Domenica 4 marzo 2012
Lotta all’illegalità
Operazione della polizia, smantellata
un’organizzazione a Villa San Giovanni
Gli specialisti della truffa
Falsificavano documenti per ottenere un lavoro o accedere a un finanziamento
di FRANCESCO TIZIANO
REGGIO CALABRIA Gli specialisti della truffa. Una banda organizzatissima in grado di falsificare
qualsiasi documento e con
gli agganci giusti ubicati
nei posti chiave. Anche negli uffici pubblici: Capitanerie di porto, soprattutto.
La gang della truffa è stata smantellata ieri dai poliziotti del commissariato di
Villa San Giovanni che
hanno operato gomito a gomito con i poliziotti della
Squadra mobile di Reggio
Calabria. L’ordinanza di
custodia cautelare, a firma
del gip del Tribunale di
Reggio Calabria, Cinzia Barillà, su richiesta del pubblico ministero Gabriella
Cama, ha riguardato complessivamente dieci persone: sei in carcere, tre ai domiciliari, una all’obbligo di
firma.
Nome in codice dell’inchiesta “Tutto Truffa”,
«proprio perchè le persone
coinvolte erano in grado di
falsificare documenti di
ogni tipo, dagli attestati di
studio, ai certificati medici,
passando per la voluminosa documentazione indispensabile per ottenere un
finanziamento»
hanno
spiegato in conferenza
stampa in Questura il capo
della Squadra Mobile di
Reggio Calabria, Gennaro
Semeraro, e il dirigente del
commissariato di Villa San
Giovanni, Gregorio Marchese.
Il via alle indagini risale
al 2007. Ad insospettire gli
investigatori della polizia
alcune telefonate intercettate nell’ambito di un’altra
inchiesta. Al telefono gli
uomini dell’organizzazione parlavano a chiare lettere di documenti da fare, di
documentazione in grado
di poter ottenere, di ingresso nel mondo del lavoro ai
marittimi. Favori e concessione in cambio di soldi.
Tanti soldi, a seconda della
truffa da portare a compimento. Gli 007 della polizia
di Villa San Giovanni si
mettono in moto, ricostruendo passo dopo passo
il business fuorilegge
dell’organizzazione con base logistica a Villa San Giovanni.
Spiegano gli inquirenti:
«Abbiamo
individuato
un’associazione criminale
gerarchicamente strutturata, con Mario Bueti che ricopriva il ruolo di promotore, gestore e coordinatore
dell’organizzazione
con
contatti nelle Capitanerie
di porto di Genova e Rimini.
Un gruppo molto ben organizzato, con specialisti della truffa che ricoprivano in
maniera precisa e puntuale
il compito assegnato.
Ognuno al proprio posto,
ognuno, con le proprie capacità. C’era l’esperto del
settore informatico, c’era il
promotore finanziario amico, c’era anche il pubblico
ufficiale delle Capitanerie».
In Liguria e Romagna,
negli uffici della Guardia
costiera, la gang villese,
tramite un “gancio” siciliano, amico di Mario Bueti,
avevano trovato terreno
fertile per le loro truffe. Lì
avevano instaurato contatti con «infedeli pubblici uf-
ficiali delle Capitanerie di
porto», dai quali in cambio
di regali, spesso in mazzette, ottenevano facili imbarchi seppure sprovvisti della
necessaria qualifica lavorativa o della specifica documentazione con attestati
e requisiti. Accertato anche
il finto corso di voga per fare ottenere alle vittime della
truffa l’abilitazione per l’ottenimento del libretto di navigazione funzionale per le
operazioni di imbarco.
Affari facilmente realizzabili grazie ai contatti nel
settore della navigazione di
cui disponeva Mario Bueti,
dal passato caratterizzato
da un’intensa attività sindacale nel settore dei marittimi.
«Ma l’organizzazione era
in grado di realizzare truffe
ad ampio raggio e non solo.
Abbiamo infatti individuato truffe consistenti in
aperture di conto corrente
bancario allo scopo di ottenere carnet di assegni o carte di crediti, oppure la falsificazione di buste paga al fine di accendere conti corrente bancari oppure per
usufruire di finanziamenti» hanno chiarito Gennaro
Semeraro e Gregorio marchese.
Piccole truffe per un giro
di denaro consistente: seppure non definibile. E ad allargare il vortice degli imbrogli si è giunti attraverso
la scoperta, nel corso delle
perquisizione domiciliari
degli indagati, della strumentazione, anche con sofisticate apparecchiature
informatiche, per falsificare, duplicandole, le bollette
dell’Enel e della Telecom.
|
Mario Bueti
La passione
per
la politica
da Dc doc
di FRANCESCA MEDURI
I funzionari della polizia Gregorio Marchese e Gennaro Semeraro
L’INCHIESTA
|
Agganci in Capitaneria e banca
Complici negli uffici di Genova e Rimini e alla Mediolanum di Reggio
REGGIO CALABRIA - Sempre disponibili, sempre a disposizione
gli uomini della gang della truffa
che faceva capo a Mario Bueti.
L’organizzazione fuorilegge di
Villa San Giovanni,
«perfettamente organizzata, con un organigramma ben definito
con la precisa indicazione di ruoli e compiti» rimarcano gli investigatori del commissariato
di polizia di Villa San
Giovanni, era in grado
di esaudire ogni necessità delle persone che bussavano alla loro porta.
Bastava pagare, piccole o grandi mazzette.
Roba anche da una manciata di
centinaia di euro per agguantare
«la documentazione giusta da
presentare al posto giusto».
Organico
completo
con ruoli
e compiti
precisi
L’organizzazione di truffatori
di Villa San Giovanni riusciva a
garantire anche le persone in
grado di accogliere le domande
delle vittime. Indifferentemente
se si trattasse di una speranza di
un lavoro come marittimo a bordo nave, oppure usufruire un finanziamento, accendere un mutuo, aprire un conto corrente per
disporre del carnet di assegni o
carte di credito. Addirittura erano abili, e capace, di falsificare anche la prova che la bolletta della
luce o del telefono di casa fosse
stata pagata all’ufficio postale.
In ogni ufficio il “gancio” perfetto. Anche nelle stanze blindate
di enti pubblici. La gang disponeva di corsie preferenziali e canali
privilegiati nelle Capitanerie di
porto di Genova e Rimini, «Mario
Bueti aveva intrapreso solidi contatti con infedeli pubblici ufficiali
operanti nell’ambito della Capitaneria».
Il raggio d’azione dell’organizzazione truffaldina di Villa San
Giovanni operava anche nel settore finanziario «con la falsificazione di buste paga e sostituzione
di persona al fine di potere accendere conti correnti presso la Banca Mediolanum di Reggio Calabria».
In banca, grazie ai buoni uffici
ed alla complicità operativa di
Salvatore Demetrio Orlando, promotore finanziario una delle persone coinvolte nell’inchiesta
“Tutto Truffa”, si riusciva ad otetnre «per la vitalità dell’associazione che utilizzava anche carte di
credito della Fineco bank, ottenute mediante esibizione di documenti riconducibili a false identità».
f. t.
VILLA SAN GIOVANNI “Non mi piego davanti a
nessuno”. Così Mario Bueti descriveva il proprio carattere, o meglio la propria
persona. Una persona passionale, grintosa, determinata. “Un punto di riferimento per i giovani marittimi, perché i ragazzi mi
vogliono bene e sarò sempre conloro”, spiegaval’allora candidato sindaco. Di
professione marittimo delle Ferrovie dello Stato, da
sempre iscritto al sindacato delsettore, dicedi essere
informatissimo su tutto il
mondo del lavoro marittimo. E poi la carriera politica, iniziata sin da giovanissimo, quando militava nella Democrazia Cristiana.
Dopo la presenza nel
consiglio comunale villese
dal 1998 al 2003, ha continuato comunque a lottare
per il paese, non mancando
mai di esprimere i propri
giudizi e di proporre le proprie idee.
Ci tiene a ringraziare
l'indimenticato sindaco
villese Salvatore Delfino e
l'ex assessore Sarino Greco, coloro che lo hanno stimolato nell'avventura politica, interpellandolo su
tante faccende cittadine,
soprattutto quelle legate
allo sport. Ovvero la grande passione di Mario Bueti,
in gioventù classificatosi
secondo ai campionati italiani di nuoto del Csi.
I numeri dell’operazione “Tutto Truffa”
Sono sei gli arrestati
a quattro il gip concede
l’obbligo di dimora
REGGIO CALABRIA - Sei
le persone arrestate ieri dai
poliziotti del commissariato di Villa San Giovanni e
dagli agenti della Squadra
mobile di Reggio Calabria
nell’ambito dell’inchiesta
“Tutto Truffa”. Altre tre
persone sono state sottoposte all’obbligo di dimora
nel luogo di residenza,
mentre complessivamente
sulla lista degli indagati ci
sono una quarantina di
persone.
I nove destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per
le indagini preliminari di
Reggio Calabria, Cinzia
Barillà, su richiesta del sostituto procuratore della
Repubblica di Reggio Calabria, Gabriella Cama, sono
accusati a vario titolo di associazione per delinquere
finalizzata alla truffa e fal-
sificazione di documenti.
Gli arrestati sono Mario
Bueti, di 57 anni; Rosario
Bueti (59), Ivan Stefano
Gaetano Paladino (33),
Giovanni Papalia (32),
Gaetano Saccà (53) e Salvatore Demetrio Orlando
(36). L’obbligo di dimora è
stato disposto per Placido
Magenta (58), Giuseppe
Branca (46) e Maurizio Lo
Duca (48). Un’altra persona nei confronti della quale è stato disposto l'obbligo
di dimora risulta irreperibile.
«L’inchiesta si è articolata attraverso numerose intercettazioni telefoniche,
acquisizioni documentali e
testimonianze che hanno
permesso di ricostruire
l’organigramma dell’associazione» hanno spiegato
gli investigatori in conferenza stampa.
Mario Bueti
Gaetano Saccà
Ivan Paladino
Salvatore Orlando
Giuseppe Branca
Placido Magenta
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6 Primo piano
L’iniziativa proposta dal Quotidiano per l’ 8 marzo
Tre
foto
e una
mimosa
Ancora tante adesioni
ANCORA adesioni alla proposta lanciata
in un editoriale dal direttore del Quotidiano, Matteo Cosenza, di dedicare l’imminente 8 marzo a tre donne speciali: Giuseppina Pesce, Maria Concetta Cacciola e
Lea Garofalo. La prima è la collaboratrice
di giustizia che sta contribuendo a far portare avanti importanti inchieste contro le
cosche dellaPiana di Gioia Tauro.Le altre
due, entrambe accomunate dalla scelta di
collaborare rompendo con contesti criminali sono morte: Maria Concetta indotta al
suicidio e Lea sciolta nell’acido. Tre donne
che hanno fanno scelte coraggiose. Tutti
gli interventi e le adesioni all’iniziativa
che sono stati pubblicati fino ad oggi sono
online sul sito del Quotidiano, all’indirizzo www.ilquotidianodellacalabria.it
Giuseppina Pesce
Maria Concetta Cacciola Lea Garofalo
L’onore di fare
il proprio dovere
segue dalla prima
volano anche a nozze. Questa volta però la
storia non solo si complica ma si tinge anche di giallo.
Lui, Fabrizio Pioli, 38 anni, elettrauto di
Gioia Tauro, conosce Simona Napoli. I due
si innamorano - è l'amore si sa non è mai
virtuale - ma c'è un problema e non di poco
conto, lei è sposata.
Nasce una relazione clandestina. Giovedì 23 febbraio s' incontrano nuovamente e
sempre di nascosto.
Sarà anche l'ultima volta che si hanno
notizie dell'uomo. Si teme, come si dice in
gergo, un caso di lupara bianca. Siamo in
Calabria, ed in questi casi o in altri simili,
la scomparsa finisce sempre o quasi nella
morte del soggetto implicato. Le autorità
hanno già provveduto ad arrestare il fratello della donna mentre si sta cercando il
padre per ora latitante.
L'accusa è pesante: omicidio ed occultamento di cadavere.
In generale in tutto il Meridione, e non
solo in Calabria, questo delitto viene considerato “d'onore”. Magari la famiglia
non appartiene ad alcuna 'ndrina, ma la
logica è esattamente quella. Rispecchia,
insomma, quella sorta di mentalità mafiosa - di cui scrivevo giorno 11 febbraio dalle
pagine di questo giornale - così difficile da
scardinare è più pericolosa della stessa 'ndrangheta. A tal proposito, vorrei ringraziare Mario Muzzì, che ha colto lo spirito
della lettera del mio articolo, iniziando ed
invitando ad serio dibattito al quale fin'ora in pochi, purtroppo, hanno aderito. Nonostante le solite “orecchie da mercante”,
qualche cosa anche in Calabria sta cambiando.
La donna di appena ventiquattro anni e
già madre di un figlio che ne ha quattro, è
decisa a parlare e lo sta già facendo a tal
punto che le forze dell'ordine l'hanno messa in località segreta e protetta per evitare
che anche lei faccia brutta fine. Un delitto
d'onore per difendere l'onore di famiglia,
una storia di altri tempi che succede ancora anche nel Terzo millennio. Ma chiediamoci: cosa c'è di così onorevole in un delitto, in un qualsiasi omicidio, o crimine di
ogni genere?
Il paradosso è coloro che fanno parte delle varie realtà mafiose vengono chiamati
“uomini d'onore”, che appartengono insomma “all'onorata società”, tale status
una volta acquisito, cessa soltanto con la
morte; il mafioso, quali che possano essere le vicende della sua vita, dovunque risieda in Italia o all'estero, rimane sempre
tale, uomo d'onore appunto. In antropologia diversi studiosi, specialmente di scuola nordamericana o comunque anglosassone, non fanno alcuna differenza fra l'onore e la prevaricazione.
Tale assimilazione concettuale nasce,
guarda caso, dall'osservazione precipua
del presunto onore mafioso e non contempla affatto la storia europea-continentale
del concetto, né le sfumature di significato comuni invece alle lingue neolatine fra
le varie accezioni e dunque fra i diversi utilizzi dello stesso termine; cosicché, in tali
ambienti di studio, l'onore socialmente accettabile, ed anzi meritorio, scompare senza lasciare traccia dinanzi al deviato “onore” delle consorterie criminali.
Secondo queste teorizzazioni, culture
dell'onore compaiono tipicamente tra le
genti nomadi e tra quelle dedite alla pastorizia, che portano con sé le loro proprietà
più preziose perché rischiando di vedersele sottratte, non possono fare ricorso all'applicazione della legge o al governo.
In questa situazione, sempre secondo
questi studiosi (e con l'autorevole avallo a
latere del Machiavelli), ispirare timore co-
| LA LETTERA |
Una mimosa anche
per Simona Napoli
EGREGIO Direttore, come
lei sicuramente saprà,
un'altra donna ha iniziato
a collaborare con la giustizia. Due giorni fa Simona
Napoli ha deciso di dire basta alla violenza mafiosa
della propria famiglia d'origine. Si è presentata alle
forze dell'ordine e ha chiesto di parlare con il Procuratore di Palmi Giuseppe
Creazzo.
La donna di Melicucco,
sposata con un uomo che
lavora da anni al nord Italia, aveva una relazione
extraconiugale con Fabrizio Pioli, un bravo ragazzo
di Gioia Tauro. Quando il
padre di lei, Antonio Napo-
li, e il figlio Domenico scoprono la relazione Fabrizio
viene ucciso ed il corpo occultato. Per il padre ed il
fratello, l'onore si lava col
sangue, come se il sangue
di un ragazzo fosse candeggina.
Mi permetto di proporle,
di dedicare una mimosa,
oltre che a Lea, Giuseppina
e Maria Concetta, anche a
Simona Napoli che è un
esempio da seguire nella
lotta agli "uomini del disonore".
Mario Congiusta
(papà di Gianluca , vittima innocente di altri
uomini nati e vissuti
senza onore).
Lo striscione con la foto di Lea Garofalo davanti all’altare durante i funerali della donna
stituisce una strategia migliore del promuovere l'amicizia e coltivare una reputazione di vendetta rapida e sproporzionata
aumenta la sicurezza della persona e della
proprietà.
Sempre secondo questa corrente di pensiero, «una volta che una siffatta cultura
dell'onore - o meglio, dell'onore mafioso esista, sarà difficile per i suoi membri
cambiarla per un cultura della legalità,
dell'amicizia, del rispetto per chi fa il pro-
prio dovere; questo richiederebbe che le
persone diventino volenterose a rinunciare e rifiutare di reagire immediatamente,
e dal punto di vista della cultura dell'onore, questo appare come una debolezza ed
imprudenza».
A questo punto qualcuno forse sarà tentato di chiedersi: ma se ci si mettono pure
gli studiosi ad avvallare certe teorie allora
chi mai, o cosa, potrà salvarci? Dicevamo
sopra che qualcosa sta cambiando. Il cam-
biamento sarà possibile se ci saranno molte persone che come la giovane donna e
madre Simona Napoli, avranno il coraggio della denuncia, della reazione di fronte ad ogni logica di prevaricazione, di prepotenza, di menzogna, di sfruttamento, di
collusione e di corruzione.
Questo ci salverà: il vero onore di ogni
uomo e donna, semplicemente fare il proprio dovere.
Ennio Stamile
Catene
spezzate
La proposta lanciata per l’otto marzo dal Quotidiano della Calabria sta trovando larga eco anche sulle testate nazionali. Nell’edizione di ieri
di Repubblica, l’editorialista
Michele Serra non solo ne ha
parlato nella sua rubrica
“L’Amaca”, ma ha anche aggiunto la sua alle migliaia di
adesioni che continuano ad
arrivare in redazione. Pubblichiamo di seguito integralmente il contenuto della
rubrica.
IL Quotidiano della Calabria
chiede di dedicare il prossimo otto marzo a Lea Garofalo, Maria Concetta Cacciola,
Giuseppina Pesce. Sono tre
donne nate in famiglie di
’ndrangheta che si sono ribellate al loro destino. Il patriarcato assassino che regge le sorti di quello sventurato pezzo di Italia ha ucciso la
prima (Lea) e ha costretto al suicidio la
seconda
(Maria
Concetta). Giuseppina è riuscita a
fuggire ed è testimone di giustizia, a
nome suo e di tutte
le persone libere. Al
Quotidiano arrivano migliaia di adesioni. Aggiungo L’editorialista di Repubblica Michele Serra
anche la mia. Chi
ritiene l’otto marzo una ri- di un branco; e fanno delle
correnza inutile, fuori tem- donne le custodi mute e sotpo massimo, rifletta sulla tomesse di quella catena di
condizione di assoggetta- sangue, avidità e oppressiomento e umiliazione che ha ne. Se a disobbedire è una
spinto Lea, Maria Concetta, donna, l’intera catena riGiuseppina al martirio e alla schia di spezzarsi. Alle donfuga. “Famiglia”, nel meri- ne, nella maggior parte di
dione d’Italia, è spesso paro- questo pianeta, si adatta perla di spietata ambiguità. Ri- fettamente ciò che Marx dismanda alle mafie, ai vincoli se dei proletari: non hanno
ferrei e spesso mostruosi che da perdere che le loro catefanno di ogni individuo non ne.
una persona, ma il membro
Michele Serra
Ecco come
aderire
all’iniziativa
Buonasera, come si può aderire all'iniziativa in oggetto?
Ivano Stelluto
[email protected]
Intanto aderisce anche con
questa telegrafica mail o, se
vuole, con un messaggio più
ampio. Poi la invitiamo a partecipare ad una delle tante manifestazioni che l’8 marzo si
svolgeranno in varie città della Calabria per iniziativa di
istituzioni, associazioni e organizzazioni politiche e sindacali.
Le ricordo in particolare
quella promossa dalla Cgil per
le 9,30 al Museo Militare nel
Parco delle biodiversità a Catanzaro, quella del liceo scientifico di Rosarno per le ore 16,
quella del Comune di Cutro per
le ore 10,30 e i due appuntamenti serali di Lamezia e San
Pietro a Maida nell’ambito della settimana interamente dedicata alle tre donne.
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7
Speciale
Domenica 4 marzo 2012
Calabria violenta
Decine di carabinieri hanno setacciato
tutta l’area della Piana senza esito
Fabrizio sparito nel nulla
Ancora senza esito le ricerche dell’elettrauto di Gioia Tauro e del probabile omicida
di MICHELE ALBANESE
GIOIA TAURO – Continuano parallelamente le ricerche del corpo di Fabrizio Pioli e le indagini per ricostruire le fasi drammatiche della sua
sparizione dopo l’ultimo incontro
conSimona Napoli,laragazza diMelicucco con la quale aveva intessuto
una relazione e lo scontro che il giovane elettrauto di Gioia Tauro ha
avuto con il fratello e con il padre di
Simona. I Carabinieri ormai da una
settimana ormai stanno perlustrando palmo a palmo un triangolo di territorio tra i centri urbani di Melicucco, Gioia Tauro e Rosarno. Al centro
delle ricerche in particolare il Bosco
di Rosarno, dove si suppone che possa essere stato occultato il corpo del
giovane di Gioia Tauro e la sua auto la
Mini Cooper di colore nero con il tettuccio bianco. L’attività di ricerca si
svolge anche con unità cinofile e con
il supporto dell’elicottero, ma anche
con l’impiego di decine di militari
dell’Arma che sul terreno analizzano
ogni possibile traccia. La convinzione degli inquirenti di setacciare il Bosco di Rosarno e le zone immediatamente limitrofe deriverebbe dal fatto
legato all’indicazione fornita dalla
ragazza che ha ammesso di aver visto per l’ultima volta Fabrizio discutere animatamente con il fratello e il
padre proprio in prossimità dello
svincolo autostradale di Rosarno.
Pergli inquirentiFabrizio quelgiorno stesso è stato ammazzato e fatto
sparire nel nulla. Una consapevolezza che deriva non solo dal racconto
della giovane donna di Melicucco ma
anche da una serie di intercettazioni
telefoniche e ambientali che sarebbero inequivocabili che inchioderebbero i due Napoli di Melicucco, uno dei
quali,Domenicodi 22annigiàtratto
in arresto. Nell’ordinanza emessa
dal Gip che ha convalidato il fermo
del fratello di Simona, si fa riferimento alla registrazione di alcune
immagini riprese nella Caserma dei
carabinieri di Gioia Tauro dove erano stati portata la famiglia Napoli. Ci
sono Simona, il marito di quest’ultima, il fratello Domenico e la madre. Il
padre già allora si era reso irreperibile . In quelle registrazioni Simona e la
madre vengono fatte attendere in
una stanza e Vincenzo e Domenico in
un'altra. Inconsapevoli di essere registrati, i quattro cominciano a dia-
Fabrizio Pioli
logare e a fare gesti che per investigatori sarebbero inconfutabili. In
particolareVincenzo chiedeaDomenico del suocero (Antonio Napoli
ndr.) e il cognato gli avrebbe detto
che sarebbe andato a trovare un terreno per gettare Fabrizio Pioli. Non
solo, Vincenzo ad un certo punto
sempre rivolgendosi al cognato
avrebbe mimato l’uso di una pistola .
Ma non solo, in mano alla Procura vi
sarebbero anche altre intercettazioni telefoniche tra soggetti della famiglia Napoli ritenute inequivocabili
sulla fine che avrebbe fatto il giovane
elettrauto. A tutto questo si aggiungerebbero le dichiarazioni messe a
verbale dalla ragazza protagonista
di questa incredibile vicenda. Simona avrebbe raccontato che il giorno
della sparizione Fabrizio era andato
a casa sua a Melicucco con la Mini
Cooper e che l’avrebbe parcheggiata
di fronte casa. Poi per evitare sospetti
avrebbero deciso che Fabrizio «dovesse andare via di corsa – racconta
Simona – perché chiaramente i miei
sospettavano. Siamo usciti insieme,
prendendo ciascuno di noi il proprio
veicolo. Dietro ci sono venuti i miei
genitori. Ho visto precisamente mio
padre uscire di corsa di casa ed entrare nel Fiorino. Io ho preso direzione
verso il paese –afferma la donna –Fabrizio verso la superstrada. Mio padre non lo conosce nel modo più assoluto. Per mio padre era una cosa gravissima averlo visto uscire da casa
mia. Mia madre si è fermata davanti
casa mia con la sua Fiat Panda. Io mi
sono diretta all'asilo a prendere mio
figlio». La ragazza racconta quindi
di aver imboccato «la strada di Rosarno. All'imbocco ho visto il Fiorino di
mio padre e la macchina di Fabrizio, e
loro due litigare. Mio padre mi ha visto passare e ha fatto il gesto di fermarmi, allargando le braccia. In
quel momento ho notato che nella
mano destra aveva la pistola. La stessa pistola – sostiene – che mio padre
aveva anche se non è detentore legittimo. Io avevo visto quella pistola in
casa. La teneva all'interno di un gallinaio». Dopo la breve parentesi sul
padre, Simona ritorna a raccontare
quello che ha visto allo svincolo autostradale. «Fabrizio era appoggiato al
finestrino della macchina – dichiara
la donna –. Ho visto che erano agitati
entrambi. Le due macchine erano parallele e loro si trovavano in mezzo ai
veicoli. Nonmi sono fermata eho imboccato la strada per Gioiosa Jonica.
Quihoincrociato miofratelloDomenico a bordo di una 500 bianca. Mio
fratello certamente andava da mio
padre. Secondo me mio fratello aveva
solo il compito di disfarsi della macchina di Fabrizio. Non che lo abbia, se
morto, potuto uccidere». Poi Simona
è andata dei carabinieri e raccontare
tutto.
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Primo piano 9
Domenica 4 marzo 2012
24 ore
in Calabria
L’iniziativa dell’assessorato alle Attività produttive
Secondo il sindacato è al 13%
Idee per 800 nuove imprese
proposte dai banchi di scuola
Disoccupazione
Commissione e Cisl
litigano sui numeri
CATANZARO – Sono stati
coinvolti 78 tra istituti ed
università, oltre 3.800 studenti interessati, 800 idee
imprenditoriali elaborate,
circa 1000 registrazioni sul
portale ufficiale (www.impresapossibile.it) e 28 testimonianze. E’ il bilancio dell
progetto “Nuovi giovani
imprenditori” che l’assessorato regionale alle Attività produttive ha avviato,
con la fondazione Field. Si
tratta della seconda fase del
progetto e il punto è stato
fatto presso il centro agroalimentare di Lamezia Terme.
Dopo i saluti di Mimmo
Barile, Presidente della
Field, i lavori, coordinati da
Pasquale De Pietro, sono
stati introdotti da Caterina
Nano e Barbara Battelli, responsabili per la Fondazione,
rispettivamente,
dell’area animazione e del
progetto N.g.i. le quali hanno illustrato il percorso di
accompagnamento già avviato nelle scuole medie superiori e nelle università,
anticipando le fasi successive. La giornata è proseguita
con le testimonianze di giovani imprenditori calabresi, Sebastiano Caffo, Presidente dei giovani imprenditori di Confindustria Calabria, Giuseppe Pedà, vice
presidente nazionale Confcommercio giovani e Re-
La platea del centro agroalimentare
nato Cantafio Presidente
Confartigianato giovani
Calabria, i quali hanno raccontato al numeroso pubblico presente le loro esperienze personali, sottolineando la complessità che
comporta l’avvio e la gestione di un’azienda, ma anche
la soddisfazione di offrire
prodotti e servizi di qualità.
Caterina Nano ha poi dato alcune indicazioni sul
bando di prossima pubblicazione che consentirà l’avvio di nuove imprese giovanili. L’assessore alle attività
produttive Antonio Caridi,
Scontro tra Gentile e Laratta
che ha concluso i lavori, si è
dichiarato soddisfatto per
la riuscita dell’iniziativa e
del lavoro svolto sul territorio dal Presidente della
Field Mimmo Barile e da
tutta la Fondazione. «Il Progetto Nuovi Giovani Imprenditori – ha affermato
l'assessore Caridi – nasce
dall’attività di concertazione avviata subito dopo il
mio insediamento, con
l’istituzione del Tavolo
dell’Economia La partecipazione di tanti giovani alla
giornata odierna ed a tutte
le altre iniziative realizzate
con la collaborazione delle
università e degli istituti
scolastici è una dimostrazione che per creare sviluppo bisogna fare rete ed impegnarsi per il raggiungimento di un obiettivo comune. L'amministrazione regionale sta operando per
mettere in campo altri progetti necessari a sostenere
la crescita del nostro territorio ed oltre al bando di
prossima pubblicazione a
breve presenteremo al partenariato gli strumenti che
faciliteranno l'accesso al
credito delle imprese».
REGGIO CALABRIA – Secondo la Cisl calabrese il tasso di disoccupazione in Calabria è al 13%. Un dato non veritiero secondo il docente di
Politica Economica dell’Università di Reggio Calabria e
consulente scientifico della
Commissione regionale per
l’emersione, Domenico Marino, perché quelli certificati dall’Istat per il terzo trimestre 2011 (ultimo disponibile per i dati regionali) dice altro. «Non è dipingendo a tinte fosche il mercato del lavoro calabrese che si risolvono
i problemi», commenta il
prof Marino. «Si confronta
in primo luogo un dato mensile, quello di gennaio 2012
per quanto concerne il dato
nazionale, con un dato regionale (13%) che è trimestrale e di cui non viene indicato il periodo (non siamo
peraltro riusciti a trovare
questo dato fra le statistiche
ufficiali). Viene poi indicata
la cifra di 570.000 unità come indicativa delle forze lavoro calabresi. Questo dato è
sbagliato perchè le forze lavoro in Calabria si attestano
negli anni fra 630.000 e
700.000 unità. Forse per un
imperdonabile errore (da
bocciatura ad un esame di
primo anno di statistica economica), si confondono gli
occupati con le forze lavoro». «I dati ufficiali dell’Istat
– prosegue Marino – dimo-
strano che non è vero che in
Calabria nel 2011 la disoccupazione galoppa, anzi si registra una sostanziale tenuta del sistema calabrese. La
verità inconfutabile è che la
Calabria (può anche sembrare paradossale, ma è cosi) fa
registrare una buona performance su una serie di indicatori socio-economici-occupazionali proprio nel pieno della crisi e dove regioni
importanti fanno molto peggio. Il terzo trimestre 2011
vede un tasso di disoccupazione al 10,7 % (da ricordare
che appena una diecina di
anni fa eravamo a circa il
20%) e un aumento degli occupati rispetto al primo trimestre 2011 di +44 mila unità. Le tendenze per il quarto
trimestre ci dicono che o la
Calabria terrà o addirittura
migliorerà ancora. Sparare
cifre a caso non giova alla
Calabria». «I veri problemi
del mercato del lavoro calabrese –conclude Marino –sono la bassa partecipazione al
Mondo del lavoro, l’elevato
livello di sommerso (seppure, ormai, in decrescita costante dal 2004, passato dalle 210.000 unità alle attuali
138.000) grazie alle politiche di emersione) e la precarietà. Sono questi i temi su
cui un sindacato dovrebbe
dire la sua e sicuramente fa
bene a chiedere un Piano per
il lavoro».
Secondo i legali ha chiarito la sua posizione nell’interrogatorio
Edilizia sociale, inviati
i decreti alle aziende
in graduatoria
Il poliziotto arrestato con l’accusa di aver svelato indagini in corso
Concessi i domiciliari a Doldo
CATANZARO – E scontro
tra l’assessore regionale ai
Lavori pubblici Pino Gentile
e il deputato del Pd Franco
Laratta in merito alla realizzazione di alloggi di edilizia
sociale. «E' proprio il caso di
dire che «non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire»,
commenta Gentile che ricorda al deputato che il bando è
stato revocato «dopo un’attenta valutazione giuridica e
tecnica», perché «non potevano essere affidati con un
bando a sportello 155 milioni di euro, emanato in campagna elettorale, solo a cinque imprese e in gran parte
localizzate solo in una parte
del territorio calabrese. Su
quel bando pendevano trentatrè ricorsi presso il Tar della Calabria. Con il nuovo bando saranno 33 le imprese beneficiarie, 49 le cooperative,
e 39 tra Comuni e Aterp.
Inoltre nella graduatoria sono entrate anche le Università di Cosenza e Catanzaro».
Gentile ha annunciato che
venerdì «sono partite le lettere dei decreti ai beneficiari e
le imprese devono aprire i
cantieri entro 180 giorni».
«Quindi dai fatti si evince
che l’on. Laratta - aggiunge
Gentile - farebbe bene a documentarsi prima di disquisire su argomentazioni che
non conosce e per una volta
la smettesse di esibirsi con
dichiarazioni inutili. Confermo che ci sono stati inte-
ressi che mi hanno spinto alla revoca e sono quelli di migliaia di calabresi che ancora non hanno una casa e noi
con questo bando vogliamo
dargli un’opportunità. Da
parte mia – conclude Gentile
– non ci sarà spazio per ulteriori e inutili repliche nei
confronti di chi come l’onorevole Laratta “uomo facile
ai comunicati” ha evidentemente tanto tempo a disposizione per scriverli, non avendo altro di più utile da fare».
La replica del deputato
non si è fatta attendere annunciando un’interrogazione parlamentare al presidente del Consiglio Monti e
al Ministro delle Infrastrutture e lavori pubblici Passera per chiedere «se non ritenga opportuno attivare un
controllo specifico al fine di
verificare la correttezza e la
trasparenza degli atti relativi alla prima e seconda graduatoria di imprese in ordine ai bandi; Laratta chiede al
Ministro quali siano gli
aspetti «giuridici e tecnici»
che hanno spinto l'assessore
ai Lavori pubblici della Regione Calabria a revocare il
bando emanato a marzo del
2009 e non come erroneamente riporta il Gentile «in
campagna elettorale». Di accertare la presenza di imprese riconducibili a esponenti
politici calabresi e se vi siano
o meno conflitti di interessi».
di CLAUDIO CORDOVA
REGGIO CALABRIA - Torna a casa, seppur in regime
di arresti domiciliari, Bruno Doldo, il poliziotto accusato dalla Dda di Reggio Calabria di aver passato notizie riservate a soggetti gravitanti nell’ambito della
‘ndrangheta cittadina. Al
termine dell’interrogatorio di garanzia, al cospetto
del Gip Antonino Laganà, il
legale di Doldo, l’avvocato
Antonino Curatola aveva
infatti avanzato un’istanza
di scarcerazione, su cui anche il pubblico ministero
Marco Colamonici, titolare
del fascicolo d’indagine,
aveva riservato il proprio
parere. A detta della difesa,
infatti, Doldo era già riuscito a chiarire la propria posizione nel corso del lungo interrogatorio,
tenutosi
all’inizio della settimana,
dopo l’arresto del poliziotto, scattato nella serata di
sabato scorso, nell’ambito
di quella che gli inquirenti
hanno convenzionalmente
denominato
operazione
“San Giorgio 2”.
E stando alle accuse della
Dda, Doldo avrebbe proprio
favorito illecitamente Domenico Condemi, un soggetto che gli inquirenti collocano nell’ambiente criminale del rione San Giorgio
Extra. Lo stesso ambiente
che avrebbe appoggiato dal
Bruno Doldo (in primo piano) mentre scorta Piero Grasso
punto di vista elettorale il
consigliere comunale Giuseppe Plutino, eletto alle ultime consultazioni elettorali nello schieramento di
centrodestra e arrestato alcune settimane fa per concorso esterno in associazione mafiosa. E Doldo di Plutino è peraltro il cognato:
stando all’ipotesi investigativa, il poliziotto avrebbe
rivelato a Condemi la presenza di microspie all’interno dell’autovettura Fiat
Panda, al fine di aiutarlo ad
eludere le investigazioni in
atto nei confronti dello
stesso Condemi da parte
della Squadra Mobile di
Reggio Calabria, che ormai
da mesi ha nel proprio mirino le attività delle cosche
Borghetto-Zindato-Caridi,
egemoni nel rione San
Giorgio Extra e federate al
più potente e blasonato
clan Libri, originario di
Cannavò.
In discussione, dunque,
la fedeltà allo Stato di Doldo, per anni in servizio alla
Digos della Questura di
Reggio Calabria e da qualche mese aggregato all’Ufficio Scorte, con funzione
di tutela a magistrati e personalità politiche. Tra gli
altri, infatti, Doldo ha svolto il servizio di scorta ad al-
cuni magistrati della Procura di Reggio Calabria,
ma anche all’attuale Presidente della Giunta Regionale, Giuseppe Scopelliti,
fino al lavoro effettuato nel
corso dell’ultima visita del
Procuratore Nazionale Antimafia, Piero Grasso, nella
provincia di Reggio Calabria.
Sono state soprattutto le
conversazioni intercettate
tra Domenico Condemi e
Giuseppe Esposito a indirizzare gli inquirenti su
Doldo che, comunque, nel
corso del proprio interrogatorio ha fermamente negato ogni addebito. Nelle
conversazioni captate dalle
cimici della Squadra Mobile, infatti, Condemi ed
Esposito fanno espliciti riferimenti alla microspia
scoperta nella Fiat Panda,
interrogandosi su quali discussioni il dispositivo abbia potuto captare nel corso
dei mesi in cui è stato attivo.
Infine, il riferimento a un
poliziotto, indicato dagli
inquirenti in Bruno Doldo:
«Se va e gli chiede in quale
informativa è, glielo dicono a lui…gli dicono cazzi!
Quelli sono in un’altra
squadra, se n’è andato dalla Digos lui!». Frasi che
hanno tenuto l’agente in
galera per una settimana,
fino all’attenuazione della
misura cautelare con gli
arresti domiciliari.
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Domenica 4 marzo 2012
Domenica 4 marzo 2012
All’iniziativa di “ReggioNontace” la confessione dell’imprenditore del settore oleario di Cittanova
«Dal dramma al riscatto sociale»
Michele Luccisano racconta il suo calvario nella morsa dei cravattari
quegli anni di vessazioni e paure,
di ROBERTA PINO
“ho pagato per quella scelta - dice ma da quel momento è iniziato il
PER la prima volta parla della sua
vicenda pubblicamente. E sceglie mio riscatto morale - e aggiunge di farlo attraverso il movimento anche se mi sono sentito abbandoReggioNonTace. L'imprenditore nato dalle istituzioni”. Ora che è fidel settore oleario di Cittanova, nito tutto, chiama in causa la soMichele Luccisano, vittima di cietà civile.
Negli ambienti giudiziari sente
usura, racconta di questo fenomeno criminoso testimoniando la parlare di Padre Giovanni Ladiasua esperienza all'auditorium na e del movimento Rnt, avverte
dell'Opera Antoniana - santuario immediato il bisogno di diffondedi Sant'Antonio - dove il giorno tre re la sua storia, per sviscerarne i
di ogni mese Rnt si ritrova per molteplici aspetti. Comincia così a
l'assemblea pubblica. E' una sto- parlare della differenza tra vittime di estorsione e quelria che ricalca il meccale di usura, “vittime di
nismo tipico dell'ususerie A e di serie B”.
ra.
“La diversità - dice Un imprenditore si
sta anche nella legislatrova in difficoltà fizione, la difficoltà degli
nanziarie e, trovando
usurati di attingere al
chiuse le porte delle
Fondo di Solidarietà
banche, si trova coprevisto dalla legge
stretto a rivolgersi ad
44/99 è maggiore riun
intermediario
spetto agli estorti”. Si
(spesso si tratta di un
sofferma, quindi, sugli
amico) che lo agevola
intoppi burocratici e
nella concessione del
sul nodo delicato delle
prestito.
banche, “che chiudono
Sembra tutto sem- I presenti all’iniziativa
i rubinetti del credito”.
plice, ma presto l'im“Il ruolo delle banche
prenditore si accorge
è essenziale, non posdi essere incappato in
sono prescindere dalla
una rete di “finanziarealtà socio-economica
tori” che pretendono
in cui operano. La legla restituzione del cage 108 prevede il fondo
pitale con interessi oldi prevenzione usura
tremodo fuori dalla leche non viene utilizzagalità. Cominciano,
to - afferma - c'è un sicosì, le intimidazioni,
minacce, i furti e l'imprenditore si stema che deve venir fuori”.
Quella di Michele Luccisano è
trova davanti a un bivio, denununa storia raccontata, sono miciare o tacere e subire.
Michele Luccisano non ha ta- gliaia, invece, quelle che rimanciuto. Ha denunciato i suoi perse- gono nel silenzio. “Forse sarò un
cutori ed è di circa un mese fa la sognatore - conclude - però mi ausentenza di primo grado che li guro un riscatto civile e solo stancondanna. Si tratta del processo do tutti insieme, istituzioni, poli“Tentacolo”, con cui i giudici di tica, magistratura, associazioni e
Palmi hanno inflitto pene per 26 società civile è possibile vincere
anni di reclusione a quattro per- questa battaglia”.
E la proposta di padre Ladiana
sone di Gioia Tauro imputate per
di aprire un centro di ascolto per
il reato di usura.
Una vicenda conclusa con il lie- l'usura appare come il segno di
to fine e Luccisano racconta di speranza tanto atteso.
«Mi sono sentito
abbandonato
dalle istituzioni»
Operazione “Epilogo”
Russo a casa
per motivi
di salute
Francesco Russo
E’ TORNATO a casa Francesco Russo, alias ‘o massaru, 49 anni. L’uomo era
coinvolto nell’operazione
“Epilogo” contro la cosca
dei Serraino. Su richiesta
dei suoi difensori, Umberto
Abate e Emanuele Genovese, il Tribunale ha disposto
per l’uomo gli arresti domiciliari per motivi di salute,
in quanto il suo stato non
era compatibile con il regime carcerario. La cosca
Serraino è storicamente alleata del clan Condello. I
Serraino controllano la zona sud e preaspromontana
della città, da San Sperato a
Gambarie.
PADRE LADIANA
«Tutti fingono di non sapere»
«Il nostro obiettivo è di non lasciare soli
quelli che hanno deciso di ribellarsi»
“LA vicenda di Michele Luccisano è una occasione per riflettere, per parlare di qualcosa che in
questa città tutti sanno e tutti
fingono di non sapere”. Non usa
mezzi termini padre Giovanni
Ladiana di ReggioNonTace nell'affrontare un tema che tocca il
90% dei calabresi. “L'usura - dice - è un fenomeno con cui la criminalità controlla di fatto la vita
ordinaria di tutti, uccidendo la
possibilità di un futuro. Il nostro obiettivo è non lasciare soli
quelli che si ribellano e uscire da
qui con proposte concrete”. I dati statistici confermano la pericolosità dell'atto criminoso e la
sua continua espansione.
E' Tonino Perna a descrivere
la vastità del fenomeno, a seguito di ricerche effettuate nella
provincia di Reggio e Messina,
tra il 1994 e il 2009.
“Oggi la presenza di due testimoni così importanti - esordisce
-dà speranza a fronte dei dati
che invece scoraggiano”. Oltre
Luccisano, a testimoniare l'esperienza di vittima di usura,
c'è, infatti, l'imprenditore di
Gioia Tauro Nino De Masi, il
quale ha detto no al ricatto e alle
vessazioni della criminalità organizzata nonchè al sistema del
pagamento del pizzo, raccontando la sua vittoriosa battaglia
contro tre colossi bancari.
Un'altra vicenda positiva. Ma
torniamo ai numeri che di certo
non confortano. “Il fenomeno è
in crescita - dichiara Perna mentre le denunce in calo costante. Sono 600.000 le persone
coinvolte negli ultimi dieci anni”.
Evidenzia, poi, un aspetto interesasnte. “Nell'usura c'è una
stranezza rispetto alle estorsioni - dice - è la vittima che cerca il
carnefice, spesso nascosto sotto
le mentite spoglie di un amico”.
Continua con i dati statistici.
“Dal 2008 al 2011 si sono chiuse
165.000 attività commerciali, di
cui il 40% per usura. Quindi non
è solo una questione di crisi economica”. Per ciò che riguarda le
regioni più colpite “in termini
assoluti c'è Campania, Lazio e
Sicilia, in termini relativi, la Calabria e a seguire la Campania”.
I tempi della giustizia rappresentano, poi, un altro dato interessante emerso dalla indagine
di Tonino Perna. “Il 40% dei casi
si conclude con un rinvio a giudizio dopo 4 anni. La sentenza di
primo grado dopo 3-4 anni e ciò
comporta che molti di questi
procedimenti finiscono in prescrizione”.
Infine un dato curioso che riguarda sempre le due province
dello Stretto.
“Dal 1990 al 2007 ci sono state
789 denunce a Messina contro
le 145 di Reggio. Da noi meno
denunce - conclude Perna - ma la
magistratura è più veloce”.
r.p.
I relatori dell’iniziativa di “Reggionontace”
Cutrupi di “Generazione Futuro” L’analisi del docente Marino
Il progetto di Leonia
«Sulla differenziata «Lavoro, il mercato
avanti così»
calabrese tiene»
Ingombranti
ecco le isole
ecologiche
con le forze lavoro». «I dati
ufficiali dell’Istat –prosegue
– dimostrano che non è vero
che in Calabria nel 2011 la
disoccupazione galoppa, anzi si registra una sostanziale
tenuta del sistema calabrese. La verità inconfutabile è
che la Calabria (può anche
sembrare paradossale, ma è
cosi) fa registrare una buona performance su una serie
di indicatori socio-economici-occupazionali proprio nel
pieno della crisi e dove regioni importanti fanno molto
peggio. Il terzo trimestre
2011 vede un tasso di disoccupazione al 10,7 % (da ricordare che appena una diecina di anni fa eravamo a circa il 20%) e un aumento degli
occupati rispetto al primo
trimestre 2011 di +44 mila
unità. Le tendenze per il
quarto trimestre ci dicono
che o la Calabria terrà o addirittura migliorera ancora.
Sparare cifre a caso non giova alla Calabria». «I veri problemi del mercato del lavoro
calabrese – conclude Marino
– sono la bassa partecipazione al Mdl, l’elevato livello di
sommerso (seppure, ormai,
in decrescita costante dal
2004, passato dalle 210.000
unità alle attuali 138.000)
grazie alle politiche di emersione) e la precarietà. Sono
questi i temi su cui un sindacato dovrebbe dire la sua e sicuramente fa bene a chiedere un Piano per il lavoro».
LA Direzione Tecnica della
Leonia Spa comunica che, allo scopo di favorire le operazioni di conferimento gratuito dei rifiuti ingombranti
ai cittadini, è prevista l’istituzione delle isole ecologiche itineranti presso il Piazzale ex inceneritore a Pietrastorta e presso il Centro Operativo Leonia di Archi, sito
in via Discesa Stazione n.6.
In queste sedi è possibile conferire, in particolare, materassi, divani, mobili, tavoli,
suppellettili, elettrodomestici, frigoriferi, televisori,
computers. Gli orari di apertura seguiranno il seguente
programma settimanale:
Pietrastorta: Lunedì dalle 8
alle 13. Mercoledì e Giovedì
dalle 14 alle 19 C.O. Archi:
Martedì dalle 80 alle 13.00
Venerdì e Sabato dalle 14.00
alle 19.00. Leonia, ricorda
inoltre che è sempre operativa, per la Zona Sud, l’isola
ecologica di Via Foro Boario,
dal lunedi al sabato, dalle ore
7.00 alle 19.00
Viene precisato, infine,
che, conferendo direttamente i rifiuti ingombranti e differenziati presso le Isole Ecologiche, non è dovuto nulla.
Inoltre, è possibile prenotare il ritiro a domicilio, telefonando al numero 096556296. Il prezzo di ritiro al
piano terra per gli ingombranti è di 4 euro al pezzo,
mentre ai piani alti è di 7 euro.
«DIFFERENZIAZIONE rifiuti, proseguire su questa
strada. Non possiamo che
accogliere positivamente
l'impegno per favorire la
corretta differenziazione
dei rifiuti, nella fattispecie
plaudiamo la consegna
porta a porta di kit per lo
smaltimento dei rifiuti organici, composto da appositi contenitori e sacchetti
biodegradabili, da parte
dell'azienda per i servizi
Leonia che sta avvenendo
in questi giorni».
A sottolinearlo è Sebastiano Cutrupi di Generazione Futuro.
«Lo scorso 29 gennaio
durante la nostra iniziativa di sensibilizzazione,
“Differenziamoci” - ha sottolineato - sono stati mostrati dei video per il compostaggio domestico e consegnati dei consigli per un
corretto riciclaggio, riscontrando un ottimo successo; in quell'occasione
abbiamo avuto modo di
confrontarci con molte
persone, constatando come i cittadini siano favorevoli alla differenziazione
dei rifiuti, dimostrandosi
molto civilmente pronti ad
attuarla. Se finora si registra un preoccupante deficit nelle strutture e nell'organizzazione, penalizzando questa prassi, l'iniziativa della partecipata non
può che farci ben sperare
I dipendenti di Leonia
per un futuro in cui sempre
una maggiore percentuale
di rifiuti possa essere correttamente smaltita, con
notevole vantaggio per i costi, ma soprattutto per
l'ambiente. Per tali ragioni
- conclude l’esponente di
“Generazione Futuro” - sarebbe molto più vantaggioso il compostaggio domestico, dunque chiediamo
che sia maggiormente favorito, riducendo ulteriormente i costi di gestione, ed
applicando a chi lo esegue
correttamente delle riduzioni sulla Tarsu, così come avviene in molti altri comuni italiani».
«LA sollecitazione della Cisl
regionale sulla disoccupazione e le dinamiche che l'alimentano è importante, ma i
dati pubblicati ieri vanno sicuramente corretti con riferimento a quelli certificati
dall’Istat per il terzo trimestre 2011 (ultimo disponibile per i dati regionali)». Lo afferma in una nota il docente
di
Politica
Economica
dell’Università di Reggio
Calabria e consulente scientifico della Commissione regionale per l’emersione, Domenico Marino. «Non è dipingendo a tinte fosche – aggiunge – il mercato del lavoro calabrese che si risolvono
i problemi. I dati commentati presentano alcuni gravi
errori metodologici. Si confronta in primo luogo un dato mensile, quello di gennaio
2012 per quanto concerne il
dato nazionale, con un dato
regionale (13%) che è trimestrale e di cui non viene indicato il periodo (non siamo peraltro riusciti a trovare questo dato fra le statistiche ufficiali). Viene poi indicata la
cifra di 570.000 unità come
indicativa delle forze lavoro
calabresi. Questo dato è sbagliato perchè le forze lavoro
in Calabria si attestano negli
anni fra 630.000 e 700.000
unità. Forse per un imperdonabile errore (da bocciatura ad un esame di primo anno di statistica economica),
si confondono gli occupati
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28 Reggio
Dura presa di posizione di Confcommercio sull’escalation criminale a Modena-Ciccarello
«Rione ostaggio della malavita»
Per l’organismo in quel territorio c’è un vero e proprio allarme sociale
AL rione Modena-Ciccarello
è allarme sicurezza. A lanciare l’allarme è la Confcommericio Reggio Calabria. «Dopo
un breve periodo di apparente calma seguitoalla forte denuncia della situazione di
estremo disagio delle imprese del quartiere Modena-Ciccarello, assistiamo purtroppo ad una recrudescenza, anzi ad un sostanziale peggioramento dei reati perpetrati
in quel quartiere ai danni
delle aziende, quanto di semplici cittadini».
Poi si scende nei particolari degli episodio criminale.
«Se scippi, rapine e furti sono
ormai all’ordine del giorno si legge in una nota - altrettanto vero è che la maggiore
preoccupazione viene dalla
spudorata arroganza con la
quale quei fatti criminosi
vengono perpetrati anche in
pieno giorno o comunque in
orari di normale traffico sia
veicolare quanto pedonale».
Per Confcommercio c’è
stata negli ultimi tempi
un’evoluzione criminale. «È
evidente e sempre più sono le
prove che, alcuni danneggiamenti ad attività produttive o il perpetrare con sistematicità delle aggressioni a
danni di clientela di specifici
esercizi, risponda alla recisa
strategia di indurre i titolari
alla cessione d’impresa - scrive ancora Confcommercio Un modus operandi che, se tipico appunto delle cosche di
‘ndrangheta, non appartiene alla cultura e alla filosofia
di chi oggi appare dominare
il quartiere dal punto di vista
malavitoso. Riflessione che
ci fa maturare qualcosa più
del semplice sospetto che,
dietro a tanti di quei crimini,
vi sia una regia ben più articolata di quella che potevano
esprimere una banda di zingari. Temiamo insomma che
vi sia chi tira le fila per acquisire imprese insediate sul
territorio, obbligando i titolari alla vendita e all’abbandono delle loro imprese e questa non è una strategia da
scippatori e da ladri, quanto
più facilmente riconducibile
alle attività di racket e di
‘ndrangheta». Sono diversi
gli interrogativisenza risposta. «Allora, chi è che tira le fila visto che le famiglie egemoni dell’area, sono ospiti e
soggiornano nelle patrie galere? - si chiede Confcommercio - Come riescono da lì a
coordinare una delle attività
principe della ‘ndrangheta
volta proprio dell’acquisizione delle imprese? Se così non
è, a quali cosche hanno “subappaltato” il controllo del
Una delle scritte sulle mura del quartiere di Reggio
loro territorio? Ma, principalmente, chi è vicino ai cittadini e agli imprenditori di
uno dei quartieri più popolosi della Città? Non sappiamo
rispondere a queste domande ma, purtroppo, non sappiamo neanche rispondere a
chi viene scippato con violen-
za ed arroganza dinanzi ai
tanti che comunque non vedono. Non sappiamo cosa dire a chi ha la consapevolezza
che quanto sta subendo in
termini di danneggiamenti e
furti non ha altro fine che
quello di stroncare la sua resistenza ed obbligarlo alla
vendita e a chi vive avendo costantemente dinanzi agli occhi una roccaforte inespugnabile entro cui trova rifugio, delinquenza comune e
spaccio di stupefacenti e,
sberleffa e deride chi, con caparbietà, cerca opporsi alla
loro arroganza. Non sappia-
mo cosa rispondere perché,
ciascuna di quelle persone,
di nostri concittadini, colleghi commercianti, difficilmente può comprendere le
difficoltà di un controllo del
territorio da parte delle Forze dell’Ordine e la possibilità
di garantire una pattuglia di
Polizia o Carabinieri ad ogni
angolo». Infine l’amarezza.
«Forse suscitando le ire di
qualcuno - sottolinea Confcommercio - avevamo scritto tempo fa come, felici della
visita del Presidente della Repubblica nella doverosa
espressione di solidarietà dovuta al procuratore Pignatone, avremmo apprezzato di
più il gesto, lo avrebbe apprezzato l’intera comunità
per la provincia di Reggio Calabria, se analoga sensibilità
fosse stata dimostrata verso
il pizzicagnolo dalla nostra
strada, dal nostro quartiere,
che aveva visto andare in fumo la propria azienda. Una
riflessione che riteniamo legittima poiché troppe sono le
cose che, chi è vittima di quei
fatti, non riesce a capire. Non
riesce a capire, è impossibile
per lui farlo, le difficoltà del
controllo, così come non riesce a capire cosa si attenda ad
intervenire e smantellare un
evidente stato di abuso edili-
Incontro delle due Federazioni il comandante dei vigili urbani e quella polizia provinciale
Fioristi e panificatori antiabusivi
Confronto per contrastare il commercio selvaggio. Allarme igienico-sanitario
CONFCOMMERCIO, Imprese per
l’Italia, la Provincia di Reggio Calabria, il direttivo dell’Assipan, l’associazione Provinciale Panificatori coordinata dal presidente Antonino
Laurendi e il direttivo di Federfiori,
coordinato dal presidente Fortunato
Raffa, hanno avuto un proficuo incontro con il comandante della Polizia Locale, Alfredo Priolo e con Antonino
Crupi, Comandante della Polizia Provinciale. Nell’incontro, dove erano
presenti anche l’assessore comunale
alle attività produttive Paolo Anghelone e il direttore di Confcommercio Attilio Funaro, sono stati rappresentati i
problemi delle due categorie in ordine
ad abusivismo commerciale, violazione delle norme igienico-sanitarie,
nonché di quelle ambientali. Le due categorie, ognuna per le proprie specificità merceologiche, hanno illustrato
modi e modalità con le quali con sistematicitàvengono arealizzarsipesanti
turbative al mercato; in particolare, i
panificatori hanno evidenziato per
l’ennesima volta il fenomeno della ven-
dita del pane in forma ambulante ormai divenuta immagine comune agli
angoli delle strade del capoluogo e delle varie cittadine della provincia. Nel
metodo una palese violazione alle più
elementari norme igienico/sanitarie
mentre, nel prodotto, l’impossibilità di
poter tracciare ingredienti e sistemi di
cottura utilizzati per confezionare il
pane posto abusivamente in vendita.
Ormai, per la categoria, è palese trovarsi dinanzi ad una rete organizzata e
coordinata nell’abuso e nell’illecito, ricorrendo spesso anche all’utilizzo di
minori forse proprio per le difficoltà
che quelli comporterebbero alle forze
di vigilanza deputate all’intervento. Il
presidente Laurendi ha voluto richiamare l’attenzione dei rappresentanti
delle polizie locali anche su altri fenomeni quali, insieme all’ingannevole
utilizzo dell’insegna panificio esposta
da chi, al più,potrebbe definirsi panetteria, si aggiunge sempre più frequentemente la sfacciata pubblicità effettuata anche da esercizi in sede fissa di
specifiche tipologie di pane con prove-
nienza geografica precisa, ad esempio
e solo per citarne uno, pane di Platì dove, tale è la diffusione dell’offerta, da
apparire incoerente con la capacità di
panificazione di quelle zone di cui si
vanta la provenienza: insomma, anche in questo caso un inganno bello e
buono al consumatore. Preoccupazione ed allarme più che giustificati di
una categoria che, pur mantenendo da
cinque anni il prezzo più basso d’Italia,
è anch’essa pesantemente colpita dalla
crisi quando, Ulteriore allarme per la
categoria che, per inciso vende un prodotto non solo e vede spadroneggiare
l’abusivismo pu essendo noto che, purtroppo, siano in circolazione farine
contaminate. Il presidente Raffa e i fioristi hanno rappresentato come, alla
crisi, si sommi l’essere cadute nel dimenticatoio le vecchie regole del bonton e ormai le uniche reali occasioni di
vendita sono sempre più strettamente
connesse a particolari ricorrenze e festività. Pur tuttavia proprio in quelle
occasioni si assiste ad una letterale invasione in ogni dove da parte di vendi-
tori non autorizzati arrecando con ciò
gravissime nocumento ad aziende regolari e che sostengono per altro pesanti oneri fiscali, tributari ed amministrativi. Ancheper questacategoria
sono palesi, all’abuso commerciale, i
sempre più frequenti raggiri all’ignara clientela allorquando, ad esempio,
viene spacciata per mimosa, della comunissima acacia, quanto pesanti violazioni alle norme ambientali quando,
abusivamente, vengono venduti da
commercianti improvvisati, specie nel
periodo di natale, il vischio (inflorescenza protetta) o abeti probabilmente
procurati in dispregio dei controlli
della Forestale. Comunque il confronto si è svolto in un clima di reciproca
comprensione e, categorie e polizie locali sono giunte alla conclusione che
necessitino interventi preventivi utili
ad un sostanziale contenimento degli
illeciti evidenziati,riservandosi peraltro meglio coordinarsi in un incontro
mirato che, Confcommercio e le due
Federazioni, chiederanno avvenga
sotto l’egida del Prefetto.
Sulle accuse alla gestione amministrativa replica il coordinamento del Pdl Grande città
«Da Ivan Tripodi solo un delirio esilarante»
«L'UNICA sensazione che
proviamo quando leggiamo
le note del Pdci è la tenerezza
nei confronti degli ultimi
‘baluardi’ di un comunismo
intriso di tutti gli ingredienti negativi che lo hanno sempre contraddistinto: in primis le bugie spregiudicate e
spudorate». Lo sostiene, in
una nota, il coordinamento
del Pdl Grande città di Reggio Calabria. «La nota di
qualche giorno fa a firma di
Ivan Tripodi, coordinatore
di se stesso –si aggiunge nella nota – assume i contorni di
un delirio esilarante, meritevole di un’esibizione a Zelig,
specie nella parte che richiama ad una fantomatica deportazione. Tralasciando la
grave mancanza dirispetto e
la profonda ignoranza stori-
zio assurto a simbolo di immunità ed intoccabilitàdi determinati personaggi. Per
dimensione, densità abitativa e numero di imprese, Modena-Ciccarello, più che
quartiere, assurge alla dimensione di frazione ma, priva di controllo, abbandonato
a se stesso, in mano ed ostaggio di angherie e soprusi, è
divenuta una entità autonoma dove, evidentemente, chi
amministra lo fa con la spavalderia di chi sa essere, dinanzi alla incapacità di risposta istituzionale, il vero “
padrone del vapore”. Tante le
azioni e le iniziative che, chi
deputato, potrebbe assumere nell’immediato per dare
delle risposte a cittadini ed
imprenditori e, quelle, le
aspettiamo da tempo. Ma poi
basterebbero anche semplici
gesti di umana ordinarietà
perché ci domandiamo chi,
dotato di capacità istituzionali, sia andato personalmente a stare vicino alle vittime. Non a caso abbiamo usato la definizione “con capacità istituzionali di dare risposte” perché di passerelle e facili proclami ne abbiamo la
testa decisamente piena». Infine lo sdegno: «Sentiamo nei
nostri cuori insieme a rabbia
ed esasperazione».
ca che il signor Tripodi ha
manifestato, nell’occasione,
nei confronti di tutti i deportati italiani, ciò che il nostro
pare dimenticare sono le nefandezze perpetuate dai suoi
parenti appena qualche anno fa. L’omonimia
con il più navigato
Michelangelo, infatti, non può essere casuale: basti
pensare al bando
capolavoro, redatto dallo stesso,
quando svolgeva il
ruolo di assessore
regionale all’Urbanistica.
Poco prima delle ultime elezioni regionali del 2010
(guarda caso) è stato in grado di preparare e dare attuazione ad un bando per il recupero dei Centri storici per cir-
ca 110 milioni di euro. Fin
qui nulla di strano, anzi. Peccato, che il signor Michelangelo Tripodi avesse tralasciato un aspetto, diciamo,
fondamentale non impegnando le somme necessarie: un tocco da
vero fuoriclasse. Di conseguenza, molti
sindaci dei Comuni vincitori
del bando hanno fatto eseguire i lavori previsti ed hanno
rendicontato il tutto alla Regione affinchè venissero
erogate le somme necessarie: l’ente non ha potuto sborsare neanche un euro perchè
quel bando era privo di coperture finanziarie ed ha do-
«Insulti gratuiti
e senza
contenuti»
vuto rispondere picche. Risultato? Sindaci in grave difficoltà con i vertici costretti a
fare i salti mortali per trovare le soluzioni adeguate,
aziende che ancora aspettano i pagamenti e, ovviamente,lavoratori nonremunerati in tutta la Calabria». «Chissà quando i parenti Tripodi
capiranno che la politica si
articola non sulle ridicole accuse e sugli insulti ma sul
confronto e soprattutto sulle
proposte. Su quest’ultimo
aspetto, in qualche recente
intervista, abbiamo potuto
ammirare la vuotezza dei
contenuti del coordinatore
cittadino. Chissà quando
comprenderanno che il comunismo non esiste più e che
le loro prese di posizione sono del tutto anacronistiche».
Uno scorcio di Reggio Calabria
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Reggio 29
Domenica 4 marzo 2012
Piana
Domenica 4 marzo 2012
Ancora un episodio di microcriminalità: una famiglia rapinata e picchiata nella propria abitazione
Cinquefrondi senza controllo
L’allarme di Michele Galimi (Pd): «L’esigenza di maggiore sicurezza»
di SIMONA GERACE
CINQUEFRONDI – Continua l’escalation di microcriminalità a Cinquefrondi. Nei giorni scorsi l’ennesimo vile atto ai danni di
una famiglia di emigrati,
giunti nella cittadina pianigiana per rimettere in sesto la propria casetta di
campagna, ormai in rovina. Erano circa le 12 e 30,
quando A. P. di 67 anni, si
trovava con la moglie nella
propria abitazione situata
nel centro rurale di contrada Ventriconi. All’improvviso tre persone vestite di
nero e con il volto travisato
si sono introdotte all’interno dell’abitazione minacciando la coppia. Gli stessi
però, non avendo trovato
denaro né altre ricchezza,
si sono accaniti in maniera
inverosimile contro il capofamiglia, malmenandolo e
gettandolo a terra, nonostante le grida disperate
della moglie che, impassibile e attonita, ha assistito
alla scena.
Sul posto sono tempestivamente intervenuti i Carabinieri della locale Stazione, guidati dal maresciallo, Massimo Miozzo
che stanno indagando per
identificare i colevoli.
A darne notizia, cercando di smuovere le coscienze
e suscitare una reazione
non solo dei rappresentanti politici ma anche delle varie realtà che operano nel
territorio, è stato il consigliere comunale del Pd, Michele Galimi, secondo cui
«il problema più grave di
Cinquefrondi in questo
momento è la totale mancanza di sicurezza, unità
alla perdita dell’identità e
alla lacerazione del tessuto
sociale». Per cercare di invertire questa tendenza,
Galimi, ha rivolto un serio
appello al sistema giudiziario, affinché si garantisca
la certezza della pena, e ha
chiesto all’amministrazione comunale di convocare
un consiglio per discutere
della creazione di un osservatorio sulla sicurezza e
sulla legalità.
«Ciò che sta avvenendo
nella nostra cittadina – ha spiegato il consigliere comunale nel
corso di una
conferenza
stampa – provoca terrore e paura in tutta la collettività, ma soprattutto in coloro che abitano nelle campagne i quali, ancora, grazie al loro lavoro, riescono a produrre
economia. Siamo passati
dalle rapine ai furti e perfino alle botte, senza alcuna
pietà per i cittadini inermi e
responsabili solo di non
avere in tasca o in casa con-
tanti al momento di queste
“visite”». Episodi come
questi, che ormai sono pane quotidiano a Cinquefrondi, secondo Galimi, testimoniano che si è passato
il limite, in quanto «offendono l’onestà e la laboriosità della gente,
ma oltraggiano
soprattutto la
dignità umana».
Per
questi
motivi, a nome
dell’intero circolo Pd, il membro del Partito
Democratico ha sollecitato
il dibattito con le forze politiche, sociali e civili del territorio, in modo da creare
un netto divario tra chi opera per il bene dell’intera collettività e chi invece, vuole
trasformare Cinquefrondi
in territorio della microcriminalità.
Carabinieri
a caccia
dei balordi
I carabinieri impegnati in un servizio di controllo del territorio
Appello dell’associazione Kairos a sostegno della famiglia del giovane scomparso
«Rivogliamo Fabrizio con noi»
«Chi sa dica la verità, solo così si potrà dare pace a una famiglia e una comunità»
di NICOLA ORSO
GIOIA TAURO - «Ci spinge a prendere carta e
penna e partecipare tutto il nostro dolore per
una situazione così anomala, così incivile e
barbara, perché apparteniamo ad un’associazione che è attenta e vicina a chi soffre». Così
esordisce una lettera inviata ai familiari di
Fabrizio Pioli dalla Kairos, sodalizio culturale gioiese presieduto da Milena Marvasi.
«Ognuno di noi è genitore e comprende
l’immensità del dramma che state attraversando in questo momento particolare. Fabrizio deve - e lo gridiamo ad alta voce e con forza ritornare nella sua casa. Ricordando le parole ascoltate intelevisione da parte diun sacerdote, con profonda amarezza ci sentiamo
sconfitti se, ancora oggi, dopo che tutti noi ci
adoperiamo per una società migliore, dobbiamo essere ancora testimoni di eventi così atroci e dobbiamo chinare la testa delusi, sconfortati. In che cosa si sbaglia? Per la nostra associazione – continua - questo vuole rappresentare un messaggio di amore e di incoraggiamento alla speranza. Siamo con voi con tutta
la nostra solidarietà. Chi sa dica la verità, perché solo così si potrà dare pace ad una famiglia e ad una comunità tanto provate».
Kairos conclude con un’accorata sollecitazione:
con voi e per voi. Facciamo un appello a tutte le
altre associazioni e alla società civile. Urliamo
insieme il nostro dolore e la nostra rabbia: rivogliamo Fabrizio».
«Noi siamo presenti, stiamo soffrendo
Fabrizio Pioli
L’amministrazione di Cittanova commemora Gullace Il consigliere comunale lascia “Insieme per Gioia”
Il sacrificio di Teresa Donato Dalbis passa a Idv
Fu simbolo della Resistenza al nazifascismo
di ANTONINO RASO
CITTANOVA – Cittanova ricorda Teresa Gullace. A sessantotto anni dalla sua scomparsa l’Amministrazione comunale ritorna con un manifesto commemorativo su
quel simbolo fatto carne della
Resistenza al nazifascismo.
Donna cittanovese – emigrata da giovanissima a Roma con il marito Girolamo
Gullace – Teresa fu uccisa
barbaramente da un soldato
nazista il 3 marzo 1944 in via
Giulio Cesare, nella Capitale.
Il suo assassinio, in quegli
anniterribili, divenneimmediatamente simbolo forte
della Resistenza, dell’opposizione alle forze dell’Asse che
andavano sgretolandosi, di
quell’Italia nuova che da lì a
qualche tempo sarebbe rinata di nuovo nelle sembianze
di Repubblica democratica.
Quel 3 marzo 1944 Teresa
Gullace Talotta – questo il cognome da nubile – seguì il
marito, finito in mano ai nazisti a seguito di un rastrellamento, nella caserma 81ª
fanteria di via Giulio Cesare.
Nonostante il divieto di avvicinarsi all’edificio Teresa
non bloccò i suoi passi: nonostante l’urlo del soldato nazista. Poi il colpo esploso dalla
Teresa
Gullace
uccisa
barbaramente
da un soldato
nazista il 3
marzo 1944
in via Giulio
Cesare
a Roma
“Luger”, e la morte in quella
storica via romana. Subito,
quel delitto, divenne il simbolo della Resistenza al nazifascismo. Il caso di Teresa Gullace fece così tanto rumore
che, negli anni del neorealismo italiano, il regista Roberto Rossellini prese spunto da quella donna calabrese
per dar vita al personaggio
della “Sora Pina”, interpretata da Anna Magnani nel film
“Roma città aperta”. Nel
1977 il Presidente della Repubblica, Giovanni Leone, la
insignì della Medaglia d’oro
al merito civile.
La partigiana Laura Lombardo Radice racconterà di
Teresa Gullace in un suo libro, testo che spiega lo sdegno popolare di quei giorni,
della forza che scatenò
quell’omicidio, e del rilascio
di Girolamo Gullace sull’onda emotiva che si scatenò tra
la gente comune.
«Priorità all’occupazione»
di ALESSANDRO TRIPODI
GIOIA TAURO –Il consigliere
comunale Donato Dalbis passa dal movimento politico “Insieme per Gioia” al partito
“Italia dei Valori”. L’annuncio
è stato dato nel corso di una
conferenza stampa ieri mattina. Presente, tra gli altri, il
portavoce locale di Idv, Mimmo Pirrotta, che ha spiegato
come sia «opportuno che il
partito abbia rappresentanza
in seno al Consiglio comunale
di Gioia Tauro per affrontare
le tante problematiche della
città».
A prendere per mano il “neoassunto” Dalbis, sarà il coordinatore regionale dv, Enzo
Tromba: «Il nostro partito
vuole trasformarsi da movimento di nicchia a movimento
di massa, con una forte identitàlegalitaria». Edin seguitoil
porto. «Siamo convinti –ha asserito Tromba - che per il rilancio dello scalo gioiese sia più
opportuno puntaresull’intermodalità e non solo sul transhipment». In sintonia con tale strategia anche il consigliere regionale dell’Idv, Giuseppe Giordano. «Il porto di Gioia
Tauro col solo transhipment è
destinato a morire», ha evidenziato Giordano,il qualeha
poi continuato: «A Gioia Tau-
Donato Dalbis
ro l’Idvvuole essereunpartito
che faccia da incentivo per
aprire una pagina nuova di
sviluppo e di riscatto per la città».
Poi Donato Dalbis è andato
giù duro sul tema dell’occupazione. «Una delle priorità è
quella di riaprire la spinosa
questione della disoccupazione – ha detto Dalbis – che non
attanaglia solo il mondo giovanile, ma anche le persone
meno giovani. Ci sono fami-
glie in grande difficoltà che
riescono a stento a sopravvivere. Per questo dobbiamo rimettere tutto in discussione».
Il neo dipietrista ha in seguito scagliato un affondo
contro il governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti.
«Quest’ultimo, a distanza di
due anni dal suo insediamento, non ha mosso un dito per
Gioia Tauro – ha così tuonato
Dalbis –nonostante abbiapreso un mare di voti in città». Infine il consigliere spiega le ragioni che lo hanno portato a
scegliere l’Idv.
«Ho deciso di aderire a questo partito perché penso che lo
stesso possa dare una marcia
in più a Gioia Tauro», ha terminato Dalbis che fino ad oggi
ha indossato la casacca di “Insieme per Gioia”. Dopo le dimissioni delcapogruppo Santo Bagalà, qualche settimana
addietro, Donato Dalbis è subentrato al suo posto tra le fila
della minoranza del civico
consesso. Quest’ultimo, adesso, continuerà la sua azione
politica sotto l’ala dipietrista.
Alla conferenza stampa hanno partecipato anche la presidente delcoordinamento donne Idv della Piana, Rossella
Romeo, e un dirigente della
sezione locale dell’Idv, Pino
Costantino.
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40 Reggio
FUMETTI
di MICHELE MESSINA
NEL numero 2938 del settimanale Topolino si presenta una storia in due
puntate di DoubleDuck disegnata dal catanzarese
Fausto Vitaliano, uno dei
massimi esponenti italiani
del mondo Disney, che ha
collaborato anche per gli
editori Feltrinelli e Rizzoli
e del quale è uscito da pochi
giorni il romanzo “Era solo
una promessa”, edito da
Laurana.
DoubleDuck non è altri
che Paperino, diventato
agente segreto alle dipendenze dell’Agenzia, una società di spionaggio che
combatte la criminalità, diretta da un misterioso personaggio, il Grande Capo.
In questa nuova avventura, la quarta delle serie “La
macchina delle nuvole”,
l’agente DoubleDuck dovrà risolvere tra mille disavventure e con l’aiuto di
una scaltra giornalista, il
mistero legato ad una macchina misteriosa capace di
Torna l’agente DoubleDuck di Vitaliano
Nuova avventura per la serie Disney sceneggiata dall’autore catanzarese
generare delle nuvole.
Sempre in questo numero
troviamo “Paperino e il mago della parola”, che vede
protagonisti
Paperino,
Qui, Quo, Qua insieme al
professore Bergonz, un papero simile ad Alessandro
Bergonzoni, sono alle prese con “Kapoccion, il computer, capace di divorare i
libri, masticando le parole
e distillandone l’essenza,
che
improvvisamente
esplode, facendo sparire
tutte le parole del pianeta.
Legato al problema
dell’impoverimento della
lingua italiana nelle giovani generazioni, assediata
da continui termini stranieri, da inediti neologismi, che li allontanano dalla produzione di testi scritti, come già evidenziava
Italo Calvino ne “Le Lezioni
Immagini e testi dai fumetti, contenuti nel numero 2928 di Topolino
americane”, il settimanale
ha anche indetto un concorso letterario riservato
ai bambini dai 6 ai 14 anni,
in collaborazione con la
Feltrinelli e il Salone dei Libro di Torino. I giovani
scrittori possono far propria una parola che non si
usa quasi più, inserendola
in un testo breve di 150 parole. Le storie potranno essere imbucate nelle urne,
poste nelle librerie Feltrinelli, fino al prossimo 8
aprile.
A Lamezia il recital di Lo Monaco tratto da Grasso
IL CONCORSO
Anima e parole
contro la mafia
“Su due piedi”
candidato
al Festival
del Camminare
di Bolzano
di GIANLUCA GAMBARDELLA
LAMEZIA TERME - E’ una
sorta di “antipasto” della seconda edizione di Trame, che
si svolgerà a giugno, il settimo appuntamento della stagione di prosa al Teatro Politeama.
In Via Matarazzo nelle serate del 6 e 7 marzo (con matinèe organizzata il 7 per le
scuole superiori) arriverà, in
esclusiva regionale, lo spettacolo “Per non morire di mafia” tratto dall’omonimo libro
del procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, e interpretato da Sebastiano Lo
Monaco per la regia di Alessio
Pizzech.
Dopo la giornata del 29 febbraio a Capizzaglie, il tema
dell'antimafia approda anche a teatro con l'interpretazione di Sebastiano Lo Monaco, che torna a Lamezia (ma
non più sul palco del “Grandinetti”) dopo aver ben figurato
in passato nelle interpretazioni di “Uno sguardo dal
ponte” di Miller, “Il berretto a
sonagli” ed “Enrico IV” di Pirandello, la produzione dell'“Otello” di Shakespeare ef-
fettuata proprio nella città
della piana nel 2008.
L’adattamento drammaturgico di Margherita Rubino è tutto affidato alla sapienza attoriale di Sebastiano Lo
Monaco che, sotto forma di
monologo, riconduce il teatro alla sua funzione civile ed
evocativa mentre la figura
dell’uomo/attore diventa sintesi di un’intera comunità
che è chiamata a riflettere e a
ridiscutere i problemi del presente non solo con il pensiero
ma soprattutto con l’anima,
così come insegna il linguaggio del teatro.
Nel libro Pietro Grasso dichiara infatti che “finché la
mafia esiste bisogna parlarne, discuterne, reagire. Il silenzio è l'ossigeno grazie al
quale i sistemi criminali si
riorganizzano e la pericolosissima simbiosi di mafia,
economia e potere si rafforza.
I silenzi di oggi siamo destinati a pagarli duramente domani, con una mafia sempre
più forte, con cittadini sempre meno liberi”.
Per il regista si tratta di
“non un semplice spettacolo
ma un ritratto, un’indagine
emotiva, una discesa nel cuore vibrante del lucido pensiero di un uomo che ha dedicato
e sta dedicando la sua vita alla
lotta contro il crimine per il
trionfo della legalità”. Per
Pizzech lo spettacolo “trae il
suo interesse dalla capacità
di sollecitare domande, analisi e maggiore consapevolezza
negli occhi degli spettatori”
perché “il grido del personaggio è rivolto alle coscienze e
su di esse vuole suscitare una
presa di posizione”.
Lo Monaco in “Per non morire di mafia”
Al Franz la parabola di Marlene Dietrich
COSENZA - Si intitola “Berlino-Hollywood solo andata” ed è ispirato alla
Germania degli anni ‘20 e ‘30 lo spettacolo di teatro-canzone a cura di Stefania
De Cola e Luciano Pensabene che è andato in scena questo fine settimana al
Franz Teatro, con replica anche oggi alle 18.30. In scena ci sono De Cola e Francesco Aiello con musiche dal vivo di
Raul Gagliardi, lo spettacolo segue la
vicenda umana e artistica di una futura
diva, Marlene Dietrich, dall’esordio nei
cabaret berlinesi sino allo sbarco negli
Stati Uniti dove vivrà le fasi della seconda guerra mondiale in prima persona,
esibendosi per le truppe.
Un racconto biografico in una Germania che nella Repubblica di Weimar
conobbe un'intensa espansione artistica, culturale e scientifica. Prediletta da
Hitler, Marlene una volta confessò al regista Billy Wilder: «Se per una volta fossi stata io al posto di Eva Braun, il mondo si sarebbe risparmiato una guerra».
MODA
Le spose-angeli di Piero Cuomo conquistano Milano
di GIULIA TASSONE
CROTONE - C'era anche Piero Cuomo alla
quarta edizione della Milano Fashion Design. Organizzata dal gruppo Mondadori, in
partnership con il Comune milanese l'evento
si è svolto nel capoluogo meneghino, nell'ambito della settimana "Moda Donna". Lo
styling è l'anima dell'iniziativa. L'obiettivo:
interpretarlo in modo nuovo, aprendo le porte alla gente comune, tradizionalmente
esclusa dalle passerelle della creatività. Piero Cuomo, fondatore del marchio crotonese
Joant Sposi, è stato selezionato dalla Regione Calabria, nell'assessorato alle Attività
produttive, che ha partecipato all'evento
chiamando a raccolta le eccellenze calabresi
del settore. Così il 23 febbraio scorso gli originali vestiti dello stilista hanno calcato la
scena di piazza Liberty, location della manifestazione. Otto gli abiti presentati. La nuo-
va linea è ispirata agli angeli. «La loro purezza mi affascina - dichiara Cuomo - e poi non
sono creature così distanti da noi che, in fondo, abbiamo tutti un po' la testa sulle nuvole».
Bisogna riconoscere, però, che da lassù c'è
chi riesce più degli altri a immaginare forme
e colori, sprigionando una fantasia che di-
Un abito di Cuomo
venta vere e proprie opere d'arte. I tessuti utilizzati dallo stilista sono organza, taffetà,
chiffon, tulle. «Materiali quasi impalpabili spiega Cuomo - rievocano l'immagine che mi
ha ispirato». Si tratta di abiti da sposa, che poco hanno però di quanto convenzionalmente
ascrivibile al genere. A partire dai colori:
quattro di essi sono bianchi, gli altri spaziano fino a raggiungere tinte come il viola o il
rosso. Originalissimi i bouquet realizzati in
organza, cosÌ come le ali di uno degli abiti di
punta della collezione. «Ho impiegato due
mesi per ultimarle», racconta Cuomo, che ha
impreziosito il capo delle spose con applicazioni di swarowsky. Dalle testate "Grazia",
"Donna Moderna" e "Tu Stylist", autorevoli
settimanali di moda e consumi femminili
della flotta Mondadori coinvolti nell'organizzazione dell'evento, sono giunti complimenti per la linea di Cuomo. Finirà tra le loro
pagine? Magari!, si augura lo stilista.
Il logo del diario sul Quotidiano
IL progetto “Su due piedi” di
Giuliano Santoro, che nel luglio del 2011 ha camminato
per trenta giorni lungo i
tratturi e le strade asfaltate
della Calabria realizzando
un originale diario di viaggio pubblicato sul Quotidiano della Calabria, è stato inserito tra le nomination
dell’anno nel Festival del
Camminare di Bolzano.
Il concorso è riservato alle
“camminate” svolte nel 2011
che hanno avuto una comunicazione con il pubblico e
durante le quali i protagonisti si sono raccontati. Ed è accaduto così anche per il viaggio a piedi del giornalista,
partito da Cavallerizzo e concluso a Montalto d’Aspromonte.
Due luoghi simbolici (la
new town nata dalle macerie
della frana e il sito da cui prese le mosse un noto processo
contro una cosca) per parlare di un nuovo modello di sviluppo meridionale, dove s’incontrano percorsi storici,
modernità e tradizione.
Fino a domani è possibile
votare per la “camminata”
calabrese sul sito www.festivalcamminare.bz.it/concorso e permettere al progetto
“Su due piedi” di accedere al
secondo turno di gara. Il
prossimo 15 marzo le diciassette camminate in lizza diverranno otto e saranno sottoposte a una nuova votazione.
Ad aprile il diario di “Su
due piedi” diventerà un libro
edito da Rubbettino nella collana di viaggio, con prefazione di Wu Ming 2.
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Idee e Società 59
Domenica 4 marzo 2012
Corigliano e costa ionica
Domenica 4 marzo 2012
Terenzio ringrazia le forze dell’ordine e le scuole per il Carnevale poi lancia un appello
Pro loco, festa e polemiche
Computer rubati e la banda musicale che salta l’impegno, ma l’evento riesce
di CRISTIAN FIORENTINO
CORIGLIANO - Computer rubati
nella sede della Pro loco, una manifestazione riuscita bene e qualche
polemica. Il presidente ringrazia
per l’evento del carnevale e lancia
un appello.
Dopo l’evento Domenico Terenzio, puntualizza alcuni punti ripartendo dai plausi: «Voglio ringraziare tutti coloro che hanno concorso fattivamente alla buona riuscita
della manifestazione. L’allegra
giornata trascorsa per le vie dello
scalo, tra maschere, carri e balli
hanno caratterizzato ore lieti all’insegna della serenità. I bambini,
saggiamente guidati dagli insegnanti scolastici e dalle maestre
Non solo ringraziamenti ma anche richiami e appelli che spaziano
dal carnevale, al furto dei pc subiti
dalla stessa associazione: «Un doveroso grazie va rivolto al Pd, centro Storico, ed all’Idv nella persona
di Polino che hanno voluto mostrare la loro solidarietà nei nostri confronti per il furto subito nei giorni
scorsi, così come un ringraziamento va anche all’associazione “Teatro
“Anch’io” e a tutte quelle persone
che in questi giorni ci hanno mostrato affetto e vicinanza. E’ giusto
sottolineare l’assordante silenzio,
invece, mostrato dai vecchi membri
della Pro Loco che nonostante il
danno, dei pc, non hanno ritenuto
opportuno neanche telefonare per
accertarsi dell’accaduto. Come se la
delle scuole di danza, sono stati protagonisti tra i carri allegorici allestiti dalla Pro Loco. L’intrattenimento dei bimbi ha permesso un sano svago animando anche i più
grandi.Un ringraziamento-prosegue Terenzio- va anche a tutte le
scuole che hanno cooperato per il
buon esito ed in particolare all’istituto comprensivo “V.zo Tieri” che
ha partecipato con la propria banda
musicale. Un grazie anche a chi ha
filmato e mandato in onda i momenti più salienti, ai commissari
prefettizi per i permessi rilasciati,
al comando di polizia municipale ed
ai componenti della Gera “Protezione Civile”che ci hanno sostenuto logisticamente in modo encomiabile».
Pro Loco fosse di proprietà
del presidente o di qualche
altro componente e non
della città intera. Tutto
questo ci dispiace così come la disaffezione nei confronti del territorio della
banda musicale che, seb- La festa di Carnevale
bene un preventivo accordo economico per la loro presenza migliori risultati e magari orgadi 2 ore, non ha ritenuto opportuno nizzare maggiori manifestazioni.
partecipare all’evento. Era stato Il nostro invito - conclude Terenzi o chiesto il pagamento di 300 euro,
per la partecipazione di dodici ele- che vogliono impegnarsi per la reamenti, ma in seguito il nostro con- lizzazione di prossimi eventi, è
senso hanno avanzato la richiesta quello di contattarci. Siamo pronti
di essere pagati prima dell’esibizio- ad ascoltare idee per stabilire collane. Ci si chiede se non sia più giusto borazioni perché lo vuole una città
e produttivoper l’interacittà accor- che lo merita e noi dobbiamo corripare uomini e mezzi per ottenere spondere all’unisono ».
Alfano non fa nomi. Il pm manda i fascicoli ad altre Procure competenti. La difesa: «Solo calunnie»
«Ai magistrati? Escort e cocaina»
Al processo Santa Tecla il pentito lancia accuse contro le forze dell’ordine
di MATTEO LAURIA
CORIGLIANO - Ombre e sospetti
nell’inchiesta “Santa Tecla”. Nomi eccellenti spuntano nelle dichiarazioni rese dal pentito Carmine Alfano, contenuti in un verbale datato 2007 e rispolverato da
uno degli avvocati difensori dei
fratelli Maurizio e Fabio Barilari,
entrambi coinvolti nel filone delle estorsioni sotto la “voce” che richiama il contesto associativo di
chiara matrice mafiosa.
Il penalista Salvatore Sisca, al
fine di dimostrare l’inattendibilità del collaboratore di giustizia
tenta di incalzarlo in sede di “controesame” ma, su alcuni punti, il
collegio del Tribunale di Rossano
interviene sostenendo la tesi secondo la quale le “domande” poste in essere dal legale sono da ritenere del tutto decontestualizzate dai capi di imputazione contestati agli imputati. Nei verbali
vergati da Alfano si coinvolgono
magistrati, professionisti, noti
imprenditori, politici, notai, rappresentanti delle forze dell’ordine, in un giro vorticoso che ruota
attorno al traffico di cocaina, del
mercato del sesso, dell’usura. Il
pentito parla di un “night” che
apre i battenti nel 2002 e dove si
pratica la prostituzione. “Le donne venivano tutte da Napoli …
Non si trattava di donne costrette
al meretricio ma di prostitute che
guadagnavano bene per il lavoro
che facevano”. In talune circostanze pare che Maurizio Barilari, tramite un noto notaio del territorio, nel corso del 2002-20032004 in più occasioni mettesse
“donne a disposizione di magistrati che lavoravano a Rossano e
risiedevano tra Corigliano e Rossano”. A tal riguardo il pentito
precisa di non «ricordare i nomi
di queste persone» che però saprebbe riconoscere attraverso riproduzioni fotografiche. «In particolare - afferma Alfano - ricordo
che, in più occasioni, ho portato
donne ad un magistrato alto intorno ad un metro e sessantacinque, con capelli radi e brizzolati».
Qui il pentito racconta un
aneddoto secondo il quale a tale
giudice fu fatto recapitare un mobile antico in precedenza trafugato. In qualche occasione Alfano avrebbe sentito il gestore del
night riferire a Maurizio Barilari
della presenza nel locale di magistrati i «quali non solo frequentavano il locale ma non pagavano.
In un occasione ricordo un giudice ( ndr cita il nome di un magistrato deceduto) trovato all’interno del night nel corso di una perquisizione effettuata dai Carabinieri». Nelle dichiarazioni del
pentito si richiamano rappresentanti delle forze dell’ordine dediti
(uso personale) al vizio della cocaina, in tal’altri casi uomini in
divisa ritenuti a disposizione della ‘ndrina, in cambio l’accettazione di regalie. Documenti che
scottano e verso i quali non è dato
sapere se vi siano procedimenti
paralleli in corso. Il pubblico ministero Vincenzo Luberto avrebbe inviato i fascicoli, per talune
posizioni, alle procure competenti, per altre è fitto il mistero circa
l’ipotesi di una nuova inchiesta
che potrebbe sorgere dalle ceneri
di “Santa Tecla”. Tuttavia ulteriori colpi di scena potrebbero
emergere nel prosieguo del rito
ordinario che si sta celebrando a
Rossano quando saranno sentiti
alcuni testi “eccellenti” rispetto
alle dichiarazioni rese da Carmine Alfano che - l’avvocato Siscabolla come “calunniatore”.
Il Tribunale di Rossano e a destra il momento degli arresti
Rubano la pensione a un’anziana, presi. Uno è minorenne
CORIGLIANO - Sottraggono la pensione ad un’anziana: un arresto e un
minore deferito all’autorità giudiziaria. E’ il risultato di una recente
attività di indagine iniziata nel dicembre del 2011 e conclusa nelle ultime ore con l’emissione di un provvedimento restrittivo emesso dal
G.i.p. presso il Tribunale di Rossano
, che ha condiviso le risultanze investigative dei Carabinieri. Finisce
dietro le sbarre Marcantonio Malagrinò, 21 anni, di Corigliano, brac-
ciante agricolo, pregiudicato, con
l’accusa di furto aggravato in concorso. Il giovane avrebbe agito in
concorso con il minore C.M, 17 anni.
I due nel periodo natalizio sono entrati all’interno dell’abitazione di
una 80enne del luogo e, dopo aver
asportato un portafogli contenente
l’intera pensione mensile pari a
1000euro si sono dati alla fuga. La
vittima, subito dopo il fatto, allerta
tempestivamente i Carabinieri i
quali, intervenuti sul posto, avvia-
no un’immediata attivita’ di ricerca
sulla base delle indicazioni fornite,
riuscendo, a rintracciare e identificare i malviventi a poche ore dall’accaduto. E’ seguita una perquisizione domiciliare presso l’abitazione
del minore. Qui sono stati rinvenuti
v 0,60 grammi circa di sostanza stupefacente del tipo marijuana sottoposta a sequestro. Il minore, espletate le formalita’ di rito, è stato tradotto presso la propria abitazione.
m. l.
Marcantonio Malagrinò
Il Pdl lancia l’allarme, scrive ai commissari e aspetta risposte
«Troppo degrado a Schiavonea»
Le buche di
Schiavonea
contestate
dal Pdl
SCHIAVONEA nel degrado e
nel più totale abbandono.
Il Pdl torna sull’argomento
e chiama in causa i commissari prefettizi al fine di garantire un minimo di vivibilità al
borgo marinaro. «Le strade
dissestate ed i luoghi di aggregazione in pessimo stato
manutentivo sono la testimonianza più evidente dell’assenza del Comune e della sua
incapacità nell’affrontare e risolvere i tanti problemi esistenti sul territorio».
L’auspicio per il partito di
Alfano è che «la commissione
prefettizia, che ha anche compiti di governo della città e
non solo di semplice rappresentanza amministrativa, intervenga con determinazione
al fine di superare questa condizione di criticità».
E poi aggiunge: «Nonostante le difficoltà finanziarie
esistenti siamo convinti-si riferisce in una nota- che vadano comunque date le risposte
necessarie per garantire la
corretta manutenzione delle
strade, della piazzetta e della
villetta adiacente il lungomare. Il degrado in cui versano
questi luoghi di aggregazione è rappresentato non solo
dal mancato funzionamento
della fontana, diventata ricettacolo di immondizie, o dalla
palme, ormai divorate dal
punteruolo rosso e quindi emblema di abbandono, ma anche da atti di vandalismo che
hanno colpito i cestini, le panchine e l’unico parco giochi di
tutta Schiavonea. Speriamo
che queste immagini siano rapidamente superate ed è per
questo che ci auguriamo che
la commissione prefettizia,
nell’accogliere questo nuovo
nostro appello, avvii un’opera
di intervento sul territorio
che possa andare nella direzione di dare risposte a tutti
quei cittadini che vorrebbero
un borgo marinaro non avviato sulla strada del degrado e
dell’incuria”.Il Pdl avvisa: “su
questo versante continuere-
mo a svolgere quella funzione
di stimolo e di attenzione che
riteniamo necessaria nel rispetto degli interessi legittimi dei cittadini”.
Il partito dell’onorevole Dima in una precedente occasione era intevenuto per sollecitare l’intervento degli amministratori prefettizi nel cuore
del borgo marinaro, ma tale
stimolo non sarebbe stato accolto
dagli
inquilini
dell’Ariella (sede comunale)
come auspicato dal Pdl. Nelle
ultime ore l’ulteriore sollecitazione.
Che, si spera, possa essere
questa volta accolta nella consapevolezza che oggi, più di
prima, l’ente vive una condizione di cassa estremamente
precaria.
m. l.
E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro
42 Cosenza
dal POLLINO
alloSTRETTO
Sgominata la banda dei falsari
calabria
ora
DOMENICA 4 marzo 2012 PAGINA 5
Reggio, titoli e licenze su ordinazione: a capo c’era l’ex consigliere Bueti
VILLA SAN GIOVANNI (RC)
Il nome dato all’operazione
“Tutto truffa” non poteva essere più azzeccato. In effetti
l’organizzazione a delinquere
scoperta dalla Polizia di Stato
riusciva a falsificare di tutto.
Dai libretti di navigazione alle bollette, fino alle buste paga per ottenere finanziamenti e aprire conti correnti con
annessi carnet di assegni. A
capo dell’associazione smascherata dagli investigatori
del commissariato di Villa
San Giovanni diretti da Gregorio Marchese c’era l’ex consigliere Mario Bueti di 57 anni. In dieci sono stati colpiti
dall’ordinanza di custodia
cautelare emessa dal gip del
Tribunale di Reggio Calabria
Cinzia Barillà.
Oltre all’ex amministratore
sono destinatari della misura
degli arresti domiciliari il fratello Rosario Bueti di 53 anni,
trovato in possesso di numerosa documentazione per le
falsificazioni nel suo esercizio
commerciale, Ivan Stefano
Gaetano Paladino di 33 anni,
fido aiuto del capo organizzatore, il sindacalista della Cisal
di Reggio Calabria Giovanni
Papalia di 32 anni, Gaetano
Saccà di 53 anni e Salvatore
Demetrio Orlando di 36 anni, promotore finanziario alla
Banca Mediolanum. Obbligo
di dimora invece per Placido
Magenta di 58 anni, Giuseppe Branca di 46 anni, Maurizio Lo Duca di 48 anni e Francesco Marcellino di 62 anni.
Particolare era la capacità di
Mario Bueti di percepire lo
stato di difficoltà economica
dei suoi concittadini per promettere loro di fargli avere un
titolo che aprisse le porte del
mondo del lavoro. «Abbiamo
colpito quei reati che creano
allarme nei cittadini, soggetti
che approfittano della loro
condizione per trarre vantaggio», ha sottolineato in conferenza stampa il dirigente della squadra mobile di Reggio
Calabria, Gennaro Semeraro.
Chi si era lasciato convincere
da Bueti è arrivato a sborsare
fino a ottomila euro per poi
rimanere con un pugno di
mosche in mano.
Il truffatore aveva ottimi
rapporti con la responsabile
degli imbarchi della Capitaneria di Porto di Genova, Rosa Pennisi, che risulta indagata a piede libero. Bueti la
chiamava al telefono intrattenendosi confidenzialmente
per raccomandarle le prati-
caso
teva Mario Bueti che si pre- ro» e invece a lui voleva dare
occupava di fare avere licenze solo cinquanta euro. Per il
nautiche e titoli di studio a chi prezioso servigio ne sarebbesu un’imbarcazione non c’era ro occorsi almeno cento, cenproprio mai salito.
tocinquanta. «Se ne vuole
In un caso un ragazzo, nel due, sono trecento» è il mesricevere i complimenti del- saggio che manda a dire a
l’uomo per il diploma, si è Bueti tramite Totò, identificamostrato preoccupato perché to come Salvatore Demetrio
era consapevole di trovarsi in Orlando, promotore finanziadifetto. Ma Bueti, che era an- rio ritrovato in diverse pratiche sindacalista delle Ferro- che analizzate dagli investigavie dello Stato, gli ha risposto tori della Polizia di Stato. A
di non preocdare
una
cuparsi e che
grossa mano
Chi sognava
a breve saal gruppo per
un lavoro
rebbe stato
le falsificaziochiamato
ni era Franè arrivato
In alto l’ex consigliere Mario
dall’azienda e
cesco Maria
sborsare
Bueti. A sinistra Marchese
che il titolo
no, 43enne
ottomila
euro
e Semeraro durante
gli sarebbe
esperto di inla conferenza stampa di ieri
servito. In reformatica inaltà quella telefonata di as- dagato a piede libero. Quando
che che gli interessavano e lei sunzione non è mai arrivata. i poliziotti del commissariato
riceveva regali in cambio. Il gruppo di truffatori si era di Villa San Giovanni hanno
Non solo non li rifiutava, co- ben organizzato anche per bussato alla sua porta per una
me avrebbe dovuto fare, ma falsificare le ricevute di paga- perquisizione, in un gesto reesclamava al telefono «que- mento Enel e Telecom, e le pentino ha staccato la pen
sta volta avete esagerato». buste paga per ottenere fi- drive dal pc tentando di ingoAnche se i raccomandati non nanziamenti. Era il sindaca- iarla. Un gesto che è stato
avevano alcuna qualifica, il lista Giovanni Papalia a met- scongiurato da un agente, rimodo per inserirli in una terle a disposizione. Anzi, si mediando un morso al dito.
compagnia di navigazione si era anche arrabbiato perché
La pen drive allora è stata
sarebbe trovato, così promet- Bueti «si ‘mbucca tremila eu- gettata dalla finestra ma subito recuperata. Cosa c’era da
nascondere? Tante cose. Dalle buste paga ai bollettini conpioli
traffatti, ai contratti di assicurazione, ai certificati di residenza, persino false carte
d’identità. La pista investigativa era giusta, era lui il “Cicre un calcio alla rassegnazione e ribadire la volontà di vecio” delle intercettazioni teledere tornare a casa il giovane elettrauto di Gioia Tauro. La
foniche. Anche se gli indagati
Palmese porterà il messaggio in trasferta a Siderno, la Nuotelefonavano dalla cabina
va Gioiese sul proprio campo con la Bovalinese.
pubblica di Villa San GiovanLa tifoseria neroverde, inoltre, ha annunciato che in ocni, non avevano fatto bene i
casione del prossimo incontro casalingo, domenica 11 febconti. Ai loro interlocutori dibraio contro il Castrovillari, continuerà a manifestare vicicevano di stare tranquilli, ma
nanza alla famiglia Pioli qualora non dovessero emergere
in realtà
i poliziotti
li stavano
ANNALIA
INCORONATO
novità sul caso.
già [email protected]
ascoltando.
Stefano Calogero
ANNALIA INCORONATO
E il calcio fa la sua parte per Fabrizio
GIOIA TAURO Anche lo sport si mobilita per tenere alta l’attenzione sul caso di Fabrizio Pioli, il trentottenne di
Gioia Tauro scomparso lo scorso 23 febbraio. Questo pomeriggio la Palmese e la Nuova Gioiese, squadre impegnate nel campionato di calcio d’Eccellenza, entreranno in
campo con le magliette che in tanti hanno indossato nella
fiaccolata di giovedì fra le strade di Melicucco, il paese nel
quale Pioli è stato visto l’ultima volta. Sullo sfondo bianco
una frase semplice: “Io sono Fabrizio”.
Per testimoniare l’affetto ai familiari, ma anche per da-
[email protected]
omicidio bonarrigo
La ’ndrangheta non c’entra
S’indaga sulla sua vita privata
Non ci sarebbe un regolamento di conti dietro l’agguato di venerdì
OPPIDO MAMERTINA (RC) Le
indagini sulla morte di Domenico Bonarrigo (foto) sembrano avere abbandonato, almeno per il
momento, la pista che
La pista
porta alla criminalità
è stata esclusa
organizzata. L’inchiesta aperta subito dopo
alla luce
l’omicidio del bracdel passato
ciante agricolo di Opdel bracciante
pido Mamertina, avvenuto venerdì mattina, sembra avere preso una direzione
ben definita che sembra scartare il regolamento di conti all’interno delle co-
sche del piccolo centro della Piana di
Gioia Tauro. Nella giornata di venerdì,
poche ore dopo l’uccisione in una zona
agricola del 45enne, molte persone tra
cui anche i familiari della vittima, sono
stati sentiti dai carabinieri della Compagnia di Palmi per cercare di fare
emergere elementi utili alle indagini.
Secondo quanto appreso nella serata
di ieri, i militari dell’Arma avrebbero
indirizzato l’inchiesta su un binario
preciso, che porterebbe alla vita privata di Bonarrigo, soggetto che in effetti
vantava solo un piccolo precedente penale per furto datato 1987. Lo scenario
dell’omicidio di ‘ndrangheta non aveva
trovato conferme, venerdì, dalle forze
dell’ordine che, con ogni probabilità,
non credevano a quello scenario. Una
tesi che per gli inquirenti non poteva
neanche essere supportata dal fatto che
il padre di Bonarrigo, Giuseppe, fosse
stato ucciso nel 1986 durante la faida di
Oppido Mamertina. Secondo la ricostruzione dei fatti operata dai carabinieri, Bonarrigo è stato freddato da due
sicari con almeno tre colpi di fucile caricato a pallettoni, tutti andati a segno.
Fucilate che hanno colpito l’uomo all’altezza del torace. L’omicidio del
45enne, coniugato, è avvenuto in contrada Madonna dei campi. Il bracciante è stato soccorso da alcuni parenti che
si trovavano nelle vicinanze, che hanno
subito allertato i carabinieri e il 118. A
poco è servito, però, l’intervento dei sanitari perché l’uomo è morto durante il
trasporto in ambulanza a causa delle
gravi ferite riportate. Secondo voci circolate nella giornata di venerdì, come
detto, l’omicidio
di Bonarrigo poteva essere maturato negli ambienti di ‘ndrangheta. Ipotesi
che al momento
sembra
però
esclusa. Le indagini sono condotte dai carabinieri dalla compagnia di Palmi,
coadiuvati dai
colleghi della stazione di Oppido
Mamertina e da quelli del scientifica di
Reggio Calabria, e coordinate dalla
procura di Palmi, diretta dal procuratore capo Giuseppe Creazzo.
Francesco Altomonte
6
DOMENICA 4 marzo 2012
D A L
P O L L I N O
calabria
A L L O
S T R E T T O
ora
Muore l’uomo più vecchio d’Italia
Giovanni Ligato aveva 111 anni. Era originario di Palizzi, nel Reggino
Contadino
e comunista
È stato due volte
marito e padre
di sette figli
PALIZZI (RC)
Con i suoi 111 anni, festeggiati il 18 febbraio scorso, si
era riconfermato essere ancora una volta l’uomo più longevo d’Italia. Purtroppo però
Giovanni Ligato di Palizzi,
centro jonico del Reggino, venerdì sera si è spento a Ventimiglia. Una morte serena.
Con il sorriso sulle labbra dopo aver mangiato tre biscottini «mugghiati nta grappa».
Erano le 18 di venerdì, Ligato
era a casa, guardava la tv: «Ha
aspettato che arrivavo io – dice il figlio Emilio – perché di
solito ero io che lo mettevo a
letto. Dopo dieci minuti che
sono arrivato, ha voluto due
biscottini; dammi, mi ha detto, un po’ di grappa con tre biscotti poi, dopo circa cinque
minuti mi ha chiamato e ho
visto che si stava spegnendo».
Mani lunghe e fini, un visetto
altrettanto piccolo e un po’
solcato, pochi bianchi capelli
sulle tempie e l’immancabile
cappello di lana in testa. Lo
descrivono così le tante foto
che ci sono sulla sua pagina
Facebook: “Ligato Giovanni
supernonno”.
Supernonno Ligato ha vissuto intensamente. Gioie e
dolori non sono mancati, così
come i tanti eventi storici vissuti in prima persona. Nato
quando Vittorio Emanuele III
era re d’Italia. Aveva circa
quattordici anni quando l’Italia dichiarò guerra all’Austria
e Ungheria. Visse il quinto governo Giolitti e poi l’avvento
del fascismo e a soli vent’anni
partecipò alla spedizione di
Fiume, agli ordini di Gabriele
D’Annunzio. In pratica, Liga-
SUPERNONNO
Giovanni Ligato aveva anche
una pagina su Facebook
Si è spento serenamente, a
Ventimiglia, dopo aver chiesto
al figlio di portargli un po’
di grappa con tre biscottini
to nei suoi 111 anni ha visto
tutto, dal regno d’Italia al governo tecnico.
Era un “compagno”. Comunista, passato al Pd. «Papà
è nato nel 1901, a Palizzi Superiore. Ha sempre vissuto lì
prima di trasferirsi a Ventimiglia». Una vita da contadino.
«Quando era a Palizzi era famoso perché potava gli alberi,
ha avuto anche il diploma
perché il suo lavoro lo faceva
bene». A raccontare di lui, con
commozione, tristezza ma anche orgoglio per quel suo eccezionale papà, è il figlio Emilio, ultimo di sette figli.
Giovanni fu il primo di dieci figli. È stato sposato due
volte, ha trascorso la vita con
l’amata moglie Santa Parasporo. Il primogenito di Giovanni è Paolo che vive a Palizzi, poi sono nati Rocco, Anna,
Maria, Flora, Francesco ed
Emilio. Giovanni ha cono-
sciuto l’atroce dolore per la
perdita di due figli: Anna deceduta quando aveva soltanto
dodici anni e poi Rocco, qualche anno fa.
Fu uno dei tanti figli della
Calabria emigrati al Nord nella speranza di un futuro migliore. Da Palizzi, centro del-
la costa jonica reggina nel
1957 è andato a Ventimiglia,
senza dimenticare mai la sua
terra.
«La sua frase tipica era
un’esclamazione in calabrese». Una lingua il dialetto calabrese che ha continuato a
parlare fino a quando, venerdì, i suoi occhi si sono chiusi
per sempre.
Una vita semplice. Trascorreva le sue giornate passeggiando e facendo lunghe
chiacchierate e circondato
sempre dall’amore dei figli, i
nipoti e pronipoti. La sua ricetta di lunga vita? La fede:
«gran devoto della Madonna
del Carmine», un buon bicchiere di vino a pasto e la verdura. «Mangiava tanta verdura – dice Emiliano -. Era
amante della cicoria. Andava
spesso in campagna a cercarli e beveva vino rigorosamente di Palizzi».
ANNALISA COSTANZO
[email protected]
accusato di essere la spia del clan caridi
Concessi gli arresti domiciliari
a Doldo, il poliziotto “infedele”
Era emigrato
a Ventimiglia
dalla Calabria
alla fine degli
anni Cinquanta
Bruno Doldo
(in primo
piano a
destra)
durante il
servizio di
scorta a
Piero Grasso
in occasione
della visita in
Calabria del
ministro
Severino
REGGIO CALABRIA A distanza di una
settimana dal suo arresto, l’assistente capo della polizia di Stato, Bruno Doldo torna a casa.
Nella giornata di ieri infatti, il giudice per le indagini preliminari Domenico Santoro ha concesso gli arresti domiciliari al poliziotto accusato di rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento aggravato nei riguardi della consorteria mafiosa dei Caridi.
Il gip ha accolto l’istanza dell’avvocato Tonino Curatola, il quale ha sostenuto come non vi
sia l’esigenza della custodia cautelare in carcere, attesa l’impossibilità, per Doldo, di inquinamento delle prove. L’assistente capo ha
quindi lasciato il carcere dove si trovava rinchiuso ed ha fatto rientro a casa. Adesso avrà
maggiore serenità per potersi difendere dalla
pesantissima accusa che gli viene mossa dalla
Dda di Reggio Calabria. Secondo quanto
emerso nel corso dell’operazione “San Giorgio bis”, infatti, Doldo sarebbe stato il poliziotto infedele che informò il cugino Domenico
Condemi (ritenuto reggente della cosca) della
presenza di una microspia nella sua auto. Tale soffiata consentì a Condemi di rinvenire la
cimice e vanificare così parte dell’indagine che
la squadra mobile stava compiendo nei suoi
confronti.
Doldo è stato identificato quale soggetto reo
di aver passato le notizie, sulla base di un’intercettazione ambientale captata all’interno
del circolo “caccia, sviluppo e territorio”, posto
nel quartiere di San Giorgio Extra, periferia
sud di Reggio Calabria. Quel luogo di ritrovo
era divenuta la base operativa della cosca Borghetto-Caridi-Zindato, un punto nel quale discutere di affari, estorsioni ed anche di attività politica. Tanto che il consigliere comunale
Giuseppe Plutino, cognato di Doldo, lì vi aveva stabilito la propria segreteria politica in occasione delle ultime elezioni comunali. Plutino, dopo essere stato eletto con un largo consenso si aspettava una nomina ad assessore,
ma prima che ciò potesse avvenire è arrivata la
giustizia a fermare tutto. Con l’operazione “Alta tensione 2”, l’esponente del Pdl è stato tratto in arresto con l’accusa di concorso esterno
in associazione mafiosa. E, sempre stando all’accusa, proprio per proteggere Plutino, Doldo avrebbe rivelato l’informazione riservata.
Far sapere a Condemi della presenza della microspia significava evitare che questi potesse
mettere nei guai il cognato relativamente alla
vicenda che ha visto protagonista il consigliere regionale Gianni Nucera, vittima di un atto
intimidatorio perché rifiutatosi di assumere la
figlia di un presunto affiliato alla cosca. Tutto
ciò, dunque, avrebbe convinto Doldo a spifferare quanto di sua conoscenza a Condemi.
Ma il poliziotto si è difeso strenuamente da
tutte le accuse già nel primo interrogatorio. La
sua identificazione è avvenuta perché i conversanti parlano di un agente passato dalla Digos al nucleo scorte, percorso effettuato da
Doldo proprio nei mesi scorsi. Il poliziotto sostiene, però, che mai avrebbe potuto dare simili notizie, anche perché la Digos non è certo
informata rispetto al lavoro svolto dalla squadra mobile. Lo stesso esponente della polizia
di Stato ha riferito che dalle intercettazioni
emerge che probabilmente le persone – che
lui di certo conosceva – lo avrebbero voluto
contattare per chiedere informazioni ulteriori
rispetto al ritrovamento della microspia, ma
che ciò non si verificò mai.
Alla luce delle spiegazioni fornite dal poliziotto e dall’avvocato Curatola, il gip ha ritenuto di concedere a Doldo gli arresti domiciliari.
Già ieri, l’assistente capo ha lasciato il carcere
per fare ritorno a casa propria.
CONSOLATO MINNITI
[email protected]
DOMENICA 4 marzo 2012 PAGINA 11
l’ora di Reggio
tel. 0965 324336-814947 - fax 0965 300790 - mail [email protected] - indirizzo via Nino Bixio, 34
MELITO PORTO SALVO
VILLA SAN GIOVANNI
Il circolo locale
sconfessa l’intesa
con i democrat
Natale Santoro
passa al Partito
democratico
> pagina 18
> pagina 19
PALMI
LOCRI
Elezioni, Barone
candidato già
mollato dal Pdl
I pazienti:
«L’ospedale
cade a pezzi»
> pagina 20
> pagina 23
False promesse per soldi
L’ex candidato a sindaco di Villa arrestato dalla polizia per truffa
Si era pure candidato a sindaco a Villa San Giovanni. E nel
frattempo aveva fatto credere alla titolare di un negozio di elettroforniture di Saracinello di essere segretario del sindaco e
membro della giunta. Un modo
per rendersi credibile allo scetticismo della signora davanti all’assegno che le aveva appena consegnato. Quasi mille euro. La donna alla fine si è lasciata convincere ma, come sospettato, l’assegno
non era coperto. È solo una delle
più piccole vicende di cui si è reso protagonista Mario Bueti,
57enne di Villa San Giovanni che
da ieri si trova agli arresti domiciliari per una serie infinita di
truffe. Sono 135 le contestazioni
elencate nell’ordinanza di custodia cautelare che lo ha colpito insieme ad altre nove persone (sei
ai domiciliari e quattro obbligo di
dimora), e 35 gli indagati.
Gli episodi più pittoreschi sono
quelli relativi alla promessa di un
posto di lavoro sulle navi, tipo Costa Crociere. Per poterci arrivare
è necessario possedere un libretto nautico e lui prometteva a
chiunque di poterglielo fare avere. Dietro compenso, naturalmente. A Mario Bueti piaceva farsi fare i complimenti. In una telefonata si rallegra con il suo interlocutore «Fagli gli auguri a tuo
fratello che si è diplomato… non
lo sai che ha avuto il diploma? Si,
al Nautico». Tanto non era vero,
il titolo era contraffatto. Ne aveva
fatti avere diversi, di diplomi, rilasciati dall’Aproca (Associazione provinciale capitani P. Grimaldi) e dalla Cepim (Centro profes-
> epilogo
L’IMPUTATO VA
AI DOMICILIARI
CAUSA SALUTE
Il dirigente del commissariato di Villa S. G. Marchese e il dirigente della squadra mobile Semeraro
sionale istruzione marittima). So- statario risultava residente in una
lo che quando l’ufficiale che via inventata a Genova. A un raavrebbe dovuto firmarli ha visto gazzo aveva chiesto settemila eula data è stato perentorio: in quei ro per la pratica, con un’anticipaperiodi (2002 e
zione immediata
2005) si trovava
di altri quattroFaceva avere
all’estero o in almila. Lo stesso
diplomi
tre località quindi
scherzetto
lo
non avrebbe mai
aveva fatto al
contraffatti
macellaio di Vilpotuto firmare
da istituti
la, al quale non
quegli attestati
di navigazione
aveva
pagato
con le qualifiche
di meccanico na330 euro di carvale di seconda classe per moto- ne. Non solo gli ha bruciato l’acnavi. E non aveva nemmeno il quisto ma lo ha poi raggirato progrado indicato nei falsi diplomi.
mettendogli che sarebbe stato in
Alle vittime dei raggiri, Bueti grado di fargli avere il libretto di
faceva accreditare le somme su navigazione col quale si sarebbe
una carta ricaricabile il cui inte- potuto imbarcare sulle navi delle
Ferrovie dello Stato o CaronteTourist. Previo un versamento di
2.460 euro che sarebbero serviti
per il rilascio del documento. Poi
gli aveva detto che gli avrebbe fatto avere un diploma e persino
una laurea. Ma poi il povero macellaio ha capito e pure rinunciato a riavere i suoi soldi.
La truffa era ben congegnata al
punto da organizzare persino i
corsi di voga. Una messinscena
pura che si è svolta sulla spiaggia
di Villa, in barca. Una scena da ridere, se non ci fosse da piangere.
Decisamente degna dei migliori
film di Totò.
ANNALIA INCORONATO
[email protected]
tutto truffa/2
Il sindacalista imbrogliava le Ferrovie
per avere i giorni di malattia
Mario Bueti, che di mestiere ufficialmente era un sindacalista delle Ferrovie
dello Stato, non ce la faceva
proprio a resistere alle truffe.
Al punto da imbrogliare pure su una sua falsa caduta
per potersi prendere i giorni
di malattia. Le Ferrovie dello Stato non lo avevano creduto da subito, e infatti il 2
agosto 2008 avevano avvertito il commissariato di Villa
di avere ricevuto una «telefonata poco
chiara» da Mario Bueti. La storia è que-
sta. L’eclettico signore ha raccontato di
essersi incamminato a mezzogiorno circa verso la nave per Messina,
dove avrebbe dovuto prendere servizio alle 12.30 fino
alle 20.40, quando improvvisamente a causa dell’asfalto
dissestato è caduto riportando un trauma al piede destro
e al polso sinistro. Prognosi:
sei giorni. A risollevarlo era
stato un passante, tanto gentile e mosso a compassione da accompagnarlo al pronto soccorso di Villa San
Giovanni. Per ringraziarlo, Bueti si era
fatto dire il suo nome, risultato poi essere niente meno che un tizio al quale aveva avviato una delle tante pratiche fasulle per il conseguimento del titolo di navigazione alla Capitaneria di porto di Rimini. Altro che passante, lo conosceva
benissimo. Il suo aiuto risaliva a un anno prima esatto. Il giovane samaritano
era andato a Messina insieme a un altro
“raccomandato” per alcune visite mediche ma mancava a entrambi l’elettrocardiogramma. Anziché chiamare le loro
famiglie, viene contattato proprio Bueti. Cosa alquanto strana. Ed è lui a risolvere tutto. Inviando i certificati. Rigorosamente da fax diversi e con caratteri diversi.
È
stato
scarcerato
Francesco
Russo (classe
1963) coinvolto
nell’operazione
“Epilogo”. Ill
gup Tommasina Cotroneo ha concesso il bene- Francesco Russo (‘63)
ficio della detenzione ai domiciliari per motivi di salute. Il giudice ha accolto le ragioni
avanzate dagli avvocati Emanuele Genovese e Umberto Abate, ritenendo
che le sue condizioni non sono compatibili con il regime carcerario.
Francesco Russo è imputato nel processo con le accuse di associazione mafiosa con la cosca Serraino.
Francesco Russo ha scelto di essere
giudicato con il rito abbreviato. Per lui
il pm Giuseppe Lombardo ha chiesto
una condanna a 18 anni di reclusione
ma nell’ultima udienza gli avvocati difensori hanno presentato un’istanza di
rimessione che dovrà essere valutata
dalla Cassazione per l’eccessivo clamore che l’operazione “Epilogo” sollevò
in relazione ai fatti della bomba alla
procura generale di Reggio Calabria.
r. r.
15
DOMENICA 4 marzo 2012
calabria
ora
R E G G I O
Rivolta Rosarno
Analisi sociale
in bianco e nero
«Umanità, onestà e umiltà» nelle foto
del volume di Giuseppe Vizzari
Un’opera in cui traspare umanità, onestà ed
umiltà. Si potrebbe riassumere così il libro di
fotografie “Rosarno…bisogna andare - Città del
Sole Edizioni” di Giuseppe Vizzari presentato
nella serata di venerdì alla libreria Culture.
Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis
Calabria, Nicola Petrolino, esperto e critico di
cinema, Daniela Sidari, autrice dei testi del libro insieme all’autore Vizzari e all’editore Francesco Arcidiaco hanno mostrato il volume che
narra, attraverso immagini e racconti, i tragici
fatti di Rosarno del 9 gennaio 2010.
Umanità, onestà ed umiltà sentimenti che
appartengono all’autore del libro, un uomo generoso, dall’animo nobile che ha immortalato
con la sua arte fotografica, attimi che non “bisogna dimenticare”. Le foto, rigorosamente in
bianco e nero, testimoniano la drammaticità
degli eventi e offrono il reportage come analisi sociale. L’autore manifesta la passione di documentare la storia di eventi tragici nel totale
rispetto ed attenzione delle persone che ha di
fronte. Ogni fotografia rappresenta una denuncia affinchè, in altri posti, non si ripeta un’altra
Rosarno, ogni scatto racconta la medesima storia, ovvero quella di persone vittime della povertà. «Tutto è successo per caso – spiega l’autore Giuseppe Vizzari – La mia presenza in
quei luoghi è stata casuale, anche se a Rosarno
sono andato di proposito. In quei giorni seguivo attraverso le immagini in tv i fatti di Rosarno, volevo andare per vedere dal vivo quello
che stava accadendo, la curiosità era tanta e
volevo comprendere i motivi della rivolta. Così, impegnai la mia giornata libera per recarmi
a Rosarno portando con me la macchina fotografica. Giunto a Rosarno però per le strade
nessun migrante, solo cassonetti capovolti e
macchine bruciate. Tornando verso casa però
decido di deviare il mio cammino verso Gioia
Tauro e, nelle vicinanze del porto, noto un
gruppo di persone impaurite e sofferenti. Erano gli immigrati che poche ore prima lottavano sulle strade di Rosarno ma in quel momento non c’era più la guerra, non c’era nessuna
lotta, solo rassegnazione». E’ lì che l’artista reggino, inizia l’attività di fotoreporter, tra gli
sguardi degli extracomunitari, ora intrisi di
paura, ora arroganti nella loro aria di sfida. Il
libro narra una situazione tragica in cui i protagonisti sono persone che trasmettono orrore, speranza, voglia di libertà. «Abbiamo già
presentato il libro a Rosarno pochi giorni fa –
spiega Daniela Sidari – Era corretto dar vita al
nostro racconto nello stesso luogo dove sono
avvenuti i fatti. Il libro è un mix tra reportage
e racconto fotografico, una documentazione di
uno stato di fatto che abbiamo cercato di trasmettere con la massima umiltà. Tutte le immagini – conclude Sidari – hanno un primo
piano ed un secondo piano. Persone inconsapevoli del proprio futuro che attendono l’evolversi degli eventi immersi in una dimensione
senza tempo».
VINCENZO COMI
[email protected]
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pittori
planetario
I colori dell’anima per Degas
Focus sull’arte dell’800 francese
Inserito nel ciclo di incontri “Sull’arte dell’’800 francese”, qualche
giorno fa, alla biblioteca De Nava si
è sviluppato un incontro dal titolo
“I colori dell’anima: Edgar Degas”,
organizzato dal Cis della Calabria.
Dopo l’intervento di Loreley Rosita Borruto, presidente Cis, la relatrice Elvira Leuzzi, critico e storico
dell’Arte, già docente di Teoria della percezione e Psicologia della forma all’Accademia di “Belle Arti”, ha
illustrato i nuovi linguaggi espressivi attraverso la pittura di Degas
(1834-1917) che, tra tutti i pittori
impressionisti è quello che conserva la maggiore originalità. “La famiglia Bellelli”, (1862) fu il suo primo quadro che lo ha reso famoso.
In esso è raffigurata la famiglia della sorella. Degas, di tradizione borghese e di grande educazione neoclassica, ebbe l’opportunità di approfondire in Italia, come afferma
la relatrice, l’arte del quattrocento,
da cui ne derivò la sua ostentata cura per la correttezza formale e per
un disegno netto e preciso. Non
manca mai nelle opere dell’artista
una grande e acuta penetrazione
psicologia. L’incontro con Manet, a
dire della relatrice, fu veramente
importante per la sua formazione.
Tuttavia nonostante la sua amicizia e la partecipazione ad alcune
mostre collettive, Degas non condivise mai a pieno gli intendimenti degli impressionisti pur accettandone, comunque, l’impulso interiore ad essere testimone della vita
contemporanea. Secondo la Leuzzi,
le ballerine, i cantanti dei caffè concerto, i fantini, le case chiuse e il
mondo equivoco dei quartieri periferici, furono rappresentati da
Degas con occhio disincantato e
amaro come si è ben visto nel dipinto “L’assenzio”, ritratto di donna isolata in un angolo di luce,
mentre intorno dominava l’ombra
e lo squallore.
L’acqua e le ipotesi
sull’origine della vita
L’acqua, fonte di vita sulla Terra, è presente in abbondanza nello spazio. Infatti è da lì che le comete
dovrebbero averla trasportata fino a noi, quando ancora il globo era arido.
L’ipotesi attuale è che l’antenato comune a tutti gli organismi uni e pluricellulari, il Luca, vivesse nel cosiddetto brodo primordiale.
Con queste premesse, la ricerca di vita nel cosmo parte dallo studio della composizione chimica dei pianeti.
«Ma si tratta di un pregiudizio – ha precisato Giovanni Strazzulla, astronomo di Catania, al planetario Pitagora – Non sappiamo ancora come ha origine
la vita sulla Terra, a partire
dalla chimica prebiotica.
Potrebbe esistere anche su
Marte, dove è stata rilevata
magnetite, un tipo di roccia
che si forma in presenza di
acqua. E potrebbe essere
anche formata da silicio al
posto del carbonio, ma il si-
licio non è stabile». Ovviamente, la questione è ancora più complicata.
A queste impronte si sta
lavorando nel laboratorio di
astrofisica sperimentale
dell’Istituto nazionale di
astrofisica di Catania, dove
vengono simulati gli effetti
delle condizioni di temperatura, pressione e radiazione tipiche di ambienti
spaziali studiandone gli effetti indotti su materiali organici, pre-biotici e su alcuni tipi di batteri. Angela Misiano, responsabile scientifico del Planetario ha ricordato al pubblico che «Marzo è il mese del pianeta
rosso, Marte raggiunge
l’opposizione il giorno tre,
mentre il cinque si trova nel
punto più vicino a noi. Il
pianeta con gli anelli, Saturno, anticipa sempre più il
suo sorgere e si accinge a diventare uno dei protagonisti del cielo di questa primavera».
Marco Comandè
palazzo san giorgio
Vent’anni di politica nazionale
Analisi sociologica nel saggio dello scrittore d’origine reggina Foti
Un saggio che ripercorre gli ultimi venti anni di vita politica nazionale, attraverso una
puntuale analisi sociologica, culturale ed economica del Paese, con un focus costante sul
rapporto potere-cittadini e ampio spazio al
ruolo decisivo, nel bene e nel male, delle strategie di comunicazione. E’ stato presentato ieri, nel salone dei Lampadari di Palazzo San
Giorgio, “Politica senza classe, strategie e comunicazione di governanti sconnessi dal Paese” (edito dal Centro di documentazione giornalistica), il nuovo libro del giornalista di origini reggine Franz Foti, presidente della commissione cultura dell’ordine nazionale dei
giornalisti e docente di comunicazione all’uni-
versità di Varese. All’incontro culturale, coordinato da Maria Teresa D’Agostino, sono intervenuti il vicesindaco del comune di Reggio
Calabria, Demetrio Porcino, il responsabile
del settore economia del Pd, Demetrio Naccari Carlizzi, e il senatore Giuseppe Valentino,
tutti concordi nel ritenere il libro di Foti un importante strumento per la conoscenza chiara
delle dinamiche socio-politiche che hanno attraversato la recente storia italiana e hanno
prodotto l’attuale situazione di emergenza.
«Non possiamo prescindere dalla riflessione
su tutto ciò che siamo stati sin qui, come popolo e come nazione, se vogliamo uscire dall’immobilismo e costruire così un futuro pro-
MULTISALA LUMIERE
SALA DE CURTIS
SALA SORDI
SALA DE SICA
SALA MASTROIANNI
Posti in piedi in paradiso
alle18.10 - 20.35 - 23
Sabato e domenica
anche alle 16
Viaggio
Spettacoli alle 18.10 20.20 e 22.30
In time
Spettacoli alle 18.30 20.45 - 22.50
The woman in black
Spettacoli alle 18.30
20:45 - 22:50 - sabato e
domenica anche 16:15
NUOVA PERGOLA
Safe House - Nessuno è
al sicuro
Spettacoli alle 18:30 20:45 - 23:00
spero e solido – ha concluso Franz Foti -. In
particolare, ritengo di fondamentale importanza, che ci si affidi sempre di più ai giovani,
alle loro energie e alla loro creatività».
CINEMA AURORA
Hugo Cabret in 3 d
Spettacoli alle 17.30 20 - 22.30 Mercoledì
ingresso ridotto
CINEMA ODEON
Quasi amici
Spettacoli alle 18 - 20 22
DOMENICA 4 marzo 2012 PAGINA 19
l’ora di Lamezia
Redazione: Tel. 0961 702056 Fax 0961 480161 Mail [email protected]
GUARDIE MEDICHE
EMERGENZE
Carabinieri 112 (Compagnia
Polizia di Stato
Commissariato PS
Vigili del Fuoco
Distaccamento VV.FF.
Guardia di Finanza
Guardie Ecozoofile
Associazione Anti-racket
Polizia Municipale
0968.21010)
113
0968.203211
115
0968.436768
117
0968.431010
329.0566908
0968.22130
CINEMA
Ospedale centr.
0968.2081
Pronto Soccorso
0968 .208962/462860
Ospedale Soveria M. 0968 662210/662222
Emergenza Sanitaria
118
URP/Informazioni
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Direzione Aziendale
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Centro Prenotazioni
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THE SPACE CINEMA
(NO 3D) COM’E’ BELLO FAR L’AMORE
17:50; 20:05; 22:20
(3D) VIAGGIO NELL’ISOLA
MISTERIOSA
17:40; 19:45; 21:50
(3D) HUGO CABRET
17:35
QUASI AMICI - INTOUCHABLES
17:10; 19:35; 22:00
TRE UOMINI E UNA PECORA
20:10; 22:25
KNOCKOUT - RESA DEI CONTI
18:20; 20:25; 22:30
«Lo Stato c’è, la gente si svegli»
Intervista al prefetto Antonio Reppucci su ’ndrangheta e società lametina
«C’è una dimensione catartica,
anestetizzata, cloroformizzata. Bisogna scuotere le coscienze e penso che
le istituzioni servano anche a questo.
Queste manifestazioni servono, servono i convegni i seminari. E’ vero
che ci sono state polemiche, qualcuno dice che si parla solo di retorica ed
enfasi. Ma io dico che se non facciamo nemmeno questo, qua l’elettroencefalogramma è piatto e il corpo
rischia di morire. E non ce lo possiamo permettere». Il corpo in questione – nell’analisi del prefetto di Catanzaro, Antonio Reppucci – è quello sociale, di Lamezia Terme in particolare, e le coscienze da scuotere
sono quelle di una popolazione spesso abulica e poco collaborativa nella
lotta alla ’ndrangheta. Incontriamo il
prefetto durante la manifestazione
antimafia “Il giorno che non c’è” per
chiedergli una lettura di come, secondo lui, la popolazione viva e reagisca alla realtà criminale che la circonda. Spesso, infatti, sembra che si
neghi a se stessi la realtà in cui si vive. Il prefetto conferma parlando ap-
punto di «dimensione anestetizzata» e aggiunge: «Le persone devono
capire che loro sono gli autori e i protagonisti del loro futuro. Lo Stato è
presente con i carabinieri, le forze di
polizia, i prefetti, la magistratura.
Quando sento dire “lo Stato è assente” mi piange il cuore. Cosa significa
lo Stato è assente? Io posso dire che
i cittadini sono assenti, non lo Stato».
Quindi quella da combattere
e incrinare è un’intera cultura
di approccio alla mafia?
«La mafia è un fenomeno sociale
e culturale e quindi va combattuta
sul piano socio-culturale. Non c’è alternativa la gente si deve svegliare e
capire che deve essere protagonista.
Bisogna superare quello stato di rassegnazione fatalista, il pensiero che
“non c’è niente da fare”. Non è così,
c’è molto di più. Bi sogna creare una
rete di protezione e solidarietà sul
territorio. La legalità vince, senza legalità la società muore».
Cosa ne pensa di manifestazioni antimafia come “Il giorno
fotonotizia
Auto sbanda e si ribalta in via Marconi
che non c’è”?
Molti le considerano parate per
raccogliere consensi.
«Oggi sono più ottimista perché
rispetto al passato ho visto un maggiore coinvolgimento della popolazione locale. Questo significa che
qualcosa di nuovo, un valore aggiunto c’è. Si può essere ottimisti per il
futuro di questa terra. Perché se non
ci liberiamo di questo olezzo maleodorante che è la criminalità organizzata che ammorba l’aria, condiziona
l’economia e i diritti civili, non potremo mai recuperare quei ritardi
che di crescita che ci portiamo appresso da prima dell’unità d’Italia.
Dipende da noi. Io dico sempre ai calabresi: siate protagonisti di questo
film». Antonio Reppucci ribadisce
l’importanza anche di queste manifestazioni e della partecipazione della popolazione civile. Affinché l’elettroencefalogramma non diventi
piatto e la cultura mafiosa non ci
prenda per sfinimento.
ALESSIA TRUZZOLILLO
[email protected]
LO STATO Il prefetto Antonio Reppucci
l’intervento
Omicidio stradale, c’e chi dice sì
I giovani dell’Udc si inseriscono nel dibattito sulla nuova pena
L’auto sbanda e si ribalta sulla carreggiata. E’ quanto
accaduto ieri mattina su via Marconi all’incrocio con
via Garibaldi ad una Fiat Panda. Sul posto è
intervenuta una squadra della sede centrale del
comando vigili del fuoco di Catanzaro che ha
provveduto a mettere in sicurezza le vetture, in attesa
del ripristino della viabilità. Insieme ai vigili del fuoco,
sono sopraggiunti anche gli operatori del 118 che
hanno prestato i soccorsi (anche se non ci sono stati
feriti gravi) e la Polizia locale che ha effettuato i rilievi
del caso.
s. m. g.
I giovani dell’Udc di Lamezia dicendo «sì al reato di
omicidio stradale per chi uccide sotto l’effetto di sostanze
stupefacenti e alcoliche» si
inseriscono a pieno titolo nel
dibattito di questi giorni, concordando «con la linea seguita dall’attuale governo per
l’introduzione nel nostro ordinamento penale della fattispecie di omicidio stradale».
In particolare Simone Cicco e Giovanni Paolo Rocca ritengono «necessario, oggi più
che mai, fare una seria riflessione per quella che si è dimostrata e si dimostra una
delle piaghe della nostra società, ciò anche per mettersi
in linea con il quadro comunitario». Una riflessione, la
loro, fatta anche «alla luce degli ultimi tragici eventi accaduti in città» e ritenendo che
«la situazione di impunità di
chi mettendosi alla guida sotto l’effetto di sostanze psicotrope uccide persone, non
può più essere tollerata». Ecco perché «si rende necessa-
ria una riflessione che deve
tradursi in un provvedimento legislativo che non è più
differibile, anche in virtù dei
dati (forniti dagli organismi
preposti) che parlano chiaro:
nel solo 2011 gli incidenti
stradali hanno causato la
morte di 4.090 persone, il
numero più alto dei 27 paesi
dell’Unione europea. Un dato ancora più preoccupante
se si considera che il 27% delle vittime, 1099 persone, aveva un’età compresa tra i 18 e
i 32 anni».
I giovani Udc, quindi, fanno notare che «in Italia la violazione delle regole della strada è la prima causa delle tragedie stradali e molto spesso
gli incidenti sono causati da
automobilisti che guidano
sotto l’effetto di droga o alco-
ol, incoscienti del pericolo che
corrono e che fanno correre a
chi si imbatte sulla loro strada. Uccidono persone, a volte anche se stessi, ma spesso
riescono a "scamparla" con
pochi anni di carcere o magari senza neanche quelli».
«Finora – concludono questo tipo di delitti è stato
definito “omicidio colposo”,
tranne un’unica ultimissima
eccezione giurisprudenziale», così come scritto da Calabria Ora nei giorni scorsi in
merito ad una sentenza della
corte d’appello di Milano che,
ribaltando una decisione dei
giudici di primo grado che
avevano condannato un uomo a quattro anni per omicidio colposo, ha inferto una
pena a quattordici anni per
omicidio volontario nei confronti dello stesso che, sotto
l'effetto di droga e tranquillanti, provocò un incidente
nel quale morì una donna di
24 anni su una strada bagnata e scarsamente illuminata.
Saveria Maria Gigliotti
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