LuganoInScena
c/o LAC Lugano Arte e Cultura
Piazza Bernardino Luini 6
CP 5129
6901 Lugano
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LuganoInScena 2015/2016
Teatro
LA VERITÀ
autore, regista, co-design luci e coreografie Daniele Finzi Pasca
ATTRAVERSO LO SPECCHIO
di e regia Marcello Chiarenza
L’ORIGINE DEL MONDO, RITRATTO DI UN INTERNO
di e regia Lucia Calamaro
PEPERONI DIFFICILI (LA VERITÀ CHIEDE DI ESSERE CONOSCIUTA)
di e regia Rosario Lisma
CONFÉRENCE DE CHOSES
di e regia François Gremaud
ALBERTINE, EN CINQ TEMPS
di Michel Tremblay
ANTROPOLAROID
di e con Tindaro Granata
WORDS AND MUSIC
di Samuel Beckett
LA CATIVÌSSIMA (EPOPEA DI TONI SARTANA)
di e regia Natalino Salasso
ROMEO E GIULIETTA. AMA E CAMBIA IL MONDO
regia di Giuliano Peparini
POLVERE – DIALOGO TRA UOMO E DONNA
di e regia Saverio La Ruina
BRACHETTI CHE SORPRESA!
di e con Arturo Brachetti
MOLIÈRE: LA RECITA DI VERSAILLES
regia di Giampiero Solari
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THE VALLEY OF ASTONISHMENT
di e regia Peter Brook e Marie-Hélène Estienne
ALICE
regia di Fabrizio Pallata
PROSSIMA FERMATA BELLINZONA
di e regia Flavio Stroppini e Monica De Benedictis
IL PREZZO
regia di Massimo Popolizio
L’AMORE SEGRETO DI OFELIA
regia di Michele Di Mauro e Carlotta Viscovo
PINOCCHIO – IL GRANDE MUSICAL
regia di Saverio Marconi
MUMMENSCHANZ – I MUSICISTI DEL SILENZIO
creato da Floriana Frassetto, Andres Bossard e Bernie Schürch
PETER PAN – UNA STORIA DI POCHI CENTIMETRI E PIUME
regia di Fabrizio Visconti
LA PRIMA CENA
regia di Michele Sinisi
AVANIM (PIETRE)
regia di Yinon Tzafrir e Daniel Zafrani
IL VIZIO DELL’ARTE
di Alan Bennett
IL BERRETTO A SONAGLI
adattamento e regia di Valter Malosti
NUDA E CRUDA
regia di Livio Galassi
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LA PICCOLA FIAMMIFERAIA
regia di Maurizio Bercini
IL CAVALIERE INESISTENTE
regia di Fabrizio Montecchi
IVAN ILLIC
traduzione, adattamento e regia di Ola Lavagna
I LEGNANESI: LA FAMIGLIA COLOMBO
regia di Antonio Provasio
NON TI PAGO
di Eduardo De Filippo; regia di Luca De Filippo
LA LOCANDIERA DI CARLO GOLDONI
regia di Andrea Chiodi
PANTANI
di Marco Martinelli e Ermanna Montanari
regia di Marco Martinelli
ORCHIDEE
di e regia Pippo Delbono
LE CIRQUE INVISIBLE
di e regia Jean Baptiste Thierrée e Victoria Chaplin
12PAROLE7PENTIMENTI
direzione e concetto di Rubidori Manshaft
ARLECCHINO SERVITORE DI DUE PADRONI
di Carlo Goldoni
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TEATRO
LA VERITÀ
autore, regista, co-design luci e coreografie Daniele Finzi Pasca
direttrice di creazione, produttrice e partecipazione alla scrittura Julie Hamelin Finzi
musica, sound design e co-design coreografie Maria Bonzanigo
scenografia, accessori e ideazione Hugojo e L’hugo Hugo Gargiulo
produttore esecutivo e consulente artistico Antonio Vergamini
costumi Giovanna Buzzi
co-design luci Alexis Bowles
video designer Roberto Vitalini - bashiba.com
assistente alla regia Geneviève Dupéré
make-up designer e hairstyle designer Chiqui Barbé
direttore di produzione Marc Laliberté
consulente artistico Fabrizio Arigoni
ricercatore Facundo Ponce de León
creatore di Sculture Coreografiche Toni Vighetto
ideatrice Carré Mariève Hémond e Annie-Kim Déry
ideatore ruota Cyr Daniel Cyr
artisti Moira Albertalli, Erika Bettin, Jean-Philippe Cuerrier, Annie-Kim Déry, Stéphane Gentilini,
Andrée-Anne Gingras-Roy, Evelyne Laforest, Francesco Lanciotti, David Menes, Marco Paoletti,
Félix Salas, Beatriz Sayad e Rolando Tarquini
direttrice di tournée e direttrice di scena Allegra Spernanzoni
direttore Tecnico Alexis Bowles
macchinista Dave Bourdages
rigger Jens Leclerc
fonico Fabio Lecce
tecnico Luci Gonzalo Soldi
macchinista in formazione Nicolò Baggio
assistente al Direttore Tecnico Marzio Picchetti
restauratore Andrea Ravano
Equipe di produzione a Lugano:
project manager Tanja Milosevic
assistente project manager Anna Locatelli
contabile Amal Meroni
Sa 12.09.2015 ore 19.30
Do 13.09.2015 ore 14.30
Do 13.09.2015 ore 20.30
Ma 15.09.2015 ore 20.30
Me 16.09.2015 ore 20.30
Gi 17.09.2015 ore 20.30
Ve 18.09.2015 ore 20.30
Sa 19.09.2015 ore 20.30
Do 20.09.2015 ore 14.30
Sala Teatro LAC
Dopo aver girato il mondo, visitato i più grandi teatri di tredici paesi e affascinato più di 200’000
persone, “La Verità” torna a casa per inaugurare la nuova Sala Teatro di Lugano.
“La Verità è tutto ciò che abbiamo sognato, ciò che abbiamo vissuto, ciò che abbiamo inventato,
tutto quello che fa parte della nostra memoria.” (Daniele Finzi Pasca)
Scritto e diretto da Daniele Finzi Pasca, “La Verità” è uno spettacolo che riunisce l'acrobazia, il
teatro, la musica e la danza, con la presenza di tredici artisti raccolti intorno ad un telone
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originale di Salvador Dalí. L’enorme opera, dipinta dal pittore spagnolo negli anni ‘40 a New
York per il suo balletto “Tristan Fou”, si ritrova oggi di nuovo sulla scena. Dal surrealismo alla
realtà, la nuova creazione della Compagnia Finzi Pasca dipinge una poesia acrobatica ed
eccentrica, composta dalla visione di Daniele Finzi Pasca e dai colori del telone di Salvador Dalí.
Dalla première a Montreal, nel gennaio del 2013, “La Verità” è stato rappresentato oltre 250
volte in Svizzera, Canada, Brasile, Uruguay, Colombia, Messico, Francia, Ungheria, Danimarca,
Olanda, Emirati Arabi Uniti, Spagna e Italia, attirando oltre 200'000 spettatori.
“Daniele Finzi Pasca ha creato un’ambiziosa e visivamente incantevole opera… La Verità tocca il
sublime…” (The Gazette, Montreal, Canada, 18.01.2013)
“Cattura il pubblico dolcemente, per portarlo in un meraviglioso mondo onirico.” (Neue Zürcher
Zeitung, Zürich, Svizzera, 28.10.2013)
“Uno spettacolo di circo luminoso, onirico, vitale e melanconico costruito intorno al fondale di
Dalí.” (El Pais, Madrid, Spagna, 11.11.2013)
“Dietro a tanta meraviglia si rivelano, in un via vai scandito in due tempi, acrobazie, danze con
canti, bagliori ed effetti in controluce, musiche sognanti…” (Il Sole 24 Ore, Milano, Italia,
11.01.2015)
La Compagnia Finzi Pasca è stata creata nel 2011 da Antonio Vergamini, Daniele Finzi Pasca,
Hugo Gargiulo, Julie Hamelin e Maria Bonzanigo. In quest’avventura s’incrociano la storia del
Teatro Sunil e la storia di Inlevitas. C’è il desiderio di sviluppare progetti artistici che continuino
ad approfondire il “teatro della carezza”, la tecnica del gesto invisibile e lo stato di leggerezza.
Attraverso gli anni, questi concetti hanno costruito un’estetica particolare che attraversa tutte le
dimensioni: uno stile di creazione e di regia, un particolare modo di concepire la produzione, una
filosofia di allenamento per l’attore, l’acrobata, il musicista, il danzatore e il tecnico, un
atteggiamento per abitare lo spazio e riprendere la memoria che porta nostalgia e può
commuovere. Il gesto poetico del clown, che va da un monologo per un solo spettatore a una
cerimonia olimpica, il teatro, la danza, il circo, l’opera, il cinema, tutto si riunisce nella Compagnia
Finzi Pasca.
Con il sostegno di
Cornèrcard, Grand Hotel Villa Castagnola, OSI, RSI, La Place des Arts, Maison de la Culture de
Nevers et de la Nièvre, Scène Nationale de Bayonne – Sud Aquitain, Città di Lugano, Cantone
Ticino, Pro Helvetia, Caffè Chicco d'Oro, Fidinam, Ernst Göhner Stiftung, Sintetica - Partner per
la ricerca.
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TEATRO PER LE FAMIGLIE
ATTRAVERSO LO SPECCHIO
di e regia Marcello Chiarenza
con Elena Chiaravalli, Cinzia Morandi, Francesco Mariotta e Daniele Bianco
musiche Carlo Cialdo Capelli
scene Marcello Chiarenza
costumi Teatro Pan
una produzione di LuganoInScena
Età: da 6 anni
Me 16.09.2015 ore 14.30
Sa 19.09.2015 ore 10.30 e 14.30
Hall e Sala Teatro LAC
Un gioco del teatro che parla del teatro, un omaggio allo spettatore il cui sguardo sappia
riflettersi nel gioco dell'attore.
Un percorso dall'ingresso all'uscita, attraverso lo specchio di una porta, di un sipario, di un
racconto...Un viaggio nella notte dello spazio e del tempo.
Ogni lettera è uno scomparto, ogni parola una carrozza: con le stesse lettere che scrivono la
parola “treno”, ora possiamo dire “entro”.
All'ingresso
Se il tempo cambia, non dimenticate l'ombrello. C'è un modo sicuro per ricordare di non
dimenticare: usatelo all'andata come para-pioggia e al ritorno come parasole.
In sala
Prego venite avanti, ogni fila ha una lettera, ogni singola poltrona un numero... Siete comodi?
Bene, buonasera e benvenuti... Ho detto sera invece di buongiorno, qui in teatro non ci sono
finestre, quindi non si distingue l'ora del giorno dall'ora della sera.
Il teatro
Il LAC. Lugano, un lago: sono le stesse sei lettere... Il lago è lo specchio e l'occhio la città.
Teatro significa guardare. Teatro, attore: sono le stesse sei lettere... Le poltrone hanno i vostri
occhi, speriamo di tenerli svegli.
Il sipario
Come le palpebre il sipario si apre: è un occhio che aspetta di guardarvi negli occhi. Una bocca
che aspetta di cantare. Una porta che vi porterà oltre lo specchio.
Lo spettacolo “Attraverso lo specchio” è previsto anche nei giorni mercoledì 16.09.2015 ore
9.30, giovedì 17.09.2015 ore 9.30 e 14.30, e venerdì 18.09.2015 ore 9.30 e 14.30, repliche
riservate alle scuole.
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TEATRO
L’ORIGINE DEL MONDO, RITRATTO DI UN INTERNO
di e regia Lucia Calamaro
con Daria Deflorian, Federica Santoro e Daniela Piperno
luci Gianni Staropoli
scene Marina Haas
aiuto regia Francesca Blancato
produzione 369gradi - PAV
in collaborazione con FIT Festival Internazionale del Teatro e della scena contemporanea/
LuganoInScena/ LAC – Lugano Arte e Cultura
Lu 12.10.2015 ore 20.30
Sala Teatro LAC
Premio Ubu 2012 Nuovo testo italiano o ricerca drammaturgica a Lucia Calamaro; Premio Ubu
2012 Miglior attrice a Daria Deflorian; Premio Ubu 2012 Ex Aequo Miglior attrice non
protagonista a Federica Santoro
Composto da 3 atti (“Donna melanconica al frigorifero”, “Certe domeniche in pigiama”, “Il
silenzio dell’analista”), lo spettacolo mette in scena la crisi individuale che travolge un gruppo
familiare, nella fattispecie la crisi di una madre, Daria, che fagocita la figlia, Federica.
Daria non esce più: dalla sua ‘tana’ constata di conoscere realmente un solo umano, il quale
convive nello stesso corpo e, a volte, si distrae anche da lui, se lo perde, non lo capisce. Questa
relazione fluttuante e disattenta spesso fa sì che si ritrovi a non essere contemporanea
neanche di sé stessa.
Questo convivente è suo malgrado familiarizzato con l’umano di Daria, visto che ne dipende
affettivamente, la richiama a lei e al tempo: la figlia. È lei, Federica, che mantiene il mondo; è lei
il suo Atlante domestico, tanto che, a volte, uno si chiede chi abbia messo al mondo chi in
questa faccenda. Nella casa in cui Daria si muove con sua figlia, temporaneamente rinchiuse in
cerca di un senso ritrovato, appaiono “figure della soglia”, abitanti del dentro-fuori, che
irrompono e agiscono. Figure, queste, tutte animate dalla stessa volontà: tirarla fuori.
Ispirandosi a “La Commedia umana” di Balzac, Lucia Calamaro indaga la coscienza di una
Madre, esplora gli stati d’animo mortificati di una Figlia “adultizzata”, la sua assenza di modelli, la
sua tenacia; tratteggia l’indifferenza, la rabbia e l'impotenza di tutti gli altri, quelli che si ritrovano
a gestire una persona depressa, senza sapere come.
“In fondo, da cosa è composta la vita di un essere umano: un corpo e i suoi andazzi, una mente e
i suoi rovelli, le cose e la necessità di gestirle, e poi gli altri, sotto forma di affetti, rivali, problemi,
salvezza, ristoro, passione, legami, vantaggi, limiti.
Ecco cosa si occupa idealmente di proiettare drammaturgicamente, forse anno ad anno, per ora
pezzo a pezzo, come un puzzle, questo lavoro: una vita. […]
Certo è che vissuta sempre in balia di tutto quello che non ero io, non avrei mai pensato, fino ad
oggi, che la mia vita si sarebbe trasformata nella mia opera.” (Dalle note di regia di Lucia
Calamaro)
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TEATRO
PEPERONI DIFFICILI (LA VERITÀ CHIEDE DI ESSERE CONOSCIUTA)
di e regia Rosario Lisma
con Anna Della Rosa, Ugo Giacomazzi, Rosario Lisma e Andrea Narsi
luci Paola Tintinelli e Luigi Biondi
scene e costumi Eleonora Rossi
produzione Teatro Franco Parenti
Me 14.10.2015 ore 20.30
Gi 15.10.2015 ore 20.30
Sala Teatro LAC
Ambientato nella cucina di un giovane parroco di provincia, “Peperoni difficili” si ispira a una
piccola vicenda realmente accaduta e pone domande sul “mentire a fin di bene”, sulla verità e il
diritto di dirla o di saperla. I personaggi coinvolti, oltre al parroco, sono la sua bellissima sorella
volontaria in Africa, un bidello allenatore della squadra dell’oratorio e un bancario, colto, brillante
e stranamente inconsapevole di essere spastico.
Rosario Lisma, autore vincitore del Premio ETI Nuove Sensibilità 2009 con “L’operazione”, si
ispira alla tradizione umoristica del ‘900 e alla Commedia all’italiana. In scena, con lui, oltre a
Ugo Giacomazzi e Andrea Narsi, anche Anna Della Rosa, giovane pluripremiata interprete del
teatro italiano e ultimamente sugli schermi cinematografici in “La grande bellezza” di Sorrentino.
“Non è facile trovare una commedia che fa ridere, e parecchio, mettendo in discussione con
intelligenza temi capitali. Succede in Peperoni difficili, nuovo testo di Rosario Lisma; giovane
attore di talento. […] Il quesito se sia meglio mentire a fin di bene o dire la verità a tutti i costi si
innesta su situazioni quotidiane e si incarna in personaggi non attesi, ma vivi nelle loro opposte,
fragili umanità, in una pièce ben scritta che mescola risata e dramma, di solida costruzione e
dialoghi irresistibili, con quattro interpreti […] in stato di grazia. Bravi.” (la Repubblica)
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TEATRO
CONFÉRENCE DE CHOSES
di e regia François Gremaud
con Pierre Mifsud
produzione 2b company
con la partecipazione di FAR° Festival des Arts Vivants/Nyon
in collaborazione con FIT Festival Internazionale del Teatro e della scena contemporanea/
LuganoInScena/ LAC – Lugano Arte e Cultura
Spettacolo in francese
Sa 17.10.2015 ore 11.00 (1° episodio) e 16.30 (2° episodio)
Do 18.10.2015 ore 11.00 (3° episodio) e 16.30 (4° episodio)
Teatrostudio LAC
Lo spettacolo è composto da quattro episodi indipendenti tra di loro della durata di un’ora
ciascuno.
Pierre Mifsud – come una sorta di “tenutario di un sapere” enciclopedico contemporaneo –
accoglie il pubblico e inizia il suo racconto. Da un luogo ad un altro, da un soggetto ad un altro.
Rimbalza nel suo racconto di qua e di là. Dal bisonte alla regina Margot, da Descartes alla
liquirizia Haribo, da Annie Hall alla Cometa di Halley. Non si ferma fino a che il timer non scade
allo scoccare dei 60 minuti.
“Conférence de choses” è una passeggiata divertente nel cuore del sapere enciclopedico
partecipativo contemporaneo.
Il processo di scrittura, ci svelano gli autori, consiste, partendo da un soggetto, a seguire su
Wikipedia una serie di soggetti a lui collegati. E questo all’infinito.
È anche una straordinaria prova d’attore che sfida la semplicità e, nello stesso tempo, la
difficoltà, mettendosi a nudo: un attore, un pubblico in uno spazio e in un tempo, senza effetti,
senza rete, senza tecnica.
“Siamo immersi, ed è un vero incanto.” (Thierry Sartoretti, Radio Télévision Suisse First)
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TEATRO
ALBERTINE, EN CINQ TEMPS
di Michel Tremblay;
regia di Lorraine Pintal
assistente di regia Bethzaïda Thomas
con Lise Castonguay, Eva Daigle, Martine Francke, Monique Miller, Marie Tifo e Madeleine
Péloquin
scene Michel Goulet
costumi Sébastien Dionne
luci Denis Guérette
musica Jorane
trucco Jacques-Lee Pelletier
una coproduzione Théâtre du Nouveau Monde (Montréal)/ Théâtre du Trident (Québec)
Spettacolo in francese con sopratitoli in italiano
Me 28.10.2015 ore 20.30
Sala Teatro LAC
Trent’anni fa Michel Tremblay scrisse uno dei grandi testi del teatro contemporaneo, ponendo
una donna di fronte a sé stessa e alle differenti età della sua vita. Tra l’Albertine di trent’anni,
sconvolta per aver quasi picchiato a morte la figlia undicenne, e quella di settant’anni che, ormai
affaticata, entra in una casa di accoglienza, Tremblay traccia cinque linee di vita per disegnare
l’arco di tutta un’esistenza divisa tra il senso di colpa e la rabbia. Nell’atmosfera sospesa del
crepuscolo – tra gli scintillii del calar del sole e il lento levar della luna purpurea d’estate – le
Albertine, ispirate dall’ascolto attento della loro sorella Madeleine, ci consegnano la cantata
della propria vita trasformata dall’aspro lirismo di una lingua al tempo stesso terribile e
carezzevole.
Lorraine Pintal voleva da molto tempo mettere in scena questo capolavoro della drammaturgia
canadese, al fine di mostrare tutta la luce emanata dal tragitto di questa donna che, accedendo
alla coscienza del proprio destino, ha saputo cogliere tutto il tragico della condizione umana.
“Pièce magistrale […] qui fait la part belle au grand talent des comédiennes qui l’interprètent.
Monique Miller est extraordinaire […] un incontournable. À voir, absolument!” (Anne-Josée
Cameron, Le Téléjournal/Québec, Ici Radio-Canada Télé)
In collaborazione con
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TEATRO
ANTROPOLAROID
di e con Tindaro Granata, Premio “Mariangela Melato” – Prima Edizione 2013 – come Attore
Emergente
scene e costumi Margherita Baldoni e Guido Buganza
luci Matteo Crespi
elaborazioni musicali Daniele D’Angelo
produzione Proxima Res
Me 11.11.2015 ore 20.30
Sala Teatro LAC
Premio della giuria popolare della “Borsa Teatrale Anna Pancirolli”
Premio “ANCT” dell'Associazione Nazionale dei Critici nel 2011
Premio “Fersen” in qualità di Attore Creativo nel 2012
Definire “Antropolaroid” non è semplice: ad oggi non c’è nulla di paragonabile al lavoro
originalissimo di Tindaro Granata, il quale, da solo, racconta di figure familiari, di generazioni, di
una terra, la Sicilia, da cui anche allontanarsi, con il proposito di andare a Roma per diventare
attore e fare del cinema….
“Antropolaroid” è uno spettacolo di cupa bellezza, struggente, attraversato da un’inquietudine
dolorosa, dove a tratti si coglie ugualmente, amaramente, l’occasione di ridere, per la
caratterizzazione dei personaggi, il loro susseguirsi sulla scena, e per l’abilità stessa dell’attore
nel trasformarsi: tante, infatti, le metamorfosi. Perché dentro questo spettacolo ad alta
condensazione ed intelligenza teatrale ci sono, rielaborate con molta sensibilità, schegge di
storia dello stesso interprete in scena, con quel titolo che fonde insieme la ricerca antropologica
con lo scatto fotografico, la memoria trattenuta nell’immagine, racconto tramandato, vissuto
profondamente. “Antropolaroid” è una creazione teatrale colma di emozioni, per il testo, la
recitazione, la concretezza, l’universalità della narrazione e il ritmo avvolgente.
Tindaro Granata passa attraverso i decenni in molteplici ruoli, ad ogni età, maschio o femmina,
tra giochi, balli, lavoro, relazioni familiari e paure; brevi passaggi che, ogni volta, compongono
dialoghi, legami e situazioni: lui solo e tanti .
La novità di uno spettacolo come “Antropolaroid” sta nell’utilizzo di una tecnica antica come
quella del cunto: essa viene scomposta e il meccanismo del racconto è sostituito dalla messa in
scena dei dialoghi tra i vari personaggi. Non vengono narrati i fatti, ma i personaggi parlano tra
di loro e danno vita alla storia.
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NUOVI PERCORSI
WORDS AND MUSIC
di Samuel Beckett
regia e adattamento visivo di Alan Alpenfelt
con Adele Raes e NITON (Zeno Gabaglio, Luca Xelius Martegani, el Toxyque)
video Roberto Mucchiut
luci Andrea Borzatta
costumi Laura Pennisi
produzione V XX ZWEETZ
coproduzione Azimut
sostenuto da Fondazione svizzera per la radio e la cultura, Repubblica e Cantone Ticino – Fondi
Swisslos
Do 22.11.2015 ore 16.30 e 20.30
Teatrostudio LAC
La nuova produzione Beckett Sounds vede uniti la Compagnia V XX ZWEETZ e il gruppo
NITON nell'esplorazione della degenerazione della lingua, della memoria e della vita, attraverso
il dramma sonoro di Samuel Beckett “Words and music”.
Scritto nel 1961 su commissione della BBC Third Programme, “Words and music” non ha mai
avuto una trasposizione scenica, malgrado il potenziale altamente immaginifico dei temi e del
rapporto musica/parola. Il radiodramma, oggi come cinquant’anni fa, è una delle frontiere più
avanzate del teatro moderno: una forma che sublima la scena in situazioni di puro ascolto e in
cui le parole diventano un mezzo espressivo intimo e appassionante. Un mezzo concentrato e
totalizzante, perché dissociato dai molteplici stimoli della sala da teatro. Stimoli che possono
essere sì distrazione, ma anche sostanza e centro della percezione. Stimoli che, fortunatamente,
non sono perduti per sempre nel passaggio originario dal testo per teatro al testo per radio, ma
che possono tornare a vivere. Un ulteriore senso, profondamente moderno, oggi lo si trova nel
riportare i radiodrammi in teatro, nel rendere di nuovo forte un’esperienza che – complice la
diffusione capillare del multimedia – nel corso dei decenni si è fatta sfocata e sfuggente.
“Words and music” è uno spettacolo scenico dove l’ascolto totalizzante diventa esperienza
condivisa, dove l’orecchio non deve più temere l’occhio, dove il privato diventa collettivo, dove il
teatro contemporaneo può ampliare i propri orizzonti e i propri significati. Anche per questo, la
disarmante modernità di Beckett afferma ancora una volta la propria attualità, in uno scambio di
forme e di mezzi che si offre come intensa e avvincente esperienza teatralsonora.
Lo spettacolo è ambientato in un imprecisato futuro: due prigionieri, Bob e Joe, sono detenuti in
un’angusta torre carceraria. Croak, il vecchio aguzzino, li visita regolarmente per ottenere
definizioni di concetti umani ancestrali. Bob si esprime attraverso la musica e Joe attraverso le
parole, nel tentativo di offrire al dispotico Croak vividi ricordi e appigli per nuove sensazioni. Una
notte, però, sulle scale, tra la luce delle candele scorge una faccia che destabilizzerà l’esistenza
dei tre personaggi…
“Uno spettacolo di autentica sensibilità che colpisce anche l'inconscio.” (Il Sipario)
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TEATRO
LA CATIVÌSSIMA (EPOPEA DI TONI SARTANA)
di e regia Natalino Balasso
con Natalino Balasso, Francesca Botti, Marta Dalla Via, Andrea Pennacchi, Silvia Piovan e
Stefano
Scandaletti
scene Alberto Nonnato
costumi Lauretta Salvagnin
musiche originali de “L’Orchestrina di Molto Agevole”
aiuto regia Marco Artusi
produzione Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale
in collaborazione con PostFinance
Lu 23.11.2015 ore 20.30
Ma 24.11.2015 ore 20.30
Sala Teatro LAC
Spettacolo in abbonamento
“La cativìssima (Epopea di Toni Sartana)” è la prima commedia di un progetto di trilogia che
Natalino Balasso ha preparato per il Teatro Stabile del Veneto. L’idea è quella di creare
l’epopea di un personaggio surreale e fuori dagli schemi, Toni Sartana, il quale non ha mezzi
termini, non ha remore morali ed è totalmente ignaro di ciò che significa correttezza. Toni
Sartana tradisce chiunque pur di raggiungere il suo scopo che, per inciso, sembrerebbe
sconosciuto anche a lui stesso. In questa prima commedia assistiamo alla resistibile ascesa di
Toni Sartana, da semplice sindaco di un piccolo paese di campagna fino ai vertici del suo
partito, in seno al quale tradirà anche gli amici più fidati pur di diventare la massima carica della
Regione Serenissima: Asessore ai Schei. Ma questo non gli basterà e vorrà giungere a
conquistare anche la confinante Regione Giulia: un inseguimento del Potere fine a sé stesso. In
questo clima da fanta-politica, in un tempo non definito, che potrebbe essere il futuro, Toni
Sartana riluce come una sorta di Ubu Re veneto; fa ruotare gli eventi attorno a sé, istigato da
una moglie, la signora Lea, che, come una moderna lady Macbeth, è forse più crudele di lui.
Tutto questo porterà ad una rovinosa caduta ma, come Ubu, Sartana ha la consistenza dei
pupazzi di gomma, non si fa mai male e casca sempre in piedi. Egli è salvato dalla sua stessa
inconsapevolezza.
“Il personaggio di Toni Sartana sarà interpretato da me. Le commedie sono scritte in italiano, ma
alcuni personaggi usano un linguaggio che, seppur italiano, è intriso di venetismi e pronunce
locali e giungono a creare una di quelle che Pasolini chiamava “le tante lingue dell’italiano”.
Posso impegnarmi a dire che questa sarà una commedia molto divertente, intrisa di una comicità
che non ritengo spocchioso definire tipicamente mia, mista a tratti di amaro e ineluttabile. Ho
voluto curare anche la regia di questa commedia perché, per una volta, credo di avere
identificato un percorso che somiglia molto a quello che cerco che sia il mio teatro: popolare
innanzitutto, perché sono dell’idea che se vogliamo che a teatro ci vadano tutti dobbiamo anche
riuscire a parlare a tutti, ma cercando di non essere mai scontato.” (Dalle note di regia di
Natalino Balasso)
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MUSICAL
ROMEO E GIULIETTA. AMA E CAMBIA IL MONDO
tratto dall’opera di William Shakespeare
spettacolo musicale di Gérard Presgurvic
regia di Giuliano Peparini
con Giulia Luzi, Federico Marignetti, Luca Giacomelli Ferrarini, Riccardo Maccaferri, Gianluca
Merolli, Leonardo Di Minno, Vittorio Matteucci, Barbara Cola, Roberta Faccani, Silvia Querci e
Giò Tortorelli
musiche e libretto Gérard Presgurvic; versione italiana Vincenzo Incenzo
coreografie Veronica Peparini
scene Barbara Mapelli
costumi Frédéric Olivier
casting director e vocal coach Paola Neri
produzione esecutiva tecnica Giancarlo Campora – Limelite Srl
prodotto da David Zard
in collaborazione con GpC e LivePassion
Gi 26.11.2015 ore 20.30
Ve 27.11.2015 ore 20.30
Sa 28.11.2015 ore 15.30 e 20.30
Sala Teatro LAC
Già considerata una vera e propria opera dei record, con ben 45 artisti sul palco, 23 cambi di
scena, oltre 270 costumi e un’équipe tecnica e di produzione di 55 persone, “Romeo e Giulietta.
Ama e cambia il mondo” continua il suo tour internazionale e giunge per la prima volta in
Svizzera, pronta ad emozionare Lugano con un cast innovativo.
Fedelissimo al plot shakespeariano, il musical scritto da Gérard Presgurvic è andato in scena in
un tour che ha già toccato le principali città italiane e non, suscitando ad ogni rappresentazione
una calorosissima accoglienza da parte di un pubblico sempre molto numeroso. Il merito, oltre
che dell’intramontabile storia, è delle belle musiche, molto pop, capaci di sfumare dal rock al
romanticismo grazie al talento di Presgurvic – il cui sogno era di unire teatro e musica, sue
grandi passioni. Completano il quadro i testi di Vincenzo Incenzo (che ha scritto successi italiani
come “Cinque giorni”), lo stile coreografico singolare e la regia innovativa di Giuliano Peparini –
coreografo del megashow “Le Rêve” di Franco Dragone a Las Vegas.
In un allestimento moderno e continuamente mutevole, grazie a scenografie computerizzate e
proiezioni in 3D, si muovono interpreti di ottimo livello, freschi, giovani, dirompenti nei numeri,
dalle voci convincenti e sensibili nel restituire caratteri e sentimenti che sicuramente sentono
propri. Il primo fan del musical è il suo produttore, David Zard: “Romeo e Giulietta è il più grande
spettacolo mai andato in scena”.
“Ama e cambia il mondo” recitano le parole in finale di primo atto: è una rivendicazione del
diritto all'amore, qualunque latitudine sessuale, culturale o geografica abbia, al di là dei confini
tra le etnie e i popoli. L’amore è il sentimento assoluto con il quale i due innamorati trovano il
loro posto nel mondo. Ognuno dei due scopre se stesso nell'altro e comprende che per esistere
deve fuggire dai limiti di una condizione che gli è stata imposta e rischiare l'annientamento.
Essere a costo di non essere è la legge di ogni vita autentica.
La ribellione dei due veronesi diventa così metafora totale dei nostri contrastati tempi.
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TEATRO
POLVERE – DIALOGO TRA UOMO E DONNA
di e regia Saverio La Ruina
con Saverio La Ruina e Cecilia Foti
musiche originali Gianfranco De Franco
contributo alla drammaturgia Jo Lattari
contributo alla messinscena Dario De Luca
aiuto regia Cecilia Foti
disegno luci Dario De Luca
audio e luci Gennaro Dolce
produzione Scena Verticale
Do 29.11.2015 ore 16.30 e 20.30
Teatrostudio LAC
LuganoInScena e il suo impegno civile contro la violenza, anche psicologica, sulle
donne.
“Le botte sono la parte più fisica del rapporto violento di coppia; l’uccisione della donna la parte
conclusiva. Ma c’è un “prima”, immateriale, impalpabile, polvere evanescente che si solleva piano
intorno alla donna, la circonda, la avvolge, ne mina le certezze, ne annienta la forza, il coraggio,
spegne il sorriso e la capacità di sognare. Una polvere opaca che confonde, fatta di parole che
umiliano e feriscono, di piccoli sgarbi, di riconoscimenti mancati, di affetto sbrigativo, talvolta
brusco.” (Da un’operatrice di un Centro antiviolenza)
“Non so quanto c’entri il femminicidio con questo lavoro. Ma di sicuro c’entrano i rapporti di
potere all’interno della coppia, di cui quasi ovunque si trovano tracce.” (Saverio La Ruina)
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TEATRO PER LE FAMIGLIE
BRACHETTI CHE SORPRESA!
di e con Arturo Brachetti
regia di Davide Calabrese
con Luca Bono, Luca & Tino, Francesco Scimemi e Kevin Michael Moore
musiche originali Fabio Valdemarin
voce fuori scena Alberta Izzo
consulenza artistica Leo Ortolani
produzione Arte Brachetti srl
in collaborazione con GpC e LivePassion
Do 29.11.2015 ore 20.30
Lu 30.11.2015 ore 20.30
Sala Teatro LAC
Dopo l’incredibile successo de “L’Uomo dai Mille Volti” e di “Ciak si gira”, il ciuffo più famoso
d’Italia ritorna, in compagnia dei suoi amici, con uno straordinario e imprevedibile varietà magico
di illusionismo contemporaneo: “Brachetti che sorpresa!”.
Arturo si trova in un luogo pieno di valigie, casse e bauli provenienti da tutto il mondo. Un limbo
tanto misterioso quanto affascinante, colmo di oggetti ricchi di storie raccolte nei lunghi viaggi e
di personaggi curiosi. Chissà se Arturo troverà la sua valigia rossa perduta? Per farlo, come in
un grande videogame, dovrà affrontare prove e livelli… un po’ come nella vita.
Brachetti, il più grande trasformista al mondo, entusiasma il suo pubblico e propone il meglio
del quick change, quell’arte da lui stesso reinventata che lo ha reso celebre e acclamato ai
quattro angoli del pianeta: in un battito di ciglia (forse due) si trasforma davanti agli occhi degli
spettatori, dal cappello alle scarpe, cambiando abito ma, soprattutto, anima. Un caleidoscopio di
personaggi che realizza con grandi costumi o solo con pochi oggetti, per ricordarci che con
poco si può fare tutto, basta lasciarsi andare alla fantasia.
Artista a 360 gradi, Arturo Brachetti è capace di passare dalla trasformazione ad altre
performance che lasceranno il pubblico a bocca aperta: il fascino delle ombre cinesi, l’emozione
del sand painting, il divertimento del fumetto western vivente e altro ancora.
Compagni di avventura i suoi eclettici e insoliti amici: Luca Bono, “l’enfant prodige della magia”,
giovane talento dell’illusionismo internazionale con l’impossibile tra le mani; Luca&Tino, artisti
esilaranti e stralunati, definiti dal prestigioso quotidiano francese Le Figaro i “Laurel e Hardy
italiani”; Francesco Scimemi, illusionista comico tanto geniale quanto imprevedibile, Kevin
Michael Moore, fantomatico alter ego del protagonista.
Due le novità tecniche assolute: il laser, manipolato e utilizzato durante la narrazione, e la
scenografia, realizzata con l’innovativa tecnica del video mapping.
Filo conduttore è l’illusionismo, che Brachetti interpreta in chiave contemporanea: un
sorprendente viaggio nella fantasia in cui il grande artista, come un cicerone, condurrà il
pubblico per mano.
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TEATRO
MOLIÈRE: LA RECITA DI VERSAILLES
novità di Stefano Massini, Paolo Rossi e Giampiero Solari
tratto da “L’improvvisazione di Versailles” di Molière
regia di Giampiero Solari
con Paolo Rossi, Lucia Vasini, Fulvio Falzarano, Emanuele Dell’Aquila, Alex Orciani, Stefano
Bembi, Mariaberta Blasko, Riccardo Zini, Irene Villa, Karoline Comarella e Paolo Grossi
canzoni originali Gianmaria Testa
musiche eseguite dal vivo I Virtuosi del Carso
scene e costumi Elisabetta Gabbioneta
luci Gigi Saccomandi
produzione Teatro Stabile di Bolzano
Ma 01.12.2015 ore 20.30
Me 02.12.2015 ore 20.30
Sala Teatro LAC
Spettacolo in abbonamento
“L’improvvisazione di Versailles” (L'Impromptu de Versailles) è una commedia scritta da Molière
nel 1663 in cui il capocomico francese mette in scena se stesso e la sua Compagnia,
dichiarando apertamente le sue idee sull’arte drammatica e abbozzando quella “Comédie des
comédiens” che da molto tempo, si dice, aveva intenzione di scrivere. Con l’intento di fondare la
nuova commedia di carattere e di costume, Molière riassume l’esperienza del teatro comico
italiano e, in particolare, della Commedia dell’arte, ritenendo necessario realizzare opere che
attraggano il pubblico, non soltanto quello della corte e di Parigi, ma anche “la platea che si
lascia coinvolgere”.
La riscrittura dell’opera, firmata da Stefano Massini, Paolo Rossi e Giampiero Solari, si prefigge
di approfondire l’arte comica, di fondere la tradizione e l’attualità con rigore e poesia. Ne nasce
una divertente rappresentazione della vita quotidiana dei teatranti, alla ricerca del capolavoro,
tra brani tratti dalle commedie più celebri e stralci della biografia straordinariamente
affascinante del grande capocomico francese.
Un viaggio nel teatro, nelle opere e nella biografia di Molière, il racconto del dietro le quinte di
una Compagnia in prova che deve allestire uno spettacolo in tutta fretta, una nuova commedia
che mette a confronto, in un gioco di specchi temporali ed esistenziali, il lavoro e la vita del
capocomico Molière e del personaggio capocomico Paolo Rossi.
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TEATRO
THE VALLEY OF ASTONISHMENT
di e regia Peter Brook e Marie-Hélène Estienne
con Kathryn Hunter, Marcello Magni e Bruce Myers
con i musicisti Raphaël Chambouvet e Toshi Tsuchitori
luci Philippe Vialatte
scene Arthur Franc
assistente costumista Alice François
produzione C.I.C.T. - Théâtre des Bouffes du Nord
coproduzione Theatre for a New Audience, New York, Les Théâtres de la ville de Luxembourg
Spettacolo in inglese con sopratitoli in italiano; traduzione italiana di Luca Delgado
Sa 05.12.2015 ore 20.30
Do 06.12.2015 ore 16.30
Sala Teatro LAC
La giornalista Mrs. Costas (Sammy per gli amici) ha una memoria infinita che le permette di
ricordare tutto senza appuntare niente. Eppure, proprio perché “troppo brava”, verrà licenziata.
Così avrà inizio un girone dantesco colorato con esuberante fantasia e umanità: medici, esami
clinici, uno show televisivo per fenomeni, altri casi di sinestesia e un vortice di domande che
apriranno nuovi interrogativi. Come si può dimenticare? Come è possibile essere (se stessi)
quando non si è (come gli altri)? Così Peter Brook e Marie-Hélène Estienne proseguono il loro
lungo viaggio (come già in “L’homme qui” o “Je suis un phénomène”) alla scoperta dei misteri
del cervello umano, restituendo una rappresentazione che ha il tocco lieve di un guizzo nelle
profondità umane. Si ride, si gioca, ci si commuove dinanzi a uno spettacolo che non rifiuta di
accogliere nessun sentimento.
“The valley of astonishment” esplora le affascinanti esperienze di persone che vedono ciò che
le circonda sotto una luce radicalmente diversa. L’invito è a immaginare un mondo in cui ogni
suono ha un colore, dove ogni colore ha un sapore; un viaggio caleidoscopico nei misteri e nelle
meraviglie del cervello umano.
“Il titolo The valley of astonishment (La valle dello stupore) deriva dal grande poema persiano Il
verbo degli uccelli di Farid al-Din ‘Attar. Viaggeremo in territori sconosciuti – nella vita segreta di
persone che vivono delle esperienze così intense da nasconderle agli altri – mescolando suoni e
colori, gusti e parole, memorie e immagini con una tale intensità da passare in un istante
dall’inferno al paradiso.” (Peter Brook e Marie-Hélène Estienne)
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TEATRO PER LE FAMIGLIE
ALICE
ispirato ai racconti di Lewis Carroll “Alice nel paese delle meraviglie e “Attraverso lo specchio”
regia di Fabrizio Pallara
drammaturgia Simona Gambaro
con Danila Barone, Dario Garofalo, Valerio Malorni e Raffaella Tagliabue
scene Fabrizio Pallara, Sara Ferazzoli
luci Fabrizio Pallara, Marco Maione
costumi Francesca Marsella
produzione teatrodelleapparizioni e Teatro del Piccione
in coproduzione con Teatro di Roma
in collaborazione con la rassegna Senza confini, grandi e piccini insieme a teatro. Altri spettacoli
della rassegna sul sito: www.teatro-pan.ch
Età: da 6 anni
Ma 08.12.2015 ore 16.30 e 19.00
Teatro Foce
Uno spettacolo/gioco meta-teatrale che, seguendo il testo di Carroll, mostra il suo vero e la sua
illusione, si fa specchio dentro lo specchio e, ancor di più, si fa vita.
Alice potrebbe non credere ai propri occhi, potrebbe razionalmente dire che un coniglio con il
panciotto e un orologio nel taschino non esiste. Ma invece pronuncia il proprio atto di fede:
crede al mistero, entra nel gioco, come se si disponesse di fronte ad un’opera d’arte. Guidata
dalla curiosità, si ritrova immersa nella propria storia. È in quel momento che la sua
immaginazione diventa creatrice: finisce dentro il teatro delle meraviglie, dentro il gioco che è il
suo gioco. Se Alice non fosse stata disposta a credere, non sarebbe neppure partita. Se non
fosse stata disposta ad attraversare, non ci sarebbe questa storia. È necessario credere non
solo ai propri occhi. Un po’ come quando si va a teatro e si accetta la sua convenzione, facendo
professione di credo alla sua finzione. E Alice-spettatrice non può sottrarsi al suo compito:
essere creatrice del proprio viaggio.
“Una creatura contemporanea capace di parlare ai grandi e ai piccini. Visioni, fulminei incontri di
personaggi [...] quattro attori che sembrano cento […] accompagnano il cammino della stupita
creatura di Lewis Carroll.” (Laura Martellini, Corriere della Sera)
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TEATRO
PROSSIMA FERMATA BELLINZONA
di e regia Flavio Stroppini e Monica De Benedictis
con Antonio Ballerio, Igor Horvat, Cito Steiger, Anahì Traversi e Tatiana Winteler
con i musicisti Andrea Manzoni e Thomas Guggia
e con la partecipazione di Gianni Frizzo
coach Antonio Ballerio
musiche originali Andrea Manzoni
scene e light design Giovanni Vögeli
costumi Annalisa Messina e Marianna Peruzzo
post produzione video Mauro Macella
diffusione video Davide Grampa
sound design
William Geroli
produzione Teatro Sociale Bellinzona – Bellinzona Teatro
in coproduzione con Nucleo Meccanico, 2015
Gi 10.12.2015 ore 20.30
Ve 11.12.2015 ore 20.30
Teatro Foce
Nel magazzino della memoria ferroviaria di Bellinzona, l’archivista e il suo aiutante smistano i
ricordi legati alla stazione. Più di un secolo di storia è archiviato in diverse sezioni. Ogni sezione
è un territorio disseminato di storie: aneddoti, vapore, scioperi, disastri, elettricità.
Queste storie interessano sempre a meno persone. Tuttavia, l’arrivo di Sharon, una giovane
donna alla ricerca di una verità di famiglia, permetterà di girovagare nel tempo e spolverare
fascicoli di storie vicine e lontane, quasi dimenticate, fra scritti, filmati, documenti sonori e
fotografie.
Per realizzare questo spettacolo di teatro documentario, gli autori hanno frugato negli archivi e
tra i ricordi dei bellinzonesi per due anni. Hanno capito che la ferrovia è l’anima e il sangue della
città, e che possiamo costruire il futuro soltanto sulle fondamenta di una solida memoria del
passato.
Dopo il successo de “L’anno della valanga”, il Teatro Sociale di Bellinzona torna a produrre uno
spettacolo che tocca da vicino il nostro territorio e chi vi abita. Lo fa ripercorrendo, in tono
spesso divertito e scanzonato, la storica presenza della ferrovia a Bellinzona. In scena cinque
bravissimi attori ticinesi, assecondati da due ottimi musicisti che, passando dalla commedia al
musical, non si risparmiano per raccontare un pezzo di storia che è di tutti i ticinesi.
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TEATRO
IL PREZZO
di Arthur Miller
regia di Massimo Popolizio
con Umberto Orsini, Massimo Popolizio, Alvia Reale e Elia Schilton
scene Maurizio Balò
costumi Gianluca Sbicca
luci Pasquale Mari
direzione artistica Umberto Orsini
traduzione Masolino D’Amico
produzione Compagnia Umberto Orsini
Sa 12.12.2015 ore 20.30
Do 13.12.2015 ore 16.30
Sala Teatro LAC
Spettacolo in abbonamento
“Il prezzo” di Arthur Miller è un testo che fotografa, con spietata lucidità e amara compassione,
le conseguenze della devastante crisi economica avvenuta negli Stati Uniti nel ‘29.
Figli di un padre che ha subito drammaticamente la crisi, due fratelli si incontrano dopo alcuni
anni dalla sua morte per sgomberare un appartamento che sta per essere demolito e in cui
sono accumulati i mobili e gli oggetti raccolti dal padre nel corso della vita. Un vecchio broker è
chiamato per stabilirne il prezzo. Da questo semplice spunto emergono tutte le incomprensioni
e le menzogne che la paura della perdita improvvisa del benessere può esercitare su chi si
dibatte nella crisi. Miller tratta il tema con la sua consueta maestria, facendoci scoprire un
capolavoro che, pur venendo da lontano, risulta estremamente attuale.
Lo spettacolo, prodotto dalla Compagnia Umberto Orsini, fondata nel 2013 dallo stesso Orsini,
vede tra i protagonisti il bravissimo Massimo Popolizio, vincitore di molteplici premi teatrali
nonché talentuoso attore cinematografico, ultimamente sugli schermi con “Il giovane favoloso”
di Mario Martone.
Scritto nel 1968, “Il prezzo” di Miller è un’ottima occasione di riflessione sulla situazione odierna
e le sue incertezze.
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TEATRO
L’AMORE SEGRETO DI OFELIA
di Steven Berkoff
regia di Michele Di Mauro e Carlotta Viscovo
con Michele Di Mauro e Carlotta Viscovo
la voce di Gertrude è di Franca Nuti
scenografia e luci Lucio Diana
suono e live electron ics G.u.p. Alcaro
traduzione Adele D’Arcangelo
produzione Fondazione Teatro Piemonte Europa/ Festival delle Colline Torinesi
Ma 15.12.2015 ore 20.30
Teatro Foce
“Amleto”, atto III, scena prima: dopo il celebre monologo “essere o non essere”, Ofelia, obbligata
dal padre, restituisce ad Amleto i doni e le lettere da lui precedentemente ricevuti. È proprio da
questa memorabile scena che trova ispirazione Steven Berkoff: cosa c’era scritto in quelle
lettere? Sappiamo così poco dell’amore tra Amleto e Ofelia. La fanciulla vive lo scorrere degli
avvenimenti e il delinearsi della tragedia sempre un po’ di riflesso rispetto al Principe
protagonista. Berkoff inventa un carteggio tra i due amanti, parallelo al dramma
shakespeariano: attraverso questo, ci regala immagini di amore cortese, desiderio sessuale e
presagi di imminenti catastrofi, dando vita a un’originale forma di “drammaturgia epistolare in
versi”.
Grazie alle pagine roventi di questo epistolario contemporaneo, il pubblico di oggi è invitato a
spiare ed ascoltare ciò che nel testo di Shakespeare non è dato: l’altrove dei due personaggi, il
loro amore segreto e gli arabeschi dell’anima e del corpo. L’abbraccio di due esistenze votate a
un destino di morte.
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MUSICAL
PINOCCHIO
IL GRANDE MUSICAL
regia di Saverio Marconi
con Manuel Frattini, Roberto Colombo, Beatrice Baldaccini, Gianluca Sticotti, Giulia Marangoni,
Gioacchino Inzirillo, Fabrizio Corucci , Luigi Fiorenti e Claudia Belli
musiche Dodi Battaglia, Red Canzian e Roby Facchinetti
liriche Stefano D’Orazio e Valerio Negrini
testo Pierluigi Ronchetti e Saverio Marconi
produzione musicale I Pooh
supervisione musicale Marco Iacomelli
scene Gabriele Moreschi su bozzetti originali di Antonio Mastromattei
costumi Zaira De Vincentis
coreografie Fabrizio Angelini
disegno luci Valerio Tiberi in collaborazione con Francesco Vignati
disegno fonico Enrico Porcelli
produzione Compagnia della Rancia
Ma 22.12.2015 ore 20.30
Me 23.12.2015 ore 20.30
Sala Teatro LAC
Ispirato al romanzo di Collodi, “Pinocchio – Il grande musical” è uno spettacolo che sintetizza la
cultura, la creatività e l’identità italiana: il personaggio di Pinocchio è infatti senza dubbio uno
dei più famosi al mondo, rappresentato in centinaia di forme artistiche, dalla letteratura ai film,
dalla musica ai videogiochi. Il successo dello spettacolo, firmato da Saverio Marconi con le
musiche dei Pooh, in questi anni è andato ben oltre le centinaia e centinaia di repliche in tutta
Italia, i 500.000 spettatori e le tournée internazionali in Corea (2009) e a New York (2010),
che hanno accolto con entusiasmo la versione musical di una delle storie italiane più
conosciute all’estero e tradotta in ben 240 lingue.
“Pinocchio – Il grande musical” si prepara quindi a conquistare il pubblico del LAC con
spettacolari cambi di scena e coloratissimi costumi, canzoni che restano nel cuore e
coreografie scatenate, per oltre due ore di spettacolo che diverte, commuove e sorprende con
grandiosi effetti speciali. Il musical è destinato a un pubblico trasversale, dai bambini agli adulti,
che si lascerà incantare dalla sorprendente nascita del burattino costruito dal legno di un pino,
dalla poesia del teatrino di Mangiafuoco, dalle gag di Gatto e Volpe, dalla magia di Turchina e
dal ritmo esplosivo del Paese dei Balocchi.
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TEATRO PER LE FAMIGLIE
MUMMENSCHANZ – I MUSICISTI DEL SILENZIO
creato da Floriana Frassetto, Andres Bossard e Bernie Schürch
con Floriana Frassetto, Philipp Egli, Raffaella Mattioli e Pietro Montandon
direttore tecnico Eric Sauge
Ma 29.12.2015 ore 20.30
Me 30.12.2015 ore 20.30
Sala Teatro LAC
Immergetevi nella magia del silenzio e delle ombre: corpi che mutano e che cambiano,
diventando qualsiasi cosa e assumendo ogni forma. È lo spettacolo dell’arte visiva, della mimica
e del non-verbale, arricchito di nuovi sketch, tanto emozionante quanto divertente, che i
leggendari Mummenschanz – che la stampa ha definito “les musiciens du silence” – portano sul
palcoscenico della Sala Teatro di Lugano.
Le brillanti idee dei Mummenschanz, gruppo teatrale fondato a Parigi nel 1972 da Andres
Bossard, Floriana Frassetto e Bernie Schürch, sono state presentate alle platee di tutto il
mondo. Oggi rappresentano molto più di un nome. Il loro lavoro è diventato una forma d’arte che
ha affascinato diverse generazioni di spettatori di ogni età e cultura che, guidati nel lavoro
creativo dei Mummenschanz, diventano testimoni di strane creature senza tempo, dalle forme
incredibili e colorate.
Le storie raccontate dai Mummenschanz sono soltanto visive. Non ci sono accompagnamenti
musicali né scenografie. Irrompono sul palcoscenico indossando quello che la nostra società ha
depauperato di valore, i nostri scarti: sacchetti dilatati, resti di tubo a fisarmonica, teste di bidoni,
fili di ferro o serpentini luminescenti, stralci di stoffa, pezzi di cartone, polistirene, gommapiuma
ed altro ancora. Tutti materiali, questi, mossi o modellati in modo da generare una
fantasmagoria proteiforme centrata sull’umano, la quale ci trascina in un insolito girotondo
gioioso, sorprendendoci, divertendoci e meravigliandoci ogni volta.
Teatro visivo, di ombre e di silenzi, di forme cangianti e piene di vita. Ma, se è vero che “del
poeta è il fin la meraviglia”, questa è anche poesia, una poesia che incanta da oltre quarant’anni
grandi e piccini.
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TEATRO PER LE FAMIGLIE
PETER PAN – UNA STORIA DI POCHI CENTIMETRI E PIUME
di Fabrizio Visconti e Rossella Rapisarda
regia di Fabrizio Visconti
con Davide Visconti, Rossella Rapisarda e Simone Lombardelli
scene e costumi Paride Pantaleone e Claudio Micci
produzione Eccentrici Dadarò
in collaborazione con la rassegna Senza confini, grandi e piccini insieme a teatro. Altri spettacoli
della rassegna sul sito: www.teatro-pan.ch
Età: da 6 a 10 anni
Ve 08.01.2016 ore 20.30
Teatro Foce
Vincitore Premio ETI Stregagatto “Visioni d’infanzia” 2004 come Migliore Compagnia emergente
Vincitore Premio Benevento Città Ragazzi 2004
Un sogno o una storia vera, un viaggio oppure no. Una storia che racconta dei grandi e dei
piccoli: dei grandi che dimenticano e di quelli che cercano di ricordare, di chi ha smesso e di chi
continua a guardare le stelle, dei genitori e dei figli. Un invito a darsi la mano per non avere
paura di cercare orizzonti lontani. Uno spettacolo nato per i bambini e consigliato agli adulti, per
accompagnare in volo Arturo, un professore che crede soltanto ai numeri, allergico alla parola
“fantasia”, e Wendy, sua figlia, in fuga per non diventare grande, alla ricerca di Peter Pan,
l’eterno bambino fuggito a soli sette giorni di vita. Un’Isola di piume leggere, bolle di sapone e
navi invisibili per riaprire una finestra sbarrata da troppo tempo… e forse scoprire che diventare
grandi non significa dimenticare di aver avuto un giorno le ali.
Lo spettacolo affronta l’importante tema della crescita, del diritto di ogni bambino di esprimersi
e seguire le proprie attitudini, dell’accettazione e valorizzazione delle disuguaglianze, del
rapporto tra fantasia e ragione, di come crescere non debba significare perdere la capacità di
sognare e di credere all’importanza della fantasia.
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TEATRO
LA PRIMA CENA
di Michele Santeramo
regia di Michele Sinisi
con Mauro Barbiero, Silvia Benvenuto, Anna Dimaggio, Matias Endrek, Alberto Ierardi e Silvia
Rubes
scene Federico Biancalani
costumi Anna Dimaggio
tecnica Angelo Italiano
assistente alla regia Rosa Iacopini
organizzazione Serena Genero
comunicazione e grafica Cristiano Minelli e Gabriel Storher
direttore di produzione Enrico Falaschi
produzione Teatrino dei Fondi residenza artistica di San Miniato
con il sostegno della Regione Toscana
Gi 14.01.2016 ore 20.30
Teatro Foce
“La prima cena” racconta dell’incontro tra due fratelli e una sorella un mese dopo il funerale del
padre. Si incontrano nella casa in cui l’uomo ha vissuto sino agli ultimi giorni di vita, per
conoscere l’eredità che spetta loro. Arrivando in compagnia dei propri consorti per condividere
la scoperta, verranno a conoscenza di un’eredità fatta di storie personali mai condivise, troppo
ingombranti in un tempo che ora non sorride più. La consuetudine ad aspettare i momenti
migliori per tirare tutto fuori ha logorato gli anni migliori. Ora, nella casa, i tre fratelli si
riprendono il resto che spetta loro: le confessioni intime, i desideri non espressi e il coraggio
scomparso. L’unica possibilità che resterà loro sarà quella della fortuna che il padre sembra
abbia voluto lasciare come ultima occasione di riscatto in un presente a cui fa eco la guerra,
quella di cui ogni giorno sentiamo vicino l’inizio. Tre coppie che sembrano per la prima volta
ballare al buio in una cena di primi ricordi.
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TEATRO
AVANIM (PIETRE)
tratto dal monumento “The Warsaw Ghetto Uprising Monument” di Nathan Rapoport
di Yinon Tzafrir
regia di Yinon Tzafrir e Daniel Zafrani
drammaturgia Yifat Zandani Tzafrir
con Avi Gibson Bar-el, Mott Sabag, Hila Spector, Nimrod Ronen, Michael Marks e Yinon Tzafrir
scene Miki Ben Knaan
parrucche e attrezzeria Tova Berman
suono Daniel Zafrani e Yinon Tzafrir
luci Uri Morag
consulente artistico Avi Gibson Bar-el
produzione ORTO-Da Theatre Group
Me 27.01.2016 ore 20.30
Sala Teatro LAC
Premiato come uno dei 10 migliori nuovi spettacoli al mondo (Germania/NRW - 2007)
Premio del pubblico e premio del Comitato Artistico alla Feira de Teatro de Castilla Y Leon
(Spagna - 2007)
Migliore spettacolo al PUF Festival di Pola (Croazia - 2008)
Premio per la migliore messa in scena al concorso Kipod Hazahav (Israele - 2008)
4 premi dall’organizzazione mondiale del teatro per ragazzi ASSITEJ nel 2011:
Premio per la migliore coreografia
Premio per il miglior spettacolo interdisciplinare
Premio per il miglior disegno luci
Premio per il miglior design degli oggetti di scena
Fin dalla sua nascita, la Compagnia teatrale israeliana ORTO-Da ha riscosso un grande
successo in tutto il mondo e ha vinto significativi premi teatrali. I suoi componenti portano in
scena una fusione post moderna di mimica corporea, clownerie con un tocco dark, danza e
visual art, creando in questo modo uno stile unico e di grande immediatezza che raggiunge il
pubblico oltrepassando qualsiasi barriera linguistica e culturale.
Per “Avanim”, gli ORTO-Da si sono ispirati al monumento scolpito da Nathan Rapoport alla
memoria delle vittime dell’Olocausto e dei resistenti del Ghetto di Varsavia, posto nel 1948
all’ingresso del Ghetto. Truccati sorprendentemente, in modo da rappresentare le figure del
monumento stesso, gli attori, all’inizio immobili come pietre, si animano gradualmente sino a
prendere vita. Proiettati nel 21° secolo, i personaggi intraprendono un viaggio intimo nelle
coscienze e nel tempo, un viaggio poetico nelle menti e nelle memorie, nel presente e nella
storia.
“In una sincronia perfetta di movimenti, musica e luci, lo spettacolo si dipana leggiadro, ci
commuove, ci fa ridere, a volte sembra “prenderci a schiaffi” con scene toccanti e crude, altre
prova ad addolcirci con fiori e innamoramenti.” (Mariagiovanna Grifi, CorriereSpettacolo)
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TEATRO
IL VIZIO DELL’ARTE
di Alan Bennett
uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia
traduzione di Ferdinando Bruni
con Ferdinando Bruni, Elio De Capitani, Ida Marinelli, Umberto Petranca, Alessandro Bruni
Ocaña, Michele Radice, Vincenzo Zampa e Matteo de Mojana
luci Nando Frigerio
suono Giuseppe Marzoli
costumi Saverio Assumma
musiche dal vivo Matteo de Mojana
voce registrata Giorgio Gaddi
produzione Teatro dell'Elfo
Lu 15.02.2016 ore 20.30
Ma 16.02.2016 ore 20.30
Sala Teatro LAC
Spettacolo in abbonamento
Dopo il grande successo di “The History Boys”, la Compagnia Teatro dell’Elfo torna in scena
con un nuovo dramma di Alan Bennett. Ferdinando Bruni e Francesco Frongia firmano la regia
di questa irriverente e spassosa – ma anche inaspettatamente commovente – pièce che parla
di teatro, di poesia e di musica, così come di etica e della paura di invecchiare. “Il vizio dell’arte”
è un esilarante gioco di “teatro nel teatro” in cui assistiamo alla prova di una nuova produzione
del National Theatre di Londra, intitolata “Il giorno di Calibano”; cuore del play è l'incontro tra il
poeta britannico Wystan Hugh Auden e il compositore inglese Benjamin Britten, i quali si
rivedono dopo vent'anni di lontananza.
L'ironia di Bennett non emerge solo nel confronto serrato tra i due protagonisti, che si
sdoppiano nei ruoli degli attori e dei loro celebri personaggi. Intorno si agitano gli altri interpreti,
l'autore, il direttore di scena e i tecnici, tutti alle prese con le idiosincrasie, le insicurezze e i vizi
di ogni Compagnia teatrale che si rispetti, descritte con l'acutezza e la cattiveria di che le ha
vissute dall'interno.
“Una delle migliori prove di Ferdinando Bruni, arrogante stropicciato Auden e capriccioso, fragile
Fitz. Questione di voce, timbri, il vero protagonista è lui. Con Elio De Capitani che regge il gioco
dando al suo Britten le sfumature del tormento represso e al suo Henry la malinconia ironica
dell'attore eterno secondo. Ida Marinelli, Umberto Petranca, Alessandro Bruni Ocaña, Vincenzo
Zampa, Michele Radice, Matteo de Mojana completano un cast tutto da applaudire.” (la
Repubblica)
Con il sostegno di
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TEATRO
IL BERRETTO A SONAGLI
di Luigi Pirandello
adattamento e regia di Valter Malosti
con Valter Malosti e cast in via di definizione
suono G.u.p. Alcaro
luci Francesco dell’Elba
cura del movimento Alessio Maria Romano
scene Nicolas Bovey
assistente alla regia Elena Serra
produzione Teatro di Dioniso
Ma 23.02.2016 ore 20.30
Me 24.02.2016 ore 20.30
Sala Teatro LAC
Spettacolo in abbonamento
“Il berretto a sonagli”, uno dei testi più noti di Luigi Pirandello, affronta un tema molto caro al
drammaturgo siciliano, quello della gelosia.
Beatrice è convinta che il marito la tradisca con la sposa di Ciampa, suo segretario. Accecata
dalla gelosia e punta nell’orgoglio, sporge denuncia alla polizia e architetta un piano per
cogliere in flagrante i due amanti. Questi vengono effettivamente sorpresi insieme e arrestati,
ma le prove dell’adulterio non ci sono e, come dice il commissario, “la situazione può tornare alla
normalità”. Se non per Ciampa che verrà additato da tutto il paese come un “cornuto”. Ma
proprio il saggio e mite scrivano sarà capace di trovare una soluzione…
Malosti affronta per la prima volta Pirandello confrontandosi con uno dei suoi testi più popolari
e con uno dei personaggi più amati e controversi, cercando di strapparlo allo stereotipo e alle
convenzioni, e tentando di restituirgli la sua forza eversiva originaria che vive in massima parte
nella violenza beffarda della lingua, una sorta di musica espressionista e tragicomica, e nei
“corpi in rivolta” posti al centro della scena che è anche labirinto, entrate e uscite che
funzionano come una sorta di macchina/trappola.
Questo spettacolo si inserisce nel solco delle “rivisitazioni d’autore” di Malosti, come era
accaduto con il felice lavoro tratto da “La scuola delle mogli” di Molière; ne vuole essere
idealmente il seguito dal punto di vista poetico, andando a formare una sorta di dittico.
Dice infatti il regista: “Colgo nella pièce un carattere visionario come in Molière, e un andamento
da farsa nera”.
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TEATRO
NUDA E CRUDA
di e con Anna Mazzamauro
regia di Livio Galassi
musiche originali di Amedeo Minghi
Salvatore Cauteruccio – Fisarmonica
Sasà Calabrese – Contrabbasso e Pianoforte
Andrea De Martino – Violino
scene Lucia Giorgio
costumi Graziella Pera e Agostino Porchietto
produzione Stefano Mascagni e ACTI Teatri Indipendenti
Ve 26.02.2016 ore 20.30
Sala Teatro LAC
Dopo i successi delle due precedenti stagioni teatrali, Anna Mazzamauro torna in scena con lo
spettacolo “Nuda e Cruda” in cui esorta il pubblico a spogliarsi dei ricordi cattivi, degli amori
sbagliati, dei tabù del sesso, a liberarsi dalla paura della vecchiaia, ad esibire la propria diversità
attraverso risate purificatrici.
Sagace e liberatorio, insolente e mite, audace e timido, ridanciano e impegnato, “Nuda e Cruda”
trova nei vari dislivelli emotivi l’energia teatrale e coinvolgente per magnetizzare il pubblico e
condurlo all’interno di se stesso, senza filtri inibitori, senza ombre protettrici, con trasparenze
dichiarate che la scenografia diafana e iridescente asseconda ed esalta.
La regia spia tutti gli stimoli, anche i più reconditi, le più ardite associazioni stimolate dalla
bravura dell’attrice-autrice, dalle preziose musiche originali di Amedeo Minghi, affinché questo
fluire di parole e canzoni diventi teatro, disegni una drammaturgia equilibrata, scorrevole e
limpida.
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TEATRO PER LE FAMIGLIE
LA PICCOLA FIAMMIFERAIA
di H.C. Andersen
testo di Marina Allegri
regia di Maurizio Bercini
con Alberto Branca, Olga Bercini, Massimiliano Grazioli e Francesca Bizzarri
musiche originali Roberto Neulichedl
scene Maurizio Bercini e Donatello Galloni
costruzione Cà Luogo d’Arte
pitture Serena De Gier
costumi Patrizia Caggiati
luci Christian Peuckert
produzione Cà Luogo d’Arte
in coproduzione con TJP Strasbourg - Centre Dramatique National d’Alsace, Théâtre Nouvelle
Génération - Centre Dramatique National de Lyon, Le Rayon Vert - scène conventionnée de
Saint Valery en Caux, Laboratorio nove – Firenze
in collaborazione con la rassegna Senza confini, grandi e piccini insieme a teatro. Altri spettacoli
della rassegna sul sito: www.teatro-pan.ch
Età: da 3 anni
Do 28.02.2016 ore 16.30 e 19.00
Sala Teatro LAC
Lo spettacolo vi porterà sul palcoscenico della nuova Sala Teatro.
“La piccola fiammiferaia” di Andersen è un racconto complesso che affronta temi forti come la
povertà, l’amore negato e la morte. Sono temi eticamente importanti e – i bambini ce lo
insegnano –non poi così difficili da trattare. Nei giochi dell’infanzia, così come in teatro, si muore
e si ri-vive mille volte, la più terribile cattiveria lascia spazio in pochi secondi al più grande gesto
d’amore: è bello ridere a crepapelle quanto piangere di commozione o di rabbia. L’importante è
che l’incredibile e meraviglioso gioco della finzione non venga ingabbiato dall’ipocrisia tutta
adulta del “questo è meglio non dirlo!”.
In questo spettacolo si è scelto di affidare ad un’attrice, che simboleggia in maniera non
dichiarata la bambina del racconto, questa leggerezza tipica dell’infanzia di affrontare col gioco
qualsiasi tema, di non scandalizzarsi mai, di cercare nell’immaginazione la fuga anche alla più
terribile privazione. Agli adulti dello spettacolo, gli altri tre attori, il compito di fare i conti con la
realtà dei fatti, di misurarsi con una storia semplice, molto semplice…
Il pubblico verrà accolto in una sorta di locale notturno a “misura bambino” dove stanno per
iniziare i festeggiamenti per l’ultimo giorno dell’anno. In questa situazione “da grandi”, una
splendida occasione viene offerta alla piccola Claire: quella di scegliere la storia da raccontare.
Senza indugi e con grande caparbietà, essa proporrà e porterà ostinatamente a termine la
storia della piccola fiammiferaia, opponendosi decisa e serena ai dubbi degli adulti. Utilizzando
pochi e semplici oggetti ed una bambola uguale a lei, senza paura della tristezza, del freddo e
della fine infelice, Claire racconterà ai bambini il segreto di una fiamma visionaria che per gli
adulti è solo un piccolo fuoco che presto si spegnerà.
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TEATRO PER LE FAMIGLIE
IL CAVALIERE INESISTENTE
di Italo Calvino
regia di Fabrizio Montecchi
con Valeria Barreca e Tiziano Ferrari
voce registrata Mariangela Granelli
drammaturgia Cristina Grazioli e Fabrizio Montecchi
disegni e sagome Nicoletta Garioni
musiche Alessandro Nidi
scene Fabrizio Montecchi
costumi Tania Fedeli
luci Davide Rigodanza
assistente alla regia Lucia Menegazzo
realizzazione sagome e oggetti scenici Nicoletta Garioni e Agnese Meroni
realizzazione scene Sergio Bernasani
coproduzione Teatro Gioco Vita, Festival “L’altra scena” e EPCC – Théâtre de Bourg-enBresse, scène conventionnée
in collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione
Età: da 10 anni
Do 06.03.2016 ore 16.30
Teatrostudio LAC
“Il cavaliere inesistente” è stato pubblicato nel 1959 e inserito, insieme a “Il visconte dimezzato”
e “Il barone rampante”, in una raccolta dal significativo titolo: “I nostri antenati” (1960). I tre
romanzi, pur ambientati in modo fiabesco in epoche differenti, hanno uno stretto legame col
presente e con i suoi problemi. Ne “Il cavaliere inesistente”, l’epoca di Carlo Magno e la giostra
di avventure, d’inseguimenti e di battaglie che ne consegue, è un pretesto per parlarci di noi e
del nostro difficile rapporto con la realtà. Anche se con leggerezza e ironia, il testo affronta il
tema dell’identità nell’uomo contemporaneo. Un’identità che appare ormai scissa, o addirittura,
in alcuni casi, inesistente, e propone diversi modi di essere, di stare al mondo come individui.
Lo spettacolo è un teatro d’ombre in cui la presenza immateriale e incorporea dell’ombra si
fonde con la presenza materiale e corporea dell’attore. Queste due qualità di presenza scenica
rendono molto bene, nelle loro tante possibilità combinatorie, i diversi piani dell’essere presenti
ne “Il cavaliere inesistente”.
L’alto potenziale rappresentativo del teatro d’ombre, capace di farci viaggiare facilmente nel
tempo e nello spazio, si presta a tradurre il ricco immaginario storico-favolistico di questo
classico della letteratura del Novecento. La scrittura di Calvino si dà per archetipi, figure,
immagini che suggeriscono immediatamente visioni e rimandano continuamente ad altro, in un
lucido gioco di rispecchiamento tra fantasia e verità, come l’ombra.
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TEATRO
IVAN ILLIC
liberamente tratto da Lev Tolstoj
traduzione, adattamento e regia di Ola Cavagna
con Mauro Avogadro e Nicola Bortolotti
impianto scenico e visioni Ginevra Napoleoni e Massimiliano Siccardi
costumi Ivan Bicego Varengo
luci Alberto Giolitti
musiche Tommaso Ziliani
produzione Compagnia Umberto Orsini
in collaborazione con Associazione Isola e Teatro Baretti
Lu 07.03.2016 ore 20.30
Sala Teatro LAC
Mauro Avogadro finalista come “Miglior interprete” Premio Le Maschere del Teatro Italiano
Ivan Illic ha una vita soddisfacente, una buona carriera, una vita familiare e sociale
apparentemente appagante. Nel nuovo appartamento di Pietroburgo, città in cui si è trasferito
dopo una promozione, cade da uno sgabello, sistemando una tenda, e prende un colpo al
fianco. Il dolore provocato dalla caduta diventa, nei giorni, sempre più forte e tutte le cure si
rivelano inutili. Il pensiero della morte gli fa riconoscere la falsità della sua vita, di chi lo circonda,
dei suoi apparenti successi. L'unica persona che gli sa stare vicino è un giovane servo che lo
assiste fino alla terribile agonia. Morente, capisce che così libererà dalla sofferenza, prima che
se stesso, gli altri; con questo pensiero può morire sereno…
Tolstoj: inviso agli ortodossi per la sua visione del mondo, ci ha regalato pagine indimenticabili.
Lo spettacolo prende spunto dai suoi racconti, da “Anna Karenina” a “Guerra e pace”, e culmina
con “Morte di Ivan Illic” affrontando l’origine e la fine di ciò che ci è dato di conoscere: la vita e
la morte. Che cosa c’è di più semplice? Da questa raffigurazione si sviluppa una teatralità
espressivamente giocata tra parole vive e registrate, immagini e sdoppiamenti di personaggi. Ci
dice come la morte sia un nulla leopardiano appena ravvivato dall’amore. “Noi viviamo per dire
sempre addio, ma solo così viviamo”.
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TEATRO
I LEGNANESI: LA FAMIGLIA COLOMBO
regia di Antonio Provasio
con Antonio Provasio, Enrico Dalceri, Luigi Campisi
testi di Felice Musazzi, Antonio Provasio
musiche di Arnaldo Ciato, Enrico Dalceri
coreografie di Sofia Fusco
produzione: CHI.TE.MA.
Ve 18.03.2016 ore 20.30
Sa 19.03.2016 ore 20.30
Do 20.03.2016 ore 16.30
Sala Teatro LAC
Un’altra spumeggiante storia della famiglia Colombo è pronta per farci divertire e ricordare i
nostri cari cortili.
È la festa di S. Ambrogio, i cortili sono in festa, e quello abitato dalla famiglia Colombo lo è
ancora più degli altri: la Teresa, infatti, insieme al suo Giovanni e alla Mabilia, e con l’ausilio delle
altre “cortigiane” e delle suore del paese, sta preparando una recita festosa per omaggiare il
Santo Patrono. Sarà proprio durante l’allestimento della festa che la Mabilia si innamorerà di
uno strano “personaggio”, un nuovo arrivato nel cortile che la conquisterà in modo bizzarro…
Ancora una volta, la famiglia Colombo ci porterà, con la sua semplicità, attraverso situazioni
grottesche ed imprevedibili, per farci ridere, riflettere e tornare col pensiero alla quotidianità che
si viveva un tempo nei nostri cortili, ma che, in qualche modo, si vive, in maniera diversa, anche
oggi. Per sorridere ripensando ai tempi che furono…e riflettere sui tempi di oggi.
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TEATRO
NON TI PAGO
di Eduardo De Filippo; regia di Luca De Filippo
con Luca De Filippo, Carolina Rosi, Nicola Di Pinto, Massimo De Matteo e (in ordine alfabetico)
Giovanni Allocca, Federica Altamura, Carmen Annibale, Gianni Cannavacciuolo, Andrea Cioffi,
Viola Forestiero e Paola Fulciniti
scene Gianmaurizio Fercioni
costumi Silvia Polidori
musiche Nicola Piovani
luci Stefano Stacchini
aiuto regia Norma Martelli
aiuto scene Olivia Fercioni
aiuto costumi Pina Sorrentino
produzione Elledieffe
Me 23.03.2016 ore 20.30
Gio 24.03.2016 ore 20.30
Sala Teatro LAC
Spettacolo in abbonamento
La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo propone “Non ti pago”, commedia tra le più brillanti
del repertorio eduardiano che lo stesso grande drammaturgo napoletano ha definito “una
commedia molto comica che secondo me è la più tragica che io abbia mai scritto”.
Lo spettacolo parla di sogni, vincite al lotto, superstizioni e credenze popolari di un’umanità
dolente e sfaccendata che, nella cruda realtà quotidiana fatta di paure, angosce e miseria, non
rinuncia però alla speranza, all’illusione, all’ingenua attesa di un colpo di fortuna che determini
un futuro migliore.
Il protagonista, Ferdinando Quagliolo, è personaggio ambiguo e surreale che vive tra sogno e
realtà. Gestore di un botteghino del lotto a Napoli, è un accanito giocatore eccezionalmente
sfortunato. Al contrario, Mario Bertolini, suo impiegato e futuro genero, colleziona vincite su
vincite interpretando i sogni. Un giorno, infatti, gli capita addirittura di vincere una ricca quaterna
di quattro milioni delle vecchie lire, datagli in sogno proprio dal defunto padre del suo datore di
lavoro. Accecato da una feroce invidia, Don Ferdinando si rifiuta di pagargli la vincita e rivendica
il diritto di incassare la somma per sé. Egli sostiene che lo spirito di suo padre avrebbe
commesso un involontario scambio di persona, recandosi per errore nella vecchia abitazione
della famiglia Quagliolo dove ora risiede il giovane Bertolini. La commedia si sviluppa intorno ai
vari tentativi di Ferdinando di appropriarsi del biglietto vincente con esasperate contese, dispute
surreali e grottesche maledizioni…
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TEATRO
LA LOCANDIERA DI CARLO GOLDONI
regia di Andrea Chiodi
con Caterina Carpio, Tindaro Granata, Mariangela Granelli, Emiliano Masala e Francesca Porrini
scene Andrea Chiodi e Margherita Baldoni
costumi Margherita Baldoni
musiche Ferdinando Baroffio
luci Marco Grisa
produzione Proxima Res
Età: da 14 anni
Lu 04.04.2016 ore 20.30
Sala Teatro LAC
Firenze, città della “risciacquatura” in Arno manzoniana ma anche goldoniana: questo il luogo in
cui agiscono le figure di un’apparente spensierata commedia amorosa in cui, però, il non detto,
il non desiderato e il non voluto diventano parole schiette, desideri e voglie. La lingua italiana
conferisce all’intera opera un carattere universale e squisitamente moderno.
Una piccola soap opera dei nostri giorni che, passando dai sapori più legati alla Commedia
dell’arte, arriverà alle note del “Gianni Schicchi”, fino alla musica più melodica del tempo della
nascita della TV.
Una locandiera che agirà tutta intorno ad un grande tavolo, tavolo da gioco e da pranzo; ma se
è chiaro che cosa avviene al disopra, lo è meno per ciò che accade al disotto.
Una locandiera che, senza cambiare una virgola del testo goldoniano, giocherà sugli equivoci
del maschile e del femminile, e sul grande equivoco dell’essere e dell’apparire.
Cinque attori si confronteranno con tutti i ruoli, sottolineando il momento in cui
abbandoneranno la maschera della Commedia dell’arte per cominciare a lavorare sul
personaggio. Essi saranno chiamati a muoversi in uno spazio fatto da più facce: quello
sfavillante, quasi da varietà, più vicino al “vorrei essere” che all’essere, e quello più buio e
nascosto, senza luci della ribalta, ma più intimo e vero.
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NUOVI PERCORSI
SLOT MACHINE
di Marco Martinelli e Ermanna Montanari
regia di Marco Martinelli
con Alessandro Argnani
musica Cristian Carrara
spazio scenico e costumi Ermanna Montanari
luci Enrico Isola e Danilo Maniscalco
fonica Fabio Ceroni
allestimento scenico a cura della squadra tecnica del Teatro delle Albe: Fabio Ceroni, Luca
Fagioli, Enrico Isola e Danilo Maniscalco
produzione Teatro delle Albe - Ravenna Teatro
Ma 05.04.2016 ore 20.30
Teatrostudio LAC
“Slot Machine racconta la caduta vertiginosa di un giocatore, di un annegare nell’azzardo, dove
ogni legame affettivo viene sacrificato sull’altare del niente. Amara è la sua fine e, nel suo malato
sogno di potenza, delira da solo dal fondo di un fossato di campagna, colpito a morte dai suoi
strozzini, allo stesso tempo vittima e carnefice di se stesso.
Il gioco è una sfinge. Come una sfinge, ci interroga sulla nostra natura. E se siamo noi a
interrogarlo, a interrogarne il concetto, l’essenza, la presenza millenaria nella storia dell’umanità,
come un oracolo antico ci fornisce risposte ambigue: il gioco può manifestarsi come la voragine
dell’autodistruzione solitaria, oppure, al contrario, come il senso più alto e bello dello stare
insieme, del miracolo della convivenza. Il gioco può rivelarsi strumento demonico o danza
angelica, inferno o paradiso, perché va al fondo della nostra enigmatica natura umana.
Il bivio è lì, davanti ai nostri occhi incerti e titubanti di pellegrini, e non vi è nessuna guida sicura
che possa suggerirci la strada: è la nostra sorte che è in gioco, e tocca a noi e solo a noi
scommettere su quale via prendere. E la scommessa non la si fa una volta per tutte: è una sfida
da rinnovare ogni giorno, ad ogni ora di ogni giorno il bivio si ripresenta, implacabile. Dobbiamo
puntare, in fondo, sulla strada da percorrere, è il nostro destino, la nostra destinazione: e siamo
incastrati, non ci è possibile non scegliere, non possiamo non stare al gioco, al gioco della vita e
della morte, non possiamo eludere e scappare. Il prezzo, e le conseguenze della giocata, saremo
solo noi a pagarli: quel che, forse, possiamo e dobbiamo scegliere, è da chi e da che cosa
lasciarci afferrare.” (Dalle note di regia di Marco Martinelli)
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TEATRO
PANTANI
di Marco Martinelli
ideazione di Marco Martinelli e Ermanna Montanari
regia di Marco Martinelli
con Alessandro Argnani, Luigi Dadina, Roberto Magnani, Michela Marangoni, Ermanna
Montanari, Francesco Mormino, Laura Redaelli e Simone Zanchini
in video Pino Roncucci
fisarmonica e composizione musiche Simone Zanchini
cante romagnole Michela Marangoni e Laura Redaelli
ideazione spazio scenico Alessandro Panzavolta-Orthographe
ideazione e realizzazione elementi di scena Fabio Ceroni, Enrico Isola, Danilo Maniscalco e
Ermanna Montanari
montaggio ed elaborazione video Alessandro e Francesco Tedde – Black Box Film
costumi Teatro delle Albe
realizzazione costumi Laura Graziani Alta Moda, A.N.G.E.L.O., Les Jolies Sposi
direzione tecnica Enrico Isola
tecnico luci e video Francesco Catacchio
tecnico suono Fagio
diapositive Olycom/Publifoto, Olycom/Daniele Venturelli, Olycom/Arnaldo Magnani, Lauro
Bordin
in coproduzione con Teatro delle Albe / Ravenna Teatro, le manège.mons - Scène
Transfrontalière de création et de diffusion asbl
Me 06.04.2016 ore 20.30
Sala Teatro LAC
14 febbraio 2004: Marco Pantani viene ritrovato senza vita in un residence di Rimini. Aveva
appena compiuto 34 anni. Dopo i trionfi al Giro d’Italia e al Tour de France, le accuse di doping
a Madonna di Campiglio – rivelatesi poi infondate – lo hanno condotto a un lento ma inevitabile
crollo psicologico fino a una morte forse tragicamente annunciata. Tra il campione adulato,
l’icona di chi ha fatto rinascere il ciclismo come sport dell’impresa e della fantasia, e il morto di
Rimini, che giaceva in mezzo alla cocaina nei panni di un vagabondo, vi è tutta la complessità di
un’epoca al tempo stesso sublime e crudele, che si esercita senza pudore. Senza vergogna.
Martinelli mette in scena una veglia funebre e onirica, affollata di personaggi, che, come un rito
antico, ripercorre le imprese luminose dell’eroe. I genitori di Marco, figure archetipiche di una
Romagna anarchica e carnale, sono sospese come l’Antigone di Sofocle davanti al cadavere
insepolto dell’amato: cercano verità e non avranno pace finché non l’avranno ottenuta.
Il testo di Martinelli costruisce attorno a questo anelito di giustizia un affresco sull’Italia degli
ultimi trent’anni, l’enigma di una società malata di delirio televisivo e mediatico, affannata a
creare dal nulla e distruggere quotidianamente i suoi divi di plastica, ma anche capace di
mettere alla gogna i suoi eroi di carne, veri, come Marco Pantani da Cesenatico, lo scalatore
che veniva dal mare.
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c/o LAC Lugano Arte e Cultura
Piazza Bernardino Luini 6
CP 5129
6901 Lugano
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Gli spettacoli “Slot Machine” e “Pantani” fanno parte della Rassegna Teatro delle Albe.
Il Teatro delle Albe, fondato nel 1983 da Marco Martinelli, Ermanna Montanari, Luigi Dadina e
Marcella Nonni, porta avanti un originale percorso che unisce ricerca e tradizione
nell'invenzione di un linguaggio scenico contemporaneo: l'attore, la drammaturgia e l'alchimia
dei linguaggi scenici sono alcuni dei nodi di pensiero che ne caratterizzano fortemente la
poetica.
In oltre trent’anni di lavoro, il Teatro delle Albe si è affermato come una delle più importanti
realtà sul piano nazionale e internazionale, ricevendo prestigiosi riconoscimenti. Ermanna
Montanari, attrice, autrice e scenografa, affianca Marco Martinelli, drammaturgo e regista, nella
direzione artistica. All’interno della Compagnia, fondamentale è l’apporto degli attori Luigi
Dadina, Alessandro Argnani, Luca Fagioli, Roberto Magnani, e delle attrici Michela Marangoni,
Laura Redaelli, Alessandro Renda, che hanno segnato, con la loro presenza scenica, il percorso
del gruppo.
Nel 1991 il Teatro delle Albe fonda Ravenna Teatro, “Stabile Corsaro” a vocazione insieme
etica ed estetica, ora neo Centro di Produzione.
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TEATRO
ORCHIDEE
di e regia Pippo Delbono
con Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Bobò, Margherita Clemente, Pippo Delbono, Ilaria Distante,
Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Pepe Robledo e Grazia
Spinella
immagini e film Pippo Delbono
luci Robert John Resteghini
musiche Enzo Avitabile e Deep Purple, Miles Davis, Philip Glass, Victor Démé,
Joan Baez, Nino Rota, Angélique Ionatos, Wim Mertens, Pietro Mascagni
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma, Nuova Scena - Arena del Sole
- Teatro Stabile di Bologna, Théâtre du Rond Point - Parigi, Maison de la Culture d’Amiens Centre de Création et de Production
Sa 16.04.2016 ore 20.30
Sala Teatro LAC
““Ancora posso scrivere d'amore” scriveva il poeta Dario Bellezza, grande amico di Pier Paolo
Pasolini, morto ucciso dall'aids.
L'orchidea è il fiore più bello ma anche il più malvagio, mi diceva una mia amica, perché non
riconosci quello che è vero da quello che è finto.
Come questo nostro tempo.
In Orchidee c'è, come in tutti i miei spettacoli, il tentativo di fermare un tempo che sto
attraversando. Un tempo mio, della mia Compagnia, le persone che lavorano ormai da molti anni
con me, ma anche un tempo che stiamo attraversando e vivendo oggi tutti noi. Italiani, europei,
occidentali, cittadini del mondo.
Un tempo confuso dove mi sento, ci sentiamo, in tanti, credo, sperduti...
Con la sensazione di aver perduto qualcosa. Per sempre. Forse la fede politica, rivoluzionaria,
umana, spirituale.
Orchidee nasce anche da un grande vuoto che mi ha lasciato mia madre quando è partita per
sempre. Mia madre che, dopo i conflitti, le separazioni, avevo rincontrato per ridiventare amici. Io,
un po’ più grande un po’ più saggio, lei vecchia ritornata un po’ più bambina.
E così il vuoto. Il sentirsi non più figlio di nessuno. Il vuoto dell'amore.
Ma Orchidee nasce anche da tanti vuoti, da tanti abbandoni.
Il vuoto che viviamo nella cultura, nell'essere artisti perduti. Il teatro che spesso sento un luogo
diventato troppo polveroso, finto, morto. La menzogna accettata della rappresentazione teatrale.
Ma Orchidee parla anche del bisogno vitale di riempire quel vuoto.
Parla del bisogno di ricercare ancora, altre madri, altri padri, altra vita, altre storie.
E poi stranamente le parole "importanti" del teatro che volevo abbandonare mi sono ritornate
addosso e hanno ritrovato un loro senso nuovo, incastrate con la mia vita.
E anche la mia vita forse è diventata con quelle parole, la vita di tanti altri.
Credo che Orchidee rappresenta per me quel bisogno vitale, incontenibile, di continuare ancora
nonostante tutto a scrivere, a parlare dell'amore.” (Dalle note di regia di Pippo Delbono)
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TEATRO PER LE FAMIGLIE
LE CIRQUE INVISIBLE
di e regia Jean Baptiste Thierrée e Victoria Chaplin
con Jean Baptiste Thierrée e Victoria Chaplin
disegno luci Nasser Hammadi
produzione Thierrée-Chaplin
Sa 23.04.2016 ore 20.30
Do 24.04.2016 ore 16.30
Sala Teatro LAC
È difficile definire uno spettacolo come quello ideato e messo in scena da Jean Baptiste
Thierrée e Victoria Chaplin. Per quasi due ore si susseguono, senza interruzione, trucchi,
battute, gag e acrobazie. Se si dovesse riassumere in breve ciò che “Le cirque invisible”
rappresenta, probabilmente la parola esatta per farlo sarebbe “magia”. Non magia in senso
teatrale, non abile prestidigitazione, ma la magia a cui si credeva da bambini, quella che questo
mondo sempre più tecnologizzato e frenetico sta cancellando. Quando si spengono le luci della
platea e si accendono i riflettori sul palco, tutto quello che lo spettatore deve fare è dimenticare
la razionalità e lasciarsi trasportare dalla leggerezza e dalla bravura di questi due artisti
straordinari. Jean Baptiste Thierrée affascina con i suoi modi di bambino vecchio, con la sua
esperienza messa al servizio di una continua parodia dei tradizionali spettacoli di prestigio. I
trucchi ci sono, ma non sono essenziali come la complicità che si crea tra attore e spettatori.
Victoria Chaplin si presenta agli antipodi del suo compagno di giochi: come lui è istrionico e
fracassone, così lei si presenta sulla scena silenziosa, con uno sguardo stupito e un po'
spaventato, ammantata in vestiti che si trasformano in pochi attimi in un fantastico zoo
immaginario.
Nei loro numeri, i due artisti sono aiutati da marchingegni astrusi che vengono montati sulla
scena, da valigie coloratissime dal contenuto più vario e da una frotta di conigli, colombe,
papere che sembrano non essere a disagio sul palcoscenico. Allo spettatore non resta altro che
dimenticare, per poche ore, di essere cresciuto.
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NUOVI PERCORSI
12PAROLE7PENTIMENTI
Direzione e concetto di Rubidori Manshaft
testi usb key Roberta Dori Puddu
voce attori usb key Daria Deflorian, Cinzia Morandi e Monica Piseddu
voce giovani usb key Yuri Tre Re, Jessica, Matteo e Arianna Panizza
collaborazione artistica Paola Tripoli
post-produzione video Luciano La Rotonda
audio editing Filippo Bubbico
produzione Officina Orsi (CH)
in coproduzione con Festival Benevento Città Spettacolo/ FIT Festival Internazionale del Teatro
e della scena contemporanea, Lugano/ Assessorato allo Spettacolo, Lecce/ MUST Museo,
Lecce
con il sostegno di Ernst Göhner Stiftung/ Long Lake Festival – Lugano e Pro Helvetia
Sa 21.05.2016 ore 11.00, 16.30 e 20.30
Do 22.05.2016 ore 11.00, 16.30 e 20.30
Lu 23.05.2016 ore 18.30 e 20.30
All’interno della struttura LAC
“12parole7pentimenti” non è il classico spettacolo su un palcoscenico, bensì un percorso – per
16 spettatori e 16 cuffie – nell’anima della struttura del LAC, nella parte dove normalmente il
pubblico non può accedere: i corridoi come arterie, l’ascensore come cuore pulsante, i piccoli
passaggi come capillari e sinapsi di un luogo che siamo abituati a vivere nella rappresentazione
frontale. La parte nascosta del Teatro simboleggia, in un certo senso, la parte celata di ognuno
di noi. Così come nei dialoghi “rubati” all’insaputa di ignari protagonisti, l’anima del teatro ci
accompagnerà in un viaggio all’interno dei pensieri carpiti dei protagonisti-inconsapevoli,
camminando tra le riflessioni di quattro pilastri che sostengono il nostro vivere: AMORE,
MORTE, SESSO e DENARO. Quello che si vivrà è un’esperienza intima ma condivisa, un
percorso in sei steps tra bellezza e cinismo, tra sesso a luci rosse e amore dolcissimo.
“12parole7pentimenti” è un’istallazione sonora e visiva, una raccolta di vissuti in stralci di vita,
dialoghi tra comunissimi mortali, osservazioni, sfoghi, confessioni, emozioni, tradimenti. Al centro
del “gioco drammaturgico” è ora il soggetto che “ruba” un vissuto, e nell’ascolto si identifica.
“12parole7pentimenti” parla di noi, delle esperienze, del ciclo che si ripete, del riconoscimento,
dell’amore, del dolore, dell’umiliazione, della liquidità della parola, dell’inutilità del verbo, della
banalità del vivere, dello stupore della replica, della nostra vita, delle vite degli altri.
“Ho registrato storie, pensieri, amori, emozioni, illusioni, inganni, fantasie erotiche, dolori,
pentimenti, parole. Incontrato, a volte non conosciuto. Registrato, ma non intervistato. Di tutto
questo vi rendo partecipi.” (Rubidori Manshaft, autore e regista)
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TEATRO
ARLECCHINO SERVITORE DI DUE PADRONI
di Carlo Goldoni
regia di Giorgio Strehler
messa in scena da Ferruccio Soleri
con la collaborazione di Stefano de Luca
con Ferruccio Soleri
scene Ezio Frigerio
costumi Franca Squarciapino
luci Gerardo Modica
musiche Fiorenzo Carpi
movimenti mimici Marise Flach
scenografa collaboratrice Leila Fteita
maschere Amleto e Donato Sartori
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
Ma 24.05.2016 ore 20.30
Me 25.05.2016 ore 20.30
Sala Teatro LAC
È un mito del teatro ed è famoso in tutto il mondo: il classico di Carlo Goldoni, reso immortale
dal grandissimo Giorgio Strehler, calcherà le scene della Sala Teatro, pronto a divertire, con la
sua energia viva e dinamica, grandi e piccoli spettatori.
Protagonista – indiscusso – sempre lui, Ferruccio Soleri, 85 anni “nascosti” dietro la maschera
del celebre Truffaldino, record mondiale per avere interpretato lo stesso ruolo nel medesimo
spettacolo per più anni, oltre mezzo secolo.
“Fiumi di parole hanno raccontato la storia di un evento teatrale unico, uno spettacolo che andò
in scena la prima volta nel luglio del 1947 e che, da allora, ha girato il mondo ed è stato visto in
Paesi di lingua e cultura diversissime e lontanissime dalle nostre. Qual è il “segreto” di
Arlecchino? Per quale motivo continua, inesorabilmente, a farci ridere – e non solo – anche se
ne conosciamo a memoria le battute? Perché ha attraversato le generazioni?
Tante le risposte possibili: l’infinita umanità di cui questo testo e lo spettacolo di Strehler sono
intrisi, il fatto che parli di un poveraccio che mette a frutto l’ingegno per riuscire a mangiare due
volte e che, allo stesso tempo, guarda e “giudica” una società in cambiamento. Ma è, soprattutto,
la testimonianza di un percorso artistico, poetico, estetico di Strehler.” (Sergio Escobar, Direttore
del Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa)
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LuganoInScena 2015/2016 Teatro