PREMESSA Il Movimento Per l’Alleluia, MPA, è il Movimento dei Laici, sorto nel 1993, a fianco dell’Istituto Maestre Pie dell’Addolorata. La sua finalità è: vivere la fede cristiana nella famiglia, nell’ambiente di lavoro, nella comunità parrocchiale, attraverso il carisma della Beata Elisabetta Renzi. “Sii felice perché il buon Dio ti ama!” dice Madre Elisabetta; lo stile di vita, quindi, proposto all’MPA, è una fede gioiosa, carica di fiducia, di speranza cristiana. “La Croce! Essa ha dato la pace al mondo! E io l’amo.”: l’amore a Cristo crocifisso è uno degli elementi fondanti la spiritualità della Beata. “Io porto Colui che mi porta”: lo spirito di unione con Gesù Crocifisso trova alimento e suggello nella partecipazione del dono eucaristico. Animati dalla stessa spiritualità, i laici MPA sono, perciò, chiamati ad accogliere, custodire e vivere il carisma della Beata Elisabetta Renzi nella quotidianità della vita. Il cammino annuale dell’MPA viene scandito da un incontro mensile nei singoli gruppi, dove si segue il programma predisposto dalla Commissione Formazione del Movimento per tutti i gruppi, in Italia e all’estero. La programmazione annuale segue, generalmente, le tematiche proposte dalla Chiesa per la Catechesi degli adulti e si armonizza con la spiritualità della Beata. 1 La caratteristica del cammino sta soprattutto nel metodo, che vuole favorire: l’accoglienza gioiosa di tutti i partecipanti l’ascolto della parola di Dio e della Chiesa intercalato dal canto la condivisione delle proprie risonanze di fede la preghiera comune il momento della fraternità Frequentando regolarmente gli incontri, avremo occasione di crescere in veri rapporti di amicizia dove potremo condividere i nostri pensieri, il nostro agire, il nostro cammino personale di santità con quella fede gioiosa, quella speranza e quella fiducia in Dio che caratterizzò Madre Elisabetta e che è il fondamento di una autentica fede cristiana. Sapendo di poter essere sempre gioiosi, non perché tutto va bene, ma perché Dio ci ama, siamo chiamati, per vocazione, a diffondere amicizia, condivisione, cordialità, accoglienza e ci impegniamo a incarnare, nella vita quotidiana, i messaggi che lo Spirito Santo trasmette al gruppo e ai singoli amici MPA. E’ impegno di ciascuno utilizzare personalmente il libretto, per arrivare agli incontri avendo già letto e meditato l’argomento che viene via via proposto. E’ sollecitudine di ciascuno invitare nuovi amici a vivere un cammino di santità secondo la spiritualità della Beata Elisabetta, infondendo nei loro cuori pace, serenità e predisposizione all’ascolto della Parola tenendo vive e presenti le parole di Giovanni Paolo II: “Non temere di aprire il tuo cuore a Cristo”. 2 2. Accoglienza SCHEMA DEGLI INCONTRI MPA 1. Preparazione Il tempo che intercorre tra un incontro e l’altro è un tempo dedicato alla meditazione e riflessione personale. Ogni settimana dedichiamo qualche minuto a leggere e soffermarci su qualche riga di ciò che è riportato nel libretto, per meditare, sottolineare quello che più ci ha colpito. Iniziamo questo momento con un Segno di Croce e un Gloria, per metterci alla presenza del Padre, del Figlio e invocare luce dallo Spirito Santo, chiedendo la grazia di comprendere la parabola che andremo a meditare. Leggiamo qualche riga, senza fretta, senza avere l’ansia di leggere tutto ed arrivare in fondo, anzi tornando indietro più volte, ed anche in tempi diversi, fermandoci in silenzio. Concludiamo con l’invocazione: Beata Elisabetta Renzi, prega per noi. Questo meditare, che diventa preghiera, è ciò che cambia e trasforma il nostro cuore, perchè è la Parola di Dio, è Dio stesso che opera e ci cambia dal di dentro. Per chi lo desidera, si possono anche leggere i riferimenti ai passi paralleli della Parola di Dio nella Bibbia, o approfondire i temi nel Catechismo della Chiesa Cattolica e nei documenti della Chiesa, oppure nella Positio che troviamo in ogni comunità Maestre Pie e che ogni responsabile di gruppo ha in consegna. 3 Tempo: 20 minuti circa L’incontro inizia sempre con il canto, segno di accoglienza e di festa, di gioia nel ritrovarsi. Anche il canto può darci spunti per una riflessione personale e di gruppo, crea un clima fraterno e gioioso. E’ il momento in cui si può cogliere l’occasione per ascoltare e imparare un nuovo canto. I gruppi che “fanno fatica a cantare”, possono aiutarsi con audiocassette o cd o chiedere aiuto ad un membro della Commissione Musica e canto. 3. Invocazione allo Spirito Santo Al canto segue l’invocazione allo Spirito perchè sia luce alle nostre menti e ai nostri cuori. Lo Spirito Santo ci doni la capacità di metterci in ascolto della Parola di Dio, di accogliere la Sua Parola con animo aperto e docile. 4. Introduzione al tema Tempo: 10-15 minuti circa Segue l’introduzione al tema dell’incontro dall’animatore o da una persona che si è preparata. fatta 5. Condivisione Tempo: 25-30 minuti circa A questo punto ognuno è chiamato a condividere con gli altri la ricchezza delle sue riflessioni. E’ questo un momento importante e significativo perchè siamo chiamati a mettere in comune quello che lo Spirito ha suscitato nei nostri cuori: 4 “...l’energia dello Spirito che è in uno passa contemporaneamente a tutti. Qui non solo si fruisce del proprio dono, ma lo si moltiplica nel farne parte ad altri e si gode del frutto del dono altrui come del proprio” (San Basilio). La condivisione può essere fatta semplicemente leggendo le frasi che hanno più colpito, oppure raccontando quale è stato il cammino spirituale del mese e ciò che lo Spirito ha suscitato dentro. 6. Preghiera finale Tempo: 10-15 minuti circa Tutte le nostre riflessioni, condivisioni diventano preghiera. Insieme preghiamo con un salmo, preghiera di Cristo e della Chiesa. Essi ci aiutano a rivolgere la mente, il cuore a Dio, a lodarlo, a ringraziarlo, a chiedergli ciò che riteniamo utile per la nostra vita e quella dei nostri fratelli. Terminiamo con la preghiera alla Beata Elisabetta Renzi, presentando a Dio, per sua intercessione, ogni necessità nostra, delle nostre famiglie e del mondo intero, pregando anche per ogni Laico MPA in Italia, Louisiana, Messico, Brasile, Bangladesh e Zimbabwe e per ogni Maestra Pia dell’Addolorata. 7. Momento di fraternità Dopo aver condiviso riflessioni, preghiera... terminiamo l’incontro con un momento fraterno di festa, di convivialità. Anche questo momento è importante per favorire tra noi rapporti aperti, sereni e di conoscenza reciproca. IL CAMMINO MPA Il cammino di quest’anno ci aiuterà a riflettere sulla LETTERA A DIOGNETO. La Lettera a Diogneto, o semplicemente A Diogneto, è un testo anonimo risalente alla fine del II secolo, e inserito tradizionalmente nel corpo degli scritti dei Padri Apostolici. Sopravvissuto miracolosamente alla distruzione di gran parte della letteratura cristiana precostantiniana, è stato riscoperto in particolare per la sua testimonianza riguardo allo stile di vita e al senso di comunità dei cristiani agli albori della vita della chiesa. La tradizione manoscritta Lo scritto non era conosciuto fino al XV secolo. Intorno al 1436, un giovane chierico latino, Tommaso d'Arezzo, che si trovava a Costantinopoli per studiare il greco, recuperò per caso dal banco di un pescivendolo di quella città un manoscritto greco, destinato a fornire carta per imballare il pesce. Il codice da lui acquistato passò in seguito al domenicano Giovanni Stojkovic di Ragusa, legato del concilio di Basilea a Costantinopoli, il quale lo portò a Basilea. Pervenne poi all'umanista Giovanni Reuchlin; quindi, nel 1560 o nel 1580, all'abbazia di Marmoutier in Alsazia; di là, tra il 1793 e il 1795, alla Biblioteca municipale di Strasburgo. Il 24 agosto 1870, durante la guerra francoprussiana, il fuoco dell'artiglieria prussiana incendiò la biblioteca distruggendo così anche il manoscritto della lettera. Nonostante la perdita del codice, il testo è noto in maniera abbastanza sicura, perché nel XVI secolo ne furono fatte tre copie. Autore, datazione, destinatario e collocazione L'opera in quanto tale non esprime né l'identità dell'autore e 5 6 neppure il luogo di composizione, tuttavia generalmente condivisa è la datazione intorno alla fine del II secolo. Nel Concilio Vaticano II Il Concilio Vaticano II, infine, aiutò nella riscoperta di quest'opera utilizzandone alcune espressioni in tre documenti: nella conclusione al capitolo IV della Lumen Gentium, che tratta dei laici, il numero 38 cita Ad Diognetum 6,1. Nel primo capitolo della costituzione Dei Verbum, al numero 4, nel quale si tratta del compimento della Rivelazione in Cristo, citando Ad Diognetum 7,4. Infine nel decreto Ad gentes, parlando della formazione della comunità cristiana nell'attività missionaria della Chiesa cita, al numero 15, Ad Diognetum 5. Lo schema è quello ormai sperimentato: la Parola di Dio, un brano della lettera a Diogneto, segue una riflessione tratta dalla Parola della Chiesa e infine un approfondimento dalla vita e dagli scritti della beata Elisabetta Renzi. Al termine di ogni incontro è lasciato uno spazio per la riflessione personale, per annotare ciò che è il frutto della propria meditazione o preghiera sul testo fatta durante il mese precedente all’incontro. Questo aiuterà poi la condivisione all’interno del gruppo durante l’incontro mensile. Ogni incontro termina con la preghiera proposta. Per l’animazione degli incontri, per il momento di accoglienza e per la preghiera vi invitiamo ad utilizzare il cd “Canti MPA 2012-2013”. 7 LETTERA A DIOGNETO Esordio Vedo, ottimo Diogneto, che tu ti accingi ad apprendere la religione dei cristiani e con molta saggezza e cura cerchi di sapere di loro. A quale Dio essi credono e come lo venerano, perché tutti disdegnano il mondo e disprezzano la morte, non considerano quelli che i greci ritengono dèi, non osservano la superstizione degli ebrei, quale amore si portano tra loro, e perché questa nuova stirpe e maniera di vivere siano comparsi al mondo ora e non prima. Comprendo questo tuo desiderio e chiedo a Dio, che ci fa parlare e ascoltare, che sia concesso a me di parlarti perché tu ascoltando divenga migliore, e a te di ascoltare perché chi ti parla non abbia a pentirsi. L'idolatria 1. Purìficati da ogni pregiudizio che ha ingombrato la tua mente e spògliati dell'abitudine ingannatrice e fatti come un uomo nuovo da principio, per essere discepolo di una dottrina anche nuova come tu stesso hai ammesso. Non solo con gli occhi, ma anche con la mente considera di quale sostanza e di quale forma siano quelli che voi chiamate e ritenete dèi. 2. Non (sono essi) pietra come quella che si calpesta, bronzo non migliore degli utensili fusi per l'uso, legno già marcio, argento che ha bisogno di un uomo che lo guardi perché non venga rubato, ferro consunto dalla ruggine, argilla non più scelta di quella preparata a vile servizio? 3. Non (sono) tutti questi (idoli) di materia corruttibile? Non sono fatti con il ferro e con il fuoco? Non li foggiò lo scalpellino, il fabbro, l'argentiere o il vasaio? Prima che con le loro arti li foggiassero, ciascuno di questi (idoli) non era trasformabile, e non lo può (essere) anche ora? E quelli che ora sono gli utensili della stessa materia non potrebbero forse diventare simili ad essi se trovassero gli stessi artigiani? 4. E per l'opposto, questi da voi adorati non potrebbero diventare, ad opera degli 8 uomini, suppellettili uguali alle altre? Non sono cose sorde, cieche, inanimate, insensibili, immobili? Non tutte corruttibili? Non tutte distruttibili? 5. Queste cose chiamate dèi, a queste servite, a queste supplicate, infine ad esse vi assimilate. 6. Perciò odiate i cristiani perché non le credono dèi. 7. Ma voi che li pensate e li immaginate tali non li disprezzate più di loro? Non li deridete e li oltraggiate più voi che venerate quelli di pietra e di creta senza custodi, mentre chiudete a chiave di notte quelli di argento e di oro, e di giorno mettete le guardie perché non vengano rubati? 8. Con gli onori che credete di rendere loro, se hanno sensibilità, siete piuttosto a punirli. Se non hanno i sensi siete voi a svergognarli con sacrificio di sangue e di grassi fumanti. 9. Provi qualcuno di voi queste cose, permetta che gli vengano fatte. Ma l'uomo di propria volontà non sopporterebbe tale supplizio perché ha sensibilità e intelligenza; ma la pietra lo tollera perché non sente. 10. Molte altre cose potrei dirti perché i cristiani non servono questi dèi. Se a qualcuno ciò non sembra sufficiente, credo inutile parlare anche di più. Il culto giudaico 1. Inoltre, credo che tu piuttosto desideri sapere perché essi non adorano Dio secondo gli ebrei. 2. Gli ebrei hanno ragione quando rigettano l'idolatria, di cui abbiamo parlato, e venerano un solo Dio e lo ritengono padrone di tutte le cose. Ma sbagliano se gli tributano un culto simile a quello dei pagani. 3. Come i greci, sacrificando a cose insensibili e sorde dimostrano stoltezza, così essi, pensando di offrire a Dio come ne avesse bisogno, compiono qualche cosa che è simile alla follia, non un atto di culto. 4. «Chi ha fatto il cielo e la terra e tutto ciò che è in essi», e provvede tutti noi delle cose che occorrono, non ha bisogno di quei beni. Egli stesso li fornisce a coloro che credono di offrirli a lui. 5. Quelli che con sangue, grasso e olocausti credono di fargli sacrifici e con questi atti venerarlo, non mi pare che differiscano da coloro che tributano riverenza ad oggetti sordi che non possono partecipare al culto. Immaginarsi poi di fare le offerte a chi non ha bisogno di nulla! 9 Il ritualismo giudaico 1. Non penso che tu abbia bisogno di sapere da me intorno ai loro scrupoli per certi cibi, alla superstizione per il sabato, al vanto per la circoncisione, e alla osservanza del digiuno e del novilunio: tutte cose ridicole, non meritevoli di discorso alcuno. 2. Non è ingiusto accettare alcuna delle cose create da Dio ad uso degli uomini, come bellamente create e ricusarne altre come inutili e superflue? 3. Non è empietà mentire intorno a Dio come di chi impedisce di fare il bene di sabato? 4. Non è degno di scherno vantarsi della mutilazione del corpo, come si fosse particolarmente amati da Dio? 5. Chi non crederebbe prova di follia e non di devozione inseguire le stelle e la luna per calcolare i mesi e gli anni, per distinguere le disposizioni divine e dividere i cambiamenti delle stagioni secondo i desideri, alcuni per le feste, altri per il dolore? 6. Penso che ora tu abbia abbastanza capito perché i cristiani a ragione si astengono dalla vanità, dall'impostura, dal formalismo e dalla vanteria dei giudei. Non credere di poter imparare dall'uomo il mistero della loro particolare religione. Il mistero cristiano 1. I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini. 2. Infatti, non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale. 3. La loro dottrina non è nella scoperta del pensiero di uomini multiformi, né essi aderiscono ad una corrente filosofica umana, come fanno gli altri. 4. Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale. 5. Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera. 6. Si sposano 10 come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati. 7. Mettono in comune la mensa, ma non il letto. 8. Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. 9. Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. 10. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. 11. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. 12. Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere. 13. Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano. 14. Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati giusti. 15. Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano. 16. Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita. 17. Dai giudei sono combattuti come stranieri, e dai greci perseguitati, e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell'odio. L'anima del mondo 1. A dirla in breve, come è l'anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani. 2. L'anima è diffusa in tutte le parti del corpo e i cristiani nelle città della terra. 3. L'anima abita nel corpo, ma non è del corpo; i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo. 4. L'anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile; i cristiani si vedono nel mondo, ma la loro religione è invisibile. 5. La carne odia l'anima e la combatte pur non avendo ricevuto ingiuria, perché impedisce di prendersi dei piaceri; il mondo che pur non ha avuto ingiustizia dai cristiani li odia perché si oppongono ai piaceri. 6. L'anima ama la carne che la odia e le membra; anche i cristiani amano coloro che li odiano. 7. L'anima è racchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i cristiani sono nel mondo come in una prigione, ma essi sostengono il mondo. 8. L'anima immortale abita in una dimora mortale; anche i cristiani vivono come stranieri tra le cose che si corrompono, aspettando l'incorruttibilità nei cieli. 9. Maltrattata nei cibi e nelle bevande l'anima si raffina; anche i cristiani maltrattati, ogni giorno più si moltiplicano. 10. Dio li ha messi in un posto tale che ad essi non è lecito abbandonare. 11 Dio e il Verbo 1. Infatti, come ebbi a dire, non è una scoperta terrena da loro tramandata, né stimano di custodire con tanta cura un pensiero terreno né credono all'economia dei misteri umani. 2. Ma quello che è veramente signore e creatore di tutto e Dio invisibile, egli stesso fece scendere dal cielo, tra gli uomini, la verità, la parola santa e incomprensibile e l'ha riposta nei loro cuori. Non già mandando, come qualcuno potrebbe pensare, qualche suo servo o angelo o principe o uno di coloro che sono preposti alle cose terrene o abitano nei cieli, ma mandando lo stesso artefice e fattore di tutte le cose, per cui creò i cieli e chiuse il mare nelle sue sponde e per cui tutti gli elementi fedelmente custodiscono i misteri. Da lui il sole ebbe da osservare la misura del suo corso quotidiano, a lui obbediscono la luna che splende nella notte e le stelle che seguono il giro della luna; da lui tutto fu ordinato, delimitato e disposto, i cieli e le cose nei cieli, la terra e le cose nella terra, il mare e le cose nel mare, il fuoco, l'aria, l'abisso, quello che sta in alto, quello che sta nel profondo, quello che sta nel mezzo; lui Dio mandò ad essi. 3. Forse, come qualcuno potrebbe pensare, lo inviò per la tirannide, il timore e la prostrazione? 4. No certo. Ma nella mitezza e nella bontà come un re manda suo figlio, lo inviò come Dio e come uomo per gli uomini; lo mandò come chi salva, per persuadere, non per far violenza. A Dio non si addice la violenza. 5. Lo mandò per chiamare non per perseguitare; lo mandò per amore non per giudicare. 6. Lo manderà a giudicare, e chi potrà sostenere la sua presenza? 7. Non vedi (i cristiani) che gettati alle fiere perché rinneghino il Signore, non si lasciano vincere? 8. Non vedi, quanto più sono puniti, tanto più crescono gli altri? 9. Questo non pare opera dell'uomo, ma è potenza di Dio, prova della sua presenza. 12 L'incarnazione 1. Chi fra tutti gli uomini sapeva perfettamente che cosa è Dio, prima che egli venisse? 2. Vorrai accettare i discorsi vuoti e sciocchi dei filosofi degni di fede? Alcuni affermavano che Dio è il fuoco, ove andranno essi chiamandolo Dio, altri dicevano che è l'acqua, altri che è uno degli elementi da Dio creati. 3. Certo, se qualche loro affermazione è da accettare si potrebbe anche asserire che ciascuna di tutte le creature ugualmente manifesta Dio. 4. Ma tutte queste cose sono ciarle e favole da ciarlatani. 5. Nessun uomo lo vide e lo conobbe, ma egli stesso si rivelò a noi. 6. Si rivelò mediante la fede, con la quale solo è concesso vedere Dio. 7. Dio, signore e creatore dell'universo, che ha fatto tutte le cose e le ha stabilite in ordine, non solo si mostrò amico degli uomini, ma anche magnanimo. 8. Tale fu sempre, è e sarà: eccellente, buono, mite e veritiero, il solo buono. 9. Avendo pensato un piano grande e ineffabile lo comunicò solo al Figlio. 10. Finché lo teneva nel mistero e custodiva il suo saggio volere, pareva che non si curasse e non pensasse a noi. 11. Dopo che per mezzo del suo Figlio diletto rivelò e manifestò ciò che aveva stabilito sin dall'inizio, ci concesse insieme ogni cosa, cioè di partecipare ai suoi benefici, di vederli e di comprenderli. Chi di noi se lo sarebbe aspettato? L'economia divina 1. (Dio) dunque avendo da sé tutto disposto con il Figlio, permise che noi fino all'ultimo, trascinati dai piaceri e dalle brame come volevamo, fossimo travolti dai piaceri e dalle passioni. Non si compiaceva affatto dei nostri peccati, ma ci sopportava e non approvava quel tempo di ingiustizia. Invece, preparava il tempo della giustizia perché noi fossimo convinti che in quel periodo, per le nostre opere, eravamo indegni della vita, e ora solo per bontà di Dio ne siamo degni, e dimostrassimo, per quanto fosse in noi, che era impossibile entrare nel regno di Dio e che solo per sua potenza ne diventiamo capaci. 2. Dopo che la nostra 13 ingiustizia giunse al colmo e fu dimostrato chiaramente che come suo guadagno spettava il castigo e la morte, venne il tempo che Dio aveva stabilito per manifestare la sua bontà e la sua potenza. O immensa bontà e amore di Dio. Non ci odiò, non ci respinse e non si vendicò, ma fu magnanimo e ci sopportò e con misericordia si addossò i nostri peccati e mandò suo Figlio per il nostro riscatto; il santo per gli empi, l'innocente per i malvagi, il giusto per gli ingiusti, l'incorruttibile per i corrotti, l'immortale per i mortali. 3. Quale altra cosa poteva coprire i nostri peccati se non la sua giustizia? 4. In chi avremmo potuto essere giustificati noi, ingiusti ed empi, se non nel solo Figlio di Dio? 5. Dolce sostituzione, opera inscrutabile, benefici insospettati! L'ingiustizia di molti viene riparata da un solo giusto e la giustizia di uno solo rende giusti molti. 6. Egli, che prima ci convinse dell'impotenza della nostra natura per avere la vita, ora ci mostra il salvatore capace di salvare anche l'impossibile. Con queste due cose ha voluto che ci fidiamo della sua bontà e lo consideriamo nostro sostentatore, padre, maestro, consigliere, medico, mente, luce, onore, gloria, forza, vita, senza preoccuparsi del vestito e del cibo. La carità 1. Se anche tu desideri questa fede, per prima otterrai la conoscenza del Padre. 2. Dio, infatti, ha amato gli uomini. Per loro creò il mondo, a loro sottomise tutte le cose che sono sulla terra, a loro diede la parola e la ragione, solo a loro concesse di guardarlo, lo plasmò secondo la sua immagine, per loro mandò suo figlio unigenito, loro annunziò il Regno nel cielo e lo darà a quelli che l'hanno amato. 3. Una volta conosciutolo, hai idea di qual gioia sarai colmato? Come non amerai colui che tanto ti ha amato? 4. Ad amarlo diventerai imitatore della sua bontà, e non ti meravigliare se un uomo può diventare imitatore di Dio: lo può volendolo lui (l'uomo). 5. Non si è felici nell'opprimere il prossimo, nel voler ottenere più dei deboli, arricchirsi e tiranneggiare gli inferiori. In questo nessuno può imitare Dio, sono cose lontane dalla Sua grandezza! 14 6. Ma chi prende su di sé il peso del prossimo e in ciò che è superiore cerca di beneficare l'inferiore; chi, dando ai bisognosi ciò che ha ricevuto da Dio, è come un Dio per i beneficati, egli è imitatore di Dio. 7. Allora stando sulla terra contemplerai perché Dio regna nei cieli, allora incomincerai a parlare dei misteri di Dio, allora amerai e ammirerai quelli che sono puniti per non voler rinnegare Dio. Condannerai l'inganno e l'errore del mondo quando conoscerai veramente la vita nel cielo, quando disprezzerai quella che qui pare morte e temerai la morte vera, riservata ai dannati al fuoco eterno che tormenta sino alla fine coloro che gli saranno consegnati. 8. Se conoscerai quel fuoco ammirerai e chiamerai beati quelli che sopportarono per la giustizia il fuoco temporaneo. Il loro maestro 1. Non dico stranezze né cerco il falso, ma, divenuto discepolo degli apostoli, divento maestro delle genti e trasmetto in maniera degna le cose tramandate a quelli che si son fatti discepoli della verità. 2. Chi infatti, rettamente istruito e fattosi amico del Verbo, non cerca di imparare saggiamente le cose che dal Verbo furono chiaramente mostrate ai discepoli? Non apparve ad essi il Verbo, manifestandosi e parlando liberamente, quando dagli increduli non fu compreso, ma guidando i discepoli che, da lui ritenuti fedeli, conobbero i misteri del Padre? 3. Egli mandò il Verbo come sua grazia, perché si manifestasse al mondo. Disprezzato dal popolo, annunziato dagli apostoli, fu creduto dai pagani. 4. Egli fin dal principio apparve nuovo ed era antico, e ognora diviene nuovo nei cuori dei fedeli. 5. Egli eterno, in eterno viene considerato figlio. Per mezzo suo la Chiesa si arricchisce e la grazia diffondendosi nei fedeli si moltiplica. Essa ispira saggezza, svela i misteri, preannuncia i tempi, si rallegra per i fedeli, si dona a quelli che la cercano, senza infrangere i giuramenti della fede né oltrepassare i limiti dei padri. 6. Si celebra poi il timore della legge, si riconosce la grazia dei profeti, si conserva la fede dei Vangeli, si conserva la tradizione degli apostoli e la grazia della Chiesa esulta. 7. Non contristando tale grazia, saprai ciò 15 che il Verbo dice per mezzo di quelli che vuole, quando vuole. 8. Per amore delle cose rivelateci vi facciamo partecipi di tutto quanto; per la volontà del Verbo che lo ordina, fummo spinti a parlare con zelo. La vera scienza 1. Attendendo e ascoltando con cura, conoscerete quali cose Dio prepara a quelli che lo amano rettamente. Diventano un paradiso di delizie e producono in se stessi, ornati di frutti vari, un albero fruttuoso e rigoglioso. 2. In questo luogo, infatti, fu piantato l'albero della scienza e l'albero della vita; non l'albero della scienza, ma la disubbidienza uccide. 3. Non è oscuro ciò che fu scritto: che Dio da principio piantò in mezzo al paradiso l'albero della scienza e l'albero della vita, indicando la vita con la scienza. Quelli che da principio non la usarono con chiarezza, per l'inganno del serpente furono denudati. 4. Non si ha vita senza scienza, né scienza sicura senza vita vera, perciò i due alberi furono piantati vicino. 5. L'apostolo, comprendendo questa forza e biasimando la scienza che si esercita sulla vita senza la norma della verità, dice: «La scienza gonfia, la carità, invece, edifica». 6. Chi crede di sapere qualche cosa, senza la vera scienza testimoniata dalla vita, non sa: viene ingannato dal serpente, non avendo amato la vita. Lui, invece, con timore conosce e cerca la vita, pianta nella speranza aspettando il frutto. 7. La scienza sia il tuo cuore e la vita la parola vera recepita. 8. Portandone l'albero e cogliendone il frutto abbonderai sempre delle cose che si desiderano davanti a Dio, che il serpente non tocca e l'inganno non avvince; Eva non è corrotta ma è riconosciuta vergine. 9. Si addita la salvezza, gli apostoli sono compresi, la Pasqua del Signore si avvicina, si compiono i tempi e si dispongono in ordine, e il Verbo che ammaestra i santi si rallegra. Per lui il Padre è glorificato; a lui la gloria nei secoli. Amen. 16 1° incontro “Esordio” e “L’idolatria” Invocazione allo Spirito Santo Vieni, Spirito di fortezza e accompagnaci nel nostro cammino, perché vasto e pauroso è il deserto della prova, dove il nemico ci assale sorprendendoci con armi subdole e sleali. La Parola di Dio (Esodo 20, 2-6) 2 «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: 3 non avrai altri dèi di fronte a me. 4 Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. 5 Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, 6 ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi. Vieni Spirito di fortezza, a sostenere ogni nostro passo, a ispirare ogni nostro pensiero, a purificare ogni nostro desiderio, affinchè, seguendo Gesù, la nostra fede non voglia trovare certezze se non nel totale abbandono; la nostra sete di grandezza si appaghi unicamente nella ricerca della gloria del Padre, e il nostro cuore si apra a ricevere dal suo gratuito amore la pura gioia del Regno dei cieli. Amen La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) Esordio Vedo, ottimo Diogneto, che tu ti accingi ad apprendere la religione dei cristiani e con molta saggezza e cura cerchi di sapere di loro. A quale Dio essi credono e come lo venerano, perché tutti disdegnano il mondo e disprezzano la morte, non considerano quelli che i greci ritengono dèi, non osservano la superstizione degli ebrei, quale amore si portano tra loro, e perché questa nuova stirpe e maniera di vivere siano comparsi al mondo ora e non prima. Comprendo questo tuo desiderio e chiedo a Dio, che ci fa parlare e ascoltare, che sia concesso a me di parlarti perché tu ascoltando divenga migliore, e a te di ascoltare perché chi ti parla non abbia a pentirsi. 17 18 L'idolatria 1. Purìficati da ogni pregiudizio che ha ingombrato la tua mente e spògliati dell'abitudine ingannatrice e fatti come un uomo nuovo da principio, per essere discepolo di una dottrina anche nuova come tu stesso hai ammesso. Non solo con gli occhi, ma anche con la mente considera di quale sostanza e di quale forma siano quelli che voi chiamate e ritenete dèi. 2. Non (sono essi) pietra come quella che si calpesta, bronzo non migliore degli utensili fusi per l'uso, legno già marcio, argento che ha bisogno di un uomo che lo guardi perché non venga rubato, ferro consunto dalla ruggine, argilla non più scelta di quella preparata a vile servizio? 3. Non (sono) tutti questi (idoli) di materia corruttibile? Non sono fatti con il ferro e con il fuoco? Non li foggiò lo scalpellino, il fabbro, l'argentiere o il vasaio? Prima che con le loro arti li foggiassero, ciascuno di questi (idoli) non era trasformabile, e non lo può (essere) anche ora? E quelli che ora sono gli utensili della stessa materia non potrebbero forse diventare simili ad essi se trovassero gli stessi artigiani? 4. E per l'opposto, questi da voi adorati non potrebbero diventare, ad opera degli uomini, suppellettili uguali alle altre? Non sono cose sorde, cieche, inanimate, insensibili, immobili? Non tutte corruttibili? Non tutte distruttibili? 5. Queste cose chiamate dèi, a queste servite, a queste supplicate, infine ad esse vi assimilate. 6. Perciò odiate i cristiani perché non le credono dèi. 7. Ma voi che li pensate e li immaginate tali non li disprezzate più di loro? Non li deridete e li oltraggiate più voi che venerate quelli di pietra e di creta senza custodi, mentre chiudete a chiave di notte quelli di argento e di oro, e di giorno mettete le guardie perché non vengano rubati? 8. Con gli onori che credete di rendere loro, se hanno sensibilità, siete piuttosto a punirli. Se non hanno i sensi siete voi a svergognarli con sacrificio di sangue e di grassi fumanti. 9. Provi qualcuno di voi queste cose, permetta che gli vengano fatte. Ma l'uomo di propria volontà non sopporterebbe tale supplizio perché ha sensibilità e intelligenza; ma la pietra lo tollera perché non sente. 10. Molte altre cose potrei dirti perché i cristiani non servono questi dèi. Se a qualcuno ciò non sembra sufficiente, credo inutile parlare anche di più. 19 Riflessione Nel primo comandamento Dio ci chiede il nostro amore reverenziale, dovuto alla grandezza della sua maestà divina e alla povertà della nostra natura umana. Troppe volte, infatti, ci dimentichiamo di rendere culto a Dio, noi che ci crediamo dèi; mentre in realtà, se non abbiamo lo spirito vivificato dalla grazia, siamo solo polvere (cfr. Giovanni 6,63). Sempre dobbiamo dire: “Non abbiamo altro Dio all’infuori di Te, Signore”. Dircelo mattina e sera, a mezzogiorno e a mezzanotte, quando mangiamo e quando beviamo, quando ci corichiamo e quando ci svegliamo, quando lavoriamo e quando riposiamo. Nella salute e nella malattia, nel dolore e nella gioia, nella giovinezza e nella vecchiaia, nella compagnia e nella solitudine, nell’impiego e nello svago. 20 Sempre! (cfr. Deuteronomio 6,6- 7). Dall’umile filo d’erba alla splendidissima stella, dal misero granello di polvere all’immensità dello spazio, dalla mattutina goccia di rugiada alla grandezza dei mari, tutto canta: “Io sono il Signore, tuo Dio”. Non vi è attimo del giorno in cui Egli non faccia risuonare queste parole, poiché l’universo è frutto del suo amore creativo: “Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui” (cfr. Colossesi 1,17). La Divina Presenza soffia nella voce dell’aria, canta nel gorgoglio dell’acqua, profuma nell’odore dei fiori, s’incide sui pendii dei monti, s’innalza nel turbine dei venti; sussurra, parla, chiama, rimprovera, illumina, insegna, assiste, ama. Anche nella coscienza, che è in ogni persona, Dio alza la sua voce e proclama: “Io sono il tuo Signore e il tuo Dio! Non questo oro che adori, questo corpo che nutri, questa donna che ami, questo cibo che mangi, questo lavoro che produci, questo potere che sfrutti, questa persona che conosci, questo padrone che servi, questo tempo che usi, questo mondo che abiti”: “Volgetevi a me e sarete salvi, paesi tutti della terra, perché io sono Dio; non ce n’è altri” (cfr. Isaia 45,22). Il denaro, il corpo, il cibo, la bevanda, il sesso, non sono Dio! Il lavoro, il successo, le opere del genio umano, il progresso, la tecnica, il mondo, non sono Dio! Il benessere, le proprietà, gli affari, il potere, la cultura, l’affermazione di sé, la salute, non sono Dio! Uno solo è il Signore: Colui che ci ha dato questa vita materiale per meritarci la Vita che non muore; Colui che ci ha dato vesti, cibo, lavoro, affetti, dimora, capacità e ogni cosa; Colui che ci ha dato l’intelligenza per capire, la volontà per volere, la libertà per scegliere; Colui che ci ha dato la facoltà di amare e la gioia di essere amati; Colui che ci ha dato la vocazione di essere santi e la grazia di essere salvati. Difficilmente chi non si tiene unito a Dio con costanza e preghiera saprà rimanere libero dagli dèi del mondo! Se invece lo ameremo, riconoscendolo come nostro Signore, non peccheremo, perché chi ama non vuol dare dolore all’amato. Inoltre, riconoscere Dio come nostro unico Signore è un segno di fede e di umiltà, virtù che portano alla salvezza: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli” (cfr. Matteo 5,3), “Chi si umilia sarà esaltato” (cfr. Luca 18,14), “Chi crede ha la vita eterna” (cfr. Giovanni 6,47). Non alziamo altari a dèi non veri come fece il popolo d’Israele! (cfr. Esodo 32,31)! Non andiamo in cerca di teo21 rie e religioni diverse da quelle proposte dalla fede cattolica! Non ricorriamo a cartomanti ed a pratiche superstiziose contrarie alla fede! Ma fidiamoci del Signore nostro Dio, a Lui solo ubbidiamo e Lui solo adoriamo sull’altare vivo del nostro cuore. Gesù ha detto: “Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai” (cfr. Luca 4,8). Come afferma il Catechismo: “Adorare Dio è riconoscere, nel rispetto e nella sottomissione assoluta, il nulla della creatura, la quale non esiste che per Lui. Adorare Dio è, come Maria nel Magnificat, lodarlo, esaltarlo e umiliare se stessi, confessando con gratitudine che egli ha fatto grandi cose e che santo è il suo nome. L’adorazione del Dio Unico libera l’uomo dal ripiegamento su se stesso, dalla schiavitù del peccato e dall’idolatria del mondo” (Catechismo della Chiesa Cattolica 2097). È sempre Dio il fine di ogni azione e il senso di ogni fine. Egli sta sempre di fronte a noi! È il nostro Creatore. Il nostro Salvatore. Colui che ci ama. L’origine, il senso e il fine della nostra vita. Chi accoglie la sua parola vivrà per sempre: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte” (cfr. Giovanni 8,51). Perciò abbiamo il dovere di accettare Dio come nostro Salvatore, di accogliere le sue parole e di aderire ai suoi comandi, riconoscendo la sua buona Autorità e la sua autorevole Bontà. Ecco perché, nella Bibbia, Dio inizia e conclude sempre i suoi interventi con la formula: “Io sono il Signore!”. Altro materiale per la riflessione “La storia di Israele ci mostra ancora la tentazione dell’incredulità in cui il popo22 lo più volte è caduto. L’opposto della fede appare qui come idolatria. Mentre Mosè parla con Dio sul Sinai, il popolo non sopporta il mistero del volto divino nascosto, non sopporta il tempo dell’attesa. La fede per sua natura chiede di rinunciare al possesso immediato che la visione sembra offrire, è un invito ad aprirsi verso la fonte della luce, rispettando il mistero proprio di un Volto che intende rivelarsi in modo personale e a tempo opportuno. Martin Buber citava questa definizione dell’idolatria offerta dal rabbino di Kock: vi è idolatria «quando un volto si rivolge riverente a un volto che non è un volto». Invece della fede in Dio si preferisce adorare l’idolo, il cui volto si può fissare, la cui origine è nota perché fatto da noi. Davanti all’idolo non si rischia la possibilità di una chiamata che faccia uscire dalle proprie sicurezze, perché gli idoli «hanno bocca e non parlano» (Sal 115,5). Capiamo allora che l’idolo è un pretesto per porre se stessi al centro della realtà, nell’adorazione dell’opera delle proprie mani. L’uomo, perso l’orientamento fondamentale che dà unità alla sua esistenza, si disperde nella molteplicità dei suoi desideri; negandosi ad attendere il tempo della promessa, si disintegra nei mille istanti della sua storia. Per questo l’idolatria è sempre politeismo, movimento senza meta da un signore all’altro. L’idolatria non offre un cammino, ma una molteplicità di sentieri, che non conducono a una meta certa e configurano piuttosto un labirinto. Chi non vuole affidarsi a Dio deve ascoltare le voci dei tanti idoli che gli gridano: “Affidati a me!”. La fede in quanto legata alla conversione, è l’opposto dell’idolatria; è separazione dagli idoli per tornare al Dio vivente, mediante un incontro personale. Credere significa affidarsi a un amore misericordioso che sempre accoglie e perdona, che sostiene e orienta l’esistenza, che si mostra potente nella sua capacità 23 di raddrizzare le storture della nostra storia. La fede consiste nella disponibilità a lasciarsi trasformare sempre di nuovo dalla chiamata di Dio. Ecco il paradosso: nel continuo volgersi verso il Signore, l’uomo trova una strada stabile che lo libera dal movimento dispersivo cui lo sottomettono gli idoli.” (Lettera Enciclica Lumen Fidei del Sommo Pontefice Francesco ai Vescovi, ai Presbiteri e ai Diaconi, alle Persone Consacrate e a tutti i fedeli Laici sulla fede, n. 13) Non a noi, o Signore, non a noi ma al tuo nome dà gloria. Per la tua misericordia e la tua verità che mai abbiano a dire le genti: Dov’è il loro Dio? Questo perché noi veneriamo un Dio invisibile che sfugge a ogni occhio corporeo e si fa conoscere solo al cuore estremamente puro di pochi privilegiati. Del nostro Dio i pagani potrebbero quindi chiederci veramente: Dov’è il loro Dio?, poiché essi hanno la possibilità di farci vedere le loro divinità. A questo riguardo il salmo ci ha ricordato nella sua prima parte che la presenza del nostro Dio si percepisce attraverso le sue opere, in quanto lui, pur risiedendo in alto nel cielo, ha creato tutto ciò che ha voluto in cielo e sulla terra. (S.Agostino, ESPOSIZIONE, discorso II) Madre Elisabetta ci dice... Dal I Regolamento: “Regolamento di vita, che si prescrive alle Povere del Crocifisso ritirate in Coriano”: La Povera del Crocifisso deve primieramente essere distaccata dal proprio giudizio, dalla propria opinione, e però non creda giammai di 24 sapere e d’intendere più delle altre, perché il demonio, per la strada della superbia, la tirerà in molti inganni. Non sia mai che si senta una parlare dei difetti dell’altra, né in pubblico, né in privato, perché questo sarebbe un doppio difetto: di Mormorazione contro la carità e di attacco al proprio Giudizio, che è sopraffina superbia. Ognuna pertanto si vada ingegnando di conoscere e di emendare i difetti propri, ma nessuna, eccettuata la Superiora, si carichi dei pensieri delle altre, e molto meno faccia delle osservazioni per rilevare gli altrui difetti, ma si contenti di attendere a se stessa, che troverà da fare quanto vuole. ... Il distacco dal proprio Giudizio esige che non si dica il suo sentimento in qualunque cosa, se non allora quando seriamente si venisse interrogato. La Povera del Crocifisso, che viva distaccata dal proprio Giudizio, non si sentirà mai a dire: questo lavoro non è ben fatto, questa cosa non va bene, ma senza disprezzare veruna e senza disapprovare alcuna cosa, con tutta la carità, se viene richiesta, insegnerà come sa fare Essa. Il ridere della debolezza di qualche Sorella, sarebbe una debolezza più grande, un segno di attacco al proprio giudizio e di fina superbia. Questo distacco dal proprio Giudizio non deve consistere soltanto nelle opere esterne sin qui indicate, ma deve bensì nell’interno dell’Animo, con una viva persuasione di sapere e d’intendere meno assai delle altre, essere radicato, così che la Povera del Crocifisso sia nel numero di quei fortunati Fanciulli, dei quali Gesù Cristo ci comanda ad emulare la semplicità, se vogliamo salvarci: “Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli”. Da questo distacco dal proprio Giudizio non sarà difficile passare ad un perfetto distacco dalla propria volontà, la quale conviene che resti fuori della Porta d’ingresso in questa Casa. [...] Gesù Cristo si è fatto ubbidiente per noi sino alla Morte, e morte di Croce, e nessun altro Sacrificio gli è così grato dalle sue Creature, quanto quello della propria volontà alla perfetta ubbidienza. [...] 25 Iddio ama assai quelle Anime che lo servono allegramente: “Dio ama colui che dà con gioia”. Un Servitore allegro serve ed onora il suo Padrone; un servitore malinconico difficilmente serve, e sicuramente disonora il suo Padrone. La Povera del Crocifisso, se vuole intendere il genio dello Sposo Divino, faccia tutto allegramente per suo amore, e discacci da sé ogni spirito di malinconia come tentazione diabolica, che rende lo Spirito inoperoso, pesante, inquieto, molesto, non meno a se stesso che agli altri. La malinconia conduce presto ai più gravi disordini e precipizi. L’Allegrezza di Spirito è la via più sicura e più breve alla Perfezione. Ciò non vuol dire che non si abbiano da sentire le tentazioni della Malinconia, ma che si devo no rigettare come le altre del maligno Tentatore. Un’Anima che sia morta al proprio giudizio, ed alla propria volontà, non può avere motivo di rattristarsi, perché spogliata di se medesima, vive abbandonata in Dio, di fida dell’Ubbidienza e così non può essere più sicura delle insidie del Traditore. Dunque a dispetto di qualunque torbido pensiero, lo Spirito si tenga animato e sollevato in Dio: allegrezza e giovialità siano compagne indivisibili della Povera del Crocifisso. Si scansino però certe allegrezze smoderate, sregolate dimostrazioni, e di un ridere leggero e sboccato, e di un alto parlare meraviglioso, perché questo non sarebbe un sollevare, ma un dissipare lo Spirito ed aggravarlo di poca modestia e molta leggerezza. Se la Povera del Crocifisso ottiene dalla Divina Misericordia di essere morta al Mondo, di essere morta a se stessa, la sua vita sarà certamente unita a Gesù Crocifisso, anzi Gesù Crocifisso sarà la sua vita. Come appunto l’Anima è la vita del Corpo, e lo dirige in tutti i sensi, così Gesù Crocifisso ha da essere la vita della Anima della sua Povera, e perciò tutte e tre le potenze hanno da essere di Gesù Crocifisso, cioè la Memoria, l’Intelletto e la Volontà. I. La Memoria si ricordi spesso di Gesù Crocifisso, e però ogni mattina il primo pensiero all’ora di alzarsi si rivolga a Gesù, invocandolo sotto voce in questa maniera = Gesù mio, Amor mio, Crocifisso per me, abbiate misericordia di me, e benedi26 temi, e ciò dicendo si faccia il segno della Santa Croce. E qui si consiglia la Povera del Crocifisso a recitare spesso la suddetta Giaculatoria, come sarebbe nell’entrare in Cappella e nell’uscire, nel sentire a suonare le Ore e specialmente nel coricarsi a Letto, accompagnandola sempre col segno della Santa Croce, onde aiutare con questo mezzo l’umana miseria, per tenere sempre viva la Memoria di Gesù Crocifisso. [...] Ecco finalmente quale deve essere l’esercizio della Volontà: l’amore e l’unione a Gesù Crocifisso; e sebbene il tempo più proprio di quest’esercizio sia quello dell’Orazione, pure in qualunque altro esercizio dei sensi, occupazioni e lavori, si può facilmente rivolgere il Cuore a Dio e sospirare l’Unione con Gesù. Questo fu sempre lo studio e l’esercizio dei Santi, e la Povera del Crocifisso collo studio e coll’esercizio dell’Osservanza di questo Regolamento, si farà Santa e conseguirà la sorte fortunata di essere nella eternità non più Povera, ma Sposa beata di Gesù Crocifisso. ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ Per la riflessione personale ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ 27 28 ........................................................................................................ ........................................................................................................ Preghiamo il Signore con le parole del salmo perché apra gli occhi del nostro cuore e possiamo sceglierlo come il tutto della nostra vita, smascherando gli idoli che ci allontanano da Lui. ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ Salmo 115 - L’unico vero Dio Solista: ........................................................................................................ ........................................................................................................ Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome da’ gloria, per la tua fedeltà, per la tua grazia. Perché i popoli dovrebbero dire: «Dov’è il loro Dio?». Assemblea: Il nostro Dio è nei cieli, egli opera tutto ciò che vuole. Preghiamo Solista: Gli idoli di allora e di oggi sono nullità. Il Signore invece è una realtà vivente che cammina con il suo popolo e "opera tutto ciò che vuole" (vv. 9-11). Secondo la migliore esegesi, Jahvè significa non "colui che è", ma "colui che è qui", colui che interviene, il Dio della storia, il Dio che cammina con il suo popolo, l’Emmanuele, Dio con noi. Se il mio dio sono le cose assolutizzate, idolatrate, io divento come loro, mi cosifico. Se il mio Dio è il Vivente anch’io divento vivente (v. 18). Nell’ottica razionalistica del nostro tempo Dio scompare dalla coscienza e l’uomo, che non ha basi proprie, va in rovina e si sfalda. Gli idoli sono nullità e chi confida negli idoli diventa nullità. La tentazione degli idoli è continua anche nel credente. Israele ci è caduto continuamente; forse continuamente ci cadiamo anche noi e, quel che è peggio, non ce ne accorgiamo. 29 Gli idoli delle genti sono argento e oro, opera delle mani dell’uomo. Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono, hanno narici e non odorano. Hanno mani e non palpano, hanno piedi e non camminano; dalla gola non emettono suoni. Sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida. Assemblea: Israele confida nel Signore: egli è loro aiuto e loro scudo. Confida nel Signore la casa di Aronne: egli è loro aiuto e loro scudo. Confida nel Signore, chiunque lo teme: egli è loro aiuto e loro scudo. Solista: 30 Siate benedetti dal Signore che ha fatto cielo e terra. I cieli sono i cieli del Signore, ma ha dato la terra ai figli dell’uomo. 2° incontro “Il culto” e “Il ritualismo giudaico” Assemblea: Non i morti lodano il Signore, né quanti scendono nella tomba. Ma noi, i viventi, benediciamo il Signore ora e sempre. La Parola di Dio Is 58, 1-12 Momento di silenzio, durante il quale ripensiamo alle parole del salmo e lodiamo e ringraziamo nostro Signore Gesù Cristo per essere per noi “il Dio della storia, il Dio che cammina con il suo popolo, l’Emmanuele, il Dio con noi”. Poi nel nostro cuore, presentiamo al Signore tutti i nostri bisogni e delle persone a cui vogliamo bene, e diciamo: Padre Nostro. Presentiamo al Signore le nostre preghiere anche per intercessione della Beata Elisabetta Renzi: Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta Renzi. Prega per noi. Preghiamo. Dio onnipotente ed eterno, tu hai messo nel cuore degli uomini una così profonda nostalgia di te, che solo quando ti trovano hanno pace: fa’ che, al di là di ogni ostacolo, tutti riconoscano i segni della tua bontà e, stimolati dalla testimonianza della nostra vita, abbiano la gioia di credere in te, unico vero Dio e padre di tutti gli uomini. Per Cristo nostro Signore. 31 1 Grida a squarciagola, non aver riguardo; come una tromba alza la voce; dichiara al mio popolo i suoi delitti, alla casa di Giacobbe i suoi peccati. 2 Mi ricercano ogni giorno, bramano di conoscere le mie vie, come un popolo che pratichi la giustizia e non abbia abbandonato il diritto del suo Dio; mi chiedono giudizi giusti, bramano la vicinanza di Dio: 3 «Perché digiunare, se tu non lo vedi, mortificarci, se tu non lo sai?». Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari, angariate tutti i vostri operai. 4 Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi e colpendo con pugni iniqui. Non digiunate più come fate oggi, così da fare udire in alto il vostro chiasso. 5 È forse come questo il digiuno che bramo, il giorno in cui l'uomo si mortifica? Piegare come un giunco il proprio capo, usare sacco e cenere per letto, forse questo vorresti chiamare digiuno e giorno gradito al Signore? 6 Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? 7 Non consiste forse nel dividere il pane con l'affamato, nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne? 8 Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. 9 Allora lo invocherai e il Signore ti risponderà; implorerai aiuto ed egli dirà: «Eccomi!». Se toglierai di mezzo a te l'oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, 10 se offrirai il pane all'affamato, se sazierai chi è digiuno, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio. 11 Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono. 12 La tua gente riedificherà le antiche rovine, ricostruirai le fondamenta di epoche lontane. Ti chiame32 ranno riparatore di brecce, restauratore di case in rovina per abitarvi. Matteo 23,16-28 16 Guai a voi, guide cieche, che dite: Se si giura per il tempio non vale, ma se si giura per l'oro del tempio si è obbligati.17 Stolti e ciechi: che cosa è più grande, l'oro o il tempio che rende sacro l'oro? 18 E dite ancora: Se si giura per l'altare non vale, ma se si giura per l'offerta che vi sta sopra, si resta obbligati. 19 Ciechi! Che cosa è più grande, l'offerta o l'altare che rende sacra l'offerta? 20 Ebbene, chi giura per l'altare, giura per l'altare e per quanto vi sta sopra; 21 e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che l'abita. 22 E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso. 23 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell'anèto e del cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle.24 Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello! 25 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l'esterno del bicchiere e del piatto mentre all'interno sono pieni di rapina e d'intemperanza. 26 Fariseo cieco, pulisci prima l'interno del bicchiere, perché anche l'esterno diventi netto! 27 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. 28 Così anche voi apparite giusti all'esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità. La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) Il culto giudaico 1. Inoltre, credo che tu piuttosto desideri sapere perché essi non adorano Dio secondo gli ebrei. 2. Gli ebrei hanno ragione quando rigettano l'idolatria, di cui abbiamo parlato, e venerano un solo Dio e lo ritengono padrone di tutte le cose. Ma sbagliano se gli tributano un culto simile a quello dei pagani. 3. Come i greci, sacrificando a cose insensibili e sorde dimostrano stoltezza, così essi, pensando di offrire a Dio come ne avesse bisogno, compiono qualche cosa che è simile al33 la follia, non un atto di culto. 4. «Chi ha fatto il cielo e la terra e tutto ciò che è in essi», e provvede tutti noi delle cose che occorrono, non ha bisogno di quei beni. Egli stesso li fornisce a coloro che credono di offrirli a lui. 5. Quelli che con sangue, grasso e olocausti credono di fargli sacrifici e con questi atti venerarlo, non mi pare che differiscano da coloro che tributano riverenza ad oggetti sordi che non possono partecipare al culto. Immaginarsi poi di fare le offerte a chi non ha bisogno di nulla! Il ritualismo giudaico 1. Non penso che tu abbia bisogno di sapere da me intorno ai loro scrupoli per certi cibi, alla superstizione per il sabato, al vanto per la circoncisione, e alla osservanza del digiuno e del novilunio: tutte cose ridicole, non meritevoli di discorso alcuno. 2. Non è ingiusto accettare alcuna delle cose create da Dio ad uso degli uomini, come bellamente create e ricusarne altre come inutili e superflue? 3. Non è empietà mentire intorno a Dio come di chi impedisce di fare il bene di sabato? 4. Non è degno di scherno vantarsi della mutilazione del corpo, come si fosse particolarmente amati da Dio? 5. Chi non crederebbe prova di follia e non di devozione inseguire le stelle e la luna per calcolare i mesi e gli anni, per distinguere le disposizioni divine e dividere i cambiamenti delle stagioni secondo i desideri, alcuni per le feste, altri per il dolore? 6. Penso che ora tu abbia abbastanza capito perché i cristiani a ragione si astengono dalla vanità, dall'impostura, dal formalismo e dalla vanteria dei giudei. Non credere di poter imparare dall'uomo il mistero della loro particolare religione. Riflessione Nel primo testo, il profeta Isaia mette in guardia il popolo ebreo dal pericolo di un culto formalistico, soprattutto 34 per quanto riguarda i riti penitenziali come il digiuno, quando questi sono dissociati dalla giustizia. Alla denuncia, poi, fa seguito l’esortazione al digiuno autentico e gradito a Dio, che è la liberazione dall’oppressione, la solidarietà con i bisognosi, il rifiuto di calunniare il fratello. Il nuovo esodo è il passaggio dall’egoismo alla costruzione di un nuovo mondo, libero dall’ingiustizia, edificato sulla solidarietà e sull’amore. I versetti 8-9 descrivono la conseguenza di chi pratica il vero digiuno: dalla rottura con se stessi erompe una luce e insieme si realizza la guarigione di una ferita. Il digiuno che passa attraverso il fratello bisognoso ha il potere di mettere se stessi in relazione con Dio. Infatti il Signore, finalmente risponde: “Allora invocherai e il Signore risponderà” e si mostra: “Supplicherai ed Egli dirà: Eccomi!” La rottura con se stessi nell’incontro con l’oppresso, il prigioniero, il bisognoso, rende possibile, dunque, l’incontro con il Signore. Al versetto 10 vengono indicati due atteggiamenti importanti da tenere: offrire all’affamato la vita e saziare una persona afflitta. Chi agisce in questo modo è luce nelle tenebre; il Signore lo benedice nella vita e nel corpo ed è chiamato ricostruttore di una città che diventa finalmente “abitabile”. Matteo introduce il discorso con queste parole: “Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli..” Gesù vuol richiamare tutti noi l’attenzione sul pericolo che può diffondersi in ogni comunità: quello di nascondersi dietro prescrizioni e comandamenti, il pericolo di distogliere lo sguardo dalle proprie debolezze umane e di caricare sugli altri dei fardelli che non si è capaci di portare di persona. Gesù condanna una religiosità spesso ridotta a formalismo, disgiunta dalla giustizia, dalla misericordia, dalla fedeltà. Senza amore ogni pratica 35 religiosa non serve a nulla. Come ha davvero poco senso secondo Gesù pulire solo l’esterno del bicchiere; siamo invece chiamati a guardare verso l’interno. Lì vi è “rapina e intemperanza”. Gesù porta avanti il discorso della scissione tra interno ed esterno. Dietro la facciata esteriore della purezza stanno, tutt’attorno, nell’intimo del cuore, impurità, illegalità, ipocrisia. Il cuore può essere, quindi, principio di impurità, ma se da esso vengono buone intenzioni e buone azioni, allora è sorgente di purezza per l’uomo. E’ il cuore che dà origine a un comportamento conforme alla volontà di Dio. Non c’è conformità alla Sua volontà se non a partire da un cuore puro che si sottomette interiormente a tale volontà. Solo Dio può purificare il nostro cuore, può rivestirlo con il Suo perdono. Il cuore puro non è semplicemente il cuore che non si è macchiato di alcun peccato, ma anche quello 36 che Dio ha ricreato, ha rifatto con la sua grazia e la sua misericordia. Nel salmo 24 il cuore puro è messo in parallelo con le mani innocenti, che non hanno fatto male a nessuno, che non hanno usato violenza contro il prossimo, che non lo hanno ingannato. Il cuore puro è proprio dell’uomo che obbedisce ai comandamenti con una adesione sincera, limpida, amorosa, fedele a Dio. Questo porta a una unità tra la vita e la fede, tra il culto, la liturgia e le attività quotidiane, a una profonda limpidità di cuore che è necessaria per stare vicino all’altare del Signore e, insieme, servirlo con gioia nella vita di ogni giorno, nel lavoro, in casa, nelle realtà dei vari impegni. A chi vive così non mancherà mai la grazia della presenza di Dio, la capacità di contemplarlo e di vederlo in tutti gli avvenimenti e in tutte le circostanze, di avvertire l’amore di Cristo Gesù crocefisso e risorto. Madre Elisabetta ci dice... ........................................................................................................ “Il Signore l’aveva arricchita di una grande esigenza di concretezza, di prudenza, di umanità, di schiettezza, di compassione e di amore, qualità proprie delle anime destinate da Dio a durature realizzazioni. Ma la gemma più preziosa è una profonda umiltà con l’esigenza di calare nel quotidiano i suoi doni; rifugge con ogni studio la lode e nasconde con amabile semplicità e soave destrezza i suoi meriti. Relatio et vota pag.31 Gli scritti della Beata esprimono idee precise e chiare, evidenziano armonia di doti umane e spirituali, rispecchiano sodezza ed essenzialità, poiché l’impegno e l’amore per il Signore non le permettono di vagare in cose secondarie. Troviamo una spiritualità attinta alle fonti del Vangelo, una pietà calata sempre nelle situazioni concrete. (Relatio et vota pag 33.) ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ Per la riflessione personale ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ 37 38 In. Alzate, o porte, la vostra fronte, alzatevi, soglie antiche, ed entri il re della gloria. Chi è mai questo re della gloria? Il Signore degli eserciti è il re della gloria. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era in principio ora e sempre nei secoli. Amen. Preghiamo... Salmo 24(23) Il salmo descrive una processione di ingresso nel tempio per la liturgia. Dio creatore e re dell’universo è immaginato entrare trionfalmente nella sua dimora. Davanti a Lui le porte dovranno non solo spalancarsi, ma anche alzarsi, in segno di omaggio alla Sua grandezza. Sulla soglia del Tempio, in una sorta di liturgia penitenziale, si svolge il dialogo tra il sacerdote e il corteo dei fedeli. “Mani innocenti e cuore puro”, “chi non pronuncia menzogna”, “Chi non giura a danno del suo prossimo”: questi tre semplici e precise esigenze per entrare nel tempio e per acquisire la “benedizione e la giustizia di Dio” cioè il Suo amore salvifico, misericordioso e liberatore. Silenzio di interiorizzazione Presentiamo al Signore le nostre preghiere anche per intercessione della Beata Elisabetta Renzi: Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta Renzi. Prega per noi. Preghiera conclusiva Spirito di sconfinata apertura, vieni ad aprire sull’infinito le porte del nostro spirito e del nostro cuore. Aprile definitivamente e non permettere che noi tentiamo di richiuderle. Aprile al mistero di Dio e all’immensità dell’universo. Apri i nostri giudizi alla luce trascendente del tuo giudizio sovrano. Apri il nostro modo di pensare perché sia pronto ad accogliere i molteplici punti di vista diversi dai nostri. Apri il nostro affetto a tutti quelli che sono privi di amore, a quanti chiedono conforto. Apri la nostra carità ai problemi del mondo , a tutti i bisogni dell’umanità. Apri la nostra attività alla collaborazione con tutti coloro che si adoperano per un medesimo fine. Apri il nostro essere così da renderlo capace di abbracciare tutta la realtà. Amen Sol. Del Signore è la terra e quanto contiene: il mondo con i suoi abitanti. E’ Lui che l’ha fondata sui mari e sui fiumi l’ha stabilito. In. Chi potrà salire il monte del Signore? Chi potrà stare nel suo monte santo? Sol. Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non si rivolge agli idoli, chi non giura con inganno. In. Egli otterrà benedizione dal Signore, giustizia da Dio sua salvezza. Sol. Ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe. In. Alzate, o porte,la vostra fronte, alzatevi, soglie antiche, ed entri il re della gloria. Sol. Chi è questo re della gloria? Il Signore forte e valoroso, il Signore valoroso in battaglia. 39 40 3° incontro “Il mistero cristiano” La Parola di Dio (2 Cor 4, 7-12) 7 Però noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi.8 Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; 9 perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, 10 portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. 11 Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo esposti alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale. 12 Di modo che in noi opera la morte, ma in voi la vita. La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) Il mistero cristiano 1. I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini. 2. Infatti, non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale. 3. La loro dottrina non è nella scoperta del pensiero di uomini multiformi, né essi aderiscono ad una corrente filosofica umana, come fanno gli altri. 4. Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale. 5. Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera. 6. Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i 41 neonati. 7. Mettono in comune la mensa, ma non il letto. 8. Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. 9. Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. 10. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. 11. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. 12. Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere. 13. Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano. 14. Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati giusti. 15. Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano. 16. Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita. 17. Dai giudei sono combattuti come stranieri, e dai greci perseguitati, e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell'odio. Riflessione Quando - probabilmente sul finire della persecuzione di Diocleziano-Gaudentius sbarcò sul nostro lido o vi arrivò per la via Aemilia, una sia pur piccola comunità cristiana doveva già essere stata avviata. Ora non c'è bisogno di affidarsi a fantasie stravaganti per immaginare come il giovane Vescovo abbia impostato la sua missio apostolica. Penso che due, in particolare, siano state le risorse della strategia pastorale da lui adottata: la 42 predicazione e la testimonianza. L'obiettivo di S. Gaudenzo era quello di mostrare che il Vangelo è pienezza di umanità. Doveva perciò dimostrare che nessun dio è più umano del DIO cristiano - ecco l'evangelizzazione - e poteva farlo in modo credibile e attraente solo attraverso la testimonianza dei laici battezzati, i quali con la loro vita potevano mostrare- che la fede cristiana è trasparenza di piena umanità. In una parola Gaudenzo doveva poter rispondere a due domande, che i riminesi pagani e idolatri, rivolgevano ai primi cristiani: ... ma è proprio vero che questa vostra nuova fede risponde ai bisogni profondi dell'uomo?e che questa risposta è più convincente e soddisfacente di quella stoica o di quella epicurea? Non basta annunciare verbalmente il messaggio cristiano: lo si deve annunciare vitalmente, con fatti di Vangelo. Il missionario cristiano, prima che evangelizzatore, de- ve provare di essere stato evangelizzato e che il Vangelo gli ha cambiato la mentalità, il cuore, lo stile di vita. La fedeltà al messaggio implica, nel messaggero, l’impegno alla coerenza. L’evangelizzazione non potrà non tradursi in amore per i poveri e in opere di solidarietà umana, ma l’evangelizzatore dovrà fare come il Battista: dovrà puntare il dito su Gesù, non su se stesso. Dovrà narrare la storia di Gesù, perchè solo Gesù è la perfetta trasparenza dell'amore del Padre. no senza lasciarsi sfuggire la ben che minima Critica verso i suoi detrattori,usando soltanto espressioni di fede,umiltà, rassegnazione e fortezza. In un frammento di lettera del 1° agosto 1839, indirizzata al fratello, parlandogli della rinuncia ai beni temporali personali, che si accingeva a fare in favore del Vescovo di Rimini, lo invita a considerare bene le realtà eterne “le sole – osserva la Renzi – che ci possano appagare” (cf.Doc. V, pp.184-185). In un’altra lettera del 1857 scriveva: “L’eccesso del dolore ha fatto discendere la pace e la forza nel mio cuore contrito; imperocchè sempre, quando si accetta di bere il calice sino alla feccia, vi si trova Gesù Cristo e il suo soccorso”. E’ il ritratto di un’anima che per tutta la vita ha cercato di conformarsi a Cristo Crocifisso, e che finalmente in Lui si riposa serena. Per la riflessione personale ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ Madre Elisabetta ci dice... ........................................................................................................ Per cogliere la genuinità dello spirito che fu alla base di tutta la vita virtuosa della Serva di Dio, mi sembra quanto mai utile dare uno sguardo ai suoi scritti più intimi. Già le lettere datate fra il 1832-1857 e riportate nella “Positio”, sebbene siano quasi tutte di carattere amministrativo,spesso costituiscono autentici attestati di fede,carità, distacco dalla vanità, zelo apostolico, umiltà, pazienza, fortezza, comprensione e fermezza, prudenza, obbedienza e concretezza. Per esempio: in una sua lettera sicuramente del 1832,la Serva di Dio, sapendosi bersaglio di maldicenze, scrive alle Consorelle di Soglia- ........................................................................................................ 43 ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ 44 ........................................................................................................ Preghiamo... ........................................................................................................ Preghiamo liberamente le strofe del Salmo 46 (45) che è un inno di lode a Dio. ........................................................................................................ ........................................................................................................ Applaudite, popoli tutti, acclamate Dio con voci di gioia; perché terribile è il Signore, l'Altissimo, re grande su tutta la terra. ........................................................................................................ ........................................................................................................ Egli ci ha assoggettati i popoli, ha messo le nazioni sotto i nostri piedi. ........................................................................................................ ........................................................................................................ La nostra eredità ha scelto per noi, vanto di Giacobbe suo prediletto. ........................................................................................................ ........................................................................................................ Ascende Dio tra le acclamazioni, il Signore al suono di tromba. ........................................................................................................ ........................................................................................................ Cantate inni a Dio, cantate inni; cantate inni al nostro re, cantate inni; perché Dio è re di tutta la terra, cantate inni con arte. ........................................................................................................ ........................................................................................................ Dio regna sui popoli, Dio siede sul suo trono santo. ........................................................................................................ ........................................................................................................ I capi dei popoli si sono raccolti con il popolo del Dio di Abramo, perché di Dio sono i potenti della terra: egli è l'Altissimo. ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ 45 Presentiamo al Signore le nostre preghiere anche per intercessione della Beata Elisabetta Renzi: Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta Renzi. Prega per noi. 46 Preghiera conclusiva O Signore, tu sei la Parola pronunciata dal Padre fin dall’eternità: tu sei venuto ad abitare tra noi e ci hai condotto con te alla casa del Padre. Tu sei il Figlio, nato dall’eternità dal Padre: tu sei nato fra noi per renderci fratelli e sorelle, figli e figlie del Padre tuo. Tu sei la luce che il Dio della luce fa risplendere sin dall’eternità: tu sei entrato nella nostra oscorità e ci hai illuminati con la luce divina. Tu sei la vita, che proviene dal Dio vivente da tutti i secoli: tu hai sperimentato la morte con noi e ci hai così aperto la via della vita eterna. Tu sei la verità, Figlio vero da Dio vero: tu hai sofferto in un mondo pieno di menzogne e di illusioni e ci hai così rivelato la gioia della vera conoscenza di Dio. Ti ringrazio. Ti lodo. Ti adoro. Amen. 47 4° incontro “L’anima del mondo” La Parola di Dio (2 Lettera ai Corinzi 6,3-10; 5,1-10) 3 Da parte nostra non diamo motivo di scandalo a nessuno, perché non venga biasimato il nostro ministero; 4 ma in ogni cosa ci presentiamo come ministri di Dio, con molta fermezza nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce, 5 nelle percosse, nelle prigioni, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni; 6 con purezza, sapienza, pazienza, benevolenza, spirito di santità, amore sincero; 7 con parole di verità, con la potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra; 8 nella gloria e nel disonore, nella cattiva e nella buona fama. Siamo ritenuti impostori, eppure siamo veritieri;9 sconosciuti, eppure siamo notissimi; moribondi, ed ecco viviamo; puniti, ma non messi a morte; 10 afflitti, ma sempre lieti; poveri, ma facciamo ricchi molti; gente che non ha nulla e invece possediamo tutto. 1 Sappiamo infatti che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un'abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli. 2 Perciò sospiriamo in questo nostro stato, desiderosi di rivestirci del nostro corpo celeste: 3 a condizione però di esser trovati già vestiti, non nudi. 4 In realtà quanti siamo in questo corpo, sospiriamo come sotto un peso, non volendo venire spogliati ma sopravvestiti, perché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita. 5 È Dio che ci ha fatti per questo e ci ha dato la caparra dello Spirito. 6 Così, dunque, siamo sempre pieni di fiducia e sapendo che finché abitiamo nel corpo siamo in esilio lontano dal Signore, 7 camminiamo nella fede e non ancora in visione. 8 Siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo ed abitare presso il Signore. 9 Perciò ci sforziamo, sia dimorando nel corpo sia esulando da esso, di essere a lui graditi. 10 Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, ciascuno per ricevere la ricompensa delle opere compiute finché era nel corpo, sia in bene che in male. 48 Sua al mondo la riconciliazione, la verità. La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) L'anima del mondo 1. A dirla in breve, come è l'anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani. 2. L'anima è diffusa in tutte le parti del corpo e i cristiani nelle città della terra. 3. L'anima abita nel corpo, ma non è del corpo; i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo. 4. L'anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile; i cristiani si vedono nel mondo, ma la loro religione è invisibile. 5. La carne odia l'anima e la combatte pur non avendo ricevuto ingiuria, perché impedisce di prendersi dei piaceri; il mondo che pur non ha avuto ingiustizia dai cristiani li odia perché si oppongono ai piaceri. 6. L'anima ama la carne che la odia e le membra; anche i cristiani amano coloro che li odiano. 7. L'anima è racchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i cristiani sono nel mondo come in una prigione, ma essi sostengono il mondo. 8. L'anima immortale abita in una dimora mortale; anche i cristiani vivono come stranieri tra le cose che si corrompono, aspettando l'incorruttibilità nei cieli. 9. Maltrattata nei cibi e nelle bevande l'anima si raffina; anche i cristiani maltrattati, ogni giorno più si moltiplicano. 10. Dio li ha messi in un posto tale che ad essi non è lecito abbandonare. Riflessione San Paolo desiderava con ardore la gloria celeste ma, nell’attesa, si impegnava con lo stesso ardore ad essere gradito al Signore. Non avendo nulla da nascondere né a Dio, né agli uomini, non viveva più per se stesso; egli era, corpo e anima, servo di un Cristo morto e risorto per lui. Il Signore l’aveva chiamato — come ogni riscattato — ad un compito molto importante: essere ambasciatore del Dio supremo per offrire da parte 49 Il vuoto interiore – la debolezza dell’uomo interiore – è uno dei grandi problemi del nostro tempo. Deve essere rafforzata l’interiorità – la percettività del cuore; la capacità di vedere e comprendere il mondo e l’uomo dal di dentro, con il cuore. Noi abbiamo bisogno di una ragione illuminata dal cuore, per imparare ad agire secondo la verità nella carità. Questo, tuttavia, non si realizza senza un intimo rapporto con Dio, senza la vita di preghiera. Abbiamo bisogno dell’incontro con Dio, che ci viene dato nei Sacramenti. E non possiamo parlare a Dio nella preghiera, se non lasciamo che parli prima Egli stesso, se non lo ascoltiamo nella parola, che ci ha donato. Paolo, al riguardo, ci dice: “Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere 50 con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza” (Ef 3, 17ss). L’amore vede più lontano della semplice ragione, è ciò che Paolo ci dice con queste parole. E ci dice ancora che solo nella comunione con tutti i santi, cioè nella grande comunità di tutti i credenti – e non contro o senza di essa – possiamo conoscere la vastità del mistero di Cristo. Il Cristo crocifisso abbraccia l’intero universo in tutte le sue dimensioni. Egli prende il mondo nelle sue mani e lo porta in alto verso Dio. L’amore di Cristo ha abbracciato nella Croce la profondità più bassa – la notte della morte, e l’altezza suprema – l’elevatezza di Dio stesso. E ha preso tra le sue braccia l’ampiezza e la vastità dell’umanità e del mondo in tutte le loro distanze. Sempre Egli abbraccia l’universo – tutti noi. Vivere in Cristo è una proposta rivolta fondamentalmente alla libertà dell'uomo, una libertà creata proprio per questo. Vivere la propria esistenza umana come l'ha vissuta Gesù Cristo è possibile all'uomo solo per "grazia", come dono dello Spirito santo, che noi siamo chiamati ad accogliere. Questa libertà è fondamentalmente la potestà di accettare o rifiutare la proposta di vivere l'esistenza umana come l'ha vissuta Gesù Cristo. A garantire la fondamentale dignità e uguaglianza di tutti gli uomini tra loro, non è, come hanno detto alcuni, il comune destino di morte, ma è la inimmaginabile possibilità, offerta veramente a tutti, di vivere come Gesù Cristo. In altre parole è l'inimmaginabile fortuna di essere stati predestinati da sempre ad essere immagine conforme del Figlio. Madre Elisabetta ci dice... Fin dalla fanciullezza, Elisabetta fu attenta alla voce di Dio, che la plasmò alle più belle virtù umane e cristiane: l'amore al Crocefisso e alla croce, perché, diceva che "l'unione dell'anima con Gesù Cristo si fa per l'amore e la virtù della croce", e dalla sofferenza della croce, generosamente accettata, ella traeva forza e conforto spirituale; retta intenzione e ricerca della gloria di Dio, che costituivano la linea costante della sua vita e il fine ultimo del suo operare; distacco dal mondo e da se stessa, al punto da farle dire: "è proprio necessario che io giunga a far sempre, e, in tutte le cose, il contrario di quello che vorrei! V'immolo questa volontà, o Signore!"; umiltà e carità, che spiccavano in lei quali note dominanti del suo cammino spirituale; grande maturità umana e spirituale, intuizione e saggezza, equilibrio non comune e discernimento 51 degli spiriti, per cui fu molto ricercata da anime bisognose di guida e di consiglio. Più che con la parola, ella si dimostrò sempre maestra di virtù con la sua stessa vita, sempre coerente ai principi che inculcava alle consorelle, alle alunne e a chiunque l'avvicinava. "Elisabetta era sempre pronta a consacrarsi, a sacrificarsi; nessuno mi ha fatto meglio vedere sino a qual punto l'anima può sprigionarsi dai sensi, e l'uomo all'angelo accostarsi! Ben presto giunse a intendersi perfino l'ombra di una soddisfazione dei sensi, ed a farsi della più severa mortificazione una regola generale e quasi una seconda natura". La venerata Madre era un'anima d'intensa vita interiore e per questo amava il silenzio, il nascondimento, la mortificazione e la preghiera (...). Madre Renzi non solo nelle lunghe ore passate in prossimità del Tabernacolo o ai piedi del Crocifisso, ma anche durante le ordinarie occupazioni pensava amorosamente all'opera redentrice che aveva costato al Dio umanato, patimenti, umiliazioni, incomprensioni, tradimenti, il martirio della croce e ne traeva motivo per infocarsi d'amore riconoscente, per sprofondarsi nell'adorazione, per rinnovare l'offerta di se stessa, per cercare ansiosamente la sua volontà onde compierla fedelmente, costantemente, ad ogni costo, rinnegando se stessa. Per la riflessione personale ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ 52 ........................................................................................................ Preghiamo... ........................................................................................................ Il salmo 89 si intitola: Preghiera di Mosè uomo di Dio. Per mezzo di quest’uomo di Dio il Signore diede la legge al suo popolo; per suo mezzo lo liberò dalla schiavitù e lo guidò per quarant’anni nel deserto. Mosè fu dunque ministro del Vecchio Testamento e profeta del Nuovo, poiché tutte queste cose accadevano in mezzo a loro con valore di simbolo, come dice l’Apostolo, ma sono state scritte per correzione di noi, cui è toccato vivere alla fine dei tempi. Noi viviamo in mezzo a molte e gravi tentazioni, e ci sarebbe da temere che per causa loro noi ci allontaniamo da tale rifugio, poiché senza il tuo aiuto, mediante l’arbitrio della nostra volontà, non possiamo superare le tentazioni di questa vita. Esaudisci Signore,la preghiera del supplice e aiuta la fede di chi è volenteroso. ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ Recitiamo il salmo a cori alterni Signore, tu sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione. ........................................................................................................ ........................................................................................................ Prima che nascessero i monti e la terra e il mondo fossero generati, da sempre e per sempre tu sei, o Dio. ........................................................................................................ ........................................................................................................ Mille anni, ai tuoi occhi, sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte. ........................................................................................................ ........................................................................................................ Tutti i nostri giorni svaniscono per la tua collera, consumiamo i nostri anni come un soffio. Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio. ........................................................................................................ ........................................................................................................ 53 54 e non presuma fondarsi sull’esperienza del mio pensiero e del mio sentimento ma si arrenda alla testimonianza dello Spirito Santo. AMEN Ritorna, Signore: fino a quando? Abbi pietà dei tuoi servi! Saziaci al mattino con il tuo amore: esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni. (Paolo VI ) Rendici la gioia per i giorni in cui ci hai afflitti, per gli anni in cui abbiamo visto il male. Si manifesti ai tuoi servi la tua opera e il tuo splendore ai loro figli. Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio: rendi salda per noi l’opera delle nostre mani, l’opera delle nostre mani rendi salda. Preghiamo insieme: O SIGNORE, IO CREDO: IO VOGLIO CREDERE IN TE O Signore, fa che la mia FEDE sia piena, senza riserve, che essa penetri nel mio pensiero, nel mio modo di giudicare le cose divine e le cose umane. O Signore, fa che la mia FEDE sia forte, non tema le contrarietà dei problemi, di cui è piena l’esperienza della nostra vita avida di luce; non tema le avversità di chi la discute, la impugna, la rifiuta, la nega ma si rinsaldi nell’intima prova della Tua verità. O Signore, fa che la mia FEDE sia gioiosa e dia pace e letizia al mio spirito e lo abiliti all’orazione con Dio e alla consacrazione con gli uomini. O Signore, fa che la mia FEDE sia umile 55 Presentiamo al Signore le nostre preghiere anche per intercessione della Beata Elisabetta Renzi: Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta Renzi. Prega per noi. Preghiera conclusiva Signore, fonte di ogni accoglienza e amore, aiutami a convertirmi ad un amore disinteressato, a vincere il desiderio che sempre mi ritorna di utilizzare gli altri a mio piacimento. Aiutami a convertirmi ad un amore forte, a richiedere a me stesso e agli altri coraggio, impegno e fantasia nel creare legami d’affetto. Tu sei il Dio dell’Amore: aiutami ad amare! Amen 56 5° incontro “Dio e il Verbo” La Parola di Dio (Dalla 1 Lettera ai Corinzi 12,1-11; 13,1-13) 1 Riguardo ai doni dello Spirito, fratelli, non voglio che restiate nell'ignoranza. 2 Voi sapete infatti che, quando eravate pagani, vi lasciavate trascinare verso gli idoli muti secondo l'impulso del momento.3 Ebbene, io vi dichiaro: come nessuno che parli sotto l'azione dello Spirito di Dio può dire «Gesù è anàtema», così nessuno può dire «Gesù è Signore» se non sotto l'azione dello Spirito Santo. 4 Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; 5 vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; 6 vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. 7 E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune: 8 a uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza; a un altro invece, per mezzo dello stesso Spirito, il linguaggio di scienza; 9 a uno la fede per mezzo dello stesso Spirito; a un altro il dono di far guarigioni per mezzo dell'unico Spirito; 10 a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di distinguere gli spiriti; a un altro le varietà delle lingue; a un altro infine l'interpretazione delle lingue. 11 Ma tutte queste cose è l'unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole. 1 Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. 2 E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. 3 E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. 4 La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, 5 non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ri57 cevuto, 6 non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. 7 Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.8 La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. 9 La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. 10 Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. 11 Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. 12 Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto. 13 Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità! La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) Dio e il Verbo 1.Infatti, come ebbi a dire, non è una scoperta terrena da loro tramandata, né stimano di custodire con tanta cura un pensiero terreno né credono all'economia dei misteri umani. 2. Ma quello che è veramente signore e creatore di tutto e Dio invisibile, egli stesso fece scendere dal cielo, tra gli uomini, la verità, la parola santa e incomprensibile e l'ha riposta nei loro cuori. Non già mandando, come qualcuno potrebbe pensare, qualche suo servo o angelo o principe o uno di coloro che sono preposti alle cose terrene o abitano nei cieli, ma mandando lo stesso artefice e fattore di tutte le cose, per cui creò i cieli e chiuse il mare nelle sue sponde e per cui tutti gli elementi fedelmente custodiscono i misteri. Da lui il sole ebbe da osservare la misura del suo corso quotidiano, a lui obbediscono la luna che splende nella notte e le stelle che seguono il giro della luna; da lui tutto fu ordinato, delimitato e disposto, i cieli e le cose nei cieli, la terra e le cose nella terra, il mare e le cose nel mare, il fuoco, l'aria, l'abisso, quello che sta in alto, quello che sta nel profondo, quello che sta nel mezzo; lui Dio mandò ad essi. 3. Forse, come qualcuno potrebbe pensare, lo inviò per la tirannide, il timore e la prostrazione? 58 4. No certo. Ma nella mitezza e nella bontà come un re manda suo figlio, lo inviò come Dio e come uomo per gli uomini; lo mandò come chi salva, per persuadere, non per far violenza. A Dio non si addice la violenza. 5. Lo mandò per chiamare non per perseguitare; lo mandò per amore non per giudicare. 6. Lo manderà a giudicare, e chi potrà sostenere la sua presenza? 7. Non vedi (i cristiani) che gettati alle fiere perché rinneghino il Signore, non si lasciano vincere? 8. Non vedi, quanto più sono puniti, tanto più crescono gli altri? 9. Questo non pare opera dell'uomo, ma è potenza di Dio, prova della sua presenza. Riflessione La constatazione, o la sensazione, è che amare da cristiani, soprattutto in certe situazioni molto problematiche, è difficile, e secondo certuni addirittura impossibile… Ci si giustifica col dire: “Sì, sì… parla ben bene il vangelo… però…”, e dietro quel “però” c’è appunto la convinzione che il vangelo punta troppo in alto rispetto alle nostre possibilità, e quindi – se non lo si mette in pratica - ci si sente in qualche modo giustificati … Ma viene anche da domandarsi: possibile che Dio – che è Padre sapiente - chieda ai suoi figli di fare passi più lunghi delle loro gambe? La salvezza portata da Gesù Cristo dentro la nostra storia umana si è manifestata, si è resa tangibile, in forme diverse. L’agape (la carità) è la sua espressione più perfetta e definitiva. La carità è il dono divino per eccellenza. Possiamo anche dire così: è una forza divina donata a noi per grazia che crea persone nuove, capaci di agire in modo nuovo. E poiché è una forza viva, oltre che divina, ecco che via via che cresce, fa crescere noi come cristiani, ci fa maturare: noi diventiamo cristiani adulti, maturi, proprio grazie alla carità. 59 Ecco, infatti la bella notizia del cristianesimo, che per Paolo è un dato di fatto, tanto che nella lettera ai Romani dice: “l'agàpe di Dio (cioè la carità) è stata riversata nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (5,5). Dio,quindi, la riversa nei nostri cuori, in sovrabbondanza, fino a farla traboccare… Nella Chiesa la santità è sempre stata presentata come l’ideale cristiano da raggiungere: noi siamo santi perché Dio ha riversato nei nostri cuori la sua forza d’amore… L’impegno cristiano allora è quello di lasciare che ciò che è accaduto dentro di noi traspaia e si veda fuori; che l’energia divina della carità impregni tutta la persona: mente e cuore, riflessione e azione, pensieri ed opere. Quelli che noi chiamiamo “i santi”, all’origine erano persone in tutto come noi; l’unica differenza rispetto a noi è che la carità – ricevuta 60 come energia e forza da Dio esattamente come noi – hanno lasciato che impregnasse poco a poco tutta la loro vita, tutta la loro persona. E’ la carità che ci fa santi, non è l’assenza di difetti o di peccati: solo la carità. Nella lettera a quelli di Efeso Paolo lo dice fin dall’inizio: “In Cristo il Padre ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità” (1,4). “Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e conoscere la carità di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (3,17-19). Cosa deduciamo da questo collegamento tra “carità” e Gesù Cristo? Solo una relazione forte, personale, appassionata con Gesù Cristo ci consente di essere testimoni credibili della Verità. E’ lui che ha portato l’agàpe – l’Amore divino – in questo nostro mondo. Sarà ancora e sempre solo grazie a lui, vivendo in relazione con lui, che lo potremo sperimentare. Non c’è infatti dono più forte, più prezioso, più divino di questo. Madre Elisabetta ci dice... Percorrendo l'intera vita della Beata si nota in lei un gran dominio sulla propria volontà, pronta a qualunque distacco, generosità e immolazioni non comuni. Spiccano, inoltre, povertà evangelica, umiltà profonda, e spirito evangelico, intensa vita interiore, grande attenzione e cooperazione all'azione della grazia operante in lei; zelo per la gloria di Dio amore e carità senza limiti verso il prossimo; distacco dalla vanità del mondo. Si notava chiaramente in essa che l'unione con Dio, era vissuta nella sua pienezza sia nel rapporto diretto con il Signore, sia in quello verso il prossimo. Una fede in Dio incondizionata e robusta, fu l'ancora a cui la serva di Dio si attaccò fin dalla fanciullezza. Credette fermamente di essere stata chiamata da Dio alla vita religiosa e di fronte alle difficoltà, si rivolse sempre al Signore per ottenere l'aiuto necessario e per perseverare nella vocazione e nell'opera intrapresa. Diceva, che non bisogna mai "perdere di vista che ogni bene viene da Dio". La preghiera era il suo cibo quotidiano ed indispensabile; aveva "una grande inclinazione alla pietà" che "dimostrò apertamente(...) col tenersi più che poteva ritirata e raccolta". Diceva alle consorelle che l'orazione è frutto di carità, è un colloquio con "lo Sposo divino", che nel silenzio e nel raccoglimento, fa sentire la sua voce amorosa. Meditava giorno e notte di fronte al Tabernacolo e dopo essersi comunicata rifletteva:"Io porto Colui che mi porta". La Beata, viveva sempre alla presenza di Dio, e per sentirselo più vicino recitava fervorose giaculatorie. Anche in chi si avvicinava, inculcava l'amore alla presenza di Dio, prima di morire, incoraggiando le figlie a non sentirsi sole dopo la sua morte, diceva loro: "Gesù è qui...Gesù è pur sempre con voi". Per la riflessione personale ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ 61 62 ........................................................................................................ Preghiamo... ........................................................................................................ Il Salmo 119 è tutto intessuto intorno alla Parola di vita e di beatitudine: di amore per la Parola di Dio è tutto pervaso questo Salmo, che ne celebra la bellezza, la forza salvifica, la capacità di donare gioia e vita. Perché la Legge divina non è giogo pesante di schiavitù, ma dono di grazia che fa liberi e porta alla felicità. La Legge del Signore, la sua Parola, è il centro della vita dell’orante; in essa egli trova consolazione, ne fa oggetto di meditazione, la conserva nel suo cuore. Centro dell’esistenza, la Legge di Dio, chiede l’ascolto del cuore, un ascolto fatto di obbedienza non servile, ma filiale, fiduciosa, consapevole. L’ascolto della Parola è incontro personale con il Signore della vita, un incontro che deve tradursi in scelte concrete e diventare cammino e sequela. ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ Recitiamo il salmo a cori alterni Beato chi è integro nella sua via e cammina nella legge del Signore. Beato chi custodisce i suoi insegnamenti e lo cerca con tutto il cuore. ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ Non commette certo ingiustizie e cammina nelle sue vie. Tu hai promulgato i tuoi precetti perché siano osservati interamente. ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ Siano stabili le mie vie nel custodire i tuoi decreti. Non dovrò allora vergognarmi, se avrò considerato tutti i tuoi comandi. ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ 63 Ti loderò con cuore sincero, quando avrò appreso i tuoi giusti giudizi. 64 Voglio osservare i tuoi decreti: non abbandonarmi mai. Come potrà un giovane tenere pura la sua via? Osservando la tua parola. Con tutto il mio cuore ti cerco: non lasciarmi deviare dai tuoi comandi. Insegnami quell'amore che è sempre paziente e sempre gentile; mai geloso, presuntuoso, egoista o permaloso; l'amore che prova gioia nella verità, sempre pronto a perdonare, a credere, a sperare e a sopportare. Infine, quando tutte le cose finite si dissolveranno e tutto sarà chiaro, che io possa essere stato il debole ma costante riflesso del tuo amore perfetto. Ripongo nel cuore la tua promessa per non peccare contro di te. Benedetto sei tu, Signore: insegnami i tuoi decreti. Con le mie labbra ho raccontato tutti i giudizi della tua bocca. Nella via dei tuoi insegnamenti è la mia gioia, più che in tutte le ricchezze. Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti e la custodirò sino alla fine. Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge e la osservi con tutto il cuore. Guidami sul sentiero dei tuoi comandi, perché in essi è la mia felicità. Presentiamo al Signore le nostre preghiere anche per intercessione della Beata Elisabetta Renzi: Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta Renzi. Prega per noi. Preghiera conclusiva O Dio, che hai posto la gioia nel cuore di coloro che ti amano, riempici della dolcezza del tuo amore, perché amandoti in ogni cosa e sopra ogni cosa, possiamo ricevere i doni che hai promessi che superano ogni desiderio. Amen Preghiamo insieme: Insegnami l'amore Signore, insegnami a non parlare come un bronzo risonante o un cembalo squillante, ma con amore. Rendimi capace di comprendere e dammi la fede che muove le montagne, ma con l'amore. 65 66 4 In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 5 la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. […] 9 Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. 10 Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. 11 Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. 12 A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, 13 i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. 6° incontro “L’incarnazione” e “L’economia divina” Preghiera introduttiva ALZATI E GUARDA VERSO ORIENTE Alzati e guarda verso oriente Verso l’alba che aspettiamo, quel giorno iniziale, intero e pulito dove la luce non colma il vuoto piuttosto lo scava dove liberi abitiamo la vita e dove cantano i germogli. ……….. Alzati e guarda verso oriente Dove la stella del mattino Guarda la faccia della luna, e porta speranze nuove e ci apre alla larghezza e alla libertà delle vie di Dio. (Luigi Verdi) La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) La Parola di Dio (Gv 1, 1-5;9-13) 1 In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. 2 Egli era, in principio, presso Dio: 3 tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. 67 L'incarnazione 1. Chi fra tutti gli uomini sapeva perfettamente che cosa è Dio, prima che egli venisse? 2. Vorrai accettare i discorsi vuoti e sciocchi dei filosofi degni di fede? Alcuni affermavano che Dio è il fuoco, ove andranno essi chiamandolo Dio, altri dicevano che è l'acqua, altri che è uno degli elementi da Dio creati. 3. Certo, se qualche loro affermazione è da accettare si potrebbe anche asserire che ciascuna di tutte le creature ugualmente manifesta Dio. 4. Ma tutte queste cose sono ciarle e favole da ciarlatani. 5. Nessun uomo lo vide e lo conobbe, ma egli stesso si rivelò a noi. 6. Si rivelò mediante la fede, con la quale solo è concesso vedere Dio. 7. Dio, signore e creatore dell'universo, che ha fatto tutte le cose e le ha stabilite in ordine, non solo si mostrò amico degli uomini, ma anche magnanimo. 8. Tale fu sempre, è e sarà: eccellente, buono, mite e veritiero, il solo buono. 9. Avendo pensato un piano grande e ineffabile lo comunicò solo al Figlio. 10. Finché lo teneva nel mistero e custodiva il suo saggio volere, pareva che non si curasse e non pensasse a noi. 11. Dopo che per mezzo del suo Figlio diletto rivelò e manifestò ciò che aveva stabilito sin dall'inizio, ci concesse insieme ogni cosa, cioè di partecipare ai suoi benefici, di vederli e di comprenderli. Chi di noi se lo sarebbe aspettato? 68 L'economia divina IX 1. (Dio) dunque avendo da sé tutto disposto con il Figlio, permise che noi fino all'ultimo, trascinati dai piaceri e dalle brame come volevamo, fossimo travolti dai piaceri e dalle passioni. Non si compiaceva affatto dei nostri peccati, ma ci sopportava e non approvava quel tempo di ingiustizia. Invece, preparava il tempo della giustizia perché noi fossimo convinti che in quel periodo, per le nostre opere, eravamo indegni della vita, e ora solo per bontà di Dio ne siamo degni, e dimostrassimo, per quanto fosse in noi, che era impossibile entrare nel regno di Dio e che solo per sua potenza ne diventiamo capaci. 2. Dopo che la nostra ingiustizia giunse al colmo e fu dimostrato chiaramente che come suo guadagno spettava il castigo e la morte, venne il tempo che Dio aveva stabilito per manifestare la sua bontà e la sua potenza. O immensa bontà e amore di Dio. Non ci odiò, non ci respinse e non si vendicò, ma fu magnanimo e ci sopportò e con misericordia si addossò i nostri peccati e mandò suo Figlio per il nostro riscatto; il santo per gli empi, l'innocente per i malvagi, il giusto per gli ingiusti, l'incorruttibile per i corrotti, l'immortale per i mortali. 3. Quale altra cosa poteva coprire i nostri peccati se non la sua giustizia? 4. In chi avremmo potuto essere giustificati noi, ingiusti ed empi, se non nel solo Figlio di Dio? 5. Dolce sostituzione, opera inscrutabile, benefici insospettati! L'ingiustizia di molti viene riparata da un solo giusto e la giustizia di uno solo rende giusti molti. 6. Egli, che prima ci convinse dell'impotenza della nostra natura per avere la vita, ora ci mostra il salvatore capace di salvare anche l'impossibile. Con queste due cose ha voluto che ci fidiamo della sua bontà e lo consideriamo nostro sostentatore, padre, maestro, consigliere, medico, mente, luce, onore, gloria, forza, vita, senza preoccuparsi del vestito e del cibo. 69 Riflessione Questo testo di Giovanni, l’evangelista, in poche parole, ci mette davanti agli occhi della mente e del cuore, ciò che Dio ha fatto per noi, per ciascuno di noi, per te, per me: In principio, quando Dio creava il mondo, la Sua Parola era già e poteva comunicare la vita; il Suo amore era già presente e agiva con sapienza. Leggendo questo inno, si ha l’impressione di essere trasportati a volo d’aquila, verso un luogo elevatissimo e nello stesso tempo familiare, domestico, un luogo dove ci sentiamo a nostro agio, come a casa. E’ infatti nella Parola che incontriamo il Padre. Ognuno di noi è da sempre presente nel cuore di Dio: da Lui abbiamo avuto la vita fisica, attraverso i nostri genitori, e abbiamo la vera vita, quella eterna. E’ la vita divina che è luce per noi. La luce serve per vedere, per renderci conto di ciò che ci circonda, ci serve per cammi70 nare senza timore di inciampare, per individuare ciò che ci fa procedere tranquilli e ciò da cui dobbiamo stare attenti. Sappiamo però che scegliere la luce, il bene, il buono, non è facile e non lo è stato fin dall’inizio. Nel Paradiso terrestre i nostri progenitori hanno scelto ciò che era più facile, più accattivante, ma questo ha provocato una ferita grande nel rapporto con Dio, che sempre è Padre buono. Non si è rassegnato a perderci e quando è stato il tempo opportuno, ha mandato in mezzo a noi il Suo Figlio, la Parola di vita, Gesù. Lui si è fatto uomo, è nato come un bimbo qualunque, in estrema necessità, come succede a tanti fratelli anche ai nostri giorni. E’ Lui, Parola del Padre, che si è fatto carne, Lui che ci potrà raccontare quel Dio che nessuno ha mai visto. Lui è autorizzato a presentarci il Padre, perché è il Figlio. Aderire o meno alla sua persona, significa per noi accettare o rifiutare la nostra verità di figli. Non tutti lo hanno riconosciuto, lo hanno accolto, ma a coloro che si sono lasciati toccare il cuore, ha dato la possibilità di rientrare nella famiglia di Dio, entrare di nuovo il relazione, in comunicazione con il Padre, che non ci ha mai abbandonato. La nascita, la morte e la risurrezione di Gesù, ci ha resi di nuovo figli, fratelli di Cristo Gesù e fratelli tra di noi. Gesù è il nuovo Adamo, il quale, utilizzando la sua libertà per aderire totalmente alla volontà del Padre, ri-orienta di nuovo l’umanità sulla strada della progressiva somiglianza con Dio, che in lui è manifestata in modo perfetto. Ecco il vertice della fede cristiana: Dio ha talmente nostalgia di noi da condividere in tutto, dal di dentro, la nostra umanità; il Figlio di Dio ci ha sentito talmente suoi fratelli, da voler essere in tutto uno di noi. Lui si è fatto canale attraverso il quale l’amore di Dio raggiunge l’umanità. Si è svuotato di ogni egoismo, anche minimo, perché l’amore potesse fluire, come l’acqua fluisce libera in una canna vuota, non incontrando nessun ostacolo. Questa canna che permette all’amore di fluire è una canna in cui abita l’obbedienza, per cui l’amore assume la condizione propria di chi è preoccupato solo di obbedire. Chi si lascia unicamente agire dall’amore, non tiene nulla per sé, ma tutto lascia scorrere liberamente lungo il canale dell’amore. Questa è stata l’esperienza di Gesù, questa è l’esperienza che deve caratterizzare i discepoli che si sono messi alla sequela di Gesù. Una imitazione di Cristo che si esprime nel camminare dietro di lui mettendo i piedi sulle orme che lui ha lasciato sulla terra, in modo da poter arrivare a dire come Paolo: “Il mio vivere è Cristo” (Fil 1,21). Una imitazione che non è realizza71 re una copia, quanto ad essere una cosa sola con Lui. Tuto questo vale per la Chiesa, ma vale anche per ogni battezzato: siamo la presenza di Lui nel mondo. Anche ciascuno di noi, quindi, con la propria voce, con la propria piccola vita, si inserisce in questa liturgia di lode, di adorazione. Madre Elisabetta ci dice... “Uno degli atti di fede più meravigliosi, più cari che si possano fare nelle tenebre dell’esilio, è quello di creare una istituzione, un ordine religioso” (Doc XIV, pag 516 Pos.). In queste parole si avverte la consapevolezza delle sofferenze cui sentiva di andare incontro con quell’audace iniziativa, ma anche del bene che ne sarebbe derivato per tante anime a gloria di Dio, e quindi il fermo proposito di accettare tutto per il trionfo del bene… (Rel et Vota pag 13). […]quella della Renzi fu una vita modesta, perché non vi è nulla di altisonante; ma fu straordinario in lei lo spirito soprannaturale, la prontezza, spontaneità, costanza e gioia con cui, anche nei momenti più difficili, servì il Signore, praticò le virtù, corrispose alla propria vocazione e adempì la sua missione. Cosicché dalla sua vita emerge, nitido e chiaro, un profondo ed incessante impegno ascetico-spirituale, che essa portò avanti operando in semplicità ed umiltà almeno per la durata di 35 anni. E l’intensità della sua donazione ed immolazione quotidiana, rivolta sempre e soltanto alla gloria di Dio e al bene delle anime, supera di gran lunga la vita virtuosa del buon cristiano… 72 mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia. Per la riflessione personale ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ Lo rileggo pensandomi destinatario/a dell’inno, lasciando che l’allegrezza interiore che fluisce da quelle parole, invada il cuore…. Posso sottolineare le espressioni che catturano il cuore e la mente… Formulo una breve espressione, che come mantra posso ripetere, fino a quando lo desidero…. ♥ Grazie, Padre! ♥ Da sempre mi vuoi tuo figlio/a! ♥ ……… Presentiamo al Signore le nostre preghiere anche per intercessione della Beata Elisabetta Renzi: Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta Renzi. Prega per noi. ........................................................................................................ ........................................................................................................ Preghiamo... Leggere insieme: Ef 1, 3-7 Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, 5predestinandoci a essere per lui figli adottivi 73 Preghiera conclusiva Signore Gesù, grazie per la salvezza che tu sei. Continua ad accompagnare il nostro cammino verso di te e non permettere che la nostra fragilità renda debole la certezza della tua presenza nel nostro quotidiano. Che l’affermazione della Beata Elisabetta Renzi “Che io me ne stia sempre sotto la grande visione di Dio”, sia la costante certezza che illumina il nostro essere e il nostro agire. AMEN. 74 7° incontro “La carità” e “Il loro Maestro” La Parola di Dio (Matteo 5,2-12) (1) 2 Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: 3 «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. 4 Beati gli afflitti, perché saranno consolati. 5 Beati i miti, perché erediteranno la terra. 6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. 7 Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. 8 Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. 9 Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. 10 Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. 11 Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12 Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi. La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) (1) La carità 1. Se anche tu desideri questa fede, per prima otterrai la conoscenza del Padre. 2. Dio, infatti, ha amato gli uomini. Per loro creò il mondo, a loro sottomise tutte le cose che sono sulla terra, a loro diede la parola e la ragione, solo a loro concesse di guardarlo, lo plasmò secondo la sua immagine, per loro mandò suo figlio unigenito, loro annunziò il Regno nel cielo e lo darà a quelli che l'hanno amato. 3. Una volta conosciutolo, hai idea di qual gioia sarai colmato? Come non amerai colui che tanto ti ha amato? 4. Ad amarlo diventerai imitatore della sua bontà, e non ti meravigliare se un uomo può di75 ventare imitatore di Dio: lo può volendolo lui (l'uomo). 5. Non si è felici nell'opprimere il prossimo, nel voler ottenere più dei deboli, arricchirsi e tiranneggiare gli inferiori. In questo nessuno può imitare Dio, sono cose lontane dalla Sua grandezza! 6. Ma chi prende su di sé il peso del prossimo e in ciò che è superiore cerca di beneficare l'inferiore; chi, dando ai bisognosi ciò che ha ricevuto da Dio, è come un Dio per i beneficati, egli è imitatore di Dio. 7. Allora stando sulla terra contemplerai perché Dio regna nei cieli, allora incomincerai a parlare dei misteri di Dio, allora amerai e ammirerai quelli che sono puniti per non voler rinnegare Dio. Condannerai l'inganno e l'errore del mondo quando conoscerai veramente la vita nel cielo, quando disprezzerai quella che qui pare morte e temerai la morte vera, riservata ai dannati al fuoco eterno che tormenta sino alla fine coloro che gli saranno consegnati. 8. Se conoscerai quel fuoco ammirerai e chiamerai beati quelli che sopportarono per la giustizia il fuoco temporaneo. Riflessione (1) Carissimo, la Comunità cristiana si è inizialmente costituita intorno agli Apostoli, che, con la loro testimonianza, tenevano viva la figura e gli insegnamenti di Gesù. Ma, sia per la progressiva scomparsa di questi testimoni qualificati, sia per il pericolo di successive interpretazioni fantasiose e deformazioni culturali del messaggio originario di Gesù, fu naturale fissare prestissimo la sua memoria 76 nella forma scritta, per conservarla fedelmente. Così nacquero i Vangeli, come sprazzi di luce sulla figura di Gesù, gettati da una Comunità credente, per una Comunità di credenti. Se i Vangeli sono autentici e veritieri l'esistenza umana può davvero cambiare e nella vita delle persone che credono può sorgere una nuova speranza, perché i Vangeli parlano di un uomo che è Figlio di Dio e offrono a tutti gli uo- mini la speranza di vivere con Dio. Bisogna evidentemente riconoscere che i Vangeli non sono opere da leggere come una biografia "ragionata" di Gesù, perché nell'intenzione dei loro autori non sono stati pensati così: "Quello che è stato scritto, è stato scritto perché voi crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e credendo abbiate la vita nel suo Nome" (Gv 20,31). Essi sono invece il frutto dello sforzo "catechistico" della Chiesa primitiva, sono la "memoria" viva di Gesù da parte degli stessi discepoli. In una parola, i Vangeli sono stati scritti per nutrire la "fede", una fede sicura e sincera. Ogni narrazione evangelica, pur nella differente prospettiva teologica degli autori, afferma concordemente che l'interesse esclusivo coltivato da Gesù fu quello di "fare la volontà del Padre": ciò ha implicato il suo affidamento completo a Dio. Gesù è vissuto come uno che non possie- de e non vuole tenere la propria vita nelle sue mani, ma l'ha, la riceve e l'attende istante per istante da Dio Padre. Così ha mostrato una totale apertura al prossimo, nel senso di non vivere per se stesso, ma per gli altri, proprio perché questa era la volontà del Padre. Vivendo in questo modo Gesù è finito inevitabilmente sulla croce. La morte di Gesù fu, per un verso l'esito inevitabile del suo vivere per gli altri in "questo mondo", quindi fu una ingiusta condanna e l'esecuzione di un innocente, di cui gli uomini, a diverso titolo sono responsabili; per un altro fu il gesto "sacrificale", da lui accettato come il suo contributo redentivo verso i propri fratelli. Vivendo per gli altri Gesù si è dato completamente, donando anche la vita. In altri termini, è stato l'amore e solo l'amore che ha condotto Gesù Cristo sulla Croce. Nel Disegno di Dio il Figlio è rivelazione del Padre e se il Figlio è vissuto per amore, si77 gnifica che anche il Padre vive solo per amore. L'amore del Padre si rivela precisamente nel fatto che ci ama nel suo Figlio, quindi ci ama fino alla morte. La condanna a morte di Gesù, come esecuzione, pesa tutta dalla parte degli uomini. Il Padre, come vero salvatore dell'uomo, non poteva "sottrarre" o "opporsi" alla morte di Gesù sulla Croce, perché opporsi avrebbe significato non rivelare e non comunicare agli uomini il proprio amore e insieme l'amore del Figlio per loro. Da parte sua invece Dio Padre ha voluto "riscattare" questa morte, cosa che effettivamente ha fatto "il terzo giorno", con la risurrezione e glorificazione del Figlio. Alla luce della storia evangelica di Gesù, si chiarisce allora che cosa significa per noi vivere l'esistenza umana come l'ha vissuta Gesù Cristo: significa viverla per gli altri, non per se stessi; significa alla fine abbandonarsi come lui totalmente nelle mani del Padre. Ma così, in un modo o nell'altro, si finisce sempre sulla "croce", o piuttosto "tutto si compie" con la "risurrezione in croce". Altro materiale per la riflessione “Carissimi, amiamoci gli uni avessimo la vita per mezzo di lui. gli altri, perché l'amore è da Dio: …” (1 Gv 4,7-16) Qual è l’amore secondo il chiunque ama è stato generato vangelo? Gesù l’ha detto con da Dio e conosce Dio. Chi non molta precisione: ”Amatevi ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è come io vi ho amato” cioè “vi do manifestato l'amore di Dio in un comandamento nuovo”. Dove noi: Dio ha mandato nel mondo sta il comandamento nuovo? il suo Figlio unigenito, perché noi La novità? Nel ”come ci ha amato lui”. Io non finirò mai di 78 scoprire come Gesù ci ha amato. Allora tu scopri tutta la ricchezza dell’umanità di Gesù: leggi per esempio che Gesù pianse forte per la morte di Lazzaro fu scosso dentro di sé. Gesù voleva molto bene a Marta, a Maria, a Lazzaro. Tu scopri l’amore di Gesù, un amore che però non chiede nulla: dona senza avere risposta. Tu ami perché sei figlio del Padre. L’amore umano è totalmente opposto all’amore di Dio. Mentre Dio si muove verso l’altro perché è pienezza di vita, l’amore umano invece dice: “Io mi muovo verso l’altro perché prendo nell’altro quella fetta che piace a me, allora io amo me stesso nell’altro”, per cui rimango sempre nella mia eterna solitudine; non riesco mai ad andare oltre. Come farò io ad amare come ama Cristo? Gesù l’ha detto: “Chi mangia di me vive per me” (Gv 6,57) e mangio Lui attraverso la sua Parola, attraverso l’Eucarestia, attraverso la fraternità! (Don Oreste Benzi) La Parola di Dio (Atti degli Apostoli 2,1-11) (2) 1 Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. 2 Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano.3 Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; 4 ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi. 5 Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. 6 Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. 7 Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: «Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? 8 E com'è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa?9 Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, 79 della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, 10 della Frigia e della Panfilia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, 11 Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio». La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) (2) Il loro maestro 1. Non dico stranezze né cerco il falso, ma, divenuto discepolo degli apostoli, divento maestro delle genti e trasmetto in maniera degna le cose tramandate a quelli che si son fatti discepoli della verità. 2. Chi infatti, rettamente istruito e fattosi amico del Verbo, non cerca di imparare saggiamente le cose che dal Verbo furono chiaramente mostrate ai discepoli? Non apparve ad essi il Verbo, manifestandosi e parlando liberamente, quando dagli increduli non fu compreso, ma guidando i discepoli che, da lui ritenuti fedeli, conobbero i misteri del Padre? 3. Egli mandò il Verbo come sua grazia, perché si manifestasse al mondo. Disprezzato dal popolo, annunziato dagli apostoli, fu creduto dai pagani. 4. Egli fin dal principio apparve nuovo ed era antico, e ognora diviene nuovo nei cuori dei fedeli. 5. Egli eterno, in eterno viene considerato figlio. Per mezzo suo la Chiesa si arricchisce e la grazia diffondendosi nei fedeli si moltiplica. Essa ispira saggezza, svela i misteri, preannuncia i tempi, si rallegra per i fedeli, si dona a quelli che la cercano, senza infrangere i giuramenti della fede né oltrepassare i limiti dei padri. 6. Si celebra poi il timore della legge, si riconosce la grazia dei profeti, si conserva la fede dei Vangeli, si conserva la tradizione degli apostoli e la grazia della Chiesa esulta. 7. Non contristando tale grazia, saprai ciò che il Verbo dice per mezzo di quelli che vuole, quando vuole. 8. Per amore delle cose rivelateci vi facciamo partecipi di tutto quanto; per la volontà del Verbo che lo ordina, fummo spinti a parlare con zelo. 80 Riflessione Carissimo, con Gesù e come Gesù ogni credente si apre alla vita secondo Dio, entra a far parte della famiglia di Dio, entra a far parte della Chiesa. Questa Chiesa non è un'entità astratta, ma è concretamente, localmente, quella parte di umanità che sa di essere creata e salvata "in Cristo" e lo professa pubblicamente, non solo a parole, ma con la sua stessa esistenza. La Chiesa è in continuità con Gesù Cristo, si costituisce come una comunità di credenti in lui, fedeli a Gesù Cristo, intorno agli apostoli. La Chiesa è cresciuta nello spazio e nel tempo, assecondando il dinamismo della "missione" a tutti gli uomini, o evangelizzazione, che il suo Signore le ha impresso, mediante il dono continuo dello Spirito. Essa vive nel tempo, non nell'intento di chiudersi in se stessa per conservare un privilegio, ma nell'intenzione pre- cisa di rendere partecipi tutti gli uomini di tutto il mondo allo stesso mistero di salvezza. Anche oggi, tutto ciò che la Chiesa è e fa, salvo le proprie contraddizioni, è finalizzato a questo scopo. D'altro canto, questi stessi limiti e le stesse contraddizioni, si comprendono perché la Chiesa è fatta di persone, fragili e fallibili, che siamo noi. Come cristiani possiamo e dobbiamo dire che "la Chiesa siamo (anche) noi, ma non soltanto noi". La Chiesa è costituita dal Cristo risorto, che ne è il Capo, e da noi, che ne siamo le Membra, di un unico Corpo. Per questo la Chiesa è interamente "santa", per quello che le compete e le appartiene da parte di Cristo. Ma essa rimane ancora nel tempo "fatta di peccatori", in attesa della piena redenzione: "Ex maculatis, immaculata", diceva sant'Ambrogio. In ogni caso è falsa l'immagine di una Chiesa, pensata 81 come qualcosa di misterioso e sfuggente, una specie di potere occulto, che pesa sulle coscienze degli uomini e sulla società. La Chiesa è invece una realtà visibile, comunitaria e storicizzata: è un "popolo", il popolo costituito da coloro che credono in Gesù Cristo. Credono in lui e devono vivere coerentemente come lui, poiché sono impegnati a vivere come i tralci sulla vite, a "rimanere in lui". I cristiani pertanto vivono, come Chiesa, sostenuti dalla sua "memoria", che è l'Eucaristia, la memoria sacramentale della sua Pasqua, memoria viva ed efficace di come lui ha vissuto l'esistenza umana. I cristiani, nutrendosi alle "due mense", quella della sua Parola e quella del suo Sacrificio, vivono nella sua "attesa", l'attesa del suo trionfo che non avrà nulla di spettacolare e di esibizionistico, perché sarà semplicemente il trionfo del bene sul male. Ed è proprio questo "giudizio" ultimo, per un certo aspetto già immanente nella storia e alla fine trascendente la storia stessa, che colloca Gesù Cristo e la Chiesa stessa, suo Corpo e sua Sposa, non solo al principio della storia umana, e quindi della storia di ogni singolo uomo, ma anche alla fine. Altro materiale per la riflessione opporci, ma per integrarci, "Ma voi non fatevi chiamare per sommare le ricchezze di 'rabbì', perché uno solo è il vostro ognuno ed elidere col recimaestro e voi siete tutti fratelli". proco sostegno i limiti. Que"Non ci ha creati un unico Dio? sta reciprocità è strutturale in Perché dunque agire con perfidia noi, perché deriva dal disegno l'uno contro l'altro?" Ciascuno stesso di Dio. Egli l'ha voluta di noi è fatto con doti e limiti. esprimere in forma fisica nella Dio ci ha fatti diversi non per 82 diversità dei sessi, fatti perché divengano "una carne sola". Il nocciolo della fraternità è saper accettare la diversità come una ricchezza anche propria, non una competitività di cui temere. La comunione non è uniformità, è accoglienza della diversità. La radice della fraternità è il riferimento a un Padre: "E non chiamate nessuno 'padre' sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo". "Non abbiamo forse tutti un solo Padre?" Il riferimento è non solo al fatto che quel che siamo e abbiamo l'abbiamo ricevuto, ma che Lui, Dio, è il bene oggettivo su cui misurare le nostre scelte, su cui convergere in una gerarchia di valori non legata ai nostri interessi o vedute soggettivistiche. Il bene non è il mio o il tuo bene sul quale litigare per prevalere; ma il bene è là, in Dio, davanti a noi, cui camminare incontro insieme, per possederlo. Per questo Gesù conclude col dire: "Non fatevi chiamare 'maestri', perché uno solo è il vo- stro Maestro, il Cristo". Lui è la verità di noi stessi, Gesù, l'immagine vera di uomo riuscito secondo il progetto di Dio, divenendo così il modello e la misura d'ogni bene per l'uomo, per tutti gli uomini. Ne deriva un terzo elemento: il reciproco servizio. "Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato". Gesù ha dato l'esempio: "Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Signore e Maestro e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri" (Gv 13,12-14). Questo significa: chi ha di più, non è per tenere, ma per dare; chi è di più, non è per privilegio, ma per missione. Il Signore domanderà conto di questo di più, sfruttato per noi e non offerto a vantaggio degli altri. I doni e i carismi di Dio sono per la utilità comune (cfr. 1Cor 12). Siamo come un corpo, con diverse membra nobili o meno nobili - ma tut83 te necessarie per il bene di tutto l'organismo. Il servizio, la carità, il mettersi a disposizione degli altri non è un di più o un'elemosina, ma una responsabilità e un dovere. Sono un diritto dei poveri e dei deboli, un diritto rivendicato davanti a Dio. Madre Elisabetta ci dice... “Essere premurosi più d’altrui che di se stesse è la caratteristica dei buoni, la nota dei santi” In tutta l’opera della Beata Elisabetta, si rivela che l’unione con Dio era vissuta nella sua pienezza, sia nel rapporto diretto con il Signore, sia in quello verso il prossimo. Ella “apparve a tutti immagine di Gesù Cristo”. La Beata Maddalena di Canossa scrisse: “Tra Elisabetta ed il Signore, vi è tale effusione di reciproco amore, tale perfetta donazione scambievole (…) che tra la creatura e il Creatore si stringeva quel nodo che s’insempra in cielo”. La preghiera era il suo cibo quotidiano ed indispensabile; aveva “una grande inclinazione alla pietà” che “dimostrò apertamente (…) col tenersi più che poteva ritirata e raccolta”. Diceva alle consorelle che l’orazione è frutto della carità, è colloquio con “lo Sposo divino”, che nel raccoglimento, fa sentire la sua voce amorosa. Ella voleva configurarsi a Cristo, cercando di partecipare, per quanto glielo permettevano le forze alla sua passione redentrice, con mortificazioni e digiuni. “ Egli è tutto e a tutto e a tutte basta”. La gente la cercava per i suoi saggi consigli e per il suo conversare che sembrava più divino che umano. Il suo spirito di carità era tanto noto che i poveri la ricercavano ogni giorno ottenendo in cambio non solo il materiale ma soprattutto conforto e amicizia. Questo fu un grande esempio per la comunità, nella quale si faceva a gara per privarsi di 84 qualcosa per donarla ai poveri. La Beata diceva alle consorelle di procurare “sollievo e rimedio alle miserie umane”. “Il mio cuore sia pieno della volontà di Dio: io non voglio se non ciò che Egli vuole, e non amo se non quello che Egli fa”. “Riparare al male e fare il bene, amando Dio e il prossimo…con l’affetto di mille cuori, con l’azione di mille mani…” ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ Per la riflessione personale ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ Preghiamo... ........................................................................................................ La riscoperta di Dio nella riconquistata intimità della casa del Padre, non può concludersi che con una totale apertura ai fratelli. Il salmo 132 è il salmo della carità fraterna, dell’armonia familiare, dell’unità ecclesiale, della vita comunitaria. L’immagine della barba fluente di Aronne fragrante dell’olio che dal capo la irrora, quanto monito contiene per le membra del Cristo troppo spesso arruffate ed incolte, non recettive dell’amore ridondante del Capo! ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ Preghiamo il Salmo 132(133) a cori alterni ........................................................................................................ Ecco, come è bello e come è dolce che i fratelli vivano insieme! ........................................................................................................ ........................................................................................................ E' come olio prezioso versato sul capo, che scende sulla barba, la barba di Aronne, che scende sull'orlo della sua veste. ........................................................................................................ ........................................................................................................ 85 86 8° incontro E' come la rugiada dell'Ermon, che scende sui monti di Sion. “La vera scienza” Perché là il Signore manda la benedizione la vita per sempre. Presentiamo al Signore le nostre preghiere anche per intercessione della Beata Elisabetta Renzi: Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta Renzi. Prega per noi. Preghiera conclusiva Spirito di Dio, vieni ad aprire sull'infinito le porte del nostro spirito e del nostro cuore. Aprile definitivamente e non permettere che noi tentiamo di richiuderle. Aprile al mistero di Dio e all'immensità dell'universo. Apri il nostro intelletto agli stupendi orizzonti della Divina Sapienza. Apri il nostro modo di pensare perché sia pronto ad accogliere i molteplici punti di vista diversi dai nostri. Apri la nostra simpatia alla diversità dei temperamenti e delle personalità che ci circondano. Apri il nostro affetto a tutti quelli che sono privi di amore, a quanti chiedono conforto. Apri la nostra carità ai problemi del mondo, a tutti i bisogni della umanità. Apri la nostra mente alla collaborazione con tutti coloro che si adoperano per un medesimo fine. 87 La Parola di Dio (Genesi 2,8-9.15) 8 Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. 9 Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. 15 Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) La vera scienza 1. Attendendo e ascoltando con cura, conoscerete quali cose Dio prepara a quelli che lo amano rettamente. Diventano un paradiso di delizie e producono in se stessi, ornati di frutti vari, un albero fruttuoso e rigoglioso. 2. In questo luogo, infatti, fu piantato l'albero della scienza e l'albero della vita; non l'albero della scienza, ma la disubbidienza uccide. 3. Non è oscuro ciò che fu scritto: che Dio da principio piantò in mezzo al paradiso l'albero della scienza e l'albero della vita, indicando la vita con la scienza. Quelli che da principio non la usarono con chiarezza, per l'inganno del serpente furono denudati. 4. Non si ha vita senza scienza, né scienza sicura senza vita vera, perciò i due alberi furono piantati vicino. 5. L'apostolo, comprendendo questa forza e biasimando la scienza che si esercita sulla vita senza la norma della verità, dice: «La scienza gonfia, la carità, invece, edifica». 6. Chi crede di sapere qualche cosa, senza la vera scienza testimoniata dalla vita, non sa: viene ingannato dal serpente, non avendo amato la 88 vita. Lui, invece, con timore conosce e cerca la vita, pianta nella speranza aspettando il frutto. 7. La scienza sia il tuo cuore e la vita la parola vera recepita. 8. Portandone l'albero e cogliendone il frutto abbonderai sempre delle cose che si desiderano davanti a Dio, che il serpente non tocca e l'inganno non avvince; Eva non è corrotta ma è riconosciuta vergine. Si addita la salvezza, gli apostoli sono compresi, la Pasqua del Signore si avvicina, si compiono i tempi e si dispongono in ordine, e il Verbo che ammaestra i santi si rallegra. Per lui il Padre è glorificato; a lui la gloria nei secoli. Amen. Riflessione Dopo avere esposto una catechesi sistematica e sapiente sui contenuti della fede cristiana tratti dalla Sacra Scrittura, nell’ultimo capitolo della lettera-discorso l’Autore si affida all’allegoria dei due alberi del paradiso terrestre della scienza e della vita - per definire il rapporto corretto fra scienza e vita e far capire a chi l’ascolta, ai cristiani del suo tempo, quanto Bene Dio riserva a chi l’ama rettamente e cerca di capire il suo Progetto. L’albero della conoscenza, che Dio ha piantato nell’Eden, è l’albero della vera scienza e si trova accanto all’albero della vita. Infatti, è dalla disubbidienza, per istigazione del serpente, che è nata la morte, mentre è dalla vera conoscenza o scienza, che è scaturita la vita. E non c’è vita senza scienza, né scienza sicura senza vita vera, la vita della Grazia che ci fa Figli di Dio, la Vita nuova del Risorto. Biasimando la scienza che si applica alla vita senza il rispetto della norma della verità, S. Paolo mette in guardia i cristiani di ieri e di oggi, dicendo che “la scienza gonfia, l’amore invece edifica” (1 Cor 8,1). In effetti, chi crede di sapere qualche cosa senza ave89 re la conoscenza che scaturisce dalla testimonianza della vita pratica vissuta alla luce del comandamento dell’Amore, non ha la vera scienza, ha “mangiato dell’Albero della conoscenza del male”, si è lasciato sedurre dalle tentazione del “Serpente”, e si è eretto a “dio della propria vita, dell’umanità e del mondo”. Bisogna acquisire conoscenze con timore e umiltà, vivendo la vita con quella saggezza che viene dalla sapienza di Dio, che è AMORE. Solo così saremo l’albero buono, che darà frutti per la vita terrena ed eterna. Saremo alberi fruttuosi e rigogliosi e matureremo i frutti della Vita, generati dall’Amore, dalla Speranza, dalla Fede. Raccogliendo i frutti da questo albero, il cristiano abbonderà dei doni che Dio gli elargisce, avrà la salvezza eterna ottenuta dalla Morte e la Risurrezione del Verbo, dal quale il Padre è glorificato in eterno. E’ il Figlio Gesù, che ci rivela i divini misteri, già 90 trasmessi agli Apostoli e da questi alla Chiesa, la quale li amministra e li annuncia agli uomini di ogni tempo. E la nostra Fede affonda le radici in queste Verità, fondamento della Vita di Grazia che è dono di Dio effuso in noi nel S. Battesimo. Come Diogneto, siamo invitati a conoscerle, ad approfondirle, a farle nostre, a viverle individualmente e comunitariamente. Il nostro Cuore sia la scienza e la Parola accolta, sia la Vita. Gesù è il Maestro di questa Scienza, è Lui che ci parla quotidianamente con la sua Parola, nella preghiera eucaristica e liturgica, negli imprevisti, nelle situazioni più svariate. Noi, cristiani impegnati, non possiamo non risponderGli con la testimonianza di un cristianesimo vissuto, incarnato nella quotidianità, anche con il coraggio di andare “controcorrente”. La scienza che non “gonfia” è, quindi, la scienza di colui che si mette umilmente a servizio della persona, che si apre e si ferma di fronte al Mistero e, nella Fede, dice: “Credo!” Non tutto, nella realtà che ci avvolge ogni giorno, è spiegabile con la scienza umana. Abbiamo bisogno di un dono speciale dello Spirito Santo, il Dono della Scienza, che perfeziona la virtù della Fede, facendoci conoscere le Creature nella loro giusta relazione con il Creatore. Altro materiale per la riflessione 1. … Nel mondo pagano, affamato di luce, si era sviluppato il culto al dio Sole, Sol invictus, invocato nel suo sorgere. Anche se il sole rinasceva ogni giorno, si capiva bene che era incapace di irradiare la sua luce sull’intera esistenza dell’uomo. Il sole, infatti, non illumina tutto il reale, il suo raggio è incapace di arrivare fino all’ombra della morte, là dove l’occhio umano si chiude alla sua luce. «Per la sua fede nel sole — afferma san Giustino Martire — non si è mai visto nessuno pronto a morire». Consapevoli dell’orizzonte grande che la fede apriva loro, i cristiani chiamarono Cristo il vero sole, «i cui raggi donano la vita». A Marta, che piange per la morte del fratello Lazzaro, Gesù dice: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?» (Gv 11,40). Chi crede, vede; vede con una luce che illumina tutto il percorso della strada, perché viene a noi da Cristo risorto, stella mattutina che non tramonta. Una luce illusoria? 3. In questo processo, la fede ha finito per essere associata al buio. Si è pensato di poterla conservare, di trovare per essa uno spazio perché convivesse con la luce della ragione. Lo spazio per la fede si apriva lì dove la ragione non poteva illuminare, lì dove l’uomo non poteva più avere certezze. La fede è stata intesa allora come un salto nel vuo91 to che compiamo per mancanza di luce, spinti da un sentimento cieco; o come una luce soggettiva, capace forse di riscaldare il cuore, di portare una consolazione privata, ma che non può proporsi agli altri come luce oggettiva e comune per rischiarare il cammino. Poco a poco, però, si è visto che la luce della ragione autonoma non riesce a illuminare abbastanza il futuro; alla fine, esso resta nella sua oscurità e lascia l’uomo nella paura dell’ignoto. E così l’uomo ha rinunciato alla ricerca di una luce grande, di una verità grande, per accontentarsi delle piccole luci che illuminano il breve istante, ma sono incapaci di aprire la strada. Quando manca la luce, tutto diventa confuso, è impossibile distinguere il bene dal male, la strada che porta alla mèta da quella che ci fa camminare in cerchi ripetitivi, senza direzione… Una luce da riscoprire 4. È urgente, perciò, recuperare il carattere di luce pro92 prio della fede, perché quando la sua fiamma si spegne anche tutte le altre luci finiscono per perdere il loro vigore. La luce della fede possiede, infatti, un carattere singolare, essendo capace di illuminare tutta l’esistenza dell’uomo. Perché una luce sia così potente, non può procedere da noi stessi, deve venire da una fonte più originaria, deve venire, in definitiva, da Dio. La fede nasce nell’incontro con il Dio vivente, che ci chiama e ci svela il suo amore, un amore che ci precede e su cui possiamo poggiare per essere saldi e costruire la vita. Trasformati da questo amore riceviamo occhi nuovi, sperimentiamo che in esso c’è una grande promessa di pienezza e si apre a noi lo sguardo del futuro. La fede, che riceviamo da Dio come dono soprannaturale, appare come luce per la strada, luce che orienta il nostro cammino nel tempo… (“Lumen fidei” di Papa Francesco) Madre Elisabetta ci dice... “Vorremmo vedere, comprendere…e non abbiamo bastantemente fiducia in Colui che ci ricolma e circonda della sua carità. Raccogliamo tutti i lumi della fede per salire in alto, più in alto. All’istante della morte , come all’estrema frontiera che ci separa dall’altra vita, vedremo e comprenderemo la grande realtà delle cose.” (Summarium, La Fede) Madre Elisabetta rivelò grande spirito di Fede e umiltà in ogni circostanza di vita difficile, non comprensibile umanamente, in particolare quando le sue vedute erano diverse da quelle del Vescovo Gentilini. Ella si mostrò sempre obbediente e rispettosa verso l’Autorità diocesana, pur cercando in sé motivazioni valide di fronte a decisioni imprevedibili e dolorose, come quando il Vescovo rimandò la Vestizione religiosa, senza darle spiegazioni. Soffrì non poco ma, inginocchiata davanti al Tabernacolo, adorò la volontà di Dio che così permetteva… Anche nella fondazione di alcune case, come Sogliano, superò con profondo spirito di fede in Dio i diversi contrasti. Pure la situazione economica delle sue case mise alla prova la Fede di Madre Elisabetta, ma la sosteneva sempre il suo inalterato abbandono alla Provvidenza alla quale si rivolgeva con la ferma certezza che l’aiuto sarebbe arrivato da Dio, perché Egli non abbandona mai un’opera che è Sua! Non poche testimonianze attestano, infatti, che passava lunghe ore, di giorno e di notte, in ginocchio, a pregare davanti al SS. Sacramento, fiduciosa di ricevere dal Signore le grazie di cui aveva bisogno, perché “ dire tutto a Dio, Signor Nostro, con amore umile e forte, è il segreto di grazie innumerevoli.” (B. Elisabetta) Anche quando si apprestava a ricevere i Sacramenti, lo faceva con l’intenzione di ravvivare e rafforzare la Fede, “ dovendo, sin che siamo in questo mondo, vivere di Fede,”. Del resto, furono solo la sua fede incrollabile e la sua umiltà, che le fecero accettare il difficile incarico della direzione dell’opera di Coriano, confidando unicamente nell’aiuto di Dio. Per la riflessione personale ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ 93 94 Preghiamo... Inviala dai cieli santi, mandala dal tuo trono glorioso, perché mi assista e mi affianchi nella mia fatica e io sappia ciò che ti è gradito. Il Cantico, che ora viene proposto, ci presenta la maggior parte di un’ampia preghiera posta sulle labbra di Salomone, che nella tradizione biblica è considerato il re giusto e il sapiente per eccellenza. E’ tratto dal capitolo nono del Libro della Sapienza, uno scritto dell’Antico Testamento. La «sapienza» è la partecipazione alla mente stessa di Dio, che ha formato l’uomo» . E’ come una lampada che illumina le nostre scelte morali di ogni giorno e ci conduce sulla retta via. Essa infatti tutto conosce e tutto comprende, e mi guiderà prudentemente nelle mie azioni e mi proteggerà con la sua gloria, così le mie opere ti saranno gradite.” Presentiamo al Signore le nostre preghiere anche per intercessione della Beata Elisabetta Renzi: Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta Renzi. Prega per noi. Preghiamo a cori alterni (Cantico Sap.9,1-6.9-11): Dio dei padri e Signore di misericordia, che tutto hai creato con la tua parola, che con la tua sapienza hai formato l'uomo, perché domini sulle creature fatte da te, e governi il mondo con santità e giustizia e pronunzi giudizi con animo retto, dammi la sapienza, che siede in trono accanto a te e non mi escludere dal numero dei tuoi figli, perché io sono tuo servo e figlio della tua ancella, uomo debole e di vita breve, incapace di comprendere la giustizia e le leggi. Con te è la sapienza che conosce le tue opere, che era presente quando creavi il mondo; essa conosce che cosa è gradito ai tuoi occhi e ciò che è conforme ai tuoi decreti. 95 Preghiera conclusiva O Padre, donaci il Tuo Santo Spirito perché con i Suoi doni illumini e sostenga il nostro cammino quotidiano. Rendici testimoni perseveranti della Tua Parola ed effondi in noi la Tua sapienza perché ogni nostra scelta sia a te gradita e ci porti al Bene. Comunicaci sempre la Gioia di essere tuoi Figli e non permettere che ci stanchiamo di annunciare il Tuo messaggio di Amore. Facci operatori di Pace e di Unità nella famiglia, nell’ambiente di lavoro, nella parrocchia, fra le persone che incontriamo. Dacci la Vera Scienza, che ci fa cogliere la Bellezza del Creato e ci rende rispettosi di ogni Tua creatura. Te lo chiediamo per Gesù, Tuo Figlio. Amen. 96 Corona dell’Addolorata Guida: Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Assemblea: Amen APPENDICE G.: Preghiamo. Signore, guarda questa tua famiglia, pellegrina nel tempo, e fa’ che, camminando con la Beata Vergine per la via della Croce, giunga alla piena conoscenza di Cristo, compimento di ogni speranza. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen. PRIMA STAZIONE Maria accoglie nella fede la profezia di Simeone. Gesù segno di contraddizione. DAL VANGELO SECONDO LUCA (Lc 2, 34-35) Simeone li benedisse e parlò a Maria sua madre: “Egli è qui per la rovina e la resurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima”. Dagli scritti di mons. Tonino Bello. Santa Maria, fontana attraverso cui, dalle falde dei colli eterni, è 97 98 giunta fino a noi l’acqua della vita, aiutaci ad accogliere come dono ogni creatura che si affaccia a questo mondo. Non c’è ragione che giustifichi il rifiuto. Non c’è violenza che legittimi violenza. Non c’è un programma che non possa saltare di fronte al miracolo di una vita che germoglia. Santa Maria, grazie perché, se Gesù l’hai portato nel grembo nove mesi, noi ci stai portando tutta la vita. Donaci le tue fattezze. Modellaci sul tuo volto. Trasfondici i lineamenti del tuo spirito. PREGHIAMO INSIEME : Ascoltaci, Signore. • Sostieni e conforta coloro che soffrono a causa del tuo nome. • Illumina coloro che non ti conoscono perché credano in te, unico Dio vivo e vero. • Aiutaci ad accoglierti nell’ora del dolore e della prova. • Fa’ che ti riconosciamo e ti incontriamo nelle membra sofferenti della Chiesa. ORAZIONE O Dio speranza degli uomini, che per mezzo di Simeone, uomo giusto, hai predetto alla Vergine Maria un’ora di tenebra e di dolore, concedici di mantenere salda la fede nel tempo del dubbio e della prova. Per Cristo nostro Signore. Amen SECONDA STAZIONE Maria fugge in Egitto con Gesù e Giuseppe. Gesù, perseguitato da Erode. DAL VANGELO SECONDO MATTEO (2. 13-14) “Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: ‘A1zati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, 99 e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo’. Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto.” Dagli scritti di mons. Tonino Bello. Come una emigrante qualsiasi del Meridione. Anzi peggio, perché non deve passare la frontiera per motivi di lavoro, ma in cerca di asilo politico (...). Eccola lì sul confine. Da una parte, l’ultima terra rossa di Caanan. Dall’altra, la prima sabbia dei faraoni. Eccola lì, tremante come una cerva inseguita. Santa Maria donna di frontiera, noi siamo affascinati da questa tua collocazione che ti vede, nella storia della salvezza, perennemente attestata sulle linee di confine (...). Tu stai sui crinali che passano tra l’Antico e il Nuovo testamento. Tu sei l’orizzonte che congiunge le ultime propaggini della notte e i primi chiarori del giorno. Tu sei l’aurora che precede il Sole di giustizia. Tu sei la stella del mattino. PREGHIAMO INSIEME E DICIAMO: Ascoltaci, o Signore. • Per i profughi di ogni guerra, perché il nostro cuore, prima ancora delle nostre strutture di frontiera sappia accoglierli riconoscendoti in ognuno di loro. • Perché la Chiesa si riconosca Madre dei piccoli e degli ultimi che la malvagità umana ha reso schiavi. • Per tutti i bambini perseguitati dal terrore e da ogni tipo di violenza, perché la nostra società sappia reagire custodendo la loro infanzia. • Per le terre in cui visse Gesù, affinché, come un giorno lo accolsero come figlio del falegname, sappiano accoglierlo adesso come unico e vero Dio. ORAZIONE Padre Santo, con sapiente disegno hai disposto che la Beata 100 Vergine sperimentasse il dolore dello smarrimento del Figlio e lo ritrovasse nel tempio intento a compiere la tua volontà; concedi a noi, ti preghiamo. di cercare Cristo con generoso impegno e di scoprirlo nella tua Parola e nel Mistero della Chiesa. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen. • • • TERZA STAZIONE Maria cerca Gesù smarrito in Gerusalemme. Gesù intento a compiere la volontà del Padre. • Per coloro che hai chiamato a servirti nel tuo Tempio Santo. Siano sempre fedeli alla tua chiamata e cerchino sempre e solo la tua volontà. Per noi pellegrini su questa terra. Il nostro viaggio sia una continua ricerca della tua volontà. Per tutte le madri, affinché accolgano come dono la chiamata dei propri figli a fare la volontà del Padre. Per tutti i giovani che sono in ricerca. Sappiano riconoscere negli avvenimenti della vita la dolce presenza della Madre Celeste. DAL VANGELO SECONDO LUCA (2, 42-45) “Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono (a Gerusalemme) secondo l’usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.” ORAZIONE Padre Santo, con sapiente disegno hai disposto che la Beata Vergine sperimentasse il dolore dello smarrimento del Figlio e lo ritrovasse nel tempio intento a compiere la tua volontà; concedi a noi, ti preghiamo, di cercare Cristo con generoso impegno e di scoprirlo nella tua Parola e nel Mistero della Chiesa. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen. Dagli scritti di mons. Tonino Bello. QUARTA STAZIONE Maria incontra Gesù sulla via del Calvario. Gesù, uomo dei dolori. DAL VANGELO SECONDO LUCA (Lc 23, 26-27) “Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui.” Santa Maria donna obbediente, tu che hai avuto la grazia di camminare al cospetto di Dio», fa’ che anche noi, come te, possiamo essere capaci di «cercare il suo volto». Aiutaci a capire che solo nella sua volontà possiamo trovare la pace. E anche quando egli ci provoca a saltare nel buio per poterlo raggiungere, liberaci dalle vertigini del vuoto e donaci la certezza che chi obbedisce al Signore non si schianta al suolo, come in un pericoloso spettacolo senza rete, ma cade sempre nelle sue braccia. PREGHIAMO INSIEME: Fa’ che cerchiamo la tua volontà o Signore. 101 Dagli scritti di mons. Tonino Bello. Santa Maria, donna coraggiosa, tu che sul Calvario, pur senza morire hai conquistato la palma del martirio, rincuoraci col tuo esempio a 102 non lasciarci abbattere dalle avversità. Aiutaci a portare il fardello delle tribolazioni quotidiane, non con l’anima dei disperati, ma con la serenità di chi sa di essere custodito nel cavo della mano di Dio. E se ci sfiora la tentazione di farla finita, perché non ce la facciamo più, mettiti accanto a noi. Siediti sui nostri sconsolati marciapiedi. Ripetici parole di speranza. E allora confortati dal tuo respiro ti invocheremo con la preghiera più antica che sia stata scritta in tuo onore: «Sotto la tua protezione noi cerchiamo rifugio Santa madre di Dio, non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova e liberaci da ogni pericolo, o Vergine Gloriosa e benedetta.» PREGHIAMO INSIEME: Ascoltaci Signore. • Per tutti gli ammalati, perché attraverso la nostra presenza e il nostro conforto sappiano accogliere la croce di Gesù. • Per noi tutti che ogni giorno incontriamo la croce e la sofferenza affinché in essa sappiamo scorgere il volto del Crocifisso che mai ci abbandona. • Per le madri che soffrono a causa delle scelte sbagliate dei figli, perché ricevano dalla nostra preghiera la forza per continuare il difficile cammino del calvario. ORAZIONE Padre Santo, sotto il cui sguardo d’amore tuo Figlio, servo obbediente, ha incontrato sulla via del Calvario la Madre addolorata, suscita in noi il sincero desiderio di seguire Cristo portando la nostra croce e di andare incontro al fratello che soffre. Per Cristo Nostro Signore. 103 QUINTA STAZIONE Maria sta presso la croce del Figlio. Gesù, agnello immolato sulla croce. DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI (Gv 19, 25-27) “Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: ‘Donna, ecco il tuo figlio!’. Poi disse al discepolo: ‘Ecco la tua madre!’. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.” Dagli scritti di mons. Tonino Bello. Santa Maria, donna coraggiosa, tu che nelle tre ore di agonia sotto la croce hai assorbito come una spugna le afflizioni di tutte le madri della terra, prestaci un po’ della tua fortezza. Alleggerisci le pene di tutte le vittime dei soprusi, conforta il pianto nascosto di tante donne che, nell’intimità della casa, vengono sistematicamente oppresse dalla prepotenza del maschio. Ispira la protesta delle madri lacerate negli affetti dai sistemi di forza e dalle ideologie di potere; guida i passi delle madri-coraggio perché scuotano l’omertà di tanti complici silenzi. E quando suona la Diana di guerra, convoca tutte le figlie di Eva perché si mettano sulla porta di casa e impediscano ai loro uomini di uscire, armati come Caino, ad ammazzare il fratello. PREGHIAMO INSIEME: Ascoltaci, Signore. • Per tutte le madri che lottano per la sopravvivenza dei loro figli, perché siano consolate dalla materna dolcezza di Maria e confortate dalla sua intercessione. • Per tutte le madri dei soldati morti o dispersi nelle guerre di questo secolo, perché il loro pianto e le loro sofferenza trovi 104 • consolazione in te o Dio. Per tutte le donne che soffrono perché ridotte in schiavitù, affinché la nostra società sappia reagire liberandole dalla sottomissione alla quale sono costrette. ORAZIONE O Dio, tu hai voluto che accanto al tuo Figlio, innalzato sulla croce, fosse presente la sua Madre Addolorata: fa’ che, associati alla passione di Cristo, partecipiamo alla gloria della resurrezione. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen. SESTA STAZIONE Maria accoglie nel suo grembo Gesù deposto dalla croce. Gesù, vittima di riconciliazione. DAL VANGELO SECONDO MATTEO (Mt 27, 57-59) “Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo.” gate come la brina dal sole della primavera. PREGHIAMO INSIEME: Ascoltaci, Signore. • Per i popoli vittime di atroci e ingiuste dittature, perché nell’unità trovino la chiave per risorgere e conquistarsi un futuro di pace e prosperità. • Per i popoli in guerra, perché attraverso la mediazione di uomini giusti sappiano ricomporre ogni divisione e iniziare un’autentica ricostruzione sociale e morale. • Perché ogni cristiano sia segno di resurrezione e di vita in un mondo lacerato dalla divisione e dalla morte ORAZIONE Padre misericordioso, che nell’ora della prova hai consolato la madre desolata, donaci lo Spirito di consolazione, perché sappiamo consolare i fratelli che vivono nella solitudine o gemono nell’afflizione. Per Cristo Nostro Signore. Amen. SETTIMA STAZIONE Maria affida al sepolcro il corpo di Gesù in attesa della resurrezione. Gesù primizia dei morti. Dagli scritti di mons. Tonino Bello. Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che nonostante tutto, la morte non avrà più presa su di noi. Che le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle guerre si stanno riducendo a luci crepuscolari. Che le sofferenze dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli. Che la fame, il razzismo, la droga sono il riporto di vecchie contabilità fallimentari. Che la noia, la solitudine, la malattia sono gli arretrati dovuti ad antiche gestioni. E che, finalmente, le lacrime di tutte le vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciu105 DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI (Gv 19, 40-42a) “Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero in bende insieme ad oli aromatici, com’è usanza seppellire per i giudei. Ora nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro vuoto, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù.” 106 Dagli scritti di mons. Tonino Bello. Dopo la sepoltura di Gesù, a custodire la fede sulla terra non è rimasta che lei. Il vento del Golgota ha spento tutte le lampade, ma ha lasciato accesa la sua lucerna. Santa Maria donna del sabato santo, estuario dolcissimo nel quale almeno per un giorno si è raccolta la fede di tutta la Chiesa, tu sei l’ultimo punto di contatto con cielo... guidaci per mano alle soglie della luce, di cui la Pasqua è la sorgente suprema. Ripetici che non c’è croce che non abbia le sue deposizioni, non c’è amarezza umana che non si stemperi in sorriso; non c’è peccato che non trovi redenzione; non c’è sepolcro la cui pietra non sia provvisoria sulla sua imboccatura. PREGHIAMO INSIEME: Ascoltaci, Signore. • Per coloro che sono senza speranza. La testimonianza viva di noi credenti diventi occasione per guardare in maniera nuova al futuro. • Per i morti di tutti le guerre. La loro testimonianza ricordi al mondo che solo in Dio si trova la vera sorgente della Pace. • Per chi si è macchiato di delitti di sangue. Il rimorso lasci spazio al vero pentimento e alla volontà di una vita nuova. • Per chi nella morte vede la parola definitiva sulla vita, affinché guardando al Cristo Risorto riconosca il valore ultraterreno ed eterno della nostra esistenza. ORAZIONE O Dio, nel sepolcro vuoto - segno della terra vergine - hai posto il seme della nuova creazione: concedici di essere portatori di speranza e testimoni della vita nuova operata in noi da Cristo risorto. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen. 107 Litanie dell'Addolorata Signore, pietà Cristo, pietà Signore, pietà Cristo, ascoltaci Cristo, esaudiscici Signore, pietà Cristo, pietà Signore, pietà Cristo, ascoltaci Cristo, esaudiscici Padre che sei nei cieli Figlio, Redentore del mondo Spirito Santo Paraclito Santa Trinità, unico Dio abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi Madre del Crocifisso Madre dal cuore trafitto Madre del Redentore Madre dei redenti Madre dei viventi Madre dei discepoli Vergine obbediente Madre offerente Vergine fedele Vergine del silenzio Vergine del perdono Vergine dell'attesa Donna esule Donna forte Donna intrepida Donna del dolore Donna della nuova alleanza Donna della speranza prega per noi " " " " " " " " " " " " " " " " " 108 Novella Eva Socia del Redentore Serva della riconciliazione Difesa degli innocenti Coraggio dei perseguitati Fortezza degli oppressi Speranza dei peccatori Consolazione degli afflitti Rifugio dei miseri Conforto degli esuli sostegno dei deboli Sollievo degli infermi Regina dei martiri Gloria della Chiesa Vergine della Pasqua " " " " " " " " " " " " " " " Agnello di Dio che togli i peccati del mondo Agnello di Dio che togli i peccati del mondo Agnello di Dio che togli i peccati del mondo Preghiera in preparazione al rinnovo della Promessa MPA perdonaci, Signore ascoltaci Signore abbi pietà di noi Preghiamo O Dio, tu hai voluto che la vita della Vergine fosse segnata dal mistero del dolore; concedici, ti preghiamo, di camminare con lei sulla via della Fede e di unire le nostre sofferenze alla Passione di Cristo, perché diventino occasione di grazia e strumento di salvezza. Per Cristo nostro Signore. Introduzione In questo breve momento di preghiera siamo chiamati a meditare sulle parole che pronunceremo quando rinnoveremo la Promessa. Chiediamo al Signore di vivere questo momento nel silenzio profondo del cuore per essere aperti ad ascoltarLo. Chiediamo allo Spirito Santo di illuminare la nostra mente e di comprendere appieno cosa significa rinnovare la Promessa come Laico appartenente all’MPA. Invocazione allo Spirito Santo: VIENI SPIRITO SANTO, vieni ed insegnami a tacere, a fare del silenzio una preghiera, a lasciar crescere le radici del mio cuore, a diventare un albero che porta frutti per tutti gli uomini che hanno fame e sete d'amore. Congedo Ci protegga la Vergine Maria e ci guidi benigna nel cammino della vita. Amen. VIENI SPIRITO SANTO, donami la forza di fermarmi 109 110 per ascoltare il mormorio della Parola di Vita, lontano dalla droga del rumore, dalla danza delle parole; fa' di me un albero saldamente piantato, presso un corso d'acqua che porta molto frutto. VIENI SPIRITO SANTO, insegnami a radicare la vita nella preghiera, a raggiungere le sorgenti sotterranee del mio cuore, ad ascoltare la canzone segreta che tu ripeti affinché sappia accogliere il tuo amore capace di mantenere vivi i rami della mia vita. tuoso, perchè io possa riempirmi e saziarmi di te! Vorrei che tutto il mio essere tacesse e in me tutto adorasse... Vorrei penetrare ognor più in Lui ed esserne così piena, da poterLo dare a quelle povere anime, che non conoscono il dono di Dio. (B.E.R) ... in forza della mia vocazione cristiana... VIENI SPIRITO SANTO, e fortifica in me l'uomo interiore. Che Cristo abiti, per la fede, nel mio cuore; che Dio diventi, giorno dopo giorno, il terreno vitale da cui trarre la linfa necessaria affinché il frutto della mia vita abbia il gusto del Suo Amore! (Michel Hubaut) Meditiamo sulle parole della Promessa... Consapevole dell'infinito amore di Dio per tutte le sue creature,... “Noi abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi… Egli ci ha amato per primo!” (Gv 4, 16-19). “...il tuo nome è scritto sul palmo delle mie mani” Signore, Dio di misericordia, che rinnovi incessantemente i prodigi del tuo amore verso il tuo popolo e anche verso di me, che non ti do ascolto, aiutami a far il vuoto nel mio io presun111 “Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo”. (Mt 25,34) Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! (1 Gv 3,1) A volte mi sembra che un certo tipo di successo sia prerogativa dei prepotenti o dei disonesti... mi sembra che anche se ci sforziamo di seguire le vie del Signore, non facciamo altro che collezionare insuccessi… Signore, che hai proclamato beati i poveri in spirito e gli umili, aiutaci a superare i momenti di delusione e di scoraggiamento, aiutaci a cercare il regno di Dio nell’umiltà dell’attesa, confidando sempre nella forza del tuo amore che ci prende per mano! Schieriamoci umilmente tra gli imperfetti; stimiamoci piccole anime, che Dio debba sostenere ad ogni istante... (B.E.R) Quando tutto si intricava, quando il presente mi era così doloroso e l’avvenire mi appariva ancor più buio, chiudevo gli occhi e mi abbandonavo, come una creaturella, tra le braccia del Padre, che è nei Cieli. (B.E.R) ... alla presenza della Chiesa, nella persona del sacerdote celebrante, ... 112 della Superiora Generale dell'Istituto delle Maestre Pie dell'Addolorata, Madre Carla Bertani, del Presidente del Movimento per l'Alleluia, Stefano Nanni,... “Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune” (1 Cor 12, 4-7) Nella sua sapienza infinita è Dio che sceglie i fondatori degli istituti religiosi. Egli distribuisce i suoi doni come a Lui piace e affida a chi vuole una particolare missione da compiere, per un’opera di servizio alla Chiesa nel piano divino di salvezza. Il carisma di un fondatore è una intensa e personale esperienza di Dio donata dallo Spirito, per la quale il fondatore interpreta il Vangelo e lo vive in modo originale e carismatico nella sequela di Cristo. In questo preciso tempo storico in cui stiamo vivendo, Dio ha scelto delle persone come garanti di unità e fedeltà a questo carisma: il Sacerdote ci assicura il legame e il riconoscimento della Chiesa, la Superiora Generale ci dà la garanzia di camminare secondo la spiritualità donata da Dio a Elisabetta Renzi, il Presidente è colui che svolge il servizio dell’autorità all’interno del movimento. ...io ..... , RINNOVO la promessa di vivere, con la forza donatami dallo Spirito Santo e per l'intercessione di Maria Santissima Addolorata, gli impegni del mio Battesimo secondo la spiritualità della Beata Elisabetta Renzi e in base a quanto espresso nelle norme statutarie del Movimento per l'Alleluia. 113 Il Battesimo ci fa’ membra del corpo di Cristo, ci incorpora alla Chiesa: “Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25). I battezzati diventano “pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale” (1 Pt 2,5). Incorporati a Cristo per mezzo del Battesimo, i cristiani vengono conformati a Cristo. Rigenerati per essere figli di Dio, i battezzati sono tenuti a professare pubblicamente la fede ricevuta da Dio. Poichè nel Battesimo hanno ricevuto “la luce vera che illumina ogni uomo” (Gv 1,9), i battezzati “dopo essere stati illuminati” (Eb 10, 32) sono divenuti “figli della luce” (1 Ts 5,5) e “luce” essi stessi. (Ef 5,8) Perchè viva ancor sono io? Per conoscere, amare e servire Iddio, per amarti, o Gesù mio! (B.E.R) A tutti apparve un fragile velo che ricopriva Gesù (testimonianza sulla B.E.R) In questo momento di silenzio ognuno di noi rinnovi le proprie promesse battesimali, chiedendo anche alla Beata Elisabetta Renzi di sostenerci e aiutarci ad essere coerenti ad esse nel nostro quotidiano. Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo mi aiutino nell'affrontare, con allegrezza di spirito, ciò che la vita mi riserverà nelle varie realtà in cui sarò chiamato/a a testimoniare l'amore di Dio per me. “Noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata, e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perchè l’amore di Dio è 114 stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”. (Rm.5, 3-5) Signore Gesù, mia forza e mia salvezza, fa’ che con l’aiuto della tua grazia possa vincere il male col bene, testimoniando in ogni circostanza il tuo amore a quanti mi circondano! “Quando lavori, Gesù è lì per risparmiarti metà di pena, quando piangi Egli ti si avvicina per asciugarti le lacrime” (B.E.R) Certamente dovremo ancor molto e sempre patire, ma senza il Venerdì Santo non vi è il giorno di Pasqua. L’Alleluia sta di casa al di là del Calvario. (B.E.R) La Beata Elisabetta Renzi mi sostenga in questo cammino di crescita nella fede, vissuta nel quotidiano, che si alimenta ai piedi di Cristo Gesù Crocifisso e Risorto, e interceda per me affinché: “Io me stia sempre sotto la grande visione di Dio!”. AMEN. Dammi un cuore aperto e generoso che non si fermi alle sue preoccupazioni, un cuore nobile, incapace di conservare rancore; un cuore forte che non ha paura delle ombre; un cuore incapace di chiusure. E donami la grazia di cercare in ogni uomo, senza mai stancarsi, la scintilla che tu vi hai posto quando lo hai creato a Tua immagine. 115 116 Madre Elisabetta ci dice... ..........................................................43 Per la riflessione personale ........................................................44 Preghiamo...................................................................................46 INDICE PREMESSA ................................................................................... 1 SCHEMA DEGLI INCONTRI MPA ................................................ 3 IL CAMMINO MPA ..................................................................... 3 4° INCONTRO “L’ANIMA DEL MONDO”..................................................... 48 La Parola di Dio….......................................................................48 La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) .....................49 Riflessione .................................................................................49 Madre Elisabetta ci dice... ..........................................................51 Per la riflessione personale ........................................................52 Preghiamo...................................................................................54 LETTERA A DIOGNETO ................................................. 8 Preghiera di invocazione allo Spirito Santo............................. 17 1° INCONTRO “ESORDIO” E “L’IDOLATRIA”............................................. 18 La Parola di Dio….......................................................................18 La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) .....................18 Riflessione .................................................................................20 Madre Elisabetta ci dice... ..........................................................24 Per la riflessione personale ........................................................27 Preghiamo...................................................................................29 5° INCONTRO “DIO E IL VERBO” ............................................................. 57 La Parola di Dio….......................................................................57 La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) .....................58 Riflessione .................................................................................59 Madre Elisabetta ci dice... ..........................................................61 Per la riflessione personale ........................................................62 Preghiamo...................................................................................64 2° INCONTRO “IL CULTO” E “IL RITUALISMO GIUDAICO” ......................... 32 La Parola di Dio….......................................................................32 La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) .....................33 Riflessione .................................................................................34 Madre Elisabetta ci dice... ..........................................................37 Per la riflessione personale ........................................................37 Preghiamo...................................................................................39 6° INCONTRO “L’INCARNAZIONE” E “L’ECONOMIA DIVINA” .................... 67 La Parola di Dio….......................................................................67 La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) .....................68 Riflessione .................................................................................70 Madre Elisabetta ci dice... ..........................................................72 Per la riflessione personale ........................................................73 Preghiamo...................................................................................73 3° INCONTRO “IL MISTERO CRISTIANO”................................................... 41 La Parola di Dio….......................................................................41 La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) .....................41 Riflessione .................................................................................42 117 7° INCONTRO “LA CARITÀ” E “IL LORO MAESTRO” .................................. 75 La Parola di Dio (1)… .................................................................75 118 La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) (1)................75 Riflessione (1) ............................................................................76 La Parola di Dio (2)… .................................................................79 La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) (2)................80 Riflessione (2) .............................................................................81 Madre Elisabetta ci dice... ..........................................................84 Per la riflessione personale ........................................................85 Preghiamo...................................................................................86 8° INCONTRO “LA VERA SCIENZA” ........................................................... 88 La Parola di Dio….......................................................................88 La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) .....................88 Riflessione .................................................................................89 Madre Elisabetta ci dice... ..........................................................93 Per la riflessione personale ........................................................94 Preghiamo...................................................................................95 APPENDICE ....................................................................... 97 Corona dell’Addolorata .............................................................98 Preghiera in preparazione al rinnovo della Promessa MPA .....110 119 120