi a 600. «Unifichiamo – sosteneva nel 2006 il sindacato Cgil – le sedi del liceo». Dopo nove anni quelle del Leopardi-Majorana restano tre. Studenti in piazza contro la “Buona scuola” (M. Veneto Pordenone) In corteo per abbattere il muro della legge 107, quella (da più parti contestata) che riforma il sistema nazionale dell’istruzione, la cosiddetta “buona scuola”. Gli studenti medi saranno in piazza, stamattina alle 8: la protesta è quella contro la riforma. «Vogliamo una scuola buona per davvero – sottolinea Francesca Basso coordinatrice della Rete assieme agli studenti pordenonese Anita, Adele e Kevi – Basta muri sul futuro: l’istruzione senza presidi-sceriffo e senza formule aziendali è un diritto». Prima mobilitazione studentesca autunnale: a Pordenone, Udine, Padova a Palermo. «Riempiamo le piazze italiane gridando che è necessario abbattere il muro creato nel mondo della scuola con l’approvazione della legge 107» confermano la linea dura quelli in Rete. E ancora. «Abbiamo partecipato attivamente al percorso di costruzione e al dibattito sulla Buona scuola, portando le nostre idee e le nostre proposte – ha evidenziato Basso, sottolineando che «sono state costruite con fatica, attraverso un lavoro di formazione, numerose assemblee e una discussione a partire dalle scuole italiane, ma non siamo mai stati ascoltati dalle politiche del Palazzo». Interrotto il feeling con il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini? «Il governo si è nascosto dietro una falsa campagna di ascolto per cercare di mettere a tacere le proteste prima ancora che nascessero – va giù duro la Rete di Pordenone – Non c’è riuscito. Il mondo della scuola continuerà a mobilitarsi a ogni livello per cambiare la condizione attuale e per ottenere le riforme realmente necessarie a migliorare l’istruzione». Quello che vogliono è un’istruzione gratuita e di qualità. «Una scuola inclusiva, laica, che accetta e valorizza le differenze degli studenti, creando le basi per una società sempre più multiculturale ed europea – è il paradigma dei ragazzi in corteo – È necessario creare processi di integrazione per tutti gli studenti migranti che in questi mesi stanno attraversando l'Europa. La scuola che serve è fatta di didattica innovativa, strumentazioni realmente utili, conoscenze e competenze trasversali, nonchè esperienze nel settore lavorativo che non siano demotivanti e dequalificanti. La scuola che serve è pubblica e non soggetta alle necessità dei privati che la finanziano». Con la Rete studenti medi anche i ragazzi dell’Unione, il Coordinamento genitori democratici e il sindacato Flc Cgil. «A fianco dei ragazzi per protestare contro la legge Buona scuola – Adriano Zonta segretario regionale Flc, Mario Bellomo e Giuseppe Mancaniello sono in prima linea con la Rete – Sostegno alle rivendicazioni degli studenti, che sono i più colpiti dalla “Buona scuola”: a dispetto di titoli e slogan peggiora la qualità della formazione pubblica». Chiara Benotti Dirigenze vacanti, si spera in due nomine (M. Veneto Pordenone) Due neodirigenti scolastici in arrivo dal sud? Un’indiscrezione anticipa la scelta che, stamattina a Trieste, verrà ratificata dall’Ufficio scolastico regionale. Tra le sedi indicate dai candidati, che fanno le valigie dalla Campania e salutano per almeno un triennio le famiglie, ci sarebbero gli istituti comprensivi vacanti di Azzano Decimo e Porcia. I candidati assegnati alla regione Friuli Venezia Giulia sono Maria Rita Esposito, Angela Rosato, Caterina Mattucci, Silvana Schioppa, Giovanna Crimaldi e Umberto Ranaudo. «La speranza è di ottenere almeno due dirigenti titolari nelle scuole pordenonesi dove sono diciassette gli istituti a reggenza annuale – è l’augurio alla vigilia del sindacalista Adriano Zonta, vertice regionale della Flc Cgil – Tra gli istituti comprensivi con maggiori criticità e numeri alti di scolari iscritti, dove sarebbe ottimale arrivasse un dirigente titolare, ricordiamo Spilimbergo, Valvasone, San Vito al Tagliamento, oltre a Porcia e Azzano Decimo». Il pericolo è quello che i sei manager neoassunti scelgano sedi più attrattive a Udine e Trieste. La decisione finale sull’assegnazione alle scuole spetterà al coordinatore dell’Ufficio scolastico regionale, Pietro Biasiol. «L’elenco delle sedi vacanti e disponibili nell’anno scolastico 2015-2016 per le nomine a tempo indeterminato relative alla qualifica di dirigente è pubblicato all’indirizzo web www.scuola.fvg.it» sottolineano all’ufficio regionale, rilevando che «le province e le sedi preferenziali da parte dei candidati non assumono carattere vincolante, rispetto alle prioritarie esigenze di funzionamento delle scuole nel territorio». Ciò soprattutto, si evidenzia, quando, in una «situazione di particolare complessità», si ci trova di fronte «alla necessità di riequilibrio nella distribuzione di sedi vacanti, considerata l’attuale disomogenea collocazione».(c.b.) Sindacato di Polizia: addio a Prefettura gravissimo rischio per la sicurezza (Gazzettino Pn) «In un territorio eterogeneo, fragile e complesso come questo che, per la sua vastità territoriale (dieci volte la provincia di Gorizia e venti quella di Trieste), forza economia ed industriale (da sola produce quasi il 40 per cento del Pil regionale) e insediamenti militari (base Usaf una delle più grandi a livello europeo), presenza di 30 mila cittadini extracomunitari, futuro Centro per migranti nell’ex caserma Monti, è molto preoccupante che si perdano i presidi internazionali». A lanciare l’allarme sicurezza - in funzione della paventata perdita della Prefettura - è il sindacato di polizia Siulp. «Le autorità provinciali di pubblica sicurezza - Prefetto, quale responsabile a livello politico e Questore a livello tecnico - cesseranno dalle loro funzioni. E il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica verrà collocato nella sua sede istituzionale cioè a Udine dove la Prefettura rimarrà. La Questura verrà declassata a distretto o a commissariato di Polizia e non potrà più avvalersi della propria autonomia gestionale e sarà destinata a fare da riserva e bacino a cui attingere per le superiori esigenze della provincia di Udine, come peraltro già accade con i commissariati di quella Questura». Come dire: alla stregua di Cividale e Tolmezzo che hanno i Commissariati». Lo scenario è illustrato da Fabrizio Mariutti, segretario provinciale Siulp. Che teme un indebolimento della sicurezza sul territorio. «Considerando le già precarie condizioni di controllo del territorio, dovute al mancato turn over, all’innalzamento dell’età media del personale e alla prevista mobilità verso Udine, cancelleranno tutti gli sforzi e i sacrifici fino a ora sostenuti per garantire un livello di sicurezza tale fra i più sicuri e vivibili a livello nazionale». E il rischio temuto è elevato. «A caduta tutti gli Uffici di Polizia presenti verranno declassati da Sezioni a Sottosezioni o Posti di Polizia con perdita di personale e abbassamento del livello di sicurezza e controllo del territorio. L’alternativa - propone il Siulp - è individuare un’Autorità locale di pubblica sicurezza che svolga entrambe le funzioni di responsabile politico e tecnico dell’Ordine e la sicurezza pubblica. La Provincia di Trento e Bolzano ne è un esempio». Posta a giorni alterni, scatta il piano (M. Veneto Pordenone) MANIAGO Tagli con l’accetta ai recapiti di lettere e bollette per oltre 30 mila cittadini nel Friuli occidentale: Poste Italiane fa marcia indietro e conferma le consegne a singhiozzo. Postini a giorni alterni a domicilio da novembre. «Per 40 zone territoriali una doccia fredda inaspettata – dice Paolo Riccio della Uil Poste –: l’azienda ha ripristinato i tagli nei recapiti. Siamo basiti e preoccupati, quindi organizziamo assemblee sindacali per i postali». Il calendario. L’agenda delle assemblea decisa dalle forze sindacali confederali Uil, Cgil, Cisl con Sailp: 12 ottobre per i postali di Maniago e Spilimbergo, 13 ottobre a Sacile e Pordenone, 14 ottobre per San Vito. «I portalettere sono quelli colpiti dai tagli: nessuno licenziato ma i carichi di lavoro potrebbero aumentare – valuta il sindacalista –. Non si prevedono, al momento, trasferimenti di sede in organico, ma questi tagli ai recapiti non ci piacciono». Su 190 zone di consegna, 40 saranno penalizzate nei recapiti in novembre. I tagli. «Poste italiane ha chiuso gli sportelli di Ramuscello e Lestans: per sempre dal 7 settembre». Riccio ricorda anche che Anduins, Castelnuovo del Friuli e Maniago 1 sperimentano la consegna della corrispondenza a giorni alterni dal 7 settembre. «Sono stati presentati i ricorsi al Tar per ottenere la riapertura degli uffici postali di Ramuscello e Lestans – riferisce Riccio –. Le possibilità di ottenere ragione al Tar sono alte: la sentenza è attesa in tempi brevi». La campana a martello suona sui servizi postali territoriali nel pordenonese, ma il sindacato non si arrende. La reazione. «L’unica strada per salvare dalla chiusura questi e poi altri uffici postali in provincia è quella che possono percorrere tutti i sindaci dei nostri Comuni – ammette Riccio – è ricorrere al Tar». Sarà salvato lo sportello Pordenone 5? «Tutto da decidere – è il parere sul servizio in via Candiani –: in gennaio 2016». Il recapito a giorni alterni nei paesi della Pedemontana, intanto, penalizzerà i residenti. «Nelle grandi città il recapito verrà assicurato tre volte al giorno e nei piccoli paesi 10 volte al mese – Riccio valuta la sproporzione del piano aziendale –. Il servizio si rilancia con l’efficienza, puntualità, controllo quotidiano, il recupero delle commesse perse». La rimodulazione del servizio è prevista da Poste italiane in due anni, fino al 2017.(c.b.)