RASSEGNA STAMPA
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RASSEGNA STAMPA
AL 21 AGOSTO
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Tribuna di Treviso
20 agosto 2012
Alt al mattone, sfida a Zaia: «Agisca»
PADOVA - «Balle su balle» ha twittato il sindaco di Padova Flavio Zanonato. «Zaia è quello che con il suo piano
casa ha consentito fino a un incremento del 50% dei metri cubi esistenti. Prima polemizza con noi che glielo
facciamo notare, subito dopo se ne dimentica ed ora si fa bello con le ragioni dell’ambiente. Pura propaganda,
questa è solo l’ultima sua bischerata. Luca Zaia fa annunci tutto l’anno, poi, regolarmente, non succede
niente. Io mi chiedo chi gliele suggerisce queste sparate, forse il suo addetto stampa. Annuncia, riconosce,
proclama ad ogni pie’ sospinto, ma in Regione non succede mai niente, la Regione è ferma. Qualche giorno
fa ha riconosciuto l’esistenza in Veneto di 30 mila disoccupati. Bene, fai qualcosa allora, dicci cosa vuoi fare,
prova ad affrontare il problema se non a risolverlo. No, niente, non fa niente. Adesso si è inventato il rispetto
dell’ambiente. Bella cosa, encomiabile, se solo qualche mese fa non avesse fatto esattamente il contrario
promuovendo cementificazioni a raffica. Lui governa così, gli basta stare sui giornali, poi qualche santo provvederà».
VENEZIA Irrita il modo, non la sostanza (e come si fa a non dirsi “verdi” oggi?), la disinvoltura estiva con cui
butta il cuore della sua nuova coscienza ecologica oltre l’ostacolo della coerenza («e dov’era prima?»), sconcerta il mezzo con cui lo fa, conferenza stampa, intervista o predellino. Le dichiarazioni rilasciate ieri al nostro
giornale dal Presidente della Regione Luca Zaia in cui annuncia la svolta edilizia e decreta la fine di un modello
perché in Veneto si è costruito troppo - «penso ad una moratoria in piena regola, non c’è bisogno di nuove
case, bisogna recuperare le vecchie di una volta» - insomma, il nuovo corso ecocompatibile del governatore,
irrita l’opposizione quanto i suoi. Dario Bond (Pdl) è dei suoi, nel senso che sta in maggioranza e gli dà un
consiglio: «Al rientro dalle ferie, se vuol fare sul serio, faccia una sola cosa: abroghi d’imperio l’articolo 32 della
legge 35, quella che in deroga ai comuni ha aperto cantieri a San Donà, a Verona e a Treviso, lo faccia senza
esitare e fermi la norma che trasforma lo sterco in oro. Altrimenti sono solo buone intenzioni. Glielo dico da
amico, il suo è un pensiero rispettabile, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare oltre a qualche scoglio di
coerenza». Diego Bottacin, cofondatore di “Verso Nord”, è il più irritato: «Sparata di Ferragosto. Questo Zaia
è lo stesso che spinse sul piano casa da vice presidente della Regione. Adesso dice in Veneto si è costruito
troppo. Bene. Condivido il merito, mi piace la resipiscenza anche se arriva dopo tre anni di crisi edilizia, non
mi va che la sostenga uno che ha promosso il piano casa al solo scopo di impedire che i comuni di metterci
un freno. Inoltre non si governa con le interviste, lo si fa in Regione, con le delibere. Questa è una delibera
che non farà mai. Nel caso la facesse gli suggerisco di integrare il furore ambientalista promuovendo il recupero
e la riqualificazione del patrimonio edilizio veneto. In Veneto abbiamo case di scarsa qualità». Laura Puppato
infine, capogruppo del Pd in consiglio, che applaude ironicamente, «disponibili fin da subito ad appoggiarlo,
ma con qualche significativo appunto non marginale: quando 8 mesi fa abbiamo proposto uno stop alle edificazioni in forma di Pua o comunque di lottizzazione selvaggia, partendo da un primo “no” su Veneto city,
Lega e Pdl hanno fatto in modo che altri due comuni potessero procedere con le concessioni per l'ennesima
area commerciale. Gli stessi comuni che ora Zaia - finalmente ma tardivamente - giudica “anello debole costretti dal bilancio a concedere cubature”. Molto pilatesco. Chiedo: a quale Presidente del Veneto dobbiamo
rifarci per sapere di che politica va parlando per il Veneto?». E cita due casi: «L’autodromo a Verona con relativa
immensa cubatura residenziale e commerciale su 80 ettari di terreno agricolo, i 90 ettari da lottizzare nella
residua campagna trevigiana in località Barcon di Vedelago».
Tribuna di Treviso
21 agosto 2012
Stop al cemento, coro di sì I costruttori: «Noi con Zaia»
VENEZIA «Basta case, basta cemento». La svolta del governatore Luca Zaia, consegnata domenica in un’intervista al nostro giornale, non cade nel vuoto. Anzi. Ma adesso tutti vogliono «vedere» le carte: un po’
perché più nessuno si fida dei politici, un po’ perchè Zaia ha fama di bravissimo annunciatore. «Prendo per
buono l’impegno del presidente di Regione – ammette Marco Michielli, presidente di Confturismo Veneto
–. Al netto delle polemiche politiche, al netto del fatto che se ne sia accorto tardi, al netto di eventuali
secondi fini, siamo pronti a discuterne. Dobbiamo cominciare a fare un uso più intelligente del territorio,
impedire gli sgorbi che abbiamo fatto con i Piruea, premiare chi restituisce terreni all’agricoltura e chi costruisce bene sostituendo le cubature esistenti. Noi diciamo a Zaia: siam qui, pronti a discuterne, senza pa-
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raocchi. Faccia una proposta concreta e noi ci saremo». Anche l’associazione dei costruttori si dichiara d’accordo con lo stop al cemento: «Il presidente dice ciò che noi andiamo dicendo da tempo – aggiunge Luigi
Schiavo, presidente di Ance Veneto –. Siamo d’accordo con una moratoria che porti alla riconversione delle
aree degradate e alla sostituzione delle cubature. Zaia non ha tutti i torti quando dice che i Comuni hanno
usato i piani regolatori, purtroppo, anche per fare cassa. Ma adesso questa logica è finita e bisogna davvero
ripensare al territorio in maniera completamente diversa, anche per ragioni meramente economiche. Ci
sono certi insediamenti residenziali ed industriali che non hanno davvero più mercato». Ma la conferma più
pesante alle parole di Luca Zaia arriva dal vicepresidente della giunta regionale, Marino Zorzato, considerato
- a torto o a ragione, anche perchè assessore all’urbanistica - il più sensibile alle tesi del partito del mattone
nel Veneto. «Il tema lanciato da Zaia esiste, il problema è come tradurlo in norma senza ledere a diritti acquisiti ed esporsi a spiacevoli contraccolpi. Bisogna ammettere che esiste un eccesso di patrimonio edilizio,
frutto anche della facile finanziabilità degli scorsi anni. Adesso, complice la crisi, siamo passati all’estremo
opposto. In qualche maniera bisogna uscirne». Zorzato ammette di averne parlato, tempo fa, con il presidente e di essere da tempo alla ricerca di uno strumento normativo che possa reggere il colpo: «Perchè, è
inutile nasconderlo – aggiunge il vicepresidente – ma questa nuova filosofia sposta interessi e la cosa va
tenuta insieme, dobbiamo impedire contraccolpi. La sfida è come ri-pianificare il Veneto, passando dal primato dello sviluppo al primato del paesaggio, con una nuova attenzione al territorio. Abbiamo un anno decisivo davanti, con il riordino delle Province e delle competenze, anche in materia urbanistica. Stiamo
studiando, immaginando dei percorsi e dei metodi possibili. Non ci sono esempi analoghi in Italia, siamo
disposti anche a fare da laboratorio di una nuova filosofia. Personalmente, ritengo che è meglio un piano
in più piuttosto che un lotto in più. Poi leggo cose che, invece, non stanno né in cielo né in terra: come il
sindaco di Padova che cita, a sproposito, il piano casa. Quarantamila pratiche di ampliamento hanno consentito di muovere l’economia ma anche di risparmiare altrettanti lotti, perchè usati per ampliare fabbricati
esistenti». Quanto ai tempi del nuovo Piano territoriale di coordinamento, Zorzato è ottimista: «Credo che
entro l’anno si possa arrivare all’adozione in giunta regionale». Chi non crede assolutamente alle parole del
governatore è invece Elvio Gatto, portavoce dei comitati contro la Superstrada Pedemontana: «Zaia fa il paladino dell’ambiente e poi fa l’esatto contrario. Cos’ha in serbo dopo questa uscita ferragostana? Zaia è
quello che, cinque giorni dopo aver parlato di difesa del paesaggio, è andato a inaugurare i lavori della Pedemontana, che è un regalo ai cavatori». «Dov’è stato in tutti questi anni il presidente Zaia?–accusa Luigi
Calesso, dell’associazione Un’altra Treviso – : ha governato la Provincia di Treviso e la Regione Veneto senza
dare mai alcun segno di aver compreso come fosse chiarissimo che la cementificazione del territorio poteva
e doveva cessare. Già questo mette in serissima crisi la credibilità della “conversione” del presidente Zaia,
che propone di bloccare quei settori dove c’è scarso interesse in cambio del via libera a quelli che suscitano
maggiori appetiti». Calesso teme che gli speculatori, d’ora in poi, concentrino i loro appettiti sul «miele». Che
in questo momento porta i nomi di Veneto City, Ikea a Verona e Casale, polo industriale di Barcon, Quadrante
Tessera, autodromo di Vigasio (Verona).
Tribuna di Treviso
21 agosto 2012
Un dato su tutti: l’acqua che verrebbe consumata dall’eventuale polo previsto dal progetto Colomberotto a
Barcon, ammonterebbe a qualcosa come un milione e 663mila metri cubi l’anno. Una quantità in grado di
soddisfare le esigenze annue di 26mila persone, in pratica gli abitanti dei comuni di Resana e Vedelago messi
insieme. Lo afferma Fiorenza Morao, capogruppo di Primavera Civica in consiglio comunale. «Che venga
prelevata dalla falda o da un pozzo è ininfluente -dice la Morao- Rimane il dato sconcertante: il macello avrà
bisogno di 13 litri di acqua al secondo, la cartiera di 42, per un totale di 55 litri al secondo. Basta fare due
conti per capire che si tratta di cifre importanti, cioè di un milione 663 mila litri all’anno. Per avere un termine
di paragone, i 53 comuni dell’Ats Alto Trevigiano Servizi, pari a 500mila cittadini, usano 38 milioni di metri
cubi di acqua l’anno, ovvero 76 litri a persona. I cittadini di Vedelago più attenti ai consumi, nel 2011 hanno
usato un milione 85mila metri cubi d’acqua, una media di 64 metri cubi a persona. A questo punto il conto
è fatto: l’acqua che consumerebbero macello e cartiera è pari a quella normalmente consumata da 26mila
persone». Ma la Morao non è contenta: «Con una estate così siccitosa dopo un inverno asciutto ci sarebbero
anche da seguire le direttive europee che impongono di preservare le riserve idriche e fare un uso attendo
dell’acqua. La domanda allora è: il progetto va in questa direzione? Mi sembra proprio di no. Per questo
chiedo che chi dovrà programmare i consumi idrici, studi bene le conseguenze di un prelievo di questa portata
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prima di dare l’assenso. Cosa che mi auguro prendano in considerazione anche presidente e consiglio del
Parco del Sile, classificato sito di interesse comunitario. L’unicità delle sorgenti del Sile e di questo fiume che
nasce in pianura vanno assolutamente tutelate».
La Tribuna di Treviso
9 agosto 2012
Barcon e Ikea, Barbiero alla carica
«Colomberotto ha già un piano bis. Ma allora, che senso hanno tutte le polemiche politiche di queste ultime
settimane?». A chiederselo è il segretario provinciale della Cgil Paolino Barbiero, che interviene così sulla questione del mega-insediamento cartiera/macello di Barcon di Vedelago. Insieme all’Ikea di Casale, uno dei
progetti industriali più importanti per il nostro territorio, rimasto però ancora sulla carta. Opposizione degli
ambientalisti e divisioni politiche - da un lato Pdl e una parte cospicua della Lega scettici e dall’altra il presidente della Provincia Muraro e il sindaco di Vedelago Quaggiotto favorevoli - stanno infatti bloccando l’iter
per le autorizzazioni ormai da mesi. E pare che i proponenti del progetto, stufi del tira e molla, stiano già
guardando da un’altra parte. Loris Colomberotto, attraverso la stampa (ItaliaOggi del 31 luglio), avrebbe ventilato l’ipotesi di una centrale del latte in un altro punto di Barcon e di ampliare il suo business nella sua sede
di Moriago della Battaglia. «Ci troviamo oggi di fronte al paradosso», dice Barbiero, «C’è una Lega che sembra
spaccarsi inseguendo interessi di tipo elettorale. E poi leggiamo sui giornali le dichiarazioni di Colomberotto
in merito ad una nuova costruzione per il latte e l’ampliamento della sede di Moriago per il macello. Se l’imprenditore ha già un piano bis per allargare il suo business e sa già benissimo come fare, oltretutto senza costruire casello e tangenziale (i benefici pubblici, ndr), a questo punto non si capisce più a che gioco stiano
giocando tutti questi soggetti». Da qui il monito della Cgil (anch’essa contraria a ulteriore cementificazione
del territorio). «Basta con i tatticismi della politica», continua il segretario, «In gioco c’è lo sviluppo sostenibile
del nostro territorio». Per salvare capre e cavoli, ossia nuovi posti di lavoro e salvaguardia del territorio, sarebbe
meglio quindi pensare ai contenitori vuoti. «Prima che i grandi contenitori industriali della nostra provincia si
svuotino definitivamente e rappresentino un costo insostenibile per la nostra società è indispensabile creare
delle alternative valide, ripensando intere aree del territorio e tutti quei comparti produttivi che si stanno destrutturalizzando. Insomma, invertire la tendenza e passare rapidamente dall’immobilismo e dal miope tatticismo politico ad una fase di programmazione territoriale e di progettazione, concreta e conveniente, che
coinvolga i giovani architetti disoccupati e le nuove menti dell’urbanismo e della sociologia».
La Tribuna di Treviso
7 agosto 2012
Barcon, Famiglia Cristiana si schiera con i no-macello
VEDELAGO Un titolo ed è detto tutto, o quasi. «Com’era verde la mia terra», è quello che Famiglia Cristiana
ha scelto per la sua inchiesta sull’operazione Barcon, pubblicata nel numero in edicola questa settimana. Il
periodico cattolico dedica un lungo servizio al polo agroindustriale, che gli imprenditori Colomberotto e Gelain
hanno proposto di realizzare sugli 88 ettari della campagna a nord di via Terza Armata. Famiglia Cristiana
sente tutti, ma poi conclude con le «sagge parole di nonna Irma», 84 anni suonati, che passando davanti al
gazebo dei no macello sbianca e commenta: «Tutto sto terren i vol magnar?No se pol mia fabricarla la tera,
eh!». Insomma: «Ancora una volta», scrive il settimanale, «il prezzo da pagare per ipotetici vantaggi economici
sarebbe il sacrificio della campagna, che proprio i piani territoriali vogliono finalmente tutelare, dopo decenni
di indiscriminate colate di cemento». Famiglia Cristiana racconta ai suoi lettori il paesaggio che circonda la
terra dei Pola, quella che gli imprenditori, sindaco Quaggiotto d’accordo, vorrebbero trasformare in un maxi
polo agroindustriale con macello più grande d’Europa e cartiera in parte interrata. «A due passi da qui», rileva,
«sorge la Castelfranco del Giorgione; la rocca di Asolo è lì sullo sfondo, con il monte Grappa. E a soli 1.700
metri in linea d’aria, nella frazione di Fanzolo, sta quel gioiello architettonico che si chiama villa Emo, disegnata
dal genio del Palladio e inserita dall’Unesco nella lista dei patrimoni dell’umanità». Nel bel mezzo, l’operazione
Barcon, in stand-by in attesa che la guerra politica si chiuda, che Provincia e Comune si esprimano permettendo alla Regione di valutare l’interesse veneto dell’accordo di programma. Intanto comitati spontanei, cittadini, sindacati, politici di destra e sinistra hanno già deciso che quel mega impianto va fermato. Sul Carroccio
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è notte dei lunghi coltelli con scontri tra la fazione dei no, capitanata dal segretario Giorgio Granello (e sarebbe
quella maggioritaria), e quella dei sì (dalle file sempre più sottili) guidata dal sindaco Paolo Quaggiotto, primo
sponsor dell’accordo di programma, e dal presidente della Provincia Leonardo Muraro. La caccia a nuovi
alleati continua dentro e fuori dai palazzi della politica locale. Incontri continui per ribadire, convincere e preparare in vista di un voto chiesto dalla Regione al consiglio comunale di Vedelago e alla Provincia. Il tempo
sta per scadere: la lettera del dirigente veneto recapitata a Quaggiotto e Muraro dava trenta giorni dal ricevimento per dare una risposta, è arrivata il 12 luglio scorso e il 12 agosto è alle porte.
Tribuna di Treviso
3 agosto 2012
Il no del commercio su Ikea e Barcon «Lavoro? Non così»
Compatte le associazioni di categoria legate al mondo del commercio ribadiscono il loro secco «no» a Ikea e
Barcon. «Non ammetteremo alcuna deroga» sostengono, «la strada è tracciata». A farsi portavoce delle istanze
di associazioni e sindacati il presidente di Confcommercio Guido Pomini: «Stop a nuove cementificazioni, a
speculazioni edilizie che creano danni ambientali, sociali, economici ed occupazionali irreversibili: la crescita
della Marca Trevigiana deve partire dal corretto uso del territorio, dalla sua salvaguardia ed uno sviluppo più
sostenibile, idea che sta alla base del documento programmatico siglato a febbraio tra ben dodici tra associazioni e sindacati». Inaccettabile, secondo Pomini, l’operazione di «sciacallaggio mediatico» basata sull’ipotetica spinta occupazionale che avrebbero questi due nuovi poli economici. «Spinta che dovrebbe seguire le
linee della serietà e del rispetto» conclude il presidente di Confcommercio, «posti di lavoro prospettati che
non hanno a che fare con la realtà, ma servono solamente a guadagnare consensi tra i cittadini». Pur in linea
con l’idea di ripartire dal territorio, bloccandone l’esasperato sviluppo industriale e promuovendo invece la riqualificazione degli spazi vuoti, il neo-riconfermato presidente dell’Ance Claudio Cunial per il prossimo triennio,
vede invece i due progetti di buon occhio per le aziende del comparto edilizio. «Le mie non sono considerazioni di ordine politico» afferma il massimo esponente dell’Ance locale, « ma è chiaro che per le nostre aziende
questi due progetti rappresenterebbero un’enorme opportunità di impiego e attività». (s.g.)
Il Gazzettino di Treviso
3 agosto 2012
Barcon e Ikea, l’eden degli edili e l’inferno dei commercianti
TREVISO - «Progetti come quelli proposti da Colomberotto-RotoCart a Barcon e Ikea a Casale rappresentano
grandi opportunità per le nostre imprese». Parola di Claudio Cunial. «Così come i cantieri della Pedemontana
- aggiunge - e quelli per la terza corsia dell'autostrada». Cose che cozzano con l'annunciata svolta verso
l'architettura organica? «Non spetta a noi decidere - puntualizza - ma se le nuove costruzioni vengono compensate con il verde allora si parla di riordino».
Una posizione che è come fumo negli occhi per Guido Pomini. «Incredibile che ancora si parli di tali progetti
- sbotta il presidente di Ascom, che con i sindacati e altre otto associazioni di categoria (industriali esclusi)
ha siglato un documento che blinda il piano urbanistico della Marca - creerebbero danni ambientali, sociali,
occupazionali ed economici irreversibili. Lo sviluppo della Marca trevigiana “deve ripartire dal corretto uso del
territorio, dalla sua salvaguardia e da una progettualità più sostenibile, unica strada ora percorribile che consentirà di valorizzare le nostre città e di ridare ossigeno alla nostra economia in crisi. Non vediamo alcuno
spazio per interessi contrari a questa linea di sostenibilità».
E i 1.300 posti di lavoro promessi da Ikea e i 600 messi sul tavolo a Barcon? «È inaccettabile l’operazione di
sciacallaggio mediatico che si sta facendo intorno alla presunta spinta occupazionale di questi due grandi
poli, con numeri di occupati che nulla hanno a che vedere con la realtà -chiude seccamente Pomini- La questione occupazionale, soprattutto in un momento drammatico come questo, chiede serietà, coerenza e rispetto, e non possiamo accettare che venga liquidata con numeri assurdi diffusi con superficialità per
raccogliere il favore dell’opinione pubblica».
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Corriere del Veneto
3 agosto 2012
Confcommercio: «Ikea e Barcon, sono false le assunzioni promesse»
TREVISO — La politica trevigiana tentenna sugli enormi progetti dei poli commerciali Barcon e Ikea, cerca di
trovare il compromesso e ancora non prende una posizione netta. Lo fa invece il presidente di Confcommercio
Guido Pomini: «Non ammetteremo deroghe, l'intera comunità economica ed istituzionale ha condiviso il no
secco del documento programmatico siglato da dodici soggetti, fra associazioni e sindacati, a speculazioni e
cementificazione destinati ad impattare drasticamente nel territorio creando danni ambientali, sociali, occupazionali ed economici irreversibili».
L'attacco continua: «Risulta inaccettabile l'operazione di sciacallaggio mediatico che si sta facendo intorno
alla presunta spinta occupazionale di questi due poli, con numeri (1.300 posti a Ikea, 600 a Barcon) che nulla
hanno a che vedere con la realtà. La questione, soprattutto in un momento drammatico come questo, chiede
serietà, coerenza e rispetto, non possiamo accettare che venga liquidata con numeri assurdi diffusi con superficialità».
Nei giorni scorsi la maggioranza leghista si è trovata in disaccordo sui progetti di Ikea a Casale e del polo
agro-industriale di Vedelago. «Siamo stupiti del fatto che ancora si discuta della fattibilità dei progetti - chiude
Pomini -. Sulla necessità di recupero, e sull'invocato rispetto del Piano territoriale di coordinamento provinciale, non ci sono dubbi da parte di nessuno e non ammetteremo nessuna deroga e questo deve essere
chiaro a quei pochi che ora hanno aspettative diverse».
Tribuna di Treviso
2 agosto 2012
Operazione Barcon Di Santo si appella al presidente Muraro
VEDELAGO Mentre nei palazzi della politica è un susseguirsi di incontri a porte chiusissime per tentare di ricucire strappi e fondare nuove alleanze pro o contro l’operazione Barcon, la Fondazione Villa Emo chiede
udienza al presidente della Provincia Leonardo Muraro. Un incontro in cui presentare lo studio di impatto
che avrà sulla frazione la realizzazione del polo agroindustriale. Cinque corpose relazioni firmate da sei esperti
che dimostrano come i benefici dell’operazione siano ben inferiori rispetto ai costi della stessa. Giacinto Cecchetto, Andrea Menegotto, Marcello Favalessa, Paolo Feltrin, Sergio Maset e Luca Romano hanno indagato
su paesaggio, storia, economia, viabilità, occupazione e riqualificazione territoriale confrontandole con le proposte dall’accordo di programma di Colomberotto e Rotocart. Un’analisi libera da preconcetti, commissionata
dalla Fondazione di Di Santo, che è pure presidente del Credito Cooperativo Trevigiano. Con una lettera, protocollata in Provincia lo scorso 26 luglio, Di Santo chiede di incontrare Muraro per presentargli lo studio. Obiettivo per nulla nascosto: convincerlo che maxi macello, cartiera e relativi sbancamenti non vanno autorizzati.
Intanto il dibattito politico sull’operazione non si ferma. In municipio, a Vedelago, la maratona degli incontri
è ancora in corso. Ieri nell’ufficio di Paolo Quaggiotto si è seduto pure Walter Santin, consigliere comunale
indipendente che si è dichiarato contrario all’accordo di programma. Prove di nuove alleanze? Santin ribadisce:
nessuna retromarcia. E stuzzica la Lega di Oscar Bordignon, all’opposizione in aula consiliare: «Chieda la convocazione di un consiglio comunale sul caso Barcon». Il Carroccio è spaccato in Provincia come in Comune.
Gli assessori dissidenti Marco Perin, Cristina Andretta a Renzo Franco restano fermi sul loro no all’accordo di
programma rivisto e corretto dai due imprenditori proponenti.
Il Gazzettino di Treviso
2 agosto 2012
Polo a Barcon: interviene Fondazione Villa Emo
VEDELAGO - (gv) Sul progetto del polo agroindustriale di Barcon, interviene di nuovo anche Fondazione Villa
Emo. Enzo Bergamin, referente per la Fondazione, ha infatti inviato al presidente della Provincia, Leonardo
Muraro, una richiesta di audizione. Lo scopo è di presentare un corposo studio sull’impatto ambientale del
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progetto. I curatori dello studio-ricerca sono Giacinto Cecchetto (valori ambientali, storici e paesaggistici, spazio agrario del sito Villa Pola), Andrea Menegotto (trasformazione di un’area agricola a cura della Proap Italia),
Marcello Favalessa (Analisi vialistica per la valutazione di alternative per gli interventi infrastruttuali), Sergio
Maset (Riqualificazione dell’area pedemontana tra Castelfranco e Montebelluna) e Luca Romano (Correlazione
tra modello di sviluppo economico e dinamiche occupazionali nell’area pedemontana-castellana).
Tribuna di Treviso
1 agosto 2012
Barcon, 11 mila firme contro il macello
VEDELAGO Altre 2 mila cartoline contro il progetto Barcon. Sono state consegnate ieri mattina in Provincia
da Ermes Dondoni (comitato spontaneo Barcon Viva) e Fiorenza Morao (capogruppo Primavera Civica) a
nome di tutti i gruppi ele associazioni contrari al mega progetto industriale. Queste cartoline vanno ad aggiungersi alle altre 3 mila già consegnate qualche mese fa e ad altre 6 mila firme raccolte tra i cittadini di
Vedelago e comuni vicini per dire no al maxi polo agroindustriale. Sul progetto la Regione ha chiesto un
pronunciamento ufficiale a Comune e Provincia. Pronunciamento che tarda ad arrivare dato che le spaccature interne al centrodestra su questo progetto sono profonde. La giunta Quaggiotto rischia la crisi di
governo, in Provincia è scontro tra Muraro e il segretario provinciale del Carroccio Giorgio Granello. La decisione potrebbe arrivare nelle prossime ore. Per ora bocca cucita da parte di tutti gli amministratori. Daniele
Quarello
Tribuna di Treviso
1 agosto 2012
Muraro spinge Quaggiotto al confronto consiliare e lui risponde: «Sono pronto». Ma potrebbe non avere i voti
Il caso Barcon apre una crisi nella Lega
L'iter del progetto dell'insediamento agro-industriale di Barcon, targato Colomberotto e RotoCart, assomiglia sempre più a una telenovela. La Regione, chiamata a indicare l'interesse pubblico e ad aprire la pratica, ha fatto sapere di attendere il parere dalla Provincia. Ma da quest'ultima la Lega, dopo l'aut aut del
Pdl che ha spinto Muraro a chiedere al sindaco Quaggiotto un voto del consiglio, ha a sua volta fatto sapere
di aspettare il giudizio del Comune. «Vediamo cosa dicono i consiglieri, rappresentanti dei cittadini, perché
sino a questo momento ha parlato solo Quaggiotto o al massimo i suoi assessori - chiarisce il segretario
del Carroccio, Giorgio Granello, che nell'esecutivo politico di lunedì ha affrontato anche il nodo Barcon perché a un certo punto sembra che il sindaco si muova da solo e non si capisce bene dove voglia andare
a parare». Da parte sua, comunque, il primo cittadino leghista, nonostante le defezioni del Pdl, non ha alcuna
voglia di tirarsi indietro. «Sono sempre stato per il fare, non per le chiacchiere, in questa crisi ancora di più:
mi hanno accusato di tutto, addirittura di prendere tangenti, ma io sono andato avanti - sbotta il sindaco Zaia e Muraro vogliono una nuova delibera di giunta? Vogliono un passaggio in consiglio comunale? Io
sono qua a disposizione e darò loro quello che mi chiederanno». Avere dalla propria parte la maggioranza,
però, non sembra una passeggiata, né per una parte né per l'altra. E così, mentre al Sant'Artemio continuano a piovere caroline contro il super-macello e la cartiera raccolte dal comitato Barcon Viva (ieri ne sono
state portare altre 2 mila dopo le 3.300 dello scorso maggio), in municipio si fanno i conti. «Solo in consiglio
si può avere la certezza di avere la maggioranza - chiosa il consigliere comunale Walter Santin - chi vuole la
testa di Quaggiotto può sempre fare una autoconvocazione del consiglio e poi si faccia la conta». Proprio
questo sarà il prossimo passo.
Ikea e Barcon ai tempi della crisi
di Oscar de gaspari
Mercoledì 1 Agosto 2012, Periodicamente, come i corsi e ricorsi storici, si torna a parlare dei progetti
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Ikea/Barcon cercando di inventariare chi è favorevole e chi è contrario. Con malcelata partigianeria applaudo alla Regione Veneto che, per dichiarazione dell’assessore Zorzato, fa capire che i progetti sono in
alto mare. Ma restano comunque mostri sonnecchianti. Pronti ad essere riesumati e rilanciati se solo si
dovesse cambiare il vento elettorale o si concretizzassero spinte dettate da mai sazi appetiti immobiliari.
Al momento i progetti Ikea e Barcon potrebbero trasferirsi in Austria godendo di una legislazione più favorevole. Ma se questo dovesse accadere, immagino il coro di proteste che ne seguirebbe. Capisco il sindacato che vede sfumare la possibilità di qualche centinaio di posti di lavoro ignorando, a torto o a
ragione, che questi si creano e si distruggono con la stessa disinvoltura economica. Il capitale guarda al
profitto non ai risvolti sociali delle crisi economiche. Meno comprensibile l’atteggiamento della Provincia
di Treviso che si dichiara possibilista verso i progetti al punto di essere disponibile a rivedere il Piano territoriale di coordinamento Provinciale. Argomenta infatti Sant’Artemio come, dal momento che il Ptcr
della Marca è datato 2004, quindi redatto in pieno sviluppo economico e che oggi l’economia è in totale
recessione, sia opportuno renderlo meno rigido allentandone i vincoli. Quindi regole meno severe e maggior libertà per devastare e cementificare ancora di più la Marca. Per favorire chi? Solo la speculazione e
gli affaristi. Non certo la popolazione di Vedelago o Casale sul Sile, paesi che dovrebbero ospitare questi
mastodontici siti industriali. Che – ricordiamolo – sono stati progettati senza alcuna analisi demografica,
sociale ed economica. Senza alcuna valutazione della domanda, diretta e indiretta, conseguente la merce
e produzione da assorbile sul mercato provinciale e regionale. Oggi i negozi al minuto sono in crisi, chiudono perché vendono poco. Il credito al consumo è calato del 12% nei primi tre mesi del 2012. I mutui
per la casa, cartina tornasole del mercato immobiliare e dell’arredamento, si sono ridotti in un anno del
47%. Non ci sono soldi. Il potere d’acquisto è diminuito per tutti. A chi venderà la propria merce lo stabilimento di Ikea? Ai cinesi in vacanza a Casale sul Sile? Allora se è vero come è vero che il pensionamento
del direttore generale di una grande azienda comporta l’assunzione di un commesso, non necessariamente vale il processo inverso. L’investimento milionario di Ikea a Casale non stimolerà il residente di Casale o Vedelago a spendere soldi che non ha. Sembra proprio che per la provincia di Treviso ed in ragione
delle esigenze di sviluppo la parola d’ordine sia costruire. Capannoni, strade, viadotti, tangenziali. Poi il
benessere verrà per tutti. Una politica simile a quella del compianto Luigi Chiereghin, sindaco di Treviso
negli anni della ricostruzione. Ma dal sindaco/ banchiere/ filosofo ci separano sessanta anni. E le cose
nel frattempo sono un tantino cambiate.
Tribuna di Treviso
31 luglio 2012
Barcon, asse Pdl-Lega per il no
Intesa in consiglio provinciale: Muraro scriverà a Quaggiotto
Lega e Pdl “impongono” a Muraro di prendere carta e penna e scrivere a Quaggiotto, sindaco di Vedelago.
«Tu sei d’accordo sul nuovo maxi-polo di Barcon, ma i tuoi concittadini come la pensano?», questo il
succo della lettera che il presidente della Provinicia scriverà al primo cittadino, anch’egli del Carroccio. La
decisione, che segna un punto sia a fvore del Pdl, molto fermo sul no all’operazione, che della linea-Granello (il segretario provinciale del Carroccio , non certo sostenitore del superpolo) è stato presa ieri prima
del consiglio provinciale. Qualche giorno fa sul progetto dell’imprenditore Colomberotto aveva frenato
proprio Granello, fino a pochi mesi fa capogruppo in quella Provincia destinata a esprimere un parere
molto pesante nell'iter che porterà il progetto del superpolo agroalimentare di Barcon, con macello e
cartiera, all'esame decisivo della Regione. E senza usare mezzi termini: «Il superopolo non c'era nel programma elettorale con cui si è presentata la lista di Quaggiotto, e a cui gli elettori hanno dato il loro sostegno. Né c'era nel programma un tale sconvolgimento del territorio. Senza un sì dei cittadini il progetto
non può essere portato avanti». Referendum, allora? «Su una questione di tale portata gli elettori devono
esprimersi con un sì o con un no», ha detto Granello. Una linea, questa, che sembra aver fatto breccia
nell’asse tra Lega e Pdl: ora toccherà al presidente della Provincia, Leonardo Muraro, tradurre quesa moral
suasion in parole indirizzate a Quaggiotto. Il polo di Barcon, insomma, si deve fare solo se i cittadini di
Vedelago lo vogliono.
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Il Gazzettino di Treviso
31 luglio 2012
VEDELAGO Si smonta l’ipotesi referendum: «La popolazione è rappresentata in Consiglio»
Barcon, ultima parola al sindaco
In Provincia Pdl e Lega scaricano la grana del discusso nuovo insediamento sul Comune
L'approvazione o la bocciatura del mega insediamento agro-industriale di Barcon, proposto da Colomberotto-RotoCart, deve essere decisa dai cittadini. È questo il punto fermo che ieri sera il gruppo del Pdl del
Sant'Artemio ha sbattuto in faccia alla Lega nella consueta verifica di maggioranza che precede ogni consiglio
provinciale. Quindi, bisogna preparare le schede per il referendum, come auspica il segretario del Carroccio,
Giorgio Granello? No, basta un'espressione chiara da parte del consiglio comunale. Cosa che sino ad oggi,
tra una defezione e l'altra, non c'è di fatto mai stata. Ma ora gli "azzurri", dopo aver concordato la linea
nella riunione di giovedì scorso, la ritengono indispensabile per poter prendere in mano in Provincia il piano
del super-macello e della cartiera. E per questo hanno incaricato Muraro di chiedere ufficialmente, per iscritto,
una presa di posizione netta da parte del Comune. Di questi tempi certo non una passeggiata per il sindaco
Quaggiotto. Una doccia fredda anche per il presidente che, dopo il "niet" delle associazioni di categoria e
dei sindacati, così deve fare i conti anche con gli stretti paletti messi dagli alleati. «Ma io non ho mai detto
che voglio che il progetto venga realizzato - aggiusta il tiro Muraro, negli ultimi mesi diventato quasi un testimonial della bontà del piano - semplicemente è necessario aprire una analisi socio-economica». Il fatto che
ieri sera l'argomento fosse all'ordine del giorno anche nel direttivo del Carroccio al K3, però, fa intendere
che la situazione, per lo meno in casa Lega, è ancora assolutamente magmatica. E le pressioni non mancano.
«Noi ci fidiamo di quello che ci dice Granello - ha messo in chiaro ieri Guido Pomini, presidente di Ascom e
uno dei firmatari del famoso "niet" - che ha sempre detto che il Ptcp (il piano urbanistico della Marca, ndr)
non si tocca». Mentre Muraro, in tandem con Pettenà, suo braccio destro, sino a qualche tempo fa sperava
di toccarlo. Eccome. Soprattutto vista la crisi economica che attanaglia il trevigiano. Ma ieri il capogruppo del
Pdl, Roberto Fava, assieme quello della Lega, Fabio Ceccato, ha dettato l'aut aut "azzurro".
Il Gazzettino di Treviso
29 luglio 2012
Maximacello Il Pdl: «Non c’è nessuno scontro»
VEDELAGO - Il Pdl ha deciso di cestinare il progetto dell'insediamento agro-industriale Colomberotto-RotoCart
di Barcon. E sulla scia degli assessori che in Comune hanno voltato le spalle a Quaggiotto, domani sera, durante
la verifica di maggioranza che precede il consiglio provinciale, i rappresentanti "azzurri" del S.Artemio lo diranno
chiaro e tondo agli alleati della Lega. «Il territorio non si è mai espresso e il beneficio pubblico non c'è - spiega
Roberto Fava, capogruppo del Pdl -. E’ in corso un confronto, non uno scontro». Il Carroccio, nonostante fatichi
a zittire i mal di pancia, non ci sta al "niet". Men che meno dopo le uscite in avanscoperta di Muraro. Così dalla
Provincia gettano acqua sul fuoco. «Siamo impegnati a verificare le ricadute occupazioni e gli impatti sul territorio
- chiariscono in una nota congiunta Fava e Fabio Ceccato, quest'ultimo capogruppo della Lega e pure assessore
allo Sport a Vedelago - è in corso un confronto anche sul fatto che il Ptcp (piano urbanistico provinciale, ndr) è
stato redatto sulla base di un quadro precedente alla crisi e non ci sono decisioni già assunte». Oltre a questo
a Muraro non mancano gli alleati. A partire dal presidente del consiglio provinciale. «Bisogna pensare al futuro
del sistema economico della Marca - sbotta Fulvio Pettenà - dir sempre no è un modo semplice per farsi difensori
del territorio, ma servono scelte, anche se a volte costano». Domani si tireranno le somme.
Corriere del Veneto
Barcon no. L'Ikea sì Il Carroccio diviso tra ecologia e sviluppo
La linea cambia da Verona a TrevisoTREVISO — Capannoni e villette, campi coltivati e centri commerciali,
caselli e outlet. Da sempre in Veneto lo sviluppo dell'economia e la difesa dell'ambiente sono fili che si in-
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trecciano e non di rado si attorcigliano. Ma adesso la matassa, un bel po' ingarbugliata, è rimasta in mano
alla Lega: qual è il capo e qual è la coda, cioè cosa deve venire prima e cosa può arrivare dopo, nel groviglio
in cui si sono avviluppati il sostegno all'occupazione e la tutela del paesaggio? È il dilemma attorno a cui si
spacca il Carroccio a Treviso, dove i progetti di un polo agroindustriale a Barcon di Vedelago e di una sede dell'Ikea a Casale sul Sile dividono il partito, mentre a Verona lo sbarco del colosso svedese dell'arredo potrà avvenire sul tappeto rosso srotolato proprio dal padanissimo sindaco Flavio Tosi, che da segretario nazionale
teorizza comunque una «riflessione federalista» sulla questione. Ogni caso, dunque, va valutato a sé. Più semplice si presenta al momento la questione di Ikea a Casale: un investimento da 200 milioni di euro, per l'apertura nel 2015 di un megastore chiamato ad occupare 1.300 addetti, più altri 200 degli altri marchi che
andrebbero a comporre il parco commerciale previsto a pochi metri dall'uscita autostradale di Preganziol. Più
articolata è invece la situazione a Barcon. Le società Colomberotto e Rotocart hanno presentato un piano da
300 milioni di euro, per le realizzazione da un lato di un macello con annesso centro di miscelazione del latte,
dall'altro di una cartiera, su una superficie di 700mila metri quadri, poi ridotti a 550mila in seguito ad una revisione scaturita dall'opposizione dei comitati. Secondo le stime dei promotori l'operazione dovrebbe determinare almeno 300 posti di lavoro e fruttare benefìci pubblici quantificabili in 18 milioni per il casello della
Pedemontana ed altri 7 per la tangenziale del paese. In attesa della conferenza dei servizi, il dibattito si è incagliato a livello locale, con uno scontro tutto interno alla Lega. «Vogliono farmi passare per quello strenuamente favorevole agli insediamenti di Barcon e di Casale - si difende Leonardo Muraro, presidente della
Provincia di Treviso - ma in verità sto solo promuovendo un'analisi complessiva. In uno scenario economico
gravissimo rileviamo la volontà di aziende solide di espandersi: Colomberotto-Rotocart ed Ikea, ma anche
altre tre, ciascuna per ulteriori quindici o venti ettari». Muraro disegna idealmente una bilancia: «Mettiamo su
un piatto l'utilizzo del territorio e sull'altro i posti di lavoro. Al momento della pesatura chiediamoci: vogliamo
uno sviluppo talmente calmierato da deprimere l'occupazione, o piuttosto uno sviluppo sostenibile che cerca
un equilibrio fra le diverse esigenze?». Domanda a cui Giorgio Granello, segretario provinciale del Carroccio, risponde senza esitazione: «Il territorio dura per sempre ed appartiene a tutti, per cui non ho alcun dubbio nella
scelta». Dettata, fa capire, non tanto da una moda blandamente ecologista, quanto da una ragione intimamente leghista: «Non abbiamo sempre detto che vogliamo essere "paroni a casa nostra"? Benissimo, allora
cominciamo a coinvolgere la popolazione, senza calare dall'alto iniziative che non erano inserite nei programmi
elettorali e che dunque non sono state vagliate dalla gente. Invece di perdere mesi in queste inutili discussioni,
bisognava istituire un referendum». A questo punto, se non è stato popolare, il voto sarà politico. «Lunedì annuncia Granello - porterò il tema nel direttivo provinciale e lo porrò in votazione. Chiaramente l'esito orienterà la posizione dei gruppi consiliari leghisti nei vari livelli istituzionali». Il coinvolgimento del territorio è un
metodo che piace a Tosi, che conta di concludere tra «la fine del 2012 e al massimo l'inizio del 2013» l'iter burocratico necessario all'Ikea per aprire nel giro di un paio d'anni una nuova filiale a Verona Sud. «Un'operazione intelligente - la descrive il primo cittadino scaligero - che da una parte ci permette di risolvere annosi
problemi viabilistici da tempo sollevati dai comitati e dall'altra promette di dare impiego ad oltre mille lavoratori,
fra l'altro con un impegno non formale ma comunque serio ad assorbire situazioni di crisi presenti proprio in
quell'area». Il riferimento è alla possibile riassunzione dei dipendenti delle ex fonderie Biasi. Il sottinteso è
però che quello che va bene a Verona non è detto che calzi pure a Treviso. «Ogni realtà ha le sue specificità sottolinea il segretario nazionale della Liga Veneta - per cui ben venga una riflessione mirata alla situazione locale». Il rischio, tuttavia, è che la politica si attardi così tanto da farsi superare dalla realtà. Loris Colomberotto,
che insieme al figlio Fabio e al socio Giuliano Gelain aveva proposto l'intervento di Vedelago, assiste stranito
al dibattito di questi giorni: «Ma di cosa stanno parlando? Visto che la tiravano tanto per le lunghe, per il latte
ho avviato una costruzione in un altro punto di Barcon e per il macello ho in corso l'ampliamento nella mia
sede di Moriago della Battaglia. La domanda per il nuovo polo sta ancora facendo il suo corso, ma per quanto
mi riguarda su quel terreno possiamo anche continuare a coltivare mais e frumento».
Il Gazzettino di Treviso
28 luglio 2012
IL SUPERMACELLO Caso Barcon al dunque
In Provincia Pdl verso il no E il sì del Carroccio vacilla
VEDELAGO - (M.F.) Il gruppo del Pdl in Provincia è pronto a voltare definitivamente le spalle al progetto del
nuovo insediamento agro-industriale di Barcon. Ai consiglieri il piano firmato da Colomberotto e RotoCart
non piace per nulla: tutti si dicono per lo meno perplessi e gli amministratori che lavorano attorno a Vedelago,
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per di più, lo vedono come fumo negli occhi. Tanto che in una infuocata riunione andata in scena l'altro ieri
gli «azzurri» del Sant'Artemio sono usciti allo scoperto facendo sentire le proprie ragioni alla Lega. È stato lunedì, nel corso della consueta verifica di maggioranza organizzata prima dell'inizio di ogni consiglio provinciale. Poco importa che la seduta avesse all'ordine del giorno tutt'altro: la questione Colomberotto-RotoCart
è diventata incandescente, come dimostra il fatto che la giunta Quaggiotto abbia iniziato a perdere i pezzi, e
va trattata quanto prima. Ovviamente con il placet dei segretari provinciali, Fabio Chies per il Pdl e Giorgio
Granello per la Lega, che ieri si sono ritrovati per fare il punto della situazione senza continuare a passarsi la
patata bollente di mano in mano. Obiettivo: cercare di trovare una exit strategy capace di salvare sia la capra
che i cavoli, soprattutto dopo la gelida presa di posizione di Marino Zorzato, vice di Zaia, secondo cui il progetto «non solo non è in cantiere, ma neppure in officina». Perché se da una parte il Pdl già è pronto a bocciare
il progetto, dall'altro la Lega cerca di nascondere i mal di pancia e deve far rientrare Muraro, nelle ultime settimane andato da solo in avanscoperta per cercare di capire i margini dell'operazione. E la fine di questi movimenti dovrebbe coincidere con la fine delle discussioni attorno al piano Colomberotto-RotoCart.
La Tribuna di Treviso
Il Pdl ha deciso: non s’ha da fare
Il superpolo di Barcon incassa pure il no del il Pdl provinciale. Ed è un no definitivo e senza appello che toglie
la poca terra rimasta sotto ai piedi del presidente Leonardo Muraro, sempre più solo a difendere il progetto
del sindaco leghista Paolo Quaggiotto. Giovedì sera i consiglieri e gli assessori provinciali si sono riuniti. Sul
tavolo l’operazione Barcon ovvero maxi macello Colomberotto e cartiera Rotocart previsti sugli 84 ettari a
nord di via Terza Armata nella frazione di Vedelago. È stata una discussione franca, conclusasi con una posizione unanime. Tutti d’accordo: il polo agroindustriale di Barcon non s’ha da fare. All’appello a inizio seduta
hanno risposto tutti presenti. Al tavolo si sono seduti i cinque consiglieri provinciali Roberto Fava, Franco
Conte, Alessio De Mitri, Franco Bonesso e Mario Gabrielli e i tre assessori Michele Noal, Eugenio Mazzocato
e Floriano Zambon. Hanno valutato tutte le carte dell’accordo di programma, pure la nuova documentazione
prodotta e mandata in Regione e in Provincia dal sindaco Paolo Quaggiotto all’insaputa della sua giunta e
della sua maggioranza nel blitz di lunedì scorso. Gli azzurri hanno dibattuto e quindi concluso con un documento unitario che boccia l’intera operazione. Di fatto hanno accolto e fatto proprie le perplessità espresse,
con una lettera ufficiale al sindaco Quaggiotto, dal suo vice Marco Perin, dal suo assessore all’urbanistica Cristina Andretta e dal suo consigliere di maggioranza Daniele Volpato, tutti ex Pdl. I tre amministratori vedelaghesi hanno ribadito la loro contrarietà all’operazione. Colomberottoe Rotocart hanno recapitato in municipio,
a Vedelago, lo scorso 12 luglio l’accordo di programma rivisto e corretto. Ma gli aggiustamenti fatti non rispecchiano le condizioni poste nero su bianco dalla giunta Quaggiotto lo scorso gennaio. «Mancano le garanzie richieste», hanno osservato Perin. Andretta e Volpato, «Non possiamo dare il nostro via libera». Sulla
loro stessa lunghezza d’onda consiglieri e assessori provinciali e pure il coordinatore del Pdl di Marca, Fabio
Chies. Nelle scorse settimane si era espresso anche il Popolo della libertà locale, riunito da Mario Frasson. A
un documento ufficiale, poi spedito a Treviso e Venezia, ha affidato tutti i dubbi sull’operazione, minando le
fondamenta dell’accordo di programma sponsorizzato da Quaggiotto e Muraro. Salta tutto? I numeri non ci
sono più: nè in Comune, nè in Provincia. Il Pdl scava il fossato ed è invalicabile. Nei prossimi giorni verrà reso
pubblico il documento, uscito dal dibattito di giovedì sera . La sostanza è già chiara: quel progetto non va,
salva la campagna che fu dei Pola? (a.d.m.)
Barcon, la Lega frena: Muraro è isolato
Sorpresa: la Lega frena sull’operazione Barcon, il superpolo (macello e cartiera) che l’imprenditore Colomberotto vuole realizzare fra la Pedemontana e la Castellana. Un summit leghista a S.Artemio, convocato dal capogruppo Fabio Ceccato ha fatto emergere un nuovo orientamento, decisamente poco favorevole al progetto,
da parte del Carroccio: al punto che il presidente Muraro, ha scoperto di essere fra i pochi a sostenere con
convinzione il progetto. Fortemente voluto dal sindaco leghista di Vedelago, Paolo Quaggiotto, che aveva
scatenato le reazioni di comitati, ambientalisti e delle associazioni che difendono il territorio. Contrario al progetto anche il centrosinistra. La Lega, per quanto spaccata a Vedelago, in un primo momento, aveva appoggiato l’operazione, soprattutto in virtù delle ricadute occupazionali. Ma negli ultimi giorni qualcosa è maturato
a livello politico: «c’è in atto una riflessione profonda – dice un consigliere provinciale leghista, che preferisce
non esporsi e che comunque resta fedele all’operazione – più di uno si chiede se il gioco valga la candela,
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tanto più che allo stato attuale andiamo a forzare il Ptcp (piano territoriale di coordinamento provinciale) che
abbiamo approvato a suo tempo». Ma che ci sia più di una riflessione lo dice un altro consigliere: «Mi sembra
difficile, con questi orientamenti, che l’operazione possa venire approvata in aula» Già, perché dopo il comune
di Vedelago che ha appena inviato a Venezia il documento con cui approva il progetto, ora tocca alla Provincia
esprimersi , con analoga delibera. Ma con il Pdl molto dubbiso e anzi orientato al no secco all’intera operazione, e una Lega inquieta, dove trovare i voti per dire sì al «piano Colomberotto»? I bene informati dicono
che Muraro abbia preso nota della frenata dei suoi, ma non voglia ancora né demordere, né arrendersi: l’operazione, ufficialmente, continua. Ha il sostegno ai piani alti, dalla Regione? L’impressione però è che il partito,
forse anche in vista delle prossima politiche, non sia più disposto ad assumere il ruolo di primo paladino del
superpolo dell’allevamento. Non a caso Giorgio Granello, il segretario provinciale, aveva dare il primo avviso
nei giorni scorsi: non si va a morire per Barcon, aveva detto sostanzialmente. Un messaggio interpretato
come l’ennesimo distinguo fra caneriani e murariani, asse vittorioso al congresso provinciale ma non automaticamente compatto e all’unisono. C’è da stupirsi se l’imprenditore Colomberotto viene dato in «trasferimento» verso la Lombardia, e in particolare la bassa Bresciana. Oddio, nella Lega aumentano i dubbi anche
sull’operazione Ikea a Casale. Ma qui i tempi sono meno stringenti: se ne riparlerà.
Il polo industriale vicino alla Pedemontana
L'arrivo del polo industriale di Barcon garantirebbe benefici pubblici appetibili per le amministrazioni pubbliche: dai 18 milioni di euro per il casello della Pedemontana ai 6-7 milioni per la tangenziale di Barcon. Questi
i numeri dell'operazione. Ridotta la superficie consumata dall'intervento: si passa dagli iniziali 700 mila
metri quadri ai 550 mila della nuova proposta. Scure poi sulla perequazione: dai 19 milioni di euro di opere
pubbliche offerte dai privati nella prima ipotesi di accordo ai 14 milioni dell’ultimo progetto.
Il Gazzettino di Treviso
26 luglio 2012
IL SINDACO
Contro la fronda dei suoi assessori: «Ho i numeri per governare»
VEDELAGO - Una delibera di giunta sul progetto Barcon dello scorso gennaio, siglata dal "sì" del gruppo Pdl
(Perin, Andretta, Gazzola, Volpato) ad una condizione. Che venissero prese in considerazione una serie di
osservazioni che il gruppo aveva elencato in un documento protocollato alla fine dello scorso anno. In una
lettera al sindaco di mercoledì scorso, il vicesindaco Marco Perin e due assessori Cristina Andretta e Renzo
Franco, oltre al consigliere Daniele Volpato del gruppo, hanno contestato il sindaco: «A nostro avviso, - spiega
Marco Perin, il vice sindaco - il progetto seppur ridimensionato, soddisfa solo gli imprenditori. La perequazione
deve essere a favore del territorio. Parlo della circonvallazione di Vedelago, la eliminazione del traffico a Barcon,
la viabilità sulla provinciale, non solo sul casello della Pedemontana che soddisferebbe solo gli imprenditori».
Una protesta che suona come un avvertimento. Gli accordi, in sostanza, si fanno prima che parta la Conferenza dei servizi.
Il sindaco, Paolo Quaggiotto, fa capire che si sta lavorando per appianare le divergenze. «A mio avviso, a dispetto di calcoli fatti anche sul sottoscritto, oggi ho 11 voti favorevoli. La certezza di avere la maggioranza lo
si fa solo in consiglio Comunale. Invece di tante chiacchere, chi vuole la mia testa faccia una autoconvocazione
del consiglio comunale e si faccia la conta. Ma non c'è coraggio di farla, proprio perché nessuno ha la certezza
dei numeri».
La Tribuna di Treviso
26 luglio 2012
Operazione Barcon Blitz di Quaggiotto le carte in Regione
Il sindaco manda a Venezia la documentazione richiesta E allega una vecchia delibera di giunta all’insaputa
dei suoi
VEDELAGO Nuovo colpo di scena nell’operazione Barcon. Il sindaco Paolo Quaggiotto all’insaputa della sua
giunta e della sua maggioranza ha inviato in Regione la documentazione sul polo agroindustriale, rivista e
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corretta dai proponenti Colomberotto e Rotocart. Lunedì scorso il blitz registrato nel protocollo del Comune.
Verso Venezia e verso Treviso sono partite le nuove carte dell’accordo di programma, quelle chieste dal dirigente veneto Vincenzo Fabris con una lettera arrivata in municipio a Vedelago lo scorso 12 luglio. Paolo Quaggiotto non si fa trovare, ma gli atti parlano per lui. E sono inequivocabili. Lunedì mattina l’ufficio protocollo
del Comune riceve e segna nell’apposito registro il deposito di un’integrazione alla documentazione già presentata su maxi macello e cartiera, previsti a nord di via Terza Armata sulla campagna che fu dei Pola. Le
nuove carte, recapitate da Colomberotto e Rotocarta, riguardano una correzione dell’accordo sulla viabilità.
Il numero con cui vengono registrate è il 14203. A stretto giro di posta un altro importante atto viene segnato
nel protocollo del Comune: con il numero 14205 viene registrata la lettera spedita direttamente dal sindaco
a Regione e Provincia. Risponde alla missiva di Vincenzo Fabris. Non c’è ad accompagnarla una nuova delibera
di giunta che dia il via libera all’accordo rivisto, come auspicato dagli uffici regionali. Il sindaco glissa, anche
perché i numeri e soprattutto i voti non sono dalla sua parte. Tre assessori e un consigliere della sua maggioranza si sono sfilati facendo saltare il banco. Il vicesindaco Marco Perin, i colleghi di giunta Cristina Andretta
e Renzo Franco e il consigliere ex Pdl Daniele Volpato hanno bocciato l’accordo di programma che prevede
di trasformare 84 ettari di campagna in una voragine in cui accogliere una cartiera e il macello più grande
d’Europa. Prima l’estrazione di ghiaia, oro bianco per i cavatori, e poi una colata di cemento a nascondere
per sempre uno degli angoli più belli di campagna trevigiana. In cambio un casello della Pedemontana Veneta
e una bretella per liberare Barcon dai camion. Troppo poco, secondo i dissidenti, per giustificare l’interesse
pubblico del progetto proposto dal re della carne Loris Colomberotto e dall’imprenditore Gelain della Rotocart.
L’operazione, bocciata dalle opposizioni, è ora contestata pure da parte della squadra di governo. Quaggiotto
per nascondere il dissenso dei suoi avrebbe inviato in Regione una delibera di giunta dello scorso gennaio
con cui si condizionava il sì all’operazione con la richiesta di garanzie non ancora fornite dai proponenti.
La Tribuna di Treviso
25 luglio 2012
Barcon, due assessori scaricano Quaggiotto
Lettera di fuoco del vicesindaco Perin e della collega di giunta Andretta «Non ci sono le condizioni richieste:
il nuovo progetto non è accoglibile»
VEDELAGO Si prospettava il classico blitz d’agosto: un consiglio comunale veloce mentre fuori picchiava il
solleone, una maggioranza granitica e uno scontato via libera al polo agroindustriale di Barcon, nel progetto
rivisto e corretto dai proponenti Colomberotto e Gelain. Ma a sbarrare il passo al sindaco Paolo Quaggiotto,
gran sostenitore dell’accordo di programma, si è messo prima l’assessore alla sicurezza: il segretario del Carroccio locale, Renzo Franco. E poi, con una lettera di fuoco, protocollata in municipio lo scorso 18 luglio, ecco
schierarsi per il no il vicesindaco Marco Perin, l’assessore all’urbanistica Cristina Andretta e il consigliere di
maggioranza Daniele Volpato, tutti ex Pdl. Una presa di posizione precisa, messa indelebilmente nero su
bianco: «Non riteniamo accoglibile il nuovo progetto di Barcon in quanto le condizioni non sono soddisfacenti». I tre scrivono a Paolo Quaggiotto ed è una lettera che fa davvero tremare il palazzo comunale. Anche
perché, con il loro stop al progetto, al sindaco viene definitivamente a mancare la maggioranza richiesta dalla
Regione per prendere in considerazione l’interesse veneto all’operazione. Dato che la matematica non è
un’opinione, i conti sono presto fatti: i contrari a maxi macello, cantiera e relativa escavazione a nord di via
Terza Armata salgono a 12 ( i 4 della Lista Bordignon, i 3 di Primavera civica, l’indipendente Walter Santin, i
3 assessori e il consigliere di maggioranza). Quaggiotto può contare solo su 9 voti: in consiglio vince il fronte
del no. «Il nuovo elaborato», motivano al sindaco la loro scelta Andretta, Perin e Volpato, «non considera
quanto da noi deliberato lo scorso gennaio». Allora la giunta aveva posto ai privati promotori dell’iniziativa
sei condizioni. Ma le nuove carte, allungate da Quaggiotto ai suoi assessori al termine della riunione di giunta
dello scorso 12 luglio, non rispettano le richieste. «Nonostante i privati diano verbalmente garanzie di disponibilità ad accogliere le nostre istanze, una volta che il progetto avrà un primo via libera, e quindi a compiere
opere di miglioramento del territorio», sottolineano i tre “dissidenti”, «siamo portati, visto il nostro ruolo di
amministratori, a pensare e a dire che, con così tanto tempo a disposizione, tali condizioni risultino, per le
aziende proponenti, di difficile attuazione. Per noi, dunque, è no».
Il presidente Muraro tratta, riunione della maggioranza il 31
In provincia
L’operazione Barcon tiene banco anche dentro e fuori dal palazzo della Provincia. Il presidente Leonardo Mu-
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raro, vicino alla posizione del sindaco Paolo Quaggiotto, fa pressing sui suoi e vorrebbe a tutti i costi portare
il polo agroindustrale di via Terza Armata all’ordine del giorno della riunione di maggioranza, convocata per il
31 luglio per dare il via libera all’accordo di programma. Non ha mai fatto mistero della sua posizione difendendola come precisa volontà di dare un’opportunità occupazionale in più - e non solo - alla Marca. Ma La
Lega è spaccata: il segretario Giorgio Granello ha dettato la linea del no. Il Pdl si professa assolutamente contrario all’operazione. Non manca il dibattito, ma i più sono intenzionati a bloccare il tutto, opponendosi all’inserimento dell’argomento tra i punti da discutere nel prossimo consiglio provinciale.
Il Gazzettino di Treviso
22 luglio 2012
IL CASO
Bavaglio a Pieve: mai più con la Lega
PIEVE DI SOLIGO - (pcal) «Leghista da sempre ma ora non più». Così si definisce Luciano Varago, sostenitore
di Sernaglia, rimasto profondamente deluso perchè, in una serata organizzata per Flavio Tosi in un ristorante
di Pieve di Soligo il 4 luglio scorso, gli è stato impedito di parlare in pubblico. Avrebbe voluto chiedere, davanti
al segretario nazionale, perché la Lega è favorevole al mega-progetto di Barcon, 40 ettari di terreno sacrificati
per un impianto industriale; perché è stata concessa la presidenza del partito a Bossi dopo tutti gli scandali
che hanno travolto lui e la sua famiglia; perché i rappresentanti veneti e trevigiani a Roma e in via Bellerio
non hanno mai avvertito che qualcosa di marcio stesse nascendo nella Lega. Varago avrebbe voluto dirle in
pubblico queste cose, ma non ha potuto farlo: «Quando ho chiesto al presentatore Alberto Villanova se potevo
leggere il discorso -dice- questi mi ha risposto in modo sgarbato dicendomi che nessuno poteva parlare».
Un rifiuto paragonabile a un affronto tale da voler abbandonare il Carroccio.
VEDELAGO - (gv) «Stupefatti e indignati»: attacca così Fiorenza Morao, capogruppo di Primavera Civica in
consiglio comunale, dopo la scoperta della rimozione da parte del Comune, in tutte le sette frazioni, dei 42
manifesti affissi, contro il progetto della Colomberotto di via 3. Armata a Barcon. «Viviamo ancora in un Paese
democratico, dove la libertà di opinione, - sbotta – è sancita dalla Costituzione. Costituzione che il sindaco
Paolo Quaggiotto consegna ogni anno agli studenti. O non l’ha mai letta, o l’ha letta e se l’è dimenticata, oppure non la mette in pratica».
"No al macello-cartiera-cava a Barcon. Il futuro ha bisogno di terra da coltivare, non di cemento": questo recitavano i manifesti che sono stati rimossi perché, è la spiegazione ufficiale, "potevano provocare distrazione
agli utenti della strada".
Una scelta che non è andata giù a quelli che contro il nuovo insediamento progettato al Barcon hanno iniziato
una vera e propria campagna a favore dell’ambiente.
La Tribuna di Treviso
19 luglio 2012
Operazione Barcon l’assessore Franco escluso dal summit
Verifica di maggioranza ma il segretario della Lega non c’è Ieri sera nuova riunione di giunta convocata da
Quaggiotto
VEDELAGO Renzo Franco escluso dal summit di maggioranza. Spaccatura sempre più profonda nella giunta
guidata dal sindaco Paolo Quaggiotto. Martedì sera nel vertice della maggioranza di centrodestra (un preconsiglio) l'assessore alla sicurezza nonchè segretario locale del Carroccio non è stato convocato. Si parlava
di Barcon. Bocche cucite da parte dei partecipanti, ma indiscrezioni vogliono che qualcuno dei presenti abbia
tirato fuori dal cilindro una soluzione salva-Quaggiotto. Ovvero una variazione al progetto da presentare in
Regione su cui si cerca di far convergere i dissidenti: oltre a Franco gli assessori Marco Perin e Cristina Andretta.
Il sindaco Quaggiotto resta pronto a ritirare le deleghe al segretario della Lega locale, ma poi vuole il conseso
unanime della giunta sull’accordo per il polo agroindustriale di Barcon. Franco ha chiesto pubblicamente una
consultazione referendaria sull’operazione firmata Colomberotto e Rotocart. Una consultazione democratica
chiesta da più parti, ma che il primo cittadino non vuole. Franco aveva chiesto di fare la consultazione anche
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in sede di giunta qualche giorno fa. Il sindaco gli ha risposto domandando al segretario comunale Paolo Spadetto di preparare il provvedimento per il ritiro delle deleghe. Martedì sera Franco è stato escluso dal vertice
di maggioranza convocato proprio sul tema Barcon. Quaggiotto vuole andare avanti a ogni costo. La Regione
Veneto qualche giorno fa con lettera del dirigente Vincenzo Fabris ha chiesto al Comune le carte del nuovo
progetto Barcon. Progetto revisionato nel quale viene ridotta la superficie edificabile da 700 mila mq a 550
mila mq. Altro taglio riguarda la perequazione prevista inizialmente in 19 milioni di opere pubbliche offerte
dai privati e ridotta a 14 milioni. Il progetto è stato presentato in giunta da Quaggiotto la scorsa settimana.
Nella seduta nella quale Franco ha chiesto il referendum e in cui il sindaco ha invece invitato il segretario comunale a preparare il decreto di ritiro delle deleghe allo stesso Franco. Ieri sera altra seduta di giunta convocata
alle 18.30, dove però il progetto Barcon non compariva all'ordine del giorno. Franco è stato convocato, ma
non ha voluto presentarsi. Insomma la giunta traballa e la crisi è sempre più profonda. Vacillano le posizioni
dei due componenti ex Pdl Marco Perin e Cristina Andretta, che su Barcon avevano già espresso grossi dubbi.
La partita decisiva si gioca in queste ore. Sul versante degli oppositori al progetto invece prosegue la battaglia
contro il maxi polo industriale. Nei giorni scorsi Primavera Civica e il Comitato Barcon Viva denunciavano la
rimozione forzata dei manifesti anti Barcon avvenuta a opera della polizia locale su mandato del sindaco
Quaggiotto.
Seimila firme contro cartiera e macello
la mobilitazione
Un maxi macello e una cartiera nelle campagne a nord di via Terza Armata. Il no al progetto di Barcon presentato da Colomberotto e Rotocart è arrivato non solo da 6 mila cittadini che hanno firmato la petizione
contro, ma anche da tantissime associazioni di categoria. Il Comitato spontaneo Barcon Viva, Primavera Civica
e la Fondazione Villa Emo da mesi ormai si sono attivate per bloccare il progetto.
La Tribuna di Treviso
18 luglio 2012
Barcon, via i cartelli del No «Distraggono chi guida»
Il sindaco Quaggiotto ha già fatto rimuovere dai vigili 42 manifesti di protesta opposizione all’attacco: «Democrazia calpestata, salvate le affissioni del Sì»
VEDELAGO Il sindaco fa rimuovere i manifesti del «No al progetto Barcon», scoppia la polemica. Il fatto accade
proprio nei giorni in cui la giunta è stata chiamata dalla Regione Veneto a pronunciarsi ufficialmente sul progetto. Qualche giorno fa gli agenti della polizia locale di Vedelago hanno ricevuto l’ordine di staccare tutti i
manifesti affissi a Vedelago e in tutte le sei frazioni del Comune. Sono in tutto 42 i manifesti staccati. «NO
macello! Cartiera! Cava! a Barcon. Il futuro ha bisogno di terra da coltivare….. non di cemento». Questa la
scritta riportata sulle locandine assieme ai nomi di tutti coloro che sono contrari a quell’insediamento industriale. Le associazioni di agricoltori, artigiani, commercianti, sindacati oltre a 6000 cittadini che hanno firmato
le cartoline del «No a Barcon» consegnate al sindaco di Vedelago Paolo Quaggiotto e al presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro. Ma su questo episodio divampa la polemica. Primavera Civica, gruppo di
opposizione alla maggioranza che fin dall'inizio si è battuto contro il progetto Barcon, attacca. «Questa azione
ci ha lasciati stupefatti e indignati», spiega il capogruppo Fiorenza Morao, «fino a prova contraria in Italia viviamo ancora in un paese democratico dove la libertà di opinione è sancita dalla Costituzione. Il sindaco
Quaggiotto non può dare l’ordine di cancellare tutto quello che gli dà fastidio invocando un supposto “disagio
o distrazione agli utenti della strada” appellandosi ad una interpretazione soggettiva di un regolamento comunale sulla pubblicità, peraltro lacunoso. Faccio notare che la polizia locale ha tolto i manifesti con il «no»
al polo industriale di Barcon, lasciando appesi i manifesti di altre iniziative affissi a fianco. Sono stati tolti i
manifesti appesi in luoghi privati, forniti di permesso e di timbro della società di affissione, ma non sono stati
tolti i manifesti con il «SI a Barcon» che fanno ancora bella mostra di sé in molti sottopassi e pensiline. Faccio
notare che l’affissione di manifesti e locandine è sempre avvenuto negli spazi “abituali”da quando esiste questo tipo di pubblicità, cioè almeno da 25 anni e forse più. Se questo tipo di affissione porta “distrazione” per
gli automobilisti, allora io chiedo che ci sia una regola uguale per tutti, senza discriminare nessuno». Critico
anche il Comitato spontaneo «Barcon Viva». «Una scelta singolare quella del sindaco», dice il portavoce Ermes
Dondoni, «sono stati tolti solo i manifesti del No, affissi regolarmente. Salvi quelli del sì. Il sindaco vuole mettere a tacere chi la pensa diversamente da lui».
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Oggi l’incontro decisivo della giunta
Vedelago: maggioranza spaccata
Si incontreranno oggi i componenti della giunta per decidere sulla questione Barcon. La Regione ha chiesto
alla giunta un pronunciamento ufficiale. E su questo tema si rischia la crisi. Il sindaco Paolo Quaggiotto, principale sostenitore politico del progetto, potrebbe trovarsi in minoranza. L'assessore Renzo Franco, in quota
Lega Nord come Quaggiotto, ha chiesto il referendum popolare: e rischia il ritiro delle deleghe. Il vice sindaco
Marco Perin e l'assessore all'urbanistica Cristina Andretta (ex Pdl, ora indipendenti) sono pronti a dare
battaglia.
La Tribuna di Treviso
17 luglio 2012
CRISI DI GIUNTA
Barcon, il sindaco convoca la maggioranza
VEDELAGO Stasera una riunione della maggioranza, domani il summit con la giunta ed entro metà agosto
la convocazione del consiglio comunale. Il sindaco Paolo Quaggiotto prova a serrare le file dopo l’infuocato
incontro con gli assessori di giovedì scorso in cui ha minacciato il licenziamento di Renzo Franco, contrario
all’operazione Barcon. «Nuovo accordo su macello e cartiera? Non ne abbiamo parlato», nega l’evidenza, «Del
resto sull’operazione la giunta si è già espressa con due distinti provvedimenti». E la lettera del dirigente regionale arrivata proprio giovedì in municipio con la richiesta di ulteriore documentazione sul polo agroindustriale previsto nella campagna a nord di via Terza Armata? Il sindaco leghista glissa, preferisce parlare di
bilancio consuntivo. «Ci ritroviamo stasera per salutarci prima delle ferie», svicola, «Ora abbiamo altro di cui
occuparci». Eppure l’operazione Barcon accende - e non poco - gli animi. In giunta se il sindaco confermerà il
ritiro delle deleghe a Franco altri due sono pronti a fare le valigie: il vicesindaco Marco Perin e l’assessore all’urbanistica Cristina Andretta. «La maggioranza» chiude Quaggiotto, «È con me».
La Tribuna di Treviso
15 luglio 2012
Barcon, la giunta trema Quaggiotto caccia Franco
VEDELAGO Mezzogiorno di fuoco giovedì nella sala giunta del municipio. A fine riunione e con un fuori programma rispetto all’ordine del giorno, il sindaco Paolo Quaggiotto ha consegnato ai suoi assessori le carte
del nuovo progetto del polo agroindustriale di Barcon. Quelle chieste dal dirigente regionale Vincenzo Fabris
con lettera arrivata a Vedelago qualche ora prima dell’incontro di giunta e che dovranno essere inviate a Venezia entro trenta giorni per garantire la continuazione della proceduta per il via libera al maxi macello Colomberotto e alla cartiera Rotocart, a nord di via Terza Armata. Un malloppo con i nuovi numeri
dell’operazione. Ridotta la superficie consumata dall’intervento: si passa dagli iniziali 700 mila metri quadri
ai 550 mila della nuova proposta. Un taglio netto all’edificabile e soprattutto scure sulla perequazione: dai
19 milioni di euro di opere pubbliche offerte dai privati nella prima ipotesi di accordo ai 14 milioni del progetto
rivisto e corretto. Il sindaco ha informato rapidamente i suoi rinviando discussione e approvazione alla prossima giunta convocata per mercoledì prossimo. E qui il colpo di scena. L’assessore alla sicurezza nonchè segretario locale del Carroccio, Renzo Franco, ha annunciato: «Su questa operazione ho già espresso tutte le
mie perplessità e ho chiesto il ricorso alla consultazione popolare. Non sono incoerente e non torno sui miei
passi. Per me non se ne fa nulla senza sentire la gente». La dichiarazione ha mandato su tutte le furie il sindaco Quaggiotto. Non si aspettava una presa di posizione così decisa, «non da chi lavora con me da due
anni e ha condiviso il mio programam elettorale». «Prepari il decreto di ritiro delle deleghe all’assessore Renzo»,
ha ordinato Quaggiotto al segretario generale Paolo Spadetto. Il leghista Franco fuori dalla giunta per il no a
Barcon? Ma le sorprese non sono finite. All’annuncio di Quaggiotto sono scattati - e non certo sull’attenti anche il vicesindaco Marco Perin e l’assessore all’urbanistica Cristina Andretta, un tempo tessera Pdl e ora
liberi battitori. Hanno preso le difese del segretario del Carroccio, condividendo il suo dissenso all’operazione
Barcon. Per la serie: «Se cacci lui, devi allontanare anche noi. La nuova proposta non accoglie alcuna delle
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condizioni che avevamo posto per dare il nostro sì». È crisi di giunta. La Lega locale e provinciale con il segretario Giorgio Granello si schiera con l’assessore Franco e annuncia provvedimenti disciplinari contro il sindaco se non farà dietrofront. Giorni di fuoco da qui a mercoledì.
La Tribuna di Treviso
8 luglio 2012
Saldo di posti di lavoro prossimo allo zero. Non basta. C’è anche il casello sulla Pedemontana: utile solo al
mega polo industriale e non ai cittadini. Questi i punti con cui la fondazione a tutela del paesaggio “Villa Emo”
di Fanzolo motiva la mancanza di pubblica utilità del macello/cartiera di Barcon. Progetto di Colomberotto e
Rotocart, il tandem d’impresa potrebbe nei prossimi anni approdare nei campi della piccola frazione di Vedelago e occupare un’area pari al centro storico di Treviso o, se si preferisce, uguale a 120 campi di San Siro
messi assieme. Della questione si è parlato venerdì sera, all’auditorium del collegio Pio X di Treviso, nel corso
dell’incontro organizzato dall’Anpi e da Italia Nostra dal titolo “Beni comuni diritti… e Costituzione!”. Presenti
i comitati ambientalisti trevigiani. Per la fondazione di Fanzolo c’era l’architetto Enzo Bergamin. In distribuzione
anche un dossier divulgativo sul progetto di Barcon, realizzato proprio dalla fondazione, che risponde colpo
su colpo a chi vede nel progetto di Barcon un’utilità pubblica: in primis il presidente della Provincia, Leonardo
Muraro, che da alcuni mesi sembra essere il primo testimonial in favore dell’apertura del polo industriale.
Poco sembra contare, ora, che un paio d’anni fa la Provincia, guidata dallo stesso presidente, si fosse dichiarata
più che scettica a riguardo. La fondazione, infatti, sottolinea come all’epoca l’ente avesse messo in evidenza,
fra le altre cose, il contrasto con il piano urbanistico della Marca e l’interferenza con la rete dei corridoi ecologici.
Ora invece l’opinione sembra diversa. Fra le ragioni portate da Muraro a favore di Barcon c’è soprattutto la
creazione di posti di lavoro. «Ma a Barcon il saldo occupazione è quasi zero», si legge nel libretto della fondazione, «all’inizio si è parlato di 600 posti di lavoro. Ma studi specifici sul tema parlano di professionalità di
alto livello, ossia 15-20 figure specialistiche». Sul caso interviene anche l’Udc: «Prendiamo atto con soddisfazione della decisione saggia dei coordinatori del Pdl dell'area di opporsi al "mostro" che il presidente della
Provincia vorrebbe a Barcon. Considerata la presa di posizione dei rappresentanti territoriali, ci aspettiamo
ora che assessori e consiglieri provinciali del Popolo della Libertà ne traggano le dovute conseguenze e aprano
una discussione seria con i loro alleati leghisti al S. Artemio perché, in rispetto del Ptcp, si facciano gli interessi
della comunità e non dei mpoteri forti economici»: lo scrivono, in una nota, Gianna Galzignato, segretario
provinciale dell'Unione di Centro, e Fiorenzo Silvestri, capogruppo in consiglio provinciale dell’Udc.
La Tribuna di Treviso
6 luglio 2012
Macello a Barcon, il Pdl dice no
VEDELAGO Il maxi macello Colomberotto e la cartiera Rotocart, che dovrebbero coprire la campagna a nord
di via Terza Armata a Barcon, incassano il no deciso dei coordinatori locali del Pdl. Da Montebelluna a Resana
passando per Trevignano, Caerano, Altivole, Riese, Castelfranco e Vedelago, il Popolo della libertà boccia unanime e senza possibilità d’appello il polo agroindustriale. E il sindaco leghista Paolo Quaggiotto e il presidente
della Provincia Leonardo Muraro, suo collega di partito, restano sempre più soli a difendere la bontà dell’accordo di programma, da mesi al centro del dibattito e della mobilitazione popolare. In un summit tenutosi a
Vedelago lo scorso 27 giugno, il coordinatore del Pdl di casa, Remigio Parisotto, ha illustrato il progetto Barcon
ai colleghi dei sette comuni interessati dal relativo sviluppo viabilistico. Al termine della sua relazione c’è stato
il dibattito e dunque è arrivata la presa di posizione unanime. «Tutti i coordinatori», sintetizza Parisotto, «hanno
ribadito la contrarietà al progetto». E poi hanno dato peso al loro no motivandolo con quattro argomenti. Il
primo: «Il progetto di Barcon è in contrasto aperto con il piano territoriale di coordinamento provinciale che
non prevede la creazione di nuove aree industriali, anzi». Il secondo: «Non è accettabile quanto dichiarato
circa l’assunzione di manodopera (seicento nuovi posti di lavoro previsti sulla carta): nel nuovo insediamento
agroindustriale verranno trasferiti lavoratori da altri siti produttivi». Il terzo: «L’area, ex campagna dei Pola, va
valorizzata soprattutto dal punto di vista agricolo». Il quarto: «Di fronte ai ragionamenti economici che dicono
che il nostro futuro è nel terziario, nella valorizzazione del territorio, nel turismo e nella cultura, il progetto
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Barcon prevede, invece, quale unico risultato certo la distruzione di un’interessante area agricola». I coordinatori sottolineano la spaccatura del Carroccio sull’operazione testimoniata dalla presa di distanza dal sì incondizionato all’accordo del segretario locale Renzo Franco e di quello provinciale Giorgio Granello. «E ancora»,
chiudono, «il previsto casello a Barcon della Pedemontana Veneta è un’opera assolutamente inutile. Meglio
spingere sull’acceleratore per la realizzazione della nuova strada provinciale 19 e della tangenziale sud di
Montebelluna».
La Tribuna di Treviso
5 luglio 2012
Treni sostituiti da corriere I pendolari si ribellano
Segnalazioni di disagi via mail a Laura Puppato che attacca la giunta Favero «Sindaco inerte, serve una reazione immediata: manifestiamo a Venezia»
MONTEBELLUNA Pendolari in rivolta per ritardi, soppressioni, sostituzioni di treni con autocorse. Da Cornuda
a Montebelluna fioccano le proteste per quanto sta accadendo sulla linea da e per Treviso-Venezia. Laura
Puppato lancia ancora una volta l'allarme e accusa di inerzia la giunta comunale. «Non possiamo pensare a
un rilancio dell'economia del paese se non siamo in grado di garantire una mobilità interna efficiente, oltre
che sostenibile, e non possiamo pensare a uno sviluppo sostenibile se i servizi pubblici non sono efficienti e
siamo costretti a rivolgerci al mezzo privato. Non è possibile che per 50 chilometri ci si impieghi, quando va
bene, due, tre ore», dice Matteo Basso, pendolare di Maser, che ha mandato una mail alla Puppato dopo
aver sperimentato i disservizi sulla linea Venezia-Treviso-Montebelluna-Cornuda il 29 giugno e il 3 luglio.
L'assessore regionale Chisso ha invitato la capogruppo regionale del Pd a valutare nei prossimi giorni, assieme a lui e agli uffici tecnici, i nuovi orari che vuole mettere in funzione in Veneto dando all'offerta un assetto circolare, ovvero più concentrato nel centro e meno via via che ci si allontana dalle città metropolitane.
«Farò quanto mi è possibile per far riprendere vita a un sistema malato», dice Puppato, «ma intanto intere
tratte stanno morendo nel silenzio o quasi delle amministrazioni locali competenti». Conseguente la reprimenda all'amministrazione di Marzio Favero, che invita almeno a dare un segnale forte con una manifestazione a Venezia. «Montebelluna, ovvero chi la governa o meglio dovrebbe governarla, è divenuta afona per
tutto, per treni, tribunale, circonvallazione ormai morta e sepolta, per il rischio che il caso Barcon sta presentando per la nostra comunità», attacca Laura Puppato, «A dimostrazione di grande coerenza ed efficenza
sono trascorsi 4 mesi dalla mia mozione sul caso Barcon ritirata con l'accordo di fare subito un ordine del
giorno da inviare in Regione con il nostro "no". Non ci siamo. Di parole non si vive ma si muore. La coerenza
richiede lavoro conseguente che non vedo. Interesse per i problemi che vive la città ed efficienza sono parole
sconosciute. Dopo la protesta che dilaga ovunque per un sistema regionale sul trasporto pubblico da terzo
mondo, spero si arrivi se non altro, alla manifestazione palese in laguna». Ribadisce il suo impegno con «interrogazioni plurime e mozioni a richieste di dimissioni di Chisso e revisione del contratto con Trenitalia che,
va detto, vede i peggiori parametri di qualità d'Italia e i minori costi per chilometro percorso con ovvie ripercussioni sull'utenza».
La Tribuna di Treviso
3 luglio 2012
Ikea e Barcon, scontro Zorzato-Muraro
L’assessore regionale: «I progetti non sono in cantiere». Il presidente: «Rivedere il piano territoriale»
La Regione gela i progetti di Barcon e Ikea a Casale, ossia i mega insediamenti industriali che da mesi ormai
si trovano nel limbo. «Ne sento parlare da un pezzo e ormai sembra un grammofono con la puntina rovinata»,
dice il vicepresidente della Regione e assessore alla Pianificazione territoriale Marino Zorzato, «I due insediamenti di cui si parla non sono in cantiere. Al massimo sono in officina». Insomma, sono ancora in alto mare.
Secondo Zorzato, presente ieri al convegno sull’Area metropolitano policentrica veneta, occorre che vi sia il
parere unanime di utilità sia da parte dei comuni che della Provincia. Condivisione che però è ben lontana
dall’essere realtà. Sono note infatti le divisioni e le incertezze in seno alle giunte comunali. Sono state più
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volte ribadite inoltre le opposizioni delle categorie commerciali e sindacali, preoccupate per l’impatto economico e ambientale che la cartiera-macello di Barcon e il colosso del mobile low cost Ikea a Casale possono
comportare. Insomma, la convergenza non c’è e la Regione lo sa. Il rischio però è che i promotori dei due
progetti decidano di andare da qualche altra parte a produrre. L’allarme è stato lanciato solo un paio di settimane fa dal presidente della Provincia Leonardo Muraro che, parlando in particolare di Barcon, ha rivelato
che Colomberotto e Rotocart starebbero prendendo in considerazione l’ipotesi di trasferire il polo industriale
in Austria, dove il terreno è gratuito e le autorizzazioni più facili. Insomma, la Provincia, a differenza della Regione, vorrebbe accelerare i tempi, per non perdere il beneficio pubblico dell’insediamento di Vedelago (ossia
la costruzione del casello sulla Pedemontana e la Tangenziale di Vedelago) e nuovi posti di lavoro. E ieri il
presidente ha rincarato la dose. «Dobbiamo avere il coraggio di rivedere il nostro Piano territoriale di coordinamento provinciale», dice, «Siamo sicuri che un piano elaborato nel 2004, in pieno vigore produttivo ed
economico, sia ancora adatto con la crisi in atto a dare risposte giuste al territorio? Ho almeno quattro richieste
da parte di imprenditori che hanno bisogno di spazi per allargare la propria attività. Vogliamo mantenere
l’economia del nostro territorio o pensare solo al settore agro-alimentare che rappresenta il 20% della nostra
economia?». Insomma, Muraro pensa ad alleggerire i vincoli del Ptcp per i nuovi insediamenti produttivi. Si
dice sicuro inoltre che questo possa andare di pari passo con la tutela del territorio.
Il Gazzettino di Treviso
Altro che un paio di deroghe al piano urbanistico della Provincia per far posto agli insediamenti industriali
progettati da Colomberotto-RotoCart a Barcon di Vedelago e da Ikea a Casale sul Sile. Adesso in ballo c'è
tutto il piano approvato dal Sant'Artemio solo 4 anni fa che, per cercare di risollevare le sorti dell'imprenditoria di casa nostra e rimettere in moto il settore dell'edilizia, potrebbe essere rifatto praticamente da capo.
Lo ha annunciato ieri Muraro a margine del convegno dedicato all'area metropolitana organizzato nell'ex
ospedale psichiatrico. «Oltre a Barcon e Casale, abbiamo almeno altre quattro richieste avanzate da importanti
imprenditori che hanno bisogno di spazi maggiori - annuncia il presidente - ora dobbiamo avere il coraggio
di rivedere un piano concepito nel 2004, quando lo sviluppo della produzione era massimo, e che regola un
territorio che nel frattempo ha visto profondamente mutate le condizioni economiche e sociali». Da chi arrivano le quattro nuove richieste? Per il momento resta top secret. Fatto sta che per il numero uno del Sant'Artemio è già arrivato il tempo di cambiare il piano urbanistico per consentire agli imprenditori trevigiani, a
fronte di importanti benefici pubblici e di recuperi di zone industriali dismesse, di non dover trasferirsi all'estero per cercare possibilità d'espansione. «Oggi ci sono dei progetti assolutamente sostenibili a livello
ambientale - spiega Muraro - se si vuole sviluppare la produzione, facendo in modo che le aziende paghino
qui le tasse, bisogna far delle concessioni e aprire a delle modifiche, altrimenti si dovrà ritarare il quadro socioeconomico di tutta la Marca: la scelta è tra queste due possibilità». Scelta tutt'altro che facile, come dimostra
il fatto che da parecchi mesi si discute di Colomberotto-RotoCart e Ikea senza arrivare a una soluzione. Anzi,
trattando i due progetti come una patata bollente. «Devono essere condivisi da tutti: dal Comune alla Provincia
- chiude Marino Zorzato, vicepresidente della Regione - se non c'è condivisione non si fa nulla». Ma questo
non era che l'inizio.
Il Gazzettino
28 giugno 2012
La Lega invoca il referendum per l’ampliamento del macello
VEDELAGO - Insediamento del Barcon, la Lega Nord mette i puntini sulle "I": «Come segretario comunale
della Lega Nord -scrive in una nota Renzo Franco- non posso che esprimere una netta contrarietà, maturata
dall’ascolto del crescente disappunto della cittadinanza e dovuto a sua volta a una mancanza d’informazione
in tutto il territorio comunale. Questa mia contrarietà è in sintonia con le perplessità del segretario provinciale
Giorgio Granello, che ha sempre parlato della necessità di realizzare un modello di sviluppo sostenibile in armonia con l’ambiente, con la qualità di vita dei cittadini e dell’importanza di un confronto con gli stessi, attraverso strumenti di democrazia partecipata come consultazioni popolari e referendum». Un’opposzione al
progetto che parte da lontano: «Granello -spiega ancora Renzo Franco- ha sempre espresso la propria con-
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trarietà alla realizzazione di un megaprogetto come quello di Barcon, in modo particolare alla realizzazione
di una cartiera e ad ogni forma di escavazione ad essa collegata oltre al Farmer market, già peraltro cestinato
rispetto al progetto iniziale. Non possiamo dichiararci federalisti e poi pretendere di calare dall’alto progetti,
non condivisi dalla maggior parte dei cittadini, attraverso un centralismo politico che fa rimpiangere quello
romano. Dobbiamo tornare a parlare con i nostri cittadini attraverso un confronto costruttivo e la proposta di
un referendum consultivo va in questa direzione. Qualsiasi difformità dalla linea provinciale -conclude il segretario comunale- deve considerarsi espressa a titolo personale e non conforme alle direttive del partito».
La Tribuna di Treviso
28 giugno 2012
Operazione Barcon. Franco a sorpresa: «Parola ai cittadini»
VEDELAGO Caso Barcon: un’altra frattura nella giunta guidata da Paolo Quaggiotto. Dopo la contrarierà sul
polo agroindustriale espressa da parte del Pdl e dalla Lega di Oscar Bordignon, questa volta a dire no è il segretario comunale leghista Renzo Franco, assessore alla sicurezza. Con un comunicato Franco si allinea al
parere del segretario provinciale Giorgio Granello: «Non posso che esprimere una netta contrarietà al progetto
agroalimentare, maturata dall’ascolto del crescente disappunto della cittadinanza, dovuto a una mancanza
d’informazione in tutto il territorio comunale. Questa mia contrarietà è in sintonia con quanto esplicitato da
Granello, che ha sempre parlato della necessità di realizzare un modello di sviluppo sostenibile in armonia
con l’ambiente, con la qualità di vita dei cittadini e dell’importanza di un confronto con gli stessi, attraverso
strumenti di democrazia partecipata quali consultazioni popolari e referendum». L’assessore, ricordando che
Granello è sempre stato contrario al megaprogetto, dichiara che «non possiamo dichiararci federalisti e poi
pretendere di calare dall’alto progetti, non condivisi dalla maggior parte dei cittadini, attraverso un centralismo
politico che fa rimpiangere quello romano. Dobbiamo tornare parlare con i nostri cittadini attraverso un confronto costruttivo e la proposta di un referendum consultivo va in questa direzione». Lui, però, in consiglio
ha votato contro la proposta di consultazione popolare avanzata da Bordignon. Ora rimane un’incognita il
futuro di Franco all’interno della giunta Quaggiotto, ma l’interessato non pare preoccupato: «È più importante
dare la parola ai cittadini. Non ripetiamo l’errore degli anni ’70 con le cave che sono arrivate copiose senza
coinvolgerli minimamente». Davide Nordio
Il Gazzettino
27 giugno 2012
Polo Barcon, la Chiesa interroga e dal docente riflessioni per tutti
VEDELAGO - Progetto Barcon come occasione per riflettere, sviluppo delle nostre comunità e del nostro territorio. Una relazione, quella di Matteo Mascia, professore e cattedratico, a senso unico: nessun dibattito,
cosa che ha lasciato un po’ di delusione in alcuni. Circa 250 presenti erano presenti lunedì sera nel Teatro
Sanson, all’incontro promosso dai vicariati di Castelfranco e Montebelluna. Tema: "Futuro: paura di cadere o
voglia di volare. Polo agroindustriale di Barcon: occasione per riflettere su uno sviluppo sostenibile», introdotto
da monsignor Adriano Cegolotto parroco del Duomo di Castelfranco e presidente della assemblea dei parroci.
Soddisfatto Stefano Beltrame capogruppo di Primavera Civica in consiglio Comunale. «Dal mio punto di vista
la relazione è stata positiva e appropriata. Molti passaggi vanno valutati attentamente dagli amministratori
di maggioranza prima di esprimersi sul progetto che si vuole realizzare a Barcon. Mi ha lasciato perplesso la
loro totale assenza. È fuori di dubbio che il modello di sviluppo degli ultimi 20 anni non può più essere replicato. La natura e le risorse non lo permettono». Beltrame si è detto disponibile alla proposta di un tavolo di
confronto sui temi proposti. Positiva la reazione anche di Barcon Viva. «La lungimiranza di uno sviluppo non
appaghi solo il presente -ha detto il portavoce Ermes Dondoni- ma, dia un giusto equilibrio tra uomo e natura
tale da assicurare un benessere per tutte le generazioni future: ciò necessita di trasparenza, responsabilità,
informazione e coinvolgimento dei cittadini». Quanto alla Fondazione VillaEmo, «è stata una lectio magistralis
- si legge in una nota - sullo sviluppo sostenibile su un futuro che va progettato e governato. Urge quindi un
cambiamento nei nostri stili di vita a seguito della crisi delle risorse naturali ed ambientali e consegnare alla
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future generazioni la terra per coltivarla. Quindi una riduzione di consumo del suolo, diversamente da quanto
fatto fino ad ora. Ci siamo già attivati con una ricerca scientifica sui consumi delle risorse e lo spreco del territorio progettato a Barcon. I messaggi del Prof. Mascia sono stati chiari». «Se non siamo il futuro dei nostri
padri, siamo il futuro dei nostri figli? -è il commento dell'ex sindaco Remigio Parisotto- un'ora di elaborazione
cattedratica sulla quale bisogna riflettere su cosa dice il magistero su questi temi».
La Tribuna di Treviso
27 giugno 2012
Macello a Barcon? L’invito dei parroci: «Salviamo la terra»
di Davide Nordio
VEDELAGO Barcon: è indispensabile una valutazione sulla sostenibilità sociale, economica ed ambientale affinché polo agroindustriale (leggi macello e cartiera) non rischi di trasformarsi in una sottrazione di risorse
naturali che pregiudichi il futuro dell’area. È questa l’indicazione che arriva dal partecipatissimo incontro organizzato dai sacerdoti dei vicariati di Castelfranco e Montebelluna lunedì nella sala Sanson. Nessun giudizio
esplicito sul progetto, ma una proposta di riflessione partendo dallo sviluppo sostenibile. «Anche nel caso di
Barcon», ha esordito don Adriano Cevolotto, parroco del Duomo di Castelfranco, «le scelte si rivelano complesse, ma necessarie. E sia che il polo sia fatto e sia che resti sulla carta questo passaggio segnerà il nostro
futuro. Noi sacerdoti siamo chiamati a prendere posizione». A dare un contributo è stato invitato il prof., Matteo Mascia della Fondazione Lanza di Padova, che ha illustrato l’agenda mondiale sul problema della sostenibilità, i contrasti tra le economie evolute e quelle rampanti, la preoccupazione della comunità scientifica.
«Occorre ripensare al bene comune. E questo sarà possibile solo se c’è una integrazione tra esigenze sociali,
economiche e ambientali, dove un dibattito chiaro ed esplicito coinvolga tutti i soggetti interessati. E dove i
cittadini guardino lontano». È questa la proposta per affrontare il caso Barcon: costruire un luogo di incontro
e un laboratorio di idee, dove anche il mondo ecclesiale abbia un ruolo importante. Come è successo a Monselice, dove proprio la mediazione della Chiesa locale ha permesso che una questione aspramente combattuta
circa l’ammodernamento di un cementificio, fosse affrontata nel dialogo. L’incontro si è chiuso qui, senza il
dibattito che molti si aspettavano: cosa che ha deluso la platea, anche se don Cevolotto aveva già avvertito
che l’appuntamento era solo un invito ad ascoltare non a discutere. Indicazione accettata con serenità dai
rappresentanti dei diversi comitati pro e contro il polo presenti in sala. A livello politico notata invece l’assenza
di rappresentanti della giunta Quaggiotto, mentre Primavera Civica accetta il suggerimento di Mascia. «Sono
in piena sintonia la riflessione proposta», dichiara il consigliere Stefano Beltrame, «Ok al tavolo di confronto
sullo sviluppo sostenibile del nostro territorio».
Il Gazzettino
23 giugno 2012
Tempo scaduto: il polo in Austria
«Non è più possibile perdere altro tempo sul progetto dell'insediamento industriale di Barcon: c'è il rischio
che tutto venga trasferito in Austria, facendo perdere alla Marca centinaia di posti di lavoro, un investimento
da oltre 300 milioni volano per l'edilizia e un beneficio pubblico importante». Questo l'appello lanciato da
Muraro, un pò a sorpresa, per tentare di ammorbidire le opposizioni di comitati e associazioni di categoria al
progetto Colomberotto-RotoCart e fare in modo che le due aziende trevigiane non decidano di fare armi e
bagagli oltre confine. A spingere il presidente a far quasi da testimonial del macello e della cartiera è il valore
dell'investimento messo a punto dalle imprese: le strutture da realizzare su circa 60 ettari, al netto dei quasi
109 mila metri quadri inizialmente previsti come area commerciale, darebbero lavoro a 608 persone, senza
contate le cento dell'indotto e i 500 operai edili impegnati in almeno 3 anni di cantiere. Numeri che Muraro
conosce bene e che non vorrebbe mai vederseli sfilare sotto il naso. Tanto meno se tutto questo, con buona
pace della lotta contro il consumo di territorio, dovesse semplicemente essere realizzato in Austria. «L'operazione è importante è porta con se un beneficio pubblico importante da una ventina di milioni - continua il
presidente - soprattutto per quanto riguarda la realizzazione del casello sulla Pedemontana e la tangenziale
di Barcon». A cui poi si debbono aggiungere le promesse assunzioni di personale. Anche se su queste non
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può esserci la stessa garanzia. Dovesse sfumare il progetto sarebbe un'enorme occasione persa per la Marca?
Muraro non ha davvero alcun dubbio: «Se tanto poi vanno a costruire le stesse cose altrove...».
Il Gazzettino
23 giugno 2012
Sviluppo sostenibile? I preti si interrogano
VEDELAGO - Sul progetto di Barcon scendono in campo anche i sacerdoti dei vicariati di Castelfranco Veneto
e Montebelluna. Lo fanno organizzando un incontro-dibattito, per lunedì 25 giungo, alle ore 20.45, al Teatro
Sanson. «Futuro: paura di cadere o voglia di volare - Polo agroindustriale di Barcon: occasione per riflettere
su uno sviluppo sostenibile». Un’occasione per affrontare il problema anche dal punto di vista dell'etica cristiana. In veste di relatore il professor Matteo Mascia della Fondazione Lanza che ha come obiettivo principale
proprio quello di riflettere su etica e sviluppo. L'entrata è libera.
La Tribuna di Treviso
24 giugno 2012
Maxi macello a Barcon Muraro spacca la Lega
di Alessia De Marchi
VEDELAGO Domani, alle 20.45, nella sala “Margherita Sanson”, di fianco al municipio, l’incontro promosso dai
preti dei vicariati di Castelfranco e Montebelluna sul polo agroindustriale di Barcon. «Futuro: paura di cadere o
voglia di volare», chiederanno i parroci a Matteo Mascia, ricercatore della Fondazione Lanza di Padova. Oggi
ad animare il dibattito su maxi macello, cartiera e cava, previsti a nord di via Terza Armata, sono le dichiarazioni
del presidente della Provincia, il leghista Leonardo Muraro. La sua apertura all’investimento industriale di Loris
Colomberotto e Rotocart scatena la dura reazione dello stesso Carroccio. Dall’estero dove si trova, il segretario
provinciale delle camicie verdi, Giorgio Granello, ribadisce ai suoi la «contrarietà alla realizzazione di un mega
progetto come quello di Barcon». Ripete la necessità di puntare su «uno sviluppo sostenibile in sintonia con il
territorio, finalizzato al miglioramento della qualità di vita dei cittadini con il coinvolgimento degli stessi nelle
grandi scelte ambientali, attraverso strumenti quali il referendum o altre forme di consultazione popolare». È
la stessa posizione sostenuta con forza nel consiglio comunale di Vedelago da Oscar Bordignon, capogruppo
della Lega all’opposizione. «Come cittadino e amministratore», dichiara quest’ultimo che da tempo è sceso dal
Carroccio del sindaco Paolo Quaggiotto, favorevole all’operazione Barcon, «ritengo che qualsiasi proposta industriale, soprattutto in tempi di crisi economica, debba essere valutata con attenzione e necessiti di risposte
chiare in tempi ragionevoli, siano positive o negative». Un anno e mezzo per dire sì oppure no al polo agroindustriale è troppo: la politica deve essere più celere. Nel merito, però, il capogruppo esprime tutti i suoi dubbi.
E ricorda: «Il piano territoriale di coordinamento provinciale, votato all’unanimità, non prevede interventi industriali come quello prospettato per Barcon. Perchè allora derogare da uno strumento urbanistico condiviso da
tutte le forze politiche?». E ieri il comitato «Barcon Viva» in collaborazione con la fondazione Villa Emo, Italia
Nostra e Primavera Civica ha tappezzato il paese con 150 manifesti che ribadiscono il no all’operazione: «Il
futuro ha bisogno di terra da coltivare... non di cemento». E il portavoce Ermes Dondoni ricorda a Leonardo
Muraro che «la sua è una posizione isolata rispetto a quelle di associazioni di categoria, sindacati, ambientalisti
e amministrazioni comunali confinanti». «Ha espresso», aggiunge, «un parere non legittimato da mandato politico. Atteggiamento simile a quello del sindaco Quaggiotto che non è stato in grado di rispondere con una
delibera, ma solo con una lettera personale a precisa richiesta della Regione».
Il Gazzettino
24 giugno 2012
Coro di “no” a Muraro
di Mauro Favaro
No, no e ancora no: il giorno dopo l'appello lanciato da Muraro per non perdere l'occasione di far decollare
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il progetto del mega insediamento agro-industriale disegnato sui campi di Barcon, paventando il rischio che
Colomberotto e Roto-Cart trasferiscano il proprio piano in Austria, sono in molti a risalire sulle barricate contro
la realizzazione del macello e della cartiera della discordia. Dal comitato Barcon Viva sino al sindacato, passando per le associazioni di categoria. «Il progetto ha un impatto che non vale il ricavo presunto - mette in
chiaro Paolino Barbiero, segretario della Cgil - invece di fare appelli, Muraro si svegli e trovi un'area industriale
dismessa, lasciando stare il terreno agricolo, dove poter far sviluppare il progetto, come con ogni probabilità
imporrebbero nella stessa Austria». E neppure il parallelo fatto dal presidente tra la cementificazione di circa
50 ettari e la possibilità di avere investimenti per 300 milioni e un centinaio di posti di lavoro, oltre al beneficio
pubblico che coincide in buona sostanza con la realizzazione di un casello sulla futura Pedemontana, pare
avere troppa presa. «Inutile parlare con chi ancora misura l'occupazione per singolo comune - sbotta Barbiero
- abbiamo fatto un documento con le associazioni di categoria per dire no a progetti del genere: Muraro ci
ha detto che è d'accordo al 95% e la prossima settimana abbiamo un incontro per cercare di capire in cosa
consiste il 5% che alla Provincia non va a genio. Ma se in questo 5% si vuole far passare il piano di Barcon ci
si sbaglia di grosso». Porte chiuse, insomma. Nonostante il progetto si sia ridotto dagli 86 iniziali a circa 50
ettari, anche se per il momento non in modo ufficiale, con il taglio netto dell'area commerciale. «C'è troppa
'insistenza nel voler sacrificare quella campagna senza privilegiare soluzioni come la collocazione in aree industriali dismesse, cosa ancora più perseguibile», conclude il comitato.
Corriere del Veneto
21 giugno 2012
Il caso Barcon in chiesa «La questione è etica»
VEDELAGO — Il maxiprogetto di Barcon entra in chiesa e diventa problema etico. Lunedì prossimo alle 20.45
al cinema Margherita Sanson di Piazza dei Martiri, a Vedelago, è stato infatti organizzato un convegno, patrocinato dai vicariati di Castelfranco e Montebelluna. Il tema è «Futuro: paura di cadere o voglia di volare.
Polo agroindustriale di Barcon: occasione per riflettere su un futuro sostenibile». L'incontro è coordinato dal
professore Matteo Mascia della fondazione Lanza.
Tribuna di Treviso
16 giugno 2012
Maxi macello a Barcon I preti scendono in campo
VEDELAGO Sollecitati dai parrocchiani, contattati dal comitato Barcon Viva e dalla fondazione Villa Emo, i
preti del vicariato di Castelfranco scendono in campo sull’operazione Barcon. Non una presa di posizione ufficiale, non un “sì” e neppure un “no” senza appello al maxi macello con cartiera che Colomberotto e Rotocart
vorrebbero costruire sui novanta ettari a nord di via Terza Armata. Ma, per ora, «una riflessione» sull’intervento
che da mesi tiene banco a Vedelago e dintorni. I preti, capitanati dal parroco del Duomo: don Adriano Cevolotto, aprono il dibattito con un incontro pubblico che si terrà il 25 giugno alle 20.30 nel teatro Sanson, di
fianco al municipio di Vedelago. Tema della serata: lo sviluppo sostenibile. Matteo Mascia, ricercatore della
Fondazione Lanza di Padova che si occupa di etica e politiche ambientali, è stato invitato ad aprire i lavori
con una riflessione su sviluppo e Chiesa. Una riflessione che non potrà essere astratta, vista la piazza scelta
per il dibattito. I parroci del vicariato di Castelfranco in collaborazione con quelli di Montebelluna s’interrogheranno con i fedeli sulla sostenibilità ambientale dei grandi progetti industriali che, a Vedelago, si identificano
con il polo agroindustriale previsto a Barcon. Il cammino dell’accordo di programma, lanciato dall’allevatore
Loris Colomberotto e da Rotocart e raccolto dal sindaco Paolo Quaggiotto, è fermo in attesa di un pronunciamento ufficiale da parte del consiglio comunale, passo fondamentale affinchè la Regione dia poi il suo via
libera all’operazione. I parroci intervengono nella discussione proponendo un confronto franco. Matteo Mascia
sta studiando le carte dell’operazione Barcon. «Prematuro esprimere una posizione», dice per ora. Intanto la
parlamentare del Pd, Simonetta Rubinato, con un’interrogazione presentata assieme a Pier Paolo Baretta,
chiede l’intervento del governo di Mario Monti sul polo agroindustriale previsto in via Terza Armata. In particolare domanda al ministro per i beni e le attività culturali di verificare l’esistenza di problemi per le sorgenti
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del Sile, «che potrebbero essere compromesse dal cospicuo emungimento di cui necessiterebbe l’attività
della cartiera». Chiede pure di valutare «l’interferenza dell’intervento con la presenza di elementi architettonici,
quali la centuriazione romana, la strada Postumia, e soprattutto le ville venete, la cui tutela non può prescindere dalla preservazione del territorio che ne costituiva l’elemento inscindibile in un’ottica di futuro sviluppo
di pianificazione strategica tutistico-culturale-enogastronomica».
Tribuna di Treviso
05 giugno 2012
Ecco i luoghi di valore che la città vuole tutelare
Sono oltre cento i "luoghi di valore" individuati dai cittadini della Marca trevigiana e sottoposti al vaglio di
Fondazione Benetton studi ricerche affinché li valorizzi. Il che significa che i promotori hanno colto nel segno:
il tessuto sociale sa muoversi e riconoscere le caratteristiche storiche, artistiche, affettive di uno spazio verde,
un edificio, una piazza che in qualche modo manifesti l'anima del luogo e dei suoi abitanti. Molte segnalazioni
- in tutto sono esattamente 102 - sollevano questioni importanti e attuali. Si possono citare i casi dell'area
agricola plurisecolare di Barcon in comune di Vedelago, del Borgo Ruga di Ponzano Veneto o della Caserma
Salsa di Treviso a cui recentemente è stata dedicata una incisiva mostra fotografica all'osteria «Ai Carraresi».
Ma sono solo alcuni esempi poiché tanti sono i luoghi per i quali i cittadini, singolarmente o in gruppo, hanno
deciso di agire, esprimendo le proprie aspirazioni e sogni. Non solo: la caratteristica saliente di «Luoghi di valore», manifestazione giunta alla sesta edizione, è quella di attivare proposte e progetti concreti. Sono gli
stessi partecipanti dunque ad offrire indicazioni propositive interessanti per rivitalizzare luoghi spesso dimenticati dalle pubbliche amministrazioni. «Ecco i nostri luoghi di valore, come li viviamo e come li vorremmo» dicono in sintesi i cittadini attraverso le segnalazioni corredate di foto e testimonianze anche audiovisive. In
questi anni di lavoro e di raccolta sono oltre 600 i luoghi segnalati in 92 Comuni della provincia (sul totale di
95). Per saperne di più si può partecipare all'evento pubblico in calendario domani, mercoledì 6 giugno dalle
ore 15.30, nell'auditorium degli spazi Bomben di via Cornarotta a Treviso, dove si svolgerà il tradizionale incontro con i segnalatori e gli amministratori. Alcuni contributi del gruppo di lavoro, coordinato da Simonetta
Zanon, stimoleranno il dibattito, offrendo spunti alla discussione guidata a conclusa da Domenico Luciani,
ideatore del progetto. Sarà l'occasione per una prima informazione sull'edizione 2012 dell'iniziativa che
tanto successo sta riscuotendo nel territorio.
Tribuna di Treviso
30 maggio 2012
Studenti americani in visita a Villa Emo per studiare Palladio
VEDELAGO Non è certo un mistero che molte delle architetture americane si ispirino alle opere dei grandi architetti italiani del passato, tra cui Andrea Palladio. Anzi soprattutto Palladio, visto che il Congresso Usa ha
dichiarato il genio vicentino “Padre dell’architettura americana”. Il tema, quest’anno, è stato al centro di un
progetto che ha visto collaborare per un anno gli studenti della Pascack Valley High School di Hillsade in New
Jersey con i loro coetanei trevigiani del liceo scientifico Da Vinci di Treviso. Una collaborazione “virtuale”, in
quanto i contatti sono avvenuti attraverso Skype, il programma che permette di collegarsi in video e voce attraverso Internet. Ma, alla fine del progetto, i ragazzi si sono potuti conoscere anche di persona: una delegazione della scuola americana è infatti arrivata nella Marca e gli studenti delle due scuole hanno potuto
concludere il loro studi su Palladio con una esperienza “dal vivo” confrontandosi con uno dei capolavori palladiani, ovvero Villa Emo di Fanzolo. «La visita finale di una trentina di studenti statunitensi, accompagnati
dai docenti e dal preside», dice Nicola Di Santo, presidente di Fondazione Villa Emo, «ci ha fatto comprendere
come, anche all’estero, siano preoccupati della salvaguardia di un ambiente eccezionale sotto molti punti di
vista». Gli studenti, trevigiani e statunitensi, hanno presentato proposte per valorizzare questi edifici e il territorio puntando innanzitutto sul turismo culturale, sull’offerta enogastronomica e su iniziative che diano spazio alla creatività unita alla crescita economica: in pratica quello che la Fondazione propone in alternativa al
polo agroindustriale di Barcon. «I giovani si sono resi conto che un simile territorio ha bisogno di una tutela
al massimo livello», commenta Di Santo, «perché è un bene fragile e non replicabile. Una lezione per tutti,
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dai semplici cittadini alle persone che hanno delle responsabilità politico -amministrative. Ed è significativo
che siano i giovani a preoccuparsi fin da ora del territorio in cui poi dovranno lavorare e costruire i loro progetti». (d.n.)
Tribuna di Treviso
27 maggio 2012
Studenti americani in visita a Villa Emo per studiare Palladio
Il caso Barcon arriverà in consiglio comunale come chiesto dalle opposizioni. Quando però sarà arrivata tutta
la documentazione. Lo assicura il sindaco. «Il tema Barcon –precisa – va senz’altro affrontato e correttamente
è stato posto dalle minoranze. E' opportuno produrre una riflessione argomentata e documentata per agire
in scienza e coscienza su un tema che coinvolge anche la cultura del territorio e la visione che se ne vuole
dare. Abbiamo anche chiesto formalmente a Regione e Provincia di avere nero su bianco riscontri sullo stato
del caso Barcon».
«Il casello autostradale non risolve il problema viabilità»
VEDELAGO Passato l’entusiasmo della tappa del Giro d’Italia, l’argomento polo agroindustriale di Barcon
torna a infiammare Vedelago. Non potevano certo passare inosservate le condizioni poste dal vicepresidente
della giunta regionale, Marino Zorzato, affinchè la Regione consideri il progetto depositato un anno e mezzo
fa, ovvero una delibera ufficiale del Comune, mentre agli atti ci sarebbe solo una lettera personale del sindaco
Quaggiotto. Nessun commento dalla maggioranza che governa Vedelago, dove c’è quasi una consegna del
silenzio sul tema. Parole che, invece, sono suonate come una sinfonia per il comitato spontaneo Barcon Viva:
«Non si può che essere concordi con quanto pronunciato dal vicepresidente Zorzato in quanto le mancate risposte delle Provincia e della giunta comunale con il tentativo di sostituire una delibera con una semplice lettera a firma del sindaco Paolo Quaggiotto, denotano la difformità di valutazione in seno alla giunta. Le
perplessità espresse da Zorzato sono condivise anche da questo comitato: la realizzazione del casello autostradale non risolve il problema viabilità, ma probabilmente lo aggrava, così come nel timore della comunità
di Vedelago, condiviso dai Comuni di Montebelluna e Trevignano interessati dal progetto». Per il comitato
ora la via di uscita è una sola: «Sindaco e giunta prendano atto dell’assoluta non condivisione dell’attuazione
di questo programma di accordo per risolvere il problema viabilità, lo rigetti ed avvii delle proposte serie, condivisibili dalla comunità e dall’intero mondo produttivo». Tra queste, al comitato piace quella del presidente
della Provincia Muraro «un’ alternativa per risolvere, e in tempi brevi, il problema traffico dal centro di Barcon
e senza consumo di territorio». In attesa che dall’amministrazione comunale pervenga in Regione l’ufficialità
dell’interesse sul polo di Barcon, che consenta poi il passaggio in Provincia e quindi il responso definitivo di
Palazzo Balbi, il comitato evidenzia anche un altro aspetto dove si evidenzia che l’insediamento non sarebbe
poi quella manna che molti attendono per risolvere il problema occupazionale e la crisi economica: «Per
quanto riguarda i posti di lavoro appare evidente, da studi e per quanto espresso dalle varie categorie ed associazioni sindacali che non vi sarà alcuna ricaduta positiva. Ammesso e non concesso che fossero vere le
promesse occupazionali se ne riparlerebbe non prima del 2018, ovvero l’anno in cui si stima entrerà in funzione la superstrada Pedemontana».
Corriere del Veneto
27 maggio 2012
Barcon e le ferite del paesaggio «Le ville venete lo salveranno»
TREVISO — Il territorio è ferito e curarlo è compito di tutti: gli studenti del liceo scientifico Da Vinci sanno che
il futuro è in mano loro, la crisi di oggi si ripercuoterà anche sulla loro occupazione di domani, e chiedono
alle istituzioni di salvare le ville venete, patrimonio culturale e urbanistico. Una delle ferite si chiama Barcon,
ma l'indignazione lascia spazio alle proposte, e alla volontà di reagire: «Il mercato turistico può salvare la
provincia di Treviso se sapremo valorizzare ciò che di più prezioso abbiamo, il turismo culturale può creare
opportunità di lavoro».
Da anni il liceo li porta a diretto contatto con i gioielli dell'architettura trevigiana, ed è durante queste lezioni
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che gli studenti si sono interrogati sul progetto di Barcon di Vedelago, dove due aziende vorrebbero realizzare
una cartiera e un macello. Molto vicino a dove sorge Villa Emo, a Fanzolo, di Andrea Palladio. Ne hanno discusso e deciso che anche loro sono con il «No» al polo industriale che andrebbe a compromettere l'area
circostante, a ridosso della villa. Ma posizionarsi non basta, serve una proposta. Coordinati dalla docente
Paola Bellin, i ragazzi del triennio del Da Vinci hanno studiato le molte ville venete che si affacciano sulla
Marca. Partendo dai progetti di Vedelago, hanno preso a modello Villa Emo come buon esempio di come
utilizzare e sfruttare il patrimonio architettonico e l'eredità di Palladio: aprire tutte le ville, renderle centri culturali per rilanciare la cultura trevigiana e il turismo, dire no alla speculazione edilizia e alla cementificazione
del verde della campagna per richiamare turisti dall'Italia e dall'estero.
«I ragazzi hanno una sensibilità particolare per ciò che li circonda, il territorio, l'ambiente, l'ecologia - spiega
Bellin - sono interessati alla tutela del paesaggio e vanno stimolati perché hanno idee interessanti, creatività
e progettualità notevoli. Vogliono conoscere il patrimonio culturale e artistico della loro terra, ma soprattutto
vogliono e sanno diffonderlo, si sentono responsabili di un bene».
Corriere del Veneto
26 maggio 2012
«Barcon, in Regione manca la delibera» Così l’iter non parte
VEDELAGO Senza un delibera ufficiale del comune di Vedelago, la Regione non inizierà neppure l’iter per approvare o meno il progetto del polo di Barcon. Parola di Marino Zorzato, vicepresidente della Giunta regionale
e assessore con delega alla pianificazione territoriale e urbanistica, cui compete anche la materia dei nuovi
insediamenti produttivi/commerciali. Che chiarisce quali sono le procedure, visto che qualche tempo tutti
sembrano attendere una risposta da tutti. «In questi casi la Regione è quasi come un notaio. Un privato propone un insediamento: se il comune e la provincia danno il loro ok, lo fa anche la Regione: ovviamente se
non si esplicitano particolarità sulla quali la Regione esprime le sue riserve. Come deliberato due anni fa circa
i progetti strategici regionali la Regione comincia ad analizzare tecnicamente il progetto per definirlo di interesse regionale solo dopo una richiesta chiara e formale dell’amministrazione comunale interessata, una delibera della giunta o del consiglio comunale. Poi lo passa alla Provincia. Nel caso di Barcon, allo stato dell’arte,
non ci sono delibere circa l’ultimo progetto presentato». Zorzato si ferma qui, ma è chiaro il riferimento alla
lettera inviata alla Regione dal sindaco: una lettera, appunto, non una delibera. In altri termini, manca qualcosa
di ufficiale che renda esplicito l’interesse di chi governa (giunta) o legifera (consiglio) su Vedelago. Documento
necessario, ma evidentemente difficile da portare a compimento, viste le difficoltà esplicite anche della maggioranza di avere un parere univoco sul tema. Ma non è che la Regione sul caso Barcon sia rimasta con le
mani in mano: tutt’altro. Seppur non accompagnato dalla delibera, è stato depositato un progetto a cui, almeno informalmente (se non altro per il can can che si è scatenato sulla vicenda), a Palazzo Balbi è stata
data un’occhiata. Tanto da darne una prima valutazione, che non è positiva: «Circa la documentazione che ci
è pervenuta» dice ancora Zorzato «non si può che osservare che il progetto per dimensione ed impatto è
piuttosto invasivo. Le opere viarie proposte non sembrano sufficienti e la parte commerciale del progetto
non avrebbe ragione di esistere». Questo vorrebbe dire due cose: innanzitutto che agli atti ancora c’è una
destinazione commerciale di parte dell’area, cosa sulla quale uno degli investitori, ovvero Colomberotto,
aveva espresso la disponibilità a rinunciare. Inoltre che anche un casello della Pedemontana (anche questo
agli atti) non sarebbe giudicato sufficiente a smaltire il traffico generato nell’area con il nuovo insediamento.
Insomma le cose in Regione stanno ferme come mesi fa.Ripeto – conclude Zorzato – prima il progetto su
Barcon deve essere approvato dal Comune; poi ci deve essere il parere della provincia, che deve pronunciarsi
sui piani strategici. Solo allora comincerà lo screening da parte della Regione. Ma se il parere dell’uno o dell’altro dovesse essere negativo, neanche guardiamo il progetto».
La Tribuna di Treviso
25 maggio 2012
Ispettorato: blitz nei bar durante la tappa del Giro
VEDELAGO A rovinare la festa per l'arrivo di tappa del Giro d'Italia stavolta ci ha pensato lo Stato. Un blitz
dell'Ispettorato del lavoro con una raffica di controlli sulle attività presenti lungo il segmento che ha visto il
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passaggio del Giro in rosa ha sollevato un vero polverone in paese. Esercenti infuriati, festa rovinata e l'ira
funesta della giunta vedelaghese che parla di esasperata «vessazione». A Vedelago proprio ieri, in concomitanza con la festa rosa, ci sono stati una serie di controlli da parte dell'Ispettorato del lavoro su bar ed esercizi
commerciali del paese. Proprio quelli presenti lungo il tracciato toccato della corsa ciclistica. Stando a quanto
riferiscono alcuni esercenti, la raffica di controlli è iniziata la mattina presto, verso le 7, ed è proseguita per
tutta la giornata di ieri. Controlli rigorosi sulle attività commerciali locali che ovviamente hanno rovinato l'atmosfera di una giornata di festa come quella di ieri. Il blitz dell'Ispettorato ha creato parecchio malumore
non solo tra gli esercenti, ma anche nella giunta vedelaghese, in particolare nel vice sindaco Marco Perin (che
è anche assessore alle attività produttive) e nell'assessore alla cultura Cristina Andreatta. «Credo che tutti
debbano poter fare il loro lavoro», spiega Perin, «e chi sbaglia è giusto che paghi. Ma siamo sicuri che fosse
il caso di fare questa serie di controlli proprio oggi? Proprio in una giornata sulla quale hanno lavorato moltissimo tutti e che viene vissuta da noi tutti come un giorno di festa? Per questo evento ci siamo spesi tutti
moltissimo e ringrazio la disponibilità proprio degli esercenti che si sono messi in gioco in prima persona.
Perciò condivido la politica dei controlli nel merito, ma non nel metodo che ho visto oggi. Così si esaspera il
concetto di vessazione. E questi non sono certo i tempi di farlo...». Altro fatto strano, ieri con l'arrivo del Giro
d'Italia, proprio per sfruttare la presenza delle telecamere di tantissime reti italiane, alcuni cittadini di Barcon
si sono recati ad installare alcuni cartelloni lungo le strade interessate dal passaggio della tappa. Manifesti
contro il mega progetto industriale di Barcon. I cartelloni dunque erano stati esposti, ma sono stati fatti rimuovere. Un bavaglio alla protesta della gente contro un progetto a dir poco mastodontico che prevede un
insediamento industriale della superficie di 90 ettari nel cuore delle campagne di Barcon. La protesta è stata
zittita, ma proseguirà nel weekend con la raccolta di firme non più a Vedelago, ma in piazza Giorgione a Castelfranco: il comitato punta a raccogliere ancora nuove adesioni per continuare nella protesta contro il maxi
impianto che potrebbe cambiare radicalmente il volto della frazione. L'arrivo del Giro a Vedelago, dunque,
non è stata quella giornata di festa che ci si aspettava.
La Tribuna di Treviso
24 maggio 2012
Barcon, gazebo in piazza per dire no
CASTELFRANCO Firme contro il progetto Barcon anche a Castelfranco. Sabato e domenica prossima in piazza
Giorgione un gazebo promosso dal comitato spontaneo Barcon Viva e il gruppo Primavera Civica raccoglierà
adesioni alla campagna contro il mega progetto industriale previsto a Barcon. L'iniziativa dunque si allarga
e sbarca a Castelfranco, coinvolgendo così tutta la castellana. Sul piano politico sono giorni decisivi. La Regione
che aveva chiesto un pronunciamento a Comune e Provincia (pur non avendo ancora aperto formalmente
la pratica relativa all'Accordo di Programma di Barcon) ha ottenuto di risposta una lettera spedita dal sindaco
Paolo Quaggiotto, principale sponsor politico dell'area industriale. Non un pronunciamento della giunta e
nemmeno del consiglio comunale. Leonardo Muraro, presidente della Provincia, non ha ancora preso posizione ufficialmente, anche se pare allineato sulla posizione di Quaggiotto. Ma proprio su Barcon la Lega è
spaccata. All'interno della stessa giunta vedelaghese c'è chi non è per nulla convinto, come l'assessore
alla sicurezza Renzo Franco (che è anche segretario del carroccio a Vedelago). Anche i rappresentanti del Pdl
presenti in giunta hanno espresso grossi perplessità. E in Provincia il copione è lo stesso. In giunta nessuno
pare appoggi Muraro sulla linea del sì. Una situazione di totale indecisione dunque nella quale nessuno vuole
assumersi la responsabilità di fare nulla. E così è scattato il gioco dello scarica barile. La Regione chiede parere
a Comune e Provincia, la Provincia attende che la Regione apra formalmente la pratica prima di pronunciarsi
(si attende una delibera regionale che riconosca la pubblica utilità del progetto).
Il Gazzettino
24 maggio 2012
Toalto: «Niente consiglio su Barcon»
MONTEBELLUNA - (L.B.) «Caso Barcon in consiglio? Solo aria fritta». Il capogruppo della Lega (e consigliere
provinciale del Carroccio) Michele Toaldo non ha alcuna intenzione di portare in consiglio comunale un ordine
del giorno contro il casello di Barcon, come sollecitato dal consigliere d'opposizione Laura Puppato, che
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aveva ipotizzato un intervento sull'argomento, raccogliendo il favore dello stesso sindaco Marzio Favero.
«Non ho alcuna intenzione di convocare il consiglio fino a quando la Regione non si sarà espressa sull'argomento con una delibera di Giunta -dice Toaldo- Al momento non c'è nulla di definito e un ordine del giorno
sarebbe quindi solamente aria fritta. C'è talmente tanta nebbia su questa cosa che non vale la pena prenderla
in considerazione anche perché Montebelluna potrebbe esprimersi solo sulla viabilità. Abbiamo ben altro di
cui occuparci».
E ora anche il sindaco Marzio Favero prende tempo, pur ribadendo la contrarietà all'intervento: «Sul casello
di Barcon il nostro no è arrivato alla Provincia». E aggiunge: «È terminata l'analisi degli uffici. Abbiamo ribadito
alla Provincia la nostra contrarietà al casello di uscita a Barcon. Si è svolto anche un incontro ad hoc sul tema
del casello dove abbiamo chiesto notizie sull'iter e sullo stato della pratica. Ma finora non c'è stato alcun
formale coinvolgimento del Comune da parte della Regione e della Provincia. Eppure si tratta di un passaggio
necessario. Quando verremo convocati, ribadiremo con forza la nostra posizione». Ma di consiglio...neppure
l'ombra.
Il Gazzettino
24 maggio 2012
Piano territoriale accordo con la Provincia
MOGLIANO - (M.F.) Porte aperte al turismo e alle nuove aziende pronte a realizzare la propria base lungo
l'A27 e il passante di Mestre: questi i principali indirizzi che emergono dalle tavole del piano urbanistico del
Comune siglato ieri al Sant'Artemio dal sindaco Azzolini e dal presidente Muraro. Per i visitatori in cantiere
ci sono non tanto altre strutture ricettive, ma una rete di percorsi creati ad hoc, anche recuperando le ex cave
di Marocco, per mostrare loro che la parte sud della Marca non è solo un posto dove dormire mentre si fanno
le ferie a Venezia. Per gli imprenditori, invece, c'è la possibilità di portare la propria attività nella fetta di terra
tra due autostrade, una delle più strategiche a livello logistico del trevigiano. Azzolini e Muraro lo sanno e,
mentre si attende di capire che ne sarà del progetto Ikea a Casale e Colomberotto-RotoCart a Barcon di Vedelago, hanno puntato l'obiettivo.
«Il Piano di assetto del territorio è importante perché riguarda uno dei Comuni di grande valenza strategica,
che con le sue oltre 421 mila presenze l'anno rappresenta il comprensorio più turistico della provincia - spiega
Muraro - poi c'è l'importante asse della viabilità formato da tangenziale e passante: inutile dire che è necessario pianificare un territorio attraversato da così tante arterie importanti».
Il Gazzettino
23 maggio 2012
Le firme a Muraro: «Spetta a Zaia sciogliere il nodo Barcon»
VEDELAGO - Oltre quattro mila firme per dire di no al progetto del nuovo insediamento industriale di Barcon
firmato da Colomberotto e Roto-Cart. Sono quelle che ieri il Comitato di cittadini che si batte contro il via
libera alla costruzione di circa 86 ettari di capannoni, dove ospitare un macello e una cartiera, ha consegnato
al Sant'Artemio direttamente nelle mani di Muraro. «Allo stato attuale si sta attendendo che la giunta Zaia
decida in modo formale sull'avvio o sulla conclusione del procedimento, una volta accertata la sussistenza
o l'assenza del rilevante »interesse regionale" rispetto alla proposta - ha messo in chiaro il presidente della
Provincia - da parte nostra abbiamo raccolto ogni documentazione possibile per essere pronti a portare
l'eventuale discussione in consiglio provinciale: ora vediamo come si muoverà la Regione". La patata bollente, insomma, per il momento è a palazzo Balbi. Solamente più tardi, se Zaia aprirà la porta, arriverà a Treviso. Dove ad attenderla sul piede di guerra, oltre ai firmatari della petizione, ci sono anche le associazioni di
categoria e i tre sindacati. «A breve li incontrerò nuovamente - conclude Muraro - in modo da avere un quadro
quanto più completo della situazione». Difficile, però, nonostante i 330 milioni di investimento e i 700 posti
di lavoro annunciati dalle due ditte, che adesso tornino sui propri passi.
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Il Gazzettino
22 maggio 2012
Il no al polo di Barcon con 4 mila cartoline
VEDELAGO - (G.V.) Questa mattina verranno depositate, in Comune e in Provincia, 4mila cartoline per bocciare
il polo agroalimentare di Barcon.
Ma la vicenda ha radici lontane. «Indignato», il Comitato spontaneo "Barcon Viva" non trova altri aggettivi al
“no” del sindaco Paolo Quaggiotto alla proposta del consigliere di minoranza Oscar Bordignon (ora di area
leghista), votata anche dal Gruppo Primavera Civica e dall’indipendente Walter Santin, di chiamare la comunità
ad esprimersi sul polo agroindustriale di Barcon delle ditte Colomberotto e Rotocart. È proprio necessaria
un’opera faraonica e devastante - si chiede il comitato - che comprometterà in modo irreversibile 90 ettari di
campagna altamente produttiva. Forse Quaggiotto crede d’aver ricevuto dal voto un assegno in bianco? Poi
una stilettata anche a quello che Barcon Viva definisce "Un non ben definito Comitato costituito da alcuni
sostenitori dell’accordo. Oltre ad attaccare manifesti non si è mai fatto promotore di iniziative per spiegare le
proprie ragioni. In una recente intervista Quaggiotto ha affermato che dalla Rotocart partono ogni giorno
700 bilici di carta igienica. Si è dimenticato - precisa Barcon Viva - quelli per la cellulosa e i mezzi impiegati
dal macello, tra i più grandi d’Europa. Così Barcon sarà soffocata. E dove verranno pescati i 50 milioni per il
casello sulla Pedemontana Oltre 23 li metteranno i privati. E gli altri"?
Infine la richiesta: «Il sindaco spieghi ai cittadini perché la Regione ha chiesto lumi sul progetto delle due società». Barcon Viva attende che il governatore Luca Zaia batta un colpo e dia ascolto alle ragioni espresse da
associazioni di categoria, sindacali, ambientaliste e culturali.
La Tribuna di Treviso
22 maggio 2012
In 3.300 dicono no a Barcon
Tremilatrecento cartoline contro il maximacello che dovrebbe essere realizzato a Barcon sono state consegnate dal comitato al sindaco di Vedelago, altrettante al presidente della Provincia Leonardo Muraro.
Sono 6.600 le cartoline per il no al progetto del polo agroindustriale di Barcon: 3.300 sono quelle consegnate
ieri dal comitato spontaneo Barcon Viva al Comune di Vedelago e altrettante, gemelle, alla Provincia di Treviso.
Ma se a Vedelago il comitato non ha potuto far altro che consegnarle ad un funzionario, ben diversa è stata
l’accoglienza in via Cal di Breda. «A Vedelago non ci è stato possibile incontrare il sindaco o il segretario comunale» racconta il portavoce del comitato Ermes Dondoni «mentre in Provincia abbiamo avuto la possibilità
di un lungo scambio di opinioni con il presidente Muraro». Il quale, a sua volta, ha informato dell’arrivo direttamente in Provincia di un altro centinaio di missive contro il polo «anche se» precisa Muraro «non mi sembra
che ne siano arrivate da Vedelago». Il presidente ha ribadito la sua posizione sull’argomento: «Stiamo attendendo dalla Regione, in base alla legge regionale 35 del 2001, una delibera che si pronunci sulla pubblica
utilità del progetto di Barcon e che sul tema sia avviata la conferenza dei servizi. Dopo di questa, toccherà al
Comune e alla Provincia dire la loro, anche se il parere di quest’ultima è vincolante». Dipenderebbe dunque
dalla Regione dare il via libera alla procedura, cosa che a quanto pare di capire non è ancora avvenuta. Questo
però non vieta di avere opinioni pro o contro il progetto. Il governatore Zaia ha detto pubblicamente che non
intende entrare nel merito finchè è in corso la fase istruttoria. Ad analoga richiesta, Muraro sostiene che «il
progetto va vagliato con molta attenzione. Non possiamo nasconderci il fatto che si tratta di un investimento
importante in considerazione dell’attuale situazione economica e occupazionale. Ne’ censurare il fatto che i
grandi gruppi imprenditoriali richiedono grandi spazi». Fermo restando che ogni decisione deve affrontare e
superare la trafila legale, per il presidente della Provincia una possibile soluzione «potrebbe essere la perequazione con aree nell’ambito del medesimo Comune dove è già previsto uno sviluppo produttivo». Che in
casa Lega sull’argomento Barcon non ci sia un parere univoco, lo testimonia anche la posizione dell’assessore
di Vedelago nonché segretario locale leghista, Renzo Franco. In un post sul suo profilo in Facebook afferma
che su Barcon «ci sono alcune cose rimaste in sospeso. Cose determinanti per avere più chiara la situazione...
Per approvare bisogna essere convinti». Parole che vengono colte al balzo dal comitato Barcon Viva che
chiede alla Lega di prendere una posizione chiara: «Non basta più e non è corretto verso la comunità, un atteggiamento spesso equivoco fin qui tenuto. In decisioni ufficiali solidali con il sindaco, in separate sedi piuttosto perplessi. Non è questo far politica nell’interesse della propria comunità alla quale bisogna rispondere
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innanzitutto con il proprio buon operare». Rivolgendosi a Franco, il comitato dice che «è giunto il momento,
non più procrastinabile, di esplicitare pubblicamente ed in modo inequivocabile la propria posizione, quale
coordinatore della Lega Nord nonché personale, così come in passato lo ha fatto il Commissario del Pdl Remigio Parisotto». Il dubbio è che sul caso Barcon siano in gioco anche gli equilibri interni al Carroccio della
Marca, dopo le note vicende di casa Bossi e la riorganizzazione che sta avvenendo attraverso i diversi congressi. «Lo escludo» dice il presidente Muraro «Quella di Barcon è una questione molto importante sulla quale
è chiaro che ci possano essere diversità di vedute, anche perché diversa è la percezione delle priorità». Insomma niente duelli, almeno non sui terreni di via Terza Armata.
Di Davide Nordio
Il Gazzettino
22 maggio 2012
Un muro di silenzio sull’area industriale. Laura Puppato spara a zero sulla giunta.
MONTEBELLUNA - (L.Bon) «Sull'area industriale di Barcon un imbarazzante silenzio da parte del sindaco. E
per il passaggio della stazione Favero potrebbe fare un'ordinanza». Da tempo il primo cittadino Marzio Favero
ha preannunciato, anche in consiglio, un parere negativo dell'amministrazione sul caso Barcon. E, in attesa
di un atto congiunto, il consigliere d'opposizione Laura Puppato ha accettato di ritirare una mozione sul
tema. «Ma la lungaggine è incomprensibile -dice ora Laura Puppato-. Avremmo dovuto portare il tema in
consiglio già il mese scorso, come concordato due consigli fa su mia sollecitazione, l'ordine del giorno congiunto. E domani (oggi, ndr) Zorzato convoca il sindaco Quagliotto di Vedelago. Ma dov'è il nostro parere
negativo alla viabilità prevista dall'insano progetto?». La questione è emersa a margine della polemica relativa
al passaggio pedonale di collegamento fra il nuovo parcheggio scambiatore e via Piave, altro simbolo, secondo la Puppato, di lungaggini. «Non vale la pena attendere ancora -dice Puppato- Fosse vero che le carte
non sono a posto neanche per il parcheggio in uso da 4 anni, per il sottopasso normalmente utilizzato e la
caserma completata ed occupata con soddisfazione dai nostri vigili, non si comprende perché la precedente
amministrazione sia riuscita a far utilizzare tutto e subito ogni opera, mentre ora pare impossibile. Se fosse
un caso di "ordinaria burocrazia" abbiamo la certificazione che l'amministrazione precedente è riuscita a
non farsi vincere dai suoi tentacoli. Favero utilizzi gli strumenti che ha, delibere od ordinanze, atti idonei a introdurre una disciplina in deroga».
Tribuna di Treviso
20 maggio 2012
Operazione Barcon. Lega spaccata
VEDELAGO Sull’operazione Barcon (maxi macello e cartiera nei campi a nord di via Terza Armata) la Lega si
presenta divisa all’appuntamento con la Regione. Se il sindaco Paolo Quaggiotto preme sull’acceleratore per
portare a casa quanto prima il risultato, il suo assessore Renzo Franco, che è anche segretario del Carroccio
locale, non è così granitico. E sul suo profilo Facebook rispondendo alle perplessità sull’intervento espresse
da un amico posta i suoi dubbi. «Ci sono alcune cose rimaste in sospeso», digita con onestà sulla tastiera del
suo pc e pubblica poi sul social network, «Cose determinanti per avere più chiara la situazione... Per approvare
bisogna essere convinti...». Insomma il suo sindaco non lo ha convinto del tutto sulla bontà dell’operazione
che trasformerà la campagna, un tempo dei Pola e ora di Colomberotto, in un polo agroindustriale. Compatta
nelle uscite ufficiali, ma divisa nel dibattito interno: così si presenta la maggioranza di Quaggiotto. E i dubbi
crescono sempre più, anche davanti all’avanzare del fronte del no. Intanto Marino Zorzato, il vicegovernatore,
ha convocato il sindaco Paolo Quaggiotto e il presidente della Provincia Leonardo Muraro. Il summit potrebbe
tenersi martedì prossimo. Il vice di Zaia vuole capirne di più: non è bastata a convincerlo la lettera inviata da
Quaggiotto a nome della sua maggioranza con il parere favorevole alla dichiarazione di interesse regionale
dell’operazione. Una procedura se non altro anomala: il sindaco ha firmato in prima persona la lettera di ri-
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sposta. La Regione si aspettava un documento ufficiale del consiglio comunale o almeno dell’intera giunta.
E in base a questo avrebbe valutato l’interesse sovracomunale dell’operazione. Il presidente della Provincia,
Leonardo Muraro, chiamato a sua volta a dire la sua sul progetto, glissa. Starebbe dalla parte dei Quaggiotto,
ma per ora è tutto al condizionale. Intanto Renzo Franco pone dubbi. E pubblicamente. Alessia De Marchi
Tribuna di Treviso
15 maggio 2012
Un bacino anti-allagamenti dove c’era la cava Bergamin
RIESE Un bacino di laminazione che mette in sicurezza dalle alluvioni Castelfranco e l’Alta Padovana e che
vuole essere il segnale tangibile che dopo 80 anni il Veneto ricomincia ad investire contro il rischio idrogeologico. Una ragione più che sufficiente perché ieri sia stato il governatore del Veneto Luca Zaia a tagliare il
nastro del nuovo sistema di protezione presso l’ex cava Bergamin a Riese, un’opera che interverrà per i guai
derivanti dall’acqua in tutti i sensi, essendo una cassa di espansione da 500mila metri cubi in caso di alluvione, ma anche un bacino idrico in caso di siccità. Quest’opera ha previsto la realizzazione inoltre di un
canale di scolo di circa 600 metri dal torrente Brenton alla cava stessa, con costo totale dell’intervento di 6
milioni di euro. Per il presidente del Consorzio Bonifica Piave, Giuseppe Romano, che gestirà l’impianto di
proprietà regionale è «un’opera importantissima sia per la prevenzione dei rischi ma anche perché si tratta di
una cava recuperata e bonificata». Soddisfatti del risultato raggiunto dopo oltre dieci anni di lavoro sia il sindaco di Riese, Gianluigi Contarin, che il suo predecessore, ora consigliere regionale, Luca Baggio, per quella
che era una potenziale discarica. Nel suo intervento Zaia innanzitutto ricorda l’ultima grande calamità idrica,
quell’alluvione del 2010 e il forte impegno della Regione che ha portato a rifondere il 75 per cento dei danni
subiti. Ora la sfida è prevenire: «Il futuro è continuare su questa strada, volendo mettere in sicurezza tutto il
Veneto. La vera sfida è investire e la Regione nel suo bilancio per la prima volta ha inserito 50 milioni con
queste finalità». Ma Riese è anche a pochi chilometri da Barcon, dove i comitati che si oppongono al polo
agroindustriale hanno invitato Zaia a dire no al progetto: «Su Barcon c’è una fase istruttoria sulla quale non
voglio entrare nel merito, voglio che si esprimano il consiglio comunale quello provinciale tutte le autorità
che devono dire la loro sulla compatibilità o meno dell’intervento e poi alla fine c’è il decreto del presidente
della Regione. Cerchiamo di non capovolgere le procedure, perché così si creano solo alibi».
Tribuna di Treviso
13 maggio 2012
Il comitato spontaneo a Zaia «Chiudi la partita con un no»
VEDELAGO Il no al referendum su Barcon del sindaco Quaggiotto lascia esterrefatti i comitati, che si appellano
al governatore Zaia affinchè la Regione dica no al progetto del polo agroalimentare. Dopo il rifiuto della consultazione, il comitato spontaneo Barcon Viva punta l’indice contro il sindaco: «Facendosi forte dei voti ricevuti,
ritiene che i suoi elettori gli abbiano firmato un assegno in bianco. Se è proprio convinto della bontà di questo
programma di accordo e di avere ampi consensi, perché teme la consultazione, per giunta senza alcun costo
per l’amministrazione?» Barcon Viva vede nella mancanza di alcune procedure formali i segnali di una non
solidità della giunta Quaggiotto: «Il sindaco spieghi anche ai cittadini perché alla richiesta della Regione di acquisizione di un parere esplicito della giunta comunale sull’accordo di programma presentato dalle ditte Colomberotto e Rotocart, ha inviato una sua lettera e non una delibera di giunta. Teme forse lo sfarinamento
della sua compagine?». Quindi l’appello a Zaia: «Ci attendiamo da lui un’azione politica immediata, dando
ascolto e credito alle ragioni espresse da varie associazioni. Chiuda questa partita nel modo più saggio: un
chiaro e definitivo no a questo tipo di insediamento produttivo, meglio sarebbe definirlo distruttivo, nella
campagna di Barcon di Vedelago. La partita è nelle sue mani».
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Gazzettino di Treviso
13 maggio 2012
Esterrefatto, indignato. Il Comitato spontaneo "Barcon Viva" non trova altri aggettivi al “no” del sindaco Paolo
Quaggiotto alla proposta del consigliere di minoranza Oscar Bordignon (da qualche tempo di area leghista)
votato anche dal Gruppo Primavera Civica e dall’indipendente Walter Santin, di chiamare la comunità ad
esprimersi con una consultazione popolare in merito al progetto del polo agroindustriale presentato dalla
Colomberotto e Rotocart in via III Armata a Barcon. «È proprio necessaria un’opera faraonica e devastante -si
domanda il Comitato- che comprometterà in modo irreversibile 90 ettari di campagna altamente produttiva
e intatta da secoli, per qualche chilometro di strada? Qual è il rapporto tra questi due interventi? Forse Quaggiotto crede che, facendosi forte dei voti ricevuti abbia in mano un assegno in bianco?» Poi un stilettata anche
a quello che Barcon Viva definisce «Un non ben definito Comitato costituito da alcuni sostenitori dell’accordo,
tenuto a battesimo dallo stesso sindaco. Oltre ad attaccare manifesti nel territorio comunale non si è mai
fatto promotore di iniziative per spiegare le ragioni della loro posizione. In una recente intervista Quaggiotto
ha affermato che dalla Rotocart partono ogni giorno 700 bilici di carta igienica. A questi vanno aggiunti quelli
che portano la cellulosa e i mezzi del macello, tra i più grandi d’Europa. Così Barcon corre il rischio di venire
soffocata. Per viabilità da sistemare e casello sulla Pedemontana, - continua il Comittao – servono 50 milioni.
Provincia e Regione non mettono soldi, 23 arriverebbero da privati e gli altri 27? Forse il casello serve solo ai
due imprenditori». Definita “sconsolante” la proposta di trasferire il complesso nell’area dismessa della Elettrolux. Poi la richiesta: «Il sindaco spieghi perché alla richiesta della Regione di un parere della giunta sull’accordo presentato dalle due aziende, abbia inviato una lettera e non una delibera di giunta. Barcon Viva ora
attende che il governatore Zaia al più presto risponda alla richiesta. Barcon Viva si aspetta da Zaia, un’azione
politica immediata, sulle istanze di associazioni di categoria, sindacali, ambientaliste, culturali, Fondazione
Villa Emo, da altri comitati e una componente dell’amministrazione comunale, un chiaro e definitivo “no” a
questo insediamento produttivo, definito distruttivo, nella campagna di Barcon.
Tribuna di Treviso
8 maggio 2012
CONTRO IL SINDACO DI VEDELAGO
Ici: l’opposizione fa un esposto al prefetto
VEDELAGO Quaggiotto nega di rispondere sull'Ici, parte un esposto al prefetto di Treviso. A presentarlo il
gruppo di opposizione Primavera Civica. L'annuncio in apertura di consiglio comunale lunedì sera. «Sono
avvenuti fatti molto gravi messi in essere da questa amministrazione che ledono il diritto dei consiglieri comunali di accedere agli atti e di presentare interrogazioni», dichiara il capogruppo Fiorenza Morao, «ci è stata
negata risposta ad un’interrogazione consiliare presentata il 5 marzo dopo diverse richieste di accesso agli
atti. Un'interrogazione volta a conoscere la posizione Ici della ditta “Immobiliare Quaggiotto”, di cui il sindaco
Paolo Quaggiotto è socio. L’Ufficio Tributi del Comune di Vedelago ha inviato a tale ditta un accertamento
per non aver pagato l’Ici per gli anni 2008 e 2009 per alcune decine di migliaia di euro». Su questo Primavera
Civica aveva presentato un ordine del giorno su questo argomento, ma il sindaco si è rifiutato. «La verifica di
una eventuale incompatibilità dell’interrogazione rispetto al Regolamento Comunale non spetta di certo al
Presidente del Consiglio Comunale, nel caso di Vedelago il sindaco, ma spetta semmai al consiglio comunale
stesso», spiega Morao, «grave il fatto che l’amministrazione comunale di Vedelago, in regime di democrazia,
si comporti con così poco stile e trasparenza. Il mancato riscontro alle nostre richieste su argomenti di tale
importanza, l’ostruzionismo che ci viene riservato, comportano un grave danno d’immagine all’ente locale,
poiché lascia supporre che esistano ragioni per occultare dati e informazioni. Il nostro gruppo inoltre non ha
avuto risposta a diverse lettere inviate all’amministrazione per accedere agli atti e alla documentazione sul
polo agroindustriale di Barcon richiesta lo scorso 30 agosto 2011. Li abbiamo ricevuti dalla Provincia dopo
soli pochi giorni dalla nostra richiesta. E' fatto molto grave prima di tutto verso tutti i cittadini che hanno
eletto questo consiglio comunale. Ricordo che in diverse occasioni ci è stato negato l’accesso agli atti ai quali
per legge i consiglieri possono accedere senza ostacolo alcuno». (d.q.)
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Il Gazzettino
7 maggio 2012
Coro unanime di consensi e solidarietà a Nicola Di Santo ieri all’assemblea dei soci
della Banca di Credito Trevigiano
Non si è registrato il record di presenze, d’altra parte era domenica di comunioni e molti soci erano impegnati
con i loro figli o nipotini. L’assemblea generale ordinaria dei soci della Banca di Credito Trevigiano (6.321 in
totale, 1164 i presenti) svolta a Castelfranco sotto una tensostruttura nell’ex foro boario, un record comunque
l’ha registrato: la solidarietà e il consenso di tutti verso il presidente Nicola Di Santo. Prima le telefonate anonime, ora le lettere anonime e in dialetto. «Lettere anonime come quella fatta circolare in questi giorni -ha
detto Di Santo con tono deciso– piena di cose indecenti fanno male a tutti. Se non la pensate come noi,
come la nostra governance, abbiate il coraggio di venire in banca a dircelo in faccia». Applausi di solidarietà
e sostegno dell’assemblea, nel corso della quale hanno tenuto banco anche le attività della Fondazione Villa
Emo Onlus, che si batte contro la realizzazione del polo agro-industriale di Barcon.
La crisi c’è e si sente, ma nonostante ciò i numeri del bilancio dell’istituto di credito sono improntati alla
fiducia. La rete: 31 filiali su 22 comuni. L’ultima è stata aperta a Bassano del Grappa. I Bancomat sono 33,
675 i punti Pos. I dipendenti sono 276, ma la banca è “rosa”, il 45% del personale è femminile, la cui formazione professionale nel 2011 ha impegnato il personale per 20.600 ore. Taglio ai dirigenti che da 8 si riducono
ad un paio. Attivo: + 1,22% erogato per 1.364.635.000 euro. L’utile ammonta a 141.963.000 euro. L’aumento
del capitale sociale: 1.400.000 euro. Patrimonio di vigilanza mostra solidità, 14,01%, quello di base (Tier 1) è
al 13,60%. Il rapporto raccolta-impieghi ha i dati migliori del nord’est. Nel 2011 i finanziamenti erogati sono
stati 2119 pari a 132 milioni di euro, i depositi dei clienti ammontano a 1.385.902 di euro. L’utile lordo più le
rettifiche sono costanti: 11 milioni all’anno.
Pochissimi gli interventi. Da citare quello di Nazzareno Gerolimetto. Apprezzamento per la difesa del territorio in riferimento al progetto Barcon. «Negli ultimi 10 anni - ha detto –la provincia di Treviso ha perso
18mila ettari di superficie, quando Esistono 20 milioni di area produttive non utilizzate. Per cui la difesa del
territorio è un dovere». E citando Giorgio Lago ha concluso: «Pensare in dialetto, parlare in italiano, comunicare
con i mezzi informatici». Su Barcon è tornato Di Santo. «La Banca è cosa diversa dalla Fondazione Villa Emo
-ha detto– Fondazione che ha come obiettivi promuovere la cultura e l’arte legate alla Villa, valorizzando
tutto il compendio esaltando la sua valenza sociale. Su Barcon è una iniziativa sollecitata da più parti per le
peculiarità della Fondazione: la salvaguardia dell’integrità del paesaggio agricolo di Barcon, delle attività, delle
progettualità economica e sociale ed a difesa del territorio, dei piccoli imprenditori, commercianti, artigiani e
delle famiglie. Operazione finanziata con risorse proprie della Fondazione, non di Credito Trevigiano. Se la
fondazione ha sostenuto una campagna di informazione che ha fatto la sua eco anche nei palazzi romani ha continuato Di Santo– in particolare al Quirinale, vorrà pur dire qualcosa di importante. Lo scopo ultimo è
quello di rimettere sul tappeto il tema del bene comune come fondamento del buon vivere, della democrazia,
libertà, legalità, dell’eguaglianza, tutti valori in cui si riconoscono sia la Fondazione che Credito Trevigiano».
Ha concluso facendo riferimento alla prima pagina della rivista della Coldiretti che esordisce con "Giù le mani
dalla terra trevigiana", dando il suo pieno appoggio a Di Santo. «Noi siamo agricoltori, allevatori, produttori
di alimenti: nella terra noi poniamo la nostra fonte primaria di vita.Siamo e saremo sempre al suo fianco».
Tutto approvato con voto unanime.
Tribuna di Treviso
7 maggio 2012
Barcon, il Credito Trevigiano vota contro
Milleduecento soci uniti nel dire no al progetto di Barcon. Una presa di posizione netta avvenuta ieri mattina
in occasione dell'assemblea annuale dei soci del Credito Trevigiano svoltasi nel tendone allestito all'ex foro
Boario. Si è votato il bilancio, all'interno del quale era presente una parte dedicata al «bilancio sociale ed
ambientale». Una sezione in cui compare un documento nel quale viene recepita la puntuale analisi condotta
dalla Fondazione Villa Emo (costola del Credito Trevigiano) sulle conseguenze della realizzazione del progetto
Barcon. Insomma un manifesto contro il mega progetto industriale che le ditte Colomberotto spa e Rotocart
spa vorrebbero realizzare, con la benedizione del sindaco vedelaghese Paolo Quaggiotto, nella campagne
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della frazione di Vedelago. Il documento, come tutto il bilancio, è stato votato all'unanimità da tutta l'assemblea. Tra i votanti anche l'assessore all'ambiente di Castelfranco Nazzareno Gerolimetto, socio della
banca e presidente della Coldiretti di Castelfranco. L'associazione di categoria si era già pronunciata contrariamente al progetto. Gerolimetto ha sottolineato l'importanza della tutela del paesaggio e della terra, un
bene primario cui non si può rinunciare, ed ha ribadito il pericolo della cementificazione e del consumo di
territori agricoli. «La nostra è una banca di territorio», ha ribadito il presidente del Credito Trevigiano Nicola Di
Santo, «una cassa rurale nata per essere vicina agli artigiani, alle piccole imprese, agli agricoltori. La difesa di
queste categorie è tra i nostri obiettivi e proprio per questo stiamo conducendo questa battaglia contro il
progetto di Barcon. Presentati in assemblea i dati relativi all'attività 2011 dove il capitale sociale del Credito
ha toccato quota 1,4 milioni di euro. Daniele Quarello
Il Gazzettino
6 maggio 2012
PROGETTO BARCON
Anche i pensionati dicono la loro Domani sera incontro-dibattito
VEDELAGO - (g.volp.) Sul progetto di Barcon, scende in campo anche l'associazione Pensionati "San Martino" di via Lazzaretto. Domani sera alle 20 nella sede incontro dibattito sul progetto Polo Agro-Industriale
della Colomberotto in Via III Armata. Tema: "Perché Si..Perché no". Sono stati invitati e parteciperanno rappresentanti dell'amministrazione comunale, sindacati, associazioni di categoria e i comitati vari che si sono
formati in questi ultimi tempi. In veste di moderatore il presidente di Anteas Alberto Franceschini. L'incontro
è aperto a tutti.
La Tribuna di Treviso
6 maggio 2012
IL DIBATTITO
Le ragioni del sì e del no al polo agroindustriale L’associazione pensionati “San Martino” organizza per lunedì
alle 20 nella sala di via Lazzaretto, 36 a Vedelago, un dibattito sul progetto del polo agroindustriale di Barcon.
All’incontro sono invitati rappresentanti di amministrazione comunale, sindacati, associazioni di categoria e
comitati a favore e contro l’operazione.
Il Gazzettino
5 maggio 2012
VEDELAGO
Anche il Pdl contro il "progetto Barcon"
VEDELAGO
Era il parere che ufficialmente mancava, ora è arrivato. Anche il Pdl è contrario all’insediamento agroindustriale
previsto in via III Armata, a Barcon. La decisione è giunta dall'assemblea degli iscritti nel corso della quale è
stato dibattuto l'accordo di programma tra Regione, Provincia, Comune e le imprese Rotocart e Colomberotto, noto come "Progetto Barcon". Queste le conclusioni del Pdl, dopo il punto sui lavori da parte del commissario di sezione ed ex sindaco Remigio Parisotto. «La campagna dei Pol -spiega- va salvaguardata nel
modo più assoluto da un insediamento industriale il cui progetto, a tutt'oggi, non risulta nè definitivo e nè
chiaro, salvo per gli sviluppi occupazionali promessi. Questo pur avendo apprezzato l'insediamento Colomberotto dei primi anni 2000 che, al di la della qualità delle strutture, è riuscito a contenere l'occupazione e
lo sperpero del territorio». Per Parisotto è però necessario che si realizzi la circonvallazione di Barcon, ma nel
tracciato già previsto dal Ptcp, che risolverebbe in toto gli enormi problemi creati alla frazione dal transito dei
troppi (otre 250 al giorno) autotreni. Per il Pdl la contrarietà a disperdere ulteriori risorse economiche nell'idea
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di realizzare (comunque quasi abbandonata) un altro casello della Pedemontana a nord di Barcon -scollegato
all'impianto generale dell'arteria- provocherebbe ulteriori problemi di intasamento del traffico sia a nord
verso Montebelluna, che a sud verso Vedelago e Castelfranco. «Da ultimo -chiude- l'ulteriore conferma che
insediamenti debbano trovare oggi soluzione nel tessuto industriale già esistente e programmato in altre
zone della provincia, specie per la cartiera, o accorpati ad altri insediamenti già esistenti e, ancora, che i piani
industriali nel momento di crisi che stiamo vivendo, debbano essere presentati per quello che realmente possano dare. La realizzazione della Breton a Vedelago ne è un esempio». Nel confermare la contrarietà degli
iscritti del Pdl al progetto, è stata stigmatizzata la posizione tenuta dagli assessori Marco Perin e Cristina Andretta, espressione del Pdl di Vedelago nelle elezioni del 2009, componenti la giunta che ha espresso parere
favorevole al progetto.
Giorgio Volpato
La Tribuna di Treviso
5 maggio 2012
Operazione Barcon il Pdl sconfessa Perin e Andretta
di Alessia De Marchi wVEDELAGO Il Pdl vedelaghese, capitanato dal commissario Remigio Parisotto, esce
allo scoperto, prende ufficialmente posizione contro il polo agroindustriale di Barcon e sconfessa il vicesindaco
Marco Perin e l’assessore Cristina Andretta, eletti nel 2009 tra le file del popolo azzurro. Con un documento,
inviato ai consiglieri provinciali e regionali e sintesi di un incontro dell’assemblea degli iscritti svoltosi nei giorni
scorsi, boccia maxi macello Colomberotto e cartiera Rotocart. «La campagna dei Pola», scrive Parisotto, «va
assolutamente salvaguardata da un insediamento industriale il cui progetto, a oggi, non risulta definito né
chiaro». Il Pdl ribadisce la necessità di realizzare la circonvallazione di Barcon per liberare il paese dal traffico
della ghiaia. Ma nel tracciato previsto dal Piano territoriale di coordinamento provinciale, che non è quello a
est di Barcon fino alla Postumia romana indicato nell’accordo di programma proposto al sindaco Quaggiotto
da Colomberotto e Gelain di Rotocart. «Un progetto di viabilità a est di Barcon», sottolinea il Pdl, «è già stato
bocciato dal consiglio comunale che vedeva in quella arteria la strada dei cavatori: per realizzarla i re della
ghiaia di fatto avrebbero formato un’ulteriore cava, prodromica ad altre analoghe iniziative». Il Popolo della libertà invita a considerare l’inserimento di macello e cartiera nel tessuto industriale già esistente e programmato in altre zone della Marca, senza mangiare la splendida campagna a nord di via Terza Armata. E infine
l’attacco frontale alla giunta e, in particolar modo, al vicesindaco Marco Perin e all’assessore all’urbanistica
Cristina Andretta, rei di aver avallato la posizione di Paolo Quaggiotto, firmatario della lettera inviata in Regione
per mandare avanti la valutazione sull’accordo di programma Colomberotto-Rotocart. «Gli iscritti del Pdl», si
fa portavoce Parisotto, «stigmatizzano la posizione tenuta dagli assessori Perin e Andretta, parte della giunta
che ha dato, unanime, parere favorevole al progetto. Si tratta di un parere personale e non del partito in
quanto entrambi dal 2011 non risultano più essere iscritti al Pdl». Se Andretta e Perin non hanno più la tessera
azzurra in tasca, l’hanno invece rinnnovata l’assessore all’ambiente Andrea Gazzola e il consigliere di maggioranza Daniele Volpato, la cui posizione sul progetto Barcon non si discosta dal resto del gruppo di governo.
Dimenticati dal commissario Parisotto e dai colleghi di partito? Intanto sul progetto Barcon prende posizione
contraria Confcooperative Veneto, che fa propria la campagna per lo sviluppo sostenibile. «La tutela del territorio e del sistema economico locale», osserva il presidente Bruno Nestori, «è uno dei fondamenti del sistema
cooperativo».
Corriere del Veneto
3 maggio 2012
Il paese che vuole i capannoni «Porteranno posti di lavoro»
VEDELAGO — La guerra di Barcon, frazione di Vedelago nasce attorno a un enorme progetto, portato avanti
da due imprenditori: Colomberotto, specializzato nelle carni, e Rotocart, professionista della carta igienica.
Sognano di unire i loro sforzi su 900 mila metri quadrati e costruire un macello e una cartiera per dare lavoro
a 600 persone. Un progetto osteggiato da Fondazione Villa Emo.
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Il paese che vuole i capannoni «Ci salveranno dalla crisi»
Barcon, metà degli abitanti firma per il maxi piano osteggiato da mezza Italia
VEDELAGO — In quella foto c'è chi vede un campo coltivato a mais. E chi vede buste paga e futuro. Sta
dentro queste due immagini la guerra che sta avvelenando la quiete di Barcon, frazione di Vedelago: 1.300
anime e una storia di ville venete che per i residenti sono diventate quasi una prigione. La battaglia nasce attorno ad un enorme progetto, portato avanti in tandem da due imprenditori: Colomberotto, specializzato
nelle carni, e Rotocart, professionista della carta igienica. I quali sognano di unire i loro sforzi su 900 mila
metri quadrati, l'equivalente al centro storico di Treviso o 150 campi da calcio, e costruire opere del valore
complessivo di 330 milioni, capaci di dar lavoro a 600 persone. Un progetto osteggiato da Fondazione Villa
Emo, ossia dal Credito Trevigiano, una banca che a pochi chilometri ha fatto della sua sede una bandiera
della difesa del territorio, quando comperò i terreni per evitare l'assalto dei cavatori. Un progetto al quale invece i residenti del Comune si aggrappano.
Antonietta Vettoretto è la loro portavoce, la voce di una frazione composta da 466 famiglie. «Hanno aderito
in tutte le case, abbiamo 500 firme: vogliamo solo lavorare», dice. «Picai al gambo de soturco no rivaremo
mai soa luna». Tradotto: l'economia locale non si riuscirà a sfondare con la coltivazione del mais. Con loro,
visitiamo lo stabilimento della famiglia Colomberotto, dove ci accoglie il rampollo Fabio. Mostra le stalle, spiega
che non ci sono odori, racconta del suo sogno ecosostenibile. E promette: «Ho 120 dipendenti e 50 allevatori
della zona che mi conferiscono gli animali: se mi lasciano lavorare arriveremo a 400 assunti e parleranno di
noi in tutto il mondo». Lo guardano entusiasti gli anziani del paese, le mani callose e un bicchiere di prosecco
in mano, di fronte all'ufficio. Gente che avrebbe ancora voglia di lavorare, se potesse. Gente che cita il passato: la Lotto, la Diadora, la Nordica. «Hanno delocalizzato e ci hanno lasciato senza lavoro» dice Giannino
Bottacin, 73 anni, subito bloccato da Antonio Cavarzan, anche lui in pensione. «Pensi che mio figlio è andato
a fare il pizzaiolo a Melbourne, in Australia».
Corsi e ricorsi storici, sembra di tornare all'era di quando gli emigranti eravamo noi. «O realizzano questo
progetto o la frazione muore: andrà a finire che chiuderanno anche le scuole», aggiunge Sergio Torresan.
Sono loro il Veneto incatenato a terra: veneti senza più lo «scheo», disposti a tutto pur di evitare l'orrore dei
«fioei» scappati e all'estero. Per capire meglio, perciò, non resta che zig-zagare tra i «cavini» e i campi di quest'area, al confine tra Trevignano e Montebelluna: terra che erutta ghiaia, l'oro bianco, e crateri ovunque.
«Altro che danno ambientale, qua si sono già mangiati tutto», dicono dal comitato per il sì.
È su queste stradine che passano cento camion a giorno, è via Terza Armata, la trincea. Bisonti su gomma
che poi arrivano in centro e fanno persino tremare le mura della Barchessa di Villa Pola, alla quale appartenevano i terreni sui quali si battaglia. «Ho paura per i miei nipoti, la strada è pericolosa», dice Mario Martignago.
E le istituzioni? Vegliano, ma quasi in silenzio. Dal punto di vista burocratico è stato infatti avviato un accordo
di programma. Stando alla versione della Regione, c'è solo il parere del Comune. Stando al presidente della
Provincia, Leonardo Muraro, «manca ancora una delibera regionale di pubblico interesse sull'area e in ogni
caso il nostro parere è vincolante». E così la voce più forte, almeno sui mass media, è quella del comitato per
il «no» che ha stampato 1.400 cartoline e le sta mandando alla Provincia: ne sono arrivate persino da Napoli
e Parma. E con loro si sono schierate tutte le sigle: sindacati, ambientalisti, alcune categorie. Tutti compatti
a osteggiare il progetto. «Ma quella è gente da fuori, gente che vuole comandare a casa nostra», scuotono il
capo a Barcon. Tutti contro tutti. La terra, i soldi, i capannoni, la carne, la terra: il Veneto e la paura che ritorni
la valigia di cartone.
Gazzettino di Treviso
1 maggio 2012
VEDELAGO
No al polo agro-industriale: domenica raccolte 750 firme
VEDELAGO - Senza un attimo di tregua. I consiglieri di "Primavera Civica" continuano la loro attività di informazione sulle ragioni del loro “no” al polo agro-industriale previsto dal progetto Colomberotto a Barcon e sostenuto dal sindaco Paolo Quaggiotto. Ultima iniziativa in ordine di tempo, dei gazebo allestiti domenica
scorsa in quasi tutte le frazioni, per raccogliere firme sulle cartoline cartacee da inviare poi alla giunta di Vedelago e all’amministrazione provinciale di Treviso. Domenica scorsa sono state così raccolte oltre 750 firme,
250 delle quali nella sola Fossalunga. È possibile firmare le cartoline anche on line entrando nel sito www.villaemo.org.
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Tribuna di Treviso
28 aprile 2012
La moglie di Perin boccia Barcon
VEDELAGO Una firma eccellente in una delle cartoline contro l’operazione Barcon che verranno recapitate
alla giunta Quaggiotto e al presidente della Provincia, Leonardo Muraro tramite il comitato Barcon Viva e la
fondazione Villa Emo. È quella di Stefania Cavarzan, una giovane padana residente a Fanzolo, ma soprattutto
moglie di Marco Perin, il vicesindaco. Guerra in casa? «Anche no», risponde il braccio destro del sindaco Paolo
Quaggiotto, «Non porto tra le mura domestiche, all’interno della mia famiglia, le questioni legate al mio incarico amministrativo. A mia moglie ho spiegato l’insediamento agroindustriale previsto a Barcon nella maniera
più obiettiva possibile». Perin, uomo del Pdl, le ha parlato di macello, cartiera e nuova viabilità. Ma Stefania
si è lasciata impressionare soprattutto dal consumo di campagna. Ed è per questo che ha scelto di sostenere
l’iniziativa del comitato contrario all’insediamento Colomberotto-Rotocart. Il marito, invece, con l’intera giunta
e la maggioranza consiliare ha deciso che a decidere sia la Regione. «Questa operazione», spiega, «è davvero
importante sia dal punto di vista economico che da quello ambientale. Ci siamo espressi consentendo l’avvio
della procedura e chiedendo quindi alla Regione di riconoscere l’interesse sovracomunale dell’operazione. La
nostra valutazione non può essere contraria a priori. Avevamo già detto che la proposta andava assoggettata
a condizioni pesanti - e sono molte - a favore di Vedelago. Non vogliamo rovinare il territorio, ma nemmeno
essere miopi e impedirne un eventuale sviluppo».
Tribuna di Treviso
27 aprile 2012
Barcon, paese in vendita da trasformare in macello
Tre case e un campanile nella campagna della Marca, unica industria la ghiaia Ora arriva l’impianto di macellazione più grande d’Europa. Coro di proteste
VEDELAGO (Treviso) Bisogna venire qui, a Barcon, frazione di Vedelago, a fare la coda dietro agli autoarticolati
che trasportano la ghiaia girando attorno al muro di Villa Pola, o quello che resta dell’antica magione veneziana. Pare che siano 600 al giorno, sbucano dalla campagna di Montebelluna, si bloccano all’unico semaforo,
ripartono rombando verso il centro di Vedelago, dove passano strombazzando diretti a Castelfranco. Cosa
strombazzano a fare. Forse gli autisti che passano carichi salutano all’incrocio quelli che arrivano vuoti. E la
ghiaia va, sai tu dove. Qualcuno dice anche a Dubai, a fare il terrapieno per le isole artificiali dei paesi del petrolio. Loro ci danno l’oro nero, noi trasferiamo l’oro bianco. L’area di Vedelago è il groviera del Veneto, un paradiso dei cavatori perché la falda è molto bassa e fino a quel livello c’è solo ghiaia. Si può scavare fino a -25
metri. Solo venendo a Barcon si può capire l’esasperazione di uno che abita a Barcon e di questo commercio
indiavolato respira solo i gas di scarico. Barcon ha 1.100 abitanti ma per definirlo un paese ci vuole coraggio:
il centro è fatto dal semaforo, di qua e di là due rustici abbandonati e cadenti, poche case, la chiesa con uno
strano campanile, le mura della Barchessa di Villa Pola (splendidamente restaurata, ospita una bruschetteria).
C’è un solo bar gestito da un cinese, il sindaco ha un ufficetto di geometra al piano terra di una palazzina
anonima. Ma la targa dice: Quaggiotto Group. Paolo Quaggiotto, sindaco leghista, cinquant’anni a dicembre,
è barricato in municipio a Vedelago, perché si è dato una missione da compiere: liberare il paese dai camion
agguantando finalmente un po’ di tranquillità e una parte di quel benessere che la ghiaia assicura ad altri,
chissà chi e chissà dove. Quaggiotto è convinto di poter portare 600 posti di lavoro a Barcon con un megainvestimento industriale su un’area di 88 ettari di campagna, pertinenze dell’ex Villa Pola, che fa rabbrividire
nell’era della new economy: un macello animale, il più grande d’Europa, al punto che avrà bisogno di un casello autostradale altrimenti l’imprenditore rinuncia all’operazione; e una fabbrica di carta igienica non meno
ambiziosa, perché confeziona rotoli per il fondoschiena di tutto il continente. Ma adoperate il bidè, verrebbe
da dire. Tirem’inanz, non siamo in Cina e neanche in India, da noi si usa così. L’idea nasce da due grosse
aziende che hanno proposto a Quaggiotto un accordo di programma: un meccanismo che, se accettato, va
in deroga alle norme urbanistiche. In cambio l’ente pubblico negozia dei vantaggi. Gli imprenditori sono Loris
Colomberotto, industriale della carne che sposterebbe l’attività da Sernaglia della Battaglia a Barcon, dove
ha già comprato altri terreni, a sud di via Terza Armata, li ha bonificati e ha insediato un allevamento con
standard europei. Perché non realizza in quest’area anche il macello? Non si sa. Vuole l’altro lato di via Terza
Armata, la campagna che fu dei conti Pola, sua anche quella ma a destinazione agricola, dove insediare il
macello assieme alla cartiera della Rotcar di Piombino Dese. La quale affonderà il fabbricato per 9 metri, sca-
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vando (dicono) 1.870.000 metri cubi di ghiaia. Insomma un’altra cava? Gli oppositori al megaprogetto sono
diventati un esercito. Fuori dal municipio di Vedelago c’è una guerra atomica, ma il sindaco è chiuso dentro
e non parla. Ha la missione da compiere e deve farlo entro oggi.
In ballo 600 posti di lavoro, nascono comitati pro e contro
«Babbo Quaggiotto ci regala il cemento»: erano di questo tenore i volantini diffusi a Natale dagli oppositori
del megaprogetto di Barcon. Già all’epoca la tensione era alta. I mesi successivi l’hanno portata alle stelle. Le
prime indiscrezioni sull’insediamento erano trapelate a maggio 2011. Oggi tutti sono contrari: le associazioni
degli artigiani, dei commercianti, degli agricoltori; i sindacati; i partiti, compreso il Pdl che si dissocia dai suoi
assessori; la Lega è divisa. Non è un’opposizione ideologica: vengono proposti siti alternativi, si contestano
le versioni ufficiali. Ma non c’è contraddittorio, perché il sindaco Paolo Quaggiotto si è negato finora al confronto. Tace anche Confindustria. In compenso si sono moltiplicati i comitati, è stato interessato perfino il
presidente della Repubblica. Una richiesta di referendum è stata bocciata. Il gran parlare ha dato la sveglia al
paese. A Barcon si sono accorti di essere rimasti gli unici in silenzio, così hanno cominciato a raccogliere firme
tra i capifamiglia. A favore.
Il sindaco ha deciso «Alla giunta veneta ho risposto di sì»
VEDELAGO A metà pomeriggio Paolo Quaggiotto si decide a parlare del progetto Barcon. E’ la prima volta
che lo fa. Prima volta da quando? «Prima volta da sempre. La mia idea era di parlarne quando avessimo
avuto il progetto preciso, uscito dalla conferenza dei servizi. Prima non aveva senso, perché il progetto non
è definito». Una volta entrati in conferenza dei servizi, avete già imboccato la strada del sì. «Io entro in conferenza dei servizi con un mandato elettorale, di risolvere il problema del traffico a Barcon. Sono andato in
campagna elettorale con questo impegno, mi hanno dato il 75% con tre liste, a livello comunale ho preso il
67% su questo tema. L’abbiamo detto a tutti: facciamo la circovallazione di Barcon». Avete deciso la risposta
da dare alla Regione? «Noi abbiamo dato un’opinione su un progetto che ha avuto importanti variazioni: ci è
stato ridotto del 40% l’insediamento, non c’era tempo di esaminarlo compiutamente. Parallelamente i privati
hanno ridotto del 40% il loro contibuto all’ente pubblico». Chi le assicura che i privati pagheranno la circonvallazione? «L’abbiamo inserito nell’accordo di programma: un contratto con cui si impegnano con gli enti
pubblici. A garanzia ci facciamo dare delle polizze bancarie». Perché non accetta di fare un referendum? «Perché io spiegherò tutto, frazione per frazione, ai cittadini, quando avrà il progetto nelle forme precise, una
volta che sarà uscito dalla conferenza dei servizi. Del resto per fare il referendum non ho nemmeno lo statuto
pronto. Dovrei aspettare un anno e passa. Ho gli imprenditori pronti per fare l’investimento?». Perché l’insediamento non viene fatto nell’area sud, che sarebbe già a destinazione industriale? «Perché nell’area nord
passa la Pedemontana e la vicinanza al casello è considerata fondamentale dall’imprenditore. Per togliere il
traffico dai tre centri abitati, il costo complessivo dell’operazione casello, bretella di Marcon e bretella di Vedelago, è di 50 milioni di euro. La Regione e la Provincia non ce li danno, dobbiamo averli dai privati. Per questa
operazione riceviamo 23 milioni. L’insediamento è collocato nell’area nord di Barcon perché lì ci sarà il corridoio
della Pedemontana con il casello. Questo consentirà alle imprese di essere competitive». Con quel che costa
il gasolio, non era meglio l’ex sede della Electrolux, che ha il collegamento fs? «E chi l’ha fatta la proposta?».
I sindacati. Anche il Pd. E’ cosa nota. «La Rotocar manda via 700 bilici al giorno di carta igienica e consegnano
in giornata. Abbiamo idea di come funzionano le ferrovie?»
E sul mega-progetto Regione e Provincia si passano il cerino
L’insediamento prevede un giudizio di «pubblica utilità» Muraro: «Tocca a Zaia avviare le procedure, non a
me»
TREVISO Un privato ha un grosso progetto industriale in mente. Lo propone al sindaco, che lo fa suo. E’ sufficiente perché l’idea diventi realtà. Risalirà tutta la trafila burocratica, verrà corretta o aggiustata a seconda
della capacità negoziale, ma nessuno dirà più no. Sono cominciate così le trasformazioni più devastanti del
Veneto. Con il “progetto Barcon” siamo da capo. Il decisore che dovrebbe stabilire se il mega-insediamento
è davvero utile ai veneti, sta a Venezia, si chiama Luca Zaia - anche se la responsabilità tecnica della delega
è del suo vice Marino Zorzato - e ha girato il compito di stabilire se esistono i presupposti di pubblica utilità
al presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro. «Ma io come faccio a verificarla?», si chiede Muraro.
«Per capirlo dovrei aprire la procedura, ma non sono io che posso farlo. Ammesso pure che trovassi di interesse pubblico il progetto, mi potrei sentir dire dalla Regione: non tocca a te stabilirlo, secondo noi l’interesse
pubblico non esiste, buonasera. La legge regionale mi impedisce di fare una scelta che supera la mia com-
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petenza. La Regione apra la procedura dell’articolo 32, legge 35 del 2001: dichiari se esistono i presupposti
di pubblica utilità, dopo di che si pronuncerà anche la Provincia». Se Muraro non può sostituirsi alla Regione,
può farlo il sindaco di Vedelago? Per quanto paradossale, è questo che sta capitando: Paolo Quaggiotto è
ben felice di farlo. E’ stato il primo a crederci, se non è rimasto addirittura l’unico o uno dei pochi. Così la
prima decisione su un mega insendiamento che supera ampiamente la realtà locale, mette in moto meccanismi regionali, cambia comportamenti di persone in province diverse, implica volumetrie elevatissime, comporta utilizzo irreversibile del territorio, sta in capo all’ultimo anello della catena. In conferenza dei servizi la
direzione è segnata. Le parti non sono neutre ma tutte già orientate verso l’ok. In subordine, a condizione di,
limitatamente a, ma sempre sì, mai no. Lo ammette anche Muraro: «Lo spirito della legge non è questo. Dovrebbe essere la Regione a dire se intravvede un interesse pubblico e chiedere agli enti locali, con una delibera
che apre la procedura, che si esprimano».
Tribuna di Treviso
25 aprile 2012
Polo agroalimentare, non si farà il referendum popolare
VEDELAGO Niente referendum sul progetto industriale di Barcon, la maggioranza boccia la proposta di Oscar
Bordignon. Nessuna consultazione popolare. La maggioranza Lega Nord Pdl, guidata dal sindaco Paolo Quaggiotto, ha rifiutato di rimettere al «voto popolare» la decisione in merito alla nuova zona industriale di Barcon.
Un progetto ormai tristemente noto a causa dei numeri. Novanta ettari di terreno agricolo consumati per far
spazio ad una cartiera e un maxi macello di bovini. Lunedì sera, durante un consiglio comunale a dir poco
«turbolento», il consigliere di opposizione Oscar Bordignon ha presentato una mozione finalizzata ad istituire
un referendum popolare sul progetto. Una consultazione aperta all'intera popolazione di Vedelago. Fondazione Villa Emo ha dato la sua disponibilità a finanziare la consultazione. La maggioranza ha deciso di dire
no e la proposta ha raccolto l'adesione solamente del gruppo Primavera Civica oltre che del gruppo «Bordignon sindaco». E' così non è passata. Ma la discussione su Barcon ha infiammato gli animi. Il sindaco Paolo
Quaggiotto ha difeso a spada tratta il progetto, mentre Oscar Bordignon (capogruppo Bordignon sindaco) e
Fiorenza Morao (capogruppo Primavera Civica) hanno ribadito le ragioni del no. Al di là delle polemiche, il
dato certo è che entro venerdì la giunta vedelaghese dovrà pronunciarsi, dire sì o no al progetto. E' questa
la richiesta fatta dalla Regione al Comune di Vedelago. Se la giunta disapprova, allora il progetto non sarà
nemmeno preso in considerazione dalla Regione. Stessa cosa vale per la Provincia, chiamata a dire la propria
sul progetto. Solo il sì di Comune e Provincia, dunque, aprirà la strada al mega progetto industriale. Il comitato
spontaneo “Barcon Viva” sta raccogliendo firme contro il progetto che avrebbe un impatto ambientale devastante per la frazione e i comuni confinanti. I prossimi giorni saranno decisivi per il futuro del polo agroalimentare.
Tribuna di Treviso
25 aprile 2012
Polo agroalimentare, non si farà il referendum popolare
VEDELAGO Niente referendum sul progetto industriale di Barcon, la maggioranza boccia la proposta di nazionali delle due associazioni si appellano agli amministratori
VEDELAGO Il direttivo nazionale del Wwf e del Fondo Ambientale Italiano (Fai) dicono no al polo industriale
di Barcon. Si allarga il fronte degli oppositori all’insediamento agroindustriale proposto dalle ditte Colombertotto e Rotocart nelle campagne della frazione. Con nota congiunta (inviata da Milano) i direttivi nazionali di
Wwf e Fai attaccano frontalmente il piano industriale. «Quella di Barcon è una dissennata proposta per un
accordo di programma per un nuovo insediamento agroindustriale da realizzare parecchi metri sotto il piano
di campagna, con l’asportazione di milioni di metri cubi di materiale, e la cementificazione di 90 ettari di terreno agricolo», scrivono, «un caso esemplare di devastante speculazione destinata a incidere irreversibilmente
su un brano significativo della campagna veneta vicino a villa Emo, capolavoro di architettura del Palladio.
Un territorio di valore storico altissimo, caratterizzato da peculiarità morfologiche, ambientali e paesaggistiche
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riconosciute e tutelate dagli strumenti urbanistici sovraordinati, assolutamente incompatibile con le previsioni
del progetto. Una proposta che trova l’opposizione delle organizzazioni imprenditoriali, delle categorie professionali e l’indignazione di molti cittadini. In una fase così critica per l’economia ci chiediamo che senso
abbia sacrificare ulteriore territorio agricolo senza considerare l’opportunità di utilizzare le aree produttive dismesse disponibili. Le soluzioni alternative individuate sono molteplici e praticabili. Invitiamo il mondo politico
a riflettere sui veri beni comuni e ad assumere scelte etiche in linea con i sentimenti civili della gran parte dei
cittadini». Fai e Wwf hanno realizzato un dossier intitolato «Terra rubata - viaggio nell'Italia che scompare»
in cui viene tracciato un bilancio della cemetificazione in corso in tutta la penisola. Interessante il dato emerso
dall'indagine. Ogni giorno in Italia 75 ettari di «tesori naturalistici e paesaggistici e terreni agricoli» sono cementificati da quelle che vengono definite dagli ambientalisti «lobby del cemento e del mattone».
LA MOZIONE
Puppato sull’acceleratore: Barcon stop
MONTEBELLUNA La capogruppo del Pd in Regione, nonchè consigliera comunale di minoranza a
Montebelluna, Laura Puppato, preme perchè il consiglio comunale prenda presto posizione contro il progetto
industriale di Barcon. Aveva presentato in precedenza un’interpellanza sull'argomento al sindaco, era stato
deciso di trasformarla in una mozione di tutto il consiglio comunale, ma non è ancora stata predisposta. Così
lunedì scorso la Puppato ha consegnato a tutti i consiglieri comunali la pubblicazione della fondazione Villa
Emo su quel progetto e ha rinnovato l'invito a procedere con la mozione. «Non ho alcun dubbio che il sindaco
Marzio Favero intenda procedere con la mozione contro il progetto industriale localizzato a Barcon», dice
Laura Puppato, «però bisogna sbrigarsi perché, contrariamente a quello che si pensa, il progetto non è affatto
fermo, non è stato bloccato alcunché, anzi in Regione ci sono state affermazioni che fanno capire che sta
andando avanti, eccome. Quindi bisogna prendere posizione in fretta, far sentire anche la nostra pressione
contro questa operazione».
Tribuna di Treviso
23 aprile 2012
Barcon, concerto per il «no» al macello E firmano in 1.400
VEDELAGO Cinquecento firme a favore del maxi macello, tra cui quella dell’ex parroco di Barcon, don Eugenio.
Le hanno raccolte, nelle ultime settimane, i sostenitori del comitato Vedelago Sviluppo, voce di chi vuole il
polo agroindustriale in via Terza Armata. «Posti di lavoro e viabilità salva-paese», le tesi alla base della battaglia
di Antonietta Vettoretto&Co dalla parte del sindaco Paolo Quaggiotto, tra i primi «sponsor» politici del progetto. Alle loro firme risponde a breve giro di posta il comitato Barcon Viva: 1.400 cartoline raccolte in due
giorni, da spedire alla giunta provinciale di Leonardo Muraro e all’esecutivo di Vedelago per esprimere «dissenso all’insediamento industriale». Una guerra di firme, senza esclusione di colpi. E sabato sera, nel teatro
Sanson, la protesta si è colorata di tango nel concerto-denuncia promosso da tutte le associazioni, contrarie
alla devastazione della campagna dei Pola, 90 ettari su cui l’imprenditore Colomberotto e la Rotocart vogliono
costruire maxi macello, cartiera, farmer market e casello della Pedemonta Veneta. Nel programma di una
sala, riempita da 220 persone, le note di Astor Piazzolla, interpretato dal quintetto Tango Immortal, la sensualità del ballo argentino e le parole di Enzo Bergamin della Fondazione Villa Emo che ha l’illustrato l’operazione-macello smontandone i vantaggi. In apertura di serata, tra il pubblico, si sono visti anche i carabinieri,
venuti a vegliare sull’iniziativa, segno di un clima di tensione in paese tra favorevoli e contrari al polo industriale. Le 1.400 cartoline, compilate sabato e nei gazebo allestiti ieri a Vedelago, Barcon e Fanzolo, saranno
ora spedite al presidente Muraro e al sindaco Quaggiotto. Entro fine mese la giunta di Vedelago dovrà dare
un parere definitivo sul progetto. Nicola Di Santo, presidente della Fondazione Villa Emo, non si ferma nella
mobilitazione per salvare la campagna dei Pola. Ha indirizzato una lettera ai consigli pastorali delle parrocchie
vedelaghesi chiedendo un confronto sull’argomento.
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Corriere del Veneto
22 aprile 2012
Già 500 sì all'area industriale
VEDELAGO — (ma.pi.) Cinquecento firme raccolte e una consapevolezza. «La maggioranza siamo noi e la
nuova zona industriale di Vedelago va fatta». Ieri il Comitato Vedelago Sviluppo ha dato conto di un mese e
mezzo di attività passato a bussare porta per porta, a Barcon. Ebbene: in una frazione da 1.200 anime i firmatari sono poco meno della metà. I portavoce hanno le idee chiare sul perché l'opera va fatta. «Il piano
viario è eccellente e permetterà di togliere dal centro del paese i camion, oltre a recuperare aree dismesse»,
hanno detto ieri mattina. «E poi stiamo parlando di seicento posti di lavoro, oltre al relativo indotto. In periodo
di crisi, non è possibile perdere una opportunità di questo genere». La polemica può dunque proseguire in
attesa dei tempi della burocrazia: a inizio maggio scade infatti il tempo per presentare la documentazione
mancante alla Regione sull'accordo di programma promosso da Colomberotto e Rotocart per trasformare
la campagna a nord di via Terza Armata in un maxi macello con cartiera e farmer market.
Gazzettino di Treviso
22 aprile 2012
VEDELAGO
«Noi vogliamo l’agro-alimentare»: e a Barcon nasce il Comitato
VEDELAGO - (gv) Hanno raccolto firme, porta a porta (circa 500) poi il Comitato Vedelago Sviluppo si è presentato. Ieri nella barchessa di Villa Pola a Barcon, molti dei capi famiglia della frazione coordinati dalla portavoce Antonietta Vettoretto, hanno spiegato perché sono favorevoli al mega progetto del centro
agro-alimentare della Colomberotto in via III Armata: «È il paese che lo vuole a gran voce –ha detto– e non
vuole rinunciare a questa possibilità». Dopo aver precisato che il comitato popolare non ha nessun colore
politico ed è sganciato da tutto, la Vettoretto ha aggiunto che non c’è una proposta alternativa. «Abbiamo
un progetto che toglie il traffico dal centro altrimenti destinato a morire -ha aggiunto- e due imprenditori che
hanno il coraggio di investire, portare sviluppo e posti di lavoro, oltre all’indotto che creerà». Qualcuno ha
fatto notare come alcuni giovani di Barcon siano partiti in cerca di lavoro: «Chi dice “no” -ha chiuso la Vettoretto- non lo dice a nome del paese. Tutte le altre frazioni hanno la loro zona artigianale, Barcon no». Prima
dell’inizio dell’incontro i capi famiglia hanno invitato a uscire dalla sala il consigliere comunale Fiorenza Morao
e Enzo Bergamain della Fondazione Villa Emo, perché non invitati e perché «non ci rappresentate», hanno
detto i presenti.
Tribuna di Treviso
22 aprile 2012
Parroco e capifamiglia firmano per il macello
«Volevo solo ascoltare le ragioni del sì», spiega la consigliera comunale Fiorenza Morao cacciata da la riunione
del comitato di Barcon, «Non intendevo intervenire ma solo ascoltare». Di fronte all’alzata di scudi contro la
sua presenza, ha preferito uscire dalla sala, assieme all’architetto Bergamin della Fondazione Emo, ben comprendendo che sulla questione gli animi sono piuttosto accesi. «La questione del polo», dice, «non è circoscritta solo a Barco, ma riguarda tutto il territorio di Vedelago. Ed è fondamentale che le due posizioni si
possano confrontare». «Capisco bene chi considera il polo una opportunità», commenta il presidente del Credito Trevigiano Nicola Di Santo, «ma occorre anche tenere presente che questa non si avvererà dall’oggi al
domani».
VEDELAGO Barcon a gran voce dice sì al polo agroindustriale: i diretti interessati, ovvero coloro che risiedono
nella zona del tanto discusso insediamento, non vogliono perdere quella che per loro è una straordinaria opportunità: di lavoro, ma anche per liberarsi una volta per tutte del traffico pesante che sta soffocando il paese.
Il comitato Vedelago Sviluppo ha raccolto oltre cinquecento firme che nei prossimi giorni saranno consegnate
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in municipio e che vogliono essere un segnale forte a chi dovrà decidere su Barcon. Ieri una quarantina di capofamiglie ha voluto ribadire il loro pieno assenso al progetto con un incontro alla barchessa di Villa Pola, iniziato con le scintille. Ad accenderle la presenza del consigliere comunale Fiorenza Morao e di Enzo Bergamin
della Fondazione Villa Emo, tra i contrari alla nascita del più grande macello d’Europa e di una cartiera. I due
sono stati invitati a uscire, non senza veemenza, e solo quando hanno accettato l’incontro è iniziato. «Barcon»,
ha spiegato la leader del comitato pro macello, Antonietta Vettoretto, «non si vede rappresentato da loro. E
questo è un momento dove il paese ribadisce che il polo è una grande opportunità, nonostante altri la pensino
diversamente. Tutti hanno firmato un appello a favore, anche il parroco. E non abbiamo faticato a spiegare
le nostre ragioni. Perché tutti vogliono uscire dalla grave situazione che stiamo vivendo». Una gravità data innanzitutto dalla carenza di opportunità occupazionali, che ha già visto molti giovani di Barcon fare quello che
hanno fatto i loro padri e nonni: prendere la valigia e andarsene all’estero, come ha testimoniato più di qualcuno. E l’invivibilità, oltre che la pericolosità, data dall’incessante traffico su Barcon e su Vedelago da e verso
le cave montebellunesi. «Il progetto del polo», ha continuato Vettoretto, «prevede la costruzione di una bretella
di collegamento alla Superstrada Pedemontana che ci libererà di questo traffico che ha già mietuto vittime.
Inoltre ci sono due imprenditori (Colomberotto e Rotocart, ndr) che oggi hanno il coraggio di investire da noi,
portando uno sviluppo che sarà determinato non solo dalle due aziende ma anche dall’indotto che sarà generato. Non vedo come si possa rinunciare a questo e a Barcon nessuno vuole rinunciare a quello che sarà,
dopo anni e anni, la prima occasione di rinascita di un paese che sarebbe destinato a sparire. Hanno firmato
in oltre 500, su una popolazione di 1400, tutti i capifamiglia hanno detto sì. Si deve andare avanti». Sta di
fatto che vi è un ampio ventaglio di realtà contro il polo, comitati, fondazioni, quasi tutte le sigle imprenditoriali
e di categoria. «Fa più rumore un albero che cade che non cento che rimangono in piedi», conclude Vettoretto,
«Noi siamo quelli che rimangono in piedi. Nessun rappresentante di quelle associazioni imprenditoriali è mai
venuto qui. Ripeto, ora ci viene dato quello che Barcon ha sempre chiesto e mai ottenuto: stop al traffico pesante e nuove opportunità. E la cancellazione definitiva del rischio che proprio nell’area del polo nasca un’altra
cava. Perché questo pericolo c’è, inutile che ce lo nascondano». Il riferimento è ad una richiesta di escavazione
avanzata anni fa e che non è mai stata ritirata, ma che sarebbe pronta a rispuntare nel caso se l’area rimanesse
così com’è oggi.
Tribuna di Treviso
18 aprile 2012
Macello e cartiera è allarme falda per tutta Barcon
Il polo industriale consumerà 4,7 milioni di acqua al giorno Appoggi da tutta Italia alla battaglia contro il progetto
VEDELAGO Maxi progetto Barcon, è allarme falda. Le acque sotterranee sono a rischio prosciugamento. Il
pericolo c'è e lo si evince dai dati emersi dalle carte del progetto. Il mega impianto industriale (cartiera e macello bovino), stando al piano presentato, utilizzerà una quantità d'acqua pari a 55 litri al secondo. Di questi,
42 saranno utilizzati per la cartiera. Numeri esorbitanti. Basta fare un conto per accorgersi che la quantità utilizzata giornalmente arriva a superare i 4,7 milioni di litri d'acqua. Questi sono i dati emersi lunedì sera nella
riunione convocata dai comitati oppositori del progetto nella sede della Fondazione Villa Emo a Fanzolo. Un
centinaio i presenti all'assemblea molto partecipata. Sono intervenuti il portavoce del comitato spontaneo
“Barcon Viva”, Ermes Dondoni, un rappresentante della Fondazione, l'architetto Enzo Bergamin, uno del
gruppo di opposizione Primavera Civica e un altro del coordinamento Italia Nostra. C’era anche il presidente
del Credito Trevigiano, Nicola Di Santo, schieratosi contro la devastazione della campagna a nord di via Terza
Armata. Tutti compatti nel dire un no secco al polo agroindustriale. Sono state proiettate diapositive relative
al progetto. In merito alla questione del consumo d'acqua, va precisato che nel progetto si prevede il prelievo
direttamente in falda tramite pozzo. L'acqua viene per la maggior parte riscaldata per produrre vapore e in
seguito viene rimessa in falda, ma non direttamente. Viene prima «trattata» e fatta decantare in un quello
che nel progetto viene definito un «bacino di lagunaggio». Al di là degli aspetti tecnici, sono i numeri a spaventare. 4,7 milioni di litri prelevati al giorno (l'impianto funzionerà 24 ore su 24 tutto l'anno tranne pochi
giorni) sono una quantità esorbitante. La protesta contro il progetto prosegue anche su Facebook. Il gruppo
«No al macello di Barcon» ha già più di 500 iscritti, tra cui anche diversi gruppi ambientalisti della zona. La
protesta arriva addirittura fuori provincia, anzi fuori regione. Solidarietà ai residenti di Barcon e massimo appoggio alla lotta contro la mega area industriale arriva anche dalla Lombardia e precisamente da Manerbio,
provincia di Brescia. Lì si è costituito il “Coordinamento contro il mega macello”, che si oppone alla realizza-
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zione di un mega centro di macellazione suina che una ditta italiana vorrebbe realizzare proprio a Manerbio.
Dal loro blog (controilmegamacello.blogspot.it) i lombardi comunicano il loro appoggio alla battaglia contro
il polo Barcon.
Cinema sanson
Sabato concerto antidevastazione
Sabato, alle 21, al teatro cinema Sanson in piazza ci sarà il «Concerto per Barcon, contro la sua distruzione»
organizzato dal comitato “Barcon Viva” con Fondazione Villa Emo e Primavera Civica. Il 3 maggio sempre al
cinema Sanson si terrà una tavola rotonda sul maxi progetto. Sono comparse in questi giorni appese in tutto
il paese le locandine curate dal comitato con le facce dei componenti della giunta (sindaco Paolo Quaggiotto,
vice Marco Perini, assessori Cristina Andretta, Fabio Ceccato, Denis Serafin, Renzo Franco, Andrea Gazzola,
Valter Callegari). Si chiede ai cittadini di contattarli per chiedere loro di opporsi al progetto Barcon.
LA PETIZIONE
Animalisti e ambientalisti nel fronte del no all’opera
VEDELAGO Un altro comitato contro il progetto Barcon. Si è costituito da pochi giorni il coordinamento «No
al macello di Barcon» formato dai rappresentanti di vari gruppi animalisti e ambientalisti (Enpa, Lac, Lav e
Oipa). «Il coordinamento “No al macello” propone una petizione popolare, presto disponibile anche on line
per dire no al macello di Barcon», spiega Adriano De Stefano, «che ha già esposto i propri motivi, che vanno
dall'etico al rispetto dell'ambiente e alla propria salute. La normativa vigente vieta sia questo insediamento,
che l'urbanizzazione, soprattutto industriale, che è già abbondantemente sovradimensionata rispetto alla
domanda. L'attività commerciale che si andrebbe a creare fagociterebbe le attività esistenti creando un saldo
occupazionale negativo. I problemi generati dalla viabilità dei mezzi impiegati per la costruzione sarebbe insostenibile, l'impatto sul territorio devastante. Lo scopo della nostra petizione, indirizzata alla Regione, Provincia e Comune, è quello di bloccare la costruzione del mega-macello previsto a Barcon di Vedelago o
altrove».
Tribuna di Treviso
15 aprile 2012
Cartoline a Quaggiotto «Ferma il maxi-macello»
VEDELAGO Cartoline alle giunte, dibattiti e raccolta firme. Riparte la mobilitazione contro il mega impianto
industriale di Barcon. In poche settimane sono stati organizzati diversi eventi contro il polo agroindustriale di
via Terza Armata. Comitato spontaneo «Barcon Viva», Fondazione Villa Emo, Italia Nostra e Primavera Civica
hanno unito le forze per creare un calendario ricco di appuntamenti. Si comincia domani alle 20.30 con un
incontro pubblico, aperto alla cittadinanza, nella sede della Fondazione Villa Emo a Fanzolo. Sabato 21 aprile
al cinema Sanson a Vedelago un concerto «Per Barcon e contro la sua distruzione». Terzo evento giovedì 3
maggio al cinema Sanson di Vedelago con una tavola rotonda cui prenderanno parte rappresentanti del
mondo politico e associazionistico. In parallelo alle serate, gli organizzatori saranno presenti alcuni giorni con
gazebi nel territorio comunale (21 e 22 aprile a Vedelago, 22 aprile a Fanzolo e Barcon, 29 aprile a Fossalunga,
Albaredo, Cavasagra, Casacorba). Raccoglieranno firme contro il mega progetto Barcon. Ma si tratterà di una
raccolta molto particolare. I cittadini potranno firmare delle cartoline realizzate dal comitato organizzatore.
Cartoline di due tipi. Una indirizzata alla Provincia di Treviso, l'altra alla giunta di Vedelago. Sul retro di quest'ultima cartolina ci sono tutte le foto dei componenti dell'esecutivo (il sindaco Paolo Quaggiotto, il vice
Marco Perin e gli altri assessori Fabio Ceccato, Denis Serafin, Cristina Andretta, Renzo Franco, Andrea Gazzola,
Valter Callegari). «La giunta deve rispondere alla Regione se è favorevole o contraria al progetto. Se la giunta
dice no, il progetto sarà fermato. Contatta l'assessore che conosci, chiamalo, scrivigli, mandagli una mail all'indirizzo [email protected] e convinci anche lui a dire no». Le cartoline firmate saranno raccolte e protocollate in Comune e Provincia. Ultima iniziativa, l'invio di una lettera da parte dei comitati alle
famiglie del paese nella quale si spiegano le ragioni del no. Il progetto prevede la realizzazione di una cartiera,
di un maxi macello e di un farmer market nelle campagne a nord di via Terza Armata. Sarà consumata una
superficie agricola di 90 ettari (180 campi) con un'escavazione di 2 milioni di metri cubi di terreno.
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Tribuna di Treviso
13 aprile 2012
L’IdV spara su Ikea «Se apre qui forse chiuderà altrove»
CASALE «L'apertura di Ikea a Casale potrebbe portare alla chiusura del punto vendita di Padova, con conseguente travaso dei dipendenti». È l'allarme lanciato da Gianluca Maschera, consigliere provinciale e coordinatore dell'IdV, nel corso dell'assemblea su Ikea organizzata dalla civica “Casale sul Sile per il bene
comune”. Dando voce ai “rumors” captati in Regione sul rischio serrata per Padova qualora il colosso del
mobile low cost arrivasse nella Marca, Maschera ha annunciato che del caso Ikea a Casale nelle prossime
settimane se ne occuperanno anche i vertici nazionali dell'Italia dei Valori. La discussione su Ikea sta animando la campagna elettorale per le amministrative. In molti si interrogano proprio sul ruolo delle amministrazioni pubbliche dinnanzi all'accordo di programma. «Perchè i sindaci non chiedono che insediamenti
come Ikea e Barcon siano realizzati in aree già compromesse?» si è domandato l'eurodeputato dell’IdV Andrea Zanoni, ospite a Conscio. E sull'annuncio da parte di Ikea di “delocalizzazione all'incontrario”, portando
in Italia produzioni finora in Asia, è intervenuto Giacomo Vendrame, delegato della segreteria provinciale
della Cgil: «Spesso le aziende italiane che lavorano per Ikea assicurano un'eccessiva flessibilità al colosso
svedese, essendo disposti a maxi produzioni in tempi strettissimi, dettati dalla stessa Ikea. Quindi i problemi
non mancano».
Barcon, raffica di mail a Muraro
VEDELAGO Una pioggia di mail al presidente Leonardo Muraro e agli assessori della giunta provinciale per
chiedere il «no» al progetto Barcon. L'iniziativa lanciata dal gruppo di opposizione di Primavera Civica fin dall'inizio oppositore del maxi progetto a norda di via Terza Armata. Parte ora l'ultima iniziativa per scongiurare
il via libera al progetto da parte della Provincia di Treviso. L'accordo di programma proposto dalle ditte Colomberotto e Rotocart per la realizzazione del maxi polo industriale nella campagne di Barcon è arrivato all'attenzione della Regione. Quest'ultima prima di esaminare il progetto ha chiesto un parere definitivo alla
Provincia di Treviso. Insomma la partita ora è tutta o quasi nelal mani di Leonardo Muraro, presidente dell'ente provinciale, leghista e maroniano di ferro, cui ora spetta la decisione. Sull’argomento dovranno esprimersi anche il sindaco Quaggiotto e i suoi assessori.La giunta provinciale dovrà dire sì o no al progetto entro
fine mese. Se il parere fosse negativo, l’operazione rischia di andare in fumo. In caso di parere positivo, la Regione ne prenderà atto e andrà avanti. Fare pressione sulla Provincia affinché bocci il progetto è lo scopo dell'iniziativa promossa da Primavera Civica con un tam tam via mail iniziato nei giorni scorsi e destinato a
proseguire fino a fine mese. Si chiede ai cittadini di inviare mail a Muraro e ai suoi assessori per chiedere il
no al progetto. L'iniziativa ora è destinata ad allargarsi ai tanti cittadini di Vedelago e non solo che fin da subito hanno contestato l'accordo di programma in questione. Il progetto prevede la realizzazione di una mega
cartiera e di un centro di macellazione per la carne, assieme a un farmer market. Quello che spaventa davvero
sono i numeri. L'area agricola che andrà consumata da quest'area industriale è di ben 90 ettari (180 campi
trevigiani). Un'enormità se si pensa che il progetto della nuova Ikea a Casale sul Sile riguarda una superficie
grande poco più di metà (50 ettari). E poi c'è il nodo escavazione. Stando ad alcune stime, pare che per fare
il progetto si dovrà scavare una quantità di terreno pari a 2 milioni di metri cubi. E tra la popolazione si parla
apertamente di cava mascherata. Ora tocca alla Lega prendere posizione sulla vicenda. Il sindaco Paolo Quaggiotto è il primo sostenitore politico del progetto, ma nel Carroccio c'è anche chi si oppone. Tocca a Muraro
scegliere da che parte stare.
Tavola rotonda alla Filanda sull’operazione
VEDELAGO Una tavola rotonda per fare chiarezza sull’operazione Barcon si terrà lunedì nella Filanda del
Credito Trevigiano (in via Spada 2 a Fanzolo). Convocata dal comitato “Barcon Viva” in collaborazione con la
fondazione Villa Emo e Italia Nostra, sarà un’occasione per illustrare il progetto del polo agroindudriale promosso da Colomberotto e Rotocart e sostenuto dal sindaco Paolo Quaggiotto. Aperta al pubblico, contribuirà
a dare voce al dibattito in corso in questi mesi a Vedelago e non solo.
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Tribuna di Treviso
11 aprile 2012
QUINTO
Casale e Barcon Incontro di Zanoni domani al Bhr
QUINTO Andrea Zanoni, eurodeputato dell’Italia dei Valori, organizza “Fermiamo i predoni del nostro futuro”,
una conferenza per parlare con il direttore provinciale della Cna di Treviso Giuliano Rosolen del progetto Ikea
di Casale e con l'architetto Enzo Bergamin della Fondazione Villa Emo onlus del progetto di Barcon. Si tratta
di due progetti di mega-insediamenti che hanno fatto molto discutere in queste settimane. L’appuntamento
con il convegno è fissato per domani alle 20.30 al Centro congressi del Bhr a Quinto di Treviso
Tribuna di Treviso
5 aprile 2012
QUINTO
Operazione Barcon ultimatum al sindaco «Carte entro maggio»
VEDELAGO Trenta giorni di tempo per presentare la documentazione mancante. Dopodichè se da Comune
e Provincia non arriverà quanto richiesto, la Regione «archivierà» la pratica Barcon ovvero restituirà quanto
già trasmesso da Vedelago sull’accordo di programma promosso da Colomberotto e Rotocart per trasformare
la campagna a nord di via Terza Armata in un maxi macello con cartiera e farmer market, naturalmente interrati. La lettera, firmata dal dirigente veneto di Urbanistica e Paesaggio, è arrivata in municipio lunedì 2
aprile. Ed è scattata la corsa per arrivare in tempo. Il sindaco leghista Paolo Quaggiotto ha avviato le «consultazioni». Nel suo ufficio ha chiamato gli attori dell’accordo di programma. Uno a uno sentirà anche i suoi assessori. Venezia chiede a lui e al presidente della Provincia, Leonardo Muraro, di fornire entro il 2 maggio la
documentazione necessaria a completare il quadro del patto sul polo agroindustriale di Barcon. Ovvero: «la
manifestazione di interesse all’operazione da parte dell’amministrazione provinciale e, qualora interessati da
opere collegate all’accordo, anche dei Comuni di Montebelluna e Trevignano». Questi ultimi si sono già
espressi con un chiaro no al polo industriale. «Indispensabile per continuare la procedura», aggiunge il dirigente regionale, «l’acquisizione di dati puntuali su superfici e volumetrie, distinte tra aree che assumeranno
destinazione pubblica e quelle che rimarranno private». Manca il quadro economico dell’intervento e serve
«un rinnovato parere esplicito della giunta comunale» sull’ultima versione dell’accordo di programma, che, si
sa, non convince tutti gli assessori. Da Venezia si vuole chiarezza sul finanziamento a cura di Rotocart e Colomberotto delle opere di interesse regionale previste nell’accordo. A Quaggiotto il compito, non facile. di far
quadrare il cerchio.
Tribuna di Treviso
4 aprile 2012
Credito trevigiano rinuncia agli utili
Accantonamenti per 8,5 milioni per fronteggiare le sofferenze. Il presidente Nicola Di Santo: «Siamo una
banca solida»
VEDELAGO Taglio degli utili, dei costi e delle consulenze. Le banche trevigiane devono giocare in difesa per
attutire l'aumento diffuso delle sofferenze sui crediti concessi alle imprese. La cura dimagrante è stata adottata anche dal Credito Trevigiano, che ha mantenuto nel 2011 un utile positivo (1,1 milioni di euro), più basso
rispetto alle aspettative perché 8,5 milioni di euro sono stati accantonati per far fronte a eventuali insoluti,
mantenendo i margini tramite un tagli netto dei costi. «Senza questa operazione prudenziale l'utile sarebbe
stato superiore ai 12 milioni di euro» dice con slancio Umberto Longo, direttore generale della più grande bcc
della Marca, che conta 6.350 soci, 31 filiali (l'ultima aperta è stata Bassano) e 273 dipendenti. «Le svalutazioni
ormai sono necessarie per bilanciare principalmente i crediti in sofferenza, cresciuti di 10 milioni circa e arrivati
a un totale di 70 milioni di euro, a cui si aggiungono i crediti a cui abbiamo concesso moratorie, allungamenti
del piano di ammortamento” precisa Longo, sicuro di aver definitivamente puntellato i conti della banca. La
situazione non desta infatti preoccupazione nella sede di Vedelago, dove la raccolta diretta 2010 è stata di
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1,1 miliardi di euro (+1,5%), quella indiretta di 290 milioni, investiti principalmente dai clienti in titoli di Stato.
«Gli impieghi che abbiamo concesso a famiglie e imprese sono pari alla raccolta, segno di un'ottima solidità
finanziaria. Abbiamo sforbiciato poi i costi operativi, passati in soli 12 mesi da 32 milioni a 29 milioni di euro.
Circa 800mila euro riguardano solo consulenze, il resto il sistema informatico e le manutenzioni straordinarie».
Anche qui, come rilevato in questi mesi dalle consorelle del Credito Trevigiano facenti parte del circuito delle
sei banche di credito cooperativo della Marca, ad essere prudenti sono anche i clienti, soprattutto famiglie,
che per tenersi alla larga dai rischi impiegano i soldi in investimenti di breve termine (conti deposito, certificati,
zero coupon) o lasciano direttamente i soldi in conto corrente. Tutte variabili che fanno pensare a un 2012 in
sostanziale tenuta anche per la banca presieduta da Nicola Di Santo, recentemente attaccato dalla Fiba-Cisl
sulla gestione dell'istituto, tutte rispedite al mittente. «Chi ha parlato male dovrebbe saper fare meglio i conti»
dice Di Santo, «l'azione finanziaria messa in piedi in questi due anni è stata notevole da parte nostra. Siamo
partiti prima di altri a fare accantonamenti per poter reggere meglio l'impatto della crisi».
Primavera civica con Di Santo Barcon, democrazia a rischio
VEDELAGO «Democrazia a rischio sul caso Barcon». È l'opinione del gruppo consiliare di Primavera Civica,
fin dall'inizio contraria al maxi progetto relativo all'area industriale nelle campagne della frazione. «Primavera
Civica esprime solidarietà e vicinanza al presidente della fondazione Villa Emo, Nicola di Santo, per le minacce
ricevute per il suo impegno contro la devastazione della campagna di Barcon», fa sapere in una nota Stefano
Beltrame, « Il gesto minaccioso e intimidatorio ci fa capire che siamo di fronte a una situazione preoccupante
per la democrazia, dove non è possibile avere opinioni diverse e portarle avanti con argomenti validi. Chi la
pensa diversamente non viene contrastato sostenendo le proprie idee con argomentazioni valide, ma è oggetto di minacce. Primavera Civica dopo aver studiato accuratamente la documentazione è sempre stata
contraria all’insediamento, dando quanta più visibilità possibile al problema e trovando validi alleati quali il
comitato spontaneo Barcon Viva e la fondazione Villa Emo».
Tribuna di Treviso
3 aprile 2012
VEDELAGO
“Primavera Civile”: «Vicini a Di Santo dopo le minacce alla moglie»
VEDELAGO - (G.V.) Anche “Primavera Civile” esprime solidarietà al Presidente di Credito Trevigiano Nicola Di
Santo, dopo la telefonata di minacce arrivata martedì della scorsa settimana alla moglie Marina Basso, mentre
era ospite ad Antenna 3 della trasmissione “Ore 13”. «Solidarietà e vicinanza a Di Santo, presidente anche
della Fondazione Villa Emo - recita un comunicato emesso dal segretario di “Primavera Civica”, Stefano
Beltrame - per le minacce ricevute per il suo impegno contro la devastazione della campagna di Barcon come
proposto dell’accordo di programma presentato dalle Ditte Colomberotto e Rotocart». La documentazione è
stata esaminata molto accuratamente: studio che ha convinto il gruppo consiliare a schierarsi con chi come
Barcon Viva e Fondazione Villa Emo si stanno opponendo al progetto. «Il gesto minaccioso e provocatorio, continua il comunicato - ci fa capire che siamo di fronte ad una situazione preoccupante per la democrazia,
dove non è possibile avere opinioni diverse e portarle avanti con argomenti validi. Chi la pensa diversamente
non viene contrastato sostenendo le proprie idee con argomentazioni valide, ma è oggetto di minacce e in
questo clima cupo ed altre pressioni, magari più velate, potrebbero arrivare non solo agli oppositori del
progetto come le minoranze, ma anche la maggioranza». Un comunicato chiaro, che testimonia come i
consiglieri di “Primavera Civica” siano tutti col Presidente Di Santo, e gli assicurino il massimo appoggio.
Tribuna di Treviso
31 marzo 2012
Favero, solidarietà a Nicola Di Santo
Solidarietà del sindaco di Montebelluna Marzio Favero al presidente del Credito Cooperativo Trevigiano, Nicola
Di Santo, per le minacce ricevute in seguito alle sue posizioni sul caso Barcon. «Ho voluto esprimere la mia
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solidarietà e vicinanza al presidente Di Santo in questo frangente che lo vede oggetto di intimidazioni
inaccettabili e vigliacche», dichiara Marzio Favero, «È una notizia che mi addolora profondamente e un segnale
estremamente preoccupante. Il diritto ad esprimere le proprie opinioni su qualsiasi tema appartiene ai diritti
fondamentali della democrazia».
Tribuna di Treviso
1 aprile 2012
Maxi macello con cartiera È bufera sul progettista
VEDELAGO Colpo di scena nella vicenda Barcon. Il progettista entra nell’Osservatorio sperimentale del
paesaggio istituito dalla Regione per tutelare il patrimonio naturale della Marca, mentre il Comune di Vedelago
lo incarica di fare il Piano degli interventi. Primavera Civica, tramite Fiorenza Morao, grida allo scandalo. La
Regione ha presentato l’Osservatorio Sperimentale per il Paesaggio delle Colline dell’Alta Marca. Un ente la
cui finalità è di tutelare e salvaguardare il patrimonio paesaggistico e naturale delle colline trevigiane. Uno
dei componenti del comitato scientifico che dirigerà questo ente voluto dalla Regione è l’architetto Leopoldo
Saccon, titolare di Tepco srl, studio di architettura con sede a Vittorio Veneto. È stato anche il «curatore»
dell’accordo di programma per la realizzazione della mega area industriale di Barcon (maxi macello con
cartiera). Quell’area che si prevede andrà a consumare quasi 90 ettari di terreno agricolo per far posto a un
maxi polo produttivo. Da un lato come libero professionista «progetta» la maxi area di Barcon, mentre da
esperto paesaggista la Regione lo mette in un nuovo osservatorio il cui scopo dovrebbe essere la salvaguardia
dell’ambiente e del territorio della Marca. E non finisce qui. Saccon, che tra l’altro sta lavorando con il suo
studio per parecchi comuni della Marca (tra cui Altivole, Asolo e Caerano San Marco), è anche il progettista
del nuovo stabilimento Ikea a Casale sul Sile. Ciliegina sulla torta, proprio il comune di Vedelago lo ha eletto,
assieme ad altri professionisti, per redigere il Piano degli Interventi. Primavera Civica grida allo scandalo.
«Come si può essere contemporaneamente un esperto paesaggista per la salvaguardia del territorio veneto
e progettista di enormi colate di cemento in zona agricola», attacca Fiorenza Morao
BARCON La segretaria dello Spi solidale con Di Santo «Vogliamo esprimere al presidente del Credito Trevigiano
Nicola di Santo e alla sua famiglia tutta la nostra solidarietà». Così Rosalia Berlese, segretaria della Spi Cgil di
Vedelago. La famiglia Di Santo ha ricevuto una telefonata minatoria dopo che il presidente ha manifestato
su Antenna 3 la sua contrarietà al polo industriale di Barcon.
Tribuna di Treviso
30 marzo 2012
Veneto City madre di tutti i cantieri
Riviera, piano su oltre 70 ettari. Poi tocca a Tessera, Casale e Barcon
VENEZIA Cantieri aperti a inizio 2014. Sorgerà tra Dolo e Pianiga, ma il nome ne svela l’ambizione: è Veneto
City, diventato nel tempo Veneto Green City, per lo stesso motivo per cui oggi case e palazzi sono venduti
con nomi come La Palma, il Roseto, Magnolia. E’ il più grande intervento programmato in Veneto. Per chi
partecipa all’impresa immobiliare (Stefanel, Endrizzi, Biasuzzi, Andrighetti e da ultima la Mantovani di Baita)
e per le dimensioni. La prima parte dell’intervento sorgerà su un’area di 715 mila metri quadrati, con negozi
(70.000 metri quadrati), uffici (300.000) alberghi (50.000) e servizi (150.000). In questi giorni la società sta
lavorando per realizzare i piani urbanistici attuativi (Pua) che dopo il via libera di Zaia all’accordo di programma
tra la società e i comuni di Dolo e Pianiga, ricoperti d’oro con un contributo di costruzione di 50 milioni di
euro, permetterano di aprire i cantieri a inizio 2014. Rinaldo Panzarini, ad di Veneto City spa, non si sbilancia:
«Stiamo contattando investitori e clienti, siamo sulla buona strada». Pochi giorni fa è volato a Bruxelles, per
prendere ispirazione dal trade mart della città belga. Veneto City vuole diventare il grande show room delle
piccole imprese venete, in uno spazio facilmente raggiungibile, tra il Passante, la ferrovia Venezia-Padova, lì
dove arriverà anche la Romea commerciale. Intanto sono già sette i ricorsi presentati contro il mega-
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insediamento, da chi ritiene che sarà una grande speculazione immobiliare e che ucciderà i piccoli negozi
della Riviera del Brenta (commercianti e comitati) e da chi come il gruppo Basso, di Treviso, proprietario di
alcuni terreni nell’area, si trova suo malgrado coinvolto nel progetto. E se la Riviera del Brenta non è più da
tempo quella dei «piccoli villaggi tra ville e giardini» descritta da Goethe nel suo Viaggio in Italia anche il resto
del Veneto continua a cambiare connotati. Con progetti come Tessera City vicino all’aeroporto Marco Polo,
l’operazione Ikea a Casale sul Sile, l’area agro-industriale di Barcon di Vedelago.
Solidarietà a Nicola Di Santo dopo le minacce per Barcon
CASTELFRANCO Dopo le minacce, la solidarietà. Il telefonino di Nicola Di Santo, presidente del Credito
Trevigiano e della Fondazione Villa Emo, è stato preso d’assalto ieri da politici di tutti gli schieramenti,
imprenditori, dipendenti della banca, amici e gente comune. Tutti a testimoniare solidarietà a Di Santo,
paladino della battaglia contro il polo agroindustriale di Barcon. «Sono piacevolmente sorpreso di tutto l’affetto
dimostratomi in queste ore dopo le telefonate minatorie ricevute da mia moglie», commenta, «Mi hanno
chiamato in tantissimi». L’elenco è lungo: l’assessore Denis Serafin, la consigliera regionale Laura Puppato, il
sindaco di Trevignano Franco Bonesso, l’europarlamentare Andrea Zanoni, .... «Mi ha fermato per strada un
pensionato», riferisce Di Santo, «“Abito a Barcon. Stia, tranquillo: vigiliamo noi su di lei”, mi ha detto. I veneti
sono un grande popolo. Ho ricevuto attestati di solidarietà anche dal fronte a favore del polo agroindustraile
di Barcon. I pareri, contrari o favorevoli che siano, non giustificano la vigliaccheria di chi ha telefonato a casa
mia minacciando mia moglie».
Tribuna di Treviso
29 marzo 2012
Minacce a Nicola Di Santo dopo l’intervista su Barcon
Telefonata anonima a casa del presidente della fondazione Villa Emo «Vedrai cosa succederà». La moglie: «È
un incubo, temo per i mie figli»
CASTELFRANCO Sul video stanno ancora scorrendo i titoli di coda della trasmissione «Ore 13», andata in onda
ieri su Antenna Tre e dedicata al caso Barcon, e già squilla il telefono di casa Di Santo a Castelfranco. Marina,
la moglie del presidente del Credito Trevigiano e della fondazione Villa Emo, alza la cornetta. All’altro capo
del telefono una voce maschile, camuffata, sibila poche ma chiare parole in dialetto: «Vedrai cosa vi
succederà». Quindi il silenzio. Marina chiama il marito che è ancora negli studi di Antenna Tre, dove ha ribadito
il suo no all’operazione Barcon. No al maxi macello della Colomberotto, no alla cartiera della Rotocart e
soprattutto no a quattro anni di sbancamento della campagna di via Terza Armata per realizzare il polo
agroindustriale. Gli riferisce delle minacce anomime appena ricevute. «Mi pare di tornare ai tempi della battaglia
per salvare villa Emo dalla fame dei cavatori», ricorda Marina, «Rivivo l’incubo di quei mesi quando Nicola e
la sua banca erano impegnati in prima linea con il comitato di Fanzolo. Sono molto preoccupata per i miei
figli». Nelle ultime settimane al telefono di casa Di Santo sono arrivate diverse telefonate mute, mai minacce
esplicite come quella ricevuta nel primissimo pomeriggio di ieri. Segno che la tensione sul caso Barcon sta
salendo. «Ai microfoni di Antenna Tre assieme agli altri ospiti del salotto di Elisabetta Pasquettin», aggiunge
Di Santo, «ho smontato le tesi dei favorevoli al grande polo industriale sostenuto dal sindaco Paolo
Quaggiotto. Il segretario della Cgil, Paolino Barbiero, ha dimostrato come i posti di lavoro sbandierati
nell’accordo di programma, sponsorizzato dalla Lega locale, siano in realtà una chimera». Tutti a bocciare
l’operazione che, nei piani, si mangerà la storica campagna dei Pola. E a microfoni spenti e luci abbassate, la
telefonata minatoria a casa di Nicola Di Santo. «Mio marito fa bene a battersi», lo appoggia Marina, «Ma io
non posso resistere in questo clima di tensione. Sbagliano a prendersela con me e con la mia famiglia». Nicola
Di Santo ha subito avvisato i carabinieri di Castelfranco. Ma annuncia deciso: «Questa è la mia posizione su
Barcon, non recedo di un passo. È vile chi minaccia i miei affetti». E dopo la partecipazione al dibattito
televisivo, ieri pomeriggio ha incontrato i vertici di Confcooperative per condividere la presa di posizione
contro macello e cartiera in via Terza Armata. «Quello di Barcon», ribadisce Di Santo, «più che un accordo di
programma e un accordo del buco: un’autorizzazione a scavare 2 milioni di metri cubi di ghiaia per almeno
quattro anni».
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Un dibattito al Bhr sull’operazione con Zanoni (Idv) e Rosolen (Cna)
Giovedì 12 aprile alle 20.30 nella sala convegni dell’hotel Bhr a Quinto di Treviso si terrà un convegno sul
tema della nuova area industriale di Barcon. L’evento è organizzato da Andrea Zanoni, deputato europeo
per l’Italia dei Valori. Interverranno l’architetto Enzo Bergamin e il direttore provinciale della Cna Treviso Giuliano
Rosolen. Zanoni più volte ha espresso la sua contrarietà al progetto Barcon. «Questo progetto nasce vecchio
e superato – spiega Zanoni – in quanto va contro le politiche del Parlamento Europeo che il 15 marzo ha
approvato una petizione scritta che impegna la Commissione Europea ad adottare un nuovo regolamento
che limiti a otto ore il trasporto di animali da allevamento destinati alla macellazione. Il macello di Barcon,
quindi, progettato per lavorare 232 tonnellate di carne al giorno, si rende sovradimensionato e inutile, ovvero
destinato a diventare una cattedrale nel deserto. Con questo nuovo limite, che diventi presto legge, importanti
Paesi esportatori e trasportatori come Polonia, Bulgaria, Romania e Olanda non potranno più esportare in
Italia animali vivi, rendendo assurdo, sovradimensionato, ingiustificato e anacronistico tale centro».
Gazzettino di Treviso
29 marzo 2012
Di Santo parla in tv: minacce a casa
Anonimo telefona durante la diretta di Antenna3 sul caso Barcon: «Adesso vedrete cosa succede»
«Adesso vedrete cosa succede». Marina Basso, moglie del numero uno del Credito Trevigiano, è raggelata
sentendo al telefono quella voce maschile, che farfugliava un incerto dialetto veneto. Sola in casa, stava
guardando Antenna3, perché suo marito partecipava alla trasmissione “Ore 13”, incentrata sul caso Barcon.
Ha atteso la fine del talk show e ha chiamato il consorte: «Corri subito a casa, qualcuno ha telefonato, ha
detto certe cose... Ho paura per i nostri figli». Nicola Di Santo è salito in auto e si è subito diretto da San
Biagio di Callalta verso Castelfranco dove abita. A tranquillizzare la moglie.
Da tempo il presidente del Credito si è schierato dalla parte di chi è contrario al mega insediamento agroindustriale di Barcon. A nome della banca cooperativa che rappresenta, e non solo. E ieri pomeriggio era
negli studi di Antenna3 a sostenerne i motivi. Una posizione scomoda, la sua, se è vero che quella di ieri
pomeriggio non era la prima telefonata inquietante che lo prendeva di mira.
«Era già accaduto, anche durante la notte. E devo ammettere che mia moglie non è certo tranquilla, con il
pensiero rivolto soprattutto ai nostri figli». Marina Basso in passato aveva vissuto situazioni drammatiche in
Argentina, all’epoca della dittatura, quando viveva con i genitori che avevano deciso di emigrare in quella
terra.
«Non voglio creare allarmismi -ha aggiunto Di Santo - ma non c’è dubbio che a qualcuno sto dando fastidio.
Questa telefonata però ha spaventato molto mia moglie».
Tribuna di Treviso
24 marzo 2012
DOCUMENTO DI PUPPATO
Il caso Barcon in Consiglio
MONTEBELLUNA L’interpellanza diventerà una mozione da discutere e votare nella prossima seduta del
consiglio comunale. È quella di Laura Puppato che riguardava il piano agro-industriale di Barcon, visto come
fumo negli occhi per l’implicazione che avrà sulla viabilità nella zona di San Gaetano, la realizzazione del
casello della Pedemontana Veneta a servizio del polo agro-industriale. Durante la discussione si è deciso di
trasformarla in una mozione che rappresenti la posizione del comune. E l’opposizione attende alla prova la
Lega. Il sindaco Marzio Favero è infatti contrario al polo. Ma in Provincia, a guida leghista, lo guardano con
un certo favore, e anche a Vedelago, sempre a guida leghista, si dà il via libera all’operazione.
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Gazzettino di Treviso
24 marzo 2012
GRANDI INSEDIAMENTI Dibattito inutile se Palazzo Balbi dichiarasse il non interesse per le due opere
Macello e Ikea: serve il sì di Venezia
TREVISO - Nonostante le polemiche che, nelle ultime settimane, hanno infuocato la Marca, spetterà alla
giunta Zaia pronunciare la prima parola sulla possibilità di trasformare in cemento i due mega insediamenti
industriali che Ikea e Colomberotto - RotoCart hanno disegnato sulla carta. Per la verità, però, gli inquilini di
palazzo Balbi sembrano non avere alcuna intenzione di iniziare il discorso. Fatto sta che la legge regionale
sugli accordi di programma prevede che l’apertura delle procedure, con la prima definizione di interesse
pubblico delle opere arrivi direttamente da Venezia. Dal pacchetto delle competenze urbanistiche, trasferito
un paio d’anni fa alla Provincia, infatti, palazzo Balbi si è tenuto ben stretto la possibilità di decidere le sorti
degli insediamenti industriali e commerciali. E con un suo «niet» ogni ipotesi morirebbe sul nascere. Perché
allora la discussione sul via libera al nuovo centro commerciale Ikea a Casale (420 mila metri quadrati, 200
milioni di investimento e un saldo sul territorio di +361 assunzioni) e al polo con il mega macello e la cartiera
targato Colomberotto - RotoCart a Barcon di Vedelago (865 mila metri quadrati, 330 milioni di investimento
e 700 posti di lavoro una volta a regime) sta incendiando il S. Artemio e sconquassando la maggioranza
Lega e Pdl? Essenzialmente perché in Regione, prima di dire la famosa prima parola, vogliono capire che aria
tira. E a Muraro tocca, in questa fase, il lavoro sporco: misurare le reazioni dei diretti interessati sull’eventuale
inserimento degli insediamenti nel Piano territoriale di coordinamento provinciale, il piano urbanistico della
Marca, che attualmente, tanto a Casale quanto a Barcon, prevede solo campi. Una trasformazione della
destinazione d’uso dei terreni, per altro già acquisiti, insomma, che, dopo l’eventuale sì della Regione,
diventerà anche indispensabile e vincolante per l’eventuale proseguimento del viaggio. Perchè senza questa
si bloccherebbe tutto prima di raggiungere i Municipi per l’ultimo atto. E ora come ora la trasformazione del
Ptcp provinciale è osteggiata dal centrosinistra (con qualche distinguo) e soprattutto dalle associazioni di
categoria (tutte tranne gli industriali) e dai sindacati.
Ai sindaci, in teoria, la palla potrebbe non passare mai. Anche se, nel frattempo, hanno già fatto sapere in
modo chiaro e tondo di veder di buon occhio i due progetti e che non aspettano altro di recepire nei Piano
di assetto del territorio il via libera di palazzo Balbi e le necessarie modifiche del Sant’Artemio. Centro
commerciale, macello e cartiera, comunque, devono partire da Venezia.
Tribuna di Treviso
23 marzo 2012
Barcon e Ikea, il fronte del no muove i partiti
Avviate le consultazioni con Udc e Pdl. Sindacati e categorie contro Muraro: difendiamo il territorio
«Con il sindacato e le categorie economiche c’è perfetta sintonia, ora deve partire una vasta iniziativa politica».
Lo ha detto Gianna Galzignato, segretario provincia dell’’Unione di Centro di Treviso, tracciando un bilancio
dell’incontro avuto con i rappresentanti dei dodici soggetti, tra associazioni di categoria e sindacati confederali,
che chiedono, rispetto ai nuovi insediamenti di Barcon e Casale, che la Provincia non deroghi daiprincipi già
previsti del Ptcp e che conducono alla non proliferazione del cemento nel territorio provinciale. «Con i
rappresentanti del mondo produttivo e del lavoro – ha spiegato Gianna Galzignato – abbiamo riscontrato
perfetta sintonia sul concetto secondo cui nuovi insediamenti commerciali e industriali in una provincia che
ha il 20% delle cubature destinate al secondario e terziario che risultano dismesse o abbandonante è una
scelta sbagliata. Aggiungo io: una vera follia deregolamentativa, che non solo fa del male a questo territorio
e alle sue comunità ma rappresenta una smentita clamorosa della stessa politica della Lega sul piano della
gestione urbanistica». «Abbiamo un piano di buon senso – continua Galzignato – che non può essere
stravolto per accondiscendere i poteri forti. Muraro ha già tentato due volte di forzare la mano: prima
inventandosi due deroghe che nel Ptcp non ci sono, poi provando la strada del voto irregolare in consiglio
provinciale. Adesso il presidente della Provincia ci dica se continua a rispondere agli interessi pubblici dei
trevigiani o cosa lo leghi ai progetti di Casale e Barcon». «Chi governa non può farsi abbagliare da questi
imponenti progetti ma deve, responsabilmente, tracciare la rotta per uno sviluppo sostenibile che non
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distrugga altro territorio e che porti nuova occupazione». Lo ha detto Paolino Barbiero dopo l’incontro tenuto
ieri con Gianna Galzignato. I sindacati vedono nel derogare al Ptcp «l’abdicare della politica di fronte a scelte
strategiche per il futuro del territorio che mettono al primo posto gli affari dei privati». Oggi, intanto, è previsto
l’incontro con Fabio Chies, coordinatore provinciale del Pdl.
Gazzettino di Treviso
23 marzo 2012
IKEA E MEGA MACELLO
La Cgil fa il giro dei partiti: l’Udc ribadisce il suo no
TREVISO - (mf) Partite le consultazioni delle associazioni di categoria e dei sindacati con i gruppi politici del
Sant’Artemio per chiedere di bloccare sul nascere i due mega insediamenti industriali proposti da Ikea a
Casale e da Colomberotto-RotoCart a Barcon di Vedelago.
Nel primo incontro tenutosi martedì l’Udc, attraverso la segretaria provinciale Gianna Galzignato, ha ribadito
la propria contrarietà ai progetti. «L’Udc ha detto di no alle modifiche del Piano urbanistico della Marca sottolinea Paolino Barbiero, segretario della Cgil - ora tocca agli altri partiti».
Già ieri, però, Giacomo Vendrame, segretario della Nidil-Cgil, ha dovuto misurarsi con i distinguo del Pdl. E
all’appello manca ancora il Pd e, soprattutto, la Lega. «Chi governa la smetta di essere miope e di inseguire
chimere - chiude Barbiero - invece di sfruttare terreno agricolo si imbocchi la strada della riqualificazione».
Tribuna di Treviso
22 marzo 2012
«Così si saccheggia il territorio»
Marco Tamaro (Fondazione Benetton): con Ikea e Barcon, è «uno sterminio di campi»
IL PAESAGGIO FERITO»DOPO VENETO GREEN CITY, LA TORRE PIERRE CARDIN
«L’Ikea a Casale e il polo industriale di Barcon sono due casi emblematici di consumo sbagliato del territorio, con
il ricatto dell’occupazione». Marco Tamaro è direttore della Fondazione Benetton studi e ricerche, che recentemente
ha ospitato, su questi temi, Salvatore Settis e Gian Antonio Stella. «Dove stiamo andando? Quale territorio stiamo
lasciando ai nostri figli? Sono domande che sento echeggiare da un’opinione pubblica sempre più sensibile. La
politica, purtroppo, appare sorda e cieca». Tamaro difende invece il progetto di Pierre Cardin di Palais Lumiere a
Porto Marghera: «Almeno in questo caso si tratta di ri-uso del territorio, perchè siamo dentro a un contesto post
industriale. Forse manca una visione generale di cosa si vuol fare dopo Porto Marghera». Preoccupa, invece, il
grimaldello normativo usato per velocizzare l’approvazione di questi progetti, destinati come sempre ad accendere
polemiche e a partorire comitati popolari. E’ l’articolo 32 della legge regionale 35 del 29.11.2001, che deroga a
tutte le procedure urbanistiche purchè il progetto sia dichiarato «di interesse regionale». E’ la procedura usata per
la torre del «trevigiano» di Sant’Andrea di Barbarana (dove è nato nel 1922) Pierre Cardin:244 metri di altezza
circondata da 115 mila metri quadrati di aree commerciali, 35 mila metri di residenze, 25 mila di alberghi a Porto
Marghera. Costo:1,5 miliardi di euro. Promessi settemila posti di lavoro. E’ la stessa usata per Veneto Green City,
tra i Comuni di Pianiga e Dolo, di cui un terzo proprietà del trevigiano Gruppo Basso: 1,8 milioni di metri cubi su
più di un milione di metri quadrati per un polo terziario di innovazione. Costo previsto: 2 miliardi di euro. Altri
settemila posti di lavoro. Identica procedura attesa per il polo industriale di Barcon:un milione di metri quadrati
di nuova area industrialeper realizzare il macello più grande d’Europa e la cartiera più importante d’Italia, capaci
di lavorare 232 tonnellate di carne al giorno e 450 tonnellaate di carta igienica al giorno. Promessi 300 milioni di
investimenti e 600 posti di lavoro. E, infine, stessa procedura per il parco commerciale dell’Ikea a Casale: un’area
di 420 mila metri quadrati all’entrata di Preganziol del Passante di Mestre, 200 milioni di investimento e 1300
posti di lavoro garantiti. «Vedo una politica debole di fronte agli interessi privati – aggiunge Tamaro –. E questo
spalanca le porte alla speculazione. Sull’Ikea e Barcon siamo addirittura all’insipienza, con la Provincia che si
impegna a cambiare il Piano territoriale di coordinamento per far spazio a queste due discutibili operazioni. Io
credo che il limite sia stato raggiunto: siamo allo sterminio dei campi, per dirla con Andrea Zanzotto».
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Caos in Provincia: è nullo il voto sul nuovo Ptcp
Colpo di scena in Provincia dopo il voto dell’ordine del giorno – presentato dai capigruppo Pdl e Lega – che
modifica le linee guida del Piano territoriale di coordinamento. Un documento che, di fatto, apriva le porte ai
due mega progetti industriali di Barcon e Ikea. Approvato con 13 favorevoli, 11 contrari e 2 astenuti, ora, dopo
due giorni, il Sant’Artemio è costretto a fare marcia indietro. E per un problema di regolamento. Ad
accorgersene è stato il consigliere di Sel Luigi Amendola. Secondo l’articolo 42 dello statuto provinciale infatti
le deliberazioni sono approvate a maggioranza dei presenti. Ebbene, lunedì in sala consigliare erano 26 i
votanti e i voti favorevoli solo 13: la metà. La votazione quindi è “infruttuosa”, ossia è come se non fosse
mai avvenuta. Nessuno si è posto il problema al momento. Nemmeno il segretario Luigi De Martin. Il
presidente del consiglio Fulvio Pettenà ha proclamato la votazione. Senza l’intuito di Sel, l’ordine sarebbe
quindi passato in barba alle regole. «E’ uno schiaffo importante alla volontà derogatoria della giunta, veicolata
dai capigruppo di maggioranza, che serviva solo a delegare Muraro a dire un sì condizionato ai progetti di
Ikea e Barcon – spiega Amendola - A questo punto la maggioranza non faccia forzature e prenda atto che
non c’è il consenso neanche tra le proprie fila, nonostante qualche ambiguità e qualche tentativo di aiuto da
parte della minoranza».
«Barcon, la Lega ci ruba la nostra terra»
L’indignazione di Primavera Civica e del comitato civico: inascoltate le istanze della gente, campagna svenduta
VEDELAGO «La Lega Nord con un colpo di mano ci ruba la terra». Bufera sul Carroccio dopo il sì del consiglio
provinciale alla «deroga» al Piano territoriale di coordimento Provinciale che apre la strada all’area industriale
di Barcon. Maggioranza contestata ieri per un problema di regolamento. Infuriata Primavera Civica che dal
proprio blog tuona contro il Carroccio. «Si è rotto il Ptcp, approvato da tutti nel 2010, il quale serve per
coordinare lo sviluppo della Marca – osserva Fiorenza Morao capogruppo di Primavera Civica – viene data
delega al presidente Leonardo Muraro ed ai suoi uffici di approfondire i progetti e prendere accordi con
Colomberotto. La Lega che si riempie la bocca di salvaguardia dell’ambiente, di tutela del territorio, di sviluppo
sostenibile, ha trovato un modo elegante per svendere la campagna di Barcon. Ci stanno strozzando
lentamente, ma non con una ruvida fune bensì con una sciarpa di seta firmata. La Lega non bada al benessere di tutti i cittadini, ma al ben-avere di pochi, anzi due o tre. La Lega del “paroni a casa nostra” si è
dimostrata “parona di ubbidire ai diktat di partito” o al diktat del “dio denaro” ignorando le opinioni della sua
base che si è espressa nei comitati e nelle 12 associazioni di categoria della provincia di Treviso che hanno
fatto proposte concrete e alternative alla distruzione dell’unico bene non riproducibile: la terra. I consiglieri
provinciali di maggioranza abbiano il coraggio di prendersi le loro responsabilità». La deroga è stata approvata
con voti favorevoli della sola maggioranza in Provincia. Il progetto prevede la realizzazione di un mega centro
industriale su di una superficie di quasi 90 ettari (180 campi trevigiani) nelle campagne di Barcon. Si vuole
realizzare un centro per la macellazione della carne, una cartiera e un farmer market. L’area è attualmente
agricola e il Ptcp prevedeva rimanesse tale. Con un colpo di mano la Lega e il Pdl hanno trovato l’escamotage
tecnico per dare mandato a Muraro per trattare con i privati e quindi per andare in deroga al piano. La Provincia
di fatto ha detto sì. Ora si attende un pronunciamento della Regione. Zaia non ha ancora preso posizione
apertamente sul progetto. Nella tuttavia ci sono voci contrarie a Barcon, tra cui quella del consigliere regionale
Luca Baggio, ex sindaco di Riese, presidente della commissione regionale attività produttive. Sul progetto
peraltro anche la giunta vedelaghese è spaccata. Il sindaco Paolo Quaggiotto ne è il primo promotore politico,
la componente Pdl invece ha manifestato più volte dubbi e perplessità.
Gazzettino di Treviso
22 marzo 2012
GRANDI INSEDIAMENTI
In Provincia il conto non torna: insufficienti i 13 sì sulle linee guida
TREVISO - (mf) Contrordine. Nel consiglio provinciale di lunedì non c’è stato alcun via libera per i progetti di
Ikea a Casale sul Sile e di Colomberotto-RotoCart a Barcon di Vedelago. I consensi raccolti dalle linee guida
per calare i due mega insediamenti industriali nel Piano urbanistico della Marca, con Muraro assente e
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impegnato in un faccia a faccia di partito con Da Re a Istrana, sono stati troppo risicati. «I favorevoli sono stati
13, i contrari 11 e gli astenuti 2 (Bonesso del Pdl e Battaglion del Pd, mentre il leghista Prosdocimo non ha
preso parte al voto, ndr) - fanno i conti Luca De Marco e Luigi Amendola (Sel) - . Dunque sui 26 votanti la
maggioranza richiesta era di 14 voti. Ma questa non è stata raggiunta e di conseguenza le linee guida non
sono state approvate». Tutto da rifare insomma. Al Sant’Artemio, infatti, funziona come al Senato: l’astensione
equivale al voto contrario. Per il centrodestra basterà ripresentare lo stesso documento nel prossimo consiglio?
Formalmente sì. Ma le lacerazioni ora sono alla luce del sole visto che è stato rispedito al mittente un testo
scritto dai capigruppo di Lega e Pdl. «È un importante schiaffo alla volontà derogatoria della giunta che serviva
solo a delegare Muraro a dire un sì condizionato ai due progetti - è l’affondo di Sel - . A questo punto la
maggioranza non faccia forzature e prenda atto che non c’è il consenso neanche tra le proprie fila nonostante
qualche tentativo di aiuto da parte della minoranza».
IL CASO PEDEMONTANA
Puppato: «Casello di Barcon, la fine di San Gaetano»
MONTEBELLUNA - (L.Bon) «Il casello di Barcon sarà la fine per San Gaetano». È uno dei concetti espressi dal
consigliere comunale e regionale Laura Puppato sulla questione Pedemontana. «Qualora venisse realizzata
-afferma l’ex sindaco- sarebbe un dramma per Montebelluna non aver proseguito nell’iter della realizzazione
di un’opera cantierabile (la tangenziale, ndr); ci troveremo con una viabilità ancora più appesantita da
un’autostrada che getterà direttamente, senza filtri, nelle strade comunali un traffico aggiuntivo». Peggio, a
suo dire, andrà con il casello a Barcon: «Per San Gaetano potrebbe essere la fine dei progetti di vita di
quartiere». La Puppato insiste sulla volontà di non dare risposte ai tanti interrogativi: «Ad oggi nessun
documento, dal quale si desuma a quali condizioni e con che costi si costruisce, è uscito da Veneto Strade».
Nel caso di Montebelluna,infine, «la questione è ancor più grave a causa della disastrosa scelta del sindaco
Favero di eludere il tema circonvallazione e di puntare tutto su un sottopasso».
Tribuna di Treviso
21 marzo 2012
LETTERA A VARDANEGA DICA NO A BARCON
di RENZO SECCO
L’INTERVENTO
È miope oltre che egoistica la posizione assunta da Unindustria Treviso che avalla una nuova operazione di
distruzione di territorio e di ambiente
Con la mia famiglia sono stato membro dell’associazione fra gli industriali della nostra provincia dal primo
dopoguerra per molti decenni; ho ricoperto cariche rappresentative non solo a livello provinciale, ma anche
regionale e nazionale. Non sono sempre stato in sintonia con le linee di politica industriale propugnate
dall’associazione, ma ho sempre accettato le risoluzioni che risultavano confacenti agli interessi
dell’imprenditoria trevigiana e allo sviluppo economico in generale. Finora però non mi era mai successo di
trovarmi così in disaccordo e grave imbarazzo come ora quando vedo che la categoria, per la miope,
contradditoria ed egoistica difesa di una parte degli associati si erge a difesa, se non addirittura promotrice,
di azioni che creerebbero gravissimo nocumento alla collettività ed al territorio. E’ miope infatti la posizione
sottoscritta dal presidente Alessandro Vardanega quando non partecipa al coro, ormai unanime delle altre
organizzazioni imprenditoriali e professionali, che finalmente ed opportunamente si rifiutano di continuare
nella dissennata distruzione di territorio e d’ambiente, costruendo nuovi insediamenti come quello progettato
per Barcon. Mi chiedo perché Unindustria non vede che centinaia di zone industriali nella nostra provincia
sono diventate siti semideserti. Molti di questi addirittura ancora nuovi, perché anche nelle aree industriali
negli anni scorsi si è sviluppata la speculazione edilizia e si è continuato a costruire senza che ci fosse la
domanda. Quanti industriali nell’edificare il proprio stabilimento hanno costruito il doppio di quello che serviva
con la speranza di poter vendere o affittare il surplus ad altre attività. E per far questo si sono indebitati. Nel
2005 il presidente Tomat presentando il pregevole studio promosso da Unindustria e Provincia sulle “Linee
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guida per gli interventi nelle aree produttive” scriveva che si doveva puntare “ad elevare la qualità delle nostre
aree produttive, misurandoci con il pregio architettonico degli edifici, l’impatto sul paesaggio e sulla natura,
ma anche con l’accessibilità alle reti di comunicazione, alle infrastrutture e ai servizi”. Ribadiva nel 2008 in
occasione del workshop internazionale “Urban Industrial” tenutosi a Conegliano che “un ciclo brillantemente
iniziatosi trent’anni fa è terminato individuando che tra i fattori di base di quella stagione che ha visto il decollo
industriale della nostra provincia… c’erano sicuramente ambiente e territorio che hanno rappresentato un
insostituibile elemento di vantaggio competitivo” concludendo che “quelle condizioni e motivazioni si sono
esaurite con la progressiva occupazione degli spazi”. Sempre nel medesimo studio quando si presenta il
paesaggio industriale contemporaneo della Provincia di Treviso si afferma che: “Una cosa è certa: la pervasività
dell’edificio industriale generico (gli americani li chiamano shoe box, scatola di scarpe) può essere riconosciuta
come una delle cause del degrado del paesaggio”. Lo studio va anche più nel dettaglio valutando possibili
soluzioni per il recupero del paesaggio industriale così degradato dalle “shoe box” come alternativa forse
obbligata alla demolizione certamente molto costosa. Per il futuro detto studio indica come debba cessare
la costruzione con le tipologie finora utilizzate per far luogo a strutture smontabili, trasportabili, estendibili,
modulabili a seconda delle esigenze delle aziende e dell’andamento del mercato. Strutture in acciaio ad
esempio piuttosto che invasivi scheletri in calcestruzzo. Sono concetti ampiamenti condivisibili e come tali
sono stati sottoscritti nel 2008 dal Presidente Muraro e Tomat assieme. Ma allora dal 2008 al 2012 cosa è
cambiato? Sul cambiamento di idea da parte del politico leghista si può dire che in questi ultimi tempi ci
siamo abituati a vedere un continuum di salti di corsia, anche se altri leghisti la pensano in modo opposto.
Per la “mia” Unindustria qualche malalingua insinua che Tomat produce scarpe e Vardanega coppi e mattoni.
Ma non voglio cadere in queste volgari provocazioni e chiedo che vengano pubblicamente dichiarate le ragioni
per le quali il presidente Vardanega rifiuta di associarsi al coro degli altri operatori economici sull’argomento.
Sì sofferto a Ikea e Barcon
La Provincia cambierà il Ptcp. Muraro si salva grazie a Battaglion e Bonesso
Via libera in Provincia alla modifica del piano urbanistico provinciale. Di fatto, un primo passo per consentire
ai due mega poli industriali di Barcon di Vedelago e di Ikea a Casale di approdare nella Marca. Il voto è
avvenuto lunedì, in una animatissima seduta del consiglio provinciale. Presenti fra il pubblico ambientalisti,
rappresentanti di Lav e del comitato contro Barcon. Ma è stato il dibattito dagli “scranni” dei consiglieri a
infuocare la seduta. Al voto del Sant’Artemio le linee guida - scritte dai capogruppo della Lega Giorgio Granello
e del Pdl Roberto Fava – che definiscono i criteri per consentire al presidente della Provincia di andare a
trattativa con i proponenti dei progetti industriali (valutando i benefici pubblici di nuovi insediamenti) e di
derogare al Ptcp, il Piano territoriale di coordinamento provinciale. Piano che, così com’è stato elaborato nel
penultimo mandato amministrativo del presidente Muraro, impedisce nuove cementificazioni in provincia,
consentendo l’inserimento delle nuove aree produttive solo in zone dismesse. Per modificarlo serve una
deroga al piano. Da qui l’ordine del giorno approvato fra malumori e distinguo (in primis quelle del leghista
Marco Prosdocimo, ex assessore all’Aricoltura, e Franco Conte, ex assessore all’Urbanistica e “padre” del Ptcp)
da 13 consiglieri della maggioranza Lega e Pdl, con l’astensione del pidiellino Franco Bonesso e il voto
contrario di Mario Gabrielli (Pdl). A una maggioranza a dir poco scomposta, ha fatto da contraltare il voto
contrario di 11 consiglieri delle minoranze, che però hanno dovuto fare i conti con l’astensione del consigliere
del Pd e sindaco di Casale Bruna Battaglion. Assente, proprio nel corso della discussione, Muraro, uscito poco
prima del punto e rientrato poco dopo, con disappunto del capogruppo del Pd Floriana Casellato che ha
definito “vergognoso” il comportamento. Pesanti le accuse del consigliere di Sel Luigi Amendola. E non solo
alla maggioranza, ma anche al Pd. «La maggioranza intende cambiare il Ptcp entrato in vigore solo un anno
fa, e fissa dei criteri che chiunque ora potrà invocare per pretendere l’assenso su proposte che ad oggi
sarebbero invece contrarie al Piano – dice - Oggi è stato fatto il patatrac e dispiace constatare che bastava
che i due consiglieri e sindaci Battaglion del Pd e Bonesso del Pdl, anziché astenersi avessero votato contro
la pessima proposta di stravolgimento del Ptcp, questa sarebbe stata bocciata».
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Gazzettino di Treviso
20 marzo 2012
TREVISO - «Questa altro non è che una porta definitivamente aperta per i progetti di Ikea a Casale sul Sile e
di Colomberotto e Roto-Cart a Barcon di Vedelago». Così Gianluca Maschera, capogruppo dell’Idv, bolla il via
libera (13 voti a 11) dato dalla maggioranza nel consiglio provinciale di ieri sera alle linee guida, scritte dai
capogruppo di Lega e Pdl, che definiscono i criteri per calare nel piano urbanistico della Marca i due mega
insediamenti industriali. E tutta l’opposizione è sulla stessa lunghezza d’onda. Quel che è certo è che ieri il
centrodestra, con i pur pesantissimi distinguo del leghista Marco Prosdocimo (ex assessore all’Agricoltura) e
dei pidiellini Mario Gabrielli e Franco Conte (ex assessore all’Urbanistica) ha aperto le porte a una discussione
approfondita tanto con il colosso del mobile tanto con le ditte che vedono Barcon come sede ideale del
macello e della cartiera. Come? Dando mandato a Muraro, presidente e assessore all’Urbanistica (ieri però
assente) di soppesare le proposte con (più di) un occhio di riguardo alla possibilità di creare nella Marca nuovi
posti di lavoro. La questione, insomma, potrebbe arrivare a una sorta di asta al rialzo del beneficio pubblico.
«All’estero gli imprenditori seguono i piani - sbotta Maschera - qui invece vengono a comperare terreni e poi
a chiedere di trasformarli». «Come si farà poi a dire di no ad altri? Sarebbe la fine - incalza Fiorenzo Silvestri
(Udc) - fermiamo i ricatti e blocchiamo le deroghe al nostro piano urbanistico». «Perché dobbiamo sempre
andare avanti a deroghe?», chiede Amendola (Sel). Sulla stessa lunghezza d’onda il Pd. Con l’astensione di
Bruna Battaglion, sindaco di Casale che dal suo municipio ha benedetto il progetto Ikea. «Vergognoso che
Muraro abbia saltato questa discussione», sbuffa la Casellato. Il centrodestra, comunque, va avanti. «Non è
un via libera - taglia corto Granello, capogruppo della Lega - si dà solamente la possibilità a Muraro di parlare
con i proponenti del progetto». E, si sa, una ciarla tira l’altra.
Tribuna di Treviso
17 marzo 2012
PEDEMONTANA VENETA
TREVISO «Vincolare l’edificazione nelle aree di casello non significa, automaticamente, neutralizzare il rischio
di crescita disordinata nel territorio pedemontano». Paolo Feltrin e Sergio Maset hanno studiato, per conto
di Confartigianato Vicenza e AsoloMontebelluna, gli effetti della Superstrada Pedemontana Veneto sul
territorio delle province di Treviso e Vicenza. E lanciano attraverso questo studio un richiamo preciso alla
politica, che governa il territorio, sui rischi di una nuova colata di cemento su quel che resta della pianura
veneta. Un allarme preciso, circostanziato, che fa riferimento alla norma regionale che detta come «le aree
afferenti ai caselli autostradali, agli accessi alla rete primaria ed al SFMR per un raggio di 2 chilometri dalla
barriera stradale sono da ritenersi aree strategiche» e «sono da pianificare sulla base di appositi progetti
strategici regionali». Non basta «congelare» i due chilometri dai caselli per risparmiare al Veneto una nuova
ferita come quella causata dalla legge Tremonti nel 2001 –sostengono i due studiosi – ma bisogna fare di
più, per una semplice ragione: «Non è eccessivo ipotizzare, in un’ipotesi di sviluppo edificatorio non governato,
dapprima la formazione di aree di addendamento attorno a ciascun casello e successivamente, in un orizzonte
temporale non troppo prolungato, la loro saldatura con la formazione di una fascia insediativa continua lungo
tutto il tracciato della Pedemontana». Calcolando che la nuova Superstrada Pedemontana Veneta, i cui lavori
sono partiti lo scorso 10 novembre e si concluderanno entro il luglio 2016, è lunga 94,5 chilometri, significa
avere una striscia d’asfalto costeggiata da una disordinata quinta scenica di nuovi capanonni. Un’eventualità
da scongiurare, visto che nella sola provincia di Treviso ci sono già 1.077 aree industriali in 95 comuni e che
disponendo per lungo tutti i capannoni esistenti ne viene fuori un serpentone lungo da Treviso a Reggio
Calabria. Insomma, il rischio esiste ed è abbastanza concreto: del resto, il braccio di ferro sul nuovo polo
industriale di Barcon è emblematico, con due industrie che vogliono realizzare quasi un milione di metri
quadri di nuove aree industriali in cambio della realizzazione di un nuovo casello. «Uno scandalo – tuona la
capogruppo del Pd in consiglio regionale, Laura Puppato – perchè quel casello serve in realtà alle industrie
stesse e non può essere calcolato come contropartita alla comunità ma solo come opera accessoria alle
attività richiedenti». Quella dei «due chilometri» è una norma sbagliata anche per Legambiente, che denuncia
come in questo modo venga scippato il governo del territorio agli enti locali (e dunque alle comunità civili),
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con la Regione che avoca a sè l’ultima parola. Paolo Feltrin e Sergio Maset (Tolomeo studi e ricerche)
propongono un metodo concreto per evitare il nuovo disastro: «Occorre definire dei criteri di gerarchizzazione
attraverso i quali individure i caselli della Pedemontana cui sarà possibile pensare come nodi funzionali». Non
deve essere considerato tabù, ad esempio, pensare a dei nodi strategici dove concentrare l’edificazione
(Montebelluna Ovest? Castelgomberto? Malo?) e ad alcuni caselli «verdi» da lasciare come porta integra al
territorio della Pedemontana e dei suoi prodotti: dal prosecco al breganze, dal Palladio ad Asolo. Le conclusioni
di Feltrin sono trancianti (se la politica avrà orecchie per ascoltarle):«La Pedemontana genera un corridoio ad
alta accessibilità:la programmazione delle aree di addensamento va fatta tenendo conto di una logica di
corridoio e non di singoli punti, governando dunque il corridoio e non esclusivament i nodi locali individuati
dai caselli». L’auspicio è, insomma, che la Regione imponga ai comuni a pianificare insieme un Piano di
assetto del territorio intercomunale. I Comuni coinvolti sono “appena” trentasei. Ci riuscirà?
Gazzettino di Treviso
17 marzo 2012
TREVIGNANO Il contestato intervento discusso questa mattina dopo il “no” firmato
dalla maggioranza
Caso Barcon, il Consiglio pronto alla guerra
TREVIGNANO - Il consiglio dichiara guerra all’area industriale di Barcon. Il contestato intervento approda oggi
alle 10 in consiglio comunale a Trevignano. Sarà infatti sottoposto all’approvazione del consiglio un ordine del
giorno contro l’accordo di programma alla base della realizzazione dell’opera. «Il nostro documento -spiega il
sindaco Franco Bonesso- esprime netta contrarietà all’area industriale, essenzialmente per due ragioni: una
di carattere viario l’altra di impatto ambientale». Per quanto riguarda la viabilità, l’intervento inciderebbe
direttamente su Trevignano; all’opera è inoltre collegata la realizzazione di un casello della Pedemontana veneta.
«Sarà l’occasione - afferma invece Fiorenza Morao, portavoce di Primavera Civica a Vedelago - per verificare
se la contrarietà espressa a parole, ma non con il voto, dal sindaco Bonesso in commissione urbanistica
provinciale lo scorso 9 marzo, verrà formalizzata con una delibera di tutto il consiglio comunale di Trevignano».
Sulla questione Primavera Civica è furiosa. «La Lega con un colpo di mano ci ruba la terra - continua - il Pdl
non è d’accordo ma vota a favore: che vergogna. La Lega che si riempie la bocca di salvaguardia
dell’ambiente, di tutela del territorio, di sviluppo sostenibile, ha trovato un modo elegante per svendere la
campagna di Barcon alla faccia di tutti i suoi abitanti. La Lega dei “paroni a casa nostra” si è dimostrata
“parona” di ubbidire ai diktat di partito, e al diktat del dio denaro ignorando le opinioni della sua base che si
è espressa nei comitati e nelle 12 associazioni di categoria che hanno fatto proposte concrete e alternative
alla distruzione dell’unico bene riproducibile: la terra».
Tribuna di Treviso
18 marzo 2012
Strada Pedemontana, avanti tutta I sindaci: «Ora basta con i ricorsi»
La Supestrada Pedemontana Veneta sarà terminata nel 2018, ricorsi permettendo. Questa l’indicazione data
da Silvano Vernizzi (in foto), il commissario per l’emergenzia viaria e padre quindi dell’opera. «Oggi (ieri per
chi legge ndr) abbiamo approvato altri due lotti esecutivi -ha detto Silvano Vernizzi- entro la fine dell’anno
l’opera sarà tutta esecutiva. E, ricorsi permettendo, sarà terminata entro il 2018». Una cosa è stata precisata:
i cantieri sono aperti e i lavori sono incorso di realizzazione. Cantieri per ora operativi nel vicentino, dove è
stato individuato il primo lotto da realizzare. Una volta terminati lì, le ruspe entreranno in territorio trevigiano.
La Pedemontana sarà aperta al traffico quando sarà completata. Non diventerà quindi operativa per stralci
man mano che saranno stati realizzati dei tratti funzionali.
MONTEBELLUNA La Pedemontana Veneta è necessaria. Anche se si poteva procedere in modo meno
conflittuale. Questa la posizione dei sindaci espressa ieri nel corso del convegno della Confartigianato sulle
ricadute che avrà tale infrastruttura sul territorio. Drastico il sindaco di Montebelluna, Marzio Favero, che ha
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ricordato di averne sentito parlare quando lui aveva ancora 10 anni. «La Pedemontana Veneta va fatta - ha
tagliato corto - va fatta contro chi continua a presentare ricorsi che non hanno ragione di essere, va fatta per
ragioni ambientali, perchè il traffico c’è già e passa in mezzo ai paesi. Certo l’ottimale sarebbe avere altri 200300 metri di trincea a Selva, in ogni caso è un’infrastruttura necessaria per affrontare la trasformazione del
territorio. Ci serve per riordinare il territorio». Vicino a lui c’era anche un sindaco che di ricorsi ne ha fatti due,
quello di Povegliano, Sergio Zappalorto. «Tutti i sindaci hanno accettato la Pedemontana Veneta - ha affermatoma c’è stata difficoltà a confrontarsi soprattutto con Veneto Strade, tanto che abbiamo dovuto procedere con
due ricorsi che sono ancora in piedi. Non è accettabile che un’istituzione debba presentare dei ricorsi per poter
dialogare con un’istituzione superiore. In ogni caso il dialogo c’è, da parte nostra la disponibilità ad una
soluzione esiste, spero che ci sia altrettanta disponibilità anche dall’altra parte». Se una frecciata il sindaco di
Montebelluna l’ha voluta dare agli autori dei ricorsi, un’altra l’ha indirizzata alla Provincia: destinatario l’assessore
Contarin che aveva di fianco, a cui ha fatto notare, riferendosi ai progetti Ikea e di Barcon, che la Provincia
dovrbebe rispettare il Ptcp che si è data. E Contarin? «Certo, il Ptcp va rispettato, ma se c’è la necessità va
anche rivisto». In parole povere disco verde per Barcon e Ikea. L’assessore provinciale Contarin ha poi lanciato
un avvertimento, destinataria Veneto Strade: «O quando diventa operativa la Pedemontana sono già pronte
anche le opere accessorie, o sarà un disastro, soprattutto per la zona di Fonte e di San Zenone». Perchè lì si
bloccherebbe il traffico in uscita dalla Pedemontana. Pure da Vidor è arrivata la benedizione alla Pedemontana
Veneta, con una raccomandazione però: che venga fatto il nuovo ponte di Vidor. Il sindaco di Vidor ha tenuto
a sottolineare la condizione critica del comune, ma anche di Covolo e Valdobbiadene, perorando la causa del
nuovo ponte a sud dei centri abitati per salvarli dal traffico e poterli valorizzare dal punto di vista ambientale
e turistico. Pure da parte di Nico Cunial, sindaco di Crespano è arrivato il disco verde: «E’ l’occasione per creare
una cerniera tra i territori». A chi lamentava la mancanza di un limitato confronto per quest’opera dalla storia
infinita e pensa ad una Pedemontana ancora in gestazione ha provveduto a rispondere l’assessore regionale
Renato Chisso: «Intanto i lavori sono partiti e non si fermeranno. È un’opera calata dall’alto, certo. perchè ad
un certo punto qualcuno deve decidere sennò tutto si impantana. Con la Pedemontana Veneta e con le altre
infrastrutture che stiamo realizzando il Veneto avrà una rete pari a quelle della Baviera e della Catalogna.
Questa infrastruttura poi è al servizio del territorio. Il fatto di aver previsto un casello ogni 5 chilometri anzichè
ogni 20 o 30 chilometri come avviene normalmente per le autostrade ha proprio lo scopo di renderla accessibile
al territorio. Però dal 2018, quando queste opere saranno terminate e operative, basta pensare a strade, perchè
non si può pensare di fare quarte, quinte corsie per adeguarsi al traffico, ma bisogna puntare sul trasporto
ferroviario e realizzare quella rete che colleghi per ferrovia il Baltico all’Adriatico. C’è già il tratto che ci collega
con Vienna attraverso il Tarvisio. Va completata la rete».
Trevignano: no al polo di Barcon
TREVIGNANO Tutti compatti. Il consiglio comunale di Trevignano, nella seduta di ieri mattina, non ha avuto
ripensamenti. All’unanimità ha detto no alla nuova area agroindustriale di Barcon. Un no, quello di Trevignano,
che si aggiunge a quello di Montebelluna e che rende sempre più vasto il fronte di chi, a vari livelli, si oppone
al progetto voluto dal comune di Vedelago. Nei giorni scorsi il sindaco Bonesso aveva predisposto
sull’argomento un ordine del giorno, invitando i consiglieri, anche di opposizione, a presentare eventuali
richieste di modifica o integrazione. Così è stato. La Lega Nord ha inviato le sue richieste, che il sindaco ha in
gran parte inserito nella stesura finale del documento che ha poi letto in consiglio e che, con un’ulteriore
integrazione proposta dall’assessore De Piccoli, è stato votato all’unanimità. La prima ragione con cui il consiglio
ha motivato la sua scelta, è la prevista realizzazione di un casello di accesso alla Pedemontana, un’opera che
contraddice gli accordi conclusi dai comuni interessati quando è stato approvato il progetto della Pedemontana,
ma soprattutto scaricherebbe su Trevignano una mole di traffico non sopportabile dalla rete viaria comunale.
«Finché ci sarà quel casello» ha sintetizzato il sindaco «il nostro parere sarà sempre contrario». Ma, casello a
parte, il consiglio ritiene che sia da respingere il progetto in sé, perché «in contrasto con tutti gli strumenti di
programmazione» e perché distrugge un’ampia area agricola, tra l’altro con scarsi benefici per l’occupazione,
facendo passare il messaggio che si può continuare a distruggere territorio invece di recuperare le aree già
compromesse. Di qui l’invito al comune di Vedelago a «ripensare completamente» il progetto e a Provincia e
Regione a «non approvare» il piano. Di qui anche la delega a sindaco e giunta «ad opporsi in modo concreto,
anche ricorrendo ove necessario al Tar, per la difesa degli interessi e dei diritti dei cittadini di Trevignano». Una
decisione convinta, insomma, per la quale hanno espresso pubblicamente il loro plauso e il loro ringraziamento
anche alcuni rappresentanti, non di Trevignano, dell’Associazione Italia Nostra. Non capita spesso.
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Gazzettino di Treviso
18 marzo 2012
TREVIGNANO Il consiglio comunale compatto sul no al polo agro-industriale della
vicina frazione
«Barcon? Solo problemi»
La spiegazione: «Nessun beneficio pubblico, e il casello ci porterà traffico»
Un «no compatto» all’area industriale di Barcon. Con un voto unanime e trasversale alle forze politiche, il Consiglio
comunale di Trevignano ha votato ieri mattina l’ordine del giorno contro l’area industriale di Barcon. Pure
l’opposizione leghista si è unita al voto della maggioranza (Pdl e Pd), dopo l’accoglimento di alcuni emendamenti,
che smussano qualche angolo ma mantengono inalterati i i contenuti di fondo del documento in cui si esprime
«netta contrarietà» al progetto. «I contenuti della proposta -si legge- come formulati, appaiono fortemente
impattanti sul territorio»; d’altro canto, «non risulta neanche bene definito e documentato un sufficiente beneficio
pubblico». Inoltre «la valutazione degli impatti deve necessariamente coinvolgere tutti i comuni limitrofi, per le
indubbie ricadute che ne deriverebbero, oltre che la Provincia per la verifica di compatibilità con il Piano Territoriale
di Coordinamento Provinciale mentre è mancato completamente il coinvolgimento diretto del Comune di
Trevignano». Sotto accusa anche «il casello aggiuntivo di Barcon, che »creerebbe difficoltà e problematicità
dovute ad un incremento di traffico non sopportabile dalle arterie comunali che collegano Trevignano e Barcon
e lo stesso dicasi per le strade comunali del comune di Montebelluna”. Si punta poi l’indice contro la
trasformazione «di 98 Ettari di terreno agricolo (ovvero 53 ettari in una nuova ufficiosa versione del progetto)»
e si evidenzia l fatto che «il rapporto fra occupati e superficie trasformata pari ad una decina di addetti per ettaro
non può essere la soluzione alla tensione sociale ed economica». Si chiede quindi al Comune di Vedelago di
ripensare completamente questa iniziativa, alla provincia di Treviso e alla Regione Veneto di non approvare
questo piano e a individuare soluzioni e siti alternativi. Per avversare il progetto il consiglio «impegna il sindaco
e la Giunta a ricorrere, se necessario, anche al Tar».
Fra il pubblico anche Ermes Dondoni, del Comitato “Barcon viva”. «Abbiamo visto un’amministrazione molto
preoccupata e interprete delle nostre stesse preoccupazioni -dice- È stata inoltre molto decisa sia per
contenuto sia per compattezza in modo trasversale alle forze politiche, compresa la Lega». A questo punto,
«vedendo anche l’atteggiamento contrario di Montebelluna, che ci auguriamo vari presto un documento
ufficiale analogo, ci sembra che il nostro sindaco si stia un po’ isolando dal contesto locale».
Tribuna di Treviso
15 marzo 2012
TREVIGNANO
Tutti uniti contro il polo di Barcon
Amministrazione e opposizione voteranno «no» sabato in Consiglio
TREVIGNANO Tutti contrari. Sul progettato intervento agroindustriale di Barcon, maggioranza e opposizione
del consiglio comunale di Trevignano si dicono d’accordo: non s’ha da fare. L’ordine del giorno che esprime
contrarietà all’intervento, predisposto dal sindaco Franco Bonesso, dovrebbe dunque essere approvato
all’unanimità nel consiglio comunale di sabato mattina. Magari con richiesta di leggere modifiche da parte
dell’opposizione, comunque dovrebbe essere votato da tutti. Che il sindaco Franco Bonesso e la sua
maggioranza siano contrari all’intervento di Barcon, non è una novità. «Ci opporremo come amministrazione
comunale» afferma Bonesso «e io personalmente mi opporrò anche in consiglio provinciale quando saremo
chiamati ad esprimere il nostro voto». Da questo lato, dunque, nessuna sorpresa. Qualche dubbio, invece,
poteva esserci sull’atteggiamento dei consiglieri della Lega Nord, dal momento che fra i grandi sostenitori
del progetto Barcon ci sono il sindaco leghista di Vedelago e il presidente della Provincia Leonardo Muraro.
Ma anche la Lega ha deciso di dire no. «Chiederemo qualche integrazione all’ordine del giorno proposto dal
sindaco, ma lo approveremo» anticipa Chiara Casarin, capogruppo leghista in consiglio comunale. «Siamo
contrari al progetto di Barcon perché esso scaricherebbe sul nostro comune una mole di traffico ingestibile.
È un intervento che viene calato dall’alto, senza che ci sia stata un’intesa con i comuni limitrofi. Ogni comune
può gestire come crede il suo territorio, ma non può scaricare sugli altri gli effetti negativi delle sue scelte. È
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vero che l’iter del progetto è solo all’inizio» conclude la Casarin «ma è meglio muoversi per tempo ed esprimere
la propria posizione prima che sia troppo tardi».
Gazzettino di Treviso
14 marzo 2012
TREVISO - (mzan) Il Piano territoriale di coordinamento provinciale prevede due nuove grandi aree edificabili
nella Marca. Ikea e la cordata Colomberotto- Roto cart hanno annunciato di voler realizzare due insediamenti
nel trevigiano. Ergo: il Ptcp permette questi due nuovi poli.
Ma Leonardo Muraro rigetta l’equazione. Il presidente della Provincia ribadisce che, per ora, le due zone sono
state ipotizzate dalla pianificazione urbanistica solo in astratto: «Nel Ptcp è scritto che sono individuate due
aree: una per la logistica e una per l’intermodalità (ovvero per il trasbordo delle merci da trasporto su rotaia
a gomma, ndr) - Ma non sono state geograficamente ubicate per evitare speculazioni».
E soprattutto nega che la previsione possa adattarsi alle caratteristiche del macello e della cartiera progettata
a Barcon di o al centro commerciale griffato Ikea a Casale. «Non è possibile nessun abbinamento- precisa
Muraro -. La prima di queste due strutture, infatti, è a vocazione chiaramente produttiva e dunque non ha
niente a che vedere logistica ed intermodalità. L’altra è rivolta più ad una destinazione commerciale ed anche
in questo caso corrisponde poco».
Tribuna di Treviso
9 marzo 2012
I CONTI DI LAURA PUPPATO
«Operazione Barcon, un regalo da 50 milioni di euro»
VEDELAGO Barcon, un regalo di 50 milioni ai privati. A denunciarlo è la capogruppo del Pd in consiglio
regionale Laura Puppato che evidenzia come la perequazione offerta per il polo agroindustriale sia irrisoria
rispetto all’intervento. «Per Barcon vengono dichiarati 15 milioni di euro di opere di perequazione a fronte
del cambio di destinazione d’uso da agricolo a produttivo di 88 ettari. Se un’area industriale nel Veneto costa
circa 60 ¤/mq, agli “industriali” di Barcon costerà 10 volte meno, 5,6 ¤/mq. Invece di spendere 52.800.000
euro per 88 ettari, i privati ne spenderanno solo 4.928.000». Ma per Puppato neanche le cifre della
perequazione sono reali: «La proposta di accordo di programma prevede di destinare 10 dei 15 milioni di
euro alla realizzazione del casello autostradale. Il proponente dichiara che il casello è funzionale
all’insediamento, quindi non serve se non c’è l’insediamento. Se è così il casello non c’entra nulla con la
perequazione/interesse pubblico. E, al netto del contributo per la realizzazione del casello, se ne deduce che
il contributo perequativo ammonta a soli 5 milioni di euro. Se le risorse per il casello non sono sufficienti, chi
mette il resto? Il pubblico». La consigliera sottolinea che sia le aree industriali dismesse o in dismissione,
come le aree in prossimità dei caselli autostradali esistenti o programmati, sono sufficienti a fornire soluzioni
adeguate alle aziende. E, a fronte della scarsità di aree per nuovi insediamenti produttivi, questi per essere
avviati devono essere parametrati ai posti di lavoro che generano: «L’accordo di Barcon prevede l’occupazione
di circa 300 lavoratori negli 300.000 mq di capannoni vale a dire un lavoratore ogni 1000 mq».
Tribuna di Treviso
8 marzo 2012
Serata su Barcon, arrivano i carabinieri
Il sindaco difende a spada tratta il polo agroindustriale: «600 posti di lavoro», il dibattito s’infiamma con il
fronte del «no»
Le contestazioni di comitati e fondazione «Solo 15 persone a favore del progetto»
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Come promesso, comitati e fondazione Villa Emo si sono fatti sentire nell’incontro in cui il sindaco ha spiegato
il progetto Barcon. Dapprima volantinando fuori dal locale, poi intervenendo nel dibattito sempre più acceso.
«Se si voleva testimoniare che ci sono molti cittadini favorevoli al polo, l’obiettivo è fallito – dice Ermes
Dondoni, portavoce di Barcon Viva - Ci saranno state si e no 15 persone per il sì al polo. Il resto erano cittadini
che hanno aderito ai nostri comitati». Dondoni sottolinea la veemenza con cui Quaggiotto ha mostrato le
sue ragioni: «Un atteggiamento diverso non sarebbe guastato: i toni aspri non aiutano il confronto». La
domanda che più di qualcuno degli esponenti dei comitati anti – polo ha posto riguarda il grande
schieramento di associazioni di categoria (tutte esclusa Unindustria) e di sindacati contro il progetto. «Questi
soggetti – dice un esponente del Comitato Civico Vedelago – sostengono iniziative che creano opportunità
di sviluppo e di occupazione». (d.n.)
VEDELAGO Chi si aspettava una serata «amichevole» con una tranquilla illustrazione del progetto del polo
agroindustriale di Barcon da parte del sindaco Paolo Quaggiotto è rimasto forse deluso. Quello svoltosi
martedì sera all’ex Dama Rosa di Zapparè è stato un dibattito vivace, concluso dall’intervento del comandante
dei carabinieri di Vedelago, che davanti all’accendersi degli animi ha alzato le braccia e placato rancori con un
categorico: «Mi pare che dobbiamo chiuderla qua». È finito così l’incontro promosso dal neonato comitato
Vedelago Sviluppo, voce a favore del piano sostenuto dal sindaco. Alla serata si è presentato, seppure non
invitato, anche il fronte del «no». Ed è stato quasi subito scontro. «Il polo di Barcon nascerà solo se ci sarà il
casello della Pedemontana, che il commissario Vernizzi ha dichiarato fattibile. Non sorgerà alcuna industria
inquinante, semplicemente perché non si possono fare. Basta chiacchiere, solo Regione, Provincia e Comune,
ovvero gli artefici dell’accordo, hanno in mano gli elementi per parlare con cognizione di causa». Così ha
aperto il dibattito il sindaco Paolo Quaggiotto uscito allo scoperto dopo mesi di proteste, durante i quali è
emerso un ampio fronte del «no», è stato addirittura coinvolto il Quirinale, si è lanciato l’allarme di infiltrazioni
malavitose. Il primo cittadino ha replicato con forza difendendo «un’opportunità che creerebbe seicento posti
di lavoro». «Ho taciuto finora perché si stava parlando del nulla – ha detto – A febbraio il progetto è stato
definito nelle sue linee generali. E da qui si deve partire per una riflessione seria, lasciando da parte chiacchiere
strumentali». A spiegare il progetto, l’architetto Leopoldo Saccon, che ha confermato quanto già si sa circa
gli insediamenti proposti dalla Colomberotto e da Roto-Cart, ma con precisazioni su impatto ambientale e
logistica. Ha confermato i 600 posti, tutelati da un accordo. Il sindaco ha snocciolato tutta una serie di
garanzie, anche economiche, che eviterebbero il rischio di speculazioni. «Voglio essere chiaro: o nasce questo
polo o qui rimane tutto com’è. Per me non dobbiamo perdere il treno di questa opportunità che colloca
Vedelago nel corridoio 5 Lisbona-Kiev». Com’era prevedibile, però, anche i comitati del «no» hanno fatto
sentire la loro voce ribadendo la non opportunità di deturpare quello che è un patrimonio paesaggistico,
come ha sostenuto Enzo Bergamin della Fondazione Villa Emo. Il sindaco è esploso: «Ma di cosa stiamo
parlando? C’è una superstrada che passa a pochi metri da villa Emo e mi venite a parlare di tutela del territorio!
Signori, il territorio è già deturpato. Interventi sostenibili e il turismo? Ma quanti posti di lavoro porteranno?
Qui ce ne sono seicento». «Già, come la Breton…»,hanno incalzato i comitati, riferendosi agli oltre cento posti
promessi ma finora non visti. E Quaggiotto lanciato: «Ma se stanno ancora facendo i lavori».
Gazzettino di Vicenza
CASSOLA Progetto della Karizia Technology: produrre gas combustibili dal
trattamento dei rifiuti
Un gassificatore ai confini con Rossano
Gassificazione, ovvero tirare fuori gas combustibile dalla gestione dei rifiuti. Si propone di farlo, in un impianto
da avviare nella zona industriale ai confini con Rossano Veneto, la Karizia Technology srl di Cassola, società
“filiata” da Karizia spa, che ha sede allo stesso indirizzo di via Perosi di Cassola ed è attiva da anni nel settore
orafo. Il progetto per un impianto industriale di recupero di materia da rifiuti non pericolosi e pericolosi è
venuto alla luce perchè l’azienda cassolese ha pubblicato un avviso, in base alla legge, con il quale ha
comunicato di aver presentato l’istanza per attivare la procedura di impatto ambientale.
E subito è scattata la presa di posizione dei comitati CoVePa, che si battono contro i progetti della
Pedemontana e a difesa del territorio. Secondo il CoVePa, in una nota firmata da Massimo Follesa, Francesco
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Celotto e Elvio Gatto, si tratta di un progetto che «si giustifica solo con la presenza di una arteria autostradale
quale è la Spv», e che come altri previsti, tra cui la torcia per l’incenerimento dei fanghi di conceria nell’Ovest
Vicentino e la termovalorizzazione proposta nell’area industriale per la più grande macelleria d’europa a
Barcon di Vedelago, ora spunta in prossimità delle grandi arterie previste.
«Il gassificatore dovrà chiarire il suo ruolo e la provenienza dei rifiuti trattati, il piano industriale che ad esso
sottende, i soggetti proponenti e le partite economiche in gioco. Si tratta di pesanti ricadute e ipoteche sul
modello turistico agroalimentare che il presidente Zaia e l’assessore Finozzi vanno sbandierando ai quattro
venti a suon di milioni di euro» chiosano i tre del CoVePa. Dell’impianto industriale non sa nulla il sindaco
Silvia Pasinato, da noi raggiunta ieri telefonicamente all’estero: «Finora in Comune non è arrivato niente, già
lunedì al mio rientro attiverò gli uffici - spiega -, se si tratta di un impianto di trattamento rifiuti la competenza
è della Provincia e noi saremo coinvolti solo per la parte urbanistica». L’impianto sarebbe localizzato nella
zona del piano particolareggiato per insediamenti produttivi via Balbi: secondo il sindaco può trattarsi di via
dell’Industria. Intanto dall’avviso di Karizia Technology si evince che la documentazione «nella sua interezza»
è stata depositata il primo marzo sia in Provincia, sia all’ufficio urbanistica del Comune di Cassola. Dal 6
marzo inoltre, giorno in cui è apparso l’avviso pubblico, decorrono i 60 giorni per presentare le osservazioni.
Mentre l’azienda provvederà a presentare al pubblico i contenuti del progetto il 13 marzo alle 19 nella sala
della biblioteca comunale di San Giuseppe.
La Karizia Technology assicura che il processo di recupero dei rifiuti «avverrà in ambiente ermeticamente
chiuso e non avrà pertanto emissioni in atmosfera». Il capannone industriale sarà «un involucro edilizio
presidiato da un sistema di aspirazione delle arie, atto a mantenere in costante depressione la struttura
chiusa, collegato ad un impianto di abbattimento». Insomma, massima sicurezza secondo l’azienda.
Invece il CoVePa sostiene che «questo genere di impianti è pericoloso per la salute se male concepito e gestito
e può far peggiorare la qualità dell’aria se le emissioni non venissero controllate». Insomma si apre un
prevedibile braccio di ferro in tema ambientale.
Corriere del Veneto
8 marzo 2012
E su Barcon spunta il fronte del sì «Meglio l’industria dei disoccupati»
VEDELAGO — Il fronte del «Sì al polo di Barcon» rompe gli indugi ed esce allo scoperto per chiedere che non
venga fermato il maxi progetto agroindustriale. Perché, dicono, potrebbe riportare il lavoro che un tempo
c’era e ora non c’è più. Per la prima volta, insomma, c’è anche qualcuno che non parla di sacrifici ma di
prospettive.
Dopo tanti no (associazioni di categoria, fondazioni, movimenti e ambientalisti) c’è anche un sì: si sono riuniti
martedì sera a Barcon i cittadini di Vedelago che sostengono il progetto, e chiedono al sindaco Quaggiotto
di non fermarsi. Sono residenti di quegli stessi campi in cui il polo dovrebbe sorgere. Antonietta Vettoretto è
la portavoce del comitato che si è appena costituito.
«Con razionalità sappiamo che la Pedemontana passerà di qua - spiega - e crediamo che questo insediamento
possa portare qualcosa di buono, lavoro e benessere per tutti. Oggi il nostro borgo sta morendo». Non è
tutto: secondo Vettoretto macello e cartiera hanno fermato l’ipotesi precedente, ovvero ulteriori escavazioni,
ritenuta di maggiore impatto per il territorio: «Meglio le industrie che un’altra cava, il progetto c’è».
Tribuna di Treviso
7 marzo 2012
Barcon invasa da manifesti pro macello
Tre fantomatici comitati tappezzano i muri con volantini a favore di Quaggiotto. Ieri riunione carbonara alla
Dama Rosa
VEDELAGO Polo agroindustriale di Barcon: esce allo scoperto il fronte del sì al progetto. Ieri mattina sono
stati affissi manifesti firmati da comitati dai nomi un po’ fantasiosi come «Muso duro e bareta fracada» di
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Vedelago, «Basta ciacoe, volemo i fatti» di Fossalunga e «Quei dea rata del mutuo in sospeso» di Fanzolo che
incitano il sindaco Paolo Quaggiotto ad andare avanti con l’accordo che dovrebbe garantire centinaia di nuovi
posti di lavoro. Annunci che hanno avuto vita breve: essendo sprovvisti di alcuna autorizzazione all’affissione
(per cui bisogna pagare un obolo), sono stati strappati dalla polizia locale nel pomeriggio di ieri, dopo le
segnalazioni di alcuni cittadini, tra cui la consigliera di minoranza Fiorenza Morao. E, come prassi, si dovrebbe
procedere anche all’identificazione degli autori, percorso alquanto difficile, perché a parte i nomi fantasiosi
dei comitati, l’unico che appare è quello del sindaco. L’uscita dei manifesti è coincisa con l’uscita della notizia
di un incontro svoltosi ieri sera nel locale «Dama Rosa» in località Zapparè, in cui l’architetto Leopoldo Saccon
della Tepco ha presentato il progetto e a cui il sindaco Paolo Quaggiotto ha dato la sua adesione, assicurando
la sua presenza. Ovviamente l’iniziativa non è passata inosservata, soprattutto al comitato Barcon Viva, che
insieme alla Fondazione Villa Emo, è contrario a un mega intervento dalle conseguenze irreparabili per i
terreni di via Terza Armata, dove dovrebbe sorgere il macello più grande d’Europa e una cartiera, «senza
alcuna garanzia per l’incremento dell’occupazione». «Prendiamo atto – dice il portavoce del comitato Barcon
Viva, Ermes Dondoni – che il sindaco, dopo aver accuratamente evitato ogni confronto con noi da oltre un
anno, ovvero da quando è stato annunciato per sommi capi il progetto, accetta di intervenire a un
appuntamento organizzato da neonati comitati del sì. Diciamo che la scelta si commenta da sola». Dondoni
sottolinea un altro aspetto: «Sarebbe stato opportuno, per favorire il dialogo che l’incontro si fosse tenuto a
Barcon, oppure in altri ambienti di Vedelago che normalmente ospitano appuntamenti pubblici. Invece si è
scelto un luogo appartato, di dimensioni non grandi e che, particolare che forse è sfuggito agli organizzatori,
è seppur di pochi metri fuori dal territorio comunale di Vedelago, lì siamo a Montebelluna». Un particolare
oggi non secondario, in considerazione delle dichiarazioni del primo cittadino montebellunese Marzio Favero
contro il mega progetto. «È chiaro che intorno a questi ultimi fatti, i manifesti, l’incontro, ... – aggiunge la
consigliera di Primavera Civica, Fiorenza Morao – c’è l’intenzione di far emergere che qualcuno è a favore del
progetto. Sarebbe curioso sapere se oltre ai comitati di Vedelago, Fanzolo e Fossalunga, ce n’è anche uno di
Barcon, che io non ho visto. Battute a parte, mi sembra che la volontà della maggioranza dei cittadini
direttamente coinvolti ovvero quelli di Barcon sia contraria al polo agroindustriale: lo testimoniano le
quattrocento persone che hanno aderito al comitato».
Il sindaco di Montebelluna dice no
I dubbi di Marzio Favero: «Non si può stravolgere il piano territoriale provinciale»
MONTEBELLUNA Il sindaco Marzio Favero e l’ex sindaco Laura Puppato d’accordo sull’impatto che può avere
su Montebelluna la nuova area agroindustriale di Barcon. La Puppato aveva presentato un’interrogazione in
cui chiedeva che posizione avrebbe assunto l’amministrazione comunale in merito al casello collegato alla
Pedemontana Veneta ai confini tra Montebelluna e Vedelago e a servizio della nuova area industriale di
Barcon. Il sindaco le risponde esprimendo le sue perplessità sull’intervento e avvertendo il suo collega di
Vedelago, il leghista Paolo Quaggiotto, che non potrà prescindere dal parere di Montebelluna. «Condivido la
preoccupazione espressa dal consigliere Laura Puppato per l’impatto della nuova area industriale a Barcon
– dichiara Marzio Favero– Credo si dovrebbe aver cura sia dello spirito che della sostanza del nuovo Piano
territoriale di coordinamento provinciale che rifiuta forzature come queste. Per questo motivo ho già espresso
le mie perplessità sia pubblicamente che privatamente al sindaco di Vedelago. Già due mesi fa ho chiesto ai
miei uffici urbanistici un approfondimento sulla situazione, analisi che è in fase di conclusione. Comunque
alla data odierna nessuno ci ha scritto formalmente in ordine a tale intervento. Piccolo problema: il parere
del Comune di Montebelluna è necessario per qualsiasi intervento viabilistico lo interessi sia direttamente,
perché realizzato sul nostro territorio, che indirettamente perché destinato ad averne ripercussioni. Ci stiamo
pertanto attrezzando per il giorno del confronto con gli enti sovraordinati». Insomma si profila a Montebelluna
una comune linea tra maggioranza e minoranza che contesta il progetto dell’area agroindustriale di Barcon.
E quando ci sarà da discuterne assieme agli altri enti dall’amministrazione comunale di Montebelluna
probabilmente tale progetto sarà contestato.
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Gazzettino di Treviso
7 marzo 2012
I CONTRARI Il sindaco Marzio Favero d’accordo con Luara Puppato: una forzatura al
Ptcp
«Quale utilità?»: anche da Montebelluna no all’accordo
MONTEBELLUNA - (lbon) Anche Favero boccia Barcon. La realizzazione della mega area industriale, con
annesso casello autostradale, vede la contrarietà del sindaco di Montebelluna Marzio Favero. Che scende in
campo rispondendo ad un’interpellanza di Ulivo e Montebelluna nuova. Mostrandosi, per una volta, d’accordo
con Laura Puppato. «Condivido la preoccupazione espressa dal consigliere Laura Puppato per l’impatto della
nuova area industriale a Barcon -dichiara il sindaco- Credo si dovrebbe aver cura sia dello spirito che della
sostanza del nuovo Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale che rifiuta forzature come queste». E
aggiunge: «In vent’anni è stato mangiato un quinto della superficie agricola utile. Quindi, dato che non
mancano spazi, già realizzati, per nuove imprese, e il nostro Pim ne è un esempio, non vedo alcuna utilità
nel realizzare interventi in luoghi non deputati. Non vogliamo mettere i bastoni fra le ruote alle aziende, ma
riteniamo che i luoghi in cui intervenire ci siano già, senza strappare nuovi spazi agricoli». Comunque «alla
data odierna nessuno ci ha scritto formalmente in ordine a tale intervento». Ma c’è un piccolo problema: «Il
parere del Comune di Montebelluna è necessario per qualsiasi intervento viabilistico lo interessi sia
direttamente, perché realizzato sul nostro territorio, che indirettamente perché destinato ad averne
ripercussioni. Ci stiamo pertanto attrezzando per il giorno del confronto con gli enti sovraordinati».
Sul mega progetto di Barcon, il farmer market previsto in via III Armata, da tempo tira aria di contestazione.
Ma c’è chi lo sostiene, a parte, ovviamente, i diretti interessati alla sua realizzazione. Così ieri mattina, l’intero
territorio vedelaghese è stato tappezzato di manifesti che auspicano la nascita dell’insediamento agroindustriale. Sottopassi, (quello di via Montegrappa a Fanzolo, e quelli di Vedelago sulla Postumia Romana),
spazi riservati alla pubblicità, muri di numerose abitazione sia di Fanzolo che di Barcon, lungo la strada che
porta alla stazione ferroviaria di Fanzolo, e nello stesso centro di Barcon: ovunque sono apparsi manifesti di
un metro per sessanta centimetri, dal tono decisamente diverso da quello di contesta: “...accordo di Barcon...
Per dare lavoro e futuro ai nostri figli.. Sindaco vai avanti...”. “Per togliere il traffico da Barcon, Vedelago e
Albaredo: Paolo siamo con te”. “600 posti di lavoro: sindaco vai avanti”. Frasi inequivocabili, quelle stampate
a caratteri cubitali sulle decine di manifesti, affissi da mano ignota. Anzi, da sedicenti comitati come “Muso
duro e bareta fracada” di Vedelago, “Basta ciacoe voemo i fatti” di Fossalunga, “Fora i camion da Barcon” di
Barcon, “Quei dea rata del mutuo in sospeso-da Fanzolo”.
Qualcosa che ha sorpreso lo stesso primo cittadino, Paolo Quaggiotto. «Per me si è trattato di un’autentica
sorpresa - questa la sua reazione - positiva ovviamente. Qualcuno forse sta capendo che se non si toglie il
traffico da Barcon, la frazione non ha un grande futuro. Io poi sono per il lavoro. Nuovi posti di lavoro a Barcon
in un periodo come questo, sarebbero ossigeno positivo per l’economia di questa frazione, e non solo, ma
di tutto il territorio del nostro Comune. È una importante zona di viluppo futuro a ridosso del famoso corridoio
“5”, ma è anche un progetto che libera il traffico e porta sviluppo. Un progetto che dà risposte occupazionali
importanti per il futuro di tanta gente. L’impianto non inquina, non ci sono cave, solo lavoro a un territorio
che ne ha assoluto bisogno, per di più in tempi di grave emergenza-lavoro. Siamo ancora nella fase di
valutazione per capire come arriverà in conferenza dei servizi».
Rimane il mistero sugli anonimi sostenitori e, comunque, già ieri pomeriggio i manifesti erano finiti nelle mani
della Polizia locale, intervenuta a rimuoverli.
Gazzettino di Treviso
6 marzo 2012
Il via libera allo sbarco dell’Ikea a Casale diventa una questione di beneficio pubblico. O meglio, di moneta di
scambio. Ovviamente tutta legale, per carità. Non è un mistero, infatti, che in Provincia si veda più di buon
occhio il progetto del nuovo polo agro-industriale proposto dalla Colomberotto e dalla Roto-Cart a Barcon di
Vedelago che non quello messo a punto dagli svedesi. Come mai? Essenzialmente perché il primo prevede di
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«mitigare» la costruzione di 865 mila metri quadrati di capannoni mettendo sul piatto all’incirca 18 milioni per
infrastrutture viarie (su tutte un nuovo casello sulla futura Pedemontana), mentre il colosso del mobile a fronte
della realizzazione di 420 mila metri quadrati di stabilimenti è disposto semplicemente a costruire una nuova
scuola media con 18 aule a Casale. «Super-tecnologica», assicurano. Ma sempre e solo una scuola. «Le cose
ora stanno così - sibilano dagli uffici del Sant’Artemio - certo che se Ikea mettesse sul piatto anche altro, come
la realizzazione a proprie spese di almeno un tratto della nuova arteria Terraglio Est tra Treviso e Mestre, la
situazione potrebbe pure cambiare». E il pensiero della Provincia, per una volta, non è di poco conto.
Soprattutto perché, a quanto pare, l’ente guidato da Muraro sarà chiamato a dare il proprio parere (più che
mai vincolante a livello urbanistico) prima che palazzo Balbi decida se definire i due progetti di «interesse
regionale» o meno. Così al Sant’Artemio ora si aspettano che il beneficio pubblico proposto da Ikea, pronta a
investire 200 milioni di euro, si avvicini a quello definito dalla Colomberotto e dalla Roto-Cart, che a fronte di
un investimento di 330 milioni di euro ne lascerebbero almeno 18 per dare una sistemata alla viabilità. Per il
momento, però, così non è andata. Anzi, dall’ultima riunione della super-commissione, finita con una fumata
nerissima, i tecnici svedesi se ne sono andati senza troppe speranze. Anche se tirare la corda su un progetto
che prevede un fatturato annuo di 202 milioni (61 milioni per il punto vendita e 141 per il centro commerciale),
oltre e un saldo positivo nel territorio di 361 assunzioni, di questi tempi non si fa certo a cuor leggero.
L’INTERVENTO
Puppato: chiarire il caso Barcon
(L.Bon) Interpellanza urgente delle opposizioni di Montebelluna sul futuro casello autostradale di Barcon che
sarà proprio ai confini fra i territori di Montebelluna e Vedelago. A chiedere chiarimenti al sindaco di
Montebelluna Marzio Favero, sono i consiglieri “ulivisti” fra i quali Laura Puppato, capogruppo Pd in Regione.
Il casello si connette ad una nuova infrastruttura (a corredo di un mega impianto industriale) lunga circa 5
km: si svilupperà a est del centro di Barcon. La richiesta dell’opposizione parte dalla considerazione che «tale
casello determinerà un aumento considerevole del traffico leggero e pesante nel territorio di Montebelluna»
e che già nei mesi scorsi il primo cittadino ha espresso delle perplessità sull’opera.
Gazzettino di Treviso
3 marzo 2012
VEDELAGO La proposta di Bordignon diventa mozione: «Non significa schierarsi, ma dare la parola ai cittadini»
Il futuro di Barcon in un referendum telematico
VEDELAGO - Il futuro polo agroindustriale di Barcon con le aziende Colomberotto e RotoCart in prima fila,
può essere deciso anche da una consultazione popolare con voto telematico. La proposta è diventata cavallo
di battaglia del gruppo consiliare d’opposizione “Bordignon sindaco”. Ora sotto forma di mozione verrà
sottoposta all’esame dell’amministrazione comunale di Vedelago.
«Non significa schierarsi a favore o contro il progetto agroindustriale - sottolinea il consigliere comunale Oscar
Bordignon - ma di passare la parola ai cittadini di Barcon, attraverso un coinvolgimento partecipativo che
non vuole sostituirsi a quello rappresentativo uscito dalle ultime amministrative».
L’avete promossa in differenti sedi, ora passate ai fatti. «E’ una consultazione non vincolante per
l’amministrazione comunale, ma che potrebbe costituire uno strumento aggiuntivo in vista della processo
decisionale finale». Ma come pensate di proporla? «E’ alternativa al referendum, della durata di alcuni giorni,
con il posizionamento di alcuni seggi a Barcon, all’interno dei quali i cittadini potranno esprimere la loro
preferenza alla realizzazione del polo agroindistriale attraverso un sistema touch screen. Non ci sarebbe alcun
costo a carico dell’amministrazione in quanto la Fondazione Villa Emo si è già resa disponibile a farsi carico
di tutte le spese. La decisione non è più procrastinabile perché sul progetto di Barcon si stanno addensando
troppe tensioni politiche, economiche e sociali che potrebbero essere stemperate dalla consultazione
popolare. In fin dei conti si tratta di uno strumento già utilizzato in decine di problematiche di rilevanza
pubblica quali esclusioni del traffico dai centri storici, realizzazioni di importanti opere viarie ed industriali».
Intanto sul maxi macello previsto in via Terza Armata i tempi si allungano. «Come amministratore locale provo
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profondo imbarazzo di fronte ai tempi che una pubblica amministrazione impiega a dare risposte alle proposte
di un imprenditore disposto ad assumersi un grosso rischio d’impresa per razionalizzare le proprie attività
industriali. Questo è ciò che un imprenditore si aspetta dalla politica».
Gazzettino di Treviso
4 marzo 2012
Ogni anno 1000 ettari di campi in meno
La Coldiretti: Ikea e macello intollerabili
TREVISO - (mzan) Negli ultimi dieci anni, la Marca ha visto sparire ogni anno oltre mille ettari di terreno
coltivabile, un’estensione pari all’intera tenuta di Cà Tron. Dal 2000 al 2010 la superficie agricola utilizzabile
in provincia è scesa da 138mila a 127mila ettari. I progettati nuovi insediamenti di Ikea a Casale sul Sile e del
mega-macello a Barcon di Vedelago costituirebbero un ulteriore, intollerabile colpo: Coldiretti Treviso rinnova
l’allarme lanciato venerdì scorso insieme ad altre undici associazioni imprenditoriali e sindacali della provincia.
«La terra per noi non è una rendita bensì l’unica possibilità di mantenere in vita le nostre aziende - sottolinea
il presidente Fulvio Brunetta -. E il mantenimento dell’agricoltore nel territorio significa garantire all’intera
collettività la manutenzione e la salvaguardia dello stesso». Coldiretti non nasconde dubbi sui benefici
dell’operazione Barcon per gli agricoltori locali: «Non capisco come mai in Emilia occorrono 11 ettari per un
macello più grande - si chiede Brunetta - e a Vedelago ne vogliono usare 30 per uno più piccolo?».
Sul tema dello sviluppo sostenibile si muove anche l’Udc trevigiana: martedì il comitato provinciale metterà
a punto un piano di iniziative. «Smentire i principi del Ptcp e adottare deroghe “ad aziendam” - attacca la
segretaria provinciale Gianna Galzignato - significa decretare il fallimento delle politiche di gestione del territorio
da parte di una Giunta provinciale che evidentemente si inchina davanti ai poteri forti».
Tribuna di Treviso
4 marzo 2012
Nasce un comitato pro maxi macello
A qualcuno il maxi macello con cartiera e farmer market, previsto a nord di via Terza Armata, a Barcon di
Vedelago, piace. E dopo prese di posizioni al vetriolo contro l’operazione sostenuta in prima persona dal
sindaco Paolo Quaggiotto e firmata Colomberotto e Rotocart, ecco uscire allo scoperto un comitato a favore
del nuovo impianto agroindustriale. La prossima settimana si terrà una prima riunione. Pubblica? Solo per
chi è d’accordo: il nuovo comitato non ha intenzione di pubblicizzare troppo l’evento temendo l’incursione
del popolo schieratosi contro l’operazione. Nessun manifesto è ancora affisso in paese per annunciare
l’assemblea a cui è stato invitato il progettista del polo agroindustriale, l’architetto Leopoldo Saccon. Si conta
sull’effetto sorpresa per scoraggiare l’intervento dei detrattori. La riunione si terrà martedì . Ci sarà sicuramente
il sindaco Paolo Quaggiotto. «Mi hanno contattato – fa sapere il primo cittadino senza sbottonarsi troppo –
Vado come invitato a relazionare sull’operazione. Ne discuteremo a mente aperta, senza preconcetti».
«Per Ikea e Barcon, Muraro è pronto a tradire il Ptcp»
Nessuna deroga al Piano territoriale, soprattutto se servirà a avallare progetti come l’Ikea a Casale e il maxi
macello a Barcon. E’ il grido unanime di Sel, Udc e Coldiretrti che puntano il dito contro Muraro. «Voteremo
contro ogni ordine del giorno che voglia modificare il Ptcp – fa sapere Luigi Amendola, capogruppo di Sel a
S.Artemio – e ci auguriamo che tutti i partiti di opposizione in Provincia raccolgano il nostro appello. Il
segretario provinciale Udc Gianna Galzignato pare favorevole. «Con il sì agli insediamenti di Barcon e Casale
– dice – Muraro smentisce il suo stesso Ptcp mettendo di fatto i grandi interessi privati davanti a quelli della
collettività. Giusta la protesta delle associazioni di categoria e dei sindacati. Stiamo pensando di chiedere un
consiglio provinciale straordinario». E rincara: «Smentire i principi del Ptcp e adottare deroghe “ad aziendam”
significa decretare il fallimento delle politiche di gestione del territorio da parte di una Giunta provinciale che
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evidentemente si inchina davanti ai poteri forti». A mettere ilcarico da novanta poi ci pensa la Coldiretti di
Treviso. «Se il nostro si chiama settore primario ci sarà pur un motivo – spiega piccato il presidente della
Coldiretti di Treviso, Fulvio Brunetta – La terra per noi non è una rendita bensì l’unica possibilità di mantenere
in vita le nostre aziende». I progetti specifici di Casale e i Barcon di Vedelago secondo il PTCP in vigore
andrebbero a costituire – a detta di Coldiretti – un abuso d’uso del territorio. Di qui la velenosissima
annotazione: «Siamo stati in Emilia dove è in funzione un macello che per numeri è ancora più grande di
quello che si vorrebbe realizzare a Barcon. Lì occorrono 11 ettari per un macello più grande. A Vedelago ne
vogliono usare 30 di ettari per uno più piccolo?».
Tribuna di Treviso
2 marzo 2012
Ikea e Barcon, c’è il muro No di imprese e sindacati
Sindacati e imprenditori insieme per salvaguardare il territorio. E un dispiegamento di forze mai visto prima
quello presentato ieri a Treviso: nove categorie economiche (Confcommercio, Cia, Cna, Coldiretti,
Confagricoltura, Confartigianato, Confesercenti, Confcooperative, Artigianato Trevigiano) e i tre sindacati
confederali (Cgil, Cisl e Uil); tutti decisi a bloccare le speculazioni e il consumo del territorio. Obiettivo primo,
ovviamente, progetti come il centro industriale a Barcon a Vedelago e il parco commerciale dell’Ikea a Casale.
E poi nervi scoperti come lo svuotamento dei centri storici e il braccio di ferro sulle aperture domenicali. «Il
nostro non è un comitato del no, sia chiaro» avverte il presidente di Confartigianato Mario Pozza durante la
presentazione di «Lo sviluppo recupera terreno» (slogan che introduce il documento programmatico inviato
al presidente della Provincia Leonardo Muraro). «Ci sono tante aree industriali incomplete – segue la
Confartiginato – o nuove non ancora sfruttate che possono essere riqualificate nel caso in cui ci sia richiesta
di nuovi insediamenti industriali o commerciali. Anche perché siamo convinti che il recupero porterà più lavoro
rispetto alla semplice occupazione di nuovo terreno». Le parole d’ordine impresse nel rapporto redatto dalle
categorie sono ambiente, risparmio energetico e sviluppo sostenibile. Tutti capitoli rimessi ora nelle mani
della politica, primo interlocutore della nuova lega ambientale economica trevigiana, che dopo la firma del
documento unitario avvenuta il 19 gennaio alla presenza di Muraro, hanno dato avvio a una vera e propria
campagna mediatica a sostegno di uno sviluppo più equilibrato. «Questo perché in passato la politica non
vigilato in materia e i risultati sono evidenti – aggiunge il segretario della Cisl Franco Lorenzon – siamo convinti
che si possa programmare meglio rispetto a qualche anno fa». «Per trovare la quadra ogni categoria ha fatto
quindi un passo indietro rispetto ai personalismi e agli interessi della propria sigla – dice inoltre il presidente
della Confcommercio Guido Pomini – non vogliamo porci contro la politica, ma di fronte. A questo tavolo è
seduto il 90% della rappresentanza economica trevigiana. Credo sia impossibile non darci ascolto». «Abbiamo
usato 4 volte più territorio rispetto agli standard – è l’allarme di Fulvio Brunetta di Coldiretti – e abbiamo già
1.100 siti industriali a Treviso. Per crescere dobbiamo solo ottimizzare l’impatto di queste realtà».
Gazzettino di Treviso
2 marzo 2012
GRANDI INSEDIAMENTI Categorie economiche e sindacati non bocciano solo Ikea e
macello di Barcon
Un coro: «No a nuovo cemento»
TREVISO - (mzan) Alleati contro il cemento. Associazioni imprenditoriali e sindacati trevigiani rinnovano il
fronte comune contro il consumo di territorio nella Marca. Dopo la prima uscita si riparte dallo slogan “Lo
sviluppo recupera terreno”. In provincia si stimano quasi mille aree produttive dismesse o mai utilizzate: la
priorità è recuperarle e riqualificarle anziché costruire ex novo. Attorno al tavolo in Camera di commercio
dodici sigle: tutte le organizzazioni della piccola impresa (Confartigianato, Cna, Casartigiani), del commercio
(Ascom e Confesercenti), dell’agricoltura (Coldiretti, Cia, Confagricoltura), la Confcooperative, più Cgil, Cisl e
Uil. Manca solo Unindustria.
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Dal no ai nuovi insediamenti come Ikea a Casale e il mega macello di Barcon l’azione si amplia ad una gestione
complessiva delle restanti zone “vergini” della Marca, sollecitando il rispetto degli assetti già concordati:
«Abbiamo, con fatica e impegno, trovato un equilibrio nel Ptcp: quello deve essere un punto fermo - spiega
Guido Pomini dell’Ascom -. Non è possibile, perché arriva la richiesta di qualche soggetto sia pure Ikea,
derogare. Altrimenti viene meno qualsiasi forma condivisa di sviluppo. Anzi: viene meno lo sviluppo». «Questo
non è un comitato del no, né ci sono interessi di singoli - ribadisce Mario Pozza di Confartigianato -. È un
comitato per lo sviluppo sostenibile: il recupero è fattibile, anche in termini di costi, del resto, non servono
grandi opere o grandi bonifiche. Ora tocca alla politica». E si attendono impegni concreti da Provincia, Comuni,
Regione («che - si fa notare - non ha solo un ruolo notarile in materia»).
E i possibili vantaggi per l’occupazione delle nuove strutture? «Anche con il recupero dell’esistente si possono
creare posti di lavoro e magari pure di professionalità più elevata - nota Paolino Barbiero della Cgil -. C’è il
rischio che si continui a crescere come nel passato seguendo un modello in profonda crisi. Occorre
un’autocritica: dobbiamo liberare spazio e non occuparne altro».
Corriere del Veneto
2 marzo 2012
In due anni 11 mila ettari persi per strade e capannoni
Sindacati e categorie alla Provincia: «Rispettate il piano territoriale» Chiesto lo stop al cemento: «Recuperiamo
i fabbricati abbandonati»
TREVISO — La lettera al presidente della Provincia l’hanno firmata tutti. Tranne Unindustria che, sperano i
promotori, prima o poi forse si aggiungerà. Le sigle sono dei leader di associazioni dell’artigianato, del
commercio, dell’agricoltura e dei lavoratori della provincia di Treviso, dodici in tutto, e tutti d’accordo sul
contenuto del documento. Nel quale si chiede, in sintesi, di bloccare ogni altra costruzione industriale nel
Trevigiano. Dove di capannoni ce ne sono già troppi (e un terzo dei quali vuoti) ma dove si pensa di edificare
una nuova Ikea e un maxi insediamento a Barcon di Vedelago. Fino al calcolo-choc degli agricoltori: in due
anni, solo nel Trevigiano, ben 11 mila ettari di terreno agricolo sarebbero stati sacrificati al cemento, capannoni
e strade in primis.
Esiste un Piano territoriale di coordinamento provinciale, è la sintesi della missiva, e alla sua definizione fa
abbiamo collaborato tutti da «parti interessate» su invito dello stesso Leonardo Muraro. AdeNon è proprio il
caso di sottoporlo già a modifiche o proporre deroghe per consentire la creazione di poli produttivi laddove
il piano stesso non li prevede e, anzi, indica «la localizzazione di nuovi insediamenti nelle aree industriali da
riconvertire». In pratica, proprio nelle zone piene di capannoni vuoti.
I promotori, che ieri hanno anche acquistato delle pagine sui quotidiani, non lo dicono esplicitamente ma il
casus belli sta proprio nella nuova Ikea a Casale sul Sile e nel contestato impianto agroindustriale di Barcon,
a pochi passi da Villa Emo. Si potrà capire la prudenza di Unindustria, alla quale sono associati molti di coloro
che sarebbero coinvolti nella costruzione di entrambi i poli produttivi; sarebbe più difficile da accettare
l’indifferenza, al manifesto dei «dodici», dell’estensore del Piano territoriale di coordinamento: la Provincia.
«Non siamo un comitato “contro” - sottolinea il presidente di Unascom, Guido Pomini - ma ci poniamo “di
fronte” alla politica, che con noi può affrontare qualsiasi ragionamento. Ci siamo tutti messi in discussione,
lo faccia anche lei. Tenendo ben presente che dove non c’è pianificazione i corridoi alla speculazione si
allargano». Pianificazione che si declina in «riutilizzo, sostenibilità e tutela del territorio». In meno di due anni,
è il calcolo di Fulvio Brunetta, presidente di Coldiretti, la superficie coltivabile utile è scesa da 138 mila a 127
mila ettari. «Per avere un’idea di ciò che abbiamo perso - dice - prendete Ca’ Tron e moltiplicatelo per undici».
Per fortuna, è l’opinione di Mario Pozza, leader di Confartigianato, «qui si è consolidato un “modello Treviso”,
abbiamo imparato a trovare risposte attorno allo stesso tavolo». È già accaduto, ad esempio, ricordano i
sindacati, quando si è giunti ad un accordo con gli industriali per la contrattazione di secondo livello su base
territoriale. Protagonisti sociali portatori di interessi contrapposti, cioè, di fronte all’eccezionalità di certi
momenti storici nella Marca, sembrano saper trovare la formula della lungimiranza. «La sostenibilità sociale
e ambientale pone nuove esigenze di riprogettazione. Non siamo per dire no ma i nuovi progetti devono
collocarsi all’interno di un nuovo corso. Il mondo della politica deve essere capace di recepire e i rielaborare
questo messaggio, altrimenti ne risponderà alle generazioni future».
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Gazzettino di Treviso
25 febbraio 2012
Barcon, in ballo 330 milioni
Tra carne e carta 608 posti di lavoro, altri 700 per i tre anni di cantiere e un casello gratis
Strutture per oltre 86 ettari dove far lavorare 608 persone, oltre alle 100 dell’indotto e i 500 operai edili
impegnati in almeno 3 anni di cantieri. La moneta di scambio, essenzialmente, coincide con la costruzione
di un nuovo casello sulla futura superstrada Pedemontana. Sono, in sintesi, le cifre del progetto presentato
dalle ditte Colomberotto e Roto-Cart per la realizzazione di un insediamento agro-industriale da 865 mila
metri quadrati a Barcon. Nei documenti su cui sta ragionando palazzo Balbi, chiamato a concedere o a negare
l’interesse regionale sulla proposta, così come in quelli in mano alla super-commissione nata in Provincia,
c’è ancora tutto come previsto all’inizio: dal più grande macello d’Europa, capace di lavorare 232 tonnellate
di carne al giorno, targato Colomberotto (oltre 385 mila metri quadrati) alla cartiera studiata dalla Roto-Cart
(370 mila metri quadrati), sino alla tanto discussa area commerciale (quasi 109 mila metri quadrati, di cui 5
mila per vendita alimentare e 10 mila per quella non alimentare). Il tutto per un investimento di 330 milioni.
«L’accordo determina un investimento immediato di 330 milioni - confermano le aziende - e un reddito
permanente da lavoro dipendente di 22 milioni di euro all’anno». Il progetto, infatti, è talmente mastodontico
che solamente per la sua realizzazione, stando alle stime delle ditte proponenti, richiederebbe 3 anni di
cantieri e l’impiego di 500 lavoratori. Più altri 200 legati all’indotto delle costruzioni. Numeri che si
tradurrebbero in un reddito complessivo (sulla base di 32 mila euro annui a testa) che supera i 67 milioni di
euro. Una volta costruiti, invece, il macello, la cartiera e il centro commerciale garantirebbero l’assunzione di
608 persone. A cui se ne aggiungerebbero altre 100 impegnate nell’indotto. Per la produzione di un reddito
totale annuo (restando sui 32 mila euro ciascuno) appunto oltre i 22,5 milioni di euro. Le somme danno cifre
che in questo momento di crisi sono da capogiro: 700 posti di lavoro per 3 anni di cantieri e oltre 700 una
volta a regime le strutture. E poi c’è il beneficio pubblico vero e proprio. «L’introduzione di nuovi parametri di
trasformabilità dell’area, che dalla destinazione agricola attuale assume destinazione prevalentemente
produttiva, determina un incremento del valore immobiliare pari a oltre 37 milioni - si legge nel progetto - a
fronte dei quali le opere erogate dai proponenti quali beneficio pubblico risultano superiori alla usuale quota
perequativa del 40 per cento». Cioè? Cioè arrivano a 18,7 milioni di euro. Quelli che Muraro non ha mai
nascosto di apprezzare. La maggior parte di questi, dieci milioni tondi tondi, servirebbero per la realizzazione
del famoso casello autostradale sulla futura superstrada Pedemontana veneta, a servizio proprio delle due
aziende. E il resto salterebbe fuori attraverso «possibili economie sulla progettazione ed esecuzione delle
opere», dalla cessione di alcune aree e, infine, dal pagamento degli oneri.
VEDELAGO - (mzan) «Quel polo industriale si può fare altrove. E così si salvaguarderebbero occupazione e
ambiente allo stesso tempo». Nicola Di Santo, presidente del Credito Cooperativo di Vedelago, non nasconde
le perplessità sul progetto di Barcon. «Nonostante anche i sindacati abbiamo espresso riserve su questo
aspetto, ammettiamo pure che questa struttura porti nuovi posti di lavoro - argomenta Di Santo -. Si può
tuttavia realizzare in un’altra area. Questo non lo dico io, ma la Fondazione Villa Emo che, in base al suo
statuto, sul tema sta portando avanti uno studio paesaggistico, ambientale e socio-economico. Lì
costituirebbe una ferita permanente e irreparabile ma non si vogliono prendere in considerazione altre
possibilità. Anzi, si insiste: o lì o niente». Il presidente ha avanzato il sospetto che proprio all’impegno sulla
vicenda Barcon siano collegate le notizie sulle difficoltà finanziarie della banca: il quotidiano Il Giornale riferiva
di un crollo degli utili del 78% e di 92 milioni di crediti deteriorati. «Chissà, sarà solo una coincidenza. Dò
fastidio? Non lo so. Mi interessa di più la lettera inviata al cda dai responsabili dei vari settori della banca sulla
condivisione delle iniziative e i piani strategici fin qui adottati». I conti non preoccupano Di Santo: «Quei dati
fanno riferimento al 2008: chiaro, se raffrontiamo i numeri di allora con la situazione attuale, la flessione c’è
stata. Ma ha colpito tutto il sistema. Anzi, Credito Trevigiano ha retto meglio di altre bcc: la banca è solida».
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Tribuna di Treviso
25 febbraio 2012
«Macchè criminalità organizzata»
VEDELAGO «Infiltrazioni mafiose su Barcon? Scusi, ma è meglio non commentare». Loris Colomberotto non
vuole intervenire sull’allarme lanciato dalla consigliera regionale Laura Puppato sul progetto che vede
protagonista l’azienda di cui è titolare. Ma fa intendere che le perplessità ci sono. Eccome. Intanto qualcosa
si muove a Barcon: l’azienda Colomberotto ha ricevuto dal Comune un permesso a costruire che riguarda
uno stabilimento di lavorazione del latte. Si tratta di un insediamento di circa seimila metri quadrati nell’area
di proprietà di Colomberotto dove verranno lavorati prodotti lattiero caseari per la ricomposizione in latte per
alimentazione animale, nello specifico i vitelli. I lavori effettivi dovrebbero iniziare a breve. Ma non si tratta di
un primo step del mega progetto su Barcon. Infatti, come già comunicato, l’azienda non avendo avuto
risposte nè dalla Regione nè dalla Provincia circa il polo agroindustriale proposto insieme alla padovana
Rotocart (industria della carta usa e getta) ha già provveduto a trasferire da altre parti pezzi importanti che
avrebbero dovuto sorgere qui a Barcon: per il mangimificio si avvale di una azienda trevigiana, invece per
l’allargamento del macello, l’azienda rimane dove ha il suo quartier generale, ovvero a Moriago. Qui, grazie
ad un accordo con il Comune, sta procedendo all’allargamento della struttura esistente. Ma se il permesso a
costruire a Barcon per lo stabilimento della produzione di latte non può essere il primo passo del polo, questo
non vuol dire che il progetto non esiste più. Rimane in piedi, almeno per quanto riguarda la Colomberotto,
l’ipotesi della realizzazione di un maxi macello che dovrebbe essere uno dei maggiori in Europa. Ipotesi che
resterà tale finchè non arriverà una risposta dagli enti competenti, ovvero Regione, Provincia e Comune di
Vedelago. È questo, al momento, l’unico elemento di novità che consentirebbe di continuare a parlare di
progetto di polo agroindustriale a Barcon.
Il portavoce di Barcon Viva nel mirino
VEDELAGO Sale la tensione a Barcon. Dopo l’attacco al presidente del Credito Trevigiano - «ricollegabile al
mio impegno in prima persona contro il polo agroindustriale previsto sulla campagna a nord di via Terza
Armata» – e i sospetti di infiltrazioni di criminalità organizzata sulla stessa operazione espressi da Laura
Puppato, t occa a Ermes Dondoni denunciare pressioni. Il portavoce del comitato Barcon Viva preferisce tenere
un profilo basso, ma di quanto gli sta succedendo ha già informato le forze dell’ordine. «Minacce? Non proprio
– ammette – Certo, ci si può aspettare di tutto e non posso negare che qualche pressione c’è». Non esplicita,
ma chi gli è vicino racconta di uno strano episodio accadutogli nelle scorse settimane. Parla di una telefonata
ricevuta da una segreteria milanese che gli fissava un appuntamento con una persona interessata alla sua
attività di presidente degli Amici della Musica di Vedelago. Una persona che avrebbe voluto incontrare Dondoni
per fargli una proposta. Appuntamento praticamente al buio in paese: solo un luogo, un’ora ma nessun nome.
Dondoni ha informato i carabinieri e si è presentato con loro all’ora stabilita. Ma nessuno si è fatto vedere.
Solo una coincidenza o effettivamente una vicenda legata al suo impegno nella battaglia contro il progetto
del maxi macello con cartiera e farmer market di Barcon? Il portavoce del comitato glissa. Ma le forze
dell’ordine indagano. Dondoni preferisce riferire di tentativi di screditare la sua figura di presidente degli Amici
della Musica. Un incarico che qualcuno sta cercando di togliergli ritenendolo scomodo. «La temperatura sta
salendo a Barcon – ammette Dondoni – Ce ne stiamo accorgendo. Davanti e dietro a una speculazione di
tale portata ci può essere di tutto. Sono rimasti in 5 contro tutti». I cinque che sostengono il progetto sono
«i promotori Colomberotto e Rotocart, il sindaco Paolo Quaggiotto, il governatore Luca Zaia e il presidente
della Provincia, Leonardo Muraro». «Sull’opposta barricata– continua Dondoni – c’è tutta la gente comune.
Tantissimi giovani mi stanno avvicinando per esprimere la loro contrarietà all’operazione. Hanno a cuore la
loro terra». Ieri sera l’assemblea pubblica convocata dal comitato spontaneo di Dondoni. Sul fronte del Credito
Trevigiano continuano le attestazioni di solidarietà al presidente Nicola Di Santo dopo l’attacco sferratogli
dalla Fiba Cisl e da «Il Giornale» che dalle sue colonne ha messo in discussione la solidità dell’istituto bancario.
Una cinquantina di dipendenti ha firmato una lettera in difesa dell’operato di Di Santo. Ma la guerra è anche
interna al Credito Trevigiano. Una guerra tra sigle sindacali: da un lato la Cgil dall’altro la Fiba Cisl. Reciproche
le accuse. La Fiba Cisl precisa di condividere la battaglia di Di Santo di «sottrarre un’intera area a chi vorrebbe
depauperare il territorio con una logica di vera rapina ambientale». Scinde il fronte Barcon da quello della
situazione del Credito Trevigiano. E su questo versante chiede a Di Santo di «mostrare i libri contabili» per
certificare la solidità della sua banca.
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Tribuna di Treviso
26 febbraio 2012
Di Santo dubita sui posti di lavoro «Non so se il nostro paese ne beneficerà»
«E’ indubbio che un progetto del genere comporterà maggiori opportunità lavorative: ma siamo sicuri che a
beneficiarne saranno i cittadini di Vedelago? Il presidente del Credito Trevigiano Nicola Di Santo, sia nel corso
dell’assemblea che a margine della stessa dice la sua sull’unico punto riconosciuto positivo circa il mega polo
di Barcon. «Ad esempio: quanti dei nostri figli sono disposti a lavorare in un macello? Pongo la domanda
perché io ho fatto questa esperienza in gioventù e sinceramente non so quanti giovani sono disponibili a
farla oggi. E la Colomberotto lascerebbe a casa oltre un centinaio dei suoi attuali dipendenti per assumere
personale locale? E quest’ultimo sarebbe in grado di operare nel settore?». Di Santo elenca una serie di
esperienze passate e recenti che erano arrivate a Vedelago caratterizzandosi come foriere di posti di lavoro:
«Molti si ricorderanno la Sanremo, che doveva insediarsi nell’area Pellizzari. Tutto ok, accordo con il Comune
per tot assunzioni. Alla fine, ha dovuto riconoscere l’incapacità di mantenere quanto promesso». Altro
esempio, la Breton: «Anche qui, a quanto mi risulta, le assunzioni reali si contano sulle dita di una mano»,
continua il presidente. Di Santo ci tiene a tener distinta la questione polo da quella del casello della
Pedemontana, anche se le cose sono conseguenti. Ma evidenzia che la concentrazione di attività commerciali
e industriali nei pressi del casello sarà un vantaggio solo per qualcuno: «E’ ovvio che le piccole realtà
attualmente operanti nell’area non saranno in grado di sostenere la concorrenza con insediamenti che hanno
alle spalle grandi gruppi imprenditoriali. E il rischio chiusura è ben più che un timore». (d.n.)
VEDELAGO Il futuro di Barcon deve essere deciso da una consultazione popolare: la politica deve rispettare
quello che deciderà la maggioranza dei cittadini. E’ questa la principale indicazione che esce dall’incontro
convocato dal comitato spontaneo Barcon Viva nella barchessa di villa Pola, dove sono stati portati elementi
utili affinchè la popolazione possa valutare i pro e i contro del progettato polo agro-industriale che vede in
prima fila le aziende Colomberotto e Roto-Cart. Un incontro a cui hanno partecipato oltre 200 persone e
dove, e non per volontà degli organizzatori, è mancata la voce di chi dovrebbe sostenere il progetto, in primis
la maggioranza che governa attualmente Vedelago. Pertanto, in assenza di contraddittorio, Fondazione Villa
Emo e Italia Nostra hanno avuto gioco facile nell’evidenziare che il progetto prevede più svantaggi che
vantaggi. L’unico tra quest’ultimi, ma con grossi se e ma, sarebbe un aumento delle opportunità lavorative:
e su questo hanno puntato gli interventi del pubblico a favore del polo. Ovviamente maggiori i pareri contrari
che hanno sottolineato come l’impatto del progetto non sarà limitato all’area in questione, ma sarà ben più
esteso per via che sarà impensabile un polo di questo tipo senza un casello sulla superstrada Pedemontana,
che a Barcon non solo non è previsto, ma sconvolgerebbe l’attuale equilibrio dei caselli esistenti nel
montebellunese. Dopo le presentazioni del portavoce di Barcon Viva Ermes Dondoni, la parola è passata a
Enzo Bergamini della Fondazione Villa Emo: «Il rischio con questo intervento è quello di cancellare l’ultimo
lembo di terra della provincia di Treviso dove non si è più intervenuto dagli anni Cinquanta, una testimonianza
dell’economia agricola che ha sempre caratterizzato questa terra. Il pericolo sembrava essere stato scongiurato
quando si è riusciti a non far finire Villa Emo nelle mani dei cavatori, ma si ripresenta oggi. Pensiamo che ci
siano altre strade, più sostenibili, per creare sviluppo». Umberto Zandigiacomi di Italia Nostra ha snocciolato
una serie di articoli tra leggi regionali, piano territoriale regionale e provinciale a tutela del territori . «Ci dicono
che siamo il popolo del no, invece siamo quelli del sì al rispetto di queste leggi: il no lo stanno dicendo altri».
Sorprendenti i numeri presentati circa il consumo di terreno agricolo nella provincia di Treviso: dal 1983 ben
il 5,8 per cento è sparito tra cave, urbanizzazioni e Pedemontana. E sono un mistero le cave trasformate in
discarica. Andrea Menegotto, di Proap Italia, ha dato ampie anticipazioni dello studio sul futuro di Barcon
commissionato dalla Fondazione Villa Emo: in estrema sintesi, l’unico vantaggio sarebbe un aumento delle
opportunità lavorative, gli svantaggi una forte compromissione del territorio, una pesante intereferenza nel
sistema paesaggistico e artistico, uno sviluppo insediativo non pianificato. Dall’assemblea, molto partecipata,
è arrivato l’annuncio del consigliere comunale Oscar Bordignon: «Proporrò una consultazione popolare perché
su questo progetto si pronuncino i diretti interessati, ovvero i cittadini». Idea accolta da uno scrosciante
applauso e poi raccolta anche da Nicola Di Santo, presidente del Credito Trevigiano, in conclusione: «Diamo
la responsabilità di decidere ai cittadini: e qualunque sarà il responso, dovrà essere rispettato».
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Gazzettino di Treviso
26 febbraio 2012
La vicenda dei nuovi insediamenti produttivi di Barcon, per un grande macello e una grande cartiera, e di
Casale per l’Ikea con annesso un mega centro commerciale rappresenta uno spartiacque per decidere quale
tipo di sviluppo intende perseguire questa provincia come già evidenziato dal residente della Fondazione
Benetton. Il tema è capire se è proprio necessario andare ad incidere sulla provincia con nuove aree quando
in realtà nella Marca sono state censiti 20 milioni di metri quadri di area produttiva e industriale inutilizzati su
un totale di 80 milioni di metri quadri complessivi.
Si tratta peraltro di una eccedenza, figlia della cementificazione selvaggia procurata dalla Tremonti bis
combinata poi con la crisi arrivata nel 2008, che riguarda aree spesso sfornite di infrastrutture come gli
impianti fognari e slegate da idonei collegamenti viari e servizi. Queste cattedrali nel deserto rappresentano
un deterioramento del territorio provinciale già evidenziato nel Ptcp della Provincia. Che non solo accoglie
nei fatti l’urgenza di mettere fine alla cementificazione selvaggia e disordinata, ma pone l’accento sulla
necessità di superare la disseminazione territoriale delle aree del secondario e terziario secondo una logica
che giustamente evidenzia come il problema della nostra economia locale non sia quantitativo, cioè quante
aree e attività produttive abbiamo, ma qualitativo. La crescita disordinata e casuale della nostra economia,
drogata dal mito del “piccolo è bello” è una delle cause della nostra attuale sofferenza.
Siamo peraltro la provincia che ha una metratura commerciale occupata dalla distribuzione pari a mille metri
quadrati ogni mille abitanti, il che ci pone molto al di sopra della media europea e che ci colloca persino oltre
le punte massime che vengono raggiunte in Francia e Germania. Con tutto questo surplus di metri quadri
inutilizzati è proprio necessario promuovere nuove edificazione e non procedere invece alla riqualificazione
dell’esistente? Il dibattito sugli insediamenti Ikea e di Barcon è tutto incentrato su questo. Sapendo che dietro
alle nuove realizzazioni esiste un giro di affari diretto e indiretto da cui non si può estrapolare la speculazione,
che guadagna, con il metodo e i modi della finanza che ci ha trascinato in recessione, sulla trasformazione
delle destinazioni d’uso dei terreni. Con il bene placito dei Comuni, purtroppo, che intravedono in queste
operazioni la possibilità di fare cassa. A chi come il presidente Muraro smentisce il suo stesso Ptcp, dicendosi
favorevole a quelle nuove edificazioni che stanno fuori dalla strategia dichiarata dalla Provincia, noi
proponiamo un pensiero laterale: non ci si deve occupare delle singole nuove strutture, ma collocarle, per
quello che devono avere e possono dare, nell’ambito di una visione d’insieme. Lo sviluppo va riqualificato
attraverso la trasformazione dell’esistente, una formula che da un lato riduce il danno della cementificazione,
dall’altro ripara i guasti già fatti e ci consente di non perdere il patrimonio rurale che ha un significato non
solo dal punto di vista ambientale ma anche economico.
*segretario generale Cgil provinciale Treviso
Tribuna di Treviso
24 febbraio 2012
Su Barcon l’ombra della criminalità
Laura Puppato (Pd) denuncia: «Vigileremo su ogni possibile aspetto dell’operazione e della Superstrada
Pedemontana»
VEDELAGO Sulle campagne di Barcon si allunga l’ombra della criminalità organizzata. Laura Puppato nutre il
sospetto: non lo dice chiaramente ma vorrebbe essere più esplicita. Due giorni fa ha presentato
un’interrogazione a Luca Zaia perchè vigili sulle infiltrazioni mafiose nei lavori di realizzazione della Superstrada
Pedemontana Veneta (un dirigente della Sis, subito allontanato, è indagato per mafia a Palermo). Ora rilancia
e collega l’avvertimento trasversale giunto a Nicola Di Santo e al Credito Trevigiano per l’ostilità al polo
industriale di Barcon. «Il presidente della banca evidentemente ha elementi di conoscenza maggiore, ma io
credo che sulla vicenda Barcon vada acceso un riflettore» sibila il capogruppo del Pd in consiglio regionale.
«Non credo che Colomberotto e Rotocart abbiano la forza per un investimento economico di queste
dimensioni: è bene vigilare » aggiunge Laura Puppato, che sta mettendo insieme alcuni dettagli. Che insieme
formano un’immagine inquietante. «E’ scandaloso l’atteggiamento della Lega Nord, diventato il partito di
riferimento dei maggiori potentati economici. Di Santo, la cui ostilità al progetto Barcon è limpida e
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trasparente, è preso di mira perchè non si fa teleguidare dagli interessi economici. La Lega mostra una
spregiudicatezza senza precedenti, che va fermata nell’interesse del nostro territorio. Il sostegno del sindaco
di Vedelago, la posizione di Muraro, l’atteggiamento pilatesco della Regione: sono tutti elementi che fanno
pensare che questo progetto sia protetto. Noi saremo sentinelle del territorio e vigileremo contro ogni
possibilità di infiltrazione e di interessi particolari. E’ ora di smetterla con il saccheggio del territorio a fini
puramente speculativi». Sui veleni distillati contro il Credito Trevigiano e il suo presidente, Nicola Di Santo,
registriamo un’ondata di solidarietà. Walter Veronese, presidente di Confartigianato Castelfranco, e Stefano
Zanatta, presidente di Confartigianato AsoloMontebelluna, hanno rilasciato questa dichiarazione: «Piena
solidarietà a Credito Trevigiano, al suo presidente Di Santo ed al direttore generale Umberto Longo. Siamo
convinti che dobbiamo ripensare la qualità del nostro sviluppo non solo per poter competere adeguatamente
nell’economia globale e per accrescere la competitività delle nostre Pmi. Il progetto di Barcon sembra fermo
agli anni’50 ed anche i posti di lavoro promessi sembrano esagerati. Il territorio della Pedemontana intende
presentarsi come luogo dell’innovazione e della cultura produttiva» . Anche i dipendenti si sono mobiltiati,
dopo la nota della Fabi Cisl che chiedeva spiegazione di conti e poltrone al presidente Di Santo: c’è «un
atteggiamento disfattista di una sigla sindacale che invece di tutelare i dipendenti opera per creare
apprensione e discredito verso l’azienda. Tutti i colleghi, in questo momento di difficile congiuntura economica
e avendo a cuore il proprio posto di lavoro, sono impegnati a fronteggiare questa crisi che non lascia spazio
a tatticismi di sorta o insinuazioni tendenziose, riteniamo che ciò crei un danno indiretto ai dipendenti. Certe
ripicche andrebbero esposte nelle sedi opportune e non sui giornali con l’intento disfattista. Seguirà nei
prossimi giorni un comunicato ufficiale della Fabi». Nel pomeriggio, tutti i responsabili di filiale sono stati
chiamati a villa Emo per la firma di un documento di solidarietà al presidente.
Il comitato: il Comune esca allo scoperto
Stasera la tavola rotonda a villa Pola. Dondoni critico: «Tocca a noi illustrare il progetto
alla gente».
VEDELAGO «È ora che l’amministrazione comunale e chi la guida esca allo scoperto sulla questione Barcon.
Ci sono troppe incertezze che devono essere chiarite». Il comitato Barcon Viva, attraverso il suo portavoce
Ermes Dondoni, chiama in causa il sindaco, Paolo Quaggiotto, affinchè una volta per tutte siano chiarite le
intenzioni del Comune. «Quando un anno fa si è cominciato a parlare del progetto – spiega Dondoni –
sembrava che di lì a poco fossero messi nero su bianco qualgli investimenti che si volevano fare in quell’area.
Ma da allora non c’è stata più la possibilità di un confronto concreto su un tema di grande importanza per il
nostro territorio. E si sono susseguiti solo i “si dice”». L’incertezza è anche data dal fatto che il comitato non
ha potuto prendere visione dei documenti sui quali confrontarsi: «Sappiamo che c’è un progetto che giace in
Regione e che attende i pareri di Comune e Provincia. Ci risulta che ce ne sia uno in Provincia, ma girano
voci, tutte ovviamente da confermare, che sia differente. Su quale ci si baserà per l’operazione Barcon?». E
non aiutano a fare chiarezza le notizie recenti. «Colomberotto ha annunciato che sta rivolgendo altrove la
sua attenzione rispetto a Barcon e che alcune di quelle attività qui previste hanno già preso altre strade. Ci
attendiamo che dalle parole, l’imprenditore passi ai fatti, ovvero rinunciando o modificando il piano già
presentato». La questione Barcon allo stato attuale risulta alquanto confusa: da più parti si è espressa
chiaramente una contrarietà al progetto, sia dalle forze politiche come il Pd, da associazioni come Fai e Italia
Nostra e Wwf, dalla Confartigianato castellana, oltre che dal Credito Trevigiano e dalla Fondazione Villa Emo,
e ovviamente i comitati spontanei Barcon Viva e e comitato civico Vedelago. La Regione attende il parere
delle amministrazioni locali, mentre uno dei principali investitori ha annunciato di sfilarsi dall’operazione. «A
fronte di questa situazione per nulla chiara – dice Dondoni – proviamo noi a dare qualche elemento utile ai
cittadini sul progetto». L’occasione sarà la tavola rotonda di questa sera a Villa Pola dove, con gli interventi di
Umberto Zandigiacomi (Italia Nostra), Andrea Menegotto (Proap Italia) ed Enzo Bergamin (Villa Emo) saranno
presentati i pro ed i contro di questo mega insediamento.
Il presidente Di Santo dopo l’attacco
«Sostegno da soci e clienti Sono la forza della banca»
VEDELAGO «Preoccupazioni per le presunte cattive acque in cui navigherebbe il Credito Trevigiano? Per quanto
mi riguarda non ce ne sono. Se può valere come indice statistico è tutto il giorno che devo mettere il cellulare
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in carica per le tantissime telefonate di sostegno che mi stanno arrivando». Nicola Di Santo, il presidente
dell’istituto bancario di Vedelago, il giorno dopo la notizia pubblica da «Il Giornale» sullo stato di salute della
banca non perde l’ottimismo. Tutt’altro. «Ribadisco che dietro a tutto questo c’è un attacco alla mia persona
per il mio impegno contro il progetto di insediamento industriale a Barcon. Non vedo altre giustificazioni,
anche alla luce degli avvertimenti ricevuti. Ai numeri si può far dire tutto e il contrario di tutto, lo sappiamo
bene: ma lo stato di salute della banca non è quello descritto, lo dico con assoluta certezza». E, da quanto
dichiara, i soci continuano ad aver fiducia nel suo operato: «E’ ovvio che mi ha fatto molto piacere ricevere
quelle chiamate di solidarietà, anche perché mi confermano che come banca abbiamo scelto una linea
largamente condivisa: essere vicina al territorio. E questo vuol dire anche opporsi a interventi che possono
snaturarlo per sempre». Per Di Santo, tornando all’affidabilità del Credito Trevigiano, le performance registrate
sono sicuramente migliori di altri soggetti del circuito credito cooperativo. «Sempre in riferimento all’attuale
difficile congiuntura economica. E questo anche perché abbiamo continuato a dare fiducia alle imprese,
anche se piccole e anche se in sofferenza. Ad esempio recentemente abbiamo deciso di sostenere un’impresa
esposta già per 50 mila euro, mentre un’altra banca aveva preteso il rientro per soli 600 euro». E circa una
possibile guerra per le poltrone, Di Santo conclude: «Appuntamenti prossimi non ce ne sono se non l’anno
venturo. Magari stanno scaldando i motori…».
Corriere del Veneto
Credito Trevigiano, ora manager e dipendenti difendono il presidente: «Basta con i
veleni»
VEDELAGO — Mercoledì un pezzo del Giornale che attacca il Credito Trevigiano Bcc e il suo presidente per i
dati di bilancio (specialmente per il crollo dei profitti, meno 78%), seguito da una nota della Fiba-Cisl in cui
si chiede a Nicola di Santo di «fare chiarezza». Ieri una lettera di solidarietà allo stesso Di Santo da parte di
80 responsabili di funzioni di servizi, fra cui anche persone iscritte alla stessa Fiba.
Quanto si agita attorno all’istituto bancario di Vedelago sta conoscendo, in questi ultimi giorni, una fase
particolarmente intensa, probabilmente non disgiunta dalla posizione contraria assunta dal presidente, che
guida anche la Fondazione «Villa Emo», sul progetto di un grande polo agro industriale nella vicina Barcon.
Progetto per bloccare il quale Di Santo aveva chiesto (e ottenuto) perfino un colloquio con la Presidenza della
Repubblica, al Quirinale.
Nel documento, i firmatari parlano dei numeri pubblicati dal quotidiano diretto da Alessandro Sallusti come
di dati «parziali, imprecisi e decontestualizzati». «Sentendoci tutti parte integrante della struttura operativa
della banca ed essendo ben consci del momento di difficoltà dell’economia locale - aggiungono - nella serena
consapevolezza della validità del patrimonio umano, intendiamo procedere senza farci disturbare da
interferenze esterne su una strada pur lunga e faticosa». Contemporaneamente, dice ancora il presidente,
non si contano le telefonate di incoraggiamento che ieri avrebbe ricevuto. «Mi pare di essere ritornato al tifo
dei tempi dell’acquisto di Villa Emo. Se hanno apprezzato quell’operazione di difesa del territorio, perché gli
amici della Fiba, invece che attaccarmi, non plaudono al mio sforzo per tutelare Barcon da un insediamento
che deturperebbe il nostro paesaggio?».
Sempre che le ragioni alle spalle di quell’articolo, peraltro non firmato, siano davvero riconducibili agli ostacoli
che Di Santo starebbe creando ai grossi portatori di interessi coinvolti nel progetto industriale. «Due persone
che conosco, nei giorni scorsi, l’una personalmente e l’altra al telefono - sottolinea il presidente - mi avevano
preannunciato cattive sorprese sui giornali legate alla mia difesa di Barcon. L’attacco del Giornale alla banca
da me presieduta potrebbe anche essere un caso, ma la coincidenza è inquietante». Così com’è giudicato
inspiegabile l’accodamento del sindacato con un riferimento al quadro occupazionale. «Ricordo alla Fiba che
l’accordo firmato prevede una fuoriuscita su base volontaria fino a otto persone e l’impegno alla
contemporanea assunzione, al loro posto, della stessa quantità di giovani. Quindi nessuna riduzione di
organico».
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Tribuna di Treviso
23 febbraio 2012
Un affare da 330 milioni sulle terre dei Pomini
VEDELAGO La procedura è la stessa attivata per la realizzazione della nuova Ikea a Casale sul Sile: l’articolo
32 della legge regionale 35/2001. E giace a Venezia dove la giunta regionale deve dichiarare «l’interesse
regionale» dell’operazione, presentata da due ditte private –Colomberotto spa di Moriago della Battaglia e
Rotocart spa di Piombino Dese – e con l’avallo del Comune di Vedelago. Per il via libera finale, però, sono
previsti i pareri obbligatori del consiglio comunale, del consiglio provinciale e di tutti gli enti competenti. Solo
a quel punto il presidente della Giunta regionale dà il via libera. Il progetto del polo industriale di Barcon
prevede la realizzazione di un impianto di macellazione e di lavorazione/confezionamento della carne (il più
grande macello d’Europa), un impianto di produzione di carta, un casello autostradale di collegamento alla
Superstrada Pedemontana Veneta e di alcuni impianti accessori:un digestore per gli scarti della macellazione,
un centro ricerca, un impianto di miscelazione. La superficie occupata sarebbe di 90 ettari complessivi, i posti
di lavoro attesi dichiarati dal progetto sono seicento. Previsto lo scavo di 2 milioni di metri cubi di ghiaia.
L’investimento delle due industrie è di 330 milioni di euro. La contropartita pubblica è legata, oltre agli aspetti
occupazionali, nella realizzazione del casello di Barcon per un valore di 11 milioni di euro e dalla cessione di
aree per un valore pari a un milione di euro. Le aree sono già state acquisite, nel 2001, dalla ditta
Colomberotto, che detiene un’importante stalla a poche centinaia di metri di distanza: erano di proprietà
della famiglia di Guido Pomini, attuale presidente dell’Ascom proviciale. Contro l’operazione Barcon si sono
già dichiarati, oltre al Credito Trevigiano che ha sede nella vicina Villa Emo, Confartigianato, Cna, Italia Nostra,
il Fai, il WWF, il Partito Democratico e il Comitato spontaneo Barcon Viva, che con il Comitato civico Vedelagoha
promosso per domani sera una nuova riunione: sono previsti i contributi di Umberto Zandigiacomi (Italia
Nostra), Andrea Menegotto di PROAP Italia, Enzo Bergamin (Fondazione Villa Emo). L’incontro si svolgerà
con inizio alle 20,30 nella barchessa di Villa Pola a Barcon.
Bufera sul Credito «Veleni per Barcon»
Crollo degli utili, balzo delle sofferenze e troppe poltrone per il vertice Il presidente Nicola Di Santo: «Una
vendetta per l’ostilità al polo industriale» TREVISO Veleni sulla banca Credito Trevigiano. E il presidente Nicola
Di Santo accusa: «Mi avevano preannunciato una campagna denigratoria a causa del nostro impegno contro
il polo industriale di Barcon. Eccone i primi effetti». L’accusa, gravissima, getta un’ombra inquietante su
protagonisti e comprimari di una delle operazioni più importanti e discusse della Marca. Prima «vittima» di
questa strategia sarebbe la Banca di credito cooperativo Credito Trevigiano di Vedelago. «Il Giornale»,
quotidiano che fa riferimento alla famiglia di Silvio Berlusconi, pubblica un corsivo che distilla veleno. E
snocciola una serie di dati e cifre impressionanti: crollo dei profitti (meno 78% dal 2008 al 2010), impennata
dei crediti deteriorati (92 milioni a dicembre), amministratori beneficiari di affidamenti (per 32 milioni di euro),
presidente incollato alle poltrone (14). «La banca è in salute e questi dati sono capziosi e imprecisi – si affretta
a smentire il presidente Nicola Di Santo –. Voglio rassicurare tutti i soci, i dipendenti e il mercato che il nostro
istituto è assolutamente solvibile e non ci sono preoccupazioni, se non quelle legate a una difficile congiuntura
economica complessiva. Il nostro Tier 1 è del 13,92, il coefficiente di solvibilità è del 14,50, la classe di rischio
è 1, la più bassa. Gli affidamenti a consiglieri ed amministratori ammontano, complessivamente, a 1 milione
e 40 mila euro. I quattordici incarichi che ricopro sono legati al mondo del credito cooperativo e alla mia
professione di commercialista». Insomma: i profitti sono diminuiti, i crediti incagliati sono reali, gli affidamenti
agli amministratori sono di molto inferiori, le poltrone del presidente sono effettivamente 14, ma solo
considerando gli incarichi di revisore o di sindaco di qualche società privata. Poi, l’accusa: «C’è una strategia
precisa dietro a queste informazioni - commenta Nicola Di Santo –. Una precisa campagna denigratoria messa
in atto per il mio impegno contro l’operazione di Barcon. Un progetto che noi riteniamo sbagliato per il territorio
e che abbiamo sempre osteggiato, ma alla luce del sole. I nostri clienti, anzi, ci spingono ad andare avanti,
preoccupati per il consumo del territorio». Di Santo nega di aver ricevuto minacce vere e proprie: «No, minacce
precise no. Ma a Vedelago mi hanno suggerito, da tempo, di lasciar perdere, di non ficcare il naso in questa
cosa. Ritengo si tratti di persone che rappresentano interessi diversi, ma io non intendo mollare: secondo
noi è un’operazione sbagliata per il territorio. Del resto lo dicono anche altri: associazioni di categoria,
ambientalisti, cittadini, partiti politici». Ma a gettare sale sulle ferite è anche il sindacato dei bancari Fabi-Cisl:
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«Per ciò che viene raccontato ma anche per i fatti accaduti di recente in questa banca, riteniamo necessario
che il presidente dica, a questo punto, tutta la verità sullo stato di salute della Banca» osserva Massimiliano
Paglini, segretario generale Fiba-Cisl Treviso. «Siamo preoccupati soprattutto per ciò che riguarda i risultati di
lungo periodo, la caduta dei profitti e soprattutto la crescita dei crediti deteriorati. Non sfugge certamente la
situazione di contesto generale e l’impatto sulle imprese e sulle banche, soprattutto quelle di piccole
dimensioni. Ci risulta anche però, che le Bcc più piccole rimaste ancorate alla propria identità ed al servizio al
territorio, pur nelle difficoltà generali, continuino a sostenere il passo». E insiste: «Negli anni – prosegue Paglini
- abbiamo sostenuto e condiviso le decisioni lungimiranti e responsabili dello stesso Presidente quanto
sottraeva ai cavatori locali la palladiana Villa Emo, restituendola al territorio; abbiamo poi osservato con
attenzione le decisioni di sostituire troppo frequentemente i direttori generali. Da un paio d’anni a questa
parte però qualcosa è cambiato. Da un sana e proficua concertazione tra le parti sociali siamo scivolati
irrimediabilmente verso tensioni, sospetti, inappropriate attribuzioni di responsabilità ‘agli’ e ‘tra gli’ stessi
dipendenti, che con abnegazione ed esemplare impegno hanno seguito, sostenuto e favorito la crescita della
Bcc Credito Trevigiano». La Cisl accusa: la recente gestione degli esuberi ha fatto precipitare i rapporti. Se
fossero confermate le indiscrezioni, distilla il sindacato, saremmo di fronte a «l’imperizia o l’imprudenza di un
management ‘pescato dal nulla’ che vuol ‘far cambiare pelle’ alla banca». Il presidente Di Santo risponde
così:«Con il sindacato abbiamo avuto qualche tensione, è vero. Ma alla fine abbiamo raggiunto un’intesa su
base volontaria per far uscire i dipendenti che si trovano a meno di 5 anni dall’età pensionabile. Lo fanno
tutte le imprese e credo rappresenti un’opportunità anche per i lavoratori che ne stanno usufruendo».
Uno scontro di poltrone dietro i siluri contro villa Emo
IL RETROSCENA
E se le accuse al bilancio poco brillante del Credito Trevigiano fossero semplicemente una questione
di...poltrone?Il dubbio serpeggia tra le eleganti stanze di villa Emo, dove si sta consumando una guerra senza
quartiere in vista della prossima assemblea dei soci, prevista per la fine di aprile. In altre parole, la situazione
è questa: il presidente Nicola Di Santo, commercialista di Vedelago, ha insediato sulla poltrona di direttore
generale un siciliano di grande esperienza come Umberto Longo, di provenienza Poste spa e holding
nazionale delle casse rurali. A chi gli ha fatto notare che alcuni interni avrebbero potuto nutrire qualche
ambizione non ha battuto ciglio. E dato piena fiducia a Longo. Ora i due vicedirettori generali, Gioachino
Basso e Primo Franchetto, sono alla vigilia del pensionamento e le loro poltrone fanno gola. Al consiglio di
amministrazione i dipendenti hanno fatto sapere di essere disponibili a sostenere la candidatura di Nicola Di
Santo. Facendo capire che gradirebbero un’apertura del board a un rappresentante dei dipendenti. Alla
risposta – piccatamente negativa –del vertice della banca sarebbero scattati veleni e siluri, culminati proprio
con una serie di informazioni riservate fatte trapelare all’esterno. Un atteggiamento che si può concludere in
due modi: con una mediazione oppure con uno scontro a chi è più forte. In entrambe le ipotesi, la soluzione
arriverà prima della prossima assemblea.
Tribuna di Treviso
22 febbraio 2012
BARCON
Dibattito a villa Pola sul maxi macello
VEDELAGO Venerdì alle 20.30 alla Barchessa di Villa Pola di Barcon ci sarà un incontro informativo sul progetto
del polo agroindustrale previsto nelle campagne di via Terza Armata. L’iniziativa è promossa dal comitato
spontaneo «Barcon Viva» in collaborazione con Fondazione Villa Emo, Italia Nostra e Comitato Civico di
Vedelago. Tra i relatori l’architetto Umberto Zandigiacomi (Italia Nostra) e l’architetto Andrea Menegotto di
Proap Italia. Moderatore Enzo Bergamin (Fondazione Villa Emo). L’incontro vuole informare la popolazione
in merito al maxi progetto promosso dalle ditte Colomberotto e Rotocart per la costruzione di un’area
agroindustriale proprio a Barcon. Il comitato spontaneo Barcon Viva si batte da un anno contro il progetto
che invece ha ottenuto la «benedizione» del sindaco Paolo Quaggiotto. A spaventare la popolazione sono i
numeri. L’area agroindustriale andrebbe a consumare un’area complessiva di 90 ettari di campagna,
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corrispondenti a 180 campi trevigiani, dove andrebbero ad insediarsi un centro per la macellazione della
carne, una cartiera e un farmer market. All’incontro sono stati invitati anche i capigruppo consiliari e anche
rappresentanti dei principali sindacati dei lavoratori. L’evento è stato promosso con un volantinaggio serrato.
Una locandina dell’iniziativa è stata recapitata a tutte le famiglie della frazione. Sul progetto, peraltro, la stessa
giunta vedelaghese è divisa. Favorevole il sindaco Quaggiotto in quota Lega. Dubbiosa (se non contraria) la
componente Pdl. La Provincia si è inizialmente espressa negativamente rispetto al progetto, ribadendo che
si trova in contrasto con quanto previsto attualmente dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale
(Ptcp).
Tribuna di Treviso
21 febbraio 2012
IKEA E BARCON CEMENTO STOP NELLA MARCA
di PAOLINO BARBIERO La vicenda dei nuovi insediamenti produttivi di Barcon, per un grande macello e una
grande cartiera, e di Casale per l’Ikea con annesso un mega centro commerciale rappresenta uno spartiacque
per decidere quale tipo di sviluppo intende perseguire questa provincia come già evidenziato dal residente
della Fondazione Benetton.Fuori dalla falsa contrapposizione tra sviluppo e occupazione da una parte o mera
conservazione del territorio dall’altra, cose che invece possono andare benissimo d’accordo, il tema è capire
se esiste una idea che metta insieme la possibilità di cogliere opportunità che è poi quella di ridisegnare con
maggiore logica la situazione dei siti produttivi e distributivi della Marca. In poche parole: è proprio necessario
andare ad incidere sulla provincia con nuove aree quando in realtà nella Marca sono state censiti 20 milioni
di metri quadri di area produttiva e industriale inutilizzati su un totale di 80 milioni di metri quadri complessivi.
Si tratta peraltro di una eccedenza, figlia della cementificazione selvaggia procurata dalla Tremonti bis
combinata poi con la crisi arrivata nel 2008, che riguarda aree spesso sfornite di infrastrutture come gli
impianti fognari e slegate da idonei collegamenti viari e servizi. Queste cattedrali nel deserto rappresentano
un deterioramento del territorio provinciale già evidenziato nel Ptcp della Provincia. Che non solo accoglie
nei fatti l’urgenza di mettere fine alla cementificazione selvaggia e disordinata, ma pone l’accento sulla
necessità di superare la disseminazione territoriale delle aree del secondario e terziario secondo una logica
che giustamente evidenzia come il problema della nostra economia locale non sia quantitativo, cioè quante
aree e attività produttive abbiamo, ma qualitativo. La crescita disordinata e casuale della nostra economia,
drogata dal mito del “piccolo è bello” è una delle cause della nostra attuale sofferenza. Siamo peraltro la
provincia che ha una metratura commerciale occupata dalla distribuzione pari a mille metri quadrati ogni
mille abitanti, il che ci pone molto al di sopra della media europea e che ci colloca persino oltre le punte
massime che vengono raggiunte in Francia e Germania. Il compito di chi governa il territorio, e in questo
caso parliamo anche della Provincia e quindi della sua funzione come soggetto istituzionale utile o inutile, è
quello di detenere ed esercitare la governance dei processi e inquadrare lo sviluppo economico dentro una
strategia di valorizzazione territoriale. Quindi si ripropone la domanda: con tutto questo surplus di metri
quadri inutilizzati è proprio necessario promuovere nuove edificazione e non procedere invece alla
riqualificazione dell’esistente, operazione che sarebbe molto utile anche a razionalizzare quello che abbiamo,
correggere le storture, dare un senso alle cattedrali nel deserto che per ora insistono sul territorio come spine
e non come fattori di crescita? Il dibattito sugli insediamenti Ikea e di Barcon è tutto incentrato su questo.
Sapendo che dietro alle nuove realizzazioni esiste un giro di affari diretto e indiretto da cui non si può
estrapolare la speculazione, che guadagna, con il metodo e i modi della finanza che ci ha trascinato in
recessione, sulla trasformazione delle destinazioni d’uso dei terreni. Con il bene placito dei Comuni, purtroppo,
che intravedono in queste operazioni la possibilità di fare cassa. A chi come il presidente Muraro smentisce
il suo stesso Ptcp, dicendosi favorevole a quelle nuove edificazioni che stanno fuori dalla strategia dichiarata
dalla Provincia, noi proponiamo un pensiero laterale: non ci si deve occupare delle singole nuove strutture,
ma collocarle, per quello che devono avere e possono dare, nell’ambito di una visione d’insieme. Lo sviluppo
va riqualificato attraverso la trasformazione dell’esistente, una formula che da un lato riduce il danno della
cementificazione, dall’altro ripara i guasti già fatti e ci consente di non perdere il patrimonio rurale che ha un
significato non solo dal punto di vista ambientale ma anche economico. Ci deve essere la considerazione,
prevalente, dell’interesse pubblico rispetto alle diverse variabili di sviluppo, di creazione di posti di lavoro, di
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danno ambientale; e qualora si individui l’opportunità di nuovi insediamenti va fatta una analisi delle misure
compensative, urbanistiche, edilizie, economiche e sociali, partendo proprio dal bisogno di riqualificare la
cementificazione selvaggia. Il pensiero laterale è un pensiero forte: mette insieme sviluppo, crescita economica
e tutela ambientale nel quadro di un processo sostenibile e soprattutto governato, che non ci lasci in eredità,
come è successo, altre cubature vuote e morte e una Provincia irrimediabilmente segnata da una economia
del mordi e fuggi. Questa è l’istanza che viene non solo dal sindacato ma anche dalle associazioni di
rappresentanza economica presenti nel territorio. Istanza a cui la Provincia e il suo presidente devono
rispondere in maniera coerente con i loro stessi piani strategici e territoriali. Paolino Barbiero Segretario Cgil
Treviso
Barcon, no degli artigiani Veronese: basta scempi
Il presidente dei piccoli imprenditori svela i retroscena dell’operazione «Anni fa si era ventilata una maxi
escavazione per costruire autoparco e hotel»
VEDELAGO Confartigianato ribadisce il suo no a qualunque intervento su Barcon. Per il presidente Walter
Veronese, «a Barcon non si dovrà sprecare terreno senza aver prima valutato il possibile recupero di altre
aree dismesse». Non solo: «Ogni attività di un certo rilievo che dovrebbe accasarsi in quella località
necessiterebbe, per garantire una adeguata logistica, di un casello sulla Superstrada Pedemontana». «Ma –
sottolinea Veronese – è una soluzione che non è mai emersa in tutte le riunioni a cui ho partecipato sul tema
Pedemontana». Con il progetto del polo agroindustriale (macello, cartiera e farmer market) si ripropone ancora
una volta un intervento devastante per quell’area ad alto valore paesaggistico. «Da anni – dice Veronese –
come associazione siamo coinvolti nelle varie vicende che riguardano il nostro territorio. Qualche anno fa,
per la stessa area, si era ventilata l’ipotesi di un grande autoparco, con hotel, distributore di carburante,
lavaggi, spazi d’aggregazione e divertimento. Poi non si è più sentito nulla in merito. L’unica analogia con la
proposta ora in discussione per Barcon è che, se sarà approvato, tutto avverrà parecchi metri sotto il piano
campagna, causando una grande escavazione di materiale. In poche parole una gigantesca cava, l’ennesima
di dimensioni impressionanti, in un comune tra i più scavati d’Italia». In altri termini, passano gli anni,
cambiano le idee, ma su Barcon pende sempre la spada di Damocle dell’escavazione per l’estrazione di ghiaia.
Già nel progetto a cui accennava Veronese dell’autoparco si doveva infatti scavare ben otto metri sotto il
piano campagna: nel caso del polo agro-alimentare lo scavo sarà stato maggiore. Su entrambi i progetti il
benestare del sindaco Paolo Quaggiotto. Perché su quell’area le uniche proposte hanno sempre a che fare
con azioni che prevedono l’estrazione di ghiaia. Ma è anche legittimo chiedersi di fronte all’alzata di scudi di
tante realtà intenzionate a difendere il patrimonio ambientale di Barcon e lo sfilamento annunciato da
Colomberotto sul progetto, se la cosa continua ancora a rimanere in piedi. Il leader della Confartigianato
castellana fa presente che qualunque cosa dovrebbe sorgere nell’area di Barcon è obbligatorio pensare anche
ad interventi a servizio della logistica, in considerazione che l’attuale rete stradale non potrebbe in alcun
modo sostenere il traffico generato. A poca distanza passerà la Pedemontana e la soluzione più ottimale,
anche se rappresenta un forte impatto sul territorio, non può che essere un collegamento con la superstrada.
Ma, come ricorda lo stesso Veronese, di questa ipotesi non si è mai parlato.
Corriere del Veneto
18 febbraio 2012
La Cgil: «Stop a Barcon e Ikea»
TREVISO — «La Marca non ha bisogno di grandi insediamenti, il polo agroindustriale di Barcon e l’Ikea di
Casale saranno cattedrali nel deserto». Il segretario della Cgil di Treviso Paolino Barbiero interviene per chiedere
alla Provincia di fermare i progetti. «Ancora cementificazione selvaggia, mentre il territorio ha bisogno di servizi
e proposte di rilancio».
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Tribuna di Treviso
19 febbraio 2012
Pedemontana al via «Con la superstrada il turismo morirà»
MONTEBELLUNA Eliminato dal Consiglio di Stato un primo ostacolo costituito dalla sentenza del Tar sulla
prosecuzione dei lavori della Pedemontana Veneta, nel trevigiano e nel vicentino c’è chi vede l’infrastruttura
come un traino allo sviluppo turistico della zona. E la Confartigianato AsoloMontebelluna ha persino
commissionato uno studio per verificarne le ricadute sul fronte turistico. Proprio il turismo nella Pedemontana
Trevigiana fa parte di un progetto ambizioso per lo sviluppo del territorio. Ma per Giorgio Bedin, di Ecologia
e Progresso, la superstrada è un’opera in contrasto con lo sviluppo turistico della Pedemontana Trevigiana.
«Lontani dal valorizzare la Pedemontana dal punto di vista turistico, si preferisce ipotizzare in essa interventi
ulteriormente penalizzanti. La superstrada Pedemontana che l’attraversa per cento chilometri, non presenta
caratteristiche di rispetto ambientale e qualità costruttive, il mega centro produttivo previsto a Barcon di
Vedelago, su un’area agricola pregiata pari a 90 campi da calcio, non contribuirà certamente allo sviluppo
turistico. La megacentrale di trasformazione elettrica prevista da Terna a Volpago del Montello poco si concilia
con il turismo Montelliano. Per non citare le varie cave di ghiaia che rimarranno aperte ancora per decine di
anni senza avere un’idea della loro composizione ambientale finale. Continuando con le discariche, che oltre
tutto rendono l’aria irrespirabile agli abitanti sottovento» afferma Giorgio Bedin. L’esponente di Ecologia e
Progresso, insomma, attacca il grande progetto viario ritenendolo in contrasto con la valorizzazione turistica
dell’area, poiché ne snaturerebbe il paesaggio. «Il turismo legato inequivocabilmente alla qualità del paesaggio
e dell’ambiente, sarà in futuro uno dei settori trainanti dell’economia del nostra area, per il Montebellunese».
Gazzettino di Treviso
19 febbraio 2012
L’“OFFERTA” dell’Ikea: 1630 posti di lavoro in cinque anni
Occupazione è la parola d’ordine. Poi ci sono anche gli impatti sull’ambiente, certo, ma al centro delle linee
guida appena sfornate dal centrodestra in Provincia per calare nuovi e non previsti insediamenti industriali
nel piano urbanistico della Marca sembra esserci soprattutto la creazione di posti di lavoro. Tanto che si arriva
quasi a bollare come vecchio un documento chiuso solo due anni fa. «Il piano è stato redatto sulla base di
un quadro formulato precedentemente alla crisi - mette le mani avanti la maggioranza - . Risulta prioritario
mettere in campo tutti gli strumenti possibili per il mantenimento dei livelli occupazioni con la valutazione di
interventi che diano immediato lavoro per la realizzazione di infrastrutture e che prevedano permanente
occupazione». Su questo fronte le promesse contenute nei mega progetti presentati da Ikea a Casale e
Colomberotto e Roto-Cart a Barcon di Vedelago, i primi ma non necessariamente i soli a dover fare i conti
con il filtro studiato da Lega e Pdl, non sono certo avare: i primi assicurano 1.630 assunzioni (a regime in 5
anni) e i secondi 1.400 (la metà per 3 anni di cantieri).
Sul piatto della bilancia, però, il Sant’Artemio deve mettere anche il secco no ai nuovi insediamenti appena
arrivato dai 3 sindacati e da 9 associazioni di categoria (tutte tranne gli industriali). Ma Muraro, dopo la supercommissione finita a male parole, non si scompone troppo. «Non sapevo avessero cambiato idea - punge il
presidente -. Ne terremo conto ma ognuno fa la sua parte». Alla fine toccherà al consiglio provinciale decidere
se approvare i progetti, cambiando il piano urbanistico, o se bocciarli. «Valuteremo - riassume Muraro mettendo a confronto il riflesso occupazionale e lo sfruttamento del territorio». Un’espressione, quest’ultima,
che comprende la condivisione del beneficio pubblico, delle opere di mitigazione ambientale e, novità, pure
di un’analisi che spieghi perché è stato scartato il recupero di zone industriali dismesse. Chi dovrà verificare
le risposte a tutti questi parametri? Lo stesso Muraro in qualità di presidente con delega all’Urbanistica. Poi,
però, la parola fine verrà scritta dal consiglio del Sant’Artemio.
Mauro Favaro
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Tribuna di Treviso
17 febbraio 2012
«Ikea e Barcon, usare solo aree dismesse»
«Ribadiamo: per il polo di Barcon e per l’Ikea di Casale devono essere recuperate le strutture preesistenti oggi
dismesse, evitando la cementificazione di altro territorio». E’ uno dei passaggi della lettera che artigiani,
commercianti e sindaci spediranno al presidente della Provincia Leonardo Muraro ribadendo (industriali
esclusi) la loro posizione in merito ai mega insediamenti in arrivo del polo agroalimentare di Barcon e dell’Ikea
di Casale. Una lettera che scaturisce da un nuovo vertice delle associazioni di categoria contro i due colossi
che la Provincia pare intenzionata, per quanto di sua competenza, sdoganare. No a mega-complessi quindi,
perché, come già stabilito dalle associazioni a fine gennaio in un apposito documento, «non rispondono alle
esigenze di tutela e salvaguardia ambientale e territoriale e probabilmente alle logiche di sviluppo economico
e occupazione stabile». Un documento già consegnato un mese fa da categorie e sindacati a Muraro. Siglato
da Ascom, Cia, Cna, Coldiretti, Confagricoltura, Confartigianato, Confesercenti, Confcooperative, Artigianato
trevigiano, Casartigiani e Cgil, Cisl e Uil. Ma siccome i progetti sembrano avanzare lo stesso spediti, le
associazioni di categoria ritengono necessario un nuovo sollecito al presidente Muraro, appunto sotto forma
di lettera aperta, anche per ricordargli che nella Marca degli attuali 80 milioni di superficie già destinata a uso
produttivo, oggi solo 60 sembrano realmente utilizzati. E quindi non pare proprio il caso di andare a pesca
di altro territorio da cementificare.
Gazzettino di Treviso
17 febbraio 2012
TREVISO - Il progetto del nuovo macello e della nuova cartiera a Barcon non dispiace a Muraro e al sindaco
Paolo Quaggiotto. Entrambi leghisti. Quello del mega centro commerciale targato Ikea a Casale, invece, non va
a genio a Muraro ma garba al sindaco Bruna Battaglion. Il primo del Carroccio, il secondo del Pd. Basta così? Sì:
perché l’ultima parola spetta ai loro consigli in municipio e al Sant’Artemio. Cosa non va del piano degli svedesi?
Il presidente della Provincia è perplesso sia dal numero dei «fantomatici posti di lavoro» che dal beneficio
pubblico. Il progetto Ikea dice che la costruzione dello stabilimento da 20 mila metri quadrati e dell’annesso
centro commerciale da 40 mila metri quadrati (su una superficie totale di 420 mila metri e per un investimento
da oltre 200 milioni) permetterà l’assunzione di 1.630 addetti per un reddito di circa 38,4 milioni. «A regime (5
anni) nel nuovo punto vendita si prevede di impiegare circa 280 persone, di cui il 35% full time e il 65% part
time - scrive il colosso del mobile - e nel nuovo centro commerciale 1.350 addetti, di cui il 50% full time». Senza
pescare, ovviamente, solo tra i disoccupati. Alla fine il saldo previsto sul territorio è di +361 assunzioni. «Tenuto
conto dell’impatto sulla rete di vendita esistente il saldo occupazionale per il punto vendita è stimato in +89
unità - si legge nel progetto - e per il centro commerciale di +272 unità». Questo a fronte di un fatturato previsto
sui 202 milioni di euro l’anno (61 per il punto vendita e 141 per il centro commerciale) per un polo capace di
accogliere 1.496 auto al giorno. E gli svedesi hanno addirittura stimato in 15 mila milioni la capacità di spesa
dei 4,1 milioni di abitanti che vivono entro 70 minuti di strada da Casale. Gente pronta, dicono, a comprare
prodotti che arriverebbero dai distretti del nordest (come già l’8% dei mobili). Numeri che, però, ancora non
fanno svanire tutte le perplessità. Anche perché il beneficio pubblico si ferma alla costruzione a Casale di un
istituto con 18 aule. «Super-tecnologico»: assicurano. Ma sempre e solo una scuola.
TREVISO - Stop ai mega insediamenti industriali proposti da Colomberotto e Roto-Cart, a Barcon, e da Ikea, a
Casale. Senza se e senza ma. È questa la posizione, unitaria e definitiva, che le associazioni di categoria e i
sindacati sbattono sul tavolo di Muraro. Insomma, la fumata nerissima uscita dalla super-commissione che si
è riunita un paio di settimane fa al Sant’Artemio, assieme ai progettisti dei due insediamenti, non è stata senza
conseguenze. Tanto che il 14 febbraio le parti interessate sono tornate a incontrarsi per fare il punto della
situazione e decidere una linea comune prima di andare un’altra volta in Provincia, al cui consiglio spetta
l’ultima parola a livello urbanistico. E da qui è emersa la totale assenza di ulteriori margini di dialogo. A bocciare
i progetti su tutta la linea sono, oltre a Cgil, Cisl e Uil, Unascom, Casartigiani, Cia, Cna, Coldiretti, Confagricoltura,
Confartigianato, Confcooperative e Confesercenti. Insomma, mancano solo gli industriali. Con buona pace di
Muraro, che ha già fatto sapere di «vedere l’interesse pubblico» almeno del piano messo a punto da
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Colomberotto e Roto-Cart (soprattutto per i 20 milioni previsti per il beneficio pubblico). A sindacati e
associazioni di categoria, però, questo non interessa. E, paradossalmente, più che bocciare i progetti, chiedono
di non modificare il Piano provinciale di coordinamento territoriale (Ptcp), sulla carta il fiore all’occhiello della
gestione Muraro, che senza varianti ad hoc non prevede altre zone industriali. Di fatto riconfermando, ma
stavolta senza possibilità di trattativa, il fulcro del documento che il 19 gennaio aveva tenuto a battesimo la
super-commissione. «Siamo contrari ai due annunciati mega insediamenti - avevano scritto i 12 gruppi - non
rispondono alle esigenze di tutela ambientale e neppure alle logiche di sviluppo e occupazione stabile». Il
confronto sul futuro della Marca, insomma, è già arrivato al capolinea. E così, mentre ancora si attende il
confezionamento delle linee guida annunciate da Lega e Pdl per calare senza troppi scossoni gli insediamenti
industriali nel Ptcp, adesso il Sant’Artemio resta da solo davanti al bivio tra Barcon e Casale.
TREVISO - (mf) «Abbiamo sempre detto che il piano territoriale provinciale deve restare un punto fermo.
Questo prevede che le attuali 1.074 zone industriali della Marca vengano ridotte a 200. Sappiamo che è
difficile ma almeno vediamo che non diventino 1.076 con varianti ad hoc». Così il segretario della Cgil, Paolino
Barbiero, ribadisce il suo «niet» ai progetti di Barcon e Casale. E non solo a quelli. «Il riutilizzo e il recupero di
zone industriali abbandonate va affrontato anche per i piccoli insediamenti - aggiunge - quelli da pochi ettari,
Comune per Comune». L’importante, insomma, è non realizzarne di nuovi. Almeno non senza l’obbligo di
recuperarni, in cambio, di vecchi. E in ballo ci sono pure delle proposte per quanto riguarda Colomberotto e
Ikea. «Pensiamo alla Zanussi, alla Fervet, alla Merloni e alla Marmitte Zara - conclude Barbiero - bisogna
entrare nell’ordine di idee che si può e si deve lavorare con i crediti urbanistici».
Gazzettino di Treviso
15 febbraio 2012
Desidero condividere alcune riflessioni in merito al dibattito in corso sulle proposte di nuovi insediamenti produttivi
a Barcon di Vedelago – un enorme macello e una cartiera – e a Casale sul Sile – un nuovo punto vendita Ikea.
Un’osservazione prima di tutto: le categorie produttive sono unite con i sindacati (la Cgil in questo caso) contro
la realizzazione di questi grandi insediamenti e esprimono dubbi, rifiuti o alternative. Le Istituzioni – la Provincia
in primis – si pronunciano fondamentalmente a favore, con le note argomentazioni che parlano di sviluppo,
occupazione e nuove opere pubbliche. E la domanda è dunque obbligatoria: le istituzioni chi rappresentano se
importanti categorie interessate direttamente da questi progetti si esprimono in senso opposto?
È da anni ormai che si parla di consumo di suolo inarrestabile, della perdita di terreno agricolo, di insediamenti
produttivi – i capannoni – vuoti e di case senza acquirenti. Eppure gli enti territoriali non sembrano essere
capaci di invertire la rotta, di arrestare un processo che dal secondo dopoguerra ha portato ad aumentare
del 500% le superfici urbanizzate. Non mi sembra qui la sede per riportare dati più precisi o fonti
bibliografiche, anche perché temo sarebbe come cercare di far smettere di fumare un fumatore dicendogli
che il fumo fa male: non funziona. Il punto è un altro, evidentemente. Ci siamo smarriti completamente,
viviamo spaesati in luoghi nei quali ci riconosciamo sempre meno, e non riusciamo a renderci conto che
dobbiamo trovare altre strade per rispondere alla crisi.
Una proposta concreta, per quanto riguarda il polo di Barcon, è stata avanzata da Paolino Barbiero della Cgil
e va, finalmente, in una direzione diversa: perché non utilizzare un’area industriale già esistente ma dismessa?
Considerazioni del tutto analoghe si possono fare anche sul caso Ikea. Semplice, semplicissimo: si può fare,
perché allora non ci proviamo? Certo, il profitto calerà e si dovrà magari rinunciare a qualche opera prevista
in compensazione, a venderci il territorio in cambio di una scuola, di una strada o di un po’ di oneri di
urbanizzazione – fonte primaria di introiti per i comuni che, se non vado errato, verrebbe persa in caso di
aree già urbanizzate: sarà per questo che gli amministratori non spingono in questa direzione?
Qualcosa sarà perso, ma la collettività vedrà preservato, per sé e per i propri figli, uno dei suoi beni più preziosi
– l’integrità del territorio e del paesaggio – mantenendo al tempo stesso i (non sempre certi) vantaggi in
termini di occupazione.
Proviamo dunque a partire dal semplice suggerimento di Barbiero: si può fare, subito, è già stato fatto, ed è
molto meglio per quasi tutti.
*direttore Fondazione Benetton Studi Ricerche
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Gazzettino di Treviso
14 febbraio 2012
TREVISO - Il progetto del mega insediamento agro-industriale proposto a Barcon continua a far discutere. E
a far litigare. «Nell’ultimo consiglio provinciale abbiamo presentato una mozione che metteva in conto lo
studio di altre soluzioni puntando al recupero di aree produttive dismesse, questa è stata bocciata dalla Lega
e dal Pdl ma il giorno dopo Franco Bonesso se n’è uscito dicendosi assolutamente contrario al progetto sbotta Gianluca Maschera, capogruppo dell’Idv - le cose sono due: o Bonesso è stato folgorato sulla via di
Damasco oppure teme di esprimere il suo vero pensiero con il voto in consiglio per non urtare la Lega e, di
conseguenza, far scricchiolare un’alleanza che in Provincia è a prova di colpo di vento». Una questione
personale? No, dato che il pidiellino Bonesso oltre a essere il sindaco di Trevignano è anche il presidente della
commissione Urbanistica del Sant’Artemio e dopo l’ultima seduta ha pure tirato le orecchie a Muraro
specificando che il suo vedere di buon occhio il progetto Colomberotto-RotoCart non era condiviso nella
maggioranza. Non ancora almeno. Fatto sta che adesso l’Idv lancia il guanto della sfida. «Lo sfidiamo a
convocare la commissione e a preparare un documento d’indirizzo per dire no a Barcon - incalza Maschera
- se lo farà saremo i primi a sostenerlo».
Gazzettino di Treviso
8 febbraio 2012
VEDELAGO Il presidente Bonesso (Pdl) boccia il progetto di insedimento agro-industriale
In commissione provinciale i mille distinguo su Barcon VEDELAGO - Sul progetto del mega insediamento
agro-industriale di Barcon la Lega e il Pdl, che in Provincia avranno l’ultima parola sul via libera urbanistico,
continuano ad andare in ordine sparso. Mentre Muraro ha ribadito più volte di «vedere l’interesse pubblico
del progetto» targato Colomberotto e Roto-Cart, complice il «tesoretto» da 20 milioni destinato ad opere per
intiepidire l’impatto della colata di cemento, il presidente della commissione provinciale Urbansitica e sindaco
di Trevignano, il pidiellino Franco Bonesso, lo boccia su tutta la linea. «Muraro dirà pure di sì, ma nella
commissione è emerso che il gruppo di maggioranza pone diecimila distinguo - mette subito in chiaro
Bonesso - è vero che bisogna fare le necessarie valutazioni, ma così com’è concepito quel progetto non avrà
mai il mio voto favorevole, tanto più che considero assurdo pensare a un nuovo casello lungo la strada
Pedemontana». Così mettere insieme le diverse tessere, mentre l’opposizione spinge (tenendo però dietro la
schiena il piano dell’Ikea a Casale, dove il sindaco è del Pd) non è una passeggiata. Ed è per questo che
l’annunciato decalogo per l’inserimento dei mega progetti industriali nel Piano territoriale di coordinamento
provinciale (Ptcp) non è ancora stato chiuso. «Dobbiamo darci delle regole, valide sempre, che tengano in
conto tanto l’impatto sull’ambiente che le opportunità di lavoro - conclude Bonesso - sono d’accordo con
Granello (capogruppo della Lega, ndr) che si debbano sentire i cittadini, ma il nostro Ptcp dice che per quanto
riguarda le nuove attività industriali vanno recuperati e riutilizzati i capannoni lasciati vuoti: il mega progetto
proposto a Barcon non è altro che il primo banco di prova». Resta tutto da vedere, però, se il Sant’Artemio
manterrà fede a quanto messo nero su bianco.
Gazzettino di Treviso
7 febbraio 2012
TREVISO - I due nuovi mega insediamenti industriali proposti da Colomberotto, a Barcon, e da Ikea, a Casale
sul Sile, restano nel limbo. Il consiglio provinciale di ieri sera, tornato ad affrontare il progetto di Barcon, ha
infatti lasciato tutto com’era. Una posizione unitaria è ben distante e per il momento si va in ordine sparso
tanto nella maggioranza quanto nell’opposizione. «Dare il via libera a un’operazione come quella del mega
insediamento agro-industriale previsto a Barcon - è l’allarme lanciato da Gianluca Maschera attraverso la
mozione presentata ieri al Sant’Artemio - vorrebbe dire aprire la porta a una serie di probabili speculazioni
edilizie: la Provincia deve decidere da che parte sta». Questo, però, non è ancora accaduto. Come non ha
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trovato una posizione unitaria la super-commissione, formata da sindacati e associazioni di categoria, che la
settimana scorsa è finita con una fumata nerissima. «Non si può dire no a priori - ha sottolineato Fabio Ceccato
consigliere leghista e assessore proprio a Vedelago - . Saremo sempre disposti a discutere con chi si propone
di portare nuovi posti di lavoro e di sviluppare la viabilità». Stessa linea per Franco Bonesso che, però, pur al
Sant’Artemio, non dimentica il suo municipio. «Bisogna fare studi e approfondimenti non ordini del giorno taglia corto il sindaco di Trevignano - anche se non ho mai nascosto che potrebbe creare dei problemi nel
mio comune». Usa l’accetta, invece, Mario Gabrielli. «La disoccupazione è enorme - tuona il ribelle del Pdl - è
questo il vero aspetto fondamentale». Ma anche l’opposizione ha le sue difficoltà. E la Lega sparge sale sulle
ferite. «Se il centrosinistra ci crede metta sullo stesso piano anche il progetto dell’Ikea», punge Michele Toaldo
mirando Bruna Battaglion, consigliere provinciale del Pd e sindaco di Casale. Per il momento, però, non si è
fatto né questo né quello.
Tribuna di Treviso
4 febbraio 2012
Muraro: sì a Barcon. Ikea, Cgil contro Pd
Dieci giorni. Le categorie commerciali e artigiane si prendono tempo per elaborare un documento sui due
insediamenti di Barcon e Casale. Sarà consegnato alla Provincia (chiamata a esprimersi sui due progetti),
così come avvenuto per il documento di categorie e sindacati due settimane fa, con le linee guida
economiche, ambientali e urbanistiche sui grandi progetti industriali in provincia. L’Ascom sceglie la via della
diplomazia. «Un incontro tecnico – dice Guido Pomini, il presidente provinciale – Ci siamo fatti un’idea più
precisa su Barcon. Per l’ Ikea a Casale il comune ha già modificato la destinazione del terreno. Che Ikea vada
è certo, non è chiaro con chi il colosso svedese condividerà l’area. Ma non sarà la sola in quell’area». Giuliano
Rosolen, direttore della Cna provinciale, aggiunge: «Il problema è rendere compatibili le scelte imprenditoriali
con le esigenze di tutela del territorio». Previsto un nuovo incontro per definire una piattaforma comune. (l.c.)
È scontro sui mega progetti industriali di Barcon e di Casale. Da una parte la Provincia, propensa al via libera
per il super polo agroalimentare di Vedelago e più fredda, invece sul progetto Ikea. Dall’altra i sindacati: in
particolare la Cgil, contraria a entrambi gli insediamenti (così come pianificati ora) e che attacca frontalmente
anche il sindaco di Casale, Bruna Battaglion (Pd,) : «Dà la concessione per un insedimento del genere al
buio»- tuona il segretario del sindacato,Barbiero. Ieri in Provincia tavolo fra Muraro e le categorie commerciali
e artigiane, più dplomatiche ma preoccupate sulle ricadute economiche e ambientali dei due mega-progetti.
La supercommissione allargata convocata per discutere i due insediamenti ha visto toni accesi e scontri
frontali, che hanno varcato i confinidella sala a porte chiuse. «E’ stato un incontro con luci e ombre – dice
Paolino Barbiero – Su Barcon abbiamo tutta la documentazione data dal sindaco Quaggiotto di sua
spontanea volontà – continua – Per la Cgil l’impatto dell’insediamento agroalimentare sarà negativo. Ci stiamo
interrogando sulla stabilità finanziaria del progetto, perché le due imprese coinvolte contano 130 milioni di
fatturato, mentre l’investimento previsto a Barcon è ben superiore. E in provincia contiamo alcuni esempi di
fallimento nella macellazione. Sulla base del Piano territoriale di coordinamento, inoltre, crediamo ci siano
spazi industriali da riconvertire, senza andare a costruire exnovo». Se proprio polo agroalimentare deve essere,
non necessariamente a Barcon. «La linea Colomberotto potrebbe stare benissimo, ad esempio, nell’area ex
Zanussi di Susegana» - spiega Barbiero. Su Ikea la Cgil va giù ancora più dura. E non lesina l’ affondo:
»Vogliamo le carte sul progetto- sbotta Barbiero - abbiamo chiesto le carte alla Provincia e al comune di
Casale, senza alcuna risposta. Come fa la Battaglion a concedere quell’ insediamento al buio? Se un sindaco
pensa a se stesso, gli altri dovrebbero quantomeno chiedersi quali ricadute avrà sul proprio territorio la
decisione di quel sindaco». Nelle preoccupazioni di Barbiero anche un altro aspetto: «Secondo me la società
svedese vuole chiuder Padova per aprire a Casale. Temiamo che ci sarà occupazione somma negativa». E
anche per l’Ikea la Cgil ha una controproposta: la zona industriale fra Casale e Bonisiolo, vicino al Passante.
Ma Muraro, presidente della Provincia, storce il naso. « Lì non sarebbe possibile – dice – Ricordiamoci che in
prossimità c’è il progetto dell’inceneritore voluto da Unindustria». E qui il presidente, da sempre contrario ai
termovalorizzatori degli industriali, si toglie un sassolino: «Perché categorie e sindacati non chiedono con
altrettanta veemenza una delibera della Camera di Commercio contro l’inceneritore?».- E la linea della Provincia
su Ikea? »Per Barcon ci sono sul piatto 20 milioni di opere pubbliche a perequazione, su Ikea sappiamo poco».
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Eppure il colosso svedese si impegnerebbe a costruire 13 aule per le medie. «Oltre ai fantomatici posti di
lavoro…», aggiunge sibillino Muraro. Ma la Provincia è preoccupata per i tempi. “Dobbiamo fare in fretta –
dice Muraro – Le imprese aspettano da due anni una decisione».
Tribuna di Treviso
2 febbraio 2012
Gli agricoltori aprono al macello
SUSEGANA Piace sempre di più la proposta fatta dal Pd trevigiano alla ditta Colomberotto, attiva nel settore
carne, di insediare quello che dovrebbe essere il più grande macello d’Europa al di là del Piave, piuttosto che
nel tanto discusso polo agroindustriale progettato a Barcon di Vedelago. Il suggerimento del Pd riguarda
un’area precisa, ovvero quella Electrolux di Susegana. Una proposta che, così su due piedi, non dispiace al
titolare Loris Colomberotto, la cui impresa è ben radicata nel Quartier del Piave, previa ovviamente verifica
della fattibilità. La cosa non dispiacerebbe anche al sindaco di Susegana, ma anche alla Cia della Marca: la
confederazione degli agricoltori vede in questa una soluzione per realizzare un grande impianto di
macellazione, ma senza dover pagare il pegno di vedere sparire altro terreno agricolo, fagocitato dal cemento.
E questo anche alla luce dell’eccellenza veneta nella produzione di carne. «Il Veneto – spiega il presidente Cia
Treviso Denis Susanna – è la prima regione produttrice di carne a livello nazionale, che con i suoi 200mila
quintali annui, copre il 28 per cento del totale nazionale con un volume d’affari che supera i 450 milioni di
euro. Le ricadute sull’indotto sono notevoli e per questo motivo è giusto dare risposte a queste aziende che
in tempi di “vacche magre” si propongono con progetti di valenza strategica per un territorio». Per Susanna
la realizzazione di un mega macello regionale sarebbe una marcia in più per supportare le aziende zootecniche
del territorio contro la concorrenza interna di altre regioni. «Oggi – continua Susanna – la parte del leone
viene fatta da alcuni macelli concentrati in Emilia Romagna con effetti negativi sulla remunerazione della
produzione nostrana. Il fatto di avere una struttura in più, può quindi diventare importante per difendere
meglio il reddito delle aziende agricole, che nonostante la crisi, riescono ad accrescere occupazione e volumi.
Naturalmente questo deve avvenire rispettando il territorio e chi lo vive».
Tribuna di Treviso
31 gennaio 2012
Barcon, Di Santo ha un piano alternativo
Il presidente del Credito Trevigiano presenterà entro pochi giorni uno studio che punta a potenziare
l’occupazione
CASTELFRANCO Non solo un’analisi del territorio e delle sue peculiarità, ma anche proposte di investimento
sostenibili per creare occupazione nell’area di Vedelago. Si arricchisce di un capitolo in più la ricerca già da
tempo annunciata dal presidente del Credito Trevigiano Nicola Del Santo, che entra così nel dibattito circa
l’opportunità o meno di creare un polo agro-industriale a Barcon. Lo studio, promosso dalla Fondazione Villa
Emo e realizzato da Proap Italia e da Tolomeo Studi e Ricerche (il centro guidato dal sociologo Paolo Feltrin),
prende in esame sia gli aspetti legati all’ambiente e alla viabilità sia quello socio-economico. Lo studio sarà
presentato in due fasi: a breve la parte relativa all’analisi ambientale e socio-economica del territorio, a fine
febbraio quella relativa agli investimenti e all’occupazione. «Ci è sembrato opportuno non solo fornire elementi
utili per una discussione, ma anche essere propositivi – spiega Di Santo – Questo anche alla luce del fatto che
l’ipotesi del polo agro-industriale non è l’unica in grado di poter garantire uno sviluppo che, da parte nostra,
non potrà che essere sostenibile». A maggior ragione oggi, visto che la tanta discussa realizzazione del polo
non pare proprio dietro l’angolo. Dapprima si è assistito al disimpegno della ditta Colomberotto, non solo
annunciato ma anche ribadito nei fatti, visto che parte del progetto ha già preso altre strade e non quella di
Barcon. Qui rimarrebbe in piedi solo l’ipotesi del macello più grande d’Europa, cosa che, come ha dichiarato
lo stesso Loris Colomberotto, corrisponde al 60% dell’intero progetto. Poi c’è stata l’offerta da parte del Pd
trevigiano di «scambiare» Barcon con un altro sito, quello dell’Electrolux di Susegana, che sta raccogliendo
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sempre più consensi, in attesa di verificarne la fattibilità. Ma quali potrebbero essere gli investimenti economicoproduttivi che costituiranno una nuova fase per Vedelago? «Ci stiamo lavorando e sarebbe prematuro anticipare
qualche ipotesi – continua Di Santo - Di certo si tratterà di soluzioni per le quali non è necessaria la realizzazione
del casello della Pedemontana di Barcon». Messo in forse il polo agro-industriale, l’obiettivo ora è di evitare la
costruzione di questa infrastruttura, strettamente connessa con il polo: «Primo – conclude Di Santo – perché
non era prevista nei progetti della Pedemontana, secondo perché l’impatto ambientale sarebbe disastroso
per l’area, in considerazione di quel raggio di due chilometri previsto per ogni casello che sarebbe occupato
da aree produttive. Se consideriamo che sarà giusto in mezzo tra i caselli di Montebelluna Ovest ed Est, è
comprensibile che di spazio libero dalla cementificazione, tra svincoli e altro, ne resterà ben poco. Pertanto le
proposte di investimento e di occupazione che presenteremo terranno in considerazione la Pedemontana,
opera indispensabile ma in riferimento al tracciato originale, senza il casello di Barcon».
L’INTERVENTO
VENETO CITY E BARCON, L’ALIBI DELL’OCCUPAZIONE
di RENZO SECCO Già la dizione “posto di lavoro” che oggi viene ripetuta come un mantra, mi sembra molto
infelice se si vuol definire la possibilità per una persona di lavorare. Il lavoro costituisce l’attività fra le più nobili
dell’uomo: quella di permettergli di essere superiore alle altre specie viventi. Attraverso la quale gli è possibile
applicare l’intelligenza superiore di cui è dotato. Il “posto di lavoro” è solo un luogo in cui tutto questo si può
espletare. Creare un “posto di lavoro” significa quindi unicamente creare una situazione dove si può lavorare;
condizione che non ha in se stessa la dignità del lavoro inteso come capacità umana di saper fare qualcosa.
La precondizione assoluta quindi resta quella di saper fare un lavoro mentre quella del dove e come farlo
restano fasi successive anche se estremamente importanti. E’ diverso creare un posto di lavoro per coloro
che sanno fare qualcosa, che non il fornire un luogo dove si possa fare quel qualcosa, non importa cosa.
Questa, unicamente intesa è una fase di avvilimento delle capacità umane, è l’ultima spiaggia in una società
che non riesce a valorizzare il saper fare un lavoro e si limita a offrire il luogo per un’attività umana in modo
generico con l’unico scopo del sostentamento. Non voglio con ciò diminuire l’importanza di avere disponibili
dei posti in cui lavorare, voglio semplicemente evidenziare che questa condizione non supplisce a quella
prioritaria di insegnare e quindi di imparare un lavoro. La persona che sa lavorare ha molte più possibilità di
trovare un posto in cui farlo. Oggi, un giovane che avesse questa ricchezza per metterla a frutto avrebbe
molte più opportunità di trovare un posto di lavoro, non solo in Italia. Ma i nostri politici, o molti di costoro,
non sembrano (o non vogliono) aver chiaro questo concetto, tanto che ritengono esaurita la loro funzione
con la declamazione che bisogna creare più posti di lavoro indifferentemente senza preoccuparsi che questi
siano o no qualificanti per le capacità lavorative della popolazione. Allora alla prima occasione in cui qualche
personaggio, che si dice imprenditore, promette al politico di turno la creazione dei cosiddetti “posti di lavoro”,
ne solletica lo spicciolo interesse elettorale e ottiene immediata udienza. Naturalmente tale offerta non è mai
disinteressata. Viene chiesto in cambio, o l’ottenimento di contributi pubblici, o il rilascio di permessi di
edificazione in aree quasi sempre destinate a ben altri utilizzi a valenza agricola o pubblica e/o sociale. Sotto
declamazioni demagogico-populiste emergono le proposte più nefande. Assistiamo ad un fiorire di progetti,
anche con dimensioni ciclopiche che, promettendo numeri indefiniti e sempre altissimi di quei famosi posti
di lavoro, fanno breccia sulle sensibilità populistiche ed elettorali dei politici. Sono progetti generalmente
incuranti dell’impatto ambientale che non tengono minimamente conto non solo della salvaguardia del
paesaggio, ma vanno ad impedire la crescente importanza economica che il territorio, utilizzato da una
agricoltura moderna assumerà mantenendo, anzi accrescendo la sua positiva ricaduta in termini di salubrità,
di utilità sociale e di nuova e specializzata occupazione . Progetti che non danno alcuna garanzia di effettività,
per i quali l’esperienza di quanto finora realizzato nel nostro territorio veneto dimostra ampiamente
l’inconsistenza di un vantaggio vero e reale per la collettività. Tanto per fare qualche esempio (ma i casi sono
moltissimi) è il caso di “Veneto City” nella zona di Arino e del cosiddetto “Polo di Barcon” a Vedelago. Il primo,
faraonico progetto ad altissimo e negativissimo impatto ambientale la cui utilità per il territorio veneto è tutta
da dimostrare anche se la Giunta Regionale così ne sintetizza i vantaggi nel suo sito : “è un progetto per
realizzare, dove oggi c’è solo campagna, una vera e propria città multiservizi”... “E’ proprio per Veneto City
che passa la nuova fase dello sviluppo del nordest, la fase due del passaggio da territorio agricolo ad area a
fortissima vocazione industriale”. Come si vede, esplicitamente domina il concetto di eliminare quel che resta
della campagna trasformandola in area a fortissima vocazione industriale nella necessità, dice il governatore
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Zaia, “di rifondare il rapporto tra uomo e natura rispetto a come è stato vissuto finora nel Veneto” (sic). Il
secondo caso è quello di Barcon a Vedelago molto efficacemente criticato sia nella sostanza che nel metodo
di approccio dalla signora Laura Puppato e perfino da Confagricoltura, oltre che da una costellazione di
Comitati di varia estrazione. Anche in questo caso si promettono usandoli come esca sociale tanti posti di
lavoro. E si potrebbe continuare con molti casi tutti nel segno della metodica distruzione di quel che ormai
resta del paesaggio veneto rendendo ancor più attuale quanto scrisse il nostro grande poeta Andrea Zanzotto:
“un bel paesaggio una volta distrutto non torna più, e se durante la guerra c’erano i campi di sterminio,
adesso siamo arrivati allo sterminio dei campi: fatti che, apparentemente distanti fra loro, dipendono tuttavia
dalla stessa mentalità». Parole durissime le quali come ben spiega Salvatore Settis “indicano come la violenza
sul paesaggio è il rovescio e l’identico della guerra, della violenza dell’uomo sull’uomo: esprime energia e
vitalità (talora proprio per reagire alla guerra), ma lo fa provocando nuove distruzioni. Si fa in nome della vita,
ma sotto il segno della morte”. Si fa in nome dei nuovi posti di lavoro, dico io, senza considerare che la gran
parte di queste iniziative non costituisce un aumento dell’occupazione, ma sono semplicemente trasferimenti
di attività in qualche modo già esistenti in altra dislocazione. Si chiude da una parte per aprire dall’altra; si
abbandonano vecchi insediamenti per farne di nuovi con doppio consumo di territorio. Doppio perché da un
lato il vecchio stabile viene abbandonato creando zone a forte degrado socio-urbanistico e dall’altro se ne
occupa di nuovo proprio dove prima c’era “ solo campagna”. Appare quindi opportuna e praticabile la proposta
che in questi giorni fa il PD di utilizzare per il progetto del macello a Barcon l’area Elettrolux di Susegana. Non
bisogna inoltre dimenticare che spesso viene proposto di costruire il nuovo in parte sotto il livello campagna.
Così si scava (adducendo furbescamente la tesi che lo si fa per diminuire l’impatto visivo del mostro in
cemento), si recupera ghiaia e lucrosamente la si porta da un’altra parte, magari in Austria dove l’escavazione
è severamente regolamentata. Non ci si ferma quindi solo alla distruzione del paesaggio, ma clamorosamente
si porta via fisicamente la nostra terra per venderla all’estero. Con buona pace dei nostri padani! Credo che a
questo punto sarebbe il tempo di finirla di raccontare la favola dei posti di lavoro e prendere finalmente atto
che è arrivato il tempo di dare il proprio vero nome alle speculazioni che sono tutte orientate verso la ormai
definitiva distruzione di ciò che resta del nostro più esclusivo patrimonio nazionale.
Tribuna di Treviso
28 gennaio 2012
Barcon, l’ex sindaco attacca la giunta
VEDELAGO Sindaco e giunta nel mirino per il sostegno all’operazione Barcon ovvero al maxi macello con
cartiera nella campagna dei Pola, proposto da Colomberotto e Rotocart. Il fuoco questa volta è «amico»: a
sparare è Remigio Parisotto, coordinatore del Pdl. E il Pdl siede con la Lega in giunta e in consiglio. L’ex
sindaco Remigio Parisotto prende le distanze dai «suoi», tiepidi nel prendere posizione sull’accordo di
programma proposto dal re della carne: l’imprenditore Colomberotto e dalla Rotocart. «Una delle motivazioni
forti a favore del sacrificio della campagna dei Pola portate dall’attuale amministrazione – analizza il dibattito
in corso a Vedelago – è l’importante aumento occupazionale che il nuovo insediamento industriale
porterebbe. In tempi di crisi, di fabbriche che chiudono, di padri di famiglia rimasti senza lavoro si sa che
impatto ha questo argomento. Va però fatta un’analisi a più ampio spettro considerando l’attività
amministrativa portata avanti dalla giunta Quaggiotto in questi sette anni di governo». Parisotto confronta i
posti di lavoro promessi con quelli realizzati e il bilancio, dal suo punto di vista, è tutt’altro che positivo.
«Quando nella primavera del 2004 – parte da lontano – ho lasciato la guida dell’amministrazione comunale,
ho affidato al mio successore un’area artigianale di 350 mila metri quadrati in via Vicenza, individuata da una
variante esecutiva al piano regolatore generale. Trascorsi sette anni, non se n’è fatto nulla ed erano possibili
posti di lavoro». E ancora: «Ho lasciato la casa di riposo Crico realizzata e funzionante per metà della sua
potenzialità. Il completamento è al di là dal venire ed erano altri possibili posti di lavoro». A suo dire sarebbe
stato sufficiente un accordo con l’Usl 8 per riconvertire villa Galli e il compedio Crico di Fossalunga destinandoli
ad attività socioassistenziali. «Ancora nulla – constata l’ex sindaco – e altri possibili posti di lavoro persi». E
l’intervento Breton a fianco della cooperativa San Pio X? «Sta ancora aspettando l’ingresso degli operai».
Parisotto mette al muro i suoi: «Hanno speso sette anni per completare il piano di assetto del territorio e altri
mesi saranno necessari per l’esecutività di quello degli interventi. Alla luce dello scarsissimo impegno con
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cui questa giunta ha curato le potenzialità occupazionali del territorio, fa perfino sorridere pensare che ora il
sindaco sostenga essere necessario perdere l’ultimo lembo di vera campagna rimasta tra Castelfranco e
Montebelluna sacrificandola a interessi occupazionali, che per quanto mi risulta, non sono adeguatamente
proposti e garantiti dall’accordo di programma Colomberotto-Rotocart».
Tribuna di Treviso
22 gennaio 2012
«Il maxi macello nell’area Electrolux»
Il sindaco di Susegana Gianni Montesel dice «sì» alla proposta del Pd trevigiano di spostare nelle aree dismesse
dell’Electrolux al confine tra il suo Comune e quello di Santa Lucia l’operazione Barcon. Ma con una condizione:
questo non dovrà spianare la strada ai grandi insediamenti commerciali. Il primo cittadino è favorevole all’avvio
di un ragionamento con le amministrazioni che vada in questo senso e che permetterebbe di recuperare
qualcosa che già c’è anziché consumare ulteriore territorio, ma con regole precise. «Per tutto quello che è
produttivo c’è la massima disponibilità a valutare – dice Montesel – a patto che non si inneschino grandi
operazioni di tipo commerciale». Montesel si dice favorevole a proposte per interventi che creino occupazione
in alternativa a ciò che l’ Electrolux non più offrire, anche se le speranze sul futuro dello stabilimento sono
ancora vive. «La nostra grande vocazione è manifatturiera – dice il primo cittadino – ma se non può essere
quello ben venga tutto ciò che è produttivo».
SUSEGANA Il Pd trevigiano «offre» alla ditta Colomberotto l’area Electrolux di Susegana al posto del mega
complesso a Barcon. E l’imprenditore prende in considerazione l’offerta, riservandosi di valutarla. Mentre
continua ad infuriare la polemica sul polo agroindustriale di Barcon dal segretario provinciale del Pd Enrico
Quarello e dai circoli del Coneglianese e di Vedelago arriva una proposta che «propone una visione diversa che
coniuga sviluppo e sostegno alla comunità», dopo l’annuncio dell’imprenditore di abbandonare il mega
progetto. Il Pd si richiama al fatto che la Colomberotto è una delle imprese leader nella zona: «Proponiamo
all’azienda che ha dimostrato di avere capacità, determinazione negli investimenti e nella volontà di continuare
a svilupparsi di considerare come opportunità la riqualificazione di aree produttive oggi in disuso». Tra queste
quella Electrolux «considerata anche la grande superficie a disposizione e quindi paragonabile a quella
individuata nelle campagne di Barcon. Crediamo che nella grave situazione di perdita dell’occupazione le
aziende «sane» del nostro territorio che dimostrano volontà di svilupparsi vadano sostenute, che questo possa
trovare coerenza con la necessità di riqualificare aree già destinate all’attività produttiva senza così consumare
nuovo territorio o addirittura pensando ad una enorme escavazione che è alla base del progetto su Barcon.
Siamo sicuri che se Colomberotto si renderà disponibile a questa impostazione potrà trovare non solo nel Pd
ma in tutte le istituzioni la massima collaborazione». Loris Colomberotto non esclude a priori che la cosa gli
possa interessare: «Fa piacere che la politica si interessi alle ipotesi di sviluppo di una azienda. E’ necessario
però approfondire la cosa nei suoi particolari, prima di decidere». In riferimento all’abbandono del progetto
Barcon, il ritorno in pista della Pedemontana dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato è un elemento che
Colomberotto non sottovaluta per ritornare sulle sue decisioni: «Ho sempre sostenuto che per noi era
indispensabile poter contare su un casello della superstrada. Ma oggi fatto cento quello che era il progetto per
il polo di Barcon, ne rimane in gioco il sessanta». Infatti Colomberotto è passato dalle parole ai fatti, come del
resto aveva annunciato: «Abbiamo già trovato soluzioni alternative sia per il settore lattiero-caseario della
nostra azienda, sia per quello cerealicolo, il primo nei pressi di Barcon, il secondo vicino a Treviso». Rimane da
sistemare quello che dovrebbe essere il macello più grande d’Europa. Decollerà in quella che era l’Inox-valley?
Tribuna di Treviso
22 gennaio 2012
Sos in teatro: «Salviamo Barcon»
CASTELFRANCO Appello della Fondazione Villa Emo: fermiamo Barcon. Ieri mattina è stato forte e chiaro
l’appello dell’architetto Enzo Bergamin: l’impianto di Barcon non va fatto. Durante il forum nazionale di
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«Salviamo il paesaggio», forum costituitosi da poco e che ha scelto proprio Castelfranco per esporre le proprie
tesi ambientali, non erano previsti interventi sulla politica locale, ma la palla è stata colta al balzo. Finita la
conferenza dei tre relatori; Francesco Vallerani, Domenico Finiguerra e Viviana Ferrario, lo spazio è stato dato
al pubblico presente. Domande, spunti su cui riflettere non sono mancati. Bergamin ha chiesto di fare un
intervento. Salito sul palco del teatro Accademico dove era in corso il dibattito, ha illustrato al pubblico la
situazione di Barcon e il progetto firmato da Colomberotto e Rotocart. A nord di via Terza Armata, sulla
campagna che fu dei Pola, sono previsti un maxi macello, una cartiera e un centro di ricerca. C’è chi sostiene
che l’operazione porterà benefici e lavoro e chi, come Bergamin con la Fondazione Villa Emo e il Comitato
Barcon Viva, ritiene che si tratti di uno scempio ambientale e che di benefici ce ne siano gran pochi. Lunedì
scorso Nicola Di Santo, presidente della Fondazione Villa Emo, e lo stesso Bergamin sono stati convocati in
Quirinale e qui hanno esposto le loro ragioni per cercare di fermare quello che sostengono sia delitto nei
confronti della campagna dei Pola. Un’ulteriore forte presa di posizione quella che la Fondazione Villa Emo
ha lanciato ieri contro la mega area industriale. Ma non solo di Barcon si è parlato, anche la Pedemontana è
stata più volte citata e criticata come un’opera deturpatrice della bella terra veneta. 94 km di lunghezza, 16
caselli da posizionare lungo il tracciato, 2 km quadrati di cemento per ogni casello. C’è chi non ci sta. A parte
i casi locali che hanno monopolizzato l’ultima parte dell’incontro, il forum «Salviamo il patrimonio» si è dato
due obiettivi iniziali imprescindibili: censire gli immobili sfitti e riutilizzabili e promuovere una legge popolare
che certi di limitare la cementificazione delle campagne. Relatori di tutto rispetto sono intervenuti durante la
mattinata, guidati dal vicepresidente della sezione di Treviso di Italia Nostra, l’architetto Umberto Zandigiacomi.
Confagricoltura: no al progetto Barcon
Sì al nuovo macello di valenza europea, ma senza consumare nuovo territorio. E’ natta la posizione di
Confagricoltura Treviso, che da tempo si è fatta promotrice di una campagna di sensibilizzazione sulla
necessità di preservare al massimo l’integrità del suolo agricolo trevigiano dall’aggressione
dell’urbanizzazione, dei centri commerciali e industriali e delle nuove strutture viarie. L’associazione agricola,
guidata da GianGiacomo Gallarati Scotti Bonaldi e diretta da Giampaolo Casarin, ricorda che nella nostra
provincia, nel solo periodo 2000-2010, è stata sacrificata sull’altare della cementificazione, una superficie
agricola di circa 11.000 ettari. «Un territorio pari all’intera estensione dei comuni di Treviso e Castelfranco».
Confagricoltura ritiene che per i futuri insediamenti urbani, commerciali e industriali e per le nuove strutture
viarie si debbano utilizzare, in via prioritaria, rispettivamente le aree edificabili dimesse e i tracciati viabili
esistenti. Confagricoltura boccia inoltre il P.T.C.P. (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale): «non
rappresenta affatto un valido strumento per la pianificazione territoriale», tant’è che, insieme ad altre
associazioni agricole, è pendente un ricordo al Tar. Sul progetto Barcon, Confagricoltura considera
positivamente la creazione di un macello con tecnologie di ultima generazione. Ma auspica «che quest’opera,
che riteniamo di importanza strategica per il comparto allevatoriale dell’area, possa trovare una diversa
localizzazione, tale da non sottrarre ulteriori superfici alle coltivazioni».
Tribuna di Treviso
20 gennaio 2012
DOCUMENTO DI CATEGORIE E SINDACATI
«No a Ikea e Barcon, inutilizzati 20 milioni di mq di aree industriali»
TREVISO No alla cementificazione selvaggia, sì al recupero delle aree dismesse. E no ai nuovi annunciati
mega insediamenti , dal polo agroalimentare di Barcon all’Ikea di Casale perchè «non rispondono alle esigenze
di tutela e salvaguardia ambientale e territoriale e probabilmente alle logiche di sviluppo economico e
occupazione stabile». E’ fermissimo, il documento consegnato ieri da categorie e sindacati al presidente della
Provincia, Leonardo Muraro. Ascom, Cia, Cna, Coldiretti, Confagricoltura, Confartigianato, Confesercenti,
Confcooperative, Artigianato trevigiano, Casartigiani e Cgil, Cisl e Uil sono in sintonia. Barcon e Casale non
sonocitati mai esplicitamente, ma il documento congiunto vuol fermare i due progetti su cui la Provincia,
dopo la Regione, dovrà esprimersi. Bella gatta da pelare per l’ente di S.Artemio che dovrà fare i conti da un
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lato con la posizione di categorie e e sindacati e dall’altro con le esigenze occupazionali. Muraro, ieri, ha scelto
la via della diplomazia. «Ringrazio le categorie – dice – E’ un documento che guarda al futuro del territorio,
che condivide le linee guida del Ptcp,m che chiede di confrontare ancor più attivamente sulle grandi scelte
territoriali. Per questo ho chiesto che possa rientrare al più presto nel piano strategico». E ha aggiunto: «E’
questione di trovare un metodo per garantire sviluppo sostenibile, creare nuovi posti di lavoro e dare risposte
a chi è in cassa integrazione». Categorie, sindacati e Provincia si ritroveranno presto per un’analisi più specifica
delle situazioni critiche della Marca. Il documento ricorda le 1077 aree produttive censite nella Marca, sparse
in modo disorganico nel territorio, gli 80 milioni di superficie destinata a uso produttivo, di cui però oggi solo
60 sembrano realmente utilizzati. «Non si possono ignorare 20 milioni di mq inutilizzati»- dicono le categorie.E
Guido Pomini, presidente di Ascom, coordinatore del gruppo che ha steso il documento, ha aggiunto: «E’
una buona pratica, per il governo e lo sviluppo sostenibile del territorio, che nasce dalle buone relazioni
esistenti», dice. Sulla stessa linea d’onda Alessandro Conte, presidente Cna: »Basta con la contrapposizione
tra sviluppo e crescita, e salvaguardia del territorio e dell’ambiente. Nuovi insediamenti produttivi sono i
benvenuti perché segno di una dinamismo produttivo del territorio, ma vanno collocate nelle aree già
compromesse, per non distruggere altro territorio. Deroghe? Solo se si ritiene prevalente l’interesse pubblico
nell’insediamento di una determinata attività e sempre previo accordo sulla ‘compensazione del danno’ con
recupero di aree dismesse o dismissibili, di pari superficie, ad uso naturale».
Tribuna di Treviso
18 gennaio 2012
IL POLO DI BARCON NON DARA’ LAVORO
L’operazione Barcon va uccisa nella culla. Soprattutto dopo le affermazioni del presidente della Provincia di
Treviso e il suo maldestro tentativo di mettere in relazione gli interventi edilizi e di scavo con l’ipotetico
incremento dell’occupazione. La discussione in Commissione provinciale Urbanistica ed Ambiente dove è
stato analizzato il progetto Barcon di Vedelago ha visto emergere fortissime critiche e perplessità. Il parere di
Muraro va in senso contrario e conta più degli altri? Del resto, se le aziende hanno bisogno di espandersi lo
possono fare all’interno di regole dettate dal PTCP che è costato tanto lavoro, fatica e risorse economiche. Se
bastasse costruire capannoni e fare scempi al paesaggio per garantire un aumento dell’occupazione, allora
la provincia di Treviso dovrebbe essere la prima non l’ultima com’è nelle classifiche per capacità di risposta
alla crisi produttiva e quindi occupazionale che si è abbattuta sul Veneto. Quando finiranno la Lega e la classe
politica che governano questo territorio di perseverare negli errori che sono stati la causa del problema invece
che riflettere e invertire la rotta? Quello che manca è la politica intesa sia come disegno strategico sia come
investimento nelle reti, nella legalità, nella sburocratizzazione, nella qualità di investimenti e proposte quindi
nei giovani e nel futuro. Basta aggredire il territorio senza coerenza e senza garanzie, ma si faccia subito una
politica di analisi dell’esistente, delle criticità e potenzialità inespresse o soffocate e si dia il via dunque a
lavorare coerentemente per la bellezza e la qualità del territorio e delle produzioni. Si inizi comprendendo
quanti sono i volumi in edilizia industriale liberi o abbandonati e quali le ipotesi per il loro recupero e utilizzo;
quanta è la terra agricola residua e si comprenda se questa oggi non sia una realtà da considerare con occhi
nuovi, salvaguardandone ogni singolo metro quadro e identificandone le specificità. Si lavori con uno sguardo
di lungo periodo e si eviti l’ultimo colpo di coda di un modello speculativo che ha già ampiamente dimostrato
tutti i suoi limiti e i rischi per le generazioni attuali e future. Se questo vuol dire fermare un sindaco “amico”
lo si faccia lo stesso, smettendola una volta per tutte di concedere ai “propri” e negare agli “altri” attuando
sistematicamente quel modello feudale che ben conosciamo.
Laura Puppato
Dopo il summit al quirinale su Barcon Muraro striglia il Colle «Di Santo tutela i privati»
VEDELAGO Mentre Nicola Di Santo entra in Quirinale per parlare dell’operazione Barcon dall’ingresso principale,
Leonardo Muraro resta a casa, si rammarica e scrive a Giorgio Napolitano. «Accolgo con favore l’attenzione
della presidenza della Repubblica per la tutela del nostro territorio», mette nero su bianco il numero uno della
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Provincia. Poi la stoccata: «Mi permetta, però, signor presidente, di esprimere il rammarico mio e dell’ente che
rappresento constatando che, nell’esame della problematica da parte degli uffici della Presidenza, non si è
avvertito il dovere istituzionale di consultare gli enti territoriali coinvolti e competenti per la gestione del
territorio». Insomma, al Colle è salito Di Santo, ma nessuno da Roma si è premurato di sentire sull’accordo di
programma, proposto da Colomberotto, nell’ordine: «la Regione Veneto, titolare del procedimento, la Provincia
di Treviso e il Comune di Vedelago direttamente interessato». Ma come una fondazione bancaria – la Villa Emo
presieduta da Nicola Di Santo e legata al Credito Cooperativo Trevigiano – alla corte di Re Giorgio e gli enti
locali fuori? «Sono certo – insiste Muraro con Napolitano – che comprenderà che la strumentalizzazione
dell’incontro concesso dalla presidenza della Repubblica a una fondazione bancaria che non rappresenta il
territorio, non rende un buon servizio alle istituzioni del territorio. Appare che Regione, Provincia e Comune
tutelino interessi particolari a danno della collettività, che sarebbe invece difesa da soggetti privati con l’alto
supporto della presidenza della Repubblica». Il numero uno del Sant’Artemio garantisce che da parte di
Provincia, Regione e Comune «vi è la massima attenzione» alla campagna dei Pola. Quell’area su cui
l’imprenditore Colomberotto e Rotocart vorrebbero realizzare maxi macello, cartiera e farmer market. «Nessuna
decisione è ancora stata assunta – scrive Muraro – non è ancora stato neanche dato avvio al procedimento
amministrativo finalizzato all’approvazione dell’accordo di programma in quanto il governatore Luca Zaia non
ha ad oggi dichiarato l’interesse pubblico dell’iniziativa, condizione essenziale per l’avvio formale dell’esame
della proposta». Niente di concreto, dunque. Non ancora. E Muraro chiude chiedendo a sua volta udienza a
Giorgio Napolitano. «Mi auguro di ricevere quanto prima una convocazione a Roma». Intanto l’operazione
Barcon, così come proposta, incassa il no di Oscar Bordignon, capogruppo della Lega all’opposizione in consiglio
comunale. «Condividiamo la posizione espressa nella commissione provinciale dello scorso 13 gennaio da
Giorgio Granello. Siamo per il ridimensionamento del progetto iniziale a solo macello nel rispetto delle esigenze
dell’imprenditore Colomberotto e senza stravolgere l’economia locale».
Tribuna di Treviso
16 gennaio 2012
Il presidente Di Santo oggi al Quirinale
VEDELAGO È il grande giorno per Barcon. Alle 10.30 il presidente del Credito Trevigiano salirà al Quirinale per
fermare l’operazione Colomberotto-Quaggiotto ovvero il polo agroindustriale previsto a nord di via Terza
Armata, sulla campagna che fu dei Pola. Con lui gli architetti Enzo Bergamin e Andrea Menegotto. Avranno
trenta minuti per illustrare l’accordo di programma che ha acceso il dibattito dentro e fuori dalle aule della
politica locale e non solo. Mezz’ora per spiegare tutti i rischi derivanti dall’operazione. Dal Quirinale hanno già
ottenuto grande attenzione e la disponibilità a «valutare insieme le azioni da intraprendere per consentire di
salvaguardare l’integrità di un territorio di rara bellezza». Questo l’impegno già messo nero su bianco da Louis
Godart, segretario generale del presidente della Repubblica. Al delegato di re Giorgio Napolitano, Nicola Di
Santo, nelle vesti di presidente della fondazione Villa Emo, ribadirà il «no della gente di Vedelago al farmer
market, al maxi macello (tra i più grandi d’Europa), alla cartiera e di fatto all’escavazione selvaggia».
«Esprimeremo la contrarietà di un paese a un casello, quello della Pedemontana Veneta che i promotori
dell’accordo di programma vogliono a Barcon: non serve, è inutile e spariglia tutta la programmazione
territoriale frutto di una trattativa ragionata costruita in decenni di politica». Di Santo, che nei giorni scorsi ha
trovato nel consigliere leghista Oscar Bordignon un fiero alleato, sosterrà piuttosto «uno sviluppo equilibrato
dell’azienda Colomberotto di dimensione proporzionate ai suoi allevamenti, già presenti in prossimità dell’area
che ora si vuole sfregiare». Il presidente del Credito Trevigiano non vuole sbarrare la strada all’imprenditore,
ma si fa paladino della terra e della sua gente. «Non siamo per un “no” preconcetto – precisa – ma siamo per
uno sviluppo sostenibile che salvaguardi il tessuto economico dell’area». Uno sviluppo che non minacci
l’esistenza di altre aziende zootecniche nate e cresciute nella Castellana, che rischiano di essere annientate
con il varo del maxi macello di Colomberotto. «Siamo certi che dal Quirinale torneremo con buone nuove per
la gente di Barcon – chiude di Santo – e se sarà necessario siamo pronti a sostenere una consultazione
popolare. Ci siamo già attivati per capirne la fattibilità: potrebbe essere un referendum on line».
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Tribuna di Treviso
17 gennaio 2012
Il Quirinale: «Difendete il territorio»
La decisione di portare all’attenzione del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, il caso Barcon nasce dal
progetto di un mega polo agroindustriale promosso dalle aziende Colomberotto (macellazione) e Roto-Cart
(cartiere). Un progetto avversato dai comitati cittadini come Barcon Viva ma anche il prima persona dal Credito
Trevigiano, che nella proposta vedono più rischi per il territorio che vantaggi. Il principale tra questi ultimi
dovrebbe essere una boccata d’ossigeno per l’occupazione locale, ma l’obiezione è che, al di là dei proclami,
non è assolutamente chiaro se questa ci sarà e quanto costerà in termini ambientali. Le ultime cronache
sulla vicenda hanno visto dapprima le due ditte promotrici lanciare un “ultimatum” a Regione e Provincia
circa una decisione sul progetto, poi la dichiarazione di Loris Colomberotto di sfilarsi dall’operazione. Decisione
di cui i comitati non prenderanno atto finchè non verrà messa nero su bianco.
VEDELAGO Polo di Barcon: il Quirinale promuoverà la tutela paesaggistica e architettonica di Villa Emo e di
Villa Pola. L’interessamento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per evitare lo snaturamento
del territorio, sul quale pende anche la realizzazione del mega-polo agroindustriale di Barcon, è stato
comunicato ieri dal consigliere del Presidente per la conservazione del patrimonio artistico, Louis Godart, al
presidente del Credito Trevigiano Nicola Di Santo, ricevuto al Colle ieri mattina assieme agli architetti Andrea
Menegotto ed Enzo Bergamin, quest’ultimo membro del comitato scientifico di Villa Emo. «E’ stato un incontro
durato quarantacinque minuti in cui abbiamo potuto constatare con piacere l’interessamento del Presidente
della Repubblica per quest’area, comunicatoci dal suo consigliere, il professor Godart – dice Di Santo all’uscita
del Quirinale - Sia il presidente Napolitano che il suo consigliere sono degli estimatori delle ville palladiane.
Da quest’ultimo abbiamo ricevuto un incoraggiamento nel nostro impegno per la tutela del territorio, nonché
utili suggerimenti per promuoverla, dove non mancherà l’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica».
L’obiettivo di Di Santo era informare la più alta carica dello Stato del pericolo che sta correndo quest’area,
soprattutto in riferimento alla creazione del polo agroindustriale di Barcon: «In pochi giorni abbiamo ricevuto
la convocazione al Quirinale – continua Di Santo, visibilmente entusiasta per quanto emerso – nel corso
dell’incontro ci è stata assicurata un’attenzione particolare da parte del ministero dei Beni culturali, oltre che
della Sovrintendenza ai beni artistici di Venezia». «Il suggerimento – aggiungono gli architetti Menegotto e
Bergamin – è quello di creare un circuito palladiano che valorizzi non solo gli edifici ma anche il territorio che
li circonda, essendo parte del medesimo patrimonio. In questo senso è utile sottolineare la complementarietà
di Villa Emo e di Villa Pola: tra l’altro quest’ultima rimane il più esteso appezzamento della provincia di Treviso
che non ha subito modifiche circa la sua vocazione agricola». L’incontro si è chiuso con la consegna di una
lettera dove si invita il presidente Napolitano a visitare queste strutture storiche, anche in considerazione del
personale interesse dimostrato. L’udienza al Quirinale porta indubbiamente frecce all’arco di Di Santo che
non ha mai nascosto la sua contrarietà all’operazione Barcon: «Questo non vuol dire che mi oppongo a
possibilità di sviluppo, ma queste non possono essere cave, una cartiera o un macello tre volte più grande
di quelli più grandi d’Europa – dice il presidente del Credito Trevigiano – Pensiamo che ci possa essere uno
sviluppo, anche dell’occupazione, conciliabile con la tutela del territorio, come risulta da uno studio da noi
affidato dove emerge una indagine anche sul fronte occupazionale».
VEDELAGO È il grande giorno per Barcon. Alle 10.30 il presidente del Credito Trevigiano salirà al Quirinale per
fermare l’operazione Colomberotto-Quaggiotto ovvero il polo agroindustriale previsto a nord di via Terza
Armata, sulla campagna che fu dei Pola. Con lui gli architetti Enzo Bergamin e Andrea Menegotto. Avranno
trenta minuti per illustrare l’accordo di programma che ha acceso il dibattito dentro e fuori dalle aule della
politica locale e non solo. Mezz’ora per spiegare tutti i rischi derivanti dall’operazione. Dal Quirinale hanno già
ottenuto grande attenzione e la disponibilità a «valutare insieme le azioni da intraprendere per consentire di
salvaguardare l’integrità di un territorio di rara bellezza». Questo l’impegno già messo nero su bianco da Louis
Godart, segretario generale del presidente della Repubblica. Al delegato di re Giorgio Napolitano, Nicola Di
Santo, nelle vesti di presidente della fondazione Villa Emo, ribadirà il «no della gente di Vedelago al farmer
market, al maxi macello (tra i più grandi d’Europa), alla cartiera e di fatto all’escavazione selvaggia».
«Esprimeremo la contrarietà di un paese a un casello, quello della Pedemontana Veneta che i promotori
dell’accordo di programma vogliono a Barcon: non serve, è inutile e spariglia tutta la programmazione
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territoriale frutto di una trattativa ragionata costruita in decenni di politica». Di Santo, che nei giorni scorsi ha
trovato nel consigliere leghista Oscar Bordignon un fiero alleato, sosterrà piuttosto «uno sviluppo equilibrato
dell’azienda Colomberotto di dimensione proporzionate ai suoi allevamenti, già presenti in prossimità dell’area
che ora si vuole sfregiare». Il presidente del Credito Trevigiano non vuole sbarrare la strada all’imprenditore,
ma si fa paladino della terra e della sua gente. «Non siamo per un “no” preconcetto – precisa – ma siamo per
uno sviluppo sostenibile che salvaguardi il tessuto economico dell’area». Uno sviluppo che non minacci
l’esistenza di altre aziende zootecniche nate e cresciute nella Castellana, che rischiano di essere annientate
con il varo del maxi macello di Colomberotto. «Siamo certi che dal Quirinale torneremo con buone nuove per
la gente di Barcon – chiude di Santo – e se sarà necessario siamo pronti a sostenere una consultazione
popolare. Ci siamo già attivati per capirne la fattibilità: potrebbe essere un referendum on line».
Tribuna di Treviso
15 gennaio 2012
Muraro difende il progetto Barcon
VEDELAGO «Occorre tenere presente che negli ultimi tre anni la disoccupazione in provincia di Treviso è
passata dal 3 al 7 per cento. Deve essere questo il dato principale per ogni decisione sul polo agroindustriale
di Barcon, su cui devono confrontarsi sindacati, camera di commercio, associazioni imprenditoriali, con uno
studio che analizzi i pro e i contro di questa operazione. Quando dico che bisogna fare squadra, intendo che
dobbiamo decidere anche se la risposta è molto difficile». Il presidente della Provincia Leonardo Muraro è
intervenuto l’altro ieri sul caso Barcon in occasione della commissione provinciale Ambiente e Urbanistica
che si è occupata dal tema. «Mi pare che al momento stiamo parlando di aria fritta, nel senso che alla base
non c’è ancora nulla di concreto, come un pronunciamento della Regione. L’impatto positivo sull’occupazione
che può avere questa operazione non significa che si deve dare una autorizzazione tout court. Occorre
valutare bene alla luce di un range tra benefici e impatto su territorio. Ma ripeto, se la Regione non intende
partire con l’analisi della cosa non parto, è inutile star qui a fare proposte». Lo scenario su Barcon è però
sostanzialmente cambiato dopo l’annuncio di uno dei promotori, Loris Colomberotto, di sfilarsi
dall’operazione: «L’ho letto sui giornali – dice Muraro – ma al momento alla Provincia non è arrivato nulla di
ufficiale. L’ultima cosa pervenuta è il sollecito a pronunciarsi inviato a fine dicembre anche alla Regione e al
comune di Vedelago». Per Claudio Dus (Pd), invece il coinvolgimento della commissione di cui è vicepresidente
«si è rilevata una scelta opportuna. Dalla discussione sono emerse forti perplessità sul mega-insediamento
anche da parte dei componenti di maggioranza. Il nostro obiettivo è arrivare ad una presa di posizione
comune del Consiglio provinciale a salvaguardia del territorio nel pieno rispetto, oltretutto, di quelle che sono
le indicazioni contenute nel piano territoriale di coordinamento, a cui non ha senso derogare». Ricordando
che fino al 2020 l’offerta di insediamenti commerciali e produttivi supera la domanda, per Dus il consumo di
altro territorio vergine non trova alcuna giustificazione. Intanto i comitati, presenti come uditori ai lavori,
attendono l’incontro del presidente del Credito Trevigiano Nicola Di Santo con il presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano, lunedì.
Tribuna di Treviso
14 gennaio 2012
Lega in commissione «Subito un referendum»
VEDELAGO Due Leghe: quella di Quaggiotto che sostiene a spada tratta l’operazione Barcon e quella di
Bordignon che invece propone una consultazione popolare sul maxi macello previsto in via Terza Armata. Le
due anime «verdi»sono uscite allo scoperto ieri sera in commissione provinciale Urbanistica e Territorio. All’ordine
del giorno della seduta al Sant’Artemio di Treviso c’era l’accordo di programma, proposto da Loris Colomberotto
e Rotocart al Comune di Vedelago. Alla riunione ha partecipato una delegazione del comitato Barcon Viva. I
vedelaghesi si sono seduti tra il pubblico e hanno assistito al dibattito. A sorprenderli la presa di posizione
della Lega ufficializzata dal capogruppo in Provincia, Giorgio Granello. Una presa di posizione distantissima da
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quella del sindaco Paolo Quaggiotto, anche lui uomo del Carroccio, primo e strenuo sostenitore del progetto
Colomberotto, così com’è. «Vogliamo uno sviluppo sostenibile – ha annunciato Granello – dimensionato alle
esigenze del territorio. No alla cartiera, no al farmer market, sì al macello». A patto però che non stravolga la
campagna e la vita di Barcon. Alla seduta era presente tra il pubblico anche Oscar Bordignon, consigliere di
opposizione a Vedelago, tesserato con la Lega di Granello. «Avevamo concordato l’intervento con il capogruppo
Granello – riferisce Bordignon – Ora la nostra posizione è chiara». E si stacca nettamente da quella di
Quaggiotto, l’altra anima leghista. Bordignon si spinge oltre: «Bisogna ascoltare la gente ed è per questo che
noi chiediamo una consultazione popolare, come previsto dallo statuto comunale». Un referendum, anche
telematico, per sentire il parere della gente sul polo agroindutriale. E, asso nella manica di Bordignon, la
collaborazione della Fondazione Villa Emo, pronta a finanziare la consultazione popolare. «È tempo che la
parola passi ai cittadini – sostiene il consigliere leghista seduto all’opposizione – Ne siamo estremamente
convinti». Nessun asse Bordignon-Quaggiotto, come si vociferava negli ambienti politici vedelaghesi. Ma
piuttosto un patto di ferro Bordignon-Di Santo (presdiente della Fondazione Villa Emo).
Napolitano difende Villa Emo
Escono dalla porta e rientrano dalla finestra, ma il popolo si oppone agli investimenti dei cavatori trevigiani
e di chiunque voglia deturpare la campagna verde che si estende tra Villa Emo e Villa Pola. Questa volta però
l’azienda Colomberotto, già avviata nel settore della macellazione, ha tutte le intenzioni di non mollare,
promettendo a tutti posti di lavoro grazie alla costruzione di un nuovo macello, di una carteria e di un centro
commerciale. Dietro a queste promesse la Fondazione Villa Emo e il Credito Trevigiano smascherano invece
l’interesse per una formula, in vigore da qualche tempo, che non deve essere passata inosservata al Comune
di Barcon e alla provincia di Treviso: la formula della perequazione. «L’interesse dell’Amministrazione - spiega
Nicola Di Santo, presidente del Credito Trevigiano, invitato all’Ateneo Veneto a presentare la situazione con
Lorenzo Morao a capo della Fondazione Villa Emo - è di essere indennizzata attraverso la formula della
perequazione con la quale il Comune e la Provincia introitano una somma proporzionale all’incremento di
valore della trasformazione di un terreno da agricolo a industriale da investire in opere pubbliche». In pratica,
se si dimostra che un terreno agricolo viene trasformato in terreno industriale l’amministrazione intasca una
cifra proporzionale alla superficie del terreno, il che significa che un terreno che vale per esempio 4 euro al
metro quadro salirebbe a 50 come terreno industriale. La superficie di cui si sta parlando è di 2 milioni di
metri cubi. Tempi duri quindi per i cavatori trevigiani sempre alla ricerca dell’oro bianco del Nordest perché la
popolazione non molla. La prima rivolta popolare risale a qualche anno fa quando Villa Emo e i terreni che la
circondavano, donati un tempo dal Patriarca ai proprietari della Villa, rischiavano di finire sotto le grinfie di
imprenditori che vedevano nella Villa un potenziale resort e nei terreni circostanti ghiaia da produrre. Per oltre
400 anni la villa palladiana era stata infatti gestita dalla famiglia Emo che a un certo punto la vende al Credito
Trevigiano, facendo tirare un respiro di sollievo alla popolazione che ne temeva il futuro. Adesso la situazione
si ripresenta identica ed è tornato il malcontento tra la gente tanto che la fondazione ha scritto al Presidente
della Repubblica che si è dimostrato sensibile al problema e che invierà un delegato lunedì per un incontro
per valutare il da farsi. Nell’occasione è stato presentato il primo numero dei Quaderni di Villa Emo, intitolato
La Battaglia di Agnadello, dallo studioso Danilo Gasparetti e dal Presidente dell’Ateneo Michele Gottardi
(www.villaemo.org)
Tribuna di Treviso
13 gennaio 2012
Barcon, addio polo industriale Loris Colomberotto rinuncia
VEDELAGO «Il polo agroalimentare di Barcon per noi è ormai un progetto del passato». Loris Colomberotto
di fatto ritira il suo impegno sulla storica campagna dei Pola. A far ritornare sui suoi passi l’imprenditore è la
mancata attenzione da parte di Comune, Provincia e Regione rispetto a quanto presentato oltre un anno fa.
A fine dicembre con una lettera a firma sua e di Giuliano Gelain a nome della Rotocart, l’altra società coinvolta
nel progetto, aveva sollecitato una risposta che non è ancora arrivata. E, alla luce di ulteriori prese di posizione
contro il progetto - l’ultima in ordine di tempo l’appello rivolto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
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dal presidente del Credito Trevigiano Nicola Di Santo - Loris Colomberotto annuncia di uscire dalla partita.
«Non entro nel merito dell’appello rivolto al capo dello Stato: siamo in democrazia e ognuno ha diritto di fare
quanto ritiene opportuno. Ma da parte nostra non possiamo più aspettare oltre per procedere con
l’allargamento del nostro settore produttivo. Di tempo per rispondere mi pare che ne sia stato dato fin troppo.
Pertanto stiamo optando per altre soluzioni». Addio definitivo dunque al polo agroalimentare di Barcon?
«Guardi – risponde Colomberotto – come abbiamo scritto nella lettera, abbiamo fornito ogni tipo di
informativa per arrivare a un accordo di programma che avrebbe portato alla creazione di un importante
insediamento produttivo per un investimento di circa 300 milioni, dove avrebbero operato soprattutto
fornitori veneti. Un polo destinato a produrre un reddito rilevante e duraturo. L’insediamento non avrebbe
pesato a livello logistico su Barcon, in quanto avrebbe usufruito del casello sulla Superstrada Pedemontana.
Non da ultimo sarebbe stato una valida opportunità per affrontare la crisi occupazionale che sta attanagliando
il territorio: solo per gli interventi che riguardavano la nostra società, posso tranquillamente dire che si trattava
di trecento nuovi posti di lavoro. Ma, come ho detto nell’ultima lettera, non abbiamo avuto risposte ufficiali
da chi di competenza». E questo pare essere il vero motivo del disimpegno, piuttosto che la questione del
casello di Barcon, in forse come tutta la vicenda della Pedemontana a seguito del ricorso presentato da un
cittadino di Loria e sul quale a breve si pronuncerà il Consiglio di Stato. L’operazione di «spezzettamento»
della produzione Colomberotto che prima doveva concentrarsi su Barcon è già in corso. «A Barcon ci sarà
comunque il centro di miscelazione latte – spiega il titolare – per il mangimificio stiamo ipotizzando un’area
vicina a Treviso. Per il macello invece non è esclusa una scelta fuori regione».
Bordignon all’attacco: sul progetto il Pdl è imbarazzante
Sospettato di voler togliere la sedia al vicesindaco Marco Perin e all’assessore all’urbanistica Cristina Andretta,
Oscar Bordignon reagisce sferrando un duro attacco al Pdl. «Imbarazzante la posizione dei due in giunta e
del loro coordinatore locale Remigio Parisotto», taglia dritto l’ex vice del sindaco Quaggiotto, ora seduto
all’opposizione con la casacca della Lega. E continua: «La delibera della giunta,che esprime un parere di
indirizzo politico sul progetto Barcon in attesa di un voto del consiglio comunale, è stata votata all’unanimità
lo scorso 4 gennaio. C’erano tutti, anche gli assessori Perin e Andretta. La delibera non esprime una
contrarietà netta al polo agroindustriale previsto in via Terza Armata, semmai evidenzia alcuni distinguo,
comunque condividi da tutta la maggioranza. Il progetto del macello e della cartiera, nel loro
dimensionamento complessivo, rimane inalterato. Inequivocabile è l’imbarazzo strumentale del vicesindaco
Perin e dell’assessore Andretta: cercano di smarcarsi da un progetto che forse non condividono in tutte le
sue parti, ma che comunque sostengono con la loro presenza in giunta». E giù la mannaia di Bordignon sul
Pdl. «Ancora più imbarazzante – insiste il capogruppo della lista Bordignon Sindaco – è la situazione di un
partito, il Pdl, che esprime posizioni contrastanti tra il coordinatore Remigio Parisotto e i suoi rappresentanti
in giunta. O si dimettono gli assessori Perin, Andretta e Gazzola oppure se ne va Parisotto, in prima linea con
il comitato Barcon Viva». Bordignon assicura di non essere alla ricerca di poltrone: nè per sè nè per i suoi.
Insistenti le voci di un suo riavvicinamento all’ex alleato Paolo Quaggiotto, da cui è stato cacciato nel 2008
per il suo «no» alla strada dei cavatori prevista sempre a Barcon. Bordignon nega tutto: nessuna trattativa
ufficiale, nessuna volontà di sostituire i due assessori in odore di allontanamento. «Non impartiteci lezioni di
coerenza politica, non voi. Dov’erano Perin e Parisotto quando io, allora vicesindaco, fui defenestrato per aver
votato contro la proposta della strada dei cavatori in consiglio comunale? Stavano trattando la spartizione
delle poltrone con Quaggiotto».
Tribuna di Treviso
11 gennaio 2012
Barcon, Di Santo da Giorgio Napolitano
VEDELAGO Lunedì alle 10.30 il presidente del Credito Trevigiano, Nicola Di Santo, con Enzo Bergamin e
Andrea Menegotto, varcherà la soglia del Quirinale per portare al capo dello Stato tutta la documentazione
sull’operazione Barcon. «Al presidente Napolitano chiederemo di aiutarci per evitare lo scempio della
campagna dei Pola». Un appello accorato, «il grido» della gente di Barcon, arriverà fino a Roma. Era lo scorso
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19 dicembre quando il presidente Di Santo scriveva a Giorgio Napolitano domandando un incontro. Neanche
una settimana dopo la risposta del Quirinale, firmata dal segretario generale Louis Godart: «Il capo dello Stato
ha ricevuto la vostra lettera relativa alla situazione venutasi a creare a Barcon. Sarei lieto di potervi incontrare
in Quirinale per valutare insieme a voi le azioni da intraprendere onde consentire di salvaguardare l’integrità
di un territorio di rara bellezza». Qualche giorno dopo la telefonata Vedelago-Roma per fissare l’appuntamento,
lunedì prossimo l’incontro. Di Santo e la sua banca non sono nuovi a battaglie per la salvaguardia del territorio.
Si sono schierati in prima linea davanti alle ruspe dei cavatori che minacciavano il paesaggio di villa Emo. Ed
è stata una vittoria popolare conclusa con l’acquisto della dimora palladiana, diventata sede del Credito
Cooperativo Trevigiano. Oggi il presidente, la sua banca e la Fondazione Villa Emo sono di nuovo sulle
barricate per difendere la campagna dei Pola, quei 180 campi trevigiani a nord di via Terza Armata a Barcon
che il sindaco Paolo Quaggiotto con il proprietario Colomberotto e la Rotocart vorrebbero trasformare in un
polo industriale. Un macello - «il più grande d’Europa»-, una cartiera - «attività inquinante di prima categoria»
-, un farmer market la cui realizzazione giustifica lo «scavo di milioni di metri cubi di ghiaia». Oro bianco per
i cavatori in cambio di una nuova viabilità, come sostiene in sindaco Quaggiotto difendendo l’operazione.
Ma Di Santo e i suoi si schierano contro il piano e chiedono aiuto a «re Giorgio». Napolitano, naturalmente.
«A completare il progetto – ha scritto Di Santo al capo dello Stato – si prevede pure la realizzazione di un
casello della Pedemontana Veneta a uso dell’area agroindutriale, quando a meno di 4,5 e 6, 5 chilometri ce
ne sono altri due, uno a ovest e l’altro a est. I cittadini di Barcon assieme alla nostra fondazione si sono
mobilitati per dire “no” a questo intervento che ritengono uno scempio del territorio, asservito agli interessi
di speculatori senza scrupoli e non finalizzato a uno sviluppo equilibrato e sostenibile del territorio». Il sindaco
Paolo Quaggiotto ha garantito che l’operazione poterà almeno 400 posti di lavoro, risolverà l’emergenzaviabilità da trent’anni in attesa di risposte. Ma i suoi argomenti non convincono. «Quaggiotto – va giù pesante
Di Santo – ha sposato la parte dei più forti, ha sposato gli speculatori, ha sposato una scelta senza futuro e
lungimiranza. Presidente, ci aiuti lei». A Roma, la delegazione capitanata da Di Santo porterà le carte
dell’operazione, sicura che solo queste basteranno a far capire lo scempio che sta sotto all’accordo
sponsorizzato da Quaggiotto. «Vorremmo un sindaco mediatore tra cittadini e imprenditori – dice Di Santo
– Ci ritroviamo con un sindaco portabandiera dei poteri forti. Così non va. Vogliamo che qualcuno ci aiuti a
dar voce alla gente e Napolitano si è sempre dimostrato vicino ai cittadini. Siamo sicuri che non ci deluderà.
Gli appettiti della speculazione non hanno tregua. Crediamo che, se non s’interviene in tempo presso
l’amministrazione comunale, quella provinciale e quella regionale, il territorio e i rapporti civili cambieranno
in modo così radicale da renderci estranei alle sorti della nostra terra e alla costruzione di un futuro sostenibile
per i nostri figli».
Tribuna di Treviso
3 gennaio 2012
Senza il casello della Superstrada a rischio il polo di Barcon
Il timore è confermato: se non parte la Pedemontana, anche il polo agroindustriale previsto a Barcon è a forte
rischio. Ma non solo per questo: i principali promotori di questo insediamento, ovvero le ditte Colomberotto
e Roto-Cart, interessati all’utilizzo di circa cento ettari del terreno, hanno infatti sollecitato una risposta a
Regione, Provincia e comune di Vedelago, visto il silenzio che dura ormai da 14 mesi. E sono già pronti a fare
altre scelte, se chi di dovere non risponderà subito. La lettera, molto circostanziata, è stata spedita agli enti
competenti, il 27 dicembre, prima dunque della sentenza che rimette in gioco la Pedemontana. E dove si
evince chiaramente che i tempi a disposizione sono proprio agli sgoccioli. I due titolari Loris Colomberotto e
Giuliano Gelain scrivono infatti che «vista la delicatissima situazione economica e l’enormità del tempo
trascorso, necessitano in tempi brevissimi di una risposta che consenta di capire se la questione può essere
affrontata con rapidità, oggettività e concretezza, indipendentemente dall’approvazione o meno della stessa».
Se questo non avverrà, addio progetto. I due ricordano che non è stata data alcuna risposta all’istruttoria
tecnica inviata «ma non ci è stata neppure fornita una valutazione nel merito e del tipo di beneficio pubblico
proposto» in riferimento ad un opera che vale 300 milioni di euro «da realizzarsi – scrivono ancora –
soprattutto da fornitori veneti e destinato a produrre un reddito rilevante e duraturo di molte decine di milioni
di euro all’anno». E questo nonostante sia stata inviata tutta la documentazione necessaria per avviare lo
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studio di un Accordo di Programma. A questo ritardo, oggi si aggiunge un altro problema che potrebbe far
tornare sui loro passi le due aziende, ovvero la bocciatura della Pedemontana e di conseguenza anche il
casello di Barcon che sarebbe indispensabile per servire il mega insediamento, vista l’attuale situazione viaria,
assolutamente non in grado di sostenere il traffico generato dal polo di Barcon. «Non posso che confermare
che è così – dichiara Loris Colomberotto – il casello di Barcon è essenziale per il progetto».
Tribuna di Treviso
2 gennaio 2012
Pedemontana, effetto a cascata su Barcon
L’accoglimento del ricorso di Patrizio Zen da parte del Tar non rischia di bloccare solo la Pedemontana: infatti
un’altra grande opera potrebbe essere a rischio, ovvero il polo agroindustriale di Barcon. Che un casello della
Pedemontana proprio a Barcon costituisca una fondamentale opportunità per quest’area è fuor di dubbio.
Ma quanto le prossime decisioni del Consiglio di Stato circa il via libera o meno alla Pedemontana influiranno
anche sul mega progetto di Barcon? «Credo che tutto dipenda da quanto viene considerato strategico il
casello di Barcon da parte dell’entourage di imprenditori che sta dietro al polo - commenta Ermes Dondoni
del comitato Barcon Viva che si oppone alla realizzazione dell’opera - se questo dovesse essere ritenuto
fondamentale, beh, tutta la vicenda va considerata sotto un’altra ottica. Se invece non fosse così, le due cose
procederanno per strade diverse». Nel primo caso si dovrà anche considerare come la magistratura intende
affrontare il caso Pedemontana: «Se si dovesse optare per un iter ordinario, sicuramente i tempi si
allungheranno per la Pedemontana rispetto al previsto - conclude Dondoni - E se il casello di Barcon è
fondamentale per il polo, questo probabilmente determinerà anche uno sfasamento per la sua realizzazione».
Intanto il comitato Volpago Ambiente ha chiesto al sindaco di non revocare più il ricorso al Tar alla luce della
sentenza sul ricorso di Loria. «Le motivazioni della sentenza affermano che il commissario non poteva
derogare dalle prescrizioni del Cipe e tra le prescrizioni c’era anche quella di realizzare tutto in trincea il tratto
volpaghese della Pedemontana Veneta -spiega Ido Basso, presidente del comitato Volpago AmbienteAbbiamo perciò chiesto al sindaco Toffoletto di non ritirare il ricorso al Tar anche se c’è già una delibera del
consiglio comunale. Il sindaco ha un po’ nicchiato perchè aveva fatto l’accordo col commissario che allungava
il tratto in trincea, ma a questo punto, visto che possiamo avere tutto il percorso in trincea, è assurdo ritirare
il ricorso». Intanto imperversa la polemica. «Zaia ha sottovaluto il ricorso e cosi’ adesso ci troviamo nella
condizione assurda che un’opera come la Pedemontana che ‘vale’ 2,5 miliardi di euro rischia di essere
bloccata. Così si colpiscono le imprese e l’economia del Nordest». Lo sostiene Antonio De Poli, deputato
dell’Udc e coordinatore regionale del partito in Veneto.
Tribuna di Treviso
24 dicembre 2011
«Babbo Quaggiotto ci regala il cemento»
VEDELAGO Decine di poster satirici sul progetto Barcon hanno invaso ieri il centro del paese. È l’iniziativa dei
cittadini contrari al super polo industriale nelle campagne di Barcon. Il poster reca l’immagine del sindaco
Paolo Quaggiotto vestito da Babbo Natale alla guida di una slitta trainata dalle renne e intento a distribuire
regali la paese. Il regalo però è il cemento della nuova area industriale di Barcon, con la cartiera e il centro di
macellazione riprodotti nel papiro. Il fumo che esce dalle due strutture e poi la scritta «Che macello!». I poster
sono stati appesi nel capoluogo e nelle frazioni, nei luoghi di maggior passaggio dei cittadini. Mercoledì sera
una mozione presentata dal gruppo Pd ha portato il tema in consiglio provinciale. Non c’è stata alcuna presa
di posizione, il tema è stato rinviato alla Commissione Ambiente della Provincia. Il segretario dell’Idv Gianluca
Maschera ha accusato Pdl, Lega e anche il Pd di non aver voluto prendere posizione. Accuse respinte al
mittente del Partito democratico. «Inaccettabili le dichiarazioni del segretario Maschera – spiega Enrico
Quarello, segretario provinciale Pd – si pensi al bene dei cittadini evitando di speculare politicamente. Così si
ottiene il risultato contrario che porta all’approvazione di un progetto insostenibile per il territorio e la
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comunità. La mozione che esprime assoluta contrarietà all’intervento di escavazione e immobiliare sulla
campagna di Barcon è stata preparata e presentata dal Pd e dal suo gruppo consiliare e non da Idv». Quarello
non accetta che «gli amici dell’Idv facciano dichiarazioni di bassa speculazione elettorale, senza preoccuparsi
di ottenere così proprio il risultato contrario di quanto dichiarato». «Nel caso specifico – aggiunge il segretario
del Pd – si è ritenuto utile portare la discussione in commissione poiché in tale sede è auspicabile che emerga
la contrarietà trasversale al progetto. Contrariamente si sarebbe arrivati a una votazione che per non smentire
la maggioranza in consiglio provinciale si sarebbe conclusa con il solo voto contrario delle minoranze,
chiudendo così la discussione con il via libera al progetto». L’accordo di programma riguardante la zona
agroindustriale di Barcon è stato presentato dalle ditte Colomberotto di Vedelago e Rotocart spa di Piombino
Dese (Pd). Nelle campagne a nord di via Terza Armata si prevede di realizzare un maxi complesso diviso in
tre comparti su di una superficie di 90 ettari, 180 campi trevigiani: un centro di macellazione, una cartiera e
un farmer market.
Tribuna di Treviso
23 dicembre 2011
Barcon «occupa» il consiglio provinciale
«Area industriale di Barcon, è mancato il coraggio di dire no». Ultimatum dell’Italia dei Valori al presidente
della Provincia Leonardo Muraro. Il capogruppo di Idv Gianluca Maschera si è opposto alla decisione del
consiglio provinciale di mercoledì di rinviare la discussione alla Commissione Ambiente. «Il Pd ha accettato il
consiglio di Lega e Pdl di rinviare il dibattito in commissione ambiente mentre l’Idv – spiega Maschera - era
pronta a votare a favore della mozione. Il fatto di aver voluto rinviare la decisione per capire di più sul progetto
è pretestuoso. Tutti sono al corrente di tutto, e lo stesso presidente Muraro aveva ben chiari tutti i passaggi
tecnici della questione. Nessuno, a parte noi dell’Italia dei Valori e Sel, voleva mettere la faccia su una
questione così scottante. La Provincia deve far pressione sul Comune di Vedelago». Ieri anche Andrea Zanoni,
europarlamentare Idv, ha ribadito la sua opposizione al progetto.
VEDELAGO Erano 200 i cittadini di Barcon presenti in consiglio provinciale mercoledì sera per un sit-in di
protesta contro il mega polo industriale nella campagne della frazione. Armati di volantini e striscioni, i cittadini
del comitato spontaneo Barcon Viva hanno «occupato»la sala e manifestato tutta la loro contrarietà
all’operazione che il consiglio si apprestava a discutere. All’ordine del giorno una mozione presentata
dall’opposizione sul progetto. Il consiglio, dopo una lunga discussione, ha deciso di non prendere posizione
e di rinviare la discussione alla commissione ambiente. I cittadini si aspettavano una decisione diversa dato
che il progetto contrasta con le prescrizioni contenute nel Piano territoriale di coordinamento provinciale. Nei
giorni scorsi il comitato ha scritto tre lettere indirizzate ad altrettanti interlocutori. La prima è stata mandata
al governatore Luca Zaia cui il comitato chiede urgentemente un incontro per discutere del progetto Barcon.
«Le ditte Colomberotto spa e Rotocart spa hanno presentato questa proposta – si legge nel documento
firmato dal portavoce Ermes Dondoni – costruire pochi chilometri di strada e un casello sulla Pedemontana
in cambio dell’autorizzazione a realizzare un polo agroindustriale su 90 ettari, cioè180 campi trevigiani, nella
nostra campagna di Barcon, a nord di via Terza Armata. A noi questa operazione sembra una follia. Si
distrugge per sempre una delle ultime tipiche aree di campagna trevigiana e si asportano milioni di metri
cubi di preziosa ghiaia. Già a sud del comune di Vedelago le cave di ghiaia non mancano e le loro dimensioni
sono significative. Tanto meno mancano capannoni, diversi dei quali sono vuoti e ancora da utilizzare. Non
è questo il tipo di sviluppo che la nostra comunità si aspetta e in questi mesi abbiamo cercato un dialogo
con il nostro sindaco e la sua giunta». Senza ottenere risposte significative. «Sappiamo – continua Dondoni
– che i sindaci di Montebelluna e Trevignano si dichiarano molto critici sul progetto, preoccupati per l’impatto
sulla viabilità sul loro territorio, tanto che lo definiscono un “mostro”. Non possiamo barattare una promessa
di lavoro e di occupazione (tutta da verificare) con il saccheggio del nostro territorio, con l’impoverimento
delle relazioni fra i cittadini, con un sicuro aumento del traffico e dei disagi per tutti». La seconda lettera è
stata inviata ai 60 consiglieri regionali veneti. La terza infine è stata spedita alla giunta e al consiglio comunale
di Vedelago. Il comitato chiede un’audizione in consiglio e in giunta per far valere le proprie ragioni. «Risulta
al comitato che il presidente della Provincia, Leonardo Muraro, abbia richiesto un pronunciamento della giunta
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in merito alla problematica relativa alla conversione da area agricola ad area agroindustriale di circa 90 ettari
della campagna di Barcon a nord di via Terza Armata».
Tribuna di Treviso
22 dicembre 2011
Operazione Barcon Il Pdl scopre le carte
VEDELAGO Operazione Barcon , il Pdl esce allo scoperto e detta al sindaco leghista Paolo Quaggiotto le
condizioni per approvare il progetto del polo industriale previsto a nord di via Terza Armata, sui campi di
Colomberotto. Maggioranza spaccata su uno dei progetti più discussi del paese. «Affinchè l’operazione
trovi la nostra condivisione – dice il gruppo in una nota ufficiale firmata dagli assessori Marco Perin, Cristina
Andretta e Andrea Gazzola e dal consigliere Daniele Volpato – si dovrà far chiarezza su viabilità, piano
indutriale, perequazione, escavazione e garanzie da parte dei promotori». Il Pdl chiede «la realizzazione
della viabilità alternativa all’intera asta della strada provinciale 19 nel rispetto di un cronoprogramma dei
lavori precedentemente definito e approvato dall’amministrazione che, partendo dalla rotatoria di Busta,
si colleghi a sud di Albaredo sfruttando un tratto della Postumia Romana». E ancora la «progettazione e la
realizzazione del collegamento tra la Postumia Romana e la strada regionale 53 e la costruzione del casello
di accesso alla Pedemontana Veneta». Il Pdl vuole «un piano aziendale occupazionale dettagliato, condiviso
con le parti sociali». Si preoccupa della «perequazione economica legata all’operazione: dovrà essere
destinata al nostro Comune in modo che venga reinvestita nel nostro territorio». Vuole certezza sui
promotori dell’operazione: «L’autorizzazione rilasciata dalla Regione non dovrà essere trasferibile a ditte
diverse dalle richiedenti». Dal Pdl a Quaggiotto arriva anche un no secco all’«escavazione sotto al piano
campagna al di fuori della superficie coperta dei fabbricati». Assessori e consigliere pretendono «adeguate
polizze fideiussorie bancarie a copertura degli impegni assunti per l’esecuzione delle opere perequative,
per la realizzazione della viabilità e per la ricomposizione ambientale nel caso il progetto approvato non
sia portato a compimento».
Tribuna di Treviso
21 dicembre 2011
Comitato e ambientalisti «occupano» il Consiglio
VEDELAGO Sit-in in consiglio provinciale del comitato spontaneo Barcon Viva. Stasera, dalle 19, il consiglio
discuterà una mozione presentata dal Pd in merito al progetto agroindustriale nelle campagne di Barcon. I
cittadini si sono organizzati per recarsi al consiglio. «Saremo presenti nel maggior numero possibile, assieme
anche alle associazioni ambientaliste – anticipa il portavoce Ermes Dondoni – Il sindaco recentemente ha
dichiarato che non ci sarà invece alcun centro commerciale. Neppure si faranno nuove cave, tutta la struttura
sarà a piano campagna, solo la cartiera avrà uno scantinato interrato perché altrimenti avremmo dodici
piani fuori terra con un impatto visivo intollerabil. Circolano voci però che potrebbe diventare un complesso
logistico. Si parla di 12 piani per l’altezza della cartiera. Quanto sarà profondo l’interrato?». Il maxi progetto
prevede la realizzazione di un centro di macellazione della carne, una cartiera e un farmer market su un’area
di 90 ettari (180 campi). La popolazione di Barcon si è immediatamente opposta al progetto per motivi
ambientali. Preoccupa il consumo di un’area agricola così vasta. Preoccupa la mole di traffico che potrebbe
prodursi a causa dello stabilimento. Il sindaco Paolo Quaggiotto ha invece sposato il progetto sostenendolo
fin dall’inizio. Ma la giunta di centrodestra è spaccata. La componente Pdl finora ha preferito non esprimersi
pubblicamente. E nella stessa Lega ci sono voci contrastanti. Il presidente della Provincia Leonardo Muraro
ha sottolineato, in risposta a un interpellanza dell’ex consigliere provinciale Andrea Zanoni, che il piano è in
contrasto con gli indirizzi previsti dal Ptcp provinciale. Si attende sul tema un pronunciamento della Regione.
Quaggiotto dal canto suo ha sempre ricordato che il polo industriale potrebbe valere 600 nuovi posti di
lavoro.
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Tribuna di Treviso
6 dicembre 2011
Barcon, Di Santo chiede chiarezza
VEDELAGO Polo agroindustriale di Barcon: il Credito Trevigiano pone molti interrogativi sull’opera faraonica.
Il presidente Nicola Di Santo coglie l’occasione dell’assemblea a cui hanno partecipato 1.700 soci per esprimere
dubbi e perplessità per quanto accadrà nel territorio, partendo dalle parole del presidente della repubblica
Napolitano: è necessario contrastare il dissesto. «Sia chiaro – precisa Di Santo – noi non siamo contrari all’idea
del polo ma non possiamo esimerci dal porre molte domande per le implicazioni che questo può avere in
ambito socio-economico e ambientale. Su questo, come Credito Trevigiano e Fondazione Villa Emo, abbiamo
avviato degli studi con alcuni esperti, in modo da avere una panoramica chiara da offrire ai cittadini». A
preoccupare Di Santo sono innanzitutto le dimensioni del polo: «E’ pari ad un Veneto City se si considera
l’area coperta e a due Veneto City se si considera quella scoperta. C’è il progetto di un casello sulla
Pedemontana, opera che richiede determinati spazi e ha inevitabili implicazioni di traffico. Barcon riuscirà a
sostenere il peso di tutto questo?». Altra questione sotto esame è lo sviluppo: «Su Rai 3 il presidente della
Provincia Muraro ha dichiarato di spostare in quest’area zone industriali già autorizzate in altre zone. Vorrei
fosse chiaro che cosa vuol dire questo. Forse che nessun imprenditore potrà ampliare il proprio capannone
nel Comune di Vedelago? O addirittura in un’area ben più grande?». Un altro elemento su cui vale fare
chiarezza è che cosa se ne farà di tutta la ghiaia che verrà estratta: «Siamo di fronte a cifre importanti –
aggiunge Di Santo – parliamo del 17% del fabbisogno regionale, del 25 per cento di quello provinciale.
Legittimo chiedersi cosa se ne farà di tutto quel materiale». Il presidente di Credito Trevigiano vorrebbe che
intorno a questo mega progetto ci fosse la possibilità di sapere cosa ne pensa la gente: «Credo sia molto
importante dare informazioni corrette ed esaustive per un’opera che trasformerà il territorio. Fare insomma
come è successo con Villa Emo: ascoltare, capire e poi decidere. Da qui il nostro impegno come soggetto
economico e sociale perché tutti abbiamo le idee chiare. E non sottomettersi alla sola volontà politica».
Venendo ai contenuti dell’assemblea, l’attenzione era tutta per l’aumento di capitale deciso dalla banca e
che si concluderà a settembre 2011. I soci hanno approvato tutte le proposte all’unanimità.
Tribuna di Treviso
4 dicembre 2011
Operazione Barcon, il Pd stana Muraro
VEDELAGO Doppia mozione contro il mega progetto industriale nelle campagne di Barcon. Una la presenterà
in consiglio comunale il gruppo di Primavera Civica. L’altra il gruppo Pd in consiglio provinciale. È mobilitazione
generale contro il piano privato per la realizzazione di un maxi impianto industriale nella frazione vedelaghese.
Ieri mattina i rappresentanti di Pd e di Primavera Civica erano in piazza a Vedelago con un gazebo informativo
sul mega progetto. Hanno distribuito centinaia di volantini contro il piano industriale che andrà a trasformare
un’area agricola di 90 ettari (180 campi trevigiani) in area industriale. Presenti i consiglieri provinciali del Pd
Fabrizia Franco, Andrea Michielan e Franco Zanata. «Vogliamo che Muraro e il consiglio provinciale si
esprimano a chiare lettere su questo progetto – spiega Fabrizia Franco – per questo presenteremo la mozione
in consiglio. Peraltro Muraro ha già detto che il piano va contro quanto previsto nel Piano territoriale di
coordinamento provinciale in quanto va a “consumare” un terreno agricolo di tutela e anche molto vasto.
Chiederemo di prendere posizione anche sulla questione viabilità. I benefici pubblici di questo piano non li
vediamo, non è giustificata la distruzione di un’area di campagna così vasta per il semplice fatto di fare qualche
centinaio di metri di strada». «Muraro insiste a ripetere che ci sono troppe zone industriali in provincia di
Treviso, sono più del necessario – aggiunge Andrea Michielan – perché allora costruirne un’altra di così vaste
dimensioni per lo più in zona agricola? Ci sono tantissimo capannoni non utilizzati... Vogliamo che la Provincia
si esprima su questo». La mozione sarà presentata nei prossimi giorni in Provincia. A Vedelago è il gruppo
consiliare Primavera Civica a presentare la mozione. «Il nostro è un appello alla responsabilità – spiega Stefano
Beltrame, consigliere di Primavera Civica – la maggioranza deve dire quello che pensa del progetto. Se
qualcuno ha delle perplessità, come è trapelato in questi mesi, le dica pubblicamente». Il primo promotore a
livello politico dell’accordo di programma presentato dai privati è stato il sindaco Paolo Quaggiotto. Ma pare
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che non tutta la maggioranza sia d’accordo. La componente Pdl della giunta finora non si è mai espressa
pubblicamente. E pare che anche nella Lega Nord ci sia qualcuno contrario. Muraro ha già detto che il piano
va contro quanto previsto nel Ptcp. Dalla Regione dove il capogruppo Laura Puppato ha depositato
un’interrogazione sul tema per ora ancora nessuna risposta. «Con questo banchetto informativo sul progetto
Barcon – spiega Enrico Quarello, segretario provinciale del Pd – abbiamo voluto fare ciò che il sindaco
Quaggiotto non ha fatto, cioè mostrare ai cittadini le carte e i documenti relativi al progetto il cui impatto
sarà davvero devastante». Nel progetto i privati andranno a investire 200 milioni di euro per realizzare una
cartiera, un centro di macellazione e un farmer market.
Tribuna di Treviso
1 dicembre 2011
Il comitato chiama la Regione
Un’intera frazione si sta battendo contro il progetto per la mega zona industriale nella campagne di Barcon.
Un piano per un’area agroindustriale su di una superficie complessiva di 90 ettari, 180 campi trevigiani, dove
alcuni privati chiedono di costruire un centro per la macellazione della carne, una cartiera e un farmer market.
Il Comitato spontaneo Barcon Viva e il Comitato Civico di Vedelago sono impegnati in una mobilitazione che
punta ad evitare la realizzazione del progetto. A sposare il progetto il sindaco, mentre i gruppi di opposizione
Primavera Civica e il consigliere indipendente Walter Santin si sono già pronunciati contro il piano. Anche la
Provincia ha espresso contrarietà, spiegando che il piano va contro a quanto previsto nel Ptcp. Si attende un
pronunciamento ufficiale da parte della Regione. VEDELAGO La giunta guidata da Paolo Quaggiotto boccia
il progetto per l’impianto di recupero inerti in zona Bonelle chiesto dalla Telve Rigo Srl. L’azienda ha richiesto
oltre un anno fa di realizzare un impianto di riciclo degli inerti con annesso impianto di betonaggio in zona
Bonelle ad Albaredo. La decisione finale spetta alla commissione Via (Valutazione Impatto Ambientale)
convocata oggi in Provincia. Tuttavia l’assessore all’ambiente Andrea Gazzola (Pdl) ribadisce il secco no al
progetto. «Alla proposta di realizzare un impianto di recupero di inerti in località Bonelle, vista già la presenza
di quattro siti analoghi a Vedelago, non possiamo dare parere favorevole – spiega – questo specialmente in
un’area territoriale la cui destinazione d’uso è tutt’altra. La zona di Bonelle ove si vorrebbe realizzare l’impianto
è zona agricola di valenza ambientale. La nostra contrarietà al progetto è data anche dal fatto che un’attività
di gestione rifiuti e di produzione di conglomerati cementizi come quella proposta comporterebbe nella zona
lo sviluppo di emissioni acustiche, dovute al frantoio e alle macchine operatrici, ed un incremento del traffico
di mezzi pesanti ed emissioni di polvere che Vedelago e in particolare Albaredo non possono sopportare». Il
consiglio comunale di Vedelago peraltro ha già dato parere contrario al progetto, deciso a contrastarlo. Oggi
la commissione provinciale Via dovrà deliberare in merito alla vicenda. Oltre all’assessore Gazzola,
parteciperanno alla commissione anche i tecnici provinciali, rappresentanti di Arpav e dell’usl. In commissione
saranno ascoltati anche i rappresentanti della Telve Rigo, che tuttavia non avranno diritto di voto.
Tribuna di Treviso
19 novembre 2011
VEDELAGO 4500 volantini contro il progetto Barcon. Saranno distribuiti dalla prossima settimana a tutte le
famiglie. E’ un’iniziativa del comitato spontaneo «Barcon Viva» e del Comitato Civico Vedelago. «Cittadini di
Vedelago, diciamo no alla distruzione di 180 campi a Barcon». Questo il titolo del pieghevole che condanna
il piano. «Le ditte Colomberotto spa e Rotocart spa, con la benedizione del sindaco Paolo Quaggiotto, hanno
presentato questa proposta. Costruire pochi chilometri di strada e in cambio realizzare un polo agroindustriale
su 90 ettari, 180 campi trevigiani, della nostra campagna a nord di via Terza Armata. Si vuole trasfomare da
agricola ad agroindustriale un’area più grande del Sant’Artemio, sede della Provincia che è di soli 78 ettari.
Una follia perché si distrugge per sempre una delle ultime tipiche aree di campagna trevigiana e si asportano
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o meglio si “cavano” milioni di metri cubi di preziosa ghiaia. Vogliono realizzare un macello tra i più grandi
d’Europa, una cartiere attività inquinante di prima classe e un farmer market. Quanti camion passeranno per
le nostre strade per raggiungere il casello dalle aree industriali di Montebelluna, oltre che per servire il macello,
la cartiera e il farmer market?».
Tribuna di Treviso
13 novembre 2011
TREVIGNANO Franco Bonesso, il sindaco di Trevignano, vuole dire la sua sull’accordo di programma per la
riqualificazione territoriale dell’area Pedemontana tra Vedelago e Montebelluna e ha chiesto a Regione,
Provincia e sindaco di Vedelago di essere coinvolto nel procedimento. Si tratta di quel progetto di area agroindustriale a Barcon, con macello, cartiera e altre attività. A preoccupare il sindaco di Trevignano è soprattutto
il fatto che verrebbe previsto un casello che colleghi la superstrada Pedemontana Veneta alla grande zona
industriale e i conseguenti flussi di traffico che si riverserebbero sulle strade di Trevignano, Montebelluna,
Vedelago. Nella sua richiesta di essere coionvolto nelle eventuali procedure autorizzative, il sindaco Franco
Bonesso dà subito il suo giudizio sul progetto, esprimendo «forti perplessità e preoccupazione per l’intervento
proposto». E punta il dito sul possibile traffico: «Considero insufficiente la valutazione dei flussi di traffico
derivanti da un nuovo casello della Superstrada Pedemontana Veneta – scrive infatti a Regione, Provincia e
sindaco di Vedelago – Il casello di Barcon non è valutato in modo strategico di area, ma è valutato solo in
funzione della soluzione delle problematiche di Barcon. Noto –aggiunge – unacarenza significativa nel
sottovalutare e non rilevare i flussi di traffico da e per il centro di Trevignano che coinvolgerebbero strade
comunali come via Castellana (per Trevignano) e via Terza Armata (per Vedelago). Ritengo con cognizione di
causa che seri problemi sarebbero creati anche alla viabilità secondaria di Montebelluna non essendo prevista
nessuna deguata viabilità di supporto nè miglioramento dell’esistente. Da un punto di vista urbanistico, senza
entrare nel merito della proposta – conclude il sindaco di Trevignano – rilevo che tale iniziaitiva è in contrasto
col PTCP e il Pat di Vedelago, strumenti che avevano avuto il cointeressamento (obbligatorio per legge) del
Comune che rappresento». E quindi, oltre all’opposizione di «Barcon Viva» che ha raccolto le firme contro il
progetto, perplessità arrivano anche dal Comune di Trevignano.
Tribuna di Treviso
12 novembre 2011
Progetto Barcon, il Pdl si chiama fuori
Da sei mesi Barcon Viva chiede le carte dell’operazione. Invano. Nessun documento è stato finora consegnato
al comitato, portavoce delle perplessità della frazione davanti all’avanzare del mega polo industriale. I
numeridell’operazione escono alla spicciolata da qualche incontro più o meno ufficiale concesso dal sindaco.
L’ultimo lo scorso 29 settembre quando Paolo Quaggiotto ha convocato in municipio i capigruppo e il
progettista dell’operazione su esplicita richiesta dei consiglieri di opposizione Fiorenza Morao e Walter Santin.
«Il progetto presentato – ha precisato in apertura di seduta l’architetto Leopoldo Saccon dello studio Tepco
– non è definitivo trattandosi di una proposta da parte dei privati a Comune, Regione e Provincia». Se resta
ferma la realizzazione del macello collegato a un allevamento e della cartiera è già in forse l’outlet di prodotti
agricoli: «non è detto che venga confermato in quanto non è ritenuto indispensabile ai fini dell’insediamento
produttivo». Inizio lavori nel 2012 , fine nel 2014. Nel frattempo dovranno diventare realtà il casello autostradale
di Barcon , «pagato» dai privati, e la variante alla provinciale 19, la cosiddetta strada dei cavatori. Perchè
questo polo proprio nella campagna dei Pola? «Perchè – è stato spiegato nel summit – in Veneto non ci sono
altre zone tanto vaste e adeguate per realizzarvi macello e cartiera». Sarà un’operazione da 330 milioni di
euro: 280 reperiti in Veneto, i restanti 50 all’estero dove verranno acquistati i macchinari per la cartiera.
VEDELAGO Quattrocento firme raccolte e consegnate ieri nella mani del presidente della Provincia Leonardo
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Muraro e finalmente i primi scricchiolii nella giunta Quaggiotto. Dopo sei mesi di mobilitazione contro la mega
area industriale che si mangerà la campagna dei Pola, il comitato Barcon Viva tira le prime conclusioni. La
guerra è ancora lunga, ma intanto il fronte «nemico» si sfalda. Il coordinatore locale del Pdl, Remigio Parisotto,
si schiera con la popolazione di Barcon contraria all’operazione sponsorizzata dal sindaco leghista Paolo
Quaggiotto. Il macello più grande d’Europa, progettato da Colomberotto, la cartiera, nei piani della Rotocart
- pronta però in caso di ulteriori tentennamenti a levare le ancore e spostare tutto in Carinzia -, l’outlet di
prodotti agricoli, già messo in discussione, e la relativia viabilità non convincono il portavoce del Popolo della
libertà. «Perchè mai – ha confidato Parisotto al comitato Barcon Viva in un incontro – sacrificare Vedelago,
la bella campagna dei Pola in nome di una improbabile zona industriale anomala, mai entrata in alcuna
programmazione seria nè del Comune, nè della Provincia, nè della Regione? È una scelta difficile da
comprendere. Da qualsiasi lato la si consideri fa solo venir in mente aspetti particolaristici tesi non a una
visione reale dell’interesse pubblico, ma ad affari e interessi localistici». Nella sostanza Parisotto boccia
l’operazione, difesa dal sindaco Quaggiotto come la panacea dei mali di Barcon. Il paese è ostaggio dei camion
della ghiaia, che scendono carichi dalle cave di Montebelluna e Trevignano intasando la delicata viabilità
locale. Per Quaggiotto i promotori della nuova area industriale risolveranno ogni problema, «regalando» strade
alternative. Barcon Viva si è subito attivata per fermare lo sventramento della campagna dei Pola a nord di
via Terza Armata con il polo industriale, anticipato da un importante sbancamento, giustificato dalla necessità
di interrare i capannoni. Ha chiesto più volte di incontrare il sindaco e la giunta. Udienza non concessa. «Lo
scorso 9 settembre – riferisce Ermes Dondoni, portavoce di Barcon Viva – abbiamo inviato una lettera
ponendo a sindaco, assessori e consiglieri di maggioranza una serie di domande sul progetto». Renzo Franco,
assessore leghista, ha risposto per iscritto: «No all’incontro, ma stima e rispetto per il lavoro che state
svolgendo come comitato». Tradotto: «Andate avanti così»?. Silenzio da parte dei colleghi di giunta Andrea
Gazzola, Valter Callegari e Denis Serafin. Per il vicesindaco Marco Perin e l’assessore Cristina Andretta, quota
Pdl, invece, «il progetto Colomberotto-Rotocart dovrà essere sottoposto a puntuale valutazione. Bene allo
sviluppo del paese, no alle speculazioni». Ovvero dubbi sul piano Quaggiotto. Ieri intanto il comitato ha
consegnato in Provincia le oltre 400 firme raccolte contro il polo industriale.
Tribuna di Treviso
9 ottobre 2011
Operazione Barcon, Santin dal prefetto
VEDELAGO. Progetto Barcon, il Comune nega i documenti. Walter Santin denuncia tutto al prefetto. Il mega
progetto per la realizzazione di una stabilimento agroindustriale in un’area di 90 ettari (180 campi trevigiani)
nella campagne della frazione è ancora al centro delle polemiche. Walter Santin, consigliere comunale
indipendente, ha chiesto le carte al Comune. Ma gli sono state negate. «Il 7 settembre ho presentato al Comune
formale richiesta di accesso ai documenti amministrativi al fine di acquisire la documentazione presentata
dalle ditte proponenti Colomberotto e Rotocart relative all’accordo di programma per la riqualificazione
territoriale dell’area pedemontana tra Vedelago e Montebelluna - informa Santin - il 29 settembre il Comune
mi ha risposto negandomi l’accesso agli atti in quanto dichiarava di risultare “depositario”. Trattandosi di
accordo di programma che coinvolge la Regione Veneto, la Provincia di Treviso e il Comune di Vedelago è del
tutto evidente che il Comune non è depositario, ma attore principale nella conferenza dei servizi che deve
valutare il progetto, in quanto soggetto direttamente coinvolto dalla progettazione. Ritengo sia mio diritto
avere la documentazione. Segnalerò il mancato rispetto della legge al prefetto di Treviso e alla commissione
per l’accesso ai documenti amministrativi istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri». Santin,
fuoriuscito dalla maggioranza Lega-Pdl, spara a zero contro il centrodestra. «Ci sono 3 diverse Leghe Nord a
Vedelago. La Lega Quaggiotto che sponsorizza il progetto. La Liga Veneta di Renzo Franco che non si espone
pubblicamente, segnalando contrarietà al di fuori dagli ambienti amministrativi. Infine la giovane Lega
Bordignon che non si capisce da che parte stia. Il Pdl non fa altro che aumentare il disorientamento. Gli
assessori Gazzola, Perin e Andretta non si sbilanciano. Quando sono riuniti nell’alcova della giunta deliberano
a favore del progetto, quando escono non si pronunciano e sviano l’argomento. Dopo la redazione del mio
dossier sul progetto, inviato a Regione e Provincia, non ho avuto alcun tipo di risposta. Forse tutti sono
d’accordo nel favorire la spregiudicatezza imprenditoriale a scapito dei cittadini indifesi».
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Tribuna di Treviso
2 ottobre 2011
Barcon, comitato fuori dal summit
VEDELAGO. Incontro sul progetto Barcon (il più grande macello d’Europa con cartiera e farmer market), ma
il comitato «Barcon viva» viene escluso. «Uno schiaffo alla democrazia, evidentemente c’è qualcosa da
nascondere». Ancora polemiche sul mega progetto per un centro agroindustriale nella campagne della
frazione. Giovedì scorso in municipio si è tenuto un incontro con uno dei progettisti. Incontro aperto a tutti i
consiglieri comunali. Il comitato «Barcon viva» però è stato escluso. La giunta ha dato ordine al responsabile
del settore organi istituzionali del Comune di comunicare ai rappresentanti del comitato che non avrebbero
potuto partecipare. «Il sindaco Paolo Quaggiotto e la sua giunta continuano a rifiutare qualsiasi confronto
col nostro comitato che non si rassegna a subire passivamente la costruzione di un gigantesco complesso
agroindustriale e commerciale a ridosso dell’abitato, intervento edilizio che sarebbe preceduto dall’ennesima
realizzazione di una cava di notevoli dimensioni - attacca Ermes Dondoni, portavoce del comitato - La riunione
del 29 settembre si è svolta a porte chiuse, legittimando il sospetto che ci sia qualcosa che i cittadini,
soprattutto se costituiti in comitato, non debbano conoscere. Democrazia significa confronto, dialogo,
dibattito, anche per difendere i propri punti di vista, ma avendo tutti come obiettivo il bene comune. Qual è
l’obiettivo di sindaco e giunta? E quello dei consiglieri di maggioranza ai quali il comitato ha posto domande
a cui nessuno si è degnato di dare risposta? Molto probabilmente l’obiettivo è rovinare un altro pezzo di quella
provincia di Treviso».
Tribuna di Treviso
23 settembre 2011
Operazione Barcon, dossier a Luca Zaia
VEDELAGO. Area industriale di Barcon, il consigliere Walter Santin scrive a Zaia: «Un progetto pieno di
incongruenze». Ancora polemiche sull’accordo di programma per la realizzazione del maxi impianto
industriale. Santin invia un dossier con le obiezioni a 24 politici.
Una maxi area industriale nel cuore della campagna vedelaghese della superficie di 90 ettari (180 campi
trevigiani, 2 volte il centro commerciale Giardini del Sole di Castelfranco). A sollevare obiezioni stavolta è il
consigliere comunale indipendente Walter Santin uscito dal gruppo di maggioranza per divergenze con il
sindaco Paolo Quaggiotto. Ieri ha inviato 24 raccomandate con un dossier anti-area industriale a Barcon. Tra
i destinatari il governatore Luca Zaia, il vice presidente della Regione Marino Zorzato, l’assessore regionale
alle infrastrutture Renato Chisso, i capigruppo in consiglio regionale, il presidente della Provincia Leonardo
Muraro. Un documento molto approfondito in cui sono evidenziate profonde «incongruenze» di natura tecnica
presenti nell’ accordo di programma per la riqualificazione territoriale dell’area pedemontana tra Vedelago e
Montebelluna. Innanzi tutto i problemi alla viabilità. L’area si prevede pronta prima del completamento della
Pedemonana. Nel frattempo invece i messi circoleranno «tutti sulla viabilità ordinaria, ovvero sulla strada
provinciale 19». Inevitabili i problemi al traffico (anche quello di cantiere). Altro punto caldo il mancato
coinvolgimento nell’accordo del Comune di Montebelluna. C’è poi la questione ambientale. «Il progetto si
colloca all’interno dell’unico corridoio ecologico che collega l’area delle risorgive del fiume Sile con l’area del
Montello - spiega Santin - tanto che lo stesso progettista definisce “gli interventi qui analizzati sicuramente
impattanti sia sulle componenti ecorelazionali che nel rapporto col paesaggio nel loro complesso”». Infine il
problema economico. Per fare un’area industriale di questo tipo (grande 2 volte il centro commerciale Giardini
del Sole di Castelfranco) il privato investe 200 milioni di euro e deve versare degli oneri all’ente pubblico. In
tutto 18 milioni di euro. 10 andranno per fare il casello dedicato all’area sulla Pedemontana e 5 al Comune
di Montebelluna per fare la bretella di accesso all’area. 3 milioni per altre opere. Al Comune di Vedelago non
resta quasi nulla.
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Tribuna di Treviso
3 settembre 2011
Caso Barcon, Muraro contro Quaggiotto
VEDELAGO. Area industriale di Barcon, la Lega si spacca. Leonardo Muraro dà parere contrario al progetto
del sindaco Quaggiotto in risposta ad un’interpellanza sul tema di Andrea Zanoni dell’Idv. «Progettazione in
contrasto con i generali indirizzi del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale». Il presidente attacca
anche la Regione - guidata sempre dalla Lega - colpevole di «inerzia» per non aver ancora risposto alle note
inviate dalla Provina in merito al progetto.
Il progetto di Barcon spacca in due il Carroccio. Da una parte il sindaco Paolo Quaggiotto, primo sostenitore
dell’accordo di programma con le ditte private promotrici riguardante la realizzazione di una zona produttiva
(agro-alimentare) nelle campagne della frazione. Un’area di 90 ettari agricoli (180 campi trevigiani) trasformata
per far spazio ad un impianto di macellazione della carne, una cartiera ed un farmer market. Sull’altro versante
il presidente della Provincia Leonardo Muraro che non ci pensa due volte a bocciare il progetto. Prende
posizione in un documento di risposta ad un’interpellanza presentata dal consigliere provinciale dell’Idv Andrea
Zanoni. Muraro spiega come del progetto si sia discusso in sede di conferenza dei servizi in Regione svoltasi
il 26 gennaio scorso cui ha preso parte l’allora assessore all’urbanistica Franco Conte (Pdl). In quella sede
emersero già i contrasti tra il Ptcp e il progetto. Tra queste anche il fatto che, mentre nel Ptcp si prevede una
nuova circonvallazione ad ovest del centro di Barcon, il progetto in questione prevede lo spostamento della
strada ad est del centro. Altro problema quella del beneficio pubblico derivante dalla realizzazione del progetto.
«Ai fini della perequazioni i benefici derivanti dal proposto accordo di programma si potevano stimare in circa
56 milioni di euro e non già in 33 milioni come quantificato dai promotori». Queste ed altre osservazioni
sono già state inviate a Muraro alla Regione, senza però ottenere alcun tipo di risposta. «La realizzazione di
una nuova area produttiva si pone in contrasto con il Ptc, che non prevede l’individuazione di nuove aree».
Lega spaccata in due su Barcon. Quaggiotto contro Muraro, mentre la Regione sta a guardare.
Tribuna di Treviso
10 settembre 2011
Piano Barcon Il comitato «Viva» scrive alla giunta
VEDELAGO. Mega progetto di Barcon, il comitato «Barcon Viva» scrive alla giunta. «Non siamo disposti ad
accettare passivamente uno sfregio irreversibile di circa 90 ettari di territorio». La lettera è stata indirizzata
ieri Alla giunta e a tutti i consiglieri del gruppo di maggioranza «Nuova Vedelago». «Gli oltre 400 aderenti al
Comitato - si legge nel documento firmato dal portavoce Ermes Dondoni - rappresentano la forte
preoccupazione della comunità, non disposta ad accettare un tale sfregio irreversibile di circa 90 ettari di
territorio, di pregio ed altamente produttivo. Area tra le poche di tali dimensioni che non ha nessun tipo di
insediamento. L’impegno posto da questo comitato è unicamente volto a salvaguardare il territorio e i cittadini.
La nostra amministrazione comunale si è arroccata in se stessa e non intende accettare alcun confronto e la
mancata autorizzazione all’accesso agli atti, sebbene taluni pubblici, ci è stata negata per lungo tempo. Ora
chiediamo ad ognuno di assumere le proprie responsabilità. Avete considerato che questa pregevole fascia
di territorio agricolo, a nord della Postumia Romana e fino al confine con Montebelluna, verrebbe totalmente
sconvolta? Dall’analisi degli atti amministrativi e dai progetti che abbiamo, ci fanno pensare vi sia l’interesse
di pochissimi privati a danno di altri imprenditori e di tutta la comunità».
Tribuna di Treviso
1 settembre 2011
Barcon, ambientalisti infuriati
VEDELAGO. Anche da Trevignano dure critiche all’accordo di programma per la riqualificazione territoriale
dell’area Pedemontana a Barcon votato dal consiglio comunale di Vedelago. E’ il progetto che prevede
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interventi su una superficie di 84 mila metri quadri dove realizzare stabilimenti di macellazione e produzione
latte per bestiame, produzione di carta e prodotti per il consumo e un centro di distribuzione delle produzioni
agroalimentari. La zona interessata dall’intervento è quella tra Vedelago, Montebelluna e Trevignano. A
schierarsi contro il progetto, con delle osservazioni inviate al presidente della Provincia, è il circolo 737 della
Legambiente di Trevignano, che vorrebbe che fossero preservate le caratteristiche agrarie del territorio che
verrebbe invece profondamente trasformato da questo corposo progetto. L’associazione nelle sue
osservazioni esprime «forte contrarietà a tale modello di consumo forsennato del territorio in quanto
completamente fuori dalla scala urbana esistente e collocato in un’area ancora integra e di valenza agroambientale di pregio. In un territorio quale la pianura trevigiana che negli ultimi 50 anni ha avuto una
accelerazione esponenziale per il consumo di territorio a favore dell’edificazione, con il risultato di un modello
urbanistico di polverizzazione e dispersione urbana, diventa naturale la conservazione di quei pochi scampoli
di aree agricole rimaste. Crediamo invece ad una pianificazione volta al riequilibrio produttivo, chiarendo però
che per riequilibrio non si deve intendere colonizzazione industriale o agro-industriale, ma eventualmente la
ristrutturazione dell’esistente e delle numerosissime aree industriali, artigianali e commerciali disperse nel
nostro territorio e spesso in disuso. Il metodo di pianificare proposto con la previsione di un’area produttiva
a Barcon non fa altro che sorgere dubbi ed incertezze non solo sul consumo di territorio e sulla
frammentazione dell’intervento, ma anche sul controllo degli inquinamenti, sull’esplosione della mobilità su
gomma e non ultimo sulla compatibilità ambientale dell’impatto insediativo. Sotto il piano campagna
arriveranno dei manufatti che secondo l’accordo di programma si dovranno escavare migliaia di mc tanto da
ipotizzare una volumetria che per entità è paragonabile ad un’enorme cava». Visto che il progetto deve andare
all’esame della commissione di valutazione ambientale e seguire tutto l’iter procedurale previsto per questi
interventi, Legambiente di Trevignano al presidente della Provincia ha chiesto di «essere informati e poter far
parte a tutto l’iter amministrativo previsto dalla norma di legge» in modo da ribadire le ragioni della propria
contrarietà nei vari passaggi a cui sarà sottoposto il progetto.
Tribuna di Treviso
6 agosto 2011
Strada dei cavatori, la Provincia dice no
VEDELAGO. La Provincia dice no alla «strada dei cavatori». Il progetto di una tangenziale a est del centro di
Barcon, passante di fianco all’azienda Colomberotto, non sta bene alla Provincia. Si apre così l’ennesima
frattura tra la giunta Quaggiotto e la giunta Muraro sul delicatissimo tema dell’urbanistica. La vicenda parte
da lontano.
La Provincia ha approvato il piano di assetto del territorio (pat) predisposto dalla giunta vedelaghese. Ha respinto
l’osservazione n. 170 presentata fuori termine da Franco Zara. Un’osservazione su cui il Comune aveva dato
parere favorevole e con cui si chiedeva di spostare il tracciato della tangenziale di Barcon a est della frazione
lungo i terreni di proprietà dell’azienda agricola Colomberotto. Un’osservazione con la quale si chiedeva in
sostanza di autorizzare la cosiddetta «strada dei cavatori» a servizio delle zone di escavazione presenti in paese.
La Provincia ha detto no. Esultano i gruppi di opposizione e i comitati che da mesi si battono contro la
realizzazione della «strada dei cavatori». Qualche settimana fa gli oppositori alla tangenziale est avevano scritto
al presidente Leonardo Muraro e al governatore Luca Zaia per sottolineare come tale opera fosse in contrasto
con quanto già stabilito da Comune e Provincia in precedenza. Firmatari della lettera il portavoce del Comitato
Barcon Viva: Ermes Dondoni, il presidente del Comitato Civico: Flavio Barichello, i 3 consiglieri di Primavera Civica
Fiorenza Morao, Paola Frattin e Stefano Beltrame, il consigliere indipendente Valter Santin. «Lo spostamento a
est della circonvallazione di Barcon è in contrasto con la la soluzione scritta nella valutazione ambientale
strategica allegata al pat di Vedelago - si legge nella lettera - in essa veniva scelta per Barcon la tangenziale
ovest, dopo che erano state prese in esame e valutate ben 5 ipotesi di tracciato. La tangenziale est di Barcon è
propedeutica all’ampliamento, richiesto dalle ditte Telve Rigo e Mac Beton, della cava Baracche su cui il consiglio
comunale ha espresso parere negativo unanime il 4 gennaio 2010. La tangenziale est è propedeutica alla
trasformazione dell’area di 90 ettari di terreno agricolo in terreno industriale a nord di via Terza Armata di Barcon
come risulta dall’accordo di programma, presentato in Regione dal sindaco di Vedelago. Il consiglio comunale
il 9 maggio 2007 aveva già rigettato la proposta di Quaggiotto di una tangenziale a est di Barcon».
107
Tribuna di Treviso
5 agosto 2011
Operazione Barcon, Zanoni: stop allo scempio
VEDELAGO. Area agroindustriale di Barcon, Zanoni attacca il progetto con un’interrogazione a Muraro.
«Un’intera campagna di 90 ettari rischia di essere sacrificata ai capannoni». Ancora polemiche sul progetto
sostenuto dal sindaco Paolo Quaggiotto. La trasformazione di circa 90 ettari di zona agricola (180 campi
trevigiani) in area agroindustriale e commerciale per permettere l’ampliamento della Colomberotto che si
occupa di allevamento e macellazione di bovini, l’insediamento di una nuova cartiera della Rotocart spa di
Piombino Dese (Pd) e la costruzione di un centro di distribuzione delle produzioni agroalimentari. Andrea
Zanoni, consigliere provinciale e presidente di Paeseambiente, ha presentato un’interrogazione in Provincia.
A suo dire, il progetto è stato «furbescamente venduto ai cittadini dal sindaco di Vedelago, che lo vuole far
dichiarare di interesse pubblico, come un affare per il suo comune perché porterebbe occupazione e una
nuova rete viaria». «Questo accordo - spiega Zanoni - porterà benefici solo a tre o quattro persone, grossi
disagi agli abitanti di Barcon e una gravissima distruzione di una delle ultime campagne della Marca. L’intento
della mia interrogazione è di evitare che la Provincia deroghi alle norme del Piano territoriale di coordinamento
provinciale che considerano quest’area come agricola e pertanto non cementificabile per ottenere il blocco
di questo scempio. Questo progetto è un affronto all’intelligenza di tutti i trevigiani perché non c’è ragione
che tenga nel costruire un’ennesima zona industriale, con tanto di rete stradale al seguito, quando il territorio
è saturo di capannoni: uno ogni cinque attualmente resta vuoto. Ho chiesto al presidente Muraro di rispettare
le promesse fatte in campagna elettorale che lo vedevano difensore del territorio. Di sapere quanta ghiaia
verrà estratta e il suo valore economico dato che per fare i capannoni sotto il piano campagna di fatto verrà
realizzata un’enorme cava non autorizzata. Infine quali azioni attuerà per salvaguardare i cittadini di Barcon
che si vedranno svalutare case e terreni».
Tribuna di Treviso
29 luglio 2011
«Pdl latitante su Barcon, meglio Muraro»
VEDELAGO. E’ la resa dei conti tra chi resta e chi se n’è andato. Oscar Bordignon, ex An, dal 31 marzo accasato
con la Lega, spiega il cambio di casacca. «La mia è una scelta meditata, fatta prima delle elezioni provinciali,
senza chiedere nulla in cambio in termini di poltrone», afferma il capogruppo della lista Bordignon Sindaco.
Fa notare che la fusione del Pdl non è mai stata realizzata all’interno del consiglio provinciale, in cui sedeva
come rappresentate di An. Ringrazia il presidente Leonardo Muraro e l’allora capogruppo Giorgio Granello quello che ha firmato la sua tessera leghista - «per la sinergia e la stima che hanno contraddistinto il nostro
rapporto negli ultimi cinque anni di lavoro». «Sono loro la Lega a cui faremo riferimento io e il mio gruppo annuncia - quella in cui ci riconosciamo nell’affrontare problematiche locali quali il progetto di riqualificazione
agroindustriale e commerciale di Barcon». Ricorda la presa di posizione dei due che hanno contestato «la
non congruità finanziaria dell’interesse pubblico rispetto alle proposte dei privati», sostenute dal sindaco
leghista Paolo Quaggiotto. E poi l’affondo. «L’unica assenza che si evidenzia a oggi - attacca - è quella del
coordinatore del Pdl vedelaghese Remigio Parisotto, che non ha mai preso posizione pubblicamente per
smentire il sostegno che gli assessori del suo partito hanno dato al tanto contestato mega polo industriale
votando l’incarico esplorativo al sindaco Quaggiotto. Questa latitanza polica della dirigenza locale del Pdl può
essere confermata anche dall’ex vicecoordinatrice Roberta Garbuio, che ha già rassegnato le sue dimissioni».
Con Bordignon e Garbuio si sono iscritti alla Lega Alberto Magaton (presidente del Parco del Sile) e Michele
Bordignon (consigliere comunale). Sulla vicenda gli assessori e i consiglieri del Pdl chiedono chiarezza ai
vertici. Marco Perin, Andrea Gazzola, Cristina Andretta e Daniele Volpato censurano il segreto sull’adesione
alla Lega tenuto dai quattro, domandano provvedimenti a Maurizio Castro e Fabio Gava. Perin si spinge più
in là: «Alla gente non interessa il colore della maglia, ma i risultati. Un amministratore è bravo se amministra
bene rispondendo alle esigenze dei cittadini. Cambiare casacca in questo modo è puro opportunismo».
108
Tribuna di Treviso
9 luglio 2011
Barcon, Quaggiotto nega le carte
VEDELAGO. Il sindaco Paolo Quaggiotto nega le carte della nuova zona industriale, Barcon si ribella. Il comitato
«Barcon Viva» aveva depositato in Comune una richiesta di accesso agli atti relativi al progetto del polo
agroindustriale di via Terza Armata. Il piano consiste in una proposta di accordo di programma per la
conversione da area agricola ad agroindustriale di una porzione di campagna pari a circa 90 ettari. Ma
l’amministrazione comunale ha detto no, negando ai cittadini il diritto di conoscere il piano. Il comitato Barcon
Viva non si ferma di fronte al diniego e ha chiesto le carte a Provincia e Regione. «Vale la pena ricordare al
sindaco che nell’incontro pubblico relativo al piano ha affermato che era un’idea di progetto da realizzarsi
solo se condiviso dalla popolazione - osserva Ermes Dondoni a nome del comitato - e che, nell’arco di un
mese e mezzo, avrebbe riconvocato la popolazione di Barcon per illustrare in modo dettagliato tutta
l’operazione. Appuntamento che siamo ancora in attesa sia calendarizzato. Se è vero che si tratta di un
progetto mai pensato da altri per risolvere il problema del traffico che grava sul territorio, creando in aggiunta
nuovi posti di lavoro, allora perché non consente l’accesso agli atti e la loro massima conoscenza alla
comunità? E’ triste pensare che l’amministratore, da noi eletto a rappresentarci, ritenga giusto pubblicizzare
gli atti solo quando il progetto sarà “definitivo”». Il comitato stigmatizza l’atteggiamento di Quaggiotto «perché
presuppone l’incapacità dei cittadini di essere consapevolmente partecipi a tale iniziativa in forma attiva e
collaborativa». «E’ opportuno - continua Dondoni - che tutti i componenti della giunta trovino il coraggio di
manifestare pubblicamente la loro posizione. La loro responsabilità non è minore rispetto a quella del sindaco.
Per le informazioni che si sono assunte finora, il parere della maggioranza della popolazione è contrario». Sul
progetto Barcon, Laura Puppato, capogruppo del Pd in Regione, ha presentato un’interrogazione al
governatore Luca Zaia: «Sfregio al territorio e vantaggio per pochi».
Tribuna di Treviso
5 giugno 2011
Santin: Consiglio sul caso Barcon
VEDELAGO. «Se ne sono occupati tutti, ne ha discusso il mondo intero, è stato il cavallo di battaglia della
campagna elettorale, ma il consiglio comunale del mega polo industriale progettato a Barcon non è stato
neppure informato». Walter Santin, uscito dalla maggioranza di Quaggiotto per «diversità di vedute con il
sindaco», dà l’ultimatum al primo cittadino leghista. «Un progetto di questa portata - sostiene - va dibattuto
in consiglio. E non di passaggio, ma con una seduta dedicata. Il sindaco deve informarci: un tale piano non
può essere una sua esclusività». Durissimo l’ex consigliere di maggioranza, uno tra i più votati dell’alleanza
Lega-Pdl e ora voce indipendente nell’assemblea comunale. «Va fatto un punto sullo stato dell’arte - sostiene
- Si parla di una cava camuffata da sbancamento per la realizzazione del polo industriale a nord di via Terza
Armata. Si parla di un casello, che non compare nel progetto definitivo della Pedemontana. Si parla della
circonvallazione di Barcon, ma in base alla documentazione che gira i proprietari mettono solo il sedime e
chi realizzerà la strada? Chi metterà i soldi? Un’altra beffa per Barcon?». Tante voci, tante supposizioni, tanti
progetti ma poca chiarezza, secondo Santin. Il consigliere ricorda la bocciatura dell’area industriale da parte
del presidente della Provincia, Leonardo Muraro. «Che è della Lega - fa notare - come il nostro sindaco. Sul
progetto che devasterà la campagna di Barcon il paese è diviso, l’assessore regionale zittisce Paolo Quaggiotto
e il consiglio non ha ancora avuto modo di esprimersi. Un’assurdità». Pretende un consiglio dedicato
all’argomento, uno dei più dibattuti in un paese già in fibrillazione davanti allo sventolare dello spauracchio
di una nuova cava. Walter Santin punta i piedi: «Il sindaco convochi una seduta e presto. E’ finita l’ora - se
mai c’è stata - della trattativa privata».
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Tribuna di Treviso
4 giugno 2011
Mega area industriale, parte la mobilitazione
VEDELAGO. «Barcon Viva» contro il progetto industriale nelle campagne della frazione, parte una lettera al
sindaco Paolo Quaggiotto. Il comitato spontaneo boccia il progetto per la nuova area agroindustriale e prepara
la mobilitazione. «Pronti a ogni azione legittima».
Barcon non ci sta a veder sorgere nel cuore delle sua campagna un mega centro agroindustriale della
superficie di 90 ettari per la realizzazione di 3 diversi impianti produttivi (un centro macellazione, una cartiera
e un farmer market). Progetto lanciato qualche mese dal sindaco Paolo Quaggiotto e che vedrebbe un
investimento privato di 200 milioni di euro. Per i cittadini organizzatisi nel comitato spontaneo «Barcon Viva»
tale impianto va a deturpare una zona di campagna finora incontaminata. Così nei giorni scorsi hanno scritto
al sindaco Paolo Quaggiotto. «Manifestiamo la nostra crescente preoccupazione - mette nero su bianco Ermes
Dondoni, portavoce dei residenti - La realizzazione della zona agroindustriale rivela aspetti ben peggiori per
quanto riguarda l’impatto ambientale, rispetto a quanto lei ha illustrato nell’incontro del 13 aprile scorso. Di
conseguenza, di fronte a una distruzione irreversibile di una zona di campagna altamente produttiva e
caratteristica delle aree agricole trevigiane, la nostra posizione non può essere che fortemente contraria.
Siamo pronti ad avviare ogni azione legittima affinché ciò non accada. Riteniamo urgente che lei dia puntuale
e compiuta informazione alla comunità, con dati certi, comprensibili e documentati» Il comitato attende
«esaustiva e urgente informazione a tutta la comunità di Vedelago, non solo a Barcon, in quanto un progetto
di questa entità interessa tutti». «La soluzione del problema viabilità, legata principalmente all’attività di cava
- sottolinea Dondoni - non giustifica minimamente una simile devastazione del territorio».
Tribuna di Treviso
31 maggio 2011
«A Barcon cava da 5 milioni di metricubi»
VEDELAGO. «Prima dell’impianto industriale, a Barcon ci sarà una supercava con 5 milioni di metri cubi di
scavo». A dirlo il gruppo di opposizione Primavera Civica in merito al progetto industriale di Barcon «lanciato»
dal sindaco Paolo Quaggiotto. In realtà l’escavazione secondo il gruppo di opposizione sarà di gran lunga
superiore rispetto a quanto detto finora. Non 2 milioni di mc, ma addirittura una quantità compresa tra i 5 e
i 6 milioni. «Nella relazione dell’accordo di programma presentato in Regione e nel verbale della conferenza
dei servizi svoltasi a Venezia, viene detto che i metri cubi che si andranno a scavare per interrare i vari
capannoni sono circa 2 milioni - spiegano in nota congiunta in consiglieri di Primavera Civica Fiorenza Morao,
Paola Frattin e Stefano Beltrame - tuttavia, continuando a studiare i documenti allegati alla delibera di giunta
comunale 61, abbiamo scoperto che i metri cubi che si scaveranno prima di eventualmente iniziare a costruire
le fabbriche, sono molti di più, indicativamente tra i 5 e i 6 milioni, più del doppio di quanto indicato». Il
calcolo si basa sui dati indicati nelle tavole preliminari del progetto. Per quanto riguarda l’edificio della cartiera,
il progetto lo indica interrato «a quota meno 8 metri rispetto alla sede della Pedemontana Veneta». Dal
momento che la Pedemontana si trova interrata a 7 metri sotto il livello del piano campagna, lo scavo per la
cartiera scenderà ad una profondità di 15 metri. Gli impianti Colomberotto, invece, saranno alla stessa quota
della Pedemontana, ovvero a 7 metri sotto il piano campagna. In virtù di questi dati, il calcolo dei metri cubi
scavati arriva ad una cifra compresa tra i 5 e i 6 milioni di metri cubi. «Tutta l’operazione è solo una cava
mascherata?», chiede Primavera Civica. Dura la replica di Quaggiotto. «Progetti non ce ne sono ancora - spiega
- i dati non corrispondono al vero. La cartiera sarà interrata di soli 8 metri rispetto al piano campagna, gli
impianti Colomberotto, invece, non saranno interrati. Lo scavo per fare il piano interrato corrisponde ad una
superficie di 170 mila mq per la cartiera e non arriva a 2 milioni di metri cubi. Il ricavato sarà a beneficio
pubblico».
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Tribuna di Treviso
29 maggio 2011
«Nessuna escavazione a Barcon»
VEDELAGO. Sulla questione cave la Lega Nord si spacca. Scoppia la guerra tra il sindaco Paolo Quaggiotto e
il consigliere regionale Luca Baggio, presidente della terza commissione regionale dedicata tra gli altri
argomenti a trattare anche il tema cave. Oggetto del contendere, manco a dirlo, il progetto industriale Barcon
«sostenuto favorevolmente» da Quaggiotto. «Baggio ha voluto fare una polemica strumentale accusando il
Comune di fare nuova escavazione - attacca Quaggiotto - non ha letto le carte. Non faremo nuove cave, ma
si tratta di un’operazione di sbancamento per la realizzazione di un progetto industriale che porterà 600
nuovi posti di lavoro. Baggio farebbe bene a leggere le carte, ha fatto una gran confusione. Il progetto Barcon
darà la possibilità di creare nuovi posti di lavoro. Ieri Marcegaglia era a Treviso e ha sottolineato i ritardi con
cui la politica dà risposte al mondo economico. Con questo progetto industriale noi daremo risposte rapide.
Invito Baggio a venire e Vedelago a vedere con quanta velocità noi diamo risposte ai cittadini». E’ guerra
aperta dunque tra i due leghisti. «Rispedisco al mittente tutte le accuse - replica Baggio - la polemica
strumentale l’ha fatta l’assessore Andrea Gazzola del Comune di Vedelago che ha attaccato la Regione. Noi
ci siamo limitati a descrivere i fatti. E’ vero o no che c’è un piano industriale che prevede un’escavazione di
quasi 2 milioni di metri cubi? Quaggiotto dà colpe alla Regione che invece non ne ha». La polemica si era
scatenata dopo l’attacco di Gazzola alla Regione.
L’accusa: quella di voler spingere verso nuove escavazioni. La Regione, infatti, aveva comunicato poco tempo
fa l’innalzamento del limite minimo di superficie scavabile per il comune di Vedelago. Saliva dal 3% al 4%
della superficie agricola totale a causa della compresenza nel sottosuolo di due elementi, la ghiaia e l’argilla.
La Regione comunicava al contempo che la superficie massima ancora scavabile al momento è di 450 mila
metri quadrati. Tuttavia Gazzola accusava la Regione di voler fare nuove cave innalzando il parametro.
Tribuna di Treviso
28 maggio 2011
La Lega contro Gazzola «E il Comune di Vedelago a volere nuove cave»
VEDELAGO. La Regione boccia l’ampliamento della cava Baracche. E intanto è guerra aperta con il comune.
Dopo le accuse mosse dal comune alla Regione di voler spingere verso nuove escavazioni, l’assessore
regionale all’ambiente Maurizio Conte e il consigliere Luca Baggio, contrattaccano. «Atteggiamento
contraddittorio quello del Comune», dicono Baggio e Conte.
«Il Comune - continuano i due leghisti - sta promuovendo un accordo di programma con i privati che, a Barcon,
prevede l’escavazione di 2 milioni di mc di ghiaia». La replica di Baggio e Conte all’assessore all’ambiente di
Vedelago Andrea Gazzola arriva all’indomani delle sue accuse. La nota congiunta inviata dai due leghisti reca
con sé due notizie importanti. La prima è la bocciatura della Regione del progetto di ampliamento della cava
Baracche. «Il progetto è in corso di esame da parte della Commissione di Valutazione di impatto ambientale
- continuano - e comunque dovrà essere fortemente rivisto perché ha un’estensione molto maggiore rispetto
l’estensione massima autorizzabile». In secondo luogo una dichiarazione di guerra contro la giunta
Quaggiotto. «L’atteggiamento del Comune è contraddittorio - proseguono - in quanto il Comune stesso sta
promuovendo un accordo di programma con i privati».
Insomma dietro l’operazione Barcon si cela una nuova escavazione di dimensioni gigantesche. «Il Comune scrivono Baggio e Conte - lamenta che si sia «disapplicato» un accordo, stipulato ancora nel 2000, che
prevedeva di non superare il limite del 3% di escavazione. Al riguardo si deve evidenziare che non si tratta di
un accordo bensì di un verbale del 2000, in cui si è verificata l’estensione delle cave esistenti al fine della
verifica del rispetto del limite del 3%. A quella data ancora non era stata condotta la citata verifica di
compresenza dei due materiali, ghiaia e argilla, né, con ogni probabilità, era stata approfondita la tematica
in quanto si rientrava comunque nel limite del 3%». In virtù di questa compresenza di materiali nel sottosuolo,
le norme prevedono di alzare il limite al 4%.
111
Tribuna di Treviso
22 maggio 2011
Polo industriale a Barcon il comitato vuole le carte
VEDELAGO. Area produttiva a Barcon, il comitato spontaneo chiede chiarezza. Il maxi progetto per la
realizzazione di un impianto agroindustriale nelle campagne a nordest della frazione non convince. Dopo
l’annuncio da parte del sindaco Paolo Quaggiotto del mastodontico poLO industriale (presentato lo scorso
13 aprile in un incontro pubblico), Barcon si mobilitata.
E’ iniziato così il passaparola tra le famiglie, poi le prime riunioni fino alla costituzione il 6 maggio scorso del
Comitato spontaneo di Barcon. Al momento sono un centinaio gli aderenti. Lo scopo del comitato è fare
chiarezza su di un progetto il cui impatto urbanistico potrebbe essere devastante per l’intera Vedelago. «Forte
è la preoccupazione avvertita dalla popolazione che tale realizzazione deturpi l’ambiente in modo irreparabile
con rischi per la qualità della vita dei cittadini - spiega il portavoce del comitato, Ermes Dondoni - Si tratta di
un’area a ridosso delle case. A colpo d’occhio il progetto spaventa. Tuttavia al momento non abbiamo
sufficienti elementi per giudicare. Non abbiamo in mano un progetto. Abbiamo solo qualche informazione
raccolta nella serata di presentazione tenuta dal sindaco. Chiediamo di avere il progetto in modo da poterlo
approfondire. Il giudizio per ora è negativo. C’è una campagna meravigliosa in quell’area e anche produttiva.
Andiamo a toccarla senza sapere che danni si produrranno. Si tratta di un’area già minacciata da profonda
escavazione». Il comitato chiede chiarimenti in merito al prelevamento dell’acqua di falda, utilizzata dagli
stabilimenti produttivi e se esista una valutazione dei rischi per le risorgive del Sile. Da dove ricaverà l’energia
elettrica la nuova area industriale? Sarà autonoma grazie a un impianto a biomasse? Che succederà agli scarti
di lavorazione? Si può giustificare la realizzazione di una strada per eliminare il traffico dal centro di Barcon
con il sacrificio di una vasta area agricola di pregio?. Questi alcuni quesiti posti dal comitato. Preoccupa la
possibilità di forti svalutazioni immobiliari. Stando ai dati diffusi finora, il progetto prevede un maxi polo
industriale in un area che da agricola diventerà agroindustriale con una superficie complessiva di 90 ettari.
Ci saranno un macello industriale, uno per la lavorazione della carta e un farmer market. L’investimento
privato su quest’area toccherà i 200 milioni di euro. Saranno occupate 1.200 persone in fase di cantiere, 600
persone in fase di esercizio con un indotto previsto di 400 posti. Contestualmente la realizzazione di una via
d’accesso, la nuova strada già ribattezzata dei cavatori, di collegamento tra la futura Pedemontana e la
Postumia.
Tribuna di Treviso
14 maggio 2011
Operazione Barcon, il casello è rinviato
VEDELAGO. Se il casello autostradale di Vallà marcia a ritmi serrati tanto che Comuni e proprietari dei terreni
interessati dall’opera hanno già firmato l’accordo, quello di Barcon è per ora fuori dal progetto definitivo della
Pedemontana Veneta. Vacilla uno dei punti di forza portati dal sindaco Quaggiotto a sostegno della
realizzazione del polo industriale a nord di via Terza Armata.
Nei giorni scorsi c’è stata la firma dell’accordo tra le amministrazioni comunali di Riese e Vedelago e i
proprietari dei terreni su cui sorgerà il casello di Vallà e su cui correrà la bretella che aggancerà la Pedemontana
Veneta alla Postumia Romana. Le carte sono ora sulla scrivania del commissario Vernizzi in Regione, dove
si sta lavorando alla progettazione definitiva del nuovo nastro stradale. Del casello di Barcon, però, per ora
non si parla. Resta un segno sulla carta, nulla più. Se la Provincia, confrontatasi con la Regione, parla di Vallà
come scelta consolidata, su Barcon opta per il rinvio. Casello a rischio? Vacilla una delle leve, spinte dal sindaco
Paolo Quaggiotto per promuovere il mega polo industriale, nella campagna Colomberotto a nord di via Terza
Armata, e le infrastrutture viarie collegate. I privati sono pronti a mettere sul piatto 10 milioni di euro per
realizzare il casello di Barcon e relative bretelle ovvero la metà dell’investimento necessario. E il sindaco Paolo
Quaggiotto ne ha fatto una questione di interesse pubblico. Le opere realizzate dai costruttori in cambio della
zona industriale di via Terza Armata libereranno, a suo dire, Barcon dai camion della ghiaia e da tutto il traffico
proveniente dall’area montelliana: un toccasana per la vivibilità del paese. A minare la tesi di Quaggiotto c’è
anche un contratto, stipulato lo scorso gennaio tra cavatori e Comune di Montebelluna. Con esso i proprietari
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del bacino estrattivo a nord di Barcon si impegnano a realizzare una viabilità di collegamento tra le cave San
Gaetano e Campilonghi e la strada provinciale 19, un tracciato che si sviluppa in parte su terre private, in parte
adeguando e sistemando la vie Sant’Andrea e Schiavonesca Vecchia di Montebelluna. Di fatto con la
realizzazione della tangenziale di Montebelluna, finanziata con 28,6 milioni di euro presi dai fondi per la
Pedemontana Veneta, e la sostituzione dell’incrocio di Caerano con una rotonda (intervento da 100 mila
euro già in corso) si salva il cuore di Barcon dal traffico pesante. E così si risolve il problema senza dover
mangiare la campagna con la nuova zona industriale.
Tribuna di Treviso
13 maggio 2011
Beltrame sull operazione Barcon «Il Pdl locale esca allo scoperto»
VEDELAGO. Progetto Barcon: il Pd va all’attacco. Il coordinatore locale Stefano Beltrame accusa la giunta di
centrodestra che sulla mega area industriale si è divisa a metà. «Ribadiamo la nostra contrarietà all’operazione
così come presentata dal sindaco Paolo Quaggiotto - spiega Beltrame - rimaniamo stupiti come il Pdl che
governa assieme al leghista Quaggiotto abbia votato e dato i più ampi poteri al sindaco a maggio 2010, salvo
un anno dopo prendere le distanze. Gli assessori devono esprimersi chiaramente su come la pensano». Il
piano per l’insediamento di un massiccio complesso produttivo a nord di Barcon, sponsorizzato da
Quaggiotto, è stato bocciato dall’assessore provinciale Franco Conte.
Tribuna di Treviso
11 maggio 2011
Operazione Barcon bocciata dal Pdl
VEDELAGO. Il Pdl compatto dice no all’operazione Barcon. Lo fa tramite Franco Conte, assessore provinciale
uscente. Lo fa nell’ultima settimana di campagna elettorale quando - si sa - le promesse si sprecano, ma la
gente di Barcon si è già segnata tutto, pronta a batter cassa quando arriverà il momento. Lo fa nel cuore
della contestazione, in un comizio a Fanzolo, a quattro passi da Barcon. Lo fa davanti al ministro Giancarlo
Galan, salito da Roma per spingere la corsa elettorale del suo popolo. Così lunedì sera, all’Antica Postumia,
Franco Conte ha espresso i suoi dubbi sull’operazione sponsorizzata dal sindaco leghista Paolo Quaggiotto,
pronto a dare il via libera alle ruspe che realizzeranno il nuovo polo industriale nei campi di Colomberotto, a
nord di via Terza Armata. «E’ un intervento su cui si deve meditare», ha detto davanti a una platea azzurra di
cui facevano parte anche il vicesindaco Marco Perin e gli assessori Andrea Gazzola (ambiente) e Cristina
Andretta (urbanistica), le anime del Pdl nella giunta Quaggiotto. «E’ un’operazione - ha continuato - che va
vista in un’ottica di più ampia programmazione. Va varata in presenza di motivazioni forti che attualmente
non emergono. E’ necessario un maggior coordinamento con la viabilità provinciale. Fondamentale per il
procedere del progetto sarà l’interesse pubblico del territorio coinvolto. Aspetti che oggi dall’accordo
presentato non emergono in maniera chiara». Conte ha chiesto la condivisione del progetto con la gente. «E
mi pare - ha chiuso - che oggi questa condivisione proprio non ci sia». Applauso a fine intervento. E tra le
mani che battevano anche quelle di vicesindaco e assessori. Giunta Quaggiotto spaccata? E’ già più che un
dubbio, dal momento che l’anima azzurra del governo comunale non si è vista neppure all’incontro pubblico
convocato a Barcon dal sindaco Quaggiotto, che sull’operazione vorrebbe tirare dritto. Ma le crepe si
allungano. Barcon si sta organizzando per fermare il piano che trasformerà la campagna in zona industriale
insediandovi megamacello e cartiera. Non senza aver prima scavato l’area per la gioia dei re della ghiaia, con
la scusa che le attività vanno «infossate» per salvaguardare l’ambiente.
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Tribuna di Treviso
17 aprile 2011
«Il sindaco Quaggiotto svende Barcon»
VEDELAGO. «La campagna di Barcon cancellata per costruire il mega polo industriale di via Terza Armata in
cambio di tre chilometri di strada. Ma ne vale davvero la pena?». A chiederselo e soprattutto a chiederlo al
sindaco Paolo Quaggiotto sono Alberto Magaton, Michele Bordignon e Loris Cirotto, seduti in consiglio
comunale ai banchi dell’opposizione per la lista Bordignon Sindaco. «Colomberotto e Rotocart - insistono stanno trattando con Comune, Provincia e Regione con l’obiettivo di modificare la pianificazione urbanistica
vigente e trasformare un’area a prevalente vocazione agricola in una zona in cui sorgeranno attività industriali
insalubri (macellazione e lavorazione carni, impianto per la lavorazione della carta,...)». L’accusa rivolta al
sindaco è di svendere Barcon, d’accordo con i promotori dell’iniziativa. «Il mega progetto - attaccano i tre
consiglieri di opposizione - si fonda su un accordo di programma tra pubblico e privato, nel quale è previsto
che agli enti pubblici interessati (Regione, Provincia e Comune) venga girato un terzo dell’aumento di valore
delle aree fondiarie oggetto dell’operazione». Colomberotto e Rotocart sparano in alto sull’attuale valore di
mercato dei terreni agricoli: 30 euro per metro quadro quando per la Provincia non supera gli 8 euro. Motivo:
risparmiare sui soldi da dare al pubblico, «solo» 10 milioni di euro contro i 20 chiesti dall’ente presieduto da
Leonardo Muraro. «Come può il sindaco Quaggiotto - contesta la Lista Bordignon - considerare buona una
proposta di questo tipo? Dove sta il reale beneficio per i cittadini di Barcon? E’ falso che il progetto in questione
ponga fine ai problemi di viabilità che interessano la frazione. Colomberotto e Rotocart cedono i terreni per
la realizzazione della strada a est di Barcon la quale però dovrà essere costruita da qualcun altro. Se poi ci
affidiamo ai cavatori per fare la strada, allora ci troveremmo di fronte a un’ulteriore svendita del territorio
vedelaghese». Il gruppo di minoranza vuole lo stop delle operazione. E la stoccata finale: «Nell’assemblea di
mercoledì scorso il sindaco non ha fatto intervenire chi venisse da fuori Barcon, ma l’annuncio pubblicato sul
sito del Comune era rivolto a tutti, non solo ai residenti della frazione».
Tribuna di Treviso
16 aprile 2011
Barcon, il parroco si schiera col sindaco
VEDELAGO. Rampogna se non si presenta a messa la domenica, ma anche il plauso dal pulpito «se propone
un progetto meritevole». Don Eugenio Caron, parroco di Barcon, questa volta si schiera con Quaggiotto. Nelle
messe di domenica scorsa ha invitato i fedeli all’incontro promosso dal sindaco e ha aggiunto: «Ben venga
la zona industriale prevista in via Terza Armata».
Al termine delle due celebrazioni domenicali e di quella del sabato sera, don Eugenio Caron ha letto gli avvisi
per la settimana entrante. Tra questi l’invito alla riunione pubblica indetta dal sindaco sull’operazione di via
Terza Armata: una mega zona industriale con cartiera, allevamento, centro per la lavorazione della carne, e a detta di chi ha studiato le carte - cava mascherata nella campagna Colomberotto. «Questo progetto - ha
commentato il prete - è un’occasione da non perdere per fermare le cave, liberare Barcon dai camion della
ghiaia e creare nuovi posti di lavoro in questo momento di grande crisi». Quaggiotto promosso a pieni voti
e messa finita. Ma fuori dalla chiesa, sul sagrato, i primi commenti tra i fedeli. Più di qualche mugugno sulla
presa di posizione ufficiale del prete. Stupiti, sbigottiti e amareggiati i fedeli di Barcon contrari al progetto. Ma
don Eugenio non si fa condizionare e insiste nella sua posizione. «Mercoledì sera non ho partecipato al
dibattito del sindaco - confessa - Era un incontro politico e me ne sono tenuto lontano». Ma giovedì è passato
in ufficio da Quaggiotto a esprimergli i suoi apprezzamenti per la zona industriale di Barcon. «Non si vive sul
campo di terra», non cede di un passo nonostante le contestazioni raccolte da Quaggiotto mercoledì sera in
un’affollatissima palestra delle scuole elementari. E ancora: «E’ un’operazione positiva per il nostro paese.
Libererà le nostre vie dai camion. Quei camion che hanno ucciso qualche anno fa il nostro sacrestano.
Insomma risolverà il problema della viabilità e porterà tanti posti di lavoro». Gli oltre mille promessi dal sindaco.
I fedeli restano scettici.
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Tribuna di Treviso
15 aprile 2011
Barcon, opposizione senza diritto di parola
VEDELAGO. Incontro pubblico su Barcon, scoppia la bagarre. Il sindaco Paolo Quaggiotto non concede la
parola a Fiorenza Morao del gruppo Primavera Civica adducendo come scusa il fatto che l’incontro è rivolto
solo ai residenti di Barcon. Scoppia la polemica. I gruppi Bordignon sindaco e Primavera Civica attaccano.
«Comportamento scorretto e lesivo del diritto di ogni cittadino».
Mercoledì sera alla palestra delle scuole elementari della frazione c’erano 300 persone ad ascoltare la
spiegazione dei tecnici e del primo cittadino. Il progetto mastodontico prevede la realizzazione di un maxi
polo industriale in un’area agricola della superficie complessiva di 90 ettari formato da tre diversi centri. Un
centro di macello industriale, uno per la lavorazione della carta e un farmer’s market. L’investimento privato
su quest’area toccherà i 200 milioni di euro. Saranno occupate 1.200 persone in fase di cantiere, 600 persone
in fase di esercizio con un indotto previsto di 400 posti. Contestualmente la realizzazione di una via d’accesso,
la nuova strada già ribattezzata dei cavatori, di collegamento tra la futura Pedemontana e la Postumia. Ci
sarà anche un apposito casello sulla superstrada. Al termine, però, nello spazio concesso alle domande del
pubblico, scoppia la bufera. Diversi interventi contestano il piano e sono accolti dagli applausi dei presenti.
«Per fare 3 chilometri di strada dici che si deve fare un mega impianto del genere - dice una persona rivolta
al sindaco - si rovina un paese così». «E’ la prima volta nella storia di Barcon che qualcuno fa una proposta
per risolvere il problema del traffico - ribatte il sindaco - finora solo chiacchiere, questi sono fatti». Ma la
contestazione non si ferma. Obiezioni si susseguono in merito all’impatto ambientale ed urbanistico del
progetto nonché al rischio che il piano posso condurre ad una svalutazione immobiliare per i terreni vicini.
Verso la fine dal pubblico si alza Fiorenza Morao, di Primavera Civica, per porre alcune domande. Il sindaco
però le nega il microfono. Motivazione: possono parlare solo i residenti di Barcon. I gruppi di opposizione
Bordignon Sindaco e Primavera Civica ieri hanno inviato una nota congiunta. «Riteniamo il comportamento
del sindaco molto scorretto, lesivo del diritto di ogni cittadino di poter esprimere la propria opinione,
trattandosi di un incontro aperto a tutta la cittadinanza di Vedelago, e soprattutto lesivo della funzione dei
consiglieri comunali, ai quali la legge riconosce la delega al controllo della funzionalità della macchina
amministrativa, e pertanto il diritto-dovere di esporre e di informare i cittadini sugli atti e sulle questioni di
pubblico interesse, come questo progetto. Sul comportamento del sindaco nei confronti della consigliere
Morao lasciamo ai lettori ogni commento».
Tribuna di Treviso
25 marzo 2011
A Barcon arrivano 700 nuovi posti di lavoro
VEDELAGO. Nelle campagne a nord est di Barcon un maxi polo industriale, porterà 700 posti di lavoro. Due
grosse aziende del settore agroalimentare e cartiero pronte a firmare un accordo per la realizzazione di due
enormi stabilimenti produttivi nel territorio della frazione in corrispondenza della zona dove passera la
Pedemontana. Saranno autosufficienti dal punto di vista energetico grazie al fotovoltaico.
«Abbiamo individuato un’area a nord del nostro comune per la quale intendiamo dare la trasformabilità. Le
due grosse aziende che intendono insediarsi sul posto non andranno a rivendere. Ci sarà un accordo scritto
con cui si impegneranno a realizzare in questo sito due grandissimi stabilimenti produttivi per un totale di
600-700 nuovi posti di lavoro. Tuttavia il polo produttivo avrà un indotto occupazionale molto superiore,
fino a 1500 posti di lavoro». Un annuncio da far girar la testa. L’iter progettuale è già iniziato. «Tutta l’operazione
dovrà esser sottoposta al normale iter procedurale per il rispetto della norme ambientali, quindi attraverso la
Valutazione impatto ambientale - spiega il sindaco - e tutte le procedure per compatibilità e sostenibilità». Il
primo stabilimento si occuperà di attività agroalimentari. Previsto un centro di ricerca per la sperimentazione
dei prodotti agroalimentari, un centro macellazione, un centro produzione latte in polvere. Ci sarà anche un
Farmer Market, un negozio di prodotti alimentari, ortaggi e frutta a km 0. Per questo tipo di negozio si pensa
ad un accordo con le associazioni di categoria in modo che i produttori agricoli possano conferire nel market
i loro prodotti direttamente, senza intermediari, accorciando la filiera produttore consumatore. La seconda
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attività invece riguarda il settore cartiero, diviso su due piani. Un piano interrato per la lavorazione della
cellulosa. A livello terra invece la realizzazione del prodotto finito, fazzoletti e tovaglioli di carta, carta igienica.
L’intero centro produttivo sarà autosufficiente da punto di vista energetico. Gli stabilimenti saranno ricoperti
di pannelli fotovoltaici per garantire la copertura del fabbisogno, assieme alla riconversione in energia di alcuni
elementi di scarto dell’azienda. L’area sorge proprio a cavallo del tracciato della Pedemontana, che andrà a
«tagliarla» in due. Nel progetto la realizzazione, a carico delle due aziende private, di un casello sulla
superstrada d’accesso all’area. Un casello non dedicato, ma utilizzabile da tutta la cittadinanza. Si prevede la
realizzazione di una rete di viabilità locale dedicata per escludere dal traffico i centri abitati. Un progetto
condotto dal Comune in collaborazione con la Provincia, che ha già riscosso interesse anche da parte della
Regione. «Ci sarà una conferenza dei servizi - conclude Quaggiotto - contiamo nell’approvazione in tempi
celeri».
Tribuna di Treviso
1 aprile 2011
La Provincia boccia l’operazione Barcon
VEDELAGO. Area produttiva a nord di Barcon, la Provincia frena. Il presidente Muraro con lettera inviata alla
Regione chiede di rivedere il progetto attraverso una «congrua rideterminazione del beneficio pubblico».
Oscar Bordignon attacca il sindaco Quaggiotto.
Dopo il no del Comitato Civico di Vedelago, tocca alla Provincia mettere i bastoni tra le ruote al sindaco Paolo
Quaggiotto. Stando a quanto scritto dal presidente Leonardo Muraro alla Regione, il progetto per la maxiarea industriale a nord di Barcon va rivisto sotto un aspetto di importanza primaria. «E’ necessario prevedere
una congrua rideterminazione del beneficio pubblico», scrive Muraro. «La perequazione, ovvero il calcolo
differenziale tra il beneficio pubblico e l’interesse privato come proposto dalle ditte interessate all’accordo si
discosta notevolmente da quello calcolato dalla Provincia - spiega il consigliere provinciale Oscar Bordignon
(An) - il progetto non risolve il problema del traffico che attraversa il centro abitato di Vedelago, anzi potrebbe
aggravarlo con potenziali ricadute anche ad Albaredo. Senza contare l’impatto che potrebbe avere sull’abitato
di Barcon. Al sindaco Quaggiotto, che in consiglio diceva che sarebbe stata applicata una procedura
amministrativa calata dall’alto che avrebbe “perforato” gli strumenti urbanistici, rispondo che l’unica
perforazione che potrebbe preoccuparci è quella stimata di quasi due milioni di metri cubi che potrebbe
realizzarsi sul terreno di Barcon e che con gli attuali prezzi di mercato potrebbe derivare oltre 7 milioni di euro
di ricavo. Invito il sindaco a una maggiore cautela quando parla della creazione di centinaia di posti di lavoro
a Vedelago. L’ultima volta che un amministratore della sua giunta lo fatto è finita con il sequestro dell’area
interessata da parte dell’autorità giudiziaria. Il procedimento è ancora in itinere».
Tribuna di Treviso
29 marzo 2011
Operazione Barcon, affari d’oro per i cavatori
VEDELAGO. Un porta a porta per informare e soprattutto per sperare in una reazione compatta contro il mega
progetto della giunta Quaggiotto che rischia di far passare notti insonni - e non solo - a Barcon. Il Comitato
civico di Vedelago sta distribuendo una lettera aperta alle famiglie della frazione. Un centinaio di copie
recapitate casa per casa con tanto di cartografia dell’operazione.
Sui 38 ettari di proprietà di Colomberotto in via Terza Armata, a sud della futura Pedemontana veneta, sono
previsti «uno stabilimento per la macellazione e la lavorazione dei prodotti derivati che integra l’esistente
allevamento di vitelli, un altro per la produzione di latte destinato all’alimentazione del bestiame, un centro
di raccolta per la lavorazione dei cereali da trasformare in cibo per i bovini, un centro di ricerca e sviluppo con
laboratorio». Cemento su 88 mila metri quadrati a cui si aggiungono i 77 mila metri quadri della Rotocart
spa su cui si realizzerà una cartiera. Se il primo insediamento scenderà a meno 2-4 metri sotto il piano
campagna, il secondo si infosserà a meno 12. E dagli scavi oro per i cavatori. «E’ previsto di estrarre ghiaia
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per 2 milioni di metri cubi», osserva il comitato. L’operazione, già presentata dal sindaco Paolo Quaggiotto in
Regione, si completa a nord della futura Pedemontana veneta con un «centro regionale di distribuzione delle
produzioni agroalimentari a chilometro zero». E ancora un casello autostradale e una strada che partendo
da Montebelluna interesserà l’area Colomberotto e quelle dei cavatori della cava Baracche, fino ad agganciare
la Postumia romana. Un’operazione faraonica a due passi dalle case di via Terza Armata, finora immerse nella
campagna, e a quattro dal cuore di Barcon. «Due insediamenti catalogati dalla legge come inquinanti di prima
classe», fa sapere il comitato. Sottolinea che il paese è sottovento rispetto alle due attività e lascia intendere
i disagi che deriveranno dalla loro realizzazione. La miccia è accesa e il comitato si augura di riuscire a
spegnerla grazie alla mobilitazione popolare. Il sindaco ha sempre difeso l’operazione, considerandola
passaggio necessario per ottenere una strada che liberi Barcon dai camion. «Certo niente Tir dei cavatori nota il comitato - ma rischi igienico-sanitari di rilevanza non secondaria per Barcon». La lettera, distribuita
alle famiglie, è stata consegnata ai consiglieri comunali. Si chiude con un «cordiali saluti», che sa più di grido
di battaglia che di commiato.
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