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Periodico di: Attualità, Informazione, Politica, Eventi e Cultura
Maggio 2010 – Anno 3 n.5
IL RICORDO DEL
23 MAGGIO 1992
Aut. Trib. Palermo n. 45 del 04/11/2008
Direttore responsabile: Francesco Siino
ANCHE CAPACI RICORDA IL 150°
ANNIVERSARIO DELL’UNITÀ
Siamo entrati in questo mese di
Maggio e la primavera sta iniziando
a lasciar posto alla stagione estiva,
iniziano le passeggiate serali al
lungomare, i primi bagni e le prime
abbronzature...insomma Maggio è la
porta principale che ci farà entrare
nella calda Estate. Purtroppo,
Maggio, per il nostro paese è anche
altro...sopratutto per questa data 23
MAGGIO 1992. Giorno in cui il
mondo intero, nostro malgrado,
riconosce Capaci come il luogo di
quella terribile strage. Ricordo bene
quel giorno, ero un bambino e
andavo al catechismo, ed è stato
proprio mentre uscivo da una
lezione di esso che udii quel
boato...Ricordo lo sgomento e
l´incertezza mia e della gente che mi
stava accanto..."Sarà scoppiata una
bombola del gas" si diceva...
"Speriamo che non sia niente di
grave"....parole e pensieri che ci
riaccompagnarono a casa. Lì mi
aspettava mia madre, che dopo
avermi aperto la porta ritornò ad
affacciarsi al balcone ed a
continuare la discussione con la
vicina..."L´hai sentito?!" ………....
"Tremavano tutti i vetri della
finestra..!!!" Nel frattempo la TV
Nell’ambito delle iniziative promosse in campo nazionale dall’Istituto per
la Storia del Risorgimento Italiano per celebrare la ricorrenza del 150°
anniversario dell’impresa dei Mille che diede il via al definitivo processo
di unificazione nazionale, il nostro concittadino, prof. Pietro Siino, già
docente di Storia del Risorgimento all’Università di Palermo, in
rappresentanza del Comitato di Palermo del sopra citato Istituto, del quale
per oltre un decennio è stato il presidente, e del quale fa parte del
Consiglio Direttivo, ha insistentemente voluto che anche Capaci
testimoniasse la sua presenza nel celebrare quel ricordo, anche perché
voleva che si onorasse la memoria di Rosalino Pilo, dei conti Pilo di
Capaci, caduto nella lotta per la realizzazione di quel sogno.
La sua richiesta, avanzata direttamente al Sindaco, ha avuto positivo
accoglimento. L’otto maggio, infatti, in un’ampia sala dello strutturato
palazzetto Pilo, alla presenza di un folto e selezionato pubblico tra cui
facevano spicco uomini e donne culturalmente impegnate, oltre una
rappresentanza di studenti, si è tenuto un mini, quanto interessante
convegno che ha avuto per tema : Rosalino Pilo e il contributo della Sicilia
nel processo di unificazione.
Relatori ufficiali sono stati il prof. Pietro Siino ed il prof. Michelengelo
Ingrassia quest’ultimo docente a contratto di Storia Contemporanea nella
università di Palermo. In assenza del sindaco, trattenuto da impegni
istituzionali, ha fatto gli onori di casa il prof. Raveduto, assessore alla P.I.
del Comune, che ha presieduto la riunione. Egli, dopo i rituali personali
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saluti, dell’Amministrazione e quelli del sindaco, ha
introdotto la discussione ringraziando gli autori
dell’iniziativa ed in particolare il prof. Giuseppe
Puccio, ex sindaco, che ha fatto da tramite,
impegnandosi a fondo perché l’iniziativa andasse
felicemente in porto. Nel suo intervento il prof.
Raveduto ha voluto sottolineare il fatto che aver
ospitato quell’evento in
cui si commemorava
anche la figura di
Rosalino
Pilo,
nei
rinnovati
locali
che
furono residenza dei
Conti Pilo, costituiva per
tutta la cittadinanza di
Capaci,
motivo
di
orgoglio.
Hanno successivamente
preso la parola il
dirigente scolastico della
Scuola Media Biagio
Siciliano, prof. Mendola
e l’Arciprete Monsignor Giovambattista Vassallo.
Entrambi gli intervenuti, seppur con accenti diversi
hanno messo in evidenza il significato etico politico e
storico della manifestazione. Successivamente il
professore Pietro Siino con una appassionata e
personale partecipazione ha fatto rivivere i momenti
più significativi dell’impegno a tempo pieno profuso
dal giovane cadetto dei conti Pilo nel difficile processo
di formazione dell’identità nazionale. Soffermandosi
brevemente a riflettere sulla odierna crisi dei valori
nazionali e sul recente contagioso fenomeno di moda
della dissacrazione dei valori spirituali del
Risorgimento, moda dettata, a detta del relatore, da un
revisionismo storico di maniera, fondato su un
pretestuoso
quanto
interessato
sentimento
autonomistico, il prof. Siino si è dichiarato
profondamente amareggiato per questa forma di
nuovismo che suona offesa alla memoria di quanti, in
ogni tempo, hanno sacrificato la loro esistenza per la
creazione dell’unità nazionale e per la difesa di essa.
Pur procedendo con grandi salti l’oratore ha
accompagnato il Pilo sin dalla sua iniziazione al credo
mazziniano (1838) gradatamente in tutti i più
significativi momenti dell’azione dell’eroe, dalla sua
attiva presenza nella rivoluzione nel 1848 alla difesa
dell’isola nel 1849, quando per tutta una serie di errori
dei politici siciliani si ebbe il ritorno delle truppe
borboniche guidate dal principe Satriano. Costretto a
lasciare l’isola assieme al fior fiore del democratismo
rivoluzionario, il Pilo durante il suo forzato esilio si
dedicò con tutto se stesso a far da mediatore per
cercare di ricreare la difficile armonia tra gli esuli e far
superare le divisioni ideologiche. Testimonianza di
questo suo impegno sono le moltissime lettere a quanti
erano interessate al destino dell’isola e dell’Italia, delle
400 lettere che costituiscono il suo epistolario oltre 300
hanno per scopo tale intendimento e sono indirizzate ai
personaggi più in vista del movimento, da Garibaldi a
Mazzini da Crispi a Bertani, Fabrizi, Corrao, Pisacane
ecc. Per dedicare un tale scopo egli viaggiò senza sosta
da Marsiglia a Malta a Genova, Torino, Londra, Parigi,
ecc. Dove la sua presenza poteva risultare utile per il
superiore bene del Paese, egli vi si recava. Il prof. Siino
dopo averci parlato di un Pilo rammaricato per il
fallimento dell’iniziativa dell’amico Pisacane, e della sua
triste fine, anche perché se ne sentiva in parte
responsabile per non essere riuscito, per colpa di un
fortunale, nell’impresa di fargli avere le armi promesse,
ha descritto la coraggiosa impresa di Pilo e Giovanni
Corrao (i Dioscuri del Sessanta) che sbarcati il 10 aprile
nei pressi di Messina si adoperarono con ogni mezzo per
riallacciare le fila del movimento cospirativo nelle
province di Messina e Catania per poi raggiungere, a
marce forzate, la provincia di Palermo dove la rivolta era
scoppiata. Il 4 aprile al suono delle campane della
Gancia, correva il rischio di spegnersi. Con il loro arrivo
essi sono riusciti ad infondere nuovo vigore, anche
perché la promessa da loro fatta alle popolazioni con cui
erano entrate in contatto dell’imminente arrivo di
Garibaldi, trovava conferma dalle notizie che giungevano
da Marsala. L’oratore, nella sua relazione ha
accompagnato l’eroico rampollo dei conti Pilo di Capaci
fino a Pizzo della Neviera, nei monti presso San Martino
delle Scale dove, all’alba del 21 maggio una palla
borbonica pose fine ai suoi sogni di libertà. Le parole
conclusive dell’oratore sono state di speranza che l’Italia
possa resistere ai folli tentativi di divisione e sappia
sempre rimanere unita così come gli eroi del
Risorgimento l’hanno sognata, voluta e realizzata.
Uno scrosciante applauso ha salutato la fine
dell’intervento del prof. Siino. È, quindi, seguita la
relazione del prof. Ingrassia. Egli con magistrale e dotta
padronanza, mostrando una notevole capacità di sintesi è
riuscito a far rivivere le varie fasi che hanno
caratterizzato i movimenti rivoluzionari siciliani
dell’800, sottolineando come a differenza che nelle altri
parti d’Italia in Sicilia nelle rivolte troviamo sempre un
notevole e decisivo contributo delle forze popolari. Poi si
è soffermato a sottolineare che se il Risorgimento
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siciliano, quello sociale, non potè conseguire la piena
realizzazione, non fu certo per colpa di Garibaldi, se
mai furono le forze del latifondo siciliano in sintonia
con gli agrari del resto d’Italia che si adoperarono per
evitare che la rivoluzione democratica di Sicilia
potesse essere “esportata”, riuscendo a bloccarla,
attraverso abili manovre e soprattutto col ricorso al
plebiscito annessionista. Le parole del prof. Ingrassia
hanno lasciato intendere che furono quelli che stavano
nei “posti di comando” a tradire la Sicilia e non quegli
uomini che avevano tutto osato per liberare l’isola dal
giogo borbonico. Un lungo applauso ha salutato
la fine dell’intervento del prof. Ingrassia. Alla fine
della cerimonia molti dei presenti hanno potuto
visitare il ricco museo che l’Associazione Nazionale
Carabinieri in Congedo, Sezione di Capaci, presieduta
dal maresciallo Vincenzo Dolce, ha organizzato in
alcuni locali del palazzetto Pilo, concessi loro dal
Comune. La maggior parte dei cimeli esposti nel
museo sono di proprietà del maresciallo Benedetto
Salvino, uno dei reduci di Nassiria.. Parole di elogio
sono state pronunciate dal prof. Siino a favore di chi
ha realizzato quella nobile iniziativa.
Chiudiamo queste poche note con la speranza che
iniziative culturali di questo tono si possano ripetere in
futuro.
Piotre Niosi
Continua da pag. 1
interruppe la trasmissione che stavo guardando per
lasciare spazio all´edizione straordinaria del
telegiornale. La giornalista parlava di un giudice
ucciso in una strage insieme alla moglie e alla sua
scorta lungo l´autostrada che portava a Palermo,
all´altezza di Capaci...e lì sentendo il nome familiare
del mio Paese, mi accorsi di una colonna di fumo
grigio fuori la finestra. A seguire notizie, interviste,
commenti, sempre con quelle tre parole "Strage di
Capaci". E non riuscivo a capire il perché, proprio nel
mio paese... Diciotto anni fa com´era Capaci? Beh, dal
punto di vista degli occhi di un bambino era una
Capaci più semplice, più serena...ma quel 23 Maggio
ci portò alla realtà, improvvisamente, quel bambino, e
altri bambini di allora come me, solo dopo quella
strage si rendevano conto cos´era veramente il male
della Sicilia. Dopo diciotto anni, Capaci è sicuramente
cambiata, nel bene e nel male, non solo nell´aspetto,
ma più profondamente, perché dietro gli occhi di quei
bambini di allora ora ci sono ragazzi e adulti che
hanno il dovere di far conoscere ai bambini di ora il
senso di giustizia e civiltà che i giudici Falcone e
Borsellino e le loro scorte ci fecero conoscere,
purtroppo con un prezzo troppo alto. Spero che si
continui, come già è stato fatto, a far crescere ma
soprattutto a far comprendere, il senso di giustizia e
civiltà ai piccoli e futuri cittadini di Capaci, con
l´impegno di tutti, AMMINISTRAZIONE COMUNALE
ATTUALE E FUTURE, in collaborazione con le scuole,
la Chiesa e le famiglie, insomma di tutti, perché in questi
casi e per questi valori NON ESISTE PREFERENZA
POLITICA MA SOLO IL BENE COMUNE.
PROVENZA ANTONINO
L’angolo dell’ecologia e ambiente
L’ALLUMINIO
L’alluminio è dopo il ferro e i suoi derivati il metallo che
usiamo più volte nella vita quotidiana, infatti si trova
negli aerei, nelle auto, negli edifici , nei cd, nelle linee
dell’alta tensione, nei microchip. Infatti nel mondo se ne
producono ben 31 milioni di tonnellate all’anno, contro
14 milioni di tonnellate di rame, 6 di piombo, 0,2 di
stagno . E ben 7 milioni vengono dal riciclaggio. Questo
prezioso metallo possiede la bianchezza dell’argento,
l’indistruttibilità dell’oro, la resistenza del ferro, la
facilità a fondere come il rame e la leggerezza del vetro.
E’ modellabile ed è in abbondanza perché è alla base di
gran parte delle rocce, infatti costituisce in peso circa
l’8% della crosta terrestre. Inoltre l’alluminio puro è
tenerissimo e aggiungendo piccole quantità di altri
metalli (ferro, silicio, magnesio e rame) assume la
consistenza e la rigidità che lo rende insostituibile
nell’edilizia, nell’imballaggio e nei trasporti, anche
perché vanta una eccellente resistenza agli agenti chimici
e alla corrosione. La fonte principale di estrazione
dell’alluminio è la Bauxite, un’argilla rossastra presente
in enormi giacimenti, purtroppo la produzione di
alluminio richiede un caro prezzo, infatti per estrarre un
Kg. di alluminio servono 16 kWh di energia, talvolta
fornita da dighe che hanno un impatto molto dannoso per
l’ambiente e per l’ecosistema.
Fortunatamente riciclare alluminio costa in termini
energetici circa il 95 % in meno rispetto al costo di
produzione ed è l’unico materiale che vale più del costo
di raccolta e riciclo.
In Italia si riciclano circa il 46% delle lattine contro una
media Europea del 40%.
Oggi mediamente l’alluminio costituisce l’80% della
struttura di un aereo e arriva al 90% nei rimorchi da
camion e in ogni automobile ne sono utilizzati circa 70
kg. contribuendo a fare diminuire l’inquinamento da
anidride carbonica infatti più è leggera una macchina
meno consuma, rispetto all’acciaio pesa la metà e dura
più a lungo e inoltre può essere riciclato all’infinito.
By2P
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A cura di PUCCIO PIETRO
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L’AMMINISTRAZIONE NON È
UNITA SULL’ITER DEL PRG
Mi sia permesso di inserirmi nel dibattito sul PRG di
Capaci tanto necessario per uno sviluppo sostenibile
del territorio quanto vitale per la microeconomia del
paese; tema politico pertanto caro ai cittadini ed alla
redazione de L’informatore. Mi sia permesso di
scrivere senza tanti giri di parole la nuda realtà dei fatti
quale si evince dal recente verificarsi di eventi tanto
chiari quanto gli atteggiamenti della amministrazione
comunale in carica. L’amministrazione attuale dopo
due anni dal suo insediamento ufficialmente sostiene
che la attuale proposta di PRG debba essere corretta
dai vizi di legittimità in essa contenuti e per questo
chiede tempo. Già nel 2007 l’Assessorato nel
rispondere ad una richiesta di parere sulla legittimità
dell’iter di adozione del PRG come veniva intrapreso
dalla allora Amministrazione Longo, si era espresso
chiaramente con una validazione della stessa ed un
invito a procedere. Della stessa conclusione è stata nel
mese di Dicembre del 2009 la relazione tecnica
dell’esperto nominato dal Sindaco Salvino, Prof.
Gangemi che è chiaramente e senza ombra di dubbio
del parere che la proposta di P.R.G., già dotato del
parere del Genio Civile, vada trasmessa con
immediatezza al Consiglio comunale assieme alla
proposta di Delibera di adozione previa richiesta
all’ARTA di nominare un commissario al solo
compito di revocare la delibera commissariale di
Adozione 3/97. L’esperto nominato dal Sindaco,
sostiene che il Consiglio potrà emendare, integrare,
modificare il progetto del P.R.G. in considerazione
della competenza esclusiva in materia. A queste stesse
conclusioni e dello stesso parere sono lo scrivente e gli
altri consiglieri di opposizione tra i quali quelli che
sono stati amministratori nel governo precedente e che
si sono prodigati per accelerare al massimo l’iter di
approvazione del PRG. La posizione dell’esperto del
Sindaco è sposata anche da alcuni consiglieri di
maggioranza tra i quali il consigliere Sebastiano Siino,
che ritiene che la proposta di P.R.G. redatta dall’Arch.
Messina deve essere trasmessa in Consiglio in quanto
ricorrere alla redazione di una nuova proposta di
P.R.G. significherebbe una grande ed irreparabile
perdita di denaro, oltre che di tempo. Il Consigliere
Siino ritiene, a mio avviso giustamente, che
l’Amministrazione e la Maggioranza possono sempre,
in fase di Adozione ed in fase di redazione dei Piani
esecutivi, dare la loro impronta al PRG apportando
miglioramenti secondo quanto previsto nel programma
elettorale. Altri consiglieri di maggioranza pur
condividendo questa posizione preferiscono non
dichiararla apertamente (ma come diceva Ezra Pound
“se non hai il coraggio di dichiarare le tue idee o
queste non valgono niente oppure non vali niente tu!”).
Questa posizione si va sempre di più rafforzando dal
punto di vista “istituzionale”: è infatti cronaca di questi
giorni come l’Assessorato Regionale in diverse occasioni
abbia sollecitato il Comune di Capaci a definire, come
precedentemente già più volte sollecitato, l’iter del PRG,
in particolare sia ad una richiesta di parere dell’Ufficio
tecnico in merito a proposte di edificazione ad iniziativa
privata, sia in merito alla richiesta di esame della VAS
(valutazione ambientale strategica), nuova metodologia
di studio del territorio che nei nuovi strumenti urbanistici
deve essere inserita. In poche parole l’Assessorato
Regionale colpevolizza l’AC se ancora oggi l’unico
strumento urbanistico che a Capaci si può utilizzare è il
vecchio ultratrentennale Piano di Fabbricazione, che
contiene solo norme per
l’edilizia privata ma non
prevede spazi pubblici,
verde, impianti, edifici
pubblici, parcheggi ecc.
Eppure un rumoroso
gruppo di Consiglieri di
maggioranza sostenuto
inaspettatamente
dai
consiglieri del gruppo
consiliare “la prospettiva” (Salvo Puccio e Antonio
Vassallo) ritiene addirittura necessario procedere alla
redazione di un nuovo Piano e trova sponda in elementi
dell’Amministrazione in testa il Vicesindaco Occhipinti e
l’Assessore Puccio, i quali hanno dichiarato la necessità
di rifare il P.R.G, indirizzando inequivocabilmente il
Sindaco, che fino a quel momento si era dimostrato
tentennante ma possibilista sulla posizione del suo
esperto, su questa posizione diametralmente opposta.
Ecco perché l’iter del PRG è di fatto fermo: è finito nelle
sabbie mobili delle posizioni contrastanti nella
maggioranza. Ecco perché, ricordo infatti ai cittadini, che
l’AC prima ha nominato e poi ha ignorato e addirittura
sconfessato il proprio esperto Prof. Gangemi che nella
sua relazione conclude affermando che la dilatazione dei
tempi non può che danneggiare la città ed il territorio di
Capaci che in atto il Sindaco è inadempiente perché
non trasmette il progetto di piano al Consiglio
Comunale. Perché questo atteggiamento? Perche cercare
da parte della AC attuale una strada più rischiosa in
termini di elevata possibilità di essere commissariati
dall’assessorato, più tortuosa con un iter dalla durata
incerta e dal costo ulteriormente incrementato solo per
dare alla cittadinanza il “proprio” PRG e non quello
ereditato dalla precedente Amministrazione? E se anche
vi fossero vizi di legittimità che rischi politici correrebbe
la attuale amministrazione comunale se portasse in
definizione il piano attuale? Se approvato, magari con
qualche correttivo apportato dalla attuale coalizione, se
ne prenderebbe pure i meriti, se bocciato potrebbe
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scaricare alla amministrazione precedente tutte le
eventuali colpe. Questa apparente contraddizione
potrebbe essere spiegata da alcuni “rumors” che hanno
raggiunto la piazza: ai vertici della amministrazione si
preferisce non definire il PRG: è la soluzione più
ovvia ma politicamente più comoda per almeno tre
motivi: 1) è l’unica soluzione che pur scontentando
tutti mantiene unita la maggioranza 2) permette ai
boiardi e agli imprenditori sostenitori della coalizione
Salvino di “lavorare” con il Piano di fabbricazione e 3)
si calmierano quegli elettori ai quali era stata promessa
vagamente una soluzione al loro “particolare
problema” sia che si chiamasse PAI (Piano assetto
idrogeologico) o zona a rischio sismico o vincoli vari.
Questi problemi non saranno mai risolti in tempi brevi
e senza un dibattito ampio che coinvolga apertamente
tutto l’Agorà politico però a quei cittadini ingenui,
presi in giro da alcuni microuomini oltre che pidocchi
politici allo scopo di avere magari il voto alle prossime
elezioni, può bastare la speranza?
E noi, quanto tempo ancora possiamo concedere
all’Amministrazione Comunale?
Dott. Erasmo Vassallo
Consigliere comunale di opposizione
LETTERA DI UN GIOVANE
CITTADINO DI CAPACI
Carissimi Lettori dell’Informatore, mi chiamo
Alessandro, ho soltanto 16 anni e ho assistito a diverse
campagne elettorali ed ho visto tanti candidati
dibattersi su quel piccolo palchetto riciclando sempre
le solite false promesse. Da un museo del mare che
viene sempre usato come colonna portante di
campagna elettorale a più posti di lavoro per i cittadini
disoccupati. Gli anni passano e le promesse non
vengono mai realizzate. Da un paio di anni è diventato
Primo Cittadino un “anonimo” sindaco che aveva
promesso in campagna elettorale un comizio
semestrale per aggiornare gli onesti contribuenti di
Capaci del suo operato generale, invece si fa vedere
soltanto quando intende partecipare a qualche funzione
religiosa. Oltre all’ormai famoso museo del mare il
sig. Salvino aveva promesso ai cittadini anche la
riapertura del sottopassaggio di viale degli Oleandri e
anche questa promessa non è stata mantenuta dopo 2
anni di amministrato. Non voglio essere un ipocrita
perché anche io, durante la campagna elettorale, avevo
creduto molto in questo candidato, ma non pensavo
che sarebbe risultato uno dei peggiori sindaci che deve
sopportare la nostra onesta cittadina. Io non posso
interessarmi di tutte le complesse problematiche che
attraversa il nostro paese visto che non ho ancora una
giusta età e una buona voce in capitolo né diritto di voto!
Però voglio ricordare al nostro sindaco che anche noi
esistiamo. Non abbiamo una biblioteca dove prendere un
libro e passare delle ore tranquille. Il posto destinato alla
nostra biblioteca è diventato un piccolo magazzino di
mobili, sto parlando del palazzo Pilo, un altro bel
problema questo, visto che a parer mio era meglio come
stava prima. Anche se per forza bisognava rimetterlo a
nuovo si poteva restaurare lasciandolo sempre con le sue
caratteristiche originarie. Non esiste una ludoteca
funzionante per i bambini di Capaci dove poter andare il
pomeriggio per fare i compiti e giocare, cioè non esiste
proprio niente per noi! Questa è la motivazione della mia
lettera che cerca, forse invano, di far capire al sindaco e i
suoi assessori che bisogna creare delle strutture di svago
per evitare l’avvicinamento dei ragazzi alla criminalità
come succede in altre parti d’Italia. Alcuni consigli posso
dare al nostro sindaco: creare una biblioteca funzionante
con testi interessanti e avvincenti e con la possibilità di
una connessione ad internet pur pagando una piccola
quota per il collegamento e soprattutto evitare di far
pagare i vari abbonamenti per andare e ritornare dalle
scuole che si trovano fuori città. È già pesante andare
fuori Paese per avere una degna istruzione ma pagare
sarebbe sbagliatissimo!!! Perché dobbiamo pagare noi
una mancanza di scuole superiori nel nostro paese?
Perché non abbiamo nessun privilegio da queste parti?
Spero che un giorno qualcuno mi sappia rispondere.
Cordiali Saluti
Noto Alessandro
Gruppo scout Capaci 2
Vieni e porta chi vuoi tu, le iscrizioni sono aperte ai Bambini
Con età tra gli 8 e i12,agli adolescenti tra i 12 e i 16 anni e ai
ragazzi dai 16 ai 20 anni, ma tu che sei più grande e fuori da
queste fasce di età vieni lo stesso c’e posto anche per te, gioca
con noi magari scoprirai L’AVVENTURA dentro di te!!!!!
Per info. Rivolgersi in parrocchia sant’Erasmo
O al Responsabile scout Antonino Chiofalo
Tel :328-3786034 / 091-8696444
E-mail: [email protected]
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L’AZIONE CATTOLICA
DEI RAGAZZI E LA PACE
Una delle tappe fondamentali ed
irrinunciabili del cammino annuale di
fede dell’ACR è il grande tema della
Pace. Come ben sapranno i Cattolici, ma
non solo loro, essa è sempre presente nei
documenti ufficiali del Magistero Papale
ed anzi negli ultimi anni la loro voce si è
fatta più pressante, a causa dei gravi fatti
di violenza e di guerre che rattristano la
nostra società: indimenticabili sono le
frasi celebri di due Papi contemporanei,
una di
Papa Giovanni XXIII:
“L’UMANITA’
DEVE
ESSERE
BUONA”; l’altra di Giovanni Paolo II:
“MAI PIU’ LA GUERRA !”. E’ con
questo spirito che anche quest’anno
L’Azione Cattolica dei Ragazzi (ACR)
fa esperienza di Pace con le attività che
contraddistinguono il Mese della Pace.
Tradizionalmente esso inizia a Gennaio,
come auspicio di un anno sereno. Coi
ragazzi si è cominciata l’esperienza,
riflettendo assieme sui frutti che essa
genera: la pace è gioia, la pace è dono
da offrire, la pace ci rende persone
autentiche, diveniamo amici di Gesù.
Successivamente
si
è focalizzata
l’attenzione sui gesti di pace: pregare,
solidarietà, allontanare le liti, attenzione
all’altro e ai suoi bisogni, vivere in
famiglia, a scuola, coi compagni questo
messaggio bellissimo. Tutta l’esperienza
ha avuto inizio dalla preghiera tratta dal
Salmo 84: “ Ascolterò cosa dice Dio il
Signore: egli annunzia la Pace per il suo
popolo, per i suoi fedeli. “ Per
concretizzare quanto discusso si è
proposto di realizzare dei disegni che
raccolti hanno formato L’ALBUM
DELLA PACE. Ma l’ACR è anche
allegria ! Quindi nella seconda fase si è
giocato insieme realizzando giochi che
sviluppano la socialità e l’ntegrazione tra
i compagni:giochi di gruppo, mimare,
descrivere lo stare assieme. L’ultima fase
dell’esperienza è stata quella di
realizzare un Laboratorio ideale in cui si
è discusso su tre piste diverse: la prima
riguarda il Vangelo con tutte le
situazioni in cui Gesù ha attuato
atteggiamenti di Pace; la seconda
analizza le cause a partire dalla
domanda: perché nel mondo manca la pace ?; la terza: cosa rovina la
pace tra i compagni ? A conclusione di tutto il gruppo ha scritto
(a mo’ di comandamenti) le REGOLE DELLA PACE che sono alla
fine l’impegno che i ragazzi si assumono per essere a somiglianza di
Gesù. A completare le esperienze citate il 25 Aprile 2010 l’Azione
Cattolica Diocesana e quella delle due Parrocchie del nostro Paese
hanno organizzato una festosa ed allegra giornata dal tema: ANDATE
PER LE STRA DE: annunciatori della bella notizia, che ha visto
animare circa 500 tra ragazzi, Giovani ed adulti, nella mattinata con
canti e balli chiassosi ed allegri; la presenza poi del nostro Vescovo
ha allietato l’incontro,in quanto egli ha affermato la bellezza del
Vangelo vissuto come gioioso annuncio di sal- vezza per tutti. Il tema
(andate per le strade) è stato quindi attuato concretamente con un
lunghissimo corteo festante di ragazzi con cartelloni lungo la Via
Kennedy fino ad arrivare alla Villa Comunale per una pausa, per
terminare in fine la gioiosa giornata tutti insieme al Saracen Hotel.
FRANCESCO DI NATALE
L’ALTRO EDOARDO CI HA LASCIATI
E’ morto il 18 di questo mese Edoardo Sanguineti, poeta contestatore.
Prima di celebrare pensieri parole ed opere, è d’uopo spendere due
righe su come Sanguineti è morto. Malasanita? La procura di Genova
ha aperto un fascicolo per omicidio colposo contro ignoti. Non era
vecchio, perchè nessuno è vecchio: avrebbe compiuto ottant’anni il
prossimo 9 dicembre. Problemi di cuore (come tutti sapevano): corsa
in ospedale, operazione, decesso. La moglie lamenta un non
tempestivo intervento dei medici: “Abbiamo aspettato due ore…” E’
triste morire così. Il cuore
ha ceduto. Quel cuore che
ha pulsato per l’ideologia
marxista, quel cuore che si
è speso per lo studio e la
ricerca sul Sommo Poeta,
sull’approfondimento della
poetica Gozzaniana, quel
cuore che tra un’aula
universitaria, un convegno,
un saggio, (Tra Liberty e
Crepuscolarismo), un testo
per Berio (Laborintus II), un romanzo (Gioco dell’Oca e Capriccio
Italiano) ed una poesia ha prodotto una unicità letteraria ed un
dinamismo da eterna gioventù. Fondò a Palermo, con Eco ed Arbasino,
il Gruppo 63 ed ha sempre vissuto la poesia come un gioco, un
indovinello. Spazzò via il tardo ermetismo senza nulla togliere ad
Ungaretti ed a Luzi, per il quale la poesia salverà il mondo. Usò poca
tenerezza nei versi, poca musicalità, come si conveniva ai
“Novissimi”, ma molta dedizione perchè usava “la lettera” per
esprimere se stesso nella sua quotidianità ed universalità di pensiero
non esclusa, anzi, la sua ideologia politica.
Se ne va un grande, uno scrittore che abbiamo stimato, un
anticonformista.
L’INFORMATORE
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LA “MAMMA TV”: LE
RESPONSABILITÀ DEI GENITORI
Nei tempi in cui viviamo, e in cui siamo costretti a
vivere, è quasi impensabile che non ci sia una
televisione in una casa, anzi è ormai normale che ogni
stanza delle nostre abitazioni sia fornita di almeno un
apparecchio televisivo. Così sin dalla più tenera età il
minore è bombardato da immagini e informazioni
varie. Infatti il mezzo televisivo esercita un potere
quasi ipnotico fin dai primi anni
di vita. Dato il carattere indistinto
che sempre più vanno acquisendo
le informazioni ci si chiede:
quanto
i
genitori
sono
responsabili degli effetti negativi
della tv sulle giovani menti?
Spesso si accusano i palinsesti televisivi di poca
selettività dei programmi, di una programmazione
indistinta nelle varie fasce orarie, di un linguaggio
scurrile e inappropriato di alcuni cartoni animati in cui
sono incluse anche scene di violenza. Di fronte a tutte
queste critiche nei confronti della società mediatica, il
quesito che mi pongo é: quanto incidono le scelte
televisive dei genitori sul processo educativo ed
evolutivo del minore? E se queste scelte non fossero
fatte, cosa succederebbe?
Nell’epoca che stiamo vivendo si assiste a ritmi di vita
frenetici, a mamme sempre meno mamme, a genitori
presi troppo dal lavoro, a bambini sempre più asociali
e video-dipendenti. Una delle cause di ciò è che spesso
la televisione assume il ruolo di mamma o addirittura
di baby sitter. Sempre più i genitori tornano stanchi dal
lavoro o sono indaffarati con i lavori in casa così non
trovando altro “mezzo” per tenere a bada i capricci dei
loro figli decidono di collocarli davanti la tv per
dedicare qualche ora alle loro incombenze. Si, qualche
ora, perché ormai si fa un uso smoderato delle
trasmissioni televisive. Così il bambino può addirittura
arrivare ad attribuire alla televisione il ruolo di
genitore sostitutivo di quelli esistenti ma
insoddisfacenti. Altre volte la tv copre un vuoto di
comunicazioni tra figli e genitori, infatti la tv tratta i
temi più svariati, ma secondo un’ottica soggettiva che
può forviare le menti dei giovani telespettatori. Ad
esempio nelle famiglie italiane è diffusa l’abitudine di
cenare con la televisione accesa e durante la visione
regna sovrano il silenzio per un migliore ascolto. Questo
toglie molto tempo alle dinamiche relazionali della
famiglia e provoca la diminuzione di momenti dedicati
alla comunicazione, all’ascolto e allo scambio di opinioni
in una parte della giornata dove la famiglia ha
l’occasione, forse l’unica, di riunirsi.
Spesso in tv vengono trasmesse scene di violenza che
portano il bambino a confondere la violenza vera con
quella televisiva e addirittura a pensare all’aggressività
come alla soluzione di problemi quotidiani. Questo a
causa dell’assenza di un adulto capace di guidare il
minore nella giusta comprensione dei valori sociali e
morali. È altamente importante che il genitore sappia
esattamente cosa il figlio stia guardando, per
comprendere perché ne è attirato e per fare qualcosa di
utile per il giovane, per spiegare determinati aspetti della
vita quotidiana, per fornirgli nuove chiavi di
interpretazione, per indirizzarlo nella visione, insomma
per fargli da guida. Per sottolineare ancora una volta
l’enorme responsabilità dei genitori nell’uso che i propri
figli fanno della tv, mi rifaccio alle parole del Santo
Padre Benedetto XVI durante la 41.ma giornata mondiale
delle comunicazioni sociali: “Il ruolo dei genitori è di
primaria importanza. Essi hanno il diritto e il dovere di
garantire un uso prudente dei media, formando la
coscienza dei loro bambini affinché siano in grado di
esprimere giudizi validi e obiettivi che li guideranno
nello scegliere o rifiutare i programmi proposti.” E
ancora : “L’educazione ai media dovrebbe essere
positiva. Ponendo i bambini di fronte a quello che è
esteticamente e moralmente eccellente, essi vengono
aiutati e sviluppare la propria opinione, la prudenza e la
capacità di discernimento...La bellezza, quasi specchio
del divino, ispira e vivifica i cuori e le menti giovanili,
mentre la bruttezza e la volgarità hanno un impatto
deprimente sugli atteggiamenti ed i comportamenti”.
E-mail: [email protected]
D.SSA MARIA RICCOBONO
8
MA CHI SONO RAMADU’ E PASCAZIO?
SONO GLI ULTIMI DUE SOLDATI
ITALIANI CADUTI IN AFGANISTAN
Ci risiamo. Il nostro cuore continua a battere storto, a
soffrire. I nostri occhi continuano a vedere feretri,
avvolti nel tricolore,
che
salgono
e
scendono dagli aerei,
con tutti gli onori che
vuoi ma senza vita.
Altri
due
soldati
italiani sono morti il 17
maggio in Afganistan,
a Herat, un altro carico
di esplosivo è tornato ad uccidere. Si tratta del
Sergente Massimiliano Ramadù e del Caporalmaggiore
Luigi Pascazio, rispettivamente di Cisterna (Latina) e
Bitetto (Bari) e rispettivamente di 33 e 25 anni. Poco
importa se l’obiettivo fossero esattamente le due
vittime o chiunque altro, purché occidentale. Ma il
braccio di ferro tra i terroristi talebani ed il governo
Karzai, e con esso tutta la popolazione afgana, è
sempre più violento e frequente, tant’è che
all’indomani dell’uccisione dei due alpini italiani
l’esplosione di un’altra autobomba a Kabul ha causato
la morte di altri sei militari della Nato e di dodici civili
afgani. La processione delle autorità, che giustamente
si attivano per partecipare il loro cordoglio alle
famiglie, non basta a colmare tanto dolore, né basta, a
tal fine, l’imminente medaglia al valore. La gloria
eterna ed il ricordo perenne che il ministro assicura
non basta a sostituire due giovani vite, eppure la storia
è sempre quella: due famiglie distrutte nel nome della
pace! Non stiamo rimproverando nessuno, perchè
nessuno ha colpa, ma non possiamo tacere la rabbia
che sentiamo davanti a questi eventi funesti, anche se
siamo consapevoli che la guerra è anche
(paradossalmente) uno strumento per difendere la
pace. Infatti, come si potrebbe fronteggiare altrimenti
la violenza armata dei talebani? E come, se si pensa
che la Jihad può anche venire ad agire nelle nostre
precise case? Il fatto è uno solo: come ha affermato il
Sindaco di Bitetto, davanti all’arduo compito di
informare dell’accaduto i genitori di Luigi Pascazio,
''Trovare le parole opportune da dire ai genitori in
questi momenti è difficile. Mi sento di dire solo una
cosa - conclude - si tratta di una morte eroica in nome
di un valore e di un'ideale, quello della pace
internazionale in cui questi ragazzi credono''. Noi
aggiungiamo che, scegliere la missione della pace, in
armi, è come prestare la propria vita alla storia. Un
prestito che può non essere restituito. Il Ministro della
Difesa Ignazio La Russa ha partecipato, insieme con il
Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e alla
presenza delle massime Autorità istituzionali e militari,
alle esequie solenni dei due alpini, che si sono svolte
presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma.
Nello stesso attentato sono stati feriti altri due soldati
italiani anch'essi appartenenti al 32° reggimento genio
guastatori ''Torino'' della Brigata alpina ''Taurinense'': il
Caporale Cristina Buonacucina, nata a Foligno (PG),
classe 1983 ed il 1° Caporal Maggiore Gianfranco Scirè
nato a Palermo, classe 1982, residente a Casteldaccia,
entrato nell'esercito nel 2001, quando aveva 19 anni e
giunto, con questa, alla terza missione all’estero.
Ultim’ora. Poiché si tratta di missione di pace, missione
diventata sempre più difficile, il Ministero della Difesa
ha deciso che sarà aumentato il numero dei militari
impegnati in Afganistan: dagli attuali 3300 passeremo
entro l’anno a circa quattromila programmando poi il
progressivo ritiro il cui completamento è previsto per il
2013.
FRANCESCO SIINO
UCCISO A BANGKOK FABIO POLENGHI,
FOTOREPORTER FREELANCE
Troppi lutti in questo mese di maggio. Quest’altra non ci
voleva. Per le strade di Bangkok, dove il fuoco tra le
“camice rosse” e le forze governative ha imperato
violento, in questo maggio infernale, ha perso la vita,
mercoledì 13, un altro nostro connazionale, un
giornalista di Milano appassionato di fotografia, in giro
per il mondo per guadagnarsi da vivere a colpi di “click”.
Non era solo un reporter di guerra, anzi, a questo tipo di
ricerca vi era approdato da poco; il suo mondo era quello
della moda, aveva lavorato infatti per
Vanity Fair, Vogue, Elle e riviste simili,
ma essendo un freelance andava
ovunque a produrre scatti “golosi”, di
quelli che ci lasciano stupiti sfogliando
riviste patinate e non, scatti inseguiti
magari da un mese, un anno, una vita.
Nella strada del suo destino il “click” di
Fabio ha incrociato il “boom” di chissà chi. E intanto la
nostra Italia, ferita al cuore, perde un altro dei suoi
valorosi figli, di quelli che vanno in giro per il mondo e
per di più un filantropo, uno che si sentiva a casa sua
ovunque fosse e che si adeguava al nuovo posto di cui,
girovago, accettava ogni regola ed ogni diversità
cercando di scoprire, con disinvoltura, tutte le emozioni
della gente per immortalarle. Il Brasile, l’Aquila, Parigi,
Delhi ed il Sud-est asiatico, sono state le sue “case”.
Viveva della propria sicurezza interiore. E’ inutile dire
che una persona così aveva un “facebook” affollatissimo
ed inutile dire che quando si è sparsa la voce della sua
caduta, il suo sito è impazzito. Ciao Fabio, noi non Ti
conoscevamo, ma siamo certi che se ci fossimo
incontrati, anche solo una volta, saresti stato uno di noi!
E-mail: [email protected]
LA REDAZIONE
9
NORD
SUD
note di giusto di lorenzo
UN COORDINAMENTO DEI GOVERNATORI DEL SUD
La prova politica delle generali regionali ha riconfermato nettamente la linea di tendenza delle nazionali di
due anni fa, col duopolio sempre più stretto P.d.L. e Lega, con un’accresciuta forza condizionante. L’alternanza
bipolare del P.D. più Di Pietro e compagni resta al palo, stagnante, come “l’ondivago” terzo polo centrista, un
miraggio del passato. Il gioco democratico del potere, nell’oggi per un indefinito domani, si declina tutto interno alle
forze di Governo, nel timone P.d.L. a forza di strappi Finiani dal berlusconismo all’estrema resa dei conti e ragnatele
dei capi-bastone per il “dopo”. Al valico la Lega in pole position più che mai striglierà i suoi noti “cavalli di
battaglia”.
I molti Governatori P.d.L. del Sud si rassegneranno al ruolo di comparse, nel complicato puzzle monocratico
dei ripiazzamenti, nel mentre i colleghi Azzurro-Verdi nordisti detteranno le linee guida del Governo d’Italia?
Oppure si riorganizzeranno all’occorrenza, a loro buona volta, quando per diventare finalmente protagonisti veri nelle
funzioni ricoperte? Solo allorché allignerà l’idea di un coordinamento speculare di tutti i Governatori sudisti, senza
colore. Il “battitore libero” Lombardo ha già innescato in Sicilia un pionieristico “laboratorio”(salvo incidente …)
trasversale, in esplorazione politico-programmatica oltre frontiera, una ricerca generalmente condivisibile, anche
dentro i rispettivi binari partitici, dai Parlamentari inter-regionali attorno ai Governatori di riferimento. Ne scaturisse
l’imponderabile serio di novità, un concertato pacchetto mirato di proposta, rilanciata in sintonia con i rappresentanti
bipartisan al Parlamento nazionale, per una concreta contrattazione col Governo Berlusconi!
Del resto sarebbe un esercizio tecnico, dentro la tenaglia istituzionale con popolare a stringersi, inventariare
un bel libretto “verde” equilibratore, da ringalluzziti “Terroni” a solidi “Polentoni”. Si punti ad un ponderato piano
Marshall “berlusconiano” (sponsorizzato sul Medioriente) meridionalistico, schematizzabile in punti cardine.
-Norme attuative flessibili per la fiscalità federale, compatibilmente con un solidale drenaggio centrale propulsivo, in
funzione di interventi perequativi di tenuta del sistema.
-Indirette agevolazioni nel prelievo fiscale statale per i soggetti produttivi, sottoforma di remunerativi servizi
promozionali, con veicolo della Banca del Sud.
-Previsione temporale finalizzata di una massa di investimenti pubblici (veicolo della Banca del Sud) d’impatto
ricostitutivo delle infrastrutture produttive, strutture territoriali, servizi civili di modernizzazione (tutt’altra “Cassa del
Mezzogiorno”, di svolta) omogenei col Nord, in circuito economico alternativo di “sanità”.
-Favorevole campagna d’attrazione ambientale, dietro drastiche misure di bonifica e protezione legale, di capitali
italiani nel mondo e internazionali d’impresa (veicolo della Banca del Sud), per un’epocale apertura di rinascimento.
-Mega-agenzia specialistica di formazione “pronto lavoro” giovanile, d’intesa Stato-Regioni-Università-imprese
(veicolo della Banca del Sud).
-Banca di robusto motore finanziario federale del Sud, crocevia dell’intero flusso economico e di gestione del
risparmio ai fini dello sviluppo.
E’ tempo, chi lo sa, propizio per un lungimirante movimento di “rottura” del Sud, all’altezza di un progetto
strategico credibile, spendibile in questa fase cruciale di riforma o incancrenimento del sistema Italia.
Pubblicato sul quotidiano “La Sicilia” di Catania
PROF. GIUSTO DI LORENZO
E-mail: [email protected]
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AKIYAMA BUDO CLUB
Giorno 28,29 e 30 Maggio ci saranno gli europei di ju
jitsu a Vienna la nostra società l'AKIYAMA BUDO
CLUB sarà presente con un atleta capacense ALESSI
PIERO.
Giorno 12 e 13 Giugno ci
sarà la COPPA ITALIA ju
jitsu a Napoli dove 30
ragazzi e atleti capacensi
della nostra società vi
parteciperanno per portare in
alto il nome di Capaci.
CRISTIAN MINUTO
NINO LISOTTA:
CAMPIONE ITALIANO
2010 DI TIRO CON L’ARCO
Si sono svolti a Varallo Pombia (Novara) dal 10 al 21
Febbraio 2010 i Campionati Italiani di Classe e Assoluti
indoor sulla distanza di 18 metri. Numerosi i successi
ottenuti dagli atleti siciliani. Tra i diversi titoli assegnati
spicca il brillante successo ottenuto dall’arciere
nostro concittadino Nino Lisotta. Secondo nella
classe è vincitore del Titolo Italiano Assoluto
diventando così Campione Italiano 2010. La sua storia
può essere sicuramente presa come esempio positivo
per chi, a causa di qualche brutto scherzo del destino, si
trovi, da un momento all’altro, a vivere una vita
moglie Daniela ha superato, pur fra mille difficoltà e
con alcuni momenti di sconforto. In ospedale (a Villa
Delle Ginestre), in particolare, ha conosciuto una
persona meravigliosa, Guglielmo Fuchsova, istruttore
nazionale di tiro con l’arco. In poco tempo ne è nata
una sincera e solida amicizia, che dura ormai da ben sei
anni. Spinto e invogliato dal maestro Fuchsova, ha
iniziato a tiracchiare con l’arco, fino a diventare, col
tempo, quasi come un novello Robin Hood, e nel giro
di pochi anni ha vinto diversi titoli ed ha anche
partecipato alle paralimpiadi. Noi del Movimento
AmaCapaci non possiamo che rinnovare i nostri auguri
a Nino ed augurargli tanti altri importanti successi
sportivi.
MOVIMENTO AMACAPACI
9 MAGGIO 2010 GIORNATA
NAZIONALE DELLA BICICLETTA
Giorno 9 maggio c.a. si è
svolta la prima giornata
nazionale della bicicletta.
Tantissime le città che hanno
aderito alla manifestazione
organizzata
dal
ministro
dell’ambiente
Stefania
Prestigiacomo. Anche Capaci,
su
interessamento
dell’assessore D’Agostino, ha
aderito alla manifestazione.
Bambini e cittadini hanno
partecipato alla manifestazione
ciò a dimostrazione del fatto
che vi è esigenza di di avere un paese meno inquinato e
più pulito. Ci auguriamo che il prossimo anno
l’amministrazione si attivi per tempo ad organizzare
tale importante manifestazione così da riuscire a darne
maggiore pubblicità per permettera ad un numero
maggiore di cittadini di partecipare.
LA REDAZIONE
totalmente diversa da quella che avrebbe sperato e
sognato per sé e per i propri cari. Il nostro caro Nino,
infatti, pochi anni fa visse una svolta netta, suo
malgrado, nella vita quotidiana. Conduceva una vita
tranquilla e serena, quando, la mattina del 7 Giugno
2002, mentre svolgeva il suo turno di servizio di polizia
privata (dove lavorava come guardia giurata), ha subito
un incidente automobilistico che lo ha costretto su una
sedia a rotelle. Momenti terribili che per fortuna, grazie
a Dio, l’amorevole aiuto di sua figlia Lorena e sua
E-mail: [email protected]
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IL VOLTO DELL’INVISIBILE
Quando ho iniziato a scrivere questo articolo per la pagina di spiritualità de l’Informatore avevo pensato di intitolarlo
con la stessa frase coniata dal Cardinale Severino Poletto, Arcivescovo di Torino, in occasione della solenne
ostensione della Sindone e cioè: “PASSIO CHRISTI – PASSIO HOMINIS”, ma guardando l’immagine del Volto
di Cristo ricavata dal negativo sindonico mi tornavano in mente, in maniera insistente, le parole del Salmo 27 (28): “il
tuo Volto, Signore, io cerco, non nascondermi il tuo Volto” e mi sono detto che l’antico anelito del Salmista non
poteva ricevere esaudimento più grande e sorprendente che nella contemplazione del Volto di Cristo. In lui veramente
Dio ci ha benedetti e ha fatto “splendere il suo Volto2 sopra di noi (Salmo 67). Al tempo stesso, Dio rivela anche il
volto autentico dell’uomo, svela pienamente l’uomo all’uomo. Da sempre i cristiani hanno cercato il Volto di Cristo.
Troviamo tracce di questa ricerca nella leggenda dell’apostolo Giuda Taddeo che nei suoi viaggi missionari avrebbe
portato con sé un’immagine del Cristo. Ma è soprattutto conosciuta la leggenda del volto che sarebbe rimasto
impresso nel velo della Veronica di cui si fa cenno nei vangeli apocrifi del II° secolo. Un’origine simile avrebbe la
leggenda dell’immagine di Edessa di cui si diceva che fosse stata impressa su un fazzoletto di lino da Gesù stesso e
inviata in dono al re Abgar V° sovrano del regno di cui Edessa era la capitale. Quel fazzoletto, in greco
MANDYLION, fu a lungo conservato e venerato in quella città. Dopo molte vicissitudini, fu trasferito a
Costantinopoli, dove rimase fino al 1204, quando sparì in saccheggio della città. Ancora oggi i cristiani ortodossi ne
festeggiano il trasporto a Costantinopoli il 16 agosto. Già dal IX° secolo si sapeva che nella Basilica di San Pietro in
Roma era conservata una immagine di Cristo, ma solo più tardi, intorno al XIII° secolo, appare in occidente la
devozione al Volto Santo, con la leggenda del “Velo della Veronica” di cui parla anche Dante nella Divina
Commedia (Canto del Paradiso). Il culto delle immagine raffiguranti il Volto di Cristo considerate acheropite (cioè
non dipinte da mani d’uomo), si sviluppò dapprima nelle Chiese d’oriente che preferivano
raffigurare il Volto di Cristo con gli occhi aperti, nel suo aspetto regale, senza i segni
umilianti della passione, mentre la Chiesa d’occidente ha preferito raffigurare il Cristo colto
nel momento della sofferenza e della massima umiliazione, con gli occhi chiusi e con i segni
della passione. Immagini del Volto Santo di Cristo esistono a Laon in Francia, a Oviedo in
Spagna e a Genova. Oltre a Roma, un altro Volto Santo, si trova a Manoppello (Pescara). Per
quest’ultimo alcuni studiosi, in contrasto con altri, ipotizzano si tratti del piccolo sudario che
coprì il Volto di Cristo, posto sotto il grande lenzuolo sindonico. Molti ritengono che il
“Velo della Veronica” oggetto di culto in occidente, a partire dal 1200, sarebbe in realtà la
parte relativa al Volto dell’intero lenzuolo della Sindone di Torino che veniva esposto a
Edessa piegato in modo che i fedeli potessero venerarne la sua parte più significativa. Altri
studiosi pensano che il Mandylion fosse una copia del Volto della Sindone e tale sarebbe l’origine anche di tutte le
altre reliquie del Volto di Cristo. Quindi alla luce di quanto sopra, l’unica immagine veramente Acheropita e quella
misteriosamente impressa nel lenzuolo di Torino, ed essa è l’unico di tutte le altre. La contemplazione del Volto di
Cristo, impresso nella Sindone, ci conduce così ad accostare l’aspetto più paradossale del suo mistero, quale emerge
nell’ora estrema, l’ora della Croce. Mistero nel mistero, scrive Giovanni Paolo II°, davanti al quale l’essere umano
non può che prostrarsi in adorazione. Passa davanti al nostro sguardo l’intensità della scena dell’agonia nell’orto degli
ulivi, Gesù, oppresso dalla previsione della prova che lo attende, solo davanti a Dio, lo invoca con la sua abituale
espressione di confidenza: “Abba Padre”. Per riportare all’uomo il volto del Padre, il “VOLTO
DELL’INVISIBILE”, Gesù ha dovuto non soltanto assumere il volto dell’uomo, ma caricarsi persino del “volto del
peccato” “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo
diventare, per mezzo di lui, giustizia di Dio” (2 Cor. 5,21). È tutta l’asprezza di questo paradosso che emerge nel
grido di dolore, apparentemente disperato, che Gesù leva sulla Croce: “Eloì, Eloì, lemà sabactanì? Che significa:
“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mc. 15,34). È possibile immaginare uno strazio più grande,
un’oscurità più densa? Il grido di Gesù in realtà è una preghiera, tratta dal Salmo 22, ed è la preghiera di ogni uomo,
di ogni tempo ed è soprattutto la preghiera del nostro tempo. Quante volte ci siamo sentiti abbandonati, disperati, soli,
quante volte abbiamo alzato lo sguardo al cielo, verso Dio, per gridare a lui il nostro dolore e non abbiamo ricevuto
risposta né abbiamo visto consolatori. Il Volto di Gesù impresso nel velo sindonico è quindi il volto dell’uomo.
Dell’uomo – bambino: maltrattato, affamato, umiliato, violentato; dell’uomo – padre di famiglia: disoccupato,
immigrato, senzatetto, carcerato; dell’uomo – anziano: abbandonato, ammalato, solo. In conclusione il Volto di Gesù
nella Sindone anche se ci appare carico di dolore è un volto che ci invita alla speranza, la speranza della Risurrezione
e della luce dopo le tenebre, in lui ci possiamo specchiare e da lui possiamo imparare l’arte sublime dell’amore.
Voglio chiudere questa pagina continuando a citare le parole luminose del Salmo 22: “in Te hanno sperato i nostri
padri, hanno sperato e Tu li hai liberati”.
LA PAGINA DI SPIRITUALITA’ E’ REDATTA A CURA DI ROCCO BATTAGLIA
E-mail: [email protected]
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MARTIRI DELLA PATRIA
G.mo Direttore de l’Informatore,
ho letto con vero piacere e interesse l’articolo a firma del m.llo Bendetto Salvino e, attraverso il suo ricordo
l’impegno della associazione nazionale carabinieri in congedo, sezione di Capaci nel tenere accesa una parte della
memoria storica della nostra comunità: quella dei nostri valorosi concittadini che in tempo di guerra contribuirono
spesso fino alla morte per servire la propria patria e che noi purtroppo non ricordiamo né onoriamo mai a sufficienza.
Le scrivo per invitare il vostro periodico a continuare nell’ istituire una vera e propria “rubrica” dedicata alla
memoria dei nostri soldati concittadini che, caduti in guerra, artefici o meno di atti di eroismo o sopravvissuti alla
tragedia delle guerre mondiali, contribuirono a servire la Patria. Nel 1996, durante il breve periodo in cui lo scrivente,
giovane amministratore con delega all’urbanistica, si è occupato di toponomastica, era stata istituita una apposita
commissione per individuare dei toponimi con i quali sostituire le vie indicate ancora oggi con lettere dell’alfabeto e
numeri: priorità fu data proprio ai nomi dei nostri concittadini più illustri: ho avuto modo di conoscere diverse storie
di nostri giovani concittadini, valorosi soldati caduti al fronte. Nel tentativo di sconfiggere l’oblio in cui rischiano di
cadere questi nostri valorosi concittadini, vorrei contribuire con il doveroso ricordo di uno di questi figli della nostra
terra di Capaci impegnato nella prima guerra mondiale e ritenuto il primo soldato di Capaci caduto in battaglia in una
guerra mondiale: il suo nome era Cataldo Giuseppe nato il 12/12/1894 e morto il 07/07/1915 all’età di 21 anni a
bordo dell’incrociatore corazzato “Amalfi”. La nave, appartenente alla classe “Pisa”, fu varata nel maggio 1908 e fu
impegnata nelle acque dell’Egeo. Allo scoppio del conflitto, nel maggio del 1915, fu trasferita a Venezia per
appoggiare dal mare le truppe operanti in quella delicata area di guerra. Il giovane Giuseppe, appena rientrato dagli
USA, dov’era emigrato per lavoro, fu assegnato ai servizi di fureria della corazzata. Il sette di luglio del 1915, la nave
si trovava in alto adriatico in missione di perlustrazione assieme ad altre unità della marina: fu silurata dal
sommergibile tedesco U 26, operante sotto bandiera astro-ungarica: malgrado la nave fosse dotata di una
compartimentazione subacquea studiata per resistere alle armi dell’epoca, questa risultò inefficace per la più moderna
delle armi siluranti di cui erano dotati i sommergibili tedeschi: il siluro tipo G.125 da 450 mm e da 140 Kg di carica.
La nave affondò in pochi minuti e perirono 67 uomini di equipaggio, tra i quali Giuseppe Cataldo. Va sottolineato
come per molti giovani del Sud le ragioni di quel conflitto, per il resto d’Italia considerato il completamento del
Risorgimento, erano molto vaghe e approssimative. La giovane Nazione Italiana non era ancora pienamente matura e
il problema del Mezzogiorno creava conflitti e tensioni: l’emigrazione era ai massimi storici. Pur tuttavia molti
giovani, tra i quali Giuseppe, non esitarono alla richiesta della Patria di essere servita e acconsentirono di essere
destinati in luoghi lontani migliaia di chilometri dalla regione di origine e appena vagamente conosciuti con il
compito di liberare quelle terre italiane dalla occupazione straniera. A Giuseppe, alla fine del conflitto mondiale,
esattamente il 10 ottobre del 1920, fu riconosciuta da parte della Regia Marina ai sensi del decreto n° 205 del 19
gennaio 1918, la croce al merito di guerra.
DOTT. ERASMO VASSALLO
MUSEO DEL MARE ADDIO !!!
È SCOMPARSA ANCHE LA DELEGA!!!
Occhipinti”, lo stesso che doveva riuscire ad aprire il
sottopasso di via degli Oleandri ancora chiuso dopo due
anni di amministrazione Salvino!!!!! Non possiamo che
rilevare come il Vice-sindaco si sia distinto, all’interno
di una compagine esecutiva davvero “sgangherata”,
quale recordman di figuracce e tonfi amministrativi. Ed
in verità, di tale pietoso stato di cose si è accorto anche
il Sindaco (meglio tardi che mai), al punto di
depotenziare notevolmente il suo vice, spogliandolo di
deleghe così importanti. Insomma, dopo la Cittadinanza
anche il Sindaco boccia l’operato di Occhipinti che, a
questo punto, se non altro per onestà intellettuale e
politica, dovrebbe prendere coscienza degli enormi
danni che sta arrecando a Capaci a causa della propria
incapacità amministrativa e rassegnare le dimissioni.
Sarebbe il Suo primo atto amministrativo benefico per
l’intera Cittadinanza!!!!!
Dopo la verifica politica effettuata dal sindaco Salvino
conclusasi semplicemente con lo scambio di qualche
delega tra gli stessi assessori ed il sindaco abbiamo
preso atto con rammarico che fra le deleghe non vi è più
la delega al museo del mare. Delega assegnata in
precedenza al vicesindaco Occhipinti. Ad accorgersi
della scomparsa di tale delega vi è stato anche qualche
consigliere di maggioranza che, durante i lavori del
consiglio comunale, ha chiesto al sindaco come mai non
avesse assegnato a nessun assessore tale delega. Il
sindaco Salvino ha risposto che non ve ne era più
bisogno in quanto ormai l’assessorato regionale
competente, con la nota n°18994 del 16/03/2010, aveva
bocciato la variante al P.d F. per la realizzazione del
Museo del Mare. La perdita del Museo del Mare è
MOVIMENTO AMACAPACI
un’altra sconfitta ottenuta dal “super assessore
E-mail: [email protected]
13
IL CONSIGLIO COMUNALE CON UNA
MAGGIORANZA TRASVERSALE (10
VOTI FAVOREVOLI – 6 ASTENUTI E
UNO SOLO CONTRARIO) APPROVA
LA MOZIONE CHE INVITA IL
SINDACO AD AZZERARE LA GIUNTA
Un paio di mesi fa vi avevamo parlato di una mozione
di sfiducia presentata, in consiglio comunale dal gruppo
“La Prospettiva”, (già sostenitori della coalizione del
Sindaco Salvino) nei confronti dell’Assessore Paolo
D’Agostino. Tale mozione di sfiducia invitava il
Sindaco Salvino a revocare l’Assessore comunale
D’Agostino visto che in atto non era possibile rilevare
alcun elemento positivo e concreto nell’ambito
dell’attività
amministrativa
posta
in
essere
dall’Assessore medesimo nelle materie di sua
competenza. La Mozione, dal valore puramente politico
e senza alcun vincolo giuridico che impegnasse il
Sindaco ad attuarla, è stata sottoposta a votazione
ottenendo solamente due voti favorevoli (quelli dei
presentatori)
Durante i lavori della stessa seduta è stata presentata
una mozione di sfiducia rivolta all’intera compagine
assessoriale con la quale si invitava il Sindaco a
valutare l’opportunità di revocare tutte le deleghe ai
componenti della Giunta, e rinominare successivamente
una nuova squadra di assessori allo scopo di rilanciare
l'azione amministrativa del Governo del paese. Tale
mozione è stata presentata dai consiglieri di
opposizione in quanto sostengono che globalmente la
giunta manca di progettualità e programmazione non
attenzionando
nemmeno
i
principali
punti
programmatici del Programma amministrativo della
coalizione come si evince anche dalla prima relazione
del sindaco sull' attività svolta. Inoltre sostengono anche
che non sembrano essere stati intrapresi atti di indirizzo
o/e provvedimenti per tutta una serie di disservizi ai
quali i componenti della giunta non riescono a porre
rimedio e continuano evidenziando come tutte le
mozioni approvate dal Consiglio Comunale a larga
maggioranza dell' Assise sono state disattese e che l'AC
non si è impegnata nella realizzazione o compimento di
alcuna di esse.
Tale mozione è stata approvata a larga maggioranza (10
voti favorevoli – 6 astenuti – 1 solo contrario) quindi il
fatto che l’attuale compagine amministrativa non sia in
grado di amministrare il paese non essendo capace di
attuare quanto previsto dal programma elettorale
sottoposto ai cittadini non lo pensa solamente
l’opposizione ma anche gran parte della maggioranza.
Altrimenti non si spiegherebbe come mai, durante il
dibattito consiliare, molti consiglieri di maggioranza
non hanno avuto alcun interesse a difendere l’operato
dell’amministrazione
ed
addirittura nemmeno
hanno votato contro la mozione, ma si sono astenuti;
senza poi considerare quei consiglieri di maggioranza
che hanno preferito non esprimersi allontanandosi
dall’aula. Questo dovrebbe essere un serio campanello
d’allarme per il sindaco Salvino tenuto conto che
appena dopo due anni di mandato non ha più una
maggioranza. Infatti il sindaco, dopo la votazione della
mozione, ha visto scricchiolare ulteriormente la sua
maggioranza anche quando questa è stata chiamata a
votare il nuovo regolamento della TARSU respinto ( 7
voti favorevoli, 7 contrari, 1 astenuto) presentato dall’
amministrazione comunale e che per ben due precedenti
volte è stato discusso e poi rinviato dall’assise. Tutto
ciò accade dopo la verifica politica effettuata dal
sindaco Salvino che ha portato solamente al cambio di
qualche delega da un assessore all’altro; ovviamente da
parte di qualcuno è stata ritenuta una farsa.
Solamente l’assessore D’Agostino può ritenersi
soddisfatto in quanto, quando è stata presentata la
mozione di sfiducia nei suoi confronti, il consiglio
comunale a larga maggioranza ha ritenuto di non
sfiduciarlo.
M. GUASTELLA / C. BOLOGNA
LA NOSTRA NAZIONALE
DI CALCIO HA
COMPIUTO CENT’ANNI
Quando si parla di “aver compiuto cent’anni”, si pensa
al vecchierel canuto e bianco di petrarchesca memoria,
invece la commemorazione avuta luogo il 15 di questo
mese a Milano, riguarda tutto tranne che vecchierelli
canuti e bianchi! Riguarda la nostra squadra Nazionale
di Calcio che ha raggiunto i cent’anni di vita. Canuto e
bianco sarà anche il nostro attuale ct, il che però non
pregiudica il suo talento atletico. Anzi. Egli, infatti, sta
lavorando perchè i suoi ragazzi siano tutti in forma per
arrivare a Joannesburg lucidi e determinati ed iniziare
un altro secolo di successi, emozioni e sogni. La nostra
Nazionale di Calcio, (maglietta bianca), nacque nel
1910 ed il 15 maggio di quell’anno disputò la prima
partita. Primo avversario la Francia, battuta con un
sonoro 6-2 che apriva la strada ad un affascinante
romanzo, il nostro calcio, che ancora oggi ci innamora e
ci unisce più di qualsiasi altra causa nazionalistica.
Vittoria sì, ma troppo presto perchè echeggiassero
titoloni e commenti nei giornali, come avverrebbe oggi,
perchè allora gli sport più sentiti erano il Ciclismo ed il
Galoppo. Il processo di conquista del grande pubblico è
stato lento e laborioso, talvolta sofferente. Lentamente
l’italiano andava affezionandosi alla propria Nazionale
di Calcio e lentamente capì che attraverso i primi
beniamini, dal primo allenatore in assoluto, Umberto
ne ha guadagnati cinque. Nell’ambito delle celebrazioni
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Meazza, al milanista Lana che segnò il primo gol,
all’allora “trainer” Vittorio Pozzo, stava per nascere la
storia del proprio calcio, quella che avrebbe consacrato
idoli a venire come Piola, Riva, Mazzola, Rivera, Paolo
Rossi, Baggio, & C. idoli che avrebbero riempito
pagine di libri e giornali, piccoli e grandi schermi e i
nostri cuori. E quel che sarà! Pian piano, complici i due
campionati consecutivi vinti da Pozzo nel ’34 e nel ’38
(il che fa gola al nostro Marcellone), le dimensioni del
nostro Calcio nazionale s’ingrossavano, gli stadi si
riempivano ed i giornali cominciavano a dare i meritati
riscontri a quello che oggi è definito “lo sport più bello
del mondo”. Cent’anni per scrivere un bilancio tutto
sommato positivo, sottolineando eventi passati alla
storia, nel bene e nel male, come ad esempio la beffa
della Corea nel ’66 e quella del Giappone nel 2002
(ricordate l’arbitro Moreno?). Cent’anni perchè
passassero alla storia anche eventi di Calcio “non
giocato”, come ad esempio l’esultanza di Pertini a
Madrid nell’82, o di “Calcio giocato” come la mitica
partita Italia-Germania 4-3. Cent’anni perchè il nostro
conterraneo Candido Cannavò, sulla prima pagina della
sua “Gazzetta”, il giorno dopo Italia-Nigeria del ’98,
potesse scrivere “…e il nero divenne azzurro”, dopo il
soffertissimo gol di Baggio. A proposito di conterranei,
perchè no: cent’anni per consacrare, come voce del
secolo, quella famigerata del caro radiocronista
palermitano Nicolò Carosio, ai tempi in cui tutto era
radio. E’ passato un secolo ed ogni volta puntualmente
arrivano gli Europei, i Mondiali, le amichevoli e, sotto
qualsiasi altra forma, le partite degli Azzurri, ed ogni
volta siamo sempre lì a gridare “Forza Italia”,
consapevoli com’è vero, che le situazioni definitive
spesso vengono create da piccoli ed apparentemente
insignificanti avvenimenti: l’esito di un rigore, come ad
esempio nel mondiale del ’94 o quello di Grosso nella
finale del 2006 (che, se finiti diversamente avrebbero
cambiato la storia); una traversa, un palo, un fuorigioco,
una scivolata: tutte circostanze che possono cambiare
numeri storici e mondiali. Nel Calcio come nella vita.
In questi cento anni, intanto, tra bravura, fortuna, errori
e sudori ci siamo guadagnati quattro titoli mondiali
(’34, ’38, ’82 e 2006), secondi, nel mondo, solo al
Brasile che, per alcune circostanze (tipo quelle di cui
sopra!) forse accidentali, fortuite, tecniche o del destino,
di questo storico compleanno, in molti hanno stilato
formazioni fantasiose della nostra Nazionale
prescindendo dai tempi e proponendo una squadra
immaginaria. Simpatico l’accostamento tra Buffon e
Meazza nella formazione ipotizzata da Filippo Grassia
per “Il Giornale”. Gettonatissimo Zoff e taciuto Sacchi
come allenatore della squadra ideale, quel Sacchi che
(nel ’94), “passava” sempre ma non ci divertiva mai! Se
avessi dovuto ipotizzare la mia Nazionale folle, sempre
a proposito di conterranei, sicuramente non avrei
lasciato a casa l’amico Totò Schillaci!
FRANCESCO SIINO
PERCHE’ IN ITALIA NON
ESISTE UN’ETICA PUBBLICA
MA ESISTE SCAJOLA?
In una intervista rilasciata da Ginsborg a Simonetta
Fiori e riportata da Repubblica l’8 Marzo scorso (prima,
quindi, dello scandalo Scajola), lo storico inglese, che
ha recentemente curato la raccolta di saggi “Famiglie
del Novecento”, sembra aderire sostanzialmente alla
tesi di Noberto Bobbio, per cui in Italia “per le famiglie
si sprecano impegno, energie e coraggio, ma ne rimane
poco per la società e per lo stato”. Insomma, il
“familismo” impedisce la nascita di un’etica pubblica in
Italia.
Son d’accordo con questa tesi almeno tanto quanto non
lo sono, tutto dipende da cosa s’intende per famiglia e
“familismo”. Per quanto riguarda la famiglia, son
convinto che con questo termine, comunemente, si
designano due realtà molto diverse fra loro, per cui,
cercherò, brevemente, di delineare i caratteri di queste
due realtà, che indicherò come famiglia 1 e famiglia 2,
e del cosidetto “familismo”, come io li intendo.
FAMIGLIA 1:- Luogo del miracoloso scoccare della
coscienza che, come qualcuno ha detto, si manifesta col
sorriso con cui il bimbo risponde al sorriso della
mamma, alla sua voce, ai suoi baci. Un sorriso di
risposta, quindi, un sorriso ed una coscienza come
latenti ed evocati da un atto d’amore (Biancaneve
svegliata dal sonno – la vita meramente biologica – da
un bacio?).
La coscienza si costituisce, così, come originaria,
strutturale, imprescindibile tensione verso l’altro, nella
figura della mamma, prima, e poi di ogni altro, della
natura, di Dio. E questa tensione verso l’altro, ovvero la
carica morale, non si esaurisce, anzi si potenzia con
l’esercizio in famiglia ed esonda nel mondo.
Ma, purtroppo, ci tocca far i conti con le paure, i
conflitti, le angosce di tutti i giorni che appannano la
naturale
tensione
verso
l’altro
e,
quando
l’appannamento contagia e supera certi limiti, tanto da
indurre a rinchiudersi in se stessi fino a precludersi la
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percezione dell’altro, della sua dignità, dei suoi bisogni, allora siamo già nella
FAMIGLIA 2: - Luogo di negazione d’ogni tensione verso Società e Stato da parte di consanguinei–complici, ma
anche luogo di negazione d’ogni tensione tra gli stessi consanguinei–complici, ognuno dei quali costituisce per gli
altri solo una proiezione del proprio io-prigione e siamo già nel
FAMILISMO: - Parodia dei valori familiari messi in scena dalla compagnia dei consanguinei- complici, figure che
vivono dell’etico morir per la famiglia, mentre, in realtà nessuno muore perché non muoiono i morti! E non credo
sia corretto usare il termine risposta per definire il legame (che, pure, certamente c’è) tra questo familismo- sepolcro
ed i lunghi secoli di sofferenze, specie al Sud, inferte da Stati assenti ed oppressori, perché fetore e non risposte
proviene dai sepolcri!
Ed a proposito di sepolcri, di cui quelli imbiancati ed indoppiopettiti rappresentano una sottospecie, eccoci, ora, in
balia di un immenso potere sepolcrale che usa Governo e Parlamento come personale al suo servizio, per ciò stesso
costituendosi fonte d’ispirazione per ogni altra sepolcral-devianza. Un sepolcro dietro l’altro, ormai, in uno scenario
di cimitero di cui ancora non s’intravedono i contorni e la profondità, mentre il povero Scajola, senza più casa
rimandato a casa, causa una casa, assieme a Totò cerca casa!
PROF. SALVO RICCOBONO
TORRETTA, IL SINDACO
TENTA IL BLITZ
ALL’UNIONE DEI COMUNI
CON LA REVOCA DI UN
CONSIGLIERE
Il Sindaco di Torretta Vincenzo Guastella, da tempo
ormai privo della maggioranza consiliare, ha revocato
con una determina il consigliere Rosaria Pipitone
dall'incarico presso l'Unione dei Comuni delle Torri tra
mari e monti. La decisione è stata comunicata alla
Pipitone appena 24 ore prima della seduta del 18
maggio u.s. della stessa assemblea. L'odg prevedeva la
votazione del bilancio e l'elezione del nuovo Presidente
dell'assise, ed è chiaro l'intento di semplificare il
percorso per l'elezione a tale carica di Emanuele Di
Maggio, in un contesto in cui la Giunta Municipale di
Torretta vive costantemente sotto i continui ricatti dei
consiglieri, tutti decisivi per la sopravvivenza in aula.
Fin qui nulla di strano, se non fosse che si tratta di un
atto palesemente illegittimo, come ampiamente
sottolineato da tutti i consiglieri dell'Unione tranne Di
Maggio, nella stessa seduta del 18 maggio, rinviata a
data da destinarsi, anche perché convocata senza le
garanzie del plenum potenziale, e cioè in appena nove
elementi. Anche il T.a.r. ha già avuto modo di
esprimersi su una vicenda identica nel 2007, quando
condannò aspramente il comportamento del sindaco di
Monreale che aveva revocato l'incarico ad un
consigliere dell'Unione dei Comuni Monreale - Jetas.
Pensare ad una serie di grossolani errori da parte del
sindaco e dei suoi più stretti consiglieri in questa
vicenda è l'ipotesi meno credibile. È più probabile che,
ad una impressionante incompetenza manifesta, si sia
aggiunta la volontà di tentare di abbassare il quorum
per l'elezione di Di Maggio alla presidenza
dell'assemblea, con un'operazione poco trasparente e
assolutamente illegale. Rosaria Pipitone ha già inoltrato
ricorso al T.a.r. per rivendicare i suoi diritti violati da
un atto classificabile anche come ritorsione politica;
non va dimenticato che la stessa è stata capogruppo di
maggioranza a Torretta fino a quando ha deciso,
unitamente al vicepresidente del consiglio comunale
Calogero Gambino e a tutti i giovani del movimento
Torretta Giovane che avevano consentito a Vincenzo
Guastella di diventare sindaco, di passare
all'opposizione. Tale scelta fu motivata a suo tempo per
"contrastare le mancate garanzie di parsimonia della
gestione politica e trasparenza di quella amminstrativa",
e da allora il coraggio della Pipitone nell'opporsi a
scelte poco trasparenti soprattutto nel settore
dell'Urbanistica e dei Lavori pubblici, come nel caso
del
silenzio
misterioso
dell'Amministrazione
sull'efficacia del Prg o di somme urgenze onerose, è
stato ampiamente contrastato anche dal Presidente del
Consiglio Filippo Gambino, che conduce i lavori d'aula
nel palese tentativo di mettere a tacere le voci di
opposizione.
Il momento della politica torrettese è dunque
particolarmente triste: dopo lo scioglimento della
precedente amministrazione, l'elezione di Guastella con
un gruppo di giovani alla guida del paese lasciava ben
sperare, ma la ripresentazione di vecchi schemi e
consumati clichè ha fatto ripiombare il paese in un
clima cupo su cui si addensano ogni giorno di più
pesanti nuvoloni.
Consigliere dell’Unione delle Torri tra mari e monti
E-mail: [email protected]
ROSARIA PIPITONE
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23 MAGGIO 2010
ANCHE CAPACI RICORDA FALCONE
In occasione del 18° anniversario dell’uccisione, per mano mafiosa, del giudice Giovanni falcone, della moglie
Francesca morvillo e degli agenti della scorta Rocco di Cillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro, sia a Palermo che a
Capaci sono state organizzate diverse manifestazioni per ricordare il loro sacrificio. Giorno 21 maggio, alla presenza
del prefetto e del
Presidente del Senato
Renato Schifani è
stato inaugurato, in
Piazza
Calogero
Troia, l’Albero di
Falcone. A seguire si
è tenuto il concerto
della Fanfara dei
Carabinieri del 12°
Battaglione
di
Palermo.
Il
22
maggio oltre a vari
concerti sono stati
aperti degli stand
dove era possibile
degustare
diversi
prodotti provenienti
dai terreni confiscati
alla mafia e dal
circuito “Pizzo-Free”.
Inoltre si è tenuta una
manifestazione
organizzata dal Consorzio Sviluppo e Legalità, Libera Terra e Addio Pizzo. Giorno 23 Maggio, il Presidente del
Consiglio comunale Foti, ha convocato una seduta consiliare ad adunanza aperta che si è tenuta nell’atrio di Palazzo
Pilo. Tantissi i sindaci e i consiglieri comunali dei paesi limitrofi che hanno partecipato all’importantissima
manifestazione. Le manifestazioni dedicate all’anniversario della morte del giudice falcone si sono concluse con una
manifestazione organizzata dall’associazione E.L.I.O.S.. durante tale manifestazioni sono stati letti, dai ragazzi della
scuola e da diversi cittadini, diversi brani che ci hanno lasciato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
MOVIMENTO AMACAPACI
CHIUSO IN REDAZIONE MERCOLEDI’ 26/MAGGIO 2010 ALLE ORE 20.00
E-mail: [email protected]
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l`informatore maggio 2010 - Benvenuto in AmaCapaci.it