La voce degli studenti
Anno XV ◆ Numero III◆ Febbraio 2015
Direttore: Guido Paoletti ◆ Vice-Direttrice: Elisa Guerra
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Febbario 2015
Febbario 2015
Indice
Editoriale
di Lorenzo Bartoloni (ex-direttore)
L
a mia esperienza di un anno come
direttore del DeGe, quella più lunga come redattore, quella ancora
più lunga come studente del Castelnuovo, le porterò sempre con me. Mi
sembra inverosimile che stiano tutte per
finire. Questo non è semplicemente il mio
addio in quanto direttore, questo è il mio
addio in quanto studente di quinta, rivolto
a tante persone davvero fantastiche e ad
altrettante persone davvero poco fantastiche, rivolto agli amati corridoi muffosi
e agli odiati corridoi muffosi. Chi è così
fortunato da avere la sfortuna di dover
passare ancora almeno un anno in questo liceo sappia che separarsene è una
sensazione agrodolce, davvero difficile
da tradurre su carta. Diciamo che è come
se mi fossi preso una cotta per il Castelnuovo e che ora ci stessimo lasciando:
siamo stati insieme cinque anni e, anche
se non sono sempre stati anni felici, il momento della rottura fa male.
Ma, in fondo a questo triste ragionamento, mi resta pur sempre una speranza: la
speranza di non bocciare, sennò avrei
toccato l’apice della poeticità per nulla!
Addio Castelnuovini: ricordatevi di me,
perché io mi ricorderò di voi!
di Anastasia Samoylov (ex-vicedirettrice)
E
ccomi arrivata alla fine del mio mandato. Sembra ieri quando entrai per
la prima volta nell’aula autogestita accompagnando un’amica a vedere la
redazione, senza sapere che io stessa a breve ne avrei fatto parte. Eppure è passato un
anno carico di lavoro, problemi risolti insieme,
feste celebrate tutti raccolti intorno a un tavolo. O a dei tavoli, o delle sedie, insomma
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poco importa. Quello che conta è il percorso
che ho fatto insieme a voi, redattori e lettori,
imparando moltissimo, dallo scrivere un articolo allo svolgere un lavoro di squadra per
far uscire un numero. Perché sembra facile
coordinarsi, ma quando ci si trova in mezzo
ad altre diciannove e più persone, ognuna intenta a produrre qualcosa di suo, diventa più
complicato e bisogna usare tanta calma e
pazienza per condurre in porto una nave tanto grande e numerosa come è la redazione.
Ora mi ritiro, contenta del tempo passato insieme a voi, e auguro ai futuri direttore e vicedirettrice di spiegare le vele e di compiere lo
stesso mio meraviglioso viaggio a bordo del
DeGeneratione.
di Guido Paoletti (direttore)
Q
uanta gente si fermerà effettivamente a leggere le poche parole di
un secondino insicuro? Spero poche almeno non mi sputtano come
direttore sin dal primo editoriale...
Comunque, cosa posso scrivere per riempire
questi spazi vuoti? Parliamo della situazione
del Dege? Il Dege che mi (ci) ha lasciato il
mio predecessore è una macchina perfettamente funzionante che ha bisogno ogni tanto
di venire accesa e controllata. Insomma non
credo di poter far nulla per migliorarlo. Parliamo allora degli articoli. Beh, a me sembrano
ok. Parlano di tanti argomenti diversi e se la
redazione ci si impegna vengono anche corretti a dovere. Mannaggia, niente da cambiare
neanche qui. Parliamo della redazione. Un bel
gruppo che si diverte, si aiuta a vicenda e sa
anche quando impegnarsi. Il posto migliore
dove passare un pomeriggio.
Insomma non so che dire per convincervi (se
devo farlo) che sarò un buon direttore. Probabilmente l’unica cosa saggia da dire è che mi
impegnerò a far continuare ad andare il Degeneratione così bene. Ed è quello che farò.
di Elisa Guerra (vicedirettrice)
B
asta panettoni e pandori!
Basta lasagne della nonna
e dolci di qualsiasi tipo: è
tempo di ricominciare! Ma
ricominciare cosa? Be’, la dieta!
Scrivo questo primo ed ultimo editoriale (in quanto vicedirettrice) non
con la speranza di un anno migliore per il DeGe, perché siamo noi a
renderlo tale, ma con la speranza di
po-ter riuscire a portare avanti questo nostro progetto che i redattori
che tra poco dovranno lasciare la
scuola causa quinto anno di liceo
hanno creato e realizzato. Con la
parola “nostro” non intendo della redazione ma di tutti gli studenti
della scuola: vorrei ricordarvi che
il DeGe appartiene a tutti voi! Quindi dateci una mano a renderlo migliore e ad arricchirlo con ciò che
vi piace e con cui vorreste veder
riempite quelle pagine.
Buon anno dalla nuova vicedirettrice del DeGe!
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C.C.C.: Collettivo Cosmos
8 Castelnuovo
Castelnuovo perde
10 Ilancora
a tavolino
11 Censored
13 Liberté
Grindhouse: planet terror
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16 Banane e Velluto
The lego article
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19 Windows 10
20 La fabbrica di cornici
24 Fumetto
30 Giochi
35 Lo Scatolone Fabbricone
Forum 2015
di Paolo Mariomon VB
di Lorenzo Bartoloni VB
di Francesco Di Giorgio VB
di Nicola Stellini IH
di Lorenzo Bartoloni VB
di Guido Paoletti IIAS
di Paolo Marimon VB
di Jacopo Magnini IB
di Gherardo Ulivieri IAS
di Marco
Disegno di Andrea Anna Rigacci
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Febbario 2015
Scuola
Forum 2015
Scuola
Febbario 2015
Cosa ne pensa il
Castelnuovino?
di Paolo Marimon
A
nche quest’anno, ormai per la terza
volta, il lavoro di rappresentanti di
istituto, di un gruppo di ragazzi volenterosi e dell’istituto ha permesso
la realizzazione di un forum della durata di tre
giorni all’interno del nostro amato liceo. E fin
qui dovrebbero esserci tutti, dato che il forum in questione è ormai passato da diverse
settimane.
Ma di tutte queste assemblee, dei film, delle
attività, degli “Angeli del bello”, che ne pensa
il castelnuovino medio? Ha apprezzato? Ha
delle idee per il futuro? Ritiene che l’ipponiglio debba mangiare il marmelpane?
La risposta a queste domande e molte altre
l’hanno cercata i redattori del DeGe, che, girando in maniera random per le due sedi durante i giorni del forum, hanno intervistato e
ripreso alcuni dei malcapitati che hanno trovato a giro. Ecco la lista dei quesiti posti agli
studenti:
• Classe?
• Cosa hai visto per ora del forum? Che
ti interessa di più quest’anno?
• Secondo te chi è il più fashion dei rappresentanti di istituto?
• Rispetto agli anni scorsi, come ti sembra questo forum?
• Avresti dei consigli per il forum dell’anno prossimo?
• Con quante parole risponderai a questa domanda?
• L’ipponiglio mangia cipollarote o preferisci prenda il marmelpane?
• Secondo te quanti anni mancano all’invenzione della macchina del tempo?
In questo sondaggio, come potete vedere,
abbiamo optato per domande aperte, che
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permettessero all’intervistato di esporre al
meglio i propri pensieri, ma che, ahimè, mi
hanno impedito di creare il numero esponenziale di grafici con cui avevo intenzione di tediarvi...
Ma passiamo all’analisi delle risposte! La prima cosa che si può notare è che quest’anno
il forum è stato piuttosto apprezzato: in particolare, la totalità di coloro che hanno espresso questo parere ha sottolineato come l’organizzazione sia stata migliore rispetto a
quella degli anni precedenti. Poteva essere
altrimenti, con un sito per le iscrizioni tanto
ben fatto, con tutte quelle super immagini
sparaflashanti e col volto dal baffo familiare di uno dei custodi più simpatici? Il lavoro
del gruppo forum di quest’anno ha fatto una
buona impressione, soprattutto per quanto
riguarda la sede. E se qualcuno, a ragione, si
lamenta del fatto che ci sia comunque stata
un po’ di confusione e che durante la proiezione dei film (e persino durante alcune assemblee) ci siano state più partite a briscola che
in una casa di riposo, bisogna ricordare che il
forum è un evento collettivo che comprende
tutta la scuola e che richiede partecipazione
e impegno da parte di tutti gli studenti.
Ma fra tutte le attività presentate durante il forum cosa è piaciuto e cosa no? I castelnuovini
hanno qualche consiglio? Sí. Anche fra coloro
che hanno dato un parere positivo sul forum,
c’è chi ha criticato il fatto che i temi trattati da
film e assemblee assomigliassero troppo a
quelli degli anni scorsi. Ciononostante, alcuni
incontri su argomenti già presentati in passato, come, ad esempio, la magnifica assemblea sul G8 di Genova o quella sull’omosessualità, hanno riscontrato un’ottima affluenza
e sono state più volte citate tra le attività migliori dei tre giorni. Un altro fronte su cui gli
intervistati sono piuttosto compatti è la carenza di argomenti scientifici e tecnologici, temi
che, invece, dovrebbero essere di centrale
importanza in un liceo come il nostro. Escludendo la presentazione delle stampanti 3D,
tutte le assemblee trattavano temi di attualità
o rientravano in ambiti di tipo storico-politico,
artistico o letterario.
Altre critiche sono state mosse alla gestione dei tempi delle assemblee: alcuni incontri
sono terminati a orari completamente diversi
da quelli previsti, facendo sì che gli studenti
si affollassero nei corridoi in attesa dell’inizio
del turno successivo. Stessa cosa vale per
quanto riguarda i film.
A tal proposito, è sconsolante notare come
molta gente abbia confuso le tre giornate
di forum con una cineteca. Una larga fetta
di intervistati, infatti, non ha seguito nessuna assemblea, preferendo a questo genere
di incontri i film che venivano proiettati nelle
varie aule. Certo, è un bene che chi non era
interessato non abbia assistito ai dibattiti, dal
momento che probabilmente avrebbe chiacchierato e fatto casino, ma è comunque triste
constatare un simile disinteresse negli studenti. Evidentemente non tutti sono interessati all’occasione di dibattito e confronto che
è il forum.
La presentazione dell’UniFi ha definitivamente
diviso in due il nostro campione di studenti: alcuni di coloro che ne hanno parlato hanno apprezzato molto l’iniziativa, mentre altri si sono
lamentati del fatto che l’efficacia di questo
metodo non fosse al livello degli anni scorsi. Ricordiamolo, l’alternativa sarebbe stato il
nulla: l’assenza di un professore di riferimento per l’orientamento in uscita non dipende
certo dall’organizzazione del forum. Anzi, apprezziamo il fatto che gli organizzatori si siano
sobbarcati un incarico tanto gravoso e che
abbiano trovato una soluzione efficace.
Ma veniamo al vero motivo per cui tutti voi
state leggendo: siete curiosi di sapere chi
ha vinto il Castelnuovo Rappresentanti’s Fashion Award. Il vincitore, anche se di poco, è
Giovanni Barlucchi, mentre l’argento va a Pio
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Scuola
Febbario 2015
Viscusi, seguito a
ruota da Giovanni
Baccani: rimane
fuori dal podio il
povero Gabriele
Leopardi, che non
è stato nemmeno
nominato (è anche vero che la giuria era composta da sole
29 persone, la prossima volta cercheremo
di essere più oggettivi). Anche una domanda
così stupida svela un lato poco incoraggiante della nostra scuola: a questo sondaggio ha
vinto la scheda bianca. C’era chi era indeciso, chi ha votato il paninaro o il proprio bidello
preferito, chi ha chiaramente mostrato di non
avere idea di quali siano i nomi dei rappresentanti e chi ignorava addirittura che esistesse
una figura del genere all’interno della scuola.
Le ultime due tipologie di studenti, purtroppo,
erano le più diffuse.
Per quanto riguarda l’Ipponiglio c’è stata l’unanimità assoluta: il castelnuovino preferisce
che l’Ipponiglio (rara specie in via d’estinzione) mangi il marmelpane. Dopotutto è estremamente più saporito delle cipollarote, no?
Ma se questa è stata una scelta facile, rispondere alle altre domande stupide è stato
decisamente più difficile! Voi come avreste
Barlucchi
Viscusi
Baccani
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risposto a “Con quante parole risponderai a
questa domanda?” o alle altre deliranti domande che abbiamo sottoposto al nostro
campione di studenti? Siete curiosi di sentire le loro altrettanto deliranti risposte? Allora
fate un salto sul sito www.degeneratione.it,
dove potrete trovare le interviste integrali e
anche alcuni video dei malcapitati che abbiamo intervistato.
Colgo dunque l’occasione per salutarvi ed
augurarvi un forum ancora migliore l’anno
prossimo! (a cui spero di non partecipare
perché sono in quinta)
Per le interviste ritengo doveroso ringraziare Valentina Buccioni, Marco Fusari, Lorenzo
Bartoloni, Me Stesso, Francesco Di Giorgio
e Babbo Natale, mentre per i video e le foto
siamo stati aiutati da Marta Russo, il tizio che
le reggeva il treppiedi, Matteo Eynard ed Andrea Conti.
Febbario 2015
Scuola
C.C.C.: Collettivo Cosmos Castelnuovo
di Lorenzo Bartoloni
U
n drago, un minotauro e il collettivo
del Castelnuovo: queste cose hanno due tratti in comune. Il primo è
che sono creature mitologiche, avvolte nella leggenda, di cui tutti hanno sentito
parlare ma che davvero pochi hanno visto
di persona. Il secondo è che se molte persone non li vogliono conoscere affatto è per
paura: sebbene il collettivo non possa, spero,
bruciacchiare o incornare un qualche malcapitato, molti evitano di parteciparvi temendo
di essere rifiutati o zittiti da una maggioranza
ostile.
Questa idea, per quanto diffusa, è, come
molti altri pregiudizi, sbagliata: il collettivo è
un gruppo aperto, a cui tutti possono partecipare tranquillamente, e piuttosto eterogeneo,
formato da persone che la pensano anche
in maniera completamente diversa tra loro.
Curioso come sono, non ho resistito alla tentazione di farmi un’idea delle posizioni all’interno del gruppo e, ora che me la sono fatta,
la condivido con chi di voi è interessato. Mi
sono confrontato solo con pochi membri del
collettivo e loro, ovviamente, hanno espresso
solo la loro personalissima opinione, non necessariamente condivisa dal resto del gruppo.
Innanzitutto, abbiamo parlato dell’occupazione, tema cardine della protesta studentesca, concentrandoci sul dibattito che c’è
stato a inizio anno sull’accodarsi o meno alla
mobilitazione di molte altre scuole fiorentine
in seguito all’occupazione del Capponi. Se
qualcuno sostiene che i motivi che ci hanno
spinto a desistere siano da ricondursi all’alto
rischio di “scialarla” e all’esito mediatico probabilmente negativo, altri ritengono che la legittimità di una simile azione venga a perdersi
quando, come nel nostro caso, gli studenti
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non sono sufficientemente coscienti e informati di ciò che stanno facendo. A questi punti
di vista, che comunque riconoscono la validità dell’occupazione come mezzo di protesta
e ne paragonano, in caso di successo, struttura e finalità a quelle del forum, si aggiunge
una terza prospettiva, che condanna definitivamente questo modo di agire, preferendogli
proteste più pacifiche, quali le manifestazioni.
Anche su questo fronte, tuttavia, il collettivo
si spacca in due: alla mia domanda se la violenza e il vandalismo frequenti nei cortei fossero o meno effettivi strumenti di protesta, le
risposte hanno sostenuto due tesi principali.
La prima, quella che mi sembrava la risposta
più scontata, forse perché io stesso la condivido, ritiene che la violenza sia il linguaggio
“dei deboli e degli stupidi” e che solamente coloro che hanno argomentazioni fragili vi
ricorrano, rifiutando ogni sorta di dialogo. Mi
viene addirittura citato Timothy Garton Ash,
che si è espresso così riguardo il recente attentato a Charlie Hebdo: “Le diversità non si
risolvono con la violenza. Si risolvono con la
parola”. Inoltre, viene sottolineato come atti
di vandalismo o violenza siano duramente
condannati dai mezzi di informazione e, dunque, gettino una luce negativa su tutta la manifestazione.
Sull’impossibilità degli atti più incisivi, destinati a creare disagio, di uscire positivamente a livello mediatico, è d’accordo anche chi
sostiene la posizione opposta; tuttavia, a un
tale operato viene riconosciuta la funzione di
conferire alla manifestazione un maggior impatto, positivo o negativo che sia. Viene fatto
l’esempio del corteo del 14 novembre, in cui
venne bloccato il passaggio sotto la Fortezza: la manifestazione ha ottenuto maggior
riscontro mediatico di altre con maggior af-
Scuola
fluenza. C’è anche chi fa riferimento al corteo
del 10 ottobre durante il quale è stato scritto
“Tutto questo lusso è una provocazione” sulla vetrina di Louis Vuitton: il messaggio viene
definito “chiaro e articolato” e viene sottolineato come gli atti vandalici siano giustificabili
se volti a trasmettere un messaggio, come in
questo caso.
Inutile a dirsi, parlando di protesta è saltata
fuori la famigerata “Buona Scuola” ed è interessante la lettura che ne danno persone che
la pensano tanto diversamente tra loro: mentre una delle due fazioni ritiene che sia stata
la riforma a scatenare l’ondata di protesta di
ottobre e, quindi, ci ha visto un ottimo motivo
per occupare e “dire la propria in maniera un
po’ più incisiva”, l’altra sottolinea come prima
di manifestare fosse necessario sfruttare gli
spazi di modifica e commento che lo stesso
piano di legge forniva agli studenti. Questa
operazione di analisi della “Buona Scuola”
non è stata, però, condotta tramite i canali
previsti dal governo, bensì con la stesura da
parte di alcuni studenti di un libercolo (parola troppo bella per non essere usata almeno
una volta nell’arco della vita) sulla riforma, che
ne critica gli aspetti più controversi e propone delle alternative.
Per quanto riguarda i rapporti con le associazioni studentesche, alcuni di coloro con
cui ho parlato partecipano alla Rete dei Collettivi Fiorentini, che, quest’anno, progetta di
aprirsi a nuove idee e di modificare la propria
organizzazione interna. Alla volontà di alcuni
di condurre iniziative coordinate con essa, si
oppongono coloro che ritengono che la Rete
mantenga sempre le stesse intoccabili idee
e che ogni anno sostenga di essere cambiata e più aperta al dialogo. Viene inoltre sottolineato come spesso le decisioni vengano
prese alla Rete e poi diffuse ai vari collettivi
di appartenenza, mentre dovrebbe avvenire
il contrario. Alcuni membri del nostro collettivo collaborano anche con il SIM, “Studenti In
Movimento”, e hanno aderito a titolo perso-
Febbario 2015
nale ad alcune iniziative promosse da questo, pubblicizzandole anche all’interno del
nostro istituto.
Dunque, abbiamo visto una miriade di posizioni e opinioni diverse, spesso in netto contrasto tra loro; tuttavia, mi hanno fatto notare
come, nonostante i continui dibattiti, il collettivo sia aperto e partecipato e come non ci
sia “muro contro muro”. Inoltre, c’è una cosa,
forse l’unica, su cui tutti coloro con cui ho
chiacchierato sono d’accordo, ovvero che
uno dei principali scopi del collettivo è rivolgersi agli studenti, informandoli di varie iniziative e manifestazioni, discutendo numerosi
argomenti, strettamente inerenti la scuola o
meno, e, in una parola, sensibilizzarli. Alcuni
esempi di questo sono state le tre assemblee pomeridiane tenutesi a ottobre riguardo
la “Buona Scuola”, che hanno riscosso una
buona affluenza, e la stesura del libretto di
commento sulla stessa riforma.
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Scuola
Attualità
Il Castelnuovo perde
ancora a tavolino
Parigi, 7 gennaio 2015, ore 11:30. Tre uomini armati di fucili mitragliatori kalashnikov e
lanciagranate fanno irruzione nella sede del giornale satirico francese “Charlie Hebdo”.
Dodici morti, cinque feriti di cui quattro gravi è il bilancio drammatico dell’attentato
terroristico ad opera di una cellula dell’ISIS.
Febbario 2015
di Francesco Di Giorgio
I
l 6 marzo ci sarà il livello provinciale delle “Olimpiadi della Matematica” a squadre,
gara a cui partecipano i licei scientifici e gli
istituti tecnici di Firenze e provincia. Ogni
scuola manderà un gruppo di sette studenti
che avrà due ore di tempo per risolvere una
ventina di problemi. Le squadre che si classificheranno meglio parteciperanno a maggio
alla Gara Nazionale di Cesenatico che decreterà la miglior scuola d’Italia in questo tipo di
competizioni. Ma il Castelnuovo ha già perso.
“Ma dai! Non fare il pessimista! Non dico che
il Castelnuovo vincerà di sicuro, ma non puoi
nemmeno dire che perderà di certo!” E invece sì. Il Castelnuovo ha davvero già perso,
ma non ha perso oggi o ieri o l’altro martedì:
ha perso all’inizio dell’anno. “A inizio anno?! E
perché?!” Perché è allora che è stata stabilita
la settimana delle gite per le quarte e per le
quinte e, essendo stata scelta come al solito
la prima settimana di marzo, la gara si svolgerà mentre gli studenti saranno in gita. Se
anche verrà organizzata una squadra, cosa
ancora non chiara nonostante la gara sia tra
circa di un mese, essa sarà composta solo da
ragazzi di terza, che si troveranno ad affrontare squadre che,
secondo il regolamento, possono
comprendere fino
a quattro studenti di
quinta, due di quarta e uno di terza.
Se fossero bravissimi, motivatissimi
e magari anche un
po’ dopati forse ce
la potrebbero fare... Però è davvero difficile.
Due anni fa costituimmo una squadra di sei
studenti di terza e uno di quinta. Alla gara provinciale arrivammo penultimi o giù di lì. L’anno
scorso, invece, è successa una cosa particolare: il Consiglio di Istituto ha spostato la settimana delle gite. Incredibile! Meraviglioso! Si
sono resi conto che la gita e la gara possono
coesistere! È un miracolo! No, non lo è STATO. Cioè, il motivo non era quello. La settimana delle gite venne spostata perché altrimenti
sarebbe stata alta stagione e si sarebbe pagato di più. Comunque, al di là del motivo che
portò allo spostamento, esso avvenne e l’anno scorso eravamo due di quinta, tre di quarta
e due di terza. Risultato? Arrivammo terzi e
passammo alla Gara Nazionale.
Ora, se il Castelnuovo fosse una scuola scadente capirei anche il non voler partecipare a
queste competizioni, ma non è così. Il Castelnuovo è pieno di studenti più che capaci, ma
la scuola se ne cura, si può contare solamente su alcuni santi professori che lavorano non
pagati. Il liceo scientifico Leonardo da Vinci
passa ogni anno alla Gara Nazionale, ma questo perché la scuola organizza allenamenti
per la squadra per
tempo e fa in modo
che la gara non
sia nella settimana
delle gite. Il Castelnuovo non può fare
lo stesso? A quanto pare no.
Disegno di Andrea Rigacci
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Febbario 2015
Questi sono i fatti, ma intendiamoci, se volete una cronaca precisa leggetevi i quotidiani nazionali o
guardatevi i Tg, ammesso che vi interessi. Il DeGe è “La Voce degli Studenti” e come tale questo articolo
vuole essere la mia riflessione e il mio pensiero in merito a quanto accaduto in Francia recentemente.
d
e
r
o
ns
Ce
Attacco alla libertà di stampa
di Nicola Stellini
D
odici morti... tanti, troppi, ingiustificabili ma giustificati e soprattutto significativi, nel vero senso della parola.
Significano che loro, i jihadisti, hanno
appena dichiarato guerra colpendo l’Europa
nello Stato con il maggior numero di musulmani, nella città che nella sua vastità rappresenta
un ponte tra le culture e religioni più diverse. Tutti e tre gli attentatori, più la misteriosa
compagna di Coulibaly, erano noti da tempo
ai servizi segreti francesi ed erano presenti nella “No-fly list” americana, eppure non è
stato fatto nulla, nessuno pensava realmente
che l’ISIS sarebbe passata dalle parole ai fatti
in merito ad attentati veri e propri. Ci siamo
fatti trovare impreparati sottovalutando una
guerra contro uno stato con la “s” minuscola,
perché stato non è, uno stato che vive con
i contributi dei petrol-dollari degli sceicchi e
con i soldi dei riscatti, uno stato che abbiamo
voluto affrontare con raid aerei considerati a
basso rischio per non incorrere nella possibilità di subire perdite e di non imbarcarci in un
nuovo Afghanistan o Iraq. Si è voluta ripetere una sorta di Guerra del Golfo colpendo gli
obbiettivi sensibili, con la differenza che stiamo combattendo un vero e proprio esercito
che non risponde ad un vero e proprio Stato,
senza dei confini o una capitale, o tanto meno
un popolo cui sia attribuito valore. I raid sono
continuati e, pur senza rallentare significativamente le operazioni militari, non hanno certo
fatto piacere, e questo attentato voleva essere proprio una sorta di risposta e di vendetta,
unita per l’occasione all’eliminazione di un parere discordante.
Consideriamo comunque anche le dichiarazioni del vecchio direttore di Charlie, che al
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Febbario 2015
Attualità
funerale dei redattore ha attaccato Charb
rimproverandogli di non essersi fermato prima di sconfinare nel fortemente blasfemo,
mettendo a rischio la vita della redazione.
Anche Papa Francesco ha contestato il settimanale francese - definendo offensiva, nei
confronti di tutti - la linea editoriale tenuta
da Charlie, sottolineando come la libertà di
qualcuno finisca dove comincia la libertà di
un altro. Qui inizia un’altra spinosa questione
sulla pubblicazione delle vignette di Charlie
Hebdo: in Germania la maggior parte delle
testate ha pubblicato a ripetizione le copertine di Charlie, mentre il New York Times, per
esempio, pur schierandosi fortemente contro
l’attentato, ha deciso di rispettare i suoi lettori
musulmani. Il punto però, a mio avviso, non
è cosa rappresentasse Charlie Hebdo prima dell’attentato -anche perché, parliamoci
chiaro, come giornale non è niente di particolare e la maggior parte delle copertine sono
molto vicine all’osceno, non tanto per il loro
significato, ma molto semplicemente perché sono oggettivamente brutte- ma è cosa
rappresenti dopo il 7 gennaio, ossia la libertà
stroncata. Inneggiare a “Je suis Charlie” non
significa mostrarsi d’accordo con i pensieri o
con le pubblicazioni del settimanale france-
Disegno di Guido Contini
12
se, ma schierarsi contro la violenza e il terrorismo, che utilizza le armi per mettere a tacere una voce scomoda. “Je suis Charlie” e la
pubblicazione di vignette e copertine significa continuare ad infastidire in nome di coloro
che sono morti per non darla vinta a chi cerca
di uccidere il libero pensiero.
Questa è la differenza sostanziale tra il nostro
e il loro modo di concepire il mondo. “Non
sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”
(Voltaire) non è esattamente in linea con l’idea di modo di esprimersi degli stati che seguono la sharia. Per questo la guerra che ci
è stata appena dichiarata non è tanto grave
per il rischio che corriamo noi occidentali in
maniera fisica (richiamo l’attenzione sull’attacco al Parlamento Canadese avvenuto il 23
ottobre), quanto piuttosto l’attacco diretto nei
confronti dei valori che le democrazie occidentali difendono dal 1939 e sui coi noi stessi
abbiamo fondato una civiltà e una cultura.
In ogni caso non dobbiamo considerare tutto
ciò come un singolo attentato, ma come una
seconda Pearl Harbour, dichiarazione di guerra dimostrante la pericolosità dell’ISIS e la sua
capacità di colpire in Europa. E come i giapponesi ottennero principalmente di svegliare
il gigante dormiente, fornendo un
casus belli agli americani, la speranza è quella di una reazione
forte, decisa e unitaria da parte
dell’Occidente con lo scopo di
combattere il comune pericolo.
Non bastano però la solidarietà
telematica o le manifestazioni di
piazza, è necessario combattere
alla radice questa forma di integralismo, non solo con le armi,
ma anche con la cultura e con
le parole, perché è necessario e
doveroso impegnarsi attivamente per debellare alla radice questo nuovo nazismo.
Je suis Charlie.
Attualità
Febbario 2015
Liberté
Io non sono Charlie, né sono Ahmed:
sono Lorenzo e sostengo la libertà di stampa
di Lorenzo Bartoloni
O
rmai è passato un mese dall’assalto alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo e dall’indignata
reazione che ha seguito il barbaro
atto: si è trattato di qualcosa di inaspettato e
agghiacciante, qualcosa da far accapponare
la pelle, che getta numerose ombre sulla società in cui viviamo. La reazione, intendo.
Non mi riferisco a coloro che, non ci è dato
sapere se con slancio sincero o con una
vena di ipocrisia, si sono fregiati dello slogan
“je suis Charlie” sui social network come per
le strade di tutta Europa. Una condotta del
genere non è, in ogni caso, da condannare.
Non mi riferisco nemmeno a coloro che hanno commentato la faccenda riferendosi al
problema degli immigrati: oggi ho mangiato
pizza dal momento che i siluri sono pesci originari del Danubio. Ecco, io vedo più o meno
la stessa correlazione logica, per cui non mi
soffermerò ad analizzare questa posizione:
mi sentirei in colpa verso l’Amazzonia per un
simile spreco di carta.
Mi riferisco, invece, a coloro che avrebbero
dovuto esser toccati nel vivo da una questione delicata quale la libertà di stampa e che
avrebbero dovuto difenderla a spada tratta:
i giornali. Alla vicenda è stata dedicata una
grande attenzione mediatica e ben poche
testate non si sono schierate dalla parte del
settimanale francese: ciononostante, molti
titoli si sono rifiutati di pubblicare le vignette
incriminate. Alcuni, come il Washington Post,
adducono come motivazione il non voler offendere alcuna religione e ciò può dipendere
dalla soggettiva interpretazione che ognuno
dà alla libertà di stampa. Ma altri, uno fra tutti il Jewish Chronicle, ritengono che sarebbe
loro dovere pubblicare le immagini più controverse, ma temono ripercussioni da parte
dei terroristi. Siamo giunti a questo, alla limitazione della libertà di stampa: il massacro del 7
gennaio ha raggiunto il suo scopo. Un’azione
tanto violenta e insensata ha fatto nascere nei
giornali un timore tale da impedirgli di svolgere quella che è la loro funzione e da costringerli all’autocensura.
Io credo nell’assoluta libertà di satira e per
questo ho voluto mandare un messaggio forte, pubblicando una delle controverse copertine. Mi sarebbe piaciuto farlo a nome del
DeGe, ma me l’ha impedito una delle più grandi ricchezze della nostra redazione: la molteplicità dei punti di vista. Non tutti apprezzano
una satira tanto spinta quanto quella di Charlie Hebdo e, per questo, l’abbiamo pubblicata
con la dicitura “Io sostengo la libertà di stampa”. Invito chiunque di voi riconosca tale diritto a compiere l’atto simbolico di tagliare l’immagine e di
inserirla in
uno degli
Scatoloni
Fa bbric oni: in questo modo
avremo un
segno tangibile della
pos i zi one
degli studenti al riguardo.
Io sostengo la libertá di stampa
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Febbario 2015
cinema
Grindhouse: Planet Terror
di Guido Paoletti
gitto i due hanno un incidente e vengono aggrediti da degli pseudo-zombie infetti. Questi
si avventano sulla nostra go-go dancer e le
staccano una gamba per poi essere uccisi
osa è Grindhouse? Be’, è l’unione da Wray armato di fucile. Ma facciamo un
di due menti malate ma geniali: Ro- passo indietro. In una base militare vicina alla
bert Rodriguez e
città dove sta per avveniQuentin Tarantire il disastro un gruppo di
no. Questi due gentiluomini
soldati cerca di comprare
un bel giorno hanno avuto
il DC2, un veleno che infetla bella idea di dirigere
ta chiunque lo inali. L’unica
due film che ricordassero
cura infatti è una somminii filoni cinematografici con
strazione continua del gas.
cui sono cresciuti. Fino a
Dopo diversi squilibri tra
qui tutto ok. Ma ovviamensoldati e venditori, il gas
te non stiamo parlando di
viene disperso nell’aria
commedie e film di avveniniziando la propagazione
tura. No. Troppo banale.
del veleno. Nell’ospedale
Stiamo parlando di horror,
cittadino stanno iniziando
splatter, zombie movie e
ad arrivare sempre più patrash. Ovvio, no?
zienti che presentano straI due registi sopra citati
ni bubboni o grosse ferite
crearono così Grindhouse
non rimarginate: i sintomi
e lo divisero in due pardel contagio. Il dottore di
ti: Tarantino fece “Death
turno cerca di fare il posProof” e Rodriguez “Plasibile per aiutare i pazienLocandina di Grindhouse
net Terror”.
ti, facendosi aiutare dalla
Parlerò di tutto il film, quindi preparatevi a nu- moglie anestesista. Nel tempo libero si divermerosi spoiler.
te però a torturare la consorte, che sospetBando alle ciance, iniziamo. Come tutti i film ta di tradimento, anestetizzandole le mani e
che si rispettino, si comincia in uno strip club. paralizzandola. Dakota, la povera vittima, riQui ci viene presentata la nostra affascinan- esce a scappare e, intuendo l’inizio dell’epite protagonista: un’abile contabile. No, sto demia, passa a prendere il figlio da casa per
scherzando. È una spogliarellista. Cherry portarlo dal padre ranger. Arrivata a casa del
Darling (già, si chiama così) si è da poco la- genitore, lascia il piccolo in macchina con
sciata con il suo grande amore e non riesce una pistola raccomandandogli di sparare a
più nel suo lavoro come un tempo, così deci- chiunque si avvicini e di non puntarla mai verde di andarsene. Quando fa sosta in un risto- so se stesso. Come avrete già immaginato,
rante incontra proprio il suo ex, El Wray, che si spara in testa “involontariamente”. Stupidi
si offre di darle un passaggio. Durante il tra- bambini. La donna viene quindi attaccata da
“Per quale motivo malato sono qui a fare
questa recensione?”
“Talento sprecato numero 1...”
C
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cinema
Febbario 2015
un gruppo di infetti, tra
cui il marito, ma riesce
a salvarsi all’ultimo grazie al padre. Ritorniamo
un attimo alla nostra
spogliarellista. Senza
una gamba, si ritrova in
ospedale nel bel mezzo di un attacco degli
infetti e viene portata
in salvo da Wray, trattenuto
precedentemente dalla polizia per
possesso d’armi. Con il
massimo della violenza
possibile e immaginaLa protagonista in una scena del film
bile, il ragazzo infila la gamba di una semessicani infuriati e personaggi a caso. Adodia dentro il moncherino di gamba della ra- ro questo film. Ma ovviamente non può non figazza. I due, insieme agli altri sopravvissuti nire che con una morte e la sorte (Rodriguez)
e Dakota, si rifugiano nel ristorante dell’inizio sceglie El Wray che si sacrifica per salvare
dove, dopo orde di zombie, scene di sesso Cherry. Non prima di rivelarle di averla messa
tagliate, bobine mancanti e pistoleri manca- incinta. Sesto senso? Beh in effetti c’è Bruce
ti decidono di scappare. Ma, stranamente, Willis nel cast...
vengono catturati dai soldati infetti. La fanta- Finalmente la tortura finisce e, dopo esser risia. Questi, capendo che i protagonisti sono masto mezz’ora a riprenderti, puoi fare due
immuni al gas, vogliono cercare una cura fa- ragionamenti.
cendo esperimenti sui poveri malcapitati. Ma Rodriguez nelle sue pellicole spesso richianon sono tutti così buoni. No. Ci sono infat- ma i film d’exploitation degli anni settanta inti due soldati che, rapiti dalla bellezza della serendo violenza gratuita e scene di sesso
spogliarellista senza una gamba, si danno un po’ a caso ed è per questo che il film sfoallo stupro. Eh già. E chi se non Quentin Ta- cia nel trash più totale. Il lungometraggio in sé
rantino può fare questo ruolo? Ovviamente per sé non è male. Ottimi interpreti (e Bruce
muore male (diamine, nemmeno fosse Sean Willis). Riprese davvero belle. Idee originali,
Bean) ma non voglio fare troppi spoiler... Gli si come quella della bobina mancante. L’effetscioglie il pene prima che riesca a stuprare to del grezzo, vecchio reso perfettamente.
Cherry perché non respirava gas da un po’... Alla fine il tutto rende esattamente quello per
Scusate, non riuscivo a tenermelo dentro. È cui è stato creato. Di sicuro a molta gente
osceno. Ma andiamo avanti. Dopo aver libe- non piacerà, ma basta capire cosa c’è sotto
rato i compagni prigionieri, El Wray sostitu- guardando gli altri film del regista per godersi
isce la gamba di legno dell’amata con una questo film. Circa.
bellissima carabina munita di lanciagranate.
E danno inizio alla carneficina. Così un intero commando, che a quanto pare ha ucciso Dio! Stanotte mi risognerò Tarantino.
Osama Bin Laden, viene sterminato da una
spogliarellista, una donna semi-paralizzata,
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Febbario 2015
Musica
Musica
Febbario 2015
Banane e Velluto
di Paolo Marimon
In questo articolo si parla dell’album “The
Velvet Underground & Nico” creato ed eseguito dall’omonima band.
N
onostante il gruppo sia abbastanza
sconosciuto, come l’album in sé, la
copertina è una delle più importanti
della storia del Rock. L’idea è semplice e geniale: una banana adesivo accompagnata dalla scritta “peel slowly and see”
che copre l’illustrazione dell’interno del frutto colorato in rosa (vi
ricorda qualcosa, eh?...
Pervertiti). Il tutto è poi
accompagnato dalla
firma di Andy Wahrol,
eccentrico
artista
newyorkese
dell’epoca e manager della band nel loro primo
periodo.
Ahimè, furono proprio
le complesse tecniche
di stampa del banana-adesivo ed il vizio
dell’artista di non prestare molta attenzione
ai diritti d’autore nelle foto inserite sul retro
dell’album che travagliarono particolarmente
l’uscita del disco. Si riuscirono così a vendere solo 100 copie della prima edizione prima
che venisse ritirata dal mercato. Narra Brian
Eno che quasi tutti quei 100 acquirenti siano
poi diventati importanti membri del mondo
della musica, ma questa è un’altra storia.
Scavando oltre la copertina e andando ai
brani, si trova una struttura molto atipica per
l’epoca: l’album si bilancia su un’alternanza
fra brevi canzonette e lunghe sperimenta-
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zioni-improvvisazioni, che vedranno il loro
massimo sviluppo negli album successivi in
suite come “Sister Ray” con i suoi 17 minuti. La stessa strumentazione è bizzarra: John
Cale suona in molti brani la viola elettrica,
Lou Reed gioca con la sua chitarra abbassandola di mezzo tono o accordando tutte le
corde alla stessa nota, per non parlare delle
varie percussioni e dei suoni di sottofondo.
A tutto ciò si aggiunge la particolarità dei testi che affrontano temi
ben lontani dalle canzoni del rock classico anni ’60, andando
invece ad addentrarsi
in un cadente mondo
di droghe e sessualità
alquanto particolare.
Al riguardo, è giusto
menzionare “Venus in
Furs”, brano dai ritmi
ossessivi che vince anche il primato di prima
canzone nella storia riguardante un rapporto
sado-masochista (sappiate anche che nei live Andy Wahrol aggiungeva spesso al palco attori dotati di fruste ed
attrezzatura inerente al tema) e “Heroin” che
parla di…va be’, avete capito.
Il disco si apre con il brano “Sunday morning”,
probabilmente il più famoso del gruppo, soprattutto per il largo uso che ne è stato fatto
in serie tv e pubblicità, spesso anche molto
improprio dato che, nonostante la melodia
sia particolarmente dolce e molto vicina ad
una ninnananna, il testo parla di paranoia e
depressione. Non è ben chiaro se l’ENEL se
ne sia accorta quando la mise come colonna
sonora del suo spot qualche anno fa.
Seguono “I’m waiting for the man”, che parla
di un uomo che compra dell’eroina e “Femme Fatale” in cui si sente per la prima volta
nell’album la voce di Nico, una modella tedesca che Wahrol accostò a Lou Reed come
cantante. C’è da dire a suo favore che ha una
voce molto particolare capace di evocare
contemporaneamente dolcezza e freddezza
e che le ha permesso di avere successo anche dopo aver abbandonato i Velvet per dedicarsi ad album solisti come “Desertshore”.
A questo punto troviamo “Venus in furs”,
il brano ispirato al libro di Leopold von Sacher-Masoch (Il termine “masochismo” deriva da lui) già menzionato prima, “Run run run”
e “All tomorrow’s parties”, il brano preferito
di Wahrol, che descrive vari personaggi della
sua factory e che chiude il lato A del vinile.
Il lato B si apre con la caotica “Heroin” e l’ordinatissima “There she goes again” per passare poi a “I’ll be your mirror”. Ritengo che
quest’ultimo brano, il più breve di tutto l’album,
meriti un po’ di analisi: nella carriera musicale dei Velvet questo è forse l’unica canzone
dai toni dolci e positivi. Dopo brani su droghe,
rapporti dalla natura poco sana e personaggi
bizzarri, i toni cambiano completamente direzione e si parla di amore nella sua forma
più pura. Lo specchio indicherebbe proprio
la completa empatia dell’amante, capace di
mostrare all’altro chi è veramente anche nei
momenti più bui. Forse se c’è una negatività
nel brano è proprio l’apparente impossibilità
che vi sia davvero una persona capace di
conoscerci meglio di quanto ci si conosca
da sé, ma chi siamo noi per dire che questo
non sia possibile?
Il brano piacque così tanto ad Andy Wahrol
che egli propose di inserire volontariamente un difetto nel vinile che mandasse in loop
all’infinito la frase “I’ll be your mirror” a fine
traccia.
L’ordine apparente di questa canzone viene
infine distrutto dal caos degli ultimi due brani,
“The black angel’s death song” e “European
son”, che conclude l’album con una improvvisazione di sette minuti.
Detto questo, vi consiglio vivamente di ascoltare questo disco sia per la sua grande importanza per la storia del rock sia per il fatto
che, nonostante alcuni momenti un po’ confusionari, è proprio un bell’album, con testi profondi e musica che varia pesantemente fra
rock-pop di facile ascolto e sperimentazioni
sonore rare. Spero che piaccia anche a voi e,
se apprezzate la parte di follia sperimentale, vi consiglio anche i due album successivi,
“White light/white heat” e “The velvet underground”, e “Songs for drella”, un album di
Reed e Cale dedicato ad Andy Wahrol dopo
la sua morte.
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Febbario 2015
varie
THE LEGO ARTICLE
varie
Windows 10
UN NUOVO ORIZZONTE UNICO
di Iacopo Magnini
L
EGO, piccoli mattoncini di vari colori
sovrapponibili. Fin qui niente di speciale, ma cosa si può fare con miliardi
di pezzi?
Nel 1932 un carpentiere danese disoccupato
iniziò ad intagliare una serie di blocchi di legno che costituirono le basi del “Leg Godt”
letteralmente “gioca bene”. Questi tasselli
erano semplicemente sovrapponibili e non
incastrabili, finché nel 1947, con l’invenzione
della plastica, l’ex carpentiere iniziò a produrre i pezzi che ora conosciamo. Ole Kirk
Christiansen, così si chiamava il genio che
ha ideato questo gioco, costruì come primo
“capolavoro” un camion scomponibile formato da mattoncini ad incastro. Nel 1953 nasceva finalmente “LEGO Mursten”, ma solo
nel 1958 furono ideati i classici pezzi rettangolari che oggi utilizziamo. Sfortunatamente,
nello stesso anno morì il fondatore, ma le
redini dell’azienda passarono nelle mani del
figlio Godtfred. Nel 1959 fu riunito un gruppo
di persone che avrebbero dovuto inventare
nuove composizioni utilizzando mattoncini di
varie dimensioni, arrivando così a comprendere 450 persone nel 1960. Il 1961 e 1962
videro l’invenzione delle prime ruote LEGO,
che ampliarono la possibilità di creazione di
composizioni diverse. La svolta cruciale
avvenne 34 anni dopo
il primo pezzo di legno intagliato: apparvero le prime
istruzioni. Il 7 giugno 1968 fu inaugurato il parco LEGOLAND
di Billund, cittadina natale di
Christiansen, costituito da città in
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miniatura assemblate con pezzi di LEGO. Tre
anni dopo furono messi in commercio i primi modelli di navi realmente galleggianti. In
un paio di anni fu creato il logo della LEGO
come lo conosciamo adesso. Come tutti ormai sapranno, la LEGO è caratterizzata da
“serie”, ovvero insiemi di modelli appartenenti a diverse categorie: City, per citare la
più nota, ma anche Pirates, Castle e, per i più
piccoli, dal 1969, esiste la serie DUPLO, mentre per i più grandi quella Technic e quella
Mindstorms, che sfruttano parti motorizzate e
sensori vari, di movimento, luce etc., in modo
da rendere il gioco adatto a tutti. Nel 1992 il
LEGO apparve nel Guinness dei primati con
un castello di circa 400 mila pezzi e una ferrovia di 545 metri con tre locomotive. La più
alta costruzione formata dai mitici mattoncini
è una torre di oltre 34 metri, corrispondente
ad un palazzo di 10 piani! Il modello più lungo è invece un “millepiedi” di 1580 metri, pari
a 15 campi da calcio! Composto da quasi 3
milioni di mattoncini, questo verme si trova in
Italia a Grugliasco, in provincia di Torino e fu
costruito, o meglio terminato, il 13 febbraio
2005. Lo scorso anno, due redattori di questo giornale, Andrea Magnini, il cui cognome
simile al mio non fa supporre
che sia mio parente, ovviamente, e Francesco di Giorgio, si sono piazzati al 5°
posto nel concorso
intitolato a Riccardo
Ricci costruendo un
parabolografo con i
mattoncini LEGO. Il
che conferma che il
LEGO può anche essere
solo un passatempo.
Febbario 2015
di Gherardo Ulivieri
I
l nuovo sistema operativo di Redmon, Windows 10, sarà unico, ovvero sarà uguale
sia per tablet che per PC. A quanto pare
si dovrebbe avere un ritorno al passato, al
vecchio caro desktop, con una grafica del
tutto simile a Windows 8, ma con un ambiente
stile Windows 7. Inutile dire che secondo me
il nuovo sistema operativo di Redmon vuole
cercare di rimettere a posto gli errori fatti con
Windows 8, di cui moltissimi utenti hanno lamentato lo start non molto funzionale. La scelta di Windows 8 è stata per molti una costrizione, dal momento che, dopo l’eliminazione
di Windows XP, più del 50% degli utenti si è
sentito buttato fuori ed è stato, quindi, forzato
ad aggiornare Windows 8. Speriamo che la
Microsoft sia cambiata; ne dubito fortemente.
Il nuovo start
La notizia più eclatante è sicuramente il fatto
che Windows avrà un nuovo pulsante start:
sarà del tutto ammodernato e da lì si potrà
accedere facilmente alle applicazioni preferite o più utilizzate del sistema. Come possiamo vedere dall’immagine qui sotto, lo start
non farà accedere solo alle app, ma anche
alle varie funzionalità di Windows: pannello
di controllo, documenti… Il pulsante avrà anche un piccolo quadrante dove ci sono le nostre informazioni, il nostro account Microsoft
e la nostra email e non sarà piccolo come
quello di Windows 7: quando è aperto, occupa circa il 40% dello spazio sul desktop.
Lo Store Microsoft
Microsoft ora non fa più differenza tra le
app per PC, tablet o Xbox, tanto che si potranno utilizzare tutte sul nostro PC: ciò è
dovuto soprattutto alla “visione” unica di
Windows 10, che sarà installato anche su
tablet e altre apparecchiature. Finalmente potremo utilizzare senza problemi il nostro tablet, senza andare sulla scomoda sedia per giocare a “Forge of empire”!
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Febbario 2015
Racconti
La fabbrica di cornici
di Marco
E
ra da poco passato Natale e stavo vagando per le vie della mia città. Avevo preso le ferie dal lavoro e
in casa non c’era ormai più nessuno
ad attendermi, per cui avevo preso l’abitudine di farmi delle lunghe passeggiate verso
sera, poco dopo il tramonto del sole. In quei
giorni la temperatura era calata a picco ed
io mi stavo tenendo stretta la sciarpa, grato
per il calore. Camminavo tenendo lo sguardo rivolto verso il basso, svoltando agli incroci senza guardare bene che via prendessi.
Quando decisi di alzare gli occhi mi accorsi
di essere finito in una zona in cui non ero mai
stato. Camminai un poco, cercando di ritrovare l’orientamento. Stavo per svoltare a destra quando vidi una vetrina ad un incrocio
emanare una forte luce. Strizzai gli occhi e
vidi che dietro di essa c’era una stanza piena di lampade di varia grandezza e forma. Mi
avvicinai incuriosito. All’interno, oltre a tutte
quelle luci (c’era persino una lampada a forma di koala), riuscii a distinguere ogni sorta
di oggetti immaginabili, da portachiavi a orologi a cucù.. Sopra la porta di ingresso c’era
una targa che recitava: “Fabbrica di cornici”.
Sotto di essa c’era scritto, in quello che ipotizzai essere alfabeto greco (riconobbi l’alfa)
“Ένθα ευρίσκει ζωήν”. Non avevo mai studiato il greco antico, per cui non riuscii a capire
cosa volesse dire, ma decisi di entrare ugualmente. All’interno il negozio era esattamente
come appariva da fuori: un insieme di oggetti
di varia natura sparsi alla rinfusa su tavoli e
mensole. C’erano persino due spade appese sulla parete di destra, poste l’una sopra
l’altra a formare una X. Tra le stranezze, notai
pure su una credenza un antico vaso in terracotta, con varie immagini dipinte raffiguranti quelli che sembravano essere antichi eroi
greci. Sul vaso riuscii pure a distinguere due
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parole, incise su di esso, scritte anch’esse in
greco antico: “ανδώρα”, scritto nel centro e
“ελπίς”, che compariva verso il fondo. Non
appena cercai di prenderlo una voce mi salutò da dietro il bancone. “Buona sera figliolo, stavi cercando qualcosa di particolare?”
Essere chiamato figliolo mi fece uno strano
effetto: sì, insomma, avevo ormai 30 anni ed
era raro che qualcuno mi si rivolgesse così.
Da dietro il bancone fece capolino un signore
con una poco curata barba grigia, dei capelli
lunghi e scompigliati dello stesso colore ed
un paio di occhiali tondi.
“No, no, ero solo entrato a dare un’occhiata”
mi affrettai a rispondere. Non volevo mi facesse altre domande. Il vecchio sollevò un
sopracciglio dubbioso.
“Ne sei sicuro figliolo? È raro capiti qui qualcuno che non stia cercando qualcosa” Mi
puntò i suoi occhi scuri addosso ed io mi
sentii stranamente a disagio. Non risposi.
“Bah” borbottò “Strano. Strano strano strano”. Poi chinò il capo e andò verso una mensola. C’era sopra una lampada spenta. L’uomo ne estrasse la lampadina, la strofinò sulla
sua camicia e la rimise dentro. La lampada
si accese emanando un’intensa luce rossa.
“Che negozio è questo?” domandai, cambiando posizione e avvicinandomi al bancone. Sul tavolo c’erano dei piccoli animali in legno con la testa unita al corpo con una molla.
Ne toccai uno e questo si mise a descrivere
delle strane curve con il capo.
“Che posto è questo, eh?” mi fece eco lui,
senza però voltarsi. Aveva preso una scala di
legno. Ci montò sopra e prese un libro posto
in uno scaffale in alto. Lo spolverò con cura
e lo appoggiò su una mensola più in basso.
Poi scese e mi venne incontro. “È una fabbrica di cornici. Sai che cosa è figliolo?”. Scossi la testa un po’ confuso. “Be’, una fabbrica
Racconti
di cornici è….” poi si interruppe. Mi squadrò
e cambiò espressione. “Forse però prima è
meglio se ti faccio un’altra domanda. Cosa
pensi sia una cornice?”
Rimasi spiazzato da quella domanda. Mi stava
sul serio chiedendo cosa fosse una cornice?
“Una cornice è quella cosa che ti permette
di appendere un quadro” provai a indovinare.
Non avevo molta voglia di assecondare quel
suo strano gioco. Un tempo forse l’avrei fatto,
ma ora ero... E mi sarei incuriosito, ma adesso
non più. Ero… “Insomma, un qualcosa che ti
permette di abbellire una parete con un dipinto” tagliai corto.
L’uomo continuò a fissarmi.
“Sì molto bene, tutto giusto. Ma qual è la funzione di una cornice?” Ci pensai su. “Abbellire
il quadro. Una bella cornice rende il quadro più
elegante” “Se il quadro è bello non serve una
cornice bella” rispose lui in tono pacato “No, la
cornice fa qualcosa di ancora più importante:
lo sorregge. Gli dà stabilità. E, soprattutto, fa sì
che il quadro si possa realizzare a pieno, pos-
Disegni di Ada Gianassi
Febbario 2015
sa fare quello per cui è stato creato: abbellire una parete, rendere più accogliente una
stanza. La cornice aiuta il quadro a fare quello
che il quadro da solo non può fare, ma che è
il suo compito fare. È un aiuto. Ed è questo
che faccio io, figliolo. Vendo Cornici. Piccoli
oggetti come lampadine, statuine, libri o giocattoli che, sì, è vero, abbelliscono la vita, ma
danno anche una mano a farla scorrere per
il verso giusto. Spesso basta poco, un ricordo, un consiglio,un regalo per dare una svolta
alla vita di qualcuno. E queste piccole cornici hanno questo compito: ridare ricordi, trasmettere emozioni, farci ricordare chi siamo.
Sono solo sciocchezze, come le chiameresti
tu ora” Si zittì su quest’ultima affermazione,
ma continuò a fissarmi ed io rimasi in silenzio,
sentendomi di nuovo a disagio. Onestamente
non sapevo davvero cosa rispondere e il tono
che aveva usato per pronunciare quel ”ora”
mi aveva scosso. Distolsi lo sguardo e i miei
occhi si posarono sul libro che il negoziante
aveva appoggiato sulla mensola. Ora che lo
guardavo meglio mi sembrava di conoscerlo. Sgranai gli occhi. Era un libro che leggevo
spessissimo durante l’ultimo anno del liceo e
i primi di università. A dire il vero, affermare
che era un semplice libro era riduttivo. Quella
breve storia di 300 pagine scarse mi aveva
letteralmente cambiato l’esistenza. Non c’era
sera che prima di coricarmi non lo leggessi.
Era stato grazie a quel libro che ero riuscito a
trovare me stesso, a capire chi volessi essere. In qualche modo mi aveva dato vita. E poi
era grazie a quel libro che l’avevo incontrata.
Lei se lo portava sempre dietro all’università,
infilato nella sua tracolla color porpora. Diceva che le ricordava la sua infanzia. Era stato
quel libro il pretesto per cominciare a parlare.
In poche parole quel libro era una parte di me.
Poi con il passare del tempo avevo cominciato a leggerlo sempre meno spesso. Soprattutto finita l’università, quando avevo cominciato a lavorare. Era da lì che erano sorti i
primi problemi. Era da lì che avevo cominciato a cambiare.
Rimasi in silenzio a fissare il libro. Dopo qual-
21
Febbario 2015
Racconti
che minuto il negoziante disse:
“Ma torniamo a te, il mio lavoro, non penso ti
importi tanto. Non mi hai ancora detto cosa
cercavi” “Io non stavo cercando niente” ripetei “Mi avevano attratto solamente tutte queste luci”
“Suvvia, non me lo far ripetere. Ti ho già detto
che se sei entrato qui è perché sei in cerca
di qualcosa. Stavi cercando per caso un regalo?” “Un regalo?” farfugliai. “Sì, hai capito bene, un regalo. Generalmente è questo
che cercano le persone che entrano qui: una
piccola cornice, un pensiero per qualcuno
di speciale. È anche a
questo che servono
le cornici, sai? A
mettere il quadro in armonia con i quadri vicini. A
far sì che due
quadri possano stare bene
vicino. E poi,
siamo ancora
sotto Natale,
no?”.
Subito tornai
con la mente
al Natale appena
trascorso.
Quell’anno lo avevo
passato da solo, senza ricevere neppure
molti regali. Non dalla persona di cui mi importava, almeno. Avevo passato il giorno di
Natale a fumare dal balcone, dopo che il giorno prima avevo promesso di smettere. Quel
ricordo mi provocò un forte senso di disgusto verso me stesso. Mi tastai le tasche fino
a trovare il pacchetto di sigarette che portavo
sempre con me. In quel momento avrei voluto lanciarlo via, farlo sparire dalla mia tasca.
Erano state loro uno dei tanti motivi per cui
lei mi aveva lasciato. Diceva che mi avevano
cambiato, che la persona che conosceva non
avrebbe mai fumato. Ed era vero. Ma il nuovo
lavoro era stressante e, alla fine, le sigarette
22
erano diventate l’unico modo per affrontarlo.
Non sapevo nemmeno perché avessi accettato quel lavoro. Lo stipendio era buono, ma
i soldi non mi erano mai interessati. Non fino
a qualche anno fa. Poi era cambiato qualcosa, ero diventato più ambizioso. Corrugai la
fronte. Il vecchio mi sorrise e all’improvviso
mi accorsi che in quel preciso momento non
me ne fregava più nulla dei soldi e del lavoro.
Mi importava solo di una cosa, una cosa che
avevo perso. Tutte quelle luci mi trasmisero una sensazione di calore. Sentii qualcosa
che si agitava dentro di me. Il vecchio sorrise
un’altra volta, si girò
verso una libreria.
Cominciò a frugare
nei cassetti,
aprendone e
chiudendone
almeno dieci.
Alla fine si girò
ed esclamò:
“Eccolo! Ho
trovato il regalo che stavi
cercando.” Si
avvicinò e mi
porse un paio
di orecchini di
un colore azzurro
chiaro. Non appena li
vidi mi tornarono in mente altri ricordi. Erano
identici a un paio che portava sempre lei, nei
primi anni che ci frequentavamo. Mi tornò in
mente il suo viso e non riuscii a trattenere un
sorriso. Ricordai che un giorno li aveva persi.
Avevo cercato ovunque in casa, senza però
riuscire a trovarli. Ero pure uscito fuori, a setacciare tutti i negozi del centro alla ricerca di
un paio di orecchini simili. Alla fine non li trovai,
ma lei non sembrò dispiaciuta. Disse che era
contenta di avere un ragazzo disposto a passare una giornata intera a cercarle degli orecchini, a cui in realtà non teneva molto. Quel
pensiero mi rattristò. A quel tempo non avrei
battuto ciglio nel fare una cosa del genere.
Racconti
Ora invece… Perché ora no? Più ci pensavo
più sentivo smuoversi qualcosa dentro di me.
Presi in mano gli orecchini e cercai di dire
qualcosa, ma le parole non volevano saperne
di uscire. Lui sembro capirlo e disse: “Questi
li ho comprati in America qualche tempo fa.
Sono in quel cassetto già da qualche anno,
ma non avevo trovato ancora a chi darli. Ora
l’ho trovato. Questi orecchini sono tuoi.” “Non
ho molti soldi dietro” fu l’unica cosa che riuscii a rispondere. “Oh non importa” disse lui in
tono gentile “Questi sono un regalo. In fondo
siamo ancora nel periodo natalizio, no?”
Non risposi. Rimanemmo in silenzio per qualche secondo. Poi fuori la campana suonò le
otto. Per fortuna fu lui a riprendere a parlare.
“Temo che questo sia l’orario di chiusura, figliolo. Faresti meglio a tornare a casa” “Sì”
farfugliai. Le immagini di prima mi balenavano
ancora in testa. Senza pensare molto a quello
che facevo mi avviai verso la porta. All’ultimo
il signore mi richiamò: “Ah aspetta, quasi dimenticavo. Prendi anche questo.”
Si avvicinò e mi porse il libro che aveva tirato fuori all’inizio. “Considera anche questo un
regalo. E trattalo bene: non dimenticare che
questa è la tua cornice” Io lo guardai con gli
occhi sgranati e risposi con qualcosa di molto
intelligente, come un “uh, uh” o un verso simile, poi uscii di corsa dal negozio. Fuori l’aria
era diventata freddissima. Mi misi il cappello
e mi sistemai meglio la sciarpa. Cominciai a
camminare. Più camminavo, più sentivo crescere dentro di me adrenalina e forza. A un
certo punto presi il pacchetto di sigarette e lo
gettai nel primo cestino che trovai. Non chiedetemi come, ma all’improvviso sapevo cosa
dovevo fare per sistemare le cose. Avevo
trovato il coraggio e, soprattutto, la grinta.
Chiamai in ufficio e dissi al mio capo che mi
volevo licenziare. Non diedi nemmeno tante
spiegazioni, dopo averglielo detto riattaccai
subito. Rientrai in casa e posai l’impermeabile
ed il cappello. Presi della carta regalo e incartai gli orecchini. Poi presi un foglio di carta e
cominciai a scrivere. Non sapevo bene cosa
scrivere, ma cercai di seguire più l’istinto che
Febbario 2015
la testa, come ero solito fare un tempo. Era
questo uno dei motivi per cui le piacevo, diceva. Quando ebbi finito, misi tutto dentro una
scatola di cartone e la appoggiai sul tavolo.
Poi mi misi a letto e cominciai a leggere il libro, fino a che non mi addormentai. Il giorno
dopo andai alle poste e spedii la scatola. Mi ci
volle un bel po’ di tempo e tutte le mie forze,
ma alla fine riuscii a farmi perdonare e a ritornare con lei. Mi disse che anche per lei era
stato un mese terribile e che aveva sempre
sperato che ritornassi quello di un tempo, che
aprissi gli occhi su quello che ero diventato. Io
le dissi che non si doveva preoccupare, che
non mi sarei più perso, che ce l’avrei messa tutta. Mi disse che aveva sempre saputo
che sarei rinsavito. A dire il vero, io qualche
settimana prima non ci avrei mai scommesso. Non le parlai del negoziante e della fabbrica di cornici. Quella storia era troppo strana
da raccontare. Nelle settimane successive
ricercai più volte il negozio, per ringraziare il
vecchio signore, ma non riuscii a trovarlo. Per
quanto cercassi e girassi, non riuscivo a ritornare a quell’incrocio dove ero capitato la prima volta. Alla fine smisi di cercare. Adesso ho
da poco chiesto alla mia ragazza di sposarmi
e sto cercando il possibile di non perdere più
pezzi per strada. Ripenso spesso all’incontro
con il negoziante, a come facesse a sapere
tutte quelle informazioni sul mio conto, se sia
stata una coincidenza o meno. Mi piace pensare che in qualche modo una forza invisibile mi abbia condotto in quel posto, per darmi
una seconda possibilità. Una sorta di aiuto del
destino. Non ho prove, ma è un pensiero che
mi rassicura. E in fondo, ogni volta che ripenso
alle luci del negozio e al modo con cui esso
sia poi sparito, sento sempre una strana aurea di magia pervadermi da cima a fondo.
23
Giochi
Giochi
Cornici Concentriche
CrUcI dEgE
Febbario 2015
di Anonimo (tramite lo scatolone fabbricone)
Febbario 2015
di Andrea Magnini
Inserire orizzontalmente nelle nove righe le parole definite in A. Poiché lo schema è formato
anche da quattro cornici concentriche, si dovranno leggere in ciascuna le parole (il cui inizio
non è precisato) in senso orario corrispondenti alle definizioni in B.
Definizioni A:
1.Confini di Verona - Ciò che manca al totale - Con “o” e “g” in
Olga
2.Lo è il rabarbaro - È pubblicitario
3.Ne è diviso l’inferno - Fiume egiziano
4.Ricca umidità - Pappagallo dell’America Centrale - La scrittrice Levi
5.Può essere irrisolto - Molti in Inghilterra
6.Altro nome dei pesci Savette - Forza in latino
7.Vocali in lima - Premessa contenente l’antefatto di un’opera
teatrale
8.Guarita da un male fisico - … dei tali
9.Privo di tonalità - Confini di Talamone
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Definizioni B:
1^ cornice: Levare in linguaggio familiare - Abito femminile
lungo nell’antica Roma - Sigla di Torino - È nella manica - Fiume dell’oblio - “A” in musica - Quello inglese è spesso contratto
- Donna dell’Asia
2^ cornice: La fai a nascondino - Nello sport è sia destra che
sinistra - Nomea, stima - Diventa un principe - Sinonimo di
contesa
3^ cornice: Un Fabio scrittore - Scala di percezione del dolore Si danno alla comunione - Confini di Livorno
4^ Cornice: Insieme al Dr. Slump in un famoso manga - Tactical Technology Office
ORIZZONTALI:
1. Racconto mitico
8. Povero di ferro nel
sangue
14. Droga derivata dalla
morfina
15. Il nemico giurato
17. Lo scienziato della
mela (iniziali)
18. Il padre del padre
19. Cavità superiori del
cuore
20. Si decreta quello d’assedio
22. Filosofia, dottrina
astratta
24. Tyler, ex velocista della
Garmin
25. Alla fine di ottobre
26. Grossa sacca di pelle
o stoffa
28. A metà gara
29. Al centro degli affari
30. Isoletta oceanica
31. Danneggiato, ferito
33. Lo fa la trottola
35. Molto nervosi
36. Innalzate, costruite
37. La più famosa è quella
di Rosetta
40. Tritolo
41. La sua morte fu rappresentata da David
42. Parte muscolare del
cuore
44. Affinità, somiglianza
46. Recipiente per trasportare liquidi
47. In fondo alla strada
49. Bucarest ne è la capitale
50. Il Cruise attore
VERTICALI:
1. Alleviare
2. Era re ai tempi di Pilato
3. Andato in Inghilterra
4. Il rivale di Fausto Coppi
5. Composti organici
con gruppo ossidrilico e
alchenico
6. A fine cena
7. Remoto nel tempo
8. Ganci per la pesca
9. A fin di bene
10. Lei soggetto
11. La valvola tra atrio e
ventricolo sinistro
12. La scimmia di Tarzan
13. Papa che diede l’approvazione alla Regola
francescana e domenicana
16. Il filosofo del “panta
rei”
19. Quarzi ornamentali
21. Li esegue la polizia
23. Agire con temerarietà
24. L’organizzazione per la
fame nel mondo
27. In testa all’illuso
29. Folcloristica festa
paesana
32. Concilio ecclesiastico
33. Cresce a spighe
34. Una parte della commedia
35. Si tocca sbarcando
36. Fiumiciattolo di Bagno a Ripoli
37. Oggi è la Thailandia
38. Metà dell’economia
39. Non ne ha il cerchio
42. Di mia proprietà
43. Il centro di Modena
45. Grosseto
48. In testa all’amico
25
Giochi
Giochi
L’albirinto
Trova i DeGenerati
Febbario 2015
di Guido Contini
Che abbuffata al cenone di Capodanno!
Babbo Natale ha fatto indigestione!
Aiutatelo a raggiungere il sacco
con il bicarbonato che il Malvagio
Re degli Scoiattoli Volanti gli
ha sottratto.
Febbario 2015
di Elisa Guerra
Bicarbonato
Istruzioni:
In questo gruppo di lettere sono raccolti i nomi di gran parte della nostra redazione.
Cerchiateli con l’aiuto dei suggerimenti sottostanti.
Le lettere rimaste formeranno una frase a noi molto cara!
Ada
Anastasia
Andrea x2
Andrea Anna
Barto
Beatrice
Bernardo
Elisa
Emilio
Francesco
Gemma
Guido x2
Jacopo
Lorenzo
Marco
Matteo
Nicola
Paolo
Perla
Pietro x2
Sara x3
Save
Tommaso
Valentina
Babbo Natale
26
27
Febbario 2015
Giochi
Il re ha riunito i suoi sei feudatari
di Jacopo Magnini
I
l re ha riunito i suoi sei feudatari: Agilulfo, Bradamante, Criselda, Desdemona, Ermengarda e Ferraù perché si sta molto annoiando e vuole fare un gioco stupido.
Li fa disporre attorno ad un tavolo, ordinando
loro di dire un’affermazione vera ed una falsa
riguardo alla loro disposizione.
Questo è quello che dicono:
• Agilulfo: “Bradamante è alla mia sinistra;
Criselda sta di fronte a Bradamante.”
• Bradamante: “Criselda sta di fronte a me;
Desdemona sta di fronte a Agilulfo.”
• Criselda: “Desdemona sta alla mia sinistra;
Ermengarda sta alla mia destra.”
• Desdemona: “Ermengarda sta di fronte a
me; Ferraù sta di fronte a Bradamante.”
• Ermengarda: “Ferraù sta alla mia sinistra;
Agilulfo sta di fronte a me.”
• Ferraù: “Agilulfo sta alla mia sinistra; Bradamante sta di fronte ad Agilulfo.”
Riuscite a capire dove è seduto ciascun feudatario?
Febbario 2015
Lo scatolone fabbricone
Le poche regole dello scatolone fabbricone:
• Potete mettere qualsiasi vostro disegno o testo all’interno dello scatolone fabbricone
• Le varie opere inserite all’interno dello scatolone fabbricone saranno pubblicate in una
pagina apposita a meno che non contengano offese o altre cose poco idonee agli occhi
di un lettore impressionabile.
• Lo scatolone fabbricone è presente in entrambe le sedi.
Bestiario mensile
Ecco a voi le perle pronunciate nelle classi del nostro liceo questo mese. Si ringraziano tutti
coloro che ci hanno inviato le frasi dei loro prof, ci avete fatto ridere tantissimo. Partecipate
numerosi anche al prossimo bestiario!
Appartieni ad una setta che vieta l’uso delle maiuscole?
Queste funzioni sono come lo Jagermaïster, ti lasciano l’amaro in bocca.
Ragazzi qual è la definizione di Volt? Dai, l’abbiamo detta 200 Volt!
*scrivendo una formula di fisica* “Ragazzi, forse mi sono dimenticata qualche meno, al
massimo infilateceli voi a casa”
Ioinpalestralecoseledevoperforzaspiegareurlando,nonèmicaunambientecheposso
spiegare coi messaggini o col violino!
Ed ora torniamo alla serie fumettistica.
Il tesoro Perduto di
Guido Castelnuovo
Trama di Federico Ferrantini, disegni in sede di Guido Contini, disegni in succursale di Paolo Marimon
L’oceano non è un mare, è un oceano.
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Ehm genio, non vorrei rallentare i fulminei algoritmi
del tuo cervello, ma saresti così gentile da spiegarci
DOVE CAZZO STIAMO ANDANDO!!!!!
Te l'ho appena detto: stiamo andando al secondo
piano, al vecchio vano ascensore al quale si accede
dalla finestra in una delle classi...
Grazie alla tua femminea
vanità, ho intuito che bisogna
scendere nel sottosuolo e l'unico
passaggio è il vecchio cunicolo
E chi ci dice che possiamo fidarci? Se sei
stato bocciato nonostante l'essere cercatore,
vuol dire che hai combinato un casino,e poi
non sappiamo neppure il tuo nome...
Il perché mi
abbiano
bocciato mi è
sconosciuto. Se
proprio non
puoi resistere il
mio nome è
Tommaso.
Ed io
mi chiamo
Chevin...ora
che ci siamo
presentati
possiamo
andare?
Io sono
Astrid.
Infondo se c’é un tesoro
sará per forza sotto terra,
no?
Pare che debba
andare cosí...
E noi dovremmo
calarci da qui?!?
Bene; Astrid accompagnami a
cercare del cordame. Chevin tu
recupera una torcia.
Come si fa a pensare
di fare Bungee Jumping
piuttosto che controlla’
se c’é ‘na scala?
Idioti...
Fortuna che
son furbo
io.
Oh, ma
che... é
finita?
Era l’ultimo gradino...
OOOOOOO
OOOOOOO
GERONIM
Vabbeh, nella vita
bisogna buttarsi...
Chevin sopravviverá alla caduta? Chi
troverá per primo il Tesoro Perduto di
Guido Castelnuovo? E che cos’é il
Tesoro? E che cos’é il “che cos’é”? Le
risposte a nessuna di queste domande
nel prossimo eccitante DeGe!
Redazio n e:
Andrea Rigacci 1A
Gemma Montaperto 1AS
Gherardo Ulivieri 1AS
Beatrice Rolfo 2AS
Jacopo Magnini 1B
Perla Mu 2B
Pietro Trallori 2B
Alessia Ugolini 4B
Bernardo Cencetti 4B
Andrea Magnini 5B
Il Direttore DICE:
“Falafel”
Finito di stampare
il: 09/02/2014
alle ore: 18:00
In tiratura di 750 copie
Direttore: Guido Paoletti 2AS
Vice-Direttrice: Elisa Guerra 3C
Federico Ferrantini 5B
Francesco Di Giorgio 5B
Edoardo D’Angelis 5B
Lorenzo Bartoloni 5B
Paolo Marimon 5B
Sara Fiore 5B
Sara D'Amico 5B
Saverio Misuri 5B
Tommaso Zolfanelli 5B
Valentina Buccioni 3C
Anastasia Samoylov 5C
Lorenzo Cantini 1E
Ada Gianassi 1G
Dimitry Samoylov 2G
Marco Fusari 4G
Andrea Conti 5G
Guido Contini 1H
Nicola Stellini 1H
Sara Puricelli 1H
Matteo Eynard 3H
Salve a tutti voi che vi spingete sino ai più reconditi meandri del DeGe e leggete la quarta
di copertina! Sono il direttore del DeGeneratione e mi rivolgo a tutti gli studenti: siete invitati a
scrivere sulla più importante testata giornalistica del Castelnuovo! Potete farlo in vari modi: il
più divertente è, senza dubbio, partecipare alle
riunioni della redazione. Si tratta di un ambiente aperto a tutti, autogestito dagli studenti e in
cui è possibile socializzare con ragazzi di tutte
le classi e di entrambe le sedi. Inoltre, a volte
c’è del cibo! Venite, ci riuniamo ogni giovedì
dalle 14:30 nella sede di Via La Marmora. Per
gli sfortunati che non potessero partecipare,
è comunque possibile pubblicare i propri contenuti in molti modi: potete dare una chiavetta
USB a un redattore, mandare una mail all’indirizzo [email protected] o usufruire
dello Scatolone Fabbricone, il quale, avendo il
dono dell’ubiquità, è presente in entrambe le
sedi. Quindi, niente scuse, sfruttate lo spazio
che avete a disposizione per esprimervi liberamente! Se avete qualche dubbio, contattate
pure il direttore o uno dei redattori: contribuiremo a incasinarvi ancora di più le idee!
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