I.T.C.G. FORTUNIO LICETI DI RAPALLO
1 CET
Scoprendo Genova in compagnia
Scoprendo Genova in compagnia
Scoprendo Genova, abbiamo scoperto anche il valore dell’amicizia e della
collaborazione.
Abbiamo cominciato il nostro curricolo nella scuola superiore
partecipando ad un lavoro comune giorno. Dopo giorno abbiamo
imparato a guardare, vedere, immaginare.
Presentando alcuni monumenti del centro storico, abbiamo pensato che
chi come noi volesse visitare Genova, forse vorrebbe anche trovare dei
compagni di viaggio e conoscere meglio chi gli sta vicino.
Abbiamo pensato così che il cagnolino dello scultore della cattedrale ci
avrebbe aiutato a esprimere le nostre emozioni, a far vedere Genova con
gli occhi emozionati dal viaggio e dall’amicizia che abbiamo fatto.
Abbiamo realizzato una presentazione multimediale e un libretto con
immagini e testi e anche confezionato, con l’aiuto dei nostri bravissimi
tutor, artisti-artigiani dell’Accademia Linguistica, un piccolo gadget:
una sorpresa piena di Genova e di animazione.
San Lorenzo è il Duomo di Genova, la chiesa cattedrale della città dove
risiede il vescovo – ora arcivescovo- già dal VI secolo dopo Cristo.
Fu consacrata solennemente da papa Gelasio II, nel 1118.
Intitolata a San Lorenzo, contiene l'urna delle ceneri di San Giovanni
Battista, patrono della città, con cui viene benedetto il mare, ogni 24
giugno, dopo la solenne processione delle Casacce.
Tra i tesori della cattedrale si conserva anche il bacile, sul quale, si dice,
fu portata ad Erode la testa del Santo, dopo la danza di Salomè.
Da qui è cominciato il nostro giro per il centro storico più grande e
meglio conservato d'Europa.
L'impianto architettonico della chiesa è romanico, ma la facciata è
gotica.
Fu costruita da maestranze francesi, specializzate, che adornarono
l'edificio con fregi, portali a strombo e importanti archi a ogiva.
Il movimento delle fasce , bianche e scure, comunica a tutto il complesso
un grande senso di solidità che sostiene lo slancio verso l'alto dei
campanili.
Quello più alto misura sessanta metri ed ha un concerto di sette
campane.
L'altro termina con un loggiato, dove la rosa dei venti fa risuonare i
suoi diversi richiami.
Le tre grandi porte sono rivolte verso il mare. I marmi e le pietre colorate
che adornano la facciata ricordano i riflessi della madreperla dei gusci
di conchiglia. Anche gli animali scolpiti sembrano mostri marini: leoni,
gabbiani dai lunghi becchi e murene adornano tutta la facciata, che
appare fantastica.
Appena dopo la scoperta delle Canarie e poco prima che fosse trovata
Capoverde, a Genova c'era fermento di traffici, ma non tutti si
arricchivano. Stava per finire il secolo XIV e l'Arcivescovo voleva
accorciare i tempi e finire anche i lavori a San Lorenzo.
Approfittava delle elemosine per farne una preghiera di pietra e aiutare i
bisognosi in quei tempi di grave carestia . Sperava che, in mezzo a
tanta miseria, il lavoro per l'opera del Duomo aiutasse i genovesi a
ritrovare la perduta fede. Perciò aveva reclutato scultori e pittori anche
tra chi viveva nei gerbidi. Nacque una leggenda.
Tra i legni e i blocchi di pietra che ancora ingombravano la fabbrica
della cattedrale, viveva all'addiaccio un uomo col suo cane. Aiutava
quando c'era bisogno e si accontentava di poco. Divideva con il suo
animale tutto quello che aveva per mangiare e per dormire. Aveva anche
talento per dipingere e scolpire, ma se lo beveva all'osteria . Forse era stato
innamorato di una donna. Allora aveva per compagnia solo quella
piccola canaglia a quattro zampe.
Poi successe che non la trovò più. Cercò nel cantiere, cercò tra i vicoli,
scese fino al porto, passò e ripassò lungo i moli e salì sulle chiatte. Forse
anche la sua bestiola lo cercava, ma lui non era più tornato.
Per ricordarli, uno scultore amico loro aggiunse un cagnolino
addormentato tra i grandi mostri della porta orientale. Nessuno disse
niente e lo lasciarono stare. Così quel cagnolino si trova ancora lì.
Abbiamo lasciato la cattedrale per risalire lungo la grande e ariosa via
San Lorenzo, fino a Piazza Matteotti, sul lato dell'ingresso nobile di
Palazzo Ducale, un tempo vietato al popolo, poi aperto definitivamente
dalle fiamme di un incendio, dall'illuminismo di Simone Cantoni e
dallo spirito della Rivoluzione Francese.
Dopo, è cominciata la discesa nel labirinto affollato dei vicoli antichi,
dai nomi parlanti e fantasiosi: Salita Pollaioli, via del Canneto il
lungo, vico del Dragone, Salita Mascherona …
Le botteghe conservano la tradizionale confusione e varietà delle merci –
non sono i soliti negozi tutti uguali e tutti in fila.
Ogni vetrina ha una sua diversa caratteristica e ancora ci sono
laboratori di artigiani:falegnami, cuoiai, ceramisti in continua attività;
ci sono friggitorie, locande, drogherie e forni da cui arrivano odori e
profumi di una continua “oscura primavera”.
Frontoni, edicole, stipiti, lapidi raccontano sui muri storie di pietra nella
pietra: duelli di cavalli alati, draghi e cavalieri , madonne immacolate,
nascite, morti, lavoro.
La città medievale vive ancora, abitata nelle case fatiscenti, tra
palazzi, torri, chiese, vicoli e piazzette, portali e fondachi addossati gli
uni agli altri, senza soluzione di continuità.
Trafelati siamo arrivati a Piazza Negri, dove oggi ha sede il teatro
della Tosse .
Poi, abbiamo raggiunto tutti insieme la spianata di Santa Maria di
Castello
E' strano stare bene in in museo, non sentirsi intimoriti né respinti.
Sedersi, parlare a voce bassa, girare con naturalezza in sale aperte,
luminose.
Camminando per i piani sfalsati, sembra di giocare ad alto e basso, tra
leoni, colonne, madonne, imperatrici ed angeli.
Non ti distraevi, nemmeno se guardavi fuori dalle vetrate,
vedendo il chiostro triangolare e il grande campanile colorato, tutto
brillante di ceramiche.
Margherita di Brabante fu sposa dell'imperatore
Arrigo VII . Morì a Genova nel 1311.
Rimane una parte della tomba.
L'Imperatrice è tirata per un braccio, sollevata,
accudita da angeli servitori, come sembra
naturale che succeda ad una regina.
Ha uno sguardo preoccupato, ma non ha paura.
Nessuno potrà dimenticarla.
I suoi seni e i suoi fianchi sono quelli di una
donna calma e dolce.
Un velo ed un mantello le coprono le spalle : affronta con eleganza una
grande responsabilità.
La immaginiamo ad ascoltare i discorsi di altre donne della corte, le
parole di consiglieri e paggi, le preghiere dei frati confessori, le suppliche
dei popolani, arrivati chissà come fino a lei, per chiedere una grazia e
piegare il cuore dell'imperatore. Margherita é attenta, con benevolenza.
Arrigo amministrava la giustizia di tutto il grande Impero.
Alla fine del secolo decimo sesto, Lazzaro
Tavarone, pittore, ha affrescato il Doge
Giacomo Durazzo, primo della famiglia a
ricoprire l'ufficio, attorniato dai notabili
della città. Cinque generazioni erano state
sufficienti.
I profughi che nel XIII arrivarono dall'Albania, divennero aristocratici
oligarchi della città. Governarono di generazione in generazione, finché
la Repubblica mantenne l'autonomia politica. Ebbero palazzi
principeschi, ville sontuose e bellissime, ancora splendide per i parchi e le
architetture.
Oggi , negli stessi loro giardini, giocano i bimbi delle famiglie
nuovamente immigrate.
Molte madri li guardano con attenzione : raddoppiano nelle lingue i
nomi, i richiami e le parole d'affetto.
Nella nostra classe siamo sei venute da paesi lontani.
Porta Soprana è l'ingresso vero della città.
Di solito si cerca di uscire per primi dalla porta, di scappare.
Solo una volta l'anno, noi studenti facciamo ressa per entrare,
il primo giorno , per prenderci i posti migliori, quelli in fondo o vicino
alla finestra.
Ma questa porta grande, in salita, di pietra è diversa.
Ti viene voglia di passarci sotto ed entrare.
Con gli amici ci si fa coraggio e ci si butta per quella strada che sale
lungo le mura antiche o giù tra il traffico delle macchine furiose e i
traffici misteriosi dei vicoli che corrono anche loro fino in fondo, in
discesa, fino al porto.
Anche se non è quella vera, la casa di Colombo è proprio giusto che stia
lì, non si capisce bene se dentro o fuori la città.
Certo è che Colombo per farsi chiamare il Genovese se ne è dovuto andare.
Adesso ci sono le bandiere e dentro ci sono tante cose.
Però Colombo, da bambino, da ragazzo come noi, ci scommettiamo che
dentro casa ci stava poco. Meglio fuori, a guardare il mare, le navi o
dentro le botteghe a vedere come si disegna un portolano e come si
imbroglia un compratore.
Il Chiostro di Sant'Andrea è il pizzo di uno scialle, un merletto, una
trina.
E' logico che fu fatto per le donne, le benedettine, subentrate ai
confratelli in quel passaggio tra Alto e Basso medioevo.
Sui capitelli c'è pieno di figure: animali e foglie, dame e cavalieri, santi,
magi e contadini.
Archi e colonnine hanno un movimento musicale: immaginiamo che si
possano suonare come uno xilofono . Lì davanti c'è venuta voglia di
ballare!
Il porto antico per noi è sempre stato così.
Invece no, ci dicono: è così dal 1992.
Prima c'era il Porto solo
e la città rimaneva ferma a Palazzo San Giorgio: scendeva a
Caricamento.
Prima, ancora prima della Sopraelevata, c'era la Dàrsena “la chiusa del
mare aperto”
e le banchine con l'eterno passaggio degli emigranti e dei marinai, dei
viaggiatori e dei camalli.
Adesso, a passeggiare,
ci veniamo in gita all'Acquario o ai Magazzini del Cotone, per salire
alla Biblioteca De Amicis o ad assaggiare i piattini di Eatitaly e a
guardare il panorama
dal trasparente dell'ascensore, che dà sul grande Bigo, sulle pale a
mulinello, che sono proprio belle tra tutte quelle palme e si confondono
con le vele e le nuvole.
Ci sono il Rumentosauro e il mascherone di Luzzati, a Porta Siberia e il
Tritone della Caravella davanti al Museo Gàlata, il Museo del Mare:
tutti posti buoni, per darsi appuntamento.
Amiche! dalla barca si vede il mondo
a poppa, a prua, sul ponte , sottocoperta,
una piccola crociera, interminabile:
siamo scese e ancora ci sembrava di stare sul battello,
le gambe che tremavano un bel po'.
L'aria, tanta aria:
subito la pelle che tira, arrossata, si è dorata subito …
avevo i brividi di freddo,
fortuna c'era anche il sole,
ci siamo messe a prendere il sole:
sentivamo la musica e cambiavamo di posto,
un va e vieni che non finiva più,
dopo un po' non potevo più star ferma!
Non era mare aperto, sotto costa, sottovento,
protette dalla diga foranea,
la Marittima, la Lanterna, Dinegro, lo Sci, i Docks, le gru,
le grandi chiglie delle navi, i cargo,
l'aeroporto , il terminal container, il porto petroli,
l'acciaio, il greggio, il gas, gli idrocarburi.
Sampierdarena, Campi, Cornigliano, Coronata, Sestri, Pegli,Voltri:
tutti i nomi sulla linea di costa… tutte quelle cose,
le merci ammassate,
tutto quello che c'era, alla fine non capivi più niente - non si capiva
niente, i motori, il vento –
eravamo frastornate …
bisognava, magari, abituarsi
a Genova.
A Vado Ligure, gli stabilimenti della Bombardier, rappresentano non
solo la tradizione della fabbrica, ma un presidio della produzione
industriale ,di alto valore tecnologico.
Si producono “treni” e , in particolare, chi lavora qui, si occupa della
progettazione, della produzione e dell'installazione e manutenzione
degli automatismi.
E' proprio grazie a questi meccanismi che i veicoli su rotaia, assicurano
a passeggeri e merci, trasporti veloci e sicuri.
Abbiamo incontrato tecnici e operai che, con grande semplicità, ci hanno
fatto vedere e capire il loro lavoro e ci hanno detto delle attuali difficoltà
in cui si trovano: ci hanno parlato di cassa integrazione e riconversione
– termini che sentiamo ripetere alla tele o leggiamo sui giornali, ma che
qui si capiscono per quello che sono.
Fino a poco tempo fa, ci hanno raccontato, l'azienda aveva commesse per
nuovi treni e metropolitane, da tutto il mondo.
Oggi ci sono pochissimi progetti in corso di sviluppo e, per mantenere la
fabbrica in attività si fanno riparazioni di quanto prodotto in passato e
che si è ormai logorato con l'uso.
sono macchinari fermi e poche persone che a turno continuano la
produzione e il lavoro.
Abbiamo provato un po' di angoscia per il loro e per il nostro futuro. Però
ci ha fatto riflettere e ci ha dato speranza la determinazione di quelli che
abbiamo incontrato e il loro orgoglio e la loro volontà di continuare a
lavorare in un campo così importante e “speciale”.
Quanto sia distante Vado Ligure da Rapallo, non lo avremmo mai
potuto immaginare senza viaggiare tanto per tornare, nel buio, tra le
luci in corsa,
senza i pullman, i camion i furgoncini,
senza i barlumi delle insegne lampeggianti, gli svincoli micidiali
dell'autostrada e senza il traffico, che attraversa la città:
c'è una coda di semafori, corsie e gallerie,
giro giro alla fontana, alla piazza, sotto i portici dell'Accademia,
fino alla stazione, dove siamo risalite in treno,
per viaggiare ancora, per tornare.
Genova sta nel mezzo, la città antica sta nel centro,
tra le riviere e le officine, il mare e il monte, tra le nuvole e i palazzi – un
labirinto vero.
Genova è una città invisibile,
città di transito, in salita e selciata
La fuggiremo? la eviteremo ? continueremo a guardarla di lontano?
La faremmo nostra volentieri.
Quante e quante volte torneremo a visitarla?
Classe 1° CET
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Tomalà Cedeno Arelys Dennise
Vinluan Jovelyn
Zaddem Sara
Insegnanti
Maura Lanza, Nicola Luppino, Giorgia Macchiavello, Mariangela
Repetto.
Referente Progetto
Maura Lanza
Tecnico Commerciale e per Geometri – Liceo Scientifico
Professionale Industria e Artigianato
Piazza E. Bontà, 8 - 16035 Rapallo
Dirigente Scolastico: Mariabianca Barberis
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