GETSEMANI
Foglio di informazione e di spiritualità dei Padri Passionisti di Ceglie Messapica (Br) www.passionistceglie.altervista.org - tel. 0831-377066 - ANNO I, n. 2 - ottobre 2011
“Comunicate a tutti
la gioia della fede”
Si è celebrato il 15 e il 16 ottobre, in Vaticano, il Congresso organizzato
dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione,
che ha avuto per tema: “Nuovi evangelizzatori per la nuova evangelizzazione”.
Sabato 15 ottobre, papa Benedetto XVI ha ricevuto nell'Aula Paolo VI i partecipanti
al congresso ai quali ha rivolto questo discorso.
Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato,
Cari amici!
Ho accolto volentieri l’invito del
Presidente del Pontificio Consiglio
per la Promozione della Nuova
Evangelizzazione ad essere
presente con tutti voi, stasera
per un breve momento, e
soprattutto domani per la
Celebrazione Eucaristica.
Ringrazio
monsignor
Fisichella per le parole di
saluto che mi ha rivolto a
nome vostro, e mi rallegro
di vedervi così numerosi.
So che siete qui in rappresentanza di tanti altri che,
come voi, si impegnano nel
non facile compito della
nuova
evangelizzazione.
Saluto anche quanti stanno
seguendo questo evento attraverso i mezzi di comunicazione che permettono a tanti nuovi evangelizzatori di
essere collegati contemporaneamente, pur se
sparsi nelle diverse parti del mondo.
Avete scelto come frase-guida per la vostra riflessione
di oggi l’espressione: “La Parola di Dio cresce e si
diffonde”. Più volte l’evangelista Luca utilizza questa
formula nel Libro degli Atti degli Apostoli; in varie circostanze, egli afferma, infatti, che “la Parola di Dio cresceva e si diffondeva” (cfr At 6,7; 12,24). Ma nel
tema di questa giornata voi avete modificato il tempo dei due verbi per evidenziare un aspetto importante della
fede: la certezza consapevole che
la Parola di Dio è sempre viva,
in ogni momento della storia,
fino ai nostri giorni, perché la
Chiesa la attualizza attraverso la sua fedele trasmissione, la celebrazione dei
Sacramenti e la testimonianza dei credenti. Per
questo la nostra storia è in
piena continuità con quella
della prima Comunità cristiana, vive della stessa linfa vitale. Ma che terreno incontra la
Parola di Dio? Come allora,
anche oggi può incontrare
chiusura e rifiuto, modi di pensare
e di vivere che sono lontani dalla ricerca di Dio e della verità. L’uomo contemporaneo è spesso confuso e non riesce a trovare
risposta a tanti interrogativi che agitano la sua mente
in riferimento al senso della vita e alle questioni che
albergano nel profondo del suo cuore. L’uomo non può
eludere queste domande che toccano il significato di
sé e della realtà, non può vivere in una sola dimensione! Invece, non di rado, viene allontanato dalla ricerca
dell’essenziale nella vita, mentre gli viene proposta
una felicità effimera, che accontenta per un momento,
ma lascia, ben presto, tristezza e insoddisfazione.
Eppure, nonostante questa condizione dell’uomo contemporaneo, possiamo ancora affermare con certezza,
come agli inizi del Cristianesimo, che
la Parola di Dio continua a crescere
e a diffondersi. Perché? Vorrei
accennare ad almeno tre motivi.
Il primo è che la forza della Parola
non dipende anzitutto dalla nostra
azione, dai nostri mezzi, dal
nostro “fare”, ma da Dio, che
nasconde la sua potenza sotto i segni
della debolezza, che si rende presente
nella brezza leggera del mattino (cfr 1Re
19,12), che si rivela sul legno della Croce.
Dobbiamo sempre credere nell’umile
potenza della Parola di Dio e lasciare che
Dio agisca!
Il secondo motivo è perché il seme
della Parola, come narra la parabola
evangelica del Seminatore, cade
ancora in un terreno buono che la
accoglie e produce frutto (cfr Mt 13,39). E i nuovi evangelizzatori sono parte di
questo campo che consente al Vangelo di crescere in
abbondanza e di trasformare la propria vita e quella di
altri. Nel mondo, anche se il male fa più rumore, continua ad esserci il terreno buono.
Il terzo motivo è che l’annuncio del Vangelo è veramente giunto fino ai confini del mondo e, anche in
mezzo a indifferenza, incomprensione e persecuzione,
molti continuano anche oggi,
con coraggio, ad aprire il cuore
e la mente per accogliere l’invito di Cristo ad incontrarLo e
diventare suoi discepoli. Non
fanno rumore, ma sono come
il granellino di senape che
diventa albero, il lievito che
fermenta la pasta, il chicco di
grano che si spezza per dare
origine alla spiga. Tutto questo, se da una parte porta consolazione e speranza perché
mostra l’incessante fermento
missionario che anima la
Chiesa, dall’altra deve riempire tutti di un rinnovato senso di
responsabilità verso la Parola
di Dio e la diffusione del
Vangelo.
ferenti, se non addirittura ostili alla Parola di Dio. Il
mondo di oggi ha bisogno di persone che annuncino e testimonino che è Cristo ad insegnarci l’arte di vivere, la strada della vera felicità, perché è
Lui stesso la strada della vita; persone che tengano
prima di tutto esse stesse lo sguardo fisso su Gesù il
Figlio di Dio: la parola dell’annuncio deve essere sempre immersa in un rapporto
intenso con Lui, in un’intensa
vita di preghiera. Il mondo di
oggi ha bisogno di persone che
parlino Dio, per poter parlare di
Dio. E dobbiamo anche ricordare sempre che Gesù non ha
redento il mondo con belle parole o
mezzi vistosi, ma con la sua sofferenza
e la sua morte. La legge del chicco di grano
che muore nella terra vale anche oggi; non
possiamo dare vita ad altri, senza dare la
nostra vita: “chi perderà la propria vita per
causa mia e del Vangelo, la salverà”, ci
dice il Signore (Mc 8,35). Vedendo tutti
voi e conoscendo il grande impegno che
ognuno pone al servizio della missione,
sono convinto che i nuovi evangelizzatori si moltiplicheranno sempre di più per
dare vita a una vera trasformazione di cui
il mondo di oggi ha bisogno. Solo attraverso uomini e donne plasmati dalla presenza di Dio, la Parola di Dio continuerà il suo cammino nel mondo portando i suoi frutti.
Cari amici, essere evangelizzatori non è un privilegio, ma un impegno che proviene dalla fede. Alla
domanda che il Signore rivolge ai cristiani: “Chi manderò e chi andrà per me?”, rispondete con lo stesso
coraggio e la stessa fiducia
del Profeta: “Ecco, Signore,
manda me” (Isaia 6,8). Vi
chiedo di lasciarvi plasmare
dalla grazia di Dio e di corrispondere docilmente all’azione dello Spirito del Risorto.
Siate segni di speranza,
capaci di guardare al futuro
con la certezza che proviene
dal Signore Gesù, il quale ha
vinto la morte e ci ha donato
la vita eterna. Comunicate a
tutti la gioia della fede con
l’entusiasmo che proviene
dall’essere mossi dallo Spirito
Santo, perché Lui rende
nuove tutte le cose (cfr Ap
21.5), confidando nella promessa fatta da Gesù alla
Chiesa: “Ed ecco io sono con
voi tutti i giorni, fino alla fine
del mondo” (Mt 28,20).
Il mondo di oggi
ha bisogno di persone
che annuncino
e testimonino che
è Cristo ad insegnarci
l’arte di vivere,
la strada della
vera felicità,
perché è Lui stesso
la strada della vita.
Il Pontificio Consiglio per la Promozione della
Nuova Evangelizzazione, che ho istituito lo scorso
anno, è uno strumento prezioso per identificare le
grandi questioni che si agitano nei diversi settori della
società e della cultura contemporanea. Esso è chiamato ad offrire un aiuto particolare alla Chiesa nella
sua missione soprattutto all’interno di quei Paesi di
antica tradizione cristiana che sembrano diventati indif-
Al termine di questa giornata chiediamo anche la protezione della Vergine Maria, Stella della nuova evangelizzazione, mentre accompagno di cuore ciascuno di
voi e il vostro impegno con la Benedizione Apostolica.
Benedetto XVI
da: Avvenire, 15 ottobre 2011
- pag. 2 -
Giornata Missionaria Mondiale 2011
plessivamente di 27 unità, raggiungendo il numero di
2.876. Si registrano aumenti in tutti i continenti, mentre
l’unica diminuzione è in Asia: Africa (+25); America
(+32); Asia (-30); Europa (+16); Oceania (+25).
Le statistiche della
Chiesa cattolica
Circoscrizioni ecclesiastiche e stazioni missionarie
Come è consuetudine, in occasione della Giornata
Missionaria Mondiale, quest’anno domenica 23 ottobre, l’Agenzia Fides presenta alcune statistiche scelte
in modo da offrire un quadro panoramico della Chiesa
missionaria nel mondo.
Le tavole sono tratte dall’ultimo
«Annuario Statistico della Chiesa»
pubblicato (aggiornato al 31 dicembre
2009) e riguardano i membri della
Chiesa, le sue strutture pastorali, le
attività nel campo sanitario, assistenziale ed educativo. Tra parentesi
viene indicata la variazione, aumento
(+) o diminuzione (-) rispetto all’anno
precedente, secondo il confronto
effettuato dall’Agenzia Fides.
Le circoscrizioni ecclesiastiche sono 11 in più rispetto
all’anno precedente, arrivando a 2.956, con nuove circoscrizioni create in Africa (+3), America (+2), Asia
(+6). Le stazioni missionarie con sacerdote residente
sono complessivamente 1.850 (185 in più rispetto
all’anno precedente) e registrano aumenti in Africa
(+280) e America (+94). Diminuzioni in Asia (-69),
Europa (-110) e Oceania (-10). Le stazioni missionarie
senza sacerdote residente sono aumentate complessivamente di 5.459 unità, raggiungendo così il numero di
130.948. Gli aumenti interessano
Africa (+2.143), America (+2.131),
Asia (+937) ed Oceania (+278), mentre diminuisce l’Europa (-30).
Vescovi
Il numero totale dei Vescovi nel
mondo è aumentato di 63 unità, raggiungendo il numero di 5.065.
Complessivamente aumentano sia i
Vescovi diocesani che quelli religiosi.
I Vescovi diocesani sono 3.828 (42 in
più rispetto all’anno precedente) mentre i Vescovi religiosi sono 1.237 (21
in più). L’aumento dei Vescovi diocesani interessa tutti i continenti: Africa
(+2), America (+19), Asia (+1), Europa
(+17), Oceania (+3). Per i Vescovi
religiosi l’unica diminuzione si registra
in Oceania (-1), mentre in aumento
sono Africa (+10), America (+4), Asia
(+5) ed Europa (+3).
Popolazione mondiale
Al 31 dicembre 2009 la popolazione
mondiale era pari a 6.777.599.000
persone, con un aumento di
79.246.000 unità rispetto all’anno precedente. L’aumento globale riguarda
anche quest’anno tutti i continenti:
Africa
(+19.983.000);
America
(+8.744.000); Asia (+47.702.000);
Oceania
(+967.000);
Europa
(+1.850.000).
ed Asia (+23). Unica diminuzione in Africa (-6). I diaconi permanenti diocesani sono nel mondo 37.592, con
un aumento complessivo di 1.053 unità. Crescono in
tutti i continenti ad eccezione dell’Africa (-2), precisamente: America (+623), Asia (+15), Europa (+359) e
Oceania (+58). I diaconi permanenti religiosi sono 563,
diminuiti di 101 unità rispetto all’anno precedente, con
l’unico aumento in Asia (+8) e diminuzioni in Africa (-4),
America (-71), Europa (-33), Oceania (-1).
Religiosi e religiose
I religiosi non sacerdoti sono diminuiti globalmente di
412 unità arrivando al numero di 54.229. Aumenti si
registrano solo in Africa (+294), mentre diminuiscono
America (-195), Asia (-60), Europa (-445) ed Oceania
(-6). Si conferma la diminuzione globale delle religiose (–9.697) che sono complessivamente 729.371, così
ripartite: si confermano
anche quest’anno gli
aumenti in Africa (+1.249)
e Asia (+1.399), diminuzioni in America (–4.681),
Europa
(-7.468)
e
Oceania (–196).
Istituti secolari
I membri degli Istituti
secolari maschili sono
complessivamente 737
con una diminuzione globale di 6 unità. A livello
continentale crescono Africa (+5) ed America (+3), è
invariata l’Oceania, mentre diminuiscono Asia (-1) ed
Europa (-13). I membri degli Istituti secolari femminili
sono invece diminuiti anche quest’anno, complessivamente di 386 unità, per un totale di 26.260 membri.
Aumentano in Africa (+37), Asia (+180) e Oceania (+1),
in diminuzione America (-30) ed Europa (-574).
Missionari laici e Catechisti
Sacerdoti
Cattolici
Alla stessa data il numero dei cattolici era pari a
1.180.665.000 unità con un aumento complessivo di
14.951.000 unità rispetto all’anno precedente.
L’aumento interessa tutti i continenti: Africa
(+6.530.000);
America
(+5.863.000);
Asia
(+1.814.000);
Europa
(+597.000);
Oceania
(+147.000).
La percentuale dei cattolici è cresciuta globalmente
dello 0,02%, attestandosi al 17,42%.
Riguardo ai continenti, si sono registrati aumenti in
Africa (+0,3); America (+0,04) e Asia (+ 0,01), mentre
in diminuzione, come lo scorso anno, sono Europa (0,02) e Oceania (- 0,3).
Abitanti e cattolici per sacerdote
Il numero degli abitanti per sacerdote è aumentato
anche quest’anno, complessivamente di 139 unità,
raggiungendo quota 13.154.
La ripartizione per continenti: aumenti in America
(+70), Europa (+ 42) ed Oceania (+181), e diminuzioni
in Africa (-313) e Asia (-628).
Il numero dei cattolici per sacerdote è aumentato com-
Il numero totale dei sacerdoti nel mondo è aumentato
di 1.427 unità rispetto all’anno precedente, raggiungendo quota 410.593. A segnare una diminuzione è
ancora una volta l’Europa (-1.674), mentre gli aumenti
sono in Africa (+1.155), America (+413), Asia (+1.519)
e Oceania (+14).
I sacerdoti diocesani nel mondo sono aumentati globalmente di 1.535 unità, raggiungendo il numero di
275.542, con aumenti in Africa (+888), America (+946),
Asia (+780) e Oceania (+26) e ancora una diminuzione in Europa (-1.105).
I sacerdoti religiosi sono diminuiti di 108 unità e complessivamente sono 135.051. A segnalare un aumento, seguendo la tendenza degli ultimi anni, sono l’Africa
(+267) e l’Asia (+739), mentre le diminuzioni interessano America (-533), Europa (-569) ed Oceania (-12).
Diaconi permanenti
I diaconi permanenti nel mondo sono aumentati di 952
unità, raggiungendo il numero di 38.155. L’aumento più
consistente si conferma ancora una volta in America
(+552) e in Europa (+326), seguite da Oceania (+57)
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Il numero dei Missionari laici nel mondo è pari a
320.226 unità, con un aumento globale di 3.390 unità
ed aumenti in Africa (+736), Asia (+3.774) ed Europa
(+428). Diminuzioni si registrano in America (-1.531)
ed Oceania (-17).
I Catechisti nel mondo sono aumentati complessivamente di 68.515 unità raggiungendo quota 3.151.077.
Gli aumenti si registrano in Africa (+19.538), America
(+36.319), Asia (+13.365) e Oceania (+287). Unica a
diminuire è l’Europa (-994).
Seminaristi maggiori
Il numero dei seminaristi maggiori, diocesani e religiosi, anche quest’anno è aumentato: globalmente sono
954 in più i candidati al sacerdozio, che hanno così
raggiunto il numero di 117.978. Gli aumenti, come già
avvenuto negli anni precedenti, si registrano in Africa
(+565), Asia (+781) e Oceania (+15), mentre diminuiscono anche quest’anno America (-60) ed Europa (347). I seminaristi maggiori diocesani sono 71.219
(+43 rispetto all’anno precedente) e quelli religiosi
46.759 (+911). Per i seminaristi diocesani gli aumenti
interessano Africa (+425) ed Asia (+121), le diminuzio-
ni sono in America (-353), Oceania (-14) ed Europa (136). I seminaristi religiosi aumentano in Africa (+140),
America (+293), Asia (+660) e Oceania (+29) mentre
diminuiscono in Europa (-211).
Seminaristi minori
Il numero totale dei seminaristi minori, diocesani e religiosi, è aumentato di 1.631 unità, raggiungendo il
numero di 103.991. Sono aumentati complessivamente in Africa (+1.765), Asia (+211) ed Oceania (+53)
mentre sono diminuiti in America (-337) ed Europa (61). I seminaristi minori diocesani sono 79.142 (+1155)
e quelli religiosi 24.849 (+476). Per i seminaristi diocesani la diminuzione si registra in America (-264), Asia (97) ed Europa (-18), mentre crescono Africa (+1.483)
ed Oceania (+51). I seminaristi religiosi invece sono in
diminuzione in America (-73) ed Europa (-43), sono in
crescita in Africa (+282),
Asia (+308) ed Oceania
(+2).
Istituti di istruzione ed
educazione
Nel campo dell’istruzione
e dell’educazione la
Chiesa
gestisce
nel
mondo 68.119 scuole
materne frequentate da
6.522.320 alunni; 92.971
scuole
primarie
per
30.973.114 alunni; 42.495
istituti secondari per 17.114.737 alunni. Inoltre segue
2.288.258 giovani delle scuole superiori e 3.275.440
studenti universitari. Sia il numero degli Istituti che
quello degli studenti, a tutti i livelli, è in crescita rispetto all’anno precedente.
Istituti sanitari, di beneficenza e assistenza
Gli istituti di beneficenza e assistenza gestiti nel mondo
dalla Chiesa comprendono: 5.558 ospedali con le presenze maggiori in America (1.721) ed Africa (1.290);
17.763 dispensari, per la maggior parte in America
(5.495), Africa (5.280) e Asia (3.634); 561 lebbrosari
distribuiti principalmente in Asia (288) ed Africa (174);
16.073 case per anziani, malati cronici ed handicappati per la maggior parte in Europa (8.238) ed America
(4.144); 9.956 orfanotrofi per circa un terzo in Asia
(3.406); 12.387 giardini d’infanzia; 13.736 consultori matrimoniali distribuiti per gran parte in Europa
(5.948) ed America (4.696); 36.933 centri di educazione o rieducazione sociale e 12.050 istituzioni di
altro tipo, per la maggior parte in America (4.484),
Europa (3.939) ed Asia (1.857).
Circoscrizioni ecclesiastiche dipendenti dalla
Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli
Al 1° ottobre 2011 le Circoscrizioni ecclesiastiche
dipendenti dalla Congregazione per l’Evangelizzazione
dei Popoli (Cep) erano complessivamente 1103. La
maggior parte si trova in Africa (499) e in Asia (473).
Seguono America (85) ed Oceania (46).
Città del Vaticano, Agenzia Fides 21/10/2011
- pag. 4 -
MISSIONARIO ITALIANO UCCISO NELLE FILIPPINE
P. Fausto Tentorio
Aveva fatto della sua vita un dono.
“Dono totale”: così padre Bernardo Cervellera, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) e
direttore di AsiaNews, definisce sulla sua agenzia la
vita di padre Fausto Tentorio, missionario originario
della provincia di Lecco ucciso
lunedì 17 ottobre nelle Filippine.
Padre Fausto, parroco di Akaran
(provincia di Nord Cotabato, nell'isola di Mindanao), è stato
assassinato poco dopo aver
celebrato la Messa e prima di
recarsi a Kidapawan per incontrare gli altri sacerdoti della
Diocesi.
L'assassino, con il volto coperto
da un casco, gli si è avvicinato e
gli ha sparato due colpi alla testa
e alla schiena, allontanandosi
poi su una motocicletta con un
complice. Il sacerdote è stato
portato in ospedale, ma i medici
non hanno potuto fare altro che
constatarne il decesso.
loro cultura”, ha aggiunto. “Noi missionari del PIME
perdiamo un amico, i lumad hanno perso un padre, un
fratello. Sapevano che per loro avrebbe fatto qualsiasi
cosa”. “Era una persona in vista che si era impegnata
molto nella difesa dei tribali, vittime di discriminazioni.
Aiutava i loro figli a studiare, difendeva le loro terre
ancestrali, faceva il possibile per ridare una dignità ai
popoli indigeni”, ha sottolineato padre Mariani.
Nel 2003, padre Fausto era scampato a un attentato.
Ad ogni modo, il suo assassinio “ha colto tutti di sorpresa”, come ha confessato all'agenzia vaticana Fides
il confratello padre Giovanni Vettorello, PIME.
“Non viviamo una fase di particolare tensione, come in
passato. Certo, il lavoro missionario comporta sempre
rischi, ma p. Tentorio non aveva nemici, né mi ha mai
detto di aver ricevuto minacce, né c'è stato un episodio
eclatante per motivare il delitto.
Era anche persona molto accorta
e prudente”.
“Era una persona
che si era impegnata
molto nella difesa
degli indigeni, vittime
di discriminazioni.
Aiutava i loro figli a
studiare, faceva il
possibile per ridare
loro una dignità”.
La vita di padre Fausto, ha sottolineato il direttore di
AsiaNews, era un “dono totale”: “lunghe visite pastorali in moto, in macchina o a cavallo per andare a trovare i gruppi tribali più sperduti; dormire su una stuoia
per terra; mangiare le
povere cose degli indigeni
per edificare una Chiesa
dove essere straniero o
locale non crea emarginazione o differenze ingiuste; impegnarsi per l’educazione di bambini e adulti”.
“P. Tentorio era un uomo
di poche parole e di lui ci
rimangono pochi scritti.
Ma rimane forte l’affetto
che gli indigeni hanno
avuto per lui, da vivo e da
morto”.
Il sacerdote ucciso aveva
59 anni e si trovava nelle Filippine da oltre 32.
“Affettuosamente lo avevamo soprannominato ‘il tribale’ talmente si era immedesimato con i lumad, gli indigeni di cui per trent’anni è stato il difensore contro ogni
tipo di discriminazione”, ha riferito a MISNA il confratello padre Giulio Mariani, direttore del Centro missionario Euntes a Zamboanga.
“Vestiva come loro, parlava la loro lingua, conosceva la
Il sacerdote ucciso, ha proseguito
padre Vettorello, “ha dedicato
tutta la sua vita al servizio di alfabetizzazione e sviluppo degli indigeni detti lumads, in particolare
alle tribù dei manobo”, “popolazioni povere ed emarginate”.
In quest'opera, forse, “possono
sorgere problemi relativi al possesso di terre, ai conflitti fra agricoltori, alle dispute fra tribù diverse. Ma nessuno poteva aspettarsi tale tragico evento”.
“Sono convito che il sangue di p.
Fausto sia il sangue di un martire
che darà buoni frutti alla missione
nelle Filippine”, ha osservato padre Giovanni.
Dal canto suo, il Vescovo, monsignor Romulo de la
Cruz, si è detto “inorridito e senza parole” per la tragedia...
Padre Tentorio è il terzo
missionario italiano del
PIME assassinato nell'isola di Mindanao. Nel
1985 padre Tullio
Favali venne ucciso a
Tulunan da un gruppo di
guardie private armate,
mentre nel 1992 fu ucciso a Zamboanga City
padre
Salvatore
Carzedda, impegnato
nel dialogo con i musulmani.
Giorni fa, 500 persone, i
famosi black bloc,
hanno messo a ferro e
fuoco la città di Roma,
distruggendo e incendiando”, ha osservato il
direttore di AsiaNews. “Oggi Roma e il mondo scoprono che vi sono persone che per anni hanno costruito
rapporti di fede e di speranza fino ai confini del
mondo”.
Roma, 17 ottobre 2011
(da: ZENIT.org).
- pag. 5 -
INTERVISTA A JEAN VANIER
Amo la Chiesa...
Il quotidiano cattolico francese La Croix, aveva invitato
alcune personalità di primo piano a scrivere una lettera ai "cattolici turbati" per testimoniare il loro amore alla
Chiesa. Nel Fascicolo n°10 del 31 maggio 2009 , in un
articolo dal titolo "Perché resto in questa chiesa" a cura
di Antonio dell'Osto, si riportavano alcune delle personalità francesi e non, che vengono riportate in nota.
Delle risposte ne traduciamo una soltanto, quella di
Jean Vanier, perché delicata e bella, perché rispondente, credo, alla sensibilità della nostra gente: una lettera che, al di là delle ragioni,
anche teologiche, soprattutto
parla con un cuore che ama.
Questa la sua risposta:
Amo la Chiesa
perché ...
Amo la sua ricerca di unità con i vescovi integristi,
mentre toglie la scomunica senza integrarli subito nella
Chiesa. Amo anche il suo desiderio di unità con le chiese ortodosse, con gli anglicani e i protestanti. Con i
vescovi integrìsti ha compiuto un gesto eccezionale forse bisognerà trovare altri
gesti innovatori per l'unità
con le altre chiese, in particolare ortodosse.
Amo Benedetto XVI
perché è il successore
di Pietro, il vicario di
Cristo. Amo la sua
umiltà, il suo coraggio,
la sua acutezza
intellettuale.
"Amo la Chiesa di Gesù", "Amo
Benedetto XVI perché è il successore di Pietro. il vicario di Cristo a
cui egli ha affidato la missione di
essere il pastore del gregge.
Amo la sua umiltà, il suo coraggio, la sua acutezza intellettuale. Lo amo anche perché
in questo momento è attaccato a volte perfino con
astio; amo allora essere al suo fianco.
Jean Vanier è un filosofo e filantropo canadese.
Fondatore de L'Arca e ispiratore del movimento
Fede e Luce è stato membro del Pontificio
Consiglio per i Laici. Nato nel 1928 a Ginevra
(Svizzera), figlio del governatore del Canada, da
giovane è ufficiale di marina. Ad un certo punto, la
scelta di dare una svolta alla sua esistenza.
Abbandonò la vita militare, con il desiderio di conoscere il Vangelo. Andò a studiare filosofia a Toronto.
Nel 1963 conobbe la condizione di persone con
grave disabilità. Da quel momento, Vanier dà inizio
all'esperienza dell'Arca: accoglie con sé due persone adulte con handicap mentale in una casa a
Trosly. Nascono numerose comunità dell'Arca in
diversi Paesi, anche in Italia. Poi, nel 1968 alcuni
genitori ed educatori, tra cui Jean Vanier e Marie
Hélène Mathieu, organizzano un pellegrinaggio a
Lourdes per persone ferite nell'intelligenza, i loro
genitori e amici. Il giorno di Pasqua del 1971, vi si
ritrovano dodicimila persone di quindici diverse
nazionalità. Tra queste, quattromila hanno un handicap mentale. È un incontro festoso di scambio tra
individui che agli occhi del mondo sono "sani" ed
"efficienti" e coloro che invece sono più "fragili". Da
quell'occasione nascono le prime comunità Fede e
Luce, che oggi sono centinaia e centinaia in tutti i
continenti.
Amo anche l'audacia, la
forza e il coraggio dei suoi
discorsi in Africa. Essi mi
hanno profondamente toccato e mi hanno offerto una
vera visione di questo continente. Per quanto riguarda i
preservativi, il successore di Pietro non può che difendere la famiglia. La stabilità di una società deriva in
particolare da due elementi: dalla qualità della vita
familiare e dalla qualità con cui una società lotta contro
la corruzione e s'impegna verso le persone più povere.
Una società può diventare umana solo se il divario tra
i ricchi e i poveri diminuisce...
Amo la Chiesa di Gesù, amo la Chiesa di san Giovanni
il quale dice che se qualcuno vede un suo fratello nel
bisogno e gli chiude il cuore, egli non ha Dio in lui (1
Gv 3,17). Amo la Chiesa di san Giacomo, che è andato in collera per il divario esistente tra i ricchi e i poveri nell'assemblea dei cristiani (Gc 2).
Amo la Chiesa del diacono san Lorenzo che ha
mostrato alle autorità romane i mendicanti, gli indifesi
e che per questo è stato messo a morte.
Amo la Chiesa di san Vincenzo de' Paoli che parla dei
poveri come dei suoi padroni. Ho molto apprezzato le
encicliche di Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo
Il e Benedetto XVI che richiamano e ribadiscono le
necessità non solamente di impegnarsi per i più poveri , ma di vivere con essi …».
«Certo, conclude, in questo momento ci sono delle turbolenze nella Chiesa. Ogni crisi è un invito e un'occasione per meglio situarsi nel proprio cammino con
Gesù, con i più poveri e gli sprovvisti e con il Papa e i
Vescovi”.
P. Cosimo De Monte C.P.
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27 ottobre 2011
GIORNATA DI PREGHIERA DI ASSISI
«L’assenza di Dio porta al
decadimento dell’uomo e
dell’umanesimo»
Cari fratelli e sorelle,
distinti Capi e rappresentanti delle Chiese e Comunità
ecclesiali e delle religioni del mondo, cari amici, sono
passati venticinque anni da quando il beato Papa
Giovanni Paolo II invitò per la prima volta rappresentanti delle religioni del mondo ad Assisi per una
preghiera per la pace. Che cosa è avvenuto da allora? A che punto è oggi la causa della pace? Allora la
grande minaccia per la pace
nel mondo derivava dalla
divisione del pianeta in due
blocchi contrastanti tra loro.
Il simbolo vistoso di questa
divisione era il muro di
Berlino che, passando in
mezzo alla città, tracciava il
confine tra due mondi. Nel
1989, tre anni dopo Assisi,
il muro cadde – senza
spargimento di sangue.
All’improvviso, gli enormi
arsenali, che stavano dietro
al muro, non avevano più
alcun significato. Avevano perso la loro capacità di terrorizzare. La volontà dei popoli di essere liberi era più
forte degli arsenali della violenza.
La questione delle cause di tale rovesciamento è complessa e non può trovare una risposta in semplici formule. Ma accanto ai fattori economici e politici, la
causa più profonda di tale evento è di carattere spirituale: dietro
il potere materiale non c’era più
alcuna convinzione spirituale. La
volontà di essere liberi fu alla
fine più forte della paura di fronte alla violenza che non aveva
più alcuna copertura spirituale.
Siamo riconoscenti per questa
vittoria della libertà, che fu
soprattutto anche una vittoria
della pace... Per questo possiamo collegare tutto ciò in qualche modo anche con
la preghiera per la pace.
parte senza orientamento, e da non pochi la libertà
viene fraintesa anche come libertà per la violenza. La
discordia assume nuovi e spaventosi volti e la lotta per
la pace deve stimolare in modo nuovo tutti noi.
Cerchiamo di identificare un po’ più da vicino i nuovi
volti della violenza e della discordia. A grandi linee – a
mio parere – si possono individuare due differenti
tipologie di nuove forme di violenza che sono diametralmente opposte nella loro motivazione e manifestano poi nei particolari molte varianti. Anzitutto c’è il
terrorismo, nel quale, al posto di una grande guerra, vi
sono attacchi ben mirati che devono colpire in punti
importanti l’avversario in modo distruttivo, senza alcun
riguardo per le vite umane innocenti che con ciò vengono crudelmente uccise o ferite. Agli occhi dei responsabili, la grande causa del danneggiamento del nemico
giustifica ogni forma di crudeltà. Viene messo fuori
gioco tutto ciò che nel diritto internazionale era comunemente riconosciuto e sanzionato come limite alla violenza. Sappiamo che spesso il terrorismo è motivato
religiosamente e che proprio il carattere religioso degli
attacchi serve come giustificazione per la crudeltà spietata, che crede di poter
accantonare le regole del
diritto a motivo del "bene"
perseguito. La religione
qui non è a servizio della
pace, ma della giustificazione della violenza.
...Che qui la religione motivi
di fatto la violenza è cosa
che, in quanto persone religiose, ci deve preoccupare
profondamente. In un modo
più sottile, ma sempre crudele, vediamo la religione
come causa di violenza anche là dove la violenza viene
esercitata da difensori di una religione contro gli altri. I
rappresentanti delle religioni convenuti nel 1986 ad
Assisi intendevano dire – e noi lo ripetiamo con forza e
grande fermezza: questa non è la vera natura della
religione. È invece il suo travisamento e contribuisce alla sua distruzione.
Contro ciò si obietta: ma da dove
sapete quale sia la vera natura
della religione? La vostra pretesa
non deriva forse dal fatto che tra
voi la forza della religione si è
spenta? Ed altri obietteranno: ma
esiste veramente una natura
comune della religione, che si
esprime in tutte le religioni ed è
pertanto valida per tutte? Queste
domande le dobbiamo affrontare
se vogliamo contrastare in modo realistico e credibile il
ricorso alla violenza per motivi religiosi.
Qui si colloca un compito fondamentale del dialogo
interreligioso – un compito che da questo incontro deve
essere nuovamente sottolineato. Come cristiano, vorrei
dire a questo punto: sì, nella storia anche in nome
della fede cristiana si è fatto ricorso alla violenza.
Lo riconosciamo, pieni di vergogna. Ma è assolutamente chiaro che questo è stato un utilizzo abusivo della fede cristiana, in evidente contrasto con la
sua vera natura. Il Dio in cui noi cristiani crediamo è il
Creatore e Padre di tutti gli uomini, a partire dal quale
Col terrorismo
la religione non è a
servizio della pace,
ma della giustificazione della violenza.
Ma che cosa è avvenuto in seguito? Purtroppo non
possiamo dire che da allora la situazione sia caratterizzata da libertà e pace. Anche se la minaccia della grande guerra non è in vista, tuttavia il mondo, purtroppo, è
pieno di discordia. Non è soltanto il fatto che qua e là
ripetutamente si combattono guerre – la violenza come
tale è potenzialmente sempre presente e caratterizza
la condizione del nostro mondo. La libertà è un grande
bene. Ma il mondo della libertà si è rivelato in gran
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tutte le persone sono tra loro fratelli e sorelle e costituiscono un’unica famiglia. La Croce di Cristo è per
noi il segno del Dio che, al posto della violenza,
pone il soffrire con l’altro e l’amare con l’altro. Il
suo nome è "Dio dell’amore e della pace" (2 Cor
13,11). È compito di tutti coloro che portano una qualche responsabilità per la fede cristiana purificare continuamente la religione dei cristiani a partire dal suo centro
interiore, affinché – nonostante
la debolezza dell’uomo – sia
veramente strumento della
pace di Dio nel mondo.
mente le nostre riflessioni fatte finora. Ho detto che esiste una concezione e un uso della religione attraverso
il quale essa diventa fonte di violenza, mentre l’orientamento dell’uomo verso Dio, vissuto rettamente, è
una forza di pace. In tale contesto ho rimandato alla
necessità del dialogo, e parlato della purificazione,
sempre necessaria, della religione vissuta. Dall’altra
parte, ho affermato che la
negazione di Dio corrompe
l’uomo, lo priva di misure e lo
conduce alla violenza.
Che alcune persone
non riescano a trovare
Dio dipende anche dai
credenti con la loro
immagine travisata
di Dio.
Se una tipologia fondamentale
di violenza viene oggi motivata
religiosamente, ponendo con
ciò le religioni di fronte alla questione circa la loro natura e
costringendo tutti noi ad una
purificazione, una seconda
tipologia di violenza dall’aspetto multiforme ha una
motivazione esattamente opposta: è la conseguenza dell’assenza di Dio, della sua negazione e della
perdita di umanità che va di pari passo con ciò. I
nemici della religione – come abbiamo detto – vedono
in questa una fonte primaria di violenza nella storia dell’umanità e pretendono quindi la scomparsa della religione. Ma il "no" a Dio ha prodotto crudeltà e una violenza senza misura, che è stata possibile solo perché
l’uomo non riconosceva più alcuna norma e alcun giudice al di sopra di sé, ma prendeva come norma soltanto se stesso. Gli orrori
dei campi di concentramento mostrano in tutta
chiarezza le conseguenze
dell’assenza di Dio.
Qui non vorrei però soffermarmi sull’ateismo prescritto dallo Stato; vorrei piuttosto parlare della "decadenza" dell’uomo, in conseguenza della quale si realizza in modo silenzioso, e
quindi più pericoloso, un
cambiamento del clima spirituale. L’adorazione di
mammona, dell’avere e
del potere, si rivela una
contro-religione, in cui non conta più l’uomo, ma
solo il vantaggio personale. Il desiderio di felicità
degenera, ad esempio, in una brama sfrenata e disumana quale si manifesta nel dominio della droga con
le sue diverse forme. Vi sono i grandi, che con essa
fanno i loro affari, e poi i tanti che da essa vengono
sedotti e rovinati sia nel corpo che nell’animo. La violenza diventa una cosa normale e minaccia di distruggere in alcune parti del mondo la nostra gioventù.
Poiché la violenza diventa cosa normale, la pace è
distrutta e in questa mancanza di pace l’uomo distrugge se stesso.
L’assenza di Dio porta al decadimento dell’uomo e
dell’umanesimo. Ma dov’è Dio? Lo conosciamo e
possiamo mostrarLo nuovamente all’umanità per fondare una vera pace? Riassumiamo anzitutto breve-
Accanto alle due realtà di
religione e anti-religione esiste, nel mondo in espansione
dell’agnosticismo, anche un
altro orientamento di fondo:
persone alle quali non è
stato dato il dono del poter
credere e che tuttavia cercano la verità, sono alla ricerca
di Dio. Persone del genere non affermano semplicemente: "Non esiste alcun Dio". Esse soffrono a motivo
della sua assenza e, cercando il vero e il buono, sono
interiormente in cammino verso di Lui. Sono "pellegrini della verità, pellegrini della pace". Pongono
domande sia all’una che all’altra parte. Tolgono agli
atei combattivi la loro falsa certezza, con la quale pretendono di sapere che non c’è un Dio, e li invitano a
diventare, invece che polemici, persone in ricerca, che
non perdono la speranza che la verità esista e che noi
possiamo e dobbiamo vivere in funzione di essa. Ma
chiamano in causa anche gli
aderenti alle religioni, perché
non considerino Dio come
una proprietà che appartiene
a loro così da sentirsi autorizzati alla violenza nei confronti degli altri. Queste persone cercano la verità, cercano il vero Dio, la cui immagine nelle religioni, a causa
del modo nel quale non di
rado sono praticate, è non
raramente nascosta. Che
essi non riescano a trovare Dio dipende anche dai
credenti con la loro immagine ridotta o anche travisata di Dio. Così la loro lotta
interiore e il loro interrogarsi è anche un richiamo per i
credenti a purificare la propria fede, affinché Dio – il
vero Dio – diventi accessibile. Per questo ho appositamente invitato rappresentanti di questo terzo gruppo al
nostro incontro ad Assisi, che non raduna solamente
rappresentanti di istituzioni religiose. Si tratta piuttosto
del ritrovarsi insieme in questo essere in cammino
verso la verità, dell’impegno deciso per la dignità dell’uomo e del farsi carico insieme della causa della pace
contro ogni specie di violenza distruttrice del diritto. In
conclusione, vorrei assicurarvi che la Chiesa cattolica
non desisterà dalla lotta contro la violenza, dal suo
impegno per la pace nel mondo. Siamo animati dal
comune desiderio di essere "pellegrini della verità, pellegrini della pace".
BENEDETTO XVI
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UN DESIDERIO OLTRE I LIMITI
tutti noi, preoccupati per il futuro di una bimba che in
quinta elementare avrà un padre di 81 e una madre di
68 anni, ma altrettanto immedesimati nella disperazione di una coppia che, come unica colpa, avesse l’età.
Però le 16 pagine con cui il Tribunale dei minori motiva
la sentenza sostengono tutt’altro, riferiscono i pareri
dei consulenti tecnici e le osservazioni degli psicologi,
ma anche le segnalazioni provenienti dal servizio
sociale dell’Ospedale Sant’Anna di Torino, dove la
donna ha partorito.
Genitori fuori tempo
Viola: nata a Torino un anno e mezzo fa, oggi tolta ai
suoi genitori per sentenza dei giudici. Karola e
Adriana: gemelline partorite a Salerno dieci giorni fa,
ora in terapia intensiva. Storie diverse, nell’epilogo, ma
accomunate da due donne divenute
madri alla soglia dei sessant’anni.
Sposate a due papà di 71 e 64.
Sono una quindicina ogni anno le
italiane ultracinquantenni angosciate da un desiderio di maternità che
non conosce ragioni, per appagare il
quale si affidano alla tecnologia,
anche se in Italia è vietata: Paesi
con pochi scrupoli e tanta miseria
non pongono limiti anagrafici e per
qualche migliaio di euro esaudiscono ogni richiesta.
Relazioni che sostengono un preoccupante distacco
emotivo dei due coniugi dalla piccola, l’evidente incapacità di accudirla, grande stanchezza e confusione
nel prendersene cura, al punto da
scordarsi per ore di nutrirla. Rilievi
che obbligherebbero i giudici a intervenire anche con genitori ventenni.
Accuse ingiuste? Esagerate? O
invece sacrosante? Non vorremmo
essere nei panni di chi è chiamato a
giudicare, soprattutto quando la
posta in gioco è la separazione di un
figlio da sua madre e suo padre.
Non esiste un
"diritto" a essere
genitori.
Non tutto ciò che
è tecnicamente
possibile è anche
eticamente
accettabile.
Storie diverse, dicevamo. Nessuno,
infatti, allontanerà Karola e Adriana
dai loro genitori, che sono medici e
sapranno gestirsi, crescendo le
bimbe da perfetti nonni. Invece Viola già al suo primo
mese di vita era stata affidata a un’altra coppia e qualche giorno fa è stata dichiarata adottabile. Perché questa differenza?
Resta però almeno un punto fermo:
non esiste un "diritto" a essere genitori, nessun desiderio inappagato
giustifica la presunzione di voler forzare la natura oltre ogni limite soltanto perché oggi la tecnica lo permette. «Il medico che ha eseguito la
fecondazione avrebbe dovuto fermarsi – ha detto
Ignazio Marino, chirurgo e senatore Pd –. Non tutto ciò
che è tecnicamente possibile è anche eticamente
accettabile».
RAFFORZARE
IL RUOLO FEMMINILE
NEL MONDO
Il Nobel della pace è stato assegnato a Oslo a tre
donne: la presidente della liberia Ellen Johnsonn
Sirleaf, la connazionale Leymah Gbowee che lanciò
una mobilitazione femminile contro la guerra civile, e
l'attivista yemenita per la democrazia Tawakkul
Karman.
LE MOTIVAZIONI
Il premio rappresenta, secondo le intenzioni del comitato per il Nobel, un riconoscimento del rafforzamento
del ruolo delle donne, in particolare nei paesi in via di
sviluppo. La Sirleaf è al di là di tutto la prima presidente donna di uno stato africano; la Gbowee è un'attivista pacifista; la Karman si occupa di diritti delle
donne e democrazia nello Yemen, paese negli ultimi
mesi in preda a gravi conflitti sociali e politici.
Ellen Johnson
Sirleaf.
Diciamo subito che la legge non fissa un tetto massimo
d’età perché una donna possa partorire.
L’affermazione appare lapalissiana, eppure non è inutile, dato che esiste invece un limite minimo d’età: se
entrambi i genitori hanno meno di 16 anni non possono riconoscere il figlio (fino alla maggiore età del più
adulto tra i due). Dunque la sentenza con cui Viola è
stata tolta agli anziani genitori sarebbe un insopportabile atto di violenza e presunzione da parte dei giudici
qualora la causa fosse l’età avanzata dei due, come è
stato riportato dai media. Certo non si tolgono i figli in
base agli anni, e d’altra parte quanti nonni educherebbero i nipoti assai meglio dei loro genitori?
Conosciamo una donna che a 58 anni ha messo al
mondo il cosiddetto "figlio della menopausa" in modo
del tutto naturale, quando ormai da tempo era certa di
non poter più procreare: nessun magistrato farebbe
irruzione nell’armonia familiare di quella casa per affidare a una coppia giovane ed estranea il frutto del loro
amore.
Il padre e la madre di Viola, invece, hanno seguito ben
altri percorsi, a lei sono arrivati dopo dieci tentativi di
procreazione assistita, approdando infine a una (illegale) fecondazione eterologa. Ma nemmeno questo, a
cose fatte, ovvero dopo che un figlio è venuto al
mondo, giustificherebbe mai un’azione terribile come
strapparlo a chi l’ha partorito. Quale il motivo, dunque?
"Via la figlia perché anziani", titolavano i due giornali
che per primi hanno dato la notizia, facendo trasalire
IL NOBEL PER LA PACE A TRE DONNE
LA PRIMA
DONNA
PRESIDENTE
«Non siamo egoisti», ribatte il padre delle gemelline.
Ma a chi gli domanda perché non abbiano nutrito la
loro fame d’amore adottando un bambino rimasto
senza genitori, anziché cercandolo nell’ovulo di una
sconosciuta "donatrice", risponde sicuro che non
sarebbe stata la stessa cosa: «Mia moglie voleva sentir crescere la vita dentro di sé».
Lucia Bellaspiga
da: Avvenire, 21 settembre 2011
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La presidente
liberiana era
stata accreditata
come possibile
vincitrice già alla
vigilia della proclamazione.
Ellen Johnson
Sirleaf, 72 anni e
prima donna a
guidare uno Stato africano, è considerata un «simbolo della nuova Africa»... La scelta di premiarla con il
Nobel potrebbe però non essere unanimemente condivisa nell'opinione pubblica: nel 1990 appoggiò infatti
la ribellione sanguinaria Charles Taylor contro il presidente Doe, salvo poi presentarsi alle elezioni da
avversaria dello stesso Taylor nel 1997. In precedenza era stata condannata a dieci anni di carcere dal
regime di Doe, ma venne rilasciata e costretta ad
espatriare negli Stati Uniti, dove assunse ruoli di
responsabilità ai vertici di importanti istituti di credito e
della Banca Mondiale. Caratteristica questa che, ha
rilevato ad esempio Maso Notarianni di Emergency ai
microfoni di Sky, non è molto compatibile con l'idea
pacifista, essendo spesso le decisioni sui trasferimenti di denaro degli organismi internazionali alla base di
scontri e conflitti tra stati e comunità.
Leymah Gbowee
LA PROMOTRICE
DELLO «SCIOPERO
DEL SESSO»
L'altra liberiana premiata è Leymah
Gbowee, 39 anni,
una militante pacifista e nonviolenta
che ha contribuito a
mettere fine alle
guerre civili che
hanno dilaniato il
suo paese sino al
2003. Piccola, di carnagione chiara (per
questo è soprannominata «rossa»), la Gbowee ha da
poco pubblicato la sua autobiografia, «Mighty Be Our
Powers: How Sisterhood, Prayer, and Sex Changed a
Nation at War» («La forza dei nostri poteri: come le
comunità di donne, la preghiera e il sesso hanno
cambiato una nazione in guerra»). Tra le iniziative più
note dell'attivista, di etnia Kpellè, nota anche come la
«guerriera della pace», va ricordato «lo sciopero del
sesso», un'iniziativa che costrinse il regime di Charles
Taylor ad ammetterla al tavolo delle trattative per la
pace.
Tawakkol
Karman.
LA «GIORNALISTA SENZA
CATENE»
La più giovane
delle tre premiate
ha appena 32
anni, esattamente come quelli
del potere del
presidente yemenita Ali Abdallah
Saleh, tre figli e
coraggio da vendere: Tawakkol Karman è un'attivista
yemenita per i diritti umani, divenuta in poco tempo la
leader della protesta femminile contro il regime yemenita. Giornalista e fondatrice dell'associazione
«Giornaliste senza catene» è militante nel partito islamico e conservatore Al Islah, primo gruppo di opposizione. Nel gennaio di quest'anno era stata arrestata
dalle autorità yemenite, costrette poi a rilasciarla sotto
la pressione delle manifestazioni in suo sostegno, che
hanno portato in strada migliaia di persone.
da: Corriere della Sera, 07 ottobre 2011
(Redazione Online)
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LA MORTE DI STEVE JOBS
E parlando di sé, aveva aggiunto: «Ricordarmi che
morirò presto è il più importante strumento che io
abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della
mia vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative, tutto l’orgoglio, tutti gli imbarazzi e i timori di fallire
– semplicemente scompaiono di fronte all’idea della
morte, lasciando solo quello che è realmente importante. Ricordarsi di dover morire è il modo migliore che io
conosca per evitare di cadere nella trappola di chi
pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi.
Non c’è quindi ragione per non seguire il vostro cuore».
Il testamento: «Siate
affamati e siate folli»
Il vero lascito di Steve Jobs al mondo non sono tanto
gli oggetti che ha inventato (molti dei quali destinati già
al museo Apple), quanto un suo discorso di 14 minuti e
35 secondi, visibile da tutti su
Youtube. È vero che ogni volta che
un uomo muore, le sue parole
aumentano di corpo (se scritte) e di
volume (se dette). Diventano più
importanti. Acquistano un peso maggiore. Eppure, risentire oggi il "testamento spirituale" di Steve Jobs, fa
davvero effetto. A partire da quella
frase finale che è diventata il suo titolo: «Ragazzi, siate affamati. Siate
folli». Perché davvero pochi adulti
(siano essi genitori, preti o insegnanti illuminati), ormai, dicono ai ragazzi
di essere «affamati e folli». Affamati
di sogni, di vita e di speranza. E folli
al punto di osare il tutto e per tutto
per seguire il proprio cuore e cercare la vera felicità.
Eppure a dirlo ai neolaureati dell’Università di Stanford,
il 12 giugno 2005, fu Jobs in persona. Lui che era uno
degli uomini di successo più importanti del mondo ma
non era laureato. E, peggio ancora,
aveva lasciato il college dopo soli 18
mesi di frequenza.
Tanti ricordano quello slogan. Ma
pochi ricordano cosa Jobs aveva
detto a quegli studenti pochi minuti
prima di pronunciare quella frase.
Steve non aveva parlato loro di soldi
o di successo, ma aveva fatto un’altra
di quelle cose che gli adulti amano
molto poco: aveva parlato loro della
morte. Della sua (Jobs sapeva di
avere un tumore al pancreas da un
anno circa) e della loro. E l’aveva
fatto senza fronzoli.
Durante il suo discorso di 14 minuti e 35 secondi, Jobs
non aveva elencato le sue invenzioni o le cifre del suo
conto in banca. Aveva parlato loro dei
suoi tanti "fallimenti". Della madre che
l’aveva abbandonato, del college
lasciato dopo soli 18 mesi e di quando l’Apple, che lui aveva cofondato,
l’aveva licenziato. «Ero devastato.
Per mesi non sapevo cosa fare.
Pensai di scappare via dalla Silicon
Valley. Ma amavo il mio lavoro. Allora
non lo capii, ma il fatto di essere
stato licenziato fu la migliore cosa
che potesse succedermi. La pesantezza del successo fu presto rimpiazzata dalla leggerezza di essere di
nuovo un debuttante senza più certezze. Mi liberò dagli impedimenti
facendomi entrare in una fase molto
creativa». Anche in questo punto aveva scelto di essere molto diretto: «Qualche volta la vita colpisce duro.
Non perdete la fede, però. Continuate a cercare –
negli affetti come nel lavoro – qualcosa che valga davvero la pena di amare. L’unico modo per fare un
buon lavoro, infatti, è amare quello che si fa».
Ricordarmi che
morirò presto è il
più importante
strumento che io
abbia mai incontrato per fare le
grandi scelte
della mia vita.
«Nessuno vuole morire ma nessuno
gli è mai sfuggito. Ed è così che deve
essere perché la morte è con tutta probabilità la più
grande invenzione della vita. È l’agente di cambiamento della vita. Spazza via il vecchio per far posto
al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non
troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e
sarete spazzati via».
Poi, vedendo forse qualche volto spaventato, aveva
detto come un buon fratello maggiore: «Ve lo dico perché capiate che il vostro tempo è limitato, per cui non
lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Abbiate il
coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete
realmente diventare».
Adesso che Jobs è morto, con una
fine così drammatica e prematura,
questo suo «testamento spirituale»
appare ancora più forte di sei anni fa,
quando lo pronunciò. Il suo «Siate
affamati. Siate folli», da ieri rimbalza
in centinaia di siti Internet. Peccato
che tanti dimentichino, come invece
disse agli studenti quel giorno Steve,
che quelle parole non sono sue:
«Erano scritte sull’ultima pagina di
una rivista, The Whole Earth
Catalog, che leggevo da ragazzo.
L’aveva creata Stewart Brand e ci
aveva messo dentro tutto il suo
tocco poetico. Nell’ultima pagina,
dell’ultimo numero, il suo messaggio
d’addio fu quella scritta: "Siate affamati. Siate folli". I pc
non esistevano ancora. Il mito di Jobs nemmeno...
Nella sua vita è caduto, ha sbagliato, ha sofferto, fatto
la fame e si è ritrovato 50enne a lottare contro un tumore. «Ma ho sempre guardato al futuro con un occhio
al passato e sapendo che sarai dovuto morire.
Perché solo guardandosi indietro con la consapevolezza di dovere un giorno perdere tutto si possono unire i puntini della propria vita».
Gigio Rancilio
da: Avvenire, 7 ottobre 2011
- pag. 11 -
INCONTRO COL REGISTA OLMI
“Sto solo con gli ultimi”
Il nuovo film di Ermanno Olmi, Il Villaggio di cartone
(passato a Venezia) che è arrivato
in 80 sale il 7 ottobre, inizia con un
lungo braccio meccanico che
stacca il Crocifisso dal soffitto di
una chiesa. «E lo pone in terra,
come uno sconfitto».
Un avvio che genera inevitabili due
domande: perché quella chiesa
spogliata? perché quel Crocifisso in
terra?
che, che servono a far sentire molti protetti, rassicurati.
Cos’altro è, per esempio, la Borsa, se non una
chiesa idolatra dove il denaro è stato elevato a dio?
E i partiti politici? Non sono forse chiese idolatriche anche loro? Ecco: per essere davvero liberi noi
dovremmo liberarci di tutte queste 'chiese' e del loro
falso senso di protezione. E avere, al contrario, il
coraggio di comprometterci in prima persona». Come?
«All’immigrato affamato non basta più indicare la
strada della Caritas. Bisogna invitarlo a casa propria. E non ha senso adottare a distanza i bambini
africani, se poi, quando quei
bambini arrivano da noi, li ricacciamo indietro. Noi non dovremmo
aiutare qualcuno solo perché ha
bisogno. Ma perché è nostro
amico. "Io vi ho chiamati amici",
dice Gesù». Solo questa coerenza
dona vera libertà, afferma Olmi.
«Una libertà che costa, naturalmente. E che spesso il credente paga con la solitudine».
«Questo non è un film realistico –
risponde Olmi ai giornalisti, incontrati a Roma – È un apologo. E
quella chiesa è un simbolo: rappresenta la Chiesa che spogliata di
tutto torna ad essere la Casa di Dio.
Il luogo dove possano rifugiarsi i
miseri e i derelitti».
E nel cinema italiano Olmi s’è mai
sentito solo?
La pellicola, interpretata da Michael
Londsdale,
Rutger
Hauer,
Alessandro Haber e Massimo De
Francovich, tocca i temi dell’immigrazione e della solidarietà, con un prete cui viene chiusa la parrocchia
e che, nella sua chiesa ormai spoglia, si ritrova ad
accogliere un gruppo di clandestini dall’Africa.
Scomodo e problematico, destinato a far discutere, il
film di Olmi provoca. E i giornalisti provocano lui, chiedendogli:
La sua è una denuncia contro la
gerarchia?
«Quando il cinema era tutto di sinistra, anzi apparteneva tutto alla
sinistra, io ero felicemente contento
di non appartenere a nessuno.
Ecco: è stato allora, che mi sono
sentito solo».
Fatale chiedere, all’autore d’un film
che, pure simbolico, è immerso nell’attualità più concreta, un parere sulla realtà del nostro
Paese.
«Siamo alla vigilia di un grande cambiamento. Ci
siamo arrivati in ritardo, distratti dalla corsa alla ricchezza. Ora io sono convinto
che il Cristianesimo sia la più
grande novità nella storia del
mondo. E in Italia c’è un cattolicesimo ben radicato; che certe
volte, però, dimentica di essere
cristiano. Infatti, come le merci si
muovono ovunque a causa del
mercato globale, oggi sono i
popoli, a muoversi. Ecco perché
non riusciremo mai a fermarli:
sarebbe stupido solo pensarlo. E
allora, da cristiani, dovremmo
capire quanto gli altri popoli
possano rappresentare, per
tutti, una nuova idea di civiltà».
Cristo è la più
grande novità
della storia...
Essere stra-ricchi,
sopra un certo
livello,
è un crimine.
Perché
toglie ricchezza
agli altri.
«Quando Cristo ordinò a Pietro
di fondare la Chiesa non si riferiva ad un luogo fisico. Ma alla
comunità dei credenti. Al centro
della chiesa di Cristo infatti c’è
l’uomo » spiega Olmi. Il regista
poi aggiunge: «Cristo è la più
grande novità della storia, ma
mi rendo conto che è irraggiungibile. Eppure non riesco a
togliermi quel Crocifisso dagli
occhi. È un’ossessione che bisogna accettare. Come quella
dell’innamorato. Quest’ultimo
prima trasforma la sua ossessione in un’icona, poi la traduce in
azione, verbo: amare. Un verbo che libera».
Anche sul tema della ricchezza,
il regista non usa mezze misure:
«Essere stra-ricchi, sopra un
certo livello, è un crimine.
Perché toglie ricchezza agli altri».
Poi, Olmi spinge sull’acceleratore della provocazione:
«In giro ci sono tante 'chiese', religiose, culturali e lai-
Giacomo Vallati
da: Avvenire, 5 ottobre 2011
- pag. 12 -
CANONIZZAZIONE
Don Luigi Guanella
è stato proclamato Santo.
Luigi Guanella nacque a Fraciscio di Campodolcino in
Val San Giacomo (Sondrio) il 19 dicembre 1842. Morì
a Como il 24 ottobre 1915.
A dodici anni ottenne un posto gratuito nel collegio
Gallio di Como e proseguì poi gli studi nei seminari
diocesani (1854-1866). La sua formazione culturale e
spirituale è quella comune ai seminari nel LombardoVeneto; il corso teologico era povero di contenuto culturale, ma attento agli aspetti pastorali e pratici: teologia morale, riti, predicazione e, di più, alla formazione
personale: pietà, santità, fedeltà. La vita cristiana e
sacerdotale si alimentava alla devozione comune fra
la popolazione cristiana.
Questa impostazione concreta
pose il giovane seminarista e
sacerdote assai vicino al
popolo e a contatto con la vita
che esso conduceva.
Quando tornava al paese per
le vacanze autunnali si immergeva nella povertà delle valli
alpine; si interessava dei bambini e degli anziani e ammalati
del paese, passando i mesi
nella cura di questi, e nei ritagli si appassionava alla questione sociale, raccoglieva e
studiava erbe medicinali, si
infervorava leggendo la storia
della Chiesa.
In seminario teologico entrò in
familiarità col vescovo di
Foggia, Bernardino Frascolla,
rinchiuso nel carcere di Como,
poi a domicilio coatto in seminario (1864-66), e si rese
conto della ostilità che dominava le relazioni dello stato
unitario verso la Chiesa.
Questo vescovo lo ordinò
sacerdote il 26 maggio 1866.
Entrò con entusiasmo nella vita pastorale in
Valchiavenna (Prosto, 1866 e Savogno, 1867-1875)
e, dopo un triennio salesiano, fu di nuovo in parrocchia in Valtellina (Traona, 1878-1881), per pochi mesi
a Olmo e infine a Pianello Lario (Como, 1881-1890).
Fin dagli inizi a Savogno rivelò i suoi interessi pastorali: l'istruzione dei ragazzi e degli adulti, l'elevazione
religiosa, morale e sociale dei suoi parrocchiani, con
la difesa del popolo dagli assalti del liberalismo e con
l'attenzione privilegiata ai più poveri. Non disdegnava
interventi battaglieri, quando si vedeva ingiustamente
frenato o contraddetto dalle autorità civili nel suo ministero, così che venne presto segnato fra i soggetti
pericolosi, specialmente dal momento che pubblicò un
libretto polemico. Nel frattempo a Savogno approfondiva la conoscenza di don Bosco e dell'opera del
Cottolengo; invitò don Bosco ad aprire un collegio in
valle; ma, non potendo realizzare il progetto, il G.
ottenne di andare per un certo periodo da don Bosco.
Richiamato in diocesi dal Vescovo, aprì in Traona un
collegio di tipo salesiano; ma anche qui venne ostacolato; si andò a rimestare le controversie di Savogno e
gli fu imposto di chiudere il collegio. Si mise a disposizione del vescovo con obbedienza eroica. Mandato a
Pianello poté dedicarsi all'attività di assistenza ai
poveri, rilevando l'Ospizio fondato dal predecessore
don Carlo Coppini, con alcune orsoline che organizzò
in congregazione religiosa (Figlie di S. Maria della
Provvidenza) e con queste avviò la Casa della Divina
Provvidenza in Como (1886), con la collaborazione di
suor Marcellina Bosatta e della sorella Beata Chiara.
La Casa ebbe subito un rapido sviluppo, allargando
l'assistenza dal ramo femminile a quello maschile
(congregazione dei Servi della Carità), benedetta e
sostenuta dal Vescovo B. Andrea Ferrari. L'opera si
estese ben presto anche fuori città: nelle province di
Milano (1891), Pavia, Sondrio,
Rovigo, Roma (1903), a
Cosenza e altrove, in Svizzera e
negli Stati Uniti d'America
(1912), sotto la protezione e l'amicizia di S. Pio X.
Le opere e gli scopi che cadono
sotto l'attenzione del Guanella
(e gli impedirono di fermarsi con
don Bosco) sono quelli tipici
della sua terra di origine. Molti i
bisognosi bambini e giovani,
anziani lasciati soli, emarginati,
handicappati psichici (ma anche
ciechi, sordomuti, storpi): tutta la
fascia intermedia tra i giovani di
don Bosco e gli inabili del
Cottolengo, persone ancora
capaci di una ripresa: terreno
duro e arido come la sua terra
natale, ma che, lavorato con
amore (nelle scuole, laboratori,
colonie agricole) può dare frutti
insperati.
Il carisma e messaggio
Il carisma suo è l'annuncio biblico della paternità di Dio che per il Guanella costituisce un'esperienza personale profonda, di carattere
mistico e profetico, e dà alla sua santità e missione
una dimensione tipica e qualificata; esperienza che
vuole partecipare specialmente ai più poveri e abbandonati: Dio è padre di tutti e non dimentica né emargina i suoi figli. Le sue case si organizzano coerentemente in strutture a misura d'uomo, con spirito di
famiglia e adattano un proprio metodo preventivo affidate alla paternità di Dio. La guida e la conduzione di
tutto sono affidate a lui: "è Dio che fa".
Il Guanella è stato proclamato beato da Paolo VI il 25
ottobre 1964 e canonizzato da Benedetto XVI il 23
ottobre 2011. Il suo corpo è venerato nel Santuario
del S. Cuore in Como.
- pag. 13 -
SALMO 38
[2]Signore, non castigarmi
nel tuo sdegno,
non punirmi nella tua ira.
[3]Le tue frecce mi hanno trafitto,
su di me è scesa la tua mano.
[4]Per il tuo sdegno non c'è in me
nulla di sano,
nulla è intatto nelle mie ossa
per i miei peccati.
[5]Le mie iniquità hanno superato
il mio capo,
come carico pesante
mi hanno oppresso.
[6]Putride e fetide
sono le mie piaghe
a causa della mia stoltezza.
[7]Sono curvo e accasciato,
triste mi aggiro tutto il giorno.
[8]Sono torturati i miei fianchi,
in me non c'è nulla di sano.
[9]Afflitto e sfinito all'estremo,
ruggisco per il fremito
del mio cuore.
[10]Signore, davanti a te
ogni mio desiderio
e il mio gemito a te non è nascosto.
[11]Palpita il mio cuore,
la forza mi abbandona,
si spegne la luce dei miei occhi.
[12]Amici e compagni si scostano
dalle mie piaghe,
i miei vicini stanno a distanza.
[13]Tende lacci chi attenta
alla mia vita,
trama insidie chi cerca
la mia rovina.
e tutto il giorno medita inganni.
[14]Io, come un sordo, non ascolto
e come un muto non apro la bocca;
[15]sono come un uomo
che non sente e non risponde.
[16]In te spero, Signore;
tu mi risponderai, Signore Dio mio.
[17]Ho detto: "Di me non godano,
contro di me non si vantino
quando il mio piede vacilla".
[18]Poiché io sto per cadere
e ho sempre dinanzi la mia pena.
[19]Ecco, confesso la mia colpa,
sono in ansia per il mio peccato.
[20]I miei nemici sono vivi e forti,
troppi mi odiano senza motivo,
[21]mi pagano il bene col male,
mi accusano perché cerco il bene.
[22]Non abbandonarmi, Signore,
Dio mio, da me non stare lontano;
[23]accorri in mio aiuto,
Signore, mia salvezza.
PREGARE
CON I SALMI
Salmo 38 - Preghiera nell’angoscia
Il salmo è una supplica individuale di un peccatore malato e perseguitato. Tale preghiera assume un valore universale, perché
riflette la storia di ogni peccatore pentito.
vv. 2-5 Il salmista ha molto peccato, suscitando lo sdegno e l’ira
divina. Rivolgendosi confidenzialmente a Dio, lo implora di non
castigarlo e di non punirlo, già nel dolore della malattia, prova la
condizione di peccatore ferito. Una freccia misteriosa infatti gli trafigge la carne, il peccato lo opprime e lo minaccia come un’onda
dilagante. Comprende la grandezza della sua colpa, costatando
proprio una grave infermità, il totale sfacelo del suo corpo.
vv. 6-9 Esso è coperto da lividi e da ferite che mandano cattivo
odore. In questa triste condizione si aggira per il paese curvo, dolorante ed in atteggiamento penitenziale. Un calore maligno gli consuma i lombi; si sente sfinito, all’esaurimento di tutte le sue energie. Il suo cuore freme e ruggisce per il dolore.
vv. 10-15 Nonostante ciò, si sente alla presenza di Dio, che lo
guarda, lo conosce e lo comprende. Gli amici ed i familiari evitano
di avvicinarsi a lui, per timore di contaminarsi, lo guardano a distanza. I nemici approfittano della sua situazione, per insultarlo, umiliarlo ed accusarlo di infedeltà a Dio. Per difendersi e dare una
maggiore testimonianza di fiducia in Dio, egli non ascolta e non
risponde alle loro provocazioni.
vv. 16-17 Si attende che Dio risponda alla sua supplica, guarendolo dalla malattia e liberandolo dai nemici, che, reputandolo un
peccatore impenitente, godono nel vederlo soffrire.
vv. 18-21 Mentre si attende di morire, con il cuore contrito ripete
nuovamente la confessione dei suoi peccati: “Ecco, confesso la
mia colpa”. Riconosce poi che i nemici lo perseguitano senza
ragione, ostacolando stupidamente la sua conversione. Anche
coloro che ha beneficato, lo maltrattano.
vv. 22-23 Il salmista lancia a Dio un ultimo appello, chiedendogli di
non abbandonarlo, di non stare lontano, ma di soccorrerlo, perdonarlo e guarirlo, perché è lui la sua salvezza.
Lettura cristiana
Gesù “ha preso le nostre infermità e s’è addossato le nostre malattie” (Mt 8,17). Facendosi solidale con noi peccatori, lo sdegno e
l’ira di Dio si abbattono su di lui. Sperimenta così nella sua carne e
nel suo spirito le conseguenze catastrofiche del peccato. Mentre
patisce sulla croce può dire: “O Dio, per il tuo sdegno non c’è in me
nulla di sano, nulla di intatto nelle mie ossa”, i conoscenti stanno
lontano da lui, non hanno il coraggio di difenderlo ed i nemici,
godendo della sua rovina, lo deridono e lo scherniscono (Lc 23,49).
Ma egli non li ascolta, non risponde alle loro provocazioni, sta in
silenzio, sopporta tutto con pazienza. “Oltraggiato non rispondeva
con oltraggi e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la
sua causa a colui che giudica con giustizia... Dalle sue piaghe siete
stati guariti” (1 Pt 2,23-25). “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio” (2 Cor 5,21).
Recitando questo salmo siamo indotti a considerare le conseguenze del peccato, che allontana da Dio ed è causa di sofferenze indicibili. Per il sacrificio di Gesù noi ora possiamo accostarci confidenzialmente al Padre e chiedergli che ci perdoni. Se ci presentiamo a lui con il cuore contrito, otteniamo il perdono, che ci risana.
- pag. 14 -
Meditazioni dal libro:
L’imitazione di Cristo
LIBRO SECONDO
pianto al gaudio spirituale. Come sei arido e aspro, lontano da Gesù; come sei sciocco e vuoto se vai dietro a
qualcosa d'altro, che non sia Gesù.
Capitolo 7 - Amare Gesù sopra ogni cosa
1. Beato colui che comprende che cosa voglia dire amare
Gesù e disprezzare se stesso per Gesù. Si deve lasciare
ogni persona amata, per colui che merita tutto il nostro
amore: Gesù esige di essere amato, lui solo, sopra ogni
cosa. Ingannevole e incostante è l'amore della creatura; fedele e durevole è l'amore di Gesù. Chi s'attacca
alla creatura cadrà con la creatura, che facilmente viene
meno; chi abbraccia Gesù troverà saldezza per sempre.
Ama e tieniti amico colui che, quando tutti se ne andranno, non ti
abbandonerà, né permetterà che,
alla fine, tu abbia a perire. Che tu lo
voglia oppure no, dovrai un giorno
separati da tutti;
2. Tieniti dunque stretto, in vita e in
morte, a Gesù, e affidati alla fedeltà
di lui, che solo ti potrà aiutare allorché gli altri ti verranno meno. Per
sua natura, Gesù, tuo amore, è tale
da non permettere che tu ami altra
cosa; egli vuole possedere da solo il
tuo cuore, e starvi come un re sul
suo trono. Di buon grado Gesù starà
presso di te, se tu saprai liberarti
perfettamente da ogni creatura...
Non affidarti o appoggiarti ad una
canna, che si piega al vento, perché
«ogni carne è come fieno e ogni suo
splendore cadrà come il fiore del
fieno» (1Pt1,24).
3. Se guarderai soltanto alle esterne apparenze umane,
sarai presto ingannato. E se cercherai consolazione e
profitto negli altri, ne sentirai molto spesso un danno. Se
cercherai in ogni cosa Gesù, troverai certamente Gesù.
Se invece cercherai te stesso, troverai ancora te stesso,
ma con tua rovina. Infatti, se non cerca Gesù, l'uomo
nuoce a se stesso, più che non possano nuocergli i suoi
nemici e il mondo intero.
Capitolo 8 - Familiare amicizia con Gesù
1. Quando è presente Gesù, tutto diventa facile, e
nulla pare difficile. Invece, quando Gesù non è presente, tutto è difficile. Quando Gesù non parla nell'intimo, ogni consolazione vale assai poco. Invece se Gesù
dice anche soltanto una parola, sentiamo una grande
consolazione. Forse che Maria Maddalena non balzò
subitamente dal luogo in cui stava in pianto, quando
Marta le disse: « C'è qui il maestro, ti chiama »? (Gv
11,28). Momento felice, quello in cui Gesù ci invita dal
2. Che cosa ti può mai dare il mondo se non possiedi
Gesù? Essere senza Gesù è un duro inferno, essere
con Gesù è un dolce paradiso. Non ci sarà nemico che
possa farti del male, se avrai Gesù presso di te. Chi trova
Gesù trova un grande tesoro prezioso; anzi, trova un
bene più grande di ogni altro bene. Chi perde Gesù perde
più che non si possa dire; perde più che se perdesse tutto
quanto il mondo. Colui che vive senza Gesù è privo di
tutto, colui che vive saldamente con
lui è ricco di tutto.
3. Senza un amico non puoi vivere
pienamente e se non hai come
amico, al di sopra di ogni altro, Gesù,
sarai estremamente triste e desolato.
È da stolto, dunque, quello che fai
ponendo la tua fiducia e la tua gioia in
altri che in Gesù. È preferibile avere
il mondo intero contro di te che
avere Gesù disgustato di te.
4. Sicché, tra tutte le persone care,
caro per sé, sia il solo Gesù: tutti gli
altri si devono amare a causa di Lui;
Lui, invece per se stesso. Gesù
Cristo, il solo che troviamo buono e
fedele più di ogni altro amico, lui solo
dobbiamo amare, di amore particolare. Per lui e in lui ti saranno cari sia gli
amici che i nemici; e lo pregherai per
gli uni e per gli altri, affinché tutti lo
conoscano e lo amino. Non desiderare di essere apprezzato od amato per te stesso, poiché
questo spetta soltanto a Dio, che non ha alcuno che gli
somigli. Non volere che uno si lasci prendere, nel suo
cuore, tutto da te, né lasciarti tutto prendere tu dall'amore di chicchessia. Gesù soltanto deve essere in te, come
in ognuno che ami il bene.
5. Sii puro interiormente e libero, senza legami con le
creature. Se vuoi essere pienamente aperto a gustare
«com'è soave il Signore» (Sal 33,9), devi essere del tutto
spoglio e offrire a Dio un cuore semplice e puro...
Quando la grazia di Dio scende sull'uomo, allora egli
diventa capace di ogni impresa; quando invece la
grazia viene meno, l'uomo diventa misero e debole,
quasi abbandonato al castigo. Ma anche così non ci si
deve lasciare abbattere; né si deve disperare. Occorre
piuttosto stare fermamente alla volontà di Dio e, qualunque cosa accada, sopportarla sempre a lode di Gesù
Cristo; giacché dopo l'inverno viene l'estate, dopo la
tempesta una grande quiete.
- pag. 15 -
BRASILE - 50° DI SACERDOZIO
P. Francesco Tito Ape
Missionario Passionista
Parlare del sacerdozio di P. Francisco vuol dire ripercorrere un tracciato di luce che, iniziato cinquant’anni
orsono, si è esteso, passo dopo passo, in un cammino
di conformazione a Cristo. Cinquant’anni intensi di
ministero, colmi di benedizione ma anche di tante
delicate,
complesse,
sofferte.
situazioni
Cinquant’anni di servizio generoso alla Chiesa,
prima in Italia, oggi a Cascavel. Cinquant’anni attraversati dalle storie e dai volti di tanti uomini e donne
affidati al suo servizio ministeriale.
In questo solco di vita si colloca la storia di questa comunità parrocchiale che nella persona di P. Francisco ha incontrato un
padre generoso ed instancabile. La
sua presenza è benedizione, non
solo per le tante opere realizzate,
ma soprattutto per lo stile semplice e ricco di umanità con
cui si è reso sempre pronto,
attento e disponibile verso
tutti: una disponibilità spesso
nascosta e non dichiarata.
Tutto questo fa di lui una guida
affidabile, sicura, essenziale e
concreta. Quella di P. Francisco è
un’esistenza sacerdotale interpretata alla luce dell’amorevole paternità di Dio, in cui egli ha colto quei semi
fecondi per vivere la sua condizione di
pastore.
Il 22 ottobre la Provincia Passionista del
Sacro Costato di Gesù (Puglia e
Calabria) ha celebrato nella comunità di Cascavel in Brasile, dove è
il padre è Missionario da oltre 30
anni, il cinquantesimo anniversario di sacerdozio di P.
Francesco Tito Ape, conosciuto presso i suoi come “P.
Francisco”.
Pubblichiamo l’intervento del
Provinciale P. Cosimo Chianura.
A P. Francisco gli auguri di tutti i
confratelli di Provincia.
Un grande abbraccio da parte mia e da
parte di tutta la famiglia passionista, religiosi e laici della mia Provincia religiosa
del Sud Italia che in questo momento
rappresento.
È questa la chiave per “leggere” e
comprendere in radice il ministero
sacerdotale: la paternità di P.
Francisco. Nel suo riflettere,
pregare, decidere e agire ho
sempre colto un cuore sincero
di padre, forse non sempre
capito, ma certamente consegnato alla provvidente volontà
divina. Dunque Deo gratias!
Il 22 ottobre 1961 P. Francisco
veniva consacrato sacerdote
in eterno. Oggi egli celebra 50
di sacerdozio, il giubileo d’oro.
Siamo tutti uniti a te nella profonda gratitudine a Dio per tutte
le sue grazie. Gratitudine che si
estende a tutte le persone che il
Signore ti ha fatto incontrare nel
corso della tua vita: ai tuoi genitori: Giuseppe e Laura, familiari, ai
maestri che ti hanno guidato nella
maturazione della tua vocazione sacerdotale.
Sì, grazie a Dio per il dono ricevuto, per il dono del sacerdozio
che rifulge nella tua testimonianza.
Ed ancora grazie a te, P. Francisco,
per la tua fedeltà, la tua perseveranza, la
tua dedizione, il tuo essere schivo quasi
per timore di fare ombra all’unico protagonista del Bene. E’ il grazie mio personale, di tutta la Provincia del
Sacro Costato, della tua comunità
di Cascavel e Guarapuava e di
tanta gente che è stata beneficiata dal tuo ministero sacerdotale.
Anche il Signore ti vuole dire
GRAZIE.
Egli ti concede di celebrare, insieme con noi, la Santa Messa,
ancora una volta, in questa
tappa meravigliosa della tua
vita. E noi tutti vogliamo ringraziare te, p. Francesco, per il
dono che tu hai fatto della tua
vita a Dio, alla Congregazione
dei Passionisti, a questa gente.
Siamo qui per esprime la nostra
canto di gioia. Siamo qui per imparare ad amare, cogliendo la tua
testimonianza di vita. Perché la tua
vita è un miracolo di amore.
Un abbraccio e che tu possa
vivere l’oggi di Cristo con sempre rinnovato entusiasmo e
zelo. Auguri P. Francisco, ti
vogliamo bene.
P. Cosimo Chianura,
Superiore Provinciale
- pag. 16 -
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