DONNE NELLE GUERRE
COMUNE DI PRASO
FORTE CORNO - PRASO (TN)
UNIONE CATTOLICA ARTISTI ITALIANI
agosto - settembre 2014
Percorrere le stanze, i corridoi, le scale e gli anditi di Forte Corno
significa sottoporsi ad un fascino prepotente e suggestivo preannunciato
dall’aspetto intrigante visibile da lontano. La struttura benché scarnificata
è coerente a intenzioni belliche desuete, ma attuali quale monito ancora
troppo spesso inascoltato.
La Sezione di Trento dell’Unione Cattolica Artisti Italiani in sintonia con
i criteri generali dell’Unione nel considerare l’arte come “sorgente di una
speranza nuova” in contrapposizione ad una “cultura senza speranza”,
corrisponde con entusiasmo all’esigenza di inscrivere nel luogo di guerra
una riflessione che sia prologo e attuazione della pace.
Il tema proposto, la donna nelle guerre, intende cogliere l’aspetto
violento e totalizzante dei conflitti armati imposti a tutta la popolazione,
anche a quella non schierata sul fronte, e rivolgere l’attenzione a quella
sensibilità che nella donna è concretezza costitutiva rivolta alla vita.
L’invito è stato esteso ad altre Sezioni UCAI e ad altri artisti, tanto che
si è reso necessario suddividere l’esposizione parte nell’anno 2014 e
parte nel 2015.
La Sezione UCAI di Trento ringrazia per l’ospitalità e ringrazia gli artisti
per la partecipazione.
Marco Arman
Presidente UCAI Trento
LA DONNA È IL FORTE
Per rendere in sintesi la guerra, e in particolare la Grande Guerra ci
si può avvalere di sette parole espresse nei pensieri di una espositrice:
“la morte si mosse verso la morte”, e nell’af fermazione che “la donna è
il FORTE” immaginare che “questo forte è il mondo e sta a me sentirlo
come un grande favore della vita e renderlo pieno di difese”.
Le guerre della donna sono per la vita, e anche quelle degli uomini,
quando lo sguardo va oltre l’immediato. Quando recupera il valore a
scapito del prezzo e agisce come fa la speranza.
Portare arte, riflessione, emozione nel luogo preposto all’annullamento
di sé in funzione della distruzione dell’altro vuole essere un esercizio e se
possibile un antidoto al sistema del pensiero di potenza e prevaricazione,
che tante sofferenze produce all’umanità.
LA DONNA DEL FORTE
Scultura a tutto tondo, ricavata da un tronco di acero montano di grande
dimensione, cresciuto a forte Corno e tagliato in occasione del primo
intervento di pulizia del luogo.
Il tronco, destinato a diventare legna da ardere, è stato osservato e
acquistato dall’autore con l’intenzione di realizzare una scultura che rendesse
omaggio alle “Donne Portatrici” della nostra Valle, che durante il primo conflitto
mondiale hanno svolto un lavoro impegnativo e gravoso, trasportando a spalla
dal fondovalle fino ai passi e alle cime e delle nostre montagne, materiali
e munizioni. Attività faticosa e rischiosa, svolta con grande dignità, forza e
coraggio tale da suscitare la stima di soldati e autorità militari.
Il tronco, già di per sé una scultura naturale, è stato af
frontato con
l’intento di piegarlo ai canoni estetici dello scultore, che però, ben presto
rinunciava all’idea, consapevole che ad opera finita il valore estetico della
sua produzione sarebbe stato inferiore a quello iniziale. Quindi, dopo alcune
ore di lavoro, l’autore decideva di non tormentare più il tronco e lo riparava
sotto una grondaia, lasciando al tempo ed al sole di compiere il loro lavoro
sul tronco.
Notato da alcune persone sensibili all’arte, saputane la storia, si è voluto
riportarlo al Forte Corno, affinché il cerchio si chiudesse.
Roberto Panelatti
Sindaco di Praso
ROBERTO PANELATTI
LA DONNA DEL FORTE
1999 | acero montano, 205x ø 60 cm
LA PRIMA GUERRA MONDIALE 1914-1918
«Che cosa rimane di noi, della nostra vita?
… Tu rimani se hai saputo fermarti nello sguardo degli altri».
Le donne che vogliamo ricordare hanno davvero saputo fermarsi
nello sguardo degli “altri”, sguardi di vittime, spesso innocenti, sguardi di
feriti nel corpo e nell’animo, sguardi ormai spenti dal freddo della morte,
sguardi imploranti aiuto, accoglienza, tenerezza…
Sguardi di donne, quelle della prima guerra mondiale, aperti su
un’umanità, compresa la propria, “sospesa”, implorante, rassegnata,
rabbiosa, dilaniata, tra coraggio e tenacia e abbandono e disperazione,
in un incrocio della storia unico, irripetibile, feroce per la sua impietosa
verità.
La guerra, come si sa, non fa sconti; ma nessuna guerra, come la
“grande guerra”, ha coinvolto anche le donne nel suo drammatico “farsi
quotidiano”. Non solo per il lutto, per la sof ferenza, l’ansia, ma per la
difesa della loro dignità, per l’indispensabile ruolo di guide e testimoni
in un mondo di relazioni sconvolte, frantumate, per l’assunzione di
responsabilità sociali, pubbliche, inedite, urgenti. Il loro sguardo si è
allungato oltre: il suo confine è diventato il fronte, le retrovie, le città
distrutte, i paesi abbandonati, l’esilio in terra straniera… Il loro sguardo ha
visto la fame, la sete, la miseria, la violenza, la povertà estrema! Quanta
voglia di distogliere lo sguardo? O quanta forza nel tenerlo fermo, per
una piccola luce, percettibile appena ai confini dell’occhio? Tra coloro
che scrivono sulle “donne nella prima guerra mondiale”, c’è chi af ferma
che quell’evento ha costituito come una specie di spartiacque tra la
figura della donna “angelo del focolare”, tutta rivolta al piccolo mondo
della casa, della famiglia, e la figura della donna paterfamilias, proiettata
all’esterno, nella società, disponibile ad assumersi tutta la responsabilità
di una sopravvivenza collettiva, con un peso esistenziale, a parte il rischio
imminente della vita, almeno pari a quello degli uomini al fronte.
Anche qui è questione di sguardi: quello ristretto al perimetro degli
affetti, della generazione, e quello ampio, più subìto che voluto, soprattutto
all’inizio, teso a rendere vicino un mondo estraneo, lontano, sconosciuto,
che fa crescere nelle donne una coscienza civile tale da poter essere
definita “eroica” senza timore di fare dell’enfasi. Non per tutte, ma per
molte donne è il mondo dei campi, delle fabbriche, dei servizi, che chiede
forza-lavoro; è il mondo della ristrettezza, della miseria, delle razioni di
cibo che chiede loro un esercizio diuturno della parsimonia; è il mondo
della comunicazione di guerra, dal fronte, che le fa sobbalzare e trattenere
il fiato, alla scansione dei nomi dei feriti e dei morti.
Di questo eroismo, quasi sempre silenzioso, privo di spettacolarità,
ma che ha contribuito alla maturazione del Paese (Italia), la letteratura
postbellica (che ha prodotto fiumi di retorica, creato eroi dal nulla,
glorificato, giustamente, senza dubbio le crocerossine di guerra), ha
raccontato molto poco e ha lasciato nella storia un “buco nero”, che
chiede a tutt’oggi di venire cancellato. Anche nella nostra terra, anche in
Val Giudicarie: donne “in prima linea”, non sull’Adamello e sul Carè Alto,
ma in valle, o esiliate con le loro famiglie in zone attigue meno esposte
alle azioni di guerra, a produrre resistenza, trasmettendo vita, coraggio,
forza d’animo, lavoro e fatica… su un fronte diverso, ma egualmente
carico di imprevisti, di insicurezza, di privazioni (anche per le donne),
sempre in bilico tra la vita e la morte, tra la vittoria e la sconfitta, infido,
mutevole, pericoloso.
Ma soprattutto, le donne della prima guerra mondiale (le “nostre”
donne…) hanno saputo tenere alto lo sguardo, per incontrare i tanti volti
dell’altro, in alto e in basso, in verticale e in orizzontale, così come la
guerra li forgia e li distrugge ad un tempo: teneri, impauriti, emaciati,
tormentati, allucinati, increspati dalla fatica e dalla paura; volti di figli, di
mariti, di amanti, di nemici, di sconosciuti, per giorni “eterni” di terrore,
di stenti, di grida e di lamenti o di silenzio mortale. Le donne della prima
guerra mondiale (le “nostre” donne…) hanno saputo alzare il loro sguardo
a quei volti, che avevano il potere di chiamare, di convocare, di mettere in
cammino e hanno accettato la sfida dell’etica, che af fida le vittime a chi
sa custodirne e difenderne prima l’esistenza e poi la memoria. È quello
sguardo che è giunto fino a noi!
don Marcello Farina
Consulente Ecclesiastico UCAI Trento
Marco Arman
Luigi Bevilacqua
Laura Bonfanti
M.A. Marisa Brun
Graziano Damerini
Romolo Fedon
Tullia Fontana (Lula)
Maurizio Frisinghelli
Luigi Gentilini
Sylvia Lippitz
Marco Morelli
Paul dë Doss Moroder
Roberto Musetti
Giuseppe Nicolini
Romano Perusini
Roberto Piazza
Gino Prandina
Altober Siobadie Sirotich
Serena Valenti
MARCO ARMAN
Nato nel 1954 vive e lavora in Valle di Cembra.
Alla sua prima, nel 1972, seguono molte personali e
collettive.
Esegue murales e tele per Enti e privati.
Presente nelle rassegne provinciali del 1995 e 2003. Nel
2006 e 2009 espone al Centro d’Arte Contemporanea
di Cavalese (TN). Esegue l’opera d’arte a concorso per
la Scuola Elementare di Romarzollo (Arco – TN) nel ’12
e nel ’13 quella per l’Ostello della Gioventù di Borgo
Valsugana (TN). Realizza i modelli per la medaglia per il
450° del Concilio di Trento e del Sigillo del Capitolo della
Cattedrale. Partecipa dal 2000 all’attività dell’Unione
Cattolica Artisti Italiani nella Sezione di Trento, in qualità
di Presidente dal 2002 al 2010. Già Consigliere Nazionale
e attuale Presidente della Sezione di Trento.
Via Strada Vecchia, 145 - Lisignago (TN) | 0461.683764 - 328.8694741
[email protected] | www.marcoarman.it
Il sostegno forma un altare, irregolare come Forte Corno, sul quale si aprono tre
ante. La prima tela rappresenta i frammenti di campana tolta dal campanile di
Verla di Giovo per fondere cannoni nel corso della Grande Guerra. La seconda
ritrae la statua incolume della Beata Maria Giovanna Bonomo, nonostante la
generale distruzione, nell’Asiago bombardata.
Le due chine centrali riportano il saluto di Gesù risorto “Pace a voi”, l’esortazione
della Madonna “Pregate, pregate, pregate” e l’invocazione “Regina della Pace,
prega per noi”.
Le parole sul piano della mensa sono la trascrizione dello scritto del 1915 di Elena
Armani, ragazza di Praso, rinvenuto nel sottocoperchio di una cassapanca.
RETABLO
2014 | tecnica mista, sostegno 95x155x70 cm e tre pannelli 105x68 cm
LUIGI BEVILACQUA
Frequenta, negli anni 1970/80, i corsi del “Gruppo Studio
Arti Visuali” con sede in Trento, seguiti dall’artista prof.
Mariano Fracalossi.
È tra i fondatori del Gruppo Belle Arti “La Fontana” di
Gardolo e del “Gruppo Acquerellisti Trentini”. È socio
dell’UCAI – Unione Cattolica Artisti Italiani – Sezione di
Trento.
Segue iniziative, manifestazioni e mostre, organizzate
dall’Unione e aderisce alle varie collettive promosse anche
dagli altri Gruppi, ottenendo apprezzabili riconoscimenti.
Si esprime prevalentemente con la tecnica della tempera
adoperando anche gli antichi, preziosi collanti all’uovo e
alla cera. Usa l’acquerello per descrizioni sommarie in
preparazione dei suoi lavori.
Via S. Anna, 33 - Gardolo (TN) | 0461.990727 - 334.9165292
[email protected]
Parole e incubi: dal fronte giungono le prime, dall’anima nascono i secondi.
Gli occhi chiusi di questa donna sedimentano le notizie che vengono dalla
trincea, che si materializza nell’emozione che ne scaturisce spontanea, velata
di tristezza. (M. Farina)
ADDOLORATA LETTERA DAL FRONTE
2014 | tempera, cm 140x70
LAURA BONFANTI
Trento - 338.5930481
[email protected]
Il ritorno prossimo delle persone care, il ritorno della speranza rappresentata
dal colore che inizia a ravvivare l’immagine… il ritorno alla PACE!
IL RITORNO
2014 | riproduzione su tela ritoccata con colore acrilico, 100x70 cm
M.A. MARISA BRUN
M.A. MARISA BRUN. Pittrice trentina, vive e lavora a
Trento. Fin dalle prime esperienze artistiche degli anni
’70 le sue opere si segnalano per una innovativa ricerca
sulle tecniche realizzative. La personale tecnica delle
terre fresate e mista, i graf fiti, gli strappi, le tele lavate
testimoniano una individualità di raggiungimenti esecutivi
che hanno meritato attenzione critica e significativi
riconoscimenti in occasione della presentazione delle sue
opere in mostre personali, collettive e varie manifestazioni.
Nel 2009 ha esposto in antologica con opere dal 1970 al
2009 nelle sale di Palazzo Thun in Trento. Ha partecipato
alle Fiere Internazionali d’Arte Europart/Ginevra,
ArtePadova/Padova, Art/Jonction/Cannes, Art Box/Carpi,
Art Innsbruck/Innsbruck. Sue opere sono presso soggetti
pubblici e privati.
atelier Via Scopoli, 27 - Trento | 329.3541107
[email protected]
guerre assurde... uomini al fronte , sono avversari, sono lontano
guerre assurde... donne sul fronte del quotidiano, sono padrone,
sono guardiane... là... sotto il monte...
LE DONNE E LA LORO PARTE...
2014 | terre fresate e mista, dittico 145x145 cm totali
GRAZIANO DAMERINI
Artista bellunese nasce nel 1949. Si è diplomato in studi
tecnici all’lstituto “G. Segato” di Belluno. Fin dagli anni
’70 ha partecipato con le sue opere a mostre personali e
collettive sia in ltalia che all’estero. La sua pittura e grafica
è una costante ricerca di soluzioni diverse in continua
evoluzione. Per questo usa tecniche e materiali vari per una
migliore espressività dei soggetti. Dopo l’insegnamento in
una scuola professionale, dal 2001 attraverso I’educazione
artistica, si è proposto come esperto nelle scuole
dell’infanzia, primarie e nelle biblioteche comunali con i
laboratori per bambini, valorizzando soprattutto la cultura
e le tradizioni locali. Nel 1978 ha illustrato il libro “Storie
de la nòna”, raccolta di favole popolari della V al Belluna
e nel 2009 illustra la fiaba “I prigionieri di Gea” di Pierina
Boranga e Nino Prosdocimi. Nell’anno 2011 realizza il libro
“Sagome de paese”, la prima esperienza narrativa unita
all’espressione artistica. Con le mostre personali “Cantico
delle creature” e la via Crucis “Morto per amore” si è
cimentato anche con la difficile tematica dell’arte sacra.
Via Ernesto Pietriboni, 10/b - Belluno | 043.732262 - 340.7819210
[email protected]
Ipotetica Lettera inviata dal fronte di guerra da un soldato alla moglie.
Vuol testimoniare la grande sof ferenza della donna in Attesa che il suo caro
torni a casa che vale per tutte le donne nella medesima situazione. Ella è in
Attesa di rassicuranti parole sulla salute del suo uomo, ma la Lettera mostra
una dura realtà che la guerra produce. Il dramma si consuma nel silenzio della
casa e solo un miracolo potrà far tornare il marito dal fronte.
L’ATTESA
2014 | tecnica mista, 45x45 cm
L’ATTESA
2014 | tecnica mista, 40x40 cm
LA LETTERA
2014 | tecnica mista, 50x70 cm
ROMOLO FEDON
50 anni spesi per l’arte.
Via Garibaldi, 67 - Belluno | 340.9406319
[email protected] | www.fedon.italy.tc
Un verbo affiora nell’animo nel leggere quest’opera: ricomporre!
Il caos è il filo conduttore della guerra, nulla è al suo posto; tutto è in frantumi!
La fatica di ricomporre i frammenti della vita si compie ridando una cornice al
mondo che è rimasto! (M. Farina)
QUESTO NON È AMORE
2014 | tecnica mista, 90x70 cm
TULLIA FONTANA (LULA)
Ha frequentato l’Istituto d’Arte di Trento e ha proseguito i
suoi studi a Venezia, prima al Magistero e poi all’Accademia
di Belle Arti, dove si è diplomata con il massimo dei voti
sotto la guida di Giuseppe Santomaso nel corso di pittura
e di Arnaldo Battistoni e Mario Guadagnino nel corso
d’incisione. Ha partecipato a varie mostre collettive di
livello nazionale ed ha al suo attivo diverse personali. Ha
insegnato Educazione Artistica presso le Scuole Medie di
Grigno, Borgo Valsugana e Roncegno. Nel tempo libero
si dedica ad attività integrative nelle scuole e tiene corsi
d’arte varia. È membro attivo dell’UCAI di Trento.
Un suo particolare interesse è rivolto all’arte sacra e nello
specifico alla produzione iconografica che l’artista rivisita
in modo del tutto personale. Hanno scritto di lei numerosi
critici e personaggi di cultura tra cui ricordiamo Rinaldo
Sandri, Luciano Coretti e Renzo Francescotti.
L’artista vive e lavora a Carzano in Valsugana.
Via Fontana Vecchia, 2 - Carzano (TN) | 338.3732592
[email protected]
Una maternità dentro un cosmo abitato da esseri umani, da case distrutte, da
ordigni di guerra. Vita e morte che si incrociano, si confrontano, si urtano a vicenda.
Ma il paradosso s’impone: in un abbraccio si ridisegna l’umanità perduta, nucleo
intatto di una fecondità che la violenza può solo sfiorare. (M. Farina)
LA MADRE SOFFERENTE
2014 | acrilico su tavola, 130x70 cm
MAURIZIO FRISINGHELLI
Affascinato fin da giovane dall’espressione artistica, la
coltiva dapprima imparando a dipingere sotto la guida di
maestri locali, per poi passare all’espressione plastica e
alla scultura con lavori in terracotta, legno e pietra. Ha
esposto in numerosissime mostre, sia personali che
collettive, in Italia (Bologna, Bolzano, Loreto, Milano,
Ravenna, Roma, Torino, Trento, Venezia e V icenza) e
all’estero (Austria, Danimarca, Francia e Germania).
Via delle Zigherane, 39 - Rovereto (TN) │ 0464.437413
[email protected]
La donna stringe a sé il figlio per proteggerlo, mentre dal suo cuore sgorga una
preghiera per l’amato al fronte. Il suo viso, infatti, è girato in atteggiamento di
attesa. Attesa di qualcuno a lei caro. A lato della donna un cesto con poco pane.
Alle sue spalle una lunga teoria di figure va a formare una croce dalla quale
scende un colore rosso sangue che avvolge anche le figure sottostanti.
La guerra porta dolore, lutto, paura, fame e povertà.
ATTESA
2014 | terracotta e legno, ø 120 cm
LUIGI GENTILINI
Vive a Belluno.
Si dedica a composizioni materico-pittoriche.
Via Medaglie d’Oro, 8 - Belluno | 338.8935950
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Un intreccio di filo spinato e una enorme macchia di sangue richiamano i segni
della guerra: uno spazio che segna la distanza del nemico e l’obbrobrio che
segnala la sua eliminazione. Barriera che uccide ogni forma di vita: anche
l’albero diventa immagine di morte. (M. Farina)
BARRIERA
2006 | tecnica mista, 99x29x9 cm
SYLVIA LIPPITZ
Da sempre appassionata di arti visive e pittoriche inizia la sua
attività artistica frequentando vari corsi di disegno e pittura.
Dal 1999 al 2004 ha partecipato al laboratorio di disegno e
pittura “Artedomino” di Brentonico con il quale ha realizzato
vari calendari artistici. Inoltre ha collaborato all’edizione
del libretto illustrato del CD “Altri canti altri luoghi” del Coro
Soldanella di Brentonico, curato dal maestro Franco La
Spada, CD di canti popolari fuori e dentro le chiese. Nel 2003
ha svolto un corso di disegno per conto dell’Associazione
artistico-culturale “Tutto Tondo” di Castione di Brentonico
oltre ad aver partecipato all’organizzazione per il medesimo
di varie iniziative culturali. Ha partecipato al Convegno
internazionale “Arte e Liturgia nel Novecento – Esperienze
Europee a Confronto” a V enezia. Inoltre ha esposto in
molteplici mostre tra cui quelle organizzate dall’Associazione
Culturale Artistica “Gruppo Amici del Colore “Daniele Vivaldi”.
È stata ospite in Germania del “Künstlerkreis Ammersee”.
Ha frequentato il “Gruppo Studio Arti Visuali 2001” di Trento.
Attualmente fa parte del UCAI, di SpazioEventArt di Pergine
e del Gruppo Amici dell’Arte di Riva del Garda. Utilizza
principalmente la tecnica del olio ma sperimenta anche altre
tecniche come il collage e l’utilizzo di altri materiali.
Via Stroperi, 35 - Rovereto (TN) | 0464.411183
[email protected] | www.sylvialippitz.com
La sofferenza di chi è costretto a vedere...
Come ombre nascoste donne e bambini da sempre sono costretti ad assistere e
subire gli orrori della guerra senza poter in alcun modo opporsi ad essa. V ittime
passive e inconsapevoli della crudeltà altrui, angosciati dall’oggi e dal domani,
sconvolti dalla preoccupazione per mariti, figli, padri, fratelli. Spinti a sopravvivere e
salvarsi, non solo per se stessi ma anche per coloro, che, forse non torneranno...
SGUARDI
2014 | olio e collage su tela, 150x100 (50+50) cm
MARCO MORELLI
Sacerdote dal 1967, già insegnante di Storia dell’Arte,
poi di Filosofia e Storia nei Licei, lavora come scultore da
oltre quarant’anni, con più di settecento opere in legno,
terracotta, bronzo e marmo, presenti in chiese, banche,
piazze e case private, con decine di mostre collettive e
venti personali.
Via E. Chiocchetti, 14 - Rovereto (TN) | 0464.411064 349.4734710
[email protected]
Corpo e anima di tre donne, esprimenti un unico amore, un unico dolore:
- una “Pietà, un figlio sulle ginocchia”;
- una “Maternità”;
- e “Cecilia, il commiato”.
Vi si legge in ognuna quell’atto, fatto di braccia che s’allungano e di sguardi che
si incrociano, che contiene ed abbraccia le vittime della violenze, della ingiustizia,
dell’odio. Madri e figli, che la disumanità, contemporaneamente, allontana e avvicina,
distanzia e abbraccia, riscalda e raf fredda nell’immobilità della morte. La guerra è
l’atto più “antimaterno” che l’uomo è stato capace di realizzare. (M. Farina)
PIETÀ
2010 | bronzo, 40x30x30 cm
MATERNITÀ
2014 | bronzo, 45x35 cm
CECILIA, IL COMMIATO
2011 | bronzo, 45x35 cm
MORODER PAUL DË DOSS
Maestro scultore vive e lavora ad Ortisei. Inizia a scolpire a
15 anni nella bottega di suo padre, lo scultore accademico
Enrico Moroder Doss, mentre frequenta l’istituto d’Arte di
Ortisei, perfezionandosi poi negli Stati Uniti.
Tra i premi acquisiti ci sono: Cortina, Biennale Nazionale
d’Arte Sacra a Torre del Greco (NA), concorso del
campanile di “Chiesa Oggi”. Medaglia al merito dal a
Vticano
di Giovanni Paolo II. Medaglia al merito dal presidente
della Repubblica Italiana. Medaglia di riconoscimento dal
Presidente della Provincia di Bolzano. Premio d’onore
dall’UCAI di Vicenza.
Tra le ultime e più grandi opere ha eseguito il Crocifisso
al Santuario Divino Amore Roma, l’arcangelo Michele in
bronzo della Sacra S. Michele di Torino ed é l’autore della
secondo campana più grande in Italia. Per l’adeguamento
liturgico ha eseguito ben oltre 26 altari e altri poli liturgici
in diverse basiliche, chiese, santuari e cappelle in Italia ed
all’estero. Nel profano si presenta in diverse piazze con
monumenti tra cui l’ultima ad Andalo (TN) con un cavallo
di 3x4 metri.
Docente al corso master della CEI sull’adeguamento
liturgico.
Via Sacun s.n. - Ortisei (BZ) | 335.5887820
[email protected] | www.moroderpaul.com
La donna nelle grandi guerre aveva un ruolo di aiuto, fiducia, sof ferenza, ma
anche rabbia, abbandono…
A chi non è mai servito un Angelo?
Per volare ci vogliono due ali.
Agganciati e vola con me ché anch’io possiedo solo un’ala.
ANGELO… ONE?
2014 | gesso, 220x70x90 cm
ROBERTO MUSETTI
Socio Ucai, Vicepresidente Nazionale. Autodidatta, nato
alla scuola artistica bellunese. Espone in collettive con
opere presenti a Padova, Brescia, Milano, La Spezia.
Dopo l’80 frequenta a Milano la scuola di disegno presso
l’Accademia di Brera ed entra a far parte dei maestri della
cartapesta del carnevale viareggino per circa 25 anni.
Attualmente partecipa solo all’attività artistica Ucai nella
sezione di Viareggio.
Via P. Savi, 277 - Viareggio (LU) | 339.1674215
[email protected]
La donna celebro, che ridà la vita, anche dopo le vicende più tristi di una guerra;
essa è sempre “vittoriosa”.
DONNA VITTORIOSA
2014 | cartapesta a calco, 130x70 cm
GIUSEPPE NICOLINI
Nasce nel 1920 a Pressano (TN). Dopo aver conseguito
il diploma presso l’Istituto Magistrale di Trento, segue i
corsi di Disegno all’Accademia di BelleArti di Venezia. Nel
periodo di prigionia in Inghilterra, a Londra (1945-1946)
conosce direttamente la pittura inglese pre-impressionista,
che diviene un riferimento fondamentale per le sue scelte
stilistiche. Da allora dipinge costantemente e presenta in
svariate esposizioni il suo lavoro di pittore che tuttavia
considera il suo ‘angolino privato di espressione libera’,
non necessariamente da proporre in pubblico. Partecipa
alla prima esposizione UCAI Trento del 1962. La sua
attività più conosciuta e ricca di prestigiosi riconoscimenti
riguarda il Coro Sociale di Pressano di cui è fondatore e
Direttore ininterrottamente dal 1949.
Via Pilati, 23 - Pressano di Lavis (TN) | 0461.246504
Una guerra recente, quella del Kossovo, vista con cuore e occhi di donna:
- l’afflizione che annienta;
- la carità che condivide;
- la speranza che apre l’orizzonte.
È l’umanità intera che soffre, che ama e che spera dentro una storia comune,
ripetuta! (M. Farina)
KOSSOVO – AFFLIZIONE
1999 | acrilico su carta, 70x50 cm
KOSSOVO – CARITÀ
1999 | acrilico su carta, cm 70x50 cm
KOSSOVO – SPERANZA
1999 | acrilico su carta, 70x50 cm
ROMANO PERUSINI
Nato in Friuli, dal 1995 risiede a Trento. Ha insegnato ai
Dipartimenti di Discipline per lo Spettacolo delleAccademie
di Belle Arti di Venezia e di Brera a Milano e svolto una
parallela attività di ricerca artistica presentata, a partire
dalla prima mostra alla Galleria San Fedele di Milano nel
1960, in oltre cento appuntamenti espositivi, personali e di
gruppo, in Italia e all’estero. In particolare, nella Regione
Trentino-Alto Adige, è stato presente con mostre personali
alla Galleria L ’Argentario nel 1968 e 1981; alla 3^ e 4^
Biennale di Bolzano del 1969 e 1971; a ‘Inciso tra memoria
e presente’ a Palazzo Libera nel 2000; al MAR T di Trento
e Rovereto per ‘Situazioni Trentino Arte’ del 2003; con il
gruppo ‘Formato Arte’ negli spazi ex Michelin nel 2001, e
in ‘Capolinea Underground’ nel 2008; alle recenti rassegne
UCAI di Trento. Per il settore spettacolo, ha curato
allestimenti scenici per il ‘Festival Mozart’ all’Auditorium
Melotti del MART. Particolare interesse ha sempre riservato,
in scritti e convegni, all’interrelazione Arte-Architettura sia
negli edifici civili che in quelli religiosi.
Via Prepositura, 32 - Trento
APPELLO AI GIOVANI PER UNA NUOVA AURORA DI PACE
Giovani, pregate per la pace; ma ricordate che pregare vuol dire sempre prendere
coscienza; perché se tutta la preghiera non si trasforma in vita, se la lex orandi
non diventa la lex vivendi, noi stiamo prendendo in giro Dio e noi stessi.
Magari cominciasse con voi giovani questa nuova cultura della pace, come
fosse una nuova aurora. Perché oggi la terra è una cosa sola, una nave sulla
quale siamo tutti imbarcati e non possiamo permetterci che af fondi, perché non
ci sarà più un’altra arca di Noè a salvarci. Il mondo è uno, la terra è una; e tutti
insieme ci salveremo o tutti insieme ci perderemo. Deve scomparire il concetto
di nemico perché una civiltà fondata sul concetto di nemico non è una civiltà, ma
una barbarie. La civiltà è solo quella della pace. (D.M. Turoldo)
1914-1918: L’INUTILE STRAGE
(famiglia di profughi di guerra)
riporto fotografico e mista su tela, 212x126 cm (part.)
ROBERTO PIAZZA
Nasce nel 1950 a Camisano (VI). In tenera età si trasferisce
a Marmirolo (MN). Dal 1972 vive e lavora a Pranzo diTenno,
sul Garda Trentino. Inizia ad esporre nel 1970 come pittore ed
incisore. È presente per tre edizioni consecutive all’Artexpo
di Brescia. Espone a Firenze alla galleria “Il Candelaio”.
Invitato dalla Soprintendenza, espone in Palazzo Ducale a
Mantova. Partecipa, con altri 19 Maestri incisori, all’edizione
del volume d’incisioni “Hanno inciso” per il trentennale della
rivista fiorentina “Eco d’Arte moderna”. Ha allestito oltre 20
mostre personali presso istituzioni culturali, gallerie pubbliche
e private, alcune anche all’estero. Ha collaborato per diversi
anni con il “Gran Carnevale diArco”, curando l’allestimento e
fabbricazione dei carri allegorici. Ha realizzato le gigantesche
istallazioni in carta pesta per numerose edizioni della ‘Notte
di Fiaba’, importante manifestazione estiva di Riva del
Garda. Ha realizzato, su commissione, importanti cartelle
per enti pubblici ed associazioni. Ha dipinto alcuni af freschi
e murales, tre in occasione delle celebrazioni per la nascita
della cooperazione Trentina. Negli ultimi quindici anni si
dedica, oltre alla calcografia e alla pittura, alla scultura lignea
e partecipa a numerosi simposium registrando significativi
riconoscimenti. Sue Opere sono state scelte per illustrare
edizioni e manifesti per congressi e convegni. Dal 2008 al
2011 ha ricoperto la carica di Presidente dell’Associazione
“Amici dell’Arte” di Riva del Garda, una storica associazione
di artisti nata nel 1946. Nel 2013 viene accettato nella
F.I.D.A. e partecipa attivamente alle attività dell’associazione.
Partecipa ad eventi promossi da EventArt di Pergine. Nel
2014 espone a Padova su invito della Maison D’Art.
Via di Val, 20 - Pranzo (TN) | 0464.501014 - 347.3263724
[email protected]
La donna, spesso, nelle guerre è vista quasi come un elemento sacrificabile
della popolazione ai belligeranti, costretta a subire ogni sorta di sopruso e a
volte considerata preda di guerra.
OLOCAUSTO DI GUERRA
2014 | scultura su cirmolo e applicazioni ferro, 166x50x40 cm
GINO PRANDINA
Nato nel 1961, vive a V icenza. Dopo i corsi teologici si è
laureato in scienze dei beni Culturali e Discipline artistiche.
È pittore e designer , critico d’arte e giornalista. Al suo
attivo numerose mostre dal 1980 in Italia e all’estero.
Opere dell’A. sono presenti in gallerie collezioni pubbliche
e private chiese e ville. È coordinatore delle associazioni
Artisti di Vicenza (AXA / www.artesacravicenza.org), ove
cura la formazione degli artisti e manifestazioni d’arte. È
consulente artistico-liturgico nella realizzazione di nuove
chiese e per l’adeguamento di spazi liturgici. Progetta poli
liturgici, paramenti e suppellettili di oreficeria in prototipo
o pezzo unico. Collabora con il Festival Biblico per le
esposizioni d’arte. Ha esposto le sue opere in numerose
personali a Vicenza e nel territorio vicentino (Marostica,
Koinè, Complesso Monumentale San Silvestro, Basilica
Palladiana, Palazzo Cordellina, Monte Berico, Bassano
del Grappa, Asiago…), Milano, Possagno (Gipsoteca
Canoviana), Firenze (S. Croce), V enezia, Albignasego
(PD), Pisa, Asolo (Sedi universitarie americane),
Milwaukee USA, Los Angeles (USA), Bolzano, V erona
(Cattedrale), Gosta (Finlandia), Salisburgo (A), Acerra,
Roma (Maxxi), Lamezia Terme.
Opere dell’A. sono presenti a Roma, in V aticano, Stati
Uniti, Ecuador, Lussemburgo, Austria, e in chiese di
nuova costruzione o di recente adeguamento.
Via Col. Scremin, 20 - Vicenza | 329.7393249
[email protected] | www.ginoprandinaarte.com
Un sentiero oscuro,
percorsi ignoti, come un corpo deposto.
Il fuoco di un camino: ora bagliori infuocati.
Strada solitaria nella notte.
Basta una finestra illuminata all’orizzonte per riconoscere ancora il cammino.
DEPOSITIO
2011 | tecnica mista, 140x100 cm
ALTOBER SIOBADIE SIROTICH
Artista quarantenne di origini istriane, si dedica quasi
esclusivamente alla ritrattistica. Siobadie Sirotich è
consapevole che dietro i tratti peculiari di ogni volto umano
si cela la mano di Dio. Il volto porta in sè tratti di unicità
irripetibile, ma anche l’universalità di un messaggio senza
tempo. Così l’urlo di un ragazzo diviene l’espressione
drammatica del desiderio di compimento, grido al mistero
di un significato; lo sguardo stupito di un bambino
suggerisce l’origine di ogni conoscenza; il cipiglio severo
di una bella donna svela il fascino inesorabile del reale.
Via Montegrappa, 180 - Belluno | 0437.942233
[email protected]
Che opportunità offrì la Grande Guerra alle donne?
L’opera vuole rompere un certo schematismo con cui si guarda al conflitto.
L’immagine maschile, normalmente è legata all’orrore dei campi di battaglia.
Questo lavoro vuole lasciare spazio ad un senso di liberazione e di orgoglio:
nasce per la donna una condizione nuova, imprevista, di accresciuta fiducia nel
proprio ruolo storico.
Ho cercato una sintesi tra il linguaggio pop ispirato all’opera di Lichtenstein,
la grande fumettistica di guerra e la corposa ed abbondante serie di fotografie
dell’epoca. Mi hanno colpito quelle donne che nelle relative divise appaiono
fiere, sorridenti e contente.
Questa ragazza, mentre cavalca la sua motocicletta, attraversa il dramma con
uno sguardo di positività, interessante ed attualissimo, senza rinunciare ad un
ruolo da vera protagonista.
DONNA AL GUERRONE
2014 | tecnica mista, 50x50 cm
SERENA VALENTI
Serena Valenti nasce a Trento il 28.06.1976 ed abita con
i genitori a Lavis (TN).
Consegue la maturità classica al liceo Prati di Trento ed
il titolo di naturopata ed iridologo all’Accademia G. Galilei
di Trento.
Ama scrivere ( Mettiti alla finestra e guardati - Immagini
- Abies e Vento - Seta sulle pietre - ed alcuni inediti) ed
ha collaborato con l’amica Paola de Manincor ispirandola
nell’esecuzione di alcune sue opere.
Via Furli, 18 - Lavis (TN)
[email protected]
La donna è il FORTE: chiude, protegge, abbraccia, tiene al sicuro, deterge dalla polvere
della guerra e parla con parole di pace, perché la donna non è guerra ma sollievo che
sopporta e fortifica.
La donna, nel forte è una padrona di casa.
Questo forte è il mondo e sta a me sentirlo come un grande favore della vita e renderlo
pieno di difese.
Lì dentro anche l’aria aveva odore di silenzio ammuffito ed ogni respiro disegnava sui
volti dei rifugiati parole di tristezza che ormai era disperazione.
Voglio presentare la vita in un forte come completamente nuova e drammaticamente lunga
ed interminabile. Comincio con i diversi colori del buio, della paura, della solitudine. Poi si
aggiunge la pesantezza del primo fiocco di polvere, del rumore di ogni macchia nuova che
non sarà mai l’ultima. Ci sarà la fame, ci sarà la paura, ci sarà il non riconoscersi più.
Lei credeva di essere da sola dentro quel nuovo mondo buio e triste ma subito scoprì che si
aggiravano anime tristi, che dicevano ho paura. Lei pensò che fosse quello a tenerli lì: lei
non aveva paura.
La paura dilania il cuore ed allora non è il caso di consegnarvisi.
Ascoltami, per favore: ti devo e ti voglio raccontare quello che ho vissuto, oltre il trauma
di questa guerra che ha fatto scappare anche me in cerca di un posto libero dai pericoli – il
posto che ho trovato speravo fosse sicuro: ma era difficile d’abitare o per questo luogo non
era facile ospitare. Era roccia da scalare, era poca terra dove non si poteva coltivare niente.
LA DONNA È IL FORTE
aprile - giugno 2014
Li sento: sempre più vicini i tamburi di guerra. Il frastuono che non appartiene ai rumori
tanto dolci e perfetti della natura. Questa è solo l’unica parola del discorso insensato di
una guerra che non è fatta solo per difendere il cibo, i propri figli ed i vecchi. Quando però
l’uomo si è fatto più goloso del superfluo che s’è trovato e posseduto, ha creduto che solo
la guerra potesse essere l’unico modo per difendersi e difendere.
Il potere… la razza… il clan…
Con la guerra crede di procurarsi l’onnipotenza: è il piccolo uomo ad essere purtroppo
protagonista.
Ho paura che anche sopra questo mio paese cali il buio crudele di questo combattere
insensato.
Adesso ho ancora più paura perché sento che la guerra è fuori dalla mia porta: sono carri
che portano cannoni ed il frastuono è assordante.
Temo che il rumore sordo di questi piedi in marcia, che fa tremare le strade ed i cuori, si
possa fermare sulla soglia di casa mia, per tentare di entrare.
Per fortuna ho una cantina profonda, dove posso conservare un po’ di cibo e dove non
sento il sibilo delle granate.
Anche in questa valle si possono vedere ancora le testimonianze di quel crudele passaggio:
forti minacciosi e trincee che solcano i crinali… ed ancora quel rumore di truppe e cannoni
ed il sibilo delle valanghe che inghiottivano giovani soldati ancora non capacitati di
trovarsi in quegli assurdi luoghi. Odiati da quelle genti e sfiniti dalla fatica; sepolti in terre
lontane ed abbandonati sotto quelle croci.
Vedo già i nostri giovani incamminarsi verso fronti lontani: lasciano il paese, le mogli con
i figli, i genitori vecchi e disperati.
Lasciano i campi, i boschi e le officine.
E lasciano lacrime.
I nostri erano paesi laboriosi e tutti riuscivano a vivere con dignità.
Il lavoro nei campi e nelle stalle; la S.Messa ed i funerali.
La fede era la loro salvezza ed era proprio quella che tingeva di sorriso il viso di quella
donna già vecchia nel vestire e nel pettinarsi ma con un cuore giovane di vent’anni, che
piange quel primo figlio sotto quella croce di legno, nel piccolo cimitero del paese.
Quella croce l’ha fatta il padre con due pezzi di legno grezzo ma agli occhi finemente
cesellati e bagnati di lacrime.
Tanti erano i figli che nascevano e tanti quelli che abitavano quei suoli sacri. Ma il sorriso
tingeva di sole quelle labbra di madre perché già un altro figlio scalpitava nel suo ventre
mentre il padre preparava lo zaino pieno di calzini di lana della pecora che belava nella
stalla e fatti da sua madre per proteggere i suoi piedi dal gelo di quei paesi lontani.
Due fiori di campo e poi di corsa a casa: il paiolo bisognava appenderlo alla catena sopra
il fuoco. Quel fuoco alimentato dalle fascine di legna che le donne andavano a cercare nei
boschi.
La paura della solitudine buia raggrinziva la pelle dei visi, come il vento tirava i capelli.
Fuori di qui c’è solo nebbia sporca, sole senza contorni, terra che odora di fame.
E allora vorrei poter ricostruire tutto un mondo, costruire qualcosa che possa far passare la
fame e la paura.
Faccio tacere il violento rumore di spari con una piccola campanella: li chiamerò tutti a
tavola, se nascerà qualcosa di tanto silenzioso e pacifico da poterlo cucinare e trasformare
in armonico decoro di colore, in questi poveri piatti. Comincio io ad indossare un resistente
ma delicatamente chiaro grembiule.
Quando la terra e le rocce a me vicini, così appuntiti, poveri e comunque devastati da un
odore nero mi opprimono, mi consola la voce che mi chiama a guardare in alto: qui la terra
è finita, le guerre e la povertà: c’è il cielo pulito e la guerra non può arrivare.
La roccia, su cui era edificato e si teneva stretto forte Corno, era di un colore nero di lutto,
su cui non osavano foglie verdi o fili d’erba, troppo ottimisti: la speranza s’era persa e non
tornava, dato che chi entrava in quel luogo di paura ben poca speranza osava. Tranne il
ricordo di troppi nomi, troppi occhi, troppi buchi rammendati.
Una vena nella roccia, di colore diverso, correva fino nel profondo, fino al ricordo di un
passato quasi più che dimenticato e di tutto questo parlava ogni frammento, ogni briciola.
Il ricordo di ogni momento tremava, si staccava e cadeva, frantumandosi con suono vuoto
di quello che non può più riattaccarsi.
Le lacrime di chi aspettava, impotente, disperato, nella solitudine di chi non sa, s’erano
unite in rivoli, mentre la paura disperata muoveva la roccia. Questo rivo penetrava ogni
attimo di roccia scura finché questa cedette verso l’esterno: la morte si mosse verso la
morte: niente e nessuno la poteva fermare.
Tutto, sotto il forte, aveva un diverso modo di parlare. C’erano colori, anche se malati,
c’erano forme, che si comprendevano solo perché assomigliavano a tutto quello che al
forte serviva per mimetizzarsi, e nascondersi.
Tanti cerimoniali inutili per ossequiare la vostra Altezza crudelmente ruvida nemmeno
tanto liscia e comoda.
Solo qui, unica circostanza nel tempo, possiamo scegliere cos’è il buio: segreto rivelato e
misterioso inganno.
Comunque sia, là fuori c’è la guerra.
Qui è buio finché questi uomini non sapranno leggere la luce delle stelle.
Sveglia, per fortuna anche oggi. Almeno credo: il sole è sorto da poco, per cui posso aver
qualcos’altro di nuovo… Spero che da basso, in terra di guerra, abbiano pulito un po’ i
pavimenti.
Arriva fin quassù una polvere bianca che si attacca ad ogni cosa: perfino alcuni dei miei
capelli scuri sono diventati bianchi.
Vecchiaia o paura?
La risposta non c’è, la sanno solo loro. Io ho solo da preoccuparmi di sopravvivere e
spero di poter crescere due frutti: non mi servono bombe o granate. Queste alzano solo i
frammenti di terra che provengono anche da lontano, non coltivati e non abitati, silenziosi
ed inerti, non fertili e senza frutto.
Mi aspettava il sole cocente, che metteva in pericolo i pochi frutti del mio piccolo, povero
orto.
Allo stesso modo mi impauriva veder scurirsi il cielo, lentamente vestito di pesanti nuvole.
Avrei voluto che il vento le spostasse ad una ad una per vedere il cielo chiaro e per sentire
il colore del sole.
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