1 Periodico di: Attualità, Informazione, Politica, Eventi e Cultura Maggio 2010 – Anno 3 n.5 IL RICORDO DEL 23 MAGGIO 1992 Aut. Trib. Palermo n. 45 del 04/11/2008 Direttore responsabile: Francesco Siino ANCHE CAPACI RICORDA IL 150° ANNIVERSARIO DELL’UNITÀ Siamo entrati in questo mese di Maggio e la primavera sta iniziando a lasciar posto alla stagione estiva, iniziano le passeggiate serali al lungomare, i primi bagni e le prime abbronzature...insomma Maggio è la porta principale che ci farà entrare nella calda Estate. Purtroppo, Maggio, per il nostro paese è anche altro...sopratutto per questa data 23 MAGGIO 1992. Giorno in cui il mondo intero, nostro malgrado, riconosce Capaci come il luogo di quella terribile strage. Ricordo bene quel giorno, ero un bambino e andavo al catechismo, ed è stato proprio mentre uscivo da una lezione di esso che udii quel boato...Ricordo lo sgomento e l´incertezza mia e della gente che mi stava accanto..."Sarà scoppiata una bombola del gas" si diceva... "Speriamo che non sia niente di grave"....parole e pensieri che ci riaccompagnarono a casa. Lì mi aspettava mia madre, che dopo avermi aperto la porta ritornò ad affacciarsi al balcone ed a continuare la discussione con la vicina..."L´hai sentito?!" ……….... "Tremavano tutti i vetri della finestra..!!!" Nel frattempo la TV Nell’ambito delle iniziative promosse in campo nazionale dall’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano per celebrare la ricorrenza del 150° anniversario dell’impresa dei Mille che diede il via al definitivo processo di unificazione nazionale, il nostro concittadino, prof. Pietro Siino, già docente di Storia del Risorgimento all’Università di Palermo, in rappresentanza del Comitato di Palermo del sopra citato Istituto, del quale per oltre un decennio è stato il presidente, e del quale fa parte del Consiglio Direttivo, ha insistentemente voluto che anche Capaci testimoniasse la sua presenza nel celebrare quel ricordo, anche perché voleva che si onorasse la memoria di Rosalino Pilo, dei conti Pilo di Capaci, caduto nella lotta per la realizzazione di quel sogno. La sua richiesta, avanzata direttamente al Sindaco, ha avuto positivo accoglimento. L’otto maggio, infatti, in un’ampia sala dello strutturato palazzetto Pilo, alla presenza di un folto e selezionato pubblico tra cui facevano spicco uomini e donne culturalmente impegnate, oltre una rappresentanza di studenti, si è tenuto un mini, quanto interessante convegno che ha avuto per tema : Rosalino Pilo e il contributo della Sicilia nel processo di unificazione. Relatori ufficiali sono stati il prof. Pietro Siino ed il prof. Michelengelo Ingrassia quest’ultimo docente a contratto di Storia Contemporanea nella università di Palermo. In assenza del sindaco, trattenuto da impegni istituzionali, ha fatto gli onori di casa il prof. Raveduto, assessore alla P.I. del Comune, che ha presieduto la riunione. Egli, dopo i rituali personali continua a pag. 3 E-mail: [email protected] 2 saluti, dell’Amministrazione e quelli del sindaco, ha introdotto la discussione ringraziando gli autori dell’iniziativa ed in particolare il prof. Giuseppe Puccio, ex sindaco, che ha fatto da tramite, impegnandosi a fondo perché l’iniziativa andasse felicemente in porto. Nel suo intervento il prof. Raveduto ha voluto sottolineare il fatto che aver ospitato quell’evento in cui si commemorava anche la figura di Rosalino Pilo, nei rinnovati locali che furono residenza dei Conti Pilo, costituiva per tutta la cittadinanza di Capaci, motivo di orgoglio. Hanno successivamente preso la parola il dirigente scolastico della Scuola Media Biagio Siciliano, prof. Mendola e l’Arciprete Monsignor Giovambattista Vassallo. Entrambi gli intervenuti, seppur con accenti diversi hanno messo in evidenza il significato etico politico e storico della manifestazione. Successivamente il professore Pietro Siino con una appassionata e personale partecipazione ha fatto rivivere i momenti più significativi dell’impegno a tempo pieno profuso dal giovane cadetto dei conti Pilo nel difficile processo di formazione dell’identità nazionale. Soffermandosi brevemente a riflettere sulla odierna crisi dei valori nazionali e sul recente contagioso fenomeno di moda della dissacrazione dei valori spirituali del Risorgimento, moda dettata, a detta del relatore, da un revisionismo storico di maniera, fondato su un pretestuoso quanto interessato sentimento autonomistico, il prof. Siino si è dichiarato profondamente amareggiato per questa forma di nuovismo che suona offesa alla memoria di quanti, in ogni tempo, hanno sacrificato la loro esistenza per la creazione dell’unità nazionale e per la difesa di essa. Pur procedendo con grandi salti l’oratore ha accompagnato il Pilo sin dalla sua iniziazione al credo mazziniano (1838) gradatamente in tutti i più significativi momenti dell’azione dell’eroe, dalla sua attiva presenza nella rivoluzione nel 1848 alla difesa dell’isola nel 1849, quando per tutta una serie di errori dei politici siciliani si ebbe il ritorno delle truppe borboniche guidate dal principe Satriano. Costretto a lasciare l’isola assieme al fior fiore del democratismo rivoluzionario, il Pilo durante il suo forzato esilio si dedicò con tutto se stesso a far da mediatore per cercare di ricreare la difficile armonia tra gli esuli e far superare le divisioni ideologiche. Testimonianza di questo suo impegno sono le moltissime lettere a quanti erano interessate al destino dell’isola e dell’Italia, delle 400 lettere che costituiscono il suo epistolario oltre 300 hanno per scopo tale intendimento e sono indirizzate ai personaggi più in vista del movimento, da Garibaldi a Mazzini da Crispi a Bertani, Fabrizi, Corrao, Pisacane ecc. Per dedicare un tale scopo egli viaggiò senza sosta da Marsiglia a Malta a Genova, Torino, Londra, Parigi, ecc. Dove la sua presenza poteva risultare utile per il superiore bene del Paese, egli vi si recava. Il prof. Siino dopo averci parlato di un Pilo rammaricato per il fallimento dell’iniziativa dell’amico Pisacane, e della sua triste fine, anche perché se ne sentiva in parte responsabile per non essere riuscito, per colpa di un fortunale, nell’impresa di fargli avere le armi promesse, ha descritto la coraggiosa impresa di Pilo e Giovanni Corrao (i Dioscuri del Sessanta) che sbarcati il 10 aprile nei pressi di Messina si adoperarono con ogni mezzo per riallacciare le fila del movimento cospirativo nelle province di Messina e Catania per poi raggiungere, a marce forzate, la provincia di Palermo dove la rivolta era scoppiata. Il 4 aprile al suono delle campane della Gancia, correva il rischio di spegnersi. Con il loro arrivo essi sono riusciti ad infondere nuovo vigore, anche perché la promessa da loro fatta alle popolazioni con cui erano entrate in contatto dell’imminente arrivo di Garibaldi, trovava conferma dalle notizie che giungevano da Marsala. L’oratore, nella sua relazione ha accompagnato l’eroico rampollo dei conti Pilo di Capaci fino a Pizzo della Neviera, nei monti presso San Martino delle Scale dove, all’alba del 21 maggio una palla borbonica pose fine ai suoi sogni di libertà. Le parole conclusive dell’oratore sono state di speranza che l’Italia possa resistere ai folli tentativi di divisione e sappia sempre rimanere unita così come gli eroi del Risorgimento l’hanno sognata, voluta e realizzata. Uno scrosciante applauso ha salutato la fine dell’intervento del prof. Siino. È, quindi, seguita la relazione del prof. Ingrassia. Egli con magistrale e dotta padronanza, mostrando una notevole capacità di sintesi è riuscito a far rivivere le varie fasi che hanno caratterizzato i movimenti rivoluzionari siciliani dell’800, sottolineando come a differenza che nelle altri parti d’Italia in Sicilia nelle rivolte troviamo sempre un notevole e decisivo contributo delle forze popolari. Poi si è soffermato a sottolineare che se il Risorgimento E-mail: [email protected] 3 siciliano, quello sociale, non potè conseguire la piena realizzazione, non fu certo per colpa di Garibaldi, se mai furono le forze del latifondo siciliano in sintonia con gli agrari del resto d’Italia che si adoperarono per evitare che la rivoluzione democratica di Sicilia potesse essere “esportata”, riuscendo a bloccarla, attraverso abili manovre e soprattutto col ricorso al plebiscito annessionista. Le parole del prof. Ingrassia hanno lasciato intendere che furono quelli che stavano nei “posti di comando” a tradire la Sicilia e non quegli uomini che avevano tutto osato per liberare l’isola dal giogo borbonico. Un lungo applauso ha salutato la fine dell’intervento del prof. Ingrassia. Alla fine della cerimonia molti dei presenti hanno potuto visitare il ricco museo che l’Associazione Nazionale Carabinieri in Congedo, Sezione di Capaci, presieduta dal maresciallo Vincenzo Dolce, ha organizzato in alcuni locali del palazzetto Pilo, concessi loro dal Comune. La maggior parte dei cimeli esposti nel museo sono di proprietà del maresciallo Benedetto Salvino, uno dei reduci di Nassiria.. Parole di elogio sono state pronunciate dal prof. Siino a favore di chi ha realizzato quella nobile iniziativa. Chiudiamo queste poche note con la speranza che iniziative culturali di questo tono si possano ripetere in futuro. Piotre Niosi Continua da pag. 1 interruppe la trasmissione che stavo guardando per lasciare spazio all´edizione straordinaria del telegiornale. La giornalista parlava di un giudice ucciso in una strage insieme alla moglie e alla sua scorta lungo l´autostrada che portava a Palermo, all´altezza di Capaci...e lì sentendo il nome familiare del mio Paese, mi accorsi di una colonna di fumo grigio fuori la finestra. A seguire notizie, interviste, commenti, sempre con quelle tre parole "Strage di Capaci". E non riuscivo a capire il perché, proprio nel mio paese... Diciotto anni fa com´era Capaci? Beh, dal punto di vista degli occhi di un bambino era una Capaci più semplice, più serena...ma quel 23 Maggio ci portò alla realtà, improvvisamente, quel bambino, e altri bambini di allora come me, solo dopo quella strage si rendevano conto cos´era veramente il male della Sicilia. Dopo diciotto anni, Capaci è sicuramente cambiata, nel bene e nel male, non solo nell´aspetto, ma più profondamente, perché dietro gli occhi di quei bambini di allora ora ci sono ragazzi e adulti che hanno il dovere di far conoscere ai bambini di ora il senso di giustizia e civiltà che i giudici Falcone e Borsellino e le loro scorte ci fecero conoscere, purtroppo con un prezzo troppo alto. Spero che si continui, come già è stato fatto, a far crescere ma soprattutto a far comprendere, il senso di giustizia e civiltà ai piccoli e futuri cittadini di Capaci, con l´impegno di tutti, AMMINISTRAZIONE COMUNALE ATTUALE E FUTURE, in collaborazione con le scuole, la Chiesa e le famiglie, insomma di tutti, perché in questi casi e per questi valori NON ESISTE PREFERENZA POLITICA MA SOLO IL BENE COMUNE. PROVENZA ANTONINO L’angolo dell’ecologia e ambiente L’ALLUMINIO L’alluminio è dopo il ferro e i suoi derivati il metallo che usiamo più volte nella vita quotidiana, infatti si trova negli aerei, nelle auto, negli edifici , nei cd, nelle linee dell’alta tensione, nei microchip. Infatti nel mondo se ne producono ben 31 milioni di tonnellate all’anno, contro 14 milioni di tonnellate di rame, 6 di piombo, 0,2 di stagno . E ben 7 milioni vengono dal riciclaggio. Questo prezioso metallo possiede la bianchezza dell’argento, l’indistruttibilità dell’oro, la resistenza del ferro, la facilità a fondere come il rame e la leggerezza del vetro. E’ modellabile ed è in abbondanza perché è alla base di gran parte delle rocce, infatti costituisce in peso circa l’8% della crosta terrestre. Inoltre l’alluminio puro è tenerissimo e aggiungendo piccole quantità di altri metalli (ferro, silicio, magnesio e rame) assume la consistenza e la rigidità che lo rende insostituibile nell’edilizia, nell’imballaggio e nei trasporti, anche perché vanta una eccellente resistenza agli agenti chimici e alla corrosione. La fonte principale di estrazione dell’alluminio è la Bauxite, un’argilla rossastra presente in enormi giacimenti, purtroppo la produzione di alluminio richiede un caro prezzo, infatti per estrarre un Kg. di alluminio servono 16 kWh di energia, talvolta fornita da dighe che hanno un impatto molto dannoso per l’ambiente e per l’ecosistema. Fortunatamente riciclare alluminio costa in termini energetici circa il 95 % in meno rispetto al costo di produzione ed è l’unico materiale che vale più del costo di raccolta e riciclo. In Italia si riciclano circa il 46% delle lattine contro una media Europea del 40%. Oggi mediamente l’alluminio costituisce l’80% della struttura di un aereo e arriva al 90% nei rimorchi da camion e in ogni automobile ne sono utilizzati circa 70 kg. contribuendo a fare diminuire l’inquinamento da anidride carbonica infatti più è leggera una macchina meno consuma, rispetto all’acciaio pesa la metà e dura più a lungo e inoltre può essere riciclato all’infinito. By2P E-mail: [email protected] A cura di PUCCIO PIETRO 4 L’AMMINISTRAZIONE NON È UNITA SULL’ITER DEL PRG Mi sia permesso di inserirmi nel dibattito sul PRG di Capaci tanto necessario per uno sviluppo sostenibile del territorio quanto vitale per la microeconomia del paese; tema politico pertanto caro ai cittadini ed alla redazione de L’informatore. Mi sia permesso di scrivere senza tanti giri di parole la nuda realtà dei fatti quale si evince dal recente verificarsi di eventi tanto chiari quanto gli atteggiamenti della amministrazione comunale in carica. L’amministrazione attuale dopo due anni dal suo insediamento ufficialmente sostiene che la attuale proposta di PRG debba essere corretta dai vizi di legittimità in essa contenuti e per questo chiede tempo. Già nel 2007 l’Assessorato nel rispondere ad una richiesta di parere sulla legittimità dell’iter di adozione del PRG come veniva intrapreso dalla allora Amministrazione Longo, si era espresso chiaramente con una validazione della stessa ed un invito a procedere. Della stessa conclusione è stata nel mese di Dicembre del 2009 la relazione tecnica dell’esperto nominato dal Sindaco Salvino, Prof. Gangemi che è chiaramente e senza ombra di dubbio del parere che la proposta di P.R.G., già dotato del parere del Genio Civile, vada trasmessa con immediatezza al Consiglio comunale assieme alla proposta di Delibera di adozione previa richiesta all’ARTA di nominare un commissario al solo compito di revocare la delibera commissariale di Adozione 3/97. L’esperto nominato dal Sindaco, sostiene che il Consiglio potrà emendare, integrare, modificare il progetto del P.R.G. in considerazione della competenza esclusiva in materia. A queste stesse conclusioni e dello stesso parere sono lo scrivente e gli altri consiglieri di opposizione tra i quali quelli che sono stati amministratori nel governo precedente e che si sono prodigati per accelerare al massimo l’iter di approvazione del PRG. La posizione dell’esperto del Sindaco è sposata anche da alcuni consiglieri di maggioranza tra i quali il consigliere Sebastiano Siino, che ritiene che la proposta di P.R.G. redatta dall’Arch. Messina deve essere trasmessa in Consiglio in quanto ricorrere alla redazione di una nuova proposta di P.R.G. significherebbe una grande ed irreparabile perdita di denaro, oltre che di tempo. Il Consigliere Siino ritiene, a mio avviso giustamente, che l’Amministrazione e la Maggioranza possono sempre, in fase di Adozione ed in fase di redazione dei Piani esecutivi, dare la loro impronta al PRG apportando miglioramenti secondo quanto previsto nel programma elettorale. Altri consiglieri di maggioranza pur condividendo questa posizione preferiscono non dichiararla apertamente (ma come diceva Ezra Pound “se non hai il coraggio di dichiarare le tue idee o queste non valgono niente oppure non vali niente tu!”). Questa posizione si va sempre di più rafforzando dal punto di vista “istituzionale”: è infatti cronaca di questi giorni come l’Assessorato Regionale in diverse occasioni abbia sollecitato il Comune di Capaci a definire, come precedentemente già più volte sollecitato, l’iter del PRG, in particolare sia ad una richiesta di parere dell’Ufficio tecnico in merito a proposte di edificazione ad iniziativa privata, sia in merito alla richiesta di esame della VAS (valutazione ambientale strategica), nuova metodologia di studio del territorio che nei nuovi strumenti urbanistici deve essere inserita. In poche parole l’Assessorato Regionale colpevolizza l’AC se ancora oggi l’unico strumento urbanistico che a Capaci si può utilizzare è il vecchio ultratrentennale Piano di Fabbricazione, che contiene solo norme per l’edilizia privata ma non prevede spazi pubblici, verde, impianti, edifici pubblici, parcheggi ecc. Eppure un rumoroso gruppo di Consiglieri di maggioranza sostenuto inaspettatamente dai consiglieri del gruppo consiliare “la prospettiva” (Salvo Puccio e Antonio Vassallo) ritiene addirittura necessario procedere alla redazione di un nuovo Piano e trova sponda in elementi dell’Amministrazione in testa il Vicesindaco Occhipinti e l’Assessore Puccio, i quali hanno dichiarato la necessità di rifare il P.R.G, indirizzando inequivocabilmente il Sindaco, che fino a quel momento si era dimostrato tentennante ma possibilista sulla posizione del suo esperto, su questa posizione diametralmente opposta. Ecco perché l’iter del PRG è di fatto fermo: è finito nelle sabbie mobili delle posizioni contrastanti nella maggioranza. Ecco perché, ricordo infatti ai cittadini, che l’AC prima ha nominato e poi ha ignorato e addirittura sconfessato il proprio esperto Prof. Gangemi che nella sua relazione conclude affermando che la dilatazione dei tempi non può che danneggiare la città ed il territorio di Capaci che in atto il Sindaco è inadempiente perché non trasmette il progetto di piano al Consiglio Comunale. Perché questo atteggiamento? Perche cercare da parte della AC attuale una strada più rischiosa in termini di elevata possibilità di essere commissariati dall’assessorato, più tortuosa con un iter dalla durata incerta e dal costo ulteriormente incrementato solo per dare alla cittadinanza il “proprio” PRG e non quello ereditato dalla precedente Amministrazione? E se anche vi fossero vizi di legittimità che rischi politici correrebbe la attuale amministrazione comunale se portasse in definizione il piano attuale? Se approvato, magari con qualche correttivo apportato dalla attuale coalizione, se ne prenderebbe pure i meriti, se bocciato potrebbe E-mail: [email protected] 5 scaricare alla amministrazione precedente tutte le eventuali colpe. Questa apparente contraddizione potrebbe essere spiegata da alcuni “rumors” che hanno raggiunto la piazza: ai vertici della amministrazione si preferisce non definire il PRG: è la soluzione più ovvia ma politicamente più comoda per almeno tre motivi: 1) è l’unica soluzione che pur scontentando tutti mantiene unita la maggioranza 2) permette ai boiardi e agli imprenditori sostenitori della coalizione Salvino di “lavorare” con il Piano di fabbricazione e 3) si calmierano quegli elettori ai quali era stata promessa vagamente una soluzione al loro “particolare problema” sia che si chiamasse PAI (Piano assetto idrogeologico) o zona a rischio sismico o vincoli vari. Questi problemi non saranno mai risolti in tempi brevi e senza un dibattito ampio che coinvolga apertamente tutto l’Agorà politico però a quei cittadini ingenui, presi in giro da alcuni microuomini oltre che pidocchi politici allo scopo di avere magari il voto alle prossime elezioni, può bastare la speranza? E noi, quanto tempo ancora possiamo concedere all’Amministrazione Comunale? Dott. Erasmo Vassallo Consigliere comunale di opposizione LETTERA DI UN GIOVANE CITTADINO DI CAPACI Carissimi Lettori dell’Informatore, mi chiamo Alessandro, ho soltanto 16 anni e ho assistito a diverse campagne elettorali ed ho visto tanti candidati dibattersi su quel piccolo palchetto riciclando sempre le solite false promesse. Da un museo del mare che viene sempre usato come colonna portante di campagna elettorale a più posti di lavoro per i cittadini disoccupati. Gli anni passano e le promesse non vengono mai realizzate. Da un paio di anni è diventato Primo Cittadino un “anonimo” sindaco che aveva promesso in campagna elettorale un comizio semestrale per aggiornare gli onesti contribuenti di Capaci del suo operato generale, invece si fa vedere soltanto quando intende partecipare a qualche funzione religiosa. Oltre all’ormai famoso museo del mare il sig. Salvino aveva promesso ai cittadini anche la riapertura del sottopassaggio di viale degli Oleandri e anche questa promessa non è stata mantenuta dopo 2 anni di amministrato. Non voglio essere un ipocrita perché anche io, durante la campagna elettorale, avevo creduto molto in questo candidato, ma non pensavo che sarebbe risultato uno dei peggiori sindaci che deve sopportare la nostra onesta cittadina. Io non posso interessarmi di tutte le complesse problematiche che attraversa il nostro paese visto che non ho ancora una giusta età e una buona voce in capitolo né diritto di voto! Però voglio ricordare al nostro sindaco che anche noi esistiamo. Non abbiamo una biblioteca dove prendere un libro e passare delle ore tranquille. Il posto destinato alla nostra biblioteca è diventato un piccolo magazzino di mobili, sto parlando del palazzo Pilo, un altro bel problema questo, visto che a parer mio era meglio come stava prima. Anche se per forza bisognava rimetterlo a nuovo si poteva restaurare lasciandolo sempre con le sue caratteristiche originarie. Non esiste una ludoteca funzionante per i bambini di Capaci dove poter andare il pomeriggio per fare i compiti e giocare, cioè non esiste proprio niente per noi! Questa è la motivazione della mia lettera che cerca, forse invano, di far capire al sindaco e i suoi assessori che bisogna creare delle strutture di svago per evitare l’avvicinamento dei ragazzi alla criminalità come succede in altre parti d’Italia. Alcuni consigli posso dare al nostro sindaco: creare una biblioteca funzionante con testi interessanti e avvincenti e con la possibilità di una connessione ad internet pur pagando una piccola quota per il collegamento e soprattutto evitare di far pagare i vari abbonamenti per andare e ritornare dalle scuole che si trovano fuori città. È già pesante andare fuori Paese per avere una degna istruzione ma pagare sarebbe sbagliatissimo!!! Perché dobbiamo pagare noi una mancanza di scuole superiori nel nostro paese? Perché non abbiamo nessun privilegio da queste parti? Spero che un giorno qualcuno mi sappia rispondere. Cordiali Saluti Noto Alessandro Gruppo scout Capaci 2 Vieni e porta chi vuoi tu, le iscrizioni sono aperte ai Bambini Con età tra gli 8 e i12,agli adolescenti tra i 12 e i 16 anni e ai ragazzi dai 16 ai 20 anni, ma tu che sei più grande e fuori da queste fasce di età vieni lo stesso c’e posto anche per te, gioca con noi magari scoprirai L’AVVENTURA dentro di te!!!!! Per info. Rivolgersi in parrocchia sant’Erasmo O al Responsabile scout Antonino Chiofalo Tel :328-3786034 / 091-8696444 E-mail: [email protected] 6 L’AZIONE CATTOLICA DEI RAGAZZI E LA PACE Una delle tappe fondamentali ed irrinunciabili del cammino annuale di fede dell’ACR è il grande tema della Pace. Come ben sapranno i Cattolici, ma non solo loro, essa è sempre presente nei documenti ufficiali del Magistero Papale ed anzi negli ultimi anni la loro voce si è fatta più pressante, a causa dei gravi fatti di violenza e di guerre che rattristano la nostra società: indimenticabili sono le frasi celebri di due Papi contemporanei, una di Papa Giovanni XXIII: “L’UMANITA’ DEVE ESSERE BUONA”; l’altra di Giovanni Paolo II: “MAI PIU’ LA GUERRA !”. E’ con questo spirito che anche quest’anno L’Azione Cattolica dei Ragazzi (ACR) fa esperienza di Pace con le attività che contraddistinguono il Mese della Pace. Tradizionalmente esso inizia a Gennaio, come auspicio di un anno sereno. Coi ragazzi si è cominciata l’esperienza, riflettendo assieme sui frutti che essa genera: la pace è gioia, la pace è dono da offrire, la pace ci rende persone autentiche, diveniamo amici di Gesù. Successivamente si è focalizzata l’attenzione sui gesti di pace: pregare, solidarietà, allontanare le liti, attenzione all’altro e ai suoi bisogni, vivere in famiglia, a scuola, coi compagni questo messaggio bellissimo. Tutta l’esperienza ha avuto inizio dalla preghiera tratta dal Salmo 84: “ Ascolterò cosa dice Dio il Signore: egli annunzia la Pace per il suo popolo, per i suoi fedeli. “ Per concretizzare quanto discusso si è proposto di realizzare dei disegni che raccolti hanno formato L’ALBUM DELLA PACE. Ma l’ACR è anche allegria ! Quindi nella seconda fase si è giocato insieme realizzando giochi che sviluppano la socialità e l’ntegrazione tra i compagni:giochi di gruppo, mimare, descrivere lo stare assieme. L’ultima fase dell’esperienza è stata quella di realizzare un Laboratorio ideale in cui si è discusso su tre piste diverse: la prima riguarda il Vangelo con tutte le situazioni in cui Gesù ha attuato atteggiamenti di Pace; la seconda analizza le cause a partire dalla domanda: perché nel mondo manca la pace ?; la terza: cosa rovina la pace tra i compagni ? A conclusione di tutto il gruppo ha scritto (a mo’ di comandamenti) le REGOLE DELLA PACE che sono alla fine l’impegno che i ragazzi si assumono per essere a somiglianza di Gesù. A completare le esperienze citate il 25 Aprile 2010 l’Azione Cattolica Diocesana e quella delle due Parrocchie del nostro Paese hanno organizzato una festosa ed allegra giornata dal tema: ANDATE PER LE STRA DE: annunciatori della bella notizia, che ha visto animare circa 500 tra ragazzi, Giovani ed adulti, nella mattinata con canti e balli chiassosi ed allegri; la presenza poi del nostro Vescovo ha allietato l’incontro,in quanto egli ha affermato la bellezza del Vangelo vissuto come gioioso annuncio di sal- vezza per tutti. Il tema (andate per le strade) è stato quindi attuato concretamente con un lunghissimo corteo festante di ragazzi con cartelloni lungo la Via Kennedy fino ad arrivare alla Villa Comunale per una pausa, per terminare in fine la gioiosa giornata tutti insieme al Saracen Hotel. FRANCESCO DI NATALE L’ALTRO EDOARDO CI HA LASCIATI E’ morto il 18 di questo mese Edoardo Sanguineti, poeta contestatore. Prima di celebrare pensieri parole ed opere, è d’uopo spendere due righe su come Sanguineti è morto. Malasanita? La procura di Genova ha aperto un fascicolo per omicidio colposo contro ignoti. Non era vecchio, perchè nessuno è vecchio: avrebbe compiuto ottant’anni il prossimo 9 dicembre. Problemi di cuore (come tutti sapevano): corsa in ospedale, operazione, decesso. La moglie lamenta un non tempestivo intervento dei medici: “Abbiamo aspettato due ore…” E’ triste morire così. Il cuore ha ceduto. Quel cuore che ha pulsato per l’ideologia marxista, quel cuore che si è speso per lo studio e la ricerca sul Sommo Poeta, sull’approfondimento della poetica Gozzaniana, quel cuore che tra un’aula universitaria, un convegno, un saggio, (Tra Liberty e Crepuscolarismo), un testo per Berio (Laborintus II), un romanzo (Gioco dell’Oca e Capriccio Italiano) ed una poesia ha prodotto una unicità letteraria ed un dinamismo da eterna gioventù. Fondò a Palermo, con Eco ed Arbasino, il Gruppo 63 ed ha sempre vissuto la poesia come un gioco, un indovinello. Spazzò via il tardo ermetismo senza nulla togliere ad Ungaretti ed a Luzi, per il quale la poesia salverà il mondo. Usò poca tenerezza nei versi, poca musicalità, come si conveniva ai “Novissimi”, ma molta dedizione perchè usava “la lettera” per esprimere se stesso nella sua quotidianità ed universalità di pensiero non esclusa, anzi, la sua ideologia politica. Se ne va un grande, uno scrittore che abbiamo stimato, un anticonformista. L’INFORMATORE E-mail: [email protected] 7 LA “MAMMA TV”: LE RESPONSABILITÀ DEI GENITORI Nei tempi in cui viviamo, e in cui siamo costretti a vivere, è quasi impensabile che non ci sia una televisione in una casa, anzi è ormai normale che ogni stanza delle nostre abitazioni sia fornita di almeno un apparecchio televisivo. Così sin dalla più tenera età il minore è bombardato da immagini e informazioni varie. Infatti il mezzo televisivo esercita un potere quasi ipnotico fin dai primi anni di vita. Dato il carattere indistinto che sempre più vanno acquisendo le informazioni ci si chiede: quanto i genitori sono responsabili degli effetti negativi della tv sulle giovani menti? Spesso si accusano i palinsesti televisivi di poca selettività dei programmi, di una programmazione indistinta nelle varie fasce orarie, di un linguaggio scurrile e inappropriato di alcuni cartoni animati in cui sono incluse anche scene di violenza. Di fronte a tutte queste critiche nei confronti della società mediatica, il quesito che mi pongo é: quanto incidono le scelte televisive dei genitori sul processo educativo ed evolutivo del minore? E se queste scelte non fossero fatte, cosa succederebbe? Nell’epoca che stiamo vivendo si assiste a ritmi di vita frenetici, a mamme sempre meno mamme, a genitori presi troppo dal lavoro, a bambini sempre più asociali e video-dipendenti. Una delle cause di ciò è che spesso la televisione assume il ruolo di mamma o addirittura di baby sitter. Sempre più i genitori tornano stanchi dal lavoro o sono indaffarati con i lavori in casa così non trovando altro “mezzo” per tenere a bada i capricci dei loro figli decidono di collocarli davanti la tv per dedicare qualche ora alle loro incombenze. Si, qualche ora, perché ormai si fa un uso smoderato delle trasmissioni televisive. Così il bambino può addirittura arrivare ad attribuire alla televisione il ruolo di genitore sostitutivo di quelli esistenti ma insoddisfacenti. Altre volte la tv copre un vuoto di comunicazioni tra figli e genitori, infatti la tv tratta i temi più svariati, ma secondo un’ottica soggettiva che può forviare le menti dei giovani telespettatori. Ad esempio nelle famiglie italiane è diffusa l’abitudine di cenare con la televisione accesa e durante la visione regna sovrano il silenzio per un migliore ascolto. Questo toglie molto tempo alle dinamiche relazionali della famiglia e provoca la diminuzione di momenti dedicati alla comunicazione, all’ascolto e allo scambio di opinioni in una parte della giornata dove la famiglia ha l’occasione, forse l’unica, di riunirsi. Spesso in tv vengono trasmesse scene di violenza che portano il bambino a confondere la violenza vera con quella televisiva e addirittura a pensare all’aggressività come alla soluzione di problemi quotidiani. Questo a causa dell’assenza di un adulto capace di guidare il minore nella giusta comprensione dei valori sociali e morali. È altamente importante che il genitore sappia esattamente cosa il figlio stia guardando, per comprendere perché ne è attirato e per fare qualcosa di utile per il giovane, per spiegare determinati aspetti della vita quotidiana, per fornirgli nuove chiavi di interpretazione, per indirizzarlo nella visione, insomma per fargli da guida. Per sottolineare ancora una volta l’enorme responsabilità dei genitori nell’uso che i propri figli fanno della tv, mi rifaccio alle parole del Santo Padre Benedetto XVI durante la 41.ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali: “Il ruolo dei genitori è di primaria importanza. Essi hanno il diritto e il dovere di garantire un uso prudente dei media, formando la coscienza dei loro bambini affinché siano in grado di esprimere giudizi validi e obiettivi che li guideranno nello scegliere o rifiutare i programmi proposti.” E ancora : “L’educazione ai media dovrebbe essere positiva. Ponendo i bambini di fronte a quello che è esteticamente e moralmente eccellente, essi vengono aiutati e sviluppare la propria opinione, la prudenza e la capacità di discernimento...La bellezza, quasi specchio del divino, ispira e vivifica i cuori e le menti giovanili, mentre la bruttezza e la volgarità hanno un impatto deprimente sugli atteggiamenti ed i comportamenti”. E-mail: [email protected] D.SSA MARIA RICCOBONO 8 MA CHI SONO RAMADU’ E PASCAZIO? SONO GLI ULTIMI DUE SOLDATI ITALIANI CADUTI IN AFGANISTAN Ci risiamo. Il nostro cuore continua a battere storto, a soffrire. I nostri occhi continuano a vedere feretri, avvolti nel tricolore, che salgono e scendono dagli aerei, con tutti gli onori che vuoi ma senza vita. Altri due soldati italiani sono morti il 17 maggio in Afganistan, a Herat, un altro carico di esplosivo è tornato ad uccidere. Si tratta del Sergente Massimiliano Ramadù e del Caporalmaggiore Luigi Pascazio, rispettivamente di Cisterna (Latina) e Bitetto (Bari) e rispettivamente di 33 e 25 anni. Poco importa se l’obiettivo fossero esattamente le due vittime o chiunque altro, purché occidentale. Ma il braccio di ferro tra i terroristi talebani ed il governo Karzai, e con esso tutta la popolazione afgana, è sempre più violento e frequente, tant’è che all’indomani dell’uccisione dei due alpini italiani l’esplosione di un’altra autobomba a Kabul ha causato la morte di altri sei militari della Nato e di dodici civili afgani. La processione delle autorità, che giustamente si attivano per partecipare il loro cordoglio alle famiglie, non basta a colmare tanto dolore, né basta, a tal fine, l’imminente medaglia al valore. La gloria eterna ed il ricordo perenne che il ministro assicura non basta a sostituire due giovani vite, eppure la storia è sempre quella: due famiglie distrutte nel nome della pace! Non stiamo rimproverando nessuno, perchè nessuno ha colpa, ma non possiamo tacere la rabbia che sentiamo davanti a questi eventi funesti, anche se siamo consapevoli che la guerra è anche (paradossalmente) uno strumento per difendere la pace. Infatti, come si potrebbe fronteggiare altrimenti la violenza armata dei talebani? E come, se si pensa che la Jihad può anche venire ad agire nelle nostre precise case? Il fatto è uno solo: come ha affermato il Sindaco di Bitetto, davanti all’arduo compito di informare dell’accaduto i genitori di Luigi Pascazio, ''Trovare le parole opportune da dire ai genitori in questi momenti è difficile. Mi sento di dire solo una cosa - conclude - si tratta di una morte eroica in nome di un valore e di un'ideale, quello della pace internazionale in cui questi ragazzi credono''. Noi aggiungiamo che, scegliere la missione della pace, in armi, è come prestare la propria vita alla storia. Un prestito che può non essere restituito. Il Ministro della Difesa Ignazio La Russa ha partecipato, insieme con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e alla presenza delle massime Autorità istituzionali e militari, alle esequie solenni dei due alpini, che si sono svolte presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma. Nello stesso attentato sono stati feriti altri due soldati italiani anch'essi appartenenti al 32° reggimento genio guastatori ''Torino'' della Brigata alpina ''Taurinense'': il Caporale Cristina Buonacucina, nata a Foligno (PG), classe 1983 ed il 1° Caporal Maggiore Gianfranco Scirè nato a Palermo, classe 1982, residente a Casteldaccia, entrato nell'esercito nel 2001, quando aveva 19 anni e giunto, con questa, alla terza missione all’estero. Ultim’ora. Poiché si tratta di missione di pace, missione diventata sempre più difficile, il Ministero della Difesa ha deciso che sarà aumentato il numero dei militari impegnati in Afganistan: dagli attuali 3300 passeremo entro l’anno a circa quattromila programmando poi il progressivo ritiro il cui completamento è previsto per il 2013. FRANCESCO SIINO UCCISO A BANGKOK FABIO POLENGHI, FOTOREPORTER FREELANCE Troppi lutti in questo mese di maggio. Quest’altra non ci voleva. Per le strade di Bangkok, dove il fuoco tra le “camice rosse” e le forze governative ha imperato violento, in questo maggio infernale, ha perso la vita, mercoledì 13, un altro nostro connazionale, un giornalista di Milano appassionato di fotografia, in giro per il mondo per guadagnarsi da vivere a colpi di “click”. Non era solo un reporter di guerra, anzi, a questo tipo di ricerca vi era approdato da poco; il suo mondo era quello della moda, aveva lavorato infatti per Vanity Fair, Vogue, Elle e riviste simili, ma essendo un freelance andava ovunque a produrre scatti “golosi”, di quelli che ci lasciano stupiti sfogliando riviste patinate e non, scatti inseguiti magari da un mese, un anno, una vita. Nella strada del suo destino il “click” di Fabio ha incrociato il “boom” di chissà chi. E intanto la nostra Italia, ferita al cuore, perde un altro dei suoi valorosi figli, di quelli che vanno in giro per il mondo e per di più un filantropo, uno che si sentiva a casa sua ovunque fosse e che si adeguava al nuovo posto di cui, girovago, accettava ogni regola ed ogni diversità cercando di scoprire, con disinvoltura, tutte le emozioni della gente per immortalarle. Il Brasile, l’Aquila, Parigi, Delhi ed il Sud-est asiatico, sono state le sue “case”. Viveva della propria sicurezza interiore. E’ inutile dire che una persona così aveva un “facebook” affollatissimo ed inutile dire che quando si è sparsa la voce della sua caduta, il suo sito è impazzito. Ciao Fabio, noi non Ti conoscevamo, ma siamo certi che se ci fossimo incontrati, anche solo una volta, saresti stato uno di noi! E-mail: [email protected] LA REDAZIONE 9 NORD SUD note di giusto di lorenzo UN COORDINAMENTO DEI GOVERNATORI DEL SUD La prova politica delle generali regionali ha riconfermato nettamente la linea di tendenza delle nazionali di due anni fa, col duopolio sempre più stretto P.d.L. e Lega, con un’accresciuta forza condizionante. L’alternanza bipolare del P.D. più Di Pietro e compagni resta al palo, stagnante, come “l’ondivago” terzo polo centrista, un miraggio del passato. Il gioco democratico del potere, nell’oggi per un indefinito domani, si declina tutto interno alle forze di Governo, nel timone P.d.L. a forza di strappi Finiani dal berlusconismo all’estrema resa dei conti e ragnatele dei capi-bastone per il “dopo”. Al valico la Lega in pole position più che mai striglierà i suoi noti “cavalli di battaglia”. I molti Governatori P.d.L. del Sud si rassegneranno al ruolo di comparse, nel complicato puzzle monocratico dei ripiazzamenti, nel mentre i colleghi Azzurro-Verdi nordisti detteranno le linee guida del Governo d’Italia? Oppure si riorganizzeranno all’occorrenza, a loro buona volta, quando per diventare finalmente protagonisti veri nelle funzioni ricoperte? Solo allorché allignerà l’idea di un coordinamento speculare di tutti i Governatori sudisti, senza colore. Il “battitore libero” Lombardo ha già innescato in Sicilia un pionieristico “laboratorio”(salvo incidente …) trasversale, in esplorazione politico-programmatica oltre frontiera, una ricerca generalmente condivisibile, anche dentro i rispettivi binari partitici, dai Parlamentari inter-regionali attorno ai Governatori di riferimento. Ne scaturisse l’imponderabile serio di novità, un concertato pacchetto mirato di proposta, rilanciata in sintonia con i rappresentanti bipartisan al Parlamento nazionale, per una concreta contrattazione col Governo Berlusconi! Del resto sarebbe un esercizio tecnico, dentro la tenaglia istituzionale con popolare a stringersi, inventariare un bel libretto “verde” equilibratore, da ringalluzziti “Terroni” a solidi “Polentoni”. Si punti ad un ponderato piano Marshall “berlusconiano” (sponsorizzato sul Medioriente) meridionalistico, schematizzabile in punti cardine. -Norme attuative flessibili per la fiscalità federale, compatibilmente con un solidale drenaggio centrale propulsivo, in funzione di interventi perequativi di tenuta del sistema. -Indirette agevolazioni nel prelievo fiscale statale per i soggetti produttivi, sottoforma di remunerativi servizi promozionali, con veicolo della Banca del Sud. -Previsione temporale finalizzata di una massa di investimenti pubblici (veicolo della Banca del Sud) d’impatto ricostitutivo delle infrastrutture produttive, strutture territoriali, servizi civili di modernizzazione (tutt’altra “Cassa del Mezzogiorno”, di svolta) omogenei col Nord, in circuito economico alternativo di “sanità”. -Favorevole campagna d’attrazione ambientale, dietro drastiche misure di bonifica e protezione legale, di capitali italiani nel mondo e internazionali d’impresa (veicolo della Banca del Sud), per un’epocale apertura di rinascimento. -Mega-agenzia specialistica di formazione “pronto lavoro” giovanile, d’intesa Stato-Regioni-Università-imprese (veicolo della Banca del Sud). -Banca di robusto motore finanziario federale del Sud, crocevia dell’intero flusso economico e di gestione del risparmio ai fini dello sviluppo. E’ tempo, chi lo sa, propizio per un lungimirante movimento di “rottura” del Sud, all’altezza di un progetto strategico credibile, spendibile in questa fase cruciale di riforma o incancrenimento del sistema Italia. Pubblicato sul quotidiano “La Sicilia” di Catania PROF. GIUSTO DI LORENZO E-mail: [email protected] 10 AKIYAMA BUDO CLUB Giorno 28,29 e 30 Maggio ci saranno gli europei di ju jitsu a Vienna la nostra società l'AKIYAMA BUDO CLUB sarà presente con un atleta capacense ALESSI PIERO. Giorno 12 e 13 Giugno ci sarà la COPPA ITALIA ju jitsu a Napoli dove 30 ragazzi e atleti capacensi della nostra società vi parteciperanno per portare in alto il nome di Capaci. CRISTIAN MINUTO NINO LISOTTA: CAMPIONE ITALIANO 2010 DI TIRO CON L’ARCO Si sono svolti a Varallo Pombia (Novara) dal 10 al 21 Febbraio 2010 i Campionati Italiani di Classe e Assoluti indoor sulla distanza di 18 metri. Numerosi i successi ottenuti dagli atleti siciliani. Tra i diversi titoli assegnati spicca il brillante successo ottenuto dall’arciere nostro concittadino Nino Lisotta. Secondo nella classe è vincitore del Titolo Italiano Assoluto diventando così Campione Italiano 2010. La sua storia può essere sicuramente presa come esempio positivo per chi, a causa di qualche brutto scherzo del destino, si trovi, da un momento all’altro, a vivere una vita moglie Daniela ha superato, pur fra mille difficoltà e con alcuni momenti di sconforto. In ospedale (a Villa Delle Ginestre), in particolare, ha conosciuto una persona meravigliosa, Guglielmo Fuchsova, istruttore nazionale di tiro con l’arco. In poco tempo ne è nata una sincera e solida amicizia, che dura ormai da ben sei anni. Spinto e invogliato dal maestro Fuchsova, ha iniziato a tiracchiare con l’arco, fino a diventare, col tempo, quasi come un novello Robin Hood, e nel giro di pochi anni ha vinto diversi titoli ed ha anche partecipato alle paralimpiadi. Noi del Movimento AmaCapaci non possiamo che rinnovare i nostri auguri a Nino ed augurargli tanti altri importanti successi sportivi. MOVIMENTO AMACAPACI 9 MAGGIO 2010 GIORNATA NAZIONALE DELLA BICICLETTA Giorno 9 maggio c.a. si è svolta la prima giornata nazionale della bicicletta. Tantissime le città che hanno aderito alla manifestazione organizzata dal ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo. Anche Capaci, su interessamento dell’assessore D’Agostino, ha aderito alla manifestazione. Bambini e cittadini hanno partecipato alla manifestazione ciò a dimostrazione del fatto che vi è esigenza di di avere un paese meno inquinato e più pulito. Ci auguriamo che il prossimo anno l’amministrazione si attivi per tempo ad organizzare tale importante manifestazione così da riuscire a darne maggiore pubblicità per permettera ad un numero maggiore di cittadini di partecipare. LA REDAZIONE totalmente diversa da quella che avrebbe sperato e sognato per sé e per i propri cari. Il nostro caro Nino, infatti, pochi anni fa visse una svolta netta, suo malgrado, nella vita quotidiana. Conduceva una vita tranquilla e serena, quando, la mattina del 7 Giugno 2002, mentre svolgeva il suo turno di servizio di polizia privata (dove lavorava come guardia giurata), ha subito un incidente automobilistico che lo ha costretto su una sedia a rotelle. Momenti terribili che per fortuna, grazie a Dio, l’amorevole aiuto di sua figlia Lorena e sua E-mail: [email protected] 11 IL VOLTO DELL’INVISIBILE Quando ho iniziato a scrivere questo articolo per la pagina di spiritualità de l’Informatore avevo pensato di intitolarlo con la stessa frase coniata dal Cardinale Severino Poletto, Arcivescovo di Torino, in occasione della solenne ostensione della Sindone e cioè: “PASSIO CHRISTI – PASSIO HOMINIS”, ma guardando l’immagine del Volto di Cristo ricavata dal negativo sindonico mi tornavano in mente, in maniera insistente, le parole del Salmo 27 (28): “il tuo Volto, Signore, io cerco, non nascondermi il tuo Volto” e mi sono detto che l’antico anelito del Salmista non poteva ricevere esaudimento più grande e sorprendente che nella contemplazione del Volto di Cristo. In lui veramente Dio ci ha benedetti e ha fatto “splendere il suo Volto2 sopra di noi (Salmo 67). Al tempo stesso, Dio rivela anche il volto autentico dell’uomo, svela pienamente l’uomo all’uomo. Da sempre i cristiani hanno cercato il Volto di Cristo. Troviamo tracce di questa ricerca nella leggenda dell’apostolo Giuda Taddeo che nei suoi viaggi missionari avrebbe portato con sé un’immagine del Cristo. Ma è soprattutto conosciuta la leggenda del volto che sarebbe rimasto impresso nel velo della Veronica di cui si fa cenno nei vangeli apocrifi del II° secolo. Un’origine simile avrebbe la leggenda dell’immagine di Edessa di cui si diceva che fosse stata impressa su un fazzoletto di lino da Gesù stesso e inviata in dono al re Abgar V° sovrano del regno di cui Edessa era la capitale. Quel fazzoletto, in greco MANDYLION, fu a lungo conservato e venerato in quella città. Dopo molte vicissitudini, fu trasferito a Costantinopoli, dove rimase fino al 1204, quando sparì in saccheggio della città. Ancora oggi i cristiani ortodossi ne festeggiano il trasporto a Costantinopoli il 16 agosto. Già dal IX° secolo si sapeva che nella Basilica di San Pietro in Roma era conservata una immagine di Cristo, ma solo più tardi, intorno al XIII° secolo, appare in occidente la devozione al Volto Santo, con la leggenda del “Velo della Veronica” di cui parla anche Dante nella Divina Commedia (Canto del Paradiso). Il culto delle immagine raffiguranti il Volto di Cristo considerate acheropite (cioè non dipinte da mani d’uomo), si sviluppò dapprima nelle Chiese d’oriente che preferivano raffigurare il Volto di Cristo con gli occhi aperti, nel suo aspetto regale, senza i segni umilianti della passione, mentre la Chiesa d’occidente ha preferito raffigurare il Cristo colto nel momento della sofferenza e della massima umiliazione, con gli occhi chiusi e con i segni della passione. Immagini del Volto Santo di Cristo esistono a Laon in Francia, a Oviedo in Spagna e a Genova. Oltre a Roma, un altro Volto Santo, si trova a Manoppello (Pescara). Per quest’ultimo alcuni studiosi, in contrasto con altri, ipotizzano si tratti del piccolo sudario che coprì il Volto di Cristo, posto sotto il grande lenzuolo sindonico. Molti ritengono che il “Velo della Veronica” oggetto di culto in occidente, a partire dal 1200, sarebbe in realtà la parte relativa al Volto dell’intero lenzuolo della Sindone di Torino che veniva esposto a Edessa piegato in modo che i fedeli potessero venerarne la sua parte più significativa. Altri studiosi pensano che il Mandylion fosse una copia del Volto della Sindone e tale sarebbe l’origine anche di tutte le altre reliquie del Volto di Cristo. Quindi alla luce di quanto sopra, l’unica immagine veramente Acheropita e quella misteriosamente impressa nel lenzuolo di Torino, ed essa è l’unico di tutte le altre. La contemplazione del Volto di Cristo, impresso nella Sindone, ci conduce così ad accostare l’aspetto più paradossale del suo mistero, quale emerge nell’ora estrema, l’ora della Croce. Mistero nel mistero, scrive Giovanni Paolo II°, davanti al quale l’essere umano non può che prostrarsi in adorazione. Passa davanti al nostro sguardo l’intensità della scena dell’agonia nell’orto degli ulivi, Gesù, oppresso dalla previsione della prova che lo attende, solo davanti a Dio, lo invoca con la sua abituale espressione di confidenza: “Abba Padre”. Per riportare all’uomo il volto del Padre, il “VOLTO DELL’INVISIBILE”, Gesù ha dovuto non soltanto assumere il volto dell’uomo, ma caricarsi persino del “volto del peccato” “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare, per mezzo di lui, giustizia di Dio” (2 Cor. 5,21). È tutta l’asprezza di questo paradosso che emerge nel grido di dolore, apparentemente disperato, che Gesù leva sulla Croce: “Eloì, Eloì, lemà sabactanì? Che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mc. 15,34). È possibile immaginare uno strazio più grande, un’oscurità più densa? Il grido di Gesù in realtà è una preghiera, tratta dal Salmo 22, ed è la preghiera di ogni uomo, di ogni tempo ed è soprattutto la preghiera del nostro tempo. Quante volte ci siamo sentiti abbandonati, disperati, soli, quante volte abbiamo alzato lo sguardo al cielo, verso Dio, per gridare a lui il nostro dolore e non abbiamo ricevuto risposta né abbiamo visto consolatori. Il Volto di Gesù impresso nel velo sindonico è quindi il volto dell’uomo. Dell’uomo – bambino: maltrattato, affamato, umiliato, violentato; dell’uomo – padre di famiglia: disoccupato, immigrato, senzatetto, carcerato; dell’uomo – anziano: abbandonato, ammalato, solo. In conclusione il Volto di Gesù nella Sindone anche se ci appare carico di dolore è un volto che ci invita alla speranza, la speranza della Risurrezione e della luce dopo le tenebre, in lui ci possiamo specchiare e da lui possiamo imparare l’arte sublime dell’amore. Voglio chiudere questa pagina continuando a citare le parole luminose del Salmo 22: “in Te hanno sperato i nostri padri, hanno sperato e Tu li hai liberati”. LA PAGINA DI SPIRITUALITA’ E’ REDATTA A CURA DI ROCCO BATTAGLIA E-mail: [email protected] 12 MARTIRI DELLA PATRIA G.mo Direttore de l’Informatore, ho letto con vero piacere e interesse l’articolo a firma del m.llo Bendetto Salvino e, attraverso il suo ricordo l’impegno della associazione nazionale carabinieri in congedo, sezione di Capaci nel tenere accesa una parte della memoria storica della nostra comunità: quella dei nostri valorosi concittadini che in tempo di guerra contribuirono spesso fino alla morte per servire la propria patria e che noi purtroppo non ricordiamo né onoriamo mai a sufficienza. Le scrivo per invitare il vostro periodico a continuare nell’ istituire una vera e propria “rubrica” dedicata alla memoria dei nostri soldati concittadini che, caduti in guerra, artefici o meno di atti di eroismo o sopravvissuti alla tragedia delle guerre mondiali, contribuirono a servire la Patria. Nel 1996, durante il breve periodo in cui lo scrivente, giovane amministratore con delega all’urbanistica, si è occupato di toponomastica, era stata istituita una apposita commissione per individuare dei toponimi con i quali sostituire le vie indicate ancora oggi con lettere dell’alfabeto e numeri: priorità fu data proprio ai nomi dei nostri concittadini più illustri: ho avuto modo di conoscere diverse storie di nostri giovani concittadini, valorosi soldati caduti al fronte. Nel tentativo di sconfiggere l’oblio in cui rischiano di cadere questi nostri valorosi concittadini, vorrei contribuire con il doveroso ricordo di uno di questi figli della nostra terra di Capaci impegnato nella prima guerra mondiale e ritenuto il primo soldato di Capaci caduto in battaglia in una guerra mondiale: il suo nome era Cataldo Giuseppe nato il 12/12/1894 e morto il 07/07/1915 all’età di 21 anni a bordo dell’incrociatore corazzato “Amalfi”. La nave, appartenente alla classe “Pisa”, fu varata nel maggio 1908 e fu impegnata nelle acque dell’Egeo. Allo scoppio del conflitto, nel maggio del 1915, fu trasferita a Venezia per appoggiare dal mare le truppe operanti in quella delicata area di guerra. Il giovane Giuseppe, appena rientrato dagli USA, dov’era emigrato per lavoro, fu assegnato ai servizi di fureria della corazzata. Il sette di luglio del 1915, la nave si trovava in alto adriatico in missione di perlustrazione assieme ad altre unità della marina: fu silurata dal sommergibile tedesco U 26, operante sotto bandiera astro-ungarica: malgrado la nave fosse dotata di una compartimentazione subacquea studiata per resistere alle armi dell’epoca, questa risultò inefficace per la più moderna delle armi siluranti di cui erano dotati i sommergibili tedeschi: il siluro tipo G.125 da 450 mm e da 140 Kg di carica. La nave affondò in pochi minuti e perirono 67 uomini di equipaggio, tra i quali Giuseppe Cataldo. Va sottolineato come per molti giovani del Sud le ragioni di quel conflitto, per il resto d’Italia considerato il completamento del Risorgimento, erano molto vaghe e approssimative. La giovane Nazione Italiana non era ancora pienamente matura e il problema del Mezzogiorno creava conflitti e tensioni: l’emigrazione era ai massimi storici. Pur tuttavia molti giovani, tra i quali Giuseppe, non esitarono alla richiesta della Patria di essere servita e acconsentirono di essere destinati in luoghi lontani migliaia di chilometri dalla regione di origine e appena vagamente conosciuti con il compito di liberare quelle terre italiane dalla occupazione straniera. A Giuseppe, alla fine del conflitto mondiale, esattamente il 10 ottobre del 1920, fu riconosciuta da parte della Regia Marina ai sensi del decreto n° 205 del 19 gennaio 1918, la croce al merito di guerra. DOTT. ERASMO VASSALLO MUSEO DEL MARE ADDIO !!! È SCOMPARSA ANCHE LA DELEGA!!! Occhipinti”, lo stesso che doveva riuscire ad aprire il sottopasso di via degli Oleandri ancora chiuso dopo due anni di amministrazione Salvino!!!!! Non possiamo che rilevare come il Vice-sindaco si sia distinto, all’interno di una compagine esecutiva davvero “sgangherata”, quale recordman di figuracce e tonfi amministrativi. Ed in verità, di tale pietoso stato di cose si è accorto anche il Sindaco (meglio tardi che mai), al punto di depotenziare notevolmente il suo vice, spogliandolo di deleghe così importanti. Insomma, dopo la Cittadinanza anche il Sindaco boccia l’operato di Occhipinti che, a questo punto, se non altro per onestà intellettuale e politica, dovrebbe prendere coscienza degli enormi danni che sta arrecando a Capaci a causa della propria incapacità amministrativa e rassegnare le dimissioni. Sarebbe il Suo primo atto amministrativo benefico per l’intera Cittadinanza!!!!! Dopo la verifica politica effettuata dal sindaco Salvino conclusasi semplicemente con lo scambio di qualche delega tra gli stessi assessori ed il sindaco abbiamo preso atto con rammarico che fra le deleghe non vi è più la delega al museo del mare. Delega assegnata in precedenza al vicesindaco Occhipinti. Ad accorgersi della scomparsa di tale delega vi è stato anche qualche consigliere di maggioranza che, durante i lavori del consiglio comunale, ha chiesto al sindaco come mai non avesse assegnato a nessun assessore tale delega. Il sindaco Salvino ha risposto che non ve ne era più bisogno in quanto ormai l’assessorato regionale competente, con la nota n°18994 del 16/03/2010, aveva bocciato la variante al P.d F. per la realizzazione del Museo del Mare. La perdita del Museo del Mare è MOVIMENTO AMACAPACI un’altra sconfitta ottenuta dal “super assessore E-mail: [email protected] 13 IL CONSIGLIO COMUNALE CON UNA MAGGIORANZA TRASVERSALE (10 VOTI FAVOREVOLI – 6 ASTENUTI E UNO SOLO CONTRARIO) APPROVA LA MOZIONE CHE INVITA IL SINDACO AD AZZERARE LA GIUNTA Un paio di mesi fa vi avevamo parlato di una mozione di sfiducia presentata, in consiglio comunale dal gruppo “La Prospettiva”, (già sostenitori della coalizione del Sindaco Salvino) nei confronti dell’Assessore Paolo D’Agostino. Tale mozione di sfiducia invitava il Sindaco Salvino a revocare l’Assessore comunale D’Agostino visto che in atto non era possibile rilevare alcun elemento positivo e concreto nell’ambito dell’attività amministrativa posta in essere dall’Assessore medesimo nelle materie di sua competenza. La Mozione, dal valore puramente politico e senza alcun vincolo giuridico che impegnasse il Sindaco ad attuarla, è stata sottoposta a votazione ottenendo solamente due voti favorevoli (quelli dei presentatori) Durante i lavori della stessa seduta è stata presentata una mozione di sfiducia rivolta all’intera compagine assessoriale con la quale si invitava il Sindaco a valutare l’opportunità di revocare tutte le deleghe ai componenti della Giunta, e rinominare successivamente una nuova squadra di assessori allo scopo di rilanciare l'azione amministrativa del Governo del paese. Tale mozione è stata presentata dai consiglieri di opposizione in quanto sostengono che globalmente la giunta manca di progettualità e programmazione non attenzionando nemmeno i principali punti programmatici del Programma amministrativo della coalizione come si evince anche dalla prima relazione del sindaco sull' attività svolta. Inoltre sostengono anche che non sembrano essere stati intrapresi atti di indirizzo o/e provvedimenti per tutta una serie di disservizi ai quali i componenti della giunta non riescono a porre rimedio e continuano evidenziando come tutte le mozioni approvate dal Consiglio Comunale a larga maggioranza dell' Assise sono state disattese e che l'AC non si è impegnata nella realizzazione o compimento di alcuna di esse. Tale mozione è stata approvata a larga maggioranza (10 voti favorevoli – 6 astenuti – 1 solo contrario) quindi il fatto che l’attuale compagine amministrativa non sia in grado di amministrare il paese non essendo capace di attuare quanto previsto dal programma elettorale sottoposto ai cittadini non lo pensa solamente l’opposizione ma anche gran parte della maggioranza. Altrimenti non si spiegherebbe come mai, durante il dibattito consiliare, molti consiglieri di maggioranza non hanno avuto alcun interesse a difendere l’operato dell’amministrazione ed addirittura nemmeno hanno votato contro la mozione, ma si sono astenuti; senza poi considerare quei consiglieri di maggioranza che hanno preferito non esprimersi allontanandosi dall’aula. Questo dovrebbe essere un serio campanello d’allarme per il sindaco Salvino tenuto conto che appena dopo due anni di mandato non ha più una maggioranza. Infatti il sindaco, dopo la votazione della mozione, ha visto scricchiolare ulteriormente la sua maggioranza anche quando questa è stata chiamata a votare il nuovo regolamento della TARSU respinto ( 7 voti favorevoli, 7 contrari, 1 astenuto) presentato dall’ amministrazione comunale e che per ben due precedenti volte è stato discusso e poi rinviato dall’assise. Tutto ciò accade dopo la verifica politica effettuata dal sindaco Salvino che ha portato solamente al cambio di qualche delega da un assessore all’altro; ovviamente da parte di qualcuno è stata ritenuta una farsa. Solamente l’assessore D’Agostino può ritenersi soddisfatto in quanto, quando è stata presentata la mozione di sfiducia nei suoi confronti, il consiglio comunale a larga maggioranza ha ritenuto di non sfiduciarlo. M. GUASTELLA / C. BOLOGNA LA NOSTRA NAZIONALE DI CALCIO HA COMPIUTO CENT’ANNI Quando si parla di “aver compiuto cent’anni”, si pensa al vecchierel canuto e bianco di petrarchesca memoria, invece la commemorazione avuta luogo il 15 di questo mese a Milano, riguarda tutto tranne che vecchierelli canuti e bianchi! Riguarda la nostra squadra Nazionale di Calcio che ha raggiunto i cent’anni di vita. Canuto e bianco sarà anche il nostro attuale ct, il che però non pregiudica il suo talento atletico. Anzi. Egli, infatti, sta lavorando perchè i suoi ragazzi siano tutti in forma per arrivare a Joannesburg lucidi e determinati ed iniziare un altro secolo di successi, emozioni e sogni. La nostra Nazionale di Calcio, (maglietta bianca), nacque nel 1910 ed il 15 maggio di quell’anno disputò la prima partita. Primo avversario la Francia, battuta con un sonoro 6-2 che apriva la strada ad un affascinante romanzo, il nostro calcio, che ancora oggi ci innamora e ci unisce più di qualsiasi altra causa nazionalistica. Vittoria sì, ma troppo presto perchè echeggiassero titoloni e commenti nei giornali, come avverrebbe oggi, perchè allora gli sport più sentiti erano il Ciclismo ed il Galoppo. Il processo di conquista del grande pubblico è stato lento e laborioso, talvolta sofferente. Lentamente l’italiano andava affezionandosi alla propria Nazionale di Calcio e lentamente capì che attraverso i primi beniamini, dal primo allenatore in assoluto, Umberto ne ha guadagnati cinque. Nell’ambito delle celebrazioni E-mail: [email protected] 14 Meazza, al milanista Lana che segnò il primo gol, all’allora “trainer” Vittorio Pozzo, stava per nascere la storia del proprio calcio, quella che avrebbe consacrato idoli a venire come Piola, Riva, Mazzola, Rivera, Paolo Rossi, Baggio, & C. idoli che avrebbero riempito pagine di libri e giornali, piccoli e grandi schermi e i nostri cuori. E quel che sarà! Pian piano, complici i due campionati consecutivi vinti da Pozzo nel ’34 e nel ’38 (il che fa gola al nostro Marcellone), le dimensioni del nostro Calcio nazionale s’ingrossavano, gli stadi si riempivano ed i giornali cominciavano a dare i meritati riscontri a quello che oggi è definito “lo sport più bello del mondo”. Cent’anni per scrivere un bilancio tutto sommato positivo, sottolineando eventi passati alla storia, nel bene e nel male, come ad esempio la beffa della Corea nel ’66 e quella del Giappone nel 2002 (ricordate l’arbitro Moreno?). Cent’anni perchè passassero alla storia anche eventi di Calcio “non giocato”, come ad esempio l’esultanza di Pertini a Madrid nell’82, o di “Calcio giocato” come la mitica partita Italia-Germania 4-3. Cent’anni perchè il nostro conterraneo Candido Cannavò, sulla prima pagina della sua “Gazzetta”, il giorno dopo Italia-Nigeria del ’98, potesse scrivere “…e il nero divenne azzurro”, dopo il soffertissimo gol di Baggio. A proposito di conterranei, perchè no: cent’anni per consacrare, come voce del secolo, quella famigerata del caro radiocronista palermitano Nicolò Carosio, ai tempi in cui tutto era radio. E’ passato un secolo ed ogni volta puntualmente arrivano gli Europei, i Mondiali, le amichevoli e, sotto qualsiasi altra forma, le partite degli Azzurri, ed ogni volta siamo sempre lì a gridare “Forza Italia”, consapevoli com’è vero, che le situazioni definitive spesso vengono create da piccoli ed apparentemente insignificanti avvenimenti: l’esito di un rigore, come ad esempio nel mondiale del ’94 o quello di Grosso nella finale del 2006 (che, se finiti diversamente avrebbero cambiato la storia); una traversa, un palo, un fuorigioco, una scivolata: tutte circostanze che possono cambiare numeri storici e mondiali. Nel Calcio come nella vita. In questi cento anni, intanto, tra bravura, fortuna, errori e sudori ci siamo guadagnati quattro titoli mondiali (’34, ’38, ’82 e 2006), secondi, nel mondo, solo al Brasile che, per alcune circostanze (tipo quelle di cui sopra!) forse accidentali, fortuite, tecniche o del destino, di questo storico compleanno, in molti hanno stilato formazioni fantasiose della nostra Nazionale prescindendo dai tempi e proponendo una squadra immaginaria. Simpatico l’accostamento tra Buffon e Meazza nella formazione ipotizzata da Filippo Grassia per “Il Giornale”. Gettonatissimo Zoff e taciuto Sacchi come allenatore della squadra ideale, quel Sacchi che (nel ’94), “passava” sempre ma non ci divertiva mai! Se avessi dovuto ipotizzare la mia Nazionale folle, sempre a proposito di conterranei, sicuramente non avrei lasciato a casa l’amico Totò Schillaci! FRANCESCO SIINO PERCHE’ IN ITALIA NON ESISTE UN’ETICA PUBBLICA MA ESISTE SCAJOLA? In una intervista rilasciata da Ginsborg a Simonetta Fiori e riportata da Repubblica l’8 Marzo scorso (prima, quindi, dello scandalo Scajola), lo storico inglese, che ha recentemente curato la raccolta di saggi “Famiglie del Novecento”, sembra aderire sostanzialmente alla tesi di Noberto Bobbio, per cui in Italia “per le famiglie si sprecano impegno, energie e coraggio, ma ne rimane poco per la società e per lo stato”. Insomma, il “familismo” impedisce la nascita di un’etica pubblica in Italia. Son d’accordo con questa tesi almeno tanto quanto non lo sono, tutto dipende da cosa s’intende per famiglia e “familismo”. Per quanto riguarda la famiglia, son convinto che con questo termine, comunemente, si designano due realtà molto diverse fra loro, per cui, cercherò, brevemente, di delineare i caratteri di queste due realtà, che indicherò come famiglia 1 e famiglia 2, e del cosidetto “familismo”, come io li intendo. FAMIGLIA 1:- Luogo del miracoloso scoccare della coscienza che, come qualcuno ha detto, si manifesta col sorriso con cui il bimbo risponde al sorriso della mamma, alla sua voce, ai suoi baci. Un sorriso di risposta, quindi, un sorriso ed una coscienza come latenti ed evocati da un atto d’amore (Biancaneve svegliata dal sonno – la vita meramente biologica – da un bacio?). La coscienza si costituisce, così, come originaria, strutturale, imprescindibile tensione verso l’altro, nella figura della mamma, prima, e poi di ogni altro, della natura, di Dio. E questa tensione verso l’altro, ovvero la carica morale, non si esaurisce, anzi si potenzia con l’esercizio in famiglia ed esonda nel mondo. Ma, purtroppo, ci tocca far i conti con le paure, i conflitti, le angosce di tutti i giorni che appannano la naturale tensione verso l’altro e, quando l’appannamento contagia e supera certi limiti, tanto da indurre a rinchiudersi in se stessi fino a precludersi la E-mail: [email protected] 15 percezione dell’altro, della sua dignità, dei suoi bisogni, allora siamo già nella FAMIGLIA 2: - Luogo di negazione d’ogni tensione verso Società e Stato da parte di consanguinei–complici, ma anche luogo di negazione d’ogni tensione tra gli stessi consanguinei–complici, ognuno dei quali costituisce per gli altri solo una proiezione del proprio io-prigione e siamo già nel FAMILISMO: - Parodia dei valori familiari messi in scena dalla compagnia dei consanguinei- complici, figure che vivono dell’etico morir per la famiglia, mentre, in realtà nessuno muore perché non muoiono i morti! E non credo sia corretto usare il termine risposta per definire il legame (che, pure, certamente c’è) tra questo familismo- sepolcro ed i lunghi secoli di sofferenze, specie al Sud, inferte da Stati assenti ed oppressori, perché fetore e non risposte proviene dai sepolcri! Ed a proposito di sepolcri, di cui quelli imbiancati ed indoppiopettiti rappresentano una sottospecie, eccoci, ora, in balia di un immenso potere sepolcrale che usa Governo e Parlamento come personale al suo servizio, per ciò stesso costituendosi fonte d’ispirazione per ogni altra sepolcral-devianza. Un sepolcro dietro l’altro, ormai, in uno scenario di cimitero di cui ancora non s’intravedono i contorni e la profondità, mentre il povero Scajola, senza più casa rimandato a casa, causa una casa, assieme a Totò cerca casa! PROF. SALVO RICCOBONO TORRETTA, IL SINDACO TENTA IL BLITZ ALL’UNIONE DEI COMUNI CON LA REVOCA DI UN CONSIGLIERE Il Sindaco di Torretta Vincenzo Guastella, da tempo ormai privo della maggioranza consiliare, ha revocato con una determina il consigliere Rosaria Pipitone dall'incarico presso l'Unione dei Comuni delle Torri tra mari e monti. La decisione è stata comunicata alla Pipitone appena 24 ore prima della seduta del 18 maggio u.s. della stessa assemblea. L'odg prevedeva la votazione del bilancio e l'elezione del nuovo Presidente dell'assise, ed è chiaro l'intento di semplificare il percorso per l'elezione a tale carica di Emanuele Di Maggio, in un contesto in cui la Giunta Municipale di Torretta vive costantemente sotto i continui ricatti dei consiglieri, tutti decisivi per la sopravvivenza in aula. Fin qui nulla di strano, se non fosse che si tratta di un atto palesemente illegittimo, come ampiamente sottolineato da tutti i consiglieri dell'Unione tranne Di Maggio, nella stessa seduta del 18 maggio, rinviata a data da destinarsi, anche perché convocata senza le garanzie del plenum potenziale, e cioè in appena nove elementi. Anche il T.a.r. ha già avuto modo di esprimersi su una vicenda identica nel 2007, quando condannò aspramente il comportamento del sindaco di Monreale che aveva revocato l'incarico ad un consigliere dell'Unione dei Comuni Monreale - Jetas. Pensare ad una serie di grossolani errori da parte del sindaco e dei suoi più stretti consiglieri in questa vicenda è l'ipotesi meno credibile. È più probabile che, ad una impressionante incompetenza manifesta, si sia aggiunta la volontà di tentare di abbassare il quorum per l'elezione di Di Maggio alla presidenza dell'assemblea, con un'operazione poco trasparente e assolutamente illegale. Rosaria Pipitone ha già inoltrato ricorso al T.a.r. per rivendicare i suoi diritti violati da un atto classificabile anche come ritorsione politica; non va dimenticato che la stessa è stata capogruppo di maggioranza a Torretta fino a quando ha deciso, unitamente al vicepresidente del consiglio comunale Calogero Gambino e a tutti i giovani del movimento Torretta Giovane che avevano consentito a Vincenzo Guastella di diventare sindaco, di passare all'opposizione. Tale scelta fu motivata a suo tempo per "contrastare le mancate garanzie di parsimonia della gestione politica e trasparenza di quella amminstrativa", e da allora il coraggio della Pipitone nell'opporsi a scelte poco trasparenti soprattutto nel settore dell'Urbanistica e dei Lavori pubblici, come nel caso del silenzio misterioso dell'Amministrazione sull'efficacia del Prg o di somme urgenze onerose, è stato ampiamente contrastato anche dal Presidente del Consiglio Filippo Gambino, che conduce i lavori d'aula nel palese tentativo di mettere a tacere le voci di opposizione. Il momento della politica torrettese è dunque particolarmente triste: dopo lo scioglimento della precedente amministrazione, l'elezione di Guastella con un gruppo di giovani alla guida del paese lasciava ben sperare, ma la ripresentazione di vecchi schemi e consumati clichè ha fatto ripiombare il paese in un clima cupo su cui si addensano ogni giorno di più pesanti nuvoloni. Consigliere dell’Unione delle Torri tra mari e monti E-mail: [email protected] ROSARIA PIPITONE 16 23 MAGGIO 2010 ANCHE CAPACI RICORDA FALCONE In occasione del 18° anniversario dell’uccisione, per mano mafiosa, del giudice Giovanni falcone, della moglie Francesca morvillo e degli agenti della scorta Rocco di Cillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro, sia a Palermo che a Capaci sono state organizzate diverse manifestazioni per ricordare il loro sacrificio. Giorno 21 maggio, alla presenza del prefetto e del Presidente del Senato Renato Schifani è stato inaugurato, in Piazza Calogero Troia, l’Albero di Falcone. A seguire si è tenuto il concerto della Fanfara dei Carabinieri del 12° Battaglione di Palermo. Il 22 maggio oltre a vari concerti sono stati aperti degli stand dove era possibile degustare diversi prodotti provenienti dai terreni confiscati alla mafia e dal circuito “Pizzo-Free”. Inoltre si è tenuta una manifestazione organizzata dal Consorzio Sviluppo e Legalità, Libera Terra e Addio Pizzo. Giorno 23 Maggio, il Presidente del Consiglio comunale Foti, ha convocato una seduta consiliare ad adunanza aperta che si è tenuta nell’atrio di Palazzo Pilo. Tantissi i sindaci e i consiglieri comunali dei paesi limitrofi che hanno partecipato all’importantissima manifestazione. Le manifestazioni dedicate all’anniversario della morte del giudice falcone si sono concluse con una manifestazione organizzata dall’associazione E.L.I.O.S.. durante tale manifestazioni sono stati letti, dai ragazzi della scuola e da diversi cittadini, diversi brani che ci hanno lasciato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. MOVIMENTO AMACAPACI CHIUSO IN REDAZIONE MERCOLEDI’ 26/MAGGIO 2010 ALLE ORE 20.00 E-mail: [email protected]