DONNE NELLE GUERRE COMUNE DI PRASO FORTE CORNO - PRASO (TN) UNIONE CATTOLICA ARTISTI ITALIANI agosto - settembre 2014 Percorrere le stanze, i corridoi, le scale e gli anditi di Forte Corno significa sottoporsi ad un fascino prepotente e suggestivo preannunciato dall’aspetto intrigante visibile da lontano. La struttura benché scarnificata è coerente a intenzioni belliche desuete, ma attuali quale monito ancora troppo spesso inascoltato. La Sezione di Trento dell’Unione Cattolica Artisti Italiani in sintonia con i criteri generali dell’Unione nel considerare l’arte come “sorgente di una speranza nuova” in contrapposizione ad una “cultura senza speranza”, corrisponde con entusiasmo all’esigenza di inscrivere nel luogo di guerra una riflessione che sia prologo e attuazione della pace. Il tema proposto, la donna nelle guerre, intende cogliere l’aspetto violento e totalizzante dei conflitti armati imposti a tutta la popolazione, anche a quella non schierata sul fronte, e rivolgere l’attenzione a quella sensibilità che nella donna è concretezza costitutiva rivolta alla vita. L’invito è stato esteso ad altre Sezioni UCAI e ad altri artisti, tanto che si è reso necessario suddividere l’esposizione parte nell’anno 2014 e parte nel 2015. La Sezione UCAI di Trento ringrazia per l’ospitalità e ringrazia gli artisti per la partecipazione. Marco Arman Presidente UCAI Trento LA DONNA È IL FORTE Per rendere in sintesi la guerra, e in particolare la Grande Guerra ci si può avvalere di sette parole espresse nei pensieri di una espositrice: “la morte si mosse verso la morte”, e nell’af fermazione che “la donna è il FORTE” immaginare che “questo forte è il mondo e sta a me sentirlo come un grande favore della vita e renderlo pieno di difese”. Le guerre della donna sono per la vita, e anche quelle degli uomini, quando lo sguardo va oltre l’immediato. Quando recupera il valore a scapito del prezzo e agisce come fa la speranza. Portare arte, riflessione, emozione nel luogo preposto all’annullamento di sé in funzione della distruzione dell’altro vuole essere un esercizio e se possibile un antidoto al sistema del pensiero di potenza e prevaricazione, che tante sofferenze produce all’umanità. LA DONNA DEL FORTE Scultura a tutto tondo, ricavata da un tronco di acero montano di grande dimensione, cresciuto a forte Corno e tagliato in occasione del primo intervento di pulizia del luogo. Il tronco, destinato a diventare legna da ardere, è stato osservato e acquistato dall’autore con l’intenzione di realizzare una scultura che rendesse omaggio alle “Donne Portatrici” della nostra Valle, che durante il primo conflitto mondiale hanno svolto un lavoro impegnativo e gravoso, trasportando a spalla dal fondovalle fino ai passi e alle cime e delle nostre montagne, materiali e munizioni. Attività faticosa e rischiosa, svolta con grande dignità, forza e coraggio tale da suscitare la stima di soldati e autorità militari. Il tronco, già di per sé una scultura naturale, è stato af frontato con l’intento di piegarlo ai canoni estetici dello scultore, che però, ben presto rinunciava all’idea, consapevole che ad opera finita il valore estetico della sua produzione sarebbe stato inferiore a quello iniziale. Quindi, dopo alcune ore di lavoro, l’autore decideva di non tormentare più il tronco e lo riparava sotto una grondaia, lasciando al tempo ed al sole di compiere il loro lavoro sul tronco. Notato da alcune persone sensibili all’arte, saputane la storia, si è voluto riportarlo al Forte Corno, affinché il cerchio si chiudesse. Roberto Panelatti Sindaco di Praso ROBERTO PANELATTI LA DONNA DEL FORTE 1999 | acero montano, 205x ø 60 cm LA PRIMA GUERRA MONDIALE 1914-1918 «Che cosa rimane di noi, della nostra vita? … Tu rimani se hai saputo fermarti nello sguardo degli altri». Le donne che vogliamo ricordare hanno davvero saputo fermarsi nello sguardo degli “altri”, sguardi di vittime, spesso innocenti, sguardi di feriti nel corpo e nell’animo, sguardi ormai spenti dal freddo della morte, sguardi imploranti aiuto, accoglienza, tenerezza… Sguardi di donne, quelle della prima guerra mondiale, aperti su un’umanità, compresa la propria, “sospesa”, implorante, rassegnata, rabbiosa, dilaniata, tra coraggio e tenacia e abbandono e disperazione, in un incrocio della storia unico, irripetibile, feroce per la sua impietosa verità. La guerra, come si sa, non fa sconti; ma nessuna guerra, come la “grande guerra”, ha coinvolto anche le donne nel suo drammatico “farsi quotidiano”. Non solo per il lutto, per la sof ferenza, l’ansia, ma per la difesa della loro dignità, per l’indispensabile ruolo di guide e testimoni in un mondo di relazioni sconvolte, frantumate, per l’assunzione di responsabilità sociali, pubbliche, inedite, urgenti. Il loro sguardo si è allungato oltre: il suo confine è diventato il fronte, le retrovie, le città distrutte, i paesi abbandonati, l’esilio in terra straniera… Il loro sguardo ha visto la fame, la sete, la miseria, la violenza, la povertà estrema! Quanta voglia di distogliere lo sguardo? O quanta forza nel tenerlo fermo, per una piccola luce, percettibile appena ai confini dell’occhio? Tra coloro che scrivono sulle “donne nella prima guerra mondiale”, c’è chi af ferma che quell’evento ha costituito come una specie di spartiacque tra la figura della donna “angelo del focolare”, tutta rivolta al piccolo mondo della casa, della famiglia, e la figura della donna paterfamilias, proiettata all’esterno, nella società, disponibile ad assumersi tutta la responsabilità di una sopravvivenza collettiva, con un peso esistenziale, a parte il rischio imminente della vita, almeno pari a quello degli uomini al fronte. Anche qui è questione di sguardi: quello ristretto al perimetro degli affetti, della generazione, e quello ampio, più subìto che voluto, soprattutto all’inizio, teso a rendere vicino un mondo estraneo, lontano, sconosciuto, che fa crescere nelle donne una coscienza civile tale da poter essere definita “eroica” senza timore di fare dell’enfasi. Non per tutte, ma per molte donne è il mondo dei campi, delle fabbriche, dei servizi, che chiede forza-lavoro; è il mondo della ristrettezza, della miseria, delle razioni di cibo che chiede loro un esercizio diuturno della parsimonia; è il mondo della comunicazione di guerra, dal fronte, che le fa sobbalzare e trattenere il fiato, alla scansione dei nomi dei feriti e dei morti. Di questo eroismo, quasi sempre silenzioso, privo di spettacolarità, ma che ha contribuito alla maturazione del Paese (Italia), la letteratura postbellica (che ha prodotto fiumi di retorica, creato eroi dal nulla, glorificato, giustamente, senza dubbio le crocerossine di guerra), ha raccontato molto poco e ha lasciato nella storia un “buco nero”, che chiede a tutt’oggi di venire cancellato. Anche nella nostra terra, anche in Val Giudicarie: donne “in prima linea”, non sull’Adamello e sul Carè Alto, ma in valle, o esiliate con le loro famiglie in zone attigue meno esposte alle azioni di guerra, a produrre resistenza, trasmettendo vita, coraggio, forza d’animo, lavoro e fatica… su un fronte diverso, ma egualmente carico di imprevisti, di insicurezza, di privazioni (anche per le donne), sempre in bilico tra la vita e la morte, tra la vittoria e la sconfitta, infido, mutevole, pericoloso. Ma soprattutto, le donne della prima guerra mondiale (le “nostre” donne…) hanno saputo tenere alto lo sguardo, per incontrare i tanti volti dell’altro, in alto e in basso, in verticale e in orizzontale, così come la guerra li forgia e li distrugge ad un tempo: teneri, impauriti, emaciati, tormentati, allucinati, increspati dalla fatica e dalla paura; volti di figli, di mariti, di amanti, di nemici, di sconosciuti, per giorni “eterni” di terrore, di stenti, di grida e di lamenti o di silenzio mortale. Le donne della prima guerra mondiale (le “nostre” donne…) hanno saputo alzare il loro sguardo a quei volti, che avevano il potere di chiamare, di convocare, di mettere in cammino e hanno accettato la sfida dell’etica, che af fida le vittime a chi sa custodirne e difenderne prima l’esistenza e poi la memoria. È quello sguardo che è giunto fino a noi! don Marcello Farina Consulente Ecclesiastico UCAI Trento Marco Arman Luigi Bevilacqua Laura Bonfanti M.A. Marisa Brun Graziano Damerini Romolo Fedon Tullia Fontana (Lula) Maurizio Frisinghelli Luigi Gentilini Sylvia Lippitz Marco Morelli Paul dë Doss Moroder Roberto Musetti Giuseppe Nicolini Romano Perusini Roberto Piazza Gino Prandina Altober Siobadie Sirotich Serena Valenti MARCO ARMAN Nato nel 1954 vive e lavora in Valle di Cembra. Alla sua prima, nel 1972, seguono molte personali e collettive. Esegue murales e tele per Enti e privati. Presente nelle rassegne provinciali del 1995 e 2003. Nel 2006 e 2009 espone al Centro d’Arte Contemporanea di Cavalese (TN). Esegue l’opera d’arte a concorso per la Scuola Elementare di Romarzollo (Arco – TN) nel ’12 e nel ’13 quella per l’Ostello della Gioventù di Borgo Valsugana (TN). Realizza i modelli per la medaglia per il 450° del Concilio di Trento e del Sigillo del Capitolo della Cattedrale. Partecipa dal 2000 all’attività dell’Unione Cattolica Artisti Italiani nella Sezione di Trento, in qualità di Presidente dal 2002 al 2010. Già Consigliere Nazionale e attuale Presidente della Sezione di Trento. Via Strada Vecchia, 145 - Lisignago (TN) | 0461.683764 - 328.8694741 [email protected] | www.marcoarman.it Il sostegno forma un altare, irregolare come Forte Corno, sul quale si aprono tre ante. La prima tela rappresenta i frammenti di campana tolta dal campanile di Verla di Giovo per fondere cannoni nel corso della Grande Guerra. La seconda ritrae la statua incolume della Beata Maria Giovanna Bonomo, nonostante la generale distruzione, nell’Asiago bombardata. Le due chine centrali riportano il saluto di Gesù risorto “Pace a voi”, l’esortazione della Madonna “Pregate, pregate, pregate” e l’invocazione “Regina della Pace, prega per noi”. Le parole sul piano della mensa sono la trascrizione dello scritto del 1915 di Elena Armani, ragazza di Praso, rinvenuto nel sottocoperchio di una cassapanca. RETABLO 2014 | tecnica mista, sostegno 95x155x70 cm e tre pannelli 105x68 cm LUIGI BEVILACQUA Frequenta, negli anni 1970/80, i corsi del “Gruppo Studio Arti Visuali” con sede in Trento, seguiti dall’artista prof. Mariano Fracalossi. È tra i fondatori del Gruppo Belle Arti “La Fontana” di Gardolo e del “Gruppo Acquerellisti Trentini”. È socio dell’UCAI – Unione Cattolica Artisti Italiani – Sezione di Trento. Segue iniziative, manifestazioni e mostre, organizzate dall’Unione e aderisce alle varie collettive promosse anche dagli altri Gruppi, ottenendo apprezzabili riconoscimenti. Si esprime prevalentemente con la tecnica della tempera adoperando anche gli antichi, preziosi collanti all’uovo e alla cera. Usa l’acquerello per descrizioni sommarie in preparazione dei suoi lavori. Via S. Anna, 33 - Gardolo (TN) | 0461.990727 - 334.9165292 [email protected] Parole e incubi: dal fronte giungono le prime, dall’anima nascono i secondi. Gli occhi chiusi di questa donna sedimentano le notizie che vengono dalla trincea, che si materializza nell’emozione che ne scaturisce spontanea, velata di tristezza. (M. Farina) ADDOLORATA LETTERA DAL FRONTE 2014 | tempera, cm 140x70 LAURA BONFANTI Trento - 338.5930481 [email protected] Il ritorno prossimo delle persone care, il ritorno della speranza rappresentata dal colore che inizia a ravvivare l’immagine… il ritorno alla PACE! IL RITORNO 2014 | riproduzione su tela ritoccata con colore acrilico, 100x70 cm M.A. MARISA BRUN M.A. MARISA BRUN. Pittrice trentina, vive e lavora a Trento. Fin dalle prime esperienze artistiche degli anni ’70 le sue opere si segnalano per una innovativa ricerca sulle tecniche realizzative. La personale tecnica delle terre fresate e mista, i graf fiti, gli strappi, le tele lavate testimoniano una individualità di raggiungimenti esecutivi che hanno meritato attenzione critica e significativi riconoscimenti in occasione della presentazione delle sue opere in mostre personali, collettive e varie manifestazioni. Nel 2009 ha esposto in antologica con opere dal 1970 al 2009 nelle sale di Palazzo Thun in Trento. Ha partecipato alle Fiere Internazionali d’Arte Europart/Ginevra, ArtePadova/Padova, Art/Jonction/Cannes, Art Box/Carpi, Art Innsbruck/Innsbruck. Sue opere sono presso soggetti pubblici e privati. atelier Via Scopoli, 27 - Trento | 329.3541107 [email protected] guerre assurde... uomini al fronte , sono avversari, sono lontano guerre assurde... donne sul fronte del quotidiano, sono padrone, sono guardiane... là... sotto il monte... LE DONNE E LA LORO PARTE... 2014 | terre fresate e mista, dittico 145x145 cm totali GRAZIANO DAMERINI Artista bellunese nasce nel 1949. Si è diplomato in studi tecnici all’lstituto “G. Segato” di Belluno. Fin dagli anni ’70 ha partecipato con le sue opere a mostre personali e collettive sia in ltalia che all’estero. La sua pittura e grafica è una costante ricerca di soluzioni diverse in continua evoluzione. Per questo usa tecniche e materiali vari per una migliore espressività dei soggetti. Dopo l’insegnamento in una scuola professionale, dal 2001 attraverso I’educazione artistica, si è proposto come esperto nelle scuole dell’infanzia, primarie e nelle biblioteche comunali con i laboratori per bambini, valorizzando soprattutto la cultura e le tradizioni locali. Nel 1978 ha illustrato il libro “Storie de la nòna”, raccolta di favole popolari della V al Belluna e nel 2009 illustra la fiaba “I prigionieri di Gea” di Pierina Boranga e Nino Prosdocimi. Nell’anno 2011 realizza il libro “Sagome de paese”, la prima esperienza narrativa unita all’espressione artistica. Con le mostre personali “Cantico delle creature” e la via Crucis “Morto per amore” si è cimentato anche con la difficile tematica dell’arte sacra. Via Ernesto Pietriboni, 10/b - Belluno | 043.732262 - 340.7819210 [email protected] Ipotetica Lettera inviata dal fronte di guerra da un soldato alla moglie. Vuol testimoniare la grande sof ferenza della donna in Attesa che il suo caro torni a casa che vale per tutte le donne nella medesima situazione. Ella è in Attesa di rassicuranti parole sulla salute del suo uomo, ma la Lettera mostra una dura realtà che la guerra produce. Il dramma si consuma nel silenzio della casa e solo un miracolo potrà far tornare il marito dal fronte. L’ATTESA 2014 | tecnica mista, 45x45 cm L’ATTESA 2014 | tecnica mista, 40x40 cm LA LETTERA 2014 | tecnica mista, 50x70 cm ROMOLO FEDON 50 anni spesi per l’arte. Via Garibaldi, 67 - Belluno | 340.9406319 [email protected] | www.fedon.italy.tc Un verbo affiora nell’animo nel leggere quest’opera: ricomporre! Il caos è il filo conduttore della guerra, nulla è al suo posto; tutto è in frantumi! La fatica di ricomporre i frammenti della vita si compie ridando una cornice al mondo che è rimasto! (M. Farina) QUESTO NON È AMORE 2014 | tecnica mista, 90x70 cm TULLIA FONTANA (LULA) Ha frequentato l’Istituto d’Arte di Trento e ha proseguito i suoi studi a Venezia, prima al Magistero e poi all’Accademia di Belle Arti, dove si è diplomata con il massimo dei voti sotto la guida di Giuseppe Santomaso nel corso di pittura e di Arnaldo Battistoni e Mario Guadagnino nel corso d’incisione. Ha partecipato a varie mostre collettive di livello nazionale ed ha al suo attivo diverse personali. Ha insegnato Educazione Artistica presso le Scuole Medie di Grigno, Borgo Valsugana e Roncegno. Nel tempo libero si dedica ad attività integrative nelle scuole e tiene corsi d’arte varia. È membro attivo dell’UCAI di Trento. Un suo particolare interesse è rivolto all’arte sacra e nello specifico alla produzione iconografica che l’artista rivisita in modo del tutto personale. Hanno scritto di lei numerosi critici e personaggi di cultura tra cui ricordiamo Rinaldo Sandri, Luciano Coretti e Renzo Francescotti. L’artista vive e lavora a Carzano in Valsugana. Via Fontana Vecchia, 2 - Carzano (TN) | 338.3732592 [email protected] Una maternità dentro un cosmo abitato da esseri umani, da case distrutte, da ordigni di guerra. Vita e morte che si incrociano, si confrontano, si urtano a vicenda. Ma il paradosso s’impone: in un abbraccio si ridisegna l’umanità perduta, nucleo intatto di una fecondità che la violenza può solo sfiorare. (M. Farina) LA MADRE SOFFERENTE 2014 | acrilico su tavola, 130x70 cm MAURIZIO FRISINGHELLI Affascinato fin da giovane dall’espressione artistica, la coltiva dapprima imparando a dipingere sotto la guida di maestri locali, per poi passare all’espressione plastica e alla scultura con lavori in terracotta, legno e pietra. Ha esposto in numerosissime mostre, sia personali che collettive, in Italia (Bologna, Bolzano, Loreto, Milano, Ravenna, Roma, Torino, Trento, Venezia e V icenza) e all’estero (Austria, Danimarca, Francia e Germania). Via delle Zigherane, 39 - Rovereto (TN) │ 0464.437413 [email protected] La donna stringe a sé il figlio per proteggerlo, mentre dal suo cuore sgorga una preghiera per l’amato al fronte. Il suo viso, infatti, è girato in atteggiamento di attesa. Attesa di qualcuno a lei caro. A lato della donna un cesto con poco pane. Alle sue spalle una lunga teoria di figure va a formare una croce dalla quale scende un colore rosso sangue che avvolge anche le figure sottostanti. La guerra porta dolore, lutto, paura, fame e povertà. ATTESA 2014 | terracotta e legno, ø 120 cm LUIGI GENTILINI Vive a Belluno. Si dedica a composizioni materico-pittoriche. Via Medaglie d’Oro, 8 - Belluno | 338.8935950 [email protected] Un intreccio di filo spinato e una enorme macchia di sangue richiamano i segni della guerra: uno spazio che segna la distanza del nemico e l’obbrobrio che segnala la sua eliminazione. Barriera che uccide ogni forma di vita: anche l’albero diventa immagine di morte. (M. Farina) BARRIERA 2006 | tecnica mista, 99x29x9 cm SYLVIA LIPPITZ Da sempre appassionata di arti visive e pittoriche inizia la sua attività artistica frequentando vari corsi di disegno e pittura. Dal 1999 al 2004 ha partecipato al laboratorio di disegno e pittura “Artedomino” di Brentonico con il quale ha realizzato vari calendari artistici. Inoltre ha collaborato all’edizione del libretto illustrato del CD “Altri canti altri luoghi” del Coro Soldanella di Brentonico, curato dal maestro Franco La Spada, CD di canti popolari fuori e dentro le chiese. Nel 2003 ha svolto un corso di disegno per conto dell’Associazione artistico-culturale “Tutto Tondo” di Castione di Brentonico oltre ad aver partecipato all’organizzazione per il medesimo di varie iniziative culturali. Ha partecipato al Convegno internazionale “Arte e Liturgia nel Novecento – Esperienze Europee a Confronto” a V enezia. Inoltre ha esposto in molteplici mostre tra cui quelle organizzate dall’Associazione Culturale Artistica “Gruppo Amici del Colore “Daniele Vivaldi”. È stata ospite in Germania del “Künstlerkreis Ammersee”. Ha frequentato il “Gruppo Studio Arti Visuali 2001” di Trento. Attualmente fa parte del UCAI, di SpazioEventArt di Pergine e del Gruppo Amici dell’Arte di Riva del Garda. Utilizza principalmente la tecnica del olio ma sperimenta anche altre tecniche come il collage e l’utilizzo di altri materiali. Via Stroperi, 35 - Rovereto (TN) | 0464.411183 [email protected] | www.sylvialippitz.com La sofferenza di chi è costretto a vedere... Come ombre nascoste donne e bambini da sempre sono costretti ad assistere e subire gli orrori della guerra senza poter in alcun modo opporsi ad essa. V ittime passive e inconsapevoli della crudeltà altrui, angosciati dall’oggi e dal domani, sconvolti dalla preoccupazione per mariti, figli, padri, fratelli. Spinti a sopravvivere e salvarsi, non solo per se stessi ma anche per coloro, che, forse non torneranno... SGUARDI 2014 | olio e collage su tela, 150x100 (50+50) cm MARCO MORELLI Sacerdote dal 1967, già insegnante di Storia dell’Arte, poi di Filosofia e Storia nei Licei, lavora come scultore da oltre quarant’anni, con più di settecento opere in legno, terracotta, bronzo e marmo, presenti in chiese, banche, piazze e case private, con decine di mostre collettive e venti personali. Via E. Chiocchetti, 14 - Rovereto (TN) | 0464.411064 349.4734710 [email protected] Corpo e anima di tre donne, esprimenti un unico amore, un unico dolore: - una “Pietà, un figlio sulle ginocchia”; - una “Maternità”; - e “Cecilia, il commiato”. Vi si legge in ognuna quell’atto, fatto di braccia che s’allungano e di sguardi che si incrociano, che contiene ed abbraccia le vittime della violenze, della ingiustizia, dell’odio. Madri e figli, che la disumanità, contemporaneamente, allontana e avvicina, distanzia e abbraccia, riscalda e raf fredda nell’immobilità della morte. La guerra è l’atto più “antimaterno” che l’uomo è stato capace di realizzare. (M. Farina) PIETÀ 2010 | bronzo, 40x30x30 cm MATERNITÀ 2014 | bronzo, 45x35 cm CECILIA, IL COMMIATO 2011 | bronzo, 45x35 cm MORODER PAUL DË DOSS Maestro scultore vive e lavora ad Ortisei. Inizia a scolpire a 15 anni nella bottega di suo padre, lo scultore accademico Enrico Moroder Doss, mentre frequenta l’istituto d’Arte di Ortisei, perfezionandosi poi negli Stati Uniti. Tra i premi acquisiti ci sono: Cortina, Biennale Nazionale d’Arte Sacra a Torre del Greco (NA), concorso del campanile di “Chiesa Oggi”. Medaglia al merito dal a Vticano di Giovanni Paolo II. Medaglia al merito dal presidente della Repubblica Italiana. Medaglia di riconoscimento dal Presidente della Provincia di Bolzano. Premio d’onore dall’UCAI di Vicenza. Tra le ultime e più grandi opere ha eseguito il Crocifisso al Santuario Divino Amore Roma, l’arcangelo Michele in bronzo della Sacra S. Michele di Torino ed é l’autore della secondo campana più grande in Italia. Per l’adeguamento liturgico ha eseguito ben oltre 26 altari e altri poli liturgici in diverse basiliche, chiese, santuari e cappelle in Italia ed all’estero. Nel profano si presenta in diverse piazze con monumenti tra cui l’ultima ad Andalo (TN) con un cavallo di 3x4 metri. Docente al corso master della CEI sull’adeguamento liturgico. Via Sacun s.n. - Ortisei (BZ) | 335.5887820 [email protected] | www.moroderpaul.com La donna nelle grandi guerre aveva un ruolo di aiuto, fiducia, sof ferenza, ma anche rabbia, abbandono… A chi non è mai servito un Angelo? Per volare ci vogliono due ali. Agganciati e vola con me ché anch’io possiedo solo un’ala. ANGELO… ONE? 2014 | gesso, 220x70x90 cm ROBERTO MUSETTI Socio Ucai, Vicepresidente Nazionale. Autodidatta, nato alla scuola artistica bellunese. Espone in collettive con opere presenti a Padova, Brescia, Milano, La Spezia. Dopo l’80 frequenta a Milano la scuola di disegno presso l’Accademia di Brera ed entra a far parte dei maestri della cartapesta del carnevale viareggino per circa 25 anni. Attualmente partecipa solo all’attività artistica Ucai nella sezione di Viareggio. Via P. Savi, 277 - Viareggio (LU) | 339.1674215 [email protected] La donna celebro, che ridà la vita, anche dopo le vicende più tristi di una guerra; essa è sempre “vittoriosa”. DONNA VITTORIOSA 2014 | cartapesta a calco, 130x70 cm GIUSEPPE NICOLINI Nasce nel 1920 a Pressano (TN). Dopo aver conseguito il diploma presso l’Istituto Magistrale di Trento, segue i corsi di Disegno all’Accademia di BelleArti di Venezia. Nel periodo di prigionia in Inghilterra, a Londra (1945-1946) conosce direttamente la pittura inglese pre-impressionista, che diviene un riferimento fondamentale per le sue scelte stilistiche. Da allora dipinge costantemente e presenta in svariate esposizioni il suo lavoro di pittore che tuttavia considera il suo ‘angolino privato di espressione libera’, non necessariamente da proporre in pubblico. Partecipa alla prima esposizione UCAI Trento del 1962. La sua attività più conosciuta e ricca di prestigiosi riconoscimenti riguarda il Coro Sociale di Pressano di cui è fondatore e Direttore ininterrottamente dal 1949. Via Pilati, 23 - Pressano di Lavis (TN) | 0461.246504 Una guerra recente, quella del Kossovo, vista con cuore e occhi di donna: - l’afflizione che annienta; - la carità che condivide; - la speranza che apre l’orizzonte. È l’umanità intera che soffre, che ama e che spera dentro una storia comune, ripetuta! (M. Farina) KOSSOVO – AFFLIZIONE 1999 | acrilico su carta, 70x50 cm KOSSOVO – CARITÀ 1999 | acrilico su carta, cm 70x50 cm KOSSOVO – SPERANZA 1999 | acrilico su carta, 70x50 cm ROMANO PERUSINI Nato in Friuli, dal 1995 risiede a Trento. Ha insegnato ai Dipartimenti di Discipline per lo Spettacolo delleAccademie di Belle Arti di Venezia e di Brera a Milano e svolto una parallela attività di ricerca artistica presentata, a partire dalla prima mostra alla Galleria San Fedele di Milano nel 1960, in oltre cento appuntamenti espositivi, personali e di gruppo, in Italia e all’estero. In particolare, nella Regione Trentino-Alto Adige, è stato presente con mostre personali alla Galleria L ’Argentario nel 1968 e 1981; alla 3^ e 4^ Biennale di Bolzano del 1969 e 1971; a ‘Inciso tra memoria e presente’ a Palazzo Libera nel 2000; al MAR T di Trento e Rovereto per ‘Situazioni Trentino Arte’ del 2003; con il gruppo ‘Formato Arte’ negli spazi ex Michelin nel 2001, e in ‘Capolinea Underground’ nel 2008; alle recenti rassegne UCAI di Trento. Per il settore spettacolo, ha curato allestimenti scenici per il ‘Festival Mozart’ all’Auditorium Melotti del MART. Particolare interesse ha sempre riservato, in scritti e convegni, all’interrelazione Arte-Architettura sia negli edifici civili che in quelli religiosi. Via Prepositura, 32 - Trento APPELLO AI GIOVANI PER UNA NUOVA AURORA DI PACE Giovani, pregate per la pace; ma ricordate che pregare vuol dire sempre prendere coscienza; perché se tutta la preghiera non si trasforma in vita, se la lex orandi non diventa la lex vivendi, noi stiamo prendendo in giro Dio e noi stessi. Magari cominciasse con voi giovani questa nuova cultura della pace, come fosse una nuova aurora. Perché oggi la terra è una cosa sola, una nave sulla quale siamo tutti imbarcati e non possiamo permetterci che af fondi, perché non ci sarà più un’altra arca di Noè a salvarci. Il mondo è uno, la terra è una; e tutti insieme ci salveremo o tutti insieme ci perderemo. Deve scomparire il concetto di nemico perché una civiltà fondata sul concetto di nemico non è una civiltà, ma una barbarie. La civiltà è solo quella della pace. (D.M. Turoldo) 1914-1918: L’INUTILE STRAGE (famiglia di profughi di guerra) riporto fotografico e mista su tela, 212x126 cm (part.) ROBERTO PIAZZA Nasce nel 1950 a Camisano (VI). In tenera età si trasferisce a Marmirolo (MN). Dal 1972 vive e lavora a Pranzo diTenno, sul Garda Trentino. Inizia ad esporre nel 1970 come pittore ed incisore. È presente per tre edizioni consecutive all’Artexpo di Brescia. Espone a Firenze alla galleria “Il Candelaio”. Invitato dalla Soprintendenza, espone in Palazzo Ducale a Mantova. Partecipa, con altri 19 Maestri incisori, all’edizione del volume d’incisioni “Hanno inciso” per il trentennale della rivista fiorentina “Eco d’Arte moderna”. Ha allestito oltre 20 mostre personali presso istituzioni culturali, gallerie pubbliche e private, alcune anche all’estero. Ha collaborato per diversi anni con il “Gran Carnevale diArco”, curando l’allestimento e fabbricazione dei carri allegorici. Ha realizzato le gigantesche istallazioni in carta pesta per numerose edizioni della ‘Notte di Fiaba’, importante manifestazione estiva di Riva del Garda. Ha realizzato, su commissione, importanti cartelle per enti pubblici ed associazioni. Ha dipinto alcuni af freschi e murales, tre in occasione delle celebrazioni per la nascita della cooperazione Trentina. Negli ultimi quindici anni si dedica, oltre alla calcografia e alla pittura, alla scultura lignea e partecipa a numerosi simposium registrando significativi riconoscimenti. Sue Opere sono state scelte per illustrare edizioni e manifesti per congressi e convegni. Dal 2008 al 2011 ha ricoperto la carica di Presidente dell’Associazione “Amici dell’Arte” di Riva del Garda, una storica associazione di artisti nata nel 1946. Nel 2013 viene accettato nella F.I.D.A. e partecipa attivamente alle attività dell’associazione. Partecipa ad eventi promossi da EventArt di Pergine. Nel 2014 espone a Padova su invito della Maison D’Art. Via di Val, 20 - Pranzo (TN) | 0464.501014 - 347.3263724 [email protected] La donna, spesso, nelle guerre è vista quasi come un elemento sacrificabile della popolazione ai belligeranti, costretta a subire ogni sorta di sopruso e a volte considerata preda di guerra. OLOCAUSTO DI GUERRA 2014 | scultura su cirmolo e applicazioni ferro, 166x50x40 cm GINO PRANDINA Nato nel 1961, vive a V icenza. Dopo i corsi teologici si è laureato in scienze dei beni Culturali e Discipline artistiche. È pittore e designer , critico d’arte e giornalista. Al suo attivo numerose mostre dal 1980 in Italia e all’estero. Opere dell’A. sono presenti in gallerie collezioni pubbliche e private chiese e ville. È coordinatore delle associazioni Artisti di Vicenza (AXA / www.artesacravicenza.org), ove cura la formazione degli artisti e manifestazioni d’arte. È consulente artistico-liturgico nella realizzazione di nuove chiese e per l’adeguamento di spazi liturgici. Progetta poli liturgici, paramenti e suppellettili di oreficeria in prototipo o pezzo unico. Collabora con il Festival Biblico per le esposizioni d’arte. Ha esposto le sue opere in numerose personali a Vicenza e nel territorio vicentino (Marostica, Koinè, Complesso Monumentale San Silvestro, Basilica Palladiana, Palazzo Cordellina, Monte Berico, Bassano del Grappa, Asiago…), Milano, Possagno (Gipsoteca Canoviana), Firenze (S. Croce), V enezia, Albignasego (PD), Pisa, Asolo (Sedi universitarie americane), Milwaukee USA, Los Angeles (USA), Bolzano, V erona (Cattedrale), Gosta (Finlandia), Salisburgo (A), Acerra, Roma (Maxxi), Lamezia Terme. Opere dell’A. sono presenti a Roma, in V aticano, Stati Uniti, Ecuador, Lussemburgo, Austria, e in chiese di nuova costruzione o di recente adeguamento. Via Col. Scremin, 20 - Vicenza | 329.7393249 [email protected] | www.ginoprandinaarte.com Un sentiero oscuro, percorsi ignoti, come un corpo deposto. Il fuoco di un camino: ora bagliori infuocati. Strada solitaria nella notte. Basta una finestra illuminata all’orizzonte per riconoscere ancora il cammino. DEPOSITIO 2011 | tecnica mista, 140x100 cm ALTOBER SIOBADIE SIROTICH Artista quarantenne di origini istriane, si dedica quasi esclusivamente alla ritrattistica. Siobadie Sirotich è consapevole che dietro i tratti peculiari di ogni volto umano si cela la mano di Dio. Il volto porta in sè tratti di unicità irripetibile, ma anche l’universalità di un messaggio senza tempo. Così l’urlo di un ragazzo diviene l’espressione drammatica del desiderio di compimento, grido al mistero di un significato; lo sguardo stupito di un bambino suggerisce l’origine di ogni conoscenza; il cipiglio severo di una bella donna svela il fascino inesorabile del reale. Via Montegrappa, 180 - Belluno | 0437.942233 [email protected] Che opportunità offrì la Grande Guerra alle donne? L’opera vuole rompere un certo schematismo con cui si guarda al conflitto. L’immagine maschile, normalmente è legata all’orrore dei campi di battaglia. Questo lavoro vuole lasciare spazio ad un senso di liberazione e di orgoglio: nasce per la donna una condizione nuova, imprevista, di accresciuta fiducia nel proprio ruolo storico. Ho cercato una sintesi tra il linguaggio pop ispirato all’opera di Lichtenstein, la grande fumettistica di guerra e la corposa ed abbondante serie di fotografie dell’epoca. Mi hanno colpito quelle donne che nelle relative divise appaiono fiere, sorridenti e contente. Questa ragazza, mentre cavalca la sua motocicletta, attraversa il dramma con uno sguardo di positività, interessante ed attualissimo, senza rinunciare ad un ruolo da vera protagonista. DONNA AL GUERRONE 2014 | tecnica mista, 50x50 cm SERENA VALENTI Serena Valenti nasce a Trento il 28.06.1976 ed abita con i genitori a Lavis (TN). Consegue la maturità classica al liceo Prati di Trento ed il titolo di naturopata ed iridologo all’Accademia G. Galilei di Trento. Ama scrivere ( Mettiti alla finestra e guardati - Immagini - Abies e Vento - Seta sulle pietre - ed alcuni inediti) ed ha collaborato con l’amica Paola de Manincor ispirandola nell’esecuzione di alcune sue opere. Via Furli, 18 - Lavis (TN) [email protected] La donna è il FORTE: chiude, protegge, abbraccia, tiene al sicuro, deterge dalla polvere della guerra e parla con parole di pace, perché la donna non è guerra ma sollievo che sopporta e fortifica. La donna, nel forte è una padrona di casa. Questo forte è il mondo e sta a me sentirlo come un grande favore della vita e renderlo pieno di difese. Lì dentro anche l’aria aveva odore di silenzio ammuffito ed ogni respiro disegnava sui volti dei rifugiati parole di tristezza che ormai era disperazione. Voglio presentare la vita in un forte come completamente nuova e drammaticamente lunga ed interminabile. Comincio con i diversi colori del buio, della paura, della solitudine. Poi si aggiunge la pesantezza del primo fiocco di polvere, del rumore di ogni macchia nuova che non sarà mai l’ultima. Ci sarà la fame, ci sarà la paura, ci sarà il non riconoscersi più. Lei credeva di essere da sola dentro quel nuovo mondo buio e triste ma subito scoprì che si aggiravano anime tristi, che dicevano ho paura. Lei pensò che fosse quello a tenerli lì: lei non aveva paura. La paura dilania il cuore ed allora non è il caso di consegnarvisi. Ascoltami, per favore: ti devo e ti voglio raccontare quello che ho vissuto, oltre il trauma di questa guerra che ha fatto scappare anche me in cerca di un posto libero dai pericoli – il posto che ho trovato speravo fosse sicuro: ma era difficile d’abitare o per questo luogo non era facile ospitare. Era roccia da scalare, era poca terra dove non si poteva coltivare niente. LA DONNA È IL FORTE aprile - giugno 2014 Li sento: sempre più vicini i tamburi di guerra. Il frastuono che non appartiene ai rumori tanto dolci e perfetti della natura. Questa è solo l’unica parola del discorso insensato di una guerra che non è fatta solo per difendere il cibo, i propri figli ed i vecchi. Quando però l’uomo si è fatto più goloso del superfluo che s’è trovato e posseduto, ha creduto che solo la guerra potesse essere l’unico modo per difendersi e difendere. Il potere… la razza… il clan… Con la guerra crede di procurarsi l’onnipotenza: è il piccolo uomo ad essere purtroppo protagonista. Ho paura che anche sopra questo mio paese cali il buio crudele di questo combattere insensato. Adesso ho ancora più paura perché sento che la guerra è fuori dalla mia porta: sono carri che portano cannoni ed il frastuono è assordante. Temo che il rumore sordo di questi piedi in marcia, che fa tremare le strade ed i cuori, si possa fermare sulla soglia di casa mia, per tentare di entrare. Per fortuna ho una cantina profonda, dove posso conservare un po’ di cibo e dove non sento il sibilo delle granate. Anche in questa valle si possono vedere ancora le testimonianze di quel crudele passaggio: forti minacciosi e trincee che solcano i crinali… ed ancora quel rumore di truppe e cannoni ed il sibilo delle valanghe che inghiottivano giovani soldati ancora non capacitati di trovarsi in quegli assurdi luoghi. Odiati da quelle genti e sfiniti dalla fatica; sepolti in terre lontane ed abbandonati sotto quelle croci. Vedo già i nostri giovani incamminarsi verso fronti lontani: lasciano il paese, le mogli con i figli, i genitori vecchi e disperati. Lasciano i campi, i boschi e le officine. E lasciano lacrime. I nostri erano paesi laboriosi e tutti riuscivano a vivere con dignità. Il lavoro nei campi e nelle stalle; la S.Messa ed i funerali. La fede era la loro salvezza ed era proprio quella che tingeva di sorriso il viso di quella donna già vecchia nel vestire e nel pettinarsi ma con un cuore giovane di vent’anni, che piange quel primo figlio sotto quella croce di legno, nel piccolo cimitero del paese. Quella croce l’ha fatta il padre con due pezzi di legno grezzo ma agli occhi finemente cesellati e bagnati di lacrime. Tanti erano i figli che nascevano e tanti quelli che abitavano quei suoli sacri. Ma il sorriso tingeva di sole quelle labbra di madre perché già un altro figlio scalpitava nel suo ventre mentre il padre preparava lo zaino pieno di calzini di lana della pecora che belava nella stalla e fatti da sua madre per proteggere i suoi piedi dal gelo di quei paesi lontani. Due fiori di campo e poi di corsa a casa: il paiolo bisognava appenderlo alla catena sopra il fuoco. Quel fuoco alimentato dalle fascine di legna che le donne andavano a cercare nei boschi. La paura della solitudine buia raggrinziva la pelle dei visi, come il vento tirava i capelli. Fuori di qui c’è solo nebbia sporca, sole senza contorni, terra che odora di fame. E allora vorrei poter ricostruire tutto un mondo, costruire qualcosa che possa far passare la fame e la paura. Faccio tacere il violento rumore di spari con una piccola campanella: li chiamerò tutti a tavola, se nascerà qualcosa di tanto silenzioso e pacifico da poterlo cucinare e trasformare in armonico decoro di colore, in questi poveri piatti. Comincio io ad indossare un resistente ma delicatamente chiaro grembiule. Quando la terra e le rocce a me vicini, così appuntiti, poveri e comunque devastati da un odore nero mi opprimono, mi consola la voce che mi chiama a guardare in alto: qui la terra è finita, le guerre e la povertà: c’è il cielo pulito e la guerra non può arrivare. La roccia, su cui era edificato e si teneva stretto forte Corno, era di un colore nero di lutto, su cui non osavano foglie verdi o fili d’erba, troppo ottimisti: la speranza s’era persa e non tornava, dato che chi entrava in quel luogo di paura ben poca speranza osava. Tranne il ricordo di troppi nomi, troppi occhi, troppi buchi rammendati. Una vena nella roccia, di colore diverso, correva fino nel profondo, fino al ricordo di un passato quasi più che dimenticato e di tutto questo parlava ogni frammento, ogni briciola. Il ricordo di ogni momento tremava, si staccava e cadeva, frantumandosi con suono vuoto di quello che non può più riattaccarsi. Le lacrime di chi aspettava, impotente, disperato, nella solitudine di chi non sa, s’erano unite in rivoli, mentre la paura disperata muoveva la roccia. Questo rivo penetrava ogni attimo di roccia scura finché questa cedette verso l’esterno: la morte si mosse verso la morte: niente e nessuno la poteva fermare. Tutto, sotto il forte, aveva un diverso modo di parlare. C’erano colori, anche se malati, c’erano forme, che si comprendevano solo perché assomigliavano a tutto quello che al forte serviva per mimetizzarsi, e nascondersi. Tanti cerimoniali inutili per ossequiare la vostra Altezza crudelmente ruvida nemmeno tanto liscia e comoda. Solo qui, unica circostanza nel tempo, possiamo scegliere cos’è il buio: segreto rivelato e misterioso inganno. Comunque sia, là fuori c’è la guerra. Qui è buio finché questi uomini non sapranno leggere la luce delle stelle. Sveglia, per fortuna anche oggi. Almeno credo: il sole è sorto da poco, per cui posso aver qualcos’altro di nuovo… Spero che da basso, in terra di guerra, abbiano pulito un po’ i pavimenti. Arriva fin quassù una polvere bianca che si attacca ad ogni cosa: perfino alcuni dei miei capelli scuri sono diventati bianchi. Vecchiaia o paura? La risposta non c’è, la sanno solo loro. Io ho solo da preoccuparmi di sopravvivere e spero di poter crescere due frutti: non mi servono bombe o granate. Queste alzano solo i frammenti di terra che provengono anche da lontano, non coltivati e non abitati, silenziosi ed inerti, non fertili e senza frutto. Mi aspettava il sole cocente, che metteva in pericolo i pochi frutti del mio piccolo, povero orto. Allo stesso modo mi impauriva veder scurirsi il cielo, lentamente vestito di pesanti nuvole. Avrei voluto che il vento le spostasse ad una ad una per vedere il cielo chiaro e per sentire il colore del sole.