PREMESSA
Il Movimento Per l’Alleluia, MPA, è il Movimento dei Laici,
sorto nel 1993, a fianco dell’Istituto Maestre Pie dell’Addolorata.
La sua finalità è: vivere la fede cristiana nella famiglia,
nell’ambiente di lavoro, nella comunità parrocchiale, attraverso
il carisma della Beata Elisabetta Renzi.
“Sii felice perché il buon Dio ti ama!” dice Madre Elisabetta; lo
stile di vita, quindi, proposto all’MPA, è una fede gioiosa, carica
di fiducia, di speranza cristiana.
“La Croce! Essa ha dato la pace al mondo! E io l’amo.”: l’amore a
Cristo crocifisso è uno degli elementi fondanti la spiritualità
della Beata.
“Io porto Colui che mi porta”: lo spirito di unione con Gesù
Crocifisso trova alimento e suggello nella partecipazione del
dono eucaristico.
Animati dalla stessa spiritualità, i laici MPA sono, perciò,
chiamati ad accogliere, custodire e vivere il carisma della Beata
Elisabetta Renzi nella quotidianità della vita.
Il cammino annuale dell’MPA viene scandito da un incontro
mensile nei singoli gruppi, dove si segue il programma
predisposto dalla Commissione Formazione del Movimento per
tutti i gruppi, in Italia e all’estero.
La programmazione annuale segue, generalmente, le
tematiche proposte dalla Chiesa per la Catechesi degli adulti e si
armonizza con la spiritualità della Beata.
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La caratteristica del cammino sta soprattutto nel metodo,
che vuole favorire:
™
l’accoglienza gioiosa di tutti i partecipanti
™
l’ascolto della parola di Dio e della Chiesa intercalato
dal canto
™
la condivisione delle proprie risonanze di fede
™
la preghiera comune
™
il momento della fraternità
Frequentando regolarmente gli incontri, avremo occasione
di crescere in veri rapporti di amicizia dove potremo condividere
i nostri pensieri, il nostro agire, il nostro cammino personale di
santità con quella fede gioiosa, quella speranza e quella fiducia
in Dio che caratterizzò Madre Elisabetta e che è il fondamento
di una autentica fede cristiana.
Sapendo di poter essere sempre gioiosi, non perché tutto va
bene, ma perché Dio ci ama, siamo chiamati, per vocazione, a
diffondere amicizia, condivisione, cordialità, accoglienza e ci
impegniamo a incarnare, nella vita quotidiana, i messaggi che lo
Spirito Santo trasmette al gruppo e ai singoli amici MPA.
E’ impegno di ciascuno utilizzare personalmente il libretto,
per arrivare agli incontri avendo già letto e meditato
l’argomento che viene via via proposto.
E’ sollecitudine di ciascuno invitare nuovi amici a vivere un
cammino di santità secondo la spiritualità della Beata Elisabetta,
infondendo nei loro cuori pace, serenità e predisposizione
all’ascolto della Parola tenendo vive e presenti le parole di
Giovanni Paolo II: “Non temere di aprire il tuo cuore a Cristo”.
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2. Accoglienza
SCHEMA DEGLI
INCONTRI MPA
1. Preparazione
Il tempo che intercorre tra un incontro e l’altro è un tempo
dedicato alla meditazione e riflessione personale.
Ogni settimana dedichiamo qualche minuto a leggere e soffermarci su qualche riga di ciò che è riportato nel libretto, per
meditare, sottolineare quello che più ci ha colpito.
Iniziamo questo momento con un Segno di Croce e un Gloria, per metterci alla presenza del Padre, del Figlio e invocare luce dallo Spirito Santo, chiedendo la grazia di comprendere la
parabola che andremo a meditare.
Leggiamo qualche riga, senza fretta, senza avere l’ansia di
leggere tutto ed arrivare in fondo, anzi tornando indietro più
volte, ed anche in tempi diversi, fermandoci in silenzio.
Concludiamo con l’invocazione: Beata Elisabetta Renzi, prega
per noi.
Questo meditare, che diventa preghiera, è ciò che cambia e
trasforma il nostro cuore, perchè è la Parola di Dio, è Dio stesso
che opera e ci cambia dal di dentro.
Per chi lo desidera, si possono anche leggere i riferimenti ai
passi paralleli della Parola di Dio nella Bibbia, o approfondire i
temi nel Catechismo della Chiesa Cattolica e nei documenti
della Chiesa, oppure nella Positio che troviamo in ogni comunità Maestre Pie e che ogni responsabile di gruppo ha in consegna.
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Tempo: 20 minuti circa
L’incontro inizia sempre con il canto, segno di accoglienza e
di festa, di gioia nel ritrovarsi.
Anche il canto può darci spunti per una riflessione personale e di gruppo, crea un clima fraterno e gioioso.
E’ il momento in cui si può cogliere l’occasione per ascoltare
e imparare un nuovo canto.
I gruppi che “fanno fatica a cantare”, possono aiutarsi con
audiocassette o cd o chiedere aiuto ad un membro della Commissione Musica e canto.
3. Invocazione allo Spirito Santo
Al canto segue l’invocazione allo Spirito perchè sia luce alle
nostre menti e ai nostri cuori. Lo Spirito Santo ci doni la capacità di metterci in ascolto della Parola di Dio, di accogliere la Sua
Parola con animo aperto e docile.
4. Introduzione al tema
Tempo: 10-15 minuti circa
Segue l’introduzione al tema dell’incontro
dall’animatore o da una persona che si è preparata.
fatta
5. Condivisione
Tempo: 25-30 minuti circa
A questo punto ognuno è chiamato a condividere con gli altri la ricchezza delle sue riflessioni. E’ questo un momento importante e significativo perchè siamo chiamati a mettere in comune quello che lo Spirito ha suscitato nei nostri cuori:
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“...l’energia dello Spirito che è in uno passa contemporaneamente a tutti. Qui non solo si fruisce del proprio dono, ma lo si moltiplica nel farne
parte ad altri e si gode del frutto del dono altrui come del proprio” (San
Basilio).
La condivisione può essere fatta semplicemente leggendo le
frasi che hanno più colpito, oppure raccontando quale è stato il
cammino spirituale del mese e ciò che lo Spirito ha suscitato
dentro.
6. Preghiera finale
Tempo: 10-15 minuti circa
Tutte le nostre riflessioni, condivisioni diventano preghiera.
Insieme preghiamo con un salmo, preghiera di Cristo e della
Chiesa. Essi ci aiutano a rivolgere la mente, il cuore a Dio, a lodarlo, a ringraziarlo, a chiedergli ciò che riteniamo utile per la
nostra vita e quella dei nostri fratelli.
Terminiamo con la preghiera alla Beata Elisabetta Renzi,
presentando a Dio, per sua intercessione, ogni necessità nostra,
delle nostre famiglie e del mondo intero, pregando anche per
ogni Laico MPA in Italia, Louisiana, Messico, Brasile, Bangladesh e Zimbabwe e per ogni Maestra Pia dell’Addolorata.
7. Momento di fraternità
Dopo aver condiviso riflessioni, preghiera... terminiamo
l’incontro con un momento fraterno di festa, di convivialità.
Anche questo momento è importante per favorire tra noi
rapporti aperti, sereni e di conoscenza reciproca.
IL CAMMINO MPA
Il cammino di quest’anno ci aiuterà a riflettere sulla LETTERA A DIOGNETO.
La Lettera a Diogneto, o semplicemente A Diogneto, è un testo anonimo risalente alla fine del II secolo, e inserito tradizionalmente nel corpo degli scritti dei Padri Apostolici. Sopravvissuto miracolosamente alla distruzione di gran parte della letteratura cristiana precostantiniana, è stato riscoperto in particolare
per la sua testimonianza riguardo allo stile di vita e al senso di
comunità dei cristiani agli albori della vita della chiesa.
La tradizione manoscritta
Lo scritto non era conosciuto fino al XV secolo. Intorno al
1436, un giovane chierico latino, Tommaso d'Arezzo, che si trovava a Costantinopoli per studiare il greco, recuperò per caso
dal banco di un pescivendolo di quella città un manoscritto greco, destinato a fornire carta per imballare il pesce. Il codice da
lui acquistato passò in seguito al domenicano Giovanni Stojkovic di Ragusa, legato del concilio di Basilea a Costantinopoli, il
quale lo portò a Basilea. Pervenne poi all'umanista Giovanni
Reuchlin; quindi, nel 1560 o nel 1580, all'abbazia di Marmoutier in Alsazia; di là, tra il 1793 e il 1795, alla Biblioteca municipale di Strasburgo. Il 24 agosto 1870, durante la guerra francoprussiana, il fuoco dell'artiglieria prussiana incendiò la biblioteca distruggendo così anche il manoscritto della lettera.
Nonostante la perdita del codice, il testo è noto in maniera
abbastanza sicura, perché nel XVI secolo ne furono fatte tre copie.
Autore, datazione, destinatario e collocazione
L'opera in quanto tale non esprime né l'identità dell'autore e
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neppure il luogo di composizione, tuttavia generalmente condivisa è la datazione intorno alla fine del II secolo.
Nel Concilio Vaticano II
Il Concilio Vaticano II, infine, aiutò nella riscoperta di quest'opera utilizzandone alcune espressioni in tre documenti: nella
conclusione al capitolo IV della Lumen Gentium, che tratta dei
laici, il numero 38 cita Ad Diognetum 6,1. Nel primo capitolo
della costituzione Dei Verbum, al numero 4, nel quale si tratta
del compimento della Rivelazione in Cristo, citando Ad Diognetum 7,4. Infine nel decreto Ad gentes, parlando della formazione della comunità cristiana nell'attività missionaria della
Chiesa cita, al numero 15, Ad Diognetum 5.
Lo schema è quello ormai sperimentato: la Parola di Dio, un
brano della lettera a Diogneto, segue una riflessione tratta dalla
Parola della Chiesa e infine un approfondimento dalla vita e
dagli scritti della beata Elisabetta Renzi.
Al termine di ogni incontro è lasciato uno spazio per la riflessione personale, per annotare ciò che è il frutto della propria
meditazione o preghiera sul testo fatta durante il mese precedente all’incontro.
Questo aiuterà poi la condivisione all’interno del gruppo
durante l’incontro mensile.
Ogni incontro termina con la preghiera proposta.
Per l’animazione degli incontri, per il momento di accoglienza e per la preghiera vi invitiamo ad utilizzare il cd “Canti MPA
2012-2013”.
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LETTERA A DIOGNETO
Esordio
Vedo, ottimo Diogneto, che tu ti accingi ad apprendere la religione
dei cristiani e con molta saggezza e cura cerchi di sapere di loro. A quale Dio essi credono e come lo venerano, perché tutti disdegnano il mondo e disprezzano la morte, non considerano quelli che i greci ritengono
dèi, non osservano la superstizione degli ebrei, quale amore si portano
tra loro, e perché questa nuova stirpe e maniera di vivere siano comparsi al mondo ora e non prima.
Comprendo questo tuo desiderio e chiedo a Dio, che ci fa parlare e
ascoltare, che sia concesso a me di parlarti perché tu ascoltando divenga
migliore, e a te di ascoltare perché chi ti parla non abbia a pentirsi.
L'idolatria
1. Purìficati da ogni pregiudizio che ha ingombrato la tua mente e
spògliati dell'abitudine ingannatrice e fatti come un uomo nuovo da
principio, per essere discepolo di una dottrina anche nuova come tu stesso hai ammesso. Non solo con gli occhi, ma anche con la mente considera di quale sostanza e di quale forma siano quelli che voi chiamate e
ritenete dèi. 2. Non (sono essi) pietra come quella che si calpesta, bronzo non migliore degli utensili fusi per l'uso, legno già marcio, argento che
ha bisogno di un uomo che lo guardi perché non venga rubato, ferro
consunto dalla ruggine, argilla non più scelta di quella preparata a vile
servizio? 3. Non (sono) tutti questi (idoli) di materia corruttibile? Non
sono fatti con il ferro e con il fuoco? Non li foggiò lo scalpellino, il fabbro, l'argentiere o il vasaio? Prima che con le loro arti li foggiassero, ciascuno di questi (idoli) non era trasformabile, e non lo può (essere) anche
ora? E quelli che ora sono gli utensili della stessa materia non potrebbero forse diventare simili ad essi se trovassero gli stessi artigiani? 4. E per
l'opposto, questi da voi adorati non potrebbero diventare, ad opera degli
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uomini, suppellettili uguali alle altre? Non sono cose sorde, cieche, inanimate, insensibili, immobili? Non tutte corruttibili? Non tutte distruttibili? 5. Queste cose chiamate dèi, a queste servite, a queste supplicate, infine ad esse vi assimilate. 6. Perciò odiate i cristiani perché non le
credono dèi. 7. Ma voi che li pensate e li immaginate tali non li disprezzate più di loro? Non li deridete e li oltraggiate più voi che venerate
quelli di pietra e di creta senza custodi, mentre chiudete a chiave di
notte quelli di argento e di oro, e di giorno mettete le guardie perché non
vengano rubati? 8. Con gli onori che credete di rendere loro, se hanno
sensibilità, siete piuttosto a punirli. Se non hanno i sensi siete voi a
svergognarli con sacrificio di sangue e di grassi fumanti. 9. Provi qualcuno di voi queste cose, permetta che gli vengano fatte. Ma l'uomo di
propria volontà non sopporterebbe tale supplizio perché ha sensibilità e
intelligenza; ma la pietra lo tollera perché non sente. 10. Molte altre
cose potrei dirti perché i cristiani non servono questi dèi. Se a qualcuno
ciò non sembra sufficiente, credo inutile parlare anche di più.
Il culto giudaico
1. Inoltre, credo che tu piuttosto desideri sapere perché essi non adorano Dio secondo gli ebrei. 2. Gli ebrei hanno ragione quando rigettano l'idolatria, di cui abbiamo parlato, e venerano un solo Dio e lo ritengono padrone di tutte le cose. Ma sbagliano se gli tributano un culto
simile a quello dei pagani. 3. Come i greci, sacrificando a cose insensibili e sorde dimostrano stoltezza, così essi, pensando di offrire a Dio come ne avesse bisogno, compiono qualche cosa che è simile alla follia,
non un atto di culto. 4. «Chi ha fatto il cielo e la terra e tutto ciò che è
in essi», e provvede tutti noi delle cose che occorrono, non ha bisogno di
quei beni. Egli stesso li fornisce a coloro che credono di offrirli a lui. 5.
Quelli che con sangue, grasso e olocausti credono di fargli sacrifici e con
questi atti venerarlo, non mi pare che differiscano da coloro che tributano riverenza ad oggetti sordi che non possono partecipare al culto.
Immaginarsi poi di fare le offerte a chi non ha bisogno di nulla!
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Il ritualismo giudaico
1. Non penso che tu abbia bisogno di sapere da me intorno ai loro
scrupoli per certi cibi, alla superstizione per il sabato, al vanto per la
circoncisione, e alla osservanza del digiuno e del novilunio: tutte cose
ridicole, non meritevoli di discorso alcuno. 2. Non è ingiusto accettare
alcuna delle cose create da Dio ad uso degli uomini, come bellamente
create e ricusarne altre come inutili e superflue? 3. Non è empietà
mentire intorno a Dio come di chi impedisce di fare il bene di sabato?
4. Non è degno di scherno vantarsi della mutilazione del corpo, come si
fosse particolarmente amati da Dio? 5. Chi non crederebbe prova di
follia e non di devozione inseguire le stelle e la luna per calcolare i mesi
e gli anni, per distinguere le disposizioni divine e dividere i cambiamenti
delle stagioni secondo i desideri, alcuni per le feste, altri per il dolore? 6.
Penso che ora tu abbia abbastanza capito perché i cristiani a ragione si
astengono dalla vanità, dall'impostura, dal formalismo e dalla vanteria
dei giudei. Non credere di poter imparare dall'uomo il mistero della loro
particolare religione.
Il mistero cristiano
1. I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini. 2. Infatti, non abitano città proprie, né
usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale. 3. La loro dottrina non è nella scoperta del pensiero di uomini
multiformi, né essi aderiscono ad una corrente filosofica umana, come
fanno gli altri. 4. Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è
capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel
resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente
paradossale. 5. Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni
patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera. 6. Si sposano
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come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati. 7. Mettono in
comune la mensa, ma non il letto. 8. Sono nella carne, ma non vivono
secondo la carne. 9. Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. 10. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita
superano le leggi. 11. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati.
12. Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere. 13. Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto,
e di tutto abbondano. 14. Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati giusti. 15. Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano. 16. Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita.
17. Dai giudei sono combattuti come stranieri, e dai greci perseguitati,
e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell'odio.
L'anima del mondo
1. A dirla in breve, come è l'anima nel corpo, così nel mondo sono i
cristiani. 2. L'anima è diffusa in tutte le parti del corpo e i cristiani
nelle città della terra. 3. L'anima abita nel corpo, ma non è del corpo;
i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo. 4. L'anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile; i cristiani si vedono nel mondo,
ma la loro religione è invisibile. 5. La carne odia l'anima e la combatte
pur non avendo ricevuto ingiuria, perché impedisce di prendersi dei piaceri; il mondo che pur non ha avuto ingiustizia dai cristiani li odia perché si oppongono ai piaceri. 6. L'anima ama la carne che la odia e le
membra; anche i cristiani amano coloro che li odiano. 7. L'anima è
racchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i cristiani sono nel
mondo come in una prigione, ma essi sostengono il mondo. 8. L'anima
immortale abita in una dimora mortale; anche i cristiani vivono come
stranieri tra le cose che si corrompono, aspettando l'incorruttibilità nei
cieli. 9. Maltrattata nei cibi e nelle bevande l'anima si raffina; anche i
cristiani maltrattati, ogni giorno più si moltiplicano. 10. Dio li ha
messi in un posto tale che ad essi non è lecito abbandonare.
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Dio e il Verbo
1. Infatti, come ebbi a dire, non è una scoperta terrena da loro tramandata, né stimano di custodire con tanta cura un pensiero terreno né
credono all'economia dei misteri umani. 2. Ma quello che è veramente
signore e creatore di tutto e Dio invisibile, egli stesso fece scendere dal
cielo, tra gli uomini, la verità, la parola santa e incomprensibile e l'ha
riposta nei loro cuori. Non già mandando, come qualcuno potrebbe
pensare, qualche suo servo o angelo o principe o uno di coloro che sono
preposti alle cose terrene o abitano nei cieli, ma mandando lo stesso artefice e fattore di tutte le cose, per cui creò i cieli e chiuse il mare nelle
sue sponde e per cui tutti gli elementi fedelmente custodiscono i misteri.
Da lui il sole ebbe da osservare la misura del suo corso quotidiano, a lui
obbediscono la luna che splende nella notte e le stelle che seguono il giro
della luna; da lui tutto fu ordinato, delimitato e disposto, i cieli e le cose
nei cieli, la terra e le cose nella terra, il mare e le cose nel mare, il fuoco,
l'aria, l'abisso, quello che sta in alto, quello che sta nel profondo, quello
che sta nel mezzo; lui Dio mandò ad essi. 3. Forse, come qualcuno potrebbe pensare, lo inviò per la tirannide, il timore e la prostrazione? 4.
No certo. Ma nella mitezza e nella bontà come un re manda suo figlio,
lo inviò come Dio e come uomo per gli uomini; lo mandò come chi salva, per persuadere, non per far violenza. A Dio non si addice la violenza. 5. Lo mandò per chiamare non per perseguitare; lo mandò per amore non per giudicare. 6. Lo manderà a giudicare, e chi potrà sostenere la sua presenza? 7. Non vedi (i cristiani) che gettati alle fiere perché
rinneghino il Signore, non si lasciano vincere? 8. Non vedi, quanto più
sono puniti, tanto più crescono gli altri? 9. Questo non pare opera dell'uomo, ma è potenza di Dio, prova della sua presenza.
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L'incarnazione
1. Chi fra tutti gli uomini sapeva perfettamente che cosa è Dio,
prima che egli venisse? 2. Vorrai accettare i discorsi vuoti e sciocchi dei
filosofi degni di fede? Alcuni affermavano che Dio è il fuoco, ove andranno essi chiamandolo Dio, altri dicevano che è l'acqua, altri che è
uno degli elementi da Dio creati. 3. Certo, se qualche loro affermazione è da accettare si potrebbe anche asserire che ciascuna di tutte le creature ugualmente manifesta Dio. 4. Ma tutte queste cose sono ciarle e
favole da ciarlatani. 5. Nessun uomo lo vide e lo conobbe, ma egli stesso si rivelò a noi. 6. Si rivelò mediante la fede, con la quale solo è concesso vedere Dio. 7. Dio, signore e creatore dell'universo, che ha fatto
tutte le cose e le ha stabilite in ordine, non solo si mostrò amico degli
uomini, ma anche magnanimo. 8. Tale fu sempre, è e sarà: eccellente,
buono, mite e veritiero, il solo buono. 9. Avendo pensato un piano
grande e ineffabile lo comunicò solo al Figlio. 10. Finché lo teneva nel
mistero e custodiva il suo saggio volere, pareva che non si curasse e non
pensasse a noi. 11. Dopo che per mezzo del suo Figlio diletto rivelò e
manifestò ciò che aveva stabilito sin dall'inizio, ci concesse insieme ogni
cosa, cioè di partecipare ai suoi benefici, di vederli e di comprenderli.
Chi di noi se lo sarebbe aspettato?
L'economia divina
1. (Dio) dunque avendo da sé tutto disposto con il Figlio, permise
che noi fino all'ultimo, trascinati dai piaceri e dalle brame come volevamo, fossimo travolti dai piaceri e dalle passioni. Non si compiaceva
affatto dei nostri peccati, ma ci sopportava e non approvava quel tempo
di ingiustizia. Invece, preparava il tempo della giustizia perché noi fossimo convinti che in quel periodo, per le nostre opere, eravamo indegni
della vita, e ora solo per bontà di Dio ne siamo degni, e dimostrassimo,
per quanto fosse in noi, che era impossibile entrare nel regno di Dio e
che solo per sua potenza ne diventiamo capaci. 2. Dopo che la nostra
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ingiustizia giunse al colmo e fu dimostrato chiaramente che come suo
guadagno spettava il castigo e la morte, venne il tempo che Dio aveva
stabilito per manifestare la sua bontà e la sua potenza. O immensa
bontà e amore di Dio. Non ci odiò, non ci respinse e non si vendicò, ma
fu magnanimo e ci sopportò e con misericordia si addossò i nostri peccati e mandò suo Figlio per il nostro riscatto; il santo per gli empi, l'innocente per i malvagi, il giusto per gli ingiusti, l'incorruttibile per i corrotti,
l'immortale per i mortali. 3. Quale altra cosa poteva coprire i nostri
peccati se non la sua giustizia? 4. In chi avremmo potuto essere giustificati noi, ingiusti ed empi, se non nel solo Figlio di Dio? 5. Dolce sostituzione, opera inscrutabile, benefici insospettati! L'ingiustizia di molti
viene riparata da un solo giusto e la giustizia di uno solo rende giusti
molti. 6. Egli, che prima ci convinse dell'impotenza della nostra natura
per avere la vita, ora ci mostra il salvatore capace di salvare anche
l'impossibile. Con queste due cose ha voluto che ci fidiamo della sua
bontà e lo consideriamo nostro sostentatore, padre, maestro, consigliere,
medico, mente, luce, onore, gloria, forza, vita, senza preoccuparsi del vestito e del cibo.
La carità
1. Se anche tu desideri questa fede, per prima otterrai la conoscenza
del Padre. 2. Dio, infatti, ha amato gli uomini. Per loro creò il mondo,
a loro sottomise tutte le cose che sono sulla terra, a loro diede la parola
e la ragione, solo a loro concesse di guardarlo, lo plasmò secondo la sua
immagine, per loro mandò suo figlio unigenito, loro annunziò il Regno
nel cielo e lo darà a quelli che l'hanno amato. 3. Una volta conosciutolo, hai idea di qual gioia sarai colmato? Come non amerai colui che
tanto ti ha amato? 4. Ad amarlo diventerai imitatore della sua bontà,
e non ti meravigliare se un uomo può diventare imitatore di Dio: lo può
volendolo lui (l'uomo). 5. Non si è felici nell'opprimere il prossimo, nel
voler ottenere più dei deboli, arricchirsi e tiranneggiare gli inferiori. In
questo nessuno può imitare Dio, sono cose lontane dalla Sua grandezza!
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6. Ma chi prende su di sé il peso del prossimo e in ciò che è superiore
cerca di beneficare l'inferiore; chi, dando ai bisognosi ciò che ha ricevuto
da Dio, è come un Dio per i beneficati, egli è imitatore di Dio. 7. Allora stando sulla terra contemplerai perché Dio regna nei cieli, allora incomincerai a parlare dei misteri di Dio, allora amerai e ammirerai quelli che sono puniti per non voler rinnegare Dio. Condannerai l'inganno e
l'errore del mondo quando conoscerai veramente la vita nel cielo, quando disprezzerai quella che qui pare morte e temerai la morte vera, riservata ai dannati al fuoco eterno che tormenta sino alla fine coloro che
gli saranno consegnati. 8. Se conoscerai quel fuoco ammirerai e chiamerai beati quelli che sopportarono per la giustizia il fuoco temporaneo.
Il loro maestro
1. Non dico stranezze né cerco il falso, ma, divenuto discepolo degli
apostoli, divento maestro delle genti e trasmetto in maniera degna le cose tramandate a quelli che si son fatti discepoli della verità. 2. Chi infatti, rettamente istruito e fattosi amico del Verbo, non cerca di imparare saggiamente le cose che dal Verbo furono chiaramente mostrate ai
discepoli? Non apparve ad essi il Verbo, manifestandosi e parlando liberamente, quando dagli increduli non fu compreso, ma guidando i discepoli che, da lui ritenuti fedeli, conobbero i misteri del Padre? 3. Egli
mandò il Verbo come sua grazia, perché si manifestasse al mondo. Disprezzato dal popolo, annunziato dagli apostoli, fu creduto dai pagani.
4. Egli fin dal principio apparve nuovo ed era antico, e ognora diviene
nuovo nei cuori dei fedeli. 5. Egli eterno, in eterno viene considerato figlio. Per mezzo suo la Chiesa si arricchisce e la grazia diffondendosi nei
fedeli si moltiplica. Essa ispira saggezza, svela i misteri, preannuncia i
tempi, si rallegra per i fedeli, si dona a quelli che la cercano, senza infrangere i giuramenti della fede né oltrepassare i limiti dei padri. 6. Si
celebra poi il timore della legge, si riconosce la grazia dei profeti, si conserva la fede dei Vangeli, si conserva la tradizione degli apostoli e la
grazia della Chiesa esulta. 7. Non contristando tale grazia, saprai ciò
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che il Verbo dice per mezzo di quelli che vuole, quando vuole. 8. Per
amore delle cose rivelateci vi facciamo partecipi di tutto quanto; per la
volontà del Verbo che lo ordina, fummo spinti a parlare con zelo.
La vera scienza
1. Attendendo e ascoltando con cura, conoscerete quali cose Dio
prepara a quelli che lo amano rettamente. Diventano un paradiso di
delizie e producono in se stessi, ornati di frutti vari, un albero fruttuoso
e rigoglioso. 2. In questo luogo, infatti, fu piantato l'albero della scienza
e l'albero della vita; non l'albero della scienza, ma la disubbidienza uccide. 3. Non è oscuro ciò che fu scritto: che Dio da principio piantò in
mezzo al paradiso l'albero della scienza e l'albero della vita, indicando
la vita con la scienza. Quelli che da principio non la usarono con chiarezza, per l'inganno del serpente furono denudati. 4. Non si ha vita
senza scienza, né scienza sicura senza vita vera, perciò i due alberi furono piantati vicino. 5. L'apostolo, comprendendo questa forza e biasimando la scienza che si esercita sulla vita senza la norma della verità,
dice: «La scienza gonfia, la carità, invece, edifica». 6. Chi crede di sapere qualche cosa, senza la vera scienza testimoniata dalla vita, non sa:
viene ingannato dal serpente, non avendo amato la vita. Lui, invece,
con timore conosce e cerca la vita, pianta nella speranza aspettando il
frutto. 7. La scienza sia il tuo cuore e la vita la parola vera recepita.
8. Portandone l'albero e cogliendone il frutto abbonderai sempre delle
cose che si desiderano davanti a Dio, che il serpente non tocca e l'inganno non avvince; Eva non è corrotta ma è riconosciuta vergine. 9. Si
addita la salvezza, gli apostoli sono compresi, la Pasqua del Signore si
avvicina, si compiono i tempi e si dispongono in ordine, e il Verbo che
ammaestra i santi si rallegra. Per lui il Padre è glorificato; a lui la gloria nei secoli. Amen.
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1° incontro
“Esordio” e “L’idolatria”
Invocazione allo Spirito Santo
Vieni, Spirito di fortezza e
accompagnaci nel nostro cammino,
perché vasto e pauroso è il deserto della prova,
dove il nemico ci assale
sorprendendoci con armi subdole e sleali.
La Parola di Dio (Esodo 20, 2-6)
2 «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese
d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: 3 non avrai altri dèi di
fronte a me. 4 Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è
lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è
nelle acque sotto la terra. 5 Non ti prostrerai davanti a loro e
non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla
quarta generazione, per coloro che mi odiano, 6 ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi.
Vieni Spirito di fortezza,
a sostenere ogni nostro passo,
a ispirare ogni nostro pensiero,
a purificare ogni nostro desiderio,
affinchè, seguendo Gesù,
la nostra fede non voglia trovare certezze
se non nel totale abbandono;
la nostra sete di grandezza
si appaghi unicamente
nella ricerca della gloria del Padre,
e il nostro cuore si apra a ricevere
dal suo gratuito amore
la pura gioia del Regno dei cieli.
Amen
La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto)
Esordio
Vedo, ottimo Diogneto, che tu ti accingi ad apprendere la religione dei cristiani e con molta saggezza e cura cerchi di sapere di loro.
A quale Dio essi credono e come lo venerano, perché tutti disdegnano il mondo e disprezzano la morte, non considerano quelli che i
greci ritengono dèi, non osservano la superstizione degli ebrei, quale
amore si portano tra loro, e perché questa nuova stirpe e maniera di
vivere siano comparsi al mondo ora e non prima.
Comprendo questo tuo desiderio e chiedo a Dio, che ci fa parlare
e ascoltare, che sia concesso a me di parlarti perché tu ascoltando divenga migliore, e a te di ascoltare perché chi ti parla non abbia a pentirsi.
17
18
L'idolatria
1. Purìficati da ogni pregiudizio che ha ingombrato la tua mente
e spògliati dell'abitudine ingannatrice e fatti come un uomo nuovo da
principio, per essere discepolo di una dottrina anche nuova come tu
stesso hai ammesso. Non solo con gli occhi, ma anche con la mente
considera di quale sostanza e di quale forma siano quelli che voi
chiamate e ritenete dèi. 2. Non (sono essi) pietra come quella che si
calpesta, bronzo non migliore degli utensili fusi per l'uso, legno già
marcio, argento che ha bisogno di un uomo che lo guardi perché non
venga rubato, ferro consunto dalla ruggine, argilla non più scelta di
quella preparata a vile servizio? 3. Non (sono) tutti questi (idoli) di
materia corruttibile? Non sono fatti con il ferro e con il fuoco? Non li
foggiò lo scalpellino, il fabbro, l'argentiere o il vasaio? Prima che con
le loro arti li foggiassero, ciascuno di questi (idoli) non era trasformabile, e non lo può (essere) anche ora? E quelli che ora sono gli utensili
della stessa materia non potrebbero forse diventare simili ad essi se
trovassero gli stessi artigiani? 4. E per l'opposto, questi da voi adorati
non potrebbero diventare, ad opera degli uomini, suppellettili uguali
alle altre? Non sono cose sorde, cieche, inanimate, insensibili, immobili? Non tutte corruttibili? Non tutte distruttibili? 5. Queste cose
chiamate dèi, a queste servite, a queste supplicate, infine ad esse vi assimilate. 6. Perciò odiate i cristiani perché non le credono dèi. 7. Ma
voi che li pensate e li immaginate tali non li disprezzate più di loro?
Non li deridete e li oltraggiate più voi che venerate quelli di pietra e
di creta senza custodi, mentre chiudete a chiave di notte quelli di argento e di oro, e di giorno mettete le guardie perché non vengano rubati? 8. Con gli onori che credete di rendere loro, se hanno sensibilità, siete piuttosto a punirli. Se non hanno i sensi siete voi a svergognarli con sacrificio di sangue e di grassi fumanti. 9. Provi qualcuno
di voi queste cose, permetta che gli vengano fatte. Ma l'uomo di propria volontà non sopporterebbe tale supplizio perché ha sensibilità e
intelligenza; ma la pietra lo tollera perché non sente. 10. Molte altre
cose potrei dirti perché i cristiani non servono questi dèi. Se a qualcuno ciò non sembra sufficiente, credo inutile parlare anche di più.
19
Riflessione
Nel primo comandamento Dio ci chiede il nostro amore reverenziale, dovuto alla
grandezza della sua maestà divina e alla povertà della nostra
natura umana. Troppe volte,
infatti, ci dimentichiamo di
rendere culto a Dio, noi che
ci crediamo dèi; mentre in realtà, se non abbiamo lo spirito vivificato dalla grazia, siamo solo polvere (cfr. Giovanni 6,63).
Sempre dobbiamo dire:
“Non abbiamo altro Dio
all’infuori di Te, Signore”.
Dircelo mattina e sera, a mezzogiorno e a mezzanotte,
quando mangiamo e quando
beviamo, quando ci corichiamo e quando ci svegliamo, quando lavoriamo e
quando riposiamo. Nella salute e nella malattia, nel dolore
e nella gioia, nella giovinezza
e nella vecchiaia, nella compagnia e nella solitudine,
nell’impiego e nello svago.
20
Sempre! (cfr. Deuteronomio
6,6- 7).
Dall’umile filo d’erba alla
splendidissima stella, dal misero granello di polvere
all’immensità dello spazio,
dalla mattutina goccia di rugiada alla grandezza dei mari,
tutto canta: “Io sono il Signore, tuo Dio”. Non vi è attimo
del giorno in cui Egli non faccia risuonare queste parole,
poiché l’universo è frutto del
suo amore creativo: “Egli è
prima di tutte le cose e tutte
sussistono in lui” (cfr. Colossesi 1,17).
La Divina Presenza soffia
nella voce dell’aria, canta nel
gorgoglio dell’acqua, profuma
nell’odore dei fiori, s’incide
sui pendii dei monti, s’innalza
nel turbine dei venti; sussurra, parla, chiama, rimprovera,
illumina, insegna, assiste, ama. Anche nella coscienza,
che è in ogni persona, Dio alza la sua voce e proclama: “Io
sono il tuo Signore e il tuo
Dio! Non questo oro che adori, questo corpo che nutri,
questa donna che ami, questo
cibo che mangi, questo lavoro
che produci, questo potere
che sfrutti, questa persona
che conosci, questo padrone
che servi, questo tempo che
usi, questo mondo che abiti”:
“Volgetevi a me e sarete salvi,
paesi tutti della terra, perché
io sono Dio; non ce n’è altri”
(cfr. Isaia 45,22).
Il denaro, il corpo, il cibo,
la bevanda, il sesso, non sono
Dio! Il lavoro, il successo, le
opere del genio umano, il
progresso, la tecnica, il mondo, non sono Dio! Il benessere, le proprietà, gli affari, il
potere,
la
cultura,
l’affermazione di sé, la salute,
non sono Dio! Uno solo è il
Signore: Colui che ci ha dato
questa vita materiale per meritarci la Vita che non muore;
Colui che ci ha dato vesti, cibo, lavoro, affetti, dimora, capacità e ogni cosa; Colui che
ci ha dato l’intelligenza per
capire, la volontà per volere,
la libertà per scegliere; Colui
che ci ha dato la facoltà di
amare e la gioia di essere amati; Colui che ci ha dato la vocazione di essere santi e la
grazia di essere salvati.
Difficilmente chi non si
tiene unito a Dio con costanza e preghiera saprà rimanere
libero dagli dèi del mondo! Se
invece lo ameremo, riconoscendolo come nostro Signore, non peccheremo, perché
chi ama non vuol dare dolore
all’amato. Inoltre, riconoscere
Dio come nostro unico Signore è un segno di fede e di
umiltà, virtù che portano alla
salvezza: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno
dei cieli” (cfr. Matteo 5,3),
“Chi si umilia sarà esaltato”
(cfr. Luca 18,14), “Chi crede
ha la vita eterna” (cfr. Giovanni 6,47).
Non alziamo altari a dèi
non veri come fece il popolo
d’Israele! (cfr. Esodo 32,31)!
Non andiamo in cerca di teo21
rie e religioni diverse da quelle proposte dalla fede cattolica! Non ricorriamo a cartomanti ed a pratiche superstiziose contrarie alla fede! Ma
fidiamoci del Signore nostro
Dio, a Lui solo ubbidiamo e
Lui solo adoriamo sull’altare
vivo del nostro cuore. Gesù
ha detto: “Solo al Signore Dio
tuo ti prostrerai, lui solo adorerai” (cfr. Luca 4,8). Come
afferma il Catechismo: “Adorare Dio è riconoscere, nel rispetto e nella sottomissione
assoluta, il nulla della creatura, la quale non esiste che per
Lui. Adorare Dio è, come
Maria nel Magnificat, lodarlo,
esaltarlo e umiliare se stessi,
confessando con gratitudine
che egli ha fatto grandi cose e
che santo è il suo nome.
L’adorazione del Dio Unico
libera l’uomo dal ripiegamento su se stesso, dalla schiavitù
del peccato e dall’idolatria del
mondo” (Catechismo della
Chiesa Cattolica 2097).
È sempre Dio il fine di
ogni azione e il senso di ogni
fine. Egli sta sempre di fronte
a noi! È il nostro Creatore. Il
nostro Salvatore. Colui che ci
ama. L’origine, il senso e il fine della nostra vita. Chi accoglie la sua parola vivrà per
sempre: “Se uno osserva la
mia parola, non vedrà mai la
morte” (cfr. Giovanni 8,51).
Perciò abbiamo il dovere di
accettare Dio come nostro
Salvatore, di accogliere le sue
parole e di aderire ai suoi comandi, riconoscendo la sua
buona Autorità e la sua autorevole Bontà. Ecco perché,
nella Bibbia, Dio inizia e conclude sempre i suoi interventi
con la formula: “Io sono il Signore!”.
Altro materiale per la riflessione
“La storia di Israele ci mostra ancora la tentazione
dell’incredulità in cui il popo22
lo più volte è caduto.
L’opposto della fede appare
qui come idolatria. Mentre
Mosè parla con Dio sul Sinai,
il popolo non sopporta il mistero del volto divino nascosto, non sopporta il tempo
dell’attesa. La fede per sua natura chiede di rinunciare al
possesso immediato che la visione sembra offrire, è un invito ad aprirsi verso la fonte
della luce, rispettando il mistero proprio di un Volto che
intende rivelarsi in modo personale e a tempo opportuno.
Martin Buber citava questa definizione dell’idolatria
offerta dal rabbino di Kock: vi
è idolatria «quando un volto
si rivolge riverente a un volto
che non è un volto». Invece
della fede in Dio si preferisce
adorare l’idolo, il cui volto si
può fissare, la cui origine è
nota perché fatto da noi. Davanti all’idolo non si rischia la
possibilità di una chiamata
che faccia uscire dalle proprie
sicurezze, perché gli idoli
«hanno bocca e non parlano»
(Sal 115,5).
Capiamo allora che l’idolo
è un pretesto per porre se
stessi al centro della realtà,
nell’adorazione dell’opera delle proprie mani. L’uomo, perso l’orientamento fondamentale che dà unità alla sua esistenza, si disperde nella molteplicità dei suoi desideri; negandosi ad attendere il tempo
della promessa, si disintegra
nei mille istanti della sua storia. Per questo l’idolatria è
sempre politeismo, movimento senza meta da un signore
all’altro. L’idolatria non offre
un cammino, ma una molteplicità di sentieri, che non
conducono a una meta certa e
configurano piuttosto un labirinto. Chi non vuole affidarsi a Dio deve ascoltare le
voci dei tanti idoli che gli gridano: “Affidati a me!”.
La fede in quanto legata
alla conversione, è l’opposto
dell’idolatria; è separazione
dagli idoli per tornare al Dio
vivente, mediante un incontro personale. Credere significa affidarsi a un amore misericordioso che sempre accoglie e perdona, che sostiene e
orienta l’esistenza, che si mostra potente nella sua capacità
23
di raddrizzare le storture della
nostra storia. La fede consiste
nella disponibilità a lasciarsi
trasformare sempre di nuovo
dalla chiamata di Dio. Ecco il
paradosso: nel continuo volgersi verso il Signore, l’uomo
trova una strada stabile che lo
libera dal movimento dispersivo cui lo sottomettono gli
idoli.” (Lettera Enciclica Lumen Fidei del Sommo Pontefice Francesco ai Vescovi, ai
Presbiteri e ai Diaconi, alle
Persone Consacrate e a tutti i
fedeli Laici sulla fede, n. 13)
Non a noi, o Signore, non a
noi ma al tuo nome dà gloria. Per
la tua misericordia e la tua verità
che mai abbiano a dire le genti:
Dov’è il loro Dio? Questo perché noi veneriamo un Dio invisibile che sfugge a ogni occhio corporeo e si fa conoscere solo al cuore estremamente
puro di pochi privilegiati. Del
nostro Dio i pagani potrebbero quindi chiederci veramente: Dov’è il loro Dio?, poiché essi hanno la possibilità di farci
vedere le loro divinità. A questo riguardo il salmo ci ha ricordato nella sua prima parte
che la presenza del nostro Dio
si percepisce attraverso le sue
opere, in quanto lui, pur risiedendo in alto nel cielo, ha
creato tutto ciò che ha voluto in
cielo e sulla terra. (S.Agostino,
ESPOSIZIONE, discorso II)
Madre Elisabetta ci dice...
Dal I Regolamento: “Regolamento di vita, che si prescrive alle
Povere del Crocifisso ritirate in Coriano”:
La Povera del Crocifisso deve primieramente essere distaccata dal
proprio giudizio, dalla propria opinione, e però non creda giammai di
24
sapere e d’intendere più delle altre, perché il demonio, per la strada della superbia, la tirerà in molti inganni. Non sia mai che si senta una
parlare dei difetti dell’altra, né in pubblico, né in privato, perché questo
sarebbe un doppio difetto: di Mormorazione contro la carità e di attacco al proprio Giudizio, che è sopraffina superbia. Ognuna pertanto si
vada ingegnando di conoscere e di emendare i difetti propri, ma nessuna, eccettuata la Superiora, si carichi dei pensieri delle altre, e molto
meno faccia delle osservazioni per rilevare gli altrui difetti, ma si contenti di attendere a se stessa, che troverà da fare quanto vuole. ... Il distacco dal proprio Giudizio esige che non si dica il suo sentimento in
qualunque cosa, se non allora quando seriamente si venisse interrogato.
La Povera del Crocifisso, che viva distaccata dal proprio Giudizio, non
si sentirà mai a dire: questo lavoro non è ben fatto, questa cosa non va
bene, ma senza disprezzare veruna e senza disapprovare alcuna cosa,
con tutta la carità, se viene richiesta, insegnerà come sa fare Essa. Il ridere della debolezza di qualche Sorella, sarebbe una debolezza più
grande, un segno di attacco al proprio giudizio e di fina superbia. Questo distacco dal proprio Giudizio non deve consistere soltanto nelle opere
esterne sin qui indicate, ma deve bensì nell’interno dell’Animo, con una
viva persuasione di sapere e d’intendere meno assai delle altre, essere
radicato, così che la Povera del Crocifisso sia nel numero di quei fortunati Fanciulli, dei quali Gesù Cristo ci comanda ad emulare la semplicità, se vogliamo salvarci: “Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli”.
Da questo distacco dal proprio Giudizio non sarà difficile passare
ad un perfetto distacco dalla propria volontà, la quale conviene che resti fuori della Porta d’ingresso in questa Casa. [...]
Gesù Cristo si è fatto ubbidiente per noi sino alla Morte, e morte di
Croce, e nessun altro Sacrificio gli è così grato dalle sue Creature, quanto quello della propria volontà alla perfetta ubbidienza. [...]
25
Iddio ama assai quelle Anime che lo servono allegramente: “Dio
ama colui che dà con gioia”. Un Servitore allegro serve ed onora il suo
Padrone; un servitore malinconico difficilmente serve, e sicuramente disonora il suo Padrone. La Povera del Crocifisso, se vuole intendere il
genio dello Sposo Divino, faccia tutto allegramente per suo amore, e discacci da sé ogni spirito di malinconia come tentazione diabolica, che
rende lo Spirito inoperoso, pesante, inquieto, molesto, non meno a se
stesso che agli altri. La malinconia conduce presto ai più gravi disordini
e precipizi. L’Allegrezza di Spirito è la via più sicura e più breve alla
Perfezione. Ciò non vuol dire che non si abbiano da sentire le tentazioni
della Malinconia, ma che si devo no rigettare come le altre del maligno
Tentatore. Un’Anima che sia morta al proprio giudizio, ed alla propria
volontà, non può avere motivo di rattristarsi, perché spogliata di se medesima, vive abbandonata in Dio, di fida dell’Ubbidienza e così non
può essere più sicura delle insidie del Traditore. Dunque a dispetto di
qualunque torbido pensiero, lo Spirito si tenga animato e sollevato in
Dio: allegrezza e giovialità siano compagne indivisibili della Povera del
Crocifisso. Si scansino però certe allegrezze smoderate, sregolate dimostrazioni, e di un ridere leggero e sboccato, e di un alto parlare meraviglioso, perché questo non sarebbe un sollevare, ma un dissipare lo Spirito ed aggravarlo di poca modestia e molta leggerezza.
Se la Povera del Crocifisso ottiene dalla Divina Misericordia di essere morta al Mondo, di essere morta a se stessa, la sua vita sarà certamente unita a Gesù Crocifisso, anzi Gesù Crocifisso sarà la sua vita.
Come appunto l’Anima è la vita del Corpo, e lo dirige in tutti i sensi,
così Gesù Crocifisso ha da essere la vita della Anima della sua Povera,
e perciò tutte e tre le potenze hanno da essere di Gesù Crocifisso, cioè la
Memoria, l’Intelletto e la Volontà. I. La Memoria si ricordi spesso di
Gesù Crocifisso, e però ogni mattina il primo pensiero all’ora di alzarsi
si rivolga a Gesù, invocandolo sotto voce in questa maniera = Gesù
mio, Amor mio, Crocifisso per me, abbiate misericordia di me, e benedi26
temi, e ciò dicendo si faccia il segno della Santa Croce. E qui si consiglia la Povera del Crocifisso a recitare spesso la suddetta Giaculatoria,
come sarebbe nell’entrare in Cappella e nell’uscire, nel sentire a suonare
le Ore e specialmente nel coricarsi a Letto, accompagnandola sempre
col segno della Santa Croce, onde aiutare con questo mezzo l’umana
miseria, per tenere sempre viva la Memoria di Gesù Crocifisso. [...]
Ecco finalmente quale deve essere l’esercizio della Volontà: l’amore
e l’unione a Gesù Crocifisso; e sebbene il tempo più proprio di
quest’esercizio sia quello dell’Orazione, pure in qualunque altro esercizio dei sensi, occupazioni e lavori, si può facilmente rivolgere il Cuore a
Dio e sospirare l’Unione con Gesù. Questo fu sempre lo studio e
l’esercizio dei Santi, e la Povera del Crocifisso collo studio e coll’esercizio
dell’Osservanza di questo Regolamento, si farà Santa e conseguirà la
sorte fortunata di essere nella eternità non più Povera, ma Sposa beata
di Gesù Crocifisso.
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Per la riflessione personale
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Preghiamo il Signore con le parole del salmo perché apra gli
occhi del nostro cuore e possiamo sceglierlo come il tutto della
nostra vita, smascherando gli idoli che ci allontanano da Lui.
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Salmo 115 - L’unico vero Dio
Solista:
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Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome
da’ gloria,
per la tua fedeltà, per la tua grazia.
Perché i popoli dovrebbero dire: «Dov’è il loro
Dio?».
Assemblea: Il nostro Dio è nei cieli,
egli opera tutto ciò che vuole.
Preghiamo
Solista:
Gli idoli di allora e di oggi sono nullità. Il Signore invece è
una realtà vivente che cammina con il suo popolo e "opera tutto
ciò che vuole" (vv. 9-11).
Secondo la migliore esegesi, Jahvè significa non "colui che è",
ma "colui che è qui", colui che interviene, il Dio della storia, il
Dio che cammina con il suo popolo, l’Emmanuele, Dio con noi.
Se il mio dio sono le cose assolutizzate, idolatrate, io divento
come loro, mi cosifico.
Se il mio Dio è il Vivente anch’io divento vivente (v. 18).
Nell’ottica razionalistica del nostro tempo Dio scompare dalla
coscienza e l’uomo, che non ha basi proprie, va in rovina e si
sfalda. Gli idoli sono nullità e chi confida negli idoli diventa
nullità. La tentazione degli idoli è continua anche nel credente.
Israele ci è caduto continuamente; forse continuamente ci cadiamo anche noi e, quel che è peggio, non ce ne accorgiamo.
29
Gli idoli delle genti sono argento e oro,
opera delle mani dell’uomo.
Hanno bocca e non parlano,
hanno occhi e non vedono,
hanno orecchi e non odono,
hanno narici e non odorano.
Hanno mani e non palpano,
hanno piedi e non camminano;
dalla gola non emettono suoni.
Sia come loro chi li fabbrica
e chiunque in essi confida.
Assemblea: Israele confida nel Signore:
egli è loro aiuto e loro scudo.
Confida nel Signore la casa di Aronne:
egli è loro aiuto e loro scudo.
Confida nel Signore, chiunque lo teme:
egli è loro aiuto e loro scudo.
Solista:
30
Siate benedetti dal Signore
che ha fatto cielo e terra.
I cieli sono i cieli del Signore,
ma ha dato la terra ai figli dell’uomo.
2° incontro
“Il culto” e “Il ritualismo giudaico”
Assemblea: Non i morti lodano il Signore,
né quanti scendono nella tomba.
Ma noi, i viventi,
benediciamo il Signore ora e sempre.
La Parola di Dio
Is 58, 1-12
Momento di silenzio, durante il quale ripensiamo alle parole del salmo
e lodiamo e ringraziamo nostro Signore Gesù Cristo per essere per noi
“il Dio della storia, il Dio che cammina con il suo popolo,
l’Emmanuele, il Dio con noi”.
Poi nel nostro cuore, presentiamo al Signore tutti i nostri bisogni e delle
persone a cui vogliamo bene, e diciamo: Padre Nostro.
Presentiamo al Signore le nostre preghiere anche per intercessione della
Beata Elisabetta Renzi: Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta
Renzi. Prega per noi.
Preghiamo.
Dio onnipotente ed eterno, tu hai messo nel cuore degli
uomini una così profonda nostalgia di te, che solo quando ti
trovano hanno pace: fa’ che, al di là di ogni ostacolo, tutti riconoscano i segni della tua bontà e, stimolati dalla testimonianza
della nostra vita, abbiano la gioia di credere in te, unico vero
Dio e padre di tutti gli uomini. Per Cristo nostro Signore.
31
1 Grida a squarciagola, non aver riguardo; come una tromba alza la voce; dichiara al mio popolo i suoi delitti, alla casa di Giacobbe i suoi peccati.
2 Mi ricercano ogni giorno, bramano di conoscere le mie vie, come un popolo che pratichi la giustizia e non abbia abbandonato il
diritto del suo Dio; mi chiedono giudizi giusti, bramano la vicinanza di Dio: 3 «Perché digiunare, se tu non lo vedi, mortificarci,
se tu non lo sai?». Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i
vostri affari, angariate tutti i vostri operai. 4 Ecco, voi digiunate
fra litigi e alterchi e colpendo con pugni iniqui. Non digiunate più
come fate oggi, così da fare udire in alto il vostro chiasso. 5 È
forse come questo il digiuno che bramo, il giorno in cui l'uomo si
mortifica? Piegare come un giunco il proprio capo, usare sacco e
cenere per letto, forse questo vorresti chiamare digiuno e giorno
gradito al Signore? 6 Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? 7 Non consiste
forse nel dividere il pane con l'affamato, nell'introdurre in casa i
miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne? 8 Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a
te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà.
9 Allora lo invocherai e il Signore ti risponderà; implorerai aiuto
ed egli dirà: «Eccomi!». Se toglierai di mezzo a te l'oppressione,
il puntare il dito e il parlare empio, 10 se offrirai il pane all'affamato, se sazierai chi è digiuno, allora brillerà fra le tenebre la
tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio. 11 Ti guiderà
sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui
acque non inaridiscono. 12 La tua gente riedificherà le antiche
rovine, ricostruirai le fondamenta di epoche lontane. Ti chiame32
ranno riparatore di brecce, restauratore di case in rovina per abitarvi.
Matteo 23,16-28
16 Guai a voi, guide cieche, che dite: Se si giura per il tempio
non vale, ma se si giura per l'oro del tempio si è obbligati.17 Stolti e ciechi: che cosa è più grande, l'oro o il tempio che
rende sacro l'oro? 18 E dite ancora: Se si giura per l'altare non
vale, ma se si giura per l'offerta che vi sta sopra, si resta obbligati. 19 Ciechi! Che cosa è più grande, l'offerta o l'altare che
rende sacra l'offerta? 20 Ebbene, chi giura per l'altare, giura per
l'altare e per quanto vi sta sopra; 21 e chi giura per il tempio,
giura per il tempio e per Colui che l'abita. 22 E chi giura per il
cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso.
23 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della
menta, dell'anèto e del cumìno, e trasgredite le prescrizioni più
gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste
cose bisognava praticare, senza omettere quelle.24 Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello! 25 Guai a
voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l'esterno del bicchiere e del
piatto mentre all'interno sono pieni di rapina e d'intemperanza. 26 Fariseo cieco, pulisci prima l'interno del bicchiere, perché
anche l'esterno diventi netto! 27 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno son
belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni
putridume. 28 Così anche voi apparite giusti all'esterno davanti
agli uomini, ma dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità.
La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto)
Il culto giudaico
1. Inoltre, credo che tu piuttosto desideri sapere perché essi non adorano Dio secondo gli ebrei. 2. Gli ebrei hanno ragione quando rigettano l'idolatria, di cui abbiamo parlato, e venerano un solo Dio e lo
ritengono padrone di tutte le cose. Ma sbagliano se gli tributano un
culto simile a quello dei pagani. 3. Come i greci, sacrificando a cose
insensibili e sorde dimostrano stoltezza, così essi, pensando di offrire
a Dio come ne avesse bisogno, compiono qualche cosa che è simile al33
la follia, non un atto di culto. 4. «Chi ha fatto il cielo e la terra e tutto ciò che è in essi», e provvede tutti noi delle cose che occorrono,
non ha bisogno di quei beni. Egli stesso li fornisce a coloro che credono di offrirli a lui. 5. Quelli che con sangue, grasso e olocausti
credono di fargli sacrifici e con questi atti venerarlo, non mi pare che
differiscano da coloro che tributano riverenza ad oggetti sordi che
non possono partecipare al culto. Immaginarsi poi di fare le offerte a
chi non ha bisogno di nulla!
Il ritualismo giudaico
1. Non penso che tu abbia bisogno di sapere da me intorno ai loro
scrupoli per certi cibi, alla superstizione per il sabato, al vanto per la
circoncisione, e alla osservanza del digiuno e del novilunio: tutte cose
ridicole, non meritevoli di discorso alcuno. 2. Non è ingiusto accettare alcuna delle cose create da Dio ad uso degli uomini, come bellamente create e ricusarne altre come inutili e superflue? 3. Non è empietà mentire intorno a Dio come di chi impedisce di fare il bene di
sabato? 4. Non è degno di scherno vantarsi della mutilazione del
corpo, come si fosse particolarmente amati da Dio? 5. Chi non crederebbe prova di follia e non di devozione inseguire le stelle e la luna
per calcolare i mesi e gli anni, per distinguere le disposizioni divine e
dividere i cambiamenti delle stagioni secondo i desideri, alcuni per le
feste, altri per il dolore? 6. Penso che ora tu abbia abbastanza capito
perché i cristiani a ragione si astengono dalla vanità, dall'impostura,
dal formalismo e dalla vanteria dei giudei. Non credere di poter imparare dall'uomo il mistero della loro particolare religione.
Riflessione
Nel primo testo, il profeta
Isaia mette in guardia il popolo ebreo dal pericolo di un
culto formalistico, soprattutto
34
per quanto riguarda i riti penitenziali come il digiuno,
quando questi sono dissociati
dalla giustizia. Alla denuncia,
poi, fa seguito l’esortazione al
digiuno autentico e gradito a
Dio, che è la liberazione
dall’oppressione, la solidarietà
con i bisognosi, il rifiuto di
calunniare il fratello.
Il nuovo esodo è il passaggio
dall’egoismo alla costruzione
di un nuovo mondo, libero
dall’ingiustizia, edificato sulla
solidarietà e sull’amore.
I versetti 8-9 descrivono la
conseguenza di chi pratica il
vero digiuno: dalla rottura
con se stessi erompe una luce
e insieme si realizza la guarigione di una ferita.
Il digiuno che passa attraverso il fratello bisognoso ha
il potere di mettere se stessi in
relazione con Dio.
Infatti il Signore, finalmente
risponde: “Allora invocherai e il
Signore risponderà” e si mostra:
“Supplicherai ed Egli dirà: Eccomi!”
La rottura con se stessi
nell’incontro con l’oppresso,
il prigioniero, il bisognoso,
rende possibile, dunque,
l’incontro con il Signore.
Al versetto 10 vengono indicati due atteggiamenti importanti da tenere: offrire
all’affamato la vita e saziare
una persona afflitta. Chi agisce in questo modo è luce nelle tenebre; il Signore lo benedice nella vita e nel corpo ed è
chiamato ricostruttore di una
città che diventa finalmente
“abitabile”.
Matteo introduce il discorso
con queste parole: “Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli..”
Gesù vuol richiamare tutti
noi l’attenzione sul pericolo
che può diffondersi in ogni
comunità: quello di nascondersi dietro prescrizioni e comandamenti, il pericolo di distogliere lo sguardo dalle proprie debolezze umane e di caricare sugli altri dei fardelli
che non si è capaci di portare
di persona.
Gesù condanna una religiosità spesso ridotta a formalismo, disgiunta dalla giustizia,
dalla misericordia, dalla fedeltà. Senza amore ogni pratica
35
religiosa non serve a nulla.
Come ha davvero poco senso
secondo Gesù pulire solo
l’esterno del bicchiere; siamo
invece chiamati a guardare
verso l’interno. Lì vi è “rapina
e intemperanza”. Gesù porta
avanti il discorso della scissione tra interno ed esterno.
Dietro la facciata esteriore
della
purezza
stanno,
tutt’attorno, nell’intimo del
cuore, impurità, illegalità, ipocrisia.
Il cuore può essere, quindi,
principio di impurità, ma se
da esso vengono buone intenzioni e buone azioni, allora è
sorgente di purezza per
l’uomo. E’ il cuore che dà origine a un comportamento
conforme alla volontà di Dio.
Non c’è conformità alla Sua
volontà se non a partire da un
cuore puro che si sottomette
interiormente a tale volontà.
Solo Dio può purificare il nostro cuore, può rivestirlo con
il Suo perdono. Il cuore puro
non è semplicemente il cuore
che non si è macchiato di alcun peccato, ma anche quello
36
che Dio ha ricreato, ha rifatto
con la sua grazia e la sua misericordia. Nel salmo 24 il cuore puro è messo in parallelo
con le mani innocenti, che
non hanno fatto male a nessuno, che non hanno usato
violenza contro il prossimo,
che non lo hanno ingannato.
Il cuore puro è proprio
dell’uomo che obbedisce ai
comandamenti con una adesione sincera, limpida, amorosa, fedele a Dio. Questo
porta a una unità tra la vita e
la fede, tra il culto, la liturgia
e le attività quotidiane, a una
profonda limpidità di cuore
che è necessaria per stare vicino all’altare del Signore e,
insieme, servirlo con gioia
nella vita di ogni giorno, nel
lavoro, in casa, nelle realtà dei
vari impegni. A chi vive così
non mancherà mai la grazia
della presenza di Dio, la capacità di contemplarlo e di vederlo in tutti gli avvenimenti
e in tutte le circostanze, di avvertire l’amore di Cristo Gesù
crocefisso e risorto.
Madre Elisabetta ci dice...
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“Il Signore l’aveva arricchita di una grande esigenza di concretezza,
di prudenza, di umanità, di schiettezza, di compassione e di amore,
qualità proprie delle anime destinate da Dio a durature realizzazioni.
Ma la gemma più preziosa è una profonda umiltà con l’esigenza di
calare nel quotidiano i suoi doni; rifugge con ogni studio la lode e nasconde con amabile semplicità e soave destrezza i suoi meriti. Relatio et
vota pag.31
Gli scritti della Beata esprimono idee precise e chiare, evidenziano
armonia di doti umane e spirituali, rispecchiano sodezza ed essenzialità,
poiché l’impegno e l’amore per il Signore non le permettono di vagare in
cose secondarie. Troviamo una spiritualità attinta alle fonti del Vangelo, una pietà calata sempre nelle situazioni concrete. (Relatio et vota
pag 33.)
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Per la riflessione personale
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In. Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria.
Chi è mai questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli.
Amen.
Preghiamo...
Salmo 24(23)
Il salmo descrive una processione di ingresso nel tempio per
la liturgia. Dio creatore e re dell’universo è immaginato entrare
trionfalmente nella sua dimora. Davanti a Lui le porte dovranno
non solo spalancarsi, ma anche alzarsi, in segno di omaggio alla
Sua grandezza. Sulla soglia del Tempio, in una sorta di liturgia
penitenziale, si svolge il dialogo tra il sacerdote e il corteo dei
fedeli.
“Mani innocenti e cuore puro”, “chi non pronuncia menzogna”, “Chi non giura a danno del suo prossimo”: questi tre
semplici e precise esigenze per entrare nel tempio e per acquisire
la “benedizione e la giustizia di Dio” cioè il Suo amore salvifico,
misericordioso e liberatore.
Silenzio di interiorizzazione
Presentiamo al Signore le nostre preghiere anche per intercessione della
Beata Elisabetta Renzi: Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta
Renzi. Prega per noi.
Preghiera conclusiva
Spirito di sconfinata apertura, vieni ad aprire sull’infinito le
porte del nostro spirito e del nostro cuore. Aprile definitivamente e non permettere che noi tentiamo di richiuderle.
Aprile al mistero di Dio e all’immensità dell’universo. Apri i
nostri giudizi alla luce trascendente del tuo giudizio sovrano.
Apri il nostro modo di pensare perché sia pronto ad accogliere i
molteplici punti di vista diversi dai nostri. Apri il nostro affetto
a tutti quelli che sono privi di amore, a quanti chiedono conforto. Apri la nostra carità ai problemi del mondo , a tutti i bisogni
dell’umanità.
Apri la nostra attività alla collaborazione con tutti coloro che
si adoperano per un medesimo fine. Apri il nostro essere così da
renderlo capace di abbracciare tutta la realtà. Amen
Sol. Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo con i suoi abitanti.
E’ Lui che l’ha fondata sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito.
In. Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo monte santo?
Sol. Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli,
chi non giura con inganno.
In. Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Sol. Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.
In. Alzate, o porte,la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria.
Sol. Chi è questo re della gloria?
Il Signore forte e valoroso,
il Signore valoroso in battaglia.
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3° incontro
“Il mistero cristiano”
La Parola di Dio (2 Cor 4, 7-12)
7 Però noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia
che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da
noi.8 Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati;
siamo sconvolti, ma non disperati; 9 perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, 10 portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di
Gesù si manifesti nel nostro corpo. 11 Sempre infatti, noi che
siamo vivi, veniamo esposti alla morte a causa di Gesù, perché
anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale. 12 Di modo che in noi opera la morte, ma in voi la vita.
La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto)
Il mistero cristiano
1. I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini. 2. Infatti, non abitano città proprie, né
usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita
speciale. 3. La loro dottrina non è nella scoperta del pensiero di uomini multiformi, né essi aderiscono ad una corrente filosofica umana,
come fanno gli altri. 4. Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel
cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e
indubbiamente paradossale. 5. Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati
come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è
straniera. 6. Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i
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neonati. 7. Mettono in comune la mensa, ma non il letto. 8. Sono
nella carne, ma non vivono secondo la carne. 9. Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. 10. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. 11. Amano tutti, e da
tutti vengono perseguitati. 12. Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere. 13. Sono poveri, e fanno
ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano. 14. Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati
giusti. 15. Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano.
16. Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati
gioiscono come se ricevessero la vita. 17. Dai giudei sono combattuti
come stranieri, e dai greci perseguitati, e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell'odio.
Riflessione
Quando - probabilmente sul
finire della persecuzione di
Diocleziano-Gaudentius sbarcò sul nostro lido o vi arrivò
per la via Aemilia, una sia pur
piccola comunità cristiana
doveva già essere stata avviata.
Ora non c'è bisogno di affidarsi a fantasie stravaganti per
immaginare come il giovane
Vescovo abbia impostato la
sua missio apostolica. Penso
che due, in particolare, siano
state le risorse della strategia
pastorale da lui adottata: la
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predicazione e la testimonianza.
L'obiettivo di S. Gaudenzo
era quello di mostrare che il
Vangelo è pienezza di umanità. Doveva perciò dimostrare
che nessun dio è più umano
del DIO cristiano - ecco l'evangelizzazione - e poteva farlo
in modo credibile e attraente
solo attraverso la testimonianza dei laici battezzati, i quali
con la loro vita potevano mostrare- che la fede cristiana
è trasparenza di piena umanità. In una parola Gaudenzo
doveva poter rispondere a due
domande, che i riminesi pagani e idolatri, rivolgevano ai
primi cristiani:
... ma è proprio vero che
questa vostra nuova fede risponde ai bisogni profondi
dell'uomo?e che questa risposta è più convincente e soddisfacente di quella stoica o di
quella epicurea?
Non basta annunciare verbalmente il messaggio cristiano: lo si deve annunciare vitalmente, con fatti di Vangelo. Il missionario cristiano,
prima che evangelizzatore, de-
ve provare di essere stato evangelizzato e che il Vangelo
gli ha cambiato la mentalità, il
cuore, lo stile di vita. La fedeltà al messaggio implica, nel
messaggero, l’impegno alla
coerenza. L’evangelizzazione
non potrà non tradursi in
amore per i poveri e in opere
di solidarietà umana, ma
l’evangelizzatore dovrà fare
come il Battista: dovrà puntare il dito su Gesù, non su se
stesso. Dovrà narrare la storia
di Gesù, perchè solo Gesù è
la perfetta trasparenza dell'amore del Padre.
no senza lasciarsi sfuggire la ben che minima Critica verso i suoi detrattori,usando soltanto espressioni di fede,umiltà, rassegnazione e fortezza.
In un frammento di lettera del 1° agosto 1839, indirizzata al fratello, parlandogli della rinuncia ai beni temporali personali, che si accingeva a fare in favore del Vescovo di Rimini, lo invita a
considerare bene le realtà eterne “le sole – osserva la Renzi – che ci
possano appagare” (cf.Doc. V, pp.184-185). In un’altra lettera del
1857 scriveva: “L’eccesso del dolore ha fatto discendere la pace e la forza nel mio cuore contrito; imperocchè sempre, quando si accetta di bere
il calice sino alla feccia, vi si trova Gesù Cristo e il suo soccorso”.
E’ il ritratto di un’anima che per tutta la vita ha cercato di conformarsi a Cristo Crocifisso, e che finalmente in Lui si riposa serena.
Per la riflessione personale
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Madre Elisabetta ci dice...
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Per cogliere la genuinità dello spirito che fu alla base di tutta la vita
virtuosa della Serva di Dio, mi sembra quanto mai utile dare uno
sguardo ai suoi scritti più intimi.
Già le lettere datate fra il 1832-1857 e riportate nella “Positio”,
sebbene siano quasi tutte di carattere amministrativo,spesso costituiscono autentici attestati di fede,carità, distacco dalla vanità, zelo apostolico, umiltà, pazienza, fortezza, comprensione e fermezza, prudenza, obbedienza e concretezza.
Per esempio: in una sua lettera sicuramente del 1832,la Serva di
Dio, sapendosi bersaglio di maldicenze, scrive alle Consorelle di Soglia-
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Preghiamo...
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Preghiamo liberamente le strofe del Salmo 46 (45) che è un inno di lode a Dio.
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Applaudite, popoli tutti,
acclamate Dio con voci di gioia;
perché terribile è il Signore, l'Altissimo,
re grande su tutta la terra.
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Egli ci ha assoggettati i popoli,
ha messo le nazioni sotto i nostri piedi.
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La nostra eredità ha scelto per noi,
vanto di Giacobbe suo prediletto.
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Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
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Cantate inni a Dio, cantate inni;
cantate inni al nostro re, cantate inni;
perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
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Dio regna sui popoli,
Dio siede sul suo trono santo.
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I capi dei popoli si sono raccolti
con il popolo del Dio di Abramo,
perché di Dio sono i potenti della terra:
egli è l'Altissimo.
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Presentiamo al Signore le nostre preghiere anche per intercessione della
Beata Elisabetta Renzi: Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta
Renzi. Prega per noi.
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Preghiera conclusiva
O Signore, tu sei la Parola pronunciata dal Padre fin
dall’eternità: tu sei venuto ad abitare tra noi e ci hai condotto
con te alla casa del Padre.
Tu sei il Figlio, nato dall’eternità dal Padre: tu sei nato fra
noi per renderci fratelli e sorelle, figli e figlie del Padre tuo.
Tu sei la luce che il Dio della luce fa risplendere sin
dall’eternità: tu sei entrato nella nostra oscorità e ci hai illuminati con la luce divina.
Tu sei la vita, che proviene dal Dio vivente da tutti i secoli:
tu hai sperimentato la morte con noi e ci hai così aperto la via
della vita eterna.
Tu sei la verità, Figlio vero da Dio vero: tu hai sofferto in un
mondo pieno di menzogne e di illusioni e ci hai così rivelato la
gioia della vera conoscenza di Dio.
Ti ringrazio. Ti lodo. Ti adoro. Amen.
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4° incontro
“L’anima del mondo”
La Parola di Dio (2 Lettera ai Corinzi 6,3-10; 5,1-10)
3 Da parte nostra non diamo motivo di scandalo a nessuno, perché non venga biasimato il nostro ministero; 4 ma in ogni cosa ci
presentiamo come ministri di Dio, con molta fermezza nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce, 5 nelle percosse, nelle
prigioni, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni; 6 con
purezza, sapienza, pazienza, benevolenza, spirito di santità, amore sincero; 7 con parole di verità, con la potenza di Dio; con
le armi della giustizia a destra e a sinistra; 8 nella gloria e nel disonore, nella cattiva e nella buona fama. Siamo ritenuti impostori, eppure siamo veritieri;9 sconosciuti, eppure siamo notissimi;
moribondi, ed ecco viviamo; puniti, ma non messi a morte; 10 afflitti, ma sempre lieti; poveri, ma facciamo ricchi molti;
gente che non ha nulla e invece possediamo tutto.
1 Sappiamo infatti che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un'abitazione da Dio, una
dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli. 2 Perciò
sospiriamo in questo nostro stato, desiderosi di rivestirci del nostro corpo celeste: 3 a condizione però di esser trovati già vestiti, non nudi. 4 In realtà quanti siamo in questo corpo, sospiriamo
come sotto un peso, non volendo venire spogliati ma sopravvestiti, perché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita. 5 È Dio
che ci ha fatti per questo e ci ha dato la caparra dello Spirito.
6 Così, dunque, siamo sempre pieni di fiducia e sapendo che finché abitiamo nel corpo siamo in esilio lontano dal Signore, 7 camminiamo nella fede e non ancora in visione. 8 Siamo
pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo ed abitare
presso il Signore. 9 Perciò ci sforziamo, sia dimorando nel corpo
sia esulando da esso, di essere a lui graditi. 10 Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, ciascuno per ricevere la ricompensa delle opere compiute finché era nel corpo, sia
in bene che in male.
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Sua al mondo la riconciliazione, la verità.
La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto)
L'anima del mondo
1. A dirla in breve, come è l'anima nel corpo, così nel mondo sono i
cristiani. 2. L'anima è diffusa in tutte le parti del corpo e i cristiani
nelle città della terra. 3. L'anima abita nel corpo, ma non è del corpo;
i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo. 4. L'anima
invisibile è racchiusa in un corpo visibile; i cristiani si vedono nel
mondo, ma la loro religione è invisibile. 5. La carne odia l'anima e la
combatte pur non avendo ricevuto ingiuria, perché impedisce di
prendersi dei piaceri; il mondo che pur non ha avuto ingiustizia dai
cristiani li odia perché si oppongono ai piaceri. 6. L'anima ama la
carne che la odia e le membra; anche i cristiani amano coloro che li
odiano. 7. L'anima è racchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo;
anche i cristiani sono nel mondo come in una prigione, ma essi sostengono il mondo. 8. L'anima immortale abita in una dimora mortale; anche i cristiani vivono come stranieri tra le cose che si corrompono, aspettando l'incorruttibilità nei cieli. 9. Maltrattata nei cibi e
nelle bevande l'anima si raffina; anche i cristiani maltrattati, ogni
giorno più si moltiplicano. 10. Dio li ha messi in un posto tale che
ad essi non è lecito abbandonare.
Riflessione
San Paolo desiderava con
ardore la gloria celeste ma,
nell’attesa, si impegnava con
lo stesso ardore ad essere gradito al Signore. Non avendo
nulla da nascondere né a Dio,
né agli uomini, non viveva più per se stesso; egli era,
corpo e anima, servo di un
Cristo morto e risorto per lui.
Il Signore l’aveva chiamato —
come ogni riscattato — ad un
compito molto importante:
essere ambasciatore del Dio
supremo per offrire da parte
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Il vuoto interiore – la debolezza dell’uomo interiore – è
uno dei grandi problemi del
nostro tempo. Deve essere
rafforzata l’interiorità – la
percettività del cuore; la capacità di vedere e comprendere
il mondo e l’uomo dal di dentro, con il cuore. Noi abbiamo bisogno di una ragione illuminata dal cuore, per imparare ad agire secondo la verità
nella carità.
Questo, tuttavia, non si realizza senza un intimo rapporto
con Dio, senza la vita di preghiera. Abbiamo bisogno
dell’incontro con Dio, che ci
viene dato nei Sacramenti. E
non possiamo parlare a Dio
nella preghiera, se non lasciamo che parli prima Egli
stesso, se non lo ascoltiamo
nella parola, che ci ha donato.
Paolo, al riguardo, ci dice:
“Cristo abiti per mezzo della
fede nei vostri cuori, e così,
radicati e fondati nella carità,
siate in grado di comprendere
50
con tutti i santi quale sia
l’ampiezza, la lunghezza,
l’altezza e la profondità, e di
conoscere l’amore di Cristo
che supera ogni conoscenza”
(Ef 3, 17ss). L’amore vede più
lontano della semplice ragione, è ciò che Paolo ci dice con
queste parole. E ci dice ancora che solo nella comunione
con tutti i santi, cioè nella
grande comunità di tutti i
credenti – e non contro o
senza di essa – possiamo conoscere la vastità del mistero
di Cristo. Il Cristo crocifisso
abbraccia l’intero universo in
tutte le sue dimensioni. Egli
prende il mondo nelle sue
mani e lo porta in alto verso
Dio. L’amore di Cristo ha abbracciato nella Croce la profondità più bassa – la notte
della morte, e l’altezza suprema – l’elevatezza di Dio stesso. E ha preso tra le sue braccia l’ampiezza e la vastità
dell’umanità e del mondo in
tutte le loro distanze. Sempre
Egli abbraccia l’universo –
tutti noi.
Vivere in Cristo è una proposta rivolta fondamentalmente alla libertà dell'uomo,
una libertà creata proprio per
questo.
Vivere la propria esistenza
umana come l'ha vissuta Gesù
Cristo è possibile all'uomo solo per "grazia", come dono
dello Spirito santo, che noi
siamo chiamati ad accogliere.
Questa libertà è fondamentalmente la potestà di accettare o rifiutare la proposta di
vivere l'esistenza umana come
l'ha vissuta Gesù Cristo.
A garantire la fondamentale
dignità e uguaglianza di tutti
gli uomini tra loro, non è,
come hanno detto alcuni, il
comune destino di morte, ma
è la inimmaginabile possibilità, offerta veramente a tutti,
di vivere come Gesù Cristo.
In altre parole è l'inimmaginabile fortuna di essere stati
predestinati da sempre ad essere immagine conforme del
Figlio.
Madre Elisabetta ci dice...
Fin dalla fanciullezza, Elisabetta fu attenta alla voce di Dio, che la
plasmò alle più belle virtù umane e cristiane: l'amore al Crocefisso e alla croce, perché, diceva che "l'unione dell'anima con Gesù Cristo si fa
per l'amore e la virtù della croce", e dalla sofferenza della croce, generosamente accettata, ella traeva forza e conforto spirituale; retta intenzione e ricerca della gloria di Dio, che costituivano la linea costante della sua vita e il fine ultimo del suo operare; distacco dal mondo e da se
stessa, al punto da farle dire: "è proprio necessario che io giunga a far
sempre, e, in tutte le cose, il contrario di quello che vorrei! V'immolo
questa volontà, o Signore!"; umiltà e carità, che spiccavano in lei quali
note dominanti del suo cammino spirituale; grande maturità umana e
spirituale, intuizione e saggezza, equilibrio non comune e discernimento
51
degli spiriti, per cui fu molto ricercata da anime bisognose di guida e di
consiglio.
Più che con la parola, ella si dimostrò sempre maestra di virtù con
la sua stessa vita, sempre coerente ai principi che inculcava alle consorelle, alle alunne e a chiunque l'avvicinava.
"Elisabetta era sempre pronta a consacrarsi, a sacrificarsi; nessuno
mi ha fatto meglio vedere sino a qual punto l'anima può sprigionarsi
dai sensi, e l'uomo all'angelo accostarsi! Ben presto giunse a intendersi
perfino l'ombra di una soddisfazione dei sensi, ed a farsi della più severa
mortificazione una regola generale e quasi una seconda natura".
La venerata Madre era un'anima d'intensa vita interiore e per questo amava il silenzio, il nascondimento, la mortificazione e la preghiera
(...). Madre Renzi non solo nelle lunghe ore passate in prossimità del
Tabernacolo o ai piedi del Crocifisso, ma anche durante le ordinarie occupazioni pensava amorosamente all'opera redentrice che aveva costato
al Dio umanato, patimenti, umiliazioni, incomprensioni, tradimenti, il
martirio della croce e ne traeva motivo per infocarsi d'amore riconoscente, per sprofondarsi nell'adorazione, per rinnovare l'offerta di se stessa,
per cercare ansiosamente la sua volontà onde compierla fedelmente, costantemente, ad ogni costo, rinnegando se stessa.
Per la riflessione personale
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Preghiamo...
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Il salmo 89 si intitola: Preghiera di Mosè uomo di Dio. Per mezzo di quest’uomo di Dio il Signore diede la legge al suo popolo;
per suo mezzo lo liberò dalla schiavitù e lo guidò per quarant’anni nel deserto. Mosè fu dunque ministro del Vecchio Testamento e profeta del Nuovo, poiché tutte queste cose accadevano
in mezzo a loro con valore di simbolo, come dice l’Apostolo, ma sono
state scritte per correzione di noi, cui è toccato vivere alla fine dei tempi.
Noi viviamo in mezzo a molte e gravi tentazioni, e ci sarebbe
da temere che per causa loro noi ci allontaniamo da tale rifugio,
poiché senza il tuo aiuto, mediante l’arbitrio della nostra volontà, non possiamo superare le tentazioni di questa vita.
Esaudisci Signore,la preghiera del supplice e aiuta la fede di chi è
volenteroso.
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Recitiamo il salmo a cori alterni
Signore, tu sei stato per noi un rifugio
di generazione in generazione.
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Prima che nascessero i monti
e la terra e il mondo fossero generati,
da sempre e per sempre tu sei, o Dio.
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Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte.
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Tutti i nostri giorni svaniscono per la tua collera,
consumiamo i nostri anni come un soffio.
Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio.
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e non presuma fondarsi sull’esperienza
del mio pensiero e del mio sentimento
ma si arrenda alla testimonianza dello Spirito Santo.
AMEN
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi!
Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
(Paolo VI )
Rendici la gioia per i giorni in cui ci hai afflitti,
per gli anni in cui abbiamo visto il male.
Si manifesti ai tuoi servi la tua opera
e il tuo splendore ai loro figli.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda.
Preghiamo insieme:
O SIGNORE, IO CREDO: IO VOGLIO CREDERE IN TE
O Signore, fa che la mia FEDE sia piena,
senza riserve, che essa penetri nel mio pensiero,
nel mio modo di giudicare le cose divine e le cose umane.
O Signore, fa che la mia FEDE sia forte,
non tema le contrarietà dei problemi,
di cui è piena l’esperienza della nostra vita avida di luce;
non tema le avversità di chi la discute,
la impugna, la rifiuta, la nega
ma si rinsaldi nell’intima prova della Tua verità.
O Signore, fa che la mia FEDE sia gioiosa
e dia pace e letizia al mio spirito
e lo abiliti all’orazione con Dio
e alla consacrazione con gli uomini.
O Signore, fa che la mia FEDE sia umile
55
Presentiamo al Signore le nostre preghiere anche per intercessione della
Beata Elisabetta Renzi: Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta
Renzi. Prega per noi.
Preghiera conclusiva
Signore, fonte di ogni accoglienza e amore, aiutami a convertirmi ad un amore disinteressato, a vincere il desiderio che sempre
mi ritorna di utilizzare gli altri a mio piacimento. Aiutami a
convertirmi ad un amore forte, a richiedere a me stesso e agli altri coraggio, impegno e fantasia nel creare legami d’affetto.
Tu sei il Dio dell’Amore: aiutami ad amare! Amen
56
5° incontro
“Dio e il Verbo”
La Parola di Dio (Dalla 1 Lettera ai Corinzi 12,1-11; 13,1-13)
1 Riguardo ai doni dello Spirito, fratelli, non voglio che restiate
nell'ignoranza. 2 Voi sapete infatti che, quando eravate pagani,
vi lasciavate trascinare verso gli idoli muti secondo l'impulso del
momento.3 Ebbene, io vi dichiaro: come nessuno che parli sotto
l'azione dello Spirito di Dio può dire «Gesù è anàtema», così nessuno può dire «Gesù è Signore» se non sotto l'azione dello Spirito Santo.
4 Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; 5 vi
sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; 6 vi sono
diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. 7 E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello
Spirito per l'utilità comune: 8 a uno viene concesso dallo Spirito
il linguaggio della sapienza; a un altro invece, per mezzo dello
stesso Spirito, il linguaggio di scienza; 9 a uno la fede per mezzo
dello stesso Spirito; a un altro il dono di far guarigioni per mezzo
dell'unico Spirito; 10 a uno il potere dei miracoli; a un altro il
dono della profezia; a un altro il dono di distinguere gli spiriti; a
un altro le varietà delle lingue; a un altro infine l'interpretazione
delle lingue. 11 Ma tutte queste cose è l'unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole.
1 Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non
avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo
che tintinna.
2 E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e
tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.
3 E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.
4 La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, 5 non manca di rispetto, non
cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ri57
cevuto, 6 non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. 7 Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.8 La
carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle
lingue cesserà e la scienza svanirà. 9 La nostra conoscenza è
imperfetta e imperfetta la nostra profezia. 10 Ma quando verrà
ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. 11 Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da
bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era
da bambino l'ho abbandonato. 12 Ora vediamo come in uno
specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto.
13 Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!
La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto)
Dio e il Verbo
1.Infatti, come ebbi a dire, non è una scoperta terrena da loro tramandata, né stimano di custodire con tanta cura un pensiero terreno
né credono all'economia dei misteri umani. 2. Ma quello che è veramente signore e creatore di tutto e Dio invisibile, egli stesso fece
scendere dal cielo, tra gli uomini, la verità, la parola santa e incomprensibile e l'ha riposta nei loro cuori. Non già mandando, come
qualcuno potrebbe pensare, qualche suo servo o angelo o principe o
uno di coloro che sono preposti alle cose terrene o abitano nei cieli,
ma mandando lo stesso artefice e fattore di tutte le cose, per cui creò i
cieli e chiuse il mare nelle sue sponde e per cui tutti gli elementi fedelmente custodiscono i misteri. Da lui il sole ebbe da osservare la
misura del suo corso quotidiano, a lui obbediscono la luna che
splende nella notte e le stelle che seguono il giro della luna; da lui
tutto fu ordinato, delimitato e disposto, i cieli e le cose nei cieli, la
terra e le cose nella terra, il mare e le cose nel mare, il fuoco, l'aria,
l'abisso, quello che sta in alto, quello che sta nel profondo, quello che
sta nel mezzo; lui Dio mandò ad essi. 3. Forse, come qualcuno potrebbe pensare, lo inviò per la tirannide, il timore e la prostrazione?
58
4. No certo. Ma nella mitezza e nella bontà come un re manda suo figlio, lo inviò come Dio e come uomo per gli uomini; lo mandò come
chi salva, per persuadere, non per far violenza. A Dio non si addice la
violenza. 5. Lo mandò per chiamare non per perseguitare; lo mandò
per amore non per giudicare. 6. Lo manderà a giudicare, e chi potrà
sostenere la sua presenza? 7. Non vedi (i cristiani) che gettati alle fiere
perché rinneghino il Signore, non si lasciano vincere? 8. Non vedi,
quanto più sono puniti, tanto più crescono gli altri? 9. Questo non
pare opera dell'uomo, ma è potenza di Dio, prova della sua presenza.
Riflessione
La constatazione, o la sensazione, è che amare da cristiani, soprattutto in certe situazioni molto problematiche, è
difficile, e secondo certuni
addirittura impossibile… Ci si
giustifica col dire: “Sì, sì…
parla ben bene il vangelo…
però…”, e dietro quel “però”
c’è appunto la convinzione
che il vangelo punta troppo in
alto rispetto alle nostre possibilità, e quindi – se non lo si
mette in pratica - ci si sente in
qualche modo giustificati …
Ma viene anche da domandarsi: possibile che Dio – che
è Padre sapiente - chieda ai
suoi figli di fare passi più lunghi delle loro gambe?
La salvezza portata da Gesù
Cristo dentro la nostra storia
umana si è manifestata, si è
resa tangibile, in forme diverse.
L’agape (la carità) è la sua
espressione più perfetta e definitiva. La carità è il dono divino per eccellenza. Possiamo
anche dire così: è una forza
divina donata a noi per grazia
che crea persone nuove, capaci di agire in modo nuovo. E
poiché è una forza viva, oltre
che divina, ecco che via via
che cresce, fa crescere noi
come cristiani, ci fa maturare:
noi diventiamo cristiani adulti, maturi, proprio grazie alla
carità.
59
Ecco, infatti la bella notizia
del cristianesimo, che per Paolo è un dato di fatto, tanto
che nella lettera ai Romani
dice: “l'agàpe di Dio (cioè la
carità) è stata riversata nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”
(5,5).
Dio,quindi, la riversa nei
nostri cuori, in sovrabbondanza, fino a farla traboccare…
Nella Chiesa la santità è
sempre stata presentata come
l’ideale cristiano da raggiungere: noi siamo santi perché
Dio ha riversato nei nostri
cuori la sua forza d’amore…
L’impegno cristiano allora
è quello di lasciare che ciò che
è accaduto dentro di noi traspaia e si veda fuori; che
l’energia divina della carità
impregni tutta la persona:
mente e cuore, riflessione e
azione, pensieri ed opere.
Quelli che noi chiamiamo “i
santi”, all’origine erano persone in tutto come noi;
l’unica differenza rispetto a
noi è che la carità – ricevuta
60
come energia e forza da Dio
esattamente come noi – hanno lasciato che impregnasse
poco a poco tutta la loro vita,
tutta la loro persona.
E’ la carità che ci fa santi,
non è l’assenza di difetti o di
peccati: solo la carità.
Nella lettera a quelli di Efeso Paolo lo dice fin dall’inizio:
“In Cristo il Padre ci ha scelti
prima della creazione del
mondo, per essere santi e
immacolati al suo cospetto
nella carità” (1,4).
“Che il Cristo abiti per la
fede nei vostri cuori e così,
radicati e fondati nella carità
siate in grado di comprendere
con tutti i santi quale sia
l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e conoscere la carità di Cristo che
sorpassa ogni conoscenza,
perché siate ricolmi di tutta la
pienezza di Dio” (3,17-19).
Cosa deduciamo da questo
collegamento tra “carità” e
Gesù Cristo? Solo una relazione forte, personale, appassionata con Gesù Cristo ci
consente di essere testimoni
credibili della Verità.
E’ lui che ha portato l’agàpe
– l’Amore divino – in questo
nostro mondo.
Sarà ancora e sempre solo
grazie a lui, vivendo in relazione con lui, che lo potremo
sperimentare. Non c’è infatti
dono più forte, più prezioso,
più divino di questo.
Madre Elisabetta ci dice...
Percorrendo l'intera vita della Beata si nota in lei un gran dominio
sulla propria volontà, pronta a qualunque distacco, generosità e immolazioni non comuni. Spiccano, inoltre, povertà evangelica, umiltà profonda, e spirito evangelico, intensa vita interiore, grande attenzione e
cooperazione all'azione della grazia operante in lei; zelo per la gloria di
Dio amore e carità senza limiti verso il prossimo; distacco dalla vanità
del mondo.
Si notava chiaramente in essa che l'unione con Dio, era vissuta
nella sua pienezza sia nel rapporto diretto con il Signore, sia in quello
verso il prossimo.
Una fede in Dio incondizionata e robusta, fu l'ancora a cui la serva
di Dio si attaccò fin dalla fanciullezza. Credette fermamente di essere
stata chiamata da Dio alla vita religiosa e di fronte alle difficoltà, si rivolse sempre al Signore per ottenere l'aiuto necessario e per perseverare
nella vocazione e nell'opera intrapresa.
Diceva, che non bisogna mai "perdere di vista che ogni bene viene
da Dio".
La preghiera era il suo cibo quotidiano ed indispensabile; aveva "una grande inclinazione alla pietà" che "dimostrò apertamente(...) col tenersi più che poteva ritirata e raccolta".
Diceva alle consorelle che l'orazione è frutto di carità, è un colloquio con "lo Sposo divino", che nel silenzio e nel raccoglimento, fa sentire la sua voce amorosa.
Meditava giorno e notte di fronte al Tabernacolo e dopo essersi comunicata rifletteva:"Io porto Colui che mi porta". La Beata, viveva
sempre alla presenza di Dio, e per sentirselo più vicino recitava fervorose giaculatorie. Anche in chi si avvicinava, inculcava l'amore alla presenza di Dio, prima di morire, incoraggiando le figlie a non sentirsi sole
dopo la sua morte, diceva loro: "Gesù è qui...Gesù è pur sempre con
voi".
Per la riflessione personale
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Preghiamo...
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Il Salmo 119 è tutto intessuto intorno alla Parola di vita e di beatitudine: di amore per la Parola di Dio è tutto pervaso questo
Salmo, che ne celebra la bellezza, la forza salvifica, la capacità di
donare gioia e vita. Perché la Legge divina non è giogo pesante
di schiavitù, ma dono di grazia che fa liberi e porta alla felicità.
La Legge del Signore, la sua Parola, è il centro della vita
dell’orante; in essa egli trova consolazione, ne fa oggetto di meditazione, la conserva nel suo cuore. Centro dell’esistenza, la
Legge di Dio, chiede l’ascolto del cuore, un ascolto fatto di obbedienza non servile, ma filiale, fiduciosa, consapevole. L’ascolto
della Parola è incontro personale con il Signore della vita, un
incontro che deve tradursi in scelte concrete e diventare cammino e sequela.
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Recitiamo il salmo a cori alterni
Beato chi è integro nella sua via
e cammina nella legge del Signore.
Beato chi custodisce i suoi insegnamenti
e lo cerca con tutto il cuore.
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Non commette certo ingiustizie
e cammina nelle sue vie.
Tu hai promulgato i tuoi precetti
perché siano osservati interamente.
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Siano stabili le mie vie
nel custodire i tuoi decreti.
Non dovrò allora vergognarmi,
se avrò considerato tutti i tuoi comandi.
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Ti loderò con cuore sincero,
quando avrò appreso i tuoi giusti giudizi.
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Voglio osservare i tuoi decreti:
non abbandonarmi mai.
Come potrà un giovane tenere pura la sua via?
Osservando la tua parola.
Con tutto il mio cuore ti cerco:
non lasciarmi deviare dai tuoi comandi.
Insegnami quell'amore che è sempre paziente
e sempre gentile;
mai geloso, presuntuoso, egoista o permaloso;
l'amore che prova gioia nella verità,
sempre pronto a perdonare,
a credere, a sperare e a sopportare.
Infine, quando tutte le cose finite
si dissolveranno
e tutto sarà chiaro,
che io possa essere stato il debole ma costante
riflesso del tuo amore perfetto.
Ripongo nel cuore la tua promessa
per non peccare contro di te.
Benedetto sei tu, Signore:
insegnami i tuoi decreti.
Con le mie labbra ho raccontato
tutti i giudizi della tua bocca.
Nella via dei tuoi insegnamenti è la mia gioia,
più che in tutte le ricchezze.
Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti
e la custodirò sino alla fine.
Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua
legge
e la osservi con tutto il cuore.
Guidami sul sentiero dei tuoi comandi,
perché in essi è la mia felicità.
Presentiamo al Signore le nostre preghiere anche per intercessione della
Beata Elisabetta Renzi: Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta
Renzi. Prega per noi.
Preghiera conclusiva
O Dio, che hai posto la gioia nel cuore di coloro che ti
amano, riempici della dolcezza del tuo amore, perché amandoti
in ogni cosa e sopra ogni cosa, possiamo ricevere i doni che hai
promessi che superano ogni desiderio. Amen
Preghiamo insieme:
Insegnami l'amore
Signore, insegnami a non parlare
come un bronzo risonante
o un cembalo squillante,
ma con amore.
Rendimi capace di comprendere
e dammi la fede che muove le montagne,
ma con l'amore.
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66
4 In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 5 la luce
splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. […]
9 Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
10 Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
11 Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.
12 A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, 13 i quali, non da
sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio
sono stati generati.
6° incontro
“L’incarnazione” e
“L’economia divina”
Preghiera introduttiva
ALZATI E GUARDA VERSO ORIENTE
Alzati e guarda verso oriente
Verso l’alba che aspettiamo,
quel giorno iniziale, intero e pulito
dove la luce non colma il vuoto
piuttosto lo scava
dove liberi abitiamo la vita
e dove cantano i germogli.
………..
Alzati e guarda verso oriente
Dove la stella del mattino
Guarda la faccia della luna,
e porta speranze nuove
e ci apre alla larghezza
e alla libertà delle vie di Dio.
(Luigi Verdi)
La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto)
La Parola di Dio (Gv 1, 1-5;9-13)
1 In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo
era Dio.
2 Egli era, in principio, presso Dio: 3 tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
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L'incarnazione
1. Chi fra tutti gli uomini sapeva perfettamente che cosa è Dio, prima
che egli venisse? 2. Vorrai accettare i discorsi vuoti e sciocchi dei filosofi degni di fede? Alcuni affermavano che Dio è il fuoco, ove andranno essi chiamandolo Dio, altri dicevano che è l'acqua, altri che è
uno degli elementi da Dio creati. 3. Certo, se qualche loro affermazione è da accettare si potrebbe anche asserire che ciascuna di tutte le
creature ugualmente manifesta Dio. 4. Ma tutte queste cose sono ciarle e favole da ciarlatani. 5. Nessun uomo lo vide e lo conobbe, ma egli
stesso si rivelò a noi. 6. Si rivelò mediante la fede, con la quale solo è
concesso vedere Dio. 7. Dio, signore e creatore dell'universo, che ha
fatto tutte le cose e le ha stabilite in ordine, non solo si mostrò amico
degli uomini, ma anche magnanimo. 8. Tale fu sempre, è e sarà: eccellente, buono, mite e veritiero, il solo buono. 9. Avendo pensato un
piano grande e ineffabile lo comunicò solo al Figlio.
10. Finché lo teneva nel mistero e custodiva il suo saggio volere, pareva che non si curasse e non pensasse a noi. 11. Dopo che per mezzo
del suo Figlio diletto rivelò e manifestò ciò che aveva stabilito sin dall'inizio, ci concesse insieme ogni cosa, cioè di partecipare ai suoi benefici, di vederli e di comprenderli. Chi di noi se lo sarebbe aspettato?
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L'economia divina
IX 1. (Dio) dunque avendo da sé tutto disposto con il Figlio, permise
che noi fino all'ultimo, trascinati dai piaceri e dalle brame come volevamo, fossimo travolti dai piaceri e dalle passioni.
Non si compiaceva affatto dei nostri peccati, ma ci sopportava e non
approvava quel tempo di ingiustizia. Invece, preparava il tempo della
giustizia perché noi fossimo convinti che in quel periodo, per le nostre opere, eravamo indegni della vita, e ora solo per bontà di Dio ne
siamo degni, e dimostrassimo, per quanto fosse in noi, che era impossibile entrare nel regno di Dio e che solo per sua potenza ne diventiamo capaci. 2. Dopo che la nostra ingiustizia giunse al colmo e fu
dimostrato chiaramente che come suo guadagno spettava il castigo e
la morte, venne il tempo che Dio aveva stabilito per manifestare la
sua bontà e la sua potenza. O immensa bontà e amore di Dio. Non ci
odiò, non ci respinse e non si vendicò, ma fu magnanimo e ci sopportò e con misericordia si addossò i nostri peccati e mandò suo Figlio per il nostro riscatto; il santo per gli empi, l'innocente per i malvagi, il giusto per gli ingiusti, l'incorruttibile per i corrotti, l'immortale
per i mortali. 3. Quale altra cosa poteva coprire i nostri peccati se non
la sua giustizia? 4. In chi avremmo potuto essere giustificati noi, ingiusti ed empi, se non nel solo Figlio di Dio? 5. Dolce sostituzione,
opera inscrutabile, benefici insospettati! L'ingiustizia di molti viene
riparata da un solo giusto e la giustizia di uno solo rende giusti molti.
6. Egli, che prima ci convinse dell'impotenza della nostra natura per
avere la vita, ora ci mostra il salvatore capace di salvare anche l'impossibile. Con queste due cose ha voluto che ci fidiamo della sua bontà e
lo consideriamo nostro sostentatore, padre, maestro, consigliere, medico, mente, luce, onore, gloria, forza, vita, senza preoccuparsi del vestito e del cibo.
69
Riflessione
Questo testo di Giovanni,
l’evangelista, in poche parole,
ci mette davanti agli occhi
della mente e del cuore, ciò
che Dio ha fatto per noi, per
ciascuno di noi, per te, per
me: In principio, quando Dio
creava il mondo, la Sua Parola
era già e poteva comunicare la
vita; il Suo amore era già presente e agiva con sapienza.
Leggendo questo inno, si ha
l’impressione di essere trasportati a volo d’aquila, verso
un luogo elevatissimo e nello
stesso tempo familiare, domestico, un luogo dove ci sentiamo a nostro agio, come a
casa. E’ infatti nella Parola
che incontriamo il Padre.
Ognuno di noi è da sempre
presente nel cuore di Dio: da
Lui abbiamo avuto la vita fisica, attraverso i nostri genitori,
e abbiamo la vera vita, quella
eterna. E’ la vita divina che è
luce per noi.
La luce serve per vedere, per
renderci conto di ciò che ci
circonda, ci serve per cammi70
nare senza timore di inciampare, per individuare ciò che
ci fa procedere tranquilli e ciò
da cui dobbiamo stare attenti.
Sappiamo però che scegliere
la luce, il bene, il buono, non
è facile e non lo è stato fin
dall’inizio. Nel Paradiso terrestre i nostri progenitori hanno scelto ciò che era più facile, più accattivante, ma questo
ha provocato una ferita grande nel rapporto con Dio, che
sempre è Padre buono. Non
si è rassegnato a perderci e
quando è stato il tempo opportuno, ha mandato in mezzo a noi il Suo Figlio, la Parola di vita, Gesù. Lui si è fatto
uomo, è nato come un bimbo
qualunque, in estrema necessità, come succede a tanti fratelli anche ai nostri giorni.
E’ Lui, Parola del Padre, che
si è fatto carne, Lui che ci potrà raccontare quel Dio che
nessuno ha mai visto. Lui è
autorizzato a presentarci il
Padre, perché è il Figlio. Aderire o meno alla sua persona,
significa per noi accettare o rifiutare la nostra verità di figli.
Non tutti lo hanno riconosciuto, lo hanno accolto, ma a
coloro che si sono lasciati toccare il cuore, ha dato la possibilità di rientrare nella famiglia di Dio, entrare di nuovo
il relazione, in comunicazione
con il Padre, che non ci ha
mai abbandonato.
La nascita, la morte e la risurrezione di Gesù, ci ha resi
di nuovo figli, fratelli di Cristo Gesù e fratelli tra di noi.
Gesù è il nuovo Adamo, il
quale, utilizzando la sua libertà per aderire totalmente alla
volontà del Padre, ri-orienta
di nuovo l’umanità sulla strada della progressiva somiglianza con Dio, che in lui è
manifestata in modo perfetto.
Ecco il vertice della fede cristiana: Dio ha talmente nostalgia di noi da condividere
in tutto, dal di dentro, la nostra umanità; il Figlio di Dio
ci ha sentito talmente suoi
fratelli, da voler essere in tutto uno di noi. Lui si è fatto
canale attraverso il quale
l’amore di Dio raggiunge
l’umanità. Si è svuotato di
ogni egoismo, anche minimo,
perché l’amore potesse fluire,
come l’acqua fluisce libera in
una canna vuota, non incontrando nessun ostacolo.
Questa canna che permette
all’amore di fluire è una canna in cui abita l’obbedienza,
per cui l’amore assume la
condizione propria di chi è
preoccupato solo di obbedire.
Chi si lascia unicamente agire
dall’amore, non tiene nulla
per sé, ma tutto lascia scorrere
liberamente lungo il canale
dell’amore.
Questa è stata l’esperienza
di Gesù, questa è l’esperienza
che deve caratterizzare i discepoli che si sono messi alla
sequela di Gesù. Una imitazione di Cristo che si esprime
nel camminare dietro di lui
mettendo i piedi sulle orme
che lui ha lasciato sulla terra,
in modo da poter arrivare a
dire come Paolo: “Il mio vivere è Cristo” (Fil 1,21). Una
imitazione che non è realizza71
re una copia, quanto ad essere
una cosa sola con Lui.
Tuto questo vale per la
Chiesa, ma vale anche per
ogni battezzato: siamo la presenza di Lui nel mondo.
Anche ciascuno di noi,
quindi, con la propria voce,
con la propria piccola vita, si
inserisce in questa liturgia di
lode, di adorazione.
Madre Elisabetta ci dice...
“Uno degli atti di fede più meravigliosi, più cari che si possano fare nelle tenebre dell’esilio, è quello di creare una istituzione, un ordine religioso” (Doc XIV, pag 516 Pos.).
In queste parole si avverte la consapevolezza delle sofferenze cui sentiva
di andare incontro con quell’audace iniziativa, ma anche del bene che
ne sarebbe derivato per tante anime a gloria di Dio, e quindi il fermo
proposito di accettare tutto per il trionfo del bene… (Rel et Vota pag
13).
[…]quella della Renzi fu una vita modesta, perché non vi è nulla di altisonante; ma fu straordinario in lei lo spirito soprannaturale, la prontezza, spontaneità, costanza e gioia con cui, anche nei momenti più difficili, servì il Signore, praticò le virtù, corrispose alla propria vocazione e
adempì la sua missione. Cosicché dalla sua vita emerge, nitido e chiaro,
un profondo ed incessante impegno ascetico-spirituale, che essa portò
avanti operando in semplicità ed umiltà almeno per la durata di 35
anni. E l’intensità della sua donazione ed immolazione quotidiana, rivolta sempre e soltanto alla gloria di Dio e al bene delle anime, supera
di gran lunga la vita virtuosa del buon cristiano…
72
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d’amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
In lui, mediante il suo sangue,
abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe,
secondo la ricchezza della sua grazia.
Per la riflessione personale
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Lo rileggo pensandomi destinatario/a dell’inno, lasciando che
l’allegrezza interiore che fluisce da quelle parole, invada il cuore…. Posso sottolineare le espressioni che catturano il cuore e la
mente…
Formulo una breve espressione, che come mantra posso ripetere, fino a quando lo desidero….
♥ Grazie, Padre!
♥ Da sempre mi vuoi tuo figlio/a!
♥ ………
Presentiamo al Signore le nostre preghiere anche per intercessione della
Beata Elisabetta Renzi: Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta
Renzi. Prega per noi.
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Preghiamo...
Leggere insieme:
Ef 1, 3-7
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in
Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
5predestinandoci a essere per lui figli adottivi
73
Preghiera conclusiva
Signore Gesù, grazie per la salvezza che tu sei. Continua ad accompagnare il nostro cammino verso di te e non permettere che
la nostra fragilità renda debole la certezza della tua presenza nel
nostro quotidiano. Che l’affermazione della Beata Elisabetta
Renzi “Che io me ne stia sempre sotto la grande visione di Dio”,
sia la costante certezza che illumina il nostro essere e il nostro
agire. AMEN.
74
7° incontro
“La carità” e “Il loro Maestro”
La Parola di Dio (Matteo 5,2-12) (1)
2 Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
3 «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
4 Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
5 Beati i miti, perché erediteranno la terra.
6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
7 Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
8 Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
9 Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
10 Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è
il regno dei cieli.
11 Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa
mia. 12 Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima
di voi.
La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) (1)
La carità
1. Se anche tu desideri questa fede, per prima otterrai la conoscenza del Padre. 2. Dio, infatti, ha amato gli uomini. Per loro creò il mondo, a loro sottomise tutte le cose che sono sulla terra, a loro diede la parola e la ragione, solo a loro concesse di guardarlo, lo plasmò secondo la sua immagine, per loro
mandò suo figlio unigenito, loro annunziò il Regno nel cielo e lo darà a quelli
che l'hanno amato. 3. Una volta conosciutolo, hai idea di qual gioia sarai
colmato? Come non amerai colui che tanto ti ha amato? 4. Ad amarlo diventerai imitatore della sua bontà, e non ti meravigliare se un uomo può di75
ventare imitatore di Dio: lo può volendolo lui (l'uomo). 5. Non si è felici nell'opprimere il prossimo, nel voler ottenere più dei deboli, arricchirsi e tiranneggiare gli inferiori. In questo nessuno può imitare Dio, sono cose lontane dalla
Sua grandezza! 6. Ma chi prende su di sé il peso del prossimo e in ciò che è
superiore cerca di beneficare l'inferiore; chi, dando ai bisognosi ciò che ha ricevuto da Dio, è come un Dio per i beneficati, egli è imitatore di Dio. 7. Allora stando sulla terra contemplerai perché Dio regna nei cieli, allora incomincerai a parlare dei misteri di Dio, allora amerai e ammirerai quelli che
sono puniti per non voler rinnegare Dio. Condannerai l'inganno e l'errore del
mondo quando conoscerai veramente la vita nel cielo, quando disprezzerai
quella che qui pare morte e temerai la morte vera, riservata ai dannati al
fuoco eterno che tormenta sino alla fine coloro che gli saranno consegnati. 8.
Se conoscerai quel fuoco ammirerai e chiamerai beati quelli che sopportarono
per la giustizia il fuoco temporaneo.
Riflessione (1)
Carissimo, la Comunità cristiana si è inizialmente costituita intorno agli Apostoli,
che, con la loro testimonianza, tenevano viva la figura e gli
insegnamenti di Gesù.
Ma, sia per la progressiva
scomparsa di questi testimoni
qualificati, sia per il pericolo
di successive interpretazioni
fantasiose e deformazioni culturali del messaggio originario
di Gesù, fu naturale fissare
prestissimo la sua memoria
76
nella forma scritta, per conservarla fedelmente.
Così nacquero i Vangeli,
come sprazzi di luce sulla figura di Gesù, gettati da una
Comunità credente, per una
Comunità di credenti.
Se i Vangeli sono autentici e
veritieri l'esistenza umana può
davvero cambiare e nella vita
delle persone che credono
può sorgere una nuova speranza, perché i Vangeli parlano di un uomo che è Figlio di
Dio e offrono a tutti gli uo-
mini la speranza di vivere con
Dio.
Bisogna evidentemente riconoscere che i Vangeli non
sono opere da leggere come
una biografia "ragionata" di
Gesù, perché nell'intenzione
dei loro autori non sono stati
pensati così: "Quello che è
stato scritto, è stato scritto
perché voi crediate che Gesù
è il Cristo, il Figlio di Dio, e
credendo abbiate la vita nel
suo Nome" (Gv 20,31).
Essi sono invece il frutto
dello sforzo "catechistico" della Chiesa primitiva, sono la
"memoria" viva di Gesù da
parte degli stessi discepoli. In
una parola, i Vangeli sono
stati scritti per nutrire la "fede", una fede sicura e sincera.
Ogni narrazione evangelica,
pur nella differente prospettiva teologica degli autori, afferma concordemente che
l'interesse esclusivo coltivato
da Gesù fu quello di "fare la
volontà del Padre": ciò ha
implicato il suo affidamento
completo a Dio. Gesù è vissuto come uno che non possie-
de e non vuole tenere la propria vita nelle sue mani, ma
l'ha, la riceve e l'attende istante per istante da Dio Padre.
Così ha mostrato una totale
apertura al prossimo, nel
senso di non vivere per se
stesso, ma per gli altri, proprio perché questa era la volontà del Padre. Vivendo in
questo modo Gesù è finito
inevitabilmente sulla croce.
La morte di Gesù fu, per un
verso l'esito inevitabile del suo
vivere per gli altri in "questo
mondo", quindi fu una ingiusta condanna e l'esecuzione di
un innocente, di cui gli uomini, a diverso titolo sono responsabili; per un altro fu il
gesto "sacrificale", da lui accettato come il suo contributo
redentivo verso i propri fratelli. Vivendo per gli altri Gesù
si è dato completamente, donando anche la vita. In altri
termini, è stato l'amore e solo
l'amore che ha condotto Gesù Cristo sulla Croce.
Nel Disegno di Dio il Figlio
è rivelazione del Padre e se il
Figlio è vissuto per amore, si77
gnifica che anche il Padre vive
solo per amore. L'amore del
Padre si rivela precisamente
nel fatto che ci ama nel suo
Figlio, quindi ci ama fino alla
morte. La condanna a morte
di Gesù, come esecuzione, pesa tutta dalla parte degli uomini. Il Padre, come vero salvatore dell'uomo, non poteva
"sottrarre" o "opporsi" alla
morte di Gesù sulla Croce,
perché opporsi avrebbe significato non rivelare e non comunicare agli uomini il proprio amore e insieme l'amore
del Figlio per loro. Da parte
sua invece Dio Padre ha voluto "riscattare" questa morte,
cosa che effettivamente ha fatto "il terzo giorno", con la risurrezione e glorificazione del
Figlio.
Alla luce della storia evangelica di Gesù, si chiarisce allora
che cosa significa per noi vivere l'esistenza umana come
l'ha vissuta Gesù Cristo: significa viverla per gli altri, non
per se stessi; significa alla fine
abbandonarsi come lui totalmente nelle mani del Padre. Ma così, in un modo o
nell'altro, si finisce sempre
sulla "croce", o piuttosto "tutto si compie" con la "risurrezione in croce".
Altro materiale per la riflessione
“Carissimi, amiamoci gli uni
avessimo la vita per mezzo di lui.
gli altri, perché l'amore è da Dio:
…” (1 Gv 4,7-16)
Qual è l’amore secondo il
chiunque ama è stato generato
vangelo? Gesù l’ha detto con
da Dio e conosce Dio. Chi non
molta precisione: ”Amatevi
ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è
come io vi ho amato” cioè “vi do
manifestato l'amore di Dio in
un comandamento nuovo”. Dove
noi: Dio ha mandato nel mondo
sta il comandamento nuovo?
il suo Figlio unigenito, perché noi
La novità? Nel ”come ci ha amato lui”. Io non finirò mai di
78
scoprire come Gesù ci ha amato. Allora tu scopri tutta la
ricchezza dell’umanità di Gesù: leggi per esempio che Gesù pianse forte per la morte di
Lazzaro fu scosso dentro di sé.
Gesù voleva molto bene a
Marta, a Maria, a Lazzaro. Tu
scopri l’amore di Gesù, un
amore che però non chiede
nulla: dona senza avere risposta. Tu ami perché sei figlio
del Padre. L’amore umano è
totalmente opposto all’amore
di Dio. Mentre Dio si muove
verso l’altro perché è pienezza
di vita, l’amore umano invece
dice: “Io mi muovo verso
l’altro
perché
prendo
nell’altro quella fetta che piace a me, allora io amo me
stesso nell’altro”, per cui rimango sempre nella mia eterna solitudine; non riesco mai
ad andare oltre. Come farò io
ad amare come ama Cristo?
Gesù l’ha detto: “Chi mangia
di me vive per me” (Gv 6,57) e
mangio Lui attraverso la sua
Parola, attraverso l’Eucarestia,
attraverso la fraternità! (Don
Oreste Benzi)
La Parola di Dio (Atti degli Apostoli 2,1-11) (2)
1 Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano
tutti insieme nello stesso luogo. 2 Venne all'improvviso dal cielo
un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta
la casa dove si trovavano.3 Apparvero loro lingue come di fuoco
che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; 4 ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre
lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi.
5 Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni
nazione che è sotto il cielo. 6 Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la
propria lingua. 7 Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: «Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? 8 E
com'è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa?9 Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia,
79
della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, 10 della
Frigia e della Panfilia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a
Cirène, stranieri di Roma, 11 Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li
udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio».
La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) (2)
Il loro maestro
1. Non dico stranezze né cerco il falso, ma, divenuto discepolo degli
apostoli, divento maestro delle genti e trasmetto in maniera degna le
cose tramandate a quelli che si son fatti discepoli della verità. 2. Chi
infatti, rettamente istruito e fattosi amico del Verbo, non cerca di
imparare saggiamente le cose che dal Verbo furono chiaramente mostrate ai discepoli? Non apparve ad essi il Verbo, manifestandosi e
parlando liberamente, quando dagli increduli non fu compreso, ma
guidando i discepoli che, da lui ritenuti fedeli, conobbero i misteri
del Padre? 3. Egli mandò il Verbo come sua grazia, perché si manifestasse al mondo. Disprezzato dal popolo, annunziato dagli apostoli, fu
creduto dai pagani. 4. Egli fin dal principio apparve nuovo ed era antico, e ognora diviene nuovo nei cuori dei fedeli. 5. Egli eterno, in
eterno viene considerato figlio. Per mezzo suo la Chiesa si arricchisce
e la grazia diffondendosi nei fedeli si moltiplica. Essa ispira saggezza,
svela i misteri, preannuncia i tempi, si rallegra per i fedeli, si dona a
quelli che la cercano, senza infrangere i giuramenti della fede né oltrepassare i limiti dei padri. 6. Si celebra poi il timore della legge, si
riconosce la grazia dei profeti, si conserva la fede dei Vangeli, si conserva la tradizione degli apostoli e la grazia della Chiesa esulta. 7.
Non contristando tale grazia, saprai ciò che il Verbo dice per mezzo di
quelli che vuole, quando vuole. 8. Per amore delle cose rivelateci vi
facciamo partecipi di tutto quanto; per la volontà del Verbo che lo
ordina, fummo spinti a parlare con zelo.
80
Riflessione
Carissimo, con Gesù e come
Gesù ogni credente si apre alla vita secondo Dio, entra a
far parte della famiglia di Dio,
entra a far parte della Chiesa.
Questa Chiesa non è un'entità astratta, ma è concretamente, localmente, quella
parte di umanità che sa di essere creata e salvata "in Cristo" e lo professa pubblicamente, non solo a parole, ma
con la sua stessa esistenza.
La Chiesa è in continuità
con Gesù Cristo, si costituisce
come una comunità di credenti in lui, fedeli a Gesù
Cristo, intorno agli apostoli.
La Chiesa è cresciuta nello
spazio e nel tempo, assecondando il dinamismo della
"missione" a tutti gli uomini,
o evangelizzazione, che il suo
Signore le ha impresso, mediante il dono continuo dello
Spirito.
Essa vive nel tempo, non
nell'intento di chiudersi in se
stessa per conservare un privilegio, ma nell'intenzione pre-
cisa di rendere partecipi tutti
gli uomini di tutto il mondo
allo stesso mistero di salvezza.
Anche oggi, tutto ciò che la
Chiesa è e fa, salvo le proprie
contraddizioni, è finalizzato a
questo scopo. D'altro canto,
questi stessi limiti e le stesse
contraddizioni, si comprendono perché la Chiesa è fatta
di persone, fragili e fallibili,
che siamo noi. Come cristiani
possiamo e dobbiamo dire
che "la Chiesa siamo (anche)
noi, ma non soltanto noi".
La Chiesa è costituita dal
Cristo risorto, che ne è il Capo, e da noi, che ne siamo le
Membra, di un unico Corpo.
Per questo la Chiesa è interamente "santa", per quello
che le compete e le appartiene
da parte di Cristo. Ma essa
rimane ancora nel tempo "fatta di peccatori", in attesa della
piena redenzione: "Ex maculatis, immaculata", diceva sant'Ambrogio.
In ogni caso è falsa l'immagine di una Chiesa, pensata
81
come qualcosa di misterioso e
sfuggente, una specie di potere occulto, che pesa sulle coscienze degli uomini e sulla
società.
La Chiesa è invece una realtà visibile, comunitaria e storicizzata: è un "popolo", il popolo costituito da coloro che
credono in Gesù Cristo. Credono in lui e devono vivere
coerentemente come lui,
poiché sono impegnati a vivere come i tralci sulla vite, a
"rimanere in lui".
I cristiani pertanto vivono,
come Chiesa, sostenuti dalla
sua "memoria", che è l'Eucaristia, la memoria sacramentale della sua Pasqua, memoria
viva ed efficace di come lui ha
vissuto l'esistenza umana.
I cristiani, nutrendosi alle
"due mense", quella della sua
Parola e quella del suo Sacrificio, vivono nella sua "attesa",
l'attesa del suo trionfo che
non avrà nulla di spettacolare
e di esibizionistico, perché sarà semplicemente il trionfo
del bene sul male. Ed è proprio questo "giudizio" ultimo,
per un certo aspetto già immanente nella storia e alla fine trascendente la storia stessa, che colloca Gesù Cristo e
la Chiesa stessa, suo Corpo e
sua Sposa, non solo al principio della storia umana, e
quindi della storia di ogni
singolo uomo, ma anche alla
fine.
Altro materiale per la riflessione
opporci, ma per integrarci,
"Ma voi non fatevi chiamare
per sommare le ricchezze di
'rabbì', perché uno solo è il vostro
ognuno ed elidere col recimaestro e voi siete tutti fratelli".
proco sostegno i limiti. Que"Non ci ha creati un unico Dio?
sta reciprocità è strutturale in
Perché dunque agire con perfidia
noi, perché deriva dal disegno
l'uno contro l'altro?" Ciascuno
stesso di Dio. Egli l'ha voluta
di noi è fatto con doti e limiti.
esprimere in forma fisica nella
Dio ci ha fatti diversi non per
82
diversità dei sessi, fatti perché
divengano "una carne sola". Il
nocciolo della fraternità è saper accettare la diversità come
una ricchezza anche propria,
non una competitività di cui
temere. La comunione non è
uniformità, è accoglienza della
diversità.
La radice della fraternità è il
riferimento a un Padre: "E non
chiamate nessuno 'padre' sulla
terra, perché uno solo è il Padre
vostro, quello del cielo". "Non abbiamo forse tutti un solo Padre?"
Il riferimento è non solo al
fatto che quel che siamo e abbiamo l'abbiamo ricevuto, ma
che Lui, Dio, è il bene oggettivo su cui misurare le nostre
scelte, su cui convergere in
una gerarchia di valori non
legata ai nostri interessi o vedute soggettivistiche. Il bene
non è il mio o il tuo bene sul
quale litigare per prevalere;
ma il bene è là, in Dio, davanti a noi, cui camminare incontro insieme, per possederlo. Per questo Gesù conclude
col dire: "Non fatevi chiamare
'maestri', perché uno solo è il vo-
stro Maestro, il Cristo". Lui è la
verità di noi stessi, Gesù,
l'immagine vera di uomo riuscito secondo il progetto di
Dio, divenendo così il modello e la misura d'ogni bene per
l'uomo, per tutti gli uomini.
Ne deriva un terzo elemento: il reciproco servizio. "Il più
grande tra voi sia vostro servo; chi
invece si innalzerà sarà abbassato
e chi si abbasserà sarà innalzato". Gesù ha dato l'esempio:
"Sapete ciò che vi ho fatto? Voi
mi chiamate Signore e Maestro e
dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho
lavato i vostri piedi, anche voi
dovete lavarvi i piedi gli uni gli
altri" (Gv 13,12-14). Questo significa: chi ha di più, non è
per tenere, ma per dare; chi è
di più, non è per privilegio,
ma per missione. Il Signore
domanderà conto di questo di
più, sfruttato per noi e non
offerto a vantaggio degli altri.
I doni e i carismi di Dio sono
per la utilità comune (cfr.
1Cor 12). Siamo come un
corpo, con diverse membra nobili o meno nobili - ma tut83
te necessarie per il bene di
tutto l'organismo. Il servizio,
la carità, il mettersi a disposizione degli altri non è un di
più o un'elemosina, ma una
responsabilità e un dovere.
Sono un diritto dei poveri e
dei deboli, un diritto rivendicato davanti a Dio.
Madre Elisabetta ci dice...
“Essere premurosi più d’altrui che di se stesse è la caratteristica dei
buoni, la nota dei santi”
In tutta l’opera della Beata Elisabetta, si rivela che l’unione con
Dio era vissuta nella sua pienezza, sia nel rapporto diretto con il Signore, sia in quello verso il prossimo.
Ella “apparve a tutti immagine di Gesù Cristo”. La Beata Maddalena di Canossa scrisse: “Tra Elisabetta ed il Signore, vi è tale effusione di reciproco amore, tale perfetta donazione scambievole (…) che tra
la creatura e il Creatore si stringeva quel nodo che s’insempra in cielo”.
La preghiera era il suo cibo quotidiano ed indispensabile; aveva “una grande inclinazione alla pietà” che “dimostrò apertamente (…) col
tenersi più che poteva ritirata e raccolta”. Diceva alle consorelle che
l’orazione è frutto della carità, è colloquio con “lo Sposo divino”, che nel
raccoglimento, fa sentire la sua voce amorosa.
Ella voleva configurarsi a Cristo, cercando di partecipare, per quanto glielo permettevano le forze alla sua passione redentrice, con mortificazioni e digiuni.
“ Egli è tutto e a tutto e a tutte basta”.
La gente la cercava per i suoi saggi consigli e per il suo conversare
che sembrava più divino che umano. Il suo spirito di carità era tanto
noto che i poveri la ricercavano ogni giorno ottenendo in cambio non solo il materiale ma soprattutto conforto e amicizia. Questo fu un grande
esempio per la comunità, nella quale si faceva a gara per privarsi di
84
qualcosa per donarla ai poveri. La Beata diceva alle consorelle di procurare “sollievo e rimedio alle miserie umane”.
“Il mio cuore sia pieno della volontà di Dio: io non voglio se non ciò
che Egli vuole, e non amo se non quello che Egli fa”.
“Riparare al male e fare il bene, amando Dio e il prossimo…con
l’affetto di mille cuori, con l’azione di mille mani…”
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Per la riflessione personale
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Preghiamo...
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La riscoperta di Dio nella riconquistata intimità della casa
del Padre, non può concludersi che con una totale apertura ai
fratelli. Il salmo 132 è il salmo della carità fraterna, dell’armonia
familiare, dell’unità ecclesiale, della vita comunitaria.
L’immagine della barba fluente di Aronne fragrante dell’olio
che dal capo la irrora, quanto monito contiene per le membra
del Cristo troppo spesso arruffate ed incolte, non recettive
dell’amore ridondante del Capo!
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Preghiamo il Salmo 132(133) a cori alterni
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Ecco, come è bello e come è dolce
che i fratelli vivano insieme!
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E' come olio prezioso versato sul capo,
che scende sulla barba, la barba di Aronne,
che scende sull'orlo della sua veste.
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85
86
8° incontro
E' come la rugiada dell'Ermon,
che scende sui monti di Sion.
“La vera scienza”
Perché là il Signore manda la benedizione
la vita per sempre.
Presentiamo al Signore le nostre preghiere anche per intercessione della
Beata Elisabetta Renzi: Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta
Renzi. Prega per noi.
Preghiera conclusiva
Spirito di Dio, vieni ad aprire sull'infinito le porte del nostro
spirito e del nostro cuore.
Aprile definitivamente e non permettere che noi tentiamo di richiuderle.
Aprile al mistero di Dio e all'immensità dell'universo.
Apri il nostro intelletto agli stupendi orizzonti della Divina Sapienza.
Apri il nostro modo di pensare perché sia pronto ad accogliere i
molteplici punti di vista diversi dai nostri.
Apri la nostra simpatia alla diversità dei temperamenti e delle
personalità che ci circondano.
Apri il nostro affetto a tutti quelli che sono privi di amore, a
quanti chiedono conforto.
Apri la nostra carità ai problemi del mondo, a tutti i bisogni
della umanità.
Apri la nostra mente alla collaborazione con tutti coloro che si
adoperano per un medesimo fine.
87
La Parola di Dio (Genesi 2,8-9.15)
8 Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi
collocò l'uomo che aveva plasmato. 9 Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da
mangiare, tra cui l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male.
15 Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden,
perché lo coltivasse e lo custodisse.
La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto)
La vera scienza
1. Attendendo e ascoltando con cura, conoscerete quali cose Dio
prepara a quelli che lo amano rettamente. Diventano un paradiso di
delizie e producono in se stessi, ornati di frutti vari, un albero fruttuoso e rigoglioso. 2. In questo luogo, infatti, fu piantato l'albero della scienza e l'albero della vita; non l'albero della scienza, ma la disubbidienza uccide. 3. Non è oscuro ciò che fu scritto: che Dio da principio piantò in mezzo al paradiso l'albero della scienza e l'albero della
vita, indicando la vita con la scienza. Quelli che da principio non la
usarono con chiarezza, per l'inganno del serpente furono denudati. 4.
Non si ha vita senza scienza, né scienza sicura senza vita vera, perciò i
due alberi furono piantati vicino. 5. L'apostolo, comprendendo questa forza e biasimando la scienza che si esercita sulla vita senza la
norma della verità, dice: «La scienza gonfia, la carità, invece, edifica».
6. Chi crede di sapere qualche cosa, senza la vera scienza testimoniata
dalla vita, non sa: viene ingannato dal serpente, non avendo amato la
88
vita. Lui, invece, con timore conosce e cerca la vita, pianta nella speranza aspettando il frutto. 7. La scienza sia il tuo cuore e la vita la parola vera recepita. 8. Portandone l'albero e cogliendone il frutto abbonderai sempre delle cose che si desiderano davanti a Dio, che il
serpente non tocca e l'inganno non avvince; Eva non è corrotta ma è
riconosciuta vergine. Si addita la salvezza, gli apostoli sono compresi,
la Pasqua del Signore si avvicina, si compiono i tempi e si dispongono
in ordine, e il Verbo che ammaestra i santi si rallegra. Per lui il Padre
è glorificato; a lui la gloria nei secoli. Amen.
Riflessione
Dopo avere esposto una catechesi sistematica e sapiente
sui contenuti della fede cristiana tratti dalla Sacra Scrittura, nell’ultimo capitolo della lettera-discorso l’Autore si
affida all’allegoria dei due alberi del paradiso terrestre della scienza e della vita - per
definire il rapporto corretto
fra scienza e vita e far capire a
chi l’ascolta, ai cristiani del
suo tempo, quanto Bene Dio
riserva a chi l’ama rettamente
e cerca di capire il suo Progetto.
L’albero della conoscenza,
che
Dio
ha
piantato
nell’Eden, è l’albero della vera
scienza e si trova accanto
all’albero della vita. Infatti, è
dalla disubbidienza, per istigazione del serpente, che è
nata la morte, mentre è dalla
vera conoscenza o scienza, che
è scaturita la vita. E non c’è
vita senza scienza, né scienza
sicura senza vita vera, la vita
della Grazia che ci fa Figli di
Dio, la Vita nuova del Risorto.
Biasimando la scienza che si
applica alla vita senza il rispetto della norma della verità, S.
Paolo mette in guardia i cristiani di ieri e di oggi, dicendo che “la scienza gonfia,
l’amore invece edifica” (1 Cor
8,1). In effetti, chi crede di
sapere qualche cosa senza ave89
re la conoscenza che scaturisce dalla testimonianza della
vita pratica vissuta alla luce
del comandamento dell’Amore, non ha la vera scienza, ha
“mangiato dell’Albero della
conoscenza del male”, si è lasciato sedurre dalle tentazione
del “Serpente”, e si è eretto a
“dio della propria vita,
dell’umanità e del mondo”.
Bisogna acquisire conoscenze con timore e umiltà, vivendo la vita con quella saggezza
che viene dalla sapienza di
Dio, che è AMORE. Solo così
saremo l’albero buono, che
darà frutti per la vita terrena
ed eterna. Saremo alberi fruttuosi e rigogliosi e matureremo i frutti della Vita, generati
dall’Amore, dalla Speranza,
dalla Fede.
Raccogliendo i frutti da
questo albero, il cristiano abbonderà dei doni che Dio gli
elargisce, avrà la salvezza eterna ottenuta dalla Morte e la
Risurrezione del Verbo, dal
quale il Padre è glorificato in
eterno. E’ il Figlio Gesù, che
ci rivela i divini misteri, già
90
trasmessi agli Apostoli e da
questi alla Chiesa, la quale li
amministra e li annuncia agli
uomini di ogni tempo.
E la nostra Fede affonda le
radici in queste Verità, fondamento della Vita di Grazia
che è dono di Dio effuso in
noi nel S. Battesimo. Come
Diogneto, siamo invitati a conoscerle, ad approfondirle, a
farle nostre, a viverle individualmente e comunitariamente.
Il nostro Cuore sia la scienza e la Parola accolta, sia la
Vita.
Gesù è il Maestro di questa
Scienza, è Lui che ci parla
quotidianamente con la sua
Parola, nella preghiera eucaristica e liturgica, negli imprevisti, nelle situazioni più svariate. Noi, cristiani impegnati,
non possiamo non risponderGli con la testimonianza
di un cristianesimo vissuto,
incarnato nella quotidianità,
anche con il coraggio di andare “controcorrente”.
La scienza che non “gonfia”
è, quindi, la scienza di colui
che si mette umilmente a servizio della persona, che si apre
e si ferma di fronte al Mistero
e, nella Fede, dice: “Credo!”
Non tutto, nella realtà che
ci avvolge ogni giorno, è spiegabile con la scienza umana.
Abbiamo bisogno di un dono
speciale dello Spirito Santo, il
Dono della Scienza, che perfeziona la virtù della Fede, facendoci conoscere le Creature
nella loro giusta relazione con
il Creatore.
Altro materiale per la riflessione
1. … Nel mondo pagano, affamato di luce, si era sviluppato il culto al dio Sole, Sol
invictus, invocato nel suo sorgere. Anche se il sole rinasceva ogni giorno, si capiva bene
che era incapace di irradiare
la sua luce sull’intera esistenza
dell’uomo. Il sole, infatti, non
illumina tutto il reale, il suo
raggio è incapace di arrivare
fino all’ombra della morte, là
dove l’occhio umano si chiude alla sua luce.
«Per la sua fede nel sole — afferma san Giustino Martire —
non si è mai visto nessuno
pronto a morire». Consapevoli dell’orizzonte grande che la
fede apriva loro, i cristiani
chiamarono Cristo il vero sole, «i cui raggi donano la vita».
A Marta, che piange per la
morte del fratello Lazzaro,
Gesù dice: «Non ti ho detto
che, se credi, vedrai la gloria
di Dio?» (Gv 11,40). Chi crede, vede; vede con una luce
che illumina tutto il percorso
della strada, perché viene a
noi da Cristo risorto, stella
mattutina che non tramonta.
Una luce illusoria?
3. In questo processo, la fede
ha finito per essere associata
al buio. Si è pensato di poterla conservare, di trovare per
essa uno spazio perché convivesse con la luce della ragione. Lo spazio per la fede si apriva lì dove la ragione non
poteva illuminare, lì dove
l’uomo non poteva più avere
certezze. La fede è stata intesa
allora come un salto nel vuo91
to che compiamo per mancanza di luce, spinti da un
sentimento cieco; o come una
luce soggettiva, capace forse di
riscaldare il cuore, di portare
una consolazione privata, ma
che non può proporsi agli altri come luce oggettiva e comune per rischiarare il cammino. Poco a poco, però, si è
visto che la luce della ragione
autonoma non riesce a illuminare abbastanza il futuro;
alla fine, esso resta nella sua
oscurità e lascia l’uomo nella
paura dell’ignoto. E così
l’uomo ha rinunciato alla ricerca di una luce grande, di
una verità grande, per accontentarsi delle piccole luci che
illuminano il breve istante,
ma sono incapaci di aprire la
strada. Quando manca la luce, tutto diventa confuso, è
impossibile distinguere il bene dal male, la strada che porta alla mèta da quella che ci fa
camminare in cerchi ripetitivi,
senza direzione…
Una luce da riscoprire
4. È urgente, perciò, recuperare il carattere di luce pro92
prio della fede, perché quando la sua fiamma si spegne
anche tutte le altre luci finiscono per perdere il loro vigore. La luce della fede possiede,
infatti, un carattere singolare,
essendo capace di illuminare
tutta l’esistenza dell’uomo.
Perché una luce sia così potente, non può procedere da
noi stessi, deve venire da una
fonte più originaria, deve venire, in definitiva, da Dio. La
fede nasce nell’incontro con il
Dio vivente, che ci chiama e
ci svela il suo amore, un amore che ci precede e su cui possiamo poggiare per essere saldi e costruire la vita. Trasformati da questo amore riceviamo occhi nuovi, sperimentiamo che in esso c’è una
grande promessa di pienezza e
si apre a noi lo sguardo del
futuro. La fede, che riceviamo
da Dio come dono soprannaturale, appare come luce per
la strada, luce che orienta il
nostro cammino nel tempo…
(“Lumen fidei” di Papa Francesco)
Madre Elisabetta ci dice...
“Vorremmo vedere, comprendere…e non abbiamo bastantemente fiducia in Colui che ci ricolma e circonda della sua carità.
Raccogliamo tutti i lumi della fede per salire in alto, più in alto.
All’istante della morte , come all’estrema frontiera che ci separa
dall’altra vita, vedremo e comprenderemo la grande realtà delle cose.”
(Summarium, La Fede)
Madre Elisabetta rivelò grande spirito di Fede e umiltà in ogni circostanza di vita difficile, non comprensibile umanamente, in particolare
quando le sue vedute erano diverse da quelle del Vescovo Gentilini. Ella
si mostrò sempre obbediente e rispettosa verso l’Autorità diocesana, pur
cercando in sé motivazioni valide di fronte a decisioni imprevedibili e
dolorose, come quando il Vescovo rimandò la Vestizione religiosa, senza
darle spiegazioni. Soffrì non poco ma, inginocchiata davanti al Tabernacolo, adorò la volontà di Dio che così permetteva…
Anche nella fondazione di alcune case, come Sogliano, superò con
profondo spirito di fede in Dio i diversi contrasti. Pure la situazione economica delle sue case mise alla prova la Fede di Madre Elisabetta,
ma la sosteneva sempre il suo inalterato abbandono alla Provvidenza
alla quale si rivolgeva con la ferma certezza che l’aiuto sarebbe arrivato
da Dio, perché Egli non abbandona mai un’opera che è Sua! Non poche testimonianze attestano, infatti, che passava lunghe ore, di giorno e
di notte, in ginocchio, a pregare davanti al SS. Sacramento, fiduciosa di
ricevere dal Signore le grazie di cui aveva bisogno, perché “ dire tutto a
Dio, Signor Nostro, con amore umile e forte, è il segreto di grazie innumerevoli.” (B. Elisabetta)
Anche quando si apprestava a ricevere i Sacramenti, lo faceva con
l’intenzione di ravvivare e rafforzare la Fede, “ dovendo, sin che siamo
in questo mondo, vivere di Fede,”.
Del resto, furono solo la sua fede incrollabile e la sua umiltà, che le
fecero accettare il difficile incarico della direzione dell’opera di Coriano,
confidando unicamente nell’aiuto di Dio.
Per la riflessione personale
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Preghiamo...
Inviala dai cieli santi,
mandala dal tuo trono glorioso,
perché mi assista e mi affianchi nella mia fatica
e io sappia ciò che ti è gradito.
Il Cantico, che ora viene proposto, ci presenta la maggior
parte di un’ampia preghiera posta sulle labbra di Salomone, che
nella tradizione biblica è considerato il re giusto e il sapiente per
eccellenza. E’ tratto dal capitolo nono del Libro della Sapienza,
uno scritto dell’Antico Testamento. La «sapienza» è la partecipazione alla mente stessa di Dio, che ha formato l’uomo» . E’ come una lampada che illumina le nostre scelte morali di ogni
giorno e ci conduce sulla retta via.
Essa infatti tutto conosce e tutto comprende,
e mi guiderà prudentemente nelle mie azioni
e mi proteggerà con la sua gloria,
così le mie opere ti saranno gradite.”
Presentiamo al Signore le nostre preghiere anche per intercessione della
Beata Elisabetta Renzi: Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta
Renzi. Prega per noi.
Preghiamo a cori alterni (Cantico Sap.9,1-6.9-11):
Dio dei padri e Signore di misericordia,
che tutto hai creato con la tua parola,
che con la tua sapienza hai formato l'uomo,
perché domini sulle creature fatte da te,
e governi il mondo con santità e giustizia
e pronunzi giudizi con animo retto,
dammi la sapienza, che siede in trono accanto a te
e non mi escludere dal numero dei tuoi figli,
perché io sono tuo servo e figlio della tua ancella,
uomo debole e di vita breve,
incapace di comprendere la giustizia e le leggi.
Con te è la sapienza che conosce le tue opere,
che era presente quando creavi il mondo;
essa conosce che cosa è gradito ai tuoi occhi
e ciò che è conforme ai tuoi decreti.
95
Preghiera conclusiva
O Padre, donaci il Tuo Santo Spirito perché con i Suoi doni
illumini e sostenga il nostro cammino quotidiano.
Rendici testimoni perseveranti della Tua Parola ed effondi
in noi la Tua sapienza perché ogni nostra scelta sia a te gradita e
ci porti al Bene.
Comunicaci sempre la Gioia di essere tuoi Figli e non permettere che ci stanchiamo di annunciare il Tuo messaggio di
Amore.
Facci operatori di Pace e di Unità nella famiglia,
nell’ambiente di lavoro, nella parrocchia, fra le persone che incontriamo.
Dacci la Vera Scienza, che ci fa cogliere la Bellezza del Creato e ci rende rispettosi di ogni Tua creatura.
Te lo chiediamo per Gesù, Tuo Figlio. Amen.
96
Corona
dell’Addolorata
Guida: Nel Nome del Padre, del
Figlio e dello Spirito Santo.
Assemblea: Amen
APPENDICE
G.: Preghiamo.
Signore, guarda questa tua famiglia, pellegrina nel tempo, e
fa’ che, camminando con la Beata Vergine per la via della
Croce, giunga alla piena conoscenza di Cristo, compimento di ogni speranza. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
Amen.
PRIMA STAZIONE
Maria accoglie nella fede la profezia di Simeone.
Gesù segno di contraddizione.
DAL VANGELO SECONDO LUCA (Lc 2, 34-35)
Simeone li benedisse e parlò a Maria sua madre: “Egli è qui per
la rovina e la resurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a
te una spada trafiggerà l’anima”.
Dagli scritti di mons. Tonino Bello.
Santa Maria, fontana attraverso cui, dalle falde dei colli eterni, è
97
98
giunta fino a noi l’acqua della vita, aiutaci ad accogliere come dono
ogni creatura che si affaccia a questo mondo. Non c’è ragione che giustifichi il rifiuto. Non c’è violenza che legittimi violenza. Non c’è un
programma che non possa saltare di fronte al miracolo di una vita che
germoglia.
Santa Maria, grazie perché, se Gesù l’hai portato nel grembo nove mesi, noi ci stai portando tutta la vita. Donaci le tue fattezze. Modellaci sul tuo volto. Trasfondici i lineamenti del tuo spirito.
PREGHIAMO INSIEME : Ascoltaci, Signore.
• Sostieni e conforta coloro che soffrono a causa del tuo nome.
• Illumina coloro che non ti conoscono perché credano in te,
unico Dio vivo e vero.
• Aiutaci ad accoglierti nell’ora del dolore e della prova.
• Fa’ che ti riconosciamo e ti incontriamo nelle membra sofferenti della Chiesa.
ORAZIONE
O Dio speranza degli uomini, che per mezzo di Simeone, uomo
giusto, hai predetto alla Vergine Maria un’ora di tenebra e di
dolore, concedici di mantenere salda la fede nel tempo del dubbio e della prova. Per Cristo nostro Signore. Amen
SECONDA STAZIONE
Maria fugge in Egitto con Gesù e Giuseppe.
Gesù, perseguitato da Erode.
DAL VANGELO SECONDO MATTEO (2. 13-14)
“Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse:
‘A1zati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto,
99
e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il
bambino per ucciderlo’. Giuseppe, destatosi, prese con sé il
bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto.”
Dagli scritti di mons. Tonino Bello.
Come una emigrante qualsiasi del Meridione. Anzi peggio, perché
non deve passare la frontiera per motivi di lavoro, ma in cerca di asilo
politico (...).
Eccola lì sul confine. Da una parte, l’ultima terra rossa di Caanan.
Dall’altra, la prima sabbia dei faraoni. Eccola lì, tremante come una
cerva inseguita. Santa Maria donna di frontiera, noi siamo affascinati
da questa tua collocazione che ti vede, nella storia della salvezza, perennemente attestata sulle linee di confine (...). Tu stai sui crinali che
passano tra l’Antico e il Nuovo testamento. Tu sei l’orizzonte che congiunge le ultime propaggini della notte e i primi chiarori del giorno. Tu
sei l’aurora che precede il Sole di giustizia. Tu sei la stella del mattino.
PREGHIAMO INSIEME E DICIAMO: Ascoltaci, o Signore.
• Per i profughi di ogni guerra, perché il nostro cuore, prima
ancora delle nostre strutture di frontiera sappia accoglierli
riconoscendoti in ognuno di loro.
• Perché la Chiesa si riconosca Madre dei piccoli e degli ultimi
che la malvagità umana ha reso schiavi.
• Per tutti i bambini perseguitati dal terrore e da ogni tipo di
violenza, perché la nostra società sappia reagire custodendo
la loro infanzia.
• Per le terre in cui visse Gesù, affinché, come un giorno lo
accolsero come figlio del falegname, sappiano accoglierlo adesso come unico e vero Dio.
ORAZIONE
Padre Santo, con sapiente disegno hai disposto che la Beata
100
Vergine sperimentasse il dolore dello smarrimento del Figlio e
lo ritrovasse nel tempio intento a compiere la tua volontà; concedi a noi, ti preghiamo. di cercare Cristo con generoso impegno e di scoprirlo nella tua Parola e nel Mistero della Chiesa.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
•
•
•
TERZA STAZIONE
Maria cerca Gesù smarrito in Gerusalemme.
Gesù intento a compiere la volontà del Padre.
•
Per coloro che hai chiamato a servirti nel tuo Tempio Santo.
Siano sempre fedeli alla tua chiamata e cerchino sempre e
solo la tua volontà.
Per noi pellegrini su questa terra. Il nostro viaggio sia una
continua ricerca della tua volontà.
Per tutte le madri, affinché accolgano come dono la chiamata dei propri figli a fare la volontà del Padre.
Per tutti i giovani che sono in ricerca. Sappiano riconoscere
negli avvenimenti della vita la dolce presenza della Madre
Celeste.
DAL VANGELO SECONDO LUCA (2, 42-45)
“Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono (a Gerusalemme) secondo l’usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella
carovana, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono
in cerca di lui a Gerusalemme.”
ORAZIONE
Padre Santo, con sapiente disegno hai disposto che la Beata
Vergine sperimentasse il dolore dello smarrimento del Figlio e
lo ritrovasse nel tempio intento a compiere la tua volontà; concedi a noi, ti preghiamo, di cercare Cristo con generoso impegno e di scoprirlo nella tua Parola e nel Mistero della Chiesa.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
Dagli scritti di mons. Tonino Bello.
QUARTA STAZIONE
Maria incontra Gesù sulla via del Calvario.
Gesù, uomo dei dolori.
DAL VANGELO SECONDO LUCA (Lc 23, 26-27)
“Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirene
che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una gran folla di popolo e di
donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui.”
Santa Maria donna obbediente, tu che hai avuto la grazia di camminare al cospetto di Dio», fa’ che anche noi, come te, possiamo essere
capaci di «cercare il suo volto». Aiutaci a capire che solo nella sua volontà possiamo trovare la pace. E anche quando egli ci provoca a saltare nel buio per poterlo raggiungere, liberaci dalle vertigini del vuoto e
donaci la certezza che chi obbedisce al Signore non si schianta al suolo,
come in un pericoloso spettacolo senza rete, ma cade sempre nelle sue
braccia.
PREGHIAMO INSIEME: Fa’ che cerchiamo la tua volontà o Signore.
101
Dagli scritti di mons. Tonino Bello.
Santa Maria, donna coraggiosa, tu che sul Calvario, pur senza morire hai conquistato la palma del martirio, rincuoraci col tuo esempio a
102
non lasciarci abbattere dalle avversità. Aiutaci a portare il fardello delle
tribolazioni quotidiane, non con l’anima dei disperati, ma con la serenità di chi sa di essere custodito nel cavo della mano di Dio. E se ci sfiora
la tentazione di farla finita, perché non ce la facciamo più, mettiti accanto a noi. Siediti sui nostri sconsolati marciapiedi. Ripetici parole di
speranza. E allora confortati dal tuo respiro ti invocheremo con la preghiera più antica che sia stata scritta in tuo onore: «Sotto la tua protezione noi cerchiamo rifugio Santa madre di Dio, non disprezzare le
suppliche di noi che siamo nella prova e liberaci da ogni pericolo, o
Vergine Gloriosa e benedetta.»
PREGHIAMO INSIEME: Ascoltaci Signore.
• Per tutti gli ammalati, perché attraverso la nostra presenza e
il nostro conforto sappiano accogliere la croce di Gesù.
• Per noi tutti che ogni giorno incontriamo la croce e la sofferenza affinché in essa sappiamo scorgere il volto del Crocifisso che mai ci abbandona.
• Per le madri che soffrono a causa delle scelte sbagliate dei figli, perché ricevano dalla nostra preghiera la forza per continuare il difficile cammino del calvario.
ORAZIONE
Padre Santo, sotto il cui sguardo d’amore tuo Figlio, servo obbediente, ha incontrato sulla via del Calvario la Madre addolorata, suscita in noi il sincero desiderio di seguire Cristo portando la nostra croce e di
andare incontro al fratello che soffre. Per Cristo Nostro Signore.
103
QUINTA STAZIONE
Maria sta presso la croce del Figlio.
Gesù, agnello immolato sulla croce.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI (Gv 19, 25-27)
“Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua
madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse
alla madre: ‘Donna, ecco il tuo figlio!’. Poi disse al discepolo:
‘Ecco la tua madre!’. E da quel momento il discepolo la prese
nella sua casa.”
Dagli scritti di mons. Tonino Bello.
Santa Maria, donna coraggiosa, tu che nelle tre ore di agonia sotto
la croce hai assorbito come una spugna le afflizioni di tutte le madri
della terra, prestaci un po’ della tua fortezza. Alleggerisci le pene di tutte le vittime dei soprusi, conforta il pianto nascosto di tante donne che,
nell’intimità della casa, vengono sistematicamente oppresse dalla prepotenza del maschio.
Ispira la protesta delle madri lacerate negli affetti dai sistemi di forza e dalle ideologie di potere; guida i passi delle madri-coraggio perché
scuotano l’omertà di tanti complici silenzi. E quando suona la Diana
di guerra, convoca tutte le figlie di Eva perché si mettano sulla porta di
casa e impediscano ai loro uomini di uscire, armati come Caino, ad
ammazzare il fratello.
PREGHIAMO INSIEME: Ascoltaci, Signore.
• Per tutte le madri che lottano per la sopravvivenza dei loro
figli, perché siano consolate dalla materna dolcezza di Maria
e confortate dalla sua intercessione.
• Per tutte le madri dei soldati morti o dispersi nelle guerre di
questo secolo, perché il loro pianto e le loro sofferenza trovi
104
•
consolazione in te o Dio.
Per tutte le donne che soffrono perché ridotte in schiavitù,
affinché la nostra società sappia reagire liberandole dalla sottomissione alla quale sono costrette.
ORAZIONE
O Dio, tu hai voluto che accanto al tuo Figlio, innalzato sulla
croce, fosse presente la sua Madre Addolorata: fa’ che, associati
alla passione di Cristo, partecipiamo alla gloria della resurrezione. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
SESTA STAZIONE
Maria accoglie nel suo grembo Gesù deposto dalla croce.
Gesù, vittima di riconciliazione.
DAL VANGELO SECONDO MATTEO (Mt 27, 57-59)
“Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatea, chiamato
Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù.
Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato
ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo.”
gate come la brina dal sole della primavera.
PREGHIAMO INSIEME: Ascoltaci, Signore.
• Per i popoli vittime di atroci e ingiuste dittature, perché
nell’unità trovino la chiave per risorgere e conquistarsi un
futuro di pace e prosperità.
• Per i popoli in guerra, perché attraverso la mediazione di
uomini giusti sappiano ricomporre ogni divisione e iniziare
un’autentica ricostruzione sociale e morale.
• Perché ogni cristiano sia segno di resurrezione e di vita in un
mondo lacerato dalla divisione e dalla morte
ORAZIONE
Padre misericordioso, che nell’ora della prova hai consolato la
madre desolata, donaci lo Spirito di consolazione, perché sappiamo consolare i fratelli che vivono nella solitudine o gemono
nell’afflizione. Per Cristo Nostro Signore. Amen.
SETTIMA STAZIONE
Maria affida al sepolcro il corpo di Gesù
in attesa della resurrezione.
Gesù primizia dei morti.
Dagli scritti di mons. Tonino Bello.
Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che nonostante tutto, la morte non avrà più presa su di noi. Che le ingiustizie
dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle guerre si stanno
riducendo a luci crepuscolari. Che le sofferenze dei poveri sono giunte
agli ultimi rantoli. Che la fame, il razzismo, la droga sono il riporto di
vecchie contabilità fallimentari. Che la noia, la solitudine, la malattia
sono gli arretrati dovuti ad antiche gestioni. E che, finalmente, le lacrime di tutte le vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciu105
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI (Gv 19, 40-42a)
“Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero in bende insieme ad oli aromatici, com’è usanza seppellire per i giudei. Ora
nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro vuoto, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù.”
106
Dagli scritti di mons. Tonino Bello.
Dopo la sepoltura di Gesù, a custodire la fede sulla terra non è rimasta che lei. Il vento del Golgota ha spento tutte le lampade, ma ha
lasciato accesa la sua lucerna. Santa Maria donna del sabato santo, estuario dolcissimo nel quale almeno per un giorno si è raccolta la fede di
tutta la Chiesa, tu sei l’ultimo punto di contatto con cielo... guidaci per
mano alle soglie della luce, di cui la Pasqua è la sorgente suprema.
Ripetici che non c’è croce che non abbia le sue deposizioni, non c’è
amarezza umana che non si stemperi in sorriso; non c’è peccato che non
trovi redenzione; non c’è sepolcro la cui pietra non sia provvisoria sulla
sua imboccatura.
PREGHIAMO INSIEME: Ascoltaci, Signore.
• Per coloro che sono senza speranza. La testimonianza viva di
noi credenti diventi occasione per guardare in maniera nuova al futuro.
• Per i morti di tutti le guerre. La loro testimonianza ricordi al
mondo che solo in Dio si trova la vera sorgente della Pace.
• Per chi si è macchiato di delitti di sangue. Il rimorso lasci
spazio al vero pentimento e alla volontà di una vita nuova.
• Per chi nella morte vede la parola definitiva sulla vita, affinché guardando al Cristo Risorto riconosca il valore ultraterreno ed eterno della nostra esistenza.
ORAZIONE
O Dio, nel sepolcro vuoto - segno della terra vergine - hai posto
il seme della nuova creazione: concedici di essere portatori di
speranza e testimoni della vita nuova operata in noi da Cristo risorto. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
107
Litanie dell'Addolorata
Signore, pietà
Cristo, pietà
Signore, pietà
Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici
Signore, pietà
Cristo, pietà
Signore, pietà
Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici
Padre che sei nei cieli
Figlio, Redentore del mondo
Spirito Santo Paraclito
Santa Trinità, unico Dio
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
Madre del Crocifisso
Madre dal cuore trafitto
Madre del Redentore
Madre dei redenti
Madre dei viventi
Madre dei discepoli
Vergine obbediente
Madre offerente
Vergine fedele
Vergine del silenzio
Vergine del perdono
Vergine dell'attesa
Donna esule
Donna forte
Donna intrepida
Donna del dolore
Donna della nuova alleanza
Donna della speranza
prega per noi
"
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"
"
"
"
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"
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"
"
"
108
Novella Eva
Socia del Redentore
Serva della riconciliazione
Difesa degli innocenti
Coraggio dei perseguitati
Fortezza degli oppressi
Speranza dei peccatori
Consolazione degli afflitti
Rifugio dei miseri
Conforto degli esuli
sostegno dei deboli
Sollievo degli infermi
Regina dei martiri
Gloria della Chiesa
Vergine della Pasqua
"
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"
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo
Preghiera
in preparazione
al rinnovo della
Promessa MPA
perdonaci, Signore
ascoltaci Signore
abbi pietà di noi
Preghiamo
O Dio, tu hai voluto che la vita della Vergine fosse segnata dal
mistero del dolore; concedici, ti preghiamo, di camminare con
lei sulla via della Fede e di unire le nostre sofferenze alla Passione di Cristo, perché diventino occasione di grazia e strumento
di salvezza. Per Cristo nostro Signore.
Introduzione
In questo breve momento di preghiera siamo chiamati a meditare sulle parole che pronunceremo quando rinnoveremo la Promessa. Chiediamo al Signore di vivere questo momento nel silenzio profondo del cuore per essere aperti ad ascoltarLo. Chiediamo allo Spirito Santo di illuminare la nostra mente e di
comprendere appieno cosa significa rinnovare la Promessa come
Laico appartenente all’MPA.
Invocazione allo Spirito Santo:
VIENI SPIRITO SANTO,
vieni ed insegnami a tacere,
a fare del silenzio una preghiera,
a lasciar crescere le radici del mio cuore,
a diventare un albero che porta frutti
per tutti gli uomini che hanno fame e sete d'amore.
Congedo
Ci protegga la Vergine Maria e ci guidi benigna nel cammino
della vita. Amen.
VIENI SPIRITO SANTO,
donami la forza di fermarmi
109
110
per ascoltare il mormorio della Parola di Vita,
lontano dalla droga del rumore, dalla danza delle parole;
fa' di me un albero saldamente piantato,
presso un corso d'acqua che porta molto frutto.
VIENI SPIRITO SANTO,
insegnami a radicare la vita nella preghiera,
a raggiungere le sorgenti sotterranee del mio cuore,
ad ascoltare la canzone segreta che tu ripeti
affinché sappia accogliere il tuo amore
capace di mantenere vivi i rami della mia vita.
tuoso, perchè io possa riempirmi e saziarmi di te!
Vorrei che tutto il mio essere tacesse e in me tutto adorasse...
Vorrei penetrare ognor più in Lui ed esserne così piena,
da poterLo dare a quelle povere anime,
che non conoscono il dono di Dio. (B.E.R)
... in forza della mia vocazione cristiana...
VIENI SPIRITO SANTO,
e fortifica in me l'uomo interiore.
Che Cristo abiti, per la fede, nel mio cuore;
che Dio diventi, giorno dopo giorno,
il terreno vitale da cui trarre la linfa necessaria
affinché il frutto della mia vita
abbia il gusto del Suo Amore!
(Michel Hubaut)
Meditiamo sulle parole della Promessa...
Consapevole dell'infinito amore di Dio
per tutte le sue creature,...
“Noi abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi…
Egli ci ha amato per primo!” (Gv 4, 16-19).
“...il tuo nome è scritto sul palmo delle mie mani”
Signore, Dio di misericordia, che rinnovi incessantemente i
prodigi del tuo amore verso il tuo popolo e anche verso di me,
che non ti do ascolto, aiutami a far il vuoto nel mio io presun111
“Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato
per voi fin dalla fondazione del mondo”. (Mt 25,34)
Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio,
e lo siamo realmente! (1 Gv 3,1)
A volte mi sembra che un certo tipo di successo sia prerogativa
dei prepotenti o dei disonesti... mi sembra che anche se ci sforziamo di seguire le vie del Signore, non facciamo altro che collezionare insuccessi…
Signore, che hai proclamato beati i poveri in spirito e gli umili,
aiutaci a superare i momenti di delusione e di scoraggiamento,
aiutaci a cercare il regno di Dio nell’umiltà dell’attesa, confidando sempre nella forza del tuo amore che ci prende per mano!
Schieriamoci umilmente tra gli imperfetti; stimiamoci piccole anime,
che Dio debba sostenere ad ogni istante... (B.E.R)
Quando tutto si intricava, quando il presente mi era così doloroso e
l’avvenire mi appariva ancor più buio, chiudevo gli occhi e mi abbandonavo, come una creaturella, tra le braccia del Padre, che è nei Cieli.
(B.E.R)
... alla presenza della Chiesa,
nella persona del sacerdote celebrante, ...
112
della Superiora Generale dell'Istituto delle Maestre Pie dell'Addolorata, Madre Carla Bertani,
del Presidente del Movimento per l'Alleluia, Stefano Nanni,...
“Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito;
vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore;
vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in
tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito
per l’utilità comune” (1 Cor 12, 4-7)
Nella sua sapienza infinita è Dio che sceglie i fondatori degli istituti religiosi. Egli distribuisce i suoi doni come a Lui piace e
affida a chi vuole una particolare missione da compiere, per
un’opera di servizio alla Chiesa nel piano divino di salvezza.
Il carisma di un fondatore è una intensa e personale esperienza
di Dio donata dallo Spirito, per la quale il fondatore interpreta
il Vangelo e lo vive in modo originale e carismatico nella sequela di Cristo.
In questo preciso tempo storico in cui stiamo vivendo, Dio ha
scelto delle persone come garanti di unità e fedeltà a questo carisma: il Sacerdote ci assicura il legame e il riconoscimento della
Chiesa, la Superiora Generale ci dà la garanzia di camminare secondo la spiritualità donata da Dio a Elisabetta Renzi, il Presidente è colui che svolge il servizio dell’autorità all’interno del
movimento.
...io ..... , RINNOVO la promessa di vivere, con la forza donatami dallo Spirito Santo e per l'intercessione di Maria Santissima Addolorata, gli impegni del mio Battesimo secondo la
spiritualità della Beata Elisabetta Renzi e in base a quanto espresso nelle norme statutarie del Movimento per l'Alleluia.
113
Il Battesimo ci fa’ membra del corpo di Cristo, ci incorpora alla
Chiesa: “Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25).
I battezzati diventano “pietre vive per la costruzione di un edificio
spirituale” (1 Pt 2,5).
Incorporati a Cristo per mezzo del Battesimo, i cristiani vengono conformati a Cristo.
Rigenerati per essere figli di Dio, i battezzati sono tenuti a professare pubblicamente la fede ricevuta da Dio. Poichè nel Battesimo hanno ricevuto “la luce vera che illumina ogni uomo” (Gv 1,9),
i battezzati “dopo essere stati illuminati” (Eb 10, 32) sono divenuti
“figli della luce” (1 Ts 5,5) e “luce” essi stessi. (Ef 5,8)
Perchè viva ancor sono io? Per conoscere, amare e servire Iddio, per amarti, o Gesù mio! (B.E.R)
A tutti apparve un fragile velo che ricopriva Gesù (testimonianza sulla
B.E.R)
In questo momento di silenzio ognuno di noi rinnovi le proprie
promesse battesimali, chiedendo anche alla Beata Elisabetta
Renzi di sostenerci e aiutarci ad essere coerenti ad esse nel nostro quotidiano.
Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo
mi aiutino nell'affrontare,
con allegrezza di spirito,
ciò che la vita mi riserverà
nelle varie realtà in cui sarò chiamato/a
a testimoniare l'amore di Dio per me.
“Noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata, e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perchè l’amore di Dio è
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stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”. (Rm.5, 3-5)
Signore Gesù, mia forza e mia salvezza, fa’ che con l’aiuto della
tua grazia possa vincere il male col bene, testimoniando in ogni
circostanza il tuo amore a quanti mi circondano!
“Quando lavori, Gesù è lì per risparmiarti metà di pena,
quando piangi Egli ti si avvicina per asciugarti le lacrime” (B.E.R)
Certamente dovremo ancor molto e sempre patire,
ma senza il Venerdì Santo non vi è il giorno di Pasqua.
L’Alleluia sta di casa al di là del Calvario. (B.E.R)
La Beata Elisabetta Renzi
mi sostenga in questo cammino
di crescita nella fede, vissuta nel quotidiano, che si alimenta ai
piedi di Cristo Gesù Crocifisso e Risorto, e interceda per me
affinché:
“Io me stia sempre sotto la grande visione di Dio!”. AMEN.
Dammi un cuore aperto e generoso che non si fermi alle sue
preoccupazioni, un cuore nobile, incapace di conservare rancore; un cuore forte che non ha paura delle ombre; un cuore incapace di chiusure. E donami la grazia di cercare in ogni uomo,
senza mai stancarsi, la scintilla che tu vi hai posto quando lo hai
creato a Tua immagine.
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Madre Elisabetta ci dice... ..........................................................43
Per la riflessione personale ........................................................44
Preghiamo...................................................................................46
INDICE
PREMESSA ................................................................................... 1
SCHEMA DEGLI INCONTRI MPA ................................................ 3
IL CAMMINO MPA ..................................................................... 3
4° INCONTRO
“L’ANIMA DEL MONDO”..................................................... 48
La Parola di Dio….......................................................................48
La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) .....................49
Riflessione .................................................................................49
Madre Elisabetta ci dice... ..........................................................51
Per la riflessione personale ........................................................52
Preghiamo...................................................................................54
LETTERA A DIOGNETO ................................................. 8
Preghiera di invocazione allo Spirito Santo............................. 17
1° INCONTRO
“ESORDIO” E “L’IDOLATRIA”............................................. 18
La Parola di Dio….......................................................................18
La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) .....................18
Riflessione .................................................................................20
Madre Elisabetta ci dice... ..........................................................24
Per la riflessione personale ........................................................27
Preghiamo...................................................................................29
5° INCONTRO
“DIO E IL VERBO” ............................................................. 57
La Parola di Dio….......................................................................57
La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) .....................58
Riflessione .................................................................................59
Madre Elisabetta ci dice... ..........................................................61
Per la riflessione personale ........................................................62
Preghiamo...................................................................................64
2° INCONTRO
“IL CULTO” E “IL RITUALISMO GIUDAICO” ......................... 32
La Parola di Dio….......................................................................32
La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) .....................33
Riflessione .................................................................................34
Madre Elisabetta ci dice... ..........................................................37
Per la riflessione personale ........................................................37
Preghiamo...................................................................................39
6° INCONTRO
“L’INCARNAZIONE” E “L’ECONOMIA DIVINA” .................... 67
La Parola di Dio….......................................................................67
La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) .....................68
Riflessione .................................................................................70
Madre Elisabetta ci dice... ..........................................................72
Per la riflessione personale ........................................................73
Preghiamo...................................................................................73
3° INCONTRO
“IL MISTERO CRISTIANO”................................................... 41
La Parola di Dio….......................................................................41
La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) .....................41
Riflessione .................................................................................42
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7° INCONTRO
“LA CARITÀ” E “IL LORO MAESTRO” .................................. 75
La Parola di Dio (1)… .................................................................75
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La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) (1)................75
Riflessione (1) ............................................................................76
La Parola di Dio (2)… .................................................................79
La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) (2)................80
Riflessione (2) .............................................................................81
Madre Elisabetta ci dice... ..........................................................84
Per la riflessione personale ........................................................85
Preghiamo...................................................................................86
8° INCONTRO
“LA VERA SCIENZA” ........................................................... 88
La Parola di Dio….......................................................................88
La Parola della Chiesa (Dalla Lettera a Diogneto) .....................88
Riflessione .................................................................................89
Madre Elisabetta ci dice... ..........................................................93
Per la riflessione personale ........................................................94
Preghiamo...................................................................................95
APPENDICE ....................................................................... 97
Corona dell’Addolorata .............................................................98
Preghiera in preparazione al rinnovo della Promessa MPA .....110
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120
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Libretto Formativo 2013/2014 - Maestre Pie dell`Addolorata