DELLA CONTIENE INSERTO ANNO XXXIV 4 APRILE 2009 E 1,00 13 DIOCESI DI COMO PERIODICO SETTIMANALE - POSTE ITALIANE S.P.A. SPED. IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, DCB COMO illust di Renato Illustrazione di Renato Frascoli P A G I N A 2 RIFLESSIONI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 EDITA DA ANCORA NOVITÀ IN LIBRERIA UNA NUOVA BIBBIA PER CHI È ALLE PRIME ARMI L a nuova traduzione CEI della Bibbia ha innescato edizioni a catena. Abbiamo già presentato le Bibbie edite da San Paolo e da EDB, ecco ora la nuova versione proposta da Ancora, curata da mons. Bruno Maggioni e dal prof. Gregorio Vivaldelli. Si tratta di una Bibbia unica nel panorama editoriale italiano. Adatta a tutti e soprattutto a chi è alle prime armi con la Sacra Scrittura , a chi cerca una guida facile e attraente al testo biblico, a chi vuole finalmente imparare a tradurre la Parola di Dio nel concreto della vita. Allo stile giovane e fresco, a colori e con molteplici disegni, si accompagna una grande ricchezza di contenuti, in grado di venire incontro a tutte le esigenze di una lettura personale e di preparazione di incontri e catechesi. Può, da sola, costituire un vero e proprio “compendio” per i sempre più numerosi laici che si devono occupare di catechesi. Contiene infatti: spiegazioni su come si citano i testi della Bibbia; domande e risposte su come studiare, capire e interpretare la Bibbia; riferimenti alle preghiere bibliche e alle basi bibliche dei sacramenti; introduzioni per più di 100 pagine; 900 box di commento; post-it biblici per mettere in rilievo le frasi che “parlano da sé”; dizionario biblico; riferimenti al ricco bagaglio della tradizione cristiana; simboli biblici illustrati e commentati; presentazione dei personaggi principali, collocati nel loro tempo e nella loro cultura; suggerimenti per pregare e riflettere con la Sacra Scrittura; riferimenti paralleli ad altri orizzonti culturali nei quali la fede cristiana si è incarnata; la testimonianza di santi, modelli per la vita cristiana di oggi; schema dei Lezionari romano e ambrosiano; sette 7 piani tematici di lettura; otto indici tematici; ventidue mappe geografiche. Inoltre, Ancora ha creato una sorta di “sportello di consulenza” per catechisti, insegnanti di religione, educatori che vogliano ricevere suggerimenti e consigli sui loro incontri; basta inviare una mail a bibbia@anco ralibri.it. La Bibbia “Ancora” è disponibile in tre confezioni: una in brossura (euro 26,00), una in edizione cartonata con custodia (euro 35,00) e l’ultima in versione scolastica (“Bibbia Giovane”), in collaborazione con La Scuola Editrice (euro 20,00). Quest’ultima sarà distribuita in occasione dell’anno scolastico 2009-2010. a cura di AGOSTINO CLERICI LETTURE PER IL TRIDUO... COME E PERCHÈ CAMBIANO I SALMI La nuova versione della Bibbia ha modificato in più parti la traduzione dei salmi. Chi è abituato a pregare con questi antichi testi può legittimamente essere curioso di sapere “come e perché” essi vengono “cambiati”. A questa curiosità vuole rispondere il volumetto di Filippo Serafini, che costituisce un primo fondamentale passo per approfondire la conoscenza dei Salmi e lasciardi catturare dalla bellezza poetica e dalla profonda spiritualità di questo libro dell’Antico Testamento. FILIPPO SERAFINI, Come e perché cambiano i Salmi. Le principali modifiche della nuova traduzione italiana, San Paolo, pagine 108, euro 5,00. UN ROMANZO... CHE È STORIA Un maestro speciale Il tempo sta per compiersi. Nascono profeti, si moltiplicano i maestri, le sette religiose annunciano la venuta imminente di un messia, chi vuole la liberazione d’Israele dalla dominazione romana è pronto a usare le armi… In questo tempo un giovane si mette al seguito di Giovanni e incontra Gesù di Nazaret. Nessuno ancora sa chi sia, ma si rivela subito come un maestro speciale. La storia di Gesù raccontata da un giovane discepolo: la predicazione, i segni, gli incontri, i giorni della Passione e risurrezione visti con lo sguardo di chi sta aspettando il Messia e, giorno per giorno, scopre che il Regno dei cieli è vicino, è già qui. SILVIA VECCHINI, Rabbunì, San Paolo, pagine 352, euro 16,00. La Novena alla Divina Misericordia INSEGNATA DA GESÙ A SANTA MARIA FAUSTINA KOWALSKA «Desidero - ha detto Gesù Cristo a S. Faustina - che durante questi nove giorni (dal Venerdì Santo al sabato che precede la seconda domenica di Pasqua) tu conduca le anime alla fonte della Mia misericordia, affinché attingano forza, refrigerio ed ogni grazia, di cui hanno bisogno per le difficoltà della vita e specialmente nell’ora della morte. Ogni giorno condurrai al Mio cuore un diverso gruppo di anime e le immergerai nell’oceano della Mia misericordia. E io tutte queste anime le introdurrò nella casa del Padre mio. Lo farai in questa vita e nella vita futura. E non rifiuterò nulla a nessun’anima che condurrai alla fonte della Mia misericordia. Ogni giorno chiederai al Padre mio le grazie per queste anime per la mia dolorosa Passione». Gesù domanda, attraverso suor Faustina, che la seconda domenica di Pasqua sia dedicata alla sua Misericordia con una celebrazione pubblica e solenne. Il 13 giugno 2002 Giovanni Paolo II ha ufficializzato l’applicazione dell’indulgenza alla suddetta domenica che d’ora in poi si chiamerà “Domenica della Divina Misericordia”. Inoltre domandò di prepararsi a questa festa della Divina Misericordia con una novena che cominciasse il Venerdì Santo e si concludesse alla vigilia della seconda domenica di Pasqua. Nello spirito che deve animare il culto della Misericordia, questa novena ha come intenzione “la conversione del mondo intero, affinché ogni anima conosca la Misericordia del Signore e glorifichi l’infinita sua bontà”. “Si concede l’indulgenza plenaria alle consuete condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice) al fedele che nella seconda domenica di Pasqua, ovvero della “Divina Misericordia”, in qualunque chiesa o oratorio, con l’animo totalmente distaccato dall’affetto verso qualunque peccato, anche veniale, partecipi a pratiche di pietà svolte in onore della Divina Misericordia, o almeno reciti, alla presenza del Santissimo Sacramento dell’Eucaristia, pubblicamente esposto o custodito nel tabernacolo, il Padre Nostro e il Credo, con l’aggiunta di una pia invocazione al Signore Gesù Misericordioso. Si concede l’indulgenza parziale al fedele che, almeno con cuore contrito, elevi al Signore Gesù Misericordioso una delle pie invocazioni legittimamente approvate”. GIOVEDÌ SANTO: L’EUCARISTIA. In questo volume di mons. Enrico Masseroni (vescovo di Vercelli), in dieci agili capitoli, il rito della Messa viene ripreso nelle sue singole parti, dapprima attentamente spiegate con significativi riferimenti all’insegnamento dei Padri della Chiesa e di altri autori spirituali antichi e moderni, come pure del magistero ecclesiale; quindi illuminate attraverso una pagina biblica dalle vaste risonanze mistagogiche e mistiche; infine confrontate con la realtà della vita quotidiana, risvegliando il desiderio e il proposito di un concreto rinnovamento sostenuto dalla preghiera di supplica e dal rendimento di grazie. ENRICO MASSERONI, Capire e vivere la Messa, Paoline, pagine 176, euro 12,00. VENERDÌ SANTO: LA CROCE. Per sapere chi siamo occorre tornare sempre alla croce di Cristo. La contemplazione del Crocifisso ha segnato la fede, la vita e la pietà del popolo cristiano. Le riflessioni proposte in questo secondo volume sono i commenti di padre Raniero cantalamessa alla lettura della Passione, tenuti nella Basilica di San Pietro durante la liturgia del Venerdì Santo, dal 1999 al 2008, a cavallo dei due pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Costituiscono una prolungata e amorosa meditazione sul mistero della croce. Ideali stazioni di una via crucis che invitano alla contemplazione, all’adorazione, alla sequela. RANIERO CANTALAMESSA, Il potere della croce II, Ancora, pagine 126, euro 12,00. SABATO SANTO: LA MORTE. L’autrice Lytta Basset (docente di teologia e pastore protestante) racconta l’esperienza dei cinque anni di lutto seguiti alla morte del figlio Samuel, ventiquattrenne, suicidatosi dopo una serie di crisi irrimediabili che lo avevano reso incapace di continuare la propria vita normale. Dopo la ribellione e il dolore, si affacciano timide le prime relazioni con gli altri. Il cammino attraverso il lutto la mette in contatto diretto e profondo con alcuni tabù molto forti nelle società occidentali: il parlare della morte, tanto più di quella per suicidio e il rivelare pubblicamente il proprio stato di dolore; la ricerca stessa di una relazione con l’aldilà per poter ristabilire un legame con il figlio, affinché egli non venga più avvertito parte di un regno dei morti, ma di un regno di presenze viventi. LYTTA BASSET, La morte fa paura agli uomini, non a Dio, San Paolo, pagine 180, euro 16,00. DOMENICA DI PASQUA: LA RISURREZIONE. Protagoniste del libro sono alcune donne che l’autrice - la regista Lia Beltrami - ha incontrato in Italia o durante i suoi viaggi in Terra Santa e in Africa per girare documentari e che hanno lasciato un segno profondo nella sua vita: la loro testimonianza l’ha spronata nei momenti difficili e le è stata compagna in quelli più felici. Il libro colleziona ritratti di donne che, come scrive l’autrice, “hanno trovato il coraggio di lasciare una strada di morte per dire sì alla vita...”. Filo rosso è la figura esemplare di Maria Maddalena, passata dagli abissi della morte alla pienezza della vita, fino a ricevere per prima l’annuncio della risurrezione. LIA BELTRAMI, Donne della risurrezione sulle strade del mondo, Paoline, pagine 142, euro 11,00. IL CREDO RACCONTATO AI BAMBINI Per catechisti e genitori il Credo rappresenta una delle sfide più grandi: che parole bisogna scegliere per parlare ai bambini del mistero di Dio? Dio è infinito, come possiamo immaginarlo? Un nuovo, agile libro-quaderno della Elledici, Il Credo raccontato ai bambini (pagine 48, € 4,00) a cura di don Bruno Ferrero, direttore editoriale dell’Editrice ed esperto in pedagogia ed educazione religiosa, e di Anna Peiretti, affermata autrice per l’infanzia, offre un’originale e inedita “porta d’accesso” alla professione di fede: le domande e le conversazioni legate all’esperienza quotidiana di un bimbo e del suo papà. Per ogni enunciato del Credo vi sono poi un racconto, alcuni spunti per la riflessione e infine una preghiera (in queste ultime, dietro una toccante semplicità risuonano suggestivi echi del Salterio: «Chi crede ha una stella che gli segna il cammino: non si perderà/ Chi crede ha un leone che gli dorme nel cuore: sarà custodito e protetto/ Chi crede non viene colpito neanche da frecce che volano nel cielo/ Io credo in te, tu mi copri di ogni bene/ Grazie, Signore»…). I fondamenti della fede vengono così “passati” in modo chiaro e comprensibile, consentendo una catechesi coinvolgente e attiva. «Si entra nel Credo proprio partendo dalle constatazioni dei bambini - spiegano Ferrero e Peiretti -, come se la vita fosse il “trampolino di lancio” per tuffarci in Dio». Il libretto, illustrato con i simpatici disegni di Tommaso D’Incalci, fa parte di una serie che comprende tra l’altro La morte raccontata ai bambini (2005, pagine 24, € 3,50) e I dieci Comandamenti raccontati ai bambini (2003, pagine 32, € 3,50). Arriva in questi giorni in libreria anche un’altra novità: è La mia piccola grande Bibbia (coed. Elledici, Velar e Capitello, pagine 112, € 2,50). Il prezzo contenutissimo, il titolo con doratura, le sorridenti illustrazioni di Franca Vitali e i testi (con i temi e gli episodi-chiave della storia della Salvezza) fanno di questo volumetto un’accattivante “Prima Bibbia” tascabile che raccoglie il “cuore” dei Libro dei libri con sapienza teologica e pedagogica. P A G I N A 3 CHIESA PRIMOPIANO IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 IN CALENDARIO GLI ORARI DELLE CELEBRAZIONI PRESSO LA BASILICA DEL CROCIFISSO E IN CATTEDRALE DAL GREMBO DELLA CATTEDRALE LA CHIESA MADRE GENERA NUOVI CRISTIANI il senso della celebrazione che avverrà durante la Veglia pasquale in Cattedrale, la notte del Sabato Santo. I sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Eucaristia, celebrati solennemente in questa occasione dal Ve- È scovo, sono l’ultima tappa dell’Iniziazione cristiana per otto adulti della nostra diocesi - vi è tra loro anche un nucleo familiare con i genitori e due figli – con i quali gli eletti sono aggregati al popolo di Dio e ricevono l’adozione a figli di Dio. Questa celebrazione dei sa- SETTIMANA SANTA NELLA BASILICA DEL SS. CROCIFISSO IN COMO 5 APRILE: DOMENICA DELLE PALME - ore 10.00: Benedizione dell’Ulivo in Basilica – S. Messa Confessioni: ore 8.00-12.00 e ore 16.00-19.00 7 APRILE: MARTEDÌ SANTO - ore 15.00: Esposizione del SS. Crocifisso - Via Crucis – S. Messa - ore 18.00: S. Messa. - ore 20.45: “Davanti al SS. Crocifisso”: veglia di preghiera Confessioni: ore 7.00-11.30 e ore 15.00-20.00 8 APRILE: MERCOLEDÌ SANTO - ore 6.30: Apertura della Basilica. Per tutto il giorno bacio al SS. Crocifisso; - ore 7.00, 8.00, 9.00, 10.00, 11.00, 17.00, 18.00: S. Messe - ore 15.00: Via Crucis – S. Messa - ore 20.45: Incontro di preghiera guidato dall’Azione Cattolica cittadina. Confessioni: ore 7.00-20.00 9 APRILE: GIOVEDÌ SANTO - ore 6.30: Apertura della Basilica. Per tutto il giorno bacio al SS. Crocifisso; - ore 16.30: S. Messa; - ore 20.45: S. Messa “In Coena Domini”. Confessioni: ore 7.00-20.00 10 APRILE: VENERDÌ SANTO - ore 6.30: Apertura della Basilica. Bacio al SS. Crocifisso fino alle ore 13.15; confessioni: ore 7.00-13.00 e 16.30-20.00. - ore 13.15: Chiusura della Basilica; - ore 15.00: Solenne Processione col SS. Crocifisso per le vie della città: viale Varese, viale Cattaneo, via Cadorna, chiesa di San Bartolomeo, (benedizione della città), via Milano, viale Cattaneo, viale Varese; - ore 20.45: Reposizione del SS. Crocifisso. Resta esposta alla devozione dei fedeli la Croce del Miracolo. Confessioni: ore 7.00-13.00 e ore 16.30-20.00 11 APRILE: SABATO SANTO - ore 20.45: Veglia Pasquale; Confessioni: ore 7.00-11.30 e ore 14.30-18.30 12 APRILE: PASQUA DI RISURREZIONE - ore 8.00, 9.00, 10.00, 11.30, 17.00, 18.30: Sante Messe. Confessioni: ore 7.30-12.00 e ore 16.00-19.00 13 APRILE: LUNEDÌ DI PASQUA - ore 8.00, 9.00, 10.00, 11.30, 18.30: Sante Messe. Trasmissioni via web tv dal Santuario Ss. Crocifisso è sufficiente collegarsi al sito internet www.mogulus.com/crocifisso Martedì santo 7 aprile: collegamento a partire dalle ore 15.00 con l’Esposizione del Crocifisso, la Via Crucis solenne e la S. Messa; alle ore 20.45 incontro di preghiera animato dai parrocchiani e dalla corale. Mercoledì santo 8 aprile: collegamento dalle ore 9.00. Al mattino verranno trasmesse le S. Messe; alle ore 15.00 Via Crucis solenne e S. Messa; alle 20.45 incontro incontro di preghiera guidato dall’Azione Cattolica cittadina. Giovedì santo 9 aprile: trasmissione dalle 9.00 alle 18.00. Nella mattinata e nel pomeriggio a tutte le ore Via crucis; alle 16.30 S. Messa. Venerdì santo 10 aprile: dalle 9.00 alle 12.30 Via Crucis a tutte le ore; al rientro della processione (ore 16.00 circa) omelia e benedizione del Vescovo; ore 20.45 incontro di preghiera e reposizione del Ss. Crocifisso. Domenica di Pasqua 12 aprile: ore 10.00 S. Messa solenne animata dalla corale SS. Annunciata. cramenti dell’Iniziazione nella notte della Veglia pasquale intende manifestare meglio l’unione a Cristo morto e risorto che si celebra nel Battesimo e far sperimentare la gioia della risurrezione proprio attraverso questo sacramento. Con il Battesimo infatti “si commemora e si attua il mistero pasquale, che è per gli uomini passaggio dalla morte del peccato alla vita”. La Confermazione, poi, significa la vocazione cristica del cristiano, chiamato a lasciarsi condurre dallo Spirito dal quale è stato segnato. L’unzione – fatta con il sacro crisma benedetto dal Vescovo durante la messa crismale del giovedì santo – indica che il neobattezzato partecipa della triplice funzione di Cristo nel mondo: diventa sacerdote, profeta e re. Egli è cristificato per vivere con Cristo e in Lui: così la vocazione del battezzato nella chiesa e nel mondo si radica nel battesimo e nella confermazione. I ‘neofiti’ (così sono chiamati coloro che hanno ricevuto i sacramenti) “partecipano per la prima volta e a pieno diritto all’Eucarestia, nella quale portano a compimento la loro iniziazione”. L’Eucaristia rappresenta l’apice dell’iniziazione e della vita cristiana e i nuovi cristiani sono chiamati a viverla in pienezza in tutta la loro vita. L’ultima tappa del percorso dell’Iniziazione cristiana per questi otto adulti avviene dopo oltre due anni di preparazione accompagnati da alcuni cristiani adulti delle loro comunità. E il cammino è stato scandito da tappe e celebrazioni secondo un itinerario preciso previsto dal Rito dell’Iniziazione Cristiana degli Adulti (RICA), che diventa ‘modello’ di ogni esperienza di Iniziazione cristiana, specialmente per quanto riguarda il rapporto con la comunità ecclesiale che è responsabile principale di ogni iniziazione. Un adulto che chiede il Battesimo ha già dietro di sé una storia, quella della sua vita. E’ stato formato dall’educazione ricevuta dai suoi genitori e dall’ambiente nel quale è vissuto, dalla scuola e dai suoi studi, dal suo lavoro o dalla famiglia che ha, e da altre relazioni. Gli avvenimenti particolari della sua esistenza, gli incontri con gli altri e tutto ciò che tocca la sua identità lo spingono a porsi delle domande e a cercare delle risposte sempre nuove e più profonde. Desidera approfondire e intensificare i suoi primi contatti con i cristiani. Egli porta con sé valori significativi nella storia della sua vita: il senso di giustizia, l’impegno per la pace, la sensibilità ai bisogni dell’ambiente che lo circonda. La catechesi ecclesiale sarà un modo vivo che aiuta a orientare la propria vita e non solo preoccupata di rispondere ad alcune domande prefabbricate. Inoltre l’adulto che chiede il Battesimo non cammina da solo, ma in genere è accompagnato da un piccolo gruppo (parenti, padrini, amici, compagni di lavoro o professione, accompagnatori catecumenali…). In questo piccolo gruppo, intorno al futuro battezzato, la Chiesa si realizza come comunità di credenti. Le persone possono imparare a credere, gli uni a partire dagli altri e gli uni con gli altri. In più risulta chiaro che la fede non si costruisce come risultato dell’iniziativa di un individuo isolato, ma attraverso l’incontro con gli altri. Nel catecumenato il cammino di fede dell’adulto che chiede il Battesimo, i contenuti della dottrina della fede e la sua celebrazione sono fortemente concatenati. Il futuro battezzato può celebrare le sue scoperte recenti e le sue esperienze di fede nelle celebrazioni liturgiche. Egli scopre che la sua vita è associata alla vita e alla morte e alla risurrezione di Gesù. Attraverso Battesimo, Cresima, Eucaristia riceve da Dio il dono della vita nuova. Pertanto la dimensione sacramentale si attua in tutta la sua dinamica e si realizza con segni evidenti. In un periodo di evidente scristianizzazione il processo di evangelizzazione che si realiz- za nel percorso catecumenale è più che un metodo pastorale per inserire degli uomini nella struttura della Chiesa. La Chiesa non è un’istituzione nella quale l’individuo sarebbe solo un ‘cliente’ e non avrebbe nulla da portare lui stesso. Essa è segno dinamico della relazione storica tra Dio e gli uomini, si sviluppa e si rinnova continuamente. Il catecumeno è dunque partecipante e attore. Ha un ruolo attivo, non è un cliente della Chiesa. Vi porta la sua storia, le sue esperienze, il suo modo di esprimersi, il suo modo di vedere le cose. Non è sufficiente che prendiamo qualcuno là dove si trova e lo portiamo dove ci troviamo noi da sempre. Un accompagnatore catecumenale si lascia porre in questione là dove si trova lui stesso. Va avanti mentre scopre nell’incontro con un catecumeno qualcosa di nuovo e se ne trova lui stesso cambiato. La conversione alla fede di un non credente passa attraverso la conversione di quanti sono già ‘convertiti’. Il Battesimo di un catecumeno è allora vissuto come celebrazione della conversione. Coloro che lo accompagnano e la parrocchia che prende parte alla celebrazione – in questo caso tutta la Chiesa locale rappresentata simbolicamente dalla Cattedrale – si ricordano del loro Battesimo, sono riconoscenti al Signore e cercano di vivere ciò che sono: figli nel Figlio. don BATTISTA RINALDI SETTIMANA SANTA IN CATTEDRALE CON LA PRESIDENZA DEL VESCOVO 5 APRILE: DOMENICA DELLE PALME - ore 10.00: da S. Giacomo commemorazione dell’ingresso del Signore in Gerusalemme. S. Messa 9 APRILE: GIOVEDÌ SANTO - ore 10.00: S. Messa del Crisma - ore 20.30: Cena del Signore 10 APRILE: VENERDÌ SANTO - ore 9.00: Liturgia delle Ore - ore 20.30: Celebrazione della Passione del Signore (Liturgia della Parola - Adorazione della santa Croce - Santa Comunione) 11 APRILE: SABATO SANTO - ore 9.00: Liturgia delle Ore; - ore 21.00: Veglia pasquale nella Notte santa (Lucernario Liturgia della Parola - Liturgia battesimale: Iniziazione cristiana degli adulti - Liturgia eucaristica) 12 APRILE: PASQUA DI RISURREZIONE - ore 7.00, 8.00, 9.00, 12.00, 17.00, 18.30, 20.30: Sante Messe - ore 10.30: S. Messa pontificale con benedizione papale - ore 17.45: Vespri 13 APRILE: LUNEDÌ DELL’ANGELO - ore 8.00, 9.00, 10.30, 17.00, 18.30: S. Messe DISTRIBUZIONE DEI SANTI OLI NELLA CHIESA DI SAN GIACOMO Giovedì Santo: dalle ore 11.45 alle ore 17.00 Venerdì Santo: dalle ore 10.00 alle ore 12.00 Si raccomanda che le parrocchie di Como e delle zone circostanti favoriscano i più lontani nel ricevere i Santi Oli subito dopo la S. Messa del Crisma. P A G I N A 4 SOCIETÀ INTERNIESTERI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 Andare oltre lo sguardo parziale. Questo potrebbe essere l’impegno morale nell’affrontare il tema delicato del fine vita e la condizione dello stato vegetativo permanente. Se ne sono fatte carico le aggregazioni laicali cattoliche con il manifesto “Liberi per vivere” TESTAMENTO BIOLOGICO IL MANIFESTO “LIBERI PER VIVERE” La libertà è altrove L o sguardo che oggi occorre raggiungere è quello di chi considera la malattia e la sofferenza nella prospettiva globale della persona e dei suoi veri bisogni: “Chi sta male, infatti, chiede soprattutto di non essere lasciato solo, di essere curato e accudito con benevolenza, di essere amato sino alla fine”. In tal senso, non esistono la malattia e la sofferenza in quanto tali, ma la persona che vive questi momenti drammatici. La stessa persona, che sino a quel momento viveva normalmente nella società, nella famiglia. Persona capace di progettare, di decidere, di realizzare se stessa; persona, cioè un’intima unione di spiritualità e di fisicità. La sua verità profonda, quella di essere uno spirito incarnato non viene meno quando non può più manifestare la propria spiritualità, attraverso la relazione con l’altro. Sguardo parziale è quello di chi considera – e se ne è avuta prova recentemente – la condizione di chi vive nello stato vegetativo permanente come non degna, come un’offesa alla sua dignità. Se è sbagliato considerare la persona a partire dal proprio corpo – sofferente e dipendente da altri e dalle macchine – è altrettanto sbagliato far dipendere la sua sorte di vita o di morte da desideri a lei attribuiti o a lei riconosciuti da altri. In questo senso non si può teorizzare il diritto a procurarsi o a procurare ad altri la morte. Anche a costo di sembrare inflessibili, occorrer ricordare che nelle società evolute vi sono alcuni valori che precedono la libertà e questa può solo accoglierli e viverli responsabilmente. Non si dà quindi la libertà di decidere se vivere o morire, se far vivere o far morire: la vita è un bene che precede la libertà. Non fosse altro che la libertà si può esercitare grazie al fatto di essere vivi! “Teorizzare la morte come diritto di libertà – si legge nel manifesto – finisce inevitabilmente per ferire la libertà degli altri e ancor più il senso della comunità umana”. A questo dovrebbero pensare i teorizzatori del diritto individuale a morire: quali sarebbero le ricadute sulla società umana, a cui essi appartengono? Non sarebbe, forse, una ferita irreparabile al tessuto sociale? La libertà sta su un piano diverso: quello della scelta decisa a favore della vita, una vera e propria opzione fondamentale, nello sforzo di porre decisioni che siano per il meglio. La saggezza della morale cristiana ricorda che la vera libertà conduce a scegliere tra un bene e un altro, tra il bene e il meglio. In tal senso è improprio attribuire alla libertà il compito di porsi in maniera neutrale davanti al bene e al male. La vera libertà si radica sempre nel bene e conduce a scelte di questo segno. Davvero, “la vera libertà per tutti, credenti e non credenti, è quella di scegliere a favore della vita, perché solo così è possibile costruire il vero bene delle persone e della società”. Questa libertà conduce ad amare in modo onesto e concreto. Si è sentito dire, in questi ultimi tempi, che il vero amore starebbe nel procurare la morte, al fine di evitare una vita giudicata non degna o al fine di rispettare la decisione libera della persona. Occorre reagire: qui non sta alcun amore, né alcuna libertà, ma solo l’incapacità di confrontarsi con una situazione, che è certamente drammatica. Manca lo sguardo maturo di chi sa accettare che nella vita ci sia anche l’esperienza del limite, della fragilità, della povertà delle relazioni. Al contrario di queste posizioni, la vera libertà conduce a prendersi cura dell’altro: “Esistono malattie inguaribili, ma non esistono malattie incurabili”. Nota finemente il manifesto; viene così ricordato che l’attenzione verso il malato non si esaurisce quando si constata che non guarirà. Se talune malattie sono una sconfitta per la medicina – in tal senso, pur avendo progredito molto, non può guarire tutti – non lo sono per i medici, gli infermieri, i volontari, i famigliari. Tutti, in quanto uomini, sono chiamati a prendersi in carico la persona malata, senza abbandonarla, ma assicurandole vicinanza, sostegno vitale – alimentazione e idratazione – cura, come il movimento possibile, l’igiene personale, l’attenzione premurosa. La vera libertà conduce a questo; essa è segno del buon governo di Dio sul mondo ed è misura di civiltà. MARCO DOLDI EUROPA I CATTOLICI E LE ELEZIONI DI GIUGNO Diritto e responsabilità M entre l’Europa comunitaria entra in un periodo di importanti summit, decisioni e azioni per affrontare le emergenze del momento (recessione economica, questione ambientale ed energetica, migrazioni, sicurezza interna e internazionale) e mentre molte città si infiammano per le proteste delle popolazioni colpite dalla crisi, la Chiesa cattolica torna a riaffermare con vigore di credere al progetto di integrazione avviato oltre mezzo secolo fa dai “padri fondatori”. La dichiarazione diffusa dalla Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) al termine dell’assemblea plenaria di fine marzo ribadisce alcuni punti fermi che aiutano a guardare oltre la congiuntura e ad impegnarsi per la costruzione di una “casa comune” fondata su valori condivisi e interessi comuni - pace, giustizia, democrazia, difesa dei diritti inviolabili - e capace di assurgere a protagonista mondiale. L’appuntamento elettorale (4-7 giugno) per il rinnovo del Parlamento europeo rappresenta un’occasione preziosa di riflessione e di impegno. “Il processo d’integrazione europea merita di essere apprezzato nonostante alcune sue lacune”, scrivono i vescovi europei. Per questo motivo l’Ue è “sostenuta e promossa” quale “progetto di speranza per tutti i suoi cittadini”. Il documento, che viene diffuso in tutti i paesi membri grazie alle rispettive Conferenze episcopali, analizza il “periodo d’incertezza” dovuto alla crisi economica e finanziaria: in questo contesto l’Unione “ha dimostrato di essere un’oasi che si sforza di preservare la stabilità e la solidarietà tra i suoi membri”, disponendo della “capacità e dei mezzi per rispondere alle sfide più urgenti e più pressanti del nostro tempo”. È il concetto attorno al quale i Ventisette stanno serrando i ranghi: alle sfide comuni si risponde insieme, unendo le forze, facendo squadra. La Comece sottolinea però, come pochi altre voci hanno fatto finora, che il cammino d’integrazione non può essere considerato compito esclusivo dei governi e delle istituzioni politiche. Occorre, per superare il “deficit democratico” dell’Ue, una reale e consapevole partecipazione dei cittadini. Tanto è vero che i vescovi invitano esplicitamente gli elettori a recarsi alle urne a inizio giugno per scegliere gli eurodeputati della prossima legislatura: “Partecipando all’elezione del Parlamento europeo, tutti i cittadini hanno la possibilità di contribuire allo sviluppo e al miglioramento dell’Ue”. Segue un chiaro messaggio rivolto ai cittadini-credenti: “La Chiesa cattolica ha sostenuto fin dall’inizio il progetto d’integrazione e continua a sostenerlo ancora oggi. Tutti i cristiani hanno non solamente il diritto ma anche la responsabilità d’impegnarsi attivamente in questo progetto, esercitando il proprio diritto di voto”. Infatti la presenza dei cristiani nella vita politica, a partire dal momento del voto (senza limitarsi ad esso) si rivela essenziale per “riscoprire l’anima dell’Europa”, cruciale al fine di “rispondere ai bisogni fondamentali della persona umana e per il servizio del bene comune”. Non mancano precise indicazioni di ciò che ci si attende dall’Europarlamento. Un elenco ponderato e fermo, che parte dal rispetto della vita umana “dal concepimento fino alla morte naturale”, passa attraverso il sostegno alla famiglia, la promozione dei diritti individuali e sociali (ad esempio il lavoro). Il tutto sotto il segno della solidarietà comunitaria e verso gli altri paesi e continenti. Così i vescovi, anticipando le forze politiche europee, pongono sul tavolo un progetto di Europa con il quale misurarsi durante la campagna elettorale nei 27 Stati dell’Unione. GIANNI BORSA QUESTIONE EDUCATIVA UN SANO REALISMO Partire dalle fondamenta, dalle radici, e muoversi con una larga prospettiva di investimento. Così il nono Forum del Progetto culturale, che si è tenuto a Roma dal 27 al 29 marzo, ha inquadrato l’”emergenza educativa”. Ne sono emersi preziosi materiali innanzitutto per la prossima assemblea generale della Cei, che a maggio sceglierà il tema degli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio. Il comitato per il Progetto culturale svilupperà poi compiutamente il tema in un “rapporto-proposta” che sarà pubblicato a settembre, come segno della volontà di aprire un confronto a tutto campo nella società e nelle istituzioni. Partire dalle fondamenta implica prima di tutto un forte senso della realtà. Anche sull’educazione troppo a lungo si è fatto affidamento su una sorta di automatismo che viene dalla storia e che si muoveva sull’accumulo antico di rendite di significato. Oggi queste rendite si sono consumate da diversi punti di vista: ne consegue che è necessario articolare un nuovo incontro tra le generazioni e una nuova, chiara affermazione del fondamento umanistico dell’educazione, l’uomo come soggetto di libertà. Questo realismo (che arriva poi ad individuare le tante questioni concrete, dal significato e dall’articolazione della scuola dell’infanzia al ripensamento e rilancio dell’università) impone da un lato di tornare alla ragionevolezza, dall’altro stimola ad elaborare una visione. Sì, questo vocabolo ritornato in auge durante la campagna elettorale di Obama, dice della necessità insieme di agire e di pensare, secondo una prospettiva lunga, in un campo in cui da decenni si susseguono riforme sincopate, incapaci per questo di incidere, così da incrementare sensi di disorientamento e di frustrazione. Ci sono invece enormi risorse in campo, da valorizzare. La partita non è facile, anche perché, se può essere larghissimo e quasi unanime il senso dell’”emergenza educativa”, gli orientamenti non sono per nulla scontati, a partire da una concezione di un certo pedagogismo scientista che tende a sostituire l’insegnante-educatore con un mero operatore, per di più proletarizzato, incaricato di applicare schemi e facilitare il processo di auto-apprendimento. Sarebbe il risultato, nel settore, di un processo culturale più ampio, quello che vede emergere la sottile egemonia culturale di un naturalismo biologico, la cui immagine positiva è sostenuta dai successi delle bio-tecnologie. In questo senso l’uomo è semplicemente un “oggetto”, cui applicare una logica darwiniana. “In concreto – ha ribadito il cardinale Camillo Ruini – né la riduzione dell’uomo alla natura né un totale relativismo, né una prospettiva nichilista possono affermarsi pienamente e diventare egemoni finché la fede cristiana è viva e riesce a generare cultura”. Per i cattolici c’è un largo spazio per partecipare a questa dialettica, con un atteggiamento realistico, quello di una testimonianza che dà ragioni e può guardare così con fiducia alle scelte che ci stanno davanti e pensare così al bene comune, all’interesse di tutti. FRANCESCO BONINI SOCIETÀ FATTIePROBLEMI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 P A G I N A 5 OSPITE ALL’UCID DI COMO LA PROF.SSA SIMONA BERETTA Crisi e finanza per lo sviluppo A Q Una possibile piattaforma? lla conviviale del 24 marzo non poteva mancare una nutrita e competente relazione circa gli effetti della crisi mondiale in atto sui programmi di sviluppo nei Paesi “poveri”. Relatrice la prof.ssa Simona Beretta, di cui cito quello che mi pare, tra i molti, il più qualificante titolo professionale: docente di “Economia internazionale delle istituzioni e dello sviluppo” presso l’Università cattolica di Milano. Per i lettori de “Il Settimanale” cerco di rendere il contenuto della conferenza secondo uno schema che non tralascia nulla dei concetti trattati dalla relatrice, sia nella relazione vera e propria sia nelle risposte alle numerose domande suscitate nell’uditorio, molto interessato ed attento. La crisi finanziaria ed economica in atto,partita dagli U.S.A., riguarda sia il mondo più sviluppato, ricco, sia i paesi poveri, sottosviluppati o in via di sviluppo. Non mancano anche nel primo ceti o settori più esposti all’impoverimento, ma ci sono strutture e istituzioni pubbliche e private che rendono meno drammatico l’impatto. Nei secondi la crisi è assai più grave, perché blocca o riduce drasticamente i trasferimenti dal mondo ricco, sotto forma di piani di sviluppo e relativi finanziamenti. Rimangono consistenti le rimesse degli emigrati, ma anche queste sono esposte a forti riduzioni per la disoccupazione nei paesi da cui provengono. Quanto ai trasferimenti dalle “O.N.G.” (Organizzazioni non governative), per la maggior parte finanziate dai Governi, sono pure in diminuzione. Quelli poi, pur notevoli, delle congregazioni missionarie cristiane non dovrebbero essere molto coinvolti, ma sono di entità complessiva difficilmente calcolabile. Si distinguono, però, per il loro radicamento più efficiente nei territori interessati e con una capacità di provocare sviluppo indotto di gran lunga superiore agli altri. Venendo ad esaminare le cause della duplice crisi, finanziaria ed economica, si costata che, partita dal mondo americano delle banche e degli istituti di finanziamento dei consumi (mutui edilizi in particolare) e delle imprese, grandi e piccole, si è poi estesa al mondo della produzione e del commercio dei beni e dei servizi, la c.d. “econo- mia reale”. In questa, a dire il vero, erano già presenti cause autonome di crisi, come la sovraproduzione di beni durevoli (specialmente automobili) o di strutture abitative o commerciali. In tutto il mondo globalizzato della economia la causa determinante è il processo di “spersonalizzazione” dei rapporti economici tra i soggetti, declassati ad un massa di anonimi e fungibili (sempre intercambiabili) “individui”, appiattiti in una ricerca spasmodica di utili immediati. Senza valori radicati nel passato e senza prospettive a medio e lungo termine nel futuro. Ideale sia del capitalismo spinto (l’indifferenziato uomo consumatore,manipolato dalla pubblicità) sia del collettivismo (l’uomo generico di Carlo Marx, manipolato dallo Stato). Entrambe le ideologie hanno come maestri gli illuministi devoti della “dea ragione”, cioè atei. Tanto che alcuni sociologi parlano di società liquida. Suggestiva immagine di un aggregato di individui senza valori, che si comportano come le molecole di un liquido, capaci solo di prendere la forma del recipiente in cui si trovano: pubblicità o collettività. Il fatto di concepire i rapporti economici (transazioni) senza tenere conto delle differenze tra le persone, genera la mancanza di oculata fiducia, essenziale per un corretto funzionamento del sistema. Gli Istituti finanziari americani (e non solo,si pensi ad esempio al caso della Parmalat di Tanzi, n.d.r.) concedevano mutui anche a nullatenenti o senza stabile occupazione o ad imprese decotte. Ai loro dirigenti interessava IRAQ: VESCOVI E SACERDOTI CALDEI INVITANO A VISITARE LE COMUNITÀ CRISTIANE DEL PAESE Appello di sacerdoti e vescovi iracheni ai loro confratelli americani affinché visitino l’Iraq per vedere da vicino le condizioni in cui versa la comunità cristiana locale. “Noi cristiani rischiamo seriamente di scomparire a causa dell’emigrazione – si legge nel testo rilanciato da Baghdadhope - i nostri amici e le nostre famiglie hanno avuto delle buone ragioni per partire. Sono stati sfollati a causa della guerra. Sono stati rapiti ed uccisi, le loro case sono state saccheggiate e confiscate. Non hanno lavoro né futuro. Quelli di noi che non sono partiti sopravvivono, ma non è abbastanza. Abbiamo dei progetti sul lavoro, la scuola e l’istruzione ma abbiamo bisogno di aiuti finanziari. Abbiamo bisogno di aiuto ora”. Sono circa 500 mila i cristiani rimasti in Iraq, quasi tutti fuggiti a Nord a causa della guerra. “Qui siamo più al sicuro ma abbiamo bisogno di esserlo di più. E la nostra sicurezza non ci sarà data dalle votazioni o dalla nostra rappresentatività nel governo perché non l’abbiamo. Il nostro ruolo – conclude l’appello - ci viene dal servizio che diamo negli ambiti della scuola e della salute. La nostra futura sicurezza è nella istruzione. Siamo pronti a lavorare. Vogliamo rimanere qui”. solo il numero dei clienti, perché solo su questo era commisurato il loro smisurato guadagno. Così i rischi si sono trasferiti sugli acquirenti dei titoli, oggi detti “tossici”, cioè inesigibili, carta straccia come moneta non più spendibile. Tanto che non si riesce a capire su chi alla fine cadranno gli enormi danni. O si capisce fin troppo bene: sui ceti e sui paesi più deboli in tutto il globo. Alcune domande hanno riguardato gli effetti delle enormi emissioni monetarie della FED (Istituto di emissione americano) calcolabili in tre trilioni di dollari, e di titoli del Tesoro U.S.A. La relatrice ha ricordato il privilegio da sempre goduto dalla potenza egemone. Però mi pare abbia ridimensionato le possibili conseguenze inflazionistiche, portando come esempio il recente caso del Giappone. Credo che la oratrice abbia sottinteso l’enorme capacità produttiva diffusa nel mondo, grazie al progresso scientifico e tecnico, alla quale non sono paragonabili le modeste capacità del passato. I neomalthusiani di oggi (Club di Roma, ad esempio), le cui catastrofiche e disumane teorie sono ancora egemoni, non tengono conto di questo fatto decisivo. Alla fine il consulente ecclesiastico mons. Isidoro Malinverno ha citato alcune frasi pertinenti di Benedetto XVI, che hanno individuato nella eclisse di valori etici razionali e cristiani la causa profonda della crisi in atto. uesto documento, proposto un anno fa da autorevoli esponenti della cultura italiana, potrebbe essere una piattaforma per una riforma reale e fattibile? Ci sembra di sì. 1. Dare significato alla formazione: la scuola è un luogo dotato di significato, in grado di dare significato all’apprendimento, attraverso una collaborazione e una valorizzazione delle diverse agenzie educative, dalla famiglia alla comunità anche per contribuire a contrastare, con uno sforzo comune, il disagio giovanile. 2. Più formazione, in più luoghi, per tutta la vita: ai giovani di oggi, adulti di domani, sarà chiesto di avere una formazione più elevata e più diversificata nei contenuti e nei livelli. La formazione nel corso della vita, per tutti e in tutte le sue accezioni, è la scommessa da vincere. 3. Più autonomia, più responsabilità: é necessario realizzare e incentivare la piena autonomia delle istituzioni scolastiche, attribuendo poteri reali in materia di organizzazione del curricolo e utilizzo delle risorse umane e finanziarie. Le scuole dovranno rendere conto del proprio operato ad un forte sistema di valutazione che opererà come agenzia indipendente. 4. Per un sistema educativo nazionale più articolato: passo essenziale per una valorizzazione re- ale delle diverse proposte formative è la piena attuazione della parità scolastica, che realizza le condizioni per il diritto di scelta delle famiglie. In q u e s t o modo di contribuirà all’innalzamento della qualità dell’offerta formativa di tutto il sistema scolastico, composto da scuole pubbliche statali e paritarie. 5. Più competenze, meno dispersione: è necessario puntare su di un miglioramento delle competenze fondamentali attraverso una formazione di base più qualificata e più vicina ai diversi bisogni degli utenti, soprattutto attenta allo sviluppo integrale della persona. La scuola dovrà essere più equa e meno egualitaristica. 6. Una didattica nuova: il miglioramento passa da una nuova organizzazione didattica, con indirizzi e standard fissati centralmente, e la possibilità per le scuole di raggiungere con modalità diverse gli obiettivi stabiliti. Il settimo punto tocca il tema delle risorse e degli sprechi. QUALE ? scuola ARCANGELO BAGNI ATTILIO SANGIANI CORSIVO di AGOSTINO CLERICI GREMBO CHE PRODUCE ORFANI La storia ha dell’incredibile e proviene dalla Spagna di Zapatero. Il maschile e il femminile sono diventate delle variabili impazzite, e non si sa come raccontare la vicenda. Fatto sta che c’è una gravidanza, messa in moto da una inseminazione artificiale (con spermatozoi di uno sconosciuto) nel grembo di una donna che è diventata uomo, conservando però gli organi femminili così da poter essere fecondata. Tale Ruben (già Estefania) sarà, dunque, il padre anagrafico e contemporaneamente la madre biologica dei due gemelli che si porta in grembo. Il padre biologico, come detto, è uno sconosciuto. La madre anagrafica, tale Esperanza, non poteva avere figli e ora ne avrà due, partoriti dal... suo compagno. Si sta male solo a scriverla una storia così squallida! L’unica parola che manca è «naturale», proprio ciò che una certa cultura biologistica ed ecologista vorrebbe difendere e che, invece, è stato del tutto annientato da continue manipolazioni genetiche e... masturbazioni mentali. Non c’è nulla di naturale in questa storia, perché ad essere calpestata è proprio la natura umana nella sua intangibile dignità. Vien da definire disgraziato/a quest’uomo/donna di Grenada, che non potrà essere né padre né madre naturale, e che ha manipolato il proprio corpo con continue cure ormonali che, prima, le (a lei) hanno fatto crescere una barba finta, e poi gli (a lui?) hanno fatto riprendere il ciclo mestruale. Era deciso a diventare del tutto uomo, ma poi ha conosciuto una donna che non poteva avere figli e ha pensato di tener buono il tanto odiato apparato genitale femminile almeno per poter procreare... Come se mettere al mondo dei figli sia un giochino biologico, un puzzle di tessere scompaginate ricomposto con l’azzardo, l’egoistico esaudimento di un proprio desiderio, da realizzare con qualunque mezzo. Disgraziato è certamente quel medico che ha permesso ad Estefania-Ruben di perseguire questo scopo. Ippocrate - nella sua laicità - è lontano mille miglia dalla delirante scienza di questi manipolatori genetici. Per un pugno di soldi e per la squallida gloria di finire su qualche rivista specializzata, sono disposti a infangare la vita, riducendola a volgare materia di laboratorio: spermatozoi come soldatini da mandare in battaglia nel risiko dei dementi! La paternità e la maternità sono altra cosa, e, purtroppo, le vittime di questa barbarie esistono già, anche se non hanno ancora visto la luce. Sono in quel grembo degenere, anch’esso amato da Dio, e attendono di venire alla luce, non sapendo che nasceranno già... orfani. Sì, orfani anche se la legge darà loro un padre e una madre. Orfani, perché un padre e una madre non sa costruirli nessun laboratorio, ma deve forgiarli la natura. Purtroppo non è solo la morte che rapisce i genitori ai figli, rendendoli orfani. Può accadere che sia questo delirio di onnipotenza, che, non riconoscendo più alcun Dio, ha smarrito anche le vie dell’uomo. CHIESA P A G I N A 6 CHIESA LOCALE ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 VERSO LA VISITA PASTORALE - 4 AGENDA del VESCOVO VITA CONSACRATA Motivo di speranza per tutti i consacrati GIOVEDÌ 2 A Sondrio, in mattinata, Consiglio Episcopale; nel pomeriggio, udienze e colloqui personali; a Como, presso la chiesa di san Rocco, alle ore 20.00, S. Messa in ricordo di Chiara Lubich. DOMENICA 5 A Como, alle ore 10.00, con partenza in processione dalla chiesa di san Giacomo verso la Cattedrale, solenne pontificale nella Domenica delle Palme; a Mandello, alle ore 20.45, lectio su san Paolo per i giovani. LUNEDÌ 6 A Como, in mattinata, udienze e colloqui personali; a Como, alle ore 20.30, Via Crucis cittadina con partenza da Ponte Chiasso (in memoria del decimo anniversario della morte di don Renzo Beretta) e arrivo a Sagnino (unica chiesa della diocesi dedicata a san Paolo). MARTEDÌ 7 A Como, alle ore 20.00, S. Messa con l’Ucid. GIOVEDÌ 9 A Como, alle ore 10.00, in Cattedrale, S. Messa crismale; alle ore 20.30, S. Messa in Coena Domini. VENERDÌ 10 A Como, alle ore 15.00, solenne processione con il SS. Crocifisso; alle ore 20.30, in Cattedrale, celebrazione della Passione del Signore. SABATO 11 A Como, alle ore 21.00, in Cattedrale, Veglia pasquale con battesimi dei catecumeni. DOMENICA 12 A Como, alle ore 10.30, in Cattedrale, pontificale nella solennità della Santa Pasqua. LUNEDÌ 13 Giornata con l’Ordo Virginum. A TUTTI I SACERDOTI DELLA DIOCESI Giovedì santo, giornata sacerdotale, dopo la celebrazione della S. Messa crismale, presso il Seminario vescovile di via Baserga, 81 – come lo scorso anno – per chi lo desidera ci ritroviamo per il pranzo (euro 15,00). È necessario per motivi organizzativi prenotare la partecipazione, entro martedì 7 aprile 2009 ai seguenti numeri telefonici: • Segreteria vescovile: 031. 3312204 (è possibile digitare uno qualsiasi degli interni proposti dal messaggio registrato) • Segreteria vicario generale: 031.3312252 • La reception del Centro Pastorale: 031.262371 (dalle ore 8.30 alle ore 12.30 e dalle ore 16.30 alle ore 19.30). Ringraziamo per la collaborazione. Buona Settimana Santa. D a un anno a questa parte la Vita consacrata della nostra diocesi si è messa in stato di riflessione. Sente il bisogno di interrogarsi su quale volto essa sta presentando alla Chiesa locale. La riflessione non è ispirata dalla prospettiva del “dover essere” secondo i documenti della Chiesa o in consonanza con i propri regolamenti. In buona sostanza i consacrati non riflettono unicamente sullo stile di fedeltà ma si interrogano sul volto riconosciuto dalle persone che concretamente incontrano la Vita consacrata, la osservano, la riconoscono o la rinnegano. Il compito di interrogarsi coinvolge in primo luogo i consacrati ma anche i presbiteri e i laici. Ne nasce una esperienza sinodale e narrativa che punta a dare spazio alla comunicazione reciproca e a sviluppare un attento e autentico atteggiamento di ascolto, senza prevenzioni né rigidità di ruolo. In questo contesto si inserisce la visita pastorale alla diocesi da parte del nostro vescovo Diego. L’incontro con le Comunità religiose sarà di grande valore in ordine all’incoraggiamento, alla puntualizzazione di problemi ma costituirà una occasione privilegiata in cui il Pastore si mette in ascolto”. Infatti i consacrati si sentiranno impegnati a leggere la propria esperienza, a valutarne l’impatto sul territorio, a discernere le problematiche che toccano la vita della gente. Nel dialogo con il vescovo sarà possibile far emergere elementi di consenso su attese, problemi e priorità- che riguardano la Vita consacrata nel territorio. Con il vescovo ed in sintonia con la Chiesa di Vicariato si potrà giungere alla individuazione di progetti e di strategie da adottare con cui la Vita consacrata si assume le sue responsabilità, esprime concrete collaborazioni ma soprattutto segna percorsi avvincenti di sequela di Gesù Cristo. Ci sembra che questo modo corale di ascolto reciproco e di lavoro tra Vescovo e Vita consacrata permetta di aprire cammini nuovi perché la Vita consacrata sia colta nella Chiesa locale come una componente determinante per maturare uno stile di Vita evangelica nel popolo di Dio. Dopo la visita pastorale sa- tra di loro, un ascolto attento e gratuito che contrasta con la tentazione dei particolarismi, permetterà alla visita pastorale una restituzione fiduciosa delle responsabilità ai singoli ed alle Comunità religiose. Davvero la visita pastorale è motivo di speranza per la Vita consacrata. don ATTILIO MAZZOLA ranno rilevati alcuni contenuti che saranno messi in luce per la Vita consacrata ma sarà più rilevante la forte valorizzazione di uno stile di Chiesa che parte dall’ascolto delle persone e della Parola di Dio. Emergerà una Vita consacrata che vuole “essere” prima di “fare”, in atteggiamento di ricerca, prima che essere preoccupata a difendere le proprie certezze, i propri privilegi. L’ascolto reciproco tra vescovo e consacrati e tra consacrati SOSTENERE LA CHIESA PER SERVIRE TUTTI Verso la Giornata del sostegno Q uesto è il titolo della lettera dei Vescovi italiani uscita il 4 ottobre 2008, nel ventesimo anniversario dell’avvio del nuovo sistema di sostegno economico alla Chiesa Cattolica in Italia. Purtroppo è una lettera passata quasi in sordina, mentre valeva la pena sottolineare la grande riforma introdotta nel sostegno economico della Chiesa con la riforma del Concordato del 1984 ed attualizzata negli anni seguenti. I Vescovi avevano dato delle disposizioni precise in un documento del 1988 dal titolo: “Sovvenire alle necessità della Chiesa”, che ha permesso di portare a regime le novità della revisione del Concordato. A vent’anni da quel documento, i Vescovi italiani si sentono in dovere di ringraziare gli italiani che hanno dato fiducia alla Chiesa Cattolica, sia firmando a suo favore nel momento della dichiarazione dei redditi, sia facendo offerte deducibili per il sostentamento del clero. Inoltre ribadiscono i valori evangelici e civili del nuovo sistema di collaborazione fra Stato e Chiesa. È una lettera molto breve che tutti possono leggere e meditare, la consiglio innanzitutto ai sacerdoti, poi ai componenti del Consiglio degli Affari Economi- ci parrocchiali e a tutti i fedeli. Può essere anche un argomento di catechesi. Ormai è diventato consuetudine celebrare due giornate annuali per sensibilizzare i fedeli su questi temi. La prossima è il 10 maggio p.v. In questi giorni tutte le parrocchie hanno ricevuto il materiale utile per la celebrazione della giornata. Una locandina ricorda che ogni firma a favore della Chiesa Cattolica è importante, anche quella dei pensionati o dei lavoratori dipendenti che non sono obbligati a fare la denuncia dei redditi. Negli espositori da mettere in chiesa si trovano buste adatte per questa operazione. L’ideale è che ogni parrocchia si attrezzi per raccogliere i C.U.D. e li consegni in posta o alla sede dell’Istituto diocesano sostentamento del Clero. Un altro cartello invita a firmare a favore della Chiesa Cattolica nella denuncia dei redditi, e un terzo dà relazione di come sono stati usati i fondi dell’8 per mille in questi ultimi tre anni. Siccome nel 2008 una velenosa campagna del giornale “La Repubblica” ha accusato la Chiesa di non dare ragione dei soldi ricevuti, è opportuno esporlo in bella evidenza. Troverete un libretto guida per il parroco e i suoi collabo- ratori che vi aiuterà nella preparazione della giornata, e su questo libretto vengono riportate tre fotografie della parrocchia di Monteolimpino. C’è la solita lettera personale per i parroci e un dono gradito: un CD con un “concerto per la solidarietà” dove viene proposta musica classica importante. A tutti noi l’impegno per rivitalizzare un sistema di sostentamento per la Chiesa invidiato anche da altri paesi. don TULLIO SALVETTI MOVIMENTO EUCARISTICO DIOCESANO Il Movimento Eucaristico Diocesano ricorda che il prossimo appuntamento mensile per l’adorazione nella chiesa di S. Cecilia, si terrà sabato 4 aprile con inizio alle ore 16.20. La recita del S. Rosario precederà le meditazioni dettate da don Andrea Meloni sull’udienze del Santo Padre su san Paolo. Vi saranno anche momenti di preghiera, silenzio e adorazione personale. Inizierà anche la Settimana Santa, perciò si raccomanda ai Crociati eucaristici la partecipazione alla suddetta ora di adorazione, alla S. Messa in Coena Domini e alla solenne processione con il SS. Crocifisso in programma il 10 aprile, Venerdì Santo. Il Giovedì Santo durante la S. Messa crismale, il vescovo firmerà il Decreto di indizione della sua prima Visita Pastorale alla Diocesi e consegnerà la lettera di accompagnamento. Durante la S.Messa in Coena Domini in ogni comunità è bene annunciare tale evento leggendo il solo Decreto. Tali testi saranno disponibili al termine della celebrazione e saranno allegati al numero del Settimanale. SALESIANI COOPERATORI I Salesiani Cooperatori, i simpatizzanti e amici si ritroveranno sabato 18 aprile alle ore 15.30 al Salesianum di Tavernola, in via Conciliazione 98, Como. Vi sarà un momento informativo sul prossimo pellegrinaggio a Caravaggio del 26 aprile e sulla prossima Conferenza annuale del 10 maggio presso il Salesianum. Seguirà una relazione formativa del delegato e relativo dibattito. Alle ore 17.00 la S. Messa festiva. Il pellegrinaggio a Caravaggio in occasione della “Festa della famiglia salesiana della Lombardia” si terrà domenica 26 aprile con partenza alle ore 13 dal Salesianum di Tavernola, e arrivo a Caravaggio alle ore 15 con recita del S. Rosario meditato e solenne concelebrazione eucaristica. Quota (solo pullman) euro 15,00 a persona (da versarsi all’atto dell’iscrizione). Prenotazioni: da effettuarsi entro venerdì 10 aprile presso “I Viaggi di Oscar”, via Pretorio, 9 a Como, tel. 031304524. Il pellegrinaggio è aperto a tutti, ma in particolare ai Cooperatori salesiani, agli amici di don Bosco ed ai loro familiari. I Vicari foranei e i sacerdoti della Media Valtellina sono vicini a don Tullio Schivalocchi per la morte del caro papà Attilio Assicurano la loro presenza e il loro sostegno nella fraterna preghiera CHIESA P A G I N A 7 ITINERARIFIDANZA TI ITINERARIFIDANZATI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 LA COMUNITÀ CRISTIANA ACCOMPAGNA IL CAMMINO DEI FIDANZATI / 5 LI MANDÒ A DUE A DUE LA SETTIMANA SANTA A partire dalla Domenica delle Palme e in modo speciale nel Triduo pasquale noi cristiani celebriamo il mistero più grande della nostra fede: Gesù crocifisso e risorto. Il corpo di Cristo è dato in dono, tutta la sua vita è offerta. Nelle celebrazioni liturgiche e in una vita che si trasforma, rinnoviamo la nostra fede. Nulla della vita è estraneo a questo avvenimento. Soprattutto la vita di coppia segnata da una intensa e viva relazione, dal dono progressivo e gratuito del corpo, è vita pasquale. Che cosa significa “fare pasqua” per una coppia di fidanzati? E che cosa significa per gli sposi cristiani riportare il proprio amore a dimensione pasquale? Anche la castità trova il suo fondamento e la sua bellezza nel corpo di Gesù dato per amore. SCHEMA DELL ’INCONTRO DELL’INCONTRO Accoglienza e presentazione Preparazione alla S. Messa (MC 6,7) Il fidanzamento è: • tempo prezioso, da non sciupare, da non barattare, da non svuotare: nessuno può restituire il tempo del fidanzamento • allenamento ad amare, è scelta del tipo di amore che accompagnerà tutta l’esistenza, è desiderio di esprimere il bene con tutto il proprio essere • occasione per provare la forza dei Sacramenti nell’amore di coppia: solo Dio “è” amore. pagina a cura di DON ITALO MAZZONI S. Messa con la comunità Riflessione guidata Testimonianza degli sposi Introduzione al dialogo Dialogo di coppia Cena o pranzo insieme Condivisione in gruppo Preghiera Conclusione RIFLESSIONE TEOLOGICA/SPIRITUALE RIFLESSIONE ANTROPOLOGICA/ PSICOLOGICA Il corpo di Gesù dato per amore L a croce di Gesù è il centro di tutta la sua vita e di conseguenza di tutta la vita cristiana. Sulla croce troviamo il perdono, l’amore incondizionato per tutti, anche per gli aguzzini; soprattutto troviamo Gesù, l’uomo-Dio, il Figlio e il fratello che si dona a noi. La cosa più evidente: si dona con “tutto il suo corpo”, segno del dono di tutta la sua vita; si dona anche nel dolore. La cosa più diffusa: noi facciamo fatica a donarci con il nostro corpo, perfino nella gioia. L’egoismo sta in agguato, la paura ci frena, l’impegno ci preoccupa. La croce di Gesù può essere rapportata alla vita sessuale dei fidanzati e degli sposi? Il modo più comune di pensare suggerisce un no. Ma il modo più comune di pensare conosce il fatto della croce? Sa che cosa davvero significhi? Gli apostoli stessi chiesero aiuto alla cultura del tempo, alle profezie, alla storia vissuta: lo Spirito Santo li illuminò facendo capire che questo grande avvenimento proietta la sua luce su tutta la vita dell’uomo, di ogni uomo. Proietta il suo senso su tutta la storia, dei singoli, delle coppie, dei popoli. ucciso come le vittime animali sacrificate al tempio. “Talamo” (letto nuziale) è chiamata la croce: Gesù sulla croce è lo sposo che si unisce alla sua sposa, l’umanità. Soffermiamoci su questa interpretazione. In fondo è la più chiara. Le braccia aperte di Gesù in croce sono il grande abbraccio all’umanità. Ma è soprattutto la sua scelta di amore a farlo essere sposo, perché lo sposo non è colui che possiede la sposa, ma colui che l’ama e dona la sua vita a lei. Se lo sposo possiede è padrone. Solo se si dona è sposo. Questo avviene nella reciprocità: lui a lei, lei a lui. Così suggerisce il rito del Matrimonio: “Io accolgo te come mio sposo (mia sposa). Con la grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita”. Che cos’è la croce di Gesù? Gli inni della settimana santa hanno delle audaci descrizioni. Ne ricordiamo alcune. “L’artefice di tutto il creato è appeso ad un patibolo”: è un avvenimento inaudito, il ribaltamento delle parti. Dio arriva fino a questo punto per cercare l’uomo. “Un colpo di lancia trafigge il cuore del Figlio di Dio; sgorga acqua e sangue, un torrente che lava i peccati del mondo”: la morte di Gesù porta perdono, perché un modo nuovo di amare entra nel mondo, cioè la totale gratuità. “Trono” è chiamata la croce: vi sta sopra il re dei re. “Altare” è chiamata la croce: Gesù è • Quale uso ho fatto del mio desiderio sessuato nella mia relazione? Esso ha contribuito a rinchiudere l’altro nel mio desiderio o lo ha aiutato a diventare maggiormente se stesso? • Pensando alla nostra relazione di coppia, mi è capitato di accorgermi di avere un atteggiamento possessivo nei confronti dell’altro? In quale occasione? Mi è stato fatto notare? • Nei nostri momenti di intimità, mi sono mai sentito “usato”? • Cosa pensiamo della castità? Cosa riteniamo importante per la nostra vita di coppia? DOMANDE PER LA RIFLESSIONE PERSONALE E DI COPPIA La sessualità umana I l desiderio sessuale è una componente irrinunciabile per scegliere di sposarsi: non è la sola, ma è indispensabile per un matrimonio. Per sposarsi non basta il timore della solitudine o il desiderio di volersi aiutare. Ci può essere utile riflettere ed esprimerci su alcune semplici domande: ci siamo mai interrogati sulla sessualità? Che opinione abbiamo? Abbiamo idea di dove inizi e dove finisca? Quando la usiamo e quando no? Domande che riguardano i fidanzati, ma in definitiva ogni persona. I fidanzati si piacciono tanto, provando il desiderio di toccarsi, di sentirsi toccati, di toccare quella pelle che è il posto più bello in cui stare… E quando si allontanano sentono un grande desiderio di ritornare presto insieme. A parlare troppo di sessualità si corre il rischio di rompere l’incanto, ma a non parlarne si perde il valore altissimo della sua conoscenza. La sessualità è ordinata alla conservazione della specie. Si tratta di un dato biologico: perché una specie duri, bisogna che gli individui siano animati da un’attrazione per l’altro sesso, al fine di garantire un’esistenza collettiva, che supera infinitamente quella degli individui. Per perpetuare la vita ci vogliono due individui della stessa specie, sessualmente differenti che tendono in certi momenti a un incontro intenso e breve, che porta alla fecondazione. Questo avviene anche nel mondo animale. Che cos’ha di specifico la sessualità umana? · La sessualità dell’essere umano non si riduce alla sua genitalità; a rigor di termini la genitalità concerne il funzionamento degli organi genitali e può essere esercitata in una relazione sessuale con un partner o in un atto di masturbazione. Ma la sessualità non si riduce alla genitalità. Si può dire che ogni relazione umana è sessuata, cioè segnata, co- CERCARE INSIEME LA CASTITÀ Che relazione esiste tra la castità e la sessualità? Cos’è la castità? Bella questa definizione: “La castità è un atteggiamento fondamentale che permette di vivere la sessualità in modo liberante per sé e per gli altri”. La castità implica il pieno rispetto dell’altro, il desiderio della libertà dell’altro. La castità non è una virtù che ha unicamente attinenza alla pratica sessuale, ma coinvolge la persona intera e ne esprime la visione globale della vita e trova spazio in una concezione antropologica che valorizza il corpo, non in un’antropologia che, invece, considera il corpo e le sue manifestazioni come una parte inferiore o esterna, alla vera realtà dell’uomo. Interrogarsi sulla propria castità significa chiedersi: “Quale uso ho fatto del mio desiderio sessuato nella mia relazione? Esso ha contribuito a rinchiudere l’altro nel mio desiderio o lo ha aiutato a diventare maggiormente se stesso?”. Uno sguardo casto non isola il corpo in quanto sessuato, dunque desiderabile, dell’altro; è uno sguardo che coglie l’altro nella sua interezza, nella sua bellezza complessiva. La castità ti fa trattare chiunque con la dignità di persona umana che non va mai trattata come un mezzo, ma come un fine, cioè come qualcuno che è degno di vivere per il solo fatto che esiste. In quest’ottica la Chiesa indica ai fidanzati un cammino di castità che salvaguardi l’autenticità e la totalità dell’amore: il dono totale del proprio corpo deve corrispondere al dono totale di sé, che solo nel matrimonio si realizza veramente (fino a quel momento manca ancora la decisione, si può tornare indietro, non si è pronti alla responsabilità…). Anche gli sposi vivono la castità, perché sono chiamati a vigilare che nei loro rapporti sia sempre presente il senso del dono e che ogni gesto sia espressione di autenticità e di responsabilità. lorata dall’appartenenza sessuale del soggetto in relazione. · Nell’animale la sessualità è ordinata unicamente alla riproduzione. Inoltre essa è regolata automaticamente: si esercita solo in certi periodi, i periodi di calore, al di fuori dei quali la sessualità è silenziosa. La sessualità umana ha perduto l’automatismo dell’animale e il suo esercizio è rimesso alla libertà dell’uomo, all’uso della ragione, all’esprimersi della sua volontà. Per questo l’incontro sessuale nell’uomo è come un crinale: può essere luogo di un incontro umano in pienezza, di un dono e di un’accoglienza reciproci (“fare l’amore” è diverso dal “fare sesso”), ma anche luogo di perversione che l’animale non conosce. C’è di fatto perversione ogni volta che, nell’incontro sessuale, l’unità corpo-psiche è dimenticata o negata, vale a dire ogni volta che il corpo dell’altro nell’immaginazione è isolato, guardato, desiderato per se stesso, dissociato dallo spirito che lo anima e dunque trattato come un oggetto che, come ogni oggetto, può essere posseduto, manipolato, rigettato, venduto, affittato, o, più semplicemente, usato per soddisfare un bisogno. Il “perverso” è colui che non conosce altra legge che il proprio piacere cui sottomettere l’altro. Nella relazione sessuale tra un uomo e una donna quello che è in gioco è l’instaurarsi di una autentica relazione tra soggetti, cioè di una relazione in cui l’altro non sia considerato come oggetto del mio bisogno, ma come soggetto del mio desiderio. Solo il termine “desiderio” è adeguato per indicare un rapporto non con delle cose da consumare, ma con una persona. È vero che ogni desiderio nasce da un bisogno, ma se si rimane al livello della soddisfazione dei bisogni, si resta nel registro del consumo, in cui l’altro è considerato di fatto come un oggetto da consumare, e quindi è usato. Il desiderio sessuale ha origine da una pulsione sessuale istintiva, ma il passaggio dal bisogno al desiderio implica una rinuncia: a cosa? A possedere l’altro come si possiede una cosa. Desiderare un altro è dirgli due cose nello stesso tempo: “Io non posso fare a meno della tua presenza, mi manchi, ho bisogno di te”, e insieme: “Mi proibisco di mettere le mani su di te e di possederti come si possiede una cosa. Non soltanto rispetto, ma voglio la tua libertà”. LETTURE CONSIGLIATE Jean-Paul Mensior “Percorsi di crescita umana e cristiana”, Qiqajon Roberta Vinerba “Se questo è amore…”, Paoline CHIESA P A G I N A 8 RUBRICHE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 APRILE 2009 APRILE 2009 Apostolato della preghiera Intenzione generale: “Perché il Signore benedica il lavoro degli agricoltori con un raccolto abbondante, e renda sensibili i popoli più ricchi al dramma della fame nel mondo”. Il problema della fame nel mondo assume proporzioni preoccupanti se considerato dal punto di vista di quei popoli e nazioni in via di sviluppo che stanno cercando disperatamente di rispondere alle fondamentali necessità umane, ma che falliscono in questa impresa a causa di fattori sociali, economici e politici che sono di ostacolo. L’urgenza di questa situazione richiede un’azione concertata, basata sulla collaborazione sia bilaterale che multilaterale, e questa azione presuppone una chiara visione degli aspetti sociali ed economici della questione, così come di quelli culturali e spirituali. Questo perché la sopravvivenza di milioni di esseri umani nostri fratelli non può essere ridotta ad una questione di interessi nazionali acquisiti o di opportunismo politico. La loro sopravvivenza deve essere vista piuttosto nel suo pieno significato: come responsabilità, dovere solenne di tutta l’umanità unita in uno spirito di solidarietà fraterna. Questo imperativo scaturisce da una comune fratellanza nella paternità di Dio, e deve essere espresso in una carità universale, una carità che cerchi di promuovere un mondo “più umano verso tutti, dove tutti possano dare e ricevere, senza che un gruppo progredisca a spese dell’altro”. È chiaro che le sfide morali chi si pongono a coloro che hanno la responsabilità dell’applicazione tecnica delle soluzioni al problema della fame nel mondo sono immense. Esse implicano l’acquisizione e l’utilizzo di tutta la conoscenza tecnologica e scientifica disponibile e il porla a servizio dell’uomo nella sua lotta contro le cause e gli effetti di questo problema antico e tuttavia sempre più grave. (Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti al Convegno Internazionale sul tema “La scienza e la tecnologia contro la fame nel mondo”, 1983) Intenzione missionaria: “Perché i cristiani, che operano nei territori in cui più tragiche sono le condizioni dei poveri, dei deboli, delle donne e dei bambini, siano segni di speranza, grazie alla loro coraggiosa testimonianza del Vangelo della solidarietà e dell’amore”. Testimoniando Cristo «fino agli estremi confini della terra», la Chiesa in Africa sarà sostenuta di sicuro dalla convinzione del «valore positivo e morale» che riveste la «crescente consapevolezza dell’interdipendenza tra gli uomini e le nazioni. Il fatto che uomini e donne, in varie parti del mondo, sentano come proprie le ingiustizie e le violazioni dei diritti umani commesse in paesi lontani, che forse non visiteranno mai, è un segno ulteriore di una realtà interiorizzata dalla coscienza, ed elevata così ad una connotazione morale». Auspico che i cristiani in Africa diventino sempre più coscienti di questa interdipendenza tra gli individui e le nazioni, e siano pronti a corrispondervi, praticando la virtù della solidarietà. Il frutto della solidarietà è la pace, bene così prezioso per i popoli e le nazioni di ogni parte del mondo. In effetti, proprio attraverso mezzi capaci di promuovere e di rafforzare la solidarietà, la Chiesa può fornire un contributo specifico e determinante ad una vera cultura della pace. Entrando in rapporto senza discriminazioni con i popoli del mondo, nel dialogo con le varie culture, la Chiesa avvicina gli uni agli altri ed aiuta ciascuno di essi ad assumere, nella fede, gli autentici valori degli altri. Pronta a cooperare con ogni uomo di buona volontà e con la comunità internazionale, la Chiesa in Africa non cerca vantaggi per se stessa. La solidarietà che essa esprime «tende a superare se stessa, a rivestire le dimensioni specificamente cristiane della gratuità totale, del perdono e della riconciliazione». La Chiesa cerca di contribuire alla conversione dell’umanità, portandola ad aprirsi al piano salvifico di Dio mediante la testimonianza evangelica, accompagnata dall’attività caritativa a servizio dei poveri e degli ultimi. E quando compie questo, non perde mai di vista il primato del trascendente e di quelle realtà spirituali che costituiscono le primizie dell’eterna salvezza dell’uomo. (Esortazione apostolica post-sinodale, Ecclesia in Africa, n. 138-139) Intenzione dei Vescovi italiani: “Cresca in noi la consapevolezza che la testimonianza di Gesù risorto è a un tempo dono e responsabilità per il cristiano, da accogliere e vivere ogni giorno”. Fratelli e sorelle cristiani di ogni parte del mondo, uomini e donne di animo sinceramente aperto alla verità! Che nessuno chiuda il cuore all’onnipotenza di questo amore che redime! Gesù Cristo è morto e risorto per tutti: Egli è la nostra speranza! Speranza vera per ogni essere umano. Oggi, come fece con i suoi discepoli in Galilea prima di tornare al Padre, Gesù risorto invia anche noi dappertutto come testimoni della sua speranza e ci rassicura: Io sono con voi sempre, tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Fissando lo sguardo dell’animo nelle piaghe gloriose del suo corpo trasfigurato, possiamo capire il senso PER LE PARROCCHIE 92 L’informatore giuridico S ulla Gazzetta Ufficiale n. 2 del 10.1.2009, III, Serie Speciale, è stata pubblicata la Legge Regione Lombardia n. 6 del 31.3.2008, intitolata “Modifiche alla legge regionale 6 agosto 2007, n. 19 “Norme sul sistema educativo di istruzione e formazione della Regione Lombardia” – Collegato in materia di istruzione”. Le novità riguardano, in particolare, l’introduzione di due nuovi articoli, rispettivamente in materia di Programmazione degli interventi di edilizia scolastica, e a sostegno delle scuole dell’infanzia autonome. Per quanto riguarda i primi interventi il provvedimento stabilisce che la Giunta regionale definisca annualmente le tipologie di intervento prioritariamente finanziabili, nonché le modalità di attribuzione delle risorse in aggiunta a quelle statali. Con decreto dirigenziale sono individuate ogni anno le iniziative oggetto di finanziamento. Per quanto riguarda la programmazione degli interventi a sostegno delle scuole dell’infanzia autonome, la Regione Lombardia, riconoscendo la funzione sociale delle scuole dell’infanzia non statali e non comunali, senza fini di lucro, ne sostiene l’attività mediante un intervento finanziario integrativo rispetto a quello comunale e a qualsiasi forma di contribuzione statale, regionale o da convenzione, al fine di contenere le rette a carico delle famiglie. Con decreti dirigenziali sono stabilite le modalità di presentazione delle domande e di assegnazione dei contributi. *** In tema di detrazione del 55% per il risparmio energetico la conversione in legge (mediante la Legge 28.1.2009, n. 2) del D.L. 29.11.2008, n. 185, ha semplificato la gestione degli adempimenti a partire dal 2009. Infatti il decreto legge nella sua formulazione originaria prevedeva che la detrazione del 55% sugli interventi per il risparmio energetico, esclusa quella goduta sulle spese del 2007, fosse subordinata all’autorizzazione da parte dell’Agenzia delle Entrate. Tale autorizzazione sarebbe dovuta avvenire presentando un’istanza, in via esclusivamente telematica, finalizzata a verificare la capienza dei fondi e pertanto l’ottenimento o meno della detrazione. Ora, con la legge di conversione, mentre per le spese sostenute nel 2008 non cambia nulla, per le spese sostenute dal 2009 (sostenute dal periodo successivo a quello in corso al 31.12.2008) i contribuenti interessati dovranno inviare solo una comunicazione all’Agenzia delle Entrate competente. La legge di conversione ha inoltre stabilito la possibilità di ripartire la detrazione nell’arco di cinque anni. Le regole per beneficiare della detrazione del 55% variano a seconda che l’Ente operi come privato o come parte commerciale. Nel primo caso la detrazione opera per “cassa” (per cui l’anno di beneficio corrisponde all’anno di pagamento), mentre per la parte commerciale vale il principio di “competenza”, per cui, per considerare la spesa sostenuta il riferimento va fatto per quanto concerne i beni mobili alla data di consegna o di spedizione, mentre per quanto concerne i servizi alla data della loro ultimazione. rubrica mensile a cura di VITTORIO RUSCONI e il valore della sofferenza, possiamo lenire le tante ferite che continuano ad insanguinare l’umanità anche ai nostri giorni. Nelle sue piaghe gloriose riconosciamo i segni indelebili della misericordia infinita del Dio di cui parla il profeta: Egli è colui che risana le ferite dei cuori spezzati, che difende i deboli e proclama la libertà degli schiavi, che consola tutti gli afflitti e dispensa loro olio di letizia invece dell’abito da lutto, un canto di lode invece di un cuore mesto. Se con umile confidenza ci accostiamo a Lui, incontriamo nel suo sguardo la risposta all’anelito più profondo del nostro cuore: conoscere Dio e stringere con Lui una relazione vitale, che colmi del suo stesso amore la nostra esistenza e le nostre relazioni interpersonali e sociali. Per questo l’umanità ha bisogno di Cristo: in Lui, nostra speranza, “noi siamo stati salvati”. (Benedetto XVI, Messaggio Urbi et Orbi, Pasqua 2008) Parola di vita di CHIARA LUBICH «Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà» (Mt 24,42) H ai osservato come in genere non vivi la vita, ma la trascini in attesa d’un “dopo”, in cui dovrebbe arrivare il “bello”? Il fatto è che un “dopo-bello” deve arrivare, ma non è quello che tu ti aspetti. Un istinto divino ti porta ad attendere qualcuno o qualcosa che possa soddisfarti. E pensi magari al giorno di festa, o al tempo libero, o ad un incontro particolare... Ma passati questi, non resti soddisfatto, almeno pienamente. E riprendi il tran tran d’una esistenza non vissuta con convinzione, sempre in attesa. La verità è che, tra gli elementi che compongono anche la tua vita, ve n’è uno da cui nessuno può scappare; è l’incontro a tu per tu col Signore che viene. Questo è il “bello” al quale inconsciamente tendi, perché sei fatto per la felicità. E la piena felicità può dartela solo Lui. E Gesù, conoscendo quanto tu ed io siamo ciechi nella ricerca di essa, ecco che ci ammonisce: Vegliate. State attenti. State svegli. Perché di molte cose non sei sicuro al mondo, ma di una certamente non puoi aver dubbi: che un giorno devi morire. E questo per il cristiano significa presentarsi davanti a Cristo che viene. Può essere che anche tu sia come i più che dimenticano la morte volutamente, di proposito. Hai paura di quel momento e vivi come se non esistesse. Dici con la tua vita terrena, col radicarti sempre più in essa: la morte mi fa tremare, quindi non c’è. Invece quel momento verrà. Perché Cristo viene certamente. Con queste parole Gesù intende la sua venuta all’ultimo giorno. Come è salito al cielo fra gli apostoli, così tornerà. Ma queste parole vogliono dire anche la venuta del Signore alla fine della vita di ogni uomo. Del resto, quando l’uomo muore, per lui il mondo è finito. E giacché non sai se Cristo viene oggi, stasera, domani, o fra un anno o più, devi vigilare. Proprio come quelli che stanno svegli perché sanno che i ladri verranno a svaligiare la loro casa, ma non ne conoscono l’ora. E, se Gesù viene, vuol dire che questa vita è passeggera. E se è tale, anziché svalutarla, devi dare ad essa la massima importanza. Devi prepararti per quell’incontro con una vita degna. Certamente occorre che anche tu vigili. La tua vita non è solo un pacifico susseguirsi di atti. E’ pure una lotta. E le tentazioni più varie, come quelle sessuali, quelle della vanità, dell’attaccamento al denaro, della violenza, sono i tuoi primi nemici. Se vigili sempre, non ti lascerai prendere di sorpresa. Ma vigila bene chi ama. E’ dell’amore vigilare. Quando si ama una persona, il cuore vigila sempre attendendola, e ogni minuto che passa senza di lei è in funzione di lei. Così fa una sposa amorosa quando fatica, o prepara quanto può servire al suo sposo assente: fa ogni cosa in vista di lui. E quando arriva, nel suo saluto esultante c’è tutto il gioioso lavoro della giornata. Così fa una mamma, quando prende un piccolo riposo durante l’assistenza del suo ragazzo ammalato. Dorme, ma il suo cuore veglia. Così agisce chi ama Gesù. Fa tutto in funzione di Lui, che incontra nelle semplici manifestazioni della sua volontà in ogni attimo, e incontrerà solennemente nel giorno in cui verrà. E’ il 3 novembre 1974. Si conclude a Santa Maria, nel sud del Brasile, un incontro spirituale di 250 giovani, di cui la maggior parte proviene dalla città di Pelotas. Il primo pullman, con quarantacinque persone, parte: tanti canti, tanta gioia, tanto amore a Gesù. Ad un certo punto del viaggio alcune ragazze dicono insieme il rosario coi misteri dolorosi e chiedono alla Madonna la fedeltà a Dio, fino alla morte. In una curva, per un guasto meccanico, il pullman precipita in un burrone d’una cinquantina di metri, capovolgendosi tre volte. Muoiono sei ragazze. Una sopravvissuta dice: “Ho visto la morte da vicino, però non ho avuto paura perché Dio era lì”. Un’altra: “Quando mi sono accorta che potevo muovermi, in mezzo ai rottami, ho guardato il cielo stellato e, inginocchiata fra i corpi delle mie compagne, ho pregato. Dio era lì accanto a noi…”. Il babbo di Carmen Regina, una delle vittime, ha raccontato che spesso la figlia ripeteva: “E’ bello morire, papà, si va a stare insieme a Gesù”. “Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà” Le giovani di Pelotas, perché amavano, vigilavano, e quando è venuto il Signore gli sono andate incontro con gioia. Parola di vita , dicembre 1978, pubblicata per intero su Essere la Tua Parola. Chiara Lubich e cristiani di tutto il mondo , vol. I, Roma 1980, p.137 - 140. CHIESA PASQUA P A G I N A 9 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 Verso la Pasqua UNO SCANDALO DA COMPRENDERE E DA CONTEMPLARE Inizia la Settimana Santa, il mistero della morte-risurrezione di Gesù si propone a noi e interpella radicalmente il nostro modo di intendere Dio, la sua salvezza, la logica che la regge e la logica con la quale essa va proposta. Siamo talmente abituati a “vedere” il Crocifisso da non essere più in grado di cogliere quanto ci provochi tanto verso Dio quanto verso gli uomini. Alcune provocazioni. pagina a cura di ARCANGELO BAGNI « G esù di Nazaret, il quale passò facendo del bene e guarendo... lo uccisero appendendolo ad una croce, ma Dio lo ha risuscitato» (At 10, 38-40). Questo primo annuncio, fatto dagli apostoli, è la lieta notizia che essi hanno da gridare a tutti dopo la Risurrezione del Crocifisso. É la testimonianza che la via di Gesù è la via che realizza l’uomo: la solidarietà va oltre la sconfitta e la morte. Gesù è stato infatti solidale con la sofferenza di uomini concreti: ha guarito gente ammalata, ha accolto gente emarginata. Egli stesso ha conosciuto l’angoscia dell’amicizia infranta dalla morte e della sconfitta dei suoi sforzi per salvare il suo popolo: piange per l’amico Lazzaro e su Gerusalemme che lo rifiuta. Di fronte a tutto ciò, Gesù non rimane passivo né accetta di rassegnarsi, ma «passò facendo del bene e guarendo...»: una lotta che assume il volto della solidarietà e della liberazione. Non teme di incontrare peccatori e prostitute e a Zaccheo, a Maddalena, alla donna adultera offre una speranza nuova. Ma la scelta di Gesù si tramuta in scandalo: colui che viene a liberare i poveri e i sofferenti fa l’esperienza della sconfitta, del silenzio di Dio, della morte. Il “buon pastore” diventa “l’agnello immolato”, il seminatore diventa il grano che muore, il Signore diventa il servo sofferente annunciato dai profeti. Ma è necessario comprendere fino in fon- do questa prospettiva “paradossale e scandalosa”. In Israele si sapeva che i profeti potevano essere perseguitati e respinti. Geremia - tra i tanti - ne aveva fatto l’esperienza in modo emblematico. Ma lo scandalo della croce di Gesù va ben oltre. Il crocifisso non appare solo come uno sconfitto; egli è, per tutti i presenti, il “maledetto da Dio”. Questa situazione è indicata dal modo stesso dell’esecuzione della morte: “maledetto colui che pende dal legno” (Dt 21, 21-23). UN SILENZIO E UNA FIDUCIA “SCANDALOSI” Ai piedi della croce gli avversari di Gesù possono “giustamente” trionfare: non solo hanno eliminato un inopportuno, ma il giudizio stesso di Dio sembra essere dalla loro parte. Per Gesù è l’ora della domanda radicale, profonda, inquietante: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mc 15,34). «Ai piedi della croce si scontrano due modi di credere, e Gesù in croce ne è la discriminante: da una parte, chi è disposto a credere unicamente se Gesù scende dalla croce; dall’altra, chi crede proprio perché rimane sulla croce. al centro di questa tensione Gesù e il Padre. Gesù si rivolge al Padre con una domanda: ma il Padre tace. La voce che ha parlato al battesimo e alla trasfigurazione qui tace. E Gesù muore con una domanda, con la domanda. Non è sorprendente?» (B. Maggioni, I racconti evangelici della Passione, Cittadella, Assisi 1995). Al calvario viene definitivamente abolita l’immagine di un Dio che interviene miracolosamente nella storia umana per porre fine alle sofferenze. Della morte di Gesù, di questa morte reale che contesta tutti gli idoli, tutte le false immagini di Dio, la fede cristiana ne ha fatto il luogo supremo dell’amore di Dio per gli uomini. Comprendiamo allora perché il mistero della croce ci avvicina a Dio in modo totalmente diverso e sorprendente. Esso mette in risalto soprattutto la misteriosità di Dio, di questo Dio che si fa conoscere come l’inconoscibile, che domanda di accettarlo nella sua imprevedibilità, nella sua realtà “scandalosa”: dono fino alla croce! Gesù che muore in croce è l’uomo che fa la massima esperienza dell’amore di Dio: un amore di autentica donazione, un amore che - perché tale - non è né finalizzato né strumentalizzato. É dono e basta. Egli non si attende alcuna ricompensa: si dona incondizionatamente, mantenendo viva la domanda. UNO “SCANDALO” CHE RIVELA IL VOLTO DEL DIO DI GESÙ A i discepoli di Gesù di Nazaret si impone un preciso compito: comprendere lo scandalo e collocarlo -in modo coerente e organico- all’interno del piano di salvezza. Così la riflessione dei primi cristiani ha tentato varie strade per comprendere lo stesso avvenimento. Essi cercano di cogliere il senso di quanto è accaduto a Gesù di Nazaret. Ecco allora le prime affermazioni degli Atti: «Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso» (2,36). Su di un piano diverso abbiamo lo stupendo testo della lettera ai Filippesi (2,6-11). La croce è presentata come sconvolgente rivelazione di ciò che fu sin dall’inizio: Gesù è uno con il Padre, un Padre che non ha altra trascendenza per noi che la vulnerabilità del suo amore. Ma una simile comprensione dell’avvenimento -dice Paolo- è follia per la logica del mondo: «mentre i Giudei chiedono miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani» (1Cor 1,22). L’apostolo Giovanni -dal canto suo- fa una diversa lettura della croce: il crocifisso «innalzato da terra» viene presentato in una cornice di maestosa regalità: giudicato dagli uomini egli è, in realtà, colui che giudica. Anche gli altri scritti del N.T. offrono apporti specifici e sottolineature diverse. Tutti, però, convergono su di un dato preciso: la Pasqua di Gesù è il centro, il criterio di lettura di tutta la sua vicenda. Come la pianta di una città permette al viaggiatore di comprendere un paesaggio e di orientarsi, così la Pasqua è per la Chiesa l’inizio e il punto di riferimento della fede. ALLA LUCE DELLE SCRITTURE A un primo livello di lettura, la vicenda della croce-risurrezione appare come scandalo e smentita. Si cerca allora di comprendere che cosa è accaduto. E a questo livello la morte di Gesù (la morte, cioè, di un profeta) tutto può essere tranne che salvezza. La morte in quanto tale dice riferimento a sconfitta a fallimento. La salvezza, infatti, è la risurrezione che -in rapporto alla morte- viene espressa, dai primi cristiani, in termini di opposizione: voi lo avete inchiodato alla croce... ma Dio lo ha risuscitato» (At 2,24.36; 13,13.30). La risurrezione diventa la contestazione -da parte di Dio- della ingiustizia degli uomini e del loro peccato. La risurrezione è iniziativa di Dio che rimette in piedi e che fa vivere, in opposizione all’azione degli uomini che abbassa e uccide. «Gesù è il primo dei salvati, colui nel quale Dio ci salva». Di fronte allo scandalo le comunità cristiane, illuminate dall’avvenimento della risurrezione e spinte dal dono dello Spirito, ritornano alle Scritture per cogliere in profondità il piano di salvezza di Dio. Nella predicazione degli Atti è continuamente presente questo riferimento alle Scritture: «condannandolo hanno adempiuto le parole dei profeti che si leggono ogni Sabato» (At 13,27; 2,23; 3,18; 4,28). E nella redazione dei vangeli gli annunci della passione sono sempre messi in collegamento con questo «compimento delle Scritture». Sempre la certezza nella fedeltà di Dio spinge i primi cristiani a cercare degli annunci o delle prefigurazioni di questa vicenda nella storia di Israele. Ecco che alcune figure, come il servo sofferente di cui parla Isaia (cc. 42-53) assumono un preciso significato alla luce della vicenda di Gesù. Così è pure di altre pagine, quali quelle sull’agnello pasquale (Gv 19,36), quelle di alcuni salmi (22 e 69), il libro della Sapienza (2,12-20), il sacrificio di Isacco (Gentile 22). Il Risorto, il vero interprete delle Scritture, dà a questi testi la loro profondità (Lc 24,25-27). A questo secondo livello di lettura la risurrezione è compresa in stretto legame e nella stessa coerenza del progetto di Dio. Per questo essa non viene più espressa in termini di opposizione ma di continuità con la passione: «non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?» (Lc 24,26.46). La stessa continuità troviamo in uno dei più antichi annunci del mistero pasquale: «vi ho trasmesso, dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che appare a Cefa e quindi ai Dodici» (1Cor 15,3-5). Una libertà che si fa dono Riflettendo ulteriormente sulla vicenda di Gesù, le prime comunità cristiane hanno compreso anche che l’avvenimento della morte non ha scavalcato Gesù. Egli ne è, invece, il protagonista: «Nessuno mi toglie la vita, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo» (Gv 10,18).Allora la morte di Gesù viene letta da una precisa prospettiva: a partire dalle scelte che egli ha fatto durante tutta la sua vita. La croce, allora, non si colloca solo all’interno del progetto di Dio; essa rientra pure nel progetto di vita del Figlio ed è una manifestazione di coerenza ad esso. Il progetto di Gesù ha una precisa fisionomia: gesti e parole sono al servizio del Regno, della rivelazione della misericordia del Padre. A questa missione Gesù si consacra senza alcuna riserva. Ma tale ostinazione lo spingerà allo scontro con gli oppositori. Così la crescente conflittualità pone Gesù di fronte alla possibilità dell’avverarsi di una fine violenta. La sua morte appare così come possibilità di vivere la propria libertà fino alle estreme conseguenze. Così, da una parte Gesù subisce la morte, il processo, l’ostilità accumulata durante il suo ministero; dall’altra, egli sceglie di andare fino alle estreme conseguenze perché in questa «perdita di se stesso», in questo «annientamento» (Fil 2,7). Egli riconosce il suo modo di restare fedele al Padre, facendo così trasparire il volto di un Dio che nella sua dimensione profonda è dono. Per Gesù la morte si presenta come sottomissione agli avvenimenti ma -allo stesso tempo- come libertà di poter concretizzare in essi chi egli è. Ed è una libertà - quella del Figlio - che non è in nessun modo abolizione del limite umano, ma volontà concreta di attuare - all’interno di esso - il proprio progetto di vita. Comprendiamo perché Gesù scelga deliberatamente di affrontare la sofferenza e la morte non per se stesso, ma per realizzare un dono, una consacrazione, una fedeltà. Ci troviamo di fronte al paradosso dell’uomo Gesù che «catturato dagli uomini» afferma di «consegnarsi nelle mani del Padre». Così, pur essendo legato, egli è libero; pur essendo consegnato in realtà egli si consegna. Per questo il momento della maggior debolezza di Gesù è - allo stesso tempoil momento della sua più grande libertà. In esso troviamo svelato il dinamismo profondo della sua esistenza che si caratterizza come apertura e dono costante; in esso, dopo aver portato a compimento tutto ciò che era in suo potere. Egli consegna al Padre ogni cosa: la sua vita, la sua missione apparentemente votata al fallimento, il suo stesso avvenire. P A G I N A 10 CHIESA CHIESAMONDO IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 LETTERE DALLA MISSIONE / 1 DAL CIAD IL GRAZIE DI SUOR MARIA PELANCONI T empo di Quaresima e tempo di progetti di sostegno e aiuto ai missionari nativi della nostra diocesi sparsi nel mondo. L’anno scorso, correvano proprio questi tempi e veniva proposto un progetto di sostegno per un orfanotrofio in Ciad a Maingara. Proprio in questi giorni ci ha scritto suor Maria Flora Pelanconi, originaria di Gordona e referente per il progetto. Riportiamo le sue parole di ringraziamento alla diocesi e di aggiornamento della situazione. “Intanto un grazie grande a voi tutti che ci sostenete con adozioni, con doni puntuali che ci permettono di svolgere il nostro lavoro e dare sollievo a tante famiglie. Ancora settimana scorsa alla riunione di equipe di Maingara, (siamo 23 persone fra medico, infermieri/e, ostetriche, tecnici di laboratorio, personale ausiliario, assistenti sociali) cercando di fare il punto sulla situazione ci siamo resi conto di quanto sia importante il vostro apporto, non potremmo altrimenti rendere tutti i servizi che stiamo offrendo. Purtroppo qui non c’è nessun sistema di protezione delle fasce deboli e le Istituzioni sono le grandi assenti soprattutto là dove il bisogno è più pressante e la loro presenza effettiva dovrebbe essere indispensabile. Nella prassi infatti non è prevista nessuna assistenza ai malati. E neanche la scuola è gratuita. Dico nella prassi perché di bei discorsi e promesse dalle varie istanze governative L’anno scorso, correvano proprio questi tempi, veniva proposto un progetto di sostegno per un orfanotrofio a Maingara. In questi giorni ci ha scritto la religiosa originaria di Gordona e referente per il progetto. Riportiamo le sue parole di ringraziamento alla diocesi e di aggiornamento della situazione a cura di BENEDETTA MUSUMECI ce ne fanno tante… Con i vostri aiuti siamo riusciti a mandare a scuola 104 bambini/e e ragazze/i delle medie (orfani di genitori sieropositivi o loro stessi sieropositivi) pagando le tasse scolastiche, i quaderni, la divisa… Fra questi ce ne sono 70 che beneficiano anche di un piccolo sussidio mensile:10 euro circa per la colazione del mattino. Roneloum, la nostra assistente sociale cerca di seguirli, controlla che frequentino regolarmente e che abbiano il necessario. Con gioia possiamo dire che l’anno scorso quasi tutti i nostri piccoli amici sono stati promossi. Il progetto nutrizionale per i bambini nati da madre sieropositiva è in continua espansione: sono 136 i piccoli clienti di maman Angèle! Dai 0-9 mesi, ricevono due volte la settimana latte e consigli, poi si digradano le distribuzioni, ma fino al diciottesimo mese quando possiamo sapere se sono stati contagiati o no, continuano a frequentare il centro. In tutto il paese non c’è la possibilità di fare l’esame della ca- rica virale che ci darebbe il verdetto subito alla nascita, quindi per sapere se il bambino è sano dobbiamo aspettare tutto questo tempo. Ma se alla fine del percorso, l’esame dell’AIDS risulta negativo, è la grande festa per tutti. Non abbiamo statistiche sicure, però possiamo dire che dei bambini nati da madre sieropositiva che ha seguito la prevenzione si salvano almeno i due terzi. Alcune mamme, anche se frequentano il Centro, purtroppo non sono state fedeli a seguire l’iter di prevenzione, altre che solo durante o dopo il parto si scoprono sieropositive, altre ancora che vengono dai villaggi dove non c’è nessuna profilassi quindi l’esito è sovente nefasto. Inoltre ci arrivano orfani e solo dal loro apetto si può dedurre che forse la mamma era malata di AIDS. Le zie o le nonne che li adottano fanno quello che possono, ma non sono in grado di pagare il latte artificiale. Ecco perché tanti, troppi forse, arrivano da noi pieni di attese e di speranza. In Africa si muore anche di malaria, di morbillo, di meningite, di diarrea… i bambini sono molto fragili e la mortalità infantile è ancora alta qui. Il Centro di Maingara nato nel gennaio 2004 voluto dal Vescovo e dalla popolazione è in continua espansione e tenta di essere all’avanguardia nei servizi che offre. Non abbiamo abbastanza esperienza per gridare vittoria, ma ci conforta vedere i buoni risultati nelle persone che sono con noi fin dall’inizio. La mortalità che era del 100% si è ridotta ad un terzo e alcuni bambini hanno già 4 anni. Sovente dobbiamo intervenire anche per bisogni puntuali. Ad esempio la scorsa stagione delle piogge è stata abbondante e ha fatto crollare molte case fatiscenti. Così abbiamo aiutato alcune famiglie che seguiamo al centro a comprare i mattoni e la paglia per il tetto. Alcune persone hanno bisogno anche di un sussidio alimentare. Ecco dove finiscono i vostri doni. E’ uno scarno resoconto che vi ho fatto, potrei parlare ore per raccontare quello che si vive, gioie, quando si vedono le persone rifiorire; sofferenze, sì, perché purtroppo la malattia non tende a diminuire e ancora troppi non ce la fanno e sono soprattutto i giovani. Le altre attività della comunità proseguono bene: il foyer con le sue 19 ragazze aperte alla vita e gioiose; i vari servizi alla parrocchia; l’insegnamento… Grazie anche per le vostre preghiere che sostengono il nostro operare.” BENEDIZIONE DELLE FAMIGLIE 2009 Prenotatelo AL PIÙ PRESTO telefonando allo 031 - 26.35.33. (in orari d’ufficio) CHIESA CHIESALOCALE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 P A G I N A 11 DAL 3 AL 10 SETTEMBRE LA DIOCESI PELLEGRINA CON IL VESCOVO IN TERRA SANTA IL SENSO DEL PELLEGRINAGGIO/4 CERCATE IL SIGNORE... E VIVRETE! C iò che rende peculiare il pellegrinaggio rispetto ad una qualsiasi forma di viaggio sono la sua meta e il dinamismo cultuale che lo qualifica. Scorrendo le pagine dell’Antico Testamento capita, con una certa frequenza, di imbatterci in quelli che la storia di Israele ha consacrato come luoghi particolari della manifestazione di Dio e pertanto oggetto di quella fede che muove l’uomo alla ricerca di Dio nel desiderio di incontrarlo. Ci sono luoghi e santuari che esprimono l’intervento di Dio nella storia a favore del suo popolo e per la realizzazione dei suoi disegni di salvezza. Israele ha colto il favore e la presenza di Dio per il dono della salvezza che ha ricevuto, della predilezione che Dio ha accordato, della fedeltà che ha assicurato. Evochiamo alcuni di questi luoghi e le vicende che li hanno resi “santuario”. Dopo la vittoria Giosuè costruì un altare al Signore, Dio di Israele, sul monte Ebal (Gs 8,30); dopo il forte richiamo di Dio che denuncia l’infedeltà del popolo chiamarono quel luogo Bochim e vi offrirono sacrifici al Signore (Gd 2,5); Salomone si presenta al Signore che riconosce in lui la stessa fedeltà del padre Davide: il re andò a Gàbaon per offrirvi sacrifici perché ivi sorgeva la più grande altura. Su quell’altare Salomone offrì mille olocausti (1 Re 3,4). Un’altra motivazione del pellegrinaggio verso un santuario è il necessario discernimento, c’è bisogno di capire, di cogliere il volere di Dio: allora tutti gli Israeliti e tutto il popolo andarono a Betel, piansero e rimasero davanti al Signore e digiunarono quel giorno fino alla sera e offrirono olocausti e sacrifici di comunione davanti al Signore (Gd 20,26). Vi è anche un pellegrinaggio che serve ad affermare il primato di Dio al di sopra di qualunque altra divinità che è falsa e insignificante (1 Re 18). Ci sono anche i richiami dei profeti che domandano di far corrispondere al pellegrinaggio un vero impegno di conversione. Poiché così dice il Signore alla casa d’Israele: Cercate me e vivrete! Non rivolgetevi a Betel, non andate a Gàlgala, non passate a Bersabea, perchè Gàlgala andrà tutta in esilio e Betel sarà ridotta al nulla. Cercate il Signore e vivrete, perchè egli non irrompa come fuoco sulla casa di Giuseppe e la consumi e nessuno spenga Betel!(Am 5,4-6). Fino a denunciare una radicale incoerenza: se Gàlaad è una colpa, essi non sono che menzogna; in Gàlgala si sacrifica ai tori, perciò i loro altari saranno come mucchi di pietre nei solchi dei campi(Os 12,12). Nel cammino di fede di Israele emergerà la città di Gerusalemme e il suo tempio quale vero santuario che dice la presenza di Dio e la ricerca dell’uomo, la benedizione di Dio e il culto dell’uomo. Ogni pellegrinaggio di cui si parla nella Scrittura, ogni luogo a cui si fa riferimento, ogni atto di culto hanno un caratte- LA COLLETTA DI QUARESIMA A SOSTEGNO DEI LUOGHI SANTI C’è preoccupazione nel Papa e nella Chiesa universale per la sorte dei cristiani in Terra Santa, dove la violenza spinge all’emigrazione. Il cardinale Leonardo Sandri ne parla in una Lettera ai vescovi per la tradizionale Colletta di Quaresima, per la precisione il Venerdì Santo, a sostegno dei Luoghi Santi. “La Terra che fu culla del cristianesimo rischia di rimanere senza cristiani”: l’allarme giunge dal prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, Leonardi Sandri, nella una Lettera inviata - com’è tradizione in tempo di Quaresima - a tutti i vescovi per sollecitare la solidarietà dei cattolici nel mondo intero verso i fratelli cristiani di Terra Santa, “i quali - sottolinea il cardinale Sandri - insieme con gli abitanti di vaste regioni del Medio Oriente, aspirano da lungo tempo alla pace e alla tranquillità ancora tanto minacciate”. re “teocentrico”: l’uomo è alla ricerca di Dio che lo chiama, desidera incontrarlo, ha bisogno di comprendere il suo volere, deve maturare una vera scelta di vita, sente l’urgenza e il dovere di un culto che sgorga dalla coerenza di vita. Arrivare a Dio esprime la meta del pellegrinaggio e il frutto stesso del pellegrinaggio. Nella meta i frammenti del cammino acquistano unità e significato, la preghiera esprime una vera offerta e gusta il frutto gioioso dell’incontro con Dio. Mancare il bersaglio significa rimanere tra i cocci del proprio girovagare senza la possibilità di scoprire il disegno di Dio e rimanendo privi della gioia che nasce dall’incontro con il Signore. Il pellegrinaggio è un momento cultuale molto forte e di alto significato spirituale. È vero culto solo se consacra l’unità tra fede e vita. È vero culto se gusta la grandezza della misericordia di Dio e diviene capace di nuovo slancio. Quello che il pellegrinaggio riconsegna alla vita del credente è l’esperienza del Dio vicino, dell’incontro e della comunione con lui. Possiamo guardare quale esempio di ogni pellegrinaggio riuscito al cammino di Elia nel deserto fino al monte di Dio, quel monte che è stato luogo della sua manifestazione a Mosè e ad Israele. Dopo aver faticato, dopo aver fatto discernimento … finalmente gli fu detto: “Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore”. Ecco, il Signore passò (1 Re 19,11). don GIOVANNI ILLIA Ufficio diocesano pellegrinaggi Da qui, la “forte preoccupazione” del Papa e della Chiesa universale, di fronte “alla violenta ripresa delle ostilità nella striscia di Gaza”, che ha spento - scrive rammaricato il porporato - la gioia natalizia e offuscato la speranza, “dopo l’incoraggiante sostegno spirituale e materiale ricevuto dalla popolazione cristiana dei pellegrini”, che nel 2008 “hanno addirittura superato quelli del Giubileo del 2000”. Una “ferita aperta” il clima permanente di violenza - denuncia il porporato - che induce ad emigrare dai Luoghi Santi, privando la minoranza cristiana “delle migliori risorse per il futuro”. Da qui, il “vivo ringraziamento” - a nome del Papa - rivolto “a quanti nel prossimo Venerdì Santo prenderanno a cuore la Colletta pro-Terra Sancta”. Da parte loro - ha assicurato il cardinale Sandri - le Chiese di rito latino e dei diversi riti orientali, beneficiarie di “tale indispensabile aiuto” sono riconoscenti “nella costante preghiera” per tutte le Chiese particolari, sostenute nella missione da “unità di intenti” e “sensibilità ecumenica e interreligiosa”. La lettera del cardinale Sandri è corredata da una nota della Congregazione e da una relazione della Custodia di Terra Santa a documentare le tante opere realizzate grazie alla Colletta della scorsa Quaresima, a sostenere parrocchie, famiglie, scuole, università e altre istituzioni culturali come il Centro media francescano, oltre che progetti di recupero artistico a Gerusalemme, Betania, Betlemme, Giaffa, Magdala Nazareth e Nablus. P A G I N A Como CRONACA DI E P R O V I N C I A 13 ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 LA DENUNCIA DELLA CISL Case di riposo per le rette avanti tutta C ase di riposo. Niente di nuovo sotto il sole. O almeno: una novità c’è, ma è sempre la stessa. Le rette delle Rsa della provincia di Como aumentano, in barba al difficile momento economico. A confermarlo sono i dati diffusi nei giorni scorso dall’Osservatorio Cisl sulle case di riposo della provincia di Como, consultabili all’indirizzo www.ust.it/categorie/ fnp/case%20riposo/indice.htm. «La sorpresa non c’è - ci spiega Alfredo Puglia, segretario generale Fnp Cisl Como - e questo è l’aspetto che più ci preoccupa. Le rette aumentano nonostante le evidenti fatiche generate dall’attuale situazione globale, e per molte famiglie i costi stanno diventando pressoché insostenibili». Diamo uno sguardo ai dati: le case di riposo accreditate, in provincia di Como, sono 54, con una capacità di 4209 posti letto. La retta media minima giornaliera è di 52,73 euro, quella massima di 72,71 euro. A garantire la retta minima annua è Villa S. Fermo, in località S. Fermo, con un costo di 10.840,50 euro (29,70 euro al giorno). La retta massima annua si paga invece a Guanzate, alla Vita Residence 3, ed è pari a 73mila euro (200 euro al giorno). Dentro questa forbice i prezzi si rivelano i più vari. «Se facciamo scorrere le diverse tariffe - continua Puglia - ci accorgiamo come, rispetto a Rsa simili, e dunque a parità di servizi erogati, vi siano profonde differenze dal pun- Anch’esse colpite dalla crisi in atto le strutture accreditate continuano a far gravare sull’utenza le maggiori spese di gestione di MARCO GATTI [email protected] to di vista tariffario. Ciò significa che occorre rivedere il modello di gestione di alcune case di riposo, in un’ottica di contenimento degli sprechi. In questo senso esortiamo la Regione Lombardia ad intensificare i controlli presso le Rsa convenzionate al fine di assicurarne una gestione più efficace. Nessuno di noi può far finta che la crisi non ci sia, e siamo ben consapevoli anche delle fatiche che le stesse case di riposo stanno vivendo. A maggior ragione, però, questa situazione deve indurre le direzioni ad attivare meccanismi virtuosi in grado di favorire un contenimento dei costi, senza incidere sulla qualità del servizio erogato. La soluzione non può essere quella, come invece si sta facendo, di scaricare sui familiari i maggiori oneri di gestione delle strutture…» Quali vie d’uscita prospettate come sindacato? «Una di queste l’ho già accennata e consiste nell’intensificare i controlli da parte della Regione. L’altra riguarda la definitiva attivazione di un Fondo per la non autosufficienza». Una richiesta che avanzate da tempo, si sta aprendo qualche spiraglio in merito? «Da parte della Regione abbiamo riscontrato un’apertura di principio che ci fa piacere, anche se, al momento, non c’è nulla di concreto. Stiamo lavorando per attivare un tavolo di confronto schietto e chiaro su questo tema». Perché attribuite così tanta importanza al Fondo per la non autosufficienza? «Il nostro obiettivo è quello di aumentare le cure di lunga degenza presso il domicilio. Questa è l’unica strada per allentare la pressione sulle case di riposo e per assicurare ai familiari una degenza serena in un ambiente familiare. Ma per fare ciò occorrono, ovviamente, molti soldi. Non si può chiedere alle famiglie di fare tutto da sole. Chi è nelle condizioni di essere curato a casa lo sia, purché la famiglia sia messa nelle condizioni di seguirlo adeguatamente. Aggiungo che occorrerà anche una nuova riclassificazione, a livello regionale, delle stesse case di riposo. Se guardiamo alle Rsa ci accorgiamo come oggi siano diventate, per la maggior parte, dei veri e propri cronicari. Ciò significa che in esse l’incidenza della prestazione sanitaria (che è a carico della Regione) risulta molto cresciuta rispetto al passato. La riclassifica- zione porterebbe a spostare sul fondo sanitario tutta una serie di prestazioni che oggi vengono con- siderate come alberghiere, e che dunque gravano sulle famiglie. In questo modo il contributo regio- A CAMNAGO VOLTA LA SETTIMANA SANTA RACCONTATA DA MARCO LITURGIA DELLA CROCE ANIMATA DALL’AZIONE CATTOLICA Domenica 5 aprile, alle ore 15.30, presso la chiesa di S. Cecilia di Camnago Volta, la Compagnia amatoriale di burattini “I Pigliapupazzi” presenterà uno spettacolo dal titolo “La Settimana Santa raccontata da Marco”. Organizza la Commissione Cultura della Circoscrizione 4, in collaborazione con la parrocchia di S. Cecilia. Si tratta di una rappresentazione della Passione con i burattini, che riprende un’antica tradizione di origine medioevale. Il Cristo, come avveniva solitamente nelle storie sacre, non entra mai in scena, ma quello che succede lo si vede con gli occhi dell’evangelista Marco da giovane (secondo la tradizione il ragazzino che fuggì nudo dall’Orto degli Ulivi). Questo spettacolo è stato rappresentato lo scorso anno in 12 chiese del comasco, milanese e del Canton Ticino, riscuotendo un grande successo. L’ingresso è libero. Per informazioni: 347.8452378; todeschini.roberto@ hotmail.it. Mercoledì 8 aprile, alle ore 20.45, nella basilica del S. Crocifisso, l’Azione Cattolica di Como Centro animerà la liturgia della Croce. Invita pertanto tutti i soci, i simpatizzanti e i fedeli di Como a celebrare e meditare l’evento cardine dell’annuncio cristiano. La cerimonia si concluderà con il tradizionale bacio al Crocifisso miracoloso. Oltre al padre priore della basilica, presiederanno la liturgia gli assistenti don Ivan Salvadori e don Emanuele Corti. nale, che oggi copre circa il 48% della retta, potrebbe crescere in maniera considerevole». CRONACA P A G I N A Como&territorio 14 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 PRESENTATA UNA VARIANTE AL PIANO REGOLATORE DI CHIASSO Una torre da 100 metri di là dal confine? elle ultime settimane il nuovo assessore all’Urbanistica del Comune di Como, l’avvocato Roberto Rallo, ha presentato alcune proposte per modificare alcune aree cittadine. Como sta per vivere, infatti, una stagione di “cambiamenti urbanistici”: dall’ex Ticosa alla Cà Morta, al sito dell’ospedale Sant’Anna. Tra le ultime idee alcune riguardavano Ponte Chiasso, uno dei quartieri sicuramente più “sacrificati” dallo sviluppo urbanistico ed infrastrutturale della seconda metà del XX secolo. Di fatto strangolato dalla ferrovia da una parte, dalla dogana commerciale dell’autostrada dall’altra e chiuso ad est dalla collina di Sagnino, ormai satura di cemento, Ponte Chiasso risulta privo di verde. L’avv. Rallo, tra le sue idee, aveva manifestato l’intenzione di studiare una nuova collocazione della dogana di Chiasso strada e non aveva mancato di indicare, quale primo passo per una rinascita del quartiere, l’intervento urbanistico che interesserà l’ex stabilimento Lechler. La stessa situazione vissuta N L’obiettivo dell’Amministrazione comunale ticinese è infatti quello di realizzare un vero e proprio grattacielo per rendere la città elvetica la porta di ingresso, da sud, nella Svizzera In queste ricostruzioni la torre come si presenterebbe alla vista una volta varcato il confine (sopra) e come risulterebbe visibile da Sagnino di LUIGI CLERICI a Ponte Chiasso, checché ne dicano gli esponenti politici della Lega dei Ticinesi, si vive anche nella cittadina elvetica di confine dove le questioni sono le medesime: inquinamento da traffico, mancanza di verde, abitanti racchiusi entro una cornice rappresentata dalla ferrovia da una parte e dall’autostrada dall’altra. Ma qualcosa è destinato a cambiare a pochi metri dal confine di Stato con l’Italia. Si tratta di un progetto che sicuramente susciterà interesse anche per i politici e gli urbanisti comaschi. La scorsa settimana, infatti, è stato presentata pubblicamente la variante di Piano Regolatore del Comune di Chiasso denominata “Torre”. Ed il nome è tutto un programma. L’obiettivo dell’amministrazione comunale ticinese è infatti quello di realizzare una torre per rendere effettivamente Chiasso la porta di ingresso, da sud, nella Svizzera. Ma non sarà una semplice torre bensì un vero e proprio grattacielo che raggiungerà l’altezza di 100 metri come hanno annunciato il sindaco di Chiasso, Moreno Colombo, il capodicastero del settore Pianificazione, Fabio Bianchi, ed i loro collaboratori. La finalità del PR chiassese è quella di riqualificare una zona “storica” di Chiasso e di far emergere la cittadina in un contesto insubrico. Chiasso, infatti è stato detto, non va più considerato come un semplice agglomerato di 7/8.000 abitanti bensì come una realtà della Regione insubrica che vanta ben 10 milioni di cittadini. Un po’ le stesse cose dette dal sindaco Stefano Bruni a proposito degli interventi di edilizia residenziale che stanno interessando ex aree industriali cittadine. La presentazione chiassese, ben curata in ogni dettaglio, è stata accompagnata da una rivisitazione storica del tessuto urbano dell’area di confine e da numerosi rendering che hanno convinto anche chi, in platea, era piuttosto scettico verso questo progetto. «Como intende riqualificare Ponte Chiasso, noi vogliamo essere propositivi per la nostra città - ha affermato Colombo -. Essere attrattivi, migliorare il tessuto urbano sfruttando costruzioni in altezza ed insieme alle autorità italiane ridisegnare un’area che, di fatto, è comune». La nuova “torre”, per la quale è stata ipotizzata un’altezza massima di 100 metri, è stato quantificato, porterà 400 nuovi posti di lavoro e vi troveranno posto un hotel da 250 posti letto, residenze per 30 abitanti, un parcheggio pubblico sotterraneo da 400 posti auto nonché un grande parco pubblico limitrofo di ben 7.600 mq. Ma perché proprio un grattacielo? «La torre sarà punto di riferimento di un nuovo centro di rilevanza trasfrontaliera - ha infine concluso l’architetto Francesca Pedrina - con la finalità di riordinare i quartieri disagiati limitrofi al confine». A Chiasso una torre, a Ponte Chiasso una nuova dogana ed un nuovo disegno complessivo del quartiere. A livello insubrico sta nascendo, finalmente, la sistemazione del confine tra Italia e Svizzera, un’area per troppo tempo sacrificata e dimenticata. SARANNO GRADUALMENTE SOSTITUITE ANCHE A COMO Lampadine inefficienti: presto lo stop L a notizia era nell’aria ed è ufficialmente diventata realtà. Anche a Como le lampadine elettriche ad incandescenza, che sono inefficienti in termini energetici, saranno gradualmente sostituite da prodotti più efficienti tra il 2009 e la fine del 2012. A Bruxelles, infatti, sono stati adottati due regolamenti volti a migliorare l’efficienza energetica delle lampadine elettriche utilizzate nelle abitazioni e negli uffici nonché dei prodotti per l’illuminazione pubblica e industriale. I due testi stabiliscono norme in materia di efficienza energetica che permetteranno di risparmia- re quasi 80 terawattora entro il 2020 (approssimativamente il consumo di elettricità del Belgio ovvero quello di 23 milioni di famiglie europee, nonché l’equivalente della produzione annuale di 20 centrali elettriche di 500 megawatt) e che consentiranno di ridurre le emissioni di CO2 di circa 32 milioni di tonnellate l’anno. I due regolamenti prevedono obblighi in materia di efficienza energetica e funzionalità e stabiliscono quali informazioni debbano essere fornite sul prodotto. Queste nuove prescrizioni riguardano sia le lampadine per uso domestico (in particolare le lampadine ad incandescenza, le lampade alogene e le lampade fluorescenti compatte), sia i prodotti generalmente usati per illuminare uffici, strade e stabilimenti industriali (lampadine fluorescenti, lampade a scarica ad alta densità e gli alimentatori e apparecchi d’illuminazione compatibili con tali lampade). I regolamenti tengono conto delle aspettative degli utenti in termini di estetica, funzionalità e salute. Prevedono il ritiro progressivo dal mercato delle lampadine e di altri prodotti d’illuminazione tradizionali, dando ai fabbricanti il tempo di adattare la loro produzione alle nuove norme. Le famiglie comasche, comunque, continueranno ad avere la scelta tra le lampadine fluorescenti compatte a lunga durata, che attualmente consentono i risparmi d’energia più significativi (fino al 75% di risparmio energetico rispetto alle lampadine ad incandescenza), e le lampadine ad incandescenza efficienti (di tipo alogeno), che offrono una qualità d’illuminazione del tutto equivalente a quella delle lampadine tradizionali e che permettono risparmi d’energia tra il 25 e il 50%. Si tratta di lampadine ormai ben conosciute grazie anche alle iniziative promosse dal Comune di Como, in collaborazione con Enel Sole, per la sua diffusione (si pensino, in pro- posito, le distribuzioni effettuate nel corso delle ultime edizioni della Notte Bianca oppure abbinate al calendario dell’amministrazione). A seconda del numero di lampadine che usa, una famiglia media che sostituisca le lampadine classiche con lampadine fluorescenti compatte potrebbe realizzare un risparmio netto compreso tra i 25 e i 50 euro l’anno, tenuto conto del prezzo d’acquisto più elevato delle nuove lampadine. Questi regolamenti sono soltanto due dei provvedimenti in materia di progettazione ecocompatibile che saranno adottati dalla Commissione europea nel corso dei prossimi mesi e che ri- guarderanno numerosi altri prodotti come i prodotti elettronici di largo consumo, gli elettrodomestici o gli impianti di riscaldamento. L.CL. CRONACA P A G I N A Como 15 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 L’XI ANNO ACCADEMICO Insubria: inaugurazione con polemiche G li atenei di Como e Varese hanno pari dignità all’interno della struttura bipolare dell’Università dell’Insubria. Un concetto ribadito dal rettore vicario per la sede di Como, Giorgio Conetti, durante l’inaugurazione dell’anno accademico tenutasi nella sede di S. Abbondio lo scorso 30 marzo. Un modo per rispondere, tra le righe del suo discorso, alla polemica lanciata alla vigilia della cerimonia da alcuni docenti dell’ateneo comasco che, in una lettera inviata al quotidiano La Provincia, avevano parlato di “un’università sempre più di Varese” dove si starebbe assistendo ad una costante asimmetria nei finanziamenti tra le due sedi. I docenti parlano concretamente di “soldi destinati a Como e, invece, dirottati su Varese”, denunciando nel complesso “poca attenzione” nei confronti della sede lariana, il cui futuro sarebbe così a rischio. Una polemica su cui gli intervenuti hanno preferito glissare, a partire dal rettore Renzo Dionigi che si è limitato a parlare della riorganizzazione prevista dalla nuova riforma dell’Università. La splendida sede di S. Abbondio ha fatto da cornice all’evento. La risposta di Giorgio Conetti a chi lamenta uno sbilanciamento sul polo varesino di MICHELE LUPPI “Il nostro attuale assetto - ha commentato il rettore - presenta in effetti alcune asimmetrie poiché alcuni dipartimenti risultano impostati secondo criteri non omogenei né per dimensioni né per copertura di settori scientifici. In vista della riforma, la razionalizzazione dei dipartimenti diventa così urgente: dovranno avere una massa critica ragionevole, evitando quelli troppo piccoli, e una evidente coerenza tematica scientifica”. Un’effettiva asimmetria a favore di Varese emerge però confrontando i numeri dell’ateneo giunto al suo undicesimo anno di attività: dei 9.546 studenti iscritti (nel 1998-1999 erano 5762) poco più di tre mila sono iscritti a Como mentre sei mila e cinquecento a Varese (comprendente anche le sedi di Saronno e Busto Arsizio). Confrontando ad esempio le facoltà di Scienze, presenti nelle due città con strutture differenti, risulta che gli studenti nella città giardino, 2378 (facoltà con il maggior numero di studenti dell’intero ateneo) sono tre volte i 744 della facoltà comasca. Le altre facoltà numericamente più consistenti sono Giurisprudenza, 2298, e Medicina, 2192 mentre Economia, una delle ultime nate, conta 1934 iscritti. I corsi complessivamente attivati sono 44 e impegnano 392 docenti e 331 dipendenti del settore tecnico-amministrativo. In totale in questi dieci anni si sono laureati all’Insubria oltre dieci mila persone. Sul futuro dell’Università a Como è poi tornato nel suo discorso, Giorgio Conetti, che ha ricordato il progetto di strutturare le sedi cittadine in due poli: le scienze chimiche e fisiche nell’area di via Valleggio e quelle umanistiche nell’area di S. Abbondio. “Per questo - ha annunciato il rettore vicario verranno effettuati degli SOGNO O SON DESTO... Il chiostro di Sant’Abbondio interventi importanti come la ristrutturazione dell’edificio della Manicalunga, che andrà ad integrarsi con l’adiacente sede di S. Abbondio, costituendo un unico grande insediamento che diventerà una delle sedi universitarie più belle del nostro Paese. Abbiamo già il progetto definitivo e le concessioni del Comuni per iniziare i lavori. Dall’altra parte punteremo sulla ristrutturazione dello stabile di via Cavallotti che diventerà la sede di Economia. Per quanto riguarda le materie scientifiche, dopo un lungo stallo, abbiamo da poco riavviato i lavori per i completamento della sede di via Valleggio che verrà completata con la costruzione, entro due anni, di un nuovo edifico per il laboratorio di Chimica. Per questa operazione l’ateneo ha già stanziato 8 milioni di euro”. Una serie di interventi che necessitano di capitali, progettualità ma soprattutto del coinvolgi- mento dell’intera città, a partire dagli amministratori. Lo ha sottolineato il rappresentante degli studenti durante il suo intervento di fronte all’assemblea, tra cui vi erano le principali autorità di Comune e Provincia, chiedendo al rettore un potenziamento dei servizi e della qualità delle didattica. “E’ fondamentale - ha detto Raffaele Colombo - rafforzare il rapporto tra ateneo e territorio con una maggiore collaborazione con gli enti locali. Riteniamo che sia importante proseguire nell’iniziativa dell’assessorato all’Università del Comune di Como che ha creato un gruppo di lavoro a cui partecipano i rappresentanti degli studenti per valutare soluzioni comuni alle esigenze di coloro che studiano nel territorio comunale”. Al termine della cerimonia il rettore Renzo Dionigi ha consegnato l’onorificenza della Rosa Comacina al giornalista sportivo Gianni Clerici. Trasformare Como e Varese nelle nuove Oxford. E’ questo il sogno del rettore Renzo Dionigi che nel suo discorso ha detto: “Un’altra linea di sviluppo dell’ateneo, se si troveranno le risorse adeguate, potrebbe consistere nella creazione sia a Como che a Varese, di strutture di ospitalità per docenti e ricercatori stranieri che vi trascorrano un proprio anno sabbatico. E’ questo il modello di istituzioni assai affermate, che quasi sempre hanno sede in città di medi dimensioni e con caratteristiche geografiche, ambientali e territoriali che favoriscono il soggiorno di studio. Como e Varese come poche altre città in Italia hanno tutte queste caratteristiche”. Forse il rettore ha ragione ma considerando l’evoluzione del progetto per la realizzazione di un campus nell’area di S. Martino, fermo da anni al palo, la sensazione è che Harry Potter dovrà aspettare ancora molto prima di potersi trasferire sul Lario. “PARI O DISPARI. LE DONNE IN POLITICA SONO SEMPRE UN’OPPORTUNITÀ” Ha preso il via lo scorso 30 marzo, a Villa Gallia, il primo incontro della campagna “Pari o dispari. Le donne in politica sono sempre un’opportunità”. L’iniziativa, promossa dall’assessorato alle Pari opportunità della Provincia di Como, in collaborazione con A.N.C.I. Lombardia, vuole promuovere, attraverso un ciclo di 5 incontri con le donne sindaco e le parlamentari comasche, la partecipazione delle donne nella pubblica amministrazione. «In questi ultimi mesi - il commento all’iniziativa dell’assessore provinciale alle Pari Opportunità Simona Saladini - abbiamo messo a punto un’iniziativa unica per la nostra Provincia, la prima in Lombardia. Con il prezioso contributo dell’A.N.C.I. Lombardia, stiamo cercando di trasformare la Provincia di Como in un la-boratorio della politica nazionale. Si tratta dell’avvio di una campagna di sensibilizzazione delle donne a occuparsi anche di pubblica amministrazione. Gli “angeli del focolare”, come fino a qualche decennio fa venivano definite le donne, si sono emancipate nella vita sociale e oggi prestano maggiore attenzione anche a settori e ruoli della società un tempo appannaggio dei soli uomini. Rivolgo l’invito a tutte le donne ad impegnarsi in politica, offrendo il loro personale contributo di sensibilità e di intelligenza nella partecipazione all’amministrazione del loro Comune. Le elette avranno la possibilità di frequentare corsi di aggiornamento per svolgere al meglio il loro impegno civico. Per realizzare tut-to ciò, occorre che la donna sconfigga timori antichi e offra la propria passione per il bene della società ricordando che “Pari o Dispari le donne in politica sono sempre un’opportunità”... per questo motivo ho invitato 8 donne sindaco a raccontare la propria esperienza». A plaudire l’iniziativa lo stesso presidente della provincia Leonardo Carioni: «Ben venga una scuola di politica per le donne comasche! Perché questa è, in definitiva, l’iniziativa significativamente denominata “Pari o Dispari le donne in politica sono sempre un’opportunità”. Ma l’opportunità che le donne si integrino più radicalmente di quanto avvenuto sino ad oggi con la politica non rappresenta un’opportunità per le sole donne, ma per l’intero universo politico italiano. L’iniezione massiccia nei Comuni oggi, e nelle Province, nelle Regioni e nel Parlamento domani “dell’altra metà del cielo” non potrebbe che significare un salto di qualità del dibattito su tutti i temi della società civile. L’ottica femminile, infatti, se non superiore, certamente diversa da quella maschile, potrà dare certamente un impulso nuovo e benefico alla risoluzione di tanti problemi che, evidentemente, la componente maschile, da sola, fatica a decifrare. Un plauso, dunque, all’assessore Simona Saladini e all’A.N.C.I. che, con lungimiranza, ha sostenuto questo progetto. Per parte mia sono convinto del successo dell’iniziativa e del fatto che, grazie ad essa, ancora una volta la Provincia di Como potrà essere considerata come un’avanguardia nello scenario politico nazionale». Ecco il programma: Dopo l’appuntamento del 30 marzo, svoltosi a Villa Gallia, ecco il programma e le sedi dei prossimi incontri, che si svolgeranno tutti alle ore 20.30. 6 aprile Canzo, Teatro Sociale, via Volta, 2. Simona Saladini, assessore ai Servizi Sociali, Sanità e Pari Opportunità della Provincia di Como Marcella Tili, sindaco di Erba Maria Giulia Manzeni, sindaco di Asso Rosaria Borghi, esperta in gestione Enti Locali 16 aprile Menaggio, sala Consiglio, via Camozzi Simona Saladini, assessore ai Servizi Sociali, Sanità e Pari Opportunità della Provincia di Como Elisabeth Soldarini, sindaco di Colonno Anna Bassi, sindaco di Consilgio di Rumo Rosaria Borghi, esperta in gestione Enti Locali 21 aprile Cermenate, sala Civica, via Garibaldi, 5 con la partecipazione di: Simona Saladini, assessore ai Servizi Sociali, Sanità e Pari Opportunità della Provincia di Como Federica Bernardi, sindaco di Cermenate Amalia Marazzi, sindaco di Carbonate Rosaria Borghi, esperta in gestione Enti Locali 23 Aprile Mariano Comense, sala Civica, piazza Roma, 52 con la partecipazione di: Simona Saladini, assessore ai Servizi Sociali, Sanità e Pari Opportunità della Provincia di Como Tiziana Sala, sindaco di Cantù Licia Viganò, sindaco di Orsenigo Rosaria Borghi, esperta in gestione Enti Locali CRONACA P A G I N A 16 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 NON SOLO ESTETICA Chirurgia plastica: S. Anna d’eccellenza L unità di Chirurgia plastica dell’Ospedale S. An na di Como rappresenta un polo di eccellenza, non solo in Lombardia. Un reparto chiamato a servire un bacino di utenza che va ben al di là della provincia di Como, dove costituisce l’unico centro specializzato, comprendendo anche le province di Sondrio e parte di quelle di Lecco e Varese. Ma non pensate subito, come spesso erroneamente si fa parlando di chirurgia plastica, ai corpi rifatti delle donne della TV, a labbra gonfie come canotti o a nasi che sembrano prestampati. Tutto questo non c’entra, perché come precisano i responsabili dell’unità comasca: “La chirurgia ’ Quello attivo presso il presidio comasco è stato uno dei primi reparti a nascere in Italia, nel 1948, e si presenta oggi con una particolare tecnologia d’avanguardia di MICHELE LUPPI estetica è solo una piccola branca della chirurgia plastica”. All’Ospedale S. Anna, come in tutti i presidi pubblici, questi interventi non possono essere effettuati a meno che non siano di natura medica. I circa 1500 interventi Foto Andrea Selva effettuati dall’équipe guidata da Massimo Sanna, a capo di cinque medici, hanno riguardato invece all’80% la ricostruzione di tessuti cutanei o molli a seguito di interventi oncologici o di traumi. In alcuni casi operazioni complesse che richiedono lunghi interventi di microchirurgia. Come quello effettuato alcuni mesi fa: 16 ore di sala operatoria per ricostruire ad un paziente la calotta cranica o le dodici ore impiegate, nel 1998, per il reimpianto di una mano (uno dei primi interventi di questo tipo in Italia). Vi sono poi gli interventi ef- fettuati sui corpi degli ustionati. “Il nostro - ha spiegato il primario Sanna - è uno dei primi reparti di chirurgia plastica a nascere in Italia, nel 1948. In questi anni abbiamo raggiunto un grado di eccellenza che vogliamo confermare e rafforzare nel nuovo ospedale. Siamo stati tra i primi in Italia ad aver effettuato il reimpianto di una mano e ad aver introdotto una nuova tecnica per la ricostruzione del seno nelle donne soggette a mastectomia (asportazione chirurgica della mammella, solitamente a seguito di eventi tumora- li, ndr)”. A questi interventi complessi, 462 nel 2008, si somma una lunga serie di altri effettuati in day hospital, 400, e a livello ambulatoriale, 638. Piccoli interventi che possono spaziare dalla rimozione di una ciste o di un neo, al trattamento dell’unghia incarnita. Parlando di chirurgia plastica non si poteva però non fare un piccolo riferimento alla chirurgia estetica. “Tra noi stessi specialisti - ha ricordato Massimo Sanna - è in corso un dibattito su questo tipo di interventi perché, pur ri- tenendo giusto che il servizio sanitario nazionale non si accolli i costi degli interventi estetici, non bisogna dimenticare che in alcuni casi il confine tra le due realtà è labile. Per una donna che ha il seno oggettivamente troppo grosso questo può rappresentare non solo un problema estetico ma anche funzionale, così come un naso dritto può in alcuni pazienti risolvere veri e propri problemi respiratori. Perché non bisogna mai dimenticare che la nostra specialità non ha a che fare con la vita, ma con la qualità della vita”. AZIENDA OSPEDALIERA S. ANNA E LA RSA FATEBENEFRATELLI Riabilitazione: intesa tra Como e Solbiate n accordo nel campo della riabilitazione sarà siglato nelle prossime settimane tra l’Azienda Ospedaliera S. Anna e la Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) Fatebenefratelli di Solbiate. Secondo quanto annunciato, venerdì 27 marzo, dai responsabili delle due strutture, la collaborazione tra pubblico e privato porterà il S. Anna a poter usufruire di tre o quattro letti nella struttura di Solbiate per ricoverare, in U via provvisoria, i pazienti dimessi dal reparto di riabilitazione. Posti che saranno, di fatto, sempre a disposizione dell’ospedale. “Ci capita spesso - ha spiegato il direttore generale Andrea Mentasti - di avere pazienti che, dopo una frattura o un intervento, hanno bisogno di restare in reparto a lungo perché non sono autonomi, ma non si trovano più in una fase acuta. Questo porta ad allungare la durata delle degenze tenendo impegnati letti di cui avrebbero invece bisogno altri pazienti”. Un problema particolarmente sentito dagli anziani che hanno bisogno di tempi più lunghi per tornare a deambulare. “Per questi soggetti - ha continuato Mentasti - è difficile ipotizzare un immediato ritorno a casa, nonostante sia garantita un’assistenza a domicilio, perché non sempre la famiglia riesce a farsene carico. Senza dimenticare le persone sole. Grazie a questo accordo i pazienti potranno essere ricovera- ti al Fatebenefratelli per un periodo di circa 25 giorni prima di fare ritorno alle proprie case o essere inseriti nelle strutture riabilitative”. Una fase transitoria e di recupero che in molti casi precederà l’ingresso in una delle tre strutture di riabilitazione specialistica dell’Azienda Ospedaliera: due a Mariano Comense e una a Menaggio. “Questa nuova opportunità - ha spiegato Enrico Tallarita, primario dell’Unità di Medicina Riabi- litativa - sarà a beneficio delle persone in difficoltà fisiche o cognitive a cui il trasferimento in una struttura come quella di Solbiate permetterà di riprendere le proprie funzioni in attesa della riabilitazione. Un opportunità che sarà offerta anche ai pazienti da poco usciti dalla terapia intensiva o alle persone con alterate funzioni cognitive. Pensiamo ad esempio agli anziani malati di Alzheimer o affetti da forme di demenza senile”. Il trasferimento al Fa- DOMENICA 5 APRILE Economia solidale a Camnago Volta In tutto il mondo si stanno sviluppando e diffondendo forme di economia che rimettono al centro del proprio operare le donne e gli uomini con i loro progetti e le loro storie, le loro relazioni e l’ambiente in cui vivono. Questo movimento umano di consapevolezza si materializza in varie realtà: Consumo Critico, Gruppi di Acquisto Solidali (GAS), Bilanci di Giustizia, Commercio Equo e Solidale, Finanza Etica, cooperative sociali, produttori biologici, turismo responsabile, ecc. Queste diverse realtà sono accomunate da un percorso di ricerca per un’economia equa e sostenibile, e si sentono sempre più soggetti di un’economia solidale che pone al centro del proprio agire criteri di eticità, equità, solidarietà. Domenica 5 aprile, la Circoscrizione 4 di Camnago Volta e l’Associazione “L’Isola che c’è” nell’ambito del Progetto “Corto Circuito” co-finanziato dalla Fondazione Cariplo, propongono a Camnago Volta, dalle ore 9 alle 17 un “Mercato Solidale”, con la presenza di artigiani, agricoltori e associazioni locali dove acquistare direttamente verdura e frutta di stagione, legumi, pane, formaggi, salumi, confetture, miele, e vari prodotti artigianali e del commercio equo. Dalle 14.00 ci sarà anche un “angolo del baratto”, in cui i bambini potranno scambiarsi giochi e libri in buono stato e dalle 14 alle 15.30 animazioni per bambini. Per informazioni: tel. 347-8452378; e-mail: todeschini.rober [email protected]. tebenefratelli resterà comunque un’opportunità in più per i pazienti perché non verrà decisa arbitrariamente dai medici ma sempre in accordo con le famiglie. I costi del ricovero saranno però completamente a carico del S. Anna in quanto la Regione Lombardia non prevede ancora protocolli di questo tipo. L’impegno economico per l’ospedale, stimato su una media tra i cinquanta e i sessanta pazienti all’anno, oscillerà tra i 150 e i 200mila euro. M. L. CRONACA P A G I N A Como 18 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 APPUNTAMENTO SABATO 18 APRILE L’Unione Ciechi in assemblea L’appuntamento sarà l’occasione per discutere sulle novità in campo legislativo, per “richiamare all’ordine” i soci morosi e per rilanciare lo sguardo sulle prossime iniziative L Unione Ciechi di Como si prepara alla prima assemblea 2009, in programma il prossimo 18 aprile. «Si tratta di un’occasione fondamentale scrive il presidente Mario Mazzoleni, rivolgendosi ai soci - per essere vicino ai vostri dirigenti, per discutere e approvare i documenti ufficiali e per seguire attentamente lo spazio dedicato al decreto 81 sulla sicurezza nel posto di lavoro con il nostro responsabile dottor Mario Bulgheroni. La Direzione Nazionale U.I.C.I., nel corso della riunione del 18/09/2008, ’ La sala conferenze dell’Unione Ciechi. A destra il presidente Mario Mazzoleni ha modificato l’art. 7, comma VII, del vigente Regolamento Generale come segue: “La qualità di socio si perde per persistente morosità deliberata dal Consiglio della Sezione Provinciale territorialmente competente. La persistente morosità consiste nel mancato pagamento della quota associativa per un anno”. Si tratta, come capite bene, di una grossa novità che impone ai Consigli Sezio- nali di dichiarare morosi i soci non in regola con il tesseramento del 2008: per questa ragione, se i soggetti interessati non provvederanno entro la nostra prima assemblea del 18 aprile a rinnovare la propria iscrizione al sodalizio versando anche la quota dell’anno scorso, il “moroso” perderà la qualifica di Socio con la conseguente perdita del diritto a godere dell’assistenza, dei servizi e delle atti- vità specifiche della sezione». Tutto è pronto, intanto per la gita sociale che l’Unione svolgerà in Puglia dal 17 al 23 maggio per la quale occorrerà prenotasi in sede entro il 9 aprile, previo il versamento di una caparra. Nel fitto calendario di appuntamenti che accompagneranno l’Unione nei prossimi mesi si inserisce anche la prima giornata dei Cammini Francigeni, programmata per domenica 3 maggio, promossa su iniziativa dell’associazione Iubilantes, della Rete dei Cammini, con il patrocinio dell’UICI Nazionale e Regionale e in collaborazione con la stessa sezione comasca. Tra le novità in cantiere anche la possibilità di avvalersi del servizio Esselunga e Coop. A tale proposito l’Unione comasca programmerà quanto prima un incontro per la presentazione ai soci dell’accessibilità di alcuni servizi presenti in Internet che possono essere di grande aiuto per l’autonomia personale nel campo culturale e domestico: - gestione del sito del libro parlato UICI di Brescia con i passaggi relati- vi alla registrazione dell’utente, alla consultazione del catalogo e allo scarico di audiolibri; - gestione della spesa “online” tramite il sito di Esselunga con i passaggi relativi alla registrazione dell’utente, alla consultazione del catalogo, alla verifica dei prezzi ed all’acquisto di prodotti. Per la programmazione dell’incontro è necessario prenotarsi tempestivamente presso la sede comasca. Ulteriori novità e programmi sono reperibili in sede. A tale proposito occorre ricordare che il Consiglio, nella riunione del 20 marzo, ha modificato gli orari di apertura dell’ufficio sezionale nei pomeriggi: l’ufficio di via Raschi 6 nei pomeriggi sarà pertanto aperto non più il mercoledì ma il martedì e il giovedì sempre dalle 15 alle 18 partire dal 14 aprile. Disposta inoltre la chiusura il 10 e 11 aprile per la Pasqua, il 2 maggio per il ponte della festa dei lavoratori e il primo giugno in occasione della festa della Repubblica. Per informazioni: Unione Ciechi e Ipovedenti di Como, tel. 031570565. DAL 4 AL 19 APRILE CON MONDO TURISTICO VISITA GUIDATA A S. ADRIANO DI OLGELASCA E A S. MARTINO DI MARIANO COMENSE Vivi la piazza... Volta L’Associazione Culturale “Mondo Turistico” propone per domenica 5 aprile una visita guidata a sant’Adriano di Olgelasca e a san Martino di Mariano Comense. Due luoghi isolati, nascosti, ai limiti del bosco, lontani dai centri abitati. Sant’Adriano e san Martino raccontano le storie di due santi cavalieri e ci rimandano inaspettatamente al grande Medioevo lombardo, dalle memorie dei culti pagani all’opera di cristianizzazione di sant’Ambrogio, da Alberto da Giussano a Federico Barbarossa, a san Pietro martire, tra santi, eroi e guerrieri. L’escursione è organizzata dalla guida Marco Ballabio. L’appuntamento è fissato per le ore 14.30 con la guida alla chiesetta di sant’Adriano a Olgelasca - Brenna (seguire i cartelli indicatori lungo la strada Cantù-Brenna-Mariano Comense). La quota di partecipazione è di 5 euro. Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie): Mondo Turistico, tel. 339.4163108; e-mail [email protected]. CON MONDO TURISTICO VISITA GUIDATA A VARENNA E A VILLA MONASTERO L’Associazione Culturale “Mondo Turistico” propone per domenica 5 aprile una visita guidata a Varenna e a Villa Monastero. L’appuntamento è fissato per le ore 15.15 con la guida all’imbarcadero di Varenna. L’escursione inizia con una passeggiata a lago e attraverso il centro storico di Varenna e prosegue con la visita della chiesa parrocchiale di S. Giorgio che domina la piazza principale. Si tratta di un interessante edificio romanico, che conserva al suo interno notevoli opere pittoriche e scultoree. Il giro si conclude con la visita degli interni di Villa Monastero, prestigiosa dimora immersa in un lussureggiante giardino. L’escursione è organizzata dalla guida Daniela Montani. La quota di partecipazione è di 10 euro per i soci; 12 per i non soci (incluso l’ingresso a Villa Monastero). Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie): Mondo Turistico, tel. 339.4163108; e-mail [email protected]. P iazza Volta si veste a festa. Dal 4 al 19 aprile lo spazio cittadino ospiterà infatti la seconda edizione della manifestazione “Vivi la piazza”. Tutti i giorni, dalle 10.00 alle 19.00, sarà possibile girare tra le 14 casette di legno che offriranno prodotti alimentari e artigianali di vario genere. L’iniziativa è promossa dal Consorzio Como Turistica con il patrocinio degli assessorati al Commercio ed al Turismo del Comune di Como. «Vivi la piazza” è un evento molto importante per Como perché, di fatto, apre la stagione turistica - ha affermato l’assessore al turismo, Francesco Scopelliti - e perché, negli ultimi anni, ha suscitato molto interesse. Quest’anno, inoltre, insieme ai prodotti locali, ampio spazio verrà riservato ancora al verde ed ai fiori. La novità 2009 è comunque rappresentata dalla “location”: per la prima volta piazza Volta ospiterà un evento di questo tipo. Una scelta non casuale visto che si tratta di un’area spesso poco valorizzata da eventi ma che perfettamente si presta per questo tipo di manifestazioni che vantano un grande richiamo turistico». Tra le 14 casette di legno, che offriranno prodotti di vario genere, particolare attenzione sarà rivolta, come detto, alla scoperta della stagionalità ed alla valorizzazione di piante e fiori. Sarà presentata una rinnovata edizione del “Mercatino di Pasqua” ed allestito uno spazio per artigiani e produttori. La grande novità che animerà “Vivi la piazza” nelle giornate conclusive dell’evento sarà anche la presenza della “Rosa di Atacama II”, l’imbarcazione a remi che ha accompagnato l’esploratore valtellinese Alex Bellini, nel suo viaggio attraverso l’Oceano Pacifico durante 520 giorni. PA G I N A IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 1 La Domenica della XXIV GMG Giovani, aggrappati ai sacramenti, rivolti al domani nella speranza A COLLOQUIO CON IL RESPONSABILE NAZIONALE DI P.G. DON NICOLÒ ANSELMI «Benedetto XVI è un uomo di Fede che infonde ottimismo e fiducia: indica ai giovani strade sicure attraverso le quali incontrare veramente il Signore» In questo inserto il discorso integrale di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Gioventù, vissuta quest’anno in ambito diocesano; inoltre tanti appuntamenti in calendario e alcune riflessioni sulla mostra di san Paolo e l’incontro dei capi scout Agesci inser to a cura di ENRICA LA ANZI inserto LATT TTANZI e dell’UFFICIO DIOCESANO DI PPASTORALE ASTORALE GIOV ANILE GIOVANILE D omenica 5 aprile, Domenica delle Palme, si celebra la ventiquattresima Giornata Mondiale della Gioventù. Dopo l’appuntamento australiano a Sydney, e in attesa della GMG a Madrid nel 2011, questa e la prossima saranno Giornate Mondiali vissute in ambito diocesano. Il messaggio di Benedetto XVI per la GMG 2009 è un carico di speranza, a partire dal titolo stesso, che prende le mosse dalla prima lettera di san Paolo a Timoteo: “Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente”. Il testo è chiaro, lineare, un vero e proprio respiro di speranza, a cui tutti sono chiamati ad attingere, non solo i giovani. «Nel suo messaggio – spiega don Nicolò Anselmi, responsabile nazionale di Pastorale Giovanile – Benedetto XVI ha parlato ai giovani dei sacramenti come dei luoghi in cui si è certi di incontrare Gesù. Li ha elencati tutti, dal Battesimo fino all’Unzione dei malati. Ho letto questa riflessione come un invito ad “aggrapparsi ai sacramenti”… I sacramenti, infatti, sono un aspetto caratteristico della fede cattolica. A chi si sente abbandonato da Dio dovremmo ricordare la grazia del Battesimo nel quale siamo diventati figli. Quando abbiamo paura di testimoniare la nostra fede dovremmo pensare al giorno della nostra Cresima nel quale abbiamo ricevuto in pienezza lo Spirito Santo. Nella mia vita sacerdotale, ogni gior- no, di fronte ad ogni difficoltà, mi aggrappo al mio sacramento dell’Ordine; due miei amici di cui ho celebrato le nozze e battezzato una bimba, mi hanno chiesto aiuto per il loro rapporto di coppia; il primo consiglio che ho offerto loro è stato quello di attingere forza, per perdonare e dialogare, dal sacramento del Matrimonio. Quando il Signore chiama dona anche la forza per vivere quella vocazione; Eucaristia e Riconciliazione sono due sorgenti perenni, a portata di mano, di energia e di amore: senza questi sacramenti non potrei vivere. Il sacramento dell’Unzione dei malati dovrebbe essere un protagonista nelle discussioni sulla sofferenza e sul “fine vita”... Alcuni giorni fa ho ricevuto una mail da un mio amico, papà di 5 figli. Apprendendo con gioia che dal 9 giugno il Papa ha indetto un anno dedicato ai sacerdoti questo mio amico mi ha scritto: “Sarà un’occasione per dirvi grazie del vostro servizio. Ho nel cuore una speranza: che questo anno vi aiuti a capire quanto voi preti siete importanti per noi. Permettimi di ricordarvi che non abbiamo bisogno di amministratori ed organizzatori ma di maestri di unità, capaci di costruire parrocchie che siano delle seconde case e delle seconde famiglie per i nostri figli; abbiamo bisogno di maestri di vera dottrina, di preghiera, disponibili ad amministrare i sacramenti, per il bene nostro e dei nostri ragazzi”». Oltre alla riflessione sui sacramenti, personalmente cosa ti ha colpito di più del Messaggio per la GMG? «Il Messaggio del Santo Padre ai giovani è al solito assai ricco; rimango sempre molto colpito dal tono di fiducia, dall’ottimismo che le parole del Papa trasmettono; è la fiducia di un uomo di Fede che ha affidato la sua vita alla Provvidenza di Dio. Con la riflessione sui sacramenti, lo ribadisco, il Santo Padre desidera offrire ai giovani piste sicure per incontrare il Signore. Mi è piaciuta molto, infine, la delicata conclusione dedicata alla Beata Vergine Maria, anch’essa porto sicuro per ogni vita spirituale». A partire dal titolo scelto e per tutto il Messaggio Benedetto XVI parla, continuamente, di speranza: come interpretare questo appello? «Mi sembra che spesso la situazione attuale del mondo sia rappresentata con tinte fosche, che evidenziano più gli aspetti negativi che quelli positivi; for- se il Papa è preoccupato che i giovani possano perdere la speranza nel proprio futuro o che la fondino su basi fragili ed ingannevoli. Le comunità cristiane stesse potrebbero talvolta lasciarsi prendere dallo sconforto per le difficoltà in cui la Chiesa sembra talvolta trovarsi; mi sembra che il richiamo continuo a Gesù Risorto sia un richiamo all’essenziale della Fede ed un invito a non smarrirsi in questioni morali o sociologiche di secondaria importanza o che comunque dalla Fede nel Signore traggono forza, fondamento e novità». Le diocesi sono in fermento per la preparazione al terzo appuntamento, quello regionale, dell’Agorà: ogni arrivo, però, è un inizio. Cosa ne pensi del cammino del triennio che sta per concludersi? Cosa puoi accennarci del cammino che si aprirà? Cosa saranno chiamati a fare, i giovani, nella Chiesa di domani? «Mi sembra di poter dire che il cammino del triennio dell’Agorà dei Giovani italiani ha faticato, almeno inizialmente, ad essere compreso; via via che il tempo passava si è notata l’azione dello Spirito Santo che, attraverso i Vescovi italiani, aveva scelto questo iniziativa; mi sento di poter dire che l’entusiasmo della pastorale giovanile è cresciuto in questi anni e, nel mio visitare le diocesi e regioni italiane, noto una grande vivacità; con ogni probabilità ci aspetta un cammino legato al grande tema dell’educazione, alla cura della persona, alla vicinanza, nello stile del prendersi cura dell’altro. Impegnarsi nell’educazione significa alleanza fra giovani e adulti, ed attenzione ai ragazzi meno fortunati. I giovani credenti ritengo siano chiamati a testimoniare a tutti, con dolcezza, specialmente ai propri coetanei, la bellezza, la gioia della vita cristiana che trova unità nella risposta alla vocazione che Dio rivolge a tutti e ad ognuno». PA G I N A IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 2 SentinelledelMattino Il messaggio del Papa per la GMG 2009 «ABBIAMO POSTO LA NOSTRA SPERANZA NEL DIO VIVENTE» ari amici, la prossima Domenica delle Palme celebreremo, a livello diocesano, la XXIV Giornata Mondiale della Gioventù. Mentre ci prepariamo a questa annuale ricorrenza, ripenso con viva gratitudine al Signore all’incontro che si è tenuto a Sydney, nel luglio dello scorso anno: incontro indimenticabile, durante il quale lo Spirito Santo ha rinnovato la vita di numerosissimi giovani convenuti dal mondo intero. La gioia della festa e l’entusiasmo spirituale, sperimentati durante quei giorni, sono stati un segno eloquente della presenza dello Spirito di Cristo. Ed ora siamo incamminati verso il raduno internazionale in programma a Madrid nel 2011, che avrà come tema le parole dell’apostolo Paolo: “Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede” (cfr Col 2,7). In vista di tale appuntamento mondiale dei giovani, vogliamo compiere insieme un percorso formativo, riflettendo nel 2009 sull’affermazione di san Paolo: “Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente” (1 Tm 4,10), e nel 2010 sulla domanda del giovane ricco a Gesù: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?” (Mc 10,17). bimillenario della sua nascita, impariamo da lui a diventare testimoni credibili della speranza cristiana. C LA GIOVINEZZA, TEMPO DELLA SPERANZA A Sydney, la nostra attenzione si è concentrata su ciò che lo Spirito Santo dice oggi ai credenti, ed in particolare a voi, cari giovani. Durante la Santa Messa conclusiva, vi ho esortato a lasciarvi plasmare da Lui per essere messaggeri dell’amore divino, capaci di costruire un futuro di speranza per tutta l’umanità. La questione della speranza è, in verità, al centro della nostra vita di esseri umani e della nostra missione di cristiani, soprattutto nell’epoca contemporanea. Avvertiamo tutti il bisogno di speranza, ma non di una speranza qualsiasi, bensì di una speranza salda ed affidabile, come ho voluto sottolineare nell’Enciclica Spe salvi. La giovinezza in particolare è tempo di speranze, perché guarda al futuro con varie aspettative. Quando si è giovani si nutrono ideali, sogni e progetti; la giovinezza è il tempo in cui maturano scelte decisive per il resto della vita. E forse anche per questo è la stagione dell’esistenza in cui affiorano con forza le domande di fondo: perché sono sulla terra? che senso ha vivere? che sarà della mia vita? E inoltre: come raggiungere la felicità? perché la sofferenza, la malattia e la morte? che cosa c’è oltre la morte? Interrogativi che diventano pressanti quando ci si deve misurare SAN PAOLO, TESTIMONE DELLA SPERANZA con ostacoli che a volte sembrano insormontabili: difficoltà negli studi, mancanza di lavoro, incomprensioni in famiglia, crisi nelle relazioni di amicizia o nella costruzione di un’intesa di coppia, malattie o disabilità, carenza di adeguate risorse come conseguenza dell’attuale e diffusa crisi economica e sociale. Ci si domanda allora: dove attingere e come tener viva nel cuore la fiamma della speranza? ALLA RICERCA DELLA “GRANDE SPERANZA” L’esperienza dimostra che le qualità personali e i beni materiali non bastano ad assicurare quella speranza di cui l’animo umano è in costante ricerca. Come ho scritto nella citata Enciclica Spe salvi, la politica, la scienza, la tecnica, l’economia e ogni altra risorsa materiale da sole non sono sufficienti per offrire la grande speranza a cui tutti aspiriamo. Questa speranza “può essere solo Dio, che abbraccia l’universo e che può proporci e donarci ciò che, da soli, non possiamo raggiungere” (n. 31). Ecco perché una delle conseguenze principali dell’oblio di Dio è l’evidente smarrimento che segna le nostre società, con risvolti di solitudine e violenza, di insoddisfazione e perdita di fiducia che non raramente sfociano nella disperazione. Chiaro e forte è il richiamo che ci viene dalla Parola di Dio: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, e pone nella carne il suo sostegno, allontanando il suo cuore dal Signore. Sarà come un tamerisco nella steppa; non vedrà venire il bene” (Ger 17,5-6). La crisi di speranza colpisce più facilmente le nuove generazioni che, in contesti socio-culturali privi di certezze, di valori e di solidi punti di riferimento, si trovano ad affrontare difficoltà che appaiono superiori alle loro forze. Penso, cari gio- vani amici, a tanti vostri coetanei feriti dalla vita, condizionati da una immaturità personale che è spesso conseguenza di un vuoto familiare, di scelte educative permissive e libertarie e di esperienze negative e traumatiche. Per alcuni – e purtroppo non sono pochi – lo sbocco quasi obbligato è una fuga alienante verso comportamenti a rischio e violenti, verso la dipendenza da droghe e alcool, e verso tante altre forme di disagio giovanile. Eppure, anche in chi viene a trovarsi in condizioni penose per aver seguito i consigli di “cattivi maestri”, non si spegne il desiderio di amore vero e di autentica felicità. Ma come annunciare la speranza a questi giovani? Noi sappiamo che solo in Dio l’essere umano trova la sua vera realizzazione. L’impegno primario che tutti ci coinvolge è pertanto quello di una nuova evangelizzazione, che aiuti le nuove generazioni a riscoprire il volto autentico di Dio, che è Amore. A voi, cari giovani, che siete in cerca di una salda speranza, rivolgo le stesse parole che san Paolo indirizzava ai cristiani perseguitati nella Roma di allora: “Il Dio della speranza vi riempia, nel credere, di ogni gioia e pace, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo” (Rm 15,13). Durante questo anno giubilare dedicato all’Apostolo delle genti, in occasione del Trovandosi immerso in difficoltà e prove di vario genere, Paolo scriveva al suo fedele discepolo Timoteo: “Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente” (1 Tm 4,10). Come era nata in lui questa speranza? Per rispondere a tale domanda dobbiamo partire dal suo incontro con Gesù risorto sulla via di Damasco. All’epoca Saulo era un giovane come voi, di circa venti o venticinque anni, seguace della Legge di Mosè e deciso a combattere con ogni mezzo quelli che egli riteneva nemici di Dio (cfr At 9,1). Mentre stava andando a Damasco per arrestare i seguaci di Cristo, fu abbagliato da una luce misteriosa e si sentì chiamare per nome: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. Caduto a terra, domandò: “Chi sei, o Signore?”. E quella voce rispose: “Io sono Gesù, che tu perseguiti!” (cfr At 9,3-5). Dopo quell’incontro, la vita di Paolo mutò radicalmente: ricevette il Battesimo e divenne apostolo del Vangelo. Sulla via di Damasco, egli fu interiormente trasformato dall’Amore divino incontrato nella persona di Gesù Cristo. Un giorno scriverà: “Questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me” (Gal 2,20). Da persecutore diventò dunque testimone e missionario; fondò comunità cristiane in Asia Minore e in Grecia, percorrendo migliaia di chilometri e affrontando ogni sorta di peripezie, fino al martirio a Roma. Tutto per amore di Cristo. LA GRANDE SPERANZA È IN CRISTO Per Paolo la speranza non è solo un ideale o un sentimento, ma una persona viva: Gesù Cristo, il Figlio di Dio. Pervaso intimamente da questa certezza, potrà scrivere a Timoteo: “Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente” (1 Tm 4,10). Il “Dio vivente” è Cristo risorto e presente nel mondo. È Lui la vera speranza: il Cristo che vive con noi e in noi e che ci chiama a partecipare alla sua stessa vita eterna. Se non siamo soli, se Egli è con noi, anzi, se è Lui il nostro presente ed il nostro futuro, perché temere? La speranza del cristiano è dunque desiderare “il Regno dei cieli e la vita eterna come nostra felicità, riponendo la nostra fiducia nelle promesse di Cristo e appoggiandoci non sulle nostre forze, ma sull’aiuto della grazia dello Spirito Santo” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1817). IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 SentinelledelMattino MARIA, MADRE DELLA SPERANZA La conversione di san Paolo IL CAMMINO VERSO LA GRANDE SPERANZA Come un giorno incontrò il giovane Paolo, Gesù vuole incontrare anche ciascuno di voi, cari giovani. Sì, prima di essere un nostro desiderio, questo incontro è un vivo desiderio di Cristo. Ma qualcuno di voi mi potrebbe domandare: Come posso incontrarlo io, oggi? O piuttosto, in che modo Egli si avvicina a me? La Chiesa ci insegna che il desiderio di incontrare il Signore è già frutto della sua grazia. Quando nella preghiera esprimiamo la nostra fede, anche nell’oscurità già Lo incontriamo perché Egli si offre a noi. La preghiera perseverante apre il cuore ad accoglierlo, come spiega sant’Agostino: “Il Signore Dio nostro vuole che nelle preghiere si eserciti il nostro desiderio, così che diventiamo capaci di ricevere ciò che Lui intende darci” (Lettere 130,8,17). La preghiera è dono dello Spirito, che ci rende uomini e donne di speranza, e pregare tiene il mondo aperto a Dio (cfr Enc. Spe salvi, 34). Fate spazio alla preghiera nella vostra vita! Pregare da soli è bene, ancor più bello e proficuo è pregare insieme, poiché il Signore ha assicurato di essere presente dove due o tre sono radunati nel suo nome (cfr Mt 18,20). Ci sono molti modi per familiarizzare con Lui; esistono esperienze, gruppi e movimenti, incontri e itinerari per imparare a pregare e crescere così nell’esperienza della fede. Prendete parte alla liturgia nelle vostre parrocchie e nutritevi abbondantemente della Parola di Dio e dell’attiva partecipazione ai Sacramenti. Come sapete, culmine e centro dell’esistenza e della missione di ogni credente e di ogni comunità cristiana è l’Eucaristia, sacramento di salvezza in cui Cristo si fa presente e dona come cibo spirituale il suo stesso Corpo e Sangue per la vita eterna. Mistero davvero ineffabile! Attorno all’Eucaristia nasce e cresce la Chiesa, la grande famiglia dei cristiani, nella quale si entra con il Battesimo e ci si rinnova costantemente grazie al sacramento della Riconciliazione. I battezzati poi, mediante la Cresima, vengono confermati dallo Spirito San- to per vivere da autentici amici e testimoni di Cristo, mentre i sacramenti dell’Ordine e del Matrimonio li rendono atti a realizzare i loro compiti apostolici nella Chiesa e nel mondo. L’Unzione dei malati, infine, ci fa sperimentare il conforto divino nella malattia e nella sofferenza. AGIRE SECONDO LA SPERANZA CRISTIANA Se vi nutrite di Cristo, cari giovani, e vivete immersi in Lui come l’apostolo Paolo, non potrete non parlare di Lui e non farlo conoscere ed amare da tanti altri vostri amici e coetanei. Diventati suoi fedeli discepoli, sarete così in grado di contribuire a formare comunità cristiane impregnate di amore come quelle di cui parla il libro degli Atti degli Apostoli. La Chiesa conta su di voi per questa impegnativa missione: non vi scoraggino le difficoltà e le prove che incontrate. Siate pazienti e perseveranti, vincendo la naturale tendenza dei giovani alla fretta, a volere tutto e subito. Cari amici, come Paolo, testimoniate il Risorto! Fatelo conoscere a quanti, vostri coetanei e adulti, sono in cerca della “grande speranza” che dia senso alla loro esistenza. Se Gesù è diventato la vostra speranza, ditelo anche agli altri con la vostra gioia e il vostro impegno spirituale, apostolico e sociale. Abitati da Cristo, dopo aver riposto in Lui la vostra fede e avergli dato tutta la vostra fiducia, diffondete questa speranza intorno a voi. Fate scelte che manifestino la vostra fede; mostrate di aver compreso le insidie dell’idolatria del denaro, dei beni materiali, della carriera e del successo, e non lasciatevi attrarre da queste false chimere. Non cedete alla logica dell’interesse egoistico, ma coltivate l’amore per il prossimo e sforzatevi di porre voi stessi e le vostre capacità umane e professionali al servizio del bene comune e della verità, sempre pronti a rispondere “a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3,15). Il cristiano autentico non è mai triste, anche se si trova a dover affrontare prove di vario genere, perché la presenza di Gesù è il segreto della sua gioia e della sua pace. ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ Modello di questo itinerario di vita apostolica sia per voi san Paolo, che ha alimentato la sua vita di costante fede e speranza seguendo l’esempio di Abramo, del quale scrive nella Lettera ai Romani: “Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli” (Rm 4,18). Su queste stesse orme del popolo della speranza – formato dai profeti e dai santi di tutti i tempi – noi continuiamo ad avanzare verso la realizzazione del Regno, e nel nostro cammino spirituale ci accompagna la Vergine Maria, Madre della Speranza. Colei che ha incarnato la speranza di Israele, che ha donato al mondo il Salvatore ed è rimasta, salda nella speranza, ai piedi della Croce, è per noi modello e sostegno. Soprattutto, Maria intercede per noi e ci guida nel buio delle nostre difficoltà all’alba radiosa dell’incontro con il Risorto. Vorrei concludere questo messaggio, cari giovani amici, facendo mia una bella e nota esortazione di san Bernardo ispirata al titolo di Maria Stella maris, Stella del mare: “Tu che nell’instabilità continua della vita presente, ti accorgi di essere sballottato tra le tempeste più che camminare sulla terra, tieni ben fisso lo sguardo al fulgore di questa stella, se non vuoi essere spazzato via dagli uragani. Se insorgono i venti delle tentazioni e ti incagli tra gli scogli delle tribolazioni, guarda alla stella, invoca Maria ... Nei pericoli, nelle angustie, nelle perplessità, pensa a Maria, invoca Maria... Seguendo i PA G I N A 3 suoi esempi non ti smarrirai; invocandola non perderai la speranza; pensando a lei non cadrai nell’errore. Appoggiato a lei non scivolerai; sotto la sua protezione non avrai paura di niente; con la sua guida non ti stancherai; con la sua protezione giungerai a destinazione” (Omelie in lode della Vergine Madre, 2,17). Maria, Stella del mare, sii tu a guidare i giovani del mondo intero all’incontro con il tuo Figlio divino Gesù, e sii ancora tu la celeste custode della loro fedeltà al Vangelo e della loro speranza. Mentre assicuro il mio quotidiano ricordo nella preghiera per ognuno di voi, cari giovani, di cuore tutti vi benedico insieme alle persone che vi sono care. La mostra su San Paolo: dopo Como ora a Sondrio H anno superato quota 3.700 i visitatori che a Como, nelle 2 settimane di apertura presso la chiesa di san Giacomo – dall’11 al 24 marzo – hanno visto la mostra “Sulla via di Damasco – l’inizio di una nuova vita”, dedicata alle opere e alla spiritualità di san Paolo, l’apostolo delle genti. Una mostra itinerante – realizzata dall’associazione culturale Itaca e dal Progetto culturale della Conferenza Episcopale Ita- liana – già allestita, finora, in circa 50 città italiane. L’allestimento è anche stato tradotto in inglese, russo, spagnolo, mentre sono in corso le traduzioni in ebraico e in arabo. Dopo Mosca e la Russia, la mostra, prossimamente, sarà allestita anche nelle isole di Malta e di Gozo, a Gerusalemme e a Damasco. Altre richieste sono giunte da alcuni paesi dell’Africa, dall’America Latina e dagli Stati Uniti. Sabato 4 aprile la mostra viene inaugurata anche a Sondrio, dove resterà aperta al pubblico tutti i giorni (esclusi Pasqua e Lunedì dell’Angelo, dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle ore 15.00 alle ore 19.00) presso la Sala Ligari fino al 21 aprile. Al mattino del 4 aprile, alle ore 11.00, presso la Sala Vitali di via delle Pergole è in programma la presentazione ufficiale, alla presenza del curatore generale dell’allestimento, il prof. Eu- PA G I N A 4 A EC N I : H I, C VA A TR I, B IO N T G O C PUN I. .. IN AP IBR L IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 SentinelledelMattino «DIRE, FARE, PROGETTARE»: I CAPI SCOUT AGESCI A CONVEGNO I l weekend del 17 e 18 gennaio scorso, i capi dei gruppi scout Agesci (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani) della zona si sono riuniti a convegno presso la Casa della Gioventù di Erba per discutere e promuovere il nuovo progetto di zona per il triennio 2009-2012. Un momento importante per la zona scout, che comprende 11 gruppi delle province di Como, Lecco e Sondrio, per un totale di circa 1400 ragazzi, con 5 gruppi diocesani (3 di Como più quelli di Sondrio e Morbegno) e con un nuovo gruppo nascente proprio a Erba. Il titolo scelto per il convegno era “Dire, fare, progettare” indicante la voglia di fermarsi per mettere insieme le tante idee che provengono dalle diverse realtà di provenienza, per disegnare un progetto di zona efficace da mettere in pratica nei prossimi anni. Il progetto di zona è lo strumento su cui si basa l’azione educativa dei gruppi e i 150 capi presenti hanno ribadito in questa Due giorni la volontà di impegnarsi attivamente tramite il metodo scout per favorire la crescita dei bambini, dei ragazzi e dei giovani che sono loro affidati; di seguito ne riportiamo i contenuti principali. Alla base del progetto c’è l’idea che come educatori ci si debba innanzi tutto “Formare per educare”, ciò significa dedicare spazio al confronto su temi educativi che meglio risponda- DAL 4 AL 21 APRILE LA MOSTRA SU SAN PAOLO A SONDRIO genio Dal Pane; intervengono anche monsignor Battista Galli, vicario episcopale per la Valtellina, don Emanuele Corti, dell’Ufficio diocesano di Pastorale giovanile, e don Andrea Straffi, del Centro Studi “Nicolò Rusca”. L’iniziativa è organizzata dalla Diocesi di Como, in collaborazione con l’Ufficio Pastorale dei Giovani, l’Associazione “Noi”, il Centro Culturale “Paolo VI” e la Fondazione Centro Studi “Nicolò Rusca”, con il patrocinio della Regione Lombardia, in occasione dell’Anno Paolino indetto da Benedetto XVI per celebrare i duemila anni dalla nascita di san Paolo, di cui la mostra presenta la vita e l’insegnamento. A Sondrio l’iniziativa è organizzata anche grazie al Liceo “Pio XII” e al Centro culturale “Don Minzoni”, in collaborazione con la parrocchia SS. Gervasio e Protasio di Sondrio, l’Ufficio Pastorale dei Giovani, l’Azione Cattolica della Diocesi di Como, Comunione e Liberazione, A.G.E.S.C.I. Gruppo Scout di Sondrio, col patrocinio della Provincia di Sondrio e della Fondazione Gruppo Credito Valtellinese. I numeri fatti registrare a Como sono stati davvero incoraggianti. «Una risposta così generosa – riflette don Andrea Straffi – a fronte di un impegno “pubblicitario” minimo, ci deve far riflettere. Ci sono mostre, con grandi investimenti promozionali, che arrivano a malapena a sfiorare le presenze avute in San Giacomo. Ecco allora la provocazione: la figura di san Paolo è il punto di partenza, la chiave di lettura di questo “successo”. La sua testimonianza di vita è un messaggio attualissimo ancora oggi. Abbiamo avuto visitatori attentissimi, sebbene la mostra, nel suo rigore scientifico, non fosse semplicissima. È stato un vero e proprio percorso didattico che ha saputo coinvolgere tutti, dai bambini (sempre unici nella loro vivacità e attenzione) agli adulti». Altro aspetto importante è stata la scelta di aggiungere, ai pannelli già predisposti per la mostra nazionale, immagini e spiegazioni relative al patrimonio artistico diocesano. «Per quanto riguarda l’allestimento comasco – aggiunge don Straffi – abbiamo proposto tre rappresentazioni davvero belle di san Paolo, tutte provenienti dalla nostra Cattedrale: una sul portale, una della pala Luini e l’altra dell’altare di sant’Abbondio. Tre raffigurazioni pregevoli, originali e tra loro diverse. In Duomo è stata predisposta adeguata illuminazione e cartelli esplicativi delle tre opere, tutte databili al XVI secolo… così che chi entrasse in Cattedrale fosse invitato a vedere tutta la mostra presente in san Giacomo, e chi fosse alla mostra avesse il desiderio di vedere gli originali in Duomo! A Sondrio, oltre a riproporre i pannelli inerenti la Cattedrale, abbiamo aggiunto tre opere valtellinesi». Prezioso l’impegno delle guide, in totale una quindicina di volontari, fra cui alcuni giovani studenti e seminaristi: «Si è creato un bel clima – conclude don Andrea – il loro lavoro è stato efficace perché il corso che hanno seguito su san Paolo ha detto qualcosa innanzitutto a loro… per cui, nel corso delle visite, hanno condiviso provocazioni e riflessioni insieme alle conoscenze storiche e teologiche». «Il bilancio è tutto in positivo – ci spiega Laura Cantaluppi, coordinatrice delle guide –. Fra noi e i visitatori si è creata subito empatia. Abbiamo cercato di rispondere a tutte le richieste e abbiamo notato che, al termine della visita (che durava all’incirca un’oretta) le persone erano proprio soddisfatte». Aspettative su Sondrio? «Siamo molto fiduciosi – risponde il dirigente dell’istituto Pio XII Daniele Spinelli –. Un primo risultato lo abbiamo già ottenuto: il coinvolgimento di una dozzina di giovani, soprattutto studenti, per accompagnare le visite guidate e la collaborazione di una sessantina di volontari, che terranno aperta la mostra, espressione di un po’ tutte le comunità cristiane, l’associazionismo e il volontariato cattolico della città, dagli oratori ai movimenti». «San Paolo – riflette il vescovo monsignor Diego Coletti – è una figura gigantesca della fede e della storia… Sulle sue pagine tutti dovremmo verificare la nostra fede e la nostra identità». no alle esigenze dei ragazzi che ci sono affidati. Particolare attenzione vuol essere data nell’educazione alla comunicazione e alle nuove tecnologie, tematica ritenuta prioritaria tra le nuove sfide che l’impegno educativo oggi ci propone. Sono diversi i nuovi modi di comunicare che i nostri ragazzi hanno a disposizione e che non di rado irrompono all’interno della nostra relazione educativa. Come educatori, si vogliono mettere a fuoco gli strumenti che le nuove tecnologie ci mettono a disposizione; comprenderne il “lato efficace” e gli “aspetti rischiosi”; affrontare l’influenza che queste hanno nelle relazioni; comprendere le potenzialità e i limiti di “condividere in rete” aspetti legati alle nostre attività; rispettare le regole ed educare alla legalità anche nell’ambito delle nuove tecnologie. La relazione con i nostri ragazzi ci pone in evidenza anche l’emergere di alcuni fenomeni che entrano o possono entrare facilmente a far parte della loro vita o delle persone che frequentano: la dipendenza da droghe, l’abuso di sostanze alcoliche e un vissuto a volte non sereno della propria sessualità. Tutte tematiche da approfondire e comprendere per riuscire ad affrontarle con consapevolezza. Ci si è chiesti infine come esser parte di una rete educativa sul territorio, in sinergia quindi con la Chiesa e le istituzioni locali. Il servizio di educatori all’interno dei gruppi e delle comunità vuole essere la concretizzazione della nostra azione sul territorio in cui viviamo, come membra vive della Chiesa di Cristo. Ci si rende conto sempre più che una rete di relazioni all’interno del tessuto in cui siamo inseriti può essere di supporto al servizio di educatori e alla proposta che viene fatta ai ragazzi. Occorre però conoscere le potenzialità offerte dal territorio in cui operiamo e i tempi e i modi con cui entrare in relazione nei diversi ambiti. L’impegno perciò vuole essere quello di realizzare una mappa delle risorse (di persone, di strutture e logistiche) del territorio che possono supportare il servizio di educatori; comprendere quali possano essere le relazioni con i vari attori che si interessano del problema educativo e in che modo tali relazioni possano essere costruite e rafforzate; comprendere cosa significhi essere associazione ecclesiale e quali siano tempi, modi e interlocutori per la costruzione di una relazione con la Chiesa locale. Tutti impegni grandi con cui come scout, ma soprattutto come cittadini, cristiani ed educatori, ci vogliamo impegnare nella crescita responsabile dei ragazzi. GIACOMO MAGA TTI MAGATTI CRONACA P A G I N A Como 23 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 EARTH HOUR SABATO 28 MARZO L’ora della terra: spente le luci L o scorso sabato 28 marzo il WWF, per il terzo anno consecutivo, ha organizzato l’“Ora del la Terra”, in inglese “Earth Hour”, un grande evento di mobilitazione globale per il clima, che ha interessato anche la nostra provincia. In tutto il mondo, dalle ore 20.30 alle 21.30 locali, ben 88 Paesi, oltre 3.929 centri urbani e circa un miliardo di persone, hanno spento le luci delle città, di monumenti, di istituzioni, di imprese, di case private per lanciare un messaggio ai leaders mondiali perché “scelgano la Terra” e raggiungano entro quest’anno un accordo per la lotta ai cambiamenti climatici. Secondo gli organizzatori, in particolare quest’anno, proclamato dal WWF “Anno del Clima”, era necessario dare un forte segnale in tal senso, soprattutto in Italia: il nostro Paese ospiterà infatti il G8 e il clima sarà un tema costante nell’agenda internazionale, fino alla Conferen- Sabato scorso in tutto il mondo, dalle ore 20.30 alle 21.30 locali, ben 88 Paesi, oltre 3.929 centri urbani e circa un miliardo di persone, hanno spento le luci delle città, di monumenti, di istituzioni, di imprese, di case private per lanciare un messaggio ai leaders mondiali di SILVIA FASANA za di Copenaghen prevista per dicembre. Tutto è iniziato alle 7.45, ora italiana: dall’altro capo del mondo le prime a spegnersi (alle 20.30 locali) sono state le Chatham Islands, un piccolo arcipelago al largo delle coste neozelandesi. Dalla Nuova Zelanda in poi l’“onda di buio” ha toccato Syd- ney, Pechino, Tokyo, Bangkok, Nuova Delhi, passando per Roma, Parigi, Atene, Madrid, Budapest, Copenaghen fino a Rio de Janeiro, New York, San Francisco e Las Vegas. In Italia si sono spenti, tra l’altro, la Cupola di S. Pietro, il Palazzo del Quirinale, il Colosseo, Palazzo Madama, Palazzo Montecitorio a Roma, il Ponte di Rialto a Venezia, l’Arena di Verona, Piazza Castello a Torino, l’Acquario di Genova, la Torre di Pisa, il Maschio Angioino di Napoli, la Valle dei Templi di Agrigento, il Castello Sforzesco di Milano, oltre a decine di strade, piazze, palazzi comunali, scuole, edifici pubblici in più di 100 città e paesi. Una trentina le località lombarde che hanno aderito, tra queste nel Comasco il Comune di Montano Lucino, che ha oscurato per la durata dell’evento alcuni edifici e piazze pubbliche: la scuola elementare-media, piazza Europa Unita e viale Rimembranze a Lucino; piazzale Gilardoni e il Parco di Villa Carabba a Montano. In mattinata inoltre, l’Associazione WWF Como, insieme ai rappresentanti dell’Amministrazione Comunale, il sindaco Maria Angela Capuccino e l’assessore all’ambiente Stefano Caccia, ha incontrato gli alunni della 4a e 5a della scuola primaria di Lucino per illustrare l’iniziativa e sensibilizzarli sui temi dei mutamenti climatici e delle necessità di adottare, ognuno nel suo piccolo, comportamenti ecore- sponsabili. «Una collaborazione che ha fatto seguito all’evento dello scorso 29 novembre - sottolinea Pierangelo Piantanida, presidente del WWF Como durante cui abbiamo consegnato agli amministratori pubblici di Montano Lucino il “Calendario del Clima”, con il quale è stata chiesta l’attuazione di misure concrete da parte delle istituzioni pubbliche per contrastare i cambiamenti climatici, così come nelle centinaia di altre città italiane aderenti». «In entrambe le occasioni - continua Piantanida - il WWF Como ha scelto di “celebrare” l’evento con un’iniziativa concreta, ovvero incontrando gli alunni delle scuole elementari, al fine di stimolare la loro sensibilità, quali futuri cittadini, in merito alle tematiche ecologiche, garantendosi che il messaggio lanciato avesse una forte valenza educativa e culturale, a beneficio delle nuove generazioni». SPETTACOLO SABATO 18 APRILE I Teatronauti per la chiesa di Lora a Compagnia d’arte “I Teatronauti” propone, presso la sala polifunzionale di Lora, alle ore 21 di sabato 18 aprile, “Il povero Piero”, farsa di Achille Campanile, per la regia di Lorella Clerici. Piero è appena mancato, questa la trama dello spettacolo, e per soddisfare la richiesta del defunto di dare notizie dell’evento solo ad esequie avvenute, la vedova con la madre e un’amica di famiglia si adoperano in mille peripezie per rispettarne la volontà. A rompere le L uova nel paniere intervengono personaggi esterni e succede una serie di eventi tragicomici ed esilaranti che mettono a dura prova la stabilità delle donne, ma alla fine... Ma chi sono e dove nascono “I Teatronauti”? A spiegarlo è la stessa Lorella Clerici. «C’era una volta… - scrive nella brochure che introduce lo spettacolo -. Nel marzo del 2008, dopo anni di studio e pratica sul palcoscenico, ho sentito la necessità di trasmettere la passione e la generosità del teatro, realizzando in pochi mesi il progetto di for- CONCERTO D’ORGANO A S. FEDELE CON IL MAESTRO PAOLO ORENI mare persone motivate, all’arte antica dell’attore. Tra gli obiettivi: lo sviluppo di attitudini personali per diversi eventi culturali, la formazione di nuove reclute da inserire nelle prossime attività e la raccolta di fondi a scopo di beneficenza». Il ricavato dello spettacolo (l’ingresso sarà ad offerta libera) verrà, interamente, devoluto per la ristrutturazione della chiesa di Lora. ITINERARI VERDI A ISOLA DEL GARDA CON L’ORTOFLORICOLA COMENSE Per il ciclo “Itinerari verdi”, la Società Ortofloricola Comense propone per sabato 18 aprile una visita guidata ai giardini di Isola del Garda a San Felice del Benaco e alle limonaie di Gargnano, a cura dei proprietari e da Diego Pessina, esperto di agrumi. La partenza è fissata alle ore 8.00 da viale V. Veneto (zona Stadio) con pullman privato. Il rientro a Como è previsto per le ore 19.00. Le prenotazioni (obbligatorie) dovranno essere fatte entro sabato 11 aprile presso l’Agenzia “Le Marmotte” in piazza Volta a Como. L’iniziativa sarà attuata solo a completa copertura dei posti. Il contributo comprensivo di pullman, traghetto, visita guidata e spuntino è di 55 euro per i soci e di 60 euro per i non soci. Per informazioni: Società Ortofloricola Comense, via Ferabosco 11, Sagnino (Como); tel. 031-531705 oppure tel. 031-572177; e-mail: [email protected]; sito internet: www.ortofloricola.it. Spazio alla grande musica in S. Fedele a Como. Venerdì 13 aprile, alle ore 21 la basilica comasca ospiterà il concerto d’organo del maestro Paolo Oreni, organista di grande prestigio che, per la prima volta, si esibirà a Como. L’evento è organizzato dalla Cappella Musicale di S. Fedele con il patrocinio dell’Associazione Italiana Organisti di Chiesa. Nato a Treviglio (Bergamo) nel 1979, Paolo Oreni ha frequentato la classe d’organo e di composizione organistica del maestro Giovanni Walter Zaramella presso l’Istituto Musicale Pareggiato “Gaetano Donizetti” di Bergamo. Nonostante la giovane età vanta già un curriculum di tutto rispetto. È stato, tra l’altro, vincitore di vari concorsi internazionali, ha ricevuto numerose borse di studio conferitegli a Treviglio (Comune e Cassa Rurale) e dal Ministero della Cultura di Lussemburgo. Il programma del concerto prevede le seguenti esecuzioni: G. F. Händel: Concerto in Si bemolle maggiore Op. 7 n° 3 (trascrizione e cadenze di Jean Guillou). Allegro, Adagio, Fuga, Spiritoso; J. S. Bach: Triosonata n° 5 in Do maggiore BWV 529. Allegro, Largo, Allegro; F. Liszt: Prometheus - poema sinfonico n° 5 (trascrizione di Jean Guillou) C. M. Widor: dalla Sesta Sinfonia Op.42 n° 2 - Allegro (cadenza di Jean Guillou); P. Oreni: Improvvisazione su temi proposti dal pubblico. CRONACA P A G I N A 24 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 IL SALUTO DELLA COMUNITÀ DI S. FEDELE Signore, non Ti chiediamo perché ce lo hai tolto, Ti ringraziamo per avercelo donato”. S. Bernardo In ricordo di Gigi Meroni N essuno ci aveva mai pensato, ma ora che non c’è più e in un soffio se n’è andato, possiamo dirlo: Gigi Meroni era un “modello”: di vita, di disponibilità, di allegria, di altruismo, di umanità. Se potesse leggere queste parole ovvero questi elogi direbbe: “ma sei fuori” e pedalando andrebbe da un’altra parte. Si può dire - intanto che non di elogi si tratta, ma di una semplice constatazione. Gigi - infatti si muoveva con assoluta semplicità nella realtà dello spazio in cui viveva; dava l’impressione di non aver fatto delle scelte (di vita o d’impegno) bensì di essere quello che faceva. Era così da piccolo, da ragazzo, da adulto; era come era non per inseguire ideali o progetti, ma per condizione naturale. Un poco sbuffava (ma raramente) e il suo non era il cosiddetto volontariato a tempo (che ha scopi, orari, magari progetti) era molto più semplicemente una condizione di dispo- Un “modello” di vita, di disponibilità, di allegria, di altruismo, di umanità. Molto amato in città, è scomparso dopo una breve malattia di GERARDO MONIZZA nibilità verso gli altri. Come un fratello o uno zio o persino (per lui che non sposato non aveva figli) un padre. Con la stessa naturale e spontanea dedizione che i parenti (non serpenti) vivono in tutte le famiglie del mondo con gli alti e bassi della quotidianità. Prima tipografo e poi a lunghissimo “commesso” in Comune di Como un lavoro che svolse con la consueta semplice serena allegra rilassata disponibilità. Tutti modi di porsi ovviamente coinvolgenti, contaminanti. Non si poteva avere un problema che “il Gigi Boss” l’avrebbe risolto. In molti gli sono stati e gli sono riconoscenti. Con i più deboli non alzava mai la voce; con i potenti (anche se nostrani) manteneva un sorriso che disarmava. Era un uomo semplice, ma non sprovveduto e forse sapeva più di quel che si lasciava sfuggire. Facilitato dall’abitare in centro città, nel cuore delle Mura a due passi da tutto quello che doveva fare, si muoveva in bicicletta pedalando velocemente per quel che gli consentiva la sua mole non invisibile. Scherzava anche su questo: sull’incapacità si tornare a misure umane (lui, figlio di sarto) che gli consentissero di fare “non di più”, ma almeno “tutto quello che si doveva”. Sanfedelino doc, nell’allargamento della parrocchia in quella della Città Murata, aveva trovato subito lo spazio esteso alla sua disponibilità. Non la faceva pesare. Non era difficile incontrarlo quattro cinque volte ogni gior- La comunità parrocchiale di San Fedele, con il parroco mons. Carlo Calori, il vicario don Enzo Ravelli, i suoi ragazzi dell’oratorio e del Gruppo Sportivo Città Murata, ricorda GIGI MERONI amico di tutti, buono e sensibile, che tanto ha donato nella sua costante disponibilità, e lo affida al Signore della Pace. Con un caro pensiero alla sorella Cherubina. Como, 26 marzo 2009 no per le vie del centro quando si trasferiva dall’oratorio alla chiesa, dallo sport ad una festa, fino al TamTam. Al decimo incontro giornaliero il suo saluto era sempre quello del primo mattino: senza noia, sempre vivace. Un male davvero incurabile l’ha stroncato in una decina di giorni lasciando tutti attoniti e senza parole. Tra le tante morti che colpiscono ciascuno di noi questa è una di quelle che tolgono il respiro. Una sospensione momentanea dell’aria che impone uno scarto, come una deviazione. Poi un pensiero banale che ti fa dire “come faremo senza di lui” come faranno i ragazzi come farà la comunità senza la presenza del Gigi. Sappiamo bene che la realtà corre e come questa altre assenze non cambieranno il corso della vita né quello della storia. Ma ciascuno di noi conserva nella sua mente uno spazio (piccolo o grande) per le persone GIGI MERONI Ciao, grande campione di generosità. Maria Teresa e Giovanni Porlezza Como, 26 marzo 2009 veramente importanti. Gigi era una di queste. Il saluto del Csi Caro Gigi, ho ancora vivo il ricordo della sera del 12 dicembre, quando durante la S. Messa del CSI Como al termine della celebrazione, al momento dello scambio degli auguri ti abbiamo chiamato sull’altare come “rappresentante” e “garante” di un piccolo progetto. Eri un po’ incredulo e trasognante perché non riuscivi a capire, un po’ preso alla sprovvista, che cosa ti stavamo richiedendo. Parlando qualche giorno dopo con te ci hai dichiarato che potevamo essere artefici della tua morte per infarto e noi ti avevamo risposto che ciò non era possibile perché celebrare i tuoi funerali sarebbe stata una grande impresa: dove avremmo messo tutta la gente che ti conosceva e che ti voleva bene??? E come al solito battuta dopo battuta ci avevamo riso sopra. A distanza di qualche mese, in gran silenzio ci hai lasciati. Non ci crederai, ma sapessi quanto già ci manchi!!! Ormai eravamo abituati a vederti tutti i giorni, per un cartellino, per un’iscrizione, un pagamento, uno spostamento, un’informazione... era un rito sentirti da fuori, puntualmente alle 14.00, chiamarci per aprirti la sede. Ti fermavi poco perché più tardi avevi altri compiti a cui adempiere, ma quei pochi istanti sono stati sufficienti per conoscerti meglio e a far nascere un’amicizia profonda. Ci mancano il tuo sorriso, la tua particolare “erre”, le tue battute, i tuoi discorsi seri e semiseri, ma soprattutto il tuo senso paternalistico che avevi nei confronti dei dirigenti della tua “Città Murata”. Quando c’era qualcosa che non andava, li accompagnavi sempre, facevi da “apripista”, spianavi la strada e poi ...si discuteva e si trovava la soluzione. Caro Gigi è sempre più difficile in un mondo in cui “l’apparire è più importante dell’essere” trovare persone come te disponibili nei lavori più semplici e umili ma sicuramente necessari e indispensabili per la vita di una società sportiva. Questi semplici gesti che denotano l’amore per l’educazione dei ragazzi, la preoccupazione di aiutarli a crescere in maniera sana, il fare di loro attraverso lo sport uomini e donne consapevoli e responsabili, pronti ad affrontare la vita. Pur tristi per la tua dipartita, ci rimane di te negli occhi e nel cuore il ricordo della tua “solarità” e l’impegno che sicuramente sapremo “far buon uso” dei tuoi insegnamenti. Alla prossima, un fortissimo abbraccio. GIOVANNA FIORITURE E PERCORSI TEMATICI SULLE ISOLE BORROMEO CON L’ORTOFLORICOLA COMENSE Per la consueta serata di aggiornamento mensile, la Società Ortofloricola Comense propone per lunedì 6 aprile alle ore 20.30 l’incontro “Fioriture e percorsi tematici sulle Isole Borromeo”, a cura di Gianfranco Giustina, capo giardiniere delle Isole Borromeo, sul Lago Maggiore, insignito lo scorso anno del prestigioso premio annuale “Giorgio Rigamonti” (meglio conosciuto come “Mughetto d’oro”) dalla stessa Società Ortofloricola Comense. L’incontro si terrà presso la sede dell’Associazione in via Ferabosco 11 a Sagnino di Como. L’ingresso è libero. Per informazioni: Società Ortofloricola Comense, tel. 031-572177 oppure 031-531705; e-mail: [email protected]; sito internet: www.ortofloricola.it. ...hai l’ALCOLISMO in casa? ...VUOI saperne di più? ...hai bisogno di AIUTO? I GRUPPI FAMILIARI AL-ANON condividono le loro esperienze in modo anonimo e gratuito e possono offrirti le informazioni che cerchi. telefona al: 800-087897 CRONACA P A G I N A Como 25 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 BASILICA DI S. FEDELE IMMAGINI MUSICALI DALL’ETÀ BAROCCA DA NON PERDERE La Passione di Cristo l Centro Culturale Paolo VI propone domenica 5 aprile 2009 alle ore 21 presso la Basilica di San Fedele in Como l’ormai tradizionale Elevazione spirituale in occasione della Pasqua: La Passione di Cristo. Immagini musicali dall’età barocca. Il programma della serata, che prevede l’esecuzione di alcuni responsori per la Settimana Santa di Scarlatti e Zelenka e del mottetto a otto voci Crucifixus di Lotti, raggiungerà il suo culmine artistico e spirituale con lo Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi. Diceva infatti don Giussani di questa opera: “L’inno di Pergolesi ci aiuta a percepire la gioia misteriosa, la consolazione paradossale, la certezza piena di vigore e di sfida alle cose che accadono”. Poiché il cuore trafitto di Maria “è il dolore più vero e più grande” che sia mai esistito, e guardando a Lei possiamo imparare ad accoglie- I A proporre l’ormai tradizionale elevazione spirituale in occasione della Pasqua è il Centro Paolo VI. L’appuntamento è per domenica 5 aprile alle ore 21 di ELENA GENTILI re il nostro e altrui dolore, possiamo riconoscere la certezza della risposta alla contraddizione, alla domanda di senso che esso pone. Risposta che è data a Lei come a noi dalla misericordia infinita del Padre e dall’amore ubbidiente del Figlio, che vincono la condanna imposta dal peccato e dalla morte. “Quando morrà la nostra carne, all’anima sia donata la gloria del Paradiso: per questo lo Stabat Mater di Pergolesi, questo grido immenso di dolore appassionatamen- te perseguito e sentito, finisce nella musica più gloriosa che si possa concepire, finisce nell’Amen. [che significa] Sì a quello che vuoi, Cristo, perché è da Te soltanto che il limite viene tolto, già in questo mondo. Non si perde più niente, già in questo mondo, ed è un’esperienza che tutti siamo chiamati a fare qui, non domani ma qui, oggi. Egli è qui”. La bellezza e l’intensità del canto più rapidamente portano al cuore la gioia e la pace della sicurezza che ci è donata dalla resurrezione: Egli è qui. Adesso manca solo la nostra risposta! La forza della segno estetico sarà assicurata dalla grande abilità del soprano Francesca Lombardi (scelta come allieva dal maestro Luciano Pavarotti) e del contralto Marta Fumagalli Como - Basilica di San Fedele Domenica 5 aprile 2009, ore 21 La Passione di Cristo Alessandro Scarlatti Velum templi Vinea mea electa Tradiderunt me Jan Dismas Zelenka Animam meam dilectam Caligaverunt oculi mei Antonio Lotti Crucifixus Soprano Francesca Lombardi Contralto Marta Fumagalli Coro Santa Maria del Monte di Varese Orchestra Camerata dei Laghi Direttore maestro Gabriele Conti Ingresso libero per informazioni [email protected] (diplomatasi presso il nostro Conservatorio “G. Verdi”); saranno accompagnate dai 40 elementi del Coro Santa Maria del Monte di Varese (nato nel 1971, con all’attivo più di 300 concerti), diretti dal m.° Gabriele Conti (diplomatosi presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano, dove ha poi conseguito anche i diplomi di “Musica Corale e Direzio- ne di Coro” e “Organo e Composizione Organistica”), e dall’Orchestra Camerata dei Laghi (composta da 20 elementi, ha sede presso il Teatro del Popolo di Gallarate). primere il figlio? C’è in noi l’attenzione e la sollecitudine di Marta, che pur essendo me-no contemplativa nei confronti della sorella Maria, sottolinea con forza la presenza del Maestro che c’è e ti chiama? Queste le riflessioni proposte con la consueta fantasia, robusta dottrina e profondo spirito apostolico; alla meditazione è seguito un lungo e partecipato silenzio e l’adorazione eucaristica ha concluso la prima parte della giornata. Particolarmente caloroso e familiare è stato il momento conviviale del pranzo, grazie anche alla generosa ed ospitale accoglienza da parte dei re- sponsabili dell’Istituto Salesiano. Nel pomeriggio, durante la celebrazione della S. Messa, concelebrata da padre Romano, sacerdote vincenziano ed assistente dei Gruppi, le volontarie si sono unite durante la lettura dell’Atto d’impegno (che rinnovano ogni anno) a due nuovi associati (uno di Como e l’altra del già numeroso Gruppo di Cucciago). Si è conclusa così un’importante giornata, durante la quale le Vincenziane hanno cercato di guardare dentro di sé con cuore rinnovato e con lo sguardo fisso alla Croce, “stoltezza per i pagani, scandalo per i giudei, per i cristiani speranza! A.C. MOSTRA DI DIORAMI: LA PASSIONE DI GESÙ A SANT’AGOSTINO Oltre ai presepi di Natale, in occasione della Pasqua la parrocchia di Sant’Agostino espone anche “I Calvarios”, cioè le scene della Passione di Gesù. Si tratta di diorami realizzati in polistirolo da Pietro Lezzeni. La mostra sarà visitabile la Domenica della Palme, il giorno di Pasqua e il lunedì dell’Angelo, dalle ore 14.30 alle 18. Per visite durante l’anno (scuole e comitive) telefonare allo 031-304289 ore pasti LO SCORSO 13 MARZO PRESSO IL SALESIANUM DI TAVERNOLA Una giornata di spiritualità per i Gruppi di Volontariato Vincenziano ome ogni anno, durante la Quaresima, le Volontarie Vincenziane di Como insieme a Gruppi della Provincia e del Canton Ticino, si sono ritrovate per riflettere sulla Parola di Dio. C Il 13 marzo scorso presso l’Istituto Salesiano di Tavernola, relatore mons. Italo Mazzoni, sul tema “Il Maestro è qui e ti chiama”, ci è stata offerta l’opportunità di affrontare interrogativi come: “Chi siamo? Da dove venia- mo?”. Il riferimento costante alle Sacre Scritture rappresenta una guida possibile ed illuminante verso le risposte; quale differenza fra religione e fede? Se la religione è un insieme di rituali vuoti di fede, allora è paganesimo. Crediamo alla presenza di Dio nella nostra vita anche quando Egli, in mille misteriosi modi vuole provare la nostra fede, allo stesso modo con cui volle provare la fede di Abramo, ordinandogli di sop- CRONACA Prealpi IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 P A G I N A 27 SI SONO SVOLTE DAL 27 AL 29 MARZO Le Giornate Insubriche del verde pulito Dodici i comuni italiani coinvolti, tutti comaschi, unitamente a venti ticinesi S i sono concluse domenica 29 marzo, presso il Centro Polivalente di Coldrerio, le Giornate Insubriche del Verde Pulito, la manifestazione italo-svizzera che, dallo scorso anno, propone alla popolazione dei comuni transfrontalieri, un momento di incontro e di lavoro su un tema della pulizia del verde pubblico e della tutela e valorizzazione dell’ambiente. Alla manifestazione hanno partecipato dodici i comuni italiani, tutti comaschi (Parè, Lurate Caccivio, Bizzarone, Faloppio, Ronago, Uggiate, Albiolo, Gironico, Valmorea, Rodero, Pellio d’Intelvi, Lanzo), venti ticinesi (Agno, Arbedo-Castione, Arogno, Balerna, Bedigliora, Castel San Pietro, Chiasso, Coldrerio, Giubiasco, Losone, Melano, Mezzovico - Vira, Novazzano, Riva San Vitale, Rovio, Sagno, Stabio, Tegna, Tremona, Vacallo), la Fondazione Bolle di Magadino e il Consorzio correzione fiume Ticino. Il via ufficiale dell’iniziativa è stato dato venerdì 27 marzo, con la proposta di un percorso di sostenibilità ambientale alla scoperta del territorio tra i comuni di Stabio e Novazzano in Canton Ticino e Bizzarone in Provincia di Como. La giornata ha avuto inizio presso lo stagno Colombera per l’inizio dell’escursione, che è proseguita con una visita ai vigneti, al colle Sant’Ambrogio, al fiume Lanza per terminare alle ore 15.30 al valico di Santa Margherita. L’appuntamento ha visto la partecipazione di circa 150 alunni dei comuni di Valmorea, Albiolo, Rodero, Bizzarone e Stabio. La giornata educativa è stata promossa e organizzata dal CREA di Como è insieme a Parco Valle del Lanza, Unione dei Comuni Terre di Frontiera, in collaborazione con Regio Insubrica, agenti di polizia di Stato, Guardie di frontiera, Agenti di Polizia Locale della Provincia di Como, Guardie ecologiche volontarie della Provincia di Como, ACR azienda Cantonale Rifiuti. Il Comune di Chiasso in collaborazione con l’associazione per l’educazione ambientale Proteus ha organizzato, sempre nella giornata di venerdì, una gita pomeridiana, per le classi 4a e 5a elementare, nella zona del Penz, preceduta da una preparazione nel corso della mattinata. Sabato 28 la “tre giorni” è quindi proseguita con la pulizia del territorio, grazie alla partecipazione della popolazione e di associazioni locali interessate. La manifestazione, come detto, si è conclusa domenica 29 marzo, presso il centro Polivalente di Coldrerio, in Canton Ticino, con alcune visite guidate, tra cui quella alla centrale di teleriscaldamento a legna, e con momenti di gioco. Le Giornate Insubriche del verde pulito si sono inserite nel tema dell’edizione della Giornata Mondiale dell’Acqua del 22 marzo 2009 “Acqua condivisa - Opportunità condivise” alla quale gli organizzatori di questo evento hanno voluto dare il proprio contributo promuovendo un momento di confronto e di incontro tra scuole italo/svizzere sui temi della tutela e della valorizzazione di un territorio di frontiera caratterizzato proprio dalla presenza dell’acqua. ALLA SCOPERTA DI ALCUNE DELLE BELLEZZE DEL NOSTRO TERRITORIO La giornata di venerdì, promossa dal CREA di Como, ha permesso di toccare alcuni punti storici del territorio che si sviluppa lungo la fascia di confine. Noi abbiamo scelto di soffermarci su alcune interessanti particolarità che caratterizzano la parte italiana. I ragazzi hanno, innanzitutto, potuto osservare la cosiddetta “ramina” che si pone a cavallo tra il territorio italiano e quello svizzero. In realtà non si tratta di una demarcazione del confine, ma di barriera fiscale italiana. Si trova sempre in territorio italiano, pochi metri oltre il confine. I primi tratti della rete vennero costruiti nel 1890 nella regione di Pizzamiglio. La “vera ramina” fu voluta dal ministro delle Finanze italiano Giovanni Giolitti nel 1926. La rete, chiamata “fiscale”, era stata costruita per impedire il contrabbando; era perfino munita di campanelli, in modo che se veniva toccata questi immediatamente suonavano dando l’allarme. Durante il periodo del fascismo venne potenziata per impedire l’espatrio clandestino. Nel dopoguerra venne mantenuta per il suo scopo originale, vale a dire per impedire il contrabbando. Oggi è ancora visibile ma dappertutto è piena di buchi creati dai contrabbandieri e dai clandestini. Il nome di uso comune ramina (da “rame”) deriva dal fatto che è una rete metallica. Prezioso monumento d’arte, presente nel comune di Bizzarone, è la chiesetta dell’Assunta. Edificio, immerso nel verde, che ha più di 400 anni. All’interno sono conservati gli affreschi del pittore ticinese G. B. Tarilli del 1584. Altro prezioso “gioiello” di confine” offerto alla conoscenza dei ragazzi è il parco della Valle del Lanza. Istituito nel 2002 dalla Regione Lombardia, è un’area protetta di interesse sovracomunale (che comprende cioè aree situate in più comuni) che si sviluppa intorno alla valle del torrente Lanza. Lungo le rive del torrente sono presenti diversi siti di interesse storico e di archeologia industriale. Vi si trovano costruzioni rurali, chiese ed edifici di interesse culturale, una ricca fauna e vecchie cave di arenaria dalle quali si estraeva la “molera”, pietra utilizzata nell’edilizia. Il parco si estende tra le province di Varese e Como nella parte occidentale delle colline pedemontane comprese tra l’Adda e il Ticino. Il parco non è attraversato in senso longitudinale da strade, ma dall’antica ferrovia della Valmorea che consente di percorrere la valle con la locomotiva a vapore. I boschi di rovere, castagno, carpino e ontano nero sono popolati da numerose specie animali, così come le acque del torrente. Grazie ai corsi d’acqua sono presenti nella valle numerosi mulini: alcuni di questi sono ancora attivi. La ferrovia di Valmorea un tempo era utilizzata per il trasporto quotidiano delle persone. A partire dal 1904, anno della sua costruzione, doveva diventare un’importante via di comunicazione tra Italia e Svizzera. L’esercizio internazionale durò invece solamente due anni, dal 1926 al 1928 quando, su ordine del governo fascista, la ferrovia fu fatta terminare a Valmorea, penultimo comune italiano sulla linea, chiudendo la frontiera di Stabio. Il trasporto pubblico fu sospeso definitivamente nel 1952. Il 16 luglio 1977 anche il trasporto di merci fu soppresso, a causa dello scarso interesse delle aziende della valle di mantenere il collegamento ferroviario. Oggi la ferrovia è stata ripristinata e i turisti, in alcune date prestabilite, possono salire come una volta sul treno a vapore alla stazione di Malnate Olona e raggiungere Mendrisio-Capolago da dove poi è possibile raggiungere in treno il Monte Generoso e altri numerosi siti d’interesse turistico della regione. Ghiozzo, lampreda, scazzone, trota, vairone, sono alcuni dei pesci presenti nel torrente Lanza (chiamato anche Gaggiolo, Ranza, Anza o Clivio). Le acque del Lanza, che nasce alle pendici del monte San Giorgio, nel Mendrisiotto, contribuiscono ad alimentare quelle del fiume Olona che, dopo una lunga corsa attraverso la pianura padana, si immette nel Po. Sono acque transfrontaliere dunque, che concludono il loro percorso nel mare Adriatico. L’ecosistema acquatico del Lanza è stato minacciato nel recente passato dai lavori di regimazione idraulica realizzati in questo tratto del torrente. Per evitare che errori come questo si possano ripetere in futuro, la Provincia, la Regione e i Comuni interessati hanno approvato un “piano di bacino” per affrontare insieme i problemi legati al dissesto delle sponde e ai pericoli di esondazione senza dimenticarsi delle esigenze di tutela dell’ambiente acquatico. Lungo la Valmorea sono numerosissime le sorgenti d’acqua dolce che sgorgano da anfratti nella roccia . Uno di questi si trova quasi sul fondovalle nei pressi del percorso ciclopedonale che dalla stazione di Valmorea conduce al valico di Santa Margherita. Date le dimensioni della cavità e l’importante getto continuo d’acqua che da questa fuoriesce e per la costante presenza di umidità e nebbie (soprattutto d’inverno), si sono alimentate nei secoli numerose leggende locali che vedono quasi sempre nella strega, “la stria”, la governante di questo luogo misterioso. FRONTALIERI E DISOCCUPAZIONE, UNA NOTA DELLA CISL In un comunicato la Cisl Frontalieri di Como ha deciso di contribuire con un po’ di chiarezza dopo le numerose voci legate alla falsa notizia sulla cessazione, a partire dal 1° giugno 2009, delle prestazioni di disoccupazione a favore dei lavoratori frontalieri italiani che perdono in lavoro in Svizzera. “La Svizzera scrive in una nota il sindacato - così come previsto dalla legge 147/97, a partire dal 1° giugno 2009 non sarà più tenuta a versare all’Italia i contributi dei frontalieri contro la disoccupazione. Questo, tuttavia, non implica la fine dell’erogazione delle prestazioni di disoccupazione frontalieri in quanto la legge stabilisce che tali indennità saranno corrisposte fino all’esaurimento del fondo giacente nella gestione separata dell’Inps che, a oggi, ammonta a circa 300 milioni di euro. Quindi, in sostanza, a partire da giugno cesserà la retrocessione dei contributi da parte della Svizzera ma l’Inps continuerà a pagare le indennità di disoccupazione - unico ammortizzatore sociale dei frontalieri - anche dopo il 1° giugno. L’impegno della CISL e del sindacato svizzero OCST, è pertanto quello di vigilare affinchè il fondo Inps, costruito con i contributi dei lavoratori frontalieri, non venga utilizzato per altri scopi come ventilato in alcuni ambienti politici. Per ulteriori informazioni in proposito, gli interessati potranno rivolgersi all’Ufficio Frontalieri Cisl a Como; oppure presso quelli di Olgiate Comasco tutti i venerdì pomeriggio dalle 15.30 alle 18.30 e Porlezza ogni 1° e 3° mercoledì del mese”. A CRONACA P A G I N A 28 Lago&territorio IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 DONGO IL TEMPO DELLA CRISI Afl: l’ansia del fallimento Una decisione improvvisa, comunicata lunedì scorso, senza che nessuno sapesse nulla in merito alla gravità della crisi. E ora a regnare è l’incertezza Alcune immagini di Afl tratte dall’album dei ricordi « S VOLONTARIATO VINCENZIANO RACCOLTA PER VENDITA BENEFICA A COMO I Gruppi di Volontariato Vincenziano di Como raccolgono articoli di modernariato, antiquariato, libri, dischi in vinile, biancheria letto /bagno e pizzi della nonna, cappelli, cinture e borse vin-tage, finalizzati alla vendita benefica che si terrà al palazzo del Broletto 1° piano dal 6 al 10 maggio ore 10/ 18.30. La raccolta è in via Dante 70 il martedì, dalle 15 alle 17.30 dal 7 al 28 aprile. IL FLAUTO MAGICO A SAN FEDELE INTELVI Venerdì 3 aprile 2009 alle 20.30 presso il teatro di San Fedele Intelvi ragazzi del Laboratorio Teatrale, scuola secondaria di primo grado, presentano: “Il flauto magico”, spettacolo teatrale liberamente tratto dal “Flauto magico” di W.A. Mozart, libretto di J. E. Schikaneder 1791. do, dalle segreterie di Fim, Fiom, Uilm Como. “Le segreterie - si leggeva nella nota sindacale - esprimono sconcerto e forte preoccupazione per quanto è avvenuto, praticamente nel quasi silenzio, nella mancanza di una strategia di raccordo con i diversi sforzi in atto e i ruoli e le responsabilità di autorità pubbliche. In questi mesi abbiamo sostenuto azioni con rilievo pubblico che avevano portato al coinvolgi-mento delle istituzioni (Governo, Regione, Provincia). Tale iniziative avevano consentito di ottenere una copertura per i lavoratori attraverso la concessione della cassa in deroga regionale a far data dal 4 marzo 2009. Fim, Fiom, Uilm avevano però ribadito con forza la necessi- tà di un tavolo istituzionale per affrontare la situazione produttiva e finanziaria dell’azienda molto critica e per spingere verso la definizione di un nuovo progetto industriale. Era insufficiente un impegno solo sul lato degli ammortizzatori sociali, andava accelerato la discussione sul piano industriale. Si era tenuta anche una audi- zione in sede di commissioni congiunte regionale conclusasi con l’impegno dell’avvio di un confronto presso l’unità di crisi della Regione Lombardia finora però non convocato. Il fallimento dell’AFL determina una emergenza sociale e economica per tutto l’Alto lago di enormi proporzioni che non va sottovalutata come purtroppo è avvenuto finora». RIFLESSIONI SPARSE I giovani di oggi, tra luci e ombre i vorrebbe una guerra per farli ragionare, te lo dico io, una guerra come quella che abbiamo provato noi, vedresti come si raddrizzano!” La mia amica è veramente infuriata con i suoi nipoti che la stanno facendo impazzire per un problema che credo esista in tutte le famiglie: l’alimentazione dei giovani che si guastano l’appetito con “schifezze” di vario genere, oltre, spesso, allo spreco di ore e denaro. Resto con la caffettiera a mezz’aria. Mi è sembrata, al primo impatto, la bestemmia più grossa che non abbia mai sentito: una guerra…? Ritrovare gli orrori, la fame, il freddo, i dispiaceri, i geloni. L’angoscia di un’altra guerra, ma si rendeva conto la mia amica cosa andava dicendo? E’ solo peccato pensarlo. Forse ho ribattuto troppo vivacemente, tanto che lei mi ha messo con le spalle al muro con un semplice ragionamento: “Tu non la chiami guerra quella del sabato sera? Quante famiglie angosciate che, per vincere la paura, fanno finta di non sentire il figlio che rientra ad un’ora tarda del mattino, o sen- C “ tire suonare il telefono che squilla magari da un ospedale? Quanti genitori sono accorsi su un’autostrada per vedere il proprio figlio morto in un incidente? Non la puoi chiamare follia guardando le fotografie di certe discoteche che sembrano campi di battaglia, fatti apposta per togliere ogni inibizione come quando ubriacavano i soldati che dovevano andare all’assalto in prima linea? Parli dei nostri giovani di oggi, perché sono così annoiati e sempre stanchi, dei genitori permissivi che, più per forza che per amore, per non perdere del tutto la confidenza dei loro figli coprono o favoriscono queste cose mostruose come la droga e l’alcol. Il progresso ci ha forzato la mano, e ai nostri figli ab- biamo rubato un po’ di vita: quegli anni preziosissimi che vanno dai dodici ai diciotto anni. L’ultima infanzia e la prima giovinezza. Il nostro tempo ha rubato a loro le prime soddisfazione di portare a casa la mancetta del fornaio, del salumiere, del giornalaio o anche solo quella della vicina di casa per aver fatto un lavoretto, si sentivano importanti e crescevano con un senso del risparmio che ora i nostri ragazzi non conoscono più perché la mancetta viene così comoda dal portafoglio di papà. La televisione ha rubato loro l’emozione del primo bacio innocente raccolto di nascosto in una dolce serata di primavera. Un’altra cosa: come mai i genitori sono obbligati a mantenere un figlio finché non è autosufficiente quando la legge riconosce che possono decidere il loro futuro da soli e votare a 18 anni?” Un ragazzo di 27 anni, pochi giorni fa, ha portato la madre vedova davanti al giudice di “Forum” pretendendo più soldi perché voleva allontanarsi da casa, prendersi una convivente perché quello che gli passava la madre non bastava per vivere: non ci sono parole per commentare. Ma io resto un’inguaribile ottimista! Mi fa male al cuore sentire denigrare i giovani di oggi, mi si parano davanti agli occhi tutti i ragazzi che spingevano le carrozzelle dei malati a Lourdes, quelli che fanno volontariato attivo, e mentre stavo per ribattere, qualcosa mi ha bloccato: era la sirena dei pompieri e quella di un’ambulanza che accorrevano rispondendo a una richiesta di aiuto. Ho aperto la finestra e ho commentato: senti questi, sono l’altra faccia della medaglia, questi sono giovani che ci danno testimonianza che il bene sa vincere il male. E il caffè della domenica ci è sembrato molto più dolce. RINA CARMINATI FRANCHI Mentre andiamo in macchina l’emozione è ancora molta e le voci di intese o possibile revoche del fallimento si accavallano disordinatamente. Nulla, per il momento è dato sapere con certezza, resta la fatica e la profonda sofferenza di un’azienda storica per il Comasco, la cui vita ha accompagnato l’intero secolo scorso. ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ i è verificato tutto nel più assoluto silenzio - tuona Fausto Tagliabue segretario generale della Cisl di Como commentando la notizia del fallimento di AFL Dongo -. La rabbia è che nessuna sapeva nulla, né del ricorso dell’Inps né del fallimento, proprio mentre stavamo lavorando per le casse integrazioni». A chiedere il fallimento della storica ferriera risulta essere stata l’Inps, proprio l’ente che stava erogando la Cassa Integrazione agli oltre 200 dipendenti coinvolti, cui è seguita la decisione poi del Tribunale di dichiarare il fallimento con nomina del curatore. Grande sconcerto ha accompagnato la notizia, all’inizio di questa settimana, come si evince dal comunicato diffuso, a cal- CAMPIONE IN RICORDO DI ARRIGO GALASSI Campione d’Italia non dimentica uno dei suoi più diletti figli e, nel trentennale della prematura, tragica scomparsa del grande oboista Arrigo Galassi, non può accontentarsi del ricordo di lui nella toponomastica cittadina. Gli dedica infatti il Concerto di Pasqua, domenica 5 aprile, alle 21, nella chiesa parrocchiale di San Zenone, dove il tributo alla memoria sarà interpretato da Fabien Thouand, primo oboe della Scala (il posto che Galassi aveva occupato trentenne, su invito, per chiara fama, di Claudio Abbado) e da Klaidi Sahatci, primo violino del medesimo teatro milanese, con l’ensamble Perpetuum mobile diretto da Igor Longato. L’ingresso al Concerto di domenica 5 aprile è libero e gratuito. Per maggiori informazioni: Azienda turistica di Campione d’Italia, telefono 0041-91 6495051. P A G I N A 30 CRONACA ValliVaresine IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 GEMONIO ALLA SCOPERTA DELLE ANTICHE CHIESE Pellegrini in Valcuvia È ormai tradizione per la parrocchia di Gemonio proporre ai fedeli, nei sabati di quaresima dei pellegrinaggi mattutini – a piedi – per raggiungere qualcuna delle antiche chiese della Valcuvia e pregare col S. Rosario durante il tragitto e con la recita delle Lodi una volta arrivati alla meta. Anche quest’anno l’impegno si è rinnovato e assieme al parroco don Marco il gruppetto di pellegrini ha di volta in volta raggiunto S. Maria del Sasso a Caravate, la chiesa del Convento di Azzio, la S. Casa a Cavona e, sabato scorso, San Biagio a Cittiglio dove il gruppo è stato accolto (come già lo scorso anno) all’interno del cantiere degli scavi archeologici, dove hanno potuto pregare intorno all’antico altare medioevale da poco rinvenuto all’interno della chiesa. I pellegrinaggi quaresimali gemoniesi si concluderanno sabato prossimo con la Via Crucis per i ragazzi alla chiesa di San Pietro. LA SCORSA SETTIMANA INTERVENTO DELLE SQUADRE BOSCHIVE Un allarme incendio a Caravate llarme incendio boschivo la sera di martedì 24 marzo. A prendere fuoco il versante sud del San Clemente, proprio a ridosso della cava Colacem, in comune di Caravate, ma al confine con i territori comunali di Sangiano e Cittiglio. Il fuoco - la cui origine è molto probabilmente dolosa - è stato subito avvistato e sul posto si sono immediatamente portate le squadre AIB (Antincendio boschivo) del COAV (Coordinamento Antincendio Valcuvia) che già erano in servizio di vigilanza visto il forte vento che per tutta la giornata aveva imperversato in zona. I volontari di Gemonio, Cocquio, Sangia- A COMUNITÀ MONTANA VALCUVIA: OK ALL’ULTIMO BILANCIO Lunedì 23 marzo 2009 la Comunità Montana della Valcuvia ha approvato senza voti contrari e con tre astenuti l’ultimo bilancio della sua storia, prima del passaggio alla nuova comunità Valli del Verbano. Bilancio prettamente tecnico quello approvato che però ha dovuto fare i conti con circa 200 mila euro di trasferimenti in meno dallo Stato. Per dare, comunque, un segnale forte nella direzione del risparmio l’assemblea ha approvato la proposta del direttivo di eliminare i gettoni di presenza dei consiglieri e di ridurre della metà le indennità di carica di presidente ed assessori (compenso lordo di 350 euro mensili per gli assessori e di 778 euro per il presidente che ne percepirà però solo 389 perché lavoratore dipendente). “Questa ci è sembrata una scelta indirizzata a dimostrare il senso di “servizio” che gli Amministratori oggi svolgono nell’Ente e nei confronti dei Sindaci che in questi anni ci hanno sempre sostenuto – ha commentato il presidente Magrini – La scelta non deve essere letta come un sacrificio ma intesa come un dovere anche nei confronti dei nostri cittadini, al fine di mantenere in essere quei servizi e quelle attività, da anni garantite da Comunità Montana della Valcuvia, che dovranno essere, comunque, assicurate fino alla fine del 2009". Il bilancio 2009, così come strutturato garantirà i fondi per manifestazioni ormai consolidate in Valcuvia: “Corni e pecc”, “Valcuvia Extreme” e la pubblicazione di “Terra e gente”. Nonostante i tagli, comunque, Comunità Montana ha finanziato anche importanti opere pubbliche sul proprio territorio: 494 mila euro per l’impianto di fitodepurazione di Castello Cabiaglio e 270.600 euro per la realizzazione del collettore di fondovalle, oltre, ovviamente, agli interventi minori che continueranno ad essere garantiti come sempre. A.C. no, Caravate hanno cercato di controllare l’incendio, non potendo intervenire di notte su un terreno tanto impervio come quello ove si era sviluppato l’incendio. Presente sul posto anche il coordinatore del COAV Dario Bevilacqua e i Vigili del Fuoco pronti ad intervenire se il fuoco avesse raggiunto le case della località San Clemente. La mattina di mercoledì, all’alba, i volontari si sono ritrovati a Caravate ove, sotto la direzione del Corpo Forestale dello Stato e del coordinatore Bevilacqua, hanno iniziato le operazioni di spegnimento vero e proprio dell’incendio che era proseguito per tutta la notte. La squadra di Gemonio ha montato la vasca che ha fatto da serbatoio all’elicottero che, per quasi tutta la mattinata, ha fatto la spola con il fronte dell’incendio sino a domare completamente le fiamme. Alle squadre AIB già sul posto la sera prima e a cui si sono aggregate anche quelle di Cittiglio, Cuvio e Casalzuigno è stato dato incarico di effettuare le operazioni di bonifica del territorio bruciato in modo da evitare che il fuoco potesse riattivarsi. Così facendo già nella mattinata l’incendio è stato debellato, dimostrando – ancora una volta l’importanza del lavoro di gruppo organizzato nel COAV. E… proprio per combinazione nel momento in cui è arrivato l’allarme incendio i coordinatori delle squadre di Protezione Civile della Valcuvia erano radunati al Pradaccio assieme ai rispettivi sindaci, il presidente della Comunità Montana e l’assessore provinciale Azzi per discutere insieme del “Protocollo d’intesa tra la Provincia di Varese e la Co- AFRICALENDARIO/20 È TEMPO DI UN PRIMO BILANCIO... COSA HO FFA ATTO? Questa settimana rientro in Italia per venti giorni. Le ultime giornate in Kenya non possono che essere quindi un’occasione per un primo bilancio dell’esperienza, oltre che un affannoso tentativo di portare a termine una serie di attività rimaste in sospeso. Quando, arrivato a casa, dovrò rispondere alla domanda “che cosa hai fatto?” sarò forse un po’ in difficoltà. Le mie attività quotidiane sono state estremamente varie, spaziando dal sostegno organizzativo a corsi per giovani in cerca di lavoro allo scambio di idee con la squadra di atletica di Kivuli. Ho provato a dare lezioni di pianoforte a un gruppo di ex ragazzi di strada e ho trascorso giornate con la cooperativa di rifugiati che intagliano il legno, cercando di rafforzare il loro marketing. Nel “tempo libero” ho tentato di impostare una valutazione di Juhudi Zetu (I nostri sforzi), il programma di sostegno ai lavoratori informali che IPSIA gestisce da tre anni, in modo da poterla utilizzare anche come tesi di laurea. Quanto sia stato utile tutto questo non posso saperlo. Senza dubbio mi ha fatto apprezzare la verità di un’affermazione di Bruno Chenu, teologo francese: “I crocifissi, gli impoveriti, gli emarginati sono il volto di Cristo. L’identificazione non è generale ma personalizzata: ogni volto di povero è icona di Cristo. E perciò stesso diventa rivelatore del cattivo ordine del mondo, denunciatore dell’ingiustizia regnante. Nel tempo della storia, la relazione con il Cristo vincitore è mediata dall’altro vinto, indigente, spogliato, affamato. La via più breve per andare a Cristo è la via per l’altro. La prossimità a Cristo è la prossimità ai nostri fratelli nell’indigenza. Il Figlio dell’uomo ci dà per sempre l’appuntamento nell’uomo e nei popoli calpestati!”. Per seguire Martino e dialogare con lui: http:// martinkenya.splinder.com. MARTINO GHIELMI VARESE: UNA SERATA DI CONDIVISIONE, MUSICA E TESTIMONIANZA DA NAIROBI Sabato 4 aprile alle ore 21.00, le Acli di Varese organizzano “Hoperaisers”, letteralmente “Creatori di speranza” un’interessante serata di incontro, musica, condivisione e riflessione tra Nord e Sud del mondo. Il titolo dell’incontro, che si terrà presso la sala QBR (Bustecche, piazzale de Salvo, Varese) è anche il nome del gruppo musicale di cui fanno parte i due giovani artisti ospiti: Isaiah Kimani e Daniel Onyango. Nati e cresciuti nell’enorme baraccopoli di Korogocho (celebre in Italia perché vi ha abitato per dodici anni padre Alex Zanotelli), sono due rappresentanti di un gruppo di musicisti che ha scelto di impegnarsi nella risposta agli immensi problemi degli slum delle città africane attraverso la musica. La serata sarà un’occasione unica per incontrare un contesto più vicino di quanto si pensi: sarà infatti presente anche Martino Ghielmi, studente universitario di Orino (Va) che da novembre scorso è a Nairobi come servizio civile volontario con IPSIA (ong delle Acli), nonchè costante ospite de “Il settimanale” attraverso la rubrica “Africalendario”. Il reciproco scambio di esperienze sarà inframmezzato da alcune performances live dei musicisti kenyani e si concluderà con un appetitoso rinfresco, ulteriore occasione di scambio di idee in maniera informale. Per informazioni: Acli Varese, 0332 281204. munità Montana Valcuvia in materia di Protezione Civile” che servirà – una volta sottoscritto – a garantire una migliore integrazione e implementazione delle rispettive risorse. Scopo di questo accordo quadro tra Provincia e CM Valcuvia è quella di riconoscere la Comunità Monta- na quale ente gestore della Protezione Civile nel territorio di competenza in modo da creare una sinergia operativa come quella già ampiamente sperimentata (e documentata in questo stesso articolo) nell’antincendio boschivo. ANTONIO CELLINA Sondrio CRONACA DI E P R O V I N C I A P A G I N A 31 ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 INCONTRO PROMOSSO DALLA NAVICELLA L’INTERVENTO DEL SOCIOLOGO ALDO BONOMI Come stare bene nelle comunità S tar bene nelle nostre comunità è il titolo della conferenza tenuta dal sociologo Aldo Bonomi, recentemente ospite dell’associazione Navicella a Morbegno nell’ambito dell’iniziativa Comunità, benessere e salute mentale, promossa con l’intento di riflettere sui temi dello star bene, della comunità e della salute mentale. «Il malessere che si manifesta nel disagio psichico e materiale, nell’incapacità di avere un rapporto positivo con la modernità ha esordito lo studioso - è connesso all’apocalisse culturale che tutti ci riguarda anche in provincia di Sondrio e che ha messo le persone nella condizione di non riconoscersi più in ciò che fino a poco fa era naturale. Da qui il bisogno di mettersi insieme per affrontare i tempi nuovi e la prospettiva di un futuro non più certo». Per descrivere le cause che hanno portato a un cambiamento così drammatico anzitutto per gli anziani, perché sottrae il terreno sotto i piedi, Bonomi è ricorso al termine spaesamento, cioè l’essere senza paese, senza radici. L’avvento della globalizzazione, quasi un tornado, ha sconvolto lo spazio che da sempre accompagnava il succedersi delle generazioni, svuotando di senso la comunità originaria in cui ci si riconosceva, dalla chiusura dei piccoli negozi di paese, sopraffatti dalla concorrenza dei supermercati, a quella di scuole, uffici postali, alla “razionalizzazione” degli ospedali, chiudendoli o riducendone i servizi. «A cavallo del secolo questo spaesamento ha colpito anche la società valtellinese, perché l’ha trasfor- mata da società con mezzi scarsi ma fini certi in una con mezzi iper-abbondanti ma fini del tutto incerti». Ciò significa che, se un tempo si sapeva che si sarebbe lavorato presso una banca o un ente pubblico per tutta la vita per poi costruirsi la casa di proprietà, che i sacrifici servivano a far studiare i figli per garantire loro una vita migliore di quella dei padri; se una volta si sapeva come si nasceva e si moriva, che la famiglia e i parenti ci avrebbero accompagnato nella malattia e nella morte, oggi è venuta meno questa rete primaria, che faceva sentire dentro una relazione. Inoltre, un volontariato che voglia produrre capitale sociale nella nostra provincia oggi deve fare i conti con un territorio dove, pur con un certo malessere e dei problemi, il rapporto reddito/benessere è tra i più alti del sistema paese. Il problema in questa società, dove avanzano i grandi cambiamenti epocali portati dai mezzi iper-abbondanti che la tecnica mette a disposizione, è l’incertezza dei fini. Chi vent’anni fa avrebbe potuto immaginare che anche in Valtellina si sarebbe dibattuto sulla liceità di nuove opportunità offerte dal sapere medicoscientifico-tecnico (per es. la possibilità d’intervenire sul DNA)?, o che anche da noi il discrimine sarebbe passato tra chi sa e chi non sa navigare in internet e che avremmo dovuto vigilare sulla “navigazione” dei nostri figli?, o che i valtellinesi sarebbero divenuti buoni viaggiatori dei voli low cost e sarebbero cambiati totalmente i comportamenti e i consumi? Eppure, questa è la realtà, anche se non significa che tutti DALLA MEDIA VALTELLINA PULLMAN PER PARTECIPARE ALLA MESSA CRISMALE A COMO La Zona Pastorale Media Valtellina, per favorire la più ampia partecipazione alla Santa Messa Crismale del Giovedì Santo - presieduta in Cattedrale a Como dal vescovo monsignor Diego Coletti - organizza un pullman. Quest’anno, inoltre, proprio durante la Messa Crismale sarà ufficialmente indetta la visita pastorale del Vescovo alla diocesi. La partenza è prevista per le ore 7.00 del mattino di giovedì 9 aprile da piazzale Bertacchi a Sondrio. La quota è di 10 euro per gli adulti; 7 euro per i ragazzi. Il pranzo è al sacco. Per informazioni e iscrizioni rivolgersi a don Mariano Margnelli al 347-2989078. sono in grado di goderne allo stesso modo, perché coi grandi cambiamenti epocali la nostra è divenuta la società della paura, della regressione, dell’incertezza. È venuto meno il paradigma novecentesco che, con una semplificazione, possiamo identificare nel conflitto tra capitale e lavoro, dove lo Stato interveniva per ridistribuire le risorse col welfare, mentre il volontariato si percepiva come sussidiario allo Stato. Bonomi ha sostenuto che ora, invece che di conflitto tra capitale e lavoro, si dovrebbe parlare di conflitto tra flussi e luoghi, dei grandi flussi della globalizzazione che impattano sui luoghi nella società con mezzi iper-abbondanti e fini incerti con effetti che si ripercuotono nel “locale”. Questo succede coi prodotti finanziari UN IMPEGNO ARTICOLATO NELLA LOTTA AGLI STUPEFACENTI Ormai da tempo è assodato che la posizione periferica della provincia di Sondrio non la rende più isola felice rispetto a una serie di fenomeni tipici delle aree metropolitane, come lo spaccio e il consumo di sostanze stupefacenti. Anche in Valtellina e in Valchiavenna il problema esiste, senza creare allarmismi ma è senza dubbio oggetto di attenzione da parte delle forze dell’ordine. La conferma che la questione non deve essere sottovalutata arriva dalle ultime operazioni svolte da carabinieri, polizia e guardia di finanza, che hanno portato a confische e diversi fermi arresti: coinvolti anche degli “insospettabili”, come imprenditori e persone mai segnalate alle forze dell’ordine. Lo scorso fine settimana due gli uomini – entrambi valtellinesi – finiti in carcere, più un sequestro di cocaina di dimensioni ingenti: chili e chili di polvere bianca come mai era accaduto in provincia di Sondrio. Gli esperti, che stanno studiando il fenomeno sul territorio, dicono che nel sondriese non esiste, come altrove, una struttura piramidale, ma tanti piccoli gruppi che agiscono separatamente e autonomamente. L’organizzazione e la mappa dello spaccio si fa sempre più precisa; mentre per quanto riguarda il consumo, sebbene ci sia un utilizzo trasversale (per età e classe sociale), la fascia maggiormente a rischio è fra i 16 e i 29 anni. Persino l’atteggiamento nei confronti degli stupefacenti è cambiato: mentre una volta vi era un forte senso di stigma, di pregiudizio, oggi la droga viene considerata il mezzo più veloce per raggiungere lo “sballo”, il divertimento a tutti i costi, l’evasione sì ma anche per non sentire la fatica e avere la sollecitazione a fare sempre di più. «Intervenire – dicono le forze dell’ordine – è indispensabile per salvare tanti giovani e stroncare un traffico economicamente redditizio: la cocaina e l’eroina, sul mercato, vengono vendute a costi fino a 1700 volte superiori rispetto al loro valore iniziale». (tra cui quelli americani responsabili della crisi), che arrivano nel “locale” e lo cambiano antropologicamente: la gente non investe più nei Bot, ma nella New Economy; o con le transnazionali come la Nuovo Pignone, l’A2A (nata dall’incorporazione di ASM e AM SA in AEM per reggere la concorrenza europea e mondiale), o con la turistizzazione e le migrazioni, flussi che trasformano i luoghi in qualcosa di profondamente diverso da come erano. In questo nuovo conflitto diventa decisiva la coscienza di luogo, perché più è viva e sviluppa coesione sociale, più sa rapportarsi ai flussi, contrastandoli o agganciandosi ad essi. Dentro lo spaesamento si deve ricostruire una comunità, diversa da quella che si è dissolta, ma che sia una comunità di relazione. Il volontariato ne è il motore, il soggetto tecnico-politico che distingue i flussi buoni, che conosce i soggetti sociali che stanno nei luoghi, che “prende per mano” i luoghi impauriti e li mette in relazione con la modernità globalizzata. «Quindi, il nuovo volontariato non è solo dono di tempo - ha spiegato Bonomi - ma richiede una profonda conoscenza dei luoghi, della composizione sociale, del malessere, delle ragioni del disagio dei luoghi, e la capacità di mettere tutto in rapporto con la globalizzazione». Da qui l’invito a Navicella ad essere parte di quella comunità di cura estremamente importante per aumentare la coscienza che il luogo ha del cambiamento. Ma a questa comunità appartiene non solo chi, per professione e ruolo, esercita una funzione di cura, di accompagnamento e di inclusione, ma tutti coloro che si preoccupano del disagio: insegnanti, medici, avvocati, preti, ecc. Guai però a percepir- INCONTRI UNITRE DI SONDRIO Queste le iniziative che Unitre di Sondrio promuove nella prima settimana di aprile: domenica 5, visita guidata dalla prof. Berlanda alla mostra “Futurismo 1909-2009. Velocità + arte + azione” presso Palazzo Reale a Milano e agli esterni dei palazzi liberty i città; lunedì 6, l’avvocato Tiziana Mevio parlerà de Il nuovo diritto di famiglia; martedì 7, presso il cinema Excelsior sarà proiettato a prezzo ridotto il film in programma la domenica precedente; mercoledì 8, Massimo Dei Cas, docente di filosofia e psicologia, terrà una lezione su Hanna Harendt, del pensare, dell’agire, della politica; giovedì 9 alle ore 15.15, per la solennità di Pasqua sarà proiettato il video del grande oratorio La Creazione (Die Schopfung) di Joseph Haydn interpretato dalla Scottish Chamber Orchestra diretta da Peter Schreier. Le lezioni riprenderanno dopo Pasqua mercoledì 15 aprile, quando Sandro Nava, amministratore delegato della ditta Pezzini, per Avventure di viaggio presenterà Alla ricerca di balene. Entro la stessa data, chi intende partecipare al viaggio guidato dall’archeologo Massimiliano David, I romani sul Danubio, dal 31 maggio al 6 giugno, dovrà provvedere al saldo della quota dovuta. Tutte le lezioni, salvo diversa indicazione, hanno inizio alle ore 15.30 presso la sala del Cinema Excelsior. si come soggetto unico, perché la comunità di cura nasce dalla relazione con gli altri. Quindi, Navicella dovrà trovare nuovi volontari, ma soprattutto costruire relazioni. Accanto a questa, però, in Valtellina esiste un’altra comunità iperpresente, che Bonomi ha definito “rinserrata, rancorosa, o maledetta”, fondata sul parametro del sangue, del suolo, dell’appartenenza, dove ci si mette insieme contro un nemico, ad esempio i rom. Il nodo del problema non lo risolve la comunità di cura contro la comunità rinserrata - che, fra l’altro, è egemonica - ma stringendo alleanza con la comunità operosa, cioè con chi fa economia sul territorio, perché si preparano tempi di welfare scarso e si dovranno autoorganizzare le risorse mutualistiche. D’altra parte, la comunità operosa ha bisogno della comunità di cura, perché se non c’è coesione sociale, se la città non garantisce le forme minime di convivenza, diventa difficile anche fare economia. Inoltre, più una società è coesa, più produce welfare, più è libera e operosa. «Si tratta di un processo che stempera la comunità rancorosa - ha concluso Bonomi - ed evita che Navicella sia relegata nel ghetto dei buoni e vinca la comunità rancorosa». A complemento di questa iniziativa, lo scorso fine settimana Navicella ha promosso un incontro sul tema Salute mentale è Cittadinanza nel corso del quale sono stati esposti i vari progetti dell’associazione, in particolare un corso di formazione e approfondimento per nuovi aspiranti volontari. Per informazioni telefonare al 339-2754019; per la zona di Morbegno telefono fisso: 0342-611109; per la zona di Tirano 0342-701005. A.R. P A G I N A 32 CRONACA Sondrio&provincia IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 BEREBENNO IL CICLO DI INCONTRI PROMOSSI DA OTHILIA E DALL’ORATORIO SAN GIOVANNI BOSCO Tre serate dedicate ai genitori C ome possono fare, genitori ed educatori, per porre rimedio al dilagante “consumo” di droga ed alcol da parte degli adolescenti d’oggi? È il complicato rebus al quale ha cercato di offrire alcuni spunti di riflessione, ed anche qualche suggerimento, don Diego Fognini, della Comunità “La Centralina” di Morbegno. Nell’affollatissimo primo incontro proposto da Othilia, Associazione culturale per le pari opportunità con sede a Berbenno, in collaborazione con l’Oratorio San Giovanni Bosco ed il sostegno della Direzione Generale Famiglia e Solidarietà Sociale di Regione Lombardia, sono bastati 45 minuti, come un primo tempo di una partita di calcio, per delineare con lucidità ed estrema sintesi i punti di maggior conflitto della società moderna: una so- stanziale mancanza di autorevolezza che incide negativamente nei confronti del dialogo con i propri figli, ma anche tra i propri figli ed i loro educatori. Ciò comporta l’ormai radicata assenza di sincerità, che mina irrimediabilmente la reciproca fiducia. «In effetti – sostiene don Diego – vi sono due realtà che possiamo definire ‘agenzie’: la scuola e la famiglia. Entrambe vivono un momento di crisi nel rapporto con le giovani generazioni, e spesso non riescono ad applicare i giusti insegnamenti, anche perché entrano in conflitto tra loro. Pensiamo a genitori che, a fronte di un richiamo da parte della scuola nei confronti del proprio figlio, magari se la prendono più con il professore piuttosto che riconoscere l’esistenza di un problema». Le riflessioni di don Diego, che è anche insegnante, hanno poi offerto spunti per accendere il dialogo con i presenti, alcuni dei quali hanno condiviso la propria esperienza personale, anche con toni drammatici, come nel caso di una rappresentativa di mamme, a loro volta riunite in associazione, che si sono dovute imbattere con i problemi della tossicodipendenza dei propri figli. Don Diego, pur sottolineando che non vi sono ricette applicabili in tutti i casi, ha fornito comunque alcuni suggerimenti, basati soprattutto sulla propria diretta esperienza di educatore nella scuola e nella comunità. Innanzitutto i ragazzi devono sentirsi valorizzati, oltre che voluti bene, e quindi è indispensabile saper creare un rapporto speciale in grado di sintonizzarsi reciprocamente e capire quanto bene ci si vuole e la necessità di percorrere insieme ogni tappa LA PROVALTELLINA EROGA 232MILA EURO PER 31 PROGETTI SUL TERRITORIO Sono 31 i progetti che il Consiglio di Amministrazione, nella sua più recente seduta, ha ritenuto rispondenti ai requisiti previsti e quindi meritevoli di contributo, per un totale di 232mila euro. Con questo provvedimento la Pro Valtellina ha ufficialmente chiuso il secondo Bando 2008 presentato all’inizio del 2009 dopo i cambiamenti intervenuti ai vertici e la nomina del nuovo presidente Marco Dell’Acqua affiancato, nel Comitato Esecutivo, da Anna Pola Orio, Giorgio Scaramellini, Costanzo Giotta e Cesare Dell’Oca, e dal segretario Gianni Cioccarelli. Il bando, incentrato sui servizi alla persona, ha tenuto conto dei bisogni espressi dal territorio, focalizzando l’attenzione sulla tutela dei minori e sulla partecipazione dei soggetti disabili alla vita sociale. I 31 progetti selezionati sono ripartiti sull’intero territorio provinciale con una maggiore concentrazione nel sondriese. Sono stati finanziati fino a un massimo del 50% del costo complessivo, mentre la quota restante dovrà essere coperta con fondi propri dalle associazioni e dagli enti. Questi ultimi, trattandosi di un bando a raccolta, dovranno racimolare contributi pari al 20% di quanto loro assegnato. Le donazioni, che ammonteranno dunque a poco meno di 50mila euro, saranno destinate all’incremento del Fondo patrimoniale Pro Valtellina. «Con questo bando abbiamo inteso porre l’attenzione su tematiche specifiche, dalle quali emergono nuovi bisogni per la nostra realtà che sta lentamente cambiando, spesso con effetti negativi sul contesto familiare e sociale, stimolando la progettualità di enti e associazioni impegnati in questi ambiti – spiega il presidente Marco Dell’Acqua –. L’alto numero di progetti presentati e la varietà delle proposte testimonia la loro attenzione e le potenzialità che devono sviluppare per fornire un supporto concreto alle istituzioni, senza sovrapposizioni né dispersione di fondi. In questo modo si realizza pienamente quella sussidiarietà che è il fondamento della Pro Valtellina e delle altre fondazioni comunitarie volute da Fondazione Cariplo». Scorrendo l’elenco dei beneficiari (disponibile sul sito internet della Pro Valtellina), sul fronte degli interventi per la tutela dei minori figurano progetti di assistenza alle famiglie in difficoltà e per prevenire i fenomeni di devianza, iniziative per far crescere i ragazzi attraverso attività ludiche e spazi protetti per l’incontro e la mediazione familiare. Per favorire la partecipazione dei disabili alla vita sociale sono state finanziate attività che sviluppano la manualità, che promuovono lo sport in diverse forme e la cultura, che favoriscono l’inserimento lavorativo. Terapie di diverso genere per accompagnare i disabili nel loro percorso di inserimento nella società. Dopo aver archiviato il 2008 assegnando i contributi del secondo Bando, la Pro Valtellina è pronta a lanciare quello per il 2009 incentrato su arte e cultura. «Dopo aver stanziato i fondi per il sociale con il prossimo bando ci concentreremo su quest’area recependo le necessità legate alla conservazione del patrimonio storico e architettonico e alla promozione di iniziative ed eventi di carattere culturale – conclude il presidente Dell’Acqua –. Stiamo inoltre vagliando l’opportunità di uno specifico intervento a sostegno delle famiglie in difficoltà, la cui situazione è peggiorata negli ultimi tempi per effetto della crisi che si sta manifestando anche sul nostro territorio. Sarà il nostro modo di colmare bisogni emergenti e contrastare le nuove povertà». VENTI DI CRISI ECONOMICA ANCHE IN PROVINCIA DI SONDRIO La si aspettava con il fiato sospeso, nella consapevolezza che l’onda lunga della crisi economica mondiale, dopo i crack finanziari dei colletti bianchi, avrebbe raggiunto anche i settori produttivi delle piccole e medie imprese. E le ultime settimane si stanno rivelando assai funeste per la provincia di Sondrio che pure, fino a oggi, era riuscita a limitare i danni. Nel fine settimana è giunta la notizia della firma di un accordo per la cassa integrazione a zero ore, a partire dal 6 aprile e per 24 mesi, per il centinaio di lavoratori della MC di Cosio Valtellino, industria tessile con un insediamento produttivo anche in provincia di Como: una quarantina di dipendenti destinati alla medesima sorte. «Era l’unico modo per non chiudere definitivamente e inseguire soluzioni alternative», spiegano dalla direzione della MC, che, per assicurarsi la seconda annualità di cassa integrazione straordinaria, dovrà comunque trovare strategie positive per almeno il 30% dei suoi occupati. L’assegno per i dipendenti ammonta a 700 euro al mese, una somma che in caso di famiglie monoreddito o di coniugi entrambi impiegati nella stessa ditta non assicura un futuro sereno. Così come scuro è il futuro dei molti operai della Bassa Valtellina occupati, fino a sabato scorso, nel settore ghisa delle ex acciaierie di Dongo. Su richiesta dell’Inps è stato dichiarato il fallimento della Afl, con un buco nel bilancio di dieci milioni di euro: un contraccolpo pesante per tante famiglie, colte di sorpresa, come molti, da questa decisione. te a che fare con la droga. «La sostanza – ha infatti sottolineato don Diego – è il velo che copre i sentimenti, quindi dobbiamo sforzarci tutti insieme a rimuoverlo riscoprendo tutte le cose belle che ci circondano». della vita. «La cosa che più mi ha colpito delle parole di don Diego – ha sottolineato la presidente di Othilia, Silvia Bertini – è il suo richiamo all’ascolto dei ragazzi, ad accettare serenamente i loro sbagli senza dare mai nulla di scontato, e, quando è giusto, assumersi anche le responsabilità e chiedere loro scusa per aver sbagliato noi, perché non sempre i genitori hanno ragione». Sul tema poi della prevenzione nei confronti delle “dipendenze” don Fognini ha evidenziato la necessità di comunicare informazione, senza falsi pudori o incertezze, sforzandosi di fare capire ai propri figli che nel mondo vi sono cose stupende che si devono vivere e che non hanno nien- Scuola e famiglia, nel suo complesso la società, devono quindi lavorare in sinergia con il principale obiettivo di comunicare un chiaro messaggio alle giovani generazioni: la voglia di essere felici e stare bene, che è di per sè inconciliabile con il farsi del male da soli. «Ecco perché sono molto importanti – ha concluso don Diego – momenti formativi ed insieme di svago come quelli offerti nell’ambito dell’iniziativa Pomeriggi Insieme: Aiutarsi per non Isolarsi, che pone la vostra comunità all’avanguardia per quanto concerne un positivo approccio verso tematiche così importanti per stabilire reali canali di dialogo e reciproco sostegno tra le famiglie». Don Diego è stato infine salutato da un sincero lungo applauso finale, ma tutto fa supporre che si tratti solo di un arrivederci alla prossima iniziativa. Questo il calendario dei successivi incontri, che si terranno sempre presso la Sala Quattro Torri dell’Oratorio di Berbenno a partire dalle ore 21.00: venerdì 17 aprile - “Sti- mare se stessi per creare autostima, essere amore per creare amore”. L’autostima è la chiave di accesso alle porte della vita. Cosa possiamo fare, come genitori e come educatori, perché i nostri ragazzi sviluppino fiducia e stima di sé? Interviene Lia Valenti - counselor in psicosintesi. Lunedì 4 maggio “La figura del padre oggi fra autorevolezza e sostegno”. La crisi del padre e del suo ruolo all’interno della famiglia quale figura di riferimento autorevole. Interverrà Ezio Aceti psicologo. L’ingresso è libero, e tutti sono invitati ad una fattiva partecipazione, in grado di stimolare il dibattito e la ricerca soprattutto grazie alla condivisione della propria esperienza personale. Intanto continuano, con l’ultimo appuntamento, i laboratori di cucina, cucito, pittura e lavorazione del vimini, che saranno immediatamente rimpiazzati a metà aprile dalla nuova edizione – a grande richiesta – del corso di nuoto, per il quale è stato registrato un vero e proprio boom di iscrizioni che ha già esaurito tutti i posti a disposizione, circa una cinquantina. Per ulteriori informazioni sulle attività dell’associazione è possibile collegarsi al sito www.othilia.it. CRONACA Sondrio&provincia IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 P A G I N A 33 SONDRIO ANCHE IN VALTELLINA E VALCHIAVENNA LA PETIZIONE CONTRO LA DENUNCIA DEGLI IRREGOLARI Siamo medici, non siamo spie N egli scorsi mesi, contestualmente all’approvazione del DDL 733 in materia di sicurezza, è stato esaminato in Senato pure il DDL 218 che, se approvato anche alla Camera, darebbe facoltà ai medici di denunciare gli immigrati irregolari che chiedessero loro prestazioni sanitarie. In un comunicato stampa diffuso già a febbraio, la Federazione Regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della Lombardia ha reso nota la propria posizione riguardo il DDL, «esprimendo – si leggeva nel testo – il proprio dissenso per la recente disposizione di legge che dà facoltà al medico di denunciare gli extracomunitari clandestini che si rivolgano a lui per essere curati. Tale disposizione determina una situazione di incertezza da parte del malato che eviterà di rivolgersi alle strutture sanitarie per essere curato, con gravi ri- schi per la salute pubblica, con particolare riguardo alle malattie infettive nuovamente emergenti, e rischia di creare circuiti di cura clandestini». Ma oltre che per la salute pubblica – affermavano i medici – «la disposizione è in contrasto con i contenuti dell’articolo 3 del Codice di Deontologia Medica e metterà gli Ordini nella condizione di non poter perseguire il sanitario che decidesse di violare i principi etici storici della nostra professione». In sostanza, se la proposta divenisse normativa, verrebbe meno il principio di riservatezza che da sempre ha caratterizzato la professione medica. Nei giorni scorsi gli operatori sanitari della provincia di Sondrio sono tornati a farsi sentire con forza per esprimere il loro dissenso al DDL, forti delle oltre cento firme raccolte tra medici, infermieri, psicologi e assistenti sociali in un appello che esprime preoccupazione ed allarme per le conse- IRREGOLARITÀ NEI LAVORI SUL PONTE SUL FIUME PAI IN VALGEROLA A poco più di un anno dall’inizio dei lavori, dopo mesi di difficoltà nell’esecuzione del progetto evidenziate nelle relazioni del responsabile del procedimento e del direttore dei lavori, e da disagi per i cittadini dovuti alla chiusura della strada provinciale della Valgerola, la Giunta Provinciale, venerdì scorso, ha deliberato la risoluzione del contratto sottoscritto con un’associazione di imprese formata da GLG di Cedrasco, ICC Costruzioni di Vermezzo e Spai di Milano. Nello specifico, la direzione dei lavori ha riscontrato, oltre ad insanabili ritardi nello svolgimento delle lavorazioni, «… una grave difformità di realizzazione delle lunghezze delle barre e dei fori posti al di sotto del piano di appoggio del blocco di ormeggio – si legge nella delibera – (…) che avrebbe comportato un grave rischio per la stabilità dell’opera». La comunicazione alla Provincia è del 23 marzo scorso e segue numerose precedenti missive dello stesso direttore dei lavori e del responsabile del procedimento che già avevano evidenziato inadempimenti, gravi irregolarità e pesanti ritardi da parte dell’impresa. La Giunta Provinciale, valutate le comunicazioni e le relazioni dei professionisti incaricati di controllare la regolare esecuzione dei lavori, alle quali l’impresa aveva risposto con controdeduzioni ritenute insoddisfacenti, ha disposto la risoluzione del contratto, secondo quanto previsto dalla normativa vigente. Dall’inizio dei lavori, avvenuto il 28 febbraio del 2008, il monitoraggio della Provincia sullo stato di avanzamento dei lavori e sull’organizzazione del cantiere è stato costante. Lo stesso presidente Fiorello Provera e l’assessore ai Lavori Pubblici Massimo Sertori hanno richiesto un incontro a Gerola Alta per raccogliere le rimostranze e le critiche della popolazione. I disagi alla viabilità, peraltro inevitabili per un intervento che interessa l’unica strada di collegamento con il fondovalle, sono stati aggravati dalle inadempienze dell’impresa appaltatrice segnalate dagli stessi cittadini. La Provincia aveva ascoltato le lamentele del sindaco Fabio Acquistapace e degli abitanti di Gerola potenziando i controlli sul cantiere. «Abbiamo fatto tutto il possibile per garantire il regolare avanzamento dei lavori e limitare i disagi dei cittadini – spiega l’assessore Sertori –, ma la situazione si è aggravata al punto tale per cui siamo stati costretti ad una ferma presa di posizione da parte della Provincia. L’ultimo episodio segnalato dal direttore dei lavori, che avrebbe messo a rischio la stabilità dell’opera, e dunque l’incolumità dei cittadini, sommato alle gravi inadempienze segnalate, ci ha indotto alla risoluzione del contratto con la ditta appaltatrice, sentito il parere legale del nostro avvocato. Procederemo nei modi e nei tempi previsti dalla legge, e quanto prima possibile, a creare le condizioni per una prosecuzione dell’opera». guenze della possibile approvazione della norma. «L’iniziativa – ha spiegato Fabio Panighetti, educatore professionale dell’unità spinale del presidio di Sondalo, a nome di alcuni dei firmatari riuniti giovedì in conferenza stampa – nasce da un incontro con l’Agenzia della Pace che ha suggerito agli operatori l’iniziativa della raccolta firme che non è stata condotta in modo generalizzato, ma mirata ai reparti più significativi dei nostri ospedali rispetto a quello che la norma andrà a toccare. La raccolta di firme ha avuto un consenso generalizzato e trasversale nei diversi presìdi: al di là delle diverse sigle politiche crediamo quindi che ci sia un’evidente contrarietà a questo decreto». «Voglio riprendere – ha proseguito il dottor Marco Tam – una nota frase di Amnesty International: chi fugge dal proprio paese non è un problema, ma chi fugge dal proprio paese ha un problema. Io e i miei colleghi vorremo essere, per chi lascia il proprio paese per venire qui, un altro problema. Se la norma verrà approvata, io farò obiezione di coscienza e, se necessario, mi denuncerò anche. Personalmente mi è capitato di segnalare persone venute da me, perché sapevo avessero commesso reati. E così farò ancora per quei casi. Non però per il semplice fatto che qualcu- no non abbia i documenti». “Non siamo spie, macellai, fannulloni. Siamo medici” si leggeva sui manifesti esposti per la conferenza stampa cui erano presenti anche rappresentanze del sindacato dei medici di base, delle Acli e dell’Anpi. «Il medico – ha spiegato il dottor Gianluigi Passerini – si impegna a curare ogni individuo senza discriminazioni e si impegna a mantenere il segreto professionale e a rispettare le leggi quando non siano in contrasto con gli scopi della professione. Alcuni ordini regionali dei medici hanno minacciato di sospensione dall’albo quei colleghi che non rispetteranno le indicazioni dell’ordine deontologico che invita a curare tutti a prescindere da tutto. Purtroppo però uno degli effetti di questa legge è quello dell’annuncio: è già scattata una molla che fa sì che alcuni cittadini immigrati già non si rivolgano al servizio sanitario. Un primo danno quindi è già stato fatto, al di là di come andrà a finire». ALBERTO GIANOLI LO SCORSO 28 MARZO IL GRUPPO BANCARIO IN ASSEMBLEA Bps: «il peggio ormai è passato» i è regolarmente svolta lo scorso 28 marzo, presso il centro polifunzionale «Pentagono» di Bormio, l’assemblea ordinaria della Banca Popolare di Sondrio, alla quale hanno partecipato oltre 3.300 Soci, cui si aggiungono deleghe e rappresentanze per un totale di quasi 4.500 voti esprimibili, provenienti da tutte le aree nelle quali la banca opera e pure dalla Confederazione Elvetica. Il Presidente, in apertura dei lavori, ha ricordato, tra le altre, alcune Persone decedute vicine alla banca; in primis, il vicepresidente signor Carlo Grassi. S L’Assemblea ha approvato la relazione degli amministratori sulla gestione, il bilancio al 31 dicembre 2008 e il riparto dell’utile stesso, che prevede la distribuzione di un dividendo unitario lordo di 0,03 euro. Al termine della relazione il presidente e consigliere delegato ha puntualmente risposto ai dieci soci che sono intervenuti. In un anno difficile a livello internazionale, qual è stato il 2008, il Gruppo bancario Banca Popolare di Sondrio evidenzia, tramite la decisa crescita degli aggregati patrimoniali e del margine di interesse, vivacità commerciale e capacità competitiva. In particolare, lo sviluppo della raccolta esprime, anche in un periodo di generale crisi dei mercati, la fiducia dei risparmiatori nei confronti delle banche del Gruppo, mentre l’incremento degli impieghi conferma il tradizionale indirizzo di sostegno finanziario alle economie delle aree presidiate, con particolare riferimento alle famiglie e alla piccole e media impresa. Il positivo procedere dell’attività tipica di intermediazione non trova purtroppo riscontro nelle risultanze economiche, che risentono in misura rilevante del negativo andamento dei mercati finanziari e della correlata pesante crisi manifestatasi a livello mondiale. Gli effetti negativi attengono principalmente a svalutazioni di attività finanziarie della capogruppo, in parte significativa riferite ai CCT, strumenti che, riguardo al corrente esercizio, registrano concrete plusvalenze. Il bilancio consolidato dell’esercizio 2008 del Gruppo bancario Banca Popolare di Sondrio - composto dalla capogruppo e dalla controllata elvetica (100%) Banca Popolare di Sondrio (SUISSE) SA -, rassegna un utile netto di 43,6 milioni di euro, meno 70,41%. La raccolta diretta segna 18.326 milioni di euro, con un aumento del 23,44%, mentre i crediti verso clientela sommano euro 16.168 milioni, in progresso del 21,85%. La raccolta indiretta si attesta, ai valori di mercato, a euro 18.718 milioni, meno 13,97%, a motivo del negativo andamento dei mercati finanziari, mentre quella assicurativa somma euro 462 milioni, meno 4,47%. La raccolta complessiva da clientela si posiziona quindi a euro 37.506 milioni, più 1,13%. I crediti di firma sommano euro 2.694 milioni, più 16,69%. Le sofferenze nette sono pari allo 0,69% dei crediti verso clientela. Al 31 dicembre 2007 il rapporto stesso era dello 0,63%. Considerato il progressivo deterioramento della situazione economica generale il lieve incremento delle sofferenze nette è attestazione di un profilo di rischio sorvegliato. Il patrimonio netto consolidato, escluso l’utile d’esercizio, ammonta a 1.547 milioni di euro, con un incremento di 36 milioni di euro, pari al 2,35%, determinato fra l’altro dagli accantonamenti in sede di riparto dell’utile dell’esercizio precedente, dall’andamento della riserva da valutazione delle attività detenute per la vendita e di quello del fondo acquisto azioni proprie. A livello d’impresa, il Tier 1 Capital Ratio e il Total Capital Ratio, stimati sulla base della metodologia standard di Basilea 2, si attestano rispettivamente al 9,01% e all’8,55%. La rete territoriale del Gruppo Bancario contava a fine anno 282 dipendenze, con un incremento di 16 unità, di cui 15 istituite dalla capogruppo: due agenzie di città a Milano e, nella provincia, Nova Milanese e Varedo; nel comasco Bulgarograsso, Fino Mornasco e Garzeno; Orzinuovi (Bs), Sarnico (Bg), Casteggio (Pv), Gavirate (Va), Suzzara (Mn) e Samolaco (So); a Roma l’agenzia 30 presso l’IFAD - International Fund for Agricultural Development, agenzia delle Nazioni Unite che opera per lo sviluppo economico e sociale delle aree rurali più povere del mondo; a Piacenza una seconda unità cittadina. È stata inoltre riorganizzata la presenza nel pavese, con l’avvio di una filiale a Broni. La BPS Suisse ha avviato la seconda filiale a Basilea. L’Assemblea ha eletto consiglieri i signori Claudio Benedetti, Attilio Piero Ferrari, Giuseppe Fontana, Adriano Propersi (indipendente), Renato Sozzani. Inoltre l’Assemblea ha eletto sindaci effettivi i signori Egidio Alessandri, presidente, Pio Bersani e Piergiuseppe Forni e sindaci supplenti i signori Marco Antonio Dell’Acqua e Mario Vitali. CRONACA Sondrio&provincia IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 P A G I N A 35 SONDRIO LA SANTA MESSA NEL SANTUARIO ALLE PORTE DELLA CITTÀ NEL GIORNO DELL’ANNUNCIAZIONE Comunità in festa alla Sassella N el pomeriggio dello scorso mercoledì, solennità dell’Annunciazione del Signore, la secolare tradizione della celebrazione eucaristica al Santuario della Sassella. Secondo uno scritto del sacerdote Luigi Casati, che fu rettore del Santuario tra il 1791 e il 1807, si comprende che, al momento della consacrazione avvenuta nel 1521, la chiesa venne quasi sicuramente dedicata al mistero dell’Annunciazione poiché l’arciprete di Sondrio era solito celebrare una Messa cantata alla Sas-sella ogni anno, nel giorno in cui si ricordava tale mistero, almeno a partire dal 1476. Altri documenti testimoniano poi che, a partire dal 1551, i custodi della chiesa davano all’arciprete mezza brenta di vino per l’intenzione della Messa in occasione della solennità. La tradizione, nonostante i cambiamenti che hanno segnato la città e la piccola frazione, si rinnova ogni anno con la presenza numerosa in Santuario di molti sondriesi che, attraverso la mulattiera che si inerpica tra i vigneti, giungono alla chiesetta per la celebrazione della Messa che, quest’anno, è stata presieduta da don Renato Corona, recentemente nominato parroco di Mos- se, ad un comitato per la valorizzazione e la promozione della Sassella. «Questa operazione – afferma Aldo Genoni, presidente del comitato “Pro Sondrio per la Sassella” – vuole essere un primo passo concreto per riportare la località a ridiventare la “porta” di Sondrio capoluogo, ridandole quell’aspetto decoroso ed invitante che gli anni trascorsi e le dimenticanze politiche, nonché le incurie del tempo, le hanno tolto. Quello che ci proponiamo per la Sassel-la è solo un punto d’inizio di un ampio progetto di sistemazione globale e di rivitalizzazione di tutta la zona, coinvolgendo istitu- sini e Sant’Anna. «Siamo riuniti per celebrare questa festa – ha esordito il sacerdote nell’omelia – in cui non dobbiamo dire tante parole, ma prendere esempio da Maria di Nazareth che ha parlato poco. Le persone forti dicono poche parole che però hanno la capacità di cambiare la vita. Si possono provare a contare la parole di Maria nel Vangelo: sono poche e parlano tutte di Gesù perché Maria è una creatura che vive unicamente per suo Figlio. Tra queste parole, le più significative sono quelle che abbiamo letto nel Vangelo di oggi: “Eccomi, sono la serva del Si- gnore, avvenga di me quello che hai detto”. Parole che indicano che Maria è venuta per fare quello che Dio si attendeva da lei. La sintesi e il senso dell’intera vita cristiana sono infatti il compiere la volontà di Dio». Al termine della Messa, il rettore del Santuario, don Silverio Raschetti, ha richiamato l’attenzione dei presenti per mostrare le bellezze artistiche di cui l’antica chiesetta è molto ricca. Il sacerdote, ricordando i restauri conclusi pochi anni fa, ha posto l’attenzione anche sui lavori che, in questi giorni, sono in corso all’esterno dell’edificio. SONDRIO B.V.ROSARIO LO SCORSO FINE SETTIMANA Il saluto a don Alberto a parrocchia Beata Vergine del Rosario di Sondrio ha salutato domenica scorsa don Alberto Fasola. Una giornata di commozione e riconoscenza per il congedo dal collaboratore parrocchiale, giunto in città nell’ottobre del 2006 e recentemente destinato dal vescovo alla guida delle parrocchie di Garzeno, Catasco e Germasino nella zona Tre Pievi. Don Alberto ha presieduto la Messa solenne delle ore 10, animata dal gruppo del coro e dai numerosi giovani dell’oratorio che, nel periodo della sua presenza in parrocchia, hanno potuto sperimentare la vicinanza e la guida del sacerdote. Commentando il brano giovanneo in cui alcuni greci si rivolgono all’apostolo Filippo per chiedere di vedere Gesù, don Alberto ha spiegato che «per vedere il Signore bisogna avere gli occhi buoni. Il primo luogo – ha spiegato – dove vedere Gesù è la comunità: senza la Chiesa non lo si può incontrare. E per conoscerlo abbiamo bisogno anche della forza dell’Eucaristia così che possiamo fidarci del Signore per arrivare con lui alla croce e alla risurrezione». Un passaggio che avviene attraverso un cambiamento delle nostre ottiche umane. Con una metafora rivolta ai giovani, ma anche ai numerosi adulti della parrocchia pre- L senti, don Alberto ha proseguito dicendo che «per vedere Gesù, bisogna guardarlo con gli occhiali della fede che hanno due lenti. Una è quella della verità, l’altra è quella della bontà. La verità da sola non basta: deve essere allora accompagnata dalla logica della bontà, dell’amore gratuito e vero. Chiediamo allora al Signore di imparare a cambiare occhiali, mettendo quelli della fede per riconoscerlo nella comunità, nei poveri e nei segni della sua presenza reale. Come nell’Eucaristia che oggi celebriamo con fede». Al temine della celebrazione il parroco, don Silverio Raschetti, ha espresso, a nome dell’intera comunità, il ringraziamento al suo collaboratore. «Ringraziamo don Alberto – ha aggiunto un rappresentante del consiglio pastorale – non tanto per le cose concrete fatte nel periodo in cui è stato con noi, ma soprattutto perché è stato una guida: è riuscito a far vedere Gesù, soprattutto ai giovani. Ora siamo chiamati, con un senso di gratitudine e riconoscenza, a lasciar andare chi ci ha guidati, facendo però attenzione a non perdere di vista il Signore a cui lui ci ha condotti». La giornata di festa è poi proseguita con un momento di animazione nel salone parrocchiale. I giovani dell’oratorio hanno preparato e presentato alcuni brevi filmati per ripercorrere le esperienze più significative vissute assieme a don Alberto: zioni e forze politiche. Pensiamo anche ad un rifacimento stradale che liberi e valorizzi la palestra naturale di roccia, ad un’area di parcheggio adeguata e alla possibile edificazione di box per residente, salvaguardando l’ambiente naturale e storico dei luoghi». La prima iniziativa per la valorizza zione della frazione, a lavori certamente ultimati, dovrebbe essere la prima domenica di giugno. Occasione in cui verrà celebrata una Messa in Santuario, seguita da una piccola processione sul piazzale col simulacro della Madonna del Carmelo. A.G. Già dallo scorso mese di ottobre e quindi, dopo la pausa invernale, da gennaio si sta lavorando per la riqualificazione del piazzale antistante il Santuario sotto la guida dall’architetto Adriano Gianola. Dopo la realizzazione dei sottoservizi ha preso avvio la posa in opera della pavimentazione in pietra locale che richiamerà, nelle forme e negli andamenti, la Valtellina attraversata dall’Adda e raggiunta dagli affluenti delle valli laterali. Visto il grosso lavoro, volto a ridare decoro alla piccola frazione, l’associazione “Pro Sondrio” ha dato vita, lo scorso me- A SONDRIO INCONTRO CON LO SCRITTORE ANDREA VITALI Nel tardo pomeriggio dello scorso mercoledì lo scrittore bellanese Andrea Vitali, ospite dei club Lions Host Sondrio, Chiavenna e Sondrio Masegra, è giunto presso la sala Vitali del Credito Valtellinese. «Questa serata – ha esordito Ervinio Sturani del Lions Host – è un’occasione di service culturale pubblico rivolto alla cittadinanza dell’intera provincia. Vorremmo fare di Sondrio una città culturale e questo è il nostro piccolo contributo». Un pubblico davvero numeroso ha accolto lo scrittore, tanto che Antonio Grimaldi ha rilevato che «quando gli eventi sono di spessore la nostra città risponde sempre». “Come nasce un romanzo” il tema dell’incontro in cui Vitali ha confidato ai suoi ammiratori le origini delle sue opere, ma anche diversi aneddoti della sua vita privata. «”Almeno il cappello” – ha spiegato – è il decimo libro ambientato nel mio paese, Bellano, il decimo grano di un rosario che a me piace raccontare. Non si creda che per scrivere un romanzo si debba essere illuminati o spirati: cose minimali innescano quel meccanismo che fa scattare il racconto». Episodi – ha aggiunto Vitali – che a lui giungono spesso attraverso il racconto di compaesani e attraverso la conoscenza dei luoghi in cui vive. «Ho cominciato a scrivere queste storie – ha raccontato – quando ho cominciato a conoscere il posto dove sono nato e cresciuto, dopo aver compreso che era ricco di storia. Fare il medico di base poi mi ha messo in contatto con l’umanità altrui e con una ricchezza di informazioni, storie e particolari davvero grande. Dai miei 25 anni ho capito che Bellano è l’ombelico non solo del mondo in cui vivo, ma anche del mio mondo narrativo». Vitali ha poi parlato dell’epoca in cui spesso sono ambientati i suoi romanzi: «quest’ultimo lavoro è un felice ritorno all’epoca che prediligo, ovvero gli anni ’20 e ’30 dove ho ambientato la maggior parte delle mie storie. Sono appassionato di storia e in particolare mi piace quella del nostro ‘900 perché è ricca non solo di avvenimenti, ma anche dal punto di vista letterario e del costume». In tema di confidenze ai lettori, lo scrittore ha invece raccontato dei primi momenti in cui, da ragazzo, avvertì la passione per il racconto. «Durante gli anni del liceo – ha confidato – ebbi la tentazione di fare il giornalista per poter approfondire la mia passione per il racconto. Una sera ebbi il coraggio di dirlo a mio padre che, dopo avermi lasciato parlare, mi disse un secco “no”. La mia carriera finì lì per poi dirottarmi verso gli studi che ho fatto e verso la scoperta, al termine dell’università, del mio paese dove tutto ciò di cui avevo bisogno era lì sotto mano». Infine, una punta di ironia: «a differenza di Camilleri – ha spiegato Vitali – io non ho cambiato il nome del mio paese nei romanzi. Lui ha costretto l’amministrazione di Porto Empedocle ad apporre dei cartelli all’ingresso del paese col nome “Vigata”, io invece ho fatto risparmiare dei soldi alla mia amministrazione». A.G. grest, campi estivi, ma anche momenti di vita quotidiana. Ad ogni ricordo i ragazzi hanno associato una scenetta di un particolare episodio, molto spesso divertente, accaduto nelle diverse esperienze. Nei locali dell’oratorio è stato poi allestito il pranzo comunitario con oltre 150 iscritti. La giornata di festa si è conclusa con la consegna di alcuni regali e dei saluti personali a don Alberto che rimarrà a Sondrio ancora per qualche giorno. L’ingresso nella parrocchia di Garzeno è infatti fissato per domenica 19 aprile alle ore 16.00. In quell’occasione la parrocchia del Rosario organizzerà un pullman per accompagnare don Alberto alle nuove comunità cui è destinato. A.G. P A G I N A 36 CRONACA ValtellinaSuperiore IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 LA FNP LOMBARDA A BORMIO FINO AL 3 APRILE L’INCONTRO REGIONALE CON 359 DELEGATI Per gli anziani una vita dignitosa A nche gli anziani per una vita dignitosa. Si è aperto con questo slogan mercoledì 1° aprile, l’8° Congresso dei Pensionati Cisl Lombardia, in corso a Bormio fino al 3 aprile. Un’assise composta da 359 delegati, eletti in rappresentanza di 385.095 iscritti, riunita per mettere a fuoco e rilanciare i principali obiettivi del sindacato pensionati Cisl: difendere il potere di acquisto delle pensioni, che dal 2000 hanno perso il 15-20% del loro valore; sollecitare l’istituzione di un fondo per il sostegno dei non autosufficienti: in Lombardia sono oltre 380mila. Di questi, 55mila sono ricoverati nelle case di riposo (Rsa); circa 110mila ricevono aiuti economici e sociali di vario tipo; circa 70mila sono assistiti dalle badanti; sollecitare iniziative contro il carovita: per il 70% degli anziani arrivare alla fine del mese è un’impresa. Spunti ripresi e rilanciati da Attilio Rimoldi, segretario generale dei Pensionati Cisl Lombardia, sin dal discorso che ha introdotto i lavori del Congresso. «Occorre agire subito, perché la difficile situazione economica rende insostenibile per migliaia di famiglie lombarde l’onere economico della cura di un anziano non autosufficiente - ha tuonato Rimoldi -. Non possiamo aspettare che il governo finanzi e renda operativo il fondo nazionale per la non autosufficienza. Bisogna interve- nire a livello lombardo, così come sta avvenendo in altre regioni che hanno già attivato un fondo ad hoc». Un intervento ricco e articolato, quello del segretario generale Fnp lombarda. Una lettura dell’impegno sindacale a 360 gradi, e con essa il richiamo ad un cammino di responsabilità più vivo che mai in una stagione difficile come l’attuale. «Di fronte alla crisi sempre più minacciosa ha detto Rimoldi - tutti i lavoratori e i pensionati capiscono che c’è bisogno di una difesa solida per non essere travolti da disoccupazione e impoverimento. Il sindacato dovrà essere pertanto un solido punto di riferimento, perché a pagare la crisi non siano soprattutto le classi popolari, ma siano chiamati a dare il contributo maggiore coloro che in questi anni passati hanno accumulato privilegi e ricchezze e sono responsabili delle attuali debolezze della nostra economia». Partecipazione, autonomia, collaborazione con lo Stato senza approcci preconcetti, concertazione. Questi i pilastri su cui dovrà continuare a fondarsi l’impegno sindacale negli anni a venire. Impegno il cui orizzonte di senso appare ben chiaro: assicurare anche alla popolazione anziana una vita dignitosa. «Una pensione che non è sufficiente - ha continuato Rimoldi - non può garantire le condizioni di dignità a cui ogni essere umano ha diritto. Una persona anziana che, pure avendo una pensione adeguata ad una vita normale, perde la sua autosufficienza e non ottiene l’assistenza cui avrebbe diritto, non potrà condurre una vita dignitosa. Si tratta, nell’uno e nell’altro caso, di diritti fondamentali della persona finora ignorati nei fatti, che la FNP da anni reclama e sui quali si batte. Noi sosteniamo con buona ragione che insieme ad altri provvedimenti di sostegno ai redditi, devono essere compresi interventi a sostegno dei redditi da pensione». Anziani come persone da aiutare, sostenere, accompagnare. Ma anche prezioso «patrimonio di risorse umane - questa l’immagine scelta da Rimoldi -, di esperienza, di capacità, finora largamente ignorato. Anziani che hanno il giusto diritto di svolgere delle attivi- VALFURVA UN INCONTRO PER RIFLETTERE Fraternità nella missione omenica 22 marzo, su proposta del CMD e dei responsabili per l’animazione missionaria, è stato organizzato un incontro formativo sul tema “Fraternità nella missione: necessità, risorsa, fatica”. Primo passo per sperimentare la bellezza della condivisione fraterna è stata la modalità con cui si è svolto l’incontro: una giornata nel villaggio di Ain-Karim (in Valfurva), pensata, per la prima volta, per due zone pastorali (Alta Valtellina e Valtellina Superiore) ed aperta a giovani, adulti e famiglie. Abbiamo cercato di capire un po’ di più quale sia lo spirito che anima la missione: come per Paolo, l’essere missionario non è un incarico che ci è stato assegnato e che dobbiamo svolgere da soli, ma un dono e una responsabilità per cui siamo scelti e che siamo chiamati a vivere nella fraternità. La testimo- D nianza di alcuni missionari ci ha aiutato a capire come questo sia lo stile che caratterizza il fare missione oggi in molti luoghi del mondo. È lo stesso spirito che, agli inizi, animava la vita e la predicazione di Paolo e Barnaba. Proprio partendo da loro ci siamo chiesti come questo possa realizzarsi anche nella vita di ciascuno di noi oggi. Perché missione non è soltanto l’essere inviati a prestare il proprio servizio in terre lontane e bisognose, ma è il continuo compito che ci viene affidato di annunciare Cristo nella nostra quotidianità. E a volte è più difficile vivere lo stile di fraternità che Lui ci insegna proprio con le persone ci stanno accanto e all’interno delle nostre realtà parrocchiali. Il primo modo per costruire insieme una comunità missionaria è proprio quello di confrontarsi in un clima di ascolto reciproco. Nel pomeriggio, dopo la condivisione dei lavori di gruppo, abbiamo dato spazio alla presentazione del progetto di apertura della nuova missione fidei donum in Perù, parlando dei motivi e dei criteri che hanno portato a questa scelta, che richiederà disponibilità e impegno...sulle orme di San Paolo missionario. FRANCESCA tà che consentano tanto una vita dignitosa, quanto la continuità di sentirsi utili alla società e di partecipare secondo le proprie capacità al perseguimento del bene comune. Ai pensionati si dovrebbe pertanto offrire la possibilità di svolgere un’attività utile socialmente e civilmente, non inquadrabile nel mercato del lavoro ordinario, ma collocabile in un mercato sociale distinto, che permetta la realizzazione di redditi limitati, ma dignitosi, allo scopo di integrare il reddito da pensione». Non poteva mancare, da parte di Rimoldi, anche un forte richiamo agli eccessivi costi delle RSA e alla necessità di una profonda riorganizzazione del settore. Decisa anche l’esortazione alla necessità di raf- forzare la contrattazione locale con i singoli Comuni, sollecitati anche’essi a svolgere sino in fondo la propria parte: «…I bilanci dei Comuni non possono essere gestiti con dei tagli ai settori sociali, ma dovranno essere ripensati per garantire alla popolazione, e soprattutto alle classi popolari, che a livello locale non saranno attuate riduzioni dei servizi ne aumenti di tariffe e tasse locali…». E infine il saluto di Rimoldi all’assemblea richiamando le parole del Santo Padre, rivoltosi così ai dirigenti della Cisl nell’udienza generale del 31 gennaio scorso: Cari amici, la celebrazione del 60° anniversario di fondazione della vostra Organizzazione Sindacale sia motivo per rinnovare l’entusiasmo degli inizi e riscoprire ancor più il vostro originario carisma. Il mondo ha bisogno di persone che si dedichino con disinteresse alla causa del lavoro nel pieno rispetto della dignità umana e del bene comune. «L’augurio e l’invito, che riceviamo da queste parole - ha concluso il segretario generale della Fnp lombarda - sono quelli di riscoprire e rinnovare l’entusiasmo delle origini, l’entusiasmo e la fiducia di chi intendeva costruire una grande organizzazione sindacale, autonoma e democratica, in un momento difficile della storia del nostro Paese. Niente assicurava gli iniziatori della Cisl che avrebbero avuto successo. Benedetto XVI ci augura e ci invita anche a riscoprire il nostro originario carisma. Il ca-risma è il dono che ognuno di noi ha ricevuto, i talenti che ci sono stati dati, perché li facciamo fruttare senza sprecarli, e che abbiamo il dovere morale di mettere al servizio degli altri. Coloro che hanno dato vita alla Cisl, mettendo insieme i diversi talenti, si erano presi l’impegno per una società in cui fossero ridotte le disuguaglianze, ove vi fossero meno sofferenze evitabili, dove i lavoratori anche più marginali avessero uguale dignità e il diritto ad una giusta mercede, con attenzione al bene comune. Questa era la nostra caratteristica e la nostra identità delle origini. Con questi principi la Cisl ha fatto molta strada e con tale spirito rinnovato, noi faremo ancora grandi cose». M.GA. UN ERRORE TECNICO FA SLITTARE L’APPALTO PER LA TANGENZIALINA DI SANTA LUCIA A causa di un errore nel computo metrico estimativo del progetto, la variante di S. Lucia subirà un ritardo di tre-quattro mesi nell’aggiudicazione dei lavori. Questo il risultato di una verifica effettuata dall’Ufficio Tecnico dell’Amministrazione Provinciale e successivamente confermata dallo studio di professionisti incaricato dalla Regione Lombardia di redigere il progetto relativo alla tangenziale di Bormio. La conseguenza pratica è stata l’annullamento della gara d’appalto bandita nel mese di gennaio dalla Provincia alla quale il Pirellone aveva trasmesso il progetto stesso. L’errore nel computo metrico estimativo del progetto a base di gara comporta infatti un ulteriore onere privo di copertura nel quadro economico dell’opera che rende necessario il reperimento di 800mila euro circa oltre i 40 milioni già stanziati. La situazione segnalata appare particolarmente sorprendente poiché l’Ufficio Tecnico della Provincia aveva dato incarico a professionisti individuati attraverso uno specifico bando pubblico di validare il progetto variante S. Lucia, ossia di verificare tutti i dati contenuti nel progetto stesso. «I progettisti e lo studio di validazione hanno riconosciuto l’errore ed abbiamo provveduto immediatamente a segnalare la situazione alla Regione ed agli uffici competenti – sottolinea l’assessore Massimo Sertori –, e non ho dubbi che in tempi brevi risolveremo questo spiacevole incidente che ci costringe a spostare di tre-quattro mesi l’affidamento dei lavori». LIMITAZIONI NEL PARCO DELLO STELVIO Il troppo stress non fa bene a nessuno. Nemmeno agli animali, in particolare ai cervi. E così dalla direzione del Parco nazionale dello Stelvio arriva l’invito a lasciare tranquilli gli ungulati, soprattutto in questo periodo chiave: con l’arrivo della primavera, il disgelo, il cambiamento delle abitudini, la preparazione al parto che avverrà fra maggio e giugno. Uno stop che riguarda non solo la limitazione alle attività escursionistiche, ma anche a quelle scientifiche: per cui i ricercatori sono invitati a diminuire le osservazioni, le catture programmate (con successivo rilascio), persino la rimozione degli animali deceduti e il foraggiamento saranno sottoposti a un drastico ridimensionamento. Il tutto fino al 15 maggio. Per quanto riguarda gli amanti delle passeggiate, delle ciaspolate e dello scialpinismo, mentre si potrà continuare a recarsi nel Parco individualmente, per i gruppi saranno necessarie delle autorizzazioni, che dovranno essere richieste attraverso gli uffici turistici, i quali stanno ricevendo la circolare in questi giorni e attiveranno una sorta di servizio prenotazioni. Anche per questo tipo di limitazioni la data di scadenza è il 15 maggio. In una successiva lettera è stato inoltre chiarito che nessuna limitazione è imposta al passaggio di coloro che nei territori su insiste il Parco nazionale vivono. P A G I N A 37 SPOR T SPORT GHIACCIO 40 ANNI DI DISAVVENTURE PER LO STADIO DEL GHIACCIO Casate chiude prima La stagione finisce con 10 giorni di anticipo per consentire lavori di insonorizzazione in una struttura che ha 40 anni e li dimostra tutti pagina a cura di LUIGI CLERICI o stadio del ghiaccio di Casate chiuderà le attività con due settimane di anticipo, ovvero il 19 aprile, per cominciare le opere di insonorizzazione della parete est così come prescritto dall’Arpa e richiesto dai residenti. Una decisione obbligata, che scaturisce dal tentativo di conciliare le attività della storica struttura sportiva con la quiete delle nuove abitazioni che sono sorte in prossimità dell’impianto. Nei mesi scorsi, infatti, sollecitati dai residenti, i tecnici Arpa hanno misurato le emissioni sonore durante le attività sportive all’interno del palazzetto, sia relative ai campionati di hockey che alle attività di pattinaggio. Il risultato è stato il superamento dei limiti consentiti soprattutto per la particolare conformazione della struttura, che con la copertura inclinata produce una particolare amplificazione verso le abitazioni. Incontri tra tecnici e residenti hanno indotto Csu, in accordo con il Comune, ad anticipare la chiusura in vista della stagione più calda che modifica le abitudini dei residenti (fine- L stre aperte) e a tutela degli stessi. Una scelta che evita così contenziosi ulteriori anche in sede giudiziaria. Sempre il Csu sta predisponendo in accordo con il Comune la fattibilità tecnica e finanziaria di una barriera anti rumore proprio lungo la parete est, e queste settimane serviranno per completare i rilievi tecnici e approntare un progetto così da poter garantire la ripresa delle attività per il prossimo inverno. Tralasciando considerazioni di natura urbanistica (ovvero la realizzazione di abitazioni limitrofe allo stadio del ghiaccio sorte negli ultimi anni mentre quando venne edificata la struttura sportiva, ovvero il 1969, intorno c’erano solo prati!) questa è l’ennesima vicenda di come un ente pubblico, nel tempo, non dovrebbe gestire un impianto sportivo. E vi spiego anche il perché. Quando, nel 1969, per iniziativa dell’Azienda Autonoma di Soggiorno, venne realizzato il Centro CALCIO NUOVO PAREGGIO Sportivo di Casate, ebbene, Como si poneva all’avanguardia in questo tipo di impiantistica sportiva. All’inaugurazione dello stadio del ghiaccio arrivò perfino la nazionale italiana di hockey che disputò una partita amichevole con la Francia. Purtroppo per Como, però, di lì a pochi anni il criterio con cui realizzare gli stadi del ghiaccio cambiò profondamente. Ad impianti all’aperto si preferirono, infatti, palazzetti chiusi che assicuravano maggior tempo di utilizzo del ghiaccio e quindi maggiori possibilità di ammortizzare gli elevati costi di gestione. Casate, dopo appena sei anni dalla sua costruzione, era già una struttura superata. Nel 1978, quindi, si decise di realizzare l’attuale coperta. Anche in questo caso le cose furono fatte per bene ed il tetto, posizionato nell’arco di un’estate, permise allo stadio del ghiaccio di presentarsi al meglio per la stagione 1979/80. Paradossal- mente, i guai, incominciano proprio in questo momento. Infatti, una volta edificato, del tetto non se ne occupò più nessuno. Ma il tempo, anche quello atmosferico, non fa sconti e la struttura incominciò, con il passare degli anni, a mostrare qualche infiltrazione. Nel frattempo, nei prati che circondavano una volta stadio del ghiaccio e piscina, iniziarono ad essere edificati palazzi più o meno grandi con il risultato che una struttura “aperta” e dove inevitabilmente si faceva “rumore”, si trovò inserita in un contesto fortemente abitativo. Il resto è cronaca con le vicende di cui abbiamo parlato in precedenza e con il fatto che, a 40 anni dalla sua costruzione, comunque il palazzo del ghiaccio cittadino non può certo definirsi una struttura completata. Il bar non venne mai costruito e così anche lo spazio per il noleggio pattini e gli spogliatoi, degni di questo nome. Costruizioni prefabbricate sostituirono questi spazi mentre alcuni pannelli in plexiglass fuono posizionati sul lato ovest per impedire, nella stagione autunnale, al vento di portare le foglie sul ghiaccio. Anche in questo caso, però, i risultati furono del tutto insoddisfacenti. Ma ci sarebbero anche altre cose da rilevare come l’assenza di bagni pubblici o la sala stampa inutilizzata da quasi 30 anni. Avremo modo di parlarne ancora di questo ed altro a lavori ultimati. ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 SCUOLA CARD SPORT 2009 Voglia di sport La campionessa Arrigo impegnata in una dimostrazione di scherma L ezioni gratuite per conoscere e cimentarsi nel canottaggio, nella scherma, nella ginnastica artistica e nel tennistavolo. E’ quanto prevede la “Card Sport”, la nuova iniziativa promossa dal Settore Politiche Educative in collaborazione con il Settore Sport, e riservata a tutti gli alunni che frequentano le classi quinte delle scuole primarie cittadine (ex elementari) e le classi prime delle secondarie di I grado (ex medie inferiori). La Card Sport nasce da una proposta formulata dal Consiglio Comunale dei bambini ‘08, sulla scia dell’esperienza della “Quinta Carta” che da diversi anni riscuote successo e partecipazione da parte degli scolari all’ultimo anno delle scuole primarie ad iniziative ed eventi culturali. Questa volta, invece, viene privilegiata l’attività sportiva e la possibilità di cimentar- si in quattro discipline, forse meno conosciute di altre ma sicuramente divertenti e appassionanti, nella convinzione che davvero in un corpo sano cresca una mente sana e che praticare uno sport sia un’esperienza importante che può aiutare a diventare grandi stando meglio. Nei mesi di aprile e maggio, dunque, questa tessera potrà essere utilizzata da ogni ragazzo per poter partecipare ad una lezione prova delle diverse discipline previste. La Card sport, ricordiamo, potrà essere utilizzata entro il mese di maggio. In ogni caso occorre comunque prenotarsi telefonando ai seguenti numeri: Canottaggio: 031-574720 Scherma: 031-264226 Ginnastica artistica: 031-592510/3479663608 Tennis-tavolo: 338-765153. CALCIO GIOVANILE DAL 9 AL 12 APRILE L'VIII EDIZIONE DEL TORNEO Una vera beffa È tempo di Como Champions Cup In vantaggio per due volte, gli azzurri si fanno rimontare dalla Sambonifacese. E il Varese vola... E adesso cosa ci si inventerà? Lo abbiamo già ribadito in più occasioni ma dopo il 2-2 di domenica scorsa viene solo da arrabbiarsi ancora di più. In vantaggio in due occasioni con la Sambonifacese il Como è riuscito a farsi rimontare e così da un potenziale secondo posto solitario, a tre punti dal Varese vincitore sull’Ivrea, ecco che gli azzurri raggiungono quota 45 in coabitazione con Alessandria ed Olbia (ambedue sconfitte ed ambedue prossime avversarie con voglia di rivalsa) al terzo posto, mentre Ro- dengo Saiano e la stessa Sambonifacese, a 46, conservano la seconda piazza. Non sappiamo se definire questo pareggio anche un peccato. Senza dubbio è l’ennesima occasione sciupata in questa stagione. Se solo avesse qualche anno in meno chiederemmo a mister Di Chiara di scendere lui in campo. Purtroppo, ovviamente, questo non è possibile. Da segnalare che il 2-2 ha segnato anche la fine dell’imbattibilità di Malatesta (che durava dall’esonero di Cotta) e del trend positivo di vittorie casalinghe. Nel loro piccolo sempre note negative. Domenica il Como sarà ospite di un arrabbiatissimo Olbia che dopo aver preso 3 gol a Vercelli cercherà, a sua volta, di provare a recuperare il terreno contro un lanciatissimo Varese. Sul Como non ci pronunciamo. L a Como Champion Cup - fino all’anno scorso Como Lake Cup - festeggia quest’anno l’ottava edizione con la partecipazione dal 9 al 12 aprile di 38 squadre, di cui 13 femminili. Gli atleti, oltre che dall’Italia, provengono dall’Austria, dalla Danimarca, dalla Finlandia, dall’Inghilterra, dall’Irlanda, dal Libano, dagli Stati Uniti, dalla Svezia e dalla Svizzera. Quest’anno la manifestazione sarà organizzata da Asd Team Sport in collaborazione con l’Assessorato allo Sport del Comune di Como ed è patrocinato dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio. Le partite si giocheranno su campi in sintetico o su campi in erba naturale. A Como gli impianti dove si svolgeranno le partite sono il Centro Sportivo Gigi Meroni e il Centro Sportivo Belvedere; in provincia le partite si gioche- ranno, invece, a Lipomo al campo sportivo, a Casnate con Bernate al Centro Sportivo, ad Erba al Centro Sportivo Lambrone, a Mariano Comense allo stadio. Le finali e le premiazioni si svolgeranno a Mariano Co-mense il 12 aprile a partire dalle 16. A presentare la nuova edizione sono stati il vicesindaco e assessore allo Sport Francesco Cattaneo, Carmelino Doglio dell’Asd Team Sport e Fabio Bellenghi, general manager di Dream Team Italy (il tour operator che ha promosso i pacchetti soggiorno e venduto la manifestazione in tutto il mondo). “Si tratta di una manifestazione di interesse sportivo e turistico commenta il vicesindaco Francesco Cattaneo Como è una delle più belle città del mondo e questa manifestazione è un’ottima occasione di promozione turistica”. Per il futuro, il vice-sindaco ha auspicato l’organizzazione di una maratona e di una gara di triathlon (nuoto, bici, corsa). L’età dei partecipanti va dal 1991 al 1997 e in città sono attesi 400 atleti. “Verrà realizzata anche una card apposita - spiega Maurizio Ghioldi, responsabile del settore Sport e del settore Turismo di Palazzo Cer- nezzi - che prevede sconti e agevolazioni per gli impianti sportivi cittadini, i battelli, la funicolare”. Nei campi di gioco dove si disputerà la Como Champions Cup verrà allestita una struttura Rapid Futbol, che è costituita da un manto in erba sintetica, con barriere resistenti e leggere alte circa un metro e una rete parapalloni. La forma è quella di un piccolo stadio dove si può giocare in mini gare tre contro tre. Nel Rapid Futbol potranno giocare sia i giocatori iscritti al torneo che il pubblico (venerdì e sabato al Centro Sportivo Lambrone di Erba e domenica allo stadio di Maraino Comense). Sul sito internet: www.comochampion scup.com saranno riportati i programmi, le categorie e tutte le informazioni relative al torneo. Le squadre partecipanti sono: 38 (13 femminili) provenienti da 10 nazioni. P A G I N A 38 MASSMEDIA IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 FICTION SUL PICCOLO SCHERMO LA VITA DELLA SANTA AFRICANA LA STORIA DI BAKHITA D opo la vita di Giuseppe Moscati, medico Napoletano, il regista Campiotti dirige per la Rai Bakhita, la storia di una schiava africana che diventerà Canossiana e santa. «Qualcuno mi ha chiesto perchè fare un’altra opera religiosa” rivela il regista, “personalmente lo ritengo un privilegio poter raccontare storie che possono far riflettere in questo momento di grande smarrimento. È stata una grande opportunità e spero mi si presenti anche nel futuro». DOMENICA 5 Le frontiere dello Spirito, C5,8,50. Ravasi commenta Filippesi 2,6-9. M.C.Sangiorgi intervista il Card. Martini. Racconti di vita, Rai3, 12,55. Un passo indietro? Attualità. Passepartout, Rai3, 13,25. P. Daverio ripercorre la storia del Messico. Non abbiate paura, La7, 13,30. La vita di Giovanni Paolo II. Brama di vivere, R4, 14,05. Film drammatico di V. Mannelli. La spada magica, It1, 16,20. Ottimo film d’animazione con stupende canzoni stile celtico. Hawaii, La7, 16.50. Film d’avventura con Julie Andrews. Bakhita, Rai1, 21,30. In due parti la storia di una giovane schiava africana che diventerà santa. Da vedere. Colorado, It1, 21,30. Varietà. Che tempo che fa, Rai3, 20,10. Storie, Tsi, 21,00,La sapienza di Davide. Doc. Report, Rai3, 21,30. Poveri noi. Un’inchiesta sulla social card. Melinda e Melinda, Iris, 21,00. Film commedia di Woody Allen. Bakhita è una storia singolare che abbraccia temi universali e attuali come la diversità, la solitudine, il pregiudizio, la superstizione anche se gli avvenimenti narrati sono ambientati alla fine dell’800 inizio ‘900. Tratto liberamente dalla storia vera della vita della santa africana Giuseppina Bakhita, beatificata nel maggio 1992 e canonizzata nell’ottobre del 2000 da Papa Giovanni Paolo II, la fiction si apre con la morte della santa e il racconto delle sue gesta eroiche da parte di Aurora Marin (Stefania Rocca), una persona che ha avuto modo di conoscerla quando era bambina. Bakhita (l’esordiente Fatou Kine Boye), che in arabo vuol dire fortunata, era stata catturata e allontanata dal suo villaggio quando era ancora una bambina (aveva solo 4 anni) per condurre una triste esistenza di schiava; un giorno Federico Marin (Fabio Sartor), un commerciante italiano senza scrupoli, in Tele IL comando LUNEDÌ 6 uno dei suoi tanti viaggi speculativi in Africa, decide di acquistarla e portarla in Veneto, nella sua dimora. Bakhita scoprirà a sue spese che il cuore bianco del Veneto non è certo diverso dal A MORBEGNO L’ELISIR D’AMORE Le stagioni degli “Amici della Musica” e del Comune di Morbegno proseguono all’Auditorium Sant’Antonio di Morbegno con il nuovo appuntamento di venerdì 3 aprile 2009, ore 21.00: L’elisir d’amore, il popolare capolavoro di comicità operistica in due atti scritto da Gaetano Donizetti su libretto di Felice Romani. cuore di tenebra del Sudan, ma la sua venuta cambierà tutti nel profondo grazie al suo sorriso infinitamente dolce e il suo sguardo limpido e innocente di chi guarda per la prima volta la realtà che la circonda. Presentata a luglio 2008 al Roma Fiction Fest, la miniserie diretta da Giacomo Campiotti, ha raccontato con una poetica delicatezza una storia difficile da trattare. La vita di una santa poco conosciuta. La sceneggiatura ben articolata, supportata da un eccellente lavoro sui costumi e sulla fotografia, aiuta la storia a decollare ed assumere un respiro cinematografico confermando la tendenza attuale che mira a diminuire le distanze tra piccolo e grande schermo; Bakhita è una mini-serie emozionante che rapisce e coinvolge inneggiando ai buoni sentimenti, lasciando in disparte la retorica e i facili luoghi comuni. Bakhita, Rai1, 21,10. Ultima parte. Senza traccia, Rai2, 21,05. Telefilm. In memoria di me, Iris, 21,10. Ottimo film su un giovane che entra in noviziato. Per riflettere sulle cose che contano. Il comandante Florent, Rai4, 21,10. Telefilm poliziesco. L’infedele, La7, 21,10. Attualità con G. Lerner. Agente 007 Una cascata di diamanti, Rai3, 21,10. Con Sean Connery. Ocean’s eleven, It1, 21,10.Film d’azione con un cast stellare. Ned Kelly, R4, 23,15. Film drammatico su un giovane cattolico australiano costretto a diventare un fuorilegge. MARTEDÌ 7 Rex, Rai1, 21,10. Telefilm. Ballarò, Rai3, 21.10. Attualità. X factor, Rai2, 21,05. Spettacolo. House, Tsi, 21,00. Anna and the king, R4, 21.10, Film drammatico con J. Foster. Buona la prima, It1, 21,10. Sit-com con Alex e Franz. Crossing Jordan, La7, 21,10. Telefilm polizieschi. MERCOLEDÌ 8 Rex, Rai1,21,10. Telefilm. Chi l’ha visto?, Rai3, 21,10. Exituscita di sicurezza, La7, 21,10. Attualità. CSI, It1, 21,10. Telefilm. L’erba di Grace, R4, 23,45. Divertente commedia inglese. La storia siamo noi, Rai2, 23,35. Me Doc, Tsi, 23,50. Un rischioso viaggio nel buio, doc. Parla con me, Rai3, 23,10. Satira. GIOVEDÌ 9 Butta la luna 2, Rai1, 21,10. Fiction . Falò, Tsi, 21,00. Attualità. Amici in concerto, C5, 21,10. Varietà. Air force one, Rai3, 21,10. Film d’azione con H. Ford. I fioretti di S. Francesco, Rai2, 23,35.Prosa. La guerra di Mario, Tsi, 23,50. Ottimo film drammatico con Valeria Golino sui problemi dei ragazzi. VENERDÌ 10 Speciale Venerdì santo, Rai1, 14,10. Riflessione sul mistero della Croce. La tunica, R4, 15,30. Film storico sulla passione di Gesù. La passione delle altre Eluana, Rai1, 20,30. Speciale Porta a Porta. Via Crucis, Rai1, 21,10. Presieduta dal Santo Padre E.R. medici in prima linea, Rai2, 21,05. Debito di Sangue, R4, 21,10. Thriller con Clint Eastwood. I Cesaroni, C5, 21,10. Fiction. Niente di personale, La7, 21,10. Talk di Antonello Piroso. Giuda, R4,23,20. Della serie gli amici di Gesù. Film drammatico. Tv7, Rai1, 22,40. Attualità. SABATO 11 C’era una volta Gesù, Rai3, 7,30. Ottimo film d’animazione sulla vita di Gesù, da registrare e rivedere. Concerto di Pasqua, Rai1, 10,35. Messa di Schubert. Sulla via di Damasco, Rai2, 10,15. Rubrica religiosa. Il segreto del mio successo, It1, 14,05. Film commedia con Michel J. Fox. Poirot a Style court, R4, 15,00. A sua immagine, Rai1, 17,10. Rubrica religiosa. Stuart Little 2, It1, 20,30. Film commedia. Cold case, Rai2, 21,05. Telefilm investigativi. Ulisse, Rai3, 21,30. Le cattedrali francesi. Doc. Il commissario Cordier, R4,21,10. Poliziesco. Cuore sacro, Tsi1 23,20. Film di Ozpetec sul tema dell’amore e della carità. a cura di TIZIANO RAFFAINI FILM IN USCITA GLI AMICI DEL BAR MARGHERITA - PUPI AVATI Dopo Il papà di Giovanna, Pupi Avati torna nelle sale con Gli amici del bar Margherita, film corale, nostalgico e autobiografico che racconta un’Italia anni Cinquanta provinciale e maschilista. È la nostalgia la chiave di volta del film, come sa bene Pupi Avati, uno dei pochi registi italiani che amano parlare e fare i conti col nostro passato. «Racconto il bar del 1954 che vedevo da casa mia a Bologna quando avevo 16 anni - dice Avati Non era un luogo particolare, ma un normalissimo bar che allora, con gli occhi di ragazzo, mitizzavo, così come vedevo con ammirazione tutti coloro che erano ammessi in quel luogo». Lo stesso regista ammette di rievocare un mondo «al quale avrei voluto appartenere quando avevo quindici anni, un’epoca in cui le giovinezze venivano sperperate con un atteggiamento di grande disinvoltura». Poi continua con vena nostalgica: «Vorrei tanto tornare indietro, anche solo per tre giorni. Vorrei avere 18 anni e vivere in quella casa di fronte al bar Margherita». E chi dei coetanei di Avati non lo vorrebbe? Fortunati i registi che possono dar vita con le immagini ai ricordi della loro giovinezza ed esorcizzare così la preoccupazione per il futuro. A noi spettatori resta la magia del cinema, la possibilità di scivolare, guardando un film, nella dimensione fantastica del reale. Sulla scena, a dar vita alla Bologna degli anni cinquanta, alcuni attori che già avevano lavorato con Avati come Diego Abatantuono e Gianni Cavina, ma anche nuovi volti come Pierpaolo Zizzi nel ruolo del regista da giovane. Poi ci sono i volti noti, da Laura Chiatti a Neri Marcoré, da Katia Ricciarelli a Luisa Ranieri, da Luigi Lo Cascio a Fabio De Luigi. DANIELA GIUNCO P A G I N A 39 LETTEREeCONTRIBUTI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 4 APRILE 2009 punto di DOMANDA Il Credo in Gesù Cristo risorto per la nostra salvezza? a cura di MONS. FRANCO FESTORAZZI, vescovo emerito di Ancona-Osimo (ROM 4,25) Siamo giunti alla Pasqua di Risurrezione di Gesù Salvatore. Quest’anno la vogliamo vivere accompagnati da san Paolo. Il grande Apostolo annuncia più volte la realtà di Gesù Risorto come verità fondamentale della nostra fede cristiana. Lo dice, per esempio, nel grande discorso (che citiamo solo in parte) fatto nella sinagoga di Antiochia di Pisidia nel primo viaggio apostolico: “Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù..... ( Dopo la sua morte sulla croce e la deposizione nel sepolcro) Dio lo ha risuscitato dai morti ed egli è apparso per molti giorni a quelli che erano saliti con lui dalla Galilea a Gerusalemme, e questi ora sono testimoni di lui davanti al popolo....” (Atti 13, 23-43). La risurrezione di Gesù e la sua apparizione a molti testimoni (più di 500 fratelli) viene annunciata nel celebre testo di san Paolo, ove è posta come fondamento della nostra risurrezione: 1 Cor 15. Così giungiamo alla risposta dell’interrogativo, che diventa anche augurio per la santa Pasqua vicina. Ci rifacciamo alla citazione della lettera ai Romani: “(Gesù nostro Signore) è stato consegnato alla morte a causa delle nostre colpe ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione” (Rom 4,25). La prima frase afferma che Cristo ci salva mediante la sua morte in croce: è un testo che realizza la profezia di Isaia sul Servo di Dio (Is 53, 4-5. 11-12). Il secondo punto sottolinea una verità, non sempre rilevata con la forza che possiede nella nostra dottrina: la risurrezione di Gesù è causa della nostra salvezza. Questa realtà desideriamo proporla come messaggio speciale per vivere fino in fondo la santa Pasqua. La risurrezione di Gesù è certamente a gloria di Dio Padre e a gloria del Figlio Amato. Al tempo stesso realizza la storia della salvezza, voluta dall’amore di Dio, mediante la liberazione dell’umanità dal peccato e dal male, e la comunione di tutti gli uomini con Dio e con tutto il genere umano. Concludiamo l’augurio pasquale con la vivace professione di fede dell’apostolo Paolo sulla presenza efficace dello Spirito Santo nella vita della Chiesa: “Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alle sua gloria” (Rom 8, 14-17) PAROLE, PAROLE, PAROLE (36) Aporia Dal greco arrivata tale e quale in italiano, ma poco usata se non nel linguaggio della filosofia. Significa “contraddizione insanabile”, contro la quale non c’è rimedio, salvo ammettere il limite della teoria che si scontra con una “aporia” nella esperienza comune o nella storia. Il caso più curioso è quello che ha tormentato i sapienti fin dalla antichità greca, noto con il nome di “paradosso di Zenone”. Oppure di “Achille e la tartaruga”. Poiché la geometria euclidea immagina la linea retta come costituita da infiniti punti, se in una gara immaginaria di corsa si fa partire la tartaruga con un sia pur modesto vantaggio, il “piè veloce” Achille non riuscirà mai a raggiungerla, perché nella frazione di tempo che Achille impiegherebbe per raggiungere la tartaruga, questa si sposterebbe un poco in avanti ed Achille ancora non la raggiungerebbe. E così all’infinito. Lo stesso avverrebbe con una freccia scoccata dall’arco: non raggiungerebbe mai il bersaglio perché i punti da superare sono infiniti, mai esauriti. Gli antichi, non conoscendo la reale struttura della materia, che non è costituita da infiniti punti-molecole, non riuscivano a risolvere la evidente contraddizione della teoria della geometria con la esperienza, che mostrava come Achille, invece, supera la tartaruga e la freccia arriva al bersaglio. Si comprende, quindi, che le teorie, anche le più raffinate, presentano inevitabilmente aporie e debbono essere abbandonate o superate con teorie più aderenti alla realtà, mai perfettamente conoscibile (asintotica). Anche in politica evidente è il caso del “materialismo storico e dialettico” o anche “socialismo scientifico”, che ha dominato largamente la cultura e la azione di regimi, con gravissimi danni alla umanità; oppure il “razzismo pseudo-scientifico” tipico non solo del nazismo tedesco, ma anche di insospettabili governi nord-europei o australiani negli anni 20-30. Il filosofo Popper è arrivato a dimostrare che una teoria è veramente scientifica se ammette di essere “dimostrata falsa”, mai da prendere con assolutismo fanatico, come spesso avviene nella pseudo-cultura scientista che ha, oggi, molti presuntuosi seguaci. ATTILIO SANGIANI PER OLTRE 27 ANNI PRESSO L’OSPEDALE S. ANNA UN RICORDO DI PADRE BRUNO VETTORI o vediamo nel disegno eseguito da un suo amico. È proprio lui: volto espressivo, sereno, sguardo profondo e penetrante ... proiettato nel futuro… E’ lui, padre Bruno Vettori, nato a Sover (TN), nel 1923, sacerdote camilliano. Dal 1981 presente all’Ospedale S. Anna di Como, come fedele e zelante cappellano: con tanto di brillante croce rossa sulla veste talare, passava quotidianamente nelle corsie dei vari reparti per incontrare gli ammalati offrendo loro la Parola di Dio e la Santa Eucaristia. Da vari giorni non si è più visto! Dove è andato? Non è scomparso. Padre Bruno è l’uomo dell’obbedienza: “Vir obediens”. Fedele al voto di obbedienza, ha umilmente accolto l’invito del superiore provinciale, di trasferirsi, dopo la solennità dell’Epifania, nella Comunità camilliana di Besana in Brianza, per un meritato riposo, accanto alla Residenza San Camillo, dove vengono assistiti oltre 80 ospiti, non tutti autosufficienti. Padre Bruno è così ritornato a Villa Visconta, un tempo Seminario camilliano, nel quale era entrato come aspirante nel 1936. E da questo lembo della Brianza, dopo un lungo percorso, scandito da impegnative tappe religiose - noviziato; 1941, professione religiosa; 1942, studi liceali e teologici -, padre Bruno è arrivato al sacerdozio il 2 aprile 1949. Erano 11 i novelli sacerdoti camilliani, ordinati nella cappella del Seminario di MottinelloRossano Veneto, dal vescovo di Padova, mons. Carlo Agostini. Da questa luminosa data sono oggi trascorsi 60 anni, vissuti con zelo e fedeltà accanto ai malati nei Santuari di Chievo-VR (1949-1954); di Arezzo (1954- L 1956); di Sondalo - SO (19591963 e 19651981) e infine, all’Ospedale S. Anna di Como (1981-2009). Sempre vicino ai sofferenti in luoghi di cura, eccetto il periodo impegnato come direttore spirituale nel Seminario camilliano di CastellanzaVA (1956-1959), e di S. Vito di Pergine - TN (1963-1965). A Como sono numerosi i malati, il personale sanitario, ausiliarie, gli amici che lo hanno conosciuto, amato. Sono rimasti tutti sorpresi dall’inaspettata partenza del loro simpatico cappellano. Ora padre Bruno, nella quiete del Seminario di Villa Visconta, si prepara a celebrare con infinita gioia il 60° di ordinazione sacerdotale. E’ doveroso accompagnarlo a questo straordinario traguardo, splendente come un diamante, con le preghiere e con viva riconoscenza per il bene seminato abbondantemente nella vigna del Signore: l’ospedale, che S. Camillo de Lellis ha presentato come “un giardino tutto ripieno di fiori e di frutti” e assicurando ai suoi figli che “l’ospedale, dove sono i poveri di Cristo, è la nostra casa”. E padre Bruno che per 60 anni ha servito Gesù in questi magnifici giardini ospedalieri, ora da Villa Visconta di Besana Brianza guarderà serenamente al premio che Dio ha promesso a chi lo ha servito nei fratelli bisognosi di caloroso affetto. Grazie e auguri, padre Bruno Vettori. a cura di padre ANTONIO BARZAGHI METTERSI IN GIOCO C aro direttore, sembrerà del tutto logico poter imbarcarsi in certe esperienze e in certi discorsi indispensabili per affrontare un primo tentativo di fede. Uno dei temi che, purtroppo, la nostra società talvolta fa fatica a comprendere, ponendo i famosi paletti ad una concezione mistica e religiosa, il che evidenzia sempre più una certa crisi nell’ambito della fede, soprattutto se questa fede trova visibilità nella Chiesa. Dunque, oggi parlare di fede, in certi casi, viene considerato un semplice tabù che rischia di allargare ulteriormente il fossato. Il tanto discusso caso della morte di Eluana ha dato certamente fiato ad una cultura troppo scontata della vita, e nel classico pentolone è finita un’astratta concezione della collettività personalistica. Non basta una fede indefinita. Come cristiani, dobbiamo metterci in gioco, portando nel mondo la nostra testimonianza. GIANNI NOLI, Fino Mornasco INFORMATIVA PER GLI ABBONATI La società Editrice de Il Settimanale della Diocesi di Como, titolare del trattamento, tratta i dati, liberamente conferiti per ricevere il ns. periodico in abbonamento, in ottemperanza al D.Lgs. 196/2003. Per i diritti di cui all’art. 7 (aggiornamento, cancellazione, ecc.) e per l’elenco di tutti i responsabili del trattamento, rivolgersi al Titolare del Trattamento presso la sede di viale Cesare Battisti 8, 22100 Como, tel. 031-263533. I dati potranno essere trattati da incaricati preposti agli abbonamenti, al marketing, all’amministrazione e potranno essere comunicati a società esterne per la spedizione del periodico e per l’invio di materiale promozionale. DELLA DIOCESI DI COMO il settimanale Direttore responsabile: A GOSTINO CLERICI Editrice de Il Settimanale della Diocesi Coop.r .l. Coop.r.l. • Sede (direzione, redazione e amministrazione): V.le Cesare Battisti,8 - 22100 Como. 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