LA SICUREZZA IN CHIRURGIA: BASTANO I PROTOCOLLI PER RIDURRE I RISCHI? Cles, 19 febbraio 2011 I protocolli anestesiologici Edoardo Geat – Dipartimento Anestesia e Rianimazione Cabina di pilotaggio Sala operatoria Anestesia e aviazione La causa prevalente degli incidenti aerei rimane l’errore umano. A differenza che in passato, tuttavia, si ritiene che l’errore sia inevitabile e sia la conseguenza dei limiti fisiologici e cognitivi degli esseri umani. Inoltre il coinvolgimento dell’uomo è necessario e utile, perché siamo adattabili e flessibili. I fattori organizzativi sono altrettanto importanti nel determinare incidenti. E’ necessario creare una cultura organizzativa e comprendere che tutti gli incidenti sono contesto-specifici. Aviazione:decollo, volo, atterraggio Anestesia: induzione, mantenimento,risveglio . Aviazione e anestesia: costruire un sistema per la gestione della sicurezza •Procedure per la sicurezza •“Senior management” responsabile della sicurezza •Identificazione dei rischi, Risk Management •Manuale dell’organizzazione •Personale addestrato e competente •Sistema di rilevazione degli incidenti •Sistema di monitoraggio della compliance Aviazione e anestesia “La sicurezza in aviazione non è stata costruita sulla base dell’ evidenza che certe pratiche riducono gli incidenti, ma sulla diffusa implementazione di centinaia di piccoli cambiamenti nelle procedure, nelle attrezzature e nell’organizzazione, che ha prodotto una cultura della sicurezza molto solida e procedure sorprendentemente efficaci”. In anestesia abbiamo già le procedure, ma raramente sono sviluppate, formalizzate, o rese esplicite come in aviazione, e ciò porta ad incidenti evitabili Sicurezza in anestesia: strategie • Preparare un piano di anestesia: tecnica, obiettivi, cosa fare se c’è un problema. • Avere una visione complessiva del contesto: attrezzature, monitoraggio, fasi dell’intervento, drenaggi, aspirazione, ecc. • Lavorare in team, comunicare • Ridurre gli elementi di stress: temperatura, luce, rumore, fatica, fame, tensioni nel team… • Verificare le osservazioni, essere ridondanti (SpO2 più ascoltazione del torace più curve di pressione vie aeree…) • Prepararsi per le emergenze, anticipare i problemi, chiamare aiuto • Imparare dai “quasi errori” Clinical Anesthesia Procedures of the Massachusetts General Hospital; Lippincott W & W, 6° Ed, 2002. Obiettivo 4: corretto posizionamento del paziente • • • • La direzione sanitaria aziendale deve adottare una procedura per il corretto posizionamento dei pazienti e per le tecniche da adottare nelle diverse tipologie di interventi, con particolare riferimento alle manovre da evitare. La procedura deve anche prevedere un addestramento specifico degli operatori. Tutti i componenti dell’équipe operatoria condividono la responsabilità per il corretto posizionamento del paziente, collaborano all’identificazione ed esecuzione della posizione che garantisce la migliore esposizione chirurgica in relazione al tipo di intervento ed alla tecnica chirurgica, compatibilmente con la necessità di assicurare la sorveglianza anestesiologica e le condizioni ottimali di omeostasi respiratoria e cardiovascolare, evitando di procurare danni fisici da compressione e/o stiramento di strutture nervose, articolazioni e/o tessuti. L’anestesista deve controllare e verificare il corretto posizionamento del capo e assicurare la pervietà delle vie aeree. L’infermiere di sala operatoria deve posizionare il paziente secondo le indicazioni del 1° operatore e dell’anestesista ed assicurare la protezione dei punti di compressione. Obiettivo 5. Prevenire i danni da anestesia garantendo le funzioni vitali Un evento avverso prevenibile nel corso delle manovre anestesiologiche, quale può essere la disconnessione del ventilatore dal paziente, può avere conseguenze catastrofiche per il paziente, come la morte o un danno cerebrale. La prevenzione degli eventi avversi correlabili all’anestesia viene attuata garantendo un adeguato monitoraggio delle funzioni vitali Ob. 5: prevenire i danni da anestesia garantendo le funzioni vitali • Requisito fondamentale per una anestesia sicura è la presenza continua di un anestesista per l’intera durata dell’anestesia e fino al recupero delle condizioni cliniche che consentono la dimissione dal blocco operatorio. • Prima di eseguire l’anestesia si deve verificare che i pazienti sottoposti a chirurgia elettiva siano a digiuno. – Per l’adulto il digiuno da un pasto regolare è di 8 ore, da un pasto leggero è di 6 ore; possono essere assunti liquidi chiari fino a 2 ore prima dell’anestesia. Per il bambino l’ultimo allattamento al seno deve essere eseguito almeno 4 ore prima dell’anestesia, il digiuno da altri tipi di latte deve essere di 6 ore; per quanto riguarda i cibi solidi il digiuno da osservare è lo stesso dell’adulto così come per quel che riguarda i liquidi chiari. I pazienti con reflusso, devono essere trattati preventivamente per ridurre la secrezione gastrica ed aumentare il pH. Ob. 5: prevenire i danni da anestesia garantendo le funzioni vitali • Deve essere monitorizzata continuamente la pervietà delle vie aeree e la ventilazione. Ogni volta che viene impiegata la ventilazione meccanica, deve essere predisposto e collegato il dispositivo di allarme per la deconnessione del circuito di ventilazione dal paziente. • Deve essere monitorata durante tutta la fase di anestesia la concentrazione di ossigeno inspirato e un dispositivo di allarme dovrebbe essere tarato su una bassa percentuale di ossigeno. Inoltre, deve essere utilizzato un dispositivo di protezione in caso di erogazione di miscele di gas ipossici e un allarme che indichi l’interruzione della somministrazione di ossigeno. Ob. 5: prevenire i danni da anestesia garantendo le funzioni vitali • Devono essere costantemente misurate e visualizzate su display la concentrazione di CO2 espirata e la sua curva (capnografia) per confermare il corretto posizionamento del tubo endotracheale e l’adeguatezza della ventilazione. • Deve essere utilizzato un monitor paziente con canale ECG dotato di frequenza minima e massima per monitorare la frequenza cardiaca ed il ritmo. Ob. 5: prevenire i danni da anestesia garantendo le funzioni vitali • Deve essere sempre disponibile un defibrillatore cardiaco. • Deve essere eseguita quotidianamente la verifica del corretto funzionamento dell’apparecchiatura di anestesia. • Deve essere monitorata la temperatura corporea, tramite apposito dispositivo per la misurazione continua o ripetuta, nei pazienti esposti al rischio di ipotermia passiva (neonato, grande anziano) e durante procedure accompagnate da termodispersione (ad esempio, ampie laparatomie). Per quanto riguarda il rischio di ipertermia maligna: deve essere disponibile dantrolene sodico all’interno della struttura, in un ambiente noto a tutte le professionalità coinvolte. Ob. 5: prevenire i danni da anestesia garantendo le funzioni vitali • Devono essere misurate senza soluzione di continuità le concentrazioni di alogenati così come il volume dei gas inspiratori o espiratori. • Deve essere effettuato almeno ogni 5 minuti o più frequentemente, se indicato dalle condizioni cliniche, il monitoraggio della pressione arteriosa. • Deve essere sempre disponibile il monitoraggio della trasmissione neuromuscolare. • Deve essere fornita a tutti i pazienti una miscela di gas arricchita con ossigeno. • Deve essere monitorata l'ossigenazione e la perfusione dei tessuti in continuo utilizzando un pulsossimetro a tono acustico variabile in base alla percentuale di saturazione dell’ossigeno periferico ed udibile all’interno di tutta la sala operatoria. Obiettivo 6: Gestire le vie aeree e la funzione respiratoria L’inadeguata gestione delle vie aeree, anche a seguito di inadeguata identificazione dei rischi, rappresenta un importante fattore che contribuisce alla morbilità e mortalità evitabile associata all’anestesia. – Un terzo degli incidenti in anestesia è dovuto al mancato controllo delle vie aeree – La maggior parte di essi ha causato morte o danni cerebrali permanenti Gestire le vie aeree e la funzione respiratoria Prima dell’avvio di qualsiasi tipo di anestesia, tutti i pazienti dovrebbero essere valutati clinicamente ed essere oggetto di un’anamnesi accurata al fine di individuare eventuali difficoltà di gestione delle vie aeree , anche quando non sia prevista l’intubazione. La direzione aziendale dovrebbe predisporre ed implementare una procedura per la corretta gestione delle vie aeree anche nei casi critici e gli anestesisti di sala operatoria dovrebbero essere adeguatamente formati e preparati a metterla in pratica in caso di imprevista perdita della pervietà delle vie aeree. Gestire le vie aeree e la funzione respiratoria La procedura dovrà prevedere che, allorquando il paziente presenta caratteristiche anatomiche tali da far prevedere un possibile quadro di difficoltà nella gestione delle vie aeree, o una anamnesi suggestiva in tal senso, deve essere previsto l’intervento di un secondo anestesista esperto e deve essere predisposta l’intubazione tracheale mediante fibrobroncoscopio con il paziente in respiro spontaneo, garantendo, comunque, tutte le procedure idonee alla risoluzione del problema. Identificazione rischi difficoltà di gestione delle vie aeree o rischio di aspirazione INTUBAZIONE DIFFICILE PREVISTA Necessaria presenza di anestesista esperto Considerar e ALR Prevista ventilazion e difficoltosa No Sì Intubazione da sveglio con fibroscopio Se intubazione fallisce: Intervento in ALR ALR non praticabile Cormack 1-2a-b Laringosco pia in narcosi Intervento in AG Cormack 3-4 Sì Intervento urgente? Accesso tracheale chirurgico No Riprogrammare intervento Estubazione protetta Classificazione Cormack - Lehane INTUBAZIONE DIFFICILE IMPREVISTA Paziente curarizzato in narcosi Chiedere assistenza dopo Ia laringoscopia ►Riossigenazione ►Revisione manovra ►Preparazione presidi ►Seconda laringoscopia Sì Ventilazion e in maschera adeguata? No Sì Estubazione protetta ►Riossigenazione IIIa laringoscopia con presidi Ventilazion e adeguata? No Se intubazione fallisce procedi con: ► Utilizzare presidi sovraglottici Accesso tracheale rapido (Cricotirotomia) Intervento Se intubazione fallisce procedi con: Sì Riossigenazione ► IVa laringoscopia con presidi alternativi ► Intubazion e riuscita? No Procedere ad intervento se emergente altrimenti svegliare Presidi indispensabili: • Laringoscopio rigido con lama curva, retta ed a punta flessibile delle varie misure • Mandrino corto malleabile • Pinza di Magill nelle diverse misure • Introduttore di Frova • Laringoscopio a fibre ottiche o con videocamera (Airtraq o McGrath) • Maschera laringea (Supreme) • Fastrack o CTrach • Tubo laringeo • Set per cricotirotomia (Melker) • Fibroendoscopio Gestire le vie aeree e la funzione respiratoria In qualunque caso, anche quando non sia disponibile una procedura aziendale in merito, laddove si verifichi una improvvisa ed imprevista difficoltà di intubazione e l’anestesia sia già stata indotta, l’anestesista dovrà garantire l’ossigenazione e la ventilazione, richiedere l’intervento di un secondo anestesista e decidere se procedere con l’intervento chirurgico o rinviarlo. Gestire le vie aeree e la funzione respiratoria - Dopo aver eseguito l’intubazione, l’anestesista deve controllare che il tubo endotracheale sia correttamente posizionato tramite auscultazione, osservando la comparsa della curva capnografica sul monitor e verificando l’adeguatezza dell’ossigenazione. - I parametri di valutazione delle difficoltà di gestione delle vie aeree e la descrizione della facilità o della prevista/imprevista difficoltà alla intubazione e/o ventilazione devono essere registrati nella scheda anestesiologica e comunicati successivamente ai pazienti. Gestire le vie aeree e la funzione respiratoria Tutti gli anestesisti dovrebbero essere esperti nella gestione delle vie aeree ed avere competenza, familiarità e padronanza nell’utilizzo delle diverse strategie per la risoluzione dei problemi relativi alla gestione delle vie aeree, prevedendo la possibilità di simulazioni operative con le metodiche già largamente diffuse e/o di un “affiancamento” per gli operatori alle prime esperienze. Obiettivo 8: prevenire le reazioni allergiche e gli eventi avversi della terapia farmacologica • Tutti i componenti dell’équipe devono avere un’ampia conoscenza della farmacologia di tutti i farmaci che prescrivono e somministrano, inclusa la loro tossicità. • Il medico e/o l’infermiere devono sempre identificare in maniera esplicita il paziente a cui somministrano un farmaco. • Prima di somministrare una terapia farmacologica deve essere sempre raccolta una anamnesi completa del paziente e dei farmaci assunti, incluse le informazioni sulle allergie e sulle reazioni di ipersensibilità. Errori più frequenti • • • • Scambio di siringhe Scambio di fiale Sovradosaggio Farmaco errato In alcuni ospedali sono stati avviati processi di miglioramento della sicurezza farmacologica in anestesia che coinvolgevano medici, infermieri, farmacisti Rozina Merali et al, Healthcare Quarterly 2008;11:54-57. Prevenire le reazioni allergiche e gli eventi avversi della terapia farmacologica • Per evitare gli errori della terapia farmacologica si raccomanda che, prima di somministrare il farmaco, questo sia confermato: – Da una seconda persona – Da un sistema elettronico Surgical safety checklist – 19 items Dati raccolti in modo prospettico da 3733 pazienti arruolati consecutivamente fra tutti quelli maggiori di 16 anni. Esclusa la cardiochirurgia. End-points: tasso di complicanze (inclusa la morte) durante l’ospedalizzazione entro i primi 30 gg dopo l’intervento. A Surgical Safety Checklist to Reduce Morbidity and Mortality in a Global Population N N Engl J Med 2009; 360(5): 491-9 Risultati Mortalità: – prima della check-list: – post: Complicanze: – pre: 11% – post: 7% 1.5% 0.8% Conclusioni dello studio Con l’implementazione della check list si è avuta una concomitante riduzione delle morti e complicanze tra pazienti adulti sottoposti ad intervento chirurgico in un gruppo di ospedali (otto ospedali in otto paesi diversi) I dati suggeriscono che almeno la metà delle complicanze sono evitabili. Criticità dello studio • Non vi era controllo pre- e postintervento dei fattori di confondimento, inclusa l’implementazione contemporanea di misure di outcome e feedback (effetto Hawthorne chirurgico) • Gli ospedali erano eterogenei • La check-list consisteva in principi di buon senso e processi di cura che non sembravano correlati alle più serie complicanze della chirurgia • La compliance alla check-list non era correlata con l’outcome (la compliance era minore negli ospedali in cui la mortalità era maggiormente ridotta, e viceversa) • Focalizzata sulla sala operatoria: tuttavia la maggioranza degli errori si verifica prima e dopo l’intervento Surgical Patient Safety System (SURPASS) Prendeva in considerazione i confondenti: età, sesso, ASA, ospedale, tipo di intervento, urgenza. Gli ospedali (2 universitari e 4 Teaching H.) avevano già da 10 anni un sistema di verifica dell’outcome. La check-list inglobava tutti i protocolli ed i controlli esistenti. Risultati Mortalità: – prima della check-list: – post: Complicanze: – pre: – post: 27,3% 16,7% (-10,6%) 1.5% 0.8% (-0,7%) Conclusioni dello studio La riduzione delle complicanze non era correlata solo ai punti della check-list, ma era generalizzata. Gran parte di questo miglioramento può essere attribuito ad una più efficace comunicazione all’interno del team. Sorprendentemente anche il sanguinamento e il cedimento delle anastomosi era diminuito: ciò potrebbe essere dovuto al fatto che l’applicazione della check-list riduce le distrazioni non necessarie all’interno della sala operatoria. Imparare dall’errore Dobbiamo imparare dai “near miss” e “no harm”, cioè i quasi errori, che non hanno causato un danno al paziente. Il 24% degli eventi avversi o “quasi eventi” è dovuto a problemi di comunicazione* *Joint Commission on Accreditation of Healtcare Organizations (Staffing Crisis) •Chirurghi, anestesisti,infermieri strumentisti, infermieri di anestesia, furono addestrati a lavorare in team •Briefing preoperatori e debriefing postoperatori guidati da una check-list •Implementazione di altre strategie di comunicazione: riconoscere le “bandierine rosse”, regole di condotta per la comunicazione, fare un passo indietro per rivalutare la situazione… Intra-operative care, revised 2009 – Royal College of Anaesthetists - UK An anaesthetic assistant An appropriately trained and who is trained, experienced anaesthetist competent and holds an must be present throughout appropriate nationally the conduct of all general and recognised qualification regional anaesthetics and must be present procedures requiring sedation throughout the entire given by an anaesthetist anaesthetic procedure, and provide exclusive This is the main determinant of assistance to the the safety of patients during anaesthetist anaesthesia. http://www.nes.scot.nhs.uk/ Manuale per la Sicurezza in sala operatoria: Raccomandazioni e Checklist Ministero della Salute – Ottobre 2009 La complessità in sala operatoria …per questo motivo, nell’ottica del miglioramento qualità dell’assistenza, è necessario che le politiche per la sicurezza dei pazienti delle Direzioni Aziendali prevedano anche la formalizzazione degli adeguati percorsi formativi e di addestramento per i professionisti inseriti nelle attività di sala operatoria… «Errare humanum est, perseverare diabolicum» La sicurezza in anestesia e in sala operatoria Per garantire la sicurezza è necessario: • Imparare a lavorare in team (briefing e debriefing su check-list) • Migliorare la comunicazione • Rendere conto di ciò che si fa (accountability) • Ottenere un livello elevato di competenze professionali (standard) • Sviluppare percorsi formativi basati sul raggiungimento e la verifica delle competenze • Certificare il raggiungimento delle competenze E’ essenziale comunicare Ma queste cose non le facciamo già? Abbiamo una serie di procedure: la check list è una perdita di tempo. Pregiudizi • Gli incidenti non sono poi così frequenti • Non c’è abbastanza personale • Il nostro personale è ben addestrato (siamo bravi) • Abbiamo sempre fatto così e, tutto sommato, ce la siamo sempre cavata bene In quanti ospedali… • Si è in grado di riportare la percentuale di profilassi antibiotica eseguita correttamente? • Si effettua il time out almeno nell’80% degli interventi? • Viene monitorata l’integrale applicazione della check list? • E’ definito in dettaglio il livello di competenze che deve possedere ciascun operatore (medico, infermiere…) e se ne certifica l’effettivo possesso sulla base di criteri oggettivi? Prima dell’ introduzione della legge che ha reso obbligatorio l’impiego delle cinture di sicurezza, chi le usava era considerato un tipo un po’ eccentrico