SOMMARIO
Vesprino Magazine
Calendario 2011: Giugno
Antonella Saverino
A Carmelo Fucarino
il Premio Socialità e Cultura
Editoriale di Giugno
Care Amiche e Cari Amici, si sente già
l’aria della vacanza o anche soltanto di
tempo libero, perciò andiamo in libreria a fare rifornimento di libri. Considerata la velocità dei nostri tempi e
l’atmosfera un po’ preoccupante che
aleggia sulle notizie di cronaca che cosa
c’è di meglio di un classico? Quello che
rende un libro o un autore un classico è
il fatto che, rileggendo riga dopo riga, rivela sempre cose nuove e riesce a stabiGabriella Maggio
lire con il lettore un rapporto tanto forte
da diventare il “suo” libro o il “suo” autore. E non fa differenza se
si tratta di testi antichi o moderni , di Gustave Flaubert o di Philip Roth. I classici hanno un pregio indiscusso, parlano di attualità
mentre danno l’impressione che l’attualità sia soltanto un rumore
di fondo, sebbene indispensabile, cosicché quando poi leggiamo
un’opera di attualità essi costituiscono un rumore di fondo che ci
aiuta a comprenderla meglio.
XI ed. Giuseppe D’Alessandro
Attilio Carioti
La giornata mondiale dell’ambiente
Gabriella Maggio
Lucia o della pazzia d’amore
Carmelo Fucarino
Tra arte e cultura
al loggiato di Palazzo Mazzarino
Carmelo Fucarino
Andromaca e Filottete
protagonisti della tragedia
greca tra emarginazione
e riscatto sociale
Daniela Scimeca
Una Patente di approdo
Renata De De Simone
Bloc-notes da Siracusa
per gli amici del Lions Vespri
Carmelo Fucarino
La rivincita della lingua
Gabriella Maggio
Esordio narrativo
Visita > Leggi
Commenta > Collabora > Scrivi
della pittrice Rosa Maria Ponte
Gabriella Maggio
Tramonto del libro?
Tommaso Aiello
Natale Caronia
VesprinoMagazine
incontriamoci in rete
lionspalermodeivespri.wordpress.com
propone di riflettere su:
Natale Caronia
Giornata mondiale del rifugiato
Gabriella Maggio
Nel Centocinquantesimo
Hanno Partecipato a questo numero:
Anniversario dell’unità d’Italia
Giuseppina Cuccio
Le ricette letterarie di Marinella
Marinella
Viaggiatori stranieri in sicilia
Daniela Crispo
Tommaso Aiello
Gabriella Maggio
Attilio Carioti
Marinella
Natale Caronia
Valentina Mirabella
Daniela Crispo
Raffaello Piraino
Opere poetiche
Giuseppina Cuccio
Gianfranco Romagnoli
sulla morte di Atahualpa
Gianfranco Romagnoli
Carmelo Fucarino
Daniela Scimeca
Il club palermo dei vespri in trasferta
Attilio Carioti
Comitato di redazione:
Gabriella Maggio (Direttore)
Mimmo Caruso • Renata De Simone
Carmelo Fucarino • Francesco Paolo Scalia
Glossario della biancheria intima
2
Calze ( III parte)
Raffaello Piraino
Con l’occhio dei bambini
Gabriella Maggio
Lions Club
CALENDARIO 2011: GIUGNO
L
di Antonella Saverino
notizia volevo far sapere che la donazione degli arredi
didattici acquistati con il ricavato del calendario alla
Città dei ragazzi verrà fatta a settembre con l’inizio
del nuovo anno scolastico.
Ringrazio i nostri soci che hanno divulgato e promosso
il calendario:Toto Pensabene , Maria di Francesco,
Gianni Ammirata,Lucina Gandolfo, Rosa e Giuseppe
Gelardi e Gabriella Maggio che ne ha dato mensilmente visibilità nel blog.
Ed ancora un grazie al Sindaco di
Palermo, Diego Cammarata, all’Assessore della Pubblica Istruzione dott.ssa Grisafi, alla dott.ssa
Licia Romano e Cecilia Villanova.
Al Presidente di Confindustria
dott.re .A. Albanese e alla Dott.ssa
Alessia Bivona ed a tutte le Autorità civili e militari della NOSTRA
CITTà.
unedì 21 giugno ’11 a Roma presso il Ministero della Pubblica Istruzione , il Ministro
dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca,
Mariastella Gelmini e il presidente del Coni
Giovanni Petrucci hanno inaugurato la giornata W lo
sport! Nel corso della conferenza stampa sono stati presentati alcuni dei migliori progetti per l’attività sportiva a scuola realizzati dagli istituti, con l’obiettivo di
promuovere tra gli studenti i valori più autentici dello
sport: la lealtà e la correttezza, il
rispetto dell’avversario e lo spirito
agonistico, la costanza e la determinazione. In questa occasione i
miei alunni dell’I.C. G.Falcone
hanno consegnato il calendario
2011, realizzato con la D.D. Trinacria- Garzilli e promosso dal
nostro Lions Club Palermo dei
Vespri. Nel comunicare questa
A Carmelo Fucarino il Premio Socialità e Cultura
XI ed. Giuseppe D’Alessandro
di Attilio Carioti
Il 24 giugno 2011, nel Palazzo
Aragona Cutò di Bagheria,
Carmelo Fucarino, socio del
Lions Club Palermo dei
Vespri, ha ricevuto, il
PREMIO SOCIALITA’ E
CULTURA, XI ed.
Giuseppe D’Alessandro, per la
raccolta di poesie PERCORSI
DI LABIRINTO, ed. Thule.
Il riconoscimento, assegnato
dal Circolo
Culturale Giacomo
Giardina premia
ogni anno figure
eminenti
nell’ambito
letterario,
scientifico, storico,
socio-culturale.
3
Lions Club
La giornata mondiale dell’ambiente
O
di Gabriella Maggio
gni anno, dal 1972, il 5 giugno si celebra in
tutto il mondo la GIORNATA MONDIALE DELL’AMBIENTE , istituita dall’O.N.U. per ricordare la Conferenza di
Stoccolma sull’ambiente Umano. La Giornata vuole
rappresentare un’ occasione per spronare tutti ad agire
nell’ambiente in maniera tale da garantire alla nostra
generazione, ma anche a quelle future, di usufruire dell'importante ruolo benefico svolto dalle foreste. In Italia
la superficie forestale è aumentata di circa il 20% negli
ultimi decenni. "Un aumento che - sottolinea la Coldiretti - è stato accompagnato dalla moltiplicazione della
presenza di animali a rischio di estinzione a partire dal
lupo ma anche altri animali selvatici come cervi e cinghiali". Quest’anno l’India è la protagonista della
GIORNATA perché urbanizzazione incontrollata, industrializzazione, intensificazione massiccia dell'agricoltura rappresentano le principali sfide legate alla
crescita della sua popolazione, ormai giunta a quota 1,2
miliardi di abitanti. Le conseguenze sono i cambiamenti
climatici e la perdita delle risorse idriche. "Non c'é nes-
sun paese nel mondo - afferma Jairam Ramesh, ministro per l'Ambiente e le foreste - che sia così vulnerabile
ai cambiamenti climatici, su tanti fronti, come lo è l'India. Questo rende necessario per noi di avere valutazioni scientifiche sull'impatto dei cambiamenti
climatici". Nella Giornata mondiale dell'Ambiente si
parla anche della tigre del Bengala, uno dei simboli dell'India, sempre più minacciata, la sua popolazione è
crollata del 60% negli ultimi dieci anni, minacciata dalla
deforestazione, dal bracconaggio illegale, per la sua
pelle e per uso 'medicinale'. Il Wwf ricorda che la distruzione di foreste a causa del taglio e/ o della loro trasformazione in terreni agricoli provoca il rilascio di
enormi quantità di CO2 e altri gas serra nell'atmosfera:
"la deforestazione è responsabile globalmente del 15%
di tutte le emissioni di gas serra, perderle significa sottrarre uno dei più grandi 'serbatoi' di CO2. Se non si
interviene subito la perdita globale di foreste - conclude
l'associazione - sarà pari a oltre 230 milioni di ettari (più
della superficie della Groenlandia), che potrebbero
scomparire entro il 2050
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Teatro
Lucia o della pazzia d’amore
U
di Carmelo Fucarino
na serata eccezionale al teatro
Massimo al gran pieno e con
una valanga di applausi deliranti da parte degli ammiratori. La Lucia è certamente un’opera che
coinvolge e trascina per la drammaticità
dell’amore contrastato e folle. William Orlandi, scenografo di grande esperienza, ha
voluto ricreare la cupa atmosfera della Scozia ai tempi
della regina Anna (1702-1714), il tenebroso castello del romanzo storico nero di Walter Scott, La Sposa di Lammermoor (The Bride of Lammermoor), pubblicato nel
1819 nella terza serie dei Tales of my Landlord assieme
ad A Legend of Montrose. Secondo Scott, si trattava di un
episodio realmente accaduto nella famiglia scozzese dei
Dalrymple. Difficile verificare l’asserzione. Quel che è
certo, la peripezia, già narrata nel romanzo alessandrino,
riviveva nella discordia dei Capuleti e dei Montecchi
(Dante, Purg. VI, 105) e dell’infelice fanciulla Giulietta. Poi
da Bandello (1554), in numerose traduzioni, era approdata
alla lacrimevole versione shakespeariana (1594-97). Sul
racconto di Scott alcuni anni dopo (1835) il più grande e
geniale poeta di opera italiano (il Trovatore di Verdi fu l’ultima prova prima di morire), il napoletano Salvatore Cammarano, preparò i fluidi ed elegiaci versi per il bergamasco
Gaetano Donizetti (1797-1848), che ne fece l’opera sua più
celebre e psicologicamente complessa. Rappresentata in
prima assoluta al San Carlo di Napoli il 26 settembre 1835
con Fanny Tacchinardi, ebbe una edizione francese al
Théâtre de la Renaissance di Parigi nel 1839.
Dalla tragedia degli equivoci che aveva intrecciato i destini
di Romeo e della bambina Giulietta, burlati da un contrattempo, si è passati al dolo per l’egoismo del fratello che vuol
preservare la sua posizione sociale per mezzo del consueto
matrimonio d’interesse attraverso il sacrificio della sorella.
Ma c’è qualcos’altro che rende Lucia un personaggio
nuovo, la catastrofe amorosa della pazzia che era stata esclusiva prerogativa maschile, dal celebre sconvolgimento di
Eracle fino alla furia che tutto travolge dell’Orlando ariostesco. Diversa pure dalla Fedra classica che tramava lucidamente la vendetta. Non sarà il caso a chiudere la vita di
Lucia, ma un’allucinata lettura di falsi eventi, il tradimento
nella falsa lettera, la rivelazione del matrimonio. La scena
della pazzia è la pagina più originale e sublime, altamente
tragica del teatro universale. Ancora più tragica perché appare quasi un’angosciosa premonizione del destino dell’autore che, rinchiuso nel manicomio di Ivry, ne uscì solo
qualche mese prima della morte, per quel tarlo oscuro della
sifilide che lo corrose a soli cinquantuno
anni nel pieno della sua instancabile e vorticosa attività.
Straordinario l’Enrico, il baritono Nicola
Alaimo, giovane (del 1978) e di grande
esperienza teatrale, ovazioni deliranti e
lunghissime per il soprano Désirée Rancatore, che, si può dire, giocavano in casa.
Dal debutto a Salisburgo, al Covent Garden, alla riapertura
della Scala, la ragazza di Palermo (del 1977) vi ritorna con
un suo cavallo di battaglia, la Lucia che dopo l’interpretazione al teatro Donizetti di Bergamo nella stagione 2006-07,
la ha visto nei teatri di Oviedo, Bologna e Zurigo. Perciò
l’Edgardo del pur bravo tenore Giuseppe Gipali ha potuto
raccogliere le briciole, come pure il Raimondo del pur credibile basso Deyan Vatchkov.
D’altronde Lucia è il personaggio sempre imperante sulla
scena a cominciare dalla cavatina Regnava nel silenzio, poi
nel duetto con Edgardo Sulla tomba che rinserra, in quello
con Enrico Il pallor funesto, fino al vorticoso sestetto Chi
mi frena in tal momento! Gigantesca la sua personalità nella
complessa “Scena ed Aria” della follia, con la lunga cadenza
del flauto. Comincia con il recitativo in do minore ed aria
Eccola! [...] Il dolce suono / Mi colpì di sua voce, si consola
nel Larghetto del Cantabile Ardon gl'incensi [...] Alfin son
tua, si solleva nell’Allegro del tempo di mezzo S'avanza Enrico, chiude nello svanimento del Moderato della cabaletta
Spargi d'amaro pianto. C’è qualcuno che si ricorda della
bellissima Anna Moffo nelle vesti di Lucia?
Il direttore Stefano Ranzani ha colto lo spirito della musica
di Donizetti e la sua furia tragica che in certe parti preparava la passionalità del romanticismo e di Verdi, in altre riprendeva certi fraseggi rossiniani (su invito di Rossini scrisse
il Marin Faliero per il Théâtre des Italiens di Parigi), in qualche atmosfera la malinconia di Bellini, il caro amico per il
quale scrisse la Messa da Requiem. Sempre attenta e misurata la coreografia di Luciano Cannito.
In questa orrenda tragedia, mi si perdoni, diventa comica
una incauta innovazione scenica. Passi che nella scena finale Edgardo si spari un colpo di pistola (nel libretto «trae
rapidamente un pugnale e se lo immerge nel cuore»), ma
come si fa a sanare l’aporia di Enrico ed Edgardo armati di
pistola, in mezzo ai cavalieri armati di archibugi, mentre
Raimondo implora in nome di Dio: «deponete l’ira e il
brando» (Atto I, scena VI, tempo di mezzo). Era proprio
scenicamente più efficace il colpo di pistola?
(foto per gentile concessione dell’Ufficio stampa del Teatro
Massimo)
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Teatro
Tra arte e cultura
al loggiato di Palazzo Mazzarino
di Carmelo Fucarino
O
ltre quel portone, che raramente si spalancava a sguardi estranei, si spingevano
i miei occhi negli anni della mia giovinezza, quando abitavo di fronte al Collegio S. Rocco. Poca parte si intravedeva del cortile,
che lasciava solo fantasie di cavalli e di pompose carrozze, di dame dai gonfi vestiti e di candide o bionde
parrucche. Ed era rimasta quella corte nel fascino
del mistero, la certezza delle cavallerizze a pian terreno, delle sale da ballo al piano nobile.
Perciò varcare quella soglia è stato per me un tuffo
al cuore, nell’illusione di antiche visioni. E la realtà
del cortile, con le mura spoglie, la galleria intorno,
sorretta ora da colonne, ora da pilastri, l’asimmetria della prospettiva, sul lato destro entrando tutta
una vetrata che lascia intravedere due stucchi che
coprono il muro, di fronte il loggiato con colonne,
le maestose porte a pianterreno, probabilmente
delle stalle, tutto mi ha lasciato un po’ deluso.
Anche l’atrio tappezzato di sedie di plastica, tutte
uguali e ben ordinate, ha acquistato una diversa fisionomia, il luogo non luogo della cultura delle
pubbliche perfomance. Anche la pedana mi è sembrata fuori posto. Comprendo comunque che per
chi non lo ha vissuto nell’immaginazione, il luogo
può riservare sempre le sue suggestioni.
La prima parte. Sul palco due sedie e l’incontro
con l’autore in trasferta. La padrona di casa del salotto con la sua consueta verve e le sue domande a
provocare risposte, la brava Gabriella Maggio.
L’autore uno scrittore sui generis, pilota in cassa integrazione con “16.000 ore di volo”, autore della
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Teatro
Tra arte e cultura al loggiato di Palazzo Mazzarino
sezione consigli di volo del dismesso inserto Viaggi
di La repubblica, diventati libro, Allacciate le cinture – I segreti del volo raccontati da un pilota,
edito da Einaudi, e titolare in rete di un Manuale
di volo. Portale di cultura aeronautica. Il dialogo si
è svolto con molta naturalezza e le risposte sono
riuscite a togliere almeno un tipo concreto di
“paura di volare”, rassicurando tutti sul “punto di
non ritorno” o sulla paura degli Ufo. Tanta fortuna
al genere letterario.
Seconda parte. Onore al merito a questo eccezionale gruppo di undici strumentisti d’archi, gli eccezionali tre primi violini, che hanno trovato giusto
contrappunto con i tre secondi, le due viole e i due
violoncelli e il contrabbasso, ben amalgamati e
concordi, un fortunato gruppo di archi, Gliarchiensemble. Diciamo giovanissimi sia di età sia di
creazione e attività (2005 a Bologna), ma ricco di
tappe, da Sydney ad Hammamet, dalla Svizzera all’America latina. Peccato che non erano presenti i
due loro due dischi.
La scelta del programma è stata esemplare, perché
ha dato al pubblico la possibilità di seguire lo sviluppo della musica per archi (si osservi le date di
vita degli autori) Ad apertura piccola e deliziosa,
quasi un concerto da camera, la sinfonia per archi
in mi maggiore di Antonio Vivaldi (1678-1742),
quando il genere era ancora in fasce e la struttura
non aveva assunto la forma imposta da Mozart e
poi arricchita e portata all’esplosione con la celebre
Nona, dove i quattro tempi e la grandiosa orchestra non bastarono più ed esplose la voce corale nel
celebre An die Freude (Inno alla gioia) di Friedrich
Schillder di (l’appello, ora inno europeo, O
Freunde, nicht diese Töne ! /Sondern laßt uns angenehmere anstimmen / und freudenvollere ! ). A
seguire, la prima sinfonia (1759) di Franz Joseph
Haydn (1732-1809), ancora in soli tre tempi, la
prima prova dell’autore, un Presto, in cui le viole
esprimono la loro autonomia, seguito da un Andante in sol maggiore e dal Presto di ripresa. Poi la
Sinfonia n. 10 in si minore per archi, MWV n. 10
(18 maggio 1823) di Felix Mendelssohn-Bartholdy
(1809-1847), del quale il classico Goethe volto al
romanticismo disse: «Ho ancora molto da imparare da te e dal tuo talento». Evidente è nella partitura l’insegnamento della tradizione classica
mozartiana e la presenza ancora della forma sonata, lo sviluppo addirittura in soli due tempi, un
Adagio iniziale, meditativo e cantabile, al quale si
oppone il brillante Allegro, spigliato e sicuro.
Che dire della seconda parte del concerto con il genere diverso della serenata da camera, la famosissima Serenata per archi in Mi maggiore, Op. 22,
del ceco Antonin Dvořák (1841-1904), composta
in sole due settimane nel maggio 1875? Essa aveva
tutti i titoli per dimostrare la bravura orchestrale
degli interpreti e per mandare in delirio il pubblico
di gusti eterogenei. Si sviluppa nella canonica tripartizione A-B-A (mi coinvolge il richiamo alla tripartizione stesicorea, adottata dai cori del teatro
greco, con strophé, antistrophé, epodos) del Moderato iniziale, cantabile, del Tempo di Valse tessuto su un walzer lento, dell’umorismo dello
Scherzo: Vivace, la forma lirica e nostalgica del
Larghetto, per concludere nella forma sonata esuberante e travolgente del Finale: Allegro vivace.
Scelte ed esecuzione veramente esemplari, degnamente concluse dall’entusiasmante prova di raffinatezza stilistica e di preziosismo con il
famosissimo tema del bis.
Tutto in nome del service del Lions Club Palermo
dei Vespri con una finalità in sintonia con il programma della serata, il recupero e il restauro di
sculture di un’opera d’arte preziosa e abbandonata,
la chiesa di San Matteo al Cassaro.
7
Teatro
Andromaca e Filottete protagonisti della tragedia
greca tra emarginazione e riscatto sociale
di Daniela Scimeca
A
ndromaca e Filottete sono i protagonisti
di quest’anno, in occasione del XLVII
ciclo di rappresentazioni classiche nel
meraviglioso contesto del teatro greco
di Siracusa.
Nell’azione drammatica, Andromaca e Filottete
sono emarginati dalla società, l’una principessaschiava donata a Neottolemo come bottino di
guerra, l’altro eroe e combattente valoroso abbandonato dai compagni a causa di una ferita che lo
rende inabile alla guerra. Andromaca si presenta
all’inizio della scena come una donna forte ed
equilibrata che ha saputo accettare la sua condizione con rassegnazione, in lei sono riconoscibili
virtù e saggezza che vengono immediatamente
contrapposte alla fragilità e all’impulsività di Ermione, sposa ufficiale di Neottolemo.
La differenza tra le due donne che si contendono
lo stesso uomo viene sviscerata appieno in un animato dialogo tra le due fatto di punti di vista differenti e accuse reciproche. Andromaca invoca il
buon senso e cerca di tranquillizzare la rivale, il
suo status di straniera infatti le da solo deboli garanzie; Ermione dal canto suo accusa la sua rivale
di utilizzare arti magiche per renderla sterile e accaparrarsi l’amore del marito. Il botta e risposta
continua in un climax ascendente che arriva fino
alle offese più gravi ricordando le vicende di
Elena, madre di Ermione e ciò che da lei è stato
scatenato, prima fra tutti la guerra di Troia. Ma il
tema del doppio talamo e dei diversi aspetti della
femminilità serve a Euripide per introdurre un’altra riflessione: quella sul comando della polis. Portavoce della riflessione è il coro che afferma che il
comando deve essere affidato ad uno e non a due
o più persone, le quali generano sempre confusione e non permettono di governare al meglio.
Euripide prende così le distanze da gruppi estremisti e litigiosi in favore di una politica più oculata
improntata sulla saggezza. L’uccisione di Neottolemo da parte dei delfici libera idealmente le due
donne dai contrasti coniugali e dona loro un di-
8
Teatro
Andromaca e Filottete protagonisti della tragedia greca
tra emarginazione e riscatto sociale
verso uomo per ciascuna affinché possano godere
dell’amore senza gelosie e invidie reciproche.
Filottete porta in campo un altro aspetto del contrasto tra uomo e società. Lui emarginato e abbandonato dai compagni, all’improvviso, per
volere degli dei, diviene indispensabile per il buon
esito della guerra. Egli incarna i panni dell’eroe
tragico che, pur non sapendolo, porta su di se il
peso di un destino che gli darà gloria e onore. Il
suo atteggiamento è altalenante, Filottete oscilla
tra la rabbia per l’essere stato abbandonato e la
rassegnazione di un destino che lo ha relegato ai
margini della società, intrappolato su un’isola. Il
suo conflitto interiore tra sentimenti provati e dovere verso una causa comune lo rende fin troppo
umano e la sua coerenza di fronte agli inganni di
Odisseo e la persuasione di Neottolemo gli conferiscono forza scenica e lo pongono al centro dell’azione. Sofocle contrappone l’opportunistica
dialettica dell’astuto Odisseo all’emarginazione del
diverso che viene allontanato perché si rivela im-
produttivo e inadatto a condividere la vita della società. Ma Sofocle vuol dare un’altra possibilità al
protagonista affidandogli il compito fondamentale
di poter cambiare le sorti della guerra, così quello
stesso emarginato diviene poi indispensabile per la
società stessa che lo aveva relegato ai margini,
tanto che è necessario l’intervento del deus ex machina Eracle che rivelando il destino glorioso che
gli dei hanno riservato a Filottete, dopo tante sofferenze, lo convincerà a salpare e a compiere il volere degli dei e degli uomini. In questa tragedia
non vi sono uccisioni né morti ma solo la consapevolezza che i migliori sono sempre i primi a sacrificarsi per le cause comuni, i più furbi
rimangono vivi e utilizzano le loro capacità a proprio vantaggio, ma nonostante tale ingiustizia si
può comunque sperare nel bene e in un destino
comune a tutti gli uomini. La memoria di uomini
virtuosi come Aiace e Achille rimarrà sempre viva
nella mente dei vivi che di loro si ricorderanno e
da loro prenderanno esempio.
9
Teatro
Una Patente di approdo
di Renata De De Simone
1
4 agosto 1824. Un legno battente bandiera
inglese si accosta al porto di Catania. Dalla
patente di navigazione risulta trattarsi di
nave soggetta a contumacia, ossia di imbarcazione proveniente da luoghi sospettati di essere
contagiosi o che ha avuto contatto con soggetti che
potrebbero essere infetti. Scattano immediati i con-
trolli da parte del Deputato di Salute presente a
Catania; si comincia con l’interrogatorio al comandante dell’imbarcazione:
Costituto
Fatto al Capitano… il dì 14 del Mese di agosto
Anno 1824 ad ore venti
10
Teatro
Signor Capitano dica qual è il suo nome?
Di qual padiglione è coverto il suo legno?
La qualità del suo legno e la portata in tonnellate?
Qual è il nome del legno?
Da dove proviene?
Dica se sia stato in altri luoghi?
Quali sono le mercanzie che porta?
Dove le ha caricate?
Qual è il numero dell’equipaggio?
Dica se ha passeggeri e qual numero?
Ha lasciato persona a bordo e qual è il suo nome
Dica se godevasi perfetta salute nel tempo di sua partenza?
Se nel corso del suo viaggio sia stato visitato da altroBastimento?
Se abbia trovato robba,legno o altro disperso in mare?
Dica se ha goduto e gode perfetta salute con tutto il
suo equipaggio e passeggeri?
Se nella navigazione le è accaduto qualche accidente?
Quali mari ha attraversato nella sua navigazione?
Per quale luogo è diretto?
Quali sono le operazioni che intende fare in questo porto?
Dica se le sono state manifestate le pene che giusta, l’art.1
e 5 del Codice penale Sanitario, vengono inflitte ai colpe
voli di avere asserito il falso nel costituto?
Dica se quanto ha deposto è la verità?
Lo giuri?
Interrogate individualmente le infrascritte persone dell’Equipaggio
hanno risposto come di contro?
Cap. Francis R. Cobb
Inglese
Brigantino tonnellate 127
Rover
Da Trieste
Signor no
Acciaio, olio, cappelli,
vetri, vino
In Trieste
Otto
Signor no
Signor no
Signor si
Signor no
Signor no
Signor si
Signor no
L’Adriatico
Mascali e Rio Janeiro
Consumare la contumacia
Signor si
Signor si
Lo giuro
Essere la verità
Firmato: Francis R.Cobb
Segue il nome dei marinari non essendo presenti passeggeri a bordo.
L’ufficiale Deputato responsabile del procedimento è il Barone di Villermosa.
La Suprema Deputazione Generale di Salute Pubblica fu istituita in Sicilia intorno al 1745 e ne fu a
capo il Pretore di Palermo. Gran parte della materia
sanitaria infatti era demandata alle amministrazioni
locali e già dal 1575 esisteva a Palermo un Magistrato
di Sanità presieduto dal Pretore. In tempi più remoti
ordini e provvedimenti di natura sanitaria venivano
dati dal Viceré attraverso il Tribunale del Real Patri-
monio, mediante Bandi pubblici e ordini impartiti ai
funzionari locali. In particolare era affidato alle Secrezie e Dogane di mare il compito di provvedere al
controllo su merci e passeggeri in transito, al fine di
impedire il nefando contagio, essendo il morbo del colera, per le conoscenze mediche del tempo, più facile
da bloccare fuori dal territorio regio, piuttosto che da
curare, una volta sviluppatasi l’epidemia .
Teatro
Una Patente di approdo
Nel periodo luogotenenziale la materia sanitaria
venne trattata da un ufficio istituito con regio decreto 23 giugno 1819 e organizzato con i regi decreti 20 ottobre 1819 e 10 gennaio 1820 che si
chiamò Soprintendenza Generale di Salute Pubblica, dipendente dal Ministero Luogotenenziale
dell’Interno, con funzioni esecutive. Nelle province poi dirigeva il Servizio sanitario l’Intendente e nelle città operavano Deputazioni
particolari.
Nel 1844 venne creato il Protomedicato Generale,
organo consultivo centrale costituito dal presidente,
il Protomedico Generale e tre professori di medicina, storia naturale e chimica. L’ufficio aveva compiti di consulenza e di
vigilanza su medici, chirurghi, speziali, aromatari e levatrici.
Ma torniamo al capitano Cobb e alla sua ri-
chiesta di approdo a Catania. E’ datato 14 agosto l’Atto di prima visita fatta al brigantino
Rover e al suo equipaggio. Così recita il documento:…Costituiti innanzi alla Deputazione…il
Capitano e tutti gli individui imbarcati nel brigantino, tanto come marinari che come passeggeri ed essendosi chiamati tutti a rassegna di uno
in uno per assicurarci dell’integrità del numero e
della identità delle persone, giusta l’art.32 del regolamento sanitario marittimo sanzionato da
S.M., si è rivelato essere tutto in regola.
Quindi si è fatta montare sul bordo di detto brigantino la guardia di Sanità Giuseppe Perrone
onde verificare se vi sia nascosto qualche individuo
di più, non descritto
nella patente….e verificare la natura ed identità
delle merci…. Anche il
Perrone dichiara essere
tutto in regola.
12
Teatro
Una Patente di approdo
Visitati tutti dal medico sanitario Dott. Ferdinando
Cosentino, il quale rilascia la fede medica a sua
firma, affermando di trovare tutti in buona salute,si
dichiara infine che siccome questo brigantino è
proveniente da Trieste si è sottoposto all’esperimento contumaciale di giorni sette, giusta la deliberazione del Magistrato Supremo di Salute del
corrente anno 1824, e si lascia a bordo la guardia
sanitaria per vigilare il corretto decorso della contumacia.
Nell’Atto di seconda visita, con data 20 agosto 1824,
viene interrogata la guardia sanitaria se nel corso
della contumacia si sia sperimentato qualche accidente che possa interessare la salute pubblica, il Perrone dichiara sotto giuramento non essersi
sperimentato il menomo accidente; viene poi di
nuovo verificato il perfetto stato di salute di capitano
ed equipaggio, certificato con nuova Fede medica dal
dottor. Cosentino e finalmente si stila il seguente
Atto di pratica
Avendo il brigantino di capitan Francis R.Cobb coverto di padiglione inglese nominato Rover con
n.otto individui esso capitano compreso, che giunse
in questo porto il giorno quattordici corrente da
Trieste carico di acciaro, olio, cappelli, vetri, vino
consumato l’esperimento contumaciali di giorni
sette ed essendosi adempite tutte le disposizioni generali richieste dal Regolamento Sanitario e non
essendosi incontrato alcun sinistro emergente da
dar motivo a qualche misura sospensiva, se gli accorda la libera pratica.
Fatto nell’Officio di Sanità oggi li venti del mese
agosto Anno 1824 alle ore sedeci
Firma del Deputato di turno
La Patente di Approdo è così completa in tutte le
sue parti e il capitano inglese è autorizzato a ristorarsi approdando a Catania, prima di riprendere il
mare alla volta dell’America. Un ultima incombenza burocratica da assolvere. Il prezzo della Patente: grana 120
Teatro
Bloc-notes da Siracusa
per gli amici del Lions Vespri
di Carmelo Fucarino
S
ono tornati per il XLVII Ciclo di Rappresentazioni
Classiche 2011 sulla suggestiva scena di Siracusa
due drammi rivisitati per la seconda volta dopo
tanti anni. L’Andromaca ritorna dopo 46 anni, essendo stata rappresentata assieme all’Eracle soltanto nella
stagione 1964 (XVIII Ciclo), il Filottete dopo 27 anni, rappresentato assieme all’Oreste nella stagione 1984 (XXVIII
Ciclo). Ed erano state due edizioni di altri tempi.
Allora Eracle era stato recitato, nella versione di Salvatore
Quasimodo e con musica di Bruno Nicolai, da un cast eccezionale: Sergio Fantoni (Eracle), Arnoldo Foà (Lico), Valentina Fortunato (Megara), Carlo D'Angelo (messaggero),
Arnaldo Ninchi (corifeo). L’Andromaca non era stata da
meno: era andata in scena nella traduzione del grande grecista Raffaele Cantarella, diretta da Mario Ferrero con musica di Angelo Musco. Chi ricorda questi attori può capire
perché fu allora una interpretazione emozionante: Anna
Miserocchi rivisse il dramma di Andromaca, Ilaria Occhini l’infelice Ermione, Arnoldo Foà l’insensibile Menelao, Ivo Garrani il mite Peleo.
Tuttavia l’altro ciclo del 1984 con il Filottete è
più vicino alla mia esperienza, perché legato
alle biennali frequentazioni del teatro durante
la prodigiosa gestione di Giusto Monaco (dal
1973 alla fine degli anni ’80) e alle impressioni
forti che suscitavano le interpretazioni del teatro classico in una certa generazione di giovani
patiti del teatro antico. Sulla scia di queste sug-
gestioni avrei iniziato il mio percorso di edizioni classiche
con il commento delle Supplici di Euripide, rese allora
dalla Scuola di Teatro dell’INDA con il titolo allusivo di
Le Madri nella successiva stagione 1986. Filottete fu rappresentato assieme all’Oreste, rivissuto da Franco Branciaroli, con la regia dello straordinario maestro, Luigi
Squarzina, che cercò allora di mettere in evidenza il carattere sperimentale della drammaturgia euripidea. Il doloroso Filottete fu diretto invece da Walter Pagliaro,
consueto a Siracusa, con musica di Arturo Annechino. Il
cast assai scarno, ma di eccezione: Piero Di Jorio (Ulisse),
Giulio Brogi (Filottete), Giuseppe Pambieri (Neottolemo),
Edoardo Siravo (falso Mercante), oggi assai noto per i
commissari televisivi più che per l’intensa carriera di teatro classico (ora a Giardini Naxos), Claudio Puglisi (Corifeo). E la voce che risuonava fra quelle fronde stormenti,
quella voce particolare, stentorea e accattivante, di una
sonorità inconfondibile, quella sequenza timbrica ammaliante, l’Ercole al quale dava la sola
voce Turi Ferro.
Allora si stava sugli spuntoni di roccia dell’estremo crinale e immancabile appariva con
la sua figura allampanata e il volto sorridente
Giusto Monaco, che mi scrutava con occhio
ammiccante e prediceva grosse sorprese scenografiche. Indimenticabile l’incedere del trenino. Ho dimenticato tutte le altre predette
sorprese, ma rimane indelebile quel respiro ar-
14
Teatro
Bloc-notes da Siracusa
per gli amici del Lions Vespri
cano che si levava dalla scena, quelle voci che risuonavano
chiare, calde e umane, nel ritmo melodioso della parola
non profanata, senza il metallico gracchiare degli amplificatori. Quella schiera di attori di eccezione, per ricordare i più vicini alla memoria, Glauco Mauri, Tino
Buazzelli, Giuliana Lojodice e Aroldo Tieri, Lydia Alfonsi
e Gianni Santuccio, Michele Placido, Valeria Moriconi,
Nino Castelnuovo, Anna Proclemer, Piera degli Espositi,
Paolo Graziosi, Gabriele Lavia, per citare a caso solo alcuni di quelli che sono passati anche da Siracusa e che
hanno fatto la storia del teatro italiano di quegli anni,
senza far torto alle altre centinaia di interpreti.
Allora erano le dotte discussioni sulla resa di un testo classico, letterale o attualizzata, sul numero dei coreuti e sulle
loro perfomance canore, - le sventagliate di greco dei cori,
in una lettura metrica improbabile -, sui tradimenti dei
tempi scenici e degli autori per un pubblico eterogeneo e
di complessiva cultura media, sullo scotto da pagare allo spettacolo di massa con le sorprendenti
pirotecnie sceniche, le diverse soluzioni di costumi, colori e luci.
Su una cosa non si transigeva però, sulla sacralità della recitazione, sull’impostazione e la fluidità dell’eloquio, sul ritmo del fraseggio, non una
forzatura in alto o in basso, le grida esagerate e
scomposte che suscitano le risate, non il fraseggiare da scolaro delle elementari che fa le pause
fra l’aggettivo e il nome, fra il verbo e l’oggetto.
Ma forse odori e sonorità, gesti luci suoni, tutto il respiro
di quelle serate magiche sono i segni inestinguibili di un’altra stagione, è l’incanto di un paradiso perduto che si rievoca con qualche lacrima e il rimpianto di miracoli scenici
che non si ripetono più. Per imperizia degli attori? O per
l’impossibilità di carpire il miracolo? Eppure le traduzioni
di due specialisti del teatro classico erano impeccabili, la
regia si manteneva negli schemi della tradizione, qualche
fraseggio corale in greco (con pronunzia erasmiana), i consueti pepli senza tempo, i passi stereotipati di danza, le
scenografie da Grecia terremotata. Così encomiabile il
classico Mariano Regillo, talvolta, come in altre occasioni,
sopra le righe l’habitué Sebastiano Lo Monaco (l’Edipo
tyrannos 2004). Eppure questa stessa scena ha vibrato
del terrore sacro, quando il divino Albertazzi (2009) ha
cantato l’arcano commiato di Edipo a Colono.
Resta pertanto l’eternità delle vicende, che da qualche
anno la direzione del sovrintendente Fernando
Balestra ha programmato a tema (“due
drammi della crisi” li definisce). Quest’anno ci
coglie l’insistenza sull’esclusione, l’Andromaca
straniera e schiava, indegna di una nobile progenie, che si riscatta nella perdita eterna, il
primo marito Ettore e ancora il padre del
nuovo figlio, e insieme il Filottete l’appestato,
rifiutato ed escluso dalla comunità sociale, il cui
aiuto diventa indispensabile per la vittoria del
suo popolo.
15
Libri
La rivincita della lingua
di Gabriella Maggio
“La mia alba“ di Carmelo Fucarino
in Percorsi di Labirinto- Thule 2010
Piange al meriggio
Perfetto bilanciamento tra le due strofe della poesia
che ha un ritmo discendente dall’alto al basso, Dall’alto giunge la consolazione all’arsura del fiore e alla
sonnolenza dell’uomo. Ma l’alto appare, per quanto
pietoso, distante .
Il poeta sarà insignito del premio Socialità e Cultura –nona edizione- Giuseppe D’Alessandro il 24
giugno a Bagheria, Palazzo Aragona-Cutò alle
17.30 .
O ebbrezza
La nuvola bianca
di fresche rugiade
La sua solitudine
che lavavano le guance
Sul fiore spaurito
nell’alba assonnata!
Dalla fiamma dello scirocco.
Esordio narrativo della pittrice Rosa Maria Ponte
di Gabriella Maggio
G
iovedì 19 maggio 2011 a Palazzo Asmundo
Rosa Maria Ponte ha presentato ad un vasto
pubblico di addetti ai lavori, sua opera prima di genere narrativo “ Nel cuore della notte” edito da La
Zisa. Relatori dell’opera i proff. T. Romano, A.
Martorana, F. Russo, il prefetto G. Romagnoli. L’attore E. M. Ponte ha letto alcuni brani accompagnato dalla chitarra di Roberto Sansone di
Campobianco e dal flauto di Romana Musso. R.
Maria, già nota come pittrice, elabora
un suo nuovo linguaggio artistico,
quello della narrativa, collocandolo
con spontaneità accanto alla precedente esperienza. “Nel cuore della
notte “ è un romanzo di memorie intime e familiari che si snodano nelle
strade di Palermo sul filo del racconto
“Il Principe Felice “ di Oscar Wilde.
La scrittura nitida si articola nel bilinguismo in omaggio alla zia esperta anglista. “ Così raccontava la Zia e
pronunciò quanto aveva detto il principe a voce
bassa…..” Ed è chiaramente un romanzo al femminile di memoria profonda e viscerale, ma è anche
romanzo siciliano per l’ambientazione e l’amore per
luoghi e cose. “Il sole filtrava tra i rami dei grandi
platani…..Da una panchina di marmo…..nel viale
della Libertà….” Il tempo del racconto è misto , interseca i diversi piani mettendo in parallelo Barbara
bambina e Barbara adulta, e nella narrazione genera
anche il passaggio dalla realtà al sogno.
E’ veramente un esordio? Rosa si rivela
già matura come narratrice, esperta nella
costruzione del testo e nel linguaggio. Si
possono trovare e qualcuno li ha trovati
echi letterari più o meno espliciti, ma
sono amalgamati al vissuto della scrittrice, nati dalle sue lunghe ed assidue letture. Uno scrittore è prima di tutto un
lettore ed un osservatore. Per cui è meglio soffermarsi sul testo scritto ed interrogare le sue parole.
16
Libri
Tramonto del libro?
di Tommaso Aiello
L
a storia del libro s’identifica con quelle del
depositi del Verbo,il che è stato vero per Ebraisupporto di cui si compone,dei segni che
smo,Cristianesimo ed Islam. Quali sono le forze
vi sono riprodotti e delle tecniche con le
che portano a mutare un assetto di potere basato
quali l’uno e gli altri sono ottenuti. Corsul monopolio delle conoscenze?Due sono le printeccia,legno,foglie furono i primi materiali. Le ricipali:la lotta politica e l’innovazione tecnologica.
sorse e le condizioni ambientali ne determinarono
Un esempio della prima si ebbe nell’antica
spesso la scelta; in Mesopotamia fiorì la terracotta
Roma,quando per fissare in modo preciso le leggi
su cui si incidevano caratteri cuneiformi, in Egitto
si decise di incidere sulla pietra le Dodici Tasi sviluppò il papiro, in epoca alessandrina si difvole,ma si affidò il compito a collegi di cittadini,il
fuse la pergamena,mentre in Cina era praticata la
che segnò la fine del potere sacerdotale a vantaggio
scrittura con inchiostro sulla seta già in epoca predi una nuova classe,quella dei magistrati e dei precristiana e quella su carta a partire dal III sec.d.C.
tori.L’invenzione della stampa a caratteri mobili,ad
Se agli inizi il segno era prodotto con incisioni, sucopera di Gutemberg,sebbene la sua diffusione sia
cessivamente i caratteri vennero dipinti. Il
avvenuta piuttosto lentamente,costituisce la tipica
libro,quindi,ben
presto
innovazione che sovverte
diede luogo alla formazione
non solo gli equilibri di
di un’industria per la prepamercato, ma anche quelli
razione dei materiali necessocio-politici; il libro
sari,ma soprattutto ad una
stampato contribuì non
casta, quella degli scribi, che
poco a diffondere il mesin Egitto era legata
saggio della Riforma.
direttamente al faraone e
Negli ultimi 100-150 anni
godeva di alto prestigio. La
gli sviluppi tecnologici
scrittura e i suoi supporti
nell’arte della stampa,la
rendono possibile la trascriproduzione di massa e
zione
di
tradizioni
l’istruzione obbligatoria
orali;queste vengono fishanno reso il libro un posate,re-interpretate,fisicatente mezzo di diffusione
mente consegnate ad un
culturale,affiancato da
libro che affranca chi lo posaltri media come la
siede ed è in grado di legradio,il cinema e la televigerlo dai detentori della
sione. Da dove viene,dunsapienza trasmessa all’inque,la minaccia proprio
terno della casta o della famentre le case editrici
miglia.
Ogni
moltiplicano i titoli e
religione,quando avverte la
inondano librerie,chionecessità di fissare i fondaschi di giornali,reparti di
menti del proprio credo,di
supermercati di volumi
dedicati ai più svariati arstabilire regole di condotta Edizione Cinquecentina(1520),
gomenti,dalla letteratura
tende a definire quali sono i foto di T.Aiello per gentile concessione
alla saggistica,dallo spiotesti sacri,a impiegarli nel- della Biblioteca Comunale di Partinico
naggio alla fantascienza?
l’uso liturgico,a considerarli
17
Libri
Tramonto del libro?
Da un’altra invenzione, l’informatica,in grado di peruna coscienza civica,per esercitare al meglio i nostri
mettere a costi molto più bassi la composizione,la rediritti e doveri di cittadini,per non essere abbandonati
visione editoriale e la distribuzione di un libro senza
a decisioni prese in “altre sedi”,dove la nostra voce
passare per alcuna fase di materializzazione fisica. Per
conta poco. In questo senso il libro è un autentico anleggerlo basta richiamarlo dalle viscere di un computidoto:contro l’indifferenza,il cinismo,
ter,dopo averlo scaricato attraverso Internet da un
il qualunquismo,la pura retorica delle parole e delle imqualche sito. Col vantaggio che se il ruolo del magmagini. Il libro è l’autodifesa dalla valanga di flash che
giordomo in un giallo non ci piace possiamo tentare
tutti i giorni illuminano le nostre esistenze.
di modificarlo. Difficilmente rinunceremo,però,al sotIn un libro interessantissimo,Fuga da Bisanzio, Iosif
tile piacere di accarezzare la pagina di un libro e alla
Brodskij ha scritto:Una società che trascura di leglibertà di gustarla senza l’intermediazione di apparecgere,rischia di scivolare a quel livello di eloquio al
chiature spesso dispettose.Più della metà degli italiani
quale diventa facile preda di un demagogo o di un ticontinuano a non leggere libri,eppure grazie alle venranno. E’ una frase attraverso la quale si potrebbero
dite di milioni di copie di romanzi e perfino di testi di
rileggere intere,drammatiche pagine della storia mopoesie allegate ai giornadegli italiani hanno cambiato
derna dell’umanità. Magari collegando l’analisi di
il loro arredamento:si sono da tempo affollate di libri.
Brodskij a una semplice,antica sentenza di Francesco
Tanti libri. C’è da augurarsi che questa moda trascini
Bacone,che forse dovrebbe essere scolpita in quelle liil cittadino italiano alla media dei consumi editoriali
brerie delle nostre case improvvisamente stracolme di
di qualsiasi paese europeo. Il libro è conoscenza,viagmeravigliosi volumi di letteratura e di poesia: «La letgio,esplorazione e detto rozzamente è anche un’arma
tura fa l’uomo completo».
per fare carriera. Sì,una competenza che vale come
Ancora oggi dobbiamo pensare al piacere della letdei normali studi accademici oppure come la capacità
tura,perché leggere è come viaggiare,secondando l’Ulisse
di stare in ufficio un certo numero di ore. D’altra parte
che è in noi. Una ricerca senza fine che non ha bisogno
un capo azienda come un finanziere,un eccellente avdi approdare a nessuna Itaca.Di solito la sera ci metvocato d’affari come un chirurgo di grido devono fare
tiamo a guardare la televisione senza avere un’idea pretutti i conti con una dimensione del loro lavoro che
cisa di quali programmi,i vari canali,trasmettono. Ci
non si ferma all’oggi,che guarda avanti,lontanissimo.
sono sere,molte,moltissime ormai,in cui,ne siamo coIl libro,dal romanzo alla poesia fino al saggio,è un
scienti,non c’è nulla che valga la pena di essere visto.
mezzo perfetto per questa esplorazione che poi,una
Ecco,quella è una serata che possiamo agevolmente devolta assorbita,si traduce in un prezioso metodo di ladicare alla lettura.
voro:avere una visione delle cose di
largo respiro,non ristretta al proprio
piccolo ambito,e
immaginare ciò che
viene dopo l’oggi.
Perchè soltanto chi
guarda avanti ha la
capacità di potere
essere un leader. In
quanto strumento
di
formazione,il
libro è prezioso
Edizione cinquecentina ,foto T.Aielo
anche per avere Doppia pagina interna incisa a mano su lastra di rame e stampata nel
1725 in occasione delConcilium Romanum.Foto di T.Aiello per gentile
concessione della Biblioteca di Partinico
18
Bilioteca Comunale di Partinco
Riflessioni
Natale Caronia propone di riflettere su:
di Natale Caronia
“DOCE MANDAMIENTOS
PARA SOCIOS DISCONFORMES”
DODICI COMANDAMENTI
PER I SOCI DISCORDI
Hable mal de su Club en toda oportunidad
1)
que se le ofrezca.
Amenace siempre con una renuncia,
2)
cuando no le agrade.
No omita contar a todos detallatamente,
3)
que no està de acuerdo con la actividad del Club.
Desmerezca a todos los que trabajan por
4)
su Club, dicendo che lo hacen sòlo por ambiciòn,
o por ventajas personales.
Si Ud es màs intekigente que los demàa,
5)
espere hasta que alquien cometa un error u omisiòn para echàrselo en la cara.
Nunca olvide, por principio, ser oposiciòn
6)
en las Asembleas, ya que Ud es el condimento en
las reuniones, la sal y la pimenta.
Si alquien hace una cosa bien, contradì7)
gale, porque sino Ud no serìa ed Sabelotodo.
Si se organiza algo, diga que los preparati8)
vos de la Comisiòn y demàs socios se estàn haciendo al revès.frinfacciato
Nunca adepte un cargo alto, yà que es màs
9)
facil criticar que trabajar.
Sinembargo ofèndase cuando el Club no
10)
pida su colaboraciòn.
Cuando le consulten su opiniòn, diga que
11)
nada tiene que decir. Despuès cuèntele a todo el
mundo còmo tendrìan que haberlo hecho.
Haga sòlo lo absolutamente indispendable
12)
por su Club, pero cuando otros socios desinteresadamente dedican tempo y trabajo a una tarea,
acùselos de ser un Grupido Cerrado.
Parlare male del proprio club in tutte le oc1)
casioni possibili.
Quando qualcosa non piace, minacciare
2)
sempre le proprie dimissioni,
Non omettere di raccontare a tutti, detta3)
gliatamente, che non è d’accordo con l’attività del
Club.
Denigrare quanti lavorano per il Club, di4)
cendo che lo fanno solo per ambizione, per un incarico, o per vantaggi personali.
Se qualcuno è più intelligente degli altri, si
5)
aspetti di aver rinfacciato qualche errore od omissione.
Mai dimenticare, per principio, di stare
6)
all’opposizione nelle Assemblee, per essere il
condimento, il sale ed il peperoncino delle riunioni.
Se qualcuno fa bene una cosa, contrad7)
dirlo, altrimenti non saresti il signor Satutto.
Se si organizza qualcosa, dire che i prepa8)
rativi della Commissione e molti Soci stanno
agendo al contrario.
Non accettare mai un alto incarico, perché
9)
è più facile criticare che lavorare.
Offendersi, tuttavia, quando il Club non
10)
chiede la collaborazione.
Quando viene chiesto un parere, dichia11)
rare che non si ha nulla da dire. Poi raccontare a
tutti come avrebbe dovuto esser fatto.
12) Fare solamente l’assolutamente indispensabile per il Club; però quando altri soci,
disinteressatamente, dedicano tempo e lavoro
ad un compito, accusarli di essere un Gruppo
Chiuso.
L. Gloria Dely Palacios de Rios
Gobernadora Electa Districto S-1 Bolivia.
19
Società
Giornata mondiale del rifugiato
di Gabriella Maggio
O
veri inderogabili di solidarietà politica, economica e
sociale. E l’articolo 10 dei Principi recita: Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo
esercizio delle libertà democratiche garantite dalla
Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite
dalla legge. Su questi principi
si sono mosse anche le Nazioni
Unite nella sezione per i Rifugiati e la Convenzione di Ginevra del 1951 (relativa allo
status di Rifugiati ) che impegna gli stati firmatari a concedere protezione a chi fugge
dalle persecuzioni per motivi di
razza, religione, nazionalità,
appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche.
ggi, 20 giugno 2011, in tutto il mondo si celebra la Giornata mondiale del rifugiato, cioè
di quell’uomo che viene a chiederci aiuto per sfuggire alla morte, alle persecuzioni, alla violenza. Il
problema è particolarmente vivo per i rivolgimenti
politici e sociali che sono accaduti ed accadono sull’altra sponda del Mediterraneo. Il problema è certamente
complesso e di non facile soluzione, ma la lettura della nostra
bella Costituzione ci può guidare. Infatti l’articolo 2 dei
Principi Fondamentali recita :
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia
nelle formazioni sociali ove si
svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei do-
Nel Centocinquantesimo Anniversario
dell’unità d’Italia
di Giuseppina Cuccio
L’
economista
liberale
Luigi Einaudi, è stato il
primo Presidente della Repubblica Italiana, dal 1948 al
1955. Era solito dire : ” Ho bisogno di conoscere i fatti
prima di entrare in polemiche”. Apparteneva a quel tipo
piemontese semplice, schivo
parsimonioso, colto, ben radicato nei luoghi di origine. Era
nato in provincia di Cuneo, a
Carrù, e sosteneva che bisogna radicarsi nella terra, nella casa, perché da questo nasce l’attaccamento alla patria e lo spirito di
sacrificio su cui si fondano gli stati saldi. In autunno
nel cinquantesimo anniversario
della scomparsa, avvenuta nell’ottobre del 1961, si inaugurerà un museo a Dogliani , il
paese della madre di Einaudi,
dove lui stesso soggiornò da
giovane. L’esposizione di documenti ed oggetti, di cui oggi si
inaugura una parte, che è già
nota come mostra itinerante a
Torino, Milano, Napoli, testimonia le qualità dell’uomo,
dell’economista, del politico.
Luigi Einaudi ha contribuito a costruire l’Italia
negli anni difficili seguenti la seconda guerra mondiale e la dittatura fascista.
20
Cucina
Le ricette letterarie di Marinella
di Marinella
Gli involtini di melanzane di Chiara Sereni (in Casalinghitudine- Einaudi)
Tartine alla rughetta:
1 uovo
½ chilo di melanzane
300 gr. di carne macinata
3 cucchiai di pangrattato
6 foglie di basilico
1/2 chilo di pelati
1 spicchio d’aglio
gr.50 di ricotta al forno
Preparazione:
Friggere le melanzane tagliate nel senso della lunghezza in abbondante
olio; lasciarle scolare sulla carta assorbente, anche carta di pane; preparare
– con la carne, il pangrattato, l’uovo, il sale, tre foglie di basilico- delle
polpettine allungate che poi vengono avvolte nelle fette di melanzane ,
fermandole con uno stuzzicadenti. Preparare un sugo con l’aglio tritato e
soffritto, i pelati, le altre tre foglie di basilico, e vi si immergono gli involtini.
Fare ritirare il sugo, girando piano gli involtini perché non si rompano.
Condire in piatto gli involtini con ricotta grattugiata.
21
Sicilia
Viaggiatori stranieri in sicilia
di Daniela Crispo
I
CARLO CASTONE DELLA TORRE DI REZZONICO - Parte quinta
l 14 settembre 1793 fui a vedere il celebre
traduttore del codice arabo, che aveva conosciuto a Napoli in casa del generale Salio. Mi
mostrò cortesemente varj cimelj arabeschi, e
me ne spiegò le nodose iscrizioni. Si sta preparando
un elenco di questi monumenti….Osservai molti
vasi di bronzo con ornati di grecanico stile…. ben
si vede che i Saraceni imitavano i Greci…e ciò che
mi sorprese fu l’avvertire che la lettera araba α è
negativa, ed è identica per la figura col greco α che
parimenti nega, e parvemi un raggio di luce novella
sulla primigenia unità di un popolo, d’un linguaggio e d’una religione derivata dall’Asia. L’Abate
Vella mi fe’ poscia vedere il codice arabo, intorno
a cui si addensano da molti scettici in Palermo medesimo grandissime nuvole di dubbietà, ch’io non
sono in grado di sciogliere, e che vorrei pur vedere
trionfalmente disperse. Vidi altresì il Codice del
Consiglio d’Egitto, che stampasi col testo arabo e
colla versione…. scorsi pure le medaglie in oro e
in argento degli Emiri e de’ regnanti siculi in caratteri saraceni.
22
Service online
Opere poetiche sulla morte di Atahualpa
di Gianfranco Romagnoli
L
II
a tragica fine dell’imperatore Inca Atahualpa, crudelmente ucciso dagli Spagnoli
mediante garrota il 26 luglio 1533, costituì
per la popolazione indigena vinta un
trauma, rimasto vivo come doloroso ricordo anche
nel moderno Perù. Oltre a opere teatrali, come
quella di cui ho parlato nello scorso numero del Vesprino, ispirò varie opere poetiche.
Fornisco qui appresso una mia traduzione della poesia di Domingo Vivero La muerte de Atahualpa, pubblicata a Lima, in La revista peruana, nel 1879, che
ricorda la funesta profezia della fine dell’impero:
Si consumò dell’Inca il sacrificio…
E assordando la valle e la montagna
si sentì un grido di dolor supremo
che di pietà fece tremare i cuori!
Nella sua ingenuità pensò la folla
che era l’inca immortal che la chiamava,
e l’iberica turba, nell’udirlo,
con timore volgendogli le spalle
ascoltò in questa voce sconosciuta
l’anatema della Giustizia Santa.
I
Era di notte: sanguinose faci
il rogo del tormento illuminava.
Con essa l’Inca, altero il portamento,
il fanatismo in un uomo incarnato,
orazioni di morte mormorava
mentre l’eco i lamenti ripeteva
dell’incaica turba dolorosa.
“Piangiamo e seppelliamoci - un anziano
con volto cadaverico esclamava chè la livida fiamma di quel fuoco
la nostra razza va ad incenerire.
Si realizza il pronostico sinistro…
Ed il nemico dalla folta barba
muta in deserto i già fioriti campi
ed a terra rovescia il nostro impero!
Senza imperial diadema il nostro padre,
contro la sua virtù, la morte ottiene…
Ah! Se potesse il mio estenuato braccio
tendere l’arco o maneggiare l’ascia!”
Ammutolì la bocca dell’anziano
e affacciandosi lacrime al suo ciglio
con l’affilata punta di una freccia
inoculò la morte nel suo corpo!
23
Musica
Il club palermo dei vespri in trasferta
Percorsi culturali naturalistici e gastronomici
di Attilio Carioti
1
4
Punto di raduno piazza Archimede ad Ortigia alle 17.30 del 3 giugno per andare in pullman al Teatro greco. L’allegra brigata varca
con decisione i cancelli, ma è emozionata perché di lì a poco si
troverà di fronte ad Andromaca ( testo di Euripide), personaggio
dolente e vinto che ancora una volta compirà il prodigio di essere
viva e parlarci da distanze secolari.
La pioggia ci attende all’ingresso della riserva di Vendicari
2
5
Il tempo non è granché, dalle borse spuntano ombrelli e giacche,
perché non si sa mai. Dopo il tramonto le nuvole si disperdono e
tutti tirano un respiro di sollievo. La cena in una terrazza sul mare
conclude la giornata con una girandola di sapori mediterranei,
combinati dalla fantasia del giovane cuoco, che vuole con zelo lasciare una traccia sui nostri taccuini di viaggio.
Secondo raduno in piazza Archimede ad Ortigia alle 17.30 per andare in pullman al Teatro greco. E’ di scena Filottete ( testo di Sofocle) che, abbandonato dai Greci nell’isola di Lemno, vive con
pena i raggiri del potere e la sua emarginazione.
6
3
La pioggia ritorna nelle ultime battute della tragedia, ma non crea
disagio perché siamo bene equipaggiati. Poi tutti in pizzeria, per
concludere allegramente la bella vacanza. A Carmelo Fucarino
l’onere del commento alle tragedie.
l giorno seguente è nuvoloso e ventoso, ma fino alla visita della
Villa romana del Tellaro (fortunosamente ritrovata nel 1971, all’interno di una masseria del ‘700-800 , su una collinetta adiacente
al fiume Tellaro ) si resiste bene .
24
Moda
Glossario della biancheria intima
Calze ( III parte)
di Raffaello Piraino
A
fanciullezza alla giovinezza, un paio di calze di nylon. Le
calze lunghe e velate infatti sancivano l’entrata nel
mondo degli adulti perché permettevano di indossare le
scarpe col tacco, e quindi di avere una andatura più provocante, e perché davano una sicurezza nuova alla goffa
ragazzina che cominciava a sentire il richiamo dell’altro
sesso. Nel 1959 una giovanissima stilista inglese Mary
Quant, propose la minigonna, e fu subito un successo travolgente. Mai le gambe femminili erano state messe così
in vista, così protagoniste. Da allora in poi, per la strada,
in ufficio, ovunque, le donne iniziarono ad esibirle senza
problemi ed inneggiarono alla libertà scandendo slogan
contro la secolare costrizione. Alla minigonna seguirono
gli hot pants, il cui nome caldo è già un programma: si
trattava di pantaloncini che scendevano poco sotto l’inguine e che esigevano, come la minigonna, calze alte fino
alla vita per combattere il freddo e soddisfare il comune
senso del pudore. E’ il momento del collant elasticizzato.
Ma intanto le calze calze, quelle che si tenevano su con
le giarrettiere o con il reggicalze allacciato in vita preparavano la loro rivincita. Il collant continuva a piacere alle
donne per la sua indiscutibile praticità: se lo sentivano
bene indosso, non faceva pieghe né borse, quando era
elasticizzato toglieva loro persino qualche centimetro nei
punti critici. Certo, hanno dovuto ammetterlo, non era
sexy ma, proprio in ciò risiedeva la conquista. Oggi possono mettersi le calze per scelta e non per abitudine.
Sono protagoniste quando decidono di essere più seducenti, quando vogliono fare un regalo al loro uomo,
quando scelgono un vestito con gli spacchi. Sanno quale
effetto possono ottenere!
ttraverso i secoli le donne hanno portato calze
più o meno fini e pregiate secondo la moda, il
ceto e le occasioni, ma non poterono mai o
quasi mai esibirle, a causa della lunghezza delle
gonne e delle regole del decoro. Poco o nulla sappiamo di
quanto avveniva nelle alcove, almeno in quelle delle
donne per bene. Quelle che per bene non erano (o non
erano ritenute tali), avevano invece proprio nelle calze un
segno di riconoscimento: le cortigiane, le prostitute, le modelle, le ballerine, le artiste di teatro e del circo portavano
calze vistose e calzamaglia rigate o color carne che erano
messaggio e simbolo della loro diversità. Anche le popolane, con le loro gonnelle erano corte per ragioni economiche, esibivano calze, certo non fini e preziose. Il termine
dispregiativo mezza calzetta, è molto diffuso ancora oggi
ed indica una persona mediocre, con metodi e azioni un
po’ meschine, che deludono le aspettative e, per quanto riguarda le signore, basterebbe la parola stessa ad imporre, quando si indossa la gonna, le calze lunghe, quale
sola, possibile e decente alternativa ai collant. Per capire
lo spunto concreto di questa espressione, bisogna sapere
che in un ormai lontano passato, quando le gonne erano
ancora lunghe e il costo della seta proibitivo per molte
donne, furono messe in commercio calze realizzate in seta
soltanto nella parte inferiore e completate, da metà polpaccio in su, con filato di minor valore. In tal modo l’effetto estetico di quanto occhieggiava tra l’orlo della gonna
e il collo della scarpa era ottimo, il resto rimaneva celato
agli sguardi. L’espediente fu però presto messo fuori gioco
dal progressivo accorciamento delle gonne, che aumentava, di conseguenza, l’altezza della parte in seta, altrimenti si sarebbe svelato l’inganno. La moda della
minigonna impose e diffuse maggiormente l’uso dei collant, sicuramente più comodi e caldi delle calze, ma gli
accessori femminili che ancora oggi possiedono maggiore
charme e sex appeal restano indubbiamente proprio le
calze e soprattutto quelle velate. Gambe e dunque calze,
lucide velatissime, ornate di ricami e trafori, color carne
o color fumo, con la cucitura per dirigere gli sguardi, a
rete per impigliarli, allegre, variopinte e fantasiose.
Mary Quant
1963 – Sofia Loren nel film “Ieri, oggi, domani”.
Se non ci fossero le calze, diceva Jean Cocteau, le gambe
delle donne sarebbero soltanto mezzi di locomozione. Le
donne che furono adolescenti negli anni Cinquanta
hanno avuto, quale segno peculiare del passaggio dalla
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Titolo
di Gabriella Maggio
T
utto è azzurro mare nella pagina di giugno, che è il mese delle vacanze e quindi
del mare. Le case rosse e gialle sono
quelle dei cartoni, ma un ponte colorato
le unisce. Sul ponte volano tre bambini che hanno le
mani fatte di fiori. E’ una bella visione onirica che
vuole superare differenze e separazioni. I bambinifiore leggeri nell’aria si riuniscono volentieri per un
gioco. Basta uno spazio ed il gioco è fatto. Costa
tanto trovare ed arredare in modo naturale uno spazio per il gioco e gli incontri? Siamo convinti che sia
meglio lasciare ai nostri bambini una sedia davanti
al televisore o obbligarli agli esercizi costrittivi delle
palestre? Forse potremmo lasciare un po’ di tempo
tutto per loro perché ritrovino la spinta alla socializzazione spontanea e non indotta.
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