Sabato 17 marzo 2012
24 ore
in Calabria
I sindaci della costa jonica calabrese mobilitati contro Trenitalia e contro il ministero
Treni, tutta colpa della gomma
La soppressione della lunga percorrenza addebitata al trasporto su strada
di MARINA VINCELLI
CROTONE - E’ il trasporto su gomma la causa della soppressione dei
treni a lunga percorrenza sulla fascia ionica? E’ questo l’interrogativochesisono postiisindacidellacosta ionica calabrese, in mobilitazione contro la soppressione dei treni a
lunga percorrenza, decisa da Trenitalia e dal Ministero alle infrastrutture.
Ieri una decina di primi cittadini,
provenienti, da diversi comuni della
fascia ionica,( da Melissa, a Cutro,
Rocca di Neto, Cirò Marina, Calopezzati, Pietrapaola, Crosia, Cropalati, Caloveto, Paludi ed altri rappresentanti della Locride), si sono incontrati nell’aula consiliare del comune pitagorico, per salvare
dall’isolamento la fascia della ionica. Hanno concordato di fare fronte
comune e, come prima iniziativa, di promuovere un incontro a Roma, presso il
Ministero alle infrastrutture, per ridiscutere i tagli effettuati sui treni a lunga percorrenza, insieme ai dirigenti di
Trenitalia.
L’iniziativa, promossa dal vice-sindaco diCirò Marina,Nando Amoruso,è statacoordinata dalvice-sindaco di Crotone Teresa Cortese, insieme all’assessore comunale Francesco Stabile ed all’assessore provinciale Marcello Praticò. Alcuni sindaci hanno denunciato, tra le possibili cause della soppressione dei treni, la politica, definita «clientelistica», operata dalla regione, a favore
del trasporto su gomma, gestito da
autolinee private, che sottrarrebbero “clienti”alla ferrovia.
«Bisogna passare alle vie di fatto ha contestato il sindaco di Crosia,
Gerardo Aiello –Dobbiamo chiedere
unincontro aRomacon ilministero
e con i vertici di Trenitalia. Dobbiamo capire cosa passa sulla testa dei
cittadini». «Se i trasporti su gomma
diventano un problema – ha continuato - perché portano via utenza
dalla ferrovia, i sindaci hanno il di-
Mobilità
un diritto
da
rivendicare
Viaggiare in treno un sogno irrealizzabile sulla costa jonica calabrese
tempo si è fermato».
Alcuni sindaci sono stati fortemente polemici nei confronti dei
rappresentanti regionali e nazionali, che avrebbero contrastato solo a
parole la soppressione dei treni a
lunga percorrenza della Ionica.
Mentre Salvatore Migale, sindaco di
Cutro, ed il sindaco di Pietrapaola
Giandomenico Ventura, ritenevano utile coinvolgere i rappresentanti regionali e nazionali, altri sindaci
hanno dichiarato di preferire condurre da soli la battaglia. Il vice-sindacoCortese hasuggerito dipartire
con l’incontro romano, tra i sindaci
ed il ministro e, in un secondo momento, coinvolgere anche i livelli
istituzionali più alti. «I sindaci di
questi territori - ha evidenziato Stabile - sono coinvolti in prima persona e, a questo punto, dopo aver parlato con i vertici di Trenitalia riteniamo che un movimento debba partire dal basso, per sostenere il sacrosanto diritto alla mobilità».
Lettera ad Angelo Mautone, nuovo presidente delle Ferrovie della Calabria
Taurensi, pressing di Raffa
Il presidente della Provincia di Reggio chiede il ripristino dei collegamenti
REGGIO CALABRIA – Il presidente della Provincia di Reggio Calabria, Giuseppe Raffa, in una nota,
ha espresso il timore che «l'avvicendamento al vertice delle Ferrovie della Calabria possa rallentare
le decisioni che sembravano portare ad un imminente ripristino delle «Taurensi. Per questo motivo
Raffa ha scritto al nuovo presidente di Fdc, Angelo Mautone, per invitarlo nella Piana di Gioia Tauro e
dargli così modo «di conoscere da
vicino la grave emergenza che sta
attraversando questo tratto di territorio della provincia reggina».
«Le Ferrovie della Calabria - scrive il Presidente della Provincia a
Mautone – devono recuperare la
vocazione cardine che nel passato
Nota dell’associazione regionale calabrese
Revisione dell’Imu, il decreto
soddisfa la Confagricoltura
CATANZARO – «Grande
soddisfazione
è
stata
espressa da Confagricoltura Calabria per il sì bipartisan della Camera all’ordine
del giorno sul decreto Liberalizzazioni che prevede
l’impegno del Governo a
«promuovere una revisione dell’Imu per le aziende
agricole».
È quanto si afferma in
una nota dell’associazione
imprenditoriale agricola.
«Si tratta di un primo risul-
ritto di dire la loro. Non si può dissanguare la ferrovia. Se, dopo il confronto a Roma, dovesse emergere
che si sta attuando una politica
clientelare verso le aziende di trasporto su gomma, noi non ci stiamo».
Il vice-sindaco Amoruso ha proposto: «Dobbiamo fare fronte comune e chiedere al ministro un incontro con Trenitalia, per avere almeno
il minimo: qualche treno decente e
riavere indietro quello che ci è stato
tolto». «Io combatto da otto anni per
lastatale 106–haraccontato- Misono incatenato, ho organizzato manifestazioni, sonoriuscito adincontrare i dirigenti dell’Anas e ad ottenere anche qualche miglioramento
della statale».« I nostri parlamentari, e se ne sono visti di tutti i colori - ha
contestato - non sanno neanche
dov’è il Ministero alle infrastrutture. E noi qui percorriamo strade costruite nel ventennio fascista, ci
muoviamo su mulattiere dove il
tato – prosegue la nota di
Confagricoltura – che fa seguito alla manifestazione
di protesta svoltasi davanti
a Montecitorio, promossa
da Confagricoltura insieme a Cia e Copagri e indotta
dalla necessità di opporsi
all’introduzione dell’Imu
che, nella sua originaria
formulazione, avrebbe di
fatto determinato un aumento pari a cinque volte il
livello attuale di tassazione
in agricoltura».
hanno svolto per il Trasporto pubblico locale regionale. Il processo
di risanamento iniziato nei mesi
scorsi, e che vede in prima linea i
lavoratori chiamati a concorrere
con la rinuncia a quote importanti
di salario, non può continuare a
pesare su una sola parte, se poi la
risposta dell’Azienda si traduce in
tagli e soppressioni di linee. Per
ciò che riguarda le 'Taurensi' si
tratta di 41 chilometri di strada
ferrata, di antica tradizione, nella
Piana di Gioia Tauro, suddivise fra
due linee, la prima Gioia TauroCinquefrondi (32 chilometri) e la
seconda Gioia Tauro-Palmi, oggi
entrambe chiuse. Non sto qui a
raccontarle i motivi, assolutamente tecnici, mentre voglio ricordar-
le che nulla di ciò che è stato previsto nell’accordo firmato nell’ottobre 2011 da Regione, FdC e sindacati, con l'obiettivo di ripristinare
tutto il tracciato calabrese, si è realizzato. Almeno non in provincia
di Reggio, territorio di cui, nella
mia qualità, mi occupo tentando di
tradurre in certezza le ansie che affliggono i cittadini, impediti nel loro diritto alla mobilità, e quelle che
tolgono il sonno ai lavoratori delle
Taurensi, oggetto di sempre più
frequenti interpelli da parte della
Fdc che li invita a trasferirsi su altre tratte calabresi, certamente
più fortunate perchè oggetto di significativi interventi e lungimiranti progettazioni».
r. ce.
Giuseppe Raffa
Tagliate le gomme dell’auto della moglie. Scopelliti solidale: «Sono al suo fianco»
S. Giovanni in Fiore, Barile nel mirino
di ANTONIO MANCINA
SAN GIOVANNI IN FIORE Ennesimo atto intimidatorio
nei confronti del primo cittadino di San Giovanni in Fiore,
Antonio Barile. Nella giornata dell'altro ieri è stata tagliata una gomma (quella anteriore sinistra) dell'auto della
moglie del sindaco, che si è accorta dello sfregio, una volta
dal gommista di fiducia, che
le ha fatto notare, come la
gomma non era sgonfia per
un motivo accidentale, ma
perché volutamente tagliata
e danneggiata con un coltello
o con un punteruolo.
Questo nuovo atto intimidatorio verso il sindaco della
città di Gioacchino dimostra
ancora una volta (se v'era bisogno) che i precedenti non
erano casuali e sporadici, ma
sistematici per intimidire colui che nel mese di marzo dell'anno scorso, è stato eletto a
primo cittadino con una forte
maggioranza. Evidentemente l'azione amministrativa di
Antonio Barile, volta a risa-
Il sindaco di San Giovanni in Fiore, Antonio Barile
nare le finanze di un comune
sull'orlo del fallimento, dà fastidio a qualcuno. Chi è questo “qualcuno”non si sa.
Le forze dell'ordine, a cui
sono state presentate tutte le
denunce (ultima quella di giovedìscorso), stannoindagando a 360 gradi per poter dargli un volto o quanto meno
un'attribuzione, anche se finora gli elementi che potrebbero portare a questo “qualcuno”sono labili e sfuggenti.
Le intimidazioni, verso il
primo sindaco di centro de-
stra al comune di San Giovanni in Fiore, sono iniziate già a
pochi mesi dalla sua elezione,
quando gli è stata bruciata
una casetta di campagna,
proprietà della moglie. Sono
proseguite in seguito con lettere minatorie, con scritte ingiuriose comparse sulle mura adiacenti gli uffici comunali, con un altro attentato alla vita della moglie, che nel recarsi a Crotone, aveva notato
che i bolloni delle quattro ruote dell'auto erano stati svitati
appositamente. Tragedia evi-
tata nell'occasione per pura
casualità. L'altro ieri un altro
vile gesto, sempre a danno
della consorte di Barile.
Amaro il commento del sindaco Barile. «Non c'era motivo di credere che chi aveva
commesso più atti intimidatori spingendosi fino agli attentati veri e propri, avesse
cambiato idea, perché la nostra azione amministrativa
non ha certo rallentato o cambiato direzione, da quando sono cominciate queste azioni».
Il Presidente della Regione
Giuseppe Scopelliti , infine,
ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Esprimo sincera solidarietà al Sindaco di
San Giovanni in Fiore Antonio Barile per l’ennesimo atto
intimidatorio subito. Non mi
stanco di ripetere che nessuno potrà condizionare la sua
attività amministrativa con
questi meschini gesti. So che
il Sindaco Barile andrà avanti
–conclude Scopelliti –e voglio
ribadire che al suo fianco avrà
sempre le Istituzioni e la gente perbene».
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24 ore
Sabato 17 marzo 2012
A Reggio arrestato un ex dipendente di una concessionaria di auto. Denunciato un funzionario delle Poste
Su libretti falsi i soldi delle truffe
I rimborsi per incidenti inesistenti finivano su conti aperti a ignare persone
REGGIO CALABRIA - Falsi
incidenti stradali e truffe alle
Poste con la compiacenza di
un funzionario. Per questo
motivo i finanzieri del Gruppo
di Reggio Calabria hanno proceduto all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare
emessa dal gip Antonino Laganà nei confronti di P.A. 28
anni, nonché la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria
per T.G. di anni 57 dipendente
delle Poste Italiane per i reati
di falso, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori.
L’indagine ha preso le mosse nell’ottobre del 2010 dalla
denuncia sporta dal coniuge
del proprietario di un autosalone di Reggio che aveva direttamente appreso presso gli
Uffici Postalidei rionireggini
di Archi e Santa Caterina che
erano stati accesi e movimentati a suo nome e a sua completa insaputa due libretti di risparmio nominativi.
Le indagini condotte dalle
fiamme gialle con il coordinamento del sostituto procuratore Stefano Musolino permettevano di accertare che
P.A., ex collaboratore di una
concessionaria di autovetture, avendo avuto per motivi di
lavoro copia dei documenti di
identità della denunciante,
dopo la loro scannerizzazione
e contraffazione, aveva provveduto all’apertura di un primo libretto di risparmio nominativo presso la filiale delle poste di Santa Caterina e successivamente presso la filiale di
Archi, avvalendosi della conoscenza e della collaborazione
di T.G.. In particolare, sui libretti postali, P.A. aveva provveduto a depositare denaro
contante dopo il cambio di assegni circolari frutto di due distinti risarcimenti danni per
fittizi e sinistri stradali di cui
Oggi al via la “Giornata della Memoria” di Libera
Le vittime di ’ndrangheta
Una marcia a Genova
I controlli della Guardia di Finanza
lostessosi eraresoprotagonista utilizzando i mezzi intestati alla concessionaria presso
cui prestava la sua opera ed a
lui concessi in uso nell’ambito
del rapportodi mediazioneinstaurato.
Proprio con l’utilizzo dei documenti contraffatti, l’indagato aveva indotto in errore i
funzionari di sportello e la Direttrice della filiale di Archi
delle Poste Italiane ai quali li
aveva esibiti per la compilazione delle procedure del censimento dei clienti. Con la compiacenza del funzionare della
posta di Santa Caterina, T.G.,
veniva di fatto attivato il primo libretto nominativo fittiziamente intestato alla denunciante senza rispettare le
procedure
di
verifica
dell’identità del richiedente.
In effetti, l’amicizia tra i due
indagati è stata appurata dagli uomini delle Fiamme Gialle che hanno dimostrato come
vi fossero stati continui contatti telefonici tra loro, in particolare il giorno antecedente
all’accensione del libretto e nei
giorni successivi allo stesso.
L’opera di T.G. è stata inoltre
appurata nel corso del versamento del secondo assegno allorquando lo stesso ha provveduto a compilare direttamente la distinta di versamento per poi consegnarla, insieme al titolo di credito, all’operatore di sportello che ignaro
aveva provveduto al versamento, senza verificarela reale identità del cliente che stava
effettuando l’operazione, confidando proprio nell’intercessione del collega. Gli elementi
probatori acquisiti dai finanzieri hanno permesso al magistrato inquirente di richiedere ed ottenere per entrambi gli
indagati le misure cautelari.
Nel corso delle perquisizioni
domiciliari è stato rinvenuto
ulteriore materiale probatorio e numerosi libretti nominativi e buoni fruttiferi per
circa 700mila euro che fanno
presumere un’estensione del
fenomeno anche ai danni di altre persone ignare coinvolte.
so il 25 settembre 1998. Ma con loro molti aldi EMANUELA ALVARO
tri semplici cittadini, magistrati, giornaliREGGIO CALABRIA - Quest’anno il giorno sti, appartenenti alle forze dell' ordine, sascelto per la XVII “Giornata della Memoria e cerdoti, imprenditori, sindacalisti, espodell'Impegno in ricordo delle vittime delle nenti politici e amministratori locali morti
mafie” è oggi, in anticipo, rispetto al 21 per mano delle mafie solo perché, hanno
marzo, ma solo per favorire la massima par- compiuto il loro dovere, anche se da questo
tecipazione. Familiari italiani e stranieri di terribile elenco ne mancano tantissime alvittime delle mafie raggiungeranno Geno- tre. Genova come un grande contenitore di
va per la manifestazione promossa dall'as- memoria, come città dove la coscienza antisociazione Libera, da enti locali e Regioni mafia si concentra, si descrive, si racconta e
per la formazione civile contro le mafie, in chiede che la testimonianza sia sempre viva
e attenta. Le mafie, ovvero
collaborazione con la Rai,
Cosa nostra, la Camorra, la
con il patrocinio del Comune
'ndrangheta che nel corso
di Genova, delle Province di
dei decenni hanno massaGenova e di Savona, della Recrato e ucciso prima nelle regione Liguria e sotto l'Alto
gioni di riferimento poi in
Patronato del Presidente
tutta Italia e in Europa, che
della Repubblica.
hanno organizzato massaNel resto d’Italia e anche
cri, come quelli di Falcone e
nella Locride rimane il 21
Borsellino, stragi come
marzo il giorno da dedicare
quelle del '93/'94, patti scelal ricordo delle vittime di malerati con le istituzioni, infia. Quest’anno, per la Locriquinamento dell'economia,
de è stata scelta Marina di
usura, omicidi e istigazioni
Gioiosa Ionica, dalle 11 in
al suicidio. Le vittime, sono
poi. Oltre 900 nomi di vitticentinaia: tutti ammazzati
me innocenti delle mafie, per
per mano di mafia, uccisi
la Calabria verranno ricordati Gianluca Congiusta, uc- Mario Congiusta, papà di Gianluca perché la mafia li ha costretti
a morire, vittime comunque.
ciso il 24 maggio 2005, a Siderno; Marcello Geracitano il 17 gennaio Per questo, perché la memoria è la base stes2005, aStilo; FrancoFortugno il16 ottobre sa della democrazia, Genova diventa punto
2005, a Locri; Massimiliano Carbone il 17 di riferimento delle famiglie delle vittime di
settembre 2004, a Locri; Paolo Rodà un ra- mafia e per questo intitolerà a quelle vittime
gazzino di tredici anni ucciso il 2 novembre una piazza, ospiterà concerti, seminari su
2004, a Ferruzzano. E ancora Adolfo Carti- ecomafie, zoomafie, gioco d'azzardo e gioco
sano, detto Lollò, fotografo, sequestrato il illegale, sulle normative che lo Stato ha po22 luglio 1993 e ritrovato morto nel 2003; sto in essere per il contrasto della criminaAntonino Marino, comandantedella caser- lità organizzata. Così don Luigi Ciotti dema di Platì, ucciso nel 1990; Antonino Sco- scrive la Giornata della memoria delle vittipelliti, magistrato, ucciso il 9 agosto 1991; me di mafia. «Non una festa, ma una testiLuigi Ioculano,medico di GioiaTauro ucci- monianza, è memoria che si fa impegno».
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14 Calabria
Si teme una terza faida, il sindaco ha convocato un consiglio comunale straordinario
Oppido, perquisizioni a raffica
I carabinieri s’interrogano sulla sparizione di due parenti di Ferraro
di MICHELE ALBANESE
OPPIDO MAMERTINA - Il
territorio di Oppido Mamertina viene costantemente monitorato dai Carabinieri. Posti di blocco e perquisizioni
domiciliari costituiscono solo una delle strategie con le
quali i militari della locale stazione guidata dal maresciallo
Andrea Marino e quelli del
Nucleo Operativo della Compagnia di Palmi che seguono
l’evolversi della situazione
dopo i due omicidi di Domenico Bonarrigo e di Vincenzo
Ferraro verificatisi nei giorni
scorsi. Per il resto i Carabinieri controllano le mosse di alcuni soggetti ritenuti vicini
alle famigliecoinvolte neifatti di sangue. E mentre il fascicolo delle indagini è stato trasferito dalla Procuradi Palmi
alla Direzione Distrettuale
Antimafia di Reggio Calabria
a conferma che alla base delle
indagini prevale la pista mafiosa dei due fatti di sangue
che potrebbero aver dato origine alla terza fase della faida
che complessivamente ha
provocato decine di morti ammazzati senza pietà. Una possibilità chenon vieneesclusa,
anzi con il passare del tempo
l’ipotesi prende sempre più
piede. Un riscontro che porta
gli inquirenti ad ipotizzare la
Una pattuglia dei carabinieri
riesplosione della faida sarebbe anche quello della
“scomparsa volontaria ” di
due soggetti vicini alla famiglia Ferraro. Due uomini imparentati con la vittima che
da giorni si sarebbero “occultati”da Oppido per ragioni allo stato misteriose. I due, sembra cognati di Vincenzo Ferraro, non avrebbero partecipato né al lutto né al funerale
dell’uomo ucciso. E che la decisione di occultarsi fosse volontaria lo testimonierebbe il
fatto che nessuna denuncia di
scomparsa è stata presentata
dai loro parenti ai Carabinieri. Ovviamente quest’ultimo
fatto accresce l’inquietudine.
Perché si sono “inabissati”?
Perché sparire? Per paura di
possibili ritorsioni? Perché si
sentono essere possibili obiettivi di nuovi agguati? Oppure
perché hanno intenzione di
reagire alla morte del loro
congiunto? Domande legittime quelle che i Carabinieri si
pongono. Gli inquirenti li
cercano da giorni per capire e
eventualmente prevenire,
ma di essi nessuna traccia.
Del resto non è la prima volta
che parenti diretti di uomini
uccisi in contesti mafiosi o di
faida scelgano di nascondersi. E’giàaccadutoaltre voltee
innumerevoli località calabresi. Sta accadendo anche ad
Oppido Mamertina dove la
paura che possa ripetersi il
triste esinistro cantodella lupara tra gli ulivi secolari o tra
le strade o i locali pubblici comincia a crescere. E certo la
scelta dei due parenti di Vincenzo Ferraro di far perdere
le loro tracce non fa che confermare questa paura. Gli inquirenti non escludono che i
due possono essersi rifugiati
in attesa di tempi migliori. Insomma aspettano chepassi la
bufera. Ma non è detto che sia
così. Ma non escludono anche
che nella testa possano aver
dell’altro, che vogliano preparare altre vendette. Ma i Carabinieri stanno anche accentuando la caccia a Pepè
Ferraro, cugino di Vincenzo,
latitante dal 1998, da quando
cioè furono compiuti gli ultimi omicidi della seconda fase
della faida. Ferraro che in zona ha dimostrato di avere appoggidi primissimopianovisto quanto dura la sua latitanza, potrebbe essere un elemento che potrebbe rivelarsi
anch’esso strategico in questa fase. E mentre il sindaco
Bruno Barillaro si appresta a
predisporre un consiglio comunale aperto che affronti il
delicatissimo momento che
vive la sua città, il clima di incertezza e di paura continua
ad aleggiare sulla comunità,
che sa cosa significa una faida.
Denunciate due persone (padre e figlio). Truffa da 45mila euro
Percepivano 1000 euro di pensione
anche dopo la morte del congiunto
di ANTONIO IANNICELLI
CASSANO JONIO- Hanno
continuato a percepire per
circa tre anni le pensione,
all'incirca mille euro al mese, di un loro congiunto deceduto. Due persone, madre e figlio, le cui generalità non sono state rese note,
sono state segnalate alla
Procura della Repubblica
del Tribunale di Castrovillari perché accusati, la madre di truffa ai danni dell'Inps e il figlio di riciclaggio. Il giudice delle indagini preliminari del Tribunale della città del Pollino ha,
altresì, disposto nei loro
confronti il sequestro finalizzato alla confisca di beni
per 45.000 euro corrispondenti alle somme erogate
dall'Inps a favore del loro
congiunto deceduto nel
2008 e titolare di due posizioni pensionistiche. Tutto
questo è avvenuto a conclusione di una mirata attività
d'analisi di rischio effettuata dagli uomini della
compagnia della Guardia
di Finanza di Sibari, guidati dal capitano Antonio
Taccardi, e finalizzata a far
emergere episodi di truffa
ai danni degli enti previdenziali e assistenziali. La
morte del congiunto non
era stata denunciata all'ente di previdenza. L'Inps, all'oscuro di quanto avvenuto nel 2008, per circa tre anni, fino a quando i segugi
delle Fiamme Gialle non
hanno scoperto la truffa,
ha continuato a corrispondere presso l'ufficio postale
di Doria puntualmente gli
emolumenti che la signora
si faceva accreditare su un
libretto postale nominativo. Una truffa di circa 45
mila euro. La storia è andata avanti fino a quando gli
uomini della compagnia
della Guardia di Finanza di
Sibari, effettuando uno
speciale screnning sui determinati percettori di pensione, hanno scoperto
quanto stava avvenendo.
Immediatamente gli uomini delle Fiamme Gialle hanno comunicato all'Inps
quanto scoperto e l'istituto
di previdenza ha bloccato
l'emissione delle due pensioni.
Gli ulteriori approfondimenti eseguiti dagli uomini del capitano Taccardi
hanno consentito, altresì,
di accertare come il libretto
a risparmio fosse cointestato alla persona defunta e
alla delegata alla riscossione e come, a seguito dell'intervenuto blocco dell'erogazione delle indennità, il
figlio della signora avesse
aperto un secondo libretto
nominativo a risparmio,
sul quale era stata trasferi-
ta la residua somma di
20.000 euro, nel tentativo
di far perdere le tracce degli importi indebitamente
percepiti.
A conclusione dell'attività investigativa, madre e figlio sono stati segnalati alla Procura castrovillarese.
La madre per il reato di
truffa ai danni dell'Inps e il
figlio per riciclaggio. Nel
contempo, il Gip ha emesso
un decreto di sequestro per
equivalente ai fini della
confisca delle somme di denaro e dei beni mobili nella
disponibilità degli indagati fino alla concorrenza del
valore dell'indebita percezione. All'atto dell'esecuzione sono state sequestrate due vecchie autovetture,
3 depositi a risparmio e un
conto correnti, per poche
migliaia di euro.
La sede dell’Inps
Continua il botta a risposta sui conti della sanità
Pdl-Loiero, lite sulle clientele
CATANZARO–Nuova puntata della querelle
tra Agazio Loiero e il presidente Giuseppe
Scopelliti. L’ex presidente accusa il successore perché non replica direttamente alle sua
osservazioni e lo fa con «i suoi caudatari».
Loiero precisare che: «il debito pregresso è
stato accumulato per l’80% dalla Giunta di
cui lui stesso, per qualche anno, ha fatto parte, e per il rimanente 20% dal centro-sinistra;
confermo che quando Scopelliti si è insediato
i bandi per le Case della salute erano pronti:
basta chiederlo al dirigente, il dott. Graziano,
che aveva fatto un lavoro eccellente e francamente non so neanche se sia ancora alle dipendenze della Regione. Non so davvero, da
parte del protagonista principe del “Modello
Reggio” , come si possa usare, rivolto a me, il
termine “clientelare”. Lo invito pubblicamente a dirmi quali sono le assunzioni clientelari che avrei fatto e lo invito a dirmi un solo
nome. Io ho permesso la stabilizzazione, specie all’ospedale di Reggio Calabria, di persone
che non conoscevo e che non conosco, che in
alcuni casi erano da oltre 10 anni appesi ad un
lavoro precario. Certo è un pò paradossale
che un Presidente che ha occupato tutti gli
spazi, finanche gli interstizi della nostra regione, con uomini ai quali, nella maggior
parte dei casi, non è richiesta alcuna professionalità da mettere a disposizione della sua
Giunta, ma solo la fedeltà da porre esclusivamente alla sua causa personale, faccia dare a
me del clientelare». «Questo attivismo da parte dell'ex Presidente Loiero è angosciante»,
replicano i consiglieri regionali del Pdl, Pacenza, Orsomarso, Magno, Salerno e l’assessoreMancini.«Ancorauna voltadàinumeri,
forse perché - affermano - il Terzo Polo, appena nato a Catanzaro, è già imploso. Loiero dice di non aver mai fatto operazioni clientelari:
gliene ricordiamo soltanto due, forse le più
evidenti. La prima riguarda suo fratello Tommaso quale Direttore Generale del Turismo
della Regione Calabria; l'altra, il concorso di
"vitale" importanza per la struttura ospedaliera di Reggio Calabria e riguarda la Dermatologia, vinto dalla moglie dell'ex Assessore
regionale Naccari, la dottoressa Falcomatà».
FIRMO
Resta folgorato
a un palo dell’Enel
e muore in ospedale
L’Ospedale di Castrovillari
di FRANCESCO MOLLO
CASTROVILLARI - È stato accompagnato al pronto soccorso dell'ospedale
di Castrovillari dai complici che, una volta lasciato l'amico nelle mani dei
medici, si sono dileguati.
Ma poco hanno potuto fare i sanitari per Domenico Carlucci, ventiquattrenne di Firmo, che è arrivato al “Ferrari”in serie
difficoltà respiratorie e
con ferite da
folgorazione
su tutto il corpo.
Il fatto è avvenuto nel
primo pomeriggio di ieri l'arrivo
al
pronto soccorso è stato
registrato alle 14 e 25 - in
località Ciparsia, nei
pressi della zona industriale di Cammarata,
non molto distante dall'impianto
produttivo
della Osas.
Il giovane, noto alle forze dell'ordine per alcuni
precedenti in materia di
reati contro il patrimonio
e la persona, era ufficialmente nullafacente. Ma
le indagini coordinate dal
sostituto procuratore di
Castrovillari, Maria Grazia Anastasia, si sono
dapprima mosse su più
direzioni. Oltre alla più
immediata del furto di cavi di rame, come ne avvengono quotidianamente,
gli inquirenti hanno voluto anche appurare se il
giovane non fosse rimasto folgorato mentre stava lavorando in nero; entrambe le ipotesi spiegherebbero infatti il comportamento degli amici che
lo hanno portato al pronto soccorso.
Subito dopo che dall'ospedale hanno comunicato l'evento alla procura
della Repubblica presso il
tribunale del
Pollino, i carabinieri delle
stazioni di Castrovillari e di
Lungro si sono messi sulle
tracce delle
persone che
hanno accompagnato il giovane
moribondo in ospedale. Nelle ore successive
si sono susseguiti diversi
interrogatori dei familiari della vittima e della altre persone informate dei
fatti.
In serata, comunque,
l'ipotesi che ha preso più
piede è stata quella del
furto; e alla fine si è appreso che il giovane, insieme
ai suoi complici, stava
cercando di rubare cavi di
rame da un palo della luce
in cemento.
Nessuno dei complici,
sebbene identificati, sono
stati fermati, visto che la
drammatica piega presa
dall'operazione ha impedito che il furto si consumasse fino in fondo.
Gli amici
lo lasciano
al Pronto
soccorso
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Calabria 15
24 ore
Sabato 17 marzo 2012
Sabato 17 marzo 2012
Dopo gli interrogatori di garanzia sono numerosi i fermi che non vengono convalidati
“Lancio”, sette scarcerazioni
Accuse confermate per undici fiancheggiatori del boss Domenico Condello
di CLAUDIO CORDOVA
SONO in tutto sette le scarcerazioni operate dai quattro Gip che sono stati chiamati a decidere sui fermi disposti dai pubblici ministeri
Giuseppe Lombardo e Rocco Cosentino contro i presunti fiancheggiatori del latitante Domenico Condello,
detto “Micu u pacciu”.
Tornano dunque in libertà Roberto Richichi (difeso
dagli avvocati Umberto
Abate e Sabina Aloi), Demetrio Romeo, Caterina Condello (difesa dagli avvocati
Antonio Managò e Nico
D’Ascola), Giuseppa Condello e i “vecchietti” Francesco Condello, Giuseppe e
Maddalena Martino per cui
erano stati disposti gli arresti domiciliari (tutti assistiti dall’avvocato Managò).
Era stato il Ros dei Carabinieri retto dal tenente colonnello Stefano Russo a eseguire l’operazione “Lancio”
con cui erano stati bloccati,
tramite un provvedimento
d’urgenza, diciotto individui, uomini e donne, che
avrebbero coperto, in questi
anni, la latitanza dell’ultimo padrino della ‘ndrangheta reggina, quel Domenico Condello, cugino del
noto boss Pasquale Condello, detto “il Supremo”, arrestato il 18 febbraio del 2008
a Pellaro dal Ros dei Carabinieri.
In carcere restano in undici: Mariangela Amato,
Giovanni e Giuseppe Barillà, Giuseppa Santa Cotroneo, Francesco Genoese,
Cosimo Morabito, Bernardo
Vittorio Pedullà, Massimiliano Richichi, Pasquale Richichi, Margherita Tegano.
I quattro Gip chiamati ad
affrontare le posizioni degli
indagati (Tommasina Cotroneo, Domenico Santoro,
Francesco Petrone e Cinzia
Barillà) hanno dunque
scarcerato tutti i soggetti ritenuti responsabili del reato
di intestazione fittizia di beni con riferimento al negozio “Pane, pizze e fantasia”,
intestato ai Martino, ma
che, in realtà, secondo l’accusa, sarebbe stato gestito
dal cartello Condello-Imerti. Secondo gli inquirenti quello sarebbe anche un
vero centro operativo delle cosche. Ma per i
soggetti accusati di 12 quinquies non esisterebbero, a
detta dei Gip, le esigenze
cautelari. Nell’indagine, oltre ai diciotto fermati, risultano indagati anche il boss
di Fiumara di Muro Nino
Imerti, detto “Nano feroce”,
imparentato con i Condello,
nonché Bruno Tegano: per i
due, però, non era stato
emesso il provvedimento di
fermo in quanto entrambi
risultano già detenuti. Restano dunque in carcere i
soggetti più di rilievo, come
Giovanni e Giuseppe Barillà. Il primo, in particolare, è
genero del boss Pasquale
Condello e venne già arrestato
come favoreggiatore del “Supremo”, allorquando gli uomini del Colonnello
Valerio
Giardina fecero
irruzione per arrestare il latitante nell’inverno 2008.
Le indagini che hanno
portato all’operazione “Lancio” prendono spunto dalla
scoperta del Ros, di un covo
ancora “caldo” di Domenico
Condello nella zona di Catona, a poche decine di metri
dalla celebra discoteca “Ka-
L’operazione
effettuata
dai carabinieri
lura”. Un’operazione che,
nell’ottica degli investigatori, avrebbe tagliato di netto le gambe alla ramificata
articolazione che starebbe
coprendo le tracce dell’ultima grande “primula rossa”
delle cosche reggine, capace di nascondersi nonostante i tanti acciacchi di salute.
Condello, oggi 55enne, è
stato uno dei killer più abili
della seconda guerra di mafia ed è considerato l’attuale
reggente della cosca ed è latitante dal 1991, proprio
l’anno in cui cessò la mattanza reggina che ha insanguinato la città per circa sei
anni con oltre seicento morti ammazzati per le strade.
Nel curriculum di “Micu u
pacciu”, peraltro, c’è anche
l’agguato del 13 ottobre
1985, allorquando restò sul
terreno, nel proprio regno
di Archi, il boss Paolo De
Stefano.
Il covo del latitante
Il magistrato è attualmente alla guida dell’ufficio gip-gup
Vincenzo Pedone verso la presidenza
del Tribunale di sorveglianza
E’ STATO proposto con quattro voti favorevoli su cinque come nuovo Presidente del
Tribunale di Sorveglianza di Reggio Calabria. Per Vincenzo Pedone, dunque, potrebbe concludersi nelle prossime settimane
l’esperienza di Presidente dell’Ufficio
Gip/Gup di Reggio Calabria. Il magistrato,
con una carriera trentennale alle spalle, è
alla guida dell’Ufficio Gip da qualche anno,
coordinando le attività di uno dei settori più
gravati da lavoro del Tribunale di Reggio
Calabria. Adesso, però, la sua esperienza
potrebbe essere agli sgoccioli. Prima di approdare all’Ufficio Gip, fondamentale per le
tante indagini svolte negli ultimi anni, soprattutto contro la criminalità organizzata, Pedone aveva ricoperto, come ultimo in-
carico, quello di Presidente della Seconda
Sezione Penale del Tribunale di Reggio Calabria. Tra le ultime importanti sentenze
“battute” da Pedone, quella “Vertice”, contro la cosca Condello (recentemente divenuta definitiva), ma anche quelle “Ramo spezzato”, con il clan Iamonte di Melito Porto
Salvo alla sbarra, e “Testamento” che, oltre
ai presunti affiliati alla cosca Libri, vedeva
imputato l’ex consigliere comunale Massimo Labate, assolto sia in primo che in secondo grado dall’accusa di concorso esterno in
associazione mafiosa. Il parere per Pedone
al Tribunale di Sorveglianza è stato quasi
unanime. Unico voto contrario è stato quello della collega Silvana Grasso.
cl. co.
Vincenzo Pedone
La sentenza del gup nei confronti del rappresentante di bevande Giuseppe Schepisi
Uccise il cognato, condannato
La decisione con il rito abbreviato: inflitta la pena a 14 anni e 2 mesi di reclusione
IL rappresentante di bevande Giuseppe Schepisi, 37 anni, è stato condannato dal gup Antonino Laganà
al termine del processo celebrato con
rito abbreviato, a 14 anni e 2 mesi di
reclusione per l’omicidio del cognato, Vincenzo Calarco. La sentenza è
arrivata dopo oltre due ore dal termine dell’udienza dedicata alle conclusioni degli avvocati difensori
dell’imputato e delle parti civili. Il
gupha accoltoin totola richiestadel
pm Francesco Tripodi, rigettate invece le richieste della difesa e delle parti civili.
Gli avvocati Cristian
Vincenzo Siclari e Michele Priolo, difensori
dell’imputato, avevano
chiesto il minimo della
pena l’uno, e il secondo
le attenuantigeneriche
e dellaprovocazione. Di
contro, gli avvocati
Vincenzina Leone (per
Giuseppe Calarco e Assunta Pintus,genitori dellavittima)
e Salvatore Postorino (per Pietro e
Annamaria Calarco, fratello e sorella della vittima) avevano chiesto discostandosi dalle conclusioni del
pmcheil giudiceapplicassel’aggravante della premeditazione.
L’omicidio avvenne la mattina di
venerdì 26 novembre 2010. Fu lo
stesso Schepisi a costituirsi ai carabinieri, consegnando ai militari un
revolver cal. 357 magnum col quale
riferì di Vincenzo Calarco avere ap-
Si costituì
subito dopo
avere
sparato
Giuseppe Schepisi
Vincenzo Calarco
pena ucciso suo cognato, nell’abitazione di quest’ultimo in via Ferruccio 146. I militari trovarono il corpo
dellavittima nellettomatrimoniale,
Vincenzo Calarco, 37enne finanziere din congedo, era stato colpito
mortalmente da 4 proiettili nella regione toracico-addominale. Al momento dell’omicidio nessun altro
era presente. Poco chiari invece i motivi del gesto, che lo Schepisi riferì riconducibili a dissidi familiari e recenti litigi. Dopo lunga attività d’indagine, nell’ottobre dell’anno successivo, i Carabinieri arrestarono
un conoscente dei due cognati, Giuseppe Antonio Cozzupoli di 52 anni,
che secondo l’accusa avrebbe ceduto
sostanza stupefacente ai due uomini
la sera prima del delitto. Lo stesso
Schepisi il giorno dell’arresto riferì
al pm Tripodi e prima ancora ai carabinieri, di essere stato vittima nella
casa delcomune amico diuno scherzo di cattivo gusto che sarebbe stato
orchestrato dal cognato, scherzo
che avrebbe offeso l’onore di sua moglie. Ne sarebbe derivata un’accesa
discussione tra i due cognati, con il
Calarco che avrebbe minacciato di
morte lo Schepisi mostrandogli 3
proiettili. Sempre secondo il racconto dell’assassino, Schepisi fu costretto da Calarco quella stessa notte
a fare un lungo giro in automobile,
giungendo fino a Rosarno. Qui ne
sarebbe nato un giallo che ancora
non è stato del tutto svelato. Dopo
una breve sosta in autogrill, i due ripartironoper fermarsinuovamente
poco dopo avendo notato un’auto
ferma sulla carreggiata che chiedeva soccorso. Schepisi riferì di essere
stato aggredito da uno degli uomini
fermi in strada il quale aveva tentato
di prelevare dal vano portaoggetti
dell’autovettura il denaro dell’incasso che Schepisi custodiva. Approfittando che il cognato era sceso
dall’auto, Schepisi riferì di essersi
messo alla guida dell’autovettura,
fuggendo via e lasciando appiedato
il cognato. Arrivò fino a Pizzo, dove
chiese soccorso alla Polizia Stradale.
Una pattuglia fu inviata sul posto
descritto da Schepisi, ma non trovò
nessuno; Calarco fu rintracciato solo dopo, e riferì che non era avvenuto
nulla se non che suo cognato l’aveva
abbandonato sull’autostrada. Schepisi fece ritorno a casa, mentre Calarcosifece prelevareaRosarnodalla sua compagna, che lo riaccompagnò a Reggio, quando ormai si era
fatto giorno. Schepisi, nel frattempo, dopo un breve incontro coi propri
familiari, durante il quale raccontò
di aver prelevato le chiavi di casa di
Calarco dalla borsa di sua sorella, si
recò armato di pistola in casa del cognato. Lìlo freddò conquattro colpi,
secondo l’assassino al termine di
una colluttazione, con predeterminata freddezza secondo le parti civili.
Il re dei videopoker
Campolo
in libertà
per motivi
di salute
LASCIA le carceri Gioacchino Campolo, l’imprenditore reggino meglio conosciuto come il
“re dei videopoker” proprio per la sua attività
nel settore delle slot machine. L’uomo, personaggio molto noto in città, era finito in carcere
con accuse pesanti come
un macigno, tra cui quella di estorsione aggravata dalle modalità mafiosa.
Gioacchino Campolo
ritorna in libertà per
gravi motivi di salute, così come hanno deciso i
giudici della Corte d’appello di Reggio calabria.
Secondo la tesi dei giudici il “re dei videopoker”
non sarebbe più in grado
di sostenere il regime
carcerario per il suo precario stato di salute, ed
hanno disposto io ricovero presso una struttura
sanitaria specializzata .
Lo scorso 15 gennaio,
a distanza di due anni
dall’arresto avvenuto il
13 gennaio 2009 nel quadro di un’inchiesta della
Direzione distrettuale
antimafia di Reggio calabria e dei militari della
Guardia di Finanza, l’imprenditore è stato condannato alla pena di diciotto anni di reclusione.
Campolo avrebbe commesso il reato che gli viene contestato ai danni
dei dipendenti della ditta
Are (a lui stesso riconducibile) e ai danni di un
esercizio commerciale a
cui avrebbe imposto l’installazione dei propri videogiochi al posto di
quelli di un’altra società.
Campolo fu anche arrestato per truffa ai danni dello Stato ed evasione
fiscale per aver piazzato
in determinati esercizi
pubblici
videogiochi
truccati o comunque
non legali dal punto di vista fiscale. Un’inchiesta
complessa dunque, quella che ha travolto il “re
dei videopoker”accusato
anche di essere un personaggio molto vicino agli
ambienti della criminalità organizzata cittadina.
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24 Reggio
Madalina Turcanu era stata scarcerata da due giorni ed è stata raggiunta da un nuovo provvedimento
Presa la donna di Lo Giudice
Dal carcere Luciano le inviava messaggi via posta da far recapitare ai compari
di MICHELE INSERRA
SCARCERATA e arrestata di
nuovo dopo quarant’otto ore
La Squadra Mobile, guidata
da Gennaro Semeraro ha arrestato a Messina, Madalina
Turcanu, romena di 25 anni
residente da qualche anno a
Reggio Calabria, in esecuzione di un’ordinanza di applicazione della misura cautelare emessa nella giornata di
giovedì dal gip presso il Tribunale di Reggio Calabria. La
donna è accusata di concorso
in associazione mafiosa, «per
aver concretamente contribuito al rafforzamento, alla
conservazione e alla realizzazione degli scopi della 'ndrangheta». Alla donna,
scarcerata tue giorni fa da
Gazzi (Me), giovedì gli agenti
hanno notificato il nuovo
provvedimento restrittivo.
La donna era legata alla cosca Lo Giudice ed era finita in
manette nei mesi scorsi. Turacanu era la “postina” di Luciano Lo Giudice, il volto imprenditoriale della cosca reggina, diretta da Nino Lo Giudice, il boss pentito che si è autoaccusato delle bombe ai magistrati di Reggio. La straniera riceveva via posta gli
ordini di Luciano, per poi trasmetterli agli altri compari.
Luciano Lo Giudice non ha
mai tollerato il regime carcerario. Dietro le sbarre era irrequieto, arrabbiato, convinto che i suoi guai giudiziari
fossero il frutto di una macchinazione contro altri, e che
lui ne stesse pagando le conseguenze. Una circostanza
che era già affiorata nell’informativa che ha portato alla
contestazione per gli episodi
delle minacce e degli attentati contro i magistrati reggini, ma che anche ieri ha trovato conferma. Luciano, da detenuto aveva trovato una maniera per comunicare con
l’esterno attraverso Madalina Turcanu.A leiindirizzava
le lettere che in realtà aveva-
Madalina Turcanu
no come destinatario il fratello Nino ed altri affiliati alla
cosca. E da lei riceveva i messaggi che gli arrivavano da
fuori. Luciano, evidentemente, pensava che la corrispondenza con la donna rumena
non venisse controllata. Cosa
invece avvenuta, soprattutto
dopo il pentimento di Nino,
che ha svelato l’arcano delle
missive alla Turcanu.
Scrive Luciano alla rumena: «Dagli subito la posta a Pu
(Puffo, è Nino lo Giudice, ndr)
e vedi che ti deve dare un’altra
che mi devi spedire allo stesso
modo». E la donna: «Amore,
aspetto che viene Pu, perchè
dice che ti vuole scrivere
quattro frasi anche lui». La
scambio di missive tra Luciano e il fratello Nino, nella prima parte della vicenda, fa riferimento, secondo i magistrati della Dda, ad una sorta
di passaggio delle consegne
tra i due. nel senso che Lucia-
Luciano Lo Giudice
no era da sempre il titolare
della gestione degli affari
economici della famiglia e,
quindi, secondo gli inquirenti essendo in carcere ha la necessità di trasmettere delle
direttive.
Luciano era particolarmente prolisso. In una lettera
del 12 marzo 2010, vengono
rinvenuti alcuni biglietti indirizzati a diversi soggetti.
Scrivono gli investigatori:
«Una per tal “Luigi”, una per
“Flo”, da identificarsi in Florinda Giordano, e una per
“Pu”, cioè Nino Lo Giudice».
Insomma se da una parte
dal carcere arrivavo gli ordini per la gestione dell’impresa “Lo Giudice”, dall’altra ci
sono le sollecitazioni ad intervenire per cercare di tirarlo fuori dai guai. E in diverse
circostanze gli “appelli” arrivavano attraverso una delle
donne di Luciano, Madalina
Turcanu.
Caso Multiservizi, la Cassazione annulla la custodia cautelare per Maurizio e Antonio
Fratelli Lavilla, il caso torna a Reggio
Le indagini della Dda riguardavano le infiltrazioni dei Tegano nella società mista
di CLAUDIO CORDOVA
E’ IL primo annullamento, seppur
con rinvio, che la Cassazione dispone nell’ambito del procedimento “Astrea”.
I giudici di Roma hanno infatti
annullato, rinviando nuovamente il caso a Reggio Calabria, la custodia cautelare dei fratelli Maurizio e Antonio Lavilla, arrestati alcuni mesi fa dalla Guardia di Finanza in seguito a un’indagine
della Direzione Distrettuale Antimafia.
I giudici della Suprema Corte
hanno dunque disposto l’annulla-
mento con rinvio dopo aver appreso l’intervento del pg che aveva dichiarato l’inammissibilità del ricorso presentato dal legale di fiducia dei due fratelli, l’avvocato Lorenzo Gatto. Ed è stato proprio al
termine dell’intervento dell’avvocato Gatto che i giudici della Cassazione hanno disposto la nuova
discussione del caso. Si tratta,
dunque, del primo annullamento
cautelare in quella che, fin da subito, è apparsa come un’indagine
granitica.
Al centro delle investigazioni
dei pm Giuseppe Lombardo e Beatrice Ronchi, infatti, vi sono le in-
filtrazioni che la potente cosca Tegano, originaria di Archi, sarebbe
riuscita a mettere in atto sulla
Multiservizi, la società mista del
Comune di Reggio Calabria da
mesi nella bufera soprattutto dopo l’arresto dell’ex direttore operativo Pino Rechichi. E proprio
tramite i membri della famiglia
Rechichi e del commercialista-talpa, Giovanni Zumbo (e dei suoi familiari), i Tegano sarebbero riusciti a mettere le mani sulla Multiservizi.
Stando alle indagini dei pm antimafia, infatti, la cosca avrebbe
attribuito in maniera fittizia ai
due Lavilla (che avrebbero accettato), la titolarità delle quote della
SI.CA. Srl, società a sua volta proprietaria di quote all’interno della
Multiservizi che avrebbe svolto il
ruolo di “testa di ponte” proprio
per il controllo che i Tegano avrebbero messo in atto sulla società mista del Comune.
Quello ottenuto dall’avvocato
Gatto, dunque, è il primo annullamento cautelare del procedimento, che proprio due giorni fa avrebbe dovuto registrare l’inizio
dell’udienza preliminare, saltata
a causa dello sciopero promulgato
dagli avvocati.
Lunedì l’iniziativa destinata a bambini, genitori e studenti Fiamma Tricolore a Reggio e Villa
“Navigare sicuri” nel web
il bus di Telecom in città
ARRIVA lunedì a Reggio Calabria
il bus di “Navigare Sicuri”, l’iniziativa ideata da Telecom Italia per
sensibilizzare bambini, studenti,
docenti e genitori a un uso attento
e consapevole del web.
La tappa reggina si aprirà con la
presentazione del progetto presso
il Convitto Nazionale Campanella
(via Aschenez 180) dove fino al 21
marzo, tutte le mattine, il team di
esperti di “Navigare Sicuri” coinvolgerà ragazzi ed educatori in interventi didattici, mentre tutti i
pomeriggi il bus stazionerà in
Piazza Indipendenza (Area Parcheggio Stazione Lido) dove saranno svolte attività interattive e
distribuiti materiali appositamente studiati per i più giovani e
per gli adulti.
Grazie alle cinque postazioni
multimediali presenti sul bus e a
una lavagna interattiva messa a
disposizione da Olivetti, un team
di esperti accompagnerà durante
tutto il viaggio studenti, insegnanti e genitori in un percorso di
divertimento e di conoscenza alla
scoperta del web. Il progetto “Navigare Sicuri” è presente anche
sui principali social network come Facebook, YouTube e Twitter,
con proprie pagine nelle quali sono comunicate tutte le attività del
tour.
Nell’edizione 2010-2011 del
tour, il bus di “Navigare Sicuri”,
(www.navigaresicuri.org)
ha
percorso circa 12.000 km riscuotendo un grande successo grazie
al coinvolgimento di oltre
100.000 persone nelle scuole e
nelle piazze di 20 città in 10 regioni italiane.
In questa seconda fase il bus, dopo le tappe di Aosta, Genova e La
Spezia, Palermo e Catania si fermerà in altre quattordici città delle restanti regioni che completano
il tour nazionale: Calabria, Basilicata, Molise, Umbria, Marche, Veneto e Trentino Alto Adige.
I bambini dai 5 ai 10 anni sono
accompagnati alla scoperta del
web da Geronimo Stilton e possono così giocare con i personaggi di
Topazia e imparare i grandi e piccoli accorgimenti utili per divertirsi in perfetta sicurezza, proteggendo i dati personali, comunicando le situazioni rischiose ai
propri genitori e dialogando con
gli adulti per vivere e condividere
la grande avventura della Rete in
modo sereno.
Ai ragazzi dai 10 ai 14 anni sono
invece destinati contenuti che presuppongono una buona conoscenza del web, ma soprattutto
una certa indipendenza dai genitori. I temi sui quali sono invitati a
confrontarsi, guidati dalla mascotte Nick, riguardano alcuni fenomeni a cui sono particolarmente esposti in questa fascia d’età: il
cyberbullismo, l’adescamento e il
furto d’identità. Inoltre tre mini-
film, realizzati in collaborazione
con la Scuola Holden di Torino, illustrano alcune situazioni di rischio nelle quali i giovani possono
imbattersi utilizzando la rete.
Ogni video ha un finale aperto con
tre opzioni che invitano a riflettere: sono i ragazzi a scegliere online quale meglio completa il racconto.
A genitori ed educatori è dedicata una sezione di informazioni e
aggiornamenti sul rapporto tra i
minori e Internet. I contenuti sono
stati realizzati da Telecom Italia
con Save the Children e la Fondazione Movimento Bambino della
professoressa Maria Rita Parsi. In
questa sezione è anche disponibile
un servizio di consulenza online
prestata da personale specializzato.
L’iniziativa, che si sviluppa in
stretta collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e si avvale
dell’apporto delle consolidate
competenze della Fondazione Movimento Bambino e di Save the
Children, si propone di aiutare i
più giovani a valorizzare le straordinarie potenzialità delle nuove
tecnologie come risorsa di conoscenza e momento di socializzazione, di informazione, di crescita,
evitandone il più possibile le insidie. Dopo Reggio Calabria, il bus
di “Navigare Sicuri” farà tappa a
Catanzaro il 22 e 23 marzo.
L’appello sugli striscioni
notturni: «Marò liberi»
ANCHE la federazione
reggina del Msi-Fiamma
Tricolore si unisce all’accorato appello della nazione per la liberazione dei nostri due marò trattenuti
nelle carceri indiane, e lo
fa con tre striscioni affissi
ieri notte presso il costruendo palazzo di giustizia, al ponte della Libertà e
il terzo a Villa San Giovanni.
«Questa azione - sottolinea in una nota Fiamma
Tricolore - ha il fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sul gravissimo fatto
accaduto ai due marò italiani in India, e con la pre- Lo striscione sul ponte della Libertà
sente invitiamo tutti i reggini ad apporre sui propri balconi della Bce e ad assecondare gli inteun tricolore come segno di vici- ressi dell’alta finanza, ma complenanza ai nostri soldati. Sostenere i tamente indifferente ai bisogni
nostri militari, da sempre portato- degli italiani, e che adesso rivela
ri di pace e giustizia in tutto il tutte le sue insufficienze in matemondo e riconosciuti in quanto ta- ria di politica estera, nonché la
li da tutto il mondo, è il dovere di propria indifferenza verso ogni
ogni cittadino che sente l’Italia co- sentimento di appartenenza ed orme propria Patria e non semplice- goglio nazionale - spiega - La vimente come un bacino di voti o cenda dei nostri militari è accadupeggio ancora come una colonia ta in acque internazionali e non vi
finanziaria da sfruttare per inte- è alcun dubbio giuridico in relazione proprio al vigente diritto inressi terzi».
Fiamma Tricolare sferra poi ternazionale che il giudizio sui
l’attacco all’attuale governo italia- soldati spetti al loro Paese d’origino. «Ed è, quest’ultimo, proprio il ne».
Infine l’appello: «Massimiliano
caso del premier Monti, attento a
genuflettersi di fronte ai diktat e Salvatore liberi subito!!!»
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Reggio 25
Sabato 17 marzo 2012
Sabato 17 marzo 2012
Riunificati i procedimenti “Raccordo” e “Sistema”
Appello al sindaco Arena
Favori al boss Santo Crucitti
rinviati a giudizio in 14
Opera Nomadi
«Un alloggio
per Valentina»
di CLAUDIO CORDOVA
ALLO SVINCOLO DI BAGNARA
C’È anche Francesco Gullì, il
direttore della Banca Popolare di Lodi in Reggio Calabria,
tra i soggetti rinviati a giudizio nell’ambito dei procedimenti “Raccordo” e “Sistema”, ma, più in generale, per
le vicende che ruotano attorno alla figura del boss di Condera-Pietrastorta, Santo Crucitti. Gullì, interrogato alcuni giorni fa in Procura e accusato dai pubblici ministeri
Marco Colamonici e Stefano
Musolinodi concorsoesterno
in associazione mafiosa,
avrebbe prestato la propria
professionalità di direttore di
filiale per agevolare le manovre economiche di Crucitti.
Sono in tutto quattordici le
persone che compariranno al
cospetto del Gup Antonino
Laganà il prossimo 30 marzo.
Tra di esse, oltre a Gullì e a
Crucitti, anche Mario Salvatore Chilà (braccio destro del
boss), Sandrino Amedeo Aurora, Fortunata Loredana
Barchetta, Antonino Gennaro Crucitti, Michele Crudo,
Antonino Minniti, Carmine
Polimeni, Domenico Polimeni, Domenico Suraci, Nicola
Pellicanò, Consolato Marcianò e, inoltre, don Nuccio Cannizzaro, il parroco di Condera
accusato di false dichiarazioni al difensore, aggravate
dall’aver favorito la ‘ndrangheta e, in particolare, proprio il boss Crucitti.
Sono state dunque riunificate le indagini “Raccordo” e
“Sistema”, condotte dalla Dda
di Reggio Calabria a distanza
di qualche mese, che hanno
per protagonista Santo Crucitti, uomo egemone sui rioni
Condera e Pietrastorta, ritenuto vicino al cartello capeggiato dal potentissimo clan
De Stefano. Proprio a pochi
giorni dalla scadenza dei termini di custodia cautelare, sarà proprio lui l’imputato principale al cospetto del Gup Laganà. Le indagini dei pm antimafia sarebbero riuscite a
svelare le attività economiche
e criminali di Crucitti, messe
Corto circuito, auto a fuoco
sull’A3: nessun ferito
Santo Crucitti
AUTOVETTURA a fuo- del vano motore le fiamco
sull’autostrada, me, che in brevissimo
provvidenziale
inter- tempo hanno avvolto
vento dei vigili del fuo- tutta la parte anteriore
dell’autovetco. Nessun fetura. Gli occurito. Verso le
panti hanno
11.20 di ieri la
fatto appena
squadra dei
in tempo ad
Vigili del Fuouscire dall’abico di Palmi è
tacolo e mettestata allertata
re in salvo gli
dalla
Sala
oggetti persoOperativa del
nali, in attesa
Comando
dei Vigili del
Provinciale di
Fuoco che, noReggio Calanostante i diebria, per inci chilometri
tervenire sulche separano
la A3 Salerno
Palmi da BaReggio Calagnara, sono
bria, nei pres- L’intervento sull’A3
riusciti ad insi dello svincolo di Bagnara Cala- tervenire con tempestibra, a causa dell’incen- vità evitando la compledio di un’autovettura in ta distruzione del veicotransito sulla corsia lo. Non si sono registrati disagi per la circolaNord.
La causa, un probabile zione, che è stata regolacorto circuito, ha fatto mentata dalla Polstrada
sviluppare all’interno di Palmi.
Mario Salvatore Chilà
in atto soprattutto tramite la
società Fin Reggio e con il
controllo della Planet Food.
Business che avrebbero permesso a Crucitti di spostare
una quantità non indifferente di quattrini, anche grazie
alla presunta complicità di
Gullì, non coinvolto nei blitz
di qualche mese fa, ma adesso
gravato dalla pesante accusa
di concorso esterno in associazione mafiosa. Nome altisonante coinvolto nell’indagine è inoltre quello di Michele Crudo, genero del mammasantissima Giovanni Tegano
e già condannato a una pena
pesantissima nell’ambito del
procedimento “Agathos”.
A destare particolare inte-
resse, però, è la presenza
nell’elenco dei soggetti rinviati a giudizio di don Nuccio
Cannizzaro, prete molto conosciuto in città, parroco di
Condera, ma anche cappellano dei vigili urbani e, soprattutto, cerimoniere personale
dell’Arcivescovo
Vittorio
Mondello. La figura di don
Nuccio emerse già nelle indagini per far luce sulle minacce
subite dall’imprenditore Tiberio Bentivoglio, cui furono
posti diversi ostacoli per la costituzione di un’associazione
culturale nella zona di Condera. Proprio per favorire Crucitti e Chilà, a cui Bentivoglio
era sgradito, il parroco avrebbe reso dichiarazioni false
all’avvocato Emanuele Genovese, che in quel caso difendeva proprio Chilà. Nella torbida storia (datata ormai di diversi anni) emerseanche la figura di Pasquale Morisani, a
quel tempo giovane rampante politico reggino, che in una
conversazione definì Bentivoglio (persona che attualmente vive sotto scorta per
aver subito un tentato omicidio) “un viscido”. Successivamente Morisani, oggi assessore comunale, verrà intercettato proprio insieme al
boss Crucitti a parlare di voti e
di spartizioni territoriali della ‘ndrangheta. Non verrà,
comunque, mai iscritto nel
registro degli indagati.
sembra ci sia intenzione di
di WALTER ALBERIO
portarne avanti uno», affer«DIAMO un alloggio a Valen- ma Giacomo Marino. Il Presitina e alle famiglie che vivono dente dell’Opera Nomadi di
nel ghetto dell’ex Polveriera». Reggio respinge al mittente le
Giacomo Marino, Presidente parole dell’assessore al PatriOpera Nomadi Reggio Cala- monio edilizio Walter Curatobria, lancia un appello per sen- la, il quale «ha detto che non ci
sibilizzare la comunità citta- sono alloggi disponibili o che
dina reggina, ma soprattutto il demanio non ha passato la
l’amministrazione comunale proprietà degli stessi al Cocon il sindaco Demetrio Are- mune». Marinoinvita l’ammina, affinché venga riaccesa la nistrazione comunale a far
speranza di ventotto famiglie partire «le normali verifiche
e quaranta minori che vivono sul territorio per constatare
come invece ci sianel degrado più asno degli alloggi
soluto. La storia di
che possono esseValentina Bevilacre assegnati alle
qua è quella di una
famiglie che ne
neonata di cinque
hanno il diritto,
mesi nata con una
non solo quelle di
malformazione
etnia rom; sembra
cardiaca. Valentipurtroppo – ha
na vive insieme ai
tuonato, Marino genitori, alla soche questa ammirellina più grande
nistrazione sia più
ed ai suoi due fraconcentrata a far
tellini in una bacassa e alla vendiracca fatiscente e
ta degli immobili,
umida, in mezzo a
piuttosto che porcostruzioni deca- Giacomo Marino
tare avanti delle
denti (una di queste pericolosamente e palese- politiche sociali che diano asmente inclinata) pervase da sistenza e a una casa ai più bispazzatura e in condizioni sognosi».
Una denuncia forte quella
igienico-sanitarie imbarazzanti, habitat naturale di topi di Marino che di fronte alla sie scarafaggi di ogni sorta. Con tuazione delicata di Valentile fogne a cielo aperto le malat- na, neonata che rischia la vita
tie che colpiscono i bambini per una malformazione al
vanno dalla scabbia all’epati- cuore, punta il dito contro gli
te. Il caso più grave ed urgente interessi diretti e indiretti leriguarda la piccolissima Va- gati alla compravendita degli
lentina, ricoverata e operata alloggi popolari con la dismisgià due volte presso il Centro sione del patrimonio edilizio
Cardiologico pediatrico di comunale ed esorta l’amminiTaormina, dove prossima- strazione a «far seguire alle
mente dovrà sottoporsi ad ul- parole di sensibilità e alle “poeteriori interventi. La storia di sie”, i fatti. Solo così Valentina
Valentina è quella di una neo- e i bambini con le loro famiglie
nata che lotta ogni giorno per potranno vivere in un posto
dignitoso». L’ultimo sopralvivere.
Eppure nel mese di agosto il luogo del primo cittadino con
sindaco Demi Arena, insieme l’assessore ai Lavori Pubblici,
ad altri due assessori (Curato- Pasquale Morisani, e lo stesso
la e Morisani) avevano rag- Curatola risale al 24 agosto
giunto il ghetto dell’ex Polve- dell’anno scorso, due mesi pririera, prendendo atto dello ma della nascita della piccola
stato invivibile del luogo in cui Valentina. Fu Morisani a diancora oggi abitano un nume- chiarare la necessità di “trovaro considerevole di famiglie re un’altra collocazione ai citrom. «Nulla è stato fatto, nes- tadini che vivono in questa basun accenno di progetto e non racche”.
AGENZIA DEI BENI CONFISCATI
«Un altro scippo alla città» «Così vince la ’ndrangheta»
Il commento del consigliere regionale Giovanni Nucera L’analisi di Demetrio Costantino, presidente del Cids
«HO l’impressione che Reggio si stia ritrovando nelle
stesse condizioni precedenti
agli anni '80, nel corso dei
quali la città fu oggetto di
una persistente opera di spoliazione di uffici e di importanti sedi istituzionali. Oggi
accade che dopo gli smantellamenti che hanno interessato il Compartimento delle
Ferrovie, quello delle Poste,
gli uffici doganali, delle
Opere Marittime, ed il declassamento dell’Aeroporto
dello Stretto, c'è chi immagina persino lo spostamento
della sede dell’Agenzia per i
beni confiscati». È quanto rileva il Segretario Questore
del Consiglio regionale della
Calabria Giovanni Nucera
dopo i contenuti della relazione sull'attività dell’Agenzia nel 2011, nella quale è
stata prospettata l’idea di
cambiare la sede principale
dell’Agenzia, fissata a Reggio Calabria, a causa delle
oggettive difficoltà di collegamento con la città dello
Stretto. «Oltre al danno la
beffa – sentenzia Nucera –
Reggio da anni sta pagando
il pesante costo del suo isolamento a causa degli interminabili lavori di ammoderna-
mento dell’Autostrada SaRc, cui si sono aggiunte le
decisioni del Gruppo Fs che
ha tagliato 52 treni a lunga
percorrenza, e gli alti costi
dei voli da e per la città di
Reggio, praticati dalle principali compagnie aeree. La
soluzione alle difficoltà di
raggiungere la città di Reggio non può essere il trasferimento di una Agenzia nazionale che proprio in questa città trova il suo fondamento istituzionale, ma soprattutto operativo, perchè
collegata con l’opera di repressione e di indagine che
vede impegnato, su tutti gli
Uffici di Procura italiani,
quello di Reggio Calabria.
D’altra parte – prosegue
l’analisi Segretario Questore del Consiglio regionale
della Calabria Giovanni Nucera – quando l'allora Ministro dell’Interno Roberto
Maroni decise di istituire
l’Agenzia per i Beni confiscati, risultò naturale la decisione di fissarne la sede a
Reggio, «per aggiungere un
nuovo importante tassello
nella lotta alla mafia». «Mi
chiedo se «quel tassello» non
serva più – commenta Nucera – non sia più utile, o se la
gestione ed il successivo utilizzo sociale dei grandi beni e
patrimoni sequestrati o confiscati alla 'ndrangheta diventi ancora più complicata
a tutto discapito delle esigenze che in questi anni si
sono manifestate in ordine
ai ritardi inerenti le pratiche
di assegnazione dei beni ed il
loro utilizzo per fini sociali.
Francamente – prosegue il
Segretario Questore del
Consiglio regionale – mi
sembra una ipotesi buttata lì
per verificarne l’effetto. Ma
che non va sottovalutata. Da
qui la mia indignazione ed il
mio netto rifiuto a qualsiasi
possibilità di eliminare dalla
città di Reggio Calabria un
presidio così importante dello Stato nella lotta e nel contrasto alla criminalità organizzata. Fanno bene Scopelliti ed Arena a far sentire forte la loro voce. Ma ci aspettiamo – conclude Nucera – una
presa di posizione altrettanto forte dalla deputazione
reggina in Parlamento,
giammai per difendere un
'pennacchiò, quanto piuttosto per non far calare ai livelli più bassi la dignità di una
città già duramente provata
da tanti mali e difficoltà».
«NON comprendiamo davvero, non essendo venuti meno i fondati motivi politici, di ordine pubblico e di sicurezza a Reggio e in Calabria, l’assurda proposta di trasferire la sede dell’Agenzia per l’Amministrazione dei beni confiscati». A dirlo è Demetrio Costantino, presidente del Comitato interprovinciale per il diritto alla sicurezza.
«Qui non si tratta di difendere pennacchi o un problema di scarso rilievo - spiega
- ma considerare che in questo territorio
c’è, purtroppo , la più forte e pericolosa criminalità organizzata e con la più alta densità mafiosa d’Europa. Per questo l’allora
Governo era stato indotto a trasferire la
sede dell’Agenzia nel territorio largamente controllato dalle cosche e da parte di
esponenti politici, imprenditoriali, professionali e degli apparati burocratici
conniventi e collusi. Se i 30 uomini dell’organico sono insufficienti, se non c’è stata
l’assegnazione delle altre 70 unità per garantire il potenziamento, se le risorse finanziarie non sono idonee per garantire
la realizzazione degli obiettivi, fatta l’analisi della situazione , bisogna semplicemente ma con urgenza chiedere incontri
con i rappresentanti del Governo per ottenere quanto è necessario. E poi che senso
può avere la giustificazione per la richiesta del trasferimento in considerazione
delle oggettive difficoltà di collegamento,
ferroviario e aereo con la nostra città? La
‘ndrangheta si combatte soprattutto sul
campo per scompaginare le cosche , sradicarle e conoscerle bene e da qui combattere
L’inaugurazione dell’ex ministro Maroni
meglio ramificazioni ed affari illeciti.
L’Agenzia deve guidare una attività delicata per gestire un patrimonio rilevante ,
beni congelati o pignorati e da ristrutturare per il riuso. Intervengano perciò i
Parlamentari Calabresi chiedendo urgentemente un incontro con il Governo nazionale; si vigili tutti per non far passare nei
fatti la proposta al momento solo ipotizzata. Si discuta in Consiglio Comunale e si
elaborino richieste al Governo - conclude
Costantino - giacché non basti la giusta
posizione assunta dal primo cittadino
Arena osservando che con il trasferimento verrebbe a mancare anche un simbolo
forte della lotta contro la criminalità organizzata. E non si tratta solo di simboli, ma
di strategie, indirizzi e rispetto degli impegni assunti».
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26 Reggio
Conclusa la campagna di vaccinazione gratuita del Rotary Sud alla Gebbione-Bevacqua
Pazienti emopatici
L’Adspem
Fidas
compie
Il responsabile del progetto, Zema: «Riportare il target sopra il 95%» 20 anni
Per non morire di morbillo
di ANTONIETTA CATANESE
OTTOCENTOVENTI ragazzi sottoposti alla verifica della vaccinazione da
Morbillo alla scuola media GebbioneBevacqua. E’ il progetto pilota promosso dai Rotary Club di Reggio Calabria in partenariato con l’Assessorato
alla Pubblica Istruzione del comune di
Reggio e la direzione scolastica della
Gebbione-Bevacqua che ha visto in un
convegno conclusivo il bilancio di una
iniziativa sposata, per la sua valenza
pionieristica anche dai club rotariani
della regione Campania.
L’obiettivo fissato nello scorso aprile quando la campagna venne lanciata
a Reggio Calabria lo screening, la sensibilizzazione e la prevenzione delle infezioni da morbillo che sono tornate a
manifestarsi in numeri interessanti.
Alla conferenzatenuta pressol’ordine
dei medici c’erano Pasquale Venezia-
La fondatrice di Reggio
L’Avis ricorda
la contessa
Plutino
Giuffrè
L’incontro all’Avis
LA sede comunale dell'Avis di
Reggio Calabria con un convegno presso l'Amministrazione Provinciale ha voluto ricordare una figura importante del volontariato solidale che
ha agito nel primo dopoguerra, la Contessa Evelina Plutino Giuffrè, fondatrice dell'Avis a Reggio e in Calabria, ma
con significative proiezioni
nella storia dell'Unitalsi e della sezione femminile della
Croce Rossa Italiana. L'incontro è stato aperto dal presidente comunale Domenico Nisticò che si è detto particolarmente emozionato per la partecipazione di molte sedi Avis
a questo convegno e perché
sente unospeciale legamecon
la Contessa Plutino come sua
maestra di vita. Anche il presidente provinciale Antonino
Posterino ha salutato il folto
pubblico presente e si è detto
particolarmente soddisfatto
perché la memoria della fondatrice è il modo migliore oggi
di trasferire quei valori incarnati da questa figura nei giovani di oggi che hanno particolarmente bisogno di questa
trasfusione valoriale.
Le autorità presenti Nucera
per la Regione Calabria e Raffa per la Provincia di Reggio
Calabria. Ha visto nella qualità di relatori Vincenzo Romeo
che della contessa è stato un
valido collaboratore fin dai
primi anni '50 eche ha costantemente seguito la sua opera
incessante nell'avviare alla
costituzione ed alla diffusione
della donazione del sangue
volontaria gratuita e periodica nella città di Reggio. «Ma il
merito della Contessa - ha detto Romeo - è andato oltre l'esperienza reggina perché ella
è stata una donna di livello nazionale operando accanto al
fondatore nazionale dell'Avis,
Vittorio Formentano».
no, per i camici bianchi reggini, Enzo
Nociti, assessore alla pubblica istruzione del comune di Reggio, Franco
Rappoccio, presidente del Rotary Reggio Calabria Sud Parallelo 38, il pediatra Filippo Zema ass. Governatore Rotary Distretto 2010 e Francesco Zimmitti vicepresidente Rotary Parallelo
38, primario di pediatria, insieme alla
docente Minniti della scuola Bevacqua
Gebbione.
Lo screening ha previsto un accertamento per verificare la presenza di una
prima vaccinazione contro il morbillo
e nel caso si sia provveduto alla prima
vaccinazione è stato possibile, grazie
all’impegno del Rotary, procedere
gratuitamente al secondo ciclo, mentre per chinon aveva mai fattola vaccinazione si è andati a realizzare la normale profilassi vaccinale. E’ stato Filippo Zema, medico pediatra e socio del
Rotary ClubReggio SudParallelo 38a
illustrare i dettagli medici della cam- miglie, e a volte anche degli stessi mepagna. “Di morbillo oggi si può ancora dici per timori o riserve rispetto alle
morire” – ha affermato Zema, respon- vaccinazioni”. L’intenzione dell’Assabile del progetto per il Rotary, sposa- sessorato alla Pubblica Istruzione del
Comune di Reggio, con
to dalla dirigente della
Enzo Nociti, è quella di
scuola Maria Rosaria
proporre lo screening
Crucitti, quando l’anno
anche ad altri plessi scoscorso venne proposta –
lastici. Il presidente del
e questo per il fatto che il
Rotary Reggio Sud Patarget delle vaccinazioni
rallelo 38, Rappoccio ha
si è abbassato sotto il
quindi sottolineato la va95% della popolazione
lenza di questa iniziatidel nostro territorio,
va, che, come detto, è starendendo piùsemplice il
ta assunta anche dai Rocontagio con il virus.
tary di altre regioni,
Perché si possa contrastare una eventuale epi- I protagonisti dell’iniziativa sull’esempio d i quelli
reggini che hanno per
demia è necessario quindi un alto numero di vaccinati”. Zema primi lanciato l’iniziativa. Soddisfaha anche ricordato che “questo abbas- zionepoi dapartedella dirigenzadella
samento del target di vaccinazioni sot- scuola Gebbione-Bevacqua. Impegno,
to il 95% è dovuto ai vari fenomeni mi- quello del Rotary, ribadito anche dal
gratori, ma a volte alla scelta delle fa- vicepresidente Francesco Zimmitti.
di CLAUDIA TAMIRO
L’ADSPEM Fidas ha compiuto vent’anni: di impegno sul territorio, di sostegno alla medicina, di aiuto
a tanti pazienti emopatici.
Per quest’occasione l’associazione ieri, presso il Salone dei Lampadari di Palazzo San Giorgio, ha ripercorso le tappe principali
della sua storia, nei racconti della Presidente Caterina
Filippone Muscatello, della
Presidente ‘Ail’ Rosalba Di
Filippo Scali, e del presidente Fidas regionale Saverio Mannino.
Nel 1992 su iniziativa di
un piccolo gruppo di persone, i cui familiari erano ricoverati presso il reparto di
ematologia dell’Ospedale
di Reggio, nasceva l’ “Associazione Donatori di Sangue per il paziente emopatico”. Erano gli anni in cui
la carenza di sangue, farmaco insostituibile ed indispensabile per la cura delle
malattie ematologiche, era
diventata un drammatico
problema. I fondatori
dell’associazione, che vivevano in prima persona le
difficoltà legate a tale mancanza, si affiancarono a
quello che all’epoca era il
Centro Trasfusionale degli
Ospedali Riuniti ( l’odierno
Servizio immunoematologico e Trasfusionale, Simt)
per iniziare un’attività di
informazione e sensibilizzazione sul territorio riguardo la cultura della donazione.
In quel primo anno di attività l’Adspem (che dopo
poco si sarebbe federata alla Federazione italiana delle Associazioni di donatori
di sangue, Fidas) riuscì a
raccogliere appena 326 donazioni, evidentemente insufficienti per riuscire a
fronteggiare le crescenti
esigenze dei pazienti ematologici.
Notevole è stata la crescita del numero di donatori
periodici iscritti dal 1992
ad oggi, così come il numero delle donazioni. Da un
nucleo attivo iniziale di poche centinaia di donatori,
sono oggi oltre 3mila i volontari che periodicamente
effettuano una donazione
di sangue. Il 27% dell’attuale pacchetto donatori è
formato da giovani di età
compresa tra i 18 e i 28 anni, dato percentuale in costante ascesa, che è solo
uno degli obiettivi che sono
stati raggiunti. Tra gli altri, infatti, : la formazione
di gruppi di donatori di plasma e piastrine; la formazione di gruppi e sezioni di
donatori in provincia; la
nascita di un protocollo
d’intesa con la Questura,
ed uno con l’Università degli Studi Mediterranea di
Reggio Calabria; la costituzione del Gruppo Giovani
A.d.s.p.e.m. Fidas. Durante la celebrazione dell’anniversario dei cinque lustri è
stato anche annunciato il
calendario pieno di iniziative promosse, da maggio a
dicembre , dall’Associazione e dalle sue sedi periferiche, tra le quali un annullo
filatelico con relativa mostra presso i locali delle Poste di Via Miraglia il 18
maggio, una mostra fotografica sulla storia dell’associazione presso il Palazzo della Provincia dal 4 al 7
giugno, un evento polisportivo al “Villaggio Adspem” in collaborazione
con Coni, Aics ed Ethos,
una staffetta a nuoto dello
Stretto di Messina il 29 luglio.
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Reggio 27
Sabato 17 marzo 2012
7
SABATO 17 marzo 2012
D A L
A L L O
Intervista al direttore sportivo del Crotone Giuseppe Ursino
La verità è che a
Locri non si danno
pace, abbiamo vinto
il campionato sul
campo, eravamo
nettamente superiori
L’EX NARCOS
DEI VRENNA
«Il presidente Raffaele
Vrenna ha sganciato un
sacco di soldi per comprarsi
la partita. Quando ero
recluso nel carcere di Palmi,
lo raccontai anche al mio ex
compagno di cella Cordì»
Locri, tre pentiti rivelano
un’altra storia. Hanno bazzicato il sottobosco del crimine
organizzato. Uno è un ex narcos del clan Vrenna-Bonaventura, la mafia di Crotone.
Si chiama Vincenzo Marino,
nome di battaglia “Vix il pelato”. L’uomo, oggi, è un collaboratore di giustizia. Un tempo, però, è stato in carcere
con il detenuto Vincenzo Cordì, il padrino di Locri: «Mi
chiedeva spesso se ne sapessi
qualcosa. Io risposi – ha riferito ai giudici – che i Vrenna,
per quella partita, hanno
IL SUPERPENTITO
DOMENICO NOVELLA
«La partita è stata decisa a
tavolino. Guido Brusaferri,
del clan Cordì, e il
presidente del Locri,
Pasquale D’Ettore, hanno
incassato un sacco di
quattrini»
sganciato un sacco di soldi».
Chi paga chi? Ne dà conto un
altro pentito, Domenico Novella, ex picciotto della
’ndrangheta. «Quel denaro è
stato incassato da Guido Brusaferri, del clan Cordì, e dal
presidente Pasquale D’Ettore», ha svelato il collaboratore di giustizia. Neanche il teste Oppedisano cambia la
scena. Il Locri, a stare alla
versione fornita dall’uomo,
nel 1997 è una società senza
cassa, dunque ricicla il denaro nero della famiglia Cordì.
Prima di ogni match, per in-
ora
S T R E T T O
«Fandonie, Locri-Crotone
è stato un match regolare»
le tappe
LOCRI (RC)
Racconta il direttore sportivo Giuseppe Ursino, indiscusso talent scout del Crotone vincente, fidato manager
dell’ex presidente Raffaele
Vrenna, che chi sostiene che
Locri-Crotone del ’97 sia una
gara sospetta o ha preso un
abbaglio o insegue fantasmi.
Che le accuse messe a verbale dal collaboratore di giustizia, Domenico Oppedisano,
«sono soltanto fandonie».
Che quel big match valevole
per la promozione in C, dunque, partita taroccata non è.
L’ipotesi non tiene. Quei 90
minuti, a suo dire, hanno una
chiave di lettura semplice.
Rasenta il banale:«Siamo stati più bravi sul campo. La verità è che a Locri non hanno
mai digerito il risultato, eppure sono trascorsi 15 anni»
dice. Ha appena sfogliato i
giornali. Un pentito, il fratellastro del capomafia Vincenzo Cordì, lo ha bollato davanti ai magistrati della Procura
distrettuale di Reggio Calabria come un corruttore, il
traffichino dell’ex patron Raffaele Vrenna che ha negoziato la combine per l’ultima di
ritorno del girone I. Correva
l’anno 1997. A Locri, si giocava lo scontro diretto tra le due
capoliste del campionato di
serie D profondo sud: «Per
comprarsi la partita, il Crotone sborsò 400milioni di lire.
L’operazione è stata conclusa
da Ursino e dal presidente
D’Ettore», ha riferito in aula
Oppedisano. Il superteste del
pubblico ministero, Antonio
De Bernardo, non è un passante, né ha raccolto gli umori della piazza. Quella volta,
sarebbe stato uno di famiglia,
un pregiudicato del clan Cordì, «Guido Brusaferri», a svelargli ogni particolare: «Mi ha
raccontato che la partita era
stata venduta per 400milioni di vecchie lire», ha più volte ribadito ai giudici.
«Tutti sanno – tiene a precisare Ursino – che sono persona perbene, altrimenti non
mi sarei trovato in B. Sto nel
calcio da decenni». È un fatto che, su quei novanta minuti consumati al Comunale di
P O L L I N O
calabria
IL COLLABORATORE
DI GIUSTIZIA
«Guido Brusaferri mi ha
riferito che si erano venduti
la partita per 400 milioni di
lire e che l’operazione è
stata portata a termine da
Ursino e dal presidente del
Locri, D’Ettore»
citare i propri beniamini, i
boss esibiscono uno striscione. Per comunicare la loro
presenza allo stadio, i padrini
scrivono: «Contrada Calvi vi
guarda», ricorda il teste. «La
partita con il Crotone – racconta poi ai giudici – è stata
venduta per 400 milioni di
vecchie lire».
Nonostante siano trascorsi
15 anni, il diesse Ursino conserva ancora ogni fotogramma di quel match. Non vede
alcun mistero, né crede che
sia opportuno non parlarne.
Quella del pentito Oppedisa-
no, a suo dire, è una frase
campata in aria. Senza capo,
né coda. Utile solo a «infangare» la «mia onorabilità, che
non presenta macchie», dice.
Prima di partire alla volta di
Gubbio con il Crotone, per la
31esima di serie B, sbotta:
«Fandonie, è una bufala.
Quella è stata una gara regolare, come l’intero campionato. Abbiamo vinto perché eravamo nettamente superiori,
ma a Locri continuano a non
darsi pace».
ILARIO FILIPPONE
[email protected]
l’operazione
Droga al Nord
dalla Calabria
Nove arresti
REGGIO C. Nove arresti - i primi tre a inizio
marzo, gli ultimi qualche
giorno fa - e un giro d’affari di circa 200mila euro
troncato quasi sul nascere. È il bilancio di una vasta operazione antidroga
condotta dalla Squadra
mobile della questura di
Ravenna e del commissariato di Faenza con i colleghi di Torino, Reggio Calabria e Modena, che ha
permesso di fermare una
giovane banda (l’età media è di 27 anni) dedita allo spaccio di marijuana.
L’indagine, partita da Torino, ha individuato in
Romagna, a Massa Lombarda, il centro di smistamento. La copertura era
un bar gestito da due giovani campani, una ragazza di 27 anni, O.P., residente nel Ravennate, e un
coetaneo, D.I., residente
in provincia di Bologna.
Intorno a questo fulcro
ruotava un gruppo di 7 calabresi (G.M. originario di
Siderno, 25 anni; A.C.,
originario di Locri, 22 anni, residente a Siderno;
G.C., originario di Locri,
26 anni, residente a Siderno; G.P., originario di Locri, 23 anni, domiciliato
nel Torinese; E.D.F., originario di Gioiosa Jonica,
47 anni , residente a Reggio Calabria; G.G., originario di Locri di 31 anni,
residente in Siderno) tutti incensurati tranne il
47enne, denunciato nel
2002 per reati in materia
di stupefacenti, e il 31enne, condannato, sempre
per droga, a 5 anni di reclusione. A tutti è stata
contestata la detenzione e
cessione di sostanze stupefacenti, trasportate dalla Calabria al nord Italia.
operazione “lancio”
Tornano in libertà sette
degli “uomini” di Condello
REGGIO CALABRIA In sette tornano in libertà, tutti gli altri restano in
cella. Sono stati depositati nel tardi pomeriggio di ieri i provRestano invece vedimenti emessi dai
nell’ambito delin cella gli altri 7 gip
l’operazione “Lancio”.
accusati di
Ciò che emerge ad un
sguardo è che
aver favorito la primo
nessuno dei fermi dilatitanza del boss sposti dalla Dda di
Reggio Calabria è stato convalidato. Evidentemente i giudici (erano quattro: Santoro, Petrone,
Cotroneo e Barillà) non hanno ritenuto sussistente il concreto pericolo di
fuga per le persone fermate con l’accusa di essere i fiancheggiatori di Domenico Condello “u pacciu”, latitante dal
1990, ed ancora oggi attivamente ricercato dalle forze dell’ordine. Ad essere scarcerati sono stati: Demetrio
Romeo (difeso dall’avvocato Francesco Calabrese), Roberto Richihi (difeso dall’avvocato Umberto Abate), Caterina Condello (difesa dall’avvocato
Nico D’Ascola con sostituto processuale l’avvocato Marco Panella) e Giuseppa Condello. Sono stati invece revocati gli arresti domiciliari che erano stati disposti nei riguardi di Francesco
Condello, Maddalena Martino e Giu-
Il boss latitante Domenico Condello
seppe Martino, che sono accusati di
fittizia intestazione di beni.
Regge in parte, dunque, nelle linee
generali l’impianto accusatorio della
Dda di Reggio Calabria, considerando
che per tutti gli altri soggetti i giudici
hanno emesso ordinanza di custodia
cautelare in carcere, perché ritenuti favoreggiatori del boss Condello. Con
l’operazione “Lancio”, infatti, la Procura reggina ha fatto luce sulla rete di
assistenza che ha consentito al latitante di potersi nascondere senza troppi
problemi in questi 20 anni. Negli ultimi tempi l’attività di ricerca si è intensificata parecchio e l’operazione portata a termine dai carabinieri ha consentito di fare terra bruciata attorno al
boss Domenico Condello, che ora viene ritenuto sempre più solo e con poche chance di poter rimanere latitante ancora per molto tempo. Nel corso
delle indagini, inoltre, gli inquirenti si
sono soffermati anche sulle attività
economiche dell’uomo, e per questo
hanno messo sotto inchiesta i parenti
vicini che si occupavano della gestione
di un panificio della zona nord di Reggio Calabria.
Consolato Minniti
8
SABATO 17 marzo 2012
D A L
P O L L I N O
calabria
A L L O
S T R E T T O
ora
Scomparsi i cognati di Ferraro
Oppido, per gli inquirenti i due uomini potrebbero essere stati uccisi
impegnati nelle ricerche sono
riusciti a trovare l’auto con la
quale i due giovani si erano allontanati da casa. La Fiat Panda si trovava in una zona agricola del piccolo centro, ma dei
due non sarebbe stata trovata
nessuna traccia. Zero risultati
anche dalle indagini effettuate
sui cellulari dei giovani che, secondo quanto appreso, sarebbero spenti dalla sera di martedì scorso.
OPPIDO MAMERTINA (RC)
Il giorno dell’omicidio Francesco Raccosta si preoccupava
che le foto di suo cognato morto ammazzato non uscissero
sui giornali. Stava impietrito
dietro al nastro bianco e rosso
che delimitava la scena del delitto. Accanto a lui l’altro suo
cognato, Carmine Putrino. I
due giovani parlottavano a
bassa voce e guardavano gli
uomini della scientifica dei carabinieri di Reggio Calabria,
mentre estraevano il corpo
senza vita di Vincenzo Ferraro
dalla Nissan Patron grigia crivellata di colpi. Forse non immaginavano che i loro nomi, a Sopra, l’auto dov’è stato trovato
distanza di poche ore da quelLa morte
l’omicidio, venissero accostati
e la scomparsa
a quello del loro congiunto,
Le notizie trapelate nella
sdraiato su quella strada polverosa e ricoperto da un len- giornata di ieri sono frammenzuolo bianco. Dal pomeriggio tarie, una ricostruzione precisa degli evendi martedì
ti ancora non
scorso, giorno
La loro auto
può essere
del delitto, dei
è
stata
compiuta. Si
due giovani
parte comunnon si hanno
ritrovata
que da un dapiù notizie, di
Ma di loro
to oggettivo:
loro rimane
nessuna traccia
di Raccosta e
solo un’auto
Putrino, corinvenuta in
una zona di campagna di Op- gnati tra loro e legati a Vincenpido Mamertina, mezzo che i zo Ferraro dallo stesso grado
due avevano chiesto a un co- di parentela, non si hanno più
noscente per un non meglio notizie. Una prima lettura dei
precisato viaggio a Reggio Ca- fatti, se contestualizzata nella
riapertura della faida di Oppilabria.
il corpo senza vita di Vincenzo Ferraro (nel riquadro a destra)
do Mamertina, potrebbe fare
pensare a una latitanza volontaria per mettersi al riparo da
eventuali ritorsioni nei loro
confronti. Un dato, però, tragicamente smentito, al momento, dalla denuncia di scomparsa presentata dai loro parenti.
C’è preoccupazione tra gli i carabinieri di Palmi e Oppido.
Una preoccupazione per quei
due morti ammazzati nel giro
di meno di due settimane, Domenico Bonarrigo il 2 marzo
scorso e il 13 marzo Vincenzo
Ferraro. Entrambi, secondo gli
inquirenti, legati al clan Mazzagatti di Oppido. A convinzione sulla riapertura della faida,
si è aggiunta da mercoledì an-
che la scomparsa di Raccosta e
Putrino.
La Panda e i telefonini
Ci sono alcuni particolari
che risultano suonare stonati
agli inquirenti. Particolari che
devono essere ancora vagliati e
interpretati dalle forze dell’ordine che indagano, adesso,
non solo sui due delitti, considerati legati tra loro, ma anche
sulla scomparsa dei due giovani cognati. Secondo quanto
appreso nella giornata di ieri,
pare che Raccosta, già noto alle forze dell’ordine, e Putrino,
incensurato, avessero chiesto
in prestito a un conoscente
una Fiat Panda bianca, per re-
carsi nel capoluogo di provincia, forse agli ospedali Riuniti
dove era stato trasportato Ferraro per l’esame autoptico. I
due cognati, però, non hanno
fatto ritorno a Oppido da Reggio Calabria. Passata la notte
di martedì e non ricevendo notizie, nel pomeriggio di mercoledì i familiari si sono recati alla stazione dei carabinieri per
sporgere formale denuncia di
scomparsa. Da quel momento, i militari dell’Arma hanno
fatto partire le ricerche di Raccosta e Putrino. Ricerche che,
in realtà, hanno portato a un
primo parziale riscontro investigativo. La sera stessa della
denuncia, infatti, i carabinieri
Dubbi e certezze
In tutta questa vicenda, gli
investigatori partono da poche
certezze e molti dubbi. Sul primo punto, è dato per certo che
a Oppido si sia aperta una fase
nuova all’interno della malavita cittadina. Una nuova fase, e
siamo già ai dubbi, che però
presenta molti punti oscuri, almeno per il momento. In città
esistono due grosse famiglie,
Ammazzagatti e Ferraro, che
convivono dalla chiusura della faida datata 1998. Le due famiglie sono anche legate da
rapporti di parentela. Ferraro
era sposato con la sorella di
Raccosta, questi con una Mazzagatti e Putrino con un’altra
sorella Raccosta. Entrambi gli
omicidi sembrano maturati all’interno della stessa famiglia.
Il rompicapo per gli inquirenti parte proprio da qui.
FRANCESCO ALTOMONTE
[email protected]
caso pioli
Disposti nuovi esami tecnici
sulle automobili dei Napoli
GIOIA TAURO (RC) Ci ha messo me- do le richieste del collegio difensivo che,
no di 24 ore il Tdl per decidere sul ricorso comunque, ha già annunciato ricorso in
presentato dai legali di Domenico Napoli. Cassazione.
Intanto, sul fronte delle indagini che
Nella giornata di ieri, infatti, i giudici del
Riesame di Reggio Calabria hanno deciso tendono a fare luce sulla scomparsa di Fadi confermare la custodia in carcere del brizio Pioli, data 13 febbraio, gli inquiren21enne accusato dell’omicidio e dell’occul- ti hanno convocato i legali delle parti per
tamento di cadavere di Fabrizio Pioli, rea- l’attuazione di una serie di esami tecnici.
ti contestatigli in concorso con suo padre Esami che verranno effettuati martedì
Antonio, ancora irreperibile. I due sono prossimo, tra la caserma dei carabinieri di
accusati da Simona Napoli, compagna di Gioia Tauro e Melicucco, centro dal quale
è scomparsa Pioli, per cercare di reperire
Pioli e sorella e figlia degli indagati.
Nel corso dell’udienza tenutasi giovedì elementi utili alle indagini. In particolare,
scorso, i legali di Napoli, gli avvocati Ar- gli accertamenti si concentreranno sui veimando Veneto e Angelo Sorace, hanno coli Fiat Doblò, di Antonio Napoli, e sulla
Fiat 500, del figlio Domechiesto l’inutilizzabilità
nico. Gli esami sono condelle dichiarazioni rese da
Il Tdl rigetta il
centrati sulla ricerca di
Rosina Napoli, madre e
ricorso
dei
legali
tracce biologiche, residui
moglie dei due indagati,
di polvere da sparo e imperché secondo i legali le
di Domenico
papillari latenti.
forze dell’ordine non le
Il 21enne resterà pronte
Continuano gli appelli
avrebbero comunicato la
in carcere
dei familiari di Pioli per la
possibilità di astenersi
restituzione di Fabrizio. Il
dall’interrogatorio; e la
nullità dell’udienza, perché all’interno del giovane è scomparso, insieme al suo prefascicolo del pubblico ministero non sa- sunto aguzzino Antonio Napoli, il 13 febrebbe stato allegato il dvd contenente l’in- braio scorso, dopo essere stato scoperto a
tercettazione ambientale eseguita all’in- casa di Simona Napoli, la 25enne colpevoterno della compagnia di Gioia Tauro. In- le, secondo il padre, di intrattenere una retercettazione nella quale Domenico Napo- lazione extraconiugale. La ragazza è stata
li e il cognato Vincenzo Curinga (marito testimone della lite tra i due uomini ed è
di Simona) discutevano, secondo l’accu- adesso la principale accusatrice di suo pasa, dell’occultamento del cadavere di Pio- dre e di suo fratello. La donna si trova in
li («iu u cercanu u terreno pu mu ietta- una località protetta insieme al figlio minu»). Il Tdl ha però deciso di confermare norenne.
fral
l’arresto in carcere dell’indagato, rigettan-
14
SABATO 17 marzo 2012
calabria
ora
R E G G I O
Omicidio “provocato”
dall’agguato a Rosarno
La tesi della difesa di Schepisi accusato del delitto Calarco
Subito dopo il delitto si era
consegnato subito ai carabinieri. Era arrivato in caserma
raccontando di avere freddato il cognato nella camera da
letto. In mano aveva ancora la
pistola Magnum 357. Aveva
rubato le chiavi di casa nella
borsa della sorella e si era diretto in via Ferruccio per mettere fine a quel rapporto diventato difficile negli ultimi
tempi. Ieri il gup di Reggio Calabria, Antonio Laganà, ha
condannato Giuseppe Schepi- Giuseppe Schepisi
si a 14 anni e due mesi di reclusione al termine del processo no mai stati perfettamente
che si è svolto con il rito abbre- chiariti. Come quanto è avveviato. E’ stato difeso dagli av- nuto la sera precedente all’omicidio.
vocati MicheGiuseppe
le Priolo e
L’assassino
Schepisi ha
Vincenzo Siè stato
raccontato di
clari, secondo
essersi diretto
i quali il delitcondannato
a Rosarno in
to era scaturia
14
anni
e
due
macchina into da una promesi di carcere sieme a Cavocazione
larco, su sua
della vittima.
Il giudice non ha ritenuto di ri- richiesta. Dopo una breve soconoscere questa chiave di let- sta all’autogrill si sono rimessi
tura e ha anche escluso la pre- in moto ma a breve distanza si
meditazione. Tuttavia alcuni sono fermati ancora perché
contorni della vicenda non so- un’auto sembrava in panne. In
Vincenzo Calarco
realtà era una messinscena e
le persone sulla strada avrebbero aggredito Schepisi per rapinarlo. In quei momenti concitati è riuscito a mettersi subito in macchina –secondo la
sua versione- e a fuggire. Pensava che a organizzare tutto
fosse stato il cognato Vincenzo
Calarco. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della
Compagnia reggina durante le
indagini, poche ore prima si
erano ritrovati a casa di Giuseppe Antonio Cozzupoli, ex
sorvegliato speciale con precedenti penali per stupefacenti,
dal quale avrebbero ricevuto
droga. L’uomo è stato arrestato dopo qualche tempo dall’omicidio con l’accusa specifica della cessione della sostanza illecita. Gli investigatori dell’Arma sono pure convinti che
l’ex finanziere avesse minacciato il cognato proprio lì mostrandogli a scopo intimidatorio tre proiettili di pistola. Questi momenti sono stati la goccia che ha fatto traboccare il
vaso. Schepisi non era più contento del comportamento del
cognato e lo accusava di ledere l’onorabilità di sua sorella.
Così, il giorno dopo la vicenda
di Rosarno, Schepisi ha deciso
che ne aveva abbastanza. Calarco era arrivato a casa all’alba ed era ancora nel letto matrimoniale quando l’omicida
ha fatto ingresso in casa. Non
si è accorto di nulla, se non
quando Schepisi gli era ormai
davanti con la pistola puntata
contro. Poi i quattro spari e
l’immediata presa di coscienza
di quanto commesso, concretizzatasi con la costituzione in
caserma.
a.i.
“Cold case” va in appello
L’ex dirigente Aloisio condannato all’ergastolo in primo grado
Il “cold case” reggino che
riguarda il presunto mandante dell’omicidio di Franco
Pace, avvenuto a Pellaro nel
2005, approda in Corte d’assise d’appello. Alla sbarra si
trova l’ex dirigente di un’industria chimica, Pietro Angelo Aloisio. In primo grado è
stato condannato all’ergastolo per avere commissionato
l’assassinio dell’amante della
donna di cui si era invaghito
a un ragazzo di origine albanese, Bledi Mingu. L’udienza
è subito stata rinviata per
l’astensione degli avvocati in
corso, che durerà fino alla
prossima settimana.
I contorni della vicenda sono tutt’altro che nitidi. Aloisio (difeso dall’avvocato Antonino Aloi) era già stato accusato di essere il mandante
di un altro omicidio, quello
della moglie Giusy Romeo
avvenuto a Firenze il 12 febbraio 2004. Alla fine del processo venne assolto per non
avere commesso il fatto. Coimputati erano alcuni personaggi vicino alla cosca Alvaro
di Sinopoli. Sebbene l’omicidio fosse stato inquadrato (e
lo è anche quello di Franco
Pace) come ricadente nella
sfera passionale, da cosa dipende la vicinanza che gli investigatori avevano accertato
tra l’ex dirigente industriale
e i presunti killer della cosca
della Piana di Gioia Tauro?
l’ex modella
contesa
Secondo l’accusa
Franco Pace
venne fatto
uccidere per la
donna con cui
aveva una storia
Le vicende giudiziarie sono
tornate quando Franco Pace,
con cui la donna contesa aveva avuto una relazione, è stato arrestato nell’operazione
“Cattedrale”. Nel periodo
della detenzione di quest’ultimo, Aloisio ha conosciuto
l’ex modella di origini bresciane che nel frattempo si
era trasferita in Calabria e i
due hanno intrecciato un
rapporto duraturo. Almeno
fino alla scarcerazione di Pace, che era un ex dipendente
dell’Afor.
Quando è tornato in libertà, la donna ha deciso di riprendere la sua storia con lui
e questo è stato il motivo che
avrebbe indotto Aloisio a ingaggiare l’albanese per farlo
fuori. La Corte d’assise presieduta all’epoca dal giudice
Vincenzo Giglio (oggi in carcere per concorso esterno in
associazione mafiosa con la
famiglia Lampada) lo aveva
condannato all’ergastolo. Il
prossimo 13 aprile si torna in
aula per il via al processo di
secondo grado.
a.i.
processo valle
Lucisano non risponde alle domande su Lo Giudice
Leone Lucisano non ha risposto alle domande postegli nel processo che si sta svolgendo a Milano nei confronti di Francesco
Valle e dei figli Fortunato e Angela. Era stato
citato dall’avvocato Giuseppe Nardo perché
confermasse o smentisse le dichiarazioni del
collaboratore di giustizia Nino Lo Giudice. Per
Lucisano, che non si era presentato in aula all’udienza precedente, il Tribunale aveva predisposto l’accompagnamento coatto. Essendo
tuttavia imputato per reato connesso, per un
omicidio che sarebbe stato commesso nel
1990 per conto dei Valle, ha potuto avvalersi
della facoltà di non rispondere. Non sono dunque fugati tutti i dubbi su quanto il pentito Lo
Giudice ha rivelato. Ovvero che Leone Lucisano (che è lo zio del collaboratore) era presente al conferimento del grado della santa a
Francesco e Fortunato Valle. Lo Giudice ha
parlato anche dei contrasti nati per la rottura
del fidanzamento tra Maria Valle e Domenico Lucisano, figlio di Leone, al quale era stata
promessa sposa. Poi però l’unione si è interrotta e lei ha sposato Francesco Lampada. La
prossima udienza è stata fissata per il 26 marzo davanti al Tribunale di Milano.
a.i.
“sistema-raccordo”
Imputati davanti al gup
il prossimo 30 marzo
Inizierà alla fine di marzo l’udienza preliminare
delle indagini “Sistema” e
“Raccordo”, riuniti nello
stesso procedimento. In
dodici compariranno davanti al gup Adriana Trapani il prossimo 30 marzo.
Tra gli indagati figurano il
boss di Pondera-Pietrastorta Santo Crucitti, il suo
luogotenente Mario Chilà e
il nipote del capobastone
Antonio Gennaro Crucitti,
che risultava essere intestatario di quote sociali e
attività riconducili allo zio.
Dovranno comparire davanti al giudice per difendersi dalla richiesta di rinvio a giudizio anche Sandrino Amedeo Aurora,
Fortunata Loredana Barchetta, Michele Crudo, Antonino Minniti, Nicola Pellicanò, Carmine Polimeni,
Domenico Polimeni e Domenico Suraci. Nell’indagine era finito anche Francesco Gullì, direttore della filiale di Reggio Calabria della Banca Popolare di Lodi
che, secondo l’accusa,
avrebbe favorito gli interessi della cosca assecondando le richieste del boss
Santo Crucitti in relazione
alle attività economiche.
L’inchiesta aveva riguardato anche il fallimento della
Planet Food srl che si occu-
Santo Crucitti
pava della distribuzione di
prodotti alimentari. Pochi
mesi dopo il fallimento,
che risale al 2008, era nata
un’altra società. Un modo
per distrarre le indagini e
ripulire una società che si
era esposta con un forte indebitamento. Nel corso
delle intercettazioni telefoniche captate dai carabinieri erano state ascoltate
alcune conversazioni tra il
boss Crucitti e l’assessore
comunale ai Lavori pubblici Pasquale Morisani. I due
parlavano della competizione elettorale in corso per
palazzo san Giorgio. Per la
procura, tuttavia, non si
ravvisa un comportamento penalmente rilevante a
carico dell’amministratore.
urbanistica
Sentiti in aula
Bevacqua e Condò
È stato il giorno di Antonio Bevacqua e Pietro Paolo Condò ieri nel processo
“Urbanistica”. Il primo ad
essere esaminato è stato
l’architetto che ha aperto
uno studio associato con
quello di Artuso, imputato
nel processo. Bevacqua ha
descritto i rapporti che si
erano instaurati con Artuso
ed il modo in cui veniva
svolto il lavoro. Particolarmente intenso è stato anche
l’esame di Pietro Paolo Condò (difeso dall’avvocato
Paolo Amaddeo), soggetto
dal quale è nata l’intera inchiesta. È con la sua querela, infatti, che gli investigatori sono riusciti a ricostruire tutti i passaggi che hanno
condotto all’adozione delle
misure cautelari eseguite lo
scorso anno. Alla sbarra, infatti, ci sono diversi soggetti accusati a vario titolo, di
associazione a delinquere
costituita allo scopo di commettere una serie di delitti
di corruzione per atti d’ufficio, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, abusi d’ufficio e falsi, con l’aggravante per Giuseppe Melchini di aver organizzato e
diretto l’associazione. In
particolare l’architetto, avvalendosi della sua posizione di funzionario responsabile del settore edilizia privata dal 10 maggio 2001
all’1 settembre 2009, assicurava l’esito di un numero
indeterminato di progetti
presentati in violazione della normativa urbanistica,
oppure assicurava l’iter agevolato a quelli presentati da
tecnici e professionisti a lui
collegati. Melchini garantiva poi ad alcuni membri
dell’ufficio adeguata copertura per la realizzazione di
interessi illeciti.
r. r.
SABATO 17 marzo 2012 PAGINA 13
l’ora di Cosenza
Tel. 0984 837661-402059 Fax 0984 839259 Mail: [email protected]
S. GIOVANNI
Nuova
intimidazione
al sindaco
> pagina 20
CASTROVILLARI
Commissariato
Crolla finestra
tragedia sfiorata
> pagina 21
ACCADDE UN SECOLO FA
A CURA DI
LUIGI MARIA CHIAPPETTA
17 marzo 1912 - Niente da fare. Ancora buio pesto sugli audacissimi autori del furto
avvenuto nella Cancelleria del nostro tribunale, nella notte tra il 12 e il 13 corrente mese. Non si può dire neanche se il reato sia stato consumato o tentato, perché ci si assicura che appena venerdì scorso l’autorità giudiziaria ha iniziato la ricognizione della grande massa dei corpi di reato giacenti in Cancelleria. L’autorità di P. S. e l’arma dei Carabinieri, frattanto, indagano per loro conto, ma finora con scarsissimo risultato.
Omicidio senza colpevole
Capalbo, ecco la sentenza
I motivi per cui anche la Corte d’appello ha assolto gli imputati
La pistola dell’imputato non è
quella usata per uccidere Tullio
Capalbo. Gli alibi di Sandro Daniele e Salvatore Salamò sono credibili mentre lo sono meno le dichiarazioni dei collaboratori di
giustizia. E poi, l’inconsistenza del
movente e l’assenza di elementi
per collocare il delitto nei sotterranei dello Skorpion.
Sono queste in estrema sintesi
le motivazioni con cui la Corte
d’appello del Tribunale di Catanzaro lo scorso 2 febbraio ha assolto – confermando il verdetto del
gup distrettuale – le due persone
(Daniele e Salamò, appunto) accusate dell’omicidio di Tullio Capalbo, avvenuto dodici anni. La
sentenza è stata depositata nei
giorni scorsi. E scrive la parola fine su una brutta storia.
Il cadavere di Tullio Capalbo
venne ritrovato a Rende il 28 settembre del 1999 nel bagagliaio
della sua automobile. Qualcuno gli
sparò due colpi di pistola in testa
con una calibro 6.35, poi avvolse il
cadavere in un telo di cellophane e
lo nascose nel bagagliaio della
Mercedes della vittima. L’uomo si
era allontanato dalla propria abitazione alle 8 del 26 settembre
1999. Il medico legale che eseguì
l’autopsia colloca il delitto proprio
in quella domenica mattina. Indagando sulle frequentazioni della vittima gli inquirenti scoprirono
che la vittima prestava soldi a
strozzo e che faceva parte di un giro di usura nel quale erano coinvolti anche uno degli imputati
(Salvatore Salamò), Ippolito d’Ippolito e Gianluca Impieri, uccisi
nello stesso periodo, con una pi-
Il tribunale
di Catanzaro
stola calibro 7.65 (anche questi
due delitti sono rimasti irrisolti).
Secondo i magistrati della Dda di
Catanzaro, il ristoratore di Cerisano venne ucciso per denaro. Gli
autori dell’omicidio, sempre secondo l’accusa, sarebbero stati Salvatore Salamò e Sandro Daniele,
poiché debitori nei confronti della
vittima di circa 500 milioni di vecchie lire. I due imputati avrebbero
agito per agevolare il clan di
ndrangheta guidato da Gianfranco Ruà (imputato nello stesso processo per intestazione di beni fittizi), poiché questi avrebbe investito proventi delle sue attività illecite nella palestra denominata Skorpion «diventandone comproprietario». Capalbo, in pratica,
sarebbe stato «creditore degli imputati di una somma considerevole» che essi «non erano in grado di
restituire». Per questo motivo la
vittima sarebbe entrata nella società diventandone anch’egli
«comproprietario» finendo così
con il «pregiudicare gli interessi
del Ruà». Ma i dati che hanno
certamente pesato di più sono le
«contraddizioni» e l’«inconsistenza» delle dichiarazioni dei pentiti, e quello relativo all’arma del delitto. A Sandro Daniele venne sequestrata una Beretta (legalmente detenuta) dello stesso calibro
della pistola usata per uccidere Capalbo. I ripetuti esami effettuati
dal Ris hanno portato a questa
conclusione: «La possibilità che i
proiettili siano stati sparati dall’arma in sequestro è virtualmente
inesistente».
Ma c’è dell’altro. Un mese prima
di essere ammazzato sembra che
la vittima avesse detto ai familiari
che se gli fosse capitato qualcosa i
responsabili erano Daniele e Sala-
mò. La Corte d’appello ha giudicato inconsistente tale circostanza, rilevandone la «fragilità in
chiave indiziaria».
Per Salamò e Daniele il pubblico ministero aveva la condanna a
22 anni di reclusione. Nella stessa
vicenda, erano imputati anche
Gianfranco Ruà e Concettina Daniele, la figlia di Sandro, accusati di
trasferimento fraudolento di beni.
Per loro erano state chieste pene
di 4 anni di reclusione. Sandro Daniele è stato difeso dagli avvocati
Marcello Manna e Franco Sammarco, Salvatore Salamò da Franz
Caruso e Giorgia Greco. Gianfranco Ruà è stato assistito dall’avvocato Massimo Petrone mentre
l’avvocato Angelo Pugliese ha assistito i familiari della vittima, che
si erano costituiti parte civile.
ALESSANDRO BOZZO
[email protected]
CASSANO J.
Prendevano
la pensione
del morto
I giudici: troppi debiti, mal si conciliano con una gestione mafiosa
Gianfranco Ruà, personaggio di spicco della
criminalità organizzata cosentina degli anni
80/90 – condannato all’ergastolo per diversi
omicidi (processo Garden) e detenuto ininterrottamente dal 1994 – non è mai stato proprietario della palestra Skorpion di Rende. Lo
ha stabilito la Corte d’appello di Catanzaro –
sulla scorta degli accertamenti compiuto dalla polizia tributaria (il Gico della guardia di finanza) – nella sentenza che ha portato all’assoluzione di Sandro Daniele, Salvatore Salamò (accusati di essere gli autori dell’omicidio
di Tullio Capalbo, avvenuto nel settembre del
10999), Concettina Daniele e dello stesso Ruà
(a questi ultimi veniva contestata soltanto l’intestazione fittizia di beni). «(...) le ampie indagini effettuate sull’assetto proprietario dello
Skorpion – scrivono i giudici nella sentenza –
non hanno fatto rilevare come si tratti di regolare società arl, costituita tra Daniele e Salamò
nel 1986, successivamente passata ai soci Giuseppina Siciliani, Sergio Abonante, Pietropaolo Mazzulla, Annamaria Reitano e Concettina
Daniele, che nel 1994 deteneva l’80% delle
quote sociali: il presunto riferimento al 35%
[detenuto da Ruà, ndr] non ha trovato alcun
appiglio nelle pur complete acquisizioni documentali. La società poi ha sempre dimostrato un grave disavanzo e un costante, pesantissimo, indebitamento, a dimostrazione di un
pessimo andamento della gestione economica e del patrimonio nei vari anni presi in esame, il che mal si concilia con un’ipotesi di gestione occulta da parte di un esponente della
criminalità organizzata».
a. b.
Uomo trovato
privo di vita
nella sua casa
> pagina 24
> pagina 29
la lettera
IL CONSIGLIERE
E LA RICERCA
DEL LOCULO
Il mistero del consigliere alla ricerca del
loculo gratuito anima il dibattito politico
cittadino. Eppure di cose di cui discutere ce
ne sarebbero tante: dalla polemica per le ferie forzate nelle scuole per la fiera di San
Giuseppe alla realizzazione del parcheggio
di piazza Fera-Bilotti. Dalle condizioni in
cui versa l’ospedale al dissesto idrogeologico. Ciononostante a tenere desta l’attenzione su Palazzo dei Bruzi ci pensa il rebus sull’identità del consigliere che reclamava un
loculo per un presunto avente diritto.
Ma è davvero così importante sapere chi
ha osato richiedere quel loculo? Si pensa
davvero che dietro questa vicenda si celino
oscure trame?
Francamente riteniamo di no. Che non ci
sia nulla che meriti gli onori della cronaca,
nulla di che scandalizzarsi. Sembra quasi
una querelle montata ad arte nei confronti di un assessore, Katya Gentile che, ad oggi, sta affrontando senza reticenze e con piglio deciso i tanti problemi che il suo predecessore le ha consegnato insolute. Facciamo, dunque, dire all’assessore le condizioni
del nostro cimitero. Cosa ha trovato al suo
insediamento. Se i fondi per il dissesto che
lo minaccia sono arrivati e se si quando e se
sono stati impiegati per le finalità per le
quali erano stati erogati. Queste sono le cose che dovrebbero interessare operatori del
settore e non. Queste le domande alle quali vanno date risposte. Non quelle, a nostro
avviso forzate e impuntuali, che sviano il
discorso da un tema che sta a cuore alla collettività. Dalla conferenza stampa dell’assessore ai lavori pubblici Gentile, che fortunatamente non fa rimpiangere il passato,
emerge la volontà di intervenire e di fare
anche presto. Di colmare un gap che viene
ereditato dalla passata amministrazione e
di procedere a rendere “civile e decorosa”
l’abitazione perenne di tutti i cosentini. Basta, allora, con questa infruttuosa polemica. La morte, che arriva per tutti, ha bisogno di essere trattata con ben altro rispetto e altri toni. Vogliamo accapigliarci? Cerchiamo altri argomenti…ce ne sono a iosa.
Sergio Nucci e Michelangelo Spataro
consiglieri comunali di Cosenza
la sentenza
«La Skorpion? Mai stata di Ruà»
GUARDIA P.
delitto cappello
CARO GABRIELE
IL GARANTISMO
È SEMPRE ATTUALE
DI
MARCO CRIBARI
Caro Petrone, la tua brillante ricostruzione dell'omicidio di Paolo Cappello, pubblicata ieri su CO, ci dà modo di parlare di
garantismo. Sono passati quasi 90 anni
dalla morte dell’operaio socialista, ma c’è
un aspetto della vicenda ancora attuale (...)
> segue a pagina 18
20
SABATO 17 marzo 2012
calabria
ora
P R O V I N C I A
CASTROLIBERO
Il rinnovo del parco macchine effettuato dal Comune non quadra
affatto al consigliere d’opposizione
Francesco Bilotta. Che, mettendo
tutta la sua disapprovazione nero su
bianco, denuncia alla cittadinanza
«l’opinabile gestione delle risorse
pubbliche operata dalla giunta capitanata dal sindaco Orlandino Greco». Nel suo mirino, l’acquisto di tre
fiat Panda e di una Lancia Delta:
comprate, a detta di Bilotta, attra-
Auto nuove a go-go, Bilotta non ci sta
Il consigliere contro Greco: Orlandino, ma come utilizzi le risorse pubbliche?
verso «scelte assai discutibili». «Per
quel che concerne l’acquisto delle
Fiat Panda - scrive il consigliere in
un comunicato - non si capisce perché da un lato se ne acquistano tre
e dall’altro se ne cedono due a titolo
gratuito, ancora perfettamente fun-
zionanti e con chilometraggio contenuto, rispettivamente al comune di
Cleto ed all’associazione Guardia
nazionale ambientale. Questa tipologia di comportamento - continua
- evidenzia una scarsa propensione
ad un oculato utilizzo delle risorse
pubbliche, indispensabile invece in
periodo di riduzione di trasferimenti dallo stato agli enti locali». Un’altra storia, invece, quella relativa alla Lancia Delta: «Se per un verso
non vi era necessità di provvedere
all’acquisto di un’ennesima auto de-
Incubo infinito
Il sindaco Barile
ancora sotto tiro
LUZZI
Idv scioglie i dubbi
Appoggerà Tedesco
Un’altra intimidazione per il primo cittadino
Squarciano una gomma della sua macchina
SAN GIOVANNI IN FIORE Sono du- intimidatori, spingendosi fino agli attentati
rati ben poco, i sogni tranquilli di Antonio Ba- veri e propri, avesse cambiato idea, perché la
rile (foto). Tant’è che il sindaco è di nuovo nostra azione amministrativa non ha certo
sotto tiro. I suoi “persecutori” hanno ripreso rallentato o cambiato direzione da quando
la serie d'intimidazioni iniziata qualche me- sono cominciate queste azioni. Certo avevo
se addietro. Bersaglio degli
sperato che qualcuno fosse
stato colpito da un minimo di
ignoti personaggi è stata, di
Denuncia
nuovo, l’auto del primo cittasensibilità nei confronti della
ma
è
rassegnato:
dino sangiovannese. Nella
nostra azione diretta esclusiè l’ennesima
giornata di giovedì, mentre la
vamente al bene comune.
moglie dello stesso era alla
Purtroppo così non è. Contiminaccia
guida della vettura, si è resa
nuano imperterriti - osserva,
conto che la ruota anteriore Mi sono abituato
rammaricato il sindaco di San
sinistra era sgonfia. E non era
Giovanni in Fiore - e sembra
un caso che il copertone avesse perso pressio- un film che si ripete, perché proprio con il tane, come rivelato successivamente dal gom- glio di una gomma circa cinque mesi addiemista. È subito apparso evidente che lo pneu- tro cominciò questa escalation. E’ triste affermatico era stato tagliato. Sfregiato. Una tesi marlo - conclude - ma è quasi come se mi fosperaltro confermata anche dai carabinieri si ormai “abituato” a questi atti inqualificabidella locale caserma. Barile ha immediata- li». E se lui, il diretto interessato, dice si essermente sporto denuncia. A margine dell'episo- si oramai praticamente abituato a questi
dio, ha così commentato: «Non c’era motivo brutti gesti, c’è chi invece non riesce proprio
di credere che chi aveva commesso più atti a farsene una ragione. E li condanna, in toto.
Si tratta del presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti che, in una nota inviata dall’ufficio stampa della giunta, non esita ad affermare: «Non mi stanco di ripetere aggiunge Scopelliti - che nessuno potrà condizionare la sua attività amministrativa con
questi meschini gesti. So che il sindaco Barile andrà avanti e voglio ribadire che al suo
fianco avrà sempre le istituzioni e la gente
perbene». Era trascorso un mese, dall’ultima
intimidazione ai danni del primo cittadino
del paese silano.
Tutto ebbe inizio, qualche mese fa, con una
serie di telefonate anonime nel bel mezzo della notte. Poi, gli ignoti persecutori iniziarono
ad inveire direttamente sulla malcapitata automobile di Barile: prima tagliando le gomme, poi svitandone i bulloni. Non contenti,
passarono alle minacce scritte sui muri di una
villetta adiacente al municipio di San Giovanni in Fiore. Una situazione, dunque, che si fa
sempre più pesante.
lumac
ROGLIANO
Ospedale, lo sfogo di Mazzei
«Ma Gangemi dove vive?»
Lo sfascio dell’ospedale. Il presidio Santa Barbara versa in uno «stato penoso». È quanto ha verificato, ieri mattina, una delegazione mista di amministratori comunali e componenti del comitato “pro ospedale”, guidata dal sindaco Giuseppe Gallo, affiancato da Mario Mazzei,
presidente dell’aggregazione di cittadini. La delegazione ha incontrato
il personale e ne ha raccolto il malcontento. Ha avuto anche un dialogo con il dirigente medico di direzione sanitaria, Franco Alessio, che
ha fornito delucidazioni circa la riorganizzazione del presidio. «Hanno distrutto questo ospedale», è stato il commento del sindaco. Il presidente del comitato Mazzei ha espresso il suo sdegno: «È una vergogna, stanno buttando il bambino con l’acqua sporca». Gallo ha voluto
anche richiamare i contenuti di alcune dichiarazioni rese, giovedì sera, dal direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, Paolo
Discariche addio
A ripulirle
saranno gli studenti
Maria Gangemi, che si sarebbe detto convinto che l’utenza stenterebbe a rivolgersi all’ospedale di Rogliano per la presunta «inaffidabilità
delle prestazioni di Radiologia». Il sindaco ha annunciato che presenterà un esposto alla Procura della Repubblica. Il presidente Mazzei ha
rilevato: «Le dichiarazioni di questo general manager sono del tutto fuori luogo. Egli è il direttore di un’azienda e sparla e dice cose a sproposito di un presidio della azienda che egli dovrebbe far funzionare». «Il
Pdl - ha proseguito Mazzei - ha manifestato la sua posizione critica nei
confronti dell’azienda. Ma esprimiamo la nostra meraviglia per il fatto che i parlamentari di Cosenza continuino a restare inerti di fronte a
questo sfascio: la Sanità cosentina è la più governata della Calabria. Il
senatore Tonino Gentile continua a stare in silenzio. È chiaro che parlamentari come lui dovrebbero avere la forza di opporsi a questo scenario lunare. In ogni caso, questo manager dovrebbe tornare da dove
è venuto. Peccato che Gentile non abbia la forza di tutelare come dovrebbe gli interessi legittimi e le aspettative della comunità».
Mario Massimo Perri
ACRI Per l’evento “Nontiscordardime”,
proposto da Legambiente nazionale per coinvolgere le scuole e i genitori nella pulizia di un
luogo pubblico, oggi, dalle 9.30 presso piazza
San Domenico di Serricella, il circolo di Legambiente di Acri, il comitato La Mucone rinasce, i ragazzi della scuola media “San Martino”
con la collaborazione dei comuni di Luzzi e
voluta all’accompagnamento di amministratori e funzionari, per l’altro
potrebbe darsi che l’ente non abbia
provveduto ad acquistare l’autovettura presso la concessionaria che
aveva offerto il prezzo più vantaggioso, ma invece abbia acquistato
presso un rivenditore che ha praticato un prezzo più alto». Detto
ciò, Bilotta si affida «agli organi
competenti e alle loro opportune
verifiche». (lumac)
Acri, hanno deciso di ripulire due discariche
che sono situate sulla strada che va da ponte
Mucone a Croce di Baffi. Le discariche sono
composte da detriti, copertoni, carcasse di elettrodomestici, minano la salute del fiume, dell’ambiente circostante e deturpano un territorio selvaggio di una bellezza unica, presentandosi come un mostruoso biglietto da visita. Sa-
Il circolo Idv “Falcone e Borsellino” comunica di aver raggiunto con il movimento “Svolta Democratica” un accordo programmatico per le prossime amministrative. Nel corso dell’ultima riunione sono stati esaminati la situazione politico-amministrativa e gli scenari elettorali che si stanno
profilando a due settimane dalla presentazione delle liste. All’unanimità l’Idv ha deciso di sostenere la candidatura a sindaco di
Manfredo Tedesco e decisiva, per la scelta di
Idv, è stata «la sensibilità e l’apertura manifestata dall’ex sindaco Tedesco in ordine ai
rilievi ed alle proposte che il circolo ha avanzato nel corso delle trattative». Il circolo fornirà nei prossimi giorni gli elementi che andranno a rappresentare il partito nella lista.
«Abbiamo apprezzato l’apertura del sindaco alle nostre proposte - ha dichiarato il presidente del circolo Tommaso Greco - In particolare su quelle che riguardano la rivisitazione del Piano strutturale comunale, il potenziamento dei servizi e delle politiche sociali per andare incontro alle esigenze delle
famiglie più bisognose». In merito, è intervenuto anche il commissario provinciale
Talarico: «Sono soddisfatto dell’accordo
raggiunto col centrosinistra di Luzzi per il
sostegno a Manfredo Tedesco. L’occasione
mi è propizia per sottolineare che il nostro
partito è ormai una realtà molto importante nei territori e nei comuni. Non siamo più
soltanto un partito d’opinione, ma una realtà fatta di tantissimi quadri e militanti
sparsi in tutti i comuni della Calabria, che
stanno dando un contributo notevolissimo
alla crescita delle proprie comunità».
Massimo Maneggio
Strada per Motta
I lavori sono a norma
ROVITO Legittime le procedure per i lavori della strada Motta-Rovito. Il Consiglio
di Stato, accogliendo integralmente le tesi
difensive svolte dall’avvocato Oreste Morcavallo, ha dunque sospeso la sentenza del Tar
Calabria che aveva annullato gli atti relativi
all’espropriazione dei terreni per i lavori di
realizzazione della strada. Dando così piena
ragione al Comune. I fatti risalgono al 2006,
quando, con una delibera di giunta, veniva
approvato il progetto dei lavori e attivate le
procedure espropriative per i proprietari dei
terreni, interessati ai lavori della strada, che
subito ricorrevano al Tar, contestando le
procedure del Comune. (rcs)
rà una giornata di sensibilizzazione per un territorio più pulito e sano per tutti, soprattutto
per la strada che serve a raggiungere Cosenza.
Lontano da occhi attenti, molti approfittano
del luogo isolato e della lontananza del sito da
case abitate per scaricare rifiuti di medio e
grandi dimensioni.
Roberto Saporito
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