Sulle orme dell’Amore
Aggiornamento Operatori di Pastorale Familiare
Faenza 27 gennaio 2013
Cosa possiamo dire oggi
su Morale e Famiglia?
Un brevissimo sguardo sul “punto di partenza” per un
ragionamento il più possibile concreto…
Tre “matrici” culturali
Illuminismo = autonomia, ribellione all’autorità esterna,
norma morale “interna”;
Romanticismo = sentimento e passione non compatibili
con alcuna legge;
Psicologia = possibile scarto fra bene e star bene.
Clima post-moderno
Pensiero debole e scelta di valori;
“Rifiuto” del modello di famiglia;
Scelta definitiva nel Matrimonio;
Superamento della dualità del genere;
Separazione amore e procreazione;
I figli: dono o peso?
Anche per la Morale si
aprono delle sfide!
Concetto di “natura”;
rapporto ordine giuridico e ordine
morale;
Visione troppo “oggettivistica” della
sessualità.
L’agire morale del cristiano
Risposta alla chiamata del Signore, uomo nuovo
trasformato dall’incontro con Cristo;
una fede creduta, celebrata e vissuta!
Portare frutto nella carità per la vita del mondo.
Metodologia della teologia morale
La teologia morale “vive” di due fonti: il Vangelo e
l’esperienza umana, due interlocutori privilegiati per
esprimere un giudizio sull’agire dell’uomo e riferimenti per
l’elaborazione delle norme morali (il bene possibile qui e
ora).
La luce del Vangelo
Sebbene la Scrittura non sia un testo di morale, un
manuale che elenchi i comportamenti, resta normativo il
comportamento di Gesù e la “prassi” della Chiesa (non
solo, ricordiamoci le 10 Parole…).
La luce dell’esperienza umana
Ascolto cordiale delle scienze umane, che non debbono
oltrepassare le loro competenze:
un corretto dialogo interdisciplinare che rispetti i diversi
ambiti.
Tra Cristologia, Antropologia e Morale
Opzione “cristocentrica”: se tutta la creazione è avvenuta
in Cristo, allora l’esperienza di Cristo è universale e
“normante”;
Umano e cristiano si illuminano a vicenda e trovano
in Gesù di Nazaret un punto di incontro e di unità;
Rapporto stretto fra fede e morale: dall’evento
cristologico si traggono implicazioni precise di azione
del discepolo.
Vi una una sorta di “struttura” oggettiva che ci è data,
nella consapevolezza che la comprendiamo e vi
rispondiamo dentro la nostra esperienza storica e
culturale;
La chiamata di Cristo ci incontra nella nostra
situazione storica e la illumina: la nostra risposta
sarà storica e legata ad una particolare situazione.
Né la chiamata né la risposta tolgono la fatica di
cercare ogni giorno la strada giusta da percorrere!
In gioco c’è la coscienza del fedele, illuminata dalla
fede, chiamata a valutare le situazioni alla luce del
Vangelo, per formulare un giudizio e scegliere un
comportamento.
Coscienza che però non è abbandonata a se stessa:
essa è chiamata a confrontarsi con il patrimonio
della legge morale, mettendosi in ascolto del
Magistero dentro la comunità dei credenti (luogo del
rimanere della memoria del Maestro).
Ci mettiamo in ascolto…
Gaudium et Spes, 48 - 51 (passim…)
Chiamati all’amore
Amore coniugale, sessualità e verginità: che indicazioni
fornisce la Scrittura?
Chiamati a diventare una carne sola: significato unitivo
e procreativo;
L’unità della persona: composti di corpo ed anima;
La sessualità tra verginità e matrimonio: la novità
cristiana.
“Una caro”: de-mitizzazione della sessualità
A differenza delle popolazioni confinanti, il pensiero
ebraico non considera la sessualità come una realtà
sacrale…
Il mito (babilonese o medio-orientale in genere) individua
nel divino (coppia maschile-femminile delle divinità) le
radici delle esperienze umane, che così assumono una
“coloritura” sacra;
Infatti con il rito si cerca il contatto fra cielo e terra:
influenza divina sulla fecondità (umana e animale) e
fertilità dei campi.
esperienza biblica
Radicale frattura con questo modello culturale e religioso:
la causa è la fede nel Dio unico (NON ci sono compagne
femminili…!)
Grande timore di assumere gli stessi riti e costumi
sessuali dei popoli vicini, come “ingresso” delle credenze
altrui e inquinamento della retta fede!
Adamo ed Eva: esperienza umana che si svolge “al
principio” (non in un tempo primordiale).
Per il mondo della Bibbia la sessualità fa parte del mondo
creato, e quindi abbiamo una “secolarizzazione” dei temi
sessuali;
Certamente vi sono legami fra sessualità e divino, ma
sono più dal punto di vista del puro/impuro (vedi il libro
del Levitico): la stessa legislazione serve a distinguersi
dai popoli vicini, separazione netta anche religiosa!
Genesi 2,4b-24: più antico, rapporto uomo-donna
«Non è bene che l’uomo sia solo»: non si può stare
senza relazioni, e Dio rompe questa solitudine donando
all’uomo un aiuto che sia simile, perché la relazione non
è un opzione…!
Il termine dice alterità, reciprocità: dopo la delusione della
solitudine Adamo riesce ad apprezzare la donna che non
si confonde più con gli altri esseri animali;
I due sono dono reciproco di Dio, e l’uomo la riconosce
l’appartenenza comune ma anche la diversità: stanno
davanti l’uno all’altra differenziandosi anche nel genere
sessuale (ish-ishshah);
Gn 1: moltiplicatevi e riempite la terra
“Facciamo l’uomo”=decisione importante che porta alla
creazione di tutta l’umanità: Immagine=copia conforme
all’originale + Somiglianza=differenza rispetto a Dio
Ogni uomo è di poco inferiore a Dio, non è Dio bensì
creatura, e comunque rappresentante qualificato;
“Maschio e femmina li creò”=l’umanità è creata nella sua
bipolarità uomo-donna, e viene loro affidato il dono della
fecondità;
Fecondità che è il modo di partecipare all’opera stessa
della creazione, prendendosi anche cura del mondo, con
responsabilità.
SE nel primo testo si mette più in luce l’aspetto unitivo
dell’atto sessuale, nel secondo testo è maggiormente
presente il suo significato procreativo;
La tradizione cattolica (con alterni risultati) ha sempre
tentato di armonizzare i due significati: forse nel passato
ha maggiormente insistito, quasi esclusivamente, sulla
fecondità; oggi invece viene recuperato uno spazio molto
grande all’amore fra i coniugi.
gn 3: la questione del peccato
Non è possibile staccare i primi due capitoli dal terzo: nei
primi due abbiamo il sogno di Dio che ha creato l’uomo
perché stia nella relazione con il suo Creatore, nel terzo
abbiamo la rottura di questo sogno, con le sue conseguenze
di rottura e divisione;
Genere eziologico: tenta la spiegazione di un fatto, che è
sotto gli occhi di tutti, ossia la rottura con Dio.
La spiegazione è che questa rottura non può essere attribuita
a Dio, bensì alla libera decisione della creatura che si è
“ribellata” al Creatore.
A Dio piuttosto è da “imputare” ogni sforzo per ricucire la
rottura: cr. Rm 5,12-21
L’uomo ha voluto sperimentare la sua autonomia “etica”,
ossia ha preteso di vivere solo in base alla sua
conoscenza e senza dovere obbedienza a Dio:
quindi è un atto del cuore (sede delle decisioni), frutto
della ybris = desiderio eccessivo di indipendenza e di
emancipazione nei confronti di Dio (non è di natura
sessuale, allora il messaggio biblico non è contro la
sessualità!);
Il peccato così produce una serie di fratture: interna
all’uomo stesso (è immagine ma non più simile); con la
donna (volontà di dominio); con la Creazione (sudore e
dolore); nel rapporto con Dio (disobbedienza).
continuando la riflessione…
La Bibbia guarda all’uomo come ad una realtà unitaria, e
i vari “componenti” sono dimensioni diverse da cui
guardare l’unica realtà!
Un “passo” ulteriore: san Paolo Quali sono i destinatari
delle sue riflessioni morali? Lassisti ed asceti: grande
lontananza fra la crescita nella fede e l’integrazione della
loro umanità dentro questa fede: un po’ come oggi,
manca unità nella vita di tante persone!
Soma: persona intera nella sua visibilità esterna: non
possiamo essere senza corpo (si è soma)!
Sarx è la corporeità materiale, spesso anche la vita
umana schiava del peccato: è esclusa dal Regno (mentre
il soma, trasfigurato, vi entrerà);
Ecco perché Paolo distingue tra vivere nella carne
(situazione umana) e vivere secondo la carne (schiavi del
peccato): il corpo allora è la persona intera, non è un
oggetto o parte di noi, è costitutivo di noi come persone
(insieme allo spirito e alla psiche), perché siamo realtà
incarnate, intere!
Due esempi: l’unione con la prostituta e il rapporto con i
cibi;
Prostituta: se per i Corinzi era atto indifferente, Paolo
ricorda che riguarda tutta la persona che si coinvolge in
questi atti;
Cibi: mentre il destino dei cibi è la distruzione, quello del
corpo è o l’impudicizia o il Signore, in base alla relazione
nella quale ci si impegna.
C’è allora una profonda distinzione fra la sessualità e le
altre “funzioni”: nella prima ci si coinvolge come persone,
e qualifica la nostra identità e la stessa spiritualità!!!
Matrimonio e verginità
Nell’Antico Testamento: non è un valore e non è
conosciuta come condizione di vita. La discendenza è un
dono che assicura la stabilità delle promesse di Dio e fa
superare la morte con il futuro aperto dai figli.
E’ necessaria per il matrimonio, ma il contesto “normale”
è il Matrimonio fecondo (la sterilità è una disgrazia,
quando non una colpa)!
Per il Nuovo Testamento è centrale nell’annuncio del
Regno, oltre che ad essere scelta da Gesù stesso: la vita
sessuale non è certo condannata, ma appartiene ad un
ordine di cose imperfetto che sarà superato (cf. i sette
fratelli e la sola sposa);
Nella sequela, pur con la sua radicalità, vediamo
impegnati sia celibi/nubili che sposati: sono due scelte
possibili di vita radicale, entrambe riferite alle esigenze
del Regno che viene.
Chiamati ad amare (celibi e sposati)
La relativizzazione del matrimonio e la valorizzazione del
celibato (rispetto all’AT) non è per un dualismo
corpo/anima, né per motivazioni ascetiche: la
consapevolezza è che il matrimonio NON è la forma
definitiva dell’esistenza cristiana;
Verginità e matrimonio sono entrambi necessari alla
Chiesa, per capire meglio la propria vocazione nel
confronto con chi ha una chiamata diversa:
Sposi=ci ricordano la bontà della Creazione e delle realtà
terrene; vivono un amore concreto fatto di scelte e gesti;
vivono (e mostrano) il dono che Cristo è per la sua
Chiesa (Sacramento).
Vergini=ricordano che non abbiamo quaggiù una città
permanente e che le occupazioni di questo mondo non
possono assorbire tutte le energie; vivono la dimensione
spirituale dell’amore e dei legami; vivono una sponsalità
che anticipa quella delle Nozze eterne.
Alcuni temi di Morale sessuale
Abbiamo detto che la sessualità umana ha la sua
importanza per la vita della persona;
Ma anche il suo significato intrinseco, che non viene
“solo” dalle intenzioni personali o dalle convinzioni sociali;
Ora chiamati ad elaborare giudizi che dicano la
correttezza del comportamento e la responsabilità morale
di chi lo compie…
Sessualità e genitalità nell’adolescenza:
l’autoerotismo;
Sessualità nel cammino verso il matrimonio: i
rapporti prima del SÍ;
La condizione omosessuale.
Autoerotismo
Poiché ad amare s’impara e la sessualità è parte di
questo cammino, la TM è in ascolto delle scienze umane,
per comprendere meglio questo cammino;
La maturazione sessuale infatti s’intreccia con la storia
della persona ed alcune tappe fondamentali: cosa
succede nell’adolescenza?
Ricerca di autonomia;
Risveglio sessuale (nuove relazioni con sé, con i
coetanei e con gli adulti);
Relazione con l’altro (il gruppo e le prime cotte);
Autoerotismo≠Masturbazione: non tanto il gesto in
sé, quanto l’atteggiamento (spesso di ripiegamento
verso se stessi).
C’è un aspetto di conoscenza del proprio corpo;
Ma anche la ricerca di sicurezza e di gratificazioni:
quello che manca nella vita reale lo si cerca nella
sessualità!
Quindi ha un significato affettivo, ma soprattutto
transitorio: destinato a sparire con la maturazione
affettiva, la scoperta dell’altro e la donazione
reciproca nell’amore.
Nell’adulto, allora, rischia di essere una
“sostituzione”, una non piena integrazione della
sessualità in un progetto di vita maturo…
Questo è quanto ci dice la psicologia (un elemento
da superare quindi!): cosa dirne a livello morale?
La tradizione morale
Sebbene non si trovi nella Scrittura un riferimento
esplicito, la preoccupazione dei Padri è riferita alla
purezza rituale;
Con san Tommaso avviene la svolta: il carattere naturale
dell’atto sessuale è la procreazione, quindi c’è una
“dispersione” (solo il seme maschile feconda, il corpo
femminile è un terreno che accoglie…);
Con i secoli che vedono la lotta fra rigoristi e lassisti,
la condanna diventa assoluta;
La genitalità contiene i due significati unitivo +
procreativo, quindi l’autoerotismo è considerato
sempre disordinato:
Manca ancora l’aspetto inter-soggettivo della
sessualità, per la quale comunque si tratta di una
prospettiva narcisistica, di chiusura egoistica in sé
stessi!!!
MA lo stesso CCC chiarisce che vi sono degli
elementi da tenere presenti per un corretto giudizio
morale:
«Al fine di formulare un equo giudizio sulla
responsabilità morale dei soggetti e per orientare
l’azione pastorale, si terrà conto dell’immaturità
affettiva, della forza delle abitudini contratte, dello stato
d’angoscia o degli altri fattori psichici o sociali che
attenuano se non addirittura riducono al minimo la
colpevolezza morale». [CCC 2532]
Per formulare un giudizio morale…
Sicuramente l’adolescenza è una tappa importante
nella crescita della persona, che però vede la sua
immaturità psicologica nonché morale: manca
l’integrazione dei valori e vi sono condizionamenti
nella libertà, proprio per l’età difficile;
Legge della gradualità: la sessualità è forza di
relazione, quindi tale comportamento è chiusura,
esprime difesa e fuga, è egocentrico!
Inoltre: questo comportamento, aiuta la persona a
crescere oppure frena il suo cammino?
La valutazione quindi va inserita nella sua
evoluzione verso la maturità, la capacità di amare, e
chiedendosi se è un atteggiamento “momentaneo” o
se invece è diventato abitudine, segno di una
mancata crescita più generale…
Lo scopo comunque è quello di aiutare la persona ad
imparare ad amare, ad aprirsi al dono di sé.
I rapporti prima del SÍ
Forse l’ambito nel quale si sperimenta la maggiore
distanza fra l’insegnamento morale cattolico e la scelta
delle persone…
MA abbiamo gli elementi sufficienti per guardare al
positivo di questo cammino che viene indicato, in uno
stile di vita buono coerente con il Vangelo.
Tante le cause di questo modo di vivere e di
intendere la sessualità: è il NO che deve essere
giustificato; prevale il significato unitivo; il matrimonio
è posticipato per varie ragioni…
Banco di prova per la “polarità” fra atteggiamenti
buoni e comportamenti corretti: «Se ci vogliamo
bene, che male c’è?»;
L’intenzione buona definisce automaticamente ciò
che è giusto o sbagliato…?
La tradizione ha sempre mostrato un giudizio
negativo sull’atto sessuale completo prima del
matrimonio;
Persona humana - Dichiarazione della
Congregazione per la Dottrina della Fede, 29 XII
1975, n.° 7:
«Con il matrimonio l’amore dei coniugi è assunto
nell’amore irrevocabile che Cristo ha per la chiesa,
mentre l’unione dei corpi nell’impudicizia contamina il
tempio dello Spirito Santo, qual’è divenuto il cristiano.
L’unione carnale, dunque, non è legittima se tra l’uomo
e la donna non si è instaurata una definitiva comunità di
vita».
La risposta non lascia molti dubbi…
Mancano però almeno due elementi per un corretto
giudizio morale:
aver già deciso il matrimonio, ma essere “impediti”
da situazioni esterne;
aver raggiunto la maturità nelle relazioni e la
consapevolezza di questo traguardo.
SE la sessualità è una forza di relazione, essa è
chiamata ad accompagnare la persona nel realizzare
la sua fondamentale chiamata all’amore:
una sessualità vissuta solo per il piacere impoverisce
la persona, mentre vissuta in una relazione affettiva
scelta con impegna e responsabilità apre all’amore
vero.
Il criterio di fondo quindi è l’amore, ossia la
costruzione di un rapporto fra due persone che
costruiscono la loro coppia oggi ed il loro matrimonio
domani;
NON allora diffidenza verso il piacere, quanto una
sua comprensione dentro una storia concreta, di due
persone: lo stesso gesto, vissuto all’inizio di una
relazione o dopo anni di comune cammino ha uno
spessore diverso!
In senso generale l’atto sessuale esprime e realizza
quattro aspetti della relazione:
unità delle due persone;
amore reciproco “detto” in profondità;
conoscenza reciproca;
fecondità=dono reciproco ed apertura alla vita.
E’assunzione di responsabilità reciproca: l’unione
fisica è autentica quando esprime la comunione dei
due anche attraverso la comunione dei corpi!
Se questo è allora il significato dell’atto sessuale
(unitivo + procreativo), solo dentro al matrimonio
trova la sua pienezza e la sua oggettività: non solo
delle intenzioni, ma un legame (patto) istituzionale;
In pienezza (perché molti aspetti ci sono anche
prima) e oggettivamente (l’intenzione soggettiva è
difficile da misurare!);
Questa visione cristiana, in un contesto più
banalizzante, è provocante e profetica!!!
Convivenza: la sessualità viene intesa come una
sorta di “rodaggio”, per una conoscenza più
completa fra i due: la persona si “prova” o si
accoglie?
Un caso particolare: scelta matrimoniale rimandata
per condizionamenti esterni…!
Conflitto fra norma e situazione concreta?
Politiche familiare + “sobrietà”…
La condizione omosessuale
Occorre distinguere la tendenza dal comportamento: non
ogni tendenza si traduce in atti e non sempre gli atti sono
segno “certo” di una tendenza assodata;
La prima non è soggetta ad un giudizio morale, mentre lo
sono i secondi: la “condanna” è per il peccato e non per il
peccatore!
Gli studiosi sono divisi sull’individuazione delle
cause: quali fattori “scatenanti” vi si possono
individuare?
Fattori psicologici, culturali, sociali, genetici (?),
ormonali…
NON è una malattia, ma neanche una variante della
sessualità!
Una persona che si è “bloccata” nel suo cammino di
differenziazione sessuale, e vive la sua sessualità
non a partire dalla differenza maschio-femmina.
La tradizione morale ha sempre espresso una
valutazione molto negativa, fondata sulla Scrittura e
sulla legge naturale, distinguendo però sempre il
giudizio dalla responsabilità della persona;
Si è sempre rimasti fedeli alla differenza uomodonna, come dato fondamentale dell’umanità creata
da Dio.
PH ed in seguito Cura pastorale delle persone
omosessuali approfondiscono la distinzione fra
tendenza e comportamento:
La tendenza è oggettivamente disordinata ma non
porta ad una condanna morale (non ne ho colpa)
mentre il comportamento è soggetto a giudizio;
Si riconosce il valore dell’affettività e dell’amicizia
omosessuale, mentre l’esercizio della genitalità è
condannato.
Tentiamo un discernimento morale:
al centro ovviamente la persona, che non può
essere racchiusa in un orientamento sessuale!
Quindi ferma condanna di ogni discriminazione,
emarginazione o offesa verso le persone
omosessuali!!
L’annuncio dell’amore di Dio è per ciascuno, e la
risposta a questo amore passa “anche” dalle
norme morali (che non sono una punizione!).
Se infatti si può non essere liberi nello scegliere la
condizione omosessuale, lo si rimane - condizionati!
- nell’assumerla e viverla in un certo modo;
Aiutare quindi la persona ad accettare la propria
condizione, invitandola a fare i passi possibili per
quel momento;
Pazienza e flessibilità delle norme, cammino
graduale: no a rigorismo e lassismo!!!
Attenzione massima, quindi, alla singola persona, ed
anche alla valutazione delle dinamiche relazionali
vissute, partendo dalla nostra nozione di sessualità
come forza relazionale;
Perché quindi la “condanna” del comportamento
omosessuale?
L’amore non è solo soggettivo, ma ha anche aspetti
oggettivi: l’incontro ed il dono di due differenze,
maschio-femmina, aperti alla vita.
«Le persone omosessuali sono chiamate alla castità.
Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della
libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di
un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia
sacramentale, possono e devono, gradatamente e
risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana». [CCC
2359]
Certo è abbracciare una condizione che non si è
scelti e in un contesto difficile: per qualcuno potrebbe
essere possibile, per altri difficile o addirittura
impossibile…
Criterio del possibile:
vita cristiana e sacramentale;
amicizie non “interessate”;
una compagnia stabile che elimini la promiscuità alcuni valori affettivi e relazionali sono abbracciati,
altri comunque compromessi…
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