La voce degli studenti Anno XV ◆ Numero III◆ Febbraio 2015 Direttore: Guido Paoletti ◆ Vice-Direttrice: Elisa Guerra a b ro e ch rum n a Fo n l Co su Febbario 2015 Febbario 2015 Indice Editoriale di Lorenzo Bartoloni (ex-direttore) L a mia esperienza di un anno come direttore del DeGe, quella più lunga come redattore, quella ancora più lunga come studente del Castelnuovo, le porterò sempre con me. Mi sembra inverosimile che stiano tutte per finire. Questo non è semplicemente il mio addio in quanto direttore, questo è il mio addio in quanto studente di quinta, rivolto a tante persone davvero fantastiche e ad altrettante persone davvero poco fantastiche, rivolto agli amati corridoi muffosi e agli odiati corridoi muffosi. Chi è così fortunato da avere la sfortuna di dover passare ancora almeno un anno in questo liceo sappia che separarsene è una sensazione agrodolce, davvero difficile da tradurre su carta. Diciamo che è come se mi fossi preso una cotta per il Castelnuovo e che ora ci stessimo lasciando: siamo stati insieme cinque anni e, anche se non sono sempre stati anni felici, il momento della rottura fa male. Ma, in fondo a questo triste ragionamento, mi resta pur sempre una speranza: la speranza di non bocciare, sennò avrei toccato l’apice della poeticità per nulla! Addio Castelnuovini: ricordatevi di me, perché io mi ricorderò di voi! di Anastasia Samoylov (ex-vicedirettrice) E ccomi arrivata alla fine del mio mandato. Sembra ieri quando entrai per la prima volta nell’aula autogestita accompagnando un’amica a vedere la redazione, senza sapere che io stessa a breve ne avrei fatto parte. Eppure è passato un anno carico di lavoro, problemi risolti insieme, feste celebrate tutti raccolti intorno a un tavolo. O a dei tavoli, o delle sedie, insomma 2 poco importa. Quello che conta è il percorso che ho fatto insieme a voi, redattori e lettori, imparando moltissimo, dallo scrivere un articolo allo svolgere un lavoro di squadra per far uscire un numero. Perché sembra facile coordinarsi, ma quando ci si trova in mezzo ad altre diciannove e più persone, ognuna intenta a produrre qualcosa di suo, diventa più complicato e bisogna usare tanta calma e pazienza per condurre in porto una nave tanto grande e numerosa come è la redazione. Ora mi ritiro, contenta del tempo passato insieme a voi, e auguro ai futuri direttore e vicedirettrice di spiegare le vele e di compiere lo stesso mio meraviglioso viaggio a bordo del DeGeneratione. di Guido Paoletti (direttore) Q uanta gente si fermerà effettivamente a leggere le poche parole di un secondino insicuro? Spero poche almeno non mi sputtano come direttore sin dal primo editoriale... Comunque, cosa posso scrivere per riempire questi spazi vuoti? Parliamo della situazione del Dege? Il Dege che mi (ci) ha lasciato il mio predecessore è una macchina perfettamente funzionante che ha bisogno ogni tanto di venire accesa e controllata. Insomma non credo di poter far nulla per migliorarlo. Parliamo allora degli articoli. Beh, a me sembrano ok. Parlano di tanti argomenti diversi e se la redazione ci si impegna vengono anche corretti a dovere. Mannaggia, niente da cambiare neanche qui. Parliamo della redazione. Un bel gruppo che si diverte, si aiuta a vicenda e sa anche quando impegnarsi. Il posto migliore dove passare un pomeriggio. Insomma non so che dire per convincervi (se devo farlo) che sarò un buon direttore. Probabilmente l’unica cosa saggia da dire è che mi impegnerò a far continuare ad andare il Degeneratione così bene. Ed è quello che farò. di Elisa Guerra (vicedirettrice) B asta panettoni e pandori! Basta lasagne della nonna e dolci di qualsiasi tipo: è tempo di ricominciare! Ma ricominciare cosa? Be’, la dieta! Scrivo questo primo ed ultimo editoriale (in quanto vicedirettrice) non con la speranza di un anno migliore per il DeGe, perché siamo noi a renderlo tale, ma con la speranza di po-ter riuscire a portare avanti questo nostro progetto che i redattori che tra poco dovranno lasciare la scuola causa quinto anno di liceo hanno creato e realizzato. Con la parola “nostro” non intendo della redazione ma di tutti gli studenti della scuola: vorrei ricordarvi che il DeGe appartiene a tutti voi! Quindi dateci una mano a renderlo migliore e ad arricchirlo con ciò che vi piace e con cui vorreste veder riempite quelle pagine. Buon anno dalla nuova vicedirettrice del DeGe! 4 C.C.C.: Collettivo Cosmos 8 Castelnuovo Castelnuovo perde 10 Ilancora a tavolino 11 Censored 13 Liberté Grindhouse: planet terror 14 16 Banane e Velluto The lego article 18 19 Windows 10 20 La fabbrica di cornici 24 Fumetto 30 Giochi 35 Lo Scatolone Fabbricone Forum 2015 di Paolo Mariomon VB di Lorenzo Bartoloni VB di Francesco Di Giorgio VB di Nicola Stellini IH di Lorenzo Bartoloni VB di Guido Paoletti IIAS di Paolo Marimon VB di Jacopo Magnini IB di Gherardo Ulivieri IAS di Marco Disegno di Andrea Anna Rigacci 3 Febbario 2015 Scuola Forum 2015 Scuola Febbario 2015 Cosa ne pensa il Castelnuovino? di Paolo Marimon A nche quest’anno, ormai per la terza volta, il lavoro di rappresentanti di istituto, di un gruppo di ragazzi volenterosi e dell’istituto ha permesso la realizzazione di un forum della durata di tre giorni all’interno del nostro amato liceo. E fin qui dovrebbero esserci tutti, dato che il forum in questione è ormai passato da diverse settimane. Ma di tutte queste assemblee, dei film, delle attività, degli “Angeli del bello”, che ne pensa il castelnuovino medio? Ha apprezzato? Ha delle idee per il futuro? Ritiene che l’ipponiglio debba mangiare il marmelpane? La risposta a queste domande e molte altre l’hanno cercata i redattori del DeGe, che, girando in maniera random per le due sedi durante i giorni del forum, hanno intervistato e ripreso alcuni dei malcapitati che hanno trovato a giro. Ecco la lista dei quesiti posti agli studenti: • Classe? • Cosa hai visto per ora del forum? Che ti interessa di più quest’anno? • Secondo te chi è il più fashion dei rappresentanti di istituto? • Rispetto agli anni scorsi, come ti sembra questo forum? • Avresti dei consigli per il forum dell’anno prossimo? • Con quante parole risponderai a questa domanda? • L’ipponiglio mangia cipollarote o preferisci prenda il marmelpane? • Secondo te quanti anni mancano all’invenzione della macchina del tempo? In questo sondaggio, come potete vedere, abbiamo optato per domande aperte, che 4 permettessero all’intervistato di esporre al meglio i propri pensieri, ma che, ahimè, mi hanno impedito di creare il numero esponenziale di grafici con cui avevo intenzione di tediarvi... Ma passiamo all’analisi delle risposte! La prima cosa che si può notare è che quest’anno il forum è stato piuttosto apprezzato: in particolare, la totalità di coloro che hanno espresso questo parere ha sottolineato come l’organizzazione sia stata migliore rispetto a quella degli anni precedenti. Poteva essere altrimenti, con un sito per le iscrizioni tanto ben fatto, con tutte quelle super immagini sparaflashanti e col volto dal baffo familiare di uno dei custodi più simpatici? Il lavoro del gruppo forum di quest’anno ha fatto una buona impressione, soprattutto per quanto riguarda la sede. E se qualcuno, a ragione, si lamenta del fatto che ci sia comunque stata un po’ di confusione e che durante la proiezione dei film (e persino durante alcune assemblee) ci siano state più partite a briscola che in una casa di riposo, bisogna ricordare che il forum è un evento collettivo che comprende tutta la scuola e che richiede partecipazione e impegno da parte di tutti gli studenti. Ma fra tutte le attività presentate durante il forum cosa è piaciuto e cosa no? I castelnuovini hanno qualche consiglio? Sí. Anche fra coloro che hanno dato un parere positivo sul forum, c’è chi ha criticato il fatto che i temi trattati da film e assemblee assomigliassero troppo a quelli degli anni scorsi. Ciononostante, alcuni incontri su argomenti già presentati in passato, come, ad esempio, la magnifica assemblea sul G8 di Genova o quella sull’omosessualità, hanno riscontrato un’ottima affluenza e sono state più volte citate tra le attività migliori dei tre giorni. Un altro fronte su cui gli intervistati sono piuttosto compatti è la carenza di argomenti scientifici e tecnologici, temi che, invece, dovrebbero essere di centrale importanza in un liceo come il nostro. Escludendo la presentazione delle stampanti 3D, tutte le assemblee trattavano temi di attualità o rientravano in ambiti di tipo storico-politico, artistico o letterario. Altre critiche sono state mosse alla gestione dei tempi delle assemblee: alcuni incontri sono terminati a orari completamente diversi da quelli previsti, facendo sì che gli studenti si affollassero nei corridoi in attesa dell’inizio del turno successivo. Stessa cosa vale per quanto riguarda i film. A tal proposito, è sconsolante notare come molta gente abbia confuso le tre giornate di forum con una cineteca. Una larga fetta di intervistati, infatti, non ha seguito nessuna assemblea, preferendo a questo genere di incontri i film che venivano proiettati nelle varie aule. Certo, è un bene che chi non era interessato non abbia assistito ai dibattiti, dal momento che probabilmente avrebbe chiacchierato e fatto casino, ma è comunque triste constatare un simile disinteresse negli studenti. Evidentemente non tutti sono interessati all’occasione di dibattito e confronto che è il forum. La presentazione dell’UniFi ha definitivamente diviso in due il nostro campione di studenti: alcuni di coloro che ne hanno parlato hanno apprezzato molto l’iniziativa, mentre altri si sono lamentati del fatto che l’efficacia di questo metodo non fosse al livello degli anni scorsi. Ricordiamolo, l’alternativa sarebbe stato il nulla: l’assenza di un professore di riferimento per l’orientamento in uscita non dipende certo dall’organizzazione del forum. Anzi, apprezziamo il fatto che gli organizzatori si siano sobbarcati un incarico tanto gravoso e che abbiano trovato una soluzione efficace. Ma veniamo al vero motivo per cui tutti voi state leggendo: siete curiosi di sapere chi ha vinto il Castelnuovo Rappresentanti’s Fashion Award. Il vincitore, anche se di poco, è Giovanni Barlucchi, mentre l’argento va a Pio 5 Scuola Febbario 2015 Viscusi, seguito a ruota da Giovanni Baccani: rimane fuori dal podio il povero Gabriele Leopardi, che non è stato nemmeno nominato (è anche vero che la giuria era composta da sole 29 persone, la prossima volta cercheremo di essere più oggettivi). Anche una domanda così stupida svela un lato poco incoraggiante della nostra scuola: a questo sondaggio ha vinto la scheda bianca. C’era chi era indeciso, chi ha votato il paninaro o il proprio bidello preferito, chi ha chiaramente mostrato di non avere idea di quali siano i nomi dei rappresentanti e chi ignorava addirittura che esistesse una figura del genere all’interno della scuola. Le ultime due tipologie di studenti, purtroppo, erano le più diffuse. Per quanto riguarda l’Ipponiglio c’è stata l’unanimità assoluta: il castelnuovino preferisce che l’Ipponiglio (rara specie in via d’estinzione) mangi il marmelpane. Dopotutto è estremamente più saporito delle cipollarote, no? Ma se questa è stata una scelta facile, rispondere alle altre domande stupide è stato decisamente più difficile! Voi come avreste Barlucchi Viscusi Baccani 6 risposto a “Con quante parole risponderai a questa domanda?” o alle altre deliranti domande che abbiamo sottoposto al nostro campione di studenti? Siete curiosi di sentire le loro altrettanto deliranti risposte? Allora fate un salto sul sito www.degeneratione.it, dove potrete trovare le interviste integrali e anche alcuni video dei malcapitati che abbiamo intervistato. Colgo dunque l’occasione per salutarvi ed augurarvi un forum ancora migliore l’anno prossimo! (a cui spero di non partecipare perché sono in quinta) Per le interviste ritengo doveroso ringraziare Valentina Buccioni, Marco Fusari, Lorenzo Bartoloni, Me Stesso, Francesco Di Giorgio e Babbo Natale, mentre per i video e le foto siamo stati aiutati da Marta Russo, il tizio che le reggeva il treppiedi, Matteo Eynard ed Andrea Conti. Febbario 2015 Scuola C.C.C.: Collettivo Cosmos Castelnuovo di Lorenzo Bartoloni U n drago, un minotauro e il collettivo del Castelnuovo: queste cose hanno due tratti in comune. Il primo è che sono creature mitologiche, avvolte nella leggenda, di cui tutti hanno sentito parlare ma che davvero pochi hanno visto di persona. Il secondo è che se molte persone non li vogliono conoscere affatto è per paura: sebbene il collettivo non possa, spero, bruciacchiare o incornare un qualche malcapitato, molti evitano di parteciparvi temendo di essere rifiutati o zittiti da una maggioranza ostile. Questa idea, per quanto diffusa, è, come molti altri pregiudizi, sbagliata: il collettivo è un gruppo aperto, a cui tutti possono partecipare tranquillamente, e piuttosto eterogeneo, formato da persone che la pensano anche in maniera completamente diversa tra loro. Curioso come sono, non ho resistito alla tentazione di farmi un’idea delle posizioni all’interno del gruppo e, ora che me la sono fatta, la condivido con chi di voi è interessato. Mi sono confrontato solo con pochi membri del collettivo e loro, ovviamente, hanno espresso solo la loro personalissima opinione, non necessariamente condivisa dal resto del gruppo. Innanzitutto, abbiamo parlato dell’occupazione, tema cardine della protesta studentesca, concentrandoci sul dibattito che c’è stato a inizio anno sull’accodarsi o meno alla mobilitazione di molte altre scuole fiorentine in seguito all’occupazione del Capponi. Se qualcuno sostiene che i motivi che ci hanno spinto a desistere siano da ricondursi all’alto rischio di “scialarla” e all’esito mediatico probabilmente negativo, altri ritengono che la legittimità di una simile azione venga a perdersi quando, come nel nostro caso, gli studenti 8 non sono sufficientemente coscienti e informati di ciò che stanno facendo. A questi punti di vista, che comunque riconoscono la validità dell’occupazione come mezzo di protesta e ne paragonano, in caso di successo, struttura e finalità a quelle del forum, si aggiunge una terza prospettiva, che condanna definitivamente questo modo di agire, preferendogli proteste più pacifiche, quali le manifestazioni. Anche su questo fronte, tuttavia, il collettivo si spacca in due: alla mia domanda se la violenza e il vandalismo frequenti nei cortei fossero o meno effettivi strumenti di protesta, le risposte hanno sostenuto due tesi principali. La prima, quella che mi sembrava la risposta più scontata, forse perché io stesso la condivido, ritiene che la violenza sia il linguaggio “dei deboli e degli stupidi” e che solamente coloro che hanno argomentazioni fragili vi ricorrano, rifiutando ogni sorta di dialogo. Mi viene addirittura citato Timothy Garton Ash, che si è espresso così riguardo il recente attentato a Charlie Hebdo: “Le diversità non si risolvono con la violenza. Si risolvono con la parola”. Inoltre, viene sottolineato come atti di vandalismo o violenza siano duramente condannati dai mezzi di informazione e, dunque, gettino una luce negativa su tutta la manifestazione. Sull’impossibilità degli atti più incisivi, destinati a creare disagio, di uscire positivamente a livello mediatico, è d’accordo anche chi sostiene la posizione opposta; tuttavia, a un tale operato viene riconosciuta la funzione di conferire alla manifestazione un maggior impatto, positivo o negativo che sia. Viene fatto l’esempio del corteo del 14 novembre, in cui venne bloccato il passaggio sotto la Fortezza: la manifestazione ha ottenuto maggior riscontro mediatico di altre con maggior af- Scuola fluenza. C’è anche chi fa riferimento al corteo del 10 ottobre durante il quale è stato scritto “Tutto questo lusso è una provocazione” sulla vetrina di Louis Vuitton: il messaggio viene definito “chiaro e articolato” e viene sottolineato come gli atti vandalici siano giustificabili se volti a trasmettere un messaggio, come in questo caso. Inutile a dirsi, parlando di protesta è saltata fuori la famigerata “Buona Scuola” ed è interessante la lettura che ne danno persone che la pensano tanto diversamente tra loro: mentre una delle due fazioni ritiene che sia stata la riforma a scatenare l’ondata di protesta di ottobre e, quindi, ci ha visto un ottimo motivo per occupare e “dire la propria in maniera un po’ più incisiva”, l’altra sottolinea come prima di manifestare fosse necessario sfruttare gli spazi di modifica e commento che lo stesso piano di legge forniva agli studenti. Questa operazione di analisi della “Buona Scuola” non è stata, però, condotta tramite i canali previsti dal governo, bensì con la stesura da parte di alcuni studenti di un libercolo (parola troppo bella per non essere usata almeno una volta nell’arco della vita) sulla riforma, che ne critica gli aspetti più controversi e propone delle alternative. Per quanto riguarda i rapporti con le associazioni studentesche, alcuni di coloro con cui ho parlato partecipano alla Rete dei Collettivi Fiorentini, che, quest’anno, progetta di aprirsi a nuove idee e di modificare la propria organizzazione interna. Alla volontà di alcuni di condurre iniziative coordinate con essa, si oppongono coloro che ritengono che la Rete mantenga sempre le stesse intoccabili idee e che ogni anno sostenga di essere cambiata e più aperta al dialogo. Viene inoltre sottolineato come spesso le decisioni vengano prese alla Rete e poi diffuse ai vari collettivi di appartenenza, mentre dovrebbe avvenire il contrario. Alcuni membri del nostro collettivo collaborano anche con il SIM, “Studenti In Movimento”, e hanno aderito a titolo perso- Febbario 2015 nale ad alcune iniziative promosse da questo, pubblicizzandole anche all’interno del nostro istituto. Dunque, abbiamo visto una miriade di posizioni e opinioni diverse, spesso in netto contrasto tra loro; tuttavia, mi hanno fatto notare come, nonostante i continui dibattiti, il collettivo sia aperto e partecipato e come non ci sia “muro contro muro”. Inoltre, c’è una cosa, forse l’unica, su cui tutti coloro con cui ho chiacchierato sono d’accordo, ovvero che uno dei principali scopi del collettivo è rivolgersi agli studenti, informandoli di varie iniziative e manifestazioni, discutendo numerosi argomenti, strettamente inerenti la scuola o meno, e, in una parola, sensibilizzarli. Alcuni esempi di questo sono state le tre assemblee pomeridiane tenutesi a ottobre riguardo la “Buona Scuola”, che hanno riscosso una buona affluenza, e la stesura del libretto di commento sulla stessa riforma. 9 Scuola Attualità Il Castelnuovo perde ancora a tavolino Parigi, 7 gennaio 2015, ore 11:30. Tre uomini armati di fucili mitragliatori kalashnikov e lanciagranate fanno irruzione nella sede del giornale satirico francese “Charlie Hebdo”. Dodici morti, cinque feriti di cui quattro gravi è il bilancio drammatico dell’attentato terroristico ad opera di una cellula dell’ISIS. Febbario 2015 di Francesco Di Giorgio I l 6 marzo ci sarà il livello provinciale delle “Olimpiadi della Matematica” a squadre, gara a cui partecipano i licei scientifici e gli istituti tecnici di Firenze e provincia. Ogni scuola manderà un gruppo di sette studenti che avrà due ore di tempo per risolvere una ventina di problemi. Le squadre che si classificheranno meglio parteciperanno a maggio alla Gara Nazionale di Cesenatico che decreterà la miglior scuola d’Italia in questo tipo di competizioni. Ma il Castelnuovo ha già perso. “Ma dai! Non fare il pessimista! Non dico che il Castelnuovo vincerà di sicuro, ma non puoi nemmeno dire che perderà di certo!” E invece sì. Il Castelnuovo ha davvero già perso, ma non ha perso oggi o ieri o l’altro martedì: ha perso all’inizio dell’anno. “A inizio anno?! E perché?!” Perché è allora che è stata stabilita la settimana delle gite per le quarte e per le quinte e, essendo stata scelta come al solito la prima settimana di marzo, la gara si svolgerà mentre gli studenti saranno in gita. Se anche verrà organizzata una squadra, cosa ancora non chiara nonostante la gara sia tra circa di un mese, essa sarà composta solo da ragazzi di terza, che si troveranno ad affrontare squadre che, secondo il regolamento, possono comprendere fino a quattro studenti di quinta, due di quarta e uno di terza. Se fossero bravissimi, motivatissimi e magari anche un po’ dopati forse ce la potrebbero fare... Però è davvero difficile. Due anni fa costituimmo una squadra di sei studenti di terza e uno di quinta. Alla gara provinciale arrivammo penultimi o giù di lì. L’anno scorso, invece, è successa una cosa particolare: il Consiglio di Istituto ha spostato la settimana delle gite. Incredibile! Meraviglioso! Si sono resi conto che la gita e la gara possono coesistere! È un miracolo! No, non lo è STATO. Cioè, il motivo non era quello. La settimana delle gite venne spostata perché altrimenti sarebbe stata alta stagione e si sarebbe pagato di più. Comunque, al di là del motivo che portò allo spostamento, esso avvenne e l’anno scorso eravamo due di quinta, tre di quarta e due di terza. Risultato? Arrivammo terzi e passammo alla Gara Nazionale. Ora, se il Castelnuovo fosse una scuola scadente capirei anche il non voler partecipare a queste competizioni, ma non è così. Il Castelnuovo è pieno di studenti più che capaci, ma la scuola se ne cura, si può contare solamente su alcuni santi professori che lavorano non pagati. Il liceo scientifico Leonardo da Vinci passa ogni anno alla Gara Nazionale, ma questo perché la scuola organizza allenamenti per la squadra per tempo e fa in modo che la gara non sia nella settimana delle gite. Il Castelnuovo non può fare lo stesso? A quanto pare no. Disegno di Andrea Rigacci 10 Febbario 2015 Questi sono i fatti, ma intendiamoci, se volete una cronaca precisa leggetevi i quotidiani nazionali o guardatevi i Tg, ammesso che vi interessi. Il DeGe è “La Voce degli Studenti” e come tale questo articolo vuole essere la mia riflessione e il mio pensiero in merito a quanto accaduto in Francia recentemente. d e r o ns Ce Attacco alla libertà di stampa di Nicola Stellini D odici morti... tanti, troppi, ingiustificabili ma giustificati e soprattutto significativi, nel vero senso della parola. Significano che loro, i jihadisti, hanno appena dichiarato guerra colpendo l’Europa nello Stato con il maggior numero di musulmani, nella città che nella sua vastità rappresenta un ponte tra le culture e religioni più diverse. Tutti e tre gli attentatori, più la misteriosa compagna di Coulibaly, erano noti da tempo ai servizi segreti francesi ed erano presenti nella “No-fly list” americana, eppure non è stato fatto nulla, nessuno pensava realmente che l’ISIS sarebbe passata dalle parole ai fatti in merito ad attentati veri e propri. Ci siamo fatti trovare impreparati sottovalutando una guerra contro uno stato con la “s” minuscola, perché stato non è, uno stato che vive con i contributi dei petrol-dollari degli sceicchi e con i soldi dei riscatti, uno stato che abbiamo voluto affrontare con raid aerei considerati a basso rischio per non incorrere nella possibilità di subire perdite e di non imbarcarci in un nuovo Afghanistan o Iraq. Si è voluta ripetere una sorta di Guerra del Golfo colpendo gli obbiettivi sensibili, con la differenza che stiamo combattendo un vero e proprio esercito che non risponde ad un vero e proprio Stato, senza dei confini o una capitale, o tanto meno un popolo cui sia attribuito valore. I raid sono continuati e, pur senza rallentare significativamente le operazioni militari, non hanno certo fatto piacere, e questo attentato voleva essere proprio una sorta di risposta e di vendetta, unita per l’occasione all’eliminazione di un parere discordante. Consideriamo comunque anche le dichiarazioni del vecchio direttore di Charlie, che al 11 Febbario 2015 Attualità funerale dei redattore ha attaccato Charb rimproverandogli di non essersi fermato prima di sconfinare nel fortemente blasfemo, mettendo a rischio la vita della redazione. Anche Papa Francesco ha contestato il settimanale francese - definendo offensiva, nei confronti di tutti - la linea editoriale tenuta da Charlie, sottolineando come la libertà di qualcuno finisca dove comincia la libertà di un altro. Qui inizia un’altra spinosa questione sulla pubblicazione delle vignette di Charlie Hebdo: in Germania la maggior parte delle testate ha pubblicato a ripetizione le copertine di Charlie, mentre il New York Times, per esempio, pur schierandosi fortemente contro l’attentato, ha deciso di rispettare i suoi lettori musulmani. Il punto però, a mio avviso, non è cosa rappresentasse Charlie Hebdo prima dell’attentato -anche perché, parliamoci chiaro, come giornale non è niente di particolare e la maggior parte delle copertine sono molto vicine all’osceno, non tanto per il loro significato, ma molto semplicemente perché sono oggettivamente brutte- ma è cosa rappresenti dopo il 7 gennaio, ossia la libertà stroncata. Inneggiare a “Je suis Charlie” non significa mostrarsi d’accordo con i pensieri o con le pubblicazioni del settimanale france- Disegno di Guido Contini 12 se, ma schierarsi contro la violenza e il terrorismo, che utilizza le armi per mettere a tacere una voce scomoda. “Je suis Charlie” e la pubblicazione di vignette e copertine significa continuare ad infastidire in nome di coloro che sono morti per non darla vinta a chi cerca di uccidere il libero pensiero. Questa è la differenza sostanziale tra il nostro e il loro modo di concepire il mondo. “Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo” (Voltaire) non è esattamente in linea con l’idea di modo di esprimersi degli stati che seguono la sharia. Per questo la guerra che ci è stata appena dichiarata non è tanto grave per il rischio che corriamo noi occidentali in maniera fisica (richiamo l’attenzione sull’attacco al Parlamento Canadese avvenuto il 23 ottobre), quanto piuttosto l’attacco diretto nei confronti dei valori che le democrazie occidentali difendono dal 1939 e sui coi noi stessi abbiamo fondato una civiltà e una cultura. In ogni caso non dobbiamo considerare tutto ciò come un singolo attentato, ma come una seconda Pearl Harbour, dichiarazione di guerra dimostrante la pericolosità dell’ISIS e la sua capacità di colpire in Europa. E come i giapponesi ottennero principalmente di svegliare il gigante dormiente, fornendo un casus belli agli americani, la speranza è quella di una reazione forte, decisa e unitaria da parte dell’Occidente con lo scopo di combattere il comune pericolo. Non bastano però la solidarietà telematica o le manifestazioni di piazza, è necessario combattere alla radice questa forma di integralismo, non solo con le armi, ma anche con la cultura e con le parole, perché è necessario e doveroso impegnarsi attivamente per debellare alla radice questo nuovo nazismo. Je suis Charlie. Attualità Febbario 2015 Liberté Io non sono Charlie, né sono Ahmed: sono Lorenzo e sostengo la libertà di stampa di Lorenzo Bartoloni O rmai è passato un mese dall’assalto alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo e dall’indignata reazione che ha seguito il barbaro atto: si è trattato di qualcosa di inaspettato e agghiacciante, qualcosa da far accapponare la pelle, che getta numerose ombre sulla società in cui viviamo. La reazione, intendo. Non mi riferisco a coloro che, non ci è dato sapere se con slancio sincero o con una vena di ipocrisia, si sono fregiati dello slogan “je suis Charlie” sui social network come per le strade di tutta Europa. Una condotta del genere non è, in ogni caso, da condannare. Non mi riferisco nemmeno a coloro che hanno commentato la faccenda riferendosi al problema degli immigrati: oggi ho mangiato pizza dal momento che i siluri sono pesci originari del Danubio. Ecco, io vedo più o meno la stessa correlazione logica, per cui non mi soffermerò ad analizzare questa posizione: mi sentirei in colpa verso l’Amazzonia per un simile spreco di carta. Mi riferisco, invece, a coloro che avrebbero dovuto esser toccati nel vivo da una questione delicata quale la libertà di stampa e che avrebbero dovuto difenderla a spada tratta: i giornali. Alla vicenda è stata dedicata una grande attenzione mediatica e ben poche testate non si sono schierate dalla parte del settimanale francese: ciononostante, molti titoli si sono rifiutati di pubblicare le vignette incriminate. Alcuni, come il Washington Post, adducono come motivazione il non voler offendere alcuna religione e ciò può dipendere dalla soggettiva interpretazione che ognuno dà alla libertà di stampa. Ma altri, uno fra tutti il Jewish Chronicle, ritengono che sarebbe loro dovere pubblicare le immagini più controverse, ma temono ripercussioni da parte dei terroristi. Siamo giunti a questo, alla limitazione della libertà di stampa: il massacro del 7 gennaio ha raggiunto il suo scopo. Un’azione tanto violenta e insensata ha fatto nascere nei giornali un timore tale da impedirgli di svolgere quella che è la loro funzione e da costringerli all’autocensura. Io credo nell’assoluta libertà di satira e per questo ho voluto mandare un messaggio forte, pubblicando una delle controverse copertine. Mi sarebbe piaciuto farlo a nome del DeGe, ma me l’ha impedito una delle più grandi ricchezze della nostra redazione: la molteplicità dei punti di vista. Non tutti apprezzano una satira tanto spinta quanto quella di Charlie Hebdo e, per questo, l’abbiamo pubblicata con la dicitura “Io sostengo la libertà di stampa”. Invito chiunque di voi riconosca tale diritto a compiere l’atto simbolico di tagliare l’immagine e di inserirla in uno degli Scatoloni Fa bbric oni: in questo modo avremo un segno tangibile della pos i zi one degli studenti al riguardo. Io sostengo la libertá di stampa 13 Febbario 2015 cinema Grindhouse: Planet Terror di Guido Paoletti gitto i due hanno un incidente e vengono aggrediti da degli pseudo-zombie infetti. Questi si avventano sulla nostra go-go dancer e le staccano una gamba per poi essere uccisi osa è Grindhouse? Be’, è l’unione da Wray armato di fucile. Ma facciamo un di due menti malate ma geniali: Ro- passo indietro. In una base militare vicina alla bert Rodriguez e città dove sta per avveniQuentin Tarantire il disastro un gruppo di no. Questi due gentiluomini soldati cerca di comprare un bel giorno hanno avuto il DC2, un veleno che infetla bella idea di dirigere ta chiunque lo inali. L’unica due film che ricordassero cura infatti è una somminii filoni cinematografici con strazione continua del gas. cui sono cresciuti. Fino a Dopo diversi squilibri tra qui tutto ok. Ma ovviamensoldati e venditori, il gas te non stiamo parlando di viene disperso nell’aria commedie e film di avveniniziando la propagazione tura. No. Troppo banale. del veleno. Nell’ospedale Stiamo parlando di horror, cittadino stanno iniziando splatter, zombie movie e ad arrivare sempre più patrash. Ovvio, no? zienti che presentano straI due registi sopra citati ni bubboni o grosse ferite crearono così Grindhouse non rimarginate: i sintomi e lo divisero in due pardel contagio. Il dottore di ti: Tarantino fece “Death turno cerca di fare il posProof” e Rodriguez “Plasibile per aiutare i pazienLocandina di Grindhouse net Terror”. ti, facendosi aiutare dalla Parlerò di tutto il film, quindi preparatevi a nu- moglie anestesista. Nel tempo libero si divermerosi spoiler. te però a torturare la consorte, che sospetBando alle ciance, iniziamo. Come tutti i film ta di tradimento, anestetizzandole le mani e che si rispettino, si comincia in uno strip club. paralizzandola. Dakota, la povera vittima, riQui ci viene presentata la nostra affascinan- esce a scappare e, intuendo l’inizio dell’epite protagonista: un’abile contabile. No, sto demia, passa a prendere il figlio da casa per scherzando. È una spogliarellista. Cherry portarlo dal padre ranger. Arrivata a casa del Darling (già, si chiama così) si è da poco la- genitore, lascia il piccolo in macchina con sciata con il suo grande amore e non riesce una pistola raccomandandogli di sparare a più nel suo lavoro come un tempo, così deci- chiunque si avvicini e di non puntarla mai verde di andarsene. Quando fa sosta in un risto- so se stesso. Come avrete già immaginato, rante incontra proprio il suo ex, El Wray, che si spara in testa “involontariamente”. Stupidi si offre di darle un passaggio. Durante il tra- bambini. La donna viene quindi attaccata da “Per quale motivo malato sono qui a fare questa recensione?” “Talento sprecato numero 1...” C 14 cinema Febbario 2015 un gruppo di infetti, tra cui il marito, ma riesce a salvarsi all’ultimo grazie al padre. Ritorniamo un attimo alla nostra spogliarellista. Senza una gamba, si ritrova in ospedale nel bel mezzo di un attacco degli infetti e viene portata in salvo da Wray, trattenuto precedentemente dalla polizia per possesso d’armi. Con il massimo della violenza possibile e immaginaLa protagonista in una scena del film bile, il ragazzo infila la gamba di una semessicani infuriati e personaggi a caso. Adodia dentro il moncherino di gamba della ra- ro questo film. Ma ovviamente non può non figazza. I due, insieme agli altri sopravvissuti nire che con una morte e la sorte (Rodriguez) e Dakota, si rifugiano nel ristorante dell’inizio sceglie El Wray che si sacrifica per salvare dove, dopo orde di zombie, scene di sesso Cherry. Non prima di rivelarle di averla messa tagliate, bobine mancanti e pistoleri manca- incinta. Sesto senso? Beh in effetti c’è Bruce ti decidono di scappare. Ma, stranamente, Willis nel cast... vengono catturati dai soldati infetti. La fanta- Finalmente la tortura finisce e, dopo esser risia. Questi, capendo che i protagonisti sono masto mezz’ora a riprenderti, puoi fare due immuni al gas, vogliono cercare una cura fa- ragionamenti. cendo esperimenti sui poveri malcapitati. Ma Rodriguez nelle sue pellicole spesso richianon sono tutti così buoni. No. Ci sono infat- ma i film d’exploitation degli anni settanta inti due soldati che, rapiti dalla bellezza della serendo violenza gratuita e scene di sesso spogliarellista senza una gamba, si danno un po’ a caso ed è per questo che il film sfoallo stupro. Eh già. E chi se non Quentin Ta- cia nel trash più totale. Il lungometraggio in sé rantino può fare questo ruolo? Ovviamente per sé non è male. Ottimi interpreti (e Bruce muore male (diamine, nemmeno fosse Sean Willis). Riprese davvero belle. Idee originali, Bean) ma non voglio fare troppi spoiler... Gli si come quella della bobina mancante. L’effetscioglie il pene prima che riesca a stuprare to del grezzo, vecchio reso perfettamente. Cherry perché non respirava gas da un po’... Alla fine il tutto rende esattamente quello per Scusate, non riuscivo a tenermelo dentro. È cui è stato creato. Di sicuro a molta gente osceno. Ma andiamo avanti. Dopo aver libe- non piacerà, ma basta capire cosa c’è sotto rato i compagni prigionieri, El Wray sostitu- guardando gli altri film del regista per godersi isce la gamba di legno dell’amata con una questo film. Circa. bellissima carabina munita di lanciagranate. E danno inizio alla carneficina. Così un intero commando, che a quanto pare ha ucciso Dio! Stanotte mi risognerò Tarantino. Osama Bin Laden, viene sterminato da una spogliarellista, una donna semi-paralizzata, 15 Febbario 2015 Musica Musica Febbario 2015 Banane e Velluto di Paolo Marimon In questo articolo si parla dell’album “The Velvet Underground & Nico” creato ed eseguito dall’omonima band. N onostante il gruppo sia abbastanza sconosciuto, come l’album in sé, la copertina è una delle più importanti della storia del Rock. L’idea è semplice e geniale: una banana adesivo accompagnata dalla scritta “peel slowly and see” che copre l’illustrazione dell’interno del frutto colorato in rosa (vi ricorda qualcosa, eh?... Pervertiti). Il tutto è poi accompagnato dalla firma di Andy Wahrol, eccentrico artista newyorkese dell’epoca e manager della band nel loro primo periodo. Ahimè, furono proprio le complesse tecniche di stampa del banana-adesivo ed il vizio dell’artista di non prestare molta attenzione ai diritti d’autore nelle foto inserite sul retro dell’album che travagliarono particolarmente l’uscita del disco. Si riuscirono così a vendere solo 100 copie della prima edizione prima che venisse ritirata dal mercato. Narra Brian Eno che quasi tutti quei 100 acquirenti siano poi diventati importanti membri del mondo della musica, ma questa è un’altra storia. Scavando oltre la copertina e andando ai brani, si trova una struttura molto atipica per l’epoca: l’album si bilancia su un’alternanza fra brevi canzonette e lunghe sperimenta- 16 zioni-improvvisazioni, che vedranno il loro massimo sviluppo negli album successivi in suite come “Sister Ray” con i suoi 17 minuti. La stessa strumentazione è bizzarra: John Cale suona in molti brani la viola elettrica, Lou Reed gioca con la sua chitarra abbassandola di mezzo tono o accordando tutte le corde alla stessa nota, per non parlare delle varie percussioni e dei suoni di sottofondo. A tutto ciò si aggiunge la particolarità dei testi che affrontano temi ben lontani dalle canzoni del rock classico anni ’60, andando invece ad addentrarsi in un cadente mondo di droghe e sessualità alquanto particolare. Al riguardo, è giusto menzionare “Venus in Furs”, brano dai ritmi ossessivi che vince anche il primato di prima canzone nella storia riguardante un rapporto sado-masochista (sappiate anche che nei live Andy Wahrol aggiungeva spesso al palco attori dotati di fruste ed attrezzatura inerente al tema) e “Heroin” che parla di…va be’, avete capito. Il disco si apre con il brano “Sunday morning”, probabilmente il più famoso del gruppo, soprattutto per il largo uso che ne è stato fatto in serie tv e pubblicità, spesso anche molto improprio dato che, nonostante la melodia sia particolarmente dolce e molto vicina ad una ninnananna, il testo parla di paranoia e depressione. Non è ben chiaro se l’ENEL se ne sia accorta quando la mise come colonna sonora del suo spot qualche anno fa. Seguono “I’m waiting for the man”, che parla di un uomo che compra dell’eroina e “Femme Fatale” in cui si sente per la prima volta nell’album la voce di Nico, una modella tedesca che Wahrol accostò a Lou Reed come cantante. C’è da dire a suo favore che ha una voce molto particolare capace di evocare contemporaneamente dolcezza e freddezza e che le ha permesso di avere successo anche dopo aver abbandonato i Velvet per dedicarsi ad album solisti come “Desertshore”. A questo punto troviamo “Venus in furs”, il brano ispirato al libro di Leopold von Sacher-Masoch (Il termine “masochismo” deriva da lui) già menzionato prima, “Run run run” e “All tomorrow’s parties”, il brano preferito di Wahrol, che descrive vari personaggi della sua factory e che chiude il lato A del vinile. Il lato B si apre con la caotica “Heroin” e l’ordinatissima “There she goes again” per passare poi a “I’ll be your mirror”. Ritengo che quest’ultimo brano, il più breve di tutto l’album, meriti un po’ di analisi: nella carriera musicale dei Velvet questo è forse l’unica canzone dai toni dolci e positivi. Dopo brani su droghe, rapporti dalla natura poco sana e personaggi bizzarri, i toni cambiano completamente direzione e si parla di amore nella sua forma più pura. Lo specchio indicherebbe proprio la completa empatia dell’amante, capace di mostrare all’altro chi è veramente anche nei momenti più bui. Forse se c’è una negatività nel brano è proprio l’apparente impossibilità che vi sia davvero una persona capace di conoscerci meglio di quanto ci si conosca da sé, ma chi siamo noi per dire che questo non sia possibile? Il brano piacque così tanto ad Andy Wahrol che egli propose di inserire volontariamente un difetto nel vinile che mandasse in loop all’infinito la frase “I’ll be your mirror” a fine traccia. L’ordine apparente di questa canzone viene infine distrutto dal caos degli ultimi due brani, “The black angel’s death song” e “European son”, che conclude l’album con una improvvisazione di sette minuti. Detto questo, vi consiglio vivamente di ascoltare questo disco sia per la sua grande importanza per la storia del rock sia per il fatto che, nonostante alcuni momenti un po’ confusionari, è proprio un bell’album, con testi profondi e musica che varia pesantemente fra rock-pop di facile ascolto e sperimentazioni sonore rare. Spero che piaccia anche a voi e, se apprezzate la parte di follia sperimentale, vi consiglio anche i due album successivi, “White light/white heat” e “The velvet underground”, e “Songs for drella”, un album di Reed e Cale dedicato ad Andy Wahrol dopo la sua morte. 17 Febbario 2015 varie THE LEGO ARTICLE varie Windows 10 UN NUOVO ORIZZONTE UNICO di Iacopo Magnini L EGO, piccoli mattoncini di vari colori sovrapponibili. Fin qui niente di speciale, ma cosa si può fare con miliardi di pezzi? Nel 1932 un carpentiere danese disoccupato iniziò ad intagliare una serie di blocchi di legno che costituirono le basi del “Leg Godt” letteralmente “gioca bene”. Questi tasselli erano semplicemente sovrapponibili e non incastrabili, finché nel 1947, con l’invenzione della plastica, l’ex carpentiere iniziò a produrre i pezzi che ora conosciamo. Ole Kirk Christiansen, così si chiamava il genio che ha ideato questo gioco, costruì come primo “capolavoro” un camion scomponibile formato da mattoncini ad incastro. Nel 1953 nasceva finalmente “LEGO Mursten”, ma solo nel 1958 furono ideati i classici pezzi rettangolari che oggi utilizziamo. Sfortunatamente, nello stesso anno morì il fondatore, ma le redini dell’azienda passarono nelle mani del figlio Godtfred. Nel 1959 fu riunito un gruppo di persone che avrebbero dovuto inventare nuove composizioni utilizzando mattoncini di varie dimensioni, arrivando così a comprendere 450 persone nel 1960. Il 1961 e 1962 videro l’invenzione delle prime ruote LEGO, che ampliarono la possibilità di creazione di composizioni diverse. La svolta cruciale avvenne 34 anni dopo il primo pezzo di legno intagliato: apparvero le prime istruzioni. Il 7 giugno 1968 fu inaugurato il parco LEGOLAND di Billund, cittadina natale di Christiansen, costituito da città in 18 miniatura assemblate con pezzi di LEGO. Tre anni dopo furono messi in commercio i primi modelli di navi realmente galleggianti. In un paio di anni fu creato il logo della LEGO come lo conosciamo adesso. Come tutti ormai sapranno, la LEGO è caratterizzata da “serie”, ovvero insiemi di modelli appartenenti a diverse categorie: City, per citare la più nota, ma anche Pirates, Castle e, per i più piccoli, dal 1969, esiste la serie DUPLO, mentre per i più grandi quella Technic e quella Mindstorms, che sfruttano parti motorizzate e sensori vari, di movimento, luce etc., in modo da rendere il gioco adatto a tutti. Nel 1992 il LEGO apparve nel Guinness dei primati con un castello di circa 400 mila pezzi e una ferrovia di 545 metri con tre locomotive. La più alta costruzione formata dai mitici mattoncini è una torre di oltre 34 metri, corrispondente ad un palazzo di 10 piani! Il modello più lungo è invece un “millepiedi” di 1580 metri, pari a 15 campi da calcio! Composto da quasi 3 milioni di mattoncini, questo verme si trova in Italia a Grugliasco, in provincia di Torino e fu costruito, o meglio terminato, il 13 febbraio 2005. Lo scorso anno, due redattori di questo giornale, Andrea Magnini, il cui cognome simile al mio non fa supporre che sia mio parente, ovviamente, e Francesco di Giorgio, si sono piazzati al 5° posto nel concorso intitolato a Riccardo Ricci costruendo un parabolografo con i mattoncini LEGO. Il che conferma che il LEGO può anche essere solo un passatempo. Febbario 2015 di Gherardo Ulivieri I l nuovo sistema operativo di Redmon, Windows 10, sarà unico, ovvero sarà uguale sia per tablet che per PC. A quanto pare si dovrebbe avere un ritorno al passato, al vecchio caro desktop, con una grafica del tutto simile a Windows 8, ma con un ambiente stile Windows 7. Inutile dire che secondo me il nuovo sistema operativo di Redmon vuole cercare di rimettere a posto gli errori fatti con Windows 8, di cui moltissimi utenti hanno lamentato lo start non molto funzionale. La scelta di Windows 8 è stata per molti una costrizione, dal momento che, dopo l’eliminazione di Windows XP, più del 50% degli utenti si è sentito buttato fuori ed è stato, quindi, forzato ad aggiornare Windows 8. Speriamo che la Microsoft sia cambiata; ne dubito fortemente. Il nuovo start La notizia più eclatante è sicuramente il fatto che Windows avrà un nuovo pulsante start: sarà del tutto ammodernato e da lì si potrà accedere facilmente alle applicazioni preferite o più utilizzate del sistema. Come possiamo vedere dall’immagine qui sotto, lo start non farà accedere solo alle app, ma anche alle varie funzionalità di Windows: pannello di controllo, documenti… Il pulsante avrà anche un piccolo quadrante dove ci sono le nostre informazioni, il nostro account Microsoft e la nostra email e non sarà piccolo come quello di Windows 7: quando è aperto, occupa circa il 40% dello spazio sul desktop. Lo Store Microsoft Microsoft ora non fa più differenza tra le app per PC, tablet o Xbox, tanto che si potranno utilizzare tutte sul nostro PC: ciò è dovuto soprattutto alla “visione” unica di Windows 10, che sarà installato anche su tablet e altre apparecchiature. Finalmente potremo utilizzare senza problemi il nostro tablet, senza andare sulla scomoda sedia per giocare a “Forge of empire”! 19 Febbario 2015 Racconti La fabbrica di cornici di Marco E ra da poco passato Natale e stavo vagando per le vie della mia città. Avevo preso le ferie dal lavoro e in casa non c’era ormai più nessuno ad attendermi, per cui avevo preso l’abitudine di farmi delle lunghe passeggiate verso sera, poco dopo il tramonto del sole. In quei giorni la temperatura era calata a picco ed io mi stavo tenendo stretta la sciarpa, grato per il calore. Camminavo tenendo lo sguardo rivolto verso il basso, svoltando agli incroci senza guardare bene che via prendessi. Quando decisi di alzare gli occhi mi accorsi di essere finito in una zona in cui non ero mai stato. Camminai un poco, cercando di ritrovare l’orientamento. Stavo per svoltare a destra quando vidi una vetrina ad un incrocio emanare una forte luce. Strizzai gli occhi e vidi che dietro di essa c’era una stanza piena di lampade di varia grandezza e forma. Mi avvicinai incuriosito. All’interno, oltre a tutte quelle luci (c’era persino una lampada a forma di koala), riuscii a distinguere ogni sorta di oggetti immaginabili, da portachiavi a orologi a cucù.. Sopra la porta di ingresso c’era una targa che recitava: “Fabbrica di cornici”. Sotto di essa c’era scritto, in quello che ipotizzai essere alfabeto greco (riconobbi l’alfa) “Ένθα ευρίσκει ζωήν”. Non avevo mai studiato il greco antico, per cui non riuscii a capire cosa volesse dire, ma decisi di entrare ugualmente. All’interno il negozio era esattamente come appariva da fuori: un insieme di oggetti di varia natura sparsi alla rinfusa su tavoli e mensole. C’erano persino due spade appese sulla parete di destra, poste l’una sopra l’altra a formare una X. Tra le stranezze, notai pure su una credenza un antico vaso in terracotta, con varie immagini dipinte raffiguranti quelli che sembravano essere antichi eroi greci. Sul vaso riuscii pure a distinguere due 20 parole, incise su di esso, scritte anch’esse in greco antico: “ανδώρα”, scritto nel centro e “ελπίς”, che compariva verso il fondo. Non appena cercai di prenderlo una voce mi salutò da dietro il bancone. “Buona sera figliolo, stavi cercando qualcosa di particolare?” Essere chiamato figliolo mi fece uno strano effetto: sì, insomma, avevo ormai 30 anni ed era raro che qualcuno mi si rivolgesse così. Da dietro il bancone fece capolino un signore con una poco curata barba grigia, dei capelli lunghi e scompigliati dello stesso colore ed un paio di occhiali tondi. “No, no, ero solo entrato a dare un’occhiata” mi affrettai a rispondere. Non volevo mi facesse altre domande. Il vecchio sollevò un sopracciglio dubbioso. “Ne sei sicuro figliolo? È raro capiti qui qualcuno che non stia cercando qualcosa” Mi puntò i suoi occhi scuri addosso ed io mi sentii stranamente a disagio. Non risposi. “Bah” borbottò “Strano. Strano strano strano”. Poi chinò il capo e andò verso una mensola. C’era sopra una lampada spenta. L’uomo ne estrasse la lampadina, la strofinò sulla sua camicia e la rimise dentro. La lampada si accese emanando un’intensa luce rossa. “Che negozio è questo?” domandai, cambiando posizione e avvicinandomi al bancone. Sul tavolo c’erano dei piccoli animali in legno con la testa unita al corpo con una molla. Ne toccai uno e questo si mise a descrivere delle strane curve con il capo. “Che posto è questo, eh?” mi fece eco lui, senza però voltarsi. Aveva preso una scala di legno. Ci montò sopra e prese un libro posto in uno scaffale in alto. Lo spolverò con cura e lo appoggiò su una mensola più in basso. Poi scese e mi venne incontro. “È una fabbrica di cornici. Sai che cosa è figliolo?”. Scossi la testa un po’ confuso. “Be’, una fabbrica Racconti di cornici è….” poi si interruppe. Mi squadrò e cambiò espressione. “Forse però prima è meglio se ti faccio un’altra domanda. Cosa pensi sia una cornice?” Rimasi spiazzato da quella domanda. Mi stava sul serio chiedendo cosa fosse una cornice? “Una cornice è quella cosa che ti permette di appendere un quadro” provai a indovinare. Non avevo molta voglia di assecondare quel suo strano gioco. Un tempo forse l’avrei fatto, ma ora ero... E mi sarei incuriosito, ma adesso non più. Ero… “Insomma, un qualcosa che ti permette di abbellire una parete con un dipinto” tagliai corto. L’uomo continuò a fissarmi. “Sì molto bene, tutto giusto. Ma qual è la funzione di una cornice?” Ci pensai su. “Abbellire il quadro. Una bella cornice rende il quadro più elegante” “Se il quadro è bello non serve una cornice bella” rispose lui in tono pacato “No, la cornice fa qualcosa di ancora più importante: lo sorregge. Gli dà stabilità. E, soprattutto, fa sì che il quadro si possa realizzare a pieno, pos- Disegni di Ada Gianassi Febbario 2015 sa fare quello per cui è stato creato: abbellire una parete, rendere più accogliente una stanza. La cornice aiuta il quadro a fare quello che il quadro da solo non può fare, ma che è il suo compito fare. È un aiuto. Ed è questo che faccio io, figliolo. Vendo Cornici. Piccoli oggetti come lampadine, statuine, libri o giocattoli che, sì, è vero, abbelliscono la vita, ma danno anche una mano a farla scorrere per il verso giusto. Spesso basta poco, un ricordo, un consiglio,un regalo per dare una svolta alla vita di qualcuno. E queste piccole cornici hanno questo compito: ridare ricordi, trasmettere emozioni, farci ricordare chi siamo. Sono solo sciocchezze, come le chiameresti tu ora” Si zittì su quest’ultima affermazione, ma continuò a fissarmi ed io rimasi in silenzio, sentendomi di nuovo a disagio. Onestamente non sapevo davvero cosa rispondere e il tono che aveva usato per pronunciare quel ”ora” mi aveva scosso. Distolsi lo sguardo e i miei occhi si posarono sul libro che il negoziante aveva appoggiato sulla mensola. Ora che lo guardavo meglio mi sembrava di conoscerlo. Sgranai gli occhi. Era un libro che leggevo spessissimo durante l’ultimo anno del liceo e i primi di università. A dire il vero, affermare che era un semplice libro era riduttivo. Quella breve storia di 300 pagine scarse mi aveva letteralmente cambiato l’esistenza. Non c’era sera che prima di coricarmi non lo leggessi. Era stato grazie a quel libro che ero riuscito a trovare me stesso, a capire chi volessi essere. In qualche modo mi aveva dato vita. E poi era grazie a quel libro che l’avevo incontrata. Lei se lo portava sempre dietro all’università, infilato nella sua tracolla color porpora. Diceva che le ricordava la sua infanzia. Era stato quel libro il pretesto per cominciare a parlare. In poche parole quel libro era una parte di me. Poi con il passare del tempo avevo cominciato a leggerlo sempre meno spesso. Soprattutto finita l’università, quando avevo cominciato a lavorare. Era da lì che erano sorti i primi problemi. Era da lì che avevo cominciato a cambiare. Rimasi in silenzio a fissare il libro. Dopo qual- 21 Febbario 2015 Racconti che minuto il negoziante disse: “Ma torniamo a te, il mio lavoro, non penso ti importi tanto. Non mi hai ancora detto cosa cercavi” “Io non stavo cercando niente” ripetei “Mi avevano attratto solamente tutte queste luci” “Suvvia, non me lo far ripetere. Ti ho già detto che se sei entrato qui è perché sei in cerca di qualcosa. Stavi cercando per caso un regalo?” “Un regalo?” farfugliai. “Sì, hai capito bene, un regalo. Generalmente è questo che cercano le persone che entrano qui: una piccola cornice, un pensiero per qualcuno di speciale. È anche a questo che servono le cornici, sai? A mettere il quadro in armonia con i quadri vicini. A far sì che due quadri possano stare bene vicino. E poi, siamo ancora sotto Natale, no?”. Subito tornai con la mente al Natale appena trascorso. Quell’anno lo avevo passato da solo, senza ricevere neppure molti regali. Non dalla persona di cui mi importava, almeno. Avevo passato il giorno di Natale a fumare dal balcone, dopo che il giorno prima avevo promesso di smettere. Quel ricordo mi provocò un forte senso di disgusto verso me stesso. Mi tastai le tasche fino a trovare il pacchetto di sigarette che portavo sempre con me. In quel momento avrei voluto lanciarlo via, farlo sparire dalla mia tasca. Erano state loro uno dei tanti motivi per cui lei mi aveva lasciato. Diceva che mi avevano cambiato, che la persona che conosceva non avrebbe mai fumato. Ed era vero. Ma il nuovo lavoro era stressante e, alla fine, le sigarette 22 erano diventate l’unico modo per affrontarlo. Non sapevo nemmeno perché avessi accettato quel lavoro. Lo stipendio era buono, ma i soldi non mi erano mai interessati. Non fino a qualche anno fa. Poi era cambiato qualcosa, ero diventato più ambizioso. Corrugai la fronte. Il vecchio mi sorrise e all’improvviso mi accorsi che in quel preciso momento non me ne fregava più nulla dei soldi e del lavoro. Mi importava solo di una cosa, una cosa che avevo perso. Tutte quelle luci mi trasmisero una sensazione di calore. Sentii qualcosa che si agitava dentro di me. Il vecchio sorrise un’altra volta, si girò verso una libreria. Cominciò a frugare nei cassetti, aprendone e chiudendone almeno dieci. Alla fine si girò ed esclamò: “Eccolo! Ho trovato il regalo che stavi cercando.” Si avvicinò e mi porse un paio di orecchini di un colore azzurro chiaro. Non appena li vidi mi tornarono in mente altri ricordi. Erano identici a un paio che portava sempre lei, nei primi anni che ci frequentavamo. Mi tornò in mente il suo viso e non riuscii a trattenere un sorriso. Ricordai che un giorno li aveva persi. Avevo cercato ovunque in casa, senza però riuscire a trovarli. Ero pure uscito fuori, a setacciare tutti i negozi del centro alla ricerca di un paio di orecchini simili. Alla fine non li trovai, ma lei non sembrò dispiaciuta. Disse che era contenta di avere un ragazzo disposto a passare una giornata intera a cercarle degli orecchini, a cui in realtà non teneva molto. Quel pensiero mi rattristò. A quel tempo non avrei battuto ciglio nel fare una cosa del genere. Racconti Ora invece… Perché ora no? Più ci pensavo più sentivo smuoversi qualcosa dentro di me. Presi in mano gli orecchini e cercai di dire qualcosa, ma le parole non volevano saperne di uscire. Lui sembro capirlo e disse: “Questi li ho comprati in America qualche tempo fa. Sono in quel cassetto già da qualche anno, ma non avevo trovato ancora a chi darli. Ora l’ho trovato. Questi orecchini sono tuoi.” “Non ho molti soldi dietro” fu l’unica cosa che riuscii a rispondere. “Oh non importa” disse lui in tono gentile “Questi sono un regalo. In fondo siamo ancora nel periodo natalizio, no?” Non risposi. Rimanemmo in silenzio per qualche secondo. Poi fuori la campana suonò le otto. Per fortuna fu lui a riprendere a parlare. “Temo che questo sia l’orario di chiusura, figliolo. Faresti meglio a tornare a casa” “Sì” farfugliai. Le immagini di prima mi balenavano ancora in testa. Senza pensare molto a quello che facevo mi avviai verso la porta. All’ultimo il signore mi richiamò: “Ah aspetta, quasi dimenticavo. Prendi anche questo.” Si avvicinò e mi porse il libro che aveva tirato fuori all’inizio. “Considera anche questo un regalo. E trattalo bene: non dimenticare che questa è la tua cornice” Io lo guardai con gli occhi sgranati e risposi con qualcosa di molto intelligente, come un “uh, uh” o un verso simile, poi uscii di corsa dal negozio. Fuori l’aria era diventata freddissima. Mi misi il cappello e mi sistemai meglio la sciarpa. Cominciai a camminare. Più camminavo, più sentivo crescere dentro di me adrenalina e forza. A un certo punto presi il pacchetto di sigarette e lo gettai nel primo cestino che trovai. Non chiedetemi come, ma all’improvviso sapevo cosa dovevo fare per sistemare le cose. Avevo trovato il coraggio e, soprattutto, la grinta. Chiamai in ufficio e dissi al mio capo che mi volevo licenziare. Non diedi nemmeno tante spiegazioni, dopo averglielo detto riattaccai subito. Rientrai in casa e posai l’impermeabile ed il cappello. Presi della carta regalo e incartai gli orecchini. Poi presi un foglio di carta e cominciai a scrivere. Non sapevo bene cosa scrivere, ma cercai di seguire più l’istinto che Febbario 2015 la testa, come ero solito fare un tempo. Era questo uno dei motivi per cui le piacevo, diceva. Quando ebbi finito, misi tutto dentro una scatola di cartone e la appoggiai sul tavolo. Poi mi misi a letto e cominciai a leggere il libro, fino a che non mi addormentai. Il giorno dopo andai alle poste e spedii la scatola. Mi ci volle un bel po’ di tempo e tutte le mie forze, ma alla fine riuscii a farmi perdonare e a ritornare con lei. Mi disse che anche per lei era stato un mese terribile e che aveva sempre sperato che ritornassi quello di un tempo, che aprissi gli occhi su quello che ero diventato. Io le dissi che non si doveva preoccupare, che non mi sarei più perso, che ce l’avrei messa tutta. Mi disse che aveva sempre saputo che sarei rinsavito. A dire il vero, io qualche settimana prima non ci avrei mai scommesso. Non le parlai del negoziante e della fabbrica di cornici. Quella storia era troppo strana da raccontare. Nelle settimane successive ricercai più volte il negozio, per ringraziare il vecchio signore, ma non riuscii a trovarlo. Per quanto cercassi e girassi, non riuscivo a ritornare a quell’incrocio dove ero capitato la prima volta. Alla fine smisi di cercare. Adesso ho da poco chiesto alla mia ragazza di sposarmi e sto cercando il possibile di non perdere più pezzi per strada. Ripenso spesso all’incontro con il negoziante, a come facesse a sapere tutte quelle informazioni sul mio conto, se sia stata una coincidenza o meno. Mi piace pensare che in qualche modo una forza invisibile mi abbia condotto in quel posto, per darmi una seconda possibilità. Una sorta di aiuto del destino. Non ho prove, ma è un pensiero che mi rassicura. E in fondo, ogni volta che ripenso alle luci del negozio e al modo con cui esso sia poi sparito, sento sempre una strana aurea di magia pervadermi da cima a fondo. 23 Giochi Giochi Cornici Concentriche CrUcI dEgE Febbario 2015 di Anonimo (tramite lo scatolone fabbricone) Febbario 2015 di Andrea Magnini Inserire orizzontalmente nelle nove righe le parole definite in A. Poiché lo schema è formato anche da quattro cornici concentriche, si dovranno leggere in ciascuna le parole (il cui inizio non è precisato) in senso orario corrispondenti alle definizioni in B. Definizioni A: 1.Confini di Verona - Ciò che manca al totale - Con “o” e “g” in Olga 2.Lo è il rabarbaro - È pubblicitario 3.Ne è diviso l’inferno - Fiume egiziano 4.Ricca umidità - Pappagallo dell’America Centrale - La scrittrice Levi 5.Può essere irrisolto - Molti in Inghilterra 6.Altro nome dei pesci Savette - Forza in latino 7.Vocali in lima - Premessa contenente l’antefatto di un’opera teatrale 8.Guarita da un male fisico - … dei tali 9.Privo di tonalità - Confini di Talamone 24 Definizioni B: 1^ cornice: Levare in linguaggio familiare - Abito femminile lungo nell’antica Roma - Sigla di Torino - È nella manica - Fiume dell’oblio - “A” in musica - Quello inglese è spesso contratto - Donna dell’Asia 2^ cornice: La fai a nascondino - Nello sport è sia destra che sinistra - Nomea, stima - Diventa un principe - Sinonimo di contesa 3^ cornice: Un Fabio scrittore - Scala di percezione del dolore Si danno alla comunione - Confini di Livorno 4^ Cornice: Insieme al Dr. Slump in un famoso manga - Tactical Technology Office ORIZZONTALI: 1. Racconto mitico 8. Povero di ferro nel sangue 14. Droga derivata dalla morfina 15. Il nemico giurato 17. Lo scienziato della mela (iniziali) 18. Il padre del padre 19. Cavità superiori del cuore 20. Si decreta quello d’assedio 22. Filosofia, dottrina astratta 24. Tyler, ex velocista della Garmin 25. Alla fine di ottobre 26. Grossa sacca di pelle o stoffa 28. A metà gara 29. Al centro degli affari 30. Isoletta oceanica 31. Danneggiato, ferito 33. Lo fa la trottola 35. Molto nervosi 36. Innalzate, costruite 37. La più famosa è quella di Rosetta 40. Tritolo 41. La sua morte fu rappresentata da David 42. Parte muscolare del cuore 44. Affinità, somiglianza 46. Recipiente per trasportare liquidi 47. In fondo alla strada 49. Bucarest ne è la capitale 50. Il Cruise attore VERTICALI: 1. Alleviare 2. Era re ai tempi di Pilato 3. Andato in Inghilterra 4. Il rivale di Fausto Coppi 5. Composti organici con gruppo ossidrilico e alchenico 6. A fine cena 7. Remoto nel tempo 8. Ganci per la pesca 9. A fin di bene 10. Lei soggetto 11. La valvola tra atrio e ventricolo sinistro 12. La scimmia di Tarzan 13. Papa che diede l’approvazione alla Regola francescana e domenicana 16. Il filosofo del “panta rei” 19. Quarzi ornamentali 21. Li esegue la polizia 23. Agire con temerarietà 24. L’organizzazione per la fame nel mondo 27. In testa all’illuso 29. Folcloristica festa paesana 32. Concilio ecclesiastico 33. Cresce a spighe 34. Una parte della commedia 35. Si tocca sbarcando 36. Fiumiciattolo di Bagno a Ripoli 37. Oggi è la Thailandia 38. Metà dell’economia 39. Non ne ha il cerchio 42. Di mia proprietà 43. Il centro di Modena 45. Grosseto 48. In testa all’amico 25 Giochi Giochi L’albirinto Trova i DeGenerati Febbario 2015 di Guido Contini Che abbuffata al cenone di Capodanno! Babbo Natale ha fatto indigestione! Aiutatelo a raggiungere il sacco con il bicarbonato che il Malvagio Re degli Scoiattoli Volanti gli ha sottratto. Febbario 2015 di Elisa Guerra Bicarbonato Istruzioni: In questo gruppo di lettere sono raccolti i nomi di gran parte della nostra redazione. Cerchiateli con l’aiuto dei suggerimenti sottostanti. Le lettere rimaste formeranno una frase a noi molto cara! Ada Anastasia Andrea x2 Andrea Anna Barto Beatrice Bernardo Elisa Emilio Francesco Gemma Guido x2 Jacopo Lorenzo Marco Matteo Nicola Paolo Perla Pietro x2 Sara x3 Save Tommaso Valentina Babbo Natale 26 27 Febbario 2015 Giochi Il re ha riunito i suoi sei feudatari di Jacopo Magnini I l re ha riunito i suoi sei feudatari: Agilulfo, Bradamante, Criselda, Desdemona, Ermengarda e Ferraù perché si sta molto annoiando e vuole fare un gioco stupido. Li fa disporre attorno ad un tavolo, ordinando loro di dire un’affermazione vera ed una falsa riguardo alla loro disposizione. Questo è quello che dicono: • Agilulfo: “Bradamante è alla mia sinistra; Criselda sta di fronte a Bradamante.” • Bradamante: “Criselda sta di fronte a me; Desdemona sta di fronte a Agilulfo.” • Criselda: “Desdemona sta alla mia sinistra; Ermengarda sta alla mia destra.” • Desdemona: “Ermengarda sta di fronte a me; Ferraù sta di fronte a Bradamante.” • Ermengarda: “Ferraù sta alla mia sinistra; Agilulfo sta di fronte a me.” • Ferraù: “Agilulfo sta alla mia sinistra; Bradamante sta di fronte ad Agilulfo.” Riuscite a capire dove è seduto ciascun feudatario? Febbario 2015 Lo scatolone fabbricone Le poche regole dello scatolone fabbricone: • Potete mettere qualsiasi vostro disegno o testo all’interno dello scatolone fabbricone • Le varie opere inserite all’interno dello scatolone fabbricone saranno pubblicate in una pagina apposita a meno che non contengano offese o altre cose poco idonee agli occhi di un lettore impressionabile. • Lo scatolone fabbricone è presente in entrambe le sedi. Bestiario mensile Ecco a voi le perle pronunciate nelle classi del nostro liceo questo mese. Si ringraziano tutti coloro che ci hanno inviato le frasi dei loro prof, ci avete fatto ridere tantissimo. Partecipate numerosi anche al prossimo bestiario! Appartieni ad una setta che vieta l’uso delle maiuscole? Queste funzioni sono come lo Jagermaïster, ti lasciano l’amaro in bocca. Ragazzi qual è la definizione di Volt? Dai, l’abbiamo detta 200 Volt! *scrivendo una formula di fisica* “Ragazzi, forse mi sono dimenticata qualche meno, al massimo infilateceli voi a casa” Ioinpalestralecoseledevoperforzaspiegareurlando,nonèmicaunambientecheposso spiegare coi messaggini o col violino! Ed ora torniamo alla serie fumettistica. Il tesoro Perduto di Guido Castelnuovo Trama di Federico Ferrantini, disegni in sede di Guido Contini, disegni in succursale di Paolo Marimon L’oceano non è un mare, è un oceano. 28 29 Ehm genio, non vorrei rallentare i fulminei algoritmi del tuo cervello, ma saresti così gentile da spiegarci DOVE CAZZO STIAMO ANDANDO!!!!! Te l'ho appena detto: stiamo andando al secondo piano, al vecchio vano ascensore al quale si accede dalla finestra in una delle classi... Grazie alla tua femminea vanità, ho intuito che bisogna scendere nel sottosuolo e l'unico passaggio è il vecchio cunicolo E chi ci dice che possiamo fidarci? Se sei stato bocciato nonostante l'essere cercatore, vuol dire che hai combinato un casino,e poi non sappiamo neppure il tuo nome... Il perché mi abbiano bocciato mi è sconosciuto. Se proprio non puoi resistere il mio nome è Tommaso. Ed io mi chiamo Chevin...ora che ci siamo presentati possiamo andare? Io sono Astrid. Infondo se c’é un tesoro sará per forza sotto terra, no? Pare che debba andare cosí... E noi dovremmo calarci da qui?!? Bene; Astrid accompagnami a cercare del cordame. Chevin tu recupera una torcia. Come si fa a pensare di fare Bungee Jumping piuttosto che controlla’ se c’é ‘na scala? Idioti... Fortuna che son furbo io. Oh, ma che... é finita? Era l’ultimo gradino... OOOOOOO OOOOOOO GERONIM Vabbeh, nella vita bisogna buttarsi... Chevin sopravviverá alla caduta? Chi troverá per primo il Tesoro Perduto di Guido Castelnuovo? E che cos’é il Tesoro? E che cos’é il “che cos’é”? Le risposte a nessuna di queste domande nel prossimo eccitante DeGe! Redazio n e: Andrea Rigacci 1A Gemma Montaperto 1AS Gherardo Ulivieri 1AS Beatrice Rolfo 2AS Jacopo Magnini 1B Perla Mu 2B Pietro Trallori 2B Alessia Ugolini 4B Bernardo Cencetti 4B Andrea Magnini 5B Il Direttore DICE: “Falafel” Finito di stampare il: 09/02/2014 alle ore: 18:00 In tiratura di 750 copie Direttore: Guido Paoletti 2AS Vice-Direttrice: Elisa Guerra 3C Federico Ferrantini 5B Francesco Di Giorgio 5B Edoardo D’Angelis 5B Lorenzo Bartoloni 5B Paolo Marimon 5B Sara Fiore 5B Sara D'Amico 5B Saverio Misuri 5B Tommaso Zolfanelli 5B Valentina Buccioni 3C Anastasia Samoylov 5C Lorenzo Cantini 1E Ada Gianassi 1G Dimitry Samoylov 2G Marco Fusari 4G Andrea Conti 5G Guido Contini 1H Nicola Stellini 1H Sara Puricelli 1H Matteo Eynard 3H Salve a tutti voi che vi spingete sino ai più reconditi meandri del DeGe e leggete la quarta di copertina! Sono il direttore del DeGeneratione e mi rivolgo a tutti gli studenti: siete invitati a scrivere sulla più importante testata giornalistica del Castelnuovo! Potete farlo in vari modi: il più divertente è, senza dubbio, partecipare alle riunioni della redazione. Si tratta di un ambiente aperto a tutti, autogestito dagli studenti e in cui è possibile socializzare con ragazzi di tutte le classi e di entrambe le sedi. Inoltre, a volte c’è del cibo! Venite, ci riuniamo ogni giovedì dalle 14:30 nella sede di Via La Marmora. Per gli sfortunati che non potessero partecipare, è comunque possibile pubblicare i propri contenuti in molti modi: potete dare una chiavetta USB a un redattore, mandare una mail all’indirizzo [email protected] o usufruire dello Scatolone Fabbricone, il quale, avendo il dono dell’ubiquità, è presente in entrambe le sedi. Quindi, niente scuse, sfruttate lo spazio che avete a disposizione per esprimervi liberamente! Se avete qualche dubbio, contattate pure il direttore o uno dei redattori: contribuiremo a incasinarvi ancora di più le idee!