I personaggi sono: • • • • • • • • • • • • Don Giovanni: nobile cavaliere molto licenzioso che passa la vita a sedurre le donne (baritono). Leporello: servitore di Don Giovanni. Scrive le sue conquiste di donne su un catalogo (basso-baritono o basso buffo). Commendatore: il Signore di Siviglia e padre di Donna Anna; all'inizio dell'opera sarà ucciso da Don Giovanni poi tornerà sottoforma di statua per punirlo (basso o basso profondo). Donna Anna: figlia del Commendatore e promessa sposa di Don Ottavio (soprano). Don Ottavio: promesso sposo di Donna Anna (tenore). Donna Elvira: nobile dama di Burgos abbandonata da Don Giovanni. Donna Elvira lo cerca affinché si penta delle sue malefatte (soprano o mezzosoprano). Zerlina: una contadina corteggiata da Don Giovanni (soprano o mezzosoprano). Masetto: promesso sposo di Zerlina ed è molto geloso di lei (baritono, basso-baritono o basso). Contadini e Contadine: amici di Masetto e Zerlina (coro). Servi: servitori e gendarmi di Donna Anna e Don Ottavio (coro). Suonatori: i suonatori di Don Giovanni (coro). Demoni e Diavoli: sono entità infernali richamate dalla statua del Commendatore per trascinare Don Giovanni all'inferno (coro). L'ingannatore di Siviglia e il convitato di pietra è il nome di un'opera teatrale attribuita a Tirso de Molina. È la prima opera in cui figura Don Juan, che riscontrerà così tanto successo nella drammaturgia e nell'operistica europea successiva. Il dramma è in versi, e diviso in tre giornate. L'intreccio si basa sulle gesta di Don Juan, dongiovanni promesso sposo di donna Anna, figlia di don Gonzalo de Ulloa. Il giovane seduce la duchessa Isabela, nobile napoletana, fingendosi il suo promesso sposo, il duca Ottavio. Fuggito da Napoli per salvare la pelle, approda in Spagna dove viene raccolto, dopo un naufragio, dalla pescatrice Tisbea, che cede al suo fascino. Il re Alfonso XI, però, dispone che don Juan sposi l'offesa Isabela, mentre Ottavio convolerà a nozze con donna Anna come risarcimento dell'onta subita. Donna Anna è invece segretamente innamorata del marchese de la Mota. Don Juan, contrario alla costrizione del matrimonio, uccide don Gonzalo de Ulloa. Dopo altre avventure con donne, tra cui Aminta, si reca in una chiesa dove troneggia una statua di don Gonzalo. In vena di facezie, don Juan lo invita a cena, decretando così la sua morte: la statua, infatti, lo trascinerà all'inferno per punirlo delle sue malefatte. Don Giovanni o Il convitato di pietra è una tragicommedia in prosa in cinque atti di Molière. Rappresentata a Parigi al Palais-Royal il 15 febbraio 1665, venne pubblicata con tagli nel 1682 e ad Amsterdam nel 1683 con reintegrazioni. Su richiesta della vedova di Molière, Thomas Corneille ne fece un adattamento in versi nel 1667, che rimase il testo adottato sulle scene fino a metà Ottocento. Trama Atto I Don Giovanni, seduttore incallito, ha costretto Donna Elvira a fuggire dal convento, in cui si trovava, ma solo per sedurla e abbandonarla. Donna Elvira, decisa a tornare in clausura per il resto della sua vita, preannuncia a Don Giovanni la maledizione del Cielo. Atto II Don Giovanni e il servitore Sganarello scampano a una burrasca grazie all'aiuto di Pierrot. Carlotta, promessa sposa di Pierrot, cede alle lusinghe di Don Giovanni; come lei anche Mirrina. Con un abile gioco di parole Don Giovanni riesce a eludere il confronto con le due donne, alle quali ha giurato eterno amore con la promessa di un matrimonio. L'atto si chiude con La Frasca che avverte il suo signore(Don Giovanni) che 12 uomini a cavallo lo stanno cercando. Don Giovanni, per non farsi trovare, si cambia d'abito col servo. Atto III In una foresta Don Giovanni soccorre un gentiluomo assalito da tre banditi e scopre che si tratta di Don Carlos, uno dei fratelli di Donna Elvira, il quale cerca Don Giovanni per vendicare l'onore della sorella. Riconosciuto, Don Giovanni viene lasciato libero per l'azione generosa da lui compiuta. Inoltratosi nella foresta si trova di fronte al monumento funebre del Commendatore, da lui assassinato, che accetta l'invito a cena, fattogli per bravata da Don Giovanni. All'inizio incontra anche un pover uomo al quale fa l'elemosina solo a patto che egli bestemmi. Atto IV Don Giovanni riesce, fingendo cortesia e rispetto, a non dare denaro al suo creditore: il signor Domenica. Don Luigi, padre del protagonista, mostra il suo risentimento nei confronti del figlio. Donna Elvira gli comunica che si ritirerà a vita religiosa e lo supplica di pentirsi. Atto V Don Giovanni decide di diventare un uomo di Chiesa, ma in realtà non lo fa per vocazione, ma solo perché crede che ciò possa mettere a tacere il padre e gli consenta di possedere un alibi per le sue future storielle. Un fantasma lo avverte che il cielo presto lo punirà e ciò infatti avviene: all'arrivo della statua del Commendatore, che lo esorta per l'ultima volta a pentirsi, Don Giovanni si mostra indifferente e invita il Commendatore a sedere a tavola. Di lì a poco, egli precipiterà negli inferi, inghiottito dalla terra. Reazioni Quest'opera di Molière suscitò un grande scandalo negli ambienti ecclesiastici, per i quali il Don Giovanni costituiva un'inaccettabile apologia del libertinismo. A ciò si aggiungeva la presenza di un personaggio come Sganarelle, il servitore, che appariva come un personaggio superstizioso oltre che irriverente (in particolare per la sua battuta finale in cui egli, di fronte al castigo del padrone non fa altro che reclamare la sua paga) Critica Narra la storia di un giovane senza religione e senza regole, che passa la vita a far innamorare splendide giovinette, non rammaricandosi mai per la propria condotta immorale, neanche in seguito ai bonari rimbrotti del suo servo. Molière è stato accusato in quest'opera, al tempo della pubblicazione, di mostrare un protagonista senza principi né valori, che poteva diseducare le masse; il drammatico finale ad effetto dell'opera, nonostante sia una condanna, senza appello, di una condotta di vita dissoluta, non poteva risollevare, a detta dei detrattori dell'opera, le sorti di una commedia così perversa. Ma all'occhio moderno queste accuse perdono la loro efficacia, e il lettore di oggi ha una visione in genere differente questa rappresentazione teatrale. Ciò che colpisce maggiormente è l'istanza burlesca di tutta la vicenda, il tono scanzonato e mai opprimente con cui viene narrata, mentre la figura del servo riesce, a suo modo, ad imporre l'attenzione per la sua parvenza a metà fra il biasimevole e l'autoironico. Il finale così perentorio, folgorante (in tutti i sensi), invece, lascia il lettore moderno un po' interdetto, e solo la conoscenza delle premesse storiche dell'opera può permetterne una interpretazione corretta. Don Giovanni La leggenda di Don Giovanni Tenorio nasce in Spagna intorno al XVI secolo e viene fissata nel 1630 da Tirso de Molina, frate madrileno, nella commedia IL BURLADOR DE SEVILLA. La trama della vicenda viene poi ripresa in numerosi canovacci della Commedia Dell’Arte italiana, da autori francesi quali Dorimond e Villiers, poi essere raccolta da Molière, che nel 1665 scrisse DON GIOVANNI, e da molti altri, tra cui ricordiamo Mozart, con il suo DON GIOVANNI del 1787 su libretto di Lorenzo da Ponte, G. Angiolini, con il suo balletto su musiche di Gluck (1761) e, infine, Hohhmann e Byron in piena età romantica. Don Giovanni, aristocratico, giovane, bello, sensuale, ma anche bugiardo, arrogante ed inguaribile seduttore, è uno dei più inquietanti personaggi della letteratura di ogni tempo. La sua storia è quella di un uomo che sfida Dio trasgredendone le leggi. Egli gode nel travestirsi, nel sostituirsi ad un altro per riuscire, con l’inganno, a godere di donne che abbandonerà poco dopo aver con esse consumato un giocoso rito d’amore. La rama dell’opera è proprio data dal susseguirsi di queste seduzioni e dalle inevitabili successive fughe fino al momento in cui, durante un’incursione notturna Don Giovanni uccide il padre di Donna Anna, una delle sue vittime. Da questo momento in poi è il rapporto tra il protagonista e la statua parlante del morto ad animare la scena. Infatti la statua, sfidata da Don Giovanni che non ha paura della morte, lo invita a cena e questi, coraggiosamente, accetta. La sera della cena, la statua, nel salutare Don Giovanni, gli porge la mano trascinandolo così con sé all’inferno. In realtà, il tema centrale intorno a cui ruota la vicenda è il rapporto tra il protagonista e Dio. Nel ‘600, con Tirso de Molina, Don Giovanni deve fare i conti con la morale cattolica imperante; infatti ha il senso dell’onore e crede in Dio pur se, consapevolmente, ne viola le leggi in nome del suo piacere personale. Solo con Molière l’azione di Don Giovanni si sposa ad un razionalismo molto vicino all’ateismo. Quando Molière portò alla ribalta il personaggio più popolare del teatro europeo, questo fu, per la prima volta accolto, se non dalla guerra aperta, dichiarata un anno prima contro il TARTUFO, da ostile freddezza, che durò nel secolo successivo, per tutto il ‘700, cioè, e più oltre. Causa della poca fortuna? La sconcertante modernità dell’opera che precorreva le posizioni più avanzate dell’illuminismo, costituendo una potente opera polemica di cui, forse, nemmeno l’autore stesso poteva valutare la precoce e grande importanza. Conclusione: Che avete fatto voi per essere nobile? ...No no... la nascita non conta nulla WOLFGANG AMADEUS MOZART Don Giovanni libretto di Lorenzo Da Ponte (Il dissoluto punito, o sia Il Don Giovanni) Dramma giocoso in due atti KV 527 Prima: Praga, Nationaltheater, 29 ottobre 1787 Personaggi: Don Giovanni, giovane cavaliere estremamente licenzioso (B); Donna Anna, dama (S); Don Ottavio, suo promesso sposo (T); il Commendatore, padre di Donna Anna (B; Donna Elvira, dama di Burgos, abbandonata da Don Giovanni (S); Leporello, servo di Don Giovanni (B); Masetto, contadino (B; Zerlina, sua promessa sposa (S); contadini e contadine La trama Atto primo Scena prima – Giardino, notte Appena si apre il sipario lo spettatore riconosce una situazione molto precisa: in un giardino, di notte, un popolano va avanti e indietro nervosamente. Si tratta di sicuro di una sentinella che controlla che nessuno venga a disturbare l'avventura amorosa del padrone. Nel buio si agita infatti Leporello, servitore di Don Giovanni, che aspetta il suo padrone. Leporello si lamenta a gran voce del fatto che il suo padrone lo lasci al freddo mentre lui, egoista com'è, pensa solo al suo piacere. LEPORELLO Notte e giorno faticar / per chi nulla sa gradir; /piova e vento sopportar, / mangiar male e mal dormir... / Voglio far il gentiluomo, / e non voglio più servir. Ma l'impresa amorosa di Don Giovanni finisce male. A un tratto si sente gridare. Don Giovanni cerca di fuggire dal palazzo nel quale si è introdotto furtivamente, ma è trattenuto con forza da Donna Anna, la preda sessuale alla quale aveva puntato. Che cosa è successo dentro prima non lo sappiamo. Assistiamo all'epilogo violento e ne ricaviamo che Don Giovanni sia arrivato quasi a soddisfare il suo desiderio, con l'inganno o con la forza, e che la donna abbia reagito in modo imprevedibile. Ora grida che vuol vedere il volto del suo assalitore, che non potrà andarsene così. Lui replica che è una pazza. Sopraggiunge il padre di Donna Anna, il Commendatore, che sfida, nonostante i suoi anni, Don Giovanni. Don Giovanni lo uccide con la spada, poi fugge via seguito dall'esterrefatto Leporello Accorre Donna Anna, accompagnata dal fidanzato Don Ottavio e da servi con fiaccole. Vede il corpo del padre. Sviene. Si riprende. Chiede a Don Ottavio di giurare che non avrà pace finché non troverà l'assassino del padre. La travolgente sequenza iniziale termina con il giuramento di Don Ottavio. Quadro secondo – Strada, notte L'instancabile Don Giovanni, in cerca di nuove avventure, seguito dal riluttante Leporello, si imbatte in Donna Elvira, l'altro grande personaggio femminile aristocratico dell'opera, insieme a Donna Anna. Donna Elvira è stata sedotta e abbandonata da Don Giovanni e ora lo insegue per il mondo con un desiderio di vendetta misto al desiderio di possesso. Ora che ha riacciuffato Don Giovanni, non vuole lasciarselo sfuggire. Dalle sue parole capiamo che lo detesta, ma sarebbe disposta a perdonarlo in cambio del suo ritorno, anche se non lo dice espressamente. Ma figurarsi se Don Giovanni può adattarsi a fare il marito! Distrae Donna Elvira e fugge lasciandola sola con Leporello, il quale, pensando di consolarla, tira fuori un "non picciol libro" in cui è solito annotare le conquiste di Don Giovanni, come il suo padrone stesso gli ha ordinato di fare. E' la famosa aria del catalogo LEPORELLO Madamina, il catalogo è questo / delle belle che amò il padron mio; un catalogo egli è che ho fatt'io: / osservate, leggete con me. / In Italia seicento e quaranta, / in Lamagna duecento e trentuna, / cento in Francia, in Turchia novantuna, / ma in Ispagna son già mille e tre. Altro che consolarsi o rassegnarsi! Donna Elvira, come è logico, diventa addirittura furibonda e parla come una vera Erinni. DONNA ELVIRA In questa forma, dunque. / Mi tradì il scellerato? /È questo il premio / che quel barbaro rende all'amor mio? / Ah, vendicar vogl'io / l'ingannato mio cor: pria ch'ei mi fugga... / si ricorra... si vada... Io sento in petto / sol vendetta parlar, rabbia e dispetto. In un paese vicino al palazzo di Don Giovanni un gruppo di contadini festeggia Masetto e Zerlina che si devono sposare proprio oggi. Arriva Don Giovanni e prende subito a corteggiare la futura sposa. Invita tutti al suo castello, dove porterà personalmente Zerlina. Leporello si incarica di tener buono Masetto. Una volta soli, Don Giovanni passa all'azione secondo la sua tecnica consueta: lusinghe e promesse che irretiscono la preda, la confondono, le tolgono la capacità di discernere. Si tratta di un vero e proprio incantamento al quale Zerlina tenta invano di resistere. Anche lei, come tutte le altre, cede e segue Don Giovanni verso un "casinetto". E' uno dei più famosi duetti di tutta la storia dell'opera. DON GIOVANNI Là ci darem la mano, / là mi dirai di sì. / Vedi, non è lontano: /partiam, ben mio, di qui. ZERLINA (Vorrei, e non vorrei... / mi trema un poco il cor... / Felice, è ver, sarei; / ma può burlarmi ancor.) DON GIOVANNI Vieni, mio bel diletto! ZERLINA (Mi fa pietà Masetto.) DON GIOVANNI Io cangerò tua sorte. ZERLINA (Presto non son più forte.)ZERLINA, DON GIOVANNI Andiam, andiam, mio bene, / a ristorar le pene / d'un innocente amor! Ma le cose non vanno come devono. Arriva Donna Elvira che mette in guardia Zerlina, risvegliandola bruscamente dal suo sogno d'amore aristocratico. Arrivano anche Don Ottavio e Donna Anna, che sono all'inseguimento dell'assassino del Commendatore. Vedono Donna Elvira e restano colpiti dal suo aspetto nobile e disperato. Don Giovanni in qualche modo riesce ad allontanarsi. Donna Anna si rende conto che chi si è introdotto in casa sua e ha ucciso suo padre è proprio lui, Don Giovanni. Don Ottavio ribadisce il proprio giuramento di vendicare la morte del padre di Donna Anna. Nella scena successiva Don Giovanni canta che vuole divertirsi fino a note con queste "contadinotte". Quadro terzo – Giardino con due porte chiuse a chiave per di fuori. Due nicchie Masetto rimprovera a Zerlina di averlo tradito proprio il giorno delle nozze. Zerlina calma il fidanzato con la sua totale sottomissione e gli assicura che la sua virtù non è stata offesa. Arriva Don Giovanni, Masetto, ancora sospettoso, si nasconde in una nicchia per vedere non visto. Don Giovanni riprende il corteggiamento interrotto. Poi scorge Masetto e con prontezza di spirito invita entrambi a festeggiare nel suo palazzo,. Quadro quarto – Sala illuminata e preparata per una grande festa di ballo Durante la festa, Don Giovanni, che non è tipo da mollare la preda, tenta nuovamente di sedurre Zerlina. Sopraggiungono Donna Anna, Don Ottavio e Donna Elvira che, mascherati, assistono alla scena in cui Don Giovanni, aiutato da Leporello che tiene a bada Masetto, forza Zerlina e la trascina via, in una camera. Grande strepito. I tre si tolgono la maschera. Don Giovanni si vede scoperto. Accusa Leporello di essere stato lui a tentare di violentare Zerlina. L'atto finisce con Don Giovanni sotto accusa che però dice: "Se cadesse ancora il mondo / nulla mai temer mi fa!" Atto secondo Quadro primo – Strada Leporello, che dice sempre di voler abbandonare il suo padrone ma non si decide mai, collabora ancora alle sue malefatte. Si lascia convincere, con il denaro, a scambiarsi i panni con Don Giovanni, che ha intenzione di sedurre la cameriera di Donna Elvira. Donna Elvira appare al balcone. Don Giovanni le chiede perdono e le professa eterno amore. Donna Elvira che, sentendo la voce del suo amato, crede di vederlo lì sotto, ci casca, scende in strada e segue Leporello travestito. Don Giovanni può così intonare una serenata alla cameriera di Donna Elvira. Arriva però Masetto con alcuni contadini armati, con tutta l'intenzione di uccidere il seduttore. Ma vengono ingannati dal travestimento. Alla fine è il povero Masetto che viene bastonato da Don Giovanni. Zerlina lo soccorre e gli presta cure amorevoli e maliziose. ZERLINA È un certo balsamo / che porto addosso: / dare tel posso, /se il vuoi provar. / Saper vorresti /dove mi sta? / Sentilo battere, / toccami qua. Quadro secondo – Atrio oscuro in casa di Donna Anna Leporello si trova nei guai, perché Donna Elvira si è accorta del travestimento. Sono accorsi anche Donna Anna, Don Ottavio, Zerlina e Masetto. Ora il servo chiede pietà e si sottrae per un soffio alla punizione. Don Ottavio, ormai certo che sia proprio Don Giovanni l'assassino del padre di Donna Anna, è deciso a rivolgersi alla forza pubblica. Donna Elvira, sola, canta il suo dolore per l'ennesimo inganno, ma non riesce a nascondere a se stessa un sentimento di pietà per l’empio seduttore senza cuore, che, ormai è certo, finirà male. Quadro terzo – Cimitero circondato da muro. Diverse statue equestri: statua del Commendatore Nel suo vagare notturno (sono le due, è la seconda notte di fila che tutti sono svegli), Don Giovanni incontra Leporello nel cimitero e gli racconta che ha tentato di sedurre la sua ragazza. Leporello si infuria. Don Giovanni ride. Si sente una voce che dice: "Di ridere finirai pria dell'aurora". E' la statua del Commendatore che parla e muove la testa, Leporello è fuori di sé dal terrore, ma Don Giovanni, che non ha paura di niente e non crede ai fantasmi, lo obbliga, spada in pugno ad invitare a cena la statua del Commendatore. E' l'estrema burla irriverente dell'audace libertino. Quadro quarto – Camera tetra Don Ottavio dice a Donna Anna che presto Don Giovanni sarà punito dalla legge e cerca di convincerla ad accettare, finalmente la sua proposta di matrimonio. Ma lei, provata da tutto quanto è accaduto, lo prega di pazientare. Sembra una scusa. Donna Anna ama Don Ottavio? Quadro quinto – Sala. Una mensa preparata per mangiare Don Giovanni mangia con una voracità pari alla sua sua insaziabile voglia sessuale. Arriva Donna Elvira che gli preannuncia la rovina e cerca di indurlo al pentimento. Ma non c'è niente da fare. L'impenitente risponde: "Vivan le femmine! / Viva il buon vino! / Sostegno e gloria / d'umanità!". Arriva la statua del Commendatore. Tu mi hai invitato a cena e sono venuto, dice, ora tu vuoi venire a cena con me? Don Giovanni accetta la sfida estrema e dice che sì, seguirà il fantasma. Infine si sente avvolto dalle fiamme e scompare gridando. Arrivano tutti gli inseguitori. Leporello, che ha assistito alla terribile scena, racconta cosa è successo. Morale: "Questo è il fin di chi fa mal: / e de' perfidi la morte / alla vita è sempre ugual!" Confronto “Dom Juan” di Molière e “Don Giovanni” di Da Ponte Nonostante la trama del Don Giovanni di Molière e di quello di Da Ponte si somiglino e il protagonista sia lo stesso, ad un’analisi più approfondita ci si accorge di alcune importanti differenze. Queste differenze sono dovute in parte al periodo storico in cui le due opere sono state composte (Molière scrive nel 1665, mentre Da Ponte nel 1787, oltre un secolo più tardi), ma anche alle personalità degli stessi autori e ai loro intenti. Il commediografo francese ha voluto muovere una critica ai costumi del suo tempo, mettendo in evidenza il comportamento sconsiderato dei nobili. Questo Don Giovanni è appunto un cavaliere sicuro di sé, determinato a vivere la vita soddisfacendo ogni suo capriccio, come nella scena in cui chiede ad un poveretto di dire una bestemmia in cambio di denaro. Non ha dunque rispetto per nessuno, padre e Dio compresi; del nobile cavaliere ha conservato solo il titolo e il senso della lealtà in combattimento, per il resto è rappresentato come l’immagine dell’ipocrisia umana ai tempi di Molière. Un’ipocrisia che viene punita nel finale, facendolo sprofondare nell’inferno. La stessa fine è riservata anche al nuovo Don Giovanni, ma qui il discorso è diverso. Il libretto di Da Ponte dura solo due atti, contro i cinque della pièce francese, ed è definito dallo stesso autore come “dramma giocoso”, perché privo dei messaggi politici e morali presenti nell’originale. Il nuovo protagonista incarna ora il “carpe diem” oraziano e non vuole insegnare niente al proprio pubblico. È un Don Giovanni in costante movimento, molto più attivo del precedente, alla ricerca continua di una donna ideale con cui placare il proprio desiderio. La punizione finale è preceduta da un’ultima chance di pentimento che gli viene offerta e da lui prontamente rifiutata: è proprio per questo rifiuto che lo spettatore ammira e non critica questa versione libertina del donnaiolo per eccellenza. Egli è quindi un libertino, cioè un libero pensatore, che non ha paura di manifestare le proprie idee, anche a costo della vita; lo stesso Lorenzo Da Ponte era considerato un libertino, quindi qui si nota l’influenza dell’autore e del periodo storico (siamo già in una mentalità propria del romanticismo) sull’opera. Certamente il personaggio di Molière appare meglio caratterizzato, ma bisogna ricordare che la lunghezza della rappresentazione teatrale è notevolmente superiore. Quest’ultima ha caratteristiche del tutto diverse rispetto alla versione musicata da Mozart. È infatti più giocata sull’ironia, che a sua volta si basa sull’uso sapiente della parola, mentre l’opera cantata è più diretta: non si comprendono le frasi, ma dal tono in cui sono dette emerge tutto il sentimento che il personaggio prova.