Sabato 17 marzo 2012 24 ore in Calabria I sindaci della costa jonica calabrese mobilitati contro Trenitalia e contro il ministero Treni, tutta colpa della gomma La soppressione della lunga percorrenza addebitata al trasporto su strada di MARINA VINCELLI CROTONE - E’ il trasporto su gomma la causa della soppressione dei treni a lunga percorrenza sulla fascia ionica? E’ questo l’interrogativochesisono postiisindacidellacosta ionica calabrese, in mobilitazione contro la soppressione dei treni a lunga percorrenza, decisa da Trenitalia e dal Ministero alle infrastrutture. Ieri una decina di primi cittadini, provenienti, da diversi comuni della fascia ionica,( da Melissa, a Cutro, Rocca di Neto, Cirò Marina, Calopezzati, Pietrapaola, Crosia, Cropalati, Caloveto, Paludi ed altri rappresentanti della Locride), si sono incontrati nell’aula consiliare del comune pitagorico, per salvare dall’isolamento la fascia della ionica. Hanno concordato di fare fronte comune e, come prima iniziativa, di promuovere un incontro a Roma, presso il Ministero alle infrastrutture, per ridiscutere i tagli effettuati sui treni a lunga percorrenza, insieme ai dirigenti di Trenitalia. L’iniziativa, promossa dal vice-sindaco diCirò Marina,Nando Amoruso,è statacoordinata dalvice-sindaco di Crotone Teresa Cortese, insieme all’assessore comunale Francesco Stabile ed all’assessore provinciale Marcello Praticò. Alcuni sindaci hanno denunciato, tra le possibili cause della soppressione dei treni, la politica, definita «clientelistica», operata dalla regione, a favore del trasporto su gomma, gestito da autolinee private, che sottrarrebbero “clienti”alla ferrovia. «Bisogna passare alle vie di fatto ha contestato il sindaco di Crosia, Gerardo Aiello –Dobbiamo chiedere unincontro aRomacon ilministero e con i vertici di Trenitalia. Dobbiamo capire cosa passa sulla testa dei cittadini». «Se i trasporti su gomma diventano un problema – ha continuato - perché portano via utenza dalla ferrovia, i sindaci hanno il di- Mobilità un diritto da rivendicare Viaggiare in treno un sogno irrealizzabile sulla costa jonica calabrese tempo si è fermato». Alcuni sindaci sono stati fortemente polemici nei confronti dei rappresentanti regionali e nazionali, che avrebbero contrastato solo a parole la soppressione dei treni a lunga percorrenza della Ionica. Mentre Salvatore Migale, sindaco di Cutro, ed il sindaco di Pietrapaola Giandomenico Ventura, ritenevano utile coinvolgere i rappresentanti regionali e nazionali, altri sindaci hanno dichiarato di preferire condurre da soli la battaglia. Il vice-sindacoCortese hasuggerito dipartire con l’incontro romano, tra i sindaci ed il ministro e, in un secondo momento, coinvolgere anche i livelli istituzionali più alti. «I sindaci di questi territori - ha evidenziato Stabile - sono coinvolti in prima persona e, a questo punto, dopo aver parlato con i vertici di Trenitalia riteniamo che un movimento debba partire dal basso, per sostenere il sacrosanto diritto alla mobilità». Lettera ad Angelo Mautone, nuovo presidente delle Ferrovie della Calabria Taurensi, pressing di Raffa Il presidente della Provincia di Reggio chiede il ripristino dei collegamenti REGGIO CALABRIA – Il presidente della Provincia di Reggio Calabria, Giuseppe Raffa, in una nota, ha espresso il timore che «l'avvicendamento al vertice delle Ferrovie della Calabria possa rallentare le decisioni che sembravano portare ad un imminente ripristino delle «Taurensi. Per questo motivo Raffa ha scritto al nuovo presidente di Fdc, Angelo Mautone, per invitarlo nella Piana di Gioia Tauro e dargli così modo «di conoscere da vicino la grave emergenza che sta attraversando questo tratto di territorio della provincia reggina». «Le Ferrovie della Calabria - scrive il Presidente della Provincia a Mautone – devono recuperare la vocazione cardine che nel passato Nota dell’associazione regionale calabrese Revisione dell’Imu, il decreto soddisfa la Confagricoltura CATANZARO – «Grande soddisfazione è stata espressa da Confagricoltura Calabria per il sì bipartisan della Camera all’ordine del giorno sul decreto Liberalizzazioni che prevede l’impegno del Governo a «promuovere una revisione dell’Imu per le aziende agricole». È quanto si afferma in una nota dell’associazione imprenditoriale agricola. «Si tratta di un primo risul- ritto di dire la loro. Non si può dissanguare la ferrovia. Se, dopo il confronto a Roma, dovesse emergere che si sta attuando una politica clientelare verso le aziende di trasporto su gomma, noi non ci stiamo». Il vice-sindaco Amoruso ha proposto: «Dobbiamo fare fronte comune e chiedere al ministro un incontro con Trenitalia, per avere almeno il minimo: qualche treno decente e riavere indietro quello che ci è stato tolto». «Io combatto da otto anni per lastatale 106–haraccontato- Misono incatenato, ho organizzato manifestazioni, sonoriuscito adincontrare i dirigenti dell’Anas e ad ottenere anche qualche miglioramento della statale».« I nostri parlamentari, e se ne sono visti di tutti i colori - ha contestato - non sanno neanche dov’è il Ministero alle infrastrutture. E noi qui percorriamo strade costruite nel ventennio fascista, ci muoviamo su mulattiere dove il tato – prosegue la nota di Confagricoltura – che fa seguito alla manifestazione di protesta svoltasi davanti a Montecitorio, promossa da Confagricoltura insieme a Cia e Copagri e indotta dalla necessità di opporsi all’introduzione dell’Imu che, nella sua originaria formulazione, avrebbe di fatto determinato un aumento pari a cinque volte il livello attuale di tassazione in agricoltura». hanno svolto per il Trasporto pubblico locale regionale. Il processo di risanamento iniziato nei mesi scorsi, e che vede in prima linea i lavoratori chiamati a concorrere con la rinuncia a quote importanti di salario, non può continuare a pesare su una sola parte, se poi la risposta dell’Azienda si traduce in tagli e soppressioni di linee. Per ciò che riguarda le 'Taurensi' si tratta di 41 chilometri di strada ferrata, di antica tradizione, nella Piana di Gioia Tauro, suddivise fra due linee, la prima Gioia TauroCinquefrondi (32 chilometri) e la seconda Gioia Tauro-Palmi, oggi entrambe chiuse. Non sto qui a raccontarle i motivi, assolutamente tecnici, mentre voglio ricordar- le che nulla di ciò che è stato previsto nell’accordo firmato nell’ottobre 2011 da Regione, FdC e sindacati, con l'obiettivo di ripristinare tutto il tracciato calabrese, si è realizzato. Almeno non in provincia di Reggio, territorio di cui, nella mia qualità, mi occupo tentando di tradurre in certezza le ansie che affliggono i cittadini, impediti nel loro diritto alla mobilità, e quelle che tolgono il sonno ai lavoratori delle Taurensi, oggetto di sempre più frequenti interpelli da parte della Fdc che li invita a trasferirsi su altre tratte calabresi, certamente più fortunate perchè oggetto di significativi interventi e lungimiranti progettazioni». r. ce. Giuseppe Raffa Tagliate le gomme dell’auto della moglie. Scopelliti solidale: «Sono al suo fianco» S. Giovanni in Fiore, Barile nel mirino di ANTONIO MANCINA SAN GIOVANNI IN FIORE Ennesimo atto intimidatorio nei confronti del primo cittadino di San Giovanni in Fiore, Antonio Barile. Nella giornata dell'altro ieri è stata tagliata una gomma (quella anteriore sinistra) dell'auto della moglie del sindaco, che si è accorta dello sfregio, una volta dal gommista di fiducia, che le ha fatto notare, come la gomma non era sgonfia per un motivo accidentale, ma perché volutamente tagliata e danneggiata con un coltello o con un punteruolo. Questo nuovo atto intimidatorio verso il sindaco della città di Gioacchino dimostra ancora una volta (se v'era bisogno) che i precedenti non erano casuali e sporadici, ma sistematici per intimidire colui che nel mese di marzo dell'anno scorso, è stato eletto a primo cittadino con una forte maggioranza. Evidentemente l'azione amministrativa di Antonio Barile, volta a risa- Il sindaco di San Giovanni in Fiore, Antonio Barile nare le finanze di un comune sull'orlo del fallimento, dà fastidio a qualcuno. Chi è questo “qualcuno”non si sa. Le forze dell'ordine, a cui sono state presentate tutte le denunce (ultima quella di giovedìscorso), stannoindagando a 360 gradi per poter dargli un volto o quanto meno un'attribuzione, anche se finora gli elementi che potrebbero portare a questo “qualcuno”sono labili e sfuggenti. Le intimidazioni, verso il primo sindaco di centro de- stra al comune di San Giovanni in Fiore, sono iniziate già a pochi mesi dalla sua elezione, quando gli è stata bruciata una casetta di campagna, proprietà della moglie. Sono proseguite in seguito con lettere minatorie, con scritte ingiuriose comparse sulle mura adiacenti gli uffici comunali, con un altro attentato alla vita della moglie, che nel recarsi a Crotone, aveva notato che i bolloni delle quattro ruote dell'auto erano stati svitati appositamente. Tragedia evi- tata nell'occasione per pura casualità. L'altro ieri un altro vile gesto, sempre a danno della consorte di Barile. Amaro il commento del sindaco Barile. «Non c'era motivo di credere che chi aveva commesso più atti intimidatori spingendosi fino agli attentati veri e propri, avesse cambiato idea, perché la nostra azione amministrativa non ha certo rallentato o cambiato direzione, da quando sono cominciate queste azioni». Il Presidente della Regione Giuseppe Scopelliti , infine, ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Esprimo sincera solidarietà al Sindaco di San Giovanni in Fiore Antonio Barile per l’ennesimo atto intimidatorio subito. Non mi stanco di ripetere che nessuno potrà condizionare la sua attività amministrativa con questi meschini gesti. So che il Sindaco Barile andrà avanti –conclude Scopelliti –e voglio ribadire che al suo fianco avrà sempre le Istituzioni e la gente perbene». E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro 12 24 ore Sabato 17 marzo 2012 A Reggio arrestato un ex dipendente di una concessionaria di auto. Denunciato un funzionario delle Poste Su libretti falsi i soldi delle truffe I rimborsi per incidenti inesistenti finivano su conti aperti a ignare persone REGGIO CALABRIA - Falsi incidenti stradali e truffe alle Poste con la compiacenza di un funzionario. Per questo motivo i finanzieri del Gruppo di Reggio Calabria hanno proceduto all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Antonino Laganà nei confronti di P.A. 28 anni, nonché la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria per T.G. di anni 57 dipendente delle Poste Italiane per i reati di falso, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori. L’indagine ha preso le mosse nell’ottobre del 2010 dalla denuncia sporta dal coniuge del proprietario di un autosalone di Reggio che aveva direttamente appreso presso gli Uffici Postalidei rionireggini di Archi e Santa Caterina che erano stati accesi e movimentati a suo nome e a sua completa insaputa due libretti di risparmio nominativi. Le indagini condotte dalle fiamme gialle con il coordinamento del sostituto procuratore Stefano Musolino permettevano di accertare che P.A., ex collaboratore di una concessionaria di autovetture, avendo avuto per motivi di lavoro copia dei documenti di identità della denunciante, dopo la loro scannerizzazione e contraffazione, aveva provveduto all’apertura di un primo libretto di risparmio nominativo presso la filiale delle poste di Santa Caterina e successivamente presso la filiale di Archi, avvalendosi della conoscenza e della collaborazione di T.G.. In particolare, sui libretti postali, P.A. aveva provveduto a depositare denaro contante dopo il cambio di assegni circolari frutto di due distinti risarcimenti danni per fittizi e sinistri stradali di cui Oggi al via la “Giornata della Memoria” di Libera Le vittime di ’ndrangheta Una marcia a Genova I controlli della Guardia di Finanza lostessosi eraresoprotagonista utilizzando i mezzi intestati alla concessionaria presso cui prestava la sua opera ed a lui concessi in uso nell’ambito del rapportodi mediazioneinstaurato. Proprio con l’utilizzo dei documenti contraffatti, l’indagato aveva indotto in errore i funzionari di sportello e la Direttrice della filiale di Archi delle Poste Italiane ai quali li aveva esibiti per la compilazione delle procedure del censimento dei clienti. Con la compiacenza del funzionare della posta di Santa Caterina, T.G., veniva di fatto attivato il primo libretto nominativo fittiziamente intestato alla denunciante senza rispettare le procedure di verifica dell’identità del richiedente. In effetti, l’amicizia tra i due indagati è stata appurata dagli uomini delle Fiamme Gialle che hanno dimostrato come vi fossero stati continui contatti telefonici tra loro, in particolare il giorno antecedente all’accensione del libretto e nei giorni successivi allo stesso. L’opera di T.G. è stata inoltre appurata nel corso del versamento del secondo assegno allorquando lo stesso ha provveduto a compilare direttamente la distinta di versamento per poi consegnarla, insieme al titolo di credito, all’operatore di sportello che ignaro aveva provveduto al versamento, senza verificarela reale identità del cliente che stava effettuando l’operazione, confidando proprio nell’intercessione del collega. Gli elementi probatori acquisiti dai finanzieri hanno permesso al magistrato inquirente di richiedere ed ottenere per entrambi gli indagati le misure cautelari. Nel corso delle perquisizioni domiciliari è stato rinvenuto ulteriore materiale probatorio e numerosi libretti nominativi e buoni fruttiferi per circa 700mila euro che fanno presumere un’estensione del fenomeno anche ai danni di altre persone ignare coinvolte. so il 25 settembre 1998. Ma con loro molti aldi EMANUELA ALVARO tri semplici cittadini, magistrati, giornaliREGGIO CALABRIA - Quest’anno il giorno sti, appartenenti alle forze dell' ordine, sascelto per la XVII “Giornata della Memoria e cerdoti, imprenditori, sindacalisti, espodell'Impegno in ricordo delle vittime delle nenti politici e amministratori locali morti mafie” è oggi, in anticipo, rispetto al 21 per mano delle mafie solo perché, hanno marzo, ma solo per favorire la massima par- compiuto il loro dovere, anche se da questo tecipazione. Familiari italiani e stranieri di terribile elenco ne mancano tantissime alvittime delle mafie raggiungeranno Geno- tre. Genova come un grande contenitore di va per la manifestazione promossa dall'as- memoria, come città dove la coscienza antisociazione Libera, da enti locali e Regioni mafia si concentra, si descrive, si racconta e per la formazione civile contro le mafie, in chiede che la testimonianza sia sempre viva e attenta. Le mafie, ovvero collaborazione con la Rai, Cosa nostra, la Camorra, la con il patrocinio del Comune 'ndrangheta che nel corso di Genova, delle Province di dei decenni hanno massaGenova e di Savona, della Recrato e ucciso prima nelle regione Liguria e sotto l'Alto gioni di riferimento poi in Patronato del Presidente tutta Italia e in Europa, che della Repubblica. hanno organizzato massaNel resto d’Italia e anche cri, come quelli di Falcone e nella Locride rimane il 21 Borsellino, stragi come marzo il giorno da dedicare quelle del '93/'94, patti scelal ricordo delle vittime di malerati con le istituzioni, infia. Quest’anno, per la Locriquinamento dell'economia, de è stata scelta Marina di usura, omicidi e istigazioni Gioiosa Ionica, dalle 11 in al suicidio. Le vittime, sono poi. Oltre 900 nomi di vitticentinaia: tutti ammazzati me innocenti delle mafie, per per mano di mafia, uccisi la Calabria verranno ricordati Gianluca Congiusta, uc- Mario Congiusta, papà di Gianluca perché la mafia li ha costretti a morire, vittime comunque. ciso il 24 maggio 2005, a Siderno; Marcello Geracitano il 17 gennaio Per questo, perché la memoria è la base stes2005, aStilo; FrancoFortugno il16 ottobre sa della democrazia, Genova diventa punto 2005, a Locri; Massimiliano Carbone il 17 di riferimento delle famiglie delle vittime di settembre 2004, a Locri; Paolo Rodà un ra- mafia e per questo intitolerà a quelle vittime gazzino di tredici anni ucciso il 2 novembre una piazza, ospiterà concerti, seminari su 2004, a Ferruzzano. E ancora Adolfo Carti- ecomafie, zoomafie, gioco d'azzardo e gioco sano, detto Lollò, fotografo, sequestrato il illegale, sulle normative che lo Stato ha po22 luglio 1993 e ritrovato morto nel 2003; sto in essere per il contrasto della criminaAntonino Marino, comandantedella caser- lità organizzata. Così don Luigi Ciotti dema di Platì, ucciso nel 1990; Antonino Sco- scrive la Giornata della memoria delle vittipelliti, magistrato, ucciso il 9 agosto 1991; me di mafia. «Non una festa, ma una testiLuigi Ioculano,medico di GioiaTauro ucci- monianza, è memoria che si fa impegno». E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro 14 Calabria Si teme una terza faida, il sindaco ha convocato un consiglio comunale straordinario Oppido, perquisizioni a raffica I carabinieri s’interrogano sulla sparizione di due parenti di Ferraro di MICHELE ALBANESE OPPIDO MAMERTINA - Il territorio di Oppido Mamertina viene costantemente monitorato dai Carabinieri. Posti di blocco e perquisizioni domiciliari costituiscono solo una delle strategie con le quali i militari della locale stazione guidata dal maresciallo Andrea Marino e quelli del Nucleo Operativo della Compagnia di Palmi che seguono l’evolversi della situazione dopo i due omicidi di Domenico Bonarrigo e di Vincenzo Ferraro verificatisi nei giorni scorsi. Per il resto i Carabinieri controllano le mosse di alcuni soggetti ritenuti vicini alle famigliecoinvolte neifatti di sangue. E mentre il fascicolo delle indagini è stato trasferito dalla Procuradi Palmi alla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria a conferma che alla base delle indagini prevale la pista mafiosa dei due fatti di sangue che potrebbero aver dato origine alla terza fase della faida che complessivamente ha provocato decine di morti ammazzati senza pietà. Una possibilità chenon vieneesclusa, anzi con il passare del tempo l’ipotesi prende sempre più piede. Un riscontro che porta gli inquirenti ad ipotizzare la Una pattuglia dei carabinieri riesplosione della faida sarebbe anche quello della “scomparsa volontaria ” di due soggetti vicini alla famiglia Ferraro. Due uomini imparentati con la vittima che da giorni si sarebbero “occultati”da Oppido per ragioni allo stato misteriose. I due, sembra cognati di Vincenzo Ferraro, non avrebbero partecipato né al lutto né al funerale dell’uomo ucciso. E che la decisione di occultarsi fosse volontaria lo testimonierebbe il fatto che nessuna denuncia di scomparsa è stata presentata dai loro parenti ai Carabinieri. Ovviamente quest’ultimo fatto accresce l’inquietudine. Perché si sono “inabissati”? Perché sparire? Per paura di possibili ritorsioni? Perché si sentono essere possibili obiettivi di nuovi agguati? Oppure perché hanno intenzione di reagire alla morte del loro congiunto? Domande legittime quelle che i Carabinieri si pongono. Gli inquirenti li cercano da giorni per capire e eventualmente prevenire, ma di essi nessuna traccia. Del resto non è la prima volta che parenti diretti di uomini uccisi in contesti mafiosi o di faida scelgano di nascondersi. E’giàaccadutoaltre voltee innumerevoli località calabresi. Sta accadendo anche ad Oppido Mamertina dove la paura che possa ripetersi il triste esinistro cantodella lupara tra gli ulivi secolari o tra le strade o i locali pubblici comincia a crescere. E certo la scelta dei due parenti di Vincenzo Ferraro di far perdere le loro tracce non fa che confermare questa paura. Gli inquirenti non escludono che i due possono essersi rifugiati in attesa di tempi migliori. Insomma aspettano chepassi la bufera. Ma non è detto che sia così. Ma non escludono anche che nella testa possano aver dell’altro, che vogliano preparare altre vendette. Ma i Carabinieri stanno anche accentuando la caccia a Pepè Ferraro, cugino di Vincenzo, latitante dal 1998, da quando cioè furono compiuti gli ultimi omicidi della seconda fase della faida. Ferraro che in zona ha dimostrato di avere appoggidi primissimopianovisto quanto dura la sua latitanza, potrebbe essere un elemento che potrebbe rivelarsi anch’esso strategico in questa fase. E mentre il sindaco Bruno Barillaro si appresta a predisporre un consiglio comunale aperto che affronti il delicatissimo momento che vive la sua città, il clima di incertezza e di paura continua ad aleggiare sulla comunità, che sa cosa significa una faida. Denunciate due persone (padre e figlio). Truffa da 45mila euro Percepivano 1000 euro di pensione anche dopo la morte del congiunto di ANTONIO IANNICELLI CASSANO JONIO- Hanno continuato a percepire per circa tre anni le pensione, all'incirca mille euro al mese, di un loro congiunto deceduto. Due persone, madre e figlio, le cui generalità non sono state rese note, sono state segnalate alla Procura della Repubblica del Tribunale di Castrovillari perché accusati, la madre di truffa ai danni dell'Inps e il figlio di riciclaggio. Il giudice delle indagini preliminari del Tribunale della città del Pollino ha, altresì, disposto nei loro confronti il sequestro finalizzato alla confisca di beni per 45.000 euro corrispondenti alle somme erogate dall'Inps a favore del loro congiunto deceduto nel 2008 e titolare di due posizioni pensionistiche. Tutto questo è avvenuto a conclusione di una mirata attività d'analisi di rischio effettuata dagli uomini della compagnia della Guardia di Finanza di Sibari, guidati dal capitano Antonio Taccardi, e finalizzata a far emergere episodi di truffa ai danni degli enti previdenziali e assistenziali. La morte del congiunto non era stata denunciata all'ente di previdenza. L'Inps, all'oscuro di quanto avvenuto nel 2008, per circa tre anni, fino a quando i segugi delle Fiamme Gialle non hanno scoperto la truffa, ha continuato a corrispondere presso l'ufficio postale di Doria puntualmente gli emolumenti che la signora si faceva accreditare su un libretto postale nominativo. Una truffa di circa 45 mila euro. La storia è andata avanti fino a quando gli uomini della compagnia della Guardia di Finanza di Sibari, effettuando uno speciale screnning sui determinati percettori di pensione, hanno scoperto quanto stava avvenendo. Immediatamente gli uomini delle Fiamme Gialle hanno comunicato all'Inps quanto scoperto e l'istituto di previdenza ha bloccato l'emissione delle due pensioni. Gli ulteriori approfondimenti eseguiti dagli uomini del capitano Taccardi hanno consentito, altresì, di accertare come il libretto a risparmio fosse cointestato alla persona defunta e alla delegata alla riscossione e come, a seguito dell'intervenuto blocco dell'erogazione delle indennità, il figlio della signora avesse aperto un secondo libretto nominativo a risparmio, sul quale era stata trasferi- ta la residua somma di 20.000 euro, nel tentativo di far perdere le tracce degli importi indebitamente percepiti. A conclusione dell'attività investigativa, madre e figlio sono stati segnalati alla Procura castrovillarese. La madre per il reato di truffa ai danni dell'Inps e il figlio per riciclaggio. Nel contempo, il Gip ha emesso un decreto di sequestro per equivalente ai fini della confisca delle somme di denaro e dei beni mobili nella disponibilità degli indagati fino alla concorrenza del valore dell'indebita percezione. All'atto dell'esecuzione sono state sequestrate due vecchie autovetture, 3 depositi a risparmio e un conto correnti, per poche migliaia di euro. La sede dell’Inps Continua il botta a risposta sui conti della sanità Pdl-Loiero, lite sulle clientele CATANZARO–Nuova puntata della querelle tra Agazio Loiero e il presidente Giuseppe Scopelliti. L’ex presidente accusa il successore perché non replica direttamente alle sua osservazioni e lo fa con «i suoi caudatari». Loiero precisare che: «il debito pregresso è stato accumulato per l’80% dalla Giunta di cui lui stesso, per qualche anno, ha fatto parte, e per il rimanente 20% dal centro-sinistra; confermo che quando Scopelliti si è insediato i bandi per le Case della salute erano pronti: basta chiederlo al dirigente, il dott. Graziano, che aveva fatto un lavoro eccellente e francamente non so neanche se sia ancora alle dipendenze della Regione. Non so davvero, da parte del protagonista principe del “Modello Reggio” , come si possa usare, rivolto a me, il termine “clientelare”. Lo invito pubblicamente a dirmi quali sono le assunzioni clientelari che avrei fatto e lo invito a dirmi un solo nome. Io ho permesso la stabilizzazione, specie all’ospedale di Reggio Calabria, di persone che non conoscevo e che non conosco, che in alcuni casi erano da oltre 10 anni appesi ad un lavoro precario. Certo è un pò paradossale che un Presidente che ha occupato tutti gli spazi, finanche gli interstizi della nostra regione, con uomini ai quali, nella maggior parte dei casi, non è richiesta alcuna professionalità da mettere a disposizione della sua Giunta, ma solo la fedeltà da porre esclusivamente alla sua causa personale, faccia dare a me del clientelare». «Questo attivismo da parte dell'ex Presidente Loiero è angosciante», replicano i consiglieri regionali del Pdl, Pacenza, Orsomarso, Magno, Salerno e l’assessoreMancini.«Ancorauna voltadàinumeri, forse perché - affermano - il Terzo Polo, appena nato a Catanzaro, è già imploso. Loiero dice di non aver mai fatto operazioni clientelari: gliene ricordiamo soltanto due, forse le più evidenti. La prima riguarda suo fratello Tommaso quale Direttore Generale del Turismo della Regione Calabria; l'altra, il concorso di "vitale" importanza per la struttura ospedaliera di Reggio Calabria e riguarda la Dermatologia, vinto dalla moglie dell'ex Assessore regionale Naccari, la dottoressa Falcomatà». FIRMO Resta folgorato a un palo dell’Enel e muore in ospedale L’Ospedale di Castrovillari di FRANCESCO MOLLO CASTROVILLARI - È stato accompagnato al pronto soccorso dell'ospedale di Castrovillari dai complici che, una volta lasciato l'amico nelle mani dei medici, si sono dileguati. Ma poco hanno potuto fare i sanitari per Domenico Carlucci, ventiquattrenne di Firmo, che è arrivato al “Ferrari”in serie difficoltà respiratorie e con ferite da folgorazione su tutto il corpo. Il fatto è avvenuto nel primo pomeriggio di ieri l'arrivo al pronto soccorso è stato registrato alle 14 e 25 - in località Ciparsia, nei pressi della zona industriale di Cammarata, non molto distante dall'impianto produttivo della Osas. Il giovane, noto alle forze dell'ordine per alcuni precedenti in materia di reati contro il patrimonio e la persona, era ufficialmente nullafacente. Ma le indagini coordinate dal sostituto procuratore di Castrovillari, Maria Grazia Anastasia, si sono dapprima mosse su più direzioni. Oltre alla più immediata del furto di cavi di rame, come ne avvengono quotidianamente, gli inquirenti hanno voluto anche appurare se il giovane non fosse rimasto folgorato mentre stava lavorando in nero; entrambe le ipotesi spiegherebbero infatti il comportamento degli amici che lo hanno portato al pronto soccorso. Subito dopo che dall'ospedale hanno comunicato l'evento alla procura della Repubblica presso il tribunale del Pollino, i carabinieri delle stazioni di Castrovillari e di Lungro si sono messi sulle tracce delle persone che hanno accompagnato il giovane moribondo in ospedale. Nelle ore successive si sono susseguiti diversi interrogatori dei familiari della vittima e della altre persone informate dei fatti. In serata, comunque, l'ipotesi che ha preso più piede è stata quella del furto; e alla fine si è appreso che il giovane, insieme ai suoi complici, stava cercando di rubare cavi di rame da un palo della luce in cemento. Nessuno dei complici, sebbene identificati, sono stati fermati, visto che la drammatica piega presa dall'operazione ha impedito che il furto si consumasse fino in fondo. Gli amici lo lasciano al Pronto soccorso E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Calabria 15 24 ore Sabato 17 marzo 2012 Sabato 17 marzo 2012 Dopo gli interrogatori di garanzia sono numerosi i fermi che non vengono convalidati “Lancio”, sette scarcerazioni Accuse confermate per undici fiancheggiatori del boss Domenico Condello di CLAUDIO CORDOVA SONO in tutto sette le scarcerazioni operate dai quattro Gip che sono stati chiamati a decidere sui fermi disposti dai pubblici ministeri Giuseppe Lombardo e Rocco Cosentino contro i presunti fiancheggiatori del latitante Domenico Condello, detto “Micu u pacciu”. Tornano dunque in libertà Roberto Richichi (difeso dagli avvocati Umberto Abate e Sabina Aloi), Demetrio Romeo, Caterina Condello (difesa dagli avvocati Antonio Managò e Nico D’Ascola), Giuseppa Condello e i “vecchietti” Francesco Condello, Giuseppe e Maddalena Martino per cui erano stati disposti gli arresti domiciliari (tutti assistiti dall’avvocato Managò). Era stato il Ros dei Carabinieri retto dal tenente colonnello Stefano Russo a eseguire l’operazione “Lancio” con cui erano stati bloccati, tramite un provvedimento d’urgenza, diciotto individui, uomini e donne, che avrebbero coperto, in questi anni, la latitanza dell’ultimo padrino della ‘ndrangheta reggina, quel Domenico Condello, cugino del noto boss Pasquale Condello, detto “il Supremo”, arrestato il 18 febbraio del 2008 a Pellaro dal Ros dei Carabinieri. In carcere restano in undici: Mariangela Amato, Giovanni e Giuseppe Barillà, Giuseppa Santa Cotroneo, Francesco Genoese, Cosimo Morabito, Bernardo Vittorio Pedullà, Massimiliano Richichi, Pasquale Richichi, Margherita Tegano. I quattro Gip chiamati ad affrontare le posizioni degli indagati (Tommasina Cotroneo, Domenico Santoro, Francesco Petrone e Cinzia Barillà) hanno dunque scarcerato tutti i soggetti ritenuti responsabili del reato di intestazione fittizia di beni con riferimento al negozio “Pane, pizze e fantasia”, intestato ai Martino, ma che, in realtà, secondo l’accusa, sarebbe stato gestito dal cartello Condello-Imerti. Secondo gli inquirenti quello sarebbe anche un vero centro operativo delle cosche. Ma per i soggetti accusati di 12 quinquies non esisterebbero, a detta dei Gip, le esigenze cautelari. Nell’indagine, oltre ai diciotto fermati, risultano indagati anche il boss di Fiumara di Muro Nino Imerti, detto “Nano feroce”, imparentato con i Condello, nonché Bruno Tegano: per i due, però, non era stato emesso il provvedimento di fermo in quanto entrambi risultano già detenuti. Restano dunque in carcere i soggetti più di rilievo, come Giovanni e Giuseppe Barillà. Il primo, in particolare, è genero del boss Pasquale Condello e venne già arrestato come favoreggiatore del “Supremo”, allorquando gli uomini del Colonnello Valerio Giardina fecero irruzione per arrestare il latitante nell’inverno 2008. Le indagini che hanno portato all’operazione “Lancio” prendono spunto dalla scoperta del Ros, di un covo ancora “caldo” di Domenico Condello nella zona di Catona, a poche decine di metri dalla celebra discoteca “Ka- L’operazione effettuata dai carabinieri lura”. Un’operazione che, nell’ottica degli investigatori, avrebbe tagliato di netto le gambe alla ramificata articolazione che starebbe coprendo le tracce dell’ultima grande “primula rossa” delle cosche reggine, capace di nascondersi nonostante i tanti acciacchi di salute. Condello, oggi 55enne, è stato uno dei killer più abili della seconda guerra di mafia ed è considerato l’attuale reggente della cosca ed è latitante dal 1991, proprio l’anno in cui cessò la mattanza reggina che ha insanguinato la città per circa sei anni con oltre seicento morti ammazzati per le strade. Nel curriculum di “Micu u pacciu”, peraltro, c’è anche l’agguato del 13 ottobre 1985, allorquando restò sul terreno, nel proprio regno di Archi, il boss Paolo De Stefano. Il covo del latitante Il magistrato è attualmente alla guida dell’ufficio gip-gup Vincenzo Pedone verso la presidenza del Tribunale di sorveglianza E’ STATO proposto con quattro voti favorevoli su cinque come nuovo Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Reggio Calabria. Per Vincenzo Pedone, dunque, potrebbe concludersi nelle prossime settimane l’esperienza di Presidente dell’Ufficio Gip/Gup di Reggio Calabria. Il magistrato, con una carriera trentennale alle spalle, è alla guida dell’Ufficio Gip da qualche anno, coordinando le attività di uno dei settori più gravati da lavoro del Tribunale di Reggio Calabria. Adesso, però, la sua esperienza potrebbe essere agli sgoccioli. Prima di approdare all’Ufficio Gip, fondamentale per le tante indagini svolte negli ultimi anni, soprattutto contro la criminalità organizzata, Pedone aveva ricoperto, come ultimo in- carico, quello di Presidente della Seconda Sezione Penale del Tribunale di Reggio Calabria. Tra le ultime importanti sentenze “battute” da Pedone, quella “Vertice”, contro la cosca Condello (recentemente divenuta definitiva), ma anche quelle “Ramo spezzato”, con il clan Iamonte di Melito Porto Salvo alla sbarra, e “Testamento” che, oltre ai presunti affiliati alla cosca Libri, vedeva imputato l’ex consigliere comunale Massimo Labate, assolto sia in primo che in secondo grado dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il parere per Pedone al Tribunale di Sorveglianza è stato quasi unanime. Unico voto contrario è stato quello della collega Silvana Grasso. cl. co. Vincenzo Pedone La sentenza del gup nei confronti del rappresentante di bevande Giuseppe Schepisi Uccise il cognato, condannato La decisione con il rito abbreviato: inflitta la pena a 14 anni e 2 mesi di reclusione IL rappresentante di bevande Giuseppe Schepisi, 37 anni, è stato condannato dal gup Antonino Laganà al termine del processo celebrato con rito abbreviato, a 14 anni e 2 mesi di reclusione per l’omicidio del cognato, Vincenzo Calarco. La sentenza è arrivata dopo oltre due ore dal termine dell’udienza dedicata alle conclusioni degli avvocati difensori dell’imputato e delle parti civili. Il gupha accoltoin totola richiestadel pm Francesco Tripodi, rigettate invece le richieste della difesa e delle parti civili. Gli avvocati Cristian Vincenzo Siclari e Michele Priolo, difensori dell’imputato, avevano chiesto il minimo della pena l’uno, e il secondo le attenuantigeneriche e dellaprovocazione. Di contro, gli avvocati Vincenzina Leone (per Giuseppe Calarco e Assunta Pintus,genitori dellavittima) e Salvatore Postorino (per Pietro e Annamaria Calarco, fratello e sorella della vittima) avevano chiesto discostandosi dalle conclusioni del pmcheil giudiceapplicassel’aggravante della premeditazione. L’omicidio avvenne la mattina di venerdì 26 novembre 2010. Fu lo stesso Schepisi a costituirsi ai carabinieri, consegnando ai militari un revolver cal. 357 magnum col quale riferì di Vincenzo Calarco avere ap- Si costituì subito dopo avere sparato Giuseppe Schepisi Vincenzo Calarco pena ucciso suo cognato, nell’abitazione di quest’ultimo in via Ferruccio 146. I militari trovarono il corpo dellavittima nellettomatrimoniale, Vincenzo Calarco, 37enne finanziere din congedo, era stato colpito mortalmente da 4 proiettili nella regione toracico-addominale. Al momento dell’omicidio nessun altro era presente. Poco chiari invece i motivi del gesto, che lo Schepisi riferì riconducibili a dissidi familiari e recenti litigi. Dopo lunga attività d’indagine, nell’ottobre dell’anno successivo, i Carabinieri arrestarono un conoscente dei due cognati, Giuseppe Antonio Cozzupoli di 52 anni, che secondo l’accusa avrebbe ceduto sostanza stupefacente ai due uomini la sera prima del delitto. Lo stesso Schepisi il giorno dell’arresto riferì al pm Tripodi e prima ancora ai carabinieri, di essere stato vittima nella casa delcomune amico diuno scherzo di cattivo gusto che sarebbe stato orchestrato dal cognato, scherzo che avrebbe offeso l’onore di sua moglie. Ne sarebbe derivata un’accesa discussione tra i due cognati, con il Calarco che avrebbe minacciato di morte lo Schepisi mostrandogli 3 proiettili. Sempre secondo il racconto dell’assassino, Schepisi fu costretto da Calarco quella stessa notte a fare un lungo giro in automobile, giungendo fino a Rosarno. Qui ne sarebbe nato un giallo che ancora non è stato del tutto svelato. Dopo una breve sosta in autogrill, i due ripartironoper fermarsinuovamente poco dopo avendo notato un’auto ferma sulla carreggiata che chiedeva soccorso. Schepisi riferì di essere stato aggredito da uno degli uomini fermi in strada il quale aveva tentato di prelevare dal vano portaoggetti dell’autovettura il denaro dell’incasso che Schepisi custodiva. Approfittando che il cognato era sceso dall’auto, Schepisi riferì di essersi messo alla guida dell’autovettura, fuggendo via e lasciando appiedato il cognato. Arrivò fino a Pizzo, dove chiese soccorso alla Polizia Stradale. Una pattuglia fu inviata sul posto descritto da Schepisi, ma non trovò nessuno; Calarco fu rintracciato solo dopo, e riferì che non era avvenuto nulla se non che suo cognato l’aveva abbandonato sull’autostrada. Schepisi fece ritorno a casa, mentre Calarcosifece prelevareaRosarnodalla sua compagna, che lo riaccompagnò a Reggio, quando ormai si era fatto giorno. Schepisi, nel frattempo, dopo un breve incontro coi propri familiari, durante il quale raccontò di aver prelevato le chiavi di casa di Calarco dalla borsa di sua sorella, si recò armato di pistola in casa del cognato. Lìlo freddò conquattro colpi, secondo l’assassino al termine di una colluttazione, con predeterminata freddezza secondo le parti civili. Il re dei videopoker Campolo in libertà per motivi di salute LASCIA le carceri Gioacchino Campolo, l’imprenditore reggino meglio conosciuto come il “re dei videopoker” proprio per la sua attività nel settore delle slot machine. L’uomo, personaggio molto noto in città, era finito in carcere con accuse pesanti come un macigno, tra cui quella di estorsione aggravata dalle modalità mafiosa. Gioacchino Campolo ritorna in libertà per gravi motivi di salute, così come hanno deciso i giudici della Corte d’appello di Reggio calabria. Secondo la tesi dei giudici il “re dei videopoker” non sarebbe più in grado di sostenere il regime carcerario per il suo precario stato di salute, ed hanno disposto io ricovero presso una struttura sanitaria specializzata . Lo scorso 15 gennaio, a distanza di due anni dall’arresto avvenuto il 13 gennaio 2009 nel quadro di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio calabria e dei militari della Guardia di Finanza, l’imprenditore è stato condannato alla pena di diciotto anni di reclusione. Campolo avrebbe commesso il reato che gli viene contestato ai danni dei dipendenti della ditta Are (a lui stesso riconducibile) e ai danni di un esercizio commerciale a cui avrebbe imposto l’installazione dei propri videogiochi al posto di quelli di un’altra società. Campolo fu anche arrestato per truffa ai danni dello Stato ed evasione fiscale per aver piazzato in determinati esercizi pubblici videogiochi truccati o comunque non legali dal punto di vista fiscale. Un’inchiesta complessa dunque, quella che ha travolto il “re dei videopoker”accusato anche di essere un personaggio molto vicino agli ambienti della criminalità organizzata cittadina. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro 24 Reggio Madalina Turcanu era stata scarcerata da due giorni ed è stata raggiunta da un nuovo provvedimento Presa la donna di Lo Giudice Dal carcere Luciano le inviava messaggi via posta da far recapitare ai compari di MICHELE INSERRA SCARCERATA e arrestata di nuovo dopo quarant’otto ore La Squadra Mobile, guidata da Gennaro Semeraro ha arrestato a Messina, Madalina Turcanu, romena di 25 anni residente da qualche anno a Reggio Calabria, in esecuzione di un’ordinanza di applicazione della misura cautelare emessa nella giornata di giovedì dal gip presso il Tribunale di Reggio Calabria. La donna è accusata di concorso in associazione mafiosa, «per aver concretamente contribuito al rafforzamento, alla conservazione e alla realizzazione degli scopi della 'ndrangheta». Alla donna, scarcerata tue giorni fa da Gazzi (Me), giovedì gli agenti hanno notificato il nuovo provvedimento restrittivo. La donna era legata alla cosca Lo Giudice ed era finita in manette nei mesi scorsi. Turacanu era la “postina” di Luciano Lo Giudice, il volto imprenditoriale della cosca reggina, diretta da Nino Lo Giudice, il boss pentito che si è autoaccusato delle bombe ai magistrati di Reggio. La straniera riceveva via posta gli ordini di Luciano, per poi trasmetterli agli altri compari. Luciano Lo Giudice non ha mai tollerato il regime carcerario. Dietro le sbarre era irrequieto, arrabbiato, convinto che i suoi guai giudiziari fossero il frutto di una macchinazione contro altri, e che lui ne stesse pagando le conseguenze. Una circostanza che era già affiorata nell’informativa che ha portato alla contestazione per gli episodi delle minacce e degli attentati contro i magistrati reggini, ma che anche ieri ha trovato conferma. Luciano, da detenuto aveva trovato una maniera per comunicare con l’esterno attraverso Madalina Turcanu.A leiindirizzava le lettere che in realtà aveva- Madalina Turcanu no come destinatario il fratello Nino ed altri affiliati alla cosca. E da lei riceveva i messaggi che gli arrivavano da fuori. Luciano, evidentemente, pensava che la corrispondenza con la donna rumena non venisse controllata. Cosa invece avvenuta, soprattutto dopo il pentimento di Nino, che ha svelato l’arcano delle missive alla Turcanu. Scrive Luciano alla rumena: «Dagli subito la posta a Pu (Puffo, è Nino lo Giudice, ndr) e vedi che ti deve dare un’altra che mi devi spedire allo stesso modo». E la donna: «Amore, aspetto che viene Pu, perchè dice che ti vuole scrivere quattro frasi anche lui». La scambio di missive tra Luciano e il fratello Nino, nella prima parte della vicenda, fa riferimento, secondo i magistrati della Dda, ad una sorta di passaggio delle consegne tra i due. nel senso che Lucia- Luciano Lo Giudice no era da sempre il titolare della gestione degli affari economici della famiglia e, quindi, secondo gli inquirenti essendo in carcere ha la necessità di trasmettere delle direttive. Luciano era particolarmente prolisso. In una lettera del 12 marzo 2010, vengono rinvenuti alcuni biglietti indirizzati a diversi soggetti. Scrivono gli investigatori: «Una per tal “Luigi”, una per “Flo”, da identificarsi in Florinda Giordano, e una per “Pu”, cioè Nino Lo Giudice». Insomma se da una parte dal carcere arrivavo gli ordini per la gestione dell’impresa “Lo Giudice”, dall’altra ci sono le sollecitazioni ad intervenire per cercare di tirarlo fuori dai guai. E in diverse circostanze gli “appelli” arrivavano attraverso una delle donne di Luciano, Madalina Turcanu. Caso Multiservizi, la Cassazione annulla la custodia cautelare per Maurizio e Antonio Fratelli Lavilla, il caso torna a Reggio Le indagini della Dda riguardavano le infiltrazioni dei Tegano nella società mista di CLAUDIO CORDOVA E’ IL primo annullamento, seppur con rinvio, che la Cassazione dispone nell’ambito del procedimento “Astrea”. I giudici di Roma hanno infatti annullato, rinviando nuovamente il caso a Reggio Calabria, la custodia cautelare dei fratelli Maurizio e Antonio Lavilla, arrestati alcuni mesi fa dalla Guardia di Finanza in seguito a un’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia. I giudici della Suprema Corte hanno dunque disposto l’annulla- mento con rinvio dopo aver appreso l’intervento del pg che aveva dichiarato l’inammissibilità del ricorso presentato dal legale di fiducia dei due fratelli, l’avvocato Lorenzo Gatto. Ed è stato proprio al termine dell’intervento dell’avvocato Gatto che i giudici della Cassazione hanno disposto la nuova discussione del caso. Si tratta, dunque, del primo annullamento cautelare in quella che, fin da subito, è apparsa come un’indagine granitica. Al centro delle investigazioni dei pm Giuseppe Lombardo e Beatrice Ronchi, infatti, vi sono le in- filtrazioni che la potente cosca Tegano, originaria di Archi, sarebbe riuscita a mettere in atto sulla Multiservizi, la società mista del Comune di Reggio Calabria da mesi nella bufera soprattutto dopo l’arresto dell’ex direttore operativo Pino Rechichi. E proprio tramite i membri della famiglia Rechichi e del commercialista-talpa, Giovanni Zumbo (e dei suoi familiari), i Tegano sarebbero riusciti a mettere le mani sulla Multiservizi. Stando alle indagini dei pm antimafia, infatti, la cosca avrebbe attribuito in maniera fittizia ai due Lavilla (che avrebbero accettato), la titolarità delle quote della SI.CA. Srl, società a sua volta proprietaria di quote all’interno della Multiservizi che avrebbe svolto il ruolo di “testa di ponte” proprio per il controllo che i Tegano avrebbero messo in atto sulla società mista del Comune. Quello ottenuto dall’avvocato Gatto, dunque, è il primo annullamento cautelare del procedimento, che proprio due giorni fa avrebbe dovuto registrare l’inizio dell’udienza preliminare, saltata a causa dello sciopero promulgato dagli avvocati. Lunedì l’iniziativa destinata a bambini, genitori e studenti Fiamma Tricolore a Reggio e Villa “Navigare sicuri” nel web il bus di Telecom in città ARRIVA lunedì a Reggio Calabria il bus di “Navigare Sicuri”, l’iniziativa ideata da Telecom Italia per sensibilizzare bambini, studenti, docenti e genitori a un uso attento e consapevole del web. La tappa reggina si aprirà con la presentazione del progetto presso il Convitto Nazionale Campanella (via Aschenez 180) dove fino al 21 marzo, tutte le mattine, il team di esperti di “Navigare Sicuri” coinvolgerà ragazzi ed educatori in interventi didattici, mentre tutti i pomeriggi il bus stazionerà in Piazza Indipendenza (Area Parcheggio Stazione Lido) dove saranno svolte attività interattive e distribuiti materiali appositamente studiati per i più giovani e per gli adulti. Grazie alle cinque postazioni multimediali presenti sul bus e a una lavagna interattiva messa a disposizione da Olivetti, un team di esperti accompagnerà durante tutto il viaggio studenti, insegnanti e genitori in un percorso di divertimento e di conoscenza alla scoperta del web. Il progetto “Navigare Sicuri” è presente anche sui principali social network come Facebook, YouTube e Twitter, con proprie pagine nelle quali sono comunicate tutte le attività del tour. Nell’edizione 2010-2011 del tour, il bus di “Navigare Sicuri”, (www.navigaresicuri.org) ha percorso circa 12.000 km riscuotendo un grande successo grazie al coinvolgimento di oltre 100.000 persone nelle scuole e nelle piazze di 20 città in 10 regioni italiane. In questa seconda fase il bus, dopo le tappe di Aosta, Genova e La Spezia, Palermo e Catania si fermerà in altre quattordici città delle restanti regioni che completano il tour nazionale: Calabria, Basilicata, Molise, Umbria, Marche, Veneto e Trentino Alto Adige. I bambini dai 5 ai 10 anni sono accompagnati alla scoperta del web da Geronimo Stilton e possono così giocare con i personaggi di Topazia e imparare i grandi e piccoli accorgimenti utili per divertirsi in perfetta sicurezza, proteggendo i dati personali, comunicando le situazioni rischiose ai propri genitori e dialogando con gli adulti per vivere e condividere la grande avventura della Rete in modo sereno. Ai ragazzi dai 10 ai 14 anni sono invece destinati contenuti che presuppongono una buona conoscenza del web, ma soprattutto una certa indipendenza dai genitori. I temi sui quali sono invitati a confrontarsi, guidati dalla mascotte Nick, riguardano alcuni fenomeni a cui sono particolarmente esposti in questa fascia d’età: il cyberbullismo, l’adescamento e il furto d’identità. Inoltre tre mini- film, realizzati in collaborazione con la Scuola Holden di Torino, illustrano alcune situazioni di rischio nelle quali i giovani possono imbattersi utilizzando la rete. Ogni video ha un finale aperto con tre opzioni che invitano a riflettere: sono i ragazzi a scegliere online quale meglio completa il racconto. A genitori ed educatori è dedicata una sezione di informazioni e aggiornamenti sul rapporto tra i minori e Internet. I contenuti sono stati realizzati da Telecom Italia con Save the Children e la Fondazione Movimento Bambino della professoressa Maria Rita Parsi. In questa sezione è anche disponibile un servizio di consulenza online prestata da personale specializzato. L’iniziativa, che si sviluppa in stretta collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e si avvale dell’apporto delle consolidate competenze della Fondazione Movimento Bambino e di Save the Children, si propone di aiutare i più giovani a valorizzare le straordinarie potenzialità delle nuove tecnologie come risorsa di conoscenza e momento di socializzazione, di informazione, di crescita, evitandone il più possibile le insidie. Dopo Reggio Calabria, il bus di “Navigare Sicuri” farà tappa a Catanzaro il 22 e 23 marzo. L’appello sugli striscioni notturni: «Marò liberi» ANCHE la federazione reggina del Msi-Fiamma Tricolore si unisce all’accorato appello della nazione per la liberazione dei nostri due marò trattenuti nelle carceri indiane, e lo fa con tre striscioni affissi ieri notte presso il costruendo palazzo di giustizia, al ponte della Libertà e il terzo a Villa San Giovanni. «Questa azione - sottolinea in una nota Fiamma Tricolore - ha il fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sul gravissimo fatto accaduto ai due marò italiani in India, e con la pre- Lo striscione sul ponte della Libertà sente invitiamo tutti i reggini ad apporre sui propri balconi della Bce e ad assecondare gli inteun tricolore come segno di vici- ressi dell’alta finanza, ma complenanza ai nostri soldati. Sostenere i tamente indifferente ai bisogni nostri militari, da sempre portato- degli italiani, e che adesso rivela ri di pace e giustizia in tutto il tutte le sue insufficienze in matemondo e riconosciuti in quanto ta- ria di politica estera, nonché la li da tutto il mondo, è il dovere di propria indifferenza verso ogni ogni cittadino che sente l’Italia co- sentimento di appartenenza ed orme propria Patria e non semplice- goglio nazionale - spiega - La vimente come un bacino di voti o cenda dei nostri militari è accadupeggio ancora come una colonia ta in acque internazionali e non vi finanziaria da sfruttare per inte- è alcun dubbio giuridico in relazione proprio al vigente diritto inressi terzi». Fiamma Tricolare sferra poi ternazionale che il giudizio sui l’attacco all’attuale governo italia- soldati spetti al loro Paese d’origino. «Ed è, quest’ultimo, proprio il ne». Infine l’appello: «Massimiliano caso del premier Monti, attento a genuflettersi di fronte ai diktat e Salvatore liberi subito!!!» E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Reggio 25 Sabato 17 marzo 2012 Sabato 17 marzo 2012 Riunificati i procedimenti “Raccordo” e “Sistema” Appello al sindaco Arena Favori al boss Santo Crucitti rinviati a giudizio in 14 Opera Nomadi «Un alloggio per Valentina» di CLAUDIO CORDOVA ALLO SVINCOLO DI BAGNARA C’È anche Francesco Gullì, il direttore della Banca Popolare di Lodi in Reggio Calabria, tra i soggetti rinviati a giudizio nell’ambito dei procedimenti “Raccordo” e “Sistema”, ma, più in generale, per le vicende che ruotano attorno alla figura del boss di Condera-Pietrastorta, Santo Crucitti. Gullì, interrogato alcuni giorni fa in Procura e accusato dai pubblici ministeri Marco Colamonici e Stefano Musolinodi concorsoesterno in associazione mafiosa, avrebbe prestato la propria professionalità di direttore di filiale per agevolare le manovre economiche di Crucitti. Sono in tutto quattordici le persone che compariranno al cospetto del Gup Antonino Laganà il prossimo 30 marzo. Tra di esse, oltre a Gullì e a Crucitti, anche Mario Salvatore Chilà (braccio destro del boss), Sandrino Amedeo Aurora, Fortunata Loredana Barchetta, Antonino Gennaro Crucitti, Michele Crudo, Antonino Minniti, Carmine Polimeni, Domenico Polimeni, Domenico Suraci, Nicola Pellicanò, Consolato Marcianò e, inoltre, don Nuccio Cannizzaro, il parroco di Condera accusato di false dichiarazioni al difensore, aggravate dall’aver favorito la ‘ndrangheta e, in particolare, proprio il boss Crucitti. Sono state dunque riunificate le indagini “Raccordo” e “Sistema”, condotte dalla Dda di Reggio Calabria a distanza di qualche mese, che hanno per protagonista Santo Crucitti, uomo egemone sui rioni Condera e Pietrastorta, ritenuto vicino al cartello capeggiato dal potentissimo clan De Stefano. Proprio a pochi giorni dalla scadenza dei termini di custodia cautelare, sarà proprio lui l’imputato principale al cospetto del Gup Laganà. Le indagini dei pm antimafia sarebbero riuscite a svelare le attività economiche e criminali di Crucitti, messe Corto circuito, auto a fuoco sull’A3: nessun ferito Santo Crucitti AUTOVETTURA a fuo- del vano motore le fiamco sull’autostrada, me, che in brevissimo provvidenziale inter- tempo hanno avvolto vento dei vigili del fuo- tutta la parte anteriore dell’autovetco. Nessun fetura. Gli occurito. Verso le panti hanno 11.20 di ieri la fatto appena squadra dei in tempo ad Vigili del Fuouscire dall’abico di Palmi è tacolo e mettestata allertata re in salvo gli dalla Sala oggetti persoOperativa del nali, in attesa Comando dei Vigili del Provinciale di Fuoco che, noReggio Calanostante i diebria, per inci chilometri tervenire sulche separano la A3 Salerno Palmi da BaReggio Calagnara, sono bria, nei pres- L’intervento sull’A3 riusciti ad insi dello svincolo di Bagnara Cala- tervenire con tempestibra, a causa dell’incen- vità evitando la compledio di un’autovettura in ta distruzione del veicotransito sulla corsia lo. Non si sono registrati disagi per la circolaNord. La causa, un probabile zione, che è stata regolacorto circuito, ha fatto mentata dalla Polstrada sviluppare all’interno di Palmi. Mario Salvatore Chilà in atto soprattutto tramite la società Fin Reggio e con il controllo della Planet Food. Business che avrebbero permesso a Crucitti di spostare una quantità non indifferente di quattrini, anche grazie alla presunta complicità di Gullì, non coinvolto nei blitz di qualche mese fa, ma adesso gravato dalla pesante accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Nome altisonante coinvolto nell’indagine è inoltre quello di Michele Crudo, genero del mammasantissima Giovanni Tegano e già condannato a una pena pesantissima nell’ambito del procedimento “Agathos”. A destare particolare inte- resse, però, è la presenza nell’elenco dei soggetti rinviati a giudizio di don Nuccio Cannizzaro, prete molto conosciuto in città, parroco di Condera, ma anche cappellano dei vigili urbani e, soprattutto, cerimoniere personale dell’Arcivescovo Vittorio Mondello. La figura di don Nuccio emerse già nelle indagini per far luce sulle minacce subite dall’imprenditore Tiberio Bentivoglio, cui furono posti diversi ostacoli per la costituzione di un’associazione culturale nella zona di Condera. Proprio per favorire Crucitti e Chilà, a cui Bentivoglio era sgradito, il parroco avrebbe reso dichiarazioni false all’avvocato Emanuele Genovese, che in quel caso difendeva proprio Chilà. Nella torbida storia (datata ormai di diversi anni) emerseanche la figura di Pasquale Morisani, a quel tempo giovane rampante politico reggino, che in una conversazione definì Bentivoglio (persona che attualmente vive sotto scorta per aver subito un tentato omicidio) “un viscido”. Successivamente Morisani, oggi assessore comunale, verrà intercettato proprio insieme al boss Crucitti a parlare di voti e di spartizioni territoriali della ‘ndrangheta. Non verrà, comunque, mai iscritto nel registro degli indagati. sembra ci sia intenzione di di WALTER ALBERIO portarne avanti uno», affer«DIAMO un alloggio a Valen- ma Giacomo Marino. Il Presitina e alle famiglie che vivono dente dell’Opera Nomadi di nel ghetto dell’ex Polveriera». Reggio respinge al mittente le Giacomo Marino, Presidente parole dell’assessore al PatriOpera Nomadi Reggio Cala- monio edilizio Walter Curatobria, lancia un appello per sen- la, il quale «ha detto che non ci sibilizzare la comunità citta- sono alloggi disponibili o che dina reggina, ma soprattutto il demanio non ha passato la l’amministrazione comunale proprietà degli stessi al Cocon il sindaco Demetrio Are- mune». Marinoinvita l’ammina, affinché venga riaccesa la nistrazione comunale a far speranza di ventotto famiglie partire «le normali verifiche e quaranta minori che vivono sul territorio per constatare come invece ci sianel degrado più asno degli alloggi soluto. La storia di che possono esseValentina Bevilacre assegnati alle qua è quella di una famiglie che ne neonata di cinque hanno il diritto, mesi nata con una non solo quelle di malformazione etnia rom; sembra cardiaca. Valentipurtroppo – ha na vive insieme ai tuonato, Marino genitori, alla soche questa ammirellina più grande nistrazione sia più ed ai suoi due fraconcentrata a far tellini in una bacassa e alla vendiracca fatiscente e ta degli immobili, umida, in mezzo a piuttosto che porcostruzioni deca- Giacomo Marino tare avanti delle denti (una di queste pericolosamente e palese- politiche sociali che diano asmente inclinata) pervase da sistenza e a una casa ai più bispazzatura e in condizioni sognosi». Una denuncia forte quella igienico-sanitarie imbarazzanti, habitat naturale di topi di Marino che di fronte alla sie scarafaggi di ogni sorta. Con tuazione delicata di Valentile fogne a cielo aperto le malat- na, neonata che rischia la vita tie che colpiscono i bambini per una malformazione al vanno dalla scabbia all’epati- cuore, punta il dito contro gli te. Il caso più grave ed urgente interessi diretti e indiretti leriguarda la piccolissima Va- gati alla compravendita degli lentina, ricoverata e operata alloggi popolari con la dismisgià due volte presso il Centro sione del patrimonio edilizio Cardiologico pediatrico di comunale ed esorta l’amminiTaormina, dove prossima- strazione a «far seguire alle mente dovrà sottoporsi ad ul- parole di sensibilità e alle “poeteriori interventi. La storia di sie”, i fatti. Solo così Valentina Valentina è quella di una neo- e i bambini con le loro famiglie nata che lotta ogni giorno per potranno vivere in un posto dignitoso». L’ultimo sopralvivere. Eppure nel mese di agosto il luogo del primo cittadino con sindaco Demi Arena, insieme l’assessore ai Lavori Pubblici, ad altri due assessori (Curato- Pasquale Morisani, e lo stesso la e Morisani) avevano rag- Curatola risale al 24 agosto giunto il ghetto dell’ex Polve- dell’anno scorso, due mesi pririera, prendendo atto dello ma della nascita della piccola stato invivibile del luogo in cui Valentina. Fu Morisani a diancora oggi abitano un nume- chiarare la necessità di “trovaro considerevole di famiglie re un’altra collocazione ai citrom. «Nulla è stato fatto, nes- tadini che vivono in questa basun accenno di progetto e non racche”. AGENZIA DEI BENI CONFISCATI «Un altro scippo alla città» «Così vince la ’ndrangheta» Il commento del consigliere regionale Giovanni Nucera L’analisi di Demetrio Costantino, presidente del Cids «HO l’impressione che Reggio si stia ritrovando nelle stesse condizioni precedenti agli anni '80, nel corso dei quali la città fu oggetto di una persistente opera di spoliazione di uffici e di importanti sedi istituzionali. Oggi accade che dopo gli smantellamenti che hanno interessato il Compartimento delle Ferrovie, quello delle Poste, gli uffici doganali, delle Opere Marittime, ed il declassamento dell’Aeroporto dello Stretto, c'è chi immagina persino lo spostamento della sede dell’Agenzia per i beni confiscati». È quanto rileva il Segretario Questore del Consiglio regionale della Calabria Giovanni Nucera dopo i contenuti della relazione sull'attività dell’Agenzia nel 2011, nella quale è stata prospettata l’idea di cambiare la sede principale dell’Agenzia, fissata a Reggio Calabria, a causa delle oggettive difficoltà di collegamento con la città dello Stretto. «Oltre al danno la beffa – sentenzia Nucera – Reggio da anni sta pagando il pesante costo del suo isolamento a causa degli interminabili lavori di ammoderna- mento dell’Autostrada SaRc, cui si sono aggiunte le decisioni del Gruppo Fs che ha tagliato 52 treni a lunga percorrenza, e gli alti costi dei voli da e per la città di Reggio, praticati dalle principali compagnie aeree. La soluzione alle difficoltà di raggiungere la città di Reggio non può essere il trasferimento di una Agenzia nazionale che proprio in questa città trova il suo fondamento istituzionale, ma soprattutto operativo, perchè collegata con l’opera di repressione e di indagine che vede impegnato, su tutti gli Uffici di Procura italiani, quello di Reggio Calabria. D’altra parte – prosegue l’analisi Segretario Questore del Consiglio regionale della Calabria Giovanni Nucera – quando l'allora Ministro dell’Interno Roberto Maroni decise di istituire l’Agenzia per i Beni confiscati, risultò naturale la decisione di fissarne la sede a Reggio, «per aggiungere un nuovo importante tassello nella lotta alla mafia». «Mi chiedo se «quel tassello» non serva più – commenta Nucera – non sia più utile, o se la gestione ed il successivo utilizzo sociale dei grandi beni e patrimoni sequestrati o confiscati alla 'ndrangheta diventi ancora più complicata a tutto discapito delle esigenze che in questi anni si sono manifestate in ordine ai ritardi inerenti le pratiche di assegnazione dei beni ed il loro utilizzo per fini sociali. Francamente – prosegue il Segretario Questore del Consiglio regionale – mi sembra una ipotesi buttata lì per verificarne l’effetto. Ma che non va sottovalutata. Da qui la mia indignazione ed il mio netto rifiuto a qualsiasi possibilità di eliminare dalla città di Reggio Calabria un presidio così importante dello Stato nella lotta e nel contrasto alla criminalità organizzata. Fanno bene Scopelliti ed Arena a far sentire forte la loro voce. Ma ci aspettiamo – conclude Nucera – una presa di posizione altrettanto forte dalla deputazione reggina in Parlamento, giammai per difendere un 'pennacchiò, quanto piuttosto per non far calare ai livelli più bassi la dignità di una città già duramente provata da tanti mali e difficoltà». «NON comprendiamo davvero, non essendo venuti meno i fondati motivi politici, di ordine pubblico e di sicurezza a Reggio e in Calabria, l’assurda proposta di trasferire la sede dell’Agenzia per l’Amministrazione dei beni confiscati». A dirlo è Demetrio Costantino, presidente del Comitato interprovinciale per il diritto alla sicurezza. «Qui non si tratta di difendere pennacchi o un problema di scarso rilievo - spiega - ma considerare che in questo territorio c’è, purtroppo , la più forte e pericolosa criminalità organizzata e con la più alta densità mafiosa d’Europa. Per questo l’allora Governo era stato indotto a trasferire la sede dell’Agenzia nel territorio largamente controllato dalle cosche e da parte di esponenti politici, imprenditoriali, professionali e degli apparati burocratici conniventi e collusi. Se i 30 uomini dell’organico sono insufficienti, se non c’è stata l’assegnazione delle altre 70 unità per garantire il potenziamento, se le risorse finanziarie non sono idonee per garantire la realizzazione degli obiettivi, fatta l’analisi della situazione , bisogna semplicemente ma con urgenza chiedere incontri con i rappresentanti del Governo per ottenere quanto è necessario. E poi che senso può avere la giustificazione per la richiesta del trasferimento in considerazione delle oggettive difficoltà di collegamento, ferroviario e aereo con la nostra città? La ‘ndrangheta si combatte soprattutto sul campo per scompaginare le cosche , sradicarle e conoscerle bene e da qui combattere L’inaugurazione dell’ex ministro Maroni meglio ramificazioni ed affari illeciti. L’Agenzia deve guidare una attività delicata per gestire un patrimonio rilevante , beni congelati o pignorati e da ristrutturare per il riuso. Intervengano perciò i Parlamentari Calabresi chiedendo urgentemente un incontro con il Governo nazionale; si vigili tutti per non far passare nei fatti la proposta al momento solo ipotizzata. Si discuta in Consiglio Comunale e si elaborino richieste al Governo - conclude Costantino - giacché non basti la giusta posizione assunta dal primo cittadino Arena osservando che con il trasferimento verrebbe a mancare anche un simbolo forte della lotta contro la criminalità organizzata. E non si tratta solo di simboli, ma di strategie, indirizzi e rispetto degli impegni assunti». E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro 26 Reggio Conclusa la campagna di vaccinazione gratuita del Rotary Sud alla Gebbione-Bevacqua Pazienti emopatici L’Adspem Fidas compie Il responsabile del progetto, Zema: «Riportare il target sopra il 95%» 20 anni Per non morire di morbillo di ANTONIETTA CATANESE OTTOCENTOVENTI ragazzi sottoposti alla verifica della vaccinazione da Morbillo alla scuola media GebbioneBevacqua. E’ il progetto pilota promosso dai Rotary Club di Reggio Calabria in partenariato con l’Assessorato alla Pubblica Istruzione del comune di Reggio e la direzione scolastica della Gebbione-Bevacqua che ha visto in un convegno conclusivo il bilancio di una iniziativa sposata, per la sua valenza pionieristica anche dai club rotariani della regione Campania. L’obiettivo fissato nello scorso aprile quando la campagna venne lanciata a Reggio Calabria lo screening, la sensibilizzazione e la prevenzione delle infezioni da morbillo che sono tornate a manifestarsi in numeri interessanti. Alla conferenzatenuta pressol’ordine dei medici c’erano Pasquale Venezia- La fondatrice di Reggio L’Avis ricorda la contessa Plutino Giuffrè L’incontro all’Avis LA sede comunale dell'Avis di Reggio Calabria con un convegno presso l'Amministrazione Provinciale ha voluto ricordare una figura importante del volontariato solidale che ha agito nel primo dopoguerra, la Contessa Evelina Plutino Giuffrè, fondatrice dell'Avis a Reggio e in Calabria, ma con significative proiezioni nella storia dell'Unitalsi e della sezione femminile della Croce Rossa Italiana. L'incontro è stato aperto dal presidente comunale Domenico Nisticò che si è detto particolarmente emozionato per la partecipazione di molte sedi Avis a questo convegno e perché sente unospeciale legamecon la Contessa Plutino come sua maestra di vita. Anche il presidente provinciale Antonino Posterino ha salutato il folto pubblico presente e si è detto particolarmente soddisfatto perché la memoria della fondatrice è il modo migliore oggi di trasferire quei valori incarnati da questa figura nei giovani di oggi che hanno particolarmente bisogno di questa trasfusione valoriale. Le autorità presenti Nucera per la Regione Calabria e Raffa per la Provincia di Reggio Calabria. Ha visto nella qualità di relatori Vincenzo Romeo che della contessa è stato un valido collaboratore fin dai primi anni '50 eche ha costantemente seguito la sua opera incessante nell'avviare alla costituzione ed alla diffusione della donazione del sangue volontaria gratuita e periodica nella città di Reggio. «Ma il merito della Contessa - ha detto Romeo - è andato oltre l'esperienza reggina perché ella è stata una donna di livello nazionale operando accanto al fondatore nazionale dell'Avis, Vittorio Formentano». no, per i camici bianchi reggini, Enzo Nociti, assessore alla pubblica istruzione del comune di Reggio, Franco Rappoccio, presidente del Rotary Reggio Calabria Sud Parallelo 38, il pediatra Filippo Zema ass. Governatore Rotary Distretto 2010 e Francesco Zimmitti vicepresidente Rotary Parallelo 38, primario di pediatria, insieme alla docente Minniti della scuola Bevacqua Gebbione. Lo screening ha previsto un accertamento per verificare la presenza di una prima vaccinazione contro il morbillo e nel caso si sia provveduto alla prima vaccinazione è stato possibile, grazie all’impegno del Rotary, procedere gratuitamente al secondo ciclo, mentre per chinon aveva mai fattola vaccinazione si è andati a realizzare la normale profilassi vaccinale. E’ stato Filippo Zema, medico pediatra e socio del Rotary ClubReggio SudParallelo 38a illustrare i dettagli medici della cam- miglie, e a volte anche degli stessi mepagna. “Di morbillo oggi si può ancora dici per timori o riserve rispetto alle morire” – ha affermato Zema, respon- vaccinazioni”. L’intenzione dell’Assabile del progetto per il Rotary, sposa- sessorato alla Pubblica Istruzione del Comune di Reggio, con to dalla dirigente della Enzo Nociti, è quella di scuola Maria Rosaria proporre lo screening Crucitti, quando l’anno anche ad altri plessi scoscorso venne proposta – lastici. Il presidente del e questo per il fatto che il Rotary Reggio Sud Patarget delle vaccinazioni rallelo 38, Rappoccio ha si è abbassato sotto il quindi sottolineato la va95% della popolazione lenza di questa iniziatidel nostro territorio, va, che, come detto, è starendendo piùsemplice il ta assunta anche dai Rocontagio con il virus. tary di altre regioni, Perché si possa contrastare una eventuale epi- I protagonisti dell’iniziativa sull’esempio d i quelli reggini che hanno per demia è necessario quindi un alto numero di vaccinati”. Zema primi lanciato l’iniziativa. Soddisfaha anche ricordato che “questo abbas- zionepoi dapartedella dirigenzadella samento del target di vaccinazioni sot- scuola Gebbione-Bevacqua. Impegno, to il 95% è dovuto ai vari fenomeni mi- quello del Rotary, ribadito anche dal gratori, ma a volte alla scelta delle fa- vicepresidente Francesco Zimmitti. di CLAUDIA TAMIRO L’ADSPEM Fidas ha compiuto vent’anni: di impegno sul territorio, di sostegno alla medicina, di aiuto a tanti pazienti emopatici. Per quest’occasione l’associazione ieri, presso il Salone dei Lampadari di Palazzo San Giorgio, ha ripercorso le tappe principali della sua storia, nei racconti della Presidente Caterina Filippone Muscatello, della Presidente ‘Ail’ Rosalba Di Filippo Scali, e del presidente Fidas regionale Saverio Mannino. Nel 1992 su iniziativa di un piccolo gruppo di persone, i cui familiari erano ricoverati presso il reparto di ematologia dell’Ospedale di Reggio, nasceva l’ “Associazione Donatori di Sangue per il paziente emopatico”. Erano gli anni in cui la carenza di sangue, farmaco insostituibile ed indispensabile per la cura delle malattie ematologiche, era diventata un drammatico problema. I fondatori dell’associazione, che vivevano in prima persona le difficoltà legate a tale mancanza, si affiancarono a quello che all’epoca era il Centro Trasfusionale degli Ospedali Riuniti ( l’odierno Servizio immunoematologico e Trasfusionale, Simt) per iniziare un’attività di informazione e sensibilizzazione sul territorio riguardo la cultura della donazione. In quel primo anno di attività l’Adspem (che dopo poco si sarebbe federata alla Federazione italiana delle Associazioni di donatori di sangue, Fidas) riuscì a raccogliere appena 326 donazioni, evidentemente insufficienti per riuscire a fronteggiare le crescenti esigenze dei pazienti ematologici. Notevole è stata la crescita del numero di donatori periodici iscritti dal 1992 ad oggi, così come il numero delle donazioni. Da un nucleo attivo iniziale di poche centinaia di donatori, sono oggi oltre 3mila i volontari che periodicamente effettuano una donazione di sangue. Il 27% dell’attuale pacchetto donatori è formato da giovani di età compresa tra i 18 e i 28 anni, dato percentuale in costante ascesa, che è solo uno degli obiettivi che sono stati raggiunti. Tra gli altri, infatti, : la formazione di gruppi di donatori di plasma e piastrine; la formazione di gruppi e sezioni di donatori in provincia; la nascita di un protocollo d’intesa con la Questura, ed uno con l’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria; la costituzione del Gruppo Giovani A.d.s.p.e.m. Fidas. Durante la celebrazione dell’anniversario dei cinque lustri è stato anche annunciato il calendario pieno di iniziative promosse, da maggio a dicembre , dall’Associazione e dalle sue sedi periferiche, tra le quali un annullo filatelico con relativa mostra presso i locali delle Poste di Via Miraglia il 18 maggio, una mostra fotografica sulla storia dell’associazione presso il Palazzo della Provincia dal 4 al 7 giugno, un evento polisportivo al “Villaggio Adspem” in collaborazione con Coni, Aics ed Ethos, una staffetta a nuoto dello Stretto di Messina il 29 luglio. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Reggio 27 Sabato 17 marzo 2012 7 SABATO 17 marzo 2012 D A L A L L O Intervista al direttore sportivo del Crotone Giuseppe Ursino La verità è che a Locri non si danno pace, abbiamo vinto il campionato sul campo, eravamo nettamente superiori L’EX NARCOS DEI VRENNA «Il presidente Raffaele Vrenna ha sganciato un sacco di soldi per comprarsi la partita. Quando ero recluso nel carcere di Palmi, lo raccontai anche al mio ex compagno di cella Cordì» Locri, tre pentiti rivelano un’altra storia. Hanno bazzicato il sottobosco del crimine organizzato. Uno è un ex narcos del clan Vrenna-Bonaventura, la mafia di Crotone. Si chiama Vincenzo Marino, nome di battaglia “Vix il pelato”. L’uomo, oggi, è un collaboratore di giustizia. Un tempo, però, è stato in carcere con il detenuto Vincenzo Cordì, il padrino di Locri: «Mi chiedeva spesso se ne sapessi qualcosa. Io risposi – ha riferito ai giudici – che i Vrenna, per quella partita, hanno IL SUPERPENTITO DOMENICO NOVELLA «La partita è stata decisa a tavolino. Guido Brusaferri, del clan Cordì, e il presidente del Locri, Pasquale D’Ettore, hanno incassato un sacco di quattrini» sganciato un sacco di soldi». Chi paga chi? Ne dà conto un altro pentito, Domenico Novella, ex picciotto della ’ndrangheta. «Quel denaro è stato incassato da Guido Brusaferri, del clan Cordì, e dal presidente Pasquale D’Ettore», ha svelato il collaboratore di giustizia. Neanche il teste Oppedisano cambia la scena. Il Locri, a stare alla versione fornita dall’uomo, nel 1997 è una società senza cassa, dunque ricicla il denaro nero della famiglia Cordì. Prima di ogni match, per in- ora S T R E T T O «Fandonie, Locri-Crotone è stato un match regolare» le tappe LOCRI (RC) Racconta il direttore sportivo Giuseppe Ursino, indiscusso talent scout del Crotone vincente, fidato manager dell’ex presidente Raffaele Vrenna, che chi sostiene che Locri-Crotone del ’97 sia una gara sospetta o ha preso un abbaglio o insegue fantasmi. Che le accuse messe a verbale dal collaboratore di giustizia, Domenico Oppedisano, «sono soltanto fandonie». Che quel big match valevole per la promozione in C, dunque, partita taroccata non è. L’ipotesi non tiene. Quei 90 minuti, a suo dire, hanno una chiave di lettura semplice. Rasenta il banale:«Siamo stati più bravi sul campo. La verità è che a Locri non hanno mai digerito il risultato, eppure sono trascorsi 15 anni» dice. Ha appena sfogliato i giornali. Un pentito, il fratellastro del capomafia Vincenzo Cordì, lo ha bollato davanti ai magistrati della Procura distrettuale di Reggio Calabria come un corruttore, il traffichino dell’ex patron Raffaele Vrenna che ha negoziato la combine per l’ultima di ritorno del girone I. Correva l’anno 1997. A Locri, si giocava lo scontro diretto tra le due capoliste del campionato di serie D profondo sud: «Per comprarsi la partita, il Crotone sborsò 400milioni di lire. L’operazione è stata conclusa da Ursino e dal presidente D’Ettore», ha riferito in aula Oppedisano. Il superteste del pubblico ministero, Antonio De Bernardo, non è un passante, né ha raccolto gli umori della piazza. Quella volta, sarebbe stato uno di famiglia, un pregiudicato del clan Cordì, «Guido Brusaferri», a svelargli ogni particolare: «Mi ha raccontato che la partita era stata venduta per 400milioni di vecchie lire», ha più volte ribadito ai giudici. «Tutti sanno – tiene a precisare Ursino – che sono persona perbene, altrimenti non mi sarei trovato in B. Sto nel calcio da decenni». È un fatto che, su quei novanta minuti consumati al Comunale di P O L L I N O calabria IL COLLABORATORE DI GIUSTIZIA «Guido Brusaferri mi ha riferito che si erano venduti la partita per 400 milioni di lire e che l’operazione è stata portata a termine da Ursino e dal presidente del Locri, D’Ettore» citare i propri beniamini, i boss esibiscono uno striscione. Per comunicare la loro presenza allo stadio, i padrini scrivono: «Contrada Calvi vi guarda», ricorda il teste. «La partita con il Crotone – racconta poi ai giudici – è stata venduta per 400 milioni di vecchie lire». Nonostante siano trascorsi 15 anni, il diesse Ursino conserva ancora ogni fotogramma di quel match. Non vede alcun mistero, né crede che sia opportuno non parlarne. Quella del pentito Oppedisa- no, a suo dire, è una frase campata in aria. Senza capo, né coda. Utile solo a «infangare» la «mia onorabilità, che non presenta macchie», dice. Prima di partire alla volta di Gubbio con il Crotone, per la 31esima di serie B, sbotta: «Fandonie, è una bufala. Quella è stata una gara regolare, come l’intero campionato. Abbiamo vinto perché eravamo nettamente superiori, ma a Locri continuano a non darsi pace». ILARIO FILIPPONE [email protected] l’operazione Droga al Nord dalla Calabria Nove arresti REGGIO C. Nove arresti - i primi tre a inizio marzo, gli ultimi qualche giorno fa - e un giro d’affari di circa 200mila euro troncato quasi sul nascere. È il bilancio di una vasta operazione antidroga condotta dalla Squadra mobile della questura di Ravenna e del commissariato di Faenza con i colleghi di Torino, Reggio Calabria e Modena, che ha permesso di fermare una giovane banda (l’età media è di 27 anni) dedita allo spaccio di marijuana. L’indagine, partita da Torino, ha individuato in Romagna, a Massa Lombarda, il centro di smistamento. La copertura era un bar gestito da due giovani campani, una ragazza di 27 anni, O.P., residente nel Ravennate, e un coetaneo, D.I., residente in provincia di Bologna. Intorno a questo fulcro ruotava un gruppo di 7 calabresi (G.M. originario di Siderno, 25 anni; A.C., originario di Locri, 22 anni, residente a Siderno; G.C., originario di Locri, 26 anni, residente a Siderno; G.P., originario di Locri, 23 anni, domiciliato nel Torinese; E.D.F., originario di Gioiosa Jonica, 47 anni , residente a Reggio Calabria; G.G., originario di Locri di 31 anni, residente in Siderno) tutti incensurati tranne il 47enne, denunciato nel 2002 per reati in materia di stupefacenti, e il 31enne, condannato, sempre per droga, a 5 anni di reclusione. A tutti è stata contestata la detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, trasportate dalla Calabria al nord Italia. operazione “lancio” Tornano in libertà sette degli “uomini” di Condello REGGIO CALABRIA In sette tornano in libertà, tutti gli altri restano in cella. Sono stati depositati nel tardi pomeriggio di ieri i provRestano invece vedimenti emessi dai nell’ambito delin cella gli altri 7 gip l’operazione “Lancio”. accusati di Ciò che emerge ad un sguardo è che aver favorito la primo nessuno dei fermi dilatitanza del boss sposti dalla Dda di Reggio Calabria è stato convalidato. Evidentemente i giudici (erano quattro: Santoro, Petrone, Cotroneo e Barillà) non hanno ritenuto sussistente il concreto pericolo di fuga per le persone fermate con l’accusa di essere i fiancheggiatori di Domenico Condello “u pacciu”, latitante dal 1990, ed ancora oggi attivamente ricercato dalle forze dell’ordine. Ad essere scarcerati sono stati: Demetrio Romeo (difeso dall’avvocato Francesco Calabrese), Roberto Richihi (difeso dall’avvocato Umberto Abate), Caterina Condello (difesa dall’avvocato Nico D’Ascola con sostituto processuale l’avvocato Marco Panella) e Giuseppa Condello. Sono stati invece revocati gli arresti domiciliari che erano stati disposti nei riguardi di Francesco Condello, Maddalena Martino e Giu- Il boss latitante Domenico Condello seppe Martino, che sono accusati di fittizia intestazione di beni. Regge in parte, dunque, nelle linee generali l’impianto accusatorio della Dda di Reggio Calabria, considerando che per tutti gli altri soggetti i giudici hanno emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere, perché ritenuti favoreggiatori del boss Condello. Con l’operazione “Lancio”, infatti, la Procura reggina ha fatto luce sulla rete di assistenza che ha consentito al latitante di potersi nascondere senza troppi problemi in questi 20 anni. Negli ultimi tempi l’attività di ricerca si è intensificata parecchio e l’operazione portata a termine dai carabinieri ha consentito di fare terra bruciata attorno al boss Domenico Condello, che ora viene ritenuto sempre più solo e con poche chance di poter rimanere latitante ancora per molto tempo. Nel corso delle indagini, inoltre, gli inquirenti si sono soffermati anche sulle attività economiche dell’uomo, e per questo hanno messo sotto inchiesta i parenti vicini che si occupavano della gestione di un panificio della zona nord di Reggio Calabria. Consolato Minniti 8 SABATO 17 marzo 2012 D A L P O L L I N O calabria A L L O S T R E T T O ora Scomparsi i cognati di Ferraro Oppido, per gli inquirenti i due uomini potrebbero essere stati uccisi impegnati nelle ricerche sono riusciti a trovare l’auto con la quale i due giovani si erano allontanati da casa. La Fiat Panda si trovava in una zona agricola del piccolo centro, ma dei due non sarebbe stata trovata nessuna traccia. Zero risultati anche dalle indagini effettuate sui cellulari dei giovani che, secondo quanto appreso, sarebbero spenti dalla sera di martedì scorso. OPPIDO MAMERTINA (RC) Il giorno dell’omicidio Francesco Raccosta si preoccupava che le foto di suo cognato morto ammazzato non uscissero sui giornali. Stava impietrito dietro al nastro bianco e rosso che delimitava la scena del delitto. Accanto a lui l’altro suo cognato, Carmine Putrino. I due giovani parlottavano a bassa voce e guardavano gli uomini della scientifica dei carabinieri di Reggio Calabria, mentre estraevano il corpo senza vita di Vincenzo Ferraro dalla Nissan Patron grigia crivellata di colpi. Forse non immaginavano che i loro nomi, a Sopra, l’auto dov’è stato trovato distanza di poche ore da quelLa morte l’omicidio, venissero accostati e la scomparsa a quello del loro congiunto, Le notizie trapelate nella sdraiato su quella strada polverosa e ricoperto da un len- giornata di ieri sono frammenzuolo bianco. Dal pomeriggio tarie, una ricostruzione precisa degli evendi martedì ti ancora non scorso, giorno La loro auto può essere del delitto, dei è stata compiuta. Si due giovani parte comunnon si hanno ritrovata que da un dapiù notizie, di Ma di loro to oggettivo: loro rimane nessuna traccia di Raccosta e solo un’auto Putrino, corinvenuta in una zona di campagna di Op- gnati tra loro e legati a Vincenpido Mamertina, mezzo che i zo Ferraro dallo stesso grado due avevano chiesto a un co- di parentela, non si hanno più noscente per un non meglio notizie. Una prima lettura dei precisato viaggio a Reggio Ca- fatti, se contestualizzata nella riapertura della faida di Oppilabria. il corpo senza vita di Vincenzo Ferraro (nel riquadro a destra) do Mamertina, potrebbe fare pensare a una latitanza volontaria per mettersi al riparo da eventuali ritorsioni nei loro confronti. Un dato, però, tragicamente smentito, al momento, dalla denuncia di scomparsa presentata dai loro parenti. C’è preoccupazione tra gli i carabinieri di Palmi e Oppido. Una preoccupazione per quei due morti ammazzati nel giro di meno di due settimane, Domenico Bonarrigo il 2 marzo scorso e il 13 marzo Vincenzo Ferraro. Entrambi, secondo gli inquirenti, legati al clan Mazzagatti di Oppido. A convinzione sulla riapertura della faida, si è aggiunta da mercoledì an- che la scomparsa di Raccosta e Putrino. La Panda e i telefonini Ci sono alcuni particolari che risultano suonare stonati agli inquirenti. Particolari che devono essere ancora vagliati e interpretati dalle forze dell’ordine che indagano, adesso, non solo sui due delitti, considerati legati tra loro, ma anche sulla scomparsa dei due giovani cognati. Secondo quanto appreso nella giornata di ieri, pare che Raccosta, già noto alle forze dell’ordine, e Putrino, incensurato, avessero chiesto in prestito a un conoscente una Fiat Panda bianca, per re- carsi nel capoluogo di provincia, forse agli ospedali Riuniti dove era stato trasportato Ferraro per l’esame autoptico. I due cognati, però, non hanno fatto ritorno a Oppido da Reggio Calabria. Passata la notte di martedì e non ricevendo notizie, nel pomeriggio di mercoledì i familiari si sono recati alla stazione dei carabinieri per sporgere formale denuncia di scomparsa. Da quel momento, i militari dell’Arma hanno fatto partire le ricerche di Raccosta e Putrino. Ricerche che, in realtà, hanno portato a un primo parziale riscontro investigativo. La sera stessa della denuncia, infatti, i carabinieri Dubbi e certezze In tutta questa vicenda, gli investigatori partono da poche certezze e molti dubbi. Sul primo punto, è dato per certo che a Oppido si sia aperta una fase nuova all’interno della malavita cittadina. Una nuova fase, e siamo già ai dubbi, che però presenta molti punti oscuri, almeno per il momento. In città esistono due grosse famiglie, Ammazzagatti e Ferraro, che convivono dalla chiusura della faida datata 1998. Le due famiglie sono anche legate da rapporti di parentela. Ferraro era sposato con la sorella di Raccosta, questi con una Mazzagatti e Putrino con un’altra sorella Raccosta. Entrambi gli omicidi sembrano maturati all’interno della stessa famiglia. Il rompicapo per gli inquirenti parte proprio da qui. FRANCESCO ALTOMONTE [email protected] caso pioli Disposti nuovi esami tecnici sulle automobili dei Napoli GIOIA TAURO (RC) Ci ha messo me- do le richieste del collegio difensivo che, no di 24 ore il Tdl per decidere sul ricorso comunque, ha già annunciato ricorso in presentato dai legali di Domenico Napoli. Cassazione. Intanto, sul fronte delle indagini che Nella giornata di ieri, infatti, i giudici del Riesame di Reggio Calabria hanno deciso tendono a fare luce sulla scomparsa di Fadi confermare la custodia in carcere del brizio Pioli, data 13 febbraio, gli inquiren21enne accusato dell’omicidio e dell’occul- ti hanno convocato i legali delle parti per tamento di cadavere di Fabrizio Pioli, rea- l’attuazione di una serie di esami tecnici. ti contestatigli in concorso con suo padre Esami che verranno effettuati martedì Antonio, ancora irreperibile. I due sono prossimo, tra la caserma dei carabinieri di accusati da Simona Napoli, compagna di Gioia Tauro e Melicucco, centro dal quale è scomparsa Pioli, per cercare di reperire Pioli e sorella e figlia degli indagati. Nel corso dell’udienza tenutasi giovedì elementi utili alle indagini. In particolare, scorso, i legali di Napoli, gli avvocati Ar- gli accertamenti si concentreranno sui veimando Veneto e Angelo Sorace, hanno coli Fiat Doblò, di Antonio Napoli, e sulla Fiat 500, del figlio Domechiesto l’inutilizzabilità nico. Gli esami sono condelle dichiarazioni rese da Il Tdl rigetta il centrati sulla ricerca di Rosina Napoli, madre e ricorso dei legali tracce biologiche, residui moglie dei due indagati, di polvere da sparo e imperché secondo i legali le di Domenico papillari latenti. forze dell’ordine non le Il 21enne resterà pronte Continuano gli appelli avrebbero comunicato la in carcere dei familiari di Pioli per la possibilità di astenersi restituzione di Fabrizio. Il dall’interrogatorio; e la nullità dell’udienza, perché all’interno del giovane è scomparso, insieme al suo prefascicolo del pubblico ministero non sa- sunto aguzzino Antonio Napoli, il 13 febrebbe stato allegato il dvd contenente l’in- braio scorso, dopo essere stato scoperto a tercettazione ambientale eseguita all’in- casa di Simona Napoli, la 25enne colpevoterno della compagnia di Gioia Tauro. In- le, secondo il padre, di intrattenere una retercettazione nella quale Domenico Napo- lazione extraconiugale. La ragazza è stata li e il cognato Vincenzo Curinga (marito testimone della lite tra i due uomini ed è di Simona) discutevano, secondo l’accu- adesso la principale accusatrice di suo pasa, dell’occultamento del cadavere di Pio- dre e di suo fratello. La donna si trova in li («iu u cercanu u terreno pu mu ietta- una località protetta insieme al figlio minu»). Il Tdl ha però deciso di confermare norenne. fral l’arresto in carcere dell’indagato, rigettan- 14 SABATO 17 marzo 2012 calabria ora R E G G I O Omicidio “provocato” dall’agguato a Rosarno La tesi della difesa di Schepisi accusato del delitto Calarco Subito dopo il delitto si era consegnato subito ai carabinieri. Era arrivato in caserma raccontando di avere freddato il cognato nella camera da letto. In mano aveva ancora la pistola Magnum 357. Aveva rubato le chiavi di casa nella borsa della sorella e si era diretto in via Ferruccio per mettere fine a quel rapporto diventato difficile negli ultimi tempi. Ieri il gup di Reggio Calabria, Antonio Laganà, ha condannato Giuseppe Schepi- Giuseppe Schepisi si a 14 anni e due mesi di reclusione al termine del processo no mai stati perfettamente che si è svolto con il rito abbre- chiariti. Come quanto è avveviato. E’ stato difeso dagli av- nuto la sera precedente all’omicidio. vocati MicheGiuseppe le Priolo e L’assassino Schepisi ha Vincenzo Siè stato raccontato di clari, secondo essersi diretto i quali il delitcondannato a Rosarno in to era scaturia 14 anni e due macchina into da una promesi di carcere sieme a Cavocazione larco, su sua della vittima. Il giudice non ha ritenuto di ri- richiesta. Dopo una breve soconoscere questa chiave di let- sta all’autogrill si sono rimessi tura e ha anche escluso la pre- in moto ma a breve distanza si meditazione. Tuttavia alcuni sono fermati ancora perché contorni della vicenda non so- un’auto sembrava in panne. In Vincenzo Calarco realtà era una messinscena e le persone sulla strada avrebbero aggredito Schepisi per rapinarlo. In quei momenti concitati è riuscito a mettersi subito in macchina –secondo la sua versione- e a fuggire. Pensava che a organizzare tutto fosse stato il cognato Vincenzo Calarco. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della Compagnia reggina durante le indagini, poche ore prima si erano ritrovati a casa di Giuseppe Antonio Cozzupoli, ex sorvegliato speciale con precedenti penali per stupefacenti, dal quale avrebbero ricevuto droga. L’uomo è stato arrestato dopo qualche tempo dall’omicidio con l’accusa specifica della cessione della sostanza illecita. Gli investigatori dell’Arma sono pure convinti che l’ex finanziere avesse minacciato il cognato proprio lì mostrandogli a scopo intimidatorio tre proiettili di pistola. Questi momenti sono stati la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Schepisi non era più contento del comportamento del cognato e lo accusava di ledere l’onorabilità di sua sorella. Così, il giorno dopo la vicenda di Rosarno, Schepisi ha deciso che ne aveva abbastanza. Calarco era arrivato a casa all’alba ed era ancora nel letto matrimoniale quando l’omicida ha fatto ingresso in casa. Non si è accorto di nulla, se non quando Schepisi gli era ormai davanti con la pistola puntata contro. Poi i quattro spari e l’immediata presa di coscienza di quanto commesso, concretizzatasi con la costituzione in caserma. a.i. “Cold case” va in appello L’ex dirigente Aloisio condannato all’ergastolo in primo grado Il “cold case” reggino che riguarda il presunto mandante dell’omicidio di Franco Pace, avvenuto a Pellaro nel 2005, approda in Corte d’assise d’appello. Alla sbarra si trova l’ex dirigente di un’industria chimica, Pietro Angelo Aloisio. In primo grado è stato condannato all’ergastolo per avere commissionato l’assassinio dell’amante della donna di cui si era invaghito a un ragazzo di origine albanese, Bledi Mingu. L’udienza è subito stata rinviata per l’astensione degli avvocati in corso, che durerà fino alla prossima settimana. I contorni della vicenda sono tutt’altro che nitidi. Aloisio (difeso dall’avvocato Antonino Aloi) era già stato accusato di essere il mandante di un altro omicidio, quello della moglie Giusy Romeo avvenuto a Firenze il 12 febbraio 2004. Alla fine del processo venne assolto per non avere commesso il fatto. Coimputati erano alcuni personaggi vicino alla cosca Alvaro di Sinopoli. Sebbene l’omicidio fosse stato inquadrato (e lo è anche quello di Franco Pace) come ricadente nella sfera passionale, da cosa dipende la vicinanza che gli investigatori avevano accertato tra l’ex dirigente industriale e i presunti killer della cosca della Piana di Gioia Tauro? l’ex modella contesa Secondo l’accusa Franco Pace venne fatto uccidere per la donna con cui aveva una storia Le vicende giudiziarie sono tornate quando Franco Pace, con cui la donna contesa aveva avuto una relazione, è stato arrestato nell’operazione “Cattedrale”. Nel periodo della detenzione di quest’ultimo, Aloisio ha conosciuto l’ex modella di origini bresciane che nel frattempo si era trasferita in Calabria e i due hanno intrecciato un rapporto duraturo. Almeno fino alla scarcerazione di Pace, che era un ex dipendente dell’Afor. Quando è tornato in libertà, la donna ha deciso di riprendere la sua storia con lui e questo è stato il motivo che avrebbe indotto Aloisio a ingaggiare l’albanese per farlo fuori. La Corte d’assise presieduta all’epoca dal giudice Vincenzo Giglio (oggi in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa con la famiglia Lampada) lo aveva condannato all’ergastolo. Il prossimo 13 aprile si torna in aula per il via al processo di secondo grado. a.i. processo valle Lucisano non risponde alle domande su Lo Giudice Leone Lucisano non ha risposto alle domande postegli nel processo che si sta svolgendo a Milano nei confronti di Francesco Valle e dei figli Fortunato e Angela. Era stato citato dall’avvocato Giuseppe Nardo perché confermasse o smentisse le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Nino Lo Giudice. Per Lucisano, che non si era presentato in aula all’udienza precedente, il Tribunale aveva predisposto l’accompagnamento coatto. Essendo tuttavia imputato per reato connesso, per un omicidio che sarebbe stato commesso nel 1990 per conto dei Valle, ha potuto avvalersi della facoltà di non rispondere. Non sono dunque fugati tutti i dubbi su quanto il pentito Lo Giudice ha rivelato. Ovvero che Leone Lucisano (che è lo zio del collaboratore) era presente al conferimento del grado della santa a Francesco e Fortunato Valle. Lo Giudice ha parlato anche dei contrasti nati per la rottura del fidanzamento tra Maria Valle e Domenico Lucisano, figlio di Leone, al quale era stata promessa sposa. Poi però l’unione si è interrotta e lei ha sposato Francesco Lampada. La prossima udienza è stata fissata per il 26 marzo davanti al Tribunale di Milano. a.i. “sistema-raccordo” Imputati davanti al gup il prossimo 30 marzo Inizierà alla fine di marzo l’udienza preliminare delle indagini “Sistema” e “Raccordo”, riuniti nello stesso procedimento. In dodici compariranno davanti al gup Adriana Trapani il prossimo 30 marzo. Tra gli indagati figurano il boss di Pondera-Pietrastorta Santo Crucitti, il suo luogotenente Mario Chilà e il nipote del capobastone Antonio Gennaro Crucitti, che risultava essere intestatario di quote sociali e attività riconducili allo zio. Dovranno comparire davanti al giudice per difendersi dalla richiesta di rinvio a giudizio anche Sandrino Amedeo Aurora, Fortunata Loredana Barchetta, Michele Crudo, Antonino Minniti, Nicola Pellicanò, Carmine Polimeni, Domenico Polimeni e Domenico Suraci. Nell’indagine era finito anche Francesco Gullì, direttore della filiale di Reggio Calabria della Banca Popolare di Lodi che, secondo l’accusa, avrebbe favorito gli interessi della cosca assecondando le richieste del boss Santo Crucitti in relazione alle attività economiche. L’inchiesta aveva riguardato anche il fallimento della Planet Food srl che si occu- Santo Crucitti pava della distribuzione di prodotti alimentari. Pochi mesi dopo il fallimento, che risale al 2008, era nata un’altra società. Un modo per distrarre le indagini e ripulire una società che si era esposta con un forte indebitamento. Nel corso delle intercettazioni telefoniche captate dai carabinieri erano state ascoltate alcune conversazioni tra il boss Crucitti e l’assessore comunale ai Lavori pubblici Pasquale Morisani. I due parlavano della competizione elettorale in corso per palazzo san Giorgio. Per la procura, tuttavia, non si ravvisa un comportamento penalmente rilevante a carico dell’amministratore. urbanistica Sentiti in aula Bevacqua e Condò È stato il giorno di Antonio Bevacqua e Pietro Paolo Condò ieri nel processo “Urbanistica”. Il primo ad essere esaminato è stato l’architetto che ha aperto uno studio associato con quello di Artuso, imputato nel processo. Bevacqua ha descritto i rapporti che si erano instaurati con Artuso ed il modo in cui veniva svolto il lavoro. Particolarmente intenso è stato anche l’esame di Pietro Paolo Condò (difeso dall’avvocato Paolo Amaddeo), soggetto dal quale è nata l’intera inchiesta. È con la sua querela, infatti, che gli investigatori sono riusciti a ricostruire tutti i passaggi che hanno condotto all’adozione delle misure cautelari eseguite lo scorso anno. Alla sbarra, infatti, ci sono diversi soggetti accusati a vario titolo, di associazione a delinquere costituita allo scopo di commettere una serie di delitti di corruzione per atti d’ufficio, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, abusi d’ufficio e falsi, con l’aggravante per Giuseppe Melchini di aver organizzato e diretto l’associazione. In particolare l’architetto, avvalendosi della sua posizione di funzionario responsabile del settore edilizia privata dal 10 maggio 2001 all’1 settembre 2009, assicurava l’esito di un numero indeterminato di progetti presentati in violazione della normativa urbanistica, oppure assicurava l’iter agevolato a quelli presentati da tecnici e professionisti a lui collegati. Melchini garantiva poi ad alcuni membri dell’ufficio adeguata copertura per la realizzazione di interessi illeciti. r. r. SABATO 17 marzo 2012 PAGINA 13 l’ora di Cosenza Tel. 0984 837661-402059 Fax 0984 839259 Mail: [email protected] S. GIOVANNI Nuova intimidazione al sindaco > pagina 20 CASTROVILLARI Commissariato Crolla finestra tragedia sfiorata > pagina 21 ACCADDE UN SECOLO FA A CURA DI LUIGI MARIA CHIAPPETTA 17 marzo 1912 - Niente da fare. Ancora buio pesto sugli audacissimi autori del furto avvenuto nella Cancelleria del nostro tribunale, nella notte tra il 12 e il 13 corrente mese. Non si può dire neanche se il reato sia stato consumato o tentato, perché ci si assicura che appena venerdì scorso l’autorità giudiziaria ha iniziato la ricognizione della grande massa dei corpi di reato giacenti in Cancelleria. L’autorità di P. S. e l’arma dei Carabinieri, frattanto, indagano per loro conto, ma finora con scarsissimo risultato. Omicidio senza colpevole Capalbo, ecco la sentenza I motivi per cui anche la Corte d’appello ha assolto gli imputati La pistola dell’imputato non è quella usata per uccidere Tullio Capalbo. Gli alibi di Sandro Daniele e Salvatore Salamò sono credibili mentre lo sono meno le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. E poi, l’inconsistenza del movente e l’assenza di elementi per collocare il delitto nei sotterranei dello Skorpion. Sono queste in estrema sintesi le motivazioni con cui la Corte d’appello del Tribunale di Catanzaro lo scorso 2 febbraio ha assolto – confermando il verdetto del gup distrettuale – le due persone (Daniele e Salamò, appunto) accusate dell’omicidio di Tullio Capalbo, avvenuto dodici anni. La sentenza è stata depositata nei giorni scorsi. E scrive la parola fine su una brutta storia. Il cadavere di Tullio Capalbo venne ritrovato a Rende il 28 settembre del 1999 nel bagagliaio della sua automobile. Qualcuno gli sparò due colpi di pistola in testa con una calibro 6.35, poi avvolse il cadavere in un telo di cellophane e lo nascose nel bagagliaio della Mercedes della vittima. L’uomo si era allontanato dalla propria abitazione alle 8 del 26 settembre 1999. Il medico legale che eseguì l’autopsia colloca il delitto proprio in quella domenica mattina. Indagando sulle frequentazioni della vittima gli inquirenti scoprirono che la vittima prestava soldi a strozzo e che faceva parte di un giro di usura nel quale erano coinvolti anche uno degli imputati (Salvatore Salamò), Ippolito d’Ippolito e Gianluca Impieri, uccisi nello stesso periodo, con una pi- Il tribunale di Catanzaro stola calibro 7.65 (anche questi due delitti sono rimasti irrisolti). Secondo i magistrati della Dda di Catanzaro, il ristoratore di Cerisano venne ucciso per denaro. Gli autori dell’omicidio, sempre secondo l’accusa, sarebbero stati Salvatore Salamò e Sandro Daniele, poiché debitori nei confronti della vittima di circa 500 milioni di vecchie lire. I due imputati avrebbero agito per agevolare il clan di ndrangheta guidato da Gianfranco Ruà (imputato nello stesso processo per intestazione di beni fittizi), poiché questi avrebbe investito proventi delle sue attività illecite nella palestra denominata Skorpion «diventandone comproprietario». Capalbo, in pratica, sarebbe stato «creditore degli imputati di una somma considerevole» che essi «non erano in grado di restituire». Per questo motivo la vittima sarebbe entrata nella società diventandone anch’egli «comproprietario» finendo così con il «pregiudicare gli interessi del Ruà». Ma i dati che hanno certamente pesato di più sono le «contraddizioni» e l’«inconsistenza» delle dichiarazioni dei pentiti, e quello relativo all’arma del delitto. A Sandro Daniele venne sequestrata una Beretta (legalmente detenuta) dello stesso calibro della pistola usata per uccidere Capalbo. I ripetuti esami effettuati dal Ris hanno portato a questa conclusione: «La possibilità che i proiettili siano stati sparati dall’arma in sequestro è virtualmente inesistente». Ma c’è dell’altro. Un mese prima di essere ammazzato sembra che la vittima avesse detto ai familiari che se gli fosse capitato qualcosa i responsabili erano Daniele e Sala- mò. La Corte d’appello ha giudicato inconsistente tale circostanza, rilevandone la «fragilità in chiave indiziaria». Per Salamò e Daniele il pubblico ministero aveva la condanna a 22 anni di reclusione. Nella stessa vicenda, erano imputati anche Gianfranco Ruà e Concettina Daniele, la figlia di Sandro, accusati di trasferimento fraudolento di beni. Per loro erano state chieste pene di 4 anni di reclusione. Sandro Daniele è stato difeso dagli avvocati Marcello Manna e Franco Sammarco, Salvatore Salamò da Franz Caruso e Giorgia Greco. Gianfranco Ruà è stato assistito dall’avvocato Massimo Petrone mentre l’avvocato Angelo Pugliese ha assistito i familiari della vittima, che si erano costituiti parte civile. ALESSANDRO BOZZO [email protected] CASSANO J. Prendevano la pensione del morto I giudici: troppi debiti, mal si conciliano con una gestione mafiosa Gianfranco Ruà, personaggio di spicco della criminalità organizzata cosentina degli anni 80/90 – condannato all’ergastolo per diversi omicidi (processo Garden) e detenuto ininterrottamente dal 1994 – non è mai stato proprietario della palestra Skorpion di Rende. Lo ha stabilito la Corte d’appello di Catanzaro – sulla scorta degli accertamenti compiuto dalla polizia tributaria (il Gico della guardia di finanza) – nella sentenza che ha portato all’assoluzione di Sandro Daniele, Salvatore Salamò (accusati di essere gli autori dell’omicidio di Tullio Capalbo, avvenuto nel settembre del 10999), Concettina Daniele e dello stesso Ruà (a questi ultimi veniva contestata soltanto l’intestazione fittizia di beni). «(...) le ampie indagini effettuate sull’assetto proprietario dello Skorpion – scrivono i giudici nella sentenza – non hanno fatto rilevare come si tratti di regolare società arl, costituita tra Daniele e Salamò nel 1986, successivamente passata ai soci Giuseppina Siciliani, Sergio Abonante, Pietropaolo Mazzulla, Annamaria Reitano e Concettina Daniele, che nel 1994 deteneva l’80% delle quote sociali: il presunto riferimento al 35% [detenuto da Ruà, ndr] non ha trovato alcun appiglio nelle pur complete acquisizioni documentali. La società poi ha sempre dimostrato un grave disavanzo e un costante, pesantissimo, indebitamento, a dimostrazione di un pessimo andamento della gestione economica e del patrimonio nei vari anni presi in esame, il che mal si concilia con un’ipotesi di gestione occulta da parte di un esponente della criminalità organizzata». a. b. Uomo trovato privo di vita nella sua casa > pagina 24 > pagina 29 la lettera IL CONSIGLIERE E LA RICERCA DEL LOCULO Il mistero del consigliere alla ricerca del loculo gratuito anima il dibattito politico cittadino. Eppure di cose di cui discutere ce ne sarebbero tante: dalla polemica per le ferie forzate nelle scuole per la fiera di San Giuseppe alla realizzazione del parcheggio di piazza Fera-Bilotti. Dalle condizioni in cui versa l’ospedale al dissesto idrogeologico. Ciononostante a tenere desta l’attenzione su Palazzo dei Bruzi ci pensa il rebus sull’identità del consigliere che reclamava un loculo per un presunto avente diritto. Ma è davvero così importante sapere chi ha osato richiedere quel loculo? Si pensa davvero che dietro questa vicenda si celino oscure trame? Francamente riteniamo di no. Che non ci sia nulla che meriti gli onori della cronaca, nulla di che scandalizzarsi. Sembra quasi una querelle montata ad arte nei confronti di un assessore, Katya Gentile che, ad oggi, sta affrontando senza reticenze e con piglio deciso i tanti problemi che il suo predecessore le ha consegnato insolute. Facciamo, dunque, dire all’assessore le condizioni del nostro cimitero. Cosa ha trovato al suo insediamento. Se i fondi per il dissesto che lo minaccia sono arrivati e se si quando e se sono stati impiegati per le finalità per le quali erano stati erogati. Queste sono le cose che dovrebbero interessare operatori del settore e non. Queste le domande alle quali vanno date risposte. Non quelle, a nostro avviso forzate e impuntuali, che sviano il discorso da un tema che sta a cuore alla collettività. Dalla conferenza stampa dell’assessore ai lavori pubblici Gentile, che fortunatamente non fa rimpiangere il passato, emerge la volontà di intervenire e di fare anche presto. Di colmare un gap che viene ereditato dalla passata amministrazione e di procedere a rendere “civile e decorosa” l’abitazione perenne di tutti i cosentini. Basta, allora, con questa infruttuosa polemica. La morte, che arriva per tutti, ha bisogno di essere trattata con ben altro rispetto e altri toni. Vogliamo accapigliarci? Cerchiamo altri argomenti…ce ne sono a iosa. Sergio Nucci e Michelangelo Spataro consiglieri comunali di Cosenza la sentenza «La Skorpion? Mai stata di Ruà» GUARDIA P. delitto cappello CARO GABRIELE IL GARANTISMO È SEMPRE ATTUALE DI MARCO CRIBARI Caro Petrone, la tua brillante ricostruzione dell'omicidio di Paolo Cappello, pubblicata ieri su CO, ci dà modo di parlare di garantismo. Sono passati quasi 90 anni dalla morte dell’operaio socialista, ma c’è un aspetto della vicenda ancora attuale (...) > segue a pagina 18 20 SABATO 17 marzo 2012 calabria ora P R O V I N C I A CASTROLIBERO Il rinnovo del parco macchine effettuato dal Comune non quadra affatto al consigliere d’opposizione Francesco Bilotta. Che, mettendo tutta la sua disapprovazione nero su bianco, denuncia alla cittadinanza «l’opinabile gestione delle risorse pubbliche operata dalla giunta capitanata dal sindaco Orlandino Greco». Nel suo mirino, l’acquisto di tre fiat Panda e di una Lancia Delta: comprate, a detta di Bilotta, attra- Auto nuove a go-go, Bilotta non ci sta Il consigliere contro Greco: Orlandino, ma come utilizzi le risorse pubbliche? verso «scelte assai discutibili». «Per quel che concerne l’acquisto delle Fiat Panda - scrive il consigliere in un comunicato - non si capisce perché da un lato se ne acquistano tre e dall’altro se ne cedono due a titolo gratuito, ancora perfettamente fun- zionanti e con chilometraggio contenuto, rispettivamente al comune di Cleto ed all’associazione Guardia nazionale ambientale. Questa tipologia di comportamento - continua - evidenzia una scarsa propensione ad un oculato utilizzo delle risorse pubbliche, indispensabile invece in periodo di riduzione di trasferimenti dallo stato agli enti locali». Un’altra storia, invece, quella relativa alla Lancia Delta: «Se per un verso non vi era necessità di provvedere all’acquisto di un’ennesima auto de- Incubo infinito Il sindaco Barile ancora sotto tiro LUZZI Idv scioglie i dubbi Appoggerà Tedesco Un’altra intimidazione per il primo cittadino Squarciano una gomma della sua macchina SAN GIOVANNI IN FIORE Sono du- intimidatori, spingendosi fino agli attentati rati ben poco, i sogni tranquilli di Antonio Ba- veri e propri, avesse cambiato idea, perché la rile (foto). Tant’è che il sindaco è di nuovo nostra azione amministrativa non ha certo sotto tiro. I suoi “persecutori” hanno ripreso rallentato o cambiato direzione da quando la serie d'intimidazioni iniziata qualche me- sono cominciate queste azioni. Certo avevo se addietro. Bersaglio degli sperato che qualcuno fosse stato colpito da un minimo di ignoti personaggi è stata, di Denuncia nuovo, l’auto del primo cittasensibilità nei confronti della ma è rassegnato: dino sangiovannese. Nella nostra azione diretta esclusiè l’ennesima giornata di giovedì, mentre la vamente al bene comune. moglie dello stesso era alla Purtroppo così non è. Contiminaccia guida della vettura, si è resa nuano imperterriti - osserva, conto che la ruota anteriore Mi sono abituato rammaricato il sindaco di San sinistra era sgonfia. E non era Giovanni in Fiore - e sembra un caso che il copertone avesse perso pressio- un film che si ripete, perché proprio con il tane, come rivelato successivamente dal gom- glio di una gomma circa cinque mesi addiemista. È subito apparso evidente che lo pneu- tro cominciò questa escalation. E’ triste affermatico era stato tagliato. Sfregiato. Una tesi marlo - conclude - ma è quasi come se mi fosperaltro confermata anche dai carabinieri si ormai “abituato” a questi atti inqualificabidella locale caserma. Barile ha immediata- li». E se lui, il diretto interessato, dice si essermente sporto denuncia. A margine dell'episo- si oramai praticamente abituato a questi dio, ha così commentato: «Non c’era motivo brutti gesti, c’è chi invece non riesce proprio di credere che chi aveva commesso più atti a farsene una ragione. E li condanna, in toto. Si tratta del presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti che, in una nota inviata dall’ufficio stampa della giunta, non esita ad affermare: «Non mi stanco di ripetere aggiunge Scopelliti - che nessuno potrà condizionare la sua attività amministrativa con questi meschini gesti. So che il sindaco Barile andrà avanti e voglio ribadire che al suo fianco avrà sempre le istituzioni e la gente perbene». Era trascorso un mese, dall’ultima intimidazione ai danni del primo cittadino del paese silano. Tutto ebbe inizio, qualche mese fa, con una serie di telefonate anonime nel bel mezzo della notte. Poi, gli ignoti persecutori iniziarono ad inveire direttamente sulla malcapitata automobile di Barile: prima tagliando le gomme, poi svitandone i bulloni. Non contenti, passarono alle minacce scritte sui muri di una villetta adiacente al municipio di San Giovanni in Fiore. Una situazione, dunque, che si fa sempre più pesante. lumac ROGLIANO Ospedale, lo sfogo di Mazzei «Ma Gangemi dove vive?» Lo sfascio dell’ospedale. Il presidio Santa Barbara versa in uno «stato penoso». È quanto ha verificato, ieri mattina, una delegazione mista di amministratori comunali e componenti del comitato “pro ospedale”, guidata dal sindaco Giuseppe Gallo, affiancato da Mario Mazzei, presidente dell’aggregazione di cittadini. La delegazione ha incontrato il personale e ne ha raccolto il malcontento. Ha avuto anche un dialogo con il dirigente medico di direzione sanitaria, Franco Alessio, che ha fornito delucidazioni circa la riorganizzazione del presidio. «Hanno distrutto questo ospedale», è stato il commento del sindaco. Il presidente del comitato Mazzei ha espresso il suo sdegno: «È una vergogna, stanno buttando il bambino con l’acqua sporca». Gallo ha voluto anche richiamare i contenuti di alcune dichiarazioni rese, giovedì sera, dal direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, Paolo Discariche addio A ripulirle saranno gli studenti Maria Gangemi, che si sarebbe detto convinto che l’utenza stenterebbe a rivolgersi all’ospedale di Rogliano per la presunta «inaffidabilità delle prestazioni di Radiologia». Il sindaco ha annunciato che presenterà un esposto alla Procura della Repubblica. Il presidente Mazzei ha rilevato: «Le dichiarazioni di questo general manager sono del tutto fuori luogo. Egli è il direttore di un’azienda e sparla e dice cose a sproposito di un presidio della azienda che egli dovrebbe far funzionare». «Il Pdl - ha proseguito Mazzei - ha manifestato la sua posizione critica nei confronti dell’azienda. Ma esprimiamo la nostra meraviglia per il fatto che i parlamentari di Cosenza continuino a restare inerti di fronte a questo sfascio: la Sanità cosentina è la più governata della Calabria. Il senatore Tonino Gentile continua a stare in silenzio. È chiaro che parlamentari come lui dovrebbero avere la forza di opporsi a questo scenario lunare. In ogni caso, questo manager dovrebbe tornare da dove è venuto. Peccato che Gentile non abbia la forza di tutelare come dovrebbe gli interessi legittimi e le aspettative della comunità». Mario Massimo Perri ACRI Per l’evento “Nontiscordardime”, proposto da Legambiente nazionale per coinvolgere le scuole e i genitori nella pulizia di un luogo pubblico, oggi, dalle 9.30 presso piazza San Domenico di Serricella, il circolo di Legambiente di Acri, il comitato La Mucone rinasce, i ragazzi della scuola media “San Martino” con la collaborazione dei comuni di Luzzi e voluta all’accompagnamento di amministratori e funzionari, per l’altro potrebbe darsi che l’ente non abbia provveduto ad acquistare l’autovettura presso la concessionaria che aveva offerto il prezzo più vantaggioso, ma invece abbia acquistato presso un rivenditore che ha praticato un prezzo più alto». Detto ciò, Bilotta si affida «agli organi competenti e alle loro opportune verifiche». (lumac) Acri, hanno deciso di ripulire due discariche che sono situate sulla strada che va da ponte Mucone a Croce di Baffi. Le discariche sono composte da detriti, copertoni, carcasse di elettrodomestici, minano la salute del fiume, dell’ambiente circostante e deturpano un territorio selvaggio di una bellezza unica, presentandosi come un mostruoso biglietto da visita. Sa- Il circolo Idv “Falcone e Borsellino” comunica di aver raggiunto con il movimento “Svolta Democratica” un accordo programmatico per le prossime amministrative. Nel corso dell’ultima riunione sono stati esaminati la situazione politico-amministrativa e gli scenari elettorali che si stanno profilando a due settimane dalla presentazione delle liste. All’unanimità l’Idv ha deciso di sostenere la candidatura a sindaco di Manfredo Tedesco e decisiva, per la scelta di Idv, è stata «la sensibilità e l’apertura manifestata dall’ex sindaco Tedesco in ordine ai rilievi ed alle proposte che il circolo ha avanzato nel corso delle trattative». Il circolo fornirà nei prossimi giorni gli elementi che andranno a rappresentare il partito nella lista. «Abbiamo apprezzato l’apertura del sindaco alle nostre proposte - ha dichiarato il presidente del circolo Tommaso Greco - In particolare su quelle che riguardano la rivisitazione del Piano strutturale comunale, il potenziamento dei servizi e delle politiche sociali per andare incontro alle esigenze delle famiglie più bisognose». In merito, è intervenuto anche il commissario provinciale Talarico: «Sono soddisfatto dell’accordo raggiunto col centrosinistra di Luzzi per il sostegno a Manfredo Tedesco. L’occasione mi è propizia per sottolineare che il nostro partito è ormai una realtà molto importante nei territori e nei comuni. Non siamo più soltanto un partito d’opinione, ma una realtà fatta di tantissimi quadri e militanti sparsi in tutti i comuni della Calabria, che stanno dando un contributo notevolissimo alla crescita delle proprie comunità». Massimo Maneggio Strada per Motta I lavori sono a norma ROVITO Legittime le procedure per i lavori della strada Motta-Rovito. Il Consiglio di Stato, accogliendo integralmente le tesi difensive svolte dall’avvocato Oreste Morcavallo, ha dunque sospeso la sentenza del Tar Calabria che aveva annullato gli atti relativi all’espropriazione dei terreni per i lavori di realizzazione della strada. Dando così piena ragione al Comune. I fatti risalgono al 2006, quando, con una delibera di giunta, veniva approvato il progetto dei lavori e attivate le procedure espropriative per i proprietari dei terreni, interessati ai lavori della strada, che subito ricorrevano al Tar, contestando le procedure del Comune. (rcs) rà una giornata di sensibilizzazione per un territorio più pulito e sano per tutti, soprattutto per la strada che serve a raggiungere Cosenza. Lontano da occhi attenti, molti approfittano del luogo isolato e della lontananza del sito da case abitate per scaricare rifiuti di medio e grandi dimensioni. Roberto Saporito