DELLA
CONTIENE INSERTO
ANNO XXXIV
4 APRILE 2009
E 1,00
13
DIOCESI
DI
COMO
PERIODICO SETTIMANALE - POSTE ITALIANE S.P.A.
SPED. IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV.
IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, DCB COMO
illust
di Renato
Illustrazione di Renato Frascoli
P A G I N A
2
RIFLESSIONI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
EDITA DA ANCORA
NOVITÀ IN LIBRERIA
UNA NUOVA
BIBBIA PER CHI È
ALLE PRIME ARMI
L
a nuova traduzione CEI
della Bibbia ha innescato edizioni a catena. Abbiamo già presentato le
Bibbie edite da San Paolo e da EDB, ecco ora la nuova
versione proposta da Ancora, curata da mons. Bruno Maggioni e
dal prof. Gregorio Vivaldelli. Si
tratta di una Bibbia unica nel
panorama editoriale italiano.
Adatta a tutti e soprattutto a chi
è alle prime armi con la Sacra
Scrittura , a chi cerca una guida
facile e attraente al testo biblico,
a chi vuole finalmente imparare
a tradurre la Parola di Dio nel
concreto della vita. Allo stile giovane e fresco, a colori e con molteplici disegni, si accompagna
una grande ricchezza di contenuti, in grado di venire incontro a
tutte le esigenze di una lettura
personale e di preparazione di
incontri e catechesi. Può, da sola,
costituire un vero e proprio “compendio” per i sempre più numerosi laici che si devono occupare
di catechesi.
Contiene infatti: spiegazioni
su come si citano i testi della Bibbia; domande e risposte su come
studiare, capire e interpretare la
Bibbia; riferimenti alle preghiere bibliche e alle basi bibliche dei
sacramenti; introduzioni per più
di 100 pagine; 900 box di commento; post-it biblici per mettere
in rilievo le frasi che “parlano da
sé”; dizionario biblico; riferimenti
al ricco bagaglio della tradizione
cristiana; simboli biblici illustrati e commentati; presentazione
dei personaggi principali, collocati
nel loro tempo e nella loro cultura;
suggerimenti per pregare e riflettere con la Sacra Scrittura; riferimenti paralleli ad altri orizzonti
culturali nei quali la fede cristiana si è incarnata; la testimonianza di santi, modelli per la vita cristiana di oggi; schema dei Lezionari romano e ambrosiano; sette
7 piani tematici di lettura; otto indici tematici; ventidue mappe geografiche. Inoltre, Ancora ha creato una sorta di “sportello di consulenza” per catechisti, insegnanti di religione, educatori che vogliano ricevere suggerimenti e
consigli sui loro incontri; basta
inviare una mail a bibbia@anco
ralibri.it. La Bibbia “Ancora” è disponibile in tre confezioni: una in
brossura (euro 26,00), una in edizione cartonata con custodia (euro
35,00) e l’ultima in versione scolastica (“Bibbia Giovane”), in collaborazione con La Scuola Editrice
(euro 20,00). Quest’ultima sarà
distribuita in occasione dell’anno
scolastico 2009-2010.
a cura di AGOSTINO CLERICI
LETTURE PER IL TRIDUO...
COME E PERCHÈ
CAMBIANO
I SALMI
La nuova versione della Bibbia ha modificato in più parti
la traduzione dei salmi. Chi è
abituato a pregare con questi
antichi testi può legittimamente essere curioso di sapere “come e perché” essi vengono “cambiati”. A questa curiosità vuole rispondere il
volumetto di Filippo Serafini,
che costituisce un primo fondamentale passo per approfondire la conoscenza dei Salmi e
lasciardi catturare dalla bellezza poetica e dalla profonda
spiritualità di questo libro dell’Antico Testamento.
FILIPPO SERAFINI, Come
e perché cambiano i Salmi.
Le principali modifiche della nuova traduzione italiana, San Paolo, pagine 108,
euro 5,00.
UN ROMANZO... CHE È STORIA
Un maestro speciale
Il tempo sta per compiersi. Nascono profeti,
si moltiplicano i maestri, le sette religiose annunciano la venuta imminente di un messia,
chi vuole la liberazione d’Israele dalla dominazione romana è pronto a usare le armi…
In questo tempo un giovane si mette al seguito di Giovanni e incontra Gesù di Nazaret.
Nessuno ancora sa chi sia, ma si rivela subito come un maestro speciale. La storia di Gesù
raccontata da un giovane discepolo: la
predicazione, i segni, gli incontri, i giorni della Passione e risurrezione visti con lo sguardo di chi sta aspettando il Messia e, giorno
per giorno, scopre che il Regno dei cieli è vicino, è già qui. SILVIA VECCHINI, Rabbunì,
San Paolo, pagine 352, euro 16,00.
La Novena alla Divina Misericordia
INSEGNATA DA GESÙ A SANTA MARIA FAUSTINA KOWALSKA
«Desidero - ha detto Gesù Cristo a S. Faustina - che durante questi nove giorni (dal Venerdì Santo
al sabato che precede la seconda domenica di Pasqua) tu conduca le anime alla fonte della Mia misericordia, affinché attingano forza, refrigerio ed ogni grazia, di cui hanno bisogno per le difficoltà
della vita e specialmente nell’ora della morte. Ogni giorno condurrai al Mio cuore un diverso gruppo di anime e le immergerai nell’oceano della Mia misericordia. E io tutte queste anime le introdurrò nella casa del Padre mio. Lo farai in questa vita e nella vita futura. E non rifiuterò nulla a nessun’anima che condurrai alla fonte della Mia misericordia. Ogni giorno chiederai al Padre mio le grazie per queste anime per la mia dolorosa Passione».
Gesù domanda, attraverso suor Faustina, che la seconda domenica di Pasqua sia dedicata alla sua
Misericordia con una celebrazione pubblica e solenne. Il 13 giugno 2002 Giovanni Paolo II ha
ufficializzato l’applicazione dell’indulgenza alla suddetta domenica che d’ora in poi si chiamerà “Domenica della Divina Misericordia”. Inoltre domandò di prepararsi a questa festa della Divina Misericordia con una novena che cominciasse il Venerdì Santo e si concludesse alla vigilia della seconda
domenica di Pasqua.
Nello spirito che deve animare il culto della Misericordia, questa novena ha come intenzione “la conversione del mondo intero, affinché ogni anima conosca la Misericordia del Signore e glorifichi l’infinita sua bontà”.
“Si concede l’indulgenza plenaria alle consuete condizioni (confessione sacramentale, comunione
eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice) al fedele che nella seconda domenica di Pasqua, ovvero della “Divina Misericordia”, in qualunque chiesa o oratorio, con l’animo
totalmente distaccato dall’affetto verso qualunque peccato, anche veniale, partecipi a pratiche di
pietà svolte in onore della Divina Misericordia, o almeno reciti, alla presenza del Santissimo Sacramento dell’Eucaristia, pubblicamente esposto o custodito nel tabernacolo, il Padre Nostro e il
Credo, con l’aggiunta di una pia invocazione al Signore Gesù Misericordioso. Si concede l’indulgenza parziale al fedele che, almeno con cuore contrito, elevi al Signore Gesù Misericordioso una delle
pie invocazioni legittimamente approvate”.
GIOVEDÌ SANTO: L’EUCARISTIA. In questo volume
di mons. Enrico Masseroni (vescovo di Vercelli),
in dieci agili capitoli, il rito della Messa viene
ripreso nelle sue singole parti, dapprima attentamente spiegate con significativi riferimenti all’insegnamento dei Padri della Chiesa e di altri
autori spirituali antichi e moderni, come pure
del magistero ecclesiale; quindi illuminate attraverso una pagina biblica dalle vaste risonanze mistagogiche e mistiche; infine confrontate con
la realtà della vita quotidiana, risvegliando il
desiderio e il proposito di un concreto rinnovamento sostenuto dalla preghiera di supplica e
dal rendimento di grazie. ENRICO MASSERONI, Capire e vivere la Messa, Paoline, pagine 176, euro 12,00.
VENERDÌ SANTO: LA CROCE. Per sapere chi siamo
occorre tornare sempre alla croce di Cristo. La
contemplazione del Crocifisso ha segnato la
fede, la vita e la pietà del popolo cristiano. Le
riflessioni proposte in questo secondo volume
sono i commenti di padre Raniero cantalamessa
alla lettura della Passione, tenuti nella Basilica di San Pietro durante la liturgia del Venerdì
Santo, dal 1999 al 2008, a cavallo dei due pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Costituiscono una prolungata e amorosa meditazione sul mistero della croce. Ideali stazioni di
una via crucis che invitano alla contemplazione, all’adorazione, alla sequela. RANIERO CANTALAMESSA,
Il potere della croce II, Ancora, pagine 126, euro 12,00.
SABATO SANTO: LA MORTE. L’autrice Lytta Basset
(docente di teologia e pastore protestante) racconta l’esperienza dei cinque anni di lutto seguiti alla morte del figlio Samuel, ventiquattrenne, suicidatosi dopo una serie di crisi irrimediabili che lo avevano reso incapace di continuare la propria vita normale. Dopo la ribellione e il dolore, si affacciano timide le prime relazioni con gli altri. Il cammino attraverso il lutto la mette in contatto diretto e profondo con
alcuni tabù molto forti nelle società occidentali: il parlare della morte, tanto più di quella per
suicidio e il rivelare pubblicamente il proprio
stato di dolore; la ricerca stessa di una relazione con l’aldilà per
poter ristabilire un legame con il figlio, affinché egli non venga
più avvertito parte di un regno dei morti, ma di un regno di presenze viventi. LYTTA BASSET, La morte fa paura agli uomini, non a Dio, San Paolo, pagine 180, euro 16,00.
DOMENICA DI PASQUA: LA RISURREZIONE. Protagoniste del libro sono alcune donne che l’autrice - la regista Lia Beltrami - ha incontrato in
Italia o durante i suoi viaggi in Terra Santa e
in Africa per girare documentari e che hanno
lasciato un segno profondo nella sua vita: la loro
testimonianza l’ha spronata nei momenti difficili e le è stata compagna in quelli più felici. Il
libro colleziona ritratti di donne che, come scrive l’autrice, “hanno trovato il coraggio di lasciare
una strada di morte per dire sì alla vita...”. Filo
rosso è la figura esemplare di Maria Maddalena,
passata dagli abissi della morte alla pienezza
della vita, fino a ricevere per prima l’annuncio
della risurrezione. LIA BELTRAMI, Donne della risurrezione sulle strade del mondo, Paoline, pagine 142, euro 11,00.
IL CREDO RACCONTATO AI BAMBINI
Per catechisti e genitori il Credo
rappresenta una delle sfide più
grandi: che parole bisogna scegliere per parlare ai bambini del mistero di Dio? Dio è infinito, come possiamo immaginarlo? Un nuovo, agile libro-quaderno della Elledici, Il
Credo raccontato ai bambini
(pagine 48, € 4,00) a cura di don
Bruno Ferrero, direttore editoriale dell’Editrice ed esperto in pedagogia ed educazione religiosa, e di
Anna Peiretti, affermata autrice
per l’infanzia, offre un’originale e
inedita “porta d’accesso” alla professione di fede: le domande e le
conversazioni legate all’esperienza quotidiana di un bimbo e del suo
papà. Per ogni enunciato del Credo vi sono poi un racconto, alcuni
spunti per la riflessione e infine una preghiera (in queste ultime,
dietro una toccante semplicità risuonano suggestivi echi del Salterio:
«Chi crede ha una stella che gli segna il cammino: non si perderà/
Chi crede ha un leone che gli dorme nel cuore: sarà custodito e protetto/ Chi crede non viene colpito neanche da frecce che volano nel cielo/
Io credo in te, tu mi copri di ogni bene/ Grazie, Signore»…). I fondamenti della fede vengono così “passati” in modo chiaro e comprensibile, consentendo una catechesi coinvolgente e attiva. «Si entra nel
Credo proprio partendo dalle constatazioni dei bambini - spiegano
Ferrero e Peiretti -, come se la vita fosse il “trampolino di lancio” per
tuffarci in Dio». Il libretto, illustrato con i simpatici disegni di
Tommaso D’Incalci, fa parte di una serie che comprende tra l’altro
La morte raccontata ai bambini (2005, pagine 24, € 3,50) e I dieci
Comandamenti raccontati ai bambini (2003, pagine 32, € 3,50).
Arriva in questi giorni in libreria anche un’altra novità: è La mia
piccola grande Bibbia (coed. Elledici, Velar e Capitello, pagine 112, € 2,50). Il prezzo contenutissimo, il titolo con doratura, le
sorridenti illustrazioni di Franca Vitali e i testi (con i temi e gli episodi-chiave della storia della Salvezza) fanno di questo volumetto
un’accattivante “Prima Bibbia” tascabile che raccoglie il “cuore” dei
Libro dei libri con sapienza teologica e pedagogica.
P A G I N A
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CHIESA
PRIMOPIANO
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
IN CALENDARIO GLI ORARI DELLE CELEBRAZIONI PRESSO LA BASILICA DEL CROCIFISSO E IN CATTEDRALE
DAL GREMBO DELLA CATTEDRALE LA
CHIESA MADRE GENERA NUOVI CRISTIANI
il senso della celebrazione che avverrà durante
la Veglia pasquale in
Cattedrale, la notte del
Sabato Santo.
I sacramenti del Battesimo,
della Confermazione e dell’Eucaristia, celebrati solennemente in questa occasione dal Ve-
È
scovo, sono l’ultima tappa
dell’Iniziazione cristiana per
otto adulti della nostra diocesi
- vi è tra loro anche un nucleo
familiare con i genitori e due
figli – con i quali gli eletti sono
aggregati al popolo di Dio e ricevono l’adozione a figli di Dio.
Questa celebrazione dei sa-
SETTIMANA SANTA
NELLA BASILICA DEL
SS. CROCIFISSO IN COMO
5 APRILE: DOMENICA DELLE PALME
- ore 10.00: Benedizione dell’Ulivo in Basilica – S. Messa
Confessioni: ore 8.00-12.00 e ore 16.00-19.00
7 APRILE: MARTEDÌ SANTO
- ore 15.00: Esposizione del SS. Crocifisso - Via Crucis – S.
Messa
- ore 18.00: S. Messa.
- ore 20.45: “Davanti al SS. Crocifisso”: veglia di preghiera
Confessioni: ore 7.00-11.30 e ore 15.00-20.00
8 APRILE: MERCOLEDÌ SANTO
- ore 6.30: Apertura della Basilica. Per tutto il giorno bacio
al SS. Crocifisso;
- ore 7.00, 8.00, 9.00, 10.00, 11.00, 17.00, 18.00: S. Messe
- ore 15.00: Via Crucis – S. Messa
- ore 20.45: Incontro di preghiera guidato dall’Azione Cattolica cittadina. Confessioni: ore 7.00-20.00
9 APRILE: GIOVEDÌ SANTO
- ore 6.30: Apertura della Basilica. Per tutto il giorno bacio
al SS. Crocifisso;
- ore 16.30: S. Messa;
- ore 20.45: S. Messa “In Coena Domini”.
Confessioni: ore 7.00-20.00
10 APRILE: VENERDÌ SANTO
- ore 6.30: Apertura della Basilica. Bacio al SS. Crocifisso
fino alle ore 13.15; confessioni: ore 7.00-13.00 e 16.30-20.00.
- ore 13.15: Chiusura della Basilica;
- ore 15.00: Solenne Processione col SS. Crocifisso per le
vie della città: viale Varese, viale Cattaneo, via Cadorna,
chiesa di San Bartolomeo, (benedizione della città), via Milano, viale Cattaneo, viale Varese;
- ore 20.45: Reposizione del SS. Crocifisso. Resta esposta
alla devozione dei fedeli la Croce del Miracolo.
Confessioni: ore 7.00-13.00 e ore 16.30-20.00
11 APRILE: SABATO SANTO
- ore 20.45: Veglia Pasquale;
Confessioni: ore 7.00-11.30 e ore 14.30-18.30
12 APRILE: PASQUA DI RISURREZIONE
- ore 8.00, 9.00, 10.00, 11.30, 17.00, 18.30: Sante Messe.
Confessioni: ore 7.30-12.00 e ore 16.00-19.00
13 APRILE: LUNEDÌ DI PASQUA
- ore 8.00, 9.00, 10.00, 11.30, 18.30: Sante Messe.
Trasmissioni via web tv
dal Santuario Ss. Crocifisso
è sufficiente collegarsi al sito internet
www.mogulus.com/crocifisso
Martedì santo 7 aprile: collegamento a partire dalle ore 15.00
con l’Esposizione del Crocifisso, la Via Crucis solenne e la S.
Messa; alle ore 20.45 incontro di preghiera animato dai parrocchiani e dalla corale.
Mercoledì santo 8 aprile: collegamento dalle ore 9.00. Al
mattino verranno trasmesse le S. Messe; alle ore 15.00 Via
Crucis solenne e S. Messa; alle 20.45 incontro incontro di preghiera guidato dall’Azione Cattolica cittadina.
Giovedì santo 9 aprile: trasmissione dalle 9.00 alle 18.00.
Nella mattinata e nel pomeriggio a tutte le ore Via crucis; alle
16.30 S. Messa.
Venerdì santo 10 aprile: dalle 9.00 alle 12.30 Via Crucis a
tutte le ore; al rientro della processione (ore 16.00 circa) omelia e benedizione del Vescovo; ore 20.45 incontro di preghiera e
reposizione del Ss. Crocifisso.
Domenica di Pasqua 12 aprile: ore 10.00 S. Messa solenne
animata dalla corale SS. Annunciata.
cramenti dell’Iniziazione nella
notte della Veglia pasquale intende manifestare meglio
l’unione a Cristo morto e risorto che si celebra nel Battesimo
e far sperimentare la gioia della risurrezione proprio attraverso questo sacramento. Con
il Battesimo infatti “si commemora e si attua il mistero pasquale, che è per gli uomini passaggio dalla morte del peccato
alla vita”. La Confermazione,
poi, significa la vocazione
cristica del cristiano, chiamato
a lasciarsi condurre dallo Spirito dal quale è stato segnato.
L’unzione – fatta con il sacro
crisma benedetto dal Vescovo
durante la messa crismale del
giovedì santo – indica che il neobattezzato partecipa della triplice funzione di Cristo nel
mondo: diventa sacerdote, profeta e re. Egli è cristificato per
vivere con Cristo e in Lui: così
la vocazione del battezzato nella chiesa e nel mondo si radica
nel battesimo e nella confermazione. I ‘neofiti’ (così sono
chiamati coloro che hanno ricevuto i sacramenti) “partecipano per la prima volta e a pieno
diritto all’Eucarestia, nella
quale portano a compimento la
loro iniziazione”. L’Eucaristia
rappresenta
l’apice
dell’iniziazione e della vita cristiana e i nuovi cristiani sono
chiamati a viverla in pienezza
in tutta la loro vita.
L’ultima tappa del percorso
dell’Iniziazione cristiana per
questi otto adulti avviene dopo
oltre due anni di preparazione
accompagnati da alcuni cristiani adulti delle loro comunità. E
il cammino è stato scandito da
tappe e celebrazioni secondo un
itinerario preciso previsto dal
Rito dell’Iniziazione Cristiana
degli Adulti (RICA), che diventa ‘modello’ di ogni esperienza
di Iniziazione cristiana, specialmente per quanto riguarda il
rapporto con la comunità ecclesiale che è responsabile principale di ogni iniziazione.
Un adulto che chiede il Battesimo ha già dietro di sé una
storia, quella della sua vita. E’
stato formato dall’educazione
ricevuta dai suoi genitori e dall’ambiente nel quale è vissuto,
dalla scuola e dai suoi studi, dal
suo lavoro o dalla famiglia che
ha, e da altre relazioni. Gli avvenimenti particolari della sua
esistenza, gli incontri con gli
altri e tutto ciò che tocca la sua
identità lo spingono a porsi delle domande e a cercare delle risposte sempre nuove e più profonde. Desidera approfondire e
intensificare i suoi primi contatti con i cristiani. Egli porta
con sé valori significativi nella
storia della sua vita: il senso di
giustizia, l’impegno per la pace,
la sensibilità ai bisogni dell’ambiente che lo circonda. La
catechesi ecclesiale sarà un
modo vivo che aiuta a orientare la propria vita e non solo preoccupata di rispondere ad alcune domande prefabbricate.
Inoltre l’adulto che chiede il
Battesimo non cammina da
solo, ma in genere è accompagnato da un piccolo gruppo (parenti, padrini, amici, compagni
di lavoro o professione, accompagnatori catecumenali…). In
questo piccolo gruppo, intorno
al futuro battezzato, la Chiesa
si realizza come comunità di
credenti. Le persone possono
imparare a credere, gli uni a
partire dagli altri e gli uni con
gli altri. In più risulta chiaro
che la fede non si costruisce
come risultato dell’iniziativa di
un individuo isolato, ma attraverso l’incontro con gli altri.
Nel catecumenato il cammino di fede dell’adulto che chiede il Battesimo, i contenuti della dottrina della fede e la sua
celebrazione sono fortemente
concatenati. Il futuro battezzato può celebrare le sue scoperte
recenti e le sue esperienze di
fede nelle celebrazioni liturgiche. Egli scopre che la sua vita
è associata alla vita e alla morte e alla risurrezione di Gesù.
Attraverso Battesimo, Cresima,
Eucaristia riceve da Dio il dono
della vita nuova. Pertanto la
dimensione sacramentale si
attua in tutta la sua dinamica
e si realizza con segni evidenti.
In un periodo di evidente
scristianizzazione il processo di
evangelizzazione che si realiz-
za nel percorso catecumenale è
più che un metodo pastorale per
inserire degli uomini nella
struttura della Chiesa. La Chiesa non è un’istituzione nella
quale l’individuo sarebbe solo
un ‘cliente’ e non avrebbe nulla
da portare lui stesso. Essa è
segno dinamico della relazione
storica tra Dio e gli uomini, si
sviluppa e si rinnova continuamente.
Il catecumeno è dunque partecipante e attore. Ha un ruolo
attivo, non è un cliente della
Chiesa. Vi porta la sua storia,
le sue esperienze, il suo modo
di esprimersi, il suo modo di
vedere le cose. Non è sufficiente che prendiamo qualcuno là
dove si trova e lo portiamo dove
ci troviamo noi da sempre. Un
accompagnatore catecumenale
si lascia porre in questione là
dove si trova lui stesso. Va
avanti mentre scopre nell’incontro con un catecumeno qualcosa di nuovo e se ne trova lui
stesso cambiato. La conversione alla fede di un non credente
passa attraverso la conversione di quanti sono già ‘convertiti’. Il Battesimo di un catecumeno è allora vissuto come celebrazione della conversione.
Coloro che lo accompagnano e
la parrocchia che prende parte
alla celebrazione – in questo
caso tutta la Chiesa locale rappresentata simbolicamente
dalla Cattedrale – si ricordano
del loro Battesimo, sono riconoscenti al Signore e cercano di
vivere ciò che sono: figli nel Figlio.
don BATTISTA RINALDI
SETTIMANA SANTA
IN CATTEDRALE
CON LA PRESIDENZA
DEL VESCOVO
5 APRILE: DOMENICA DELLE PALME
- ore 10.00: da S. Giacomo commemorazione dell’ingresso del
Signore in Gerusalemme. S. Messa
9 APRILE: GIOVEDÌ SANTO
- ore 10.00: S. Messa del Crisma
- ore 20.30: Cena del Signore
10 APRILE: VENERDÌ SANTO
- ore 9.00: Liturgia delle Ore
- ore 20.30: Celebrazione della Passione del Signore (Liturgia
della Parola - Adorazione della santa Croce - Santa Comunione)
11 APRILE: SABATO SANTO
- ore 9.00: Liturgia delle Ore;
- ore 21.00: Veglia pasquale nella Notte santa (Lucernario Liturgia della Parola - Liturgia battesimale: Iniziazione cristiana degli adulti - Liturgia eucaristica)
12 APRILE: PASQUA DI RISURREZIONE
- ore 7.00, 8.00, 9.00, 12.00, 17.00, 18.30, 20.30: Sante Messe
- ore 10.30: S. Messa pontificale con benedizione papale
- ore 17.45: Vespri
13 APRILE: LUNEDÌ DELL’ANGELO
- ore 8.00, 9.00, 10.30, 17.00, 18.30: S. Messe
DISTRIBUZIONE DEI SANTI OLI NELLA CHIESA
DI SAN GIACOMO
Giovedì Santo: dalle ore 11.45 alle ore 17.00
Venerdì Santo: dalle ore 10.00 alle ore 12.00
Si raccomanda che le parrocchie di Como e delle zone circostanti favoriscano i più lontani nel ricevere i Santi Oli subito
dopo la S. Messa del Crisma.
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SOCIETÀ
INTERNIESTERI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
Andare oltre lo sguardo parziale.
Questo potrebbe essere l’impegno morale
nell’affrontare il tema delicato del fine vita
e la condizione dello stato vegetativo
permanente. Se ne sono fatte carico le
aggregazioni laicali cattoliche con il
manifesto “Liberi per vivere”
TESTAMENTO BIOLOGICO IL MANIFESTO “LIBERI PER VIVERE”
La libertà è altrove
L
o sguardo che oggi occorre raggiungere è quello di chi
considera la malattia e la sofferenza nella prospettiva
globale della persona e dei suoi veri bisogni: “Chi sta
male, infatti, chiede soprattutto di non essere lasciato
solo, di essere curato e accudito con benevolenza, di essere amato sino alla fine”. In tal senso, non esistono la malattia e la sofferenza in quanto tali, ma la persona che vive questi momenti drammatici. La stessa persona, che sino a quel
momento viveva normalmente nella società, nella famiglia.
Persona capace di progettare, di decidere, di realizzare se stessa; persona, cioè un’intima unione di spiritualità e di fisicità.
La sua verità profonda, quella di essere uno spirito incarnato
non viene meno quando non può più manifestare la propria
spiritualità, attraverso la relazione con l’altro.
Sguardo parziale è quello di chi considera – e se ne è avuta
prova recentemente – la condizione di chi vive nello stato
vegetativo permanente come non degna, come un’offesa alla
sua dignità. Se è sbagliato considerare la persona a partire
dal proprio corpo – sofferente e dipendente da altri e dalle
macchine – è altrettanto sbagliato far dipendere la sua sorte
di vita o di morte da desideri a lei attribuiti o a lei riconosciuti da altri. In questo senso non si può teorizzare il diritto a
procurarsi o a procurare ad altri la morte.
Anche a costo di sembrare inflessibili, occorrer ricordare
che nelle società evolute vi sono alcuni valori che precedono
la libertà e questa può solo accoglierli e viverli responsabilmente. Non si dà quindi la libertà di decidere se vivere o morire, se far vivere o far morire: la vita è un bene che precede la
libertà. Non fosse altro che la libertà si può esercitare grazie
al fatto di essere vivi! “Teorizzare la morte come diritto di
libertà – si legge nel manifesto – finisce inevitabilmente per
ferire la libertà degli altri e ancor più il senso della comunità
umana”. A questo dovrebbero pensare i teorizzatori del diritto individuale a morire: quali sarebbero le ricadute sulla società umana, a cui essi appartengono? Non sarebbe, forse,
una ferita irreparabile al tessuto sociale?
La libertà sta su un piano diverso: quello della scelta decisa a favore della vita, una vera e propria opzione fondamentale, nello sforzo di porre decisioni che siano per il meglio. La
saggezza della morale cristiana ricorda che la vera libertà
conduce a scegliere tra un bene e un altro, tra il bene e il
meglio. In tal senso è improprio attribuire alla libertà il compito di porsi in maniera neutrale davanti al bene e al male.
La vera libertà si radica sempre nel bene
e conduce a scelte di questo segno. Davvero, “la vera libertà per tutti, credenti e non
credenti, è quella di scegliere a favore della vita, perché solo così è possibile costruire il vero bene delle persone e della società”.
Questa libertà conduce ad amare in
modo onesto e concreto. Si è sentito dire,
in questi ultimi tempi, che il vero amore
starebbe nel procurare la morte, al fine di
evitare una vita giudicata non degna o al
fine di rispettare la decisione libera della
persona. Occorre reagire: qui non sta alcun amore, né alcuna libertà, ma solo l’incapacità di confrontarsi con una situazione, che è certamente drammatica. Manca
lo sguardo maturo di chi sa accettare che
nella vita ci sia anche l’esperienza del limite, della fragilità, della povertà delle relazioni.
Al contrario di queste posizioni, la vera
libertà conduce a prendersi cura dell’altro:
“Esistono malattie inguaribili, ma non esistono malattie incurabili”. Nota finemente il manifesto; viene così ricordato che l’attenzione verso il malato non si esaurisce
quando si constata che non guarirà. Se
talune malattie sono una sconfitta per la
medicina – in tal senso, pur avendo progredito molto, non può guarire tutti – non
lo sono per i medici, gli infermieri, i volontari, i famigliari. Tutti, in quanto uomini,
sono chiamati a prendersi in carico la persona malata, senza abbandonarla, ma assicurandole vicinanza, sostegno vitale –
alimentazione e idratazione – cura, come
il movimento possibile, l’igiene personale,
l’attenzione premurosa.
La vera libertà conduce a questo; essa è
segno del buon governo di Dio sul mondo
ed è misura di civiltà.
MARCO DOLDI
EUROPA I CATTOLICI E LE ELEZIONI DI GIUGNO
Diritto e responsabilità
M
entre l’Europa comunitaria entra in
un periodo di importanti summit,
decisioni e azioni
per affrontare le emergenze del
momento (recessione economica, questione ambientale ed
energetica, migrazioni, sicurezza interna e internazionale) e
mentre molte città si infiammano per le proteste delle popolazioni colpite dalla crisi, la Chiesa cattolica torna a riaffermare
con vigore di credere al progetto di integrazione avviato oltre
mezzo secolo fa dai “padri
fondatori”. La dichiarazione diffusa dalla Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) al termine dell’assemblea plenaria di fine marzo
ribadisce alcuni punti fermi che
aiutano a guardare oltre la congiuntura e ad impegnarsi per
la costruzione di una “casa comune” fondata su valori condivisi e interessi comuni - pace,
giustizia, democrazia, difesa dei
diritti inviolabili - e capace di
assurgere a protagonista mondiale. L’appuntamento elettorale (4-7 giugno) per il rinnovo del
Parlamento europeo rappresenta un’occasione preziosa di riflessione e di impegno.
“Il processo d’integrazione
europea merita di essere apprezzato nonostante alcune sue
lacune”, scrivono i vescovi europei. Per questo motivo l’Ue è
“sostenuta e promossa” quale
“progetto di speranza per tutti
i suoi cittadini”. Il documento,
che viene diffuso in tutti i paesi membri grazie alle rispettive Conferenze episcopali, analizza il “periodo d’incertezza”
dovuto alla crisi economica e
finanziaria: in questo contesto
l’Unione “ha dimostrato di essere un’oasi che si sforza di preservare la stabilità e la solidarietà tra i suoi membri”, disponendo della “capacità e dei mezzi per rispondere alle sfide più
urgenti e più pressanti del nostro tempo”. È il concetto attorno al quale i Ventisette stanno
serrando i ranghi: alle sfide comuni si risponde insieme, unendo le forze, facendo squadra.
La Comece sottolinea però,
come pochi altre voci hanno fatto finora, che il cammino d’integrazione non può essere considerato compito esclusivo dei
governi e delle istituzioni politiche. Occorre, per superare il
“deficit democratico” dell’Ue,
una reale e consapevole partecipazione dei cittadini. Tanto è
vero che i vescovi invitano esplicitamente gli elettori a recarsi
alle urne a inizio giugno per
scegliere gli eurodeputati della
prossima legislatura: “Partecipando all’elezione del Parlamento europeo, tutti i cittadini
hanno la possibilità di contribuire allo sviluppo e al miglioramento dell’Ue”.
Segue un chiaro messaggio
rivolto ai cittadini-credenti: “La
Chiesa cattolica ha sostenuto
fin dall’inizio il progetto d’integrazione e continua a sostenerlo ancora oggi. Tutti i cristiani
hanno non solamente il diritto
ma anche la responsabilità
d’impegnarsi attivamente in
questo progetto, esercitando il
proprio diritto di voto”. Infatti
la presenza dei cristiani nella
vita politica, a partire dal momento del voto (senza limitarsi
ad esso) si rivela essenziale per
“riscoprire l’anima dell’Europa”, cruciale al fine di “rispondere ai bisogni fondamentali
della persona umana e per il
servizio del bene comune”.
Non mancano precise indicazioni di ciò che ci si attende
dall’Europarlamento. Un elenco ponderato e fermo, che parte
dal rispetto della vita umana
“dal concepimento fino alla
morte naturale”, passa attraverso il sostegno alla famiglia,
la promozione dei diritti individuali e sociali (ad esempio il
lavoro). Il tutto sotto il segno
della solidarietà comunitaria e
verso gli altri paesi e continenti. Così i vescovi, anticipando le
forze politiche europee, pongono sul tavolo un progetto di
Europa con il quale misurarsi
durante la campagna elettorale nei 27 Stati dell’Unione.
GIANNI BORSA
QUESTIONE EDUCATIVA
UN SANO REALISMO
Partire dalle fondamenta, dalle radici, e muoversi con una larga
prospettiva di investimento. Così il nono Forum del Progetto culturale, che si è tenuto a Roma dal 27 al 29 marzo, ha inquadrato
l’”emergenza educativa”. Ne sono emersi preziosi materiali
innanzitutto per la prossima assemblea generale della Cei, che a
maggio sceglierà il tema degli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio. Il comitato per il Progetto culturale svilupperà poi
compiutamente il tema in un “rapporto-proposta” che sarà pubblicato a settembre, come segno della volontà di aprire un confronto a tutto campo nella società e nelle istituzioni.
Partire dalle fondamenta implica prima di tutto un forte senso
della realtà. Anche sull’educazione troppo a lungo si è fatto affidamento su una sorta di automatismo che viene dalla storia e che
si muoveva sull’accumulo antico di rendite di significato. Oggi
queste rendite si sono consumate da diversi punti di vista: ne consegue che è necessario articolare un nuovo incontro tra le generazioni e una nuova, chiara affermazione del fondamento umanistico
dell’educazione, l’uomo come soggetto di libertà.
Questo realismo (che arriva poi ad individuare le tante questioni
concrete, dal significato e dall’articolazione della scuola dell’infanzia al ripensamento e rilancio dell’università) impone da un
lato di tornare alla ragionevolezza, dall’altro stimola ad elaborare
una visione. Sì, questo vocabolo ritornato in auge durante la campagna elettorale di Obama, dice della necessità insieme di agire e
di pensare, secondo una prospettiva lunga, in un campo in cui da
decenni si susseguono riforme sincopate, incapaci per questo di incidere, così da incrementare sensi di disorientamento e di frustrazione. Ci sono invece enormi risorse in campo, da valorizzare.
La partita non è facile, anche perché, se può essere larghissimo e
quasi unanime il senso dell’”emergenza educativa”, gli orientamenti non sono per nulla scontati, a partire da una concezione di
un certo pedagogismo scientista che tende a sostituire l’insegnante-educatore con un mero operatore, per di più proletarizzato, incaricato di applicare schemi e facilitare il processo di auto-apprendimento. Sarebbe il risultato, nel settore, di un processo culturale più ampio, quello che vede emergere la sottile egemonia
culturale di un naturalismo biologico, la cui immagine positiva è
sostenuta dai successi delle bio-tecnologie. In questo senso l’uomo
è semplicemente un “oggetto”, cui applicare una logica darwiniana.
“In concreto – ha ribadito il cardinale Camillo Ruini – né la riduzione dell’uomo alla natura né un totale relativismo, né una prospettiva nichilista possono affermarsi pienamente e diventare
egemoni finché la fede cristiana è viva e riesce a generare cultura”.
Per i cattolici c’è un largo spazio per partecipare a questa dialettica, con un atteggiamento realistico, quello di una testimonianza
che dà ragioni e può guardare così con fiducia alle scelte che ci stanno davanti e pensare così al bene comune, all’interesse di tutti.
FRANCESCO BONINI
SOCIETÀ
FATTIePROBLEMI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
P A G I N A
5
OSPITE ALL’UCID DI COMO LA PROF.SSA SIMONA BERETTA
Crisi e finanza per lo sviluppo
A
Q
Una possibile
piattaforma?
lla conviviale del 24
marzo non poteva
mancare una nutrita e competente relazione circa gli effetti
della crisi mondiale in atto sui
programmi di sviluppo nei Paesi “poveri”. Relatrice la prof.ssa
Simona Beretta, di cui cito
quello che mi pare, tra i molti,
il più qualificante titolo professionale: docente di “Economia
internazionale delle istituzioni
e dello sviluppo” presso l’Università cattolica di Milano.
Per i lettori de “Il Settimanale” cerco di rendere il contenuto della conferenza secondo uno
schema che non tralascia nulla
dei concetti trattati dalla
relatrice, sia nella relazione
vera e propria sia nelle risposte alle numerose domande suscitate nell’uditorio, molto interessato ed attento. La crisi finanziaria ed economica in
atto,partita dagli U.S.A., riguarda sia il mondo più sviluppato, ricco, sia i paesi poveri,
sottosviluppati o in via di sviluppo. Non mancano anche nel
primo ceti o settori più esposti
all’impoverimento, ma ci sono
strutture e istituzioni pubbliche e private che rendono meno
drammatico l’impatto.
Nei secondi la crisi è assai più
grave, perché blocca o riduce
drasticamente i trasferimenti
dal mondo ricco, sotto forma di
piani di sviluppo e relativi
finanziamenti. Rimangono consistenti le rimesse degli emigrati, ma anche queste sono esposte a forti riduzioni per la disoccupazione nei paesi da cui
provengono. Quanto ai trasferimenti dalle “O.N.G.” (Organizzazioni non governative), per la
maggior parte finanziate dai
Governi, sono pure in diminuzione. Quelli poi, pur notevoli,
delle congregazioni missionarie
cristiane non dovrebbero essere molto coinvolti, ma sono di
entità complessiva difficilmente calcolabile. Si distinguono,
però, per il loro radicamento più
efficiente nei territori interessati e con una capacità di provocare sviluppo indotto di gran
lunga superiore agli altri.
Venendo ad esaminare le cause della duplice crisi, finanziaria ed economica, si costata che,
partita dal mondo americano
delle banche e degli istituti di
finanziamento dei consumi
(mutui edilizi in particolare) e
delle imprese, grandi e piccole,
si è poi estesa al mondo della
produzione e del commercio dei
beni e dei servizi, la c.d. “econo-
mia reale”. In questa, a dire il
vero, erano già presenti cause
autonome di crisi, come la sovraproduzione di beni durevoli
(specialmente automobili) o di
strutture abitative o commerciali.
In tutto il mondo globalizzato
della economia la causa determinante è il processo di “spersonalizzazione” dei rapporti
economici tra i soggetti, declassati ad un massa di anonimi e
fungibili (sempre intercambiabili) “individui”, appiattiti in
una ricerca spasmodica di utili
immediati. Senza valori radicati nel passato e senza prospettive a medio e lungo termine nel
futuro. Ideale sia del capitalismo spinto (l’indifferenziato
uomo consumatore,manipolato
dalla pubblicità) sia del collettivismo (l’uomo generico di Carlo Marx, manipolato dallo Stato). Entrambe le ideologie hanno come maestri gli illuministi
devoti della “dea ragione”, cioè
atei.
Tanto che alcuni sociologi
parlano di società liquida. Suggestiva immagine di un aggregato di individui senza valori,
che si comportano come le molecole di un liquido, capaci solo
di prendere la forma del recipiente in cui si trovano: pubblicità o collettività.
Il fatto di concepire i rapporti economici (transazioni) senza tenere conto delle differenze
tra le persone, genera la mancanza di oculata fiducia, essenziale per un corretto funzionamento del sistema. Gli Istituti
finanziari americani (e non
solo,si pensi ad esempio al caso
della Parmalat di Tanzi, n.d.r.)
concedevano mutui anche a
nullatenenti o senza stabile occupazione o ad imprese decotte.
Ai loro dirigenti interessava
IRAQ: VESCOVI E SACERDOTI CALDEI INVITANO
A VISITARE LE COMUNITÀ CRISTIANE DEL PAESE
Appello di sacerdoti e vescovi iracheni ai loro confratelli americani affinché visitino l’Iraq per vedere da vicino le condizioni in
cui versa la comunità cristiana locale. “Noi cristiani rischiamo
seriamente di scomparire a causa dell’emigrazione – si legge nel
testo rilanciato da Baghdadhope - i nostri amici e le nostre famiglie hanno avuto delle buone ragioni per partire. Sono stati sfollati a causa della guerra. Sono stati rapiti ed uccisi, le loro case
sono state saccheggiate e confiscate. Non hanno lavoro né futuro.
Quelli di noi che non sono partiti sopravvivono, ma non è abbastanza. Abbiamo dei progetti sul lavoro, la scuola e l’istruzione
ma abbiamo bisogno di aiuti finanziari. Abbiamo bisogno di aiuto ora”. Sono circa 500 mila i cristiani rimasti in Iraq, quasi tutti
fuggiti a Nord a causa della guerra. “Qui siamo più al sicuro ma
abbiamo bisogno di esserlo di più. E la nostra sicurezza non ci
sarà data dalle votazioni o dalla nostra rappresentatività nel
governo perché non l’abbiamo. Il nostro ruolo – conclude l’appello - ci viene dal servizio che diamo negli ambiti della scuola e
della salute. La nostra futura sicurezza è nella istruzione. Siamo
pronti a lavorare. Vogliamo rimanere qui”.
solo il numero dei clienti, perché solo su questo era commisurato il loro smisurato guadagno. Così i rischi si sono trasferiti sugli acquirenti dei titoli,
oggi detti “tossici”, cioè
inesigibili, carta straccia come
moneta non più spendibile. Tanto che non si riesce a capire su
chi alla fine cadranno gli enormi danni. O si capisce fin troppo bene: sui ceti e sui paesi più
deboli in tutto il globo.
Alcune domande hanno riguardato gli effetti delle enormi emissioni monetarie della
FED (Istituto di emissione
americano) calcolabili in tre
trilioni di dollari, e di titoli del
Tesoro U.S.A. La relatrice ha
ricordato il privilegio da sempre goduto dalla potenza egemone. Però mi pare abbia ridimensionato le possibili conseguenze inflazionistiche, portando come esempio il recente caso
del Giappone. Credo che la oratrice abbia sottinteso l’enorme
capacità produttiva diffusa nel
mondo, grazie al progresso
scientifico e tecnico, alla quale
non sono paragonabili le modeste capacità del passato. I neomalthusiani di oggi (Club di
Roma, ad esempio), le cui catastrofiche e disumane teorie
sono ancora egemoni, non tengono conto di questo fatto decisivo.
Alla fine il consulente ecclesiastico mons. Isidoro Malinverno ha citato alcune frasi pertinenti di Benedetto XVI, che
hanno individuato nella eclisse di valori etici razionali e cristiani la causa profonda della
crisi in atto.
uesto documento,
proposto un anno
fa da autorevoli
esponenti della
cultura italiana,
potrebbe essere una piattaforma per una riforma reale e
fattibile? Ci sembra di sì. 1.
Dare significato alla formazione: la scuola è un luogo dotato di significato, in
grado di dare significato all’apprendimento, attraverso
una collaborazione e una
valorizzazione delle diverse
agenzie educative, dalla famiglia alla comunità anche
per contribuire a contrastare, con uno sforzo comune, il
disagio giovanile. 2. Più formazione, in più luoghi,
per tutta la vita: ai giovani di oggi, adulti di domani,
sarà chiesto di avere una formazione più elevata e più
diversificata nei contenuti e
nei livelli. La formazione nel
corso della vita, per tutti e in
tutte le sue accezioni, è la
scommessa da vincere. 3.
Più autonomia, più responsabilità: é necessario
realizzare e incentivare la
piena autonomia delle istituzioni scolastiche, attribuendo poteri reali in materia di
organizzazione del curricolo
e utilizzo delle risorse umane e finanziarie. Le scuole dovranno rendere conto del
proprio operato ad un forte
sistema di valutazione che
opererà come agenzia indipendente. 4. Per un sistema
educativo nazionale più
articolato: passo essenziale per una valorizzazione re-
ale delle diverse proposte formative è la
piena attuazione
della parità
scolastica,
che realizza le condizioni per il
diritto di
scelta delle
famiglie. In
q u e s t o
modo di
contribuirà all’innalzamento della qualità
dell’offerta formativa di tutto il sistema scolastico, composto da scuole pubbliche
statali e paritarie. 5. Più
competenze, meno dispersione: è necessario puntare
su di un miglioramento delle competenze fondamentali
attraverso una formazione di
base più qualificata e più vicina ai diversi bisogni degli
utenti, soprattutto attenta
allo sviluppo integrale della
persona. La scuola dovrà essere più equa e meno egualitaristica. 6. Una didattica nuova: il miglioramento
passa da una nuova organizzazione didattica, con indirizzi e standard fissati centralmente, e la possibilità per
le scuole di raggiungere con
modalità diverse gli obiettivi stabiliti. Il settimo punto
tocca il tema delle risorse e
degli sprechi.
QUALE
?
scuola
ARCANGELO BAGNI
ATTILIO SANGIANI
CORSIVO
di AGOSTINO CLERICI
GREMBO
CHE PRODUCE
ORFANI
La storia ha dell’incredibile e proviene dalla Spagna
di Zapatero. Il maschile e il
femminile sono diventate
delle variabili impazzite, e
non si sa come raccontare la
vicenda. Fatto sta che c’è
una gravidanza, messa in
moto da una inseminazione
artificiale (con spermatozoi
di uno sconosciuto) nel
grembo di una donna che è
diventata uomo, conservando però gli organi femminili così da poter essere fecondata. Tale Ruben (già Estefania) sarà, dunque, il padre anagrafico e contemporaneamente la madre biologica dei due gemelli che si
porta in grembo. Il padre
biologico, come detto, è uno
sconosciuto. La madre anagrafica, tale Esperanza, non
poteva avere figli e ora ne
avrà due, partoriti dal... suo
compagno. Si sta male solo
a scriverla una storia così
squallida! L’unica parola
che manca è «naturale»,
proprio ciò che una certa
cultura biologistica ed ecologista vorrebbe difendere e
che, invece, è stato del tutto annientato da continue
manipolazioni genetiche e...
masturbazioni mentali.
Non c’è nulla di naturale in
questa storia, perché ad essere calpestata è proprio la
natura umana nella sua intangibile dignità.
Vien da definire disgraziato/a quest’uomo/donna di
Grenada, che non potrà essere né padre né madre naturale, e che ha manipolato
il proprio corpo con continue
cure ormonali che, prima, le
(a lei) hanno fatto crescere
una barba finta, e poi gli (a
lui?) hanno fatto riprendere il ciclo mestruale. Era deciso a diventare del tutto
uomo, ma poi ha conosciuto
una donna che non poteva
avere figli e ha pensato di
tener buono il tanto odiato
apparato genitale femminile almeno per poter procreare... Come se mettere al
mondo dei figli sia un giochino biologico, un puzzle di
tessere scompaginate ricomposto con l’azzardo, l’egoistico esaudimento di un
proprio desiderio, da realizzare con qualunque mezzo.
Disgraziato è certamente
quel medico che ha permesso ad Estefania-Ruben di
perseguire questo scopo.
Ippocrate - nella sua laicità
- è lontano mille miglia dalla delirante scienza di questi manipolatori genetici.
Per un pugno di soldi e per
la squallida gloria di finire
su qualche rivista specializzata, sono disposti a infangare la vita, riducendola a
volgare materia di laboratorio: spermatozoi come soldatini da mandare in battaglia nel risiko dei dementi!
La paternità e la maternità sono altra cosa, e, purtroppo, le vittime di questa
barbarie esistono già, anche
se non hanno ancora visto
la luce. Sono in quel grembo degenere, anch’esso amato da Dio, e attendono di venire alla luce, non sapendo
che nasceranno già... orfani. Sì, orfani anche se la legge darà loro un padre e una
madre. Orfani, perché un
padre e una madre non sa
costruirli nessun laboratorio, ma deve forgiarli la natura. Purtroppo non è solo
la morte che rapisce i genitori ai figli, rendendoli orfani. Può accadere che sia
questo delirio di onnipotenza, che, non riconoscendo
più alcun Dio, ha smarrito
anche le vie dell’uomo.
CHIESA
P A G I N A
6
CHIESA LOCALE
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
VERSO LA VISITA PASTORALE - 4
AGENDA
del
VESCOVO
VITA CONSACRATA
Motivo di speranza
per tutti i consacrati
GIOVEDÌ 2
A Sondrio, in mattinata,
Consiglio Episcopale; nel
pomeriggio, udienze e colloqui personali; a Como, presso la chiesa di san Rocco, alle
ore 20.00, S. Messa in ricordo di Chiara Lubich.
DOMENICA 5
A Como, alle ore 10.00, con
partenza in processione dalla chiesa di san Giacomo
verso la Cattedrale, solenne
pontificale nella Domenica
delle Palme; a Mandello,
alle ore 20.45, lectio su san
Paolo per i giovani.
LUNEDÌ 6
A Como, in mattinata, udienze e colloqui personali;
a Como, alle ore 20.30, Via
Crucis cittadina con partenza da Ponte Chiasso (in memoria del decimo anniversario della morte di don Renzo
Beretta) e arrivo a Sagnino
(unica chiesa della diocesi
dedicata a san Paolo).
MARTEDÌ 7
A Como, alle ore 20.00, S.
Messa con l’Ucid.
GIOVEDÌ 9
A Como, alle ore 10.00, in
Cattedrale, S. Messa crismale; alle ore 20.30, S. Messa in Coena Domini.
VENERDÌ 10
A Como, alle ore 15.00, solenne processione con il SS.
Crocifisso; alle ore 20.30,
in Cattedrale, celebrazione
della Passione del Signore.
SABATO 11
A Como, alle ore 21.00, in
Cattedrale, Veglia pasquale
con battesimi dei catecumeni.
DOMENICA 12
A Como, alle ore 10.30, in
Cattedrale, pontificale nella
solennità della Santa Pasqua.
LUNEDÌ 13
Giornata con l’Ordo Virginum.
A TUTTI I
SACERDOTI
DELLA
DIOCESI
Giovedì santo, giornata sacerdotale, dopo la celebrazione della S. Messa crismale, presso il Seminario
vescovile di via Baserga,
81 – come lo scorso anno –
per chi lo desidera ci ritroviamo per il pranzo (euro
15,00). È necessario per
motivi organizzativi prenotare la partecipazione, entro
martedì 7 aprile 2009 ai
seguenti numeri telefonici:
• Segreteria vescovile: 031.
3312204 (è possibile digitare uno qualsiasi degli interni proposti dal messaggio registrato)
• Segreteria vicario generale: 031.3312252
• La reception del Centro
Pastorale: 031.262371
(dalle ore 8.30 alle ore
12.30 e dalle ore 16.30 alle
ore 19.30).
Ringraziamo per la collaborazione. Buona Settimana
Santa.
D
a un anno a questa
parte la Vita consacrata della nostra diocesi si è messa in stato di riflessione. Sente il bisogno di interrogarsi su
quale volto essa sta presentando alla Chiesa locale.
La riflessione non è ispirata
dalla prospettiva del “dover essere” secondo i documenti della Chiesa o in consonanza con i
propri regolamenti.
In buona sostanza i consacrati non riflettono unicamente
sullo stile di fedeltà ma si interrogano sul volto riconosciuto dalle persone che concretamente incontrano la Vita consacrata, la osservano, la riconoscono o la rinnegano.
Il compito di interrogarsi
coinvolge in primo luogo i consacrati ma anche i presbiteri e
i laici. Ne nasce una esperienza sinodale e narrativa che punta a dare spazio alla comunicazione reciproca e a sviluppare
un attento e autentico atteggiamento di ascolto, senza prevenzioni né rigidità di ruolo. In questo contesto si inserisce la visita pastorale alla diocesi da parte del nostro vescovo Diego.
L’incontro con le Comunità religiose sarà di grande valore in
ordine all’incoraggiamento, alla
puntualizzazione di problemi
ma costituirà una occasione
privilegiata in cui il Pastore si
mette in ascolto”.
Infatti i consacrati si sentiranno impegnati a leggere la
propria esperienza, a valutarne l’impatto sul territorio, a discernere le problematiche che
toccano la vita della gente.
Nel dialogo con il vescovo
sarà possibile far emergere elementi di consenso su attese,
problemi e priorità- che riguardano la Vita consacrata nel territorio.
Con il vescovo ed in sintonia
con la Chiesa di Vicariato si potrà giungere alla individuazione di progetti e di strategie
da adottare con cui la Vita consacrata si assume le sue responsabilità, esprime concrete
collaborazioni ma soprattutto
segna percorsi avvincenti di
sequela di Gesù Cristo.
Ci sembra che questo modo
corale di ascolto reciproco e di
lavoro tra Vescovo e Vita consacrata permetta di aprire cammini nuovi perché la Vita consacrata sia colta nella Chiesa
locale come una componente
determinante per maturare
uno stile di Vita evangelica nel
popolo di Dio.
Dopo la visita pastorale sa-
tra di loro, un ascolto attento e
gratuito che contrasta con la
tentazione dei particolarismi,
permetterà alla visita pastorale una restituzione fiduciosa
delle responsabilità ai singoli
ed alle Comunità religiose.
Davvero la visita pastorale è
motivo di speranza per la Vita
consacrata.
don ATTILIO MAZZOLA
ranno rilevati alcuni contenuti
che saranno messi in luce per
la Vita consacrata ma sarà più
rilevante la forte valorizzazione
di uno stile di Chiesa che parte
dall’ascolto delle persone e della Parola di Dio.
Emergerà una Vita consacrata che vuole “essere” prima di
“fare”, in atteggiamento di ricerca, prima che essere preoccupata a difendere le proprie
certezze, i propri privilegi.
L’ascolto reciproco tra vescovo e consacrati e tra consacrati
SOSTENERE LA CHIESA PER SERVIRE TUTTI
Verso la Giornata del sostegno
Q
uesto è il titolo della lettera dei Vescovi italiani uscita il
4 ottobre 2008, nel
ventesimo anniversario dell’avvio del nuovo sistema di sostegno economico alla
Chiesa Cattolica in Italia.
Purtroppo è una lettera passata quasi in sordina, mentre
valeva la pena sottolineare la
grande riforma introdotta nel
sostegno economico della Chiesa con la riforma del Concordato del 1984 ed attualizzata negli anni seguenti. I Vescovi avevano dato delle disposizioni precise in un documento del 1988
dal titolo: “Sovvenire alle necessità della Chiesa”, che ha permesso di portare a regime le
novità della revisione del Concordato.
A vent’anni da quel documento, i Vescovi italiani si sentono
in dovere di ringraziare gli italiani che hanno dato fiducia alla
Chiesa Cattolica, sia firmando
a suo favore nel momento della
dichiarazione dei redditi, sia facendo offerte deducibili per il
sostentamento del clero. Inoltre
ribadiscono i valori evangelici
e civili del nuovo sistema di collaborazione fra Stato e Chiesa.
È una lettera molto breve che
tutti possono leggere e meditare, la consiglio innanzitutto ai
sacerdoti, poi ai componenti del
Consiglio degli Affari Economi-
ci parrocchiali e a tutti i fedeli.
Può essere anche un argomento di catechesi.
Ormai è diventato consuetudine celebrare due giornate annuali per sensibilizzare i fedeli
su questi temi. La prossima è
il 10 maggio p.v.
In questi giorni tutte le parrocchie hanno ricevuto il materiale utile per la celebrazione
della giornata. Una locandina
ricorda che ogni firma a favore
della Chiesa Cattolica è importante, anche quella dei pensionati o dei lavoratori dipendenti che non sono obbligati a fare
la denuncia dei redditi. Negli
espositori da mettere in chiesa
si trovano buste adatte per questa operazione. L’ideale è che
ogni parrocchia si attrezzi per
raccogliere i C.U.D. e li consegni in posta o alla sede dell’Istituto diocesano sostentamento
del Clero.
Un altro cartello invita a firmare a favore della Chiesa Cattolica nella denuncia dei redditi, e un terzo dà relazione di
come sono stati usati i fondi
dell’8 per mille in questi ultimi
tre anni. Siccome nel 2008 una
velenosa campagna del giornale “La Repubblica” ha accusato
la Chiesa di non dare ragione
dei soldi ricevuti, è opportuno
esporlo in bella evidenza.
Troverete un libretto guida
per il parroco e i suoi collabo-
ratori che vi aiuterà nella preparazione della giornata, e su
questo libretto vengono riportate tre fotografie della parrocchia di Monteolimpino. C’è la
solita lettera personale per i
parroci e un dono gradito: un
CD con un “concerto per la solidarietà” dove viene proposta
musica classica importante.
A tutti noi l’impegno per rivitalizzare un sistema di sostentamento per la Chiesa invidiato anche da altri paesi.
don TULLIO SALVETTI
MOVIMENTO
EUCARISTICO
DIOCESANO
Il Movimento Eucaristico Diocesano ricorda che il prossimo appuntamento mensile per l’adorazione nella chiesa di S. Cecilia,
si terrà sabato 4 aprile con
inizio alle ore 16.20. La recita
del S. Rosario precederà le meditazioni dettate da don Andrea
Meloni sull’udienze del Santo
Padre su san Paolo. Vi saranno
anche momenti di preghiera, silenzio e adorazione personale.
Inizierà anche la Settimana Santa, perciò si raccomanda ai Crociati eucaristici la partecipazione alla suddetta ora di adorazione, alla S. Messa in Coena Domini e alla solenne processione con
il SS. Crocifisso in programma il
10 aprile, Venerdì Santo.
Il Giovedì Santo durante la S. Messa
crismale, il vescovo
firmerà il Decreto di
indizione della sua
prima Visita Pastorale alla Diocesi e consegnerà la lettera di
accompagnamento.
Durante la S.Messa in
Coena Domini in ogni
comunità è bene annunciare tale evento
leggendo il solo Decreto.
Tali testi saranno disponibili al termine
della celebrazione e
saranno allegati al
numero del Settimanale.
SALESIANI
COOPERATORI
I Salesiani Cooperatori, i simpatizzanti e amici si ritroveranno
sabato 18 aprile alle ore 15.30
al Salesianum di Tavernola,
in via Conciliazione 98, Como.
Vi sarà un momento informativo sul prossimo pellegrinaggio a
Caravaggio del 26 aprile e sulla
prossima Conferenza annuale
del 10 maggio presso il Salesianum. Seguirà una relazione formativa del delegato e relativo dibattito. Alle ore 17.00 la S. Messa festiva.
Il pellegrinaggio a Caravaggio in occasione della “Festa della famiglia salesiana della Lombardia” si terrà domenica 26
aprile con partenza alle ore 13
dal Salesianum di Tavernola, e
arrivo a Caravaggio alle ore 15 con
recita del S. Rosario meditato e solenne concelebrazione eucaristica.
Quota (solo pullman) euro 15,00
a persona (da versarsi all’atto dell’iscrizione). Prenotazioni: da effettuarsi entro venerdì 10 aprile
presso “I Viaggi di Oscar”, via
Pretorio, 9 a Como, tel. 031304524. Il pellegrinaggio è aperto
a tutti, ma in particolare ai Cooperatori salesiani, agli amici di
don Bosco ed ai loro familiari.
I Vicari foranei e i sacerdoti della Media Valtellina sono vicini a
don Tullio Schivalocchi per la
morte del caro
papà Attilio
Assicurano la loro presenza e il
loro sostegno nella fraterna preghiera
CHIESA
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ITINERARIFIDANZA
TI
ITINERARIFIDANZATI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
LA COMUNITÀ CRISTIANA ACCOMPAGNA IL CAMMINO DEI FIDANZATI / 5
LI MANDÒ A DUE A DUE
LA SETTIMANA SANTA
A partire dalla Domenica delle Palme e in modo speciale nel Triduo
pasquale noi cristiani celebriamo il mistero più grande della nostra
fede: Gesù crocifisso e risorto. Il corpo di Cristo è dato in dono, tutta la
sua vita è offerta. Nelle celebrazioni liturgiche e in una vita che si trasforma, rinnoviamo la nostra fede. Nulla della vita è estraneo a questo
avvenimento. Soprattutto la vita di coppia segnata da una intensa e
viva relazione, dal dono progressivo e gratuito del corpo, è vita pasquale. Che cosa significa “fare pasqua” per una coppia di fidanzati? E che
cosa significa per gli sposi cristiani riportare il proprio amore a dimensione pasquale? Anche la castità trova il suo fondamento e la sua bellezza nel corpo di Gesù dato per amore.
SCHEMA
DELL
’INCONTRO
DELL’INCONTRO
Accoglienza
e presentazione
Preparazione
alla S. Messa
(MC 6,7)
Il fidanzamento è:
• tempo prezioso, da non sciupare, da non barattare,
da non svuotare: nessuno può restituire il tempo del fidanzamento
• allenamento ad amare, è scelta del tipo di amore che
accompagnerà tutta l’esistenza, è desiderio di esprimere
il bene con tutto il proprio essere
• occasione per provare la forza dei Sacramenti nell’amore di coppia: solo Dio “è” amore.
pagina a cura di
DON ITALO MAZZONI
S. Messa
con la comunità
Riflessione guidata
Testimonianza degli sposi
Introduzione al dialogo
Dialogo di coppia
Cena o pranzo insieme
Condivisione in gruppo
Preghiera
Conclusione
RIFLESSIONE TEOLOGICA/SPIRITUALE
RIFLESSIONE ANTROPOLOGICA/
PSICOLOGICA
Il corpo di Gesù dato
per amore
L
a croce di Gesù è il centro di tutta la sua vita e di conseguenza
di tutta la vita cristiana. Sulla
croce troviamo il perdono, l’amore incondizionato per tutti, anche per gli aguzzini; soprattutto troviamo Gesù, l’uomo-Dio, il Figlio e il fratello che si dona a noi.
La cosa più evidente: si dona con “tutto il suo corpo”, segno del dono di tutta
la sua vita; si dona anche nel dolore.
La cosa più diffusa: noi facciamo fatica a donarci con il nostro corpo, perfino
nella gioia. L’egoismo sta in agguato, la
paura ci frena, l’impegno ci preoccupa.
La croce di Gesù può essere rapportata alla vita sessuale dei fidanzati e degli sposi?
Il modo più comune di pensare suggerisce un no.
Ma il modo più comune di pensare conosce il fatto della croce? Sa che cosa
davvero significhi?
Gli apostoli stessi chiesero aiuto alla
cultura del tempo, alle profezie, alla storia vissuta: lo Spirito Santo li illuminò
facendo capire che questo grande avvenimento proietta la sua luce su tutta la
vita dell’uomo, di ogni uomo. Proietta il
suo senso su tutta la storia, dei singoli,
delle coppie, dei popoli.
ucciso come le vittime animali sacrificate al tempio.
“Talamo” (letto nuziale) è chiamata la
croce: Gesù sulla croce è lo sposo che
si unisce alla sua sposa, l’umanità.
Soffermiamoci su questa interpretazione. In fondo è la più chiara.
Le braccia aperte di Gesù in croce sono
il grande abbraccio all’umanità. Ma è
soprattutto la sua scelta di amore a farlo essere sposo, perché lo sposo non è
colui che possiede la sposa, ma colui che
l’ama e dona la sua vita a lei.
Se lo sposo possiede è padrone. Solo
se si dona è sposo. Questo avviene nella
reciprocità: lui a lei, lei a lui. Così suggerisce il rito del Matrimonio:
“Io accolgo te come mio sposo
(mia sposa). Con la grazia di Cristo
prometto di esserti fedele sempre,
nella gioia e nel dolore, nella salute
e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita”.
Che cos’è la croce di Gesù?
Gli inni della settimana santa hanno
delle audaci descrizioni. Ne ricordiamo
alcune.
“L’artefice di tutto il creato è appeso
ad un patibolo”: è un avvenimento inaudito, il ribaltamento delle parti. Dio arriva fino a questo punto per cercare l’uomo.
“Un colpo di lancia trafigge il cuore
del Figlio di Dio; sgorga acqua e sangue, un torrente che lava i peccati del
mondo”: la morte di Gesù porta perdono, perché un modo nuovo di amare entra nel mondo, cioè la totale gratuità.
“Trono” è chiamata la croce: vi sta sopra il re dei re.
“Altare” è chiamata la croce: Gesù è
• Quale uso ho fatto del mio desiderio sessuato nella mia relazione? Esso ha contribuito a rinchiudere l’altro nel mio desiderio o lo
ha aiutato a diventare maggiormente se stesso?
• Pensando alla nostra relazione
di coppia, mi è capitato di accorgermi di avere un atteggiamento
possessivo nei confronti dell’altro?
In quale occasione? Mi è stato fatto notare?
• Nei nostri momenti di intimità,
mi sono mai sentito “usato”?
• Cosa pensiamo della castità?
Cosa riteniamo importante per la
nostra vita di coppia?
DOMANDE PER LA
RIFLESSIONE PERSONALE
E DI COPPIA
La sessualità umana
I
l desiderio sessuale è una componente irrinunciabile per scegliere di sposarsi: non è la sola, ma è indispensabile per un matrimonio. Per sposarsi non basta il timore della solitudine o il desiderio di volersi aiutare.
Ci può essere utile riflettere ed esprimerci su alcune semplici domande: ci
siamo mai interrogati sulla sessualità?
Che opinione abbiamo? Abbiamo idea di
dove inizi e dove finisca? Quando la usiamo e quando no? Domande che riguardano i fidanzati, ma in definitiva ogni
persona.
I fidanzati si piacciono tanto, provando il desiderio di toccarsi, di sentirsi toccati, di toccare quella pelle che è il posto
più bello in cui stare… E quando si allontanano sentono un grande desiderio
di ritornare presto insieme.
A parlare troppo di sessualità si corre
il rischio di rompere l’incanto, ma a non
parlarne si perde il valore altissimo della sua conoscenza.
La sessualità è ordinata alla conservazione della specie. Si tratta di un dato
biologico: perché una specie duri, bisogna che gli individui siano animati da
un’attrazione per l’altro sesso, al fine di
garantire un’esistenza collettiva, che
supera infinitamente quella degli individui.
Per perpetuare la vita ci vogliono due
individui della stessa specie, sessualmente differenti che tendono in certi
momenti a un incontro intenso e breve,
che porta alla fecondazione. Questo avviene anche nel mondo animale.
Che cos’ha di specifico la sessualità
umana?
· La sessualità dell’essere umano non
si riduce alla sua genitalità; a rigor di
termini la genitalità concerne il funzionamento degli organi genitali e può essere esercitata in una relazione sessuale con un partner o in un atto di masturbazione.
Ma la sessualità non si riduce alla
genitalità. Si può dire che ogni relazione umana è sessuata, cioè segnata, co-
CERCARE INSIEME LA CASTITÀ
Che relazione esiste tra la castità e la sessualità? Cos’è la castità?
Bella questa definizione: “La castità è un atteggiamento fondamentale che permette di vivere la sessualità in modo liberante per
sé e per gli altri”.
La castità implica il pieno rispetto dell’altro, il desiderio della libertà dell’altro.
La castità non è una virtù che ha unicamente attinenza alla pratica sessuale, ma coinvolge la persona intera e ne esprime la
visione globale della vita e trova spazio in una concezione antropologica che valorizza il corpo, non in un’antropologia che, invece,
considera il corpo e le sue manifestazioni come una parte inferiore o esterna, alla vera realtà dell’uomo.
Interrogarsi sulla propria castità significa chiedersi: “Quale uso ho fatto del mio desiderio sessuato nella mia relazione? Esso ha
contribuito a rinchiudere l’altro nel mio desiderio o lo ha aiutato a diventare maggiormente se stesso?”.
Uno sguardo casto non isola il corpo in quanto sessuato, dunque desiderabile, dell’altro; è uno sguardo che coglie l’altro nella sua
interezza, nella sua bellezza complessiva. La castità ti fa trattare chiunque con la dignità di persona umana che non va mai
trattata come un mezzo, ma come un fine, cioè come qualcuno che è degno di vivere per il solo fatto che esiste.
In quest’ottica la Chiesa indica ai fidanzati un cammino di castità che salvaguardi l’autenticità e la totalità dell’amore: il dono
totale del proprio corpo deve corrispondere al dono totale di sé, che solo nel matrimonio si realizza veramente (fino a quel
momento manca ancora la decisione, si può tornare indietro, non si è pronti alla responsabilità…).
Anche gli sposi vivono la castità, perché sono chiamati a vigilare che nei loro rapporti sia sempre presente il senso del dono e che
ogni gesto sia espressione di autenticità e di responsabilità.
lorata dall’appartenenza sessuale del
soggetto in relazione.
· Nell’animale la sessualità è ordinata unicamente alla riproduzione. Inoltre essa è regolata automaticamente: si
esercita solo in certi periodi, i periodi di
calore, al di fuori dei quali la sessualità
è silenziosa. La sessualità umana ha
perduto l’automatismo dell’animale e il
suo esercizio è rimesso alla libertà dell’uomo, all’uso della ragione, all’esprimersi della sua volontà.
Per questo l’incontro sessuale nell’uomo è come un crinale: può essere luogo
di un incontro umano in pienezza, di un
dono e di un’accoglienza reciproci (“fare
l’amore” è diverso dal “fare sesso”), ma
anche luogo di perversione che l’animale non conosce.
C’è di fatto perversione ogni volta che,
nell’incontro sessuale, l’unità corpo-psiche è dimenticata o negata, vale a dire
ogni volta che il corpo dell’altro nell’immaginazione è isolato, guardato, desiderato per se stesso, dissociato dallo spirito che lo anima e dunque trattato come
un oggetto che, come ogni oggetto, può
essere posseduto, manipolato, rigettato,
venduto, affittato, o, più semplicemente, usato per soddisfare un bisogno.
Il “perverso” è colui che non conosce
altra legge che il proprio piacere cui sottomettere l’altro.
Nella relazione sessuale tra un uomo
e una donna quello che è in gioco è l’instaurarsi di una autentica relazione tra
soggetti, cioè di una relazione in cui l’altro non sia considerato come oggetto del
mio bisogno, ma come soggetto del mio
desiderio. Solo il termine “desiderio” è
adeguato per indicare un rapporto non
con delle cose da consumare, ma con una
persona. È vero che ogni desiderio nasce da un bisogno, ma se si rimane al
livello della soddisfazione dei bisogni, si
resta nel registro del consumo, in cui l’altro è considerato di fatto come un oggetto da consumare, e quindi è usato.
Il desiderio sessuale ha origine da una
pulsione sessuale istintiva, ma il passaggio dal bisogno al desiderio implica
una rinuncia: a cosa? A possedere l’altro come si possiede una cosa. Desiderare un altro è dirgli due cose nello stesso tempo: “Io non posso fare a meno della tua presenza, mi manchi, ho bisogno
di te”, e insieme: “Mi proibisco di mettere le mani su di te e di possederti come
si possiede una cosa. Non soltanto rispetto, ma voglio la tua libertà”.
LETTURE
CONSIGLIATE
Jean-Paul Mensior “Percorsi di crescita umana e cristiana”, Qiqajon
Roberta Vinerba “Se questo è amore…”, Paoline
CHIESA
P A G I N A
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RUBRICHE
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
APRILE 2009
APRILE 2009
Apostolato
della preghiera
Intenzione generale: “Perché il Signore benedica il lavoro degli agricoltori con un raccolto
abbondante, e renda sensibili i popoli più ricchi al dramma della fame nel mondo”.
Il problema della fame nel mondo assume proporzioni
preoccupanti se considerato dal punto di vista di quei
popoli e nazioni in via di sviluppo che stanno cercando
disperatamente di rispondere alle fondamentali necessità umane, ma che falliscono in questa impresa a causa di
fattori sociali, economici e politici che sono di ostacolo.
L’urgenza di questa situazione richiede un’azione concertata, basata sulla collaborazione sia bilaterale che
multilaterale, e questa azione presuppone una chiara
visione degli aspetti sociali ed economici della questione,
così come di quelli culturali e spirituali. Questo perché
la sopravvivenza di milioni di esseri umani nostri fratelli non può essere ridotta ad una questione di interessi
nazionali acquisiti o di opportunismo politico. La loro sopravvivenza deve essere vista piuttosto nel suo pieno significato: come responsabilità, dovere solenne di tutta
l’umanità unita in uno spirito di solidarietà fraterna.
Questo imperativo scaturisce da una comune fratellanza nella paternità di Dio, e deve essere espresso in una
carità universale, una carità che cerchi di promuovere
un mondo “più umano verso tutti, dove tutti possano dare
e ricevere, senza che un gruppo progredisca a spese dell’altro”. È chiaro che le sfide morali chi si pongono a coloro che hanno la responsabilità dell’applicazione tecnica
delle soluzioni al problema della fame nel mondo sono
immense. Esse implicano l’acquisizione e l’utilizzo di tutta
la conoscenza tecnologica e scientifica disponibile e il
porla a servizio dell’uomo nella sua lotta contro le cause
e gli effetti di questo problema antico e tuttavia sempre
più grave.
(Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti
al Convegno Internazionale sul tema “La scienza e la
tecnologia contro la fame nel mondo”, 1983)
Intenzione missionaria: “Perché i cristiani,
che operano nei territori in cui più tragiche sono
le condizioni dei poveri, dei deboli, delle donne
e dei bambini, siano segni di speranza, grazie
alla loro coraggiosa testimonianza del Vangelo della solidarietà e dell’amore”.
Testimoniando Cristo «fino agli estremi confini della terra», la Chiesa in Africa sarà sostenuta di sicuro dalla
convinzione del «valore positivo e morale» che riveste la
«crescente consapevolezza dell’interdipendenza tra gli
uomini e le nazioni. Il fatto che uomini e donne, in varie
parti del mondo, sentano come proprie le ingiustizie e le
violazioni dei diritti umani commesse in paesi lontani,
che forse non visiteranno mai, è un segno ulteriore di
una realtà interiorizzata dalla coscienza, ed elevata così
ad una connotazione morale».
Auspico che i cristiani in Africa diventino sempre più
coscienti di questa interdipendenza tra gli individui e le
nazioni, e siano pronti a corrispondervi, praticando la
virtù della solidarietà. Il frutto della solidarietà è la pace,
bene così prezioso per i popoli e le nazioni di ogni parte
del mondo. In effetti, proprio attraverso mezzi capaci di
promuovere e di rafforzare la solidarietà, la Chiesa può
fornire un contributo specifico e determinante ad una vera
cultura della pace.
Entrando in rapporto senza discriminazioni con i popoli
del mondo, nel dialogo con le varie culture, la Chiesa avvicina gli uni agli altri ed aiuta ciascuno di essi ad assumere, nella fede, gli autentici valori degli altri.
Pronta a cooperare con ogni uomo di buona volontà e con
la comunità internazionale, la Chiesa in Africa non cerca
vantaggi per se stessa. La solidarietà che essa esprime
«tende a superare se stessa, a rivestire le dimensioni specificamente cristiane della gratuità totale, del perdono e
della riconciliazione». La Chiesa cerca di contribuire alla
conversione dell’umanità, portandola ad aprirsi al piano
salvifico di Dio mediante la testimonianza evangelica,
accompagnata dall’attività caritativa a servizio dei poveri e degli ultimi. E quando compie questo, non perde
mai di vista il primato del trascendente e di quelle realtà spirituali che costituiscono le primizie dell’eterna salvezza dell’uomo.
(Esortazione apostolica post-sinodale,
Ecclesia in Africa, n. 138-139)
Intenzione dei Vescovi italiani: “Cresca in noi
la consapevolezza che la testimonianza di Gesù
risorto è a un tempo dono e responsabilità per
il cristiano, da accogliere e vivere ogni giorno”.
Fratelli e sorelle cristiani di ogni parte del mondo, uomini e donne di animo sinceramente aperto alla verità! Che
nessuno chiuda il cuore all’onnipotenza di questo amore
che redime! Gesù Cristo è morto e risorto per tutti: Egli è
la nostra speranza! Speranza vera per ogni essere umano. Oggi, come fece con i suoi discepoli in Galilea prima
di tornare al Padre, Gesù risorto invia anche noi dappertutto come testimoni della sua speranza e ci rassicura:
Io sono con voi sempre, tutti i giorni, fino alla fine del
mondo. Fissando lo sguardo dell’animo nelle piaghe gloriose del suo corpo trasfigurato, possiamo capire il senso
PER LE PARROCCHIE
92
L’informatore
giuridico
S
ulla Gazzetta Ufficiale n. 2 del 10.1.2009,
III, Serie Speciale, è stata pubblicata la
Legge Regione Lombardia n. 6 del
31.3.2008, intitolata “Modifiche alla legge regionale 6 agosto 2007, n. 19 “Norme
sul sistema educativo di istruzione e formazione
della Regione Lombardia” – Collegato in materia
di istruzione”.
Le novità riguardano, in particolare, l’introduzione di due nuovi articoli, rispettivamente in
materia di Programmazione degli interventi di
edilizia scolastica, e a sostegno delle scuole dell’infanzia autonome.
Per quanto riguarda i primi interventi il provvedimento stabilisce che la Giunta regionale definisca annualmente le tipologie di intervento
prioritariamente finanziabili, nonché le modalità di attribuzione delle risorse in aggiunta a quelle statali.
Con decreto dirigenziale sono individuate ogni
anno le iniziative oggetto di finanziamento.
Per quanto riguarda la programmazione degli
interventi a sostegno delle scuole dell’infanzia
autonome, la Regione Lombardia, riconoscendo
la funzione sociale delle scuole dell’infanzia non
statali e non comunali, senza fini di lucro, ne sostiene l’attività mediante un intervento finanziario integrativo rispetto a quello comunale e a
qualsiasi forma di contribuzione statale, regionale o da convenzione, al fine di contenere le rette a carico delle famiglie.
Con decreti dirigenziali sono stabilite le modalità di presentazione delle domande e di assegnazione dei contributi.
***
In tema di detrazione del 55% per il risparmio
energetico la conversione in legge (mediante la
Legge 28.1.2009, n. 2) del D.L. 29.11.2008, n. 185,
ha semplificato la gestione degli adempimenti a
partire dal 2009.
Infatti il decreto legge nella sua formulazione
originaria prevedeva che la detrazione del 55%
sugli interventi per il risparmio energetico, esclusa quella goduta sulle spese del 2007, fosse subordinata all’autorizzazione da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Tale autorizzazione sarebbe dovuta avvenire
presentando un’istanza, in via esclusivamente
telematica, finalizzata a verificare la capienza dei
fondi e pertanto l’ottenimento o meno della detrazione.
Ora, con la legge di conversione, mentre per le
spese sostenute nel 2008 non cambia nulla, per
le spese sostenute dal 2009 (sostenute dal periodo successivo a quello in corso al 31.12.2008) i
contribuenti interessati dovranno inviare solo
una comunicazione all’Agenzia delle Entrate
competente.
La legge di conversione ha inoltre stabilito la
possibilità di ripartire la detrazione nell’arco di
cinque anni.
Le regole per beneficiare della detrazione del
55% variano a seconda che l’Ente operi come privato o come parte commerciale.
Nel primo caso la detrazione opera per “cassa”
(per cui l’anno di beneficio corrisponde all’anno
di pagamento), mentre per la parte commerciale
vale il principio di “competenza”, per cui, per considerare la spesa sostenuta il riferimento va fatto per quanto concerne i beni mobili alla data di
consegna o di spedizione, mentre per quanto concerne i servizi alla data della loro ultimazione.
rubrica mensile a cura di VITTORIO RUSCONI
e il valore della sofferenza, possiamo lenire le tante ferite che continuano ad insanguinare l’umanità anche ai
nostri giorni. Nelle sue piaghe gloriose riconosciamo i
segni indelebili della misericordia infinita del Dio di cui
parla il profeta: Egli è colui che risana le ferite dei cuori
spezzati, che difende i deboli e proclama la libertà degli
schiavi, che consola tutti gli afflitti e dispensa loro olio di
letizia invece dell’abito da lutto, un canto di lode invece di
un cuore mesto. Se con umile confidenza ci accostiamo a
Lui, incontriamo nel suo sguardo la risposta all’anelito più
profondo del nostro cuore: conoscere Dio e stringere con
Lui una relazione vitale, che colmi del suo stesso amore la
nostra esistenza e le nostre relazioni interpersonali e sociali. Per questo l’umanità ha bisogno di Cristo: in Lui,
nostra speranza, “noi siamo stati salvati”.
(Benedetto XVI, Messaggio Urbi et Orbi, Pasqua 2008)
Parola di vita
di CHIARA LUBICH
«Vegliate, perché non sapete in quale
giorno il Signore vostro verrà»
(Mt 24,42)
H
ai osservato come in genere non vivi la vita,
ma la trascini in attesa d’un “dopo”, in cui
dovrebbe arrivare il “bello”?
Il fatto è che un “dopo-bello” deve arrivare,
ma non è quello che tu ti aspetti.
Un istinto divino ti porta ad attendere qualcuno o
qualcosa che possa soddisfarti. E pensi magari al giorno di festa, o al tempo libero, o ad un incontro particolare... Ma passati questi, non resti soddisfatto, almeno pienamente. E riprendi il tran tran d’una esistenza
non vissuta con convinzione, sempre in attesa. La verità è che, tra gli elementi che compongono anche la
tua vita, ve n’è uno da cui nessuno può scappare; è
l’incontro a tu per tu col Signore che viene. Questo è il
“bello” al quale inconsciamente tendi, perché sei fatto
per la felicità. E la piena felicità può dartela solo Lui.
E Gesù, conoscendo quanto tu ed io siamo ciechi nella ricerca di essa, ecco che ci ammonisce: Vegliate. State
attenti. State svegli.
Perché di molte cose non sei sicuro al mondo, ma di
una certamente non puoi aver dubbi: che un giorno
devi morire. E questo per il cristiano significa presentarsi davanti a Cristo che viene.
Può essere che anche tu sia come i più che dimenticano la morte volutamente, di proposito. Hai paura di
quel momento e vivi come se non esistesse. Dici con la
tua vita terrena, col radicarti sempre più in essa: la
morte mi fa tremare, quindi non c’è. Invece quel momento verrà. Perché Cristo viene certamente.
Con queste parole Gesù intende la sua venuta all’ultimo giorno. Come è salito al cielo fra gli apostoli,
così tornerà.
Ma queste parole vogliono dire anche la venuta del
Signore alla fine della vita di ogni uomo. Del resto,
quando l’uomo muore, per lui il mondo è finito.
E giacché non sai se Cristo viene oggi, stasera, domani, o fra un anno o più, devi vigilare. Proprio come
quelli che stanno svegli perché sanno che i ladri verranno a svaligiare la loro casa, ma non ne conoscono
l’ora.
E, se Gesù viene, vuol dire che questa vita è passeggera. E se è tale, anziché svalutarla, devi dare ad essa
la massima importanza. Devi prepararti per quell’incontro con una vita degna.
Certamente occorre che anche tu vigili. La tua vita
non è solo un pacifico susseguirsi di atti. E’ pure una
lotta. E le tentazioni più varie, come quelle sessuali,
quelle della vanità, dell’attaccamento al denaro, della
violenza, sono i tuoi primi nemici.
Se vigili sempre, non ti lascerai prendere di sorpresa. Ma vigila bene chi ama. E’ dell’amore vigilare.
Quando si ama una persona, il cuore vigila sempre
attendendola, e ogni minuto che passa senza di lei è in
funzione di lei.
Così fa una sposa amorosa quando fatica, o prepara
quanto può servire al suo sposo assente: fa ogni cosa
in vista di lui. E quando arriva, nel suo saluto esultante
c’è tutto il gioioso lavoro della giornata.
Così fa una mamma, quando prende un piccolo riposo durante l’assistenza del suo ragazzo ammalato.
Dorme, ma il suo cuore veglia.
Così agisce chi ama Gesù. Fa tutto in funzione di
Lui, che incontra nelle semplici manifestazioni della
sua volontà in ogni attimo, e incontrerà solennemente
nel giorno in cui verrà.
E’ il 3 novembre 1974.
Si conclude a Santa Maria, nel sud del Brasile, un
incontro spirituale di 250 giovani, di cui la maggior
parte proviene dalla città di Pelotas.
Il primo pullman, con quarantacinque persone, parte: tanti canti, tanta gioia, tanto amore a Gesù. Ad un
certo punto del viaggio alcune ragazze dicono insieme
il rosario coi misteri dolorosi e chiedono alla Madonna
la fedeltà a Dio, fino alla morte.
In una curva, per un guasto meccanico, il pullman
precipita in un burrone d’una cinquantina di metri,
capovolgendosi tre volte. Muoiono sei ragazze.
Una sopravvissuta dice: “Ho visto la morte da vicino, però non ho avuto paura perché Dio era lì”.
Un’altra: “Quando mi sono accorta che potevo muovermi, in mezzo ai rottami, ho guardato il cielo stellato
e, inginocchiata fra i corpi delle mie compagne, ho pregato. Dio era lì accanto a noi…”. Il babbo di Carmen
Regina, una delle vittime, ha raccontato che spesso la
figlia ripeteva: “E’ bello morire, papà, si va a stare insieme a Gesù”.
“Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà”
Le giovani di Pelotas, perché amavano, vigilavano, e
quando è venuto il Signore gli sono andate incontro
con gioia.
Parola di vita , dicembre 1978, pubblicata per intero
su Essere la Tua Parola. Chiara Lubich e cristiani di
tutto il mondo , vol. I, Roma 1980, p.137 - 140.
CHIESA
PASQUA
P A G I N A
9
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
Verso la Pasqua
UNO
SCANDALO
DA COMPRENDERE E DA CONTEMPLARE
Inizia la Settimana Santa, il mistero della morte-risurrezione di
Gesù si propone a noi e interpella radicalmente il nostro modo di
intendere Dio, la sua salvezza, la logica che la regge e la logica con
la quale essa va proposta. Siamo talmente abituati a “vedere” il
Crocifisso da non essere più in grado di cogliere quanto ci provochi
tanto verso Dio quanto verso gli uomini. Alcune provocazioni.
pagina a cura di ARCANGELO BAGNI
«
G
esù di Nazaret, il
quale passò facendo del bene e guarendo... lo uccisero appendendolo
ad una croce, ma Dio lo ha risuscitato» (At 10, 38-40). Questo primo annuncio, fatto dagli
apostoli, è la lieta notizia che
essi hanno da gridare a tutti
dopo la Risurrezione del Crocifisso. É la testimonianza che la
via di Gesù è la via che realizza l’uomo: la solidarietà va oltre la sconfitta e la morte. Gesù
è stato infatti solidale con la
sofferenza di uomini concreti:
ha guarito gente ammalata, ha
accolto gente emarginata. Egli
stesso ha conosciuto l’angoscia
dell’amicizia infranta dalla
morte e della sconfitta dei suoi
sforzi per salvare il suo popolo:
piange per l’amico Lazzaro e su
Gerusalemme che lo rifiuta. Di
fronte a tutto ciò, Gesù non rimane passivo né accetta di rassegnarsi, ma «passò facendo del
bene e guarendo...»: una lotta
che assume il volto della solidarietà e della liberazione. Non
teme di incontrare peccatori e
prostitute e a Zaccheo, a Maddalena, alla donna adultera offre una speranza nuova.
Ma la scelta di Gesù si tramuta in scandalo: colui che viene a
liberare i poveri e i sofferenti fa
l’esperienza della sconfitta, del
silenzio di Dio, della morte. Il
“buon pastore” diventa “l’agnello immolato”, il seminatore diventa il grano che muore, il Signore diventa il servo sofferente
annunciato dai profeti. Ma è necessario comprendere fino in fon-
do questa prospettiva “paradossale e scandalosa”. In Israele si
sapeva che i profeti potevano
essere perseguitati e respinti.
Geremia - tra i tanti - ne aveva
fatto l’esperienza in modo emblematico. Ma lo scandalo della croce di Gesù va ben oltre. Il crocifisso non appare solo come uno
sconfitto; egli è, per tutti i presenti, il “maledetto da Dio”. Questa situazione è indicata dal
modo stesso dell’esecuzione della morte: “maledetto colui che
pende dal legno” (Dt 21, 21-23).
UN SILENZIO
E UNA FIDUCIA
“SCANDALOSI”
Ai piedi della croce gli avversari di Gesù possono “giustamente” trionfare: non solo hanno eliminato un inopportuno,
ma il giudizio stesso di Dio sembra essere dalla loro parte. Per
Gesù è l’ora della domanda radicale, profonda, inquietante:
«Dio mio, Dio mio, perché mi hai
abbandonato?» (Mc 15,34). «Ai
piedi della croce si scontrano
due modi di credere, e Gesù in
croce ne è la discriminante: da
una parte, chi è disposto a credere unicamente se Gesù scende dalla croce; dall’altra, chi
crede proprio perché rimane
sulla croce. al centro di questa
tensione Gesù e il Padre. Gesù
si rivolge al Padre con una domanda: ma il Padre tace. La
voce che ha parlato al battesimo e alla trasfigurazione qui
tace. E Gesù muore con una
domanda, con la domanda. Non
è sorprendente?» (B. Maggioni,
I racconti evangelici della Passione, Cittadella, Assisi 1995).
Al calvario viene definitivamente abolita l’immagine di un
Dio che interviene miracolosamente nella storia umana per
porre fine alle sofferenze. Della morte di Gesù, di questa
morte reale che contesta tutti
gli idoli, tutte le false immagini di Dio, la fede cristiana ne
ha fatto il luogo supremo dell’amore di Dio per gli uomini.
Comprendiamo allora perché il
mistero della croce ci avvicina
a Dio in modo totalmente diverso e sorprendente. Esso mette
in risalto soprattutto la misteriosità di Dio, di questo Dio che
si fa conoscere come l’inconoscibile, che domanda di accettarlo nella sua imprevedibilità, nella sua realtà “scandalosa”: dono fino alla croce!
Gesù che muore in croce è
l’uomo che fa la massima esperienza dell’amore di Dio: un
amore di autentica donazione,
un amore che - perché tale - non
è né finalizzato né strumentalizzato. É dono e basta. Egli non
si attende alcuna ricompensa:
si dona incondizionatamente,
mantenendo viva la domanda.
UNO “SCANDALO” CHE RIVELA
IL VOLTO DEL DIO DI GESÙ
A
i discepoli di Gesù di Nazaret si impone un preciso compito: comprendere lo scandalo e
collocarlo -in modo coerente e organico- all’interno del piano di salvezza. Così la riflessione dei primi cristiani ha tentato varie strade per comprendere lo stesso avvenimento. Essi cercano di cogliere il senso di quanto è accaduto a Gesù di Nazaret. Ecco allora
le prime affermazioni degli Atti: «Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi
avete crocifisso» (2,36). Su di un piano diverso abbiamo lo stupendo testo della lettera ai Filippesi
(2,6-11). La croce è presentata come sconvolgente rivelazione di ciò che fu sin dall’inizio: Gesù è
uno con il Padre, un Padre che non ha altra trascendenza per noi che la vulnerabilità del suo
amore. Ma una simile comprensione dell’avvenimento -dice Paolo- è follia per la logica del mondo: «mentre i Giudei chiedono miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo
crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani» (1Cor 1,22).
L’apostolo Giovanni -dal canto suo- fa una diversa lettura della croce: il crocifisso «innalzato da
terra» viene presentato in una cornice di maestosa regalità: giudicato dagli uomini egli è, in realtà,
colui che giudica. Anche gli altri scritti del N.T. offrono apporti specifici e sottolineature diverse.
Tutti, però, convergono su di un dato preciso: la Pasqua di Gesù è il centro, il criterio di lettura di
tutta la sua vicenda. Come la pianta di una città permette al viaggiatore di comprendere un paesaggio e di orientarsi, così la Pasqua è per la Chiesa l’inizio e il punto di riferimento della fede.
ALLA LUCE DELLE SCRITTURE
A un primo livello di lettura, la vicenda della croce-risurrezione appare come scandalo e smentita. Si cerca allora di comprendere che cosa è accaduto. E a questo livello la morte di Gesù (la
morte, cioè, di un profeta) tutto può essere tranne che salvezza. La morte in quanto tale dice
riferimento a sconfitta a fallimento. La salvezza, infatti, è la risurrezione che -in rapporto alla
morte- viene espressa, dai primi cristiani, in termini di opposizione: voi lo avete inchiodato alla
croce... ma Dio lo ha risuscitato» (At 2,24.36; 13,13.30). La risurrezione diventa la contestazione
-da parte di Dio- della ingiustizia degli uomini e del loro peccato. La risurrezione è iniziativa di
Dio che rimette in piedi e che fa vivere, in opposizione all’azione degli uomini che abbassa e
uccide. «Gesù è il primo dei salvati, colui nel quale Dio ci salva».
Di fronte allo scandalo le comunità cristiane, illuminate dall’avvenimento della risurrezione e
spinte dal dono dello Spirito, ritornano alle Scritture per cogliere in profondità il piano di salvezza di Dio. Nella predicazione degli Atti è continuamente presente questo riferimento alle
Scritture: «condannandolo hanno adempiuto le parole dei profeti che si leggono ogni Sabato» (At
13,27; 2,23; 3,18; 4,28). E nella redazione dei vangeli gli annunci della passione sono sempre
messi in collegamento con questo «compimento delle Scritture».
Sempre la certezza nella fedeltà di Dio spinge i primi cristiani a cercare degli annunci o delle
prefigurazioni di questa vicenda nella storia di Israele. Ecco che alcune figure, come il servo
sofferente di cui parla Isaia (cc. 42-53) assumono un preciso significato alla luce della vicenda di
Gesù. Così è pure di altre pagine, quali quelle sull’agnello pasquale (Gv 19,36), quelle di alcuni
salmi (22 e 69), il libro della Sapienza (2,12-20), il sacrificio di Isacco (Gentile 22). Il Risorto, il
vero interprete delle Scritture, dà a questi testi la loro profondità (Lc 24,25-27). A questo secondo livello di lettura la risurrezione è compresa in stretto legame e nella stessa coerenza del progetto di Dio. Per questo essa non viene più espressa in termini di opposizione ma di continuità con
la passione: «non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua
gloria?» (Lc 24,26.46). La stessa continuità troviamo in uno dei più antichi annunci del mistero
pasquale: «vi ho trasmesso, dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo
morì per i nostri peccati secondo le scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le
Scritture, e che appare a Cefa e quindi ai Dodici» (1Cor 15,3-5).
Una libertà
che si fa dono
Riflettendo ulteriormente sulla vicenda di Gesù, le prime comunità cristiane hanno compreso anche che l’avvenimento della morte
non ha scavalcato Gesù. Egli ne è, invece, il protagonista: «Nessuno mi toglie la vita, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di
offrirla e il potere di riprenderla di nuovo» (Gv 10,18).Allora la
morte di Gesù viene letta da una precisa prospettiva: a partire
dalle scelte che egli ha fatto durante tutta la sua vita. La croce,
allora, non si colloca solo all’interno del progetto di Dio; essa rientra pure nel progetto di vita del Figlio ed è una manifestazione di
coerenza ad esso. Il progetto di Gesù ha una precisa fisionomia:
gesti e parole sono al servizio del Regno, della rivelazione della
misericordia del Padre. A questa missione Gesù si consacra senza
alcuna riserva. Ma tale ostinazione lo spingerà allo scontro con
gli oppositori. Così la crescente conflittualità pone Gesù di fronte
alla possibilità dell’avverarsi di una fine violenta. La sua morte
appare così come possibilità di vivere la propria libertà fino alle
estreme conseguenze. Così, da una parte Gesù subisce la morte, il
processo, l’ostilità accumulata durante il suo ministero; dall’altra,
egli sceglie di andare fino alle estreme conseguenze perché in questa «perdita di se stesso», in questo «annientamento» (Fil 2,7). Egli
riconosce il suo modo di restare fedele al Padre, facendo così trasparire il volto di un Dio che nella sua dimensione profonda è dono.
Per Gesù la morte si presenta come sottomissione agli avvenimenti ma -allo stesso tempo- come libertà di poter concretizzare
in essi chi egli è. Ed è una libertà - quella del Figlio - che non è in
nessun modo abolizione del limite umano, ma volontà concreta di
attuare - all’interno di esso - il proprio progetto di vita. Comprendiamo perché Gesù scelga deliberatamente di affrontare la sofferenza e la morte non per se stesso, ma per realizzare un dono, una
consacrazione, una fedeltà. Ci troviamo di fronte al paradosso
dell’uomo Gesù che «catturato dagli uomini» afferma di «consegnarsi nelle mani del Padre». Così, pur essendo legato, egli è libero; pur essendo consegnato in realtà egli si consegna. Per questo
il momento della maggior debolezza di Gesù è - allo stesso tempoil momento della sua più grande libertà. In esso troviamo svelato
il dinamismo profondo della sua esistenza che si caratterizza come
apertura e dono costante; in esso, dopo aver portato a compimento
tutto ciò che era in suo potere. Egli consegna al Padre ogni cosa:
la sua vita, la sua missione apparentemente votata al fallimento,
il suo stesso avvenire.
P A G I N A
10
CHIESA
CHIESAMONDO
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
LETTERE DALLA MISSIONE / 1 DAL CIAD
IL GRAZIE DI SUOR MARIA PELANCONI
T
empo di Quaresima e
tempo di progetti di sostegno e aiuto ai missionari nativi della nostra diocesi sparsi nel
mondo. L’anno scorso, correvano proprio questi tempi e veniva proposto un progetto di sostegno per un orfanotrofio in
Ciad a Maingara. Proprio in
questi giorni ci ha scritto suor
Maria Flora Pelanconi, originaria di Gordona e referente
per il progetto.
Riportiamo le sue parole di ringraziamento alla diocesi e di
aggiornamento della situazione.
“Intanto un grazie grande a
voi tutti che ci sostenete con
adozioni, con doni puntuali che
ci permettono di svolgere il nostro lavoro e dare sollievo a tante famiglie.
Ancora settimana scorsa alla
riunione di equipe di Maingara,
(siamo 23 persone fra medico,
infermieri/e, ostetriche, tecnici
di laboratorio, personale ausiliario, assistenti sociali) cercando di fare il punto sulla situazione ci siamo resi conto di
quanto sia importante il vostro
apporto, non potremmo altrimenti rendere tutti i servizi che
stiamo offrendo.
Purtroppo qui non c’è nessun
sistema di protezione delle fasce deboli e le Istituzioni sono
le grandi assenti soprattutto là
dove il bisogno è più pressante
e la loro presenza effettiva dovrebbe essere indispensabile.
Nella prassi infatti non è prevista nessuna assistenza ai
malati. E neanche la scuola è
gratuita. Dico nella prassi perché di bei discorsi e promesse
dalle varie istanze governative
L’anno scorso, correvano proprio questi tempi,
veniva proposto un progetto di sostegno
per un orfanotrofio a Maingara.
In questi giorni ci ha scritto la religiosa
originaria di Gordona e referente
per il progetto. Riportiamo le sue parole
di ringraziamento alla diocesi
e di aggiornamento della situazione
a cura di BENEDETTA MUSUMECI
ce ne fanno tante…
Con i vostri aiuti siamo riusciti a mandare a scuola 104 bambini/e e ragazze/i delle medie
(orfani di genitori sieropositivi
o loro stessi sieropositivi) pagando le tasse scolastiche, i
quaderni, la divisa… Fra questi ce ne sono 70 che beneficiano
anche di un piccolo sussidio
mensile:10 euro circa per la colazione del mattino.
Roneloum, la nostra assistente
sociale cerca di seguirli, controlla che frequentino regolarmente e che abbiano il necessario.
Con gioia possiamo dire che
l’anno scorso quasi tutti i nostri piccoli amici sono stati promossi.
Il progetto nutrizionale per i
bambini nati da madre sieropositiva è in continua espansione: sono 136 i piccoli clienti di
maman Angèle! Dai 0-9 mesi,
ricevono due volte la settimana latte e consigli, poi si
digradano le distribuzioni, ma
fino al diciottesimo mese quando possiamo sapere se sono stati contagiati o no, continuano a
frequentare il centro.
In tutto il paese non c’è la possibilità di fare l’esame della ca-
rica virale che ci darebbe il verdetto subito alla nascita, quindi per sapere se il bambino è
sano dobbiamo aspettare tutto
questo tempo. Ma se alla fine
del percorso, l’esame dell’AIDS
risulta negativo, è la grande
festa per tutti.
Non abbiamo statistiche sicure, però possiamo dire che dei
bambini nati da madre
sieropositiva che ha seguito la
prevenzione si salvano almeno
i due terzi.
Alcune mamme, anche se frequentano il Centro, purtroppo
non sono state fedeli a seguire
l’iter di prevenzione, altre che
solo durante o dopo il parto si
scoprono sieropositive, altre
ancora che vengono dai villaggi dove non c’è nessuna profilassi quindi l’esito è sovente
nefasto.
Inoltre ci arrivano orfani e solo
dal loro apetto si può dedurre
che forse la mamma era malata di AIDS. Le zie o le nonne
che li adottano fanno quello che
possono, ma non sono in grado
di pagare il latte artificiale.
Ecco perché tanti, troppi forse,
arrivano da noi pieni di attese
e di speranza.
In Africa si muore anche di
malaria, di morbillo, di meningite, di diarrea… i bambini sono
molto fragili e la mortalità infantile è ancora alta qui.
Il Centro di Maingara nato nel
gennaio 2004 voluto dal Vescovo e dalla popolazione è in continua espansione e tenta di essere all’avanguardia nei servizi che offre.
Non abbiamo abbastanza esperienza per gridare vittoria, ma
ci conforta vedere i buoni risultati nelle persone che sono con
noi fin dall’inizio. La mortalità
che era del 100% si è ridotta ad
un terzo e alcuni bambini hanno già 4 anni.
Sovente dobbiamo intervenire
anche per bisogni puntuali. Ad
esempio la scorsa stagione delle piogge è stata abbondante e
ha fatto crollare molte case
fatiscenti. Così abbiamo aiutato alcune famiglie che seguiamo al centro a comprare i mattoni e la paglia per il tetto.
Alcune persone hanno bisogno
anche di un sussidio alimentare.
Ecco dove finiscono i vostri doni.
E’ uno scarno resoconto che vi
ho fatto, potrei parlare ore per
raccontare quello che si vive,
gioie, quando si vedono le persone rifiorire; sofferenze, sì, perché purtroppo la malattia non
tende a diminuire e ancora
troppi non ce la fanno e sono
soprattutto i giovani.
Le altre attività della comunità proseguono bene: il foyer con
le sue 19 ragazze aperte alla
vita e gioiose; i vari servizi alla
parrocchia; l’insegnamento…
Grazie anche per le vostre preghiere che sostengono il nostro
operare.”
BENEDIZIONE
DELLE
FAMIGLIE
2009
Prenotatelo
AL PIÙ PRESTO
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(in orari d’ufficio)
CHIESA
CHIESALOCALE
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
P A G I N A
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DAL 3 AL 10 SETTEMBRE LA DIOCESI PELLEGRINA CON IL VESCOVO IN TERRA SANTA
IL SENSO DEL PELLEGRINAGGIO/4
CERCATE IL SIGNORE... E VIVRETE!
C
iò che rende peculiare il
pellegrinaggio rispetto
ad una qualsiasi forma
di viaggio sono la sua
meta e il dinamismo
cultuale che lo qualifica. Scorrendo le pagine dell’Antico Testamento capita, con una certa
frequenza, di imbatterci in
quelli che la storia di Israele ha
consacrato come luoghi particolari della manifestazione di Dio
e pertanto oggetto di quella fede
che muove l’uomo alla ricerca
di Dio nel desiderio di incontrarlo.
Ci sono luoghi e santuari che
esprimono l’intervento di Dio
nella storia a favore del suo
popolo e per la realizzazione dei
suoi disegni di salvezza. Israele ha colto il favore e la presenza di Dio per il dono della salvezza che ha ricevuto, della predilezione che Dio ha accordato,
della fedeltà che ha assicurato.
Evochiamo alcuni di questi
luoghi e le vicende che li hanno
resi “santuario”. Dopo la vittoria Giosuè costruì un altare al
Signore, Dio di Israele, sul monte Ebal (Gs 8,30); dopo il forte
richiamo di Dio che denuncia
l’infedeltà del popolo chiamarono quel luogo Bochim e vi offrirono sacrifici al Signore (Gd
2,5); Salomone si presenta al
Signore che riconosce in lui la
stessa fedeltà del padre Davide: il re andò a Gàbaon per offrirvi sacrifici perché ivi sorgeva la più grande altura. Su
quell’altare Salomone offrì mille
olocausti (1 Re 3,4).
Un’altra motivazione del pellegrinaggio verso un santuario
è il necessario discernimento,
c’è bisogno di capire, di cogliere
il volere di Dio: allora tutti gli
Israeliti e tutto il popolo andarono a Betel, piansero e rimasero davanti al Signore e digiunarono quel giorno fino alla
sera e offrirono olocausti e sacrifici di comunione davanti al
Signore (Gd 20,26).
Vi è anche un pellegrinaggio
che serve ad affermare il primato di Dio al di sopra di qualunque altra divinità che è falsa e
insignificante (1 Re 18).
Ci sono anche i richiami dei
profeti che domandano di far
corrispondere al pellegrinaggio
un vero impegno di conversione. Poiché così dice il Signore
alla casa d’Israele: Cercate me
e vivrete! Non rivolgetevi a
Betel, non andate a Gàlgala,
non passate a Bersabea, perchè
Gàlgala andrà tutta in esilio e
Betel sarà ridotta al nulla. Cercate il Signore e vivrete, perchè
egli non irrompa come fuoco
sulla casa di Giuseppe e la consumi e nessuno spenga Betel!(Am 5,4-6). Fino a denunciare una radicale incoerenza: se
Gàlaad è una colpa, essi non
sono che menzogna; in Gàlgala
si sacrifica ai tori, perciò i loro
altari saranno come mucchi di
pietre nei solchi dei campi(Os
12,12).
Nel cammino di fede di Israele emergerà la città di Gerusalemme e il suo tempio quale vero santuario che dice la
presenza di Dio e la ricerca dell’uomo, la benedizione di Dio e
il culto dell’uomo.
Ogni pellegrinaggio di cui si
parla nella Scrittura, ogni luogo a cui si fa riferimento, ogni
atto di culto hanno un caratte-
LA COLLETTA DI QUARESIMA
A SOSTEGNO DEI LUOGHI SANTI
C’è preoccupazione nel Papa e nella Chiesa universale
per la sorte dei cristiani in Terra Santa, dove la violenza
spinge all’emigrazione. Il cardinale Leonardo Sandri ne
parla in una Lettera ai vescovi per la tradizionale Colletta
di Quaresima, per la precisione il Venerdì Santo, a sostegno dei Luoghi Santi.
“La Terra che fu culla del cristianesimo rischia di rimanere senza cristiani”: l’allarme giunge dal prefetto della
Congregazione per le Chiese Orientali, Leonardi Sandri,
nella una Lettera inviata - com’è tradizione in tempo di
Quaresima - a tutti i vescovi per sollecitare la solidarietà
dei cattolici nel mondo intero verso i fratelli cristiani di
Terra Santa, “i quali - sottolinea il cardinale Sandri - insieme con gli abitanti di vaste regioni del Medio Oriente,
aspirano da lungo tempo alla pace e alla tranquillità ancora tanto minacciate”.
re “teocentrico”: l’uomo è alla
ricerca di Dio che lo chiama,
desidera incontrarlo, ha bisogno di comprendere il suo volere, deve maturare una vera
scelta di vita, sente l’urgenza e
il dovere di un culto che sgorga
dalla coerenza di vita.
Arrivare a Dio esprime la
meta del pellegrinaggio e il frutto stesso del pellegrinaggio.
Nella meta i frammenti del
cammino acquistano unità e
significato, la preghiera esprime una vera offerta e gusta il
frutto gioioso dell’incontro con
Dio. Mancare il bersaglio significa rimanere tra i cocci del proprio girovagare senza la possibilità di scoprire il disegno di
Dio e rimanendo privi della gioia che nasce dall’incontro con il
Signore.
Il pellegrinaggio è un momento cultuale molto forte e di alto
significato spirituale. È vero
culto solo se consacra l’unità tra
fede e vita. È vero culto se gusta la grandezza della misericordia di Dio e diviene capace
di nuovo slancio. Quello che il
pellegrinaggio riconsegna alla
vita del credente è l’esperienza
del Dio vicino, dell’incontro e
della comunione con lui.
Possiamo guardare quale
esempio di ogni pellegrinaggio
riuscito al cammino di Elia nel
deserto fino al monte di Dio,
quel monte che è stato luogo
della sua manifestazione a
Mosè e ad Israele. Dopo aver
faticato, dopo aver fatto discernimento … finalmente gli fu
detto: “Esci e fermati sul monte
alla presenza del Signore”. Ecco,
il Signore passò (1 Re 19,11).
don GIOVANNI ILLIA
Ufficio diocesano pellegrinaggi
Da qui, la “forte preoccupazione” del Papa e della Chiesa
universale, di fronte “alla violenta ripresa delle ostilità nella
striscia di Gaza”, che ha spento - scrive rammaricato il
porporato - la gioia natalizia e offuscato la speranza, “dopo
l’incoraggiante sostegno spirituale e materiale ricevuto dalla popolazione cristiana dei pellegrini”, che nel 2008 “hanno addirittura superato quelli del Giubileo del 2000”. Una
“ferita aperta” il clima permanente di violenza - denuncia
il porporato - che induce ad emigrare dai Luoghi Santi,
privando la minoranza cristiana “delle migliori risorse per
il futuro”.
Da qui, il “vivo ringraziamento” - a nome del Papa - rivolto “a quanti nel prossimo Venerdì Santo prenderanno a
cuore la Colletta pro-Terra Sancta”. Da parte loro - ha assicurato il cardinale Sandri - le Chiese di rito latino e dei
diversi riti orientali, beneficiarie di “tale indispensabile
aiuto” sono riconoscenti “nella costante preghiera” per tutte le Chiese particolari, sostenute nella missione da “unità
di intenti” e “sensibilità ecumenica e interreligiosa”.
La lettera del cardinale Sandri è corredata da una nota
della Congregazione e da una relazione della Custodia di
Terra Santa a documentare le tante opere realizzate grazie alla Colletta della scorsa Quaresima, a sostenere parrocchie, famiglie, scuole, università e altre istituzioni culturali come il Centro media francescano, oltre che progetti
di recupero artistico a Gerusalemme, Betania, Betlemme,
Giaffa, Magdala Nazareth e Nablus.
P A G I N A
Como
CRONACA DI
E
P R O V I N C I A
13
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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
LA DENUNCIA DELLA CISL
Case di riposo
per le rette
avanti tutta
C
ase di riposo.
Niente di nuovo
sotto il sole. O almeno: una novità
c’è, ma è sempre
la stessa. Le rette delle
Rsa della provincia di Como aumentano, in barba
al difficile momento economico. A confermarlo sono i dati diffusi nei giorni
scorso dall’Osservatorio
Cisl sulle case di riposo
della provincia di Como,
consultabili all’indirizzo
www.ust.it/categorie/
fnp/case%20riposo/indice.htm.
«La sorpresa non c’è - ci
spiega Alfredo Puglia, segretario generale Fnp
Cisl Como - e questo è
l’aspetto che più ci preoccupa. Le rette aumentano nonostante le evidenti
fatiche generate dall’attuale situazione globale, e
per molte famiglie i costi
stanno diventando pressoché insostenibili».
Diamo uno sguardo ai
dati: le case di riposo accreditate, in provincia di
Como, sono 54, con una
capacità di 4209 posti letto. La retta media minima giornaliera è di 52,73
euro, quella massima di
72,71 euro. A garantire la
retta minima annua è Villa S. Fermo, in località S.
Fermo, con un costo di
10.840,50 euro (29,70 euro al giorno). La retta
massima annua si paga
invece a Guanzate, alla
Vita Residence 3, ed è pari a 73mila euro (200 euro
al giorno). Dentro questa
forbice i prezzi si rivelano i più vari.
«Se facciamo scorrere le
diverse tariffe - continua
Puglia - ci accorgiamo come, rispetto a Rsa simili,
e dunque a parità di servizi erogati, vi siano profonde differenze dal pun-
Anch’esse colpite dalla crisi in atto
le strutture accreditate continuano
a far gravare sull’utenza
le maggiori spese di gestione
di MARCO GATTI
[email protected]
to di vista tariffario. Ciò
significa che occorre rivedere il modello di gestione di alcune case di riposo, in un’ottica di contenimento degli sprechi.
In questo senso esortiamo
la Regione Lombardia ad
intensificare i controlli
presso le Rsa convenzionate al fine di assicurarne una gestione più efficace. Nessuno di noi può
far finta che la crisi non
ci sia, e siamo ben consapevoli anche delle fatiche
che le stesse case di riposo stanno vivendo. A maggior ragione, però, questa
situazione deve indurre le
direzioni ad attivare meccanismi virtuosi in grado
di favorire un contenimento dei costi, senza incidere sulla qualità del
servizio erogato. La soluzione non può essere quella, come invece si sta facendo, di scaricare sui familiari i maggiori oneri di
gestione delle strutture…»
Quali vie d’uscita
prospettate come sindacato?
«Una di queste l’ho già
accennata e consiste nell’intensificare i controlli
da parte della Regione.
L’altra riguarda la definitiva attivazione di un
Fondo per la non autosufficienza».
Una richiesta che avanzate da tempo, si
sta aprendo qualche
spiraglio in merito?
«Da parte della Regione abbiamo riscontrato
un’apertura di principio
che ci fa piacere, anche se,
al momento, non c’è nulla
di concreto. Stiamo lavorando per attivare un tavolo di confronto schietto
e chiaro su questo tema».
Perché attribuite così tanta importanza al
Fondo per la non autosufficienza?
«Il nostro obiettivo è
quello di aumentare le cure di lunga degenza presso il domicilio. Questa è
l’unica strada per allentare la pressione sulle case
di riposo e per assicurare
ai familiari una degenza
serena in un ambiente familiare. Ma per fare ciò
occorrono, ovviamente,
molti soldi. Non si può
chiedere alle famiglie di
fare tutto da sole. Chi è
nelle condizioni di essere
curato a casa lo sia, purché la famiglia sia messa
nelle condizioni di seguirlo adeguatamente. Aggiungo che occorrerà anche una nuova riclassificazione, a livello regionale, delle stesse case di riposo. Se guardiamo alle
Rsa ci accorgiamo come
oggi siano diventate, per
la maggior parte, dei veri
e propri cronicari. Ciò significa che in esse l’incidenza della prestazione
sanitaria (che è a carico
della Regione) risulta
molto cresciuta rispetto al
passato. La riclassifica-
zione porterebbe a spostare sul fondo sanitario tutta una serie di prestazioni che oggi vengono con-
siderate come alberghiere, e che dunque gravano
sulle famiglie. In questo
modo il contributo regio-
A CAMNAGO VOLTA LA SETTIMANA SANTA
RACCONTATA DA MARCO
LITURGIA DELLA CROCE
ANIMATA
DALL’AZIONE CATTOLICA
Domenica 5 aprile, alle ore 15.30, presso la chiesa di S. Cecilia di Camnago Volta, la Compagnia amatoriale di burattini “I Pigliapupazzi” presenterà uno spettacolo dal titolo “La Settimana Santa raccontata da
Marco”. Organizza la Commissione Cultura della Circoscrizione 4, in collaborazione con la parrocchia di S. Cecilia. Si tratta di una rappresentazione della Passione con i burattini, che riprende un’antica tradizione di origine medioevale. Il Cristo, come avveniva solitamente nelle storie sacre,
non entra mai in scena, ma quello che succede lo si vede con gli occhi
dell’evangelista Marco da giovane (secondo la tradizione il ragazzino che
fuggì nudo dall’Orto degli Ulivi). Questo spettacolo è stato rappresentato
lo scorso anno in 12 chiese del comasco, milanese e del Canton Ticino,
riscuotendo un grande successo.
L’ingresso è libero. Per informazioni: 347.8452378; todeschini.roberto@
hotmail.it.
Mercoledì 8 aprile, alle ore 20.45,
nella basilica del S. Crocifisso, l’Azione Cattolica di Como Centro animerà la liturgia della Croce. Invita pertanto tutti i soci, i simpatizzanti e i
fedeli di Como a celebrare e meditare l’evento cardine dell’annuncio cristiano. La cerimonia si concluderà con
il tradizionale bacio al Crocifisso miracoloso. Oltre al padre priore della
basilica, presiederanno la liturgia gli
assistenti don Ivan Salvadori e don
Emanuele Corti.
nale, che oggi copre circa
il 48% della retta, potrebbe crescere in maniera
considerevole».
CRONACA
P A G I N A
Como&territorio
14
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
PRESENTATA UNA VARIANTE AL PIANO REGOLATORE DI CHIASSO
Una torre
da 100
metri
di là dal
confine?
elle ultime settimane il nuovo
assessore all’Urbanistica
del Comune di
Como, l’avvocato Roberto Rallo, ha presentato alcune proposte per modificare alcune aree cittadine. Como sta per vivere,
infatti, una stagione di
“cambiamenti urbanistici”: dall’ex Ticosa alla Cà
Morta, al sito dell’ospedale Sant’Anna. Tra le ultime idee alcune riguardavano Ponte Chiasso, uno
dei quartieri sicuramente più “sacrificati” dallo
sviluppo urbanistico ed
infrastrutturale della seconda metà del XX secolo. Di fatto strangolato
dalla ferrovia da una parte, dalla dogana commerciale dell’autostrada dall’altra e chiuso ad est dalla collina di Sagnino, ormai satura di cemento,
Ponte Chiasso risulta privo di verde. L’avv. Rallo,
tra le sue idee, aveva manifestato l’intenzione di
studiare una nuova collocazione della dogana di
Chiasso strada e non aveva mancato di indicare,
quale primo passo per
una rinascita del quartiere, l’intervento urbanistico che interesserà l’ex stabilimento Lechler. La
stessa situazione vissuta
N
L’obiettivo dell’Amministrazione
comunale ticinese è infatti quello
di realizzare un vero e proprio
grattacielo per rendere la città elvetica
la porta di ingresso, da sud,
nella Svizzera
In queste ricostruzioni la torre come
si presenterebbe alla vista una volta
varcato il confine (sopra) e come
risulterebbe visibile da Sagnino
di LUIGI CLERICI
a Ponte Chiasso, checché
ne dicano gli esponenti
politici della Lega dei Ticinesi, si vive anche nella
cittadina elvetica di confine dove le questioni sono
le medesime: inquinamento da traffico, mancanza di verde, abitanti
racchiusi entro una cornice rappresentata dalla
ferrovia da una parte e
dall’autostrada dall’altra.
Ma qualcosa è destinato
a cambiare a pochi metri
dal confine di Stato con
l’Italia. Si tratta di un
progetto che sicuramente
susciterà interesse anche
per i politici e gli urbanisti comaschi. La scorsa
settimana, infatti, è stato presentata pubblicamente la variante di Piano Regolatore del Comune di Chiasso denominata “Torre”. Ed il nome è
tutto un programma. L’obiettivo dell’amministrazione comunale ticinese è
infatti quello di realizzare una torre per rendere
effettivamente Chiasso la
porta di ingresso, da sud,
nella Svizzera. Ma non
sarà una semplice torre
bensì un vero e proprio
grattacielo che raggiungerà l’altezza di 100 metri come hanno annunciato il sindaco di Chiasso,
Moreno Colombo, il capodicastero del settore Pianificazione, Fabio Bianchi, ed i loro collaboratori. La finalità del PR chiassese è quella di riqualificare una zona “storica”
di Chiasso e di far emergere la cittadina in un
contesto insubrico. Chiasso, infatti è stato detto,
non va più considerato come un semplice agglomerato di 7/8.000 abitanti
bensì come una realtà
della Regione insubrica
che vanta ben 10 milioni
di cittadini. Un po’ le stesse cose dette dal sindaco
Stefano Bruni a proposito degli interventi di edilizia residenziale che
stanno interessando ex
aree industriali cittadine.
La presentazione chiassese, ben curata in ogni
dettaglio, è stata accompagnata da una rivisitazione storica del tessuto
urbano dell’area di confine e da numerosi rendering che hanno convinto
anche chi, in platea, era
piuttosto scettico verso
questo progetto. «Como
intende riqualificare Ponte Chiasso, noi vogliamo
essere propositivi per la
nostra città - ha affermato Colombo -. Essere attrattivi, migliorare il tessuto urbano sfruttando
costruzioni in altezza ed
insieme alle autorità italiane ridisegnare un’area
che, di fatto, è comune».
La nuova “torre”, per la
quale è stata ipotizzata
un’altezza massima di
100 metri, è stato quantificato, porterà 400 nuovi
posti di lavoro e vi troveranno posto un hotel da
250 posti letto, residenze
per 30 abitanti, un parcheggio pubblico sotterraneo da 400 posti auto nonché un grande parco pubblico limitrofo di ben
7.600 mq. Ma perché proprio un grattacielo? «La
torre sarà punto di riferimento di un nuovo centro
di rilevanza trasfrontaliera - ha infine concluso
l’architetto Francesca Pedrina - con la finalità di
riordinare i quartieri disagiati limitrofi al confine». A Chiasso una torre,
a Ponte Chiasso una nuova dogana ed un nuovo disegno complessivo del
quartiere. A livello insubrico sta nascendo, finalmente, la sistemazione del confine tra Italia e
Svizzera, un’area per
troppo tempo sacrificata
e dimenticata.
SARANNO GRADUALMENTE SOSTITUITE ANCHE A COMO
Lampadine inefficienti: presto lo stop
L
a notizia era nell’aria ed è ufficialmente diventata realtà. Anche a Como le
lampadine elettriche ad
incandescenza, che sono
inefficienti in termini
energetici, saranno gradualmente sostituite da
prodotti più efficienti tra
il 2009 e la fine del 2012.
A Bruxelles, infatti, sono
stati adottati due regolamenti volti a migliorare
l’efficienza energetica delle lampadine elettriche
utilizzate nelle abitazioni
e negli uffici nonché dei
prodotti per l’illuminazione pubblica e industriale.
I due testi stabiliscono
norme in materia di efficienza energetica che permetteranno di risparmia-
re quasi 80 terawattora
entro il 2020 (approssimativamente il consumo
di elettricità del Belgio
ovvero quello di 23 milioni di famiglie europee,
nonché l’equivalente della produzione annuale di
20 centrali elettriche di
500 megawatt) e che consentiranno di ridurre le
emissioni di CO2 di circa
32 milioni di tonnellate
l’anno. I due regolamenti
prevedono obblighi in materia di efficienza energetica e funzionalità e stabiliscono quali informazioni debbano essere fornite sul prodotto. Queste
nuove prescrizioni riguardano sia le lampadine per
uso domestico (in particolare le lampadine ad incandescenza, le lampade
alogene e le lampade fluorescenti compatte), sia i
prodotti generalmente
usati per illuminare uffici, strade e stabilimenti
industriali (lampadine
fluorescenti, lampade a
scarica ad alta densità e
gli alimentatori e apparecchi d’illuminazione
compatibili con tali lampade). I regolamenti tengono conto delle aspettative degli utenti in termini di estetica, funzionalità e salute. Prevedono il
ritiro progressivo dal
mercato delle lampadine
e di altri prodotti d’illuminazione tradizionali, dando ai fabbricanti il tempo
di adattare la loro produzione alle nuove norme.
Le famiglie comasche, comunque, continueranno
ad avere la scelta tra le
lampadine fluorescenti
compatte a lunga durata,
che attualmente consentono i risparmi d’energia
più significativi (fino al
75% di risparmio energetico rispetto alle lampadine ad incandescenza), e le
lampadine ad incandescenza efficienti (di tipo
alogeno), che offrono una
qualità d’illuminazione
del tutto equivalente a
quella delle lampadine
tradizionali e che permettono risparmi d’energia
tra il 25 e il 50%. Si tratta di lampadine ormai
ben conosciute grazie anche alle iniziative promosse dal Comune di Como, in collaborazione con
Enel Sole, per la sua diffusione (si pensino, in pro-
posito, le distribuzioni effettuate nel corso delle
ultime edizioni della Notte Bianca oppure abbinate al calendario dell’amministrazione). A seconda
del numero di lampadine
che usa, una famiglia media che sostituisca le lampadine classiche con lampadine fluorescenti compatte potrebbe realizzare
un risparmio netto compreso tra i 25 e i 50 euro
l’anno, tenuto conto del
prezzo d’acquisto più elevato delle nuove lampadine. Questi regolamenti
sono soltanto due dei
provvedimenti in materia
di progettazione ecocompatibile che saranno adottati dalla Commissione
europea nel corso dei
prossimi mesi e che ri-
guarderanno numerosi
altri prodotti come i prodotti elettronici di largo
consumo, gli elettrodomestici o gli impianti di riscaldamento.
L.CL.
CRONACA
P A G I N A
Como
15
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
L’XI ANNO ACCADEMICO
Insubria:
inaugurazione
con polemiche
G
li atenei di Como e Varese
hanno pari dignità all’interno della struttura bipolare dell’Università dell’Insubria.
Un concetto ribadito
dal rettore vicario per la
sede di Como, Giorgio Conetti, durante l’inaugurazione dell’anno accademico tenutasi nella sede di
S. Abbondio lo scorso 30
marzo.
Un modo per rispondere, tra le righe del suo discorso, alla polemica lanciata alla vigilia della cerimonia da alcuni docenti dell’ateneo comasco
che, in una lettera inviata al quotidiano La Provincia, avevano parlato di
“un’università sempre
più di Varese” dove si starebbe assistendo ad una
costante asimmetria nei
finanziamenti tra le due
sedi. I docenti parlano
concretamente di “soldi
destinati a Como e, invece, dirottati su Varese”,
denunciando nel complesso “poca attenzione” nei
confronti della sede lariana, il cui futuro sarebbe così a rischio.
Una polemica su cui gli
intervenuti hanno preferito glissare, a partire dal
rettore Renzo Dionigi che
si è limitato a parlare della riorganizzazione prevista dalla nuova riforma
dell’Università.
La splendida sede
di S. Abbondio
ha fatto da
cornice all’evento.
La risposta
di Giorgio Conetti
a chi lamenta uno
sbilanciamento
sul polo varesino
di MICHELE LUPPI
“Il nostro attuale assetto - ha commentato il rettore - presenta in effetti
alcune asimmetrie poiché
alcuni dipartimenti risultano impostati secondo
criteri non omogenei né
per dimensioni né per copertura di settori scientifici. In vista della riforma,
la razionalizzazione dei
dipartimenti diventa così
urgente: dovranno avere
una massa critica ragionevole, evitando quelli
troppo piccoli, e una evidente coerenza tematica
scientifica”.
Un’effettiva asimmetria a favore di Varese
emerge però confrontando i numeri dell’ateneo
giunto al suo undicesimo
anno di attività: dei 9.546
studenti iscritti (nel
1998-1999 erano 5762)
poco più di tre mila sono
iscritti a Como mentre sei
mila e cinquecento a Varese (comprendente anche le sedi di Saronno e
Busto Arsizio). Confrontando ad esempio le facoltà di Scienze, presenti
nelle due città con strutture differenti, risulta che
gli studenti nella città
giardino, 2378 (facoltà
con il maggior numero di
studenti dell’intero ateneo) sono tre volte i 744
della facoltà comasca.
Le altre facoltà numericamente più consistenti sono Giurisprudenza,
2298, e Medicina, 2192
mentre Economia, una
delle ultime nate, conta
1934 iscritti.
I corsi complessivamente attivati sono 44 e impegnano 392 docenti e 331
dipendenti del settore tecnico-amministrativo.
In totale in questi dieci
anni si sono laureati all’Insubria oltre dieci mila
persone.
Sul futuro dell’Università a Como è poi tornato
nel suo discorso, Giorgio
Conetti, che ha ricordato
il progetto di strutturare
le sedi cittadine in due
poli: le scienze chimiche
e fisiche nell’area di via
Valleggio e quelle umanistiche nell’area di S. Abbondio.
“Per questo - ha annunciato il rettore vicario verranno effettuati degli
SOGNO O SON
DESTO...
Il chiostro di Sant’Abbondio
interventi importanti come la ristrutturazione
dell’edificio della Manicalunga, che andrà ad integrarsi con l’adiacente sede di S. Abbondio, costituendo un unico grande insediamento che diventerà
una delle sedi universitarie più belle del nostro Paese. Abbiamo già il progetto definitivo e le concessioni del Comuni per
iniziare i lavori. Dall’altra
parte punteremo sulla ristrutturazione dello stabile di via Cavallotti che
diventerà la sede di Economia. Per quanto riguarda le materie scientifiche,
dopo un lungo stallo, abbiamo da poco riavviato i
lavori per i completamento della sede di via Valleggio che verrà completata
con la costruzione, entro
due anni, di un nuovo edifico per il laboratorio di
Chimica. Per questa operazione l’ateneo ha già
stanziato 8 milioni di euro”.
Una serie di interventi
che necessitano di capitali, progettualità ma soprattutto del coinvolgi-
mento dell’intera città, a
partire dagli amministratori. Lo ha sottolineato il
rappresentante degli studenti durante il suo intervento di fronte all’assemblea, tra cui vi erano le
principali autorità di Comune e Provincia, chiedendo al rettore un potenziamento dei servizi e della qualità delle didattica.
“E’ fondamentale - ha detto Raffaele Colombo - rafforzare il rapporto tra ateneo e territorio con una
maggiore collaborazione
con gli enti locali. Riteniamo che sia importante
proseguire nell’iniziativa
dell’assessorato all’Università del Comune di Como che ha creato un gruppo di lavoro a cui partecipano i rappresentanti degli studenti per valutare
soluzioni comuni alle esigenze di coloro che studiano nel territorio comunale”.
Al termine della cerimonia il rettore Renzo
Dionigi ha consegnato
l’onorificenza della Rosa
Comacina al giornalista
sportivo Gianni Clerici.
Trasformare Como e
Varese nelle nuove Oxford. E’ questo il sogno
del rettore Renzo Dionigi che nel suo discorso
ha detto: “Un’altra linea
di sviluppo dell’ateneo,
se si troveranno le risorse adeguate, potrebbe
consistere nella creazione sia a Como che a Varese, di strutture di ospitalità per docenti e ricercatori stranieri che vi
trascorrano un proprio
anno sabbatico. E’ questo il modello di istituzioni assai affermate,
che quasi sempre hanno
sede in città di medi dimensioni e con caratteristiche geografiche, ambientali e territoriali che
favoriscono il soggiorno
di studio. Como e Varese
come poche altre città in
Italia hanno tutte queste caratteristiche”.
Forse il rettore ha ragione ma considerando
l’evoluzione del progetto
per la realizzazione di
un campus nell’area di
S. Martino, fermo da anni al palo, la sensazione
è che Harry Potter dovrà
aspettare ancora molto
prima di potersi trasferire sul Lario.
“PARI O DISPARI. LE DONNE IN POLITICA SONO SEMPRE UN’OPPORTUNITÀ”
Ha preso il via lo scorso 30 marzo, a Villa Gallia, il primo incontro della campagna “Pari o dispari. Le
donne in politica sono sempre un’opportunità”. L’iniziativa, promossa dall’assessorato alle Pari opportunità della Provincia di Como, in collaborazione con A.N.C.I. Lombardia, vuole promuovere, attraverso
un ciclo di 5 incontri con le donne sindaco e le parlamentari comasche, la partecipazione delle donne
nella pubblica amministrazione.
«In questi ultimi mesi - il commento all’iniziativa dell’assessore provinciale alle Pari Opportunità
Simona Saladini - abbiamo messo a punto un’iniziativa unica per la nostra Provincia, la prima in
Lombardia. Con il prezioso contributo dell’A.N.C.I. Lombardia, stiamo cercando di trasformare la Provincia di Como in un la-boratorio della politica nazionale. Si tratta dell’avvio di una campagna di
sensibilizzazione delle donne a occuparsi anche di pubblica amministrazione. Gli “angeli del focolare”,
come fino a qualche decennio fa venivano definite le donne, si sono emancipate nella vita sociale e oggi
prestano maggiore attenzione anche a settori e ruoli della società un tempo appannaggio dei soli uomini.
Rivolgo l’invito a tutte le donne ad impegnarsi in politica, offrendo il loro personale contributo di
sensibilità e di intelligenza nella partecipazione all’amministrazione del loro Comune. Le elette avranno la possibilità di frequentare corsi di aggiornamento per svolgere al meglio il loro impegno civico. Per
realizzare tut-to ciò, occorre che la donna sconfigga timori antichi e offra la propria passione per il bene
della società ricordando che “Pari o Dispari le donne in politica sono sempre un’opportunità”... per questo motivo ho invitato 8 donne sindaco a raccontare la propria esperienza».
A plaudire l’iniziativa lo stesso presidente della provincia Leonardo Carioni: «Ben venga una scuola
di politica per le donne comasche! Perché questa è, in definitiva, l’iniziativa significativamente denominata “Pari o Dispari le donne in politica sono sempre un’opportunità”. Ma l’opportunità che le donne si
integrino più radicalmente di quanto avvenuto sino ad oggi con la politica non rappresenta un’opportunità per le sole donne, ma per l’intero universo politico italiano. L’iniezione massiccia nei Comuni oggi,
e nelle Province, nelle Regioni e nel Parlamento domani “dell’altra metà del cielo” non potrebbe che
significare un salto di qualità del dibattito su tutti i temi della società civile.
L’ottica femminile, infatti, se non superiore, certamente diversa da quella maschile, potrà dare certamente un impulso nuovo e benefico alla risoluzione di tanti problemi che, evidentemente, la componente maschile, da sola, fatica a decifrare.
Un plauso, dunque, all’assessore Simona Saladini e all’A.N.C.I. che, con lungimiranza, ha sostenuto
questo progetto. Per parte mia sono convinto del successo dell’iniziativa e del fatto che, grazie ad essa,
ancora una volta la Provincia di Como potrà essere considerata come un’avanguardia nello scenario
politico nazionale».
Ecco il programma:
Dopo l’appuntamento del 30 marzo, svoltosi a Villa
Gallia, ecco il programma e le sedi dei prossimi incontri, che si svolgeranno tutti alle ore 20.30.
6 aprile
Canzo, Teatro Sociale, via Volta, 2.
Simona Saladini, assessore ai Servizi Sociali, Sanità
e Pari Opportunità della Provincia di Como
Marcella Tili, sindaco di Erba
Maria Giulia Manzeni, sindaco di Asso
Rosaria Borghi, esperta in gestione Enti Locali
16 aprile
Menaggio, sala Consiglio, via Camozzi
Simona Saladini, assessore ai Servizi Sociali, Sanità
e Pari Opportunità della Provincia di Como
Elisabeth Soldarini, sindaco di Colonno
Anna Bassi, sindaco di Consilgio di Rumo
Rosaria Borghi, esperta in gestione Enti Locali
21 aprile
Cermenate, sala Civica, via Garibaldi, 5
con la partecipazione di:
Simona Saladini, assessore ai Servizi Sociali, Sanità
e Pari Opportunità della Provincia di Como
Federica Bernardi, sindaco di Cermenate
Amalia Marazzi, sindaco di Carbonate
Rosaria Borghi, esperta in gestione Enti Locali
23 Aprile
Mariano Comense, sala Civica, piazza Roma, 52
con la partecipazione di:
Simona Saladini, assessore ai Servizi Sociali, Sanità
e Pari Opportunità della Provincia di Como
Tiziana Sala, sindaco di Cantù
Licia Viganò, sindaco di Orsenigo
Rosaria Borghi, esperta in gestione Enti Locali
CRONACA
P A G I N A
16
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
NON SOLO ESTETICA
Chirurgia
plastica:
S. Anna
d’eccellenza
L
unità di Chirurgia plastica dell’Ospedale S. An
na di Como rappresenta un polo
di eccellenza, non solo in
Lombardia.
Un reparto chiamato a
servire un bacino di utenza che va ben al di là
della provincia di Como,
dove costituisce l’unico
centro specializzato, comprendendo anche le province di Sondrio e parte
di quelle di Lecco e Varese.
Ma non pensate subito,
come spesso erroneamente si fa parlando di chirurgia plastica, ai corpi rifatti delle donne della TV, a
labbra gonfie come canotti o a nasi che sembrano
prestampati.
Tutto questo non c’entra, perché come precisano i responsabili dell’unità comasca: “La chirurgia
’
Quello attivo
presso il presidio
comasco è stato
uno dei primi
reparti a nascere
in Italia, nel
1948, e si
presenta oggi con
una particolare
tecnologia
d’avanguardia
di MICHELE LUPPI
estetica è solo una piccola branca della chirurgia
plastica”.
All’Ospedale S. Anna,
come in tutti i presidi
pubblici, questi interventi non possono essere effettuati a meno che non
siano di natura medica.
I circa 1500 interventi
Foto Andrea Selva
effettuati dall’équipe guidata da Massimo Sanna,
a capo di cinque medici,
hanno riguardato invece
all’80% la ricostruzione di
tessuti cutanei o molli a
seguito di interventi oncologici o di traumi.
In alcuni casi operazioni complesse che richiedono lunghi interventi di
microchirurgia. Come
quello effettuato alcuni
mesi fa: 16 ore di sala operatoria per ricostruire ad
un paziente la calotta cranica o le dodici ore impiegate, nel 1998, per il reimpianto di una mano (uno
dei primi interventi di
questo tipo in Italia). Vi
sono poi gli interventi ef-
fettuati sui corpi degli ustionati.
“Il nostro - ha spiegato
il primario Sanna - è uno
dei primi reparti di chirurgia plastica a nascere
in Italia, nel 1948. In questi anni abbiamo raggiunto un grado di eccellenza
che vogliamo confermare
e rafforzare nel nuovo ospedale. Siamo stati tra i
primi in Italia ad aver effettuato il reimpianto di
una mano e ad aver introdotto una nuova tecnica
per la ricostruzione del
seno nelle donne soggette a mastectomia (asportazione chirurgica della
mammella, solitamente a
seguito di eventi tumora-
li, ndr)”.
A questi interventi
complessi, 462 nel 2008,
si somma una lunga serie
di altri effettuati in day
hospital, 400, e a livello
ambulatoriale, 638. Piccoli interventi che possono
spaziare dalla rimozione
di una ciste o di un neo,
al trattamento dell’unghia incarnita.
Parlando di chirurgia
plastica non si poteva però non fare un piccolo riferimento alla chirurgia
estetica.
“Tra noi stessi specialisti - ha ricordato Massimo Sanna - è in corso un
dibattito su questo tipo di
interventi perché, pur ri-
tenendo giusto che il servizio sanitario nazionale
non si accolli i costi degli
interventi estetici, non
bisogna dimenticare che
in alcuni casi il confine
tra le due realtà è labile.
Per una donna che ha il
seno oggettivamente
troppo grosso questo può
rappresentare non solo
un problema estetico ma
anche funzionale, così
come un naso dritto può
in alcuni pazienti risolvere veri e propri problemi
respiratori. Perché non
bisogna mai dimenticare
che la nostra specialità
non ha a che fare con la
vita, ma con la qualità
della vita”.
AZIENDA OSPEDALIERA S. ANNA E LA RSA FATEBENEFRATELLI
Riabilitazione: intesa tra Como e Solbiate
n accordo nel
campo della riabilitazione sarà
siglato nelle
prossime settimane tra l’Azienda Ospedaliera S. Anna e la Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) Fatebenefratelli di Solbiate.
Secondo quanto annunciato, venerdì 27 marzo,
dai responsabili delle due
strutture, la collaborazione tra pubblico e privato
porterà il S. Anna a poter
usufruire di tre o quattro
letti nella struttura di
Solbiate per ricoverare, in
U
via provvisoria, i pazienti dimessi dal reparto di
riabilitazione. Posti che
saranno, di fatto, sempre
a disposizione dell’ospedale.
“Ci capita spesso - ha
spiegato il direttore generale Andrea Mentasti - di
avere pazienti che, dopo
una frattura o un intervento, hanno bisogno di
restare in reparto a lungo perché non sono autonomi, ma non si trovano
più in una fase acuta.
Questo porta ad allungare la durata delle degenze
tenendo impegnati letti di
cui avrebbero invece bisogno altri pazienti”.
Un problema particolarmente sentito dagli anziani che hanno bisogno
di tempi più lunghi per
tornare a deambulare.
“Per questi soggetti - ha
continuato Mentasti - è
difficile ipotizzare un immediato ritorno a casa,
nonostante sia garantita
un’assistenza a domicilio,
perché non sempre la famiglia riesce a farsene carico. Senza dimenticare le
persone sole. Grazie a
questo accordo i pazienti
potranno essere ricovera-
ti al Fatebenefratelli per
un periodo di circa 25 giorni prima di fare ritorno
alle proprie case o essere
inseriti nelle strutture riabilitative”.
Una fase transitoria e
di recupero che in molti
casi precederà l’ingresso
in una delle tre strutture
di riabilitazione specialistica dell’Azienda Ospedaliera: due a Mariano
Comense e una a Menaggio.
“Questa nuova opportunità - ha spiegato Enrico
Tallarita, primario dell’Unità di Medicina Riabi-
litativa - sarà a beneficio
delle persone in difficoltà
fisiche o cognitive a cui il
trasferimento in una
struttura come quella di
Solbiate permetterà di riprendere le proprie funzioni in attesa della riabilitazione. Un opportunità che sarà offerta anche
ai pazienti da poco usciti
dalla terapia intensiva o
alle persone con alterate
funzioni cognitive. Pensiamo ad esempio agli
anziani malati di Alzheimer o affetti da forme di
demenza senile”.
Il trasferimento al Fa-
DOMENICA 5 APRILE
Economia solidale a Camnago Volta
In tutto il mondo si stanno sviluppando e diffondendo forme di economia che rimettono al centro del proprio operare
le donne e gli uomini con i loro progetti e le loro storie, le
loro relazioni e l’ambiente in cui vivono. Questo movimento
umano di consapevolezza si materializza in varie realtà:
Consumo Critico, Gruppi di Acquisto Solidali (GAS), Bilanci di Giustizia, Commercio Equo e Solidale, Finanza Etica,
cooperative sociali, produttori biologici, turismo responsabile, ecc.
Queste diverse realtà sono accomunate da un percorso di
ricerca per un’economia equa e sostenibile, e si sentono sempre più soggetti di un’economia solidale che pone al centro
del proprio agire criteri di eticità, equità, solidarietà.
Domenica 5 aprile, la Circoscrizione 4 di Camnago Volta e
l’Associazione “L’Isola che c’è” nell’ambito del Progetto “Corto
Circuito” co-finanziato dalla Fondazione Cariplo, propongono a Camnago Volta, dalle ore 9 alle 17 un “Mercato Solidale”, con la presenza di artigiani, agricoltori e associazioni
locali dove acquistare direttamente verdura e frutta di stagione, legumi, pane, formaggi, salumi, confetture, miele, e
vari prodotti artigianali e del commercio equo. Dalle 14.00
ci sarà anche un “angolo del baratto”, in cui i bambini potranno scambiarsi giochi e libri in buono stato e dalle 14
alle 15.30 animazioni per bambini.
Per informazioni: tel. 347-8452378; e-mail: todeschini.rober
[email protected].
tebenefratelli resterà comunque un’opportunità
in più per i pazienti perché non verrà decisa arbitrariamente dai medici
ma sempre in accordo con
le famiglie. I costi del ricovero saranno però completamente a carico del S.
Anna in quanto la Regione Lombardia non prevede ancora protocolli di
questo tipo. L’impegno
economico per l’ospedale,
stimato su una media tra
i cinquanta e i sessanta
pazienti all’anno, oscillerà tra i 150 e i 200mila
euro.
M. L.
CRONACA
P A G I N A
Como
18
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
APPUNTAMENTO SABATO 18 APRILE
L’Unione Ciechi in assemblea
L’appuntamento
sarà l’occasione
per discutere sulle
novità in campo
legislativo, per
“richiamare
all’ordine”
i soci morosi
e per rilanciare
lo sguardo
sulle prossime
iniziative
L
Unione Ciechi
di Como si prepara alla prima
assemblea
2009, in programma il prossimo 18
aprile. «Si tratta di un’occasione fondamentale scrive il presidente Mario
Mazzoleni, rivolgendosi
ai soci - per essere vicino
ai vostri dirigenti, per discutere e approvare i documenti ufficiali e per seguire attentamente lo
spazio dedicato al decreto 81 sulla sicurezza nel
posto di lavoro con il nostro responsabile dottor
Mario Bulgheroni.
La Direzione Nazionale U.I.C.I., nel corso della
riunione del 18/09/2008,
’
La sala conferenze dell’Unione Ciechi.
A destra il presidente Mario Mazzoleni
ha modificato l’art. 7,
comma VII, del vigente
Regolamento Generale
come segue: “La qualità
di socio si perde per persistente morosità deliberata dal Consiglio della
Sezione Provinciale territorialmente competente.
La persistente morosità
consiste nel mancato pagamento della quota associativa per un anno”. Si
tratta, come capite bene,
di una grossa novità che
impone ai Consigli Sezio-
nali di dichiarare morosi
i soci non in regola con il
tesseramento del 2008:
per questa ragione, se i
soggetti interessati non
provvederanno entro la
nostra prima assemblea
del 18 aprile a rinnovare
la propria iscrizione al sodalizio versando anche la
quota dell’anno scorso, il
“moroso” perderà la qualifica di Socio con la conseguente perdita del diritto a godere dell’assistenza, dei servizi e delle atti-
vità specifiche della sezione».
Tutto è pronto, intanto
per la gita sociale che
l’Unione svolgerà in Puglia dal 17 al 23 maggio
per la quale occorrerà
prenotasi in sede entro il
9 aprile, previo il versamento di una caparra.
Nel fitto calendario di
appuntamenti che accompagneranno l’Unione nei
prossimi mesi si inserisce
anche la prima giornata
dei Cammini Francigeni,
programmata per domenica 3 maggio, promossa
su iniziativa dell’associazione Iubilantes, della Rete dei Cammini, con il patrocinio dell’UICI Nazionale e Regionale e in collaborazione con la stessa
sezione comasca.
Tra le novità in cantiere anche la possibilità di
avvalersi del servizio Esselunga e Coop. A tale
proposito l’Unione comasca programmerà quanto
prima un incontro per la
presentazione ai soci dell’accessibilità di alcuni
servizi presenti in Internet che possono essere di
grande aiuto per l’autonomia personale nel campo culturale e domestico:
- gestione del sito del libro parlato UICI di Brescia con i passaggi relati-
vi alla registrazione dell’utente, alla consultazione del catalogo e allo scarico di audiolibri;
- gestione della spesa “online” tramite il sito di Esselunga con i passaggi relativi alla registrazione
dell’utente, alla consultazione del catalogo, alla verifica dei prezzi ed all’acquisto di prodotti.
Per la programmazione
dell’incontro è necessario
prenotarsi tempestivamente presso la sede comasca.
Ulteriori novità e programmi sono reperibili in
sede. A tale proposito occorre ricordare che il Consiglio, nella riunione del
20 marzo, ha modificato
gli orari di apertura dell’ufficio sezionale nei pomeriggi: l’ufficio di via Raschi 6 nei pomeriggi sarà
pertanto aperto non più il
mercoledì ma il martedì
e il giovedì sempre dalle
15 alle 18 partire dal 14
aprile. Disposta inoltre la
chiusura il 10 e 11 aprile
per la Pasqua, il 2 maggio per il ponte della festa dei lavoratori e il primo giugno in occasione
della festa della Repubblica. Per informazioni:
Unione Ciechi e Ipovedenti di Como, tel. 031570565.
DAL 4 AL 19 APRILE
CON MONDO TURISTICO VISITA GUIDATA
A S. ADRIANO DI OLGELASCA
E A S. MARTINO DI MARIANO COMENSE
Vivi la piazza... Volta
L’Associazione Culturale “Mondo Turistico” propone per domenica 5 aprile una visita guidata a sant’Adriano di Olgelasca e a san Martino di
Mariano Comense. Due luoghi isolati, nascosti, ai limiti del bosco, lontani dai centri abitati. Sant’Adriano e san Martino raccontano le storie
di due santi cavalieri e ci rimandano inaspettatamente al grande Medioevo lombardo, dalle memorie dei culti pagani all’opera di cristianizzazione di sant’Ambrogio, da Alberto da Giussano a Federico Barbarossa, a san Pietro martire, tra santi, eroi e guerrieri. L’escursione è organizzata dalla guida Marco Ballabio.
L’appuntamento è fissato per le ore 14.30 con la guida alla chiesetta di
sant’Adriano a Olgelasca - Brenna (seguire i cartelli indicatori lungo la
strada Cantù-Brenna-Mariano Comense).
La quota di partecipazione è di 5 euro.
Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie): Mondo Turistico, tel.
339.4163108; e-mail [email protected].
CON MONDO TURISTICO VISITA GUIDATA
A VARENNA E A VILLA MONASTERO
L’Associazione Culturale “Mondo Turistico” propone per domenica 5 aprile una visita guidata
a Varenna e a Villa Monastero.
L’appuntamento è fissato per le
ore 15.15 con la guida all’imbarcadero di Varenna.
L’escursione inizia con una passeggiata a lago e attraverso il
centro storico di Varenna e prosegue con la visita della chiesa
parrocchiale di S. Giorgio che
domina la piazza principale. Si
tratta di un interessante edificio romanico, che conserva al suo interno notevoli opere pittoriche e
scultoree. Il giro si conclude con la visita degli interni di Villa Monastero, prestigiosa dimora immersa in un lussureggiante giardino.
L’escursione è organizzata dalla guida Daniela Montani. La quota di
partecipazione è di 10 euro per i soci; 12 per i non soci (incluso l’ingresso
a Villa Monastero).
Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie): Mondo Turistico, tel.
339.4163108; e-mail [email protected].
P
iazza Volta si veste a festa. Dal 4
al 19 aprile lo
spazio cittadino
ospiterà infatti
la seconda edizione della
manifestazione “Vivi la
piazza”. Tutti i giorni, dalle 10.00 alle 19.00, sarà
possibile girare tra le 14
casette di legno che offriranno prodotti alimentari e artigianali di vario genere. L’iniziativa è promossa dal Consorzio Como Turistica con il patrocinio degli assessorati al
Commercio ed al Turismo
del Comune di Como. «Vivi la piazza” è un evento
molto importante per Como perché, di fatto, apre
la stagione turistica - ha
affermato l’assessore al
turismo, Francesco Scopelliti - e perché, negli ultimi anni, ha suscitato
molto interesse. Quest’anno, inoltre, insieme
ai prodotti locali, ampio
spazio verrà riservato
ancora al verde ed ai fiori. La novità 2009 è comunque rappresentata
dalla “location”: per la prima volta piazza Volta
ospiterà un evento di questo tipo. Una scelta non
casuale visto che si tratta di un’area spesso poco
valorizzata da eventi ma
che perfettamente si presta per questo tipo di manifestazioni che vantano
un grande richiamo turistico». Tra le 14 casette di
legno, che offriranno prodotti di vario genere, particolare attenzione sarà
rivolta, come detto, alla
scoperta della stagionalità ed alla valorizzazione
di piante e fiori. Sarà presentata una rinnovata
edizione del “Mercatino di
Pasqua” ed allestito uno
spazio per artigiani e produttori. La grande novità
che animerà “Vivi la piazza” nelle giornate conclusive dell’evento sarà anche la presenza della
“Rosa di Atacama II”,
l’imbarcazione a remi che
ha accompagnato l’esploratore valtellinese Alex
Bellini, nel suo viaggio attraverso l’Oceano Pacifico durante 520 giorni.
PA G I N A
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
1
La Domenica della XXIV GMG
Giovani, aggrappati
ai sacramenti, rivolti
al domani nella speranza
A COLLOQUIO CON IL RESPONSABILE NAZIONALE DI P.G. DON NICOLÒ ANSELMI
«Benedetto XVI è un uomo di Fede che infonde ottimismo
e fiducia: indica ai giovani strade sicure attraverso
le quali incontrare veramente il Signore»
In questo inserto il discorso integrale
di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale
della Gioventù, vissuta quest’anno in ambito
diocesano; inoltre tanti appuntamenti
in calendario e alcune riflessioni sulla mostra
di san Paolo e l’incontro dei capi scout Agesci
inser
to a cura di ENRICA LA
ANZI
inserto
LATT TTANZI
e dell’UFFICIO DIOCESANO DI PPASTORALE
ASTORALE GIOV
ANILE
GIOVANILE
D
omenica 5 aprile, Domenica delle Palme, si
celebra la ventiquattresima Giornata
Mondiale della Gioventù. Dopo l’appuntamento
australiano a Sydney, e in attesa della GMG a Madrid nel
2011, questa e la prossima saranno Giornate Mondiali vissute in ambito diocesano. Il messaggio di Benedetto XVI per la
GMG 2009 è un carico di speranza, a partire dal titolo stesso, che prende le mosse dalla
prima lettera di san Paolo a Timoteo: “Abbiamo posto la nostra
speranza nel Dio vivente”.
Il testo è chiaro, lineare, un vero
e proprio respiro di speranza, a
cui tutti sono chiamati ad attingere, non solo i giovani.
«Nel suo messaggio – spiega
don Nicolò Anselmi, responsabile nazionale di Pastorale
Giovanile – Benedetto XVI ha
parlato ai giovani dei sacramenti come dei luoghi in cui si
è certi di incontrare Gesù. Li ha
elencati tutti, dal Battesimo
fino all’Unzione dei malati. Ho
letto questa riflessione come un
invito ad “aggrapparsi ai sacramenti”… I sacramenti, infatti,
sono un aspetto caratteristico
della fede cattolica. A chi si sente abbandonato da Dio dovremmo ricordare la grazia del Battesimo nel quale siamo diventati figli. Quando abbiamo paura di testimoniare la nostra
fede dovremmo pensare al giorno della nostra Cresima nel
quale abbiamo ricevuto in pienezza lo Spirito Santo. Nella
mia vita sacerdotale, ogni gior-
no, di fronte ad ogni difficoltà,
mi aggrappo al mio sacramento dell’Ordine; due miei amici
di cui ho celebrato le nozze e
battezzato una bimba, mi hanno chiesto aiuto per il loro rapporto di coppia; il primo consiglio che ho offerto loro è stato
quello di attingere forza, per
perdonare e dialogare, dal sacramento del Matrimonio.
Quando il Signore chiama dona
anche la forza per vivere quella vocazione; Eucaristia e Riconciliazione sono due sorgenti
perenni, a portata di mano, di
energia e di amore: senza questi sacramenti non potrei vivere. Il sacramento dell’Unzione
dei malati dovrebbe essere un
protagonista nelle discussioni
sulla sofferenza e sul “fine vita”... Alcuni giorni fa ho ricevuto una mail da un mio amico,
papà di 5 figli. Apprendendo con
gioia che dal 9 giugno il Papa
ha indetto un anno dedicato ai
sacerdoti questo mio amico mi
ha scritto: “Sarà un’occasione
per dirvi grazie del vostro servizio. Ho nel cuore una speranza: che questo anno vi aiuti a
capire quanto voi preti siete importanti per noi. Permettimi di
ricordarvi che non abbiamo bisogno di amministratori ed organizzatori ma di maestri di
unità, capaci di costruire parrocchie che siano delle seconde case e delle seconde famiglie per
i nostri figli; abbiamo bisogno
di maestri di vera dottrina, di
preghiera, disponibili ad amministrare i sacramenti, per il bene nostro e dei nostri ragazzi”».
Oltre alla riflessione sui
sacramenti, personalmente
cosa ti ha colpito di più del
Messaggio per la GMG?
«Il Messaggio del Santo Padre ai giovani è al solito assai
ricco; rimango sempre molto
colpito dal tono di fiducia, dall’ottimismo che le parole del
Papa trasmettono; è la fiducia
di un uomo di Fede che ha affidato la sua vita alla Provvidenza di Dio. Con la riflessione sui
sacramenti, lo ribadisco, il Santo Padre desidera offrire ai giovani piste sicure per incontrare il Signore. Mi è piaciuta molto, infine, la delicata conclusione dedicata alla Beata Vergine
Maria, anch’essa porto sicuro
per ogni vita spirituale».
A partire dal titolo scelto
e per tutto il Messaggio Benedetto XVI parla, continuamente, di speranza: come interpretare questo appello?
«Mi sembra che spesso la situazione attuale del mondo sia
rappresentata con tinte fosche,
che evidenziano più gli aspetti
negativi che quelli positivi; for-
se il Papa è preoccupato che i
giovani possano perdere la speranza nel proprio futuro o che
la fondino su basi fragili ed ingannevoli. Le comunità cristiane stesse potrebbero talvolta
lasciarsi prendere dallo sconforto per le difficoltà in cui la Chiesa sembra talvolta trovarsi; mi
sembra che il richiamo continuo
a Gesù Risorto sia un richiamo
all’essenziale della Fede ed un
invito a non smarrirsi in questioni morali o sociologiche di
secondaria importanza o che
comunque dalla Fede nel Signore traggono forza, fondamento
e novità».
Le diocesi sono in fermento per la preparazione al
terzo appuntamento, quello
regionale, dell’Agorà: ogni
arrivo, però, è un inizio.
Cosa ne pensi del cammino
del triennio che sta per concludersi? Cosa puoi accennarci del cammino che si
aprirà? Cosa saranno chiamati a fare, i giovani, nella
Chiesa di domani?
«Mi sembra di poter dire che
il cammino del triennio dell’Agorà dei Giovani italiani ha faticato, almeno inizialmente, ad
essere compreso; via via che il
tempo passava si è notata l’azione dello Spirito Santo che,
attraverso i Vescovi italiani,
aveva scelto questo iniziativa;
mi sento di poter dire che l’entusiasmo della pastorale giovanile è cresciuto in questi anni
e, nel mio visitare le diocesi e
regioni italiane, noto una grande vivacità; con ogni probabilità ci aspetta un cammino legato al grande tema dell’educazione, alla cura della persona, alla
vicinanza, nello stile del prendersi cura dell’altro. Impegnarsi nell’educazione significa alleanza fra giovani e adulti, ed
attenzione ai ragazzi meno fortunati. I giovani credenti ritengo siano chiamati a testimoniare a tutti, con dolcezza, specialmente ai propri coetanei, la bellezza, la gioia della vita cristiana che trova unità nella risposta alla vocazione che Dio rivolge a tutti e ad ognuno».
PA G I N A
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
2
SentinelledelMattino
Il messaggio del Papa per la GMG 2009
«ABBIAMO POSTO LA NOSTRA
SPERANZA NEL DIO VIVENTE»
ari amici, la prossima Domenica delle
Palme celebreremo,
a livello diocesano,
la XXIV Giornata
Mondiale della Gioventù.
Mentre ci prepariamo a questa annuale ricorrenza, ripenso con viva gratitudine
al Signore all’incontro che si
è tenuto a Sydney, nel luglio
dello scorso anno: incontro
indimenticabile, durante il
quale lo Spirito Santo ha rinnovato la vita di numerosissimi giovani convenuti dal
mondo intero. La gioia della festa e l’entusiasmo spirituale, sperimentati durante quei giorni, sono stati un
segno eloquente della presenza dello Spirito di Cristo.
Ed ora siamo incamminati
verso il raduno internazionale in programma a Madrid nel 2011, che avrà come
tema le parole dell’apostolo
Paolo: “Radicati e fondati in Cristo, saldi nella
fede” (cfr Col 2,7). In vista
di tale appuntamento mondiale dei giovani, vogliamo
compiere insieme un percorso formativo, riflettendo nel
2009 sull’affermazione di
san Paolo: “Abbiamo posto
la nostra speranza nel
Dio vivente” (1 Tm 4,10),
e nel 2010 sulla domanda del
giovane ricco a Gesù: “Maestro buono, che cosa devo
fare per avere in eredità la
vita eterna?” (Mc 10,17).
bimillenario della sua nascita, impariamo da lui a diventare testimoni credibili
della speranza cristiana.
C
LA GIOVINEZZA,
TEMPO
DELLA SPERANZA
A Sydney, la nostra attenzione si è concentrata su ciò
che lo Spirito Santo dice oggi
ai credenti, ed in particolare a voi, cari giovani. Durante la Santa Messa conclusiva, vi ho esortato a lasciarvi plasmare da Lui per essere messaggeri dell’amore
divino, capaci di costruire
un futuro di speranza per
tutta l’umanità. La questione della speranza è, in verità, al centro della nostra
vita di esseri umani e della
nostra missione di cristiani,
soprattutto nell’epoca contemporanea. Avvertiamo
tutti il bisogno di speranza,
ma non di una speranza
qualsiasi, bensì di una speranza salda ed affidabile,
come ho voluto sottolineare
nell’Enciclica Spe salvi. La
giovinezza in particolare è
tempo di speranze, perché
guarda al futuro con varie
aspettative. Quando si è giovani si nutrono ideali, sogni
e progetti; la giovinezza è il
tempo in cui maturano scelte decisive per il resto della
vita. E forse anche per questo è la stagione dell’esistenza in cui affiorano con forza
le domande di fondo: perché
sono sulla terra? che senso
ha vivere? che sarà della
mia vita? E inoltre: come
raggiungere la felicità? perché la sofferenza, la malattia e la morte? che cosa c’è
oltre la morte? Interrogativi che diventano pressanti
quando ci si deve misurare
SAN PAOLO,
TESTIMONE
DELLA SPERANZA
con ostacoli che a volte sembrano insormontabili: difficoltà negli studi, mancanza di lavoro, incomprensioni in famiglia, crisi nelle relazioni di
amicizia o nella costruzione di
un’intesa di coppia, malattie
o disabilità, carenza di adeguate risorse come conseguenza dell’attuale e diffusa crisi
economica e sociale. Ci si domanda allora: dove attingere
e come tener viva nel cuore la
fiamma della speranza?
ALLA RICERCA
DELLA “GRANDE
SPERANZA”
L’esperienza dimostra che le
qualità personali e i beni materiali non bastano ad assicurare quella speranza di cui
l’animo umano è in costante
ricerca. Come ho scritto nella
citata Enciclica Spe salvi, la
politica, la scienza, la tecnica,
l’economia e ogni altra risorsa materiale da sole non sono
sufficienti per offrire la grande speranza a cui tutti aspiriamo. Questa speranza “può
essere solo Dio, che abbraccia
l’universo e che può proporci
e donarci ciò che, da soli, non
possiamo raggiungere” (n. 31).
Ecco perché una delle conseguenze principali dell’oblio di
Dio è l’evidente smarrimento
che segna le nostre società,
con risvolti di solitudine e violenza, di insoddisfazione e perdita di fiducia che non raramente sfociano nella disperazione. Chiaro e forte è il richiamo che ci viene dalla Parola
di Dio: “Maledetto l’uomo che
confida nell’uomo, e pone nella carne il suo sostegno, allontanando il suo cuore dal Signore. Sarà come un tamerisco nella steppa; non vedrà
venire il bene” (Ger 17,5-6). La
crisi di speranza colpisce più
facilmente le nuove generazioni che, in contesti socio-culturali privi di certezze, di valori
e di solidi punti di riferimento, si trovano ad affrontare difficoltà che appaiono superiori
alle loro forze. Penso, cari gio-
vani amici, a tanti vostri coetanei feriti dalla vita, condizionati da una immaturità
personale che è spesso conseguenza di un vuoto familiare, di scelte educative permissive e libertarie e di esperienze negative e traumatiche. Per alcuni – e purtroppo
non sono pochi – lo sbocco
quasi obbligato è una fuga
alienante verso comportamenti a rischio e violenti, verso la dipendenza da droghe e
alcool, e verso tante altre forme di disagio giovanile. Eppure, anche in chi viene a trovarsi in condizioni penose per
aver seguito i consigli di “cattivi maestri”, non si spegne
il desiderio di amore vero e
di autentica felicità. Ma come
annunciare la speranza a
questi giovani? Noi sappiamo
che solo in Dio l’essere umano trova la sua vera realizzazione. L’impegno primario
che tutti ci coinvolge è pertanto quello di una nuova evangelizzazione, che aiuti le
nuove generazioni a riscoprire il volto autentico di Dio,
che è Amore. A voi, cari giovani, che siete in cerca di una
salda speranza, rivolgo le
stesse parole che san Paolo
indirizzava ai cristiani perseguitati nella Roma di allora:
“Il Dio della speranza vi riempia, nel credere, di ogni gioia
e pace, perché abbondiate
nella speranza per la virtù
dello Spirito Santo” (Rm
15,13). Durante questo anno
giubilare dedicato all’Apostolo delle genti, in occasione del
Trovandosi immerso in difficoltà e prove di vario genere, Paolo scriveva al suo fedele discepolo Timoteo: “Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente” (1 Tm
4,10). Come era nata in lui
questa speranza? Per rispondere a tale domanda dobbiamo partire dal suo incontro
con Gesù risorto sulla via di
Damasco. All’epoca Saulo era
un giovane come voi, di circa
venti o venticinque anni, seguace della Legge di Mosè e
deciso a combattere con ogni
mezzo quelli che egli riteneva nemici di Dio (cfr At 9,1).
Mentre stava andando a
Damasco per arrestare i seguaci di Cristo, fu abbagliato da una luce misteriosa e
si sentì chiamare per nome:
“Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. Caduto a terra, domandò: “Chi sei, o Signore?”.
E quella voce rispose: “Io
sono Gesù, che tu perseguiti!” (cfr At 9,3-5). Dopo quell’incontro, la vita di Paolo
mutò radicalmente: ricevette il Battesimo e divenne apostolo del Vangelo. Sulla via di
Damasco, egli fu interiormente trasformato dall’Amore divino incontrato nella
persona di Gesù Cristo. Un
giorno scriverà: “Questa vita,
che io vivo nel corpo, la vivo
nella fede del Figlio di Dio,
che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me” (Gal
2,20). Da persecutore diventò dunque testimone e missionario; fondò comunità cristiane in Asia Minore e in
Grecia, percorrendo migliaia
di chilometri e affrontando
ogni sorta di peripezie, fino
al martirio a Roma. Tutto per
amore di Cristo.
LA GRANDE
SPERANZA
È IN CRISTO
Per Paolo la speranza non
è solo un ideale o un sentimento, ma una persona viva:
Gesù Cristo, il Figlio di Dio.
Pervaso intimamente da questa certezza, potrà scrivere a
Timoteo: “Abbiamo posto la
nostra speranza nel Dio vivente” (1 Tm 4,10). Il “Dio
vivente” è Cristo risorto e
presente nel mondo. È Lui la
vera speranza: il Cristo che
vive con noi e in noi e che ci
chiama a partecipare alla
sua stessa vita eterna. Se non
siamo soli, se Egli è con noi,
anzi, se è Lui il nostro presente ed il nostro futuro, perché temere? La speranza del
cristiano è dunque desiderare “il Regno dei cieli e la vita
eterna come nostra felicità,
riponendo la nostra fiducia
nelle promesse di Cristo e appoggiandoci non sulle nostre
forze, ma sull’aiuto della grazia dello Spirito Santo” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1817).
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
SentinelledelMattino
MARIA, MADRE
DELLA SPERANZA
La conversione di san Paolo
IL CAMMINO
VERSO
LA GRANDE
SPERANZA
Come un giorno incontrò il
giovane Paolo, Gesù vuole
incontrare anche ciascuno di
voi, cari giovani. Sì, prima di
essere un nostro desiderio,
questo incontro è un vivo desiderio di Cristo. Ma qualcuno di voi mi potrebbe domandare: Come posso incontrarlo io, oggi? O piuttosto, in che
modo Egli si avvicina a me?
La Chiesa ci insegna che il
desiderio di incontrare il Signore è già frutto della sua
grazia. Quando nella preghiera esprimiamo la nostra
fede, anche nell’oscurità già
Lo incontriamo perché Egli si
offre a noi. La preghiera perseverante apre il cuore ad accoglierlo, come spiega
sant’Agostino: “Il Signore Dio
nostro vuole che nelle preghiere si eserciti il nostro
desiderio, così che diventiamo capaci di ricevere ciò che
Lui intende darci” (Lettere
130,8,17). La preghiera è
dono dello Spirito, che ci rende uomini e donne di speranza, e pregare tiene il mondo
aperto a Dio (cfr Enc. Spe
salvi, 34). Fate spazio alla
preghiera nella vostra vita!
Pregare da soli è bene, ancor
più bello e proficuo è pregare
insieme, poiché il Signore ha
assicurato di essere presente dove due o tre sono radunati nel suo nome (cfr Mt
18,20). Ci sono molti modi
per familiarizzare con Lui;
esistono esperienze, gruppi e
movimenti, incontri e itinerari per imparare a pregare
e crescere così nell’esperienza della fede. Prendete parte
alla liturgia nelle vostre parrocchie e nutritevi abbondantemente della Parola di Dio
e dell’attiva partecipazione ai
Sacramenti. Come sapete,
culmine e centro dell’esistenza e della missione di ogni
credente e di ogni comunità
cristiana è l’Eucaristia, sacramento di salvezza in cui
Cristo si fa presente e dona
come cibo spirituale il suo
stesso Corpo e Sangue per la
vita eterna. Mistero davvero
ineffabile! Attorno all’Eucaristia nasce e cresce la Chiesa, la grande famiglia dei cristiani, nella quale si entra
con il Battesimo e ci si rinnova costantemente grazie al
sacramento della Riconciliazione. I battezzati poi, mediante la Cresima, vengono
confermati dallo Spirito San-
to per vivere da autentici
amici e testimoni di Cristo,
mentre i sacramenti dell’Ordine e del Matrimonio li rendono atti a realizzare i loro
compiti apostolici nella Chiesa e nel mondo. L’Unzione dei
malati, infine, ci fa sperimentare il conforto divino nella
malattia e nella sofferenza.
AGIRE SECONDO
LA SPERANZA
CRISTIANA
Se vi nutrite di Cristo, cari
giovani, e vivete immersi in
Lui come l’apostolo Paolo,
non potrete non parlare di
Lui e non farlo conoscere ed
amare da tanti altri vostri
amici e coetanei. Diventati
suoi fedeli discepoli, sarete
così in grado di contribuire a
formare comunità cristiane
impregnate di amore come
quelle di cui parla il libro
degli Atti degli Apostoli. La
Chiesa conta su di voi per
questa impegnativa missione: non vi scoraggino le difficoltà e le prove che incontrate. Siate pazienti e perseveranti, vincendo la naturale
tendenza dei giovani alla
fretta, a volere tutto e subito. Cari amici, come Paolo, testimoniate il Risorto! Fatelo
conoscere a quanti, vostri coetanei e adulti, sono in cerca
della “grande speranza” che
dia senso alla loro esistenza.
Se Gesù è diventato la vostra
speranza, ditelo anche agli
altri con la vostra gioia e il
vostro impegno spirituale,
apostolico e sociale. Abitati
da Cristo, dopo aver riposto
in Lui la vostra fede e avergli dato tutta la vostra fiducia, diffondete questa speranza intorno a voi. Fate scelte
che manifestino la vostra
fede; mostrate di aver compreso le insidie dell’idolatria
del denaro, dei beni materiali, della carriera e del successo, e non lasciatevi attrarre
da queste false chimere. Non
cedete alla logica dell’interesse egoistico, ma coltivate
l’amore per il prossimo e sforzatevi di porre voi stessi e le
vostre capacità umane e professionali al servizio del bene
comune e della verità, sempre pronti a rispondere “a
chiunque vi domandi ragione della speranza che è in
voi” (1 Pt 3,15). Il cristiano
autentico non è mai triste,
anche se si trova a dover affrontare prove di vario genere, perché la presenza di
Gesù è il segreto della sua
gioia e della sua pace.
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
Modello di questo itinerario di vita apostolica sia per
voi san Paolo, che ha alimentato la sua vita di costante
fede e speranza seguendo l’esempio di Abramo, del quale
scrive nella Lettera ai Romani: “Egli credette, saldo nella
speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di
molti popoli” (Rm 4,18). Su
queste stesse orme del popolo della speranza – formato
dai profeti e dai santi di tutti i tempi – noi continuiamo
ad avanzare verso la realizzazione del Regno, e nel nostro cammino spirituale ci
accompagna la Vergine Maria, Madre della Speranza.
Colei che ha incarnato la speranza di Israele, che ha donato al mondo il Salvatore ed
è rimasta, salda nella speranza, ai piedi della Croce, è
per noi modello e sostegno.
Soprattutto, Maria intercede
per noi e ci guida nel buio
delle nostre difficoltà all’alba radiosa dell’incontro con
il Risorto. Vorrei concludere
questo messaggio, cari giovani amici, facendo mia una
bella e nota esortazione di
san Bernardo ispirata al titolo di Maria Stella maris,
Stella del mare: “Tu che nell’instabilità continua della
vita presente, ti accorgi di
essere sballottato tra le tempeste più che camminare sulla terra, tieni ben fisso lo
sguardo al fulgore di questa
stella, se non vuoi essere spazzato via dagli uragani. Se insorgono i venti delle tentazioni e ti incagli tra gli scogli
delle tribolazioni, guarda alla
stella, invoca Maria ... Nei
pericoli, nelle angustie, nelle
perplessità, pensa a Maria,
invoca Maria... Seguendo i
PA G I N A
3
suoi esempi non ti smarrirai;
invocandola non perderai la
speranza; pensando a lei non
cadrai nell’errore. Appoggiato a lei non scivolerai; sotto
la sua protezione non avrai
paura di niente; con la sua
guida non ti stancherai; con
la sua protezione giungerai a
destinazione” (Omelie in lode
della Vergine Madre, 2,17).
Maria, Stella del mare, sii
tu a guidare i giovani del
mondo intero all’incontro con
il tuo Figlio divino Gesù, e sii
ancora tu la celeste custode
della loro fedeltà al Vangelo
e della loro speranza.
Mentre assicuro il mio quotidiano ricordo nella preghiera per ognuno di voi, cari giovani, di cuore tutti vi benedico insieme alle persone che
vi sono care.
La mostra su San Paolo:
dopo Como ora a Sondrio
H
anno superato quota
3.700 i visitatori
che a Como, nelle 2
settimane di apertura presso la chiesa di
san Giacomo – dall’11 al 24
marzo – hanno visto la mostra
“Sulla via di Damasco – l’inizio di una nuova vita”, dedicata alle opere e alla spiritualità di san Paolo, l’apostolo delle genti. Una mostra itinerante – realizzata dall’associazione culturale Itaca e dal
Progetto culturale della
Conferenza Episcopale Ita-
liana – già allestita, finora,
in circa 50 città italiane.
L’allestimento è anche stato
tradotto in inglese, russo,
spagnolo, mentre sono in
corso le traduzioni in ebraico e in arabo. Dopo Mosca e la Russia, la mostra,
prossimamente, sarà allestita anche nelle isole di
Malta e di Gozo, a Gerusalemme e a Damasco. Altre
richieste sono giunte da
alcuni paesi dell’Africa,
dall’America Latina e dagli
Stati Uniti.
Sabato 4 aprile la mostra
viene inaugurata anche a
Sondrio, dove resterà aperta al pubblico tutti i giorni
(esclusi Pasqua e Lunedì
dell’Angelo, dalle ore 9.00
alle ore 12.00 e dalle ore
15.00 alle ore 19.00) presso
la Sala Ligari fino al 21 aprile. Al mattino del 4 aprile, alle ore 11.00, presso la
Sala Vitali di via delle Pergole è in programma la presentazione ufficiale, alla presenza del curatore generale
dell’allestimento, il prof. Eu-
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
SentinelledelMattino
«DIRE, FARE, PROGETTARE»:
I CAPI SCOUT AGESCI A CONVEGNO
I
l weekend del 17 e 18 gennaio scorso, i capi dei gruppi scout Agesci (Associazione Guide e Scout Cattolici
Italiani) della zona si sono
riuniti a convegno presso la Casa della Gioventù di Erba per
discutere e promuovere il nuovo progetto di zona per il triennio 2009-2012. Un momento
importante per la zona scout,
che comprende 11 gruppi delle
province di Como, Lecco e Sondrio, per un totale di circa 1400
ragazzi, con 5 gruppi diocesani
(3 di Como più quelli di Sondrio
e Morbegno) e con un nuovo
gruppo nascente proprio a Erba. Il titolo scelto per il convegno era “Dire, fare, progettare”
indicante la voglia di fermarsi
per mettere insieme le tante
idee che provengono dalle diverse realtà di provenienza, per disegnare un progetto di zona efficace da mettere in pratica nei
prossimi anni. Il progetto di zona è lo strumento su cui si basa
l’azione educativa dei gruppi e
i 150 capi presenti hanno ribadito in questa Due giorni la volontà di impegnarsi attivamente tramite il metodo scout per
favorire la crescita dei bambini, dei ragazzi e dei giovani che
sono loro affidati; di seguito ne
riportiamo i contenuti principali.
Alla base del progetto c’è l’idea che come educatori ci si
debba innanzi tutto “Formare
per educare”, ciò significa dedicare spazio al confronto su temi
educativi che meglio risponda-
DAL 4 AL 21 APRILE LA MOSTRA
SU SAN PAOLO A SONDRIO
genio Dal Pane; intervengono anche monsignor Battista Galli,
vicario episcopale per la Valtellina, don Emanuele Corti, dell’Ufficio diocesano di Pastorale giovanile, e don Andrea Straffi, del Centro Studi “Nicolò Rusca”. L’iniziativa è organizzata dalla Diocesi
di Como, in collaborazione con l’Ufficio Pastorale dei Giovani,
l’Associazione “Noi”, il Centro Culturale “Paolo VI” e la Fondazione Centro Studi “Nicolò Rusca”, con il patrocinio della
Regione Lombardia, in occasione dell’Anno Paolino indetto da
Benedetto XVI per celebrare i duemila anni dalla nascita di san Paolo, di cui la mostra presenta la vita e l’insegnamento. A Sondrio
l’iniziativa è organizzata anche grazie al Liceo “Pio XII” e al Centro culturale “Don Minzoni”, in collaborazione con la parrocchia SS. Gervasio e Protasio di Sondrio, l’Ufficio Pastorale
dei Giovani, l’Azione Cattolica della Diocesi di Como, Comunione e Liberazione, A.G.E.S.C.I. Gruppo Scout di Sondrio,
col patrocinio della Provincia di Sondrio e della Fondazione
Gruppo Credito Valtellinese.
I numeri fatti registrare a Como sono stati davvero incoraggianti.
«Una risposta così generosa – riflette don Andrea Straffi – a fronte
di un impegno “pubblicitario” minimo, ci deve far riflettere. Ci sono
mostre, con grandi investimenti promozionali, che arrivano a malapena a sfiorare le presenze avute in San Giacomo. Ecco allora la provocazione: la figura di san Paolo è il punto di partenza, la chiave di
lettura di questo “successo”. La sua testimonianza di vita è un messaggio attualissimo ancora oggi. Abbiamo avuto visitatori attentissimi, sebbene la mostra, nel suo rigore scientifico, non fosse semplicissima. È stato un vero e proprio percorso didattico che ha saputo coinvolgere tutti, dai bambini (sempre unici nella loro vivacità e attenzione) agli adulti». Altro aspetto importante è stata la scelta di
aggiungere, ai pannelli già predisposti per la mostra nazionale, immagini e spiegazioni relative al patrimonio artistico
diocesano. «Per quanto riguarda l’allestimento comasco – aggiunge don Straffi – abbiamo proposto tre rappresentazioni davvero
belle di san Paolo, tutte provenienti dalla nostra Cattedrale:
una sul portale, una della pala Luini e l’altra dell’altare di
sant’Abbondio. Tre raffigurazioni pregevoli, originali e tra loro diverse. In Duomo è stata predisposta adeguata illuminazione e cartelli
esplicativi delle tre opere, tutte databili al XVI secolo… così che chi
entrasse in Cattedrale fosse invitato a vedere tutta la mostra presente in san Giacomo, e chi fosse alla mostra avesse il desiderio di
vedere gli originali in Duomo! A Sondrio, oltre a riproporre i pannelli inerenti la Cattedrale, abbiamo aggiunto tre opere
valtellinesi». Prezioso l’impegno delle guide, in totale una quindicina di volontari, fra cui alcuni giovani studenti e seminaristi: «Si è
creato un bel clima – conclude don Andrea – il loro lavoro è stato
efficace perché il corso che hanno seguito su san Paolo ha detto qualcosa innanzitutto a loro… per cui, nel corso delle visite, hanno condiviso provocazioni e riflessioni insieme alle conoscenze storiche e teologiche». «Il bilancio è tutto in positivo – ci spiega Laura Cantaluppi,
coordinatrice delle guide –. Fra noi e i visitatori si è creata subito
empatia. Abbiamo cercato di rispondere a tutte le richieste e abbiamo notato che, al termine della visita (che durava all’incirca un’oretta)
le persone erano proprio soddisfatte». Aspettative su Sondrio? «Siamo molto fiduciosi – risponde il dirigente dell’istituto Pio XII Daniele Spinelli –. Un primo risultato lo abbiamo già ottenuto: il
coinvolgimento di una dozzina di giovani, soprattutto studenti, per
accompagnare le visite guidate e la collaborazione di una sessantina
di volontari, che terranno aperta la mostra, espressione di un po’
tutte le comunità cristiane, l’associazionismo e il volontariato cattolico della città, dagli oratori ai movimenti». «San Paolo – riflette il
vescovo monsignor Diego Coletti – è una figura gigantesca della
fede e della storia… Sulle sue pagine tutti dovremmo verificare la
nostra fede e la nostra identità».
no alle esigenze dei ragazzi che
ci sono affidati. Particolare attenzione vuol essere data nell’educazione alla comunicazione e alle nuove tecnologie,
tematica ritenuta prioritaria
tra le nuove sfide che l’impegno
educativo oggi ci propone.
Sono diversi i nuovi modi di
comunicare che i nostri ragazzi hanno a disposizione e che
non di rado irrompono all’interno della nostra relazione educativa. Come educatori, si vogliono mettere a fuoco gli strumenti che le nuove tecnologie
ci mettono a disposizione; comprenderne il “lato efficace” e gli
“aspetti rischiosi”; affrontare
l’influenza che queste hanno
nelle relazioni; comprendere le
potenzialità e i limiti di “condividere in rete” aspetti legati alle
nostre attività; rispettare le regole ed educare alla legalità
anche nell’ambito delle nuove
tecnologie.
La relazione con i nostri ragazzi ci pone in evidenza anche
l’emergere di alcuni fenomeni
che entrano o possono entrare
facilmente a far parte della loro
vita o delle persone che frequentano: la dipendenza da droghe,
l’abuso di sostanze alcoliche e
un vissuto a volte non sereno
della propria sessualità. Tutte
tematiche da approfondire e
comprendere per riuscire ad
affrontarle con consapevolezza.
Ci si è chiesti infine come esser parte di una rete educativa
sul territorio, in sinergia quindi con la Chiesa e le istituzioni
locali. Il servizio di educatori
all’interno dei gruppi e delle comunità vuole essere la concretizzazione della nostra azione
sul territorio in cui viviamo,
come membra vive della Chiesa di Cristo. Ci si rende conto
sempre più che una rete di relazioni all’interno del tessuto in
cui siamo inseriti può essere di
supporto al servizio di educatori e alla proposta che viene
fatta ai ragazzi. Occorre però
conoscere le potenzialità offerte dal territorio in cui operiamo e i tempi e i modi con cui
entrare in relazione nei diversi
ambiti. L’impegno perciò vuole
essere quello di realizzare una
mappa delle risorse (di persone, di strutture e logistiche) del
territorio che possono supportare il servizio di educatori; comprendere quali possano essere
le relazioni con i vari attori che
si interessano del problema
educativo e in che modo tali relazioni possano essere costruite e rafforzate; comprendere cosa significhi essere associazione ecclesiale e quali siano tempi, modi e interlocutori per la
costruzione di una relazione con
la Chiesa locale. Tutti impegni
grandi con cui come scout, ma
soprattutto come cittadini, cristiani ed educatori, ci vogliamo
impegnare nella crescita responsabile dei ragazzi.
GIACOMO MAGA
TTI
MAGATTI
CRONACA
P A G I N A
Como
23
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
EARTH HOUR SABATO 28 MARZO
L’ora della terra:
spente le luci
L
o scorso sabato 28
marzo il WWF, per
il terzo anno consecutivo, ha organizzato l’“Ora del
la Terra”, in inglese “Earth Hour”, un grande evento di mobilitazione globale per il clima, che ha interessato anche la nostra
provincia. In tutto il mondo, dalle ore 20.30 alle
21.30 locali, ben 88 Paesi, oltre 3.929 centri urbani e circa un miliardo di
persone, hanno spento le
luci delle città, di monumenti, di istituzioni, di
imprese, di case private
per lanciare un messaggio ai leaders mondiali
perché “scelgano la Terra”
e raggiungano entro quest’anno un accordo per la
lotta ai cambiamenti climatici. Secondo gli organizzatori, in particolare
quest’anno, proclamato
dal WWF “Anno del Clima”, era necessario dare
un forte segnale in tal
senso, soprattutto in Italia: il nostro Paese ospiterà infatti il G8 e il clima sarà un tema costante nell’agenda internazionale, fino alla Conferen-
Sabato scorso
in tutto il mondo,
dalle ore 20.30
alle 21.30 locali,
ben 88 Paesi,
oltre 3.929
centri urbani
e circa un
miliardo
di persone, hanno
spento le luci
delle città,
di monumenti,
di istituzioni,
di imprese,
di case private
per lanciare
un messaggio
ai leaders
mondiali
di SILVIA FASANA
za di Copenaghen prevista per dicembre. Tutto è
iniziato alle 7.45, ora italiana: dall’altro capo del
mondo le prime a spegnersi (alle 20.30 locali)
sono state le Chatham
Islands, un piccolo arcipelago al largo delle coste
neozelandesi. Dalla Nuova Zelanda in poi l’“onda
di buio” ha toccato Syd-
ney, Pechino, Tokyo, Bangkok, Nuova Delhi, passando per Roma, Parigi,
Atene, Madrid, Budapest,
Copenaghen fino a Rio de
Janeiro, New York, San
Francisco e Las Vegas. In
Italia si sono spenti, tra
l’altro, la Cupola di S. Pietro, il Palazzo del Quirinale, il Colosseo, Palazzo
Madama, Palazzo Montecitorio a Roma, il Ponte di
Rialto a Venezia, l’Arena
di Verona, Piazza Castello a Torino, l’Acquario di
Genova, la Torre di Pisa,
il Maschio Angioino di
Napoli, la Valle dei Templi di Agrigento, il Castello Sforzesco di Milano, oltre a decine di strade,
piazze, palazzi comunali,
scuole, edifici pubblici in
più di 100 città e paesi.
Una trentina le località lombarde che hanno
aderito, tra queste nel Comasco il Comune di Montano Lucino, che ha oscurato per la durata dell’evento alcuni edifici e piazze pubbliche: la scuola
elementare-media, piazza
Europa Unita e viale Rimembranze a Lucino;
piazzale Gilardoni e il
Parco di Villa Carabba a
Montano. In mattinata
inoltre, l’Associazione
WWF Como, insieme ai
rappresentanti dell’Amministrazione Comunale,
il sindaco Maria Angela
Capuccino e l’assessore
all’ambiente Stefano Caccia, ha incontrato gli alunni della 4a e 5a della
scuola primaria di Lucino
per illustrare l’iniziativa
e sensibilizzarli sui temi
dei mutamenti climatici e
delle necessità di adottare, ognuno nel suo piccolo, comportamenti ecore-
sponsabili.
«Una collaborazione
che ha fatto seguito all’evento dello scorso 29 novembre - sottolinea Pierangelo Piantanida, presidente del WWF Como durante cui abbiamo consegnato agli amministratori pubblici di Montano
Lucino il “Calendario del
Clima”, con il quale è stata chiesta l’attuazione di
misure concrete da parte
delle istituzioni pubbliche
per contrastare i cambiamenti climatici, così come
nelle centinaia di altre
città italiane aderenti».
«In entrambe le occasioni - continua Piantanida
- il WWF Como ha scelto
di “celebrare” l’evento con
un’iniziativa concreta, ovvero incontrando gli alunni delle scuole elementari, al fine di stimolare la
loro sensibilità, quali futuri cittadini, in merito
alle tematiche ecologiche,
garantendosi che il messaggio lanciato avesse
una forte valenza educativa e culturale, a beneficio delle nuove generazioni».
SPETTACOLO SABATO 18 APRILE
I Teatronauti
per la chiesa
di Lora
a Compagnia
d’arte “I Teatronauti” propone,
presso la sala
polifunzionale di
Lora, alle ore 21 di sabato 18 aprile, “Il povero
Piero”, farsa di Achille
Campanile, per la regia di
Lorella Clerici.
Piero è appena mancato, questa la trama dello
spettacolo, e per soddisfare la richiesta del defunto di dare notizie dell’evento solo ad esequie avvenute, la vedova con la
madre e un’amica di famiglia si adoperano in mille
peripezie per rispettarne
la volontà. A rompere le
L
uova nel paniere intervengono personaggi esterni e succede una serie di
eventi tragicomici ed esilaranti che mettono a dura prova la stabilità delle
donne, ma alla fine...
Ma chi sono e dove nascono “I Teatronauti”? A
spiegarlo è la stessa Lorella Clerici. «C’era una
volta… - scrive nella
brochure che introduce lo
spettacolo -. Nel marzo
del 2008, dopo anni di studio e pratica sul palcoscenico, ho sentito la necessità di trasmettere la passione e la generosità del
teatro, realizzando in pochi mesi il progetto di for-
CONCERTO D’ORGANO A S. FEDELE
CON IL MAESTRO PAOLO ORENI
mare persone motivate,
all’arte antica dell’attore.
Tra gli obiettivi: lo sviluppo di attitudini personali
per diversi eventi culturali, la formazione di nuove
reclute da inserire nelle
prossime attività e la raccolta di fondi a scopo di
beneficenza».
Il ricavato dello spettacolo (l’ingresso sarà ad
offerta libera) verrà, interamente, devoluto per la
ristrutturazione della chiesa di Lora.
ITINERARI VERDI A ISOLA DEL GARDA
CON L’ORTOFLORICOLA COMENSE
Per il ciclo “Itinerari verdi”, la Società Ortofloricola Comense propone per
sabato 18 aprile una visita guidata ai giardini di Isola del Garda a San Felice del Benaco e alle limonaie di Gargnano, a cura dei proprietari e da Diego
Pessina, esperto di agrumi.
La partenza è fissata alle ore 8.00 da viale V. Veneto (zona Stadio) con
pullman privato. Il rientro a Como è previsto per le ore 19.00.
Le prenotazioni (obbligatorie) dovranno essere fatte entro sabato 11 aprile
presso l’Agenzia “Le Marmotte” in piazza Volta a Como. L’iniziativa sarà
attuata solo a completa copertura dei posti.
Il contributo comprensivo di pullman, traghetto, visita guidata e spuntino
è di 55 euro per i soci e di 60 euro per i non soci.
Per informazioni: Società Ortofloricola Comense, via Ferabosco 11, Sagnino
(Como); tel. 031-531705 oppure tel. 031-572177; e-mail: [email protected];
sito internet: www.ortofloricola.it.
Spazio alla grande musica in S. Fedele a Como.
Venerdì 13 aprile, alle ore
21 la basilica comasca
ospiterà il concerto d’organo del maestro Paolo
Oreni, organista di grande prestigio che, per la
prima volta, si esibirà a
Como. L’evento è organizzato dalla Cappella Musicale di S. Fedele con il
patrocinio dell’Associazione Italiana Organisti
di Chiesa.
Nato a Treviglio (Bergamo) nel 1979, Paolo Oreni ha frequentato la classe d’organo e di composizione organistica del maestro Giovanni Walter
Zaramella presso l’Istituto Musicale Pareggiato
“Gaetano Donizetti” di
Bergamo. Nonostante la
giovane età vanta già un
curriculum di tutto rispetto. È stato, tra l’altro,
vincitore di vari concorsi
internazionali, ha ricevuto numerose borse di studio conferitegli a Treviglio (Comune e Cassa Rurale) e dal Ministero della Cultura di Lussemburgo.
Il programma del concerto prevede le seguenti esecuzioni:
G. F. Händel: Concerto in Si bemolle maggiore Op. 7 n° 3 (trascrizione e
cadenze di Jean Guillou). Allegro, Adagio, Fuga, Spiritoso;
J. S. Bach: Triosonata n° 5 in Do maggiore BWV 529. Allegro, Largo, Allegro;
F. Liszt: Prometheus - poema sinfonico n° 5 (trascrizione di Jean Guillou)
C. M. Widor: dalla Sesta Sinfonia Op.42 n° 2 - Allegro (cadenza di Jean
Guillou);
P. Oreni: Improvvisazione su temi proposti dal pubblico.
CRONACA
P A G I N A
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Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
IL SALUTO DELLA COMUNITÀ DI S. FEDELE
Signore, non Ti
chiediamo perché ce lo hai tolto, Ti ringraziamo per avercelo donato”.
S. Bernardo
In ricordo
di Gigi Meroni
N
essuno ci aveva
mai pensato,
ma ora che non
c’è più e in un
soffio se n’è andato, possiamo dirlo: Gigi
Meroni era un “modello”:
di vita, di disponibilità, di
allegria, di altruismo, di
umanità. Se potesse leggere queste parole ovvero questi elogi direbbe:
“ma sei fuori” e pedalando andrebbe da un’altra
parte.
Si può dire - intanto che non di elogi si tratta,
ma di una semplice constatazione. Gigi - infatti si muoveva con assoluta
semplicità nella realtà
dello spazio in cui viveva;
dava l’impressione di non
aver fatto delle scelte (di
vita o d’impegno) bensì di
essere quello che faceva.
Era così da piccolo, da
ragazzo, da adulto; era
come era non per inseguire ideali o progetti, ma
per condizione naturale.
Un poco sbuffava (ma raramente) e il suo non era
il cosiddetto volontariato
a tempo (che ha scopi, orari, magari progetti) era
molto più semplicemente
una condizione di dispo-
Un “modello”
di vita,
di disponibilità,
di allegria,
di altruismo,
di umanità.
Molto amato
in città, è
scomparso
dopo una breve
malattia
di GERARDO MONIZZA
nibilità verso gli altri. Come un fratello o uno zio o
persino (per lui che non
sposato non aveva figli)
un padre. Con la stessa
naturale e spontanea dedizione che i parenti (non
serpenti) vivono in tutte
le famiglie del mondo con
gli alti e bassi della quotidianità.
Prima tipografo e poi a
lunghissimo “commesso”
in Comune di Como un lavoro che svolse con la consueta semplice serena allegra rilassata disponibilità. Tutti modi di porsi
ovviamente coinvolgenti,
contaminanti.
Non si poteva avere un
problema che “il Gigi
Boss” l’avrebbe risolto. In
molti gli sono stati e gli
sono riconoscenti. Con i
più deboli non alzava mai
la voce; con i potenti (anche se nostrani) manteneva un sorriso che disarmava. Era un uomo semplice, ma non sprovveduto e forse sapeva più di
quel che si lasciava sfuggire.
Facilitato dall’abitare
in centro città, nel cuore
delle Mura a due passi da
tutto quello che doveva
fare, si muoveva in bicicletta pedalando velocemente per quel che gli
consentiva la sua mole
non invisibile. Scherzava
anche su questo: sull’incapacità si tornare a misure umane (lui, figlio di
sarto) che gli consentissero di fare “non di più”, ma
almeno “tutto quello che
si doveva”.
Sanfedelino doc, nell’allargamento della parrocchia in quella della Città
Murata, aveva trovato subito lo spazio esteso alla
sua disponibilità. Non la
faceva pesare. Non era
difficile incontrarlo quattro cinque volte ogni gior-
La comunità parrocchiale di San Fedele, con il parroco
mons. Carlo Calori, il
vicario don Enzo Ravelli, i suoi ragazzi
dell’oratorio e del
Gruppo Sportivo Città Murata, ricorda
GIGI MERONI
amico di tutti, buono e sensibile, che
tanto ha donato nella
sua costante disponibilità, e lo affida al Signore della Pace.
Con un caro pensiero alla sorella Cherubina.
Como, 26 marzo 2009
no per le vie del centro
quando si trasferiva dall’oratorio alla chiesa, dallo sport ad una festa, fino
al TamTam. Al decimo incontro giornaliero il suo
saluto era sempre quello
del primo mattino: senza
noia, sempre vivace.
Un male davvero incurabile l’ha stroncato in
una decina di giorni lasciando tutti attoniti e
senza parole. Tra le tante
morti che colpiscono ciascuno di noi questa è una
di quelle che tolgono il
respiro. Una sospensione
momentanea dell’aria che
impone uno scarto, come
una deviazione. Poi un
pensiero banale che ti fa
dire “come faremo senza
di lui” come faranno i ragazzi come farà la comunità senza la presenza del
Gigi.
Sappiamo bene che la
realtà corre e come questa altre assenze non
cambieranno il corso della vita né quello della storia. Ma ciascuno di noi
conserva nella sua mente uno spazio (piccolo o
grande) per le persone
GIGI MERONI
Ciao, grande campione di generosità.
Maria Teresa
e Giovanni Porlezza
Como, 26 marzo 2009
veramente importanti.
Gigi era una di queste.
Il saluto del Csi
Caro Gigi,
ho ancora vivo il ricordo della sera del 12 dicembre, quando durante la S. Messa del CSI Como al
termine della celebrazione, al momento dello scambio degli auguri ti abbiamo chiamato sull’altare come “rappresentante” e “garante” di un piccolo progetto. Eri un po’ incredulo e trasognante
perché non riuscivi a capire, un po’ preso alla sprovvista, che cosa ti stavamo richiedendo. Parlando qualche giorno dopo con te ci hai dichiarato che potevamo essere artefici della tua morte per
infarto e noi ti avevamo risposto che ciò non era possibile perché celebrare i tuoi funerali sarebbe
stata una grande impresa: dove avremmo messo tutta la gente che ti conosceva e che ti voleva
bene??? E come al solito battuta dopo battuta ci avevamo riso sopra.
A distanza di qualche mese, in gran silenzio ci hai lasciati.
Non ci crederai, ma sapessi quanto già ci manchi!!! Ormai eravamo abituati a vederti tutti i
giorni, per un cartellino, per un’iscrizione, un pagamento, uno spostamento, un’informazione...
era un rito sentirti da fuori, puntualmente alle 14.00, chiamarci per aprirti la sede. Ti fermavi
poco perché più tardi avevi altri compiti a cui adempiere, ma quei pochi istanti sono stati sufficienti per conoscerti meglio e a far nascere un’amicizia profonda. Ci mancano il tuo sorriso, la tua
particolare “erre”, le tue battute, i tuoi discorsi seri e semiseri, ma soprattutto il tuo senso
paternalistico che avevi nei confronti dei dirigenti della tua “Città Murata”. Quando c’era qualcosa che non andava, li accompagnavi sempre, facevi da “apripista”, spianavi la strada e poi ...si
discuteva e si trovava la soluzione.
Caro Gigi è sempre più difficile in un mondo in cui “l’apparire è più importante dell’essere” trovare persone come te disponibili nei lavori più semplici e umili ma sicuramente necessari e indispensabili per la vita di una società sportiva. Questi semplici gesti che denotano l’amore per
l’educazione dei ragazzi, la preoccupazione di aiutarli a crescere in maniera sana, il fare di loro
attraverso lo sport uomini e donne consapevoli e responsabili, pronti ad affrontare la vita.
Pur tristi per la tua dipartita, ci rimane di te negli occhi e nel cuore il ricordo della tua “solarità”
e l’impegno che sicuramente sapremo “far buon uso” dei tuoi insegnamenti.
Alla prossima, un fortissimo abbraccio.
GIOVANNA
FIORITURE E PERCORSI TEMATICI
SULLE ISOLE BORROMEO CON L’ORTOFLORICOLA COMENSE
Per la consueta serata di aggiornamento mensile, la Società Ortofloricola
Comense propone per lunedì 6 aprile alle ore 20.30 l’incontro “Fioriture e percorsi tematici sulle Isole Borromeo”, a cura di Gianfranco Giustina, capo giardiniere delle Isole Borromeo, sul Lago Maggiore, insignito lo scorso anno del
prestigioso premio annuale “Giorgio Rigamonti” (meglio conosciuto come
“Mughetto d’oro”) dalla stessa Società Ortofloricola Comense.
L’incontro si terrà presso la sede dell’Associazione in via Ferabosco 11 a
Sagnino di Como. L’ingresso è libero. Per informazioni: Società Ortofloricola
Comense, tel. 031-572177 oppure 031-531705; e-mail: [email protected];
sito internet: www.ortofloricola.it.
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Como
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
BASILICA DI S. FEDELE IMMAGINI MUSICALI DALL’ETÀ BAROCCA
DA NON PERDERE
La Passione
di Cristo
l Centro Culturale
Paolo VI propone
domenica 5 aprile
2009 alle ore 21
presso la Basilica
di San Fedele in Como
l’ormai tradizionale Elevazione spirituale in occasione della Pasqua: La
Passione di Cristo. Immagini musicali dall’età barocca. Il programma della serata, che
prevede l’esecuzione di
alcuni responsori per la
Settimana Santa di Scarlatti e Zelenka e del mottetto a otto voci Crucifixus di Lotti, raggiungerà il suo culmine artistico e spirituale con lo Stabat Mater di Giovanni
Battista Pergolesi. Diceva
infatti don Giussani di
questa opera: “L’inno di
Pergolesi ci aiuta a percepire la gioia misteriosa, la
consolazione paradossale,
la certezza piena di vigore e di sfida alle cose che
accadono”. Poiché il cuore trafitto di Maria “è il
dolore più vero e più grande” che sia mai esistito, e
guardando a Lei possiamo imparare ad accoglie-
I
A proporre
l’ormai
tradizionale
elevazione
spirituale in
occasione della
Pasqua è il Centro
Paolo VI.
L’appuntamento è
per domenica 5
aprile alle ore 21
di ELENA GENTILI
re il nostro e altrui dolore, possiamo riconoscere
la certezza della risposta
alla contraddizione, alla
domanda di senso che
esso pone. Risposta che è
data a Lei come a noi dalla misericordia infinita
del Padre e dall’amore ubbidiente del Figlio, che
vincono la condanna imposta dal peccato e dalla
morte. “Quando morrà la
nostra carne, all’anima
sia donata la gloria del
Paradiso: per questo lo
Stabat Mater di Pergolesi,
questo grido immenso di
dolore appassionatamen-
te perseguito e sentito, finisce nella
musica più gloriosa
che si possa concepire, finisce nell’Amen. [che significa]
Sì a quello che vuoi,
Cristo, perché è da
Te soltanto che il limite viene tolto, già
in questo mondo.
Non si perde più
niente, già in questo
mondo, ed è un’esperienza che tutti
siamo chiamati a
fare qui, non domani ma qui, oggi. Egli
è qui”. La bellezza e
l’intensità del canto
più rapidamente
portano al cuore la
gioia e la pace della
sicurezza che ci è
donata dalla resurrezione: Egli è qui.
Adesso manca solo
la nostra risposta!
La forza della segno estetico sarà assicurata dalla grande abilità
del soprano Francesca
Lombardi (scelta come
allieva dal maestro Luciano Pavarotti) e del contralto Marta Fumagalli
Como - Basilica
di San Fedele
Domenica 5 aprile 2009,
ore 21
La Passione
di Cristo
Alessandro Scarlatti
Velum templi
Vinea mea electa
Tradiderunt me
Jan Dismas Zelenka
Animam meam dilectam
Caligaverunt oculi mei
Antonio Lotti
Crucifixus
Soprano
Francesca Lombardi
Contralto
Marta Fumagalli
Coro
Santa Maria
del Monte di Varese
Orchestra
Camerata dei Laghi
Direttore
maestro Gabriele Conti
Ingresso libero
per informazioni
[email protected]
(diplomatasi presso il nostro Conservatorio “G.
Verdi”); saranno accompagnate dai 40 elementi
del Coro Santa Maria del
Monte di Varese (nato nel
1971, con all’attivo più di
300 concerti), diretti dal
m.° Gabriele Conti (diplomatosi presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano, dove ha poi conseguito anche i diplomi di
“Musica Corale e Direzio-
ne di Coro” e “Organo e
Composizione Organistica”), e dall’Orchestra Camerata dei Laghi (composta da 20 elementi, ha
sede presso il Teatro del
Popolo di Gallarate).
primere il figlio?
C’è in noi l’attenzione e
la sollecitudine di Marta,
che pur essendo me-no
contemplativa nei confronti della sorella Maria,
sottolinea con forza la
presenza del Maestro che
c’è e ti chiama?
Queste le riflessioni
proposte con la consueta
fantasia, robusta dottrina
e profondo spirito apostolico; alla meditazione è
seguito un lungo e partecipato silenzio e l’adorazione eucaristica ha concluso la prima parte della giornata.
Particolarmente caloroso e familiare è stato il
momento conviviale del
pranzo, grazie anche alla
generosa ed ospitale accoglienza da parte dei re-
sponsabili dell’Istituto
Salesiano.
Nel pomeriggio, durante la celebrazione della S.
Messa, concelebrata da
padre Romano, sacerdote
vincenziano ed assistente dei Gruppi, le volontarie si sono unite durante
la lettura dell’Atto d’impegno (che rinnovano ogni anno) a due nuovi associati (uno di Como e
l’altra del già numeroso
Gruppo di Cucciago).
Si è conclusa così un’importante giornata, durante la quale le Vincenziane
hanno cercato di guardare dentro di sé con cuore
rinnovato e con lo sguardo fisso alla Croce, “stoltezza per i pagani, scandalo per i giudei, per i cristiani speranza!
A.C.
MOSTRA DI DIORAMI:
LA PASSIONE DI GESÙ
A SANT’AGOSTINO
Oltre ai presepi di Natale,
in occasione della Pasqua
la parrocchia di Sant’Agostino
espone anche “I Calvarios”,
cioè le scene della Passione
di Gesù.
Si tratta di diorami realizzati
in polistirolo da Pietro Lezzeni.
La mostra sarà visitabile
la Domenica della Palme, il giorno
di Pasqua e il lunedì dell’Angelo,
dalle ore 14.30 alle 18.
Per visite durante l’anno
(scuole e comitive) telefonare
allo 031-304289 ore pasti
LO SCORSO 13 MARZO PRESSO IL SALESIANUM DI TAVERNOLA
Una giornata
di spiritualità
per i Gruppi
di Volontariato Vincenziano
ome ogni anno,
durante la Quaresima, le Volontarie Vincenziane
di Como insieme
a Gruppi della Provincia
e del Canton Ticino, si
sono ritrovate per riflettere sulla Parola di Dio.
C
Il 13 marzo scorso presso l’Istituto Salesiano di
Tavernola, relatore mons.
Italo Mazzoni, sul tema
“Il Maestro è qui e ti chiama”, ci è stata offerta l’opportunità di affrontare
interrogativi come: “Chi
siamo? Da dove venia-
mo?”.
Il riferimento costante
alle Sacre Scritture rappresenta una guida possibile ed illuminante verso le risposte; quale differenza fra religione e fede?
Se la religione è un insieme di rituali vuoti di fede,
allora è paganesimo. Crediamo alla presenza di
Dio nella nostra vita anche quando Egli, in mille
misteriosi modi vuole provare la nostra fede, allo
stesso modo con cui volle
provare la fede di Abramo, ordinandogli di sop-
CRONACA
Prealpi
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
P A G I N A
27
SI SONO SVOLTE DAL 27 AL 29 MARZO
Le Giornate
Insubriche
del verde
pulito
Dodici i comuni
italiani coinvolti,
tutti comaschi,
unitamente a
venti ticinesi
S
i sono concluse
domenica 29
marzo, presso il
Centro Polivalente di Coldrerio, le Giornate Insubriche del Verde Pulito, la
manifestazione italo-svizzera che, dallo scorso anno, propone alla popolazione dei comuni transfrontalieri, un momento
di incontro e di lavoro su
un tema della pulizia del
verde pubblico e della tutela e valorizzazione dell’ambiente. Alla manifestazione hanno partecipato dodici i comuni italiani, tutti comaschi (Parè,
Lurate Caccivio, Bizzarone, Faloppio, Ronago,
Uggiate, Albiolo, Gironico,
Valmorea, Rodero, Pellio
d’Intelvi, Lanzo), venti ticinesi (Agno, Arbedo-Castione, Arogno, Balerna,
Bedigliora, Castel San
Pietro, Chiasso, Coldrerio, Giubiasco, Losone,
Melano, Mezzovico - Vira,
Novazzano, Riva San Vitale, Rovio, Sagno, Stabio,
Tegna, Tremona, Vacallo),
la Fondazione Bolle di
Magadino e il Consorzio
correzione fiume Ticino.
Il via ufficiale dell’iniziativa è stato dato venerdì 27 marzo, con la proposta di un percorso di
sostenibilità ambientale
alla scoperta del territorio tra i comuni di Stabio
e Novazzano in Canton
Ticino e Bizzarone in Provincia di Como. La giornata ha avuto inizio presso lo stagno Colombera
per l’inizio dell’escursione, che è proseguita con
una visita ai vigneti, al
colle Sant’Ambrogio, al
fiume Lanza per terminare alle ore 15.30 al valico
di Santa Margherita.
L’appuntamento ha visto
la partecipazione di circa
150 alunni dei comuni di
Valmorea, Albiolo, Rodero, Bizzarone e Stabio.
La giornata educativa è
stata promossa e organizzata dal CREA di Como è
insieme a Parco Valle del
Lanza, Unione dei Comuni Terre di Frontiera, in
collaborazione con Regio
Insubrica, agenti di polizia di Stato, Guardie di
frontiera, Agenti di Polizia Locale della Provincia
di Como, Guardie ecologiche volontarie della Provincia di Como, ACR azienda Cantonale Rifiuti.
Il Comune di Chiasso in
collaborazione con l’associazione per l’educazione
ambientale Proteus ha organizzato, sempre nella
giornata di venerdì, una
gita pomeridiana, per le
classi 4a e 5a elementare,
nella zona del Penz, preceduta da una
preparazione
nel corso della
mattinata.
Sabato 28 la
“tre giorni” è
quindi proseguita con la pulizia del territorio, grazie alla
partecipazione
della popolazione e di associazioni locali
interessate.
La manifestazione, come detto, si è conclusa domenica 29 marzo, presso
il centro Polivalente di
Coldrerio, in Canton Ticino, con alcune visite guidate, tra cui quella alla
centrale di teleriscaldamento a legna, e con momenti di gioco.
Le Giornate Insubriche
del verde pulito si sono inserite nel tema dell’edizione della Giornata Mondiale dell’Acqua del 22
marzo 2009 “Acqua condivisa - Opportunità condivise” alla quale gli organizzatori di questo evento hanno voluto dare il
proprio contributo promuovendo un momento di
confronto e di incontro tra
scuole italo/svizzere sui
temi della tutela e della
valorizzazione di un territorio di frontiera caratterizzato proprio dalla
presenza dell’acqua.
ALLA SCOPERTA DI ALCUNE
DELLE BELLEZZE DEL NOSTRO TERRITORIO
La giornata di venerdì, promossa dal CREA di Como, ha permesso di toccare
alcuni punti storici del territorio che si sviluppa lungo la fascia di confine.
Noi abbiamo scelto di soffermarci su alcune interessanti particolarità che
caratterizzano la parte italiana.
I ragazzi hanno, innanzitutto, potuto osservare la cosiddetta “ramina” che si
pone a cavallo tra il territorio italiano e quello svizzero. In realtà non si tratta di una demarcazione del confine, ma di barriera fiscale italiana. Si trova
sempre in territorio italiano, pochi metri oltre il confine. I primi tratti della
rete vennero costruiti nel 1890 nella regione di Pizzamiglio. La “vera ramina”
fu voluta dal ministro delle Finanze italiano Giovanni Giolitti nel 1926. La
rete, chiamata “fiscale”, era stata costruita per impedire il contrabbando; era
perfino munita di campanelli, in modo che se veniva toccata questi immediatamente suonavano dando l’allarme. Durante il periodo del fascismo venne
potenziata per impedire l’espatrio clandestino. Nel dopoguerra venne mantenuta per il suo scopo originale, vale a dire per impedire il contrabbando. Oggi
è ancora visibile ma dappertutto è piena di buchi creati dai contrabbandieri e
dai clandestini. Il nome di uso comune ramina (da “rame”) deriva dal fatto
che è una rete metallica.
Prezioso monumento d’arte, presente nel comune di Bizzarone, è la chiesetta
dell’Assunta. Edificio, immerso nel verde, che ha più di 400 anni.
All’interno sono conservati gli affreschi del pittore ticinese G. B. Tarilli del
1584.
Altro prezioso “gioiello” di confine”
offerto alla conoscenza dei ragazzi è
il parco della Valle del Lanza.
Istituito nel 2002 dalla Regione Lombardia, è un’area protetta di interesse sovracomunale (che comprende
cioè aree situate in più comuni) che
si sviluppa intorno alla valle del torrente Lanza. Lungo le rive del torrente sono presenti diversi siti di interesse storico e di archeologia industriale. Vi si trovano costruzioni rurali, chiese ed edifici di interesse culturale, una ricca fauna e vecchie cave di arenaria dalle quali si estraeva la “molera”,
pietra utilizzata nell’edilizia. Il parco si estende tra le province di Varese e
Como nella parte occidentale delle colline pedemontane comprese tra l’Adda
e il Ticino. Il parco non è attraversato in senso longitudinale da strade, ma
dall’antica ferrovia della Valmorea che consente di percorrere la valle con la
locomotiva a vapore. I boschi di rovere, castagno, carpino e ontano nero sono
popolati da numerose specie animali, così come le acque del torrente. Grazie
ai corsi d’acqua sono presenti nella valle numerosi mulini: alcuni di questi
sono ancora attivi.
La ferrovia di Valmorea un tempo era utilizzata per il trasporto
quotidiano delle persone. A partire
dal 1904, anno della sua costruzione, doveva diventare un’importante via di comunicazione tra Italia e
Svizzera. L’esercizio internazionale durò invece solamente due anni,
dal 1926 al 1928 quando, su ordine
del governo fascista, la ferrovia fu
fatta terminare a Valmorea, penultimo comune italiano sulla linea, chiudendo la frontiera di Stabio. Il trasporto pubblico fu sospeso definitivamente nel 1952. Il 16 luglio 1977 anche il
trasporto di merci fu soppresso, a causa dello scarso interesse delle aziende
della valle di mantenere il collegamento ferroviario. Oggi la ferrovia è stata
ripristinata e i turisti, in alcune date prestabilite, possono salire come una
volta sul treno a vapore alla stazione di Malnate Olona e raggiungere Mendrisio-Capolago da dove poi è possibile raggiungere in treno il Monte Generoso e altri numerosi siti d’interesse turistico della regione.
Ghiozzo, lampreda, scazzone, trota, vairone, sono alcuni dei pesci presenti
nel torrente Lanza (chiamato anche Gaggiolo, Ranza, Anza o Clivio). Le
acque del Lanza, che nasce alle pendici del monte San Giorgio, nel Mendrisiotto, contribuiscono ad alimentare quelle del fiume Olona che, dopo una
lunga corsa attraverso la pianura padana, si immette nel Po. Sono acque
transfrontaliere dunque, che concludono il loro percorso nel mare Adriatico.
L’ecosistema acquatico del Lanza è stato minacciato nel recente passato dai
lavori di regimazione idraulica realizzati in questo tratto del torrente. Per
evitare che errori come questo si possano ripetere in futuro, la Provincia, la
Regione e i Comuni interessati hanno approvato un “piano di bacino” per
affrontare insieme i problemi legati al dissesto delle sponde e ai pericoli di
esondazione senza dimenticarsi delle esigenze di tutela dell’ambiente
acquatico.
Lungo la Valmorea sono numerosissime le sorgenti d’acqua dolce che sgorgano da anfratti nella roccia . Uno di questi si trova quasi sul fondovalle nei
pressi del percorso ciclopedonale che dalla stazione di Valmorea conduce al
valico di Santa Margherita. Date le dimensioni della cavità e l’importante
getto continuo d’acqua che da questa fuoriesce e per la costante presenza di
umidità e nebbie (soprattutto d’inverno), si sono alimentate nei secoli numerose leggende locali che vedono quasi sempre nella strega, “la stria”, la governante di questo luogo misterioso.
FRONTALIERI E DISOCCUPAZIONE, UNA NOTA DELLA CISL
In un comunicato la Cisl Frontalieri di Como ha deciso di contribuire con un
po’ di chiarezza dopo le numerose voci legate alla falsa notizia sulla cessazione,
a partire dal 1° giugno 2009, delle prestazioni di disoccupazione a favore dei
lavoratori frontalieri italiani che perdono in lavoro in Svizzera. “La Svizzera scrive in una nota il sindacato - così come previsto dalla legge 147/97, a partire
dal 1° giugno 2009 non sarà più tenuta a versare all’Italia i contributi dei
frontalieri contro la disoccupazione. Questo, tuttavia, non implica la fine
dell’erogazione delle prestazioni di disoccupazione frontalieri in quanto la legge stabilisce che tali indennità saranno corrisposte fino all’esaurimento del fondo giacente nella gestione separata dell’Inps che, a oggi, ammonta a circa 300
milioni di euro. Quindi, in sostanza, a partire da giugno cesserà la retrocessione
dei contributi da parte della Svizzera ma l’Inps continuerà a pagare le indennità di disoccupazione - unico ammortizzatore sociale dei frontalieri - anche dopo
il 1° giugno. L’impegno della CISL e del sindacato svizzero OCST, è pertanto
quello di vigilare affinchè il fondo Inps, costruito con i contributi dei lavoratori
frontalieri, non venga utilizzato per altri scopi come ventilato in alcuni ambienti politici. Per ulteriori informazioni in proposito, gli interessati potranno rivolgersi all’Ufficio Frontalieri Cisl a Como; oppure presso quelli di Olgiate Comasco
tutti i venerdì pomeriggio dalle 15.30 alle 18.30 e Porlezza ogni 1° e 3° mercoledì del mese”.
A
CRONACA
P A G I N A
28
Lago&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
DONGO IL TEMPO DELLA CRISI
Afl: l’ansia del fallimento
Una decisione
improvvisa,
comunicata lunedì
scorso, senza che
nessuno sapesse
nulla in merito
alla gravità
della crisi.
E ora a regnare
è l’incertezza
Alcune immagini di Afl tratte
dall’album dei ricordi
«
S
VOLONTARIATO
VINCENZIANO
RACCOLTA
PER VENDITA
BENEFICA
A COMO
I Gruppi di Volontariato Vincenziano di
Como raccolgono articoli di modernariato,
antiquariato, libri, dischi in vinile, biancheria letto /bagno e pizzi
della nonna, cappelli,
cinture e borse vin-tage, finalizzati alla vendita benefica che si terrà al palazzo del Broletto 1° piano dal 6 al
10 maggio ore 10/
18.30.
La raccolta è in via
Dante 70 il martedì,
dalle 15 alle 17.30 dal
7 al 28 aprile.
IL FLAUTO
MAGICO
A SAN FEDELE
INTELVI
Venerdì 3 aprile 2009
alle 20.30 presso il teatro di San Fedele Intelvi ragazzi del Laboratorio Teatrale, scuola secondaria di primo
grado, presentano: “Il
flauto magico”, spettacolo teatrale liberamente tratto dal “Flauto magico” di W.A. Mozart, libretto di J. E.
Schikaneder 1791.
do, dalle segreterie di
Fim, Fiom, Uilm Como.
“Le segreterie - si leggeva nella nota sindacale
- esprimono sconcerto e
forte preoccupazione per
quanto è avvenuto, praticamente nel quasi silenzio, nella mancanza di
una strategia di raccordo
con i diversi sforzi in atto
e i ruoli e le responsabilità di autorità pubbliche.
In questi mesi abbiamo
sostenuto azioni con rilievo pubblico che avevano
portato al coinvolgi-mento delle istituzioni (Governo, Regione, Provincia).
Tale iniziative avevano
consentito di ottenere una
copertura per i lavoratori
attraverso la concessione
della cassa in deroga regionale a far data dal 4
marzo 2009. Fim, Fiom,
Uilm avevano però ribadito con forza la necessi-
tà di un tavolo istituzionale per affrontare la situazione produttiva e finanziaria dell’azienda
molto critica e per spingere verso la definizione
di un nuovo progetto industriale. Era insufficiente un impegno solo sul
lato degli ammortizzatori sociali, andava accelerato la discussione sul
piano industriale. Si era
tenuta anche una audi-
zione in sede di commissioni congiunte regionale
conclusasi con l’impegno
dell’avvio di un confronto
presso l’unità di crisi della Regione Lombardia finora però non convocato.
Il fallimento dell’AFL determina una emergenza
sociale e economica per
tutto l’Alto lago di enormi proporzioni che non va
sottovalutata come purtroppo è avvenuto finora».
RIFLESSIONI SPARSE
I giovani di oggi, tra luci e ombre
i vorrebbe
una guerra
per farli ragionare, te lo
dico io, una
guerra come quella che
abbiamo provato noi, vedresti come si raddrizzano!” La mia amica è veramente infuriata con i suoi
nipoti che la stanno facendo impazzire per un
problema che credo esista
in tutte le famiglie: l’alimentazione dei giovani
che si guastano l’appetito con “schifezze” di vario
genere, oltre, spesso, allo
spreco di ore e denaro.
Resto con la caffettiera
a mezz’aria. Mi è sembrata, al primo impatto, la
bestemmia più grossa che
non abbia mai sentito:
una guerra…? Ritrovare
gli orrori, la fame, il freddo, i dispiaceri, i geloni.
L’angoscia di un’altra
guerra, ma si rendeva
conto la mia amica cosa
andava dicendo? E’ solo
peccato pensarlo. Forse
ho ribattuto troppo vivacemente, tanto che lei mi
ha messo con le spalle al
muro con un semplice ragionamento: “Tu non la
chiami guerra quella del
sabato sera? Quante famiglie angosciate che, per
vincere la paura, fanno
finta di non sentire il figlio che rientra ad un’ora
tarda del mattino, o sen-
C
“
tire suonare il telefono
che squilla magari da un
ospedale? Quanti genitori sono accorsi su un’autostrada per vedere il proprio figlio morto in un incidente? Non la puoi chiamare follia guardando le
fotografie di certe discoteche che sembrano campi
di battaglia, fatti apposta
per togliere ogni inibizione come quando ubriacavano i soldati che dovevano andare all’assalto in
prima linea? Parli dei nostri giovani di oggi, perché sono così annoiati e
sempre stanchi, dei genitori permissivi che, più
per forza che per amore,
per non perdere del tutto
la confidenza dei loro figli coprono o favoriscono
queste cose mostruose come la droga e l’alcol. Il
progresso ci ha forzato la
mano, e ai nostri figli ab-
biamo rubato un po’ di vita: quegli anni preziosissimi che vanno dai dodici
ai diciotto anni. L’ultima
infanzia e la prima giovinezza. Il nostro tempo ha
rubato a loro le prime soddisfazione di portare a
casa la mancetta del fornaio, del salumiere, del
giornalaio o anche solo
quella della vicina di casa
per aver fatto un lavoretto, si sentivano importanti e crescevano con un
senso del risparmio che
ora i nostri ragazzi non
conoscono più perché la
mancetta viene così comoda dal portafoglio di papà. La televisione ha rubato loro l’emozione del
primo bacio innocente
raccolto di nascosto in
una dolce serata di primavera. Un’altra cosa:
come mai i genitori sono
obbligati a mantenere un
figlio finché non è autosufficiente quando la legge riconosce che possono
decidere il loro futuro da
soli e votare a 18 anni?”
Un ragazzo di 27 anni,
pochi giorni fa, ha portato la madre vedova davanti al giudice di “Forum” pretendendo più soldi perché voleva allontanarsi da casa, prendersi
una convivente perché
quello che gli passava la
madre non bastava per
vivere: non ci sono parole
per commentare.
Ma io resto un’inguaribile ottimista!
Mi fa male al cuore sentire denigrare i giovani di
oggi, mi si parano davanti agli occhi tutti i ragazzi che spingevano le
carrozzelle dei malati a
Lourdes, quelli che fanno
volontariato attivo, e
mentre stavo per ribattere, qualcosa mi ha bloccato: era la sirena dei pompieri e quella di un’ambulanza che accorrevano rispondendo a una richiesta di aiuto. Ho aperto la
finestra e ho commentato: senti questi, sono l’altra faccia della medaglia,
questi sono giovani che ci
danno testimonianza che
il bene sa vincere il male.
E il caffè della domenica
ci è sembrato molto più
dolce.
RINA CARMINATI FRANCHI
Mentre andiamo in
macchina l’emozione è
ancora molta e le voci di
intese o possibile revoche
del fallimento si accavallano disordinatamente.
Nulla, per il momento è
dato sapere con certezza,
resta la fatica e la profonda sofferenza di un’azienda storica per il Comasco,
la cui vita ha accompagnato l’intero secolo scorso.
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
i è verificato
tutto nel più
assoluto silenzio - tuona Fausto Tagliabue
segretario generale della
Cisl di Como commentando la notizia del fallimento di AFL Dongo -. La rabbia è che nessuna sapeva
nulla, né del ricorso dell’Inps né del fallimento,
proprio mentre stavamo
lavorando per le casse
integrazioni».
A chiedere il fallimento
della storica ferriera risulta essere stata l’Inps,
proprio l’ente che stava
erogando la Cassa Integrazione agli oltre 200 dipendenti coinvolti, cui è
seguita la decisione poi
del Tribunale di dichiarare il fallimento con nomina del curatore.
Grande sconcerto ha
accompagnato la notizia,
all’inizio di questa settimana, come si evince dal
comunicato diffuso, a cal-
CAMPIONE
IN RICORDO
DI ARRIGO
GALASSI
Campione d’Italia non
dimentica uno dei suoi
più diletti figli e, nel trentennale della prematura,
tragica scomparsa del
grande oboista Arrigo Galassi, non può accontentarsi del ricordo di lui nella toponomastica cittadina. Gli dedica infatti il
Concerto di Pasqua, domenica 5 aprile, alle 21,
nella chiesa parrocchiale
di San Zenone, dove il tributo alla memoria sarà
interpretato da Fabien
Thouand, primo oboe della Scala (il posto che Galassi aveva occupato trentenne, su invito, per chiara fama, di Claudio Abbado) e da Klaidi Sahatci,
primo violino del medesimo teatro milanese, con
l’ensamble Perpetuum
mobile diretto da Igor
Longato. L’ingresso al
Concerto di domenica 5
aprile è libero e gratuito.
Per maggiori informazioni: Azienda turistica di
Campione d’Italia, telefono 0041-91 6495051.
P A G I N A
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CRONACA
ValliVaresine
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
GEMONIO ALLA SCOPERTA DELLE ANTICHE CHIESE
Pellegrini in Valcuvia
È
ormai tradizione
per la parrocchia di
Gemonio proporre
ai fedeli, nei sabati
di quaresima dei
pellegrinaggi mattutini – a
piedi – per raggiungere
qualcuna delle antiche
chiese della Valcuvia e pregare col S. Rosario durante il tragitto e con la recita
delle Lodi una volta arrivati alla meta. Anche quest’anno l’impegno si è rinnovato e assieme al parroco don Marco il gruppetto
di pellegrini ha di volta in
volta raggiunto S. Maria
del Sasso a Caravate, la
chiesa del Convento di
Azzio, la S. Casa a Cavona
e, sabato scorso, San Biagio
a Cittiglio dove il gruppo è
stato accolto (come già lo
scorso anno) all’interno del
cantiere degli scavi archeologici, dove hanno potuto
pregare intorno all’antico
altare medioevale da poco
rinvenuto all’interno della
chiesa. I pellegrinaggi quaresimali gemoniesi si concluderanno sabato prossimo con la Via Crucis per i
ragazzi alla chiesa di San
Pietro.
LA SCORSA SETTIMANA INTERVENTO DELLE SQUADRE BOSCHIVE
Un allarme incendio a Caravate
llarme incendio
boschivo la sera
di martedì 24
marzo. A prendere fuoco il versante sud del San Clemente, proprio a ridosso della
cava Colacem, in comune
di Caravate, ma al confine
con i territori comunali di
Sangiano e Cittiglio. Il fuoco - la cui origine è molto
probabilmente dolosa - è
stato subito avvistato e sul
posto si sono immediatamente portate le squadre
AIB (Antincendio boschivo) del COAV (Coordinamento Antincendio Valcuvia) che già erano in servizio di vigilanza visto il forte vento che per tutta la
giornata aveva imperversato in zona. I volontari di
Gemonio, Cocquio, Sangia-
A
COMUNITÀ MONTANA VALCUVIA:
OK ALL’ULTIMO BILANCIO
Lunedì 23 marzo 2009 la Comunità Montana della Valcuvia ha approvato
senza voti contrari e con tre astenuti l’ultimo bilancio della sua storia, prima del passaggio alla nuova comunità Valli del Verbano. Bilancio prettamente
tecnico quello approvato che però ha dovuto fare i conti con circa 200 mila
euro di trasferimenti in meno dallo Stato. Per dare, comunque, un segnale
forte nella direzione del risparmio l’assemblea ha approvato la proposta del
direttivo di eliminare i gettoni di presenza dei consiglieri e di ridurre della
metà le indennità di carica di presidente ed assessori (compenso lordo di
350 euro mensili per gli assessori e di 778 euro per il presidente che ne
percepirà però solo 389 perché lavoratore dipendente).
“Questa ci è sembrata una scelta indirizzata a dimostrare il senso di “servizio” che gli Amministratori oggi svolgono nell’Ente e nei confronti dei Sindaci che in questi anni ci hanno sempre sostenuto – ha commentato il presidente Magrini – La scelta non deve essere letta come un sacrificio ma intesa
come un dovere anche nei confronti dei nostri cittadini, al fine di mantenere
in essere quei servizi e quelle attività, da anni garantite da Comunità Montana della Valcuvia, che dovranno essere, comunque, assicurate fino alla
fine del 2009". Il bilancio 2009, così come strutturato garantirà i fondi per
manifestazioni ormai consolidate in Valcuvia: “Corni e pecc”, “Valcuvia
Extreme” e la pubblicazione di “Terra e gente”. Nonostante i tagli, comunque,
Comunità Montana ha finanziato anche importanti opere pubbliche sul proprio territorio: 494 mila euro per l’impianto di fitodepurazione di Castello
Cabiaglio e 270.600 euro per la realizzazione del collettore di fondovalle,
oltre, ovviamente, agli interventi minori che continueranno ad essere garantiti come sempre.
A.C.
no, Caravate hanno cercato di controllare l’incendio,
non potendo intervenire di
notte su un terreno tanto
impervio come quello ove si
era sviluppato l’incendio.
Presente sul posto anche il
coordinatore del COAV
Dario Bevilacqua e i Vigili
del Fuoco pronti ad intervenire se il fuoco avesse
raggiunto le case della località San Clemente. La
mattina di mercoledì, all’alba, i volontari si sono ritrovati a Caravate ove, sotto la direzione del Corpo
Forestale dello Stato e del
coordinatore Bevilacqua,
hanno iniziato le operazioni di spegnimento vero e
proprio dell’incendio che
era proseguito per tutta la
notte.
La squadra di Gemonio ha
montato la vasca che ha
fatto da serbatoio all’elicottero che, per quasi tutta la
mattinata, ha fatto la spola con il fronte dell’incendio sino a domare completamente le fiamme. Alle
squadre AIB già sul posto
la sera prima e a cui si sono
aggregate anche quelle di
Cittiglio, Cuvio e Casalzuigno è stato dato incarico di
effettuare le operazioni di
bonifica del territorio bruciato in modo da evitare
che il fuoco potesse riattivarsi. Così facendo già nella mattinata l’incendio è
stato debellato, dimostrando – ancora una volta l’importanza del lavoro di
gruppo organizzato nel
COAV. E… proprio per
combinazione nel momento in cui è arrivato l’allarme incendio i coordinatori
delle squadre di Protezione Civile della Valcuvia
erano radunati al Pradaccio assieme ai rispettivi
sindaci, il presidente della
Comunità Montana e l’assessore provinciale Azzi
per discutere insieme del
“Protocollo d’intesa tra la
Provincia di Varese e la Co-
AFRICALENDARIO/20
È TEMPO
DI UN PRIMO
BILANCIO...
COSA HO FFA
ATTO?
Questa settimana rientro
in Italia per venti giorni. Le
ultime giornate in Kenya
non possono che essere
quindi un’occasione per un primo bilancio dell’esperienza, oltre che un affannoso tentativo di
portare a termine una serie di attività rimaste
in sospeso. Quando, arrivato a casa, dovrò rispondere alla domanda “che cosa hai fatto?” sarò
forse un po’ in difficoltà. Le mie attività quotidiane sono state estremamente varie, spaziando
dal sostegno organizzativo a corsi per giovani
in cerca di lavoro allo scambio di idee con la
squadra di atletica di Kivuli. Ho provato a dare
lezioni di pianoforte a un gruppo di ex ragazzi
di strada e ho trascorso giornate con la cooperativa di rifugiati che intagliano il legno, cercando di rafforzare il loro marketing. Nel “tempo libero” ho tentato di impostare una valutazione di Juhudi Zetu (I nostri sforzi), il programma di sostegno ai lavoratori informali che IPSIA
gestisce da tre anni, in modo da poterla utilizzare anche come tesi di laurea. Quanto sia stato utile tutto questo non posso saperlo. Senza
dubbio mi ha fatto apprezzare la verità di un’affermazione di Bruno Chenu, teologo francese:
“I crocifissi, gli impoveriti, gli emarginati sono
il volto di Cristo. L’identificazione non è generale ma personalizzata: ogni volto di povero è
icona di Cristo. E perciò stesso diventa rivelatore del cattivo ordine del mondo, denunciatore
dell’ingiustizia regnante. Nel tempo della storia, la relazione con il Cristo vincitore è mediata dall’altro vinto, indigente, spogliato, affamato. La via più breve per andare a Cristo è la via
per l’altro. La prossimità a Cristo è la prossimità ai nostri fratelli nell’indigenza. Il Figlio dell’uomo ci dà per sempre l’appuntamento nell’uomo e nei popoli calpestati!”.
Per seguire Martino e dialogare con lui: http://
martinkenya.splinder.com.
MARTINO GHIELMI
VARESE: UNA SERATA
DI CONDIVISIONE, MUSICA
E TESTIMONIANZA DA NAIROBI
Sabato 4 aprile alle ore 21.00, le Acli di Varese organizzano “Hoperaisers”, letteralmente “Creatori di speranza” un’interessante
serata di incontro, musica, condivisione e riflessione tra Nord e Sud del mondo. Il titolo dell’incontro, che si terrà presso la sala QBR (Bustecche, piazzale de Salvo, Varese) è anche il nome
del gruppo musicale di cui fanno parte i due giovani artisti ospiti: Isaiah Kimani e Daniel Onyango. Nati e cresciuti nell’enorme baraccopoli
di Korogocho (celebre in Italia perché vi ha abitato per dodici anni padre Alex Zanotelli), sono
due rappresentanti di un gruppo di musicisti che
ha scelto di impegnarsi nella risposta agli immensi problemi degli slum delle città africane
attraverso la musica. La serata sarà un’occasione unica per incontrare un contesto più vicino
di quanto si pensi: sarà infatti presente anche
Martino Ghielmi, studente universitario di Orino (Va) che da novembre scorso è a Nairobi come
servizio civile volontario con IPSIA (ong delle
Acli), nonchè costante ospite de “Il settimanale”
attraverso la rubrica “Africalendario”.
Il reciproco scambio di esperienze sarà inframmezzato da alcune performances live dei musicisti kenyani e si concluderà con un appetitoso rinfresco, ulteriore occasione di scambio di idee in
maniera informale.
Per informazioni: Acli Varese, 0332 281204.
munità Montana Valcuvia
in materia di Protezione
Civile” che servirà – una
volta sottoscritto – a garantire una migliore integrazione e implementazione delle rispettive risorse. Scopo di questo accordo
quadro tra Provincia e CM
Valcuvia è quella di riconoscere la Comunità Monta-
na quale ente gestore della Protezione Civile nel territorio di competenza in
modo da creare una sinergia operativa come quella
già ampiamente sperimentata (e documentata in
questo stesso articolo) nell’antincendio boschivo.
ANTONIO CELLINA
Sondrio
CRONACA DI
E
P R O V I N C I A
P A G I N A
31
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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
INCONTRO PROMOSSO DALLA NAVICELLA L’INTERVENTO DEL SOCIOLOGO ALDO BONOMI
Come stare bene nelle comunità
S
tar bene nelle
nostre comunità è il titolo della
conferenza tenuta dal sociologo
Aldo Bonomi, recentemente ospite dell’associazione Navicella a Morbegno nell’ambito dell’iniziativa Comunità, benessere e salute mentale, promossa con l’intento di riflettere sui temi dello star
bene, della comunità e
della salute mentale. «Il
malessere che si manifesta nel disagio psichico e
materiale, nell’incapacità
di avere un rapporto positivo con la modernità ha esordito lo studioso - è
connesso all’apocalisse
culturale che tutti ci riguarda anche in provincia
di Sondrio e che ha messo le persone nella condizione di non riconoscersi
più in ciò che fino a poco
fa era naturale. Da qui il
bisogno di mettersi insieme per affrontare i tempi
nuovi e la prospettiva di
un futuro non più certo».
Per descrivere le cause
che hanno portato a un
cambiamento così drammatico anzitutto per gli
anziani, perché sottrae il
terreno sotto i piedi, Bonomi è ricorso al termine
spaesamento, cioè l’essere senza paese, senza radici. L’avvento della globalizzazione, quasi un
tornado, ha sconvolto lo
spazio che da sempre accompagnava il succedersi delle generazioni, svuotando di senso la comunità originaria in cui ci si
riconosceva, dalla chiusura dei piccoli negozi di
paese, sopraffatti dalla
concorrenza dei supermercati, a quella di scuole, uffici postali, alla “razionalizzazione” degli
ospedali, chiudendoli o riducendone i servizi. «A cavallo del secolo questo
spaesamento ha colpito
anche la società valtellinese, perché l’ha trasfor-
mata da società con mezzi scarsi ma fini certi in
una con mezzi iper-abbondanti ma fini del tutto incerti». Ciò significa
che, se un tempo si sapeva che si sarebbe lavorato presso una banca o un
ente pubblico per tutta la
vita per poi costruirsi la
casa di proprietà, che i
sacrifici servivano a far
studiare i figli per garantire loro una vita migliore di quella dei padri; se
una volta si sapeva come
si nasceva e si moriva, che
la famiglia e i parenti ci
avrebbero accompagnato
nella malattia e nella
morte, oggi è venuta meno questa rete primaria,
che faceva sentire dentro
una relazione. Inoltre, un
volontariato che voglia
produrre capitale sociale
nella nostra provincia
oggi deve fare i conti con
un territorio dove, pur con
un certo malessere e dei
problemi, il rapporto reddito/benessere è tra i più
alti del sistema paese. Il
problema in questa società, dove avanzano i grandi cambiamenti epocali
portati dai mezzi iper-abbondanti che la tecnica
mette a disposizione, è
l’incertezza dei fini. Chi
vent’anni fa avrebbe potuto immaginare che anche in Valtellina si sarebbe dibattuto sulla liceità
di nuove opportunità offerte dal sapere medicoscientifico-tecnico (per es.
la possibilità d’intervenire sul DNA)?, o che anche
da noi il discrimine sarebbe passato tra chi sa e chi
non sa navigare in internet e che avremmo dovuto vigilare sulla “navigazione” dei nostri figli?, o
che i valtellinesi sarebbero divenuti buoni viaggiatori dei voli low cost e sarebbero cambiati totalmente i comportamenti e
i consumi? Eppure, questa è la realtà, anche se
non significa che tutti
DALLA MEDIA VALTELLINA
PULLMAN PER PARTECIPARE
ALLA MESSA CRISMALE A COMO
La Zona Pastorale Media Valtellina, per favorire la più ampia partecipazione alla Santa
Messa Crismale del Giovedì Santo - presieduta in Cattedrale a Como dal vescovo
monsignor Diego Coletti - organizza un pullman. Quest’anno, inoltre, proprio durante la
Messa Crismale sarà ufficialmente indetta la
visita pastorale del Vescovo alla diocesi. La partenza è prevista per le ore 7.00 del mattino di giovedì 9 aprile da piazzale Bertacchi
a Sondrio.
La quota è di 10 euro per gli adulti; 7 euro
per i ragazzi. Il pranzo è al sacco. Per informazioni e iscrizioni rivolgersi a don Mariano
Margnelli al 347-2989078.
sono in grado di goderne
allo stesso modo, perché
coi grandi cambiamenti
epocali la nostra è divenuta la società della paura, della regressione, dell’incertezza. È venuto meno il paradigma novecentesco che, con una semplificazione, possiamo identificare nel conflitto tra
capitale e lavoro, dove lo
Stato interveniva per
ridistribuire le risorse col
welfare, mentre il volontariato si percepiva come
sussidiario allo Stato.
Bonomi ha sostenuto che
ora, invece che di conflitto tra capitale e lavoro, si
dovrebbe parlare di conflitto tra flussi e luoghi,
dei grandi flussi della globalizzazione che impattano sui luoghi nella società con mezzi iper-abbondanti e fini incerti con
effetti che si ripercuotono
nel “locale”. Questo succede coi prodotti finanziari
UN IMPEGNO ARTICOLATO
NELLA LOTTA AGLI STUPEFACENTI
Ormai da tempo è assodato che la posizione periferica della provincia di
Sondrio non la rende più isola felice rispetto a una serie di fenomeni tipici
delle aree metropolitane, come lo spaccio e il consumo di sostanze stupefacenti. Anche in Valtellina e in Valchiavenna il problema esiste, senza creare
allarmismi ma è senza dubbio oggetto di attenzione da parte delle forze dell’ordine. La conferma che la questione non deve essere sottovalutata arriva
dalle ultime operazioni svolte da carabinieri, polizia e guardia di finanza, che
hanno portato a confische e diversi fermi arresti: coinvolti anche degli
“insospettabili”, come imprenditori e persone mai segnalate alle forze dell’ordine. Lo scorso fine settimana due gli uomini – entrambi valtellinesi – finiti
in carcere, più un sequestro di cocaina di dimensioni ingenti: chili e chili di
polvere bianca come mai era accaduto in provincia di Sondrio. Gli esperti, che
stanno studiando il fenomeno sul territorio, dicono che nel sondriese non esiste, come altrove, una struttura piramidale, ma tanti piccoli gruppi che agiscono separatamente e autonomamente. L’organizzazione e la mappa dello
spaccio si fa sempre più precisa; mentre per quanto riguarda il consumo,
sebbene ci sia un utilizzo trasversale (per età e classe sociale), la fascia maggiormente a rischio è fra i 16 e i 29 anni. Persino l’atteggiamento nei confronti degli stupefacenti è cambiato: mentre una volta vi era un forte senso di
stigma, di pregiudizio, oggi la droga viene considerata il mezzo più veloce per
raggiungere lo “sballo”, il divertimento a tutti i costi, l’evasione sì ma anche
per non sentire la fatica e avere la sollecitazione a fare sempre di più. «Intervenire – dicono le forze dell’ordine – è indispensabile per salvare tanti giovani e stroncare un traffico economicamente redditizio: la cocaina e l’eroina, sul
mercato, vengono vendute a costi fino a 1700 volte superiori rispetto al loro
valore iniziale».
(tra cui quelli americani
responsabili della crisi),
che arrivano nel “locale”
e lo cambiano antropologicamente: la gente
non investe più nei Bot,
ma nella New Economy;
o con le transnazionali
come la Nuovo Pignone,
l’A2A (nata dall’incorporazione di ASM e AM
SA in AEM per reggere la
concorrenza europea e
mondiale), o con la turistizzazione e le migrazioni, flussi che trasformano
i luoghi in qualcosa di
profondamente diverso
da come erano. In questo
nuovo conflitto diventa
decisiva la coscienza di
luogo, perché più è viva e
sviluppa coesione sociale,
più sa rapportarsi ai flussi, contrastandoli o agganciandosi ad essi. Dentro lo spaesamento si
deve ricostruire una comunità, diversa da quella che si è dissolta, ma che
sia una comunità di relazione. Il volontariato ne è
il motore, il soggetto tecnico-politico che distingue
i flussi buoni, che conosce
i soggetti sociali che stanno nei luoghi, che “prende per mano” i luoghi impauriti e li mette in relazione con la modernità
globalizzata. «Quindi, il
nuovo volontariato non è
solo dono di tempo - ha
spiegato Bonomi - ma richiede una profonda conoscenza dei luoghi, della
composizione sociale, del
malessere, delle ragioni
del disagio dei luoghi, e la
capacità di mettere tutto
in rapporto con la globalizzazione». Da qui l’invito a Navicella ad essere
parte di quella comunità
di cura estremamente
importante per aumentare la coscienza che il luogo ha del cambiamento.
Ma a questa comunità
appartiene non solo chi,
per professione e ruolo,
esercita una funzione di
cura, di accompagnamento e di inclusione, ma tutti coloro che si preoccupano del disagio: insegnanti, medici, avvocati, preti,
ecc. Guai però a percepir-
INCONTRI UNITRE DI SONDRIO
Queste le iniziative che Unitre di Sondrio promuove nella prima settimana di aprile: domenica 5, visita guidata dalla prof. Berlanda alla mostra “Futurismo 1909-2009. Velocità + arte + azione” presso Palazzo Reale a Milano e agli esterni
dei palazzi liberty i città; lunedì 6, l’avvocato
Tiziana Mevio parlerà de Il nuovo diritto di famiglia; martedì 7, presso il cinema Excelsior sarà
proiettato a prezzo ridotto il film in programma la
domenica precedente; mercoledì 8, Massimo Dei
Cas, docente di filosofia e psicologia, terrà una lezione su Hanna Harendt, del pensare, dell’agire,
della politica; giovedì 9 alle ore 15.15, per la solennità di Pasqua sarà proiettato il video del grande oratorio La Creazione (Die Schopfung) di Joseph
Haydn interpretato dalla Scottish Chamber Orchestra diretta da Peter Schreier. Le lezioni riprenderanno dopo Pasqua mercoledì 15 aprile, quando
Sandro Nava, amministratore delegato della ditta
Pezzini, per Avventure di viaggio presenterà Alla
ricerca di balene. Entro la stessa data, chi intende
partecipare al viaggio guidato dall’archeologo
Massimiliano David, I romani sul Danubio, dal
31 maggio al 6 giugno, dovrà provvedere al saldo
della quota dovuta. Tutte le lezioni, salvo diversa indicazione, hanno inizio alle ore 15.30
presso la sala del Cinema Excelsior.
si come soggetto unico,
perché la comunità di
cura nasce dalla relazione con gli altri. Quindi,
Navicella dovrà trovare
nuovi volontari, ma soprattutto costruire relazioni. Accanto a questa,
però, in Valtellina esiste
un’altra comunità iperpresente, che Bonomi ha
definito “rinserrata, rancorosa, o maledetta”, fondata sul parametro del
sangue, del suolo, dell’appartenenza, dove ci si
mette insieme contro un
nemico, ad esempio i rom.
Il nodo del problema non
lo risolve la comunità di
cura contro la comunità
rinserrata - che, fra l’altro, è egemonica - ma
stringendo alleanza con
la comunità operosa, cioè
con chi fa economia sul
territorio, perché si preparano tempi di welfare
scarso e si dovranno autoorganizzare le risorse
mutualistiche. D’altra
parte, la comunità operosa ha bisogno della comunità di cura, perché se
non c’è coesione sociale, se
la città non garantisce le
forme minime di convivenza, diventa difficile
anche fare economia.
Inoltre, più una società è
coesa, più produce welfare, più è libera e operosa. «Si tratta di un processo che stempera la comunità rancorosa - ha concluso Bonomi - ed evita
che Navicella sia relegata nel ghetto dei buoni e
vinca la comunità rancorosa».
A complemento di questa iniziativa, lo scorso
fine settimana Navicella
ha promosso un incontro
sul tema Salute mentale è Cittadinanza nel
corso del quale sono stati
esposti i vari progetti dell’associazione, in particolare un corso di formazione e approfondimento per
nuovi aspiranti volontari.
Per informazioni telefonare al 339-2754019; per
la zona di Morbegno telefono fisso: 0342-611109;
per la zona di Tirano
0342-701005.
A.R.
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CRONACA
Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
BEREBENNO IL CICLO DI INCONTRI PROMOSSI DA OTHILIA E DALL’ORATORIO SAN GIOVANNI BOSCO
Tre serate dedicate ai genitori
C
ome possono fare,
genitori ed educatori, per porre rimedio al dilagante “consumo” di
droga ed alcol da parte degli adolescenti d’oggi? È il
complicato rebus al quale
ha cercato di offrire alcuni
spunti di riflessione, ed anche qualche suggerimento,
don Diego Fognini, della Comunità “La Centralina” di Morbegno. Nell’affollatissimo primo incontro
proposto da Othilia, Associazione culturale per le
pari opportunità con sede
a Berbenno, in collaborazione con l’Oratorio San
Giovanni Bosco ed il sostegno della Direzione Generale Famiglia e Solidarietà Sociale di Regione Lombardia, sono bastati 45 minuti, come un primo tempo di una partita di calcio,
per delineare con lucidità
ed estrema sintesi i punti
di maggior conflitto della
società moderna: una so-
stanziale mancanza di autorevolezza che incide negativamente nei confronti
del dialogo con i propri figli, ma anche tra i propri
figli ed i loro educatori. Ciò
comporta l’ormai radicata
assenza di sincerità, che
mina irrimediabilmente la
reciproca fiducia. «In effetti
– sostiene don Diego – vi
sono due realtà che possiamo definire ‘agenzie’: la
scuola e la famiglia. Entrambe vivono un momento di crisi nel rapporto con
le giovani generazioni, e
spesso non riescono ad applicare i giusti insegnamenti, anche perché entrano in conflitto tra loro. Pensiamo a genitori che, a
fronte di un richiamo da
parte della scuola nei confronti del proprio figlio,
magari se la prendono più
con il professore piuttosto
che riconoscere l’esistenza
di un problema». Le riflessioni di don Diego, che è
anche insegnante, hanno
poi offerto spunti per accendere il dialogo con i presenti, alcuni dei quali hanno condiviso la propria esperienza personale, anche
con toni drammatici, come
nel caso di una rappresentativa di mamme, a loro
volta riunite in associazione, che si sono dovute imbattere con i problemi della tossicodipendenza dei
propri figli. Don Diego, pur
sottolineando che non vi
sono ricette applicabili in
tutti i casi, ha fornito comunque alcuni suggerimenti, basati soprattutto
sulla propria diretta esperienza di educatore nella
scuola e nella comunità.
Innanzitutto i ragazzi devono sentirsi valorizzati,
oltre che voluti bene, e
quindi è indispensabile saper creare un rapporto speciale in grado di sintonizzarsi reciprocamente e capire quanto bene ci si vuole e la necessità di percorrere insieme ogni tappa
LA PROVALTELLINA EROGA
232MILA EURO PER 31 PROGETTI SUL TERRITORIO
Sono 31 i progetti che il Consiglio di Amministrazione, nella sua più recente
seduta, ha ritenuto rispondenti ai requisiti previsti e quindi meritevoli di contributo, per un totale di 232mila euro. Con questo provvedimento la Pro Valtellina
ha ufficialmente chiuso il secondo Bando 2008 presentato all’inizio del 2009
dopo i cambiamenti intervenuti ai vertici e la nomina del nuovo presidente Marco
Dell’Acqua affiancato, nel Comitato Esecutivo, da Anna Pola Orio, Giorgio
Scaramellini, Costanzo Giotta e Cesare Dell’Oca, e dal segretario Gianni Cioccarelli. Il bando, incentrato sui servizi alla persona, ha tenuto conto dei bisogni
espressi dal territorio, focalizzando l’attenzione sulla tutela dei minori e sulla
partecipazione dei soggetti disabili alla vita sociale. I 31 progetti selezionati
sono ripartiti sull’intero territorio provinciale con una maggiore concentrazione
nel sondriese. Sono stati finanziati fino a un massimo del 50% del costo complessivo, mentre la quota restante dovrà essere coperta con fondi propri dalle
associazioni e dagli enti. Questi ultimi, trattandosi di un bando a raccolta, dovranno racimolare contributi pari al 20% di quanto loro assegnato. Le donazioni, che ammonteranno dunque a poco meno di 50mila euro, saranno destinate
all’incremento del Fondo patrimoniale Pro Valtellina. «Con questo bando abbiamo inteso porre l’attenzione su tematiche specifiche, dalle quali emergono nuovi bisogni per la nostra realtà che sta lentamente cambiando, spesso con effetti
negativi sul contesto familiare e sociale, stimolando la progettualità di enti e
associazioni impegnati in questi ambiti – spiega il presidente Marco Dell’Acqua –. L’alto numero di progetti presentati e la varietà delle proposte testimonia la loro attenzione e le potenzialità che devono sviluppare per fornire un
supporto concreto alle istituzioni, senza sovrapposizioni né dispersione di fondi.
In questo modo si realizza pienamente quella sussidiarietà che è il fondamento
della Pro Valtellina e delle altre fondazioni comunitarie volute da Fondazione
Cariplo». Scorrendo l’elenco dei beneficiari (disponibile sul sito internet della
Pro Valtellina), sul fronte degli interventi per la tutela dei minori figurano progetti di assistenza alle famiglie in difficoltà e per prevenire i fenomeni di devianza,
iniziative per far crescere i ragazzi attraverso attività ludiche e spazi protetti
per l’incontro e la mediazione familiare. Per favorire la partecipazione dei disabili
alla vita sociale sono state finanziate attività che sviluppano la manualità, che
promuovono lo sport in diverse forme e la cultura, che favoriscono l’inserimento
lavorativo. Terapie di diverso genere per accompagnare i disabili nel loro percorso di inserimento nella società. Dopo aver archiviato il 2008 assegnando i
contributi del secondo Bando, la Pro Valtellina è pronta a lanciare quello per il
2009 incentrato su arte e cultura. «Dopo aver stanziato i fondi per il sociale con il prossimo bando ci concentreremo su quest’area recependo le
necessità legate alla conservazione del patrimonio storico e architettonico e alla promozione di iniziative ed eventi di carattere culturale –
conclude il presidente Dell’Acqua –. Stiamo inoltre vagliando l’opportunità
di uno specifico intervento a sostegno delle famiglie in difficoltà, la cui
situazione è peggiorata negli ultimi tempi per effetto della crisi che si
sta manifestando anche sul nostro territorio. Sarà il nostro modo di
colmare bisogni emergenti e contrastare le nuove povertà».
VENTI DI CRISI ECONOMICA
ANCHE IN PROVINCIA DI SONDRIO
La si aspettava con il fiato sospeso, nella consapevolezza che l’onda lunga della
crisi economica mondiale, dopo i crack finanziari dei colletti bianchi, avrebbe
raggiunto anche i settori produttivi delle piccole e medie imprese. E le ultime
settimane si stanno rivelando assai funeste per la provincia di Sondrio che pure,
fino a oggi, era riuscita a limitare i danni. Nel fine settimana è giunta la
notizia della firma di un accordo per la cassa integrazione a zero ore, a
partire dal 6 aprile e per 24 mesi, per il centinaio di lavoratori della
MC di Cosio Valtellino, industria tessile con un insediamento produttivo anche in provincia di Como: una quarantina di dipendenti destinati alla medesima sorte. «Era l’unico modo per non chiudere definitivamente e inseguire soluzioni alternative», spiegano dalla direzione della MC, che, per assicurarsi la
seconda annualità di cassa integrazione straordinaria, dovrà comunque trovare
strategie positive per almeno il 30% dei suoi occupati. L’assegno per i dipendenti ammonta a 700 euro al mese, una somma che in caso di famiglie
monoreddito o di coniugi entrambi impiegati nella stessa ditta non
assicura un futuro sereno. Così come scuro è il futuro dei molti operai della Bassa Valtellina occupati, fino a sabato scorso, nel settore ghisa delle ex acciaierie di Dongo. Su richiesta dell’Inps è stato dichiarato il fallimento della Afl, con un buco nel bilancio di dieci milioni di euro: un contraccolpo
pesante per tante famiglie, colte di sorpresa, come molti, da questa decisione.
te a che fare con la droga.
«La sostanza – ha infatti
sottolineato don Diego – è
il velo che copre i sentimenti, quindi dobbiamo
sforzarci tutti insieme a rimuoverlo riscoprendo tutte le cose belle che ci circondano».
della vita. «La cosa che più
mi ha colpito delle parole
di don Diego – ha sottolineato la presidente di
Othilia, Silvia Bertini –
è il suo richiamo all’ascolto dei ragazzi, ad accettare serenamente i loro sbagli senza dare mai nulla di
scontato, e, quando è giusto, assumersi anche le responsabilità e chiedere loro
scusa per aver sbagliato
noi, perché non sempre i
genitori hanno ragione».
Sul tema poi della prevenzione nei confronti delle
“dipendenze” don Fognini
ha evidenziato la necessità di comunicare informazione, senza falsi pudori o
incertezze, sforzandosi di
fare capire ai propri figli
che nel mondo vi sono cose
stupende che si devono vivere e che non hanno nien-
Scuola e famiglia, nel suo
complesso la società, devono quindi lavorare in sinergia con il principale obiettivo di comunicare un chiaro messaggio alle giovani
generazioni: la voglia di essere felici e stare bene, che
è di per sè inconciliabile
con il farsi del male da soli.
«Ecco perché sono molto importanti – ha concluso don
Diego – momenti formativi ed insieme di svago come
quelli offerti nell’ambito
dell’iniziativa Pomeriggi
Insieme: Aiutarsi per
non Isolarsi, che pone la
vostra comunità all’avanguardia per quanto concerne un positivo approccio
verso tematiche così importanti per stabilire reali canali di dialogo e reciproco
sostegno tra le famiglie».
Don Diego è stato infine salutato da un sincero lungo
applauso finale, ma tutto
fa supporre che si tratti
solo di un arrivederci alla
prossima iniziativa.
Questo il calendario dei
successivi incontri, che si
terranno sempre presso la
Sala Quattro Torri dell’Oratorio di Berbenno
a partire dalle ore 21.00:
venerdì 17 aprile - “Sti-
mare se stessi per creare
autostima, essere amore
per creare amore”. L’autostima è la chiave di accesso alle porte della vita.
Cosa possiamo fare, come
genitori e come educatori,
perché i nostri ragazzi sviluppino fiducia e stima di
sé? Interviene Lia Valenti - counselor in psicosintesi. Lunedì 4 maggio “La figura del padre oggi
fra autorevolezza e sostegno”. La crisi del padre e
del suo ruolo all’interno
della famiglia quale figura di riferimento autorevole. Interverrà Ezio Aceti psicologo.
L’ingresso è libero, e tutti
sono invitati ad una fattiva
partecipazione, in grado di
stimolare il dibattito e la
ricerca soprattutto grazie
alla condivisione della propria esperienza personale.
Intanto continuano, con
l’ultimo appuntamento, i
laboratori di cucina, cucito, pittura e lavorazione del
vimini, che saranno immediatamente rimpiazzati a
metà aprile dalla nuova
edizione – a grande richiesta – del corso di nuoto,
per il quale è stato registrato un vero e proprio
boom di iscrizioni che ha
già esaurito tutti i posti a
disposizione, circa una cinquantina.
Per ulteriori informazioni
sulle attività dell’associazione è possibile collegarsi
al sito www.othilia.it.
CRONACA
Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
P A G I N A
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SONDRIO ANCHE IN VALTELLINA E VALCHIAVENNA LA PETIZIONE CONTRO LA DENUNCIA DEGLI IRREGOLARI
Siamo medici, non siamo spie
N
egli scorsi mesi,
contestualmente
all’approvazione del DDL 733
in materia di
sicurezza, è stato esaminato in Senato pure il
DDL 218 che, se approvato anche alla Camera,
darebbe facoltà ai medici
di denunciare gli immigrati irregolari che chiedessero loro prestazioni
sanitarie. In un comunicato stampa diffuso già a
febbraio, la Federazione
Regionale degli Ordini dei
Medici Chirurghi ed
Odontoiatri della Lombardia ha reso nota la
propria posizione riguardo il DDL, «esprimendo –
si leggeva nel testo – il
proprio dissenso per la
recente disposizione di
legge che dà facoltà al
medico di denunciare gli
extracomunitari clandestini che si rivolgano a lui
per essere curati. Tale disposizione determina una
situazione di incertezza
da parte del malato che
eviterà di rivolgersi alle
strutture sanitarie per essere curato, con gravi ri-
schi per la salute pubblica, con particolare riguardo alle malattie infettive
nuovamente emergenti, e
rischia di creare circuiti
di cura clandestini». Ma
oltre che per la salute
pubblica – affermavano i
medici – «la disposizione
è in contrasto con i contenuti dell’articolo 3 del
Codice di Deontologia
Medica e metterà gli Ordini nella condizione di
non poter perseguire il
sanitario che decidesse di
violare i principi etici storici della nostra professione». In sostanza, se la proposta divenisse normativa, verrebbe meno il principio di riservatezza che
da sempre ha caratterizzato la professione medica. Nei giorni scorsi gli
operatori sanitari della
provincia di Sondrio sono
tornati a farsi sentire con
forza per esprimere il loro
dissenso al DDL, forti delle oltre cento firme raccolte tra medici, infermieri,
psicologi e assistenti sociali in un appello che
esprime preoccupazione
ed allarme per le conse-
IRREGOLARITÀ NEI LAVORI
SUL PONTE SUL FIUME PAI
IN VALGEROLA
A poco più di un anno dall’inizio dei lavori, dopo
mesi di difficoltà nell’esecuzione del progetto
evidenziate nelle relazioni del responsabile del
procedimento e del direttore dei lavori, e da disagi per i cittadini dovuti alla chiusura della strada
provinciale della Valgerola, la Giunta Provinciale, venerdì scorso, ha deliberato la risoluzione del
contratto sottoscritto con un’associazione di imprese formata da GLG di Cedrasco, ICC Costruzioni di Vermezzo e Spai di Milano. Nello specifico, la direzione dei lavori ha riscontrato, oltre ad
insanabili ritardi nello svolgimento delle lavorazioni, «… una grave difformità di realizzazione
delle lunghezze delle barre e dei fori posti al di
sotto del piano di appoggio del blocco di ormeggio
– si legge nella delibera – (…) che avrebbe comportato un grave rischio per la stabilità dell’opera». La comunicazione alla Provincia è del 23
marzo scorso e segue numerose precedenti missive
dello stesso direttore dei lavori e del responsabile
del procedimento che già avevano evidenziato
inadempimenti, gravi irregolarità e pesanti ritardi da parte dell’impresa. La Giunta Provinciale,
valutate le comunicazioni e le relazioni dei professionisti incaricati di controllare la regolare esecuzione dei lavori, alle quali l’impresa aveva risposto con controdeduzioni ritenute insoddisfacenti, ha disposto la risoluzione del contratto, secondo quanto previsto dalla normativa vigente.
Dall’inizio dei lavori, avvenuto il 28 febbraio del
2008, il monitoraggio della Provincia sullo stato
di avanzamento dei lavori e sull’organizzazione
del cantiere è stato costante. Lo stesso presidente
Fiorello Provera e l’assessore ai Lavori Pubblici Massimo Sertori hanno richiesto un incontro
a Gerola Alta per raccogliere le rimostranze e le
critiche della popolazione. I disagi alla viabilità,
peraltro inevitabili per un intervento che interessa l’unica strada di collegamento con il fondovalle,
sono stati aggravati dalle inadempienze dell’impresa appaltatrice segnalate dagli stessi cittadini. La Provincia aveva ascoltato le lamentele del
sindaco Fabio Acquistapace e degli abitanti di
Gerola potenziando i controlli sul cantiere. «Abbiamo fatto tutto il possibile per garantire il regolare avanzamento dei lavori e limitare i disagi dei
cittadini – spiega l’assessore Sertori –, ma la situazione si è aggravata al punto tale per cui siamo stati costretti ad una ferma presa di posizione
da parte della Provincia. L’ultimo episodio segnalato dal direttore dei lavori, che avrebbe messo a
rischio la stabilità dell’opera, e dunque l’incolumità dei cittadini, sommato alle gravi inadempienze segnalate, ci ha indotto alla risoluzione del contratto con la ditta appaltatrice, sentito il parere
legale del nostro avvocato. Procederemo nei modi
e nei tempi previsti dalla legge, e quanto prima
possibile, a creare le condizioni per una prosecuzione dell’opera».
guenze della possibile approvazione della norma.
«L’iniziativa – ha spiegato Fabio Panighetti, educatore professionale
dell’unità spinale del presidio di Sondalo, a nome
di alcuni dei firmatari
riuniti giovedì in conferenza stampa – nasce da
un incontro con l’Agenzia
della Pace che ha suggerito agli operatori l’iniziativa della raccolta firme
che non è stata condotta
in modo generalizzato,
ma mirata ai reparti più
significativi dei nostri
ospedali rispetto a quello
che la norma andrà a toccare. La raccolta di firme
ha avuto un consenso generalizzato e trasversale
nei diversi presìdi: al di là
delle diverse sigle politiche crediamo quindi che
ci sia un’evidente contrarietà a questo decreto».
«Voglio riprendere – ha
proseguito il dottor Marco Tam – una nota frase
di Amnesty International:
chi fugge dal proprio paese non è un problema, ma
chi fugge dal proprio paese ha un problema. Io e i
miei colleghi vorremo essere, per chi lascia il proprio paese per venire qui,
un altro problema. Se la
norma verrà approvata,
io farò obiezione di coscienza e, se necessario,
mi denuncerò anche. Personalmente mi è capitato
di segnalare persone venute da me, perché sapevo avessero commesso reati. E così farò ancora per
quei casi. Non però per il
semplice fatto che qualcu-
no non abbia i documenti». “Non siamo spie, macellai, fannulloni. Siamo
medici” si leggeva sui
manifesti esposti per la
conferenza stampa cui
erano presenti anche rappresentanze del sindacato dei medici di base, delle Acli e dell’Anpi. «Il medico – ha spiegato il dottor
Gianluigi Passerini – si
impegna a curare ogni individuo senza discriminazioni e si impegna a mantenere il segreto professionale e a rispettare le
leggi quando non siano in
contrasto con gli scopi
della professione. Alcuni
ordini regionali dei medici hanno minacciato di
sospensione dall’albo quei
colleghi che non rispetteranno le indicazioni dell’ordine deontologico che
invita a curare tutti a prescindere da tutto. Purtroppo però uno degli effetti di questa legge è
quello dell’annuncio: è già
scattata una molla che fa
sì che alcuni cittadini immigrati già non si rivolgano al servizio sanitario.
Un primo danno quindi è
già stato fatto, al di là di
come andrà a finire».
ALBERTO GIANOLI
LO SCORSO 28 MARZO IL GRUPPO BANCARIO IN ASSEMBLEA
Bps: «il peggio ormai è passato»
i è regolarmente
svolta lo scorso 28
marzo, presso il
centro polifunzionale «Pentagono»
di Bormio, l’assemblea ordinaria della Banca Popolare di Sondrio, alla quale
hanno partecipato oltre
3.300 Soci, cui si aggiungono deleghe e rappresentanze per un totale di quasi
4.500 voti esprimibili, provenienti da tutte le aree
nelle quali la banca opera
e pure dalla Confederazione Elvetica. Il Presidente,
in apertura dei lavori, ha
ricordato, tra le altre, alcune Persone decedute vicine alla banca; in primis, il
vicepresidente signor Carlo Grassi.
S
L’Assemblea ha approvato
la relazione degli amministratori sulla gestione, il
bilancio al 31 dicembre
2008 e il riparto dell’utile stesso, che prevede la
distribuzione di un dividendo unitario lordo di
0,03 euro.
Al termine della relazione
il presidente e consigliere
delegato ha puntualmente
risposto ai dieci soci che
sono intervenuti.
In un anno difficile a livello internazionale, qual è
stato il 2008, il Gruppo
bancario Banca Popolare
di Sondrio evidenzia, tramite la decisa crescita degli aggregati patrimoniali
e del margine di interesse,
vivacità commerciale e capacità competitiva. In particolare, lo sviluppo della
raccolta esprime, anche in
un periodo di generale crisi dei mercati, la fiducia dei
risparmiatori nei confronti delle banche del Gruppo,
mentre l’incremento degli
impieghi conferma il tradizionale indirizzo di sostegno finanziario alle economie delle aree presidiate,
con particolare riferimento alle famiglie e alla piccole e media impresa. Il
positivo procedere dell’attività tipica di intermediazione non trova purtroppo
riscontro nelle risultanze
economiche, che risentono
in misura rilevante del negativo andamento dei mercati finanziari e della correlata pesante crisi manifestatasi a livello mondiale. Gli effetti negativi attengono principalmente
a svalutazioni di attività finanziarie della capogruppo, in parte significativa
riferite ai CCT, strumenti
che, riguardo al corrente
esercizio, registrano concrete plusvalenze.
Il bilancio consolidato dell’esercizio 2008 del Gruppo bancario Banca Popolare di Sondrio - composto
dalla capogruppo e dalla
controllata elvetica (100%)
Banca Popolare di Sondrio
(SUISSE) SA -, rassegna
un utile netto di 43,6 milioni di euro, meno 70,41%.
La raccolta diretta segna
18.326 milioni di euro, con
un aumento del 23,44%,
mentre i crediti verso clientela sommano euro 16.168
milioni, in progresso del
21,85%. La raccolta indiretta si attesta, ai valori di
mercato, a euro 18.718 milioni, meno 13,97%, a motivo del negativo andamento dei mercati finanziari,
mentre quella assicurativa
somma euro 462 milioni,
meno 4,47%. La raccolta
complessiva da clientela si
posiziona quindi a euro
37.506 milioni, più 1,13%.
I crediti di firma sommano euro 2.694 milioni, più
16,69%. Le sofferenze nette sono pari allo 0,69% dei
crediti verso clientela. Al
31 dicembre 2007 il rapporto stesso era dello 0,63%.
Considerato il progressivo
deterioramento della situazione economica generale il lieve incremento delle sofferenze nette è attestazione di un profilo di rischio sorvegliato.
Il patrimonio netto consolidato, escluso l’utile d’esercizio, ammonta a 1.547
milioni di euro, con un incremento di 36 milioni di
euro, pari al 2,35%, determinato fra l’altro dagli accantonamenti in sede di
riparto dell’utile dell’esercizio precedente, dall’andamento della riserva da valutazione delle attività detenute per la vendita e di
quello del fondo acquisto
azioni proprie. A livello
d’impresa, il Tier 1 Capital
Ratio e il Total Capital Ratio, stimati sulla base della metodologia standard di
Basilea 2, si attestano rispettivamente al 9,01% e
all’8,55%.
La rete territoriale del
Gruppo Bancario contava a
fine anno 282 dipendenze,
con un incremento di 16
unità, di cui 15 istituite
dalla capogruppo: due
agenzie di città a Milano e,
nella provincia, Nova Milanese e Varedo; nel comasco Bulgarograsso, Fino
Mornasco e Garzeno; Orzinuovi (Bs), Sarnico (Bg),
Casteggio (Pv), Gavirate
(Va), Suzzara (Mn) e Samolaco (So); a Roma l’agenzia
30 presso l’IFAD - International Fund for Agricultural Development, agenzia delle Nazioni Unite che
opera per lo sviluppo economico e sociale delle aree
rurali più povere del mondo; a Piacenza una seconda unità cittadina. È stata
inoltre riorganizzata la
presenza nel pavese, con
l’avvio di una filiale a
Broni. La BPS Suisse ha
avviato la seconda filiale a
Basilea.
L’Assemblea ha eletto consiglieri i signori Claudio
Benedetti, Attilio Piero
Ferrari, Giuseppe Fontana,
Adriano Propersi (indipendente), Renato Sozzani.
Inoltre l’Assemblea ha
eletto sindaci effettivi i signori Egidio Alessandri,
presidente, Pio Bersani e
Piergiuseppe Forni e sindaci supplenti i signori
Marco Antonio Dell’Acqua
e Mario Vitali.
CRONACA
Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
P A G I N A
35
SONDRIO LA SANTA MESSA NEL SANTUARIO ALLE PORTE DELLA CITTÀ NEL GIORNO DELL’ANNUNCIAZIONE
Comunità in festa alla Sassella
N
el pomeriggio
dello scorso
mercoledì, solennità dell’Annunciazione del
Signore, la secolare tradizione della celebrazione
eucaristica al Santuario
della Sassella. Secondo
uno scritto del sacerdote
Luigi Casati, che fu rettore del Santuario tra il
1791 e il 1807, si comprende che, al momento
della consacrazione avvenuta nel 1521, la chiesa
venne quasi sicuramente
dedicata al mistero dell’Annunciazione poiché
l’arciprete di Sondrio era
solito celebrare una Messa cantata alla Sas-sella
ogni anno, nel giorno in
cui si ricordava tale mistero, almeno a partire
dal 1476. Altri documenti testimoniano poi che, a
partire dal 1551, i custodi della chiesa davano
all’arciprete mezza brenta di vino per l’intenzione della Messa in occasione della solennità. La tradizione, nonostante i cambiamenti che hanno segnato la città e la piccola
frazione, si rinnova ogni
anno con la presenza numerosa in Santuario di
molti sondriesi che, attraverso la mulattiera che si
inerpica tra i vigneti, giungono alla chiesetta per la
celebrazione della Messa
che, quest’anno, è stata
presieduta da don Renato Corona, recentemente
nominato parroco di Mos-
se, ad un comitato per la
valorizzazione e la promozione della Sassella. «Questa operazione – afferma
Aldo Genoni, presidente del comitato “Pro Sondrio per la Sassella” – vuole essere un primo passo
concreto per riportare la
località a ridiventare la
“porta” di Sondrio capoluogo, ridandole quell’aspetto decoroso ed invitante che gli anni trascorsi e le dimenticanze politiche, nonché le incurie
del tempo, le hanno tolto.
Quello che ci proponiamo
per la Sassel-la è solo un
punto d’inizio di un ampio progetto di sistemazione globale e di rivitalizzazione di tutta la zona, coinvolgendo istitu-
sini e Sant’Anna. «Siamo
riuniti per celebrare questa festa – ha esordito il
sacerdote nell’omelia – in
cui non dobbiamo dire
tante parole, ma prendere esempio da Maria di
Nazareth che ha parlato
poco. Le persone forti dicono poche parole che
però hanno la capacità di
cambiare la vita. Si possono provare a contare la
parole di Maria nel Vangelo: sono poche e parlano tutte di Gesù perché
Maria è una creatura che
vive unicamente per suo
Figlio. Tra queste parole,
le più significative sono
quelle che abbiamo letto
nel Vangelo di oggi: “Eccomi, sono la serva del Si-
gnore, avvenga di me
quello che hai detto”. Parole che indicano che Maria è venuta per fare quello che Dio si attendeva da
lei. La sintesi e il senso
dell’intera vita cristiana
sono infatti il compiere la
volontà di Dio». Al termine della Messa, il rettore
del Santuario, don Silverio Raschetti, ha richiamato l’attenzione dei presenti per mostrare le bellezze artistiche di cui l’antica chiesetta è molto ricca. Il sacerdote, ricordando i restauri conclusi pochi anni fa, ha posto l’attenzione anche sui lavori
che, in questi giorni, sono
in corso all’esterno dell’edificio.
SONDRIO B.V.ROSARIO LO SCORSO FINE SETTIMANA
Il saluto a don Alberto
a parrocchia Beata
Vergine del Rosario
di Sondrio ha salutato domenica scorsa don Alberto Fasola. Una giornata di commozione e riconoscenza per il
congedo dal collaboratore
parrocchiale, giunto in città nell’ottobre del 2006 e
recentemente destinato
dal vescovo alla guida delle parrocchie di Garzeno,
Catasco e Germasino nella zona Tre Pievi. Don Alberto ha presieduto la Messa solenne delle ore 10,
animata dal gruppo del
coro e dai numerosi giovani dell’oratorio che, nel periodo della sua presenza in
parrocchia, hanno potuto
sperimentare la vicinanza
e la guida del sacerdote.
Commentando il brano giovanneo in cui alcuni greci
si rivolgono all’apostolo Filippo per chiedere di vedere Gesù, don Alberto ha
spiegato che «per vedere il
Signore bisogna avere gli
occhi buoni. Il primo luogo
– ha spiegato – dove vedere Gesù è la comunità: senza la Chiesa non lo si può
incontrare. E per conoscerlo abbiamo bisogno anche
della forza dell’Eucaristia
così che possiamo fidarci
del Signore per arrivare
con lui alla croce e alla risurrezione». Un passaggio
che avviene attraverso un
cambiamento delle nostre
ottiche umane. Con una
metafora rivolta ai giovani, ma anche ai numerosi
adulti della parrocchia pre-
L
senti, don Alberto ha proseguito dicendo che «per
vedere Gesù, bisogna guardarlo con gli occhiali della
fede che hanno due lenti.
Una è quella della verità,
l’altra è quella della bontà. La verità da sola non
basta: deve essere allora
accompagnata dalla logica
della bontà, dell’amore gratuito e vero. Chiediamo allora al Signore di imparare a cambiare occhiali,
mettendo quelli della fede
per riconoscerlo nella comunità, nei poveri e nei
segni della sua presenza
reale. Come nell’Eucaristia
che oggi celebriamo con
fede». Al temine della celebrazione il parroco, don
Silverio Raschetti, ha
espresso, a nome dell’intera comunità, il ringraziamento al suo collaboratore.
«Ringraziamo don Alberto
– ha aggiunto un rappresentante del consiglio pastorale – non tanto per le
cose concrete fatte nel periodo in cui è stato con noi,
ma soprattutto perché è
stato una guida: è riuscito
a far vedere Gesù, soprattutto ai giovani. Ora siamo
chiamati, con un senso di
gratitudine e riconoscenza,
a lasciar andare chi ci ha
guidati, facendo però attenzione a non perdere di
vista il Signore a cui lui ci
ha condotti». La giornata di
festa è poi proseguita con
un momento di animazione nel salone parrocchiale.
I giovani dell’oratorio hanno preparato e presentato
alcuni brevi filmati per ripercorrere le esperienze
più significative vissute
assieme a don Alberto:
zioni e forze politiche.
Pensiamo anche ad un rifacimento stradale che liberi e valorizzi la palestra
naturale di roccia, ad un’area di parcheggio adeguata e alla possibile edificazione di box per residente, salvaguardando l’ambiente naturale e storico
dei luoghi». La prima iniziativa per la valorizza
zione della frazione, a lavori certamente ultimati,
dovrebbe essere la prima
domenica di giugno.
Occasione in cui verrà celebrata una Messa in
Santuario, seguita da una
piccola processione sul
piazzale col simulacro
della Madonna del Carmelo.
A.G.
Già dallo scorso mese di
ottobre e quindi, dopo la
pausa invernale, da gennaio si sta lavorando per
la riqualificazione del
piazzale antistante il
Santuario sotto la guida
dall’architetto Adriano
Gianola. Dopo la realizzazione dei sottoservizi
ha preso avvio la posa in
opera della pavimentazione in pietra locale che
richiamerà, nelle forme e
negli andamenti, la Valtellina attraversata dall’Adda e raggiunta dagli
affluenti delle valli laterali. Visto il grosso lavoro, volto a ridare decoro
alla piccola frazione, l’associazione “Pro Sondrio”
ha dato vita, lo scorso me-
A SONDRIO INCONTRO
CON LO SCRITTORE ANDREA VITALI
Nel tardo pomeriggio dello scorso mercoledì lo scrittore bellanese Andrea Vitali,
ospite dei club Lions Host Sondrio, Chiavenna e Sondrio Masegra, è giunto presso
la sala Vitali del Credito Valtellinese. «Questa serata – ha esordito Ervinio
Sturani del Lions Host – è un’occasione di service culturale pubblico rivolto alla
cittadinanza dell’intera provincia. Vorremmo fare di Sondrio una città culturale
e questo è il nostro piccolo contributo». Un pubblico davvero numeroso ha accolto lo scrittore, tanto che Antonio Grimaldi ha rilevato che «quando gli eventi
sono di spessore la nostra città risponde sempre». “Come nasce un romanzo” il
tema dell’incontro in cui Vitali ha confidato ai suoi ammiratori le origini delle
sue opere, ma anche diversi aneddoti della sua vita privata. «”Almeno il cappello” – ha spiegato – è il decimo libro ambientato nel mio paese, Bellano, il decimo
grano di un rosario che a me piace raccontare. Non si creda che per scrivere un
romanzo si debba essere illuminati o spirati: cose minimali innescano quel
meccanismo che fa scattare il racconto». Episodi – ha aggiunto Vitali – che a lui
giungono spesso attraverso il racconto di compaesani e attraverso la conoscenza dei luoghi in cui vive. «Ho cominciato a scrivere queste storie – ha raccontato
– quando ho cominciato a conoscere il posto dove sono nato e cresciuto, dopo
aver compreso che era ricco di storia. Fare il medico di base poi mi ha messo in
contatto con l’umanità altrui e con una ricchezza di informazioni, storie e particolari davvero grande. Dai miei 25 anni ho capito che Bellano è l’ombelico non
solo del mondo in cui vivo, ma anche del mio mondo narrativo». Vitali ha poi
parlato dell’epoca in cui spesso sono ambientati i suoi romanzi: «quest’ultimo
lavoro è un felice ritorno all’epoca che prediligo, ovvero gli anni ’20 e ’30 dove ho
ambientato la maggior parte delle mie storie. Sono appassionato di storia e in
particolare mi piace quella del nostro ‘900 perché è ricca non solo di avvenimenti, ma anche dal punto di vista letterario e del costume». In tema di confidenze
ai lettori, lo scrittore ha invece raccontato dei primi momenti in cui, da ragazzo,
avvertì la passione per il racconto. «Durante gli anni del liceo – ha confidato –
ebbi la tentazione di fare il giornalista per poter approfondire la mia passione
per il racconto. Una sera ebbi il coraggio di dirlo a mio padre che, dopo avermi
lasciato parlare, mi disse un secco “no”. La mia carriera finì lì per poi dirottarmi
verso gli studi che ho fatto e verso la scoperta, al termine dell’università, del
mio paese dove tutto ciò di cui avevo bisogno era lì sotto mano». Infine, una
punta di ironia: «a differenza di Camilleri – ha spiegato Vitali – io non ho cambiato il nome del mio paese nei romanzi. Lui ha costretto l’amministrazione di
Porto Empedocle ad apporre dei cartelli all’ingresso del paese col nome “Vigata”,
io invece ho fatto risparmiare dei soldi alla mia amministrazione».
A.G.
grest, campi estivi, ma anche momenti di vita quotidiana. Ad ogni ricordo i ragazzi hanno associato una
scenetta di un particolare
episodio, molto spesso divertente, accaduto nelle
diverse esperienze. Nei locali dell’oratorio è stato poi
allestito il pranzo comunitario con oltre 150 iscritti.
La giornata di festa si è
conclusa con la consegna di
alcuni regali e dei saluti
personali a don Alberto che
rimarrà a Sondrio ancora
per qualche giorno. L’ingresso nella parrocchia di
Garzeno è infatti fissato
per domenica 19 aprile alle
ore 16.00. In quell’occasione la parrocchia del Rosario organizzerà un pullman
per accompagnare don Alberto alle nuove comunità
cui è destinato.
A.G.
P A G I N A
36
CRONACA
ValtellinaSuperiore
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
LA FNP LOMBARDA A BORMIO FINO AL 3 APRILE L’INCONTRO REGIONALE CON 359 DELEGATI
Per gli anziani una vita dignitosa
A
nche gli anziani per una
vita dignitosa. Si è aperto
con questo slogan mercoledì 1° aprile,
l’8° Congresso dei Pensionati Cisl Lombardia, in corso a Bormio
fino al 3 aprile. Un’assise composta da 359 delegati, eletti in rappresentanza di 385.095 iscritti, riunita per mettere a fuoco e rilanciare i
principali obiettivi del
sindacato pensionati Cisl:
difendere il potere di
acquisto delle pensioni, che dal 2000 hanno
perso il 15-20% del loro
valore; sollecitare l’istituzione di un fondo
per il sostegno dei non
autosufficienti: in Lombardia sono oltre 380mila. Di questi, 55mila sono
ricoverati nelle case di riposo (Rsa); circa 110mila
ricevono aiuti economici e
sociali di vario tipo; circa
70mila sono assistiti dalle badanti; sollecitare iniziative contro il carovita:
per il 70% degli anziani
arrivare alla fine del mese è un’impresa.
Spunti ripresi e rilanciati da Attilio Rimoldi,
segretario generale dei
Pensionati Cisl Lombardia, sin dal discorso che
ha introdotto i lavori del
Congresso. «Occorre agire subito, perché la difficile situazione economica
rende insostenibile per
migliaia di famiglie lombarde l’onere economico
della cura di un anziano
non autosufficiente - ha
tuonato Rimoldi -. Non
possiamo aspettare che il
governo finanzi e renda
operativo il fondo nazionale per la non autosufficienza. Bisogna interve-
nire a livello lombardo,
così come sta avvenendo
in altre regioni che hanno già attivato un fondo
ad hoc». Un intervento
ricco e articolato, quello
del segretario generale
Fnp lombarda. Una lettura dell’impegno sindacale a 360 gradi, e con essa
il richiamo ad un cammino di responsabilità più
vivo che mai in una stagione difficile come l’attuale. «Di fronte alla crisi
sempre più minacciosa ha detto Rimoldi - tutti i
lavoratori e i pensionati
capiscono che c’è bisogno
di una difesa solida per
non essere travolti da disoccupazione e impoverimento. Il sindacato dovrà
essere pertanto un solido
punto di riferimento, perché a pagare la crisi non
siano soprattutto le classi popolari, ma siano chiamati a dare il contributo
maggiore coloro che in
questi anni passati hanno accumulato privilegi e
ricchezze e sono responsabili delle attuali debolezze della nostra economia».
Partecipazione, autonomia, collaborazione con lo
Stato senza approcci preconcetti, concertazione.
Questi i pilastri su cui dovrà continuare a fondarsi l’impegno sindacale
negli anni a venire. Impegno il cui orizzonte di senso appare ben chiaro: assicurare anche alla popolazione anziana una vita
dignitosa. «Una pensione
che non è sufficiente - ha
continuato Rimoldi - non
può garantire le condizioni di dignità a cui ogni
essere umano ha diritto.
Una persona anziana che,
pure avendo una pensione adeguata ad una vita
normale, perde la sua
autosufficienza e non ottiene l’assistenza cui
avrebbe diritto, non potrà
condurre una vita dignitosa. Si tratta, nell’uno e
nell’altro caso, di diritti
fondamentali della persona finora ignorati nei fatti, che la FNP da anni reclama e sui quali si batte. Noi sosteniamo con
buona ragione che insieme ad altri provvedimenti di sostegno ai redditi,
devono essere compresi
interventi a sostegno dei
redditi da pensione».
Anziani come persone
da aiutare, sostenere, accompagnare. Ma anche
prezioso «patrimonio di
risorse umane - questa
l’immagine scelta da
Rimoldi -, di esperienza,
di capacità, finora largamente ignorato. Anziani
che hanno il giusto diritto di svolgere delle attivi-
VALFURVA UN INCONTRO PER RIFLETTERE
Fraternità nella missione
omenica 22 marzo, su proposta
del CMD e dei
responsabili per
l’animazione
missionaria, è stato organizzato un incontro formativo sul tema “Fraternità nella missione: necessità, risorsa, fatica”.
Primo passo per sperimentare la bellezza della
condivisione fraterna è
stata la modalità con cui
si è svolto l’incontro: una
giornata nel villaggio di
Ain-Karim (in Valfurva),
pensata, per la prima volta, per due zone pastorali (Alta Valtellina e
Valtellina Superiore) ed
aperta a giovani, adulti e
famiglie. Abbiamo cercato di capire un po’ di più
quale sia lo spirito che
anima la missione: come
per Paolo, l’essere missionario non è un incarico
che ci è stato assegnato e
che dobbiamo svolgere da
soli, ma un dono e una responsabilità per cui siamo scelti e che siamo
chiamati a vivere nella
fraternità. La testimo-
D
nianza di alcuni missionari ci ha aiutato a capire come questo sia lo stile che caratterizza il fare
missione oggi in molti
luoghi del mondo. È lo
stesso spirito che, agli inizi, animava la vita e la
predicazione di Paolo e
Barnaba. Proprio partendo da loro ci siamo chiesti come questo possa realizzarsi anche nella vita
di ciascuno di noi oggi.
Perché missione non è soltanto l’essere inviati a
prestare il proprio servizio in terre lontane e bisognose, ma è il continuo
compito che ci viene affidato di annunciare Cristo
nella nostra quotidianità.
E a volte è più difficile vivere lo stile di fraternità
che Lui ci insegna proprio
con le persone ci stanno
accanto e all’interno delle nostre realtà parrocchiali. Il primo modo per
costruire insieme una comunità missionaria è proprio quello di confrontarsi in un clima di ascolto
reciproco. Nel pomeriggio,
dopo la condivisione dei
lavori di gruppo, abbiamo
dato spazio alla presentazione del progetto di apertura della nuova missione fidei donum in Perù,
parlando dei motivi e dei
criteri che hanno portato
a questa scelta, che richiederà disponibilità e
impegno...sulle orme di
San Paolo missionario.
FRANCESCA
tà che consentano tanto
una vita dignitosa, quanto la continuità di sentirsi utili alla società e di
partecipare secondo le
proprie capacità al perseguimento del bene comune. Ai pensionati si dovrebbe pertanto offrire la
possibilità di svolgere
un’attività utile socialmente e civilmente, non
inquadrabile nel mercato
del lavoro ordinario, ma
collocabile in un mercato
sociale distinto, che permetta la realizzazione di
redditi limitati, ma dignitosi, allo scopo di integrare il reddito da pensione».
Non poteva mancare, da
parte di Rimoldi, anche
un forte richiamo agli eccessivi costi delle RSA e
alla necessità di una profonda riorganizzazione
del settore.
Decisa anche l’esortazione alla necessità di raf-
forzare la contrattazione
locale con i singoli Comuni, sollecitati anche’essi a
svolgere sino in fondo la
propria parte: «…I bilanci dei Comuni non possono essere gestiti con dei
tagli ai settori sociali, ma
dovranno essere ripensati per garantire alla popolazione, e soprattutto alle
classi popolari, che a livello locale non saranno attuate riduzioni dei servizi ne aumenti di tariffe e
tasse locali…».
E infine il saluto di Rimoldi all’assemblea richiamando le parole del
Santo Padre, rivoltosi così
ai dirigenti della Cisl nell’udienza generale del 31
gennaio scorso: Cari amici, la celebrazione del 60°
anniversario di fondazione della vostra Organizzazione Sindacale sia
motivo per rinnovare l’entusiasmo degli inizi e
riscoprire ancor più il vostro originario carisma. Il
mondo ha bisogno di persone che si dedichino con
disinteresse alla causa del
lavoro nel pieno rispetto
della dignità umana e del
bene comune. «L’augurio e
l’invito, che riceviamo da
queste parole - ha concluso il segretario generale
della Fnp lombarda - sono
quelli di riscoprire e rinnovare l’entusiasmo delle origini, l’entusiasmo e
la fiducia di chi intendeva costruire una grande
organizzazione sindacale,
autonoma e democratica,
in un momento difficile
della storia del nostro
Paese. Niente assicurava
gli iniziatori della Cisl
che avrebbero avuto successo. Benedetto XVI ci
augura e ci invita anche
a riscoprire il nostro originario carisma. Il ca-risma è il dono che ognuno
di noi ha ricevuto, i talenti che ci sono stati dati,
perché li facciamo fruttare senza sprecarli, e che
abbiamo il dovere morale
di mettere al servizio degli altri. Coloro che hanno dato vita alla Cisl,
mettendo insieme i diversi talenti, si erano presi
l’impegno per una società in cui fossero ridotte le
disuguaglianze, ove vi fossero meno sofferenze
evitabili, dove i lavoratori anche più marginali
avessero uguale dignità e
il diritto ad una giusta
mercede, con attenzione
al bene comune. Questa
era la nostra caratteristica e la nostra identità delle origini. Con questi
principi la Cisl ha fatto
molta strada e con tale
spirito rinnovato, noi faremo ancora grandi cose».
M.GA.
UN ERRORE TECNICO FA SLITTARE
L’APPALTO PER LA TANGENZIALINA DI SANTA LUCIA
A causa di un errore nel computo metrico estimativo del progetto, la variante di
S. Lucia subirà un ritardo di tre-quattro mesi nell’aggiudicazione dei lavori.
Questo il risultato di una verifica effettuata dall’Ufficio Tecnico dell’Amministrazione Provinciale e successivamente confermata dallo studio di professionisti incaricato dalla Regione Lombardia di redigere il progetto relativo alla tangenziale di Bormio. La conseguenza pratica è stata l’annullamento della gara
d’appalto bandita nel mese di gennaio dalla Provincia alla quale il Pirellone
aveva trasmesso il progetto stesso. L’errore nel computo metrico estimativo del
progetto a base di gara comporta infatti un ulteriore onere privo di copertura
nel quadro economico dell’opera che rende necessario il reperimento di 800mila
euro circa oltre i 40 milioni già stanziati. La situazione segnalata appare particolarmente sorprendente poiché l’Ufficio Tecnico della Provincia aveva dato incarico a professionisti individuati attraverso uno specifico bando pubblico di
validare il progetto variante S. Lucia, ossia di verificare tutti i dati contenuti
nel progetto stesso. «I progettisti e lo studio di validazione hanno riconosciuto
l’errore ed abbiamo provveduto immediatamente a segnalare la situazione alla
Regione ed agli uffici competenti – sottolinea l’assessore Massimo Sertori –, e
non ho dubbi che in tempi brevi risolveremo questo spiacevole incidente che ci
costringe a spostare di tre-quattro mesi l’affidamento dei lavori».
LIMITAZIONI NEL PARCO DELLO STELVIO
Il troppo stress non fa bene a nessuno. Nemmeno agli animali, in particolare ai
cervi. E così dalla direzione del Parco nazionale dello Stelvio arriva l’invito a
lasciare tranquilli gli ungulati, soprattutto in questo periodo chiave: con l’arrivo della primavera, il disgelo, il cambiamento delle abitudini, la preparazione
al parto che avverrà fra maggio e giugno. Uno stop che riguarda non solo la
limitazione alle attività escursionistiche, ma anche a quelle scientifiche: per cui
i ricercatori sono invitati a diminuire le osservazioni, le catture programmate
(con successivo rilascio), persino la rimozione degli animali deceduti e il
foraggiamento saranno sottoposti a un drastico ridimensionamento. Il tutto fino
al 15 maggio. Per quanto riguarda gli amanti delle passeggiate, delle ciaspolate
e dello scialpinismo, mentre si potrà continuare a recarsi nel Parco individualmente, per i gruppi saranno necessarie delle autorizzazioni, che dovranno essere richieste attraverso gli uffici turistici, i quali stanno ricevendo la circolare in
questi giorni e attiveranno una sorta di servizio prenotazioni. Anche per questo
tipo di limitazioni la data di scadenza è il 15 maggio. In una successiva lettera
è stato inoltre chiarito che nessuna limitazione è imposta al passaggio di coloro
che nei territori su insiste il Parco nazionale vivono.
P A G I N A
37
SPOR
T
SPORT
GHIACCIO 40 ANNI DI DISAVVENTURE PER LO STADIO DEL GHIACCIO
Casate chiude prima
La stagione finisce
con 10 giorni
di anticipo per
consentire lavori
di insonorizzazione
in una struttura
che ha 40 anni
e li dimostra tutti
pagina a cura di LUIGI CLERICI
o stadio del ghiaccio di Casate chiuderà le attività
con due settimane di anticipo, ovvero il 19 aprile, per cominciare le opere di insonorizzazione della parete
est così come prescritto
dall’Arpa e richiesto dai
residenti. Una decisione
obbligata, che scaturisce
dal tentativo di conciliare
le attività della storica
struttura sportiva con la
quiete delle nuove abitazioni che sono sorte in
prossimità dell’impianto.
Nei mesi scorsi, infatti,
sollecitati dai residenti, i
tecnici Arpa hanno misurato le emissioni sonore
durante le attività sportive all’interno del palazzetto, sia relative ai campionati di hockey che alle attività di pattinaggio. Il risultato è stato il superamento dei limiti consentiti soprattutto per la particolare conformazione della struttura, che con la copertura inclinata produce
una particolare amplificazione verso le abitazioni.
Incontri tra tecnici e residenti hanno indotto Csu,
in accordo con il Comune,
ad anticipare la chiusura
in vista della stagione più
calda che modifica le abitudini dei residenti (fine-
L
stre aperte) e a tutela degli stessi. Una scelta che
evita così contenziosi ulteriori anche in sede giudiziaria. Sempre il Csu sta
predisponendo in accordo
con il Comune la fattibilità
tecnica e finanziaria di una barriera anti rumore
proprio lungo la parete
est, e queste settimane
serviranno per completare i rilievi tecnici e approntare un progetto così
da poter garantire la ripresa delle attività per il
prossimo inverno.
Tralasciando considerazioni di natura urbanistica (ovvero la realizzazione
di abitazioni limitrofe allo
stadio del ghiaccio sorte
negli ultimi anni mentre
quando venne edificata la
struttura sportiva, ovvero
il 1969, intorno c’erano
solo prati!) questa è l’ennesima vicenda di come
un ente pubblico, nel tempo, non dovrebbe gestire
un impianto sportivo. E vi
spiego anche il perché.
Quando, nel 1969, per
iniziativa dell’Azienda Autonoma di Soggiorno, venne realizzato il Centro
CALCIO NUOVO PAREGGIO
Sportivo di Casate, ebbene, Como si poneva all’avanguardia in questo tipo
di impiantistica sportiva.
All’inaugurazione dello
stadio del ghiaccio arrivò
perfino la nazionale italiana di hockey che disputò
una partita amichevole
con la Francia.
Purtroppo per Como,
però, di lì a pochi anni il
criterio con cui realizzare
gli stadi del ghiaccio cambiò profondamente. Ad
impianti all’aperto si preferirono, infatti, palazzetti
chiusi che assicuravano
maggior tempo di utilizzo
del ghiaccio e quindi maggiori possibilità di ammortizzare gli elevati costi di gestione. Casate,
dopo appena sei anni dalla sua costruzione, era già
una struttura superata.
Nel 1978, quindi, si decise di realizzare l’attuale
coperta. Anche in questo
caso le cose furono fatte
per bene ed il tetto, posizionato nell’arco di un’estate, permise allo stadio
del ghiaccio di presentarsi al meglio per la stagione 1979/80. Paradossal-
mente, i guai, incominciano proprio in questo momento. Infatti, una volta
edificato, del tetto non se
ne occupò più nessuno.
Ma il tempo, anche quello atmosferico, non fa
sconti e la struttura incominciò, con il passare degli anni, a mostrare qualche infiltrazione. Nel frattempo, nei prati che circondavano una volta stadio del ghiaccio e piscina,
iniziarono ad essere edificati palazzi più o meno
grandi con il risultato che
una struttura “aperta” e
dove inevitabilmente si
faceva “rumore”, si trovò
inserita in un contesto fortemente abitativo.
Il resto è cronaca con le
vicende di cui abbiamo
parlato in precedenza e
con il fatto che, a 40 anni
dalla sua costruzione, comunque il palazzo del
ghiaccio cittadino non può
certo definirsi una struttura completata. Il bar
non venne mai costruito
e così anche lo spazio per
il noleggio pattini e gli spogliatoi, degni di questo
nome. Costruizioni prefabbricate sostituirono
questi spazi mentre alcuni pannelli in plexiglass
fuono posizionati sul lato
ovest per impedire, nella
stagione autunnale, al
vento di portare le foglie
sul ghiaccio. Anche in questo caso, però, i risultati
furono del tutto insoddisfacenti. Ma ci sarebbero
anche altre cose da rilevare come l’assenza di bagni
pubblici o la sala stampa
inutilizzata da quasi 30
anni. Avremo modo di
parlarne ancora di questo
ed altro a lavori ultimati.
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
SCUOLA CARD SPORT 2009
Voglia di sport
La campionessa Arrigo impegnata
in una dimostrazione di scherma
L
ezioni gratuite per
conoscere e cimentarsi nel canottaggio, nella scherma,
nella ginnastica artistica e nel tennistavolo.
E’ quanto prevede la
“Card Sport”, la nuova iniziativa promossa dal Settore Politiche Educative
in collaborazione con il
Settore Sport, e riservata
a tutti gli alunni che frequentano le classi quinte
delle scuole primarie cittadine (ex elementari) e le
classi prime delle secondarie di I grado (ex medie
inferiori). La Card Sport
nasce da una proposta formulata dal Consiglio Comunale dei bambini ‘08,
sulla scia dell’esperienza
della “Quinta Carta” che
da diversi anni riscuote
successo e partecipazione
da parte degli scolari all’ultimo anno delle scuole
primarie ad iniziative ed
eventi culturali. Questa
volta, invece, viene privilegiata l’attività sportiva e
la possibilità di cimentar-
si in quattro discipline, forse meno conosciute di altre ma sicuramente divertenti e appassionanti, nella convinzione che davvero in un corpo sano cresca
una mente sana e che praticare uno sport sia un’esperienza importante che
può aiutare a diventare
grandi stando meglio. Nei
mesi di aprile e maggio,
dunque, questa tessera
potrà essere utilizzata da
ogni ragazzo per poter
partecipare ad una lezione prova delle diverse discipline previste.
La Card sport, ricordiamo, potrà essere utilizzata entro il mese di maggio.
In ogni caso occorre comunque prenotarsi telefonando ai seguenti numeri:
Canottaggio:
031-574720
Scherma: 031-264226
Ginnastica artistica:
031-592510/3479663608
Tennis-tavolo:
338-765153.
CALCIO GIOVANILE DAL 9 AL 12 APRILE L'VIII EDIZIONE DEL TORNEO
Una vera beffa È tempo di Como Champions Cup
In vantaggio per
due volte, gli
azzurri si fanno
rimontare dalla
Sambonifacese.
E il Varese vola...
E
adesso cosa ci si
inventerà? Lo abbiamo già ribadito in più occasioni ma dopo il 2-2
di domenica scorsa viene
solo da arrabbiarsi ancora di più. In vantaggio in
due occasioni con la Sambonifacese il Como è riuscito a farsi rimontare e
così da un potenziale secondo posto solitario, a
tre punti dal Varese vincitore sull’Ivrea, ecco che
gli azzurri raggiungono
quota 45 in coabitazione
con Alessandria ed Olbia
(ambedue sconfitte ed ambedue prossime avversarie con voglia di rivalsa) al
terzo posto, mentre Ro-
dengo Saiano e la stessa
Sambonifacese, a 46, conservano la seconda piazza. Non sappiamo se definire questo pareggio anche un peccato. Senza
dubbio è l’ennesima occasione sciupata in questa
stagione. Se solo avesse
qualche anno in meno
chiederemmo a mister Di
Chiara di scendere lui in
campo. Purtroppo, ovviamente, questo non è possibile.
Da segnalare che il 2-2
ha segnato anche la fine
dell’imbattibilità di Malatesta (che durava dall’esonero di Cotta) e del trend
positivo di vittorie casalinghe. Nel loro piccolo sempre note negative.
Domenica il Como sarà
ospite di un arrabbiatissimo Olbia che dopo aver
preso 3 gol a Vercelli cercherà, a sua volta, di provare a recuperare il terreno contro un lanciatissimo Varese. Sul Como non
ci pronunciamo.
L
a Como Champion
Cup - fino all’anno
scorso Como Lake
Cup - festeggia quest’anno l’ottava edizione con la partecipazione dal 9 al 12 aprile di
38 squadre, di cui 13 femminili. Gli atleti, oltre che
dall’Italia, provengono dall’Austria, dalla Danimarca, dalla Finlandia, dall’Inghilterra, dall’Irlanda, dal
Libano, dagli Stati Uniti,
dalla Svezia e dalla Svizzera. Quest’anno la manifestazione sarà organizzata
da Asd Team Sport in collaborazione con l’Assessorato allo Sport del Comune di Como ed è patrocinato dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio.
Le partite si giocheranno su campi in sintetico o
su campi in erba naturale. A Como gli impianti
dove si svolgeranno le partite sono il Centro Sportivo Gigi Meroni e il Centro
Sportivo Belvedere; in provincia le partite si gioche-
ranno, invece, a Lipomo
al campo sportivo, a Casnate con Bernate al Centro Sportivo, ad Erba al
Centro Sportivo Lambrone, a Mariano Comense
allo stadio. Le finali e le
premiazioni si svolgeranno a Mariano Co-mense il
12 aprile a partire dalle
16.
A presentare la nuova
edizione sono stati il vicesindaco e assessore allo
Sport Francesco Cattaneo, Carmelino Doglio
dell’Asd Team Sport e Fabio Bellenghi, general
manager di Dream Team
Italy (il tour operator che
ha promosso i pacchetti
soggiorno e venduto la
manifestazione in tutto il
mondo). “Si tratta di una
manifestazione di interesse sportivo e turistico commenta il vicesindaco
Francesco Cattaneo Como è una delle più belle città del mondo e questa
manifestazione è un’ottima occasione di promozione turistica”. Per il futuro,
il vice-sindaco ha auspicato l’organizzazione di
una maratona e di una
gara di triathlon (nuoto,
bici, corsa). L’età dei partecipanti va dal 1991 al
1997 e in città sono attesi
400 atleti. “Verrà realizzata anche una card apposita - spiega Maurizio Ghioldi, responsabile del settore Sport e del settore
Turismo di Palazzo Cer-
nezzi - che prevede sconti e agevolazioni per gli
impianti sportivi cittadini,
i battelli, la funicolare”.
Nei campi di gioco dove si
disputerà la Como Champions Cup verrà allestita
una struttura Rapid Futbol, che è costituita da un
manto in erba sintetica,
con barriere resistenti e
leggere alte circa un metro e una rete parapalloni.
La forma è quella di un
piccolo stadio dove si può
giocare in mini gare tre
contro tre. Nel Rapid Futbol potranno giocare sia i
giocatori iscritti al torneo
che il pubblico (venerdì e
sabato al Centro Sportivo
Lambrone di Erba e domenica allo stadio di Maraino
Comense). Sul sito internet: www.comochampion
scup.com saranno riportati i programmi, le categorie e tutte le informazioni relative al torneo.
Le squadre partecipanti sono: 38 (13 femminili)
provenienti da 10 nazioni.
P A G I N A
38
MASSMEDIA
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
FICTION SUL PICCOLO SCHERMO LA VITA DELLA SANTA AFRICANA
LA STORIA DI BAKHITA
D
opo la vita di Giuseppe Moscati, medico
Napoletano, il regista
Campiotti dirige per la
Rai Bakhita, la storia
di una schiava africana che diventerà Canossiana e santa.
«Qualcuno mi ha chiesto perchè
fare un’altra opera religiosa” rivela il regista, “personalmente lo
ritengo un privilegio poter raccontare storie che possono far riflettere in questo momento di
grande smarrimento. È stata una
grande opportunità e spero mi si
presenti anche nel futuro».
DOMENICA 5
Le frontiere dello Spirito,
C5,8,50. Ravasi commenta
Filippesi 2,6-9. M.C.Sangiorgi
intervista il Card. Martini.
Racconti di vita, Rai3, 12,55.
Un passo indietro? Attualità.
Passepartout, Rai3, 13,25. P.
Daverio ripercorre la storia del
Messico. Non abbiate paura,
La7, 13,30. La vita di Giovanni Paolo II. Brama di vivere,
R4, 14,05. Film drammatico di
V. Mannelli. La spada magica, It1, 16,20. Ottimo film d’animazione con stupende canzoni stile celtico. Hawaii, La7,
16.50. Film d’avventura con
Julie Andrews. Bakhita, Rai1,
21,30. In due parti la storia di
una giovane schiava africana
che diventerà santa. Da vedere. Colorado, It1, 21,30. Varietà. Che tempo che fa, Rai3,
20,10. Storie, Tsi, 21,00,La
sapienza di Davide. Doc. Report, Rai3, 21,30. Poveri noi.
Un’inchiesta sulla social card.
Melinda e Melinda, Iris,
21,00. Film commedia di Woody Allen.
Bakhita è una storia singolare che abbraccia temi universali e attuali come la diversità, la solitudine, il pregiudizio,
la superstizione anche se gli avvenimenti narrati sono ambientati alla fine dell’800 inizio ‘900.
Tratto liberamente dalla storia vera della vita della santa
africana Giuseppina Bakhita,
beatificata nel maggio 1992 e
canonizzata nell’ottobre del
2000 da Papa Giovanni Paolo II,
la fiction si apre con la morte della santa e il racconto delle sue
gesta eroiche da parte di Aurora
Marin (Stefania Rocca), una persona che ha avuto modo di conoscerla quando era bambina.
Bakhita (l’esordiente Fatou
Kine Boye), che in arabo vuol
dire fortunata, era stata catturata e allontanata dal suo villaggio
quando era ancora una bambina (aveva solo 4 anni) per condurre una triste esistenza di
schiava; un giorno Federico Marin (Fabio Sartor), un commerciante italiano senza scrupoli, in
Tele
IL
comando
LUNEDÌ 6
uno dei suoi tanti viaggi speculativi in Africa, decide di acquistarla e portarla in Veneto, nella sua
dimora. Bakhita scoprirà a sue
spese che il cuore bianco del
Veneto non è certo diverso dal
A MORBEGNO L’ELISIR D’AMORE
Le stagioni degli “Amici della Musica” e del Comune di
Morbegno proseguono all’Auditorium Sant’Antonio di
Morbegno con il nuovo appuntamento di venerdì 3 aprile
2009, ore 21.00: L’elisir d’amore, il popolare capolavoro di
comicità operistica in due atti scritto da Gaetano Donizetti
su libretto di Felice Romani.
cuore di tenebra del Sudan, ma
la sua venuta cambierà tutti nel
profondo grazie al suo sorriso infinitamente dolce e il suo sguardo limpido e innocente di chi
guarda per la prima volta la realtà che la circonda.
Presentata a luglio 2008 al
Roma Fiction Fest, la miniserie diretta da Giacomo
Campiotti, ha raccontato con
una poetica delicatezza una storia difficile da trattare.
La vita di una santa poco
conosciuta. La sceneggiatura
ben articolata, supportata da un
eccellente lavoro sui costumi e
sulla fotografia, aiuta la storia
a decollare ed assumere un
respiro cinematografico confermando la tendenza attuale
che mira a diminuire le distanze
tra piccolo e grande schermo;
Bakhita è una mini-serie emozionante che rapisce e coinvolge
inneggiando ai buoni sentimenti, lasciando in disparte la retorica e i facili luoghi comuni.
Bakhita, Rai1, 21,10. Ultima
parte. Senza traccia, Rai2,
21,05. Telefilm. In memoria
di me, Iris, 21,10. Ottimo film
su un giovane che entra in noviziato. Per riflettere sulle cose
che contano. Il comandante
Florent, Rai4, 21,10. Telefilm
poliziesco. L’infedele, La7,
21,10. Attualità con G. Lerner.
Agente 007 Una cascata di
diamanti, Rai3, 21,10. Con
Sean Connery. Ocean’s eleven, It1, 21,10.Film d’azione
con un cast stellare. Ned
Kelly, R4, 23,15. Film drammatico su un giovane cattolico
australiano costretto a diventare un fuorilegge.
MARTEDÌ 7
Rex, Rai1, 21,10. Telefilm.
Ballarò, Rai3, 21.10. Attualità. X factor, Rai2, 21,05. Spettacolo. House, Tsi, 21,00.
Anna and the king, R4,
21.10, Film drammatico con J.
Foster. Buona la prima, It1,
21,10. Sit-com con Alex e
Franz. Crossing Jordan,
La7, 21,10. Telefilm polizieschi.
MERCOLEDÌ 8
Rex, Rai1,21,10. Telefilm. Chi
l’ha visto?, Rai3, 21,10. Exituscita di sicurezza, La7,
21,10. Attualità. CSI, It1,
21,10. Telefilm. L’erba di
Grace, R4, 23,45. Divertente
commedia inglese. La storia
siamo noi, Rai2, 23,35. Me
Doc, Tsi, 23,50. Un rischioso
viaggio nel buio, doc. Parla
con me, Rai3, 23,10. Satira.
GIOVEDÌ 9
Butta la luna 2, Rai1, 21,10.
Fiction . Falò, Tsi, 21,00. Attualità. Amici in concerto,
C5, 21,10. Varietà. Air force
one, Rai3, 21,10. Film d’azione
con H. Ford. I fioretti di S.
Francesco, Rai2, 23,35.Prosa. La guerra di Mario, Tsi,
23,50. Ottimo film drammatico con Valeria Golino sui problemi dei ragazzi.
VENERDÌ 10
Speciale Venerdì santo,
Rai1, 14,10. Riflessione sul mistero della Croce. La tunica,
R4, 15,30. Film storico sulla
passione di Gesù. La passione delle altre Eluana, Rai1,
20,30. Speciale Porta a Porta.
Via Crucis, Rai1, 21,10. Presieduta dal Santo Padre E.R.
medici in prima linea, Rai2,
21,05. Debito di Sangue, R4,
21,10. Thriller con Clint Eastwood. I Cesaroni, C5, 21,10.
Fiction. Niente di personale,
La7, 21,10. Talk di Antonello
Piroso. Giuda, R4,23,20. Della serie gli amici di Gesù. Film
drammatico. Tv7, Rai1, 22,40.
Attualità.
SABATO 11
C’era una volta Gesù, Rai3,
7,30. Ottimo film d’animazione
sulla vita di Gesù, da registrare e rivedere. Concerto di
Pasqua, Rai1, 10,35. Messa di
Schubert. Sulla via di Damasco, Rai2, 10,15. Rubrica
religiosa. Il segreto del mio
successo, It1, 14,05. Film
commedia con Michel J. Fox.
Poirot a Style court, R4,
15,00. A sua immagine, Rai1,
17,10. Rubrica religiosa. Stuart Little 2, It1, 20,30. Film
commedia. Cold case, Rai2,
21,05. Telefilm investigativi.
Ulisse, Rai3, 21,30. Le cattedrali francesi. Doc. Il commissario Cordier, R4,21,10. Poliziesco. Cuore sacro, Tsi1
23,20. Film di Ozpetec sul
tema dell’amore e della carità.
a cura di
TIZIANO RAFFAINI
FILM IN USCITA
GLI AMICI DEL BAR MARGHERITA - PUPI AVATI
Dopo Il papà di Giovanna, Pupi Avati torna nelle sale con Gli amici del bar Margherita, film
corale, nostalgico e autobiografico che racconta un’Italia anni Cinquanta provinciale e maschilista.
È la nostalgia la chiave di volta del film, come sa bene Pupi Avati, uno dei pochi registi italiani che
amano parlare e fare i conti col nostro passato.
«Racconto il bar del 1954 che vedevo da casa mia a Bologna quando avevo 16 anni - dice Avati Non era un luogo particolare, ma un normalissimo bar che allora, con gli occhi di ragazzo, mitizzavo,
così come vedevo con ammirazione tutti coloro che erano ammessi in quel luogo». Lo stesso regista
ammette di rievocare un mondo «al quale avrei voluto appartenere quando avevo quindici anni,
un’epoca in cui le giovinezze venivano sperperate con un atteggiamento di grande disinvoltura».
Poi continua con vena nostalgica: «Vorrei tanto tornare indietro, anche solo per tre giorni. Vorrei
avere 18 anni e vivere in quella casa di fronte al bar Margherita». E chi dei coetanei di Avati non lo
vorrebbe? Fortunati i registi che possono dar vita con le immagini ai ricordi della loro giovinezza
ed esorcizzare così la preoccupazione per il futuro. A noi spettatori resta la magia del cinema, la
possibilità di scivolare, guardando un film, nella dimensione fantastica del reale.
Sulla scena, a dar vita alla Bologna degli anni cinquanta, alcuni attori che già avevano lavorato
con Avati come Diego Abatantuono e Gianni Cavina, ma anche nuovi volti come Pierpaolo Zizzi nel
ruolo del regista da giovane. Poi ci sono i volti noti, da Laura Chiatti a Neri Marcoré, da Katia
Ricciarelli a Luisa Ranieri, da Luigi Lo Cascio a Fabio De Luigi.
DANIELA GIUNCO
P A G I N A
39
LETTEREeCONTRIBUTI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009
punto di DOMANDA
Il
Credo in Gesù Cristo
risorto per la nostra
salvezza?
a cura di MONS. FRANCO FESTORAZZI,
vescovo emerito di Ancona-Osimo
(ROM 4,25)
Siamo giunti alla Pasqua di Risurrezione di Gesù Salvatore.
Quest’anno la vogliamo vivere accompagnati da san Paolo. Il
grande Apostolo annuncia più volte la realtà di Gesù Risorto
come verità fondamentale della nostra fede cristiana. Lo dice, per
esempio, nel grande discorso (che citiamo solo in parte) fatto
nella sinagoga di Antiochia di Pisidia nel primo viaggio apostolico: “Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù..... ( Dopo la sua
morte sulla croce e la deposizione nel sepolcro) Dio lo ha risuscitato dai morti ed egli è apparso per molti giorni a quelli che erano saliti con lui dalla Galilea a Gerusalemme, e questi ora sono
testimoni di lui davanti al popolo....” (Atti 13, 23-43).
La risurrezione di Gesù e la sua apparizione a molti testimoni
(più di 500 fratelli) viene annunciata nel celebre testo di san
Paolo, ove è posta come fondamento della nostra risurrezione: 1
Cor 15.
Così giungiamo alla risposta dell’interrogativo, che diventa anche augurio per la santa Pasqua vicina. Ci rifacciamo alla citazione della lettera ai Romani: “(Gesù nostro Signore) è stato consegnato alla morte a causa delle nostre colpe ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione” (Rom 4,25).
La prima frase afferma che Cristo ci salva mediante la sua morte
in croce: è un testo che realizza la profezia di Isaia sul Servo di
Dio (Is 53, 4-5. 11-12).
Il secondo punto sottolinea una verità, non sempre rilevata con
la forza che possiede nella nostra dottrina: la risurrezione di
Gesù è causa della nostra salvezza. Questa realtà desideriamo
proporla come messaggio speciale per vivere fino in fondo la santa Pasqua. La risurrezione di Gesù è certamente a gloria di Dio
Padre e a gloria del Figlio Amato. Al tempo stesso realizza la
storia della salvezza, voluta dall’amore di Dio, mediante la liberazione dell’umanità dal peccato e dal male, e la comunione di
tutti gli uomini con Dio e con tutto il genere umano.
Concludiamo l’augurio pasquale con la vivace professione di fede
dell’apostolo Paolo sulla presenza efficace dello Spirito Santo
nella vita della Chiesa: “Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno
spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo
Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo:
«Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta
che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di
Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alle sua gloria” (Rom 8, 14-17)
PAROLE, PAROLE, PAROLE (36)
Aporia
Dal greco arrivata tale e quale in italiano, ma poco usata se
non nel linguaggio della filosofia.
Significa “contraddizione insanabile”, contro la quale non c’è
rimedio, salvo ammettere il limite della teoria che si scontra
con una “aporia” nella esperienza comune o nella storia.
Il caso più curioso è quello che ha tormentato i sapienti fin
dalla antichità greca, noto con il nome di “paradosso di Zenone”.
Oppure di “Achille e la tartaruga”. Poiché la geometria euclidea
immagina la linea retta come costituita da infiniti punti, se in
una gara immaginaria di corsa si fa partire la tartaruga con
un sia pur modesto vantaggio, il “piè veloce” Achille non riuscirà mai a raggiungerla, perché nella frazione di tempo che Achille
impiegherebbe per raggiungere la tartaruga, questa si sposterebbe un poco in avanti ed Achille ancora non la raggiungerebbe. E così all’infinito. Lo stesso avverrebbe con una freccia scoccata dall’arco: non raggiungerebbe mai il bersaglio perché i
punti da superare sono infiniti, mai esauriti.
Gli antichi, non conoscendo la reale struttura della materia,
che non è costituita da infiniti punti-molecole, non riuscivano
a risolvere la evidente contraddizione della teoria della geometria con la esperienza, che mostrava come Achille, invece,
supera la tartaruga e la freccia arriva al bersaglio.
Si comprende, quindi, che le teorie, anche le più raffinate, presentano inevitabilmente aporie e debbono essere abbandonate
o superate con teorie più aderenti alla realtà, mai perfettamente conoscibile (asintotica). Anche in politica evidente è il
caso del “materialismo storico e dialettico” o anche “socialismo
scientifico”, che ha dominato largamente la cultura e la azione
di regimi, con gravissimi danni alla umanità; oppure il “razzismo pseudo-scientifico” tipico non solo del nazismo tedesco, ma
anche di insospettabili governi nord-europei o australiani negli anni 20-30. Il filosofo Popper è arrivato a dimostrare che
una teoria è veramente scientifica se ammette di essere “dimostrata falsa”, mai da prendere con assolutismo fanatico, come
spesso avviene nella pseudo-cultura scientista che ha, oggi,
molti presuntuosi seguaci.
ATTILIO SANGIANI
PER OLTRE 27 ANNI PRESSO L’OSPEDALE S. ANNA
UN RICORDO DI PADRE BRUNO VETTORI
o vediamo nel disegno
eseguito da un suo amico.
È proprio lui: volto espressivo, sereno, sguardo profondo e penetrante
... proiettato nel futuro… E’ lui,
padre Bruno Vettori, nato a
Sover (TN), nel 1923, sacerdote
camilliano. Dal 1981 presente
all’Ospedale S. Anna di Como,
come fedele e zelante cappellano:
con tanto di brillante croce rossa
sulla veste talare, passava quotidianamente nelle corsie dei vari
reparti per incontrare gli ammalati offrendo loro la Parola di Dio
e la Santa Eucaristia.
Da vari giorni non si è più visto! Dove è andato? Non è scomparso. Padre Bruno è l’uomo dell’obbedienza: “Vir obediens”. Fedele al voto di obbedienza, ha
umilmente accolto l’invito del
superiore provinciale, di trasferirsi, dopo la solennità dell’Epifania, nella Comunità camilliana
di Besana in Brianza, per un
meritato riposo, accanto alla Residenza San Camillo, dove vengono assistiti oltre 80 ospiti, non
tutti autosufficienti.
Padre Bruno è così ritornato a
Villa Visconta, un tempo Seminario camilliano, nel quale era
entrato come aspirante nel 1936.
E da questo lembo della
Brianza, dopo un lungo percorso,
scandito da impegnative tappe
religiose - noviziato; 1941, professione religiosa; 1942, studi liceali
e teologici -, padre Bruno è arrivato al sacerdozio il 2 aprile
1949. Erano 11 i novelli sacerdoti
camilliani, ordinati nella cappella del Seminario di MottinelloRossano Veneto, dal vescovo di
Padova, mons. Carlo Agostini.
Da questa luminosa data sono
oggi trascorsi 60 anni, vissuti con
zelo e fedeltà accanto ai malati
nei Santuari di Chievo-VR
(1949-1954); di Arezzo (1954-
L
1956); di Sondalo - SO (19591963 e 19651981) e infine,
all’Ospedale S.
Anna di Como
(1981-2009).
Sempre vicino
ai sofferenti in
luoghi di cura,
eccetto il periodo
impegnato come
direttore spirituale nel Seminario camilliano
di CastellanzaVA (1956-1959),
e di S. Vito di
Pergine - TN
(1963-1965).
A Como sono
numerosi i malati, il personale
sanitario, ausiliarie, gli amici
che lo hanno conosciuto, amato.
Sono
rimasti
tutti sorpresi
dall’inaspettata
partenza del loro
simpatico cappellano.
Ora
padre
Bruno,
nella
quiete del Seminario di Villa
Visconta, si prepara a celebrare con infinita gioia il 60° di ordinazione sacerdotale. E’ doveroso accompagnarlo
a questo straordinario traguardo, splendente come un diamante, con le preghiere e con viva riconoscenza per il bene seminato
abbondantemente nella vigna
del Signore: l’ospedale, che S.
Camillo de Lellis ha presentato
come “un giardino tutto ripieno
di fiori e di frutti” e assicurando
ai suoi figli che “l’ospedale, dove
sono i poveri di Cristo, è la nostra
casa”.
E padre Bruno che per 60 anni
ha servito Gesù in questi magnifici giardini ospedalieri, ora da
Villa Visconta di Besana Brianza
guarderà serenamente al premio
che Dio ha promesso a chi lo ha
servito nei fratelli bisognosi di
caloroso affetto.
Grazie e auguri, padre Bruno
Vettori.
a cura di padre
ANTONIO BARZAGHI
METTERSI IN GIOCO
C
aro direttore, sembrerà
del tutto logico poter imbarcarsi in certe esperienze e in certi discorsi
indispensabili per affrontare un primo tentativo di
fede. Uno dei temi che, purtroppo, la nostra società talvolta fa
fatica a comprendere, ponendo i
famosi paletti ad una concezione
mistica e religiosa, il che evidenzia sempre più una certa crisi
nell’ambito della fede, soprattutto se questa fede trova visibilità
nella Chiesa.
Dunque, oggi parlare di fede, in
certi casi, viene considerato un
semplice tabù che rischia di allargare ulteriormente il fossato.
Il tanto discusso caso della morte di Eluana ha dato certamente
fiato ad una cultura troppo scontata della vita, e nel classico pentolone è finita un’astratta concezione della collettività personalistica.
Non basta una fede indefinita.
Come cristiani, dobbiamo metterci in gioco, portando nel mondo la nostra testimonianza.
GIANNI NOLI, Fino Mornasco
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