Colloqui di Nicola con la Madre ed i suoi messaggi
30 Agosto 1985 ore 5.00
Sprofondavo in un’angoscia senza fine; accanto a me Maria Pia (dormivamo nello stesso letto) stringendomi la mano, mi
esortava a pregare, ma, dopo due requiem, sopraffatta dal dolore, mi girai dall’altra parte invocando la Madonna.
Sentii distintamente Nicola chiamarmi: “Mamma, mamma, non pensarmi nel dolore, ma pensami nella gloria perché il dolere è già passato”.
“Nicola fa che l’armonia ritorni fra di noi tutti”.
“Sì, mamma, ma ora devi parlare tu, perché loro non sentono la mia voce”.
“Nicola, va a confortare Antonella”.
“Sì, mamma, ma Antonella non sente la mia voce, la trarrò a me con la potenza del mio amore”.
Dopo il funerale, dietro il feretro che si avviava alla sua ultima dimora a Sabaudia, il colloquio con Nicola si snodava sereno e persuasivo anche se la mia carne urlava disperatamente.
Per il mio tramite si rivolgeva ad Antonella:
“Vedi, Antò, credi proprio che io sia in quel corpo senza vita, tutto ferite? Cosa potevo darti?
Non avevo neppure l’ano ed avevo un sacchetto che avrei dovuto portare per tutta la vita.
Ma io sono vivo, sono accanto a te, sono in te e il mio spirito è libero, non ha più ceppi, ha una capacità d’amore infinita,
può amare tutti coloro che mi amano e stare accanto a tutti coloro che mi cercano.
Basta un pensiero, un desiderio, un’invocazione ed io sono con voi tutti, ma tu sei il centro del mio amore e da te mi irradio sugli altri, perché sei la parte di me rimasta su questa terra”.
Poi mi illumina su quella frase pronunciata due giorni prima che morisse: “Devo aiutare Giacomo perché si trova in un pasticcetto. Vedi, mamma, parecchio tempo fa, in una determinata circostanza, Giacomo prese impegno con se stesso che
non avrebbe mai lasciato la mamma e che si sarebbe occupato lui di lei per sempre, ma sono sopraggiunti altri avvenimenti, altre circostanze, altri doveri che debbono essere assolti, altrimenti renderebbe responsabile anche la madre che
non ne ha una colpa diretta.
L’amore non ha limiti; egli può benissimo essere un figlio devoto, pensare alla madre, non farle mancare né amore, né
protezione, né aiuto anche finanziario, ma deve risolvere tutta la sua posizione che non ammette più dilazione. Come?
Basta con molta semplicità dire tutto alla madre e sarà lei stessa a toglierlo dall’imbarazzo”.
Tu lo aiuterai, vero, Nicola? “Sì, lo aiuterò”.
31 agosto 1985
Il giorno in cui è morto Nicola, Antonella che tanto desiderava, come da promessa, una telefonata di don Eugenio che le
fosse di conforto, ha atteso angosciata fino a tarda sera, anche l’indomani e così per alcuni giorni con un’ansia sempre
crescente come il naufrago che aspetta un segno di vita. Poi delusa per il richiamo doloroso che non aveva risposta, in
preda alla disperazione, lancia un grido di ribellione:
“Quando vedrò don Eugenio, lo schiaffeggerò, lo schiaffeggerò come sacerdote e come amico, perché ha tradito sia me
che Nicola; gli vorrò sempre bene, ma lo schiaffeggerò”.
Immediatamente Nicola mi fa sentire la sua voce: ”No, mamma, schiaffeggiare un sacerdote è come schiaffeggiare Cristo
stesso, schiaffeggiare l’amico, anche se ha sbagliato, è come schiaffeggiare il mio amico”.
Ho pensato: “Don Eugenio, ti sei fatto un protettore personale e forse con poca fatica”.
1 settembre 1985
Ero nell’angoscia più grande per il vuoto lasciatomi da Nicola e dicevo:
“Gesù, mi hai ingannata!”
Gesù: ”No, figlia mia, non ti ho ingannata; se tu potessi vedere la felicità e la gloria che ho riservato a Nicola mi ringrazieresti in ginocchio piangendo.
E poi il primo miracolo che Nicola ha impetrato è stato per te, perché si aprissero le tue viscere di madre, rinsecchite per i
tanti rifiuti. Nicola sarà apostolo degli ospedali per consolare gli infermi e sostenere gli infermieri nel loro duro e faticoso
lavoro”.
Non sapevo cosa fare degli indumenti di Nicola che avevamo portato dall’ospedale, una voce: “Le reliquie dei santi si conservano gelosamente”.
1 settembre 1985 ore 19.00 durante la Santa Messa
Gesù fa che Nicola non provi il tormento delle pene del Purgatorio, ha tanto sofferto!
Gesù: ”Mi sono donato totalmente a lui nella contemplazione beatifica della mia gloria, perché ha amato soffrendo”
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3 settembre 1985 ore 10,30
Ho avuto una visione interiore: Nicola bello, sano, radioso, una maglietta celeste, pantaloni molto chiari.
“Mamma, se fossi guarito voi non mi avreste diseredato, ora io vivo in Antonella, io e Antonella siamo una cosa sola”.
3 settembre 1985 ore 11,00
Nicola: ”Mamma, mamma, ti dico queste cose perché ad esse tu credi, agli altri no, perché non credono”.
4 settembre 1985 a Sabaudia
Un conversare lungo e pacato.
Nicola: ”Quando mi parlavi di religione tu eri nella verità, ma mi irritavi perché in te non c’erano la dolcezza e l’amore della persuasione. Eravamo un pò delusi per l’atteggiamento dei genitori di Antonella ed a Nicola chiedo come dovevamo
comportarci.
Nicola: ”Mamma, cosa vuoi che ti dica?
Amateli per tutto quello che hanno fatto a me, vedi, io mi ero fatto una casetta al mare per stare nell’intimità con Antonella, ma mi ero ridotto al punto che non potevo appoggiare un oggetto sul tavolo, né potevo invitare un amico o Lalla,
ecco perché ho reagito.
Il dono più grande che ti ho fatto, mamma, è quello di averti ridato la sensibilità del cuore”.
“Oh Nicola mio, sarebbe stato meglio che tu non me l’avessi data perché ora io soffro da morire”.
Nicola: “Mamma, ma le pietre non entrano in Cielo”. “Dolce bambino mio, perdonami”.
5 settembre 1985
Davanti alla tomba di Nicola piangevo accoratamente…
Una voce: ”Il corpo dei santi non va in corruzione”.
7 settembre 1985 alla Comunione.
Gesù: ”I cieli si sono aperti ed hanno fatto ala a Nicola che entrava nella gloria”.
7 settembre 1985
Lungo conversare: ”Nicò, tu sapevi tutto?”.
“Mamma, all’inizio ho sperato di farcela, quando, poi, ho capito che non ce l’avrei fatta, ho pensato a cosa avrei potuto
fare per ricompensarvi di tanto amore e così ho offerto per tutti voi la mia sofferenza. Ecco perché vi dicevo che vi stavo
riscattando”.
“Nicò, come mai non si è realizzata la promessa di Gesù?”.
“Mamma, quando Dio ha visto che potevo darvi molto di più di quanto Lui mi chiedeva, allora insieme abbiamo iniziato la
grande ascesa.
Mamma, tu eri nata per amare, ma ti avevano mutilata di una parte di te, ed io ti ho ridato col mio sacrificio quella parte
che ti mancava, ecco, ora ti dico, piangi mamma che ti fa bene, ma riversa il tuo amore sensibile su Teresa, Maria, Filippo, Lalla, papà, su tutti, affinché il mio sacrificio non sia vano”.
“Oh, Nicola mio, non dovevi far questo, non a costo della tua vita, così mi fai impazzire”.
Nicola: ”Mamma, ma io, donandomi all’amore, ho conquistato l’Amore, comprendi?”.
9 settembre 1985 ore 6.00
Stamattina, superata appena l’ondata di dolore cocente, io e mio marito abbiamo iniziato a recitare il S. Rosario.
Nicola prima mi aveva detto: ”Mamma, tu mi piangi morto, ma io sono vivo!”.
E poi mi esortava ad imitarlo, dicendo: ”Io in ogni momento mi distaccavo da ciascuno di voi e nascondevo il mio strazio
sotto un sorriso e l’offrivo a Dio per voi; ora cercate di offrire la vostra sofferenza per il distacco da me, perché siano
completati la mia offerta ed il mio sacrificio, che erano diretti a voi soprattutto”.
14 settembre 1985 prime ore del mattino
Dubbi, interrogativi, incertezze mi spingevano verso una sofferenza angosciante.
Invocavo mio figlio: “Nicò, aiutami, aiutaci!”.
E Nicola: ”Mamma, se voi non credete che io sono nella gloria e non vi lasciate aiutare, cosa posso fare io?”
Gesù: ”Dio ha sempre bisogno degli uomini per attuare il Suo disegno d’amore.
Per la titubanza dei medici la vittoria è stata del maligno, ma solo una vittoria apparente, perché Io ho tenuto conto della
vostra fede, dell’implorazione della Comunione dei Santi, ma soprattutto dell’adesione totale ed eroica di Nicola, e di un
uomo ne ho fatto un Santo”.
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17 settembre 1985 in chiesa davanti al Tabernacolo
Gesù: ”Voi non avete eppure intuito la grandezza dell’offerta e la sofferenza di Nicola, perché tutti protesi nell’attesa della
guarigione. Il suo sorriso era il Mio sorriso, la sua mansuetudine la Mia mansuetudine, i suoi silenzi i Miei silenzi; si era
talmente immedesimato in Me da essere un altro Cristo, ecco perché lo ho elevato al di sopra degli Angeli”.
Ed io: ”Gesù, mostramelo un attimo nella sua gloria, così sarò consolata”.
Gesù: ”Ti farei un torto perché ti priverei dei meriti della fede; credi nella Mia Parola”.
18 settembre 1985
Maria mi aveva suggerito di vendere Montedimezzo e poiché Irene doveva partire per Palazzo ripensavo a quello che avrei dovuto dirle perché riferisse a Gaspare il mio desiderio.
Nicola immediatamente: ”Mamma, tu credi che Irene abbia superato le chiusure nei tuoi riguardi?
Ti sbagli, riferisci tu direttamente a Gaspare, del resto è cosa che riguarda solo voi due”.
21 settembre 1985 ore 12,00 Rocca di Papa
Guardavo dal balcone della nostra casetta di Rocca di Papa il panorama bellissimo ed al pensiero che me ne sarei dovuta
privare (avevamo progettato di vendere la casa), provavo un forte struggimento al cuore.
E Nicola: ”Mamma, a te riesce così difficile distaccarti da Rocca di Papa e non pensi a me, che mi sono dovuto distaccare
da Antonella, da tutti voi, dalla mia casa di Sabaudia, dalla mia giovinezza e dalle altre cose a me tanto care, ed avevo
solo trent’anni!”
Scoppio in un pianto dirotto; abbraccio mio marito per avere conforto e mormoro:
”Nicò, il tuo ammaestramento continua interrotto, aiutami affinché le tue parole penetrino in me e producano frutto e non
restino soltanto parole”:
22 settembre 1985 ore 3.00 mattino
Don Eugenio mi aveva chiesto di pregare Nicola perché intercedesse per la sua vista, che pareva compromessa. E Nicola:
”Dio, lo ama anche per quello che ha fatto per me”.
28 settembre 1985 trigesimo di Nicola in chiesa durante la messa
Ancora dubbi ed incertezze, sono ancora lontana dall’accettazione e dalla rassegnazione.
E Gesù: ”Non sono stato Io che sono venuto meno alla Mia promessa, ma è stato Nicola che liberamente ha scelto
l’immolazione totale imitandomi perfettamente, ecco perché lo ho elevato al di sopra degli Angeli”.
Una voce: ”I Santi non crescono come funghi, essi sono perle rare e preziosissime che Dio ogni tanto dona alla Sua Chiesa perché siano di guida e di luce agli altri”.
2 ottobre 1985 prime ore del mattino
Nicola: ”Mamma, vi amavo tanto che qualsiasi sacrificio mi sembrava ben povera cosa; sono stato io che, nel vivo desiderio di riversare su tutti voi, tutto il bene possibile, ho voluto imitare il Cristo fino in fondo. I meriti della mia sofferenza, voluta ed offerta, ricadranno su di voi e su tutti coloro per i quali mi sono offerto ed anche su di una infinità di anime, perché essendo essa unita alla sofferenza del Cristo, diventa anch’essa infinita”.
Ed io: ”Nicò, grazie, amore mio, grazie in eterno, gioia della mia vita.
E poi: “ Cosa debbo dire ad Antonella?”
Nicola: ”Dille di aver fede e di appoggiarsi a Gesù e a Maria, che, come hanno aiutato me, aiuteranno anche lei; io le starò sempre vicino e non la lascerò mai”.
Ore 10.00
Nicola: “Mamma, la sofferenza quando non è imposta, ma voluta ed offerta, si può trasformare anche in gioia”.
Ed io: “Nicò, cosa hai visto poco prima di lasciarci, quando hai alzato le braccia ed hai sorriso tutto illuminato?”
Nicola: “La gloria del Cristo e la gloria che mi era stata riservata”.
Mio Dio mi sento venire il capogiro!
4
Pomeriggio
Ci chiedevamo, io e mio marito, fino a qual punto potevamo essere generosi con Antonella, senza mancare ai nostri doveri verso gli altri figli.
Nicola interviene immediatamente, come se fosse stato presente ai nostri ragionamenti.
“Tutto quanto farete per Antonella, vi sarà ricompensato ad usura”.
10 ottobre 1985
Il giorno prima Maria, mia figlia, ed Antonella erano andate a vedere il cucciolo che volevano portare a casa; durante la
notte mi sveglio e pensando al cucciolo, improvvisamente dico: “Nicò tu lo vuoi il cane?”
E Nicola: ”Mamma, cosa vuoi che ci faccia ora col cane?
Era allora che avresti dovuto tenermelo, perché era allora che lo desideravo!”
E poi: “Nicola mio, vedi siamo stati da Teresa a Cagliari come tu desideravi, tutto era andato bene, ma poi sono riaffiorate
le solite incomprensioni”.
Nicola mi dice: “Mamma, ti sono stato particolarmente vicino in quella circostanza, ho permesso ciò perché e tu potessi
comprendere come sia necessario pregare ed offrirsi per Teresa”. “Nicò, ci sono davvero interferenze diaboliche?”.
Nicola: ”Mamma, dovunque c’è male, c’è sempre l’interferenza del nemico.
L’ho guarita dalla storta, (aveva preso, una storta alla caviglia che si era gonfiata, impedendole di camminare), perché
capisse che le sono vicino, la proteggo e può sempre ricorrere a me”.
Gli dico “Nicò hai bisogno di S. Messe?”. Silenzio.
“Nicò, mi hai sentito? Perché non mi rispondi?”.
E Nicola: ”Non rispondo perché la tua domanda non merita risposta. Ti ho detto che sono nella gloria e la gloria non è suscettibile di aumento; è quella che mi sono guadagnato su questa terra; molto hanno contribuito le vostre preghiere, specialmente le tue, mamma, ma soprattutto le tue lacrime; del resto anche Gesù te lo ha detto che sono nella gloria”.
Chiedo: ”Nicò, tu la vedi Margherita?” Risponde: ”Io sì ma lei non mi vede”.
Ed ancora: ”Nicò, cosa possiamo fare per Antonella che è ancora così angosciata?”
“Mamma, Antonella è come un riccio; non sai come prenderla perché è sempre sulla difensiva, se non si lascia prendere,
come posso aiutarla?”
17 ottobre 1985 – ore serali
Mi trovavo oppressa dal dolore e in preda a contraddizioni … e Nicola:
”Mamma, non era questo che tu volevi, il mio ritorno totale a Dio?
Non era per questo che tu hai sempre pregato? Non devi piangere, sii almeno coerente!”.
18 ottobre 1985 – ore 5.00
Trovavo difficoltà a riprendere e coordinare gli scritti relativi alla malattia ed al decesso di Nicola, perché avevo bisogno di
una accettazione totale in una visione di verità, quale poco alla volta mi si rivelava. Poiché erano sorte difficoltà, preoccupazioni e turbamenti specie in mio marito e di riflesso anche in me, pregavo Nicola di suggerirci il da farsi.
Nicola: ”Mamma, inizia il tuo lavoro di riordinamento degli scritti, e vedrai che anche ogni altra cosa si svolgerà senza intoppi”.
22 ottobre 1985
In seguito anche ad interferenze di estranei, ero un pò turbata, e dubbi si facevano strada in me…. e se fosse il nemico?
Nicola: ”Mamma, tu non puoi mettere in dubbio né la mia sofferenza né la mia offerta, che sono state grandi, come grande è, di conseguenza, la mia gloria, perché così dubiteresti della bontà di Dio”. E poi…“Le considerazioni e i giudizi umani
non sono gli stessi di quelli di Dio”.
30 ottobre 1985
Nicola: ”Mamma, non fare leggere ad altri gli scritti relativi ai nostri colloqui, perché alla gente non importano niente, e
poi non ti crederebbero; il riferirli ad altri a me non può causare danno, perché la mia battaglia l’ho vinta, mentre tu devi
ancora vincerla”.
Si riferiva al pericolo per la mia anima di presunzione e di orgoglio.
31 ottobre 1985
Piangevo e soffrivo tanto!
Gesù: ”Solo ora attraverso il tuo dolore, sofferto ed offerto, ti posso unire più intimamente a Me, sei più mia!”
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6 novembre 1985
Nicola: ”Se chiedete 150 milioni, non essendo uno solo il proprietario ma quattro, la perdita si riduce a soli L. 5 milioni per
ciascuno”.
Si riferiva alla vendita della casa di Rocca per la quale avevamo chiesto 170 milioni.
7 novembre 1985
Erano venuti a trovarci dei parenti i quali raccontavano del figlio, coetaneo di Nicola, che stava spendendo un sacco di
soldi per ampliare e restaurare una casa di sua proprietà che gli inquilini gli avevano lasciata libera.
Subito è affiorato nel mio intimo questo pensiero: ”Il mio Nicola non è riuscito ad abitare la nostra casetta in Viale Tirreno
che è di sole due stanze”, e Nicola, con una tempestività impressionante dice: “Mamma, non affliggerti e non farti prendere da pensieri di invidia, perché non conosci lo splendore e la magnificenza della casa che io abito”.
8 novembre 1985 – Alla Comunione
Nicola: ”Mamma, vedi, Gesù si è donato totalmente a me, come a te in questo momento”.
E per la prima volta, intravedevo il significato profondo di quel totalmente.
Soffrivo tanto… Nicola mi consola: “Mamma, ricordi quando tu a ventuno anni, ammalata di tifo, per avere assaporato, sia
pure per un attimo solo, cosa sia la beatitudine eterna, non volevi più guarire e supplicavi chi pregava per la tua guarigione di non farti quel torto?
Ti rendi conto adesso di cosa sia la mia felicità, dato che vivo immerso totalmente in essa?
Mamma non devi piangere, devi solo amare”.
9 novembre 1985
Mi chiedevo a cosa fosse servita tutta la mia fede se non era approdata all’esaudimento delle mie preghiere, ed ai miei
interrogativi rimasti finora senza risposta, interviene Gesù:
“Io non ho trattenuto niente per me; ho riversato la vostra fede su Nicola, e così la vostra speranza, ecco perché egli è
diventato un atleta; e poi cosa sarebbe stato della tua povera fede, se Io non ti avessi portata sulle mie braccia?”
10 novembre 1985
Nicola: ”Anche se Antonella diventasse miliardaria, non sarebbe così ricca come lo è adesso, avvolta e protetta dal mio
amore”.
E rivolgendosi alla moglie: “Non disperderlo, Antonella; è la fiamma di cui ti parlavo, è il dono simbolico che ti avrei dato
in cambio della mia stessa vita, ed è una fiamma che arderà sempre”.
14 novembre 1985
Al momento della Comunione.
Gesù: ”Ho avuto fiducia nella vostra fede e così ho potuto dare a Nicola, subito, quella felicità e quella gloria, che, altrimenti, gli avrei dovuto dare dopo altre lotte, altre attese, altri dolori”.
17 novembre 1985
Eravamo andati a Sabaudia. Sia io che mio marito avevamo tanto sofferto al ricordo di Nicola, ed io, durante la notte, lo
invocavo perché venisse in aiuto del padre.
Nicola: ”Vedi, mamma, la vostra sofferenza è dolore umano ed è quella che purifica e riscatta se offerta, ma il vostro spirito dovrebbe trasalire di gioia al pensiero della mia felicità e della mia gloria”.
18 novembre 1985
La mattina di domenica, nella chiesetta di Sabaudia, supplicavo Gesù, per il tramite di Nicola, di donarmi un pò di pace;
dopo la santa Messa dovevamo andare a trovare Nicola al cimitero.
Una voce: ”Il corpo dei santi deve essere venerato, perché è attraverso le sofferenze del corpo che hanno raggiunto la
gloria”.
Nicola: “Vedi mamma, Satana si è avvinghiato al mio povero corpo e si è accanito contro di esso come un cane rognoso,
e non mi ha lasciato facendomi soffrire fino all’ultimo istante, ecco perché anche il mio corpo è santo”.
Pomeriggio
Nicola: ”Satana ti aveva coperto la realtà sotto un velo di falsa pietà per cui tu vedevi solo lei, Margherita e non il male
che veniva a noi; è la stessa tattica che usa oggi per Teresa”.
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26 novembre 1985
Ero turbata e depressa, sola col mio dolore, imploravo Gesù di starmi vicino e imploravo Nicola ed egli: “Mamma, amalo
questo Gesù, perché senza la Sua sofferenza e la Sua offerta al Padre non sarei arrivato alla gloria. Io vi sono sempre vicino; è solo un velo che ci divide”.
“Strappalo quel velo, Nicola mio, così soffrirò di meno”.
Nicola: ”Mamma, che importanza ha? Tu lo sai che ti sono vicino, l’importante è crederlo”.
Poi mi illumina sulla frase che aveva pronunciato durante la malattia.
”Una grande sciagura si è abbattuta sulla nostra famiglia ed è capitato a me portarne il peso, perché io ero il solo che poteva sopportarlo”.
Si trattava del giardino devastato di cui aveva parlato Gesù.
28 novembre 1985
In seguito alla richiesta di Gesù di offrirmi vittima per la salvezza di Dario F., un’anima tormentata, tutta presa dal maligno, mi ponevo interrogativi con un senso di smarrimento e di paura.
E Gesù: ”Ho sempre vinto Io sul maligno; gli ho strappato Margherita negli ultimi istanti della sua vita e per Nicola ho avuto su di lui la vittoria più grande”.
29 novembre 1985
Mi chiedevo se nei riguardi di Antonella non ci fossimo sbagliati in qualche cosa e Nicola: ”Per quello che avete fatto a lei
sarete ripagati ad usura”. Ed al momento della Comunione, sempre Nicola: “Mamma, la cosa più importante è l’amore, è
per donarvi l’amore che ho taciuto quando avrei voluto urlare, ho scelto di morire quando tutto il mio essere, tutta la mia
carne voleva vivere”.
3 dicembre 1985 – la notte
Pregavo: ”Nicola, intercedi per me presso Gesù, digli che Lo amo ancora anche se mi ha privato di te”.
Nicola: ”Mamma, ma è il dono più grande che Gesù ha fatto a me ed a te”.
Nicola: “Mamma, ora il nemico vuol prendersi la rivincita su di me e su Gesù; le due vittime prescelte sono Antonella, perché colpendo lei mira a colpire anche me, e Don Eugenio perché colpendo lui come persona e come sacerdote, vuol colpire doppiamente Gesù.
Anche voi tutti egli circuisce e vuole atterrare, servendosi del dolore in maniera diversa; per Maria ed Antonella, che cercano di allontanarlo, allontanando il ricordo di me, per Anna spingendola verso la tristezza e l’abbattimento e cercando di
allontanarla da voi, per Filippo attraverso le umiliazioni che subisce nel suo lavoro.
Vuole così distruggere lo scopo della mia immolazione, che era soprattutto quello di ristabilire l’amore nella nostra famiglia. Siete tutti scoperti, dovete molto pregare”.
5 dicembre 1985
Momento di turbamento di angoscia. Cosa viene da Nicola e cosa non da lui?
6 dicembre 1985
Questa notte il mio Nicola viene in mio aiuto con chiarezza impressionante.
“Mamma, se avessi fatto testamento avrei lasciato tutto ad Antonella, ma quello che era mio, non certamente il vostro o
quello dei miei fratelli”.
Mi ha chiarito perfettamente i vari punti togliendomi dall’imbarazzo e dalle perplessità, ridandomi la pace di cui avevo bisogno.
In Chiesa, al momento della Comunione, ho pregato e lodato Dio assieme al mio Nicola, in una comunione di spirito direi
perfetta; è la festa di S. Nicola e quindi il suo primo onomastico in Cielo. Egli mi fa comprendere come le richieste da lui
rivolte a Gesù sarebbero esaudite in ricordo delle sue sofferenze sopportate per amore.
Mi unisco a lui chiedendo a Gesù pietà oltre che per la mia famiglia, anche per Anastasia, una mia cara amica che so in
trepidazione ed angoscia nelle vicende nelle quali sono stati coinvolti i suoi figli.
7 dicembre 1985
A volte mi prende l’angoscia che mi impedisce, persino di pregare …Momenti bui che mi allontanano dalla pace che viene
da Gesù.
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8 dicembre 1985 – Festa di Maria SS.ma Immacolata
Nicola, fin dalla notte, mi si manifesta nella gioia e mi spinge ad invocare, assieme a lui, Maria SS.ma. Ai piedi di Maria
SS.ma, alla grotta delle Tre Fontane, sento la presenza di Nicola che mi avvolge tutta e chiedo alla Madre di mostrarmi, o
quanto meno farmi comprendere, il suo stato di gloria, affinché cessi quell’angoscia che tanto mi prostra.
Non so tradurre in parole umane e chiarire l’illuminazione interiore che mi rivela il meraviglioso disegno d’amore voluto da
Dio ed attuato da Maria SS.ma, la Madre; il mio dolore sensibile fa parte di questo disegno, dolore che mi è stato donato
attraverso l’offerta del mio Nicola, l’offerta di tutta la sua sofferenza.
Sento nel mio intimo la Madre che mi dice: “I doni che ho dato a Nicola sono meravigliosi; è già un dono grande la salvezza dell’anima, un dono più grande l’essere egli entrato direttamente nella gloria, ed un altro ancora più grande l’essere
investito della missione che, iniziata per suo desiderio in terra, continuerà ininterrotta dal cielo: apostolo ed amico dei sofferenti, sostegno di coloro che lavorano per alleviare la sofferenza degli altri”.
11 dicembre 1985
Ieri ero turbata ed addolorata perché, a seguito di qualche accenno di mio figlio Filippo, mi era sembrato di intravedere
disappunto riguardo alla nostra condotta di genitori.
Pensavo: è proprio possibile che sbagliamo sempre? L’interrogativo, che da tempo mi tormenta, e che ancora non ha avuto risposta, si riaffaccia alla mia mente, cosa è giusto e cosa non è giusto nei confronti dei nostri figli?
Nicola mi viene in aiuto: “Mamma, devi solo amare; ogni atto ispirato dall’amore è giusto; non puoi attuare la giustizia
come se fosse una cosa meccanica; se prescindi dall’amore quella stessa giustizia si trasforma, automaticamente, in ingiustizia.
Ama tutti i tuoi figli in eguale misura, e quello che oggi dai ad uno, sii pronta a darlo domani all’altro, ma sempre, sempre
per amore”.
12 dicembre 1985
Niccola mi guida verso l’attuazione del disegno di Dio che vuole aiutare Anastasia attraverso Maria Pia; mi chiarisce cosa
chiedere al Ministro: un giudice santo che sia canale non contaminato dall’odio politico e quindi idoneo a recepire la verità.
Mi spiega come l’opera che svolgono in nostro favore le anime che sono già nella luce di Dio, non essendo esposta alle
insidie del nemico, alla limitatezza dell’umano, ma immersa come è nell’amore universale che tutto abbraccia, si svolge in
una dimensione che noi non possiamo comprendere, ma trova ostacolo proprio in noi, che, soggetti alla nostra miseria,
ed al tentatore, diventiamo inciampo al loro operato.
Mi illumina sulla limitatezza del nostro apostolato in favore degli altri esposto com’è a tutte le insidie, a tutti i limiti, a tutte
le nostre contraddizioni. Mi fa, pure, comprendere come per la riuscita dei disegni divini sia indispensabile il nostro aiuto
umano, materiale, che arrivi là dove Dio vuole arrivare, con la parola che può essere udita, con l’azione concreta.
Mi dice, poi, che la missione specifica in favore della mia amica è stata affidata a lui.
Mi rimprovera infine, ancora una volta, per la mia smania di far leggere ad altri gli scritti che egli mi detta:
Nicola: ”Mamma, vuoi farti proprio la reclame? Più sei nascosta, più sei al sicuro”.
Ed io: ”Nicò, allora perché mi fai scrivere tutto questo?”
E Nicola: ”Mamma, tutto ciò serve a me, perché io continui la mia missione”.
E mi fa capire che gli scritti devono essere conosciuti, a suo tempo, attraverso Don Eugenio.
13 dicembre 1985
Mio marito cercava, tra i libri universitari di Nicola, quelli che poteva dare ad un nostro nipote, studente di legge.
Il mio pensiero corre agli anni di università di Nicola, e con dolore chiedo: “Nicò mio, a cosa ti sono valsi tutti i tuoi studi,
tutti i tuoi sacrifici?”.
E Nicola: ”Mamma, quella era scienza umana, ora invece, posseggo la scienza divina”.
18 dicembre 1985
Piccoli screzi avevano turbato i rapporti tra me ed Antonella. La notte Nicola:
”Amala come figlia anche se non l’hai generata, perché, essendo mia moglie, è tale in realtà”. Mi illumina su verità profondissime a cui mai avevo pensato.
Nel matrimonio, attraverso l’unione carnale, gli sposi diventano una cosa sola al punto tale da poter generare altre vite
che hanno gli stessi caratteri non solo somatici e strutturali, ma anche psichici di entrambi; in conseguenza, poiché Nicola,
mio figlio, aveva lo stesso mio sangue, la moglie è diventata, non solo spiritualmente ma anche realmente mia figlia, ecco
perché Gesù ha elevato il matrimonio ad una dignità tale da farne un sacramento”.
Nicola mi aveva spinto a pregare per le anime del Purgatorio; gli chiedo, improvvisamente, se mia madre, nonna Maria e
la madre di mio marito, nonna Laura, erano con lui (da molto tempo non pregavo più per loro, credendole già nella gloria), silenzio …
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Rifaccio la domanda: ancora silenzio; mi sento invadere da un dolore profondo, poiché improvvisamente mi si fa palese
un’altra realtà; esse sono ancora nel luogo di espiazione.
Nicola mi consola dicendo: “Mamma, voi misurate il tempo in anni e secoli, qui un secolo è un respiro. E poi, le mie nonne
sono prossime alla gloria, ma dovete pregare ancora per loro”.
19 dicembre 1985
Riferendosi al lavoro che svolge Don Eugenio nel tribunale ecclesiastico, Nicola mi dice:
”Egli deve prepararsi, con la preghiera e l’offerta, ed orientare ogni suo sforzo verso l’unione degli sposi, e se è costretto
a dividerli pianga insieme a Gesù per un legame così infranto.
I casi più difficili li affidi a me, che ho sublimato l’amore coniugale con l’immolazione totale; parli alle coppie di me, che,
per amore di Antonella, ho scelto di morire, perché non ero più in grado di offrirle un corpo integro mentre tutto il mio essere voleva vivere.
Anche questa missione mi è stata affidata dalla bontà infinita di Dio”.
22 dicembre 1985
Il giorno prima mia cognata Cenzina, telefonandomi da Alatri, mi aveva chiesto di pregare Nicola perché intercedesse per
una sua amica, trentacinquenne, ammalata di tumore e prossima alla fine, che non credeva in Dio e per un’altra amica
nella disperazione per la morte della madre. Le ho chiesto se per Natale sarebbero venuti da noi e mi ha detto di no perché questo natale sarebbe stato molto triste per tutti per la mancanza di Nicola.
Ho portato con me, per tutta la giornata, questa enorme tristezza, ma durante la notte, il mio Nicola è venuto a consolarmi: ”Mamma, non è vero che io non ci sarò, sarò invece con voi e la mia presenza sarà reale, anche se invisibile. Anzi,
a differenza di tutti gli altri Natale, io sarò non solo con voi ma in voi perché mai, come ora, voi avete avuto per me un
desiderio, un atto d’amore, un pensiero, un rimpianto”. Poi rivolgendosi per il mio tramite alla moglie:
”Antonella, mai durante la mia vita ti ho amata come ti amo ora.
Allora il mio amore era infarcito di egoismo, di piccole ripicche e volevo essere io a dire l’ultima parola; ero capace di avvelenarti un pomeriggio, ma ora il mio amore è un amore totale che ti avvolge tutta, illuminato ed illuminante, protettivo,
pronto a soddisfare qualsiasi tuo desiderio, qualsiasi necessità, perché ora so quello che umanamente ti occorre, quale il
bene di cui non puoi fare a meno, ti sono tanto, tanto vicino; sono con te quando corri in macchina, sono in te quando mi
pensi, quando mi desideri”.
Nicola mi dice ancora: ”Mamma, se ci fosse consentito strappare quel velo che ci divide! Ma non ci è consentito”.
24 dicembre 1985
Cercavo di consolare mio marito quanto mai triste perché avremmo passato il Santo Natale da soli. Nicola: ”Non sarete
soli, perché io sarò tutto per voi; ora so cosa vuol dire amare”.
6 gennaio 1986
Nicola mi dice: ”Mamma, se tu dubiti come farò ad aiutarvi?”
7 gennaio 1986
Nicola: ”Mamma, se qualche volta non mi capisci o interpreti male quello che ti dico, anche per eventuali interferenze del
nemico, ciò ha poca importanza; l’importante è che io possa comunicare con te e così essere di aiuto per voi tutti e di
guida verso il bene”.
8 gennaio 1986
Questa notte Nicola mi dice: ”Mamma, se non inizi a preparare e fermare tutte le notizie inerenti alla mia vita e Don Eugenio a scrivere, il progetto di Dio va a gambe all’aria”.
11 gennaio 1986
“Mamma, il bene che fai ad Antonella, lo devi fare soltanto per amore, altrimenti lo stesso bene si può trasformare nel tuo
animo in amarezza ed anche in rancore, se non è capito o ricambiato e ne perderesti i meriti”.
Gesù alla Comunione: ”Il Padre ha mandato Me, suo Figlio, per riscattare i vostri peccati ed ora si serve di Nicola, tuo figlio, per riscattare i tuoi peccati, quelli dei tuoi figli, di tuo marito e di tante anime che vuole coinvolgere”.
19 gennaio 1986 a messa nella chiesetta di Sabaudia:
Gesù: ”Il momento della mia vittoria è stato quando Nicola è spirato”.
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21 gennaio 1986
Nicola: ”Mamma, voi guardate alle cose del Cielo in funzione delle cose della terra, mentre dovreste subordinare la vita
terrena alla vita eterna”.
28 gennaio 1986
Stamani Gesù mi illumina ulteriormente sulle parole sussurratemi il 7 gennaio scorso.
I cieli si sono aperti ed hanno fatto ala a Nicola che entrava nella gloria, dicendo:
”Tutti i patriarchi, i profeti, i martiri, i vergini, i confessori, tutti gli angeli e tutti i santi hanno fatto ala a Nicola che entrava nel Cielo da trionfatore, perché aveva bruciato tutte le tappe in brevissimo tempo.
Ecco perché ti dicevo che avevo riportato sul nemico la più grande vittoria”.
6 febbraio 1986
Una mia nipote mi comunicava di aver ricevuto una grazia da Nicola; l’aveva pregato perché l’aiutasse a trovare lavoro
presso una scuola di musica e così è stato e lunedì prende servizio.
9 febbraio 1986
Mia cognata Cenzina mi telefona per dirmi che l’amica, non credente, ammalata di tumore, che conviveva con un tizio e
che avevamo affidata a Nicola, era morta dopo aver ricevuto tutti i Sacramenti. Chiedo a Nicola se fosse stato lui ad intercedere per quell’anima e mi risponde: “Certo, Mamma, questa è la mia missione, quando voi mi chiamate, io vengo sempre in aiuto”.
14 febbraio 1986
So che Don Eugenio non sta bene, e chiedo a Nicola: ”Perché non lo aiuti?”.
Nicola: ”Mamma, tu pensi che non lo aiuti? Io gli sto sempre vicino”.
18 febbraio 1986
Mi rivolgo a Gesù: ”Un anno fa, o mio Gesù, ti pregavo di tapparmi gli occhi perché non vedessi il baratro che mi circondava e non fossi attratta da esso, ma sentissi solo la stretta forte della Tua mano che mi portava a salvezza.
Oggi ti chiedo di liberare i miei occhi perché io veda il Tuo disegno d’amore, ne scopra la trama meravigliosa e con gioia,
in una accettazione totale, possa dirti grazie”.
Gesù: ”Ti ho nutrito giorno dopo giorno, momento dopo momento, col cibo di cui avevi bisogno, come fa la madre con il
suo bambino malato; non potevo mettere davanti a te altro cibo anche se prelibato, perché non eri in grado di accettarlo.
In ogni tua necessità di un determinato istante ti venivo in aiuto, calmavo la tua angoscia, ti attiravo sempre più tra le
mie braccia e ti spingevo tra le braccia di Mia Madre, che poco alla volta si rivelava a te quale vera madre; sostenevo la
tua fede e la tua speranza, ti facevo tramite Me e i tuoi cari, mentre ininterrottamente operavo il grande miracolo su Nicola”.
19 febbraio 1986
Appena sveglia, stamani, in uno slancio d’amore per Niccola:
“Nicò, sei uscito dal mio grembo e vi sei tornato, perché ti amo tanto, bambino mio”.
Nicola: “Mamma, così devi amare gli altri tuoi figli, con tutta la tua carne, e non soltanto col tuo spirito, il tuo amore deve
essere umano, oltre che spirituale; li devi difendere con i denti e con le unghie” e poi …Mamma: “Il tuo amore per papà
era bello, perché era totale, investiva tutta la tua persona, anima e corpo; ecco perché Satana non è riuscito ad intaccarlo
e ha cominciato a tessere una rete sottilissima attorno a noi figli per strapparci a te, Margherita era solo una povera pedina responsabile sì, come tutti noi del resto siamo responsabili”.
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26 febbraio 1986
Ho trascorso una notte tormentata e particolarmente dolorosa: rivivevo le varie fasi del soffrire di Nicola, e del mio soffrire; infine lo supplicavo di ricordarsi di tutti noi.
Nicola: ”Mamma, sono accanto a te e in te, unito a te intimamente nel tuo dolore; ma nascondi le tue lacrime e, nel silenzio e nel sacrificio, sappi amare.
Vedi, mamma, noi non dimentichiamo le necessità di ciascuno di voi; esse sono sempre presenti al nostro spirito, e, se vi
esortiamo a chiederci continuamente aiuto, è perché esse siano sempre presenti anche al vostro spirito, così facile a dimenticare, in modo che non sia interrotto il legame d’amore che ci tiene uniti.
Mamma, molte anime che oggi sono in Purgatorio avrebbero desiderato di soffrire il doppio di quanto io ho sofferto per
poter godere la gloria e la felicità in cui sono immerso”.
1 marzo 1986
Nicola: “Mamma, la salvezza dell’anima è una cosa tremendamente seria”.
2 marzo 1986
Anna mi aveva detto che, quando andava a Sabaudia, provava un’enorme tristezza, perché non c’era più Nicola.
Nicola: ”Mamma, ma ci sono io; tu sai come io ami quel luogo e come sia felice di vederci tutti a Sabaudia. Ti ricordi
quando dicevo che volevo comprare del terreno e costruire una villa grande per stare tutti insieme? Sono stato io che ho
spinto Laura e Maria all’acquisto di una casa a Sabaudia per vedervi tutti uniti. Mi dispiace solo per Teresa che è lontana”.
4 marzo 1986
Mi aveva ripreso una grande tristezza e pregavo Nicola di aiutarmi:
”Mamma, tu puoi sperare tutto da me; è necessario che anche tu collabori; vedi noi possiamo aiutarvi, ma solo nella misura della vostra disponibilità”.
10 marzo 1986
Ripensavo ad alcune parole di Anna nei riguardi di Maria, tutte dettate da affetto e non riuscivo a trarne delle conclusioni
valide.
Nicola: ”Vedi, mamma, Maria ha bisogno di tanto amore; deve ricreare in sé quella fiducia che le era stata tolta e che è
stato l’handicap di tutta la sua vita, impedendole di esternare i sentimenti di cui è tanto ricca. Questa fiducia la deve riacquistare soprattutto in famiglia.
Hai visto quelle piantine di rose che hai messo a dimora a Sabaudia?
Il gelo ha bruciato i piccoli germogli che, timidamente, si erano affacciati alla vita.
Avevano bisogno di calore!
Così è Maria: ha bisogno di, piccole attenzioni, di piccoli atti d’amore; ma non dimenticare gli altri, perché anche Filippo,
Laura, Teresa e papà hanno bisogno d’amore.
Mamma, mentre il nemico tesse attorno a voi una rete sottilissima di piccole delusioni, di incomprensioni, di parole che a
volte feriscono, tutti trabocchetti dettati dal suo odio che mira a scoraggiare ed abbattere, noi tessiamo attorno a voi una
rete di protezione e d’amore; è solo l’amore che vince l’odio”.
11 marzo 1986
Di notte ero immersa in una profonda tristezza; mi sentivo come se fossi stata estromessa totalmente da ogni sorta di
gioia.
Nicola mi è venuto in aiuto: ”Mamma, la fonte della gioia è Dio stesso, lo sono Gesù e Maria e da loro potrai attingerla;
anch’io la possiede, e se tu mi ami, non puoi pensare a me e sentirti triste, perché io sono nella gioia”.
12 marzo 1986 di notte.
Nicola: ”Mamma, per il compleanno di Antonella comprale da parte mia una rosa rossa”.
Facevo così tutti gli anni.
Avevo fatto in passato delle considerazioni sulla validità dei messaggi divini, che non ero riuscita finora a concretizzare e a
tradurre in parole.
Stamani Nicola mi illumina: ”Vedi, mamma, il contatto tra il divino e l’umano non è facile, e la parola di Dio, filtrata attraverso uno strumento imperfetto, limitato, che risente di tutte le manchevolezze e di tutti i difetti che gli sono connaturati,
non arriva mai alla sua creatura nella sua interezza e purezza, quando addirittura non ne viene capovolto il significato.
Ecco perché gli errori nella decifrazione dei vari messaggi di Dio.
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Solo i messaggi contenuti nel Poema dell’Uomo-Dio di Maria Valtorta, essendo pervenuti alla scrittrice direttamente attraverso canali spirituali (locuzioni interiori), sensitivi (vista, udito, presenza reale di Gesù e di Maria che le erano accanto e
dettavano, visione dei luoghi che lei non conosceva), sono esenti da errori fino al 98%”.
Ore 9.55
Chiedo a Nicola: ”Nicò, don Eugenio guarirà dei suoi disturbi alla vista?”.
Nicola: ”Certo, mamma, che guarirà specialmente se voi, non lasciando cadere le nostre ispirazioni, ci aiutate a costruire
attorno a lui quella rete di protezione di cui ha bisogno”.
“Anche attraverso l’intervento di Mons. Milingo?”.
Nicola: “Certo, mamma, anche questo contribuirà a proteggerlo”.
13 marzo 1986
Mi ero addormentata con un grande dolore nel cuore al pensiero della condanna di quindici e sedici anni per i figli della
mia amica. Durante la notte mi sveglio e mi ritrovo con lo stesso pensiero che mi opprimeva pensando al dolore e alla
tragedia di quella famiglia.
Improvvisamente, come a volerne sapere di più, chiedo a Nicola: ”Nicò, ma sono innocenti i figli di Anastasia?”. Silenzio.
Ripeto la domanda, ancora silenzio.
Dopo un poco, come una illuminazione che potrei tradurre così: ”Vedi, mamma, quanti uomini in questo mondo sono gravemente colpevoli pur non essendo arrivati al delitto materiale! Pensa ad un marito che tradisce la moglie e spinge la medesima alla disperazione ed anche al suicidio, a genitori che divorziano noncuranti della tragedia intima che scatenano nel
cuore dei loro figlioletti che tante volte arrivano all’atto estremo e, a tanti e tanti altri misfatti che da te stessa puoi immaginare; pensi che puoi ritenere innocenti questi individui?
Non basta non aver premuto un grilletto per essere considerati tali!
Eppure tutti si pentono, accusano le loro colpe ad un sacerdote e questi in nome di Dio li rimanda in pace dopo aver detto
loro di riparare per quanto possibile.
I figli di Anastasia sapevano che in quelle brigate si sparava e si uccideva, sapevano che facendone parte si rendevano
anch’essi responsabili di quei delitti; e poi il dolore arrecato alla madre, al padre, al fratello, la famiglia distrutta, ti sembra
cosa da poco?
Perché non pentirsi, non aiutare i giudici nella ricerca della verità?
I giudici sono anch’essi uomini sulle cui spalle grava una enorme responsabilità, come accusarli di commettere gravi ingiustizie, se sono loro i primi a tacere, ad occultare la verità?
Nel coprire gli altri ci si rende corresponsabili e si innesta sempre più la spirale della violenza perché da una sentenza ingiusta scaturisce ancora più odio, mentre una sentenza che si sa di meritare viene sopportata serenamente e diventa riscatto e liberazione.
Se Sandro avesse con coraggio e umiltà riferito ogni cosa gli avrebbero dato solo sette anni e forse sarebbe uscito subito”.
Nicola: “Mamma, non temere, ti sono sempre vicino e ti guido”.
“Nicò, don Eugenio cerca il tuo aiuto, cosa debbo dirgli?”.
“Mamma, Gesù lo ama e la Madonna gli sta vicino, io lo proteggo e lo copro. Stia sereno, perché tutto il Cielo è con lui.
Questa è l’ora delle tenebre, l’ora del venerdì santo”.
“Nicò, deve andare a Lione per consultare quei medici?”. Silenzio.
31 marzo 1986
Nicola: ”Mamma, mentre io cerco di aiutarti, sei proprio tu che mi metti ostacoli.
Non sai che le lacrime di tante persone che in vita erano ricche, ed hanno dovuto lasciare ogni cosa, ora in Purgatorio
rimpiangono di non essere state povere?”.
24 aprile 1986
Ero preoccupata per il decorso di una malattia di mio marito, brutti pensieri mi attraversavano la mente, e mi sentivo assai sola.
Nicola per consolarmi: “Mamma, tu non devi dubitare di Gesù e di Maria perché essi ti amano di amore preferenziale e ti
sono vicini; anche io ti sono vicino e ti amo tanto”.
25 aprile 1986
Il giorno prima Antonella era stata vittima di un brutto incidente automobilistico, riportando la rottura del setto nasale con
gravi danni per la macchina.
Niccola mi illumina al riguardo: ”Vuoi sapere la dinamica dell’incidente?
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É stato Satana che ha distratto l’attenzione di Antonella, facendole perdere per un motivo banale il controllo della macchina che è andata a cozzare contro un albero; io ho doluto salvarla nella frazione di un secondo, abbracciandola, ma non ho
potuto impedire i danni alla macchina”.
10 maggio 1986
Nicola: “Mamma, vedi, se oggi sono nella gloria, lo debbo soprattutto ad Antonella che, col suo amore, con la sua dedizione, col suo sacrificio, durante i lunghi mesi della mia malattia, mi ha spinto all’offerta totale; ma anche il vostro amore
e quello di Maria hanno contribuito”.
11 maggio 1986
Nicola: “Mamma, scrivi subito le cose che via via ti dico, altrimenti le dimentichi; tu ti preoccupi di ricordare le stesse parole e ti addolori se non ci riesci, ma ciò non ha importanza; l’importante è che tu comprenda quello che ti dico, se poi lo
esprimi con le tue parole fa lo stesso, non ti pare? L’altra volta per Fernanda, che era incerta sul modo di comportarsi con
il figlio che veniva fuori da una esperienza angosciante, ti avevo detto che il figlio, uscito dal suo seno, doveva nel suo seno rientrare; volevo farti comprendere che doveva trattarlo da figlio, doveva accoglierlo in casa, amarlo, fargli dimenticare
il suo triste passato, passato che anche lei stessa doveva dimenticare, ed aggiungevo che solo il suo amore poteva salvarlo.
Successivamente ti avevo detto che la salvezza di questa tua amica è legata a quella del figlio, il quale deve trovare rifugio nel cuore della mamma. Tu allora sei rimasta turbata.
É vero, Gesù le chiede molto, ma, se anche ciò dovesse costarle la vita, sarebbe niente in confronto alla salvezza
dell’anima.
Non ti avevo detto che la salvezza dell’anima è una cosa terribilmente seria?”.
12 maggio 1986
Eravamo stati invitati ad una cena da nostro figlio Filippo; mi era sembrato che tutti si fossero quasi dimenticati della morte di Nicola, ed un’ondata di tristezza si è impossessata di me.
Durante la notte Nicola: ”Rasserenati, tutti mi amano nel loro intimo”.
13 maggio 1986
Chiedo a Nicola: “Nicò, ma cosa deve fare don Eugenio, deve sottoporsi all’operazione alla cornea? La veggente di Oulx,
interpellata al riguardo ha taciuto”.
Nicola: “Mamma, il momento è molto delicato, bisogna tacere e pregare”.
Ho riferito le parole di Nicola a don Eugenio.
Di notte ancora Nicola: ”Il momento è delicato in quanto forze negative possono influire sulla decisione del professore,
che, domani, alla visita di controllo, deve decidere”.
14 maggio 1986
Facevo delle considerazioni circa la morte.
E Nicola: “Mamma, la morte è una realtà, come lo è la sopravvivenza dell’anima”.
15 maggio 1986
Stamani all’uscita dalla Chiesa pensavo al controllo sulla vista di don Eugenio effettuato ieri dal professore, che ha deciso
di soprassedere ancora per altri dieci o quindici giorni all’intervento. E Nicola: “Non è stata una sconfitta, ma una vittoria”.
Mi stavo chiedendo in che cosa consistesse quella vittoria.
Nicola: ” É una vittoria, perché rientra nei disegni di Dio”.
19 maggio 1986
Pensavo a don Eugenio e alla sua missione di sacerdote.
Nicola: ”Il sacerdote è come il mare che accoglie tutti i fiumi fino al più piccolo fiumiciattolo”.
20 maggio 1986
Ero addolorata perché, nonostante mi adoperassi per dare serenità e gioia alla mia famiglia, mi sentivo come rifiutata da
tutti, ottenendo l’effetto contrario.
Nicola: “L’amore di ognuno è un amore limitato ed egoistico; non cerca il vero bene dell’altro. Povera mamma, vuoi proprio tu dare serenità e pace?
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Questi sono beni che vengono solo da Dio; ascoltami almeno, e non rovinare la nostra opera; devi tacere e pregare, e
questo vale anche per gli altri”.
22 maggio 1986
Mi aveva telefonato Lina, moglie di un mio cugino, la quale, con rammarico, mi diceva che non aveva più fede e che voleva il mio aiuto ricordandosi di come, alcuni anni addietro, l’avevo spinta a credere.
Le ho chiesto del marito e mi ha detto che anche lui non crede.
La esorto ad invocare Dio attraverso mio figlio Nicola, e la invito a venirmi a trovare.
Dopo la telefonata ho pregato Nicola di intercedere per lei presso Gesù.
Nicola: “Mamma, e perché credi che l’abbia indirizzata a te? Ho bisogno del tuo aiuto, delle tue preghiere”. Durante la
notte … “Mamma, tu sei la mia voce”.
24 maggio 1986
Questa notte Nicola mi rivela attraverso immagini, verità riguardante i santi, prima d’ora mai pensate. Mi sforzerò di trascriverle, nella speranza di riuscire ad essere il più possibile fedele a queste illuminazioni interiori, e per questo chiedo il
suo aiuto, perché in nessuno modo tali verità vengano, dalla mia difficoltà di esprimermi, alterate.
Già da tempo egli mi aveva rivelato come la gloria, a cui pervengono i santi, non è suscettibile di mutamento (io non lo
sapevo) ed è quella che l’anima si è meritata in questa vita.
Ora mi spiega come l’anima, in virtù dei meriti che ha acquistato in questa vita, viene gratificata da una gloria più o meno
grande, la quale consiste nel trovarsi più o meno vicina alla fonte della felicità, cioè a Dio. Una immagine:
Nicola: “Mamma, tu pensi che i popoli nordici fruiscano degli stessi benefici effetti del sole, come quelli che vivono
all’equatore?
No, mamma, il sole è sempre lo stesso, illumina e riscalda anche loro, ed essi ne gioiscono appieno ma diverso è per chi
riceve direttamente i suoi raggi; per i quali la luce è più abbondante, il calore è più potente e penetra nelle fibre più remote.
Così è dei santi, non tutti sono ugualmente vicini alla fonte della luce divina, ecco perché alcuni hanno poteri taumaturgici
che altri non hanno”.
Un’altra immagine per far capire il potere dei santi.
Nicola: “Come un qualsiasi pezzo di metallo, immerso in una fornace ardente, diventa anch’esso incandescente ed acquista le proprietà del fuoco stesso, perché può bruciare ed illuminare al punto tale da confondersi con esso, così sono le anime dei Santi, che immersi nella luce abbagliante e nella forza d’amore di Dio, dividono con Lui la potenza e la gloria.
Non sono essi stessi né luce, né forza, ma, affissati ormai eternamente in Lui, acquistano un potere più o meno grande
che esercitano ininterrottamente a favore dei viventi”.
26 maggio 1986
Nicola a don Eugenio per il mio tramite:
”Eugenio, non pensare che ti possa venir male da chi ti ama, e Dio ti ama; abbandonati a Lui.Questo periodo è prezioso
per te, ma anche pieno di pericoli”.
27 maggio 1986 a Sabaudia
Nicola: “Mamma, quando voi siete qui a Sabaudia, e mi invocate, io torno a vivere in questi luoghi che ho amato e che
amo”.
28 maggio 1986
Di notte, lungo conversare con Nicola.
“Mamma, ti devi credere, altrimenti come faccio a comunicare con te? Scrivi a ruota libera tutto ciò che ti dico non ti preoccupare delle interferenze, perché a quelle ci penso io”.
“Nicò, mi dicevi, che quando noi siamo a Sabaudia, tu torni a vivere in quei luoghi che hai amato”.
Nicola: “Mamma, ma io li vivo in maniera diversa; il mio è un godimento profondo, intimo e gioioso, perché quei luoghi
sono dono di Dio”.
“Nicò, e Antonella?”.
“Mamma, Antonella deve vivere la sua vita e godere di essa tutti i dono ai quali ha diritto; è per questo che mi sono offerto in una immolazione totale”.
Nicò, e don Eugenio, quando comincerà a scrivere la tua biografia?”
Nicola: “Mamma, tu rigiri la domanda; giochiamo forse a rimpiattino?
Ti ho detto che questo tempo è prezioso per lui; la sofferenza non è fine a se stessa”.
“Nicò, sii vicino ai tuoi fratelli, a tuo padre; tu sai quanto ti hanno amato e ti amano”.
Nicola: “Mamma, ciascuno di loro è sempre presente al mio spirito; io li seguo, ne ho cura; essi vivono nel mio amore”.
“Nicò, il tuo corpo è davvero integro?”. Breve pausa.
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Nicola: “Si, mamma, e lo sarà per molto, poi si dissolverà come gli altri corpi”.
“Nicò, mi ami?”
Nicola: “Oh, mammuzza, tanto, tanto; ti debbo molto, specialmente per il dono della vita.
Il tuo dolore non sia angosciante, ma sereno; io ti sono vicino come mai lo ero in vita”.
30 maggio 1986
Gesù: “La guarigione del tuo Filippo dalla grave malattia che lo aveva colpito, è stata il preludio al miracolo di Nicola: la
sua santificazione“.
3 giugno 1986
Ero in chiesa per l’adorazione in occasione del triduo al Sacro Cuore di Gesù.
Il sacerdote nella meditazione, implorava Gesù Eucaristia per il mondo intero, ma soprattutto per i carcerati. Ho provato
un grande turbamento ed una forte fitta al cuore, pensando al dolore delle madri che soffrono per i figli coinvolti da altri
per odio politico, in fatti delittuosi a volte inconsapevolmente a causa della loro giovane età e alla loro inesperienza della
vita e spesso condannati ingiustamente, ed ho fatto delle amare considerazioni sulla giustizia non sempre amministrata
da giudici obiettivi e sereni.
Nicola interviene: “Mamma, io ti ho indicato la strada!”.
Ho ripensato ai suoi scritti che riguardavano i figli di Anastasia, tutti mi sono tornati presenti specialmente l’ultimo e cominciai a tormentarmi su come farli conoscere alla madre e al fratello, ma più ci pensavo,più mi accorgevo che non potevo.
Il giorno appresso, Nicola: “Mamma, è Sandro che deve pentirsi, la madre e il fratello non c’entrano, e tu non puoi fare
niente, è don Eugenio che deve intervenire”.
10 giugno 1986
Mi reco da don Eugenio al quale riferisco ogni cosa; mi dice che appena è in grado è pronto per andare da Sandro …
11 giugno 1986
É notte e Nicola mi illumina e mi istruisce su verità alle quali non avevo mai pensato, ed è egli stesso che suscita le mie
domande: “Nicò, tu li rivivi i momenti del tuo dolore e dell’angoscia che hai provato durante la tua lunga e terribile malattia? Ne soffri ancora?”.
Nicola: “Certo, mamma, ma in maniera diversa; è come se tu facessi cadere una goccia di amaro in un mare di dolcezza”.
“Nicò, tu soffri ancora se noi offendiamo il Cristo, se prendiamo una strada sbagliata, o se non ascoltiamo il tuo richiamo
o la voce della nostra coscienza?”.
Nicola: “Certo, mamma, ma il nostro soffrire lo trasformiamo in implorazione ed in offerta al Padre per voi, ed, in virtù di
essa e perché unita all’offerta del Figlio, della Madre e della Comunione dei Santi, e delle anime vittime, Dio, placato, riversa sul mondo intero le Sue misericordie. Guai, mamma, se così non fosse, il mondo da tempo sarebbe stato sommerso”.
13 giugno 1986
In Chiesa, guardando il sacerdote che diceva messa, pensavo se fosse veramente consapevole del mistero che stava celebrando. Gesù: “Non interferire tra me e le anime”.
15 giugno 1986
Discussioni, considerazioni su principi di fede e di morale avevano creato un’atmosfera rovente e amara tra i genitori di
Antonella, lei stessa e me, con un intervento brusco di mia figlia Maria. La notte amareggiata ed oppressa, mi sentivo anche in colpa e poco generosa nei confronti di Antonella e soprattutto sola.
Nicola: “Mamma, mamma, non lasciarti sopraffare dallo scoraggiamento, io ti sono vicino, sei l’unica che non sei sola”.
Alludeva alla sua presenza costante e comunicante con me e a quella di Gesù e di Maria, la Madre”.
Mi rivolgo a lui: “Nicola, sono preoccupata per tua sorella Maria; mi sfugge, soffre e penso pure che non stia bene”.
Nicola: “Mamma, il dolore sia fisico che spirituale, va centellinato per poter essere accettato e offerto e trasformarsi così
in meriti e grazie”.
17 giugno 1986
Due giorni di angoscia, i pensieri più neri; cosa voleva dire Nicola con quelle parole: il dolore va centellinato ecc. ecc. cosa
dovevamo ancora soffrire?
Ma stamani ecco il sereno dopo tanto soffrire.
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Nicola: “Mamma, non temere, ti volevo dire che avete bevuto abbastanza al calice del dolore e ancora ne berrete e quindi
son siete in grado di accettarne altro”.
18 giugno 1986
Gesù è particolarmente presente in me, nella realtà Eucaristica e mi invita a vivere alla Sua presenza, adorando, amando,
pregando. Notte piena di dolore; rivivo gli ultimi giorni della vita di Nicola; penso soprattutto con straziante dolore al prelievo del sangue tutte le mattine, mentre l’infermiera costretta a bucare in mille parti del corpo alla ricerca di una vena
che buttasse ancora sangue, angosciata ripeteva che le vene erano piatte, che non c’era più niente, mentre egli, il martire, mansueto come il Cristo, sottostava paziente ad ogni dolore.
Sentivo Nicola vicino, presente, tenerissimo, che viveva con me la mia angoscia.
Nicola: “Mamma, non soffrire così, te ne prego; io non soffro più, sono ormai nella gioia”, e poi con tristezza: ”Antonella
non conoscerà mai tutto quello che, servendomi della tua voce, ho bramato di dirle?”.
Ieri mattina mi ha telefonato la mia amica Fernanda per comunicarmi come il figlio, all’invito della madre di andare a vivere con lei, abbia reagito in maniera commovente e mi ha letto, piangendo di intima commozione e di gioia, la lettera del
figlio, che ha accenti veramente toccanti, specialmente quando eleva il suo ringraziamento a Dio, che ha ritrovato assieme
ad una madre. Ringrazio Gesù che, attraverso Nicola, ci ha indicato la strada; Egli rende compartecipe Nicola della Sua
potenza e della Sua gloria, e fa scendere, per il suo tramite, sulle creature, in un ritorno di grazia, la Sua misericordia ed
il Suo perdono.
20 giugno 1986
Don Eugenio non sapeva se doveva o meno farsi visitare da un altro oculista.
Nicola in suo aiuto: ”Se tu vai da un altro oculista, questi ti dirà un’altra cosa, o anche la stessa, e sarai ancora di più disorientato.
Se non hai celebrato la Messa in questi giorni, celebrala, offrendoti totalmente al Padre in unione a Gesù, a Maria e a tutta la Chiesa; Egli riverserà su di te tutte le Sue benedizioni”.
25 giugno 1986
Don Eugenio era rientrato in ospedale e doveva essere operato, ma ancora rinvii.
Nicola: ”Eugenio deve diventare colonna, luce, rifugio e guida, e la strada per arrivarci è sempre la stessa: quella della
sofferenza. In questa logorante attesa, in questi continui rinvii, si attua il maceramento del suo io, l’annientamento della
sua umanità, poi, superata la prova perché tutto ha un fine, egli non sarà più lo stesso; ogni parola che dirà scaturirà dal
più profondo del suo essere e sarà quella che consolerà. Non ti avevo detto che è periodo di grazia?”.
Altra voce: ”Don Eugenio deve molto a Nicola che, con la sua offerta, l’ha attratto nel suo vortice, sospingendolo più in
alto”.
15 luglio 1986
Per alcuni giorni non ho avuto altri colloqui con il mio Nicola.
Temevo che, con l’andare del tempo, i miei colloqui con lui si sarebbero rarefatti, e tutto, tutto, sarebbe scomparso nel
nulla.
E Nicola: “No mamma, al contrario. Ogni giorno che passa ti avvicina sempre più al traguardo della tua vita; quindi la comunione dei nostri spiriti deve essere sempre più perfetta, perché tu avrai ancora più bisogno di me”.
Sentivo tutte le forze del male scatenate per distruggere ed annientare tutti i rapporti di amore, che faticosamente cercavo di realizzare in seno alla mia famiglia e per i quali Nicola si era immolato.
Nicola: “Mamma, tu sai come combattere queste cose; usa quegli stessi mezzi che usavi per me”.
28 luglio 1986
Nicola: “Mamma, tu non sai quale bisogno di aiuto e di amore abbiano gli ammalati negli ospedali; sono prostrati e
nell’anima e nel corpo. Tu dovresti aiutarmi nella missione che mi è stata affidata, e don Eugenio deve fissare un giorno
della settimana da dedicare totalmente a loro, e non solo con la preghiera, ma visitandoli e confortandoli. Deve farlo!”.
Desidero concretizzare anche con parole mie una illuminazione di Nicola il cui conversare è stato interrotto da non so casa, e che, pertanto, non mi è stata totalmente palese.
Nicola: “Il rapporto tra marito e moglie è, non soltanto spirituale, ma anche fisico: due anime, due carni in una. Con la
morte di uno dei due coniugi, il rapporto fisico viene troncato e con esso tutti i doveri che vi sono inerenti. Il coniuge superstite può contrarre nuove nozze e dare origine ad un altro rapporto matrimoniale.
Ma il rapporto spirituale del superstite con il coniuge defunto, non solo continua ininterrotto, ma viene anche purificato,
ampliato e fortificato sicché le loro anime si cercano ancora e si desiderano. Ecco perché Gesù, a coloro che gli chiedevano di chi sarebbe stata moglie nell’altra vita la donna che, in ottemperanza alla legge ebraica, aveva sposato sette fratelli,
rispondeva che in Cielo non ci sono più né mogli, né mariti, ma solo anime che si amano e si attraggono.
Quindi Antonella, se dovesse passare ad altre nozze, non deve pensare a me come al marito morto, ma all’amore vivo”.
16
2 agosto 1986
Guardavo le bamboline di stoffa che la madre di Flavio, mio genero, aveva portato alle sue nipotine Maria Alessandra ed
Elena. Le aveva confezionate lei stessa con grande amore.
Nicola: ”Quell’anima e tanto gradita a Dio perché, dopo tanti e tanti anni, vive ancora nel ricordo di una sua bambina
morta”.
5 agosto 1986
Riandando con il pensiero ai giorni terribili che precedettero la scomparsa del mio Nicola ed alle sue sofferenze, il mio animo era da più giorni in un’angoscia senza fine.
Di notte chiedo a Nicola: “Nicò, perché non mi dici più niente?”.
Nicola: “Mamma, come faccio a comunicare con te, se sei così turbata?
Non puoi pensare al mio dolore senza pensare alla gioia che ne è derivata”.
Interviene la Madonna dolcissima a consolarmi.
Maria SS.ma: “Non pensare al suo dolore senza pensare alla sua felicità, dì piuttosto: benedetto quel dolore che ha aperto
a Nicola le porte delle gloria e della gioia senza fine”.
“Grazie,Mamma dolcissima, tu come Madre, mi comprendi e mi consoli ed io ti dico: grazie, mamma mia”. Dico a Nicola: ”Pensa ad Antonella”.
Nicola: “Mamma, io non la lascerò mai”.
“Nicò, pensa a Lalla, Maria, Teresa, Filippo, e a tuo padre e a tutti i nostri cari:
Ti metto sulle spalle e ti affido tante, tante anime”.
Nicola: “Mamma, il tuo amore non ha più limiti, io abbraccio tutti.
E poi con dolcezza:” Sei la mia mamma”.
8 agosto 1986
Stamani sono stata al cimitero con mio marito per portare dei fiori a Nicola.
Da tempo avevo notato come Antonella non fosse più andata al cimitero, ed avevo sempre scacciato quel pensiero che mi
faceva male.
Ma stamani è mio marito che me lo ha fatto notare, ed io, ritornando in macchina, ripetevo: nemmeno un fiore, un solo
fiore per chi ti ha tanto amato!
Nicola interviene immediatamente: “Mamma, non essere crudele con Antonella; fa tanta fatica a tirarsi su dall’angoscia, a
rialzarsi, e deve pur vivere ancora, andare avanti, è giovane.
Pensi che, se io fossi vissuto in quelle condizioni, la mia e la sua vita sarebbero state serene e tranquille? Sarebbe stata
una sofferenza senza fine anche per voi che mi amate.
Ringrazia sempre Gesù, tu che comprendi la Sua infinita bontà, previdente e lungimirante, perché grande è stato il Suo
dono.
Ora io sono nella gloria, e vi guido con la potenza del mio amore”.
10 agosto 1986
Tutte le volte che mi trovo in difficoltà nel risolvere dei problemi pratici inerenti alla casa, invoco Nicola che, illuminandomi, mi fa superare ogni difficoltà; così è stato oggi per un piccolo problema, e ciò con meraviglia non solo mia, ma anche
di chi, come me, non era riuscito a venirne a capo:
Nicola: “Mamma, perché sempre te ne meravigli? Per me è cosa molto semplice”.
13 agosto 1986
Di mattina, Nicola: “Mamma, se Gesù vi dice di amare i vostri nemici, come non amare una creatura così fragile che tanto
mi ha amato e tanto ha sofferto, e che, a stento cerca di sopravvivere alla sciagura che l’ha colpita?
Amala, mamma, amala tanto, dà a lei quell’amore sensibile che io non posso più darle”.
Nicola mi illumina se come io possa rivivere la sofferenza della sua angoscia, seguendolo, passo passo, sulla via del suo
calvario. Unirmi a lui nell’offerta al Padre (allora per cecità voluta da Gesù stesso, non lo feci), unirmi a Gesù e a Maria
che con lui si offrivano, per continuare a perpetuare il valore del suo sacrificio a beneficio dei miei figli, di mio marito, dei
miei fratelli, e di tutti coloro per i quali egli si offrì vittima, e della Chiesa tutta.
Comprendo ora, un pò più profondamente, lo strazio di Maria SS.ma ai piedi della Croce, che si offre ed offre il Suo Figlio
morto per la salvezza di tutti gli uomini, anche dei suoi uccisori, di tutti coloro che oggi, come allora, squarciano il Suo
Cuore di Madre; ora capisco cosa voglia dire il cuore di una madre dilaniato nella carne viva.
17
15 agosto 1986
Sentivo nei confronti di Antonella una specie di risentimento e di amarezza, che cercavo a stento di superare.
Nicola: ”Fallo per me, mamma, tante altre volte dovrai farlo per me!”.
E poi, sempre Nicola: “I miei sono atti d’amore nei vostri riguardi per impedire che nei vostri cuori trovi spazio il risentimento, e con esso, il disamore“.
21 agosto 1986
Rivivevo l’agonia del mio Nicola.
Nicola: “Mamma, ma non devi soffrire così, in maniera così angosciante, altrimenti con la tua angoscia allontani da me i
nostri cari che sono ancora alla ricerca di un pò di serenità dopo tanto dolore”.
“Nicò, ma non mi avevi detto che dovevo rivivere la tua passione per perpetuare gli effetti della tua immolazione?”.
Nicola: “Sì, mamma, ma devi subito offrire il tuo dolore al Padre, in comunione a Gesù, a Maria, a tutti i Santi, perché Egli
possa immediatamente riversare su di voi tutti la Sua misericordia. É come un ciclo che inizia e si chiude continuamente”.
23 agosto 1986
Nicola: “Il Paradiso non è solo uno stato, ma anche un luogo”.
24 agosto 1986
Di notte, lungo conversare con Nicola …
Nicola: “Mamma, quello che ti comunico deve trovare spazio nel tuo cuore, perché si trasformi in te in convinzioni profonde, che solo dopo possono dare frutto; tu, però, devi sgombrare dalla tua mente e dalla tua coscienza quei convincimenti,
spesso errati, che sono di ostacolo alla conoscenza delle verità che ti comunico”.
E poi Nicola: “Mamma, il rivivere il calvario della mia agonia di un anno fa è sofferenza per me, ma sono momenti di grazia per voi, perché, come allora, il Padre accetta la mia offerta e riversa su tutti voi la Sua infinita misericordia.
Ma il mio atto d’amore di oggi è molto più grande di quello di allora, che pure mi è costato la vita, perché esso è perfettamente puro, esente da qualsiasi residuo d’umanità e quindi di egoismo, ed abbraccia tutte le anime, si estende fino ai
confini della terra, penetra nel profondo del vostro cuore per portare sollievo ai vostri più intimi e nascosti bisogni; se, poi,
vi unite alla mia offerta con il vostro soffrire, allora nessuna forza malefica potrà impedire il realizzarsi del disegno
d’amore che Dio vuole attuare in voi”.
“Nicò, perché, quando tu mi sveli cose così sublimi, io, invece di provarne gioia, mi inabisso sempre più nel dolore?”.
Nicola: “Mamma, anche questa è purificazione; vedi, mamma, non si può gustare la vera gioia se non si passa attraverso
la purificazione. Mamma, tu devi continuamente tendere al Cielo con tutte le tue forze; il Purgatorio è luogo di grazia, ma
non di gioia”.
27 agosto 1986
Nicola: “Mamma, unisciti alla sofferenza della mia agonia ed unisci ad essa il dolore di Antonella, di papà, dei fratelli e dei
parenti tutti, come allora non ti è stato dato di fare, ed offrila con me al Padre, insieme a Gesù ed a Maria, ed Egli come
un anno fa, riverserà su di voi tutti il Suo perdono e le Sue grazie”.
Ho chiesto aiuto per tutti i miei, ho chiesto aiuto per i sofferenti, i disperati, per coloro che muoiono mordendo la terra
senza un conforto, per coloro che lontani dalla loro terra muoiono soli, e per la Chiesa tutta.
E Nicola: “Mamma, il tuo dolore deriva anche dal fatto che io sono morto senza che voi tutti ve ne foste resi conto, e dal
pensiero che ero il solo consapevole e che soffrivo e lottavo da solo. Devi, ora, comprendere che è stato un grande dono
di Gesù l’averti tappato gli occhi e con i tuoi anche quelli degli altri.
Non ti rendi conto come la consapevolezza di quello che stava accadendo, e quindi il vostro strazio impotente, avrebbero
fortemente turbato il mio spirito impegnato in una lotta che è al di fuori di ogni umana considerazione, e avrebbe forse
resa dubbia la mia vittoria finale?
Che aiuto avresti potuto darmi, povera mamma, se non quello che mi hai dato con la tua fede e con la tua preghiera?
Ma, consolati mamma, non ero solo, al tuo posto c’era la Mamma Celeste; Essa ha dato al suo Nicola tutto quello che non
aveva potuto dare al Suo Figliolo morente, ha tenuto lontano da me l’inferno che si era scatenato contro la mia miseria;
mi ha reso forte, sicuro, invincibile; ha consolato il mio strazio, ha accarezzato il mio corpo sofferente, mi ha dato Gesù,
mi ha fatto vedere, ancora prima che spirassi, la mia gloria futura per fortificarmi nell’ora estrema. Oggi, mamma, soffri
con me, ma domani no, domani festeggia la mia vittoria; anche sulla terra gli atleti, dopo aver lottato, festeggiano la vittoria conseguita”.
Mi rivolgo a Nicola: “Nicò, mi spieghi come mai durante la tua agonia, mentre io cercavo di passare sul tuo corpo la corona benedetta della Madonna di Ulzio, senza che te ne accorgessi, tu immediatamente mi dicevi di smettere?”.
Nicola: “Mamma, lo sai che sei curiosa? Lascia che queste cose restino avvolte nel mistero”.
18
6 settembre 1986
Momenti di grande turbamento e di dolore. “Nicò, tu non sei più con noi!”.
Nicola: “Mamma, ma io sono vivo, non sono mai morto”.
“C’è quella tomba al cimitero!”.
Nicola: “É proprio quella tomba che testimonia la mia esistenza.
Se mi facessi vedere da te come sono ora, mi vedresti come mi hai sempre visto”.
“Nicò, soffro tanto e i miei occhi sono tanto stanchi”.
Nicola: “Anche quei tuoi occhi tanto stanchi vedranno la luce vera”.
Ero amareggiata per alcune contrarietà e volevo offrire la mia sofferenza e le mie lacrime per risolvere quei problemi.
Nicola: “Mamma, la tua sofferenza è cosa preziosa perché tu la spenda per cose così banali; offrila a Gesù perché riscatti
e salvi anime, ed il resto ti sarà dato in sovrappiù”.
7 settembre 1986
Ringraziavo il Padre per averci dato in dono Nicola.
Il Padre: ”Solo in Cielo comprenderai la grandezza del dono”.
11 settembre 1986
Pensavo a mille cose e chiedevo a Nicola di aiutarmi.
Nicola: “Mamma, le vostre battaglie dovete combatterle da voi. Noi vi aiutiamo a vincerle, perché senza di noi non potreste far niente, ma dovete essere voi ad affrontarle”.
Mi fa capire a quali battaglie intende soprattutto riferirsi: contro il nostro egoismo, i nostri difetti, la chiusura, la mancanza
di amore, le passioni, e la lotta contro il nemico.
Ero alquanto amareggiata per il fatto che mia figlia Maria aveva avuto parole di risentimento nei confronti del fratello, che
se l’era presa con il cucciolo che le avevano regalato, criticandola per il suo esagerato attaccamento allo stesso.
E Nicola: “Vedi, mamma, Maria non può anteporre l’affetto per il cane a quello per i fratelli, e ciò per un sano equilibrio
dei sentimenti. É giusto che voglia bene al suo cane e che goda di momenti di distrazione e di gioia che ne ottiene, ma
questo sentimento non deve chiudere spazi ad altri sentimenti più validi.
É come dell’amicizia non deve essere possessiva e limitata ad un solo soggetto, perché il nostro spirito è stato creato per
l’infinito ed ogni spazio circoscritto diventa una prigione”.
“Nicò, faccio male allora a chiudermi nel mio dolore per la tua dipartita?”.
Nicola: “Mamma, adesso ascoltami e cerca di comprendermi. Che tu senta, in determinati momenti, tanta angoscia per la
mia dipartita è cosa naturale e rientra nella tua umanità.
Ma essa non deve offuscare la gioia che deve derivare a te dal sapermi in Cielo e soprattutto dalla consapevolezza di questa realtà trascendente, perché noi due comunichiamo, mamma, e questa è una realtà meravigliosa. Tu, attraverso me,
sei innestata alla Luce e io posso guidare completamente te e gli altri, al possesso del Bene. Tu devi essere il canale perché io possa riversare sugli altri i miei lumi e non trattenere niente per te.
Come fare per vincere il dolore che a volte ti opprime fio a farti racchiudere in te stessa, te lo avevo detto l’altra volta;
devi offrirlo immediatamente al Padre, in unione a me, a Gesù, a Maria, alla Chiesa, e così esso si trasformerà in fonte di
bene per tutti voi”.
23 settembre 1986
Stamani mio marito che si era alzato molto presto, e che aveva letto sul settimanale Gente del 19 corr. l’articolo che parla della presentatrice alla TV Enrica Giusti, morta un anno fa di cancro, che padre Ventura, suo direttore spirituale, considera santa, me ne parla con interesse spronandomi a leggerlo. Ma, prima ancora che io lo faccia, mentre il mio pensiero
vaga rievocando ricordi, sento una voce interiore che mi dice:
“La prova inoppugnabile della santità di Nicola sarà data dal suo corpo”.
Mi fermo a considerare quelle parole in relazione alle altra già sentite tanto tempo prima:
il corpo dei santi non va in corruzione e chiedo a Nicola:
”É vero che il tuo corpo è integro?”.
Nicola: “Sì, mamma, e tale rimarrà per molto tempo, poi si dissolverà come tutti gli altri corpi”.
Mi propongo di recarmi a Torino per sentire al riguardo la veggente di Ulzio ed averne conferma. E Nicola immediatamente:
“Mamma, perché vuoi chiedere conferma ad altri, non basta che te lo dica io?”.
19
26 settembre 1986
Avevo appena finito di telefonare a Don Eugenio al quale avevo ripetuto la frase di Nicola: Eugenio deve diventare colonna, luce, guida, rifugio.
Immediatamente Nicola mi illumina sul perché della successione di quelle parole.
Nicola: “Colonna, perché deve possedere tanta fede da sostenere quella degli altri.
Luce perché non può avere la luce da illuminare gli altri se non possiede tanta fede.
Giuda perché se non è illuminato dalla fede non può essere guida per gli altri.
Rifugio, perché tutto questo lo deve portare ad essere rifugio per le anime in pena”.
29 settembre 1986
In Chiesa mi avevano fatto vedere un foglio che conteneva una protesta formale per impedire la proiezione di un film osceno contro Gesù. Mi ripromettevo di farne ciclostilare delle copie da spedire a persone amiche, ma sentito il parere di
un sacerdote delle parrocchia che mi diceva come per alcuni la notizia della progettata proiezione era vera e per altri no,
sorgono in me dei dubbi.
Nicola: “Mamma, anche se il film non è in programmazione, una protesta massiccia servirà sempre a scoraggiare gli eventuali fautori di idee malsane”.
30 settembre 1986
Mi sentivo addolorata, oltre che turbata, perché mi era sembrato che don Eugenio fosse rimasto male per avergli io detto
come la mia amica Maria Pia mi avesse riferito di un rimprovero da parte della Mamma Celeste per don Eugenio stesso,
che si era lasciato vincere da timori e non era più partito per Ulzio per invocare l’aiuto di Maria nella grotta in cui Ella era
apparsa.
Pensavo: forse sono la stessa, manco di delicatezza e ferisco.
Nicola mi consola: “Mamma, sii severa, perché nulla hai detto intenzionalmente che potesse ferire don Eugenio”.
31 settembre 1986
Antonella aveva avuto in regalo dal giardiniere un vasetto di azalea, tutto fiorito, molto bello, e mi diceva che l’avrebbe
portato a Nicola al cimitero di Sabaudia.
Ma ieri sera, ad una domanda di mia figlia Maria, ha risposto che aveva preferito portarlo a Franca, la sua amica malata.
Io e mia figlia ci siamo rimaste un pò male.
Questa notte Nicola:” Sono stato io a suggerire ad Antonella di portarlo all’amica Franca; era quello che io avrei fatto se
fossi rimasto su questa terra”.
5 ottobre 1986 prime ore del mattino
Gesù: ”Prima ero Io che inseguivo la tua anima per donarmi a te, poi, ero sempre Io che operavo sulle anime servendomi
di te; tu eri solo lo strumento. Ora, offrendo la tua sofferenza che unisci alla Mia per salvare delle anime, cooperi con me
alla redenzione”.
Ero preoccupata per la pubblicazione dei miei scritti riguardanti Nicola, che doveva avvenire con la collaborazione di don
Eugenio.
Nicola: “Mamma, dai tutto il materiale che hai scritto ad Eugenio e non preoccuparti di nulla; sarò io ad illuminarlo passo
dopo passo. “Nicò, quando comincerà ad occuparsene?”.
Nicola: “Mamma, non ti preoccupare neppure di questo, sono io che vigilo, quando sarà spiritualmente pronto, comincerà
ad occuparsene”.
10 ottobre 1986
Mi trovavo a Torino, ospite di mia figliuola. Ero stata con Maria Pia a trovare la veggente di Ulzio. Era stata una giornata
intensa e piena di commozioni. Nicola ne era stato il primo protagonista. Mi aveva colpito questa anziana suora sacramentino di clausura, già madre di tre figli, che tale era rimasta nello spirito anche dopo i voti, e compresi la grandezza di essere madre, con la sensibilità che dona la maternità, col dono d’amore che si offre senza chiedere.
É notte e prego la Mamma Celeste, esponendole i miei mille bisogni e quelli dei miei.
Mi pare di vedere Maria SS.ma che mi mostra il Suo Gesù, il quale, nelle messe nere, viene colpito a morte nella carne viva, ed il Suo strazio di Madre, che soffre, anche Lei, nella carne e nel cuore, ma che soffre anche per gli altri figli peccatori che deve salvare attraverso il suo dolore di Madre.
Mi ritorna in mente un episodio del giorno prima, al quale non avevo fatto grande attenzione: avevo accompagnato Maria
Pia a fare compere in un negozio di oggetti sacri, dove trovammo una signora che stava acquistando delle statuine di Gesù Bambino.
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Maria SS.ma mi dice: ”Compra un Bambino Gesù per Maria Alessandra ed Elena e portalo alla grotta di Ulzio dove Io lo
benedirò. Dirai loro di tenerlo caro; come vedi è nudo ed ha bisogno di amore e di tenerezza, che non gli facciano mancare almeno un fiorellino, che lo consolino ed a Lui raccontino tutti i loro piccoli e grandi crucci; sarà questo il Mio dono”.
11 ottobre 1986
Mi sono recata con Maria Pia nella grotta di Ulzio anche per ottemperare alla richiesta della Madonna, oltre che per ringraziarLa di tutto l’amore che Lei aveva dimostrato per il mio Nicola. Ho avvertito per due volte un’ondata di profumo, ma
non sono riuscita a stabilire una vera e duratura comunione con la Mamma Celeste.
Di notte un lungo conversare con Nicola.
“Mamma, non hai sentito la mia presenza alla grotta di Ulzio? Ero assieme a Maria SS.ma”.
In quella circostanza avevo potuto constatare la disponibilità totale e lo spirito di sacrificio di Maria Pia che mi tirava dietro, con tanto amore, come aveva già fatto tante altre volte, anche con il caldo o col gelo, un giovane cieco per la salita
scoscesa che porta alla grotta, e mi sono sentita oppressa, schiacciata, dalla mia nullità, dalla mia miseria, dal mio egoismo.
Ho pregato Nicola perché venga a confortare un’anima così generosa quale è Maria Pia, che soffre tanto per i figli che la
disconoscono.
Nicola: “Mamma, l’aiuterò; i suoi figli sono una spina per lei, ma anche una corona”.
E poi: “Mamma, vedi, Gesù mette tutti i vostri peccati nella fornace ardente del Suo Amore misericordioso e lì vengono
inceneriti; non resta più nulla, solo il ricordo di essi perché vi spinga a ringraziarLo. Non ricordi come ero io con i miei
peccati, privo di fede, con il mio rifiuto ad ogni tua sollecitazione?
“ Nicò, come hai fatto ad uscirne?”.
Nicola: “Mamma, è bastato dire di sì a Gesù, sia pure nell’ora estrema della mia vita”.
“ Nicò, ci sarà la purificazione preannunziata, di cui tanto si parla?”.
Nicola: “Sì che ci sarà, non te l’ho gia detto altre volte?”. “E la Madonna cosa farà?
Nicola: “Lei mitigherà il castigo”. “E tu Nicola ci aiuterai?”.
Nicola: “Cosa pensi, mamma, che vi lascerò andare alla deriva? Certo che vi proteggerò.
Tu non preoccuparti di cose che dovrai lasciare; il tuo pellegrinaggio ad Ulzio è stato voluto da Maria SS.ma perché tu potessi far rivivere lì il ricordo di me, perché io sono un dono per voi”.
11 ottobre 1986
Stamani, a conferma della presenza di Nicola alla grotta di Ulzio che io non avevo avvertito, Maria Pia mi dice che il giovane cieco, che lei sempre accompagna, le aveva assicurato di aver visti in spirito Nicola accanto alla Madonna, immerso
in una orazione profonda, e glie lo ha descritto perfettamente come se lo conoscesse.
13 ottobre 1986
Un voce: “Nicola è il Santo di Ulzio”.
20 ottobre 1986
La sera prima avevo fatto le condoglianze a Lorenzo, l’amico di studi di Nicola, per la morte della madre. Stamani Nicola
mi dice: “Invita a cena Lorenzo, io sarò con voi”.
21 ottobre 1986
Incontravo difficoltà a trovare l’indirizzo di Padre Bachelet.. il gesuita che doveva aiutarci a far entrare nel carcere
dell’Aquila don Eugenio per trovare Sandro.
Nicola: “Mamma, ti ricordi le difficoltà per trovare il recapito di Pisolini e come ad un tratto l’hai avuto nella maniera più
impensata?
Il pomeriggio mi telefona Fausta la quale mi mette in contatto con un gesuita di San Bellarmino che mi dà il numero di
Padre Bachelet.
23 ottobre 1986
Andando in chiesa mi sento assalire da un’ondata di angoscia; il ricordo di Nicola e la sua scomparsa mi procurano spesso
questa sofferenza terribile.
Nicola: “Mamma, quanti, come te, hanno avuto il privilegio di essere stati sorretti, consolati, confortati, sostenuti nella fede e nella speranza, direttamente da Gesù, con la Sua parola, col Suo amore e la Sua luce, momento dopo momento durante il periodo della mia malattia?
E poi dopo la mia morte, quanti hanno il privilegio che hai tu, di sentire nel tuo intimo me, che ti parlo, che mi svelo, che
ti istruisco, che ti consolo e ti guido?”.
21
24 ottobre 1986
Chiedevo questa notte a Nicola perché a volte non mi parla.
Nicola “ Mamma, anche Gesù a volte tace; è per lasciarti il tempo di riflettere”.
Gli chiedo di mio fratello Gaspare che non sta bene.
Nicola: “Mamma, se tu preghi Gesù per zio Gaspare perché guarisca e nell’anima e nel corpo, Lui ti esaudisce; anche per
me ti avrebbe esaudita, se non fossi stato io a chiedergli l’immolazione”.
27 ottobre 1986
Ero preoccupata per Flavio che si trova nel mirino del nemico. Ora tutto mi è chiaro dell’intervento prodigioso di Nicola
che lo libera da un attacco subdolo e perverso, questa notte Nicola mi suggerisce la strada; subito ricorso al TAR, questo
mi viene poi confermato da Flavio.
Nicola: “Mamma, devi essere serena e fiduciosa; se sei turbata a stento riesco a comunicare con te ed a guidarvi”.
4 novembre 1986
Chiedo a Nicola che mi dia luci circa le interferenze del nemico nella vita di noi uomini.
E Nicola: ”Mamma, se tu consideri che un sacerdote, che è ancora immerso nell’umano e quindi condizionato dalla superiorità del nemico, che è puro spirito, riesce a scacciare Satana nella misura in cui è unito a Gesù, immagina allora, quale
è la nostra potenza nei confronti dello stesso Satana che è a noi soggetto, non solo per averlo vinto in vita, ma soprattutto per la forza che ci deriva da Dio in cui noi siamo immersi”.
9 novembre 1986
Ieri sera, mentre leggevo il libro, La Vita oltre la Vita, di Moody, mi ha colpito il fatto che molti testimoni citati
dall’autore parlano di un corpo spirituale, di cui sono stati in possesso durante l’esperienza da loro vissuta, sia pure per
breve tempo, oltre la vita terrena, nell’aldilà.
Mi sono allora ricordata delle parole di Nicola:
” Mamma, se tu mi potessi vedere come sono adesso, mi vedresti come mi hai sempre visto”.
Durante la notte Nicola mi fa sentire la sua presenza in maniera quasi tangibile, inondandomi di una gioia meravigliosa.
Mi parla a lungo in maniera piana e convincente.
Nicola: ”Vedi, mamma, io sono come ero prima, in terra, e il mio corpo spirituale ha le stesse fattezze del io corpo fisico;
sono io stesso, Nicola col mio carattere, la mia personalità, la mia identità; nulla mi è stato tolto, nulla è cambiato, anzi, le
mie doti, purificate attraverso la sofferenza, hanno riacquistato lo splendore originario, sono state come potenziate.
Inoltre il mio io, non più legato alla materia, ha acquistato dei poteri, direi, infiniti; posso essere contemporaneamente nei
punti più lontani del cosmo, conoscere i vostri pensieri più nascosti, i vostri bisogni più urgenti; il mio amore è un amore
totale, in Dio; il futuro mi è palese. Sì, ho anche dei limiti nei vostri confronti; se volessi, potrei darti uno schiaffo, ma tu
non te ne accorgeresti neppure. Io però vi vedo, mentre voi non mi vedete; vi sento parlare, mentre voi non mi sentite;
non ho bisogno di aprire una porta per essere con voi, nessun ostacolo può limitare o frapporsi tra me e voi.
Vedi, mamma, questo è il nostro handicap: l’incomunicabilità che tanto ostacola gli effetti del nostro aiuto, continuo, potente, amoroso. Ma per Gesù e per Maria non è così.
Essi hanno, anche, il loro corpo santo fatto di carne e sangue; possono quindi parlare ed essere uditi da voi, presentarsi a
voi ed essere visti con i vostri occhi umani; con le loro braccia possono stringervi al seno, le loro mani carezzarvi e benedirvi”.
“Nicò, mi hai detto che la Mamma Celeste durante la tua malattia, e specialmente durante la tua agonia, ti accarezzava?
La vedevi tu?”.
Nicola: “Mamma, non la vedevo, ma ne avvertivo la presenza e sentivo le sue carezze”.
E poi: ”Mamma, riferendomi ancora ai demoni voglio dirti che essi sono delle entità ben distinte e non confondibili gli uni
con gli altri, così come lo sono gli angeli e ciascuno di noi; noi li dominiamo totalmente, ma essi non attaccano noi, ma
voi; siete voi l’oggetto del contendere e le nostre vittorie o le nostre sconfitte siete voi a determinarle”.
10 novembre 1986
Nicola: ”Mamma, in un certo senso mio fratello Filippo aveva ragione quando ti disse che tu avevi contribuito a portare
alla deriva la famiglia, perché tu non ci hai protetti quando avevamo bisogno del tuo amore, ti sei lasciata travolgere.
Paradossalmente, però, se non fosse stato per la tua preghiera costante, intima, sofferta e pressante, non ci saremmo
salvati, ed io ora non sarei nella gloria.
É come se tu avessi capovolto il disegno nefasto di Satana.
Vedi, mamma, quale è la potenza della preghiera? Devi, quindi, sempre pregare, devi implorare, ininterrottamente per i
tuoi fratelli, per papà, per tutti i nostri cari”.
22
11 novembre 1986
La mia amica, vedova, mi aveva confidato che da tempo era in preda ad una lotta serrata tra convinzioni religiose e impulsi per la nascita in lei di un nuovo amore profondamente sentito.
É demoralizzata, infelice, in un mare di contraddizioni.
Ho pregato tanto per lei Gesù e la Madonna. Questa notte mi sono rivolta a Nicola, per avere suggerimenti e lumi da riferire alla mia amica.
Nicola: ”Mamma, l’amore che la tua amica prova per quella persona è un amore bello, perché è un amore totale che investe e coinvolge il suo spirito e anche la sua carne e che non può produrre alcun male a nessuno, essendo lei libera da doveri ed impegni precedenti, come lo è la persona che lei ama. É un dono di Dio che è soprattutto amore”.
“ Nicò, lo so; ma dovrebbero sposare perché il loro amore sia benedetto da Dio”.
Nicola: “Mamma, ma quell’amore è già benedetto da Dio”.
“Nicò, guarda che io non posso consigliare qualcosa contro la morale”.
Nicola: “Chiedi lumi ad Eugenio”. “In pratica cosa dovrebbero fare?”.
Nicola: “Tenere nascosto, in un primo momento, il loro amore perché non sia causa involontaria di scandalo; vedrai che
poi saranno loro stessi a chiedere la convalida della Chiesa col sacramento del matrimonio, onde rendere valido agli occhi
del mondo un rapporto che tale è nei confronti di Dio”.
12 novembre 1986
Avevo delle perplessità circa quanto mi aveva detto ieri Nicola nei riguardi della mia amica.
Nicola: ”I vostri atti sono giudicati da Dio, che è Verità assoluta come buoni, meno buoni o cattivi, e la convalida di essi
che voi chiedete alla Chiesa, essendo essa una società umana oltre che divina, non può trasformare un atto in se stesso
cattivo, in buono; anzi agli occhi di Dio la vostra responsabilità è più grande perché vi servite di un mezzo santo per nascondere il vostro peccato”.
16 novembre 1986
Davanti a Gesù Sacramentato, esposto in Chiesa all’adorazione dei fedeli, chiedo:
” Gesù, quanto dettomi da Nicola riguardo alla mia amica, non capovolge la morale alla quale abbiamo sempre creduto?”.
Sento Gesù che mi risponde: ”Anzi, è proprio il contrario, essa ne esce purificata; troppo spesso viene chiesta alla mia
Chiesa la copertura a ciò che buono non è”.
E rivolgendomi a Nicola: ”Nicò, te né prego, fa che chiare mi siano le tue parole, i tuoi insegnamenti, fa che la nostra comunione sia il più possibile perfetta e che nessun dubbio venga a turbare il mio spirito”.
Nicola: “Mamma, anche sulla terra, quando due persone si amano veramente, arrivano ad indovinare, a captare direi, i
pensieri non espressi; è l’amore che rende chiaro ciò che è nascosto, ed io vi ho amati fino a dare la mia vita per voi, ecco
perché vi dico: non interrompete questo legame meraviglioso che ci rende così strettamente uniti”.
17 novembre 1986
Ero in Chiesa davanti a Gesù Sacramentato solennemente esposto. Ad un tratto mi sono sentita attratta verso un determinato punto ed ho visto un giovane che somigliava, talmente tanto al mio Nicola, da farmi credere che fosse proprio lui
in carne ed ossa.
É stata tale l’emozione e lo smarrimento che, in preda all’angoscia, ho invocato con l’amore più grande: Nicola, Nicola.
Solo l’indomani, nel rivedere quel giovane, mi sono resa conto che non era lui, ma durante la notte ho chiesto conferma al
mio Nicola.
Nicola: ”Mamma, ho sentito la tua implorazione angosciata, ma te l’avevo detto che non ci è consentito sollevare il velo
che ci divide”.
“Nicò, ma i santi qualche volta prendono le apparenze anche carnali e si presentano a noi”.
Nicola: “Sì mamma, ma solo quando debbono raggiungere uno scopo ben determinato”.
1 dicembre 1986
Qualcuno aveva insinuato che interferenze diaboliche possano avermi impedito di afferrare nel loro vero significato le parole di Nicola del giorno 11 novembre riferentesi alla mia amica e ne sono rimasta profondamente turbata, temendo di
averla spinta verso una strada non onesta. Per fortuna altri fatti mi avevano consolata, sollevando il mio morale e dandogli una certa serenità.
Mi sentivo però talmente lontana dal mio Nicola, ed anche scossa per quella zampata del nemico. Stamani prego Gesù,
prego Maria, invoco Nicola.
Nicola: ”Mamma, ti sono particolarmente vicino”. “Nicò, aiuta la mia anima”.
Nicola: “Mamma, io veglio su di lei, non temere. Mamma, l’amore totale è bello perché investe la persona nella sua interezza, ma ciò non vuol dire che esso sia necessariamente un amore puro; lo è nella misura in cui lo spirito domina la materia, e più è puro, più è fonte di gioia inesprimibile e gradito a Dio”.
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“Nicò, brutta zampata è stata quella del nemico; se mi manca la tua guida, così preziosa, cosa sarà di me? Mi sento così
fragile!”.
Nicola: “Mamma, sii serena, io ti condurrò per la strada che porta al Bene.
Le mie parole sono stille di luce che si stemperano in un mare di tenebre”.
2 dicembre 1986
Nicola: ”Mamma, ascoltami bene. Gesù, attraverso la Sua Chiesa, chiede agli sposi che siano una cosa sola, come una cosa sola sono Lui e la Sua Sposa: la Chiesa. Chiede ad essi una unione completa, sì da raggiungere l’unità: un’anima sola, una carne sola.
Tutto questo è possibile solo se l’amore, come ti dicevo prima, è totale, perché, essendo l’uomo formato di anima e di
corpo esso deve coinvolgere tutta la persona; inoltre deve esistere, tra lo spirito ed il corpo, un’armonia perfetta affinché
l’uno non prevalga sull’altro, causando scompensi che possono nuocere alla totalità dell’amore e quindi dell’unità.
Lo spirito deve permeare di sé il corpo senza distruggere l’entità dello stesso come fa la luce che investe un qualsiasi oggetto di metallo, il quale risplende, pur rimanendo esclusivamente materia. Inoltre, si deve tendere alla purezza
dell’amore, che si ottiene quando il corpo degli sposi è illuminato e permeato dallo spirito.
Da ciò scaturisce, come da una sorgente di acqua pura, una unione perfetta che solo la morte può infrangere, unione benedetta e convalidata prima da Dio e poi dalla Chiesa, la quale, in Suo nome, ne accresce la grazia santificante, rendendola forte per le lotte che durante il corso della vita dovrà sostenere.
Ma se mancano i presupposti di cui sopra, il matrimonio, anche se celebrato in Chiesa tra feste e candele, non viene ratificato in Cielo, ed è quindi nullo.
Ecco la causa di tanti divorzi.
Bisogna tagliare il male alla radice e ristabilire delle verità fin troppo spesso conculcate.
Ecco perché, mamma, ti dicevo che chiedere lumi ad Eugenio che, per la sua preparazione e per il lavoro che svolge in
seno al Tribunale ecclesiastico, conosce a fondo questo grave problema che avrebbe capito perfettamente.
La luce che noi comunichiamo non sempre riesce, purtroppo, ad illuminare ed a risplendere in tante tenebre”.
Una voce: ”Nicola, avendo con la sua immolazione, sublimato l’amore coniugale, ne è diventato, per grazia di Dio, il protettore specifico”.
13 dicembre 1986
Mi sentivo già da ieri sera terribilmente triste e sentivo Nicola lontano…
Nicola: ”Mamma, tu mi senti lontano perché, oppressa e resa prigioniera della materia, non riesci a concepire la mia dimensione di oggi, quella di puro spirito.
Nella vita terrena, mamma, è sempre lo spirito che permea di sé la materia e caratterizza la personalità di ciascuno, che è
unica e irrepetibile.
Essa, però, condizionata dalla materia, è offuscata e resa opaca, mentre lo spirito, liberato dal peso che l’opprime, riacquista tutte le capacità che gli sono connaturate fin dall’attimo della sua creazione. Io, per mia esclusiva volontà e libera
adesione al progetto d’amore di Dio, sono approdato al Bene Supremo ed Eterno, dove è solo gioia e letizia; quindi il pensiero di me, il ricordo costante di me, dovrebbe essere per te di rifugio e di pace, perché solo con me, e per mio mezzo,
potranno acquietarsi la tua angoscia ed il tuo soffrire.
Perché, mamma, tu non soffri più per me, tu soffri perché il tuo cuore sanguina ancora per le atroci ferite inferteti dal
nemico in tutti questi lunghi anni; tu soffri per gli altri tuoi figli, tu soffri per Antonella, per i tuoi fratelli, per il mondo tutto, ma è solo l’amore che può guarire le tue ferite, l’amore tuo verso tutti loro, il loro amore verso di te.
Ma tu, mamma cara, riposati in me, pensami con infinita letizia ed io addolcirò la tua pena”.
25 dicembre 1986
Nicola per Franca l’amica di Antonella: ”Ella è sotto la mia protezione e la vittoria sarà sua, ma io ho bisogno della sua
collaborazione; non può restare nel mezzo guardare, mentre infuria la lotta; deve decidersi e accostarsi definitivamente
dalla parte dove sono io, cioè a Dio che l’ama”.
Nicola per la mia amica: ”Quello che L. insistentemente chiede a Gesù, anche per il mio tramite, è onesto e quindi gradito
a Dio, il quale vorrebbe tutto concederle perché l’ama; l’ostacolo non è quindi, la Sua Divina Volontà né quella della Sua
Chiesa, che è chiamata solo a convalidare la volontà del suo Dio e Maestro, ma l’egoismo di quell’uomo, che tutto vorrebbe, senza nulla concedere, pur di non deformare l’immagine che ha di se stesso, una immagine chiusa in un rigido pragmatismo di tipo militare”.
Riuscivo a stento a seguire le parole di Nicola ed egli: ”Mamma, guarda che ho bisogno non solo della tua recettività, ma
anche della tua intelligenza”.
28 dicembre 1986
Una improvvisa illuminazione mi viene dal ricordo delle parole di Nicola del giorno 11 ottobre circa l’incenerimento dei nostri peccati nella fornace ardente dell’amore misericordioso di Gesù. La sofferenza di per sé, non è riscatto né purificazione; se così fosse, quale sofferenza maggiore di quella dei disperati o dei dannati?
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Essa diventa liberazione e purificazione, solo se accettata e offerta, ma sempre in unione alla sofferenza di Gesù, che dà
alla nostra sofferenza un valore infinito, rendendola accetta al Padre.
In Purgatorio le anime non scontano i loro peccati perché essi sono già stati rimessi da Gesù col Suo stesso sangue, ma il
ricordo di essi, che reso vivo dalla luce illuminante che li rende palesi al loro spirito fin nei minimi particolari, genera in loro un dolore acutissimo per avere offeso Dio e dal dolore nasce la riconoscenza, ed un amore che sempre più cresce, fino
a diventare fuoco di desiderio che li purifica e li rende meritevoli di vedere e godere l’Amore.
29 dicembre 1986
Preoccupata per la nostra casetta sui Castelli Romani che, nonostante vari tentativi, non eravamo ancora riusciti a vendere, temendo che la presenza in essa di negatività ne impedisse, o quanto meno, ne ostacolasse la vendita, avevo pregato don Eugenio di recarsi espressamente sul posto per benedire la casa.
In accoglimento della mia preghiera don Eugenio vi si è recato insieme alle mie figlie Laura e Maria; ma, mentre provvedeva all’esorcismo, fu preso da improvviso malore tanto da svenire.
Ho pregato Nicola di aiutare don Eugenio.
Nicola: ”Davanti alla SS.ma Trinità, sono continuamente implorante per Eugenio”.
2 gennaio 1987 ore 18,20
In Chiesa, davanti a Gesù Eucaristico, pregavo perché ogni tentativo di Satana di nuocere a noi e a don Eugenio fosse reso vano.
Nicola: ”Mamma, non scherzare con Satana, non nominarlo, e fingi di ignorarlo, ma prega, prega, prega sempre”.
3 gennaio 1987
Nicola a don Eugenio per il mio tramite: ”Vedi, Eugenio, tu l’altro giorno a pranzo da noi, avevi detto a mamma che presentivi o una disgrazia o una grazia particolare, e in verità hai avuto e l’una e l’altra.
L’Ostia che tu portavi in quella circostanza con te, era Gesù in stato di vittima che non poteva proteggere il tuo corpo,
così come non può ribellarsi quando viene colpito nelle messe nere, e come non ha potuto incenerire i suoi nemici quando
lo crocifissero sulla Croce.
Chi ti è stata di aiuto non è stata Laura, anche se in stato di grazia, per essersi accostata al mattini alla Eucaristia, perché
è rimasta impietrita per l’attacco del nemico, ma Maria che ha dominato la situazione ed ha chiamato in aiuto me.
Senti, Eugenio, quando per il potere che vi viene dal vostro sacerdozio e che vi è stato conferito da Gesù, voi costringete
con la forza, in virtù di questo potere, Satana a sloggiare o da un’altra anima o da un luogo, la sua reazione è violenta e
vi investe in tutta la vostra umanità di spirito e di corpo.
Ecco perché è necessario usare una grande prudenza, non sottovalutare mai un nemico, che spesso non si presenta isolato ma insieme ad altri in legioni, scegliere il momento in cui il vostro spirito è più intimamente legato ad Dio delle vittorie,
non andare mai soli, specie quando mancate di conoscenza specifica e di esperienza; e poi occorre una preventiva preparazione con preghiere e digiuni (tu ben sai cosa Gesù rispose a Pietro che non era riuscito a scacciare certi demoni), ed
infine confidare ciecamente in Gesù e Maria.
Noi vi siamo particolarmente vicini e combattiamo con voi, guardando con amore infinito questi coraggiosi, che si cimentano contro un nemico tanto più forte di loro, che neppure materialmente vedono, solo per amore a Dio ed alle anime.
Ecco perché ti dicevo che la tua esperienza dell’altro giorno, anche se brutta da un lato, è stata per te di enorme bene”.
4 gennaio 1987
A Messa al momento del ringraziamento dopo la Comunione.
Nicola: ”Mamma, aiuta Eugenio, aiuta Eugenio!”
Sono andata subito a far celebrare una Santa Messa per lui.
5 gennaio 1987
Avevo finito di leggere sui Quaderni del 1944 di Maria Valtorta la descrizione della meravigliosa visione che lei aveva
avuto del Paradiso.
Nicola: ”Mamma, mamma bella, perché non sei felice nel sapermi immerso in una gloria così grande? Non pensi cosa sarebbe stata la mia vita se fossi rimasto in terra?”.
“Nicola, amore mio, perdona il mio dolore ed il mio amor egoistici”.
7 gennaio 1987
Nicola: ”La causa che ha determinato l’attacco frontale del nemico contro Eugenio non è stata tanto l’esorcismo fatto alla
casa, quanto la somma di tanti motivi remoti; primo fra tutti la mia vittoria su di lui, e quindi la sua sconfitta cocente, di
cui Eugenio è, stato elemento essenziale, ed oggi il suo apostolato in perfetta sintonia col Cielo.
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Eugenio per il mio tramite è il mio braccio operante in favore di tante anime bisognose di conforto e di aiuto. Sia vigile,
prudente, avveduto, ma forte e sereno; io sono con lui”.
9 gennaio 1987
Pensavo di telefonare a don Germio a Pescara per sentire il suo parere su alcune verità rivelatemi da Nicola.
Nicola: ”Mamma, non telefonare, le luce che verrebbe a te da don Germio, è sempre una luce riflessa, mentre io ti illumino direttamente”.
Il sette sera era passata da casa per salutarci mia figlia Teresa con il marito Piergiorgio ed i suoi due meravigliosi bambini, diretta a Civitavecchia per imbarcarsi per Cagliari dove risiede. Prima di andar via Piergiorgio mi ha consegnato, per
darla a mio marito, una busta dentro la quale abbiamo poi trovato le matrici dei conti correnti postali relativi a versamenti
di parecchie somme di denaro effettuati dallo steso Piergiorgio per un lungo lasso di tempo (dal 1984 a tutto il 1986) a
nome di mio marito, a favore di orfanotrofi, opere pie ed altri enti religiosi. Siamo rimasti perplessi circa il motivo di tali
versamenti e della consegna a mio marito della matrice dei versamenti stessi.
Il giorno prima avevo progettato, assieme ad Antonella, Laura e Maria, di regalare a don Eugenio in segno di riconoscenza per la benedizione della casa una croce d’oro.
Un pensiero mi è venuto alla mente: cosa se ne fa don Eugenio di una croce d’oro quando nel mondo tanti bambini soffrono e muoiono di fame?
La risposta ai miei interrogativi me l’ha data Nicola, facendo luce nel mio cuore.
Nicola: ”Vedi, mamma, ogni sacrificio, ogni offerta piccola o grande che sia, che si fa al prossimo, è un atto d’amore che
fa acquistare meriti davanti a Dio, perché è amore diretto soprattutto a Lui. Ora Piergiorgio si è spogliato di questi meriti
a favore di papà, ed il suo atto è generoso e meraviglioso nello stesso tempo, perché fatto per così lungo tempo ed in silenzio.
Ti chiederai perché si è deciso a rivelarlo ora; perché ogni atto d’amore genera amore e si spande e conquista altre anime”.
19 gennaio 1987
Non ricordo bene in seguito per quali sollecitazioni si è snodato un colloquio tra me e Nicola, che potrei riassumere così:
“Il peccato genera sofferenza; la sofferenza se accettata ed offerta, ma sempre in unione alla sofferenza di Gesù, diventa
purificazione e riscatto; purificazione e riscatto generano gratitudine ed amore; gratitudine ed amore saldano l’unione con
Gesù e danno vita alla gioia; gioia intima, perfetta perché è Gesù stesso gioia che si dona. A questo punto l’anima è quasi
stabile nell’amore e progredisce sempre più alla conquista del Bene”.
22 gennaio 1987
La mia nipotina, Maria Alessandra, mi aveva comunicato che aveva delle perplessità circa la scelta del corso di scuola secondaria superiore, al quale iscriversi dopo la licenza di scuola media che avrebbe conseguito al termine dell’anno scolastico, e mi aveva pregato, con molta semplicità e con tanta fede, di chiedere a Nicola lumi al riguardo, facendo presente
che le materie verso le quali era maggiormente portata erano le lingue straniere ed il disegno.
In un colloquio di qualche giorno addietro, non esistendo una scuola che contenesse, in maniera preponderante, entrambe le discipline, Nicola aveva suggerito di iscrivere Maria Alessandra al Liceo linguistico presso le Suore Orsoline di Circonvallazione Clodia, vicino all’abitazione dei nonni, dove la ragazza avrebbe potuto avere, oltre ad una preparazione professionale adeguata alle esigenze dell’odierna società, anche una solida formazione morale e religiosa.
Ho appreso in seguito che i genitori di Maria Alessandra, disattendendo i suggerimenti di Nicola, avevano deciso di iscrivere la figlia all’Istituto tecnico per il Turismo.
Sono rimasta amareggiata, con un senso di molto disagio, e sottilissimi dubbi serpeggiavano nel mio animo. Ho molto
pregato, ho cercato Gesù, la Madonna, e lo stesso mio Nicola che sentivo lontano, assente. Ma tale mio stato d’animo non
è durato a lungo.
Stamani Nicola si fa sentire quasi imperiosamente:
Nicola: “Mamma, Gesù l’hai visto solo una volta accanto al tuo letto di ammalata nel lontano 1937 e nel momento della
crisi più acuta, ma io no, io esisto in quanto tu mi hai generato, io sono tuo figlio, mi hai visto crescere giorno dopo giorno, sono vissuto accanto a te per ben 31 anni e io sono sempre vivo, non sono mai morto perché l’anima è immortale, è
la parte di noi che sopravvive al corpo, alla materia ed è la parte più importante che permea di sé la materia e ne fa un
uomo, quell’uomo. E io sono con te, accanto a te, e nessuno può dividerci, nessun nemico perché io lo domino totalmente, sii serena, sii fiduciosa.
Quanto a Maria Alessandra non ti crucciare; io non ho imposto una scelta, ho solo consigliato un ambiente nel quale avrebbe potuto avere protezione, ma è ovvio che la prima protezione deve nascere dentro di sé”.
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27 gennaio 1987
Avevo sentito don Eugenio che m’era parso preoccupato per l’operazione che doveva subire agli occhi e pregavo Nicola di
aiutarlo.
Nicola: ”Ogni giorno che passa, nell’accettazione e nell’offerta, è un giorno che Eugenio dona a Gesù e che nessuno mai
potrà togliergli. Deve essere sereno e fiducioso, ma soprattutto sereno; è questa la forza contro cui si spuntano tutte le
armi del nemico perché mentre egli vince, il nemico perde; mentre egli accumula meriti, il nemico accumula sconfitte; e
questo Eugenio lo sa bene”.
Ero anche preoccupata per Anna, la moglie di mio figlio Filippo, la quale non stava bene in salute, colpita tra l’altro, da
insonnia persistente, e ho pregato Nicola di venire in aiuto.
Nicola: ”Il presupposto per la sanità del corpo è la serenità dello spirito, che Anna può ottenere se compie ogni singolo
atto della giornata offrendolo a Gesù e a Maria SS.ma, sforzandosi di compierlo il meglio possibile, senza preoccuparsi di
come farà l’atto successivo; tutto questo la porterà alla serenità, all’abbandono e alla letizia, nella consapevolezza di aver
compiuto il proprio dovere momento dopo momento.
É nella gioia che è sconfitto il nemico delle vostre anime.
Bisogna fare in sostanza, come fa l’uccellino, il quale, in possesso di un pezzetto di pane un pò più grosso che, se ingoiato
intero, potrebbe strozzarlo, lo sminuzza pazientemente in piccole briciole, e con vera gioia se ne nutre”.
Qualche giorno prima Nicola mi aveva detto che Anna doveva curare il fisico e poi l’avrebbe aiutata ad uscire
dall’angoscia.
Ero inoltre in apprensione per Antonella, che vedevo restia a prendere per buone le parole di Nicola e quasi gelosa di me,
la sola cui era consentito di entrare in contatto con lui.
Nicola: ”Povera la mia Antonella, che non accetta le mie parole solo perché sei tu a porgergliele; dille che io seguo con
infinito amore il suo lento evolversi”.
31 gennaio 1987
Stamani, direi all’improvviso, mi sono trovata a considerare i pericoli cui si espongono i sacerdoti quando sono chiamati ad
intervenire per scacciare i demoni da un luogo o da una persona, e Nicola subito mi illumina.
Nicola: ”Vedi mamma, l’esorcista o qualsiasi altra anima che si appresta a combattere un nemico, di cui non conosce né la
potenza, né la forza, si espone ad un pericolo grave e forse automaticamente lo porta a sopravvalutare la propria forza.
La forza gli viene da Gesù stesso e la possiede nella misura in cui si lascia possedere da Lui.
Ma, in che misura si lascia possedere da Lui. Ma in che misura si lascia possedere da Lui?
Al punto da dire come Paolo: non sono io che vivo ma è Cristo che vive in me?
Satana può penetrare facilmente nella fortezza della vostra anima attraverso le braccia della presunzione, della mancanza
di un’autentica umiltà, della curiosità.
Il totale abbandono in Gesù e nella Madonna è indispensabile; ma solo dopo che si è combattuto tenacemente, essi vi
aiuteranno a conseguire la vittoria. Senza di noi, nulla potete fare”.
10 febbraio 1987
Ero in ansiosa attesa di conoscere l’esito del procedimento penale in appello a carico del figlio della mia amica, già condannato a molti anni di carcere per vicende politiche alle quali, a detta del giovane e della famiglia, egli era stato estraneo.
Ero in angoscia, oltre che per la sorte del giovane non responsabile dei reati per i quali era stato rinviato a giudizio, soprattutto per la madre che vedevo affranta da un dolore così cocente, superiore certo ad ogni umana comprensione.
In seguito a sollecitazioni del mio Nicola, avevo pregato già nei giorni passati don Eugenio di recarsi in carcere a trovare il
figlio della mia amica per confortarlo e tirarne su il morale con le parole che solo un sacerdote ispirato da Dio poteva trovare.
Don Eugenio, sempre pronto e disponibile per il conforto delle anime, aveva prontamente accolto la mia preghiera. Stamani ho telefonato in casa della mia amica per avere notizie.
Mi ha risposto un altro suo fratello che mi ha manifestato la sua gioia per il fatto che i giudici di appello non avevano confermato la precedente condanna, ma avevano rinviato gli atti del procedimento per un riesame dei fatti.
Mi ha detto anche che l’avvocato difensore aveva dato assicurazione che il fratello sarebbe stato rimesso in libertà provvisoria per decorso dei termini.
Non so descrivere la gioia che ho provato alla notizia, pensando alla felicità di quella famiglia così provata da tanti anni di
sofferenza e di attesa. La mia gioia derivava anche dal fatto che avevo piena consapevolezza del ruolo che aveva esercitato il mio Nicola.
Quel giovane che mi ha risposto al telefono mi ha detto, infatti, che egli era ben certo del suo intervento miracoloso, poiché quando aveva ritrovato una foto di Nicola di cui era in possesso e che aveva smarrito, lo aveva pregato intensamente
con molta fede e con tranquilla fiducia in lui. Ad un tratto Nicola mi dice: ”Mamma, il figliolo della tua amica non ne è ancora fuori, egli dovrà subire un altro verdetto ed Eugenio dovrà ancora lavorare molto su quell’anima”.
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26 febbraio 1987
Il giorno prima, presa da qualche dubbio, avevo chiesto a Nicola se quello che egli mi ha già rivelato circa il matrimonio
sia in perfetta sintonia con la morale della Chiesa alla quale abbiamo sempre creduto, ed egli mi aveva risposto che se mi
fossi mantenuta serena avrebbe illuminato la mia intelligenza e parlato al mio cuore. Stamani, ecco, quanto mi dice al riguardo.
Nicola: ”I ministri del matrimonio sono gli sposi e solo loro determinano la validità o meno del vincolo. Il sacerdote è solo
il testimone il quale, con la benedizione in nome di Dio e della Chiesa, accresce la grazia che rende forte l’unione per le
lotte future, ma se la grazia non c’è, come può accrescerla?
Vedi mamma, è senz’altro auspicabile, per il cristiano, la conferma della Chiesa per quello accrescimento di grazia nel matrimonio, che è già valido agli occhi di Dio e già da lui benedetto, ma non è assolutamente indispensabile per la validità
del medesimo, né si possono chiamare concubini quegli sposi che, come ti avevo spiegato giorni fa, consumano il loro
rapporto in perfetta armonia di intenti con quanto ha stabilito il Creatore.
Se un uomo e una donna, cattolici, si trovassero a vivere in uno sperduto villaggio del deserto e volessero costituire una
famiglia in una unità perfetta d’amore, e non ci fosse un sacerdote che benedicesse la loro unione, potresti chiamarli concubini?
Sarebbero secondo te in peccato? E non pensi alla moltitudine di coppie sparse per il mondo, appartenenti alle varie razze
e religioni, che guidati da una morale impressa nei loro cuori da Dio, loro creatore, ubbidiscono a tale legge?
Puoi tu pensare che quell’unione non sia stata benedetta da Dio?”.
6 marzo 1987
Facevo con la mia amica Maria Pia dei giudizi sul comportamento di alcune persone; immediatamente Nicola interviene:
“Gesù non giudica, Gesù ama”.
7 marzo 1987
Il giorno prima in Chiesa avevo incontrato Anna, un’anima che aveva partecipato per la seconda volta agli incontri di preghiera I tabernacoli viventi da me promossi e guidati da don Eugenio. Mi aveva ringraziato per l’invito che le avevo
fatto dicendomi che il sacerdote era bravo, colto, ma che lei non avrebbe mai detto di essere un tabernacolo vivente.
Le avevo risposto d’impulso: ”Anna, non siamo noi che saliamo verso Gesù, ma è Lui che scende fino a raggiungere la nostra miseria”.
Stamani Nicola mi illumina ulteriormente al riguardo: ”Vedi, mamma, quello della tua amica potrebbe sembrare un atto di
umiltà, ma in realtà è un porre limiti alla potenza d’amore di Gesù che, pur di raggiungere il cuore della Sua creatura, lo
va a cercare nel profondo della sua miseria e si fa cibo per lei.
Del resto quando ricevete l’Eucaristia, non avviene lo stesso, nel mistero eucaristico, quell’incontro, quella fusione con Gesù, l’Uomo-Dio? Potete voi dire che tale incontro siete voi a determinarlo che ciò avviene perché ne siete degni?
Non è sempre Gesù, che scende fino a voi, si fa piccolo per voi, annienta l’infinita distanza che passa tra il nulla ed il tutto, si fa materia, ostia per possedere voi?
É il tabernacolo vivente, che tale diventa il vostro cuore, non è come il prolungamento del miracolo che avviene nella
Comunione?”.
8 marzo 1987
In seguito a considerazioni non sempre benevole, cui mi ero lasciata andare insieme alla mia amica Maria Pia nei riguardi
di alcune persone, Nicola mi fa: ”Mamma, non imitare Maria Pia nei suoi difetti, ma imitala nei suoi pregi, altrimenti ai tuoi
difetti aggiungi anche i suoi”.
Di notte ho fatto un sogno stranissimo: ero come oggetto di attacco fortissimo del nemico, che è stato lì per lì per avere
la meglio, ma in extremis, invocando Maria SS.ma, sono riuscita a liberarmene. Appena sveglia Nicola mi illumina, facendomi capire come non si debba essere mai certi di farcela con il nemico e che bisogna continuamente pregare e non lasciare spiragli aperti, da dove questi possa entrare ed intrappolarci.
Mi parla poi di Maria Pia alla quale egli è grato per l’amore che gli dimostra nel battere a macchina i suoi colloqui con me.
Mi spiga come Gesù ami di un amore particolare e sofferente tutte le anime che sono prigioniere di Satana e che invocano
il nostro aiuto; così è di Cecilia, così dei figli di Maria Pia.
Mi dice come in loro dobbiamo vedere Gesù ferito, che chiede aiuto a noi e che, a sua volta, viene in aiuto dei nostri cari
nella misura in cui il nostro cuore si apre anche verso chi ci ha ferito ed offeso.
12 marzo 1987
La sera prima Antonella era venuta a cena da noi; l’ho trovata molto depressa, ho cercato di tirarla un pò su, ma quando
è andata via mi sono sentita stringere il cuore, perché ho visto la mia impotenza.
Stamani Nicola mi indica la strada: ”Mamma, affidala a Maria SS.ma”.
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Subito dopo mi fa rivivere un momento terribile della sua malattia rimasto per me finora nell’ombra. Una settimana prima
della fine, guardandomi, ero ai piedi del suo letto, mi aveva detto che non mi vedeva più; vedeva solo una sagoma, ed
era un pò turbato.
Era stato chiamato l’oculista, ma egli non riacquistò più la vista; vedeva solo le nostre sagome, ma non ha perso la sua
serenità. E noi avevamo … gli occhi bendati.
Ora Nicola mi rivela come ciò fosse stato permesso da Gesù, perché il suo distacco da tutti noi e dal mondo che lo circondava fosse totale.
18 marzo 1987
Ero molto triste, ma Nicola mi consola dicendomi: ”Mamma, perché sei così triste?
Maria Pia ha ultimato il lavoro che ti stava a cuore ed io ti sono sempre vicino; il ruolo che Maria Pia svolge nel disegno
d’amore della Madre Celeste attorno al mio nome, è importante ed io la ricompenserò”.
“Nico, mi ha fatto tanto male quello che mi hai rivelato ieri riguardo alla tua vista”.
Nicola: ”Mamma, il tuo rammarico era certamente quello di non aver vissuto con me la mia terribile agonia; rivivila adesso, ne avrai più merito, perché non sei sotto la spinta del momento”.
Pensavo a quello che mi era sembrato di capire di quanto mi aveva detto qualche tempo addietro Nicola in merito alla purificazione, ed ho chiesto a lui maggiori lumi e conferma.
Nicola: ”Certo, mamma, ti dicevo che Maria SS.ma ha colpito il dragone rosso al cuore, cioè nel cuore della Russia; ora
niente potrà più fermare la rovinosa caduta; è come una valanga in movimento, che nella caduta trascinerà con sé molte
vittime, e ci saranno molti lutti, ma ormai Maria SS.ma ha vinto ed il terribile castigo che pesava sull’umanità, è stato
scongiurato.
La Madre Celeste ha attuato il suo disegno d’amore nel silenzio, servendosi di anime piccole e sconosciute. I processi politici dovranno essere annullati, perché non si può costruire una nuova società sulle basi di una giustizia umana che non
placa, ma fomenta altri odi; quello che conta è il rapporto tra l’anima e Dio; del resto tu sai, mamma, che se uno commette un omicidio e, pentito, va dal sacerdote che in nome di Dio lo assolve, non viene certo da quel sacerdote consegnato alla giustizia per essere giudicato dagli uomini”.
20 marzo 1987
Avevo progettato di andare l’indomani a trovare suor Lucy alla quale pensavo di chiedere conferma di quanto dettomi da
Nicola circa la purificazione, ma Nicola interviene subito: “Mamma, ogni ulteriore conferma che chiede, è un dubitare.
Hai finito il lavoro necessario ed Eugenio è in grado di iniziare a scrivere, ora incomincia quello delle testimonianze”.
21 marzo 1987
Con Maria Pia sono andata a trovare suor Lucy.
Volevo darle la notizia dell’avvenuta vittoria della Madre Celeste sul dragone rosso, secondo quanto rivelatomi da Nicola,
ma lei mi precede sorridendomi e mi chiede:
”Quando te lo ha detto Nicola?”.
Mi è sembrato di capire che lei era già a conoscenza da qualche giorno.
23 marzo 1987
A volte mi prende una grande tristezza che turba i miei pensieri e li confonde.
Nicola stamani: ”Mamma, non essere triste; sii serena e fiduciosa, io ti prenderò per mano e ti accompagnerò fin dove tu
mi hai accompagnato con la tua preghiera, il tuo sacrificio e la tua offerta. Gesù ti ama e la Madre Celeste ti è vicina; bevi
l’acqua di Ulzio, non pensare di averne bisogno, essa ti purificherà e ti renderà forte”.
25 marzo 1987
Da più di un mese e mezzo mio marito soffriva di dolori reumatici ed artritici, non so bene; faceva fatica a camminare,
non dormiva ed era demoralizzato, ed io molto in pensiero per lui.
Ieri mattina, improvvisamente, mio marito mi ha detto di non avere più dolori; mi ha colpito il suo tono deciso e sicuro.
Ho riflettuto a lungo sulla causa della sua guarigione; forse è stata la mia amica Maria Pia che si è rivolta a suor Teresa
cui si attribuiscono miracolose guarigioni, o è stata l’acqua della grotta di Ulzio che mio marito aveva richiesto di bere già
da qualche giorno?
Ho telefonato allora a Maria Pia, ma lei mi ha detto che vedrà suor Teresa soltanto fra qualche giorno. Non potevo pensare all’unica supposta che mio marito aveva messo la sera prima, mentre quella di ieri sera l’abbiamo trovata espulsa nel
letto.
Stamani, 47.mo anniversario del nostro matrimonio e compleanno di Nicola, appena sveglia recitavo con mio marito il
Santo Rosario.
Ad un tratto una voce illuminante: ”Non hai pensato a Nicola che pieno di amore filiale e prostrato davanti al trono
dell’Altissimo implora continuamente”.
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Al che io rivolgendomi a Nicola: ”Amore mio, amore mio, perdonami”.
27 marzo 1987
Dopo tre giorni di benessere trascorsi in serenità e letizia (avevo riferito della guarigione ai miei parenti), la notte scorsa
sono tornati a mio marito i dolori.
Addolorata e disorientata anche perché ne avevo accennato ad altri, chiedo a Nicola: ”Nicò, sono tornati i dolori, ed io che
faccio?”.
Nicola: ”Abbi fede, mamma, papà è già guarito perché si è arrestato il processo infiammatorio; ora è iniziato il processo
decongestionante, che metterà del tutto fine ai dolori”.
3 aprile 1987
A volte sento prepotente il bisogno di comunicare ad altri quello che Nicola mi dice nello intimo del cuore, dimenticando i
suoi ripetuti ammonimenti.
Stamani Nicola interviene e mi illumina.
“Vedi, mamma, le parole che io comunico direttamente al tuo spirito trovano in te un accoglimento totale, e tu sola puoi
comprenderle nel loro significato più profondo, perché il rapporto che esiste tra me ed il tuo animo è un rapporto viscerale, un rapporto tra madre e figlio; tu sai che sono io, il tuo Nicola che ti parla, e non è possibile in te alcun dubbio, mentre
le parole mie che tu riferisci ad altri, sono soltanto parole che possono essere più o meno accolte, ma nient’altro che parole, ecco perché è sempre meglio che tu sia prudente”.
6 aprile 1987
Ero stata a Sabaudia ed avevo visto Maria Alessandra pallida e triste e così Anna la moglie di Filippo, e quest’ultimo, come
al solito sfuggente.
In più mi sentivo giocata dal nemico per la casa sui castelli e come impotente, mentre vedevo mio marito quasi aggressivo nei miei confronti sempre a causa della casa, dandomi anche della visionaria. Cosa stava succedendo? Sentivo come il
peso di tutto il dolore del mondo.
Ho trascorso la notte sveglia e molto triste; pregavo ma con poco fervore, quando Nicola interviene a sostenere la mia
fede: “Non puoi dubitare, mamma di Gesù e di Maria, perché la loro potenza è infinita; tu mamma non devi dubitare”.
Lo esorto ad aiutarmi e mi dice: “Mamma, noi possiamo molto in vostro favore, ma non tutto; c’è una parte che dovete
essere voi a realizzare”.
“Nico, ma se gli altri rifiutano, cosa debbo fare?”.
Nicola: “Allora devi essere tu a supplire e ad agire per loro”.
“Ma cosa posso fare oltre che a pregare?”.
Nicola: “Vedi, mamma, è necessario che le anime siano liberate dalla influenza nefasta del nemico, che annienta e distrugge in loro qualsiasi impulso di bene, rendendole sempre più schiave. Quando saranno libere, saranno certo ancora
deboli, fragili, come chi esce da una lunga malattia, e che poco alla volta, attraverso una convalescenza più o meno lunga, si avvia alla guarigione; ma poi saranno forti e pronti alla lotta.
Mamma, l’altra volta ti dicevo di bere l’acqua della grotta dell’Immacolata di Ulzio, perché ti avrebbe purificata e dato forza; tu non sai cosa sia stata per me l’acqua della grotta della Immacolata di Ulzio. Ora ti dico: essa è anche medicina; se
in tutte le famiglie, ogni mattina, al posto del caffè, o in aggiunta ad esso, si potesse bere di quell’acqua, poco spazio resterebbe a Satana per il suo lurido commercio a danno delle anime”.
7 aprile 1987
Stamani improvvisamente Nicola mi dice: ”Molte anime che sono oggi in Purgatorio avrebbero desiderato di soffrire il
doppio di quanto io ho sofferto per poter godere la gioia che godo nel Cielo”. Resto a lungo a meditare su quelle parole.
8 aprile 1987
Grande luce nel mio cuore stanotte; finalmente, dopo più di un anno e sette mesi, Gesù mi rivela come nessuna parola
che Egli mi abbia detto durante la lunga malattia di Nicola, non fosse vera e come Nicola fosse stato miracolato e fosse
guarito dal brutto male che lo aveva colpito. Solo a causa dell’intervento nefasto di A:, pedina di Satana, era stato capovolto il disegno di Dio.
Ma Dio che pur avrebbe potuto annientare il nemico, in vista di un bene maggiore per noi tutti, attraverso l’offerta di vittima da parte di Nicola, ha operato sì da fare di Nicola un santo!
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9 aprile 1987
Oh, mio Dio! Cosa è costato al mio cuore di madre prendere coscienza questa notte di una verità, che tante volte mi avevi
rivelata e confermatami anche da Nicola!
Qualcosa di terribile, di lacerante; Nicola era guarito, anima e corpo, come Tu, o mio Dio, mi avevi assicurato; Nicola poteva essere ancora oggi vivo, felice, pieno d’amore per tutti noi, per Te, per Antonella, per il mondo..
Ho chiesto conforto a Nicola, e l’ho chiesto in uno spasimo atroce e Nicola:
”Mamma, ti sia di conforto il sapere che Gesù ti aveva esaudita, e nessuna Sua parola nascondeva un significato diverso,
ma era quella chiara, vera.
Egli non ha annientato il male, solo in vista di un bene maggiore. Io ne ero consapevole.
Ricordi quando la mattina di quel lunedì, prima del secondo intervento, ti dicevo che poiché F aveva operato tutta la domenica e tutta la notte speravo proprio che lui non prendesse parte al mio intervento? Invece già alle otto del mattino era
lì.
Comprendi adesso, cosa sia stato per me distaccarmi dalla prospettiva di una vita serena, piena d’amore, di una vita tutta
verità, apostolo tra gli ammalati, pronto a donarmi tutto a voi e d a loro? Cosa mi sia costato il distaccarmi da tutti voi
ora che avevo conosciuto cosa fosse il vero amore?
Ancora mi era lontana la visione del Paradiso, dovevo bere il mio calice fino in fondo, e solo quando chiusi gli occhi su
questo mondo, ed il nemico credeva di aver vinto, solo allora constatai che il vero vincitore ero io, così come lo era stato
Gesù sulla Croce”.
15 aprile 1987
Avevo dato i miei colloqui con Nicola a Maria Pia che doveva farli leggere a padre Guido, un sacerdote illuminato. Questa
notte mi chiedevo cosa egli ne avesse pensato.
Nicola: ”Mamma, avrà pensato quello che è stato in grado di recepire della verità, perché vedi, mamma, non è il pensiero
dell’uomo che stabilisce quale sia o meno la verità, ma è la verità che, se recepita ed accettata, illumina il pensiero che la
fa propria.
E voi la recepite nella misura in cui riuscite a realizzare la vostra intima unione con Colui che è la Verità stessa”.
Successivamente mi illumina sulla Parola di Gesù che si dona a noi tutti, riferendosi al periodo della sua malattia.
Nicola: ”Vedi mamma, la Parola di Gesù che si dona all’uomo, alla Sua creatura, è limpida, semplice e veritiera; non crea
turbamenti, non suscita dubbi, se l’anima cui è diretta è piena di fede ed umile; essa è dolce, suadente, penetra nel profondo dell’essere, consola e rincuora; si adatta al temperamento, alle limitate capacità d’intendere dell’anima a cui essa si
dona; tiene conto delle sue necessità nel momento stesso in cui si palesa, ed essa, la Parola, diventa nutrimento, ristoro,
forza, ma non si impone, non forza la volontà, lascia liberi.
Cos’è stato per te, mamma cara, durante il lungo periodo della mia malattia; in quel fatidico 28 agosto non sei riuscita ad
andare avanti e ti sei bloccata, mentre Egli, Gesù, portava a termine il Suo disegno d’amore, che, proiettato oltre la vita
terrena, aveva assunto proporzioni impensate, grandiose.
E Gesù, nel Suo infinito amore, ha affidato a me la tua anima e con essa quella dei nostri cari, perché, attraverso la mia
parola che arrivava a te direttamente dal mio cuore, io potessi lenire il tuo dolore, avviarti verso la conoscenza della verità, che trovava ostacolo nel tuo animo a causa de trauma subito per la mia scomparsa, a cui tu, per fedeltà alla Sua Parola, non avevi mai pensato.
Dovevo, passo passo, ricostruire nel tuo cuore quella fiducia nella Sua Parola, perché il disegno d’amore di Gesù ti fosse
palese fino in fondo nella sua veridicità anche attraverso l’esperienza lacerante della morte”.
18 aprile 1987
Quella passata è stata una settimana di passione.
Nicola stamani mi avverte che l’attacco del nemico è stato forte e che noi non eravamo in grado di sopportarne l’urto, solo io ho potuto a stento resistere.
Nicola: ”Mamma, non essere mai certa di farcela”.
20 aprile 1987 Sabaudia
Non avevo trovato nei giorni passati un momento per andare al cimitero dal mio Nicola; l’ho fatto stamani. Come al solito,
ho messo a posto i fiori che avevo portato, il lumino, ho pregato e poi ho baciato la fotografia di Nicola collocata davanti
al loculo.
Ad un tratto una voce interiore mi dice: ”Quella che baci è soltanto una foto; bacia il suo corpo. Verranno poi altri che
baceranno il suo corpo e saranno guariti”.
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25 aprile 1987
Momento di grande sconforto per mio marito che sta ancora male e che sento ostile per vari motivi.
Nicola: ”Mamma, papà non è che stia più male di allora, poiché, come ti ho detto, egli ha ottenuto la guarigione, essendo
il suo male in fase risolutiva; egli è soltanto stretto nella morsa di Satana, non solo fisicamente, ma soprattutto spiritualmente.
Comunque è sempre Gesù che vince, ricordalo”.
“Nicola, anch’io mi santo a volte come circuita, come avvolta nelle spire del nemico”.
Nicola: “É vero, mamma, ma io ti amo e tu mi ami, tu credi in me ed io credo in te, e se la tua fede dovesse vacillare, io
imploro, io supplico, io ottengo. Adesso, prega, supplica per le anime del Purgatorio, esse ti sono vicine; supplica la Maria
SS.ma, buttati tra le sue braccia.
Se tu sapessi come è dolce il Suo amplesso e come potente il Suo aiuto!
Abbi fede, tanta fede, come ne hai avuta quando sembrava che tutto crollasse; io ti stringo al mio cuore come l’altra sera
quando cercavi il mio conforto”.
Dopo un pò, mentre chiedevo aiuto e consiglio a Nicola, egli: “Mamma, purché tu mi ascolti, non devi fare come al solito
di testa tua, e poi confidati con Anna”.
Poi rivolgendosi a lei per il mio tramite: ”Anna, sia la tua fede più forte di qualsiasi sofferenza sia fisica che spirituale, di
ogni contrarietà, e monda la tua casa di essa e della speranza che essa genera”.
28 aprile 1987
Ho avuto ieri un lungo colloquio con don Borra, un sacerdote salesiano illuminato e mistico, autore di un libro su Teresa
Musco, la stigmatizzata di Caserta, morta in odore di santità, e di un altro su V., anima vittima deceduta alcuni anni or
sono.
Desideravo chiedere a don Borra consigli circa la pubblicazione di un libro sulla vita del mio Nicola e sui miei colloqui con
lui, del quale don Eugenio si era spontaneamente assunto il compito della presentazione.
Egli è stato largo di consigli e suggerimenti ai fini di tale pubblicazione.
Poi con don Borra, abbiamo parlato a lungo di Nicola, che, al suo spirito pronto a cogliere l’essenza dei messaggi provenienti dall’aldilà, è apparso come una meravigliosa rivelazione.
Le parole di don Borra sono suonate per me come una ulteriore conferma della santità di Nicola. E stamani ho avuto chiara in me la strada che dovrò seguire per ottenere, attraverso la constatazione dell’integrità fisica del suo corpo, la prova
evidente della sua santità.
Nei colloqui di ieri don Borra mi aveva pregato di chiedere a Nicola se l’interpretazione data da lui al messaggio di Gesù
tramite V. sui portatori di Gesù Eucaristia (tabernacoli viventi) doveva essere considerata profetica o meno. Era un
dubbio che lo assillava da tempo.
E stamani Nicola:
“Mamma, non tutto quello che vi viene comunicato dall’alto siete in grado di comprendere, nel momento stesso in cui vi
viene detto; è necessaria una fede semplice ed umile che sappia attendere; l’evolversi degli avvenimenti può dar luogo ad
una interpretazione piuttosto che ad un’altra, per il fatto che c’è, nella realizzazione del progetto divino una partecipazione umana in cui Dio non può fare a meno, ferma restando la Sua parola eterna e immutabile.
Vedi, mamma, la Chiesa può aver bisogno dell’apporto dei laici, o perché i sacerdoti sono pochi in un mondo così corrotto,
o perché la richiesta, da parte degli uomini, di Gesù, vita e salvezza, è talmente grande che non ci sono abbastanza sacerdoti per poterla soddisfare”.
Riguardi poi alla richiesta rivoltami il giorno prima da don Borra di conoscere chi aveva macchiato il libro scritto dal Manelli
su Teresa Musco, Nicola dice:
“Non è stato uno scherzo di Teresa Musco, ma è il nemico che mira a creare confusione e dubbi nell’animo di don Borra.
Desidero ora illuminarti in maniera più chiara sui portatori della teca, sacerdoti o laici che siano. Devo precisarti, al riguardo, che non è la teca che fa di essi dei tabernacoli viventi, ma è l’amore che il cuore nutre per Gesù che attrae l’amore
infinito di Lui a donarsi ed a coabitare con la Sua creatura.
Come ti dicevo l’altra volta riguardo all’Ostia che Eugenio portava con sé quando si era recato ad esorcizzare la nostra casa, l’Ostia non è che Gesù in stato di vittima che non può quindi preservare il corpo dagli attacchi del nemico; lo stesso è
per la teca che, anzi, con il portarla sempre addosso, si rischia di esporre Gesù ad ogni pericolo; ecco perché la Chiesa ne
autorizza l’uso solo in caso di necessità, per breve tempo e per uno scopo ben determinato”.
29 aprile 1987
Stamani Nicola si rivolge tramite me a don Eugenio.
Nicola: “Eugenio, voglio riprendere con te il discorso sulla liberazione dalle forze negative attraverso l’esorcismo, ma esso
non è per te, anche se a te è rivolto.
Ti dicevo che, in virtù del vostro sacerdozio, Gesù vi conferisce il potere di scacciare i demoni, potere grandissimo se consideri che essi essendo puri spiriti, son superiori alla natura umana e quindi capaci di dominarvi totalmente.
Questo potere Gesù lo conferisce a tutti i sacerdoti indistintamente, non soltanto agli esorcisti autorizzati dalla Chiesa, anche se Essa, nel suo infinito amore, cerca di aprire i loro occhi su di un nemico così poco conosciuto e quindi pericoloso,
cercando di limitarne il contatto agli sprovveduti e imprudenti. Ma ciò non li esime dall’obbligo di ubbidire al comando di
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Gesù Vai scaccia i demoni e libera le anime che implorano il tuo aiuto,perché tu solo sei in grado di farlo, tu
solo possiedi questo potere che Io ti ho dato espressamente.
Tu non puoi rispondere che non puoi intervenire, perché hai paura di essere colpito, perché se un’anima, sopraffatta dalla
lotta col nemico, si perde, la colpa è tua in quanto, pur potendo, non sei andato in suo soccorso, e quindi grave, anzi gravissima, è la tua responsabilità davanti a Dio. Ma ti dicevo pure che è necessaria la prudenza; ti elencavo le armi necessarie per vincere: preghiera, digiuno, richiesta umile di aiuto ad altri fratelli, unione intima con Dio e poi abbandono totale
in Gesù e Maria.
Quando ti sei recato ad esorcizzare la nostra casa, tu eri stato avvertito che andavi incontro ad una sconfitta ma anche ad
una vittoria, e così è stato; ora aggiungo che tutto è stato permesso da Gesù stesso, perché quell’esperienza vissuta direttamente sulla tua pelle, formasse ed arricchisse il tuo spirito sacerdotale.
Non dimenticare come concludevo quelle considerazioni e quegli ammaestramenti.
Noi guardiamo con infinito amore questi coraggiosi che si cimentano in una lotta con un nemico che non vedono e di cui
conoscono la potenza, per amore alle anime e siamo a loro vicini e lottiamo con loro”.
30 aprile 1987
Ero fin dal mattino in preda ad angoscia per alcune contrarietà che avevano creato in famiglia incertezze e preoccupazioni, minacciando di farci ripiombare in quello stato di grave tensione dal quale eravamo appena usciti.
Ho chiesto aiuto a Nicola, il quale è intervenuto d’autorità anche se con infinita dolcezza.
Nicola: ”Mamma, rasserenati, io ti sono vicino, non temere. Ti ho tante volte detto che noi dominiamo totalmente gli Spiriti maligni che vi circuiscono, vi attaccano, vi tolgono la pace, la serenità, causando spesso danni non solo allo spirito ma
anche al corpo.
Ne hai avuto la prova nei giorni passati: guarda Teresa, guarda soprattutto papà.
Non vi siete resi conto che a Satana non importa niente che risolviate o meno i vostri problemi; egli, il perverso, vuole distruggere ed annullare gli effetti della mia immolazione, lo scopo per cui ho dato la mia vita; ristabilire l’amore in seno alla nostra famiglia, riallacciare i legami affettivi che erano stati privati dalla forza vitale che li teneva uniti, fare rinascere il
vero amore, l’autentico amore e con esso la fiducia.
Ha mirato in alto e, se pensate che basti eliminare la causa della discordia perché tutto ritorni come prima, vi sbagliate
perché lui non demorde; vi creerà altre situazioni sconcertanti per mettervi l’uno contro l’altro, per distruggervi.
L’unica strada è vincerlo nel vostro cuore, affidarvi totalmente a me che vi amo, mettervi nelle mani di Maria SS.ma.
Ti ripeto ancora che tutto possiamo contro di lui, ma abbiamo bisogno della vostra fede, anche di un briciolo di fede ed
operiamo in Dio grandi cose.
É stata quella tua fede, piccolissima fiammella che è rimasta sempre accesa anche quando infuriava la tempesta, che ha
permesso al mio Dio di fare di un Nicola, che ti sfuggiva per non sentire parlare di religione, un santo.
Ti ho suggerito un mezzo potente: l’acqua della grotta dell’Immacolata di Ulzio; essa è il segno visibile della vostra fede
che mette in moto la potenza liberatrice della Madre SS.ma.
Usala, mamma, dalla da bere a papà, a tutti i nostri cari, soprattutto abbi fede nella mia parola e nei miei consigli”.
2 maggio 1987
Riflettevo facendo amare considerazioni sulla trasmissione televisiva di ieri sera condotta da Enzo Tortora Portobello, sui
transessuali.
Interviene Nicola e mi illumina, rivolgendosi ad Enzo Tortora:
“Lascia perdere, Enzo Tortora, non ti avventurare in un campo così terribilmente melmoso ed infido, quale è quello trattato da te, perché non sai dove finisce la sventura e dove incomincia il vizio ed il pervertimento dei sensi.
Il vero malato ha il pudore del suo male e lo nasconde, cerca di uscirne fuori con tutte le sue forze, non ne fa una bandiera che sventola, come se fosse in possesso di un privilegio particolare a cui tutti debbono inchinarsi”.
Ieri è venuta a trovarmi Rosy, una cara amica della nostra famiglia, la quale mi ha dato testimonianza dei prodigi operati
dalla miracolosa acqua dell’Immacolata di Ulzio che le avevo data e che aveva sperimentata sulla sua persona.
Ne sono stata felice per lei, ma soprattutto perché ho avuto ulteriore conferma dell’efficacia salutare di quell’acqua benedetta.
3 maggio 1987
Stamani Nicola, a seguito di alcun mie incertezze e perplessità, mi aiuta a capire quale è stato il disegno di Dio nei nostri
confronti.
“Mamma, è tempo che tu ti abitui a vedere nel suo insieme il disegno meraviglioso di Dio, di cui io e tu siamo stati protagonisti, a penetrare e leggere con fede e spirito puro le pagine di questo racconto che narra la potenza, la misericordia e
l’amore infinito di Dio verso di me, verso di te, verso la nostra famiglia; a capire come siano stati marginali e nello stesso
tempo, essenziali, il mio povero sì ed il tuo piccolissimo briciolo di fede, l’uno e l’altro sorretti da Lui, voluti da Lui, ampliati
da Lui, a seguire, attonita e meravigliata, il cammino della mia anima, che è passata dalle tenebre di una vita spesa così,
senza un vero impegno, nella indifferenza e nell’apatia, alla luce della verità che mi ha investito tutto ad un tratto.
La metamorfosi che è avvenuta nel mio animo è paragonabile alla trasformazione del bruco in farfalla, del girino in un
vertebrato.
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É vero, Antonella dice che non mi riconosce in quello che vado rivelando giorno dopo giorno a te; e come potrebbe se il
suo ricordo è rimasto al bruco ed al girino?
Dovrebbe seguirmi in quel mio cambiamento per riconoscermi, perché la farfalla è sempre nata dal bruco, la rana dal girino”.
4 maggio 1987
Mi avviavo in Chiesa e pensavo, con tristezza, che mio marito dimostrava di non aver più tanta fede nei consigli di Nicola
e che così mi veniva meno la possibilità di influire sulle sue decisioni.
Nicola: ”Mamma, non ti affliggere, sappi che io per agire non ho bisogno della fede di papà, anche se la desidero e la sollecito, mi basta la tua”.
5 maggio 1987
In seguito ad una nuova proposta da parte di quella signora che vuole acquistare la casa di Rocca e che ci aveva bloccato
altre vendite, ancora intrighi, preoccupazioni, prese di posizione di Peppino, in contrasto con i suggerimenti di Nicola.
Ero triste e sconsolata e non sapevo quale fosse la strada da seguire.
Il mio Nicola mi dice: ”Mamma, affidala a Gesù ed a Maria, ben più grande è stata la tua fiducia in Loro, quando gli hai
affidato la mia anima e la mia vita e non dire che ne sei rimasta delusa perché non conosci la gloria e la potenza di cui
sono in possesso”.
Poi mi spiega perché non dobbiamo fidarci di quella persona che non conosciamo e che i condomini non vogliono neppure
per vicina, andremmo incontro ad altre preoccupazioni e dispiaceri: ”Se non paga, cosa fai, causa?”.
10 maggio 1987
Avevo ricevuto dalla mia amica Maria Pia una lettera che mi ha procurato dolore.
Per l’incauto comportamento di Cecilia, nostra comune amica, erano sorti malintesi che potevano influire negativamente
sui nostri rapporti di vera e salda amicizia.
Stamani interviene Nicola: ”Mamma, tra te e Maria Pia si è instaurato un rapporto d’amore molto forte; lei ti è sempre
stata vicina in tutte le vicissitudini dolorose della mia malattia prima e, anche dopo, con la preghiera, col conforto, con la
sua presenza sempre vigile ed disinteressata. Ora, mentre noi dal Cielo vegliamo perché questa unione di anime diventi
sempre più unita in Dio che vi ama, il nemico, al contrario, cerca con tutte le sue forze di dividere, ostacolare, creare
dubbi.
Ti dicevo, l’altra volta, che la nostra potenza in Dio è infinita, perché viviamo nel Suo raggio di azione ed operiamo in Lui,
per Lui, ma ti dicevo, altresì, che il nostro limite nei confronti di voi, che vorremmo sempre vittoriosi, è l’incomunicabilità.
Capisci ora quale dono grandioso e fortissimo è stato quello che Gesù ha dato a me, che vi amo, in modo che possa guidarvi ed istruirvi, ed a voi, che non siete più soli nel dubbio, nell’incertezza e potete camminare spediti verso la luce vera?
Comprendi, ora, perché Satana cerchi di attaccare questa fede in te, nei componenti della nostra famiglia, in tutti coloro
che credono in me?
Sì, anche in Maria Pia, anche in Bianca. Il suo scopo è duplice: spegnere una fonte di luce che vi guida e vi istruisce, e
rendervi deboli per meglio sopraffarvi e vincervi.
Io desidero aiutare Maria Pia, ma lei è restia ad accettare i miei suggerimenti.
É Cecilia che Gesù le chiede, anzitutto, di amare e di aiutare poi in tutti i modi, con esorcismi e preghiere comunitarie e
liberatorie.
Comprendi, mamma? Era soprattutto a te che Gesù chiedeva di amare Margherita, di perdonarla di offrirti per lei, a te che
eri l’offesa, e ti rendeva responsabile della sua salvezza.
Ed era per te un dono grande da parte di Gesù quello di darti questa possibilità di collaborare con Lui alla salvezza di
quell’anima, un’anima che anche tu avevi offeso”.
11 maggio 1987
Da tanto tempo mi chiedevo se la confessione è valida quando in essa mancano il pentimento ed il dolore, e non avevo
mai ottenuto una risposta soddisfacente.
Questa mattina, senza alcuna sollecitazione da parte mia, Nicola mi istruisce al riguardo:
“ Vedi, mamma, mentre nel matrimonio i ministri di questo sacramento sono gli sposi, e solo essi determinano la validità
o meno del vincolo, nel sacramento della penitenza i ministri sono il penitente che confessa i propri peccati ed il sacerdote
che, per il potere conferitogli direttamente da Gesù, in Suo nome li rimette.
Per la validità del vincolo del matrimonio invece sono indispensabili tutti questi requisiti di cui ti avevo parlato e che valgono per qualsiasi uomo e, non soltanto per il cattolico, per il sacramento della penitenza è indispensabile la fede, credere
cioè in questo dono meraviglioso che Gesù dà alla Sua Chiesa, ed è solo in virtù di essa che sono rimessi i peccati.
Ora ascoltami bene; l’aver offeso Dio dovrebbe generare pentimento e dolore, ma non è sempre così, il più delle volte chi
si accosta alla confessione lo fa come un atto abitudinario, come entrare in un bar e prendere un caffè. Quali sono gli effetti benefici del dolore perfetto?
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Il dolore perfetto cancella il peccato, anche grave, prima ancora che venga confessato, e l’anima, veramente pentita, viene immediatamente reinserita nel flusso vitale dell’amore misericordioso di Dio e nella Sua intimità, fermo restando
l’obbligo dell’accusa al confessore, perché Dio non annulla o svilisce il suo dono, mentre l’assenza di pentimento e di dolore annulla questi effetti benefici, ma non distrugge il principio per il quale questo sacramento è stato istituito da Gesù, che
è quello di ridare la vita a colui che era morto a causa del peccato, e tutto ciò solo in virtù di quella fede che spinge il cristiano ad inginocchiarsi davanti al ministro di Dio per confessargli le proprie colpe.
Se il dolore generato dal pentimento spingesse l’anima a quel confessionale, quale luce meravigliosa la investirebbe! Sarebbe una nuova creazione nello Spirito e una pioggia di doni si riverserebbe su se stessa, mentre tutto il Cielo esulterebbe felice!”.
13 maggio 1987
Altre illuminazioni di Nicola sul matrimonio.
“Ascoltami, mamma, come ti dicevo l’altra volta, mentre per la validità del vincolo matrimoniale sono indispensabili tutti i
requisiti che ti avevo elencati: amore totale, libertà da impegni precedenti ecc., non è assolutamente indispensabile la
convalida della Chiesa.
Pensa ai milioni di uomini non cattolici che pure sposano, hanno figli e vivono in perfetta armonia con il Creatore. Come
sai, Gesù ha dato alla sua Chiesa il dono dei sacramenti, dono particolarissimo che la pone al di sopra di tutte le umane
istituzioni, poiché è il centro da cui rifulge la santità del suo Fondatore, Gesù Cristo, e da cui si irradia la via che, attraverso il riscatto e la liberazione, conduce al Padre.
Pensa al sacramento del battesimo che libera l’uomo dalle nefande conseguenze del peccato d’origine e lo fa come nuovo; pensa la sacramento della confessione che dà al sacerdote il potere di rimettere i peccati, pensa la sacramento
dell’Eucaristia che addirittura innesta l’anima delle creatura al Creatore. E pensa che fra i sacramenti c’è anche quello del
matrimonio.
Il matrimonio voluto da Dio come fatto naturale ai fini della procreazione ed elevato da Gesù a sacramento, benedetto
espressamente da Lui attraverso la Sua Chiesa, acquista quella forza, quel potere sacrificante che permetterà agli sposi di
superare tutti gli attacchi del male e di realizzare quell’unità di cui Gesù parla nel Vangelo fino a che la morte non divide.
Quindi se il cattolico desidera che il suo vincolo matrimoniale voluto e benedetto inizialmente da Dio stesso, tale si mantenga per tutta la durata della vita e vittorioso superi tutte le avversità che purtroppo dovrà affrontare, capirà da sé come
non può rifiutare il dono che Gesù, attraverso la Sua Chiesa, gli offre, dono di infinito amore”.
14 maggio 1987
Quella di ieri è stata una giornata particolarmente dolorosa per me, e la sera a cena, a stento riuscivo a nascondere il mio
stato d’animo, mentre Antonella, che era venuta da noi, era serena e, rivivendo quasi con gioia i suoi anni vissuti accanto
a Nicola, era lei a consolarmi.
Ho provato fuggevoli sensazioni di perplessità, che non ho avuto il tempo di approfondire.
E di notte Nicola: ”Mamma, ieri è stata una giornata pesante per te; a volte, istintivamente eri attratta da quelle stupende
rose che il tuo amore non fa mancare davanti alla mia foto, ed eri immersa nella contemplazione della loro bellezza, provandone ristoro e pace; avevi dimenticato che, nel coglierle, ti eri punta e che quelle spine ti avevano provocato un vivo
dolore. Così è stato per Antonella.
Io, dal suo ricordo dei giorni felici vissuti con me, ho tolto le spine che la facevano soffrire, ed esso è diventato per lei
come un’oasi, come un rifugio, dandole pace serena e gioiosa”.
E poi rivolgendosi ad Antonella:
”Perché, vedi Antonella, ogni giorno che passa appartiene già al passato, e tu, come ogni essere sulla terra, vivi ma
proiettata nell’altra vita, quella che non ha più fine; io ti ho solo preceduto e noi continuiamo ad amarci perché l’amore,
che ci univa allora, non è mai stato interrotto, anche se in me già sulla terra nell’immolarmi per amore tuo, aveva perso
molte scorie; ma solo qui è diventato possente.
Ti ricordi quando ti dissi che ti lasciavo un dono simbolico, una fiamma che sempre avrebbe bruciato? Era di questo amore che ti parlavo.
Sii serena, Antonella mia, sempre più mia,; io ti sono vicino, il mio amore per te ha superato il tempo, nessuno può più
spegnerlo; esso sarà il tuo conforto, il tuo rifugio, anche se lo donerai agli altri, è solo un dono che farai loro”.
23 maggio 1987
Per Enzo Tortora.
Mio Signore e mio Dio, attraverso il tuo spirito hai fermato la mia attenzione e squarciato il velo che avvolge questa creatura a Te particolarmente cara servendoti della mia povera penna perché tu possa arrivare fino alla sua anima.
Povero, ma tanto povero Enzo Tortora! Non eri abbastanza difeso e sei caduto una prima volta vittima dei tuoi nemici, poi
per cercare di liberarti dai primi, ti sei dato anima e corpo ai secondi che tu credevi liberatori, ma in realtà erano i peggiori perché ti hanno dato sì la liberazione dal carcere, onori politici, il ritorno alla TV, ecc, ecc, ma a quale prezzo, Enzo Tortora?. La tua anima!.
Sai che cosa è l’anima Enzo Tortora?
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É quella parte di te che permea di sé tutta la tua vita e che sopravvive al corpo; essa è eterna ed incorruttibile, è particella di Dio stesso e per diritto dovrebbe tornare alla fonte da cui proviene solo se tu lo vuoi. Grande, grande responsabilità
grava sulla tua volontà, sulla tua libera scelta, sulla tua accettazione o sul tuo rifiuto di Dio, altro che coerenza, amico
mio!
Sai cosa vuol dire perdere Dio per sempre? Pensa a tutti i contrari al Bene perfettissimo.
Alla luce più fulgida le tenebre più fonde dove manca qualsiasi benché minimo riverbero di luce, alla pace il terrore, alla
giustizia che è amore l’ingiustizia, all’amore l’odio e tutto questo eternamente.
Enzo Tortora, anche se tu fossi dotato di una fantasia eccezionalissima, non potresti mai avvicinarti ad una realtà così terribile che esula dalla nostra capacità umana di intendere, così come non possiamo assolutamente recepire la gioia che Dio
riserva ai suoi eletti e non saranno certo le alchimie di Pannella a liberarti da quelle pene, ma credimi anche lui Pannella è
una povera pedina di Satana terribilmente irretita, ed anche la sua anima geme e come!
Guarda con occhio critico, ti pare che tu valessi tanto da suggerire sistemi così terribilmente amorali per la tua liberazione?
Pietà, giustizia! Come sei ingenuo, non pensi ai milioni di innocenti che languono in varie prigioni di tutto il mondo e che
non c’è un Pannella per salvarli?
Essi volevano non solo la tua anima, ma attraverso te, attraverso quel fanale sul mondo, la televisione, altre anime, tante
anime, corrotte dagli osceni programmi di cui ti sei fatto mallevadore. Povero mercatino del venerdì, il tuo primo spettacolo che gli onesti vedevano con tanto piacere! Ora che cosa sei diventato?
Subdolo, sottile, perverso, propaghi un credo che non è del tuo Dio, chiami incoerenti coloro che si sono fermati in tempo
davanti all’abisso e non ti accorgi che tu corri veloce verso di esso. Dio ti ama, Enzo Tortora, ascolta il Suo richiamo, sei
ancora in tempo, puoi farcela solo che tu voglia, io piccolo granellino di polvere ti sarò vicina con la preghiera, con
l’offerta del mio quotidiano soffrire, e inviterò altre anime a farlo: te lo prometto!
Con gioia posso confermare che Enzo Tortora, prima di morire si è riconciliato con Dio, ha dato la sua testimonianza di
fede, si è confessato ed a ricevuto i Sacramenti.
23 giugno 1987
Stamani sono andata con mio marito al cimitero a trovare Nicola.
Ad un tratto ho sentito nei pressi della sua tomba un odore sgradevole, come di qualcosa che vada in corruzione. Anche
una signora, che era andata a pregare sulla tomba del fratello, aveva sentito quell’odore e ne aveva avvertito il custode
del cimitero.
Era ben chiaro che l’odore proveniva da una tomba vicina.
Al ritorno dal cimitero mio marito mi ha espresso il suo dubbio, che l’odore potesse invece venire non dalla tomba daccanto, ma proprio da quella di Nicola.
Sono rimasta di ghiaccio, gli ho risposto che la mia fede non mi consentiva di avere di questi dubbi. Ero certa dell’integrità
del suo corpo che doveva confermare la sua santità.
Più tardi è intervenuto Nicola: “Mamma, sii ben ferma nella tua fede; io più che mai, ho bisogno della tua fede, quella
stessa che mi ha aiutato a pervenire alla gloria; tu non sai quanto bene potrò fare per mezzo di essa; è Gesù stesso che
te la chiede”.
10 luglio 1987
Ieri sera Antonella, nel riferirmi del suo incontro con persona a noi cara, mi ha dato conferma di quanto sia ancora lontana dalla vita dello spirito e ciò mi ha profondamente rattristata, anche se mi sono trovata in seria difficoltà per formulare
un qualsiasi giudizio.
Stamani Nicola: “Vedi, mamma, Antonella possiede quel sano equilibrio umano che la rende obiettiva nei suoi giudizi, ma
le manca la visuale spirituale della vita che renderebbe armoniosa la sua personalità, e quindi più idonea ad affrontarla
nelle inevitabili difficoltà che essa comporta, mentre in Teresa ed anche in Pier Giorgio è stata loro sottratta dal nemico
quella chiarezza, quella luce per comprendere la realtà del mondo che li circonda impedendo loro un giudizio su persone e
cose; ma si è fatta in loro più viva la realtà spirituale che li spinge attraverso una loro specifica volontà meritoria a cercare
un compenso che in un certo qual senso equilibri la carenza di attenzioni e di amore verso i più prossimi.
Ma tutto ciò attraverso una lotta interiore che non è delle più facili”.
“Nicò, ma pensi che riusciranno a stabilire quell’armonia totale in loro stessi che tanta gioia e tanta pace darebbe a tutti
noi?”.
“Mamma, prega, prega sempre, non c’è altra via”.
Avevo letto su Maria Valtorta, un giudizio quanto mai severo del Padre sui genitori di oggi che mi spingeva ancora verso il
turbamento e l’ansia.
Nicola: “Mamma, fermo restando come quei lamenti di Dio Padre siano non solo veritieri ma terribilmente attuali e tutti i
genitori compresi Filippo, Anna, Laura, Teresa, debbano scolpirli nel loro cuore, ciò non riguarda specificamente Maria Alessandra che il Cielo avvolge di un amore di predilezione, a cui deve far eco la vostra preghiera costante di invocazione”.
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20 luglio 1987
Ero in apprensione per la mia nipotina Maria Alessandra che mi sembrava godesse di troppa libertà, per i pericoli che ciò
indubbiamente comporta.
Mille timori impegnavano il mio spirito alla ricerca di possibili soluzioni, ma mi accorgevo che ero sola con i pensieri che
rimuginavo nella mia mente, pensieri soltanto umani, senza alcuna luce, alcun richiamo dall’alto.
Ad un tratto Nicola: “Mamma, lo sai che quando sei turbata, io non posso comunicare con te?
Vuoi risolvere da sola tutti i problemi? Non lo sai che senza il nostro aiuto nulla potete?
Dì, anzitutto, ad Anna che è la madre della bambina che abbia fede, ma una fede vigile ed attiva e che curi molto il suo
rapporto d’amore con lei”.
3 agosto 1987
A tavola era sorta una discussione che risentiva dell’atmosfera di tensione e di stanchezza e che vedeva in contrapposizione Laura e Maria; oggetto: Maria Alessandra, conversazione che coinvolge anche i genitori di Flavio e che mette in
cattiva luce Laura.
Nicola immediatamente interviene: “Mamma, difendi Laura; voi nei vostri giudizi usate il vostro stesso metro, ecco perché
sono quasi sempre errati, e poi .. Laura nei riguardi dei suoceri nutre affetto e rispetto, se così non fosse perché dovrebbe
esternare a te quei sentimenti?”
7 agosto 1987
Ero nell’angoscia più grande:
Nicola: “Mamma, non è vero che non sai amare; il tuo è un amore sofferente per papà, per i miei fratelli, al quale, ora, si
è aggiunto quello per Maria Alessandra.
Non dimenticare, mamma, che ogni preghiera che parte dal cuore, non resta mai senza risposta. Che la tua preghiera sia
costante come la tua fede! Non dimenticare che è bastato un briciolo di fede, perché Gesù operasse in me un cambiamento così rapido e radicale.
Non pensi che la potenza di Dio e il Suo amore infinito possano inviare, a protezione di Maria Alessandra, schiere infinite
di angeli? Accresci la tua fede ed abbandonati totalmente a Lui”.
12 agosto 1987
Pensando ai pericoli che corre Maria Alessandra, di notte, improvvisamente, chiedo a Nicola: “Nicò, tu sai cosa è successo
ad Emanuela, la figliola di quel diplomatico del vaticano che è stata rapita e della quale non si è saputo più nulla?”
Nicola: “Certo, mamma, noi in Dio tutto vediamo come in uno specchio, ma non ci è consentito svelare il mistero che avvolge quella ragazza, perché Dio, nel Suo infinito amore, per non aggiungere altro dolore al cuore dei familiari già tanto
provati, copre ogni cosa con un velo di oblio”.
18 agosto 1987
Nicola: “Mamma, l’altro giorno mi hai chiesto lumi circa la situazione di attrito che si è determinata tra Laura e il marito a
causa dei genitori di lui, ed io sintetizzai il tutto con la frase di Gesù che ne è la chiave: … ed essi lasceranno il padre
e la madre e i due saranno una cosa sola. Ora voglio esserti più preciso, perché tu possa essere di aiuto, non solo a
loro, ma tutti coloro che, spesso, senza rendersene conto, sono la causa di siffatte situazioni.
Le parole di Gesù devono essere prese nel loro senso più profondo perché, fino a quando i due non recidono il cordone
ombelicale che li tiene uniti ai loro genitori, non potranno mai fare dei loro animi e dei loro corpi una cosa sola; e bada
bene, mamma, che questo non vuol dire che non debbano più amare i loro genitori, anzi, li debbono onorare, e diventa
un amore ancora più perfetto; il debbono proteggere, sostenere, aiutare, ma tutto questo mai in contrapposizione al nuovo nucleo familiare che deve essere l’asse portante della loro esistenza.
Imporre agli sposi la presenza dei genitori per un periodo piuttosto lungo, senza un vero stato di necessità venendo in tal
modo a turbare la loro intimità e capovolgendo abitudini e ritmo di vita, e poi pretendere prudenza e sensibilità, è proprio
un grave errore che spesso si paga molto caro. Tu non sai, mamma, quanti matrimoni sono falliti e falliscono a causa dei
genitori che, poi, sono i primi a soffrirne ed a piangere.
Fai leggere queste considerazioni al marito di Laura; non so se egli accetterà o se si barricherà dietro l’egoismo della
moglie,ma se sarà tanto umile da accettarle fino in fondo e con esse la luce che, attraverso me, il Signore fa a lui arrivare, avrà vinto la battaglia.
Del resto, è bene che egli sappia che Laura ha molto rispetto dei suoceri e nutre per essi un affetto indiscusso e profondo,
come ha dimostrato in tanti anni e in diverse circostanze”.
Adesso a Maria: “Volersi bene e stare vicini non significa necessariamente vivere sotto lo stesso tetto, mi comprendi Maria?”
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19 agosto 1987
Erano stati a cena con noi Cenzina, Giorgio, Maria Tecla; si era parlato del fidanzato di Maria Tecla e come al solito aveva
generato opinioni e perplessità varie.
Promisi loro che avrei tanto pregato Nicola e così feci durante la notte.
Era un’implorazione pressante e molto sentita (voglio tanto bene a questa mia nipotina).
“Dimmi, Nicola, cosa deve fare Maria Tecla? Deve sposare Filippo?”
Silenzio. Rifeci la domanda ricordandogli che si trattava della sua cuginetta a cui lui aveva sempre dimostrato affetto e
simpatia, ancora silenzio e poi…
Nicola: “Tanto mamma, noi vi doniamo dei lumi per sapervi orientare e voi fate di testa vostra, (si riferiva anche ad altre
mie circostanze) … allora, deve lasciarlo ora, perché altrimenti soffrirà di più”.
21 agosto 1987
Questa volta è Gesù che mi parla: “L’altra notte, tramite Nicola orientavo il vostro giudizio perché non commetteste ingiustizia. Ho voluto farti comprendere quali devono essere i rapporti tra i coniugi nei riguardi dei loro genitori e quali i doveri
che ne scaturiscono; e ciò per evitare spiacevoli situazioni di incomprensione e spesso di ingiustizia.
Vi ho liberati da false interpretazioni di egoismo, insensibilità che, minando l’intimità e la reciproca stima, rendono difficile
il rapporto coniugale, il solo che deve essere prioritario.
Ora voglio dare ulteriori lumi, fermo restando quanto finora ho rivelato, affermando che se uno dei coniugi, liberamente,
perché il suo cuore non incrudisca e senza imposizione alcuna da parte del compagno, volesse offrire particolari atti
d’amore ai suoceri o ai propri genitori, gli verrebbero ascritti in Cielo come atti di virtù”.
22 agosto 1987
Stamani mio marito mi ha chiesto se per il secondo anniversario della morte di Nicola, Antonella sarebbe stata presente
alla funzione in Chiesa. E alla mia risposta negativa ha provato tanto disappunto e dolore, dolore che ha comunicato in
pieno anche a me.
Nicola è intervenuto immediatamente:
“Mamma no, sarebbe una crudeltà inutile; il ricordo di Antonella è rimasto affissato ai momenti terribili della mia agonia e
del mio trapasso, e non ha spaziato, come in te,come in tanti altri che credono veramente in una realtà trascendente, che
ci vede uniti ancora più di prima.
Mamma, non farle mancare il tuo amore; ne ha tanto bisogno.
E poi … i vostri sacrifici in suo favore saranno ben remunerati in Cielo”.
27 agosto 1987
Questa notte, vigilia del secondo anniversario della dipartita del mio Nicola, il mio dolore aveva preso il sopravvento, ed io
lo offrivo al Padre, in unione a Gesù, e soprattutto a Maria, la Madre, la sola che può comprendere, nella sua interezza, lo
strazio di una madre, perché il Padre, nel Suo amore misericordioso possa riversare su tutti i miei figli e su tutti noi il Suo
perdono e le Sue grazie.
Nicola consola il mio dolore: “Mamma, tu soffri ancora per la mia scomparsa, ma sai bene che io vivo la vostra stessa vita!”.
“Nicò, come è mai possibile se tu sei in Cielo?”.
Nicola: “Vedi, mamma, è prerogativa dello spirito poter essere nello stesso istante in tutti i luoghi dove la sua stessa volontà lo sospinge, o meglio ancora dove l’amore lo attrae; del resto, anche se esso è imprigionato e limitato nei suoi movimenti dalla materia, come in voi ancora viventi sulla terra, non ti pare che, attraverso il pensiero che è una facoltà dello
spirito, può volare a distanze inverosimili, fermarsi in un luogo e ivi dimorare se vuole, e se conosce il luogo visualizzarlo
senza sforzo alcuno e se non lo conosce ricorrere all’immaginazione che è anch’essa una facoltà dello spirito?
Noi non siamo più condizionati dalla materia e possiamo trovarci contemporaneamente in Cielo, in terra, e ovunque un
richiamo d’amore o un immediato bisogno di aiuto ci sospinge.
Ecco perché ti dico che io sono sempre accanto a te che mi chiami, accanto a voi che mi amate, nei luoghi che anch’io ho
amato e che continuo ad amare.
Per chi è vivo in Dio non c’è frattura alcuna, e l’amore crea legami e non divisioni”.
30 agosto 1987
Già da qualche giorno mi erano sorte perplessità e dubbi su quanto avevo avuto occasione di percepire, penso sotto ispirazione, e di scrivere, durante la malattia del mio Nicola, della maternità reale e fisica, oltre che spirituale di Maria SS.ma
nei confronti di noi uomini.
Per sciogliere perplessità e dubbi pensavo di rivolgermi a qualche teologo santo per avere lumi e conferme. Ma durante la
notte sento la voce di Gesù che mi dice:
“Se un’anima è totalmente posseduta da Dio, e più che un teologo, perché direttamente riceve la luce che è Verità”.
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Poi mi fa comprendere come Dio abbia saldato a sé l’uomo attraverso l’umanità di Gesù, Suo Figlio, per cui noi siamo Suoi
figli veri, non soltanto perché ci ha creati, ma perché il Figlio con il Suo sangue ci ha redenti.
E poiché il Sangue di Gesù è lo stesso sangue di Maria, la Madre, e questo stesso Sangue Egli ce lo ha donato sulla Croce,
e ce ne nutre nell’Eucaristia, ne consegue che la maternità di Maria è una maternità fisica e reale, non soltanto spirituale.
Poi è venuto l’attacco satanico nel sonno, che sonno non era anche se ne aveva le caratteristiche ed ebbe fine solo quando gridai per ben due volte il nome di Nicola perché mi venisse in aiuto.
21 settembre 1987
Mi chiedevo a chi dovevo far conoscere i messaggi di Nicola, e a chi invece non rivelarli.
Stamani Nicola mi illumina: “Il principio è uno solo; sono perle preziosissime che, se accettate con umiltà, possono produrre un bene incalcolabile, mentre, se il cuore non è pronto ad accoglierle e il dubbio vi serpeggia, esse possono oscurare totalmente l’intelligenza, recando danno allo spirito, che ancor più si chiude nel suo freddo razionalismo, e danno possono arrecare a chi ha ancora una fede incerta e malsicura.
Vedi, mamma, se tu fai leggere qualcosa dei miei scritti ad altri e ti senti rispondere. Sì, ma io penso…Essendo la verità
non opinabile, essi al posto della verità stessa mettono il proprio pensiero, la loro opinione; è come dire che la rifiutano.
Comprendi?
É il seme della parabola che cade tra i rovi dell’egoismo, della superbia e viene soffocato.
Ma quando cade in un cuore attento, assetato di luce, bramoso di conoscenza, è come una reazione a catena, tanto è il
bene che si sprigiona da queste perle che aprono orizzonti sempre più vasti, conoscenze sempre più profonde, e l’anima
cresce e si fortifica.
Sappi giudicare con prudenza, mamma, e non lasciarti prendere dal desiderio di donare me agli altri, che a volte in te è
così forte; abbandonati totalmente e sii docile alla mia guida; io ti sono costantemente vicino e vigilo”.
23 settembre 1987
Avevo letto con maggiore attenzione il messaggio del 3 luglio u.s. di Maria SS.ma a don Gobbi, capo del Movimento Mariano Sacerdotale, e mi era sembrato di notare delle contraddizioni rispetto a quanto rivelatomi da Nicola in data 18 marzo u.s. sulla vittoria di Maria
su Satana (La Madonna ha colpito al cuore il dragone rosso, la Russia, ed il grande castigo è stato scongiurato).
Nicola interviene immediatamente per eliminare qualsiasi mio dubbio:
”Mamma, non c’è contraddizione alcuna; rileggi quanto ti ha fatto scrivere allora; la grande vittoria di Maria SS.ma sul
nemico è stata appunto quella di aver ottenuto dal Padre, attraverso Gesù, il perdono per tutta quella umanità ancora recuperabile; una immensa valanga di misericordia si sta abbattendo, e si abbatterà ancora di più su questa povera umanità
che era già perduta. Dalla Russa, centro dell’ateismo, adesso non verranno più che stimoli al bene.
Voi vorreste allontanare il pensiero della sofferenza, è umano, ma non c’è gioia senza purificazione; non dimenticarlo mai,
mamma!”.
9 ottobre 1987
Enzo Tortora va conducendo in televisione il giallo del venerdì.
Ha proposta fra l’altro in chiave di giallo, il mistero che avvolge la morte di Papa Lucani, servendosi di testimoni e facendo
partire il tutto dal libro di un’inglese di cui non ricordo il nome, presente anch’egli al dibattito.
Non ha forzato la soluzione, ma l’ha diretta astutamente verso un obiettivo che egli stesso ha rivelato: non vale tanto ac-
certare la verità quanto suscitare il dubbio.
Questa sera Tortora non demorde, ripropone il quesito: papa Lucani è stato ucciso o è morto di morte naturale?
Rivela il risultato di un’indagine Doxa per conoscere la percentuale dei sì o dei no degli italiani che aderiscono ad una tesi
o all’altra. Chiama in campo altri testimoni.
Egli sa che dal dibattito verranno fuori mille pseudo verità, ma che la verità resterà lontana dalla sua indagine; a chi è
fornito di un minimo di buon senso e di intuizione, il suo scopo si fa più palese, mentre gli sprovveduti cadono nella rete.
Nicola: “Mamma, l’obiettivo di Enzo Tortora è ben chiaro; egli vuole creare il dubbio nel cuore dei semplici, vuole suscitare
lo scandalo per staccarli dalla Chiesa, il suo gioco è sottile, perverso, egli non strafà, lascia cadere il tutto quando si accorge che un tasto è sbagliato, pronto a riproporlo in chiave diversa; seguilo con attenzione, mamma, perché il suo è un
gioco satanico”.
13 ottobre 1987
Alle ore 3.27 del mattino ero ancora sveglia e lo era anche mio marito che aveva passato una notte insonne, assillato da
tanti problemi. In intimo colloquio con Nicola gli chiedo:
“Perché Nicò mi riesce sempre difficile comunicare con te?”.
Nicola: “Mamma, devi essere serena, altrimenti non posso farmi sentire; a volte i tuoi pensieri soverchiano il mio ed io
non riesco a farti sentire la mia voce; devi creare in te uno stato di silenzio e di passività, di ricettività, ma con uno spirito
pronto e desideroso di ascoltarmi.
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Vedi, papà non riesce a dormire perché è agitato; la camomilla non è un sonnifero, essa aiuta a rilassarsi, ma deve prima
rimuovere gli ostacoli; intanto non deve prendere caffè, perché lo eccita e poi non crearsi problemi inutili”.
Stamattina al ritorno dalla Santa messa chiedo: “Nicò, non mi dici niente per don Eugenio e per Sandro?”. Nicola: “Mamma, non sempre la conoscenza procura gioia”.
15 ottobre 1987
Avevo saputo che sul quotidiano Il Tempo di ieri era apparsa la notizia che il figlio della mia amica era stato condannato
a quindici anni di reclusione.
Ho subito pensato che si trattasse non della condanna, ma soltanto della richiesta formulata dal Pubblico Ministero; ma
alquanto turbata, telefono stamani per saperne di più, alla mia amica che mi dice che la Corte già dalle ore dodici del
giorno prima era riunita in Camera di consiglio per il verdetto, e che ancora non si sapeva nulla.
Un pò tranquillizzata, ma sempre in ansia per la sorte di quel giovane, in piena intimità con Nicola, mi rivolgo a lui dicendogli: “Tu stesso, il 6 dicembre 1985, il giorno del tuo primo onomastico in Cielo, mi hai assicurato che nulla ti sarebbe
stato negato da Dio, e che la missione in favore del figlio della mia amica ti era stata affidata in maniera particolare da
Dio stesso; hai aggiunto testualmente: io supplico, io imploro, io ottengo.
Allora, Nicò, non vuoi portare a termine questa tua missione?”.
E Nicola: “Mamma, offriti vittima, rievocando la mia agonia, e unendo il tuo soffrire al mio, a quello di Gesù e di Maria ed
io lo presenterò al Padre”.
Rimango un pò turbata e Nicola, intuendo la mia perplessità ad offrirmi vittima,mi dice:
”Perché tanta titubanza?. Non pensi che se, tutto dovesse andar male, ne proveresti un grande rimorso?(mi faceva intravedere reazioni sbagliate).
Al che io: “Hai ragione, Nicò, ora sono pronta, ma tu siimi sempre vicino”.
Più tardi, nella stessa mattinata, vengo a sapere dalla mia amica che la Corte ha emesso nei confronti del figlio un verdetto di assoluzione, e poiché ciò è avvenuto alle ore 10 e mezzo circa, ho la conferma del tempestivo intervento del mio Nicola.
Ringrazio ancora Nicola, ma egli mi fa comprendere che la sua missione non è ancora finita.
Me ne dà conferma la mia amica, la quale mi dice che sono sorti altri problemi, ma non so di che si tratti.
29 ottobre 1987
Giorni addietro, mi accingevo a cucire con la macchina di Antonella che le dovevo restituire perché ne aveva bisogno, mi
sono trovata tra le mani il piedino della stessa che si era staccato, e quindi nell’impossibilità di eseguire il lavoro.
Ho cercato di metterlo a posto, ma niente da fare; non riuscivo ed ero bloccata nel lavoro.
Fra l’altro mi dispiaceva di dover dire ad Antonella che la macchina non funzionava.
Ho chiesto allora a Nicola un aiuto sollecito; mi sono sentita come spinta verso la scatola degli attrezzi, da dove ho tratto
una tenaglia con la quale ho rimesso a posto la macchina.
Ho ringraziato Nicola per il tacito suggerimento. Purtroppo non avevo finito. Ho riportato ad Antonella la macchina, ma ho
constatato che essa si era ancora una volta bloccata.
Abbiamo cercato insieme di capirci qualcosa; era il pedale elettrico che non andava, o la macchina stessa?.
Per quanti sforzi facessimo, girando pedale e ruota, non siamo riuscite a metterla in moto.
Stanotte Nicola quasi riprendendo un discorso interrotto mi dice:
“Mamma, io sono puro spirito e non posso operare direttamente su un oggetto inanimato; ho bisogno che qualcuno faccia
per me quei movimenti meccanici che io, materialmente non posso fare, come l’altro giorno quando ti ho spinta a cercare
la tenaglia ed a stringere con essa il punto giusto del piedino della macchina; ma su di una scatola sigillata come potevo
agire?”.
“Nicò, ma è la macchina che non funziona o la scatola di avviamento?”.
“No, mamma, la macchina è soltanto sporca”.
31 ottobre 1987
Ho seguito ieri sera alla TV Enzo Tortora nel Giallo del venerdì che trattava il tema:
La Sacra Sindone, due tesi a confronto, è autentica o è un falso?”.
Sono rimasta sconcertata. I partecipanti al confronto si sono scontrati su di un campo quanto mai difficile, partendo ciascuno da presupposti scientifici, o che a loro sembravano tali.
Ho subito notato che lo scopo di chi conduceva il dibattito era ben chiaro; suscitare il dubbio, e non ne ha fatto un mistero, dicendo apertamente, mentre gli ignari spettatori bevevano tutto e non si rendevano conto del gioco sottile del vero
protagonista del dibattito, che attentava alla loro fede con guanto di velluto come il più prestigioso dei giocolieri.
Ed ho fatto delle amare considerazioni sulla TV, questo potente mezzo di comunicazione, che si presta, ben spesso, ad
avallare tesi dissacranti su verità e credenze così radicate nel cuore di gran parte dell’umanità.
Stamani Nicola: ”Mamma, hai ben motivo di essere scossa e turbata. Sono trasmissioni che non dovrebbero essere incoraggiate e permesse da chi ne ha piena responsabilità in Tv, per rispetto almeno verso quanti hanno fede in Dio e nelle
Sue miracolose manifestazioni.
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É vero, se si vuole abbattere la fede, sia pure una fede errata, la prima mossa è senz’altro quella di insinuare il dubbio nel
cuore degli uomini.
É ben descritto, nell’Otello di Verdi, dal librettista dell’opera, il gioco perverso di Jago che insinua il dubbio nell’animo di
Otello e, gradatamente, con un crescendo impressionante, lo spinge ad uccidere l’ignara e fedele Desdemona.
Al cuore semplice, desideroso di conoscenza, pronto ad accogliere la verità, che liberandolo da qualsiasi remora, lo sospinge verso orizzonti più vasti, in cui trova solo spazio l’amore infinito di Dio verso la Sua creatura così limitata ed imperfetta, la Sacra Sindone si rivela come il dono più grande di Dio all’uomo di oggi.
Non all’uomo di ieri, quando nel buio dei secoli, essa è stata affidata solo alla fede di uomini semplici rimasti sconosciuti,
che avevano il compito di custodirla, e nulla sapevano delle scoperte della scienza alla fine del XX secolo, ma all’uomo di
oggi, per offrirgli, col progresso di oggi, con la scienza di oggi, dati scientifici inoppugnabili.
Per comprendere come la Sacra Sindone abbia del miracoloso, basterebbe seguire con animo semplice il lungo cammino
di questo lenzuolo che arriva a noi dopo tanti secoli ed attraverso tante vicende. Esso è donato, da non so chi, ad un crociato, ad un uomo di fede quindi, è custodito da frati che hanno creduto, è protetto da una famiglia potente che non ha
temuto di cadere nel ridicolo e l’ha rinchiuso in una cassa d’argento sfuggita ad un incendio che non ha alterato per niente la consistenza fragile del lino.
Purtroppo i nemici della verità ci sono e ci saranno sempre; essi trovano alleati non solo all’esterno, ma soprattutto in loro
stessi; nel loro orgoglio smodato che non vede che il proprio io e li induce a ritenere che solo il loro pensiero detiene la
verità, la quale vorrebbe farsi strada in loro, ma non sempre vi riesce. Colui che dice che non ha bisogno della Sacra Sindone o del miracolo per credere, è solo un presuntuoso.
Egli si fa scudo della risposta data da Gesù all’apostolo Tommaso:
Tu Tommaso hai creduto perché hai visto; beati coloro che credono senza aver visto.
Ma chi sono questi beati a cui Gesù ha fatto riferimento?.
Non certo i nemici della verità, se è vera l’altra affermazione di Gesù:
Se avrai tanta fede quanto un granello di senape,dirai a quel monte: buttati nel lago e sarà fatto; non certo
loro che non sono capaci di spostare il più piccolo sassolino.
E tu, Enzo Tortora?. Povera pedina in un gioco troppo grande per te di cui forse non ne comprendi la portata; credi forse
di essere il vincitore, ma sei soltanto la vittima che con le tue stesse mani scavi ogni giorno la tua fossa”.
4 novembre 1987
Ero scesa nell’appartamento che aveva abitato Nicola e, nel vedere le sue cose, la libreria e gli altri oggetti in legno che
egli stesso aveva fatto, mi sono sentita invasa da tanta angoscia…
Ma Nicola mi rimprovera: ”Mamma, tu mi commiseri per queste povere cose che ho lasciate, e non pensi a tutto quello
che mi è stato dato in cambio, ed hai una fede!”.
8 novembre 1987
A seguito delle mie riflessioni sulle trasmissioni di Enzo Tortora sul Giallo del venerdì ed alle precisazioni chiarificatrici di
Nicola, mi sono sentita l’altra sera come spinta da lui a reagire in qualche modo, e cercavo una strada per raggiungere lo
scopo.
Ho telefonato allora alla redazione del periodico Reagire portavoce di un movimento per la difesa morale dell’uomo. Il
dirigente del periodico, convenendo su quanto da me esposto, mi ha sollecitato a prendere appunti sulle diverse trasmissioni e a farglieli avere al più presto in redazione. Mi sono subito data da fare per battere a macchina gli appunti e mi sono recata di sera all’indirizzo del periodico per consegnarli di persona.
Avendo, però, trovato chiuso il portone, ho pensato di spedirli l’indomani per posta.
Ma Nicola è intervenuto dicendo:
“No, mamma, l’intervento per essere efficace deve essere tempestivo, telefona domattina alle dieci, se non trovi nessuno,
torna a telefonare nel pomeriggio”.
Come dettomi da Nicola, ho telefonato stamani alle dieci; ho avuto subito la comunicazione e ho promesso che avrei preso il mezzo e sarei andata personalmente a portare gli appunti.
L’incontro con il dirigente del periodico è stato cordialissimo, ha trovato i miei appunti preziosissimi, mi ha invitata a fagliene avere degli altri, aiutandolo nell’azione che il periodico va via via svolgendo. Sono soddisfatta e contenta perché ho
portato a termine una missione suggeritami espressamente dall’alto, alla quale ho prontamente aderito.
9 novembre 1987
Giovedì scorso, dopo l’incontro di preghiera dei Tabernacoli viventi, cui aveva presenziato nel pomeriggio don Eugenio,
lo abbiamo trattenuto di sera in casa nostra a cena.
Tra un discorso e l’altro, don Eugenio mi ha chiesto se Nicola mi avesse detto più niente per lui. Ho risposto di no; avevo
dimenticato che il 14 ottobre, ad analoga mia domanda, Nicola aveva risposto, riferendosi a don Eugenio, che non sempre la conoscenza dei fatti provoca gioia.
Stanotte, d’un tratto, Nicola mi si è rivelato così: “Mamma, vedi, nella vita di un peccatore incallito, ad un dato momento,
il Padre, spinto dalle vostre preghiere insistenti e dalle nostre implorazioni costanti di intercessione, nella Sua infinita mi-
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sericordia, apre una breccia nel suo cuore indurito, ed è proprio in quel preciso momento che Dio ha bisogno del Suo apostolo, perché attraverso la sua opera, possa realizzare il Suo disegno di amore.
É un momento unico e forse irripetibile, che non può essere disatteso o allontanato nel tempo a piacimento dello strumento; è quello il momento e non un altro, il momento della luce, il momento della grazia; se si perde quell’occasione,
forse unica, le tenebre ricopriranno ancora la mente del peccatore, le forze del male riprenderanno su di lui il sopravvento.
Ora, per ben tre volte don Eugenio ha mancato nei riguardi del padre e di quell’amica che ne aveva sollecitato, per il mio
tramite, l’intervento. Ha trovato delle scuse.
Lo stesso ha fatto in altra circostanza nei confronti di Sandro che pure gli avevano affidato.
Non è stato né pronto, né disponibile.
Come non è stato disponibile quando gli ho detto che doveva dedicare un giorno alla settimana agli ammalati degli ospedali, perché provati e nell’anima e nel corpo, e mi sono rivolto a lui non con un consiglio o un suggerimento, ma con un
invito perentorio e chiaro: devi farlo!.
Vedi, mamma, ogni vostra adesione, sollecita, totale e indiscussa la progetto di Dio, dona a voi tanta forza contro gli attacchi del nemico che, per fiaccare il vostro spirito, attacca spesso il vostro corpo. Non capisce Eugenio che è proprio la
sua mancata adesione al richiamo di Dio la causa per cui egli stenta a guarire?.
Non basta credere alle mie parole, ai miei messaggi, se poi non mettete in pratica i miei consigli, anzi siete ancora più responsabili, e questo lo dico anche per te, mamma, che devi impegnarti a vincere le tue piccole battaglie giornaliere, senza
adagiarti credendo di essere a posto, perché la lotta con il nemico è una lotta continua fino alla fine.
Sii, però, serena perché Dio ti ama, e la Madonna ti è Madre”.
11 novembre 1987
Questa mattina mi sono affrettata a comunicare di persona a don Eugenio il messaggio di Nicola. Egli l’ha ascoltato con
umiltà, così ho creduto almeno dalle sue parole, ma ho avuto il timore che non avesse recepito l’importanza del messaggio e che non fosse sceso nella profondità di esso.
Mi sono sentita angosciata.
Nicola: “Mamma, rasserenati; tu hai fatto quanto dovevi fare, ora tocca a me provvedere”.
Nel pomeriggio mi telefona don Eugenio per comunicarmi che l’oculista gli aveva detto che l’occhio operato era guarito e
che l’altro migliorava.
Poi mi prega di avvertire la mia amica che egli è senz’altro disponibile per qualsiasi incontro col padre; mi assicura infine
che, in adesione al disegno di Dio, egli non solo è disponibile, ma è pronto ad iniziare subito la stesura della biografia di
Nicola.
Ne sono felice e ringrazio il mio Nicola, ma soprattutto Dio.
Lo stesso giorno sento Gesù che mi dice: “Amo tanto don Eugenio, egli mi è prezioso”.
13 novembre 1987
Stamani una meravigliosa illuminazione che mi viene da Nicola o da Gesù stesso, non so:
“Il libro su Nicola è già pronto; è tutto nella sintesi della sua vita tracciata da te, nel suo diario durante la sua malattia,
nella trascrizione dei suoi colloqui e dei suoi messaggi.
Esso è una testimonianza dell’amore infinito di Dio, della Sua infinita misericordia, del Suo disegno stupendo che si dipana
giorno dopo giorno, con un intervento diretto fatto da Gesù stesso attraverso la Sua Parola, per vie tortuose e terribili che
fa di un uomo un santo, di una sconfitta apparente una grandiosa vittoria, di una morte una resurrezione.
Occorre solo l’avallo di don Eugenio, la sua testimonianza di sacerdote e che il libro veda al più presto la luce. Non può
più attendere.
Anche la guarigione miracolosa di tanti anni addietro di tuo figlio Filippo, da te a suo tempo descritta, è stata una testimonianza dell’amore misericordioso di Dio, certo il preludio al miracolo di Nicola.
Non è tanto importante testimoniare la santità di Nicola, quanto rendere gloria a Dio per le Sue opere stupende”.
14 novembre 1987
Pensavo al dottor Stuckler, medico ebreo, nostro amico carissimo, che era stato tanto vicino a me ed a Filippo in Canada,
dove ci eravamo recati per la malattia di mio figlio.
La mia testimonianza sulla guarigione di Filippo lo aveva profondamente colpito, spingendolo alla ricerca delle verità contenute nel vangelo di Cristo.
Nicola: “Mamma, il valore di una testimonianza è veramente grande; la tua sulla guarigione di Filippo ha fatto di un ebreo
un santo”.
17 novembre 1987
Ieri ho iniziato con don Eugenio il lavoro di riordinamento di tutti gli scritti, perché fosse al più presto pronto, per la pubblicazione, il libro su Nicola.
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Ho avuto l’impressione che don Eugenio fosse perplesso a dare al libro il suo avallo per le critiche alle quali temeva di esporsi con la sua testimonianza su fatti non sempre facilmente accettabili. Non ho fatto al riguardo alcun commento, ma
la notte mi sono svegliata dando sfogo ad un pianto accorato.
E però è intervenuto Nicola: “Mammuzza, non piangere; tutto è nelle mie mani, a meno che non ci sia da parte di Eugenio
un’opposizione recisa”.
Poi rivolgendosi per mio tramite a don Eugenio: “Vedi, Eugenio, mentre la biografia di una persona è anche frutto delle
opinioni di colui che la scrive, e del suo modo di vedere la persona stessa nelle sue varie angolazioni, diversa è la testimonianza, che richiede adesione totale ai fatti seguendo l’ordine cronologico oltre che fedeltà assoluta nella narrazione di
essi, senza omettere nulla, perché risulti chiaro l’intervento straordinario di Dio; solo così essa, la testimonianza, si trasforma in osanna di ringraziamento e di gloria per le opere meravigliose di Dio stesso.
Tu non puoi addolcire la pillola perché questa verità sia più accessibile ai vari non vedenti, siano essi vescovi o
cardinali, perché se chiusi volontariamente alla luce, sempre la rifiuteranno. Del resto, come puoi far loro accettare la
verità di un morto che parla?
Eppure, se Gesù, nel Suo infinito amore, non mi avesse dato la possibilità di rivelarmi, oggi tutta la mia sofferenza, tutto il
valore della mia offerta, tutto il Suo sconvolgente disegno, sarebbero rimasti un mistero, il mistero di Nicola chiuso in una
bara, cui portare solo dei fiori fino a quando il ricordo sbiadito dal tempo avrebbe interrotto anche questo legame
d’amore”.
19 novembre 1987
Ieri sera Filippo mi pregava di chiedere a Nicola se Anna, la moglie, doveva o meno chiedere il trasferimento in un altro
reparto del suo ufficio, dato che in quello in cui per ora lavora viene massacrata di lavoro, e lei è molto stanca.
Quella notte Nicola mi dice: “Anna deve amare i più”.
Un pò sconcertata chiedo: “Nicò, ma cosa centra l’amore in questo caso specifico?”.
Nicola: “Vedi, mamma, per risolvere il problema bisogna eliminare la causa più intima e profonda che genera in lei insofferenza ed a volte anche angoscia.
Solo amando di più riuscirà a trasformare tutte le piccole e grandi contrarietà della vita quotidiana, in atti accettabili e poco alla volta anche gradevoli e gioiosi; ristabilirà un vero equilibrio affettivo tra lei e i suoi cari un pò compromesso, se ne
avvantaggerà la sua salute, dormirà la notte e saprà accettare più serenamente il lavoro d’ufficio.
Credimi, un ufficio vale l’altro; il nemico le sarà sempre alle costole, deve essere sempre vigile, pronta a rintuzzare gli attacchi; quando sentite che qualcuno, che vi vuole male, cerca di entrare in casa vostra, il vostro impulso istintivo ed immediato non è quello di sprangarvi dentro? E se è già dentro, non fate di tutto per buttarlo fuori, anche gridando aiuto?”.
29 novembre 1987
Saper riconoscere il segno dei tempi.
L’uomo è formato di anima e di corpo; l’anima e lo spirito permeano di sé la materia, condizionandola, così come la materia condiziona e limita lo spirito; l’una e l’altra si intersecano e si completano a vicenda.
Dalla perfetta armonia di questi due elementi nasce l’uomo completo, capace di vivere la sua stessa natura, ma con lo
spirito riconoscente e fedele al Creatore.
Quando uno di questi elementi soverchia l’altro, si ha un uomo imperfetto, non certamente quale Dio lo ha voluto. La materia dunque aiuta lo spirito a rivelarsi, ecco perché l’uomo ha bisogno di segni, segni esteriori che aiutino non solo a far
conoscere l’esistenza stessa del pensiero, pensiero che è espressione dello spirito, ma a farlo recepire ad altri esseri formati anch’essi di anima (spirito) e di materia (corpo). Quindi il corpo attraverso i segni esteriori trasmette tutto ciò che
nel profondo l’anima sente, crede, ama.
Il segno della croce ti rivela che quell’uomo è un seguace di Cristo, attraverso quel segno tu lo individui tra una folla enorme di altri credenti appartenenti ad altre religioni.
Il segno visibile dell’Eucaristia è il pane ed il vino che il sacerdote consacra, il segno visibile del battesimo è l’acqua, della
cresime l’olio santo etc..
Ma anche nella vita comune, sociale di ogni giorno è assolutamente indispensabile il segno.
Cos’è la firma se non il segno visibile, se non l’accettazione di una determinata cosa, la nostra esplicita volontà che si rivela attraverso qualcosa di tangibile?
Oggi il superuomo sorride ironico al credente che, entrando in Chiesa mette il dito nella pila dell’acqua santa e si segna, o
che beve l’acqua scaturita miracolosamente in qualche luogo benedetto perché essa lo guarisca dai suoi mali; non comprende nel suo chiuso razionalismo come quell’acqua sia un segno visibile di una fede profonda che mette in moto la potenza liberatrice di Dio Padre, la potenza salvatrice di Gesù Figlio e l’opera costante dello Spirito.
E Maria? Questa Madre soave e sollecita, sempre implorante per noi non è Lei che si manifesta attraverso segni concreti:
l’acqua a Lourdes, e recentemente ad Ulzio e con i segni nel sole etc.?.
Dio vuole arrivare a colpire la nostra povera materia, ad attrarre la nostra attenzione tanto fuorviata da tutto ciò che è
materiale, che è carne, per arrivare allo spirito, e noi ridiamo dal suo operare, noi superuomini cerchiamo di spiegarci
tutti i fenomeni in chiave sempre naturale, in chiave scientifica, come a volergli dare una lezione per la Sua dabbenaggine.
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Non si capisce se critica Dio che si serve di questi mezzucci per arrivare all’uomo ed in questo caso implicitamente ammette che quei segni vengono da Dio, o critica il credente che li ritiene veri e quindi validi ed in questo caso non fa che
mettere in evidenza la sua mancanza di fede. Eppure Gesù si è servito del fango per guarire un cieco nato!
Forse l’Autore della vita aveva bisogno del fango per guarire il cieco nato?
Scorgere i segni nella nostra stessa vita, perché niente è casuale negli avvenimenti che si susseguono giorno dopo giorno;
individuare il disegno di Dio per ciascuno di noi; con umiltà cercare di non opporci ad esso perché disegno d’amore; non
dimenticare che Dio non ci impone mai la sua volontà e che gli artefici del nostro destino siamo soltanto noi.
Se possedessimo soltanto un pò d’umiltà, riusciremmo forse a scorgere i segni dei tempi; quelli di ieri che ci aiuterebbero
meglio a capire quelli attuali, quelli di oggi; vedremmo il perché di tanta angosciosa sollecitudine di Maria SS.ma nostra
vera Madre, che appare in varie parti del mondo col Suo SS.mo corpo glorificato, ma corpo vero fatto di carne e di sangue
per parlare al nostro spirito ma anche al nostro corpo così schiavo di tutto ciò che è materia, e come ci renderemmo conto che non possiamo più farneticare con inutili sofismi perché tutto è estremamente urgente, che non possiamo più perdere tempo, che dobbiamo semplicemente credere e lasciarci guidare con umiltà, sì con umiltà.
O mio Signore, ridacci la semplicità dell’infanzia per comprendere meglio il grande dono dei segni che Tu ci dai.
30 novembre 1987
Durante la notte mi rivolgo a Nicola: “Nicò, soffro tanto perché mi manchi”.
E Nicola: “No, mamma, il tuo dolore è ancora più profondo, perché senti che il tuo amore è impotente e non suscita nei
tuoi figli altrettanto amore, ed hai paura che il tuo amore, non alimentato, si congeli come già allora; l’invocazione che tu
lanci continuamente a Gesù ed al Padre: Insegnami ad amare, Tu che sei l’amore, racchiude in sé un’altra invocazione:
Signore fa che mi amino. Comprendi, mamma? Tu non soffri perché hai perso un figlio, al contrario, hai guadagnato
un figlio, perché nessun figlio sulla terra, fosse pure il migliore, amerà la sua mamma come io ti amo.
Il mio amore è totale, ti avvolge tutta, ti consola, ti guida, ti segue, ti protegge ed allontana da te i pericoli, è previdente,
è completo; io vivo con te e con te spazio nell’eternità; ti parlo e tu mi ascolti anche se il buio di una stanza come in questo momento, in cui senti perfettamente quanto ti io dico, anche se non mi vedi; e ti aiuto nelle piccole cose.
Pensi che io non ti baci e non ti accarezzi?. Ti sbagli; io ti copro di carezze, mammuzza mia”.
“Nicò, ma io vorrei accarezzare i tuoi capelli che erano così belli”.
Nicola: “Mamma, non pensare al mio corpo”.
“Nicò, ma non mi hai detto che il tuo corpo è integro?”.
Nicola come se sorridesse: “Sì, mamma, è integro, e si conserva abbastanza bene, fin quando a Dio piacerà”.
E poi: “Mamma, Antonella è proprio sciocca; potrei darle tutto l’amore di cui ha tanto bisogno, un amore che investirebbe
il suo spirito e lo renderebbe sereno, ad anche perché no, felice mentre lei mi allontana da sé; certo, non posso darle un
amore fisico, ma credimi quello è solo una componente, non è tutto,anzi è proprio il contrario”.
Ed ancora: “Mamma, tu continui a pregarmi di venire in aiuto a Carla che è ancora in preda alla disperazione e non si rassegna alla perdita della figlia morta in così tenera età.
Telefona a lei e dille che apra il suo cuore a Lauretta che continuamente bussa al suo cuore di madre; ella non può trincerarsi nella certezza assurda che i morti sono morti e che niente rimane di loro, perché noi siamo vivi mentre i veri morti
siete voi quando uccidete la fede, la speranza, l’amore”.
“Nicò, povera Margherita, a volte mi chiedo in che cosa ho mancato”.
“Mamma, non pensare più al passato, tanto ormai non puoi farci niente, aiutala piuttosto con la preghiera“.
“Nicò, ti ha amato?”. “Si, mamma, anche se a modo suo”.
Improvvisamente mi rivolgo a Nicola ricordandogli che sour Lucy e suor Lucia, la veggente avevano tanto pregato per lui.
Nicola: “Lo so, mamma, che hanno pregato per me; il nome Lucia è apportatore di luce, così sono loro”.
E poi: “Mamma, voglio ancora una volta ripetere che la sofferenza umana, il dolore, se non viene offerto, produce ancora
più danni; solo se offerto in unione a Cristo si trasforma in purificazione e riscatto.
Mamma è grande il dono che Gesù ci ha fatto, di poter comunicare, credimi”.
“Nicò, adesso che fai, te ne vai?”.
Nicola: “Mamma, guarda che sei tu che ti stanchi; io non mi stanco, possiamo stare così vicini quanto tu vuoi”.
Allora abbiamo pregato insieme per i nostri defunti e in maniera particolare per Margherita e per i nonni. Ho sentito la sua
partecipazione profonda, profondissima, specialmente quando nominavo i nonni.
2 dicembre 1987
Ieri non avevo fatto altro che rivolgermi a Nicola per la vista di don Eugenio, ma egli non mi rispondeva: era solo silenzio.
Notavo però che il mio Nicola mi si manifesta chiaramente quando il suo pensiero non è condizionato dal mio. Così è stamattina.
Gli chiedo: “Nicò, cosa possiamo fare per don Eugenio, che ancora non guarisce, che non può leggere bene ed incontra
difficoltà anche per il lavoro che ti riguarda?”.
Nicola: “Mamma, la parte più vulnerabile del suo corpo sono gli occhi e lì il nemico lo attacca”. “Nicò, ma tu non puoi implorare il Padre e Gesù per lui?”.
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Nicola: “Mamma, una volta ti ho detto che siete voi stessi che condizionate il nostro operato. Mi spiego: la guarigione del
corpo va di pari passo con quella dello spirito; mentre Satana si serve del corpo per abbattere lo spirito, Dio si serve del
corpo, ma per elevare lo spirito.
É l’eterna lotta in cui voi siete i veri protagonisti, ecco perché ti dicevo che siete solo voi che determinate la nostra vittoria
o la nostra sconfitta.
Don Eugenio deve essere forte, indipendente, distaccato”.
Lì per lì non riuscivo a capire il significato della parola indipendente e mi crucciavo per questo. Nicola mi viene in aiuto:
“Mamma, vuol dire libero da condizionamenti”.
Continuo a noi capire fino a quando Nicola non mi illumina con la frase:
“Eugenio è calato nel covo del Sinedrio”.
3 dicembre 1987
Mi rivolgo al mio Nicola: “Aiutami, Nicola, affinché nel trascrivere quello che tu questa notte mi hai rivelato circa la grande
purificazione che investirà l’umanità intera, io ti sia fedele, se non nelle precise parole, nel significato di esse”.
Nicola: “Mamma, ascoltami, io parlo direttamente al tuo cuore, e non c’è niente di più intimo, profondo e vero, perché anche tu mi ascolti col cuore; il nostro è un rapporto viscerale tra madre e figlio, come lo era quando ero ancora nel tuo seno; esso suscita ondate di amore, di sensibilità, di tenerezza che investono i nostri affetti più cari, e che man mano si estendono in giri concentrici sempre più vasti; la tua intelligenza è chiamata solo a registrare queste verità, questi impulsi
per poterli poi ricordare.
Non dubitare mai della veridicità delle mie parole, mamma.
Vedi, mamma, tutte le volte che ti si parla di Grande tribolazione tu ti turbi, temi di trovare contraddizioni, vuoi saperne di più. Eppure sai bene che da molto tempo questo annunzio, questo ammonimento risuona in tutte le parti del mondo, gridato da anime prescelte, da anime veggenti, e la loro voce è identica come proveniente da tanti ripetitori.
Anche a te, parecchio tempo fa, è stata affidata questa rivelazione.
Non c’è contraddizione alcuna, stanne certa.
Non volerne sapere di più, sii serena e fiduciosa, perché anche questa è fede.
Sappi che non di castigo si tratta, ma di purificazione, perché fa parte di un disegno d’amore di Dio ed è un atto d’amore.
Ti dicevo che il grande trionfo di Maria SS.ma consiste appunto nell’avere strappato a Satana una moltitudine immensa di
anime, che per i loro peccati già si avviavano alla dannazione eterna; restano i veri perversi, i negatori di Dio che rifiutano
ogni misericordia; per loro la tribolazione si trasformerà in castigo, perché così hanno voluto.
Adesso, mamma, sii ferma nella fede e soprattutto nella speranza; nessun avvenimento ti turbi, io ti sono vicino, vi guiderò, vi prenderò per mano e nulla vi accadrà, siine certa!”.
4 dicembre 1987
Nicola ad Antonella per il mio tramite: “Antonella mia, tu mi chiami, mi invochi, cerci da me aiuti, miracoli; ma cosa posso
darti di più che non ti ho dato?
Nella mia lunga e penosa sofferenza, io vedevo solo te, il tuo bene, tu eri il centro dei miei pensieri; per te io offrivo a Gesù ogni mia angoscia, ogni mio spasimo, e dall’amore immenso che sentivo per te traevo la forza per non mollare, per arrivare fino in fondo e per te ho immolato la mia vita. Ti ho indicato una strada, una strada che io ho percorso per te, per
dimostrarti che era l’unica, ma tu non l’hai seguita; era lì il segreto della vittoria, della rivincita.
Hai cercato sostitutivi, cose fatue che ti stordissero e sapevi bene che avrebbero solo inaridito il tuo cuore, rendendoti apatica ed indifferente a tutto, piena di contraddizioni; aspetti tutto dall’alto, ma tu non fai un passo, eppure noi operiamo
nella misura in cui voi cooperate con noi. Niente vi viene imposto, neppure la gioia, neppure la felicità, dovete cercarla,
dovete con umiltà chiederla. Non pensare che la gloria di cui ora sono in possesso, mi sia stata offerta su di un piatto
d’argento.
Desideri che nella tua vita ci sia un uomo, che la tua vita abbia uno scopo; ma non hai bisogno di un uomo qualsiasi, hai
bisogno di un vero compagno che ti ami e ti sostenga per il resto dei tuoi giorni, di un uomo che non ti faccia rimpiangere
me; e questo sarà per te un grande dono, Antonella, ma tu l’avrai solo se ti avvierai per la strada che io ti ho indicata e
che porta al Dio di ogni bene.
Adesso promettimi che non ti allontanerai da me, perché sono io la tua salvezza, non dubitare più della mia vicinanza; io
ti ascolto, ti sento, tu parlami chiudendo gli occhi; i nostri spiriti si incontreranno così, ma devi crederlo”.
9 dicembre 1987
E da qualche giorno che prego per i defunti insieme a Nicola, notando come la mia preghiera acquisti una forza che prima
non aveva.
Stamani Nicola me ne dà la spiegazione: “Vedi, mamma, quando preghiamo assieme ed uniti a Gesù, noi uniamo il Cielo
alla terra.
La nostra preghiera investe anzitutto la persona per la quale preghiamo, ma poi si dilata in cerchi concentrici sempre più
vasti, investendo prima i parenti più prossimi, per arrivare dopo a tutte le anime dei defunti, di tutti coloro che muoiono in
tutte le parti del mondo.
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Per esempio, al cimitero di Sabaudia la nostra preghiera parte da me e da te ed investe prima quelli che mi stanno accanto e poi tutte le anime di quel piccolo cimitero”.
Chiedo un pò confusa: “Nicò, ma c’è un nesso tra l’anima che si purifica nel Purgatorio ed il corpo che giace nel cimitero
forse dissolto da tempo?”.
Nicola: “Certo, mamma, non dimenticare che l’entità dell’uomo è composta di anima e di corpo che, pur essendo distinti
tra loro, non esiste l’una se non esiste l’altro.
L’anima che si purifica in Purgatorio non purifica solo se stessa, ma anche il corpo che è rimasto ancora sulla terra in attesa della resurrezione.
Ecco perché i cimiteri sono definiti dalla Chiesa luoghi santi”.
Mi turba un altro pensiero; ed i corpi dei dannati? Non tutti si salvano.
Sento Nicola restio a chiarire questo punto; forse anch’io non sono pronta.
Certamente egli prova dolore a questo pensiero.
12 dicembre 1987
Don Eugenio mi aveva pregato di chiedere a Nicola come doveva comportarsi con quel gruppo di persone che egli riuniva
da tempo in preghiera, dato che si era accorto che qualche cosa non andava per delle incomprensioni che erano sorte in
seno al gruppo stesso, sicuramente per l’influsso di forze negative.
Voleva sapere, in particolare, se doveva allontanarsi dal gruppo sia pure momentaneamente.
Nicola: “Eugenio tu non puoi allontanarti neppure per un periodo brevissimo dal gruppo, perché il tuo stato sacerdotale è
difesa e protezione per lo strumento; esso, inoltre, assicura la sopravvivenza del gruppo.
Devi fare così; prima prega tu, poi inizia la riunione con una preghiera comunitaria esorcizzante, in modo da costringere il nemico a rivelarsi ed ad uscire allo scoperto.
Il pericolo non è quando Satana terrorizza ed incute paura dall’esterno, ma quando agisce dall’interno; è allora che egli
distrugge le anime”.
14 dicembre 1987
Stamani Nicola: “Mamma, l’altro giorno mi hai chiesto quale è il destino dei corpi dei dannati; non sono stato io a non volerti rispondere, ma eri tu che non eri pronta ad ascoltarmi.
Adesso stai attenta ed ascoltami.
Quando moriamo, l’anima, questa infinitesima particella del pensiero creativo di Dio che ha vissuto in noi l’esperienza terrena, se in armonia perfetta col Creatore, ritorna alle origini, attratta dall’onda infinita del Suo amore. Essa diventa parte
integrante di questo amore e rientra in possesso di tutte le prerogative che le erano state donate fin dall’inizio. In Dio
l’anima conosce il futuro, non ha più limiti di tempo e di spazio, può trovarsi contemporaneamente in Cielo, in terra, in
ogni luogo, adorante, osannante davanti al trono della SS.ma Trinità o presso gli infermi degli ospedali per sostenerli e
confortarli nella loro sofferenza o aiutarli a morire; come la mia anima che può allo stesso istante essere accanto a te, o
vivere a Sabaudia nei luoghi che in vita ho amato e che continuo ad amare.
Già altre volte ti ho detto che l’amore, che porto per quei luoghi, dove spesso mi diletto ad andare in spirito, specie quando ci siete voi, non è lo stesso di quello che sentivo allora quando esso era legato a considerazioni di utilità; ora è solo un
osanna al Creatore, una continua adorazione attraverso la natura, un ringraziamento ininterrotto.
E l’amore che sento per ciascuno di voi è tutt’altra cosa rispetto a quello che provavo allora.
Ma a tutto questo si arriva solo se si è riusciti a recidere tutti i legami che ci tenevano avvinti alla terra, siano essi materiali o affettivi, in un’offerta che va oltre la vita.
Ti dicevo che con la morte nulla mi è stato tolto, che anzi ogni mia facoltà è stata potenziata all’infinito, come l’amore per
ciascuno di voi, per le opere di Dio, per il mio stesso corpo, che io guardo con infinita riconoscenza perché da esso molto
bene mi è venuto e nulla di male mi potrà più venire.
In contrapposizione a quanto sopra, ti dirò delle altre anime che, per loro grande sventura, sono state sorprese dalla morte in stato di disgrazia. Il tuo cuore si rattrista, mamma, a tale pensiero, ma è una realtà, una terribile realtà anche questa.
Il loro spazio è ristretto; non nel Cielo da cui essi sono esclusi, no nel Purgatorio, dove le anime, pur soffrendo tanto, vivono nell’amore, nel desiderio e nella certezza di possedere un giorno Dio, ma vagano dall’Inferno a quei luoghi nei quali
si consumò la loro ultima tragedia, sempre attratti da essi, in un odio senza fine”.
17 dicembre 1987
Ieri, per tutto il giorno, ho cercato la copia di una mia lettera, diretta a fin di bene, a persona irretita dal nemico, ma non
sono riuscita, con disappunto a trovarla.
Volevo mostrarla alla mia amica Maria Pia.
Nicola mi dice: “Mamma, non ti ostinare a cercarla nello studio, tanto non c’è e ti arrabbieresti inutilmente, le troverai tutte in cielo”.
Questa mattina Nicola: “Mamma, gli scritti che vengono a te o direttamente da Gesù o dettati da me, sono perle preziosissime e sono dono anche per te, e tu dovresti averne grandissima cura”.
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Era un rimprovero per aver smarrito quella lettera e forse altre. Ne ho provato un grande dolore e ho pregato Nicola di
farmele trovare, se possibile, o di dettarmele ancora una volta.
Poi Nicola mi dice: “Mamma, tutto quello che viene a voi dall’alto, ammonimenti, consigli o anche rimproveri, non sono
che atti d’amore. Se la persona a cui sono diretti, ne prende consapevolezza e viene stimolata al pentimento, essi si trasformano in purificazione e riscatto, ma se comunicati ad altri suscitano in voi commenti, si trasformano in giudizi, mentre
Gesù dice Non giudicate se non volete essere giudicati “.
18 dicembre 1987
Nicola stamani: “Ascoltami, mamma, Dio ama di un amore particolarissimo e sofferente le anime che si trovano intrappolate, sia pure per loro colpa, nella rete di Satana; queste anime implorano aiuto ed il loro grido angosciato è perfettamente recepito dal Suo cuore di Padre e dal cuore di Gesù, che per esse ha dato la Sua vita in una sofferenza senza fine.
Voi, mamma, non potete non amare queste anime se dite di amare Gesù, perché vi allontanereste dal Suo amore; mi
comprendi mamma?
Se le parole che escono dalla loro bocca vi feriscono, voi pensate subito che è il vostro stesso nemico che le costringe a
pronunciarle per ferire ad abbattere voi; non prestatevi al suo gioca perverso, ma amate queste anime più di voi stessi
siano esse vostri figli e estranei, aiutando Gesù, con tutti i mezzi che Egli stesso vi suggerisce e mette a vostra disposizione, affinché in nessun modo possiate essere divisi o allontanati dal Suo amore”.
21 dicembre 1987
Stamattina grande conversare col mio Nicola in una comunione quasi sensibile, tanto lo sentivo vicino.
“Nicò, ti ricordi quando venivi a prendere il caffè da noi?”.
Nicola: “Sì, mamma, e lo facevi sempre leggero con la scusa che ti faceva male, mentre a me piaceva forte”.
E poi: “Mamma, stamani ti voglio illuminare su verità che sarebbero fin troppo ovvie, se vi avvicinaste ad esse con fede
profonda e col desiderio vivo di conoscenza, verità che la superficialità con cui vengono a volte trattate, fa apparire sotto
forma, a dir poco, di fantascienza.
Il senso del gusto, come del resto tutti gli altri sensi, è prerogativa del corpo, ma non per questo lo spirito ne è escluso,
perché essendo lo spirito parte integrante del corpo, esso prova gioia, soddisfazione e benessere nel gustare un buon
piatto e queste sensazioni le trasmette al pensiero che le memorizza, per poi ricordarle.
Ti porto un esempio: quando tu mi preannunciavi che a pranzo avrei trovato il ragù, quello del tuo paese, che tanto mi
piaceva, io in quello stesso momento ne sentivo già la fragranza e provavo le stesse sensazioni come se lo stessi gustando, ma in realtà dovevo ancora mangiarlo. Questo per dirti che lo spirito partecipa ad ogni atto che il corpo compie e tutto ciò in una sintonia perfetta.
Ti ho tante volte ripetuto che, con il distacco dal corpo lo spirito non viene depauperato dalle prerogative inerenti alla sua
natura, che vengono, anzi potenziate.
Comprendi ora che quando ti dico che io vivo la vostra stessa vita, tale mia affermazione rientra in una logica perfetta?
Quando tu prendi il caffè, ed io risono accanto, anche se materialmente non posso ingerire quel liquido, provo le stesse
sensazioni come se lo bevesi insieme a te; e così quando vi sedete a tavola e mangiate quelle pietanze che tanto mi piacevano”.
“Nicò, ti ricordi il sapore buono delle pietanze che ti piacevano, ma se io porto a tavola pietanze che si sono un pò bruciacchiate, tu che fai?”.
Nicola: “Mamma, come sei ingenua! Credi che io non mi accorga che si stanno bruciando? Quante volte ti chiamo, per ricordarti di spegnere in tempo il fuoco, ma tu non mi senti”.
“Nicò, e se noi mangiamo una nuova pietanza che tu non hai mai assaggiato?”.
Nicola: “Ma ne conosco gli ingredienti e comprendo benissimo a che sapore corrispondono; anzi ti dirò che, quando combinate dei pastrocchi e mettete degli aromi che non legano con quel determinato cibo, voi non ve ne rendete conto, ma io
sì”.
“Nicò, questa mattina mi fai proprio ridere, ma dimmi e le anime del Purgatorio?”.
Nicola: “Mamma, le anime del Purgatorio partecipano alla vostra stessa vita nella misura della loro purificazione. Esse sono esenti da peccati perché Gesù, nel perdonarli, li ha loro rimessi col suo stesso sangue, ma esse debbono distaccarsi da
tutti i ricordi e da tutti gli affetti terreni che hanno contribuito a ferire Dio, fino a quando, rese terse e pure, non saranno
in grado di accogliere nella sua interezza l’amore di Dio, e in Lui riamare, con spirito nuovo, oggetti e persone che appartennero loro nell’esperienza terrena.
Per farti comprendere meglio ti porto un paragone banale; se in un bicchiere di cristallo c’è ancora del vino, perché tu
possa assaporare dell’ottimo cognac, devi non solo buttar via il residuo di vino, ma devi sciacquare bene il bicchiere perché diventi terso ed in grado di trasmettere l’aroma speciale del cognac che altrimenti andrebbe perduto.
Così è delle anime del Purgatorio”.
“Nicò, sei contento che andiamo da mio fratello il 24 dicembre?”.
Nicola: “Certo, mamma, io sono con voi tutti, e ti dirò di più; mentre prima il mio animo, spesso non sereno, non era in
grado di godere appieno dell’incontro coi parenti, perché di ognuno di essi ricordavo qualche cosa di negativo nei miei
confronti, ora, immerso come sono nell’amore universale, la mia gioia è completa”.
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24 dicembre 1987
É da ieri mattina che mi crucciavo per non essere riuscita a mettere su carta quanto Nicola mi aveva fatto comprendere
circa la paternità reale, e non solo adottiva, di Dio nei nostri confronti. Ma ora eccomi pronta.
Mi diceva Nicola:”Mamma, la nostra anima è quella infinitesima particella del pensiero creativo di Dio, che si stacca da Dio
stesso, nel momento della creazione, per abitare il corpo di ciascuno di noi, ed il corpo fa anch’esso parte della Sua creazione.
Così, come il padre naturale, l’uomo, attraverso un piccolissimo frammento del suo corpo, dà origine ad un nuovo essere,
il figlio, ed egli è realmente padre a tutti gli effetti, così è di Dio nei nostri riguardi. Ma l’uomo col peccato ha infranto
questo rapporto di figliolanza con Dio, ed ecco il Figlio Suo, Gesù, che con la Sua umanità riallaccia l’uomo al Padre, e col
Suo sangue, rende possibile il ritorno dell’uomo alle origini da cui è scaturito.
L’uomo, in Dio, ritorna ad essere parte integrante del suo spirito che è l’Amore, e quindi con Lui condivide tutta la luce, la
gioia, la felicità come vero figlio, e non come figlio adottivo”.
26 dicembre 1987
Nicola a don Eugenio per il mio tramite, rispondendo ad alcuni suoi interrogativi:
“Che ti importa, Eugenio, di conoscere dove stanno i tuoi parenti defunti?
Questa è solo mera curiosità; la tua preghiera di sacerdote deve abbracciare tutte le anime del Purgatorio”.
E poi: “Eugenio, la tua testimonianza su quanto state scrivendo di me deve essere completa, totale e senza reticenze; il
tuo nome deve risultare per intero, specialmente in quei punti nei quali vengono messi in evidenza i chiaro-scuri della tua
personalità, perché la testimonianza stessa risulti più incisiva, più vera e quindi più accettata da chi deve leggere, più
gradita a Dio che te ne renderà merito”.
28 dicembre 1987
Mi rivolgo a Nicola: “Troppo grande, Nicola mio, è la luce che mi viene da te, stamani, sulla reale paternità di Dio nei nostri confronti, a chiarimento di quanto mi hai rivelato qualche giorno addietro, luce che investe la mia povera intelligenza,
causandomi un vero sconvolgimento”.
Nicola: “Dio non ci ha creati, ma ci ha generati nello spirito, come ha generato il Suo Figlio unigenito, Gesù. Creare vuol
dire trarre dal nulla e Dio ha creato la materia; ma lo spirito, eterno e incorruttibile, fa parte di Dio stesso, è Dio stesso,
ecco perché siamo a Sua immagine.
La nostra anima, ti dicevo, è quella infinitesima particella di Dio, che si stacca dal Suo Spirito attraverso un atto d’amore e
genera un altro essere vivente. Portavo a conoscenza del tuo intelletto, come lo stesso avviene nell’uomo, il quale, attraverso un piccolissimo frammento del suo corpo, che non è solo materia, ma anche spirito perché in esso sono racchiusi
tutti gli attributi inerente allo spirito, tutta direi la storia della sua genesi che, attraverso quel frammento che fa parte di
sé, trasmette ad un altro essere a lui somigliante, generandolo anch’esso in un atto d’amore.
Tu sai che nel Credo, riferendoci a Gesù testimoniamo che Egli è Figlio di Dio, generato, non creato, della stessa sostanza
del Padre, e che è da sempre, come lo è il Padre, al quale è unito dall’amore; affermiamo inoltre che Gesù, pur essendo
come il Padre, non è il Padre, ma una persona ben distinta dal Padre, come lo è la creaturina che nasce dall’uomo attraverso il connubio con la donna, creaturina alla quale egli dà spirito e corpo, ma che è un’entità a se stante. Adesso puoi,
forse, comprendere meglio, ricordando la sofferenza che hai provata per il mio distacco da te e che ha investito, non solo
il tuo spirito, ma anche la tua carne, lacerandola nelle sue più profonde fibre, quale sia l’entità della sofferenza di Dio Padre, per il distacco dal Suo Amore, di un figlio che lo rifiuta liberamente e che si perde per sempre e quale immensa infinita gioia pervade il Suo Spirito, quando un Suo figlio, attraverso lotte e sofferenze, torna a far parte di Lui.
Forse puoi meglio comprendere perché Dio Padre, per salvare gli altri Suoi figli, che si perdono a causa del peccato, abbia
inviato il Suo Primogenito, Lui, il purissimo, il Ss.mo ad una orrenda ed ignominiosa morte sulla Croce.
Sì, mamma, la luce che ti comunico è troppo intensa per il tuo spirito così imbrigliato nella materia, e tu fai fatica a comprenderla, ad esprimerla con parole tue; ecco perché cerco di centellinartela poco alla volta, perché non ti soverchi.
Adesso stammi vicino, come lo sono io a te”.
“Nicò, nella Genesi è detto che Dio creò l’uomo? É forse errato?”.
“No, mamma, perché questa nuova entità, l’uomo, fatto di materia e di spirito, spirito che coabita, che permea di sé la
materia, è una creazione di Dio a differenza dei puri spiriti, gli angeli, che sono generati dallo Spirito di Dio, come la nostra anima, ma che non hanno corpo.
Ma, se questo concetto è esatto, è però riduttivo, perché non chiarisce come, in realtà, lo spirito che coabita col corpo e
ne fa un uomo, non è stato creato, ma è una particella di Dio stesso e quindi eterna, come Lui.
Ecco perché ti feci scrivere l’altro giorno: Signore, da quando sono presente al Tuo Spirito Creativo? E la risposta
fu: da sempre”.
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30 dicembre 1987
Don Eugenio mi aveva pregato di chiedere a Nicola quale dovesse essere il suo comportamento nei confronti di E.., una
giovane che egli seguiva in qualità di direttore spirituale e che gli dava delle preoccupazioni.
Nicola stamani: “Don Eugenio verso E.. deve usare molta carità e dolcezza.
Egli sbaglia se pensa che queste Anime siano autosufficienti; esse hanno bisogno di comprensione, di amore e di protezione; sono come il cristallo, basta una vibrazione non pò forte per infrangerle. Deve essere roccia e rifugio”.
Nicola stamani: ”Mamma, riguardo alla paternità reale di Dio nei nostri confronti voglio portarti un altro esempio. Qualsiasi invenzione dell’uomo nasce in un primo momento come idea e viene puntualizzata fin nei minimi particolari dal pensiero
creativo dell’inventore, il quale solo quando il suo progetto è ben definito lo trascrive in segni, ne fa un disegno, che poi
egli stesso od altri realizzerà.
Egli è solo l’autore dell’invenzione che gli appartiene, egli ne è il padre e perfino la legge tutela questo suo diritto.
Cos’ è Dio e, poiché il Suo pensiero è eterno, il Suo progetto su ciascuno di noi è eterno; noi eravamo presenti al Suo Spirito quando creava il firmamento per noi, le stelle, la terra, i fiori, il mare, le spiagge, tutto in funzione di noi, comprendi?.
Ecco perché in Cielo si è fatto festa per il mio ritorno alla Casa del Padre; ritorno della Sua creatura che Gli apparteneva
da sempre”.
30 dicembre 1987
Avevo constatato come mia sorella Irene si fosse prodigata fini all’inverosimile e con vera e cristiana dedizione, al capezzale della figliuola di una sua amica, da molti anni costretta a letto per una grave ed incurabile malattia, ed ormai prossima alla fine; facevo delle amare considerazioni su quanto poco io ho dato e do al prossimo in opere concrete di carità e
ne soffrivo intensamente.
É intervenuto Nicola dicendomi: “Mamma, sii serena, non rattristarti; lascia che sia la Sapienza Divina a stabilire cosa
chiederti.
Gesù fin dall’inizio ti ha chiesto di essere voce e non apostolo, e tu come voce hai reso testimonianza. Ascolta solo la Sua
Parola e sii ad essa fedele.
Ti chiede di essere anima di fede, di essere lampada, di essere fortezza”.
1 gennaio 1988
É ancora Nicola che mi parla:
“Mamma, servendomi di similitudini perché tu possa comprendere meglio, desidero illuminarti ancora sulla vera identità di
Dio, come Padre, rispondendo, sia pure indirettamente, a don Eugenio che si era posto degli interrogativi sul cosiddetto
panteismo. Ascoltami bene!
Tu, in occasione di queste feste, hai comprato dei fazzoletti di seta pura firmati Ermes che desideri regalare a persone a
te care; fazzoletti con disegni esclusivi, bellissimi, che rivelano la creatività e la bravura dell’artista, il cui stile è personale
e inconfondibile; ogni fazzoletto è firmato e l’artista ne ha l’esclusiva.
Tu, però, non puoi confondere il fazzoletto con Ermes che ne è l’autore; sarebbe come ridurre colui che ha creato
l’oggetto ad un semplice fazzoletto, anche se, attraverso l’opera, puoi farti un’idea di coli che lo ha ideato e creato.
Così è Dio che crea il cosmo, la natura tutta con le sue infinite bellezze, ed ogni cosa, sia che appartenga al macrocosmo
o al microcosmo, tutto porta l’impronta della Sua infinita perfezione e bellezza e soprattutto del Suo infinito amore che
tutto coordina ed armonizza.
E tu, certo, non puoi confondere Dio che è il Creatore con l’oggetto del Suo creato”.
3 gennaio 1988
Stamani ancora Nicola con altre illuminazioni.
“Vedi, mamma, le verità che man mano ti rivelo, sono come dei piccoli tassellini che, presi in se stessi, nulla o poco ti
possono rivelare dell’insieme di questo disegno travolgente che è l’amore di Dio Padre per noi, anzi a volte, possono creare dubbi e perplessità; ogni tassellino deve raggiungere quel determinato spazio, e solo quando tutti sono al loro posto, si
potrà scorgere ed ammirare l’insieme del disegno che ha una sola definizione: Amore.
Quindi non ti scoraggiare se a volte non comprendi, se credi di trovarti in contraddizione con la Chiesa; abbi solo fede,
tanta fede, e vedrai come ogni Parola di Gesù, rivolta a te direttamente, o per mio tramite, sia vera.
Ora ti spiegherò come siano vere le parole a te già rivolte da Gesù:
Cieli sono aperti ed hanno fatto ala a Nicola che entrava nella gloria e le altre:
Tutti i cori degli angeli, i patriarchi, i profeti, i vergini e tutti i beati del Cielo hanno fatto ala a Nicola che da
vittorioso entrava nella gloria.
É una realtà meravigliosa che ti è stata rivelata; è il figlio che, dopo tante lotte e sofferenze, torna da vincitore al Padre,
suo Creatore.
Dio ama, di un amore infinito, quel suo figlio, quella particella infinitesimale di se stesso, generata dal Suo amore, che
torna a ricongiungersi al Padre, e la Sua gioia per tale ritorno si dilata ed investe tutti gli spiriti beati che, esultanti, accrescono i loro osanna al Dio delle perfezioni, ringraziandolo per la vittoria riportata da quel loro fratello.
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Adesso comprendimi bene, nessuno può aumentare anche di un solo atomo la gloria di Dio, la felicità di Dio, la Sua potenza ed il Suo amore, perché Egli è l’Eterno, l’Immutabile, l’Incorruttibile, ma la gioia che prova al ritorno di un Suo figlio
non aumenta, essa, come ho detto si dilata, si espande su tutti gli spiriti beati che la ricevono tutta ed in Dio esultano.
Puoi capire meglio con questo esempio; quando tu metti un pò d’olio in una padella, che poi poni sul fuoco, esso a contatto del fuoco si espande, si dilata, occupa lo spazio circostante; l’olio non è più quello che tu avevi messo inizialmente, non
è aumentato, si è solo dilatato”.
5 gennaio 1988
Altra illuminazione di Nicola circa la paternità reale di Dio nei nostri confronti:
“Mamma, aggiungo un altro piccolo tassellino ai precedenti, che servirà a rimuovere i tuoi dubbi sull’essenza dell’anima,
se cioè essa sia immortale o eterna.
Come ti dicevo, la nostra anima è quella infinitesima particella di Dio che si stacca dal Padre per dare vita ad una nuova
creazione, l’uomo, fatto di spirito e di carne.
Essa, data l’origine da cui scaturisce, è eterna come il Padre, il quale nel Suo pensiero creativo, l’ha voluta a Sua stessa
immagine, modello unico ed irrepetibile, dotata di doni, che se eguali nell’essenza in tutti gli uomini, variano in miriadi di
sfumature e si adattano mirabilmente a quell’unico esemplare che è ciascuno di noi, per attuare quel progetto che, da
sempre ha ideato per me, per te, per ogni uomo.
Ma nel momento stesso in cui l’anima si stacca dal Padre, essa inizia una sua nuova vita autonoma, consapevole, libera,
perché diventa parte integrante di un corpo fatto di carne, che può anche condizionarla, e dà vita ad una nuova entità:
l’uomo.
Si può quindi dire, senza tema di sbagliare che essa ha un inizio come vita autonoma ed è perciò immortale, mentre è eterna perché non creata, ma scaturita dall’essenza stessa del Padre, al quale ritorna dopo l’esperienza terrena”.
5 gennaio 1988
Mi sentivo tanto male forse per una colica renale. Mi viene in aiuto Nicola:
“Mamma, bevi molta acqua della grotta dell’Immacolata di Ulzio, ne hai tanto bisogno”.
6 gennaio 1988
Avevo ancora molto male, ma Nicola mi era molto vicino.
Nicola: ”Mamma, guarda nel cassetto dell’armadio, ci deve essere una pancerina Gebaut, mettila!”. Non pensavo di averne una.
“Nicolù, domani ci sarà come ogni giovedì la riunione del gruppo di preghiera dei Tabernacoli viventi, se continuerò a
stare male, non potrò partecipare”.
Nicola: “Mamma, se lo desideri, pregherò perché tu possa andare”.
Ho ringraziato Nicola perché mi sono sentita un pò meglio ed ho potuto prendere parte alla riunione.
7 gennaio 1988
Nicola: “Mamma, adesso vorrei sollevare per te un piccolo lembo del velo che copre la verità, tanto difficile da comprendere a voi mortali, sul progetto meraviglioso di Dio concernente la nostra redenzione. Lo farò poco alla volta, cominciando
col parlarti dell’essenza di Dio, vero Dio e vero Uomo, che servirà poi a chiarire il mistero della redenzione.
Una pallida idea di come Gesù possa essere nello stesso tempo Dio ed Uomo puoi averla se pensi a due sposi che, pur
avendo una natura diversa (uomo l’uno, donna l’altra), e pur essendo due persone distinte, inconfondibili l’uno con l’altra,
e come spirito e come corpo, uniti da un vincolo d’amore, formano un’entità sola, capace non solo di fondere le loro anime e le loro vite, ma di generare un essere nuovo che porterà l’impronta e le caratteristiche sia dell’uno che dell’altra.
Così è di Dio, che, nella Persona del Figlio Suo Unigenito si incarna, per opera dello Spirito Santo, nel seno di una donna,
la Vergine Maria.
Egli ha ereditato dalla Madre la Sua umanità che è simile alla nostra e da Dio la Sua Essenza Divina, umanità ed essenza
divina che coabitano in Lui e formano in Lui una sola entità, pur restando distinte: Uomo-Dio”.
8 gennaio 1988
Ero rattristata per la cocciutaggine dimostrata da mio marito che non si decideva ad inviare una lettera di ringraziamento
al dott. Stuckler, il nostro amico canadese, che già da più di dieci giorni, con affettuosità e gratuitamente, gli aveva mandato l’apparecchietto per l’orecchio che avrebbe ovviato alla sua incipiente sordità, ed invocavo Nicola di venirmi in aiuto.
Nicola: “Mamma, certe situazioni siete voi a determinarle con il vostro volere o non volere, con le relative conseguenze”.
Con piacere ho potuto poi constatare che finalmente mio marito si era deciso a compiere quello che era il suo preciso ed
inderogabile dovere.
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15 gennaio 1988
Nicola: “Mamma, ascolta quello che ho da dirti, vale anche per don Eugenio.
Il voler conoscere verità che riguardano il mistero che avvolge la vita dei trapassati è sempre per voi motivo di turbamento, prima perché, con le vostre povere capacità umane, non siete in grado di comprendere dimensioni che non sono più
terrene come sarebbe quella del tempo e, poi perché il dolore che ne provereste da questa conoscenza, quando trattasi di
persone che avete amato e continuate ad amare, sarebbe grande e potrebbe portarvi a considerazioni errate quasi sempre nocive alla vostra anima.
Ecco perché, quando mi chiedesti delle mie nonne, nonna Laura e nonna Maria, tua madre, io rimasi in silenzio per qualche secondo, non volendo procurarti dolore, ma poiché tu non pregavi più per loro credendole già nella luce di Dio, allora
ho preferito che tu conoscessi la verità, anche se attraverso il dolore ed iniziassi a pregare in maniera sentita e costante,
in unione a me, non solo per i miei nonni che io amo di un amore particolare, ma per tutte le anime del Purgatorio. Per te
si è aperto un orizzonte nuovo, uno scopo cui indirizzare le tue preghiere.
Eugenio già prega per le anime del Purgatorio e non è necessario che sappia”.
18 gennaio 1988
Stamani Nicola rivolgendosi per mio tramite ad L…., mia amica, ancora in preda a perplessità circa i suoi rapporti con la
persona che ama:
”Ascoltami, L…., mentre tu ami lui e per lui saresti disposta a sacrificare tutto, egli invece ama se stesso, soltanto se stesso. Come vedi, mancano i presupposti, ai quali avevo accennato tempo fa, per fare di un vincolo un atto gradito a Dio e
quindi benedetto da Lui.
Ti allontaneresti così da un Dio che ti ama, per darti ad un uomo che non nutre per te un vero amore e poiché siete entrambi nella parabola discendente della vostra vita, non puoi neppure sperare, in un sia pur lento evolversi, in senso positivo della sua indole.
Andresti incontro a delusioni e sofferenze; verrebbe a mancare in te la stima di te stessa, e saresti realmente sola, mentre ora hai tutto il Cielo con te.
Sii forte L…, e comincia a tagliar corto ad ogni approccio; ora puoi farcela, mentre uscire dopo da una strada sbagliata è
molto difficile; noi siamo ti vicini, ed io in maniera particolare”.
19 gennaio 1988
Nicola: “Mamma, ascoltami, i carismi che Dio Padre ha donato all’anima se questa dovesse demeritare, Egli, nel Suo infinito amore, non glieli toglie, ma essa dovrà un giorno rendergliene conto.
Sono i famosi talenti di cui parla il Vangelo. Tali talenti possono essere utilizzati, nel bene dalle anime piene di grazia, ma,
nel male, dalle anime in completa rottura con Dio.
In questo ultimo caso i carismi perdono la loro lucentezza e, offuscati dal male, producono male, ma purtroppo sono ancora in grado di dar luogo a manifestazioni sensazionali.
Così è degli indovini, dei maghi; hanno utilizzato i loro talenti per lucro o per potere, e così hanno distrutto in loro ogni
fonte di bene”.
20 gennaio 1988
Ho trascorso una notte tormentata dal dolore per Antonella che vedevo nell’angoscia e nel rifiuto, cui si erano aggiunte le
preoccupazioni per i miei figli; mi sentivo oppressa da un dolore impotente e pregavo, pregavo..
Nicola, vicino a me, consola il mio dolore:
“Mamma, sii,serena, non puoi portare sulle tue spalle il dolore del mondo, è Gesù che lo porta per voi.
Tu non puoi niente senza di noi, unisciti alla nostra supplicala Padre, alla Madre Celeste, unisci le tue sofferenze a quelle
di Gesù e donaci anche un solo briciolo di fede.
É quella la tua forza e con essa puoi tutto presso Dio”.
25 gennaio 1988
Da qualche giorno il mio cuore era oppresso da una grande tristezza che, poco alla volta, si stava tramutando in angoscia,
togliendomi la pace e la gioia.
Questa notte imploravo Gesù che mi comunicasse un pò della sua pace, un pò della Sua gioia, di cui sentivo un bisogno
imprescindibile, ed invocavo la Madre, invocavo Nicola.
Nicola: “Mamma, tu soffri tanto per i tuoi figli, per i tuoi fratelli, ai quali unisci le altre anime che vorresti raggiungere col
tuo amore, ma la tua impotenza ti causa sgomento, e dimentichi che Gesù ha allacciato con ciascuna anima un rapporto
d’amore che porta avanti, a tua insaputa, con infinita delicatezza.
Non vuoi lasciare a Lui la cura di realizzare il Suo progetto d’amore? Non sai che a volte la vostra interferenza, anche se
dettata da buoni propositi, può recare danno?
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Quando non c’è da parte dell’anima un rifiuto totale, Dio porta senz’altro a compimento la Sua opera e, nelle anime per le
quali tu soffri, non c’è rifiuto”.
Chiedo: “Anche in Antonella, Nicò?”.
Nicola: “Sì, anche in Antonella; sii serena, mamma, prega sì per loro Gesù, affinché la loro disponibilità sia sempre più
grande, ma non lasciarti vincere dalla tristezza e cerca di avere sempre davanti agli occhi della tua mente, me, che sono
passato dall’indifferenza e dal rifiuto all’accettazione totale”.
26 gennaio 1988
Nicola: “Mamma, se mi ascolti, ti parlerò degli angeli.
Anche il loro spirito come il nostro è eterno nell’essenza, facendo parte di Dio stesso; anche di loro possiamo dire che dal
momento in cui, staccatisi da Dio Padre, iniziano una loro vita autonoma, libera, consapevole e responsabile, hanno un
principio e non avranno una fine.
Anche loro sono entità a sé stanti, diversi l’uno dall’altro, capolavori irripetibili, ricchi di doni che li differenziano e che
hanno conservato intatti, anzi, accresciuti se rimasti fedeli a Dio.
Possiamo chiamare una nuova creazione l’avvento di questi spiriti beati che, con l’esplosione del loro osanna di ringraziamento e di gratitudine a Dio Padre, che li ha voluti compartecipi della Sua gloria, hanno riempito il Cielo tutto? Certamente sì, non nel significato stretto della parola, quanto in una nuova forma di espansione dell’Amore infinito di Dio.
Ti dicevo che gli spiriti fedeli hanno conservato intatti i loro doni, che si sono arricchiti, ricevendo in pieno i riflessi della
luce di Dio, luce soavissima e penetrante che rende ogni spirito totalmente beato e sempre più lo spinge ad osannare e
glorificare la SS.ma Trinità.
Ma in contrapposizione a questi, vi sono gli spiriti, che ubriacati dalla loro bellezza e dalla loro potenza, ma soprattutto
dalla facoltà del libero arbitrio, si sono lasciati travolgere dalla superbia e si sono contrapposti a Dio stesso. Dio li ha privati della visione di Sé, perché così loro stessi avevano voluto, rifiutando il Suo amore, ed essi, privi di Dio, datore di ogni
bene, sono sprofondati nella disperazione più nera, in un abisso di odio senza fine.
Dio Padre non ha tolto loro i doni che aveva dato, ma questi si sono automaticamente trasformati in terribile condanna,
così l’intelligenza, la perspicacia, la libertà di operare, la possibilità di comprendere e prevedere gli avvenimenti sia pure a
breve scadenza, e tutte le altre prerogative dello spirito per il quale non esiste né tempo, né spazio.
Ma questi doni loro li adoperano a fine di male e per odio verso Dio e verso gli uomini.
Lucifero è la prova irrefutabile della potenza di Dio; infatti è bastato che egli si fosse allontanato da Dio, perché da portatore di luce, il bellissimo si trasformasse in un essere orrendo, portatore di tenebre.
Gli angeli ribelli, i demoni, testimoniano ancora l’amore infinito del Padre, che non li priva dei Suoi doni, anche se sa che
questi saranno usati contro di Lui.
Ma è una cosa tremenda l’inferno, la dannazione eterna; comprendi ora perché nessun sacrificio è mai grande, nessun
dolore mai veramente atroce se, in cambio, puoi sfuggire all’inferno e salvare la tua anima?
Comprendi, ora, come tutto il mio soffrire sia stato un nulla, se pensi per un attimo alla felicità che mi è stata donata in
cambio di esso?
Tu ti rattristi pensando a quel mio letto di ospedale; se sapessi quante volte io lo benedico, quante volte vado e lo accarezzo, quante volte guardo con infinito amore i miei infermieri, i medici che mi curavano. La mia missione è presso gli infermi, vorrei che tutti, tutti potessero con me far tesoro di quei momenti di grazia, perché tali sono in realtà.
Amami, mammuzza, come io ti amo, non rattristarti più al ricordo del mio soffrire, ma chiamami ed io verrò in tuo aiuto
all’istante”.
27 gennaio 1988
Nicola: “Mamma, ascolta. I teologi si ostinano ad affermare che il Paradiso non è un luogo, ma uno stato; se si limitassero
a dire che non è un luogo come noi siamo abituati a definire uno spazio più o meno circoscritto, tanto quanto, ma escutere che si tratti di un luogo diverso, certo, da come noi lo possiamo immaginare servendoci della realtà che ci circonda, ma
sempre luogo, essenzialmente luogo, è un pò troppo.
Ascoltami bene. Gli astronauti, per poter arrivare sulla Luna, hanno dovuto infrangere delle leggi, o meglio dire superarle,
come per esempio quelle relative alla stratosfera; si sono immersi in uno spazio infinito, dove non c’era gravità, ed anche
queste leggi hanno dovuto infrangere, o meglio, con accorgimenti specifici e scientifici, adattarsi ad esse.
E così faranno, man mano che scopriranno altri mondi, strutturati diversamente dal nostro pianeta, ma si tratterà sempre
di luoghi.
Come non ammettere che il Paradiso non sia un luogo ben definito, un regno dove Dio è sovrano, dove gli spiriti beati liberi e felici vivono intensamente la loro gioia in una comunione totale d’amore con Dio stesso?
Dio ha creato ciascun luogo adattandolo ai viventi che debbono popolarlo, così per l’uomo, così per qualsiasi creatura nata
dal Suo amore infinito; sono luoghi diversi l’uno dall’altro, come per esempio gli abissi marini; non mi dirai che essi sono
l’habitat ideale per l’uomo, ma per i cetacei sì, mentre i pesci più piccoli debbono accontentarsi di acque più quiete.
Come vedi c’è persino differenziazione tra l’habitat degli animali della stessa specie.
Potrei continuare a lungo con gli stessi esempi, ma non mi puoi dire che non si tratti di luoghi ben definiti anche se non
sono accessibili all’uomo, così come è stato creato”.
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4 febbraio 1988
Avevo telefonato ieri a L… per sapere quanto le era costata la stampa del libretto sulla vita della sorella, pubblicato qualche anno addietro. Volevo orientarmi per la pubblicazione del libro sulla vita del mio Nicola. La cifra da lei indicata mi
sembrata eccessiva.
Al momento della comunione, stamani, Nicola mi apostrofa così: “Mamma io non ti ho chiesto niente in cambio della mia
vita, e di tutto il mio sangue, dato per voi”.
Un’ondata di dolore cocente si è abbattuta sulla mia povera, misera anima, che irretita da considerazioni egoistiche e di
calcolo, nulla aveva recepito del sacrificio di Nicola, come del sacrificio di Gesù morto sulla Croce per la nostra redenzione.
Piangevo accoratamente, mentre Nicola a me vicino mi consolava con infinita dolcezza: “Mamma, adesso non pensarci
più, purtroppo questa è l’indole umana; adesso calmati e apri il tuo cuore alla gioia, fa che essa t’inondi tutta, perché Gesù è con te”.
6 febbraio 1988
Don Eugenio si era assunto il compito di pubblicare anche gli altri miei scritti e le numerose lettere da me inviate in tanti
anni, a fin di bene, a determinate persone e voleva sapere se tale pubblicazione doveva essere effettuata subito oppure
no.
Nicola al riguardo, a Don Eugenio per il mio tramite:
“Non adesso, Eugenio, perché con la pubblicazione scritti e lettere diventerebbero di dominio pubblico e mamma, che è
pur sempre una creatura fragile, sarebbe inevitabilmente esposta agli attacchi di forze avverse, ma verrà il giorno in cui io
stesso,ti chiederò di farlo, affinché il mondo sappia come Gesù si sia servito anche di lettere personali, chiare inconfutabili, per arrivare al cuore di quei figli traviati ed in pericolo di perdersi.
Tu, se lo desideri, puoi farne una copia per te; meditale perché sono sprazzi d cielo per l’anima attenta e desiderosa di
bene, ma non darle a nessuno.
Mi chiedi per la vista; sii sereno, abbi fede ed abbandono, perché nulla è affidato al caso”.
7 febbraio 1988
Oggi siamo a pranzo da Antonella che ha voluto festeggiare con noi il compleanno della madre. L’atmosfera è serena e
cordialissima; ad un tratto il mio pensiero corre a Nicola, che non è con noi e mi lascio vincere da un attimo di dolorosa
tristezza.
Immediatamente Nicola: “Mamma, ma io sono qua”, e per la frazione di un secondo mi è apparso vestito di chiaro, ilare,
che si aggirava per la casa da padrone, facendomi comprendere come egli, in effetti, vive in quella sua casa, e che quello
è il posto suo accanto alla moglie Antonella. Poi mi dice: “Vedi,mamma, il gran dono di poter comunicare?”.
9 febbraio 1988
Nicola: “Mamma, in questo momento si discute se usare clemenza o meno ai brigatisti, neri o rossi non importa, che languono nelle varie prigioni, e bada bene, non solo in quelle italiane ma dovunque questo movimento nefasto e diabolico ha
preso piede.
La diversità di opinioni che vengono manifestate ti rivela come la coscienza di ognuno sia stata intimamente coinvolta secondo la profondità o meno del suo credo politico, e di ciò non sono stati esenti neppure i giudici chiamati ad amministrare una giustizia, che doveva essere al di sopra di ogni idea di parte.
Da qui sentenze, che lungi dal placare gli animi, hanno innescato un odio senza fine, una violenza, la quale, anche se repressa, cova ancora negli animi che sognano una rivincita.
Ecco perché qualche mese addietro ti dicevo che i processi politici debbono essere annullati per poter dar vita ad una
nuova era di pace.
Adesso ti sarò chiaro su questo fenomeno della lotta armata, che, ad un dato momento della storia del nostro paese, si è
innestato nella società con l’obiettivo di travolgere il potere costituito, servendosi di ogni mezzo, anche quello del delitto
politico, perpetrato spesso ai danni di ignari cittadini, i più deboli ed indifesi sicuramente.
Gli adepti di questo movimento, ubriachi di idee farneticanti, di giustizia che volevano realizzare, ognuno a modo suo ed
in contrasto con gli altri a seconda dell’appartenenza del credo politico che professavano, privi, non solo di scrupoli, ma
anche del senso vero della storia, che pure stavano vivendo, hanno seminato scompiglio, paura, odio e dolore.
Il fenomeno del pentitismo che ha preso il via dal perdono di anime elette, coinvolte, in prima persona, dall’odio atroce di
questi brigatisti, ha interrotto la spirale tragica della loro azione nefasta, anche se i risultati non sempre sono stati positivi.
Sono essi colpevoli?.
Oh, certo mamma! Il dolore che hanno seminato è grande, i lutti, la disperazione, le conseguenze dei loro crimini Dio solo
è in grado di valutare.
Ma da ogni angolo della terra, dal cuore di ogni uomo onesto sale a Dio l’implorazione: pace, pace, o Padre.
E Dio Padre non è sensibile a questo grido che è diventato corale, ma Egli stesso chiede alle creature colpite da tanto odio il perdono per gli uccisori dei loro figli e fratelli, come Gesù ha chiesto e chiede perdono a Dio Padre per tutti noi che
abbiamo peccato.
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Il grido d’implorazione sale dai campi profughi della Palestina, dai campi di battaglia disseminati nelle varie parti del mondo, dove innocenti muoiono, mordendo la terra senza sapere il perché e tu che implori e chiedi pace per te, non puoi
chiedere giustizia se vuoi pace.
Oh, non temere, giustizia sarà fatta e il tuo cuore assetato di giustizia troverà giustizia, ma lascia che sia Dio stesso a
giudicare, Colui che conosce i più intimi pensieri dell’uomo, Colui che sa chi è il pentito e chi no, tu ripeti solo: non la mia
ma la tua volontà sia fatta”.
12 febbraio 1988
Nicola: “Mamma, ascoltami; ti parlerò della maternità reale di Maria SS.ma, Madre di ciascuno di noi, oltre che Madre di
Gesù.
A rigore di termini non potremmo dire che Maria è Madre di Dio, come l’invoca la Chiesa, perché Dio è l’Increato, ma poiché non è possibile scindere l’unità Uomo-Dio, ecco che Maria SS.ma è vera Madre di Dio, anche se ha dato origine solo
alla componente umana di tale unità; così come non possiamo scindere l’unità delle SS.ma Trinità nelle tre Persone uguali
e distinte : Padre, Figlio e Spirito Santo, che formano un solo Dio.
La componente divina nell’Uomo-Dio, quella della seconda Persona della SS.ma Trinità, non è una presenza passiva, ma
attiva; essa opera nei miracoli, si manifesta nei Suoi colloqui con Dio Padre, negli insegnamenti agli Apostoli, ed è inconfutabile tutte le volte che si rivolge a Maria chiamandola donna come è avvenuto alle nozze di Cana, in altri episodi riportati dal Vangelo e sulla Croce.
La maternità reale di Maria nei nostri confronti ha inizio nell’ultima cena, quando Gesù dona agli Apostoli e tramite loro, a
tutta l’Umanità, attraverso l’Eucaristia, il Suo Corpo ed il Suo Sangue, corpo formatosi nel seno di Maria SS.ma, Sangue
della Madre Sua.
La conferma di tale maternità reale si ha sulla Croce, nell’epilogo cruento della vita di Gesù, e nella Sua immolazione totale, quando Gesù, nella seconda Persona della SS.ma Trinità, presente in Lui, l’Uomo-Dio, dirà a Maria: Donna ecco tuo
figlio rivolgendosi a Giovanni, ed a Giovanni: Ecco tua Madre.
Quelle parole racchiudono il mistero della maternità reale di Maria nei confronti dell’uomo.
Gesù, l’Uomo-Dio, sulla Croce ha donato il Suo Sangue, tutto il suo Sangue, fino all’ultima goccia, all’uomo, all’umanità di
tutti i tempi e la Sua donazione è un fatto reale e non simbolico; ma il Sangue dell’Uomo-Dio è il sangue di Maria, per cui
essa diventa dal quel preciso istante Madre di Giovanni, Madre dell’Umanità, Madre di tutti noi e non solo spiritualmente,
ma realmente, perché nelle nostre vene scorre il sangue che Gesù sulla Croce, prima che spirasse, ha travasato in noi, il
Sangue di Maria Sua Madre.
Il Padre genera il Figlio, Maria genera Gesù, il Cristo genera l’uomo nuovo, il redento che ritorna a Maria, la Madre, mentre il Figlio torna al Padre dopo aver saldato a Lui l’umanità redenta. Il miracolo non è l’atto singolo, circoscritto della potenza di Dio che investe la creatura in un momento ben determinato della sua vita, ma è il continuo, ininterrotto operare
di Dio stesso, che non si arresta mai e va oltre il fatto contingente cui diamo il nome di miracolo.
Così è stato per il mio Nicola.
L’opera di Dio non si è arrestata al lungo amoroso lavorio della grazia che ha portato la sua anima, attraverso la sofferenza ad altezze sublimi, ma è continuata, inoltre la morte, ininterrotta e continuerà ancora, perché, per volere di Dio, Nicola
sarà sempre guida, ristoro, rifugio, salvezza per tutti coloro che a lui ricorreranno.
I colloqui tra me ed il mio Nicola non si sono fermati al 12 febbraio 1988, ma continuano ininterrotti, e di questo rendo
grazie al mio Signore, che ha avuto pietà del mio soffrire ed attraverso Nicola, continua a consolarmi.
13 febbraio 1988
Nicola: “Eugenio, tu mi chiedi se andare a Pisa per sottoporti alla visita di quell’oculista rinomato oppure no, ti sarò chiaro
in proposito.
Se tu avessi potuto registrare tutto quello che i medici romani hanno vaticinato sulla tua vista nei vari momenti di questa
tua lunga sofferenza, e rileggerlo ora a distanza di tanto tempo, ne saresti sconvolto tanto esso è contraddittorio, incerto,
approssimativo.
Eugenio, la sanità dei tuoi occhi non dipende dalla bravura dei medici, siano essi romani o pisani, ma dalla bontà e
dall’amore che Dio Padre ha per te.
Ma il suo amore investe tutta la tua persona sia fisica che spirituale; lasciati condurre da questo amore, sii docile ad ogni
sua ispirazione ed ad ogni avvenimento della tua giornata chiediti e chiedigli: Gesù che vuoi da me?
Non temere, tutto va, sebbene lentamente, verso una soluzione positiva”.
14 febbraio 1988
Mi trovavo ieri sera da don Eugenio e lì ho conosciuto Luciana un diacono, ho rivisto Palma,
Luciana, mio tramite, chiede a Nicola notizie e lumi riguardanti Sergio una persona che le sta molto a cuore; Palma vuole
consigli sul modo di comportarsi in tribunale riguardo ai rapporti col marito che chiede il divorzio.
Stamani Nicola, mentre tace nei riguardi di Luciana, è chiaro e preciso per Palma.
Nicola: “Palma, vai serena all’udienza, io ti sarò vicina e ti suggerirò le risposte a quello che ti chiederanno e da queste
risposte scaturirà la soluzione che sarà accetta a Dio”.
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Poi per don Eugenio: “Eugenio, non essere duro con Matilde, perché la sua anima è molto fragile e potrebbe spezzarsi.
Comprendo il tuo stato d’animo e la tua perplessità, ma l’importante è che tu sia forte dentro di te e poi, con infinita dolcezza, potrai farle capire il pericolo a cui ti espone ed a cui si espone.
Non ti avevo detto che il Sacerdote è come il mare che accoglie tutti i fiumi, anche il più piccolo fiumiciattolo?. Eugenio tu
devi amare tutte le anime che vengono a te ed essere il loro rifugio, amale più di te stesso.
Sì, amare è un rischio ma è l’unica carta vincente ed io su quella carta ho puntato la mia giovinezza, tutto il mio sangue e
la mia stessa vita ed ho vinto.
Anche per te, mamma, vale quello che dico ad Eugenio; ama e non pensare mai a te stessa, spesso il vostro amore nasconde un filone di egoismo. Maria si dona più di te e, se è stanca, non essere tu a sovraccaricarla di altri pesi con la scusa di proteggere la sua salute”.
Ieri sera nel rientrare a casa, era un pò tardi, mi sbaglio ed invece del 70 prendo il 71.
Mi ritrovo disorientata al capolinea a piazza S. Silvestro e con un leggero senso di paura aspetto il 90 che mi avrebbe portato un pò lontana da casa, ma nella mia zona.
Solo quando sono sul mezzo mi ricordo di avere consumato i due biglietti che avevo preso prima di uscire da casa e che
mi dovevano servire sia per l’andata che per il ritorno.
Mi sento afferrare da un senso di angoscia, quando sento il mio Nicola: “Mamma, tranquillizzati, ci sono io, non ti succederà niente; tu del resto non volevi frodare l’A.T.A.C., avevi preso due biglietti, uno per l’andata ed uno per il ritorno, e tu
a casa devi arrivare”.
15 febbraio 1988
Stamattina insisto ancora con Nicola circa la risposta da dare a Luciana.
“Nicò, l’altra volta ti ho chiesto che cosa era avvenuto di Emanuela e tu mi hai risposto, ed adesso taci”.
“Mamma, ho risposto a te, ma non certo ai suoi genitori, perché avrei loro arrecato dolore; tu devi dire a Luciana di pregare sempre, perché la potenza della preghiera è talmente grande da spostare le montagne”.
E poi …: ”Vedi, mamma, il significato dei lumi che io vi dono non potete applicarlo in maniera uniforme ed uguale per tutte le anime, ma ogni anima deve recepirlo per se stessa ed esso la illuminerà secondo le sue necessità che sono diverse
da creatura a creatura.
Se non fate così, vi scorgereste delle contraddizioni, mentre sono sole le varie risposte a situazioni completamente differenti.
Così è del Vangelo, ognuno vi scopre quello che occorre a lui in quel momento determinato”.
24 febbraio 1988
Ero stata da don Eugenio che avevo trovato un pò demoralizzato per dispiaceri ed amarezze causategli dai superiori.
Nell’uscire da lui mi sono rivolta con insistenza a Nicola. “Nicò, aiuta don Eugenio”.
In una rapidissima visione ho visto la sua figura soffusa di luce che sovrastava, dominava e guidava dall’alto tutti gli avvenimenti riguardanti don Eugenio.
Durante la notte, per mio tramite, si rivolge a don Eugenio: “Eugenio, il nemico per mezzo dei tuoi superiori ti sballotta,
ma essi non sanno che mentre tu sali loro scendono!”.
1 marzo 1988
Stamattina Maria Pia mi aveva consigliato di sentire una suora di Tivoli a cui molti si rivolgono per avere più lumi, riguardo
alla pubblicazione del libro di Nicola.
Risposi che avevo Nicola che mi illuminava e che poi non avevo tempo.
Nicola interviene immediatamente: “Mamma, hai risposto bene, però voglio esserti subito più preciso perché in te non
possa albergare alcun dubbio in proposito.
Ti avevo detto tempo fa come il contatto tra l’umano e il divino non è facile a causa della vostra umanità limitata ed imperfetta e non sempre disponibile all’ascolto.
Ti avevo spiegato come la luce che tu chiedi tramite altre anime, siano esse veggenti o meno, non è mai una luce diretta,
ma di riflesso, perché essa deve prima essere recepita dalla veggente, che non sai mai fino a che punto lo sia in quel determinato momento, e poi esserti comunicata, magari in un momento in cui tu non sei disponibile all’ascolto.
Adesso ti è chiaro perché tante volte io non rispondo ai tuoi quesiti ed aspetto il momento propizio in cui il tuo animo,
meno turbato e più sereno, è disponibile all’ascolto?
E, se tu non hai capito perfettamente quanto io volevo dirti, torno tante volte sull’argomento fino a quando tutto ti è perfettamente chiaro.
Mamma, io sono immerso nell’onda infinita dell’amore che Dio nutre per te e, quando parlo, è Gesù stesso che ti parla
tramite me.
Stai serena, mamma, perché passo passo, ti guiderò all’attuazione del disegno di Dio.
Non ti accorgi come tutti gli avvenimenti che si susseguono ubbidiscono a tale disegno?”.
2 marzo 1988
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Avevo passato momenti di dolore profondo durante la notte al pensiero che Peppino, spinto dalla necessità di dare agli
scritti di Nicola una coerenza ed una versione letteraria corretta linguisticamente, insieme al timore di causare dolore in
chi, direttamente interessato, poteva non gradire quelle parti che lo riguardavano (cose che io perfettamente condivido),
aveva operato dei tagli. Mi sono rivolta a Nicola con tanta, ma tanta insistenza.
Nicola: “Mamma, ti dicevo che i miei lumi sono perle preziose che investono con la loro luce, non solo voi a cui sono diretti, ma tutti coloro che sono disponibili ad accoglierli, ed ognuno trova in essi la risposta ai propri particolari quesiti e alle
proprie necessità.
Papà, non deve mai pensare: Questo non importa a chi legge, è cosa che riguarda solo noi!, perché ridurrebbe il
reale significato e la preziosità del mio intervento voluto da Dio per i Suoi disegni d’amore verso tante anime ad un fatto
puramente personale, e così misconoscerebbe il valore dell’offerta del mio sacrificio fatto di rinunzie e di sangue e che era
diretto non solo alla mia famiglia, ma a tante altre anime, conforme in questo, alla volontà di Dio”.
3 marzo 1988
Provavo tanto dolore per il modo con cui mio marito corregge gli scritti di Nicola e, davanti al tabernacolo, imploravo
l’aiuto di Gesù.
Gesù: ”Ho bisogno della tua fede e, anche se attraverso passi bui, realizzerò il mio disegno d’amore”.
Alla Comunione accanto al sacerdote in una rapidissima visione ho visto Nicola che mi sorrideva come ad incoraggiarmi.
5 marzo 1988
Sentivo tutte le forze del male scatenatesi contro di me, che si servivano di mio marito che corregge gli scritti trasmessimi
da Nicola, per adombrarne le verità.
Ancora Nicola: “Mamma, abbi fede come tanta ne hai avuto allora; Gesù sa trarre anche dalle note più stonate armonie
ed arpeggi sublimi”.
6 marzo 1988
Attraverso un sogno comprendo come siano necessari almeno tre esorcismi per allontanare il nemico; e, poi Nicola: “Satana cerca di attaccare la tua fede”.
10 marzo 1988
Non riuscivo a spiegarmi come mai nei vari scritti miei di tanto tempo fa, che avevano suscitato nel Prof. Igino Giordani,
scrittore cattolico di ben nota fama e fondatore con Chiara Lubich dei Focolarini, ammirazione e meraviglia e che nessuno
aveva mai corretti, non ci fossero errori, mentre adesso mio marito ne trova tanti nei colloqui con Nicola.
Nicola: “Mamma, allora tu scrivevi sotto ispirazione. Qualcuno ti dettava e tu scrivevi, quindi tranne qualche errore di ortografia che appunto era un’ulteriore conferma della tua deficiente cultura di base, non c’erano errori.
Ora invece è diverso: il concetto ed il pensiero sono miei ed a questi devi rimanere scrupolosamente fedele, mentre tu,
che fra l’altro scrivi a distanza di giorni, li esprimi con parole tue; ecco gli inevitabili errori di forma, di sintassi e grammaticali che papà è chiamato a correggere, ma non deve omettere niente o alterare il significato di essi”.
15 marzo 1988
Ancora discussioni con mio marito, che è angosciato a causa del fatto che trova inspiegabili certi passi dei miei colloqui
con Nicola che, a suo giudizio, debbono essere eliminati.
Nicola: “Mamma, ti avevo l’altro giorno spiegato come ogni mio lume, anche se è diretto a voi personalmente, investe ed
interessa tante altre anime.
Stamani ti vorrei far capire come l’intervento mio continuo nella vita di ogni giorno di voi tutti che siete la mia famiglia,
anche in cose che potrebbero sembrare banali, è invece la rivelazione più grande e meravigliosa dell’aiuto che le anime
dei trapassati esercitano nei riguardi delle persone care che hanno lasciato morendo, è la dimostrazione di come noi continuiamo a vivervi accanto solleciti e non dimentichi.
Non pensi quale conforto sarà per tutti coloro che sono rimasti su questa terra il poter toccare con mano che i loro morti,
non sono morti, ma che vivono accanto a loro la loro stessa vita?
Perché ti ho parlato di testimonianza nei miei confronti, e in quello che ti dico?
Se da una parte dite di credere e poi non vi lasciate guidare e ogni cosa dovete sottoporre al vostro giudizio umano, ad
una logica soltanto umana mi vuoi dire a che valgono i miei lumi?”.
20 marzo 1988
Ieri tra me, mio marito e Maria era sorta una discussione sulla maternità reale e fisica, oltre che spirituale di Maria SS.ma
nei nostri confronti, e senza che me ne rendessi conto ero spinta a cercare conferme.
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Stamani pensavo di telefonare ad Edmea, profonda conoscitrice del Poema dell’Uomo-Dio, di Maria Valtorta, perché mi
dicesse dove trovare un’ulteriore conferma.
Immediatamente Nicola secco e preciso: “Mamma, se dici di credere a quanto Gesù ti comunica, perché ne dubiti?”.
22 marzo 1988
A caso avevo aperto il libro del Raschini: Maria SS.ma secondo gli scritti di Maria Valtorta, guardai l’indice, ma
niente che si riferisse alla materia reale di Maria SS.ma.
Immediatamente Nicola: “Mamma, se guardi quel tuo scritto: Il mistero di Maria SS.ma deve essere ancora svelato, ti accorgi che porta la data del 1979, ben 14 anni dopo la morte della Valtorta, ed ancora oggi, cioè dopo 23 anni dalla sua scomparsa, il mistero di Maria non è ancora svelato”.
23 marzo 1988
Sulla Croce avviene il totale annientamento dell’Uomo.
Il corpo, che la Madre aveva in lei generato, tra qualche istante sarà solo un cadavere, tutto il sangue di Gesù che è sangue di Maria la Madre, in una donazione totale tornerà a Giovanni e attraverso lui all’umanità; resta solo la divinità che
non può morire, ma che non può chiamare Madre Maria, perché Maria ha generato l’uomo, ma non poteva generare un
Dio e così Ella è solo la donna, che in quell’istante genera l’umanità redenta. Donna ecco tuo figlio.
26 marzo 1988
Sono qui a Sabaudia, sola, mentre gli altri sono fuori.
Mi assale un’ondata di tristezza, invoco Nicola, lo sento vicino, gli parlo:
“Nicò, come faccio a scrivere verità così profonde su Maria SS.ma se tu non mi aiuti?”.
“Mamma, ti sembra facile dettarti verità così sublimi quando tu non sei serena, e il tuo spirito è così preso da mille pensieri, da mille preoccupazioni che ti distraggono e non mi concedi un pò di spazio, un pò di attenzione?
Faccio fatica a volte a comunicarti delle luci, che vengono spesso disperse da te.
Nel passato ero diverso; tu eri subito disponibile perché eri serena e potevi scrivere quando a Gesù piaceva, e non aveva
allora il tuo spirito subito l’urto tremendo del dolore.
Ora ti sento più vicina, quando soffri, quando implori il mio aiuto, ma questi non sono i momenti più adatti per rivelarti
verità difficili a comprendersi, che necessiterebbero di calma e di pace interiore”.
“Hai ragione, amore mio, sono proprio un relitto, ho tanta voglia di piangere questa sera; inondami della tua luce, Nicolù,
della tua pace, poi verrà la gioia, ne sono sicura”.
30 marzo 1988
“Mamma, ascoltami. Ti parlerò della maternità reale di Maria SS.ma, Madre di ciascuno di noi oltre che Madre di Gesù.
A rigore di termini non potremmo dire: Maria, Madre di Dio come l’invoca la Chiesa, perché Dio e l’Increato, ma poiché
non è possibile scindere l’unità costituita dall’Uomo-Dio, ecco che Maria SS.ma è vera Madre di Dio, anche se Essa ha dato
origine solo all’umanità dell’Uomo-Gesù.
Così come non possiamo scindere l’unità della SS.ma Trinità che, nelle tre Persone uguali e distinte del Padre, del Figlio e
dello Spirito Santo formano un solo Dio.
Anche nell’uomo costituito di spirito e di corpo noi non possiamo distinguere il corpo dallo spirito o viceversa, perché la
sua unità è formata da questi due elementi.
La componente divina: la seconda Persona della SS.ma Trinità presente nell’Uomo-Dio, non è una Presenza passiva, ma
attiva, essa opera nei miracoli, essa interviene tutte le volte che si rivolge a Maria chiamandola Donna; così a Cana, così
in altri episodi riportati dal Vangelo, così sulla Croce.
La maternità reale di Maria nei nostri confronti ha il suo primo inizio nell’Ultima Cena, quando Gesù si immola totalmente
e dona agli Apostoli e, per loro a tutta l’umanità, il Suo Corpo ed il Suo Sangue; corpo formato nel seno di Maria SS.ma,
Sangue della Madre Sua.
L’epilogo cruento si avrà sulla Croce: la donazione totale della Sua Vita, del Suo Sangue, ma in quell’istante è solo la seconda Persona della SS.ma Trinità che confermerà la Divinità, presente in Lui, L’Uomo-Dio, che dirà: Donna ecco tuo figlio, volgendosi a Giovanni ed a Giovanni: Ecco tua Madre”.
5 aprile 1988
Nicola: “Mamma, ascoltami, voi avete tolto dai miei colloqui quella parte che riguardava i fratelli Sandro e Saverio e che
metteva in luce la loro responsabilità quali appartenenti alle Brigate nere per carità a vostro dire, nei loro confronti, e
non vi siete resi conto che era proprio l’opposto.
Avete tolto loro una fonte di luce per comprendere appieno dove avevano sbagliato e liberare così i loro cuori da possibili
rancori ed aiutarli ad approdare ad una vera pace interiore.
Avete limitato il mio intervento, che non aveva solo lo scopo di liberarli dalla prigione, ma soprattutto di risanare il loro
spirito malato e di farne degli uomini nuovi.
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Era questo il motivo per cui dicevo ad Eugenio che aveva molto da lavorare quell’anima. Vedi, mamma, se puoi rimediare, è possibile che dovete fare di testa vostra?”.
In questi giorni di feste pasquali mi sei stato tanto vicino, Nicò, e te ne ringrazio, tu vieni sempre in mio aiuto quando
l’angoscia mi prende.
“Mamma, cosa potevo fare se fossi rimasto su questa terra?.
Avrei sofferto con te, avrei pregato con te, ma ora è diverso: il mio amore abbraccia un orizzonte più vasto, conosco le
vostre reali necessità, conosco quali pericoli incombono su di voi e corro ai ripari con un’intercessione potente, che trova
sempre una risposta d’amore nel Cuore di Gesù, del Padre, di Maria SS.ma e lo Spirito opera in vostro favore.
Sii serena e soprattutto abbi fede, non mi stancherò mai di ripetertelo: fede e preghiera”.
6 aprile 1988
Sto scrivendo dopo tanti giorni nel vivo desiderio di essere ancora in grado di ricordare.
Maria la ragazza che raccoglie l’elemosina in Chiesa, mi aveva detto che era rimasta senza un letto, perché la famiglia che
per tanti anni l’aveva ospitata non poteva farlo più, essendo morta la madre ed essendo il padre in ospedale.
Il mio primo impulso fu di darle in uso la camera di Nicola, ed il pensiero mi esaltava e mi rendeva felice, ma in mio marito sorsero obiezioni e dovetti, non senza dolore, allontanarne l’idea. Il problema si ripresentò causandomi un vero tormento, ma Gesù venne in mio aiuto dicendomi che accettava il mio dolore come se io avessi portato a termine il mio atto
di carità nei confronti di Maria.
Nicola conferma ulteriormente facendomi ricordare come fin dall’inizio io mi ero opposta all’idea di affittare la monocamera, perché essa doveva servire per gli ospiti, sempre in relazione a Nicola stesso. Ma non era finito qui.
Maria successivamente, mi disse che aveva bisogno di un letto, almeno per il mese di aprile, perché dal mese di maggio
aveva trovato chi l’alloggiasse.
La tentazione si presentò ancora più forte; come potevo restare indifferente?
La mia amica Floria mi aveva detto che per Maria aveva trovato un posto presso un’ammalata, con uno stipendio alto e
pochissimo lavoro da fare, ma che lei si era rifiutata di accettare.
Ancora dubbi, ancora tentazioni. Nicola mi viene in aiuto.
“Mamma, spesso voi credendo di far del bene ad una persona, le fate del male. Ascoltami.
Maria, mentre pretende che gli altri si donino a lei, al contrario lei non si dona agli altri.
Trova una scusa dicendo che vuole fare dei piccoli servigi in Chiesa, ma la Parrocchia di Santa Lucia non ha bisogno di sacrestane, ci sono le suore che pensano a tutto.
Falle comprendere che come lei ha bisogno di altri, così anche il suo prossimo può aver bisogno di lei, che è solo l’amore
scambievole è gradito a Dio”.
Ho fatto presente a Maria quanto dettomi da Nicola, e la sua risposta mi ha confermato come illuminante e vero fosse
stato quello che Nicola mi aveva detto.
7 aprile 1988
“Nicola, Aiuta Maria Pia!”.
Nicola: “Essa è nel Cuore di Maria SS.ma e tutto il Cielo è con lei, si trova in una roccaforte inespugnabile. Di che teme
Maria Pia?”.
8 aprile 1988
Ieri sera avevamo letto la mia testimonianza su Nicola riveduta e corretta da mio marito.
Questa notte un dolore cocente ha preso il sopravvento sul mio povero spirito: “Nicolù, cosa è rimasto delle tue luci e dei
nostri colloqui pieni di errori sì, ma veri, sentiti, autentici, nati dal dolore?. Tutto è stato sacrificato alla purezza della
lingua italiana.
Nicola: “Mamma, non ferire papà, ce l’ha messa tutta, ti ho detto che Gesù sa trarre melodie sublimi anche da note sbagliate. Non soffrire così.
Dal silenzio e dal dolore nasce sempre qualcosa di buono.
E poi …, vedi, mamma, è la verità che guarisce e salva, non i panni caldi che voi mettete al posto di essa, quelli della vostra pietà umana, e non c’è verità più autentica di quella che vi viene dall’alto”.
9 aprile 1988
In chiesa stamattina durante il Sacrificio della Messa.
Nicola: “Mamma, ti chiedevi ieri sera come mai dalla mia richiesta iniziale di una biografia scritta da Eugenio sia arrivato
adesso ad una testimonianza, che è tutt’altra cosa.
Eugenio ha risposto che lui non sarebbe stato capace di scriverla, ma non è questa la verità. Perché l’avrei aiutato io fino
a dettargliela.
Eugenio doveva arrivare invece, attraverso il buio quasi completo della sua vista, ad una maturazione profonda, ad una
luce interiore che lo avrebbe gradatamente portato a rendere piena testimonianza a quanto tu, attraverso il tuo dolore,
eri arrivata a recepire”.
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10 aprile 1988
Notte tormentata; Nicola mi fa comprendere come grande sia stata la nostra responsabilità nell’eliminare dai nostri colloqui quelle parti, quelle luci che più di tutte avrebbero contribuito a sanare situazioni, a risolvere problemi a volte senza
via d’uscita, per mancanza di conoscenza e di lumi. Mi porta un paragone significativo.
Nicola: “Mamma, pensa ad un cronista che fa un’intervista ad una personalità, ma nel redigere l’articolo, omette delle parti che, a suo dire, erano superflue travisando e deformando così la verità stessa.
Il danno che ne deriva è enorme, pensa a Oscar che, da un’intervista condotta e poi manovrata da un cronista che aveva
orientato l’articolo secondo il suo punto di vista è uscito malconcio, mentre la classe politica ha perso uno degli uomini più
validi da tutti i punti di vista.
Mamma, ancora un paragone; è come se un ammalato andasse da un luminare per farsi visitare, questi gli facesse una
diagnosi perfetta ed il paziente l’accettasse, ma ne fiutasse la cura.
Come farebbe a guarire? Sarebbe stato meglio che non fosse andato.
Nicola: “Mamma, il nemico acutizzando i contrasti ti toglie quella pace e quella serenità che sono indispensabili a me per
illuminarti e guidarti.
Io, la verità te la debbo rivelare anche se per te è causa di dolore, altrimenti il bene che deriva dalla conoscenza di essa
resta lettera morta ed è inutile il mio operare.
Ma sii serena e ti condurrò all’attuazione del disegno di Dio. Sii forte nella fede”.
12 aprile 1988
Nicola: “Mamma, ti dicevo l’altra volta come io, essendo immerso nell’onda infinita dell’amore che Gesù nutre per te, o
che sia Lui direttamente a parlarti, o che lo faccia tramite me, è sempre Gesù stesso che parla al tuo cuore.
Prima che io morissi Gesù parlala direttamente al tuo cuore. Dopo il mio decesso, se lui avesse continuato a farlo, tu
non Gli avresti più creduto perché la tua umanità ferita a morte non ti avrebbe consentito di vedere al di là di quell’evento
tragico; ecco la necessità del mio intervento diretto. Solo io potevo curare la tua atroce ferita e ristabilire la fiducia nella
Sua Parola. Comprendi ora?
Adesso, se mi ascolti, aggiungerò un altro tassellino alla Maternità reale della nostra Mamma Celeste.
Due sono i parti di Maria SS.ma, il primo a Betlemme quando partorì Gesù. Allora non patì dolore di carne come tutte le
altre donne, perché Lei, la Concepita senza macchia, era esente dalla condanna del Padre: Tu concepirai nel dolore
diretta ad Eva, ma concepì Gesù in un’estasi d’amore.
Il secondo parto di Maria SS.ma ebbe luogo ai piedi della Croce, quando, in uno spasimo senza fine, spasimo di carne oltre che di spirito, diede alla luce l’umanità nuova, redenta dal sangue di Gesù, redenta dal Suo atroce dolore di Madre.
Maternità reale, mamma, comprendi?
É di questo secondo parto che San Giovanni nell’Apocalisse adombra il grande mistero:
Vedo una donna che si contorce nelle doglie del parto …”.
16 aprile 1988
Nicola: “Mamma, fai osservare a Maria Pia l’analogia che esiste tra due avvenimenti che l’hanno coinvolta in prima persona.
Cecilia e Suor Lucia entrambe anime privilegiate, entrambe molto, ma molto care a Gesù, Maria Pia si dà anima e corpo
prima all’Opera della Lega Eucaristica, poi a far conoscere Maria SS.ma.
Ma sia Cecilia che Suor Lucia non reggono all’urto del nemico e si trasformano in accusatrici di Maria Pia. Da qui umiliazioni, dispiaceri e dolori.
La lotta si fa sempre più serrata perché la vittima prescelta è ora Maria Pia, è lei che suscita l’odio sempre più accanito di
satana per le anime che riesce a strappargli.
Io le sono vicino, molto vicino, ma mi deve ascoltare; alla superbia e all’arroganza del nemico deve rispondere con atti di
umiltà, all’odio con l’amore; deve schierarsi dalla parte di Gesù che vuole riconquistare a Sé quelle anime.
Così facendo oltre che dimostrare amore a Gesù crea un muro di protezione attorno a lei e la vittoria sarà sua. Va bene,
Maria Pia?”.
22 aprile 1988
“Nicò, leggevo ieri nella Bibbia regalatami da Maria il commento di Papa Giovanni Paolo 2° sulla maternità conferita a Maria SS.ma da Gesù stesso ai piedi della Croce, maternità che abbraccia tutta l’umanità, ma il Pontefice parla solo di una
maternità spirituale e non di una maternità reale”.
“Mamma, i tempi non erano ancora maturi. Ti sei mai chiesta come mai la Chiesa di Roma che pure è continuamente assistita dallo Spirito Santo abbia impiegato tanto tempo a proclamare l’Assunzione di Maria SS.ma a differenza della Chiesa
d’Oriente che da sempre la venera quale Assunta?
Dicono che non era necessaria tale conferma perché questa verità era stata sempre presente nel cuore del popolo di Dio,
ed allora perché il dogma?
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No, mamma, non è questa la verità; la Chiesa è una Società non solo divina, ma anche umana, e gli uomini spesso, con il
loro operato, non annullano ma ritardano il disegno di Dio”.
28 aprile 1988
Nicola: “Eugenio, ascoltami, è necessario che tu prenda consapevolezza dell’entità dei miei messaggi attraverso una meditazione serena e non affrettata di essi, (ciò non vuol dire che la rimandi alle calende greche, perché al contrario è urgente). Devi penetrare l’essenza stessa di essi perché le verità che contengono sono grandi e necessitano da parte tua di disponibilità, amore ed umiltà; devi reintegrare le parti mancanti fino allo scrupolo, perché anche una sola parola ha il suo
valore specifico nel contesto; devi poi aggiungere anche tutto il resto che mamma ha finora scritto e preparare così una
seconda edizione, io ti aiuterò e non ti lascerò solo”.
Sabaudia 30 aprile 1988
Ieri Maria mi ha portato da Roma le bozze del libro di Nicola che ha ritirato dalla tipografia perché siano corrette, ma sono
rimasta delusa ed addolorata perché, contrariamente a quanto il signor Vespa ci aveva assicurato, che avrebbe cioè usato
caratteri aperti, distanziati affinché la lettura risultasse scorrevole e piacevole, si è servito invece di caratteri piccolissimi e
di righe quasi attaccate l’una all’altra.
Nicola stamani me ne rivela la causa: “Il nemico attacca continuamente e come può l’opera mia; non è estranea la tua
interferenza, quando, in risposta all’accenno del sig. Vespa che lamentava un arresto inspiegabile dell’attività della tipografia, gli suggeristi di farla benedire, o meglio esorcizzare.
Mamma, non soffrirne però, perché tu sei immersa nell’onda potente del nostro amore che ti protegge e ti salva; quando
soffri, rifugiati tra le mie braccia, se tu sapessi come ti sono vicino! Sì, tu ed Eugenio siete i più esposti ai loro attacchi,
ma essi non possono farvi del male più di quanto noi non permettiamo, e se lo permettiamo è solo per il vostro bene.
Dillo ad Eugenio: vi chiediamo solo fede”.
“Nicò, quanti spettacoli televisivi poco edificanti, mi riferivo alla trasmissione di ieri sera:
Tu di che vizio sei?”.
Nicola: “Mamma, sono tanti trabocchetti del nemico, tu preferisci la meditazione e la preghiera”.
1 maggio 1988
Pensavo con vivo dolore a quel Libro di Nicola così vessato dal nemico, sentivo delle fitte al cuore come se qualcuno mi
avesse ferito nella carne.
Nicola: “Mamma consolati, anche da quelle piccolissime righe, scaturirà tanta luce da inondare il mondo. Le anime assetate di bene troveranno in esse ristoro”.
7 maggio 1988
Nicola: “Mamma, ascoltami. Quando vi vengono comunicate direttamente dall’alto, o attraverso altre voci, novità addirittura rivoluzionarie in campo teologico, se a quell’annuncio sentite che il vostro cuore è pervaso da una gioia strana, profonda, intima, allora senza tema di sbagliare potete dire che quelle verità sono un dono particolarissimo che Dio stesso fa
alle sue creature.
Successivamente insorgerà la vostra umanità con i suoi dubbi, interrogativi, cavilli, ma voi restate fedeli a questa gioia iniziale perché essa è la prova autentica della veridicità dell’annunzio, e con umiltà ed amore riconoscente, ringraziatene il
Padre.
Ricordi, mamma, la gioia che pervase il tuo animo, quando, in un momento tragico della tua vita, durante la mia malattia,
Maria SS.ma si rivelò al tuo cuore quale vera Madre”.
21 maggio 1988
Tempo fa avevo chiesto a Nicola come avrei potuto sopportare, qualora fossimo riusciti a verificare l’integrità del suo corpo, tutto il dolore e l’angoscia che sicuramente avrei provato.
Nicola: “Mamma, inizialmente proverai tanto dolore, ma poi il tuo cuore sarà inondato di gioia”.
Successivamente, nel vedere come i loculi che abbiamo acquistato, siano già quasi pronti, chiedo a Nicola: “ Nicò, io non
so proprio come riuscirò a fare aprire la tua bara, sono cose più grandi di me”.
“Mamma, ciò avverrà attraverso un grande miracolo”.
Non ci feci gran caso; passò del tempo ed a Sabaudia durante la celebrazione della Santa Messa la mia attenzione fu attratta da una giovane madre alle prese con un bambino mongoloide; ne provai vivissimo dolore ed invocai Nicola.
“Nicola, lo affido a te; non vedi la sofferenza di quella madre?”.
”Mamma, dille di portarlo da Mons. Milingo”.
Mi feci coraggio e ne parlai alla madre promettendole che mi sarei interessata per farle avere una prenotazione.
Lì per lì non valutai l’enorme difficoltà che mi si presentava, ma quale non fu il mio stupore quando, rientrando a Roma, il
giorno appresso la mia amica Floria, che veniva a battere a macchina la testimonianza di Nicola, mi dice che era riuscita a
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prenotare per il 19 maggio p.v. per sé e per la figlia, due incontri da Mons. Milingo e che con gioia rinunciava al suo posto in favore del bambino.
Cominciavo ad intravedere un disegno divino e a mia fiducia prendeva consistenza.
Venne il 19 maggio e tutti si svolse come previsto. Mons. Milingo disse alla signora che doveva ritornare. Questo mi indusse a pensare che tutto seguiva un disegno prestabilito.
In seguito Nicola mi illumina che sarebbe stato questo il miracolo cui aveva accennato per la ricognizione del suo corpo.
“Mamma, tu segui attentamente le mie illuminazioni e tutto questo nel silenzio; sii uno strumento valido!”.
Ieri sera per una stupidaggine Peppino ebbe una reazione fuori luogo; è così da molto tempo, mi è chiaro come egli non
sia più completamente libero e con grande angoscia chiedo aiuto a Nicola.
Nicola: “Mamma, tutte le volte che sei nell’angoscia, ti allontani da me mentre la tua fede ti avvicina a noi e sotto la nostra protezione nulla di male potrà capitarti, perché Satana è anche vigliacco.
Sii serena; è vero, papà è stretto nelle sue morse, ma abbi fede, rispondi con serenità ed amore. Anche il fatto che non
sente è un forte handicap per lui, ma vedrai che poi con lo apparecchio e con la tua preghiera tutto andrà meglio”.
22 maggio 1988
Nicola: “Mamma, ascoltami. Tra qualche giorno il mio libro sarà stampato, ma esso è soltanto un aborto. Quello che doveva essere una vostra testimonianza è passato attraverso la censura di Satana che ha tolto quanto di vitale e di veramente essenziale esso conteneva.
Nonostante i miei ripetuti richiami, le mie illuminazioni, i miei avvertimenti, ed anche i rimproveri vi siete lasciati irretire
dal nemico, il quale vi ha sedotti facendovi credere che agivate spinti dalla carità, come se in voi esiste la vera carità,
mentre io ne sono privo, io che sono immerso nell’infinita carità di Dio.
La vostra carità, invece, impedendo a Giacomo ed ad Irene di prendere consapevolezza della verità, impediva ad una famiglia di riunirsi; ai genitori di Antonella di veder chiaro nei loro rapporti con me.
Mi vuoi dire poi quale danno avrebbero arrecato a Margherita quei pochi accenni sul suo amore sbagliato e che tanto male ha causato a tutta la nostra famiglia, a lei che è ormai già salva e nella verità, mentre siete voi nella lotta e nel pericolo?
E a Teresa, avete tolto la possibilità, di rivedere attraverso una luce che veniva da me, la sua condotta nei vostri riguardi
e di liberarsi da un’angoscia che sempre la tormenta.
E così per i figli di Anastasia, così per Eugenio.
Gesù rivolgendosi ai sinedristi, li chiamava lingue di vipere, perché è sempre la verità che vi rende liberi. Eugenio testimoniando la mia verità anche nei loro riguardi, avrebbe diviso il grano dal loglio.
Mamma, neppure Eugenio mi ha protetto e difeso, e certo ha reso testimonianza solo ad una verità amputata. E papà?
Povero papà, preso tra le spire di un nemico che non perdona; anche la sua salute ne è rimasta scossa e neppure tu ne
sei uscita vittoriosa, povera mamma, anche se hai tanto sofferto”.
23 maggio 1988
Questa mattina Maria Pia mi telefona da Torino, tutta commossa, per mettermi al corrente di quanto segue; aveva dato
fogli sfusi dei colloqui di Nicola ad un’amica studentessa universitaria, la quale ne era rimasta commossa ed entusiasta.
Franca, così si chiama la ragazza, aveva il papà ricoverato in una clinica di Genova, specializzata in malattie di cuore, perché gli avevano applicato il ba-jpasse ed era andata a trovarlo.
Nella stanza adiacente a quella del padre, c’era una signora in fin di vita, era stata operata al cuore ed aveva avuto il rigetto; i medici avevano detto che non avrebbe passato la notte.
Franca comincia a pregare ed ad invocare Nicola. Poi la ragazza ritorna a Torino, ma la mattina telefona per avere notizie
del padre e dell’ammalata e con immensa commozione apprende che l’ammalata aveva superato la crisi: i medici dicevano che era stato un grande miracolo.
La mia commozione e la mia gioia sono state immense; piangevo insieme a mio marito anch’egli commosso.
27 maggio 1988
Filippo mi aveva pregato di chiedere a Nicola se doveva comprare o meno l’attico a Sabaudia.
Nicola per Filippo: “Filippo, non ti affannare tanto per cose di questo mondo, che il sì o il no siano per te la stessa cosa;
mantieni libero il tuo spirito.
Vedi, io ho dovuto lasciare ogni cosa ed il distacco da ogni singolo oggetto ma ha causato grande sofferenza. Il di più
crea sempre problemi e preoccupazioni”.
Ieri sera leggevo la presentazione fatta da un sacerdote al libro La Misura dell’Uomo che tratta messaggi e dettati di
Gesù e della Madonna ad un’anima eletta.
Mi è stato subito evidente che quel sacerdote si era regolato nello stesso modo che abbiamo usato noi con i messaggi di
Nicola, togliendo parti che a nostro giudizio erano lesive dell’intimità di certe anime, e velando la verità stessa per motivo
di carità cristianità.
Sono rimasta un pò perplessa, ma Nicola mi toglie subito dall’imbarazzo.
“Mamma, non pensi che anche loro hanno sbagliato?
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Quelle voci sono anch’esse luci che vengono dal Cielo e Satana è sempre lo stesso, come è sempre la stessa la tattica che
adopera”.
28 maggio 1988
Ritornavamo a Roma dopo essere stati al cimitero da Nicola e col pensiero io riandavo alle parole cocenti di mio figlio sul
suo libro e piangevo accoratamente, presa intimamente da un dolore senza fine.
Nicola: “Mamma, non soffrire così, perché Gesù sa trarre anche dalle pietre il pane per sfamare i propri figli”.
E poi in seguito alla notizia che Enzo Tortora, pur avendo chiesto ed avuto i Sacramenti aveva desiderato essere cremato,
era sorta tra mio marito ed il padre di Antonella, una discussione sulla posizione della Chiesa al riguardo. Chiedo a Nicola
più lumi.
Nicola: “Mamma, la cremazione infrange un rapporto d’amore da cui scaturisce un enorme bene per l’anima del trapassato che da esso riceve continue preghiere e suffragi, mentre con la cremazione questi aiuti sono affidati al ricordo.
Il ricordo non più alimentato da questi continui atti d’amore, è destinato purtroppo a svanire presto”.
4 giugno 1988
Giovedì sera don Eugenio mi aveva comunicato, pregandomi di non dirlo ad Antonella, che la sera prima la medesima era
andata da lui e si era confessata, vincendo un rifiuto che durava da anni. La mia gioia e la mia commozione sono state
grandi e continuavo a ringraziare Gesù, la Madonna, ma soprattutto Nicola.
Ieri mattina venerdì, Antonella mi telefona per narrarmi il sogno che aveva fatto la notte e che tanto l’aveva scossa. Il
luogo, l’appartamento che aveva abitato con Nicola.
Lei rientrava a casa e trovava la cucina a soqquadro: mobili rotti, cocci di vetro per terra, un grande disordine, come se
delle furie si fossero scatenate con rabbia in quell’ambiente, ma aveva avuto subito la sensazione che gli autori non fossero uomini, ma spiriti immondi.
Scorge sul tavolo la fede nuziale di Nicola, la prende e la mette al dito; immediatamente, come da foschia, prima si delinea e poi si concretizza la figura di Nicola, bello, radioso, felice come mai l’aveva sognato o visto durante la sua vita.
Nicola che con fare scanzonato le dice: “Finalmente ce l’hai fatta!”.
Egli le comunica una gioia indescrivibile e lei felice gli risponde: “Sei venuto a prendermi, Nicò?”.
Per la prima volta Antonella non prova più terrore della morte, ma una grande felicità.
Antonella mi dice che ha scritto tutto, mi prega di comunicarlo a don Eugenio; lei non può farlo perché è in procinto di
partire per Londra e mi chiede cosa ne pensi.
Per me era tutto chiaro, ma lei non mi parlò della confessione fatta la sera prima e io le dissi solo che era un sogno meraviglioso. Ma quale non fu il mio stupore quando di lì a poco Nicola mi dice che non si era trattato di un sogno, ma di una
visione.
Telefono ancora ad Antonella per riferirle quanto dettomi da Nicola e lei mi dice: perché non è venuto a trovarmi nella
mia casa?
Nicola subito mi risponde: “Mamma, è nell’appartamento di sotto che io ed Antonella abbiamo vissuto assieme i giorni più
felici”.
Poi gli chiedo: “Nicò, mi spieghi quale differenza passa tra il sogno e la visione?”.
“Vedi, mamma, nel sogno alle comunicazioni che vengono dal cielo si frammischiano componenti umane formando un
tutt’uno aggrovigliato che non è facile interpretare, mentre la visione è una manifestazione reale del trascendente che si
rivela direttamente al vostro spirito, anche se esso apparentemente è in stato di riposo.
Tu sai che lo spirito non dorme mai, solo non si manifesta quando il corpo dorme.
Il mio spirito è riuscito a comunicare con quello di Antonella e la gioia per entrambi è stata immensa”. “Nicò, nel sogno
c’è sempre un messaggio?”.
“Sì, mamma, e viene sempre recepito dallo spirito come un richiamo, un alto là; anche se il sogno trae origine dalla vostra
ingordigia nel mangiare, lo spirito è avvertito che avete esagerato. C’è sempre una correlazione tra corpo e spirito e questo affonda le radici nel trascendente che lo illumina. Gli uomini sono meravigliosamente complicati!”.
6 giugno 1988
“Nicò, mi puoi spiegare come mai Gesù stesso ci chiamava figli adottivi del Padre, mentre tu parli di una paternità reale?”.
“Mamma, il figlio è generato da un atto d’amore del Padre e tra il figlio ed il Padre si stabilisce un rapporto d’amore, ma,
quando il figlio ferisce a morte l’amore del Padre, egli infrange il rapporto che lo teneva unito a lui e diventa quasi un estraneo, dico quasi, perché nell’amore ferito del Padre resta sempre quel richiamo insaziato che lo spinge a ricercare continuamente quella parte di sé che ora è lontana.
Subentra così una paternità adottiva, un amore unilaterale. Così è stato dell’uomo nei rapporti di Dio Padre che, pur ferito
a morte nel suo amore da questo suo figlio che col peccato d’origine lo ha allontanato da sé, continua tuttavia a provvedere a lui, ad amarlo, fino a quando attraverso il sacrificio del suo Figliolo prediletto, Gesù, Egli non riallaccia quel rapporto d’amore che lo univa all’uomo quale vero Padre. Noi, attraverso la Redenzione, ritorniamo ad essere veri figli di Dio
Padre e non più figli adottivi”.
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8 giugno 1988
Nicola: “Mamma, se mi ascolti, ti chiarirò meglio il concetto di figlio vero e figlio adottivo.
Il rapporto che unisce il padre vero al figlio è un rapporto non solo d’amore essendo il figlio stato generato da un atto
d’amore, ma anche di sangue, mentre il rapporto che unisce il figlio adottivo al padre che l’ha adottato e viceversa, è solo
d’amore.
Nel primo caso puoi ferire il rapporto d’amore; ma non spegnerlo totalmente in virtù proprio di quel legame di sangue che
non puoi infrangere.
Nel secondo caso infranto il rapporto d’amore non resta più nulla.
Comprendi adesso come sia reale nei nostri confronti la paternità di dio Padre che, pur essendo stato ferito nell’amore
dall’uomo, questa creatura generata dal suo amore, non l’abbandona, ma nella pienezza dei tempi sacrifica la seconda
Persona della SS.ma Trinità, il Suo Figliolo prediletto, pur di riunire a sé gli altri suoi figli che si sono allontanati da lui e
che il suo infinito amore di Padre reclama?
Noi ripetiamo sempre: Dio ci ha creati a Sua immagine. Ma comprendi cosa vuol dire questo?
Solo un figlio è immagine vera del padre anche se nella diversità dei tratti e dell’indole, perché niente è ripetibile nella
perfezione dell’opera di Dio, e come lui riflette la stessa natura del padre che lo ha generato! Guarda cosa fa Dio quando
dà vita ad una nuova creatura!
Stacca da sé una parte infinitesimale del Suo Spirito eterno, intelligente, incorruttibile, l’unisce alla materia e ne fa un
nuovo figlio che genera in un atto d’amore, cosa fa l’uomo quando deve dare vita ad un’altra creatura?
Anch’egli, attraverso una piccola parte di sé, in un atto d’amore con la compagna che nelle sue viscere ne forma il corpo
trasmette la vita.
Nella sua creatura Dio Padre trasfonde tutti i Suoi attributi, l’intelligenza, il pensiero, la libertà di scegliere, il ricordo, la
volontà, la creatività, il bisogno d’amore, l’attrazione irresistibile di tornare alle fonti da cui è scaturita. Così è per l’uomo
quando trasmette la vita ad un suo figlio. Ma ciò non avviene nel figlio adottivo.
Se tu bianco adotti un bambino di pelle scura, anche se lo amerai come se fosse un tuo vero figlio, non potrai mai cambiare il colore della sua pelle.
Mamma, se tu sapessi a quali considerazioni ti porta questa verità tanto grande; io sono realmente figlio di Dio, Egli è
certamente mio Padre! Come la tua intelligenza prenderebbe coscienza non solo dei tuoi doveri di figlia, ma anche dei
tuoi diritti di erede! Come ti spieresti tante verità fino a questo momento oscure per te! Ti sarebbero chiari il corruccio di
Dio Padre nel Vecchio Testamento e il suo amore misericordioso nel Nuovo a causa della Redenzione operata dal Figlio”.
15 giugno 1988
Don Eugenio mi aveva detto che il fratello Nazzareno era stato ricoverato in ospedale di urgenza per un aneurisma
all’aorta, era stato operato ed era in camera di rianimazione con prognosi riservata.
Gli ho detto di rivolgersi a Nicola e mi ha risposto che l’aveva già fatto e che il fratello aveva superato l’operazione, ma
che i medici pensavano che non sarebbe uscito vivo; gli prometto di pregare Nicola e riattacco il ricevitore. Immediatamente Nicola:
“Perché vi turbate quando un’anima santa è chiamata a raggiungere il Cielo?”.
Con grande sforzo comunico il messaggio a don Eugenio.
Il giorno appresso insisto ancora con Nicola: “Mamma, non è detto che non possa esaudirlo”.
16 giugno 1988
Per Franca.
Nicola: “Franca, ascoltami bene; quando infuria il temporale, tu non stai in mezzo alla strada a guardare, ma d’impulso
cerchi riparo in un portone; così devi fare adesso, senza indugio prima che la furia della tempesta ti travolga. Cerca un
sacerdote, confessati, invoca l’aiuto di Gesù, di Maria SS.ma, che è tua madre come lo era la mamma che non hai più,
mettiti al riparo sotto la nostra protezione; io ti sono vicino e ti indicherò come fare per uscire fuori dalla tua difficile situazione. Ogni umiliazione che accetti nel silenzio ed offri a Dio per amore dei tuoi bambini si trasforma in forza, in vittoria.
Non stare a riflettere, a soppesare: il naufrago che sta per essere sommerso dalle acque si aggrappa alla fune che gli viene lanciata e non si chiede se lo reggerà o meno; fai lo stesso, ma fai presto, non temere io sono con te, abbi fede in
me”.
Chiedevo a Nicola se Mons. Milingo o il Padre Tardif, o altri che avevano operato guarigioni che in definitiva sono miracoli
agiscono per virtù propria o con l’intervento dei Santi del Cielo.
Nicola: “Mamma, fino a quando siete su questa terra, siete soltanto strumenti o canali di Grazia, più o meno validi, più o
meno disponibili, più o meno santi; solo quando avrete raggiunto il Cielo, il Padre vi farà compartecipi della Sua potenza e
della Sua gloria e solo nella misura di quella gloria che vi sarete meritata in terra attraverso la sofferenza e l’amore.
Noi soltanto immersi nell’amore meraviglioso del Padre che dona ai suoi figli vittoriosi sulle forze avverse del male
l’eredità che aveva loro promesso”.
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17 giugno 1988
Nicola: “Mamma, Irene è rimasta turbata nel leggere nei miei messaggi come nonna non abbia ancora raggiunto la gloria
del Cielo, lei che aveva tanto sofferto in vita ed ha messo in dubbio la veridicità delle mie comunicazioni. Adesso ti illuminerò meglio, nonostante anche prima ti avessi messo in guardia sul pericolo di formulare dei giudizi in proposito su argomenti che esulano dalle vostre possibilità umane così limitate.
Voi su questa terra avete delle unità di misura che variano a seconda che si riferiscono a distanze più o meno piccole o al
tempo più o meno vicino o lontano.
Il metro con i suoi multipli o sottomultipli quando volete misurare distanze ancora possibili, anni luce quando volete misurare distanze quasi infinite, come sono quelle che intercorrono tra una stella e l’altra. Così è del tempo; unità di misura è
l’ora con i suoi multipli e sottomultipli fino ad arrivare agli anni, ai secoli, ai millenni e così via.
Ma mentre solo nella gloria di Dio, non esiste più il tempo e gli spiriti sono immersi nell’eterno presente di Dio stesso, così
nell’inferno, anch’esso eterno ed immutabile, in Purgatorio esiste ancora il tempo la cui unità di misura è completamente
diversa da quella vostra, anch’essa variabile, come ti avevo prima accennato ed incomprensibile a voi mortali.
Dicendoti che un vostro secolo è paragonabile ad un respiro, ti volevo fare intravedere come diversa è l’unità di misura
che esiste per il Purgatorio e quindi la necessità che voi continuiate a pregare per le anime dei defunti durante l’arco della
vostra breve esistenza.
Quante volte hai sentito ripetere nella liturgia che la vostra vita ha solo la durata di un respiro, che tutto passa in fretta e
che la prova è solo un nulla rispetto all’eternità!
Non turbatevi mai, mamma, per verità così meravigliose, ma dilatate sempre più il vostro spirito, perché sia sempre più
pronto all’impatto con la verità stessa che vi si rivelerà appena avrete chiuso gli occhi a questa vita”.
18 giugno 1988
Antonella oggi polemizza con me sul fatto che i messaggi di Nicola intorno a certi argomenti arrivano sempre dopo che io
ne sono venuta a conoscenza.
Nicola interviene per ribadire alcuni punti: “Mamma, ti ho tante volte detto che noi possiamo molto nei vostri riguardi, ma
che abbiamo bisogno della vostra cooperazione; senza di noi non potete far niente, ma le vostre battaglie dovete essere
voi a combatterle e noi vi aiuteremo a vincerle. Ti ho tante volte detto che il nostro aiuto nei vostri riguardi è costante,
ma che il nostro handicap è dato dalla incomunicabilità.
Per arrivare agli altri ho bisogno di te, la sola con cui posso comunicare, ma non sempre ciò è facile, perché tu sei distratta da mille pensieri e preoccupazioni; allora debbo usare mille accorgimenti e sollecitazioni per indirizzare le tua attenzione verso l’oggetto del mio interesse, perché solo allora mi riesce facile dirti tutto quello che è necessario affinché il mio
aiuto nei vostri confronti sia valido”.
25 giugno 1988
Nicola: “Mamma, è difficile la conversione di un’anima ma attraverso il mio libro molte anime si convertiranno”.
2 luglio 1988
Nicola: “Mamma, ascoltami, ieri sei rimasta turbata quando, associandosi a Franca, Antonella, in un certo senso, dubitava
della mia santità derivata dalla mia sofferenza poiché, a suo avviso, tante tantissime anime soffrono e muoiono, come la
mamma appunto di Franca e non per questo sono considerate sante.
Ti illuminerò in proposito, perché nulla possa turbare il rapporto tra me e le vostre anime.
Fermo restando il principio che il dolore e la morte non traggono origine da Dio, che è amore oltre che vita, perché sarebbe come ammettere l’assurdo che la luce generi le tenebre, l’ordine il disordine e così via, la sofferenza di per sé non è
sinonimo di santità.
Se così fosse, come ti dicevo l’altra volta, chi più sofferente del dannato o del disperato?
Ma è anche vero che non c’è santità senza sofferenza.
Il dolore può essere rifiutato ed allora porta alla disperazione.
Può essere accettato come qualcosa di ineluttabile e allora diventa stoicismo, ma non si trasforma in purificazione e riscatto. Può essere accettato ed offerto sempre in unione al Cristo, che dà ad esso un valore infinito e diventa liberazione.
C’è invece, chi liberamente sceglie tra la sanità e la malattia, tra la vita e la morte fino alle estreme conseguenze in un
olocausto totale di sé e ciò per salvare altre anime; allora egli diventa un altro Cristo e come Lui ha diritto ad una gloria
eterna. Ecco il Santo.
Ti dirò di più; c’è chi come Salvo D’Acquisto che in un attimo sceglie di offrire la propria vita in cambio di quella degli uomini già condannati alla morte e li salva col suo eroismo; tutto avviene in fretta, non ha tempo di ripensarci su: Egli è un
santo, sì!
C’è Padre Kolbe che, nel silenzio e nella rinuncia, ha maturato la sua offerta la quale è stata immediata e spontanea.
Ma io, mamma, ho vissuto la mia agonia e la mia morte non una volta sola, ma mille volte, tutte le volte che vedevo Antonella, che vedevo papà, che vedevo te, che vedevo Maria, i miei fratelli o gli amici; tutte queste volte ho dovuto buttare
nella fornace ardente del mio amore per Gesù e per voi la mia carne che voleva vivere, la mia giovinezza che non voleva
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morire, la mia sofferenza che diventava sempre più imperiosa tormentando il mio povero corpo; non continuo più, mammuzza mia cara, per non tormentare ora te, che soffri ancora tanto.
Ecco perché Gesù ma ha riservato una gloria così grande.
Il segreto della mia santità, mamma, è racchiuso in quella frase: Vi sto riscattando tutti”.
3 luglio 1988
Nicola: “Mamma, Teresa e Mons. Lefebvre sono sullo stesso piano; una parte del loro spirito è santa, l’altra è ottenebrata
ed incapace di discernere la verità; non a caso Gesù li ha uniti nell’offerta al Padre, coinvolgendo fin dal primo momento
anche te”.
11 luglio 1988
Ieri sera sono andata a trovare la signora della villetta accanto alla nostra, a cui giorni fa è morto a soli 34 anni in una
sciagura di montagna il figliolo.
Volevo consolare, stringendomi al mio Nicola e al suo ricordo, ma ebbi la sensazione di non essere completamente protetta.
Stamani, appena sveglia esclamo: è passata l’ubriacatura del libro e la realtà è questa ferita lacerante nella
mia carne.
Immediatamente Nicola: “Mamma no, l’ubriacatura è quella della vostra vita terrena che si ripete ogni giorno che passa
senza lasciare traccia duratura; la realtà è la nostra che nello eterno divenire dal nostro Dio viviamo immersi in una gioia
senza fine.
Tu lasciati andare ed io ti condurrò negli spazi infiniti dove il dolore è solo un ricordo, ma non staccarti mai da me, vivi unita al mio spirito e soprattutto non dubitare mai”.
“Nicò, è questa la spina che mi tormenta quella di Teresa, come faccio a dimenticarla?”.
“Mamma, fa sì che questo dolore si trasformi in purificazione; esso diventerà così un mezzo per sollevarti di più verso di
noi”.
“Nicò, aiutami, e vedi un pò se puoi farci qualcosa, tu lo sai qual è il mio timore, quello di rinchiudermi in me stessa e di
non riuscire più ad amare; mi capisci, vero?
Nicò, sto pensando a come fai a portarmi negli spazi infiniti?”
“Mamma, perché?; quando pensi a Maria che è in America, il tuo spirito non attraversa forse spazi infiniti?”.
15 luglio 1988
Stamattina apprendo con dolore da don Eugenio che il fratello Nazzareno è morto e ieri lo hanno portato all’estrema dimora.
Avevamo in tanti pregato Nicola: “Nicò, perché non hai aiutato don Eugenio?”
“Mamma, come facevo ad aiutare Eugenio senza far soffrire ancora il fratello?
Quell’anima era già matura per il Cielo”.
20 luglio 1988
A Sabaudia sull’imbrunire ero triste e scoraggiata, sentivo terribilmente la mancanza di Nicola.
“Nicò, ho tanto desiderio di te e poi sto conducendo una vita balorda, non riesco neppure a trovare un pò di tempo per
pregare e neppure per ricevere Gesù”.
“Mamma, ti sbagli; il tuo lavoro è preghiera, se sai amare, e poi … non pensi a quante poche volte ho ricevuto Gesù nella
mia vita?”.
21 luglio 1988
Nicola: “Papà, ascoltami: tu al mio libro hai dato una veste letteraria capace di soddisfare i palati più esigenti e di questo
ti sono grato conoscendo come gli uomini in questa vita molto tengono alla forma più che alla sostanza; ma devi convenire con me che il mio scopo non era quello di donarvi un’opera letteraria, bensì di comunicarvi verità la cui conoscenza vi
avrebbe spinto ad intraprendere la strada, la sola veramente indispensabile ed essenziale, quella che porta alla conquista
del Bene.
Ora, se tu mi vuoi bene, devi iniziare a leggere il mio libro con questo spirito di ricerca e preoccuparti solo di scoprire
queste verità, altrimenti papà, sarebbe tutto vano, credimi, e il mio sacrificio e questo grande dono di poter comunicare
con voi, sia pure attraverso mamma, resterebbero senza frutto”.
2 agosto 1988
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Ondate di enorme tristezza e di dolore intimo e cocente si abbattono sul mio povero spirito in questo ritorno del mese di
agosto…
Questa notte il mio Nicola: “Mamma, ascoltami, mentre il ricordo ti riporta indietro nel tempo facendoti rivivere i momenti
terribilmente dolorosi della mia dipartita, momenti ormai passati che non esistono più, ogni giorno che passa ti avvicina
sempre più all’unità dell’amore con me, perché la morte solo apparentemente infrange questa unione.
Anzi ti dirò di più; Dio che è amore,nella sua infinita misericordia ha permesso, poiché tutto avevo sacrificato all’amore
per voi, che la comunione dei nostri spiriti continuasse ininterrotta, anche se frammentaria e non sempre facile, attraverso
i nostri colloqui.
Mamma, sii serena e felice, perché tutti gli affetti che sono altrettante manifestazioni dell’amore tendono per legge di natura a ricongiungersi per fondersi con l’amore unico da cui provengono e formare unità.
Dio è unità, mamma, unità d’amore col Figlio, unità con la Spirito, unità con Maria SS.ma, con ciascuno di noi che siamo
suoi veri figli.
Ecco perché ogni uomo sarà giudicato in rapporto all’amore che avrà dato.
Non infrangete questa unità d’amore, mamma, è l’amore che vi salva e la mancanza di esso vi può perdere. Siimi vicina,
mamma, supplicami, invocami, ti verrò in aiuto nelle tue difficoltà, soprattutto abbi fede, tanta fede, sempre più fede e
non disperare mai”.
8 agosto 1988
“Nicò, spesse volte ti senti ripetere che il Vangelo è tutto, che abbiamo il Vangelo e non abbiamo bisogno di altro e che
perciò bisogna condannare o allontanare tutti quei lumi che Gesù continua a darci attraverso altre anime”.
“Mamma, ascoltami, il Vangelo è la Parola di Gesù tramandataci attraverso gli Apostoli, Parola viva, eterna, antica e sempre nuova, pronta a donarvi ora come allora luce, forza, vita.
Essa è guida, certezza, conforto. Essa è scarna, essenziale, adatta a tutti gli spiriti.
Come il bambino appena nato ha bisogno di un nutrimento essenziale, ricco di principi attivi che trova nel latte materno e
che gli consentono di crescere bene e fortificarsi nel primo anno di vita, ma poi svezzato, ha bisogno di cibo più sostanzioso, così voi uomini, man mano che crescete, avete bisogno di altre luci che soddisfano la vostra sete di sapere, che risolvano i vostri infiniti perché; è la Parola eterna di Dio, che come una fontana viva sempre zampillante, continua a dissetarvi, attraverso altre vie, che sono canali d’amore.
Vedi, mamma, ai cristiani dei primi tempi bastava dire solo poche Parole di Gesù perché andassero incontro al martirio
cantando; ma l’uomo di oggi cosa ne ha fatto della Parola di Dio o del Vangelo?
Esso è diventato sclerotico, ridotto ad un susseguirsi di storielle da raccontare ai bambini.
Vuoto di senso a furia di ripeterlo senza convinzione.
Ecco perché Dio viene ancora a chiarire, a dissolvere dubbi, a far conoscere verità senza le quali l’uomo ancora più si allontanerebbe dal suo amore.
Accogliete queste voci, mamma, non disprezzatele, ti ho detto che riconoscerle per vere e soprattutto siate riconoscenti al
Padre e ringraziatelo sempre.
Ah, se poteste ritornare bambini ed attaccarvi con avidità al seno materno della Chiesa che vi nutrirebbe e non vi lascerebbe morire d’inedia senza tanti insani perché che dilaniano il vostro cuore e la vostra intelligenza, uccidendo la vostra
anima!”.
9 agosto 1988
Questa mattina Rosi è venuta a prendermi per portarmi in ospedale al capezzale del padre già in coma. Mi diceva che il
giorno prima il marito era andato a Ladispoli per prelevare don Eugenio e portarlo da lui, ma che non era riuscito a rintracciarlo perché era partito.
Per tutto il giorno Rosi non ha fatto altro che telefonare a Ladispoli, ma di don Eugenio nessuna traccia. Istintivamente,
senza una logica apparente mi sono sorpresa ad invocare Nicola, perché don Eugenio potesse arrivare in tempo al capezzale di Luigi.
E così è avvenuto: il lunedì egli è arrivato da Ladispoli, ha pregato con i familiari, li ha comunicati nella stessa stanza
dell’ospedale dove era il padre; Rosi era serena e felice, ma il giorno dopo il funerale mentre ero in terrazza, Nicola mi dice: “Mamma, ti ricordi quando Gesù attraverso te, durante la mia malattia, apostrofò Eugenio con queste parole:
Sacerdote di Dio, tu sei la fontana che zampilla acqua viva a cui tutti possono dissetarsi, ma non tutti in eguale misura;
c’è l’assetato che muore e a lui vada la precedenza assoluta!
Quella volta ero io l’assetato, ieri era Luigi.
Eugenio non può essere un sacerdote mediocre, troppi doni ha ricevuto da Dio, doni che potrebbero essergli tolti”.
10 agosto 1988
La visita di Teresa di ieri sera mi ha sprofondata in un abisso di dolore; a più riprese ho indirizzato la mia sofferenza a Gesù, perché l’utilizzasse purificandola e unendola alla sua e l’offrisse al Padre in aiuto a Luigi che lotta nell’agonia della
morte.
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Gesù mi è vicino, mi fa comprendere che, se mi chiede sofferenza per anime particolarmente a lui care, in cambio mi ha
dato Nicola, Nicola che, come fulgida stella, dispensa dall’alto del Paradiso doni e favori.
Nicola: “Mamma, non sprofondare il tuo spirito nella considerazione delle contraddizioni che turbano l’animo di Teresa; te
l’avevo spiegato come la sua personalità sia spaccata in due; da una parte una spiritualità che si fa sempre più santa e
più fulgida e dall’altra una mente sempre più offuscata, che non riesce a distinguere la verità dall’errore.
Satana è maestro in quest’arte.
Povera mamma, tu ne sopporti il peso, ma è il destino delle anime vittime; non dimenticare che per me il peso è stato
doppio perché la mia sofferenza investiva non solo il mio spirito che vedeva, patendo un dolore indicibile, tutte le ferite
delle vostre anime che dovevano essere riscattate con la mia rinuncia alla vita, ma anche il mio povero corpo, che era diventato il bersaglio dell’odio di Satana.
Mamma, placa la tua angoscia, non vedi che da più parti giunge a te, attraverso la lettura del mio libro, il soffio della consolazione? É Gesù che te lo manda perché tu non ti avvilisca e possa continuare a salire con la tua croce la strada che
conduce al nostro amore senza veli.
Stringiti a me, mammuzza mia, io ti consolerò dell’amore che ti manca degli altri miei fratelli e di papà e di tutti coloro che
tu ami, perché ti amo per tutti loro.
Sei tu che continui la mia immolazione e la mia offerta; Gesù è il cardine, è il mare che raccoglie, purifica, offre al Padre;
voi i piccoli ruscelli che in esso affluiscono”.
11 agosto 1988
Ieri sera Rosi, alle 22.45 mi comunica che alle 9.50 il padre è spirato serenamente.
La notizia, che pure aspettavo, mi causa una specie di torpore spirituale, di abulia; non riesco a chiedere a Nicola niente;
in me non c’è il dubbio, ma nemmeno la certezza che quell’anima sia salva.
Stamani molto presto Nicola mi spinge a pregare per Luigi: “Mamma, come hai potuto dubitare che la vittoria non fosse
soltanto di Gesù?
Gesù amava particolarmente quell’anima; l’ha inseguita da sempre, l’ha tallonata anche quando essa correva dimentica
per quelle strade sbagliate, ha creato attorno a lei una rete sottilissima di fili invisibili proprio come fa il ragno per catturare la sua preda, ha coinvolto anche me, quand’ero ancora in vita, in un disegno d’amore incomprensibile alla vostra cecità, ha coinvolto Rosi e te, e le vostre offerte sono state determinanti; come poteva non vincere tanto amore? Non ero io
che tacevo, mamma, eri tu che mi impedivi di comunicare con te.
Adesso, dì a Rosi di essere serena, perché ha portato a termine il suo compito di figlia e, soprattutto, pregate per l’anima
di Luigi”.
12 agosto 1988
“Nicolù ascoltami: nel vedere in televisione scene drammatiche di povertà a causa della siccità, mentre da noi qui a Roma
le fontane zampillano continuamente acqua limpida e fresca, mi sono chiesta perché il Signore dona a certi popoli tutto
un ambiente privilegiato, mentre ad altri no. Cerco di individuarne l’origine”.
Nicola: “Mamma, vuoi conoscere il perché? Perché da coloro a cui tutto Dio ha concesso possa salire al Cielo un inno poderoso, continuo di ringraziamento e di lode e, consapevoli di quanto loro il Padre ha donato senza alcun merito, possano
riversare il loro amore sui fratelli meno favoriti, al punto tale che anche da essi possa salire al Padre un inno di ringraziamento e di riconoscenza. Come vedi, mamma, attraverso un atto sapientissimo d’amore, atto che a voi uomini potrebbe
sembrare di ingiustizia, Dio dà la possibilità ai figli privilegiati di unirsi agli altri che lo sono di meno in un rapporto
d’amore.
Così è nelle famiglie in cui, accanto al figlio superdotato, c’è l’altro handicappato, così nella società. Ma tutto, tutto trae
origine da un amore infinito e previdente del Padre che esige da parte vostra altrettanto amore, affinché il dono non si
trasformi in peso, dolore e condanna.
Ti accorgi, mamma, come tutto graviti sull’amore?
Mamma, non è vero che è stato in seguito a quanto visto in televisione sulle conseguenze della siccità che tu hai formulato quei perché, ma è stato papà che domenica rientrando da Sabaudia nel momento in cui attraversava il piazzale degli
Eroi, vedendo la fontana zampillare d’acqua ha esclamato: E pensare che tanti popoli muoiono di fame per la siccità!
E tu hai fatto eco: Si è vero quanta acqua a Roma e quante fontane, Piazza Esedra, Fontana di Trevi!, e poi non sei andata oltre col tuo pensiero.
Mamma, ti voglio più precisa e più fedele anche nella formulazione dei quesiti che determinano il mio intervento e le mie
chiarificazioni; a voi possono sembrare di poca importanza, ma questo non è vero, e se sono esposti a modo vostro causano confusione ed alterano la verità”.
“Hai ragione, Nicò, ti prego di perdonarmi; stavo facendo questa riflessione, che le tue luci ci rendono ancora più responsabili, e poveri noi!”.
“No, mamma, voi siete ugualmente responsabili perché il problema del terzo mondo o del fratello che soffre accanto a voi
vi viene continuamente prospettato, ma voi lo eludete come se fosse cosa che non riguardi voi personalmente”.
25 agosto 1988
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Laura era partita la mattina ed io aspettavo Maria che era andata a far provviste al supermarket. Chiedevo a me stessa
perché mai Laura fosse così aggressiva e mi crucciavo nella ricerca affannosa di una risposta.
Nicola: “Mamma, Laura è aggressiva perché insicura, ma tu non giudicare mai, perché non sai cosa si agiti nel cuore di
ognuno dei tuoi figli e quali moventi determinino i loro comportamenti.
Ognuno di loro, come del resto gli altri uomini, è diverso dall’altro, e non sempre voi genitori siete in grado dio dare loro
quello di cui spiritualmente hanno bisogno, perché i loro sentimenti più profondi, solo Dio li conosce, ma amore sì, tanto
amore, amore disinteressato e non egoistico”.
28 agosto 1988
Terzo anniversario della dipartita del mio Nicola. Durante la Santa Messa delle ore 19 ero immersa in una preghiera profonda ed anche dolorosa. Ad un tratto un’ondata di intenso profumo di gelsomino mi investe a più riprese; anche se nel
mio intimo una certezza si fa strada (Nicola), cerco di individuare l’origine, fosse il deodorante che ho messo?
No. Forse i fiori sull’altare? No. Essi sono secchi e poi non ci sono gelsomini.
Questa notte Nicola: “Mamma, quando una bella rosa è nella pienezza della fioritura, manda profumo; anche la frutta
manda profumo e fragranza, quando è matura; così è delle anime dei beati; essi quando passano, lasciano una scia intensa di delicato profumo.
Mamma, era il mio giorno e volevo consolare il tuo spirito ancora tanto affranto”.
29 agosto 1988
Dopo tanti inutili tentativi oggi finalmente sono riuscita a comunicare con don Germio.
La mia gioia è stata grande; gli chiedo se ha ricevuto il libro di Nicola e mi dice di sì e che è bellissimo. Sento che non sta
bene e lo esorto a venire a Roma per incontrare Mons. Milingo. Mi risponde che egli è un suo amico, ma che il suo non è
un male dello spirito, bensì del corpo. Ho appena riattaccato il ricevitore, quando Nicola si fa presente con i suoi lumi e
con i suoi suggerimenti:
“Mamma, tu sai che l’uomo è formato di corpo e di spirito e che queste due componenti anche se ben distinte tra loro, si
intersecano e si condizionano a vicenda, né tu le puoi scindere perché esse formano un’unità, cioè l’uomo, almeno fino a
quando la morte momentaneamente non le divide ma solo momentaneamente, però, perché poi nel giudizio universale
esse torneranno ancora unità.
Il nemico quando non riesce a piegare lo spirito, si serve del corpo e su esso si accanisce per scoraggiarne, indebolirne ed
anche limitarne l’azione volta al bene.
Ti sei accorta che più volte ti ho spinta a ricorrere agli esorcisti?
Essi sono il nostro braccio operante, gli strumenti idonei per liberare; noi poi guariamo.
Sono stato io a suggerirti di dire a don Germio di ricorrere a Mons. Milingo; io amo quel sacerdote che tanto ti è stato
prezioso durante il mio e tuo martirio. Non lo abbandonerò”.
30 agosto 1988
Una frase del Dott. Joseph nostro ospite mi aveva spinto a delle considerazioni.
Lui aveva detto: “Pina, se due famiglie non si conoscevano neppure, la mia e la tua, di nazionalità diverse, di lingua diversa, di religione diversa (lui è ebreo), sono capaci di amarsi così, perché tutti gli uomini del mondo non possono amarsi?
Non è questo un vero miracolo?”.
Nicola questa notte: “Mamma, se il Padre è uno solo, Dio, se la Madre è una sola, Maria SS.ma, se tutti gli uomini indistintamente sono stati riscattati da uno solo, Gesù, nessun ostacolo può esistere perché gli uomini non si amino”.
“Nicò, ma anche la chiesa mette ostacoli ai matrimoni misti”.
“I tempi non sono ancora maturi, ma verrà giorno in cui non vi saranno più né cristiani, né ebrei, né mussulmani ecc..,
ma tutti si ameranno e ameranno Dio in spirito e verità”.
31 agosto 1988
Certamente chi legge è a conoscenza, sia perché ne ha parlato la televisione, sia per averlo appreso dai giornali, del film
blasfemo L’ultima tentazione di Cristo, che presto sarà proiettato anche in Italia.
A questo proposito Nicola interviene: “Vorrei chiarire alcuni punti fondamentali per poter inquadrare il problema nella sua
giusta luce.
Nessuno può accrescere di un solo atomo la gloria di Dio o tanto meno scalfirla.
Egli è l’Eterno, l’Incorruttibile, il Santo; l’uomo può solo ferire il Suo amore.
Questo piccolissimo uomo, generato e creato dall’amore di un Dio, vive ed esiste solo in virtù di questo amore, ma può
col suo rifiuto allontanare Dio da sé, ferendolo nel suo amore di Padre. É come se, ad un dato momento, l’uomo decretasse per sua sventura di spegnere il sole.
Immaginate per un solo istante cosa sarebbe la terra senza più il calore del sole e la luce che esso emana; tenebre e gelo, in una parola: morte.
Potreste obbiettare: Ma noi cosa possiamo fare? Che c’entriamo?
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No, se qualcuno ferisce una persona che ami, a cui devi la vita, tu non puoi restare indifferente senza alzare un dito; ti
assoceresti col tuo silenzio a colui che colpisce..
Vuoi proprio che Gesù ti allontani da sé, tu che ti dichiari cristiano, che vieni la domenica a consumare con Lui il suo Sacrificio, a cibarti della Sua Carne nell’Eucaristia?
É grave il tuo silenzio. Rifletti, sacerdote; rifletti, mamma, che invochi il suo aiuto quando il dolore e le malattie ti opprimono, o tremi per il tuo figliolo; rifletti, tu che sei quasi al traguardo della tua esistenza e presto sarai al cospetto di Dio;
rifletti, giovane, che hai davanti a te una vita da affrontare. É terribile non avere Dio con sé, mentre è dono immenso, incommensurabile essere al riparo del Suo Amore”.
1 settembre 1988
Questa notte grande conversare col mio Nicola.
Ero oppressa pensando a Fernanda chiusa in una situazione da cui non si intravede uno spiraglio di luce; il figlio già tossicomane,ora dedito all’alcool, ridotto uno straccio è tornato a vivere con lei, determinando situazioni sempre più preoccupanti.
Invoco Nicola con tutto il mio cuore.
Nicola: ”Mamma, quell’uomo non ha più volontà, è un relitto, ma per coloro che lo hanno generato, il figlio non è mai un
relitto perché essi non possono abbandonare o lasciare che vada distrutta una parte di loro stessi.
Così è per Fernanda, cos’ è per Dio Padre e Maria SS.ma”.
“Nicola e se li si portasse da Mons. Milingo?
Non hai tu detto che gli esorcisti sono i vostri strumenti?”
“Mamma, ma Carlo non è un bambino che tu puoi prendere in braccio e portare dove vuoi!
Dio Padre può riassumerlo in sé perché questo figlio non vada perduto”.
“Aiuta Fernanda te ne scongiuro”. Nicola: “Non posso suggerirti altro”.
“Nicò, è dura Antonella”.
Nicola: “No, mamma, è una creatura sensibile, è per questo che non riesce a dimenticare il dolore sofferto; del resto anche tu mamma, quando ti sprofondi nel dolore senza dar posto alla gioia, che dovrebbe inondarti tutta sapendomi nella
gioia, fai la stessa cosa.
La gioia che io cerco di infonderti trae origine dalla fede,dalla certezza assoluta che io sono nella gioia, che io ti sono vicino, che ti amo più di prima, che questi tre anni non hanno cambiato nulla, anzi che finalmente tu conosci me, io conosco
te, e ti par poco?”.
2 settembre 1988
Nicola: “Mamma, ieri ti avevo elencato i pregi dell’acqua di Oulx: essa disseta, lava, purifica, sana, dà forza, protegge,
guarisce e non solo il vostro spirito, ma anche il vostro corpo.
Ne hai tanta, utilizzala e non lasciala inoperosa. Perché non mi ascolti?.
Sii attenta ai miei richiami, mamma, essi sono dettati dal mio amore per voi, un amore vigile ed illuminato, niente ti consiglio che non sia necessario, mi devi credere.
Se conoscete i vostri veri bisogni ed i pericoli da cui siete circondati!
Ti avevo anche ripetuto di dire alla madre del bambino mongoloide che deve tornare da Mons. Milingo”.
4 settembre 1988
Ero un pò preoccupata per mio fratello Gaspare, ma nel profondo del mio cuore c’era la fede che mi dava serenità.
Nicola: “Mamma, non temere, non ti lascerò sola un minuto”.
Durante la notte successiva mi dice: “Mamma, la sofferenza a cui zio Gaspare va incontro è la prova più grande
dell’amore che Gesù nutre per lui; prima si converte, prima guarisce”.
Il pomeriggio tornavo a Roma con Maria, avevamo appena lasciato Sabaudia e, andando col pensiero alla tomba di Nicola, dico: “Ciao, Nicola”.
Immediatamente Nicola: “Mamma, ma io sono qui”.
Ed un intenso profumo di gelsomino invade la macchina.
Mi rivolgo a Maria intenta a guidare: “Maria, senti questo profumo di gelsomino?”.
“Si, mamma, verrà sicuramente da qualche villetta qui vicino”. “No, Maria, è Nicola!”.
10 settembre 1988
Questa mattina Nicola mi illumina sul significato profondo del titolo del suo libro Il mio amico Nicola. Fin dall’inizio era stato lui stesso a suggerirmi quel titolo, ma pensavo si riferisse a don Eugenio che inizialmente doveva scrivere la biografia,
poi al fatto che era sempre don Eugenio a presentarlo al pubblico come suo amico.
Invece questa mattina Nicola mi spiega come anche quel titolo rientri in un preciso disegno di Dio, perché lui sarà non solo l’amico di don Eugenio, ma di tutti coloro che a lui si rivolgeranno; farà loro da guida, li soccorrerà, impetrerà per loro
le grazie più grandi, sarà il loro rifugio, amico vero, amico che non abbandona, per cui tutti potranno a giusto titolo ripetere:
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Il mio amico Nicola.
14 settembre 1988 ore 10,30
Sento squillare il telefono: è Cenzina che si trova a Roma e con lei parliamo di tante cose, non ultimo di Nicola. Le racconto del miracolo da lui fatto ad un’amica di Rosy che era sull’orlo della pazzia e che è guarita dopo aver letto il suo libro.
A questo punto una interferenza nella nostra conversazione, una terza voce che esclama:
“Nicola, è un santo, Nicola è un Santo!”.
Turbate e tremanti sia io che Cenzina chiediamo: “Ma chi è lei, cosa sa di Nicola?”.
“Sono una signora molto malata, porto un busto di ferro che è un vero tormento, questa notte ho sognato un giovane
che mi ha detto: “Presto butterai quel busto; gli chiedo chi fosse e come si chiamasse e mi risponde: “Sono Nicola”.
Stamattina sono stata spinta a sollevare la cornetta del telefono e mi sono trovata ad ascoltare la vostra conversazione;
ho sentito che parlavate di Nicola ed allora non ho potuto fare a meno di farmi conoscere. Tutto ciò è meraviglioso!”.
Mi chiede se io sono la moglie e mi dice che suo marito è un ingegnere.
Chiediamo il suo indirizzo; io le dico che Nicola è mio figlio, che ho scritto un libro e lei mi supplica di farglielo avere al più
presto. Oggi conto di portarglielo. Cenzina è emozionata come me, forse più di me; è qualcosa di eccezionale quanto ci è
capitato.
Dopo Nicola: “Mamma, posso capire la tua emozione, ma non la tua meraviglia; quella signora doveva conoscermi meglio
ed io l’ho spinta ad inserirsi nella vostra conversazione”.
15 Settembre 1988
Oggi stesso ha spedito il libro di Nicola alla signora dell’ingegnere che si era inserita telefonicamente nella nostra conversazione.
19 Settembre 1988
Stavo chiedendo con insistenza a Nicola:”Nicò, fai che lo zio non abbia niente, allontana da noi questo dolore!”.
Nicola: “Mamma, se zio Gaspare non avesse niente dopo la visita del professore basterebbe una scrollatine di spalle e tutto ritornerebbe come prima; ma Dio ama zio Gaspare e desidera che il suo amore venga ricambiato perché produca frutti
di vita eterna.
Ma perché questa verità sia percepita da zio Gaspare è necessario che egli passi attraverso la sofferenza; essa è come
qualcosa che scuote, che sveglia dal torpore e dall’atonia che per tanto tempo ha paralizzato il suo spirito.
Ma tu non dire niente a nessuno e nel silenzio unisciti alla mia supplica al Padre”.
“Nicolù, ho paura di chiederti: andrà tutto bene?”.
“Si,mamma, vivrà, io sono potente presso Dio”.
Nicola sempre nello stesso giorno: “Mamma, conosco il pensiero che ti ha turbata in seguito al racconto di papà, anch’egli
turbato sullo stato mentale di zia Angelina.
É un fatto ereditario?
Ti sarò preciso al riguardo, affinché la verità renda completamente libero il tuo spirito ed anche il tuo cuore. Tranquillizzati: quella di zia non è una vera malattia nel senso che umanamente data a questa parola; se così fosse la scienza avrebbe
ottenuto risultati positivi in tanti anni di studio.
Sì sono interferenze diaboliche che operano a danno delle anime.
Ci sono due categorie di anime: una che, per le proprie debolezze e per la disponibilità al male, diventa completamente
schiava del nemico e quindi capace di produrre male; l’altra, la vittima che ne subisce tutta l’influenza negativa a cui tenta
sempre più debolmente di opporsi, ma che non arriva a fare del male.
La prima mantiene una lucidità mentale eccezionale capace di distinguere il male dal bene e di volere il male; è un’anima
veramente posseduta dal maligno; l’altra è attaccata nella intelligenza e quindi incapace di discernere la verità dall’errore
in una nebbia che diventa sempre più fitta. Come vedi, l’integrità fisica non c’entra, ma non credere che ciò sia un bene.
Ci sono sì i rimedi, ma sono tutti di ordine spirituale…”.
Di lì a poco: “Mamma, voglio ancora chiarirti il mio pensiero al riguardo.
A volte, a causa di un incidente o di un colpo alla testa si può verificare una piccola ferita che può menomare le facoltà
intellettive del soggetto.
Solo allora si può parlare di una malattia vera e propria, ma mi puoi spiegare come mai, negli altri casi, soggetti perfettamente sani vengono attaccati nelle varie facoltà del loro spirito ed in una forma assurda ed irrazionale, seminando disordine ed oscurità?
Il soggetto razionale pignolo in tutte le altre sue manifestazioni si trasforma ad un tratto in un irrazionale con delle contraddizioni che hanno dell’allucinante.
É come se una furia avesse buttato per aria tutte le carte precedentemente messe in fila con ordine e con cura. Sanno
rispondere gli scienziati al perché questi soggetti si accaniscono verso una determinata persona, magari la più innocua e
non verso un’altra?
Solo se ammetti l’opera malefica di uno spirito intelligente che li sovrasta e li condiziona puoi avere una risposta valida ai
vostri perché”.
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20 settembre 1988
“Nicolù, perché Gesù non libera Lui direttamente queste anime infelici senza ricorrere all’esorcista?”.
“Mamma, a volte lo fa, ricordi Filippo? Gesù nel suo infinito amore ha voluto rendere compartecipe del Suo atto salvifico
anche l’uomo e dà agli Apostoli ed attraverso loro a tutti i sacerdoti il potere che è solo prerogativa dell’Uomo-Dio di scacciare i demoni e liberare le anime da tale possessione, affinché anche l’uomo possa meritare la gloria riservata a Cristo
liberatore.
Il potere viene loro da Gesù e solo nella misura in cui il loro spirito è innestato a Cristo, ma sono loro che liberano.
Così è dei Santi; Dio Padre li rende compartecipi della Sua potenza e delle Sua gloria, è l’eredità a cui hanno diritto come
figli fedeli e sempre nella misura dei meriti acquistati sulla terra; sono Essi che operano i miracoli ed in virtù di questo potere.
É un errore credere di ledere la gloria di Dio attribuendo ai Santi grazie e miracoli, anzi al contrario, si esalta il suo amore
infinito di Padre verso questi figli prediletti che così operando continuano ininterrottamente a tributargli onore e gloria”.
29 settembre 1988
Per Ferdinando che chiede a Nicola se ha incontrato in Cielo Rossella Nicola: “L’impossibilità per voi umani di comprendere dimensioni che non sono più di questa terra vi porterebbe a conclusioni sempre dannose per la vostra anima; è questo
il motivo per cui solo in casi molto eccezionalissimi possiamo soddisfare il vostro desiderio di conoscenza nei riguardi dei
vostri cari trapassati.
Avete un solo dovere; quello di una preghiera incessante per loro, della riconoscenza per il bene che vi hanno voluto, della riparazione per il male che avete loro arrecato”.
11 ottobre 1988
Nicola: “Mamma, ascoltami: Ci sono avvenimenti verso i quali la tua impotenza è totale; tu nulla puoi per modificarli o allontanarli; il tuo atteggiamento in questi casi deve essere di una forte fede, ma umile e di abbandono totale.
Sii sempre serena; è il presupposto per uscirne vittoriosa. Io non ti abbandonerò mai”.
13 ottobre 1988
Ieri sera ero andata a letto un pò turbata per due motivi: quando riuniti in preghiera assistiamo a degli esorcismi possono
gli spiriti immondi lasciare l’anima che già posseggono ed entrare in un’altra?
Nicola: “Non certo in un’anima già posseduta da Dio stesso se è proprio in nome di Gesù che l’esorcista impone a questi
spiriti immondi di lasciare quelle povere anime.
Sii serena, mamma, e non chiederti mai dei perché su cose oscure che non sei in grado di capire.
Abbi solo fede, le tentazioni Dio le permette, ma solo per fortificarvi e solo nella misura che siete in grado di vincerle, perché ogni vittoria che riportate sul vostro nemico smorza la sua arroganza e dà gloria a Dio.
Ricordati poi che non siete soli a combattere, noi siamo accanto a voi.
Riguardo poi all’episodio che ti ha raccontato Maria e che ti ha anch’esso turbata, (se la medium che ha invocato il mio
spirito mi abbia in qualche modo arrecato danno), sappi, mamma, che ormai più nessuna forza malefica ha potere su di
me, né su nessun spirito che è già fisso in Dio; noi li dominiamo totalmente.
Dì a Rosi di essere tranquilla per Maria Amelia; è solo un pò di influenza.
“Rosi, vai per la tua strada serena, Gesù e la Mamma Celeste ti proteggono ed io ti sono sempre vicino”. “Nicola, cosa
devo rispondere a Cecilia?”.
“Che preghi in grande umiltà; a volte i disegni ed i desideri di Dio non vengono realizzati perché forze avverse hanno preso il sopravvento perché avete abbassato la guardia; allora è necessario chiedere con umiltà aiuto a santi sacerdoti, (perché non a Mons. Milingo?), che liberandovi dalla stretta di Satana possano consentirvi di realizzare quanto Gesù vi chiede
con insistenza”.
“É questo il motivo per cui sua Ecc. Canisio, non le dà il permesso di pubblicare i suoi scritti?”.
“Sarebbe un ulteriore pericolo per lei e per l’Opera, perché il nemico è capace di cambiare tutto il bene che essi contengono in male”. “Nico, e Lina cosa deve fare?”.
“Si lasci guidare dagli avvenimenti, sono io che li determino, è sotto la mia protezione”.
In altre occasioni sempre riferendosi a Lina: “Nicolù, pensa a Lina che deve fare l’operazione alla vista”.
“Mamma, donale i miei occhiali, non ci vedrà con essi, ma la proteggeranno.
Io so cosa sia vedere le sagome delle persone che ami, (accennava a quando pochi giorni prima di morire Gesù permise
che anche la vista lo abbandonasse), mamma, non ci vedo più, vedo soltanto la tua sagoma!”.
E poi in un altro momento sempre riferendosi ai nostri cugini che desideravano comprare la casa a Sabaudia: “Mamma,
pensa per le loro anime, il resto andrà a posto da solo”.
E così è stato.
14 ottobre 1988
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In risposta a dei lumi da chiedere a Nicola per GinettaNicola: “Eugenio, Ginetta è nella verità; quell’anima ha bisogno di essere liberata con esorcismi e lo chiede a te e tu non
puoi esimerti dal farlo; il sacerdozio non è un fiore che tu metti all’occhiello ma è amare col Cristo, è soffrire col Cristo.
Tu sai come fare, te l’ho ben illustrato, chiedi aiuto con umiltà ad altri sacerdoti, preparati adeguatamente con preghiere
e mortificazioni, ma agisci, non scaricare su di altri quello che Gesù chiede a te.
Non temere, io sarò accanto a te, non ti lascerò un istante e dalla vittoria ottenuta ti sentirai più forte, sarai più forte”.
E per Alessandro, che ha il vizio del gioco, ed è senza lavoro forse a causa della sentenza?
La madre chiede. Nicola: “Amica mia, non chiederti tutti questi perché che turbano la tua vita, abbandonati totalmente
nelle mani di un Padre che ti ama, abbi fede, sempre più fede; io Nicola, prenderò tra le mie mani la tua causa santa e la
perorerò presso il trono di Dio”.
17 ottobre 1988
“Nicò, ancora non ho idee precise e chiare riguardo al ruolo che voi Santi avete in rapporto al miracolo, puoi essere più
esplicito?
Nicola: “Mamma, potrei sintetizzare il tutto in questa frase: Dio Padre concede, il Figlio riscatta, lo Spirito opera la santificazione e Maria SS.ma con i Santi intercede, protegge, consola. Ma pur essendo ciò perfettamente esatto non rispecchia
la realtà che è completamente diversa, perché ciò potrebbe indurvi a pensare ad una gerarchia tipo quella che esiste su
questa terra con poteri specifici, chiusa, inaccessibile.
No, mamma, potrai avere una piccolissima idea se pensi ad una orchestra dove singoli musicisti, guidati dal Maestro, sanno trarre dai loro strumenti, diversi l’uno dall’altro, armonie sublimi. Essi hanno in comune il grande amore per la musica
ed è appunto questo amore che il pervade, li rende sensibilissimi, elevando il loro spirito ad altezze impensate per cui non
è possibile una nota falsa, una stonatura; sono capaci allora di comunicate agli altri sensazioni e vibrazioni mai provate. E
tutto avviene su questa terra!
Immagina allora cosa sia l’armoniosa gioia che è in Cielo, generata da questo amore infinito di Dio che ama le sue creature a cui comunica la sua potenza e la sua gloria, di cui non è geloso e che investe tutte, dalla più piccola alla più grande,
per cui ogni creatura opera nella misura della potenza di intercessione che il Padre le ha assegnata secondo una giustizia
perfetta che tiene conto dei meriti da essa acquistati su questa terra, ma in armonia con tutti gli altri beati e con tutte le
anime ancora in vita che a noi si uniscono e con le anime del Purgatorio!
Mamma, qui tutto è armonia perfetta d’amore; è l’amore di Dio Padre che ci pervade, che ci spinge ad agire in vostro favore ed il miracolo cui voi date tanta importanza non è altro che questo continuo operare in vostro favore.
Te l’avevo detto e l’avevi anche scritto alla fine del mio libro”.
20 ottobre 1988
Ieri sera sono stata da Suor Lucy e la Superiora mi ha chiesto di domandare a Nicola perché le preghiere di supplica di
tutte le suore della comunità per la guarigione della Madre Generale colpita da tumore non sono state esaudite.
Questa notte Nicola: “Mamma, l’anima di quella santa suora è pronta per la gloria del cielo. Se avessimo esaudito le preghiere delle suore, l’avremmo condannata a restare ancora in questo esilio terreno, allontanando la felicità e la gloria che
il Padre le ha destinato”.
29 ottobre 1988 ore 3.40
Nella nostra Parrocchia per il 50° anniversario della sua fondazione, si sta attuando una settimana di festeggiamenti. É
stata portata da Pompei l’immagine della Madonna del S. Rosario; un quadro bellissimo che sovrasta l’altare maggiore.
Per impedimenti di ordine familiare non ho potuto prendere parte a tali festeggiamenti, ma la sera del 28 e ieri sera ho
partecipato al Rosario meditato da un sacerdote del Santuario di Pompei.
Fin dal primo istante Maria SS.ma si è rivelata in tutto il suo amore di vera Madre; il mio rosario è diventato un dolce colloquio tra Madre e figlia e tuttora sono pervasa da questa meravigliosa commozione che mi porta a nascondere il volto
stanco e bagnato di lacrime sul suo ritrovato grembo.
“Maria SS.ma, Mamma mia cara, tu che conosci tutte le lacrime mie e la loro origine, perché tutte le hai provate, stringimi
al tuo cuore ma ricordati che la mia angoscia si placherà solo se con te stringerò anche le mie creature.
Maria SS.ma, tu che mi hai dato Nicola, donami pure Teresa, Filippo, Maria, Laura e non ultimi Antonella e Peppino. Grazie Mamma Santa, Mamma bella!
Se è necessario prendimi come vittima”.
Nicola: “Mamma, sono io che mi sono offerto vittima per voi tutti, non è necessario il tuo olocausto.
Dio Padre ha accettato il mio e Gesù, a te che chiedevi se tutte le ferite del corpo e dello spirito dei tuoi figli sarebbero
state saldate rispondeva:
“Sì non mi hai chiesto tutto, anima e corpo?”.
Quelle parole sono vere, mamma, e nessuna forza potrà annullarle o disperderle perché sono parole di Dio!”.
E poi …” Vedi, mamma, in Teresa si è verificato quello che si era verificato in te: da una parte una completa disponibilità
al disegno di Gesù che faceva di te una sua piccola voce, e dalla altra una parte di te che era rimasta soggiogata, meglio
ancora come ipnotizzata dal serpente infernale che ti faceva credere carità quella che carità non era. Situazione difficile e
pericolosa le cui conseguenze solo ora ti sono chiare e che continui a sperimentare ogni giorno.
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Era necessaria una vittima per spezzare quelle catene, così come è stata necessaria una vittima, Gesù, per spezzare le
catene che tenevano l’uomo legato al male.
Ora vivi serena, il tuo Nicola ti ha ridato con suo sacrificio quella parte mancante e tante, tante grazie che continuamente
per suo tramite il Padre e Gesù riversa su tutti voi, e anche Maria SS.ma tua Madre.
Dì, ad A…, da parte mia: Scegli la strada stretta, quella della rinunzia e dell’umiliazione che è quella dell’amore; è la più
sicura, mentre la strada larga piena di trabocchetti e di insidie e porta lontano da Gesù”.
30 ottobre 1988
Giorni fa è venuto a trovarci Mons. Giuseppe, un sacerdote di Palazzo Adriano che conosco fin dalla mia giovinezza; 83
anni, mezzo cieco, ma lucidissimo,colto preparato.
Mi ha tracciato un quadro dettagliato della situazione del mio paese diviso e dilaniato da lotte di fanatismo religioso tra
greci e latini; i due riti che formano la comunità ecclesiale di quel paese. Tutte le volte che arriva a me un’eco di tale assurda lotta che niente ha di religioso, mi sento stringere il cuore e comprendo la mia impotenza.
Questa volta istintivamente mi rivolgo a Nicola.
“Nicolù, non puoi fare niente per Palazzo?”.
Nicola: “Mamma, Palazzo è terra di missione, bisogna arrivare alle coscienze e salvare il salvabile”.
Dopo qualche giorno ripensando alle parole di Nicola che subito avevo ripetuto a Mons. Giuseppe, ma mi accorgevo come
difficile fosse realizzarle, perché Mons. Giuseppe è inviso ai suoi parrocchiani di rito latino e a quelli di rito greco.
Ma Nicola mi viene ancora in aiuto: “Mamma, devi scrivere al Vescovo; è lui che ha il potere di indire una missione, tu
puoi suggerire i missionari, per esempio quelli che sono venuti a S. Lucia”.
2 novembre 1988
Mi crucciavo per non saper dare una risposta a questa domanda: se il battesimo ci libera dal peccato di origine e con esso
ritorniamo ad essere figli di Dio, i popoli che non hanno il battesimo non sono forse essi figli di Dio?
Mi rivolgo a Nicola: “Nicò, il battesimo che cosa è in realtà?”.
“Mamma, è la risposta del cristiano alla redenzione che Gesù operò in suo favore:
Tutti gli uomini a qualsiasi credo appartengano sono stati reintegrati al posto di figli e riscattati dalla colpa d’origine per
mezzo del battesimo di sangue di Gesù Uomo-Dio.
Ma come ti dicevo l’altra volta niente vi viene imposto neppure la salvezza e con essa la felicità eterna. Deve essere
l’uomo, creato libero da Dio stesso ad aderirvi.
Il cristiano vi aderisce col battesimo, gli altri popoli con modalità diverse o singolarmente con il sì della loro volontà e con
le opere della loro vita.
Ma quante volte il cristiano durante l’arco della sua vita tradisce le promesse battesimali?
E quante volte la misericordia infinita del Padre attraverso l’offerta espiatoria del Figlio non riallaccia quel rapporto
d’amore infranto dal peccato mortale del medesimo?
Come vedi, mamma, tutti i sacramenti istituiti da Gesù stesso sono tanti atti d’amore per accrescere, fortificare la Grazia
che non è altro che la vita di Dio stesso in noi”.
4 novembre 1988
Nicola: “Mamma, dì a Claudio di stabilire con me un rapporto d’amore così come c’è tra me ed il suo spirito, che mi chiami
nei momenti d’incertezza e di dubbio, io lo illuminerò, lo guiderò nell’attuazione del disegno che Dio Padre ha su di lui, di
essere sereno e fiducioso, Claudio, perché gli sono amico”.
Il cugino di Giorgio, la cui figliola quattordicenne ha un tumore alla linfa, spinto dalla angoscia, vuol partire per l’India per
incontrare un santone che, dicono, opera miracoli (lui è miscredente).
Abbiamo affidato a Nicola la bambina.
Stamani Nicola: “Mamma, il cugino di Giorgio sotto la spinta di un dolore angosciante, cerca la verità che lo liberi da infiniti perché che tormentano il suo spirito sferzato e martoriato in questo momento particolare della sua esistenza.
Ma la verità non la troverà né in India né in nessuna altra parte della terra.
Essa è a portata di mano, è nel fondo della sua anima.
É l’amore infinito di Dio Padre che cerca il cuore della sua creatura; è l’anelito della medesima che nel profondo del suo io
vuole ricongiungersi a quell’amore, il solo che liberandolo dall’angoscia può aprirlo alla speranza e alla gioia.
É nella fusione di questi due amori: perfettissimo ed infinito quello di Dio Padre; limitato, manchevole ed imperfetto quello
della creatura che richiede la verità: quella che appaga, che libera, che consola.
É la fede questa meravigliosa forza per cui Gesù rimanda guariti gli infermi, i tribolati, i posseduti, dicendo: Và la tua fede
ti ha salvato!.”
Nicola mi illumina su un altro punto della conversazione di ieri sera con Rosi riguardante il fratello Carlo.
Nicola: “Mamma, quella sera il papà di Rosi, Luigi soffriva amando; è stato quindi in grado di recepire l’illuminazione che
gli veniva da noi, riguardo a Carlo ed ad Antonella.
Ora, Carlo deve conoscere tutti gli avvenimenti che si sono succeduti quella sera e il desiderio del padre dettato dal suo
amore per lui.
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Rosi potrà farlo a voce o meglio ancora per iscritto, con semplicità ma lasciandolo libero di decidere, senza che lei vi influisca minimamente”.
Primo venerdì del mese in Chiesa alla fine della messa incontro Alfonsina, la moglie di Adolfo già morto da parecchi anni,
anima santa di apostolo.
Mi parla delle sue ansie per il figlio missionario che ha dovuto lasciare la missione per tante malattie che lo hanno colpito;
ora è assegnato a Matera ed è affetto da epilessia.
Mi parla anche del suo immenso dolore di madre per la figlia che si è unita in matrimonio solo civile con un comunista già
sposato e come questi si sia convertito.
I due si amano tanto ed hanno una bella bambina, ma lei non riesce ad accettarlo.
Egli vorrebbe che lei lo accettasse ed è arrivato a dirle: ” Se faccio annullare il mio matrimonio precedente e ti sposo in
Chiesa, tu mi rifiuterai lo stesso?”.
Inoltre mi dice che lei vive sola, ma che la notte non ha paura perché sente una presenza che le tiene compagnia, ma
non sa chi sia. Mi ricordo di Antonella che sente anche lei questa presenza di notte e che a volte ha paura. É Nicla per Antonella, è Adolfo per Alfonsina.
Lei pensa di non aver abbastanza fede altrimenti Gesù l’avrebbe aiutata.
Nicola mi è vicino e sono troppe le luci che inondano il mio spirito, che mi fanno intravedere come su quella famiglia le
grazie ed i doni di Dio siano veramente grandi e come lo spirito di Adolfo aleggi continuamente su di lei.
L’ho affidata a Nicola e me la sono portata a casa per darle il libro Il mio amico Nicola, con la preghiera di leggerlo e farlo
leggere al sacerdote suo figlio.
Egli ha bisogno di essere liberato, perché il nemico non potendo fiaccare lo spirito suo di missionario e di apostolo si accanisce sul suo povero corpo.
5 novembre 1988
Antonella era in angoscia per il padre che non stava bene.
Nicola: “Io sono il marito ed il mio amore per Antonella ha superato i limiti del tempo; non la lascerò mai sola”.
6 novembre 1988 Sabaudia.
Stamani avevo appena finito di pregare e mi sorprendo a riflettere su quanto dettomi da Nicola il giorno 4 c.m. su Carlo.
Dicevo a me stessa; se Luigi quella sera in casa di Rosi era stato illuminato dall’alto e precisamente da Nicola circa il nome di Antonella, che avrebbe tolto il figlio e lui stesso da quell’ansia tormentosa, vuol dire che ciò è un bene sia per Antonella che per Carlo, ma il mio pensiero si è arrestato a questa riflessione.
Interviene Nicola che mi conduce attraverso l’itinerario seguito da Gesù stesso in un disegno d’amore meraviglioso e che
coinvolge tutti noi.
“Mamma, se hai pazienza ti renderò palese questo disegno di Dio meraviglioso ed incredibile.
Per capire meglio, devi partire da quella frase che ti dettai dopo la morte di Luigi: Gesù amava particolarmente
quell’anima che inseguiva da tempo tessendo attorno a lui una rete sottilissima di fili invisibili ecc. ecc..Ti avevo anche rivelato come avesse coinvolto anche me e come anche per lui avesse avuto valore la mia offerta che cominciava a dare i
suoi frutti proprio il giorno del mio funerale tramite Maria.
Tu sai di tutti gli altri avvenimenti che vedevano te, Rosi, Eugenio protagonisti, ma non sai cosa operava la grazia in
quell’anima.
In lui, attraverso una sofferenza che diventava purificazione, si faceva strada, l’amore verso il padre per quei suoi figli inceppati e prigionieri del male, mentre il rimorso di avere solo pensato al loro benessere terreno e al suo piacere lo torturava.
Il pensiero che altri avessero potuto imbrattare il sentimento puro e grato che sentiva per Lourdes lo tormentava.
Ma quello che più di tutti lo faceva soffrire era il dolore di Carlo, il domani di Carlo; quella sera la sua sofferenza toccò
l’apice. Ecco perché fu in grado di recepire il messaggio e con esso il dono: Tutto rientrava in un preciso disegno di Dio.
Ma tu sai che nulla vi viene imposto, neppure la felicità, o la gioia per cui occorre il vostro sì libero, spontaneo. Siate
strumenti sì, mamma, ma con una delicatezza eccezionale avendo come principio un rispetto totale dalla libertà
dell’individuo; pregate sì, io vi sono vicino”.
11 novembre 1988
Nicola: “Mamma, perché L. teme che le risposte ed i lumi che io ho dato agli interrogativi di don Borra sui Tabernacoli
viventi, possano recare danno alla beatificazione di V.
É perfettamente il contrario perché quegli stessi interrogativi se li porranno coloro che sono chiamati ad emettere un giudizio al riguardo e la mancanza di conoscenza della verità non gioverebbe a V..
Vedi, mamma, i messaggi di Gesù a V. sono diretti ad anime di fede, ad anime amanti capaci di comprendere l’invito di
Gesù, che le chiama attraverso parole d’amore, ad intraprendere un’ascesi che le porti a diventare tabernacoli viventi,
anime vittime quindi anche e soprattutto attraverso la rinuncia ed il dolore che purifica; mentre i miei messaggi sono diretti ad un numero enorme di anime immerse nel dubbio, tormentate da infiniti perché, sopraffatte da angosce e dolori
sia fisici che spirituali alla ricerca affannosa della verità che le renda libere, bramose di pace.
Ecco perché il mio linguaggio è diverso, ma lo scopo è sempre uno: la gloria di Dio.”
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19 novembre 1988.
Avevo scritto a Lina e a Tommaso in seguito ad una telefonata di mio cugino che ci aveva addolorato per incomprensioni
sorte e questa notte Nicola mi fa: “Sei certa che ci sia tanto amore in quella tua lettera?”.
Gli chiedo cosa rispondere a don Eugenio che vuole sapere come comportarsi con gruppo.
“Mamma, Eugenio è tempo che prenda da sé le sue decisioni, io lo illuminerò passo passo”.
Avevo letto sul Messaggero il fattaccio satanico avvenuto a Torino.
Nicola”: Mamma, è l’eterna lotta tra il bene ed il male, il pericolo è quando voi ve ne state nel mezzo e non vi decidete a
mettervi sotto la nostra protezione”.
Per associazione di idee. Il mio pensiero corre e si sposta a Cecilia. Chiedo a Nicola:
Nicola: “É possibile che spiriti maligni che hanno preso possesso di un determinato luogo possano addirittura determinare
il comportamento di chi vi abita?”.
“Mamma, è come se voi abitaste con una persona molesta che vi vuole male, ma siete sempre voi l’ago della bilancia con
il vostro sì od il vostro no, e tutto si può trasformare in vostro favore e farvi acquistare tanti tanti meriti, se saprete opporre il vostro no.
Ricordati che i Santi sono diventati tali attraverso lotte continue con le forze del male; del resto il nemico essendo pure
spirito, come lo siamo noi, è continuamente attratto verso le anime che vuole sedurre; siete voi la sua esca ed egli si sposta istantaneamente come del resto il nostro spirito che corre in vostro aiuto”.
22 novembre 1988
La signora di Caserta a cui Suor Lucy ha dato il libro di Nicola e che in seguito ad un incidente automobilistico ha perso un
figlio e una nipotina mentre una terza figlia di undici anni è rimasta menomata su di una sedia a rotelle, ieri sera in preda
ad un'angoscia senza fine mi ha telefonato invocando da Nicola una parola di speranza. Ho implorato Nicola con tutta l'anima e Nicola:
«Mamma, la sofferenza sublimata dall'amore se accettata ed offerta si trasforma in un dono immenso».
«Nicola, è come dire a quella madre rassegnati».
«No, mamma, al contrario, rinunciare alla nostra volontà per rimetterci al disegno d'amore che Dio Padre ha su ciascuno
di noi è come mettere a Sua disposizione la nostra volontà, la sola che potrebbe opporsi al suo disegno amoroso di Padre,
è permettergli così di realizzarlo.
È come dirgli: Signore, hai ragione, io non posso far niente, fai tu!
Allora diventiamo come creta tra le mani del vasaio, e i capolavori che Egli è in grado di realizzare sono eccezionali. Ma
bisogna prima rinunciare a noi stessi, ai nostri affetti più cari, alle nostre esigenze più impellenti, in un abbandono totale.
Capisco, mamma, cosa tu provi in questo momento, so quello che tu vorresti da parte di Teresa, ma pensa a me che ho
sacrificato tutto, che ho rinunciato a tutto, all'amore per te, per Antonella che era tutta la mia vita, all'amore per papà e
per i miei fratelli; ma vedi questo amore oggi mi è stato restituito centuplicato e posso darvi molto, molto di più di quanto
vi avrei potuto dare su questa terra. Posso guidarvi, condurvi al possesso del vero bene, proteggervi dal male, donarvi
tutta la gioia che siete in grado di accogliere nel vostro cuore.
Se tu dai uno, Dio ti dà cento, sii certa, dillo a quella madre che non disperi mai; io le sarò accanto momento per momento l'aiuterò, la sorreggerò nella fede, confidi in Gesù e Maria, perché grandi sono le opere del Signore».
28 novembre 1988
Ieri sera in Chiesa Giorgio, a cui avevo chiesto di Maddalena mi dà ulteriore conferma su quanto da tempo mi era sembrato di capire; mi dice: «Idee strane agitano il cuore di Maddalena riguardo all'Eucaristia; non fa spesso la Comunione
perché teme che ciò diventi un'abitudine». Bisogna molto pregare per lei, perché le sue sono solo parole, parole come
quelle di Edmea.
Provai un grande stringimento al cuore e andai a letto con un'enorme sensazione di tristezza.
Questa notte Gesù mi illumina sul grande dono di se stesso a noi nell'Eucaristia, dono totale fatto di carne e di sangue oltre che di spirito, di sofferenza e d'immolazione e attraverso questo corpo tangibile, il dono infinitamente grande della
Madre Sua tanto amata che diventa nostra Madre. Poi Nicola mi parla del Prof. Luigi a cui ieri avevo dato l'autorizzazione
di fare la conferenza servendosi del libro di Nicola:
«Vedi, mamma, che Luigi legga il mio libro con spirito umile, bramoso di verità e io lo guiderò alla conoscenza di essa affinché la stessa illumini la sua intelligenza e indirizzi il suo pensiero all'attuazione del bene che si prefigge, ma non faccia
del mio libro l'oggetto specifico della sua conferenza, perché il nemico che odia a morte quel mio mezzo tangibile che gli
ricorda la sua cocente sconfitta e che tanto bene produce nelle anime aperte e disponibili, potrebbe con la sua intelligenza
perversa agire in senso negativo suscitando dubbi e perplessità nei partecipanti alla conferenza stessa».
Mi solleva altresì da un senso di colpa che si era di nuovo affacciato alla mia mente nel sentire come Maria, la donna che
stava a S. Lucia e che tanti problemi mi aveva causato, ora stesse bene tra le suore di Suor Teresa di Calcutta.
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2 dicembre 1988
Primo venerdì del mese in Chiesa incontro Alfonsina madre del missionario a cui proprio.un mese prima avevo dato il libro
di Nicola e che tanto era in angoscia per il figlio.
Mi abbraccia commossa per dirmi che si era verificata una cosa stupenda: il figlio da parecchi anni ammalato, chiuso in se
stesso e scoraggiato per il quale temeva anche la perdita della fede, le telefona felice dicendo che stava bene, che tutto
era passato che aveva riacquistato la serenità e non aveva più l'ossessione del Brasile, (luogo dove era stato missionario),
e che anche le crisi epilettiche erano meno frequenti.
La madre raggiante ringrazia Nicola a cui avevamo affidato il sacerdote.
3 dicembre 1988
Anna mi aveva messo al corrente dell'esito della visita medica fatta a Maria Alessandra: bene riguardo alla tiroide, ma il
medico l'ha trovata deperita e con una scoliosi da tenere sotto controllo; altra visita dall'ortopedico.
Sono andata a letto un pò demoralizzata; ho invocato Nicola a più riprese, ho esclamato: «Nicola, è difficile comunicare
anche con te!».
Subito un leggero e soave profumo mi annunzia la sua presenza:
«Mamma, tu non sei serena; ascoltami: quando tu porti qualcuno da un medico coscienzioso oltre che bravo per una visita accurata, questi non si limita a controllare l'organo malato, ma comincia l'indagine di conoscenza del soggetto a partire
addirittura dalla nascita, passa in rivista gli anni infantili, gli anni della pubertà fino ad arrivare alla salute dei genitori con
l'intento preciso di conoscere attraverso le varie malattie e deficienze del soggetto, le cause che hanno determinato lo
stato attuale del malato.
Così è dello spirito, perché tu sai che l'uomo è formato di questi due elementi: corpo e spirito interdipendenti l'uno dall'altro.
Se tu vai indietro nel tempo potrai fare anche per Maria Alessandra, così per ciascun uomo, la cronistoria del suo spirito. Il
padre Filippo già miracolato sposa Anna e tutte le grazie scendono sulla loro unione: una bambina bella che li avrebbe resi felici, ma l'eterno invidioso è in agguato e stronca il loro tenero frutto che non ha visto ancora la luce.
Una bella bambina a cui avevano dato il nome Maria.
Ma Gesù li ama, permette quel dolore che trasforma in dono di offerta i cui benefici moltissimi, a loro stessi ignoti e altri
visibili ricadranno su di loro; e viene ad allietare la loro vita un'altra bambina, un'altra Maria, che loro chiameranno Maria
Alessandra, ma il cui vero nome Maria è sinonimo di appartenenza a Maria SS.ma e quindi sotto la Sua protezione.
Se tu ricordi le varie vicissitudini della vita di questa bambina che Gesù stesso chiamò: il Dono dell'Altissimo, a cominciare quando a due anni e mezzo in Sardegna rischiò di annegare e fu tirata fuori dall'acqua da una bagnante, mentre
Anna esterrefatta guardava il cappellino che galleggiava sull'acqua e in quell'occasione il rimprovero di Gesù: «Il dono va
custodito se non vuoi offendere il Donatore».
E poi più grandicella quella malattia terribile: la mononucleosi e via via i disturbi della pubertà, mentre Gesù si rivela continuamente per dimostrare la sua predilezione per Maria A.. «Maria A. è la mia stellina, non perderà la sua verginità».
In risposta al Professore di ostetricia che voleva intervenire chirurgicamente per regolarizzare il flusso mestruale.
E poi Maria SS.ma Immacolata, che alla Grotta di 0ulx, a te come dono suggerisce di comprare quel Gesù Bambino da
consegnare a Maria Alessandra e ad Elena perché lo tengano caro e lo consolino ecc. ecc..
«Mamma, da tutti questi ed altri avvenimenti vedi come Maria Alessandra ed Elena vivano sotto lo sguardo amoroso di
Gesù e della Madre Celeste ed ora sotto la mia specifica protezione? Satana si accanisce e le attacca in mille modi ma sa
benissimo che ha a che fare con me solo, e che la vittoria è solo mia; ma loro mi debbono stare vicino e così a Gesù e alla
Mamma Celeste. Filippo ed Anna debbono proteggerle con la loro fede e con il loro amore e non smettere mai di pregare».
4 dicembre 1988
Questa notte Nicola mi illumina sulla frase dettami da Gesù all'inizio della sua malattia:
«Se tu potessi vedere il baratro che ti circonda ne saresti terrorizzata, solo Io posso farti attraversare quel cunicolo buio,
se avrai tanta fede quanto un granello di senape».
Nicola: «Vedi, mamma, il cunicolo buio a cui alludeva Gesù, non era il lungo periodo di ansie e di sofferenze che precedettero la mia morte perché fino a quando c'è un barlume di speranza, e tu non solo ne avevi tanta, ma in te c'era la certezza della mia guarigione, c'è sempre un riverbero di luce, ma il buio totale che si ha quando non c'è più speranza.
Egli nel Suo infinito amore, a causa di quel tuo granellino di fede, che urlava ancora la certezza nella sua Parola fino a pochi istanti prima che io spirassi, ti ha condotto per quel cunicolo buio oltre la morte, verso la luce.
Sono stati necessari due giorni prima che io potessi rivelarmi a te, che sei mia madre imitando anche in questo Gesù stesso affinché tu per prima conoscessi la mia sorte beata.
Come vedi, non una Parola di Gesù resta nel buio e nel dubbio: Essa è vera ed eterna».
Nicola poi mi esorta ad amare di più Peppino, ad avere più attenzioni e più pazienza ricordando quanto mi ha dato in tutti
questi anni vissuti assieme e come egli sia il padre dei miei figli, suo padre.
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6 dicembre 1988
Oggi, onomastico di Nicola e compleanno di Filippo, mi sveglio con un senso di angoscia considerando esagerato l'atteggiamento di Maria nei confronti di Lia e prego Nicola di venirmi in aiuto.
«Mamma, non prendere la strada sbagliata che ti porterebbe al risultato opposto, voi non potete limitare la libertà di scelta di Maria a cui ha pieno diritto come persona; così facendo l'allontanereste ancora di più dal vostro affetto: lei gioisce ed
è felice di questa amicizia e se si sottopone a dei sacrifici lo fa con gioia e liberamente.
Se poi in Maria non c'è stato quello sviluppo armonico nella sfera degli affetti e istintivamente si è aggrappata a quelle
persone che lei pensava potessero colmare la carenza dell'amore materno, ciò non è colpa sua, tu lo sai bene, ma adesso
stai serena.
Sei stata una povera vittima, mammuzza mia, tu che bramavi amare ed essere amata, così come lo siamo stati noi figli; la
tua e nostra responsabilità sta proprio nel non essere stati vigili ed attenti ed è il pericolo che incombe continuamente su
di voi».
«Grazie, Nicolù, mi hai già fatto il tuo dono oggi!».
7 dicembre 1988
Questa mattina uno stupido diverbio tra Maria e Peppino mi fa ripiombare nella tristezza.
È proprio vero che un momento prima accettiamo commossi gli insegnamenti che ci vengono da Nicola e di lì a poco dimentichiamo ogni cosa?
Nicola interviene per illuminarmi ulteriormente: «Mamma, ascoltami: non c'è malattia che interessi il vostro corpo fisico
che non segua un determinato schema, che non abbia una sua logica ben precisa; i primi sintomi del male, poi, esso si
rivela in tutta la sua virulenza toccando la punta più alta e poi poco alla volta inizia la parabola discendente fino ad arrivare alla convalescenza prima e alla guarigione poi se segue un percorso favorevole o, nell'altro caso, ad un esito negativo.
Ma quando il Male attacca il vostro Spirito, (bada bene che l'ho scritto con lettera maiuscola perché tu non possa avere
dubbi), che comprende tutte le facoltà ad esso inerenti: intelligenza, volontà, sfera degli affetti, allora tu noti il disordine
più completo, l'irrazionalità assoluta, la mancanza di una pur elementare forma di logica.
Il soggetto diventa come la marionetta tra le mani del burattinaio, un oggetto, il trastullo di una volontà perversa ed esso
lo dirige verso il fine che si prefigge in contrapposizione a Dio vostro vero bene.
Ne puoi avere conferma, mamma, se pensi a Lina ed a tutto quello che hai potuto toccare con mano, perché la malattia
di Lina non è di natura fisica; l'avevi quasi capito quando un giorno hai esclamato:
«Solo lui poteva ideare un disegno così intelligentemente perverso, il Maligno!».
Lina, sotto la mia spinta era tornata alla fede, si era confessata dopo oltre 37 anni e attirava in quella direzione il marito;
il soggiorno a Roma, a Sabaudia, il contatto con voi, con Eugenio, tutto cooperava a liberarla definitivamente e Satana ha
sferrato il colpo grosso; ora la lotta è tra me e lui, ma la mia o la sua vittoria dipende sempre da quel povero e misero sì
della creatura.
Ti ho detto che essa è sotto la mia protezione e ti prometto che non la mollerò mai».
16 dicembre 1988
Ieri mattina, mentre pregavo Nicola mi dice: «Mamma, devi fare arrivare il mio libro a Sandro e mi indica come fare».
Mi fa capire che ciò è urgente: ho aspettato le dieci per telefonare alla persona che deve servirmi da tramite, ma essa è
ammalata e sta riposando.
Capisco che è meglio spedirlo per posta e stamani Peppino porta a termine la mia missione.
Nel pomeriggio di ieri mi sento invadere da un'ondata di angoscia per la perdita del mio Nicola come non mi era mai capitato dall'agosto scorso.
Nicola: «Mamma, offri la tua sofferenza per Sandro perché è in pericolo».
Così ho fatto e poco alla volta la pace è tornata nel mio spirito.
17 dicembre 1988
Nicola: «Mamma, ieri sera nella trasmissione: Viaggio intorno all'uomo di Sergio Zavoli che trattava della vita e quindi della morte, di tutti i partecipanti alla tavola rotonda nessuno ha colto la realtà vera di questo grande mistero: la vita e quindi la morte come mezzo di riscatto per sé e per gli altri.
Solo in questa luce potete comprendere come ogni morte per voi assurda e crudele nasconda sempre un atto infinito
d'amore del Padre e così per le grandi tragedie, terremoti compresi.
La vita e la morte diventano come una valvola di sicurezza per ristabilire un equilibrio infranto e la sofferenza che è sempre legata a questi due eventi che investono ogni uomo, nessuno escluso, se accettata ed offerta, si trasforma in gaudio.
Comprendi, adesso, mamma, perché il mio libro è così importante?
E la testimonianza diretta di chi ha vissuto questa realtà».
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22 dicembre 1988
Per don Eugenio riguardo a Maria Pia.
Nicola: «Eugenio, sei tu il medico delle anime e come qualsiasi medico del corpo devi anche tu fare la diagnosi dell’anima
che cerca il tuo aiuto attraverso la sua confessione; sii attento e illuminato perché tu devi individuare i bisogni e quindi i
rimedi.
Se Maria Pia è una carismatica, non ti è difficile capire come le forze del male cerchino di demolirne la volontà e turbarne
il pensiero.
Serviti sempre dei poteri di sacerdote conferiti da Gesù stesso: benedizioni ed esorcismi; quando confessi mettiti sempre
la stola dopo averla baciata e così negli esorcismi perché essa ti protegge e ti rende forte e poi tanta, tanta fede. lo ti sono accanto».
29 dicembre 1988 ore 3.50
Soffrivo terribilmente immersa nel ricordo del mio Nicola, ma lui mi era vicino col suo conforto persuasivo, col suo amore
che mi avvolgeva tutta.
«Mamma, non senti che ti amo anche per tutti i miei fratelli specialmente per Teresa?
Vorresti accarezzare i miei capelli, ma se fossi ancora tra voi come lo ero prima, pensi che avresti potuto farlo?
Mammuzza, ascoltami: il mio non è un capitolo chiuso, sei tu che continui la mia immolazione con la tua supplica, la tua
offerta, la tua adesione e il disegno che Dio ha su ciascuno di voi si snoda giorno dopo giorno e si attua nella misura della
vostra adesione; ma, poiché di questo disegno fanno parte altre persone cui è legato indissolubilmente, ogni vostro atto
le coinvolge determinando un esito piuttosto che un altro.
È come l'ingranaggio delicatissimo di un orologio di precisione le cui rotelline girano per conto proprio ma perfettamente
sincronizzate tra loro, ecco perché ogni vostro atto deve rispondere ad un solo imperativo: Amare».
2 gennaio 1989
Nicola: «Mamma, ascoltami: questa mattina ti voglio ancora illuminare su verità che riguardano una realtà di cui siete
protagonisti in prima persona e che tanta difficoltà incontra ad essere appieno recepita. Il vostro vero nemico è Satana,
spirito intelligentissimo, astuto e perverso la cui azione è continuamente protesa per annullarvi e distruggervi, assetato
com'è di odio e di invidia nei vostri riguardi.
Egli conosce, perché puro spirito, la parte più vulnerabile del vostro spirito è lì vi attacca per smantellare qualsiasi vostra
resistenza. In ogni vostro atto, fosse pure il migliore, si annida sempre un germe di male, male che può essere continuamente soffocato attraverso una volontà vigile, una implorazione costante a Gesù che libera, a Maria SS.ma che con noi
lotta e intercede, ma che al contrario può crescere e distruggere il bene che quell'atto racchiude.
Così puoi capire come anime privilegiate su cui Gesù ha profuso a piene mani i suoi doni ad un dato momento siano cadute nella rete del nemico.
Ti sarò più chiaro: la fede, dono meraviglioso e potentissimo, che ti tiene legata a Dio direttamente, se non è più che umile si trasforma in presunzione e superbia, diventa fede ma nel proprio io.
Abbandono in Dio: atteggiamento indispensabile, essenziale che ti assicura la vittoria sul male, ma guai se si trasforma in
apatia, in inerzia, in lassismo!
E così il dono di sé, la generosità verso gli altri possono nascondere l'affermazione del proprio io e via dicendo. Come lottare e vincere un nemico così subdolo che sa farvi credere bene quello che in realtà è male, che sa così bene camuffare i
suoi intenti malvagi?
Una sola è la strada: l'umiltà; umiltà nel pregare, umiltà nel chiedere, umiltà nello abbandono, umiltà nell'operare il bene.
Adesso ti illuminerò su Flavio che tanto mi sta a cuore perché ogni suo atto coinvolge anche Lalla e Francesco: Dio gli ha
donato dei talenti come ne ha donati a ciascun uomo fin dalla nascita a questa vita.
In Flavio questi talenti all'inizio sono rimasti a maturare nel silenzio, nell'ombra, nel nascondimento, proprio come il chicco
di grano che per svilupparsi e diventare prima germoglio e poi spiga ha bisogno di un tempo di interramento, poi viene la
primavera e spunta il germoglio.
Ma questo è il periodo più pericoloso e il più difficile, perché il germoglio è più esposto alle gelate che possono in un attimo distruggerlo.
Il ricordo del tempo trascorso nel bisogno, nell'emarginazione può giocare un doppio effetto: o viene accettato come punto di confronto, sapendo che niente è cambiato in noi e che i doni di oggi sono gli stessi che Dio ci aveva dati in origine e
che tutto, tutto dipende dal suo provvidenziale aiuto, o si arriva a credere che siamo noi i veri protagonisti del nostro benessere, che solo a noi va il merito dell'affermazione del nostro io ed allora il ricordo del passato ci spinge ad una rivalsa
continua, allontanandoci sempre più dalla verità per cui quel germe di male di cui ti parlavo e che è insito in ciascun atto
buono, si trasforma in rifiuto di qualsiasi inciampo, fosse pure la moglie o il figlio che fanno parte della nostra stessa anima e della nostra stessa carne.
Momento pericoloso, quindi, che può distruggere quello che Dio stesso ha posto in voi quale dono del Suo amore infinito.
»
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4 gennaio 1989
Nicola: «Mamma, ti ho parlato del disegno che Dio ha su ciascuno di noi e di come esso si snodi nel tempo sempre soggetto alla nostra personale adesione che via via ne determina l'esito, a volte positivo a volte negativo, fino alla vittoria o
alla sconfitta finale perché i veri protagonisti del nostro destino siamo noi.
Ora ti illuminerò su quella frase di Gesù, che tanto ti aveva sorpreso: «Ho sempre vinto lo sul Maligno... e per Nicola ho
avuto su di Lui la vittoria più grande».
L'illuminazione iniziale che ti rendeva palese come l'inferno si fosse scatenato contro di te e come al tuo naturale turbamento facesse eco: «Ma tutto il Cielo è con te» e San Michele Arcangelo: «Chi più potente di Dio se non Dio stesso?», ti
possono far capire come una terribile lotta si fosse ingaggiata tra l’inferno tutto e il Cielo attorno alle nostre povere persone, veri protagonisti della vicenda da cui dipendeva la vittoria di Gesù da una parte o di Satana dall'altra.
Il tuo briciolo di fede e il mio povero sì hanno retto perché Gesù era con noi, ecco perché la Sua è stata la più grande vittoria sul maligno.
Ma attraverso quali strade, mamma? Io sapevo perfettamente che ero guarito dal male terribile e la prospettiva di una
vita felice con Antonella nella consapevolezza di una verità trascendente che ormai possedevo mi rendeva quasi sereno,
ma percepivo pure la presenza delle forze del male, che poi ebbero il sopravvento.
Il passaggio da una speranza che era quasi certezza all'accettazione di una realtà che stroncava definitivamente ogni mia
illusione è stata terribile, è stato come se tutto il mio essere carne e spirito compreso, fossero stati immersi in un crogiolo
di fuoco per essere fusi e in effetti così è stato. Tutto è stato purificato e il mio spirito più splendente che mai era pronto
per affrontare la lotta finale in un'adesione totale ed eroica alla volontà di Dio Amore.
Essa sola ti comunicava la forza per potere andare avanti, in essa era riposta la tua fiducia.
Pensi che ce l'avresti fatta da sola? Gesù ha realizzato un disegno veramente sconvolgente che si è concretizzato superando i confini della morte.
Fai lo stesso ora, mamma, non negarti a nessuno, invoca il mio aiuto, abbandonati tra le braccia della Mamma Celeste,
chiedile che ti doni la Sua umiltà e non patirai alcun danno».
Nicola: «Mamma, hai risposto bene alla signora Raffaella, mamma di Angela, di continuare a pregare, amando e soffrendo perché solo allora la supplica è gradita al Padre e non resta senza risposta.
Vuol conoscere come comportarsi nei confronti della figlia: non può accogliere in casa il convivente perché sarebbe come
accettare tacitamente un rapporto contrario alla legge di Dio, potrebbe chiedere alla figlia di convincere il partner di iniziare le pratiche di annullamento del primo matrimonio perché solo la Chiesa ha il potere di sciogliere un vincolo che in
realtà non è valido agli occhi di Dio.
Ma, se la Chiesa al contrario lo dichiara valido, Angela dovrebbe promettere alla madre che lascerà quell'uomo, tanto senza la grazia di Dio che aiuta le coppie a superare tutte le difficoltà prima o poi quel rapporto è destinato a naufragare.
Mamma, ti voglio accennare al potere conferito a Pietro e per lui alla sua Chiesa di legare o di sciogliere, potere grandioso
e terribile nello stesso tempo e la responsabilità che investe i sacerdoti in particolare e i laici chiamati a decidere su questo argomento è immensa perché può capovolgere e annullare il comando di Gesù stesso:
"Siate un'anima sola in una carne sola finché la morte non vi divide". Ricordalo ad Eugenio».
5 gennaio 1989
Un episodio raccontatomi da un'amica riguardo ad un sacerdote mi aveva turbato.
Nicola stamattina: «Mamma, sono uomini anche loro con la loro carne che a volte geme, voi non potete pretendere in loro la santità se voi stessi non riuscite a realizzarla.
Ciò non li scusa davanti a Dio a cui debbono renderne conto, ma voi non giudicate e non rendete ancora più difficile la loro posizione, ma amateli e intercedete per loro».
6 gennaio 1989
Ieri primo venerdì del mese e riunione dei Tabernacoli viventi.
Don Eugenio commenta a lungo gli ultimi messaggi di Nicola ed io sono stata fatta segno di viva attenzione da parte di
tutti i partecipanti.
Nicola con i suoi messaggi illustra anche a fondo i pericoli a cui sono esposti gli strumenti e io mi sento piccola e desiderosa di solitudine e di nascondimento.
Una grande tristezza si è impossessata di me.
Questa mattina Nicola: «Mamma, ma io per poter soccorrere le anime che cercano il mio aiuto, ho bisogno di te! Di te che
sei il tramite tra loro e me, comprendi?
Non temere, ricordi come nel lungo periodo della mia malattia, tu vivevi momento dopo momento aggrappata a Gesù e
alla Sua parola? Essa sola ti era di guida.
L'amore mi ha salvato, mamma, l’amore per Gesù, l’amore per voi, ecco perché ti dico sempre ama, ama, mamma, non
allontanarti mai dall'amore nelle piccole cose, se poi vuoi affrontare le grandi prove. Alla grande vittoria di Gesù si contrapponeva la cocente sconfitta di Satana che credeva di avere vinto lui capovolgendo l'esito finale dell'intervento sul mio
povero corpo; ecco il suo odio che non si estingue mai e che continua ad accanirsi contro di voi che siete i continuatori
della mia opera di salvezza».
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7 gennaio 1989
Sono a letto: mentre il pensiero corre a Fernanda mi chiedo se il figlio ha poi avuto il posto che gli avevano promesso. Ad
un tratto mi domando il significato della frase di Nicola del settembre scorso: «Il Padre può riassumerlo in sé perché questo figlio non vada perduto», frase che mi aveva lasciata perplessa e di cui invano avevo chiesto il significato.
Immediatamente sono spinta a domandarlo ancora una volta a Nicola che così mi risponde: «Mamma, quando una persona perde il posto e poi viene riassunta non vuol dire che torna ad occupare il posto che prima aveva perduto? Questa volta è il posto di figlio presso il Padre».
Con grande gioia mi affretto a telefonare a Fernanda.
8 gennaio 1989
Tante volte mi sono chiesta se quella frase nella preghiera a Maria Madre della Chiesa: «Nostra unica e santa Mediatrice»
fosse esatta; non è il Cristo il nostro unico Mediatore presso il Padre?
In questo momento Nicola mi dice: «Mamma, Maria, la Madre è l'unica e santa Mediatrice presso il Figlio e Gesù nulla può
negare alla Madre Sua; ma Gesù è anche Dio con il Padre e con lo Spirito e tutto gli viene concesso di quello che chiede.
Vedi come partendo da Maria si arrivi al Padre?».
Per illuminazione comprendo come anche a me che sono madre del mio Nicola egli, perché mio figlio, ottiene da Dio le
grazie che chiedo.
10 gennaio 1989
Questa notte lungo conversare con Nicola in maniera piana, serena; abbiamo toccato gli argomenti più svariati, ho chiesto
cose le più semplici e banali come dei perché insoluti da tempo.
«Nicò, il chirurgo ha letto il tuo libro?». «Sì, mamma, ma ha avuto dei dubbi e dei complessi di colpa, per questo non ti ha
risposto». «Nicò, ... era davvero un demonio?».
«Mamma, nei miei riguardi sì, del resto anche Satana ha bisogno di strumenti per portare a termine i suoi disegni malvagi». «Nicò ti ricordi del dottor B.?».
«Mamma, noi non dimentichiamo, io lo seguo e lo guido e tante volte l'ho liberato da vari pericoli; fagli arrivare il mio libro così anche lui mi sentirà vicino».
«Nicò, e Luigi P...? Debbo telefonargli?».
«Mamma, abbiamo sfiorato un vespaio, tu non far niente, ci penso io, perché quell'anima mi interessa».
«Nicò, mi hai reso felice quando ieri sera mi hai fatto comprendere che le preghiere che io ti rivolgo sono le prime ad essere esaudite».
«Vedi, mamma, non c'è legame più intimo d'amore di quello che lega la madre al figlio; se poi la tua richiesta è corroborata da un atto d'amore, amore che tu senti verso l'anima che mi proponi di aiutare, allora la tua supplica viene immersa
nell'onda infinita dell'amore del Padre verso le sue creature, allora quasi sempre essa viene accolta, fermo restando il
principio di questo continuo operare della grazia nella vostra vita.
Vedi, mamma, il miracolo su Filippo non fu la sua guarigione che avvenne in quel determinato periodo del 1967; esso fu
soltanto l'epilogo di un lungo e costante operare di Gesù e che va molto indietro nel tempo, perché sei stata sempre tu
l'oggetto dell'odio del nemico che ti colpiva attraverso noi figli, tutti insieme e ciascuno in particolare: vedi Filippo, Lalla,
Maria, Teresa e poi me e non credere che sia finita, solo che ora sei più esperta e poi ci sono io che ti illumino e ti proteggo».
«Nicò, ma quel dolore nella mia carne lo sento sempre!».
«Mamma, certo che lo senti sempre, tu l'hai chiamato uno strappo nella carne viva e tale è in realtà e non si ricuce quello
strappo, mamma, perché avevi cinque figli e ora nei hai quattro.
Pensa che Maria SS.ma. che pure vive in corpo e spirito totalmente immersa nella gloria del Figlio in una felicità infinita,
quando fate soffrire il suo Gesù, rivive la straziante agonia del Golgota, come se fosse ancora inchiodata a quella Croce».
«Nicò, mi hai parlato del figlio di Fernanda spiegandomi con chiarezza come essendo ridotto ad un relitto senza volontà, il
Padre, perché questo figlio non vada perduto, lo riassume al posto di figlio di Dio.
Io penso che sia lo stesso per tutti questi giovani drogati, veri relitti senza volontà, ma in concreto cosa succede? Il Padre
darà loro ancora una volta i doni che prima possedevano o li chiamerà a Sé?».
«Mamma, secondo una giustizia perfettissima d'amore opererà per alcuni in un modo, per altri nell'altro modo ma sono
entrambi due atti d'amore».
16 gennaio 1989
Anna mi aveva chiesto di domandare a Nicola se il suo desiderio di cambiare casa vendendo la sua e comprandone un'altra era una cosa che si sarebbe realizzata e Nicola mi risponde al riguardo:
«Li aiuterò affinché trovino una soluzione che sia di gradimento a loro senza costituire un aggravio creando altri problemi».
Ancora Anna: «La mia bambina morta, non ancora nata, Nicola sa dove si trova?».
Nicola: «II suo spirito era incontaminato, era stata offerta in dono a Dio; ora aleggia attorno al trono dell'Altissimo».
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17 gennaio 1989
Nicola: «Mamma, quanto consigliato in data 13 febbraio 1988 ad Eugenio, circa il modo di comportarsi nei riguardi di Matilde, non dimenticare di inserirlo nella nuova edizione perché è una lezione di santità per i Sacerdoti e per voi laici che
spesso giudicate dalle apparenze».
19 gennaio 1989
Nicola: «Mamma, voglio chiarirti dei dubbi che ogni tanto a tua insaputa affiorano nel tuo spirito. Tu sai che appena l'anima lascia questa terra viene immediatamente sottoposta da Gesù stesso al giudizio particolare ed essa, se meritevole di
salvezza e se i suoi meriti sono tali da meritarsi subito la visione di Dio, va direttamente in Paradiso o in Purgatorio per
essere purificata per un tempo più o meno lungo.
Ci sono poi anime che purtroppo per il loro rifiuto di Dio da sole si condannano all'inferno.
Quello che forse non sai è che ci sono anime che, colte dalla morte in maniera repentina a causa di un incidente o perché
vittime di morte violenta, non hanno avuto il tempo di un solo atto di pentimento.
Per queste anime che non sono meritevoli né dell'Inferno, né del Purgatorio il giudizio è sospeso. Tutto questo puoi meglio capirlo se parti da questo amore infinito di Dio Padre e dalla Sua giustizia perfettissima che è soltanto amore.
Per queste anime la vostra preghiera deve essere costante e amorevole perché esse riescano a distaccarsi dagli affetti
terreni cui si sentono ancora legate”.
20 gennaio 1989
Chiedo a Nicola lumi per poter rispondere alla mamma di Marco oppressa e schiacciata dal peso di una grande ed assurda
disgrazia.
Nicola: «Vedi, mamma, a volte le persone vengono investite da tremende ed improvvise sciagure che se non le spezzano
in modo definitivo le riducono a poveri esseri martoriati ed infelici. La logica umana si perde nella ricerca dei perché che
assieme alla sventura tormenta le loro povere anime. Così è stato nella nostra famiglia, così è stato di me in particolare.
Tu sai bene che il male non trae origine da Dio Bene infinito, ma che Egli lo permette.
Sta qui il punto di luce da cui si irradia un disegno di infinito amore del Padre, che vuole trasformare tutta quella sofferenza in gaudio; bada bene, mamma, sofferenza non voluta da Lui, ma causata sempre dal vostro peccato.
Ma per poter realizzare il Suo disegno d'amore ha bisogno della vostra adesione, della accettazione di quello stato particolare che si è determinato e che dà origine a tanto soffrire.
Fede, quindi, consapevolezza che Dio amore vuole toglierci dai guai, anzi vuol trasformare il nostro male in fonte di bene,
adesione alla Sua volontà in un abbandono totale.
Ti ho tante volte detto che è proprio la vostra volontà, in opposizione alla Sua che non gli permette di realizzare quel progetto meraviglioso d'amore che Dio Padre da sempre ha per ciascun figlio.
All'offerta di me malato, straziato, impotente da parte tua ad aiutarmi in qualche modo, e al mio sì umile e consapevole,
Dio ha corrisposto col miracolo più sconvolgente che ha superato i confini della morte: Io, Nicola, vivo sempre non solo in
Cielo, ma nel cuore di voi tutti, nel cuore di tutti coloro che mi chiamano.
Ed aiuterò anche Marco e la sua povera mamma, stanne certa, ma ho bisogno della loro fede, fede che dà origine alla
speranza, che è già speranza.
Mamma, consiglia la mamma di Marco di meditare a lungo e profondamente il mio libro alle pagine 47 - 48».
Nicola: «Mamma, quando la Mamma Celeste deve intercedere per voi presso il Padre non mette in evidenza i vostri peccati, quelli li copre, ma i vostri meriti. Seguite il suo esempio!».
21 gennaio 1989
Nicola: «Mamma, vorrei illuminarti ulteriormente su cosa è in realtà un Tabernacolo Vivente.
Ascoltami: il Tabernacolo è quel ricettacolo, prezioso più o meno dove Gesù sotto la specie del pane e del vino dimora
stabilmente, mentre la teca è quella piccola custodia necessaria al sacerdote o a chi per lui, per portare l'Eucaristia agli
infermi o ai moribondi.
Quello che voglio mettere in evidenza è che Gesù sotto le specie Eucaristiche sia nel Tabernacolo che nella teca è in stato
di vittima.
Egli non può incenerire il ladro sacrilego che ruba il calice prezioso e butta o imbratta le sacre Ostie, né fulminare colui
che in peccato mortale si nutre del Suo Corpo SS.mo, né sfuggire ai pericoli o agli oltraggi cui è esposto nella teca.
Il Tabernacolo vivente invece è il cuore della creatura che corrisponde all'amore infinito di Gesù pur nella limitatezza
della sua condizione umana e l'attrae al punto tale che esso diventa dimora stabile di Gesù stesso, ma non in maniera
vincolante come nell'Eucaristia, non in stato di vittima, ma liberamente, in un rapporto d'amore che si rinnova momento
dopo momento e che può cessare all'istante se la creatura dovesse offendere l'amore del suo Dio.
Nel Tabernacolo vivente Gesù è il trionfatore: Egli possiede quell'anima e ad essa si dona nella misura dello spazio che
la medesima Gli concede».
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22 gennaio 1989
Lettera a Joseph.
«La Chiesa nella sua millenaria saggezza è molto prudente nel sancire e confermare con la sua autorità un avvenimento
extranaturale quale può essere un'apparizione in seguito alla quale si verifica quasi sempre un aiuto sensibile, come un'acqua miracolosa, per i più increduli, che spinti dai loro bisogni se ne servono; ma quello che volevo farti capire è che
questo processo nasce da quell'avvenimento, si propaga nel popolo di Dio che, con la sua testimonianza di fede in seguito
ai prodigi e ai miracoli che esso determina, spinge la Chiesa a prenderne atto.
Guarda Lourdes e Fatima che hanno atteso anni prima del verdetto ufficiale, mentre i vari Papi anche prima si sono inginocchiati testimoniando, e milioni di fedeli e di ammalati vanno riportando se non sempre la guarigione del corpo, quella
dell'anima che è la più importante.
Ascoltami Joseph: usa l'acqua benedetta per i tuoi ammalati, invoca Maria SS.ma. «Immacolata della Grotta di Oulx» con
fede e vedrai cose grandi.
Tu sai che tutta la tua vita è interessata di prodigi e che Maria SS.ma e Gesù guardano te, Francesca e la tua famiglia con
occhio di predilezione.
Opponi la tua bella fede di ebreo a quella sclerotica del sacerdote cattolico ed insieme preghiamo per lui perché Maria
SS.ma. «Immacolata di Oulx» lo stringa forte al Suo Cuore di Madre, comunicandogli quella luce e quell'ardore che solo
una Madre può dare».
29 gennaio 1989
Notte tormentata da tentazioni; solo dopo Nicola mi viene in aiuto:
«Mamma, non avere paura perché non sei sola, Gesù ti ama e noi ti siamo vicini.
Cosa credi, anch'io sono stato tentato nella carne; se tu avessi mai potuto vedere quale immensa lotta si era scatenata
attorno alle nostre povere persone, ma Gesù era con noi e ne siamo usciti vittoriosi. Se anche due interi eserciti fossero
schierati per difenderti, non saresti così protetta come tu sei ora, perché tutto i1 Cielo è con te».
31 gennaio 1989
Messaggio per Flavio
«Ascoltami, Flavio, tante volte sono venuto in tuo soccorso non solo perché ti voglio bene ma perché ogni tuo atto, ogni
tua decisione coinvolge anche Laura e Francesco che mi sono particolarmente cari.
Vedi, Flavio, ci sono due realtà; una è quella che si svolge giorno dopo giorno e che potete verificare e constatare attraverso i vostri sensi; l'altra è quella, ed è la più importante, che sfugge al vostro controllo sensoriale perché si svolge in
una dimensione che non è più terrena.
Essa investe soprattutto il vostro spirito ed è dominata da forze contrastanti che determinano l'andamento, a volte favorevole, a volte sfavorevole della vostra vita.
Ma i protagonisti veri di questa lotta siete voi.
Mamma a voce ti può essere più precisa, adesso, affinché il mio aiuto si concretizzi e diventi canale di protezione per te e
per la tua famiglia.
Promettimi di fare con impegno quanto ti chiedo:
1° Stare vicino a Gesù il più possibile specialmente con l’Eucaristia.
2° Pregare ogni giorno assieme a Laura e a Francesco fosse pure per dire una sola Ave Maria.
3° Bere ogni mattina un bicchiere dell'acqua di Ulzio senza preoccuparti della difficoltà che incontri per andarla a prendere.
La cosa più importante che poi ti chiedo e che devi realizzare al più presto è quella di andare a trovare P. Guido, digli chi
sei e che ti manda la mamma di Nicola, io l'avvertirò.
A Laura la Madonna chiede il digiuno al venerdì. Tutto ciò è molto importante.
1 febbraio 1989
Mi aveva tanto addolorato Franco, venuto da Napoli con tanti, tanti problemi concernenti la sua famiglia. Nicola, attraverso i suoi scritti, gli aveva chiarito molti punti additandogli la strada da seguire.
Questa notte torna ancora sull'argomento, dopo avermi fatto capire come trovandomi presa da mille pensieri, distratta e
stanca gli riesca difficile comunicare con me ed essere quindi di valido aiuto a chi lo cerca e lo invoca.
Riferendosi poi a Franco: «Mamma, vedi, il nemico da bravo stratega prima divide e poi attacca separatamente perché gli
riesce più facile ottenere la vittoria.
Anche lui ha bisogno di esorcismi e di preghiere, di chiedere aiuto ad anime che lo sostengano con la loro fede e di stare
più che può al nostro riparo; è quella la sua forza e deve non aver paura perché solo Gesù è il Potente e tutto si sbriciola
e si dissolve ad un Suo cenno».
«Nicò, Anna ti chiede se deve cambiare casa, tu sai che vuole vendere la sua per comprarne un'altra». «Mamma, aiuterò
Anna».
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2 febbraio 1989
Mesi fa era sorta una discussione con una mia amica circa il costo delle messe gregoriane che varia da un sacerdote all'altro in maniera sensibile.
Nicola mi illumina al riguardo:
«Mamma, il Sacrificio del Cristo nella Santa Messa non è cosa che rientra nella tariffa e il sacerdote che la celebra fa solo un servizio.
La rimunerazione per tale servizio dovrebbe essere un'offerta libera, ma che tenga conto delle possibilità di colui che lo
chiede, ed anche delle possibilità del sacerdote che lo fa».
3 febbraio 1989 – ore e di notte
«Nicò, piango perché comprendo come i tuoi messaggi che passano attraverso le nostre povere parole, fossero pure quelle di un sacerdote, perdono di chiarezza, di incisività e diventano anch'essi oscuri e nebulosi.
Solo le tue parole, limpide, coerenti, bellissime, solo i concetti che esse esprimono arrivano al nostro spirito e lo commuovono suscitando un senso di gioia e di appagamento».
Gesù: «Pina mia, ogni qualvolta Nicola riesce a comunicare con te e tu a trascrivere quello che lui ti rivela, è un dono infinito del mio amore per voi, è dal mio cuore che partono questi fasci di luce per illuminare zone di ombre e di tenebre».
«Grazie, mio Gesù, per il dono grande, grandissimo del libro di Nicola e per l'altro che uscirà, perché solo così le anime
potranno attingere la verità direttamente da Te attraverso Nicola ». Oggi 1° venerdì del mese alla Comunione in Chiesa.
Gesù: «Sai perché nel mistero dell'Eucaristia mi sono servito del pane e del vino? Perché, nel mio amore infinito, ho voluto coinvolgere anche la creatura nella offerta di immolazione al Padre attraverso il frutto del suo lavoro e della sua fatica».
4 febbraio 1989
«Nicola, ieri sera ha telefonato Carmela per Daniela di Torino, la ragazza diabetica; essa ti chiede se guarirà. (La glicemia
era arrivata a 500, ma ora è scesa a livello normale).
Nicola: «Mamma, non si ricorderà più di avere avuto il diabete».
«Nicola, ma quante anime ricorrono a te che tu guidi e proteggi?».
«Tante, mamma; sarebbe bello se attraverso il tuo canale io potessi far sentire la mia voce con consigli e suggerimenti,
soprattutto col mio conforto e le mie luci, ma è così difficile convogliare a me tutte le tue facoltà di ascolto!
Vorrei penetrare nel tuo intimo per poter guidare non solo te e i miei cari, ma tutte le anime che a me si rivolgono.
Mamma, a tutte le anime che invocano il mio aiuto attraverso te, dì loro di far sì che il loro spirito sia il più possibile legato
al mio e questo l'ottengono con una ricerca costante del mio aiuto e della mia protezione e poi siano vigili ed attenti allo
svolgersi degli avvenimenti che si susseguono nella loro vita, per poter individuare l'origine e agire di conseguenza, perché sono io che li determino».
«Nicò, ma per Lina non è stato così».
Immediatamente Nicola: «Mamma, ma Lina non si è lasciata guidare dagli avvenimenti tutti favorevoli che io avevo costruito; anzi li ha rifiutati uno per uno».
«È vero, Nicola, è proprio vero; Nicola, adesso mi alzo per scrivere quanto mi hai detto».
«Sì, mamma, perché ogni luce che ti viene da me è un dono, un grande dono di Gesù che tu non puoi eludere».
5 febbraio 1989
In Chiesa ascoltavo con interesse il Sac. che, durante l'omelia nell'esporre il resoconto del bilancio in cui si era registrato
un passivo di 57 milioni anche a causa dei lavori di tinteggiatura della Chiesa, esortava i fedeli ad essere generosi per portare in pareggio tale bilancio.
Esponeva le cose con esattezza e con motivazioni così valide che ripetevo a me stessa:
«È giusto, è giusto». Ma Nicola interviene: «Mamma, tu mi hai affidato quell'anima, ora è necessario che tu mi ascolti.
Ogni parola, ogni richiamo, ogni esortazione che egli ha diretto ai parrocchiani è giusta e santa; qui finisce il suo dovere di
Sacerdote ed ha inizio il vostro sia individuale che collettivo, ma in contrapposizione e parallelamente a questo ha inizio
un altro comportamento più delicato, più responsabile che investe direttamente la sua anima nei confronti di Dio stesso.
I mezzi finanziari che voi parrocchiani mettete a sua disposizione non gli appartengono, egli dovrà rispondere a Dio stesso
di come li ha utilizzati, con quale oculatezza li ha spesi, se il fine che si prefiggeva era perfettamente limpido o se non risentiva della ricerca del suo io.
Ha un modello perfettissimo da imitare: Gesù, che nella sua vita terrena dimenticava persino di mangiare e cedeva la sua
ciotola di latte al povero che ne aveva più bisogno, Gesù che non aveva neppure un giaciglio per dormire.
Basta attingere dal Vangelo con spirito umile per sapere come comportarsi.
È facile riunire 130 barboni ed offrire loro un pranzo gratis e non sudato, ma chi ha veramente bisogno di quel cibo materiale? O non hanno più bisogno di un altro cibo?
Quante le voci di quel bilancio potevano essere eliminate o ridotte?
Sono domande che Gesù stesso gli porge e tante altre ancora a cui lui solo può rispondere.
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Mamma, il sacerdozio è un dono troppo grande che Gesù fa a certe creature privilegiate, ma la responsabilità che ne deriva è altrettanto grande».
8 febbraio 1989
Messaggio per Lucia.
Nicola: «Lucia, non pensare che io non abbia sentito le tue implorazioni di aiuto e che non sia venuto in tuo soccorso perché al contrario sono io che ho determinato gli ultimi avvenimenti, aiutandoti a spezzare una catena che stava per distruggerti.
Non avere rimpianti, perplessità, dubbi; dovevi difendere i tuoi figli da un padre che padre non era, perché non è degno
di questo nome chi si rivolta contro la sua stessa carne.
Ora l'incubo è passato, più serenamente potrai rivedere il tuo passato nella sua giusta luce.
Ma il tuo matrimonio credi proprio che sia veramente esistito? Pensi che sia stato ratificato in Cielo? Pensi che avesse i
presupposti per esserlo?
Più in là potrai chiedere l'annullamento.
Sei sotto la mia protezione: invocami e io corro in tuo aiuto, ti guiderò, ma tu abbi fede tanta fede; nello scoraggiamento
e nel dolore rifugiati tra le braccia di Maria SS.ma che è nostra vera Madre, lei ti consolerà, ti proteggerà, ti accarezzerà.
Sii forte, Lucia, per te e per i tuoi bambini che ora hanno te sola».
10 febbraio 1989
Avevano sequestrato un bambino di 12 anni (poi liberato il giorno appresso), ed ero andata a letto con un'angoscia senza
fine.
Mi rivolgo a Nicola: «Nicò, tu sai dove questi delinquenti nascondono i loro ostaggi?
Se tu me lo rivelassi, potremmo sconfiggere tutte le anonime sequestri». «Mamma, tu non sai quante anime tornano a
Dio attraverso questa terrificante esperienza e non solo quelle direttamente interessate; e poi non dimenticare che nel
cuore del Padre ci sono anche loro, i carnefici, mentre Gesù come allora sulla Croce, grida: Padre, perdona loro perché
non sanno quello che fanno. Mamma, è tutto un gioco sottilissimo d'amore, credimi, sono tutte conquiste per le anime
non completamente avulse da Dio, sono continui richiami.
Anche i casi più tragici in cui l'ostaggio viene ucciso, nonostante sia stato pagato il riscatto, ti fa comprendere come neppure una cifra di denaro sia pure astronomica sia in grado di assicurare la salvezza di una vita.
Nota bene: il fenomeno dei sequestri è maturato nelle società opulente dove il comune denominatore è il denaro e colpisce non il povero o colui che vive una vita fatta di sacrifici e di onesto lavoro, ma colui che detiene una somma considerevole di denaro, il ricco che colpito negli affetti più cari diventa disponibilissimo a rinunciare a tutta la sua ricchezza accumulata in tanti anni di lavoro, a volte neppure onesto, pur di riavere il figlio o la moglie o il padre che ama. A quante
considerazioni vi porterebbero questi avvenimenti che vi turbano, se voi li vedeste nella giusta luce!
L'amore di Dio Padre che, pur di salvare un suo figlio in pericolo, fa tacere la sua dignità di Dio offeso, si spoglia di tutte
le Sue prerogative, e manda il Suo Gesù a farsi uccidere dai malvagi.
Gesù che abbraccia con amore la Croce e vi si lascia inchiodare, per salvare tutti i peccatori.
Mamma, non chiedermi di aiutarti come dici tu per sventare tutti i sequestri; lascia che sia la sapienza di Dio ad intervenire in ogni singolo caso come a Lui piaccia e solo per un fine di bene. Non vedi che a volte un ostaggio viene liberato
senza il pagamento di un qualsiasi riscatto e un altro segue un itinerario diverso? Voi non siete in grado di vedere il perché due casi identici si risolvano in maniera così opposta e siete spinti a pensare che Dio non è giusto, non è equanime,
ma vi sbagliate perché Dio ama nella stessa misura i suoi figli, ma per guarirli dai loro mali adopera le medicine più adatte».
13 febbraio 1989
Nicola: «Mamma, ascoltami, devi far capire a Maria Pia e convincertene sempre più tu che il mio libro non è un libro come
tutti gli altri e che ogni mia parola deve essere luce e guida per voi, perché possa attuarsi il disegno di Dio che è disegno
d'amore.
La vostra deve essere testimonianza fedele sino allo scrupolo di quanto vi viene rivelato.
È colpevole da parte vostra cercare di velare la verità servendovi di iniziali al posto del vero nome rendendola così meno
chiara agli interessati, i quali da essa debbono modificare giudizi e modi di vita in aperto contrasto con quanto Gesù chiede a ciascuno di loro, e rendendola ancora meno accessibile a tutti coloro che leggendo non riescono più ad individuare il
filo conduttore che si snoda attorno ad ogni singolo avvenimento.
È meschino il vostro gioco, mamma, dillo a Maria Pia, dille che non tema che la sua immagine venga deformata o svilita,
al contrario, davanti alla conoscenza della verità tante anime oggi accusatrici lasceranno cadere dal loro cuore dubbi e sospetti, perché è la verità che vi fa liberi. Anche questa è una carità nei loro confronti, mamma, comprendi?
Il dono che il Signore vi fa attraverso i miei lumi è veramente grande, mamma, ma non svilitelo, non rendetelo vano. Anche se non riuscite a comprenderlo, fidatevi di me; io vi amo e non posso che condurvi a Dio.
Maria Pia, questi miei lumi sono un dono da parte di Maria SS.ma, Immacolata di Oulx; fai come ti dico, liberati da tanti
lacci che ti legano al passato, (causa di interdizione, incomprensioni, calunnie ecc.), sia la tua mente totalmente protesa a
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scoprire i disegni che Dio ha su di te in un'adesione totale e non chiederti mai cosa potrebbe capitarti se agisci in un modo che a te non sembra prudente».
«Nicò, Maria Pia, mi dice sempre che lei segue i suggerimenti e i consigli del suo Direttore Spirituale e che ad essi rimane
fedele praticando così l'ubbidienza».
«Mamma, e fa bene, perché il Sacerdote che è chiamato a guidare un'anima riceve un aiuto particolare e i consigli che
esso le dà sono tali che la mettono al riparo da sbagli che possono arrecare imprevedibili e irreparabili danni, ma non dimenticare che essi quasi sempre ubbidiscono ad una logica umana, data dal vostro limite di creature.
Quando si ha il privilegio di essere direttamente illuminati dall'alto allora tutto acquista un significato diverso. Dì a Maria
Pia di fare il contrario: sottoporre i miei lumi al suo Direttore Spirituale perché le dia il suo assenso, farà così due atti meritori: ubbidienza il primo, illuminazione al Sacerdote il secondo».
14 febbraio 1989
Ieri sera Rosi mi diceva che Lucia mi aveva cercato a Sabaudia.
Chiedo a Nicola la frase che allora aveva sintetizzato il suo preciso intervento nei confronti di Lucia e del marito; non ero
più riuscita a ricordarla.
Nicola: «Gli ho strappato di mano la carta vincente». Si riferiva al fatto che il marito di Lucia stava attuando un preciso
disegno diabolico per fare interdire la moglie e sottrarle i figli e che col suo intervento, infondendo in Lucia il coraggio di
una denuncia per percosse a lei ed ai bambini, aveva capovolto la situazione.
«Nicolù, ma Lucia ama il marito».
«Mamma, il marito di Lucia è malato: lei deve amarlo allo stesso modo come un medico cui è affidato un intero reparto in
ospedale ama il suo singolo paziente per la durata del tempo che lo visita, lo cura, gli prescrive i rimedi, poi uscito dall'ospedale è libero, non porta con sé tutte le angosce dei suoi malati, si ritempra in seno alla sua famiglia perché anch'egli
ha diritto alla gioia.
Che Lucia pensi ai suoi bambini, li circondi di tanto amore e li curi e cerchi in tutti i modi di isolare i momenti inevitabili di
angoscia legati a situazioni che dovrà pur affrontare dal resto della sua giornata e dalla sua stessa vita che deve trascorrere più serena possibile per poter dare a se stessa e ai figli quella atmosfera di tranquillità oggi assolutamente indispensabile.
Io non la lascerò un solo minuto, l'aiuterò sempre in tutte le circostanze».
15 febbraio 1989
Avevo letto nel libro: «Perché hai scelto me?» diario di una convertita, come Dio Padre in sogno le avesse detto che Maria
SS.ma era Sua Sposa: e lei da questa parola aveva dedotto che anche Maria SS.ma era di natura divina sia pure per grazia. Attraverso la sua Maternità Divina il Figlio le avrebbe comunicato la sua divinità, mentre Lei gli avrebbe dato la Sua
umanità. Quelle parole e quelle riflessioni mi erano sembrate azzardate.
Stamani Nicola improvvisamente mi si rivela così: «Mamma, non ti avevo detto che il mistero di Maria SS.ma deve essere
ancora svelato?
Adesso ascoltami: se tu mi segui arriverai alle stesse conclusioni di quell'anima convertita ma per vie completamente diverse.
Tu devi partire dalla paternità reale di Dio Padre che genera la sua creatura attraverso un piccolissimo frammento del suo
stesso essere. Il figlio generato ha inequivocabilmente la stessa natura del Padre che lo genera, così è dell'uomo, così in
natura e poiché il Padre è di natura Divina anche il Figlio è di questa stessa natura, ecco perché qualsiasi uomo generato
e creato da Dio non muore mai ed è eterno nell'essenza, anche se per sua colpa finisce nel fuoco eterno e vorrebbe lui
stesso essere distrutto.
La natura di Maria SS.ma è divina come quella di ciascun uomo, ma a differenza nostra Lei, la Purissima, non ha svilito o
prostituito la sua natura d'origine come ha fatto l'uomo ed è per questo che è stata degna di essere la Madre di Gesù».
16 febbraio 1989
Nicola: «Mamma, se ben ricordi Joseph nella sua meravigliosa intuizione ti diceva che non doveva essere impossibile che
tutti i popoli della terra si potessero amare dato che le nostre famiglie diverse per nazionalità, lui polacco, noi italiani, per
religione lui ebreo, noi cattolici, si amavano in quel modo. Era questo a suo avviso il vero miracolo, io chiarii ancora il
pensiero dicendo: se il Padre è uno solo: Dio, se la Madre è una sola: Maria SS.ma, se il Figlio che ci ha redenti è uno solo: Gesù Cristo, se lo Spirito che opera è amore, è chiaro che in Dio siamo tutti fratelli, che Maria SS.ma la Madre è anche
la sposa del Dio, uno e Trino».
Per Giorgio.
Nicola: «Giorgio, tu mi sei caro, apri il tuo grande cuore ed accogli anche loro. Per mezzo dell'amore conquisterai il mondo».
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17 febbraio 1989
Per don Eugenio
Nicola: «Vedi, Eugenio, questa volta mamma ti ha ubbidito; si è alzata per scrivere quanto ti voglio dire. Tu usi i miei
messaggi come spunto per le tue prediche, sono le tue parole, ma non ti preoccupi di meditarli a lungo perché diventino
prima cibo che, nutrendo la tua anima ti renda idoneo a darlo a chi, affamato, ti invoca per essere saziato.
Tu li usi e li ripeti come fossero dei motivetti orecchiabili; no, Eugenio, hai in mano dell'oro fuso preziosissimo, ma incandescente, che può bruciarti ed anche bruciare, e davanti a te anime preziosissime che hanno diritto di essere saziate,
ma con un cibo genuino, non manipolato in fretta e furia allo scopo di dar loro solo qualcosa.
Le verità che le mie parole e i miei lumi contengono sono abissali, sono fonti di luci fulgidissime, ma una luce che non acceca, non turba al contrario dona un senso di liberazione e una gioia meravigliosa e strana.
Ma il cuore deve essere disponibile, bramoso di lasciarsi coinvolgere, attento, affinché neppure una stilla vada perduta;
immergersi totalmente in quest'onda meravigliosa e distillare, per il vostro spirito arido e assetato, ogni mia parola che
racchiude verità profondissime affinché poco alla volta come sottile pioggia benefica sciolga le zolle più dure.
Ed anche a te, mamma, quante cose vorrei farti capire!
Sei stata chiamata da Gesù ad un compito molto grande: dovresti lasciare man mano che i giorni scorrono e la tua vita
terrena si appresta alla fine una scia di luce, perché gli altri possano seguirla; non è tua la luce, lo sai bene, tu porti solo
una fiaccola che Gesù ha messo nelle tue mani perché sia di guida a te e agli altri, ma fa che non si spenga, proteggila
con tutto il tuo spirito, con tutto il tuo corpo sempre proteso a questo scopo; non stancarti di procedere sempre avanti,
non lasciarti prendere da timori o dal desiderio di una pausa perché non ti è consentito.
Tu non te ne accorgi, ma ci sono dietro a te i miei fratelli che ti seguono anche se a volte a rilento, c'è papà che è stanco
e vuole una mano e ci sono poi gli altri.
Sì lo so, mamma; la tua miseria ti fa ombra, vorresti conoscere dove hai sbagliato, il perché di tanti avvenimenti che hanno turbato la tua vita, ma credi che sia proprio necessario?
Cosa otterresti? Il passato non esiste più, il ricordo a volte intralcia il cammino che ancora ti resta da percorrere; vai fiduciosa verso l'amore, vivi l'amore, dona l'amore, mamma, è solo quello il passaporto idoneo per passare indenni il confine.
Adesso vai a riposarti ancora un pò.
Questa sera ritornando dalla Chiesa ero piena di tristezza; don Eugenio avrebbe dovuto telefonarmi per conoscere il messaggio di Nicola, ma non l'ha fatto e il pensiero di dovergli dare un dispiacere mi causava dolore.
Nicola: «Mamma, stai serena, tu non c'entri; se io vi richiamo è perché vi voglio bene, lasciami fare il mio mestiere,
mamma».
18 febbraio 1989 - Ore 4.35
Nicola: «Mamma, ascoltami bene: allontana dal tuo cuore, dal tuo pensiero qualsiasi ostacolo che possa intralciare quanto
ti vado dicendo perché anche per te e soprattutto per te il dono che il Signore vi dà attraverso la mia parola è cosa preziosissima che non può essere trattata come cosa banale, come cosa che stimoli solo la vostra curiosità.
Ti parlavo di una missione particolare che Gesù ti ha affidato, quella di voce; tu devi ascoltare, raccogliere con religioso
stupore e trasmettere fedelmente agli altri, ai tanti, ai tantissimi che aspettano da tempo.
Per questa missione Gesù ti ha preparata da sempre, si è servito anche degli avvenimenti che a te potevano sembrare i
più banali come di quelli più importanti quali malattie, sofferenze, dolori; si è servito persino della mia morte, perché attraverso il tuo dolore di madre, tu potessi finalmente comprendere la Sua angoscia, la Sua infinita sofferenza per queste
Sue creature che con tanta allegra noncuranza si avviano alla perdizione eterna.
Tutti i miracoli che Gesù ha operato per te, tutti i suoi aiuti, tutte le sue non comuni attenzioni avevano un solo nome, accrescere la tua fede perché tu potessi diventare: colonna, antenna trasmittente che prima raccoglie, ma solo per poi dare.
Ma come a don Eugenio così dico a te, mamma, mammuzza mia, non disperdere niente, neppure una nota, perché sei
solo uno strumento che deve trasmettere armonie sublimi, ma attraverso il coinvolgimento di tutta te stessa: cuore, spirito, intelligenza e così pure il tuo fisico deve fare la sua parte.
Non ti è lecita nessuna distrazione, devi isolarti e indirizzare il tuo spirito e le tue facoltà tutte per arrivare allo scopo che
Gesù vuole raggiungere attraverso te, e nel frattempo guarda con infinito amore chi sollecita una tua parola o chi come i
nostri di famiglia non chiedono, ma in realtà aspettano. Non disperdere tutto questo, mamma, come faccio per farti capire
che è indispensabile, che è vitale per voi tutti? La tua vita si appresta alla fine, ogni giorno che passa è la fine, non vuoi
raccogliere tutte le tue forze per lo slancio finale?
Lì c'è Gesù che ti aspetta, c'è il Padre, c'è Maria SS.ma la Madre e il tuo Nicola, per farti sentire quanto ti ha amato, per
annullare in un abbraccio eterno le tue e le sue lacrime di oggi».
Nicola: «Mamma, ascoltami: vorrei chiarirti dei punti che purtroppo sfuggono quasi sempre alla vostra riflessione. Non
senti parlare d'altro che della necessità di andare in aiuto del vostro prossimo, di amare il vostro prossimo. Tutto santo e
perfetto, ma vi siete mai chiesti perché Dio metta a questo, come termine di paragone, l'amore che dovete a voi stessi?
1° Comando: amerai il Signore Dio tuo con tutte le tue forze e il prossimo come te stesso.
Ma siete certi di questo amore che dovete a voi stessi?
Siete certi di dare il dovuto prima alla vostra anima e poi al vostro corpo dato che sono entrambi le componenti che formano l'uomo?
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Mamma, ti aiuterò a riflettere: se ben noti, non senti parlare d'altro che di tristezza, di angoscia, di noia, d'incomunicabilità, mentre il desiderio di serenità, di pace, di speranza, di gioia si fa sempre più pressante e l'uno soffoca l'altro portando spesso ad un conflitto interiore che può arrivare alla pazzia.
Quando il cane di Maria, Zippo, guaisce, capite subito che ha bisogno di qualcosa, vuole uscire, ha bisogno di sentirsi libero; siete attenti ai bisogni del cane, ma non vi date pensiero se anche la vostra anima ha bisogno di libertà, ha bisogno
di spaziare in sfere che le sono connaturate, ha bisogno di Dio.
La tenete prigioniera, stretta in angusti spazi, schiava di mille condizionamenti impostile dai vostri ragionamenti sbagliati,
imbavagliata perché non gridi troppo forte disturbando i vostri placidi sonni o quelli dei vicini, così passano gli anni.
A volte un avvenimento luttuoso o qualcosa di eccezionale vi scuote, ma poi l'apatia prende il sopravvento e tornate come
prima. E al vostro corpo cosa date?
Cibo sano e sostanzioso in tutti i sensi o lo abbrutite con l'appagamento di tutti i vizi, senza sapergli negare niente, fino a
quando anch'esso un relitto si appresta a consumare i suoi ultimi giorni col terrore in gola perché sente che tutto era sbagliato e che non c'è più tempo per rimediare?
Sì ogni tanto gli date delle sferzate, le famose cure dimagranti che sono proprio il colpo di grazia. Riflettete, mamma, e
fate buon uso dei miei lumi perché il tempo corre troppo velocemente».
19 febbraio 1989
Nicola: «Mamma, ascoltami, il mio dolore è forte quando vedo come un avvenimento di un'intensità emotiva così grande
anche a livello umano che dovrebbe scuotere fin nel profondo le vostre coscienze, quale è il mio parlare e comunicare con
te, il rivelarvi verità che trascendono ogni vostra conoscenza, il fare sentire a te ed a tante altre anime la mia presenza in
maniera concreta quasi palpabile con la conferma che poi ne avete nel susseguirsi degli avvenimenti vi lasci così indifferenti, apatici, incapaci di guardare finalmente dentro voi stessi e di trarre delle conclusioni.
Papà, quando non dice un no secco all'ascolto, tende solo l'orecchio a cogliere i vari errori di ordine letterario, tutto il resto scivola nel suo animo senza lasciare traccia; Maria li vive di riflesso, si interessa a quello che dicono gli altri, ne prova
gioia sì, ma tutto finisce lì, non li legge neppure e così i miei lumi, preziosi doni che il Buon Dio vi dà vengono dispersi e
gli altri?».
Potrei fare la diagnosi precisa di ciascuna anima in particolare e di tutte in generale.
C'è chi saldato, anzi cementato a cognizioni errate, li rifiuta per non venir meno ai suoi principi; c'è chi accoglie solo le
parti che gli convengono e rifiuta quelle che gli impongono un cambiamento di rotta: c'è chi le usa a scopo utilitario, poi ci
sono le anime che sanno accogliere per cui ogni mia parola diventa luce, nutrimento, cibo: beate loro! E tu, mamma?
Molto tempo fa Gesù ti fece sentire il suo lamento riferendosi ai vari scritti che ti aveva dettati; «se tu ti fossi immersa
nella profondità di luce delle mie «perle» a quest'ora avresti raggiunto la perfezione». Non ti pare che questo lamento sia
ancora attuale?
Solo che adesso si è aggiunto il mio lamento, quello del tuo Nicola che per te ha donato la vita nello stesso modo come
per te la ha data Gesù.
Mamma, ascoltami: tu ti preoccupi di scrivere quanto io ti dico, a volte ti crucci di non ricordare le precise parole e di darle ad altri, ma non lasciare che esse passino dal tuo animo senza lasciare nessun frutto. L'altra volta ti ho detto che il
Purgatorio è luogo di grazia, ma non di gioia oh, come vorrei evitarti questo tormento incontrarti presto qui dove sono io
o almeno limitare al minimo la durata della purificazione!
Mamma, è questo il nostro dolore e la nostra impotenza al riguardo dovuta solo a voi ci rattrista enormemente”.
21 febbraio 1989
Pina: «Gesù, prima quando mi svegliavo la notte, mi era facile comunicare con Te, adesso mi riesce così difficile, è forse
Nicola l'ostacolo?
Gesù: «No, Pina mia, Nicola con la sua immolazione ti ha saldata alla Mia immolazione, con la sua carne alla Mia carne, e
Maria SS.ma la Madre vede in te il suo Nicola e il di lui amore non solo per te e la sua famiglia, ma anche per coloro che
lo invocano vi fa ancor più l'oggetto del Nostro Amore». «Oh, Nicolù, perdonami, mi sento proprio smarrita».
«Mamma, sii serena, è il demonio che cerca sempre di dividere; voleva strapparti a Gesù servendosi di me e strapparti a
me contrapponendomi a Gesù».
22 febbraio 1989
Nicola: «Mamma, mi chiedi cosa rispondere a quella signora di Caserta il cui marito preso da un'insana passione per una
donna lascia la moglie e i suoi cinque figli nell'indigenza, trasformando la sua casa in un vero inferno.
Vedi, mamma, quando Satana attraverso i sensi, il denaro, la droga, l'alcool e tanti altri vizi riesce a prendere possesso di
una persona ed a penetrare in una famiglia, nella sua eterna voluttà di male non si limita solo a distruggere quell'anima,
ma attraverso le reazioni tutte negative che esso stesso suscita, cerca di conquistare e sottomettere al suo dominio anche
gli altri componenti di essa, moglie, figli ecc. e il fuoco si allarga e spegnerlo diventa sempre più difficile. Mi chiedi aiuto,
certo tutto il Cielo è con questa donna tradita, martoriata, umiliata nei suoi diritti e sentimenti di moglie e di madre, ma
prima di tutto è lei che deve impedire a Satana di prendere possesso del suo cuore e di quello dei suoi figli col rancore e
forse con l'odio verso il marito, altrimenti la nostra opera riesce vana e Teresa Musco a cui lei con tanta fede si rivolge è
impotente come me.
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Vedi, mamma, le anime che soggiacciono alle lusinghe di Satana sono anime malate che non ragionano più con la loro
testa e che senza che loro stesse se ne accorgano implorano il vostro aiuto; come aiutarle? Prima di tutto col vostro amore paziente, con la vostra preghiera e poi ricorrendo ai sacerdoti a cui Gesù stesso ha dato questo potere specifico: «vai,
scaccia i demoni, io sarò con te fino alla fine dei secoli».
Questa sola è la strada, l'unica, e se quella signora l'imboccherà senza stancarsi, con la preghiera, con l'umiltà, togliendo
dal suo cuore qualsiasi recriminazione e usando tutti i mezzi spirituali che la Chiesa mette a sua disposizione, io Nicola,
Teresa e tutto il Cielo le promettiamo la vittoria perché mamma ti ho sempre ripetuto che senza di noi nulla potete, ma
che le battaglie dovete essere voi a combatterle».
Anna stamani è ricoverata d'urgenza all'ospedale Fatebenefratelli per una emorragia mestruale che si protrae da parecchi
giorni.
Assegnata in un primo tempo al reparto di ginecologia per mancanza di letti viene spostata al reparto ostetricia dove resta fino al venerdì praticamente senza cure specifiche.
La notte del giovedì Nicola a cui mi ero rivolta con pressante supplica, mi sveglia una prima volta alle tre e venti e mi dice: «Mamma, Anna deve essere operata subito, perché altrimenti non ce la fa; sveglia Filippo, digli di non andare in ufficio e di trovarsi alle otto in ospedale; digli di farsi sentire, di urlare e se necessario di minacciare, ma deve essere operata
subito».
Mi addormento angosciata e aspetto un'ora più possibile per non spaventare Filippo, ma alle cinque sento ancora Nicola
che mi sveglia: «Mamma, aiutami!».
Capisco che la situazione è drammatica e all'invocazione di aiuto di Nicola mi offro vittima per Anna. Piangendo sveglio
mio marito, Maria e chiamo Filippo il quale pensa che io esageri, ma mi dice che alle nove sarà in ospedale.
Allora prego Maria la quale alle sei e trenta parte da casa, trova Anna sfinita che le conferma come alle cinque abbia sentito il cuore saltarle in gola e abbia creduto di non potercela fare. Ha allora invocato Nicola con tutta la forza che le restava e si è sentita invadere da una serena tranquillità. Non le ho fatto mancare l'acqua della grotta della Madonna di Ulzio e
lei stessa confessa che la sera del venerdì nel mettere sulla parte un panno imbevuto dell'acqua santa, ha sentito diffondersi per tutto il corpo una sensazione piacevolissima che l'avvolgeva tutta, ma che non è possibile esprimere a parole.
Gli avvenimenti si susseguono poi senza difficoltà, Anna è stata operata e tutto si è risolto nel migliore dei modi come
previsto da Nicola, nonostante il timore dei medici che pensavano a qualcosa di brutto.
25 febbraio 1989
Momenti di turbamento in cui non riesco né a pregare né a comunicare con Nicola; poco alla volta sento che Gesù mi è
vicino, tornano alla mia mente tutti gli avvenimenti della mia vita passata, il suo aiuto costante, le sue grazie, i miracoli di
cui mi ha fatto dono, le sue Parole d'amore. È il mio Gesù di sempre che vorrei ora disconoscere perché il dolore per Anna
che sta male mi attanaglia?
E Nicola torna anche lui ad illuminarmi e consolarmi.
«Mamma, le esortazioni che da qualche giorno ti venivo ripetendo avevano questo solo scopo, far sì che la tua fede non
vacillasse, perché tutto Gesù ti ha concesso e continua a darti affinché la fiaccola che ha messo tra le tue mani potesse
illuminarti ed illuminare.
Non lasciare che il turbamento penetri nel tuo cuore, tu sai bene che anch'io ero guarito e che Gesù non mi ha tolto a te,
ma mi ha donato a te ed a ciascuno dei componenti della mia famiglia, non solo, ma a tante, tantissime anime che a me
ricorrono per essere aiutate.
Il mio è stato il miracolo dei miracoli, il dono più grande.
Quante difficoltà faccio per penetrare nel tuo cuore, mammuzza, e come tutto sarebbe più facile se potessi parlare a te
con la stessa semplicità di prima!
Ti direi che Anna sarà aiutata, sostenuta, salvata, che tutto si svolgerà come noi desideriamo che avvenga e che il bene
che ne deriverà sarà grande, perché nessuna sofferenza se offerta resta senza frutto.
Ti direi che tutto ciò che chiedi spinta dall'amore trova accoglimento nel cuore di Dio che attraverso il mio amore per te si
dona alla tua fede.
Ama, credi, spera, mamma perché Gesù è con te!».
26 febbraio 1989
Per Lucia. Nicola: «Ascoltami, Lucia, Resi di ritorno da Modena, influenzata dalla lettura delle lettere di tuo marito che tu
le avevi dato da leggere, dice a mamma che in fondo tuo marito non doveva essere così cattivo e che si poteva sperare in
un ritorno, ma che in ogni modo era meglio lasciare aperto uno spiraglio. Ripeto ora a te quello che dissi allora a mamma.
Vedi, Lucia, non esiste vincolo matrimoniale se non ha come base l'amore reciproco.
Spesso però nella vita degli sposi a causa di incomprensioni, di caratteri difficili e di tante altre cause che tu puoi ben capire, all'amore subentra prima la delusione, poi il rancore e infine l'odio. L'odio che è l'antitesi dell'amore, che è la rottura
totale.
Generalmente solo uno dei coniugi arriva all'odio, mentre l'altro forse ancora ama e così il primo si trasforma in aguzzino,
mentre l'altro la vittima, che poco alla volta, spinta dal dolore e dalla disperazione, diventa sempre più incapace a reagire,
larva di se stessa, attratta quasi da questa forza del male che vuole distruggerla e che erroneamente crede sia amore.
In questi casi non esiste più aiuto dal Cielo, perché l'odio è contro Dio che è amore. Vedi, Lucia, a me è stata affidata da
Dio Padre la missione di unire le coppie e non di dividere.
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Ti pare che se ci fosse stata una sola probabilità di salvare un matrimonio e con esso una famiglia, ridare ai figli l'affetto
di un padre non l'avrei fatto?
Pensi che ti avrei spinta ad un atto così grave, una denuncia per maltrattamenti ai minori, dando a lui la possibilità di un
ricatto continuo, trasformando ancora più la tua vita in un inferno?
Tu mi hai continuamente invocato ed io ti sono stato vero amico, ti ho illuminata nei momenti difficili, ti ho spinta a reagire, appena in tempo ti ho fatto sfuggire al cappio che ti avrebbe strozzata; ora l'umiliazione subita ti sferza a reagire, il
tuo orgoglio ferito vorrebbe prendere il sopravvento, ti fa credere che sia il tuo un richiamo d'amore, ma non lo è, Lucia,
anche il tuo amore è morto, non una volta, ma tutte le volte che egli ti picchiava o che alzava le mani contro i tuoi figli;
fa' che tu non te ne accorga troppo tardi!
Se credi in me segui i miei consigli e sarai fuori dall'angoscia, pensa ai bambini che devi salvare a qualunque costo, e
chiudi la porta sul passato, perché solo il futuro conta, che deve ancora essere realizzato e di cui tu sei responsabile con
le tue decisioni; abbi tanta fede, Lucia, affidati a Maria, buttati tra le sue braccia, io non ti abbandonerò, ma devi credere
anche ai miei lumi».
27 febbraio 1989 – Ore 6
Nicola: «Mamma, ogni richiamo, ogni lume che ti viene dal Cielo sono grazie che io ti ottengo col mio incessante implorare presso il trono di Dio.
Ogni sofferenza che vi viene richiesta è un momento particolare perché qualcosa cambi, non lasciatevene sfuggire l'occasione affinché nell'offerta essa si trasformi in nuove energie per raggiungere il Bene, dillo ad Anna. Non disperate mai,
io vi sono vicino, io veglio su di voi.
Maria Pia, io ho reso testimonianza al Cristo con la mia vita, con il mio sangue, non vuoi tu rendere testimonianza alle mie
parole con coraggio e senza timori, fiduciosa solo nella mia protezione e nel mio aiuto?
Il tuo Direttore Spirituale ti spinge alla prudenza, sarà questa prudenza che ti terrà al riparo dagli attacchi continui di Satana che tu hai ben sperimentato, o il nostro aiuto e la nostra protezione?
E Maria SS.ma che ti ha sempre tolta dai guai, non merita la tua fiducia?
Sì, i sacerdoti di oggi sono dei pavidi, quando non mancano addirittura di fede, è questo continuo il lamento di Gesù».
28 febbraio 1989 – Ore 5
Nicola: «Mamma, ascoltami, sei perplessa se mettere sul mio libro il nome vero delle persone o uno pseudonimo. Se tu
metti il nome vero è come guardarvi allo specchio, prendereste coscienza di quello che realmente siete e ciò vi aiuterebbe
a migliorare, mentre il camuffare la verità vi lascerebbe come prima.
Mamma, ogni tanto quando in Chiesa un sacerdote parla di una figliolanza adottiva nei confronti di Dio Padre, tu resti
perplessa perché la verità che io più volte ti ho rivelata circa la differenza tra figlio adottivo e figlio vero, non ha preso
possesso del tuo intimo e della tua intelligenza.
Ti ho spiegato che il figlio vero eredita dal padre non solo dei connotati fisici, ma anche quelli inerenti alla sfera della psiche, dello spirito al punto tale da rendere evidente anche agli estranei questa somiglianza; mentre, quando ciò non si verifica perché qualcosa ha turbato questa legge di natura, tu definisci il figlio un degenerato.
Il figlio adottivo non somiglia al padre che lo ha adottato, egli è legato ad esso solo dall'amore, finito il quale non resta
più nulla.
Tutto ciò ti porta alla conclusione che noi siamo figli veri di Dio nella misura della nostra somiglianza al Padre che ci ha
generati.
C'è un percorso da compiere affinché il figlio adottivo legato al Padre solo dall'amore di Gesù che, attraverso la sua immolazione lo libera dai lacci che lo tenevano legato allo spirito del male, lo porti alla piena somiglianza del Padre da cui trae
origine e diventi vero figlio.
È un cammino di fede, è un cammino d'amore».
1 marzo 1989
Nicola: «Mamma, quando tu invochi il Padre con amore, Egli ti rivela il suo amore e così Gesù e così Maria la Madre; lo
Spirito non è ancora presente alle tue facoltà, ma Egli opera continuamente in te illuminandoti su verità che da sola non
potresti recepire, anzi, te la comunica nei momenti in cui il tuo spirito è completamente lontano da quelle sia pur umane
considerazioni o meglio riflessioni. Questa notte un nuovo orizzonte si è aperto alla tua intelligenza: il creato tutto la cui
legge è l'amore.
Poco o nulla conoscete delle meraviglie del cosmo, e se gli scienziati spinti dalla bramosia del sapere cercano di scoprire i
misteri che esso racchiude, lo fanno per settore, secondo la loro sfera di conoscenza, ma non si sforzano di coordinare i
loro sforzi affinché dalle loro indagini possa affiorare, sia pure in maniera imperfetta e limitatissima, questo meraviglioso e
insondabile capolavoro di Dio che è l'universo visibile.
Dio è amore, mamma, e non vi è particella che compone il creato che non ubbidisca a questa legge. L'amore regge ogni
cosa, tiene uniti i vari elementi, serpeggia nelle molecole che a voi sembrano inanimate ma tali non sono, penetra nelle
fibre più intime del mondo vegetale e ne accende la vita ed esse ne godono, e germogliano spinte da questo amore, per
passare al mondo animale dove ancora più visibile è la potenza di questo amore creativo.
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Mamma, ricordi come il mondo degli animali suscitava in me un'attrazione particolare e una meraviglia stupita che arrivava fino alla commozione intima di tutto il mio essere?
Erano allora i primi approcci alla fonte del Vero.
Ma allora ero ancora lontano dalla percezione della verità, e tutto rimettevo alla natura anche se Dio stava dietro a questa
definizione che sentivo limitativa e non soddisfacente.
Comprendi cosa sia adesso per me la conoscenza della verità tutta intera che fa capo a Dio Padre, essenza stessa di questo amore che Egli imprime e riversa in ogni atto suo creativo e come in contrapposizione ad esso c'è l'atto ribelle della
creatura prediletta, l'uomo, che ne è il vero beneficiario?
Comprendete di quale misfatto vi rendete responsabili quando violentate la natura?
Quando servendovi delle stesse facoltà che Dio vi dona: intelligenza, pensiero, volontà ecc., le usate in contrapposizione
alla stessa volontà del Padre che tutto ciò ha creato per il vostro bene, per il vostro diletto, per farvi felici?
Oh, insani i vostri propositi e terribilmente pericolosi perché infrangete un ordine; spezzate un ingranaggio perfetto che
può distruggervi.
Non ode di ringraziamento e di lode esce dai vostri cuori induriti, ma pensieri tenebrosi; alzate la vostra mano contro il
Cielo in atto d'accusa, mentre tutto il Cielo piange impotente nel vedere la vostra autodistruzione.
Ascoltami ancora, mamma, spesso dal desiderio di conoscenza nasce dal cuore di certe persone l'interrogativo se anche
gli animali sopravvivano alla morte naturale. Spero di riuscire ad illuminarti in proposito. Tutto ciò che Dio crea ha il sigillo
del Suo non limite.
Un filosofo greco dell'antichità ha lasciato una frase che ancora oggi si tramanda: «Nulla si crea e nulla si distrugge», cioè
tutto si trasforma, così nel regno della materia, così nel regno vegetale e così nel regno animale.
Ti parlerò del regno animale perché più vicino ad essere da te recepito e precisamente del cane di Maria, Zippo, che, attraverso l'amore che voi sentite per esso, vi spinge a scoprire ogni giorno delle verità sul suo carattere, sui suoi bisogni
d'amore, sulla sua sensibilità, sulla sua intelligenza, sul discernimento del bene e del male.
Tutto è in uno stato embrionale limitatissimo, ma come meravigliosamente perfetto e come riflette l'amore e le perfezioni
del Creatore.
Puoi pensare che quest'opera di Dio vada completamente distrutta dalla morte?
No, mamma, essa sopravvive in una maniera che a voi non è dato di comprendere, ma sopravvive per rendere onore e
gloria al Suo Creatore».
2 marzo 1989
Pregavo Nicola di aiutare i miei figli e di ciascuno ne elencavo i bisogni.
Nicola: «Mamma, Antonella è la mia spina al cuore, lei è la parte di me che è rimasta su questa terra e non in senso figurativo; vorrei vederla felice, ma non vuole seguire i miei suggerimenti e i miei lumi, è come se avesse scelto di contrapporsi a me e non pensa che sono l'unico che non può ingannarla.
Mamma, Filippo accumula tesori non sconfitte». (Egli era amareggiato, perché avevano promosso altri e non lui che ne
aveva più diritto. «Nicola, Maria Pia ti chiede lumi per Maria Luisa».
«Mamma, queste sono vere e proprie possessioni dello spirito che per, guarire, a volte hanno bisogno di anni con continui
esorcismi programmati dal sacerdote esorcista che la tiene in cura, aiutato da preghiere e Sante Messe.
Gli esorcismi debbono essere ben dosati nel tempo; né troppo distanziati perché si annullerebbe l'azione liberatoria del
precedente dando a Satana la possibilità di riprendere il possesso dell'anima; né troppo vicini perché, a causa della lotta
che si scatena, metterebbero il soggetto in grave pericolo.
Suggerisci a Maria Pia di far invocare il mio nome a Maria Luisa e io andrò in suo aiuto».
3 marzo 1989
Nicola: «Mamma, ascoltami, la presenza di Eugenio nelle vostre riunioni è preziosa, non solo perché come Sacerdote dà il
crisma della Chiesa e vi protegge dagli attacchi del nemico, ma soprattutto perché la sua testimonianza è una testimonianza personale di un avvenimento che anche lui ha vissuto avendomi conosciuto sia nella fase iniziale quando ancora
ero lontano dal vero, sia durante la mia lunga malattia in cui, al suo spirito conoscitore di anime, non poteva passare inosservata la mia radicale sia pur laboriosa ed anche dolorosa trasformazione.
Vedi come ogni cosa si ricollega ad un disegno di Dio che investe coi suoi benefici frutti non solo lui, voi, ma anche tante
altre anime che fanno capo a Eugenio?
Siatene degni, mamma, e ringraziatene sempre Dio».
Nicola poi mi consiglia di iniziare le riunioni dei Tabernacoli Viventi con una preghiera comunitaria esorcizzante, in modo da costringere il nemico a rivelarsi e ad uscire allo scoperto.
3 marzo 1989 - Ore 4.30
Per Cinzia. Nicola: «Cinzia, mi sei particolarmente cara; continua a parlarmi così con confidenza ed amore e mi sentirai
sempre più vicino.
Adesso ascoltami: non pensare più al passato, cancellane il ricordo spiacevole, ma trattieni nel tuo animo la certezza che
Gesù ti ha tanto amata.
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Ora un nuovo capitolo si apre davanti a te, sii serena, fiduciosa, gioiosa; puoi scrivere nelle pagine della tua vita gli episodi più bellî».
Cara Patrizia, non mi conosci, permettimi di presentarmi sono la mamma di Nicola. Ma chi è Nicola, ti chiederai?
Lo saprai leggendo questo mio libro scritto, col cuore in mano che ti rivela il dolore atroce di una madre.
Ti sarà di grande aiuto, ti consolerà perché ti confermerà che nel matrimonio l'unica cosa indispensabile è l'amore, e se
tu, tuo marito e i bambini avete raggiunto l'unità d'amore tutto il Cielo è con voi. Tu sei cristiana, sei battezzata: è un
grande dono che il Signore ti ha fatto; questo lo comprendi benissimo e sai pure che noi mamme non sappiamo tenere
niente per noi e che il nostro cuore si acquieta solo se i doni possiamo darli anche alle nostre creature e alle persone che
amiamo.
Affido la tua famiglia, bella e santa a Nicola perché anche per voi sia un vero amico.
4 marzo 1989
Nicola: «Mamma, bellissimo è l'atto d'amore di Teresa che con l'affiliazione rende possibile la sopravvivenza di quelle due
creaturine indiane che si sono affacciate alla vita in un mondo così ostile; doppiamente meritorio perché avendo in parte
utilizzato il denaro ricavato dalla vendita della casa di Rocca, che lei considera come un dono di papà e tale è in realtà, ne
attribuisce a lui il merito, mentre è lei che si è privata di qualcosa che ormai era di sua proprietà».
7 marzo 189 ore 5.30
Mi ero svegliata con un senso di apprensione per Anna che non sta bene ed incontravo difficoltà ad opporre a questo senso di disagio una fede forte e genuina.
Ho fatto ricorso a Dio Padre, l'ho invocato con tutto il cuore, mi sono rivolta alla Madre SS.ma, ho cercato il mio Gesù, l'ho
supplicato perché sostenesse la mia fede.
Gesù: «Una volta ti dissi che se tu avessi potuto vedere la gloria e la potenza d'intercessione che avevo riservato a Nicola
in ginocchio mi avresti ringraziato piangendo.
Ti dissi che i santi sono perle rare che lo ogni tanto dono alla mia Chiesa perché siano di guida e di luce a voi ancora pellegrini su questa terra, ma a Nicola ho dato un potere particolare, quello di comunicare con te affinché nessun dubbio potesse intralciare o sminuire la tua fede, ma a questa fede in lui devi credere, senza tentennamenti perché egli è la mia verità.
Ogni sua parola è la mia parola, ogni suo atto d'amore parte dal mio cuore e vi investe filtrato dalla sua umanità, impreziosito dall'esperienza della sua sofferenza che lo rende caro ai miei occhi, e cari diventate anche voi che siete immersi
ancora nel peccato e continuate ad offendermi.
Comprendi Pina mia? Lasciati trascinare dall'amore mio, lasciati condurre dall'amore del mio e tuo Nicola, perché egli non
può fallire; sii serena e dona a piene mani ai tuoi fratelli quello che a piene mani lo dono a te».
15 marzo 1989
Per don Eugenio: Eugenio, nell'avvicinare quell'anima devi essere molto delicato perché avendo avuto delle esperienze
negative potresti farle del male.
Tu devi ricostruire in lei l'immagine del padre che, per le note vicissitudini, nel suo animo è dolorosamente assente. Deve
sentirti padre atto a proteggerla e consolarla».
17 marzo 1989 - Ore 3.27
Riandavo col pensiero ai commenti non certo benevoli che una persona ieri sera aveva fatto nei riguardi di d. A. e che io
in parte condividevo.
Nicola: «Mamma, tu devi soltanto amare.
Se una madre ha un figlio malato che delira a causa della febbre alta, cosa fa?
Non si allontana dal suo capezzale e lo cura con infinito amore, mentre non cessa, ancora con più insistenza, di invocare
Dio perché lo guarisca».
20 marzo 1989
Nicola: «Mamma, ascoltami: noi spiriti beati perché immersi nella luce infinita di Dio emaniamo luce, luce che investe anche voi nella misura della vostra vicinanza al nostro spirito.
La luce che noi emaniamo rende letteralmente impossibile agli spiriti immondi di accostarsi, non solo a noi, ma anche a
voi che la ricevete di riflesso.
Mi spiegherò meglio con un esempio.
Tu sai che gli esploratori che si avventurano in zone popolate da bestie feroci, mentre di giorno possono difendersi ed anche attaccare servendosi dei loro perfezionati e potenti fucili, di notte tengono lontani questi felini accendendo grandi fuochi, e così possono riposare in pace protetti da questa luce che incute loro un vero terrore.
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Così è nel campo del soprannaturale; noi agli spiriti delle tenebre incutiamo con la nostra folgorante luce un terrore che
impedisce loro qualsiasi movimento. Ma ci sono anime che sono refrattarie alla luce, così come certi corpi sono repellenti
a quel determinato agente.
Sono anime pericolose che possono arrecare danno, tanto danno, anzi vogliono il male e per raggiungerlo ogni mezzo è
buono. Tale è M..
«Nicò, allora queste anime andranno perdute?».
«Mamma, il pericolo che corrono è gravissimo, ci vorrebbe sempre un'anima che si offrisse vittima per quella determinata
persona, ma il percorso è lungo; a volte riescono a salvarsi solo nei momenti ultimi della loro vita, ma il male che hanno
seminato nel corso della loro esistenza è grande e le conseguenze sono anch'esse grandi. Tu nei sai qualcosa.
La cosa migliore è allontanarle, lo stoicismo con certi spiriti è fuori luogo».
«Mi dici questo anche riguardo alle ragazze che Cinzia ospita, Nicò?
«Sì, mamma, vedi ci sono casi in cui la coabitazione è forzata perché sono persone della tua stessa famiglia che non puoi
allontanare a tuo piacimento, ma quando nessun dovere ti impone quella presenza, è meglio recidere con forza.
Ti dicevo che le anime non sono da buttar via, per farti capire che ogni anima è preziosa agli occhi di Dio e che il tuo amore, il tuo aiuto, la tua preghiera non devono venir meno in te che ami Gesù, ma ti dicevo pure che il primo sentimento
di amore va alla tua anima.
Mamma, riguardo a te che mi chiedi con insistenza come comportarti perché tu possa con profitto utilizzare i miei lumi, ti
dico che devi fare come l'atleta che deve esibirsi nel salto in alto; egli deve superare il suo precedente record e si allena
con costanza, giorno dopo giorno, ogni fatica non lo scoraggia tale è la tensione che gli prende spirito e corpo, senza un
attimo di sosta, fino al giorno della prova finale.
Così devi fare tu, mamma, esercitarti nelle piccole cose, cerca la perfezione nei tuoi piccoli atti d'amore, nelle tue preghiere, nei tuoi rapporti prima con quelli di famiglia e poi con gli altri, sempre con lo spirito teso al raggiungimento del fine
ultimo, e poi tanta serenità, tanta pace. Io ti sono vicino.
Cosa dirti per Antonella? Che mi stia vicino, la investirò con la mia luce».
22 marzo 1989
Questa mattina alla Comunione: «Gesù fammi comprendere appieno il grande dono che mi hai fatto di Nicola, affinché dal
mio cuore spontaneo e ininterrotto salga a Te il mio inno di ringraziamento».
Gesù: «Nicola non era un mediocre, ma un atleta ed ha voluto arrivare fino in fondo, ecco perché alla sua morte in Cielo
si è accesa una stella».
23 marzo 1989
«Nicola, cosa debbo dire a don Eugenio, che chiede il tuo aiuto per la sua vista ancora compromessa?».
«Mamma, digli che curi la sua anima, e noi cureremo il suo corpo; lui può molto sulla sua anima mentre niente o quasi
niente sul suo corpo, e tu lo sai che l'uno condiziona l'altro.
È la santità che deve sforzarsi di raggiungere, lo aiuterò anche in questo, ma lui deve mettercela tutta».
24 marzo 1989 – Ore 3
Nicola: «Mamma, sono grato ad Andrea che nutre ancora oggi un sentimento di amicizia così vivo nei miei riguardi, digli
che lo proteggerò sempre e nelle difficoltà mi invochi e lo aiuterò ad uscirne fuori; e lo stesso è per Lorenzo.
Mamma, ora ascoltami: ti illuminerò sulle difficoltà che sono sorte riguardo alla nuova pubblicazione del mio libro.
Le parti che allora avevate tolte debbono essere reinserite nel punto giusto che occupavano allora, quando io te le avevo
dettate perché solo così esse acquistano un significato preciso, possono ancora illuminare ed aprire nuovi orizzonti; se tu
le togli da quel contesto nulla o poco possono dire a chi legge.
Inoltre non sarebbe onesto neppure nei riguardi di chi legge che deve far fatica a fare da sé quello che potete fare voi.
Il libro deve risultare chiaro ed integro, senza forzature o accomodamenti contorti.
A Maria che ha sollevato l'obiezione che non è necessario ridare un doppione a chi ha già letto il primo volume e che ha
proposto di stampare due volumi; dando ad essi solo il seguito del primo; mentre a chi non l'ha mai letto, dare sia il primo che il secondo, rispondo che il mio libro non è come tutti gli altri libri che dopo averli letti li accantoni o addirittura li
elimini perché ti ingombrano.
Infatti chi lo legge la prima volta è spinto a leggerlo la seconda ed anche la terza volta e poi lo tiene caro come un qualcosa di prezioso a cui ricorrere nei momenti di dubbio o di sconforto, e tutto ciò lo hai potuto constatare attraverso le
molteplici testimonianze che ti sono arrivate e continuano ad arrivarti da tutte le parti d'Italia.
È come l'assetato che, stanco e sfiduciato, si trova all'improvviso davanti ad una sorgente di acqua fresca e zampillante e
continua a dissetarsi senza mai stancarsi mentre prova una gioia sempre nuova.
Se poi si troverà con due libri identici, o quasi, c'è sempre un amico a cui darlo.
C'è ora il problema della spesa che non è indifferente.
Tante persone che hanno letto il libro, spontaneamente si sono offerte per contribuire alla spesa della pubblicazione, tu
sei rimasta perplessa e nel tuo cuore ne hai allontanato il pensiero; volevi essere la sola a tributarmi questo riconoscimento, ma non è così, mamma, perché dando questa possibilità fai loro un regalo, li rendi compartecipi di un dono che Gesù
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ha fatto principalmente a te e li inserisci in un disegno stupendo d'amore che abbraccia tante, tante anime di cui tu non
riesci a vedere i limiti.
Riguardo al numero delle copie se 500 o 1000 vedrai che non ci saranno difficoltà a decidere, dipenderà dall'aiuto che riceverai. Non ti pare, mamma, che il disegno che si snoda giorno dopo giorno e che iniziato in un tempo ormai remoto ubbidisca ad un atto di amore di Gesù che investe non solo te e la nostra famiglia, ma si dilata a vista d'occhio coinvolgendo
tante, tante anime quale più, quale meno, secondo la loro apertura ad esso?
Sii serena, mamma, e chiedi sempre il mio aiuto; io ho la possibilità di parlarti e guidarti mentre lo Spirito quella di operare in te la santificazione».
31 marzo 1989
«Gesù mio, Nicola mi appartiene, mi appartiene intimamente, mio il suo corpo, mio il suo spirito che ho generato in un
atto d'amore, così come tu ci hai generati, sono la madre di un santo, fa' che anch'io come lui sia pronta all'immolazione
totale, lo sappia imitare sino in fondo, ma soprattutto sappia come lui amare.
Stammi vicino, Gesù mio, come allora, come sempre; che io non mercanteggi con le anime, dilata il mio cuore all'infinito”.
Nicola: «Mamma, mammuzza mia, non temere, tu sei nel mio cuore, conosco tutte le tue ansie, anche quelle più profonde, stammi vicino ed io, Nicola, ti inonderò della mia luce; sì, l'anima del sacerdote è particolarmente preziosa, ancora più
l'anima di quel sacerdote; la mia potenza di intercessione è grande ma tu unisciti a me nell'offerta, non ti ho detto che
siete voi a perpetuare la mia immolazione?».
«Nicò, ma quando uno si offre vittima per un'anima, è sicuro che quell'anima si salvi?».
«Mamma, purtroppo no, quale vittima più accetta al Padre di Gesù che si è immolato sulla Croce per tutti gli uomini e per
ciascuno in particolare e continua ad offrirsi vittima di espiazione? Eppure quante anime vanno all'inferno, tante, mamma.
Ci vuole la vostra cooperazione, siete spiriti liberi e nulla vi viene imposto neppure la salvezza. L'inferno è lastricato di
scritte come questa: Oh se avessi saputo!
No, lo sapevano benissimo che quella relazione peccaminosa li avrebbe portati allo allontanamento da Dio, che quel piccolo furto iniziale, o quella vendetta di poco conto avrebbe aperto lo spiraglio da cui il nemico si sarebbe insinuato nelle loro
anime.
Oggi, immerso nella verità, io vedo i tanti, tantissimi pericoli che circondano le vostre anime e spinto ancora più dall'amore che a voi mi lega, innalzo con più ardore la mia supplica al Padre, ma ho bisogno che voi mi ascoltiate, che voi non lasciate cadere nel vuoto i miei richiami, e tu mamma, urla, urla senza stancarti le mie parole, che tutti le sentano a cominciare da papà, da Maria, da Filippo, da Laura, da Teresa, da Antonella, da tutti i nostri più cari, che anche tu non debba
rimproverarti di non aver gridato abbastanza. Mamma, che la nostra casa sia un rifugio, accogli con amore Cinzia, Maria
Pia, Rosi, e tutte le anime che ti chiedono aiuto, che partano da te, riappacificate, serene, piene di speranza; io sarò con
te».
4 aprile 1989
Nicola: «Mamma, ascoltami, il nemico essendo purissimo spirito, astuto e intelligentissimo riesce per intuito ad intravedere il disegno che Dio ha sulle anime, ed agisce di conseguenza per intralciare o addirittura per stroncare tale disegno, ma
non ne ha mai la certezza e così si adopera per scoprire qualsiasi indizio che lo metta sulla giusta strada.
Non dimenticare che lui ha il potere di agire su di voi e noi quello di aiutarvi a sconfiggerlo, ma non possiamo imporvi la
nostra volontà anche se essa è diretta solo alla vostra salvezza. Di qui la necessità della massima prudenza; dì ad Eugenio
di essere attento e parlare il meno possibile con M... di me, di quello che a noi si riferisce perché lei non è in grado di valutare quello che è bene e quello che può nuocere soprattutto a se stessa; sarebbe come svelare al nemico i piani di Dio
stesso».
Nicola: «Mamma, ascoltami: l'uomo è formato di spirito e di materia cioè di anima e di corpo; il rapporto tra queste due
componenti deve essere costante e l'uno non deve soverchiare l'altro, altrimenti si può anche arrivare al collasso fisico o
dello spirito.
Un dolore fisico troppo forte può anche ucciderti, così una tensione troppo alta dello spirito può ucciderti lo stesso. Così è
delle anime mistiche che, proiettate nell'infinito in una tensione superiore alla loro resistenza fisica, si ritrovano dopo, come stracci sbattuti da un vento troppo forte. Così è di Cinzia, ecco perché deve avere cura in maniera particolare del suo
fisico.
Sai perché Gesù nell'orto del Getsemani sudò sangue? Era talmente grande lo spasimo del Suo spirito nel vedere come il
Suo sacrificio non sarebbe bastato a salvare tutti gli uomini che si infranse quel rapporto e dai pori del Suo corpo uscì
sangue vivo».
6 aprile 1989
Nicola: «Mamma, ieri al timido accenno di Maria Pia che per venire incontro al desiderio di L. ti proponeva di togliere dai
miei colloqui quanto si riferiva a Don Borra e quindi ai Tabernacoli Viventi che, a detta di L. potevano recare danno alla
sorella V., tu hai avuto una reazione forte che poi ti ha lasciata con tanta amarezza nel cuore; sappi che sono stato io
stesso a provocare in te quell'atteggiamento perché potessi ora spiegarti quanto segue:
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«Gesù che suscita delle piccole voci che siano di tramite tra la Sua Santa volontà e il suo popolo chiede alle medesime fedeltà assoluta nel trasmettere la Sua Parola, anche se essa è totalmente oscura alle loro intelligenze.
Così è sempre stato, così per Maria Valtorta, così per V., così per te, mamma, per parlare di avvenimenti recenti.
A volte Dio chiarisce alle medesime il significato dei suoi messaggi ma a volte, poiché l'anima non è in grado di comprenderli, necessitando la medesima di un approfondimento della verità che richiede un lungo cammino di fede, questi messaggi restano nell'ombra anche per parecchio tempo, fino a quando altre anime ne sveleranno il significato vero.
Così è stato dei Tabernacoli Viventi, fatti conoscere attraverso i messaggi di Gesù a V., non come realtà iniziatasi con
quei messaggi perché dall'istante dell'istituzione dell'Eucaristia ci sono stati cuori amanti in cui Gesù si è rifugiato per essere consolato, ma come movimento capace di suscitare cuori amanti.
Cosa sono i messaggi di Gesù a V.? La rivelazione di un preciso disegno d'amore di Dio Padre che attraverso il Figlio investe il suo popolo. In questo disegno sono configurati con precisione i vari momenti di esso, di quali elementi vuole servirsi,
parla appunto dei Salesiani perché, essendo i figli di Don Bosco preposti all'educazione dei giovani, potessero essere portatori di verità, così grandi quali i Tabernacoli Viventi.
Ma tu sai, mamma, che Dio non impone mai la Sua volontà e che perché questa si realizzi è necessaria la vostra adesione
libera, spontanea sino in fondo.
I Salesiani non hanno aderito all'invito e il lamento angosciato dell'apostolo Don Gabriello che inutilmente aveva cozzato
contro un muro di chiusura e di ostilità ti dicono come Gesù abbia spostato la sua attenzione su altri elementi.
Alla morte di Don Gabriello si è servito anche di te, mamma, ma la tua adesione è stata soltanto formale non surrogata
da amore vero e profondo, difficile in te da realizzare a causa delle note vicissitudini che avevano smorzato o soltanto assopito la tua capacità d'amare.
Era necessaria una vittima d'amore e questa vittima sono stata io e Gesù, utilizzando quel briciolo di fede che era in te,
ha realizzato questo disegno veramente sconvolgente che ha superato i confini stessi della vita terrena, ed ha unito la terra al cielo: «Io che ti parlo, tu che mi ascolti».
Attraverso Mons. Canisio Gesù voleva legarli all'Opera Tre Marie, alla Lega del Crocefisso, ma Cecilia non seppe rispondere all'invito e così Gesù è sempre il mendicante che bussa alle porte di tutti i cuori.
Mamma, ascoltami: ricordati che questo è un dono e rientra in un preciso disegno d'amore di Gesù, e come tutti gli altri
doni dovete esserne degni, altrimenti vi vengono sottratti e passati ad altre anime più disponibili, più generose, affinché
senza intralci o ritardi si realizzi il disegno di cui voi siete soltanto piccoli tassellini; dillo ad Eugenio, ripetilo a Maria Pia,
gridalo forte a tutti, perché ognuno vi aderisca per la parte che gli compete.
Io guiderò ora per i Tabernacoli Viventi, affinché nessuna interpretazione sbagliata ne ritardi ancora l'attuazione, ma
siate fedeli ai miei lumi».
8 aprile 1989
Nicola: «Mamma, giovedì ai Tabernacoli Viventi, anime angosciate, bisognose di luce che avrebbe dato loro un pò di
pace, ti hanno pregato di invocare il mio aiuto; conosco il tuo turbamento, anche la sofferenza che queste implorazioni ti
procurano, sento e intuisco il tuo timore di sbagliare, di non capire le mie risposte, ma ti supplico sii serena e io verrò
prima in tuo aiuto e poi, attraverso te, in loro aiuto.
Perché credi che Gesù abbia donato a me il potere di parlare, ed a te quello di ascoltare?
Egli vuole arrivare ai loro cuori così, semplicemente, umanamente come farebbe un amico qualsiasi ancora in vita, senza i
veli della fede, anche se questa è sempre il presupposto di ogni nostro colloquio.
Cosa sarebbe se anche tu non credessi più? Oh! mamma mia!
Sarebbe una cosa terribile, una sconfitta totale, il capovolgimento di tutto un disegno di amore che oggi più che mai è legato alla tua fede; non deluderci mamma, non tradire me, non tradire Gesù, tu non sai quante anime sono legate e coinvolte in questo disegno.
Ora stai serena e riposa in me, e nel mio amore; ti ho mandato in aiuto Cinzia, lei ti aiuterà con la sua fede, con la sua
preghiera incessante, con la sua dedizione totale.
Ora scrivi in risposta alla sig.ra Brigida, che implora luce per il figlio colpito da spasmo facciale, la cui diagnosi è un male
oscuro, e tale è in realtà, mamma, nessun'altra diagnosi è così illuminante e certa come questa; ma allontanarsi dalla fede è proprio l'opposto di quello che al contrario occorre per uscirne fuori, è come essere avvolti dal gelo che intorpidisce e
paralizza qualsiasi movimento ed allontanarsi dal calore, il solo che può salvarlo.
No, mamma, fede più intensa, certezza nell'aiuto di Dio che lo ama e sentirà dilatarsi la speranza e questo scalderà come
calore benefico i muscoli facciali e tutto tornerà come prima. Sarà il trionfo della fede. Chiedigli di chiamarmi, di invocarmi e io l'aiuterò a vincere».
«Ai parenti del giovane che si è suicidato a vent'anni dì loro che è salvo, che preghino per lui aiutandolo così nel lungo
cammino della purificazione; vogliono conoscere cosa l'ha spinto a quell'atto insano, non certo lo spirito del bene, ma adesso che importa conoscere verità che possono turbare? Che ringrazino invece Dio per la Sua misericordia!
A Maria che chiede di capire il progetto che Dio ha su di lei anche nei rapporti di Giacomo, dille che questo non si può sintetizzare in una frase più o meno lunga che poca traccia lascerebbe nel suo animo, ma che mediti il mio libro e io attraverso di esso le darò le luci necessarie per capire».
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13 aprile 1989
Sto rileggendo i messaggi di Nicola del 1° marzo 1988, quando mi colpisce la frase: «Mamma, io sono immerso nell’onda
infinita dell'amore che Dio nutre per te e quando ti parlo è Gesù stesso che ti parla tramite me»; la ricollego al messaggio
del 7 marzo 1989 in cui Gesù stesso riferendosi a Nicola dice: “Ogni sua parola é la mia parola, ogni suo atto d'amore
parte dal mio cuore e vi investe filtrato dalla sua umanità, impreziosito dall'esperienza della sua sofferenza che lo rende
caro ai miei occhi e cari diventate anche voi che siete immersi ancora nel peccato e continuate ad offendermi»
Nascondeva una verità a cui io mai avevo pensato e Nicola mi spiega:
«Vedi, mamma, noi Santi operiamo su tutte quelle anime che per mentalità, costumi, cultura, religione, indole, temperamento sono più vicine alla nostra umanità.
Ecco perché ti dicevo che vivo nell'onda dell'amore che parte da Gesù e investe primate che, essendo mia madre possiedi
delle affinità che altri non hanno, e così papà, i miei fratelli, i parenti più prossimi, gli amici, e che gradatamente in cerchi
concentrici si irradia abbracciando zone sempre più vaste, ma sempre in una fascia che ci è connaturata.
Cosa potrei dire e quale esempio potrebbe essere per un africano o un asiatico la mia esperienza terrena?
Loro hanno bisogno di altri modelli, gente che ha vissuto la loro stessa esperienza, che appartenga alla loro stessa razza
solo così sono credibili ai loro occhi, ma tutto ciò non è un ostacolo all'unione, perché i miei atti d'amore si fondono totalmente nell'amore infinito di Dio e si riversano non solo sull'africano o sull’asiatico ma su tutta l'umanità”.
14 aprile 1989
Nicola: «Mamma, tu soffri per il dolore che hai procurato a papà nell'estrometterlo dalla correzione dei miei messaggi, che
io stesso ti avevo consigliato di fare, ma ben più grande sarebbe stata la tua e la sua sofferenza se non l'avessi fatto, perché i motivi di contrasto tra la mentalità di papà ancora così umana e la tua protesa, non senza fatica, a captare il nocciolo della verità che ti viene prospettata dall'alto, sarebbero stati continui e vi avrebbero portato alla rottura compromettendo anche la realizzazione del progetto di Dio, che vuole che questo libro veda al più presto la luce.
Lo so, mamma, l'accettazione che Dio chiede continuamente della Sua santa volontà comporta rinuncia, sofferenza, annientamento, l'ho esperimentato anch'io durante la mia tremenda malattia culminata nell'olocausto finale, ma poi c'è il
premio, c'è la gioia senza fine, c'è la vera gloria, c'è l'amore; non dimenticatelo né tu, né papà!».
16 aprile 1989 - Sabaudia ore 5.20
Nicola: «Mamma, l'altro sabato durante il viaggio da Roma a Sabaudia eravate pigiati in macchina e ad un tratto ti sei
sorpresa a pronunciare questa frase: «Nicò, meno male che sei puro spirito, altrimenti non so proprio come avresti fatto a
stare in macchina», ma immediatamente dopo, ti sei resa conto che ero stato io a parlare attraverso te.
Certo non potevo parlare in prima persona, questo è chiaro, ma ora ti sto ricordando quell'episodio perché tu ti possa
convincere sempre più di come io ti sia accanto e viva la vostra stessa vita e domini tutti gli avvenimenti piccoli e grandi
che siano, anche quelli che voi stessi determinate.
Dunque stai serena e supererai le piccole incomprensioni che a volte sorgono tra te e papà e Maria, perché io sono con
te.
Per ora soffri per Zio Masino, ma era necessario, mamma, per sbloccare una situazione di stallo del suo spirito che diventava sempre più pericolosa, poi sarà tutto più facile ed anche lui ringrazierà Dio per la grazia concessagli, perché di grazia
si tratta.
Stamani verranno queste persone di Caserta per rendere testimonianza di fede al mio corpo santo; sono le prime che mi
tributano questo onore, la Madre Celeste esulta felice perché Lei è artefice di questo capolavoro di grazia e io le esaudirò
in tutti i loro desideri.
Voi, mamma, accoglietele con amore come se accoglieste me».
21 aprile 1989 - Ore 4,40
Nicola: Mamma ascoltami; ti illuminerò sulla verità o meglio ancora sul meccanismo che regola il nostro modo di comunicare, quella che comunemente viene definita locuzione interiore. Si parte sempre da questo capolavoro meraviglioso
dell’onnipotenza di Dio che è l'uomo formato di spirito e di corpo.
Lo spirito che guida il corpo, il corpo che aiuta lo spirito a manifestarsi.
Gli attributi dello spirito: intelligenza, volontà con tutti gli altri sentimenti che fanno capo all'amore che potremmo definire
le varie sfaccettature di un unico vero sentimento che è l'amore quali: l'amicizia, la generosità, il desiderio di bene, l'amore per la compagna, per l'arte, per la musica, per la natura e così via, per manifestarsi hanno bisogno dell'altra componente dell'uomo, cioè il corpo che attraverso i sensi rende palese ad un altro uomo quello che lo spirito vuole comunicare.
Così, il bacio, una carezza, una stretta di mano ecc.
Quando l'uomo dopo la sua morte è solo puro spirito e non ha più il supporto del corpo per poter comunicare con voi ancora carnali deve agire direttamente sullo spirito, il quale deve essere attento, disponibile, sgombro da altri pensieri, desideroso di ascoltare.
Allora il colloquio avviene naturalmente senza forzature, solo non c'è il suono che è la componente del corpo, che rende
più agevole e meno difficile il parlare.
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A volte, però, la manifestazione sensibile di un sentimento nasconde la realtà del sentimento stesso, Gesù a Giuda «Amico, con un bacio tradisci il tuo Maestro?».
O una stretta di mano simbolo di amicizia può camuffare, al contrario, un sentimento di ripulsa o di odio.
Perché si realizzi in pieno la locuzione interiore è indispensabile credere che ciò possa avvenire, che esiste una dimensione
che non è più di questa terra, che lo spirito di coloro che voi chiamate a torto morti è più vivo e presente che mai.
L'Opera dei santi, l'opera ininterrotta di Dio Amore cerca di convogliare certi spiriti ribelli e li invita in mille modi e li attrae
continuamente nella sua sfera e spesso fioriscono delle conversioni bellissime; ma non forza mai la loro volontà».
29 aprile 1989
Mio fratello Masino è stato in fin di vita per due operazioni all'arteria addominale e ieri sera i medici già prospettavano un
terzo intervento.
La costernazione di mia cognata era grandissima; la esortai a non mollare la fede, ad invocare sempre Nicola e così feci io
con tanta supplice insistenza.
Questa notte Nicola: «Mamma, tranquillizza zia Graziella, perché tutto rientra nel disegno d'amore di Dio: Vedi, mamma,
zio Masino aveva estromesso Dio da tutti gli avvenimenti più importanti della sua vita. Prima si rivolge a Noi con fede,
prima guarisce».
Ore 18 – Sabaudia
Mi telefona mia cognata per dirmi che mio fratello da stamani ha cominciato ad espellere l'aria naturalmente e, così, con
grande soddisfazione dei medici che temevano una nuova emorragia interna, si è evitato il terzo intervento.
Grazie, Gesù, grazie mio Dio! Grazie, Maria Madre mia e, non ultimo, grazie a te Nicoluzzo, figlio mio!
3 maggio 1989
Nicola mi risponde sul quesito postomi dall'amica di Anna riguardante la di lei sorella che non riesce a superare un esame
che la porrebbe in condizione di intraprendere la carriera di avvocato.
Nicola: «Mamma, la grazia e con essa la luce non affluisce al suo spirito perché trova degli ostacoli che lei stessa deve rimuovere; cerchi aiuto presso un sacerdote, a lui apra il suo animo e, se veramente vuole uscire fuori da questo stato di
stallo, mi invochi e, io Nicola, l'aiuterò. Ti ho sempre detto mamma, che Noi possiamo molto in vostro favore, ma che abbiamo bisogno del vostro sì autentico».
5 maggio 1989
Un grande turbamento si era impossessato del mio spirito al pensiero di mio fratello Masino che i medici vorrebbero sottoporre ad un terzo intervento.
Invocavo Nicola con tutte le mie forze, ma non mi rispondeva, sentivo dentro di me insinuarsi il dubbio e con esso il freddo.
Finalmente Nicola: «Mamma, zio Masino non è ancora morto perché dubiti delle mie parole?
Il Padre lo ama come voi tutti non potete neppure immaginare, non ci addolorare come stai facendo con la tua poca fede;
ricordi quando ti dicevo che se la tua fede dovesse venir meno io imploro, io supplico, io ottengo?
Fidati almeno di tuo figlio, e chiedi con insistenza a Dio, come facevi con me l'anima e il corpo di zio Masino». Mi rivolgo a
Gesù.
Gesù: «Non sono lo che debbo darti una prova della mia potenza, ma tu della tua fede».
«Accresci la mia fede, Gesù, come allora fa' che essa sia quella piccola tavola che galleggia sempre sul mare in tempesta,
perché sorretta dal mare infinito del Tuo amore».
6 maggio 1989
Nicola: «Mamma, ascoltami: Cinzia è entrata nella tua vita così d'impeto e tu sei rimasta attratta dalla limpidezza del suo
spirito, dalla passionalità del suo carattere, dalla gioia che essa donava, ma soprattutto dalla sua grande spiritualità.
Ti ha messo a parte del suo amore ardente per Gesù che, a volte, ti meravigliava per la sua arditezza, ma che era anche
per te di sprone e tu le hai dato anche quell'amore sensibile di cui aveva un imprescindibile bisogno.
Ma nell'ascesa di un'anima i passaggi sono tanti prima di arrivare all'abbandono totale e poter ripetere con perfetta aderenza: Non la mia, mala tua volontà sia fatta, perché solo allora Gesù potrà veramente dar corso al disegno d'amore che
ha sulla sua creatura.
Vedi, mamma, Gesù prima ci attrae con i suoi doni, ci conquista poco alla volta col suo amore con i gesti squisiti della sua
condiscendenza e noi come bambini chiediamo, chiediamo sempre di più, fino a quando, credendo di aver conquistato
l'Amore, ci buttiamo tra le sue braccia felici; ma in realtà è Lui che ha conquistato noi al Suo amore, allora, e solo allora ci
trasforma in esseri suoi, ci immerge nella dinamica del Suo amore e può realizzare, attraverso la nostra totale adesione, il
nostro abbandono, la sua volontà.
Bisogna arrivare all'abbandono per essere veramente di Dio, vivere o morire, gioire o soffrire, dare o ricevere, senza opporre mai la nostra volontà alla Sua e tutto questo in piena letizia».
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8 maggio 1989
Nicola: «Mamma, ascoltami i capisaldi dell'ascesi sono: fede che ti porta all'amore, amore che ti porta all'offerta, offerta
che si concretizza nell'abbandono e quindi accettazione totale della volontà di Dio».
Siate sempre legati intimamente alla Chiesa e ogni vostro atto, ogni vostra aspirazione trovi conferma nei suoi insegnamenti.
Il sacrificio della S. Messa, che è talmente grande e insostituibile, sia il punto di attrazione continua delle vostre anime e
così l'Eucaristia, fermo restando la verità del Tabernacolo vivente che per essere tale ha bisogno di una adesione costante dello spirito che a volte può venir meno.
La confessione, che la Chiesa esorta a fare almeno una volta al mese, sia un dovere a cui non ci si può sottrarre e così la
santificazione della domenica.
Il direttore spirituale nella figura del sacerdote è protezione per l'anima, anche se a volte la sua guida è deficitaria».
15 maggio 1989
Nicola: «Mamma, ascoltami: papà ieri nel correggere le bozze del mio secondo libro si è inalberato perché, a suo avviso,
non è necessario citare fatti marginali, di nessun valore che non possono interessare il lettore e che, al contrario, impoveriscono il valore del libro stesso.
Ti sarò chiaro in proposito anche se già una volta te ne avevo parlato.
Quelli che voi definite fatti marginali e banali non sono tali in realtà, perché essi formano il tessuto della vostra vita di ogni giorno, sono quindi preziosissimi ed importantissimi perché dal modo come vi aderite e da come li affrontate dipende
la vostra salvezza eterna.
L'eccezionalità del mio intervento in vostro favore, attraverso i miei messaggi, che mi pone accanto a voi per aiutarvi ed
illuminarvi affinché compiate questi atti che formano la vostra stessa vita in perfetta armonia col Cielo e quindi vi portino
al raggiungimento del fine per cui siete stati creati cioè Dio stesso, ti fa capire come ogni piccola cosa che tu scrivi e che
conferma questo mio intervento sia importante, sia essenziale.
Tutto questo è un'ulteriore conferma che Noi viviamo la vostra stessa vita, vi siamo vicini passo passo e vi aiutiamo anche
nelle piccolissime cose che alla distanza di tempo possono sembrare banali, ma che in quel momento vi crucciavano e vi
mettevano in stato di agitazione. È proprio questa umanità fusa perfettamente col trascendente che traspare in ogni pagina del mio libro che lo rende interessante e lo fa accettare ad un numero così grande di anime».
17 maggio 1989
Nicola: «Mamma, se non conoscete dove sbagliate, come fate a correggervi?».
18 maggio 1989
Nicola: «Mamma, tu sei turbata perché temi che nel mio libro a causa di interferenze negative ci siano passi che non vengono da me, ma tranquillizzati, mamma, perché io veglio continuamente su di te ed ogni frase che tu scrivi passa al mio
vaglio, mi occorre solo la tua fede. Ma tutto ciò non vuol dire che non siano possibili le interferenze del nemico, solo che
io le annullo, le disperdo; non ho sempre detto che noi le dominiamo totalmente?
Mamma, sii serena perché tutto andrà come voluto nel disegno di Dio; abbandonati totalmente a me che ti amo, a Gesù
che ti ama».
23 maggio 1989
Nicola: «Mamma, dì ad Eugenio che conseguirà la vittoria finale se saprà custodire nel su
o cuore una fede grande ed umile a cui attingere nei momenti di lotta che voi tutti sarete chiamati a sostenere; da essa
trarrete il coraggio necessario per vincere perché non sarà una platea osannante che vi aiuterà, ma al contrario troverete
rifiuti e fischi».
«Nicola, è vero che ti sei rivelato anche a Maria?».
Mamma, ascoltami. Mentre le tenebre avvolgono ancora più tante anime che dormono un sonno di morte, la luce non può
più attendere e rompendo ogni indugio si manifesta a tante altre che ben sveglie sono pronte ad accoglierla, così come fa
l'alba che annunzia un nuovo giorno. lo sono quella luce e, per volere di Dio, tante anime ne saranno investite».
31 maggio 1989
Nicola: «Mamma, mammuzza mia sei tanto agitata per cui io a stento riesco a comunicare con te e, pur bramando farti
sentire la mia voce, non riesco a far tacere tante tue apprensioni che mi impediscono di parlarti e di riportare il sereno nel
tuo spirito.
Non disperdere, mamma, il dono grandissimo di poter comunicare con me, è il più autentico perché l'affinità che esiste tra
me e te ti consente di non alterare il significato delle parole; io so quello che si agita nel tuo cuore, so come arrivare al
tuo intimo, come farmi capire da te.
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Le voci che partono dal Cielo sono tutte vere: non commettete lo sbaglio di attribuire alla voce del Padre, a quella di Gesù
e della Spirito una verità, più autentica della mia o di un altro santo, perché tutte sono onde d'amore di un unico Amore
che è Dio, di cui Noi facciamo parte che colpiscono il vostro spirito.
Quando è il Padre o Gesù che vi parla è una attenzione particolare nei vostri riguardi, di cui dovete essere degni, ma la
difficoltà risiede in voi che, a causa della vostra umanità imperfetta, limitata e soggetta a stanchezza, non riuscite a recepirla in pieno, quando addirittura non la deformate.
Ecco perché ti ho sempre detto di non attingere da altre voci, io ti amo mamma: che temi?
Lasciati guidare da me che ti seguo minuto per minuto, non vedi che ti vengo in aiuto al momento giusto?
Sei in angoscia per papà, lascia che sia io a decidere quello che è più opportuno fare: tu sai come io ami mio padre; abbi
fede, fede e abbandono.
Hai seguito tutte le varie fasi della malattia di zio Masino, credi che tutte fossero affidate al caso? Anche se le forze del
male si sono agitate per distruggere il nostro operato, ricordati che siamo solo Noi a vincere, solo non dovete deluderci
con la vostra poca fede».
4 giugno 1989 – Ore 4
Giorni fa la Banca S. Paolo di Torino aveva comunicato ad Antonella che per errore alla morte di Nicola non aveva provveduto alla liquidazione (aveva dato solo una somma a titolo umanitario) e chiedeva la delega degli eredi per assegnare
loro la parte spettante per legge, dato che Nicola non aveva fatto testamento e non c'erano figli.
All'atteggiamento di sorpresa gioiosa di Maria aveva fatto eco il disappunto di Antonella e ciò aveva creato turbamento in
tutti noi che secondo la logica umana sapevamo di essere nel giusto.
Con grande dolore mi dicevo: «Come si fa presto a minare un rapporto d'amore così bello!» e la mia tristezza era grande.
Ma Nicola con molto amore viene in mio aiuto: «Mamma, allora ti avevo spiegato che, se avessi fatto testamento avrei
lasciato tutto ad Antonella che é la parte di me rimasta sulla terra; sai perché non lo feci?
Per non turbare la vostra fede e soprattutto la tua che credeva ciecamente nella mia guarigione e, rinunciando allora come oggi a quanto la legge vi assegna, non fate altro che rendere operante ciò che allora per amore a voi tutti non fui in
grado di esprimere.
Ecco perché ti dissi: Tutto quello che farete ad Antonella vi sarà ricompensato ad usura.
Non infrangete mai un rapporto d'amore, perché è solo l'amore che vi salva, mamma!». «Grazie, Nicolù mio, per i tuoi
lumi, per la tua luce; abbiamo vinto Nicò, avevo già presentito l'attacco, è il tuo libro che suscita l'ira del nemico, lo so».
6 giugno 1989
Messaggio di Nicola a Cinzia.
«Zio sta tanto male e pare peggiorare, ma io vincerò la resistenza del suo cuore.
Dite ad Eugenio che lo vada a trovare, io farò il resto.
Consola mamma e tranquillizzala da parte mia; io veglio su zio Masino che è all'apice dell'agonia e non lo abbandono.
Voi pregate incessantemente per lui, perché il momento della luce sta per giungere».
6 giugno 1989
«Nicò, cosa debbo dire a Cinzia che ti chiede aiuto e lumi?
«Mamma ascoltami: Cinzia è ricca di doni che le sono stati dati da Dio stesso fin dall'inizio e che lei ha saputo mantenere
integri e puri attraverso tutte le vicissitudini non sempre liete, anzi a volte terribilmente dolorose della sua vita.
Gesù la guarda con occhio compiaciuto e tutti Noi la proteggiamo, ma come ti dicevo l'altra volta ogni dono scaturito puro
dal Cuore di Dio racchiude in se un germe di corruzione che si è in esso annidato a causa della nostra caduta originale,
germe che deve essere continuamente soffocato da una volontà ferma e decisa altrimenti la fede si può trasformare in
presunzione, l'amore ardente in arroganza, i doveri in diritti e così via.
Tutto, tutto deve essere sottomesso alla volontà di un Dio che ci ama e tutto ciò in una umiltà perfetta e sempre controllata.
Sono questi i nemici interni, i più pericolosi, che debbono essere affrontati con coraggio e con fermezza; gli altri, quelli esterni, fanno tanto rumore, ma poco possono davanti ad una volontà ben decisa che non li lascia entrare.
Cinzia è come il fiume la cui acqua perenne trae origine e si rinnova alla sorgente viva da cui scaturisce, si arricchisce nel
suo lungo cammino attraverso l'apporto di altri ruscelli e arricchisce le terre che bagna, ma guai a straripare!
Allora è distruzione e morte, perché le è stato assegnato un alveo dentro cui scorrere e solo allora va felice e spumeggiante verso la foce per buttarsi nel mare infinito.
Mamma è chiara l'immagine: basta meditarla a lungo, dillo a Cinzia; Noi tutti le siamo vicini, felici e a volte timorosi quando il puledrino fa le bizze, ma sempre attenti e solleciti perché il nostro amore è grande».
8 giugno 1989
Questa mattina dopo la giornata di ieri trascorsa in grande agitazione per l'aggravarsi delle condizioni di Masino, Nicola mi
fa rivivere tutti i miracoli che si sono succeduti durante l'arco della mia vita e mi conferma che anche quello di Masino sarà un grande miracolo.
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10 giugno 1989
I vari messaggi di Nicola riguardanti la grave malattia di mio fratello Masino che ieri ho visto agli estremi sembravano
contraddire una triste realtà: la fine.
Mio marito e Maria che si erano attaccati ad essi e speravano in una soluzione diversa mi hanno investito, negando la loro
veridicità; ma la luce in quel preciso istante ha investito la mia anima, mi ha liberato dai trabocchetti che il nemico mi aveva apprestati per insinuare il dubbio nel mio cuore e fiaccare la mia fede.
Nicola: «Mamma, dalla lettura attenta dei miei messaggi tu vedi come Dio Padre, Gesù e Maria SS.ma, la Madre, seguano
con infinito amore e dispongano tutti gli avvenimenti che si sono susseguiti e si susseguono in questa dolorosa avventura
di zio Masino.
Io personalmente sono l'artefice di ogni minimo atto e tutto ha un solo scopo, l'unico veramente che ha valore; ricondurre
a Dio zio Masino, ricondurre al Padre questo figlio tanto amato.
Avevo bisogno del vostro aiuto, della vostra fede assolutamente indispensabili per realizzare questo disegno d'amore che
mi coinvolge così intimamente anche dal punto di vista affettivo.
Ma tu sai, mamma, perché tutto hai sperimentato, come ci siano dei momenti in cui la fede ha bisogno della speranza,
anzi ha sempre bisogno della speranza di cui si alimenta per non morire; ecco perché io velavo la verità, vi inculcavo la
speranza che, attraverso la fede, si trasformava in certezza ed accresceva a sua volta la fede che si trasformava in preghiera d'implorazione. È un gioco sottilissimo d'amore, mamma, credimi.
La mia umanità non più ferita, ma resa luminosa e cristallina mi consente di percepire i pericoli a cui, la vostra povera
umanità ancora nel crogiolo del dubbio è esposta.
Lasciatevi guidare dal mio amore! Fino a ieri avevi bisogno anche tu di speranza, oggi hai avuto bisogno di luce, così zia
Graziella e gli altri; oggi devi essere tu ad illuminare».
10 giugno 1989
Messaggio di Nicola a Cinzia.
«Dio guarirà in modo eclatante zio: sarà un grande miracolo che io opererò per volontà divina, ma esso è legato al vostro
abbandono e alla vostra fede. Di essi ho bisogno in modo imprescindibile, tu e mamma dovete credere e fare anche la
parte degli altri.
Non dovete fare niente di più: mi basta la vostra fede semplice e completa.
Non ti posso però dire né quando, né come avverrà il prodigio perché di prodigio si tratta, altrimenti tu non potresti esercitare l'abbandono totale.
Come ben hai captato con le antenne sintonizzate sulla mia onda radar ho chiesto a Gesù questo miracolo straordinario
per zio per riscattare in un certo senso la mia famiglia dalla rete di non fede che l'avviluppa e così provocare conversioni a
catena.
È il miracolo che Gesù aveva donato a me, che io ho sublimato in offerta e che ora voglio donare a tutti i miei come pegno del mio grande amore per loro: c'è bisogno di questo perché gli animi si sono intristiti e i cuori induriti».
11 giugno 1989
Nicola: «Mamma, se sei serena, ti parlerò della fede.
C'è la fede che fa capo all'onnipotenza di Dio. Gesù, rivolgendosi al malato: «Tu credi che Io possa guarirti?» «Sì, Signore,
Tu lo puoi». «Va, la tua fede ti ha salvato!».
Ma c'è una fede che va oltre, che riconosce non solo la potenza di Dio che tutto può, ma il Suo amore infinito di Padre che
brama ogni bene per la sua creatura ed a questo amore sottomette la sua guarigione. «Sì, Signore, so che puoi guarirmi
solo se Tu lo vuoi».
È l'abbandono totale della creatura alla volontà di un Padre che è amore, è riconoscere il suo misero nulla che niente è in
grado di cambiare e che sa che solo da Dio può avere ogni bene.
È il cuore dolorante della creatura che stanco si abbandona fiducioso sulle braccia dell'amore infinito del Padre.
È il momento magico in cui la creatura, accettando totalmente la volontà di Dio Padre e liberalizzandola permette al Padre
di realizzare, in un tripudio di gioia, il Suo disegno d'amore da sempre ideato.
Mamma, desiderare quello che Dio desidera, quale dono più grande, quale bene più grande?
Ricordi quando tu presa coscienza della gravità del mio male, dimentica del tuo dolore di madre mi hai offerto a Dio, riconoscendo come il Suo amore fosse infinitamente più grande e più puro del tuo limitato, imperfetto, egoista?
Fu allora che Gesù poté realizzare il Suo disegno bellissimo e sconvolgente ed è la pagina più bella di tutto il libro assieme
a quella che parla dell'amore di Maria SS.ma al mio capezzale di agonizzante».
13 giugno 1989
Nicola: «Mamma, domenica l'atteggiamento di Filippo nei tuoi confronti che attribuiva a te, sebbene indirettamente, ogni
attacco del nemico alla nostra famiglia e nel caso specifico a zio Masino, atteggiamento confermatoti ieri crudamente anche da Antonella ti ha causato vivo ed intenso dolore.
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Hanno dimenticato i tuoi figli come, attraverso la tua intercessione incessante e supplice, corroborata dal tuo dolore di
madre, ogni attacco di Satana apportatore e foriero di sventura si sia tramutato in vittoria di Gesù stesso che ha protetto
tutti noi, anche se immeritevoli e spesso ribelli. Tu hai sofferto, mamma, e continui a soffrirne, ma se la tua ferita è grande, pensa all'offesa che essi hanno arrecato a Gesù che tanto amore ha riversato su tutti loro, salvandoli mille volte anche
con miracoli strepitosi, non ultimo il mio, checché ne dica mia moglie.
Chiuditi nel silenzio perché le perle non vanno date ai porci, ma continua ad implorare per loro perché ne hanno bisogno».
19 giugno 1989
Ieri alle 4.45 mio fratello Masino è spirato dopo una sofferenza che è durata quasi tre mesi ed una lunghissima agonia.
Ho davanti a me il messaggio di Nicola a Cinzia del 10 giugno: in esso è la richiesta pressante dell'abbandono totale in Dio
e nella Sua santa volontà e in cambio avremmo avuto un grandioso miracolo.
Stamani alla sconcertante apatia subentrata ieri all'annuncio del decesso che mi impediva persino di piangere, si era impossessato del mio spirito il dubbio che non fossi riuscita a donare al mio Dio l'adesione totale alla Sua volontà, rendendo
a Nicola impossibile realizzare il suo disegno d'amore; ma alla Messa delle sette un pianto silenzioso mi ha liberato dall'angoscia.
Nicola: «Mamma, mamma mia, al contrario è stata appunto la vostra adesione totale alla volontà di Dio Padre che Gli ha
permesso di realizzare un disegno ancora più grande della guarigione, perché attraverso quella terribile e prolungata sofferenza che a voi sembrava assurda e sovrumana lo ha reso degno di vedere subito il Suo volto.
Gesù ha fatto a lui quello che ha fatto per me; zio adesso non dovrà più spasimare per raggiungere la gloria perché già la
possiede e sarà di aiuto ai suoi figli ed a tutti voi molto di più che se fosse guarito.
Tutto quello che a voi può sembrare un controsenso sappiate che è la verità che deve farsi strada attraverso il buio della
vostra intelligenza ottenebrata da una umanità ferita dal peccato. Se almeno sapeste abbandonarvi alla volontà di un Dio
che vi ama! »
20 giugno 1989
Mi apprestavo ad andare con i miei alla camera ardente del Policlinico dove avrei visto per l'ultima volta il corpo di mio
fratello e poi saremmo andati in Chiesa per il funerale...
Nicola: «Mamma, oggi sull'umanità è spuntato un grande giorno, un nuovo giorno: Gesù Cristo ha vinto con la Sua resurrezione la morte, Maria SS.ma ha vinto Satana e gli ha strappato per sempre il dominio e il potere che aveva su di essa e con il quale aveva da sempre terrorizzato l'uomo, trasformando un atto che nei disegni di Dio doveva essere non solo
di purificazione e di offerta, ma anche di attesa gioiosa in qualcosa di terribile, di straziante, di irreversibile e seminando
negli animi l'angoscia, il rifiuto, spesse volte la disperazione.
Satana con la sua logica spietata, satura di odio, alla prospettiva del premio e del riposo eterno ha contrapposto nel cuore
degli uomini l'attaccamento spasmodico a tutto ciò che pur sapeva essere caduco; la realtà della sopravvivenza e della
continuità stessa della vita che non viene infranta dalla morte ma che continua ininterrotta anche se trasformata veniva,
così, messa in dubbio e il più delle volte negata: tutto ciò ha realizzato il nemico dell'uomo a danno di questa creatura che
Dio ama con amore di Padre.
Ti ricordi quando la mattina del mio funerale mi rivelai al tuo spirito, dando vita ad un nuovo rapporto che superava i confini della morte e faceva nascere nel cuore dell'umanità la speranza più grande che tutto non era finito con essa, ma che
la vita continuava ininterrotta tra noi trapassati e voi rimasti ancora su questa terra?
Io ero 1'annunciatore di questa verità come stamani zio Masino è colui che annunzia la vittoria definitiva di Maria SS.ma
su Satana, dominatore della morte.
Comprendi, mamma, come tutta la mia sofferenza, come quella di zio Masino fosse necessaria a Dio per realizzare il Suo
disegno d'amore?».
20 giugno 1989
Nicola: «Mamma ascoltami:
Dio è verità e nulla è più semplice della verità, sono i vostri pensieri contorti che deformano la verità; Dio è purissimo spirito. È la vostra intelligenza contaminata che deturpa l'immagine che vi fate di Lui. Dio è amore perfettissimo ed infinito. È
il vostro cuore, capace soltanto di un amore che è solo egoismo, che non sa comprendere il vero amore.
Quando tu offri a Gesù il tuo cuore, sia esso ricco d'amore e di slanci o povero e meschino, quando gli offri la tua intelligenza pronta a recepire la luce o restia ad essa, quando gli dai il tuo corpo sia esso pigro o sollecito ai Suoi impulsi, o la
tua volontà forte o fiacca, l'offerta per Gesù ha lo stesso valore, perché tu Gli doni quello che hai, né più Gli potresti dare,
Gli doni la materia prima da cui Lui, Artefice perfettissimo, trarrà il Suo capolavoro.
Non ha fatto così con me?
Dunque, mamma, è l'offerta che conta, non ti rammaricare se non arrivi agli ardori di C., Gesù ti ama così come sei. Egli
sa trarre dalle corde più stonate armonie sublimi.
Ma l'abbandono sì, la fede sì, l'offerta senza rimpianti sì.
Credere con semplicità perché tutto è possibile a Dio.
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Ti spiegavo come C., nella sua offerta d'amore totale alla SS.ma Trinità, abbia avuto un solo rimpianto nel distaccarsi dalla terra, un desiderio inconscio, mai soddisfatto, quello del seno materno. Pensi che Gesù non ha il potere per renderla
pienamente felice, di saziare quel suo bisogno naturale, per renderla perfettamente libera di lasciare la terra senza alcun
rimpianto?
Mamma, ricordati che Gesù non si lascia vincere in generosità».
29 giugno 1989
Nicola: «Mamma, non credere che finito il libro la tua fatica sia terminata, perché ora più che mai hai bisogno della mia
luce, della mia guida, più dell'aria che respiri.
Questa notte hai fatto un sogno strano: un uomo dall'aspetto ambiguo era salito sulla stessa carrozza dove tu viaggiavi e
ti tendeva la mano, mentre una voce ti metteva in guardia sulla vera identità di quel tale, e tu lo allontanavi con un segno
di croce.
È questa la realtà che ti circonda, il nemico cerca di circuirti, ma tu stai all'erta e siimi vicina, perché sarò io a proteggerti.
Vivi con me, mammuzza mia, io e zio Masino ti siamo vicini.
Nulla di quello che fate per le anime va perduto, dillo a C. che tanto ha pregato per zio Masino» «Pinù, è stata la vostra
offerta totale alla volontà di Dio che mi ha aperto la porta del Cielo. Grazie, grazie! » (Masino).
3 luglio 1989
Nicola: «Mamma, ascoltami, mentre la testimonianza, che con tanto amore hai reso al mio libro, ha suscitato in tutti coloro che credono gioia e speranza dando spesso luogo a cambiamento di vita, in quelli la cui fede era soltanto una larva e
negli increduli, ha accentuato i dubbi e le perplessità, perché eri tu che scrivevi, eri la Madre.
Ecco perché molti scriveranno di me e le loro testimonianze saranno come un coro osannante alla verità, che non potrà
più essere messa in dubbio dagli increduli e dagli incerti, e se per qualcuno ciò avverrà, grande sarà la sua colpa perché
avrà peccato contro lo Spirito Santo, che è Spirito di verità».
7 luglio 1989 - Sabaudia
L. era venuta a passare un giorno con noi.
Era serena perché i medici avevano assicurato che la gravidanza di D. procedeva bene e che l'evento non era imminente,
ma si doveva attendere ancora una settimana.
Per tutto il giorno ho sentito in me un senso di apprensione, quando a cena improvvisamente sento Nicola che mi dice:
«La mamma deve stare accanto alla figlia».
Immediatamente ne faccio cenno a L., la quale ne rimane turbata.
Di lì a poco L. è chiamata al telefono dal marito che la mette al corrente di complicazioni subentrate all'improvviso: D. dovrà subito essere sottoposta a taglio cesareo; dall'ecografia effettuata risulta inoltre che la bambina presenta un aneurisma al cervello a causa del quale dovrà essere sottoposta appena nata, ad intervento chirurgico immediato...
Nonostante la gravità delle notizie, Nicola mi infonde una grande e serena letizia.
Da questo intuisco come avesse accolto la mia supplica che a lui avevo rivolto durante tutto il giorno e come con quella
frase mi avesse assicurato del suo intervento.
10 luglio 1989
Nicola: «Mamma, ieri A. nell'ascoltare quello che C. ha scritto per mia ispirazione e che domani costituirà la trama di un
nuovo libro, ha rilevato che trattasi di scritti ben diversi dai tuoi, sia per lo stile che per i concetti ben più elevati.
Ciò, mamma, è perfettamente vero, e così sarà per tutti gli altri libri che saranno scritti e pubblicati, quello di V. compreso.
È come il suono emesso dagli strumenti a fiato: il fiato che dà impulso allo strumento è lo stesso, ma diverso, diversissimo
è il suono che i vari strumenti producono: quello del clarinetto non è certo quello del trombone! ». Nicò, guarirà la bambina di D.?
«Mamma, è sempre l'abbandono in Dio che opera i grandi miracoli, io perorerò la sua causa».
11 luglio 1989
Nicola: «Mamma, il concetto che voi avete sull'abbandono totale alla volontà di Dio, abbandono che Gli consente di operare in vostro favore, sfugge alla vostra comprensione umana. Vorrei stamani illuminarti al riguardo, nel vivo desiderio di
mettere tutti voi, che tanto bisogno avete del nostro aiuto, in condizione di poterne usufruire.
Ti porterò un esempio, direi banale, ma che tanto si adatta e rende chiaro quello che per voi è così oscuro.
Il chirurgo, che deve operare un paziente, non ha bisogno solo della fiducia che il medesimo gli ha dimostrato scegliendolo tra tanti altri medici, perché questo è solo il punto di partenza, ma per poter mettere mano al bisturi gli occorre assolutamente la piena disponibilità della sua volontà e del suo corpo; essi debbono essere talmente inerti da consentirgli di dirigere il bisturi secondo la sua precisa volontà e tutto ciò egli ottiene ricorrendo all'anestesia, più o meno totale, a seconda della gravità e importanza dell'operazione.
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Così avviene nel campo dello spirito. Dio Padre, per operare ha bisogno della vostra disponibilità totale, del vostro abbandono alla Sua volontà, che è la volontà santa di un Padre che ama la Sua creatura per la quale ha immolato il Figlio Suo
prediletto sulla Croce; non può fare a meno di questo riconoscimento che Lo reinserisce a pieno diritto nel ruolo di Padre
per il quale la volontà specifica del figlio è per Lui sacra, facente parte della Sua stessa dignità.
Comprendi, mamma, perché continuamente vi viene da noi che vi amiamo, richiesta questa adesione alla Sua volontà?
Voi vi affidate ad un chirurgo, che quasi sempre non vi ama, i cui limiti umani vi sono palesi e li sperimentate continuamente, eppure fate tanta resistenza a sottomettervi alla volontà di Dio che vi ama.
Mamma, il mio libro che tu col tuo ascolto mi hai dato la possibilità di scrivere, è destinato alla massa delle anime che navigano nel mare tempestoso della vita di oggi fatta di contraddizioni paurose, di dubbi, di ansie, di timori e lo scopo principale è dare la serenità, accendere la speranza, ridare fiducia, stimolare la fede; è come sbozzare un blocco inerte di
marmo per trarne fuori un'immagine, una statua e domani un capolavoro capace di commuovere altri spiriti.
Il libro che scriverò servendomi di C., sarà un capolavoro di ascetica, tratterà principalmente la mistica, materia così ostica ai dotti della Chiesa di Cristo, ma di cui si avverte un imprescindibile bisogno.
Mamma, la Chiesa di domani sarà la Chiesa dello Spirito e fino a quando non sarete immersi nello Spirito di Dio che è l'Amore, poco riuscirete a realizzare di vero bene».
13 luglio 1989
Nicola: «Vedi, Mamma, con la mia morte tu avevi perso la fede nella parola di Gesù che tanto ti aveva consolata e riempito il cuore di speranza, e quella che credevi fosse fede era l'anelito della tua anima che voleva ricongiungersi al suo Dio; è
stato necessario il mio intervento costante che gradatamente ti ha spinta a superare prima i momenti terribili che hanno
rasentato la disperazione, e poi, poco alla volta ti ha riportato alla fede.
Ma questo travaglio è durato un anno e mezzo circa, quando hai finalmente capito che io ero davvero guarito e che tutte
le parole di Gesù erano vere».
17 luglio 1989
Nicola: «Mamma, ieri A. osservava meravigliata come fosse possibile a noi anime, che viviamo ormai immersi nella beatitudine eterna, soffrire ancora di riflesso per tutto ciò che vi coinvolge direttamente, causandovi dolore e qualche volta anche morte.
Spero di renderti chiaro un concetto che una volta ti avevo anche espresso.
Nella riunione di ieri tra i componenti della nostra famiglia, giornata che tutti in cuor vostro vi auguravate trascorreva serena, è bastata una sola parola che ha ferito qualcuno perché tutto si trasformasse in una atmosfera pesante, piena di
una sottile angoscia.
Eppure, cosa è una parola tra le migliaia di parole che proferite nell’arco delle 24 ore? Nulla!
Ma tu immagina un piccolo sassolino, che lanciato sulla superficie liscia del mare, genera piccole onde che si propagano
all'infinito e increspano le acque turbando quella quiete.
Così è stato di quella parola, solo che il mare in cui voi siete immersi è un mare torbido, fatto di tristezza e di angosce, di
ricordi dolorosi capaci di sommergere quella timida speranza, quel bisogno di bene che era nei vostri cuori.
Se tu capovolgi questa immagine e l'adatti allo stato di beatitudine in cui noi viviamo, ti accorgi che se soffriamo per lo
stato di cose non certo liete in cui voi che amiamo vivete, ciò non limita la nostra beatitudine, anzi quando riusciamo a
strapparvi al nemico, l'accresce esplodendo in un inno di gloria e di ringraziamento al Padre».
20 luglio 1989
Nicola: «Ascoltami con attenzione, mamma, perché le cose che sto per dirti sono di estrema importanza.
Tutti gli avvenimenti che si sono succeduti in questi ultimi tempi e culminati in quelli di questi due giorni che hanno martellato la tua intelligenza, il tuo spirito ed anche la tua carne, avevano un solo scopo: orientarti verso verità che mi urgeva
farti conoscere.
La tragedia che ha investito la nostra famiglia culminata in una divisione di fatto, anche se non apparente, tra tutti noi
componenti di essa, è una pallida idea della tragedia immane che ha coinvolto tutta la umanità, natura compresa.
Mentre Dio è unità, unità col Figlio, unità con lo Spirito, unità con tutti e con ciascuno di noi in particolare, unità d'amore
tra lo spirito e la materia, amore che circola nelle molecole più piccole di essa e li tiene uniti in una armonia perfetta, in
un capolavoro di perfezione che è tutto il creato, l'irriducibile avversario, sapendo che, solo dividendo, potrà ottenere la
sua vittoria sull'uomo, ha sempre più perfezionato questa sua terribile strategia.
Conflitto quindi nell'intimo stesso dell'uomo tra la sua carne e il suo spirito, lotta profonda, insanabile, con vicende alterne, mentre l'immondo soffia il suo livore per assoggettare a sé la creatura, che è perfezione e capolavoro del Dio Altissimo.
L'armonia più perfetta doveva regnare tra le due componenti che formano l'uomo: carne-spirito, e quando ti dicevo che
l'uno non deve sopraffare l'altro, ti volevo far capire come ciò sia essenziale per non infrangere questo equilibrio, tanto
indispensabile all'uomo che solo nella sua interezza può realizzare il progetto che Dio ha su di lui.
Ti porti tutto ciò a riflettere su C. che è la punta più avanzata dell'osservazione, su tutti e su ciascuno dei miei fratelli, su
papà e su tutti gli uomini con i quali sei più a contatto, ma spingiti ancora più oltre e comprenderai dove sta la causa di
tante fratture, di tanti razzismi, di tante sopraffazioni e avvilimenti. Sì, l'uomo nella sua interezza, mamma.
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Anima e corpo in una fusione completa d'amore senza che una componente avvilisca l'altra.
Ti illuminerò su un altro aspetto che però trae origine da quanto espresso sopra.
Gesù Cristo è stato e sarà sempre il grande rivoluzionario.
I farisei di allora, come quelli di oggi, vogliono chiuderlo in un ghetto, ecco perché la Chiesa di Cristo è diventata sclerotica, asfittica, incapace di arginare il male.
Gesù è il liberatore, è Colui che spezza le catene; come allora purificherà la sua Chiesa dai farisei di oggi, 1a libererà dai
falsi teologi che interpretano la verità a loro uso e consumo e dai falsi profeti, così come libererà la natura dal giogo postogli dal maligno ed essa tornerà a risplendere come prima.
La legge farisaica di allora poneva la donna al livello appena superiore alla bestia, la legge farisaica di oggi ha ridotto la
donna ad oggetto di consumo.
Gesù la ha elevata a dignità di Santa, la ha posta sugli altari.
So quello che pensi, mamma, ti confermo quello che ha detto V., perché per Dio non esiste discriminazione di sesso. In
tutte le epoche, anche tra i pagani, c'erano le sacerdotesse, le vestali, anime forti e pure, capaci di dare al Dio Vivente un
culto perfetto secondo la loro natura. I tempi nuovi si apprestano e la luce invaderà ogni angolo della terra.
Tu stai all'erta pronta a registrare ogni evento senza meravigliarti di niente, confida sempre in me che sono la tua guida
naturale ed abbandonati totalmente alla luce dello Spirito.
26 luglio 1989
«Mamma, se mi ascolti ti chiarirò i movimenti della grazia, che per accrescere in voi la fede e nello stesso tempo fortificarla ha bisogno prima di mettervi alla prova.
Dio prova Abramo, e tu sai fino a qual punto abbia provato la sua fede: il suo unico figlio doveva esserGli immolato, ma
sai anche il seguito.
E così per le tantissime figure del vecchio testamento, che da sole parlano a voi per ricordarvi che Dio solo è il potente,
che Lui solo è l'amore e che la vostra fede in Colui che tutto muove deve essere totale.
Mamma, Dio tante volte ha provato la tua fede: la ha provata anche negli ultimi estremi della mia vita terrena, quando ti
hanno allontanata dal mio letto di dolore per non farti assistere al mio trapasso e tu a papà, che urlava il suo dolore rimproverandoti di averlo ingannato con la tua assurda fede, rispondevi che fino a quando c'è respiro c'è speranza.
Ti ha provata con C. quando chiedendo a Dio una prova che superava i confini delle leggi naturali, tu rispondevi a te stessa: nulla è impossibile a Dio.
Così l'altro giorno ha voluto provare la fede di L. e quella di M., L. e di V.
Ricordati, mamma, che più la proposta che Dio vi prospetta rasenta l'assurdo e cozza con la vostra ragione umana più l'adesione ad essa testimonia l'entità della vostra fede, la sottomissione alla volontà Santa di Dio, la Sua infinita potenza».
30 luglio 1989 – Ore 5.30
Nicola: «Mamma, mi riferisco alla vostra conversazione di ieri sera in casa di R. e, se mi ascolti, vorrei illuminarti circa la
teoria esposta dal Sacerdote che prendeva parte attiva ad essa su tutti gli argomenti da te esposti riguardanti i nostri colloqui, che egli, da buon psicologo, riportava a fenomeni naturali.
Ti sei mai chiesta, mamma, chi è il sacerdote?
È un uomo qualsiasi che, in un dato momento della sua vita, sente una voce che lo chiama per nome e gli dice: "Lascia
famiglia, affetti, interessi, comodità, patria e seguimi".
Egli sente questa voce, sa che non è la voce del vicino di casa o di un qualsiasi altro uomo, sa che è diretta a lui senza
possibilità di equivoci, sa che viene da Colui che sul mare di Galilea chiama Pietro ed Andrea e che nel corso dei secoli
chiama tanti e tanti altri, in circostanze e con modalità diverse, ma chiama, e tutti vanno attratti e posseduti da questa
voce e nessun sacrificio è talmente grande da ostacolare quel richiamo.
È un fatto puramente naturale, questo? E perché proprio lui e non un altro?
E perché è scelto tra migliaia o forse milioni di uomini?
Quella voce non si limita a chiamare, ma ricopre il vocato di doni, lo fa partecipe dei suoi carismi, gli dà poteri che gli altri
non hanno, sì che egli può rimettere in Suo nome i peccati di altri uomini, può sciogliere e può legare diventando canale
di unione tra Dio e il Suo popolo in una comunione costante. È il Suo Sacerdote! E tutto questo, mamma, rientra nel naturale?
La verità è che tanti, tanti prescelti di oggi, immersi come sono nel naturale, hanno dimenticato quel momento magico
che li faceva sacerdoti di Cristo, capaci, quindi, di riconoscere la Sua voce, ma incapaci di riconoscerla se essa si manifesta in altri.
Vedi, mamma, come il lamento di Gesù rivolto alla Sua Chiesa, che definisce sclerotica ed asfittica e quindi incapace di
discernere il vero e di arginare il male, è sempre attuale?
Ed a G., marito di R., che ieri sera durante la conversazione chiedeva come mai Don E. avesse avallato i nostri colloqui
con i relativi messaggi, rispondo per lui: "E. ha conservato intatto nel suo cuore il ricordo di quella è ed è in grado di riconoscerla anche negli altri".
103
5 agosto 1989 – Sabaudia
Nicola: «Mamma, ieri, Padre G., nel venire da te, ha sentito nel suo cuore come se stesse per dissacrare qualcosa di santo; egli stesso te ne ha riferito e tu brancolavi nel buio in cerca di una spiegazione.
Nel pomeriggio improvvisamente, mentre tu eri attenta ad altre cose, te ne rivelai l'origine.
Ero stato io a suscitare in lui un sentimento di umiltà per disporlo ad accettare in pieno le verità che per tuo tramite volevo manifestargli.
Oggi voglio farti sapere come egli sia già inserito nel disegno di Dio Padre, che attraverso il Suo amore, rigenererà la
Chiesa di cui Suo Figlio è il Capo.
Se padre G. sarà attento alle mie illuminazioni, lo guiderò personalmente.
Egli saprà a chi dare i miei libri, e formerà a Milano il primo nucleo di questa nuova Chiesa che sarà santa, pura, immacolata, libera da condizionamenti di potere e soprattutto povera, inattaccabile da qualsiasi forza malefica e, come fulgida
stella, sarà luce e guida per tutti i popoli.
Sarà la Chiesa di Cristo, cattolica, apostolica, romana, come Egli la ha sempre voluta, ma i nuovi apostoli scelti con cura
dalla Sua sapienza infinita saranno gli annunciatori di questa nuova Pentecoste.
Mamma, il momento è grave come tutti i momenti in cui il vecchio deve lasciare il posto al nuovo. A voi si chiede solo fede ed abbandono e noi vi condurremo indenni all'altra sponda».
7 agosto 1989
Cara A., solo ieri sera al mio rientro a Roma da Sabaudia, dove ho trascorso il fine settimana con i miei, ho potuto leggere
la tua lettera e quella della tua amica che ho trovato nella cassetta delle lettere.
La tua lettera diretta a Nicola mi ha tanto addolorata e questa notte l'ho invocato perché sia egli stesso a suggerirmi cosa
risponderti senza omettere niente, perché tu possa trovare serenità e pace di cui tanto hai bisogno.
Nicola ti è vicino e non ti abbandona mai, come tu stessa hai constatato le tante volte che a lui ti sei rivolta; ma forse non
sai che i miracoli più difficili da ottenere sono quelli che riguardano lo spirito, cioè le conversioni, perché avendoci Dio Padre creati liberi, per poter operare ha bisogno di un minimo di cooperazione da parte di colui al quale vuole donare la Sua
misericordia.
Solo allora ha inizio il lavorio della grazia, che a volte è lungo e faticoso. Se così non fosse e Dio potesse imporre la Sua
volontà al ribelle, l'inferno non avrebbe ragione di esistere.
Ma ci sono anime che sono talmente succubi del nemico che, pur soffrendo sono incapaci di pronunciare il più timido sì.
Ma Dio attende la Sua ora che a volte è proprio l'ultima, specialmente se anime generose hanno saputo implorare con fede e con costanza.
In questi casi dolorosi (fra i quali io penso rientri proprio il tuo) le anime, responsabili di non aver opposto resistenza al
nemico che cerca di distruggerle, diventano come marionette tra le sue mani e tutto ciò che esse dicono è dettato dall'odio nei confronti di chi invece è posseduto dal Dio, bene infinito. Quale il tuo atteggiamento?
Non attribuire ai tuoi fratelli e sorelle le parole roventi ed offensive di cui non sono responsabili, perché suggerite dal nemico per ferirti ma rimani serena e cerca di vedere nel profondo del loro cuore la loro anima ferita a morte che implora
aiuto.
Prega incessantemente per loro, perché Gesù ama con amore sofferente e particolare queste anime redente anch'esse
dal Suo Sangue e ti chiede con insistenza di farlo.
Un giorno saranno esse stesse a ringraziarti.
Nicola vuole donarti la sua pace, sii serena e abbandonati totalmente alla volontà di Dio Amore e alla Sua potenza infinita.
Adesso ti abbraccio. Pina
11 agosto 1989
Non sapevo come risolvere il problema degli errori che man mano erano emersi nella 2° edizione del libro di Nicola, pensavo di includere nel volume l'errata corrige, ma ciò mi avrebbe creato delle difficoltà.
Stamani Nicola: «Mamma, se noti bene, quei quattro errori non sono casuali, ma sono stati voluti espressamente dal nemico per alterare la verità; ricorrere alla errata corrige non è lavoro da poco, e poi il lettore, credimi, è portato a sorvolare; correggili piuttosto a penna come hai fatto nel libro precedente».
Il dialogo con mio figlio si svolgeva serenamente ed io ho cominciato a chiedere lumi su questioni che mi stavano a cuore.
Nicò, ieri notte ho fatto un sogno strano: alla radice di una bella pianta vedevo un mostro che per tanto tempo si era ingrassato a sue spese ed era diventato proprio enorme.
Ad un tratto due uomini lo portavano via ed io chiedevo loro cosa ne avrebbero fatto; mi fu risposto che l'avrebbero ucciso. Quel sogno ha un nesso con la promessa del Padre che mi aveva assicurato che, se avessi intensamente pregato per
15 giorni, recitando il rosario intero e Via Crucis, T. sarebbe tornata al mio cuore?
«Certo, mamma. Dio non può ingannare, ma la Sua promessa non coinvolge solo T. ma tutti i tuoi figli. La pianta eri tu e i
rami di essa, cinque, eravamo noi figli, ma è stato necessario potarne uno (ero io) per far rivivere gli altri.
Ma nota bene, aver tolto il bubbone, cioè aver vinto il nemico, non vuol dire che ad un tratto tutto ritorna come prima;
ricordati che l'analogia con tutto ciò che avviene in natura è sempre valida: tolto il male, inizia il processo di recupero e
poco alla volta le varie ferite, a seconda dell'entità di esse, che varia da soggetto a soggetto, risanano e si chiudono dando vita ad una nuova rinascita».
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13 agosto 1989
Nicò, sono sola, amor mio, con te e tanto triste perché sempre vivo è nel mio cuore ogni giorno di questo mese di agosto
che ha visto la tua ultima sofferenza e la tua dipartita.
Ma ieri mattina mi hai voluto chiarire quale posto occupa l'uomo nel pensiero creativo di Dio; non so se adesso sono in
grado di ricordare, forse se tu mi aiuti, ci riuscirò.
«Mamma, una volta mi hai chiesto di risponderti da quando siamo presenti nel pensiero creativo di Dio e io ti ho detto da
sempre.
Io, tu, ogni uomo siamo stati sempre presenti nel Suo pensiero, per noi creava la luce, gli astri, la natura tutta; si dilettava nel vedere me sdraiato sulla spiaggia di Sabaudia intento ad ammirare quei tramonti stupendi o nel vedermi sfrecciare
sulla superficie del mare azzurro che per me aveva creato.
Mi aveva ricoperto di doni, tutte sfumature del Suo amore di Padre e li aveva accarezzati, fino a quando in un determinato giorno del tempo pose in atto il Suo progetto d'amore.
Ma chiamò te, mamma, e ti volle compartecipe, grande dono, immenso dono di cui gli uomini non si rendono conto. Se
quel giorno a Rocchetta Ligure tu avessi dato ascolto a quella ostetrica e avessi mandato a monte la gravidanza uccidendo in te il germe della mia vita, comprendi quale grande sciagura sarebbe stata?
Avresti privato Dio Padre di un figlio che da sempre aveva accarezzato e che bramava fare compartecipe della Sua gioia e
della Sua gloria, ed avresti impedito a me di raggiungere la felicità di cui oggi sono in possesso. Comprendi, mamma, di
quale delitto si macchiano quelle mamme che volutamente abortiscono?
Mi chiedi se l’inabitazione dell'anima avviene all'atto del concepimento o dopo che il feto è già formato. Ti pare che sia
quello il punto importante?
No, mamma, ostacolare il progetto di un Dio che ama è un atto gravissimo e ancora più grave è interrompere questo
progetto quando è già iniziato.
La responsabilità è enorme e solo l'infinita misericordia di Dio, che accetta un cuore contrito, può far perdonare un'offesa
così grande».
23 agosto 1989 – Ore 3.00
Nicola: «Mamma, alzati e scrivi ciò che ti detto per A., affinché il rivivere con me lo strazio di quei terribili giorni di fine
agosto del 1985, possa aiutarla a sopportare il dolore che tanto l'opprime. A. cara, nessuno più di me ti comprende e la
tua sofferenza la rivivo in pieno perché anch'io la ho vissuta in tutta la sua crudezza.
I miei ultimi giorni dell'agosto del 1985 sono stati tormentati da un caldo terribile come quello che oggi opprime il tuo
corpo e il tuo spirito. Ma a me non era consentito alcun movimento a causa dei vari tubicini delle flebo che mi tenevano
inchiodato a quel letto di tortura.
Nelle lunghe medicazioni interne sul mio povero corpo che duravano a volte anche tre ore, ci si preoccupava solo del disagio del medico e dell'infermiere che erano costretti a praticarle, ma di me, molto, molto di meno.
Quanto, quanto ho sudato! E non credere che il mio grande soffrire fosse solo fisico; è stato un abisso di dolore nel quale
sprofondavo totalmente.
E tutto è stato capovolto, e il dolore ha acquistato un volto amico e nella mia sofferenza vedevo il volto di persone care
che imploravano il mio aiuto, e che a loro volta mi davano la forza di continuare a soffrire.
Così, poco alla volta, tutto il mio dolore si trasformava in serena mestizia.
Vedi, il segreto è appunto questo: offrire questo nostro patire a Gesù per le persone che amiamo, ma anche per quelle
che non ci amano.
Vedrai così come tutto per te sarà più semplice nella vita terrena, e come tutto sarà meravigliosamente bello nella vita
eterna che anche tu sei chiamata a conquistare.
Io, Nicola non ti lascerò più, A. cara, perché ti voglio bene”.
24 agosto 1989
Nicola: «Vedi, mamma, quello che si è verificato in T. era necessario: è la reazione naturale della sua intelligenza a contatto della verità; questa, poco alla volta, si farà sempre più strada nella sua mente, che per tanto tempo è stata avviluppata dalle tenebre, ed arriverà al suo cuore che felice esulterà, sprigionando ondate d'amore così a lungo trattenute per
tutti voi, ma principalmente per te, mamma.
Io solleciterò questo processo, tu mamma, devi soltanto implorare e se la tua supplica sarà corroborata dalla sofferenza
(perché tu soffri, io lo so) essa purificata salirà al Padre come incenso gradito e "il giardino devastato del Suo amore tornerà più rigoglioso di prima".
Mamma, E. deve ubbidirmi in tutto, senza tentennamenti, ma specialmente nei riguardi di M. perché non possiamo permettere che col suo agire egli metta in pericolo la missione che il Padre gli ha affidato.
C'è in lui, come in ciascuno di voi del resto, in stato latente ed inconscio, una leggera attrazione per il male; sai perché
agli alpinisti, tesi nel superamento di difficoltà inerenti la conquista di una vetta, si raccomanda di non guardare l'abisso
che si apre ai loro piedi?
Perché non vengano attratti da esso. Io ho il compito di guidarvi, di indicarvi i pericoli, di segnalarvi i punti deboli, ma voi
avete quello di ubbidirmi, e questo vale anche per te, mamma.
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Per quanto concerne C., di cui a giusta ragione ti preoccupi, devi guidarla con dolcezza ma con mano ferma; dille di non
rifiutare il morso, perché è proprio quel morso che consente a noi di condurla per sentieri sicuri. Adesso, stai serena ed
apriti sempre più al mio amore».
25 agosto 1989 - Ore 3.20
Un leggero turbamento aveva pervaso il mio spirito al pensiero della mia diretta partecipazione ad avvenimenti così rivoluzionari che richiedono da parte mia la totale adesione ad un disegno di Dio ancora così oscuro e complesso.
Nicola, vicino più che mai, parla al mio cuore prima che alla mia intelligenza.
«Mamma, amore mio, non essere turbata, ma abbandonati totalmente alla tua percezione e sentirai che tutto, tutto rientra nel volere di Dio Padre.
Sappi che niente vi può venire di male da Colui che da sempre vi ha amati e che vi precede sulla strada che desidera che
voi percorriate allontanando pericoli e spine dal vostro cammino, come solo un Padre amoroso e potente può fare per la
sua creatura.
Ti accorgerai come la proposta più assurda ed inintelleggibile a cui tu con fede aderisci, si trasformi in qualcosa di meraviglioso e di grande man mano che il disegno prende consistenza e si delinea con chiarezza al tuo spirito.
Sappi che tu assieme ad altri sarete i precursori e gli annunciatori di quest'era nuova, che come l'aurora già si manifesta
su tutta la terra.
Il vecchio non può più reggere e deve dare il posto al nuovo.
Come nell'Antico Testamento Dio chiamava per nome i prescelti e comandava loro cosa dovessero fare, così Egli fa adesso e tu puoi rendere testimonianza di ciò.
Non temere di sbagliare perché lo Spirito Santo fugherà ogni dubbio, Egli è lo stesso che ha guidato e guida la Chiesa di
Cristo anche in questo doloroso trapasso.
Ciò è necessario, mamma, perché Essa ritorni fulgida e splendente come era all'inizio.
Ricordi? Ad Abramo, già vecchio, Dio disse: "Lascia ogni cosa, prendi il bestiame che ti è necessario, una tenda e ti condurrò verso la terra promessa".
La storia si ripete, come vedi, e il Dio delle genti guida il Suo popolo verso "la terra promessa, il Cielo".
Abbi fede, tanta fede ed abbandono e non ti chiedere mai dove ti portano le mie parole, che non fanno che ripetere le
stesse parole del Padre.
Sii serena mamma, e non offrire il tuo fianco al nemico che vuole atterrarti attraverso il tuo dolore di madre».
26 agosto 1989
F., A., M. e le ragazze, dovevano partire a mezzogiorno per la Grecia, ma stamani A., preoccupata mi telefona, perché E.
aveva avuto durante la notte un abbondante flusso emorragico e non sapeva proprio cosa dovesse fare, se partire o meno.
Mi prega di chiedere lumi a Nicola, ma la mia agitazione mi impedisce di comprendere con chiarezza quanto Nicola mi
vuol dire.
Allora, un pò disorientata, penso di ricorrere a V. o a C. Sento Nicola che, rattristato, mi dice: «Mamma, perché vuoi chiedere ad altri quello che io stesso posso dire a te?».
Provo un grande dolore e mi scuso con lui dicendogli che avevo tanto desiderato che i miei figli avessero fatto una vacanza distensiva e serena.
Nicola: “Mamma, proprio questo faranno, come tu desideri ».
Di lì a poco E. è perfettamente in sesto e, tutti rasserenati, partono come avevano progettato.
27 agosto 1989
Nicola: «Mamma, qualche volta ti sei chiesta come mai vi esortiamo alla prudenza e a mantenere riserbo e silenzio perché
i disegni di Dio non vengano a conoscenza di chi opera nel buio per distruggerli.
Giustamente hai pensato che a Satana, puro spirito intelligentissimo ed astuto, nulla sfugge dei vostri intendimenti; adesso ti chiarirò anche questo aspetto che da sola non riesci a capire.
Ti avevo spiegato l'altra volta come il contatto tra noi puri spiriti e voi ancora carnali non è facile a causa della vostra umanità imperfetta e limitata, ed esso è più o meno agevole a seconda della vostra intima unione con noi che lo provochiamo.
Diventate così strumenti che operate secondo il nostro disegno di amore.
Ciò avviene anche nei riguardi di Satana e delle anime da lui sedotte: pericolosissime quelle da lui totalmente possedute,
ancora brancolanti nel buio, quelle che non riescono a captare i comandi del loro padrone infernale.
Ecco perché ogni vostra imprudenza, ogni vostra rivelazione le mette appunto in condizione di capire meglio e nuocere a
questo disegno.
La conoscenza che ha Satana del disegno di Dio è solo intuitiva e non assoluta e lo sforzo di venirne a parte è diretto soprattutto verso coloro che Dio rende compartecipi del Suo disegno; ecco perché esso vi viene rivelato a piccole dosi».
Voci: «Nicola, essendosi totalmente immolato per la moglie, la famiglia, gli amici e il mondo intero, è stato costituito tesoriere di grazie. Nicola è il capolavoro di grazia di Maria SS.ma».
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29 agosto 1989
Nicolù, mi chiedevo, ma proprio io?
«Mamma, se dai uno sguardo alla tua vita, ti accorgi subito che esce dal normale, credi che siano tanti i resuscitati?
Vivi la tua pace, non pensare a niente, accettagli eventi con la gradualità con cui ti vengono rivelati. Abbandonati totalmente all'amore del Padre e alla luce dello Spirito».
31 agosto 1989
Nicola: «Mamma, mammuzza mia, ieri per T. hai sofferto molto, hai sofferto con tutta te stessa fino a sfiorare l'infarto in
uno spasimo totale fatto di spirito e di carne.
Io ti sono stato vicino seguendo con dolore ma anche con gioia quella tua presa di coscienza di una realtà che da tempo ti
era sfuggita: che non sei solo spirito, ma che devi amare anche con la tua carne in maniera completa, così come Dio ti ha
creata.
Vedi mamma, era come se tu camminassi con una sola gamba, e se hai fatto tanta strada è perché Gesù stesso ti sorreggeva e quando era umanamente impossibile farcela era Lui che ti prendeva tra le Sue braccia, e non credere che questa
sia solo una immagine retorica.
Ma dovevi guarire, anche se attraverso una sofferenza così acuta, come anche T., per la quale era indispensabile la conoscenza della verità, doveva essere a tu per tu con essa, sapere di avere sbagliato.
I tempi di maturazione siete voi a determinarli, io farò di tutto, creerò tutte le circostanze perché ciò avvenga al più presto, ma c'è una parte che spetta a voi fare.
Anche la tua fede sarà più forte perché sarà sorretta da un corpo attivo, pronto a gioire ad un minimo impulso dello spirito. Sarà allora un amore totale verso Dio e verso il prossimo, amore che genera azione, azione che riconduce all'amore
unico cioè a Dio.
Sii forte mamma, abbandonati con fede sempre più viva tra le braccia del Padre che ti chiama: mia diletta, tra le braccia
del Tuo Gesù che ti dice: "Mio piccolo Tabernacolo Vivente", allo Spirito che poco alla volta ti si rivela col suo fuoco intenso, a Maria che, madre come te, ti comprende e ti ama, ed a me, mamma, che sono una parte di te stessa, che sono
tuo figlio Nicola, il più piccolo, forse allora il più lontano, ma ora il più intimamente vicino.
V. ti chiede un messaggio per sé. Mamma, V. è nutrita come una bambina lattante direttamente dal Padre, cosa teme?
Vedi, mamma, sono i vostri continui perché a cui non potete dare una risposta per la limitatezza della vostra intelligenza,
che creano continui dubbi fiaccando la vostra fede e togliendovi quella pace di cui avete un imprescindibile bisogno.
Create da voi stessi il terreno adatto per gli attacchi del nemico e poi vi lamentate e piagnucolate, quando addirittura non
accusate noi che tardiamo a venire in aiuto.
Ascoltami, mamma, è saggio vivere alla giornata, come si suole dire, ma è meglio vivere momento per momento in un
abbandono totale, sapendo che niente vi può venire di male da Colui che da sempre vi ha amati e che vi precede sulla
strada che desidera che voi percorriate, allontanando pericoli e spine dal vostro cammino come solo un Padre amoroso e
potente può fare per la sua creatura.
Ti accorgerai come anche la proposta più assurda e inintelleggibile, a cui tu con fede hai dato il tuo assenso, si trasformi
in qualcosa di meraviglioso e di grande man mano che il disegno prende consistenza e si delinea con chiarezza al tuo spirito.
Sii serena mamma, e non offrire il tuo fianco al nemico che vuole atterrarti attraverso il dolore di madre».
1 settembre 1989
Nicola: «Notte tormentata questa, mamma, le tentazioni erano incalzanti, seguite da momenti intensi di preghiera e di
comunione con il tuo Gesù di Nazaret.
Io ti ero vicino, vedevo a volte il tuo annaspare e ti tendevo una mano o aspettavo che da sola avessi ripreso fiato, ma
ora è passata e voglio istruirti al riguardo.
Sappi, mamma, che quando il nemico si fa più aggressivo è perché la strada da voi intrapresa è quella voluta da Dio stesso, è quella della sua sconfitta.
Allora egli usa tutti i mezzi per abbattervi. Come uscirne vittoriosi?
Invocateci continuamente con fede e umiltà, non temete mai e assieme a noi vincerete.
Ora voglio istruirvi sul valore della parola che tanto spesso trascurate.
Ogni parola esprime un suo preciso significato, una realtà, una verità profonda che va meditata perché possa veramente
diventare un vostro patrimonio spirituale, capace di indirizzare tutte le azioni della vostra vita.
Altrimenti le parole passano lasciando solo una fugace immagine nella vostra intelligenza, così come le acque di un fiume
nel loro incessante scorrere.
Ogni parola, specialmente se vi viene comunicata dalla fonte della verità, racchiude un significato ancora più profondo che
voi non potete disperdere, esso è lume, è indirizzo e guida.
Prenderne conoscenza con serietà, con spirito retto e puro, con impegno riconoscendo sempre la vostra infinita limitatezza ed invocando lo Spirito di Dio.
È quello che vi chiediamo espressamente». Grazie, Nicolù.
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Nicola: «Mamma, tu mi ascolti e io ti parlo, non una nube venga a turbare i momenti radiosi di questo pomeriggio, siano
essi come il viatico che rafforza l'anima nel suo cammino verso il cielo, perché voi avete iniziato già questo cammino di
luce che vi condurrà dove siamo noi.
Oh mamma, vi chiediamo abbandono totale, e tu non farmi mai domande, cosa potrei dirti che tu possa capire? È tutto
talmente grande e potente, sì potente, perché tutto ciò che Dio opera è semplicemente potente.
Ti dicevo che la luce si sta irradiando su tutta la terra, luce vera e solo quando essa prenderà possesso di ogni cosa tacerà il cannone per sempre e i popoli si ameranno.
Sappiate attendere nel silenzio e nell'orazione, perché il giorno è vicino».
2 Settembre 1989
Nicò, mi sento invasa come da leggera foschia che mi impedisce di vedere nitidamente il panorama bellissimo che mi si
presenta dinanzi e mi sfuggono i contorni causandomi un senso di smarrimento e di immensa tristezza ed impedendo al
mio cuore di aprirsi a quella gioia intima, profonda che pure dovrebbe essere il risultato delle emozioni per gli avvenimenti
di cui anch'io come gli altri sono stata protagonista.
Che cos'è, Nicolù? Forse c'è in me qualche cosa che non va?
Nicola: «Mamma, rasserenati, non è perché non ne sei degna o non ne sei capace, al contrario tutto il tuo essere è pronto
all'accoglimento di quanto vi riveliamo, ma è il tuo cuore che soffrendo ancora nel suo intimo per T, non è in grado di lasciare il posto alla gioia; ad ogni ondata di gioia si contrappone una di grande tristezza che impedisce alla prima di prendere possesso del tuo cuore.
Anche in fisica, mamma, un corpo non può occupare il posto già occupato da un altro corpo. Ecco perché ti dicevo di non
offrire il tuo fianco al nemico che vuole atterrarti attraverso il tuo dolore di madre.
Anche in questo caso specifico è la tua fede che deve far leva, fede nella parola di Dio Padre che non può mentire e che ti
dice che presto T. tornerà al tuo amore, così gli altri, e fede in me che ti spiego i continui movimenti della grazia.
Tu sei a posto, mammuzza cara, sei pronta all'impatto con quanto Dio Padre e il tuo Gesù ti chiedono e a quanto lo Spirito sta operando in te, sii solo serena, fiduciosa e non ti distaccare mai da me, invocami e io ti sono vicino».
3 Settembre 1989
Nicola: «Ascoltami, mamma, fino a quando il tuo animo non sarà completamente pervaso dalla luce dello Spirito Santo e
la verità non prenderà possesso della tua intelligenza e quindi del tuo cuore o viceversa, questa specie di annebbiamento
che ti porta all'inerzia, all'abulia non cesserà. Sì, è necessario da parte tua una disposizione più positiva verso una preghiera più intensa come dice C, ma non temere, io ti sono vicino e non ti lascio sola, mamma, e la mia supplica presso il
Padre perché la tua fede non venga meno è ininterrotta e potente.
Vedi, mamma, l'opera dello Spirito Santo nei confronti dell'uomo ha avuto inizio prima ancora che egli fosse stato creato
da Dio, ha avuto inizio con la creazione del mondo visibile.
Lo Spirito di Dio ha accompagnato questa creatura durante l'accavallarsi dei millenni, tanti, mamma, in un'opera vivificatrice, santificatrice che è impossibile alla vostra limitata intelligenza comprendere.
Solo in Cielo, quando non vi saranno più limiti alla vostra capacità di intendere, vi sarà tutto chiaro e comprenderete perché lo Spirito Santo viene chiamato Spirito d'Amore.
Mentre i millenni passati restano completamente nell'ombra e tutte le congetture vostre sono semplicemente ipotetiche,
la Bibbia è il primo documento scritto che vi parla di quest'opera incessante di Dio Padre attraverso lo Spirito Santo.
Le voci dei Profeti sono la Sua voce, la testimonianza degli avvenimenti che in essa sono raccontati vi parla di questa presenza continua e ininterrotta nella storia dell'umanità.
Presente nel Vecchio Testamento, presente nel Nuovo con l'avvento del Cristo, presente oggi con l'era nuova che vi viene
annunziata e che è già presente negli spiriti più capaci di recepirla. Il vecchio mondo ebraico ha lasciato il posto al nuovo,
l'era del Cristo Crocefisso, quello che finora era stato il nuovo lascerà il posto al nuovissimo, l'Era dello Spirito Santo in cui
il Cristo sarà non più il reietto delle genti, ma il Trionfatore.
Questa verità ti riempie il cuore di gioia e tu esulti intimamente, ma è il tuo Gesù stesso che esulta in te e con te.
Vedi perché vi mandiamo a consultare la Bibbia quando invocate lo Spirito di verità?
Perché possiate sentire come stessa sia la voce che parlava attraverso i profeti e come non c'è e non ci può essere frattura ma solo una evoluzione positiva, come le acque del fiume che si arricchiscono e si ingrossano trascinando con sé detriti
e rifiuti, ma per tutto sommergere nel mare infinito.
La Chiesa di Cristo, fondata sugli Apostoli, resterà tale perché lo Spirito di essi (e tu sai che lo Spirito non muore) rivive
nei nuovi apostoli e, come allora, essi opereranno come nuovi profeti dell'ultima ora e possederanno lo Spirito dei profeti
del vecchio testamento, perché è lo Spirito Santo che ha operato attraverso loro e continua ad operare attraverso i nuovi.
Gli uomini sono soltanto strumenti.
Ecco perché lo Spirito di Matteo rivive in me e attraverso me in te e così quello di Giovanni in C e di Pietro in E.
Mamma, voi commettete l'errore, o per curiosità o per smania di precorrere i tempi, di chiederci continuamente illuminazioni su avvenimenti che debbono ancora accadere e che fanno parte del segreto di Dio, avvenimenti che possono anche
subire variazioni a causa della vostra volontà libera, che può anche influire negativamente, e non vi fermate a rivedere e
meditare sugli avvenimenti che appartengono al passato e che ormai hanno subito il vaglio della storia. Vi accorgereste di
questo disegno unitario di Dio che si snoda ininterrotto attraverso i millenni e unisce il vecchio al nuovo, e comprendereste meglio di qualsiasi rivelazione quale prossimo futuro sarete chiamati a vivere».
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5 Settembre 1989
Nicò, metto sotto la tua protezione Don A.
«Mamma, c'è già. Chi credi ti abbia spinto verso di lui e lui verso di te?
Ma ora è necessario che voi lo proteggiate con una incessante preghiera creando attorno a lui un rete di difesa perché
cammina su di un campo minato.
Ricordi quel colloquio con Don E?».
Don A. chiedeva a C. se, in riferimento alle locuzioni interiori, qualche volta fosse assalita da dubbi.
Nicola: «Mamma, vorrei ulteriormente illuminarti su punti che ancora non sono perfettamente chiari al tuo spirito: sulle
locuzioni interiori.
Ti avevo già spiegato in maniera razionale come avviene e si concretizza una locuzione interiore, cioè questo contatto tra
il vostro spirito e il nostro e quali gli elementi indispensabili perché ciò si attui nel migliore dei modi «fede semplice, abbandono totale, silenzio interiore, desiderio vivo di compiere la volontà di Dio, perché tale dono particolarissimo è soprattutto dono di Dio».
Ma, come in tutte le cose, c'è sempre un cammino d’attuare, a volte lungo, a volte più breve a seconda della partecipazione della vostra volontà, ma soprattutto dell'intensità del vostro amoroso desiderio.
Poco alla volta il vostro animo, aprendosi alla grazia dello Spirito, riesce sempre più a riconoscere la voce dell'essere amato che a esso si manifesta.
Ma, data la vostra pur sempre limitata capacità di ascolto inerente alla vostra umanità ferita dal peccato d'origine, tale
colloquio non è esente dal pericolo di interferenze diaboliche, che turbano o capolvogono la verità i tali interventi sempre
rivelata.
Ci sono mezzi per capir chi è a monte di ogni locuzione.
Sono segni inequivocabili della loro origine santa, se apportano alla anima gioia, pace e frutti di bene, diversamente causano profondi turbamenti.
Ma adesso mi preme farti capire come la locuzione, che per specifico dono di Dio si attua tra me e te, sia esente da qualsiasi interferenza diabolica.
Il rapporto che esiste tra me, tuo figlio, e te, mia madre, è talmente intimo, viscerale, epidermico che è impossibile qualsiasi interferenza.
Una madre per istinto riconosce la voce del figlio, fosse pure tra mille voci, perché è una parte di se stessa che vibra e si
rivela al suo cuore. Le interferenze che si possono verificare sono soltanto manuali, come gli errori nel mio secondo libro,
ma non mai a livello di locuzione.
Io parlo e tu mi capisci, tu parli e io so perfettamente cosa nascondono le tue parole e non solo per la capacità del mio
spirito già santo, ma perché sono tuo figlio e tu sei mia madre.
Sii serena, mamma e mai nessun dubbio venga a turbare il tuo cuore, sono solo i tuoi occhi carnali che non mi vedono o i
tuoi orecchi che non odono il suono delle mie parole, ma io sono accanto a te e parlo direttamente al tuo cuore».
7 settembre 1989
Questa notte ho invocato lo Spirito Santo, Esso ha invaso il mio spirito, dandomi una sensazione mai provata prima, come
se ad un tratto avesse abbattuto una porta fino allora rimasta chiusa, inondandomi di luce, di calore, di serenità.
Squarci su di un mistero profondo mi si sono rivelati e il mio Nicola (è sempre lui), usando immagini adatte alla mia povera umanità, me ne svela l'arcano.
Nicola: «Vedi, mamma, tu hai generato dei figli rendendoti compartecipe di un atto talmente sublime, di un mistero talmente grande ed insondabile di Dio Padre quale è la procreazione. La tua maternità è grande, è un capolavoro di grazia
così come grande è la maternità di L, che generata da te, a sua volta genera F, anch'egli figlio della sua stessa carne come L è di te.
Maria SS.ma è prescelta dal Padre e con Lei, purissimo fiore non contaminato d'Israele, inizia l'era della redenzione. Ecco
perché Maria SS.ma, completamente invasa dallo Spirito, prorompe nel meraviglioso osanna al Creatore col cantico del
Magnificat:
«Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e santo è il Suo Nome».
Con V., fiore del nostro tempo, inizia l'era della restaurazione; restaurazione che comincia proprio da lei stessa, che, attraverso il suo sì sofferto, la rinuncia alla sua volontà, in un totale abbandono alla volontà del Padre, si rende disponibile
affinché Dio possa realizzare il Suo stupendo disegno d'amore.
Come vedi, la maternità di Maria SS.ma è grande come grande sarà quella di V., così come grande è stata la tua e ugualmente grande quella di L..
È il disegno di Dio che si attua nelle creature da Lui prescelte che è profondo, insondabile, sconfinato. La gioia dovrebbe
invadere il vostro cuore e, se anche il timore vi invade, che esso sia timore santo per qualcosa di veramente grande che vi
coinvolge in prima persona, e mai dubbio, scoramento, tristezza».
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11 Settembre 1989
Esco appena fuori da una brutta zampata del nemico che aveva insinuato dubbi nel mio animo spingendomi a non pensare più a niente, a non fare più niente e a riposarmi senza più lottare.
Nicola, con viva apprensione e dolore: «Mamma, mammuzza mia, non puoi fare questo; ti adageresti in un letto di morte.
Ascoltami, io, il tuo Nicola, ti sono vicino, io che sono già nella verità, non posso ingannarti; devi credermi, mamma, comprendi?
Tu supplichi l'unico Dio e la tua preghiera è sincera, è scevra da egoismo perché cerchi solo la Sua gloria, non ti importa
niente di te perché ami questo Dio che ti è Padre e lo ami nelle Tre Persone. Può questo Dio che accetta la tua supplica,
che vuole il tuo amore e tanto ti ama, ingannarti?
Può la sua parola eterna e incorruttibile che ti comunica la Sua Santa volontà, non essere vera?
E se si serve di me che sono tuo figlio e se ha concesso a me questo privilegio, non pensi che l'abbia fatto perché nessun
dubbio possa sfiorare il tuo animo o sminuire la tua fede?
Ma non vedi che tutto è eccezionale, che niente è casuale, che tutti gli avvenimenti passati e presenti fanno parte di un
Suo disegno meraviglioso?
Mamma, mamma mia, come ti ho stretto al mio cuore quando ti ho visto vacîllare!
Avrei voluto col mio abbraccio, che tu non percepivi, infonderti tutta la fede e il coraggio di cui avevi bisogno.
Non allontanarti da me, basta che tu mi chiami ed io ti salvo.
Sii serena, mamma, il volere di Dio si compie anche a vostra insaputa perché Lui è il potente, ma tu sii fedele e ripeti
sempre: «Credo in Te, Signore! ».
12 Settembre 1989 - Ore 4.19
Nicola: «Vedi mamma, l'altra volta ti avevo spiegato che quando voi soffrite di disturbi inerenti alla sfera dello spirito: depressione, angosce, incubi che possono anche portare allo squilibrio fisico o alla pazzia, a meno che non abbiate ricevuto
un colpo in testa che abbia leso organi o zone in cui risiedono tutte le facoltà intellettive, non si tratta mai di una vera e
propria malattia ma di ingerenze diaboliche più o meno estese che vanno dai disturbi fino ad arrivare alle possessioni.
Questo è il caso di M. e l'azione di oppressione e di disturbi in quell'anima è duplice perché è diretta non solo a lei stessa
ma, per suo tramite, ad E.
L'altra volta avevo detto ad E. di usare dolcezza con quella anima, perché fragile e soggetta a spezzarsi in quanto prigioniera del nemico e incapace di reagire, ma l'aiuto che E. deve darle non è solo di compatimento ma di vero amore, usando i mezzi che Dio gli ha dato: gli esorcismi. Libererà così M., ma libererà soprattutto se stesso perché, senza rendersene
conto, egli subisce questa influenza negativa che lo tallona e smorza in lui lo slancio, la forza, la costanza verso il bene.
Ho sentito, mamma, la tua muta preghiera per M l'altra sera e ti son venuto incontro.
Io l'aiuterò e la guarirò, ma E. mi deve ascoltare».
13 Settembre 1989
Nicola: «Ieri M. ha tentato l'attacco nei tuoi confronti, tu sei rimasta abbastanza serena ma mi chiedi lumi. Non temere
mamma, perché io ti avvolgo tutta con la mia ombra e neppure un capello ti sarà torto. Se voi sapeste quante miriadi di
esseri immondi cercano di assediarvi!
Essi però non possono oltrepassare quella determinata linea e sanno che nulla possono contro di voi perché noi vi proteggiamo.
È la nostra luce che paralizza ogni loro movimento. È inutile il ragionamento con coloro che dimorano in M., è meglio
troncare. Tu temi che venga ai Tabernacoli Viventi e possa nuocere ad essi, vi darà certo fastidio, ma io proteggerò il
Movimento.
Voi restate uniti e fermi nella fede. E. ha agito bene, egli era il più esposto.
Adesso, mamma, che mi hai concesso un pò più di spazio ti chiarirò il sottile e perfido gioco di Satana. M. non mi attacca
direttamente, lei sa che sia tu che E. credete fermamente in me, né attacca il mio libro che esalta e porta alle stelle, né la
mia santità a cui dice di credere, ma vi contrappone la sua santità, la sua vita eucaristica, il bene che fa e che dice di sentire.
Così facendo insinua in voi il dubbio che io possa essermi sbagliato, o che tu, mamma, non abbia capito quello che io avrei voluto dirti e così demolisce tutto il libro e le verità che esso contiene. Capisci adesso perché è veramente perversa e
pericolosa?
Perché vi attacca nell'intimo, vi attacca nella fede».
Gesù: «La grazia è entrata nella vostra casa, ma voi non ve ne siete neppure accorti».
Per P. Nicola: «Ascoltami P, quello che per bocca di mia madre ti ho detto ieri sera, l'hai perfettamente accettato perché
tu credi in me.
Riappacificata col Dio delle Misericordie attraverso i Sacramenti, più serena e più in pace con te stessa, sei ora in grado di
ascoltarmi.
Chiedi tu al Tribunale Ecclesiastico l'annullamento del tuo matrimonio che ti impedisce di realizzare un rapporto santo con
l'uomo che tu ami.
Ribadisco che solo la Chiesa di Cristo può sciogliere e può legare un vincolo per il potere conferitole direttamente da Gesù.
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Ma il Tribunale Ecclesiastico è formato da uomini che sono esseri limitati, soggetti a sbagliare e a sciogliere ciò che invece
non doveva essere sciolto, o legare ciò che doveva al contrario essere sciolto.
Ma intendimi bene: se l'errore è imputabile solo alla limitatezza della natura umana e non all'inganno o superficialità (e
questo sia che si riferisca ai giudici o ai giudicandi), il verdetto viene registrato in Cielo ed è quindi valido, ma guai a coloro che, mentendo, cercano di capovolgere in loro favore un giudizio insindacabile, servendosi di un potere che Dio stesso
conferisce alla Sua Chiesa.
Tu sii serena, non mentire mai ai giudici ma soprattutto a te stessa, e prometti al Signore di fare soltanto la Sua volontà.
Nel frattempo mantieni un contegno il più lineare possibile in modo da non scandalizzare. lo ti sono vicino”.
17 Settembre 1989
Nicola: «Mamma, tu sai che il nemico non potendo attaccare noi attacca voi, perché può ancora distruggervi e annientando voi ferisce Dio e distrugge il progetto che Dio ha su di voi.
Vedi come sia importante, importantissimo che voi vi abbandoniate totalmente con la vostra umile volontà a tutti i nostri
suggerimenti, a tutte le nostre ispirazioni senza permettere che il più piccolo dubbio sfiori il nostro spirito, perché tu sai
che il dubbio fiacca la vostra fede e vi rende più vulnerabili.
Stiamo noi combattendo accanto a voi la più accanita battaglia che si possa immaginare e la nostra vittoria dipende dal
vostro sì incondizionato, dal vostro abbandono totale alla nostra volontà che ci permette di guidarvi e farvi uscire indenni
da tutti i trabocchetti e vittoriosi da tutti gli attacchi.
Come vedi, mamma, occorre una fede sempre più forte, un amore sempre più intenso per Dio che vi consola e vi fa partecipi di avvenimenti così grandi.
Tu sai come, per fortificare la fede degli Apostoli prima della passione, Gesù li fa assistere alla Trasfigurazione, così è stato per voi, pregate, pregate sempre per non cadere in tentazione, e non temete perché Dio è con voi.
Noi siamo con voi e io son proteso su di te, mamma, con tutto il mio amore di figlio».
19 Settembre 1989
Nicola: «Mamma bella, ascoltarvi, tu lo sai che quando mi invochi il tuo grido scaturisce dalle viscere più profonde del tuo
essere e così quando io ti chiamo e mi rivolgo a te col nome di mamma. Come vedi, è talmente saldato naturalmente il
nostro rapporto per cui non è possibile nessuna interferenza.
Esso è un punto fermo. Io, attraverso te, ne do conferma anche agli altri. Dillo a G che non tema di essere tratta in inganno, perché è il Padre stesso che le parla e attraverso i miei messaggi a te non faccio che confermarlo, servendomi delle Sue stesse parole.
A., che è la parte di me rimasta su questa terra, farà anche lei parte del gruppo di Roma; se l'è meritato attraverso il suo
lungo calvario di sposa rimasta priva dell'uomo che amava e, se io sono arrivato alla gloria, lo debbo al suo amore e alla
sua dedizione, che spingeva il mio spirito ad un eroismo così grande quale l'immolazione totale.
Tutto rientra, mamma, in quel disegno meraviglioso di Dio Padre che coinvolgeva me, te, e ora vi fa protagonisti in prima
persona su questa terra mentre noi, dall'alto, vi guidiamo, meglio ancora, siamo accanto a voi e combattiamo questa gigantesca battaglia.
Siate fiduciosi, mamma, perché la vittoria sarà nostra.
Ricordi, mamma, il grido di S. Michele quando, al tuo naturale turbamento per la rivelazione che tutto l'inferno era contro
di te e altre voci ti dicevano che tutto il Cielo era con te, ti disse: «Chi più potente di Dio se non Dio stesso?».
Mamma, non ti meravigliare del cambiamento dei nomi. Anche tra gli innamorati su questa terra usa cambiare il nome, si
danno magari un buffo nomignolo di animale (tu sai a chi mi riferisco) forse a sancire il possesso, l'appartenenza di uno
all'altro.
Tu chiamavi papà: «Pippù» e lo stesso faceva lui.
Nel vostro specifico caso i motivi sono anche di prudenza e di protezione da parte di Colui che vi ama. Inoltre non dimenticare che Gesù cambia il nome di Cefa in quello di Pietro a colui che sarà il Capo visibile della Sua Chiesa”.
20 Settembre 1989
Nicola: «Mamma, non pensare che ci sia contraddizione alcuna nei nostri messaggi, perché essi risentono di una strategia
che viene continuamente aggiornata per parare e costringere il nemico a rivelare i suoi piani e sconfiggerlo nei suoi attacchi.
Devi pensare ad una vera e propria battaglia di dimensioni immense tra l'inferno e il cielo, i cui protagonisti siete voi che
combattete su questa terra esposti a tutti i trabocchetti ed insidie di un nemico aggressivo e saturo d'odio terribile.
Voi siete i nostri strumenti fragili e limitati, ma forti della potenza di Dio.
Ecco perché vi chiediamo una docilità ed ubbidienza assoluta, senza chiedervi mai il perché delle nostre richieste che possono sembrarvi assurde e ridicole, ma che tali non sono; dovete comprenderlo bene questo, mamma; anche una sfumatura, uno sbaglio può far perdere una battaglia o ritardare un evento così importante per la salvezza dell'umanità, mettendo in pericolo la salvezza eterna di tante anime.
Mi ascolti, mamma? Chiarisci agli altri e dissolvi ogni dubbio nei loro cuori.
Il disegno e il piano di attuazione solo il Padre lo conosce, a voi lo rivela a piccolissime dosi ed ogni battaglia vinta, ogni
caposaldo conquistato, assicurano sempre più la vittoria finale. Siate fedeli e umilmente ubbidienti».
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25 Settembre 1989
L'altro giorno in televisione avevano dato un film di fantascienza che riproponeva lo interrogativo se ci sono altri mondi
abitati da spiriti intelligenti.
A mio marito, che ne aveva sollevato il quesito, rispondevo di sì ricordandomi una affermazione data da Gesù stesso a
Maria Valtorta.
Ma mio marito insisteva dicendo che non era possibile perché Gesù per redimere l'umanità era venuto solo su questa nostra terra.
Chiedo a Nicola lumi ed egli ieri mattina così mi risponde:
«Mamma, ascoltami, perché tu possa comprendere qualcosa devi risalire all'evento tragico in cui Lucifero si ribellò a Dio
e, sconfitto dall'Arcangelo S. Michele, fu catapultato sul pianeta terra con gli Angeli che lo avevano seguito nella sua follia.
Tu non sai che il nostro pianeta fu il primo di una lunga serie ad essere abitato, e qui il perverso decretò di prendersi la
rivincita su Dio stesso adescando Eva e, con essa, Adamo.
Ecco perché la necessità di salvare attraverso il Figlio, Gesù, e la Sua dolorosissima Passione questa fetta di umanità che
gli è stata infedele».
Il problema è molto arduo e complesso e chiedo conferma al Padre tramite P.
Il Padre: «Nicola ha posto il seme nel cuore della madre, poi a poco a poco vi svelerò questa parte di mistero che tanto vi
assilla».
26 settembre 1989 – ore 2.30
Nicola: «Mamma, scusami se ti ho fatto alzare ma debbo purtroppo servirmi di questi momenti in cui il silenzio della notte
e il sonno di papà e di Maria mi consentono di comunicare con te serenamente.
Hai notato come in questi ultimi tempi non sia stata necessaria una continua concentrazione del tuo pensiero che, tra parentesi, tanto ti atterrisce per il timore di non essere in grado di percepire le mie parole? Ora te ne spiego il perché.
Alla mia morte, il mio spirito è stato privato del corpo che era di supporto ad esso e che lo integrava aiutandolo a comunicare con l'esterno. Ora, per comunicare con voi, esseri ancora carnali, debbo captare le facoltà del vostro spirito per rivelarmi ad esso.
Ecco perché riesco a rivelarmi molto più facilmente alle anime che vivono una spiritualità più accentuata. Ma, con te che
sei mia madre, il rapporto è completamente diverso.
Ti sarò più chiaro. Il mio corpo, quello che dorme al Cimitero di Sabaudia per intenderci, era costituito dalle tue stesse
cellule; le cellule che formano il tuo corpo sono le stesse di quelle mie, che non vivono più perché la morte le ha private
dello spirito che è in Cielo e in ogni luogo in quanto immortale. lo, attraverso il tuo corpo, attraverso le tue facoltà, attraverso le tue cellule ancora viventi, ricostituisco quella unità che la morte aveva soppresso.
Ecco perché posso parlare attraverso le tue parole, posso suggerire al tuo cuore impulsi d'amore che sono soltanto miei,
guidare il tuo pensiero ed esserti così di valido aiuto nel raggiungimento del Bene Supremo.
Tu, mamma, mi dai te stessa affinché io possa continuare a vivere in terra come prima, ma con uno spirito santificato ed
immerso totalmente nella luce di Dio.
Ecco perché non è possibile alcuna interferenza, è come se io, Nicola, ancora vivo in corpo e spirito, ma con uno spirito
già santo totalmente vi parlassi direttamente.
Mi comprendi, mamma? Comprendi adesso cosa ha permesso Dio Padre nel Suo infinito amore per la vostra salvezza?
Adesso, mamma bella, vai a letto e stringimi al tuo cuore”.
27 settembre – ore 4.20
Cara D., non pensare che io non ti sia vicino perché è da quando sei venuta in ospedale a trovarmi che ti seguo, allora
con amore di offerta, poi, dopo la mia morte, con amore di protezione. Conosco tutte le tue ansie, tutte le tue lotte, ti ho
seguito passo passo intercedendo ed implorando continuamente ed ininterrottamente per te.
Se oggi vengo a te attraverso mamma, che è il mio prolungamento, la proiezione del mio spirito, è perché desidero che
nessuno possa sottrarti la bimba che il tuo amore e il tuo soffrire fa doppiamente tua e ti appartiene di diritto.
Vedi, D., Dio Padre, nel suo infinito amore attraverso me, ti dice che la tua bambina guarirà, anzi è già guarita perché così è nel Suo pensiero e, senza operazione, ti sarà restituita integra. In contrapposizione a questa verità ci sono i medici,
uomini nel termine più restrittivo della parola, che vogliono operare con tutti i rischi che tale intervento comporta, e tu
devi scegliere. Sì, comprendo il tuo tremendo scegliere perché sei ancora tanto umana, ma come sarebbe più semplice e
tanto bello abbandonarsi a Colui che ti ama da sempre, al Potente Dio delle Vittorie!
Anche se opterai per l'operazione, dovrai ricorrere a Lui, a Lui che voleva risparmiarti quel dolore, che voleva che la bambina rimanesse integra e per la tua fede ricoprirti di doni. Condivido la tua angoscia, perché anch'io l'ho vissuta nel mio
spirito e nella mia carne, ma ho vinto perché ho tutto puntato sull'amore di Dio che non tradisce.
Se proprio non riesci a buttarti tra le braccia di un Padre che ti ama, fai almeno visitare la bimba da un altro luminare, in
modo da contrapporre il suo verdetto a quello di coloro che vogliono intervenire.
Io supplicherò il Padre in questo senso. Ti voglio bene, D., siine certa. Nicola
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27 settembre 1989
Nicola: «Caro R., l'altro giorno, sabato per la precisione, tramite mamma, mi chiedevi come iniziare una vita di perfezione,
non sapendo dove avevi sbagliato.
Cercherò di chiarirti meglio i punti che tante volte ti avevo illustrato.
Tu, R., passi una buona parte della tua giornata a contatto di anime che nulla più hanno di sacerdotale, per le quali il sacrificio della Messa, che è l'atto più grande e tremendamente grande perché li investe direttamente in prima persona, cioè
l'immolazione di Dio stesso, diventa un atto abitudinario, trattato come un qualsiasi atto di ufficio che si deve pur compiere.
L'omelia, che è la Parola stessa di Dio che dovrebbe nutrire se stessi e il popolo che partecipa al Santo Sacrificio, diventa
una sequela di parole che ormai fanno parte del loro bagaglio culturale, che nulla più dicono a loro stessi né a chi li ascolta.
Tu, in questo ambiente, sei come il bambino che, pur non avendo fatto niente per inquinare l'atmosfera, è costretto a respirarla intossicandosi tale e quale a colui che la rende un'aria mefitica. Tu risenti appunto di questo contagio che ti causa
sonnolenza, torpore, bisogno di non pensare per alleviare il disagio che pure senti.
Disintossicati nelle ore nelle quali sei lontano da quell'ambiente, ricaricati per essere in grado di riprendere il tuo lavoro
senza un eccessivo danno per te stesso.
Gli anacoreti di un tempo si isolavano sulle alte montagne e, nel silenzio e nella solitudine, si ripiegavano su loro stessi
per poi rialzarsi e cercare nel Cielo infinito l'immagine e l'essenza del loro Dio.
Tu fuggi questa solitudine che ti metterebbe a tu per tu con te stesso e, con la scusa della carità ti rituffi ancora in quell'aria pestifera che tutti avvelena indistintamente.
Sappi, e te l'ho anche detto, che la prima carità è per la vostra anima, il primo dovere è verso di essa, della quale voi dovete rispondere a Dio stesso.
Se seguirai il mio consiglio, oh come capiresti da te cosa è lodevole e cosa no, cosa è da fare subito e cosa può attendere
e... via di seguito.
Segui il mio consiglio, R, perché io non posso che portarti sulla strada maestra.
Fai da te un programma di vita: l'ora che devi dedicare a te stesso, agli altri, al sonno, ma soprattutto alla preghiera e
non derogare neppure di un minuto.
Questa disciplina farà di te un vero soldato, credimi, e tutti noi ti saremo vicini ».
Pensavo a Padre G. che con un biglietto mi ringraziava del libro che gli avevo mandato, ma che non esprimeva una valutazione sul contenuto «perché l'aveva solo sfogliato ripromettendosi di leggerlo con calma».
Nicola: «Mamma, non è l'uomo che giudica il mio libro, ma è il mio libro che giudica l'uomo».
Facendomi capire come l'uomo nella misura in cui è in grado di accoglierlo e di assimilarne la verità, è più o meno vicino a
Dio, che attraverso quel libro si manifesta all'uomo stesso.
7 ottobre 1989
Di ritorno da Sabaudia, come un flash, mi sovviene del filo di perle di M perduto e non più ritrovato e per il ritrovamento
del quale invano avevo pregato Nicola.
Nicola: «Mamma, che importanza ha sapere dove è andato a finire se poi non puoi più recuperarlo?».
14 ottobre 1989
Nicola: «Mamma, ieri sera in televisione, hanno mostrato l'uomo che in Russia sta suscitando tanto interesse e scalpore
perché col suo sguardo guarisce e fa miracoli strepitosi, servendosi della televisione. Lo speaker puntualizzava: uno
sguardo di ghiaccio, uno sguardo diabolico!
Tu immediatamente hai ricordato come nel Vangelo di Matteo (24-26) Gesù dice: «Sorgeranno infatti falsi Cristi, falsi profeti, e faranno grandi portenti e miracoli così da indurre in errore, se possibile, anche gli eletti; ecco, io ve l'ho predetto...
Se dunque vi diranno è nel deserto, non ci andate. Ecco è in casa, non ci credete».
Tu non l'hai fatto, mamma, ma molti si chiederanno come è possibile tutto ciò, e se questo uomo non è da Dio, come può
operare miracoli?
Adesso, mamma, ho bisogno di tutta la tua attenzione e ti chiarirò come ciò possa avvenire.
Tu sai bene che a Dio, i cui attributi tutti infiniti sono completamente esenti da qualsiasi ombra di corruzione e di male,
altrimenti non sarebbe Dio, si contrappone Lucifero e i suoi satelliti che sono i fautori del male, perché sono essi stessi
male.
Il loro potere specifico è il male di cui si servono per torturare e portare alla disperazione questa creatura, che può ancora
finché in vita meritare il godimento di Dio, a cui loro non possono più accedere.
A Satana, il cui potere sul male è incondizionato, è facile allontanarlo dalla vittima designata, se con questo stratagemma
può attirare a sé un numero più grande di anime per portarle alla rovina, facendo credere loro che egli è simile a Dio, che
è Dio stesso, perché può operare miracoli. E mentre Dio permette il male perché, attraverso la sofferenza che ne deriva,
riesce a salvare molte anime trasformando la medesima in purificazione, Satana libera il corpo della creatura dal male che
lui stesso gli ha inoculato, ma solo per perdere la sua anima.
II miracolo che, attraverso preghiere e suppliche Dio opera, investe l'uomo nella sua interezza, anima e corpo; Egli solo il
Potente, oltre che Amore, può ricomporre un corpo corrotto, innestando in esso la vita di cui Lui solo è l'artefice, vita che
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risana non solo il corpo ma soprattutto l'anima, che è la parte più eccelsa e più preziosa dell'uomo, la sola che merita essere salvata e contro cui sono diretti tutti gli strali avvelenati del nemico infernale.
Hai capito, mamma, come stanno le cose? Comprendi come mai proprio in Russia, dove Maria SS.ma ha operato il più
grande dei miracoli, sia ciò avvenuto?
Satana vuol prendersi la rivincita, ma Maria SS.ma lo incalza con la Sua potenza che è potenza di Dio stesso. Voi, però,
state all'erta e vegliate per non cadere in tentazione”.
18 ottobre 1989
Nicola: «Caro Padre G., mamma non si è mai chiesta come mai fin dal primo vostro incontro a F., abbia ininterrottamente
pregato per lei, non sapeva che ero io che, per suo tramite, elevavo la mia supplica di propiziazione al Padre per lei.
Nella luce che mi investe, conoscevo le sue ansie per la sorella e per la nipote e me ne sono fatto carico.
Lei sa come la preghiera che parte dalla terra è doppiamente accetta al Padre, perché diventa redentiva, così come redentiva è l'implorazione di Gesù, vero uomo oltre che Dio.
Io, perché figlio, faccio unità con la mia mamma che è ancora su questa terra, e nel metterla al corrente, per privilegio
singolarissimo perché con lei mi è dato comunicare, dei miei desideri che provengono tutti dalla fonte unica, cioè Dio
stesso, non faccio altro che prolungare gli effetti della mia immolazione. Come vede, nulla è casuale e se lei oggi intravede una soluzione nella richiesta di annullamento del precedente matrimonio del compagno di sua nipote, è perché così
abbiamo voluto.
Ma, nella telefonata di ieri di mia madre, ho voluto puntualizzare una realtà. A prescindere dalla verità che noi soli conosciamo (ma che l'interessato dovrebbe essere in grado di conoscere), se un matrimonio è stato ratificato in cielo oppure
no resta pur sempre valido per Dio il verdetto della Sua Chiesa, a cui Egli ha conferito il potere di sciogliere o di legare.
Precisavo che qualora la sentenza dei giudici, limitati come sono dalla loro fragile umanità, fosse in contrasto con la realtà, sia nel caso che sciolgano o che leghino, è sempre valido il loro verdetto anche in Cielo, poiché non viene meno il potere che Gesù ha conferito alla Sua Chiesa. Se però, sia i giudici che i giudicandi si macchiano di menzogna, di inganno, di
superficialità o di corruzione, grave è la loro responsabilità davanti a Dio, perché si sono serviti di un mezzo sacro per capovolgere il comando di Dio:
«Sarete una sola carne e uno spirito solo, fino a quando morte non vi divida».
Spinga l'interessato ad inoltrare domanda di annullamento, io seguirò dall'alto ogni cosa.
Riguardo a M.P. sono stato io a suggerire a mia madre di portare a sua conoscenza come la medesima sia stata attaccata
da più parti e solo lei può aiutarla validamente con veri e propri esorcismi. Adesso mi congedo da lei, assicurandola della
mia protezione nel suo difficile e meritorio lavoro di liberazione. Nicola
18 ottobre 1989 – ore 2 di notte
Cara L., sono Nicola e con questa mia voglio far luce nel tuo cuore e così, indirettamente, rispondere a quanto ieri sera mi
hai chiesto tramite mamma.
Vedi L., tu sei afflitta da ansia esistenziale che a volte o il più delle volte, per stanchezza o per altro, si trasforma in vera e
propria angoscia.
Allora tu cerchi insistentemente dei supporti su cui far leva sperando di risolvere il tuo problema intimo, così cerchi continuamente diversivi ma che sono solo dei palliativi.
Non saranno certo una o due stanze in più in una nuova casa che potranno portare la pace nel tuo spirito, anzi con i vari
problemi che queste comporteranno, peggiorerà la tua situazione.
C'è la fede, ma come tu la vivi, diventa anch'essa un supporto, mentre se si trasformasse in un trampolino di lancio potreste arrivare all'approdo. Il mezzo c'è ed è radicale.
Dovresti poco alla volta fare spazio nel tuo cuore, sgombrare il tuo animo da mille cose inutili e futili che ti sovraccaricano,
dovresti fare proprio come a volte fai quando vuoi mettere ordine nel tuo armadio, ridurre tutto all'essenziale e creare
quei valori a cui dedicare il tuo tempo, il tuo impegno. Crea nella tua giornata uno spazio fisso per una meditazione seria,
affinché la tua anima prenda poco alla volta coscienza di quello che veramente vale ed accostati a Gesù con spirito nuovo,
accostati con implorazione intima a Maria SS.ma, che è Madre nel senso meraviglioso della parola.
Io ho fatto questa esperienza, anche se alla fine della mia breve vita.
Credimi, se non avessi aderito a quest'invito, altro che gloria, sarei andato incontro alla disperazione.
Sono felice che hai letto il mio libro, è un primo passo verso l'attuazione di quel cammino che ti porterà a quella pace e
serenità che nessuno potrà toglierti, nessun avvenimento turbare, sarà davvero: Dio con voi, con te, con F. e F.
Io vi guardo e proteggo con infinito amore, invocami spesso, spessissimo in tutte le piccole e grandi difficoltà o gioie e mi
sentirai come quando ero ancora tra voi, anzi oggi ti sono ancora più vicino, anche se non mi vedi. Ti abbraccio L. e con
te F. e F. tuo Nicola
21 ottobre 1989 - ore 14.10
Nicola mi aveva rimproverato per la mia poca fede e interviene così: «Mamma, stai mangiando una mela (difatti la stavo
proprio mangiando) e ne gusti il sapore, e questa è realtà; anche i messaggi che ti comunico sono realtà allo stesso modo
della prima.
Anche mangiare una mela è gradito al Signore, se si mira alla gloria di Dio.
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Unica differenza tra queste due realtà è che nella prima è interessato il gusto del palato e nella seconda il gusto del cuore, ma è sempre un gustare qualcosa che va a lodare e glorificare il Signore.
Mamma, io non ti posso parlare quando sei presa da dubbi sulla fede: fai il morto a galla!».
24 ottobre 1989
Nicola: «Mamma, tu gioisci, sei commossa quando attraverso P. o Gi. il Padre ti apostrofa con le espressioni più dolci, e
non sai che il canale più perfetto tra l'amore del Padre e te è il cuore di tuo figlio. È attraverso me, attraverso il mio amore infinito, spirituale ma anche umano e sensibile, simile alla tua stessa natura perché io sono una parte di te, mamma,
che il Padre si rivela a te.
È Lui stesso che ti rivela cose sublimi, che ti chiarisce misteri teologici che mai avresti capito, che dirada e dissolve i tuoi
dubbi, che placa le tue angosce e fortifica la tua fede e ti comunica la Sua gioia.
Io sono soltanto il Suo canale e come tale sono anch'io perfettamente invaso dalla Sua stessa gioia e doppiamente felice
perché la depositaria di tanta ricchezza sei proprio tu, mia madre!
Mammuzza, mamma mia bella, non dubitare mai, mai di me, delle mie parole, dei miei messaggi, perché metteresti in
dubbio tutto: la mia sofferenza e con essa la mia gloria, il mio continuo ininterrotto operare in vostro favore e in favore di
tutte le anime che esse stesse mi rendono testimonianza, capisci?
Sì, il mio dolore è grande per l'incredulità che serpeggia nel cuore dei miei più cari, ma tu mamma, non unirti a loro neppure col più piccolo dei dubbi, mi feriresti terribilmente e con me feriresti il tuo Gesù, il Padre e la Mamma Celeste che ti
hanno colmato di doni inenarrabili.
Amami, mamma, amami sempre di più e chiedi solo a me; io ti dirò tutto, ti aiuterò in tutto, non avere mai paura perché
nessuno mi potrà allontanare dal tuo fianco; solo tu potresti farlo, ma non lo farai mai, lo so. Conferma agli altri, donati a
tutti, chiedimi sempre consigli e mettili soprattutto in pratica. Sì, scrivi alla povera A., che tanto mi vuole bene, e mandale
la invocazione a me. Adesso vai a letto; grazie, mamma».
Cara A., sono il tuo Nicola, so quanto soffri e ti sono vicino.
Mi avrai sempre vicino, A. mia, ti mando un dono, ma ti prego, non darlo agli altri, tienilo per te sola e non parlarne ad
alcuno, perché il mondo è cattivo.
Poco alla volta si placherà il tuo dolore e subentrerà la pace e poi la gioia e sarai più felice tu di qualsiasi altra persona
che possiede quello che tu non hai: l'integrità fisica. Sono ricchezze intime del cuore ed io te le donerò. Mi credi, vero?
Adesso ti abbraccio Nicola
27 ottobre 1989
Suor L. mi dice di chiedere a Nicola conferma circa i carismi della bambina di A.M. di nome T.L.
Nicola: «Mamma, sono doni che Dio Padre concede all'innocenza; ma col passare degli anni possono aumentare, mantenersi o scomparire.
Dipenderà dalla purezza che quell'anima sarà capace di custodire.
Ecco perché ti esortavo di raccomandare ad A.M. di custodire gelosamente la bambina, lontana dalla curiosità della gente,
senza creare attorno a lei un'atmosfera eccezionale, ma molta naturalezza e semplicità.
I genitori debbono creare attorno alla bambina una rete di protezione con una preghiera incessante, perché l'eterno invidioso non resterà inattivo».
29 ottobre 1989
Nicola: «Mamma, stamani ti voglio parlare della reincarnazione, teoria che ha anche oggi tanti proseliti.
Tu ben sai che l'entità uomo è formata di spirito e di corpo e che l'uno orienta l'altro formando unità. Così se lo spirito si
salva, molto deve al corpo, e così, se si danna.
Con la resurrezione della carne alla fine dei secoli, ogni spirito tornerà a fare unità col corpo che l'ha posseduto e con il
quale ha meritato la salvezza o la dannazione.
Ma se un solo spirito per diverse vite ha coabitato in altrettanti corpi, che anch'essi hanno sofferto, amato, lottato in unione ad esso, con quale di essi farà unità?
E gli altri corpi privati della mercede, che spetterebbe loro in unione allo spirito che non hanno, dove andrebbero a finire?
Distrutti, disintegrati come materia bruta, anche se anch'essi capolavoro del Dio Altissimo, hanno contribuito ad una felicità riservata allo spirito con cui hanno fatto unità e con il quale hanno sperato di realizzare la gioia senza fine? Vedi come
tutto è assurdo?».
31 ottobre 1989
Caro Padre G., sono ancora una volta Nicola, non ti ho detto che ti prendevo sotto la mia protezione?
Adesso ascoltami, perché vorrei chiarirti dei punti che potrebbero suscitare perplessità nel tuo animo sacerdotale. Attraverso mamma ti dicevo che, se sei chiamato a scegliere tra un atto di ubbidienza e uno d'amore, scegli sempre l'amore,
perché è più gradito a Dio che è Amore.
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Ma ciò non vuol dire che l'ubbidienza è una virtù secondaria, perché in definitiva é anch'essa amore, solo se alla tua coscienza si presenta di dover optare o per l'una o per l'altra soluzione, non pensare di mancare all'ubbidienza se scegli l'amore.
Vorrei ancora esortarti a non sovraccaricarti troppo, perché la prima carità deve andare alla tua stessa anima di cui un
giorno sarai chiamato a rispondere a Dio stesso.
A volte, spinti da zelo verso gli altri, vi date oltre il limite consentitovi da Dio stesso, ma non vi accorgete che sottovalutando il nemico che vi sta davanti e che nonostante la vostra lunga esperienza vi sorprende continuamente per la sua perfida astuzia, sopravvalutate la vostra forza innescando un sentimento sottile di presunzione che consente all'altro di atterrarvi.
Sì, è vero, la vostra forza vi viene da Dio stesso ed essa è il termometro della vostra appartenenza a Lui e quindi della misura in cui Dio vi possiede, ma tu sai bene che il rapporto dell'anima con Dio stesso non è sempre uguale e costante, esso
risente dei momenti di stanchezza, di apatia, di sonnolenza spirituale, sono i passi bui necessari per crescere, ma sono
anche i più pericolosi.
Adesso nel confermarti la mia assidua presenza al tuo fianco, ti esorto a non dimenticare M.P. Il tuo amico Nicola
2 novembre 1989
Nicola: «Mamma hai sofferto molto questa notte per i miei fratelli, specialmente per T., ma tu ascoltami: se ti lasci sopraffare dal dolore, senza che te ne accorga, smorzi la tua fede e con essa la speranza; non permettere che ciò avvenga, offri
immediatamente la tua sofferenza a Gesù che la presenterà al Padre unita alla Sua, e il tuo dolore acquisterà un valore
redentore per te, per i nostri cari e per tante altre anime.
Non dubitare mai perché Gesù non viene mai meno alle sue promesse.
Ascoltami, mamma: la predilezione e l'amore infinito che Dio Padre nutre per te arrivano alla tua persona attraverso me,
ne sono io il canale, e da me, impreziositi dalla mia immolazione, arrivano al Padre i tuoi osanna di gloria e il tuo continuo
grazie per tutti i doni che Lui ti dà, ma soprattutto per averti donato me, Nicola, passato dalla negazione e dall'indifferenza all'immolazione e quindi alla gloria.
Non dubitare mai, mamma, perché la potenza di Dio è infinita come infinito è il suo Amore.
I tuoi gemiti colpiscono il Suo Cuore, Egli ti esaudirà, siine certa!»
Ieri sera ero un pò preoccupata perché L., F., F., partiti da Torino in macchina, nonostante la notte avanzata, non davano
segno di vita.
Mi rivolgo a Nicola, il quale mi risponde: «mamma, cosa debbo dirti? stanno camminando».
7 novembre 1989
Nicola: «Mamma, mi chiedi cosa sia il canale inquinato e come mai possa contaminare anche oggetti e cose. Vedi, mamma, è chiaro che trattandosi di puri spiriti, l'inquinamento avviene sempre a livello spirituale, ma coinvolge anche tutto ciò
che passa attraverso la materia, quindi il corpo, che si serve anche di agenti materiali per operare.
Ti sarò più chiaro: per esempio, l'acqua di Ulzio, come tutte le acque, è un dono di Dio. L'acqua, oltre che lavare e dissetare, può avere anche dei requisiti specifici curativi, come l'acqua di Chianciano che cura il fegato o l'acqua di Fiuggi per le
vie urinarie o le varie acque terapeutiche calde che scaturiscono dal profondo del suolo, ma come potrebbe curare tutti i
mali e tantomeno quelli spirituali?
Qui risiede il dono meraviglioso di Maria SS.ma che, attraverso quell'acqua dona al credente e, nella misura della sua fede, salute, grazia, pace, salvezza.
Se colui che te la porge aderisce con lo spirito ad un disegno perverso, ecco che anch'essa viene contaminata e in grado
di produrre male piuttosto che bene, così come avviene con un qualsiasi farmaco preziosissimo che viene incapsulato in
un recipiente infetto.
Da quanto detto, puoi trarre delle conclusioni utili di comportamento. Mamma, ti sento oppressa da mille preoccupazioni e
hai me, figurati chi non ha nessuno a cui rivolgersi!
Per L. non puoi fermarti, devi agire e subito e così per M..
Se ho permesso che l'acqua di Ulzio fosse stata L. a prenderla, avevo i miei buoni motivi, ma tu usala con amore anche se
la mattina ti costi alzarti.
Mamma ti dicevo che tu e G. avete vinto una grande battaglia, tu sai a che cosa mi riferisco, ora il rapporto sarà sereno e
gioioso e non vi procurerà più turbamenti.
Mamma, a R. che ti chiedeva cosa c'era di vero nei vari oroscopi e se coloro che ad essi attribuiscono attendibilità sono in
errore o meno, puoi rispondere così:
In tutto il creato visibile ed invisibile, circola l'onda di infinito amore del Creatore, amore che unisce in un'unica unità l'universo che fa capo a Dio stesso.
Così gli astri, così le molecole più piccole che compongono ogni granellino di polvere a noi invisibile, così noi uomini e tutti
siamo attratti da quest'unico polo, e siamo tutti interdipendenti gli uni dagli altri e stretti e uniti da quest'unica forza.
Il rapporto quindi tra gli astri e gli uomini è un rapporto reale, è una verità.
Le cose non cominciano più a quadrare quando a queste verità contrapponete le vostre illazioni che si trasformano in superstizione, in fatalismo, dando quella tinta di istrionismo, spostando l'asse che fa capo a Dio in qualcosa di misterioso ed
oscuro.
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È la deformazione della verità, è una carta subdola anche questa del nemico che vuole attrarre a sé l'attenzione degli
sprovveduti».
8 novembre 1989
Nicola: «Mamma, ascoltami, mentre noi conosciamo nei minimi particolari tutti gli stratagemmi usati dal nemico per annientare e distruggere attraverso voi il disegno di Dio, voi che vivete nel buio, non ne siete al corrente.
Ecco la necessità di svelarvene ogni mossa perché possiate difendervi.
Lo faccio attraverso G. e attraverso lei vi conduco per il labirinto degli intrighi satanici.
Tu conferma, non temere e prega”.
Ore 11 - (Colloquio con V.L.)
Mamma, ascoltami, il contraccolpo per G. é stato molto forte e tu giustamente l'hai paragonato al momento del verdetto
di Rasmusen che condannava F. ad una infermità per tutta la vita, o al momento dell'esito negativo della mia seconda
operazione che vedeva crollare miseramente la speranza. In tutti e due questi momenti che mettevano a rischio la tua fede hai detto a te stessa che non dovevi pensare, che dovevi attendere, che non ti era concesso di dubitare e il Dio delle
Misericordie, che non viene mai meno alle Sue promesse, ha trasformato il tutto in qualcosa di meraviglioso: guarigione
per F. senza operazione, santità e gloria per me.
Bisogna saper attendere fiduciosi e sereni, perché un Dio che vi ama, non vi può ingannare.
Con G. mi hai chiesto come mai V.L. si sia potuto ingannare così.
Bene, mamma, ti ricordi lo smarrimento, lo scandalo e la reazione violenta di Pietro quando Gesù rivelò ai Suoi apostoli di
quale morte sarebbe morto, morte infame su di un legno di croce, supplizio riservato solo ai malviventi? E quello che Gesù
stesso rispose a Pietro?
Non ti ho detto che tutto si ripete fedelmente e che nell'epilogo finale, quando tutto sarà compiuto, vedrete il Cristo trionfatore e questa volta non solo sulla morte ma su tutti i cuori degli uomini e sulla stessa natura, ora così terribilmente deturpata dal peccato?
G. ha provato smarrimento e paura, ma in Cielo abbiamo esultato.
V.L. è l'uomo puro della vecchia Chiesa agonizzante, è come Gamaliele che aspetta un segno, ma che ancora non è pronto a staccarsi dal tempio dove ha vissuto e dove ha messo radici profonde e soffre, soffre per qualcosa che ancora non
vede arrivare, ma di cui sente lo approssimarsi e per tutto ciò che sente essere decrepito e corrotto, ma che inconsciamente ama ancora perché racchiude l'immagine di quello a cui per tanto tempo ha creduto.
E voi? Mamma, sappiate attendere con fede viva, io vi condurrò per mano a quel sepolcro dove un corpo disfatto (quello
della Chiesa vecchia) darà il posto alla Nuova Chiesa, fulgida di luce nuova che soddisferà tutte le seti, che consolerà tutti
i cuori assetati di giustizia.
Io sono con voi, dillo a G., che non abbia paura, vi guiderò momento dopo momento, sappiate solo amare ed abbiate fede».
14 novembre 1989
Nicola: «Mamma, ascoltami, spesso ti lasci prendere dallo scoraggiamento a causa delle difficoltà che ti investono durante
la giornata, non ti accorgi che sono le punzecchiature del maligno per distrarti ed affievolire il contatto col mio spirito che
tanto ti è necessario.
Allora debbo ricorrere ai ricordi dolorosi del mio ultimo periodo vissuto su questa terra, per rinfocolare e saldare sempre
più l'intima unione tra me e te, che caratterizza la tua vita di oggi. Non lasciarti intrappolare e immediatamente rifugiati in
me, ti illuminerò passo passo allontanando dal tuo spirito l'ombra del dubbio.
Nel tuo inconscio ti sei chiesta come mai mi manifesto a tanti altri attraverso brividi o calore o addirittura essudazioni, e
non hai saputo darti una spiegazione. Ti aiuterò io a capire.
Tu sai che ogni emozione trae origine dallo spirito, sono sensazioni che, partendo da esso, investono anche il corpo, così
una gioia profonda ed improvvisa o un dolore la cui notizia ti viene comunicata all'improvviso. In questi casi è talmente
forte l'impatto col tuo corpo che esso ne soffre, sofferenza che si può manifestare in vari modi.
Ecco perché ai cardiopatici viene raccomandato espressamente di evitare qualsiasi emozione che potrebbe anche stroncarli. Così avviene quando io mi manifesto a certe anime che sono assenti o lontane dal mondo del soprannaturale.
È tale l'impatto del mio spirito col loro spirito, è tale la gioia che io ad esso comunico che produce anche nel loro corpo
sensazioni perfettamente sensibili».
Ero triste per il comportamento di rifiuto di mia figlia. Nicola: «Mamma, non commettere lo stesso errore di p., abbi fede
e lascia che io operi, a tua consolazione sappi che ci sono due persone che ti amano tanto: io, che ti amo di un amore infinito e G. che, anche se ti chiede amore, in cambio te ne dà tanto di più».
9 dicembre 1989
Nicola: «Mamma cara, è stato forte l'attacco questa volta perché era diretto alla tua fede in me e seguiva il primo di pochi
giorni fa e tramite C., che tu ami ed ammiri.
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Ma stai serena, perché col nostro aiuto l'hai vinto nel momento stesso in cui dicevi a Gesù che se il mio libro avesse contenuto verità manipolate dal nemico e quindi in grado di nuocere alle anime, tu saresti pronta a bruciarli tutti ed a testimoniare nel prossimo giovedì in Chiesa per la riunione dei Tabernacoli Viventi questa tua decisione.
Gesù, non ti ha abbandonata, ha seguito passo passo il tuo travaglio, ti ha fortificata facendoti meglio comprendere il Suo
infinito amore che trova sbocco in una misericordia altrettanto infinita, misericordia che ti mette al riparo da qualsiasi scoraggiamento o dubbio.
Questa notte ha incaricato me perché potessi far rivivere in te tutti gli avvenimenti della tua vita anche i più remoti, per
farti meglio comprendere come la Sua presenza intima che ti ha accompagnato in tutti questi lunghi anni in avvenimenti
lieti ed a volte terribilmente tristi sia la trama di un suo preciso disegno d'amore.
Vedi, mamma, è come il piccolissimo tassello che sembrerebbe insignificante all'occhio del profano, ma che ha un posto
ben definito nel meraviglioso mosaico del Suo disegno.
Mamma, quel piccolissimo spazio deve essere occupato dal tassellino ad esso designato e da nessun altro, se non vuoi
deformare il disegno di insieme.
Dio chiede ad un'anima quello che non chiede all'altra, perché una è diversa dall'altra, capolavori irripetibili.
Il fine è identico: il raggiungimento del Bene Supremo i mezzi sono identici: l'amore, l'umiltà, l'abbandono alla Sua Santa
volontà.
Ma le strade sono tante quante sono le anime e Dio conosce queste anime nelle loro mille evoluzioni e dà loro quel cibo
necessario in quel determinato momento.
In te quella preghiera intensa di C., che implorava Dio di distaccarti dalla fede assoluta in me, si trasformava in abbandono totale in Gesù che accresceva quella fede perché tale era la Sua Santa volontà e tale il Suo disegno, mentre in C. era
necessario il distacco da me perché esso condizionava ogni suo libero movimento.
Come vedi, mamma, per la vostra salute, se è necessaria a volte la stessa medicina trattandosi del medesimo male, le
dosi sono sempre diverse, ma è sempre l'amore che vi salva.
Lei preghi per te, tu per lei e nell'amore ritroverete le vostre anime più unite di prima».
18 dicembre 1989
Nicola: «Mamma bella, sento la tua difficoltà a riprendere il contatto col mio spirito che ha caratterizzato la tua vita di ogni giorno fino ad ora e sento anche il tuo profondo dolore; cercherò di fartene comprendere la ragione.
Zone d'ombra sono rimaste nel tuo spirito determinate dagli avvenimenti invero eccezionali che, assieme ad altri, ti hanno
coinvolta; non riesci a vederci chiaro e tutto ciò ti causa disagio e perplessità, ecco perché ti ho sempre esortata ad accrescere la tua fede in Dio, che ti ama di un amore preferenziale ed in me, preposto da Dio stesso ad essere canale e
guida, ad avere un abbandono totale senza volerti spiegare tutto e subito ma aspettare che i fatti stessi ti diano conferma. La chiave di ogni mistero è una sola: l'Amore, Amore di Dio stesso per tutti e per ciascuno di voi in particolare, amore
che si serve di tutti i mezzi, di tutte le strade per arrivare ai vostri cuori, per fare con voi unità.
Una volta ti dissi che se aveste potuto vedere i pericoli che circondano le vostre anime ed anche i vostri corpi, ne sareste
terrorizzati, ecco perché vi chiediamo fede ed abbandono.
Come spiegarti a quali sotterfugi, a quali mosse temerarie siamo stati costretti per impedire che precipitaste nella rete di
Satana? Ma adesso non pensarci più, sii serena.
Vedi, anche il male Dio trasforma in bene. In te si fa sentire la nostalgia della preghiera intensa che tante volte ha caratterizzato le vostre riunioni, la nostalgia dei momenti di comunione e di gioia che pervadeva il vostro spirito, di momenti
stupendi in cui le vostre anime, attratte nel vortice d'amore del Padre erano pervase da una gioia non più terrena.
Tutto ciò Dio vi donava per fortificare la vostra fede e per superare le tentazioni e gli attacchi furiosi del nemico. Adesso
riposa in me, mamma cara, con la certezza assoluta dell'amore immenso che Gesù ha per te e del mio altrettanto grande,
sii quel tassellino che deve soltanto occupare quel piccolissimo spazio che Dio ti ha assegnato, e non altro».
21 dicembre 1989
Nicola: «Mamma, zia I. ti ha posto degli interrogativi su verità riguardanti il matrimonio che ti avevo manifestate e che
risultano nella seconda edizione del mio libro.
Ti sarò più chiaro al riguardo: Dio crea l'uomo e la donna e li rende compartecipi della procreazione: crescete e moltiplicatevi e aggiunge sarete una cosa sola, una sola carne ed un solo spirito fino a quando la morte non vi
dividerà.
Nessuna creatura potrà infrangere o annullare questo comando del Creatore senza rendersi terribilmente colpevole agli
occhi di Dio stesso.
Tutto questo vale per qualsiasi uomo.
Purtroppo, a causa del peccato di origine, l'uomo mille volte ha capovolto e usato a suo piacimento questo preciso imperativo, così a seconda della loro più o meno vicinanza a Dio stesso, nazioni e popoli hanno adottato leggi in perfetto contrasto con gli intendimenti di Dio.
Senza fare una disamina dei vari popoli i quali, oltre che per la indissolubilità del matrimonio, anzi, a conseguenza di questo, si sono allontanati da tantissime altre verità fino ad arrivare alla negazione di Dio stesso, ti parlerò del divorzio che,
introdotto in nazioni che, pur essendo state civilizzate e plasmate dalla Croce di Cristo per tanti secoli, sorrette da Martiri
e da Santi, hanno con terribile colpevolezza aderito ad esso.
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All'atto del divorzio è seguito quello dell'aborto e la china si fa sempre più paurosa, perché non sai dove essa conduce. La
nuova legge che vorrebbero fare approvare non fa altro che sancire ulteriormente questa opposizione al Comando stesso
di Dio.
Il Papa si erge a baluardo del volere stesso di Dio e in difesa di tutte le coscienze, non solo dei cristiani praticanti, ma anche dei sordi e degli sprovveduti.
O sì, i cavilli giudiziari che sorgono in difesa della legge potrebbero sembrare logici e coerenti, ma essi partono da un
principio che essi stessi si sono creati in opposizione a quello eterno e incorruttibile né sanzionabile di Dio stesso, per cui
alla disgregazione della famiglia, della società, delle nazioni, si aggiunge quella delle coscienze, dei cuori che soffrono, dei
bambini che urlano disperati, delle malattie, retaggio di tanto male.
Vuoi sapere di più sul matrimonio, sulla validità di esso, sulla funzione della Chiesa che non sempre riflette la volontà Santa di Gesù, Suo Capo invisibile? Intanto rileggi tutto quello che ti ho detto finora e poi risponderò man mano a quanto mi
chiederai».
31 dicembre 1989 – Ore 2.47
Arriva sempre il momento della verità ed è già un gran dono se questo non coincide con gli ultimi istanti della tua vita,
quando poco tempo ti resta per rimediare.
Seguendo l'itinerario della Passione di Gesù, rivivo il lungo itinerario della mia vita e mi rendo finalmente conto come non
fosse Gesù a cadere sotto il peso della Croce, ma ero io che cadevo sotto il peso del mio egoismo e della mia cecità chiusa al dolore degli altri.
Gesù, al contrario, mi era vicino, pronto a rialzarmi, a sollevarmi ad ogni caduta per non lasciarmi andar via lontano da
Lui, e mi ricolmava di doni per trattenermi accanto a sé.
Le mie cadute! Quante! M. che, oppressa da calamità più grandi di lei, rifiutata persino dalla sorella, era approdata nella
mia casa sperando di trovare un vero amore, mentre io non le concessi neppure un posto alla mia tavola.
Non compresi che avevo ferito un cuore, avevo scavato un fossato tra me e lei, le cui conseguenze sono ancora visibili in
seno alla mia famiglia.
Quante altre volte sono caduta nei suoi confronti?
Dio solo le conosce, Lui che mi perdonava perché non sapevo di sbagliare.
Credevo di essere dalla parte giusta e continuavo a sbagliare, mentre le conseguenze dei miei sbagli si riflettevano su di
lei e sui miei figli che si allontanavano sempre più da me, mentre il mio cuore poco alla volta, ferito dal loro rifiuto, si
chiudeva sempre di più all'amore.
Rivivo questa notte le varie fasi del rapporto con T.
Il suo volto angosciato che implorava aiuto perché lo psicanalista le aveva prospettato che solo una terapia di gruppo poteva salvarla ha trovato l'opposizione più recisa in me, che ero la madre. Sì, agivo convinta al 100% che era un grave errore, che solo rifiutando l'avrei salvata. Ma in quel momento non compresi che, se anche salvavo il suo corpo, stavo perdendo il suo amore, la sua fiducia; difatti il suo cuore si chiuse definitivamente nei miei confronti.
P. era più aperto, forse perché, non essendo stato l'oggetto dei continui rifiuti, il suo cuore era rimasto più libero.
Oggi porto sulle spalle un peso enorme di sofferenze che mi schiaccia, conseguenza dei tanti errori della mia vita, ma assieme a questi errori, a queste sofferenze, scorgo il volto dolcissimo di Gesù che non mi ha lasciato mai sola, che non mi
ha neppure oppressa o schiacciata con un rimorso eccessivo, che mi ha avvolta nella Sua infinita misericordia, mi ha rialzato quando cadevo, mi ha consolata per le mie tante ferite, mi ha donato Nicola e susciterà anche nei miei figli il perdono e l'amore di cui sia io che il padre abbiamo tanto bisogno. Questo io credo e spero, non perché lo merito ma perché la
promessa di Gesù e il sacrificio del mio Nicola non potranno mai andare perduti.
1 gennaio 1990
Chiedevo a Nicola lumi per A.
«Mamma, tu non sai di quale groviglio e lacci è avviluppata A., lacci a lei tesi dal nemico infernale.
Lei si staglia con forza in mezzo ad essi, protesa a difendere i suoi cari, forza che le viene da noi e che il nemico sente e
vorrebbe abbattere. Dì ad A. che non è sola a combattere e che tutto il Cielo è con lei, che nessun attacco, anche se furioso, la prostri.
So che soffre, ma vincerà se non si allontana da noi.
Il nemico diventa sempre più furioso quando sente che la preda designata gli sfugge perché protetta e comprende che
sarà lei a vincere.
L'attacco è contro di te, A., ma tu sii serena, fiduciosa. Agli attacchi rispondi con la fede e la preghiera, invocami continuamente e ti prometto che vincerai ». Nicola
8 gennaio 1990
Nicola: Mamma, zia C. ti ha procurato dolore nel farti notare come tu avessi sbagliato ad
accennare nel mio libro a quell'episodio riguardante l'ex fidanzato di M.T. ed anche a quello della collega morta, episodi
per i quali lei stessa aveva sollecitato il mio intervento.
Vedi, mamma, fino a quando non saranno convinti che la tua partecipazione a qualsiasi atto del mio libro è soltanto casuale e che tu sei chiamata solo a trascrivere ogni mia illuminazione, di cui io solo sono responsabile, le luci che attraver-
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so di essa arrivano a voi, dono meraviglioso ed insondabile di Dio stesso, saranno per i loro cuori come provenienti da
lampade spente.
lo ero restio, se ben ricordi, a dare ulteriori consigli e l'ho fatto in seguito alla tua pressante richiesta dettata dall'insistenza di zia, ma soprattutto del tuo amore per M.T., ben sapendo come qualsiasi nostro intervento, se pozza con i vostri precisi convincimenti, trova solo netto rifiuto e questo vale anche per papà, con mio grande dolore.
In un piccolo centro dove molti conoscevano la situazione irregolare della collega si sono meravigliati di leggere la verità
sia pure con un accenno così velato e non hanno pensato che ciò era un richiamo per tanti altri. Mamma, tu stai serena,
lascia che sia io a guidarti e, se anche a volte devi portare il peso di assurde accuse, offri ogni cosa a Gesù ricordando
come Lui stesso fu accusato di operare in nome di Belzebù ogni qualvolta guariva, liberava e compiva grandi miracoli».
13 gennaio 1990 - Ore 17
Nicolù, mi vuoi dire qualcosa?
Il mio cuore è oppresso e sento a stento la tua presenza. Tu hai bisogno della mia serenità per comunicare con me, vieni
allora e lascia che la tua pace mi avvolga.
E. è qui con me, tu lo ami questo sacerdote del tuo Gesù, e vorresti comunicargli la tua gioia. Fallo direttamente o attraverso me, se così vuoi.
Nicola: «Digli, mamma, che mi stia sempre vicino, che non sottovaluti mai le mie esortazioni perché il tempo scorre troppo veloce, che io lo seguo, vivo con lui, conosco le sue ambasce, le sue perplessità e corro sempre in sua difesa».
16 gennaio 1990 - Ore 4.48
Nicò, aiuta L., sento che soffre tanto.
Nicola: «Mamma, L. cavalca un destriero che rapidissimo vola verso la meta, ma lei è tutta girata a guardare il percorso
già fatto e che fugge lontano, mentre tutta la sua attenzione dovrebbe essere concentrata alla guida perché non gli sfugga di mano. Deve vivere bene il momento attuale e dominare gli eventi che la condurranno alla gioia che non ha fine.
Se si lascia guidare da me, la condurrò indenne alla meta, anch'io conosco quella strada perché l'ho percorsa prima di
lei».
Quale strada, Nicolù?
«Quella della sofferenza prima accettata, poi offerta, che porta all'abbandono.
L., ascoltami, ti pare che il mio libro sia qualcosa di costruito?
In ogni opera, sia essa letteraria o artistica o musicale, l'autore pur attingendo al patrimonio che ha dentro di sé, frutto
della sua cultura, della sua sensibilità, del suo sentimento, per esprimere tutto ciò raccoglie, lima, prepara la struttura,
l'ordito.
Ti pare che il mio libro sia frutto di questo lavoro da parte di mia madre che, immersa in un dolore senza fine, chiedeva
solo aiuto?
Non senti la spontaneità, l'immediatezza dell'immagine?
E la serenità e la gioia che ti procurano, non ti dicono niente?».
21 gennaio 1990
Nicola: «Mamma, ti ho seguita nel tuo lungo intercedere e chiedere ed invocare il mio aiuto, sai bene che il tuo desiderio
è anche quello di Dio Padre, ma perché esso si possa realizzare abbiamo bisogno del vostro totale abbandono, della vostra fede ma anche del vostro aiuto in rapporto, direi, alle vostre azioni concrete, umane.
Tu sai come Dio Padre nel Suo infinito amore mi abbia affidato una missione delicata: arrivare attraverso te, attraverso il
mio libro non solo ai cuori che già credono, ma soprattutto ai cuori più restii ed induriti, alle menti più raziocinanti per le
quali sono necessari punti fermi, fatti che confermano. Ecco la necessità della conferma dell'integrità fisica del mio corpo
alla distanza quasi di cinque anni.
Tutta la mia opera, i miei lumi, le mie parole, le verità che man mano porto alla vostra conoscenza hanno un solo scopo,
la vostra salvezza eterna, ma voi mettete intralci, create difficoltà, non vi fidate dei miei suggerimenti e siete pronti magari a lamentarvi che non abbiamo esaudito o dato ascolto alla vostra voce implorante.
Vai al Comune di Sabaudia, chiedi, insisti, non lasciarti abbattere dalle difficoltà, pensa che tu sola sei in grado di far questo e che tutto ciò ha un valore grande, che tante anime sono coinvolte in questo disegno a cominciare da quelle della
nostra famiglia e poi è il tuo Nicola che te lo chiede, va bene, Mamma?».
28 gennaio 1990
Nicola: «Mamma, comprendo benissimo la tua ansia per quanto ti chiediamo, che esula dalle normali azioni umane, ma la
tua fede è grande ed è quella che a noi occorre per realizzare il nostro disegno. Non chiedere mai ad altri suggerimenti e
lumi al riguardo, mentre io solo sono in grado di darteli, tanto più che sono il diretto interessato. Mi addoloreresti.
Ho gradito l'offerta di aiuto di A. e lo ricompenserò per questo, ma esso sarebbe inopportuno perché dareste adito a cavilli giudiziari che servirebbero a creare ostacoli, e le raccomandazioni a cui vorreste arrivare, non pensi che possano essere
non gradite alla persona che deve dare il consenso la quale si sentirebbe forzata, quindi non libera?
Non ti bastano le raccomandazioni del Cielo?
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Mamma, sii semplice, chiedi con garbo, ma con fermezza, vai con papà, io sarò con voi.”
30 gennaio 1990
Questa notte Nicola mi illumina ulteriormente come comportarmi per ottenere il nulla-osta dal Comune.
Nicola: «Cerca nell'elenco telefonico di Latina, che tu hai, il numero del Comune di Sabaudia, devi arrivare alla persona
giusta che io stesso ti indicherò, ma non dire cosa chiedi, solo che vuoi parlarle di persona. Bada bene che una sfumatura,
una parola in più, un appuntamento mancato può mandare a monte un progetto.
Al custode per ora non dir niente, abbi fede, io ti sono vicino».
31 gennaio 1990
Appena alzata, con molta circospezione metto in atto quanto suggeritomi da Nicola.
1 numeri telefonici del Comune di Sabaudia sono tanti e tutti risultano occupati, solo uno è libero e l'impiegato mi suggerisce di telefonare ad un numero che, secondo lui, doveva essere quello dell'ufficio che si occupa dell'oggetto in causa, ma
sull'elenco quel numero non risulta.
Mi rimandano al custode del Cimitero, ma io non telefono perché così mi aveva detto Nicola; rifaccio quel numero suggeritomi prima e mi mettono in contatto con l'assistente sanitaria, responsabile di quel servizio, la quale gentilmente mi dice
che mi avrebbe volentieri ascoltata alle ore 9.30 di tutti i giorni escluso il sabato.
Durante la notte Nicola ancora mi viene in aiuto dicendomi che dovevo andare giovedì con papà e dovevo telefonare a F.
perché prendesse un giorno di permesso.
Tutto si è svolto come predisposto e suggerito da Nicola: nessun ostacolo, o meglio i tanti ostacoli venivano superati in
maniera stupenda.
Zippo, M. che sarebbe tornata prima da scuola, l'appuntamento alle ore 8 alla Basilica di S. Paolo con F., tutto al minuto,
sembravamo un cronometro in funzione.
Alle ore 9.30 precise eravamo nell'ufficio della Dottoressa la quale ci dice che era in procinto di uscire e poteva solo dedicarci tre minuti.
Bastava quindi che avessimo tardato solo di tre minuti!
La conversazione si è svolta piana, serena senza sotterfugi, la Dottoressa ci ha ascoltato con vivo interesse, con una comprensione che andava oltre la usuale logica umana; prima ancora che io parlassi era lei stessa a dirmi quale strada avrebbe preso per arrivare allo scopo nella piena legalità.
Le ho regalato il libro di Nicola e felice mi ha detto che lo avrebbe subito letto e che mi avrebbe telefonato. Dopo dieci
minuti ripartiamo per Roma in tempo per il pranzo.
Tutta la mia apprensione e l'orgasmo che avevano caratterizzato questi due giorni erano scomparsi dando posto ad una
gioia immensa.
Nicola mi aveva assicurato che tutto sarebbe andato bene e che dovevo solo aver fede ed essere serena e seguire i suoi
consigli fin nei minimi particolari.
4 febbraio 1990
Nicola: «Mamma, ti voglio illuminare su verità la cui ignoranza genera in voi convincimenti errati. Tu sai che quando cessa
il flusso vitale subentra la morte ed ha subito inizio il processo di disfacimento, di corruzione del corpo; ecco perché negli
ospedali la salma viene subito messa nella cella frigorifera onde protrarre di qualche giorno l'inizio di tale processo.
Ciò avviene perché in ogni essere è insito, a causa del peccato, un germe di corruzione.
Sai bene che tale processo inizia con la putrefazione del corpo per arrivare poi al suo completo dissolvimento. Così non è
per il corpo dei Santi.
Essi, con le loro opere e con la loro sofferenza, si sono purificati ancora in vita, sì che dopo la morte, non avendo tale
germe di corruzione, il loro corpo rimane integro per un tempo più o meno lungo per dissolversi poi e tornare cenere come avviene per il corpo di tutti gli uomini.
Rispondendo ad A., che ha posto il quesito se l'integrità di un cadavere non sia un segno sicuro di santità o non sia da attribuire alla natura del terreno più o meno asciutto, alla disposizione del luogo più o meno protetto o ad altro, devo chiarire che per affermare ciò bisognerebbe che gli altri corpi, posti nella stessa condizione, si presentassero ugualmente integri.
Per il mio caso vorrei ricordarti, mamma, che la constatazione della integrità del mio corpo non può che essere una conferma della rivelazione da te avuta il 5 settembre ‘85, appena otto giorni dopo il mio decesso: Il corpo dei Santi non va
in corruzione».
6 febbraio 1990
Nicola: «Mamma fra breve, con l'apertura della cassa funebre che contiene il mio feretro, in occasione della traslazione di
esso in un altro loculo assisterai a qualcosa di eccezionale:
le due componenti che formavano la mia entità terrena, corpo e spirito, saranno l'una accanto all'altra, due realtà ugualmente presenti: da una parte il mio corpo ancora integro alla distanza di quasi cinque anni, che potrai toccare (non desi-
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deravi accarezzare i miei capelli?), e dall'altra il mio spirito sempre vivo che sentirai aleggiare, che parlerà ancora al tuo
cuore, come se in te si fosse ricostituita la mia persona».
7 febbraio 1990
Nicola: «Vedi mamma, a chiarimento della problematica sollevata da P. L. ad E. sulla paternità reale di Dio Padre, ti dirò
in breve che fin quando non ci riconosciamo veri figli di Dio, il quale ci ha generato nello Spirito (ecco perché il nostro spirito è incorruttibile ed eterno), oltre che creati nelle due componenti che formano l'entità uomo, noi siamo come figli adottivi il cui legame con il genitore che li ha adottati è soltanto d'amore, cessato il quale più nulla resta. Ecco il perché del
mio chiarimento su figlio naturale e figlio adottivo.
Gesù è venuto a rivelarci il Padre, che senza di Lui non avremmo mai conosciuto, essendo purissimo Spirito.
Riguardo, mamma, all'integrità del corpo dei santi oltre la morte, volevo attraverso l'immagine sia pure banale del pollo
(che tu metti nel frizeer e che si conserva intatto per più mesi, ma che, tolto da quell'ambiente ricomincia il suo processo
di decomposizione iniziato con la sua morte) farti capire come il luogo non può determinare l'integrità di un corpo il cui
agente di corruzione è in esso insito.
Così puoi trovare anche in una fossa comune per eccidio, ammucchiato tra altri miseri resti, il corpo di un santo ancora
intatto, appunto perché non c'è in esso il germe della corruzione.
Volevo inoltre farti notare che i santi non sono solo quelli del calendario o quelli che sono saliti agli onori degli altari, ma
che il Cielo è pieno di anime che hanno consumato il loro eroismo nel silenzio e nell'oblio.
Se così non fosse la sconfitta di Dio e del suo amore sarebbe davvero grande».
10 febbraio 1990 - Ore 3.45
Sono sveglia, guardo l'orologio, sono le 3.30, e il mio pensiero corre a M. e mi rimprovero di non essere più andata a trovarlo al cimitero, ma, improvvisamente mi sento attratta dal suo spirito e con una facilità impressionante ha inizio un conversare lungo e sereno.
M. «Vedi Pinù, tu sai che io ho raggiunto direttamente la gloria non solo per l'implorazione potente e costante di Nicola
presso Dio, ma perché avendo lui il grandissimo privilegio di poter comunicare con te ha potuto pilotare ogni evento che
si è succeduto nei miei ultimi giorni su questa terra. Tu sai che anche Dio, per potere operare in vostro favore, ha bisogno
della vostra fede e della vostra adesione incondizionata alla Sua Santa volontà e tutto questo Nicola ha ottenuto tramite
te.
Ma forse non sai che con il mio ingresso in Cielo Nicola ha raddoppiato la potenza di intercessione presso il Padre, perché
la mia voce si è unita alla sua.
Vedi, Pinù, il mio amore fraterno verso di te si è saldato con l'amore filiale che Nicola ha nei tuoi confronti e così con qualsiasi altro amore, compreso quello per tutte le anime che lui riesce a portare al Cielo.
Infatti qui tutto fa unità con Dio, al contrario di quanto purtroppo avviene sulla terra.
Inoltre volevo farti capire come qui un amore non è mai in contrapposizione ad un altro amore, ma esso si sublima e si
fonde con l'amore unico, cioè Dio».
Pensavo in quel momento a M.
Pina: «M., stavo per chiederti se vuoi Sante Messe».
M. «Pina, la mia risposta è quella che ti ha dato allora Nicola, nessuna vostra preghiera può accrescere la nostra gloria,
noi già siamo nell'eterno presente di Dio, ma la Santa Messa, con la quale vi unite all'offerta di Gesù, diventa potentissima
preghiera di implorazione e di ringraziamento al Padre, a cui noi del Cielo ci uniamo trasformandola in osanna di gloria.
Adesso salutami P. e rincuora G. e i miei figli e vai a letto con la certezza che con Nicola ti sono vicino».
10 febbraio 1990
Nicola per R.
«Vedi R., la tua preghiera costante al Padre impedisce a Satana di distruggerti e il tuo amore ardente per tua figlia, che si
purifica attraverso la tua sofferenza di madre, si trasforma in fuoco di protezione per lei. Tu sai che le bestie feroci hanno
paura delle fiamme e non attaccano l'uomo se esso è circondato da un fuoco che arde.
Il nemico ruggisce perché non può raggiungere la preda designata che vorrebbe divorare e la sua rabbia è grande, ma tu
abbi fede perché egli non può farti alcun vero male, se tu stai sotto la nostra protezione. Continua ad andare da Mons.
Milingo, a pregare, ad implorare, io ti sono vicino e continuamente imploro il Padre per te».
13 febbraio 1990
Nicola: «Mamma, G. ti chiede lumi per il figlio, digli di dire alla madre che non ho dimenticato la promessa del mio aiuto e
della mia intercessione presso il Padre.
La nostra opera si svolge in due direttive: da una parte una incessante supplica al Padre e dall'altra un continuo lavorio di
penetrazione, attraverso un gioco sottilissimo di atti d'amore, in un'anima assente, distratta, la cui volontà è schiava del
volere perverso del nemico che la tiene legata a sé attraverso un vizio terribile, quale quello delle carte o di altri vizi ugualmente terribili: vino, droga, sesso, potere ecc. ecc.
Tu sai, mamma, che noi non possiamo imporre il nostro volere santo, anche se esso è indispensabile alla loro salvezza.
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Lederemmo la loro dignità di figli di Dio, che è la libertà di scelta, mentre Satana lanciando il suo cappio, lo stringe sempre di più al collo del disgraziato.
Però, perché la nostra opera sia coronata da successo, abbiamo bisogno della vostra fede e della vostra fiducia incondizionata, come del vostro abbandono in un Dio che vi ama, del nostro aiuto e del nostro continuo operare.
I genitori di G. sono i nostri canali e i nostri strumenti sensibili per arrivare a lui.
Se essi lo allontanassero, ci verrebbe meno questo aiuto necessario e sarebbero i soli a soffrirne, il figlio se ne andrebbe
per la sua strada che non è certo quella del bene.
Se i genitori saranno completamente disponibili alla luce dello spirito, io li guiderò suggerendo loro ogni movimento nei
riguardi del figlio stesso».
14 febbraio 1990
Nicola: «Mamma, ieri sera l'attacco è stato troppo forte: un sacerdote, P.L., condannava il mio libro perché eretico.
Ho sentito la tua angoscia, il tuo immenso dolore e il dubbio che si faceva strada nel tuo cuore per la paura di diffondere
una teologia in antitesi a quella della Chiesa.
Ma non ti ho lasciata sola a lottare e, mentre ti esortavo ad una preghiera ardente allo Spirito di verità e ti spingevo tra le
braccia del tuo Gesù di Nazaret, invocavo con amore sempre nuovo il Padre, perché venisse in tuo aiuto, e così hai vinto
mentre attraverso i nostri lumi tornava a te la pace e la gioia.
Vedi, mamma, da tempo la Chiesa di Gesù, depositaria di verità rivelate, è sferzata da venti terribili che la scuotono fin
dalle fondamenta.
Falsi profeti, falsi teologi hanno ottenebrato, deformato o amputata questa verità, rendendone sempre più difficile anche
ai buoni la percezione.
Era quindi assolutamente indispensabile che tale verità venisse ancora una volta resa chiara, limpida, non soggetta a elucubrazioni, ampliata in una visione più completa e incastonata come diamante preziosissimo nel contesto unitario del disegno di Dio.
E questo Gesù ha realizzato servendosi di due perfette nullità quali siamo io e tu (perché più fulgida risultasse la sua opera) attraverso un lungo cammino iniziato nel 1937 con la tua avventura straordinaria (morte-resurrezione) e portata avanti nel tempo attraverso un lavorio tutto eccezionale, per fare di te una donna di fede e di me una vittima d'amore.
Ogni atto, ogni avvenimento ora lieto ora triste aveva solo quello scopo, nulla è stato mai casuale, i riscontri li puoi tu
stessa verificare.
Come vedi, le verità che nel mio libro sono contenute non sono no, in contrapposizione alla santa teologia della Chiesa ma
vera conferma, luce per intenderla ed amarla.
Mamma, ti volevo chiarire un altro punto. Gesù ha scelto te, mia madre per comunicare queste grandi verità. Credi che
questo sia stato fatto a caso? No, mamma.
Ascoltami, la mattina di Pasqua Gesù risorto da morte si manifesta a Maria di Magdala, agli Apostoli, ai discepoli di Emmaus, ma i Vangeli tacciono e gli uomini ancora oggi si chiedono se prima si sia manifestato alla Madre.
I più sanno che ciò sicuramente è avvenuto; ti dirò di più: prima ancora che Gesù risuscitasse, la Madre non soltanto per
fede (lei non aveva mai dubitato) ma per intuizione materna, sapeva ed aveva gioito in cuor suo, perché tutte le sue viscere avevano sussultato all'approssimarsi di quell'evento. Ecco perché si è servito di te, mamma, ricalcando quegli stessi
eventi.
Solo due giorni dopo la mia morte anche tu hai sussultato alla mia voce, che ti rivelava come io già fossi nella gloria.
Quale legame più intimo, più sicuro, più scevro da interferenza tra una madre e un figlio?
P.L. ti diceva che Gesù non può essere come noi.
Ciò è perfettamente vero, mamma, né io ho mai detto il contrario.
Mentre io, tu, qualsiasi altro essere è generato da un padre, anch'esso uomo, e da una madre dai quali ereditiamo anche
il peccato di origine per diretta discendenza da Adamo e di Eva, Gesù è stato generato direttamente da Dio Padre.
Ecco perché Figlio di Dio, il primogenito, il Figlio prediletto, non creato ma generato dalla stessa sostanza del Padre, come
detto nel Credo, e in più Dio stesso, essendo unito intimamente alla seconda persona della SS.ma Trinità, pur se distinto
da Essa. L'Uomo Dio. Adesso, mamma, stai serena, io non ti lascio un istante ».
21 febbraio 1990
Nicola: «Mamma, ascoltami, tu sai che Dio per realizzare un suo preciso disegno, che è sempre disegno d'amore nei vostri
riguardi, ha bisogno che voi spontaneamente sottomettiate la vostra volontà alla Sua, avendovi creati liberi. Lui può aiutarvi, illuminarvi, mettere a vostra disposizione tante circostanze favorevoli, ma non vi imporrà mai la sua volontà perché,
per la vostra dignità stessa di figli di Dio, avete diritto ad una libera scelta.
So quanto soffri nel vedere così compromesso il disegno di Dio inerente alla constatazione dell'integrità fisica del mio corpo, che sarebbe stato di grande aiuto a tante anime ancora nel buio, ma l'offerta del tuo dolore è anch'essa una grande
cosa che in Cielo ti sarà scritta a merito e così per papà, per F., A. e R. che vi hanno aderito liberamente».
22 febbraio 1990
Nicola: «La risposta negativa del custode del cimitero a cui ti eri rivolta come ultima possibilità per attuare il nostro desiderio riguardante la constatazione dell'integrità fisica del mio corpo, ti ha prostrata facendoti tanto soffrire.
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Come ti sono stato vicino, mammuzza mia! Ho sofferto con te, ma le argomentazioni che lui opponeva erano forti e in
senso umano valide, per cui la nostra opera di convincimento risultava vana. Sappi però che è sempre Dio che vince.
Ha vinto il Padre quando Lucifero, che non ha voluto adorare il Suo figliuolo prediletto Gesù, perché di natura umana e
quindi inferiore alla sua di puro spirito, è precipitato nello abisso mentre oggi ogni ginocchio si piega in Cielo, in terra e
sotto terra al nome di Gesù stesso.
Ha vinto Dio quando Gesù alla morte su di un legno infame, che pareva sancire la Sua sconfitta, ha fatto seguire la Sua
resurrezione che ha liberato l'umanità intera dalla schiavitù del peccato. Ha vinto Gesù anche per me, che ha con la mia
morte unito la terra al cielo in una comunione meravigliosa d'amore.
Il tuo dolore, mamma, era puro, non pensavi a te, avevi persino soffocato ogni possibile angoscia, tutta protesa verso
l'attuazione del nostro progetto d'amore e tale era in realtà, era come opporre il sigillo di Dio al mio libro con tutte le verità in esso contenute, ma tu sii sempre fedele, rifugiati in me e nel mio amore troverai serenità e pace».
26 febbraio 1990
Nicola: «Mamma, ieri il tuo animo è stato invaso da una enorme tristezza alla notizia della morte di S. P. e ti sei chiesta se
ce l'avesse fatta a salvarsi.
Vedi, mamma, S. P. aveva creato attorno al suo io un'immagine, quella amata dalle folle per intenderci, da cui aveva estromesso totalmente Dio, e ci si trovava bene, perché era lui il Signore ed era appagato per questa sua dimensione umana che trasmetteva agli altri, che per essa gli venivano tributati consensi ed approvazioni.
Aveva murato la sua anima nella roccaforte del suo io, da cui non le consentiva di evadere. Ma Dio, l'autore stesso della
vita, era negato; P. era come una bella statua tutta verniciata d'oro ma con i piedi d'argilla.
Mamma, non è Dio che ha allontanato da sé S. P., ma è S. che ha rifiutato Dio, e questo credimi, è terribile. Dio ha inseguito quell'anima fino all'ultimo respiro, lo ha aspettato fino all'età di 94 anni. Nessuna occasione propizia era casuale:
l'amicizia col P. ed anche il mio libro aveva questo scopo.
Tutto ciò, mamma, ti spinga ad una preghiera più intensa per i peccatori, per i negatori; questi ultimi sono i più terribilmente esposti alla dannazione eterna perché per i primi, anche se grandi peccatori, basta un accenno di pentimento e il
Padre li ricopre con la Sua infinita Misericordia, dico infinita, ma ai negatori come può Dio avvicinarsi se Lo hanno cancellato dalla loro intelligenza e dal loro cuore?».
27 febbraio 1990
Ero angosciata per la rivelazione di Nicola riguardo a P. e gli chiedevo se potevo dirla ad altri oppure se dovevo tacere.
Nicola: «Gli idoli vanno infranti per impedire che altri possano seguirne l'esempio».
29 febbraio 1990
Nicola: «E., hai chiesto a mamma lumi circa il tuo progetto relativo all'acquisto della casa in campagna. Vedi E., tu non
puoi ignorare la realtà presente in previsione di un futuro che non ti appartiene. Qui a Roma hai un lavoro, meglio una
missione al Vicariato, hai una chiesa a cui è legato un disegno specifico di Dio: raccogliere i gruppi di preghiera.
Tu sei un Sacerdote la cui missione specifica è tra le anime, quali anime potresti riunire in campagna?
Aspetta, lascia che sia Dio stesso a indicarti la strada che dovrai percorrere man mano che gli eventi la determineranno.
Se non vuoi andare al mare, affitta la tua casa di Ladispoli per i mesi estivi e col ricavato vai a passare un mese in montagna per ritemprare, al contatto con la natura e nel silenzio, le tue forze. Questo è il mio consiglio, ma siete sempre voi
a decidere».
2 marzo 1990
Per L. Nicola: «Ascoltami L. ci sono doni il cui valore a volte sfugge alla vostra percezione umana e per salvaguardare i
quali nessun sacrificio è mai troppo grande.
Voi avete costituito una famiglia da cui è nato un bambino che ha bisogno del vostro amore e che ha diritto di chiedervi di
essere protetto.
Tua moglie per il momento non è in grado di comprendere come qualsiasi considerazione che a lei sembrerebbe giusta
deve cedere il posto a questo imperativo: salvare la sua famiglia e con essa salvare suo figlio e se stessa. Tu lo puoi, tu
devi farlo.
Non pensare che sia una capitolazione, perché è invece un atto di coraggio, un atto di fede, un atto d'amore. È questa
l'unica strada, quella che Dio ti chiede di seguire e per la quale io, Nicola, ti guiderò passo passo.
Non temere, dal sacrificio e dall'offerta non può venire che bene. Dio ti guarda con amore.
4 marzo 1990
Nicola: «E. ascoltami, tu non puoi allontanare E., specialmente ora che in seguito al tuo rifiuto riguardante il progetto che
tu conosci, potrebbe accumulare nel suo cuore risentimenti nei tuoi confronti, tu devi curarla con infinita dolcezza.
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Non dimenticare che mentre i carismi che Dio concede a determinate persone possono essere tolti, se queste hanno demeritato, il carisma del sacerdote è eterno, perché tu, anche se dovessi demeritare, avrai sempre il potere di unire e di
sciogliere, di rimettere i peccati, di consacrare, sei il Sacerdote di Cristo che ti pone al di sopra di tutti.
È chiaro che da questa particolarissima predilezione, scaturiscono per te degli obblighi che altri non hanno. Tu non puoi
agire come gli altri, quello che per gli altri può anche essere cosa soltanto riprovevole, per te diventa peccato grave.
Tu devi essere luce per illuminare, forza per sostenere, carità per infondere coraggio.
Devi vivere il tuo sacerdozio fino in fondo, senza mai lasciarti prendere dalla stanchezza.
Nel mio ultimo messaggio ti dicevo come tu sei solo padrone del presente, che vivi in una successione di attimi che formeranno la tua scheda personale permettimi di esprimermi così e che appena trascorsi non potrai più cambiare.
Ecco la necessità assoluta di viverli bene in una adesione totale alla volontà Santa di Dio che non è mai restrittiva, ma che
al contrario vi rende liberi.
Le azioni che appartengono al passato non esistono più, ma condizionano anche il presente che stai vivendo, così esse
possono produrre bene o anche male.
L'aderire continuamente a tutto ciò che Dio vi chiede in quel determinato momento vi pone nelle condizioni di far parte
del disegno che Dio vuole realizzare tramite voi, e se anche per colpa di altri quel disegno non viene attuato, il fatto stesso di avervi aderito vi include in un progetto ancora più ampio, che per il momento non vi è dato conoscere.
Pensa al riguardo, al caso di mamma, che ha visto non attuato il desiderio suo e mio circa la constatazione dell'integrità
fisica del mio corpo.
Io sapevo come sarebbero andate le cose ma, se non l'avessi rassicurata e fatto pregustare insieme a papà ed agli altri
che avevano aderito al progetto la gioia che avrebbe provato per tale verifica, come avrei potuto spingerla ad una fede
più intensa ed a prendere quelle iniziative e compiere quegli atti che le chiedevo giorno dopo giorno?
Tu mi chiedi, E., se devi ancora dirigere il gruppo di preghiera Maranatha.
Ascoltami, anche se tu credi che sei solo a decidere perché non senti la mia voce, sappi che non è assolutamente vero,
perché io sono sempre presente al tuo spirito, sii quindi disponibile e io ti guiderò».
10 marzo 1990 - Ore 4.52
Nicola: «Mammuzza, tu ti senti vuota, triste, annebbiata, non mi senti vicino e temi nel tuo intimo che il nostro rapporto
d'amore si possa infrangere e che tu non possa più sentire la mia voce; ma come può essere ciò possibile se io sono già
nell'infinito presente di Dio e quindi non più soggetto a mutamenti di sorta?
La mia presenza accanto a te è costante, mamma, così come infinito è il mio amore per te, solo che tu sei stanca e io rispetto la tua stanchezza.
Ma non abbatterti, mamma, io conosco le cause che determinano questo tuo stato d'animo: T., M., P., A., tutto un mondo
che ti coinvolge ma abbi fede, perché io, Nicola, ti sono vicino. Pensi che io che aiuto e soccorro tantissime anime possa
poi lasciare la mia mamma e i miei più cari senza aiuto?
Vedi, mammuzza, Gesù nel crearmi canale fra te e Lui aveva il doppio scopo di aiutare voi, ma anche tante altre anime
sia attraverso il mio libro sia attraverso te direttamente.
Ecco perché tanti ti telefonano.
Accogli queste anime con infinito amore, anche se poi devi correre per poter portare a termine gli impegni di casa; è un
grande dono quello che Gesù ti dà, perché ti dà la possibilità di svolgere un apostolato delicatissimo, gradito al Suo cuore
senza eccessiva fatica da parte tua, perché queste anime ti vengono a cercare fino in casa.
Non ti crucciare, mamma, sii serena, ama più che puoi e dona, dona agli altri con grande generosità quello che io dono a
te ».
16 marzo 1990
Ero addolorata per una incomprensione con E., riguardo al libro di Nicola e gli chiedevo cosa dovevo fare.
Nicola: «Mamma, lascia la porta aperta affinché possa tornare».
17 marzo 1990
In risposta ad E...:
Nicola: «Mamma, dovete credere senza chiedere di capire, dovete vivere di pura fede perché i momenti sono terribili e
solo la fede vi può salvare.
È in atto una battaglia immane tra cielo e inferno tra puri spiriti, ma che coinvolge voi tutti, tutto il mondo visibile non solo la terra e la cui portata non vi è possibile valutare.
Dovete con grande umiltà ubbidire a quanto noi, momento dopo momento, vi chiediamo e soprattutto credere».
20 marzo 1990
Nicola: «Mamma, se riesci a fare tanto silenzio nel tuo animo, ti illuminerò sulla profezia in genere e su quella in particolare che ha intimamente turbato il tuo cuore e che riguarda i tempi che voi state vivendo.
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Vedi, mamma, ogni peccato, oltre che offendere direttamente Dio autore della vita, infrange un ordine, frantuma un'armonia e i danni che esso genera sono enormi e si ripercuotono non solo su chi lo commette, ma investono prima quelli
direttamente interessati ma poi, in onde sempre più vaste, tutto il genere umano.
Ti porto un esempio: l'infedeltà di un solo coniuge spezza l'armonia d'amore di quella famiglia, genera nel coniuge fedele
gelosia, rancore, disperazione che si trasmettono ai figli nei quali distrugge il germe del bene e dà vita a quello del male e
così via.
Questo è solo un esempio che può valere per qualsiasi altro peccato le cui conseguenze nefaste, anche se hanno altre
motivazioni portano allo stesso risultato: disordine in tutti i campi, cioè caos.
Oggi è sufficiente che tu dia uno sguardo a tutta la tragica situazione del mondo, così evidente anche all'uomo superficiale, perché possa renderti conto di come la profezia non faccia altro che chiarirti a quale conseguenza porti questo stato di
cose.
La profezia, o meglio premonizione, è un richiamo pressante che parte dal cuore di un Dio che è Padre, affinché la conoscenza del baratro che si apre davanti agli occhi degli uomini li fermi in tempo, fosse pure sull'orlo dell'abisso.
Non è qualcosa di ineluttabile, di decretato prima, ma qualcosa che può mutare e che ogni uomo singolarmente può cambiare invertendo la rotta a cominciare proprio da se stesso.
Dio è amore, mamma, non dimenticatelo mai, Dio ama le sue creature che vorrebbe tutte felici, Dio non ama punire, vuole solo salvare.
Mamma, ti avevo chiarito come Maria SS.ma, la Madre, servendosi di anime semplici ed umili, fosse riuscita a sferrare un
colpo mortale a Lucifero colpendolo nel cuore dell'ateismo e tu hai visto come tutto ciò abbia causato un capovolgimento
rapidissimo e radicale, la cui eco ancora non è spenta. Ma ancora non è la vittoria totale.
Le forze del male si riorganizzano e si affacciano alla ribalta più virulente che mai.
Ti avevo accennato come Roma, sede della Chiesa di Cristo, sarà il teatro dello scontro finale tra Satana e Cristo stesso.
Ma ciò non ti porti ad un'intima tristezza che fiaccherebbe il tuo ardore di lotta, non disperare mai, ma ama e prega e unisci a te altre anime: sono fili sottilissimi che tu devi legare; legali a me, legali a Gesù, mamma, è un imperativo a cui non
puoi sottrarti.
Ti dicevo che una Chiesa sotterranea, che cresce nel silenzio guidata da Maria SS.ma, è pronta per prendere il posto della
vecchia Chiesa decrepita.
Essa è carismatica, è invasa e corroborata dallo Spirito e sarà fulcro di luce vera per tutti i popoli della terra. Ma ti dicevo
altresì come il momento sia grave, delicatissimo e ognuno di voi deve fare la sua parte.
Tu, mamma, stringiti a me e con me stringi papà, i miei fratelli e tutti i nostri cari.
Leggo nel tuo pensiero: un nome affiora tra gli altri e le lacrime bagnano i tuoi occhi: T..
Non temere, mamma, lei mi è cara quanto te e il mio amore per lei è totale e perfetto”.
22 marzo 1990 – Ore 1.42
Nicola: «Mamma, l'altra volta era sorta tra te ed E. una discussione riguardante la validità o meno di quanto ti avevo fatto
scrivere sul vincolo matrimoniale, che a suo avviso aveva bisogno di altri chiarimenti perché non fosse male interpretato.
Tu, che credi ciecamente nella veridicità delle mie parole ti sei irrigidita dicendo a giusta ragione che non eri in grado di
chiarire niente e che il tuo compito è solo quello di trasmettere quanto io ti comunico. Successivamente ho chiesto ad E...
di credere senza capire, spingendolo così ad una fede più pura.
Ora voglio chiarirti meglio il problema che tanto sta a cuore ad E. affinché nessun dubbio lo turbi. Per la validità del vincolo matrimoniale, essendo soltanto gli sposi i ministri del matrimonio, se questa unione ha i requisiti di cui ti avevo lungamente parlato: amore totale fatto di spirito e di corpo, liberi da legami precedenti, retta intenzione nei riguardi della procreazione ecc. ecc., esso viene benedetto da Dio e ratificato in Cielo.
Questo vale per qualsiasi uomo, a qualsiasi credo appartenga.
Ora ti parlerò dei battezzati i quali, perché facenti parte della Chiesa di Cristo, vengono ad usufruire direttamente dei doni
meravigliosi di cui Cristo stesso ha arricchito la Sua Chiesa, cioè i Sacramenti.
Non ti elencherò gli effetti che essi singolarmente producono nella anima e nella vita del cristiano, ma ti parlerò di quelli
inerenti al matrimonio, essendo anch'esso un Sacramento.
Per prima cosa accresce la grazia santificante, cioè la vita di Dio in voi senza la quale ogni sforzo, ogni buona intenzione
riesce nulla.
Da questa verità trae origine una infinità di aiuti e di difese che consentono agli sposi di portare in salvo la loro piccola
barca che naviga nel mare sempre più tempestoso della vita.
Quando gli sposi cristiani commettono peccato mortale rendendo il loro rapporto non gradito più a Dio? Quando rifiutano
il dono del sacramento, che li pone al di fuori della Chiesa privandoli della grazia santificante.
Così è per il battezzato che rifiuta il Sacramento della penitenza o dei genitori che rifiutano il battesimo ai loro figli.
Ma quando due fidanzati che si amano, che vogliono realizzare una unione perfetta, che non rifiutano il Sacramento del
matrimonio, anzi fanno di tutto per accelerarlo, per motivi contingenti consumano il loro possesso prima che la Chiesa abbia avallato la loro unione, non sono in peccato mortale, perché retta è la loro intenzione e se uno dei due nel frattempo
dovesse morire non é in disgrazia di Dio per quello specifico motivo, essendo quell'unione già stata benedetta da Lui. Solo
diventeranno concubini se avranno rifiutato il Sacramento.
Ti porto l'esempio di un tale che decide di comprare una casa, la trova, si mette d'accordo col proprietario, gli dà la caparra, ma dovrà aspettare un pò di tempo per espletare tutte le pratiche necessarie per poter fare l'atto d'acquisto ed entrare in possesso dell'immobile.
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Ma lui nel frattempo è costretto a vivere in albergo con grande dispendio di mezzi.
Il proprietario però gli viene in aiuto e gli consegna le chiavi della casa prima ancora che per legge ne entri in possesso,
cioè alla stipula dell'atto; puoi tu accusare quel tale di essere un ladro perché abita una casa non ancora sua?
E l'intenzione che conta, è la volontà di offendere o meno Dio che ha valore ai suoi occhi”.
25 marzo 1990
Nicola: «Mamma, a chiarimento delle mie illuminazioni precedenti riguardo alla Divinità di Gesù, scrivi così: "Gesù è il primogenito figlio di Dio generato e non creato della stessa sostanza del Padre, mentre l'uomo è generato nello spirito ma
creato nella sostanza".
La Genesi ti dice che Dio prese del fango e vi alitò sopra ecc. ecc.
L'immagine è chiara, l'alito di Dio è quella infinitesima particella di Dio puro spirito e il fango è la materia con la quale
crea il corpo; nuova creazione nel suo insieme: anima e corpo.
Gesù è identico a noi come uomo ma non come origine.
L'uomo ubbidisce alle leggi naturali create da Dio stesso, Gesù vi aderisce liberamente.
Gesù permette a Satana di tentarlo per insegnarci come vincere le tentazioni, ma poi gli ordina di andare via perché sta
scritto non tenterai il Signore Dio Tuo.
Gesù aderisce liberamente alle leggi naturali: non ridà l'arto mancante ai tanti sventurati che gli si affollano attorno, ma
risuscita Lazzaro già in stato di avanzata putrefazione.
Gesù sul Tabor si trasfigura davanti agli occhi attoniti dei tre apostoli, ma per ritornare vero uomo di lì a poco.
Mi chiedi la differenza che passa tra figlio adottivo e figlio vero: l'uomo che non riconosce la reale paternità di Dio Padre è
come il figlio adottivo il cui rapporto verso l'adottante è solo di riconoscenza e di amore per quanto gli ha dato e continua
a dargli, cessato il quale più nulla resta. Ecco perché Gesù è venuto a rivelarci il Padre. Padre nostro... »
27 marzo 1990
L., tempo fa mi aveva chiesto di domandare a Nicola se doveva o meno comprare un'altra casa con una stanza in più in
vista di un eventuale trasferimento dei suoceri a Torino.
Nicola era stato esplicito:« non sarà una stanza in più che ti darà la serenità ecc. ecc..
Ma il 25 scorso L. per il mio tramite è ritornata a chiedere a Nicola come dovesse comportarsi, dato che doveva dare una
risposta ad un acquirente che aveva già visitata la sua casa.
Nicola: «Mamma, com'è difficile staccarvi da un progetto che per tanto tempo avete coccolato! Questo vale anche per R.
(si riferiva a del vino lanciato in commercio alle cui bottiglie era legato l'oroscopo dei vari segni zodiacali).
L. ha bisogno di serenità e io non posso darle una medicina contraria, perché tanti sarebbero i problemi e le difficoltà a
cui andrebbe incontro, legati a quel progetto.
Riguardo a R., vedi mamma, in un mondo che diventa sempre più pagano, non vi è lecito rinfocolare e riesumare credenze ad idoli del passato con riti che dopo l'avvento del Cristo avrebbero dovuto per sempre essere distrutti nei vostri cuori».
Nicò, ma adesso, anche volendo, cosa potrebbe più fare R.?
«Mamma, basterebbe chiudere l'oroscopo con una sola affermazione: ma... Dio solo è il tuo oroscopo" trasformerebbe
un qualcosa di fortemente negativo in atto di fede e quindi positivo».
Dopo qualche giorno con un certo senso di disagio, temendo di arrecare dispiacere alla mia amica, lessi a R. quanto dettomi da Nicola e il mio stupore fu grande quando sentii la gioia prorompere nel cuore di R. che mi disse come anche lei
fosse stata illuminata in tal senso e già si accingeva a porre in atto il suggerimento di Nicola.
5 aprile 1990 – Ore 7.40
Cara S., M., R., insistentemente mi chiedi lumi ed io attraverso mia madre continuo a darteli, ma essi non fanno presa sul
tuo animo, che persiste a torturarsi con infiniti perché impedendogli di librarsi negli spazi infiniti dell'amore misericordioso
di Dio che pure tanto ami.
Ti avevo chiarito come il rapporto tra il direttore spirituale e l'anima da lui diretta deve essere un rapporto di fiducia,
mancando la quale ogni consiglio, ogni suggerimento può riuscire dannoso all'anima che non riesce più a trovare tra i lumi
e gli impulsi che direttamente Dio le comunica e i divieti che il suo direttore le impone, quell'equilibrio tanto indispensabile
per progredire nella conquista del bene.
Il tuo direttore non manca al suo mandato, perché retta è la sua intenzione, e la mancanza di una visione più spirituale,
di una percezione più aderente alle reali necessità della tua anima non deve creare in te dubbi e disorientamenti e tanto
meno complessi di colpa.
Lascia che sia Gesù stesso ad agire sulla sua anima, a portare il suo sacerdozio ad una maturazione più completa, tu segui solo gli impulsi dello Spirito che in te parla e si rivela, credi soprattutto fermamente a questi lumi e liberati prontamente da tutti quei lacci che intralciano l'attuazione del mandato che Gesù ti chiede. È questo il messaggio che Gesù stesso ti
fa arrivare per il mio tramite, sii ad esso fedele, io ti sono vicino. Nicola
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5 aprile 1990
Nicola: «Mamma, ieri sei rimasta turbata da una verità che ti avevo appena appena adombrata e della quale M... ti ha dato conferma: essa si riferiva a C., al suo rapporto pre-matrimoniale col suo fidanzato. Proprio giorni fa ti avevo chiarito
questo punto che tanto turba anime legate a preconcetti che per tanto tempo hanno deformato la verità.
Spero esserti più chiaro, affinché nessun dubbio venga a turbare i vostri spiriti e possiate essere pronti a recepire tutta la
verità per intero. Ti dicevo come lo Spirito Santo nel suo lavoro ininterrotto di santificazione porti attraverso i secoli, anzi
millenni l'uomo ad una maturazione più completa e ti dicevo come solo la verità vi fa liberi.
La vecchia legge mosaica non viene annullata da Gesù, ma perfezionata e resa più chiara.
Ai vecchi israeliti, che lo interrogavano come mai i suoi discepoli non si lavavano le mani prima dei pasti contravvenendo
alla legge, Gesù risponde che è impuro quello che esce dal cuore e non quello che vi entra.
La circoncisione, atto ritenuto sacro per il popolo ebraico, è annullato da Gesù stesso che dice che è la purezza dell'offerta
che conta, non l'atto materiale, ma Lui si sottopone alla circoncisione per non scandalizzare tutti coloro che ancora erano legati alla vecchia legge mosaica. La nuova Chiesa, che si delinea già chiaramente la Chiesa dello Spirito, perfezionerà
ancora più verità che sono state rese opache e tutte le mie illuminazioni sul matrimonio ti faranno meglio capire dove sta
l'errore e dove la verità.
I miei consigli di non rendere perfettamente palesi queste verità sono legati alla necessità di non scandalizzare anime che
in buona fede credono ancora ad una verità deformata, a cui attribuiscono una morale che in realtà è l'antitesi della vera
morale, fondata sulla purezza dell'intenzione, la sola accetta da Dio».
15 aprile 1990 S. Pasqua
Nicola: «Mamma, oggi Santa Pasqua, ti voglio parlare del peccato.
Il peccato che l'uomo commette non importa se è diretto a se stesso o al suo simile o alla natura, è sempre rivolto contro
l'amore Dio che è l'Amore assoluto.
Nel fratello che l'uomo offende è Dio stesso che egli offende e così via.
Col peccato si infrange un rapporto d'amore, un rapporto di grazia.
Il peccatore, che sa di avere offeso l'amore immenso di questo Dio che gli è Padre, dovrebbe come primo impulso chiedere a Lui perdono, sentire il dolore vivo e cocente per avere ferito con la sua offesa Colui che lo ha amato da sempre,
Colui che ha mandato il Figliuolo Suo ad immolarsi per i peccatori. È questo il dolore perfetto che costringe il Padre ad abbracciare, ancora una volta, il figlio pentito al suo Cuore in una gioia rinnovata.
Ma la realtà, purtroppo, non è così poiché, se ciò si realizza per alcune anime veramente amanti di Dio, gran parte degli
uomini pecca, continua a peccare, si accorge forse di avere offeso l'amico, ma si ferma a livello umano, non coinvolge il
suo cuore, la sua mente, non arriva al Cuore dell'offeso, cioè a Dio.
Così il dolore, che dovrebbe scaturire dalla consapevolezza di avere soprattutto offeso lo Amore, si trasforma in una forma
di acquiescenza che non lascia alcuna traccia nello spirito e nessun frutto veramente reale apporta all'anima.
Ma Gesù nel Suo infinito amore per i peccatori dà alla Sua Chiesa i Sacramenti, tra i quali quello meraviglioso della penitenza.
Egli dà al Suo Sacerdote il potere di rimettere le colpe a colui che con umiltà si prostra davanti a Lui accusando i suoi peccati.
In virtù di questo atto, con il quale riconosce la sua colpa ed accetta il dono che Gesù fa tramite la sua Chiesa, il peccatore torna a fruire della grazia santificante, anche se nel suo cuore è lontano il vero pentimento e il vero dolore.
Gesù, vero uomo, sa quanto grande è la nostra miseria e come è difficile risalire la china e viene incontro all'uomo con il
dono dei Sacramenti.
Ognuno di essi è rimedio, aiuto, protezione, accrescimento di grazia.
Così per gli sposi. Come potrebbero mantenere intatto il loro amore, la loro fedeltà, la castità inerente al loro stato, come
potrebbero arrivare alla fine della loro vita ed essere una sola anima in una carne sola in un mondo così avulso da Dio,
pieno di pericoli e di seduzioni, se Dio non fosse con loro? E il Sacramento del battesimo?
Come potrebbe il germe della fede, insito nel bambino appena nato, crescere e svilupparsi lungo tutto il cammino della
sua esistenza terrena contrassegnata da pericoli e trabocchetti, se non con l'aiuto che la grazia gli darà sempre?
E il Sacramento del Sacerdozio?
Potrebbe l'uomo, con tutti i richiami della sua carne, essere fedele al Santo dei Santi ed imitarlo in tutto tanto da diventare un altro Cristo, se mancasse la promessa e la grazia che Gesù stesso dona a questo particolare e sublime Sacramento?
E così per la Cresima, lo sanno solo i martiri cosa sia stato per loro questo Sacramento che li ha resi forti e invincibili davanti alle torture più terribili.
Eucaristia, dono meraviglioso e terribile insieme, che ti innesta direttamente alla vita intima di Dio. Come potresti accostarti ad Essa senza grande tremore se Gesù stesso non ti invitasse a farlo?
E l'Estrema Unzione che ti concilia con la vita che sta già alle tue spalle e ti rende sereno e fiducioso per l'incontro imminente con Dio. Signore e Giudice supremo?
Mamma, sono meravigliosamente grandi i Sacramenti, accettateli ed amateli come dono supremo d'amore di Colui che
tanto vi ama: Gesù».
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16 aprile 1990
Durante il viaggio di ritorno da Sabaudia, Nicola: «Mamma, io sono in te come lo ero durante i nove mesi che mi portasti
nel seno; allora eri tu a formarmi, a nutrirmi, a farmi crescere, ora sono io, col mio spirito di adulto e santificato, che ti
formo, ti nutro, ti faccio crescere». «Grazie, amore mio. Nicò, ieri sera la televisione annunciò la liberazione della piccola
Patrizia Tacchella e il mio cuore sussultò di intima gioia, mi sovvenne in un attimo l'implorazione pressante che partiva dal
mio intimo per quella bambina, rivolta a te, mio figlio, circa una diecina di giorni fa o forse più, a te che mi avevi in altra
analoga occasione pregato di non chiedere il tuo intervento e me ne illustravi anche i motivi, ma questa volta partiva dal
cuore di una madre, di tua madre e tu mi hai esaudita. Grazie, amore mio».
18 aprile 1990 – ore 3.45
M.: «C... ascoltami: fin dal primo momento, tramite zia Pina, ti avevo consigliato di non assecondare la voce del tuo orgoglio ferito; ben altre sono le voci alle quali devi tendere l'orecchio: l'amore che non è morto, come tu credi, anche se cerchi di soffocarlo, il volere di Dio stesso che per te aveva scelto P. F.
Ti avevo detto che qualora lui, spontaneamente fosse tornato pentito e ti avesse chiesto di sposarlo subito, avresti dovuto
farlo senza attendere oltre, possibilmente entro un mese.
Noi sapevamo tutto questo, C, e per questo abbiamo supplicato il Padre.
Non temere, C., vi vorrete ancora più bene e sarete felici, non deludere tuo padre che veglia su di te, come non avrebbe
potuto fare se fosse rimasto su questa terra».
19 aprile 1990 - ore 6.10
Nicola: «Mamma, questa volta ti parlerò dell'amore, questo sentimento meraviglioso che trae origine dall'amore unico,
cioè Dio, che è amore e investe le sue creature in mille modi diversi, ma che sono le componenti di un unico sentimento.
Ti elencherò le varie manifestazioni dell'amore; amore tra padre e figlio, amore materno, amore coniugale, amore fraterno, amore di amicizia, amore per l'arte, per la natura, per il bello e così via, uno diverso dall'altro ma che cambia a seconda degli individui in cui si manifesta e risente della loro particolare natura e sensibilità, quindi irripetibile essendo l'uomo capolavoro irripetibile del Creatore. Quale il nemico dell'amore? Il dubbio.
Esso si insinua nell'anima, poco alla volta prende corpo, viene a mancare la fiducia, da origine alla gelosia e con essa toglie la pace, la gioia, la serenità e trasforma uno stato di grazia in un inferno. Il dubbio uccide l'amore, sì, mamma, lo uccide.
Adesso ti parlerò di un altro amore: l'amore infinito di un Dio che attrae a sé in modo particolare una sua creatura.
Momento magico anche questo, che trae origine da questo abisso d'amore che è Dio stesso. Non c'è, umanamente parlando, una spiegazione logica e, quando la creatura si chiede perché a me e non ad un'altra, la sua domanda resta senza
risposta.
Non sono le sue doti particolari, è Dio stesso l'autore di quelle doti.
La sua miseria è un impedimento? Dio già la conosce.
La risposta la troverà solo nell'infinità di questo amore che brama espandersi, donarsi, ricoprire di doni l'oggetto del suo
amore, rivestirlo di Sé.
Dio sì, Dio gioisce come un qualsiasi innamorato terreno della fiducia che la creatura Gli concede, dell'abbandono con cui
quell'anima si dona a quell'amore, della certezza che non può mai essere tradita. Allora la magnanimità di questo Amante
divino è immensa e i carismi si succedono ai carismi e la gioia prende possesso di quell'anima, perché la gioia è Dio stesso.
Ma anche qui è il dubbio che mette degli ostacoli tremendi all'espandersi di quell'amore.
L'anima già beneficata mette in dubbio la generosità di un Dio che l'ama di un amore infinito, si trincera in una falsa modestia, come se a Dio non fosse nota la sua miseria e poco alla volta può uccidere quest'amore in sé e allontanare Colui
che l'ha amata di un amore preferenziale.
Mamma, anche tu avevi fatto caso come tante anime carismatiche, che io ho messo sul tuo cammino, fossero continuamente tormentate dal dubbio.
Il loro è uno stato terribilmente pericoloso, perché sono attratte da un amore che le seduce e fa loro gustare il paradiso,
ma nello stesso tempo sono risospinte indietro dal timore di non esserne degne, dando adito al dubbio ed aprendo così, la
porta al tremendo invidioso che cerca di insinuarsi nel loro cuore.
Mamma, l'abbandono fiducioso del bambino che non si chiede niente e gioisce solo di trovarsi tra le braccia della madre!
Dillo alle tue amiche, dillo in tutti i toni: Dio ha bisogno della vostra fiducia, del vostro amore; tu sai cosa vuol dire l'essere
non creduta, lo sperimenti ogni momento, mamma, ma tu almeno credi, credi sempre di più nel mio amore, nel Suo amore. Va bene, Mamma?».
21 aprile 1990
Nicola: «Mamma, dì a L. che ha un modello da imitare e seguire: Gesù.
Anche Lui è stato tradito da un apostolo che amava, anche Lui umiliato, vilipeso, disprezzato, esposto al ludibrio del popolo, spogliato persino degli effetti più intimi, ed ha perdonato amando. Guardi con infinito amore la sua creatura e non la
privi del sorriso della mamma, ne ha bisogno per crescere.
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Lui si ritiri in un dignitoso silenzio, che non sia condiscendenza o accettazione; forse a lungo andare la moglie sentirà l'enormità della sua colpa e tornerà pentita.
Io invocherò il Padre per questo ritorno.
21 aprile 1990
Nicola: «Mamma, questa notte mi hai chiesto la differenza che passa tra il pranoterapeuta e l'esorcista. Se mi ascolti, spero esserti chiaro.
Dovrò cominciare dall'inizio, quando Satana seduce i nostri progenitori, per cui dalla adesione di Eva prima e di Adamo poi
ha origine il peccato e con esso il male.
Quindi, causa prima di ogni male è Satana, che però ha bisogno della adesione dell'uomo per poterlo attuare. Ad ogni
causa si contrappone un effetto, è un crescendo continuo che può portare al totale annientamento sia fisico che spirituale
e quindi alla dannazione eterna.
Tante volte ti ho parlato dei doni, dei carismi di cui Dio arricchisce le sue creature.
Essi sono doni ben specifici e servono per aiutare gli altri a superare determinati ostacoli, che nel corso della vita si frappongono alla realizzazione del bene.
Il pranoterapeuta possiede un flusso per mezzo del quale riesce ad individuare il male che affligge il corpo di un individuo
ed a liberarlo da esso, se tutte le sue facoltà, sopratutto spirituali, sono innestate in Colui che è la vita. Egli può quindi liberare l'uomo dagli effetti del male e non dalla causa prima che l'ha determinato, cioè Satana o il peccato.
Solo agli apostoli, e per essi al Sacerdote, Gesù dà il potere di scacciare i demoni e liberare le anime dal loro giogo. È un
potere grandissimo, se pensi come i demoni, superiori all'uomo, e come natura e come intelligenza perché puri spiriti,
possono totalmente dominarvi.
Il Sacerdote ha inoltre il potere di rimettere i peccati e la liberazione è totale in quanto investe non solo il corpo ma anche
lo spirito perché, come ti ho già detto, se Satana è la causa prima di ogni male, è anche vero che ha bisogno dell'adesione della creatura che, peccando, dà origine al male. Da quanto detto puoi dedurre che nessun altro, tranne il Sacerdote,
ha il potere di liberare le anime dagli artigli di Satana.
Solo Gesù lo può fare direttamente, e qualche volta lo fa, ma Egli ama associare alla Sua opera di liberatore il Suo Sacerdote che è un altro Cristo in terra».
23 aprile 1990
Nicola: “Mamma, ieri rileggendo i vari messaggi inerenti al periodo luglio-dicembre sei rimasta ancora una volta turbata,
credendo di notare in essi contraddizioni molto evidenti.
Eppure ti avevo fin troppo spiegato come eravamo costretti ad agire in quel modo, per evitare che voi rimaneste intrappolati nella rete sottilissima di intrighi e trabocchetti che il nemico vi tesseva per distruggervi.
Come potevo affidare alla tua fragilità la conoscenza del piano di Dio senza esporti ad attacchi furiosissimi da parte dell'avversario da cui non saresti uscita incolume?
Quanto avete sofferto non ti dice niente della potenza distruttrice del nemico?
Dopo sì, ti ho svelato in parte e sempre con estrema prudenza quale è la nostra dinamica e quale quella di Satana. Rileggila e tranquillizzati, ma soprattutto abbi in me una fiducia costante, anche se quello che ti chiedo sfugge alla tua limitata
comprensione umana».
26 aprile 1990
Nicola: «Mamma, questa mattina ti voglio parlare dell'ubbidienza, questa virtù tanto bella ma così vulnerabile. Ti dicevo
l'altra volta che è anch'essa amore; ora spero chiarirti perché è amore e perché è così esposta agli attacchi del nemico
che può trasformarla in laccio, impedendo all'anima di librarsi per andare incontro all'amore.
Ti porto l'esempio di Gesù.
Gesù ama il Padre di un amore infinito ed è riamato di un amore altrettanto infinito.
Gesù ubbidisce ad ogni desiderio del Padre perché ubbidisce all'amore che per Lui nutre e perché sa che il Padre lo ama
di altrettanto amore e nulla gli chiede che non sia amore e liberamente accetta la Sua volontà Santa, anche se questa
chiede l'olocausto totale di sé.
Ma da quell'ubbidienza scaturirà la salvezza per l'uomo, e Lui ubbidisce perché ama.
Così è stato per me, mamma, anch'io ho ubbidito all'amore per Dio prima e poi all'amore per voi e adesso ho sacrificato la
mia stessa vita, ben sapendo che era l'unico mezzo per dimostrarvi il mio amore. Ma non sempre la molla dell'ubbidienza
è l'amore e non sempre colui o colei che pretendono l'ubbidienza sono spinti dall'amore, così è per l'anima che si rifugia
nell'ubbidienza cercando in essa la copertura e la scusante ai suoi dubbi.
Ed ecco che l'ubbidienza si trasforma in laccio, in cappio che impedisce all'anima di crescere facendo sì che rimanga
stroncata e distrutta. Tu non sai, mamma, quante comunità religiose, quanti monasteri hanno chiuso i battenti a causa di
un'ubbidienza che era fine a se stessa, alimentata non dall'amore ma da un desiderio inconscio di supremazia che distrugge anime spingendole anche alla disperazione e quindi alla rovina eterna!
Ecco perché a volte è necessario tagliare i lacci prima che sia troppo tardi, dillo a S. M. R..
L'amore è liberazione, l'ubbidienza, se è amore, libera e dona le ali all'anima, non la costringe, non crea dubbi, ma dà serenità e pace, se non produce questi effetti è dannosa».
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5 maggio 1990
Nicola: «Mamma, da un pò di giorni P. è stato nei tuoi confronti particolarmente aggressivo e scostante e tu ne hai sofferto e non ti sei resa conto quale potesse essere la causa di tale atteggiamento. Se ben ricordi, prima che voi partiste per
Sabaudia era venuta a trovarti S. M. R., la quale fece su te e su papà una preghiera di liberazione (possiede questo carisma), ma trattandosi di canale inquinato l'effetto fu completamente l'opposto.
Quella mattina nel sentirla parlare ti eri accorta come quell'anima non fosse libera e dietro mio suggerimento le hai consigliato di andare da un esorcista.
È un'anima tormentata da continue paure, contraddizioni, slanci e ricadute.
Anche se i carismi sono autentici, essendo in quello stato, essi sono manovrati dal nemico che li usa per il male o nel migliore dei modi li rende nulli.
Lei è solo una vittima e poiché l'intenzione che la spinge a fare queste preghiere è santa, anche se il risultato è negativo,
non ne è responsabile.
Ma ora ti voglio spiegare, partendo da quello che ti è accaduto e che tu stessa hai potuto constatare, come avviene tutto
ciò.
Tu sai che a partire dall'età della ragione, perché solo allora l'uomo è responsabile dei suoi atti, si innesta nel suo intimo
una lotta serrata tra il suo io e le forze negative che lo spingono al male e le positive che lo attraggono verso il bene.
È una lotta senza risparmio di colpi, a vicende sempre alterne fino all'ultimo respiro che si concluderà o con la vittoria o
con la sconfitta. È chiaro che il vero protagonista è sempre l'uomo, è lui che con la sua libera volontà determinerà l'esito
definitivo.
Ci sono anime prescelte da Dio perché necessarie per un suo ben definito disegno d'amore, particolarmente curate, particolarmente dotate ma, appunto perché tali, suscitano nell'animo perverso del nemico un odio ancora più cocente, che
mette in atto servendosi di pedine a lui devote per abbattere queste anime care a Dio.
Così ci sono i malefici, e via via fino ad arrivare alle possessioni.
I tormenti a cui sono sottoposte queste anime sono inauditi, tante arrivano alla santità attraverso queste prove, ma molte
cadono per non più rialzarsi. Ed ecco l'amore infinito di Gesù che comanda ai suoi apostoli: va, scaccia i demoni ecc,
ecc... vi do questo potere.
Potere grande, mamma, potere grandissimo che li fa simili a Dio, ma guai a non esserne degni; potrebbero essere essi
stessi le vittime!.
Né il rifiutare o eludere questo imperativo li scagiona, no, sono stati prescelti appunto per questo. È come se ad un ferito
in mezzo alla strada un medico rifiutasse il suo soccorso e lo lasciasse morire dissanguato».
5 maggio 1990
Per P. G. Ti seguo nella trasmissione Rosso di sera, ammiro la tua vivace intelligenza, il tuo linguaggio sciolto e sintetico nello stesso tempo, la tua capacità di analisi e di coerenza nelle soluzioni, il tuo intuito nel captare il nocciolo della verità e inoltre il tuo coraggio.
Non ti chiedo neppure se credi in Dio, tutto me lo fa supporre e, se anche mi rispondessi di no, ti direi subito che Egli è
presente in te, anche se a tua insaputa. Ma dove sbagli?
Sbagli quando parti da presupposti errati, perché allora, anche se la logica non fa una piega, i risultati sono completamente opposti alla verità.
Tu in televisione l'altra volta parlavi di stato laico e stato confessionale e, poiché sono ignorante (e ti dico ciò non per falsa modestia), sono andata a cercare sul vocabolario la parola stato: la norma giuridica che regola i rapporti dei cittadini
di una nazione.
Nazione: tutti i cittadini che hanno origine, lingua, storia, civiltà, religione in comune.
Laico: senza religione confessionale: fede professata.
Tutto ciò porta a determinare la fisionomia intrinseca di una nazione, quella comunemente definita come identità di un
popolo.
Detto ciò, non puoi negare come l'Italia di oggi sia essenzialmente cristiana se per 2000 anni questo avvenimento sconcertante del Cristo ha plasmato, nutrito, elevato questo popolo facendone una nazione prettamente cristiana e cattolica.
Se i turisti vengono, lo fanno per ammirare i capolavori d'arte ispirati da questa religione ai suoi figli migliori. Ti pare allora che il dichiarare uno stato laico e, in virtù di esso, cercare le scusanti pretestuose per limitare o condizionare l'insegnamento nelle scuole della religione cattolica, sia intelligente?
Non mi voglio addentrare nel bene morale che ne viene non solo alle nuove leve di giovani, ma ad ogni cittadino e ad ogni anima.
Esaltiamo lo sport, il calcio, e negli stadi l'odio e la violenza affiorano e ci turbano, esaltiamo la canzone italiana che vorremmo conosciuta in tutto il mondo, ma quando parliamo di cristianità e di religione allora viene fuori la legge, lo stato
laico.
A parte il valore intrinseco, morale della religione, nelle nazioni in cui la religione viene combattuta o addirittura soppressa
(ti sia di esempio 70 anni di ateismo che hanno imperato sulla povera Russia o negli altri paesi comunisti) ogni sentimento di umanità, di rispetto per il proprio simile di libertà e di giustizia cedono il posto al sopruso, all'odio di classe, al genocidio. E nelle nazioni così dette cattoliche se nel popolo si affievolisce il sentimento religioso, se la spinta che lo unisce al
trascendente e fa dell'uomo un vero uomo viene sopraffatta dall'edonismo, dalla sete di possesso, sia esso denaro o pote-
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re e così via, allora come funghi velenosi prima qua e là e poi in maniera sempre più evidente e preoccupante viene la
droga, 1'aids, la malavita organizzata, l'inquinamento della natura, l'incomunicabilità, la solitudine, l'alcolismo, la noia, la
disperazione.
Ed il divorzio dove lo metti? È stata proprio una conquista dello stato laico?
Oh, se solo per un attimo potessimo prestare attenzione all'angoscia dei bambini figli dei divorziati! Leggere nei loro occhi
il dolore disumano da cui sono stati investiti senza che ne conoscano la ragione e che del resto non capirebbero tanto essa è assurda! E l'aborto?
La madre che crede di avere il diritto di uccidere il proprio figlio.
Chi le dà questo diritto? Lo stato laico?
E perché lo stato laico non mi dà il diritto di uccidere chi mi fa del male, chi ha ucciso un mio figlio? Vedi a quali conseguenze terribili ti porta la mancanza di una vera religione, di una fede sicura in un Dio che è amore, che fa spuntare il sole sui buoni e sui cattivi, che manda l'acqua quando il suo popolo è alle corde!
La verità ci fa liberi. Lascia che questa verità prenda il sopravvento sulla menzogna, che ci liberi dai lacci di chi ci vuol male e forse riusciremo a vincere la droga, 1'Aids, l'egoismo, la natura corrotta, il buco nell'ozono.
E così ti saluto con un augurio di bene per te e per la tua famiglia se ne hai una.
12 maggio 1990 – ore 3.06
Nicola: «Mamma, giovedì mattina quando la tua amica, che fa parte del gruppo di preghiera Regnum Cristi, ti ha accennato al messaggio in cui si parla come alla fine dei tempi Satana si pentirà e l'inferno non esisterà più, tu immediatamente hai percepito l'inganno sottile e perverso del nemico ed hai controbattuto con energia.
Ero io, mamma, che ti davo quella certezza assoluta. E..., avvisato da te, ha messo in guardia il gruppo dei Tabernacoli
Viventi dove erano presenti anche alcuni dell'altro gruppo.
Tu per arricchirti di cognizioni ancora più valide sei andata a consultare Maria Valtorta, dove Gesù stesso tratta con esauriente tragicità la realtà di una pena eterna riservata ai dannati, come eterna è la gloria riservata ai giusti, così come la
Chiesa di Cristo, innestata al suo Vicario, crede e conferma.
Io, mamma, stamattina voglio apportare alla tua fede una prova ancora più inconfutabile: il valore infinito del sangue dell'Uomo-Dio, del Sangue che Gesù ha versato fino all'ultima stilla per salvare l'umanità.
Mamma, Gesù poteva riscattare l'umanità di tutti i tempi con una goccia soltanto del Suo preziosissimo Sangue, bastava
la goccia della Sua Circoncisione.
Era il Sangue di un Dio il cui valore è infinito.
Una volta Gesù ti ha spiegato cosa significhi infinito: che non ha fine.
Ma Gesù per dimostrare all'uomo quale valore, anch'esso infinito, ha per il Suo amore l'anima di questa creatura che ha
creato per renderla partecipe della Sua gloria e della Sua felicità, ha voluto dare tutto il Suo sangue in un annientamento
totale, iniziato col Suo essere uomo, con una vita fatta di sofferenze e di rinunce, culminata nell'agonia del Getsemani, in
cui si è infranto l'equilibrio fisico e psichico fino a sudare sangue.
Sai, mamma, cosa ha determinato quella frattura?
Il pensiero che, nonostante tutto il Suo sacrificio cruento si sarebbero dannate molte anime. Anche dopo morto, dal Suo
Cuore squarciato è uscito sangue e acqua.
Al valore infinito di quel Sangue si contrappone una pena eterna e infinita per l'anima che quel Sangue ha disprezzato,
come eterna e infinita è la gloria riservata agli eletti che quel Sangue hanno amato.
È giustizia questa, mamma, e la giustizia nella sua perfezione è sempre amore.
Anch'io, mamma, come Gesù ho dato tutto il mio sangue per riscattare voi che amavo.
Ricordi come l'infermiera che veniva a prelevarmi il sangue tutte le mattine alla fine, angosciata, l'hai sentita esclamare
che le mie vene erano piatte, che non c'era più sangue?
Anch'io ho provato l'angoscia del dubbio che forse neppure il mio sacrificio sarebbe servito a niente, ed allora lo chiesi ad
E., il quale mi confortò, ma mentre per me era soltanto dubbio, per Gesù era certezza. Egli vedeva nei secoli futuri tutte
le anime che si sarebbero dannate e il Suo schianto fu tale che sudò tanto da intridere la terra circostante.
Mamma, mammuzza mia, non rendete vano il sacrificio di Gesù, il dolore del Padre e dello Spirito e soprattutto di Maria
SS.ma e neppure il mio, mamma».
14 maggio 1990
Nicola: «Mamma, in seguito alla telefonata di P. L. che ti diceva come un'anima da lui diretta, che ha il dono dell'ascolto,
avesse avuto direttamente da me la conferma che i messaggi che io ti comunico non tutti sono veritieri (te ne ha letto il
testo), tu non hai fatto una piega, sei rimasta ferma nella fede assoluta in me ed hai controbattuto punto per punto.
Era presente e molto vivo in te lo stesso episodio che si era verificato tramite C., e tutte le mie argomentazioni di allora ti
sono tornate alla mente fortificando ancora più la tua fede in me.
Vedi come il nemico continua ad attaccare te e gli altri?
Ne hai avuto una prova quando una voce maschile che hai sentito troppo vicina al microfono ti ha detto di troncare la
conversazione, perché c'era una interurbana per il numero del nostro telefono, telefonata che non è mai arrivata.
Era il nemico che non gradiva la piega che questa conversazione stava prendendo.
Stai all'erta, mamma, e chiamami sempre, io ti proteggerò.
Dì a P. L. che è entrato nel mio raggio d'azione e che anche lui sarà mio amico».
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18 maggio 1990
Mia cara O., tante volte sono stata spinta a fermarti in strada per parlare a lungo con te e dirti quanto mi sei cara e come
guardo con infinita tenerezza ed ammiro la tua serenità e il tuo coraggio, ma non ci sono mai riuscita.
Ero presa da un senso di pudore, era come se fossi io che avevo bisogno di te, che dovevo mettere a nudo la mia anima,
rivelarti un mondo nascosto dove ogni giorno è una conquista sudata e sofferta, fatta di vittorie ma anche di sconfitte.
Ma è un mondo meraviglioso perché ogni giorno che passa ci proietta sempre più verso la pace e la gioia assoluta: Dio.
Non ti chiedo se credi, è una domanda assurda perché certo non io, né nessun altro ti dona quella serenità e quella pace
di cui sei così pregna.
Sappi vedere il vero in ogni cosa, questo sì: i Sacramenti sono un dono preziosissimo di Gesù alla Sua Chiesa, anche se
coloro che li amministrano non sempre ne sono degni.
Non so quello che il Signore ti chiede non lo so proprio, ti ho affidata al mio Nicola che prima di te ha vissuto la tua esperienza e continuo ad invocarlo per te. Un abbraccio Pina
22 maggio 1990
Nicola: «Mamma, non puoi incoraggiare F a prendersi la casa di via Bausan perché è tuo figlio e non è un affare per lui.
È una casa decrepita le cui fondamenta sono immerse nell'acqua, problema molto grave a cui voi o per ignoranza o per
disattenzione non date l'importanza che merita.
Non può soddisfare alle esigenze della sua famiglia e quindi andrebbe incontro a cambiamenti costosissimi che, dato
l'ambiente e tu sai a cosa mi riferisco, non sono di facile attuazione.
Per renderla idonea a viverla anche per il futuro dovrebbe cominciare col rifare impianto elettrico, riscaldamento, gas ecc.
ecc..
È lontana dal posto di lavoro e solo dopo un anno di fare su e giù lui e Anna saranno completamente distrutti.
Sì, la zona a loro piace, ma sono certi che fra dieci anni la considerazione di stare in città sarà sempre valida o non desidereranno di vivere fuori della grande città?
Essi hanno il vantaggio di avere l'ufficio all'Eur, possono trovare, perché no, una villetta con del verde nei pressi, una casa
nuova senza problemi che risponda ai loro desideri e poi, quando voi non ci sarete più, venderanno questa casa e non
perderanno niente.
Mi chiedi se è il momento buono per farlo. Che comincino a vedere, io li istraderò nella scelta e nella vendita di quella che
ora abitano. Va bene, mamma?».
27 maggio 1990
Nicola: «Mamma, l'altro giorno ti ho parlato della differenza che passa tra il pranoterapeuta e l'esorcista, come entrambi
posseggono dei doni e dei carismi specifici e come il pranoterapeuta, innestato intimamente a Gesù autore e dispensatore
di tale carisma, è in grado di togliere gli effetti del male, mentre l'esorcista, che è sempre un Sacerdote, ha il diretto potere di togliere la causa, cioè liberare da Satana e attraverso la confessione liberare l'anima dal peccato, causa prima di ogni male.
Adesso amplierò la tua conoscenza al riguardo, affinché tu possa illuminare gli altri.
In una seduta di pranoterapia tu trovi due persone in contrapposizione, una che brama essere liberata da un male apparentemente soltanto fisico e l'altra che cerca attraverso il suo flusso magnetico di operare in suo favore.
In realtà sono a confronto due forze spirituali altrettanto forti, il bene e il male.
La lotta è senza esclusioni di colpi e la vittoria sarà del più forte, del pranoterapeuta se con grande umiltà si lascerà possedere dalla forza di Dio stesso e sempre con umiltà chiederà l'aiuto della preghiera agli interessati e la protezione del Sacerdote, delle forze del male in caso opposto. C'è un grande pericolo a cui si espone il soggetto che cerca la liberazione:
che il pranoterapeuta non sia totalmente libero da interferenze diaboliche ed allora i suoi stessi carismi vengano manovrati dal nemico e i danni risultino raddoppiati.
Mi chiederai come riuscire a capire in che mani il soggetto malato si mette.
Gesù stesso dice: dai frutti riconoscerete se l'albero è buono, ed ai suoi accusatori che gli dicevano che scacciava i
demoni ad opera di Belzebù, rispondeva che se un regno è diviso in se stesso si avvia al fallimento e quindi Satana non
può combattere se stesso.
Ti ricordi, mamma, quando nell'ultimo periodo della mia malattia a te che nascostamente facevi passare accanto al mio
corpo la corona benedetta della Madonna di Ulzio per proteggermi, dicevo di toglierla e tu non ti rendevi conto come io
me ne fossi accorto?
Era il nemico che mi imponeva tale atteggiamento mentre tutto il mio essere implorava che tu non mi ubbidissi. Ebbene
ora ti chiarirò quest'altro aspetto dell'inganno satanico di cui non ho potuto parlarti allora perché non eri pronta.
Satana puro spirito è in grado di manifestarsi sotto le apparenze le più svariate impersonando altri esseri, fossero pure
santi, ponendo sulle loro labbra parole che sono solo menzogne atte a sconvolgere o distruggere il piano santo di Dio.
Tutto ciò egli opera per strappare la vittoria a Dio stesso e trasformarla in sua vittoria.
Ecco perché vi raccomandiamo sempre di nominare immediatamente il nome Santo di Gesù e della Madonna al cui suono
lui scompare.
133
Ti meravigli come in questi ultimi tempi più di una persona dice di ascoltare i miei messaggi. Se essi sono in contraddizione con quanto io ti dico, allora sappi che vengono dall'altro perché il mio libro gli dà fastidio.
Ecco perché ti ho sempre detto: mamma, tu devi soltanto confermare.
Riguardo al caso specifico di G., era Satana che si era camuffato per terrorizzare la ragazza e la madre e impedire quella
liberazione che tanto lo imbestialiva.
Molta prudenza, ma soprattutto molta fede, tanta fede e vi trarremo noi dai suoi inganni ».
27 maggio 1990 - ore 12
Nicola: «L., ascoltami, perché attraverso mamma voglio farti arrivare i miei lumi affinché non vadano perduti i frutti del
mio intervento nei tuoi confronti.
Il dolore atroce attraverso il quale sei passata e il cui ricordo ti terrorizza in realtà è stato un dono per te. È stato come un
tunnel nero e soltanto ora scorgi in fondo ad esso un pò di luce e il tuo cuore si apre alla speranza, perché comprendi che
ti avvii, sebbene con fatica, all'uscita.
Ma adesso ti voglio spiegare come qualsiasi sofferenza sia un grande dono da parte di Dio che ci è Padre. Bada bene che
anch'io quel tunnel nero l'ho attraversato in tutta la sua lunghezza prima di arrivare alla luce.
È solo nella sofferenza che prendiamo conoscenza del nostro io intimo, che scopriamo le nostre possibilità, i nostri limiti,
le nostre tendenze, è come se ad un tratto un essere completamente nuovo si rivela alla nostra intelligenza, un essere
con cui abbiamo coabitato a nostra insaputa e che ci chiede con urgenza di farlo conoscere a tutte le altre facoltà e dello
spirito e della carne perché il tempo urge e la meta ultima si appresta a vista d'occhio.
Così è stato per me, per cui ho dovuto in fretta ricuperare il tempo perduto per essere un vincitore e non un vinto. Così è
per qualsiasi altra persona, così è per te.
Basta non sciupare un dono così grande, ma farlo fruttare fino in fondo. Non ti elencherò i pericoli che sovrastano tutti
coloro che stanno per uscire o sono già usciti dal tunnel.
Anche il dolore senza uscita, senza speranza, è come il mostro che si nutre delle sue stesse carni per continuare a vivere.
La luce del meriggio li abbaglia e il primo impulso è quello di buttarsi in quel vortice di luce e dimenticare ogni cosa. Come
insano questo atteggiamento!
Distruggono un patrimonio acquistato con le lacrime e col sangue per ritornare più poveri di prima. Sono stati abbagliati
da quella effimera luce che prepara loro nuove sconfitte, nuovi dolori. Vorrei che questo non si verificasse per nessuna
anima già provata, ma soprattutto per quelle anime che mi sono particolarmente care, o perché legate a me dai vincoli di
sangue o perché prese sotto la mia specifica protezione.
Tu sei una di queste, L., tu stai appena uscendo da quel cunicolo buio, ma non sei ancora guarita. I lacci col tuo passato
di artista sono ancora forti con tutti i pericoli che essi comportano.
Attraverso mamma spesso ti sono arrivati i miei lumi ma mentre sia per la tua sensibilità sia per la tua intelligenza aperta
e il tuo innato desiderio di bene essi fanno presa nel tuo animo, poi vengono dispersi e ti riattacchi ai sogni e alle illusioni
che caratterizzarono la tua vita passata. Ti ho detto che il nemico numero uno dell'artista, sia egli di teatro o di qualsiasi
altra espressione di arte, è il divismo, è il costruire un'immagine attorno al suo vero io che lo isola e lo schiavizza fino a
farlo credere un essere a parte, diverso dagli altri.
Egli diventa così un solitario che vive solo del riflesso di sé e solo di questo si nutre e si alimenta, cessato il quale tutto si
trasforma in una desolazione profonda che spesso porta alla disperazione.
A tutto questo contribuiscono in modo determinante gli altri, le folle osannanti che credono di amare l'idolo ma che in verità lo distruggono.
Ti sia di esempio S. P.. Cosa fare, come comportarsi?
Usare i mezzi, ma senza lasciarsi usare, dirigere la propria barca con al timone soltanto il nostro io intimo, quello scoperto
nel dolore che ha fatto tesoro della sofferenza vissuta, perché vedi, L., anche la morte se non ha in sé la speranza della
resurrezione è qualcosa di tragico.
Essere liberi, liberi di prendere il volo quando al Signore piacerà».
31 maggio 1990
Nicola: «Mamma, nel mio messaggio del 12 u.s. con il quale portavo alla tua conoscenza la prova inconfutabile dell'eternità della pena riservata ai dannati, per rendere ancora più chiara questa verità, mi son servito di un'immagine su cui tu hai
sorvolato credendola forse fin troppo banale.
Mamma, lascia a noi il giudizio di tale scelta, sii tu soltanto fedele alle mie illuminazioni perché non sai come tarda è la
vostra umanità nel recepire ed accettare la verità, specialmente quando deve smantellare convinzioni già precostituite.
Adesso torno a ripeterti quella immagine.
Gesù non si serviva di immagini per arrivare al cuore e alla mente dei suoi contemporanei?
Se tu devi acquistare un chilo di zucchero, dai al droghiere il corrispondente in denaro del valore commerciale di quel chilo
di zucchero e certo non ti contenti di un peso inferiore al chilo, perché al peso di un Kg corrisponde il denaro che tu gli hai
consegnato.
Così, poiché il valore di un'anima è per Dio infinito, e il prezzo che Gesù ha pagato per il suo riscatto è anch'esso infinito,
la pena o la gloria per quell'anima non può essere che infinita.
Il destino di un'anima, mamma, si decide su questa terra.
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Su questa terra si manifesta la misericordia infinita di Dio Padre, mentre nell'altra vita si manifesta la sua giustizia altrettanto infinita.
Misericordia e giustizia sono entrambe le facce di una medesima medaglia; l'amore».
5 giugno 1990
Nicola: «Mamma, questa mattina ti preoccupa un fatto, un interrogativo che ha avuto luogo in seguito alla telefonata da
Torino della mamma di M..
Può un sacerdote esorcista causare danno nell'esercizio delle sue funzioni, se si trova in peccato mortale?
No, mamma, assolutamente no, perché Gesù non ritira il suo dono, il suo carisma all'uomo che ha costituito a rappresentarlo, al suo sacerdote.
Così è quando il Sacerdote in Suo nome assolve e rimanda in pace il peccatore che a lui si rivolge per essere confessato,
così quando consacra o annulla un vincolo coniugale.
Ma, come ti dicevo l'altra volta (e tu non l'hai scritto), mentre il sacerdote per il potere conferitogli direttamente da Gesù
Cristo scaccia i demoni, rimette i peccati, consacra ecc. ecc., se in peccato mortale diventa lui solo il responsabile di atti di
sacrilegio che ricadranno sulla sua anima”.
19 giugno 1990
Nicola: «Mamma, se hai fatto caso, in tutti i miei messaggi c'è sempre un continuo ripeterti che tra me e te c'è un tale legame naturale, inscindibile, per cui non è possibile alcuna interferenza.
Tu sai che a scuola quando l'insegnante continua a trattare lo stesso argomento è perché ancora non è stato perfettamente capito dalla scolaresca.
Così faccio io nei tuoi confronti affinché nessun dubbio venga a turbare il tuo animo e tu possa credere ciecamente alle
verità che io trasmetto ».
19 giugno 1990
Nicola: «Mamma, tu mi senti lontano, assente, ma non sono io che sono lontano da te, come non lo sono Gesù, il Padre,
Maria SS.ma e il Cielo tutto, sei tu che sei inquieta, distratta.
Ti sei lasciata prendere e stringere da mille preoccupazioni e l'abbandono e la fiducia assoluta nel nostro amore ti sono
venuti meno.
Non sai, mamma, che ti amo di un amore infinito e che ho bisogno solo del contatto del tuo spirito per sollevarti da ogni
tua apprensione e guidarti nel dedalo stretto e tortuoso della vita di ogni giorno?
Tutte queste contrarietà, contrattempi, sono piccoli attacchi del nemico per sondare fino a che punto sei unita a me. Sono
io l'ostacolo principale che sa di non potere abbattere.
Oh, mammuzza mia, chi come te ha un figlio così potente e continuamente implorante in Cielo? Chi come te può essere
certa che ogni sua piccola richiesta è un imperativo per il cuore del figlio?
Non sai che T., A., M., A., A., P., F., i parenti più prossimi e le anime che ti sono care e non ultima M. P., tanto disponibile
di cui non dimentico ogni atto di bontà nei miei e nei tuoi confronti sono tutti presenti al mio cuore?
Mamma, mamma bella, lascia il timone della barca a me e sarò io a portarvi in acque sicure. Non temere, mamma, sii serena e stringiti sempre di più al mio cuore; non hai visto domenica come il soddisfare un tuo desiderio è sempre per me
motivo di gioia?
Ti rammaricavi di non avere avuto il tempo di procurarti i fiori per la mia tomba ed ho suscitato in quella signora (stava
ponendo dei fiori sulla tomba di un congiunto) il pensiero gentile di offrirtene.
La potenza della mia intercessione è grande, mamma. Pensa a zio M., che è passato da un atteggiamento pericolosissimo
di rifiuto del perdono di Dio alla gloria eterna senza passare neppure per il lavacro del Purgatorio.
Sì, ha tanto sofferto, ma la sofferenza deve essere incanalata nel suo giusto alveo, altrimenti si può trasformare in morte.
Sii serena e soprattutto disponibile ai miei lumi, non mi far fare acrobazie per acchiapparti e sii pronta ad ascoltarmi.
Il veggente di O., cerca il tuo contatto, il tuo approccio, non deluderlo, ne ha bisogno.
È all'inizio e nel suo intimo cerca conferme, così come le cercavi tu quando telefonavi a D. G. durante la mia malattia.
Sì, certo mamma, io sono il suo protettore, così come sono il protettore di coloro che ad Ulzio cercano conforto, io li introduco nel Cuore della Mamma Celeste.
Sciogliti, mamma, sei troppo tesa, il Padre ti ama, Gesù ti ama, Maria SS.ma ti ama e la Trinità è in te, che temi?».
22 giugno 1990 – ore 5.30
Nicola: «Mamma, l'altra volta quando L., che era venuta con te alla S. Messa al momento della Comunione si è alzata per
ricevere Gesù Eucaristia, tu hai provato un senso di smarrimento sapendo che non si era confessata e che forse non lo
faceva da tanto tempo.
Hai pregato Gesù e Lui stesso ti ha tranquillizzata, tanto da modificare al riguardo le tue convinzioni. All'uscita dalla Chiesa, tu timidamente le hai prospettato la necessità della confessione e lei ti ha risposto che nessuno glielo aveva mai detto
e ti ha accennato ai tanti errori della sua vita passata.
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Ascoltami bene, mamma, perché attraverso L. voglio renderti chiaro come nelle anime captate dall'amore infinito di Dio
quasi sempre attraverso la sofferenza, il lavorio della grazia porti poco alla volta al desiderio di Dio stesso e quindi all'Eucaristia.
La consapevolezza di aver offeso Dio si fa strada nel loro cuore e con essa il dolore, che le porta a rinnegare tutta la loro
vita passata.
Tu ne hai avuto una prova quando L., consapevole di una nuova dignità acquistata attraverso il dolore, ha rifiutato l'approccio con quel tale che le prometteva lavoro, anche se per lei lavorare era la vita.
Quell'anima era già arrivata all'essenza del Sacramento della penitenza.
Aveva quindi riconosciuto le sue colpe, le aveva rivelate a te, ne aveva provato vivo dolore, aveva dato a Gesù stesso la
prova che non avrebbe più peccato, aveva attuato la perfetta riconciliazione con Dio, di cui poteva desiderare il possesso
e Gesù stesso suscitò in lei quell'atto che la portò a ricevere Gesù Eucaristia.
È l'abbraccio tra Gesù e l'anima di L.. I due desideri si fondono in un unico atto d'amore.
Come vedi, mamma, niente è stato tolto al Sacramento della Penitenza di valore intimo, grande, soprannaturale. L'iter è
perfetto, così dovrebbe essere sempre quando vi accostate al Sacramento della Penitenza perché possa darvi frutti di vero
bene.
Così è stato per A., anche se ancora non ha concretizzato l'offerta che la porterà alla conquista totale del Bene».
Nicola, nella conversione di L., tu che posto occupi?
«Mamma, tu fai sempre l'errore di condizionare l'opera di Dio ponendolo nel tempo e dimentichi che in Dio è l'eterno presente e quindi fuori del tempo.
Il progetto che Dio ha su ciascuno di noi è anch'esso eterno e si realizza nel nostro tempo nella misura della nostra adesione ad esso.
Col mio sì incondizionato ho dato la possibilità a Dio di realizzare quel suo preciso disegno d'amore, che comprendeva
tante e tante anime, L. compresa.
Ecco perché alla mia morte Gesù ti diceva che aveva avuto su Satana la più grande vittoria».
23 giugno 1990
Nicola: «Mamma, M. P. vorrebbe portare via le veline del mio nuovo libro per farle leggere ad anime interessate. Io non
lo desidero e te ne spiego il perché.
A rigore di termini, poiché il mio libro è destinato al popolo di Dio, prima esso ne viene a conoscenza meglio è, ma così
facendo c'è un pericolo grave cui non potete sottrarvi: che il bene si trasformi in male.
Come hai potuto constatare, le verità che esso contiene e che vengono sollecitate dalle tue costanti domande di chiarimento, non sono rivelate in un solo messaggio, ma vengono ampliate e chiarificate attraverso l'ampiezza della mia narrazione rivelatrice che abbraccia sia la seconda edizione che l'appendice di essa.
Solo una meditata ricerca ed un appassionato studio di coordinamento può rendere chiaro ciò che a prima vista può sembrare ostico e contraddittorio, specialmente a coloro che sono radicati in posizioni male interpretate, che hanno deformato
la verità stessa.
M. P. non può consegnare il tutto ad una sola persona, la quale ha bisogno di tempo per meditare e, se così facesse, non
otterrebbe lo scopo che è quello di dare i messaggi a tutti coloro che sono assetati di verità. Il farli leggere fuori del contesto di insieme creerebbe quei pericoli ai quali facevo riferimento.
Cercate piuttosto di fare in fretta e telefona al Signor V. per prendere contatto.
23 giugno 1990 - ore pomeridiane
M. P. commentando i luttuosi e tragici avvenimenti inerenti al terremoto che ha colpito il popolo iraniano esclamava: «Povera gente, è sempre il povero che paga per gli altri!».
Nicola interviene: «No, mamma, quel popolo era fanatico e saturo di odio e per poterlo salvare è stata necessaria una
prova così terribile che lo ha accomunato in una sofferenza tanto grande. Tu sai, mamma, per averlo anche scritto, che il
terremoto è un atto di amore di Dio stesso perché attraverso quell'evento così tragico dona ai morti la salvezza eterna e
ai superstiti la possibilità di riconoscere i propri errori e ritornare pentiti al Creatore».
3 luglio 1990
Ero addolorata ed oppressa per aver constatato attraverso la conversazione di ieri sera la chiusura quasi totale dei genitori di Ant. riguardo alla religione.
Mi ero sentita come immersa nel paganesimo di duemila anni fa.
Nicola: «Mamma, non lasciare che la speranza si allontani dal tuo cuore, perché la speranza è fede. Non ricordi come nel
primo periodo della mia malattia il mio cuore e la mia mente, avviluppati da un freddo razionalismo, ti avevano spinta ad
una implorazione angosciata di aiuto, e Gesù stesso manifestandoti la Sua impotenza e il Suo dolore, dato il mio netto rifiuto, ti suggerì di rivolgerti a Maria SS.ma la Madre?
Ed è stata proprio la Madre ad operare la mia conversione e la mia salvezza!
Fai lo stesso adesso non solo per loro, ma per A., T., zio G., e tutte le persone che ti sono particolarmente care o che ti
chiedono aiuto.
La Madre può tutto presso il Figlio, così come tu puoi tutto presso di me».
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3 luglio 1990 Sabaudia - ore 18
L., la mamma di D., che è stata con noi per qualche giorno, mi ha rilasciato ieri, prima del suo rientro a Roma, la sua testimonianza riferentesi alla validissima intercessione di Nicola presso Dio, culminata nella guarigione della nipotina affetta
da aneurisma al cervello.
Nicola mi suggerisce di riunire le varie fasi del suo intervento affinché più chiaro sia al lettore la portata del medesimo.
Farò così affinché sia data gloria a Dio che nei suoi Santi fa risplendere il Suo amore infinito per le creature.
7 luglio 1990 – ore 3
Nicola: «A., ascoltami, il nemico si è scatenato con tutta la sua rabbia furiosa su tutta la nostra famiglia e cerca di incutervi paura, ma sa benissimo che nulla può contro di voi perché voi mi appartenete. Ecco il motivo dei suoi attacchi concentrici.
Neppure un capello vi sarà torto, A.. Non dubitarne neppure un istante.
Opponi ad esso una serenità angelica, è questa la migliore difesa assieme ad un abbandono totale. Fate baluardo attorno
a mamma, se la lasciate sola dovrà da sola sopportarne il peso che si aggiungerebbe a quello di T. e degli altri.
Sappi che io sono accanto a voi in tutti i momenti del vostro viaggio, vivo più di prima, pronto a sventare tutti gli attacchi
a dirottare tutti i pericoli, sempre presente nella vostra vita; sii disponibile e attenta e ti illuminerò in maniera chiara.
Sappi che qualsiasi sofferenza impostavi dal maligno, se accettata ed offerta, si trasforma sempre in fonte di bene.
Un pensiero per A., F., L., ed E., e adesso buon viaggio». Nicola
10 luglio 1990
Nicola: «Mamma, ieri sei rimasta turbata quando il veggente di O... ti ha detto che nel nuovo libro devi mettere soltanto
le iniziali delle persone e non più il nome per intero, perché ti esporresti ad un pericolo troppo grande.
Con la mente sei andata a tutte le mie argomentazioni che al contrario ti hanno spinto finora ad usare il nome per intero
ed hai finito col dire che dovevi solo essere fedele a quello che Gesù attraverso me, tuo figlio, ti chiedeva.
Vedi, mamma, appunto per questa fedeltà alla Sua parole ieri Gesù ti chiedeva di esporti totalmente senza pensare a te
stessa e oggi ti chiede il contrario, per non esporti ulteriormente al pericolo degli attacchi satanici che si fanno sempre più
insistenti.
È l'abbandono che ti chiede, non comprendi? Voleva provare la tua fede.
Ricordi fino a qual punto abbia provato la fede di Abramo?
In un continuo alternarsi di comandi che al vostro giudizio umano potrebbero sembrare in contraddizione l'uno con l'altro,
Egli vi porta a raggiungere quella pienezza di fede e quell'abbandono che gli consentiranno poi di realizzare appieno quel
disegno che ha su ciascuno di voi. Sono atti di amore infinito nei vostri riguardi e l'aderire ad essi vi fa acquistare meriti e
vi apre la via alla gloria del Cielo. Non ha fatto così con me?
Prima, comunicandomi l'avvenuta guarigione del mio male, mi faceva intravedere una vita di gioie accanto alla mia A.,
nella riconquistata fede in Lui, poi lo sprofondo in un abisso di dolore da cui la anima mia, crivellata come oro fuso, doveva risorgere ed andare, ormai distaccata da tutto, verso la gloria, verso l'amore.
Pensi che ci fossero contraddizioni in tutto questo? No, mamma, c'era soltanto amore».
11 luglio 1990
Nicola: «Mamma, fai sapere ad A. che dò loro appuntamento alla Grotta di Ulzio, che prendano dell'acqua e ne diano a F.F. guarirà».
14 luglio 1990
Nicola: «Mamma, l'altro giorno ti volevo parlare del nome, ma tu hai disatteso il mio invito. Lo stai facendo adesso e te ne
sono grato, ma non disperdere i miei lumi perché, anche se non te ne accorgi, essi contengono verità profonde. Su questa terra per individuare una persona non basta il nome, ma occorre il cognome e non sempre è sufficiente, bisogna allora ricorrere alla professione, alla paternità o all'indirizzo di casa.
In cielo non è così. Ognuno di noi essendo un capolavoro unico e irripetibile, è come se fosse un figlio unico per il Padre.
Io, Nicola, sono Nicola e anche se milioni di altri esseri portano il mio stesso nome non sarò mai confondibile con ciascuno
di essi.
Tu sei Pina e così Maria, Lalla ecc. ecc. Ecco perché quando un'anima si perde, per Dio Padre è come se perdesse quell'unico figlio, perché nessun altro può rimpiazzare quel vuoto.
Vedi come tutto è grande, è importante e ogni gesto che vi avvicina o vi allontana da Dio ha ripercussioni infinite?».
14 luglio 1990
Nicola: «Mamma, con insistenza mi hai chiesto di M. T. ed io ho taciuto, adesso ti aiuterò a capire. Ti ho detto che i grandi miracoli si ottengono con l'abbandono totale, ti ho anche chiarito in che consiste l'abbandono totale con un messaggio
a parte.
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Il momento è delicatissimo, il Padre può prendere M. T. o lasciarla, a voi chiede soltanto di fare fino all'ultimo quello che
umanamente è possibile senza chiedere o sollecitare risposte.
Tu sai che quando qualcosa di grande si sta attuando, gli astanti trattengono persino il fiato per paura di disturbare o interrompere quel momento così solenne. Fate così anche voi».
15 luglio 1990 – ore 6.30
Nicola: «Mamma, stamattina ti parlerò dell'opera ininterrotta dello Spirito Santo, che abbraccia non solo l'umanità intera e
ogni singolo uomo in particolare, ma che si esplica in maniera determinante in seno alla Sua Chiesa, fulcro di irradiazione
di luce, la Chiesa di cui Cristo è il Capo, la Chiesa Cattolica.
Tu spesso ti senti ripetere che la rivelazione, dono insostituibile per la conoscenza di verità a cui l'uomo nella sua limitatezza non potrebbe accedere e di cui la Chiesa è fedele depositaria, si è chiusa con l'Apocalisse di S. Giovanni.
Ciò è perfettamente vero in un senso, cioè che nell'essenziale tutto è stato rivelato e con quella conoscenza l'uomo poteva accedere alla conquista del Bene supremo: Dio.
Ma tu sai che il possesso di un embrione non sempre costituisce la realizzazione del frutto nella sua compiutezza.
Ti porto un esempio: l'alberello di arancio che cresce nel giardino di M. era ricchissimo di zagara profumata e tu guardandolo estasiata pensavi ad un raccolto copiosissimo.
Ma i venti e le intemperie portarono via e zagara e frutti appena appena nati, ora ne hai contati soltanto dodici, che vedi
crescere di giorno in giorno, ma essi per diventare arance mature e dare gioia col loro colore vivace al vostro spirito hanno ancora bisogno della vostra cura continua, di acqua e di sole.
Così è delle verità rivelate attraverso i profeti del vecchio Testamento e del Nuovo e continuamente vengono chiarite,
ampliate, ripetute attraverso i nuovi profeti in un'opera incessante dello Spirito Santo, soprattutto ininterrotta affinché
queste verità prendano possesso veramente del cuore e dell'intelligenza dell'uomo.
La verità non basta conoscerla per averla letta o sentita ripetere in Chiesa in una omelia disattenta o da colui che ve la
propone o dal vostro cuore assente e distratto, ma la verità dovete prima farla vostra per poi amarla.
Tu continua a scrivere, mamma, con fedeltà e con amore, è questo il tuo compito, non disperdere niente e credi ciecamente a quest'opera di amore dello Spirito che si serviva di piccolissimi strumenti, spesso analfabeti nel vecchio Testamento, e continua a servirsi di inutili strumenti anche oggi.
Il vento spira dove vuole e quando vuole e nessuno può arrestarlo».
16 luglio 1990
Avevo passato una notte insonne oppressa da un dolore troppo grande per T..
Mi si accusava di essere stata io la causa del suo allontanamento dalla famiglia per aver pubblicato il libro di Nicola che lei
disapprovava e dicevo a Gesù: «Tu sai tutto, Gesù, tu conosci la verità, tu solo puoi consolarmi».
Istintivamente mi alzo e mi stringo al seno il piccolo Gesù Bambino che M. P. mi aveva lasciato ed a Lui chiedo conforto.
Sento il Suo cuore pulsare in maniera forte e ben scandita contro il mio petto, resto commossa, lo allontano e torno a
stringerlo al mio cuore, e sento lo stesso pulsare forte e ben ritmato. Lo allontano ancora una volta e lo adagio sul comò,
pongo la mano sul mio petto ma il mio cuore tace..
Una gioia profonda invade la mia povera anima e la nascondo a C., a tutti; non voglio che con la loro incredulità me la
portino via.
Aspetto A. di ritorno dalla Francia ed a lei racconto ogni cosa e poi a M., la quale mi dice che non debbo più dare il Gesù
Bambino a M. P. e a Natale faremo il presepe con Lui solo.
Grazie, Mamma bellissima. Come hai fatto col mio Nicola, trasforma anche loro in ricettacoli di grazia.
18 luglio 1990
Questa notte Maria SS.ma:
«Figlia mia, la spada che ha trafitto il mio cuore di Madre è unica, ecco perché Io posso consolare qualsiasi dolore di Madre e tutti questi dolori unirli al mio ed offrirli al Padre.
Tu soffri tanto, figlia mia, per i tuoi figli, Io sono venuta in tuo soccorso e ti ho donato il mio Gesù piccolino perché tu potessi stringerlo al tuo cuore ed esserne consolata.
Ed Egli ti ha fatto sentire il Suo Cuore che batteva in perfetta sintonia col tuo povero cuore».
Nicola, perché Maria SS.ma mi ha donato Gesù piccolino mentre il mio cuore è stato sempre intimamente legato a Gesù
adulto?
Nicola: «Mamma, lo ha fatto perché tu potessi rivivere i momenti felici quando bambini ci stringevi al tuo seno».
21 luglio 1990
Nicola: «Mamma, quando tu preghi per le anime del Purgatorio non pensare che il tuo atto d'amore è solo nei loro riguardi, ma ricordati che esso è soprattutto rivolto a Dio Padre, il quale brama ardentemente che queste sue creature siano ricongiunte a Lui e ad esse partecipare la Sua gioia e la Sua gloria senza fine».
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23 luglio 1990
Nicola: «Mamma, devi dire ad A. di riandare col pensiero a tutti gli avvenimenti ora molto tristi ma a volte inaspettatamente consolanti e con riverberi di luce che hanno caratterizzato finora la sua esistenza.
Vi scorgerà un disegno preciso di un Dio che l'ama e che se ha permesso, ma mai voluto il dolore l'ha fatto per attrarla a
sé, per renderla compartecipe della Sua gioia.
Come nella tua vita, così nella vita di tutte le anime e quindi di A., vi potreste scorgere a giudizio umano delle contraddizioni, vi saranno anche degli interrogativi a cui non saprete dare delle risposte immediate, ma poco alla volta vi accorgerete che ogni avvenimento, ogni atto della vostra vita aveva un solo nome: Amore.
Il dolore aveva uno scopo, la sofferenza anche prolungata lo stesso, ritrovare Lui, inabissarsi in Lui, gustare Lui.
Come poteva imporle di lasciare l'amico che gli era stato così provvidenziale nel bisogno, senza prima averle fatto sentire
la Sua presenza piena di infinito amore, che nel silenzio e nascostamente aveva tutto tramato, tutto predisposto ed orientato, guidato da un amore che trascende qualsiasi sentimento terreno, fosse il più puro?
A. doveva scegliere tra Lui, il suo Dio, e l'altro, e la scelta doveva essere una scelta libera, ponderata anche se dolorosa.
Dio non poteva rischiare di perdere.
Dille di rivedere ogni cosa, ogni angolo della sua vita, ogni avvenimento anche marginale, e non ultimo il suo inserimento
nella comunione di spirito con me, Nicola.
Se ha fiducia in me, la guiderò verso l'uscita del tunnel buio, ci sono ancora dei posti di blocco da superare per arrivare
all'uscita, dove tutto è sole e luce, ma non si fermi, non torni indietro, sia fiduciosa e serena, troverà la vera pace non fatta di piccoli sotterfugi che nascondono agguati e pericoli, ma la gioia e la pace che Gesù solo sa dare».
26 luglio 1990
Nicola: «Mamma, una volta ti avevo detto che quando sei al Cimitero di Sabaudia e preghi per le anime del Purgatorio, se
ti unisci a me nell'offerta unisci la terra al Cielo.
Qualche giorno fa ti ho fatto scrivere che l'atto d'amore che vi spinge a pregare per le anime ancora purganti, prima di
investirle con i suoi benefici effetti, arriva al Cuore del Padre che brama ardentemente ricongiungere a Sé quelle Sue creature.
Amore verso il Padre soprattutto, amore che investe le anime purganti, amore che torna a voi perché loro pregano per voi
e da voi torna ancora al Padre.
È come un circuito chiuso che automaticamente si alimenta per continuare ad alimentare, eterno quindi in un ritmo incessante d'amore.
Se voi riservate solo alle anime del Purgatorio le vostre preghiere per avere da loro aiuto e protezione pur proponendovi
di aiutarle, è come se toglieste un anello da questa catena, come se spezzaste questo circuito.
Sai perché le anime del Purgatorio non possono intercedere per se stesse?
Esse in Purgatorio debbono purificare il loro amore egoista, amore di sé, amore eccessivo per tutto ciò che non sia stato
amore puro che le avrebbe immediatamente innestate nell'amore unico, cioè Dio. Se pregassero per sé stesse non farebbero altro che innestare ancora una volta l'amore di sé così avulso da Dio.
Sai perché mi è stata data una gloria così grande e l'immediata visione di Dio?
Perché di tutto mi sono spogliato e tutto ho sacrificato a quest'amore unico, cioè Dio».
28 luglio 1990
Nicola: «Mamma ascoltami, ogni artista ama la sua opera ed essa rivela l'amore che egli ha per questa sua creatura e ne
fa partecipi gli altri.
Ogni pennellata, ogni verso, ogni nota, ogni manifestazione di questa opera ti riportano con ammirazione a colui che nel
silenzio e nella sofferenza del parto ha dato vita a questa creatura che a sua volta gli rende testimonianza d'amore, donandogli onore e gloria.
Senza arrivare ai grandi dell'arte, vedi papà come ama i suoi versi semplici che rivelano i suoi sentimenti nascosti, le sue
sensazioni, il suo modo di pensare e come è felice quando gli altri li sanno apprezzare? Sono quegli stessi versi che lo ripagano e gli donano gioia.
Così è di L. con le sue incisioni o di T. con i suoi quadri pieni di luce.
Così è di Dio Creatore. Egli ama ciò che ha creato ed esso, attraverso le sue bellezze e le sue perfezioni, rivela agli uomini
l'amore immenso del Suo Creatore e Gliene rende gloria.
C'è in tutte le varie opere di un artista qualcosa di eccezionale, di unico, che costituisce il suo capolavoro e che lo renderà
famoso e tramanderà il suo nome ai posteri.
Il capolavoro di questo Artefice sublime è l'uomo e tutte le altre opere sono state create per lui solo e fanno, come corona, come sgabello ai suoi piedi.
Tutte le opere stupende del Creato, astri con le loro perfezioni, luce, sole, vita, i tre regni della natura, microcosmo e macrocosmo, impallidiscono al confronto di questo piccolo uomo che in sé racchiude tutte le perfezioni e l'essenza stessa di
Dio.
Creato libero come Dio stesso, avrebbe dovuto rendere testimonianza di amore continua ed ininterrotta, amore che riversandosi prima sul Suo Creatore doveva poi investire la natura tutta creata per lui solo, circolare come linfa vitale tra i suoi
simili, unire le anime purganti al Cielo tutto e chiudere il cerchio in un continuo flusso e riflusso d'amore.
139
Cosa ne avete fatto di quest'opera sublime e di questo capolavoro che siete voi?
Vi siete rivoltati contro Chi vi ha creato, L'avete insultato, offeso, negato, avete rifiutato il Suo Amore, avete ucciso Suo
Figlio, avete contaminato e distrutto la natura creata per voi, osate ancora accusarLo dello sterminio che voi stessi avete
causato con le vostre nefandezze.
Eppure Egli ancora vi ama e vi vuole salvi, ma dovete implorare il Suo perdono.
Avete troppo demeritato e nulla vi può essere imposto, neppure l'amore che vi salverebbe.
Mamma, il tempo è breve e, come, è stato per me, anche voi sarete passati al crogiuolo del dolore per sapere se sarete
meritevoli di salvezza.
Non si può impunemente ferire l'amore di un Dio che vi ha amato da sempre!».
1 agosto 1990 - Sabaudia
Ieri avevo dato da leggere a P. il messaggio di Nicola a G.T. in data 13 gennaio 1990, che testimoniava l'opera incessante
di Nicola stesso in favore del figlio A., culminata in risultati eccezionali che i genitori stessi la mattina avevano portato alla
mia conoscenza.
P. nel leggerlo spinto dal suo innato senso letterario cominciò a correggerlo.
Questa notte Nicola: «Mamma, se tu mi ascolti con attenzione ti parlerò di una cosa di estrema importanza. Quando io ti
parlo e ti rivelo verità o ti comunico lunghi messaggi che tu devi poi trasmettere ai tanti che leggeranno i tuoi scritti, io
non faccio altro che imprimere il mio pensiero nella tua intelligenza e attraverso di essa tu lo fai tuo e lo trasmetti servendoti della tua personalità, del tuo stile, del tuo modo di esprimerti, della tua cultura, della tua sensibilità, dei vocaboli con i
quali hai più dimestichezza, sì, anche delle deficienze che fanno parte di te, ma sono tuoi gli scritti e sono autentici ed essi
rivelano i messaggi di Nicola alla madre.
Tu non puoi farli correggere da altri perché essi non sopportano un altro passaggio, senza perdere di autenticità. È come
se su di un oggetto importantissimo per leggervi una verità, tu vi scoprissi tante impronte digitali sovrapposte.
Vedi, mamma, se io mi rivelassi a papà pensi che i suoi scritti, cioè i miei messaggi, sarebbero esposti come i tuoi? No,
mamma, il concetto sarebbe lo stesso, ma il modo di esprimerlo sarebbe lo stile di papà e così quando parlo attraverso
altre anime.
È l'immagine del fiato che soffia su strumenti diversi producendo suoni diversi pur essendo uno solo il moto che li fa vibrare.
Attieniti al mio consiglio perché è importante, se pensi che solo nei miei colloqui con te, mia madre, non è possibile interferenza alcuna.
Correggi se credi qualche errore di ortografia, il tempo dei verbi, che non è il tuo forte, e poi lascia tutto così, è più genuino e più autentico.
E poi ti dirò che il tuo stile sintetico, immediato, consequenziale, senza divagazioni a parte errori o ripetizioni che a volte
servono, non è tanto male ed a me piace.
Mamma, sento una tua tacita domanda: perché non mi detti tu direttamente?
Vedi, mamma, ti ho tante volte detto che comunicare sia pure con te che sei mia madre non è tanto facile, inoltre se io
riuscissi a dettarti ogni singola parola il mio stile di oggi non sarebbe lo stesso di quello che avevo quando ero tra voi, c'è
stata in me una metamorfosi radicale e il mio linguaggio di oggi sarebbe ancora più difficile per voi da comprendere.
Io mi calo nella tua umanità e mi esprimo tenendo soprattutto conto delle tue possibilità di intendere, ecco perché il mio
libro è accettato e recepito da tante anime.
Mi servo del tuo dolore, mi servo dei tuoi tanti perché e attraverso i canali che tu stessa mi porgi arrivo a tanti cuori che
come te soffrono e sperano.
Tu stessa ti accorgi come a volte le mie ispirazioni, i miei messaggi si trasformano, nelle tue parole nelle tue espressioni
con una rapidità fantastica e tu meravigliata noti come non c'è nei tuoi scritti nessuna cancellatura, nessuna incertezza.
Sono i momenti migliori in cui i nostri spiriti sono a contatto, si fondono: io parlo in te, io mi umanizzo in te e prendo il
mio posto di figlio, di carne della tua carne».
2 agosto 1990
Nicola: «Mamma, in questo periodo non sei stata bene e M. T. ha diagnosticato in termini non perfettamente scientifici:
astenia di origine isterica.
Ti aiuterò a capire meglio te stessa anche se tu già sai che non di isterismo si tratta.
Tu sai che con il termine psiche si intende la sfera che riguarda tutta la componente che fa capo allo spirito dell'uomo: volontà, carattere, tendenze emotive, affetti ecc. ecc.
Tutte queste manifestazioni producono degli impulsi, a volte positivi a volte negativi, che interferiscono sull'equilibrio della
stessa psiche e che influiscono anche sul fisico, che è il primo a registrare gli effetti di questi impulsi. Quando si ha lo stato isterico?
Quando questi impulsi non sono più razionali, logici e non trovano più il loro giusto collocamento e si trasformano in infiniti perché senza risposta che danno origine ad angosce, incubi, ecc. ecc., la sofferenza allora è grande ed investe il corpo
con conseguenze più o meno gravi.
Ma tu non sei così, tu conosci perfettamente la causa del tuo soffrire, tu hai già dato una risposta ai tuoi perché, tu hai
trovato la piena compensazione nella speranza che sostiene continuamente la tua fede.
140
Certo tu soffri, guai se non soffrissi perché è proprio questa sofferenza che purificandoti ti innesta in uno stato di grazia e
di pace interiore.
Certo, mamma, tu vorresti l'amore che non hai, la comprensione che non hai, soffri perché non sono creduto, la tua sensibilità si è acuita, la realtà ogni giorno si fa sempre più palese al tuo spirito e tu soffri non solo con tutto il tuo cuore ma
anche col tuo povero corpo stanco.
Ma io ti sono vicino, fugo i tuoi dubbi, ti faccio gustare momenti di gioia, la mia presenza e il mio amore ti rimettono in
sesto. Stai serena, mamma mia bella, perché ti amo tanto».
2 agosto 1990
Nicola: «Hai letto con un certo disappunto la lettera che la collega di M. le ha inviato per ringraziarla del dono del libro: Il
Mio Amico Nicola. Lei parla di una lettura rapida e avida, testimonia interesse ed apprezzamento per determinati argomenti, ne rifiuta altri, ma il fatto stesso che con semplicità ne parla denota come la vecchia porta chiusa per tanto tempo
abbia cigolato sui cardini arrugginiti.
Vedi, mamma, come ti dicevo l'altra volta, ognuno dei miei scritti trova un totale accoglimento nei cuori semplici, nei cuori
amanti, nei cuori disponibili, ma per gli altri vale proprio la parabola di Gesù del seme che cade su determinati terreni e
produce a volte il 10, a volte il 100 per uno.
La collega di M. per poterlo accogliere interamente deve prima smantellare dalla sua intelligenza tutte quelle cognizioni
errate, frutto di una cultura laica o pseudo religiosa che sembrerebbe razionale e logica, ma che è completamente l'opposto.
Sono incrostazioni che si sono depositate le une sulle altre fino a formare durante un lungo periodo di tempo un ostacolo,
un muro per una vera apertura alla verità stessa.
Come arrivarci? Tanta, tanta umiltà, vivo desiderio di conoscere la verità per poterla poi amare; perché è solo la conoscenza di essa che vi fa liberi.
Rilegga il mio libro, ma non solo con curiosità e in fretta, ma meditandolo passo passo».
4 agosto 1990 - Ore 15.45
Mentre M. P. parlava al telefono col veggente di O.
Nicola: «Mamma, R. deve essere sostenuto e non soltanto con la preghiera ma col consiglio e con la presenza di M. P..
L'attacco potrebbe venirgli dalla moglie».
6 agosto 1990 - Roma. Questa notte
Lungo conversare col mio Nicola.
Nicola: «L'altro giorno nel chiarirti le cause del tuo malessere ti ho accennato alle varie componenti che formano la psiche
dell'uomo, tutte appartenenti alla sfera spirituale e che ne determinano il carattere. È come una impronta unica che lo differenzia da qualsiasi altro soggetto, così come è il corpo, unico anch'esso, anche se formato degli stessi elementi, ma inconfondibile nella varietà dei medesimi.
È sempre l'amore che unisce e condiziona le mille facce del sentimento e ne determina la sensibilità più o meno accentuata, la volontà più o meno fiacca, il coraggio o la paura, in una sola parola la libertà, che accetta il bene o che lo rifiuta per
seguire il male.
Il piccolo germe che cresce e si sviluppa nel seno materno già attinge da esso delle caratteristiche che gli vengono trasmesse dalla madre stessa, ecco perché non faccio che ripeterti che nessuna unione è così viscerale come quella che unisce la madre al figlio.
Solo all'età della ragione il bambino prende conoscenza diretta del suo io ed è in grado di assumersi la sua responsabilità.
Nel bambino il primo impulso innato d'amore è per la madre e successivamente per il padre, sono loro che costituiscono il
polo di attrazione e su di loro si riversa tutta la sua capacità d'amore.
Questo rapporto, se non viene turbato da avvenimenti sconvolgenti che determinano veri e propri traumi, dura per tutta
la vita.
Come ti ho a volte accennato ogni sentimento d'amore che si rivela nel soggetto in mille sfaccettature diverse deve trovare la sua giusta collocazione, in modo da non interferire su altri aspetti dello stesso sentimento causando scompensi e
danni sensibili non solo a chi lo genera, non solo verso chi è diretto, ma, come una reazione a catena, danneggia e coinvolge un numero grande di esseri di cui non avreste mai immaginato persino l'esistenza.
C'è inoltre nella sfera dei sentimenti una priorità e una scala di valori che l'uomo non può disattendere senza creare sconvolgimento e danni a volte irreparabili.
È come l'ingranaggio delicatissimo di un orologio di precisione nel quale si inceppa una piccolissima rotellina: l'orologio o
non funziona completamente o sballa i minuti e persino le ore rendendo l'oggetto perfettamente inutile.
Tante volte vi viene detto che la prima cellula della società è la famiglia.
Ciò è perfettamente vero, è lì che il bambino si forma, cresce, riceve le prime impressioni. Purtroppo è la famiglia che è
stata furiosamente attaccata dai nemici di Dio stesso, ridicolizzata nei suoi precisi doveri, smantellata mattone dopo mattone fino a ridurla in un cumulo di macerie, e sai proprio da chi?
Dai figli stessi, gli unici veri beneficiari di tanti sacrifici, di tanto amore disinteressato.
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Ti sta tanto a cuore saperne di più sul dono dell'amicizia, perché tu possa meglio giudicare e guidare con rettitudine di intenti chi ti è caro.
L'amicizia è una componente bellissima dell’amore, parlo della vera amicizia, ma tu sai che nell’amore c’è sempre chi dona di più e chi di meno e colui che dona di meno prende sempre di più e il più delle volte schiavizza il generoso che ad un
dato momento, senza che se ne accorga, resta come intrappolato e prigioniero del suo stesso sentimento.
Allora non riesce più a distinguere la priorità degli affetti e senza rendersene conto trascina anche l'amica o l'amico in
quelle nebbie paurose dove è così difficile ritrovare la luce.
Oh sì, mamma, la tua preoccupazione non è fuori posto ed essa ti tormenta da molto tempo e più si fa strada nella tua
mente la verità, più essa ti causa vivo dolore.
La domanda che spesso rivolgi a te stessa: quale posto occupo nel cuore dei miei figli?, ti lascia senza fiato e la tristezza inonda il tuo cuore, e non perché come dicono loro, vuoi qualcosa di più che non ti spetti, ma perché si è infranta
un'armonia, si è rotto un congegno che lascia sempre più poveri e sprovveduti proprio loro e soprattutto indifesi.
Mammuzza mia, non piangere, io ti seguo nei tuoi pensieri, li dirigo verso la speranza che non ha fine, li faccio miei e li
presento al Padre.
Egli è l'amore, rifugiati in Lui, rifugiati nel mio amore, è il cuore del tuo Nicola, del tuo piccolo che ti ama di un amore infinito».
12 agosto 1990
Nicola: «Mamma, ascoltami, perché desidero meglio focalizzare il sentimento prioritario che unisce la madre al figlio, che
tante, tantissime volte subisce l'urto di altri sentimenti collaterali che creano disordine e confusione e danneggiano a volte
irrimediabilmente questo rapporto d'amore unico e insostituibile per la natura stessa di esso.
Esso è universale, questo ti dice come fa parte della natura stessa dell'uomo, a qualsiasi razza o latitudine o costume o
religione appartenga.
È insito nel profondo stesso della creatura; puoi trovare omicidi o ladri incalliti o rifiuti della società, ma che si arrestano
davanti alla invocazione della madre o al ricordo di lei.
Questo amore è un bene grande, incalcolabile che ti accompagna fino all'estremo tuo respiro. Nessun altro sentimento,
per quanto puro e disinteressato, puoi contrapporre all'amore che devi alla madre.
Confrontandolo poi con il sentimento dell'amicizia, a parte il giusto detto che trovare un amico è come trovare un tesoro,
tanto esso è raro, ti accorgi che nell'arco di una esistenza tanti sono stati gli amici con i quali hai avuto dei rapporti di
simpatia, di affetto, di entusiasmo, ma che gli eventi stessi hanno relegato nel mondo dei ricordi.
Ricordi a volte piacevoli, a volte negativi, per l'esperienza poco simpatica che essi ti hanno fatto vivere ed allora li allontani.
Proteggere questo rapporto d'amore naturale e viscerale è essenziale, perché esso assicura un perfetto equilibrio tra lo
spirito e il corpo, il primo a risentirne gli effetti positivi o negativi.
Quando viene infranto questo rapporto, si ha il totale annientamento della personalità del soggetto perché travolge anche
la vittima o il meno colpevole dei due, che si trova a subire una sofferenza non sempre meritata.
Quando un figlio arriva a sopprimere la propria madre, egli non colpisce sua madre ma colpisce tutta la società che, turbata e sgomenta, si chiede come sia stato possibile quell'obbrobrio e solo si acquieta se il colpevole viene riconosciuto per
pazzo».
17 agosto 1990
Nicola: «Mamma, fai leggere a F. quanto sto per dirti.
F., tu stai vivendo con F. una nuova esperienza: il bambino ormai dodicenne si stacca dalla madre e sente il bisogno del
padre. Il rapporto è bello e ti le tifica, ma c'è in esso un pericolo. A livello non razionale ma inconscio c'è in te un sentimento di rivalsa.
Per molto tempo ti sei sentito l'escluso e ne hai sofferto, e F., che doveva costituire l'elemento di unione tra te ed L. si era
trasformato in ostacolo.
Giochi sbagliati di amore che tanto danno hanno recato al bambino.
Ora la palla è tornata a te, ma non fare lo stesso errore di tua moglie, perché F. non è la pallina del tennis che voi due
lanciate da un campo all'altro, tu potrai dargli l'amore e la protezione virile del padre, ma non l'amore così tenero e così
diverso della madre.
Egli ha bisogno di entrambi gli affetti perché la sua personalità e il suo carattere si affermino in maniera armoniosa. F. è
un bambino intelligente e sensibile, dovete accostarvi alla sua anima con grande rispetto. Voi genitori quanto spesso siete
la causa di danni spesso irreversibili nei vostri figli che pure tanto amate!».
20 agosto 1990
Nicola: «Mamma, riguardo alla partenza di M. A. per Creta in un momento così delicato, non son voluto intervenire a bella
posta per lasciare a voi libertà di scelta assoluta.
Se aveste deciso di mandarla avreste mancato di prudenza, se non fosse andata avreste mancato di fede.
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L'episodio si innesta perfettamente nel racconto evangelico delle vergini sagge, che sono attente, prudenti e in tempo si
riforniscono dell'olio necessario, e delle vergini stolte e imprudenti, che rischiano di non essere presenti all'arrivo dello
sposo, come in realtà avviene.
A questo punto bisogna puntare tutto sulla fede e supplicare lo Sposo che ritardi anch'Egli il suo arrivo dando così anche
alle vergini stolte la possibilità di salvezza.
21 agosto 1990
Nicola: «Mamma, ieri basandoti sulla frase da me pronunciata che riguardava la partenza o meno di M.A. per Creta «se
decidete che parta mancate di prudenza, se al contrario decidete che resti mancate di fede» nel tuo intimo ti sei chiesta
quale delle due virtù ha la precedenza sull'altra o se una è in contrapposizione all'altra.
Ora ti chiarirò meglio questa verità che pure una volta ti avevo spiegato.
Nessuna virtù è in contrapposizione all'altra: tutte si intersecano e si completano dando vita all'amore che fa capo a Dio
che è amore.
Così la prudenza è anche fede e la fede è anche prudenza, come la giustizia è amore e l'amore è anche giustizia. Ma come ti avevo una volta spiegato, a causa del peccato di origine che ha contaminato anche un atto in se stesso santo, è insito in esso un germe di corruzione che può trasformare la fede in presunzione, la prudenza in acquiescenza, l'obbedienza
in schiavitù e sottomissione, l'amore puro in amore di sé e quindi in egoismo.
Ecco il pericolo a cui tutte le anime sono esposte, ecco la necessità assoluta di vegliare continuamente per soffocare questa spinta al male.
Solo chi è veramente umile può vincere perché l'umiltà ti porta all'abbandono in Dio e quindi accresce la fede e la fiducia
nel Suo aiuto, accresce l'amore, accresce la prudenza, accresce il desiderio di sacrificio, accresce la speranza in un Dio
che ti ama.
25 agosto 1990
Nicola: «Mamma, questa volta inizierò da un paragone per farti meglio capire come si snoda nell'arco di una vita il progetto, meglio il disegno d'amore, che Dio ha per ciascun uomo che ama con amore di Padre.
Pensa ad un giovane che, finiti gli studi di secondo grado, decide di iscriversi in ingegneria o in un'altra qualsiasi facoltà.
Il progetto è bello, ma prima di arrivare alla realizzazione di esso debbono trascorrere lunghi anni di impegno, di applicazione costante, di sacrificio.
Le tappe e le difficoltà sono tante, ogni esame superato è una vittoria conseguita, ma è una vittoria a se stante, necessaria per raggiungere il fine prefisso, ma non determinante per il completo raggiungimento di esso.
Occorre aver superato tutti gli esami occorre aver discusso la tesi con esito positivo per essere dichiarato dottore in quella
facoltà.
Adesso seguimi nell'iter tracciato da Dio per poter realizzare in ciascuna creatura il progetto d'amore, che permetterà ad
essa di godere un giorno di una gloria senza fine.
Ogni essere generato e creato dal Suo amore viene dotato di doni particolari, indispensabili per metterlo nelle condizioni
di poter assolvere il compito che Dio stesso pretende da lui.
Così tu hai uomini con un coefficiente di intelligenza di gran lunga superiore al normale, destinati ad essere elementi trainanti della massa per una evoluzione costante del bene; troverai uomini dotati di un particolare senso artistico, letterario,
poetico o filosofico, o matematico, senza parlare dei mille doni di carattere, di generosità, di altruismo, di attrazione per il
bello che formano il substrato di ogni essere.
I doni hanno un solo specifico scopo: il raggiungimento del Bene supremo.
Il disegno che Dio ha progettato per ciascun figlio è parte integrante di un disegno ancora più vasto che investe l'umanità
di quel determinato periodo di tempo, ma si ripercuote anche in un futuro più o meno lontano determinandone l'allontanamento o l'avvicinamento alla meta ultima. Così una scoperta scientifica può portare ad un progresso liberatorio per l'umanità tutta, viceversa spingere la medesima nelle oscure profondità del male.
Vedi cosa sta operando l'ingegneria genetica.
Ciascun essere è chiamato a realizzare in se stesso quel preciso disegno, non solo perché è il bene maggiore a cui può
aspirare, ma perché esso è indispensabile alla realizzazione del disegno di insieme progettato da Dio stesso.
Vedi, mamma, Dio aveva per me un disegno detto in termini umani, ambizioso: un santo in un'epoca in cui la fedeltà al
sacramento del matrimonio è una favola da raccontare ai bambini, un giovane di trent'anni che, pur bramoso di vivere,
sceglie di morire perché non è più in grado di dare alla moglie che ama un corpo integro.
Ma tutto ciò attraverso quali passaggi bui, quali lotte, quali sconfitte o vittorie parziali si è realizzato? Sì, ero quello che
chiamano un predestinato, ma quanta sofferenza per arrivare alla meta, al traguardo finale!
Sì, ero un coraggioso, avevo resistenza al dolore.
Una volta ti accennai come a Stromboli avessi sopportato la bruciatura di una sigaretta senza batter ciglio, ma come è diverso il dolore di mani impietose che ti frugano nelle viscere aperte per ore e ore e così tutte le mattine nelle lunghe medicazioni!
Tutti i miei doni, coraggio, resistenza al dolore, fedeltà assoluta ad un impegno preso, coerenza, generosità dovevano essere spinti al rendimento massimo consentito al mio essere uomo. Dovevo fare anche in fretta per recuperare il tempo
perduto.
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Ce l'ho fatta, ma oggi nel riandare a quei momenti così terribilmente tragici il mio inno di ringraziamento va soprattutto a
Gesù, che ha unito la mia offerta alla Sua, a Maria SS.ma, che mi ha condotto per mano nella dura ascesa del Calvario.
Ecco perché ora non La lascio mai ed anche a te, mammuzza mia, che mi hai sostenuto con la tua fede e con la tua supplica ininterrotta.
A., papà, M., i miei fratelli tutti hanno fatto da corona e da supporto con il loro amore al martire che consumava la sua
immolazione.
Il disegno di Dio nei miei confronti si snodava nel tempo, tutti gli avvenimenti, anche i più insignificanti in apparenza, avevano una precisa collocazione un preciso scopo: formazione del carattere, superamento continuo del mio io in una ascesa che a suo tempo avrebbe fatto di me un atleta, un vincitore.
Sembrava che la mia vittoria si fosse arenata in quel fatidico 28 agosto 1985 e odo ancora il tuo lamento implorante che
scaturiva da un cuore straziato, mentre passeggiavi nel terrazzo di casa nostra e continuavi a parlarmi, a parlarmi... ma il
disegno di Dio aveva superato i confini della morte ed aveva aperto orizzonti più vasti a questa umanità sofferente.
Il mio nome è sulla bocca di tantissime anime, meglio dire nei loro cuori.
Sono apportatore di speranze, di fede, di aiuto, di lumi.
Oh quante tenebre ancora da sgombrare, quante certezze da infondere e, quel che è più doloroso, proprio in seno alla
mia famiglia!
Il mio tempo è l'eternità, ma è il vostro tempo che è tanto ma tanto breve.
Non sciupo il vostro tempo e di tutto mi servo per condurvi alla realizzazione di quello che è bene per voi, anche la frattura della tua gamba mamma, che ti porterà a correggere certi tuoi atteggiamenti e a far rivedere ai tuoi figli i loro atteggiamenti nei tuoi confronti.
Ma adesso riposa, mamma, e con serenità affronta le difficoltà inerenti all'impossibilità di camminare”.
Roma, 19 settembre 1990
Nicola: «Mamma ascoltami. Ogni qualvolta ti prospetto e ti illumino su di una verità importantissima quale quella che nei
nostri colloqui non è possibile interferenza alcuna, senza che te ne renda conto erigi come un diaframma di protezione;
non dubiti, ma non credi totalmente. Se rileggi tutte le volte che con te ho trattato questo argomento, portandoti sempre
paragoni nuovi e convincenti affinché neppure l'ombra del dubbio potesse sfiorare il tuo animo, ti convincerai come tutto
rientra in un preciso disegno di Dio per un fine a Lui solo noto, ma che attraverso un attento esame degli avvenimenti
della tua vita, potrai anche comprendere.
Le verità teologiche contenute nei miei messaggi, verità che per troppo tempo sono state conculcate ed offuscate da falsi
teologi e non sempre difese dal magistero della Chiesa, dovevano arrivare al popolo di Dio perfettamente integre e non
più manomesse o alterate da falsi profeti. Che poi il Signore nella Sua infinita sapienza, si sia servito di te, piccolo nulla, o
di me altrettanto piccolo nulla, lasciamo solo a Lui il giudizio della scelta, e con infinita umiltà diciamo: Signore solo Tu sei
grande.
Ieri mamma, ho portato alla tua meditazione un fatto importante perché tu meglio possa comprendere come Dio si serve
di doni eccezionali per proteggere verità di fede che altrimenti andrebbero perdute.
Uno di questi è l'infallibilità del Papa e, nota bene, soltanto in materia di fede.
Ti dicevo come in un conclave riunito per l'elezione del nuovo Papa, formato da Cardinali tutti papabili quindi in possesso
di tutti i requisiti necessari per essere eletti, solo ad avvenuta elezione il nuovo eletto entra in possesso del carisma dell'infallibilità e non prima.
Non ti meravigliare quindi se era necessario preparare te all'ascolto per un periodo così lungo, più di cinquant’anni, e me,
per la durata dei miei trent’anni fino a costituire un canale quasi perfetto ma soprattutto non soggetto a contaminazione
per poter fare arrivare al Suo popolo e quindi alla Sua Chiesa, le verità contenute nei miei messaggi.
Gli attacchi che spesso con dolore sei costretta a registrare e che a volte vengono proprio dalle persone che più di tutte
hanno beneficiato dei miei lumi e della mia protezione, ti dimostrano come inviso è al nemico di Dio questo mio libro che
sprigiona luce e conforto.
Tu, mammuzza mia siimi fedele, sopporta con rassegnazione i giudizi sfavorevoli che ti vengono dalla nostra famiglia e
dai tuoi fratelli, lo so, sono ferite che colpiscono un cuore di madre già tanto martoriato, ma a tuo conforto sappi che sei
tanto gradita a Dio e che la Mamma Celeste ti ama e ti segue pronta ad intervenire per proteggerti e consolarti. E il tuo
Nicola? Oh come ti è vicino e come soffre con te quando gli altri ti fanno del male!»
21 settembre 1990
Nicola: «Mamma da qualche giorno volevo illuminarti sulla figura del Direttore spirituale e sulle sue responsabilità.
Potrei stabilire un parallelo tra la sua opera e quella dello psicologo o psicanalista ma i punti di contatto sono soltanto
marginali e solo apparentemente identici.
Il Direttore spirituale quasi sempre Sacerdote, deve accostarsi ad un'anima ben sapendo che solo a Dio suo creatore, essa
appartiene di diritto e che ogni suo sforzo, ogni suo gesto, ogni sua parola debbano tendere ad aiutare l'anima che a lui si
affida a ricondurla a Dio.
Egli può imprimere un moto di ascesa o viceversa tarpare le ali e farla ripiegare su se stessa o meglio spingerla alla considerazione e attenzione della sua persona diventando così egli stesso antagonista di Dio.
Momento pericolosissimo mamma, non solo per l'anima che uscita da un forte travaglio crede di aver trovato la via facile
per arrivare a Dio, ma per l'anima del Sacerdote incauto che si sente l'oggetto e il centro dell'attenzione.
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I pericoli che questo stato di cose comporta sono enormi sia per l'anima che, diventa sempre più prigioniera del suo Direttore spirituale che vede in una veste di santità che in realtà non possiede, sia per l'anima del Sacerdote irretito dal suo
stesso io che legandolo alla creatura lo allontana da Dio, spingendolo su una china funesta.
Da quanto ti ho fatto scrivere puoi dedurre quale deve essere l'atteggiamento del Direttore spirituale.
Se tutto ciò sarà meditato con grande umiltà potrà portare l'anima dell'apostolo alla revisione del suo lavoro, dei suoi atti,
dei suoi intenti. Io chiudo dicendoti che il Direttore spirituale per essere in sintonia con l'opera di Dio, deve essere un santo».
25 settembre 1990
Nicola: «Mamma quando ti illumino su particolari momenti che riguardano determinate persone siano esse laici o sacerdoti, tu non trarre mai delle conclusioni che potrebbero trasformarsi in giudizi e quindi nuocerti, perché quei lumi possono
essere richiami, o chiarimenti perché meglio possano valutare la loro singola posizione, o addirittura veri e propri rimproveri. Come vedi il tuo giudizio è sempre errato.
Lascia a noi tale giudizio, il tuo compito specifico è quello di trasmettere e nient'altro.
Tutto questo aumenterà la serenità del tuo animo e toglierà le ombre che potrebbero limitare un tuo affettuoso e cordiale
rapporto col tuo prossimo».
Grazie, Nicolù, ti voglio bene.
3 ottobre 1990
Nicola: «Mamma stamattina ti voglio parlare del valore dei segni che si manifestano nel corso della vostra via terrena e
che hanno la stessa funzione dei cartelli indicatori posti lungo il tragitto tanto indispensabili all'autista per non sbagliare la
strada.
Essi si snodano nell'arco della vostra vita in tappe sempre più avanzate man mano che andate avanti e vi indicano la giusta direzione. Partono da un passato più o meno lontano e sono legati tra loro da un filo conduttore che viene memorizzato da una volontà attenta che ne proietta la luce fino alla tappa successiva e così via, fino alla meta.
Avvenimenti, incontri, amicizie importanti o banali, dolori o gioie, suscitano in voi dei perché e trovano risposta in questi
segni posti sul vostro cammino dal buon Dio che non vi lascia mai soli affinché non possiate sbagliare strada.
Mamma, ti ho sempre detto che niente è causale nei disegni di Dio.
Se vai indietro nella tua vita passata, a lettere d'oro trovi una data 25-3-1940, festa dell'Annunciazione, giorno del tuo
matrimonio.
La stessa data segna la mia nascita. Non ti dice niente questo?
Questo segno non illumina tutto un percorso il tuo e il mio?
Ma guai a disattendere questi richiami, ti puoi trovare, senza che te ne accorgi, nella direzione completamente opposta e
non ritrovare più la via o, nel migliore dei casi, costretta a tornare indietro fino al punto dove avevi sbagliato.
Adesso ti illuminerò su R...
R... a un certo punto ha spezzato il filo che la legava ai segni precedenti e che erano i punti chiave del mio intervento nei
confronti del padre.
La mia offerta per la salvezza di L... quando ero ancora in ospedale, il mio intervento tramite Maria il giorno del mio funerale che spinse L... verso R... e così tutti gli altri e non ultimo, attraverso il mio messaggio specifico che dava a lei la certezza che quell'anima era salva.
Solo io potevo dare a lei quella certezza che la riempì di gioia anche se soffriva tanto.
R... ha chiesto conferma ad un sacerdote che, ricco di sapienza soltanto umana, ha demolito tante certezze, ecco perché
a te, che meravigliata e anche addolorata per il silenzio di R... me ne chiedevi il perché, ti risposi che anche R... era soggetta ad interferenze del nemico.
Mamma, non mi stanco mai di raccomandarvi di essere prudenti, il nemico è più che mai pronto ad attaccarvi, ogni mezzo
è buono per lui, ha bisogno di un piccolo spiraglio per penetrare nel vostro cuore, non offritegliene la possibilità specialmente con giudizi che, come ti dicevo in un precedente messaggio, limitano il vostro slancio verso il vostro fratello oltre
che a recare grave danno all'anima”.
Roma, 6 ottobre 1990
Nicola: «Mamma, mamma cara tu soffri per l'atteggiamento di P... e di M... nei riguardi di Gesù Eucaristia: superficialità,
indifferenza, a volte rifiuto coperti da un'apparente religiosità che maggiormente addolora e ferisce il Cuore di Gesù che li
ha colmati di tanti doni.
Vorresti piangere a lungo sul Suo Cuore e supplicarlo di perdonare il dolore che causano a Maria SS.ma: una Madre così
dolce sempre pronta ad intercedere per loro.
Mamma, mamma mia, piangiamo assieme, invochiamo assieme, supplichiamo assieme, unisciti a me in una preghiera incessante e fiduciosa e non dubitare mai.
Adesso mamma, un pò più serena apri il cuore e l'intelligenza a quanto sto per dirti.
Traggo lo spunto da quanto accennatoti da R... sulle obiezioni avanzate da quei due sacerdoti che si occupano delle cause
dei santi e (quindi addetti ai lavori) che la maggiore difficoltà nell'impostare la mia causa di beatificazione, sarà data dal
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fatto che io ho trascorso una vita nell'indifferenza e che, solo alla fine dei miei giorni e in maniera così nascosta, ho eventualmente raggiunto la santità.
Quale esempio potrei dare alla gioventù di oggi che anzi sarebbe portata a non riflettere abbastanza sul valore della vita
spostando e rimandando tutto all'ultimo estremo traguardo? Mamma, al contrario è perfettamente l'opposto.
lo ho vissuto in quest'epoca tragica, ho ragionato, pensato, agito, come la maggior parte agisce e pensa la gioventù oggi:
perché lambiccarci il cervello per problemi che per ora non sono attuali, ci penseremo dopo quando sarà il momento, adesso siamo giovani, divertiamoci, amiamo a modo nostro, viviamo a modo nostro.
Ma è arrivato un basta dall'alto e il mio ragionamento non ha avuto più senso.
Tutto da rifare, e nelle lunghe notti all'ospedale a tu per tu con me stesso, mentre vedevo sbriciolarsi come castelli di carte tutti i miei sogni, tutte le mie certezze, dovevo dare un senso ai miei mille perché se non volevo impazzire e poco alla
volta ho cominciato a tessere attorno alla mia vita una trama diversa. Ho dovuto tagliare tutte le liane che mi legavano al
passato, alle vecchie credenze e che mi impedivano qualsiasi movimento.
Ho dovuto distruggere il mio io, difficile a morire, e che risorgeva ogni qualvolta gli infliggevo un colpo che a me sembrava bene assestato e così via fino ad assistere quasi con gioia al completo disfacimento del mio corpo di cui ero stato così
orgoglioso.
L'esempio che posso dare ai giovani di oggi mamma?
Giudica da te e non è tutto. Trasformare un amore sensuale ed egoista, anche se diretto a mia moglie, in un amore puro,
in una donazione totale, che arriva fino all'olocausto di sé.
Elevare la dignità e la sacralità dell'unione coniugale fino alla grandezza di sacramento e non mi dilungo di più.
Sappi, mamma, che ogni santo irradia la sua luce sull'epoca in cui è vissuto e diventa guida, esempio, simbolo specialmente perle sue stesse generazioni che come lui hanno vissuto i suoi stessi problemi, le sue stesse difficoltà.
I santi di epoche ormai remote, se nell'essenza rivelano le stesse verità, perché la Verità è Dio stesso che è eterno, poco
dicono alle generazioni di oggi che stanno vivendo esperienze diverse, ecco perché oggi il cielo per ovviare all'errore di
portare sugli altari santi di epoche ormai lontane, si serve di contatti diretti e dona carismi di locuzioni interiori e lo Spirito
opera cose veramente sublimi.
Dopo qualche giorno della mia dipartita voci dal cielo ti rendevano edotta come i santi non crescono come i funghi, ma
sono perle rare che ogni tanto Dio dona alla sua Chiesa perché siano luce e guida per i viandanti terreni.
Questo ti conferma come la vita di un santo deve essere attuale e ben inserita nel contesto di un'epoca perché dia veramente dei frutti abbondanti e santi.
Te lo immagini un san Vincenzo De Paoli che divulga la sua forma caritativa servendosi delle nobildonne dell'epoca, se
avesse agito così in quest'epoca scanzonata e irriverente?
Ma allora, è stato un risveglio delle coscienze specialmente in quell'ambiente fatuo ed egoista delle nobildonne dell'epoca».
Nicolù, l'altra volta riferendoti alle cause per la beatificazione dei santi, mi hai detto: «Mamma, se voi dovete giudicare
l'operato di un medico la commissione inquirente non potrebbe essere se non formata da medici» come per dirmi che per
accertare o meno l'eroicità della vita di un santo, solo altri santi sono idonei a farlo.
Adesso ti chiedo: poiché ciò non sempre è realizzabile, i santi che sono stati innalzati agli onori degli altari, sono stati tutti
meritevoli di tanto privilegio?
Nicola: «No, mamma, ma Gesù non ritira i Suoi doni e per il potere dato a Pietro e con lui alla sua Chiesa di sciogliere e di
legare conferma anche in cielo il verdetto della Sua Chiesa».
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