DOMENICA 2 AGOSTO
“Il Padre mio vi darà il pane dal cielo, quello vero”.
(Gv 6, 32)
LETTURE S.MESSA: Es 16, 2-4.12-15; Salmo 77;
Ef 4, 17-20; Gv 6, 24-35
OMELIA: nel libro dell’Esodo abbiamo sentito una parola che è la chiave, la sostanza della nostra esperienza:
“Saprete che io sono il vostro Dio” … La sostanza della nostra vita non è fare il bene, ma prendere
consapevolezza che Dio è il Signore della nostra vita. Dio è il padrone e deve dettare legge. Non ci sono due
vite parallele. Il fare tante cose buone non compensa, se non riconosciamo il Signore padrone della nostra
vita, se non riconosciamo Colui che comanda, che ci fa i conti in tasca. Nel Vangelo, di fronte alla domanda:
“Quali opere dobbiamo fare?” Gesù cambia le carte in tavola. Ci dice che l’opera di Dio è che noi crediamo:
questo rende possibile che ciascuno sappia riconoscere il Signore. Non sono io che scelgo Dio: è Lui che si
impone! I genitori non li scelgo, li riconosco! Dio è l’origine della vita e si impone. Dio “vive” ventiquattr’ore al
giorno, per così dire, per rendere possibile che io mi affidi e mi fidi di Lui. Le scelte le fa Dio per me. Devo
affidarmi alle scelte che Dio fa: ecco il Pane di Vita, una Persona a cui vado dietro, non un’ostia che mangio! È
facile mangiare un’ostia! Non sono credente se ho mangiato mille ostie, ma solo quando vado dietro al Signore
che sceglie la mia vita. Devo fidarmi delle sue scelte! Il pane è un segno! Non regge la fede interessata, la
fede “di consumo”. La fede-bambina deve crescere, diventare adulta, nel riconoscere e seguire il Signore. Io
mi fido e non discuto! Se non siamo sicuri di Dio, non abbiamo una fede adulta. Dobbiamo arrivare alla
sostanza: “Saprete che io sono il Signore vostro Dio…” È Lui che mi dà tutto in Gesù Cristo. La risposta è
Gesù, Pane di Vita! Devo dire “grazie”, perché il Signore mi fa i conti in tasca. È un discorso duro, che, però,
ci libera, perché quando siamo nella verità, siamo nella pace.
SAN LUIGI MARIA GRIGNION DA MONTFORT – “IL SEGRETO DI MARIA”
INTRODUZIONE DI DON GUIDO
Il discorso su Maria si può fare solo nel contesto progressivo della fede. Ho cominciato a credere ed ogni
giorno ho la possibilità di vivere affidato a Dio. La vita data a Dio, messa nelle mani di Dio, è al sicuro.
Dobbiamo fare come ha fatto Maria. Maria è una presenza non indispensabile come quella di Gesù, ma
relativamente indispensabile. Questo discorso lo dobbiamo vedere in un contesto di fede adulta. Noi finiremo
di credere con la nostra morte, quando si compirà la beata speranza. Dobbiamo avere una fede adulta, una
fede che cresce. Se la fede non tocca la vita è una illusione ed una delusione. La fede adulta significa
esperienza, non scienza. Non basta il sapere, il conoscere: la fede è un incontro personale con Gesù Cristo
che è una persona. Il 28 Aprile 1968, in San Pietro, intonando il “Credo”, Gesù Cristo mi ha fatto raggiungere
la consistenza della Sua Persona. C’è stato in me il passaggio dalla scienza all’incontro interpersonale con la
Persona di Gesù Cristo che è il Salvatore. Dobbiamo ricordarci sempre che Gesù mi salva “in situazione”, non
“dalla situazione”. La fede adulta, matura, è dunque un incontro personale con Gesù. Le caratteristiche della
fede adulta sono quelle di una fede pensata, convinta! Consiste in una adesione personale e personalizzata.
Credo ed ho delle ragioni “mie” per credere! Ragioni che ho fatto mie, all’insegna della gratuità. Le 5000
persone che hanno mangiato, di fronte al discorso del Pane di Vita sono scappate. Dobbiamo pregare per
aderire ed accogliere, per avere il pensiero di Cristo circa me e su di me. La fede va compartecipata: cresce
quando la si dona. Si cresce se si dà del necessario e non del superfluo! Ecco il miracolo: chi dà non rimane
mai in bisogno. Chi dona la fede l’aumenta anche per sé. Maria si inserisce come Colei che ha interpretato la
parola in modo vero e autentico. Ecco l’accoglienza del dono: “ Fa’ della mia vita ciò che vuoi”. Per mezzo di
Maria, Gesù Cristo è venuto nel mondo, per mezzo di lei deve regnare nel mondo. Maria è la via
dell’Incarnazione, ma è anche la via per andare a Gesù.
TENIAMO PRESENTI ALCUNI ELEMENTI: il trattato è stato scoperto dopo un secolo dalla morte di
Grignion de Monfort. Ci sono state circa 300 edizioni del documento, in una trentina di lingue. Giovanni Paolo
II si dichiarò “debitore al trattato per la svolta avuta nella sua devozione a Maria”. Non c’è alternativa: il
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ruolo di Maria è quello di additare Gesù, non quello di tenere per sé le persone. “Il segreto di Maria” è un
compendio più facile, rispetto al “Trattato” e risulta più accessibile. L’autore ci dice che la via più facile alla
santità è la schiavitù d’amore. Dio chiama tutti alla santità, alla Sua vita, resa conoscibile da Gesù. Il ruolo di
Maria è portarci a Gesù, senza il quale non abbiamo accesso al Padre. Tutto è grazia! Ogni incontro, ogni
relazione con Cristo è grazia! Dobbiamo avere maturità, docilità a Dio, apertura nei confronti dei fratelli.
Dobbiamo passare dall’esteriorità al cuore, che tocca la vita, la plasma, la modifica dal di dentro.
FRUTTI CHE SI RICEVONO DA MARIA:
- crescita in Gesù
- acquisizione delle virtù evangeliche
- instaurazione della signoria di Dio.
TRACCIA DI LAVORO - QUATTRO ELEMENTI SONO DA TENERE PRESENTI TUTTI I GIORNI:
1 - cogliere man mano le ragioni dottrinali e catechistiche nella vita della chiesa e delle comunità. Perché il
riferimento a Maria?
2 – il segreto si rifà al trattato. Cogliere i segni positivi e negativi della devozione vera e della devozione non
vera della fede adulta e bambina;
3 – esaminare la via mariana alla santità, i contenuti e le modalità, per ciò che è stato detto ai Giovani Nuovi:
“Siate santi…”
4 – chiedersi come plasma la vita cristiana la devozione a Maria. Arrivare ad una sintesi finale.
LUNEDÌ 3 AGOSTO
“Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”
(Mt. 4,4)
GRUPPI/LABORATORIO (si esaminano i punti dal n.3 al n. 23)
- Anca, Franco, Giampiero, Gianni, Luciano, Paola.
- Carla A, Carla B, Carla P, Elsa, Pia.
- Arturo, Chiara, Grazia C, Lina, Rita, Tarcisio.
- Amalia, Grazia B, Luciana, Maria, Pietro.
CONDIVISIONE INSIEME
GRUPPO 1 – Anca ci ha portato la sua testimonianza: la croce sperimentata con la morte del marito è stata la
via che l’ha portata alla conversione, l’occasione di Dio per toccare il suo cuore.
(Anca, Franco, Giampiero, Gianni, Luciano, Paola)
GRUPPO 2 - Maria è un passaggio “obbligato”, la chiave per aprire la porta di Dio. È lei che riesce a
stemperare le “altezze” di Dio, a noi incomprensibili. Scegliere di entrare nello stampo, come la Madonna
anziché essere scultori di se stessi. Dobbiamo affidarci: nello stampo Dio ci modella. Nell’eccomi di Maria c’è
l’eccomi di tutta l’umanità: manca il mio “sì”. A chi si butta nello stampo, Maria elargisce grazie ed ognuno è
aiutato a vivere la propria vita. Ci risulta un po’ difficile da capire, questa frase: “… Maria dà a chi vuole…
come vuole” A chi si butta nello stampo. Maria elargisce grazie ed è possibile vivere la vita con minor
travaglio. Dobbiamo metterci nella consapevolezza che Dio ci salva “nella croce” perché Maria era sottola
croce. Dobbiamo essere più sensibili alle croci degli altri.
(Carla A, Carla B, Carla P, Elsa, Pia),
GRUPPO 3 - Dio vuole che siamo Santi: questa è la chiamata dei Giovani Nuovi, Dio per aiutarci, per salvarci,
per venirci incontro, tenendo che siamo tutti diversi uno dall’altro, ci ha dato Gesù. Ce lo ha dato attraverso
una Madre. La salvezza è Gesù, la Vita è Lui, che viene dato attraverso Maria (via ordinaria: vedi L.G.) Da
Maria, nostro modello, provengono tutte le grazie. In Dio il tempo è solo presente, per cui Maria è sempre la
madre di Gesù ed è sempre madre nostra, la madre che fa crescere, educa, aiuta noi (Gesù ha detto: “Ecco
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tua madre”) Maria è la sposa dello Spirito Santo: se siamo figli di Dio siamo anche suoi figli. È nostra madre,
ci nutre nel proprio grembo fino alla vita eterna. In lei cresciamo, ci formiamo “senza grande agonia”; una
madre non trascina su per una montagna, in modo rovinoso per il figlio. Noi abbiamo, a volte, la superbia di
fare gli scultori di noi stessi. Maria è, invece, lo stampo in cui gettarsi, badando solo ad essere materia
sempre più malleabile. La vera devozione è dire di sì a Dio con umiltà perfetta, così nascono in noi i doni dello
Spirito Santo e seguiamo il modello di perfetta adesione al progetto di amore di Dio per tutte le sue
creature.
(Arturo, Chiara, Grazia C, Lina, Rita, Tarcisio)
GRUPPO 4 - Maria è madre di Gesù Cristo, Figlio di Dio. Egli, dalla croce, ci ha affidati a lei dopo che l’aveva
affidata a Giovanni. La salvezza é venuta al mondo attraverso Maria e si va al Cielo solo attraverso di Lei.
“Ianua coeli” dice una litania. Possiamo toccare con mano la fede semplice e forte di tante persone che sono
vissute completamente affidate a Maria, ma ci può essere anche una fede idolatrica/pagana/bambina, il
credere che il Signore ci debba accontentare. Abbiamo l’esempio di Suor Elvira la cui unica preoccupazione è
dire “quello che mi interessa è che i ragazzi trovino Dio”. Riscoperta dei valori del Battesimo. La devozione
mariana non è un optional. Dobbiamo rifarci sempre all’esempio di Maria in ogni momento e in ogni attività
della nostra vita. Abbiamo molti esempi a cui guardare: padre Gasparino, Suo Elvira, Alba…)
(Amalia, Grazia B, Luciana, Maria, Pietro)
SINTESI DI DON GUIDO: Maria è la madre di Gesù. Gesù è una persona “plurale”, la sintesi di tutta
l’umanità. Ha preso l’umanità come sua persona. Sulla croce ha detto a Maria: “Donna, ecco tuo figlio” e a
Giovanni: “Figlio, ecco tua madre”. Nel mondo ci sono sei miliardi di persone, pensati secondo Dio, anche se
tutti non aderiscono a Lui. Il corpo di Gesù è fatto da tutti noi. Maria, nel rispetto della libertà, è forma
nostra, non sostitutiva di Cristo. Siamo stati scelti in Cristo, prima della creazione. Maria è la forma del
cristiano perché aderisce al progetto di Dio. Maria ci dà la forma di aderire al formatore, di essere formati,
di poter ricevere la forma di Cristo. È una forma rispettosa della libertà. Dio offre, poi dice: “Se vuoi…”
L’umiltà di Maria non è solo quella di rimanere nell’ombra, nel nascondimento (Gesù ha fatto a Maria il dono di
tenerla in disparte. Maria ha seguito Gesù dietro le quinte). L’umile è uno che si “lascia fare” da Dio. Tutto
dipende dalla capacità del recipiente. Posso attingere l’acqua col barile o col ditale. Dio offre, nel rispetto
della libertà! Se mi presento col ditale, limito la prodigalità di Dio. Ecco perché dobbiamo fidarci! Nella
devozione qualcosa di buono c’è, ma si delinea che la devozione vera non è quella che sostituisce l’uomo. Dio si
adegua all’accoglienza. La devozione vera è aprirsi totalmente al dono. “ Chiedete…” Si riferisce a beni nostri.
Spesso imprechiamo Dio perché vogliamo delle cose. Il Padre dà in sovrabbondanza lo Spirito, perché vede in
lontananza. Dobbiamo entrare in questa mentalità per passare dalla devozione imperfetta alla devozione vera
che accoglie in pienezza il dono di Dio. C’è un elemento da considerare: la fede vera è quella che ci riporta al
Battesimo. Col Battesimo abbiamo già avuto tutto. Grignion promuove questa cosa: oltre il Battesimo non
possiamo avere altro. Il battesimo ci ha già fatti Santi. Dobbiamo diventare ciò che siamo già! La devozione
mi riporta alla pienezza. Il Battesimo non è un fatto, è legato alle promesse battesimali: credo – rinuncio –
prometto.
CREDO = riconosco la signoria di Dio;
RINUNCIO = rinuncio alla signoria del diavolo
PROMETTO = prometto la vita nuova, prometto di seguire Gesù Cristo.
La croce è una grazia, non in se stessa, ma la grazia è l’amore più grande con il quale il Signore mi salva.
Dobbiamo vivere facendo comunione con l’Amore più grande che ci viene offerto. Non manca la provaper
arrivare a cominciare a sospettare che c’è una grazia nascosta. Non devo essere legato al “mio bene”. La fede
va colta nella sua sostanza: in ogni disgrazia c’è una grazia di conversione.
LETTURE S.MESSA: Nm 11, 4b-15; Salmo 80; Mt 14, 13-21
OMELIA: guardiamo all’agire di Dio che si rivela non perché “fa qualcosa”, ma perché è l’unica Persona che é.
Noi, il più delle volte, non siamo quello che diciamo e facciamo. Dio è quello che dice e dice quello che è;
mentre parla dice se stesso. Nella prima lettura c’è la compassione di Dio, un argomento difficile per noi. A
volte ci sembra che Dio abbia un cuore duro, insensibile! Pare non commuoversi di fronte alle disgrazie. Dio è
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un Dio “di compassione”, che non significa che è un sentimentale. Dove prova compassione, Dio lascia un gesto.
Dio accoglie il lamento di Mosé, e interviene, viene incontro alla situazione del popolo errante. Come Gesù, Dio
ha dato il pane. Ne viene fuori la condivisione dei beni! Se la fede non tocca il portafoglio non è fede! I beni
devono essere destinati prima al bene comune, poi a quello dei singoli! C’è un metro che mette sotto la
coscienza, che fa dare la vita, se è impregnata di Cristo! E fa “sputare il sangue”! Non vogliamo sprecare il
dono della vita! In silenzio contempliamo il Dio che si è fatto presente in Gesù Cristo, uomo veramente
riuscito! Il cristiano veramente riuscito esprime la compassione nella condivisione. Condivisione obbligata è
quella civile: il pagare le tasse è un obbligo civile! Questo è cristianesimo, questo è fare comunione: arrivare
alle conseguenze concrete! Dare, non accumulare, “arraffare” dove si può. Dobbiamo rendere partecipi gli
altri dei nostri beni. Il poco che abbiamo va condiviso, messo a disposizione! La manna, le quaglie, sono un
anticipo del dono di sé. L’amore di Dio ci deve far passare dalla compassione alla condivisione (Don Guido ha
parlato di un seminarista del Rwanda, della sua esperienza di persona che ha continuato ad amare, nonostante
i lunghi anni di prigionia, passati prima di entrare in Seminario).
MARTEDÌ 4 AGOSTO
“Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe”
(Mt. 9, 38)
GRUPPI/LABORATORIO (si esaminano i punti dal n.24 al n. 34)
- Amalia, Arturo, Franco, Luciana, Maria, Paola, Michele.
- Chiara, Elsa, Giampiero, Gianni, Grazia B, Lina.
- Anca, Grazia C, Luciano, Pia, Pietro.
- Carla A, Carla B, Carla P, Rita, Tarcisio.
CONDIVISIONE INSIEME
GRUPPO 1 - Maria diventa la strada a Dio perché ha detto il suo “sì”. Come Dio si è servito di Maria per
salvarci, così noi dobbiamo passare attraverso di Lei per andare a Dio. Differenza tra “servo” e “schiavo”.
“Gesù, pur essendo di natura divina…” ha accettato di essere nella nostra natura, per salvarci. Dobbiamo
arrivare a dire, come Maria, “Ecco, sono la serva del Signore, si faccia di me secondo la Tua Parola…”
Dobbiamo abbandonarci a lei. Con la preghiera assidua e fiduciosa, si entra sempre di più nel significato della
persona di Marisa. Dio ce l’ha data come mamma: è una sovrabbondanza del dono di Dio.
(Amalia, Arturo, Franco, Luciana, Maria, Paola, Michele)
GRUPPO 2 - Questi pochi paragrafi puntualizzano, spiegano, mettono a posto i precedenti. Tutto è
incentrato sulla “schiavitù d’amore”, una méta difficile alla quale si arriva faticosamente, ma che è liberante.
Il nostro affidamento totale consiste nel mettere tutto nelle mani del Signore per mezzo di Maria. Questo
affidamento sembra superare anche l’ordine religioso,forse, perché Grignion de Montfort conosceva bene
questo mondo… Ci siamo resi conto che se lo stolto guarda “il dito”, il saggio deve guardare oltre… e,
comunque, meno male che all’inizio troviamo il dito, perché siamo limitati dai sensi. La nostra preoccupazione
è tutta nel non saper aspettare i tempi di Dio! Per tutti arriva nella vita un momento in cui la fede bambina
diventa adulta, il momento in cui capiamo che il Signore non ci ha mai abbandonati e che il peso delle
preoccupazioni le porta, in realtà, tutte Lui. È il momento in cui non mi lascio dominare, con la mia volontà e
divento signore della scelta di pronunciare l”eccomi”, come Maria e di affidarmi totalmente. In questo modo
raggiungo la beatitudine, l’autentica felicità.
(Chiara, Elsa, Giampiero, Gianni, Grazia B, Lina)
GRUPPO 3 – Maria chiama i suoi figli e si dà un gran da fare perché i suoi figli siano salvi e conoscano Dio.
Abbiamo visto la schiavitù come abbandono. Quando ci abbandoniamo a Maria, riceviamo tutto. Darsi
interamente e rimettersi alla sua determinazione verso un’anima del purgatorio per la conversione di un
peccatore, per il sostegno di un amico, a Suo piacere e per la maggior gloria di Dio. Compiere i propri doveri
da cristiano per amore, non per timore o convenienza a piacere. Dobbiamo staccarci dal nostro “io” che,
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spesso, ci porta a vivere la fede “ognuno a suo modo”. Avere l’ansia di salvare le persone, di essere migliori e,
attraverso Maria, combattere il diavolo che ci insidia sempre con continue tentazioni. Darsi interamente,
significa rinunciare a tutto, perdere le proprie sicurezze per sentirci sicuri nel totale abbandono a Maria.
Lasciare con coraggio le proprie sicurezze per poi ricevere il dono della pace gioiosa. La pace interiore è il
segno dell’abbandono.
(Anca, Grazia C, Luciano, Pia, Pietro)
GRUPPO 4 – Noi lottiamo tanto per abbandonarci a Dio e, spesso, resistiamo. Nella condizione umana noi non
conosciamo né quello che succederà né la ragione di quello che accadrà, né a che cosa porterà, perciò il
nostro timore di affidarci al Signore attraverso Maria, è comprensibile e deriva dalla nostra debolezza
umana, ma non è né logica né aderente alla realtà, poiché, comunque, il Signore è, di fatto, padrone della
nostra vita. La differenza tra il “subire” la nostra vita piena di limiti e di non conoscenze” e l’affidarsi è un
“surplus” di amore e fiducia che non può darci che gioia. Il termine “schiavitù” può essere spiegato da una
nota del curatore del testo. Questo vocabolo:
- può avere un significato sociologico negativo sul quale non ci fermiamo;
- può avere un significato biblico che designa un rapporto di totale obbedienza e appartenenza, di piena
comunicazione, di una disponibilità a compiere una missione a favore del popolo, più liberi da legami
umani.
Essere servi di Cristo esclude la cieca esecuzione di ordini dati da un padrone sconosciuto ed implica
l’intimità dell’amore e la conoscenza dei segreti del Padre. Abbiamo ripensato alle parole: “Non avete ricevuto
uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del
quale gridiamo Abbà” – “Non vi chiamo più servi perché il servo non sa quello che fa il padrone, ma vi ho
chiamati amici perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi”. Questo documento che
parla della devozione a Maria è un aiuto alla riscoperta della figura di Maria e lo abbiamo constatato anche da
alcune testimonianze personali, sull’aiuto ricevuto dalla preghiera a Maria e dalla recita del Santo Rosario.
(Carla A, Carla B, Carla P, Rita, Tarcisio)
SINTESI DI DON GUIDO: è stato messo bene a fuoco il termine che riassume la dottrina di Grignion:
tenere conto della schiavitù, concretamente far dipendere tutto dall’amore. Non c’è niente di più
schiavizzante dell’amore. Chi ama non ha più libertà di essere superbo ed egoista. Non ha più la libertà di non
essere santo! Paolo dice: “ Al di sopra di tutto vi sia la carità”… che non viene sacrificata per alcun motivo. La
massima schiavitù ha come effetto la massima carità. SCHIAVITÙ D’AMORE: l’amore determina tutte le
altre cose; arriva anche a dare la vita, come la cosa più normale. Maria ha seguito Gesù fin sul Calvario ed è
rimasta lì, in piedi. Ha vissuto l’amore più grande. Si è lasciata prendere tutto. Sono elementi da “carburare”
molto in preghiera. A capire ci vuole un attimo, ma è difficile capire “di cuore”(non di sentimentalismo) che
non mi fa più pensare diversamente. La testa diventa cuore.. si fa strada il pensiero che se la testa non
diventa cuore si perde tempo e ci si illude. “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il cuore è lontano”.
Spesso seguo il Vangelo “secondo me”. L’appuntamento che io ho è sulla croce, non lontano dalla croce. Ecco il
senso del Battesimo e delle promesse battesimali: credo – rinuncio – prometto. Necessità del distacco. Devo
decodificare le parole. Devo operare un distacco dalle mie scelte, dai miei gusti, dai miei interessi, dai miei
comodi. Distacco = taglio, altrimenti non distacco nulla! Finchè non si taglia, non si è liberi. Riprendere queste
parole nell’adorazione. Il taglio è segno che la vita è in stato di adorazione. La vita è data in gestione a Dio.
Sant’Ignazio diceva: “Fate tutto come se tutto dipendesse da voi, ma aspettate, perché tutto è disposto da
Dio”. Avere sempre come riferimento Maria. Abbandono coniugato alla responsabilità. Dobbiamo chiederci:
“Che cosa penserebbe il Signore? Cosa farebbe?” Il segno dell’abbandono, la cartina di tornasole è la pace.
Chi si è abbandonato è sicuro perché è nelle mani di Dio. Lamentazioni Cap. 3: “Aspettate in silenzio la
salvezza di Dio”. Uno che si è abbandonato non è più se stesso. Devo chiedermi: “Che cosa intendo dire,
quando dico la parola abbandono?” Quali contenuti sono espressi in parole e verbi! Il campo di formazione
offre stimoli per passare dalla cultura, dalla testa al cuore. Grignion ci aiuta a scavare nelle parole, nella
devozione (che non è devozionismo). L’abbandono non esclude la decisione alla responsabilità: le decisioni si
prendono davanti al Signore. Nell’abbandono si arriva alla morte, allo svuotamento del proprio io perché ci sia
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il riempimento dell’io di Gesù, fino a poter dire, come San Paolo: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che
vive in me”.
S. MESSA NELLA CAPPELLA AL LAGO DI JOUX
LETTURE: Nm 12, 1-13; Salmo 50; Mt 14, 22-36
OMELIA: Gesù è venuto non per insegnare ciò che
dobbiamo fare, ma per dirci che l’impossibile è
possibile, ad una condizione, che ci affidiamo a Lui
e ci fidiamo di Lui. La Madonna ci dice: “Fate quello
che vi dirà”. I miracoli avvengono perché le persone
fanno quello che Gesù dice. Dio arriva, agisce in
contemporanea, perché possiamo vivere una vita di
fede, di fiducia. Non so da che parte girarmi, sono
incapace, ma sulla Tua Parola getto tutto. Se tengo
qualcosa, impedisco i miracoli. Dio non dice mai
parole che non porta a compimento. Quando parla,
Dio rende possibile la risposta! Il Signore è venuto
per dirci che l’impossibile è possibile, come è stato
possibile che una donna vergine diventasse madre.
Secondo natura, è impossibile! Maria ha creduto: non sapeva a cosa diceva di “sì”, ma si è rimessa alla volontà
di Dio, senza rendersi conto del contenuto presente in quella breve parola. La vita vissuta le ha fatto
constatare che chi gioca tutto su di Lui diventa storia reale. In questo brano l’acqua rappresenta l’impossibile
umano. Gesù dice:”Vieni” e si cammina sulle acque. Non c’è un passerella, c’è solo acqua! Questo ci fa capire
come anche le parole dure, il perdono, la condivisione dei beni… sono possibili. Per fede é possibile anche
amare chi ci fa del male, non dire male delle persone che ci fanno del male! Il celibato per il Regno dei Cieli è
possibile se uno, su queste parole, gioca se stesso, senza riserve. In questi cinquant’ anni di sacerdozio ho
visto persone che si sono giocate su queste parole, nel mondo, con incarichi anche importanti, ai vertici!
Dobbiamo scegliere di servire, non di farci servire. Il curato d’Ars si è giocato tutto sulla fede. Ha smosso
tutta la Francia e anche una parte considerevole del mondo, con il suo parlare vivo che scaturiva da ore di
preghiera. Pregare e amare è il nostro compito sulla terra. La fede deve essere legata all’opera di Dio. Voglio
conformare il dono di fede, nella pedagogia di Maria per arrivare alla devozione che è donazione e dedizione a
Dio per Cristo, in Cristo e per mezzo di Cristo… Chiediamo questo dono per i preti ed anche per i seminaristi,
che hanno bisogno di credere! La fede intellettuale non rende contenti e fedeli. La fede non si improvvisa!
Viene su dalle ginocchia! Chiedere che i preti e i seminaristi siano uomini di fede che vivono in ginocchio!
MERCOLEDÌ 5 AGOSTO
“Dio mandò suo Figlio nato da donna perché ricevessimo l’adozione a figli”
(Gal. 4, 4-5)
GITA AL LAGO LEYSSER
LETTURE S.MESSA:
Nm 13,1-3a.25b-14,1.26-30.34-35;
Salmo 105;
Mt 15, 21-28
OMELIA: nella lettura e nel Vangelo intravvediamo l’agire pedagogico di Dio. È bene fare del bene, offrire
servizi, ma non è un minor bene educare le persone. Dio vuole educare il suo popolo perché se una persona non
è educata è dipendente, incapace di fare delle scelte. Il Signore ci educa a scegliere da noi. Possiamo
discernere ed abbracciare la sua volontà, il suo progetto. Dio crede che sotto l’azione della Parola, dello
Spirito e della grazia, l’uomo è in grado di scegliere. Si arriva, così, all’esasperazione delle situazioni. Gesù
vuol portare la donna cananea ad una fede grande, non alla guarigione! Se trovo la fede, anche se non
guarisco, mi lascio santificare in quella circostanza. Non si scende dalla croce! La croce serve per andare in
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alto, per crescere nella fede nella vita di tutti i giorni.
Ci possono essere fatiche, disgrazie, dolori, ma la
fede adulta, matura, grande, è capace di osare
l’impossibile ad una condizione: essere sicuri che
l’impossibile diventa possibile. Il Signore ci invita a
“sfidarlo”! Ci dice: “Se avrete tanta fede come un
granello di senape…” Spesso abbiamo la fede insicura
di chi non si fida. Dobbiamo avere una fede che osa,
che prende in parola il Signore e si butta! Dobbiamo
buttarci, indipendentemente da ciò che potrebbe
scoraggiarci. Nessuno ci può arrestare nel nostro
cammino di santificazione perché andiamo dietro solo
a Gesù Cristo. Siamo sensibili ai testimoni, ma non ci
possiamo fermare a loro: abbiamo Gesù Cristo! Anche
la Messa viene celebrata da Gesù Cristo! Gesù è venuto a noi attraverso santi e peccatori. Ha la potenza di
passare attraverso persone che non sempre lo testimoniano. Il Signore ci sfida: noi ci serviamo di tutti, ma
dobbiamo avere davanti solo Gesù Cristo, il Maestro, il Testimone!
GIOVEDÌ 6 AGOSTO
… vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo perché
siamo testimoni della sua grandezza. (2Pt. 1, 16)
GRUPPI/LABORATORIO (si esaminano i punti dal n.35 al n. 42)
- Amalia, Anca, Elsa, Maria, Pia.
- Carla B, Carla P, Grazia B, Paola, Pietro.
- Arturo, Giampiero, Gianni, Lina, Luciana, Luciano.
- Carla A, Chiara, Franco, Grazia C, Rita, Tarcisio.
CONDIVISIONE INSIEME
GRUPPO 1 – Come si inserisce Maria nella Santa Trinità? Il sangue e il corpo di Gesù che è stato generato
nel grembo di Maria si trova, dopo la Resurrezione di Gesù, nella SS. Trinità. È sbagliato dividere le Persone
della Trinità come è sbagliato dividere Maria da Gesù. Sarebbe un atto di superbia pensare di poter arrivare
da soli al Signore: abbiamo bisogno di Maria. L’umiltà rapisce il cuore di Dio. Ci ha colpito l’esempio del colono
che porta la mela al re e la dà alla regina. Spesso le nostre azioni sono macchiate, sono fatte con orgoglio, con
l’intenzione di farci notare. Maria purifica le nostre azioni e le consegna tutte belle e perfette a Dio. Maria
ci riveste delle vesti più belle per essere graditi a Dio. Con Maria la carità si fa al più alto grado. Maria dà un
senso alla nostra offerta. Noi offriamo a Maria e Lei distribuisce a chi ha più bisogno.
(Amalia, Anca, Elsa, Maria, Pia)
GRUPPO 2 – Con Maria si mettono al sicuro le grazie, come una cassetta di sicurezza che produce frutti.
Umiltà e affidamento sono stati visti vivere concretamente in due sacerdoti, che hanno messo in evidenza
anche la loro fragilità umana. Tutto quello che facciamo, se viene offerto tramite Maria, diventa
presentabile. Tutto diventa grazia e poiché il signore sa come siamo, anche la fragilità della superbia può
essere offerta. Ci sono persone che testimoniano con la vita la restituzione di quanto ricevuto al Signore.
Questo documento si presenta sempre più pratico, fruibile, semplice. Riscoperta di vivere nella luce di Maria,
con il riaffiorare di preghiere (mese mariano) che hanno accompagnato la nostra vita di ragazzi. “Ave Maria
come pioggia che solo in parte diventa “potabile” e, comunque, serve alla natura e, quindi, raggiunge il suo
effetto anche se non ne siamo consapevoli. Dobbiamo seguire il modo di fare di Maria che è quello di vivere la
propria vita quotidiane, delle persone che neanche si vedono… praticare l’umiltà che rapisce sempre il cuore
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di Dio. Saper cantare il “Magnificat” di chi sente che tutto viene da Dio. In genere ci si sente nulla quando ci
si sente impotenti. Cercare di vivere nell’atteggiamento di chi dice “Confido in te”.
(Carla B, Carla P, Grazia B, Paola, Pietro)
GRUPPO 3 – Come prima impressione, rileggendo i vari paragrafi, ci è sembrato vi fosse una ripetizione degli
stessi concetti, invece, approfondendo e meditando ulteriormente, ci siamo resi conto che vi sono diverse
sfaccettature nelle quali bisogna calarsi con umiltà. Dobbiamo mettere nelle mani di Maria, non solo quello
che facciamo di bene, ma anche i nostri problemi, le nostre ansie, i nostri dolori, certi che nelle sue mani sono
al sicuro e non permettono al maligno di impossessarsene. Si è anche sottolineato di tener sempre vive le
nostre promesse battesimali per meglio entrare in comunione con le tre persone della S.S. Trinità e come
attraverso le nostre croci e le nostre opere, con la mediazione di Maria, possiamo portare la salvezza ai
fratelli in quanto Lei sa amministrare al meglio ciò che Le affidiamo. Naturalmente è indispensabile affidare
a Maria, nella preghiera, le nostre azioni quotidiane, le nostre responsabilità professionali, affinché lo Spirito
Santo ci illumini nel loro compimento. È importante anche pregare prima di esprimere opinioni o
impressioni/giudizi che possono influenzare negativamente altre persone. Noi non possiamo valutare con la
nostra testa, perché il metro del Signore è a noi sconosciuto e, sicuramente, non corrisponde al nostro.
Punti da chiarire: “Lo Spirito Santo, soltanto per mezzo di Maria, ci elargisce le sue grazie e i suoi doni” – Se
ho famiglia, figli, posso offrire tutto? Che responsabilità abbiamo nei loro confronti? Forse ragioniamo,
spesso, solo con la testa e non con il cuore.
(Arturo, Giampiero, Gianni, Lina, Luciana, Luciano)
GRUPPO 4 – Sono state importanti alcune testimonianze che ci hanno permesso di vedere, in concreto, l’agire
di Dio. Grazia C. ci ha parlato della sua esperienza e ci ha comunicato come l’avere accettato la malattia, non
in senso distruttivo, l’ha portata ad essere nella pace, nella certezza che se il Signore lo permette, ci deve
essere un motivo. Ha sperimentato la serenità nell’abbandono, senza essere spaventata. Questa esperienza
non le fa paura, perché la vita è un dono e la morte un incontro. Maria ci dona la possibilità di vestirci dei suoi
vestiti, mettendo da parte il nostro io che ci allontana dal Signore. Con Maria, Grazia si sente sicura e si è
chiesta quale potrebbe essere il frutto. La perla nascosta sta proprio qui.
Carla A, Chiara, Franco, Grazia C, Rita, Tarcisio.
SINTESI DI DON GUIDO: la cosa da sottolineare è il ruolo della conoscenza, anche se non è tutto. Nella
vita spirituale è importante conoscere il mondo di Dio, le cose belle che Dio ha pensato per l’uomo, altrimenti
tutto è solo teologia. Riscoperta e stupore delle cose più semplici. Dobbiamo chiederci: “Che cosa vuol dire?”
Anche la parola “schiavo” se ne conosciamo il significato. Essere schiavi di Dio significa raggiungere il vertice
della libertà. Il fiume Po, in un certo senso, è schiavo del Monviso. La vita del Po è legata al monte. Ma si può
parlare di libertà da Dio? Ognuno risponde da sé… Si può parlare di libertà dalle parole di Dio? Suggerirei di
fare mente locale su questa domanda. Se la libertà è sul piano dell’essere, qualcosa cambia! La libertà è sul
piano dell’essere, non del fare. La schiavitù ci fa il servizio di toglierci la libertà di essere diversi e difformi
da Gesù Cristo. La nostra verità è la conformazione a Gesù Cristo. Siamo stati scelti in Cristo, in vista di
Cristo. Dio, creandoci, ci ha messo un po’ di umanità, ma siamo uno diverso dall’altro. La forma è la stessa, ma
esistono miliardi di uomini diversi. La schiavitù è un grande servizio per il recupero genuino della libertà. Noi
siamo tanto liberi quanto siamo copia di Cristo, tanto schiavi quanto più siamo diversi. Si percepisce cos’è
l’umiltà, ma è difficile dire cos’é. Per l’umiltà c’è una condizione: ama il silenzio e il nascondimento. Il grande
servizio che ha fatto Gesù a sua madre è stato quello di tenerla nascosta. Maria non sapeva di essere umile,
ma si “è lasciata fare”. Era “humus”, un pugno di terra nelle mani di Dio. Dobbiamo lasciarci fare dalla Parola,
dai Sacramenti, dalla mediazione umana (ecclesiale e dei fratelli). Emanuele vive in modo inconsapevole
l’umiltà, perché si lascia fare dai suoi genitori. Lasciare che il Signore ci prenda come vuole e quando vuole.
Spesso, la superbia è dare! Io sono pronto a dare 100 miliardi, ma se uno mi prende 1 euro, non ci sto! Invece
dobbiamo riconoscere la signoria di Dio e lasciare che sia Lui a disporre. Dio può servirsi della malattia,
dell’impotenza, dell’inattività, della vecchiaia. Lasciamo che il Signore possa servirsi di noi anche quando non
siamo più niente per il mondo. Il Signore si serve della nostra inutilità, quando non è scelta, quando è dovuta
alle circostanze. Dobbiamo avere la certezza che anche quando non possiamo fare nulla, è sempre possibile
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amare, pregare, soffrire ed offrire. Quando è offerta, la sofferenza non è macerazione, autodistruzione. Se
è messa a disposizione di Dio, tutto diventa grazia. Noi siamo opera di Dio: ecco la sintesi della vita di Maria.
La nostra umiltà è dire “ Sono opera di Dio e vivo da opera di Dio” e non dire “non sono nulla” perché questa
affermazione mi fa tirare indietro: è superbia mascherata da umiltà. L’umile vero è chi è convinto di essere
opera di Dio.
LETTURE S.MESSA: Dn7, 9-10.13-14;
Salmo 96;
Mc 9, 2-10
OMELIA: la trasfigurazione si pone in termini di pedagogia e di educazione. Per farci accogliere meglio il
discorso del pane, Gesù prima ha moltiplicato per condivisione. Così Gesù aveva preannunziato la strada della
croce dicendo a Pietro: “Sei un diavolo, perché parli alla maniera degli uomini”. L’annuncio della passione e
della morte ha spaventato i discepoli, perché erano incerti sulla loro fine. Tra i due annunci della passione,
Gesù inserisce l’esperienza della trasfigurazione che è anticipo della Risurrezione. Nella morte non viene
meno la vita: Gesù è il crocifisso-risorto! Nella morte è presente la vita! L’esperienza della trasfigurazione è
anche la nostra esperienza che facciamo con il Battesimo, partecipazione alla morte di Gesù. Nel Battesimo è
avvenuto il cambiamento di identità e di personalità. A noi, Dio non chiede niente, perché è rispettoso della
nostra libertà: chiede solo di poterci dare. Ci dà di vivere la sua stessa vita: ecco la trasfigurazione avvenuta
nel Battesimo che anticipa la vita eterna. Il Battesimo anticipa il Paradiso. Ogni volta che pecchiamo
mortalmente si determina l’inferno. Inferno e Paradiso sono già presenti su questa terra, a seconda dello
stato di grazia o di peccato. Col Battesimo, dunque, siamo inseriti in una spiritualità nuova. La fede adulta,
derivata dal Battesimo, ci fa dire: “ Non sono più io che vivo: è Cristo che vive in me”. Nel 2005, a Verona, il
Papa ci ha consegnato queste parole: “L’esistenza del cristiano battezzato si esprime con queste parole: io,
ma non più io!” Il nostro piccolo io è stato assunto, riempito da Gesù. C’è stato il riversamento dell’io di
Cristo in noi, che ha portato ad una identità nuova, ad una spiritualità nuova. La trasfigurazione è l’anticipo di
quello che possiamo essere. La Risurrezione è avvenuta dopo la Via Crucis. Noi, istintivamente, abbiamo
l’insofferenza di camminare passo dopo passo! Vorremmo arrivare subito alla mèta. La tentazione è quella di
dire: “Non inizio perché non ce la faccio, è superiore alle mie forze!” Eppure la vita di grazia è sempre
possibile, altrimenti sarebbe una contraddizione, non poter vivere in pienezza il nostro Battesimo! Nell’ultima
lettera pastorale, il Vescovo ricorda che la vita spirituale è fatta di piccoli gesti: dominio di noi stessi, bontà,
servizio, per non rimanere nel vago! Come posso tradurre in fatti concreti questo discorso? Amo! Cosa
significa? Amo mio marito, mia moglie, i miei figli, il mio vicino, così ho chiaro l’obiettivo! Non sempre ce la
faccio! Spesso dico una cosa vera, ma tutto l’agire rimane nel vago. Dobbiamo prendere l’abitudine alla
concretezza e chiederci: “Che cosa faccio? Dove mi impegno?” Dobbiamo iniziare dalle cose fattibili! Meglio
una cosa piccola, ma fatta, piuttosto che aspettare quella grande! Da qui arrivo lì, poi un’altra tappa e man
mano mi avvicino alla porta. La vita spirituale non è fatta di sentimenti e di sensazioni, ma di abitudine alle
cose concrete. Devo avere un traguardo, ma avere la testa dove muovono i piedi! I piedi devono essere dove è
la testa: testa e piedi devono incontrarsi! Dobbiamo andare avanti a piccoli passi, a piccoli sforzi, battendo
piccoli chiodi, per realizzare la trasfigurazione. Se riesco ad arrivare fino lì, non sono più quello di prima e, a
forza di piccoli passi, faccio dei chilometri!
VENERDÌ 7 AGOSTO
“Quale vantaggio avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero e poi perderà la propria
anima?” (Mt. 6,26)
GRUPPI/LABORATORIO (si esaminano i punti dal n.43 al n. 59)
- Anca, Enzo, Lina, Luciano, Paola, Pia.
- Amalia, Carla B, Chiara, Elsa, Giampiero, Tarcisio.
- Arturo, Gianni, Grazia C, Pietro, Rita.
- Carla A, Carla P, Franco, Grazia B, Luciana, Maria Teresa.
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CONDIVISIONE INSIEME
GRUPPO 1 – Scoperta della Madonna quale chiave per arrivare a Gesù, Suo Figlio, mettere tutto nelle sue
mani mi aiuta ad ottenere forza e grazia. Rinunciare a se stessi e ai propri progetti, ma far purificare le
nostre azioni che tante volte sono impure, piene di noi, del nostro tornaconto, del nostro metterci in mostra.
Al di là del linguaggio è il nostro modo di interpretare che a volte ci mette in difficoltà. Rimane, comunque,
centrale, come dall’inizio ad oggi, tutto sta nell’arrivare all’opera di Dio tramite Gesù Cristo, il fatto che
bisogna passare per Maria e che ella rappresenta l’umanità secondo il progetto di Dio e non sotto l’influsso
del peccato originale; questo rivestirsi di Maria è la nostra rinuncia all’uomo vecchio, purificare il nostro
modo di pensare, in quanto non possiamo arrivare a Dio se non siamo umanità nuova. La nostra spiritualità
deve essere incarnata, feconda;l’amore è fatto anche di ansie e dolori, ma tutto deve purificarsi in Maria. Si
deve fare molta attenzione al progetto di Dio a ciò che Egli ci ha fatto. Vivere la spiritualità nella verità,
senza cercare strane esperienze, in quanto l’importante è quello che uno è, anche se non riesce a fare nulla,
ma nel suo essere deve rivestirsi dell’umanità nuova. Abbiamo anche pensato che il fatto che il trattato si
diffonda adesso, è anche un segno di come tanti si affidino a Maria, forse perché siamo più pronti in questi
tempi. Non dobbiamo inquietarci se non godiamo presto della presenza di Maria. Anche Maria è paziente
nell’aspettare il nostro diventare ciò che siamo. Alla fine della giornata in cui non ho realizzato nulla, arrivare
a dire, col cuore di Maria, “Perdonami”, con la certezza di essere accompagnati anche in quei momenti anche
se manca la pazienza. Riuscire ad accettare ed offrire le nostre svogliatezze, distrazioni, noie e aridità a
Maria, affinché le purifichi e ci aiuti ad offrire di più. Capire che proprio quando non abbiamo nulla, è più
grande la libertà di lasciarsi prendere. Anche nella preghiera accettare l’aridità, sapendo che qualcun altro
ne avrà frutto, come quando succede a noi di trarre frutti dalla preghiera di altri. Durante la preghiera
capita, a volte, di rubare tempo al nostro lavoro, ma poi ci accorgiamo che essa, comunque, è più importante e
mi agevola dopo perché riusciamo, tramite la preghiera, a lasciar entrare Dio
(Anca, Enzo, Lina, Luciano, Paola, Pia)
GRUPPO 2 – Siamo rimasti colpiti dalle parole: “ Figli miei, per voi io soffro di nuovo i dolori del parto, finché
non sarà chiaro che Cristo è in mezzo a noi” e abbiamo capito che dobbiamo cambiare perché la Madonna
soffra di meno. Dobbiamo accettare di vivere anche l’aridità, perché,forse, è un frutto migliore. “Maria
lavora in segreto”, come Dio ha operato in lei, Maria lavora in noi. Dobbiamo lasciare che Maria operi nel
segreto. Dobbiamo vedere Maria come “sacro tabernacolo” per vedere Dio con lei. Meditare in modo
profondo per trasformare la nostra vita quotidiana. Qui c’è il sunto concreto di quello che, negli anni, si sta
cercando di portare avanti. Ora dobbiamo aiutarci concretamente in questo percorso. Prima di iniziare
qualcosa, come ha insegnato a qualcuno di noi Don Rolando, di Gubbio, dobbiamo imparare a dire: “Vieni,
Spirito Santo, per mezzo della potente intercessione del cuore immacolato di Maria, Tua sposa amatissima”.
Questa intercessione ci aiuterà a pensare come si comporterebbe Maria al nostro posto. Dobbiamo prendere
esempio da lei nelle nostre azioni quotidiane. Non dobbiamo fermarci alle cose esteriori, ma fare diventare
tutto interiorità. Dobbiamo imparare a dire “Amen – Così sia” e non farsi violenza per sentire e gustare ciò
che si dice o che si fa. Occorre essere vigilanti perché la gramigna è in agguato e rischia di soffocare il
grano. (Amalia, Carla B, Chiara, Elsa, Giampiero, Tarcisio)
GRUPPO 3 –
(Arturo, Gianni, Grazia C, Pietro, Rita)
GRUPPO 4 – La ricchezza di questo campo è l’approfondimento del ruolo di Maria come “tramite, avvocata,
mediatrice” per arrivare a Gesù: con Maria, per Maria, in Maria – invito pressante a raccogliersi in se stessi
in preghiera per accostarci a Dio attraverso Maria. Dobbiamo lavorare per rinunciare all’amor proprio, anche
se ascoltarlo è una tentazione sempre presente. “… lascia alla tua sovrana…prendi… il meglio”. Dobbiamo
perseverare senza scoraggiarci, sapendo che quando Maria è regina di un’anima, vi lavora in segreto,
all’insaputa dell’anima stessa. Dobbiamo perseverare nella preghiera, abituarci a poco a poco a ragionare come
Maria, nell’umiltà, nel silenzio, nel nascondimento. La perseveranza nella recita del Santo Rosario, nella
preghiera di adorazione rende più consapevoli della presenza di Maria. Dobbiamo avere come meta questo
spirito mariano di abbandono e possiamo raggiungerlo a piccoli passi, con piccoli propositi realizzabili ogni
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giorno. Abbiamo avuto la testimonianza dell’esperienza di una morte che ha reso maggiormente consapevoli
della presenza e della dolcezza di Maria. “… Non è più l’anima che vive in me, ma è Maria che vive in lei…” Si
può fare un parallelo con le parole di San Paolo: “ Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me…” Alla
luce di quanto continuiamo a scoprire abbiamo la certezza che noi non possiamo non essere creature di gioia.
(Carla A, Carla P, Franco, Grazia B, Luciana, Maria Teresa)
SINTESI DI DON GUIDO: “Dobbiamo passare attraverso Maria”. Dobbiamo sempre tenere presente che
Gesù è l’unico mediatore, l’unica roccia su cui costruire. Alla luce della storia della salvezza, vediamo che Dio
ha scelto la mediazione umana. S. Agostino ha sintetizzato il messaggio della storia della salvezza con le
parole: “Colui che ti ha fatto senza di te, non ti può salvare senza di te!” I primi mediatori siamo noi che
possiamo dire “sì” o “no”. Dio non ha creato tutta l’umanità insieme: ha creato i progenitori e poi ha detto:
“Crescete e moltiplicatevi”. Tutta la storia della salvezza è legata alle persone. Cfr. Numeri Cap. XI: Mosé se
la prende con Dio! Genesi Cap. XVIII: Abramo intercede e fa cambiare il progetto di Dio. Cristo sceglie
Maria per farsi uomo. In questo contesto, come Gesù è venuto a noi attraverso Maria, così noi andiamo a Lui
attraverso lo stesso canale. Non sono scelte necessarie “in assoluto”, ma necessarie perché sono le scelte
operative di Dio. Il comportamento, le scelte di Gesù diventano necessari. Alle nozze di Cana, Gesù anticipa la
sua ora per intervento di Maria: Gesù si è rimesso ad una creatura e questo è significativo! È venuto fuori
man mano, mentre prima Maria era vista come “aiuto dei cristiani” come aiuto principale, aiuto della
educazione ad una fede, ad una spiritualità che tocca la vita e la concretezza. Da una parte ci educa all’umiltà
ed è una educazione che sistema il mondo, perché il nostro io vuole essere sempre un millimetro sopra gli
altri. Maria è vissuta alla pari, pur essendo stata al di sopra, non si è distinta, non si è messa in evidenza. È
vissuta mescolata con tutti, confusa con tutti. Questo è l’aiuto educativo più difficile perché il nostro io
muore un quarto d’ora dopo che siamo morti. Educazione all’umiltà che non è tirarsi indietro per non far
vedere le nostre povertà. Umiltà di chi si esprime com’è e lascia di essere valutato com’é. Non tirarsi
indietro, non stare zitti. Dobbiamo essere umili, non “fare gli umili”. Dobbiamo accettare di essere
sottovalutati, lodati, biasimati. L’umile è libero perché vive sotto lo sguardo di Dio. I battimani sono fumo,
possiamo essere messi ovunque: sul candelabro, sotto terra, ma ciò che conta è solo il giudizio di Dio. L’umile
non è toccato né dalle lodi né dai biasimi, perché ha il cuore pieno di Dio che legge nel segreto. Dobbiamo
tradurre la parola in azione. Dobbiamo iniziare noi a fare ciò che il Vangelo ci dice. L’umile va avanti, con lo
sguardo fisso su Gesù e non si arresta davanti alle contro testimonianze. Non abbiamo il compito di cambiare
la testa, il cuore, la vita delle persone. Questo è il bene e porta alla vita, il male porta alla morte. “ Scegli!”
Questo ce lo dice Gesù e noi possiamo dirlo agli altri. Ognuno ha la responsabilità della scelta. Noi possiamo
indicare una parola di vita, non la imponiamo. Dobbiamo parlare, soprattutto, con la testimonianza che è quella
che convince. Vivere fino in fondo ciò che si dice, ciò che il Vangelo dice, ciò che la Chiesa ci trasmette come
interpretazione autentica della Parola di Dio. Essere soli è più faticoso, ma dobbiamo accettare anche di
essere soli e perseverare nella fedeltà. Non perdere tempo nel guardare quello che fanno gli altri, ma
contemplare le opere di Dio. Il Salmo dice: “ Vado considerando tutte le tue opere, contemplo i tuoi prodigi …”
Il tempo dell’adorazione è tempo presente di una Persona, di tre Persone. Dobbiamo educarci alla positività,
guardando alle tante belle cose che il Signor ha fatto e fa. Spesso i nostri discorsi sono più pieni di critiche
che non di lodi. Maria meditava, non si fermava alle cose sentite, ma le elaborava. Se ci fermiamo sulle parole,
queste diventano una scoperta, si rivelano a noi con una ricchezza straordinaria. Maria ci aiuta a scavare
dentro le parole. Quando sentiamo aridità nella preghiera, tenere conto che ciò che ha valore è l fede, non
ciò che sento. “Io credo che Tu sei Dio!” Paradossalmente dovremmo dire: “Signore, fammi il dono dell’aridità,
perché io possa arrivare alla fede pura che mi fa dire, credo che Tu sei Dio”. Dobbiamo arrivare a lasciare
che il Signore si serva di noi e lasciare anche che non si serva, a non avere la sensazione che si serva…
Apparire di essere inutili, inutilizzati. Dobbiamo chiedere la grazia di accettare di essere nulla e vivere
questo nella pace, non nel nervosismo. Questo mi è rimasto impresso agli Esercizi spirituali fatti nel 1949.
Dobbiamo arrivare al compimento della fede che è essere abbandonati totalmente, con la sola coscienza che
Gesù ci ama! La Madonna ci spinge in questa direzione, a farci bastare Dio per se stesso. Noi indichiamo Gesù
da ascoltare: si vive essendo!!!
LETTURE S.MESSA: Dt 4, 32-40; Salmo 76; Mt16, 24-28.
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OMELIA:probabilmente non sempre ci si sofferma sulle grandi domande serie che Gesù ha posto nel corso
dei tre anni della sua vita pubblica. Sono domande che graffiano. Dobbiamo tenerne conto, per non essere
fuori strada. Il non pronunciarci è già una risposta negativa. Non abbiamo via di scampo! Più ci allontaniamo da
Dio, più ci autodistruggiamo, perché ci ingolfiamo in noi stessi. “ Quale vantaggio avrà l’uomo…?” Il problema è
chiederci: “Cosa vuol dire la parola anima?” Proviamo a sostituire la parola “Anima” con la parola “libertà”.
“Cosa guadagno se tengo la mia libertà e perdo quella di Dio”? L’anima è libertà, è una intelligenza critica di
chi vuole rendersi conto, non per criticare. È una intelligenza critica per andare più dentro al Vangelo, al
progetto di Dio. Fede pensata, convinta, personalizzata, non da intellettualoide. Ci si trova di fronte alla
verità della vita, senza più via di scampo: ecco la sintesi: non mi dice più nulla un altro tipo di vita: il mio
vivere è Gesù Cristo, concretamente! “Cosa vuol dire?” Ecco l’intelligenza critica! “Non sono più io che vivo,
ma è Cristo che vive in me”. Cosa significa per me, nella mia vita, nella mia realtà, nella mia condizione. Come
traduco queste parole, per non fare solo parole “da salotto”. Considero l’anima = libertà = intelligenza critica?
Allora mi lascio inchiodare dalla Parola di Dio! Ecco la furbizia! Considero l’anima come piacere, come
interesse, come avidità, come tornaconto? Allora cosa ne viene fuori? Un’anima così mi stravolge la testa!
L’avidità, l’avere, rendono stupidi! Invece io mi sento furbo! Ognuno può continuare, per conto suo, ad
aggiungere altre cose e chiedersi: “Cosa guadagno?” “Quale perdita?” Provate a trovare parole che obbligano
alla conversione. Gesù è venuto a restituirci i valori veri che ci fanno sintonizzare col progetto di Dio. Devo
diventare un tutt’uno con quello che piace a Dio! La volontà di Dio è molto semplice: quello che piace a Dio è
quello che non piace a me. Non dobbiamo “fare salotto”! Gesù è venuto a difendere l’anima, la fede, il dono
dello Spirito, il Battesimo, la nostra vocazione cristiana. Se la nostra anima è il Battesimo, ne viene fuori un
altro tipo di vita! Anima = vita piena, vera, felice, immortale! È facile che noi facciamo della nostra anima
qualcosa “di consumo”. Si vive di cose che si consumano, sempre più vuoti e scontenti. I valori dello spirito
hanno una coda lunga. Gesù difende i valori veri, la sintonizzazione con la vita vera. È venuto a difendere la
nostra immortalità, i valori che non hanno fine e si consumano senza consumarsi: più si consumano, più
crescono; più ne beneficiamo, più crescono. Più si è come Maria, più si è felici e liberi. Se sono un ditale, mi
riempio poco, se sono un barile mi riempio molto! Ben diversa è la capienza! Non posso cuocere nell’acqua del
ditale, ma in quella del barile, sì! Ecco cosa è maturato in questa settimana: una visione di fede adulta che va
alla sostanza della bontà, alla vita di grazia e di santità. Devo definire con che anima vivo. Devo chiedermi:
“Che anima ho, concretamente? Che nome ha la mia anima?” Se arrivo a dare un nome all’anima che agisce, ho
in mano l’anima spirituale e sono in grado di farla crescere. Se ho un’anima diversa da quella di Gesù, devo
cambiare e questa è la grazia che ci ottiene Maria.
SABATO 8 AGOSTO
“…Risplendete come astri nel mondo, tenendo alta la Parola.”
(Fil. 2, 15-16)
CONDIVISIONE INSIEME
FRANCO: Maria è scomparsa e Cristo è cresciuto: questo dobbiamo cercare in Lei, per dimenticarci di Lei e
guardare a Gesù. La presenza di Maria è alle mie spalle. Mi sono sentito “coccolato” da tutti. Qui mi trovo
bene. La vostra presenza mi sostiene. Mi sento sostenuto anche materialmente, oltre che psicologicamente.
Sento vicini tutti e ognuno in modo particolare.
PIETRO: mi sono trovato molto bene. L’argomento che abbiamo trattato è affascinante e un po’ innovativo,
anche se per me la devozione a Maria era “di casa”. Riconosco di percorrere un’autostrada a otto corsie e lo
vedo come un infinito atto di bontà che il Signore fa nei nostri confronti. Nelle difficoltà diciamo spesso la
parola “mamma”. Il Signore ha scelto la via più diretta, più immediata. I bambini sono contenti in braccio alla
mamma che li allatta. Non lasciare perdere questa pista! Il Signore ci dice che abbiamo una strada, un
percorso naturale. Nel documento ci sono molti modi per spronarci, ad esempio le parole “ Guardati bene…” Ci
sono piccoli segno, concomitanze che nella vita possono sembrare casuali ma che ci devono fare riflettere.
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Non so dove porteranno, ma se c’è di mezzo Maria, sono tranquillo. Un ringraziamento particolare a Don
Guido, perché dal carciofo vengono tolte le spine esterne e sa andare direttamente al cuore. Ci leva la
tentazione di passare per le stradine, di edulcorare. È meglio per noi se le cose sono dette in modo chiaro,
preciso.
PIA: è stata riscoperta la figura di Maria . Ho sentito dire da Don Silvio: “Maria è la chiave per aprire la
porta”. Ho scoperto, qui al campo, un materiale prezioso! Riscoperta di Maria come mezzo, come “avvocata”.
Tutto bene l’organizzazione del campo, con un ritmo un po’ incalzante. È sempre più faticoso, per me, venire al
campo, quasi come una imposizione, ma scopro che è una grande grazia del Signore per far progredire la mia
santità, perché in questa strada mi chiede qualcosa di più.
GRAZIA B: conoscevo già questo affidamento. Qui c’è stata l‘occasione per riscoprire e completare in senso
teologico. Con Maria le cose vanno lisce, si sente la sua presenza materna. Il vero albero della vita darà il suo
frutto a tempo opportuno. Non dobbiamo avere paura di rivolgerci a Maria perché il suo unico frutto è Gesù.
La stanchezza si stempera per l’arricchimento derivato. È uno sprone per arricchire questo affidamento che
sento nelle mie ossa.
TARCISIO: questo campo mi ha aiutato a farmi tornare in mente alcune cose: l’umiltà di Maria in questi
tempi in cui tutti sono arroganti; il nascondimento di Maria in questi tempi in cui tutti vogliono apparire.
Queste sono le due cose principali. Sono contento perché ho ricevuto nei gruppetti vari spunti di riflessione.
È stato un aiuto nel riscoprire l’amore mio nei confronti di Maria.
AMALIA: è stato un campo ricco. Vi sono elementi fondamentali che ci inducono a legarci a Maria con affetto
umano. Vi è quasi un’idolatria, oggi, nei confronti di Maria. È una mamma che ci aiuta. È una mamma che ci
vuole tutti con sé in Paradiso. Un tempo il popolo semplice era legato ed affidato a Maria. Io sono legata al
Rosario che, per me, è una compagnia. Nel campo c’è stato un approfondimento, una presa di coscienza
ulteriore.
CARLA A: è stato un campo “bello”, senza difficoltà. È stato un aiuto per riscoprire la figura e il ruolo di
Maria. Il vedere l’affidamento di altre persone a Maria, la loro capacità di riconoscere il legame con Lei, mi
ha aiutata. Non ho ancora la capacità di leggere i segni che ci aiutano a vedere la presenza di Maria. Devo
cercare di far dipendere tutto dall’amore perché chi ama non ha più la libertà di essere egoista. Mi ha colpito
il discorso del ditale e mi sono chiesta: “ Che cosa lascio, che cosa prendo?” Il Signore accetta quello che gli
dò, ma devo passare dal ditale alla botte.
ARTURO: ho avuto un po’ di difficoltà iniziale, anche, forse per la mia formazione scout in cui era Cristo che
mi accompagnava e mi portava in braccio e non davo molta importanza alla figura di Maria. Sono rimasto
spiazzato da molte frasi.. mi ha colpito il discorso dell’”autostrada” che va e viene. Gesù, per venire a noi, si è
servito di Maria. Mi porto proprio questo flash: devo trovare Maria prima di trovare Gesù! Ho capito quale
deve essere il mio atteggiamento nei confronti di Maria. Ho trovato una grande ricchezza nei gruppi di studio
e devo dire grazie a tutti per quello che ognuno ha detto.
GIANNI: con questo documento ho riscoperto la figura di Maria come indispensabile mediatrice e madre
misericordiosa che ci porta al Figlio e a Dio. Questo documento si è dimostrato ricchissimo di spunti
meditativi e, perciò, penso sia utile ritornarci sopra. Ho potuto rivalutare la parola “schiavitù” quale
condizione unica per arrivare al Padre attraverso Maria e Gesù. Ho pensato alle innumerevoli schiavitù
terrene che ci condizionano e nelle quali spesso mi sento e ci sentiamo a nostro agio (benessere economico,
vita comoda, piacere fisico, compiacenza di noi stessi nel nostro agire quotidiano, desiderio di arrivismo) ed
ho riflettuto quanto sia dolce e appagante la schiavitù della quale si parla nel documento. Mi sono chiesto:
“Che manchi l’amore nella mia esistenza? O forse ne ho perduto il vero significato?” Devo riuscire a
spogliarmi di tutte queste schiavitù e, se proprio non è possibile eliminarle tutte, riconsiderarle attraverso il
senso cristiano e di fede. La schiavitù d’amore è quella che ci fa riscoprire la fede del cuore e ci affida
completamente all’amore del Padre.
LINA: ringrazio il Signore, tutti e ciascuno perché se sono qui è grazie a voi. C’è stata la riscoperta della
grazia che può essere il campo. Segno del Signore, di Maria, è l’aver scoperto questo documento. Nonostante
il linguaggio un po’ arcaico e, forse, ripetitivo, nella condivisione, è stato bello ascoltare tutti ed avere un’idea
chiara e semplice di quello che è l’amore di Maria per noi. Domani, quando aprirò la porta, a casa, ci sarà ad
aspettarmi una mamma.
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LUCIANA: questo campo è servito per riscoprire il ruolo di Maria nella mia vita. Ero affidata a Maria in modo
superficiale, ora ho capito che devo perseverare. Una grande ricchezza è venuta dal documento, da Don
Guido, dalle testimonianze. Devo mettere in pratica, passo dopo passo, quello che ho ricevuto. Stare con voi è
bellissimo! Difficoltà è mettere in pratica il discorso che se voglio essere libera devo essere schiava, mi devo
annullare. Ho trovato un po’ pesanti i ritmi del campo.
CARLA B: ho aspettato, con grande desiderio, questo campo, con il punto interrogativo del testo. Nel
cammino si è presentato semplice, perché questo “impasto” nella mia vita c’è sempre stato. Salire alla Guardia
per deporre tutto nelle mani di Maria è sempre per me di grande aiuto. Mi porto a casa la traduzione
concreta da vivere nell’umiltà e nel nascondimento, prima in famiglia. Devo mettermi in cammino! Trovo un po’
pesante il ritmo del campo, che è un susseguirsi di “cose”.
CARLA P: obbligatorio è ringraziare il Signore che mi ha ispirato alla presenza e poi ringraziare tutti voi. È
stata una riscoperta di questo atteggiamento di abbandono e di affidamento. Ho vissuto la condivisione in
modo molto ricco, forse più che negli altri campi. Ho trovato profondità e ricchezza. Sento la responsabilità
di tradurre in concreto: il Signore vuole da me una risposta. Mi sono confrontata con queste parole: “Le mie
vie non sono le vostre vie”. Ho sperimentato che siamo l’uno la forza dell’altro. Quest’anno c’è stato un
atteggiamento personale poco accogliente e disponibile. È stato faticoso essere qui, però il Signore mi ha
ripagata di questa scelta perché ho offerto questo disagio. Il Signore ci ricompensa. Dopo due/tre giorni mi
sono ritrovata con la serenità e la gioia di avere fatto questa scelta. Ho potuto vivere meglio i tempi del
Signore, dell’accostarsi a Lui e dell’umiliarci di fronte a Lui. Ho riscoperto l’importanza dell’aspetto umano. Il
campo è importante, per tutto quello che facciamo. Capisco che la mia croce è nulla di fronte a quella degli
altri, nell’amore, nel bene che ci vogliamo. È bello stare con gli amici anche perché ci facciamo due risate.
Grazie!
MARIA: qui al campo mi sono “tuffata” nel documento. È stato notevole ricevere la testimonianza di tante
persone. Mi ha colpito l’accento sul cercare l’umiltà vera; in realtà, quello che si respira, è che una delle cose
che accomuna tutti voi è un atteggiamento di umiltà e semplicità. Per noi più giovani è un insegnamento. È
stato bello vedere come avete accolto me e Lorenzo.
RITA: ho in mente tante cose. I doni sono stati tanti. Ho avuto il senso della presenza di Maria, nelle persone
al meglio di se stesse, in “grande spolvero”. Si stava bene con tutti! È importante essere venuta e sono
contenta che ci fossero Paolo e Maria. Sono felice di aver trattato questo argomento e grata a Don Guido
che ci aveva suggerito questo contenuto. Ho ricevuto il dono di poter riscoprire questo testo, fatto che
ritengo “epocale” per il gruppo. La presenza di Maria c’è sempre stata, nel cuore di ciascuno, ma l’aver visto
trasformarsi il contenuto nella nostra vita e nella proposta che abbiamo ricevuto, è stato qualcosa che si è
aggiunto. Avevo già l’amore a Maria, ma qui l’ho percepita come “via esigente” a Gesù. Ho ritrovato la proposta
della servitù a Maria che è liberazione. Per la grazia che il Signore dà al campo, vedere l’impegno e le
difficoltà, l’impossibilità per me di liberarmi delle schiavitù come nuova sfida. Ho sentito “odore” di libertà,
come al mattino, aprendo la finestra, sento l’aria fresca e desidero mettere fuori la testa e il corpo. Che
cosa vuol dire che Cristo vive in me? Questa frase è esigente e, insieme, liberante. I gruppi sono stati una
ricchezza immensa, che ha toccato apici che mi hanno colpita. Maria è una mamma e non dà solo un pezzo di
pane, ma anche il cioccolatino. C’è un po’ il timore di ripiombare nella quotidianità. Il Signore conduce, anche
se noi abbiamo paura di non farcela.
ROBERTO: il primo sentimento è la nostalgia di non esserci stato. Il secondo è che non ero in linea con
l’argomento, però dall’idea che le preghiere e lo spirito,in settimana ho portato nel cuore la riscoperta di
vivere un sentimento che è la pazienza di Dio nell’avere la speranza che noi arriveremo. Anch’io devo avere la
stessa speranza nei confronti dei fratelli.
ANCA: ci siamo trovati molto bene, Stephane ed io, a parte la prima delusione del non vedere altri bambini.
Stephane si trova bene, anche se non può comunicare bene. Cosa facciamo se non veniamo più al campo? Per
me tutto l’anno è camminare sul filo da sola e, al campo è come per Stephane trovare la seggiola. È più
faticoso camminare da soli, ma bisogna farlo lo stesso. Qualche volta, il mercoledì alle 21, penso: “ Che bello,
sono stanca e non devo andare al gruppo…!” L’incontro è una ricchezza. A Lourdes don Guido ha detto di non
scandalizzarci e di abbracciare tutto. È difficile non scandalizzarci di nulla. Parlando dell’umiltà, Don Guido
ha detto che le critiche non devono crearci disturbi nel cuore, sulla pelle sì, ma non all’interno. Devo sempre
chiedermi: ”Che cosa farebbe Maria?” Difficile dirlo, perché le mie situazioni sono tanto diverse da quelle
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del Vangelo. Ora Don Guido ci ha suggerito di chiederci: “ Cosa farebbe Maria?” L’alternativa possibile è la
pace che devo sentire dentro. Se troviamo la risposta di Gesù, siamo nella pace. Importante, per me avere
l’ora di adorazione settimanale. È per me un lusso, una cosa preziosa. Il vero lavoro comincia adesso.
L’esperienza mi farà conoscere più di quanto dico. Ripenso alle parole: “Guardati dal rimanere con le braccia
conserte!” ma è Maria che fa tutto il lavoro! Dobbiamo avere fedeltà al poco che abbiamo capito. Impegno di
avere a portata di mano questo libretto per ricominciare ogni giorno un pochino.
ENZO: colgo l’occasione per ringraziare per l’esultanza con la quale ci avete accolti. Sono tra persone che mi
vogliono bene. Ho sentito una continuità, anche se non c’è e non ci sarà appartenenza al gruppo. C’è un
vicinanza ed una comunanza ideale. Il tema è approccio lontano anni luce dalla mia sensibilità umana. Nella mia
vita lo scopo è stato sempre cercare Dio. Qualcuno mi ha fatto capire che la domanda “ Dio esiste?” non
avrebbe avuto risposta se non fossi passato da Gesù. Ho cercato di vivere come se Dio esistesse. La Madonna
è una compagna di cammino un po’ particolare, la prima che ha fatto questo percorso con le sue gambe, un
punto di riferimento del quale non posso fare a meno, però non mi ritrovo in certe formule di devozione. La
chiesa ci indica la strada, ma ci sono tanti sentieri diversi, il mio sentiero non passa per certi tipi di
devozione.
LUCIANO: devo dire ”Grazie” a chi ha suggerito questo argomento, per i frutti che ne sono seguiti. Lo
Spirito Santo ha fatto in modo che ciascuno desse il meglio. È stato un chekin fatto da Maria, esente dal
peccato: mi toglie i bagagli superflui, gli arnesi che possono danneggiare, le cose alle quali sono attaccato. Un
grazie particolare ad anca e a Grazia C. per le testimonianze che ci hanno portato. Grazie a tutti perché mi
sono sentito tra amici.
GIAMPIERO: cari amici, grazie a Dio esiste il momento del campo! Questo comprende tutto quello che avete
già detto. Grazie a Maria e a Lorenzo. Il campo è il compendio di un percorso che sta avvenendo in questi
anni. Giovanni Paolo II diceva “Non abbiate paura, spalancate le porte a Cristo!”. Il suo motto era “totus tuus”
ed egli è stato una testimonianza vivente. Grazie per essere stato nei gruppi, c’è il rammarico di non essere
mai stato con Grazia, ma, forse, era giusto così. Avremo modo, in seguito, di portare, insieme, la nostra
testimonianza. Lo Spirito Santo “innaffia” in me Maria, vero albero della vita. Mi ricorderò questo campo per
il canto di Michele. Grazie per avere cantato con noi.
GRAZIA C: ringrazio il Signore per essere al campo. So che l’anno scorso ci eravate vicini. Se sono qui,
quest’anno, è perché qualcuno mi ha incoraggiata. Ho fatto fatica a partire. Grazie per essere parte del
gruppo. Grazie a Don Guido! Bisogna essere concreti! E allora la prima cosa che mi è venuta in mente è
pensare come è soave il giogo di Gesù: è Lui che ci aiuta a portarlo! Ed ecco il passaggio a Maria che ci aiuta
ad arrivare a Gesù. Grignion de Montfort parla a noi dicendo “ Anima cara”. Ho puntato molto su questa parola.
Siamo affidati a Maria. Abbiamo un sentimento particolare nei confronti di Maria. La vera devozione è che
l’anima di Maria sia in noi per glorificare il Signore. Devo rafforzare in me il desiderio di imitare Maria. Devo
chiedermi: “Cosa sono? Cosa voglio? Cosa credo?” Credo che questo Dio sia giusto e ci dona con Maria, per
Maria, il Suo Figlio Gesù. Dio ci ama e ama tutte le anime in modo prezioso. Maria è l’artefice delle grandi
meraviglie, specialmente nel nostro intimo! Devo imparare da lei, umile e nascosta, sapere che Maria ci genera
sempre. Attraverso Maria posso giungere a Dio, a Gesù, allo Spirito Santo. A questo campo ho respirato
un’aria diversa. Vi sento e vi vedo cambiati. Sento la crescita spirituale, l’unità e vi sento sempre più vicini. Il
Signore ha lavorato nei nostri cuori.
M.TERESA: grazie per l’accoglienza gioiosa e per l’affetto che ho sentito in occasione della morte di papà.
Grazie per la catechesi di Don Guido in occasione del funerale. Ho sentito negli ultimi dieci giorni una
presenza dolce e tenera che mi ha sostenuta. Ci sono momenti in cui sentire la tenerezza, la dolcezza, la
confidenza, l’abbraccio caldo a me fa bene al cuore.
MICHELE: ho riconfermato una parola: “abbandono”. Ho sentito forte questo atteggiamento dell’abbandono.
Adesso mi sento adottato dal gruppo, figlio del gruppo ed è per questo che ho chiesto di entrare nel gruppo.
PAOLA: la riflessione di questi giorni è quella che per me venire al gruppo non è mai affrontare un
argomento, ma incontrarlo nella vita delle persone. È importante cercare come queste cose risuonano dentro
di noi. L’argomento di quest’anno me lo ha fatto capire di più. Le nostre situazioni sono diverse a quelle del
tempo di Gesù.La cosa che mi ha colpito è la necessità di arrivare a Gesù attraverso Maria. La fede va
vissuta, incarnata non nel fare ma nell’essere. Gesù ha voluto incontrarci nell’umanità. Maria è questa nuova
Eva. Tutto, in Maria mi fa chiedere: “Come essere come Maria? Come sono diversa?” La ricchezza del campo
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è vedere nei fratelli la presenza del Signore e di Maria. I fratelli vivono del mio oggi e mi fanno capire come
vivere. Grazie per il campo perché i fratelli sono testimoni e mi invitano a raccogliere Maria dentro. Devo
fermarmi e scoprire come fare. È stato un campo molto sereno, molto ricco… Un po’ incalzante il ritmo… mi
pareva di non stare al passo. Michele fa da mediazione tra il Vangelo e la vita quotidiana. Se Maria è
mediatrice ed è figura della Chiesa, arrivo a Dio con la Chiesa, con tutti i fratelli, con quelli che vanno veloci,
con quelli che vanno lenti, quelli che danno scandalo. Michele ci fa riflettere, perché è libero proprio perché è
legato. Dobbiamo essere liberati dalle nostre infermità. Nel mondo, il peccato originale ci spinge
compulsivamente a farci del male.
PAOLO: ho vissuto una bella continuità con il deserto di Cuneo. Avevo bisogno di svago, perché ho passato un
anno surreale. Rimane forte la sensazione di stare bene con voi. È come se noi figli avessimo tanti papà e
tante mamme. È una vicinanza forte, che mi fa sentire “a casa”. Si respira una sensazione di unità, anche se
ciascuno è diverso. Mi sta a cuore la riunificazione dei cristiani perché la Chiesa è una. Il gruppo è una cosa
sola! Imparo e mi nutre per la testimonianza che mi dà. A me giova che si parli di Maria perché l’ho
trascurata tanto. Devo imparare a farmi aiutare da Maria.
LORENZO: è stata una settimana utile per me. Spero che sia la prima di una lunga serie. Per me é come
essere ai piedi di una montagna, senza avere gli strumenti giusti per scalarla. Spero, un giorno, di arrivare a
scalare questa vetta. Ho conosciuto persone “vere” e mi sono sentito parte di questo gruppo; mi sono sentito
in famiglia.
ELSA: il grazie più grande va a ciascuno di voi, per tutta la ricchezza che è scaturita nei gruppi di studio,
nella condivisione. Grazie per ogni momento di incontro, per le sfumature nuove che si scoprono. Chiedo scusa
per le mie insofferenze, per gli spigoli… Questo campo mi ha aiutata ad entrare più profondamente nella
conoscenza e nella devozione a Maria, a capire meglio qual è il suo posto nella storia della salvezza. Tutta la
ricchezza di questi giorni si traduce in una domanda: “ Che cos’era, che cos’è l’anima di Maria ?” L’anima di
Maria è il Figlio che ha concepito,che ha custodito per nove mesi e che,finalmente, ha dato alla luce. L’anima è
il Dio che è entrato in lei, che in lei ha trovato “casa” accogliente. Per non rimanere nell’intellettualismo, ecco,
allora, il risvolto pratico: io so che il primo passo da fare è quello di saper cogliere solo le meraviglie nei
fratelli che mi circondano, perché, spesso, sono più attenta alle mancanze, so rilevare i difetti, quello che a
me non piace, quello che a me disturba. Maria, certo, avrebbe preferito accogliere un Figlio più “normale”, ma
ha fatto spazio in lei proprio a quel figlio. Sicuramente ha osservato, ha guardato, ha meditato, ma senza mai
giudicare le “stranezze” di quel Figlio. Oggi Maria mi chiede l’impegno concreto a lavorare su questo versante,
sullo spigolo del mio essere che vede, spesso, negli altri, i loro difetti: mi chiede di saper accogliere e
valorizzare tutte le qualità, i pregi dei fratelli.
DON GUIDO: non ci sono le situazioni uguali, ma la sostanza è l’atteggiamento interiore, come mi pongo
dentro. “Con quale anima vivo?” L’anima non è una realtà evanescente, è tesoro, è cuore: questo va bene in
tutte le situazioni. Ciò che conta non è gestire le situazioni. Nessuno mi può togliere l’anima, impedirmi di
credere e di amare. Mons. Ferroni, tenuto prigioniero per molti anni, diceva: “Sono impotente, ma sono più
forte di voi perché vi amo ancora…” Questa è la cosa importante: amare. Gesù, sulla croce, ha detto: “Padre
perdona loro…” e a Giuda: “Amico…” Se guardo la situazione, forse la situazione non mi dice nulla, ma se mi
richiamo al cuore… allora… Paolo VI ha detto: “ Sei cristiano? Allora devi essere anche mariano!” Maria è una
componente essenziale della vita di Gesù. Monfort si chiede: “ Sono tanti i devoti veri di Maria?” Sono pochi
quelli che prendono sul serio il loro Battesimo espresso nei tre verbi già ricordati. Questi tre verbi possono
costituire il nostro impegno per il dopo-campo… Il dramma sta nel non mettere la chiave nella porta.
Suggerisco una pagina: “Quale pensiero? Quale sentiero? Quale strada? Quale striscia su cui camminare?” Ci
vuole una strada perseguita, non mille assaggi che rovinano il pasto! C’è un pensiero che, mi pare, possa
riassumere il campo: questo pensiero, che sentimento suscita? Quale accensione? Quale gioia? Quale
interesse? Qual è l’intimo pensiero che da testa diventa cuore? Passare dal pensiero, dal sentimento,
all’azione. Il pensiero, il sentimento si traducono in un atteggiamento. Quale atteggiamento, quale
comportamento assume la mia persona? Mi chiedo: “ Che cosa voglio fare?” Lo scrivo, per ritornarci. Sono
utili anche i segni della devozione, che non è solo un sentimento. Nei venti misteri del Rosario si ripercorre il
mistero della vita di Gesù. Così l’Ave Maria prende significato. Maria è grande perché è relativa a Gesù! Tutto
converge a Gesù perché da Gesù parte. Le dieci Ave Maria del Mistero che viene contemplato funzionano da
timer: sono un tempo per guardare Gesù con gli occhi di Maria. Maria è il “dito” che ci indica Gesù. Il Rosario
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è una educazione ad assimilare Gesù. Possiamo chiedere con insistenza: “O Gesù vivente in Maria, vieni a
vivere in me!” Mi chiedo: “Molti hanno al dito l’anello del Rosario, ma quanto viene adoperato?” L’anello
dovrebbe essere un richiamo facile. Valorizzare il tempo del viaggio, il tempo “morto”, per farlo diventare
tempo di responsabilità. Le parole dell’Ave Maria “adesso e nell’ora della nostra morte” sono i due punti in cui
ci giochiamo tutta la nostra esistenza umana. Così siamo aiutati a non perdere l’essenziale. Il campo è come
una “antifona”, ma poi c’è il “Salmo”, il nostro quotidiano. Atto di consacrazione: potrebbe essere significativo
riprendere il testo e dedicarci del tempo, perché ciascuno possa arrivare a formalizzare questo rapporto di
vera devozione a Maria che è assunzione del Battesimo e poi riformulare le promesse battesimali.
LETTURE S.MESSA: 1 Re 19, 4-8; Salmo 33; Ef 4, 30; 5, 2; Gv 6, 41-51.
OMELIA: questa sera mi riferisco, in modo particolare, alla prima lettura. Il profeta Elia è in cammino; si
stanca, si scoraggia e si vede un fallimento perché si paragona ad altri, migliori di lui. I paragoni sono una
forma di autodistruzione. L’unico paragone che non ci schiaccia e non ci scoraggia è quello con Dio. I paragoni
umani sono solo superbia perché non siamo tenuti ad essere uguali a nessuno, neppure ai Santi che, tuttavia
possono essere dei “compagni di viaggio”. La strada dobbiamo farla noi, perché gli altri non devono sostituirsi
a noi. Dio ci rispetta e vuole che cresciamo! Ci dà le gambe per pedalare, non pedala al posto nostro! Il
profeta arriva a pensare addirittura al suicidio . “Mi siedo sotto un albero e aspetto…” La vita è un cammino e
noi ci siamo resi conto che dobbiamo camminare. Non ci viene chiesto di arrivare sulla vetta, ma di guardare
una mèta e dire: “Decido di partire e faccio un passo”. L’umile ha una meta, una direzione: decide di partire,
vuole partire! Fa un passo e dopo il primo ne fa un altro: così si vive concretamente e non ci si scoraggia.
L’umile fa solo un passo possibile, non va verso una parete inaccessibile. Si chiede: “ Dove voglio andare?” Se
gioco a pallone non perdo mai di vista la porta, anche se cerco di non lasciarmi sfuggire il pallone. Non bastano
passaggi ideali! L’importante è avere una mèta e decidere di voler cominciare. Camminare stanca,è fatica!...
ma se mi interessa, affronto la fatica. Devo camminare con le mie gambe e allora, alzo una gamba, faccio il
primo passo! Per fare questo, occorre il rifornimento. Dio dà il pane ad Elìa per arrivare all’appuntamento,
dove Dio suo Padre lo sta aspettando. Il Pane della Vita mi porta all’appuntamento: il Pane della Vita è Gesù
Cristo, non solo l’ostia che prendo. Gesù Cristo si configura come pluralità di Pane! Devo masticare la Parola di
Dio, devo mangiarla! Non posso pretendere di crescere senza pane! Gesù si comunica a noi nella Parola, nel
Pane consacrato, si comunica nel suo perdono! La confessione è comunione con il Pane di Vita. I “ferri del
mestiere” per crescere in questa strada sono, dunque, la Parola di Dio, l’Eucaristia, la Riconciliazione.
Dobbiamo lasciarci “curare” da Gesù che entra nell’intimo della nostra vita e lì lavora, fa da medico che taglia
e cuce! Ecco come deve essere la nostra vita! Non un “devozionismo” che ci fa vivere con l’impermeabile! Se
vivo con l’impermeabile non mi bagno! Entrano delle idee, ma non toccano la vita, il cuore! Devo chiedermi:
“Con che anima vivo? Non avrò, forse, un impermeabile?” Queste due pagine ci richiamano il senso della vita
spirituale in cammino. Dobbiamo avere una mèta, dobbiamo prendere la decisione di camminare ed avere la
voglia di partire, con Gesù che è il Pane del cammino, che ci fa essere in sintonia con Dio. L’Eucaristia ci
trasmette la vita di Gesù, Pane del perdono che ci guarisce dalle infermità interiori.
DOMENICA 9 AGOSTO
“Io sono il pane vivo disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno” (Gv.
6,51)
LETTURE S.MESSA: 1 Re 19, 4-8; Salmo 33; Ef 4, 30; 5, 2; Gv 6, 41-51.
OMELIA: il Pane del cammino è la Persona di Gesù. Il segreto della vita di Maria è Gesù, non la devozione!
Maria è l’unica che può cantare “al centro del mio cuore ci sei solo tu…” Maria potrebbe cantare queste parole
perché sono il suo “segreto”. Importante, per noi, è avere un punto di riferimento. Le mille strade che
intravvediamo devono diventare una: decido di prenderla e la percorro! Il segreto che Maria ci ha fatto
vedere e sentire, con urgenza particolare, è Gesù il Pane della Vita. L’apostolo Paolo ci dice: “ Siate imitatori
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di Gesù…” Nessuno riesce a copiare Dio: è Gesù che si riproduce in noi e attraverso di noi. Per noi, imitazione
è lasciare che Gesù si riproduca in noi e attraverso di noi. Maria, appena ha ricevuto l’annuncio, già piena di
Gesù, subito si esprime in carità e servizio e va dalla cugina Elisabetta. L’apostolo Paolo ci dà delle indicazioni
che favoriscono la riproduzione, quasi a livello di impegno, ma per assecondare: Gesù passa solo attraverso il
mio “sì”. Se lascio che il Signore domini la mia vita e si riproduca attraverso me, avvengono le cose belle!
Dobbiamo lasciare perdere tutto il negativo, che sono gli sbarramenti (Paolo ci parla di asprezza, sdegno, ira,
clamore, maldicenza… e ogni sorta di malignità…). Quali sono i “sì” che danno a Gesù Cristo la libertà per agire
in noi? Certamente la benevolenza gli uni verso gli altri, la misericordia, la capacità di “sospettare” sempre il
bene, anche quando si vede il male. Gesù Cristo è morto sulla croce e, dunque, il bene c’è sempre! È morto
anche per chi fa il male. La morte e la Risurrezione di Gesù sono presenti in ogni persona…”Perdonatevi…” Se
non c’è perdono non c’è libertà! Devo perdonare anche quello che uno è e che non mi va giù, non solo le grandi
offese! Dobbiamo perdonare limiti, difetti, ma anche pregi e virtù che ci danno fastidio! Dobbiamo saper
perdonare anche a noi stessi quello che siamo. Perdonare come Dio ha perdonato in Cristo a noi. Gesù con noi
è buono e misericordioso e questo ci mette con le spalle al muro. Dobbiamo lasciare che Dio si riproduca in noi
e attraverso noi. Il profeta Elìa guardava solo se stesso. Dobbiamo cambiare lo sguardo: non guardare la
nostra miseria ma lasciamoci affascinare dalla bontà di Gesù che dice a ciascuno di noi: “Alzati e cammina!”
Possiamo cadere mille e una volta, ma l’umile si alza come se nulla fosse e si mette in cammino verso la mèta.
Chiediamo a Maria questo dono!
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2009 - giovani nuovi