come
AMICI
7 Ottobre 2012
“Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1 - Commerciale Business Rimini n.80/2009.”
N. 25
VIA CRUCIS
INTERPRETAZIONE DEL PENSIERO
DEL DISCEPOLO CHE EGLI AMAVA
NEWS SEI MESI DI...
PASSEGGIATA
DAL CANCELLO PRINCIPALE
FINO ALL’USCITA DEL
PICCOLO PAESE
Semestrale d’informazione arte e cultura dell’Associazione Dare
promosso dalla Fondazione Leo Amici
Editore e Redazione:
RUBRICA
Associazione Dare
Direttore responsabile:
Rosanna Tomassini
Direzione:
Walter Andreani - Maihri Arcangeli
Carmen Cariddi - Rita Cataldo
Anna De Persio - Vincenzo Lombardo
Ciro Mennella - Stefano Natale
Vincenzo Occhipinti - Costantino
Paganelli - Sauro Vitali
Redazione:
Alessandra Maria Antonelli - Loriano
Bianchini - Enzo Buttacavoli
Samuela Cortini - Antonella Di Muoio
Tommaso Di Pumpo - Giovanni
Giannone - Roberto Ferri
Francesco Troilo - Giacomo Zatti
Marco Zavatta
dall’Estero:
Ralph Flum (Amburgo)
Sven Skinner (Lugano)
Stampa:
Ramberti Arti Grafiche - Rimini
finito di stampare il 6 ottobre 2012
Autorizzazione n° 21
del 25 Settembre 2000
Tribunale di Rimini
Iscrizione al Registro degli Operatori
di Comunicazione n. 17577
Copyright © 2012 by Associazione Dare.
Riproduzione vietata. Tutti i diritti riservati.
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via Resistenza n.1 47833 Morciano di
Romagna (Rn)
come
2
AMICI
Unione Stampa
Periodica Italiana
Semestrale
d’informazione
arte e cultura
www.acomeamici.it
in copertina “CHIARA E FRANCESCO: LA PIETÀ” olio su tela mt 2x2,5 - in esposizione presso mostra pittorica La Tela oltre il tempo al Teatro Metastasio di Assisi
via Resistenza, 1 - 47833 Morciano di Romagna (RN)
22
Esercizi spirituali - Bagheria
4
14
PRESENTAZIONE
SEI MESI DI..
14 Rassegna eventi
12 Testimonianze da San Giovanni Rotondo
14 Esercizi Spirituali - Bagheria (PA)
“La crudele parola morte è vita, gioia, amore”
23 Nomina Responsabile pastorale
24 Luca “il Vangelo per una comunità senza compromessi”
27 NEL PICCOLO PAESE..
27 Un percorso di fede e ricordi
SOMMARIO
34
Via Crucis a Bagheria (PA) di Carlo Tedeschi
45
Un percorso di fede e ricordi
IL DIRETTORE
di Rosanna Tomassini
C
ari lettori, benvenuti! Quando conobbi
Carlo Tedeschi lo feci per lavoro...per un’intervista. Poi il tempo è passato ed un giorno, Carlo parlava dell’importanza della Chiesa, io
che venivo dalla mia esperienza professionale,
(bella quanto volete ma dove si è costretti se vuoi
essere considerato come giornalista ad essere
sempre “sul pezzo” anche sotto il profilo esperienziale) pronta affermai: “Ah Carlo ma io sono stata
per anni in parrocchia a Pesaro, per anni ho fatto
catechismo ai bambini della Comunione, cantavo
nel coro, animavo l’oratorio ecc.). Lui mi rispose:
“Ah, si? Dalla parrocchia vieni e alla parrocchia
tornerai”!
E si perchè dalla mia parrocchia io mi ero allontanata perchè come tutti i giovani vedevo comportamenti, soprattutto tra i miei coetanei, che
non erano proprio l’esempio della cristianità.
A pensarci oggi, a vent’anni di distanza, con un
po’ più di maturità e di scuola di comprensione,
accettazione e dolcezza (questo lo devo a Maria
Di Gregorio e a mio marito Massimo) sono stu-
pidaggini e fanno quasi ridere...però i giovani
cercano, cercano e vogliono risposte e vogliono
corrispondenza a quanto viene a loro detto. Coerenza per dirla tutta. Che trova compensazione
nella comprensione, che non giudica, non indica,
non puntualizza ma accetta e spiega, trova un
punto di incontro comune in questo cammino
verso l’Eternità.
Allora questa mia esperienza è solo un’escamotage per sottolineare le due testimonianze che
aprono il giornale “dei giovani” e “degli anziani”:
Leggete, con il cuore aperto, senza giudicare e
cercando di comprendere: scoprirete un mondo
infinito, fatto di sentire e sensibilità. Niente di eccezionale, potrebbe dire qualcuno. Invece, qualcosa di eccezionale c’è. Ascoltate, parla chi non
è mai ascoltata, chi non trova posto nella confusione quotidiana, nel caos dei nostri giorni senza
pace. Chi parla per bocca dei bambini, come accade qualche volta a mia figlia Chiara.
Silenzio, parla l’anima!
3
PRESENTAZIONE
RUBRICA
LETTERA APERTA DAL GRUPPO DI PREGHIERA DEI “GIOVANI”
P
ensiamo che a chiunque farebbbe bene
ascoltare Carlo quando parla di Gesù, della propria fede, della propria devozione
alla Chiesa che indica a tutti. Chiunque dovrebbe
sentire come testimoniano i più piccoli dell’associazione Dare, come cantano il loro amore per
Gesù e come in loro non ci sia ribellione ma educazione all’ascolto, all’obbedienza, al rispetto dei
sacerdoti e all’accettazione di tutto ciò che viene
tanto deriso e scartato dai nostri coetanei di oggi.
L’umanità è peccatrice, anche quella che appartiene alla Chiesa, ma coloro che ci stanno osservando, interrogandosi ancora su di noi o su Leo
Amici, dovrebbero contemporaneamente guardare questi fatti che non si possono ignorare o
cancellare. Sono una realtà quotidiana che prosegue da almeno trent’anni in ogni città.. disconoscendo tutto ciò come ci si potrebbe rispondere?
Non ci sarebbe possibilità di dialogo.
Carlo ci invita sempre a non protestare così, quelle che seguono, sono solo riflessioni profonde
che ci nascono sollecitati dall’esterno e che pubblichiamo sperando sia cosa giusta:
Carlo non parla mai in disparte ma dinanzi a
grandi platee e alla luce del sole. Non ha nulla
da nascondere, dunque. Pur non avendo nessun
mandato, nessuna carica, perché dovrebbe parlare della Chiesa, perché lo farebbe se non fosse
verità? In virtù del dialogo interreligioso e del rispetto reciproco, Leo Amici, volendolo giudicare
non cattolico, andrebbe rispettato comunque
e dunque pensiamo che sia l’associazione Dare
che la Fondazione Leo Amici abbiano il diritto di
nominarlo, citarlo, ricordarlo, lasciando a nostro
Signore di essere padrone e gestore indiscusso
dei segni, delle guarigioni, delle evidenze di cui
anche noi siamo testimoni, e di quant’altro permette che avvenga intorno alla sua figura. È da
Leo Amici che sono nati gruppi di giovani dappertutto e migliaia di persone, indirizzate da lui,
hanno scelto di considerare Dio nella loro vita e
di amare il prossimo. Chi era già credente praticante è divenuto un cattolico ancor più vero ed
attivo, chi era lontano si è avvicinato alla Chiesa
in un percorso di docilità e di ascolto. Non abbiamo mai sentito nessuno che come Carlo dicesse:
“Frequenta la tua parrocchia, va in Chiesa, parti
4
da lì perché è lì che il Cristo si esprime, senza ma
nè perché.” Non è dovuto che Carlo lo faccia, non
è un sacerdote, non è stato incaricato da nessuno, ma ha ascoltato la voce di Leo Amici e quella
dentro il cuore della sua coscienza. Egli è un fiume in piena quando parla. È illuminato dalla fede
e dallo Spirito. Non sono solo nostre analisi ma
anche degli adulti, dei sacerdoti, delle persone,
della gente di fede e cultura che lo hanno conosciuto. Non ripete frasi a memoria, né quelle di
Leo Amici né quelle del catechismo. Se cita qualche scritto o qualcuno è sempre e solo se suggerito dall’alto. Molti gli hanno chiesto di tacere, di
mettersi da parte, di tirarsi indietro, ma egli ha
sempre risposto: “Lo farò solo se me lo dirà Gesù
nel mio cuore!” I suoi spettacoli parlano della vita
dei santi, nel pieno rispetto delle fonti storiche,
parlano di Gesù, parlano della sua fede che sanno
trasmettere come veicolo in cui può passare l’amore di Dio Padre. Egli si fa strumento e garante
della presenza di Gesù nella nostra vita e dell’esistenza di Dio sforzandosi continuamente, nel sacrificio gratuito, di realizzare tutto ciò che possa
agevolare il suo prossimo nella ricerca e crescita
spirituale. Vorremmo dunque che nessuno si angustiasse o ci parlasse con veemenza, per come è
accaduto, anche contro Leo Amici. Pensiamo non
ce ne sia bisogno. I fatti che hanno prodotto nel
tempo sia l’Associazione Dare che la Fondazione
Leo Amici raccontano e testimoniano al mondo
l’appartenenza dei loro componenti sì alle radici
di Leo Amici ma anche alla Chiesa. Naturalmente ciò non vale per coloro che sono ancora in un
percorso di ricerca o sono giovani come noi. Il futuro ci vedrà liberi di partecipare nella misura che
sceglieremo.
All’Associazione Dare e alla Fondazione Leo Amici
appartengono comunque anche persone di altre
religioni e simpatizzanti uniti tutti, però, nei valori
universali e cristiani di pace amore e fratellanza.
Il Signore, nella Sua misericordia, ha nutrito, sostenuto, mantenuto in vita nel tempo le loro radici, la loro appartenenza alla Chiesa Cattolica, la
loro fede in Gesù, proposte anche a noi giovani.
Gesù che molti hanno incontrato dopo il lungo
pellegrinaggio attraverso le foreste e i deserti
dell’anima.
RUBRICA
PRESENTAZIONE
LETTERA APERTA DAL GRUPPO DI PREGHIERA DEGLI “ANZIANI”
B
isognerebbe porre Leo Amici, pur essendo
egli cattolico, al di sopra di ogni religione.
Egli, infatti, non chiedeva né la tessera di un
partito né la religione ma quando, di fronte alla lettura della propria anima, ci si sentiva a nudo, egli
diceva: <<Non dirmi chi sei stato, dimmi chi sei!>>
Siccome né l’associazione né la Fondazione hanno chiesto né per se stesse né per lui un riconoscimento, la sua persona non dovrebbe essere
al vaglio di nessuno, nemmeno al nostro, che
lo rispettiamo come inizio della nostra realtà. In
questi ultimi trent’anni abbiamo dimostrato ampiamente come seguiamo e ci sentiamo Chiesa.
La maggior parte degli scritti, tratti dalle sue risposte, corrispondono ai canoni della Chiesa Cattolica, ecco perché sono stati pubblicati, soprattutto dai giovani, purtroppo provocati a difendere
la loro realtà dalle malelingue (anche diffuse dai
mezzi di comunicazione) intorno al personaggio
che ha dato vita al loro Lago di Monte Colombo.
Esiste però una fotocopia, consegnataci dal Vescovo di Rimini, di un libretto di cui una parte del
contenuto non corrisponde per nulla ai canoni
della Chiesa.
Maihri, che lo ha ricevuto dalle sue mani, non lo
conosceva ma si è messa a disposizione per verificarne la veridicità. Maihri è moglie di Stefano
Natale, figlio di Maria Di Gregorio che è la signora
della prima famiglia che ha accolto nella sua casa
Leo Amici e che lo ha sostenuto nelle fondamenta
dell’attuale realizzazione. Stefano è anche personaggio di spicco: è infatti l’autore di molte musiche degli spettacoli prodotti dall’Associazione
Dare, ha realizzato recentemente un nuovo oratorio con annessa casa di accoglienza, inaugurato
dal Vescovo Mons. Seccia, a Colledoro di Castelli
in Abruzzo.
Ma al di là di questo spiacevole incidente Leo Amici è stato battezzato, cresimato, si è unito in matrimonio in Chiesa della quale diceva così: <<Attuiamo a fatti quello che Gesù ha lasciato e la Chiesa
insegna. Non siamo contro nessuno, ma amiamo
tutti. Non inganniamo nessuno perché non siamo
falsi, sorridiamo pure a chi ci odia, a chi ci scaccia,
svolgiamo tutto con amore anche quando lavoriamo. Se ci insultano non scattiamo con violenza perché comprendiamo: conosciamo il male e
sappiamo che sono presi da quella materia. Perciò
non abbiamo difficoltà con il male. Prima di porgere l’altra guancia, tutto superiamo con l’arma
dell’amore. Proveniamo da diverse religioni, ma
adesso professiamo un solo Dio che la Chiesa insegna. Non manchiamo mai alla Messa>>.
Come già hanno testimoniato in molti, invitava
tutti alla preghiera (anche a costo di farlo dinanzi
le Chiese già chiuse), al rosario. Leggeva il Vangelo nelle case di questo o quel conoscente quando fraternamente ci si riuniva nelle loro case. In
punto di morte chiese a Carlo di portare sempre
alla Chiesa quel popolo che lui stava per lasciare.
Egli, pur indicando tutto ciò, si poneva però comprensivo e tollerante con ogni credo: <<La volontà è libera - diceva - Il primo verbo che rispetto
è la libertà>>. Accettava ed amava tutti senza
imporre il proprio pensiero filosofico e diceva ancora: <<Non mi devi credere, se mi credessi non
avrei fiducia in te, devi ricercare tu, devi toccare
con mano tu, tu devi cercare Dio. Bussa ed Egli ti
risponderà>>.
I frutti del suo operato sono tangibili e il movimento da lui nato è cattolico, non “protestante”
per come egli sottolineava invitandoci a non farlo
dinnanzi a qualsiasi provocazione. Leo Amici non
ha mai pensato di fondare una dottrina non conforme alla Chiesa né una nuova dottrina, e non ha
ideato e progettato il Piccolo Paese del Lago per
questo.
Il suo pensiero, quello che si dice non essere canonico, non è mai stato indottrinato né da lui né
da chi lo ha succeduto. Se si fa riferimento a lui è
alla sua persona, ai suoi fatti. Crediamo che Dio,
attraverso di lui, abbia tanto agito e operato. La
prova è che seguendo le sue indicazioni, anche
persone di altre religioni, culture e tradizioni diverse, dopo averlo conosciuto, si sono battezzate
e vivono e agiscono attraverso la fede all’interno
della Chiesa. Le iniziative a cui lui ha dato vita, e
che noi abbiamo proseguito, non sono dunque in
virtù di un nuovo credo e non sono subordinate
ad un suo libero pensiero ma ai valori universali di pace, amore e fratellanza che egli indicava a
tutti, soprattutto ai giovani di allora, di cui facevamo parte. Portava il crocifisso al collo, faceva il
segno della croce invitandoci alla preghiera prima
dei pasti, portava con sé, anche al bar, gli uccellini
che cadevano dal nido e che egli imboccava, cresceva e cui insegnava a volare e di Gesù diceva:
<< Strappare il nome di Gesù dal mondo, significherebbe, per l’uomo, cadere in un abisso di male,
Gesù trionferà!>>.
5
SEI MESI DI..
31 Marzo CALTANISSETTA - PALACARELLI
Incontro di conclusione della missione biblica. 6000 giovani
Su richiesta di Mons. Russotto intervento di Giacomo Zatti e Carlo Tedeschi
Performance del gruppo di Santa Caterina e dei giovani del luogo
Performance del gruppo di Campofranco
Santa Messa
1 Aprile
ASSISI - TEATRO METASTASIO
GMG diocesana.
Intervento video di CarloTedeschi
In scena il ridotto del musical Chiara di Dio
Mons. Sorrentino legge il messaggio del Santo Padre
Tutto esaurito
2-3-4 Aprile BAGHERIA - AUDITORIUM
Esercizi spirituali “La crudele parola morte è vita, gioia, amore”
500 persone ad ogni incontro
6
SEI MESI DI..
6 Aprile BAGHERIA
Rappresentazione teatrale della Via Crucis
Interpretazione del pensiero del “discepolo che Egli amava”
1000 persone
21 Aprile ISOLA DEL GRAN SASSO – SANTUARIO DI SAN GABRIELE
Corale del Lago. 2000 persone
22-29 Aprile LAGO DI MONTECOLOMBO
Incontro di spiritualità “Educarci all’ascolto della “Parola”” - “La Salvezza” relatore Mons. Vittorio Peri
13 Maggio ALCAMO -TEATRO EURO
Incontro regionale GIFRA “Yes iù can”
Incontro dibattito con Carlo Tedeschi e la sua Compagnia
Tutto esaurito
17 Maggio AVEZZANO - TEATRO DEI MARSI
Rappresentazione del musical “Chiara di Dio”
Tutto esaurito
7
SEI MESI DI..
19 Maggio
POTENZA
2 Rappresentazioni del musical “Chiara di Dio”. Tutto esaurito. 2200 persone
16/27 Maggio CALTANISSETTA - TEATRO BEAUFREMONT
Festival della comunicazione.
Rappresentazione del musical “Fremito d’ali”
Tutto esaurito
18 Maggio CALTANISSETTA - CATTEDRALE SAN CATALDO
Rappresentazione del mini musical “Serenata a Maria”. 500 persone
20 Maggio CALTANISSETTA - TEATRO MARCONI
Rappresentazione del ridotto del musical “Chiara di Dio”.
Mons. Russotto affida a Giacomo Zatti la riapertura di “Casa Betania”,
da oggi nuovamente a disposizione dei giovani,
e la gestione dell’accademia teatrale “Arte e luci”.
Tutto esaurito
25 Maggio SUGANO - PARROCCHIA S. LUCIA
Rappresentazione del mini musical “Serenata a Maria”. 100 persone
27 Maggio MATTINATA (FG) - CASA DI ACCOGLIENZA
Inaugurazione dellla Casa di accoglienza (affidata
da Mons. Castoro) e primo incontro con i giovani
Chiara- ballerina
Giovanni - pastorale giovanile
8
SEI MESI DI..
26-27 Maggio LAGO DI MONTECOLOMBO
Incontro di spiritualità “Educarci all’ascolto della “Parola” - “Maria” relatore Mons. Vittorio Peri
1/3 Giugno LAGO DI MONTECOLOMBO
Lago di Montecolombo
Gruppo dalla diocesi di Padova con sacerdote
Formazione teatrale
15 Giugno ASSISI - SAN DAMIANO
Performance della Compagnia di Chiara di Dio
21 Giugno ISOLA DEL GRAN SASSO – SANTUARIO DI SAN GABRIELE
Corale del Lago. 1800 persone
22 Giugno PADOVA - PIAZZALE DELLA BASILICA DI S. ANTONIO
Rappresentazione del musical “Chiara di Dio”. Tutto esaurito
7/11 Luglio LAGO DI MONTECOLOMBO
Gruppo di seminaristi dalla diocesi
di Manfredonia con tre sacerdoti
Formazione
31 Luglio GUBBIO - CARBONESCA
Rappresentazione del mini musical “Carismi in musica”
4 Agosto CADENAZZO - CASA DI ACCOGLIENZA
Inaugurazione non ufficiale. Visita di Mons. Russotto
Preghiera sacerdotale
Stesura della preghiera sacerdotale “È giovane il cuore di Dio”
9
SEI MESI DI..
5 Agosto ISOLA DEL GRAN SASSO – SANTUARIO DI SAN GABRIELE
Corale del Lago. 1000 persone
11 Agosto ASSISI - PORZIUNCOLA
Inaugurazione del Chiostro S. Chiara. Performance. 200 persone
14 Agosto LAGO DI MONTECOLOMBO
Gruppo della diocesi di Bergamo con sacerdote
Spettacolo.
Dibattito e testimonianze con Carlo Tedeschi e gli artisti della compagnia teatrale.
14/19 Agosto LAGO DI MONTECOLOMBO
Gruppo famiglie della diocesi di Bergamo con sacerdote
Campo scuola, Testimonianze, formazione teatrale
16/19 Agosto LAGO DI MONTECOLOMBO
Gruppo della parrocchia di Rose con sacerdote
Campo scuola formativo
18/24 Agosto LAGO DI MONTECOLOMBO
Gruppo della diocesi di Pompei con sacerdote
Ritiro spirituale
17/19 Agosto MANFREDONIA
4° Campo formativo
per educatori e giovani
Relazione di Carlo Tedeschi “I giovani e
la loro appartenenza alla Chiesa”
150 persone
10
PREGHIERA GMG RIO 2013
“Andate e fate discepoli tutti i popoli”
Padre, hai inviato il Tuo Figlio Eterno per salvare il mondo
E hai scelto uomini e donne affinché, per Lui, con Lui e in Lui,
proclamassero la Buona Novella a tutti i popoli.
Concedi le grazie necessarie perché risplenda
Sul volto di tutti i giovani
la gioia di essere , mediante la forza dello Spirito,
gli evangelizzatori di cui la Chiesa ha bisogno
nel Terzo Millennio.
Cristo, Redentore dell’umanità, la Tua immagine con le braccia
aperte sulla cima del Corcovado accoglie tutte le persone.
Nella Tua offerta pasquale,
ci hai condotto mediante lo Spirito Santo
all’incontro filiale con il Padre.
I giovani , che si nutrono dell’ Eucarestia,
Ti ascoltano nella Parola e Ti incontrano nel fratello,
hanno bisogno della Tua infinita misericordia
per percorrere le strade del mondo
come discepoli-missionari della nuova evangelizzazione.
Spirito Santo , Amore del Padre e del Figlio,
con lo splendore della Tua Verità e con il fuoco del Tuo Amore,
effondi la Tua Luce su tutti i giovani affinchè,
spinti dalla Giornata Mondiale della Gioventù,
portino nei quattro angoli della terra
la fede, la speranza e la carità,
diventando grandi costruttori della cultura della vita
e della pace e protagonisti di un mondo nuovo. Amen
SEI MESI DI..
23 Agosto ISOLA DEL GRAN SASSO – SANTUARIO DI SAN GABRIELE
Corale del Lago. 1000 persone
26 Agosto ISOLA DEL GRAN SASSO – SANTUARIO DI SAN GABRIELE
Corale del Lago. 1500 persone
25 Agosto 1 Settembre LAGO DI MONTECOLOMBO
Gruppo Ai.Bi. “Gli amici dei Bambini”
Convegno internazionale “Oltre l’aborto, la speranza nell’abbandono”
IX Giornata di spiritualità dal tema “La consegna di Giuda, tradimento o compimento di salvezza”
29-30 Settembre LAGO DI MONTECOLOMBO
Incontro di spiritualità “Educarci all’ascolto della parola di Dio: Il Vangelo secondo Luca”
“Il tempo... oltre il tempo”
relatore Mons. Vittorio Peri
SAN GIOVANNI ROTONDO - CHIESA DI S.PIO DA PIETRELCINA
11
SEI MESI DI..
TESTIMONIANZE DA SAN GIOVANNI ROTONDO
Caro Giovanni,
mi chiamo Lucia, sono una di quei 13 “prescelti” che hanno
visto il musical recitato per la prima volta il 2 di questo mese
(giugno) a San Giovanni Rotondo. Chiedo scusa per il mio
modo di scrivere. Non sono italiana e il mio italiano non è
perfetto, però, con quel poco che Dio mi ha dato di conoscere
la vostra lingua, cerco di spiegarmi al modo migliore, anche
se penso che quello che ci avete fatto vivere è molto difficile
da spiegare con le nostre parole umane e limitate. Comunque, come ho detto, il 2 di questo mese io e il mio fidanzato
stavamo a San Giovanni Rotondo. Per dire la verità l’idea era
di andare a Cascia al santuario di Santa Rita. Non ho niente contro questa santa, anzi, però il mio desiderio che ho nel
cuore già da due anni, era di andare da padre Pio... per non
allungare troppo perché tutto questo nostro pellegrinaggio
è stato guidato dallo Spirito Santo, e il vostro musical, recitato per la prima volta quel giorno che noi stavamo lì, era una
delle conferme più grandi.
Quello che abbiamo visto, o meglio dire che abbiamo vissuto
attraverso il vostro spettacolo è così grande e profondo che
ogni parola sembra troppo superficiale per poter spiegare.
Alla fine tu hai detto che quello che abbiamo visto non è uno
spettacolo ma una preghiera. Per me è stato non solo come
guardare e ascoltare una preghiera ma anche come un incontro personale con lo stesso padre Pio. Un incontro forte,
vivo, diretto. Posso dire solo grazie perché la vostra fede e la
vostra preghiera ci ha portato nel cuore di padre Pio, e così
anche nel Cuore del nostro Signore del quale lui era tanto innamorato.
Continuate sempre così, ovunque andate fate vedere il grande amore che Dio ha messo nei vostri cuori.
Che Dio grande e buono vi benedica e la Madonna guidi
ogni vostro passo.
Tanti saluti e grazie ancora.
Lucia
Questo spettacolo, è una preghiera a Dio ed è stato un grande dono che oggi 2 giugno 2012, il Signore mi ha fatto.
Eravamo in 13, le persone giuste, le persone a cui Dio voleva
far arrivare, oggi, questo suo messaggio!
Grazie, vi accompagno con la preghiera!
Raffaele
Molto, molto grazie per la bellissima preghiera.
Sempre preghiera in santuario san Pio è per noi importante.
Grazie per bello regalo per noi chi siamo nel santuario adesso per la decima volta.
Polonia
No se viene a ver una obra de teatro ni de danza, se viene a
ver a Dios en sus expresiones de Amor, de fraternidad y de
Unidad. Gracias por pensar en todos los ragazzi del mundo.
Gracias! Gracias!
Padre Pio os siga guiando!
Dora (Colombia)
Hemos venido de Colombia a vivir a Padre Pio y lo hemos encontrado en cada corazòn, en el amor y servicio de los corazones qu nos han acogido.
Hemos encontrado a Padre Pio en sus corazones, en su amor
y en el escenario.
Gracias por Servir al Sénor por medio de arte.
Dios los Bendiga hoy siempre Eotan en nuotios corazones.
Att Teresito del Bambino Gesù
Gracias por su espectaculo me ha ilegado al corazon
ha revivido en mi los palabras de Padre Pio sobre mi vido y
he vivido la obra como si fuera yo mismo especialmente en
la cancion “debo dire di si”.
Att Javier Guevara
Servidores del Servidor
Colombia
Gracias por abrir el corazon a Dios y por entregar su amor a
todos los hombres.
Sandalia
Colombia
Niente capita a caso!
Siamo venuti a ringraziare Padre Pio e lui attraverso la sua
Anima , ci ha suggerito di vedere il Musical “Un fremito d’ali”.
Nulla è impossibile a Dio!
Grazie.
Scolastica di Novara
Chi interpreta P. Pio non deve essere solo un attore ma deve
avere anche Dio dentro.
We loved the show! Thank you – from USA
Grazie a voi abbiamo pregato due volte: una perché siete
stati “perfetti” e bravi e la perfezione ci parla di Dio; due perché il messaggio di Padre Pio ci ha svelato l’amore di Dio.
Bravissimi con tutto il cuore!!
Pace e bene.
Nichole da Israele
Filomena
12
SEIRUBRICA
MESI DI..
Mi ha fatto bene vedere questo Musical mi sono accorta che
pregare è la cosa più importante del mondo.
Michele
La bellezza della musica e della danza fa una dimensione più
profonda dell’esperienza spirituale. Ringrazio quanti si sono
prodigati per farmi vivere questo momento che sicuramente
mi arricchisce.
E stato molto bello e ha trasmesso a tutti una preghiera e
pensiero molto profondo. Bravi!
Grazie di tutto...un’emozione indescrivibile
Bellissimo spettacolo riassume benissimo la vita di Padre Pio
e tocca il cuore degli spettatori.
Grazie continuate così.
Laura
Grazie di cuore per averci fatto vivere questo momento di
emozione. Ci vorrebbero tante persone come voi per seminare bene nel mondo.
Italia, Ignazio
Luisa ed Ignazio
E’ stato per me molto emozionante, mi sono sentita felice, il
cuore mi batteva forte, perché attraverso di voi, ho visto e ho
sentito l’Amore di Gesù...Che ci Ama di un Amore Eterno e ci
chiama ad Amare...
Aurora Stevanato
Adriana Sapone
Grazie per la competenza e il messaggio vivo della speranza.
P. Franco
Grazie infinite. Ci avete fatto pregare e meditare. Ridere e
piangere. Per me che ho conosciuto Padre Pio ed anche Padre Alessio è stata un’esperienza grande.
Ho una pena che le cose di carattere culturale hanno poco
seguito. Penso che andrebbe pubblicizzato un po di più. E’ un
vero peccato che tanto lavoro non è fruito anche dai pellegrini di passaggio. Qualche annuncio registrato prima dello
spettacolo al microfono e in più qualche gigantografia posta
all’ingresso non sarebbe male. Grazie ancora.
Italo Zilli
Siamo felici di aver assistito a questo emozionante spettacolo. Siamo dispiaciute per la poca partecipazione in sala, ma
siamo certe che sarà presente nei prossimi spettacoli. Vivissimi complimenti! A presto.
Francesca e Teresa
Bello; Charavelloso, Gracias por il chensaje.
Dios huj Bendiga
Charia Sofeù Vena hajo.
Hema- Perù
E’ stata un’esperienza meravigliosa...Mai come in questo
momento ho capito quanto è grande l’amore di Dio e come
Gesù ci ama...
Grazie di tutto!!!
Adriana Dragano
E’ stato uno spettacolo davvero fantastico. Mi ha fatto emozionare tantissimo! Grazie!!
Caterina Fasanella
Quando si recita con il cuore, tutte le sensazioni arrivano a
noi pubblico con una grande intensità.
Il teatro può servire anche a ritrovare quella speranza nella
fede.
Vi auguro di continuare con la consapevolezza che l’arte della gioia ha unito tutti.
Con stima
Noemi
Il messaggio che date in questo musical è molto toccante e in
questo momento sto attraversando dei momenti molto particolari e questo spettacolo mi sta aiutando a capire di più.
Grazie. Continuate con questa missione.
Malta
13
SEI MESI DI..
estratto deregistrato
ESERCIZI SPIRITUALI
“LA CRUDELE PAROLA MORTE È VITA, GIOIA, AMORE”
2-3-4 Aprile Bagheria (PA)
PRIMO INCONTRO
Padre Luciano - Siamo qui per accogliere chi oggi ci
coinvolgerà spiritualmente in questa preparazione
alla celebrazione della Santa Pasqua.
Carlo Tedeschi si presenterà nella semplicità massima
e quello che dovrei dire io sarebbe inutile, perché al
di fuori dalla situazione vissuta da lui e i suoi ragazzi e
da loro sperimentata, per come vivono e per come si
donano.
Carlo - Insieme a questi ragazzi sono stato chiamato
dal Signore per stare un insieme in questi tre giorni di
esercizi spirituali.
Penserete di dover seguire me, invece io seguirò voi,
l’onda dei vostri pensieri e del vostro cuore. Come
quando ero in scena da giovane attore, mi mettevo a
servizio, quale strumento di qualcuno più grande (il regista) che conosceva le aspettative del pubblico.
.. Noi siamo assetati di Dio, non lo possiamo vedere,
ma ci ha donato Suo Figlio che è un modello da seguire. Noi tutti abbiamo il dovere di diventare tanti altri
Gesù.
Quando è stato ucciso, gli uomini pensavano che il
suo capitolo fosse chiuso e invece nonostante Pietro
lo avesse tradito e Paolo avesse perseguitato i cristiani, essi diventarono un altro Gesù. Dopo di loro ce ne
sono stati altri, fino ad arrivare a S. Francesco, a padre
Pio, ad esempio..
Tutti i grandi santi della nostra storia diventarono altri
Gesù..
..Leo Amici scrisse:<<La crudele parole morte, è vita,
gioia, amore>>. La morte è la fine di tutto, è veramente crudele, è la cosa più crudele che possa accadere ad
un essere umano. Pensate ad un bambino che nasce,
ci dà il senso della bellezza, della vita futura, lo vediamo crescere, lo dobbiamo coccolare, curare... eppure
già dal primo giorno della sua vita è un giorno in meno
per lui.
Tutti, indistintamente abbiamo questo unico destino
di morte, dunque è difficile da accettare che questo
per noi, sia vita, gioia e amore.
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Cominciamo allora a guardare oltre noi stessi, oltre ciò
che viviamo col nostro corpo, oltre il mondo visibile
di questo momento. Dio ci ha dato un grande dono:
quello del nostro corpo. Un altro dono è quello di
mandarci Gesù, come modello perfetto da seguire.
.. La bellezza della nostra religione è che ogni cattolico
diventi un altro Gesù, altrimenti ha fallito come cattolico, come uomo.
E come lo guardiamo Gesù che non c’è, che è invisibile? Non abbiamo vissuto accanto a lui! Allora voi guardando me vedrete Gesù, io guardando in ognuno di
voi vedrò Gesù: questa è la cosa più bella!
Dobbiamo considerare però che siamo abituati a guardare i difetti e dunque non vediamo più Gesù, vediamo il negativo e cominciamo ad odiarci, invidiarci,
giudicarci: perché guardiamo la parte bassa. Se invece riuscissimo a guardare la parte alta, quella che riguarda Dio, attraverso i Suoi occhi, allora vedremmo
la nostra bellezza e dunque potremmo vedere Gesù.
Vedremmo Dio in noi perché Lui ci ha fatto a Sua immagine e somiglianza, anche nella persona più brutta,
più malvagia per noi vedremmo una delle Sue espressioni, un’espressione del volto di Dio.
I bambini ce lo insegnano, anche un fiore, i colori di
un tramonto, sono tutte espressioni di Dio, dove Lui ci
dice <<Io ci sono, io esisto>>, poi le calpestiamo perché ci fa comodo così.
In ogni messa noi professiamo: <<Credo in un solo
Dio... credo alle cose visibili e invisibili>>. Se ci pensiamo bene questo momento è visibile, io potrei toccare
voi e voi me, ci sembra tutto reale, vero, e invece non è
vero nulla di tutto ciò, nel senso che tutto sfugge, tutto
è sfuggente. Questo incontro tra un po’ sarà finito, così
come quello che vivremo tra un’ora o domani, non ci
sarà più, scivolerà.
Tutto va via, sfugge tutto.
La nostra vita, per quanto possa essere lunga, sarà
sempre un’affacciata alla finestra, velocissima! Questa
non è la vera vita, è un passaggio velocissimo però importantissimo perché in questo passaggio determiniamo la nostra eternità! In questo passaggio noi sceglia-
SEI MESI DI..
mo il bene o il male e, in base a ciò che noi scegliamo e
a ciò che noi diventiamo, vivremo nell’eternità.
Lì raccoglieremo, lì dove non calcoleremo più il tempo. Mentre qui, invece, è utile calcolarlo.
Nell’eternità il tempo si annulla, non esiste più, esiste
solo un presente meraviglioso, che è il presente di Dio.
Ecco perché, per chi crede, la crudele parola morte è
vita, gioia, amore.
Per crederci, però, dobbiamo vivere tutta la nostra
vita, ricercando-cercandoLo, bussando a tutte le porte
per trovarLo.
Quante volte abbiamo bussato nei nostri pensieri, nei
nostri ragionamenti, nel nostro cuore, per capire se
Lui veramente esiste? Quante volte ci siamo ribellati
o abbiamo dubitato quando le cose andavano male?
Eppure Lui c’è.
Purtroppo è invisibile ma, provate a pensare: se Lui si
affacciasse dalle nuvole e si rendesse visibile ai nostri
occhi, noi che cosa faremmo? Forse ci inginocchieremmo tutti, sarebbe bellissimo, il Suo sguardo ci riempirebbe d’amore e rimarremmo tutti lì, fermi, a Sua
disposizione.
Molti santi ne davano dimostrazione, quando cadevano in estasi, vedendo qualcosa di grande.
Ma, allora, tutto il male che c’è nel mondo chi lo toglierebbe? Se siamo qui c’è un motivo. Dio non ha mica
fatto le cose a caso, come mai siamo qui? Come mai
c’è tanto male? La nostra Chiesa ci insegna che Dio,
quando ha creato e modellato l’universo, ha riversato
lì tutto il male (i demoni).
Tutto il male è qui prigioniero..
ANDREA MANTEGNA - Cristo morto
.. Oltre l’universo c’è il regno di Dio. Se potessimo spingerci, in futuro, con un mezzo, oltre i confini dell’universo, ad un certo punto esso finirebbe e da quel
momento in poi esisterebbe il regno di Dio che è concreto, non è astratto, non è tra le nuvole, anche se è
così nel nostro immaginario. E’ veramente un Paradiso. Gesù vi è salito con tutto il corpo quindi in Paradiso
fa come noi, cammina, si metterà pure delle scarpe! Ci
sarà pure una moda in Paradiso.. chissà!
Allora se potessimo usare questo ipotetico mezzo, andremmo oltre le soglie dell’universo, attraverseremmo
forse un po’ di tenebre dove la luce non è arrivata, ma
da lontano vedremmo una luce meravigliosa, come
spiega tanta gente che è stata in coma e che senza conoscersi lo ha descritto così, allo stesso modo. Quella
luce è il Regno di Dio! Un posto stupendo dove avremo la nostra casa, la nostra famiglia, le nostre persone
care.
Come fa allora la crudele parola morte a non essere veramente vita, gioia, amore? Bisognerebbe cominciare
a guardare questo invisibile, cosa che difficilmente
facciamo perché ci fermiamo con i nostri occhi a quello che vediamo in quel momento. Ora, ad esempio,
ognuno di noi ha il suo angelo custode, che non vede,
che non occupa un posto, ma c’è. E forse sono loro che
ci suggeriscono la parola da dire, una parola che colpisce il cuore di quella signora, perché le serve. Oppure,
mentre vi distraete un attimo, di colpo vi sentite attenti perché magari sono stati loro che vi hanno spinto.
Questo mondo meraviglioso, invisibile lo sentiamo,
perché la nostra anima è sensibile, sente che c’è qualcuno.
<<Dove sono due o tre riuniti nel mio
nome, lì sono io in mezzo a loro>>. Dunque Gesù c’è. Io credo in Lui e penso che
anche voi crediate in Lui, se siete qui.
Gesù ci dice anche:<<Dovete essere
buoni come buono è il Padre mio che è
nei cieli>>.
Ci sembra impossibile. Siamo così piccoli, impauriti, fragili, insicuri e pieni di
dubbi che sbagliamo continuamente.
Ma dovremmo comunque essere tanto
docili, aprire il nostro cuore, cercare di
non pensare a noi stessi, togliere il nostro io, quello dei principi senza apertura, per poter fare entrare la bontà di Dio.
Non siamo noi che diventiamo buoni
come Dio, ma è la bontà di Dio che entra
in noi e Lui sa in che misura ne abbiamo
bisogno. Come facciamo ad essere certi
che sia veramente la bontà di Dio? Perché quando facciamo un gesto buono ci
stupiamo di noi, è Lui che vive dentro di
noi, se noi rimaniamo puliti. E per rima-
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SEI MESI DI..
nere puliti bisogna considerare questo mondo invisibile.
Noi nasciamo con tanti bei componenti, siamo gli unici esseri viventi che sanno ridere, piangere, sviluppare l’intelligenza, sanno unire il pollice e l’indice della
mano, un movimento semplicissimo che solo noi
sappiamo fare, ma che ci permette, ad esempio, di costruire le case. Gli altri animali, da secoli, restano così
come sono. Noi invece ci evolviamo, cresciamo, costruiamo gli apparecchi, andiamo sulla luna, ragioniamo, diventiamo santi, scienziati, facciamo purtroppo
le guerre. Cresciamo e siamo consapevoli della nostra
intelligenza, dei nostri doni, delle nostre possibilità, e
le possiamo sfruttare. Siamo curiosi e questo ci spinge
a sviluppare l’intelligenza, utile a tutti, perché la scienza serve ad ognuno di noi. Cosa sono questi componenti?
Il premio Nobel Francis Collins (vedi AcomeAmici
n°23), qualche anno fa si presentò da Bill Clinton e
annunciò al mondo che aveva decifrato il genoma
umano. Da questo momento la scienza e la medicina
hanno fatto passi da gigante. Il presidente Bill Clinton
ringraziò Dio per questa scoperta ma non il genetista
statunitense Collins, perché ateo.
Inoltrandosi negli studi, però, lo scienziato scoprì una
cosa incredibile, che gli fece credere in Dio: nel DNA
abbiamo stampato un codice morale, genetico, che
gli animali non hanno e che trasmettiamo di padre in
figlio. Questo fa in modo che noi sorridiamo e siamo
contenti quando diamo qualcosa al nostro prossimo,
quando amiamo il nostro prossimo. Gli animali seguono un ritmo che è il meccanismo che ha messo Dio nei
loro corpi, e lo seguono ripetendolo alla stessa maniera. Ognuno ha il suo giro di chiave che gli ha dato Dio.
Noi no. Abbiamo, invece, stampato nel nostro DNA
questo codice morale. Quando egli vide questo si arrese, perché stava conoscendo la logica con cui Dio
aveva creato l’uomo.
.. Noi consideriamo solo ciò che vediamo e ciò che riusciamo a toccare. Ma se in questo momento ascoltassimo con la nostra anima, ascolteremmo una certa armonia, una certa onda. Potremmo anche sentire Gesù,
non sapremmo dov’è seduto, forse in prima fila, forse
in qualcuno di noi è più presente che in qualcun’altro;
tuttavia, se ci ascoltassimo, magari con gli occhi chiusi, per non farci distrarre, sentiremmo che c’é qualcosa
di grande.
È l’invisibile di cui siamo fatti.
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.. Abbiamo dei componenti, cresciamo con l’intelligenza, ma l’intelligenza dov’è? Si esprime con il nostro cervello, ma dov’è? Quando amiamo così intensamente i nostri figli, dov’è il nostro amore? In quale
parte del corpo? Che cos’è questa cosa invisibile che
ci fa unire gli uni agli altri? Che ci fa gioire quando
amiamo gli altri, quando siamo ricambiati nell’amore? Dov’è? Non lo vediamo, però si esprime col corpo:
tutto ciò che è invisibile diventa visibile attraverso la
grandezza che Dio ha messo nel nostro corpo.
Noi viviamo di invisibile: l’amore, che è invisibile, diventa visibile quando ci accostiamo ad un essere
umano e lo amiamo, con delle parole, con un gesto,
con un dono.
Il nostro io, quello che ci impedisce di fare il vuoto
dentro di noi e di far entrare Gesù, è invisibile. Spesso ci confondiamo e pensiamo che il nostro io sia la
nostra personalità, invece questo io è solo il nostro
carattere, il condizionamento che la vita ha portato
nei nostri cuori. Quando pensiamo di essere nervosi,
ansiosi o allegri, ciò non è altro che una nostra reazione istintiva; come certi fiori, che quando li accarezzi
si ritirano e quando lasci la mano si rilasciano. Così
le piante che prendono il sole, che crescono più rigogliose, più colorate e così via. È una reazione istintiva,
dunque il nostro carattere è solo la nostra reazione al
papà, alla mamma, al bene ricevuto, alla scuola, alle
maestre, al mondo, alle paure, ai dubbi: quello è solo
il nostro carattere, non vale niente, non è nulla.
Quando moriremo il carattere lo lasceremo qui con
tutto il corpo, quello che porteremo via è la sostanza,
è quello che avremo costruito nella nostra vera personalità. E la nostra vera personalità è quel mondo invisibile che c’è dentro di noi, nel profondo, dove dobbiamo andare a pescare la nostra essenza, ciò che noi
vogliamo veramente. Lì c’è Dio, la voce di Dio, c’è la
nostra coscienza. Lì siamo stati fatti a Sua immagine e
somiglianza. Lì c’è la nostalgia di Dio, perché è Lui che
ci ha creato. Noi lo sappiamo, non c’è lo ricordiamo
con questo cervello, ma la nostra anima lo ricorda che
siamo il suo soffio di vita, la nostra anima lo sa. Se noi
ci ascoltassimo sentiremmo la nostalgia di Dio.
Quando noi desideriamo amare, essere amati o essere
ricambiati, quando noi desideriamo il bene; quando
noi sentiamo una passione verso
qualcuno; quando noi sentiamo la voglia di fare un
atto di coraggio e lo facciamo, tutto accade perché
andiamo a pescare in quel profondo, dove c’è la Sua
mano che ha creato il nostro essere. Andiamo a pescare lì perché sentiamo la Sua nostalgia.
SEI MESI DI..
SECONDO INCONTRO
Padre Luciano - Ieri sera ho sentito la vostra gioiosità,
contentezza, soddisfazione, l’essere stati raggiunti con
semplicità e con naturalezza. Ma la semplicità di Carlo
è una semplicità complessa.
Mi ha colpito molto pensare che il nostro DNA sia divino perché è la legge morale nel nostro essere, è coniugare il visibile e l’invisibile, è rifarci anche al credo.
Spesso biascichiamo su queste preghiere, simbolo
della fede cristiana, senza a volte capirne veramente
il significato.
Stasera siamo qui per ascoltare la Parola calda, sincera
nella sua semplicità complessa.
Carlo - Buonasera! Quanti bellissimi volti! La terra della
Sicilia è piena di sole, il sole bacia i belli!
Ritornando al Credo diciamo che crediamo alla comunione dei santi e i santi vivono in un mondo invisibile.
Quando dissi di sì a realizzare un musical su santa
Chiara, cominciò un percorso di comunicazione con
questo mondo invisibile e con la comunione dei santi.
Presi Maihri e le dissi: <<Sento di avere tutto il copione nella testa. Scrivi al computer!>> E in quattro ore io
dettai il copione.
Di lei e di Francesco ho letto le fonti storiche, mi ci
sono ispirato ma, quando abbiamo cominciato le prove, questi due giovani si sono evidenziati. Molti erano
gli artisti che venivano da me commossi e mi dicevano: <<Carlo, ma è possibile che io li senta vicino? Ma è
possibile che li senta entrare dentro di me? È possibile
che io pensi con i loro pensieri?>>.
Di fronte a questi fenomeni quella volta chiesi l’aiuto
di Padre Vittorio Viola che, di fronte a questi racconti
straordinari, rispondeva sempre di sì con la testa: <<Sì
è tutto vero, è tutto vero!>>.
Io mi sono commosso all’infinito nel pensare a questi
due ragazzi che intraprendono un’avventura meravigliosa nel loro secolo. Francesco vuole diventare cavaliere, si fa comprare una corazza, ha un ideale: andare
a combattere per Dio e per la propria dama: la povertà, che lui sposerà, la chiamerà: Signora Povertà, Dama
Povertà.
Questo ragazzo parte a cavallo, va in guerra e scopre
quanto male ci sia nel mondo. Scappa, lo incarcerano
per aver disertato e lì trova un Vangelo insanguinato:
il condannato lo aveva tradotto dal latino al volgare e
così lui riesce a leggerlo.
Quando lo legge s’innamora di Gesù e comincia a voler
essere come Gesù. Cambia totalmente vita, comincia
ad occuparsi dei poveri e poi coinvolge anche Chiara.
È impossibile pensare che Chiara non si sia innamorata di Francesco e Francesco non si sia innamorato di
Chiara perché Chiara aveva visto Gesù in Francesco e
Francesco aveva visto Maria in Chiara, la mamma di
Gesù.
Difatti lei si consacrerà a Dio attraverso Francesco e,
anziché esprimere il loro amore umanamente, terrenamente, senza volerlo direttamente il loro amore
cambierà le sorti della Chiesa e del mondo. Dopo la
loro morte non si sono fermati: come potrebbe un
santo che ha vissuto di Dio fermarsi nella bellezza del
paradiso? Come potrebbe farlo quest’anima che è riuscita a combattere il male, a superare tutti gli ostacoli, anche l’innamoramento pur di arrivare alla certezza di Dio? Ecco perché si fanno ancora presenti. Ed
è stato sufficiente il mio piccolo sì!
..Lo stesso è accaduto per la vita di padre Pio, con Un
fremito d’ali. Nello spettacolo io faccio uscire da padre Pio la sua anima perché, in estasi, parlava anche
con il suo angelo custode. Lui ha sempre testimoniato di questa presenza alla quale chiedeva: <<Ti prego, va da questa mia figlia spirituale! Dì al suo angelo
custode che…>>. Il suo angelo custode nello spettacolo è impaurito perché non sa se Padre Pio riuscirà
DOMENICO VENEZIANO - Madonna povertà
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SEI MESI DI..
ad arrivare fino in fondo: la sua volontà è libera. Ma
quando lo vede morente è felice, lo abbraccia e grida:
<<Sono arrivato qui per stare con te… ed ora vivo un
emozione… la tua santità… non ti sei perso per strada e adesso io potrò condurre la tua anima alla corona
che quell’Uomo Maestoso, apparso quando eri giovincello, ti promise se avessi combattuto un mostro terribile: il male>>..
..Il primo ricordo che ho di una morte che mi toccò
moltissimo è la morte di un mio cuginetto, che morì
con un tumore al cervello. Quando nacque, io gli diedi la mia catenina d’oro con un crocifisso. Tornando a
casa il mio piede inciampò in qualcosa, luccicava, mi
chinai ed era una catenina con una croce d’oro. Con
l’intemperanza della gioventù avrei potuto far finta di
niente o dare una qualsiasi spiegazione, invece pensai: <<Mi è stata restituita perché non serve più! Quel
bambino è morto! Non deve indossare più questa catenina. Adesso vedrà ben altro, sarà in un luogo meraviglioso, il Paradiso…>>
..Nel 1948 un certo scienziato, Kirlian, fotografò in Russia un alone di luce che usciva da un fiore, mentre veniva strappato dal prato. Continuò gli esperimenti e
quando cominciò a fotografare le persone in agonia,
che stavano per morire, l’allora governo russo, che era
ateo, interruppe questi esperimenti. C’è da presuppore che se avesse continuato forse avrebbe anche fotografato un qualcosa di luminoso che usciva dal nostro
corpo al momento della nostra morte, invisibile ai nostri occhi, visibile ad una telecamera sensibile, di conseguenza un mondo invisibile che è concreto e che è
vero, ecco perché un cieco in una stanza sa, anche se
non sente nessun rumore, se in quella stanza c’è qualcuno, avverte questo mondo invisibile e sa se quella
persona è buona o cattiva...
Daniela - Io ho sempre ammirato Carlo per il suo modo
di testimoniare la fede. Fin da ragazzo lui non si è mai
vergognato di mostrare la sua fede, di parlare di Dio,
dell’amore che sentiva per Dio e dell’amore che sentiva provenire da Dio per sé e per ognuno di noi. Non
lo ha mai fatto per insegnare ma sempre per testimoniare.
Quando ha dovuto scrivere il copione su santa Chiara,
mi ha dato dei testi da leggere e mi ha detto: <<Sottolinea le cose che secondo te devo valutare>>. Io
scelsi le frasi in base alla mia vita vissuta, alle cose che
anch’io conoscevo, che avevo visto. E di che cosa si potrebbe parlare di santa Chiara, se non della sua fede e
del suo amore per Dio? L’aver visto, ricercato, trovato
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in San Francesco un’espressione di Dio, di Gesù? Ed è
quello che io ho fatto, sto facendo e farò nella mia vita:
trovare nell’uomo, nel marito, attraverso il sacramento del matrimonio, un’immagine di Dio, perché Dio ha
fatto l’uomo a Sua immagine e somiglianza ed è quindi nell’uomo, che è una creatura di Dio, che possiamo
trovarlo. Noi donne sposate possiamo trovare un’immagine di Dio ed amare in quel modo. Io vivo così la
mia vita, scegliendo l’utilità e in questa utilità si diventa grandi e indispensabili agli occhi di un uomo e quindi anche agli occhi di Dio. Voi giovani sentite queste
parole ma mi rivolgo alle ragazze: noi vediamo tante
pubblicità in televisione, i film o i videoclip ci mostrano
come una donna deve comportarsi o mostrarsi in certi
atteggiamenti, se voi puntate su questo ce ne saranno altre mille di donne che attireranno l’uomo in quel
modo che non dura nel tempo. Invece la vera fede, la
vera sostanza della donna è quando c’è l’amore vero e
l’amore vero c’è solo in Dio.
Carlo - ..Pensate che solamente tre settimane prima
dello spettacolo “Chiara di Dio” c’è stata una notizia
nuova che nessuno prima conosceva: l’ultimo desiderio di santa Chiara, una ciliegia! Quanta umanità! Eppure era una donna abituata ai digiuni! Prima di morire
grida alla sorella: <<Ma lo vedi tu il Cristo della gloria,
che io vedo?>> E la sorella e le altre consorelle rispondevano di no con la testa. <<No, noi non vediamo
niente! Ma dove Chiara?>>. E lei: <<Voi non lo vedete,
ma io lo vedo!>>
Mentre viveva queste cose, contemporaneamente,
desidera una ciliegia.
Francesco invece desiderava i mostaccioli e, nella
sua santità, nella sua comunicazione con Gesù, sapeva quando sarebbe morto, tant’è vero che scrive una
lettera e la manda alla signora “Iacopa dei sette soli”:
<<Oggi è giovedì, tu scappa subito da Roma e se vuoi
vedermi ancora vivo vieni qui, perché sabato già non ci
sarò più e portami i mostaccioli per piacere!>>. Quanta umanità, ma anche grandezza in questa umanità,
e non solo: <<Porta anche un lenzuolo e anche delle
candele, per piacere>>.
La lettera non arriva, ma Iacopa sente che Francesco
sta per morire e senza avere ricevuto la lettera, parte
e porta il lenzuolo, i mostaccioli e le candele. Nella nostra umanità c’è la grandezza di Dio! Avete visto come
io immagino il mondo invisibile che si fa visibile e che
sarà reale dopo la nostra morte..
..Anche la morte di Maria è stata particolare.
Erano le nove di sera quando il dottore venne a dirci:
<<E’ entrata nel coma premorte>>. Quel pomeriggio,
prima che Maria entrasse in questo stadio, eravamo
SEI MESI DI..
intorno al suo letto. C’erano Stefano, Maihri, oggi sua
moglie, allora sua fidanzata, Daniela ed io.
Stefano disse: <<Mamma guarda che Maihri, un giorno, sarà la mia sposa>>. Lei guardò il figlio e disse:
<<Sì, lo so, lo so, e io ci sarò>> . Poi disse alcune cose
a Daniela e mi salutò chiamandomi amore mio. Alle
nove il dottore aveva detto: <<Vi chiamo quando sarà
il momento>> e ci chiamò alle undici. Stefano mi chiese: <<Ma adesso la mia mamma dov’è?>>.
Mi sono appoggiato a tutta la mia fede, al mondo invisibile e mi è sembrato di vederla correre nell’aria, nel
cielo, in attesa di essere raccolta.
Pochi mesi dopo Stefano e Maihri si sposano ad Assisi
e Maihri dice: <<Adesso questo mio bouquet lo voglio
regalare ad una ragazza che si fa suora>>. Così insieme
a Padre Vittorio e Teresa, Maihri dà questo bouquet
alle suore di clausura del proto-monastero di Assisi.
Un mese dopo scriverà una ragazza a Maihri, dicendo:
<<Mi hanno portato il suo bouquet il giorno in cui mi
sono consacrata a Dio. Era una cosa che io desideravo
tantissimo ma poiché avevo fatto anche voto di povertà, non mi ero neanche presa il lusso di comprarmene
uno e il Signore me l’ha mandato!>>.
.. La madre badessa, suor Daniela, chiama tutte le consorelle per cantare una canzone per gli sposi. Noi cominciamo a guardarci di nascosto, ma nell’intesa di
udire la voce di Maria che cantava insieme alle suore.
Noi lo avevamo dimenticato ma nel momento della
morte aveva detto: <<Io ci sarò e canterò per voi.>>.
Tuttavia siamo rimasti in silenzio e finita la canzone è
stato Padre Vittorio a dire: <<Ma l’avete sentita la voce
di vostra madre?>>. Questa è la morte di Maria! Testimonianza del mondo invisibile.
.. Ora vorrei fare una domanda a bruciapelo a Francesco: <<Tu che sei giovane che cosa pensi della morte?
Adesso, adesso che hai cominciato a conoscere Dio.
Che cosa vivi o che cosa ti hanno scaturito le parole
che abbiamo detto da ieri fino a questo momento?>
Francesco - Adesso che ho tante risposte nella testa,
che sto ricercando Dio, io credo che dopo la morte
non è finita. Ho assistito alla morte di mia nonna, ero
tredicenne e io ricordo quanti pianti ho fatto perché
immaginavo soltanto di non vederla mai più. Tre mesi
dopo invece che mi sono trasferito al Lago morì un
mio zio caro e mia madre mi chiamò piangendo, non
ebbi alcun esito di dolore perché sapevo cosa l’aspettava e che era uscito dal suo dolore fisico, che aveva
trovato la pace.
Carlo - .. Quando una persona parla con un bimbo gli
parla con la semplicità di un bimbo ma la semplicità di
un bimbo e proprio la semplicità di Dio. Quando i nostri figli sono piccoli ci dicono delle cose meravigliose
e noi non ce ne accorgiamo, loro vedono, loro sentono, capiscono, ce lo dicono, poi noi ci ridiamo su, non li
teniamo in considerazione e loro si fermano ma quando sono piccoli, sono spesso in contatto con questo
mondo invisibile..
TERZO INCONTRO
Padre Luciano – Questo momento è forte perché le
testimonianze, il parlare.. non sono una passeggiata!
Questa sera sarà un altro momento di servizio alla
verità, al bene, alla testimonianza.
Loro già avevano avuto delle esperienze forti: a Caltanissetta dove il vescovo,Sua Eccellenza Mario Russotto, ha sposato questa collaborazione inserendola nella pastorale giovanile; ad Assisi con il musical
Chiara di Dio, che ha portato noi stessi, a volerlo qui
a Bagheria. Purtroppo non era stato possibile per
tanti motivi, ma si è aperta una breccia: desidererei
tanto che loro potessero aiutarci attraverso il veicolo
dell’arte, della musica, del canto, della danza, a conoscere il Signore. Vorrei tanto da parte loro un impegno pastorale nella comunità per i vostri figli, per
i nostri ragazzi.
La prima volta che hanno presentato Chiara di Dio, io
sono andato dietro le quinte dove mi hanno chiesto:
<<Vuol pregare con noi?>>. Non capita tutti i giorni
che le compagnie di teatro abbiano l’attenzione di
iniziare un’attività invocando lo Spirito Santo!
È stato molto bello ieri affrontare la dimensione gioiosa della morte, in un tempo in cui si esorcizza la
morte e nessuno vuol più morire. Ma la morte non
esiste..
Ecco la comunione dei santi, la morte di Chiara, il
suo incontro gioioso con Francesco, quel Cristo che
si rivela, quel rantolo profondo di padre Pio.
Io ringrazio Carlo e tutto il gruppo che hanno colto
generosamente il nostro invito.
Carlo - Grazie padre Luciano e buonasera!
19
SEI MESI DI..
Ieri sera, abbiamo parlato, della comunione dei santi. Abbiamo visto, nei video degli spettacoli, morire
Chiara, Francesco, padre Pio: una morte che loro attendevano, anelavano.
C’è un altro santo particolare nel mio cuore, Gabriele
dell’Addolorata, patrono dei giovani. Presso il santuario di Isola del Gran Sasso, in provincia di Teramo,
mi chiesero di scrivere un musical sulla vita di S. Gabriele. Io dissi di sì, anche perché per la famiglia di
Maria era un santo cui era devota.
.. Quando camminava nei prati, presso il convento di
Isola del Gran Sasso, dopo il suo passaggio fiorivano
fiori! Scientificamente hanno scoperto che le piante
sono sensibili non solo al sole, all’acqua, all’aria, ma
anche all’affetto che noi portiamo loro. Questo ci fa
capire che l’amore, che è invisibile, se non nelle sue
espressioni, attraverso le quali si rende visibile, è avvertito anche da loro, che non hanno un’anima ma
solo l’essenza di vita..
Pensate ai nostri bambini, a quanto siano sensibili
all’amore e quanto siamo sensibili all’amore noi che
abbiamo un’anima e che siamo consapevoli e coscienti! Ecco perché quando S. Gabriele camminava,
forse è vero che i fiori crescevano più colorati, più
belli, perché, in effetti, lui era pieno d’amore!
.. Allora chiamai tutta la compagnia teatrale, feci tagliare i capelli di una parrucca con il taglio di Gabriele e cominciai a metterla in testa a tutti i ragazzi che
avevo a disposizione. Mi servivano quattro di S. Gabriele, per mettere in scena le varie fasce d’età fino
alla morte. E c’era un ragazzo, Deno, biondo, con i
..S. Gabriele venne a contatto con la morte più dolocapelli molto lunghi, bello, ammirato dalle ragazze.
rosa per lui, quella della sorella Luisa. Nello spettacoEgli si mise per ultilo si evidenzia che dentro
mo. Lo faceva perché
di lui c’è una lotta tra l’idea
quella parrucca non
della <<morte bianca>>
gli piaceva affatto,
e quella della <<morte
ma costretto, la mise
nera>>. Tuttavia avendo
in testa. Tornando a
Gesù dentro di sé, non ne
casa era nervosissiaveva paura, per lui era
mo perché gli avevo
una luce meravigliosa!
detto: <<Assomigli
La <<morte nera>> rapagli altri tre, dunque
presenta la paura della
se vuoi ti do questo
morte, l’angoscia e il doloruolo>>. A casa molre che la morte della sorelto turbato e innervola Luisa gli aveva procurasito si addormentò e
to.
quella notte sognò,
La <<morte bianca>>, inVINCENT VAN GOGH - Vento- Chi ha paura della morte si offenda
pur non conoscenvece, assumerà il volto di
dolo, San Gabriele un
Maria e gli parlerà. Gabriele la
ragazzo che lo guarda e gli dice: <<Sono S. Gabriele,
chiama “Signora”, s’innamora di questa immagine e
non capisco perché tu non mi voglia interpretare,
per tutta la vita la porterà con sé fino al momento
guarda che io sono come te!>>
della morte in cui questa signora verrà a prenderlo..
Nel sogno Deno si spaventa e dice: <<Va bene, va
bene, allora ti interpreto>> e viene catapultato sul
.. È opinione comune, parlando di questo mondo
palcoscenico, dove io gli insegno come S. Gabriele
invisibile, che nonostante molti vadano in coma,
era morto tossendo ed espellendo sangue. Quando
quando si risvegliano raccontano la stessa identica
si svegliò, turbato, andò subito su Internet e scoprì
visone: un tunnel in fondo al quale c’è una luce meche veramente questo ragazzo era morto tossendo...
ravigliosa. I più coraggiosi ci si inoltrano ma vengoEcco guardate come il mondo invisibile ci insegue
no fermati prima della luce da qualche figura. Basta
continuamente e come Dio voglia parlarci e come
la loro presenza e le anime di chi è in coma si bloccaanche Gabriele ancora viva e agisca!
no e parlano con loro. È comune alla testimonianza
La paura della morte era ben presente nella vita di
di tutti che tutto brilli di luce propria. È come se i fioSan Gabriele infatti, quando partecipò ad una prori, la terra, l’erba, emanino luce. Perché accade una
cessione con l’icona di Maria, questo mondo invisicosa simile? Questa domanda fu fatta a suo tempo,
bile di nuovo apparve nella sua vita: l’icona gli parla
a Leo Amici, il fondatore del Piccolo Paese del lago,
e nasce la sua vocazione!
e lui rispose: << Quando tu sei su una macchina e sei
20
SEI MESI DI..
in autostrada e la macchina ti si rompe, tu che cosa
fai? Dipende da te, dal tuo carattere e così anche l’anima! C’è chi aspetta i soccorsi, chi s’inoltra a piedi a
cercarli! Quando il corpo, che è il motore dell’anima
non funziona più, l’anima fa un po’ quello che gli
pare.. È la nostra anima che sente il dolore, non è il
nostro corpo! Se pugnaliamo un morto non reagisce>>..
.. Molti si stupiscono nel vedersi in quella dimensione perché solitamente vediamo il nostro volto che
è quello del nostro corpo, ma chissà la nostra anima
che aspetto avrà! Secondo me non ha alcun aspetto, però prende la forma dell’involucro in cui entra..
.. Dio forse permette determinate esperienze proprio per lasciare segni di questo mondo invisibile..
.. Mi colpì, poco tempo fa, un testimonianza in televisione di una signora che aveva vissuto tutte queste cose e che non intendeva tornarsene indietro.
Allora due angeli le fecero vedere tutta la sua vita e
lei per la prima volta, al di fuori di sé stessa, la vide:
si commosse e si addolorò perché vide che era stata
una vita inutile, che non aveva prodotto né bene né
amore. Ma nonostante ciò non voleva più tornare
indietro, allora le due entità le fecero vedere il volto
del figlio e lei uscì dal coma improvvisamente. Lei
sapeva perché ne era uscita: voleva rivedere suo figlio e voleva amarlo ancora!
Pensate, Dio ci fa provare l’amore attraverso una
creatura che nasce da noi, e quindi bisognosa di noi
che ci permette di vivere l’amore! Se non avessimo
queste meraviglie di perfezione nella nostra vita
e nel nostro corpo, se il Signore non ce lo facesse
provare con questo meccanismo che sì interromperà nel regno di Dio, dove non ci sarà bisogno di
occasioni per amare perché lì è uno stato di fatto,
noi non riusciremmo nemmeno a capire che cosa
sia l’amore!
.. Abbiamo iniziato parlando del mondo invisibile e
del Credo. Durante la messa, noi diciamo: <<Credo
nelle cose invisibili, credo nella comunione dei santi, credo nella risurrezione dei corpi>>.
..Adesso affronteremo la morte che più di tutte ci
tocca in questa settimana santa: la morte di Gesù.
La morte in cui si accolla tutto il male del mondo
che passa dal suo corpo, e che lui accetta per amore,
per amicizia, perché essendo stato anche lui uomo
sa, ha visto, ha constatato di persona che noi uo-
mini siamo condizionati dal male. Così elimina tutto il condizionamento che esso può procurare alle
nostre anime per farci diventare veramente liberi di
scegliere. Non credo che esista un solo essere umano che non abbia sentito vibrare il suo cuore nell’udire il nome di Gesù, perché questo nome ha un’eco
nel cuore di Dio e Dio è presente nel suo respiro.
Certo, noi non possiamo vederlo, ma il suo nome
dà tremore al nostro cuore in quanto dà tremore al
cuore di Dio. La sua morte ha decretato la sua vittoria: è da duemila anni che ogni giorno ci ricordiamo di Lui (ad esempio nel calendario) e Lui è ancora
vivo nonostante la sua morte. Il nostro dovere è fare
come lui, portare la nostra croce senza lamentarci.
Le nostre croci ci sembrano sempre le più pesanti,
ma non è mai vero. La nostra croce è quella giusta
per noi, è quella che sappiamo sopportare. Il Signore è misericordioso ed è giusto. Non ci darà mai nulla che sia superiore alle nostre forze.
Il male non è la nostra rovina, è la nostra fortuna,
perché solo qui sapremo dimostrare quanto lo
amiamo, portando con dignità la nostra croce. Il
senso della nostra vita è soffocare il male, distruggerlo.. Una buona mamma quando trasmette pace,
sa fermare il suo uomo se intemperante. Così un
bravo marito che protegga la propria moglie placherà le ansie e le paure di lei. Ma anche i nostri figli,
se sapremo trasmettere loro la pace che deriva dalla
fede, cresceranno sani, sereni, tranquilli..
.. Il male è prigioniero dell’universo. È presente nella
nostra vita: la fortuna che abbiamo è quella di poterlo combattere. Lui ci lascia scegliere come ha lasciato libero Gesù di scegliere. Seguiamo anche noi
nel nostro piccolo il suo esempio! È questo il senso
della nostra vita, dunque! Allora guardiamo la morte di Gesù perché ci insegna che cos’è la vera vita!
Dobbiamo essere come tanti Gesù.
Amarlo significa riscaldare l’inverno del mondo,
del nostro prossimo. Se noi scaldiamo con Lui, in
Lui, per Lui, gli avremo tolto qualche sofferenza.
Leo Amici mi diceva: <<Se noi eliminiamo il male
che c’è dentro di noi diventiamo degli anticorpi e
lo guariamo dalle sue ferite che si rimargineranno!
L’abbandono, la solitudine, il nostro peccato, che è
entrato nelle vene di Gesù e ne è anche uscito con
la sua crocifissione, nonchè le piaghe, sono quel ricordo che ancora vive! Ma quelle piaghe io voglio
che guariscano! Non deve più rimanere neanche il
segno di quelle piaghe nella nostra eternità così che
Lui possa accarezzarci a mano piena!
Grazie se lo farete insieme a me!
21
RUBRICA
SEI
MESI DI ..
VIA CRUCIS - BAGHERIA
Interpretazione del panno con
cui Veronica asciugò il volto di Cristo
usato dagli artisti nella rappresentazione della via Crucis a Bagheria.
Velo dipinto – acrilico – 40x40
La Sua obbedienza lo ha reso gestore indiscusso di ogni coscienza umana, la Sua devozione al
Padre, il Suo inchinarsi ed accostarsi a Lui, la Sua preghiera continua e costante, la Sua fusione
in Lui, contenitore perfetto di divinità, la Sua bontà conseguente all’accoglienza dell’amore
di Dio, la rivoluzione del proprio amore per i figli del Padre Suo per i quali ha donato anima e
corpo, lo hanno reso Signore di ogni moto o sguardo verso il cielo.
La Sua gloria della fine dei tempi è la gloria dell’umanità alla quale Egli porgerà il Suo essere
glorioso affinché attorno a Suo Padre ogni figlio possa fondersi in Lui.
Tu, Cristo, porta per la casa del Padre, Tu passaggio e soccorso, Tu, soffio e respiro che alita la
Sua vita, Tu, umile e semplice Ti presenti inerme come un agnello, come neonato, come vittima
immolata, come silenzioso custode persino nel nostro peccato, d’ogni pur piccolo sguardo verso
il bene di chi guarda, pur nell’attimo, verso il Padre Tuo. Tu, unico e modello gradito a Lui e da
Lui indicato e segnalato, Tu, mite e docile ancora guidi, nel silenzio, i tuoi passi nel mondo. Noi
proclameremo il Tuo nome affinché si spalanchino gli ingressi del grande regno dell’eternità e
trovino in noi, anche qui, case e dimore del nostro Dio.
Carlo Tedeschi
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SEI MESI
DI..
RUBRICA
Mons. Russotto affida a Giacomo Zatti la riapertura di “Casa Betania” e lo nomina
tra i responsabili diocesani dell’Ufficio di Pastorale Giovanile.
23
SEI
MESI DI..
RUBRICA
ARCIDIOCESI DI MANFREDONIA-VIESTE-SAN GIOVANNI ROTONDO
4° CAMPO FORMATIVO PER EDUCATORI E GIOVANI
“I GIOVANI E LA LORO APPARTENENZA ALLA CHIESA”
LUCA
“il Vangelo per una comunità senza compromessi”
17/19 Agosto
MANFREDONIA
Massimiliano Arena
Siamo dinanzi al Terzo Vangelo per ordine di scrittura redatto probabilmente tra il 70 e l’80 dopo la morte
di Cristo. Per comprenderlo bene dobbiamo ricordare
come e perché sono nati i Vangeli, e quali la differenze tra essi. Gli evangeli nascono per l’esigenza di una
comunità, la Chiesa, di narrare le gesta, gli eventi e le
parole del Maestro. La Chiesa si riuniva, e per sentire
sempre più forte l’appartenenza necessitava di scritti. Il
Vangelo “crea” appartenenza alla Chiesa.
Esso è bella notizia, gioiosa, che cambia i cuori perché
è un evento nella storia del mondo, degli uomini, nel
mondo e nella storia di ciascuno. Oggi come comunità
dobbiamo recuperare questa dimensione della Chiesa
primitiva originale, dobbiamo riscoprire la nostra appartenenza. Molto spesso si punta nei giovani a creare
appartenenza alla Chiesa, facciamo attività per trascinarli nelle nostre comunità. Occorre creare maggior
appartenenza al vangelo, farlo desiderare con fascino,
che già gli appartiene. Da esso nascerà appartenenza
alla Chiesa.
Differenze tra i Vangeli:
Marco: è il primo, redatto intorno al 70 (anche se preceduto da una parte del Vangelo di Matteo). Esso punta
la sua attenzione sul rispondere a due domande: Chi
è Gesù? Chi è il discepolo? È il più breve, senza troppo sfumature, va al nocciolo delle questioni. È definito
il Vangelo di chi vuole accostarsi per la prima volta a
Gesù. Narra le parole e le gesta di Gesù in terra sua, in
Palestina. A metà dei 16 capitoli, all’8, la domanda di
Gesù “la gente chi dice che io sia?”, come una presa di
coscienza a metà di un cammino.
Matteo: il secondo vangelo, anche se si presume l’esistenza di una prima parte, in aramaico, già presente
nel 40 da cui lo stesso Marco ha attinto. È un Vangelo
“dedicato” agli Ebrei, molto più lungo. È una sorta di
ponte tra l’Antico Testamento ed il Nuovo, un portare a
compimento le imprese. Costruito su 5 grandi discorsi
che si rifanno ai cinque libri del Pentateuco. Gesù è il
Maestro che porta a compimento l’insegnamento del
Maestro Mosé.
Giovanni: l’origine è fissata dopo l’80, ultimo dei Vangeli, differente dai tre Sinottici (Marco, Matteo e Luca).
Un racconto dal testo difficile, potremmo dire filosofi-
24
co in alcuni passaggi. Contiene miracoli e racconti differenti ed inediti. Punta a far capire che Cristo esiste
da sempre insieme al Padre, quasi a sconfiggere e dialogare con il mondo dei filosofi greci e del politeismo.
LUCA: Ha un’impostazione molto particolare. È il Vangelo più lungo, ed assieme agli Atti degli Apostoli è il
materiale scritto maggiore. Non punta a parlare di comunità, di discepoli. Luca mira a qualcosa di più alto e
radicale: parla di Gesù, di come si muove, parla, nasce,
le sue intenzioni del cuore, i suoi atteggiamenti. Stare davanti al Vangelo di Luca è come stare davanti ad
un dipinto di Gesù visibile da più tratti. Si dice sia lo
scrittore della bontà di gesù. Dante lo definisce “scriba mansuetudini Christhi”. Non dice chi è il discepolo
e chi è la comunità, cosa devono fare. Dice chi è Gesù,
cosa fa, cosa dice, come si comporta. Il discepolo e la
Comunità devono solo imitarlo. Per Luca dire Gesù e
dire Chiesa è la stessa cosa. Un tema più che mai attuale oggi. Noi puntiamo ad attirare i giovani in parrocchia
ma forse non lasciamo che Gesù li affascini, in noi non
è impressa l’immagine di Gesù, il “Maestro mansueto”
descritto da Luca.
Gesù diventa fascino per coloro che ancora non credono e modello per coloro che hanno già aderito alla
fede.
È l’unico che riporta i racconti della nascita, si presume che abbia trascorso del tempo con Maria, da cui ha
ascoltato bene dell’infanzia di Gesù, e da cui ha appreso i tratti del Gesù umano, dolce, radicale, visto dal tenero sguardo di una madre.
Inizio del Vangelo di Luca: “Poiché molti han posto
mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, come ce li hanno trasmessi coloro che
ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, così ho deciso anch’io di fare ricerche
accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne
per te un resoconto ordinato, illustre Teofilo, perché ti
possa rendere conto della solidità degli insegnamenti
che hai ricevuto”. Luca stesso si presenta affermando
che ha letto altri, e vuole scrivere ciò che non è stato
ancora detto. Parla di solidità, forse era nata qualche
disputa sul Gesù che annunciava ai pagani, o gli stessi
pagani avevano dottrine differenti e distorte.
RUBRICA
SEI MESI
DI..
Inizio degli Atti: “ Nel mio primo libro ho già trattato,
o Téofilo, di tutto quello che Gesù fece e insegnò dal
principio fino al giorno in cui, dopo aver dato istruzioni
agli apostoli che si era scelti nello Spirito Santo, egli fu
assunto in cielo”. Il tema della Chiesa, dopo aver parlato di Gesù nel vangelo ora si parla della Chiesa,del
tema dello Spirito, della Missione, della profezia, del
coraggio. Teofilo si ipotizza sia il lettore, l’amante di
Dio che viene dipinto nel Vangelo.
• GESU’ CHE AMA TUTTI…UNA CHIESA CHE PROFUMA DEL MONDO: Lc vuol dimostrare l’universalismo della salvezza nella continuità della volontà
di Dio: il cristianesimo si apre al mondo, la Chiesa
deve sganciarsi da una cultura chiusa e deve essere capace di parlare tutte le lingue.Molto simile a
Paolo, con cui si ritrovano espressioni simili, nella
concezione della salvezza aperta a tutti e non solo
ai pagani. Lo dice bene in un versetto degli Atti: “in
realtà sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone” (At 10,34)
• UN GESU’ SULLA STRADA DEGLI UOMINI… UNA
CHIESA CHE NON AMA IL CHIUSO: Ci prepariamo
alla GMG di Rio de Janeiro, sul tema della Missione,
Luca ha come fondo l’idea di un Gesù (una Chiesa)
missionaria. La maggior parte delle scene avvengono per strada, quasi a dire che la Chiesa vive se è
sulla strada, alla ricerca dell’uomo. Spesso ci sono
avvenimenti di Gesù che incrocia l’uomo, anche
per caso. Una Chiesa meno formale è più umana.
La lettera pastorale di Mons. Castoro nel capitolo
sull’appartenenza alla Chiesa cita: “Siate gregge
che non chiude mai il cancello dell’ovile per tenersi solo per sé la luce che emana dal volto del bello
e buon pastore, perché nella conta della sera possiate sempre accorgervi delle pecore che non sono
tornate, o di quelle che sono andate via per la cattiva testimonianza di noi rimasti nel recinto. Gregge
che abbatte ogni forma di steccato che, con il proprio linguaggio, crea incomunicabilità, o che lega i
pesi sulle spalle degli altri senza che però esso per
primo ne sposti uno con un dito. Siate gregge che
sappia guardare sempre fuori e lontano, come il Padre misericordioso. Anche se siete gregge, la vostra
appartenenza alla Chiesa non sia vissuta come un
privilegio, come motivo per stare al riparo dai flutti
dei cambiamenti, o come esperienza per la vostra
sola salvezza, ma, al contrario, sia vissuta come vocazione da cui nasce una missione che vi vede figli
di una Madre – la Chiesa – che vi affida tutti i fratelli
che incontrerete negli ambiti di vita in cui vivete,
per farvi loro compagni di viaggio” (pag. 41)
• UN GESU’ ATTENTO AD OGNI UOMO ACCANTO…
UNA CHIESA CHE RISPETTA L’UOMO: Lc, più degli
altri, scava nella psicologia dei personaggi, i quali
appaiono tormentati e ragionano sempre ad alta
voce (il ricco stolto: 12, 17-20; il figlio prodigo: 15,
17-19; l’amministratore fedele: 16, 3-4; il pubblicano: 18,13). È un modo per far capire al lettore che si
parla di lui. L’uomo, il giovane di oggi, può riconoscersi facilmente in qualcuno dei personaggi e sentire la dolce voce di gesù che lo affianca e li guarisce
il cuore. Il discepolo, l’educatore, imita questa voce
di Gesù e la dice al cuore di coloro che incontra.
TEMI DEL VANGELO DI LUCA PER UNA CHIESA
SENZA COMPROMESSI
• UN GESU’ CORAGGIOSO SINO ALLA FINE… UNA
CHIESA PERSEVERANTE: Per Lc non basta credere
in Gesù, egli parla ai lontani, a coloro che sono peccatori senza precedenti. La vita è lotta, il peccato,
quello da cui ci si allontana dopo avere conosciuto
il Maestro, è sempre alle porte. Lc insiste sul tema
della perseveranza: egli vuol mostrare come la sequela vada vissuta ogni giorno. Mentre Mc vuol
portare il lettore all’atto della fede, Lc vuole accompagnare il lettore nel conservare, nel salvaguardare la fede, per questo insiste sulla perseveranza.
In alcune traduzioni si trova “pazienza”, ma non è
esatto. La pazienza indica rassegnazione, ciò che
Luca vuol dire è coraggio di lottare e andare avanti
anche con le difficoltà. È un Gesù coraggioso, duro,
che ha fiducia del Padre, sa abbandonarsi al Padre.
Dobbiamo vivere da ciò una comunità coraggiosa,
capace di leggere i segni dei tempi, dare risposte
in carità, azioni, progetti che diano agli uomini gli
esempi di perseveranza e fiducia. (Lc 22,28; Lc 8,15;
Lc 21,19; At 15,32; At 11,23-24; 13,43; At 16,5; At
14,22; At 2,42).
• UN GESU’ ALLA RICERCA DEL PECCATORE… UNA
CHIESA CHE SA FARE FESTA SENZA GIUDICARE: Qui
basterebbe ricordare il capitolo 15, del figliolo prodigo forse tra i centrali di Luca, che merita un tema
a parte. Il tema di un Dio che cerca il figlio peccatore, che si è smarrito, lo attende, mette in atto tutte
le forze. Fa festa quando lo trova. Quali sono i “piani
pastorali” che mettiamo in atto per raggiungere i
lontani? Si sentono cercati o abbandonati, o peggio ancora giudicati? Quando un fratello, un giovane, o un adulto torna, dopo aver commesso anche
gravi colpe, facciamo sentire che è festa per noi
oppure gli mettiamo addosso per sempre l’etichetta che dovrà faticare a togliere per recuperare la
medaglia di bravo ragazzo? Come comunità spesso siamo tremendamente anti-evangelici nel non
accogliere, lasciar liberi, attendere il ritorno senza
giudizio, ma accogliendo e festeggiando. Più che
braccia misericordiose le parrocchie sembrano veri
feudi in cui o ci sei e rispetti le regole o è meglio che
tu vada via.
25
SEI
MESI DI..
RUBRICA
• UN GESU’ POVERO… UNA CHIESA CHE RISPETTA I
POVERI: Lc è molto concreto. Elgi più che della povertà parla dei poveri. Un vangelo dedicato ai poveri ed ai peccatori. Oltre a contenere gli insegnamenti esù sui beni terreni, presenti in Mc 10,17-31,
Lc aggiunge la parabola del ricco insensato (12,1321), il c. 16 dedicato al buon uso dei beni terreni
(parabola dell’amministratore disonesto, la parabola del ricco epulone, ecc); 14,28-33: la parabola
della torre e del re che parte per la guerra. Nelle
beatitudini ricorre “Guai a voi” (Lc 4,24-26): questa
espressione non è una maledizione, quanto piuttosto una constatazione fatta con rammarico; si
dovrebbe tradurre con “infelici voi”. Questi versetti
si riferiscono ai ricchi, ai sazi, a coloro che ridono
e a quanti hanno una buona reputazione. Esaltazione e difesa dei poveri perché Gesù era povero. È
la vita nascosta di Gesù nella povertà che la stessa
Chiesa ha dimenticato. Luca ci insgena che oggio
come comunità dobbiamo recuperare lo stile della sobrietà e della povertà. Non possiamo scadere
nella sola carità ed elemosina senza testimonianza
di una vita povera, sobria, di una condivisione della
povertà. È una rivoluzione che la Chiesa può avere
in questo tempo di crisi. Una comunità che fa scelte
sobrie, economiche per non spendere offendendo
i poveri. In questa ottica la povertà non è un ideale
ascetico, per essere bravi, ma è attenzione ai poveri
cioè una povertà informata dalla carità: “Va, vendi
tutto quello che hai e dallo ai poveri”. Si rinunzia
ai propri beni per una esigenza di carità. A questa
motivazione orizzontale, Lc ne aggiunge una verticale: la ricchezza può essere incompatibile con
la fede e può chiudere a Dio, ai fratelli. Ricordiamo
l’evento del ricco epulone che ha il povero in casa
e non si rende conto, oppure la colletta di Gerusalemme degli Atti degli Apostoli (At 11,27-30). Povertà è condivisione un esempio che dovremmo
dare ai giovani. Il Vangelo non è comunismo, ma
comunione. (Lc 2,24; Lc 8,1-3; Lc 9,58; Lc 6,20-23; Lc
4,18; Lc 7,22; Lc 14,12-14; Lc 5,11; Lc 5,28; Lc 6,30;
Lc 12,33; Lc 18,22; Lc 16,13; Lc 6,30-34; 14,12-14; Lc
11,41; Lc 12,33)
• UN GESU’ CHE AMA IL SILENZIO…UNA CHIESA MAESTRA DEL SILENZIO: Lc ci mostra un Gesù orante. In Mc Gesù prega in 1,35; 6,36;nel Getsemani e
sulla croce; in Mt Gesù prega anche per i bambini
che gli vengono presentati. In Lc Gesù prega nei
momenti forti del suo ministero. Quasi a dire che
nessuna azione della Chiesa vale se non parte dalla
preghiera. Lc parla di un atteggiamento abituale di
Gesù alla preghiera (Lc 4,42; 5,16). Gesù è Maestro
di preghiera. E la Chiesa deve essere tale. Si tratta
di una scelta, ormai “controcorrente”. Noi siamo
divenuti troppo attivisti e poco oranti. Don Tonino
Bello rimproverava una Chiesa troppo attiva e poco
contemplativa, richiamando alla contemplattività.
26
Di Luca è l’episodio di Marta e Maria, la donna del
fare e la donna dell’ascolto. Cosa facciamo passare ai nostri giovani? Organizziamo oratori, grest,
campi, musical.. ma in tutti questi si parla di preghiera? sono anticipati da essa? I giovani vedono i
preti e gli educatori pregare? Viviamo una sobrietà delle parole? Si riprendono molti atteggiamenti
dei Salmi. Per Luca esiste la preghiera di fiducia, di
invocazione, di ringraziamento, di pianto, di perdono, di affidamento, educhiamoci come comunità, ed educhiamo i giovani, a vivere nella Chiesa,
trasformandoli in preghiera, i propri sentimenti, le
passioni, i bisogni. La Liturgia delle ore va donata
ai giovani, vanno educati ad essa. È una palestra di
vita, sentimenti, emozioni davanti a Dio. (Lc 3,21; Lc
6,12; Lc 9,18; Lc 9,28; Lc 22,32; Lc 23,34; Lc 23,46; Lc
11,1; Lc 22,40-46; Lc 21,36)
• UN GESU’ PROFETA…una chiesa che non ha paura
di esporsi:Lc più di altri attribuisce a Gesù questo
titolo quindi lo è anche la Chiesa. La comunità deve
abituarsi a vivere la profezia, il coraggio dell’annuncio, il coraggio del profeta non è accettato forse
dalla sua stessa famiglia nel vivere la fede, il profeta
lotta perché fa cose coraggiose che nessuno capisce, va con quelli con cui nessuno andrebbe. Non
affascina questo Gesù profeta? È una Chiesa che
non sta zitta, che prende parola, posizione, per difendere i deboli? Non parliamo di Chiesa come gerarchia, ma di Chiesa parrocchia, educatori, sacerdoti, gruppi giovani, che parlano ed alzano la voce
nel quartiere per richiamare alla giustizia ed alla
carità. (Lc 4,24; Lc 7,16; Lc 7,39; Lc 9,19; Lc 13,33; Lc
24,19; Lc 4,25-26; Lc 7,11-17; Lc 9,8-19; Lc 9,51)
• UN GESU’ AMANTE DELLO SPIRITO…UNA CHIESA
CHE SI FIDA E RISCHIA: Lo Spirito è molto diffuso
nel Vangelo di Lc al punto che il terzo Vangelo è
detto Vangelo dello Spirito. Vangelo dell’infanzia.
Lo Spirito è presente nella vita del Battista (1,1580); in Elisabetta e in Zaccaria (1,41-67). Lo Spirito
abilita alla profezia e alla lode, non è considerato,
come in Paolo, come fonte di Grazia santificante,
ma come legame profondo con il Padre. È unito alla
preghiera, alla povertà, alla profezia, per vivere tutto ciò devi essere innamorato dello Spirito, pregarlo, invocarlo, credere che Dio non abbandona. Una
comunità innamorata dello Spirito è una comunità
che ha fiducia di Dio, che rischia. I giovani amano il
rischio, se c’è una comunità che rischia nei progetti,
nelle relazioni, nelle idee anche nelle innovazioni,
fidandosi di Dio, dei tempi, delle stesse persone
che operano come dono dello Spirito…allora è novità fascino, nuova Pentecoste. Noi manchiamo di
coraggio perché manchiamo di fiducia in Dio e nello Spirito. (Lc 3,21-22; Lc 4,1; Lc 4,14-18; Lc 10,21; Lc
11,13; Lc 12,12; Lc 24,49; At 2,1ss)
NEL PICCOLO PAESE..
Un percorso di fede e ricordi
Q
uando si entra dal cancello
principale, dopo
pochi metri, una statua
dedicata a Leo Amici pare accoglierti. Era
stata voluta da Maria Di
Gregorio e realizzata da
un famoso scultore di Firenze.
Accanto ad essa un’altra, dedicata a Maria, aggiunta dopo la sua morte, ricorda ai più anziani ciò che accadeva nella realtà: lui
accogliente e sorridente tendeva le braccia a chiunque
oltrepassasse quel cancello e lei, seduta, leggeva… magari qualche pagina del suo diario dove scriveva: “questa
sera, in riunione dirò alle persone nuove per primo i miei
difetti e poi potrò parlare loro della mia fede”.
Sono ricordi vivi… compresa la piccola piramide che
ospita una mostra artigianale. L’avevamo costruita
trent’anni fa, quando eravamo giovani: volevamo accostarla ad altre copie dei grandi monumenti, patrimonio
dell’umanità, che segnalano le antiche civiltà che ci hanno preceduto. Li avremmo dovuti edificare in seguito ma
è rimasta solo quella piramide… infatti, dopo il primo
entusiasmo, avevamo preferito spendere il denaro per i
ragazzi tossicodipendenti ed al primo sorgere delle nostre realizzazioni ed opere umanitarie.
Più avanti, scendendo, ti accarezza gli occhi la celletta
votiva con il crocifisso dove sta scritto: “Dammi i tuoi
chiodi, e la tua croce sarà ali di luce”. È la sintesi dei nostri
sentimenti per Gesù: “Dai anche a me qualche sofferenza così quei “chiodi” saranno per Te Gesù ristoro e, per i
miei fratelli, ali per volare nella luce!”
Ancora scendendo si incontrano un’infinità di statue
intorno al lago che ricordano quel lontano intento di
riprodurre le opere dell’origine della nostra civiltà.
Sono, infatti, copie
di statue greche o
romane rese più
belle dalla patina
del tempo e qualche residuo di colore con cui le avevamo dipinte.
Le altre cellette
votive che si incon-
trano sono dedicate a padre Pio,
San Francesco, la Vergine Maria senza contare il busto di
legno bianco,
nella mensa, che riproduce
il profilo di Papa Giovanni
XXIII.
Continuando il cammino
balza agli occhi anche un
crocifisso antico e prezioso appeso da Leo Amici ad
un ulivo. Sotto di esso ci si
riuniva per parlare a cuore
aperto e dunque pregare...
La seconda statua dedicata
a Leo Amici è bianca, era
stata realizzata da un altro
scultore di Viareggio ed è
stata posta all’uscita del
paese mentre la prima, già
incontrata, è al suo ingresso. Maria e Carlo anni fa,
l’avevano posta al cimitero
nell’edicola funeraria, ma la
cosa aveva sollevato un polverone di chiacchiere a Monte Colombo così, sia per obbedienza che per sedare gli
animi e non fomentare altre discordie nella nostra parrocchia e nel parroco di allora, l’avevamo tolta dal cimitero e trasferita lì.
Un’altra statua è all’interno, a grandezza naturale ed è
posta sul balcone da dove Leo Amici ci parlava o gettava
qualche pacchetto di sigarette in regalo. Lo scultore l’ha
modellata nella stessa posa in cui si affacciava al balcone.
Anche questo ci ricorda la sua umanità e tutto ciò che
egli ha dato per realizzare questo luogo, quanto egli abbia amato e sognato il progetto del Lago, oggi realtà. Un
luogo dedicato al prossimo, allora come oggi, ed al futuro che ci sta raggiungendo a passi veloci dando spazi,
strutture e possibilità ai giovani.
Infine, nel parco dell’oratorio, una seconda
statua della Vergine Maria ci ricorda Marjia,
una delle sei veggenti di Medjugorie che, a
centinaia, abbiamo attorniato quando per
due volte, dopo aver pregato con lei, recitato il rosario, abbiamo posto le nostre suppliche ai piedi della statua, prima e dopo
l’apparizione. Naturalmente non abbiamo
visto nulla ma di quei momenti di preghiera è esperienza comune che ci siamo sentiti
inebriati dalla natura, che in quei momenti si
è fermata dando spazio ad un silenzio este-
27
NEL PICCOLO PAESE..
riore, divenuto interiore, ed al conforto della sensazione
di esserci sentiti ascoltati dal cielo.
Tutto ciò che abbiamo descritto scendendo dal cancello
principale fino all’uscita del paese, è stato allestito e curato con armonia, tutto ha mantenuto il proprio pudore
e quel tutto circonda, per finire, l’enorme statua bianca
del Cristo accogliente, l’unica che si vede dalla Provinciale. È stata posta nell’immenso giardino della preghiera,
circondata dai quadri olio su tela dei giovani pittori del
Lago che hanno dipinto le 14 stazioni della Via Crucis,
commentandola con gli scritti di San Francesco, quasi
un proseguimento di quelli più piccoli, intorno al lago,
tratti dal diario di Maria, e di quelli di Leo Amici che, nel
bosco, descrivono bene la natura nello stile francescano.
Questo allestimento, che è di ornamento alle costruzioni, è stato sempre gradito sia dai giovani che dai clienti
delle strutture che sono pubbliche e così è dolce rivivere,
come trenta anni fa, la rassicurante presenza di Leo Amici, quella di Maria, che ci è stata d’esempio per come dare
espressioni ogni giorno alla fede. È dolce la presenza di
Gesù, vivo, vero, amico, il Suo Santo Spirito ci avvolge
anche nella cappella dedicata all’abbraccio di Dio, ed in
quella dell’oratorio che ci illumina nell’immagine dipinta
28
del Cristo risorto voluta da Mons. De Nicolò. È dolce la
comunione dei Santi che avvertiamo vera e delicata.
Siamo consapevoli, è certo, che tutto è temporaneo, che
in una prospettiva futura tutto si distruggerà, che tutto
finirà, ma oggi non è vano, né vacuo perché è utile alla
nostra vita, compresa l’ultima immagine, che ci eravamo
dimenticati e che sembra fare l’occhiolino: è la statua di
Gesù, quella più piccola, voluta dai giovani all’ingresso
dell’oratorio. Sollecitati nel percorso all’interno del paese da queste immagini, in noi riaffiorano antichi ricordi,
negli altri il gradimento dell’armonia, della bellezza e
dell’intervento dell’uomo nel rispetto della natura. Non
fanno male a nessuno, né le immagini né questi ricordi.
Ci farebbe del male chi non volesse accogliere e comprendere perché sono state offerte con purezza e innocenza, come le Bibbie e il Vangelo tradotto nelle varie
lingue in ogni camera dell’hotel, dell’agriturismo, dei
residence e delle case di accoglienza, come le immagini
sacre, anche quelle antiche, così artistiche e ricolme dei
sentimenti di fede ormai passati di moda, su ogni testata
di letto, come i crocifissi in ogni camera e luogo pubblico,
lo stesso crocifisso che, pur non facendo alcun male, è
stato tolto dalle aule scolastiche...
Sono venuti a mancare la signora Colonna Maria Livia, della casa famiglia per anziani La Meta, Giuseppe Sottile,
Giovanni Sarnicola, Arcifa Maria Catena, don Ottavio Corbellotti.
Nei prossimi numeri dedicheremo delle pagine a queste persone, tanto care ai nostri cuori.
CARLO TEDESCHI
Il velo della Veronica
Acrilico - 40 x 40
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N. 25 - A come AMICI