Tenore, nato a Glasgow, dopo
aver studiato strumenti a fiato,
studia canto con Ryland Davies
presso il Royal College of Music di
Londra.
Ha interpretato ruoli importanti
in opere di Cavalli, Monteverdi,
Rameau, Monteverdi, Strauss,
Rossini, Britten, Poulenc. In ambito
sacro ha cantato, tra l’altro, in Elia di Mendelssohn, Otčenáš
di Janáček, Messa in do maggiore di Beethoven, Creazione di
Haydn, Requiem di Mozart, poi in pagine importanti di Bach
e Händel. Tra i teatri e le sale prestigiose in cui si è esibito,
Konzerthaus di Vienna, Wigmore Hall e Royal Albert Hall di
Londra, con orchestre quali Royal Philharmonic Orchestra,
Internationale Bachakademie di Stoccarda, Ensemble Claudiana,
Israel Camerata, Orquestra Metropolitana di Lisbona, Sydney
Symphony Orchestra.
Luca Pianca
Nato a Lugano, liutista e
direttore d’orchestra, ha studiato
a Milano e al Mozarteum di
Salisburgo, allievo di Nikolaus
Harnoncourt. Grazie al quale
nel 1982 inizia a collaborare
con il Concentus Musicus Wien.
Co-fondatore dell’ensemble Il
Giardino Armonico, si esibisce in tournée internazionali sia
come solista che continuista, collaborando con interpreti quali
Marie-Claude Chappuis, Christoph Prégardien, Cecilia Bartoli,
Georg Nigl, Viktoria Mullova, Albrecht Mayer. Intensa è l’attività
concertistica in duo con il violista Vittorio Ghielmi. Si esibisce nei
maggiori festival europei (Salisburgo, Schleswig-Holstein, Mito,
Wiener Festwochen); ha tenuto recital alla Carnegie Hall di New
York, alla Oshi Hall di Tokio, al Musikverein ed al Konzerthaus di
Vienna, e Sir Simon Rattle l’ha invitato a collaborare con i Berliner
Philharmoniker
Dal 2008, dirige l’esecuzione integrale delle Cantate di Bach
presso il Konzerthaus di Vienna, con il proprio gruppo, l’ Ensemble
Claudiana, i Wiener Sängerknaben e la partecipazione di grandi
solisti. In ambito pop, ha collaborato con artisti quali Sting e
Vinicio Capossela.
La sua discografia comprende una cinquantina di titoli, tra cui
l’integrale delle opere per liuto di Bach e di Vivaldi.
© LuisCastilla
Thomas Walker
Il Suonar Parlante
Il Suonar Parlante. Questa
espressione, creata da Niccolò Paganini,
si riferisce ad una particolare tecnica
di emissione sonora, per mezzo della
quale gli strumenti musicali possono
realmente imitare la voce umana.
Questa tecnica di produzione sonora
sopravvive in zone marginali della
cultura musicale europea ed in aree
extra-europee e la sua conoscenza è essenziale per una corretta
comprensione del nostro patrimonio musicale, antico e moderno.
Da alcuni anni la collaborazione tra alcuni musicisti, guidati da
Vittorio Ghielmi, sta riportando alla luce questa immagine sonora,
per mezzo di produzioni artistiche, seminari, congressi, collezione
di documenti.
L’ensemble di viole da gamba è il cuore artistico del progetto e
si fonda sulla decennale collaborazione di quattro solisti di viola:
Vittorio Ghielmi, Rodney Prada, Fami Alqai, Cristiano Contadin.
Il Suonar Parlante - quartetto di viole ha inciso dal 2000 per
la Winter&Winter ed è regolarmente ospite dei più importanti
festival europei. Collaborando, inoltre, con gruppi musicali
importanti, come Tölzer Knabenchor, con jazzisti e compositori,
quali Uri Caine, Kenny Wheeler, Don Byron, Markus Stockhausen,
Ernst Rejiseger che hanno infatti composto per il gruppo.
Numerosi i premi della critica. Il cd Full of Colour con Ernst
Rejiseger è stato accolto dalla critica internazionale come
“un’assoluta rivoluzione nel suono degli strumenti antichi”,
conquistando diversi premi (Diapason d’or, Choc du Monde de la
Musique, Preis des Deutsches Schallplatten).
Il Suonar Parlante - Orchestra è stato fondato nel 2007 in
occasione della residenza per il 46o festival Semana de Musica
Religiosa de Cuenca, Madrid; nel 2010 è stato orchestra in
residenza al Musikfest Stuttgart e nel 2011 al Bozar di Bruxelles.
Di recente pubblicazione il cd Barbarian Beauty (Passacaille),
dedicato ai concerti per viola da gamba ed orchestra.
La sua collaborazione con diversi musicisti tradizionali
ed in particolare con le voci sarde del Cuncordu de Orosei,
è documentata in The Heart of Sound della BFMI (SalzburgHollywood).
Su Cuncordu
de Orosei
Nel vasto panorama della musica
sacra in Sardegna, ha un ruolo
preminente per le peculiarità e la
varietà di temi musicali presenti nel suo
repertorio. Orosei è oggi uno dei pochi
paesi in Sardegna dove la tradizione del
canto “a cuncordu” non ha conosciuto
momenti di abbandono e dove ancora oggi, grazie ai cantori
anziani, questa modalità di canto viene riproposta senza gli
stravolgimenti che hanno decretato la fine dei repertori musicali
in numerosi paesi dell’isola. La storia che accompagna i cantori
oroseini è quella di quasi tutti i cantori sardi che, come già detto,
hanno vissuto a contatto con la tradizione rappresentata dai
cantori anziani delle tre confraternite di Orosei, dove nei fine
settimana confluiscono innumerevoli gruppi di giovani e meno
giovani per ascoltare il vastissimo repertorio tradizionale.
Il gruppo nasce nel 1978. Ha partecipato a numerosissimi
incontri e concerti di canto tradizionale, tra cui sono da ricordare
Festival de Musique Sacrée di Parigi, Festival de Musica
sagrada di Fundao (Portogallo) e ancora rassegne in città quali
Angouleme, Rennes, Briançon, Toulouse, Marsiglia, Aix en
Provence, Tarbes, Rouen, Tours, Solesmes, Nantes; e poi Monaco
di Baviera, Francoforte, Torino, Venezia, Firenze, Amsterdam,
Stoccolma e Anversa.
Nel 1994 registra, nella chiesa di San Pietro a Galtelli, per le
edizioni NOTA di Udine, il suo primo cd con brani del repertorio
sacro di Orosei. La svolta, dal punto di vista artistico, arriva nel
1997, quando il produttore tedesco Stefan Winter inserisce il
gruppo oroseino nella sua collana della quale fanno parte artisti
di fama mondiale come Uri Caine, Dave Douglas, Paul Motian
Trio, Gary Thomas. Tra le registrazioni effettuate per l’etichetta
Winter&Winter spicca un doppio cd, accompagnato da un
libretto in cui tutto il repertorio tradizionale di Orosei è tradotto
in se lingue, (compreso il giapponese). Partecipa al cd Voyage
en Sardaigne edito dal «Manifesto» e curato dal musicista
algherese Enzo Favata. Nel 2007 pubblica, per le edizioni Frorias
di Decimomannu, Requiem, doppio cd con brani della Settimana
Santa, registrazioni inedite con le voci di tziu Antoni Nanni e tziu
Antoni ‘Essena, grandi maestri della tradizione religiosa oroseina,
scomparsi qualche anno orsono, e brani della Messa dei Morti.
RAVENNA FESTIVAL 2015
Figlia
del tuo figlio
Basilica di San Vitale
29 giugno, ore 21
Mai Jacopone da Todi avrebbe immaginato quanto, dal secolo
xiii a oggi, sarebbe stato messo in musica il testo del proprio
Stabat mater - posto che sia lui l’autore del testo che gli viene
attribuito in due codici quattrocenteschi, e che alcuni studiosi
collegano a San Bonaventura da Bagnoreggio o a papa Innocenzo
iii. E mai Jacopone o chi per lui avrebbe immaginato quanto
avrebbe viaggiato in lungo e in largo la propria sequenza (questo
è lo Stabat mater: un testo destinato a sostituire nella liturgia i
lunghi melismi degli Alleluia): dalle piccole chiese di paese alle
grandi sale da concerto, intonato dai più celebri compositori
come da anonimi musicisti di tradizione orale.
Tra le centinaia di Stabat mater censiti dagli storici della
musica, un posto di riguardo lo occupa quello che Josquin
Desprez compone verso il 1480; non solo per le trentacinque
fonti che lo tramandano nella versione primitiva (a questa
vanno aggiunti gli arrangiamenti per organo, liuto o voce sola e
liuto), ma anche per la particolarità dell’intonazione polifonica:
Josquin, a differenza di quanto fa nei propri altri mottetti sacri,
non usa come cantus firmus – il fondamento dell’architettura
musicale nella polifonia fiamminga del Quattrocento – la melodia
gregoriana dello Stabat mater, bensì quella di una chanson
polifonica del suo celebre contemporaneo Gilles Binchois.
Comme femme desconfortée (“Come donna sconvolta”) cantava
di certo la fine terribile di un amore profano, ma il tono generale
del testo per Binchois aveva spesso portato ad associare la
chanson e il suo testo alla Vergine addolorata.
Vittorio Ghielmi
© Johannes Ritter
© Elisabetta Loi
Lo Stabat Mater attraverso
i secoli
Al di fuori degli stili, lontano da qualsiasi riferimento musicale
è invece lo Stabat mater di Arvo Pärt, composto nel 1985 per la
Fondazione Alban Berg di Vienna. Il brano è un esempio preclaro
dello stile “tintinnabuli” elaborato da Pärt, in cui l’influenza della
musica liturgica ortodossa si traduce nella costante relazione
tra una voce che permuta le note di un accordo e un’altra che
si muove per gradi congiunti. Secondo le parole di Pärt, alla
base del brano c’è l’attenzione dell’autore per gli aspetti ritmici
insiti nella struttura del testo poetico, ma anche la sua profonda
spiritualità che porta il compositore a coniugare nuovi orizzonti
acustici e una tradizione musicale millenaria, riuscendo a fondere
in unità il rigore compositivo con la più profonda espressione del
dolore, simboleggiata dal “grido” iniziale degli archi nel registro
acuto che si scioglie nel canto – e nella preghiera – delle voci
umane. Voci che sono lo “strumento” unico di una tradizione
vocale millenaria quale il Cuncordu sardo, in cui quattro cantori
– di solito appartenenti a una confraternita laicale – animano la
liturgia e i principali riti del calendario liturgico con una forma
di canto polifonico tanto suggestiva quanto strettamente
regolata nella disposizione delle voci, nello stile esecutivo e nella
trasmissione del repertorio.
Direttore, compositore, suona la
viola da gamba: su questo strumento ha
aperto la via a una differente immagine
sonora del repertorio antico e della viola
da gamba stessa, ampliandone la tecnica
ed il repertorio. È uno dei pochi gambisti
chiamato ad esibirsi come solista con
orchestra.
Nato a Milano, inizia a soli quattro
anni lo studio del violino e successivamente della viola da gamba
con Gini, Kuijken (Bruxelles), Coin (Parigi). Da sempre interessato
alle antiche tecniche strumentali e alla loro sopravvivenza nelle
tradizioni etniche, riceve nel 1997 l’Erwin Bodky Award (Cambridge,
Ma, USA) e, nel 1995, vince il Concorso Internazionale Romano
Romanini (Brescia).
Come solista o direttore, nel campo della musica classica
ed antica, si è esibito nelle più prestigiose sale del mondo
accompagnato da importanti orchestre: Los Angeles Philharmonic
Orchestra, London Philharmonia, Il Giardino Armonico, Freiburger
Baroque Orchestra; o in recital e in duo con il fratello Lorenzo o con
il liutista Luca Pianca. È stato interprete dell’esecuzione prima di
composizioni di Uri Caine e di Nadir Vassena. Dal 2007 al 2010 è
stato assistente di Riccardo Muti presso il Festival di Salisburgo.
Nel 2007 concepisce e dirige uno spettacolo attorno al ciclo
Membra Jesu Nostri di Buxtehude, con regia e video del cineasta
statunitense Marc Reshovsky e con il Coro Rilke Ensemble, prodotto
dal festival Semana de musica religiosa di Cuenca (Madrid). Nel
2010 è stato artista in residenza al Musikfest Stuttgart, nel 2011 al
Bozar festival a Bruxelles e al Festival di Segovia.
Insegna viola da gamba al Mozarteum di Salisburgo e tiene
masterclass nei più importanti conservatori ed università nel
mondo.
L’ensemble da lui creato, Il Suonar Parlante, si dedica
all’indagine del repertorio antico ma anche alla formazione di nuove
realtà musicali: ha collaborato e creato progetti con jazzisti come
Kenny Wheeler, Uri Caine, Paolo Fresu, Markus Stockhausen, Ernst
Rejiseger, cantautori come Vinicio Capossela, la star del flamenco
Carmen Linares, poi musicisti di tradizione extraeuropea come gli
afghani Siar Hashemi (tabla), Khaled Arman (Ensemble Kaboul). La
sua collaborazione con i vari musicisti tradizionali ed in particolare
con le voci sarde del Cuncordu de Orosei, è documentata in The
Heart of Sound della BFMI (Salzburg-Hollywood).
Numerosissime le incisioni discografiche (Sony, Deutsche
Grammophon, Winter and winter, Passacaille) ed i premi della
critica.
Graciela Gibelli
Soprano argentino, ha studiato
alla Escuela de Niños Cantores de
Còrdoba, diplomandosi in flauto e
direzione corale. Dal 1994 vive in Italia,
dove ha studiato canto con Margaret
Hayworth e seguito corsi all’Accademia
Internazionale della Musica di Milano. Si
esibisce in contesti importanti, tra cui
Festival Verona Jazz, Palazzo Reale di
Milano, Styriarte, Helmut List Halle a Graz, Concerts d’été Saint
Germain, Fundaçao Gulbenkian in Portogallo, Tage Alter Music
in Herne, Kunstfest Weimar, Festival MITO, Bozar a Bruxelles.
In ambito jazz ha cantato con Kenny Wheeler, Ernst Reijseger,
Ansgar Striepens, Herbert Walser.
Margot Oitzinger
Mezzosoprano, nata a Graz
(Austria), dove ha studiato flauto e poi
canto con Rosemarie Schmied e Tom
Sol.
Si perfeziona in canto barocco e
rinascimentale con Emma Kirkby e
Peter Kooij. Vince il secondo premio al
Concorso Internationale di Canto Barocco
di Chimay, in Belgio (2006) e al “Johann
Sebastian Bach” di Lipsia (2008).
Ospite di festival importanti, si esibisce soprattutto
nell’ambito della musica antica, collaborando con Collegium
Vocale Gent, Concerto Copenhagen, Sette voci, Bach Collegium
Japan, Dunedin Consort and Players, L‘Orfeo Barockorchester,
Capella Leopoldina.
Tra i cd incisi: Arie di Joseph Haydn (2009), la Messa in si
minore di Bach (2010), Cantate di Telemann (2011), Betulia
liberata di Mozart (2013) e Italienische Madrigale di Heinrich
Schütz.
Figlia del tuo figlio
Graciela Gibelli soprano
Margot Oitzinger contralto
Thomas Walker tenore
Il Suonar Parlante
Rodney Prada viola da gamba
Cristiano Contadin viola da gamba
Vittorio Ghielmi viola da gamba
Luca Pianca liuto
Cuncordu de Orosei
Giorgio Masala voche
Paolo Burrai mesuvoche
Martino Corimbi cronta
Franco Sannai bassu
direttore Vittorio Ghielmi
Stabat Mater tradizionale sardo, a 4 voci
Stabat Mater di Josquin Desprez (1450-1521)
Stabat Mater di Arvo Pärt (1935)
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Figlia del tuo figlio