SOMMARIO Vesprino Magazine Calendario 2011: Giugno Antonella Saverino A Carmelo Fucarino il Premio Socialità e Cultura Editoriale di Giugno Care Amiche e Cari Amici, si sente già l’aria della vacanza o anche soltanto di tempo libero, perciò andiamo in libreria a fare rifornimento di libri. Considerata la velocità dei nostri tempi e l’atmosfera un po’ preoccupante che aleggia sulle notizie di cronaca che cosa c’è di meglio di un classico? Quello che rende un libro o un autore un classico è il fatto che, rileggendo riga dopo riga, rivela sempre cose nuove e riesce a stabiGabriella Maggio lire con il lettore un rapporto tanto forte da diventare il “suo” libro o il “suo” autore. E non fa differenza se si tratta di testi antichi o moderni , di Gustave Flaubert o di Philip Roth. I classici hanno un pregio indiscusso, parlano di attualità mentre danno l’impressione che l’attualità sia soltanto un rumore di fondo, sebbene indispensabile, cosicché quando poi leggiamo un’opera di attualità essi costituiscono un rumore di fondo che ci aiuta a comprenderla meglio. XI ed. Giuseppe D’Alessandro Attilio Carioti La giornata mondiale dell’ambiente Gabriella Maggio Lucia o della pazzia d’amore Carmelo Fucarino Tra arte e cultura al loggiato di Palazzo Mazzarino Carmelo Fucarino Andromaca e Filottete protagonisti della tragedia greca tra emarginazione e riscatto sociale Daniela Scimeca Una Patente di approdo Renata De De Simone Bloc-notes da Siracusa per gli amici del Lions Vespri Carmelo Fucarino La rivincita della lingua Gabriella Maggio Esordio narrativo Visita > Leggi Commenta > Collabora > Scrivi della pittrice Rosa Maria Ponte Gabriella Maggio Tramonto del libro? Tommaso Aiello Natale Caronia VesprinoMagazine incontriamoci in rete lionspalermodeivespri.wordpress.com propone di riflettere su: Natale Caronia Giornata mondiale del rifugiato Gabriella Maggio Nel Centocinquantesimo Hanno Partecipato a questo numero: Anniversario dell’unità d’Italia Giuseppina Cuccio Le ricette letterarie di Marinella Marinella Viaggiatori stranieri in sicilia Daniela Crispo Tommaso Aiello Gabriella Maggio Attilio Carioti Marinella Natale Caronia Valentina Mirabella Daniela Crispo Raffaello Piraino Opere poetiche Giuseppina Cuccio Gianfranco Romagnoli sulla morte di Atahualpa Gianfranco Romagnoli Carmelo Fucarino Daniela Scimeca Il club palermo dei vespri in trasferta Attilio Carioti Comitato di redazione: Gabriella Maggio (Direttore) Mimmo Caruso • Renata De Simone Carmelo Fucarino • Francesco Paolo Scalia Glossario della biancheria intima 2 Calze ( III parte) Raffaello Piraino Con l’occhio dei bambini Gabriella Maggio Lions Club CALENDARIO 2011: GIUGNO L di Antonella Saverino notizia volevo far sapere che la donazione degli arredi didattici acquistati con il ricavato del calendario alla Città dei ragazzi verrà fatta a settembre con l’inizio del nuovo anno scolastico. Ringrazio i nostri soci che hanno divulgato e promosso il calendario:Toto Pensabene , Maria di Francesco, Gianni Ammirata,Lucina Gandolfo, Rosa e Giuseppe Gelardi e Gabriella Maggio che ne ha dato mensilmente visibilità nel blog. Ed ancora un grazie al Sindaco di Palermo, Diego Cammarata, all’Assessore della Pubblica Istruzione dott.ssa Grisafi, alla dott.ssa Licia Romano e Cecilia Villanova. Al Presidente di Confindustria dott.re .A. Albanese e alla Dott.ssa Alessia Bivona ed a tutte le Autorità civili e militari della NOSTRA CITTà. unedì 21 giugno ’11 a Roma presso il Ministero della Pubblica Istruzione , il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini e il presidente del Coni Giovanni Petrucci hanno inaugurato la giornata W lo sport! Nel corso della conferenza stampa sono stati presentati alcuni dei migliori progetti per l’attività sportiva a scuola realizzati dagli istituti, con l’obiettivo di promuovere tra gli studenti i valori più autentici dello sport: la lealtà e la correttezza, il rispetto dell’avversario e lo spirito agonistico, la costanza e la determinazione. In questa occasione i miei alunni dell’I.C. G.Falcone hanno consegnato il calendario 2011, realizzato con la D.D. Trinacria- Garzilli e promosso dal nostro Lions Club Palermo dei Vespri. Nel comunicare questa A Carmelo Fucarino il Premio Socialità e Cultura XI ed. Giuseppe D’Alessandro di Attilio Carioti Il 24 giugno 2011, nel Palazzo Aragona Cutò di Bagheria, Carmelo Fucarino, socio del Lions Club Palermo dei Vespri, ha ricevuto, il PREMIO SOCIALITA’ E CULTURA, XI ed. Giuseppe D’Alessandro, per la raccolta di poesie PERCORSI DI LABIRINTO, ed. Thule. Il riconoscimento, assegnato dal Circolo Culturale Giacomo Giardina premia ogni anno figure eminenti nell’ambito letterario, scientifico, storico, socio-culturale. 3 Lions Club La giornata mondiale dell’ambiente O di Gabriella Maggio gni anno, dal 1972, il 5 giugno si celebra in tutto il mondo la GIORNATA MONDIALE DELL’AMBIENTE , istituita dall’O.N.U. per ricordare la Conferenza di Stoccolma sull’ambiente Umano. La Giornata vuole rappresentare un’ occasione per spronare tutti ad agire nell’ambiente in maniera tale da garantire alla nostra generazione, ma anche a quelle future, di usufruire dell'importante ruolo benefico svolto dalle foreste. In Italia la superficie forestale è aumentata di circa il 20% negli ultimi decenni. "Un aumento che - sottolinea la Coldiretti - è stato accompagnato dalla moltiplicazione della presenza di animali a rischio di estinzione a partire dal lupo ma anche altri animali selvatici come cervi e cinghiali". Quest’anno l’India è la protagonista della GIORNATA perché urbanizzazione incontrollata, industrializzazione, intensificazione massiccia dell'agricoltura rappresentano le principali sfide legate alla crescita della sua popolazione, ormai giunta a quota 1,2 miliardi di abitanti. Le conseguenze sono i cambiamenti climatici e la perdita delle risorse idriche. "Non c'é nes- sun paese nel mondo - afferma Jairam Ramesh, ministro per l'Ambiente e le foreste - che sia così vulnerabile ai cambiamenti climatici, su tanti fronti, come lo è l'India. Questo rende necessario per noi di avere valutazioni scientifiche sull'impatto dei cambiamenti climatici". Nella Giornata mondiale dell'Ambiente si parla anche della tigre del Bengala, uno dei simboli dell'India, sempre più minacciata, la sua popolazione è crollata del 60% negli ultimi dieci anni, minacciata dalla deforestazione, dal bracconaggio illegale, per la sua pelle e per uso 'medicinale'. Il Wwf ricorda che la distruzione di foreste a causa del taglio e/ o della loro trasformazione in terreni agricoli provoca il rilascio di enormi quantità di CO2 e altri gas serra nell'atmosfera: "la deforestazione è responsabile globalmente del 15% di tutte le emissioni di gas serra, perderle significa sottrarre uno dei più grandi 'serbatoi' di CO2. Se non si interviene subito la perdita globale di foreste - conclude l'associazione - sarà pari a oltre 230 milioni di ettari (più della superficie della Groenlandia), che potrebbero scomparire entro il 2050 4 Teatro Lucia o della pazzia d’amore U di Carmelo Fucarino na serata eccezionale al teatro Massimo al gran pieno e con una valanga di applausi deliranti da parte degli ammiratori. La Lucia è certamente un’opera che coinvolge e trascina per la drammaticità dell’amore contrastato e folle. William Orlandi, scenografo di grande esperienza, ha voluto ricreare la cupa atmosfera della Scozia ai tempi della regina Anna (1702-1714), il tenebroso castello del romanzo storico nero di Walter Scott, La Sposa di Lammermoor (The Bride of Lammermoor), pubblicato nel 1819 nella terza serie dei Tales of my Landlord assieme ad A Legend of Montrose. Secondo Scott, si trattava di un episodio realmente accaduto nella famiglia scozzese dei Dalrymple. Difficile verificare l’asserzione. Quel che è certo, la peripezia, già narrata nel romanzo alessandrino, riviveva nella discordia dei Capuleti e dei Montecchi (Dante, Purg. VI, 105) e dell’infelice fanciulla Giulietta. Poi da Bandello (1554), in numerose traduzioni, era approdata alla lacrimevole versione shakespeariana (1594-97). Sul racconto di Scott alcuni anni dopo (1835) il più grande e geniale poeta di opera italiano (il Trovatore di Verdi fu l’ultima prova prima di morire), il napoletano Salvatore Cammarano, preparò i fluidi ed elegiaci versi per il bergamasco Gaetano Donizetti (1797-1848), che ne fece l’opera sua più celebre e psicologicamente complessa. Rappresentata in prima assoluta al San Carlo di Napoli il 26 settembre 1835 con Fanny Tacchinardi, ebbe una edizione francese al Théâtre de la Renaissance di Parigi nel 1839. Dalla tragedia degli equivoci che aveva intrecciato i destini di Romeo e della bambina Giulietta, burlati da un contrattempo, si è passati al dolo per l’egoismo del fratello che vuol preservare la sua posizione sociale per mezzo del consueto matrimonio d’interesse attraverso il sacrificio della sorella. Ma c’è qualcos’altro che rende Lucia un personaggio nuovo, la catastrofe amorosa della pazzia che era stata esclusiva prerogativa maschile, dal celebre sconvolgimento di Eracle fino alla furia che tutto travolge dell’Orlando ariostesco. Diversa pure dalla Fedra classica che tramava lucidamente la vendetta. Non sarà il caso a chiudere la vita di Lucia, ma un’allucinata lettura di falsi eventi, il tradimento nella falsa lettera, la rivelazione del matrimonio. La scena della pazzia è la pagina più originale e sublime, altamente tragica del teatro universale. Ancora più tragica perché appare quasi un’angosciosa premonizione del destino dell’autore che, rinchiuso nel manicomio di Ivry, ne uscì solo qualche mese prima della morte, per quel tarlo oscuro della sifilide che lo corrose a soli cinquantuno anni nel pieno della sua instancabile e vorticosa attività. Straordinario l’Enrico, il baritono Nicola Alaimo, giovane (del 1978) e di grande esperienza teatrale, ovazioni deliranti e lunghissime per il soprano Désirée Rancatore, che, si può dire, giocavano in casa. Dal debutto a Salisburgo, al Covent Garden, alla riapertura della Scala, la ragazza di Palermo (del 1977) vi ritorna con un suo cavallo di battaglia, la Lucia che dopo l’interpretazione al teatro Donizetti di Bergamo nella stagione 2006-07, la ha visto nei teatri di Oviedo, Bologna e Zurigo. Perciò l’Edgardo del pur bravo tenore Giuseppe Gipali ha potuto raccogliere le briciole, come pure il Raimondo del pur credibile basso Deyan Vatchkov. D’altronde Lucia è il personaggio sempre imperante sulla scena a cominciare dalla cavatina Regnava nel silenzio, poi nel duetto con Edgardo Sulla tomba che rinserra, in quello con Enrico Il pallor funesto, fino al vorticoso sestetto Chi mi frena in tal momento! Gigantesca la sua personalità nella complessa “Scena ed Aria” della follia, con la lunga cadenza del flauto. Comincia con il recitativo in do minore ed aria Eccola! [...] Il dolce suono / Mi colpì di sua voce, si consola nel Larghetto del Cantabile Ardon gl'incensi [...] Alfin son tua, si solleva nell’Allegro del tempo di mezzo S'avanza Enrico, chiude nello svanimento del Moderato della cabaletta Spargi d'amaro pianto. C’è qualcuno che si ricorda della bellissima Anna Moffo nelle vesti di Lucia? Il direttore Stefano Ranzani ha colto lo spirito della musica di Donizetti e la sua furia tragica che in certe parti preparava la passionalità del romanticismo e di Verdi, in altre riprendeva certi fraseggi rossiniani (su invito di Rossini scrisse il Marin Faliero per il Théâtre des Italiens di Parigi), in qualche atmosfera la malinconia di Bellini, il caro amico per il quale scrisse la Messa da Requiem. Sempre attenta e misurata la coreografia di Luciano Cannito. In questa orrenda tragedia, mi si perdoni, diventa comica una incauta innovazione scenica. Passi che nella scena finale Edgardo si spari un colpo di pistola (nel libretto «trae rapidamente un pugnale e se lo immerge nel cuore»), ma come si fa a sanare l’aporia di Enrico ed Edgardo armati di pistola, in mezzo ai cavalieri armati di archibugi, mentre Raimondo implora in nome di Dio: «deponete l’ira e il brando» (Atto I, scena VI, tempo di mezzo). Era proprio scenicamente più efficace il colpo di pistola? (foto per gentile concessione dell’Ufficio stampa del Teatro Massimo) 5 Teatro Tra arte e cultura al loggiato di Palazzo Mazzarino di Carmelo Fucarino O ltre quel portone, che raramente si spalancava a sguardi estranei, si spingevano i miei occhi negli anni della mia giovinezza, quando abitavo di fronte al Collegio S. Rocco. Poca parte si intravedeva del cortile, che lasciava solo fantasie di cavalli e di pompose carrozze, di dame dai gonfi vestiti e di candide o bionde parrucche. Ed era rimasta quella corte nel fascino del mistero, la certezza delle cavallerizze a pian terreno, delle sale da ballo al piano nobile. Perciò varcare quella soglia è stato per me un tuffo al cuore, nell’illusione di antiche visioni. E la realtà del cortile, con le mura spoglie, la galleria intorno, sorretta ora da colonne, ora da pilastri, l’asimmetria della prospettiva, sul lato destro entrando tutta una vetrata che lascia intravedere due stucchi che coprono il muro, di fronte il loggiato con colonne, le maestose porte a pianterreno, probabilmente delle stalle, tutto mi ha lasciato un po’ deluso. Anche l’atrio tappezzato di sedie di plastica, tutte uguali e ben ordinate, ha acquistato una diversa fisionomia, il luogo non luogo della cultura delle pubbliche perfomance. Anche la pedana mi è sembrata fuori posto. Comprendo comunque che per chi non lo ha vissuto nell’immaginazione, il luogo può riservare sempre le sue suggestioni. La prima parte. Sul palco due sedie e l’incontro con l’autore in trasferta. La padrona di casa del salotto con la sua consueta verve e le sue domande a provocare risposte, la brava Gabriella Maggio. L’autore uno scrittore sui generis, pilota in cassa integrazione con “16.000 ore di volo”, autore della 6 Teatro Tra arte e cultura al loggiato di Palazzo Mazzarino sezione consigli di volo del dismesso inserto Viaggi di La repubblica, diventati libro, Allacciate le cinture – I segreti del volo raccontati da un pilota, edito da Einaudi, e titolare in rete di un Manuale di volo. Portale di cultura aeronautica. Il dialogo si è svolto con molta naturalezza e le risposte sono riuscite a togliere almeno un tipo concreto di “paura di volare”, rassicurando tutti sul “punto di non ritorno” o sulla paura degli Ufo. Tanta fortuna al genere letterario. Seconda parte. Onore al merito a questo eccezionale gruppo di undici strumentisti d’archi, gli eccezionali tre primi violini, che hanno trovato giusto contrappunto con i tre secondi, le due viole e i due violoncelli e il contrabbasso, ben amalgamati e concordi, un fortunato gruppo di archi, Gliarchiensemble. Diciamo giovanissimi sia di età sia di creazione e attività (2005 a Bologna), ma ricco di tappe, da Sydney ad Hammamet, dalla Svizzera all’America latina. Peccato che non erano presenti i due loro due dischi. La scelta del programma è stata esemplare, perché ha dato al pubblico la possibilità di seguire lo sviluppo della musica per archi (si osservi le date di vita degli autori) Ad apertura piccola e deliziosa, quasi un concerto da camera, la sinfonia per archi in mi maggiore di Antonio Vivaldi (1678-1742), quando il genere era ancora in fasce e la struttura non aveva assunto la forma imposta da Mozart e poi arricchita e portata all’esplosione con la celebre Nona, dove i quattro tempi e la grandiosa orchestra non bastarono più ed esplose la voce corale nel celebre An die Freude (Inno alla gioia) di Friedrich Schillder di (l’appello, ora inno europeo, O Freunde, nicht diese Töne ! /Sondern laßt uns angenehmere anstimmen / und freudenvollere ! ). A seguire, la prima sinfonia (1759) di Franz Joseph Haydn (1732-1809), ancora in soli tre tempi, la prima prova dell’autore, un Presto, in cui le viole esprimono la loro autonomia, seguito da un Andante in sol maggiore e dal Presto di ripresa. Poi la Sinfonia n. 10 in si minore per archi, MWV n. 10 (18 maggio 1823) di Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847), del quale il classico Goethe volto al romanticismo disse: «Ho ancora molto da imparare da te e dal tuo talento». Evidente è nella partitura l’insegnamento della tradizione classica mozartiana e la presenza ancora della forma sonata, lo sviluppo addirittura in soli due tempi, un Adagio iniziale, meditativo e cantabile, al quale si oppone il brillante Allegro, spigliato e sicuro. Che dire della seconda parte del concerto con il genere diverso della serenata da camera, la famosissima Serenata per archi in Mi maggiore, Op. 22, del ceco Antonin Dvořák (1841-1904), composta in sole due settimane nel maggio 1875? Essa aveva tutti i titoli per dimostrare la bravura orchestrale degli interpreti e per mandare in delirio il pubblico di gusti eterogenei. Si sviluppa nella canonica tripartizione A-B-A (mi coinvolge il richiamo alla tripartizione stesicorea, adottata dai cori del teatro greco, con strophé, antistrophé, epodos) del Moderato iniziale, cantabile, del Tempo di Valse tessuto su un walzer lento, dell’umorismo dello Scherzo: Vivace, la forma lirica e nostalgica del Larghetto, per concludere nella forma sonata esuberante e travolgente del Finale: Allegro vivace. Scelte ed esecuzione veramente esemplari, degnamente concluse dall’entusiasmante prova di raffinatezza stilistica e di preziosismo con il famosissimo tema del bis. Tutto in nome del service del Lions Club Palermo dei Vespri con una finalità in sintonia con il programma della serata, il recupero e il restauro di sculture di un’opera d’arte preziosa e abbandonata, la chiesa di San Matteo al Cassaro. 7 Teatro Andromaca e Filottete protagonisti della tragedia greca tra emarginazione e riscatto sociale di Daniela Scimeca A ndromaca e Filottete sono i protagonisti di quest’anno, in occasione del XLVII ciclo di rappresentazioni classiche nel meraviglioso contesto del teatro greco di Siracusa. Nell’azione drammatica, Andromaca e Filottete sono emarginati dalla società, l’una principessaschiava donata a Neottolemo come bottino di guerra, l’altro eroe e combattente valoroso abbandonato dai compagni a causa di una ferita che lo rende inabile alla guerra. Andromaca si presenta all’inizio della scena come una donna forte ed equilibrata che ha saputo accettare la sua condizione con rassegnazione, in lei sono riconoscibili virtù e saggezza che vengono immediatamente contrapposte alla fragilità e all’impulsività di Ermione, sposa ufficiale di Neottolemo. La differenza tra le due donne che si contendono lo stesso uomo viene sviscerata appieno in un animato dialogo tra le due fatto di punti di vista differenti e accuse reciproche. Andromaca invoca il buon senso e cerca di tranquillizzare la rivale, il suo status di straniera infatti le da solo deboli garanzie; Ermione dal canto suo accusa la sua rivale di utilizzare arti magiche per renderla sterile e accaparrarsi l’amore del marito. Il botta e risposta continua in un climax ascendente che arriva fino alle offese più gravi ricordando le vicende di Elena, madre di Ermione e ciò che da lei è stato scatenato, prima fra tutti la guerra di Troia. Ma il tema del doppio talamo e dei diversi aspetti della femminilità serve a Euripide per introdurre un’altra riflessione: quella sul comando della polis. Portavoce della riflessione è il coro che afferma che il comando deve essere affidato ad uno e non a due o più persone, le quali generano sempre confusione e non permettono di governare al meglio. Euripide prende così le distanze da gruppi estremisti e litigiosi in favore di una politica più oculata improntata sulla saggezza. L’uccisione di Neottolemo da parte dei delfici libera idealmente le due donne dai contrasti coniugali e dona loro un di- 8 Teatro Andromaca e Filottete protagonisti della tragedia greca tra emarginazione e riscatto sociale verso uomo per ciascuna affinché possano godere dell’amore senza gelosie e invidie reciproche. Filottete porta in campo un altro aspetto del contrasto tra uomo e società. Lui emarginato e abbandonato dai compagni, all’improvviso, per volere degli dei, diviene indispensabile per il buon esito della guerra. Egli incarna i panni dell’eroe tragico che, pur non sapendolo, porta su di se il peso di un destino che gli darà gloria e onore. Il suo atteggiamento è altalenante, Filottete oscilla tra la rabbia per l’essere stato abbandonato e la rassegnazione di un destino che lo ha relegato ai margini della società, intrappolato su un’isola. Il suo conflitto interiore tra sentimenti provati e dovere verso una causa comune lo rende fin troppo umano e la sua coerenza di fronte agli inganni di Odisseo e la persuasione di Neottolemo gli conferiscono forza scenica e lo pongono al centro dell’azione. Sofocle contrappone l’opportunistica dialettica dell’astuto Odisseo all’emarginazione del diverso che viene allontanato perché si rivela im- produttivo e inadatto a condividere la vita della società. Ma Sofocle vuol dare un’altra possibilità al protagonista affidandogli il compito fondamentale di poter cambiare le sorti della guerra, così quello stesso emarginato diviene poi indispensabile per la società stessa che lo aveva relegato ai margini, tanto che è necessario l’intervento del deus ex machina Eracle che rivelando il destino glorioso che gli dei hanno riservato a Filottete, dopo tante sofferenze, lo convincerà a salpare e a compiere il volere degli dei e degli uomini. In questa tragedia non vi sono uccisioni né morti ma solo la consapevolezza che i migliori sono sempre i primi a sacrificarsi per le cause comuni, i più furbi rimangono vivi e utilizzano le loro capacità a proprio vantaggio, ma nonostante tale ingiustizia si può comunque sperare nel bene e in un destino comune a tutti gli uomini. La memoria di uomini virtuosi come Aiace e Achille rimarrà sempre viva nella mente dei vivi che di loro si ricorderanno e da loro prenderanno esempio. 9 Teatro Una Patente di approdo di Renata De De Simone 1 4 agosto 1824. Un legno battente bandiera inglese si accosta al porto di Catania. Dalla patente di navigazione risulta trattarsi di nave soggetta a contumacia, ossia di imbarcazione proveniente da luoghi sospettati di essere contagiosi o che ha avuto contatto con soggetti che potrebbero essere infetti. Scattano immediati i con- trolli da parte del Deputato di Salute presente a Catania; si comincia con l’interrogatorio al comandante dell’imbarcazione: Costituto Fatto al Capitano… il dì 14 del Mese di agosto Anno 1824 ad ore venti 10 Teatro Signor Capitano dica qual è il suo nome? Di qual padiglione è coverto il suo legno? La qualità del suo legno e la portata in tonnellate? Qual è il nome del legno? Da dove proviene? Dica se sia stato in altri luoghi? Quali sono le mercanzie che porta? Dove le ha caricate? Qual è il numero dell’equipaggio? Dica se ha passeggeri e qual numero? Ha lasciato persona a bordo e qual è il suo nome Dica se godevasi perfetta salute nel tempo di sua partenza? Se nel corso del suo viaggio sia stato visitato da altroBastimento? Se abbia trovato robba,legno o altro disperso in mare? Dica se ha goduto e gode perfetta salute con tutto il suo equipaggio e passeggeri? Se nella navigazione le è accaduto qualche accidente? Quali mari ha attraversato nella sua navigazione? Per quale luogo è diretto? Quali sono le operazioni che intende fare in questo porto? Dica se le sono state manifestate le pene che giusta, l’art.1 e 5 del Codice penale Sanitario, vengono inflitte ai colpe voli di avere asserito il falso nel costituto? Dica se quanto ha deposto è la verità? Lo giuri? Interrogate individualmente le infrascritte persone dell’Equipaggio hanno risposto come di contro? Cap. Francis R. Cobb Inglese Brigantino tonnellate 127 Rover Da Trieste Signor no Acciaio, olio, cappelli, vetri, vino In Trieste Otto Signor no Signor no Signor si Signor no Signor no Signor si Signor no L’Adriatico Mascali e Rio Janeiro Consumare la contumacia Signor si Signor si Lo giuro Essere la verità Firmato: Francis R.Cobb Segue il nome dei marinari non essendo presenti passeggeri a bordo. L’ufficiale Deputato responsabile del procedimento è il Barone di Villermosa. La Suprema Deputazione Generale di Salute Pubblica fu istituita in Sicilia intorno al 1745 e ne fu a capo il Pretore di Palermo. Gran parte della materia sanitaria infatti era demandata alle amministrazioni locali e già dal 1575 esisteva a Palermo un Magistrato di Sanità presieduto dal Pretore. In tempi più remoti ordini e provvedimenti di natura sanitaria venivano dati dal Viceré attraverso il Tribunale del Real Patri- monio, mediante Bandi pubblici e ordini impartiti ai funzionari locali. In particolare era affidato alle Secrezie e Dogane di mare il compito di provvedere al controllo su merci e passeggeri in transito, al fine di impedire il nefando contagio, essendo il morbo del colera, per le conoscenze mediche del tempo, più facile da bloccare fuori dal territorio regio, piuttosto che da curare, una volta sviluppatasi l’epidemia . Teatro Una Patente di approdo Nel periodo luogotenenziale la materia sanitaria venne trattata da un ufficio istituito con regio decreto 23 giugno 1819 e organizzato con i regi decreti 20 ottobre 1819 e 10 gennaio 1820 che si chiamò Soprintendenza Generale di Salute Pubblica, dipendente dal Ministero Luogotenenziale dell’Interno, con funzioni esecutive. Nelle province poi dirigeva il Servizio sanitario l’Intendente e nelle città operavano Deputazioni particolari. Nel 1844 venne creato il Protomedicato Generale, organo consultivo centrale costituito dal presidente, il Protomedico Generale e tre professori di medicina, storia naturale e chimica. L’ufficio aveva compiti di consulenza e di vigilanza su medici, chirurghi, speziali, aromatari e levatrici. Ma torniamo al capitano Cobb e alla sua ri- chiesta di approdo a Catania. E’ datato 14 agosto l’Atto di prima visita fatta al brigantino Rover e al suo equipaggio. Così recita il documento:…Costituiti innanzi alla Deputazione…il Capitano e tutti gli individui imbarcati nel brigantino, tanto come marinari che come passeggeri ed essendosi chiamati tutti a rassegna di uno in uno per assicurarci dell’integrità del numero e della identità delle persone, giusta l’art.32 del regolamento sanitario marittimo sanzionato da S.M., si è rivelato essere tutto in regola. Quindi si è fatta montare sul bordo di detto brigantino la guardia di Sanità Giuseppe Perrone onde verificare se vi sia nascosto qualche individuo di più, non descritto nella patente….e verificare la natura ed identità delle merci…. Anche il Perrone dichiara essere tutto in regola. 12 Teatro Una Patente di approdo Visitati tutti dal medico sanitario Dott. Ferdinando Cosentino, il quale rilascia la fede medica a sua firma, affermando di trovare tutti in buona salute,si dichiara infine che siccome questo brigantino è proveniente da Trieste si è sottoposto all’esperimento contumaciale di giorni sette, giusta la deliberazione del Magistrato Supremo di Salute del corrente anno 1824, e si lascia a bordo la guardia sanitaria per vigilare il corretto decorso della contumacia. Nell’Atto di seconda visita, con data 20 agosto 1824, viene interrogata la guardia sanitaria se nel corso della contumacia si sia sperimentato qualche accidente che possa interessare la salute pubblica, il Perrone dichiara sotto giuramento non essersi sperimentato il menomo accidente; viene poi di nuovo verificato il perfetto stato di salute di capitano ed equipaggio, certificato con nuova Fede medica dal dottor. Cosentino e finalmente si stila il seguente Atto di pratica Avendo il brigantino di capitan Francis R.Cobb coverto di padiglione inglese nominato Rover con n.otto individui esso capitano compreso, che giunse in questo porto il giorno quattordici corrente da Trieste carico di acciaro, olio, cappelli, vetri, vino consumato l’esperimento contumaciali di giorni sette ed essendosi adempite tutte le disposizioni generali richieste dal Regolamento Sanitario e non essendosi incontrato alcun sinistro emergente da dar motivo a qualche misura sospensiva, se gli accorda la libera pratica. Fatto nell’Officio di Sanità oggi li venti del mese agosto Anno 1824 alle ore sedeci Firma del Deputato di turno La Patente di Approdo è così completa in tutte le sue parti e il capitano inglese è autorizzato a ristorarsi approdando a Catania, prima di riprendere il mare alla volta dell’America. Un ultima incombenza burocratica da assolvere. Il prezzo della Patente: grana 120 Teatro Bloc-notes da Siracusa per gli amici del Lions Vespri di Carmelo Fucarino S ono tornati per il XLVII Ciclo di Rappresentazioni Classiche 2011 sulla suggestiva scena di Siracusa due drammi rivisitati per la seconda volta dopo tanti anni. L’Andromaca ritorna dopo 46 anni, essendo stata rappresentata assieme all’Eracle soltanto nella stagione 1964 (XVIII Ciclo), il Filottete dopo 27 anni, rappresentato assieme all’Oreste nella stagione 1984 (XXVIII Ciclo). Ed erano state due edizioni di altri tempi. Allora Eracle era stato recitato, nella versione di Salvatore Quasimodo e con musica di Bruno Nicolai, da un cast eccezionale: Sergio Fantoni (Eracle), Arnoldo Foà (Lico), Valentina Fortunato (Megara), Carlo D'Angelo (messaggero), Arnaldo Ninchi (corifeo). L’Andromaca non era stata da meno: era andata in scena nella traduzione del grande grecista Raffaele Cantarella, diretta da Mario Ferrero con musica di Angelo Musco. Chi ricorda questi attori può capire perché fu allora una interpretazione emozionante: Anna Miserocchi rivisse il dramma di Andromaca, Ilaria Occhini l’infelice Ermione, Arnoldo Foà l’insensibile Menelao, Ivo Garrani il mite Peleo. Tuttavia l’altro ciclo del 1984 con il Filottete è più vicino alla mia esperienza, perché legato alle biennali frequentazioni del teatro durante la prodigiosa gestione di Giusto Monaco (dal 1973 alla fine degli anni ’80) e alle impressioni forti che suscitavano le interpretazioni del teatro classico in una certa generazione di giovani patiti del teatro antico. Sulla scia di queste sug- gestioni avrei iniziato il mio percorso di edizioni classiche con il commento delle Supplici di Euripide, rese allora dalla Scuola di Teatro dell’INDA con il titolo allusivo di Le Madri nella successiva stagione 1986. Filottete fu rappresentato assieme all’Oreste, rivissuto da Franco Branciaroli, con la regia dello straordinario maestro, Luigi Squarzina, che cercò allora di mettere in evidenza il carattere sperimentale della drammaturgia euripidea. Il doloroso Filottete fu diretto invece da Walter Pagliaro, consueto a Siracusa, con musica di Arturo Annechino. Il cast assai scarno, ma di eccezione: Piero Di Jorio (Ulisse), Giulio Brogi (Filottete), Giuseppe Pambieri (Neottolemo), Edoardo Siravo (falso Mercante), oggi assai noto per i commissari televisivi più che per l’intensa carriera di teatro classico (ora a Giardini Naxos), Claudio Puglisi (Corifeo). E la voce che risuonava fra quelle fronde stormenti, quella voce particolare, stentorea e accattivante, di una sonorità inconfondibile, quella sequenza timbrica ammaliante, l’Ercole al quale dava la sola voce Turi Ferro. Allora si stava sugli spuntoni di roccia dell’estremo crinale e immancabile appariva con la sua figura allampanata e il volto sorridente Giusto Monaco, che mi scrutava con occhio ammiccante e prediceva grosse sorprese scenografiche. Indimenticabile l’incedere del trenino. Ho dimenticato tutte le altre predette sorprese, ma rimane indelebile quel respiro ar- 14 Teatro Bloc-notes da Siracusa per gli amici del Lions Vespri cano che si levava dalla scena, quelle voci che risuonavano chiare, calde e umane, nel ritmo melodioso della parola non profanata, senza il metallico gracchiare degli amplificatori. Quella schiera di attori di eccezione, per ricordare i più vicini alla memoria, Glauco Mauri, Tino Buazzelli, Giuliana Lojodice e Aroldo Tieri, Lydia Alfonsi e Gianni Santuccio, Michele Placido, Valeria Moriconi, Nino Castelnuovo, Anna Proclemer, Piera degli Espositi, Paolo Graziosi, Gabriele Lavia, per citare a caso solo alcuni di quelli che sono passati anche da Siracusa e che hanno fatto la storia del teatro italiano di quegli anni, senza far torto alle altre centinaia di interpreti. Allora erano le dotte discussioni sulla resa di un testo classico, letterale o attualizzata, sul numero dei coreuti e sulle loro perfomance canore, - le sventagliate di greco dei cori, in una lettura metrica improbabile -, sui tradimenti dei tempi scenici e degli autori per un pubblico eterogeneo e di complessiva cultura media, sullo scotto da pagare allo spettacolo di massa con le sorprendenti pirotecnie sceniche, le diverse soluzioni di costumi, colori e luci. Su una cosa non si transigeva però, sulla sacralità della recitazione, sull’impostazione e la fluidità dell’eloquio, sul ritmo del fraseggio, non una forzatura in alto o in basso, le grida esagerate e scomposte che suscitano le risate, non il fraseggiare da scolaro delle elementari che fa le pause fra l’aggettivo e il nome, fra il verbo e l’oggetto. Ma forse odori e sonorità, gesti luci suoni, tutto il respiro di quelle serate magiche sono i segni inestinguibili di un’altra stagione, è l’incanto di un paradiso perduto che si rievoca con qualche lacrima e il rimpianto di miracoli scenici che non si ripetono più. Per imperizia degli attori? O per l’impossibilità di carpire il miracolo? Eppure le traduzioni di due specialisti del teatro classico erano impeccabili, la regia si manteneva negli schemi della tradizione, qualche fraseggio corale in greco (con pronunzia erasmiana), i consueti pepli senza tempo, i passi stereotipati di danza, le scenografie da Grecia terremotata. Così encomiabile il classico Mariano Regillo, talvolta, come in altre occasioni, sopra le righe l’habitué Sebastiano Lo Monaco (l’Edipo tyrannos 2004). Eppure questa stessa scena ha vibrato del terrore sacro, quando il divino Albertazzi (2009) ha cantato l’arcano commiato di Edipo a Colono. Resta pertanto l’eternità delle vicende, che da qualche anno la direzione del sovrintendente Fernando Balestra ha programmato a tema (“due drammi della crisi” li definisce). Quest’anno ci coglie l’insistenza sull’esclusione, l’Andromaca straniera e schiava, indegna di una nobile progenie, che si riscatta nella perdita eterna, il primo marito Ettore e ancora il padre del nuovo figlio, e insieme il Filottete l’appestato, rifiutato ed escluso dalla comunità sociale, il cui aiuto diventa indispensabile per la vittoria del suo popolo. 15 Libri La rivincita della lingua di Gabriella Maggio “La mia alba“ di Carmelo Fucarino in Percorsi di Labirinto- Thule 2010 Piange al meriggio Perfetto bilanciamento tra le due strofe della poesia che ha un ritmo discendente dall’alto al basso, Dall’alto giunge la consolazione all’arsura del fiore e alla sonnolenza dell’uomo. Ma l’alto appare, per quanto pietoso, distante . Il poeta sarà insignito del premio Socialità e Cultura –nona edizione- Giuseppe D’Alessandro il 24 giugno a Bagheria, Palazzo Aragona-Cutò alle 17.30 . O ebbrezza La nuvola bianca di fresche rugiade La sua solitudine che lavavano le guance Sul fiore spaurito nell’alba assonnata! Dalla fiamma dello scirocco. Esordio narrativo della pittrice Rosa Maria Ponte di Gabriella Maggio G iovedì 19 maggio 2011 a Palazzo Asmundo Rosa Maria Ponte ha presentato ad un vasto pubblico di addetti ai lavori, sua opera prima di genere narrativo “ Nel cuore della notte” edito da La Zisa. Relatori dell’opera i proff. T. Romano, A. Martorana, F. Russo, il prefetto G. Romagnoli. L’attore E. M. Ponte ha letto alcuni brani accompagnato dalla chitarra di Roberto Sansone di Campobianco e dal flauto di Romana Musso. R. Maria, già nota come pittrice, elabora un suo nuovo linguaggio artistico, quello della narrativa, collocandolo con spontaneità accanto alla precedente esperienza. “Nel cuore della notte “ è un romanzo di memorie intime e familiari che si snodano nelle strade di Palermo sul filo del racconto “Il Principe Felice “ di Oscar Wilde. La scrittura nitida si articola nel bilinguismo in omaggio alla zia esperta anglista. “ Così raccontava la Zia e pronunciò quanto aveva detto il principe a voce bassa…..” Ed è chiaramente un romanzo al femminile di memoria profonda e viscerale, ma è anche romanzo siciliano per l’ambientazione e l’amore per luoghi e cose. “Il sole filtrava tra i rami dei grandi platani…..Da una panchina di marmo…..nel viale della Libertà….” Il tempo del racconto è misto , interseca i diversi piani mettendo in parallelo Barbara bambina e Barbara adulta, e nella narrazione genera anche il passaggio dalla realtà al sogno. E’ veramente un esordio? Rosa si rivela già matura come narratrice, esperta nella costruzione del testo e nel linguaggio. Si possono trovare e qualcuno li ha trovati echi letterari più o meno espliciti, ma sono amalgamati al vissuto della scrittrice, nati dalle sue lunghe ed assidue letture. Uno scrittore è prima di tutto un lettore ed un osservatore. Per cui è meglio soffermarsi sul testo scritto ed interrogare le sue parole. 16 Libri Tramonto del libro? di Tommaso Aiello L a storia del libro s’identifica con quelle del depositi del Verbo,il che è stato vero per Ebraisupporto di cui si compone,dei segni che smo,Cristianesimo ed Islam. Quali sono le forze vi sono riprodotti e delle tecniche con le che portano a mutare un assetto di potere basato quali l’uno e gli altri sono ottenuti. Corsul monopolio delle conoscenze?Due sono le printeccia,legno,foglie furono i primi materiali. Le ricipali:la lotta politica e l’innovazione tecnologica. sorse e le condizioni ambientali ne determinarono Un esempio della prima si ebbe nell’antica spesso la scelta; in Mesopotamia fiorì la terracotta Roma,quando per fissare in modo preciso le leggi su cui si incidevano caratteri cuneiformi, in Egitto si decise di incidere sulla pietra le Dodici Tasi sviluppò il papiro, in epoca alessandrina si difvole,ma si affidò il compito a collegi di cittadini,il fuse la pergamena,mentre in Cina era praticata la che segnò la fine del potere sacerdotale a vantaggio scrittura con inchiostro sulla seta già in epoca predi una nuova classe,quella dei magistrati e dei precristiana e quella su carta a partire dal III sec.d.C. tori.L’invenzione della stampa a caratteri mobili,ad Se agli inizi il segno era prodotto con incisioni, sucopera di Gutemberg,sebbene la sua diffusione sia cessivamente i caratteri vennero dipinti. Il avvenuta piuttosto lentamente,costituisce la tipica libro,quindi,ben presto innovazione che sovverte diede luogo alla formazione non solo gli equilibri di di un’industria per la prepamercato, ma anche quelli razione dei materiali necessocio-politici; il libro sari,ma soprattutto ad una stampato contribuì non casta, quella degli scribi, che poco a diffondere il mesin Egitto era legata saggio della Riforma. direttamente al faraone e Negli ultimi 100-150 anni godeva di alto prestigio. La gli sviluppi tecnologici scrittura e i suoi supporti nell’arte della stampa,la rendono possibile la trascriproduzione di massa e zione di tradizioni l’istruzione obbligatoria orali;queste vengono fishanno reso il libro un posate,re-interpretate,fisicatente mezzo di diffusione mente consegnate ad un culturale,affiancato da libro che affranca chi lo posaltri media come la siede ed è in grado di legradio,il cinema e la televigerlo dai detentori della sione. Da dove viene,dunsapienza trasmessa all’inque,la minaccia proprio terno della casta o della famentre le case editrici miglia. Ogni moltiplicano i titoli e religione,quando avverte la inondano librerie,chionecessità di fissare i fondaschi di giornali,reparti di menti del proprio credo,di supermercati di volumi dedicati ai più svariati arstabilire regole di condotta Edizione Cinquecentina(1520), gomenti,dalla letteratura tende a definire quali sono i foto di T.Aiello per gentile concessione alla saggistica,dallo spiotesti sacri,a impiegarli nel- della Biblioteca Comunale di Partinico naggio alla fantascienza? l’uso liturgico,a considerarli 17 Libri Tramonto del libro? Da un’altra invenzione, l’informatica,in grado di peruna coscienza civica,per esercitare al meglio i nostri mettere a costi molto più bassi la composizione,la rediritti e doveri di cittadini,per non essere abbandonati visione editoriale e la distribuzione di un libro senza a decisioni prese in “altre sedi”,dove la nostra voce passare per alcuna fase di materializzazione fisica. Per conta poco. In questo senso il libro è un autentico anleggerlo basta richiamarlo dalle viscere di un computidoto:contro l’indifferenza,il cinismo, ter,dopo averlo scaricato attraverso Internet da un il qualunquismo,la pura retorica delle parole e delle imqualche sito. Col vantaggio che se il ruolo del magmagini. Il libro è l’autodifesa dalla valanga di flash che giordomo in un giallo non ci piace possiamo tentare tutti i giorni illuminano le nostre esistenze. di modificarlo. Difficilmente rinunceremo,però,al sotIn un libro interessantissimo,Fuga da Bisanzio, Iosif tile piacere di accarezzare la pagina di un libro e alla Brodskij ha scritto:Una società che trascura di leglibertà di gustarla senza l’intermediazione di apparecgere,rischia di scivolare a quel livello di eloquio al chiature spesso dispettose.Più della metà degli italiani quale diventa facile preda di un demagogo o di un ticontinuano a non leggere libri,eppure grazie alle venranno. E’ una frase attraverso la quale si potrebbero dite di milioni di copie di romanzi e perfino di testi di rileggere intere,drammatiche pagine della storia mopoesie allegate ai giornadegli italiani hanno cambiato derna dell’umanità. Magari collegando l’analisi di il loro arredamento:si sono da tempo affollate di libri. Brodskij a una semplice,antica sentenza di Francesco Tanti libri. C’è da augurarsi che questa moda trascini Bacone,che forse dovrebbe essere scolpita in quelle liil cittadino italiano alla media dei consumi editoriali brerie delle nostre case improvvisamente stracolme di di qualsiasi paese europeo. Il libro è conoscenza,viagmeravigliosi volumi di letteratura e di poesia: «La letgio,esplorazione e detto rozzamente è anche un’arma tura fa l’uomo completo». per fare carriera. Sì,una competenza che vale come Ancora oggi dobbiamo pensare al piacere della letdei normali studi accademici oppure come la capacità tura,perché leggere è come viaggiare,secondando l’Ulisse di stare in ufficio un certo numero di ore. D’altra parte che è in noi. Una ricerca senza fine che non ha bisogno un capo azienda come un finanziere,un eccellente avdi approdare a nessuna Itaca.Di solito la sera ci metvocato d’affari come un chirurgo di grido devono fare tiamo a guardare la televisione senza avere un’idea pretutti i conti con una dimensione del loro lavoro che cisa di quali programmi,i vari canali,trasmettono. Ci non si ferma all’oggi,che guarda avanti,lontanissimo. sono sere,molte,moltissime ormai,in cui,ne siamo coIl libro,dal romanzo alla poesia fino al saggio,è un scienti,non c’è nulla che valga la pena di essere visto. mezzo perfetto per questa esplorazione che poi,una Ecco,quella è una serata che possiamo agevolmente devolta assorbita,si traduce in un prezioso metodo di ladicare alla lettura. voro:avere una visione delle cose di largo respiro,non ristretta al proprio piccolo ambito,e immaginare ciò che viene dopo l’oggi. Perchè soltanto chi guarda avanti ha la capacità di potere essere un leader. In quanto strumento di formazione,il libro è prezioso Edizione cinquecentina ,foto T.Aielo anche per avere Doppia pagina interna incisa a mano su lastra di rame e stampata nel 1725 in occasione delConcilium Romanum.Foto di T.Aiello per gentile concessione della Biblioteca di Partinico 18 Bilioteca Comunale di Partinco Riflessioni Natale Caronia propone di riflettere su: di Natale Caronia “DOCE MANDAMIENTOS PARA SOCIOS DISCONFORMES” DODICI COMANDAMENTI PER I SOCI DISCORDI Hable mal de su Club en toda oportunidad 1) que se le ofrezca. Amenace siempre con una renuncia, 2) cuando no le agrade. No omita contar a todos detallatamente, 3) que no està de acuerdo con la actividad del Club. Desmerezca a todos los que trabajan por 4) su Club, dicendo che lo hacen sòlo por ambiciòn, o por ventajas personales. Si Ud es màs intekigente que los demàa, 5) espere hasta que alquien cometa un error u omisiòn para echàrselo en la cara. Nunca olvide, por principio, ser oposiciòn 6) en las Asembleas, ya que Ud es el condimento en las reuniones, la sal y la pimenta. Si alquien hace una cosa bien, contradì7) gale, porque sino Ud no serìa ed Sabelotodo. Si se organiza algo, diga que los preparati8) vos de la Comisiòn y demàs socios se estàn haciendo al revès.frinfacciato Nunca adepte un cargo alto, yà que es màs 9) facil criticar que trabajar. Sinembargo ofèndase cuando el Club no 10) pida su colaboraciòn. Cuando le consulten su opiniòn, diga que 11) nada tiene que decir. Despuès cuèntele a todo el mundo còmo tendrìan que haberlo hecho. Haga sòlo lo absolutamente indispendable 12) por su Club, pero cuando otros socios desinteresadamente dedican tempo y trabajo a una tarea, acùselos de ser un Grupido Cerrado. Parlare male del proprio club in tutte le oc1) casioni possibili. Quando qualcosa non piace, minacciare 2) sempre le proprie dimissioni, Non omettere di raccontare a tutti, detta3) gliatamente, che non è d’accordo con l’attività del Club. Denigrare quanti lavorano per il Club, di4) cendo che lo fanno solo per ambizione, per un incarico, o per vantaggi personali. Se qualcuno è più intelligente degli altri, si 5) aspetti di aver rinfacciato qualche errore od omissione. Mai dimenticare, per principio, di stare 6) all’opposizione nelle Assemblee, per essere il condimento, il sale ed il peperoncino delle riunioni. Se qualcuno fa bene una cosa, contrad7) dirlo, altrimenti non saresti il signor Satutto. Se si organizza qualcosa, dire che i prepa8) rativi della Commissione e molti Soci stanno agendo al contrario. Non accettare mai un alto incarico, perché 9) è più facile criticare che lavorare. Offendersi, tuttavia, quando il Club non 10) chiede la collaborazione. Quando viene chiesto un parere, dichia11) rare che non si ha nulla da dire. Poi raccontare a tutti come avrebbe dovuto esser fatto. 12) Fare solamente l’assolutamente indispensabile per il Club; però quando altri soci, disinteressatamente, dedicano tempo e lavoro ad un compito, accusarli di essere un Gruppo Chiuso. L. Gloria Dely Palacios de Rios Gobernadora Electa Districto S-1 Bolivia. 19 Società Giornata mondiale del rifugiato di Gabriella Maggio O veri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. E l’articolo 10 dei Principi recita: Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. Su questi principi si sono mosse anche le Nazioni Unite nella sezione per i Rifugiati e la Convenzione di Ginevra del 1951 (relativa allo status di Rifugiati ) che impegna gli stati firmatari a concedere protezione a chi fugge dalle persecuzioni per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche. ggi, 20 giugno 2011, in tutto il mondo si celebra la Giornata mondiale del rifugiato, cioè di quell’uomo che viene a chiederci aiuto per sfuggire alla morte, alle persecuzioni, alla violenza. Il problema è particolarmente vivo per i rivolgimenti politici e sociali che sono accaduti ed accadono sull’altra sponda del Mediterraneo. Il problema è certamente complesso e di non facile soluzione, ma la lettura della nostra bella Costituzione ci può guidare. Infatti l’articolo 2 dei Principi Fondamentali recita : La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei do- Nel Centocinquantesimo Anniversario dell’unità d’Italia di Giuseppina Cuccio L’ economista liberale Luigi Einaudi, è stato il primo Presidente della Repubblica Italiana, dal 1948 al 1955. Era solito dire : ” Ho bisogno di conoscere i fatti prima di entrare in polemiche”. Apparteneva a quel tipo piemontese semplice, schivo parsimonioso, colto, ben radicato nei luoghi di origine. Era nato in provincia di Cuneo, a Carrù, e sosteneva che bisogna radicarsi nella terra, nella casa, perché da questo nasce l’attaccamento alla patria e lo spirito di sacrificio su cui si fondano gli stati saldi. In autunno nel cinquantesimo anniversario della scomparsa, avvenuta nell’ottobre del 1961, si inaugurerà un museo a Dogliani , il paese della madre di Einaudi, dove lui stesso soggiornò da giovane. L’esposizione di documenti ed oggetti, di cui oggi si inaugura una parte, che è già nota come mostra itinerante a Torino, Milano, Napoli, testimonia le qualità dell’uomo, dell’economista, del politico. Luigi Einaudi ha contribuito a costruire l’Italia negli anni difficili seguenti la seconda guerra mondiale e la dittatura fascista. 20 Cucina Le ricette letterarie di Marinella di Marinella Gli involtini di melanzane di Chiara Sereni (in Casalinghitudine- Einaudi) Tartine alla rughetta: 1 uovo ½ chilo di melanzane 300 gr. di carne macinata 3 cucchiai di pangrattato 6 foglie di basilico 1/2 chilo di pelati 1 spicchio d’aglio gr.50 di ricotta al forno Preparazione: Friggere le melanzane tagliate nel senso della lunghezza in abbondante olio; lasciarle scolare sulla carta assorbente, anche carta di pane; preparare – con la carne, il pangrattato, l’uovo, il sale, tre foglie di basilico- delle polpettine allungate che poi vengono avvolte nelle fette di melanzane , fermandole con uno stuzzicadenti. Preparare un sugo con l’aglio tritato e soffritto, i pelati, le altre tre foglie di basilico, e vi si immergono gli involtini. Fare ritirare il sugo, girando piano gli involtini perché non si rompano. Condire in piatto gli involtini con ricotta grattugiata. 21 Sicilia Viaggiatori stranieri in sicilia di Daniela Crispo I CARLO CASTONE DELLA TORRE DI REZZONICO - Parte quinta l 14 settembre 1793 fui a vedere il celebre traduttore del codice arabo, che aveva conosciuto a Napoli in casa del generale Salio. Mi mostrò cortesemente varj cimelj arabeschi, e me ne spiegò le nodose iscrizioni. Si sta preparando un elenco di questi monumenti….Osservai molti vasi di bronzo con ornati di grecanico stile…. ben si vede che i Saraceni imitavano i Greci…e ciò che mi sorprese fu l’avvertire che la lettera araba α è negativa, ed è identica per la figura col greco α che parimenti nega, e parvemi un raggio di luce novella sulla primigenia unità di un popolo, d’un linguaggio e d’una religione derivata dall’Asia. L’Abate Vella mi fe’ poscia vedere il codice arabo, intorno a cui si addensano da molti scettici in Palermo medesimo grandissime nuvole di dubbietà, ch’io non sono in grado di sciogliere, e che vorrei pur vedere trionfalmente disperse. Vidi altresì il Codice del Consiglio d’Egitto, che stampasi col testo arabo e colla versione…. scorsi pure le medaglie in oro e in argento degli Emiri e de’ regnanti siculi in caratteri saraceni. 22 Service online Opere poetiche sulla morte di Atahualpa di Gianfranco Romagnoli L II a tragica fine dell’imperatore Inca Atahualpa, crudelmente ucciso dagli Spagnoli mediante garrota il 26 luglio 1533, costituì per la popolazione indigena vinta un trauma, rimasto vivo come doloroso ricordo anche nel moderno Perù. Oltre a opere teatrali, come quella di cui ho parlato nello scorso numero del Vesprino, ispirò varie opere poetiche. Fornisco qui appresso una mia traduzione della poesia di Domingo Vivero La muerte de Atahualpa, pubblicata a Lima, in La revista peruana, nel 1879, che ricorda la funesta profezia della fine dell’impero: Si consumò dell’Inca il sacrificio… E assordando la valle e la montagna si sentì un grido di dolor supremo che di pietà fece tremare i cuori! Nella sua ingenuità pensò la folla che era l’inca immortal che la chiamava, e l’iberica turba, nell’udirlo, con timore volgendogli le spalle ascoltò in questa voce sconosciuta l’anatema della Giustizia Santa. I Era di notte: sanguinose faci il rogo del tormento illuminava. Con essa l’Inca, altero il portamento, il fanatismo in un uomo incarnato, orazioni di morte mormorava mentre l’eco i lamenti ripeteva dell’incaica turba dolorosa. “Piangiamo e seppelliamoci - un anziano con volto cadaverico esclamava chè la livida fiamma di quel fuoco la nostra razza va ad incenerire. Si realizza il pronostico sinistro… Ed il nemico dalla folta barba muta in deserto i già fioriti campi ed a terra rovescia il nostro impero! Senza imperial diadema il nostro padre, contro la sua virtù, la morte ottiene… Ah! Se potesse il mio estenuato braccio tendere l’arco o maneggiare l’ascia!” Ammutolì la bocca dell’anziano e affacciandosi lacrime al suo ciglio con l’affilata punta di una freccia inoculò la morte nel suo corpo! 23 Musica Il club palermo dei vespri in trasferta Percorsi culturali naturalistici e gastronomici di Attilio Carioti 1 4 Punto di raduno piazza Archimede ad Ortigia alle 17.30 del 3 giugno per andare in pullman al Teatro greco. L’allegra brigata varca con decisione i cancelli, ma è emozionata perché di lì a poco si troverà di fronte ad Andromaca ( testo di Euripide), personaggio dolente e vinto che ancora una volta compirà il prodigio di essere viva e parlarci da distanze secolari. La pioggia ci attende all’ingresso della riserva di Vendicari 2 5 Il tempo non è granché, dalle borse spuntano ombrelli e giacche, perché non si sa mai. Dopo il tramonto le nuvole si disperdono e tutti tirano un respiro di sollievo. La cena in una terrazza sul mare conclude la giornata con una girandola di sapori mediterranei, combinati dalla fantasia del giovane cuoco, che vuole con zelo lasciare una traccia sui nostri taccuini di viaggio. Secondo raduno in piazza Archimede ad Ortigia alle 17.30 per andare in pullman al Teatro greco. E’ di scena Filottete ( testo di Sofocle) che, abbandonato dai Greci nell’isola di Lemno, vive con pena i raggiri del potere e la sua emarginazione. 6 3 La pioggia ritorna nelle ultime battute della tragedia, ma non crea disagio perché siamo bene equipaggiati. Poi tutti in pizzeria, per concludere allegramente la bella vacanza. A Carmelo Fucarino l’onere del commento alle tragedie. l giorno seguente è nuvoloso e ventoso, ma fino alla visita della Villa romana del Tellaro (fortunosamente ritrovata nel 1971, all’interno di una masseria del ‘700-800 , su una collinetta adiacente al fiume Tellaro ) si resiste bene . 24 Moda Glossario della biancheria intima Calze ( III parte) di Raffaello Piraino A fanciullezza alla giovinezza, un paio di calze di nylon. Le calze lunghe e velate infatti sancivano l’entrata nel mondo degli adulti perché permettevano di indossare le scarpe col tacco, e quindi di avere una andatura più provocante, e perché davano una sicurezza nuova alla goffa ragazzina che cominciava a sentire il richiamo dell’altro sesso. Nel 1959 una giovanissima stilista inglese Mary Quant, propose la minigonna, e fu subito un successo travolgente. Mai le gambe femminili erano state messe così in vista, così protagoniste. Da allora in poi, per la strada, in ufficio, ovunque, le donne iniziarono ad esibirle senza problemi ed inneggiarono alla libertà scandendo slogan contro la secolare costrizione. Alla minigonna seguirono gli hot pants, il cui nome caldo è già un programma: si trattava di pantaloncini che scendevano poco sotto l’inguine e che esigevano, come la minigonna, calze alte fino alla vita per combattere il freddo e soddisfare il comune senso del pudore. E’ il momento del collant elasticizzato. Ma intanto le calze calze, quelle che si tenevano su con le giarrettiere o con il reggicalze allacciato in vita preparavano la loro rivincita. Il collant continuva a piacere alle donne per la sua indiscutibile praticità: se lo sentivano bene indosso, non faceva pieghe né borse, quando era elasticizzato toglieva loro persino qualche centimetro nei punti critici. Certo, hanno dovuto ammetterlo, non era sexy ma, proprio in ciò risiedeva la conquista. Oggi possono mettersi le calze per scelta e non per abitudine. Sono protagoniste quando decidono di essere più seducenti, quando vogliono fare un regalo al loro uomo, quando scelgono un vestito con gli spacchi. Sanno quale effetto possono ottenere! ttraverso i secoli le donne hanno portato calze più o meno fini e pregiate secondo la moda, il ceto e le occasioni, ma non poterono mai o quasi mai esibirle, a causa della lunghezza delle gonne e delle regole del decoro. Poco o nulla sappiamo di quanto avveniva nelle alcove, almeno in quelle delle donne per bene. Quelle che per bene non erano (o non erano ritenute tali), avevano invece proprio nelle calze un segno di riconoscimento: le cortigiane, le prostitute, le modelle, le ballerine, le artiste di teatro e del circo portavano calze vistose e calzamaglia rigate o color carne che erano messaggio e simbolo della loro diversità. Anche le popolane, con le loro gonnelle erano corte per ragioni economiche, esibivano calze, certo non fini e preziose. Il termine dispregiativo mezza calzetta, è molto diffuso ancora oggi ed indica una persona mediocre, con metodi e azioni un po’ meschine, che deludono le aspettative e, per quanto riguarda le signore, basterebbe la parola stessa ad imporre, quando si indossa la gonna, le calze lunghe, quale sola, possibile e decente alternativa ai collant. Per capire lo spunto concreto di questa espressione, bisogna sapere che in un ormai lontano passato, quando le gonne erano ancora lunghe e il costo della seta proibitivo per molte donne, furono messe in commercio calze realizzate in seta soltanto nella parte inferiore e completate, da metà polpaccio in su, con filato di minor valore. In tal modo l’effetto estetico di quanto occhieggiava tra l’orlo della gonna e il collo della scarpa era ottimo, il resto rimaneva celato agli sguardi. L’espediente fu però presto messo fuori gioco dal progressivo accorciamento delle gonne, che aumentava, di conseguenza, l’altezza della parte in seta, altrimenti si sarebbe svelato l’inganno. La moda della minigonna impose e diffuse maggiormente l’uso dei collant, sicuramente più comodi e caldi delle calze, ma gli accessori femminili che ancora oggi possiedono maggiore charme e sex appeal restano indubbiamente proprio le calze e soprattutto quelle velate. Gambe e dunque calze, lucide velatissime, ornate di ricami e trafori, color carne o color fumo, con la cucitura per dirigere gli sguardi, a rete per impigliarli, allegre, variopinte e fantasiose. Mary Quant 1963 – Sofia Loren nel film “Ieri, oggi, domani”. Se non ci fossero le calze, diceva Jean Cocteau, le gambe delle donne sarebbero soltanto mezzi di locomozione. Le donne che furono adolescenti negli anni Cinquanta hanno avuto, quale segno peculiare del passaggio dalla 25 Titolo di Gabriella Maggio T utto è azzurro mare nella pagina di giugno, che è il mese delle vacanze e quindi del mare. Le case rosse e gialle sono quelle dei cartoni, ma un ponte colorato le unisce. Sul ponte volano tre bambini che hanno le mani fatte di fiori. E’ una bella visione onirica che vuole superare differenze e separazioni. I bambinifiore leggeri nell’aria si riuniscono volentieri per un gioco. Basta uno spazio ed il gioco è fatto. Costa tanto trovare ed arredare in modo naturale uno spazio per il gioco e gli incontri? Siamo convinti che sia meglio lasciare ai nostri bambini una sedia davanti al televisore o obbligarli agli esercizi costrittivi delle palestre? Forse potremmo lasciare un po’ di tempo tutto per loro perché ritrovino la spinta alla socializzazione spontanea e non indotta. 26