SABATO 17 SETTEMBRE 2011
ANNO III - N. 15
diretto da Giovanni De Cicco
M OSAICO
AFRAGOLA. DIRIGENTI COL SOLITO PEDIGREE CHE
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17 settembre 2011
Scoppia il caso Pedalino: sotto inchiesta per “gare truccate” al Comune di
Lo scorso luglio, in assenza della segretaria Baron, la vicesegretaria, nonché
all’Assise. Ma dopo un litigio con l’opposizione, e la “scoperta” dei suoi guai
A
FRAGOLA - Lo sanno tutti, lo
abbiamo scritto e ripetuto più volte atti
alla mano, fatti documentati: per fare
il dirigente al Comune di Afragola o il
funzionario di fiducia devi avere un pedigree
di tutto rispetto, altrimenti nulla da fare. E
in piena estate scoppia un altro caso. Quello
di Maria Pedalino, attualmente in servizio
al Municipio di Afragola con un contratto a
tempo determinato. Un’altra “prima scelta”
del capo dell’amministrazione.
Maria Pedalino, dirigente al Personale ed agli
Affari generali. Luglio 2011. La segretaria
Baron in ferie. C’è il consiglio comunale.
Tocca ovviamente alla vicesegretaria.
Maria Pedalino, appunto. Convocata per la
riunione dell’Assise. Di pomeriggio, però,
succede qualcosa nelle stanze del Palazzo.
Prima del civico consesso. Il dirigente litiga
con toni forti, aspri, ai limiti dell’offesa
personale con alcuni consiglieri comunali
di opposizione: Gennaro Giustino, Pasquale
Grillo e Francesco Petrellese. I nemici giurati
di Nespoli. Insomma, la Pedalino vuole
dimostrare di essere fedele al “sindaco”.
Litigando con l’opposizione, in merito alla
metodologia di convocazione del consiglio
comunale, pensa di aver appeso alla sua giacca
un’altra medaglia da mostrare al “potere”.
C’è, però, un imprevisto, nelle stesse
ore l’amministrazione comunale viene a
conoscenza di carte giudiziarie che stupiscono
un po’ tutti. Roba da farti restare senza
fiato, pure perché non lo sapeva nessuno.
Probabilmente nemmeno chi l’ha scelta per
ricoprire l’incarico di dirigente al Municipio
di Afragola. Ma cosa si scopre? Viene fuori
che Maria Pedalino rientra nella maxiinchiesta della Procura della Repubblica
su “gare truccate al Comune di Avella”.
Ventisei tra ex amministratori, consiglieri,
impiegati e funzionari dell’Ente locale,
nonché imprenditori, accusati a vario titolo
di “associazione a delinquere, falso, truffa
aggravata, abuso in atti d’ufficio, turbativa
d’asta”. A queste accuse se ne aggiunge
un’altra: avrebbero falsificato atti pubblici
per truccare gli appalti. Un festival di reati
che ha portato il procuratore della repubblica
a chiedere ed ottenere il rinvio a giudizio per
Maria Pedalino e gli altri coindagati.
Un bel “bubbone”. Ebbene, dopo che lo
scandalo è uscito allo scoperto sapete cosa
è successo? Maria Pedalino, nonostante
ricoprisse la carica di vicesegretario comunale,
nonostante il segretario comunale fosse in
vacanza, e nonostante, sempre la Pedalino,
fosse stata già convocata per fare da notaio
del civico consesso, all’ultimo momento è
stata sostituita. Enzo Nespoli l’ha sostituita.
Non l’ha voluta portare in aula. Tant’è che
in sostituzione della Baron si è presentata
l’ex segretaria comunale di Pollena Trocchia.
C’è davvero poco da aggiungere. I fatti sono
chiari ed evidenti. L’amministrazione, nei
fatti, ha sfiduciato Maria Pedalino, l’ha
messa da parte ed ha evitato che il dirigente
sotto inchiesta si presentasse in aula dopo lo
scontro che ha avuto con l’opposizione col
rischio che la storia potesse essere raccontata
pure ai cittadini di Afragola. Un’altra pagina
nera, un’altra brutta storia da archiviare nel
“libro della vergogna” che sta caratterizzando
l’era Nespoli.
Biagio Montefusco - Leader di Fli
Altra considerazione. Al di là del “pedigree”,
come detto indispensabile per entrare nelle
grazie del primo cittadino ed assumere un
incarico al Municipio di Afragola, c’è un
altro aspetto che deve far riflettere. Maria
Pedalino al Comune di Avella, che può al
massimo essere un quartiere di Afragola come
estensione del territorio e numero di abitanti,
ha ricoperto l’incarico di funzionario. Non
quello di dirigente. Cosa, invece, successa ad
Afragola. Qual è stata la valutazione? Su quali
criteri, su quali basi, l’amministrazione l’ha
chiamata e addirittura promossa? Che cosa
ha convinto l’amministrazione di Afragola ad
investire su di un funzionario di un comune
della provincia di Avellino di poco più di
settemila abitanti? Cosa ha di speciale questa
donna?
Non solo. L’ha promossa con la prerogativa
della “carta bianca”. Cosa significa? Torniamo
ai fatti. Maria Pedalino, l’hanno vista tutti,
utilizza l’auto blu e l’autista del sindaco per
accompagnare i consulenti del Municipio.
Un episodio tra tanti? La macchina col
lampeggiante risulta essere stata messa a
disposizione di un noto avvocato che ha
una consulenza di tutto rispetto con l’ente
per un “passaggio” da e per l’aeroporto. Ma
come, un consulente pagato fior di quattrini
dal Municipio deve utilizzare pure l’auto blu
per raggiungere l’aeroporto? Lui viaggia, i
cittadini di Afragola pagano. Uno schiaffo
alla collettività, un lusso pagato dai cittadini,
uno spreco di denaro pubblico, l’ennesima
dimostrazione di sfarzo di una pseudo classe
dirigente che pensa di essere diventata
padrona della città.
Ancora. In pieno agosto, il dieci per
la precisione, quando tutti sono sotto
l’ombrellone, con una determina dirigenziale,
sempre lei, Maria Pedalino, provvede
ad inquadrare come avvocato dell’Ente la
dottoressa Iroso Alessandra. Ma chi è Iroso
Alessandra? Una donna arrivata al Municipio
attraverso la mobilità per la copertura di un
altro incarico ad agosto 2010. Invece, appena
arrivata, appena un anno dopo, viene spostata
ad altra mansione, ovvero nell’ufficio Legale.
Con prospettive di crescita e di carriera
– soprattutto economiche – ben maggiori
rispetto al posto per il quale era sta chiamata.
L’opposizione ha denunciato l’ennesima
manovra che ritiene “illegittima e frutto del
solito disegno articolato secondo il quale il
sistema continua a piazzare uomini di fiducia
nei posti di comando, dove si gestiscono
soldi, affari, appalti e incarichi”.
Tant’è che sempre Alessandra Iroso, appena
arrivata al Municipio, è stata promossa a
segretaria di tutte le commissioni di concorsi
pubblici nonché affidataria dell’incarico di
responsabile unico del procedimento della
gara sulla nettezza urbana. Un affare colossale,
un business da 70 milioni di euro. Eppure,
Iroso non ha alcuna esperienza in materia ma
si è lanciata in questa avventura accettando la
condizione più volte rifiutata da diversi esperti.
Inoltre si è scoperto che proprio Alessandra
Iroso, in qualità di segretario dei concorsi
pubblici ha percepito compensi economici
maggiori di quelli previsti dalla legge.
Indovinate un po’ chi ha fatto la richiesta delle
liquidazioni illegittime? Sempre lei Maria
Pedalino. Ma chi recupererà queste somme
indebitamente pagate, e come e soprattutto
quando. Concorsi e spazzatura. Due temi che
da sempre rappresentano la spina nel fianco
M OSAICO
IMBARAZZA PERSINO IL CENTRODESTRA
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Avella. L’opposizione chiede le dimissioni dalle commissioni dei concorsi
dirigente al Personale, Maria Pedalino viene convocata per fare da notaio
giudiziari Nespoli porta in aula al suo posto l’ex segretaria di Pollena Trocchia
dell’amministrazione Nespoli con scandali
collezionati a ripetizione e inchieste della
magistratura ancora in corso.
Due settori che la magistratura dovrebbe
tenere sotto controllo perché le voci che
girano nel palazzo e non solo, non sono
per niente rassicuranti anzi, si va nel verso
totalmente opposto.
Nello “scandalo Pedalino” c’è un altro nome
da sottolineare: Mario Esti. I due hanno da
sempre un “filo diretto”. Hanno lavorato
insieme al Comune di Avella. Figurano
entrambi nella maxi inchiesta sulle gare
truccate ed entrambi, Pedalino ed Esti, sono
arrivati con Nespoli al Comune di Afragola.
Pedalino come dirigente mentre Esti, dopo
aver ricoperto il ruolo di segretario comunale
oggi ricopre l’incarico di presidente del
nucleo di valutazione. Cioè il presidente
dell’organismo che valuta i dirigenti, tra i
quali Maria Pedalino.
Questa è la prima parte del racconto. Basta,
però, a porre un problema serio, ad aprire una
questione morale scoppiata in una città da
sempre sotto i riflettori della stampa e delle
televisioni per fatti di cronaca nera collegati
alla criminalità.
L’aspetto più pericoloso è quello dei dirigenti,
dei burocrati del Comune che gestiscono
appalti e denaro pubblico. Che hanno la
macchina amministrativa nelle loro mani.
Gente spesso poco attenta alle frequentazioni,
come risulta anche da qualche nota
informativa della questura di Napoli. Alcuni,
nel “migliore dei casi”, sono sotto inchiesta
con accuse che fanno venire la pelle d’oca.
Eppure il sindaco ha ancora la faccia tosta
di parlare di sicurezza, legalità, trasparenza,
meritocrazia.
Il coordinatore di Futuro e libertà, Biagio
Montefusco, continua la sua battaglia per
aprire la questione morale che, in verità,
con questo centrodestra si è trasformata in
“questione legale”. “Maria Pedalino dovrebbe
essere rimossa dall’incarico immediatamente
– spiega Biagio Montefusco –.
Per quanto si possa essere garantisti, non
dobbiamo dimenticarci che qui parliamo di
pubblica amministrazione ed ogni sbaglio
a pagarne le conseguenze è sempre la
collettività. Addirittura alla Pedalino hanno
riconosciuto il ruolo di vicesegretaria e a
l’hanno inserita persino nelle commissioni dei
concorsi finalizzati alle assunzioni al Comune.
Inopportuno, ai limiti della vergogna.
Un incarico che non può assolutamente
svolgere per diversi motivi. Sul tema della
questione morale la maggioranza non ha nulla
Maria Pedalino a tavola insieme ai suoi colleghi per brindare all’assunzione di Nunzio Boccia
da dire, può solo continuare a nascondersi
sperando che la gente non li prenda a pomodori
in faccia perché quanto sta succedendo al
Municipio è davvero l’antitesi dei valori che
lo Stato dovrebbe esprimere e diffondere in
terre difficili come questa”.
“Parliamo di merito? – continua Biagio
Montefusco – Peggio ancora. I fatti sono
sotto gli occhi di tutti. Quella che ha portato
Nespoli è la peggiore classe dirigente della
storia a cui l’amministrazione ha affidato i
settori del Municipio.
Gare annullate, concorsi dagli esiti scontati,
gare rinviate, appalti sospetti con profili di
illegittimità e illegalità all’attenzione della
magistratura, doppio pesismo nella gestione
delle pratiche ed una serie di inadempienze
che costeranno negli anni futuri molto caro
alla collettività.
Favoritismo,
affarismo,
clientelismo,
familismo. Un sistema ben articolato dove
i dirigenti rappresentano un ingranaggio
importante, forse quello determinante affinché
alcune operazioni possano andare in porto.
E’ evidente che nel dopo Nespoli bisognerà
innanzitutto
bonificare
la
macchina
amministrativa perché stiamo assistendo
ad uno scenario talmente squallido che è di
gran lunga più brutto e deprimente di quanto
visto durante gli anni dello scioglimento per
camorra degli organi elettivi.
Addirittura affidano appalti ai limiti della
legittimità ad imprese con note informative
della prefettura cosiddette “atipiche”.
In questo caso, però, è doveroso registrare
l’atteggiamento
incomprensibile
della
Prefettura. Ad Afragola appare sempre più
come una certezza. Di fronte ai potenti, la
lotta all’illegalità si ferma. E non è certo un
bel segnale”.
Rincara la dose il consigliere Gennaro
Giustino: “la Pedalino dovrebbe dimettersi
dalle commissioni dei concorsi pubblici nelle
quali è componente, sarebbe un gesto di grande
trasparenza; al di là di non voler condannare
nessuno prima del tempo, credo che sia
inopportuno per la situazione giudiziaria che
la vede coinvolta che continui a presiedere i
concorsi pubblici per le assunzioni.
Certo pure l’amministrazione non da un segnale
che va nel senso della trasparenza e della
garanzia ai giovani che vi hanno partecipato.
Credo che ormai quest’amministrazione sia al
capolinea, sotto tutti i punti di vista”.
M OSAICO
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AFRAGOLA . ECCO LE REFERENZE DELLA DITTA CHE HA VINTO L’APPALTO SULLE STRISCE BLU
Firmano il contratto senza la certificazione antimafia
La Smart project si aggiudica la gara ma al Municipio arriva un’informazione “atipica” che parla di collegamenti
con la camorra. Le amministrazioni di Aversa e Calolziocorte cacciano l’impresa che si “rifugia” da Nespoli.
A
FRAGOLA - Torna d’attualità la “Smart
project”, società che ha vinto la gara
d’appalto per la gestione dei parcheggi a
pagamento in città, le cosiddette strisce
blu. (vedi www.napolimetropoli.it) L’informativa
antimafia “atipica” della Prefettura sull’impresa
aggiudicataria traccia un quadro inquietante.
“Dal 2003 ad oggi – scrive l’ufficio territoriale
di Governo – diversi amministratori si sono
succeduti nella gestione della società Smart
project. Gli stessi sono risultati legati da rapporti
di parentela con C.R. che, di fatto, si ritiene
amministratore della Smart. Da un rapporto della
Tenenza dei carabinieri di Sant’Antimo, in data
18 ottobre 2006, risulta che, per l’esecuzione
dell’appalto sopra richiamato (non quello di
Afragola) la società Smart abbia assunto soggetti
legati da rapporti di parentela con i locali clan
camorristici, e segnatamente i clan Petito, Puca,
Castaldo, Ranuci e Verde. Dal citato rapporto
emerge,altresì, che i richiamati dipendenti, nello
svolgimento di quel servizio-articolato in modo
capillare su quel territorio – si relazionavano
quotidianamente con le FFPP, in particolare
con la polizia municipale, con il prevedibile
pericolo che gli stessi avrebbero potuto così
garantire un controllo del territorio nell’interesse
del clan di riferimento. La forze dell’ordine
hanno ribadito con nota del 7 aprile 2011 che,
nonostante l’azienda in parola fosse composta
dai soci suindicati, la stessa risultava di fatto
gestita da C. R., gravato da numerosi precedenti
penali, quali ricettazione, furto, associazione a
delinquere. Soggetto ritenuto di pessima condotta
civile e morale. Controllato nel 2006 con il
pluripregiudicato Vincenzo Petito, appartenente
al clan Petito operante nella zona di Sant’Antimo.
Da ultimo appare opportuno evidenziare che
codesto ente in data 27 luglio 2007 ad esito di
una gara informale affidava mediante contratto
alla società Smart un appalto per la gestione
delle aree della sosta a pagamento. Al riguardo,
le forze dell’ordine all’epoca accertarono che 13
dipendenti su 306 unità in servizio oltre ad essere
gravati da precedenti penali risultavano legati ai
clan D’Alessandro, Cesarano e Imparato. Preme
evidenziare che dall’informativa delle forze
dell’ordine del 16 aprile 2011 risulta dipendente
della Smart anche G.R., figlio di C.R. (…)”.
Questo il profilo tracciato dalla Prefettura di
Napoli della Smart project. L’opposizione,
annuncia battaglia e nel frattempo ha depositato
diverse denunce alla competente procura. Intanto
sapete qual è la condizione della Smart project?
Basta fare un giro su google, il famoso motore
di ricerca, e digitare “Smart project informativa
antimafia”. Non crederete ai vostri occhi. Venerdì
29 luglio 2011. Un articolo di un quotidiano on
line batte la notizia con tanto di titolo a caratteri
cubitali: “Sospesa la certificazione antimafia,
la giunta rescinde il contratto della sosta a
pagamento con l’Ati Urbania”. Il comune è
quello di Aversa. Tra queste imprese c’è la Smart
project. E nell’occhiello si arriva al dettaglio:
“Informativa atipica della prefettura di Napoli
sulla Smart project”.
Insomma, la società ha perso l’appalto ad Aversa
perché non è in regola con la certificazione
antimafia. Stessa situazione a Calolziocorte, a
Lecco. Spulciando nella rassegna stampa del 23
luglio 2011 si scopre che anche in questo caso
il Municipio ha scelto la strada della rescissione
del contratto con la ditta Smart project a causa
di un’informativa antimafia atipica emessa dalla
Prefettura di Napoli. Una dicitura, “informativa
atipica”, che segnala all’ente pubblico che
qualcosa non è in regola in merito al pericolo
di infiltrazioni camorristiche. Così il sindaco
Paolo Arrigoni, non solo predispone col
dirigente la rescissione del contratto, ma rilascia
alla stampa, precisamente ai colleghi de “Il
Giorno”, la seguente dichiarazione: “La nota
prefettizia - dice il sindaco Paolo Arrigoni - ha
informato dell’esistenza di un articolato quadro
di interconnessioni tra i soggetti riconducibili
a imprenditori di società gravate nel tempo
da provvedimenti ostativi antimafia e la
società Smart Project srl di Casoria, mandante
dell’aggiudicatario della concessione per la
gestione dei posteggi su tutto il territorio della
città”. In tutt’Italia, gli amministratori hanno
preferito rescindere il contratto con la società di
Casoria appena hanno capito che c’era il minimo
pericolo di infiltrazioni camorristiche. Ad
Afragola, invece, l’amministrazione ha deciso di
accelerare le procedure. Ma cosa avete capito?
Non per la revoca del servizio. La “Smart project”
ha vinto l’appalto e il dirigente competente ha
provveduto alla sottoscrizione del contratto prima
ancora di ottenere la certificazione antimafia
chiesta alla Prefettura di Napoli. E l’informativa
antimafia atipica? E l’atteggiamento preventivo
delle altre amministrazioni? Ma figuriamoci
quale ostacolo può rappresentare per il sindacosenatore del Pdl un’informazione antimafia
atipica ai danni di una ditta che ha vinto un
appalto al Municipio, nel suo Municipio. Un
altro motivo per andare avanti? La Smart project
srl di Casoria trova le sue radici a Sant’Antimo.
E tra gli imprenditori c’è un cognome di peso,
una famiglia di Sant’Antimo nota agli ambienti
politici: In modo particolare due fratelli su tutti.
Uno, già candidato coi Verdi e figura di spicco del
partito di Pecoraro Scanio; e l’altro, l’architetto,
negli anni passati esponente di primo piano a
Sant’Antimo del partito Forza Italia e uomo di
Luigi Cesaro, parlamentare del Pdl e attualmente
pure presidente della Provincia di Napoli. Uno
ha a che fare con
la Smart project
mentre
l’altro,
l’architetto, figura
tra i promotori
del nuovo centro
commerciale
da
realizzare
ad Afragola, il
“Policentro-I
Normanni”.
Il
cui Pua è stato
approvato in giunta
agli inizi di agosto
e pubblicato per
le osservazioni in
piena estate. Lo hanno pubblicato quando tutti
sono al mare. Sempre in nome della trasparenza.
Una trasparenza “atipica”. Dal Municipio non
arrivano reazioni. Tutti si nascondono.
Gli assessori competenti non rispondo al cellulare.
Il doppio filo che lega la Smart a Sant’Antimo
arriva ancora dalla Prefettura: “In data 14
dicembre 2007 la Smart con sede in Casoria
acquista un ramo d’azienda dalla S. srl per un
valore di 72mila euro. Dalla consultazione della
banca dati della camera di commercio risulta che
la società di cui si tratta venta una partecipazione
nel consorzio “Uvc”. Dal 2008 per 3 anni risulta
aver ricoperto presso il consorzio Uvc la carica di
consigliere C.D., legato da rapporti di parentela
con R.C., amministratore unico della Smart.
Tra i proprietari del citato consorzio risulta T.,
quest’ultima riconducibile ad imprenditori di
società gravate nel tempo da provvedimento
ostativi antimafia”.
Si affrettano a firmare il contratto
ma non calcolano la Tarsu che la
società dovrebbe versare al Comune
Alle società che gestiscono i parcheggi a
pagamento deve essere imposta la Tarsu.
Infatti la sentenza della Corte di Cassazione
del 27 settembre 2007 n. 20259 obbliga le
società che vincono l’appalto per la gestione
delle strisce blu di un dato territorio, a
versare anche la tassa per i rifiuti in base
alle tariffe di quel comune, calcolate in base
alla metratura dell’area concessa in gestione
dall’ente appaltante. La sentenza dispone che,
essendo i parcheggi delle aree da considerarsi
“operative, ed utilizzate direttamente
per l’esercizio diretto di un’attività
economica”, vanno sottoposte all’obbligo di
pagamento della tassa sui rifiuti.
M OSAICO
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17 settembre 2011
AFRAGOLA • LA LOGICA DI CROCETTO, CAVALIERE E CAPO GABINETTO
“La
legge
non
conta,
l’importante
è
l’intesa
col
sindaco”
Spunta una comunicazione scritta tra la segretaria e il capo Gabinetto su una richiesta di aspettativa. Crocetto: “Nespoli
non vuole”. Baron: “Siete in contrasto con la legge”. Crocetto: “Decide Nespoli”. Ecco i nomi dei vincitori dei concorsi
A
FRAGOLA – Educati ed addestrati.
Allineati e coperti. Non rispondono alla
legge ma alla volontà del loro padrone.
Nessuna paura. Non si tratta della solita
critica ai consiglieri comunali del Pdl. C’è altro,
molto altro. Di più pericoloso perché penetra nella
macchine amministrativa, è il braccio operativo,
quello che conta, quello che gestisce i soldi
dell’Ente, che scrive i capitolati e si preoccupa
delle gare d’appalto. Appunto, gli appalti.
Non solo. I concorsi. Dirigenti e funzionari. I
burocrati. Quelli che hanno il Municipio nelle
mani. Ogni nefandezza pensata dalla politica può
essere possibile solo grazie alla collaborazione,
alla disponibilità dei dirigenti, della classe
amministrativa. Quella che Bassanini ha voluto
scindere dal potere politico per evitare distorsioni.
La politica detta gli indirizzi, i dirigenti li
devono attuare applicando la legge. Sulla carta
è così. Solo sulla carta, soprattutto ad Afragola.
Partiamo da due dati di fatto. Il primo. Il sindacosenatore per attuare il “sistema”, quello che tutti
criticano, ha dovuto prima di tutto mettere in
un angolino, penalizzare, isolare, depotenziare
i vecchi dirigenti e funzionari. Quelli storici.
Quelli che non devono ingraziarsi il sindaco di
turno per avere promozioni o per assicurarsi il
posto di lavoro. Gente che deve solo rispondere
alla legge ed ai risultati raggiunti. Proprio gente
che non serviva a Vincenzo Nespoli. Li ha
trovati sul suo percorso. Allora è passato alle
vie di fatto. Spostamenti continui da ufficio ad
ufficio, li ha demotivati, depotenziati, alleggeriti
di ogni responsabilità; ha tolto a queste persone
la dignità professionale, ai limiti del mobbing.
Anzi, ci sono giudizi in corso di chi ha denunciato
il sindaco proprio per questo. Mortificati senza
pietà. Ne sanno qualcosa l’architetto Michele
Punzo, l’architetto Iolanda Sepe, l’ingegnere
Carlo Credendino, il dott. Aniello Castaldo,
l’ing. Marco Deviato, l’ing. Antonio Di Palo,
l’ing. Pietro Fico, il dott. Giuseppe Puzio, il
dott. Enzo Alaia, e tanti altri, tantissimi altri.
Non servono perché non sono “disponibili”. Non
sono per esempio disponibili a firmare carte fatte
da “altri”. Non servono perché vogliono svolgere
le rispettive professioni e ricoprire l’incarico di
burocrate del Comune rispettando la politica,
sapendo, però, che prima del potere politico
c’è la legge. E questo a Vincenzo Nespoli non
piace. Ecco perché ha selezionato un’altra classe
dirigente, un’altra classe di burocrati che gestisce
quasi a “telecomando”. Si preoccupano di ciò
che dice il sindaco-senatore, non della legge.
Non è un’accusa buttata lì, tanto per discreditare
l’amministrazione. Assolutamente no. Anche
in questo caso ci sono gli atti. E passiamo al
secondo episodio scandaloso. L’ingegnere
Francesco Di Palo, in servizio al Municipio di
Afragola, fa parte di quella schiera di burocrati
che Nespoli ha messo da parte. Ebbene, Di Palo
ha un’opportunità importante per la sua carriera.
E’ richiesto al Comune di Casoria per ricoprire
l’incarico di dirigente. Di Palo, correttamente,
chiede un’aspettativa all’amministrazione. Il
capo di Gabinetto, Francesco Crocetto, che si
fa chiamare “cavaliere”, scrive alla segretaria
e esprime la volontà dell’esecutivo di negare
l’autorizzazione.
La segretaria municipale,
Lea Baron, garante della legalità, riscrive a
Crocetto, “cavaliere”, spiegando che “l’indirizzo
perentorio espresso dall’amministrazione oltre
a non essere conforme alla legge contrasta con
l’articolo 19 del decreto legislativo 165 del 2001.
Insomma, Baron spiega a Crocetto che al di là
della volontà del sindaco nei confronti di Di Palo
c’è una legislazione in materia che non può essere
superata o cestinata. Spalancate gli occhi perché
la risposta di Francesco Crocetto, cavaliere e
capo gabinetto di Nespoli, alla segretaria è la
testimonianza dell’esistenza e della forza di un
potere politico deviato che è riuscito ad incunearsi
nella gestione amministrativa dell’Ente locale.
Un sistema perverso che crede di essere più forte
della legge. “L’importante – scrive Crocetto alla
Baron – è che lei raggiunga un’intesa col sindaco,
al quale entrambi rispondiamo”. Insomma,
Crocetto, cavaliere, si fa la croce e spiega alla
segretaria che può citare tutte le leggi del mondo.
Se non si raggiunge un’intesa, che nessuno
ha capito cosa significhi e su quale base si può
raggiungere, col sindaco, le leggi possono andare
a farsi benedire. Una stretta di mano, al cavaliere,
capo del Gabinetto di Nespoli.
E torniamo al discorso iniziale. Dirigenti e
funzionari storici messi da parte e depotenziati
di ogni funzione di rilievo, mentre il Municipio
è stato affidato a personale assunto attraverso la
società pubblica del Municipio, “Afragolanet”.
Assunzioni in odor di clientela, di personale
di fiducia, incluso qualche parente acquisito
del sindaco, al quale affidare il sistema. Tra
questi, spicca il nome di un architetto, all’epoca
dell’assunzione fidanzato – oggi marito – della
nipote del sindaco e collaboratrice del settimanale
del senatore, “Nuova città”. Un semplice esempio,
l’iceberg del meccanismo clientelare. Poi c’è
il figlio del dirigente tecnico di Frattamaggiore,
già collegato in diverse “situazioni” al capo
dell’ufficio tecnico del comune di Afragola.
In “Afragolanet”, Enzo Nespoli ha assunto
di tutto: ingegneri, geometri, architetti. Li ha
prorogati fino a quando ha potuto. Poi, guarda
caso, ha bandito i concorsi. Scommettiamo che
i fortunati selezionati n Afragolanet saranno tutti
vincitori-idonei? Una bella graduatoria con tutti
dentro. Man mano che la si scorre, i selezionati
dal sistema si guadagneranno alcuni subito ed
altri nei prossimi anni, un bel posto statale.
Intanto, i giovani aspiranti già svolgono funzioni,
come detto, sottratte ai legittimi “proprietari”.
Ricevono il pubblico, istruiscono pratiche
edilizie, concessioni e Dia, permessi a costruire.
Hanno contratti a tempo determinato, e aspettano
il concorso per essere “stabilizzati”. Quindi,
come dice Crocetto, cavaliere e capo Gabinetto,
devono avere un solo padrone. Il sindaco
Vincenzo Nespoli. Ecco allora che l’arch. Agnese
Castaldo, assunta con un contratto “cococo”
(con fondi inerenti esclusivamente la legge
219), insieme all’architetto Daniela Ingallina,
dipendente di Afragol@net si ritrova a ricevere
il pubblico e, come detto, ad istruire pratiche di
permessi a costruire e Dia. E’ come se stessero
facendo praticantato in attesa che il concorso si
chiuda per risultare vincitori-idonei in pectore.
Scommettiamo anche su questo? I concorsi,
appunto.
C’è quello per vigili urbani. Le puntate sono
aperte, la solita sfera di cristallo ha già partorito
i nomi dei sicuri idonei: innanzitutto i geometri
assunti da afragolanet e prossimi al licenziamento.
Poi parenti di consiglieri, mariti di segretarie
particolari, uomini di partiti, parenti dei potenti di
turno e finanche i “prestatori di servizi artigianali
a domicilio” dei potenti. Oppure i concorsi per
funzionari amministrativi dove il passo lo tentano
professioniste che intanto sono consulenti del
comune e i figli di dipendenti comunali di fiducia
del sindaco naturalmente.
Evviva evviva. Ha proprio ragione Francesco
Crocetto, cavaliere e capo gabinetto del sindacosenatore. Ad Afragola non si risponde alla legge.
L’importante è che si raggiunga un’intesa col
sindaco. Buona intesa a tutti…
M OSAICO
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17 settembre 2011
AFRAGOLA . STANGATA SUI CITTADINI: LA GIUNTA AUMENTA LE TASSE
La finanza creativa di Nespoli met
Rincari sull’energia elettrica per coprire i costi della raccolta e smaltimento dei rifiuti e lievitano pu
A
FRAGOLA
Un
libricino,
ovviamente pagato coi soldi pubblici.
Il titolo: “Il bilancio dei primi 18
mesi di amministrazione”. Strano scherzo del
destino, copertina di colore nero con un albero
di natale addobbato con tante palle. Per la
precisione 12. Dodici palle. L’ho riletto. Penna
su carta le imprese di Vincenzo Nespoli, il
sindaco-senatore del Pdl di Afragola. In città
serve a poco. Un’operazione di maquillage
in una città di provincia non riesce mai a
stravolgere la verità. Tutti sanno tutto di tutti.
E figuriamoci di un sindaco-senatore le cui
performance e di alcuni esponenti della sua
famiglia sono ribaltate alle cronaca nazionale
e sintetizzate in un’ordinanza di arresto
redatta dalla Procura della Repubblica. Se,
invece, quel libretto lo legge un forestiero, il
primo pensiero è comune: “Magari avessimo
un sindaco così”. E l’alberello dalle dodici
palle colorate fornisce quel tocco di serenità
e di pace. Dodici palle. Una delle ultime: la
pressione fiscale. Chi è riuscito ad arrivare
a pagina 27 vuol dire che ha avuto davvero
un coraggio da leoni. Fuori dal comune. E
cosa gli tocca leggere? “Particolare rilievo
– scrive l’amministrazione di Afragola –
ha assunto la deliberazione, frutto di una
felice intuizione, con la quale, unico caso
nei Comuni della provincia di Napoli, si
è coperto il 100 per cento del costo della
raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani
VIA DAL COMUNE AFFARISTI e FALLITI
Dopo i fallimenti politici e amministrativi, dopo
le offese ai principi morali, dopo gli sprechi e le
clientele adesso Nespoli e la sua “maggioranza”
METTONO LE MANI NELLE
TASCHE DEGLI AFRAGOLESI
La Giunta Nespoli aumenta l’accisa sull’ENEL (delibera G.M. 75) e le tariffe dell’acqua (delibera G.M. 80) per
finanziare la scellerata e fallimentare gestione della raccolta dei
rifiuti. Ed è solo l’inizio, previsti nuovi aumenti anche per la
TARSU per il mancato ragiungimento della quota di differenziata.
LORO SPRECANO E I CITTADINI PAGANO
NO A NUOVE TASSE !!!
L’appello alle forze sane affinchè ci sia una mobilitazione
civile per fermare l’ennesimo stupro e varare un nuovo
progetto di governo serio e alternativo al “sistema Nespoli”
NESPOLI E CRICCA A CASA
[email protected]
senza gravare ulteriormente sulle tasche dei
cittadini, con un’operazione straordinaria
che un po’ ricorda alcune operazioni di
cosiddetta finanza creativa poste in essere
dal nostro ministro delle Finanze”. Restiamo
ai forestieri. Leggono il libricino e ripetono:
“Magari avessimo un sindaco come Nespoli”.
Unico in provincia di Napoli ad evitare
l’aumento delle tasse. A Frattamaggiore, a
Caivano, a Cardito, a Casalnuovo, a Crispano,
a Napoli, a Roma, a Milano, in Piemonte,
nel Friuli Venezia Giulia, nelle Marche, in
Umbria, insomma, ovunque sia arrivato
quel libricino ne sono convinti: Vincenzo
Nespoli non aumenta le tasse ed ha portato
ad Afragola la “finanza creativa”, coprendo
il cento per cento del servizio di raccolta
dei rifiuti senza mettere le mani in tasca ai
residenti. Un santo. Un esempio. C’è, però un
dettaglio. Piccolo, piccolo. Scovato leggendo
le delibere di giunta. Deliberazione della
giunta comunale numero 75 del 30 giugno
2011. Oggetto: approvazione maggiorazione
dell’addizionale
all’accisa
sull’energia
elettrica del 2001. Vi starete chiedendo: cosa
c’entra l’energia elettrica con la spazzatura?
E quindi continuate a dare credito a quelle
dodici luccicanti palle colorate del libretto.
Perfetto. Sfogliamo la delibera e leggiamo
l’interno. Premessa: “I Comuni possono
deliberare
un’apposita
maggiorazione
dell’addizionale
all’accisa
sull’energia
elettrica…”. Siamo d’accordo, lo consente
la legge. In sostanza, i residenti pagano una
somma in bolletta all’Enel che poi viene
restituita al Municipio. Enzo Nespoli con
questa delibera l’ha aumentata. Indovinate
per fare cosa? Lo scrive l’assessore alle
Finanze sempre nella delibera, firmata dal
dirigente Marco Chiauzzi: “Rilevato che
questa amministrazione, dovendo far fronte
ai costi diretti ed indiretti del ciclo di gestione
dei rifiuti, ritiene opportuno avvalersi della
possibilità di aumento dell’addizionale
all’accisa sull’energia elettrica peri al cento
per cento del valore medio, del gettito degli
ultimi due anni, incassato dal Comune di
Afragola”. Decorrenza gennaio 2011.
Hanno aumentato le tasse per coprire i costi di
un servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti
pessimo, pregno di illegittimità ed affarismo.
E la finanza creativa? E le promesse fatte
nel libretto delle 12 palle colorate? Afragola
non è l’unico paese in provincia di Napoli a
coprire integralmente il costo del servizio di
raccolta e smaltimento dei rifiuti senza aver
aumentato le tasse?
Il bello non è ancora emerso. Leggete la
versione dell’amministrazione che giustifica
la discrasia tra quanto scritto sul libricino
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17 settembre 2011
te le mani nelle tasche del popolo
re le tariffe dell’acqua. Giustino: “Si devono vergognare, loro fanno clientele ed i cittadini pagano”
delle “dodici palle” e la delibera di giunta
con un discorso allucinante: “Formalmente
possiamo confermare che non c’è stato mai
un amento della Tarsu, la tassa sul servizio di
raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani.
Che poi si può dire che l’aumento dell’accisa
sull’energia elettrica rappresenti un aumento
indiretto della Tarsu è un discorso opinabile.
Confermiamo, allo stesso tempo, che da qui
alla fine della consiliatura non ci saranno
aumenti Tarsu”. Insomma, il discorso per
l’amministrazione è questo. Loro dicono alla
città: “Non aumentiamo la Tarsu”. E così sia.
Con un particolare: aumentano le altre tasse
sempre per coprire il costo del servizio di
raccolta della spazzatura pensando di fare
fessi e contenti il popolo. E’ come se durante
una rapina, i malviventi portano via solo i
soldi, lasciando il portafogli alla vittima. Sulla
carta nessuno può dire che i rapinatori hanno
Il libro che racconta le 12 “palle” di Nespoli pagato dai cittadini
rubato il portafogli. Che poi dal portafogli
manchino i soldi, è un discorso che per gli
amministratori di Afragola diventa relativo.
Anzi, opinabile.
Il capogruppo del Pdl, Mario Carnevale,
conferma ciò che ormai è a tutti evidente:
la tassa è stata aumentata per coprire i costi
della spazzatura. “Siamo stati costretti ad
aumentare l’accisa sull’Enel – dichiara
Carnevale - perché è aumentato il costo per
lo scarico dei rifiuti in discarica. Quindi, non
potevamo fare altrimenti”. Le “dodici palle”
iniziano a sgonfiarsi. A questo punto si può
tranquillamente parlare di “dodici palline”.
Le quali scoppiano se passiamo ad analizzare
un’altra delibera di giunta. La numero 80
del 5 luglio 2011. Sapete a cosa si riferisce?
All’aumento dell’acqua. Proprio così. Hanno
aumentato pure l’acqua. E la finanza creativa
delle “dodici palline colorate” di Nespoli? E’
esplosa. Resta sul tavolo l’amaro in bocca
per i soldi pubblici spesi inutilmente dal
sindaco per pubblicizzare l’attività della sua
amministrazione su un libretto che non trova
riscontro nella realtà. E dopo il danno anche
la beffa. Hanno aumentato le tasse. Altro che
discorso opinabile: fatevi quattro conti in
tasca e paragonate le bollette di quest’anno a
quelle degli anni precedenti. Vi accorgerete di
tutto, tranne che gli aumenti sono opinabili.
Carnevale lo conferma: “Abbiamo aumentato
l’acqua perché lo ha fatto la Regione e ci
siamo adeguati alle nuove tariffe”. Almeno il
capogruppo del Pdl non si è nascosto. Pure
per lui gli aumenti non sono “opinabili”, ma si
tratta della realtà. L’ennesimo provvedimento
di una “finanza creativa” che si è distinta
fino ad oggi per le “dodici palle colorate”
raccontate alla popolazione.
L’opposizione è scesa sul piede di guerra.
Ha affisso un manifesto al vetriolo
contro un altro scellerato provvedimento
dell’amministrazione. Titolo diretto: “Via
dal Comune affaristi e falliti”. Il contenuto:
“Dopo i fallimenti politici e amministrativi,
dopo le offese ai principi morali, dopo gli
sprechi e le clientele, adesso Nespoli e la sua
maggioranza mettono le mani nelle tasche
degli afragolesi. La giunta Nespoli aumenta
l’accisa sull’Enel e le tariffe dell’acqua per
finanziare la scellerata e fallimentare gestione
della raccolta dei rifiuti. Loro sprecano ed i
cittadini pagano. No a nuove tasse. Nespoli e
cricca a casa”.
“Stiamo dando battaglia – spiega Gennaro
Giustino – per mettere in evidenza la
fallimentare e scellerata gestione di
un’amministrazione di incapaci che ha messo
le mani sulla città. E’ assurdo che debbano
aumentare le tasse per finanziare le loro
clientele e i loro affari. Non possono macinare
voti attraverso un sistema di potere perverso
e deviato facendosi finanziare dai residenti,
tassando e vessando famiglie che già con la
crisi in atto non riescono ad arrivare a fine
mese. Al posto di creare lavoro per i giovani
di Afragola, gli amministratori sistemano
figli, nipoti e parenti. Al posto di pensare
all’efficienza dei servizi, all’economia e
ad una gestione al risparmio, preferiscono
spese pazze e grasse dietro le quali si celano
interessi personali. La città ha capito chi ha
di fronte e non vede l’ora che questi affaristi
lascino il Comune. I cittadini li puniranno al
momento giusto. Si devono solo vergognare”.
Va giù duro anche il consigliere Pasquale
Grillo: “aumento dell’accisa sull’ENEL,
aumento dell’acqua, introduzione dei ticket
per le strisce blu ma cosa ottengono in cambio
i cittadini afragolesi dall’indiscriminato
aumento di tasse e balzelli, forse più servizi,
forse una città più pulita, forse una maggiore
vivibilità? Niente di tutto questo. In realtà il
“libro dei fatti” così come battezzarono il loro
programma elettorale è diventato il “libro
delle false promesse e degli incubi” per gli
afragolesi.
Sissi Cantalupo
…le bugie di
Pinochiella…
Da “Il programma elettorale per
il Buongoverno di Afragola”
del Sindaco Nespoli (pag. 7):
“Punto fondamentale su cui si misurerà
la capacità del governo cittadino sarà la
riduzione, entro tre anni, del 50% della
TARSU attraverso una gestione virtuosa
e integrata del ciclo dei rifiuti”.
Da “Il bilancio dei primi 18 mesi di madato”
del Sindaco Nespoli (pag 27):
“Particolare rilievo ha assunto la
deliberazione, frutto di una felice intuizione,
con la quale, unico caso nei Comuni della
provincia di Napoli, si è coperto il 100 per
cento del costo della raccolta e smaltimento
dei rifiuti solidi urbani senza gravare
ulteriormente sulle tasche dei cittadini,
con un’operazione straordinaria che un
po’ ricorda alcune operazioni di cosiddetta
finanza creativa poste in essere dal nostro
ministro delle Finanze”
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AFRAGOLA . E SUI REVISORI FIGURACCIA DEL
Il Pd prima litiga con l’opposizione, poi fa retromarc
I “pizzini” del sindaco a seduta in corso fanno la di
dalla minoranza con due voti dei “democratici” no
A
FRAGOLA - Tre poltrone sul tavolo: la
nomina dei revisori dei conti. Due alla
maggioranza ed una all’opposizione. In
aula i consiglieri del Pdl sono arrivati,
come sempre, spaesati, non sapevano nemmeno
il cognome da scrivere sul “fogliettino”. A seduta
in corso, proprio in extremis, Vincenzo Nespoli
distribuisce i “pizzini” ai suoi uomini con i
nomi da votare. Facendo fare una bruttissima
figura davanti alla platea agli esponenti della
maggioranza, considerati sempre di più
semplici burattini. La notizia, però, sta tutta nei
cognomi scelti da Vicenzo Nespoli per curare
i conti del Municipio: Romolo Guerriero,
ragioniere, nomina concessa dal sindaco al
consigliere Raffele Falco del Pdl, e Paolo
Lista. Iscritto al registro dei revisori contabili,
scelto per la casella di presidente. Paolo
Lista. Un nome che non è passato inosservato
perché – secondo indiscrezioni – conduce
direttamente ad uno “studio associato” dove
lavorerebbe tra gli altri Maurizio Matacena.
Vi ricordate chi è Matacena? Un altro
cognome importante inserito nello scandalo
della “Sean immobiliare”, una speculazione
edilizia della famiglia Nespoli per la quale il
sindaco di Afragola dovrebbe essere agli arresti
domiciliari. Gira e rigira, si torna sempre a quel
ristretto gruppetto individuato dalla Procura
della Repubblica come registi e bracci operativi
di un articolato sistema legato al malaffare. Un
giro di fallimenti, assegni falsi e truffe. Di tutto
di più. Maurizio Matacena. Un cognome che
è rimbombato anche nel civico consesso. Due
consiglieri hanno scritto provocatoriamente il
suo nome sui bigliettini destinati alla votazione
dei revisori dei conti. Creando un certo
imbarazzo nei banchi del Pdl. Sempre lo stesso
cognome. Matacena, nominato mesi fa revisore
dei conti dell’Asl Napoli 1. La revoca è arrivata
dopo 12 ore firmata dal presidente del consiglio
regionale della Campania Paolo Romano.
Sempre del Pdl. Tra l’altro, infatti, Matacena
è pure indagato per riciclaggio. Ecco perché,
probabilmente appena Romano è venuto a
conoscenza delle vicende che vedono coinvolto
Maurizio Matacena, esponente napoletano
del Pdl, non ha esitato a rispedirlo a casa. Ma
sui revisori non è tutto. C’è un’altra storia da
raccontare che coinvolge il Partito democratico.
In sostanza, tutta l’opposizione, per mesi, in
maniera compatta e con l’avallo del capogruppo
“democratico” Giovanni Boccellino, ha fatto
un ragionamento serio che ha partorito due
nomi: Giovanni Casillo e Santo Castaldo.
Entrambi uscenti. Hanno svolto un ottimo
lavoro, dimostrando autonomia rispetto alle
deviazioni del sistema. Quindi si doveva puntare
su di loro. Tutto pronto. Alla fine la scelta è
caduta su Giovanni Casillo. Ebbene, pochi
minuti prima che iniziasse il civico consesso, si
è presentato compatto il gruppo consiliare del
Pd (Boccellino, Valentino, Maiello e Izzo).
Convocata la minoranza per una comunicazione
urgente. Il Pd rivendica i due nomi e tenta
di imporli a tutta l’opposizione: Gennaro
Mocerino e Siniscalchi.
Un atto che spiazza tutti. Il Pd tradisce la
minoranza. Gennaro Espero, coordinatore
del Pd, ha forzato la mano e se n’è fregato
Paolo Lista presidente del collegio revisori
di mandare i suoi uomini allo sbaraglio, li ha
messi alla berlina senza ricavare nulla. Anzi,
ha rimediato l’ennesima brutta figura. Perché?
Facile dirlo. In aula l’opposizione ha votato
Casillo, così come concordato, ed il gruppo del
Pd si è spaccato.
Due su quattro hanno rispettato l’impegno
assunto con i colleghi. Hanno votato Casillo e
non i nomi di Espero. Una valutazione politica,
dopo questo episodio, sulla minoranza, è
obbligata. Prima domanda: a quale titolo il
Pd rivendicava la leadership dell’opposizione
nell’indicazione dei nomi dei revisori?
Quattro consiglieri, come detto, due dei quali
sistematicamente assenti. Il capogruppo
Giovanni Boccellino e l’altro consigliere
Pasquale Valentino spesso, in aula, hanno
votato atti in maniera diversa, segno evidente
di un partito almeno senza una linea precisa e
con qualche strascico di consociativismo col
sistema Nespoli.
Il partito di Bersani segue a traino le altre
forze della minoranza, dimostrando incapacità
di azione e di iniziativa. Guarda caso, hanno
dimostrato determinazione e garantito la loro
presenza in aula appena si dovevano spartire
poltrone e stipendi. Alla prova del nove, il
gruppo si è di nuovo spaccato.
Ognuno ha votato come riteneva opportuno.
Una figuraccia per Gennaro Espero che, dopo
la seduta, è riuscito a fare di peggio. Ha chiamato
Casillo e gli ha detto: “Era tutto concordato,
alla fine dovevi uscire tu. Si è trattato di una
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PD
ia con i consiglieri che mollano il segretario
fferenza per Lista e Guerriero. Casillo riconfermato
nonostante il partito avesse dato indicazione diversa
sceneggiata per far vedere”. Nemmeno il
coraggio di sostenere le proprie azioni. Povero
Pd, che fine che hai fatto. La speranza è tutta
nei giovani democratici. Le nuove leve sono in
prima linea a dare battaglia in maniera autentica
e disinteressata. Rappresentano un esempio per
gli “anziani”, i quali dovrebbero capire che,
ormai, hanno raggiunto l’età della pensione.
Il capogruppo del Partito democratico,
Giovanni Boccellino, getta acqua sul fuoco e
...riceviamo e pubblichiamo...
rinvia tra le quattro mura del partito una resa
dei conti che a questo punto appare necessaria.
“Non si è spaccato il gruppo consiliare – spiega
Boccellino – ma semmai è stato il gruppo
consiliare che ha deciso la strada da intraprendere
in controtendenza rispetto a quanto stabilito dal
coordinatore del partito. Abbiamo preferito
garantire a Casillo i numeri per essere eletto
perché si tratta di un professionista che ha svolto
un ottimo lavoro, dimostrando competenza,
Caro Direttore
la scrivo in merito all’articolo pubblicato sul vostro portale www.
napolimetropoli.it titolato “E sui revisori dei conti i nomi di Nespoli
riportano all’affaire Sean”. Come dirigente dei Giovani Democratici di
Afragola sento di ringraziare lei e l’autore dell’articolo, Felice Libertà, per
le incoraggianti parole di chiusura che in qualche modo hanno ricordato che
l’impegno mostrato fino ad ora deve perlomeno raddoppiare se vogliamo
liberare la nostra amata città dal dittatore – criminale Nespoli. Abbiamo
trovato le vostre parole incoraggianti in quanto, e qui parlo come Giovanni
Tuberosa semplice militante del PD e non come portavoce del gruppo,
questo PD afragolese ha azzerato quell’entusiasmo e quella spinta iniziale
che tutti abbiamo sentito alla nascita di questo bellissimo progetto riformista
rimasto, ahimè, solo sulla carta. Complice di questo fallimento, come più
volte ha insegnato la storia, sono l’arroganza e l’affarismo dei poteri forti,
o come io li definisco, dei generali senza esercito. Generali autoreferenziali
che con lunghe liste telefoniche di nomi e con il libretto degli assegni hanno
sostituito gli uomini di partito con tessere. E le tessere non hanno ideologie
e/o contenuti. Non hanno idee, non hanno anima. Queste tipo di tessere
almeno. Le tessere non hanno sentimenti e certamente non riescono ad
amare le classi più deboli che il politico ha come missione quasi sacra di
rappresentare. La guerra del tesseramento che questi signorotti locali hanno
importato dalle peggiori tradizioni democristiane e in cui si sono laureati
con il massimo dei voti ha distrutto il concetto di partito ed umiliato chi
ha sempre cobattuto e creduto in quei valori ed ideali che col sangue e
col sudore custodisce gelosamente e che si riassumono in quella che dai
tempi del grande PCI veniva definita una prova tangibile del valore di chi la
possedeva: la tessera di partito. Nel 2009 si è abbattuta una violente guerra tra
le pareti della sezione ed arrivammo a “tesserare” duemila anime, duemila
militanti apparenti. Allora il PD sembrava una promessa, la luce di questo
ulteriore ventennio italiano buio e distruttivo ed invece si è dimostrato una
grande delusione. Sfiduciati i cittadini ed evitate intromissioni esterne si è
potuto scendere con i numeri, arrivare a seicento, ed organizzarsi attorno
ad un tavolino per nominare cooptati e per dividersi il partito. Sembrava
una partita di poker in cui ogni signore seduto al tavolo bleffava di numeri
e risorse che ormai non aveva più. Da fuori osservavo e a fatica tolleravo
tutto questo ma pensavo alle conseguenze di un ulteriore guerra di tessere e
ad un altro anno di assenza come lo si ebbe nel tesseramento precedente e
perciò forse era meglio così. Risultato: tutto è peggiorato e credo di essere
anche eccessivamente buono in questo giudizio. Oggi mi sento complice
silenzioso di questo fallimento perchè potevo e dovevo almeno provare
ad ostacolare queste logiche fallimentari. Citando Gramsci “se avessi fatto
anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe
successo ciò che è successo? “. Sento di chiedere scusa a tutti gli elettrori che
i signorotti del partito continuano ad offendere e deludere. Chiedo scusa per
l’arroganza del mio partito che sputa in faccia al buon operato dei revisori
dei conti che l’opposizione saggiamente voleva riconfermare. Chiedo scusa
autorevolezza ed autonomia rispetto al potere
politico. Quei due voti sono espressione di una
volontà precisa di tutto il gruppo consiliare. Il
problema è nel partito”.
Al consigliere Giovanni Boccellino va
comunque riconosciuto un impegno costante in
consiglio comunale di sana opposizione.
Intanto i giovani del partito annunciano che la
storia non finisce qui.
Felice Esposito
a quei veri militanti che in tasca custodiscono
la tessera del PD e che hanno riposto in noi
giovani la speranza di un riscatto, dello slancio
famoso di Giorgio Gaber in cui ognuno era
come più di se stesso. Pensa che in sezione
conserviamo ancora tutte le tessere mai ritirate
di questa rete clientelare mantenuta viva da
politicanti da quattro soldi. Non è il PD quello
che ha boigottato l’opposizione nella nomina
dei revisori dei conti. Non è il PD quello che
spesso ha dato l’impressione di essere stampella del sindaco ed interlocutore
nascosto come per portare avanti il famoso gioco delle tre carte. Non è il
PD perchè la scelta non è stata partecipata dai militanti, nè dagli elettori e
nè dalla stessa assemblea diventata organo inutile e scomodo ma da statuto
necessario, riempita per quasi la sua totalità da cooptati e lacchè. Il vero PD
, i veri riformisti, il vero partito sta fuori e forse ci sta osservando in attesa
che “i giovani si organizzano, impadronendosi di ogni ramo del sapere e
lottano con i lavoratori e gli oppressi, per togliere scampo per un vecchio
ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia”. E questo Berlinguer lo
diceva trenta anni fa. Prima ancora della questione dei revisore dei conti
pensavo timoroso alla proposta di una larga coalizione che tempo fa era
apparsa sul giornale che curo, 12pagine, col PD protagonista, ed avevo
paura di quello che poteva succedere se alle logiche partitiche distorte si
fosse accostato il potere dell’amministrare. Avevo timore di ritrovarmi
un Nespoli di sinistra interpretazione del “clan dei poteri forti” pronti a
svendere e mangiare la mia amata città. Visto l’ultima arroganza del mio
partito che per logiche clientelari, uguali a quelle adottate da Nespoli, stava
sostituendo e mortificando persone competenti con cooptati da ripagare o
chissà cosa, credo che il lavare i panni sporchi in famiglia non funziona
più e serve coraggio e forza per denunciare quello che non funziona. Il
mio invito è quello di aiutare a liberare la politica da questi poteri forti che
mortificano il lavoro di chi davvero fa qualcosa, con sacrificio e passione
per migliorare la nostra società. Poteri forti che non compaiono e riservano
le brutte figure a chi ci mette il nome, a cui imputo solo la mancanza di
una presa di posizione coraggiosa, netta, precisa e coerente nel dire no agli
affaristi della politica. Ognuno deve fare la sua parte per contribuire ad una
società migliore: lei continua con le bacchettate a questo partito fantasma
ed io come giovane prendo l’impegno con la città che questa volta non
sarò complice silenzioso della svendita del partito e urlerò ancora più forte
di fronte all’arroganza di certe persone che hanno preso la politica come
l’azienda di famiglia attraverso cui attingere nelle tasche degli afragolesi.
Anche non condividendo la mia stessa ideologia mi viene da augurarle al
lavoro ed alla lotta perchè di lavoro da fare ce ne è tanto e per questo , come
lei ben sa per il suo giornale, non si deve mai smettere di lottare.
Giovanni Tuberosa
Responsabile organizzazione GD Afragola
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17 settembre 2011
AFRAGOLA • ERAVAMO QUATTRO AMICI AL BAR…
Sentono odor di elezioni e i “trombati” riscoprono la “società civile”
L’alternativa a Nespoli? Il suo assessore Roberto Russo, Gennaro Espero, Cosimo Boemio e Claudio
Grillo. All’Arancia blu inaugurato il “caffè letterario”. Politicamente amaro quasi come quello di Nespoli
A
FRAGOLA - Afragola medaglia d’oro tra i
Comuni “ricicloni”. Nulla a che vedere con
la raccolta differenziata. In questo caso si
parla di “riciclaggio politico”. Insomma, soggetti
che fanno politica – direttamente e/o indirettamente
– da una vita, qualcuno ha spremuto il limone
fino all’ultima goccia ricoprendo in nome e per
conto dei partiti ogni carica possibile e in diverse
epoche, e adesso cosa fanno? Si riuniscono in
un bar, parlano dei massimi sistemi e vogliono
presentarsi come “società civile”. Come se fino
a ieri fossero stati degli incivili. E così tra pezzi
del centro sinistra come Cosimo Boemio, una
storia da Prima repubblica alle spalle nel Partito
socialista; Gennaro Espero, una storia da Prima
repubblica alle spalle nella Democrazia cristiana
ed attuale coordinatore del Partito democratico,
e pezzi del centro destra come Roberto Russo,
fino a ieri pilastro della giunta passata alla storia
come governo espressione del “sistema Nespoli”,
assessore di Nespoli in nome e per conto dell’Udc
e oggi con il ruolo di vicecapo della protezione
civile di Afragola, (ovviamente nomina concessa
dal sindaco-senatore Vincenzo Nespoli) e con la
partecipazione di Claudio Grillo che si è distinto
in città per l’ottimo successo registrato nella
vendita dell’abbigliamento: il famoso negozio
“Grillo sport”, si è inaugurato un nuovo circolo
letterario.
Da indiscrezioni raccolte sembra che Claudio
Grillo è pronto a scendere in campo solo se gli
verrà concessa la candidatura a sindaco. Ma non
si comprende il perché, il per cosa e il per quando.
Presenza di spicco di questo gruppo che si rivede
in una sorta di “caffè letterario” inaugurato nel
prestigioso bar dei fratelli Migliore, “l’Arancia
blu”, è quella dell’avv. Marco Corcione, giudice
di pace, molto stimato in città. Presente qualche
altro giovane stimato professionista e molta
altra roba nota. Quello che non si comprende di
questi movimenti è che sono soliti aspettare le
disgrazie dei potenti di turno per affacciarsi sulla
scena politica e rivendicare ruoli e primogeniture,
magari dopo essere stati anche parte del sistema
che condannano. Un esempio su tutti: la proloco di Afragola (oggi presidente Claudio Grillo
e suo vice Roberto Russo) dopo essere stata
finanziata dal comune di Afragola per organizzare
feste e festicciole prende le distanze da Nespoli
e dall’amministrazione – per bocca del suo
vicepresidente – perché non è stato finanziato dal
comune lo spettacolo pirotecnico del 15 agosto.
Assurdo. Increduli gli assessori Aniello Baia e
Antonio Pannone alle parole del loro ex collega
di giunta Roberto Russo nel giorno dell’SS.
Assunzione. Intanto nel Popolo delle libertà la
storia è sempre la stessa.
Il coordinatore locale, il deputato Pina Castiello,
non si vede e non si sente. Colpevole, tuttavia, agli
occhi degli afragolesi, di quanto sta succedendo
sul territorio insieme al sindaco-senatore di
cui è sodale. Il partito è allo sbando, nessun
confronto democratico, nessuna intervista,
nessuna manifestazione, quello che appare è
solo uno squallido e spregiudicato mercato delle
vacche per assicurare – di volta in volta – i voti
all’amministrazione in aula. Ma il sistema comincia
a scricchiolare e in tanti sono pronti a mollare il
sindaco-senatore che anche a livello regionale non
se la passa bene. Ecco, allora, che il consigliere
Raffaele Iazzetta ha mostrato chiaramente e
pubblicamente i suoi malumori per una barca che
sta affondando. Non c’è condivisione, non c’è vita
di partito, non c’è programmazione.
Iazzetta si è accorto che i suoi colleghi assumono
posizioni diverse per ricattare il primo cittadino ed
incassare prebende personali.
Raffaele
Iazzetta sembra sempre più legato al consigliere
comunale Raffaele Falco, entrambi legati al
consigliere regionale Massimo Ianniciello che
ha abbandonato insieme all’altro consigliere
regionale Pasquale Giacobbe la “corrente” del
sindaco Nespoli, rappresentato ora in consiglio
regionale solo dal consigliere Gennaro Nocera.
Insomma, l’isolamento di Nespoli a livello
regionale avrà delle ripercussioni a livello locale.
Ma nel PDL non si può parlare di vere e proprie
componenti, si tratta in realtà di singoli che pur
impotenti di fronte alle nefandezze del sistema,
all’arroganza di un accentratore che fa il padrepadrone mortificando la città, la sua storia, le sue
tradizioni, il popolo e la locale classe dirigente,
tentano di assicurarsi un posto al sole. Giacca,
cravatta, vestiti griffati, macchine di lusso, borse e
borselli di Vuitton, originali e false. Scimmiottano
i potenti nel modo di vestire e pensano di stare
in una favola. Arroganti e presuntuosi al comune
taluni consiglieri del PDL non danno “confidenza”
ai colleghi del loro stesso partito, cullati – nel loro
immaginario – da un rapporto privilegiato con il
senatore-sindaco. Pensano di essere come lui. E
così, i malumori nel centrodestra crescono sempre
più, proprio per questi atteggiamenti tenuti da
alcuni consiglieri comunali. Di fronte a scandali
e deviazioni, qualche consigliere, di vecchia data,
riesce a pronunciare sempre le stesse parole:
“Toglietemi da mezzo a queste cose. Non ne
voglio sapere nulla. Se parlo Nespoli si arrabbia”.
Italiano zoppicante e concetto chiaro. Oppure la
storia del consigliere comunale che ha cantato
per anni “peste e corna” del sindaco, del sistema
e della sua perversione. Ha cantato peste e corna
dei suoi attuali colleghi. Adesso si è allineato.
Ha capito come funziona e rappresenta una delle
colonne inamovibili del sistema. Sarà stata la
promessa di farlo diventare parlamentare. Altri
fanno finta di non vedere e magari si accontentano
di godere dello status di “consigliere comunale”.
Qualcuno tace per opportunità qualcun altro tace
perché si è accontentato di promesse. Le solite false
promesse dei politicanti. Caso a parte il consigliere
Vincenzo De Stefano. Quel cognome che mette
in imbarazzo il sindaco ed il locale PdL a causa
della storia giudiziaria che ha colpito il padre. Lo
vogliono far dimettere, lo stanno pressando, ma
lui giustamente replica: “Se mi devo dimettere
perché mio padre ha qualche problema, perché il
sindaco deve restare in carica se dovrebbe essere
ai domiciliari?”. Come dargli torto.
E poi, la ciliegina sulla torta, Biagio Castaldo.
Presidente del civico consesso. Per adesso si
tiene la poltrona di presidente dell’Assise e lo
stipendio. Per il futuro se Nespoli gli garantisce
la candidatura a sindaco, bene, altrimenti è pronto
passare sul carro del vincitore. Ad abbandonare il
centrodestra ed aderire al nuovo progetto politico
di centro.
Quello stesso centro che sta chiedendo la sua
testa da presidente del consiglio comunale.
Che dire poi degli assessori, c’è chi ormai sfida
apertamente il sindaco come l’assessore Angelo
Capone, c’è chi sta soffrendo la situazione in
maniera impressionante, fino quasi ad ammalarsi
come il buon Antonio Pannone, e c’è chi
continua a star attaccato alla poltrona solo per lo
stipendio. Intanto l’area di “centro moderato”
diventa sempre più popolata e rappresenta la reale
novità di questi mesi. Gente che ci ha messo e ci
sta mettendo la faccia per contrastare il sistemaNespoli. L’unica e reale alternativa. Gennaro
Giustino, Pasquale Grillo, Antonio Cuccurese,
Francesco Petrellese, Biagio Montefusco,
Vincenzo Zucchini, Ciro Silvestro, Nicola
Perrino. Movimento per Afragola, Rinascita,
Futuro e libertà, Udc, e forse con l’Api di Aniello
Silvestro che trovando riscontro in città in una
serie di professionisti e imprenditori come il
dottore Camillo Manna e Gennaro Salzano per
fare un esempio su tutti, sono chiamati ad una
grande prova di maturità: organizzare l’ alternativa
al sistema Nespoli. Organizzare il dopo Nespoli.
Unico ostacolo a questo gruppo sono le ambizioni
che – legittimamente – ognuno di loro coltiva.
Un laboratorio politico che punta ad affermare
legalità, trasparenza, sviluppo, vivibilità ed a
rimettere al centro dell’agenda politica l’interesse
collettivo.
Un progetto nato in città, nelle strade, tra la gente,
con la gente, per la gente. A loro questa prova
di responsabilità e maturità politica. Grande
contraddizione nel centro sinistra, che con il
rinvio continuo dei chiarimenti al proprio interno
corre il serio rischio di farsi trovare ancora una
volta impreparato al prossimo fondamentale
appuntamento elettorale. E così mentre l’IDV di
Salvatore Iavarone e Gennaro Di Lena strizza
gli occhi al laboratorio che si sta creando al centro
(banco di prova è stato l’elezione del collegio dei
revisori dei conti a lugl
io) il PD di Gennaro
Espero e compagni è alle prese con contraddizioni
interne ormai di tipo strutturale che, probabilmente,
da indiscrezioni, porteranno ad una spaccatura del
partito in più tronconi, con gli agguerriti giovani
democratici ormai determinati a dire come la
pensano. Ma la partita è appena iniziata. Staremo
a vedere.
M OSAICO
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17 settembre 2011
AFRAGOLA • ALTRO ATTO SQUALLIDO
Nespoli vuole cacciare le “Serve di Maria”
Il primo settembre gli uomini dell’amministrazione ed i vigili si sono presentati davanti ai cancelli della
scuola “Addolorata” con una determina per mettere alla porta le suore. La mobilitazione dell’opposizione
A
FRAGOLA - Ci sono voluti dieci minuti
per cancellare centocinquant’anni di
storia. Un record assoluto. Li dove si
è formata la gran parte del mondo politico ed
imprenditoriale di Afragola, la scuola che per
decenni è stata un punto di riferimento per le
famiglie e per i giovani di Afragola ha subito un
duro colpo. Il primo settembre, alcuni funzionari
del Comune di Afragola, insieme alla polizia
municipale, si sono presentati fuori al portone del
castello angioino di Afragola dove all’interno,
da più di un secolo e mezzo, ci sono le suore
compassioniste “serve di Maria” che gestiscono
la scuola elementare e materna. A riceverli, suor
Pierangela Mainardi responsabile locale della
comunità “serve di Maria”.
I dirigenti del Municipio, con una determina tra
le mani, hanno chiesto le chiavi della struttura
ed intimato alle “sorelle” di liberare la stessa
da chiunque non facesse parte del Comune.
Proprio così. Nespoli chiude la scuola e caccia
le suore. Una richiesta maturata, secondo
l’amministrazione, a causa della declaratoria
di nullità della convenzione tra le suore ed il
comune di Afragola. Una vecchia storia che
dura da ventisette anni da quando fu stipulata la
convenzione per la gestione della scuola ma mai
presa seriamente in considerazione. Convenzione
che da quando è giunta l’amministrazione
comunale guidata dal sindaco Vincenzo Nespoli
è subito tornata alla ribalta come una questione
da sistemare. E il primo cittadino l’ha voluta
sistemare a modo suo, quasi come una rivincita
personale nei confronti delle suuore per chissà
quale “sgarro” commesso. Qualsiasi altra
amministrazione si sarebbe seduta al tavolo ed
avrebbe trovatouna soluzione. Invece no., In
questo momento storico, nella città di Ruggiero il
Normanno sono ammesse illegalità di ogni tipo.
Alle suore, invece, a quelle suore, non si fanno
sconti. Anzi, si tenta di trovare il pelo nell’uovo
per cacciarle, mortificarle, denigrarle. Quella
scuola, per Nespoli, doveva chiudere i battenti
e così dev’essere. Un accanimento ingiusto ed
ingiustificato. Una vergogna che ha lasciato
tutto il paese a bocca aperta. Un accanimento
immotivato. Almeno sulla carta. Se, però, si
scava nella storia il motivo esce allo scoperto. Si
tratta di una leggenda metropolitana, quelle storie
che tutti sanno in paese ma non ci sono prove per
dimostrarlo. Insomma, l’accanimento sarebbe
dovuto al sogno di un familiare del sindacosenatore di insegnare in quella scuola. Qualche
decennio fa. Il sogno non si è mai avverato, ed il
primo cittadino ha giurato guerra a quelle suore.
Così, appena ha potuto, si è messo all’opera
togliendosi un sassolino dalla scarpa. Ma questo
al momento è solo una legenda metropolitana.
L’assalto al fortino di piazza Castello è partito,
in verità, già due anni fa. Poi si è deciso di
rimandare. Due mesi è uscito un bando di
concorso per l’assegnazione dell’appalto.
Le suore sono intenzionate a partecipare. A
bloccarle, la lungaggine per la produzione dei
requisiti richiesti. E così dopo un mese e mezzo
di pubblicazione, il bando scade e le suore non
riescono a fare in tempo a parteciparvi. Ma al
tempo stesso, nessuno riesce a partecipare. La
gara è deserta. E come tale, per salvare il tutto,
si poteva (come prevede la legge) concedere
il servizio direttamente alle “serve di Maria”.
Invece no. Niente da fare. L’amministrazione
comunale, il primo settembre ha mandato i suoi
predoni negli uffici delle monache. Vuole liberare
quella struttura che nel 1984 fu donata dalle
suore insieme ad altri beni in cambio di gestire
una scuola che è diventata un fiore all’occhiello
locale ma soprattutto ha formato ex sindaci
di Afragola, e tutta la gran parte della classe
dirigente imprenditoriale e politica afragolese.
L’indignazione e tanta. In città non si fa altro
che parlare di questo increscioso episodio.
Centocinquant’anni di storia non possono essere
cancellati in dieci minuti- racconta una madre che
voleva alcune informazioni sulla riapertura della
scuola Addolorata. La notizia che il comune di
Afragola vuole sfrattare le suore che da un secolo
e mezzo risiedono nel castello angioino gestendo
tra l’altro una scuola elementare e materna da più
di mezzo secolo, ha indignato un’intera comunità.
E sull’indignazione generale, ecco spuntare una
bella contraddizione targata Antonio Pannone
vice sindaco del comune di Afragola. “Nessuno
vuole cacciare le monache dalla struttura.
Rifaremo nuovamente la gara. Il documento
non era altro che la declaratoria di nullità della
convenzione. Le chiavi servivano per garantire
la funzionalità della scuola”. Pannone ci è o ci
fa? Come può continuare a prnedere in giro le
suore e la popolazione? Ma ha letto la determina?
Sa di cosa parla? In quell’atto c’è la richiesta
di liberare l’edificio da chi non è dipendente
comunale. E, se Pannone non dovesse saperlo,
le suore non sono dipendenti del Municipio. Un
oltraggio alla cultura, alla tradizione ed alla sotria
cittadina senza precedenti. Un’altra domanda:
e la chiesa locale? Tutto tace. Aberrante è il
silenzio da parte delle altre comunità parrocchiali
davanti a questa decisione. Nessuno parla.
Omertà assoluta. Perché? E’ possibile che le
suore devono essere lasciate sole di fronte ad un
abuso, ad una violenza politica, amministrativa e
morale di una classe dirigente che sta annullando
la cultura per affermar eil principio del più forte,
il principio dell’illegalità e dell’immoralità?
Nespoli non si ferma neanche di fronte a Dio e,
da quanto risulta, nemmeno chi deve diffondere
la parola del vangelo ha la forza ed il coraggio di
contrapporsi con decisione. Gennaro Giustino,
leader del “Movimento per Afragola” scende
sul piede di guerra: “In quella scuola mi sono
formato – dichiara Giustino -, ho passato i
migliori anni della mia vita, quelel suore mi
hanno trasmesso valori importanti che ancora
oggi rappresnetano il faro della mia vita come
uomo e amministratore pubblico. Tuti ne parlano
ma nessuno fa niente per salvare un baluardo
della storia afragolese. Tutti fanno buon viso
a cattivo gioco. Faremo una battaglia di valori
e di dignità. Le suore da quell’edificio non si
toccano e se l’amministrazione dovesse ripetere
con arroganza e prepotenza i suoi atteggiamenti
vergognosi, mobiliteremo la società civile a difesa
della nostra storie e delle <serve di Maria>. Giù
le mani dalla struttura di via Castello. Vincenzo
Nespoli confonde ancora una volta le sue storie
personali con l’amministrazioen del Municipio.
Alzeremo le barricate e non faremo sconti. E’
arrivata l’ora che questi soggetti belligeranti
e con logiche perverse e deviate se ne vadano
dal Municipio. I cittadini di Afragola devono
riappropriarsi della loro città e dl loro destino.
Non si può più essere alla mercè di un soggetto
che dovrebbe essere agli arresti domiciliari e
invece continua a girovagare per il Municipio
nascondendosi dietrol’immunità parlamentare”.
Anche i “Popolari”, da sempre attenti alle
istanze del mondo cattolico, scendono sul piede
di guerra. “L’ennesimo attacco alla più antica e
gloriosa istituzione scolastica cittadina – dichiara
il segretario regionale del <Gonfalone> Gennaro
Salzano - lascia davvero sconcertati. Non si
capisce per quale motivo l’amministrazione
comunale voglia così caparbiamente cancellare
una presenza che costituisce un cardine
fondamentale della identità collettiva cittadina
e che ancora oggi, tra una marea di difficoltà
ed un dilagare di anonimato sociale e culturale
consente alla citta di Afragola come riconoscersi
come comunità e sfuggire così all’amaro destino
di diventare desolata periferia della metropoli.
M OSAICO
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17 settembre 2011
FRATTAMINORE . E CASO INIZIA AD AVERE PA
Il 30 settembre il nome del candidat
I Popolari hanno lanciato Sossio Liguori, una perso
entusiasmo in città. Ma si attende il lavoro dei vertici
F
RATTAMINORE – Il Forum delle
opposizioni sta lavorando con impegno
e costanza per individuare la figura del
candidato a sindaco che possa rappresentare
la migliore sintesi tra le forze politiche che
si oppongono al sistema Caso (Popolari, Pd,
Udeur, Socialisti e Rifondazione comunista).
I Popolari hanno lanciato Sossio Liguori,
persona perbene, senza ombre e senza
macchie. Una persona la cui storia parla da
sola. Rappresenta il biglietto da visita più
pericoloso per la compagine che attualmente
gestisce il Comune.
Il nome di Sossio ha creato entusiasmo in
città ed è stato giudicato positivamente dagli
altri partiti che lavorano ad un’alternativa
seria e credibile. La prossima riunione si
terrà il 30 settembre dove pure il Pd e gli altri
partiti metteranno altri nomi sul tavolo: poi si
deciderà. Poche ore e il candidato a sindaco
della coalizione che va oltre il centrosinistra
sarà presentato in pompa magna alla città. Poi,
spazio agli stand, al programma partecipato
ed alla proposta politica di governo.
I vertici del centrosinistra hanno anche
spiegato che “non accetteranno provocazioni
dagli avversari”.
C’è il rischio, infatti, che di fronte ad una
macchina da guerra come il Forum, in termini
elettorali e di classe dirigente, la coalizione di
Enzo Caso, ancora da definire, e le famiglie
che lo stanno supportando, da quella dei
Luongo fino ai Saviano, vogliano tentare di
spostare il confronto sulle problematiche
del paese ad una rissa frontale tra le opposte
fazioni. E’ questo che i vertici del Forum
vogliono evitare in quanto ci sarebbe il rischio
di confondere chi ha governato con chi ha
lavorato per l’alternativa.
Caso vorrebbe far passare tutti, maggioranza
e opposizione, come componenti di un
carrozzone pregno di affarismo e di
clientelismo. In modo da coprire i suoi
fallimenti ed il familismo esasperato
che regna al Municipio. Invece no. Le
provocazioni che stanno già arrivando,
non saranno accolte. Respinte al mittente.
La campagna elettorale non si trasformerà
nella guerra del fango, coinvolgendo anche
amministrazioni vecchie, passate alla storia e
che, tra l’altro, hanno visto i Caso in prima
fila. Con episodi sicuramente non edificanti.
L’inciucio non interessa a nessuno. La
campagna elettorale non si deve svolgere sul
passato, ma sul presente e sul futuro. Cosa ha
fatto l’amministrazione Caso? Siete contenti
del familismo che regna al Municipio?
Volete un paese pregno di clientelismo, dove
i consiglieri cambiano partito e passano
dalla maggioranza all’opposizione rispetto
all’andamento del “mercato delle vacche”?
Se la risposta è si, allora continuate a votare
Enzo Caso. Se, invece, non vi piace il sistema
degli ultimi cinque anni e volete cambiare
pagina sapete cosa fare. Bisogna votare il
Andrea Perrotta - coordinatore del Pd
Forum. Che sia Sossio Liguori o un’altra
autorevole personalità.
Enzo Caso appena ha capito che si stava
facendo sul serio con Sossio Liguori è andato
in fibrillazione perché l’entusiasmo che si è
scatenato in città dopo che l’ndiscrezione è
trapelata sul portale www.napolimetropoli.
it rappresenta il termometro più reale che
dovrebbe far ragionare tutti coloro deputati
alla scelta. E le parole di Liguori sono
emblematiche. Non si sente il candidato a
sindaco dei Popolari ma vuole rappresentare
il candidato a sindaco di tutti e vuole fare il
sindaco di tutti, non solo dei suoi elettori ma
di tutta la città. “Sono felice dell’investitura
dei Popolari – spiega Liguori -, adesso tocca
al mio partito lavorare sul piano politico nel
Forum perché voglio essere non il candidato
dei Popolari, ma il sindaco di tutti.
Chiudiamo il centrosinistra ed apriamo la
coalizione a Dc e Giovani per Frattaminore.
Insieme vinceremo per governare la città e
garantire esclusivamente l’interesse collettivo.
Penso che la mia persona e la mia storia possa
rappresentare una garanzia per i cittadini.
Non mi interessa il loro colore politico. Farò
una campagna elettorale rivolta al popolo:
vinciamo insieme per riaffermare l’interesse
collettivo nel nostro paese. Poche chiacchiere
e tanti fatti. A me non piace parlare, sono
l’uomo della concretezza. Sono figlio di quel
popolo che spero un giorno di rappresentare
con tanto orgoglio. Dopo quanto successo in
questi anni, c’è bisogno di riaffermare valori
positivi, di portare pace e serenità nelle case,
di normalizzare il paese e far capire a tutti che
tutti i cittadini sono uguali, che il sindaco e
l’amministrazione non sono a disposizione
di chi li ha votati, ma rappresentano tutta la
città, tutta la collettività. Sarò io oppure un
altro il candidato a sindaco non fa differenza.
La pensiamo tutti allo stesso modo, ma
spero che la scelta cada su di me in quanto
mi sento la persona giusta per guidare il
riscatto di Frattaminore. Non lascerò nulla di
intentato. Girerò casa per casa, associazione
per associazione, negozio per negozio, per
spiegare la proposta politica e far capire ai
cittadini che per il bene della collettività serve
una svolta radicale, per il bene dei nostri figli
serve un cambio di rotta.
I valori cattolici devono rappresentare oggi
più che mai la guida anche per un buon
amministratore. Adesso facciamo lavorare i
partiti del Forum in pace e il 30 settembre,
in un clima di serenità, scegliamo insieme il
candidato a sindaco giusto in questo momento
storico”. Dal Partito democratico arriva una
reazione pacata, responsabile, di grande
spessore. “Al Pd - spiega Andrea Perrotta –
interessa stare insieme con un programma
Sossio Liguori - candidato a sindaco dai Popolari
condiviso e vincere le elezioni per riaffermare
il principio dell’interesse collettivo. Senza
nulla togliere a Sossio Liguori, persona
autorevole e stimata, anche il Pd ha un nome
o addirittura una rosa di nomi da esprimere.
Ne parleremo con gli alleati ed alla fine si
punterà sulla persona che aggrega di più. Può
M OSAICO
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17 settembre 2011
URA DEL FORUM
o a sindaco che guiderà la rinascita
nalità senza ombre e senza macchie che ha suscitato
del centrosinistra: “Sceglieremo il nome più giusto”
essere Sossio come può essere un
uomo espressione del nostro partito o
di un’altra forza politica che siede al
tavolo del Forum”. Andrea Perrotta
parla anche dell’ipotesi ventilata in
città di un ritorno di Massimo Del
Prete.
“Non si leggano le mie parole
come una bocciatura – continua
Perrotta -, assolutamente. Del
Prete ha rappresentato nel bene e
nel male la storia di questa città e
l’amministrazione ha lasciato una
serie di opere programmate che si
stanno ancora realizzando. Segno
che si è lavorato bene.
Del Prete però deve capire che negli
ultimi anni c’è stata gente che ha
lavorato bene, si è sacrificata con
tanta umiltà rimettendoci salute
e tempo. Sono queste le persone
da valorizzare in questo momento
storico. Consapevole che accetteremo
ben volentieri un contributo dell’ex
sindaco diessino. Lui può rimettersi
in carreggiata, rimettersi in gioco,
lavorare e tra cinque anni avrà tutte
le carte in regola per riprovarci.
Adesso, ripeto, in pole c’è un’altra
classe dirigente che ha lavorato
bene sul campo e si è guadagnata
i galloni. Se, invece, il tavolo del
Forum dovesse decidere che la
scelta del candidato a sindaco debba
passare attraverso meccanismi che
coinvolgano pure il popolo e non solo
la dirigenza dei partiti, se Del Prete
vuole, potrà presentarsi alle primarie
e giocarsi le sue carte. Ripeto, il Pd
ragiona nell’interesse collettivo e del
centrosinistra.
Non vincere a tutti costi, ma
intendiamo
restare
uniti
per
riaffermare l’interesse collettivo
al Municipio. Se Sossio Liguori
rappresenterà la sintesi per tutti, non
c’è problema. Sarebbe un candidato
autorevole. Adesso, però, è meglio
che le indiscrezioni finissero in modo
da consentire ai partiti di lavorare
con serenità e scegliere il meglio per
Frattaminore”.
Il
éd
ha
organizzato
una
serie
di
assemblee
per
presentarsiall’appuntamento del 30
settembre con un nome condiviso.
Ci sono divrse posizioni in campo.
Anche quella di rompere l’alleanza.
Vedremo quale prevarrà.
il corsivo
Anticorpi contro il malaffare e i parenti dei boss. La priorità
di Giovanni De Cicco
FRATTAMINORE – Lo scrissi mesi fa: non lasciatevi trascinare nella
rissa. E’ fango che non sporca. La profezia, purtroppo, ha trovato
riscontro nella realtà. Appena si è diffuso il nome di Sossio Liguori
ed appena la compagni di Enzo Caso ha capito che il Forum non si
sarebbe spaccato, sono andati in fibrillazione ed hanno iniziato la loro
campagna elettorale. Non parlando dei problemi, di quanto hanno fatto
e di quanto non sono riusciti a fare. Per coprire i loro fallimenti, stanno
utilizzando una tecnica antica come il mondo: demonizzare l’avversario,
provocare, fare dietrologia. Dietro Sossio Liguori, secondo Enzo Caso,
ci sarebbe il presidente dei Popolari Salvatore Barbato. Ammettiamo
per un secondo che davvero Sossio sia il candidato del centrosinistra
allargato. E’ vero. Dietro Liguori ci sarebbe Salvatore Barbato,
Michele Pellino, Andrea Perrotta, Enzo Fausto, Geppino Firmani,
Mazzoccolo, tutta la classe dirigente del Pd, dei Popolari, dei socialisti,
di Rifondazione e dell’Udeur. E allora? Si tratta di uno schieramento
politico che ha deciso di fare squadra, di restituire la centralità ai partiti con un sindaco che sia
da sintesi rispetto alle indicazioni che arrivano dalle forze politiche. Non un accentratore, non un
arrogante, non un interessato con parenti da sistemare e da utilizzare come “braccio armato” nel
settore dell’edilizia o in altri settori strategici del Municipio dove gira denaro. Niente di tutto questo.
E finitela con la storiella di quanto accaduto con Massimo Del Prete. Tutti sanno che non è stato
consumato nessun reato e speriamo che il processo, in atto, fino al terzo grado riesca a dimostarre
quello che ormai tutti conoscono. Storia vecchia, fa parte del passato. Da quel momento è passata
tanta acqua sotto i ponti. Si pensi al presente (fallimento di Enzo Caso) e al futuro (possibilità di
rinascita col Forum). Anche perché se proprio si vuol parlare del passato in termini negativissimi, si
può anche fare: ma siete sicuri che “Caso e famiglia” possano essere immuni da qualsiasi peccato e
scagliare la prima pietra? Chi conosce la storia di quegli anni, può rispondere in maniera obiettiva.
Ma su, via, siamo seri. Il paese è piccolo e conosce vita, morte e miracoli di ogni singola persona.
Figuriamoci di soggetti legati alla vita pubblica. Capisco il nervosismo del sindaco che dopo 5 anni
di fallimenti, dopo 5 anni di assenza dalle piazze e dalla città, dopo 5 anni che al Municipio ha fatto
il bello ed il cattivo tempo, presentandosi in tarda mattinata, se non nel primo pomeriggio, adesso
deve presentarsi davanti al popolo e sottostare al suo giudizio sovrano. Ma il fango e la rissa non
sono elementi capaci di invertire l’andamento del trend elettorale. Così come le offese, le calunnie.
Armi per deboli. Segnali evidenti che la barca affonda e si è mossi dall’istinto di distruggere tutto
quanto di buono è stato costruito. Ecco perché i cittadini ora più che mai sono chiamati ad una
scelta consapevole. E’ finito il momento dei lamenti. Adesso si può scegliere in libertà. Nel seggio,
col voto, potete dire la vostra, bocciare un governo che non vi è piaciuto o premiarlo. Tocca a voi.
Siete i principali attori del vostro destino. Se volete cambiare pagina e sperare in un futuro migliore
sapete cosa fare. E attenzione: non accontentatevi della busta della spesa o di qualche bigliettone
da 50 euro per barattare il voto. Queste distorsioni esistono soprattutto nei rioni più difficili, come
la “219”. Cacciateli dalle case, al di là della necessaria opera degli investigatori, prendeteli a calci
in culo. Sono loro i responsabili del degrado civile, sociale, morale, culturale di Frattaminore. Sono
loro che tolgono i sogni ai vostri figli, sono loro che saccheggiano la città fregandosene del bene
collettivo e comune. Chi usa i “galoppini” dei clan, chi usa i familiari di potenti boss in campagna
elettorale devono essere smascherati, denunciati, annichiliti, neutralizzati, depotenziati. Fuori dalle
istituzioni i collusi, i parenti di esponenti della criminalità organizzata. Queste terre hanno bisogno
di anticorpi, di gente senza macchie e senza ombre, di gente che può rappresentare lo Stato, quello
vero, che combatte l’illegalità, che combatte le clientele, che combatte l’affarismo, che combatte
la camorra non a chiacchiere ma coi fatti. Lo Stato e l’Antistato in questi territori difficili spesso
tendono a mescolarsi. Invece no. E’ ora di tracciare una linea netta, decisa, intransigente, con
dei limiti invalicabili. Chi è dall’altra parte ci resti. Le istituzioni sono dello Stato, appartengono
allo Stato, il quale anche a Frattaminore mostrerà i giusti anticorpi. E si dimostrerà più forte
dell’Antistato e di settori che viaggiano sulla linea di confine, con un piede di qua ed uno di là.
M OSAICO
CARDITO • IL SINDACO A 360 GRADI
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17 settembre 2011
“La successione va gestita senza fret
Protocollata al Municipio la bozza del Puc. Sulla “B1”: “Problema superato,
diktat. Entro la fine di ottobre al massimo una rosa di nomi, è sbagliato
C
ARDITO – Il sindaco Giuseppe Barra
traccia l’itinerario da seguire sul piano
politico e amministrativo. Indica la
strada ai partiti della maggioranza
di governo, Pd, Api e Idv, dando consigli e
sgombrando il campo da qualsiasi equivoco:
“Sono famoso per essere un politico che non
accetta diktat. Il Pd ha l’autorevolezza di
esprimere un candidato a sindaco. Legittimo.
Ma penso che ciò non sia possibile a setteotto mesi dalle elezioni. Soprattutto per
la presenza di un sindaco forte come il
sottoscritto. Non si farebbe una buona cosa
al candidato individuato, alla coalizione, né
al paese. Se, diversamente, il Pd ha la forza
entro la fine di ottobre di trovare una sintesi
con l’Italia dei valori e l’Alleanza per l’Italia,
per carità, non sarò certo io a rappresentare un
ostacolo. L’importante è che ci sia l’accordo
di tutti. Personalmente non sarò l’arbitro di
una disputa tra partiti. Darò il mio contributo,
cercherò di far fare meno errori possibili,
consapevole che il Pd ha l’autorevolezza
di esprimere il candidato a sindaco al pari
dell’Api e dell’Idv. Entro la fine di ottobre, al
massimo possiamo arrivare all’individuazione
di una rosa di nomi che possa aspirare alla mia
successione. Ma il candidato lo sceglieremo
insieme più avanti”.
Fornisce consigli e, come detto, traccia
l’itinerario da seguire. Con una sfumatura che
fa la differenza rispetto al recente passato.
Giuseppe Barra lascia carta bianca ai partiti.
Piazza Garibaldi - Cardito
Insomma, dopo il congresso del Partito
democratico (previsto il 24 e 25 settembre)
e l’elezione del nuovo coordinatore, le forze
politiche di maggioranza saranno libere di
trovare una sintesi entro la fine di ottobre così
come vuole il partito di Bersani. Peppe Barra
vuole essere il valore aggiunto. Vedremo
come finirà. La “partita della successione”
è aperta, consapevoli che fino a questo
momento non c’è nulla di scontato. Tutto può
ancora succedere. Sul piano politico Giuseppe
Barra apre alle forze di sinistra e centriste
in vista della prossima tornata elettorale.
“Sinceramente – dichiara il sindaco – oltre
questa maggioranza vedo il nulla, non vedo
progetti diversi da quello messo in campo
dalla coalizione che rappresento. Sul piano
politico, dobbiamo aprirci a tutti i partiti
di centro e pure alle forze di sinistra come
Rifondazione e Sinistra e libertà. Oltre noi
non vedo altro, la maggioranza è compatta,
nonostante le fibrillazioni interne e le difficoltà
del Partito democratico. Dico di più. Anche
oltre i candidati espressi dalla mia coalizione,
in giro non vedo alternative. Prima di capire
chi è il sindaco, sarebbe opportuno capire chi
è la squadra. Si mettono i nomi sul tavolo, ci
confrontiamo e si sceglie chi aggrega di più.
Senza fretta e senza fibrillazioni”.
Poi Giuseppe Barra traccia un identikit
del suo candidato ideale: “Deve essere un
politico e di questa maggioranza – spiega
Barra – in quanto punteremo molto sul gioco
di squadra e daremo spazio ai giovani. Quella
che io ho creato è la classe dirigente più
giovane della storia. I più anziani, siamo io
e Rocco Saviano. L’età media è di 40 anni,
ecco perché sono convinto che la mia classe
dirigente resterà a lungo a guidare le sorti del
paese. A me interessa che i partiti trovino la
sintesi, anche se non condivido chi punta a
tempi ristretti”.
Il primo cittadino parla anche della causa
pendente davanti al Tar in relazione alla
manovra edificabile, in sigla “B1”, annullata
dalla Regione. Se a novembre il Tar dovesse
confermare l’annullamento, tutte le case
realizzate con licenza diventerebbero abusive.
Un bel problema per una classe dirigente che
su quell’atto ha costruito la sua storia e la sua
fortuna. Giuseppe Barra predica ottimismo.
“Il problema della B1 è superato – continua
il capo dell’amministrazione -. Non siamo
più in regime di Prg e chi parla ancora di vani
non è più attuale. Il pool di tecnici incaricati
ha già protocollato la bozza del nuovo Puc.
La B1 è un problema archiviato, in qualsiasi
sede i titolari di concessioni potranno far
rivalere il proprio diritto. C’è una diversa
visione sulla procedura adottata, ma abbiamo
semplicemente dato la possibilità di costruire
ai proprietari di un suolo edificabile. E questo
diritto nessuno lo può mettere in discussione.
In nessuna sede. Se il Tar dovesse confermare
l’annullamento della delibera, si creerebbe
solo lavoro per tanti avvocati. Nella sostanza
non cambia nulla”.
Questo è il parere del primo cittadino, poi
sarà il tempo a dimostrare come stanno
e come andranno veramente le cose. Per
Giuseppe Barra - sindaco di Cardito
adesso quella causa pendente al Tar è solo
una spada di Damocle puntata sul collo
dell’amministrazione e della classe dirigente
del “decennio”.
Tolta la manovra edificabile, Giuseppe Barra
mostra con orgoglio i risultati della sua
amministrazione: “Partiamo dalla raccolta
differenziata – spiega Barra -. Abbiamo
raggiunto cifre record nonostante i problemi
relativi ad imprevisti come la rottura di mezzi
meccanici o altre problematiche di questo tipo.
Questioni che stiamo limando, affrontando e
migliorando col prossimo capitolato d’appalto.
La nuova ditta dovrà avere mezzi nuovi di
zecca ed organizzeremo meglio la raccolta su
sei giorni. Un meccanismo da perfezionare
ma che sta dando ottime soddisfazioni”. Sul
Puc: “La bozza dei tecnici è stata protocollata
– spiega il sindaco -, adesso ne parleremo
in consiglio comunale, organizzeremo un
altro convegno pubblico e poi procederemo
all’adozione. Pure sulle lottizzazioni abbiamo
avuto ragione. La Provincia ci ha dato delle
osservazioni da rispettare, ma non c’è nulla,
non c’è nessuna eccezione avanzata sulla
legittimità o conformità urbanistica dell’atto.
I sedicenti urbanisti che hanno alzato un
polverone in fase di approvazione dei Pua
in giunta possono stare tranquilli. Si tratta
di osservazioni facilmente recepibili. Tra
qualche mese inaugureremo l’orfanotrofio
Loffredo ed inviterò la città all’ennesimo
taglio del nastro di una struttura pubblica. I
risultati conseguiti dalla mia amministrazione
sono sotto gli occhi di tutti. I cittadini possono
giudicare”.
Sicuro di sé, consapevole che l’ultimo
anno sarà quello più importante. Il
giudizio complessivo sul “decennio Barra”
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17 settembre 2011
t ta e senza divisioni. Oltre noi il nulla”
solo lavoro per avvocati”. Sul nuovo candidato a sindaco: “Non accetto
affrettare i tempi. Decideranno i partiti. Non sarò l’arbitro della loro contesa”
sarà influenzato moltissimo da cosa
l’amministrazione e la maggioranza faranno
nell’ultimo anno e come lo faranno. Il Piano
urbanistico comunale, da solo capace di
condizionare lo sviluppo di un paese per
decenni. I concorsi, la trasparenza, la capacità
di programmare opere e quindi di iniziare un
lavoro che poi la nuova amministrazione avrà
in eredità. Poi c’è il sogno nel cassetto. Non del
sindaco, ma di tutti i residenti: “Gollandia”. Il
parco che dovrà sorgere nella zona cerniera,
valorizzando il “Parco taglia” e garantendo
sviluppo e slancio all’economia locale. Un
progetto che deve unire tutti, una battaglia che
Cardito deve vincere a tutti i costi. Un sogno.
Che, però, può diventare realtà. Perché?
Semplice. La Presidenza del Consiglio dei
Ministri, “unità Tecnica”, guidata da Marco
Tranquilli, ha chiesto ufficialmente un
incontro al sindaco Giuseppe Barrra. L’ordine
del giorno? Il parco “Gollandia” da realizzare
a Cardito. Insomma, se Barra riuscirà a
strappare l’ok, si entrerebbe davvero nella
fase cruciale, insomma, il sogno, come detto,
potrebbe diventare realtà. “Il progetto è in
fase di decollo - spiega il sindaco - e porterà
benefici economici e sociali non solo al nostro
territorio ma all’intera area a nord di Napoli.
Un progetto nel quale ho sempre creduto e
se dovesse andare in porto, come io credo,
sarebbe un altro importante obiettivo che la
mia amministrazione porta a compimento. Un
obiettivo storico, capace di lasciare il segno e
volano di sviluppo e di crescita economica”.
Tante buone intenzioni, un anno ricco di
impegni
e di appuntamenti importanti.
Nessuno, però, dimentica che si tratta
dell’anno delle elezioni e la fibrillazione
in merito alla successione rappresenta una
insidia davvero pericolosa che, se non
gestita bene, potrebbe addirittura mettere a
repentaglio la tenuta della maggioranza. Una
sfida nella sfida.
Sul suo futuro personale, il sindaco promette
che dopo questi dieci lunghi anni passati
sulla poltrona più importante della città,
resterà comunque a Cardito. Non lascerà il
paese, nemmeno se dovesse scalare la vetta.
“I miei amici spingono per una candidatura
alla Camera – dichiara Peppe Barra – e sarei
orgoglioso di rappresentare non solo Cardito
ma tutta la provincia di Napoli in un’istituzione
così importante. Sarei l’uomo dei territori. Ci
tengo a precisare che se questo sogno dovesse
materializzarsi, non andrò via da Cardito.
Non andrò a vivere, come hanno fatto tanti
altri miei colleghi, lontano dalla mia terra, dal
mio paese, dalla mia gente. E’ chiaro che un
mio impegno alla Camera in prima persona
ci sarà solo ed esclusivamente se ci saranno
possibilità di elezione. Altrimenti darò il
mio contributo come ho sempre fatto senza
candidarmi”.
E per raggiungere l’obiettivo, Peppe Barra
sa bene che con l’attuale legge elettorale
è più difficile perché non contano i voti,
non prevale la meritocrazia, ma i seggi al
Parlamento sono delle “nomination” regalate
dai leader di partito a loro piacimento. “Lo
so bene – conclude Barra – ecco perché ho
sempre parlato di dittatura democratica.
Firmerò il referendum che punta alla modifica
A Caivano, a pochi mesi dal voto, il nuovo
sindaco Tonino Falco è senza maggioranza
e con un piede nella fossa. Si è già dimesso
e se non vuole andare a casa deve chiedere
aiuto all’opposizione e comprarsi qualche
consigliere. Ad Afragola Vincenzo Nespoli
dovrebbe essere agli arresti domiciliari, in un
contesto caratterizzato da scandali, arresti,
inchieste e collusioni. A Farttamaggiore il
sindaco Russo, al suo secondo mandato, è
ostaggio dei consiglieri comunali, ha già
cambiato diversi assessori e cominciano a
Uno scorcio del Parco Taglia, una struttura che sarà valorizzata con la realizzazione di Gollandia
della legge elettorale anche se il presidente
dell’Api Francesco Rutelli non è d’accordo.
Oltre a firmare, vorrei farmi promotore di
una raccolta di firme, ammesso che i moduli
arrivino…”.
Alla fine torna su Cardito. Non ce la fa a
restare lontano. Nemmeno nei ragionamenti.
Si sposta, ma poi gira e rigira torna sempre
allo stesso punto, al suo pallino, alla sua
comunità. “Dovremmo amare di più il
nostro paese e rispettarci maggiormente
– continua Barra -. Se diamo uno sguardo
pure ai comuni limitrofi, ci rendiamo conto
che abbiamo la migliore classe dirigente:
politici, amministratori, giornalisti, avvocati,
architetti. Insomma, vantiamo un livello di
gran lunga superiore agli altri. Se ci uniamo,
se uniamo le forze per raggiungere importanti
obiettivi, sono convinto che ce la possiamo
fare, sono convinto che riusciremo a fare
la differenza”. In verità, l’esternazione del
sindaco è giusta e dovrebbe far riflettere tutti
gli addetti ai lavori. Uno sguardo nelle altre
realtà. Crispano, paese sciolto per infiltrazione
della camorra, rielegge il sindaco sciolto
(Carlo Esposito, ndr) che attualmente è in crisi.
venir fuori affari e business consumati sulla
pelle della città che richiamano l’interesse
della Procura della Repubblica. Ad Arzano
il sindaco Fuschino è in crisi e si parla di
mozione di sfiducia; a Frattaminore se non
c’erano le elezioni alle porte, Enzo Caso
sarebbe già a casa dopo il fallimento politico
e amministrativo collezionato. A Casoria
Enzo Carfora, eletto a furor di popolo, non
riesce a far decollare la sua amministrazione
ed in aula i numeri sono contati e risicati.
Giuseppe Barra è in sella da dieci anni. E non
è poco. Si riparte da questo record. E da una
visione chiara: valorizzare quanto di positivo
è emerso e correggere aspetti negativi che
hanno macchiato una esperienza che poteva
avere tutto un altro sapore. E’ il momento di
guardare avanti. Almeno una cosa positiva la
si può affermare: la vecchia nomenclatura è
sepolta per sempre. Adesso serve far prevalere
i migliori sui mediocri. Le persone perbene
devono prevalere sugli affaristi e su chi ha
approfittato del momento per mettere le mani
sull’Utc, sul comando vigili e sull’ufficio
Assitenza. Questi sono i valori deviati che
devono essere cancellati da Cardito.
M OSAICO
17 settembre 2011
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17 settembre 2011
CRISPANO • ENZO CENNAMO mette il dito nella piaga
Rivolta contro gli assessori “imparentati” e i burocrati condannati
Il leader del Pd, dimessosi dalla giunta e da capogruppo consiliare, apre ufficialmente la questione
legale e morale: “Voliamo alto. Non possiamo essere ostaggio di massoni e di dirigenti lobbisti”
C
RISPANO – Amministrazione bloccata,
coalizione dilaniata dai conflitti interni
e da una questione morale e legale
che si è fatta imponente a causa dei numerosi
scandali e dell’affarismo che hanno coinvolto i
rappresentanti del centrosinistra. Enzo Cennamo,
l’assessore dimissionario, torna dalle vacanze
ancora più carico e lancia l’ennesimo messaggio
per tentare di rimettere il treno sui giusti binari.
Consigliere Cennamo, lei si è dimesso dalla
giunta ponendo dei problemi seri sul tappeto:
questione morale e questione legale. Niente da
fare. Il sindaco nicchia.
“Ognuno è responsabile delle proprie azioni e
il fallimento dell’amministrazione è sotto gli
occhi di tutti. I cittadini possono tranquillamente
giudicare cosa è stato fatto e cosa non è stato fatto.
Ho la coscienza a posto, al primo cittadino ho
sempre detto la verità, sono sempre stato leale e
trasparente perché se credi in un progetto e capisci
che si è su binari sbagliati devi avere il coraggio
di dirlo, di spiegare che quella intrapresa è una
strada senza uscita, un vicolo cieco che fa male al
paese. Hanno preferito far finta di nulla”.
Il Partito democratico è sparito dalla
circolazione…
“E’ sparito il Pd, sono spariti i legalisti dell’Italia
dei valori, sono spariti i moralisti della lumaca.
Nel Pd c’è molta confusione, il gruppo dirigente
è paralizzato, il segretario dice una cosa e ne
fa un’altra. Ho la sensazione che in molti non
facciano nulla perché aspettano la fine politica e
traumatica di Carlo Esposito. Ufficialmente fanno
finta che non stia succedendo nulla e forniscono
supporto al sindaco, in verità, anche da quanto
ripetono in privato, stanno solo aspettando che il
treno deragli irreparabilmente. Ognuno si cura il
proprio orticello di potere e se ne frega del resto.
E’ come se fossero alla finestra aspettando che
crolli tutto. Proprio quello che voglio evitare
perché mi sono candidato con Carlo Esposito,
l’ho votato e ci ho messo la faccia. E pretendo che
in 5 anni cambiamo il paese in positivo”.
A chi si riferisce? Eppure dicono che c’è una
regia occulta che lavora per lo scioglimento…
“La questione della regia occulta mi fa ridere. Chi
lo dice? Nunzio Cennamo? Ma è lo stesso che dopo
l’ultimo scioglimento per camorra era quello che si
candidò dicendo: <Con noi nessun amministratore
sciolto>? E’ quello che con la lumaca teorizzava
la morale applicata alla politica? E’ quello che
diceva che lo scioglimento per camorra era un
atto giusto e doveroso? Il problema è un altro.
Sparano nel mucchio perché non vogliono
assumersi le rispettive responsabilità. E’ gente che
non vuole perdere poltrona, potere e stipendio.
Tutto qui. Nunzio Cennamo mi fa tenerezza. Ha
fatto un gran baccano quando era fuori dal giro
per cosa? Per entrarci. Poteva dirlo prima. Gli
risparmiavamo tutto il lavoro che ha fatto, carico
di demagogia ed un populismo di bassa qualità.
Altro che regia occulta. In questi mesi abbiamo
fatto tutto noi, da soli. L’opposizione è morbida,
a tratti consociativa. Ci ha sempre garantito una
stampella. Quindi, di cosa ci lamentiamo? Si
dovrebbe avere il coraggio di affrontare i temi
scottanti in maniera seria. Se non c’è coraggio non
possiamo prendercela con i fantasmi. Vogliono
teorizzare l’accerchiamento, in vecchio stile
comunista e sovietico per giustificare le proprie
incapacità”.
Come si esce da questo tunnel?
“In un modo semplice. Azzerare la giunta
e depotenziare i dirigenti responsabili del
precedente scioglimento per camorra, condannati
in primo grado e con dei processi in corso. Aprire
un dibattito serio nel centrosinistra su cosa
vogliamo fare e come lo vogliamo fare, serrare
le fila, scrivere un programma di consiliatura
su quello che vogliamo realizzare sul serio a
Crispano; pochi punti ma sostanziali e ripartire
col piede giusto e con gli uomini giusti, senza
mettere in discussione il sindaco. Nel programma
di Carlo Esposito, quello che abbiamo presentato
alla città in continuità col programma presentato
da Raffaele Galante, c’è scritto che avremmo
modificato lo statuto e varato una riforma storica:
gli assessori esterni. In modo da impegnare al
Municipio persone con competenze specifiche nei
settori della pubblica amministrazione. Un modo
per garantire competenza, efficienza e mettere il
punto al mercato delle vacche in Consiglio. Senza
dimenticare le quote rose in amministrazione.
L’impegno femminile.
Una battaglia che caratterizza la proposta politica
del segretario nazionale Bersani e che qualifica il
centrosinistra locale con una presenza femminile
che garantisce qualità e competenza. Tra l’altro,
è gente non “chiacchierata”. Un modo per
sgombrare il campo da qualsiasi dubbio. Invece si
preferisce non modificare lo status quo. I motivi
li conoscono tutti e li ha ben evidenziati qualche
mese fa il coordinatore del Pd in un’intervista
a Mosaico. Senza essere poi conseguenziale.
Insomma, le cose le dicono tutti, manca il
coraggio delle azioni e delle scelte. Siamo di
fronte al conservatorismo degno della vecchia e
peggiore destra”.
Gli assessori esterni li hanno promessi e mai
applicati. Il sindaco teme che se a qualche
consigliere-assessore toglie lo stipendio perde
il voto in aula.
“Non penso che sia una questione di stipendio
e basta. Lungi da me questa ipotesi. Non voglio
pensare che il livello sia così basso e degradante.
Non lo voglio pensare perché ho ancora una
speranza che si possa rilanciare la coalizione e
l’amministrazione. Ripeto, serve coraggio per
invertire una rotta devastante, che non ci porterà
da nessuna parte.
La gente per quanto ci vuole bene e ci ha
sempre votato, percepisce che al Municipio
c’è qualcosa che non va, percepisce che è tutto
fermo, che ci sono gli uomini sbagliati ai posti
sbagliati. Il sindaco dev’essere il primo ad avere
interesse in tal senso. Invece resta fermo, assiste
al castello che crolla senza muovere un dito. In
queste condizioni a cosa serve nominare un altro
assessore senza affrontare i nodi più spinosi? Le
mie dimissioni dovevano servire ad aprire un
dibattito franco, chiaro, senza timori, sia nel Pd
che nella maggioranza. Purtroppo non ho trovato
nessuno al mio fianco. Nemmeno i sedicenti
moralisti della lumaca e i legalisti dell’Idv.
Mi sono dimesso dimostrando che non sono
interessato alle poltrone né allo stipendio. Sono
scappati tutti. Il paese non può essere ostaggio di
gente interessata e di massoni”.
Quindi, resta in maggioranza?
“E’ chiaro. Chi lo ha mai messo in dubbio? Resto in
maggioranza seppur in una posizione critica. Ho il
dovere di fare qualcosa affinché questa esperienza
si possa salvare. In ogni occasione tenterò di far
sentire la mia voce, di porre all’attenzione dei
miei compagni di viaggio i problemi che bloccano
il rilancio. Spero che il sindaco si ravveda in
quanto ci sono le condizioni per voltare pagina,
ci sono le condizioni per rispettare le premesse,
per mantenere gli impegni assunti in campagna
elettorale con gli elettori. Siamo ancora in tempo
per salvare la consiliatura. Bisogna, però, come
detto, voltare pagina, cambiare registro, affrontare
il nuovo anno con una nuova mentalità, un nuovo
spirito. C’è la necessità di volare alto, uscire da
un localismo puerile, esasperato e negativo. E’
inutile arroccarsi su posizioni precostituite di
potere e personali che non hanno nulla a che
vedere con gli interessi collettivi. E poi i dirigenti
devono eseguire gli indirizzi che arrivano dalla
politica e dell’amministrazione. Non è possibile
che in alcuni settori troviamo dirigenti che fanno
politica, che lavorano pure in studi privati, e non
devono rispondere a nessuno né del loro operato
né dei loro sbagli. Operano al Municipio seguendo
i propri interessi e le lobby che rappresentano. Un
aspetto aberrante. Loro sbagliano ed a pagarne le
conseguenze è il buon nome della città. Abbiamo
bisogno di gente che tuteli l’interesse collettivo
mettendo da parte quello personale. La politica
si sta dimostrando debole di fronte a logiche
perverse di potere”.
Lei ripete le stesse cose che scrivono i giornali.
E siamo stati querelati…
“La querela ai giornalisti locali e nazionali
rappresenta un autogol. L’ho detto più volte ed
ho cercato di far ragionare il sindaco. Ma niente
da fare. I giornalisti hanno fatto il loro lavoro,
hanno messo in evidenza scandali e situazioni
imbarazzanti per gli stessi componenti del
centrosinistra. A cosa è servito querelare? A chi
hanno diffamato? Quali sono le cose non vere
scritte? Adesso si pronuncerà la giustizia. E se i
giornalisti dovessero avere ragione in un’aula di
tribunale?
Cosa dovrebbe succedere a Crispano dopo la
sentenza di archiviazione? Se non c’è stata
diffamazione significa che è tutto vero. Se è tutto
vero, significa che qualcuno se ne deve andare.
Chi ha sbagliato deve avere la dignità di farsi da
parte. Sono i responsabili del fallimento.
Quella querela servirà solamente a certificare
la questione morale e legale che coinvolge il
centrosinistra. Hanno pensato che fossi io a
scrivere certe cose sui giornali. Hanno tentato
di infangare le persone al posto di discutere nel
merito delle gravissime questioni sollevate.
Il risultato? Vittime di loro stessi e dei loro
fallimenti. ”.
18
Nella sede dei “Popolari”
affollata iniziativa:
ecco la democrazia partecipata
L’alternativa al sistema Caso
prende sempre più corpo.
La Dc e i GpF chiamano l’Udc
M OSAICO
17 settembre 2011
Il presidente del “gonfalone” Michele Pellino:
“Alleanza ampia e condivisa, ma senza giochetti
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17 settembre 2011
CAIVANO • COLPO DI SCENA
Il sindaco si dimette ma si tratta di una sceneggiata
Tonino Falco ha fallito e per non perdere la poltrona è costretto a chiedere aiuto al Pd. C’è l’accordo
per una nuova maggioranza. Bervicato (Pd): “Governo di centrosinistra senza assessori tecnici”
C
AIVANO – La “sceneggiata caivanese”,
atto ultimo. Primo attore: il sindaco
Tonino Falco. La coalizione che ha
vinto le elezioni è fallita. Il centro naufraga
dopo pochi mesi caratterizzati da scandali che
hanno abbattuto la credibilità degli assessori.
Ecco perché il sindaco Falco ha rassegnato le
dimissioni. La legge gli consente 20 giorni
per ripensarci. Altrimenti si va dritti allo
scioglimento anticipato.
La maggioranza, come detto, battezzata dal
popolo è fallita. Logica e coerenza vorrebbero
che si tornasse a votare. Nessuno potrebbe
scavalcare la sovranità degli elettori. Il
condizionale è d’obbligo, perché la telenovela
Falco, o meglio, la “sceneggiata caivanese”
impone logiche diverse. Le dimissioni sono
una farsa.
L’accordo politico già c’è: Api, Udc, Pd, i
“cani sciolti” dei Popolari e i Repubblicani.
Una coalizione imbottita di consiglieri
comunali eletti nelle fila dell’opposizione.
Bocciati dal popolo, si ritrovano al governo
del paese con un ribaltone in piena regola.
Il coordinatore del Partito democratico, Iuri
Bervicato, tenta di politicizzare il quadro
e lancia l’ennesimo segnale al sindaco.
Sperando che il Pd abbia la forza, il coraggio e
l’autorevolezza per sostenere la sua proposta.
Senza ridursi a semplice “stampella” che ha
salvato gli affari della giunta di centro, che
ha savato il sistema delle speculazioni e del
cemento, che ha salvato gli assessori finiti al
centro di una serie di scandali consumati sulla
pelle della città.
“La prima tappa è quella di verificare se
ci sono le condizioni per varare una nuova
maggioranza nettamente politicizzata di
centrosinistra – spiega Bervicato -.
Con Pd, Api, Udc, Popolari, Repubblicani
e consiglieri del gruppo misto. Il dato
politico è evidente: a Caivano ha fallito sia il
centrodestra che il centro.
L’ultima
amministrazione
capace
di
fornire risposte alla città è stata quella di
centrosinistra, con Mimmo Semplice sindaco.
Ed è anche acclarato che il centrosinistra
senza il Pd non esiste. Una volta appurato che
esiste una maggioranza di centrosinistra in
aula, passeremo alla formazione della giunta.
L’indirizzo è altrettanto chiaro. Assessori
politici espresisone dei partiti”.
L’ultima frase non è da sottovalutare. Anzi, è
un messaggio politico chiaro, diretto, capace
di
influire sulla composizione del nuovo
esecutivo. Assessori politici e non tecnici
significa salvare Raffaele Del Gaudio, leader
dei socialisti di centrosinistra, ma bocciare De
Rosa.
E’ stato presentato come tecnico dal primo
cittadino nella giunta di centro, estraneo
al tessuto politico e sociale caivanese;
una presenza ingombrante e non politica.
Un cognome che ha per diversi motivi
contribuito a spaccare la coalizione che ha
vinto le eleizoni. In molti chiedevano le sue
dimissioni in quanto più volte ha invaso il
campo di altri assessori senza che il sindaco
gli dicesse nulla.
A tratti il vero leader della vecchia
maggioranza sembrava De Rosa e non
Tonino Falco. “Per Del Gaudio non ci sono
problemi – spiega Bervicato -, rappresenta
la tradizione socialista del centrosinistra
caivanese. Ma non è una questione di nomi.
Comune di Caivano
Tonino Falco - sindaco di Caivano
Il ragionamento è politico. I partiti e la locale
classe dirigente di centrosinistra devono
assumersi la responsabilità del governo della
città. Di assessori tecnici come De Rosa non
ne abbiamo più bisogno.
Non è un bocciatura della persona, ripeto,
il discorso è puramente politico. Non c’è
necessità di ricorrere ad assessori tecnici”. E
questo è un altro punto da chiarire. Bervicato
ha ragione.
Il problema è un altro. La “sceneggiata
caivanese” del sindaco Tonino Falco.
La fascia tricolore si è dimessa con la
soluzione in tasca ed un accordo chiaro con
i suoi alleati di sempre: i sette assessori
uscenti saranno riconfermati con la nomina
dell’ottavo, espressione del Pd.
Insomma, cambia la sigla, da centro a
centrosinistra, ma la giunta, il governo resta
lo stesso.
Una grande presa per il culo. La dichiarazione
di Bervicato mette a rischio la “sceneggiata”
perché tutti sono convinti che il primo
cittadino sia legato da un cordone ombelicale
a De Rosa, il quale ha gestito diverse
operazioni importanti in nome e per conto del
Municipio. Almeno su questo, il Pd avrà la
forza di incidere oppure è pronto a sacrificarsi
solo in nome delle poltrone? La nascita del
nuovo esecutivo dirà la verità. Si riparte da un
dato certo: gli assessori che il Pd ha bollato
come “incapaci” adesso saranno presentati
dal Pd come i “salvatori” della patria.
La nuova classe dirigente di centrosinistra.
Anche se i concetti si possono fondere: si tratta
della nuova classe dirigente di centrosinistra.
Una classe dirigente di incapaci.
Se lo hanno detto loro, c’è da crederci.
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FRATTAMAGGIORE • PARLA IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
“Chi ha vinto le elezioni, pensi a governare bene”
Luigi Grimaldi affronta i tempi più caldi della politica locale e ribadisce la sua volontà
di candidarsi a sindaco di Frattaminore: “Esportiamo fuori città il nostro progetto”
F
Il ritorno dalle vacanze estive propone spesso
e volentieri quel così famoso “stress da
rientro”; una patologia ormai riconosciuta a
tutti gli effetti, una patologia che colpisce, secondo
le statistiche, un italiano su dieci. Tra quelli
più colpiti c’è sicuramente l’amministrazione
comunale di Frattamaggiore che, dal nostro punto
di vista, soffre di tale patologia in modo cronico
e duraturo, tanto da tenere, negli ultimi mesi,
un’intera attività politica silente e per niente attiva.
Fortunatamente per i nostri lettori noi risultiamo
essere immuni a tale disfunzione e per riaprire
quel nostro occhio, sempre vigile e attento alle
questioni socio-politiche frattesi, abbiamo ritenuto
opportuno scambiare quattro chiacchiere con il
Presidente del civico consesso, Luigi Grimaldi.
Presidente Grimaldi, innanzitutto ben tornato.
La nostra prima domanda è ovviamente rivolta
a questa situazione di blocco che sta vivendo la
politica frattese.
È solo una nostra impressione perchè fuori dalle
“stanze” o vi è effettivamente qualche problema
interno che determina una tale circostanza?
Ad essere sinceri il problema c’è ed esiste. Non è
stata soltanto una pausa dovuta al periodo estivo
ma al rientro si è ritornati alla situazione di stallo
che già persisteva. Le controversie al momento
sono tutte all’interno del partito democratico che
attraversa una fase di criticità all’interno del
A destra l’ingresso del municipio
gruppo consiliare e del partito.
Sappiamo che quella forte solidità politica del
Sindaco Francesco Russo dettata dai numeri
della sua maggioranza, ultimamente risulta
essere minata da forti scossoni interni al Partito
Democratico, corrisponde al vero e quali sono le
sue impressioni a riguardo?
Non penso sia minata, ma certamente c’è una
parte cospicua del gruppo consiliare PD che
rivendica legittimamente la propria visibilità al
pari degli altri gruppi presenti all’interno della
maggioranza.
L’auspicio è che si trovi un equilibrio all’interno
di questo partito anche perché diversamente, in
caso di rottura, non vedo altra possibilità che il
ritorno alle urne.
Quindi non esiste nessuna possibilità riguardo al
suo gruppo di entrare in maggioranza?
Il mio ruolo è quello di essere imparziale ed
equilibrato ma se posso essere diretto alla sua
domanda dico che se nella coalizione che ha vinto
le elezioni non trovano una quadra è giusto che si
ritorni alle urne.
Quindi da parte mia non esiste nessuna possibilità
di ribaltare la volontà degli elettori frattesi
chiamati al voto l’anno scorso.
Detto questo, Presidente, riuscirà il Sindaco
Francesco Russo a trovare il giusto equilibrio
politico-amministrativo per proseguire il suo
secondo mandato?
Guardi, ad esserle sincero un equilibrio non va
trovato soltanto all’interno del PD in quanto
penso che ci siano altri partiti, che appartengono
alla coalizione di centrosinistra, ai quali è stata
attribuita una visibilità maggiore rispetto al
peso politico sia qualitativo che quantitativo che
rappresentano all’interno del civico consesso
Presidente, giusto per onor di cronaca, ci può
illuminare sulla situazione strutturale del campo
sportivo P.Ianniello, ma soprattutto la situazione
che ha visto contrapposti pareri per quanto
concerne la nuova squadra di calcio, nella
fattispecie, la Neapolis Frattese?
Senza ombra di dubbio l’opera del campo sportivo
è una cosa che dà comunque lustro alla nostra
città, ad ogni modo una struttura all’avanguardia,
anzi , senza esagerare, paragonandola allo stadio
di Torino siamo stati sicuramente precursori.
Da tifoso frattese penso che un ringraziamento va
sicuramente ai fratelli Moxedano per aver creduto
nella nostra città e nei nostri tifosi scegliendo tra
le tanti sedi la nostra Frattamaggiore.
Parliamo adesso di iniziative,sicuramente, più
utili ed efficienti come il P.e.e.p., ci può dire a che
punto ci troviamo e se possiamo dare ulteriori
Luigi Grimaldi - presidente del consiglio comunale
ragguagli ai cittadini interessati?
Dopo circa un trentennio le posso garantire che il
P.e.e.p. inizierà, infatti entro il 30 settembre, tutte
le cooperative assegnatarie dei suoli dovranno
far pervenire i propri progetti; di questo passo a
Natale arriveranno le prime ruspe portando un
nuovo vigore economico e sociale alla città di
Frattamaggiore
Per concludere la nostra chiacchierata
Presidente, ci può fornire ragguagli ed ulteriori
delucidazioni concernenti la sua candidatura a
primo cittadino del Comune di Frattaminore, da
dove parte questa sua volontà e qual è ad ora la
sua probabile coalizione?
Più che un’indiscrezione si sta ragionando
seriamente affinchè il nostro gruppo possa essere
anche rappresentato nella vicina Frattaminore
che come tutti sanno è residenza di alcune
migliaia di nostri concittadini lì emigrati. Da qui
il mio pensiero di portare insieme alla coalizione
già impegnata a Frattamaggiore una nuova
linfa politica nel comune in questione. Tengo a
precisare che una mia probabile candidatura
non è frutto di un mero scopo personale, vista
anche la mia incompatibilità con il ruolo che oggi
rivesto con onore, ma dovrà servire soprattutto al
rafforzamento del gruppo oltre confine.
M OSAICO
22
17 settembre 2011
Scuola Superiore
di Lingue Straniere
Inglese
Francese
Spagnolo
Cinese
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M OSAICO
23
17 settembre 2011
SATIRA
‘e curti…
Na zefira e‘ vient
Chi magna ‘e picciune d’à corte, ne capa
pure ‘e penne…
Cari amici eccoci di nuovo quà a narrar le gesta ‘e Sua maestà “Cenzino à…rresta”…!
Sebbene sia passato poco tempo dalla fine
delle vacanze…nelle segrete stanze già si riaprono le danze…sic!
Ebbene si, durante il mio breve periodo di ristoro sulle famose rive del “Varcadoro”, son
successe cose da “santi uffizi”…’a fa passà
‘a famm’è tutt’è sfizi…sic!
Ma veniamo a noi; nel frattempo, durante la
lontananza, nel paese c’è stata la mattanza,
qualcuno si è dimenticato di fare la creanza;
no creanza…no vacanza…! Muòrt e feriti;
l’aria sè fa funesta a causa è….”Cenzino à…
rresta”.
Eccoli “i Chiochioro” pat’è figlio, per loro né
‘nà carezza…né ‘nù cunsiglio..hi..hi..hi.!
Stessa cosa po’ “ò Romano” che in attesa da
pensione, continua à processione…sic!
E’ mala parata per l’allegra brigata; una sola
voce a palazzo…ò RE è asciùt pazzo.!
Luntana à “Signurin e quagliarella”…chissà
all’ombra e quale pagliarella; senza “ò Ninnillo” un tempo suo pupillo e all’improvviso…nemico assai deciso…! Al solitario tiranno non rimane che l’inganno, ed è pronto a
dichiarare guerra a chiunque insidia la sua
terra…!
Ed è così che continua a crescere il fermento
nell’intero reggimento; troppa è la fame patita dal reame. Gesù, Gesù, è na brutta situa-
ziòn…è ‘a RIVOLUZION…!
E come se non bastasse, ad un tratto…una
gran confusione destò grande agitazione…?
Attimi di paura, sfiorata la sciagura; mazzate
e paccheri a volontà…uno solo à ddà “cumannà”…!!!
Una sfida all’ultimo sangue tra “ò Capalegg”
e “ò Bambino” cà lassat ò carrozzino e s’atteggia a malandrino..hi..hi..hi.! Come dire…
pure ‘e pullece teneno ‘a tosse.! Contesa nel
parapiglia la gita di famiglia…sic!
Eppure me lo diceva la buonanima di nonno
“Filippo”, uomo di gran gusto, che anche stavolta c’aveva visto giusto, che riferendosi al
piccolo guerriero tirava fuori il solito saggio
pensiero: <<Giggin…bello dò nonno, ricordati che…“cane c’abbaia, nun inozzeca”.
Altrove, nel frattempo, la musica è sempre la
stessa. Tra nà partita a scopa e nà calabresella, passano i giorni al circolo e “macchiulella”…! Si aspettano novità a decidere è Sua
Maestà. Ma più in là, in un angolo della sala,
“Nick à lambretta” e “Ninì ò livornese” oramai diùn da più di un mese, danno inizio ad
un’accesa questione…bisogna prendere una
decisione: ò inizia la protesta ò si serve “Cenzino à…rresta”
Fù a questo punto che “Ninì ò livornese”
mise fine alle tante attese; con grande affanno
e col pensiero al tiranno, il povero sciagurato
trovata la concentrazione, diede sfogo a tutta
la sua passione…sic!
Quando, nei tempi che furono, prometeo ebbe
fabbricati gli uomini, appese loro al collo due
bisacce, piene l’una dei vizi altrui e l’altra
dei vizi propri a ciascuno di esse: quella dei
vizi altrui la pose loro davanti, e l’altra la appese dietro. Ecco perché gli uomini scorgono
a prima vista i difetti altrui, mentre i propri
non li hanno mai sott’occhio.
Morale della favola: Ci si potrebbe servire
di questa favola a proposito di qualche faccendiere che, cieco negli affari propri, va ad
occuparsi di quelli che non lo riguardano.
E con l’ennesima saggia novella volge al
termine la nostra consueta puntatella.
Vi confesso che durante tutta la vacanza
si è sentita la lontananza, troppe le storie
da raccontare…altro chè stare a mare. Ma
niente paura continua l’avventura, perché
se parlano tutti allora…parlo pure io.
M OSAICO
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diretto da Giovanni De Cicco