GETSEMANI Foglio di informazione e di spiritualità dei Padri Passionisti di Ceglie Messapica (Br) www.passionistceglie.altervista.org - tel. 0831-377066 - ANNO I, n. 2 - ottobre 2011 “Comunicate a tutti la gioia della fede” Si è celebrato il 15 e il 16 ottobre, in Vaticano, il Congresso organizzato dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, che ha avuto per tema: “Nuovi evangelizzatori per la nuova evangelizzazione”. Sabato 15 ottobre, papa Benedetto XVI ha ricevuto nell'Aula Paolo VI i partecipanti al congresso ai quali ha rivolto questo discorso. Signori Cardinali, venerati Fratelli nell’Episcopato, Cari amici! Ho accolto volentieri l’invito del Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione ad essere presente con tutti voi, stasera per un breve momento, e soprattutto domani per la Celebrazione Eucaristica. Ringrazio monsignor Fisichella per le parole di saluto che mi ha rivolto a nome vostro, e mi rallegro di vedervi così numerosi. So che siete qui in rappresentanza di tanti altri che, come voi, si impegnano nel non facile compito della nuova evangelizzazione. Saluto anche quanti stanno seguendo questo evento attraverso i mezzi di comunicazione che permettono a tanti nuovi evangelizzatori di essere collegati contemporaneamente, pur se sparsi nelle diverse parti del mondo. Avete scelto come frase-guida per la vostra riflessione di oggi l’espressione: “La Parola di Dio cresce e si diffonde”. Più volte l’evangelista Luca utilizza questa formula nel Libro degli Atti degli Apostoli; in varie circostanze, egli afferma, infatti, che “la Parola di Dio cresceva e si diffondeva” (cfr At 6,7; 12,24). Ma nel tema di questa giornata voi avete modificato il tempo dei due verbi per evidenziare un aspetto importante della fede: la certezza consapevole che la Parola di Dio è sempre viva, in ogni momento della storia, fino ai nostri giorni, perché la Chiesa la attualizza attraverso la sua fedele trasmissione, la celebrazione dei Sacramenti e la testimonianza dei credenti. Per questo la nostra storia è in piena continuità con quella della prima Comunità cristiana, vive della stessa linfa vitale. Ma che terreno incontra la Parola di Dio? Come allora, anche oggi può incontrare chiusura e rifiuto, modi di pensare e di vivere che sono lontani dalla ricerca di Dio e della verità. L’uomo contemporaneo è spesso confuso e non riesce a trovare risposta a tanti interrogativi che agitano la sua mente in riferimento al senso della vita e alle questioni che albergano nel profondo del suo cuore. L’uomo non può eludere queste domande che toccano il significato di sé e della realtà, non può vivere in una sola dimensione! Invece, non di rado, viene allontanato dalla ricerca dell’essenziale nella vita, mentre gli viene proposta una felicità effimera, che accontenta per un momento, ma lascia, ben presto, tristezza e insoddisfazione. Eppure, nonostante questa condizione dell’uomo contemporaneo, possiamo ancora affermare con certezza, come agli inizi del Cristianesimo, che la Parola di Dio continua a crescere e a diffondersi. Perché? Vorrei accennare ad almeno tre motivi. Il primo è che la forza della Parola non dipende anzitutto dalla nostra azione, dai nostri mezzi, dal nostro “fare”, ma da Dio, che nasconde la sua potenza sotto i segni della debolezza, che si rende presente nella brezza leggera del mattino (cfr 1Re 19,12), che si rivela sul legno della Croce. Dobbiamo sempre credere nell’umile potenza della Parola di Dio e lasciare che Dio agisca! Il secondo motivo è perché il seme della Parola, come narra la parabola evangelica del Seminatore, cade ancora in un terreno buono che la accoglie e produce frutto (cfr Mt 13,39). E i nuovi evangelizzatori sono parte di questo campo che consente al Vangelo di crescere in abbondanza e di trasformare la propria vita e quella di altri. Nel mondo, anche se il male fa più rumore, continua ad esserci il terreno buono. Il terzo motivo è che l’annuncio del Vangelo è veramente giunto fino ai confini del mondo e, anche in mezzo a indifferenza, incomprensione e persecuzione, molti continuano anche oggi, con coraggio, ad aprire il cuore e la mente per accogliere l’invito di Cristo ad incontrarLo e diventare suoi discepoli. Non fanno rumore, ma sono come il granellino di senape che diventa albero, il lievito che fermenta la pasta, il chicco di grano che si spezza per dare origine alla spiga. Tutto questo, se da una parte porta consolazione e speranza perché mostra l’incessante fermento missionario che anima la Chiesa, dall’altra deve riempire tutti di un rinnovato senso di responsabilità verso la Parola di Dio e la diffusione del Vangelo. ferenti, se non addirittura ostili alla Parola di Dio. Il mondo di oggi ha bisogno di persone che annuncino e testimonino che è Cristo ad insegnarci l’arte di vivere, la strada della vera felicità, perché è Lui stesso la strada della vita; persone che tengano prima di tutto esse stesse lo sguardo fisso su Gesù il Figlio di Dio: la parola dell’annuncio deve essere sempre immersa in un rapporto intenso con Lui, in un’intensa vita di preghiera. Il mondo di oggi ha bisogno di persone che parlino Dio, per poter parlare di Dio. E dobbiamo anche ricordare sempre che Gesù non ha redento il mondo con belle parole o mezzi vistosi, ma con la sua sofferenza e la sua morte. La legge del chicco di grano che muore nella terra vale anche oggi; non possiamo dare vita ad altri, senza dare la nostra vita: “chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà”, ci dice il Signore (Mc 8,35). Vedendo tutti voi e conoscendo il grande impegno che ognuno pone al servizio della missione, sono convinto che i nuovi evangelizzatori si moltiplicheranno sempre di più per dare vita a una vera trasformazione di cui il mondo di oggi ha bisogno. Solo attraverso uomini e donne plasmati dalla presenza di Dio, la Parola di Dio continuerà il suo cammino nel mondo portando i suoi frutti. Cari amici, essere evangelizzatori non è un privilegio, ma un impegno che proviene dalla fede. Alla domanda che il Signore rivolge ai cristiani: “Chi manderò e chi andrà per me?”, rispondete con lo stesso coraggio e la stessa fiducia del Profeta: “Ecco, Signore, manda me” (Isaia 6,8). Vi chiedo di lasciarvi plasmare dalla grazia di Dio e di corrispondere docilmente all’azione dello Spirito del Risorto. Siate segni di speranza, capaci di guardare al futuro con la certezza che proviene dal Signore Gesù, il quale ha vinto la morte e ci ha donato la vita eterna. Comunicate a tutti la gioia della fede con l’entusiasmo che proviene dall’essere mossi dallo Spirito Santo, perché Lui rende nuove tutte le cose (cfr Ap 21.5), confidando nella promessa fatta da Gesù alla Chiesa: “Ed ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Il mondo di oggi ha bisogno di persone che annuncino e testimonino che è Cristo ad insegnarci l’arte di vivere, la strada della vera felicità, perché è Lui stesso la strada della vita. Il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, che ho istituito lo scorso anno, è uno strumento prezioso per identificare le grandi questioni che si agitano nei diversi settori della società e della cultura contemporanea. Esso è chiamato ad offrire un aiuto particolare alla Chiesa nella sua missione soprattutto all’interno di quei Paesi di antica tradizione cristiana che sembrano diventati indif- Al termine di questa giornata chiediamo anche la protezione della Vergine Maria, Stella della nuova evangelizzazione, mentre accompagno di cuore ciascuno di voi e il vostro impegno con la Benedizione Apostolica. Benedetto XVI da: Avvenire, 15 ottobre 2011 - pag. 2 - Giornata Missionaria Mondiale 2011 plessivamente di 27 unità, raggiungendo il numero di 2.876. Si registrano aumenti in tutti i continenti, mentre l’unica diminuzione è in Asia: Africa (+25); America (+32); Asia (-30); Europa (+16); Oceania (+25). Le statistiche della Chiesa cattolica Circoscrizioni ecclesiastiche e stazioni missionarie Come è consuetudine, in occasione della Giornata Missionaria Mondiale, quest’anno domenica 23 ottobre, l’Agenzia Fides presenta alcune statistiche scelte in modo da offrire un quadro panoramico della Chiesa missionaria nel mondo. Le tavole sono tratte dall’ultimo «Annuario Statistico della Chiesa» pubblicato (aggiornato al 31 dicembre 2009) e riguardano i membri della Chiesa, le sue strutture pastorali, le attività nel campo sanitario, assistenziale ed educativo. Tra parentesi viene indicata la variazione, aumento (+) o diminuzione (-) rispetto all’anno precedente, secondo il confronto effettuato dall’Agenzia Fides. Le circoscrizioni ecclesiastiche sono 11 in più rispetto all’anno precedente, arrivando a 2.956, con nuove circoscrizioni create in Africa (+3), America (+2), Asia (+6). Le stazioni missionarie con sacerdote residente sono complessivamente 1.850 (185 in più rispetto all’anno precedente) e registrano aumenti in Africa (+280) e America (+94). Diminuzioni in Asia (-69), Europa (-110) e Oceania (-10). Le stazioni missionarie senza sacerdote residente sono aumentate complessivamente di 5.459 unità, raggiungendo così il numero di 130.948. Gli aumenti interessano Africa (+2.143), America (+2.131), Asia (+937) ed Oceania (+278), mentre diminuisce l’Europa (-30). Vescovi Il numero totale dei Vescovi nel mondo è aumentato di 63 unità, raggiungendo il numero di 5.065. Complessivamente aumentano sia i Vescovi diocesani che quelli religiosi. I Vescovi diocesani sono 3.828 (42 in più rispetto all’anno precedente) mentre i Vescovi religiosi sono 1.237 (21 in più). L’aumento dei Vescovi diocesani interessa tutti i continenti: Africa (+2), America (+19), Asia (+1), Europa (+17), Oceania (+3). Per i Vescovi religiosi l’unica diminuzione si registra in Oceania (-1), mentre in aumento sono Africa (+10), America (+4), Asia (+5) ed Europa (+3). Popolazione mondiale Al 31 dicembre 2009 la popolazione mondiale era pari a 6.777.599.000 persone, con un aumento di 79.246.000 unità rispetto all’anno precedente. L’aumento globale riguarda anche quest’anno tutti i continenti: Africa (+19.983.000); America (+8.744.000); Asia (+47.702.000); Oceania (+967.000); Europa (+1.850.000). ed Asia (+23). Unica diminuzione in Africa (-6). I diaconi permanenti diocesani sono nel mondo 37.592, con un aumento complessivo di 1.053 unità. Crescono in tutti i continenti ad eccezione dell’Africa (-2), precisamente: America (+623), Asia (+15), Europa (+359) e Oceania (+58). I diaconi permanenti religiosi sono 563, diminuiti di 101 unità rispetto all’anno precedente, con l’unico aumento in Asia (+8) e diminuzioni in Africa (-4), America (-71), Europa (-33), Oceania (-1). Religiosi e religiose I religiosi non sacerdoti sono diminuiti globalmente di 412 unità arrivando al numero di 54.229. Aumenti si registrano solo in Africa (+294), mentre diminuiscono America (-195), Asia (-60), Europa (-445) ed Oceania (-6). Si conferma la diminuzione globale delle religiose (–9.697) che sono complessivamente 729.371, così ripartite: si confermano anche quest’anno gli aumenti in Africa (+1.249) e Asia (+1.399), diminuzioni in America (–4.681), Europa (-7.468) e Oceania (–196). Istituti secolari I membri degli Istituti secolari maschili sono complessivamente 737 con una diminuzione globale di 6 unità. A livello continentale crescono Africa (+5) ed America (+3), è invariata l’Oceania, mentre diminuiscono Asia (-1) ed Europa (-13). I membri degli Istituti secolari femminili sono invece diminuiti anche quest’anno, complessivamente di 386 unità, per un totale di 26.260 membri. Aumentano in Africa (+37), Asia (+180) e Oceania (+1), in diminuzione America (-30) ed Europa (-574). Missionari laici e Catechisti Sacerdoti Cattolici Alla stessa data il numero dei cattolici era pari a 1.180.665.000 unità con un aumento complessivo di 14.951.000 unità rispetto all’anno precedente. L’aumento interessa tutti i continenti: Africa (+6.530.000); America (+5.863.000); Asia (+1.814.000); Europa (+597.000); Oceania (+147.000). La percentuale dei cattolici è cresciuta globalmente dello 0,02%, attestandosi al 17,42%. Riguardo ai continenti, si sono registrati aumenti in Africa (+0,3); America (+0,04) e Asia (+ 0,01), mentre in diminuzione, come lo scorso anno, sono Europa (0,02) e Oceania (- 0,3). Abitanti e cattolici per sacerdote Il numero degli abitanti per sacerdote è aumentato anche quest’anno, complessivamente di 139 unità, raggiungendo quota 13.154. La ripartizione per continenti: aumenti in America (+70), Europa (+ 42) ed Oceania (+181), e diminuzioni in Africa (-313) e Asia (-628). Il numero dei cattolici per sacerdote è aumentato com- Il numero totale dei sacerdoti nel mondo è aumentato di 1.427 unità rispetto all’anno precedente, raggiungendo quota 410.593. A segnare una diminuzione è ancora una volta l’Europa (-1.674), mentre gli aumenti sono in Africa (+1.155), America (+413), Asia (+1.519) e Oceania (+14). I sacerdoti diocesani nel mondo sono aumentati globalmente di 1.535 unità, raggiungendo il numero di 275.542, con aumenti in Africa (+888), America (+946), Asia (+780) e Oceania (+26) e ancora una diminuzione in Europa (-1.105). I sacerdoti religiosi sono diminuiti di 108 unità e complessivamente sono 135.051. A segnalare un aumento, seguendo la tendenza degli ultimi anni, sono l’Africa (+267) e l’Asia (+739), mentre le diminuzioni interessano America (-533), Europa (-569) ed Oceania (-12). Diaconi permanenti I diaconi permanenti nel mondo sono aumentati di 952 unità, raggiungendo il numero di 38.155. L’aumento più consistente si conferma ancora una volta in America (+552) e in Europa (+326), seguite da Oceania (+57) - pag. 3 - Il numero dei Missionari laici nel mondo è pari a 320.226 unità, con un aumento globale di 3.390 unità ed aumenti in Africa (+736), Asia (+3.774) ed Europa (+428). Diminuzioni si registrano in America (-1.531) ed Oceania (-17). I Catechisti nel mondo sono aumentati complessivamente di 68.515 unità raggiungendo quota 3.151.077. Gli aumenti si registrano in Africa (+19.538), America (+36.319), Asia (+13.365) e Oceania (+287). Unica a diminuire è l’Europa (-994). Seminaristi maggiori Il numero dei seminaristi maggiori, diocesani e religiosi, anche quest’anno è aumentato: globalmente sono 954 in più i candidati al sacerdozio, che hanno così raggiunto il numero di 117.978. Gli aumenti, come già avvenuto negli anni precedenti, si registrano in Africa (+565), Asia (+781) e Oceania (+15), mentre diminuiscono anche quest’anno America (-60) ed Europa (347). I seminaristi maggiori diocesani sono 71.219 (+43 rispetto all’anno precedente) e quelli religiosi 46.759 (+911). Per i seminaristi diocesani gli aumenti interessano Africa (+425) ed Asia (+121), le diminuzio- ni sono in America (-353), Oceania (-14) ed Europa (136). I seminaristi religiosi aumentano in Africa (+140), America (+293), Asia (+660) e Oceania (+29) mentre diminuiscono in Europa (-211). Seminaristi minori Il numero totale dei seminaristi minori, diocesani e religiosi, è aumentato di 1.631 unità, raggiungendo il numero di 103.991. Sono aumentati complessivamente in Africa (+1.765), Asia (+211) ed Oceania (+53) mentre sono diminuiti in America (-337) ed Europa (61). I seminaristi minori diocesani sono 79.142 (+1155) e quelli religiosi 24.849 (+476). Per i seminaristi diocesani la diminuzione si registra in America (-264), Asia (97) ed Europa (-18), mentre crescono Africa (+1.483) ed Oceania (+51). I seminaristi religiosi invece sono in diminuzione in America (-73) ed Europa (-43), sono in crescita in Africa (+282), Asia (+308) ed Oceania (+2). Istituti di istruzione ed educazione Nel campo dell’istruzione e dell’educazione la Chiesa gestisce nel mondo 68.119 scuole materne frequentate da 6.522.320 alunni; 92.971 scuole primarie per 30.973.114 alunni; 42.495 istituti secondari per 17.114.737 alunni. Inoltre segue 2.288.258 giovani delle scuole superiori e 3.275.440 studenti universitari. Sia il numero degli Istituti che quello degli studenti, a tutti i livelli, è in crescita rispetto all’anno precedente. Istituti sanitari, di beneficenza e assistenza Gli istituti di beneficenza e assistenza gestiti nel mondo dalla Chiesa comprendono: 5.558 ospedali con le presenze maggiori in America (1.721) ed Africa (1.290); 17.763 dispensari, per la maggior parte in America (5.495), Africa (5.280) e Asia (3.634); 561 lebbrosari distribuiti principalmente in Asia (288) ed Africa (174); 16.073 case per anziani, malati cronici ed handicappati per la maggior parte in Europa (8.238) ed America (4.144); 9.956 orfanotrofi per circa un terzo in Asia (3.406); 12.387 giardini d’infanzia; 13.736 consultori matrimoniali distribuiti per gran parte in Europa (5.948) ed America (4.696); 36.933 centri di educazione o rieducazione sociale e 12.050 istituzioni di altro tipo, per la maggior parte in America (4.484), Europa (3.939) ed Asia (1.857). Circoscrizioni ecclesiastiche dipendenti dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli Al 1° ottobre 2011 le Circoscrizioni ecclesiastiche dipendenti dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (Cep) erano complessivamente 1103. La maggior parte si trova in Africa (499) e in Asia (473). Seguono America (85) ed Oceania (46). Città del Vaticano, Agenzia Fides 21/10/2011 - pag. 4 - MISSIONARIO ITALIANO UCCISO NELLE FILIPPINE P. Fausto Tentorio Aveva fatto della sua vita un dono. “Dono totale”: così padre Bernardo Cervellera, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) e direttore di AsiaNews, definisce sulla sua agenzia la vita di padre Fausto Tentorio, missionario originario della provincia di Lecco ucciso lunedì 17 ottobre nelle Filippine. Padre Fausto, parroco di Akaran (provincia di Nord Cotabato, nell'isola di Mindanao), è stato assassinato poco dopo aver celebrato la Messa e prima di recarsi a Kidapawan per incontrare gli altri sacerdoti della Diocesi. L'assassino, con il volto coperto da un casco, gli si è avvicinato e gli ha sparato due colpi alla testa e alla schiena, allontanandosi poi su una motocicletta con un complice. Il sacerdote è stato portato in ospedale, ma i medici non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso. loro cultura”, ha aggiunto. “Noi missionari del PIME perdiamo un amico, i lumad hanno perso un padre, un fratello. Sapevano che per loro avrebbe fatto qualsiasi cosa”. “Era una persona in vista che si era impegnata molto nella difesa dei tribali, vittime di discriminazioni. Aiutava i loro figli a studiare, difendeva le loro terre ancestrali, faceva il possibile per ridare una dignità ai popoli indigeni”, ha sottolineato padre Mariani. Nel 2003, padre Fausto era scampato a un attentato. Ad ogni modo, il suo assassinio “ha colto tutti di sorpresa”, come ha confessato all'agenzia vaticana Fides il confratello padre Giovanni Vettorello, PIME. “Non viviamo una fase di particolare tensione, come in passato. Certo, il lavoro missionario comporta sempre rischi, ma p. Tentorio non aveva nemici, né mi ha mai detto di aver ricevuto minacce, né c'è stato un episodio eclatante per motivare il delitto. Era anche persona molto accorta e prudente”. “Era una persona che si era impegnata molto nella difesa degli indigeni, vittime di discriminazioni. Aiutava i loro figli a studiare, faceva il possibile per ridare loro una dignità”. La vita di padre Fausto, ha sottolineato il direttore di AsiaNews, era un “dono totale”: “lunghe visite pastorali in moto, in macchina o a cavallo per andare a trovare i gruppi tribali più sperduti; dormire su una stuoia per terra; mangiare le povere cose degli indigeni per edificare una Chiesa dove essere straniero o locale non crea emarginazione o differenze ingiuste; impegnarsi per l’educazione di bambini e adulti”. “P. Tentorio era un uomo di poche parole e di lui ci rimangono pochi scritti. Ma rimane forte l’affetto che gli indigeni hanno avuto per lui, da vivo e da morto”. Il sacerdote ucciso aveva 59 anni e si trovava nelle Filippine da oltre 32. “Affettuosamente lo avevamo soprannominato ‘il tribale’ talmente si era immedesimato con i lumad, gli indigeni di cui per trent’anni è stato il difensore contro ogni tipo di discriminazione”, ha riferito a MISNA il confratello padre Giulio Mariani, direttore del Centro missionario Euntes a Zamboanga. “Vestiva come loro, parlava la loro lingua, conosceva la Il sacerdote ucciso, ha proseguito padre Vettorello, “ha dedicato tutta la sua vita al servizio di alfabetizzazione e sviluppo degli indigeni detti lumads, in particolare alle tribù dei manobo”, “popolazioni povere ed emarginate”. In quest'opera, forse, “possono sorgere problemi relativi al possesso di terre, ai conflitti fra agricoltori, alle dispute fra tribù diverse. Ma nessuno poteva aspettarsi tale tragico evento”. “Sono convito che il sangue di p. Fausto sia il sangue di un martire che darà buoni frutti alla missione nelle Filippine”, ha osservato padre Giovanni. Dal canto suo, il Vescovo, monsignor Romulo de la Cruz, si è detto “inorridito e senza parole” per la tragedia... Padre Tentorio è il terzo missionario italiano del PIME assassinato nell'isola di Mindanao. Nel 1985 padre Tullio Favali venne ucciso a Tulunan da un gruppo di guardie private armate, mentre nel 1992 fu ucciso a Zamboanga City padre Salvatore Carzedda, impegnato nel dialogo con i musulmani. Giorni fa, 500 persone, i famosi black bloc, hanno messo a ferro e fuoco la città di Roma, distruggendo e incendiando”, ha osservato il direttore di AsiaNews. “Oggi Roma e il mondo scoprono che vi sono persone che per anni hanno costruito rapporti di fede e di speranza fino ai confini del mondo”. Roma, 17 ottobre 2011 (da: ZENIT.org). - pag. 5 - INTERVISTA A JEAN VANIER Amo la Chiesa... Il quotidiano cattolico francese La Croix, aveva invitato alcune personalità di primo piano a scrivere una lettera ai "cattolici turbati" per testimoniare il loro amore alla Chiesa. Nel Fascicolo n°10 del 31 maggio 2009 , in un articolo dal titolo "Perché resto in questa chiesa" a cura di Antonio dell'Osto, si riportavano alcune delle personalità francesi e non, che vengono riportate in nota. Delle risposte ne traduciamo una soltanto, quella di Jean Vanier, perché delicata e bella, perché rispondente, credo, alla sensibilità della nostra gente: una lettera che, al di là delle ragioni, anche teologiche, soprattutto parla con un cuore che ama. Questa la sua risposta: Amo la Chiesa perché ... Amo la sua ricerca di unità con i vescovi integristi, mentre toglie la scomunica senza integrarli subito nella Chiesa. Amo anche il suo desiderio di unità con le chiese ortodosse, con gli anglicani e i protestanti. Con i vescovi integrìsti ha compiuto un gesto eccezionale forse bisognerà trovare altri gesti innovatori per l'unità con le altre chiese, in particolare ortodosse. Amo Benedetto XVI perché è il successore di Pietro, il vicario di Cristo. Amo la sua umiltà, il suo coraggio, la sua acutezza intellettuale. "Amo la Chiesa di Gesù", "Amo Benedetto XVI perché è il successore di Pietro. il vicario di Cristo a cui egli ha affidato la missione di essere il pastore del gregge. Amo la sua umiltà, il suo coraggio, la sua acutezza intellettuale. Lo amo anche perché in questo momento è attaccato a volte perfino con astio; amo allora essere al suo fianco. Jean Vanier è un filosofo e filantropo canadese. Fondatore de L'Arca e ispiratore del movimento Fede e Luce è stato membro del Pontificio Consiglio per i Laici. Nato nel 1928 a Ginevra (Svizzera), figlio del governatore del Canada, da giovane è ufficiale di marina. Ad un certo punto, la scelta di dare una svolta alla sua esistenza. Abbandonò la vita militare, con il desiderio di conoscere il Vangelo. Andò a studiare filosofia a Toronto. Nel 1963 conobbe la condizione di persone con grave disabilità. Da quel momento, Vanier dà inizio all'esperienza dell'Arca: accoglie con sé due persone adulte con handicap mentale in una casa a Trosly. Nascono numerose comunità dell'Arca in diversi Paesi, anche in Italia. Poi, nel 1968 alcuni genitori ed educatori, tra cui Jean Vanier e Marie Hélène Mathieu, organizzano un pellegrinaggio a Lourdes per persone ferite nell'intelligenza, i loro genitori e amici. Il giorno di Pasqua del 1971, vi si ritrovano dodicimila persone di quindici diverse nazionalità. Tra queste, quattromila hanno un handicap mentale. È un incontro festoso di scambio tra individui che agli occhi del mondo sono "sani" ed "efficienti" e coloro che invece sono più "fragili". Da quell'occasione nascono le prime comunità Fede e Luce, che oggi sono centinaia e centinaia in tutti i continenti. Amo anche l'audacia, la forza e il coraggio dei suoi discorsi in Africa. Essi mi hanno profondamente toccato e mi hanno offerto una vera visione di questo continente. Per quanto riguarda i preservativi, il successore di Pietro non può che difendere la famiglia. La stabilità di una società deriva in particolare da due elementi: dalla qualità della vita familiare e dalla qualità con cui una società lotta contro la corruzione e s'impegna verso le persone più povere. Una società può diventare umana solo se il divario tra i ricchi e i poveri diminuisce... Amo la Chiesa di Gesù, amo la Chiesa di san Giovanni il quale dice che se qualcuno vede un suo fratello nel bisogno e gli chiude il cuore, egli non ha Dio in lui (1 Gv 3,17). Amo la Chiesa di san Giacomo, che è andato in collera per il divario esistente tra i ricchi e i poveri nell'assemblea dei cristiani (Gc 2). Amo la Chiesa del diacono san Lorenzo che ha mostrato alle autorità romane i mendicanti, gli indifesi e che per questo è stato messo a morte. Amo la Chiesa di san Vincenzo de' Paoli che parla dei poveri come dei suoi padroni. Ho molto apprezzato le encicliche di Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo Il e Benedetto XVI che richiamano e ribadiscono le necessità non solamente di impegnarsi per i più poveri , ma di vivere con essi …». «Certo, conclude, in questo momento ci sono delle turbolenze nella Chiesa. Ogni crisi è un invito e un'occasione per meglio situarsi nel proprio cammino con Gesù, con i più poveri e gli sprovvisti e con il Papa e i Vescovi”. P. Cosimo De Monte C.P. - pag. 6 - 27 ottobre 2011 GIORNATA DI PREGHIERA DI ASSISI «L’assenza di Dio porta al decadimento dell’uomo e dell’umanesimo» Cari fratelli e sorelle, distinti Capi e rappresentanti delle Chiese e Comunità ecclesiali e delle religioni del mondo, cari amici, sono passati venticinque anni da quando il beato Papa Giovanni Paolo II invitò per la prima volta rappresentanti delle religioni del mondo ad Assisi per una preghiera per la pace. Che cosa è avvenuto da allora? A che punto è oggi la causa della pace? Allora la grande minaccia per la pace nel mondo derivava dalla divisione del pianeta in due blocchi contrastanti tra loro. Il simbolo vistoso di questa divisione era il muro di Berlino che, passando in mezzo alla città, tracciava il confine tra due mondi. Nel 1989, tre anni dopo Assisi, il muro cadde – senza spargimento di sangue. All’improvviso, gli enormi arsenali, che stavano dietro al muro, non avevano più alcun significato. Avevano perso la loro capacità di terrorizzare. La volontà dei popoli di essere liberi era più forte degli arsenali della violenza. La questione delle cause di tale rovesciamento è complessa e non può trovare una risposta in semplici formule. Ma accanto ai fattori economici e politici, la causa più profonda di tale evento è di carattere spirituale: dietro il potere materiale non c’era più alcuna convinzione spirituale. La volontà di essere liberi fu alla fine più forte della paura di fronte alla violenza che non aveva più alcuna copertura spirituale. Siamo riconoscenti per questa vittoria della libertà, che fu soprattutto anche una vittoria della pace... Per questo possiamo collegare tutto ciò in qualche modo anche con la preghiera per la pace. parte senza orientamento, e da non pochi la libertà viene fraintesa anche come libertà per la violenza. La discordia assume nuovi e spaventosi volti e la lotta per la pace deve stimolare in modo nuovo tutti noi. Cerchiamo di identificare un po’ più da vicino i nuovi volti della violenza e della discordia. A grandi linee – a mio parere – si possono individuare due differenti tipologie di nuove forme di violenza che sono diametralmente opposte nella loro motivazione e manifestano poi nei particolari molte varianti. Anzitutto c’è il terrorismo, nel quale, al posto di una grande guerra, vi sono attacchi ben mirati che devono colpire in punti importanti l’avversario in modo distruttivo, senza alcun riguardo per le vite umane innocenti che con ciò vengono crudelmente uccise o ferite. Agli occhi dei responsabili, la grande causa del danneggiamento del nemico giustifica ogni forma di crudeltà. Viene messo fuori gioco tutto ciò che nel diritto internazionale era comunemente riconosciuto e sanzionato come limite alla violenza. Sappiamo che spesso il terrorismo è motivato religiosamente e che proprio il carattere religioso degli attacchi serve come giustificazione per la crudeltà spietata, che crede di poter accantonare le regole del diritto a motivo del "bene" perseguito. La religione qui non è a servizio della pace, ma della giustificazione della violenza. ...Che qui la religione motivi di fatto la violenza è cosa che, in quanto persone religiose, ci deve preoccupare profondamente. In un modo più sottile, ma sempre crudele, vediamo la religione come causa di violenza anche là dove la violenza viene esercitata da difensori di una religione contro gli altri. I rappresentanti delle religioni convenuti nel 1986 ad Assisi intendevano dire – e noi lo ripetiamo con forza e grande fermezza: questa non è la vera natura della religione. È invece il suo travisamento e contribuisce alla sua distruzione. Contro ciò si obietta: ma da dove sapete quale sia la vera natura della religione? La vostra pretesa non deriva forse dal fatto che tra voi la forza della religione si è spenta? Ed altri obietteranno: ma esiste veramente una natura comune della religione, che si esprime in tutte le religioni ed è pertanto valida per tutte? Queste domande le dobbiamo affrontare se vogliamo contrastare in modo realistico e credibile il ricorso alla violenza per motivi religiosi. Qui si colloca un compito fondamentale del dialogo interreligioso – un compito che da questo incontro deve essere nuovamente sottolineato. Come cristiano, vorrei dire a questo punto: sì, nella storia anche in nome della fede cristiana si è fatto ricorso alla violenza. Lo riconosciamo, pieni di vergogna. Ma è assolutamente chiaro che questo è stato un utilizzo abusivo della fede cristiana, in evidente contrasto con la sua vera natura. Il Dio in cui noi cristiani crediamo è il Creatore e Padre di tutti gli uomini, a partire dal quale Col terrorismo la religione non è a servizio della pace, ma della giustificazione della violenza. Ma che cosa è avvenuto in seguito? Purtroppo non possiamo dire che da allora la situazione sia caratterizzata da libertà e pace. Anche se la minaccia della grande guerra non è in vista, tuttavia il mondo, purtroppo, è pieno di discordia. Non è soltanto il fatto che qua e là ripetutamente si combattono guerre – la violenza come tale è potenzialmente sempre presente e caratterizza la condizione del nostro mondo. La libertà è un grande bene. Ma il mondo della libertà si è rivelato in gran - pag. 7 - tutte le persone sono tra loro fratelli e sorelle e costituiscono un’unica famiglia. La Croce di Cristo è per noi il segno del Dio che, al posto della violenza, pone il soffrire con l’altro e l’amare con l’altro. Il suo nome è "Dio dell’amore e della pace" (2 Cor 13,11). È compito di tutti coloro che portano una qualche responsabilità per la fede cristiana purificare continuamente la religione dei cristiani a partire dal suo centro interiore, affinché – nonostante la debolezza dell’uomo – sia veramente strumento della pace di Dio nel mondo. mente le nostre riflessioni fatte finora. Ho detto che esiste una concezione e un uso della religione attraverso il quale essa diventa fonte di violenza, mentre l’orientamento dell’uomo verso Dio, vissuto rettamente, è una forza di pace. In tale contesto ho rimandato alla necessità del dialogo, e parlato della purificazione, sempre necessaria, della religione vissuta. Dall’altra parte, ho affermato che la negazione di Dio corrompe l’uomo, lo priva di misure e lo conduce alla violenza. Che alcune persone non riescano a trovare Dio dipende anche dai credenti con la loro immagine travisata di Dio. Se una tipologia fondamentale di violenza viene oggi motivata religiosamente, ponendo con ciò le religioni di fronte alla questione circa la loro natura e costringendo tutti noi ad una purificazione, una seconda tipologia di violenza dall’aspetto multiforme ha una motivazione esattamente opposta: è la conseguenza dell’assenza di Dio, della sua negazione e della perdita di umanità che va di pari passo con ciò. I nemici della religione – come abbiamo detto – vedono in questa una fonte primaria di violenza nella storia dell’umanità e pretendono quindi la scomparsa della religione. Ma il "no" a Dio ha prodotto crudeltà e una violenza senza misura, che è stata possibile solo perché l’uomo non riconosceva più alcuna norma e alcun giudice al di sopra di sé, ma prendeva come norma soltanto se stesso. Gli orrori dei campi di concentramento mostrano in tutta chiarezza le conseguenze dell’assenza di Dio. Qui non vorrei però soffermarmi sull’ateismo prescritto dallo Stato; vorrei piuttosto parlare della "decadenza" dell’uomo, in conseguenza della quale si realizza in modo silenzioso, e quindi più pericoloso, un cambiamento del clima spirituale. L’adorazione di mammona, dell’avere e del potere, si rivela una contro-religione, in cui non conta più l’uomo, ma solo il vantaggio personale. Il desiderio di felicità degenera, ad esempio, in una brama sfrenata e disumana quale si manifesta nel dominio della droga con le sue diverse forme. Vi sono i grandi, che con essa fanno i loro affari, e poi i tanti che da essa vengono sedotti e rovinati sia nel corpo che nell’animo. La violenza diventa una cosa normale e minaccia di distruggere in alcune parti del mondo la nostra gioventù. Poiché la violenza diventa cosa normale, la pace è distrutta e in questa mancanza di pace l’uomo distrugge se stesso. L’assenza di Dio porta al decadimento dell’uomo e dell’umanesimo. Ma dov’è Dio? Lo conosciamo e possiamo mostrarLo nuovamente all’umanità per fondare una vera pace? Riassumiamo anzitutto breve- Accanto alle due realtà di religione e anti-religione esiste, nel mondo in espansione dell’agnosticismo, anche un altro orientamento di fondo: persone alle quali non è stato dato il dono del poter credere e che tuttavia cercano la verità, sono alla ricerca di Dio. Persone del genere non affermano semplicemente: "Non esiste alcun Dio". Esse soffrono a motivo della sua assenza e, cercando il vero e il buono, sono interiormente in cammino verso di Lui. Sono "pellegrini della verità, pellegrini della pace". Pongono domande sia all’una che all’altra parte. Tolgono agli atei combattivi la loro falsa certezza, con la quale pretendono di sapere che non c’è un Dio, e li invitano a diventare, invece che polemici, persone in ricerca, che non perdono la speranza che la verità esista e che noi possiamo e dobbiamo vivere in funzione di essa. Ma chiamano in causa anche gli aderenti alle religioni, perché non considerino Dio come una proprietà che appartiene a loro così da sentirsi autorizzati alla violenza nei confronti degli altri. Queste persone cercano la verità, cercano il vero Dio, la cui immagine nelle religioni, a causa del modo nel quale non di rado sono praticate, è non raramente nascosta. Che essi non riescano a trovare Dio dipende anche dai credenti con la loro immagine ridotta o anche travisata di Dio. Così la loro lotta interiore e il loro interrogarsi è anche un richiamo per i credenti a purificare la propria fede, affinché Dio – il vero Dio – diventi accessibile. Per questo ho appositamente invitato rappresentanti di questo terzo gruppo al nostro incontro ad Assisi, che non raduna solamente rappresentanti di istituzioni religiose. Si tratta piuttosto del ritrovarsi insieme in questo essere in cammino verso la verità, dell’impegno deciso per la dignità dell’uomo e del farsi carico insieme della causa della pace contro ogni specie di violenza distruttrice del diritto. In conclusione, vorrei assicurarvi che la Chiesa cattolica non desisterà dalla lotta contro la violenza, dal suo impegno per la pace nel mondo. Siamo animati dal comune desiderio di essere "pellegrini della verità, pellegrini della pace". BENEDETTO XVI - pag. 8 - UN DESIDERIO OLTRE I LIMITI tutti noi, preoccupati per il futuro di una bimba che in quinta elementare avrà un padre di 81 e una madre di 68 anni, ma altrettanto immedesimati nella disperazione di una coppia che, come unica colpa, avesse l’età. Però le 16 pagine con cui il Tribunale dei minori motiva la sentenza sostengono tutt’altro, riferiscono i pareri dei consulenti tecnici e le osservazioni degli psicologi, ma anche le segnalazioni provenienti dal servizio sociale dell’Ospedale Sant’Anna di Torino, dove la donna ha partorito. Genitori fuori tempo Viola: nata a Torino un anno e mezzo fa, oggi tolta ai suoi genitori per sentenza dei giudici. Karola e Adriana: gemelline partorite a Salerno dieci giorni fa, ora in terapia intensiva. Storie diverse, nell’epilogo, ma accomunate da due donne divenute madri alla soglia dei sessant’anni. Sposate a due papà di 71 e 64. Sono una quindicina ogni anno le italiane ultracinquantenni angosciate da un desiderio di maternità che non conosce ragioni, per appagare il quale si affidano alla tecnologia, anche se in Italia è vietata: Paesi con pochi scrupoli e tanta miseria non pongono limiti anagrafici e per qualche migliaio di euro esaudiscono ogni richiesta. Relazioni che sostengono un preoccupante distacco emotivo dei due coniugi dalla piccola, l’evidente incapacità di accudirla, grande stanchezza e confusione nel prendersene cura, al punto da scordarsi per ore di nutrirla. Rilievi che obbligherebbero i giudici a intervenire anche con genitori ventenni. Accuse ingiuste? Esagerate? O invece sacrosante? Non vorremmo essere nei panni di chi è chiamato a giudicare, soprattutto quando la posta in gioco è la separazione di un figlio da sua madre e suo padre. Non esiste un "diritto" a essere genitori. Non tutto ciò che è tecnicamente possibile è anche eticamente accettabile. Storie diverse, dicevamo. Nessuno, infatti, allontanerà Karola e Adriana dai loro genitori, che sono medici e sapranno gestirsi, crescendo le bimbe da perfetti nonni. Invece Viola già al suo primo mese di vita era stata affidata a un’altra coppia e qualche giorno fa è stata dichiarata adottabile. Perché questa differenza? Resta però almeno un punto fermo: non esiste un "diritto" a essere genitori, nessun desiderio inappagato giustifica la presunzione di voler forzare la natura oltre ogni limite soltanto perché oggi la tecnica lo permette. «Il medico che ha eseguito la fecondazione avrebbe dovuto fermarsi – ha detto Ignazio Marino, chirurgo e senatore Pd –. Non tutto ciò che è tecnicamente possibile è anche eticamente accettabile». RAFFORZARE IL RUOLO FEMMINILE NEL MONDO Il Nobel della pace è stato assegnato a Oslo a tre donne: la presidente della liberia Ellen Johnsonn Sirleaf, la connazionale Leymah Gbowee che lanciò una mobilitazione femminile contro la guerra civile, e l'attivista yemenita per la democrazia Tawakkul Karman. LE MOTIVAZIONI Il premio rappresenta, secondo le intenzioni del comitato per il Nobel, un riconoscimento del rafforzamento del ruolo delle donne, in particolare nei paesi in via di sviluppo. La Sirleaf è al di là di tutto la prima presidente donna di uno stato africano; la Gbowee è un'attivista pacifista; la Karman si occupa di diritti delle donne e democrazia nello Yemen, paese negli ultimi mesi in preda a gravi conflitti sociali e politici. Ellen Johnson Sirleaf. Diciamo subito che la legge non fissa un tetto massimo d’età perché una donna possa partorire. L’affermazione appare lapalissiana, eppure non è inutile, dato che esiste invece un limite minimo d’età: se entrambi i genitori hanno meno di 16 anni non possono riconoscere il figlio (fino alla maggiore età del più adulto tra i due). Dunque la sentenza con cui Viola è stata tolta agli anziani genitori sarebbe un insopportabile atto di violenza e presunzione da parte dei giudici qualora la causa fosse l’età avanzata dei due, come è stato riportato dai media. Certo non si tolgono i figli in base agli anni, e d’altra parte quanti nonni educherebbero i nipoti assai meglio dei loro genitori? Conosciamo una donna che a 58 anni ha messo al mondo il cosiddetto "figlio della menopausa" in modo del tutto naturale, quando ormai da tempo era certa di non poter più procreare: nessun magistrato farebbe irruzione nell’armonia familiare di quella casa per affidare a una coppia giovane ed estranea il frutto del loro amore. Il padre e la madre di Viola, invece, hanno seguito ben altri percorsi, a lei sono arrivati dopo dieci tentativi di procreazione assistita, approdando infine a una (illegale) fecondazione eterologa. Ma nemmeno questo, a cose fatte, ovvero dopo che un figlio è venuto al mondo, giustificherebbe mai un’azione terribile come strapparlo a chi l’ha partorito. Quale il motivo, dunque? "Via la figlia perché anziani", titolavano i due giornali che per primi hanno dato la notizia, facendo trasalire IL NOBEL PER LA PACE A TRE DONNE LA PRIMA DONNA PRESIDENTE «Non siamo egoisti», ribatte il padre delle gemelline. Ma a chi gli domanda perché non abbiano nutrito la loro fame d’amore adottando un bambino rimasto senza genitori, anziché cercandolo nell’ovulo di una sconosciuta "donatrice", risponde sicuro che non sarebbe stata la stessa cosa: «Mia moglie voleva sentir crescere la vita dentro di sé». Lucia Bellaspiga da: Avvenire, 21 settembre 2011 - pag. 9 - La presidente liberiana era stata accreditata come possibile vincitrice già alla vigilia della proclamazione. Ellen Johnson Sirleaf, 72 anni e prima donna a guidare uno Stato africano, è considerata un «simbolo della nuova Africa»... La scelta di premiarla con il Nobel potrebbe però non essere unanimemente condivisa nell'opinione pubblica: nel 1990 appoggiò infatti la ribellione sanguinaria Charles Taylor contro il presidente Doe, salvo poi presentarsi alle elezioni da avversaria dello stesso Taylor nel 1997. In precedenza era stata condannata a dieci anni di carcere dal regime di Doe, ma venne rilasciata e costretta ad espatriare negli Stati Uniti, dove assunse ruoli di responsabilità ai vertici di importanti istituti di credito e della Banca Mondiale. Caratteristica questa che, ha rilevato ad esempio Maso Notarianni di Emergency ai microfoni di Sky, non è molto compatibile con l'idea pacifista, essendo spesso le decisioni sui trasferimenti di denaro degli organismi internazionali alla base di scontri e conflitti tra stati e comunità. Leymah Gbowee LA PROMOTRICE DELLO «SCIOPERO DEL SESSO» L'altra liberiana premiata è Leymah Gbowee, 39 anni, una militante pacifista e nonviolenta che ha contribuito a mettere fine alle guerre civili che hanno dilaniato il suo paese sino al 2003. Piccola, di carnagione chiara (per questo è soprannominata «rossa»), la Gbowee ha da poco pubblicato la sua autobiografia, «Mighty Be Our Powers: How Sisterhood, Prayer, and Sex Changed a Nation at War» («La forza dei nostri poteri: come le comunità di donne, la preghiera e il sesso hanno cambiato una nazione in guerra»). Tra le iniziative più note dell'attivista, di etnia Kpellè, nota anche come la «guerriera della pace», va ricordato «lo sciopero del sesso», un'iniziativa che costrinse il regime di Charles Taylor ad ammetterla al tavolo delle trattative per la pace. Tawakkol Karman. LA «GIORNALISTA SENZA CATENE» La più giovane delle tre premiate ha appena 32 anni, esattamente come quelli del potere del presidente yemenita Ali Abdallah Saleh, tre figli e coraggio da vendere: Tawakkol Karman è un'attivista yemenita per i diritti umani, divenuta in poco tempo la leader della protesta femminile contro il regime yemenita. Giornalista e fondatrice dell'associazione «Giornaliste senza catene» è militante nel partito islamico e conservatore Al Islah, primo gruppo di opposizione. Nel gennaio di quest'anno era stata arrestata dalle autorità yemenite, costrette poi a rilasciarla sotto la pressione delle manifestazioni in suo sostegno, che hanno portato in strada migliaia di persone. da: Corriere della Sera, 07 ottobre 2011 (Redazione Online) - pag. 10 - LA MORTE DI STEVE JOBS E parlando di sé, aveva aggiunto: «Ricordarmi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della mia vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative, tutto l’orgoglio, tutti gli imbarazzi e i timori di fallire – semplicemente scompaiono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che è realmente importante. Ricordarsi di dover morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è quindi ragione per non seguire il vostro cuore». Il testamento: «Siate affamati e siate folli» Il vero lascito di Steve Jobs al mondo non sono tanto gli oggetti che ha inventato (molti dei quali destinati già al museo Apple), quanto un suo discorso di 14 minuti e 35 secondi, visibile da tutti su Youtube. È vero che ogni volta che un uomo muore, le sue parole aumentano di corpo (se scritte) e di volume (se dette). Diventano più importanti. Acquistano un peso maggiore. Eppure, risentire oggi il "testamento spirituale" di Steve Jobs, fa davvero effetto. A partire da quella frase finale che è diventata il suo titolo: «Ragazzi, siate affamati. Siate folli». Perché davvero pochi adulti (siano essi genitori, preti o insegnanti illuminati), ormai, dicono ai ragazzi di essere «affamati e folli». Affamati di sogni, di vita e di speranza. E folli al punto di osare il tutto e per tutto per seguire il proprio cuore e cercare la vera felicità. Eppure a dirlo ai neolaureati dell’Università di Stanford, il 12 giugno 2005, fu Jobs in persona. Lui che era uno degli uomini di successo più importanti del mondo ma non era laureato. E, peggio ancora, aveva lasciato il college dopo soli 18 mesi di frequenza. Tanti ricordano quello slogan. Ma pochi ricordano cosa Jobs aveva detto a quegli studenti pochi minuti prima di pronunciare quella frase. Steve non aveva parlato loro di soldi o di successo, ma aveva fatto un’altra di quelle cose che gli adulti amano molto poco: aveva parlato loro della morte. Della sua (Jobs sapeva di avere un tumore al pancreas da un anno circa) e della loro. E l’aveva fatto senza fronzoli. Durante il suo discorso di 14 minuti e 35 secondi, Jobs non aveva elencato le sue invenzioni o le cifre del suo conto in banca. Aveva parlato loro dei suoi tanti "fallimenti". Della madre che l’aveva abbandonato, del college lasciato dopo soli 18 mesi e di quando l’Apple, che lui aveva cofondato, l’aveva licenziato. «Ero devastato. Per mesi non sapevo cosa fare. Pensai di scappare via dalla Silicon Valley. Ma amavo il mio lavoro. Allora non lo capii, ma il fatto di essere stato licenziato fu la migliore cosa che potesse succedermi. La pesantezza del successo fu presto rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante senza più certezze. Mi liberò dagli impedimenti facendomi entrare in una fase molto creativa». Anche in questo punto aveva scelto di essere molto diretto: «Qualche volta la vita colpisce duro. Non perdete la fede, però. Continuate a cercare – negli affetti come nel lavoro – qualcosa che valga davvero la pena di amare. L’unico modo per fare un buon lavoro, infatti, è amare quello che si fa». Ricordarmi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della mia vita. «Nessuno vuole morire ma nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così che deve essere perché la morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della vita. È l’agente di cambiamento della vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via». Poi, vedendo forse qualche volto spaventato, aveva detto come un buon fratello maggiore: «Ve lo dico perché capiate che il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare». Adesso che Jobs è morto, con una fine così drammatica e prematura, questo suo «testamento spirituale» appare ancora più forte di sei anni fa, quando lo pronunciò. Il suo «Siate affamati. Siate folli», da ieri rimbalza in centinaia di siti Internet. Peccato che tanti dimentichino, come invece disse agli studenti quel giorno Steve, che quelle parole non sono sue: «Erano scritte sull’ultima pagina di una rivista, The Whole Earth Catalog, che leggevo da ragazzo. L’aveva creata Stewart Brand e ci aveva messo dentro tutto il suo tocco poetico. Nell’ultima pagina, dell’ultimo numero, il suo messaggio d’addio fu quella scritta: "Siate affamati. Siate folli". I pc non esistevano ancora. Il mito di Jobs nemmeno... Nella sua vita è caduto, ha sbagliato, ha sofferto, fatto la fame e si è ritrovato 50enne a lottare contro un tumore. «Ma ho sempre guardato al futuro con un occhio al passato e sapendo che sarai dovuto morire. Perché solo guardandosi indietro con la consapevolezza di dovere un giorno perdere tutto si possono unire i puntini della propria vita». Gigio Rancilio da: Avvenire, 7 ottobre 2011 - pag. 11 - INCONTRO COL REGISTA OLMI “Sto solo con gli ultimi” Il nuovo film di Ermanno Olmi, Il Villaggio di cartone (passato a Venezia) che è arrivato in 80 sale il 7 ottobre, inizia con un lungo braccio meccanico che stacca il Crocifisso dal soffitto di una chiesa. «E lo pone in terra, come uno sconfitto». Un avvio che genera inevitabili due domande: perché quella chiesa spogliata? perché quel Crocifisso in terra? che, che servono a far sentire molti protetti, rassicurati. Cos’altro è, per esempio, la Borsa, se non una chiesa idolatra dove il denaro è stato elevato a dio? E i partiti politici? Non sono forse chiese idolatriche anche loro? Ecco: per essere davvero liberi noi dovremmo liberarci di tutte queste 'chiese' e del loro falso senso di protezione. E avere, al contrario, il coraggio di comprometterci in prima persona». Come? «All’immigrato affamato non basta più indicare la strada della Caritas. Bisogna invitarlo a casa propria. E non ha senso adottare a distanza i bambini africani, se poi, quando quei bambini arrivano da noi, li ricacciamo indietro. Noi non dovremmo aiutare qualcuno solo perché ha bisogno. Ma perché è nostro amico. "Io vi ho chiamati amici", dice Gesù». Solo questa coerenza dona vera libertà, afferma Olmi. «Una libertà che costa, naturalmente. E che spesso il credente paga con la solitudine». «Questo non è un film realistico – risponde Olmi ai giornalisti, incontrati a Roma – È un apologo. E quella chiesa è un simbolo: rappresenta la Chiesa che spogliata di tutto torna ad essere la Casa di Dio. Il luogo dove possano rifugiarsi i miseri e i derelitti». E nel cinema italiano Olmi s’è mai sentito solo? La pellicola, interpretata da Michael Londsdale, Rutger Hauer, Alessandro Haber e Massimo De Francovich, tocca i temi dell’immigrazione e della solidarietà, con un prete cui viene chiusa la parrocchia e che, nella sua chiesa ormai spoglia, si ritrova ad accogliere un gruppo di clandestini dall’Africa. Scomodo e problematico, destinato a far discutere, il film di Olmi provoca. E i giornalisti provocano lui, chiedendogli: La sua è una denuncia contro la gerarchia? «Quando il cinema era tutto di sinistra, anzi apparteneva tutto alla sinistra, io ero felicemente contento di non appartenere a nessuno. Ecco: è stato allora, che mi sono sentito solo». Fatale chiedere, all’autore d’un film che, pure simbolico, è immerso nell’attualità più concreta, un parere sulla realtà del nostro Paese. «Siamo alla vigilia di un grande cambiamento. Ci siamo arrivati in ritardo, distratti dalla corsa alla ricchezza. Ora io sono convinto che il Cristianesimo sia la più grande novità nella storia del mondo. E in Italia c’è un cattolicesimo ben radicato; che certe volte, però, dimentica di essere cristiano. Infatti, come le merci si muovono ovunque a causa del mercato globale, oggi sono i popoli, a muoversi. Ecco perché non riusciremo mai a fermarli: sarebbe stupido solo pensarlo. E allora, da cristiani, dovremmo capire quanto gli altri popoli possano rappresentare, per tutti, una nuova idea di civiltà». Cristo è la più grande novità della storia... Essere stra-ricchi, sopra un certo livello, è un crimine. Perché toglie ricchezza agli altri. «Quando Cristo ordinò a Pietro di fondare la Chiesa non si riferiva ad un luogo fisico. Ma alla comunità dei credenti. Al centro della chiesa di Cristo infatti c’è l’uomo » spiega Olmi. Il regista poi aggiunge: «Cristo è la più grande novità della storia, ma mi rendo conto che è irraggiungibile. Eppure non riesco a togliermi quel Crocifisso dagli occhi. È un’ossessione che bisogna accettare. Come quella dell’innamorato. Quest’ultimo prima trasforma la sua ossessione in un’icona, poi la traduce in azione, verbo: amare. Un verbo che libera». Anche sul tema della ricchezza, il regista non usa mezze misure: «Essere stra-ricchi, sopra un certo livello, è un crimine. Perché toglie ricchezza agli altri». Poi, Olmi spinge sull’acceleratore della provocazione: «In giro ci sono tante 'chiese', religiose, culturali e lai- Giacomo Vallati da: Avvenire, 5 ottobre 2011 - pag. 12 - CANONIZZAZIONE Don Luigi Guanella è stato proclamato Santo. Luigi Guanella nacque a Fraciscio di Campodolcino in Val San Giacomo (Sondrio) il 19 dicembre 1842. Morì a Como il 24 ottobre 1915. A dodici anni ottenne un posto gratuito nel collegio Gallio di Como e proseguì poi gli studi nei seminari diocesani (1854-1866). La sua formazione culturale e spirituale è quella comune ai seminari nel LombardoVeneto; il corso teologico era povero di contenuto culturale, ma attento agli aspetti pastorali e pratici: teologia morale, riti, predicazione e, di più, alla formazione personale: pietà, santità, fedeltà. La vita cristiana e sacerdotale si alimentava alla devozione comune fra la popolazione cristiana. Questa impostazione concreta pose il giovane seminarista e sacerdote assai vicino al popolo e a contatto con la vita che esso conduceva. Quando tornava al paese per le vacanze autunnali si immergeva nella povertà delle valli alpine; si interessava dei bambini e degli anziani e ammalati del paese, passando i mesi nella cura di questi, e nei ritagli si appassionava alla questione sociale, raccoglieva e studiava erbe medicinali, si infervorava leggendo la storia della Chiesa. In seminario teologico entrò in familiarità col vescovo di Foggia, Bernardino Frascolla, rinchiuso nel carcere di Como, poi a domicilio coatto in seminario (1864-66), e si rese conto della ostilità che dominava le relazioni dello stato unitario verso la Chiesa. Questo vescovo lo ordinò sacerdote il 26 maggio 1866. Entrò con entusiasmo nella vita pastorale in Valchiavenna (Prosto, 1866 e Savogno, 1867-1875) e, dopo un triennio salesiano, fu di nuovo in parrocchia in Valtellina (Traona, 1878-1881), per pochi mesi a Olmo e infine a Pianello Lario (Como, 1881-1890). Fin dagli inizi a Savogno rivelò i suoi interessi pastorali: l'istruzione dei ragazzi e degli adulti, l'elevazione religiosa, morale e sociale dei suoi parrocchiani, con la difesa del popolo dagli assalti del liberalismo e con l'attenzione privilegiata ai più poveri. Non disdegnava interventi battaglieri, quando si vedeva ingiustamente frenato o contraddetto dalle autorità civili nel suo ministero, così che venne presto segnato fra i soggetti pericolosi, specialmente dal momento che pubblicò un libretto polemico. Nel frattempo a Savogno approfondiva la conoscenza di don Bosco e dell'opera del Cottolengo; invitò don Bosco ad aprire un collegio in valle; ma, non potendo realizzare il progetto, il G. ottenne di andare per un certo periodo da don Bosco. Richiamato in diocesi dal Vescovo, aprì in Traona un collegio di tipo salesiano; ma anche qui venne ostacolato; si andò a rimestare le controversie di Savogno e gli fu imposto di chiudere il collegio. Si mise a disposizione del vescovo con obbedienza eroica. Mandato a Pianello poté dedicarsi all'attività di assistenza ai poveri, rilevando l'Ospizio fondato dal predecessore don Carlo Coppini, con alcune orsoline che organizzò in congregazione religiosa (Figlie di S. Maria della Provvidenza) e con queste avviò la Casa della Divina Provvidenza in Como (1886), con la collaborazione di suor Marcellina Bosatta e della sorella Beata Chiara. La Casa ebbe subito un rapido sviluppo, allargando l'assistenza dal ramo femminile a quello maschile (congregazione dei Servi della Carità), benedetta e sostenuta dal Vescovo B. Andrea Ferrari. L'opera si estese ben presto anche fuori città: nelle province di Milano (1891), Pavia, Sondrio, Rovigo, Roma (1903), a Cosenza e altrove, in Svizzera e negli Stati Uniti d'America (1912), sotto la protezione e l'amicizia di S. Pio X. Le opere e gli scopi che cadono sotto l'attenzione del Guanella (e gli impedirono di fermarsi con don Bosco) sono quelli tipici della sua terra di origine. Molti i bisognosi bambini e giovani, anziani lasciati soli, emarginati, handicappati psichici (ma anche ciechi, sordomuti, storpi): tutta la fascia intermedia tra i giovani di don Bosco e gli inabili del Cottolengo, persone ancora capaci di una ripresa: terreno duro e arido come la sua terra natale, ma che, lavorato con amore (nelle scuole, laboratori, colonie agricole) può dare frutti insperati. Il carisma e messaggio Il carisma suo è l'annuncio biblico della paternità di Dio che per il Guanella costituisce un'esperienza personale profonda, di carattere mistico e profetico, e dà alla sua santità e missione una dimensione tipica e qualificata; esperienza che vuole partecipare specialmente ai più poveri e abbandonati: Dio è padre di tutti e non dimentica né emargina i suoi figli. Le sue case si organizzano coerentemente in strutture a misura d'uomo, con spirito di famiglia e adattano un proprio metodo preventivo affidate alla paternità di Dio. La guida e la conduzione di tutto sono affidate a lui: "è Dio che fa". Il Guanella è stato proclamato beato da Paolo VI il 25 ottobre 1964 e canonizzato da Benedetto XVI il 23 ottobre 2011. Il suo corpo è venerato nel Santuario del S. Cuore in Como. - pag. 13 - SALMO 38 [2]Signore, non castigarmi nel tuo sdegno, non punirmi nella tua ira. [3]Le tue frecce mi hanno trafitto, su di me è scesa la tua mano. [4]Per il tuo sdegno non c'è in me nulla di sano, nulla è intatto nelle mie ossa per i miei peccati. [5]Le mie iniquità hanno superato il mio capo, come carico pesante mi hanno oppresso. [6]Putride e fetide sono le mie piaghe a causa della mia stoltezza. [7]Sono curvo e accasciato, triste mi aggiro tutto il giorno. [8]Sono torturati i miei fianchi, in me non c'è nulla di sano. [9]Afflitto e sfinito all'estremo, ruggisco per il fremito del mio cuore. [10]Signore, davanti a te ogni mio desiderio e il mio gemito a te non è nascosto. [11]Palpita il mio cuore, la forza mi abbandona, si spegne la luce dei miei occhi. [12]Amici e compagni si scostano dalle mie piaghe, i miei vicini stanno a distanza. [13]Tende lacci chi attenta alla mia vita, trama insidie chi cerca la mia rovina. e tutto il giorno medita inganni. [14]Io, come un sordo, non ascolto e come un muto non apro la bocca; [15]sono come un uomo che non sente e non risponde. [16]In te spero, Signore; tu mi risponderai, Signore Dio mio. [17]Ho detto: "Di me non godano, contro di me non si vantino quando il mio piede vacilla". [18]Poiché io sto per cadere e ho sempre dinanzi la mia pena. [19]Ecco, confesso la mia colpa, sono in ansia per il mio peccato. [20]I miei nemici sono vivi e forti, troppi mi odiano senza motivo, [21]mi pagano il bene col male, mi accusano perché cerco il bene. [22]Non abbandonarmi, Signore, Dio mio, da me non stare lontano; [23]accorri in mio aiuto, Signore, mia salvezza. PREGARE CON I SALMI Salmo 38 - Preghiera nell’angoscia Il salmo è una supplica individuale di un peccatore malato e perseguitato. Tale preghiera assume un valore universale, perché riflette la storia di ogni peccatore pentito. vv. 2-5 Il salmista ha molto peccato, suscitando lo sdegno e l’ira divina. Rivolgendosi confidenzialmente a Dio, lo implora di non castigarlo e di non punirlo, già nel dolore della malattia, prova la condizione di peccatore ferito. Una freccia misteriosa infatti gli trafigge la carne, il peccato lo opprime e lo minaccia come un’onda dilagante. Comprende la grandezza della sua colpa, costatando proprio una grave infermità, il totale sfacelo del suo corpo. vv. 6-9 Esso è coperto da lividi e da ferite che mandano cattivo odore. In questa triste condizione si aggira per il paese curvo, dolorante ed in atteggiamento penitenziale. Un calore maligno gli consuma i lombi; si sente sfinito, all’esaurimento di tutte le sue energie. Il suo cuore freme e ruggisce per il dolore. vv. 10-15 Nonostante ciò, si sente alla presenza di Dio, che lo guarda, lo conosce e lo comprende. Gli amici ed i familiari evitano di avvicinarsi a lui, per timore di contaminarsi, lo guardano a distanza. I nemici approfittano della sua situazione, per insultarlo, umiliarlo ed accusarlo di infedeltà a Dio. Per difendersi e dare una maggiore testimonianza di fiducia in Dio, egli non ascolta e non risponde alle loro provocazioni. vv. 16-17 Si attende che Dio risponda alla sua supplica, guarendolo dalla malattia e liberandolo dai nemici, che, reputandolo un peccatore impenitente, godono nel vederlo soffrire. vv. 18-21 Mentre si attende di morire, con il cuore contrito ripete nuovamente la confessione dei suoi peccati: “Ecco, confesso la mia colpa”. Riconosce poi che i nemici lo perseguitano senza ragione, ostacolando stupidamente la sua conversione. Anche coloro che ha beneficato, lo maltrattano. vv. 22-23 Il salmista lancia a Dio un ultimo appello, chiedendogli di non abbandonarlo, di non stare lontano, ma di soccorrerlo, perdonarlo e guarirlo, perché è lui la sua salvezza. Lettura cristiana Gesù “ha preso le nostre infermità e s’è addossato le nostre malattie” (Mt 8,17). Facendosi solidale con noi peccatori, lo sdegno e l’ira di Dio si abbattono su di lui. Sperimenta così nella sua carne e nel suo spirito le conseguenze catastrofiche del peccato. Mentre patisce sulla croce può dire: “O Dio, per il tuo sdegno non c’è in me nulla di sano, nulla di intatto nelle mie ossa”, i conoscenti stanno lontano da lui, non hanno il coraggio di difenderlo ed i nemici, godendo della sua rovina, lo deridono e lo scherniscono (Lc 23,49). Ma egli non li ascolta, non risponde alle loro provocazioni, sta in silenzio, sopporta tutto con pazienza. “Oltraggiato non rispondeva con oltraggi e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia... Dalle sue piaghe siete stati guariti” (1 Pt 2,23-25). “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio” (2 Cor 5,21). Recitando questo salmo siamo indotti a considerare le conseguenze del peccato, che allontana da Dio ed è causa di sofferenze indicibili. Per il sacrificio di Gesù noi ora possiamo accostarci confidenzialmente al Padre e chiedergli che ci perdoni. Se ci presentiamo a lui con il cuore contrito, otteniamo il perdono, che ci risana. - pag. 14 - Meditazioni dal libro: L’imitazione di Cristo LIBRO SECONDO pianto al gaudio spirituale. Come sei arido e aspro, lontano da Gesù; come sei sciocco e vuoto se vai dietro a qualcosa d'altro, che non sia Gesù. Capitolo 7 - Amare Gesù sopra ogni cosa 1. Beato colui che comprende che cosa voglia dire amare Gesù e disprezzare se stesso per Gesù. Si deve lasciare ogni persona amata, per colui che merita tutto il nostro amore: Gesù esige di essere amato, lui solo, sopra ogni cosa. Ingannevole e incostante è l'amore della creatura; fedele e durevole è l'amore di Gesù. Chi s'attacca alla creatura cadrà con la creatura, che facilmente viene meno; chi abbraccia Gesù troverà saldezza per sempre. Ama e tieniti amico colui che, quando tutti se ne andranno, non ti abbandonerà, né permetterà che, alla fine, tu abbia a perire. Che tu lo voglia oppure no, dovrai un giorno separati da tutti; 2. Tieniti dunque stretto, in vita e in morte, a Gesù, e affidati alla fedeltà di lui, che solo ti potrà aiutare allorché gli altri ti verranno meno. Per sua natura, Gesù, tuo amore, è tale da non permettere che tu ami altra cosa; egli vuole possedere da solo il tuo cuore, e starvi come un re sul suo trono. Di buon grado Gesù starà presso di te, se tu saprai liberarti perfettamente da ogni creatura... Non affidarti o appoggiarti ad una canna, che si piega al vento, perché «ogni carne è come fieno e ogni suo splendore cadrà come il fiore del fieno» (1Pt1,24). 3. Se guarderai soltanto alle esterne apparenze umane, sarai presto ingannato. E se cercherai consolazione e profitto negli altri, ne sentirai molto spesso un danno. Se cercherai in ogni cosa Gesù, troverai certamente Gesù. Se invece cercherai te stesso, troverai ancora te stesso, ma con tua rovina. Infatti, se non cerca Gesù, l'uomo nuoce a se stesso, più che non possano nuocergli i suoi nemici e il mondo intero. Capitolo 8 - Familiare amicizia con Gesù 1. Quando è presente Gesù, tutto diventa facile, e nulla pare difficile. Invece, quando Gesù non è presente, tutto è difficile. Quando Gesù non parla nell'intimo, ogni consolazione vale assai poco. Invece se Gesù dice anche soltanto una parola, sentiamo una grande consolazione. Forse che Maria Maddalena non balzò subitamente dal luogo in cui stava in pianto, quando Marta le disse: « C'è qui il maestro, ti chiama »? (Gv 11,28). Momento felice, quello in cui Gesù ci invita dal 2. Che cosa ti può mai dare il mondo se non possiedi Gesù? Essere senza Gesù è un duro inferno, essere con Gesù è un dolce paradiso. Non ci sarà nemico che possa farti del male, se avrai Gesù presso di te. Chi trova Gesù trova un grande tesoro prezioso; anzi, trova un bene più grande di ogni altro bene. Chi perde Gesù perde più che non si possa dire; perde più che se perdesse tutto quanto il mondo. Colui che vive senza Gesù è privo di tutto, colui che vive saldamente con lui è ricco di tutto. 3. Senza un amico non puoi vivere pienamente e se non hai come amico, al di sopra di ogni altro, Gesù, sarai estremamente triste e desolato. È da stolto, dunque, quello che fai ponendo la tua fiducia e la tua gioia in altri che in Gesù. È preferibile avere il mondo intero contro di te che avere Gesù disgustato di te. 4. Sicché, tra tutte le persone care, caro per sé, sia il solo Gesù: tutti gli altri si devono amare a causa di Lui; Lui, invece per se stesso. Gesù Cristo, il solo che troviamo buono e fedele più di ogni altro amico, lui solo dobbiamo amare, di amore particolare. Per lui e in lui ti saranno cari sia gli amici che i nemici; e lo pregherai per gli uni e per gli altri, affinché tutti lo conoscano e lo amino. Non desiderare di essere apprezzato od amato per te stesso, poiché questo spetta soltanto a Dio, che non ha alcuno che gli somigli. Non volere che uno si lasci prendere, nel suo cuore, tutto da te, né lasciarti tutto prendere tu dall'amore di chicchessia. Gesù soltanto deve essere in te, come in ognuno che ami il bene. 5. Sii puro interiormente e libero, senza legami con le creature. Se vuoi essere pienamente aperto a gustare «com'è soave il Signore» (Sal 33,9), devi essere del tutto spoglio e offrire a Dio un cuore semplice e puro... Quando la grazia di Dio scende sull'uomo, allora egli diventa capace di ogni impresa; quando invece la grazia viene meno, l'uomo diventa misero e debole, quasi abbandonato al castigo. Ma anche così non ci si deve lasciare abbattere; né si deve disperare. Occorre piuttosto stare fermamente alla volontà di Dio e, qualunque cosa accada, sopportarla sempre a lode di Gesù Cristo; giacché dopo l'inverno viene l'estate, dopo la tempesta una grande quiete. - pag. 15 - BRASILE - 50° DI SACERDOZIO P. Francesco Tito Ape Missionario Passionista Parlare del sacerdozio di P. Francisco vuol dire ripercorrere un tracciato di luce che, iniziato cinquant’anni orsono, si è esteso, passo dopo passo, in un cammino di conformazione a Cristo. Cinquant’anni intensi di ministero, colmi di benedizione ma anche di tante delicate, complesse, sofferte. situazioni Cinquant’anni di servizio generoso alla Chiesa, prima in Italia, oggi a Cascavel. Cinquant’anni attraversati dalle storie e dai volti di tanti uomini e donne affidati al suo servizio ministeriale. In questo solco di vita si colloca la storia di questa comunità parrocchiale che nella persona di P. Francisco ha incontrato un padre generoso ed instancabile. La sua presenza è benedizione, non solo per le tante opere realizzate, ma soprattutto per lo stile semplice e ricco di umanità con cui si è reso sempre pronto, attento e disponibile verso tutti: una disponibilità spesso nascosta e non dichiarata. Tutto questo fa di lui una guida affidabile, sicura, essenziale e concreta. Quella di P. Francisco è un’esistenza sacerdotale interpretata alla luce dell’amorevole paternità di Dio, in cui egli ha colto quei semi fecondi per vivere la sua condizione di pastore. Il 22 ottobre la Provincia Passionista del Sacro Costato di Gesù (Puglia e Calabria) ha celebrato nella comunità di Cascavel in Brasile, dove è il padre è Missionario da oltre 30 anni, il cinquantesimo anniversario di sacerdozio di P. Francesco Tito Ape, conosciuto presso i suoi come “P. Francisco”. Pubblichiamo l’intervento del Provinciale P. Cosimo Chianura. A P. Francisco gli auguri di tutti i confratelli di Provincia. Un grande abbraccio da parte mia e da parte di tutta la famiglia passionista, religiosi e laici della mia Provincia religiosa del Sud Italia che in questo momento rappresento. È questa la chiave per “leggere” e comprendere in radice il ministero sacerdotale: la paternità di P. Francisco. Nel suo riflettere, pregare, decidere e agire ho sempre colto un cuore sincero di padre, forse non sempre capito, ma certamente consegnato alla provvidente volontà divina. Dunque Deo gratias! Il 22 ottobre 1961 P. Francisco veniva consacrato sacerdote in eterno. Oggi egli celebra 50 di sacerdozio, il giubileo d’oro. Siamo tutti uniti a te nella profonda gratitudine a Dio per tutte le sue grazie. Gratitudine che si estende a tutte le persone che il Signore ti ha fatto incontrare nel corso della tua vita: ai tuoi genitori: Giuseppe e Laura, familiari, ai maestri che ti hanno guidato nella maturazione della tua vocazione sacerdotale. Sì, grazie a Dio per il dono ricevuto, per il dono del sacerdozio che rifulge nella tua testimonianza. Ed ancora grazie a te, P. Francisco, per la tua fedeltà, la tua perseveranza, la tua dedizione, il tuo essere schivo quasi per timore di fare ombra all’unico protagonista del Bene. E’ il grazie mio personale, di tutta la Provincia del Sacro Costato, della tua comunità di Cascavel e Guarapuava e di tanta gente che è stata beneficiata dal tuo ministero sacerdotale. Anche il Signore ti vuole dire GRAZIE. Egli ti concede di celebrare, insieme con noi, la Santa Messa, ancora una volta, in questa tappa meravigliosa della tua vita. E noi tutti vogliamo ringraziare te, p. Francesco, per il dono che tu hai fatto della tua vita a Dio, alla Congregazione dei Passionisti, a questa gente. Siamo qui per esprime la nostra canto di gioia. Siamo qui per imparare ad amare, cogliendo la tua testimonianza di vita. Perché la tua vita è un miracolo di amore. Un abbraccio e che tu possa vivere l’oggi di Cristo con sempre rinnovato entusiasmo e zelo. Auguri P. Francisco, ti vogliamo bene. P. Cosimo Chianura, Superiore Provinciale - pag. 16 -