La “realtà”
• La VITA QUOTIDIANA (VQ) è la realtà
cui ordinariamente tutti accedono.
• La VQ è la “realtà” per tutti noi.
• VQ è interpretata dagli uomini come un
MONDO COERENTE.
• Le interpretazioni di VQ costituiscono il
senso comune.
VQ e senso comune
• Il senso comune, interpretando la VQ
come una realtà organica, guida l’azione
sociale a riprodurre la realtà della VQ, a
mantenerla uguale.
• Le interpretazioni di senso comune della
realtà non sono individuali, ma
condivise con gli altri (intersoggettive).
Il sociologo e il senso comune
• La realtà della VQ, così come viene
spiegata dal senso comune, corrisponde
all’attribuzione ai fenomeni di caratteri
dati, “naturali”, ontologici.
• Il sociologo assume queste
interpretazioni come problemi da
chiarire, non come ‘vere’ spiegazioni
della realtà.
La “coscienza” del mondo e
dei “mondi”
• Ognuno di noi ha coscienza dell’esistenza di
diversi mondi, compreso quello della VQ.
• “Avere coscienza”  un atto intenzionale,
cioè legato alla ‘coscienza di qualcosa’: non è
un atto ‘vuoto’, ha sempre un oggetto (di
qualsiasi natura).
• Questi oggetti possono appartenere a mondi
diversi (VQ, sogno, filosofia, ecc.).
Realtà dominante e altre
realtà, switch e choc
• Noi switchiamo spesso fra le diverse realtà,
fra i diversi mondi dell’esperienza
• La realtà della VQ tuttavia incardina in sé
tutte le altre, anche attraverso il suo
linguaggio.
• La VQ che esperiamo definisce il qui (hic) e
l’ora (nunc), ovvero il focus dell’esperienza
spazio-temporale (cronotopica) di ciascuno di
noi, il mio mondo.
VQ e intersoggettività:
l’atteggiamento “naturale”
• L’esperienza della VQ è l’unica in cui i
maggiori significati che io attribuisco
alla realtà sono condivisi dagli altri
partecipanti.
• “L’atteggiamento naturale è l’atteggiamento
della coscienza del senso comune nel
momento in cui essa fa riferimento a un
mondo che è comune a molti uomini” p. 44
La VQ come realtà “naturale”
• Se si dubitasse dell’esistenza della realtà della
VQ, si smetterebbero di seguire i
comportamenti che sono attesi da noi (e v.v.).
• Questi comportamenti sono routines non
problematizzate, che noi interpretiamo come
‘naturali’.
• La VQ ‘fagocita’ sapientemente al suo interno
le realtà problematiche, naturalizzandole
come ‘normali’.
Altre realtà
• “La coscienza fa sempre ritorno [alla realtà
della VQ] come da un’escursione” p. 46
• La realtà della VQ è il quadro di ogni ‘fuga’ in
altre realtà, la sua misura, anche cronotopica.
• La preminenza della VQ è incardinata intorno
al linguaggio e alla traduzione delle
esperienze di fuga nel linguaggio della VQ,
che è il linguaggio ‘naturale’.
Switch fra realtà
• Nelle realtà diverse dalla VQ (arte,
religione, musica, danza, viaggi, lettura,
sogno, chat-line, scrittura, ecc. ecc.) noi
siamo proiettati in altri mondi con
coordinate cronotopiche diverse, e la
nostra coscienza (e spesso il nostro
corpo) le esperisce in quanto realtà vere
e proprie.
Coordinate cronotopiche della
VQ
• SPAZIO e TEMPO sono istituzioni sociali
• La temporalità è una struttura socialmente
condivisa, che si impone ad ognuno.
• Il calendario socialmente stabilito interpreta
in modo storicamente situato i ritmi naturali e
si sovrappone ai tempi interiori degli individui.
• La vita di ognuno di noi è ritardo, attesa,
anticipo, scarto fra temporalità diverse.
• Il tempo della VQ è continuo e finito
(oggettivato). È l’unico tempo ‘reale’.
Intersoggettività e interazione
sociale
• La soggettività dell’Altro è totalmente
‘reale’ solo nell’incontro faccia a faccia.
• Egli è il mio specchio, perché io mi
“rivolgo” (in ogni senso) a lui.
• L’incontro faccia a faccia è il prototipo di
ogni tipo di interazione sociale.
Il Sé di fronte all’Altro
• Nella situazione dell’incontro, l’Altro è l’unica
‘realtà’ che percepiamo senza doverci
riflettere.
• Il nostre Sé, nella stessa situazione, ci è
invece accessibile solamente attraverso la
riflessione.
• Questa riflessione è in genere provocata dal
fatto che l’Altro ci mette in questione.
Versatilità dei modelli di
incontro
• L’incontro è sempre una situazione
aperta e dagli esiti incerti (come la
società).
• Nell’interazione diretta gli schemi
attraverso i quali noi interpretiamo
l’Altro (tipizzazioni) diventano più fragili.
• Le tipizzazioni, comunque, sono
importantissime anche negli incontri.
Tipizzazioni reciproche
• Ognuno arriva agli incontri con le ‘sue’
tipizzazioni.
• Durante gli incontri, avviene in genere
una negoziazione ‘implicita’ degli schemi
attraverso cui gli uni interpretano a
priori le qualità attribuite agli altri.
Funzioni conoscitive delle
tipizzazioni reciproche
• Le interazioni di tipo sempre meno
diretto vedono il rafforzamento
progressivo della forza delle tipizzazioni.
• Esse descriveranno sempre di più, ai
nostri occhi, le qualità e il
comportamento dell’Altro, che quindi
sarà sempre più un anonimo
appartenente a un gruppo.
Realtà sociale, VQ e
tipizzazioni
• Le tipizzazioni astratte e i modelli di
interazione appartengono alla realtà
sociale complessiva, ma (pur
indebolendosi e diventando meno
anonime) entrano massicciamente nella
VQ e nell’hic et nunc della nostra
esperienza quotidiana.
• La VQ è colma di ‘società’ complessiva.
Oggettivazione delle
espressioni
• La soggettività umana si può
oggettivare in attività o oggetti.
• Le oggettivazioni sono presenti in
ogni tipo di interazione sociale.
• Sarebbe impossibile ogni
interazione senza la presenza di
oggettivazioni.
La significazione
• È l’oggettivazione più importante.
• Si tratta della produzione dei segni
intenzionalmente legati a un
significato.
• I segni sono prodotti
dall’intenzionalità dei soggetti ma il
loro significato è condiviso da altri.
Linguaggio e significazione
• Il linguaggio è il sistema di segni più
importante.
• È condiviso, e nella situazione
dell’incontro, ha carattere di reciprocità.
• Imprime significati agli oggetti e ai
comportamenti nell’uso e
nell’esperienza.
Linguaggio e vita quotidiana
• Il linguaggio è il tessuto
dell’intersoggettività e della
comprensione di sé e dell’Altro.
• È radicato nel mondo della VQ.
• È “oggettivo”, nel senso che mi si
impone come sistema di regole
coercitivo e “dato”.
• Classifica le esperienze secondo modelli
interpretativi condivisi con gli altri.
Carattere trascendente del
linguaggio
• “Ogni parola è già stata abitata”
(M.M. Bachtìn).
• Le espressioni linguistiche possono
attualizzare qualsiasi realtà di
qualsiasi cronotopo, riportandola
qui ed ora, senza svuotarle di
senso.
Segno e simbolo
• Per simbolo intendiamo un segno
significativo che ci rimanda a realtà
diverse dalla nostra VQ.
• Il linguaggio fa dei simboli
riferimenti ‘reali’ della VQ.
• I riferimenti simbolici rientrano nel
senso comune come dati scontati.
Province di significato e campi
semantici
• Nel mondo della VQ noi accediamo a
diversi repertori di significati necessari
per organizzare la nostra vita sociale e
la nostra esperienza.
• Non tutti noi accediamo agli stessi
campi semantici nello stesso modo.
• Interagiamo preferibilmente con coloro
che condividono i nostri stessi repertori.
Movente pragmatico della VQ
e repertori normativi
• I repertori che contengono regole o
norme sono i più importanti.
• “Ricette” per affrontare i problemi
‘normali’, di tutti i giorni.
• Siamo poco informati e interessati
alle ‘ricette’ importanti per gli Altri.
Movente pragmatico della VQ
e repertori normativi
• I repertori che contengono regole o
norme sono i più importanti.
• “Ricette” per affrontare i problemi
‘normali’, di tutti i giorni.
• Siamo poco informati e interessati
alle ‘ricette’ importanti per gli Altri.
Tipizzazioni conoscitive
• I repertori contengono anche
interpretazioni condivise nei nostri
mondi su esperienze sociali e naturali di
ogni tipo, una visione del mondo.
• Questa realtà esterna tipizzata è lo
sfondo sicuro delle routines della VQ.
• Questo quadro di conoscenze mi
permette di incorporarvi nuovi elementi.
A contatto con altri mondi
• Interpretiamo il mondo-nostro come
organizzato e il mondo-altro come
caotico e disordinato.
• Entrando in contatto con l’Altro, devo
conoscere i campi sociali dell’Altro.
• Oggi i diversi mondi della VQ sono
meno ‘stagni’ e nei nostri diversi ruoli
entriamo spesso in contatto con mondi
diversi dal nostro.
La distribuzione sociale
diseguale della conoscenza
• Nella vita sociale la conoscenza è
posseduta in modo diverso dai diversi
individui.
• Siamo profani in innumerevoli campi
semantici.
• Per vivere dobbiamo almeno capire a
grandi linee come i saperi si
distribuiscono.
IL SENSO COMUNE
• Il senso comune (SC) consiste delle
interpretazioni condivise della VQ.
• Esse riguardano le conseguenze
immediate dell’esperienza.
• Il SC è costruito storicamente, varia
cronotopicamente, è un sistema
culturale poco integrato e coerente al
suo interno, si fonda sulla convinzione.
Come si spiegano le eccezioni
al SC?
• Esempi tratti dagli Zande (o Azandé):
interpretazione delle mancate conferme
alle aspettative di SC come
“stregoneria”.
• Gli uomini interpretano le falle dei
sistemi di SC a spiegare le cose con la
loro attribuzione a eventi ‘speciali’.
Sfide al SC: gli ermafroditi
• Il SC descrive la ‘normalità’ per le popolazioni
che lo condividono (cambiano le popolazioni,
cambiano le normalità).
• La necessità di difendere la ‘normalità’ spinge
a DOVER definire le eccezioni.
• Gli ermafroditi per gli americani (USA) sono
esseri orribili, per i Navajo (USA) sono dei
‘Leader’ e portano fortuna, per i Pokot
(Kenya) sono “errori” puri e semplici.
Pretese assolutistiche del SC
• Il SC pretende di attribuire ai fenomeni
qualità essenziali, e pretende che tali sue
definizioni siano semplicemente LA REALTÀ.
• Tutti coloro che condividono un qualunque
sistema di SC (diverso in genere da tutti gli
altri) CREDONO in genere nella veridicità
delle descrizioni che esso offre della realtà
(credono che la realtà descritta dal SC sia
semplicemente “LA REALTÀ”.
Le qualità di ogni SC: naturalezza
e praticità
• NATURALEZZA: alcuni aspetti selezionati
dell’esperienza sono assunti come ‘naturali’, e altri (i
casi giudicati ‘strani’), come ‘innaturali’.
• PRATICITÀ: (sardo: no ses pràticu, non sei sagace).
Non è una ‘praticità’ utilitaristica (misurabile sulla
base di ciò che si ottiene), delle persone, ma è una
qualità di alcune cose rispetto ad altre: le prime sono
classificate ‘pratiche’ le seconde no. Pratico è chi sa le
cose ‘importanti’ per il SC locale.
Le qualità di ogni SC: ‘leggerezza’
incoerenza e accessibilità
• “LEGGEREZZA”: i fenomeni sono considerati per ciò
che essi appaiono, sono ovvi. Ma l’“ovvio sta negli
occhi di chi guarda” , che decide quali siano i FATTI
in cui il mondo deve essere diviso.
• MANCANZA DI METODICITÀ: il SC è un tipo di
conoscenza sfacciatamente contraddittorio. Questo
carattere lo rafforza.
• ACCESSIBILITÀ: si crede che chiunque, se sano di
mente, possa capire le asserzioni di senso comune e
farle proprie. Il SC rappresenta il mondo in modo
‘familiare’.
Una storia socio-tecnica: la
bicicletta
• La bicicletta sorge in opposizione al biciclo
(Ordinary), ma anche come sua evoluzione.
• Si può scomporre l’Ordinary in due realtà: il
Malsicuro e il “Macho”.
• Entrambi provengono dalla stessa storia di
inventori e di chimere.
• I primi produttori di bicicli a Coventry: le
imprese sportive e gli ‘uomini giovani, ricchi e
atletici’.
Una storia socio-tecnica: la
bicicletta (2)
• Il contenuto tecnico del biciclo e della
bicicletta non è ‘oggettivo’, ma è quello che
intendono per contenuto tecnico i membri dei
gruppi sociali pertinenti.
• I loro problemi tecnici portano a sviluppare
alternative all’Ordinary: l’Ordinary di
sicurezza, il triciclo e la revisione del telaio.
• L’introduzione dello pneumatico è l’evento che
porta a mettere d’accordo ciclisti e altri
gruppi.
Costruzione sociale della
bicicletta: modello descrittivo
•
•
•
•
•
•
Gruppi sociali pertinenti.
Soluzioni ai “problemi”.
Flessibilità interpretativa.
Invenzione dello pneumatico.
Chiusura.
Stabilizzazione dell’artefatto
(naturalizzazione).
L’identificazione dei gruppi sociali
pertinenti
• Non si identificano a priori rispetto
all’indagine empirica.
• Metodo a palla di neve: attraverso le
interviste a attori-chiave ci si fa indicare
chi è (secondo loro) importante.
• Sono gli attori che ne fanno parte a
delimitare essi stessi il campo di
indagine, e non l’ISTAT o noi stessi.
L’identificazione dei gruppi sociali
pertinenti (2)
• Metodo degli attori: si usa dopo aver
ricostruito un primo elenco di attori
pertinenti.
• Raccoglie le descrizioni e le
caratterizzazioni che gli attori identificati
come pertinenti forniscono degli altri.
• Risultato: delimitazione di ogni gruppo
pertinente rispetto agli altri, ricchezza
descrittiva.
Importanza dell’identificazione
dei gruppi sociali pertinenti (GSP)
• Per descrivere l’Ordinary, è importante
conoscere i dettagli tecnici ma anche: gli
uomini ricchi, giovani e atletici ma anche i
costruttori, gli inventori, i venditori, e chi li
considerava pericolosi.
• I GSP mutano nei contorni e nella
composizione: alcuni non diventano più
pertinenti, altri lo divengono, altri ancora di
scindono o si fondono.
Importanza dell’identificazione
dei gruppi sociali pertinenti (2)
• I GSP sono tali in quanto gli attori coinvolti nel
processo socio-tecnico li interpretano come rilevanti.
• La loro non è una qualità essenziale, ontologica, ma
empiricamente determinabile.
• I GSP servono (come definizioni) agli attori sociali
stessi, per ordinare e descrivere la loro “realtà”.
• Gli attori coinvolti imprimono un significato condiviso
fra di loro sia ai gruppi pertinenti che all’artefatto
stesso (il biciclo, poi bicicletta). Il sociologo non ha
sue definizioni, ma fa emergere quelle degli attori.
I gruppi sociali pertinenti per
l’affermarsi della bicicletta
•
Ogni artefatto ha una storia a sé stante.
1. I ciclisti sportivi.
2. Le donne cicliste.
3. Produzione di massa e piccole
officine (anche di riparazione).
4. Altri (giornalisti, uomini politici,
aristocrazia, ecc.)
Problemi tecnici?
• Utilità dello studio dei problemi per il sociologo: ogni ‘sistema’
mette in luce in modo migliore le sue caratteristiche se
sottoposto a stress (nuovi arrivati, cambiamenti di assetto,
ecc.).
• La descrizione dei problemi non è mai la stessa per tutti i GSP.
• Ogni GSP seleziona alcuni problemi da affrontare e sceglie solo
alcune soluzioni che portano alla modifica dell’oggetto tecnico
(artefatto).
• Qualsiasi aspetto assuma via via l’artefatto, il suo significato per
gli attori sociali muta man mano che si modifica il significato a
cui viene associato.
Che cos’è il modello lineare di
diffusione della tecnologia?
• CARATTERE CONTINUO DEL PROCESSO
DI DIFFUSIONE.
• FRA INNOVAZIONE E DIFFUSIONE NON
ESISTONO BARRIERE: IL SUCCESSO E’
DOVUTO ALLE QUALITÀ INTRINSECHE
DI EFFICACIA DELL’ARTEFATTO
• SE L’ARTEFATTO E’ EFFICACE, IL SUO
FALLIMENTO E’ DOVUTO ALLE
RESISTENZE ALL’INNOVAZIONE
Perché il modello lineare non
funziona?
• Carattere discreto del processo di
trasposizione delle tecnologie.
• Fra innovazione e diffusione esistono “salti” e
ostacoli in cui le qualità di efficacia e di utilità
dell’innovazione sono continuamente rimesse
in gioco.
• Il fallimento di un artefatto è dovuto al fatto
che esso è stato interpretato come inefficace
e/o inutile.
Problemi ‘ciclistici’
• Problema della sicurezza (riguarda le donne
cicliste e i ciclisti non sportivi): soluzioni 
freni, forcella anteriore, rimpicciolimento della
ruota anteriore.
• Problema dell’abito (riguarda le donne:
bloomers e rational dress).
• Problema delle vibrazioni (telai elastici e
pneumatici)
• L’inclusione di sempre più gruppi pertinenti
nella soluzione dei problemi porta al
successo.
Efficace per chi, e perché?
La flessibilità interpretativa
Differenze di interpretazione degli artefatti da
parte dei diversi GSP.
L’esempio dell’Ordinary
• I non-utilizzatori: difficile da guidare e da
smontare e montare, pericolosa.
• Gli utilizzatori: le stesse qualità erano
giudicate positivamente.
• Il sociologo deve spiegare il perché di questi
giudizi, non dare per scontate le qualità
attribuite agli oggetti dai GSP.
La flessibilità interpretativa
applicata all’Ordinary
• Nessun artefatto esiste di per sé.
• Esistono almeno due Ordinary: il
Malsicuro e il “Macho”. Materialmente
corrispondono a un solo oggetto, ma
sono due realtà diverse.
• Le due realtà corrispondono a diversi
significati attribuiti all’oggetto dai vari
GSP.
La flessibilità interpretativa
applicata all’Ordinary (2)
• Nella progettazione tecnica di un
artefatto, i significati attribuitigli dai GSP
determinano l’evoluzione dell’oggetto
verso una o un’altra direzione.
• Una sola delle interpretazioni degli
oggetti prende il sopravvento, e
l’oggetto assume una forma definitiva
che corrisponde a una sua
interpretazione univoca.
La flessibilità interpretativa
applicata allo pneumatico
• Il successo dello pneumatico non è
contestuale alla sua apparizione.
• È giudicato antiestetico, si buca
facilmente, si aggiustavano male.
• Il suo successo avviene quando ha
successo fra i corridori (risolve il
problema della lentezza più che quello
della stabilità).
Un unico significato:
chiusura e stabilizzazione
• Il successo di un artefatto come oggetto
tecnologico pronto per l’uso è il risultato di
due processi concomitanti: chiusura e
stabilizzazione.
• Chiusura: fine della flessibilità interpretativa
fra i vari GSP.
• Stabilizzazione: l’oggetto viene
concordemente attribuito a un ‘inventore’ e la
sua storia viene ricostruita in modo lineare.
La chiusura
• Consenso fra i vari GSP sul significato
prevalente di un artefatto.
• Esso assume una forma abbastanza
univoca.
• Finisce la flessibilità interpretativa e in
genere si accetta una sola
interpretazione dell’oggetto.
La stabilizzazione
• Sviluppo di un artefatto all’interno dei singoli
GSP (gradi diversi di stabilizz.)
• “Qualità” attribuite o sottratte agli artefatti
(pneumatico ‘ridicolo’ o ‘veloce’).
• IL PROCESSO TECNOLOGICO NON È IL
RISULTATO DELL’INVENZIONE DI UN GENIO,
MA IL RISULTATO DI UN PROCESSO
SOCIOTECNICO COMPLESSO.
IL TIPO IDEALE COME METODO
“In quanto tale, la costruzione [il tipo ideale] è dunque semplicemente un
ausilio tecnico allo scopo di agevolare lo sguardo d’insieme e la
formulazione terminologica” M. Weber
• Il modello utilizzato da Weber per
analizzare i problemi è costituito da una
tipologia i cui tipi hanno questi
caratteri: (a) coerenza e ordine interni,
una ratio quindi; (b) nella forma
esposta, pura, si presentano raramente.
IL TIPO IDEALE (2)
• Il termine ideale si riferisce solo a
questa caratteristica di astrazione
rispetto all’immensa casistica di tipi
spuri, contraddittori, della realtà.
• Weber non vuole proporre una realtà
ideale verso cui tendere, ma analizzare
e descrivere efficacemente le realtà
esistenti.
Il ‘rifiuto del mondo’ in
Occidente: il sacro
• Émile Durkheim e il concetto di sacro/profano
come cardine della categorializzazione del
mondo da parte del pensiero umano:
divisione radicale del mondo in due sfere di
dominio.
• Le cose sacre hanno una superiorità ‘naturale’
su quelle profane.
• Il passaggio fra il profano e il sacro è gestito
attraverso azioni rituali da comunità religiose.
Il ‘rifiuto del mondo’ in
Occidente: il sacro (2)
• Le azioni rituali (culti) mettono in contatto
l’uomo con la realtà religiosa, trascendente, e
al contempo rafforzano l’uomo e la comunità
religiosa mettendoli in rapporto con le cose
sacre, cioè quelle con maggiore dignità e
onore.
• Il sacro è il sociale portato al grado più alto di
coercizione sulle vite individuali, ma il sacro è
radicalmente distinto dal sociale.
Il ‘rifiuto del mondo’ in
Occidente: il carisma
• Max Weber ha analizzato il rapporto fra l’etica
economica delle varie civiltà e le loro religioni.
• In particolare, ha studiato i modi in cui il
carisma si sia storicamente incarnato
(istituzionalizzato, routinizzato) in persone,
gruppi o istituzioni.
• Il carisma corrisponde a qualità eccezionali,
soprannaturali e sovrumane attribuite da un
gruppo sociale a persone, gruppi o
istituzioni.
Il ‘rifiuto del mondo’ in
Occidente: il carisma (2)
• Le personalità carismatiche (profeti, duci o
condottieri) alla loro morte trasferiscono il
proprio carisma a un’istituzione, che perpetua
la partecipazione al carisma con riti.
• L’interpretazione religiosa del mondo come
ratio legittimata da un carisma ha
conseguenze sulla ‘condotta pratica’ e tende a
riorganizzarla intorno a princìpi di coerenza.
Le direzioni ascetico-attiva e
mistico-contemplativa
• Le due direzioni principali (idealtipiche) prese
dai tentativi di riorganizzazione coerente delle
‘condotte pratiche.
• La direzione ascetico-attiva è collegabile alla
fede in un Dio creatore trascendente che
chiama il fedele-individuo.
• Quella mistico-contemplativa con la fede in
divinità immanenti e spersonalizzate, che
prescindono dall’esistenza del singolo
individuo.
Misticismo e individuo
• Il misticismo è ostile all’azione. L’azione nel
mondo si oppone alla salvezza.
• L’uomo deve ‘contenere’ il sacro e,
conseguentemente, svuotarsi della sua
individualità.
• La salvezza si possiede o si sperimenta con
pratiche rituali.
• Il fine è la fuga dal mondo (il Regno del
Demonio) e della realtà.
Ascetismo e individuo
“Ho sempre pensato che Dio mi avesse affidato una missione”
George W. Bush (calvinista – asceta intramondano - americano)
• L’ascetismo è caratterizzato da un agire.
L’individuo è lo strumento del divino perché
intervenga nel Creato.
• Dio interviene chiamando a Sé alcuni uomini
(vocazione) e facendone Suoi strumenti.
• L’asceta agisce su se stesso o sul mondo
(ascesi intramondana).
Schema dell’idealtipo
COMPORTAMENTI
DETERMINATI
DALLA RELIGIONE
MISTICISMO
(Svuotare il proprio io
per far posto a Dio o ad altre
figure o energie sacre)
ASCETISMO
(Fare del proprio io uno
strumento di Dio o di altre
figure o energie sacre).
Extramondano Intramondano
Eremita, stilita, i grandi
mistici del Cristianesimo
Ortodosso, Santa Teresa
d’Avila, S. Giovanni della
Croce…
Letterato confuciano
(mandarino),
guaritore, santo
taumaturgo.
Monaco benedettino (ora
et labora ma fuori dal
mondo),
altre
figure
religiose che lavorano per
il mondo ma fisicamente
se ne astraggono.
Imprenditore
calvinista, Preti
impegnati nel
sociale, Don Bosco
ecc.
Ascetismo e misticismo
extramondani
• Concretamente  la differenza fra i due tipi
non appare nel caso in cui la religiosità
ascetica si applica al solo miglioramento
personale e non al mondo.
• Esteriormente, l’asceta extramondano non
appare diverso dal mistico che rifugge il
mondo. Le loro motivazioni permangono però
diverse: l’asceta si realizza attraverso l’agire
(parla per Dio), il mistico nonostante o contro
il suo agire.
Due visioni contrapposte
• Per l’asceta il mistico è un perditempo.
• Per il mistico ciò che conta è
abbandonarsi al mistero, contemplarlo.
• Per il mistico l’asceta è un ‘beato ottuso’
presuntuoso nel suo illudersi di
conoscere i comandi divini.
• Per l’asceta ‘razionalizzare’ il Creato,
migliorarlo, è il comando di Dio.
Magia e ascetismo
• Il Profeta e il Salvatore utilizzano il
carisma magico per legittimarsi.
• Il contenuto del loro messaggio è
radicalmente antimagico  piegare il
comportamento profano ai voleri divini,
razionalizzare la condotta di vita.
• Ritiro dal mondo e dominio sul mondo
sono i due cardini dell’ascetismo.
Il mondo è ‘altro’ rispetto a noi
• La congiunzione fra il Mondo e noi è la
sofferenza fisica e morale.
• Liberarci dalla sofferenza è il fine di ogni
religione della redenzione.
• Occorre dunque dare un senso alla
sofferenza, legarla a un principio.
• La santità ci libera dalla sofferenza.
La vita di ognuno deve ‘regolarsi’
• Le ‘condotte di vita’ devono essere
organizzate in modo da poter essere efficaci
per farsi strumento del piano divino.
• Le forme istituzionalizzate del carisma
originario (chiese ecc.) dispongono regole
strette di comportamento.
• Risultato: tensione permanente con il mondo,
con la realtà.
Sviluppo delle etiche razionali
• La religiosità ascetica ha teso a
razionalizzare questa regolarizzazione
delle condotte di vita in etiche ben
sviluppate.
• Dalla centralità dei riti si passa alla
centralità dell’intenzione, della
conversione personale al disegno
divino.
Sfere differenziate di realtà
• La costruzione della sfera della conversione
individuale come centrale per la religione
porta a demarcarla da tutte le altre sfere
dell’esperienza, e ad assegnare loro una
coerenza interna immanente.
• Il ‘possesso’ di queste sfere avviene sempre
di più attraverso la ‘conoscenza’ oggettiva.
Nasce l’idea di Natura come ambito distinto
dell’esperienza e descritto e delimitato dal
discorso.
L’ascetismo è “rivoluzionario”
• La religione di redenzione, profetica, si
rivolge all’individuo che sceglie, non al
gruppo famigliare che discende.
• Distrugge i legami magici della
parentela (antenati, lari e penati, ecc.)
crea comunità e un’etica religiosa della
fratellanza.
• È individualista ma insieme comunitaria
L’etica religiosa della fratellanza
• L’ERF “trasferisce l’etica economica del
vicinato ai rapporti fra fratelli di fede”.
• L’ERF ha due princìpi: 1. Dualismo nei
rapporti etici interni e esterni al gruppo;
2. Princìpio della reciprocità all’interno
del gruppo.
• Il princìpio che salda la fratellanza è
quello della sofferenza comune.
L’ERF come sistema razionalizzato
di pensiero
• La redenzione viene messa in rapporto diretto con
l’ERF come sistema di credenze esplicito e
razionalizzato, come etica della convinzione.
• Il Mondo (la realtà) è visto, qui, come il luogo e la
causa della sofferenza e dell’odio, IMPERFETTO IN
TUTTI I SUOI ASPETTI, cui opporre l’amore
indifferenziato e senza oggetto concreto.
• Il Mondo, imperfetto e fonte della sofferenza, è visto
come retto da una sua propria coerenza interna,
opposta a quella della religione e in lotta con essa.
Tensione fra etica economica ed
etica religiosa
• L’opposizione fra religione e denaro non è una
costante di tutte le religioni.
• Il carattere IMPERSONALE dello scambio monetario
lo ha messo in rotta di collisione con l’ERF, che
tendeva ad ETICIZZARE ogni rapporto sociale.
• Questa tensione è stata presente anche nelle pratiche
di necessario accumulo e gestione di denaro per i fini
religiosi.
• I ‘virtuosi’ hanno così RINUNCIATO al possesso
individuale delle ricchezze, rendendo così,
paradossalmente, le loro organizzazioni (Chiese,
Monasteri, ecc.) RICCHISSIME.
I due modi per superare la tensione
fra etica religiosa e economica
• Rinunciare all’universalismo dell’amore: è la strada
dell’etica puritana. Lavoro come servizio al volere
imperscrutabile di Dio (e segno della grazia); Sfera
economica come ambito designato da Dio per
svolgere il proprio dovere di razionalizzazione del
Mondo; Rinuncia a raggiungere la redenzione con
mezzi umani.
• Razionalizzazione della fratellanza in “puro amore
acosmico”, senza oggetto (tipico dei mistici).
Dedizione all’Altro priva di interesse all’altro concreto.
Negazione totale della sfera economica.
Tensione fra etica religiosa e
ordinamenti politici
• Le religioni hanno quasi sempre sacralizzato e
sostenuto gli ordinamenti politici esistenti.
• Le religioni universalistiche di redenzione sono
INVECE avverse per principio agli ordinamenti
politici, tanto più essi sono impersonali e
razionalizzati (burocratizzati), “senza riguardo per
la persona”.
• Il nucleo dello Stato è il MONOPOLIO LEGITTIMO
DELLA FORZA, il suo successo è determinato più
dai rapporti di forza che dall’equità del potere.
Tensione fra etica religiosa e
ordinamenti politici: la guerra
• La politica si oppone alla religione sul piano
dell’universalismo e propone un altro tipo di
fratellanza concorrente: quella dei soldati.
• La morte in combattimento ha un significato
sacrale, e i combattenti sono una comunità i
cui membri possono morire per qualcosa.
• La fratellanza in guerra e la morte in battaglia
sono condannate dalla religione di redenzione
come fratricidio e brutalità, perché pericolose
per l’etica religiosa della fratellanza.
I due modi per superare la
tensione fra religione e politica
• L’ascetismo puritano privilegia l’imposizione al
Mondo dei comandamenti divini, anche con la
forza se necessario, a discapito del principio
dell’amore acosmico.
• Il misticismo al contrario condanna ogni
eccezione al principio di fratellanza indistinta,
e dunque in sintesi condanna la politica come
possibilità stessa.
Guerre sante e giuste, crociate,
jihad, resistenza passiva
• Il Calvinismo e l’Islam pensano (in modi diversi) che il
Mondo debba essere ricondotto alla ratio dettata da
Dio. Per questo teorizzano la “guerra giusta” e la
jihad.
• Contemporaneamente condannano le guerre
“normali” (in USA non esiste la “leva” ma solo
l’esercito professionista e motivato ideologicamente)
• La religiosità mistica, invece, privilegia la resistenza
passiva, perché riconosce l’autonomia degli
ordinamenti politici (e li disprezza).
Le etiche organiche come tentativo di
integrare carisma e mondo
• Molte religiosità intermedie rispetto all’ascetismo e al
misticismo estremi hanno cercato di integrare
fratellanza e ordinamenti mondani.
• Si tratta di etiche sociali CONSERVATRICI, antiindividualistiche e che giustificano l’esistente.
• La loro fratellanza è concreta e razionale, e non
acosmica come quella dei mistici.
• La diseguaglianza del carisma fra individui e gruppi
sociali come forma di sacralizzazione della
disuguaglianza e negazione della necessità della
fratellanza universale.
Tre concezioni del “mondo”
• Le etiche organiche vedono nel mondo non
solo corruzione ma anche tracce del Divino (i
segni dei tempi di Giovanni XXIII): per loro gli
ascetici intramondani negano la fraternità e i
mistici come egoisti in cerca solamente della
loro salvezza personale.
• Per i mistici il mondo è privo di ogni senso.
• Per gli ascetici è caos diabolico da riordinare
secondo il disegno divino.
Agire nel “mondo” secondo le
tre diverse concezioni
• L’agire razionale rispetto allo scopo, che pure
storicamente è legato alla diffusione delle
religioni di redenzione, è tuttavia contrastato
al loro interno da un agire rispetto ai valori
non sempre razionale.
• Nell’atteggiamento mistico, l’essere pazzi di
Dio, posseduti da Lui, conduce all’anomismo
dei millenarismi (pànta moi éxestin, “tutto mi
è permesso”, anche la barbarie).
La tensione fra l’etica
religiosa e la sfera estetica
• La danza, la musica, il canto, la pittura e la
scultura sono sempre state quasi connaturate
alle religiosità pre-universalistiche e magiche.
• Le religioni di redenzione guardano con
sospetto ad ogni arte sino ad arrivare
all’aniconismo (Islam, Ebraismo,
Protestantesimo).
• Esse ne condannano l’aspetto formale come
ostile, in quanto allontana dal significato di
cose e azioni utili alla salvezza.
L’opposizione fra arte e
religioni di redenzione
• Le forme estetiche trasportano fuori dalla vita
quotidiana in modo concorrente rispetto alla
religione: la differenza risiede nella
irresponsabilità etica (sostituita da criteri di
gusto) e nell’individualismo dell’arte.
• L’opposizione si manifesta in modo virulento
rispetto alla pretesa religiosa di sottomissione
dell’arte a un fine eticamente determinato
dalla religione.
Tensione fra ERF e amore
sessuale
• Le forme religiose originarie non
contrastavano la sessualità fuori dal
matrimonio.
• Le religioni profetiche hanno cercato di
costringere la sessualità legittima all’interno
del matrimonio.
• La razionalizzazione della condotta di vita ha
teso ad eliminare le pratiche magiche e
l’esaltazione irrazionale della sessualità
orgiastica.
La sublimazione erotistica
della sessualità
• L’erotismo intellettualizzato (“cosciente”)
nasce come tentativo di regolare le tensioni
orgiastiche, collocandole fuori dalla VQ.
• Esso si presenta come un tentativo di sfuggire
alla regolazione matrimoniale della sessualità.
• Come effetto, ha prodotto un’ulteriore
razionalizzazione della condotta di vita,
sviluppando un discorso e una classificazione
di ogni esperienza sessuale.
La nascita del significato
morale della sessualità
• La problematizzazione della sessualità e il suo
collegamento all’etica ha origine giudaicocristiana.
• Nel mondo feudale essa si collegò al concetto
di onore e di vassallaggio a una dama-signora
(madonna) estranea, e alla necessità di
sottoporsi a ‘prove’ dinnanzi a Lei.
• Si tratta di una rottura con il mascolinismo
tipico dell’Antichità.
Mutamenti del significato
morale della sessualità
• Con lo sviluppo dello Stato assolutistico
e il monopolio sovrano della forza si
sviluppa la cultura della conversazione
fra uomini e donne e la fede nel suo
valore ‘creativo’.
• Nel Rinascimento ripresero piede
(soprattutto a Firenze) pratiche di
competitività mascolina.
Il significato morale della
sessualità nel capitalismo
• L’ascetismo del capitalismo e la sua dedizione
al lavoro relega la sessualità alla sfera
‘extraquotidiana’, e la idealizza come
momento eccezionale e liberatorio
• Espungendola dall’esperienza ‘normale’,
naturalizza la sessualità come sola vera
“autenticità” incorrotta e vera, ovvero spinge
verso la sua trasformazione in ‘discorso’.
Ostilità fra sfera erotica e
religioni di redenzione
• Parallelamente all’evoluzione di un discorso
idealizzante sulla sessualità, si sviluppa
un’ostilità religiosa sempre maggiore verso di
essa.
• Idealizzare l’amore terreno e corporeo è
antagonistico rispetto sia (a) alla adorazione
del Dio incorporeo che (b) alla dedizione
quotidiana a una condotta di vita
religiosamente ispirata negli asceti che ancora
(c) allo svuotamento del Sé dei mistici.
Ostilità fra sfera erotica e
religioni di redenzione (2)
• La dedizione e il destino comune degli amanti
è in aperta concorrenza all’unico destino
legittimo: la salvezza.
• La tradizione mistica, in particolare, ‘smonta’
l’idealizzazione della sessualità come amore e
dedizione e ne mette in luce i caratteri di
brutalità e sottomissione del più debole.
• La passione amorosa porta alla perdita
dell’autocontrollo, che è utile per assumere
una condotta di vita razionalizzata.
Misticismo, ascetismo e
regolazione della sessualità
• I mistici vivono in tensione costante con
la sessualità completamente negata
sublimandola e ‘imitandola’ nel rapporto
astratto con la divinità.
• L’ascetismo regola la sessualità
all’interno del matrimonio con fini
procreativi, stigmatizza l’erotismo e la
passione amorosa.
Religione di redenzione e
“sacrificio dell’intelletto”
• La filosofia e le scienze tendono a sviluppare
ragionamenti intorno al ‘senso’ del mondo.
• La religione di redenzione afferma che “il
mondo è un universo ordinato da Dio” di cui
essa conosce il senso.
• Le due forme di visione razionale del mondo,
man mano che la scienza si è sviluppata, si
sono ritrovate ai ferri corti.
• La religione può dunque ammettere le
ricerche empiriche ma non le generalizzazioni
teoriche, in concorrenza con le proprie.
Religione e scienza: due
mondi simili e inconciliabili
• Le religioni di redenzioni, in quanto ostili alla
magia, hanno necessità di una “apologetica
razionale” e dunque di sviluppare un rapporto
intimo con le scienze.
• Le teologie razionali sviluppate dai sacerdoti
hanno sempre prodotto figure ostili alla
religione del clero (profeti, mistici), ma anche
i filosofi e gli scettici, che hanno spianato la
strada alla scienza.
Le ragioni dell’opposizione
• Questioni materiali: il controllo del sistema
educativo.
• Questioni simboliche: il tipo di comprensione
religiosa del senso del mondo si fonda sul
carisma dell’illuminazione. Ogni tentativo di
ottenere la comprensione con altri mezzi è
visto dalla religione come ostile al primato del
metodo carismatico sintetizzato dal detto Non
credo ciò che è assurdo; credo perché è
assurdo.
Dinamica interna della religione
come rifiuto del mondo
• Premessa di ogni religione: il mondo è
dotato di senso, e la religione lo
interpreta  bisogno di redenzione.
• Il primo problema pratico cui la
religione risponde: la sofferenza
immeritata, la fortuna diseguale, la
compensazione che la religione offre.
Sofferenza, peccato,
imperfezione del mondo
• Il modo principale per spiegare la
sofferenza umana (in sé irrazionale) è
stato quello di collegarlo al peccato.
• Il peccato è possibile solo in un mondo
imperfetto, e quindi ancora più
disprezzabile rispetto ai valori
disincarnati ed eterni della religione.
Opposizione fra i valori religiosi
e i valori della cultura
• Questi valori eterni si pongono in
opposizione alla concretezza della realtà
empirica, ma anche ai valori culturali.
• I valori culturali legati alla vita concreta
(criteri di gusto, educazione,
realizzazione materiale, ordinamenti
pubblici) sono dipinti come caratterizzati
dal peccato, dalla violenza, dall’assenza
dell’amore  spersonalizzati.
Carattere antifraterno e
spersonalizzato della cultura
• La scienza, nata nell’alveo dell’apologetica
razionale della teologia, ha finito per spiegare
il mondo come insieme di cause/effetti legati
fra di loro, e dunque ha negato la spiegazione
“etico-compensatoria” del mondo.
• Il possesso della cultura non è più legato a
forme di illuminazione carismatica, e non è
mai completo o concluso come ‘la conoscenza
del sacro’ tipica dei religiosi.
La marginalizzazione finale
dell’esperienza religiosa
• La sempre maggiore razionalizzazione
sociale e il disincanto del mondo hanno
portato l’esperienza religiosa moderna
in una sfera sempre più extramondana
e anche antimodernista.
• Il misticismo si riduce, come esperienza
diffusa, solo a chi è libero da
preoccupazioni economiche e diventa
esperienza di pochissimi individui.
Le tre forme razionali della
teodicea
TEODICEA  Giustificazione di Dio rispetto all’esistenza del Male nel creato.
• Il rifiuto religioso del Mondo e la spiegazione del Male
si è manifestato in moltissimi casi diversi e ha
sviluppato molti pensieri religiosi diversi.
• Si possono individuare tre tipi di pensiero religioso
coerente e strutturato in modo organico: si tratta
delle tre teodicee.
• Il dualismo zoroastriano razionalizza l’opposizione fra
spiriti benigni e maligni riassumendoli in due Entità
divine in opposizione fra di loro, ricollegabili al ‘puro’
ed all’‘impuro’, due fondamenti di tante religioni.
Rinuncia all’onnipotenza divina, limitata dal potere
del Male.
Le tre forme razionali della
teodicea (2)
• L’escatologia cristiana sottomette il Male demoniaco
al Dio “della purezza e della bontà” onnipotente e
onnisciente.
• L’amore di Dio però è limitato dal fatto che il Mondo
sia in preda al peccato e che dunque sia incerto e
incoerente. La teodicea cristiana è poco coerente.
• Se si rinuncia all’idea della bontà divina
indiscriminata, e si accentua il carattere misterioso
del progetto divino, si può spiegare la sofferenza e il
peccato come segno della dannazione eterna: è la
dottrina della predestinazione dei puritani.
Le tre forme razionali della
teodicea (3)
• La teodicea tipica dell’Induismo è quella più
coerente (dottrine del samsara e del karman)
• Permette a chiunque di accedere, col rispetto
di obblighi rituali e comportamentali, alla
salvezza.
• Unisce un totale rifiuto del mondo a un’etica
sociale organica.
• Riconosce la meditazione mistica e un’etica
intramondana religiosamente motivata.
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