In collaborazione con Si ringrazia Emilio Sala per aver suggerito quest’opera al Palazzetto Bru Zane. Immagine di copertina © Pierre-André Weitz Foto © Mathieu Crescence & Pierre-André Weitz Disegni © Pierre-André Weitz Traduzione italiana © Arianna Ghilardotti Traduzione inglese © Charles Johnston Questo vostro poeta burlone Vi prega di gradire, gentili spettatori l’espressione dei suoi più vivi sentimenti poetici e comico-musicali. Hervé Il Palazzetto Bru Zane presenta Les Chevaliers de la Table ronde di HERVÉ con la compagnie Les Brigands Prima rappresentazione il 22 novembre 2015 all’Opéra National de Bordeaux Scenografie realizzate dagli atelier dell’Opéra de Reims Produzione delegata Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française Produzione esecutiva compagnie Les Brigands Coproduzione Opéra de Reims / Centre des bords de Marne, scène publique conventionnée du Perreux-sur-Marne / La Coursive – Scène nationale La Rochelle Con il sostegno di Arcadi Île-de-France, SPEDIDAM, ADAMI Con l’aiuto della DRAC Île-de-France In collaborazione con Angers Nantes Opéra HERVÉ Les Chevaliers de la Table ronde Opéra-bouffe in tre atti, su libretto di Henri Chivot e Alfred Duru. Musica di Louis-Auguste-Florimond Ronger, detto Hervé (1825-1892). Rappresentata per la prima volta il 17 novembre 1866 al Théâtre des Bouffes-Parisiens. Trascrizione di Thibault Perrine per tredici cantanti e dodici strumentisti. Con la compagnie Les Brigands Direzione Christophe Grapperon Regia Pierre-André Weitz Assistente alla regia Victoria Duhamel Maestri del coro Nicolas Ducloux e Christophe Manien Lavoro sul corpo Iris Florentiny e Yacnoy Abreu Alfonso Scene e costumi Pierre-André Weitz Assistenti Pierre Lebon e Mathieu Crescence Luci Bertrand Killy Direttore di scena Ingrid Chevalier Il duca Rodomonte Damien Bigourdan Durata approssimativa dello spettacolo: 2 ore senza intervallo Sacripante, siniscalco Antoine Philippot ORCHESTRA Strumentisti della compagnie LES BRIGANDS Pablo Schatzman violino Clara Abou violino Laurent Camatte viola Annabelle Brey violoncello Simon Drappier contrabbasso Boris Grelier flauto François Miquel clarinetto Yannick Mariller fagotto Takénori Nemoto corno (7, 11, 12 e 13 febbraio) Camille Lebrequier corno (9 febbraio) André Feydy tromba Eriko Minami percussioni Nicolas Ducloux pianoforte Merlino, mago e maestro di scuola Arnaud Marzorati Medoro, giovane menestrello Mathias Vidal La duchessa Totoche, moglie di Rodomonte Ingrid Perruche Angelica, figlia di Rodomonte Lara Neumann Melusina, maga Chantal Santon-Jeffery Fleur-de-Neige, dama d’onore Clémentine Bourgoin Orlando, cavaliere errante Rémy Mathieu Amadigi di Gaula, cavaliere David Ghilardi Lancillotto del Lago, cavaliere Théophile Alexandre Rinaldo di Montalbano, cavaliere Jérémie Delvert Ogier il danese, cavaliere Pierre Lebon 7 OUVERTURE C’era una volta... un Paese improbabile, tra l’800 e il 2017, ove tutto è ancora possibile e meraviglioso. ATTO I I cavalieri Amadigi, Ogier, Rinaldo e Lancillotto scoprono che Orlando, già loro compagno d’armi, ha rinunciato alla propria vita frenetica a causa della maga Melusina, che si è perdutamente innamorata di lui e lo costringe a una vita di ozio. I quattro approfittano del grande torneo annunciato da Merlino per strapparlo a quel giogo autoritario. Il duca Rodomonte, che organizza il torneo, offre la mano della figlia Angelica come premio di consolazione; ormai sul lastrico, conta su tali nozze per ridare lustro al suo blasone. Il duca si stupisce delle lussuose toilettes che ostenta sua moglie, la duchessa Totoche, e, sospettando che sia un amante a pagarle, si ripromette di smascherare il colpevole. Dal canto suo, Angelica è impaziente di scoprire i piaceri dell’amore, che le sono stati vantati dal suo precettore Medoro, il quale è segretamente innamorato di lei. Orlando, sedotto egli pure dal fascino della fanciulla, è pronto a buttarsi nel combattimento per conquistarla, piantando in asso Melusina. Sinossi (che non importa molto) ATTO II Totoche, Angelica e Sacripante (Gran Siniscalco e… amante di Totoche) si occupano dei preparativi del torneo. La duchessa è agitata: ha venduto la corona di Rodomonte, ultimo resto della sua fortuna, per rinnovare il proprio guardaroba. Merlino, incaricato di procurarle una corona fasulla in zinco, è introvabile. Il torneo sta per cominciare e il duca reclama la sua corona. La duchessa sta per confessargli di averla venduta allorché arriva Merlino, portando l’imitazione, in cui Rodomonte crede di riconoscere la sua beneamata corona. Il torneo si conclude; Orlando si è guadagnato la mano di Angelica. Rodomonte sorprende Totoche nell’atto di abbracciare Merlino con effusione e crede di aver scoperto il proprio rivale. Medoro e Melusina, spinti dalla delusione amorosa, entrano di soppiatto nel castello travestiti da menestrelli e cominciano a cantare per distrarre i presenti. Melusina ne approfitta per versare di nascosto un sonnifero nella coppa di Orlando, che crolla addormentato. Cercando dei sali per rianimarlo, Rodomonte trova una lista di conti, tutti pagati. Persuaso di avere in mano le prove del tradimento di Totoche, che può avere avuto il denaro solo dal suo amante, va su tutte le furie. Tutti i presenti, e Sacripante per primo, si dileguano per sfuggire alla collera del duca, e Melusina ne approfitta per rapire Orlando. Rodomonte esige che la moglie confessi la sua colpa; costei crede che il duca stia parlando della faccenda della corona e finisce per dire il nome del suo complice: Merlino. Suonano le campane che annunciano le nozze: Medoro si presenta vestito dell’armatura di Orlando per sposare Angelica al suo posto. Nel bel mezzo dei festeggiamenti, Rodomonte ordina che Totoche e il suo presunto amante Merlino siano gettati in prigione. ATTO III Nella dimora di Melusina: il filtro ha fatto più effetto di quanto la maga avrebbe voluto, poiché Orlando dorme da quindici giorni. Giungono tre saltimbanchi, che in realtà sono Merlino, Totoche e Sacripante travestiti; il Gran Siniscalco ha infatti liberato i suoi complici dalle loro catene. Dopo di loro entra Rodomonte, intenzionato a mettere le mani su Orlando, misteriosamente scomparso l’indomani delle nozze. Il duca è seguito da Angelica in lacrime e dall’infelice Medoro, il quale, innamoratosi di Angelica dopo la notte che ha passato con lei sotto le spoglie di Orlando, si è messo al servizio di Rodomonte per non staccarsi dall’amata. Quando Orlando finalmente si sveglia, non ha alcun ricordo delle ore di delizia rievocate dalla fanciulla, ma ha le sue buone ragioni: infatti non c’era! Tutti si chiedono allora chi mai si nascondesse sotto l’armatura. Il duca non ha dubbi: deve trattarsi di Sacripante, anche lui scomparso senza dare spiegazioni da quindici giorni. Ed ecco che entra proprio il Gran Siniscalco; Rodomonte gli chiede di spiegarsi, pronto a perdonarlo. Sacripante, stupito di vederlo così ben disposto, confessa ingenuamente... di essere l’amante di Totoche. Rodomonte fa fuoco e fiamme, ma un’astuzia di Totoche lo obbliga a cedere, permettendo lo scioglimento finale. Le finzioni cadono e le coppie si ricompongono. Rodomonte, sconfitto, lascia Totoche a Sacripante, Angelica si getta tra le braccia di Medoro e Orlando tra quelle di Melusina. Tutto è bene quel che finisce bene... 9 «È una delle mie migliori partiture, ma non sono le cose migliori ad avere successo presso il pubblico…» Così scrive modestamente Hervé nelle sue Notes pour servir à l’histoire de l’opérette, uno scritto che indirizza nel 1881 al critico teatrale Francisque Sarcey. Nel corso di una lunga carriera segnata da successi strepitosi e fiaschi altrettanto clamorosi, il compositore ebbe più volte occasione di prendere le cose con filosofia. La citazione in esergo si riferisce all’opera buffa Alice de Nevers, ma egli avrebbe potuto dire lo stesso degli Chevaliers de la Table ronde: Alice è un fiasco totale alla prima rappresentazione nel 1875, gli Chevaliers ricevono un’accoglienza tiepida allorché vanno in scena nel 1866. In entrambi i casi, si tratta di opere che meritano di essere riascoltate… Hervé aveva ragione! IL CAVALIER HERVÉ ALLA CONQUISTA DEI BOUFFES-PARISIENS Pascal Blanchet Sì, questi valorosi Chevaliers che oggi ritornano da un lungo esilio sono degni di essere riscoperti: sono infatti un’opera più importante di quanto possa apparire nell’immediato, in quanto costituiscono un punto di riferimento non soltanto nella carriera di Hervé ma anche nella storia dell’operetta. Con essi, colui che chiamano «il compositore suonato» – e che viene appunto considerato il padre dell’operetta – scrive la sua prima grande opera buffa in tre atti, che destina al Théâtre des Bouffes-Parisiens, feudo del suo rivale Jacques Offenbach. Alcune spiegazioni sono necessarie per comprendere perché la serata del 17 novembre 1866, data della prima, ha tutte le caratteristiche di un evento storico. Per prima cosa occorre fare un piccolo passo indietro, agli inizi degli anni Cinquanta dell’Ottocento – un’epoca in cui numerosi divieti pesano come una cappa di piombo sui teatri parigini e sui compositori. Dall’inizio del XIX secolo, solo pochi teatri godono del diritto di mettere in scena opere liriche, e chi contravviene a questa regola va incontro a pesanti sanzioni (Hervé e Offenbach lo hanno sperimentato a proprie spese). Gli artisti cercano quindi affannosamente un palcoscenico su cui poter rappresentare le loro opere. Dopo aver bussato invano per anni alle porte dell’Opéra-Comique, nel 1853 Hervé ottiene finalmente il permesso di aprire un teatro suo, dove gli è permesso allestire atti unici con due personaggi. Offenbach conquista lo stesso privilegio due anni dopo. Nel frattempo, Hervé ha ospitato nel suo teatrino la «bouffonnerie musicale» Oyayaye ou La reine des îles, mostrandosi così servizievole da interpretarvi addirittura il ruolo principale. Offenbach – il quale, per parte sua, non contraccambierà mai la gentilezza – otterrà poi varie piccole concessioni successive per il proprio teatro: un terzo personaggio, poi un quarto, l’aggiunta di cori, e infine il diritto di infrangere la barriera dell’atto unico. Il compositore scriverà allora un’operetta in due atti, Mesdames de la Halle, prima di fare centro nel 1858 con Orphée aux enfers. Questa «opéra-bouffon» – come la chiama Offenbach – segna il vero e proprio avvio del genere lirico leggero che viene normalmente definito «operetta». Nel frattempo, che fa Hervé? Se la passa decisamente meno bene. Pur continuando a sognare di approdare all’Opéra-Comique, si impegna con tutte le sue forze per far funzionare il proprio teatro. Ha lasciato nel 1854 il suo impiego come organista a Saint-Eustache per dedicarsi interamente alla sua arte (o meglio alle sue arti, dal momento che si scrive da sè i propri libretti, oltre a interpretare le sue opere e quelle degli altri) e ha quattro bambini da crescere... Così il compositore descrive come impiegava il proprio tempo all’epoca : 1. Scrivevo i versi, la prosa e i soggetti delle mie opere. 2. Ne componevo la musica. 3. L’orchestravo. 4. Interpretavo la maggior parte dei ruoli principali dei miei lavori e di quelli degli altri. 5. Li mettevo in scena. 6. E infine mi occupavo della parte amministrativa, dall’acquisto delle stoffe alla redazione delle locandine. E non parlo delle corse in Prefettura e al Ministero; senza contare 10 11 le genuflessioni davanti alla Censura che era già intollerante quasi come lo è oggi… Dunque Hervé probabilmente soffriva di quello che oggi si chiama burnout, nel momento in cui commette un crimine, il 30 agosto 1856. Non era un crimine da poco: corruzione di minore, nella persona di un adolescente. Un processo infamante e fortemente pubblicizzato fa a pezzi la sua vita personale e professionale; e così, nel momento in cui Offenbach si libera da numerosi vincoli, Hervé marcisce in prigione. Quando ne esce, alcuni mesi dopo, deve ripartire praticamente da zero, mentre Offenbach passa da un successo all’altro. Lontano dalla confusione parigina, Hervé percorre la provincia francese, arrivando fino al Nordafrica, nel tentativo di far dimenticare le sue vicissitudini. Quando ritorna nella capitale, è per dirigere un teatro dal prestigio assai incerto, il Théâtre des Délassements-Comiques. È lì che nel 1862 mette in scena il suo primo lavoro in due atti, Le Hussard persécuté, «opera impossibile» di cui firma testo e musica, e il cui tono folle e sconclusionato preannuncia lo stile che affermerà pienamente nel 1867 con L’œil crevé. Riesce a infilarsi nel Théâtre des Variétés nel 1864, in un ottimo momento, giacché è stata finalmente proclamata la «libertà teatrale», vale a dire la fine della severa regolamentazione che aveva imbrigliato e soffocato tutti i compositori per più della metà dell’Ottocento. D’ora in poi, tutte le sale possono fare musica, e nessuna se ne priverà. Hervé ottiene subito un bel successo con Le Joueur de flûte, un’operetta in un atto su un soggetto antico che ne anticipa un altro… Giacché Offenbach, che non è mai troppo lontano, porta a sua volta alle Variétés La Belle Hélène, dando inizio a un ciclo di grandi opere buffe in tre atti, che si riveleranno altrettanti successi. Nello stesso teatro, seguiranno Barbe-Bleue (1866), La Grandeduchesse de Gérolstein (1867), La Périchole (1868), Les Brigands (1869)… Hervé, nelle sue Notes, afferma, forse con un pizzico di paranoia: «Offenbach, il quale non vedeva di buon occhio che io entrassi alle Variétés, improvvisamente litigò con i Bouffes-Parisiens e andò da Cogniard [il direttore delle Variétés] a offrirgli La Belle Hélène». È vero che Offenbach aveva qualche problema con la direzione del teatro da lui fondato e di cui aveva lasciato la direzione qualche anno prima, per potersi dedicare alla propria carriera di compositore. In fondo gliene importava poco, dal momento che ben presto si ritrovò a regnare su quasi tutti gli altri teatri della capitale. Oltre alle Variétés, riscosse un altro successo duraturo al Palais-Royal con La Vie parisienne, prima di cimentarsi nuovamente all’Opéra Comique con Robinson Crusoë (per cancellare il fiasco di Barkouf nel 1861), e nel frattempo preparava una grande féérie per il Théâtre du Châtelet (che non sarà mai rappresentata). Ironia della sorte, a Hervé non restava che il Théâtre des Bouffes-Parisiens, orfano del proprio fondatore. Ingaggiandolo per Les Chevaliers de la Table ronde, la direzione dei Bouffes cercava un rimpiazzo per sostituire il compositore della casa. L’incarico assegnato a Hervé suscita molte chiacchiere; le aspettative sono alte, come attesta questo articolo di Henri Moreno, apparso nel «Ménestrel» sei mesi prima della prima: «Questo compositore [Hervé], dotato di rara verve e facilità, è esattamente l’uomo che serve ai Bouffes; e forse è stato solo per un capriccio del caso se egli non occupa allegramente il posto di cui un altro si è impadronito così bene nella musica buffa» (6 maggio 1866). Lo stesso Hervé si dimostra consapevole dell’importanza della posta in gioco, quando nell’estate del 1866 scrive all’autore di vaudevilles Siraudin, rifiutando un libretto propostogli da quest’ultimo: «Ho avuto successo in spettacoli di un solo atto e ora voglio vedere che cosa riuscirò a fare con un’opera in tre atti». Andando in scena ai Bouffes, Hervé si avvicina – per lo meno dal punto di vista geografico – all’Opéra Comique, lui che aveva sempre lavorato lontano dal centro di Parigi. Un pubblico del tutto nuovo, che non frequentava le Folies-Nouvelles o i Délassements-Comiques, potrà scoprire i suoi lavori. La direzione dei Bouffes-Parisiens ha forse chiesto a Hervé di scrivere qualcosa alla Offenbach? Il soggetto medievale, in ogni caso, fa pensare al Barbe-Bleue di Offenbach, andato in scena 12 con successo alle Variétés a partire dal febbraio 1866; e Merlino che annuncia un assurdo torneo nell’opera buffa di Hervé sembra ricalcato sul Popolani di Offenbach, che in Barbe-Bleue fa la stessa cosa (con una «damigella come premio» in entrambi i casi). Anche l’atto III degli Chevaliers presenta una situazione che si avvicina a quella di Barbe-Bleue, con alcuni personaggi in fuga che si introducono nel castello dei loro nemici. L’opera stessa, un vaudeville molto ben costruito, propone avventure simili a quelle vissute dai personaggi di Labiche: marito tradito, donna volubile, ragazza falsamente ingenua… Il costume finisce per costituire la differenza fondamentale, come sintetizza Félix Clément nel suo Dictionnaire des opéras: «La parodia, l’antitesi, la volgarità dei particolari, in contrasto con la nobiltà e la grandeur dei nomi e della condizione sociale dei personaggi». Parecchi motti di spirito e situazioni ridicole costellano il ricco dialogo, anche se i critici dell’epoca rimproverarono al testo di Chivot e Duru di mancare di spirito e di accontentarsi di un umorismo basato quasi unicamente sugli anacronismi. Tale procedimento, biasimato da alcuni, è in effetti classico, come ricorda Francisque Sarcey: «Molto tempo prima – addirittura il 13 giugno 1792 – al Théâtre des Variétés era andato in scena Le Petit Orphée, poema del cittadino Rouhier Deschamps, musica nuova del cittadino Deshayes, balletto del cittadino Baupré-Riché. Si trattava di una vera e propria operetta. Il coro cantava a Orfeo: Ah! Povero sposo! Si lamenta dei colpi che gli feriscono l’anima. Sposo troppo felice, non hai più moglie, Com’è dolce la tua sorte!» (Francisque Sarcey, «Le Temps», cronaca teatrale, La formation des genres, 25 luglio 1881) Leggendo la descrizione che si trova all’inizio del libretto, si pensa anche a Orphée aux enfers: esattamente come negli Chevaliers, dei manifesti posti in bella evidenza su alcuni elementi scenici stabiliscono sin dall’inizio le regole del gioco e lo stile umoristico che dominerà lo spettacolo. In Offenbach, «Aristeo, produttore di miele, all’ingrosso e al dettaglio, con magazzino sul monte Imetto. / Orfeo, direttore dell’Orfeon di Tebe, lezioni private»; in Hervé, «Castello del sire di Rodomonte. / Vietata l’affissione; i trasgressori saranno puniti. / Merlino II, mago successore di suo padre. – Collegio femminile, educazione famigliare. / Melusina, maga, con brevetto senza garanzia del governo. – Liquidazione generale – Grandi sconti». Oltre a tali questioni legate all’estetica, le ragioni dell’insuccesso degli Chevaliers vanno forse cercate altrove. Come ricorda un articolo del 1872 (nel momento in cui il lavoro viene ripreso alle Folies-Dramatiques), la situazione del teatro costituì un problema: «Messi in scena per la prima volta ai Bouffes-Parisiens da una direzione traballante e che si stava giocando le sue ultime carte, interpretati in modo non adeguato, Les Chevaliers de la Table ronde avevano avuto successo solo a metà» (Vert-Vert, cronaca teatrale, «Les modes parisiennes», 16 marzo 1872). Se mai ci fossero stati problemi di cast, non riguardavano certo l’interprete della duchessa Totoche, Delphine Ugalde, cantante affermata, star dell’Opéra-Comique sin dai suoi esordi nel 1848, poi del Théâtre-Lyrique negli anni 1850-60. La Ugalde lascerà le scene ufficiali a favore dei Bouffes-Parisiens nel 1861 e ne diventerà anche co-direttrice insieme al marito, François Varcollier, alla partenza del fondatore. Contralto dotato di mezzi vocali notevoli, crea in particolare il ruolo di Roland in Les Bavards, in cui Offenbach scrive per lei cadenze che arrivano al re bemolle 6. Hervé non è meno esigente, dal momento che le riserva un’aria zeppa di passaggi temibili, «parodiando lo stile italiano» (dice la partitura). Del resto il compositore stesso segnala in partitura che tale aria «può anche essere soppressa, essendo stata composta tenendo conto dell’eccezionale talento di Madame Ugalde». Hervé scrive per una compagnia di prim’ordine e sente 13 di poter pretendere molto dai suoi interpreti, al tempo stesso mettendo in evidenza le sue ambizioni di compositore. Il desiderio di dimostrare la propria bravura forse spiega il fatto che il virtuosismo si ritrovi un po’ ovunque nella partitura. Anche l’interprete di Melusina si trova a dover affrontare notevoli salti di intervallo e acuti difficili. Nel finale del II atto, Totoche e Melusina devono emettere vocalizzi sostenuti per diverse pagine di seguito; Hervé dà generosamente all’interprete della parte di Angelica la possibilità di aggiungersi alle due colleghe, se le fa piacere – e se i suoi mezzi vocali glielo permettono. Anche Medoro ha diritto ai suoi acuti, e in certe cadenze deve raggiungere il re 6. L’interprete del ruolo di Rodomonte, per parte sua, deve avere una dizione eccellente, in quanto la sua grande aria di collera del I atto («Mon œil est assez vif») scatena una valanga di sillabe mitragliate che ricorda il rapidissimo eloquio dei bassi buffi dell’opera italiana. Anche gli strumenti dell’orchestra (nella versione originale, per lo meno) devono dare prova di grande abilità tecnica: così, sin dall’ouverture, il flauto deve gorgheggiare come un autentico soprano di coloratura, oltre a eseguire un altro pezzo di bravura nell’introduzione al III atto. Il preludio dell’atto II è compito del clarinetto, che si vede assegnare a sua volta un vero e proprio brano da concorso. Esigenze simili non erano abituali nelle partiture che rientravano nello stesso genere (lo dimostra il confronto con quelle di Offenbach, molto più ragionevoli) e potrebbero in parte spiegare perché l’opera non sia stata allestita tanto spesso, soprattutto nelle province, che il più delle volte non disponevano di compagnie di canto e di orchestre così preparate. Il cast aveva quindi parecchio da fare, e forse, in effetti, non fu all’altezza del suo compito. L’unico biasimo preciso è rivolto all’interprete della parte di Rodomonte: Hervé ha fatto ingaggiare Joseph Kelm, suo vecchio compagno d’avventure de tempo delle Folies-Nouvelles, il cui modo di cantare, un po’ eccessivo, non si accorda con quello dei membri della troupe dei Bouffes. In ogni caso, tra i critici del 1866 numerosi sono quelli che elogiano svariati brani della partitura, come per esempio Delphin Balleyguier, il quale afferma, nella «Semaine musicale» del 22 novembre: «La musica di M. Hervé è più musica di quella di M. Offenbach […]. Il ritornello degli Chevaliers, una sorta di Marsigliese buffonesca, risuonerà ben presto in tutta Parigi, e la ballata Isaure était seulette si potrà cantare in tutti i salotti, senza far arrossire le madri né le figlie. M. Hervé cura con attenzione la sua orchestra, e la sua ouverture è piena di verve». Altri insinuano addirittura che la musica sarebbe fin troppo ben fatta, come Albert de Lasalle nel «Monde illustré», secondo il quale «la partitura degli Chevaliers de la Table ronde ostenta pretese di serietà che qui sono fuori luogo. Mi si citano l’arietta cantata da Mlle Castello [Angelica], l’intervallo eseguito con garbo dal flautista dell’orchestra, e ancora un’aria abilmente cesellata da Mme Ugalde; ma per il resto, sembra che la musica nel suo insieme non rida affatto e mal si adatti al tono burlesco delle parole» (1° dicembre 1866). Il maggiore ostacolo che gli Chevaliers dovranno superare sarà la competizione, ma non quella di cui parla il libretto. In quel mese di novembre del 1866, il pubblico è altrove: anzitutto all’Opéra-Comique, ove il successo di Mignon di Ambroise Thomas è al culmine. Il critico Albert de Lasalle confessa di non avere nemmeno visto gli Chevaliers, avendo preferito andare ad ascoltare i vocalizzi di Philine («Je suis Titania la blonde…») piuttosto che quelli della duchessa Totoche. Il pubblico si precipita anche al Palais-Royal, ove Offenbach trionfa con La Vie parisienne, lo spettacolo che tutti vogliono vedere, un’opera buffa diversa, basata su personaggi contemporanei e non più su eroi mitologici o storici. Louis Roger, nella «Semaine musicale», così riassume la situazione teatrale in quel momento: «Mignon è un grande successo; Freyschütz [al Théâtre-Lyrique] è un grande successo; […] La Vie parisienne è un grande successo. Ma Les Chevaliers de la Table ronde si trascinano faticosamente». Proponendo una farsa su un soggetto leggendario, Hervé e i suoi collaboratori si scontrano con due difficoltà: una parte dei critici (e del pubblico) si è ormai stancata delle parodie su temi antichi (Offenbach aveva già dovuto subire un mezzo fiasco quando nel 1859, 14 con Geneviève de Brabant, aveva cercato di riprodurre il successo di Orphée aux enfers), mentre alcuni puristi continuano a gridare al sacrilegio. Quegli stessi critici che avevano denunciato i profanatori della mitologia greca (Orphée e Hélène) strillano come aquile nel veder ridicolizzare gli eroi della Tavola rotonda: «Triste! Triste! L’operetta ha ucciso gli dèi, ha ucciso gli eroi, ha ucciso i baroni del Medioevo, e questa sera ai Bouffes-Parisiens si accinge a uccidere i cavalieri della Tavola rotonda. Sono perduti per sempre al rispetto dei popoli Medoro, Amadigi, Lancillotto, Ogier e Rinaldo! Perdute anche la bella Angelica e la fata Melusina! […] Siate maledetto, Monsieur Hervé! Siate maledetto, Monsieur Duru! Siate maledetto, Monsieur Chivot!» (X. Feyrnet, «Le Temps», 18 novembre 1866). A dispetto dei suoi censori, il genere dell’opera buffa continuerà a prosperare, ma allontanandosi dalla parodia letterale dei soggetti antichi. Offenbach aveva mostrato la via con la sua satira dei costumi contemporanei (La Vie parisienne) o del potere militare (La Grandeduchesse de Gérolstein), o anche cimentandosi in una sorta di opéra-comique di nuovo genere (La Périchole). Quanto a Hervé, si emanciperà scatenando ancora di più la sua personale follia in quella che si potrebbe chiamare la «Tetralogia delle Folies-Dramatiques» (il teatro che elegge a suo domicilio a partire dal 1867): L’œil crevé (1867), Chilpéric (1868), Le Petit Faust (1869) – il suo successo più duraturo – e Les Turcs (1869) – il capolavoro maggiormente dimenticato. Nei primi due casi, Hervé scrive anche il libretto; per i due ultimi lavori, si avvale della collaborazione di Hector Crémieux, uno degli autori di Orphée aux enfers, con il contributo di Adolphe Jaime. La questione del libretto è di fondamentale importanza per la sopravvivenza di un’opera. Mentre Offenbach poteva contare sulla genialità dei suoi librettisti Henri Meilhac e Ludovic Halévy, Hervé, molto spesso, può fare affidamento solo su se stesso. Il suo triplice talento di scrittore, musicista e attore-cantante, invece di favorirlo, sembra al contrario averlo purtroppo danneggiato. Un giorno, scrivendo a Émile Perrin, direttore dell’Opéra-Comique, finisce persino per rinnegarsi: «Ho completamente abbandonato il canto, che avevo impiegato come mezzo per esprimermi come compositore. Avevo preso una strada sbagliata, e sono rientrato su quella giusta, credo, innanzitutto riprendendo le mie antiche funzioni di direttore d’orchestra, e poi evitando di occuparmi d’altro che non sia la composizione» (lettera del 30 gennaio 1862). Ben presto si rinnegherà di nuovo, ma in senso opposto, per interpretare i ruoli principali di Chilpéric e del Petit Faust… In ogni caso, per gli Chevaliers, per darsi un certo tono di serietà – e forse anche per avere meno da fare e potersi concentrare sulla musica –, Hervé si serve di due librettisti che, pur senza avere l’ingegno di Meilhac e Halévy, sono di sicuro altrettanto abili: lo attestano i loro numerosi successi, in un’epoca in cui i musicisti di successo abbondano. Henri Chivot e Alfred Duru sono qui ancora agli inizi della loro proficua collaborazione, che darà i suoi migliori frutti alcuni anni dopo, in particolare con Les Cent Vierges (musica di Lecocq, 1872), Le Grand Mogol e La Mascotte (musica di Audran, 1877 e 1880), Madame Favart e La Fille du Tambour-major (musica di Offenbach, 1878 e 1879), per citare solo i titoli più famosi. Peraltro, si intuisce che l’infaticabile – o incorreggibile – Hervé ci ha messo le mani ugualmente, anche se non firma il libretto in prima persona. A questo proposito, il suo primo biografo, Louis Schneider (che in genere è bene informato), cita la replica di Crémieux a Hervé, il giorno in cui quest’ultimo gli aveva portato alcuni versi destinati al Petit Faust, raccomandandogli di modificarli pure, se fosse stato necessario: «Ma che cosa vuoi che cambiamo? Fai i versi e le strofe molto meglio di noi!» («Le Petit Marseillais», 22 giugno 1925). È appunto nel Petit Faust che si trovano questi versi magniloquenti, pronunciati dal moribondo Valentin nel rimproverare la sorella: «L’onore è come un’isola scoscesa e senza approdi, / non si può più rientrarvi quando la si è lasciata» – versi in cui si è tentati di ravvisare un intento comico dell’autore. Peraltro, questo severo distico non è dovuto alla penna di Hervé, ma a quella di Boileau (Les Satires, X); e prima di andare a finire nel Petit Faust nel 1869, era 15 stato cantato negli Chevaliers de la Table ronde dalla duchessa Totoche. Era una frase alla quale Hervé doveva tenere molto, se si pensa quanto era stato bistrattato il suo onore al momento del processo, nel 1856, e che per lui l’Opéra-Comique era la più scoscesa delle isole irraggiungibili… In ogni caso, al momento di rielaborare gli Chevaliers per la ripresa del 1872, il compositore ometterà il distico in questione, ormai troppo legato al Petit Faust, il cui successo era ormai consolidato. Dunque Hervé è sempre, almeno in parte, l’autore dei libretti che mette in musica. Tra le caratteristiche del suo stile, si noterà l’abitudine – tutto sommato molto divertente – di rivolgersi direttamente al pubblico, con una disinvoltura che rasenta la sfacciataggine. Così, Medoro alla sua entrata in scena ferma l’azione, avvicinandosi al pubblico mentre gli altri personaggi restano come irrigiditi nelle loro pose, per «aprire una lunga parentesi». Nel teatro di quest’epoca gli «a parte» sono frequenti, ma questa tendenza ad abbattere sistematicamente e radicalmente la quarta parete è tipica di Hervé. Analogamente, Rodomonte, più avanti, sembra fornire al pubblico la ricetta per un finale d’opera riuscito: «Allegria e tristezza: mescoliamo artisticamente questo duplice sentimento!...». Chivot e Duru scriveranno una quantità di libretti nel corso della loro lunga e proficua carriera, ma non si spingeranno mai così oltre con gli altri musicisti. Fu Hervé a indurli a scrivere secondo le sue precise indicazioni, oppure parecchi versi sono usciti direttamente dalla sua penna? Il procedimento comico-musicale che Hervé utilizza più spesso nelle sue opere consiste in una grande varietà di cambiamenti di tono. A più riprese, negli Chevaliers, egli crea un clima paragonabile a quello di un’opera lirica di genere serio, e poi lo spezza bruscamente per mezzo di una sorpresa, della comparsa del tutto inaspettata di un elemento nettamente discordante rispetto all’atmosfera che si è creata. Per evocare il genere serio, non c’è niente di meglio del recitativo, magniloquente o elegiaco, veicolo di sentimenti elevati... che viene fatto esplodere con una semplice parola o un’espressione familiare. Come fa Orlando, quando lancia nel bel mezzo di un recitativo perfettamente decoroso: «Che cosa viene a fare qui quella seccatrice?» (parlando di Melusina). Oppure, nel grande concertato del finale dell’atto II, la cui musica, per alcune battute, non guasterebbe in un finale di Verdi («Conosce il mistero / e sorprende il mio segreto / evitiamone la collera… ») è immediatamente contraddetta da un «… e facciamo i bagagli». Lo stesso avviene nella romanza cantata da Totoche, uno dei grandi successi della partitura (a suo tempo bissata e lodata dai critici), ove la musica riecheggia una delle autentiche romanze che peraltro Hervé effettivamente scriveva (si veda Le Temps des roses), ma le parole («Se non per tuo marito, fallo almeno per la tua famiglia!») rovinano tutta l’atmosfera. Si ha l’impressione di vedere un pittore che disegna una graziosa Monna Lisa e poi si diverte a farle subito i baffi. Per sorprendere il suo pubblico, Hervé si diverte anche a giocare con le parole, a volte ripetendole fino all’ebbrezza (il «gar’gar’gar’gar’» che Rodomonte mitraglia nell’aria già citata, prima in crome e poi in semicrome, finisce per somigliare a un’onomatopea che illustra un gargarismo particolarmente vigoroso). Le parole sono tagliate a fette per il puro gusto di farlo, in particolare nel riuscito girotondo alla fine del primo atto: «Mai più bel mestiere / vi fu mai al mondo! / Di quel di cavallo, di quel di cavaliere…», o ancora, con una variante, nei couplets di Melusina, allorché Medoro ripete la fine delle frasi pronunciate dalla sua interlocutrice con effetti sorprendenti: Melusina: Qui pourrait dire? Medoro : …rait dire?1 Nello stesso passaggio, più avanti, Medoro canta una sorprendente onomatopea, «Tra la la you piou», a mo’ di caricatura di non si sa bene quale strumento (la grancassa viene imitata in seguito a gran colpi di «boum boum boum»). Tali sillabe fanno ancora più ridere allorché accompagnano un’allusione sinistra: «… di cui morì! Tra la la you piou!». Ce ne 16 sono altre, come gli inquietanti «Tri la ti ta ta, tri la ti ta ta» di Rodomonte. Ma le onomatopee preferite di Hervé restano senza dubbio quelle che usa per imitare lo jodler. Ogni volta che ne ha l’occasione, il compositore fa «partire per la tangente» i suoi personaggi, i quali abbandonano bruscamente la situazione in cui si trovano per lanciarsi in vocalizzi scatenati che passano dal registro vocale grave a quello acuto e viceversa. Questo canto di origine montanara, che sembra voglia evocare la Germania piuttosto che la Svizzera, si dimostrerà quasi appropriato in Le Petit Faust, nel momento in cui il patriottico Trio du Vaterland ricorrerà a vigorosi «Trou la ou la ou»; ma è del tutto fuori luogo (e quindi esilarante) nel finale degli Chevaliers, dopo parole di esaltazione pseudo-gloriosa, intonare «Laïtou! Laïtou! Trou la la!». Notiamo qui, per inciso, altre due piccole manie di Hervé: il gusto della messinscena presente sin nella partitura stessa (gli «Un, deux, trois…» fino a dieci riportano l’indicazione: «Gridati, e accompagnati da gesti che esprimono un’evoluzione comico-cavalleresca») e la prosodia volutamente bistrattata («la table ron-on-de», dove i due «on» sono fortemente sottolineati. Dunque Hervé usa tutti questi stratagemmi per sorprendere il suo pubblico e far deragliare la trama, portandola al limite dell’esplosione e del caos: egli svela la natura fittizia della storia, mentre, in Offenbach, il comico serve a dare più sapore alla vicenda, senza però compromettere l’illusione, il senso di evasione dello spettatore. Hervé doveva credere nella sua partitura, giacché ne propone una nuova versione al pubblico nel 1872. Si elogia la distribuzione, alla cui testa, nel ruolo di Melusina, brilla Madame Sallard, illustre cantante di poco inferiore a Madame Ugalde. Il ruolo di Rodomonte è affidato all’eccellente Milher, uno degli allievi prediletti di Hervé, che già si era distinto nei panni di Gérômé (L’œil crevé), Ricin (Chilpéric) e Valentin (Le Petit Faust). Nella parte di Medoro, il figlio del compositore, Emmanuel Ronger (si esibisce sotto il nome d’arte di Gardel-Hervé), riceve la sua parte di elogi. Viene notata anche l’estrosa Mathilde Lasseny, che dà una nuova interpretazione della duchessa Totoche. Hervé la conosce bene, dato che dieci anni prima ha scritto per lei la parte di Fleur-de-Bruyère, alias Chapotarde, nell’Hussard persécuté; l’indiscreto compositore rivela addirittura, nelle sue Notes, che intorno al 1860 essa è stata la sua amante, prima di abbandonarlo: «Dato che un ricco banchiere le aveva offerto una situazione più vantaggiosa di quella che potevo offrirle io, dopo un leggero tentennamento si decise a sacrificare il si bemolle a favore della banconota dell’uomo del sud»). Nel 1872 la cantante ritorna alle scene, circondata da un’aura scandalosa che ne accresce la fama… La nostra epoca così ironica, innamorata della parodia quanto lo è del Medioevo (basti vedere il successo della serie televisiva francese Kaamelott), avida di scoperte musicologiche, darà una nuova opportunità agli Chevaliers di Hervé? Di esempi di piacevoli sorprese rinvenute nell’esplorare repertori dimenticati ce ne sono a bizzeffe, a cominciare da tutte le opere di Offenbach male accolte per motivi sbagliati, legati al clima politico (si veda la più recente riscoperta, Fantasio, il cui allestimento originario, a suo tempo, risentì della sconfitta francese nella guerra contro la Prussia, avvenuta meno di un anno prima). La follia di Hervé, con la sua dismisura e i suoi eccessi, poteva disorientare i suoi contemporanei; ma non si vede perché non dovrebbe piacere agli spettatori di oggi, abituati a ben altro. Si potrebbero allora sentire nuove versioni dei capolavori di Hervé (le vecchie incisioni, per quanto interessanti, non basterebbero), oppure riscoprire i già citati Turcs, Le Trône d’Écosse, o anche Alice de Nevers – tutte opere che sono state vittime di circostanze sfavorevoli, e con le quali Hervé credette ogni volta di aver scritto il suo capolavoro. Aveva forse ragione? Si veda a p. 99. L’effetto straniante è dato dal fatto che la ripetizione delle ultime due sillabe «…rait dire», in francese suona come «raidir», ossia «irrigidire» 1 17 Louis-Auguste-Florimond Ronger detto Hervé (1825-1892) 18 Compositore, librettista, attore, cantante, impresario e direttore di compagnia, Hervé è generalmente considerato il padre dell’operetta, benché tale titolo sia talvolta attribuito al suo rivale Jacques Offenbach, la cui carriera si svolse parallelamente alla sua. Rimasto orfano di padre a 10 anni, Florimond Ronger si stabilisce a Parigi, ove diventa corista nella chiesa di Saint-Roch. Grazie al suo talento musicale, viene presentato al compositore Daniel-François-Esprit Auber, allora al culmine della sua fama, il quale accetta di dargli lezioni private. È nominato organista della cappella dell’ospedale di Bicêtre, ove scrive la sua prima opera, L’Ours et le Pacha, un breve opéra-comique che viene interpretato dai pazienti di quello che è definito ancora «ricovero per alienati». Dopo qualche anno ottiene un posto di organista più prestigioso, a Saint-Eustache. In aggiunta ai suoi impegni in chiesa, intraprende una carriera teatrale come comparsa e corista in varie sale di periferia; è allora che assume lo pseudonimo di Hervé. Nel 1847 scrive una pochade, Don Quichotte et Sancho Pança, considerata la prima «operetta», che va in scena in un teatrino del Boulevard Montmartre, ma sarà ben presto rappresentata sul prestigioso palcoscenico dell’Opéra National, appena fondata da Adolphe Adam. Direttore d’orchestra dell’Odéon e poi del Théâtre du Palais-Royal, nel 1854 apre un teatro suo in Boulevard du Temple, che chiama Folies-Concertantes e poi Folies-Nouvelles, e dove presenta operette di sua composizione (Le Compositeur toqué, La Fine Fleur de l’Andalousie, Un drame en 1779…), ma anche una delle prime opere di Offenbach, Oyayaye ou la Reine des îles (1855), e una di Léo Delibes, Deux sous de charbon (1856). Qualche noia con la giustizia e problemi di salute lo costringono a ritirarsi per qualche tempo, e così nel 1859 cede la sala all’attrice Virginie Déjazet, che la ribattezzerà a suo nome. Grande viaggiatore, Hervé si esibisce in provincia come cantante prima di ristabilirsi nuovamente a Parigi e assumere la direzione musicale del Théâtre des Délassements-Comiques, ove mette in scena un’opera che colpisce il pubblico per la sua eccentricità: Le Hussard persécuté. Allestisce poi al Théâtre des Variétés Le Joueur de flûte, un opéra-bouffe in un atto il cui soggetto prefigura quello della Belle Hélène. Les Chevaliers de la Table Ronde, opéra-bouffe in 3 atti, rappresentata alle Bouffes-Parisiens, è la prima delle grandi operette di Hervé. In seguito diventa direttore d’orchestra all’Eldorado e compositore residente del Théâtre des Folies-Dramatiques, ove ottiene grande successo con L’Œil crevé (1867), Chilpéric (1868) e Le Petit Faust (1869). Questi due ultimi lavori forniscono a Hervé l’occasione di intraprendere una fruttuosa carriera in Inghilterra, giacché li eseguirà lui stesso a Londra. Le opere che mette in scena a Parigi negli anni successivi avranno meno fortuna; si tratta di Le Trône d’Écosse (1871), La Veuve du Malabar (1873) e Alice de Nevers (1875). Nel 1878 interpreta il ruolo di Jupiter in una ripresa di Orphée aux enfers diretta dallo stesso Offenbach. Segue il ciclo di operette-vaudeville che Hervé scrive per Anna Judic, la vedette del Théâtre des Variétés : La Femme à papa (1879), La Roussotte (1881), Lili (1882) e infine Mam’zelle Nitouche (1883) – quest’ultima ispirata ai suoi stessi esordi, quando faceva l’organista di giorno e il compositore d’operette la sera. Nel 1886 Hervé lascia Parigi per Londra, ove compone una serie di balletti per l’Empire Theatre. Nel 1892 ritorna in Francia, ove mette in scena il suo ultimo lavoro, l’opéra-bouffe Bacchanale, poco prima della sua morte, sopravvenuta il 3 novembre 1892. 19 BIOGRAFIE Les Brigands Nel 2000, Loïc Boissier apre insieme al pianista Nicolas Ducloux la partitura del Barbe-Bleue di Offenbach e propone a quindici dei suoi colleghi del Coro dei Musiciens du Louvre di allestirne una versione «leggera» per la Scène Nationale de Montbéliard. Nel 2001, la compagnia si organizza per portare lo spettacolo in tournée in Francia, battezzandosi Les Brigands, dal titolo di un’opera di Offenbach. Benjamin Lévy dirige e Stéphan Druet si occupa della regia: vanno così in scena Geneviève de Brabant, Le Docteur Ox e nel 2004 Ta Bouche, il cui allestimento riscuote un notevole successo. I cast si rinnovano contintamente, e nel 2007 il baritono Christophe Grapperon diventa direttore musicale della compagnia. Dal 2008 al 2011, il gruppo lavora con il Théâtre musical de Besançon e intraprende nuove collaborazioni: con i «26000 couverts» (una nota compagnia francese di artisti di strada), Johanny Bert, Pierre Guillois. Importante partner della compagnia è la Scène Nationale de La Rochelle, che ospita nel 2013 la prima rappresentazione della Grande-Duchesse. Dal 2012, Les Brigands sono associati al Centre des Bords de Marne a Le Perreux-sur-Marne. www.lesbrigands.fr Thibault Perrine trascrizione Violinista di formazione, Thibault Perrine ha studiato armonia con Jean-Claude Raynaud, scrittura con Thierry Escaich, orchestrazione con Jean-François Zygel, direzione d’orchestra con Nicolas Brochot e direzione di coro con Catherine Simonpietri. Da dodici anni realizza gli arrangiamenti musicali di vari spettacoli lirici, in particolare per la compagnia Les Brigands (dal Docteur Ox e Ta Bouche a La Grande Duchesse), il Théâtre du Châtelet (Le Chanteur de Mexico) o, più recentemente, per l’Académie de l’Opéra de Paris (Iphigénie en Tauride, Les Temps aventureux). Gli sono state affidate diverse orchestrazioni destinate a incisioni (con Marie-Nicole Lemieux, Anne Gastinel…), eventi (Concert de Paris 2014) o documentari (Ils ont libéré Paris, nel 2014; Verdun: ils ne passeront pas, uscita prevista nel 2016). Appassionato di didattica, collabora regolarmente con JeanFrançois Zygel nell’ambito delle trasmissioni Les Clefs de l’orchestre e La Boîte à musique, come pure ai suoi spettacoli al Théâtre du Châtelet. Insegna scrittura musicale al CRR (Conservatoire à Rayonnement Régional) di Parigi e arrangiamento al Polo superiore di insegnamento artistico Paris-Boulogne-Billancourt. Pierre-André Weitz regia Pierre-André Weitz fa i suoi primi passi sulla scena al Théâtre du peuple de Bussang all’età di 10 anni e vi resta fino ai 25, recitando, cantando, ideando e fabbricando scene e costumi. Nel frattempo, studia architettura a Strasburgo, si iscrive al Conservatorio e lavora come corista all’Opéra National du Rhin. Nel 1989, conosce Olivier Py; da allora realizza le scene e i costumi per tutti gli allestimenti del regista. Da questa determinante collaborazione è nata una concezione della scenografia in cui i cambi di scene sono considerati momenti drammaturgici di una coreografia dello spazio. Dall’età di 18 anni ha firmato 150 scenografie per il teatro lirico e per quello di prosa per diversi registi, tra cui Jean Chollet, Michel Raskine, Claude Buchvald, Jean-Michel Rabeux, Ivan Alexandre, Jacques Vincey, Hervé Loichemol, Sylvie Rentona, Karelle Prugnaud, Mireille Delunsch, Christine Berg. La sua ricerca sul tempo e sullo spazio lo spinge a proporsi come musicista o come autore in alcuni spettacoli. All’Opéra de Paris per l’Alceste di Gluck ha disegnato per tre ore tutte le scene in diretta, affermando così un’estetica pittorica dell’effimero, metafora della musica. Per la sua prima regia, a Strasburgo, ha messo in scena tre volte di seguito la Sœurinette di Olivier Py in tre allestimenti diversi con tre estetiche differenti create con venti scenografi, dimostrando così che la scenografia può cambiare il senso e l’essenza di un’opera senza tradirla. Insegna scenografia da vent’anni presso l’École Supérieure des Arts Décoratifs di Strasburgo. 20 21 HERVÉ Les Chevaliers de la Table ronde Opéra-bouffe en trois actes, paroles d’Henri Chivot et Alfred Duru. Musique de Louis-Auguste-Florimond Ronger dit Hervé (1825-1892). Représenté pour la première fois le 17 novembre 1866 au Théâtre des Bouffes-Parisiens. Transcription de Thibault Perrine pour treize chanteurs et douze instrumentistes. Avec la compagnie Les Brigands Direction musicale Christophe Grapperon Mise en scène Pierre-André Weitz Assisté de Victoria Duhamel Chefs de chant Nicolas Ducloux et Christophe Manien Travail corporel Iris Florentiny et Yacnoy Abreu Alfonso Costumes et scénographie Pierre-André Weitz Assisté de Pierre Lebon et Mathieu Crescence Lumières Bertrand Killy Régie plateau Ingrid Chevalier Rodomont, le duc Damien Bigourdan français Durée approximative du spectacle : 2h sans entracte Sacripant, sénéchal Antoine Philippot ORCHESTRE Instrumentistes de la compagnie LES BRIGANDS Pablo Schatzman violon Clara Abou violon Laurent Camatte alto Annabelle Brey violoncelle Simon Drappier contrebasse Boris Grelier flûte François Miquel clarinette Yannick Mariller basson Takénori Nemoto cor (les 7, 11, 12 et 13 février) Camille Lebrequier cor (le 9 février) André Feydy trompette Eriko Minami percussions Nicolas Ducloux piano Merlin, enchanteur et maître d’école Arnaud Marzorati Médor, jeune ménestrel Mathias Vidal Totoche, la duchesse (femme de Rodomont) Ingrid Perruche Angélique, sa belle-fille (fille de Rodomont) Lara Neumann Mélusine, magicienne Chantal Santon-Jeffery Fleur-de-Neige, dame d’honneur Clémentine Bourgoin Roland, chevalier errant Rémy Mathieu Amadis des Gaules, chevalier David Ghilardi Lancelot du Lac, chevalier Théophile Alexandre Renaud de Montauban, chevalier Jérémie Delvert Ogier le Danois, chevalier Pierre Lebon 22 23 OUVERTURE Il était une fois un pays improbable, entre l’an 800 et l’an 2017, où tout est encore possible et merveilleux. ACTE I Les chevaliers Amadis, Ogier, Renaud et Lancelot découvrent que leur ancien camarade Roland a renoncé à sa vie trépidante à cause de l’enchanteresse Mélusine : folle amoureuse, elle le tient enfermé chez elle et condamne ce héros à une vie d’oisiveté. Ils veulent profiter de l’annonce faite par Merlin d’un grand tournoi pour l’arracher à ce joug autoritaire. Le duc Rodomont, qui organise la joute, offre la main de sa fille Angélique en prix de consolation. Ruiné, il compte sur ce mariage pour redorer son blason. Il s’étonne du luxe qu’affiche sa femme, la duchesse Totoche. Il la soupçonne d’être entretenue par un amant. Rodomont se promet de démasquer le coupable. De son côté Angélique est impatiente de découvrir les plaisirs de l’amour que lui a vantés son précepteur, Médor, secrètement épris d’elle. Roland, tombé lui aussi sous le charme de la jeune fille, est prêt à s’élancer au combat pour la conquérir, délaissant pour de bon Mélusine. SYNOPSIS (qui n’a guère d’importance) ACTE II Totoche, Angélique et Sacripant (Grand Sénéchal, et… amant de Totoche) travaillent aux préparatifs du tournoi. La duchesse s’affole : elle a vendu la couronne de Rodomont, dernier vestige de sa fortune, pour financer sa garde-robe et plaire à Sacripant. Merlin, chargé d’apporter une imitation en zinc, est introuvable. Or le tournoi commence, Rodomont réclame sa couronne. Restée seule avec Sacripant, Totoche lui confie son angoisse. Interrompue par son mari de plus en plus impatient, elle est à deux doigts d’avouer qu’elle a vendu son bien le plus précieux, quand soudain Merlin arrive, muni du substitut. Rodomont croit reconnaître sa couronne chérie. Le tournoi s’achève, Roland a raflé la main d’Angélique. Au moment de fêter les héros, Rodomont surprend Totoche en train d’embrasser Merlin avec effusion : il croit tenir son rival. Médor et Mélusine, mus par le dépit amoureux, s’introduisent dans le château sous des habits de ménestrels. Ils chantent pour distraire l’assistance. Mélusine en profite pour verser, ni vue ni connue, un somnifère à Roland qui s’effondre. Rodomont cherche des sels pour le ranimer, et tombe sur une liste de factures, toutes acquittées. Persuadé de tenir la preuve de la trahison de Totoche, qui ne peut tenir cet argent que de son amant, il explose. L’assemblée, Sacripant en tête, s’éclipse pour échapper à la colère du duc. Mélusine en profite pour enlever Roland. Rodomont réclame des aveux à sa femme. Cette dernière croit que le duc veut parler de l’affaire de la couronne et finit par livrer le nom de son complice : Merlin. Les cloches du mariage sonnent : Médor apparaît sous l’armure de Roland pour épouser Angélique à sa place. Rodomont ordonne qu’on jette Totoche et Merlin, qu’il tient pour son amant, en prison, au milieu de la liesse du mariage. ACTE III Chez Mélusine : le philtre de l’enchanteresse agit plus qu’elle n’aurait voulu, Roland dort depuis quinze jours. Arrivent trois saltimbanques, en fait Merlin, Totoche et Sacripant déguisés, ce dernier ayant délivré ses deux complices de leurs chaînes. Entre après eux Rodomont, qui entend mettre la main sur Roland. Ce dernier a en effet mystérieusement disparu au lendemain de son union avec Angélique, et les quatre chevaliers envoyés à sa recherche ne sont jamais revenus, ensorcelés par les voluptés prodiguées chez Mélusine. Rodomont est suivi d’une Angélique éplorée et du malheureux Médor, obligé de cacher sa véritable identité de mari. Fou d’amour après la nuit passée incognito auprès de la fille du duc, il s’est attaché au service de Rodomont pour ne pas la quitter. Quand Roland se réveille enfin, il n’a aucun souvenir des heures exquises qu’évoque la jeune fille. Et pour cause, il n’y était pas. Tous se demandent alors qui se cachait sous l’armure. Pour Rodomont c’est clair, il s’agit de Sacripant, lui aussi disparu sans raison depuis quinze jours. Il tombe sur lui justement, dans son costume de saltimbanque, et lui demande de s’expliquer, prêt à pardonner. Sacripant, interloqué de le voir si bien disposé, lui avoue benoîtement... qu’il est l’amant de Totoche. Rodomont fulmine, mais une ruse de Totoche le force à ployer pour le dénouement final. Les faux-semblants sont levés et les couples rassemblés. Rodomont, défait, cède Totoche à Sacripant, Angélique s’épanouit dans les bras de Médor et Roland dans ceux de Mélusine. Tout est bien qui finit bien. Ils vécurent heureux et eurent beaucoup d’enfants. 24 25 « C’est une de mes meilleures partitions, mais le public ne fait pas le succès des meilleures choses... » Ainsi s’exprime humblement Hervé dans ses Notes pour servir à l’histoire de l’opérette, un mémoire qu’il adresse en 1881 au chroniqueur théâtral Francisque Sarcey. Au cours d’une longue carrière marquée par des succès éclatants et des chutes retentissantes, le compositeur a eu maintes occasions de devenir philosophe. La citation précédente concerne son opéra-bouffe Alice de Nevers, mais il aurait pu dire la même chose des Chevaliers de la Table ronde : Alice est un fiasco complet à sa création en 1875, les Chevaliers reçoivent un accueil tiède quand ils voient le jour en 1866. Dans les deux cas, il s’agit d’œuvres qui méritent qu’on les réécoute… Hervé avait donc raison ! Le chevalier Hervé à la conquête des Bouffes-Parisiens par Pascal Blanchet Oui, ces Chevaliers qui reviennent aujourd’hui d’un long exil sont dignes de connaître une renaissance. Car il s’agit d’une œuvre plus importante qu’il n’y pourrait d’abord paraître. Pourquoi ? Parce que ces vaillants Chevaliers constituent un jalon, non seulement dans la carrière d’Hervé mais dans l’histoire de l’opérette : celui qu’on appelle le « Compositeur toqué » – et qu’on considère comme le père de l’opérette – écrit là son premier grand opéra-bouffe en trois actes, et il le destine au théâtre des Bouffes-Parisiens, fief de son rival, Jacques Offenbach. Quelques explications sont nécessaires pour bien comprendre en quoi la soirée du 17 novembre 1866, jour de la première, revêt l’allure d’un événement historique. Il faut opérer un petit retour en arrière, au début des années 1850, à une époque où de nombreux interdits pèsent comme une chape de plomb sur les théâtres parisiens et sur les compositeurs. Depuis le début du XIXe siècle, seuls quelques théâtres ont obtenu le droit de jouer des œuvres lyriques, et les contrevenants s’exposent à des sanctions sévères (Hervé et Offenbach l’ont expérimenté à la dure). Les artistes cherchent désespérément des scènes où leurs œuvres pourront connaître les feux de la rampe. Après des années de suppliques sans résultat aux portes de l’Opéra-Comique, Hervé obtient enfin en 1853 la permission d’ouvrir son propre théâtre : il peut y faire jouer des pièces en un acte à deux personnages. Offenbach décroche le même privilège deux ans plus tard. Dans l’intervalle, Hervé l’a accueilli chez lui avec Oyayaye ou La reine des îles, bouffonnerie musicale dans laquelle le maître des lieux pousse l’obligeance jusqu’à jouer le rôle principal. Offenbach – qui ne lui retournera jamais la politesse – se verra accorder par la suite divers petits élargissements pour son théâtre : un troisième puis un quatrième personnage, des chœurs, et enfin le droit de dépasser l’acte unique. Il écrira une opérette en deux actes, Mesdames de la Halle, avant de frapper un grand coup en 1858 avec Orphée aux enfers. Cet « opéra-bouffon » – ainsi le nomme Offenbach – marque le véritable coup d’envoi d’un genre lyrique léger, qu’on appelle, la plupart du temps, l’opérette. Pendant ce temps, que fait Hervé ? Il va beaucoup moins bien. Tout en rêvant d’être joué à l’Opéra-Comique, il se démène comme un diable pour faire fonctionner son théâtre. Il a quitté en 1854 son poste d’organiste à Saint-Eustache pour se consacrer à son art (ses arts, plutôt, puisqu’il écrit souvent ses livrets en plus de jouer ses œuvres et celles des autres) et il doit nourrir ses quatre enfants... Voici comment le compositeur décrit son emploi du temps à cette époque : « 1o J’écrivais les vers, la prose et les scénarios de mes ouvrages. 2o J’en composais la musique. 3o Je l’orchestrais. 4o Je jouais la plupart des rôles principaux de mes pièces ou de celles des autres. 5o Je mettais en scène. 6o Et enfin je m’occupais de la partie administrative, depuis l’achat des étoffes jusqu’à la rédaction des affiches. Je ne parle pas des courses à la Préfecture et au Ministère ; sans 27 compter les génuflexions à plat ventre devant la Censure qui était déjà presque aussi intolérante qu’aujourd’hui… » Hervé souffrirait donc de ce qu’on appelle aujourd’hui un burn out, au moment où il commet un crime, le 30 août 1856. Et pas des moindres : un détournement de mineur sur la personne d’un adolescent. Un procès infâmant et médiatisé réduit en miettes sa vie personnelle et professionnelle. Ainsi, au moment où Offenbach se libère de plusieurs carcans, Hervé croupit en prison. À sa sortie, quelques mois plus tard, il doit repartir pratiquement à zéro, tandis qu’Offenbach vole de succès en succès. Loin de l’agitation parisienne, Hervé parcourt la province française, voire le nord de l’Afrique, essayant de se faire oublier un peu. Quand il revient dans la capitale, c’est pour tenir la baguette dans un théâtre au prestige bien incertain, les Délassements-Comiques. C’est là, en 1862, qu’il fait jouer sa première pièce en deux actes (au lieu d’un seul), Le Hussard persécuté, « opéra impossible », paroles et musique de lui, dont le ton échevelé et farfelu annonce celui qui prendra pleinement son essor en 1867 avec L’Œil crevé. Il parvient à mettre les pieds au Théâtre des Variétés en 1864, à un très bon moment, puisque la « Liberté des Théâtres » est enfin proclamée ; autrement dit, la fin de la réglementation sévère qui avait étouffé tous les compositeurs pendant plus de la moitié du XIXe siècle. Dorénavant, toutes les salles peuvent faire de la musique, et aucune ne va s’en priver. Hervé obtient un beau succès d’emblée avec Le Joueur de flûte, opérette en un acte sur un sujet antique qui en préfigure un autre… Car Offenbach, jamais bien loin, amène à son tour aux Variétés La Belle Hélène, entamant alors un cycle de grands opéras-bouffes en trois actes, tous couronnés de succès. Suivront à ce théâtre Barbe-Bleue (1866), La Grande-duchesse de Gérolstein (1867), La Périchole (1868), Les Brigands (1869)… Hervé, dans ses Notes, affirme, peut-être un peu paranoïaque : « Offenbach, qui ne voyait pas d’un bon œil mon entrée aux Variétés, se brouilla soudainement avec les Bouffes-Parisiens, et vint offrir à Cogniard [le directeur des Variétés], La Belle Hélène. » Il est vrai qu’Offenbach éprouvait des problèmes avec la direction du théâtre qu’il avait fondé, après en avoir abandonné la direction quelques années plus tôt afin de se consacrer à sa carrière de compositeur. Peu lui importait, au fond, puisqu’il régna bientôt sur presque tous les autres théâtres de la capitale. Outre les Variétés, il donne au Palais-Royal un autre succès durable, La Vie parisienne, avant de s’essayer à nouveau à l’Opéra-Comique avec Robinson Crusoë (pour venger l’échec de Barkouf en 1861), tout en préparant une grande féérie pour le Châtelet (qui ne verra pas le jour). Il ne restait donc plus à Hervé, ironiquement, que les Bouffes-Parisiens, orphelins de leur fondateur. En l’engageant pour Les Chevaliers de la Table ronde, la direction des Bouffes cherchait un remplaçant au compositeur maison. La commande passée à Hervé fait jaser ; les attentes sont élevées, comme en témoigne cet article d’Henri Moreno, paru dans Le Ménestrel six mois avant la création : « Ce compositeur [Hervé], doué d’une verve et d’une facilité rares, est précisément l’homme qu’il faut aux Bouffes ; et peut-être n’a-t-il tenu qu’à un caprice du hasard qu’il n’occupât le plus gaillardement du monde la place dont un autre s’est si bien emparé dans la musique bouffonne. » (6 mai 1866). Hervé lui-même apparaît conscient de l’importance de l’enjeu, quand il écrit, à l’été 1866, au vaudevilliste Siraudin pour refuser un livret que ce dernier lui propose : « J’ai eu des succès d’actes isolés et je m’attends moi-même dans un ouvrage en trois actes. » En étant joué aux Bouffes, Hervé se rapproche – au moins géographiquement – de l’Opéra-Comique, lui qui avait toujours œuvré hors du centre de Paris. Tout un public nouveau, qui ne fréquentait pas les Folies-Nouvelles ou les Délassements-Comiques, va pouvoir le découvrir. 28 La direction des Bouffes-Parisiens a-t-elle demandé à Hervé de « faire » du Offenbach ? Le sujet médiéval, en tout cas, rappelle le Barbe-Bleue d’Offenbach, représenté avec succès aux Variétés dès février 1866 ; et Merlin annonçant un concours absurde dans l’opéra-bouffe d’Hervé semble un décalque du Popolani d’Offenbach, qui fait de même dans Barbe-Bleue (avec, dans les deux cas, une « demoiselle en loterie »). L’acte III des Chevaliers propose aussi une situation proche de celle de Barbe-Bleue, avec des personnages en fuite qui s’introduisent chez leurs ennemis. La pièce elle-même, vaudeville très bien construit, propose des aventures semblables à celles que vivent les héros de Labiche : mari trompé, femme volage, jeune fille faussement naïve… Le costume constitue alors la principale différence, ce que Félix Clément résume ainsi dans son Dictionnaire des opéras : « La parodie, l’antithèse, la vulgarité des détails, qui contrastent avec la noblesse et la grandeur des noms et de la condition sociale des personnages. » Plusieurs mots d’esprit et situations cocasses ponctuent l’abondant dialogue même si les critiques de l’époque reprochent au texte de Chivot et Duru de manquer d’esprit et de se contenter d’un humour fondé presque uniquement sur des anachronismes. Le procédé, décrié par certains, est en fait classique, comme le rappelle Francisque Sarcey : « Longtemps auparavant – le 13 juin 1792, s’il vous plaît, on avait joué sur le Théâtre des Variétés le Petit Orphée, poème du citoyen Rouhier Deschamps, musique nouvelle du citoyen Deshayes, ballet du citoyen Baupré-Riché. C’était une véritable opérette. Le chœur chantait à Orphée : Ah ! le pauvre époux ! Il se plaint de coups Qui frappent son âme. Trop heureux époux, Tu n’as plus de femme, Que ton sort est doux ! » (Francisque Sarcey, Le Temps, Chronique théâtrale, « La formation des genres », 25 juillet 1881) En lisant la description qui figure au début du livret, on pense aussi à Orphée aux enfers : tout comme dans les Chevaliers, des affiches posées bien en évidence sur des éléments de décor, établissent d’emblée les règles du jeu et le style d’humour qui va prévaloir. Chez Offenbach, « Aristée, fabricant de miel, gros et détail, dépôt au mont Hymette. / Orphée, directeur de l’orphéon de Thèbes, leçons au mois et au cachet » ; chez Hervé, « Château du sire de Rodomont. / Défense d’afficher sous peine d’amende. / Merlin II, enchanteur, successeur de son père. – Pensionnat de demoiselles, éducation de famille. / Mélusine, magicienne, brevetée s.g.d.g. – Liquidation générale. – Grand rabais ». Outre ces questions liées à l’esthétique de la pièce, les raisons de son insuccès sont peut-être ailleurs. Comme le rappelle un article de 1872 (au moment de la reprise de l’ouvrage aux Folies-Dramatiques), la situation du théâtre posait problème : « Joués pour la première fois aux Bouffes-Parisiens par une direction chancelante et qui risquait sa dernière partie, interprétés d’une façon insuffisante, les Chevaliers de la Table ronde n’avaient obtenu qu’un demi-succès. » (Vert-Vert, Chronique théâtrale, Les modes parisiennes, 16 mars 1872). S’il y avait des problèmes de distribution, ils ne concernaient certainement pas l’interprète de la duchesse Totoche, Delphine Ugalde, cantatrice confirmée, étoile de l’Opéra-Comique dès ses débuts en 1848, puis du Théâtre-Lyrique dans les années 1850. Elle délaissera les scènes officielles pour les Bouffes-Parisiens en 1861 et, au départ du fondateur, en deviendra même la co-directrice avec son mari, François Varcollier. Contralto dotée de moyens importants, elle crée notamment Roland dans Les Bavards, rôle pour lequel Offenbach écrit certaines cadences qui atteignent le contre-ré bémol. Hervé est à peine moins exigeant avec elle, lui réservant un air débordant de traits redoutables, « parodiant le style italien » (dixit la 29 partition). Le compositeur prévient d’ailleurs que cet air « peut se supprimer, ayant été composé en vue du talent exceptionnel de Madame Ugalde ». Hervé écrit pour une troupe de premier ordre, il sent qu’il peut exiger beaucoup de ses interprètes, tout en mettant en avant ses ambitions de compositeur. Ce désir de prouver son habileté explique peut-être que la virtuosité se retrouve un peu partout dans la partition. L’interprète de Mélusine, elle aussi, affronte des intervalles redoutables et des aigus difficiles. Dans le final de l’acte II, elle et Totoche doivent vocaliser à vive allure pendant plusieurs pages d’affilée, Hervé – bon prince – donnant le choix à l’interprète du rôle d’Angélique de se joindre à ses deux collègues si le cœur lui en dit – et si ses moyens le lui permettent. Médor a droit aussi à ses aigus et doit atteindre le contre-ré lors de certaines cadences. L’interprète du rôle de Rodomont, lui, doit posséder une excellente diction, son grand air de colère de l’acte I (« Mon œil est assez vif ») déchaînant une avalanche de syllabes mitraillées qui rappelle le débit rapide des basses bouffes d’opéra italien. On pourrait aussi mentionner les instruments de l’orchestre qui (dans la version originale, du moins) doivent faire preuve d’une grande habileté technique. Ainsi, dès l’ouverture, la flûte doit roucouler comme une vraie soprano colorature, en plus d’exécuter un autre morceau de bravoure en introduction à l’acte III. Le prélude de l’acte II revient à la clarinette, qui se voit attribuer à son tour une véritable pièce de concours. Toutes ces exigences n’étaient pas courantes dans les partitions du même genre (une comparaison avec celles d’Offenbach, beaucoup plus raisonnables, le prouve) et pourraient expliquer en partie que l’œuvre n’ait pas été montée fréquemment, notamment dans les provinces, qui ne disposaient pas, bien souvent, de troupes si aguerries. La distribution avait donc fort à faire, et peut-être, effectivement, n’a-t-elle pas suffi à la tâche. Le seul reproche précis est adressé à l’interprète du rôle de Rodomont : Hervé a fait engager Joseph Kelm, son vieux complice du temps des Folies-Nouvelles, dont le jeu outrancier détonne peut-être avec celui des membres de la troupe des Bouffes. Quoi qu’il en soit, les critiques de 1866 sont nombreux à louanger plusieurs morceaux de la partition, par exemple Delphin Balleyguier, dans La Semaine musicale du 22 novembre, qui affirme : « La musique de M. Hervé est plus de la musique que celle de M. Offenbach […]. Le refrain des Chevaliers, sorte de Marseillaise bouffonne, sera répété bientôt par tout Paris, et la ballade « Isaure était seulette » pourra être redite dans tous les salons, sans faire rougir ni mère ni fille. M. Hervé soigne bien son orchestre, et son ouverture est pleine de verve. » D’autres suggèrent même que la musique serait un peu trop bien faite, tel Albert de Lasalle dans Le Monde illustré pour qui « la partition des Chevaliers de la Table ronde affiche des prétentions au sérieux qui sont hors de propos. On nous cite bien l’ariette chantée par Mlle Castello [Angélique], l’entracte exécuté avec charme par le flûtiste de l’orchestre, et encore un air habilement détaillé par Mme Ugalde ; mais il paraît que l’ensemble de cette musique, qui ne rit point, est mal approprié au ton burlesque des paroles. » (1er décembre 1866) Le plus gros obstacle que devront franchir les Chevaliers sera la compétition, mais pas celle dont parle le livret. Le public est ailleurs en ce mois de novembre 1866 : il est d’abord à l’Opéra-Comique, où le succès de Mignon d’Ambroise Thomas bat son plein. Le critique Albert de Lasalle avoue même qu’il n’a pas vu les Chevaliers, ayant préféré aller entendre les vocalises de Philine (« Je suis Titania la blonde… ») plutôt que celles de la duchesse Totoche. Le public se rue aussi au Palais-Royal où Offenbach triomphe avec La Vie parisienne, la pièce que tout le monde veut voir, un opéra-bouffe différent, basé sur des personnages contemporains et non plus sur des héros mythologiques ou historiques. Louis Roger, dans La Semaine musicale, résume ainsi la situation théâtrale à ce moment-là : « Mignon est un grand succès ; Freyschütz [au Théâtre-Lyrique] est un grand succès ; […] la Vie parisienne est un grand succès. Mais Les Chevaliers de la Table ronde ne font que se traîner lourdement. » 30 En proposant une farce sur un sujet légendaire, Hervé et ses collaborateurs se heurtent à deux difficultés : une partie des critiques (et du public) s’est déjà lassée des pièces parodiques sur des thèmes anciens (Offenbach avait déjà essuyé un demi-échec en essayant de reproduire le succès d’Orphée aux enfers avec Geneviève de Brabant, en 1859), tandis que certains puristes continuent de crier au sacrilège. Les mêmes qui avaient dénoncé les profanateurs de la mythologie grecque (dans Orphée et Hélène) poussent des cris d’orfraie en voyant ridiculiser les héros de la Table ronde : « Triste ! Triste ! L’opérette a tué les dieux, elle a tué les héros, elle a tué les barons du Moyen-Âge, elle s’apprête à tuer ce soir, aux Bouffes-Parisiens, les chevaliers de la Table ronde. Perdus à jamais dans le respect des populations Médor, Amadis, Lancelot, Ogier et Renaud ! Perdue comme la belle Angélique et la fée Mélusine ! […] Soyez maudit, M. Hervé ! Soyez maudit, M. Duru ! Soyez maudit, M. Chivot ! » (X. Feyrnet, Le Temps, 18 novembre 1866). Malgré les censeurs, le genre de l’opéra-bouffe continuera de fleurir mais en s’éloignant de la parodie littérale des sujets anciens. Offenbach a montré le chemin avec la satire des mœurs contemporaines (La Vie parisienne) ou du pouvoir militaire (La Grande-duchesse de Gérolstein), voire en s’essayant à une sorte d’opéra-comique nouveau genre (La Périchole). Hervé, lui, s’affranchira en débridant plus encore sa folie, qui lui est si personnelle, dans ce qu’on pourrait appeler sa « Tétralogie des Folies-Dramatiques » (le théâtre où il élit domicile à partir de 1867) : L’Œil crevé (1867), Chilpéric (1868), Le Petit Faust (1869) – le succès le plus durable – et Les Turcs (1869) – le chef-d’œuvre le plus oublié. Hervé est son propre librettiste dans les deux premiers cas ; pour les deux derniers, il s’est assuré du concours d’Hector Crémieux, un des auteurs d’Orphée aux enfers, avec la collaboration d’Adolphe Jaime. La question du livret apparaît d’une importance primordiale dans la survie d’une œuvre. Là où Offenbach pouvait compter sur le génie de ses librettistes Henri Meilhac et Ludovic Halévy, Hervé ne peut bien souvent se fier qu’à lui-même. Son triple talent d’auteur, de musicien et de comédien-chanteur, loin de le favoriser, semble malheureusement lui avoir nui. Il se renie même un jour en écrivant à Émile Perrin, directeur de l’Opéra-Comique : « J’ai complètement abandonné le chant que j’avais employé comme moyen de me produire au point de vue du compositeur. J’ai fait fausse route, et je suis rentré dans la vraie voie, je crois, en reprenant d’abord mes anciennes attributions de chef d’orchestre, et en ne voulant plus que m’occuper exclusivement de composition » (lettre du 30 janvier 1862). Il ne tardera pas à se renier à nouveau, dans l’autre sens, pour interpréter les rôles principaux de Chilpéric et du Petit Faust… À l’occasion des Chevaliers, en tout cas, pour avoir l’air sérieux – et peut-être pour travailler moins et se concentrer sur la musique –, Hervé bénéficie de deux librettistes qui, sans avoir le génie de Meilhac et Halévy, n’en sont pas moins talentueux. Leurs nombreuses réussites avec tout ce que l’époque compte de musiciens à succès en témoignent. Henri Chivot et Alfred Duru en sont encore aux débuts de leur collaboration, qui va véritablement donner tous ses fruits quelques années plus tard avec Les Cent Vierges (musique de Lecocq, 1872), Le Grand Mogol et La Mascotte (musique d’Audran, 1877 et 1880), Madame Favart et La Fille du Tambour-major (musique d’Offenbach, 1878 et 1879), pour ne nommer que les titres les plus connus. On devine quand même qu’Hervé, infatigable ou incorrigible, met sérieusement la main à la pâte, même quand il ne signe pas le livret. À ce sujet, son premier biographe, Louis Schneider (généralement bien informé), cite la réplique de Crémieux à Hervé, le jour où ce dernier lui avait apporté quelques vers destinées au Petit Faust, recommandant de les modifier au besoin : « Que veux-tu que nous changions? Tu fais les vers et les couplets mieux que nous ! » (Le Petit Marseillais, 22 juin 1925). C’est dans Le Petit Faust, justement, qu’on trouve ces vers grandiloquents, placés dans la bouche de Valentin mourant et faisant des reproches à sa sœur : « L’honneur est comme une île escarpée et 31 sans bord, / On ne peut plus rentrer quand on en est dehors », vers dans lesquels on est tenté de voir une invention comique de l’auteur. Pourtant, ce distique sévère ne vient pas de la plume d’Hervé, mais de celle de Boileau (Les Satires, X). Et avant de se retrouver là, en 1869, elle avait été chantée dans Les Chevaliers de la Table ronde par la duchesse Totoche. Hervé devait tenir à cette phrase, lui dont l’honneur avait été bien malmené au moment de son procès en 1856, et pour qui l’Opéra-Comique apparaissait comme la plus escarpée des îles… Quand il retravaille les Chevaliers en vue de la reprise de 1872, il fait disparaître le distique, désormais trop associé au Petit Faust, dont le succès ne se démentait pas. Hervé est donc toujours, au moins un peu, l’auteur des livrets qu’il met en musique. Parmi les façons d’écrire qui lui sont propres, on remarque cette manie – très drôle au demeurant – de s’adresser directement au public, avec une désinvolture qui confine à l’effronterie. Ainsi, Médor stoppe dès son entrée l’action, s’avançant vers le public pour « ouvrir une large parenthèse », dit-il. On voit souvent des apartés dans le théâtre de cette époque, mais cette manière de fracasser radicalement le quatrième mur appartient à Hervé. De même, Rodomont, plus loin, semble donner au public la recette pour un bon final d’opéra : « Allégresse et tristesse : mêlons artistement ce double sentiment ! ... » Chivot et Duru écriront bien d’autres livrets au cours de leur longue et fructueuse carrière mais n’iront jamais aussi loin avec les autres musiciens. Hervé les a-t-il poussés à écrire spécifiquement pour lui, ou porte-t-il la responsabilité de nombreux vers ? Le procédé de comique musical (ou de comique en musique, si on veut) qu’Hervé utilise le plus fréquemment dans ses œuvres consiste en une grande variété de ruptures de ton. À plusieurs reprises dans les Chevaliers, il installe un climat comparable à celui d’une œuvre lyrique de genre sérieux, puis le brise brusquement au moyen d’une surprise, de l’apparition brutale d’un élément qui détonne vivement avec l’atmosphère créée. Pour évoquer le genre sérieux, rien de tel que le récitatif, grandiloquent ou élégiaque, exprimant des sentiments élevés, qu’on fait exploser au moyen d’un mot ou d’une expression familière. Ainsi de Roland, qui lance au beau milieu d’un récitatif jusque-là convenable : « Que vient faire ici ce crampon ? » (en parlant de Mélusine). Ou encore le grand concertato du finale de l’acte II, dont la musique qui ne déparerait pas, pendant quelques mesures, un finale de Verdi (« Il connaît le mystère / Et surprend mon secret / Évitons sa colère… ») est aussitôt contredit par un désinvolte « … et faisons notre paquet ». C’est aussi le cas dans la romance que chante Totoche, un des grands succès de la partition (bissé et remarqué par les critiques), où la musique résonne comme dans une des véritables romances qu’Hervé écrivait par ailleurs (voir Le Temps des roses), mais dont les paroles inconvenantes (« Si ce n’est pas pour ton mari, fais-le au moins pour ta famille ! ») viennent tout briser. On a l’impression de voir un peintre dessiner de jolies Joconde et s’amuser à leur ajouter aussitôt des moustaches. Pour surprendre son public, Hervé s’amuse également à jouer avec les mots, parfois à les répéter jusqu’à l’ivresse (le « gar’gar’gar’gar’ » que mitraille Rodomont dans l’air déjà cité, d’abord en croches puis en doubles-croches, finit par ressembler à une onomatopée illustrant un gargarisme particulièrement vigoureux). Les mots sont saucissonnés pour le plaisir, notamment dans la Ronde à succès de la fin du premier acte : « Jamais plus joli métier / Ne fut dans le monde ! / Que celui de cheval, que celui de chevalier… », ou encore avec une variante dans les couplets de Mélusine, lorsque Médor répète certaines fins de phrases de sa partenaire avec des résultats surprenants : « Mélusine : Qui pourrait dire ? Médor : …rait dire ? » accompagnent une allusion sinistre : « … dont il mourut ! Tra la la you piou ! ». Il y en a d’autres, comme les terrifiants « tri la ti ta ta, tri la ti ta ta » de Rodomont. Mais les onomatopées préférées d’Hervé restent certainement celles qui servent à imiter la tyrolienne. Chaque fois qu’il en a l’occasion, le compositeur fait « décrocher » ses personnages, qui délaissent brusquement la situation pour se lancer dans des « tralala-itou » débridés, incluant des changements de registre vocal, de l’aigu au grave. Ce chant issu des montagnes, qui semble vouloir rappeler l’Allemagne – plutôt que la Suisse – sera presque en situation dans Le Petit Faust, alors qu’un certain trio patriotique – le « Chant du Vaterland » – fera appel à de vaillants « trou la ou la ou ». Mais il est tout à fait hors de propos (et donc hilarant) dans le finale des Chevaliers, après des paroles simili-glorieuses, de lancer « Laïtou ! Laïtou ! Trou la la ! ». Notons au passage deux autres manies douces d’Hervé, le goût de la mise en scène à même la partition (dans la Ronde des chevaliers les « un, deux, trois… » jusqu’à dix sont marqués : « Criés, et accompagnés de gestes exprimant une évolution chevaleresque et comique ») et la prosodie volontairement malmenée : « la table ron-on-de », les deux « on » fortement marqués. Hervé joue donc de toutes ces ficelles pour surprendre son auditeur, et faire dérailler l’intrigue, l’amenant au bord de l’éclatement, du chaos : il révèle la nature fictive du récit, alors que chez Offenbach, le comique sert à pimenter l’intrigue, sans compromettre l’illusion, l’évasion du spectateur. Hervé devait croire en sa partition, puisqu’il en propose une nouvelle version au public en 1872. On vante la distribution, à la tête de laquelle brille Mme Sallard dans le rôle de Mélusine, cantatrice émérite, à peine inférieure à Mme Ugalde. Le rôle de Rodomont revient à l’excellent Milher, un des interprètes de prédilection d’Hervé, qui avait brillé en Gérômé (L’Œil crevé), en Ricin (Chilpéric) et en Valentin (Le Petit Faust). Dans le rôle de Médor, le fils d’Hervé, Emmanuel Ronger (qui fait carrière sous le nom de Gardel-Hervé), reçoit sa part de louanges. On remarque aussi la fantaisiste Mathilde Lasseny qui offre une nouvelle incarnation de la duchesse Totoche. Hervé la connaît bien, ayant écrit pour elle le rôle de Fleur-de-Bruyère, alias Chapotarde, dans Le Hussard persécuté dix ans plus tôt. (Indiscret, Hervé confie même dans ses Notes qu’elle a été sa maîtresse, au début des années 1860, avant de l’abandonner : « [U]n riche banquier lui ayant offert un engagement supérieur au mien, après un léger vacillement, elle se décida à sacrifier le si bémol pour la bank-note de l’homme du Sud. ») Elle effectue en 1872 un retour à la scène, amenant avec elle un petit vent de scandale tout à fait bienvenu… Notre époque ironique, éprise de parodie autant que de Moyen-Âge (voir le succès de Kaamelott), friande de découvertes musicologiques, donnera-t-elle sa chance aux Chevaliers d’Hervé ? Les exemples de surprises heureuses dans l’exploration des répertoires oubliés abondent, à commencer par toutes ces œuvres d’Offenbach, mal reçues pour de mauvaises raisons liées au climat politique (voir le plus récent, Fantasio, dont la création a souffert de la proximité de la défaite contre la Prusse). La folie d’Hervé, sa démesure et ses excès, pouvaient désarçonner ses contemporains ; elle pourrait bien plaire aux spectateurs d’aujourd’hui, qui en ont vu bien d’autres. On pourrait alors entendre de nouvelles versions des grands titres d’Hervé (les enregistrements anciens, pour délicieux qu’ils soient, ne sauraient suffire), ou bien redécouvrir Les Turcs, déjà nommés, Le Trône d’Écosse, ou même Alice de Nevers – toutes œuvres victimes de circonstances défavorables, et avec lesquelles Hervé croyait avoir atteint le chef-d’œuvre. Et qui sait ? Peut-être Hervé avait-il encore raison ! Dans ce même passage, plus loin, Médor chante une onomatopée étonnante, « Tra la la you piou », qui caricature on ne sait trop quel instrument (la grosse caisse est imitée plus loin à grands coups de « boum boum boum »). Ces syllabes font encore plus rire quand elles 32 33 Louis-Auguste-Florimond Ronger dit Hervé (1825-1892) Louis-Auguste-Florimond Ronger, dit Hervé, est un compositeur, auteur dramatique, acteur, chanteur, metteur en scène et directeur de troupe français, né le 30 juin 1825 à Houdain et mort le 3 novembre 1892 à Paris. Il est généralement considéré comme le père de l’opérette, bien que ce titre soit parfois attribué à son rival, Jacques Offenbach, dont la carrière est parallèle à la sienne. Orphelin de père à dix ans, Florimond Ronger s’installe à Paris où il devient choriste dans la maîtrise de l’église Saint-Roch. Ses dons musicaux lui valent d’être présenté à Daniel-François-Esprit Auber, alors au sommet de sa popularité, qui lui donne des leçons de composition. Nommé organiste à la chapelle de Bicêtre, c’est là qu’il compose un premier opéra-comique, L’Ours et le Pacha, qui sera joué par les patients de ce qu’on appelle encore un « asile d’aliénés ». Bientôt, il décroche un autre poste d’organiste plus prestigieux, à Saint-Eustache. En plus de ses fonctions à l’église, il entreprend une carrière théâtrale, d’abord figurant et choriste dans différents théâtres de banlieue. Il prend alors le pseudonyme d’Hervé. Il écrit en 1847 une pochade, Don Quichotte et Sancho Pança, considérée comme la première « opérette », créée dans une petite salle du boulevard Montmartre, mais bientôt jouée sur la scène plus prestigieuse de l’Opéra-National, que vient de fonder Adolphe Adam. Chef d’orchestre de l’Odéon puis du Palais-Royal, il ouvre en 1854 un théâtre sur le boulevard du Temple qu’il baptise Folies-Concertantes puis Folies-Nouvelles et où il présente des opérettes de sa composition (Le Compositeur toqué, La Fine Fleur de l’Andalousie, Un drame en 1779...), mais aussi l’une des premières opérettes d’Offenbach (Oyayaye ou la Reine des îles, 1855), et la toute première de Léo Delibes (Deux sous de charbon, 1856). En 1856, des démêlés avec la justice le forcent à se retirer, et il cède la salle en 1859 à la comédienne Virginie Déjazet qui la rebaptise de son nom. Grand voyageur, il se produit en province comme chanteur avant de se réinstaller à Paris. Il prend la direction musicale des Délassements-Comiques où il fait jouer une œuvre dont l’excentricité frappe le public, Le Hussard persécuté. Il donne ensuite aux Variétés Le Joueur de flûte, opérette un acte dont le thème préfigure La Belle Hélène, mais c’est aux Bouffes-Parisiens que sont représentés Les Chevaliers de la Table ronde, le premier de ses grands opéras-bouffes en trois actes. Par la suite, en plus d’être chef d’orchestre à l’Eldorado, il devient le compositeur maison du théâtre des Folies-Dramatiques où il obtient de très grands succès avec L’Œil crevé (1867), Chilpéric (1868) et Le Petit Faust (1869). Avec ces deux derniers titres, Hervé entame une fructueuse carrière anglaise, puisqu’il va lui-même les jouer à Londres. Les nouvelles pièces qu’il écrit pour Paris connaissent moins de succès (Le Trône d’Écosse, 1871; La Veuve du Malabar, 1873; Alice de Nevers, 1875). En 1878, il tient le rôle de Jupiter dans une reprise d’Orphée aux enfers, sous la direction d’Offenbach, lui-même puis débute le cycle des vaudevilles-opérettes qu’il compose pour Anna Judic, l’étoile du théâtre des Variétés : La Femme à papa (1879), La Roussotte (1881), Lili (1882) et enfin Mam’zelle Nitouche (1883). Cette dernière œuvre s’inspire de ses débuts, alors qu’il était organiste le jour et compositeur d’opérettes le soir. En 1886, Hervé quitte Paris pour Londres et y compose une série de ballets pour l’Empire Theatre. Il rentre en France en 1892 où il donne un ultime opéra-bouffe, Bacchanale, peu de temps avant sa mort, le 3 novembre 1892. 35 BIOGRAphies Les Brigands En 2000, Loïc Boissier ouvre avec le pianiste Nicolas Ducloux la partition du Barbe-Bleue d’Offenbach et propose à quinze de ses collègues du Chœur des Musiciens du Louvre d’en monter une version légère sur la Scène Nationale de Montbéliard. L’équipe s’organise en 2001 pour faire tourner ce spectacle en France. Elle s’intitule Les Brigands, du nom d’un ouvrage d’Offenbach. Benjamin Lévy dirige et Stéphan Druet met en scène : Geneviève de Brabant, Le Docteur Ox puis Ta Bouche en 2004, dont les représentations à l’Athénée Théâtre Louis-Jouvet leur valent un succès considérable. Les distributions se régénèrent sans cesse et le baryton Christophe Grapperon devient en 2007 directeur musical de la compagnie. De 2008 à 2011, la compagnie collabore avec le Théâtre musical de Besançon et s’ouvre à de nouvelles collaborations : les 26000 couverts, Johanny Bert, Pierre Guillois. Partenaire important de la compagnie, la scène nationale de La Rochelle accueille en 2013 la création de La Grande-Duchesse. Depuis 2012, Les Brigands sont associés au Centre des Bords de Marne du Perreux-sur-Marne. www.lesbrigands.fr Thibault Perrine transcription Violoniste de formation, Thibault Perrine a étudié l’harmonie avec Jean-Claude Raynaud, l’écriture avec Thierry Escaich, l’orchestration avec Jean-François Zygel, la direction d’orchestre avec Nicolas Brochot et la direction de chœur avec Catherine Simonpietri. Depuis douze ans, il a réalisé les arrangements musicaux de nombreux spectacles lyriques, notamment pour la compagnie Les Brigands (du Docteur Ox et de Ta Bouche à La Grande Duchesse), le Théâtre du Châtelet (Le Chanteur de Mexico) ou plus récemment pour l’Académie de l’Opéra de Paris (Iphigénie en Tauride, Les Temps aventureux). Des orchestrations lui ont été commandées pour divers enregistrements (avec Marie-Nicole Lemieux, Anne Gastinel…), événements (Concert de Paris 2014) ou films documentaires (Ils ont libéré Paris en 2014 ; Verdun : ils ne passeront pas à diffuser en 2016). Soucieux de pédagogie, il collabore régulièrement avec Jean-François Zygel dans le cadre de ses émissions Les Clefs de l’orchestre ou La Boîte à musique, ainsi que pour ses spectacles au Théâtre du Châtelet. Il enseigne l’écriture au Conservatoire à rayonnement régional de Paris et l’arrangement au Pôle supérieur d’enseignement artistique Paris Boulogne-Billancourt. Pierre-André Weitz mise en scène Pierre-André Weitz fait ses premiers pas sur scène au théâtre du peuple de Bussang à l’âge de 10 ans. Il y joue, chante, fabrique et conçoit décors et costumes jusqu’à ses 25 ans. Parallèlement, il étudie à Strasbourg l’architecture et rentre au conservatoire d’art lyrique. Pendant cette période, il est choriste à l’Opéra National du Rhin. En 1989, il rencontre Olivier Py. Il réalise depuis tous ses décors et costumes. De cette collaboration décisive va naître une pensée de scénographie où les changements de décor sont dramaturgiques et revendiqués comme chorégraphie d’espace. Il signe plus de 150 scénographies depuis ses 18 ans avec divers metteurs en scène au théâtre comme à l’opéra (Jean Chollet, Michel Raskine, Claude Buchvald, Jean-Michel Rabeux, Ivan Alexandre, Jacques Vincey, Hervé Loichemol, Sylvie Rentona, Karelle Prugnaud, Mireille Delunch, Christine Berg...). Cette recherche sur l’espace et le temps le pousse à se produire comme musicien ou comme auteur sur certains spectacles. À l’Opéra de Paris dans Alceste de Gluck, il dessine pendant trois heures tous les décors en direct affirmant ainsi une esthétique picturale de l’éphémère ; métaphore de la musique. Sa première mise en scène à Strasbourg est une recherche de l’espace et du temps, jouant trois fois de suite la Sœurinette d’Olivier Py dans trois dispositifs différents et trois esthétiques différentes créés avec vingt scénographes. Il prouve ainsi que la scénographie peut changer le sens et l’essence d’une œuvre sans la trahir. Il enseigne cette discipline depuis vingt ans à l’école Supérieure des Arts Décoratifs de Strasbourg. 36 37 HERVÉ Les Chevaliers de la Table ronde With the company Les Brigands Musical director Christophe Grapperon Stage director Pierre-André Weitz Opéra-bouffe in three acts, Assisted by Victoria Duhamel words by Henri Chivot and Alfred Duru. Chorus masters Nicolas Ducloux and Christophe Manien Music by Louis-Auguste-Florimond Movement Iris Florentiny Ronger, known as Hervé (1825-1892). and Yacnoy Abreu Alfonso First performed on 17 November 1866 Costume and set design Pierre-André Weitz at the Théâtre des Bouffes-Parisiens. Assisted by Pierre Lebon and Mathieu Crescence Transcription for 13 singers and 12 instrumentalists Lightning Bertrand Killy by Thibault Perrine. Stage manager Ingrid Chevalier Rodomont, Duke Damien Bigourdan english Approximate duration: 2 hours without interval Sacripant, Grand Seneschal Antoine Philippot ORCHESTRA Instrumentalists of the company LES BRIGANDS Pablo Schatzman violin Clara Abou violin Laurent Camatte viola Annabelle Brey cello Simon Drappier double bass Boris Grelier flute François Miquel clarinet Yannick Mariller bassoon Takénori Nemoto horn (February 7, 11, 12 & 13) Camille Lebrequier horn (February 9) André Feydy trumpet Eriko Minami percussions Nicolas Ducloux piano Merlin, enchanter and schoolmaster Arnaud Marzorati Médor, young minstrel Mathias Vidal Totoche, Duchess (wife to Rodomont) Ingrid Perruche Angélique, her stepdaughter (daughter to Rodomont) Lara Neumann Mélusine, enchantress Chantal Santon-Jeffery Fleur-de-Neige, lady-in-waiting Clémentine Bourgoin Roland, knight errant Rémy Mathieu Amadis des Gaules, knight David Ghilardi Lancelot du Lac, knight Théophile Alexandre Renaud de Montauban, knight Jérémie Delvert Ogier le Danois, knight Pierre Lebon 38 39 OVERTURE Once upon a time there was an unlikely land, somewhere between the years 800 and 2017, where everything was still possible and wonderful. ACT ONE The knights Amadis, Ogier, Renaud and Lancelot discover that their former comrade Roland has renounced his adventurous existence for the enchantress Mélusine, passionately in love with him, who keeps him a prisoner in her palace. They wish to use Merlin’s announcement of a grand tournament to snatch him from her clutches. The organiser, Duke Rodomont, is offering his daughter Angélique’s hand as consolation prize and counts on this marriage to boost the family’s ruined finances. Astonished by the luxurious lifestyle of his wife Duchess Totoche, he suspects her expenses are being paid by a lover. Angélique is impatient to discover the pleasures of love vaunted by her tutor Médor, secretly smitten with her. Roland too has fallen for her charms and prepares to join the fray in order to win her hand, throwing Mélusine over for good. SYNOPSIS (not terribly important really) ACT TWO Totoche, Angélique and Sacripant (Grand Seneschal and Totoche’s lover) are making the final preparations for the tournament. The Duchess is distraught: she has sold Rodomont’s crown, the last remnant of his fortune, to finance her wardrobe and please Sacripant. No one can find Merlin, who has been told to bring a zinc crown made to conceal her crime. But now the tournament is beginning and Rodomont demands his crown. Alone with Sacripant, Totoche tells of her fears. Interrupted by her increasingly impatient husband, she is about to confess that she has sold his most precious possession when Merlin arrives with the substitute. Rodomont believes he recognises his cherished crown. The tournament ends: Roland has won Angélique’s hand. While the heroes are being fêted, Rodomont surprises Totoche effusively embracing Merlin and thinks he has identified his rival. Médor and Mélusine, prompted by amorous pique, enter the castle disguised as minstrels. They sing to create a diversion while Mélusine slips a sleeping-draught into Roland’s goblet; he promptly collapses. Rodomont goes off to fetch smelling salts to revive him and comes on a list of bills, all paid. Convinced this is proof of the infidelity of Totoche, who can only have got the necessary money from her lover, he explodes with rage. The assembled company, led by Sacripant, slips away to escape from the Duke’s anger. Mélusine takes advantage of the confusion to abduct the unconscious Roland. Rodomont demands a full confession from his wife. She thinks the Duke is referring to the fake crown and eventually names her accomplice: Merlin. Wedding bells sound, and Médor appears wearing Roland’s armour to marry Angélique in the latter’s place. Amid the festivities, Rodomont gives orders to imprison Totoche and Merlin, whom he takes for his wife’s lover. ACT THREE The palace of Mélusine, whose philtre has had a more radical effect than she intended: Roland has slept for a fortnight. Enter three strolling players, actually Merlin, Totoche and Sacripant in disguise, the last-named having freed the others from their fetters. They are followed by Rodomont, who is in search of Roland. The latter (i.e. Médor in disguise) mysteriously vanished the day after the wedding, and the four knights sent to look for him never returned, bewitched by the sensual delights of Mélusine’s palace. Then a tearful Angélique enters with poor Médor, obliged to conceal his true identity as her husband. Madly in love after the night he spent incognito with the girl, he has joined Rodomont’s service in order to stay with her. When Roland finally wakes, he has no recollection of the hours of delight Angélique evokes – not surprisingly, since he was not present! Everyone now wonders who was hiding beneath the armour. Rodomont thinks it must have been Sacripant, also inexplicably missing for the past fortnight. He now turns up in his strolling player’s costume, and the Duke asks him to explain himself, quite prepared to forgive him. Sacripant, taken aback to find him so well disposed, blandly confesses he is Totoche’s lover. Rodomont flies into a rage, but Totoche tricks him into yielding. All disguises are now removed and the couples are reassigned: a defeated Rodomont gives up Totoche to Sacripant, Angélique finds fulfilment in Médor’s arms, and Roland in Mélusine’s. And they all lived happily ever after. 40 41 ‘It is one of my best scores, but the public doesn’t always crown the best things with success…’ Such is the humble view expressed by Hervé in his Notes pour servir à l’histoire de l’opérette, a memoir he wrote in 1881 for the dramatic critic Francisque Sarcey. In the course of a long career marked by dazzling successes and resounding flops, the composer had had many opportunities to cultivate a philosophical frame of mind. The above quotation concerns his opéra-bouffe Alice de Nevers, but he might have said the same of Les Chevaliers de la Table ronde: Alice was a complete fiasco at its premiere in 1875, Les Chevaliers received a lukewarm reception when it was first given in 1866. In both cases, we are dealing with works that deserve to be reassessed – Hervé was right! Yes, these valiant Chevaliers who return today from a long exile are worthy of enjoying a rebirth. For the work is a more important one than it may at first seem. Why? Because it constitutes a turning point, not only in Hervé’s career but in the history of operetta: with it, the so-called ‘Crazy Composer’ (le Compositeur toqué), who is regarded as the father of operetta, wrote his first full-scale opéra-bouffe in three acts, and he intended it for the Théâtre des Bouffes-Parisiens, the stronghold of his rival Jacques Offenbach. SIR HERVÉ THE KNIGHT ERRANT SETS OUT TO CONQUER THE BOUFFES-PARISIENS Pascal Blanchet A certain amount of explanation is necessary if we are to understand the reasons why the evening of 17 November 1866, the date of the premiere, has the status of a historic event. We have to go back a little in time, to the early 1850s, when numerous restrictions weighed heavily on the Parisian theatres and on composers. Since the early nineteenth century, only a few theatres had obtained the right to put on musical plays, and those who broke the regulations were exposed to severe sanctions (as Hervé and Offenbach both found out to their cost). Artists were desperately in search of venues where their works could be performed in public. After years of unavailing supplication at the doors of the Opéra-Comique, Hervé at last obtained permission to open his own theatre in 1853: he was authorised to put on one-act plays with two characters. Offenbach got the same privilege two years later. In the meantime, Hervé had welcomed him into his theatre with Oyayaye ou La Reine des îles, a piece of musical buffoonery in which the master of the house was obliging enough to play the leading role himself. Offenbach – who never returned his colleague’s compliment – was subsequently granted various little concessions for his theatre: a third, then a fourth character, a chorus, and finally the right to exceed a single act. He wrote an operetta in two acts, Mesdames de la Halle, before making a major breakthrough in 1858 with Orphée aux enfers. This ‘opéra-bouffon’, as Offenbach called it, marked the true beginning of the light operatic genre that is generally termed operetta. During that time, what was Hervé up to? He was faring much less well. While dreaming of having his works performed at the Opéra-Comique, he was working like a horse to keep his theatre going. He had resigned from his post as organist of Saint-Eustache in 1854 in order to devote himself to his art (or rather his arts, since he often wrote his own librettos as well as performing his works and those of others) and he had to feed his four children… Here is how the composer described his schedule at this period: 1 I wrote the verse, the prose and the scenarios of my works. 2 I composed the music for them. 3 I orchestrated them. 4 I played most of the leading roles in my pieces or other people’s. 5 I directed them. 6 And, finally, I did all the administrative work, from buying the fabrics to writing the copy for the posters. I won’t even speak of the trips to the Prefecture and the Ministry, not to mention toadying on bended knee to the Censorship Commission, which was already almost as intolerant as it is today… 42 43 It is therefore likely that Hervé was suffering from what today we would call a burnout when he committed a crime on 30 August 1856. And his misdemeanour was by no means a trivial one: corruption of a minor, an adolescent boy. An ignominious and highly publicised trial left his personal and professional life in tatters. Thus, at the very moment when Offenbach was throwing off a series of straitjackets, Hervé was rotting in prison. When he was released, a few months later, he had to start again virtually from scratch, while Offenbach was soaring from success to success. Did the management of the Bouffes-Parisiens ask Hervé to ‘do an Offenbach’? The medieval subject, at any rate, recalls that of Offenbach’s Barbe-Bleue, successfully performed at the Variétés from February 1866; and Merlin’s announcement of an absurd competition in Hervé’s opéra-bouffe seems like an imitation of Offenbach’s Popolani, who does the same in Barbe-Bleue (with, in both cases, ‘une demoiselle en loterie’, a maiden as a prize). Act Three of Les Chevaliers de la Table ronde also features a situation close to that in Barbe-Bleue, with characters on the run who conceal themselves among their enemies. Far from the agitation of Paris, Hervé travelled through the French provinces, and even North Africa, with a view to letting the fuss die down. When he came back to the capital, it was to wield the baton in a theatre of highly uncertain prestige, the Délassements-Comiques. It was there, in 1862, that he performed his first piece in two acts (rather than one), Le Hussard persécuté, an ‘opéra impossible’ of which he wrote both words and music, whose frenzied and eccentric tone heralded the creator who was to take full flight in 1867 with L’Œil crevé. He gained an entrée to the Théâtre des Variétés in 1864, at a highly propitious moment, since the ‘Liberté des Théâtres’ was at last proclaimed – in other words, the end of the severe regulation that had stifled all composers’ creativity for more than half the nineteenth century. The piece itself, a very skilfully constructed vaudeville, presents adventures similar to those experienced by the heroes of Labiche: the cuckolded husband, the flighty wife, the deceptively naïve girl… It is the costume that constitutes the main difference, summed up by Félix Clément in his Dictionnaire des opéras: ‘The parody, the antithesis, the vulgarity of the details, which contrast with the nobility and grandeur of the names and the social status of the characters.’ A number of witticisms and droll situations punctuate the abundant dialogue, even if the critics of the time complained that the text of Chivot and Duru lacked wit and remained content with a humour based almost solely on anachronisms. This device, decried by some, is in fact a classic one, as Francisque Sarcey reminded his readers: From that time on, any theatre could perform music, and none of them was going to let the opportunity slip by. Hervé immediately scored a big success with Le Joueur de flûte, a one-act operetta on a subject from Antiquity that foreshadowed another one – for Offenbach, never far behind, in his turn put on La Belle Hélène at the Théâtre des Variétés, thus embarking on a cycle of major opéras-bouffes in three acts, all of them crowned with success. There followed, at the same theatre, Barbe-Bleue (1866), La Grande-duchesse de Gérolstein (1867), La Périchole (1868) and Les Brigands (1869). In his Notes, Hervé declared, perhaps with a hint of paranoia: ‘Offenbach, who took a dim view of my entering the Variétés, suddenly quarrelled with the Bouffes-Parisiens and came to offer La Belle Hélène to Cogniard [director of the Variétés].’ It is true that Offenbach had been having difficulties with the management of the theatre he had founded after giving up its directorship some years earlier in order to devote himself to his composing. But that hardly mattered to him, in the end, since he was soon reigning over almost all the other theatres of the capital. In addition to the Variétés, he gave the Théâtre du Palais-Royal another enduring hit, La Vie parisienne, before trying his hand once more at the Opéra-Comique with Robinson Crusoë (as if to make up for the failure of Barkouf in 1861), while preparing an extravaganza (grande féérie) for the Châtelet, which was never finished. ‘Long before this – on 13 June 1792, if you please – came the first performance at the Théâtre des Variétés of Le Petit Orphée, book by Citizen Rouhier Deschamps, new music by Citizen Deshayes, ballet by Citizen Baupré-Riché. This was a true operetta. The chorus sang to Orpheus: Ah! le pauvre époux! Il se plaint de coups Qui frappent son âme. Trop heureux époux, Tu n’as plus de femme, Que ton sort est doux!’1 (Francisque Sarcey, Le Temps, Chronique théâtrale, ‘La formation des genres’, 25 July 1881) Hence, ironically enough, all that was left for Hervé was the Bouffes-Parisiens, now deprived of its founder. In engaging him for Les Chevaliers de la Table ronde, the management of the Bouffes was looking for a substitute for its house composer. The commission to Hervé occasioned much discussion; expectations were high, as is shown by an article by Henri Moreno, published in Le Ménestrel six months before the premiere: ‘This composer [Hervé], gifted with rare verve and facility, is exactly the man who is needed at the Bouffes; and perhaps it is due only to a whim of chance that he does not occupy the most cheerfully in the world the place that someone else has so effectively taken over in the field of comical music’ (6 May 1866). Hervé himself seems to have been conscious that the stakes were high when he wrote to the author of farces Siraudin in the summer of 1866 to refuse a libretto that the latter had offered him: ‘I have had successes with one-acters and I’m looking forward myself to seeing what I can do in a work in three acts.’ By having a work staged at Bouffes, Hervé was getting closer – at least geographically – to the Opéra-Comique, whereas previously he had always worked outside the centre of Paris. A whole new public that did not frequent the Folies-Nouvelles or the Délassements-Comiques would have a chance to discover him. 44 Reading the description of the set at the start of the libretto, one also thinks of Orphée aux enfers: exactly as in Les Chevaliers de la Table ronde, posters prominently displayed on elements of the decor at once establish the rules of the game and the style of humour that will prevail. In Offenbach: ‘Aristaeus, honey manufacturer, wholesale and retail, warehouse on Mount Hymettus. / Orpheus, director of the Orpheon of Thebes, lessons at monthly and individual rates’; in Hervé, ‘Castle of the Lord of Rodomont. / Bill stickers will be fined. / Merlin II, wizard, successor to his father. – Boarding school for young ladies, family education. / Mélusine, patented enchantress, without Government guarantee. – Stock clearance sale. – Big reductions’. Aside from these questions connected with the aesthetic of the piece, the reasons for its lack of success may perhaps be found elsewhere. As an article of 1872 (written when the work was being revived at the Folies-Dramatiques) pointed out, the situation of the theatre posed a problem: ‘Staged for the first time at the Bouffes-Parisiens by a faltering management that was risking its last remaining funds, inadequately performed, Les Chevaliers de la Table ronde had obtained only a lacklustre reception’ (Vert-Vert, ‘Chronique théâtrale’, Les Modes parisiennes, 16 March 1872). If there were casting problems, they certainly did not concern the performer of the role of Duchess Totoche, Delphine Ugalde, a seasoned singer who had been a star of the Opéra-Comique right from her debut in 1848, then of the Théâtre-Lyrique in the 1850s. She abandoned these official institutions for the Bouffes-Parisiens in 1861, and was even to become its co-director with her husband, François Varcollier, when the founder left. A contralto with impressive vocal resources, she created, among others, the role of Roland in Les Bavards, in which Offenbach wrote cadenzas for her that go up to top D flat. 1 Ah, the poor husband! / He complains of blows / That strike at his soul. / O fortunate husband, / You no longer have a wife: / How happy is your fate! 45 Hervé is scarcely less demanding, assigning her an air bristling with formidable runs, ‘parodying the Italian style’, to quote the score. Indeed, the composer indicates that this number ‘may be omitted, having been composed with an eye to the exceptional talent of Madame Ugalde’. Hervé was writing for a first-class troupe and was aware that he could ask a great deal of his performers while at the same time promoting his ambitions as a composer. This desire to demonstrate his skill perhaps explains the prominence of virtuosity throughout the score. The singer of Mélusine also has to negotiate redoubtable intervals and difficult high notes. In the finale of Act Two, she and Totoche are required to sing coloratura at high speed for several pages in a row; Hervé magnanimously offers the singer of the role of Angélique the option of joining in with her two colleagues if she fancies doing so – and if her resources allow her to. Médor also has his quota of top notes and must reach a top D in certain cadenzas. The singer playing Rodomont needs to possess excellent diction, for his extended rage aria in Act One (‘Mon œil est assez vif’) unleashes a torrent of machine-gun syllables recalling the rapid delivery required of buffo basses in Italian opera. One might also mention the instruments of the orchestra, which (in the original version at least) are required to show great technical prowess. For example, straight away in the Overture, the flute is called on to warble like a real coloratura soprano, and it must execute a further bravura number in the Introduction to Act Three. The Prelude to Act Two is assigned to the clarinet, which in its turn must play a veritable audition piece. Such demands were uncommon in works of this type (as is proved by a comparison with those of Offenbach, which are much more reasonable) and may explain in part why the operetta was not staged more frequently, notably in the provinces, where the theatres very often lacked well-trained troupes capable of meeting them. The cast was therefore faced with quite a challenge, and perhaps it was not up to the task. The only precise reproach we know of was addressed to the performer of the role of Rodomont: Hervé had engaged Joseph Kelm, his old sparring partner from the time of the Folies-Nouvelles, whose outrageous hamming may well have sat ill with the acting of the members of the company of the Bouffes. Be that as it may, many critics in 1866 praised several numbers in the score, for example Delphin Balleyguier, in La Semaine musicale dated 22 November, who asserted: ‘The music of M. Hervé is more real music than that of M. Offenbach… The refrain for the knights, a sort of comical Marseillaise, will soon be taken up by all of Paris, and the ballad “Isaure était seulette” can be repeated in every drawing room without making mother or daughter blush. M. Hervé takes good care of his orchestra, and his overture is full of vigour.’ Others even suggested that the music was a little too well made, among them Albert de Lasalle in Le Monde illustré, for whom ‘the score of Les Chevaliers de la Table ronde displays pretensions to seriousness that are out of place. People will cite the ariette sung by Mlle Castello [Angélique], the entr’acte charmingly performed by the flautist of the orchestra, and an air whose details are cleverly pointed by Mme Ugalde; but it would appear that the music as a whole, which lacks laughter, is ill suited to the burlesque tone of the words’ (1 December 1866). The biggest obstacle that Les Chevaliers de la Table ronde had to overcome was the competition – but not the one in the work’s libretto. The public was elsewhere in the month of November 1866: first and foremost at the Opéra-Comique, where Ambroise Thomas’s Mignon was at the height of its success. The critic Albert de Lasalle even admitted that he had not seen Les Chevaliers de la Table ronde, having preferred to go and hear the coloratura of Philine (‘Je suis Titania la blonde’) rather than that of Duchess Totoche. Audiences also thronged to the Palais-Royal, where Offenbach was enjoying a triumph with La Vie parisienne, the piece everyone wanted to see, an opéra-bouffe with a difference, based on contemporary characters and not mythological or historical heroes. Louis Roger, in La Semaine musicale, summed up the theatrical situation at that moment: ‘Mignon is a great success; Freyschütz 46 [at the Théâtre-Lyrique] is a great success; … La Vie parisienne is a great success. But Les Chevaliers de la Table ronde merely drags out its run with heavy gait.’ In presenting a farce on a legendary subject, Hervé and his collaborators came up against two difficulties: a section of the critics (and of the public) had already tired of parodic pieces on themes from mythology and history (Offenbach had enjoyed a mixed reception when he tried to reproduce the success of Orphée aux enfers with Geneviève de Brabant as long ago as 1859), while certain purists continued to scream sacrilege. The same people who had denounced the profaners of Greek mythology (in Orphée and Hélène) were in full cry once more when they saw the heroes of the Round Table ridiculed: ‘Sad! Sad! Operetta has killed the gods, has killed the heroes, has killed the barons of the Middle Ages, and this evening, at the Bouffes-Parisiens, it is preparing to kill the knights of the Round Table. Lost forever to the respect of the population, Médor, Amadis, Lancelot, Ogier and Renaud! Lost like the beautiful Angélique and the fay Mélusine! … A curse on you, M. Hervé! A curse on you, M. Duru! A curse on you, M. Chivot!’ (X. Feyrnet, Le Temps, 18 November 1866). In spite of the censors, the opéra-bouffe genre would continue to flourish, but moving away from literal parody of ancient subjects. Offenbach showed the way with satire of contemporary morals (La Vie parisienne) or military authority (La Grande-duchesse de Gérolstein), or by trying his hand at a new type of opéra-comique (La Périchole). Hervé, for his part, followed his individual path by giving still freer rein to his zaniness, so personal in character, in what we might call his ‘Tetralogy of the Folies-Dramatiques’ (the theatre where he took up residence from 1867 onwards): L’Œil crevé (1867), Chilpéric (1868), Le Petit Faust (1869) – his most lasting success – and Les Turcs (1869) – his most neglected masterpiece. Hervé was his own librettist in the first two of these; for the last two, he sought the assistance of Hector Crémieux, one of the authors of Orphée aux enfers, with the collaboration of Adolphe Jaime. The question of the libretto appears to be a key factor in the survival of a work. Where Offenbach could count on the genius of his librettists Henri Meilhac and Ludovic Halévy, Hervé very often could trust only to himself. His triple talent as author, composer and actor-singer, far from giving him an advantage, seems unfortunately to have done him a disservice. He even disowned those talents at one stage, when he wrote to Émile Perrin, director of the Opéra-Comique: ‘I have completely abandoning singing, which I used as a means of getting my music performed. I went off on the wrong track, and I have gone back to the right one, I think, by returning to my old remit as a conductor and deciding that from now on I will busy myself exclusively with composition’ (letter of 30 January 1862). But he soon went back on this resolve in order to play the principal roles of Chilpéric and Le Petit Faust… On the occasion of Les Chevaliers de la Table ronde, in any case, in order to look serious – and perhaps also to work less and concentrate on the music – Hervé benefited from the assistance of two librettists who, without having the genius of Meilhac and Halévy, were nonetheless talented writers, as witness their numerous hits with all the most successful composers of the day. Henri Chivot and Alfred Duru were still at the start of their collaboration, which was to yield its ripest fruits some years later with Les Cent Vierges (music by Lecocq, 1872), Le Grand Mogol and La Mascotte (music by Audran, 1877 and 1880), and Madame Favart and La Fille du Tambour-major (music by Offenbach, 1878 and 1879), to name only the bestknown titles. Nevertheless, one guesses that the indefatigable – or incorrigible – Hervé took a significant part in the work even when he did not sign the libretto. On this subject, his generally well-informed first biographer, Louis Schneider, quotes Crémieux’s rejoinder to Hervé when the latter brought him some lines for Le Petit Faust, advising him to modify them if necessary: ‘What do you expect us to change? You write the verse and the couplets better than we do ourselves!’ (Le Petit Marseillais, 22 June 1925). It is in that very same Petit Faust that one finds the grandiloquent lines placed in the mouth of the dying Valentin as he heaps 47 reproaches on his sister: ‘L’honneur est comme une île escarpée et sans bord, / On ne peut plus rentrer quand on en est dehors’ (Honour is like a steep island without a shore: / You can’t get back inside it when you’re outside’). One is tempted to see this as a comic invention of the authors. Yet this severe distich is not a product of Hervé’s pen, but that of Boileau (Satires, X). And before ending up in the later work, in 1869, it had already been sung by Duchess Totoche in Les Chevaliers de la Table ronde. Hervé must have been attached to this phrase, since his own honour had been given a rough ride at the time of his trial in 1856, and the Opéra-Comique must have seemed to him like the steepest of islands… When he revised Les Chevaliers for the revival of 1872, he removed the distich, by that time too closely associated with Le Petit Faust, whose success continued unabated. Hervé is therefore always, at least to some extent, the author of the librettos he set to music. Among his specific stylistic traits, one notices his persistent – and very amusing – habit of addressing the audience directly, in an offhand manner that verges on effrontery. Thus Médor stops the action on his first entrance and moves downstage towards the audience to ‘begin a lengthy digression’, as he says. One often encounters asides in the theatre of this period, but this manner of radically knocking down the fourth wall is Hervé’s alone. Similarly, further on, Rodomont seems to be giving the audience the recipe for a good operatic finale: ‘Jubilation and sadness: let us mingle these twin sentiments with artistry!’ Chivot and Duru were to write many more librettos in their long and fruitful career but were never to go as far with other composers. Did Hervé prompt them to write specifically for his requirements, or was he himself responsible for many of the lines? The device of comedy in music that Hervé employs most frequently in his works consists in a wide variety of ruptures of tone. At several points in Les Chevaliers de la Table ronde, he installs a mood comparable to that of a serious operatic work, then suddenly shatters it by means of a surprise, the abrupt appearance of an element completely out of place in the atmosphere he has just created. Nothing is so evocative of the serious genre as the recitative, grandiloquent or elegiac, expressing lofty sentiments, which can then be demolished with a word or a familiar expression. Take, for instance, the moment when Roland, right in the middle of a hitherto entirely respectable recitative, suddenly comes out with the line ‘Que vient faire ici ce crampon?’ (What’s that leech doing here?) when he sees Mélusine. Or the grand concertato of the Finale to Act Two, the music of which, for the space of a few bars, would not disgrace a Verdi finale – ‘Il connaît le mystère / Et surprend mon secret / Évitons sa colère…’ (He knows the mystery / And has found out my secret; / Let me avoid his rage…) – but is at once contradicted by the offhand ‘… Et faisons notre paquet’ (… and scarper). The same technique is at work in the Romance sung by Totoche, one of the score’s big hits (it was encored, and commented on by the critics), where the music sounds like one of the real romances that Hervé also wrote (such as Le Temps des roses), but the unseemly words (‘If not for your husband, at least do it for your family!’) completely shatter the illusion. It is rather like seeing an artist painting pretty Mona Lisas and then amusing himself by immediately adding a moustache to them. 2 The repetition of the end of the original innocuous ‘Who could say’ is heard as ‘raidir’, ‘to stiffen’. 48 To surprise his audience, Hervé also enjoys playing with the words, sometimes repeating them to the point of giddiness (the ‘gar’gar’gar’gar’’ rapped out by Rodomont in the air mentioned earlier, first in quavers then in semiquavers, ends up resembling an onomatopoeia illustrating a particularly vigorous bout of gargling). The words are chopped up purely for pleasure, notably in the successful Ronde at the end of the first act, ‘Jamais plus joli métier / Ne fut dans le monde! / Que celui de cheval, que celui de chevalier’ (Never was there a finer trade / In the world / Than that of a horse, that of a horseman), or with a variant in Mélusine’s couplets, when Médor sometimes repeats the ends of his partner’s phrases with surprising results: Mélusine: Qui pourrait dire? Médor: -rait dire?2 Later in the same number, Médor sings an astonishing onomatopoeic line, ‘Tra la la you piou’, which caricatures some not easily identifiable instrument (further on there is an imitation of the bass drum with a heavily accented ‘boum boum boum’). These syllables are even more amusing when they accompany a sinister allusion: ‘… dont il mourut! [Of which he died!] Tra la la you piou!’ There are other instances of this, like Rodomont’s terrifying ‘tri la ti ta ta, tri la ti ta ta’. But Hervé’s favourite onomatopoeias are certainly those that imitate the Tyrolienne or yodelling song. Every time the opportunity presents itself, the composer allows his characters to ‘drop out’ of the action, suddenly abandoning the situation to launch into unbridled cries of ‘tralala-itou’ featuring shifts of vocal register, from low to high. This style of song, originating in mountainous regions, which seems intended to recall Germany – rather than Switzerland – will almost be appropriate to the situation in Le Petit Faust, where a certain patriotic trio – the ‘Chant du Vaterland’ – has recourse to valiant refrains of ‘trou la ou la ou’. But it is completely out of place (and thus hilarious) in the finale of Les Chevaliers, after mock-glorious words, for the characters to utter ‘Laïtou! Laïtou! Trou la la!’ One might note in passing two more charming penchants of Hervé’s, his taste for incorporating the staging in the score (the ‘one, two, three…’ up to ten in the Ronde des Chevaliers are marked: ‘Shouted, and accompanied by gestures conveying knightly and comic movement’) and his deliberately mangled prosody: ‘la table ron-on-de’, with the two ‘on’ strongly accented. Hervé pulls all these strings to disorientate his listener and subvert the plot, bringing it to the brink of fragmentation, indeed chaos: he reveals the fictive nature of the narrative, whereas in Offenbach the comic element is used to add spice to the plot, without compromising the illusion, the evasion of the spectator. Hervé must have had faith in his score, for he offered a new version of it to the public in 1872. There was much praise for the cast, headed by Mme Sallard in the role of Mélusine: a highly skilled singer, scarcely inferior to Mme Ugalde. The role of Rodomont was assigned to the excellent Milher, one of Hervé’s favourite performers, who had already shone as Gérômé (L’Œil crevé), Ricin (Chilpéric) and Valentin (Le Petit Faust). In the role of Médor, Hervé’s son Emmanuel Ronger (who used the stage name of Gardel-Hervé) also garnered his share of the plaudits. Another notable member of the cast was the variety artist Mathilde Lasseny, who offered a new characterisation of Duchess Totoche. Hervé knew her well, having written the role of Fleur-de-Bruyère, alias Chapotarde, in Le Hussard persécuté for her ten years previously. The indiscreet Hervé even tells us in his Notes that she had been his mistress in the early 1860s before throwing him over: ‘A rich banker having offered her an investment superior to mine, after some slight hesitation she decided to sacrifice the B flat to the banknote of the man of the south.’ She made a stage comeback in 1872, bringing with her a slight whiff of scandal that was very welcome to the promoters… Will our ironic era, as fond of parody as it is of the Middle Ages (one might instance the continuing success of Monty Python and the Holy Grail), eager for musicological discoveries, give Hervé’s Chevaliers its chance? There have been plentiful examples of happy surprises in the exploration of forgotten repertories; for a start, all those works of Offenbach that were badly received for the wrong reasons, connected with the political climate – one need look no further than the most recently revived, Fantasio, the premiere of which suffered from the proximity of France’s defeat at the hands of Prussia. Hervé’s zaniness, his extravagance and his excesses, could nonplus his contemporaries; they might well appeal to today’s spectators, who are much more inured to that sort of thing. Then we could hear new versions of his best-known works (the historical recordings, delicious though they are, are insufficient), or else rediscover Les Turcs, already mentioned above, Le Trône d’Écosse, or even Alice de Nevers – all works that fell victim to unfavourable circumstances, and in which Hervé believed he had produced a masterpiece. And who knows – perhaps Hervé was right again? 49 Hervé, composer, librettist, actor, singer, stage director and opera company manager, is generally considered to be the father of operetta, although this title is sometimes given to his rival Jacques Offenbach, whose career ran in parallel to his. When his father died, the ten-year-old Florimond Ronger moved to Paris, where he became a choirboy at the church of Saint-Roch. His musical gifts led to his being presented to the composer Daniel-François-Esprit Auber, then at the height of his fame, who gave him private lessons. He was subsequently appointed organist of the chapel at Bicêtre, and it was there that he composed his first small-scale opéra-comique, L’Ours et le Pacha, for performance at that institution, then still known as a ‘lunatic asylum’. After a few years he succeeded in obtaining a more prestigious organist’s post, at the church of Saint-Eustache. Alongside his functions there, he embarked on a theatrical career, initially as a chorus singer and bit-player in a number of suburban theatres. It was this time that he adopted the pseudonym of Hervé. Hervé [pseudonym of Louis-Auguste-Florimond Ronger] (1825-1892) In 1847 he composed a sketch called Don Quichotte et Sancho Pança, which has come to be regarded as the first ‘operetta’; it was premiered in a small theatre on the boulevard Montmartre, but soon transferred to the more prestigieus stage of the Opéra-National, recently founded by Adolphe Adam. Having established himself as conductor of the orchestra of the Odéon, then of the Théâtre du Palais-Royal, in 1854 he opened a theatre on the boulevard du Temple which he called Les Folies-Concertantes, later Les Folies-Nouvelles. Here he presented operettas that he composed himself (among them Le Compositeur toqué, La Fine Fleur de l’Andalousie and Un drame en 1779), but also early works by Offenbach (Oyayaye ou la Reine des îles, 1855) and Léo Delibes (Deux sous de charbon, 1856). Trouble with the law and health problems forced him to retire temporarily, and in 1859 he sold the theatre to the actress Virginie Déjazet, who renamed it after herself. A great traveller, Hervé then appeared in the provinces as a singer for a while before re-establishing himself in Paris. He now took over the musical direction of the DélassementsComiques, where he performed a work whose eccentricity made a striking impression on the public, Le Hussard persécuté. This was followed at the Théâtre des Variétés by Le Joueur de flûte, a one-act opéra-bouffe on a subject prefiguring La Belle Hélène. Les Chevaliers de la Table ronde, an opéra-bouffe in three acts on a libretto premiered at the Bouffes-Parisiens, is the first of Hervé’s full-length operettas. After this, in addition to working as conductor at the Eldorado, he became the house composer of the Théâtre des Folies-Dramatiques, where he enjoyed great success with L’Œil crevé (1867), Chilpéric (1868) and Le Petit Faust (1869). The last two works provided Hervé with an opportunity to launch a fruitful English career, since he went to London to stage them in person. The new works he gave in Paris were less successful (Le Trône d’Écosse, 1871; La Veuve du Malabar, 1873; Alice de Nevers, 1875). In 1878, he played the role of Jupiter in a revival of Orphée aux enfers under the direction of Offenbach himself, and then began the cycle of vaudevilles-opérettes he composed for Anna Judic, the star performer of the Théâtre des Variétés: La Femme à papa (1879), La Roussotte (1881), Lili (1882) and finally Mam’zelle Nitouche (1883). This last piece was based on his own beginnings in the profession, when he was an organist by day and composer of operettas in the evenings. In 1886 Hervé left Paris for London and composed a series of ballets for the Empire Theatre. He returned to France in 1892, producing one final opéra-bouffe, Bacchanale, shortly before his death on 3 November 1892. 50 51 BIOGRAPHIES Les Brigands In 2000, Loïc Boissier opened the score of Offenbach’s Barbe-Bleue with the pianist Nicolas Ducloux and suggested to fifteen of his colleagues in the chorus of Les Musiciens du Louvre that they should stage a slimmed-down version of the work at the Scène Nationale de Montbéliard. The team got itself organised in 2001 with a view to touring the show around France and took the name Les Brigands, after another operetta by Offenbach. Benjamin Lévy conducted and Stéphan Druet directed Geneviève de Brabant and Le Docteur Ox, then in 2004 Ta bouche, performances of which at the Athénée Théâtre Louis-Jouvet in Paris enjoyed considerable success. The casts were constantly regenerated, and in 2007 the baritone Christophe Grapperon became musical director of the company. From 2008 to 2011 Les Brigands worked with the Théâtre Musical de Besançon and expanded to embrace other collaborations, with 26000 Couverts, Johanny Bert and Pierre Guillois among others. One of the company’s key partners, the Scène Nationale de La Rochelle, was the venue for the premiere of La Grande-Duchesse in 2013. Since 2012 Les Brigands have been associate artists of the Centre des Bords de Marne in Le Perreux-sur-Marne. www.lesbrigands.fr Thibault Perrine transcription A violinist by training, Thibault Perrine studied harmony with JeanClaude Raynaud, compositional technique with Thierry Escaich, orchestration with Jean-François Zygel, conducting with Nicolas Brochot and choral conducting with Catherine Simonpietri. Over the past twelve years he made musical arrangements of many operas and operettas, notably for the company Les Brigands (from Le Docteur Ox and Ta bouche to La Grande-Duchesse), the Théâtre du Châtelet (Le Chanteur de Mexico) and more recently the Académie de l’Opéra de Paris (Iphigénie en Tauride, Les Temps aventureux). He has received commissions to orchestrate music for a number of recordings (with Marie-Nicole Lemieux and Anne Gastinel, among others), events (the ‘Concert de Paris’ in 2014) and documentary films (Ils ont libéré Paris in 2014; Verdun: ils ne passeront pas, which will be screened in 2016). His interest in pedagogical activities has led him to collaborate regularly with Jean-François Zygel on the latter’s television series Les Clefs de l’orchestre and La Boîte à musique, and on his live shows at the Théâtre du Châtelet. He teaches harmony and counterpoint at the Conservatoire à Rayonnement Régional de Paris and arrangement at the Pôle Supérieur d’Enseignement Artistique Paris Boulogne-Billancourt. Pierre-André Weitz staging Pierre-André Weitz first appeared on stage at the Théâtre du Peuple in Bussang when he was ten years old. He remained there, acting, singing and making and designing sets and costumes, until he was twenty-five. In parallel with this he studied architecture in Strasbourg and took courses at the Conservatoire d’Art Lyrique there. During this period, he sang in the chorus of the Opéra National du Rhin. In 1989 he met Olivier Py, all of whose sets and costumes he has designed since that date. This decisive collaboration led him to a conception of scenography in which set changes have dramaturgical significance and are regarded as a choreography of space. He has produced more than 150 stage designs for the theatre or the opera house since the age of eighteen with such directors as Jean Chollet, Michel Raskine, Claude Buchvald, Jean-Michel Rabeux, Ivan Alexandre, Jacques Vincey, Hervé Loichemol, Sylvie Rentona, Karelle Prugnaud, Mireille Delunsch and Christine Berg. This experimental approach to space and time has prompted him to appear as a musician or author in a number of productions. In Gluck’s Alceste at the Opéra de Paris, he drew all the décors in real time for three hours, thus asserting a pictural aesthetic of the ephemeral; a metaphor of music itself. The first production he directed in Strasbourg was another experiment with space and time, in which he performed Olivier Py’s La Soeurinette three times in a row in three different stage layouts and three different aesthetics created with twenty scenographers. He thereby proved that scenography can change the meaning and the essence of a work without betraying it. He has taught scenography for twenty years at the École Supérieure des Arts Décoratifs in Strasbourg. 52 53 les chevaliers de la table ronde libretto Nel 1866, al momento della loro creazione, Les Chevaliers de la Table ronde furono accolti con indifferenza dal pubblico. Hervé donò alla sua opera una seconda vita nel 1872, con una versione arricchita da nuove arie e dotata di un libretto più esplicativo, in cui l’atto III, in particolare, perde il suo irresistibile tocco di follia. Conformememente alle regole del genere dell’opéra-bouffe, in cui riscrittura e adattamento sono tappe abituali del percorso di un’opera, abbiamo preso la decisione di presentare la «nostra» versione degli Chevaliers. Abbiamo seguito la trama dell’edizione del 1866, integrandola con alcune delle gustose aggiunte musicali del 1872: l’aria di Merlino nell’atto I; i couplets di Melusina, che abbiamo inserito come interludio prima dell’atto II; i couplets di Orlando nell’atto III. Il nostro finale dell’atto II è quello che venne eseguito nella versione del 1872, da cui abbiamo tratto anche la cosiddetta «scena della rasatura», ora collocata all’inizio dell’atto II. L’aria «in -ica», là attribuita a Orlando, è stata da noi assegnata a Medoro, che la interpreta alla sua entrata in scena nell’atto I. Dal momento che Sacripante non aveva una grande aria di cui fare sfoggio, gli abbiamo dato due couplets da condividere in duetto con Totoche. Alcuni dei cori e intermezzi musicali abbondantemente disseminati nei tre atti sono stati tagliati, per conformare l’opera alla dinamica voluta dalla nostra équipe. PERSONaggi Il duca Rodomonte Sacripante, siniscalco Merlino, mago e maestro di scuola Medoro, giovane menestrello La duchessa Totoche, moglie di Rodomonte Angelica, figlia di Rodomonte Melusina, maga Fleur-de-Neige, dama d’onore Orlando, cavaliere errante Amadigi di Gaula, cavaliere Lancillotto del Lago, cavaliere Rinaldo di Montalbano, cavaliere Ogier il danese, cavaliere Victoria Duhamel e Pierre-André Weitz 55 Les Chevaliers de la Table ronde, créés en 1866, sont boudés par le public. Hervé leur donne une seconde vie en 1872, dans une version augmentée de nouveaux airs et dotée d’un livret plus explicatif, où l’acte III notamment perd son irrésistible grain de folie. Nous avons pris le parti, en accord avec les lois du genre bouffe – où réécriture et adaptation sont les jalons habituels de la carrière d’une œuvre – de présenter « notre » version des Chevaliers. Nous suivons la trame de 1866, à laquelle nous avons intégré quelques-uns des savoureux ajouts musicaux de 1872 : l’air de Merlin à l’acte I ; les couplets de Mélusine que nous avons placés en interlude avant l’acte II ; les couplets de Roland à l’acte III. Notre final de l’acte II est chanté dans la version 1872, à laquelle nous avons aussi emprunté la scène dite du « rasage » (début de l’acte II). L’air « en ique », alors chanté par Roland, se voit distribué chez nous à Médor, qui l’interprète dès son entrée à l’acte I. Sacripant n’ayant pas grand air à se mettre sous la dent, nous lui avons donné deux couplets qu’il partage désormais en duo avec Totoche. Certains chœurs et interludes musicaux qui campaient trois actes copieux ont été coupés pour mieux correspondre à la dynamique voulue par notre équipe. PERSONNages Characters Renaud de Montauban, chevalier On its first run in 1866, Les Chevaliers de la Table ronde achieved little success with audiences. Hervé gave it a new lease of life in 1872, in a version expanded to include additional numbers and fitted out with a libretto that explained the plot more clearly, but in which Act Three, especially, loses its irresistible streak of madness. Following the laws of the opéra-bouffe genre – in which rewriting and adaptation are normal stages in a work’s career – we have opted to present ‘our’ version of Les Chevaliers. We follow the outline of the 1866 plot, in which we have incorporated some of the delightful musical additions of 1872: Merlin’s air in Act One; Mélusine’s couplets, which we have placed as an interlude before Act Two; Roland’s couplets in Act Three. Our Act Two finale is sung in the 1872 version, from which we have also borrowed the ‘shaving’ scene (beginning of Act Two). The air with its lines ending in ‘- ique’, sung by Roland in 1872, is in our version assigned to Médor, who sings it on his first entrance in Act One. Since Sacripant has no big number to get his teeth into, we have given him two couplets, which he now shares with Totoche in a duet. Certain choruses and musical interludes that were used to fill out three copious acts have been cut to ensure the work corresponds better with the dynamic pace that was our team’s aim. Ogier le Danois, chevalier Victoria Duhamel and Pierre-André Weitz Ogier le Danois, knight Rodomont, le duc Sacripant, sénéchal Merlin, enchanteur et maître d’école Médor, jeune ménestrel Totoche, la duchesse (femme de Rodomont) Angélique, sa belle-fille (fille de Rodomont) Mélusine, magicienne Fleur-de-Neige, dame d’honneur Roland, chevalier errant Amadis des Gaules, chevalier Lancelot du Lac, chevalier Victoria Duhamel et Pierre-André Weitz 56 Rodomont, Duke Sacripant, Grand Seneschal Merlin, enchanter and schoolmaster Médor, young minstrel Totoche, Duchess (wife to Rodomont) Angélique, her stepdaughter (daughter to Rodomont) Mélusine, enchantress Fleur-de-Neige, lady-in-waiting Roland, knight errant Amadis des Gaules, knight Lancelot du Lac, knight Renaud de Montauban, knight 57 ACTE PREMIER ATTO PRIMO Scène première Au lever du rideau, le théâtre est garni de monde. BOURGEOIS, BOURGEOISES, GENS DU PEUPLE, ÉCUYERS, PAYSANS et PAYSANNES. Scena prima All’alzarsi del sipario, il palcoscenico è pieno di gente. BORGHESI, POPOLANI, SCUDIERI, CONTADINI e CONTADINE. N° 1 – CHŒUR ET COUPLETS N. 1 – CORO E COUPLETS CHŒUR Pour la vente qui se prépare, Amis, accourons en ces lieux, Et que chacun de nous s’empare De quelque trésor merveilleux. CORO Per la vendita imminente accorriamo immantinente, s’accaparri, amici, ognuno un tesoro assai prezioso. C’est Mélusine, la voici ! C’est elle qui va vendre ici Tous ses secrets Au grand rabais ! Melusina, eccola lì! Sarà lei a vender qui tutti i suoi segreti a prezzi stracciati! COUPLETS DE MÉLUSINE COUPLETS DI MELUSINA MÉLUSINE Oui, je suis l’enchanteresse ! Autour de moi qu’on s’empresse, Et chacun pour un peu d’or Va posséder un trésor ! Écoutez et profitez ! MELUSINA Sì, son io, sono la maga! Su, venite tutti a me ed ognun per un po’ d’oro si procurerà un tesoro! Ascoltate e approfittate! Poudre qui donne aux imbéciles De l’esprit Et rend aux estomacs débiles L’appétit ! Prenez, prenez tous mes secrets, Je les donne au grand rabais ! La polverina che dona agli sciocchi spirito e arguzia e rende agli stomaci deboli l’appetito! Prendete, prendete i miei segreti, li vendo a prezzi stracciati! CHŒUR Prenons, prenons tous ses secrets Qu’elle donne au grand rabais ! CORO Prendiamo, prendiamo i suoi segreti, li vende a prezzi stracciati! MÉLUSINE Voici l’eau qui rend à tout âge Amoureux ! Amoureux ! Et qui procure du courage Aux peureux ! Aux peureux ! Prenez, prenez tous mes secrets, Je les donne au grand rabais ! MELUSINA Ecco l’acqua che fa innamorare a tutte le età! E che dà coraggio ai paurosi, ai timorosi! Prendete, prendete i miei segreti, li vendo a prezzi stracciati! CHŒUR Prenons, prenons tous ses secrets Qu’elle donne au grand rabais ! CORO Prendiamo, prendiamo i suoi segreti, li vende a prezzi stracciati! 58 MÉLUSINE Oui, je suis l’enchanteresse ; Autour de moi qu’on s’empresse, Et chacun pour un peu d’or Va posséder un trésor. MELUSINA Sì, son io, sono la maga; Su, venite tutti a me ed ognun per un po’ d’oro si procurerà un tesoro! CHŒUR Suivons, suivons cette enchanteresse, Autour d’elle qu’on s’empresse, Et chacun pour un peu d’or Va posséder un trésor. CORO Seguiamo, seguiamo la maga accorriam presso di lei ed ognun per un po’ d’oro si procurerà un tesoro. Pour la vente qui se prépare, Amis, accourons en ces lieux, Et que chacun de nous s’empare De quelque trésor merveilleux. Per la vendita imminente accorriamo immantinente, s’accaparri, amici, ognuno un tesoro assai prezioso. Scène 2 AMADIS DES GAULES, LANCELOT DU LAC, RENAUD DE MONTAUBAN, OGIER LE DANOIS. Scena 2 AMADIGI DI GAULA, LANCILLOTTO DEL LAGO, RINALDO DI MONTALBANO, OGIER IL DANESE. AMADIS DES GAULES Mélusine est partie… profitons du moment… (Appelant.) Lancelot ! AMADIGI DI GAULA Melusina è uscita… Approfittiamo del momento… (chiama) Lancillotto! LANCELOT Me voilà ! LANCILLOTTO Eccomi! AMADIS Bien… appelez Renaud de Montauban et Ogier le Danois… AMADIGI Bene… chiama Rinaldo di Montalbano e Ogier il Danese… LANCELOT, appelant. Eh ! là-bas ! LANCILLOTTO, chiamando. Ehi voi, laggiù! RENAUD et OGIER Nous voici ! RINALDO e OGIER Siamo qui! LANCELOT Nous sommes au complet… Vous pouvez parler, Amadis… LANCILLOTTO Siamo al completo… Puoi parlare, Amadigi… AMADIS Chers collègues et amis… la chevalerie errante… dont nous sommes la crème… est menacée d’un coup funeste. Le plus célèbre d’entre nous, le preux d’entre les preux, l’illustre Roland, est tombé dans les filets de Mélusine. AMADIGI Cari amici e colleghi, la cavalleria errante, di cui noi siamo il fior fiore, è minacciata da un colpo terribile. Il più celebre fra noi, il prode fra i prodi, l’illustre Orlando, è caduto nelle reti di Melusina. RENAUD C’est vrai, depuis plus de six mois, cette femme insinuante le tient captif dans des chaînes de fleurs… RINALDO È vero; da più di sei mesi quella donna insinuante lo tiene prigioniero in catene di fiori… LANCELOT Oh ! ces enchanteresses de marbre ! … ces magiciennes LANCILLOTTO Ah, queste maghe di marmo! Queste streghe del demi-monde! 59 du demi-monde ! … Quel danger pour la société ! Che pericolo per la società! j’ai rencontré une femme aimable. Sous le guerrier, il y avait l’homme… Sous la cuirasse, il y avait le cœur… ce cœur, elle l’a pris… J’ai ôté ma cuirasse… j’ai ôté mon casque… et si j’ai gardé mes éperons, c’est parce que j’en avais l’habitude. adorabile. Sotto il guerriero c’era l’uomo… Sotto la corazza, avevo un cuore… e quel cuore, lei me lo ha preso. Ho tolto la corazza, ho tolto l’elmo… e se ho tenuto gli speroni, è perché c’ero abituato. OGIER Notre devoir est de l’arracher de ses mains. OGIER È nostro dovere strapparlo dalle grinfie di quella donna. AMADIS Il y va de l’honneur de toute la Table ronde ! AMADIGI C’è di mezzo l’onore dell’intera Tavola Rotonda! LANCELOT Comme il est dégénéré, grand Dieu ! LANCILLOTTO Mio Dio, che degenerazione! OGIER Oui ! … oui ! … OGIER Sì!… sì!… RENAUD Mélusine est sortie… RINALDO Melusina è uscita… OGIER Roland est seul… OGIER Orlando è solo… RENAUD Saisissons le joint… Amadis, frappez à l’huis. RINALDO Cogliamo l’occasione… Amadigi, batti alla porta. LANCELOT Revoir ce preux ! … Ah ! je suis ému malgré moi. LANCILLOTTO Rivedere quel prode! Ah! mio malgrado, sono commosso. ROLAND Je coule ici une existence bien tranquille, allez ! … Je me lève sur les dix heures, dix heures et quart… Je mange… un petit chocolat à la crème… Le coiffeur arrive, il me met mes papillotes… Vous voyez… Je devise avec cet industriel de choses et d’autres… et j’arrive comme cela jusqu’à midi… Je mange… et je dors une heure… Je m’occupe de quelques travaux d’aiguille, j’ourle une douzaine de mouchoirs, je fais du tricot ou de la tapisserie… ça me conduit jusqu’à quatre heures… Je mange, et je dors une heure… Je retire mes papillotes ; je fais un bout de toilette et je vais fumer une cigarette dans le jardin… Je compose quelque madrigal, et tout doucement j’atteins huit heures. Je mange… et je me couche… Voilà ma vie ! … ORLANDO Qui conduco una vita assai tranquilla, sapete… Mi alzo verso le dieci, dieci e un quarto… Mangio… Una piccola tazza di cioccolata con la panna… Arriva il parrucchiere e mi mette i bigodini… Vedete… Parlo con quel brav’uomo del più e del meno… e intanto arrivo a mezzogiorno… Mangio, dormo un’oretta… Mi dedico a qualche lavoretto di cucito, orlo una dozzina di fazzoletti, lavoro a maglia o a piccolo punto… E così arrivo alle quattro… Mangio, dormo un’oretta… Mi tolgo i bigodini, mi metto in ordine e vado a fumare una sigaretta in giardino… Scrivo un madrigale o due, e senza neanche accorgermene arrivo alle otto. Mangio… e vado a letto. Ecco la mia vita! AMADIS Roland ! Roland ! AMADIGI Orlando! Orlando! AMADIS Alors vous ne faites que manger et dormir ? … AMADIGI Ma allora non fai altro che mangiare e dormire? OGIER C’est lui ! OGIER È lui! ROLAND Et aimer ! … (les chevaliers reprennent en chœur) aimer ! ORLANDO E amare!… (i cavalieri riprendono in coro) amare! Scène 3 LES MÊMES, ROLAND. Scena 3 GLI STESSI, ORLANDO. AMADIS Oh ! les femmes ! … les femmes ! … (À Roland.) Elle est donc bien séduisante, cette Mélusine ? AMADIGI Oh! le donne!… le donne!… (a Orlando) È dunque tanto seducente, questa Melusina? ROLAND Qui est-ce qui m’appelle ? ORLANDO Chi mi chiama? OGIER Ah ! comme il est changé ! OGIER Ah! com’è cambiato! ROLAND Elle a des qualités et des défauts… une jalousie féroce… J’ai eu bien des fois envie de lui dire : va te promener ! … mais comme elle crie plus fort que moi, j’ai préféré me taire ! … ORLANDO Ha le sue qualità e i suoi difetti… Una gelosia feroce… Molte volte mi è venuta voglia di mandarla a quel paese, ma dato che urla più forte di me, ho preferito tacere!… AMADIS Roland, nous reconnaissez-vous ? AMADIGI Orlando, ci riconosci? RENAUD, avec force. Est-ce bien le neveu de Charlemagne qui parle ainsi ? RINALDO, con forza. Ma è il nipote di Carlomagno che parla così? ROLAND Amadis, Lancelot, Renaud et Ogier… des intimes… des copains… La santé ? … bonne… Allons, tant mieux… Moi, comme vous voyez… ça ne va pas trop mal. ORLANDO Amadigi, Lancillotto, Rinaldo e Ogier… i miei amici intimi, i miei compagni! La salute come va?… bene… Tanto meglio… Io, come vedete, sto abbastanza bene. AMADIS, de même. Roland… ne vous encroûtez pas davantage ! … Au nom de saint Dunstan, notre patron, endossez le harnois et venez avec nous ! La chevalerie vous réclame ! AMADIGI, allo stesso modo. Orlando, non puoi abbrutirti fino a questo punto! In nome di san Dunstano, nostro patrono, indossa l’armatura e vieni con noi! La cavalleria ti reclama! AMADIS C’est donc bien vrai, confrère… vous avez renoncé aux aventures… aux combats ? AMADIGI Ma allora è vero, collega… hai rinunciato alle avventure… ai combattimenti? OGIER Oui, la chevalerie vous réclame ! OGIER Sì, la cavalleria ti reclama! ROLAND Mon Dieu, oui ! qu’est-ce que vous voulez, mes enfants ? … ORLANDO Mio Dio, sì! Che volete farci, ragazzi? Ho trovato una donna ROLAND La chevalerie… la chevalerie ! … noble état ! … où l’on s’abîme le tempérament, et où l’on ne fait pas souvent ses quatre repas par jour ! … noble, noble état ! … (Changeant ORLANDO La cavalleria… la cavalleria! Nobile professione in cui ci si rovina l’umore, e certo non capita spesso di fare quattro pasti al giorno!… Nobile, nobile professione!… (cambiando 60 61 de ton.) Mais j’ai pris d’autres habitudes, ça ne me dit plus rien du tout… tono) Ma ormai ho preso altre abitudini, e non mi dice più nulla… AMADIS, avec désespoir. Ah ! il est perdu pour la patrie ! AMADIGI, con disperazione. Ah! È perduto per la patria! (On entend au dehors une fanfare brillante et un roulement de tambour.) (Fuori risuona una squillante fanfara accompagnata da un rullo di tamburi.) LANCELOT Qu’est-ce que cela ? LANCILLOTTO Che succede? AMADIS Une aventure peut-être… en arrêt ! … instituons une grande poule pour chevaliers de vingt à trente ans, et disons qu’il sera décerné trois prix aux vainqueurs… 1er Prix : une paire de flambeaux en plaqué ; 2e Prix : une montre en or à répétition ; 3e Prix dit prix de consolation : la main de la princesse Angélique. NOTA BENE. On reprendra la montre pour quinze francs, mais on ne reprendra la main de la princesse à aucun prix. » un grande torneo per cavalieri dai venti ai trent’anni. Ai vincitori saranno assegnati tre premi: 1° Premio, un paio di candelabri in metallo placcato; 2° Premio, un orologio d’oro a ripetizione; 3° Premio, o premio di consolazione, la mano della principessa Angelica. NOTA BENE. L’orologio potrà essere restituito in cambio di quindici franchi, ma la mano della principessa non verrà in alcun caso ripresa.» RENAUD C’est trop juste ! RINALDO Troppo giusto! AMADIGI Forse un’avventura… in guardia! AMADIS La propre fille de Rodomont… Allons, le duc fait bien les choses… AMADIGI La figlia di Rodomonte in persona! Certo che il duca fa bene le cose… OGIER En arrêt ! messieurs, en arrêt ! … OGIER In guardia, signori, in guardia! LANCELOT C’est un gentleman ! LANCILLOTTO È un gentleman! Scène 4 LES MÊMES, MERLIN, DES HÉRAUTS D’ARMES, GENS DU PEUPLE, BOURGEOIS, BOURGEOISES, PAYSANS et PAYSANNES. Des Gens du peuple, des Bourgeois, des Bourgeoises, des Paysans et des Paysannes se précipitent sur le théâtre de tous côtés. Scena 4 GLI STESSI, MERLINO, ARALDI, BORGHESI, POPOLANI, CONTADINI e CONTADINE. Popolani, borghesi, contadini e contadine si precipitano in scena da tutte le parti. MERLIN Et un homme de goût… c’est à moi qu’il a confié l’éducation de sa fille… une charmante enfant… vous allez voir… exposition publique des lots… Retournez la mécanique… MERLINO E un uomo di gusto… Ha affidato a me l’educazione di sua figlia. Una ragazza affascinante, vedrete… esposizione pubblica dei premi… Capovolgete il meccanismo… ROLAND, regardant le portrait. Oh ! cette jeune fille… qu’elle est belle ! ORLANDO, guardando il ritratto. Oh! com’è bella questa fanciulla! N° 2A – CHŒUR ET RÉCIT N. 2A – CORO E RECITATIVO AMADIS, regardant la montre. Le superbe chronomètre ! AMADIGI, guardando l’orologio. Splendido orologio! CHŒUR Entendez-vous ? c’est la trompette, C’est la trompette et le tambour, C’est pour annoncer quelque fête Qui va se donner à la cour. C’est la trompette et le tambour C’est pour annoncer quelque fête Qui va se donner à la cour. CORO Sentite? è la tromba, la tromba col tamburo, annuncia qualche festa che si prepara a corte. La tromba col tamburo annuncia qualche festa che si prepara a corte. LANCELOT, admirant les flambeaux. Et que ces deux flambeaux sont beaux ! LANCILLOTTO, ammirando i candelabri. E che belli questi due candelabri! MERLIN Écoutez, assistance, Mon discours amical ; Vous y prendrez, je pense, Un plaisir colossal ! MERLINO Gente, ascoltate qua il mio discorso cordiale; credo che vi farà un piacer colossale! MERLIN, lisant. « Avis essentiel : on s’inscrira chez Merlin… » (Il met la proclamation dans sa poche.) Chez moi, et à ce propos, honorable assistance, permettez-moi de profiter de l’occasion pour vous rappeler que je suis le seul et unique successeur du fameux Merlin, dont le nom est célèbre dans le monde entier. Allez, la musique. MERLINO, leggendo. «Avviso importante: iscriversi presso Merlino…» (mette in tasca il proclama) cioè da me. A questo proposito, stimato pubblico, permettetemi di approfittare dell’occasione per ricordarvi che io sono il solo e l’unico successore del celebre Merlino, il cui nome è famoso in tutto il mondo. Musica! N° 2B – AIR DE MERLIN N. 2B – ARIA DI MERLINO MERLIN parlant sur la musique. Noble assemblée, moi Merlin, investi de la confiance du noble duc Rodomont, notre maître… (Au tambour.) Un petit roulement… (Le tambour fait un roulement.) Je suis chargé de vous donner connaissance de la proclamation que voici ! … (Tirant une affiche de sa poche et lisant.) « Nous, Rodomont, duc de Machicoulis, haut et puissant seigneur de Mouille-fontaine et autres lieux, désirant faire quelque chose pour l’amélioration de la chevalerie errante, 62 MERLINO parlando sulla musica. Nobile assemblea, io, Merlino, investito della fiducia del grande duca Rodomonte, nostro signore… (Al tamburino.) Un piccolo rullo… (Il tamburino esegue.) Sono incaricato di rendere noto il proclama che ora vi leggerò! (Tira fuori dalla tasca un manifesto e legge.) «Noi, Rodomonte, duca di Machicoulis, nobile e potente signore di Mouille-fontaine e di altri luoghi, desiderando fare qualcosa a favore della cavalleria errante, abbiamo deciso di istituire Je suis Merlin, je suis Merlin, Successeur et fils de son père. Mon père était un gros malin, Je suis malin comme mon père. En tous lieux moi-même j’opère ! Je suis Merlin, je suis malin Merlin malin, malin Merlin Je suis malin comme mon père. En tous lieux moi-même j’opère. Sono Merlino, sono Merlino, successore e figlio di mio padre. Mio padre era un furbacchione, e io sono astuto come lui. Agisco di persona dappertutto! Sono Merlino, sono furbino, Merlino furbino, furbino Merlino come mio padre sono un furbacchione. Agisco di persona dappertutto! 63 Droguiste, dentiste, maître d’école, parfumeur. Légiste, chimiste, avocat, barbier, enchanteur. Je suis un peu de tout cela. Parlez, demandez et me voilà, Me voilà, me voilà, me voilà, me voilà, me voilà, me voilà, me voilà, me voilà. Droghiere, dentista, maestro, profumiere. Consigliere, chimico, avvocato, mago e barbiere. Sono di tutto un po’. Parlate, domandate, sono qua, sono qua, sono qua, sono qua, sono qua, sono qua, sono qua, sono qua. ROLAND Mélusine ! nom d’un pépin ! ORLANDO Melusina! accidenti! MÉLUSINE Qui t’a permis de sortir ? … Rentre à la maison ! rentre sur-le-champ ! MELUSINA Chi ti ha permesso di uscire? Rientra in casa! subito! Je suis Merlin, je suis Merlin Successeur et fils de son père. Mon père était un gros malin, Je suis malin comme mon père. En tous lieux moi-même j’opère ! Je suis Merlin, je suis malin, Merlin malin, malin Merlin. Je suis malin comme mon père. En tous lieux moi-même j’opère. Sono Merlino. Sono Merlino, successore e figlio di mio padre. Mio padre era un furbacchione, e io sono astuto come lui. Agisco di persona dappertutto! Sono Merlino, sono furbino, Merlino furbino, furbino Merlino come mio padre sono un furbacchione. Agisco di persona dappertutto. ROLAND, vexé. Madame ! … (À Amadis.) Si je l’envoyais promener ! ORLANDO, seccato. Signora!… (a Amadigi) Se la mandassi a quel paese? AMADIS Certainement… ferme, là, ferme ! AMADIGI Certo!… in modo fermo e risoluto! ROLAND, à Amadis. Ferme ! … (Très fort.) Madame, je suis sorti, parce que… ORLANDO, a Amadigi. Fermo e risoluto!… (Facendo la voce grossa.) Signora, sono uscito perché… REPRISE EN CHŒUR Il est Merlin, il est Merlin Successeur et fils de son père, Son père était un gros malin, Il est malin comme son père, Et lui-même en tous lieux opère. RIPRESA IN CORO È lui Merlino, è lui Merlino successore e figlio di suo padre. Suo padre era un furbacchione, e lui è astuto come il padre. Agisce di persona dappertutto. MÉLUSINE, le regardant fixement. Parce que… MELUSINA, guardandolo fisso. Perché… ROLAND, faiblissant. Parce que j’avais besoin de prendre l’air. ORLANDO, più debolmente. Perché avevo bisogno di prendere un po’ d’aria. MELUSINA Sì… Sì… Vedo che sono degli amici… delle cattive conoscenze che vogliono portarti via… E tu li ascolti, Orlando? Acconsentiresti a lasciarmi? E io che per te ho sacrificato tutto! Scène 5 MERLIN, ROLAND, AMADIS, LANCELOT, RENAUD et OGIER, puis MÉLUSINE. Scena 5 MERLINO, ORLANDO, AMADIGI, LANCILLOTTO, RINALDO e OGIER, poi MELUSINA. MÉLUSINE Oui… oui… je vois ce que c’est… des amis… des mauvaises connaissances qui veulent vous entraîner… Et tu les écoutes, Roland ? tu consentirais à me quitter… moi ! moi, qui t’ai tout sacrifié ! ROLAND Qu’elle est belle ! … Ah ! j’aimerais à gagner cette poule ! ORLANDO Com’è bella!… Ah! Mi piacerebbe conquistarla! ROLAND Tout ? ORLANDO Tutto? MERLIN Le registre est là, chevaliers. (Il montre sa maison.) Qui veut s’inscrire ? MERLINO Il registro è là, cavalieri. (Indica la sua casa.) Chi vuole iscriversi? LES QUATRE CHEVALIERS Moi ! I QUATTRO CAVALIERI Io! MÉLUSINE Apprends donc que si j’ai liquidé ma maison, c’est pour me consacrer entièrement à toi ! … Apprends que je viens de faire bâtir un superbe château avec des glaces et des tapis partout… un palais que je te destine et où tu mèneras une existence princière au milieu du luxe et du plaisir. MELUSINA Sappi dunque che se ho liquidato la mia attività, è stato per dedicarmi interamente a te! Sappi che ho fatto costruire un magnifico castello con specchi e tappeti dappertutto… Un palazzo tutto per te, dove condurrai un’esistenza principesca tra il lusso e i piaceri. ROLAND Je suis remué, décidément, je suis remué ! … (S’avançant.) Et moi aussi ! ORLANDO Sono colpito, sono decisamente colpito!… (Facendosi avanti.) E anch’io! ROLAND Alors, c’est un hôtel que vous m’offrez ? ORLANDO Allora mi offri un palazzo? AMADIS Roland ! À la bonne heure ! AMADIGI Orlando! Alla buon’ora! ROLAND Oui, je suis des vôtres ! … Oui, je disputerai ce prix ! … Je renonce à la tapisserie ! … Je suis électrisé ! À moi, à moi la main de la princesse ! ORLANDO Sì, sono dei vostri! Sì voglio concorrere per questo premio! Al diavolo il piccolo punto!… Sono elettrizzato! A me, a me la mano della principessa! MÉLUSINE Demain, nous y pendrons crémaillère… et c’est ce moment, ingrat, c’est ce moment que tu choisis pour m’abandonner ! … Ah ! tu n’y penses pas ! … Tu m’appartiens, Roland, tu m’appartiens et je ne te lâcherai pas ! … MELUSINA Domani lo inaugureremo… ed è questo momento, ingrato, è questo momento che scegli per lasciarmi!… Ah, non pensarci nemmeno! Tu mi appartieni, Orlando, mi appartieni e non ti lascerò! ROLAND C’est de la glu, cette femme-là. ORLANDO Ma quanto è appiccicosa quella donna! MÉLUSINE, qui vient de paraître. Qu’est-ce que tu dis ? MELUSINA, che è entrata nel frattempo. Che cosa hai detto? MÉLUSINE Allons ! ton bras, mon chéri ! Et viens déjeuner ! MELUSINA Andiamo! Dammi il braccio, caro! Vieni a mangiare! 64 65 ROLAND, abattu, se laissant conduire. Oui, ma poule ! (Il entre chez Mélusine.) ORLANDO, abbattuto, si lascia condurre via. Sì, tesoruccio! (Entra nella dimora di Melusina.) MÉLUSINE, poussant Roland. Mais va donc ! (Aux Chevaliers.) Vous en serez pour vos frais, messeigneurs ! (Elle disparaît.) MELUSINA, spingendo Orlando. E muoviti! (Ai cavalieri.) E voi, signori, avete sprecato il vostro tempo! (Scompare.) Scène 6 MERLIN, AMADIS, LANCELOT, RENAUD et OGIER. Scena 6 MERLINO, AMADIGI, LANCILLOTTO, RINALDO e OGIER. AMADIS Allons, décidément, c’est un homme rasé ! AMADIGI È proprio un uomo annientato! MERLIN Chevaliers, vous savez que le registre est là… si vous voulez y coucher vos noms… MERLINO Cavalieri, sapete che il registro è là… Se volete iscrivervi… OGIER À l’instant… Allons signer… (Ils entrent chez Merlin.) OGIER Subito!… Andiamo a firmare. (Entrano in casa di Merlino.) N° 3 – COUPLETS de MÉDOR N. 3 – COUPLETS DI MEDORO I I Puisque j’y suis autorisé, Apprenez donc, belle Angélique, Que mon cœur est tout embrasé, Des feux d’un amour volcanique. Ce cœur brûlé, carbonisé Par votre beauté mirifique, Aurait besoin d’être arrosé… C’est une fleur de rhétorique. Poiché sono autorizzato a dirlo, bella Angelica, sappiate, che il mio cuore è in fiamme e tutto lo consuma il fuoco d’un vulcanico amore. Questo mio cuor bruciato, carbonizzato dalla vostra mirabile bellezza, avrebbe bisogno d’essere innaffiato… È un fiore di retorica. Belle, à ma supplique Soyez sympathique. Si je prends la rime en ique, nique, nique, nique, C’est qu’elle s’applique Au nom d’Angélique Lequel s’harmonise avec votre beauté magique. Elle s’harmonise avec votre beauté magique. Bella, alla mia supplica non siate antitetica. Uso la rima in etica, etica, elica, elica perch’essa ben si applica al nome di Angelica e alla bellezza magica di cui ella è carica. II Scène 7 MERLIN, puis MÉDOR. Scena 7 MERLINO, poi MEDORO. MERLIN Allons ! ça roule, ça roule ! … Mais n’oublions pas que j’ai plusieurs branches à mon commerce et qu’il est l’heure de renvoyer mes élèves. (Appelant.) Médor ! Médor ! MERLINO Be’, tiriamo avanti… Ma non dimentichiamo che la mia attività comprende diversi settori e che è ora di mandare a casa i miei allievi. (Chiama.) Medoro! Medoro! MÉDOR, sortant du pensionnat. Vous m’appelez, patron ? MEDORO, uscendo dal pensionato. Avete chiamato, capo? MERLIN Sonnez la cloche ! MERLINO Suona la campana! MÉDOR Oui, patron. (Merlin entre chez lui ; Médor sonne la cloche et s’avance sur le devant de la Scène.) Ouvrons une large parenthèse. Médor est un troubadour, ou, si vous aimez mieux, un ménestrel… Un jour le ménestrel vit la belle Angélique, et crac ! le ménestrel l’aima… Une place de professeur ou si vous aimez mieux de pion, était vacante chez monsieur Merlin. Le ménestrel s’offrit, et, depuis ce temps, il apprend la gamme à la fille du noble duc. La fille du noble duc unit son soprano aigu au ténorino du ménestrel… nous marions nos registres… Acre volupté ! … MEDORO Sì, capo. (Merlino entra in casa; Medoro suona la campana e avanza fino al proscenio.) Apriamo una lunga parentesi. Medoro è un trovatore o, se preferite, un menestrello… Un giorno il menestrello vide la bella Angelica, e subito se ne innamorò… Un posto di professore, o, se preferite, di precettore si era reso vacante nella scuola del signor Merlino. Il menestrello si presentò e così, da allora, insegna la scala musicale alla figlia del nobile duca. La figlia del nobile duca unisce i suoi acuti di soprano alla voce da tenorino del menestrello… Sposiamo i nostri registri… Amara voluttà!… 66 II Voyez, je suis de frais rasé, De peur que ma barbe ne pique. J’ai l’œil bleu, le cheveu frisé, J’ai des charmes dans le physique. Si je ne suis pas écrasé Par un rival trop énergique, Vous aurez un époux bronzé, Parfait, complet… et mélodique. Vedete, son di fresco rasato, sicché la mia barba non pizzica. Ho gli occhi azzurri e i capelli ricci, non sono male nel fisico. Se non sarò schiacciato da un rivale troppo energico, avrete un marito abbronzato, perfetto, completo… e melodico. Belle, à ma supplique Soyez sympathique. Si je prends la rime en ique, nique, nique, nique, C’est qu’elle s’applique Au nom d’Angélique Lequel s’harmonise avec votre beauté magique. Elle s’harmonise avec votre beauté magique. Bella, alla mia supplica non siate antitetica. Uso la rima in etica, etica, elica, elica perch’essa ben si applica al nome di Angelica e alla bellezza magica di cui ella è carica. MÉDOR Mais la voici, fermons la large parenthèse. MEDORO Eccola qui, chiudiamo questa lunga parentesi. Scène 8 MÉDOR, ANGÉLIQUE. Scena 8 MEDORO, ANGELICA. MÉDOR Pardon, princesse, je vous croyais partie avec vos compagnes… MEDORO Scusate, principessa, credevo foste uscita con le vostre compagne… ANGÉLIQUE J’attends ma bonne. ANGELICA Aspetto la mia cameriera. 67 MÉDOR Elle est rarement exacte… Je soupçonne cette fille d’avoir quelque attachement dans la troupe. MEDORO Quella ragazza è raramente puntuale… Sospetto che abbia una relazione con qualcuno della compagnia. ANGÉLIQUE De l’amour ! ANGELICA Un amore! ANGÉLIQUE Vous dites ? ANGELICA Dite? N° 4 – DUO N. 4 – DUETTO MÉDOR, à part. J’ai fait un impair ! (Haut.) Rien… princesse… je plaisantais… Soyons sérieux, et en attendant votre bonne, prenons une petite leçon de mathématiques. MEDORO, a parte. Ho preso un abbaglio! (A voce alta.) Ma no, principessa, scherzavo… Siamo seri, e aspettando la vostra cameriera, facciamo una lezioncina di matematica. ANGÉLIQUE Amour ? quel mot doux et touchant ! Monsieur Médor, je vous en prie, Expliquez-moi donc sur-le-champ Ce que ce mot-là signifie ? ANGELICA Amor? Dolce parola, commovente! Vi prego, signor Medoro, spiegatemi senza indugio che cosa voglia dire! ANGÉLIQUE, pensive. Dites-moi, monsieur Médor, savez-vous ce que c’est qu’une jeune fille qui s’ignore ? ANGELICA, pensierosa. Ditemi, signor Medoro, sapete che cos’è una ragazza inconsapevole? MÉDOR Une jeune fille qui s’ignore, princesse… mais ça n’a pas de rapport avec les mathématiques. MEDORO Una ragazza inconsapevole, principessa… ma questo non c’entra con la matematica. MÉDOR Princesse, ce sentiment-là Qui vous charme et qui vous étonne, Vous l’avez éprouvé déjà. Est-ce que vous n’aimez personne ? MEDORO Principessa, il sentimento che v’incanta e vi stupisce, voi l’avete già provato. C’è qualcun che forse amate? ANGÉLIQUE, naïvement. J’aime maman, j’aime papa… ANGELICA, ingenuamente. Amo mamma, amo papà… ANGÉLIQUE Eh ! qu’importe ? J’ai entendu papa qui disait l’autre jour à maman : Angélique est une jeune fille qui s’ignore… son cœur n’a pas encore palpité… Ça m’a bien intriguée. ANGELICA Che importa? L’altro giorno ho sentito papà dire alla mamma: Angelica è una ragazza inconsapevole… Il suo cuore non ha ancora palpitato… Questo mi ha molto incuriosito. MÉDOR J’aime maman, j’aime papa, Cherchez, cherchez ! ça n’est pas ça ! MEDORO Amo mamma, amo papà… Riflettete! Non è questo. MÉDOR Je le conçois. MEDORO Posso capirlo. ANGÉLIQUE J’aime les fleurs et les dentelles. ANGELICA Amo i fiori ed i merletti. ANGÉLIQUE Expliquez-moi donc un peu, monsieur Médor, ce que c’est qu’un cœur qui palpite. ANGELICA Dunque spiegatemi, signor Medoro, che cos’è un cuore che palpita. MÉDOR Ça n’est pas ça, ça n’est pas ça. MEDORO Non è questo, non è questo. MÉDOR Un cœur qui palpite, princesse… Vous me posez là une question… Je ne sais pas ! … MEDORO Un cuore che palpita, principessa… Che domanda mi fate… Non so! ANGÉLIQUE J’aime mes blanches tourterelles. ANGELICA Amo le mie bianche tortore. ANGÉLIQUE Ah ! vous ne savez rien… vous voyez bien que je ne demande qu’à m’instruire… Ce n’est pas de ma faute si je ne fais pas de progrès… Vous connaissez au moins la valeur des mots que vous employez… Tout à l’heure vous avez dit que ma bonne avait un attachement… ça m’a bien intriguée… ANGELICA Ah, non lo sapete… Vedete bene che non chiedo altro che essere istruita… Non è colpa mia se non faccio progressi… Almeno voi conoscete il valore delle parole che impiegate. Poco fa avete detto che la mia cameriera aveva una relazione… Mi ha molto incuriosito. MÉDOR Ça n’est pas ça ! Ah ! ça n’est pas ça ! MEDORO Non è questo! Ah! non è questo! MÉDOR, à part. Tout l’intrigue, quelle innocente ! MEDORO, a parte. Tutto la incuriosisce, che innocente! ANGÉLIQUE Ça n’est pas ça ! Ça n’est pas ça ! Quel est donc ce sentiment-là ? Ça n’est pas ça ! Ça n’est pas ça ! Ah ! Quel est donc ce sentiment-là ? ANGELICA Non è questo! Non è questo! Qual è dunque il sentimento? Non è questo! Non è questo! Qual è dunque il sentimento? ANGÉLIQUE Qu’est-ce que c’est que cela, dites-moi, un attachement ? ANGELICA Ditemi, di che si tratta? MÉDOR Un attachement… dame… princesse… un attachement, c’est… c’est de l’amour… MEDORO Una relazione… signora… principessa… una relazione è… è un amore… MÉDOR Non non non Ça n’est pas ça ! Ce n’est pas ce sentiment-là ! Non non non Ça n’est pas ça… … ce sentiment-là ! MEDORO No no no, non è questo! Non è questo il sentimento! No no no, non è questo… … il sentimento ! 68 69 ANGÉLIQUE C’est vous qui devez m’instruire, Parlez donc sans hésiter… ANGELICA Istruirmi spetta a voi, su, parlate senza indugi… ANGÉLIQUE Son cœur battait battait battait… ANGELICA Il suo cuore batteva batteva batteva… MÉDOR Non, je n’ose pas le dire, Mais je veux bien le chanter. MEDORO No, dirlo non oso, ma cantarlo poss’io. MÉDOR Sans trop savoir pourquoi c’était. MEDORO Senza spiegarsi perché questo accadeva. ANGÉLIQUE … Quoi c’est cela. ANGELICA Ecco, è questo. ANGÉLIQUE Faites comme il vous plaira, Mais instruisez Angélique. ANGELICA Fate come più vi piace, però Angelica educate. MÉDOR (Parlé.) Le second couplet est plus fort, et le troisième dit tout… MEDORO (Parlato.) La seconda strofa è più forte, e la terza dice tutto… MÉDOR Admettons que ce sera Votre leçon de musique. MEDORO Ammettiamo allor che sia la lezion vostra di musica. II MÉDOR De la gente fillette Cet escolier fringant Saisit la main blanchette Qu’il pressa doucement ; Puis sur son frais visage Qu’ardeur vint embraser, Hardi comme un beau page, Il prit un long baiser ! II MEDORO Della gentil fanciulla il focoso studente prese la mano bianca che strinse dolcemente; poi sul suo fresco volto soffuso di rossore, ardito come un paggio, posò un lungo bacio! ANGÉLIQUE Admettons-le… pas de délai… ANGELICA Ammettiamolo… basta indugi… MÉDOR, prenant sa guitare. Écoutez bien ce petit lai ! MEDORO, prendendo la sua chitarra. Ascoltate questo lai! ANGÉLIQUE … pas de délai. ANGELICA … non più indugi. ANGÉLIQUE Un long baiser… Ah… ANGELICA Un lungo bacio… Ah… COUPLETS COUPLETS I MÉDOR Isaure était seulette Sous un grand marronnier Près de la bachelette Survint un escolier ; Il s’assit auprès d’elle, Et ses yeux dans ses yeux, Lui dit : Je veux, ma belle, Je veux t’ouvrir les cieux ! I MEDORO Isaura sedea sola soletta sotto un castagno ombroso; vicino alla fanciulla giunse uno studente; sedette accanto a lei, e guardandola negli occhi, le disse: mia bella, voglio aprirti il paradiso! MÉDOR Ah… Et le petit cœur d’Isaure Battait, battait… Mais du surplus point encore Ne se doutait. MEDORO Ah… E d’Isaura il cuore batteva, batteva… Ma del resto ancora nulla sapeva. ANGÉLIQUE Quoi c’est cela ? Ah ! Ah ! Quoi ! C’est cela. ANGELICA Dunque è questo? Ah! Ah! Ecco! È questo. ANGÉLIQUE T’ouvrir les cieux… ANGELICA Aprirti il paradiso… ANGÉLIQUE Son cœur battait battait battait… ANGELICA Il suo cuore batteva batteva batteva… MÉDOR Ah… Et le petit cœur d’Isaure Battait, battait… Sans trop s’expliquer encore Pourquoi c’était. MEDORO Ah… E d’Isaura il cuore batteva, batteva… Senza spiegarsi ancora perché questo accadeva. MÉDOR Mais du surplus, ne se doutait. MEDORO Ma del resto ancor nulla sapeva. ANGÉLIQUE Son cœur battait battait battait… ANGELICA Il suo cuore batteva batteva batteva… ANGÉLIQUE Son cœur battait battait battait… ANGELICA Il suo cuore batteva batteva batteva… MÉDOR Mais du surplus, ne se doutait. MEDORO Ma del resto ancor nulla sapeva. MÉDOR Sans trop savoir pourquoi c’était. MEDORO Senza spiegarsi perché questo accadeva. ANGÉLIQUE …Quoi c’est cela. ANGELICA … Ecco, è questo. 70 71 Scène 9 LES MÊMES, RODOMONT, suivi de SACRIPANT, puis MERLIN. Scena 9 GLI STESSI, RODOMONTE, seguito da SACRIPANTE, poi da MERLINO. MÉDOR Monseigneur, croyez bien… MEDORO Signore, credetemi… RODOMONT, les apercevant. Ventre-Mahon ! Qu’est-ce que je vois ? RODOMONTE, scorgendoli. Poffarbacco! Che vedo mai? RODOMONT, d’une voix tonnante. Paix ! vassal ! RODOMONTE, con voce tonante. Pace, vassallo! MÉDOR Le duc ! Je suis pincé ! … MEDORO Il duca! Sono fritto!… SACRIPANT Paix, vassal ! SACRIPANTE Pace, vassallo! ANGÉLIQUE Tiens ! c’est papa ! Bonjour, papa ! ANGELICA Oh, è papà! Buongiorno, papà! MERLIN Paix, vassal ! MERLINO Pace, vassallo! RODOMONT Papa… papa ! Prenons-le d’un peu plus haut, mademoiselle. RODOMONTE Papà… papà! Un po’ di contegno, signorina. RODOMONT Qu’on me laisse m’abîmer dans mes réflexions amères ! … RODOMONTE Lasciatemi sprofondare nelle mie amare riflessioni!… MERLIN Qu’y a-t-il donc, monseigneur ? MERLINO Che succede, signore? N° 5 – AIR DE RODOMONT N. 5 – ARIA DI RODOMONTE RODOMONT Il y a que je trouve ma fille, une fille de race, causant en plein air avec un jouvenceau. (Criant.) Ça n’est pas convenable ! RODOMONTE C’è che trovo mia figlia, una ragazza di nobile stirpe, che discorre in pubblico con un giovincello. (Gridando.) È sconveniente! Mon œil est assez vif, ma figure est sereine, Et pourtant dans mon cœur tout est en désarroi, Car depuis bien longtemps je tiens une déveine, Et tout semble en ces lieux conspirer contre moi ! Vivace ho lo sguardo e il volto sereno, ma regna nel mio cuore lo sgomento: da tempo mi perseguita la iella e tutto par cospirar contro di me! SACRIPANT, criant plus fort. Ça n’est pas convenable ! SACRIPANTE, gridando più forte. È sconveniente! ANGÉLIQUE, faisant la moue. Ah ! papa… vous êtes toujours à la pose, vous… ANGELICA, facendo il broncio. Ah, papà… vi date sempre delle arie, voi… RODOMONT À la pose ! Qu’est-ce que c’est que cette expression ? RODOMONTE Delle arie! Da dove viene questa espressione? SACRIPANT C’est risqué ! SACRIPANTE È audace! Roi, je suis dans la détresse, Et je n’ai pas dans ma caisse Le plus léger monaco. Père, mon enfant unique, Sous prétexte de musique, Se développe au galop. Époux, la reine ma femme, Je le dis du fond de l’âme, Me chagrine énormément ; Il s’ensuit qu’époux ou père, Je n’ai pas sur cette terre Pour quinze sous d’agrément ! Come re, sono in difficoltà, nei miei forzieri ormai non c’è più neanche un soldo. Come padre, l’unica mia figlia, a forza di studiar musica si sviluppa in fretta. Come marito, la duchessa mia moglie, lo dico sinceramente, mi affligge enormemente; ne consegue che, padre o sposo, non ho su questa terra un momento di pace! RODOMONT, à Merlin. C’est ça que vous appelez une éducation de famille ? RODOMONTE, a Merlino. È questa la vostra educazione famigliare? MERLIN Évidemment, seigneur. MERLINO Evidentemente, signore. La reine surtout ! sa toilette est splendide ! Ce luxe étourdissant… qui donc le lui fournit ? Assurément pas moi… puisque ma poche est vide, Et que dans nul endroit on ne me fait crédit. La regina soprattutto! è sempre elegantissima! Quel lusso strabiliante, chi mai lo pagherà? Certo non io… giacché ho le tasche vuote, e non mi fanno credito da nessuna parte. ANGÉLIQUE C’est bien simple, papa… Monsieur Médor me donnait une leçon… il m’apprenait un lai d’amour… ANGELICA È semplice, papà… Il signor Medoro mi stava dando una lezione, mi stava insegnando un lai d’amore… RODOMONT, furieux. Un lai d’amour ! Voilà ce que je n’aime pas ! RODOMONTE, furioso. Un lai d’amore! Questo non mi piace affatto! Qui donc alors ? Patience, Bientôt, bientôt ! je le saurai, Et dans des flots de vengeance, Ah ! je m’abreuverai ! … Par la mordieu ! Gare au mossieu ! E allora chi? Pazienza, presto, sì, lo saprò, e della mia vendetta saziarmi potrò! Maledizione! Guai a quel ganzo! ANGÉLIQUE Nous en étions au troisième couplet… celui qui dit tout ! ANGELICA Eravamo arrivati alla terza strofa… quella che dice tutto! Gar’, gar’, gar’, gar’, gar’, gar’, gar’, gar’ Gare gare gare gare gare gare gare gare Guai, guai, guai, guai, guai, guai, guai, guai, Guai guai guai guai guai guai guai guai RODOMONT, encore plus furieux. Qui dit tout ! RODOMONTE, ancora più furibondo. Che dice tutto! Qui donc alors ? Patience, Bientôt, bientôt ! je le saurai, E allora chi? Pazienza, presto, sì, lo saprò, 72 73 Et dans des flots de vengeance, Ah ! je m’abreuverai ! … e della mia vendetta saziarmi potrò! Qu’il soit blond, brun, long, gras ou mince, Si jamais je te vous le pince, On verra ce que peut un prince Qui rugit, qui rage et qui grince ! Trila ti ta ta qu’il soit blond, brun, long, gras ou mince, Trila ti ta ta si jamais je te vous le pince On verra ce que peut un prince Qui rugit, qui rage et qui grince ! Trila ti ta trila ti ta trila ti ta trila ti ta trila ti ta trila ti ta ta On verra ce que peut un prince Qui rugit, qui rage et qui grince Qui rugit, qui rage et qui grince Ah ! Sia biondo o bruno, alto, magro o grasso, se mai lo acchiappo, si vedrà che può fare un principe infuriato, che ruggisce e arrota i denti! Trila ti ta ta sia biondo o bruno, alto, magro o grasso Trila ti ta ta se mai lo acchiappo si vedrà che può fare un principe infuriato, che ruggisce e arrota i denti! Trila ti ta trila ti ta trila ti ta trila ti ta trila ti ta trila ti ta ta si vedrà che può fare un principe infuriato, che ruggisce e arrota i denti infuriato, che ruggisce e arrota i denti Ah! (Parlé.) J’ai fini de m’abîmer ! As-tu fait l’annonce ? Auronsnous des amateurs ? (Parlato.) Basta rodersi! Hai fatto l’annuncio? Avremo degli appassionati? MERLIN Beaucoup ! MERLINO Molti! RODOMONT Beaucoup ! Alors, je puis démasquer mes batteries… Merlin, un siège, que je démasque mes batteries ! … On se croirait dans un salon… Je démasque… Angélique, je vous retire de pension aujourd’hui même. RODOMONTE Molti! Allora posso scoprire le mie carte… Merlino, una sedia, perché scopra le mie carte!… Sembra d’essere in un salotto… Vado… Angelica, oggi stesso ti ritirerò dal pensionato. ANGÉLIQUE Oh ! tant mieux ! ANGELICA Oh! Tanto meglio! MÉDOR, à part. Oh ! tant pis ! MEDORO, a parte. Oh! Tanto peggio! RODOMONT Et je vous marie demain ! RODOMONTE E domani ti farò sposare! ANGÉLIQUE Vous me mariez ! Ah ! papa, papa, que vous êtes gentil ! Je vais donc enfin savoir ce que c’est que d’aimer. ANGELICA Mi farete sposare! Ah! Papà, papà, come siete gentile! Finalmente saprò che significa amare. RODOMONT, vivement. Ma fille ! il y a de la société. RODOMONTE, vivamente. Figlia mia, c’è gente! SACRIPANT Comme elle se développe ! SACRIPANTE Come si sta sviluppando in fretta! ANGÉLIQUE Et avec qui me mariez-vous, papa ? ANGELICA E con chi mi sposerete, papà? RODOMONT Avec le vainqueur du tournoi. (Surprise d’Angélique.) RODOMONTE Con il vincitore del torneo. (Sorpresa di Angelica.) 74 Ah ! c’est que tu ne sais pas… c’est une combinaison à moi… Voici ce que je me suis dit : Ma fille a dix-huit ans, et personne, il n’y a pas à dire, personne ne me la demande en mariage… Pourtant elle est blonde ! Ah! ma tu non sai… è una mia trovata. Mi son detto: mia figlia ha diciotto anni, e nessuno, ammettiamolo, nessuno mi chiede la sua mano… Eppure è bionda! SACRIPANT, appuyant. Blonde comme Vénus sortant de l’onde ! SACRIPANTE, insistendo. Bionda come Venere quando esce dalle acque! RODOMONT, furieux. Ne m’interrompez pas. RODOMONTE, furioso. Non interrompetemi! SACRIPANT Je disais seulement… SACRIPANTE Dicevo soltanto… RODOMONT Vous manquez à votre maître ! (Il lui donne un soufflet.) RODOMONTE Mancate di rispetto al vostro signore! (Gli dà uno schiaffo.) SACRIPANT, avec dignité. Je prierai Votre Seigneurie d’accepter ma démission. (Tirant un cahier de sa poche.) Voici la note de ce qui m’est dû ! SACRIPANTE, con dignità. Prego Vostra Signoria di accettare le mie dimissioni. (Tirando fuori di tasca un quadernetto.) Ecco la nota di ciò che mi è dovuto! RODOMONT, le prenant. Onze cent vingt francs… Je t’ai froissé, Sacripant, oublions tout, et… (lui tendant son manteau) baise mon pan. RODOMONTE, prendendolo. Millecentoventi franchi… Ti ho offeso, Sacripante, dimentichiamo tutto, e… (tendendogli una falda del mantello) bacia questo lembo. SACRIPANT, le baisant. Vous me comblez ! SACRIPANTE, baciandolo. Mi confondete! RODOMONT, à Angélique. Pour en revenir à toi… Je désespérais donc de te pourvoir, et ça se comprend, nous ne recevons personne… par économie… car il est inutile de finasser, ma caisse est ce qui s’appelle à sec. RODOMONTE, ad Angelica. Tornando a te… Disperavo di riuscire a sistemarti, e si capisce, dato che non riceviamo nessuno, per economia… poiché, inutile girarci intorno, le mie casse sono vuote. SACRIPANT Complètement à sec. SACRIPANTE Completamente vuote. RODOMONT Je suis obligé d’habiller mes hommes d’armes avec des vieux rideaux de croisées… Je n’ai plus de cuisinier… (Avec sentiment.) C’est la duchesse qui, de ses nobles mains, met le pot au feu le dimanche. (S’attendrissant.) Vous voyez ma position, et encore il faut que je jette de la poudre aux yeux. Oh ! la misère en habit noir ! (Il pleure.) RODOMONTE Sono costretto a vestire i miei uomini d’arme con delle vecchie tende… Non ho più cuoco… (Con sentimento.) È la duchessa che con le sue nobili mani, mette la minestra sul fuoco la domenica. (Intenerendosi.) Vedete in che posizione sono, eppure sono costretto a gettare fumo negli occhi del mondo. Ah, la miseria in abito nero! (Piange.) MERLIN Calmez-vous, monseigneur ! MERLINO Calmatevi, monsignore! RODOMONT Oh ! moi, je suis fort ! je suis trempé ! … La duchesse ne m’inquiète pas ! … (Négligemment.) Elle ne m’inquiète pas RODOMONTE Oh, io sono forte! sono temprato!… La duchessa non mi preoccupa! (Con noncuranza.) La duchessa non mi 75 du tout la duchesse, elle a un bon coffre ! preoccupa affatto, è ben fornita! ANGÉLIQUE, simplement. Oh, n’importe qui, papa, pourvu que je sache ce que c’est que d’aimer… ANGELICA, semplicemente. Oh, non importa chi sarà, papà, purché io impari che cosa significa amare… RODOMONT, vivement. Vas-tu te taire ? (À part.) C’est effrayant ce qu’elle se développe ! RODOMONTE, vivamente. Vuoi stare zitta? (A parte.) È spaventoso come si sta sviluppando in fretta! MERLIN J’ai vu bien des développages, mais jamais une pareille développation ! MERLINO Ne ho visti di sviluppi, ma uno simile mai! RODOMONT Merlin, tu m’as été d’un grand secours, et je ne sais comment te remercier… RODOMONTE Merlino, mi sei stato di grande aiuto, e non so come ringraziarti… MERLIN Pas de remerciements, monseigneur… (Changeant de ton.) Vous me donnerez six pour cent sur la dot… voilà tout. MERLINO Nessun ringraziamento monsignore… (Cambiando tono.) Mi darete il sei per cento della dote, e basta. RODOMONTE, a parte. Ne sa una più del diavolo costui! (A voce alta.) E ora che sai come stanno le cose, figlia mia, rientra nel castello. (A Merlino.) Merlino, la chiave della porticina? MERLIN Un coffre-fort ! MERLINO Altroché! RODOMONT La diète ne peut que lui faire du bien ! (S’attendrissant de nouveau.) Mais si je redoutais la misère, c’était pour ma fille… Alors je me suis dit : Marions-la ! … Ça fera une bouche de moins à nourrir… RODOMONTE Stare a dieta non può farle che bene! (Commuovendosi nuovamente.) Ma, se temevo la miseria, era per mia figlia… Allora mi son detto: sposiamola! Sarà una bocca di meno da nutrire… SACRIPANT Moi, j’avais une autre idée… SACRIPANTE Io avevo un’altra idea… RODOMONT, sèchement. Elle ne pouvait pas valoir la mienne ! RODOMONTE, seccamente. Non può essere buona come la mia! SACRIPANT, vexé. C’est à savoir ! SACRIPANTE, offeso. È da vedere! RODOMONT, furieux. Vous dites ? RODOMONTE, furioso. Dite? SACRIPANT Je dis : C’est à savoir ! SACRIPANTE Dico: è da vedere! RODOMONT, à part. Il a tous les vices ! (Haut.) Et maintenant, ma fille… maintenant que je vous ai mise au courant de la situation… rentrez au château… (À Merlin.) Merlin, la clef de la petite porte ? RODOMONT, avec hauteur. Vous manquez à votre maître… (Il lui donne un soufflet.) RODOMONTE, con alterigia. Mancate di rispetto al vostro signore! (Gli dà uno schiaffo.) MERLIN Voilà, seigneur ! MERLINO Eccola, signore! SACRIPANT, avec dignité. Je prierai Votre Seigneurie d’accepter ma démission, et de liquider ma pension de retraite. SACRIPANTE, con dignità. Prego Vostra Signoria di accettare le mie dimissioni e di liquidarmi la pensione che mi spetta. MÉDOR Plus d’espoir ! Ah ! si j’avais quelque chose de pointu ! … je me le ficherais dans l’estomac ! MEDORO Non ho più speranze! Ah, se avessi qualcosa di appuntito, me lo conficcherei nello stomaco! RODOMONT, lisant. Six cent francs de rentes… RODOMONTE, leggendo. Seicento franchi di rendita… Scène 10 MERLIN, TOTOCHE et sa dame d’honneur puis RODOMONT. Scena 10 MERLINO, TOTOCHE e la sua dama d’onore, poi RODOMONTE. SACRIPANT C’est mon droit, ou un débit de tabac. SACRIPANTE È nel mio diritto. Questo, o una tabaccheria. RODOMONT, mettant le cahier dans sa poche. J’ai été un peu vif… oublions tout… (lui tendant son manteau.) et baise mon pan ! RODOMONTE, intascando il quadernetto. Sono stato un po’ impulsivo… Dimentichiamo tutto… (tendendogli una falda del mantello) e bacia questo lembo! MERLIN, se frottant les mains. Ça roule ! ça roule ! Mais je ne me trompe pas, c’est la duchesse Totoche ! comme elle paraît agitée ! … Et son noble époux qui est là ! MERLINO, fregandosi le mani. Funziona! funziona! Ma se non mi sbaglio è la duchessa Totoche! com’è agitata!… E il suo nobile sposo è qui! SACRIPANT, le baisant, à part. Il commence à m’embêter avec son pan ! SACRIPANTE, baciandolo, a parte. Comincia a scocciarmi con il suo lembo! N° 6 – AIR DE TOTOCHE N. 6 – ARIA DI TOTOCHE RODOMONT Renchaînons. C’est alors que l’idée me vint d’offrir un grand tournoi dont tu seras le prix… Ta main appartiendra à celui qui aura tombé tous ses adversaires… Je ne sais pas qui tu auras pour mari, mais, à coup sûr, ce sera un homme fort… C’est toujours quelque chose… RODOMONTE Torniamo a noi. È stato allora che mi è venuta l’idea di organizzare un grande torneo di cui tu saresti stata il premio. La tua mano sarà di colui che sbaraglierà tutti gli avversari… Non so chi sarà tuo marito, ma sicuramente sarà un uomo forte, è sempre qualcosa… 76 Ah ! Dans ma poitrine palpitante Mon cœur saute comme un cabri, Et l’effroi qui me rend tremblante À chaque instant m’arrache un cri ! Ah ! À chaque instant, m’arrache un cri Ah ! m’arrache un cri ! Ah! Nel palpitante petto il cuor mi balza come un capretto, e la paura che tremar mi fa a ogni istante mi strappa un grido! Ah! A ogni istante mi strappa un grido, mi strappa un grido! Ah! Mi strappa un grido! 77 Fatal et cruel remords, Tu me ronges, tu me mords ; Quand je mange ou bien quand je dors. J’entends une voix de Stentor. Et qui rend le son du cor. Écoutez la voilà, elle me crie : halte-là Mon pouvoir est le plus fort, Arrête ! ou crains la mort. Fatal remords, Tu me ronges, tu me mords L’honneur est comme une île escarpée et sans bords : On n’y peut plus rentrer quand on en est dehors ! Fatal remords, fatal remords Tu me ronges, tu me mords Ah ! Tu me mords fatal remords, fata-a-a-al remords Crudele, fatal rimorso, mi rodi e mi tormenti; quando mangio o dormo, oppur quando dormo odo una stentorea voce che risuona come un corno. Ascoltate, mi grida: altolà! Il mio potere è più forte, fermati, o temi la morte. Rimorso fatale, mi rodi e mi tormenti; l’onore è come un’isola scoscesa e senza approdi: non si può più rientrare, una volta fuori! Fatal rimorso, fatal rimorso mi rodi e mi tormenti! Ah! Come mordi, fatal rimorso fata-a-a-al rimorso… (Parlé.) Mais bah ! … pourquoi se chagriner… (Gaiment :) Après tout… (Parlato.) Ma poi, perché affliggersi… (Allegramente:) dopo tutto… Si l’existence est de ces choses Qu’il faut subir, Sachons la parsemer de roses et de plaisir ! Les chagrins, les pleurs et le reste, En vérité Il n’est rien qui soit plus funeste À la beauté ! Fuyez, soucis, Car moi je dis Ah ! Pourquoi donc, quand on est jolie ? Ne pas aimer Le seul bonheur dans cette vie Est de charmer ! C’est une folie Que de gémir ; Oui, donnons la vie Toute au plaisir. C’est une folie Que de gémir ; Oui, donnons la vie Toute au plaisir. Ah ! ah ! ah ! ah ! ah ! Toute au plaisir Oui donnons la vie Toute au plaisir ! Se la vita è fra quelle cose che bisogna subire, cospargiamola di rose e di piaceri! Lacrime, dispiaceri e tutto il resto, ne ho la certezza sono quanto v’è di più funesto per la bellezza! Via, pensieri, via giacché, dico io, quando si è belle perché mai non amare? L’unica gioia in questa vita è affascinare! Lamentarsi è una follia; tutta al piacere la vita dedichiamo. Lamentarsi è una follia; tutta al piacere la vita dedichiamo. Ah! ah! ah! ah! ah! Tutta al piacer, sì, tutta la vita dedichiamo! TOTOCHE Ah ! Merlin, vous voilà ! Deux mots… ne parlez pas, laissez-moi dire… Mon mari a des doutes… il a fourgonné ce matin dans ma commode… Ah ! mon Dieu ! que vais-je devenir ? … 78 TOTOCHE Ah! Merlino, eccovi! Due parole… non dite nulla, lasciatemi parlare… Mio marito ha dei dubbi… stamattina ha frugato nei miei cassetti… Ah! mio Dio! Che cosa mi capiterà? MERLIN Il est là ! MERLINO È qui! TOTOCHE Il est là ? TOTOCHE È qui? MERLIN Derrière nous. MERLINO Dietro di noi. TOTOCHE Derrière nous… il m’épie… il a des projets que j’ignore… Il a fait nettoyer les carreaux. Il attend peut-être du monde, et alors il voudra mettre sa… TOTOCHE Dietro di noi… Mi spia… Ha dei progetti che ignoro. Ha fatto lavare i pavimenti. Forse aspetta gente, e allora vorrà mettere la sua… MERLIN, vivement. Chut ! Sans doute il voudra la mettre… MERLINO, vivamente. Sssh! Sicuramente vorrà metterla… TOTOCHE L’avez-vous, sa… ? TOTOCHE L’avete, la sua…? MERLIN, de même. Chut ! non, pas encore. MERLINO, come sopra. Sssh! no, non ancora. TOTOCHE Vous me l’aviez promise pour ce matin. TOTOCHE Me l’avevate promessa per stamattina. MERLIN L’ouvrier m’a manqué de parole. MERLINO L’artigiano non ha rispettato la promessa. RODOMONT, paraissant à la porte du fond. Ma femme avec Merlin ! … (Sombre.) Comme elle paraît agitée ! RODOMONTE, apparendo alla porta sul fondo. Mia moglie con Merlino! (Cupamente.) Come sembra agitata! TOTOCHE, avec désespoir. Mais s’il ne la trouve pas, il découvrira tout. C’est fait de moi ! c’est fait de moi ! TOTOCHE, disperata. Ma se non la trova, scoprirà tutto. Sono rovinata! sono rovinata! MERLIN Vous l’aurez demain ! MERLINO Domani l’avrete! TOTOCHE Sans faute, n’est-ce pas ? Dites qu’on se presse… qu’on se hâte… il y va de mon honneur ! Ah ! que Rodomont ne se doute de rien ! (Apercevant Rodomont qui est descendu.) Silence le voici… TOTOCHE Senza fallo, vero? Ditegli di fare in fretta… che si sbrighi… ne va del mio onore! Ah! Purché Rodomonte non dubiti di nulla! (Scorgendo Rodomonte che si è avvicinato.) Silenzio, eccolo… RODOMONT, amèrement. C’est vous, Angélina ! … Par quel heureux hasard ? … RODOMONTE, amaramente. Siete voi, Angelina! Qual buon vento? TOTOCHE, troublée. Je venais chercher ma belle-fille ! TOTOCHE, agitata. Venivo a cercare la mia figliastra! RODOMONT, ironique. C’est un peu tard… RODOMONTE, ironicamente. È un po’ tardi… 79 MERLIN, vivement. La duchesse paraît un peu souffrante ! MERLINO, vivamente. La duchessa sembra sofferente! TOTOCHE, pallida e tremante. Non ho digerito… RODOMONT Je plaisante. (À part.) Elle a pâli ! (Haut.) Je sais que votre vertu est d’un calibre au-dessus de l’ordinaire… (À part.) J’ai eu tort de me remarier… (Haut.) Ah ! un détail dont j’avais oublié de vous parler… Nous marions notre fille demain. RODOMONTE Scherzo. (A parte.) È impallidita! (A voce alta.) Sono bene che la vostra virtù è di un calibro superiore all’ordinario… (A parte.) Ho sbagliato a risposarmi… (A voce alta.) Ah! Dimenticavo di parlarvi di un dettaglio… Domani sposeremo nostra figlia. TOTOCHE, pâle et tremblante. Mon déjeuner qui ne passe pas… MERLIN, vivement. Si j’allais préparer un loch ? MERLINO, vivamente. Se andassi a preparare una pozione?1 TOTOCHE Demain ! TOTOCHE Domani! RODOMONT, à Merlin, avec intention. Vous semblez vous intéresser beaucoup à ma femme… RODOMONTE, a Merlino, con intenzione. Sembra che vi interessiate molto a mia moglie… MERLIN, vivement. Moi ! pas du tout ! MERLINO, vivamente. Io! niente affatto! RODOMONT Oui. Il faudra faire épousseter la salle de gala, passer les armures de nos ancêtres au tripoli, et accrocher des tableaux de fruits aux endroits de la tenture où il y a des taches d’huile… quelques pots de fleurs aussi, dans les escaliers. RODOMONTE Sì. Bisognerà far spolverare il salone di gala, passare le armature dei nostri avi al tripoli2, e appendere delle nature morte nei punti dove la tappezzeria è macchiata di grasso… ci vorrà anche qualche vaso di fiori sulle scale. RODOMONT, avec colère. Vous ne vous intéressez pas à votre suzeraine ? RODOMONTE, incollerito. Non vi interessate alla vostra sovrana? TOTOCHE, bas à Merlin. Demain… demain… Merlin, je suis perdue si tu ne me l’apportes pas… TOTOCHE, piano a Merlino. Domani… domani… Merlino, se non me la porti sono perduta. MERLIN Beaucoup, au contraire. MERLINO Al contrario, me ne interesso molto. MERLIN, bas. Je vous l’apporterai. MERLINO, piano. Ve la porterò. RODOMONT Laissons cela. (À la duchesse qu’il examine…) Mais quelle toilette ! quelle toilette ! Madame, c’est encore une robe neuve, ceci ? RODOMONTE Lasciamo perdere. (Alla duchessa, osservandola.) Ma che eleganza! che eleganza! Signora, è un altro abito nuovo, questo che indossate? RODOMONT, saisissant ce jeu de scène. Encore !!! Je suis sur une piste. (Haut.) Vous êtes fatiguée, Angélina, retournons au château. RODOMONTE, cogliendo lo scambio. Ancora!!! Sono sulla pista giusta. (A voce alta.) Siete stanca, Angelina, ritorniamo al castello. TOTOCHE, troublée. Une occasion… dans les prix doux… TOTOCHE, confusa. Un’occasione… l’ho comprato ai saldi. RODOMONT Dans les prix doux ! (Tâtant la robe.) On ne le dirait pas. RODOMONTE Ai saldi! (Tastando il vestito.) Non si direbbe. Scène 11 LES MÊMES, SACRIPANT, HOMMES et FEMMES DU PEUPLE, entrant au fond. Scena 11 GLI STESSI, SACRIPANTE, UOMINI e DONNE DEL POPOLO, entrando dal fondo. TOTOCHE, bas à Merlin. Il a des doutes ! il a des doutes ! TOTOCHE, piano a Merlino. Ha dei dubbi! ha dei dubbi! LE PEUPLE, se précipitant en scène en se bousculant. C’est le duc ! c’est le duc ! Vive le duc Rodomont ! IL POPOLO, precipitandosi sulla scena disordinatamente. È il duca! è il duca! Viva il duca Rodomonte! RODOMONT, saisissant ce jeu de scène. Encore !… (Examinant les dentelles de la duchesse.) De la valencienne, je crois ! RODOMONTE, cogliendo lo scambio. Ancora!… (Esaminando i merletti della duchessa.) Questo è pizzo valenciennes, credo! TOTOCHE, vivement. De la frange de serviettes… Ça trompe l’œil ! TOTOCHE, vivamente. Frange di asciugamani… Possono trarre in inganno! RODOMONT Nous sommes reconnus… je vais faire un discours… (S’adressant au peuple.) Vassaux et vassales, je suis heureux de me trouver au milieu de vous et de pouvoir vous annoncer que je donne demain une grande fête… Les portes du château vous seront ouvertes… vous pourrez circuler partout… Je n’ai qu’une recommandation à vous faire… tâchez de ne pas monter sur les meubles ! RODOMONTE Ci hanno riconosciuto… farò un discorso. (Rivolgendosi al pubblico.) Vassalli e vassalle, sono felice di trovarmi tra voi e di potervi annunciare che domani darò una grande festa… Vi aprirò le porte del castello e potrete circolare dappertutto. Ho una sola raccomandazione da farvi: cercate di non salire sui mobili! RODOMONT Merlin, je donne à la duchesse soixante-quinze francs par mois pour sa toilette, et vous voyez comme elle s’habille ! Soie, velours et dentelles ! Sur ma parole, ce serait à croire que quelque banquier mystérieux se plaît à parer en elle la femme aimée ! RODOMONTE Merlino, passo alla duchessa settantacinque franchi al mese per il suo abbigliamento, e guardate come si veste! Seta, pizzi e velluti! Parola mia, c’è da credere che ci sia dietro qualche misterioso banchiere che l’ama! LA FOULE Vive le duc Rodomont ! LA FOLLA Viva il duca Rodomonte! SACRIPANT, à Rodomont. Vous savez joliment parler au public, vous ! SACRIPANTE, a Rodomonte. Certo che sapete parlare alla gente, voi! TOTOCHE Oh ! Casimir… une pareille pensée ! TOTOCHE Oh ! Casimir… che idee ti vengono! RODOMONT, modestement. C’est un don… c’est de naissance… RODOMONTE, modestamente. È un dono… ce l’ho dalla nascita. 80 81 SACRIPANT Vous avez été pris jeune… SACRIPANTE Avete cominciato presto… OGIER et RENAUD Présent ! OGIER e RINALDO Presente! RODOMONT, à Totoche. Votre main, madame… RODOMONTE, a Totoche. La vostra mano, signora… TOTOCHE Oh ! mon Dieu ! je flageole malgré moi ! (À Merlin.) Demain ! TOTOCHE Oh! mio Dio! tremo mio malgrado! (A Merlino.) Domani! MERLIN Messieurs, chacun, je pense, Est de mon sentiment : Je regrette l’absence Du chevalier Roland. MERLINO Ognun di voi, signori, con me concorderà: il cavaliere Orlando certo ci mancherà. RODOMONT Encore ! RODOMONTE Ancora! ROLAND, paraissant à la fenêtre grillée à droite. Présent ! ORLANDO, comparendo alla finestra con la grata a destra. Presente! LE PEUPLE Vive Rodomont ! Vive Rodomont ! IL POPOLO Viva Rodomonte! Viva Rodomonte! TOUS Tiens, c’est lui ! TUTTI Guardate, è lui! Scène 12 MERLIN, LE PEUPLE, puis LANCELOT, AMADIS, RENAUD et OGIER, suivis de leurs ÉCUYERS, puis ROLAND. On entend une fanfare brillante. Scena 12 MERLINO, IL POPOLO, poi LANCILLOTTO, AMADIGI, RINALDO e OGIER, seguiti dai loro SCUDIERI, poi ORLANDO. Si ode una squillante fanfara. ROLAND, essayant d’ébranler les barreaux de la fenêtre sans y parvenir. Je suis en cage ! ORLANDO, cercando di smuovere le sbarre della finestra senza riuscirci. Sono in gabbia! TOUS, raillant. Descends donc ! TUTTI, deridendolo. Scendi dunque! N° 7A – CHŒUR N. 7A – CORO ROLAND, de même. Quel outrage ! On m’a mis sous les verrous ! ORLANDO, come sopra. Che onta! Mi han messo sotto chiave! TOUS, raillant. Tu n’auras pas été sage. TUTTI, deridendolo. Sarai stato cattivo. ROLAND, d’un ton piteux. Je n’ai plus d’espoir qu’en vous ! ORLANDO, con tono supplichevole. Siete la mia unica speranza! AMADIS Par ma foi, c’est bien facile ! Comme de simples roseaux, Comme une paille fragile Je vais ployer tous ces barreaux. (Il tire les barreaux, qui s’allongent énormément et laissent passer Roland, qui saute à terre et arpente la scène.) AMADIGI È facile, perbacco! Come semplici canne, come fragile giunco le sbarre piegherò. (Tira le sbarre, che si allungano a dismisura e lasciano passare Orlando, il quale salta a terra e misura il palcoscenico a grandi passi.) ROLAND, humant l’air. Je suis libre… instant magique ! Je respire à pleins poumons (Aux chevaliers avec force.) Pour conquérir Angélique, Ça, partons chez Rodomont ! ORLANDO, respirando a pieni polmoni. Che magico momento! Son libero, respiro! (Ai cavalieri, con forza.) Per conquistare Angelica, andiam da Rodomonte! MERLIN Allez, braves chevaliers, Allez cueillir des lauriers ! MERLINO Andate, orsù, miei prodi, a cogliere gli allori! Écoutez, ils vont venir Ils arrivent tous en masse, Rangeons-nous sur cette place, Et nous les verrons partir. Écoutez, ils vont venir Ils arrivent tous en masse, Rangeons-nous sur cette place, Et nous les verrons partir. Oui nous les verrons partir. Ascoltate, stan venendo tutti insieme arriveranno, sulla piazza ci mettiamo, e partire li vedremo. Ascoltate, stan venendo tutti insieme arriveranno, sulla piazza ci mettiamo, e partire li vedremo. Sì, partire li vedremo. LANCELOT, AMADIS, RENAUD et OGIER Me voici, / Me voici, Me voici, / Me voici, Au rendez-vous fidèles. C’est ici, / C’est ici, C’est ici, / C’est ici, Que l’honneur nous appelle. LANCILLOTTO, AMADIGI, RINALDO e OGIER Eccomi qui, / eccomi qui, Eccomi qui, / eccomi qui, siam pronti alla prova. È qui, / è qui, È qui, / è qui, che l’onore ci chiama. MERLIN Êtes-vous tous au grand complet ? Répondez, s’il vous plaît ! Amadis, Lancelot ! MERLINO Siete tutti qui? Rispondete, di grazia! Lancillotto, Amadigi! LANCELOT et AMADIS Présent ! LANCILLOTTO e AMADIGI Presente! MERLIN, de même. Ogier ! … Renaud de Montauban ! MERLINO, come sopra. Ogier! Rinaldo di Montalbano! 82 83 LES CHEVALIERS Allons cueillir des lauriers ! I CAVALIERI Andiamo, orsù, agli allori! TOUS Ce n’est que par les femmes ! TUTTI Ma solo dalle donne! TOUS Mais avant chantons la ronde Des fils de la table ronde, Oui, oui, chantons la ronde Des fils de la table ronde. TUTTI Prima però cantiamo il girotondo dei figli della tavola rotonda, Sì, sì, cantiamo il girotondo dei figli della tavola rotonda. AMADIS Et nous portons sur nos écus… AMADIGI E portiam sugli scudi… ROLAND Le chiffre de ces dames. ORLANDO Le loro iniziali. N° 7B – RONDE DES CHEVALIERS N. 7B – GIROTONDO DEI CAVALIERI OGIER Nous consommons un nombre affreux… OGIER Ci facciamo una quantità… TOUS Toujours par voie et par chemin, Nous battons la campagne… TUTTI Sempre in strada, sempre in marcia, percorriamo la campagna… TOUS De blondes et de brunes. TUTTI Di bionde e di brune. OGIER En France on nous voit le matin… OGIER Siamo in Francia la mattina… RENAUD Si l’on nous appelle des preux… RINALDO Se ci chiamano prodi… RENAUD Et le soir en Espagne. RINALDO E la sera eccoci in Spagna. LANCELOT Dans cet état plein d’agrément… LANCILLOTTO In queste interessanti situazioni… TOUS Ce n’est pas pour des prunes ! Jamais plus joli métier Ne fut dans le monde Que celui de chevalier De la Table ronde ! TUTTI Non è certo per nulla! Mai vi fu mestiere più bello al mondo di quel di cavaliere della Tavola Rotonda! ROLAND Tout rempli d’aventures… ORLANDO Ricche d’avventure… AMADIS Ce qu’on gagne le plus souvent… AMADIGI Quel che si ottiene, perlopiù… REPRISE EN CHŒUR Jamais plus joli métier Ne fut dans le monde Que celui de cheval, que celui de chevalier De la Table ronde ! RIPRESA IN CORO Mai vi fu mestiere più bello al mondo di quel di cavallo o cavaliere della Tavola Rotonda! TOUS Ce sont… des engelures ! Jamais plus joli métier Ne fut dans le monde Que celui de chevalier De la Table Ronde ! TUTTI Sono… geloni! Mai vi fu mestiere più bello al mondo di quel di cavaliere della Tavola Rotonda! REPRISE EN CHŒUR Jamais plus joli métier. Ne fut dans le monde Que celui de cheval, que celui de chevalier De la Table ronde ! RIPRESA IN CORO Mai vi fu mestiere più bello al mondo di quel di cavallo o cavaliere della Tavola Rotonda! Un ! deux ! trois ! quatre ! cinq ! six ! sept ! Huit ! neuf ! dix ! Laïtou, laïtou, Troula la ah ! LANCELOT Si nous sommes parfois vaincus… 84 Un! due! tre! quattro! cinque! sei! sette! otto! nove! dieci! Laitù, laitù, trullallà! LANCILLOTTO A volte siamo vinti… Un ! deux ! trois ! quatre ! cinq ! six ! sept ! Huit ! neuf ! dix ! Laïtou, laïtou, Troula la ah ! Un! due! tre! quattro! cinque! sei! sette! otto! nove! dieci! Laitù, laitù, trullallà! INTERLUDE INTERLUDIO N° 8 – AIR DE MÉLUSINE N. 8 – ARIA DI MELUSINA Voulez-vous que je vous dise Quelques couplets en l’honneur de Roland, L’heureux vainqueur de mon cœur ? I Volete che vi canti qualche verso in onore d’Orlando che m’ha rapito il cuore? I Ô grand Roland, orgueil de notre France, Je veux chanter ta gloire et tes exploits ! Ton bras puissant et ta rare vaillance Ont fait courber tes rivaux sous tes lois. O grande Orlando, orgoglio della Francia, canterò la tua gloria e le tue imprese! Il forte tuo braccio e la rara possanza han piegato i rivali al tuo volere. 85 Des chevaliers, ô toi, le vrai modèle Dans les champs clos tu fus toujours le roi ! Et quand tu fais des serments à ta belle, Oh ! non, jamais tu ne trahis ta foi ! Roland, Roland, je bois à toi ! Ah ! Dei cavalier fosti sempre il modello sempre in singolar tenzone vincitore! E se fai giuramenti alla tua bella, mai sarai di tua fede traditore! Orlando, Orlando, bevo a te! Ah! ACTE II ATTO II Scène première TOTOCHE, ANGÉLIQUE, SACRIPANT. Scena prima TOTOCHE, ANGELICA, SACRIPANTE. Que le vin pétille Que sa flamme brille, Flamboie et scintille Dans le pur cristal ! Liqueur enivrante, Ta couleur brillante, Ta chaleur ardente Des joyeux plaisirs donnent le signal. Ah ! Des joyeux plaisirs donnent le signal. Che il vino spumeggiante brilli scintillante, fiammeggi e divampi nel puro cristallo! Liquore inebriante, il tuo color brillante, la tua fiamma ardente scatena allegri piaceri. Ah! Scatena allegri piaceri. N° 9 – TRIO N. 9 – TRIO ENSEMBLE Travaillons, travaillons, travaillons ! ENSEMBLE Lavoriam, lavoriam, lavoriamo! TOTOCHE, repassant. Repassons pendant que le fer est chaud ! TOTOCHE, stirando. Stiriamo mentre il ferro è caldo! SACRIPANT, collant du papier. Collons, collons, collons, Collons encore ce rouleau ! SACRIPANTE, incollando. Incolliam, incolliamo incolliamo questo rollo! TOTOCHE Repassons, repassons ! TOTOCHE Stiriamo, stiriamo! ANGÉLIQUE Cousons ! ANGELICA Cuciamo! SACRIPANT Collons ! SACRIPANTE Incolliamo! REPRISE DU CHŒUR Que le vin pétille Que sa flamme brille, Et du plaisir soit le signal ! RIPRESA DEL CORO Spumeggi il vino, brilli la fiamma, largo ai piaceri! II II Jamais, Roland, ne commets d’infamie, Ne ternis pas ton illustre blason, Car, tu le sais, pour la femme trahie Ah ! Tous les moyens sont bons : fer ou poison ! … Orlando, non commettere viltà, non macchiare l’illustre tuo blasone, giacché sai bene che per la donna tradita ferro o veleno – tutti i mezzi son buoni. Ne tremble pas, puisque ton âme est pure, Lève ton front sans honte et sans effroi, Mais si jamais tu devenais parjure, Ah ! Si jamais tu manquais à ta foi ! Roland, Roland, prends garde à toi ! Ah ! Pura è l’anima tua, e dunque non tremare tieni alta la fronte senz’onta né timore ma se mai spergiuro diventassi, se alla tua fede un giorno tu mancassi! Orlando, Orlando, che mal te ne incolga! TOTOCHE Travaillons, travaillons. TOTOCHE Lavoriamo, lavoriamo. ANGÉLIQUE Cousons, cousons. ANGELICA Cuciamo, cuciamo. Que le vin pétille Que sa flamme brille, Flamboie et scintille Dans le pur cristal ! Liqueur enivrante, Ta couleur brillante, Ta chaleur ardente Des joyeux plaisirs donnent le signal. Ah ! Des joyeux plaisirs donnent le signal. Che il vino spumeggiante brilli scintillante, fiammeggi e divampi nel puro cristallo! Liquore inebriante, il tuo color brillante, la tua fiamma ardente scatena allegri piaceri. Ah! Scatena allegri piaceri. TOTOCHE Repassons TOTOCHE Stiriamo ANGÉLIQUE Cousons, cousons, Travaillons, travaillons. ANGELICA Cuciamo, cuciamo, Lavoriamo, lavoriamo. SACRIPANT … Collons Travaillons, travaillons. SACRIPANTE … Incolliamo Lavoriamo, lavoriamo. TOTOCHE Travaillons, travaillons. TOTOCHE Lavoriamo, lavoriamo. ANGÉLIQUE Pour orner le front du vainqueur, Vivement je confectionne Avec du papier de couleur Une magnifique couronne. ANGELICA Per ornar la fronte al vincitore, con gioia sto creando con carta colorata una splendida corona. REPRISE DU CHŒUR Que le vin pétille Que sa flamme brille, Et du plaisir soit le signal ! 86 RIPRESA DEL CORO Spumeggi il vino, brilli la fiamma, largo ai piaceri! 87 TOTOCHE À propos de ceci, De la coiffure du mari, Écoute bien, ma douce amie, Écoute bien, je t’en supplie ! TOTOCHE A proposito di quello che il marito ha in testa, ascolta, dolce amica, ascolta, te ne prego! SACRIPANT Collons ! SACRIPANTE Incolliamo! TOTOCHE Travaillons, travaillons. TOTOCHE Lavoriamo, lavoriamo. COUPLETS COUPLETS ANGÉLIQUE Cousons, cousons. ANGELICA Cuciamo, cuciamo. I TOTOCHE Je dois, en essuyant un pleur, Te donner ici, c’est l’usage, Quelques conseils partis du cœur, Concernant ton futur ménage. Angélique, écoute ce cri : Ah ! que toujours ta vertu brille ! Si ce n’est pas pour ton mari, Fais-le du moins pour ta famille ! I TOTOCHE Devo, una lacrima asciugando, darti, come usa, qualche consiglio, qualche consiglio venuto dal cuore per il tuo futuro matrimonio. Angelica, ascolta la mia supplica: sia la tua virtù sempre specchiata! Se non lo fai per tuo marito, fallo almeno per la tua famiglia! TOTOCHE Repassons TOTOCHE Stiriamo ANGÉLIQUE Cousons, cousons, Travaillons, travaillons. ANGELICA Cuciamo, cuciamo, Lavoriamo, lavoriamo. SACRIPANT … Collons Travaillons, travaillons. SACRIPANTE … Incolliamo, Lavoriamo, lavoriamo. TOTOCHE (Parlé.) Oh ! oui, sois toujours bonne mère, chaste épouse ! … et jamais autre chose… parce que… TOTOCHE (Parlato.) Oh sì! Sii sempre una buona madre, una casta sposa! E mai nulla di diverso… perché… TOTOCHE Travaillons, travaillons. TOTOCHE Lavoriamo, lavoriamo. SACRIPANT, qui s’est trop approché du fer à repasser, retirant vivement ses mains. Ça brûle ! SACRIPANTE, che si è avvicinato troppo al ferro da stiro, ritirando repentinamente la mano. Brucia! Scène 2 LES MÊMES, RODOMONT, FLEUR-DE-NEIGE, puis ROLAND. Scena 2 GLI STESSI, RODOMONTE, FLEUR-DE-NEIGE, poi ORLANDO. II SACRIPANT Ton époux un jour t’ennuiera, Je dois t’en prévenir d’avance. Ton cœur alors soupirera En rêvant une autre existence ! Ton foyer, voilà ton abri. Fuis les amours de pacotille. Si ce n’est pas pour ton mari, Fais-le du moins pour ta famille ! II SACRIPANTE Tuo marito un giorno t’annoierà, t’avverto sin d’ora. E allora il tuo cuore anelerà a una vita diversa! La casa sia sempre il tuo riparo. Fuggi gli amori senza costrutto. Se non lo fai per tuo marito, fallo almeno per la tua famiglia! RODOMONT, entrant. Eh bien ! avançons-nous par ici ? N’oublions pas que le tournoi a lieu à midi, heure militaire… Nous n’avons plus que vingt-cinq minutes… Activons, activons, mes enfants. (À Totoche.) Ma fraise est-elle repassée, madame ? RODOMONTE, entrando. Ebbene! il lavoro procede? Non dimentichiamo che il torneo inizierà a mezzogiorno in punto. Abbiamo solo venticinque minuti… Diamoci da fare, ragazzi. (A Totoche.) La mia gorgiera è ben stirata, signora? TOTOCHE Je crois bien, je suis sur les dents ! TOTOCHE Direi, ci sto dando dentro! REPRISE DE L’ENSEMBLE Travaillons, travaillons, travaillons ! RIPRESA DELL’ENSEMBLE Lavoriamo, lavoriamo, lavoriamo! RODOMONT Sacripant ! As-tu convoqué les musiciens de ma musique ordinaire ? RODOMONTE Sacripante! Hai convocato i nostri soliti musicisti? TOTOCHE, repassant. Repassons pendant que le fer est chaud ! TOTOCHE, stirando. Stiriamo mentre il ferro è caldo! SACRIPANT Seigneur ! Ils se sont mis en grève… ils demandent de l’argent ! SACRIPANTE Signore! Si sono messi in sciopero… Chiedono soldi! SACRIPANT Collons, collons, Collons encore ce rouleau ! SACRIPANTE Incolliam, incolliamo incolliamo ancora questo rollo! RODOMONT Eux aussi… des troubadours ! Mais qu’est-ce qu’on veut que je fasse ? Faut-il donc que je vende ma couronne ? RODOMONTE Anche loro… dei trovatori! Ma che cosa vogliono che faccia? Dovrò dunque vendere la mia corona? TOTOCHE Repassons, repassons ! TOTOCHE Stiriamo, stiriamo! TOTOCHE Ah mon Dieu ! TOTOCHE Oddio! ANGÉLIQUE Cousons ! ANGELICA Cuciamo! RODOMONT Que dites-vous, madame ? RODOMONTE Che dite, signora? 88 89 RODOMONT Le chevalier Roland… impossible ! … Sacripant qui colle… ma barbe qui n’est pas faite… ma femme qui repasse, dis-lui de repasser un autre jour… Nous ne sommes pas visibles… RODOMONTE Il cavaliere Orlando… impossibile! Con Sacripante che incolla, mia moglie che stira, e io che non mi sono ancora fatto la barba! Digli di ripassare un altro giorno, non siamo presentabili! FLEUR-DE-NEIGE Bien, seigneur ! … (Allant au fond.) Entrez, chevalier ! … FLEUR-DE-NEIGE Bene, signore! (Va verso il fondo.) Entrate, cavaliere! RODOMONT Imbécile ! … Voilà comme on est servi ! … Pardon, chevalier, pardon… Vous nous surprenez au milieu d’occupations les plus triviales… Le ménage n’est pas encore fait… (À Totoche.) Cachez votre fourneau… (À Roland.) Nous sommes tout sens dessus dessous… (À Sacripant.) Cache ton pot à colle… Vous nous excuserez… (À lui-même.) En me présentant comme ça, il ne verra pas le savon… RODOMONTE Imbecille! Ecco come siamo serviti! Scusate, cavaliere, scusate… Ci trovate nel mezzo delle occupazioni più casalinghe… I mestieri non sono ancora stati fatti… (A Totoche.) Mettete via quel ferro! (A Orlando.) Siamo per aria, in tutti i sensi… (A Sacripante.) Metti via quella colla! Vogliate scusarci… (A se stesso) Se mi presento così, non si accorgerà del sapone… ROLAND Comment donc ! comment donc ! … Je connais ça… moi, le matin dans ma chambre c’est un fouillis… Ne vous gênez pas, je vous en prie… Ma visite est un peu sans façon… mais j’ai tenu à venir vous dire ceci : dans la grande joute qui va avoir lieu, je ne vise pas la montre, je ne vise pas les flambeaux… ORLANDO Ma no, ma no! ne so qualcosa… La mattina, la mia camera è un vero guazzabuglio! Non sentitevi a disagio, vi prego. La mia visita è un po’ informale ma ci tenevo a venire a dirvi questo: nella gran tenzone che sta per iniziare, non punto all’orologio, non punto ai candelabri… RODOMONT Alors, vous visez ma fille. RODOMONTE Allora è a mia figlia che mirate. ROLAND Oui ! ORLANDO Sì! ANGÉLIQUE, à part. Puisse-t-il être adroit ! ANGELICA, a parte. Speriamo che sia abile! RODOMONTE Ottimo! È quello che offro di solito. ROLAND Je vise votre fille et avant de descendre dans la lice et de combattre pour la conquérir, je viens vous demander la permission de lui faire une déclaration d’amour ! ORLANDO Punto a vostra figlia e prima di scendere in lizza e combattere per conquistarla, vengo a chiedervi il permesso di farle una dichiarazione d’amore! SACRIPANT Il a même promis d’amener un de ses collègues… SACRIPANTE Ha anche promesso di portare con sé un collega… ANGÉLIQUE, avec joie. D’amour ? ANGELICA, con gioia. D’amore? RODOMONT Parfait ! deux troubadours… Nous les annoncerons comme deux jumeaux… ça fait bien. RODOMONTE Perfetto! due trovatori… Li presenteremo come due gemelli… suona bene. RODOMONT, à Roland. Devant tout le monde ? RODOMONTE, a Orlando. Davanti a tutti? FLEUR-DE-NEIGE Seigneur… le chevalier Roland est là qui demande à vous parler… FLEUR-DE-NEIGE Signore… c’è il cavaliere Orlando che chiede di parlarvi. ROLAND Devant tout le monde. ORLANDO Davanti a tutti. RODOMONT Voulez-vous vous débarrasser de votre pardessus ? RODOMONTE Volete togliervi il soprabito? TOTOCHE Rien, je repasse ! (Elle repasse avec fureur.) TOTOCHE Niente, stiro! (Stira furiosamente.) RODOMONT Elle est en or massif ! … c’est le dernier vestige de mon ancienne splendeur. RODOMONTE È in oro massiccio! È l’ultima vestigia del mio antico splendore. TOTOCHE, à part. Je défaille… Et Merlin qui n’arrive pas ! TOTOCHE, a parte. Mi sento svenire… E Merlino che non arriva! RODOMONT Vous dites, madame ? RODOMONTE Che dite, signora? TOTOCHE Rien, je repasse… (Elle repasse avec rage.) TOTOCHE Niente, stiro! (Stira con rabbia.) RODOMONT Ça sent le roussi… Madame, vous brûlez ma fraise… RODOMONTE Sento odor di bruciato… Signora, state rovinando la mia gorgiera… TOTOCHE Ça n’est rien… c’est l’empois… TOTOCHE Non è nulla, è l’amido… RODOMONT De sorte que la musique va nous manquer, Sacripant. RODOMONTE Sicché dovremo fare a meno della musica, Sacripante. SACRIPANT Oh ! que non pas, que non pas ! je me suis entendu avec Merlin… C’est un homme de ressources… il nous enverra son sous-maître, l’ex-ménestrel. SACRIPANTE Ma no, ma no! Ho parlato con Merlino, è un uomo pieno di risorse… Ci manderà il suo precettore, l’ex-menestrello. RODOMONT Ah oui, l’homme au lai… Tu es convenu du prix ? RODOMONTE Ah sì, l’uomo del lai… Ti sei messo d’accordo sul prezzo? SACRIPANT Il ne demande rien. SACRIPANTE Non vuole niente. RODOMONT Très bien ! C’est ce que je donne habituellement. 90 91 ROLAND Je n’en ai pas. ORLANDO Non ce l’ho. RODOMONT Allez-y ! … je n’y vois pas d’inconvénient ! RODOMONTE Fate pure! non vedo inconvenienti! ROLAND, se jetant à son cou et l’embrassant. Ah ! merci… (Il l’embrasse sur sa joue pleine de savon et s’en remplit la figure.) Ah ! pouah ! … qu’est-ce que c’est que ça ? ORLANDO, gettandoglisi al collo e baciandolo. Grazie! (Lo bacia sulla guancia insaponata e si impiastriccia la faccia di sapone.) Ah! Puah! Ma che cos’è questa roba? RODOMONT, l’essuyant avec sa serviette. C’est du savon… ça n’est pas mauvais… c’est hygiénique… On était en train de me barbiffier… Allez, allez. RODOMONTE, asciugandolo con il proprio asciugamano. È sapone, non è sgradevole… è igienico… Mi stavano sbarbando… Su, parlate pure. ANGÉLIQUE Tenez, chevalier, prenez cette écharpe, elle vous portera bonheur. (Elle détache l’écharpe qui est à sa ceinture et la donne à Roland). ANGELICA Tenete, cavaliere, prendete questa sciarpa, vi porterà fortuna. (Scioglie la sciarpa che porta annodata in vita e la porge a Orlando.) ROLAND, prenant l’écharpe, l’embrasse et la met autour de lui en sautoir. Ah ! merci, princesse, maintenant je suis invincible. (Fanfares en dehors.) ORLANDO, prendendola, la bacia e se la mette al collo. Ah! Grazie, principessa, ora sono invincibile. (Fanfare da fuori.) UNE VOIX, au dehors. Numéro un ! Roland, Rodomond et Angélique sortent. UNA VOCE, fuori. Numero uno! Orlando, Rodomonte e Angelica escono. Scène 3 SACRIPANT, TOTOCHE. Scena 3 SACRIPANTE, TOTOCHE. SACRIPANT, apercevant Totoche à moitié évanouie. Qu’avez-vous, Angélina ? SACRIPANTE, scorgendo Totoche mezza svenuta. Che avete, Angelina? TOTOCHE, se relevant et d’un air effaré. Sacripant ! Avez-vous quelquefois sondé la profondeur de l’abîme que nous avons creusé sous nos pas ? TOTOCHE, alzandosi con aria sgomenta. Sacripante! Avete talora scandagliato la profondità dell’abisso che abbiamo scavato sotto i nostri passi? SACRIPANT, froidement. Jamais ! je ne suis pas un sondeur. SACRIPANTE, freddamente. Mai! Non sono uno scandagliatore. TOTOCHE Sacripant, depuis trois ans, je jongle avec ma conscience… TOTOCHE Sacripante, è da tre anni che mi destreggio con la mia coscienza… SACRIPANT Mais, madame, je vous trouve bien étrange. Est-ce que depuis cette époque, je ne jongle pas avec la mienne ? SACRIPANTE Ma signora, vi trovo molto strana. E io, da allora, non mi destreggio forse con la mia? 92 TOTOCHE Ce baiser que vous m’avez dérobé… car vous me l’avez volé ! oh ! ce baiser… il me pèse là comme un remords ! il me brûle ! TOTOCHE Quel bacio che mi avete rubato… poiché me l’avete rubato! oh! quel bacio… mi pesa come un rimorso! mi brucia! SACRIPANT Où est le mal ? Le duc ne s’est jamais aperçu de rien. Hier encore, il me disait : « Mon ami, je suis jaloux de tout le monde, excepté de toi… » Les maris sont toujours comme ça… Vous voyez bien qu’il n’y a pas de danger. SACRIPANTE Che male c’è? Il duca non si è mai accorto di nulla. Ancora ieri mi diceva: «Amico mio, sono geloso di tutti, tranne che di te…» I mariti sono sempre così… Vedete bene che non c’è pericolo. TOTOCHE Je le sais bien… ne pas aimer son mari, c’est affreux ! mais enfin, ça se voit quelque fois… aussi si ça n’était que ça… je ne serais pas si tourmentée…. Et d’ailleurs, suis-je si coupable ? TOTOCHE Lo so bene… È terribile non amare il proprio marito, ma insomma, a volte succede… Perciò, se non fosse che questo, non sarei così tormentata… Del resto, sono poi così colpevole? N° 10 – COUPLETS DE TOTOCHE N. 10 – COUPLETS DI TOTOCHE I TOTOCHE Mon époux est désagréable, Il est rageur, il est bougon ! Son caractère est détestable, Il est têtu comme un dindon ! Eh bien ! cet homme prosaïque À qui je suis de par la loi, Je voulais en femme héroïque, L’adorer comme je le dois… Eh bien, non ! c’est plus fort que moi ! Pas moyen ! … c’est plus fort que moi ! I TOTOCHE Mio marito è insopportabile, è rabbioso, è brontolone! Ha un caratter detestabile è testardo come un mulo! Tuttavia quest’uom prosaico cui per legge ahimè appartengo, lo volevo, io donna eroica, adorar come conviene… È più forte di me, proprio non posso! È più forte di me, niente da fare! II SACRIPANT Alors, je fis ta connaissance, Tes yeux étaient pleins de douceur ! Je sentis, (TOTOCHE : c’est de la démence), Que l’amour entrait dans mon cœur ! Depuis lors vingt fois par semaine Je me dis, en pensant à toi : Remplaçons l’amour par la haine ! Rendons mon cœur à qui de droit. Eh bien, non ! c’est plus fort que moi ! Pas moyen ! … c’est plus fort que moi ! II SACRIPANTE Il giorno in cui ti ho conosciuto, avevi occhi di una tal dolcezza! Ho sentito (TOTOCHE: Ma è follia), che d’amore mi si riempiva il cuore! Da allora, almen tre volte al dì pensando a te mi dico e mi ridico: se al posto dell’amor provassi odio! Del mio cuore la proprietà rivoglio. È più forte di me, proprio non posso! È più forte di me, niente da fare! UNE VOIX, au dehors. Numéro deux ! UNA VOCE, fuori. Numero due! TOTOCHE Déjà le numéro deux ! TOTOCHE Già il numero due! SACRIPANT Qu’avez-vous donc fait, Angelina ? SACRIPANTE Ma che cosa avete fatto, Angelina? 93 TOTOCHE, avec égarement. Ah ! Quand on dégringole l’escalier du devoir, il est bien difficile de se retenir à la rampe. Tenez, regardez ce monceau de papiers… ce sont les factures de mes fournisseurs… vous vous demandez comment j’ai fait pour les payer… vous allez le savoir… vous avez entendu tout à l’heure le duc qui demandait sa couronne, n’est-ce pas ? TOTOCHE, con aria smarrita. Ah! Quando si scende a precipizio la scala del dovere, è ben difficile restare attaccati alla ringhiera. Tenete, guardate questo fascio di carte… Sono i conti dei miei fornitori. Vi chiedete come ho fatto a pagarli? Lo saprete… Avete sentito poco fa il duca che chiedeva la sua corona, vero? SACRIPANT Oui… eh bien ? SACRIPANTE Sì, e allora? TOTOCHE Eh bien ! je ne l’ai plus… pour vous plaire, Adolphe, pour vous plaire… j’ai voulu briller et miroiter entre toutes… j’ai voulu rehausser l’éclat de mes charmes naturels par des parures ad libitum… avec soixante-quinze francs par mois, ça n’était pas possible… alors… une de ces idées comme il ne nous en vient qu’une fois tous les dix ans, une idée fatale traversa mon cerveau… la couronne du duc était là… cet or massif m’a fascinée… je me suis dit : il ne la met jamais… c’est une cinquième roue à un carrosse… Je l’ai prise dans mes mains fiévreuses et je l’ai vendue ! …Oui, vendue ! (Très naturellement.) J’en ai eu cinq mille francs. Elle pesait, fichtre, bien quinze cents grammes ! … TOTOCHE Ebbene, non l’ho più… Per piacervi, Adolphe, per piacervi! Ho voluto brillare e risplendere tra tutte… Ho voluto dare risalto alle mie grazie naturali con spendide toilettes sempre diverse… Con settancinque franchi al mese non era possibile! Allora una di quelle idee che ci vengono una volta ogni dieci anni, un’idea fatale mi ha attraversato il cervello… La corona del duca era lì; tutto quell’oro massiccio mi ha affascinata… Mi sono detta: non la mette mai, è come la quinta ruota di una carrozza… L’ho afferrata con mani febbrili e l’ho venduta… sì, venduta! (con naturalezza) Ne ho ricavato cinquemila franchi. Caspita, pesava ben millecinquecento grammi! SACRIPANT Mazette ! Mais vous deviez bien penser qu’un jour ou l’autre… SACRIPANTE Capperi! Ma dovevate ben pensare che un giorno o l’altro… TOTOCHE J’ai prévu cela… Aussi en ai-je fait faire une toute pareille en zinc qui me coûtera dans les trente-sept à trente-huit francs… TOTOCHE Lo avevo previsto, e così ne ho fatta fare una identica in zinco che mi costerà dai trentasette ai trentotto franchi… SACRIPANT Au point de vue financier, cette combinaison ne manque pas d’habileté… Que craignez-vous alors ? SACRIPANTE Dal punto di vista finanziario, questo espediente non manca di accortezza… Dunque, che cosa temete? TOTOCHE Mais je ne l’ai pas ! je ne l’ai pas ! Merlin me l’avait promise pour ce matin… et Merlin n’arrive pas. (On entend une fanfare.) TOTOCHE, à Sacripant. Comment gagner du temps ? TOTOCHE, a Sacripante. Come guadagnare tempo? SACRIPANT Attendez, j’ai une idée… SACRIPANTE Aspettate, ho un’idea… RODOMONT, s’avançant. Qu’est-ce que vous faites là, tous les deux ? RODOMONTE, avanzandosi. Che fate là, voi due? SACRIPANT, vivement. Seigneur ! voilà ce que c’est… la duchesse prétendait que pour courir plus vite, il faut étendre les bras en avant… moi, je soutiens le contraire… et, en effet, la force active étant en sens inverse de la raison motrice, il en résulte que plus on donne d’importance à la machine, plus la résistance est faible ! et plus la résistance est faible, moins elle est forte… de sorte que… englisch spoken… ejusdem farinae… Ça me semble très clair… SACRIPANTE, vivamente. Signore! ecco di che si tratta… La duchessa diceva che, per correre più veloce, bisogna tendere le braccia in avanti. Io sostengo il contrario, e in effetti, dal momento che la forza attiva è inversa rispetto alla ragione motrice, ne consegue che più si dà importanza alla macchina, più debole è la resistenza! E più la resistenza è debole, meno è forte… dimodoché… englisch spoken… ejusdem farinae… Mi sembra molto chiaro! TOTOCHE, à part. Cet homme est adroit comme un singe. (Haut.) Du tout… je m’appuie, moi, sur les naturalistes qui ont observé le vol des oiseaux et notamment celui de l’autruche… TOTOCHE, a parte. Quest’uomo è abile come una scimmia. (A voce alta.) Niente affatto… Io, per parte mia, mi baso sui naturalisti che hanno osservato il volo degli uccelli e in particolare quello dello struzzo… SACRIPANT, vivement. Ah ! pardon ! je vous arrête ! L’autruche n’est pas un oiseau… c’est un bipède à plumes… je m’en rapporte à Votre Seigneurie. SACRIPANTE, vivamente. Ah, scusate ma qui devo fermarvi! Lo struzzo non è un uccello, è un bipede piumato… Mi rimetto a Vostra Signoria. RODOMONT, étourdi. Mais… RODOMONTE, confuso. Ma… SACRIPANT, vivement. Je sais ce que vous allez dire. SACRIPANTE, vivamente. So che cosa state per dire. RODOMONT Je… RODOMONTE Io… TOTOCHE Ma non ce l’ho! non ce l’ho! Merlino me l’aveva promessa per stamattina… e Merlino non arriva. (Si ode una fanfara.) SACRIPANT, idem. Ne le dites pas… (On entend une fanfare.) SACRIPANTE, come sopra. Non ditelo! (Si ode una fanfara.) UNE VOIX, au dehors. Numéro trois ! UNA VOCE, fuori. Numero tre! UNE VOIX, au dehors. Numéro quatre ! UNA VOCE, fuori. Numero quattro! TOTOCHE, avec désespoir. Déjà le numéro trois ! Que dire au duc ? que lui dire ? TOTOCHE, con disperazione. Già il numero tre! Che dire al duca? che dirgli? SACRIPANT, s’essuyant le front. Trois minutes de gagnées ! SACRIPANTE, asciugandosi la fronte. Tre minuti guadagnati! Scène 4 LES MÊMES, RODOMONT. Scena 4 GLI STESSI, RODOMONTE. RODOMONT Numéro quatre ! corne de cerf ! et vous êtes là à me conter des balivernes… Ma couronne, madame, ma couronne. RODOMONTE Numero quattro! Perdinci! E voi mi fate perdere tempo con queste sciocchezze… La mia corona, signora, voglio la mia corona. RODOMONT Eh bien ! et cette couronne ? RODOMONTE Allora, questa corona? 94 95 SACRIPANT Les armoires sont humides… SACRIPANTE Gli armadi sono umidi… MERLIN Et la duchesse l’avait donnée… MERLINO E la duchessa l’aveva mandata… SACRIPANT À nettoyer… SACRIPANTE A far pulire… Scena 5 GLI STESSI, MERLINO poi ANGELICA. TOTOCHE, à Rodomont. À nettoyer, mon ami… TOTOCHE, a Rodomonte. A far pulire, amico mio… MERLIN La voilà ! MERLINO Eccola! RODOMONT Alors, c’est une surprise… RODOMONTE Allora è una sorpresa… SACRIPANT La voilà ! SACRIPANTE Eccola! TOTOCHE, MERLIN, SACRIPANT Surprise ! TOTOCHE, MERLINO, SACRIPANTE Sorpresa! TOTOCHE La voilà ! TOTOCHE Eccola! TOTOCHE Que je vous ménageais… Oui, Casimir ! … TOTOCHE Che vi avevo preparato… Sì, Casimir! RODOMONT Comment, la voilà ! Vous me dites : Je ne l’ai plus… et vous ajoutez : La voilà ! … Vous moquez-vous de moi ? RODOMONTE Come, eccola? Mi dite: non l’ho più, e aggiungete, Eccola!… Vi prendete gioco di me? SACRIPANT, à Merlin. Le patron l’a gobée ! … SACRIPANTE, a Merlino. Il padrone l’ha bevuta! MERLIN Dépliez. MERLINO Aprite. MERLIN Parbleu ! il la gobe toujours… (Fanfares et hourras prolongés au dehors.) MERLINO Diamine! La beve sempre… (Fuori si odono fanfare e urrà prolungati.) SACRIPANT Dépliez. SACRIPANTE Aprite. RODOMONT Le tournoi est fini… sapristi ! et je n’étais pas là ! RODOMONTE Il torneo è finito… accidenti! e io non ero presente! TOTOCHE Dépliez. TOTOCHE Aprite. ANGÉLIQUE, entrant vivement. Papa, papa, on amène les vainqueurs ! … C’est Roland qui sera mon époux ! … ANGELICA, entrando di corsa. Papà, papà, arrivano i vincitori! È Orlando che sarà mio sposo! RODOMONT Déplions ! Mais oui ! c’est elle ! c’est bien elle ! … RODOMONTE Apriamo! Ma sì! È lei! È proprio lei! RODOMONT, mettant sa couronne. Mes enfants, plaçons-nous vite ! … RODOMONTE, mettendosi la corona. Presto, prepariamoci! MERLIN Reluisante… MERLINO Rilucente… SACRIPANT Reluisante ! … SACRIPANTE Rilucente! TOTOCHE, profitant de ce que Rodomont ne la regarde pas et sautant au cou de Merlin. Ô mon sauveur, merci ! … TOTOCHE, approfittando del fatto che Rodomonte non la guarda per saltare al collo di Merlino. Mio salvatore, grazie! TOTOCHE, machinalement. Reluisante ! TOTOCHE, macchinalmente. Rilucente! RODOMONT, l’admirant. Une glace ! … on se mirerait dedans… RODOMONTE, ammirandola. Uno specchio! ci si potrebbe guardare… RODOMONT, qui s’est retourné et a saisi ce jeu de scène. La duchesse qui embrasse Merlin ! … Je suis toujours sur ma piste ! Contenons-nous plus que jamais ! … Ma fille, à ma gauche ! … Vous, duchesse, à ma droite. L’armée au fond. Sacripant, au pied de l’estrade. Et vous, Merlin, garnissez la droite… Allons, ça a de l’œil, je suis content ! … RODOMONTE, che si è girato e ha visto la scena. La duchessa che abbraccia Merlino! Continuo a seguire la mia pista… ma devo contenermi, ora più che mai! Figlia mia, alla mia sinistra! E voi, duchessa, alla mia destra. L’esercito in fondo. Sacripante, ai piedi del podio. E voi, Merlino, a destra… La scena si presenta bene, sono contento! MERLIN Elle était terne… MERLINO Era diventata opaca… TOTOCHE, avec désespoir. Allons, il n’y a pas moyen d’y arriver… il faut avouer. (Se jetant aux pieds de Rodomont.) Casimir, tuez-moi… je ne l’ai plus… TOTOCHE, disperata. Inutile, non ce la possiamo fare… bisogna confessare. (Gettandosi ai piedi di Rodomonte.) Casimir, uccidetemi… non l’ho più! RODOMONT, abasourdi. Qu’est-ce que vous dites ? RODOMONTE, sbalordito. Ma che cosa dite? Scène 5 LES MÊMES, MERLIN puis ANGÉLIQUE. 96 97 Scène 6 RODOMONT, TOTOCHE, ANGÉLIQUE, assis à gauche, SACRIPANT, au milieu, MERLIN, à droite, ROLAND, AMADIS, LANCELOT, LEURS PAGES et LEURS VALETS, HOMMES D’ARMES, BOUGEOISES, PAYSANS, PAYSANNES, se précipitant sur la scène. Scène 6 RODOMONTE, TOTOCHE, ANGELICA, seduti a sinistra, SACRIPANTE, al centro, MERLINO, a destra, ORLANDO, AMADIGI, LANCILLOTTO, I LORO PAGGI e i LORO VALLETTI, UOMINI D’ARME, BORGHESI, CONTADINI E CONTADINE invadono la scena. N° 11 – CHŒUR N. 11 – CORO Honneur, honneur au grand vainqueur ! D’estoc, de taille, comme il ferraille ! Ce guerrier plein de hardiesse, Gagne la main de la princesse ! Honneur, honneur au grand vainqueur ! Onore, onore al grande vincitore! Di punta e di taglio, come duella! Questo guerriero così forte e ardito la mano della principessa ha conquistato! Onore, onore al grande vincitore! RODOMONT, les regardant s’avancer. Ils sont démolis ! RODOMONTE, osservandoli mentre si avanzano. Sono distrutti! ANGÉLIQUE, regardant Roland. Ah ! papa, comme on m’a abîmé mon futur ! ANGELICA, guardando Orlando. Oh, papà, come hanno rovinato il mio futuro! RODOMONT C’est le sort des armes… Avec un peu d’eau sédative, il n’y paraîtra plus… Jeunes preux, je vais procéder à la distribution des prix que vous avez si bien gagnés… Premier prix : les flambeaux… le chevalier Lancelot du Lac… RODOMONTE È la sorte delle armi… Con un po’ d’acqua sedativa scomparirà tutto. Miei giovani prodi, ora procederò alla distribuzione dei premi che avete così ben meritato. Primo premio: i candelabri… al cavaliere Lancillotto del Lago. LANCELOT, s’avançant en trébuchant. Musique pendant le couronnement. Me voici… LANCILLOTTO, si avanza barcollando. Musica durante la premiazione. Eccomi… RODOMONT, lui donnant les flambeaux. Continuez, mon ami, vous serez l’orgueil de votre famille… La duchesse va vous embrasser… (Totoche l’embrasse à plusieurs reprises.) Assez, madame, assez ! (À Lancelot.) Allez, jeune homme. Deuxième prix : la montre… le chevalier Amadis des Gaules. RODOMONTE, consegnandogli i candelabri. Continuate così, amico mio, sarete l’orgoglio della vostra famiglia… La duchessa vi darà un bacio… (Totoche lo bacia più volte.) Basta, signora, basta così! (A Lancillotto.) Andate, giovanotto. Secondo premio: l’orologio… al cavaliere Amadigi di Gaula. AMADIS, se traînant péniblement. Aïe ! … voilà ! … aïe ! … AMADIGI, trascinandosi penosamente. Ahi! Eccomi… Ahi! RODOMONT, lui donnant la montre. Conservez avec soin cette orfèvrerie… J’en ai cassé le grand ressort, pour qu’elle vous rappelle toujours cette heure mémorable… À vous, madame. (Totoche l’embrasse à plusieurs reprises.) Assez madame… assez donc ! Il n’y a que les bébés qu’on embrasse comme ça. (À Amadis.) Allez, jeune homme ! (Amadis se retire en poussant des cris à chaque pas.) Troisième prix, la princesse Angélique, ici présente… le chevalier Roland ! RODOMONTE, consegnandogli l’orologio. Conservate con cura questo pezzo di oreficeria… Ho rotto la molla principale, perché vi ricordi sempre quest’ora memorabile… A voi, signora. (Totoche lo bacia più volte.) Basta, signora, ma basta! Solo i neonati si baciano così. (Ad Amadigi.) Andate, giovanotto! (Amadigi si ritira lamentandosi a ogni passo.) Terzo premio, la qui presente principessa Angelica… al cavaliere Orlando! 98 ROLAND, démarrant avec peine. Oh ! la ! la ! les reins ! (S’avançant.) Présent… Oh ! la ! la ! la jambe ! ORLANDO, muovendosi con fatica. Ahi, ahi! le reni… (Avanzandosi.) Presente… Ahi, ahi! La gamba! RODOMONT Chevalier, à vous la main de ma fille. (À Angélique.) Donne la main, mon enfant. (Continuant.) Et plus tard, dans un avenir lointain, ma couronne… elle est en or… vous la transmettrez à vos mâles. À vous, madame. RODOMONTE Cavaliere, vi concedo la mano di mia figlia. (Ad Angelica.) Dagli la mano, bambina mia. (Continuando.) E più avanti, in un lontano futuro, riceverete la mia corona… È d’oro… la trasmetterete ai vostri figli maschi. A voi, signora. ANGÉLIQUE, faisant la moue. C’est toujours maman qui embrasse… c’est ennuyeux ! ANGELICA, facendo il broncio. È sempre la mamma che dà i baci… Non è giusto! RODOMONT Touchante naïveté ! Tiens coiffe-le toi-même… RODOMONTE Commovente ingenuità! Tieni, incoronalo tu stessa… ROLAND Oh ! la ! la ! l’épaule ! ORLANDO Ahi, ahi! la spalla! ANGÉLIQUE, douloureusement. Papa, il est en morceaux. ANGELICA, dolorosamente. Papà, è a pezzi. RODOMONT Ça ne fait rien, quand les morceaux sont bons ! Pour ranimer ces braves chevaliers, qu’on leur verse les vins les plus généreux. Je crois qu’il nous reste un peu d’anis ! Preux et vassaux, pour que cette fête eut un certain vernis, je me suis fendu pour vous donner un divertissement. RODOMONTE Non importa, se i pezzi sono sani! Per rianimare questi bravi cavalieri, si versi loro del vino generoso. Credo che ci rimanga un po’ di anisetta! Prodi e vassalli, per dare un po’ di lustro alla festa non ho badato a spese per farvi divertire. TOUS Vive Rodomont ! TUTTI Viva Rodomonte! RODOMONT Qu’on fasse entrer les ménestrels ! Ce sont deux jumeaux, je ne vous dis que ça ! RODOMONTE Fate entrare i menestrelli! Sono due gemelli, vi dico solo questo! Scène 7 LES MÊMES, MÉDOR et MÉLUSINE. Scena 7 GLI STESSI, MEDORO e MELUSINA. N° 12 – CHŒUR puis DUO puis ENSEMBLE N. 12 – CORO poi Duetto poi ENSEMBLE CHŒUR Qu’ils sont coquets ! qu’ils sont charmants ! Leur mine est vraiment sans pareille ; Ils vont tous deux par leurs doux chants Ravir et charmer nos oreilles. CORO Adorabili, davvero affascinanti! Hanno davvero una grazia senza pari; e ora entrambi con i loro canti le nostre orecchie stan per deliziare. MÉDOR Nous avons des refrains joyeux Qui vont, je crois, vous satisfaire. MEDORO Conosciamo allegre melodie che sono certo vi saran gradite. 99 MÉDOR Un affreux gueux ! MEDORO Un mascalzone! MÉLUSINE et MÉDOR Tralala ! Tralala ! you piou ! MELUSINA e MEDORO Trallallà! Trallallà! Yuppi-yu! MÉLUSINE Qui, sans tambour ni trompette, Le galopin ! Prit la poudre d’escampette Un beau matin ! MELUSINA Che alla chetichella, il malandrino! Se la diede a gambe un bel mattino! MÉDOR Boum ! boum ! boum ! boum ! Dzin la boum boum boum ! MEDORO Bum! Bum! Bum! Bum! Zin lallà bum bum! ORLANDO È proprio lei! è Melusina! Che viene a fare qui quell’impiastro? MÉLUSINE Il y a d’quoi rire, de quoi rire ! Il n’y aurait-il pas, oui-dà ! Quelqu’un qui pourrait dire… MELUSINA C’è da ridere e da ridire! C’è forse qualcuno, trallallà! Qualcuno che potrebbe dire… MÉLUSINE Je les chagrine ! MELUSINA Li disturbo! MÉDOR Rait dire… MEDORO Potrebbe dire… ROLAND, MERLIN et LES CHEVALIERS C’est Mélusine… ORLANDO, MERLINO e I CAVALIERI È Melusina… MÉLUSINE Le nom de ce chevalier-là ? MELUSINA Il nome di quel cavaliere là? MÉLUSINE Attention ! je commence ! Écoutez cette romance… Elle narre les malheurs D’une pauvre amante en pleurs. MELUSINA Attenzione! comincio! Udite questa romanza… Racconta le sventure d’una amante disperata. CHŒUR Quelqu’un qui pourrait dire… Rait dire… Le nom de ce chevalier-là ? CORO Qualcuno che potrebbe dire… potrebbe dire… Il nome di quel cavaliere là? MÉDOR (Parlé) Ça y est ! Deuxième couplet ! MEDORO (Parlato) Voilà! Seconda strofa! CHŒUR Écoutons bien les malheurs De la pauvre amante en pleurs ! CORO Ascoltiamo le sventure dell’amante disperata! DUO DUetto II MÉLUSINE Ne songeant plus qu’à la vengeance, Rosalinde après lui courût Et lui verse avec abondance Un poison sûr dont il mourut. II MELUSINA Assetata di vendetta, gli va dietro Rosalinda e gli versa un’ampia dose di veleno che l’uccide. I MÉLUSINE Rosalinde, la forte brune, Adorait un illustre preux, Qui lui fit au clair de la lune Les serments les plus chaleureux ! I MELUSINA Rosalinda, alta e bruna, adorava un valoroso, che le fece al chiar di luna giuramenti appassionati! MÉDOR Dont il mourut Tralala you piou ! MEDORO Che l’uccide… Trallallà yuppi-yu! MÉLUSINE C’était son but ! MELUSINA Era il suo scopo! MÉDOR Plus chaleureux, Tralala you piou ! MEDORO Giuramenti appassionati, trallallà yuppi-yu! MÉDOR Son joli but. MEDORO Ottimo scopo. MÉLUSINE C’était un gueux ! MELUSINA Era un vile! MÉLUSINE et MÉDOR Tralala ! Tralala ! you piou ! MELUSINA e MEDORO Trallallà! Trallallà! Yuppi-yu! MÉLUSINE, près de Roland. Et nous ferons de notre mieux, Braves chevaliers, pour vous plaire. MELUSINA, vicino a Orlando. E del nostro meglio noi faremo, per allietarvi, prodi cavalieri. ROLAND Grand Dieu ! je reconnais ce son ! C’est Mélusine ! ORLANDO Gran Dio! Riconosco questa voce! È Melusina! MERLIN et LES CHEVALIERS C’est Mélusine. MERLINO e I CAVALIERI È Melusina. MÉDOR, bas à Mélusine. Préparez votre poison. MEDORO, piano a Melusina. Preparate la pozione. MÉLUSINE Bravo ! mon aspect les chagrine ! MELUSINA Bravo! Il mio aspetto li disturba! ROLAND C’est bien elle ! c’est Mélusine ! Que vient faire ici ce crampon ? 100 101 MÉLUSINE Et désormais la belle, heureuse Et sans chagrin Entonna de sa voix joyeuse Son gai refrain. MELUSINA La bella raggiante non più disperata intonò spensierata l’allegra strofetta. TOTOCHE Flambée ! … Ah ! malheureuse femme ! TOTOCHE Sono spacciata! Me sventurata! RODOMONT Ciel ! qu’ai-je lu ! RODOMONTE Cielo! Che leggo! MÉDOR Boum ! boum ! boum ! boum ! Tzin la boum boum boum ! MEDORO Bum! Bum! Bum! Bum! Zin lallà bum bum! TOTOCHE, bas à Sacripant. Tout est perdu ! TOTOCHE, piano a Sacripante. Tutto è perduto! MÉLUSINE, grinçant des dents Il y a d’quoi rire, de quoi rire. Il n’y aurait-il pas, oui-dà Quelqu’un qui pourrait dire… MELUSINA, digrignando i denti C’è da ridere, da ridere! C’è forse qualcuno, trallallà! Qualcuno che potrebbe dire… SACRIPANT, effrayé. Tout est perdu qu’a-t-il donc lu ? SACRIPANTE, spaventato. Tutto è perduto… che ha letto mai? CHŒUR Qu’a-t-il donc lu ? CORO Che ha letto mai? MÉDOR Rait dire… MEDORO Potrebbe dire… MÉLUSINE Le nom de ce chevalier-là ? MELUSINA Il nome di quel cavaliere là? TOTOCHE Il connaît le mystère, Et surprend mon secret, Évitons sa colère Et faisons notre paquet TOTOCHE Conosce il mistero, il segreto è svelato, la sua ira evitiamo, le tende leviamo! CHŒUR Quelqu’un qui pourrait dire… Rait dire… Le nom de ce chevalier-là ? CORO Qualcuno che potrebbe dire… potrebbe dire… Il nome di quel cavaliere là? TOTOCHE Voyez donc Roland, comme il bâille ? TOTOCHE Guardate Orlando come sbadiglia! RODOMONT Cet essaim qui m’environne Rit je crois de ma personne Je ne la trouve pas bonne Par mes yeux ! C’est odieux ! RODOMONTE Questa gente a me d’intorno ride della mia persona, credo: cosa poco amabile, anzi, proprio insopportabile! ROLAND, s’endormant. Je sens… comme un… je ne sais quoi ! … ORLANDO, addormentandosi. Sento… come un… non so che! MÉLUSINE, à son oreille. C’est ma liqueur qui te travaille. MELUSINA, parlandogli all’orecchio. È la mia pozione che fa effetto. CHŒUR Quel est donc ce mystère ? Oui quel est ce secret ? Il paraît en colère, Grand dieu que va-t-il faire ? CORO Qual è dunque il gran mistero? Che cos’è questo segreto? Sembra proprio incollerito, chissà mai cosa farà? ROLAND, faiblement. À la garde ! au secours ! à moi ! ORLANDO, debolmente. In guardia! soccorso! a me! TOTOCHE Quelle étonnante aventure ! Voilà Roland qui s’abat ! C’est sans doute une blessure Qu’il reçut dans un combat ! TOTOCHE Cosa strana e sorprendente! Ora Orlando a terra crolla… È di certo una ferita ricevuta nella lotta! CHŒUR Quelle étonnante aventure ! Voilà Roland qui s’abat ! C’est sans doute une blessure Qu’il reçut dans un combat ! CORO Cosa strana e sorprendente! Ora Orlando a terra crolla… È di certo una ferita ricevuta nella lotta! RODOMONT Vite des sels ! … Vos clés, Madame ! (Il fouille dans la poche de la Duchesse.) RODOMONTE Presto, dei sali! Le vostre chiavi, signora! (Fruga nelle tasche della duchessa.) 102 Quelle colère, que va-t-il faire ? Et quel est son projet ? È furioso veramente, chi lo sa che cosa ha in mente? RODOMONT Ah je n’ai pas de projet. RODOMONTE Non ho in mente proprio niente. TOTOCHE et SACRIPANT Faisons notre paquet Faisons, faisons, faisons notre paquet. TOTOCHE e SACRIPANTE Le tende leviamo le tende leviamo, leviamo, leviamo. RODOMONT Qu’à l’instant, on ferme la porte ! Quant à mon gendre, qu’on l’emporte ! RODOMONTE Chiudete la porta all’istante! Portate via mio genero! MÉLUSINE J’ai réussi. MELUSINA Ce l’ho fatta. RODOMONT Vous madame restez ici. La colère m’exaspère, RODOMONTE Voi, signora, restate. La collera m’esaspera, 103 J’en connois pourquoi. Son affaire est bien claire Et son lot n’est pas beau. e so ben io il perché. Capito ho ciò che ha fatto, e nera è la sua sorte. TOTOCHE La colère l’exaspère, J’en connois le pourquoi Mon affaire est bien claire Et mon lot n’est pas beau ! TOTOCHE La collera lo esaspera, e so ben io il perché. Capito ha ciò che ho fatto, e nera è la mia sorte! CHŒUR Oh ! La colère l’exaspère Mais qui connoit le pourquoi ? Quel mystère pour lui plaire Au galop sortons tôt Oui, la colère l’exaspère Oui mais qui connoit donc le pourquoi ? CORO Oh! La collera lo esaspera, ma chi ne sa il perché? Mistero! Via, di corsa, per compiacerlo usciamo. Sì, la collera lo esaspera Sì, ma chi ne sa il perché? MÉLUSINE et MÉDOR La colère l’exaspère Mais notre exploit est adroit. MELUSINA e MEDORO La collera lo esaspera ma abili noi siamo. TOTOCHE et ANGÉLIQUE La colère l’exaspère Dieu quel effroi ça me fait froid. TOTOCHE e ANGELICA La collera lo esaspera mi raggela la paura. CHŒUR La colère l’exaspère, qui connoit le pourquoi ? Quel mystère ! Pour lui plaire au galop sortons bientôt. CORO La collera lo esaspera, e chi ne sa il perché? Mistero! Via, di corsa, per compiacerlo usciamo. RODOMONT La colère m’exaspère, votre roi sait pourquoi. Mon affaire est bien claire et mon lot n’est pas très beau. RODOMONTE La collera mi esaspera, sa il vostro re perché. Chiara è la situazione, non bella la mia sorte. MELUSINE et MÉDOR La colère l’exaspère, notre exploit est adroit Bonne affaire, du mystère, notre lot sera très beau. MELUSINA e MEDORO La collera lo esaspera, ma abili noi siamo. Bel colpo, del mistero… ci arriderà la sorte. Scène 8 RODOMONT, TOTOCHE. Scena 8 RODOMONTE, TOTOCHE. TOTOCHE Que va-t-il me dire ? TOTOCHE Che cosa mi dirà? RODOMONT, regardant les papiers qu’il tient à la main. Note de la couturière : quinze cents francs ; idem du coiffeur, douze cents francs, idem, idem, idem, et tout est acquitté. Ah ! le monsieur fait bien les choses… c’est un homme calé, à ce qu’il paraît. Voilà donc à quelles extrémités peut entraîner le luxe effréné des femmes ! RODOMONTE, guardando i fogli che tiene in mano. Conto della sarta: millecinquecento franchi; conto del parrucchiere, milleduecento franchi, conto di questo, conto di quello, ed è tutto pagato. Ah! Il signore fa le cose bene… la sua borsa è ben fornita, a quanto pare. Ecco fin dove può portare il lusso frenato delle donne! 104 TOTOCHE Casimir, que voulez-vous dire ? TOTOCHE Casimir, che volete dire? RODOMONT Je connais la source de ce luxe, madame… RODOMONTE Conosco l’origine di tutto questo lusso, signora… TOTOCHE, à part. Je fléchis… TOTOCHE, a parte. Mi sento svenire… RODOMONT Pouvez-vous envisager sans rougir la coiffure dont vous avez orné mon front ? RODOMONTE Potete guardare senza arrossire l’acconciatura di cui avete ornato la mia fronte? TOTOCHE, à part. La couronne… il sait tout ! … Il connaît l’histoire de la couronne… (Haut.) Eh bien ! oui, je suis coupable ! TOTOCHE, a parte. La corona… sa tutto! Sa la storia della corona… (A voce alta.) Ebbene sì, sono colpevole! RODOMONT Vous l’avouez enfin ! … Le nom de votre complice, madame ! … le nom de votre complice ? RODOMONTE Finalmente lo ammettete! Il nome del vostro complice, signora! Voglio il nome del vostro complice! TOTOCHE N’accusez que moi seule ! Il ne voulait pas, lui ! il hésitait beaucoup ! TOTOCHE Accusate me sola! Lui non voleva! Ha molto esitato! RODOMONT Ah ! RODOMONTE Ah! TOTOCHE Il avait des scrupules… TOTOCHE Si faceva scrupoli… RODOMONT En vérité ? RODOMONTE Ma davvero? TOTOCHE C’est moi qui ai aplani toutes les difficultés. TOTOCHE Sono stata io che ho appianato tutte le difficoltà. RODOMONT, furieux. C’est vous qui avez aplani… et vous osez me le dire en face ? RODOMONTE, furioso. Siete stata voi che avete appianato… e osate dirmelo in faccia? TOTOCHE J’ai ordonné… son devoir n’était-il pas d’obéir ? TOTOCHE Gliel’ho ordinato… Il suo dovere non era forse obbedire? RODOMONT Non, madame, pas pour ces choses-là ! On a des exemples de gens qui ont résisté… (À lui-même.) C’est même à cela que Joseph doit son immense réputation. (À Totoche.) Décidément, voulez-vous me dire son nom ? RODOMONTE No, signora, non in faccende di questo genere! Ci sono esempi di persone che hanno resistito… (A se stesso.) È proprio a questo che Giuseppe deve la sua immensa reputazione. (A Totoche.) Allora, volete dirmi il suo nome? TOTOCHE Vous l’exigez ? TOTOCHE Lo esigete? 105 RODOMONT Je le désire. RODOMONTE Desidero saperlo. RODOMONT Ah ! C’est ce qui vous a décidé… RODOMONTE Ah! È quel che vi ha deciso… TOTOCHE Eh bien !… c’est Merlin. TOTOCHE Ebbene, è Merlino. MERLIN, avec bonhomie. Et puis, franchement, du moment qu’on ne le sait pas, ça ne fait pas grand-chose. MERLINO, bonariamente. E poi, francamente, visto che nessuno lo sa, non ha molta importanza. RODOMONT Merlin ! RODOMONTE Merlino! RODOMONT, se contenant avec peine. Ah ! vous trouvez… RODOMONTE, trattenendosi a stento. Ah! Vi pare? Scène 9 LES MÊMES, MERLIN. Scena 9 GLI STESSI, MERLINO. TOTOCHE, avec douceur. Il a raison, Casimir… ça ne se voit pas du tout. TOTOCHE, dolcemente. Ha ragione, Casimir… non si vede affatto. MERLIN, entrant. On m’appelle ? MERLINO, entrando. Chi mi chiama? MERLIN, doucement. Ah ! si ça se voyait… mais il est venu beaucoup de monde aujourd’hui… eh bien ! est-ce que quelqu’un s’en est aperçu ? MERLINO, dolcemente. Ah! se si vedesse… ma oggi è venuta parecchia gente… ebbene, qualcuno se n’è forse accorto? RODOMONT Lui ? … j’en étais sûr ! RODOMONTE Lui? Ne ero sicuro! MERLIN, s’avançant. Qu’y-a-t-il, seigneur ? MERLINO, facendosi avanti. Che succede, signore? RODOMONT, à lui-même. Oh ! non ! … oh ! ça passe toute idée… l’effronterie n’a jamais atteint cette apogée… Je n’ai qu’un parti à prendre, c’est d’être froidement cruel. RODOMONTE, tra sé. Oh no!… oh! questo passa ogni limite… l’impudenza non è mai arrivata a tal punto… Non ho altra scelta che essere freddamente crudele. TOTOCHE, bas à Merlin. La couronne ! … TOTOCHE, piano a Merlino. La corona! MERLIN, de même. Hein ? MERLINO, come sopra. Eh? MERLIN, à Totoche. Je crois qu’il a entendu raison… (On entend des cloches sonner au dehors.) Entendez-vous les cloches ? On vous attend à la chapelle… MERLINO, a Totoche. Credo che abbia inteso ragione… (Da fuori si ode uno scampanio.) Sentite le campane? Vi aspettano in cappella… TOTOCHE, s’oubliant. Il sait tout ! TOTOCHE, perdendo il controllo. Sa tutto! RODOMONT Oui, je sais tout. Ta complice a fait des aveux. RODOMONTE Sì, so tutto. La tua complice ha confessato. RODOMONT Ah ! oui… le mariage ! … je n’y pensais plus… Vengeance d’un côté… hyménée de l’autre… Bonheur et douleur… tout ça va marcher de front ! … Quel méli-mélo ! … Allons-y ! Où est le futur ? RODOMONTE Ah già, le nozze… mi erano uscite di mente. Vendetta da un lato, imeneo dall’altro… Felicità e dolore… tutto cammina di pari passo! Che guazzabuglio! Andiamo! Dov’è il futuro? MERLIN Seigneur, mon excuse est bien simple… ce que j’ai fait, c’était pour obliger la duchesse. MERLINO Signore, la mia scusante è molto semplice… Se ho fatto ciò che ho fatto, è stato per rendere un servizio alla duchessa. MERLIN, au fond. Pourvu qu’il soit réveillé… MERLINO, sul fondo. Purché si sia svegliato… RODOMONT, furieux. Pour obliger ! … (Se contenant.) Va, va, continue… RODOMONTE, furioso. Un servizio!… (Contenendosi.) Avanti, continua… Scène 10 LES MÊMES, MÉDOR et FLEUR-DE-NEIGE. Scena 10 GLI STESSI, MEDORO e FLEUR-DE-NEIGE. MERLIN Je sais qu’elle ne vous était d’aucune utilité… MERLINO So che essa non vi era di alcuna utilità… FLEUR-DE-NEIGE, annonçant. Le chevalier Roland… FLEUR-DE-NEIGE, annunciando. Il cavalier Orlando… TOTOCHE, vivement. C’est vrai ! TOTOCHE, vivamente. È vero! MÉDOR, entrant par la gauche, sous les habits de Roland, casque en tête. Présent ! (Au public, levant sa visière.) C’est moi… Silence ! (Il rabaisse vivement sa visière.) MEDORO, entrando da sinistra, con gli abiti di Orlando e l’elmo in testa. Presente! (Al pubblico, alzando la visiera) Sono io… silenzio! (Riabbassa bruscamente la visiera) RODOMONT, vexé. Madame ! RODOMONTE, offeso. Ma signora! TOTOCHE Mais il me semble plus petit que tout à l’heure… TOTOCHE Ma mi sembra più piccolo di poco fa… MERLIN C’est ce qui m’a décidé… MERLINO È quel che mi ha deciso… RODOMONT Il a tassé… RODOMONTE Si è compattato… 106 107 MERLIN C’est l’effet du combat. MERLINO È l’effetto del combattimento. TOTOCHE, à Médor. Mais pourquoi ce casque ? TOTOCHE, a Medoro. Ma perché l’elmo? MÉDOR C’est un vœu… j’ai fait le serment, si j’étais vainqueur, de le garder pendant deux semaines. MEDORO È per via di un voto… Ho giurato che, se fossi uscito vincitore, lo avrei portato per due settimane. RODOMONT Ça va bien vous gêner… Enfin, n’importe… (Criant.) Tout le monde sur le pont ! RODOMONTE Vi darà un gran fastidio… Ma pazienza… (Gridando.) Tutti sul ponte! Scène 11 RODOMONT, TOTOCHE, ANGÉLIQUE, MERLIN, MÉDOR, AMADIS, LANCELOT, OGIER, RENAUD, Seigneurs e dames de la Cour, bourgeois, paysans, pages, hommes d’armes. Scena 11 RODOMONTE, TOTOCHE, ANGELICA, MERLINO, MEDORO, AMADIGI, LANCILLOTTO, OGIER, RINALDO, signori e dame della corte, borghesi, contadini, paggi, uomini d’arme. N° 13 – FINAL N. 13 – FINALE CHŒUR C’est la cloche de la chapelle, Entendez-vous ? C’est la cloche qui vous appelle, Jeunes époux ! CORO È la campana della cappella, sentite? La campana che vi chiama, giovani sposi! RODOMONT Je crois qu’au milieu de l’allégresse, Il est temps de jeter un froid ! RODOMONTE Credo che sulla vostra gaiezza dovrò gettare una doccia fredda! LE CHŒUR C’est votre droit, Jetez un froid ! IL CORO Ne avete il diritto, ebbene, gettate! RODOMONT Où donc est Sacripant ? Il n’est pas là dans un pareil moment ? À son défaut, guerriers pleins de valeur, Avancez tous… qu’à l’instant on enchaîne Ma noble épouse et l’enchanteur, Et qu’en prison on les entraîne. RODOMONTE Ma dov’è dunque Sacripante? Perché non è qui in questo momento? In sua vece, guerrieri valorosi, mettete in catene senza indugio il mago e la mia nobile sposa, e in prigione portateli all’istante. TOTOCHE Grâce ! TOTOCHE Grazia! MERLIN Grâce ! MERLINO Grazia! LE CHŒUR Tous les deux fourrés en prison, IL CORO Sì, gettiamo i due in prigione! 108 Nous comprenons, Nous saisissons. Bon, bon, bon, bon ! Bon, bon, bon, bon ! Rodomont, vous avez raison. Comprendiamo, oh sì, capiamo. Bene, bene, bene, bene! Bene, bene, bene, bene! Rodomonte, tu hai ragione. TOTOCHE En prison ! ô ciel ! en prison ! TOTOCHE In prigione! Dio, in prigione! TOTOCHE et MERLIN Quelle tristesse ! TOTOCHE e MERLINO Che tristezza! ANGÉLIQUE et MÉDOR Douce allégresse. ANGELICA e MEDORO Che allegrezza. RODOMONT Allégresse et tristesse ! Mêlons artistement ce double sentiment. RODOMONTE Allegria e tristezza! Mescoliamo con arte entrambi i sentimenti. CHŒUR Mêlons mêlons mêlons mêlons… CORO Mescoliamo, sì mescoliamo… MÉDOR, ANGÉLIQUE et le CHŒUR Ah ! quel plaisir, on nous appelle Dans le plus frais des frais séjours, Nous allons, ô joie éternelle ! Passer gaîment nos heureux jours. MEDORO, ANGELICA e il CORO Che piacere, siam chiamati nella più dolce dimora, passerem giorni beati nell’ebbrezza e nella gioia. MERLIN et TOTOCHE Affreux destins, Douleur mortelle ! Dans le plus noir Des noirs séjours. MERLINO e TOTOCHE O sorte ria, dolor ferale! Nella più cupa delle dimore. CHŒUR Par un gai refrain Allons mettons nous en train Montrons au beau suzerain Notre front bien serein. Bientôt dans un gai festin Attablés, le verre en main, Nous boirons jusqu’à demain. En l’honneur de ce bel hymen, C’est pourquoi sans façon Aimons en toute saison ! Et chantons, oui, chantons ! CORO Con un gaio ritornello ora noi cominceremo al sovran ci mostreremo tutti allegri e assai contenti. E seduti poi a banchetto con il vino nel bicchiere, noi berrem fino a domani in onor di questo imene. E così, senza pretese ci ameremo in ogni mese! E cantiamo, sì, cantiam! MERLIN et TOTOCHE Ah ! De cet affreux destin Quand viendra la fin ? MERLINO e TOTOCHE Ah! Di questo rio destin, quando verrà la fin? 109 ACTE III ATTO III CHEZ MÉLUSINE NELLA DIMORA DI MELUSINA Scène première MÉLUSINE, ROLAND endormi, AMADIS, LANCELOT, RENAUD, OGIER, FLEUR-DE-NEIGE. Scena prima MELUSINA, ORLANDO addormentato, AMADIGI, LANCILLOTTO, RINALDO, OGIER, FLEUR-DE-NEIGE. N° 14 – ENSEMBLE puis AIR DE MÉLUSINE N. 14 – ENSEMBLE poi ARIA DI MELUSINA CHŒUR des QUATRE CHEVALIERS et FLEUR-DE-NEIGE Dévidons la soie, Et passons nos jours dans la joie ! CORO dei QUATTRO CAVALIERI e di FLEUR-DE-NEIGE Dipaniamo, dipaniamo, e allegri giorni trascorriamo! CHŒUR et MÉLUSINE Autour du preux semons les fleurs, Le lis et la rose vermeille, Afin que leurs fraîches couleurs, Charment ses yeux, s’il se réveille ! CORO e MELUSINA Intorno al prode spargiamo fiori, gigli e vermiglie rose, perché i lor bei colori lo incantino al risveglio! LES CHEVALIERS Dévidons la soie. Et passons nos jours dans la joie ! I CAVALIERI Dipaniamo, dipaniamo, e allegri giorni trascorriamo! LES FEMMES Semons les fleurs, Le lis et la rose vermeille ! Que leurs couleurs charment ses yeux, S’il se réveille. LE DONNE Spargiamo fiori, gigli e vermiglie rose! Perché i lor bei colori lo incantino al risveglio! MÉLUSINE Il dort toujours … quel narcotique ! J’en ai trop mis… c’est évident. MELUSINA Dorme ancora… fu il narcotico! È evidente, ho esagerato. ROLAND Qu’elle est belle, mon Angélique ! ORLANDO Com’è bella la mia Angelica! MÉLUSINE Toujours ce nom, c’est chagrinant ! C’est taquinant ! MELUSINA Che fastidio, sempre quel nome! Davvero indispone! FLEUR-DE-NEIGE C’est taquinant ! FLEUR-DE-NEIGE Davvero indispone! LES CHEVALIERS Dévidons, dévidons la soie ! I CAVALIERI Dipaniamo, dipaniamo la seta! MÉLUSINE Je renonce à mes beaux jours, Je renonce aux artifices ; Adieu ! légères amours ! MELUSINA Rinuncio ai miei bei giorni, rinuncio agli artifizi; addio, futili amori! 110 Adieu ! futiles caprices ! J’entrevois un sort plus doux ! Je veux un titre qui sonne, Roland sera mon époux, Cela vaut bien une couronne ! AIR DE MÉLUSINE Addio, sciocchi capricci! Voglio un destino dolce e un titolo pomposo, sarà Orlando mio sposo, ciò vale una corona! ARIA DI MELUSINA Roland, mon idole, De toi je suis folle, Ô mon beau vainqueur, Car je t’aime avec flamme Et je veux que ton âme Partage même ardeur. Ô Vénus, déesse puissante, Toi qui m’embrases de tes feux, Écoute ma voix frémissante. Sur moi daigne abaisser les yeux. Ah ! … Ah ! … Ah ! … Sur moi daigne abaisser les yeux. Daigne abaisser les yeux… Roland, mon idole, De toi je suis folle, Ô mon beau vainqueur, Car je t’aime avec flamme Et je veux que ton âme Partage même ardeur. Orlando, idolo mio, sono pazza di te, mio bel conquistatore, io t’amo ardentemente e voglio che anche tu con fuoco mi ricambi. Venere, dea potente, che mi rendi sì ardente, ascolta la voce mia fremente, degnati di guardarmi. Ah!… Ah!… Ah!… Dégnati di guardarmi. Sì, dégnati di guardarmi. Orlando, idolo mio, sono pazza di te, mio bel conquistatore, io t’amo ardentemente e voglio che anche tu con fuoco mi ricambi. Ah ! (vocalises) Ah! (vocalizzi) à toi, toujours, toujours… Roland, mon idole, De toi je suis folle, Ô mon beau vainqueur, Car je t’aime avec flamme Et je veux que ton âme Partage même ardeur. Ah ! Vénus, Vénus, je t’implore ! Fais qu’il m’adore ! Reine immortelle des amours, Fais qu’il soit à moi pour toujours. A te, sempre, ognor… Orlando, idolo mio, sono pazza di te, mio bel conquistatore, io t’amo ardentemente e voglio che anche tu con fuoco mi ricambi. Ah! Venere, t’imploro! Fa’ ch’egli m’adori! Regina dell’amore, dea immortale, fa’ che Orlando sia per sempre mio. MÉLUSINE Voilà quinze jours qu’il dort ainsi ! Décidément, j’en ai trop mis. MELUSINA Sono già quindici giorni che dorme così! Ne ho messo decisamente troppo. AMADIS Je me demande ce que doit se dire le duc Rodomont. AMADIGI Mi chiedo che cosa dirà il duca Rodomonte. OGIER Nous nous étions chargés de venir chercher son gendre ici et de le lui ramener. OGIER Ci eravamo incaricati di venire qui a prendere suo genero e di riportarglielo… 111 LANCELOT Mais l’amour nous a retenus. LANCILLOTTO Ma l’amore ci ha trattenuti. MÉLUSINE Bien. MELUSINA Bene. FLEUR-DE-NEIGE Vous en plaignez-vous ? LES QUATRE CHEVALIERS Oh ! non ! … oh ! non ! … FLEUR-DE-NEIGE Ve ne lamentate forse? SACRIPANT Quant à moi, je n’ose m’annoncer comme dompteur, car j’ai eu le malheur de perdre Napoléon, mon phoque, il y a huit jours. SACRIPANTE Quanto a me, non oso propormi come domatore, perché ho avuto la sfortuna di perdere Napoleone, la mia foca, otto giorni fa. MÉLUSINE Roland se réveillera aujourd’hui… les cartes me l’ont dit… C’est pour cela que je donne une fête splendide dans mon castel. Je veux qu’à son réveil il soit fasciné, ébloui… et qu’il se roule à mes pieds en me suppliant de porter son nom. MELUSINA Orlando si ridesterà oggi, me lo hanno detto le carte… Le carte me l’hanno detto. Per questo oggi darò una splendida festa nel mio castello. Voglio che al suo risveglio rimanga affascinato, abbagliato… e che s’inginocchi ai miei piedi supplicandomi di accettare il suo nome. MÉLUSINE Vous aviez un phoque… MELUSINA Avevate una foca… SACRIPANT Je comblerai le vide laissé par ce chien de mer en exécutant quelques exercices de dislocation… et enfin (montrant Merlin), monsieur terminera cette brillante soirée par l’enlèvement d’un ballon plus lourd que l’air… SACRIPANTE Colmerò il vuoto lasciato da quel cane di mare eseguendo alcuni esercizi di contorsionismo… e per finire (mostrando Merlino), il signore, qui, concluderà questa brillante serata sollevando un pallone più pesante dell’aria. FLEUR-DE-NEIGE Mélusine ! FLEUR-DE-NEIGE Melusina! MÉLUSINE Qu’est-ce ? MELUSINA Che c’è? MERLIN Première expérience publique… si toutefois vous avez un gazomètre… MERLINO È la mia prima esperienza in pubblico… Se però avete un gasometro… FLEUR-DE-NEIGE Des saltimbanques, qui viennent de s’arrêter devant la grille, demandent si on veut les laisser entrer… FLEUR-DE-NEIGE Dei saltimbanchi si sono fermati davanti al cancello e chiedono di poter entrare… MÉLUSINE J’en ai deux… C’est entendu, je vous retiens… allez faire vos préparatifs… MELUSINA Ne ho due. D’accordo, vi trattengo. Andate pure a prepararvi. MÉLUSINE Des saltimbanques… qu’on leur ouvre les portes. MELUSINA Dei saltimbanchi… Li si faccia entrare. TOTOCHE, à Sacripant. Avec tout cela elle nous retient… mais pas à dîner. TOTOCHE, a Sacripante. Con tutto ciò, ci trattiene… ma non a cena. SACRIPANT Ça viendra… allons nous installer… SACRIPANTE Pazienza… Andiamo a sistemarci. Scène 3 RODOMONT, ANGÉLIQUE, MÉDOR. Scena 3 RODOMONTE, ANGELICA, MEDORO. RODOMONT Merci bien… Ouf! nous y voici… Respirons un peu. (Donnant son parapluie à Médor.) Tiens, débarrasse-moi de ça ! RODOMONTE Grazie… Finalmente! eccoci qui… Respiriamo un poco. (Dà l’ombrello a Medoro.) Tieni, metti via! MÉDOR Oui, monseigneur… MEDORO Sì, monsignore… RODOMONTE Non chiamarmi monsignore, però, poiché viaggio in incognito sotto il nome di Richard Wagner. Figlia mia, tuo marito s’è comportato come un vagabondo: è scomparso il giorno dopo le nozze! Orbene, nulla, nel suo comportamento, ti aveva fatto prevedere tale diserzione… ANGELICA Oh no! I QUATTRO CAVALIERI Oh no! Oh no! Scène 2 SACRIPANT, MERLIN, TOTOCHE, en saltimbanques, MÉLUSINE, ROLAND, AMADIS, LANCELOT, RENAUD, OGIER, FLEUR-DE-NEIGE. Scena 2 SACRIPANTE, MERLINO, TOTOCHE, vestiti da saltimbanchi, MELUSINA, ORLANDO, AMADIGI, LANCILLOTTO, RINALDO, OGIER, FLEUR-DE-NEIGE. MÉLUSINE Soyez les bienvenus. MELUSINA Siate i benvenuti. TOTOCHE, à Sacripant. Elle va nous inviter à dîner. TOTOCHE, a Sacripante. Ci inviterà a cena. MÉLUSINE. Justement, je donne une grande fête… que pouvez-vous m’offrir pour récréer mes invités ? MELUSINA Per combinazione, oggi darò una grande festa… Che cosa potete propormi per intrattenere i miei invitati? SACRIPANT Les choses les plus variées… D’abord, madame commencera par des exercices de haute voltige sur la corde raide. SACRIPANTE Gli esercizi più svariati… Innanzitutto la signora, qui, eseguirà esercizi di alto equilibrismo sulla corda tesa. RODOMONT Ne m’appelle donc pas monseigneur, puisque je voyage incognito sous le nom de Richard Wagner. Ma fille, ton mari s’est conduit comme un vagabond… Il a disparu le lendemain de la cérémonie… or, rien dans sa conduite… n’avait pu te faire prévoir cette désertion… TOTOCHE Avec ou sans balancier. TOTOCHE Con o senza bilanciere. ANGÉLIQUE Oh ! non ! 112 113 RODOMONT Il avait été galant ? RODOMONTE Era stato galante? MÉDOR, regardant Angélique. Et je ne vous quitterai jamais ! … (Avec force.) Jamais ! MEDORO, guardando Angelica. E non vi lascerò mai!… (Con forza.) Mai! ANGÉLIQUE Oh ! oui ! ANGELICA Oh sì! MÉDOR, appuyant. Oh ! oui ! MEDORO, insistendo. Oh sì! RODOMONT, d’un ton ému. Il m’attendrit ! … (à Médor.) Ne m’attendris pas… j’ai besoin de tous mes moyens pour agir vigoureusement… Je vais te repêcher ton époux… Allons ! … (Ils sortent.) RODOMONTE, in tono commosso. Mi commuove! (A Medoro.) Non commuovermi… ho bisogno di tutte le mie risorse per agire energicamente. Ritroverò il tuo sposo… Andiamo! (Escono.) RODOMONT De quoi se mêle-t-il, celui-là ? (à Médor.) Veux-tu bien… (Médor s’éloigne. à Angélique.) Et toi, de ton côté, tu n’as à te reprocher aucun mauvais procédé ? … RODOMONTE Ma di che s’impiccia quello lì? (A Medoro.) Vuoi per favore… (Medoro s’allontana. Ad Angelica.) Quanto a te, non hai da rimproverarti nessun cattivo comportamento? Scène 4 ROLAND, sortant du pavillon. Scena 4 ORLANDO, uscendo dal padiglione. N° 15 – AIR DE ROLAND N. 15 – ARIA DI ORLANDO ANGÉLIQUE Aucun, papa… ANGELICA Nessuno papà… MÉDOR, même jeu. Au contraire… MEDORO, come sopra. Al contrario… RODOMONT Qu’est-ce qui te parle ? … (Médor s’éloigne.) Comme s’il pouvait savoir ! … RODOMONTE Chi è che ti parla? (Medoro s’allontana.) Come se potesse saperlo! ANGÉLIQUE Il est donc ici ? ANGELICA È dunque qui? RODOMONT Il doit y être… Et pourquoi te le cacherais-je ? … Les compagnons de Roland me l’ont avoué… avant de t’épouser il avait une chaîne… RODOMONTE Deve essere qui… Perché dovrei tenertelo nascosto? I compagni di Orlando me l’hanno confessato… prima di sposarti, aveva un legame… ANGÉLIQUE Une chaîne ! ANGELICA Un legame! RODOMONT Ces braves chevaliers m’avaient même promis de me le ramener… mais ne les voyant pas revenir, je me suis mis en route, et nous sommes chez la chaîne en question. (Avec force.) Oh ! … ces amours de contrebande ! … On croit les avoir arrachés de son cœur, mais ça repousse toujours… RODOMONTE Quei bravi cavalieri mi avevano anche promesso di riportamelo… ma non vedendoli tornare, mi sono messo in viaggio, e ora siamo giunti alla dimora di quella donna. (Con forza.) Ah, questi amori illeciti!… Si crede di esserseli strappati dal cuore, ma rispuntano sempre… ANGÉLIQUE Ah ! papa, ce que vous me dites là me fait bien de la peine ! ANGELICA Ah! Papà, quel che mi dite mi fa tanto soffrire! RODOMONT Allons donc ! … sois forte, ma fille… vois, moi, je suis très fort… tout me manque… tout me craque… Ma femme enfuie ! … ma couronne en zinc ! … Roland parti ! … et jusqu’à Sacripant… un ami, celui-là… un ami véritable… disparu sans qu’on sache pourquoi… Tout, tout m’abandonne… (Montrant Médor.) Excepté ce garçon… que j’ai trouvé là le lendemain, et qui m’a supplié de le prendre à mon service… RODOMONTE Suvvia!… Sii forte, figlia mia. Guardami, io sono molto forte… tutto mi manca, tutto mi crolla! Mia moglie fuggita! La mia corona di zinco! Orlando sparito! Persino Sacripante… un amico, un vero amico, scomparso senza che se ne sappia il perché… Tutto, tutto m’abbandona… (Indicando Medoro.) Tranne quel ragazzo, che ho trovato là l’indomani, e che mi ha pregato di prenderlo al mio servizio… 114 Où suis-je ? … Et quel est donc le jardin que voici ? Depuis combien de temps dormais-je en ces lieux-ci ? Ah ça ! j’ai donc rêvé ! … Mais, oui, c’était un rêve ! … Cristi ! j’aurais donné dix sous pour qu’il s’achève ! … Dove sono? E che giardino è questo? Da quanto tempo dormivo in questi luoghi? Dunque ho sognato! Ma sì, era un sogno… Dio! Avrei dato dieci soldi perché s’avverasse!… Je me voyais assis à table, C’était un superbe festin, Le service était confortable, Les mets choisis et le vin fin ! Le xérès à pleine bouteille Répandait sa liqueur vermeille, On entendait de vagues cris, Nous étions, je crois, un peu gris ; Bref ! pour couronner cette agape, Nous allions rouler sous la nappe. Mi vedevo a tavola seduto, a un superbo banchetto, il servizio era perfetto, i piatti scelti, ottimo il vino! Di sherry in abbondanza scorreva il liquor color rubino, s’udivano indistinte grida, eravamo, credo, un po’ ubriachi; e, per concludere il convito, saremmo finiti sotto il tavolo. Tout à coup… moment plein d’ivresse ! Au bruit d’instruments enchanteurs, Je vis paraître une déesse Exhalant le parfum des fleurs. Sa voix rendait le son des merles Son costume, rien qu’un collier de perles. D’improvviso… momento d’ebbrezza! Al suono di musiche ammalianti, apparir vidi una dea dal profumo di fiori. Melodiosa la voce come il canto dei merli, era vestita solo di una collana di perle. Alors, par des pas agaçants Bientôt elle enivra mes sens ! Puis enfin dans ma chevelure Je sentis sa main douce et pure. J’étais bien heureux ! Poi con gesti provocanti inebriò i miei sensi! La mano dolce e pura mi passò tra i capelli. Ero troppo felice! Mais hélas ! sort affreux ! Mon bonheur n’était qu’un rêve ! Et maintenant il s’achève ! Hélas ! les plus belles amours Sont celles qu’on rêve toujours ! Ah ! pour couler d’heureux jours Que ne peut-on rêver, rêver toujours ! Ma ahimè! sorte ria! Non era che un sogno, e ora è finito! Ahimè! Gli amori più belli son quelli che si sognano! Per vivere giorni felici perché non si può sempre sognare? 115 Scène 5 ROLAND, au fond, ANGÉLIQUE, MÉDOR, sous son costume de ménestrel. Scena 5 ORLANDO, in fondo, ANGELICA, MEDORO, vestito da menestrello. MÉDOR Oui, votre mari est ici… et non seulement il est ici… mais il est près de vous… à vos côtés… et… MEDORO Sì, vostro marito è qui… e non soltanto è qui… ma è vicino a voi… accanto a voi… e… ANGÉLIQUE Ah ! quelle scène ! … Cette Mélusine ne veut rien entendre… elle refuse de me rendre mon époux. ANGELICA Ah! Che scena! Quella Melusina non vuol proprio sentire ragioni… si rifiuta di rendermi il mio sposo. ANGÉLIQUE, apercevant Roland et courant à lui. C’est vrai… le voilà ! … ANGELICA, scorgendo Orlando e correndo verso di lui. È vero, eccolo qui! MÉDOR, arpentant le théâtre. Son époux… mais c’est moi son époux… Et je ne peux rien dire… quelle position ! MEDORO, misurando la scena a lunghi passi. Il suo sposo… ma il suo sposo sono io! E non posso dire niente… che situazione! MÉDOR, stupéfait. Roland ! … que le diable l’emporte ! MEDORO, stupefatto. Orlando! Che il diavolo se lo porti! ROLAND, surpris. La princesse ! … ORLANDO, sorpreso. La principessa! ANGÉLIQUE, surprise. Qu’avez-vous donc, Médor ? ANGELICA, sorpresa. Ma che avete, Medoro? MÉDOR, même jeu. Non, ça ne peut pas durer comme ça… j’aime mieux tout lui avouer avant que la bombe n’éclate… MEDORO, come sopra. Non, non posso continuare così… Preferisco confessarle tutto prima che scoppi la bomba… ANGÉLIQUE, embrassant Roland. Ah ! mon petit chéri ! quel bonheur de te retrouver… embrasse-moi donc ! … ANGELICA, baciandolo. Ah! Tesoruccio mio! Che felicità ritrovarti… baciami, dunque! MÉDOR, rageant. Devant moi… Ah ! MEDORO, montando in collera. Davanti a me… Ah! (Roland écarte le rideau du kiosque et se détire.) (Orlando sposta la tenda del chiosco e si stira.) ROLAND Ah ! brrrrou ! … ORLANDO Ah! Mmmmm!… ROLAND, très surpris. Comment, elle me tutoie… Permettez, princesse ! ORLANDO, molto sorpreso. Ma come, mi dà del tu… Permettetemi, principessa! ANGÉLIQUE, à Médor. Quelle agitation ! ANGELICA, a Medoro. Che agitazione! ANGÉLIQUE Princesse ! Ce n’est pas ainsi que tu m’appelais il y a quinze jours… souviens-toi… ANGELICA Principessa! Non è così che mi chiamavi quindici giorni fa… Non ti ricordi? MÉDOR Oui, je suis agité… (Avec force.) Angélique, j’ai quelque chose d’intime à vous dire… MEDORO Sì, sono agitato… (Con forza.) Angelica, ho qualcosa di molto intimo da dirvi… ROLAND, cherchant. Je me souviens… que je me suis endormi… voilà tout. ORLANDO, sforzandosi di ricordare. Ricordo… che mi sono addormentato… e nient’altro. ANGÉLIQUE Une confidence… j’adore ça ! ANGELICA Una confidenza… le adoro! ANGÉLIQUE D’abord… mais ensuite, tu t’es réveillé… tu m’as conduite à la chapelle… ANGELICA Sì, prima ti sei addormentato, ma poi ti sei svegliato e mi hai condotto alla cappella… ROLAND, se levant. J’ai rudement dormi. ORLANDO, alzandosi. Ho dormito come un sasso. ROLAND À la chapelle… C’est drôle… ce détail m’échappe… j’ai une lacune… Alors, nous sommes mariés ? ORLANDO Alla cappella… Che strano… questo particolare mi sfugge, ho una lacuna… Allora siamo sposati? MÉDOR, à Angélique. Il s’agit de vous. MEDORO, ad Angelica. Si tratta di voi. ANGÉLIQUE, baissant les yeux. Mais oui… ANGELICA, abbassando gli occhi. Ma sì… ROLAND Où suis-je, ici ? ORLANDO Dove sono, qui? ROLAND, appuyant sur les mots. Complètement mariés ? ORLANDO, pronunciando le parole con intenzione. Completamente sposati? MÉDOR Et de votre mari. MEDORO E di vostro marito. ANGÉLIQUE Complètement. ANGELICA Completamente. ANGÉLIQUE De mon mari, parlez vite. ANGELICA Di mio marito? Parlate, presto. ROLAND Vous me le dites… enfin. ORLANDO Se lo dite voi… sarà così. ROLAND, sortant du kiosque et se frottant les yeux. C’est drôle ! … je ne connaissais pas cette partie de l’habitation du papa beau-père… ORLANDO, uscendo dal chiosco e fregandosi gli occhi. È curioso! Non conoscevo questa parte della dimora di papà suocero… MÉDOR, à part. Comment, il croit… diable ! (S’avançant.) Permettez… MEDORO, a parte. Ah come, crede… diavolo! (Facendosi avanti.) Permettete… 116 117 ROLAND Qu’est-ce que ce bouffon ? ORLANDO Chi è questo buffone? ANGÉLIQUE Ensuite… vous m’avez … chanté une romance. ANGELICA E poi… mi avete… cantato una romanza. ANGÉLIQUE Notre domestique… ANGELICA Il nostro domestico… ROLAND Une romance ? ORLANDO Una romanza? ROLAND Éloignez-vous, serf, vous devez comprendre que vous êtes de trop… ORLANDO Allontanatevi, servo, dovete capire che siete di troppo… ANGÉLIQUE Oh ! la jolie romance ! … et comme vous la chantiez bien ! … (Lui passant les bras autour du cou et d’une voix suppliante.) Ah ! mon petit mari, je t’en prie, chante encore… ANGELICA Oh, era così graziosa!… e l’avete cantata così bene!… (Gettandogli le braccia al collo con voce supplichevole.) Ah! maritino mio, ti prego, canta ancora… MÉDOR, à part. De trop ! MEDORO, a parte. Di troppo! ROLAND C’est incroyable… je ne me souviens pas du tout… ORLANDO È incredibile… Non mi ricordo nulla. ANGÉLIQUE Oui, Médor, oui… allez-vous-en… vous nous gênez… ANGELICA Sì. Medoro, sì… andatevene… ci mettete in imbarazzo… ANGÉLIQUE, vexée. Comment ? ANGELICA, contrariata. Come? MÉDOR, à part. Je les gêne… et c’est ma femme qui me dit ça. MEDORO, a parte. Li metto in imbarazzo… ed è mia moglie che me lo dice. ROLAND, impatienté, lui faisant signe de sortir. Eh bien ! serf… ORLANDO, spazientito, facendogli segno di uscire. Ebbene, servo… ROLAND J’ai une lacune… dites-moi seulement le premier couplet… je renchaînerai… je renchaînerai… ORLANDO Ho una lacuna… Ditemi solo la prima strofa… e andrò avanti. MÉDOR, à part. Serf ! … Il m’agace avec ce mot… (Haut.) Je m’éloigne… je m’éloigne… (à part.) Mais je n’irai pas loin… oh ! non ! … MEDORO, a parte. Servo!… Mi irrita proprio questa parola… (A voce alta.) Vado, vado… (A parte.) Ma non andrò lontano, oh no! ANGÉLIQUE, un peu vexée. Soit… mais je vous préviens que si vous continuez à ne vous souvenir de rien, je me fâcherai… Écoutez : ANGELICA, un po’ contrariata. E sia… Ma vi avverto che se continuerete a non ricordarvi di nulla, mi arrabbierò… Ascoltate: ANGÉLIQUE, à Roland. Voyons, monsieur, d’abord sachez que je vous pardonne vos torts envers moi et votre fuite incompréhensible… ANGELICA, a Orlando. Bene, signore, per prima cosa sappiate che vi perdono i vostri torti nei miei confronti e la vostra incomprensibile fuga… N° 16 – ROMANCE N. 16 – ROMANZA ROLAND, étonné. Ma fuite ? … ORLANDO, sbalordito. La mia fuga?… ANGÉLIQUE, vivement. Oui, oui, n’en parlons plus… j’oublie tout… mais à une condition, c’est que vous allez être aussi aimable qu’il y a quinze jours… ANGELICA, vivacemente. Sì, sì, non ne parliamo più… Dimenticherò tutto… ma a una condizione, e cioè che tornerete a essere premuroso come quindici giorni fa… MÉDOR, derrière le massif d’arbres. Sapristi ! MEDORO, dietro gli alberi. Perdinci! ANGÉLIQUE Il est un mot qu’on répète Chaque jour, Un mot aimé du poète, C’est l’amour ! Qu’il est doux ce mot : Je t’aime ! Qu’il est doux ! Aimer c’est le bien suprême ! Aimons-nous ! Aimer c’est le bien suprême ! Aimons-nous ! ANGELICA C’è una parola che si ripete ogni giorno, una parola amata dal poeta, è l’amore! Com’è dolce questa parola: ti amo! Com’è dolce! Amare è il bene supremo! Amiamoci! Amare è il bene supremo! Amiamoci! ROLAND Ah ! … il y a quinze jours, j’étais… ORLANDO Ah!… Quindici giorni fa, ero… ANGÉLIQUE, à Roland, parlé. À votre tour maintenant ! ANGELICA, a Orlando, parlato. Ora tocca a voi! ANGÉLIQUE Vous étiez bien gentil… bien gentil. Vous vous mettiez à mes genoux en vous écriant : « Cher ange, je t’aime… je t’adore… ». ANGELICA Eravate molto gentile… molto gentile. Vi siete inginocchiato ai miei piedi esclamando: «Caro angelo, ti amo… ti adoro!». ROLAND Attendez… Chantez-moi seulement le deuxième couplet ! Ça va venir ! ça va venir… ORLANDO Aspettate… Cantatemi solo la seconda strofa! Mi tornerà in mente! tornerà… ROLAND Bon… bon… et ensuite ? … ORLANDO Bene… bene… e poi? MÉDOR Vivre loin de son amie, Quel martyr ! MEDORO Star lontani dall’amata, che martirio! 118 119 ANGÉLIQUE Il n’est plus dans cette vie De plaisir ! ANGELICA In questa vita piacere più non v’è! MÉDOR Qu’il est doux ce mot : Je t’aime ! MEDORO Com’è dolce questa parola: ti amo! ANGÉLIQUE Qu’il est doux ! ANGELICA Com’è dolce! MÉDOR Aimer c’est le bien suprême Aimons-nous. MEDORO Amare è il bene supremo! Amiamoci. ENSEMBLE Aimer c’est le bien suprême Aimons-nous. INSIEME Amare è il bene supremo! Amiamoci. ANGÉLIQUE C’est étrange, Roland est là… Et la voix de ce côté… Oh ! je saurai quel est ce chanteur. (Elle sort en courant par la droite.) ANGELICA Che strano, Orlando è là… E la voce viene da questo lato… Oh! Voglio sapere chi è questo cantante. (Esce correndo da destra.) ROLAND, sortant de ses réflexions. Ah ! je le tiens, je le tiens ! Eh bien… elle est partie. ORLANDO, riscuotendosi dai suoi pensieri. Ah ! Ce l’ho, mi è tornato in mente! Oh… se n’è andata. Scène 6 ROLAND, RODOMONT, puis MÉLUSINE. Scena 6 ORLANDO, RODOMONTE, poi MELUSINA. RODOMONT Mon gendre ! … (Courant à lui.) Enfin, je vous retrouve… RODOMONTE Genero mio!… (Correndogli incontro.) Finalmente vi ritrovo… ROLAND. Bonjour, papa beau-père. Je n’ai pas le temps… Angélique, Angélique, attends- moi. (Il disparaît par le fond.) ORLANDO Buongiorno, papà suocero. Ora non ho tempo… Angelica, Angelica, aspettami! (Esce dal fondo.) MÉLUSINE Roland ! Il est réveillé ? MELUSINA Orlando! Si è svegliato? RODOMONT Quel drôle de gendre ! … Il fuit toujours… RODOMONTE Che razza di genero! Fugge sempre… MÉLUSINE, à Rodomont. Où court-il donc ainsi ? MELUSINA, a Rodomonte. Ma dove corre così? RODOMONT, gravement. Après sa femme… madame ! … RODOMONTE, gravemente. Dietro a sua moglie, signora! MÉLUSINE Sa femme ! … Elle ne l’est pas encore ! MELUSINA Sua moglie! Ancora non lo è! 120 RODOMONT Permettez… ma fille m’a certifié… RODOMONTE Scusate… mia figlia mi ha assicurato… MÉLUSINE C’est impossible… J’ai enlevé Roland avant la cérémonie… MELUSINA È impossibile… Ho rapito Orlando prima della cerimonia. RODOMONT, surpris. Avant la cérémonie… Cependant cet homme soigneusement casqué qui l’a conduite à l’autel et l’a accompagnée dans la chambre nuptiale ? RODOMONTE, sorpreso. Prima della cerimonia… Ma allora chi era quell’uomo con l’elmo in testa che l’ha condotta all’altare e accompagnata alla camera nuziale? MÉLUSINE Ce n’était pas lui. MELUSINA Non era lui. RODOMONT Pas lui ! (Vivement.) En effet… j’y songe maintenant… il était plus petit… j’attribuais cela au tassement… mais alors quel est donc le gredin qui a abusé… ? RODOMONTE Non era lui! (Vivamente.) In effetti, ora che ci penso… era più piccolo… lo avevo attribuito al compattamento da combattimento… Ma allora chi è quel furfante che ha abusato…? MÉLUSINE Vous le saurez bientôt. (Elle sort par le fond.) MELUSINA Lo saprete presto. (Esce dal fondo.) Scène 7 RODOMONT, seul. Scena 7 RODOMONTE, solo. RODOMONT Quelle aventure ! … quelle aventure ! … ma fille mariée à un casque inconnu… mais qui donc, qui donc s’était fourré sous cette carapace ? J’ai beau chercher… je ne vois pas (Se frappant le front tout d’un coup.) Mais si ! … Sacripant ! … Sacripant disparu juste au moment de la cérémonie… sans qu’on sache pourquoi… Sacripant introuvable depuis… Voilà l’explication… c’est clair… c’est limpide… et Angélique ne s’est aperçue de rien… le scélérat a profité de la situation à l’abri de cette ferblanterie opaque… Ah ! j’aurais dû m’en douter… Cet homme se livrait depuis quelque temps à la lecture des romans à bon marché… Ça ne pouvait finir autrement… Mais où le retrouver, maintenant ? Où ? RODOMONTE Che avventura! Che avventura!… Ma figlia sposata a un elmo sconosciuto… Ma chi, chi si è infilato sotto quella corazza? Ho un bel cercare… non vedo. (Battendosi improvvisamente la fronte.) Ma sì!… Sacripante!… Sacripante scomparso proprio al momento della cerimonia senza che si sappia perché… Sacripante introvabile dopo… Ecco la spiegazione… è chiaro… è evidente… e Angelica non si è accorta di nulla… Quell’infame ha approfittato della situazione celato dietro tutta quella ferraglia… Ah! avrei dovuto pensarci… Da un po’ di tempo si dedica alla lettura di romanzi da quattro soldi… Non poteva che finire così… Ma come ritrovarlo ora? Dove? Scène 8 RODOMONT, SACRIPANT. Scena 8 RODOMONTE, SACRIPANTE. SACRIPANT Ça va bien… ça va bien… (Il se cogne contre Rodomont.) Pardon ! SACRIPANTE Va bene… va bene. (Si scontra con Rodomonte.) Chiedo scusa! RODOMONT Faites donc… (Le reconnaissant.) Sacripant… Lui ! lui ! en ouistiti ! … RODOMONTE Non è nulla… (Riconoscendolo.) Sacripante… è lui! È lui! Vestito da scimmia! 121 SACRIPANT Le duc ! … Saprelotte… (Il veut s’esquiver.) SACRIPANTE Il duca!… Accidenti… (Vorrebbe svignarsela.) SACRIPANT J’étais si loin de m’attendre que ça flatterait Votre Seigneurie, ça sort tellement des habitudes… SACRIPANTE Non mi sarei mai aspettato che la cosa potesse lusingare Vostra Signoria, tutto ciò è talmente insolito! RODOMONT Un instant… nous avons un petit compte à régler ensemble. RODOMONTE Un momento… Abbiamo un conticino in sospeso, noi due. SACRIPANT Un petit compte. (à part.) Aurait-il pincé ma correspondance ? … (Haut.) Vous voulez me donner de l’argent ? … SACRIPANTE Un conticino? (A parte.) Non avrà mica pizzicato la mia corrispondenza? (A voce alta.) Volete darmi del denaro? RODOMONT J’ai des idées très larges sur ces choses-là… pas d’amourpropre ridicule… tu l’aimes, n’est-ce pas ? rends-la heureuse, c’est tout ce que je te demande. RODOMONTE Sono di vedute molto ampie riguardo a queste cose… Farne una questione d’amor proprio sarebbe ridicolo. Tu l’ami, vero? Rendila felice: è tutto ciò che ti chiedo. SACRIPANT, surpris. Soyez persuadé que… (à part.) Comment ! il m’encourage, maintenant. SACRIPANTE, sorpreso. State sicuro che… (A parte.) Ma come, adesso m’incoraggia pure? RODOMONT, avec force. De l’argent… pour qui me prends-tu ? … De l’argent ! … à toi qui as porté le trouble dans mon intérieur… à toi qui m’as abusé à dire d’expert… RODOMONTE, con forza. Del denaro… Per chi mi prendi?… Del denaro!… A te che hai gettato la mia casa nello scompiglio… che mi hai ingannato, a detta degli esperti… RODOMONT Seulement, je désire savoir comment cet amour est né, comment il a grandi… enfin, je réclame quelques détails… RODOMONTE Vorrei solo sapere come è nato questo amore, come è cresciuto… Insomma, esigo qualche particolare… SACRIPANT, à part. Décidément il sait que j’ai fait la cour à sa femme… (Haut.) Puisque vous êtes au courant de la situation, je crois inutile de dissimuler. SACRIPANTE, a parte. Evidentemente sa che ho fatto la corte a sua moglie… (a voce alta.) Poiché siete al corrente della situazione, mi sembra inutile mentire. SACRIPANT Vous voulez des détails… SACRIPANTE Volete i particolari? RODOMONT Ça me fera plaisir… RODOMONTE Mi farebbe piacere. RODOMONT, se calmant tout à coup et à lui-même. Une réflexion… si je fais du scandale, ma fille est compromise… soyons conciliant. RODOMONTE, calmandosi di colpo, tra sé e sé. Un momento… se faccio uno scandalo, comprometto mia figlia… Meglio essere concilianti. SACRIPANT, à part. Je ne suis pas à mon aise… SACRIPANTE, a parte. Non sono a mio agio… SACRIPANT, s’inclinant. Du moment que ça vous est agréable… monseigneur, ça date de votre dernier voyage… C’était par une de ces belles matinées de printemps. (S’interrompant.) Mais pardon… ça sera peut-être un peu long… si nous nous asseyions… SACRIPANTE, inchinandosi. Dato che vi fa piacere… Monsignore, la cosa risale al vostro ultimo viaggio. Era una di quelle belle mattine di primavera… (Interrompendosi.) Scusatemi, forse andremo un po’ per le lunghe… se ci sedessimo? RODOMONT écoute, Sacripant… un autre à ma place entrerait dans une colère violente… j’en aurais le droit… mais… (D’un ton débonnaire.) Voilà ce qu’il faut se dire : ça ne remédierait à rien… RODOMONTE Ascolta, Sacripante… un altro al posto mio monterebbe su tutte le furie… ne avrei tutto il diritto, ma… (Con tono bonario.) Diciamocelo: non servirebbe a nulla… RODOMONT Asseyons-nous. RODOMONTE Sediamoci. SACRIPANT, vivement. Oh ! à rien évidemment… (à part.) Où veut-il en venir… ? SACRIPANTE, vivamente. Oh! Certo, a nulla… (A parte.) Dove vuole arrivare? RODOMONT, de plus en plus bonasse. Ce qui est fait est fait, et en définitive puisque, ça devait arriver… j’aime autant que ce soit toi qu’un autre. RODOMONTE, sempre più bonaccione. Quel che è fatto è fatto, e in definitiva, dal momento che doveva succedere… preferisco sia tu piuttosto che un altro. SACRIPANT Après vous, monseigneur. C’était donc par une de ces belles matinées de printemps… les hannetons étaient en fleurs… de jolis petits nuages roses couraient à l’horizon… le thermomètre centigrade marquait trente-cinq degrés au-dessus de zéro… elle m’avait demandé mon bras pour faire un tour dans le parc… tout à coup ! (S’arrêtant.) Dois-je continuer, monseigneur ? SACRIPANTE Dopo di voi, monsignore. Dunque era una di quelle belle mattine di primavera: i maggiolini erano in fiore, graziose nuvolette rosee si rincorrevano all’orizzonte… Il termometro segnava trentacinque gradi centigradi… Lei mi aveva chiesto di darle il braccio per accompagnarla a fare una passeggiata nel parco… e improvvisamente… (Fermandosi.) Devo continuare, monsignore? SACRIPANT, s’inclinant, à part. Allons, il prend bien la chose. SACRIPANTE, inchinandosi, a parte. Meno male, l’ha presa bene. RODOMONT Certainement… ça m’attache beaucoup. RODOMONTE Certo… Sono tutto orecchi. RODOMONT Seulement j’aurais préféré beaucoup que tu vinsses tout m’avouer toi-même et que tu me dises… là… franchement : C’est ça, ça, ça et ça… j’aurais vu là une marque de confiance qui m’aurait beaucoup flatté… RODOMONTE Soltanto, avrei preferito che fossi venuto a confessarmelo tu stesso e che mi avessi detto francamente: È andata così e così e così… L’avrei considerato un segno di fiducia che mi avrebbe molto lusingato. SACRIPANT Tout à coup, des gouttes d’eau d’un diamètre insensé se mettent à tomber… nous nous réfugions dans un kiosque naturel tapissé de verdure… Rien de joli comme un kiosque tapissé de verdure par une belle matinée de printemps, lorsque de jolis petits nuages roses courent à l’horizon et que le thermomètre centigrade marque trente-cinq audessus de zéro… On entendait au loin de sourds roulements précurseurs d’un de ces orages si imposants dans les gorges SACRIPANTE Improvvisamente cominciano a cadere dal cielo dei goccioloni enormi… ci rifugiamo in un chiosco naturale ricoperto di verzura. Niente è più piacevole di un chiosco ricoperto di verzura in una bella mattina di primavera, mentre graziose nuvolette rosee si rincorrono all’orizzonte e il termometro segna trentacinque gradi centigradi. In lontananza si udivano dei sordi brontolii, premonitori di uno quei violenti temporali che spesso si scatenano nelle 122 123 abruptes des monts Krapacks… Vous savez qu’elle a peur du tonnerre… Tout à coup ! … (S’arrêtant.) Dois-je continuer, monseigneur ? … gole scoscese dei Carpazi… Sapete che lei ha paura dei tuoni… improvvisamente… (Fermandosi.) Devo continuare, monsignore? RODOMONT Puisque je te dis que ça m’attache ! RODOMONTE Se ti dico che sono tutto orecchi! SACRIPANT Tout à coup la foudre éclate… éperdue… tremblante… elle cherche des yeux un refuge… j’ouvre machinalement mes bras… elle s’y précipite machinalement… le thermomètre marque cinquante-deux degrés… Je dépose un baiser sur son… SACRIPANTE All’improvviso cade un fulmine… Smarrita, tremante, lei volge lo sgurado intorno, cercando un riparo… Io apro istintivamente le braccia, lei istintivamente vi si precipita… Il termometro segna trentacinque gradi centigradi… Depongo un bacio sul suo… RODOMONT Bon… Bon… je vois la scène… RODOMONTE Sì, sì, vedo la scena… SACRIPANT, se levant. Voilà ma faute. Voilà monseigneur, voilà comment j’ai aimé la duchesse Totoche… SACRIPANTE, alzandosi. Ecco la mia colpa. Ecco, monsignore, ecco come ho amato la duchessa Totoche… RODOMONT, bondissant. La duchesse ! comment… c’était la duchesse ? RODOMONTE, balzando in piedi. La duchessa! Ma come, era la duchessa? SACRIPANT, très surpris. Vous ne le saviez pas… que croyiez-vous donc alors ? … SACRIPANTE, molto sorpreso. Non lo sapevate… ma allora che cosa credevate? RODOMONT, furieux. Et tu oses me l’avouer en face ? … RODOMONTE, furioso. E osi dirmelo in faccia? SACRIPANT Vous m’avez demandé des détails… SACRIPANTE Siete voi che mi avete chiesto i particolari… RODOMONT, tirant son sabre. Sacripant… tu vas mourir… TOTOCHE, s’avançant. Qu’allez-vous faire ? TOTOCHE, avanzandosi. Che cosa volete fare? RODOMONT Je vais tuer votre galant, madame ! RODOMONTE Uccidere il vostro spasimante, signora! TOTOCHE, avec force. Ah ! c’est une bonne idée, Casimir ! … TOTOCHE, con forza. Ah, è una buona idea, Casimir! SACRIPANT, stupéfait. Hein ? comment ! … une bonne idée ! SACRIPANTE, stupefatto. Eh? Ma come, una buona idea! RODOMONT, ricanant. Vous trouvez ? RODOMONTE, sogghignando. Trovate? TOTOCHE, à Sacripant. Enfin, je vais être délivrée de cet être cauteleux et pusillanime, il y a assez longtemps qu’il m’obsède de ses grotesques déclarations… TOTOCHE, a Sacripante. Finalmente sarò liberata da quest’essere circospetto e pusillanime, è fin troppo tempo che mi perseguita con le sue grottesche dichiarazioni… SACRIPANT Qu’est-ce qu’elle dit ? SACRIPANTE Ma che cosa sta dicendo? TOTOCHE Il m’a fait passer bien des journées sans fermer l’œil ! … TOTOCHE Mi ha fatto passare tante di quelle giornate senza che potessi chiudere occhio! SACRIPANT Parbleu ! … SACRIPANTE Diamine!… RODOMONTE, sfoderando la sciabola. Sacripante, morirai! TOTOCHE, à Sacripant. Silence. (À Rodomont.) Oui, j’ai mouillé bien des mouchoirs de poche, va ! et c’est pour un pareil histrion que je tromperais l’homme le plus noble, le plus délicat, le plus magnanime, car tu est tout ça, Rodomont ! … et bien d’autres choses encore. TOTOCHE, a Sacripante. Silenzio. (A Rodomonte.) Certo ne ho bagnati di fazzoletti da tasca! E per un istrione simile io dovrei tradire l’uomo più nobile, più delicato, più magnanimo che esista? Giacché tu sei tutto questo, Rodomonte, e molte altre cose ancora. SACRIPANT Je proteste. SACRIPANTE Protesto. RODOMONT Madame ! … RODOMONTE Signora! RODOMONT C’est ton droit… le mien est de t’embrocher. (S’avançant sur lui.) Et je t’embroche. RODOMONTE È un tuo diritto… Io ho quello d’infilzarti. (Avanzando verso di lui.) E ti infilzo. TOTOCHE Maintenant, je puis le dire, je le déteste… Tiens, venge-moi… venge-toi… ou plutôt non, ce n’est pas de ta noble main qu’il doit périr, passe-moi ton sabre et laisse-moi cette âpre volupté de me faire justice à moi-même. TOTOCHE Ora posso dirlo, lo detesto… Orsù, vendicami… vendicati… anzi no, non è per la tua nobile mano che deve perire, passami la tua sciabola e lasciami l’amaro piacere di farmi giustizia da sola. Scène 9 RODOMONT, SACRIPANT, TOTOCHE. Scena 9 RODOMONTE, SACRIPANTE, TOTOCHE. TOTOCHE, voyant la scène. Grand Dieu ! TOTOCHE, vedendo la scena. Gran Dio! RODOMONT Voilà un bon mouvement, Angélina. (Lui tendant le sabre.) Eh bien soit… à vous l’honneur ! … RODOMONTE Questo è un bel gesto, Angelina. (Le tende la sciabola.) Ebbene, sia… a voi l’onore! RODOMONT, apercevant Totoche. Ma femme… en sauteuse ! … c’est complet ! RODOMONTE, scorgendo Totoche. Mia moglie… la civetta! Ci siamo tutti! 124 125 TOTOCHE, prenant le sabre. Merci ! (Avec amour.) Oh ! vous avez raison d’avoir confiance en moi… (Courant vivement à Sacripant et lui donnant le sabre.) Tiens ! il est sans armes… en voici une… débarrasse-moi de lui… il y a assez longtemps qu’il nous gêne ! … TOTOCHE, prendendo la sciabola. Grazie! (Con amore.) Oh! fate bene a fidarvi di me… (Corre verso Sacripante e gli porge la sciabola.) Tieni! Non ha armi… eccone una, toglimelo dai piedi… è fin troppo tempo che ci ostacola!… Scène 10 RODOMONT, SACRIPANT, TOTOCHE, ROLAND, AMADIS, LANCELOT, RENAUD, OGIER, MERLIN, MÉLUSINE, Les Dames, Paysans et Paysannes, puis MÉDOR et ANGÉLIQUE. Scena 10 RODOMONTE, SACRIPANTE, TOTOCHE, ORLANDO, AMADIGI, LANCILLOTTO, RINALDO, OGIER, MERLINO, MELUSINA, Dame, Contadini e Contadine, poi MEDORO e ANGELICA. RODOMONT, anéanti. Je suis refait ! … RODOMONTE, annichilito. Me l’ha fatta! N° 17 – CHŒUR N. 17 – CORO SACRIPANT, joyeux. À la bonne heure ! … SACRIPANTE, gioiosamente. Alla buon’ora! TOTOCHE, à Sacripant. Mais va donc ! TOTOCHE, a Sacripante. Orsù, muoviti! RODOMONT, vivement. Je proteste. RODOMONTE, vivamente. Protesto. SACRIPANT C’est ton droit ! le mien est de t’embrocher, et je t’embroche ! … SACRIPANTE È un tuo diritto… io ho quello d’infilzarti, e ti infilzo! RODOMONT Un instant… je demande à parlementer… Sacripant, tu as sapé ma réputation, tu as sapé mon bonheur… tu as tout sapé… mais l’existence de ton maître est sacrée. RODOMONTE Un momento, chiedo di parlamentare! Sacripante, hai distrutto la mia reputazione, hai distrutto la mia felicità… hai distrutto tutto… ma la vita del tuo signore è sacra. SACRIPANT Rien n’est sacré pour un… (Totoche lui impose silence.) SACRIPANTE Nulla è sacro per un… (Totoche gli impone il silenzio.) RODOMONT Transigeons… je suis le plus faible… transigeons… J’en ai assez de cette existence… la grandeur ne m’a offert que des déboires… je vais donner ma démission… Le mariage ne m’a procuré que des ennuis… je divorcerai… Mes vassaux, mon castel, ma femme… je te fais un bloc du tout, et je te cède mon fonds, moyennant une pension de retraite de douze cents francs… Ça te va-t-il ? RODOMONTE Scendiamo a patti… io sono il più debole… scendiamo a patti. Ne ho abbastanza di questa vita. La grandezza non mi ha dato altro che dispiaceri: darò le dimissioni. Il matrimonio non mi ha creato altro che grattacapi: divorzierò. I miei vassalli, il castello, mia moglie… ti cedo il mio fondo in blocco in cambio di una pensione di dodicimila franchi: ti sta bene? SACRIPANT Ça me va… (Lui tendant les basques de son vêtement.) Baise mon pan… SACRIPANTE Accetto. (Gli tende le falde del suo abito.) Baciane i lembi… RODOMONT J’aime mieux ça… j’élèverai des vers à soie… ce sera ma consolation. RODOMONTE Sono più contento così. Alleverò bachi da seta… sarà la mia consolazione. 126 Amis, accourons en ces lieux, Où pour nous le plaisir s’apprête. Déjà ce château merveilleux Retentit du bruit de la fête. Amici, orsù, accorriamo dove il piacer ci attende. Già nel castel risuonano gli echi della festa. ROLAND, entrant par la droite. Impossible de rejoindre Angélique… ORLANDO, entrando da destra. Impossibile raggiungere Angelica… MERLIN, accourant par le fond. Monseigneur ! monseigneur… voici votre fille qui s’avance au bras de Roland… MERLINO, accorrendo dal fondo. Monsignore! Monsignore!… Ecco vostra figlia che s’avanza al braccio di Orlando. ROLAND, stupéfait. À mon bras… comment ? ORLANDO, stupefatto. Al mio braccio… ma come? MERLIN Hein ! … Mais je viens de vous voir là-bas, en chevalier… avec votre casque… et tenez, tenez… vous voilà ! MERLINO Ehi! Ma vi ho appena visto laggiù, vestito da cavaliere, con l’elmo… e invece eccovi qui! ROLAND C’est trop fort ! ORLANDO Questa è bella! RODOMONT Quel est donc ce Roland de contrebande ? RODOMONTE Ma chi è dunque quell’Orlando fasullo? MÉLUSINE Vous allez le savoir… regardez ! … (Elle ôte le casque à Médor.) MELUSINA Ora lo saprete… guardate! (Toglie l’elmo a Medoro.) TOTOCHE, RODOMONT et SACRIPANT Le Ménestrel ! … TOTOCHE, RODOMONTE e SACRIPANTE Il menestrello! ANGÉLIQUE Oui, le Ménestrel, mon époux ! ANGELICA Sì, il menestrello, mio marito! MÉDOR Les quinze jours sont écoulés ! … mon vœu est accompli… et si quelqu’un veut me disputer ma femme… qu’il s’avance ! MEDORO I quindici giorni sono passati! Ho compiuto il mio voto… e se qualcuno vuole contendermi mia moglie… che si faccia avanti! ROLAND, furieux. Ah ! il faut que je fasse un malheur… Mélusine, je vous épouse… ORLANDO, furioso. Ah! Devo fare uno sproposito… Melusina, vi sposo! TOTOCHE Allons, c’est d’un noble chevalier ! … TOTOCHE Be’, è cosa degna di un cavaliere! 127 N° 18 – FINAL N.18 – FINALE RODOMONT Pour notre fille à marier, (Aventure fantasque) RODOMONTE Per nostra figlia in età da marito, (Avventura fantastica) SACRIPANT et TOTOCHE Le bonheur veut qu’au chevalier On ait soustrait son casque. SACRIPANTE e TOTOCHE Felicità vuol che il cavaliere si sia tolto l’elmo. ANGÉLIQUE et MÉDOR Or ceci prouve encore un coup Que s’il est dans la vie… ANGELICA e MEDORO Questo prova una volta ancora che se nella vita c’è una cosa… MÉLUSINE et ROLAND Une chose qui mène à tout C’est la chevalerie ! MELUSINA e ORLANDO Che arriva a tutto, è la cavalleria! LES CHEVALIERS Jamais plus joli métier Ne fut dans le monde Que celui de chevalier De la table ronde. I CAVALIERI Mai vi fu mestiere più bello al mondo di quel di cavaliere della Tavola Rotonda! TOUS Jamais plus joli métier, Ne fut dans le monde Que celui de cheval, Que celui de chevalier, De la table ronde. TUTTI Mai vi fu mestiere più bello al mondo di quel di cavallo di quel di cavaliere della Tavola Rotonda! ANGÉLIQUE Un ! ANGELICA Uno! MÉDOR Deux ! MEDORO Due! TOTOCHE Trois ! TOTOCHE Tre! SACRIPANT Quatre ! SACRIPANTE Quattro! MÉLUSINE Cinq ! MELUSINA Cinque! ROLAND Six ! ORLANDO Sei! FLEUR-DE-NEIGE Sept ! FLEUR-DE-NEIGE Sette! 128 OGIER Huit ! OGIER Otto! TOUS Neuf ! dix ! Laïtou laïtou trou la la la ! TUTTI Nove! Dieci! Laitù laitù trullallà! Note Merlino usa il termine loch, che significa «pozione che si beve a piccoli sorsi». La parola, di origine araba (looch), indicava propriamente un espettorante di consistenza densa e sciropposa. (N. d. T.) 1 2 Il tripoli (dal nome della città della Libia in cui se ne trovava in quantità) o diatomite, o farina fossile, è una roccia sedimentaria silicea che ha vari usi, tra cui quello di abrasivo per pulire i metalli. (N. d. T.) 129 il Palazzetto Bru Zane Centre de musique romantique française Il Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française ha la vocazione di promuovere la riscoperta e la diffusione internazionale del patrimonio musicale francese del grande Ottocento (1780-1920). Il centro, che è stato inaugurato nel 2009 e ha sede a Venezia in un palazzo del 1695 appositamente restaurato per ospitarlo, è una realizzazione della Fondation Bru. Esso si è assunto l’impegno di studiare e proporre all’ascolto un intero settore della produzione musicale francese, dalla più intima alla più popolare, offrendo così su questo repertorio uno sguardo nuovo, che va oltre le norme estetiche sancite agli inizi del Novecento. Al Palazzetto Bru Zane è stato assegnato nel 2014 il Premio Speciale della Critica Musicale Abbiati per i concerti prodotti a Venezia, in Italia e all’estero. Per conseguire le proprie finalità il Palazzetto Bru Zane svolge numerose attività complementari: • La produzione di concerti e di spettacoli presentati a Venezia nel corso di una stagione che alterna eventi musicali e conferenze, a Parigi nel giugno di ogni anno in occasione del Festival Palazzetto Bru Zane, e in giro per il mondo in partenariato con numerose sale da concerto e festival. • La produzione e la pubblicazione di registrazioni che fissano l’esito artistico dei progetti sviluppati: tre collane di libri con CD, «Prix de Rome», «Opéra français», «Portraits», e numerosi partenariati con case discografiche terze. • Il coordinamento di cantieri di ricerca in collaborazione con musicologi, istituzioni internazionali e discendenti di compositori dell’Ottocento. • La catalogazione e la digitalizzazione di fondi documentari e di archivi pubblici o privati afferenti al repertorio che si intende promuovere: fondo musicale di Villa Medici, livrets de mise en scène della Bibliothèque historique de la Ville de Paris, archivi Pleyel/Érard/Gaveau della Cité de la musique, archivi privati legati al violinista Pierre Baillot… • L’organizzazione di convegni in collaborazione con diversi partner: Centro Studi Opera Omnia Luigi Boccherini, Bibliothèque nationale de France, Opéra Comique, Conservatoire national supérieur de danse et de musique de Paris, CNRS… • La pubblicazione di partiture inedite e di una collana di volumi in coedizione con Actes Sud: opere collettive, saggi musicologici, atti di convegni, scritti ottocenteschi e libri tascabili. Le Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française a pour vocation de favoriser la redécouverte et le rayonnement international du patrimoine musical français du grand XIXe siècle (1780-1920). Installé à Venise dans un palais de 1695 restauré spécifiquement pour l’abriter, ce centre, inauguré en 2009, est une réalisation de la Fondation Bru. Du plus intime au plus populaire, c’est un pan entier de la production musicale française qu’il se charge d’étudier et de faire entendre, proposant ainsi un nouveau regard sur ce répertoire, dépassant les normes esthétiques établies au début du XXe siècle. Afin de mener à bien sa mission, le Palazzetto Bru Zane développe de nombreuses actions complémentaires : • La production de concerts et de spectacles présentés à Venise – au sein d’une saison alternant événements musicaux et conférences –, à Paris – chaque année au mois de juin dans le cadre du Festival Palazzetto Bru Zane – et dans le monde entier, en partenariat avec de nombreuses salles et festivals. • La production et la publication d’enregistrements qui fixent l’aboutissement artistique des projets développés : trois collections de livres-disques, « Prix de Rome », « Opéra français » et « Portraits » et de nombreux partenariats avec des labels tiers. • La coordination de chantiers de recherche en collaboration avec des musicologues, des institutions internationales et des descendants de compositeurs du XIXe siècle. • Le catalogage et la numérisation de fonds documentaires et d’archives publiques ou privées en lien avec le répertoire défendu : fonds musical de la Villa Médicis, livrets de mise en scène de la Bibliothèque historique de la Ville de Paris, archives Pleyel/Érard/Gaveau de la Cité de la musique, archives privées liées au violoniste Pierre Baillot… • L’organisation de colloques en collaboration avec différents partenaires : Centro Studi Opera Omnia Luigi Boccherini, Bibliothèque nationale de France, Opéra Comique, Conservatoire national supérieur de danse et de musique de Paris, CNRS… • La réalisation de partitions inédites et la publication d’une collection de livres en coédition avec Actes Sud − ouvrages collectifs, essais musicologiques, actes de colloques, écrits du XIXe siècle ou livres de poche. • La messa a disposizione di risorse digitali sulla musica romantica francese attraverso la banca dati bruzanemediabase.com. • La mise à disposition de ressources numériques sur la musique romantique française via la base de données bruzanemediabase.com. • Attività di formazione dirette a giovani musicisti professionisti mediante l’organizzazione di masterclass con la Jeune Orchestre Atlantique (prassi esecutiva su strumenti antichi) e nell’ambito dell’Académie Ravel (interpretazione del repertorio lirico e cameristico). • Des actions de formation à destination de jeunes musiciens professionnels grâce à l’organisation de master-classes avec le Jeune Orchestre Atlantique (démarche d’interprétation sur instruments anciens) et au sein de l’Académie Ravel (interprétation du répertoire chambriste et lyrique). • L’assegnazione di Prix Palazzetto Bru Zane nell’ambito di concorsi internazionali, come riconoscimento all’interpretazione di opere rare del repertorio romantico francese (Concorso internazionale di musica da camera di Lione). • L’attribution de Prix Palazzetto Bru Zane dans le cadre de concours internationaux afin de récompenser l’interprétation d’œuvres rares du répertoire romantique français (Concours international de musique de chambre de Lyon). • Attività rivolte al pubblico più giovane attraverso il programma Romantici in erba, in collegamento con le scuole dell’infanzia e primarie del Veneto, e un ciclo di concerti per le famiglie a Venezia. • Des actions en direction du jeune public grâce au programme Romantici in erba, en lien avec les écoles maternelles et primaires de la Vénétie, et à un cycle de concerts pour les familles à Venise. The Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française was created with the aim of promoting the rediscovery of the French musical heritage of the years 1780-1920 and obtaining for that repertoire the international recognition that it deserves. Housed in a Venetian palazzo dating from 1695 (specially restored for the purpose), the Centre was inaugurated in 2009. It is one of the achievements of the Fondation Bru. From little or unknown pieces to the most popular works, the Centre undertakes to study and present a whole section of the French musical output, shedding new light on this repertoire and moving beyond the aesthetic norms established in the early twentieth century. The Palazzetto Bru Zane develops many complementary actions as part of its mission: • The production of concerts and stage performances; these are presented in Venice (season of musical events and talks), Paris (the Palazzetto Bru Zane Festival, held in June each year) and, in partnership, at many venues worldwide. • The production and release of sound recordings, relating to current projects. These include three series of book + CD sets (‘Prix de Rome’, ‘Opéra français’ and ‘Portraits’) and numerous partnerships with third-party labels. • The coordination of research projects in collaboration with musicologists, international institutions and descendants of nineteenth-century composers. • The cataloguing and digitisation of documentary collections and public or private archives relating to the French Romantic repertoire: the music collection of the Villa Medici, the staging manuals belonging to the Bibliothèque Historique de la Ville de Paris, the Pleyel/Érard/Gaveau archives at the Cité de la Musique in Paris, private archives concerning the violinist Pierre Baillot; etc. • The organisation each year of (about ten) symposia in collaboration with various partners: Centro Studi Boccherini (Lucca), Bibliothèque Nationale de France, Opéra Comique, Paris Conservatoire (CNSMD), French National Centre for Scientific Research (CNRS), etc. • The preparation of previously unpublished scores and the publication in collaboration with Actes Sud of a series of books: collective works, essays, symposia proceedings, nineteenth-century writings, paperbacks. • The provision of digital resources: bruzanemediabase.com • Training sessions for young professional musicians: organisation of master-classes with the Jeune Orchestre Atlantique (an approach to performance on period instruments) and at the Académie Ravel in Saint-Jean-de-Luz (performance of the chamber opera repertoire). • Awarding of the Palazzetto Bru Zane Prize for the performance of rare works of the French Romantic repertoire (Lyon International Chamber Music Competition). • Actions aimed at young audiences: through the Romantici in erba programme, in collaboration with nursery and primary schools in Veneto, and a series of family concerts in Venice. a proposito degli CHEVALIERs Un CD in vendita esclusivamente dopo le rappresentazioni Estratti dell’operetta compagnie Les Brigands Christophe Grapperon 10 euro Produzione Palazzetto Bru Zane Hervé par lui-même Scritti del padre dell’operetta a cura di Pascal Blanchet Non basta inventare un genere musicale per raggiungere l’immortalità. Hervé rappresenta la crudele dimostrazione di questo assioma. Il presente volumetto in francese si propone di ravvivare l’interesse per il vero padre dell’operetta. 9,50 euro Collana Actes Sud / Palazzetto Bru Zane Palazzetto Bru Zane Centre de musique romantique française San Polo 2368 30125 Venezia [email protected] BRU-ZANE.COM