Istituto Comprensivo di Postiglione
VII premio annuale di cultura ambientale
“L’acqua e l’Alburno: erosione, deposito, energia e ricchezza
per le attività umane”
Elaborati degli alunni delle classi prime della scuola secondaria di primo grado
Postiglione, 10 giugno 2010
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Ci presentiamo!
Siamo alunni delle classi IA e IB della scuola secondaria di primo grado di
Postiglione. Occasione di questa ricerca su: “L’acqua e L’alburno” è stata la
partecipazione al VII premio di cultura ambientale offerto dalla Fondazione
“Antonio e Maria Pagnani” che ha sede in Postiglione.
Dopo un’attenta discussione in classe, stimolati e incoraggiati dalle nostre
insegnanti, considerata l’attualità del tema proposto, abbiamo deciso di aderire
all’iniziativa quale occasione per conoscere meglio il nostro territorio. Sappiamo,
infatti, che conoscere al propria terra è, per ogni individuo, la condizione
indispensabile per collocarsi in essa come persona consapevole e attiva capace di
contribuire alla crescita del suo patrimonio culturale e sociale.
Ci siamo messi subito al lavoro. Le nostre aule si sono trasformate in un autentico
laboratorio di educazione ambientale. Siamo stati guidati a riflettere, proporre e
organizzare le attività ritenute necessarie per l’acquisizione delle conoscenze .
I momenti più importanti del nostro studio sono stati:
 l’analisi del tema da sviluppare
 la predisposizione di un percorso concettuale
 le letture di approfondimento
 la rielaborazione verbale
 la catalogazione del materiale
 la produzione di testi
 la sintesi del lavoro su quaderni e cartelloni
 produzione di disegni, lavori individuali e di gruppo
 la socializzazione del lavoro svolto.
Il nostro lavoro ha dato come prodotto finale un piccolo, ma per noi grande,
opuscolo nel quale abbiamo inserito gli elementi più significativi della nostra
esperienza.
Le docenti sono rimaste soddisfatte di ciò che abbiamo realizzato, non solo perché
ci siamo mostrati interessati e partecipi, ma anche perché ciò ha contribuito al
potenziamento delle nostre capacità creative, espressive e di interrelazione. Inoltre,
per realizzare il nostro lavoro abbiamo imparato “ l’arte del risparmio” rinunciando a
qualche cosa di superfluo per realizzare qualcosa di veramente utile.
Il nostro lavoro è stato, in buona sostanza, per noi, un importante momento di
conoscenza e di crescita culturale.
Un grazie sincero va alle professoresse Antonia Di Flora e Maria Teresa Foti che
hanno saputo guidarci e trasmetterci la voglia di capire come è fatto il mondo e ciò
che avviene intorno a noi.
Gli alunni delle classi IA e I B.
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Viaggiate con noi alla scoperta dell’acqua nel cuore degli Alburni
Viaggiate con noi nel magico mondo degli Alburni e scoprirete paesaggi
incontaminati, atmosfere e sensazioni inebrianti, boschi e montagne, colli e profonde
valli, fiumi, grotte e sorgenti, campagne ubertose, piccoli paesi ricchi di tradizioni, di
storia,di sapori, profumi e colori.
Credeteci, un viaggio negli Alburni è avventura, emozioni, sorpresa; è un immergersi
in un mondo a parte, ricco di incomparabili bellezze.
Seguiteci nel nostro viaggio: questo è il percorso.
Scheda didattica sull’acqua.
ACQUA (ac-qua) s.f. 1, liquido trasparente incolore, privo di odore e di sapore,
chimicamente composta di idrogeno e ossigeno, costituente fondamentale degli
organismi. 2, pioggia; 3, Massa, distesa d’acqua (fiume, ruscello, canale)
ETIMOLOGIA: latino ặqua-ae-f.
Il sostantivo ặqua “acqua” pare derivare da una radice che trova riscontro in alcune
lingue antiche:
dal germanico ahwa “fiume”e forse dall’irlandese ab “acqua”.
INGLESE:1 water (acqua)
Drinking water (potabile)
Mineral water (minerale)
Running water (corrente)
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2 Rain (pioggia)
FRANCESE: Eau: liquide transparente constituite de la combinaison d’hydrogene et
d’ oxygene.
Acqua piovana: Eau de pluie; une ville d’ eau = una stazione termale;
ệtre tout en eau = essere in un bagno di sudore.
I miti dell'acqua
La cultura antica ha inteso l'acqua come una sostanza primordiale. Talete la
assumeva come uno dei quattro elementi fondamentali per il suo legame con la vita:
"...esiste un principio originario,unico
causa di tutte le cose, l'acqua.
Tutto viene dall'acqua, tutto sorregge
la propria vita con l'acqua,
tutto finisce nell'acqua..."
L'acqua è sinonimo di vita. Nella civiltà mediterranea importanti divinità erano nate
nel mare. Basta pensare ad Afrodite, dea dell'amore e della vita, sorta dall'acqua
(Citata da Foscolo nel sonetto "A Zacinto"
...che te specchi nell’ onde del greco mar
l'inclito verso di colui che l’acque cantò fatali…"
L'acqua aveva un suo Dio anche in Poseidone, divinità marina.
L'oceano era il confine del mondo,invalicabile ai vivi . Un benefico Dio acquatico era
per gli Egizi, il Nilo che portava fecondità e vita.
L'acqua era ritenuta sostanza purificatrice (da cui le varie forme battesimali) e di
lavaggio di colpe (es. i bagni nel fiume Gange ).
Vi erano anche divinità per propiziare la pioggia, che era una prerogativa di GIOVE,
il dio maggiore. L'importanza della pioggia è sempre stata riconosciuta dall’ uomo,
anticamente compiva sacrifici, poi danze e preghiere.
Ancora oggi in qualche località, in siccità, si fanno invocazioni a santi e processioni.
Divinità spesso sanguinarie (come presso i Maya) dominavano le acque sotterranee
chiedendo sacrifici umani.
Mitizzazioni di animali marini erano i vari mostri, serpenti e draghi, mentre le
SIRENE rappresentavano l' attrazione del mare con le sue insidie. Il diluvio la cui
presenza è accettata in numerose religioni e tradizioni, viene inteso come episodio di
distruzione e di morte ma dal quale veniva la purificazione e sorgeva nuova vita
(Noé). L'acqua portava vita e la vita si riteneva sorta nell'acqua, ipotesi condivisa
dalla scienza moderna. Presso le popolazioni mesopotamiche e arabe, che risentivano
della siccità, l'acqua incanalata portava vita nei giardini. L'acqua, inoltre, dava il
senso del moto e del tempo (Eraclito) mentre la pietra era l'eternità fissata. L'acqua
però corrode la pietra, e così anche l'eterno sente il passar del tempo. Due secoli fa si
scoprì, per opera di Lavoisier che questa mitica sostanza, questo "elemento
primordiale" non era un elemento ma un composto, strutturato in una Molecola
costituita da due elementi gassosi chiamati: IDROGENO e OSSIGENO.
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I Monti Alburni
Un viaggiatore che da nord si dirige verso le mete tirreniche meridionali,
sicuramente noterà ergersi dalla piana del fiume Sele, come un monolite roccioso, il
massiccio degli Alburni, conosciuti anche come le ”Dolomiti del sud”. Le sue ripidi
pareti circondano un altopiano di particolare bellezza. I colori, l’aria, la luce, il
silenzio offrono al visitatore la suggestione di uno stupendo dipinto.
Anche Virgilio, affascinato da questo imponente massiccio che dall’alto della
sua cima più grande dà il nome a tutto il comprensorio, ne parlava nel III libro delle
Georgiche,w.146|151. Il sommo poeta lo definì Ilicibus virentem Alburnum a
sottolineare il candore delle rocce calcaree e il fitto manto di lecci, che si offrono alla
vista meravigliata del viaggiatore.
Sull’esteso altopiano di circa 400 kmq si riscontra una grande ricchezza di forme:
pianori, grotte, boschi, sorgenti, pareti rocciose, colline e profonde valli; ma ciò che
colpisce maggiormente sono le maestose pareti rocciose dei versanti, che
costituiscono la bianca ossatura calcarea del massiccio,da cui il nome Alburni, che si
vuol far derivare da “Albus”, candido; tra i massicci calcarei del Meridione, gli
Alburni sono quelli che presentano una maggiore abbondanza di fenomeni carsici, sia
superficiali sia sotterranei. Il versante settentrionale e quello occidentale sono simili,
caratterizzati da pendenze molto forti con foltissimi boschi; a settentrione domina il
Monte Alburno alto 1742 m. gli Scanni,1413, il Figliolo, 1337 m, e a occidente il
Monte della Nuda, 1704 m, il Monte Spina dell’Asino, 1692 m, il Colle Medoro,
1482 m, e il Monte Pizzuto, 1403 m.
Il versante meridionale, invece, è completamente diverso dai primi tre, qui le
quote sono più basse e l’accesso alla montagna è più facile.
La vetta più alta dell’intero massiccio è quella del monte Panormo (1742m). Secondo
una voce popolare locale da questa cima , nei giorni in cui il cielo è particolarmente
terso, pare sia possibile vedere Palermo. Inoltre, dalla gente del luogo, i suoi monti
venivano creduti Titani provenienti dall’antistante Mar Tirreno per sfuggire all’ira di
Nettuno. Dalla sua cima, priva di vegetazione, si può ammirare l’intero massiccio; al
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di sotto vi è un fittissimo bosco ceduo, d’inverno completamente innevato, sostituito
più in basso da un esteso castagneto da frutto; su queste rupi si possono ammirare i
falchi pellegrini, i corvi imperiali e, a volte, qualche giovane aquila reale. Il lato est
domina Petina e Sicignano, mentre quello ad ovest, partendo da nord, sovrasta
Postiglione e Controne, con i 1704m della Montagna della Nuda, per giungere, più a
sud, al punto più basso ove sorgono Castelcivita, Ottati, Sant’Angelo a Fasanella e
Corleto Monforte. Il massiccio degli Alburni, per la ricchezza di acque, per le
condizioni climatiche e per la presenza di grotte e ripari naturali, costituiva una buona
dimora per l’uomo preistorico. In tale area, infatti, sono stati scoperti molti reperti del
Paleolitico medio (100.000-33.000 anni fa),trovati generalmente in superficie e in
cavità come le grotte di S.Angelo a Fasanella, di Castelcivita e di Pertosa. Uno dei
siti più interessanti da visitare è sicuramente quello di Costa Palomba, a 1125m. Una
volta arrivati in cima si osserva un paesaggio stupendo: a sud piccoli poderi con
casette giallastre, del colore della roccia affiorante da cui sono stati ricavati i
materiali da costruzione; a ovest un susseguirsi di pianori e colline, il Piano delle
Ginestre, la Costa dei Monaci, lo scarrone della Guardia; a est i Varroncelli con le
stesse pietraie e le grandi doline dei Piani di Santa Maria; a nord si trovano le grandi
faggete; si vede,insomma, tutto quello che poi si ripete su tutto l’altopiano. Ma quello
per cui vale la pena salirvi è soprattutto una grande e misteriosa scultura rupestre,
chiamata “Antece” che reca segni
evidenti
di
erosione
carsica
superficiale, in parte
danneggiata dall’uomo e dal tempo;
nei pressi vi è una vasca sacrificale
ricavata nella pietra; probabilmente
questa scultura è stata eseguita dai
subappenninici, popoli
che si
stanziarono sulla costa Palomba e i
cui resti materiali con il corredo di
vasi e suppellettili sono stati ritrovati
sparsi intorno alla scultura. L’opera,
in grandezza naturale,rappresenta un
guerriero ricoperto di una corta
tunica, stretta alla vita da una cintura
dalla quale pende una spada; con la mano destra impugna una lancia alla cui base è
posato uno scudo borchiato;nella mano sinistra vi è un oggetto non individuabile. La
figura è imponente, massiccia nel corpo e nelle spalle. La datazione è difficile, i pochi
resti ceramici trovati ai piedi della scultura indicano un deposito preistorico riferibile
al Bronzo medio e recente. Le ricche testimonianze preistoriche del massiccio degli
Alburni sono incomplete; c’è ancora molto da scoprire, specialmente sul versante
orientale, ancora poco noto.
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Le grotte degli Alburni.
Il viaggio tra gli Alburni prosegue sul versante sud-occidentale del complesso
montuoso di natura calcarea dove, testimonianza dell'imponente fenomeno carsico,
sono le innumerevoli e splendide grotte incastonate come diamanti nella rigogliosa
vegetazione.
Qui a contatto diretto con la natura può spaziare la curiosità dei visitatori e
degli studiosi. Le grotte degli Alburni sono molte, alcune ancora poco note o del tutto
sconosciute perché quasi inaccessibili e pericolose, altre del tutto coperte di
vegetazione , abitate fin dal Paleolitico e poi divenute ricovero per i pastori e luogo di
culto nel Medioevo. Percorsi dei chilometri si giunge alla prima tappa dell'itinerario :
la fantastica e meravigliosa grotta di Castelcivita, un incantevole paesaggio
sotterraneo in cui la natura, con la forza creativa dell’acqua, ha esteso la sua
maestosità. La grotta, con i suoi 1700 m. di percorso turistico, quello speleologico
raggiunge i 4000 m., costituisce un formidabile fenomeno sotterraneo del Parco
Nazionale e uno dei complessi speleologici più estesi dell'Italia meridionale.
Il sistema di cavità sotterranee a poca distanza dal fiume Calore, si apre a 94m
di altitudine mostrando un emozionante spettacolo naturale : un susseguirsi di
gallerie, ampi spazi , strettoie , pozzi e specchi d'acqua scavati dall'azione millenaria
dell'erosione carsica e del deposito di cristalli di carbonato di calcio. Qui si alternano
la paura e la fantasia e si sovrappongono colori e bellezze. L'ingresso che si apre su
un ampio piazzale ai piedi di una parete calcarea, dà un senso di sgomento e un
desiderio di fuga a chi si accinge ad entrarci, ma invita anche ad intraprendere un
suggestivo e particolare viaggio nelle più profonde viscere della terra. Dopo pochi
metri di percorso i risultati magici dell' erosione dell' acqua sono spettacolari :
fenomeni naturalistici e geomorfologici con stalattiti e stalagmiti di grande interesse
scientifico, nonché stagni ipogei e inghiottitoi.
Il fascino della grotta per i fenomeni carsici interessati sta in uno spettacolo
meraviglioso: la loro bellezza può essere verificata solo visitandola. Un altro
richiamo turistico lungo le falde degli Alburni , è rappresentato dalla grotta di
Pertosa costellata di stalattiti con un lago sotterraneo di acqua plumbea e gelida. E'
chiamata "la grotta dell'Angelo" perchè nell'ingresso c'è un tabernacolo con altare e
statua di San Michele Arcangelo in legno. La grotta si presenta come una grande
galleria. L'ingresso , coronato di cespugli e di arbusti, si apre nella roccia calcarea.
Per visitare la grotta il visitatore percorre un breve tratto fluviale con la
zattera; poi un fragore di acqua e un susseguirsi di gallerie fitte di stalattiti e
stalagmiti lo trasportano in un mondo irreale. Qui forme leggiadre, immagini delicate
e tanta bellezza che commuove. Si arriva , poi, nel territorio di Postiglione dove, in
località le Falde sul fianco del monte Tirone, a circa 919m di altitudine , si trova la
grotta di Sant’Elia, consacrata al biblico profeta che, secondo la tradizione, si rifugiò
in una caverna del monte Carmelo in Palestina.
La grotta è di piccola dimensione e luogo di culto da tempi lontani: infatti sono
ancora visibili tracce di pitture rupestri che risalgono all'Alto Medioevo. L'origine del
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culto è avvolto nella leggenda: alcuni pastori riconobbero in una pietra modellata
l'effigie del Santo nella grotta. Allora , per devozione, la portarono giù in paese nella
chiesa madre, ma di notte la statua ritornò al suo posto nella grotta. Allora i devoti
capirono che Sant'Elia era contento di abitare lassù e che dall'alto avrebbe protetto il
paese. L'ingresso è chiuso da un rustico muricciolo e da un cancelletto di legno. Nella
grotta si accede per mezzo di pochi gradini in muratura e all'interno, su un rozzo
altare scavato nella roccia, si erge una bianca statua raffigurante il profeta Elia che
risale al XVIII secolo. Le pareti irregolarmente inclinate contengono scavati
lateralmente nella roccia alcuni sedili rupestri, in parte scalpellati e in parte modellati
secondo la struttura delle pareti. Per antica istituzione devozionale, la prima
domenica di maggio, in occasione della tradizionale festa nel piazzale davanti alla
piccola chiesa si radunano molte persone che in processione hanno riaccompagnato il
Santo nella sua dimora. Illustri personaggi si sono soffermati sulla processione
descrivendo dettagliatamente i particolari , fotografando fatti e situazioni nello
snodarsi delle varie statue dei Santi tra una folla giubilante e le liete note musicali.
Allo spettatore appare "un nastro policromo " con prevalenza di rosso e di giallo,
variegato di verde: il colore delle fronde di Sant’Elia. Al termine del sacro rito
ciascuno con la propria comitiva si disperde per la costa montuosa in cerca di un
posto idoneo a consumare la "saporosa frittata di asparagi" irrorata di generoso vino.
Al termine, un po’ brilli, ci si precipita a valle carichi di rami frondosi di acero “ re
frasche re Santu Lia, che, fissati da una canna , vengono posti in mezzo ai campi a
protezione del raccolto. Il Santo, quale patrono delle pioggia benefica, in pericolo di
siccità veniva invocato dai nostri antenati che solevano così pregare :
santu Liu re lu Pustiglionu
fa veni nu chiuppetonu
senza lampi e senza truoni
senza mancu na grannena
La festa di Sant'Elia si celebra ancora oggi, ma sono meno sentiti i motivi religiosi di
un tempo; la prima domenica di maggio è piuttosto occasione di un'allegra gita tra
amici nel cuore della montagna.
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Il nostro futuro dipenderà dall’oro blu.
L’acqua, l’elemento più semplice e più prezioso del pianeta, è concepita come risorsa
naturale, simbolo stesso della vita che regola tutti i fenomeni terrestri siano essi
fisici, chimici, biologici, nonché geografici.
E’ il vettore privilegiato della vita e delle attività umane. Basta pensare all’
importanza che ha avuto nello sviluppo delle grandi civiltà o se si analizza il suo
impiego nel settore economico.
Nel futuro sarà l’ acqua il bene più ambito e conteso nel mondo. Prima di
essere una risorsa economica di grande importanza, essa va considerata un bene
fondamentale per ogni essere vivente e di conseguenza un diritto inalienabile.
Oggi, nel mondo la sua distribuzione è disuguale e comporta forti squilibri nei
consumi, tanto che a chi vive in un Paese ricco può sfuggire il suo valore. Purtroppo,
un terzo dell’ umanità vive senza godere di questo diritto e la situazione peggiora
ogni giorno. La carenza di acqua potrebbe portare presto ad una catastrofe: o con la
morte di moltissime persone per sete o per malattie o con l’ esplodere di guerre tra i
popoli per il controllo delle risorse idriche, conflitti più sanguinosi di quelli nati per i
giacimenti di petrolio.
Attualmente non vi è un’ adeguata informazione sul problema delle risorse
idriche mondiali, considerato che essa è un bene essenziale per la vita, prezioso per
l’umanità. Un bene incommensurabile, irripetibile e unico. Si pensi che una persona
adulta può sopravvivere senza cibo un mese,ma senz’acqua solo una settimana. Un
rimedio per procurarsi più acqua potrebbe essere quello di desalinizzare l’acqua del
mare, ma questa operazione comporta molto spreco di energia che solo i Paesi
produttori di petrolio possono permettersi; in ogni caso l’acqua cosi ottenuta avrebbe
un costo esagerato. Una soluzione decisamente più economica è quella di riciclare
tutta l’acqua dolce usata nei centri urbani e che va a finire nelle fogne, disperdendosi.
Qualcosa del genere hanno tentato di fare il Messico e il Cile,ma l’errore di non aver
depurato preventivamente le acque di ritorno da scarichi domestici o da lavorazioni
industriali ha causato gravi epidemie di tifo. Un provvedimento da adottare subito è
quello di razionalizzare l’erogazione idrica in vaste regioni, in modo da evitare che
alcune zone abbiano acqua a sufficienza con grande perdite lungo il percorso, mentre
altre soffrono la sete. L’acqua, insomma, per certi aspetti è diventata oggi più
importante del petrolio tanto che è chiamata “ oro blu”. Nel secolo scorso il consumo
di acqua è aumentato di sei volte (e la popolazione di tre). Se la tendenza non si
interrompe nel 2025 ben due terzi dell’umanità si troverà a vivere in paesi a
emergenza idrica, in cui i consumi superano il totale dell’offerta e le riserve si
riducono. La situazione è difficile ,ma i rimedi sono possibili. Occorre definire
nuove regole internazionali per regolare l’uso delle acque; occorre promuovere una
nuova mentalità più attenta all’uso dell’acqua: rivolta al risparmio, al riciclaggio, alla
razionalizzazione. L’acqua è una risorsa che per secoli si è creduta inesauribile, ma
oggi è in grave pericolo.
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Prendersi cura di questa risorsa vitale per eccellenza e dell’ambiente è un dovere e
una responsabilità per ciascuno di noi. Ogni azione che riguarda il consumo di
acqua deve essere ponderata con l’obiettivo di salvaguardarla.
ogni goccia conta proprio come il contributo di ognuno di noi.
L’acqua: energia e ricchezza per le attività dell’ uomo
Oggi uno dei problemi da risolvere assolutamente è quello dell’ energia. Non
è possibile,infatti,insistere nello sfruttamento di petrolio,metano e carbone e ciò per
almeno due motivi evidenti. Il primo è che l’Ambiente non è più in grado di sostenere
le emissioni e l’ effetto serra lo dimostra. Il secondo è che tra non molto essi saranno
esauriti. Di fronte a questa prospettiva l’ idea di ricorrere all’ acqua potrebbe essere
una soluzione. Si può produrre energia collocando una turbina al di sotto di un
potente salto d’ acqua,in modo che questa la faccia girare. In fondo ,non è altro che il
principio dei vecchi mulini ad acqua, quelli che a volte si vedono malinconicamente
abbandonati lungo qualche canale. In questo modo si produce energia ”pulita” poiché
non ci sono combustibili che la producono.
Dighe e centrali idroelettriche fanno ormai parte delle nostre montagne ricche
di sorgenti naturali,contribuendo a consolidare l’idea che l’idroelettrico è una risorsa
energetica pulita,disponibile e rinnovabile. L’uomo ha “addomesticato”l’acqua,ne ha
fatto fonte di energia,ma anche mezzo di trasporto e strumento di produzione. Con l’
acqua si nutre e svolge le sue attività.
In particolare,esaminando il contesto socio-economico di tutti i Paesi degli Alburni si
nota che esso, grazie all’abbondanza di acqua ,si basa sul settore primario,
prevalentemente sull’agricoltura che dà lavoro a molti nuclei familiari sparsi sul
territorio ed offre una vasta gamma di prodotti genuini. Un’altra attività importante è
la pastorizia che fornisce diversi prodotti che danno un tono di genuinità e di bontà
alla saporitissima cucina.
La loro commercializzazione, però, risulta difficile in quanto mancano le
infrastrutture valide e i collegamenti necessari con i centri vicini. Le imprese
artigianali,inoltre,non hanno presenze significative sul territorio.
Lo scenario occupazionale, dunque,privo di concrete prospettive ancora oggi, come
ieri,spinge le fasce giovanili ad emigrare verso le aree regionali maggiormente
urbanizzate .E in tale scenario cresce la richiesta di professionalità elevate e
diversificate, a cui la scuola è chiamata a rispondere attraverso una formazione di
base ampia e un approccio ai saperi, in modo da consentire lo sviluppo delle capacità
di apprendimento e l’acquisizione di competenze. Il nostro Istituto per quanto ci
riguarda dovrà diventare il fulcro educativo , formativo e propulsivo della società
postiglionese e ampliare l’offerta formativa per formare cittadini capaci di influire
positivamente sull’ambiente in cui vivono. Solo cosi il nostro piccolo Paese può
ritornare ad essere quello di un tempo con ricchezze ambientali, storiche culturali ed
economiche invidiabili. Un territorio dove ogni cosa costituiva un patrimonio da
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considerare, una preziosa eredità che uomini e donne per decenni hanno custodito con
opere e manufatti fino ai nostri giorni.
Ora è compito di ognuno di noi non disperdere tali ricchezze, ma renderle feconde
per il futuro di tutto il territorio.
Tra i tanti fenomeni idrogeologici troviamo l’erosione carsica. La parola Carsismo
deriva dallo slavo “kras” o “krs” cioè roccia pietra, ovvero “carso”. Con il termine
Carsismo si indica il fenomeno provocato dalla dissoluzione chimica delle rocce
attraverso l’azione delle acque piovane e/o dei corsi d’acqua.
Il Carso vero e proprio è una Regione delle Alpi Orientali che si estende tra l’Italia
Nord/Orientale e la Slovenia.
Le condizioni necessarie perché il fenomeno Carsico si manifesti sono:
- che il tipo di roccia sia solubile e siano presenti fessure;
- la superficie poco inclinata del terreno;
- l’ abbondanza di precipitazioni meteoriche.
L’ acqua agisce sulle rocce più solubili come quelle carbonatiche che costituiscono il
Massiccio dei monti Alburni, una delle zone d’Italia dove, secondo le conoscenze
Geologiche e Speleologiche, il fenomeno Carsico è molto sviluppato. La
caratteristica particolare della montagna è rappresentata dalle manifestazioni di
origine Carsica, cioè legate alla dissoluzione chimica della roccia calcarea sotto
l’azione dell’acqua.
Questo fenomeno, durato migliaia di anni , ha dato origine alle forme più
caratteristiche che la natura possa offrire. La roccia degli Alburni è impermeabile e si
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frattura:le fessure favoriscono l’infiltrazione delle acque e la loro azione chimica e
meccanica di erosione, dissoluzione, fusione e rottura.
L’acqua piovana penetra nel sottosuolo attraverso gli inghiottitoi, le grotte e le altre
cavità, forma falde sotterranee e dal suolo fuoriesce a quote più basse utilizzando
ancora le fratture della roccia e creando sorgenti e pozze. Per sfruttare queste risorse
idriche che si trovano alla base della montagna, gli abitanti hanno costruito i loro
piccoli centri, lungo una cintura che avvolge le falde degli Alburni. Il fenomeno
Carsico crea forme epigee (superficiali) come gli inghiottitoi che assorbono tutte le
acque di precipitazioni e le trasferisce al sistema sotterraneo e forme ipogee
(sotterranee) quali le grotte favorite dall’elevato numero di cavità presenti sui monti.
Gli Alburni sono costituiti da una Monoclinale Calcareo-Dolomitica a forma di
parallelepipedo rettangolare, una sorta di tavolaccio che si allunga da Nord-Ovest
(valle del Sele) a Sud-Est (Vallo di Diano) ed è inclinato verso SUD-OVEST, a EST
e a NORD del massiccio scorre il TANAGRO, a OVEST il CALORE.
CaCO3+H2O+CO2 = Ca(HCO3)2
Carbonato di calcio + acqua + anidride carbonica = bicarbonato di calcio ( è
solubile!). E’ l bicarbonato di calcio che, in particolari condizioni, si ritrasforma in
carbonato di calcio e anidride carbonica. Il carbonato, cristallizzando, dà quelle forme
meravigliose che vediamo nelle grotte: le stalagmiti e le stalattiti. Lo vediamo qui di
seguito:
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Fantasie sull’acqua
L'acqua è fonte di vita
Acqua sei fresca e pura
e porti sempre fortuna.
Acqua gelida e rinfrescante,
tu sei sempre dominante.
Acqua forte e depurante
tu appari come una regnante.
E ora
viaggiamo
fra i versi delle
nostre poesie,
saltiamo tra i suoni
alla ricerca di significati nascosti.
E’ un viaggio che,
come dice Emily Dickinson, non costa
nulla.
Non servono bagagli,
ma occorre portare con sé qualcosa di
molto prezioso:
la disponibilità al gioco,
all’immaginazione, all’avventura.
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L'acqua
Acqua pura e cristallina
ti adora anche una bambina.
Fontane e fontanelle
fanno la gioia di tutte le belle.
Ogni goccia è una delizia
ti rinfresca e ti ristora
in ogni momento e in ogni ora.
Scendi dai monti
arrivi alle fonti
dove tutti si inebriano
quando si dissetano.
I monti Alburni
sono sicuri,
sono forti,
sono grandi,
sono dominanti
da ogni parte che li guardi.
I monti Alburni
sono belli
e con le loro gobbe di pietra
sembrano proprio dei cammelli.
I monti Alburni
sono un tesoro
e io li adoro!
L'acqua
L'acqua
fresca nasce
fa ruscelli
scende
casca sui sassi
scroscia e frusciando
fa il fiume.
L'acqua è di tutti
Acqua mia
Acqua tua
tu per me
sei più matura.
Acqua sua
acqua nostra
tu per me sei
una giostra
acqua vostra
acqua loro
tu sei per me un tesoro.
Infine , come non ricordare l’amore di Francesco per
Dio che lo spinge a lodare tutti gli aspetti della natura e
della vita : il sole, la terra, le stelle…e l’ACQUA nel
famoso
CANTICO DELLE CREATURE
“…LAUDATO SI’, MI’ SIGNORE, PER SOR’ ACQUA
LA QUALE E’ MULTO UTILE ET HUMILE
ET PRETIOSA ET CASTA…”
Approfondiamo le riflessioni sugli aggettivi attribuiti
all’acqua da San Francesco. Essa è:
Utile = serve all’ uomo per bere e per lavarsi, ma anche
alla natura (animali e piante).
Humile = (nel senso etimologico ”aderente alla terra”,
infatti scorre in basso, quindi è modesta).
Pretiosa = (è di grande pregio, ha molto valore).
Casta = (è pura, incontaminata e metaforicamente,
senza peccato).
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Grandi scrittori e poeti di ogni tempo hanno fatto oggetto “l’acqua” di composizioni
in prosa e in versi.
OMERO: nell’ILIADE e nell’ODISSEA canta il “MARE” in versi lirici.
VIRGILIO: nell’ENEIDE
DANTE: nella DIVINA COMMEDIA, nella quale “I FIUMI” ispirano il canto del
poeta dall’ACHERONTE dove giungono le anime dei morti, al fiume LETE’, la cui
acqua fa dimenticare il mare e l’EUNOE’ la cui acqua procura la memoria del bene
compiuto.
PETRARCA: ”CHIARE, FRESCHE E DOLCI ACQUE” la canzone che dedica alla
donna amata Laura.
CECCO ANGIOLIERI: ...S’io fossi ACQUA l’annegherei”.
MANZONI: ”ADDIO, MONTI, SORGENTI DALLE ACQUE...” ispirò Lucia
mentre viene trasportata sulle acque del Lago di Como.
VERGA: l’acqua del MARE in tempesta nei MALAVOGLIA segna l’avvio della
sventura della famiglia.
FOSCOLO:”...che te specchi nell’onde del greco mar... l’inclito verso di colui che
l’ACQUE cantò fatali...”
LEOPARDI: ”...e il naufragar m’è dolce in questo mare!..”.
CARDARELLI: ”...la vita la sfioro com’essi l’ACQUA ad acciuffare il cibo”
CARDUCCI: ”...solo garrisce in picciol suon di cetra l’ACQUA che tenne tra i sassi
fluì”
D’ANNUNZIO:”...o falce di luna calante che brilli sull’ACQUE deserte.”
Inventiamo una storia
C'era una volta un paese fantastico in cui era sempre bel tempo.
Gli abitanti vivevano in pace e, anche se non pioveva mai , c'era molto
raccolto. Siccome in quel paese c'era tutto quello che si poteva desiderare, gli abitanti
incominciarono a invidiarsi volendo ognuno per sé tutti i prodotti della terra.
Un giorno un pastore,mentre portava a pascolare le pecore, alzando lo sguardo
verso il cielo, vide le nuvole con una forma strana, ma lui con un po' di
immaginazione rivedendo le sue pecorelle vide che avevano la stessa forma delle
nuvole.
Per qualche giorno le nuvole furono così e il pastore raccontava quello che gli
era successo.
Ma un giorno cominciò a piovere; piovve molto e i raccolti andarono perduti.
Gli abitanti impararono a scrutare il cielo e da quel giorno nacque il proverbio :
"Cielo a pecorelle,acqua a catinelle ".
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I corsi d’acqua della mia terra
Non è possibile parlare di montagne , senza parlare di ACQUA e il Monte Alburno,
per il visitatore, è suggestivo anche per il suo fittissimo reticolo idrografico
sotterraneo e per le sue copiose sorgenti.
I corsi d’ acqua, quasi tutti a regime torrentizio fatte eccezione per il Calore,
hanno una lunghezza breve e scorrendo, scavano le rocce e formano gole,
disegnando insenature incantevoli e irrigando la valle.
Il vasto paesaggio fluviale inghirlandato da una lussureggiante vegetazione di lecci,
querce e conifere, inondate di luce; brilla sotto il sole per tutta la sua estensione.
Il mar Tirreno ne disegna i tratti occidentali mentre quelli orientali sono interrotti
dalle catene dei monti Picentini e dal maestoso Alburno (Alburnus mons). Uno dei
più importanti corsi d’ acqua è il SELE che nasce dal massiccio del Cervialto e
sgorga nei pressi di Caposele disegnando una strada d’ acqua che dà vita ad una
biodiversità particolare.
Dopo un percorso di circa 64 km, termina il suo corso nel golfo di Salerno
costeggiando il Monte ALBURNO.
Le acque sono ricche di carbonato di calcio e, pertanto, nei tempi antichi, si è
formata la leggenda delle virtù che esse avevano di trasformare i rami e le foglie in
pietre, come ha accennato Aristotele e come hanno affermato scrittori e poeti.
Nelle vicinanze di Caposele, ci sono le sorgenti del fiume,che ha una portata di
mc 17, di cui 4,10 sono serviti per l’Acquedotto Pugliese.
Le fresche e pure acque di Caposele sono state convogliate con il più grandioso
sistema di canali e di condutture che la storia ricorda per dissetare la “Siticulosa
Apulia”.
Una foresta di pioppi protegge le delicate rive del fiume, mentre il bosco,
caratterizzato principalmente dai salici, ospita numerose specie di uccelli che vivono
grazie al fiume, tra cui il variopinto MARTIN PESCATORE. Tra i più puliti d’Italia,
il fiume SELE conserva un piccolo scrigno dove la natura è protetta: L’OASI di
PERSANO del WWF. Dai suoi capanni di osservazione si possono vedere molte
specie di uccelli che nidificano lungo queste acque limpide. Il Sele bagna a nord
POSTIGLIONE (Lagorosso, Bosco Longarelli, ecc.). A valle del massiccio
alburnino, incassato tra le pareti di roccia, scorre impetuoso il fiume TANAGRO: il
più importante affluente del Sele. Considerevole è la sua importanza storica. Al
tempo dei ROMANI fu chiamato (TANAGER) il fiume negro, per distinguerlo dalle
acque di un altro importante fiume, il Bianco, proveniente dalla Val d’Agri: il
Tanagro nasce in Basilicata dal monte Sirino con il nome CALORE che perde,
prendendo quello di Tanagro nel Vallo di Diano. Qui è esistita una città chiamata
Tanagra formata dai coloni della Beozia al tempo delle prime migrazioni greche, in
ricordo della loro omonima patria. Oggi nel museo della Certosa di Padula, vari
utensili e monili, provenienti dagli scavi, sono catalogati come appartenenti a
Tanagra. Una delle ipotesi etimologiche è l’assimilazione del nome da parte del
fiume.
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In epoche antiche (IX – IV secolo a.c.) il fiume era considerato una divinità delle
popolazioni agricolo-pastorali che si erano stanziate lungo le sue rive. La fauna
presente si adegua al continuo variare delle sue condizioni ambientali. A
testimonianza di un ecosistema integro, è la presenza della LONTRA che vive nelle
zone più tranquille dove la vegetazione arriva fin sulla riva del fiume. Il fiume
TANAGRO solo per un piccolo tratto (circa 1Km) bagna Postiglione nella parte NE
Sul versante sud occidentale dei monti Alburni c’è il fiume Calore.
.
Alcuni aspetti del fiume Calore
dal latino (calor)che significa calore, caldo. Nasce dalle pendici del monte CERVATI
ed attraversa il territorio di molti comuni. Il Calore bagna Postiglione nella zona sudovest (Canneto-Piano Rugano…).
Il suo corso è tortuoso è spettacolare fino a Roccadaspide, poi diventa più
lento e regolare fino ad immettersi nel fiume Sele, dopo circa 63 Km di percorso.
Lungo le sue rive c’è una natura ancora integra, che nasconde tesori
paesaggistici e una inconsueta fauna. Nelle limpide acque di questo fiume vive,
infatti, l’ormai rara lontra, tra i mammiferi in pericolo di estinzione in Italia. In altri
punti, il fiume è ricco di trote che, nelle sue acque fredde e tortuose, trovano un
habitat ideale. La vegetazione varia dalla macchia mediterranea nei pressi della foce
con attraversamenti di boschi, fino a canneti in prossimità dell’immissione nel Sele.
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In sintesi:
Per concludere:
Cosa occorre ricordare:
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oltre un miliardo di persone non hanno accesso al’acqua
nel XX secolo il consumo di acqua è cresciuto del doppio rispetto al tasso di
crescita della popolazione
nei paesi in via di sviluppo il 90% delle acque reflue non viene trattato, mentre
dispersioni e sprechi causano la perdita del 50% dell'acqua da bere e del 60%
delle acque irrigue
il divario sul consumo medio di acqua tra paesi occidentali e paesi in via di
sviluppo è incalcolabile e moralmente deprecabile
il pompaggio intensivo delle acque freatiche costringe intere regioni a carenze
idriche croniche e ne sta peggiorando la qualità.
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Carta Europea dell'Acqua: un documento fondamentale.
(promulgata a Strasburgo il 6 Maggio 1968 dal Consiglio d'Europa)
1) Non c'è vita senza acqua. L'acqua è un bene prezioso, indispensabile, a tutte le
attività umane.
2) Le disponibilità di acqua dolce non sono inesauribili. E' indispensabile
preservarle, controllarle e, se possibile, accrescerle.
3) Alterare la qualità dell'acqua significa nuocere alla vita dell'uomo e degli altri
esseri viventi che da lui dipendono.
4) La qualità dell'acqua deve essere tale da soddisfare tutte le esigenze delle
utilizzazioni previste, ma deve sopratutto soddisfare le esigenze della salute
pubblica.
5) Quando l'acqua, dopo essere stata utilizzata, è restituita, al suo ambiente
naturale, essa non deve compromettere i possibili usi, tanto pubblici che privati
che in questo ambiente potranno essere fatti.
6) La conservazione di una copertura vegetale appropriata, di preferenza forestale,
è essenziale per la conservazione delle risorse idriche.
7) Le risorse idriche devono formare oggetto di inventario.
8) La buona gestione dell'acqua deve formare oggetto di un piano stabilito dalle
autorità competenti.
9) La salvaguardia dell'acqua implica uno sforzo importante di ricerca scientifica,
di formazione di specialisti e di informazione pubblica.
10) L'acqua è un patrimonio comune, il cui valore deve essere riconosciuto da
tutti.
11) La gestione delle risorse idriche dovrebbe essere inquadrata nel bacino
naturale piuttosto che entro frontiere amministrative e politiche.
12) L'acqua non ha frontiere. Essa ha una risorsa comune, che necessita di una
cooperazione internazionale.
LA FINE DEL NOSTRO VIAGGIO
Il nostro viaggio tra gli Alburni si è concluso. Ci auguriamo che da queste
pagine scaturisca un messaggio di speranza nel futuro e il nostro amore per queste
terre testimoniato dalla costanza del nostro impegno.
La ricchezza di questi luoghi sta nella loro bellezza, nel patrimonio culturale e
nella creatività della gente, nella natura, nella montagna, nel sole, nei colori, nei
sapori, negli umori che in ogni angolo esprimono emozioni uniche. Se questo nostro
lavoro è riuscito a rendere, anche solo in minima parte, la bellezza e la poesia della
natura alburnina, non avremo lavorato invano.
CERCHIAMO DI FERMARE PIÙ SPESSO IL NOSTRO SGUARDO
SUGLI ALBURNI E LE SUE ACQUE.
Impariamo tutti a conoscere queste risorse e a valorizzarle.
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Hanno collaborato alla stesura degli articoli:
Arena Fiorella
Avallone Antonella
Avallone Maria Carmela
Buonomo Claudia
Botte Valentina
Caggiano Nicola
Caggiano Raffaele
Di Poto Francesco
D’Antonio Maurizio
Falce Marta
Forlano Lorenzo
Gavriliuc Elena
Iannece Pietro
Impemba Mattia
Langone Pietro
Macellaro Salvatore
Manzione Daniele
Manzione Maria Teresa
Onnembo Giuseppe
Onnembo Vincenzo
Pacella Ilaria
Quaranta Maddalena
Spiniello Mattia
Schiavo Francesco
Stellavato Carmine
Vece Nicola
Vecchio Domenico
Villano Eduardo
La Fondazione “ Madonna del Villaggio
di Antonio e Maria Pagnani” ha curato
la raccolta e la pubblicazione degli
elaborati degli alunni che hanno
partecipato al progetto. A loro, alle
loro Docenti, al Dirigente e a tutti
coloro che hanno sostenuto questa
iniziativa va il più vivo
ringraziamento per aver accolto la
proposta culturale che la Fondazione
sostiene fin dalla sua istituzione e
l’augurio di poter realizzare
pienamente tutte le loro aspirazioni.
In Postiglione, il 10 giugno del 2010.
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Giornale 2010 - Fondazione Pagnani